ANTOLOGIA
mm ANNO NONO— VOLUME XVII. s
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PRIMO SI
PER CURA DI ANTONIO V ILO A
©Litòetto atto Stato THaagtjwe deff Cdeicito. C e»i là Kience et le courige qui donneai la victoire , et non la moltttude GUiBEHT.
NAPOLI, DALLA RFJALE TIPOGRAFIA DELLA GUERRA. 1 844.
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HARVARD COLf.lÒn LIBRARY FROM THE ARCHIBALD CA.iY CGOUDGE FUND <2**^ a-7, 6
INDICE
Continuazione del discorso intorno alla scoperta di un manoscritto rf/Leonardo da Vinci portante dei bozzetti e la descrizione di un cannone a vapore con V epìgrafe , invenzione di Archime de — Antonio Costa pag. i Del nuovo vestire e corredo militare piemonte se — Luigi Quaglia t 33 Memoria sulle spolette e caricamento delle stesse sui tacchi e giuochi d' arme , pel cannone paixhans da 80 — Antonio de Focatiis. ... 65 Histoire de la guerre dans la pènninsule et dans le midi de la France — Generale J 73 Des alpes qui entourcnt V Italie envisagèes militairement depuis les tems les plus reculcs jusqu'à nos jours — Annibal Sa! uzzi 77 Sommario politico e militare della campagna del 181S del generale Jomini — Luigi Blanch. . . 83 Continuazione ; Utilità delfucile a percussione ful minante , in sostituzione di quello a Silice , e descrizione di quello Console — Un Artigliere Pontificio 1S1 Principi della parte sublime dell'arte della guerra da Francesco Sponzilli i8o Necrologia — Domenico Puccemulton — Antonio Ulloa 1 i82 Memoria sui piroscafi da guerra — Barone Giu seppe Parrilli ig3 Poche parole in morte del commendatore — Andrea de Angelis , dette da Antonio Ulloa sul feretro di lui 2^9 Barotermoigrometrografo del signor Colonnello Costa . 254
(067^
CONTINUAZIONE 2>3«3<B<iL»&8<I> INTONO ALLA SCOPERTA DI UN MANOSCRITTO DI tflOHAIBO »A vinci PORTANTE DEI BOZZETTI E LA DESCRIZIONE DI UN CANNONE A VAPORI CON L'EPIGRAFE: tNVENTlONE DI ARCHI IHEBE. LETTO ALL'ACCA DEMIA PONTANIANA NELLA SEDUTA DEL 27 FEBBBAJO l84» (>). Archimedei tir etupendae aagacitatti , qui print fuiidanienta poiuit invcnttoniiin fire onnintn, de ijuibiii promoveadie aetat nostra gioriatur. WALLIS. Qui Archimedea intell gei , recenttorum aummorum TÌrprum parciui mirabitur' LEIEKITII Epùtola ad ffueiium. L' impiego di tal mezzo è stato anche dimostrato possibile dai celebri matematici Rirker , Cavalieri, Liebnecht, Albret, Dufay , e da Buffon con esperimento, e meglio di ogni altro da Peyrard traduttore di Archimede , inventore di un apparecchio per mezzo del quale si può diriger facil mente la luce del sole contro un oggetto qualunque sta bile o mobile, e moltiplicandolo quanto si voglia per via di un qualsisia numero di apparecchi e di operatori , si possono mandare in fiamme de' legni a qualunque distan za. Invenzione , a rapporto di Monge , approvata drillo Istituto di Francia, come da quella Accademia era stata approvata la memoria e l'apparecchio di Buffon. Intanto se tal portento si è dimostrato possibile , resta ancora a provarsi che fosse probabile , e di più , ciò a cui niuno de' tanti dissertatori à posto mente t che fosse stato ne(i) Leggasi il Polume XV. x
a cessarlo. Glie io quel tempo , anzi da un' epoca molto anteriore, si usava quasi io ogui assedio cercare di brugiar le navi o le macchine nemiche con vari mezzi e anco con saette incendiarie o falariche , come negli assedi di Tiro, di Chio, di Lilibeo, e lo specchio che ci descrive Antemio non bruciava che a distanza del tiro di un dardo. A che dunque un'altra e sì difficile invenzione ì D' altra parte l' asserzione di tanti storici illuminati , benchè nulla ne dicano i contemporanei o poco poste riori , la possibilità del mezzo impiegato dimostrata in qualche modo con sperimenti da Rirker, da Buffon , e più sicuramente da Peyrard , la disposizione corrispondente de' luoghi cui Brydon volle portarsi a verific.ire, e sopra tutto il divino ingegno del macchinista , il quale per altro travagliò a misurare il diametro del sole , e studiò e scris se sugli specchi ardenti , concorrono a volerci dar per avvenuto l'annunziato prodigio (i). (i) Gli autori antichi che parlano dello specchio di Archimede sono , secondo un estratto che traggo dal libro di Peyrard dedicato a Napoleone ed approvato dall' accademia delle scienze di Parigi, Luciano, Ga leno, Antemio Tralles , Eustate, Tzetzès , e Zonara. Luciano dice , nel suo Hippias , che Archimede per un artificio singolare ridusse in cenere le navi romane. Ga. leno si esprime così « È in questo modo , almeno se. condo io penso , che Archimede brugiò i vascelli ne mici ; giacchè per mezzo di uno specchio ardente s*
3 Comunque sia , è certo che tanti e tali erano le offe se che venivano messe in uso dal genio di Archimede , e contro Marcello dalla parte del mare e contro Appio dalla banda di terra , che gli assediati tremavano allo apparir di una benchè piccola trave o di uua minuta fu ne al di sopra delle muraglie , e rifiutavano di accostarvisi, forte temendo degl'ingegni di Archimede. Cosi mentre dopo accende facilmente tutto ciò cK è secco e leggiero. ( De Temperamentis , /. 8 c. 2 ). Antemio c insegna , che di una voce unanime si diceva , che Archimede avea brugiato le navi nemiche , dirigendovi i raggi del sole. Eustate nel suo Commentaire de l' Iliade dice , che Ar chimede con una invenzione di catottrica avea brugiato la fiotta romana a una distanza eguale alla portata dell' arco. Finalmente Zonara , dice , ciò essere stato eseguilo in un modo tutto affatto mirabile ; giacche egli girò un certo specchio verso il sole , ne ricevè i raggi ; V aria divenutavi infuocata a cagion della densità e della pulitura dello specchio , accese una granfiamma , quale precipitò sopra i vascelli ch'erano stanziati nel por to, e li ridusse tutti in cenere. (Zonarias annui, lib. ix). Allorché la fiotta di Marcello fu alla portata dell' arco, dice Tzetzès , Archimede fece approssimare uno spec chio esagonale eli egli stesso avea costruito.. Pose a debita distanza di esso altri piccoli specchi similit quali si moveano per delle cerniere e per delle lame qua drate di metallo. Pose indi il suo specchio in metto
4 la disfatta di Canne . le madri romane acquetavano i trisia rei li lor bimbi minacciandoli : Annibale viene ! Anni bale viene 1 il semplice apparir d' un picco! segno degli ingegni del vecchio meccanico sulle mura dell' Acradina o in quelle dell' Epipoli, metteva in fuga li veterani delle invincibili legioni , che spaventati correan gridando : Ar chimede ci accoppa 1 Archimede ci accoppa ! Sicchè il Console e 'l Pretore furono costretti , col parer del Consi glio, allontanarsene, e desistendo dallo inriuscibile assedio, «' raggi solari del mezzo-giorno di està e d' inverno. Li raggi del sole riflessine accesero un orribile incen dio né vascelli, che furono ridotti in cenere a una di stanza eguale alla portata dell' arco. Dione e Diodoro Siculo che anno scritto la storia di Archimede e molti altri ne àn parlato , principalmente Antemio che « scritto intorno a7 prodigi della meccanica, Erone, Fi lone , Pappo , e finalmente tutti coloro che anno scritto sulle meccaniche ; ed è nelle loro opere che noi leg giamo la storia dello incendio cagionato dallo specchio di Archimede. Tali sono le autorità su cui è fondata la storia dei specchi ardenti di Archimede , cpnchiude Peyrard , e queste autorità sono di gran peso. Fratanto il silenzio di Polibio, di Livio e di Plutarco, i quali raccontano con molti dettagli ciò che fece allora Archimede .po trebbe far dubitare della storia dell'incendio della flotta di Marcello.
bloccar quella terra onde cercar di soggiogarla per la lame, giacchè per il Terro lo si era trovato impossibile. Ora io dimando , cosa dovea fare Archimede nello sco starsi del nemico , sempre pronto a ripigliare i suoi as salti , sempre inteso ad intricar colle sue intelligenze , e datosi a costringer per fame alla resa la terra , «ve già per il gran numero di abitanti con tutto che i Cartaginesi la vettovagliavano , dovea cominciare a farsi sentir la pe nuria de' viveri e dell' acqua , non potendo andare ulte riormente a respingerlo con delle sortite? Quale problema dovea probabilmente proporsi e risolvere ne'due anni ed un terzo che trascorsero dagli otto mesi di assedio alla presa della terra per un doppio tradimento ? Niun altro parrebbe più naturale , più utile e nel tempo stesso più degno di Archimede , che quello di perfezionare la ba listica che già avea migliorato, la quale non impiegando che la forza ch' è capace di restituir il legname curvato e talora lo' acciaro -, o la torsione di corde di diverse ma terie classiche , o l' azione di un cohtropeso , non avea che un meschi dissimo tiro! Ateneo sì gran meccanico autore di un trattato di meccanica, estasiandosi nel rac contar la smisurata nave fatta costruir da Archimede per Gerone , rapporta con maraviglia , che la balista di Cui avea munito il più alto riparo elevatovi , scagliava del le frecce di dodeci cubiti o delle pietre di tre talenti ( i87 lib |) a distanza di uno stadio, o sia di ioo canne siciliane circa i2S passi o g4 teso e -£ , tocche è ancor meno del tiro del nostro fucile I
Le portato delle medie macchine , che lanciavau pie tre da 2o a 3o lib. non eccedevano , come assicura Mandar, le 8o teso. Le grosse masse del peso di io talenti , con cui vennero fracassate le sambuche de' Ro mani, non venivano scagliate dagli assediati, che quando queste eran prossime alle muraglie , sicchè la distanza alla quale colpivano era brevissima. E'1 potere dal fronte di terra, attesa l'altezza del terreno (i8 p.) su cui erano state elevate le muraglie, lasciare rotolar li grossi sassi, e ferire efficacemente il nemico, anzicchè scagliarli colle macchine , essendo stato riguardato come gran van taggio , tende a provar che le macchine non le scaglia vano a grandi distanze. Così Livio quod saxum, cui imposita muri fundamenta sunt , magna ex parte procliva est , ut non solwn missa tormento sed etiam quae pon dera provoluta essent , graviter in hostem inciderent. Eadem causa subeundum arduimi aditur instabilemqua ingressmn praebebat. Io non ignoro che Plutarco dice , e molti àn ripetuto , che Archimede scagliava colle suo macchine saette e sassi a qualunque distanza. Ma ella è questa probabilmente una delle esagerazioni con cui è stato sempre esaltato il poter delle macchine de' Greci e de' Romani. Al dir di Lucrezio la forza delle antiche macchine era da tanto che la palla di piombo cacciatane correa con tanta celerità che s' infiammava ed anco si fondea per la violenza del corso « PI mbea vero 1 Gian* etiam longo cursu volvenda liyuescif. Lucano ed Ovidio cantano presso a poco tali iperbole.
7 E Seneca il filosofo diee, « Aera mutua attenuti, et extenuatio accendit. Sic liyuescit excussa glans funda , et attrito aèris velut igne distillat. E se vogliamo citar storici, cbe meno dovrebbero esagerare , troviam Giuseppe, il quale come Senofonte e Cesare , capitano e scrittore , mentre nel V lib. dice che le macchine portavano a due stadi , narra dipoi che una delle pietre scagliate dalla ca tapulta . nell'assedio di Tito contro Gerusalemme, portò a Ire stadi la testa di uno che combatteva al di sopra della muraglia , al suo lato ; ed un'altra avendo attra versato il corpo di una donna gravida ne trasportò il corpo del bambino al di là di un mezzo stadio !! Anche i moderni , e tra questi Valturio e sopratutto Folard ne sono stati gli entusiasti, e quest'ultimo è stato tac ciato a ragione nella sua troppo celebre traduzione di Polibio, di avere iperbolicamente ingrandito l'effetto delle antiche armi da getto in favor della sua gradita colonna, ed è stato accusato d' ignorare la lingua del suo autore. Ne la troppo miserabile portata delle baliste de' Greci , quantunque grandissimo difetto , e piucchè bastante da sè solo a motivarne il cangiamento , era il solo inconveniente che si sperimentava ; che il bisogno di molti soldati oc correnti al loro servizio n'era un altro non iusignificante, reso ancora più grave dall' angustia delle muraglie , le quali , comecchè d'ordinario doveano cinger un grandis simo spazio , si estendevano a molte miglia ( quelle di Siracusa , secondo Strabone , erano di i8o stadi , cioè più di 20 nostre miglia ) non si costruivano di molla
8 spessezza ( quelle di Siracusa non oltrepassando li 6 o 8 piedi come si à da' rimasugli che sin' oggi rimangono , e soprattutto nel castello Eurialo la cui pianta si trova nell' Opera interessante del Serradifalco ). Dippiù il presto consumarsi delle corde di budella , di nerbi e di capelli da donna , che in cisi pressanti impose il sacrifizio delle loro treccie alle donne Tarsie , alle Solonniche , alle Bizantine , alle Cartaginesi , e sin1 anco alle dame Romane , che veneraron di poi la Venere calva , era un altro inconveniente. E 'l rilasciarsi de' nerbi , e de' capegli quando inumidivansi per pioggia o altro , li ' rendea così poco atti al loro uso , che P. Scipione si avvalse di questo svantaggio dell'armata del re d'Antio chia per combatterla anche in un giorno sollenne , e ne ebbe vittoria. A tutti questi difetti aggiunta la impossibi lità de' tiri esatti , checchè vogliano dirne gli antichi e i moderni fautori di tali macchiue , dovean premurare un radical cambiamento. Ne questo è tutto, che un altr' og getto di più grandiosa veduta dovea impegnare Archimede a ricercare un' altra più potente e più sicura forza di proie zione , e un più gigantesco perfezionamento nella poliorcetica e nella balistica , e questo era il poter battere anche da lungi la flotta nemica ancorata o stanziante nel porto, e ad obligarla a sortirne e levare o rallentare il blocco , come l' avea costrette , non dico ad allontanarsi ma a discostarsi dalla terra , e a desistere dallo assedio. Non avendo Archimede , ( la storia non c' insegna per quali ostacoli o per quale veduta ) chiuso il porto al nemico
9 avanti ch'ei vi fosse entrato , con forti catene, con trin ceramenti galleggianti , o con barriere di barche , espe diente già usato con profitto negli assedi di Rodi , di Tiro , ed anche in quello di Siracusa alla fine dell' as sedio degli Ateniesi , una non meno util risorsa sarebbe stata il fermarlo dopo entrati , se non con una barriera di triremi che usato si avea già , secondo Tucidide, nella guerra Ateniese col dominare la bocca del porto tra la punta dell' isola Ortigia nel posto ove é oggi il telegrafo, e li due isoletti che sono al promontorio Plemmirio distan ti circa sette stadi , e ciò per mezzo di macchine di un tiro maggiore , più spesso e più sicuro di quelle sin allora usate. Così poco di poi che s'ebbe inventato l'uso della polvere da cannone , si cercò di fabbricar delle bombarde di smisurata grandezza , onde avvalersene per dominar li stretti de' Dardanelli , del Faro , del Sund , e financo quello della Manica. E le storie antica e mo derna c' insegnano a .gara , che la liberazione di uua piazza marittima assediata o bloccata da una forte flotta, bene spesso si ottiene privando questa flotta di un vicino porto ove potesse ricoverarsi: che se questo espediente riesce a' moderni i cui assedi non duran che giorni o mesi , dovea' sperimentarsi più utile dagli antichi presso i quali perduravano anni e lustri. Lo impiego di un' arme che possa ferir l' inimico u maggior distanza di quella a cui puote egli ferire, è una superiorità evidentissima , e di recente se ne avea convidcentissimo esperimento , giacchè nella terza zuffa che 2
avuto avea Marcello contro di Annibale a Nola, avendo egli dato alla sua infanteria le lunghe lance di cui si serviva per le battaglie navali , e instruitala a ferir da lontano , i Cartaginesi che non usavano che sol brevi punte e da vicino , furono , come osserva Plutarco, per la prima volta costretti a voltar le spalle e a darsi alla fuga , e per la prima volta gl' Iberi e i Numidi , che per il passato erano sempre stati fedeli a' Cartaginesi, li abbandonarono e si diedero a' Romani. Or nel cercare una forza da poter fulminare il nemico da lungi , era assai più facile il pensare di applicare alla guerra la forza del fumo o sia del vapore già esistente , già conosciuta e nel tremendo fenomeno della natura, e nelle piacevoli ricreazioni dell'arte , e non di pretendere di carpire al sole il calor de' suoi raggi , sino allora, anzi sino a noi , pacifici e benefici , onde brugiare il nemico, in un modo nè dalla natura nè dall'arte usato giammai. D' altronde la forza del fumo epa applicabile appunto come forza di projezione per le armi missili , di cui faceasi tanto uso , sicchè disse il Macchiavelli : gli stru menti co' quali gli antichi difendevano le terre erano molti , come baliste , onagri , scorpioni , arcobaliste , fundiboli. A cui- avrebbe potuto aggiungere, le catapulte inventate , secondo Vitruvio in Siracusa da Dionisio , o secondo Plinio da Crètes , le falariche specie di dardi portanti materie incendiarie per accendervi il fuoco, che a dir di Lucano si lanciavan da una macchina con nerbi torti , secondo Amm iano Marcellino inventate da FalaridQ
ii di Agrigento (i) , li malleoli sorta di frecce a guisa di
(i) La maggior parte delle antiche macchine da guerra erano state inventate in Sicilia , dov ebbero culla quasi tutte le arti più utili, la metallurgia delferro, la cul tura del grano, la panizzazione, etc. come in Sicilia, secondo Aristotile, furono inventate le torri da' Ciclopi, e le muraglie de'forti dette Ciclopiche. Quindi Archidamofiglio di Agesilao, come racconta Plutarco, quando vide per la prima volta le macchine de'Siciliani, escla mò con dolore , che per esse il valore andava a dive nire inutile. Le loro costruzioni quantunque molto sem plici non son pervenute sino a noi , essendosene per dute quasi tutte le opere antiche , e le poche che ci rimangono , sonoci pervenute così sfigurate o incomplete che ci riescono inintelligibili , non eccettuate quelle di Erone , e di Vitruvio. Quest'ultimo avendo servilo come ingegner militare sotto di Augusto , a cui dedicò Copera sua, avrebbe dovuto spiegarcele nel modo il più chiaro, molto più che scende - alle misure ed alle nomenclature de'più piccoli pezzi. Intanto è così intralciata ed oscura la relazione che ne dà , eh' è impossibile a capirsi , e così mancante, che talora non ci si trova precisalo il materiale da impiegarsi/ Quindi il Barbaro scrisse nel la traduzione di Vitruvio, e'I Galeoni ripetè nella sua. Qui Bisogno è bene che Dio ci ajuti , perciocchè nè la scrittura di Vitruvio, nè disegni di alcuna forma antica si trova di queste macchine. Cesariano ricttsò di
conocchie , che portan del fuoco ad appiccarlo uellc commentarlo , come assicurasi nel Journal des savana del per la inesplicabile spiegazione di quelle mac chine. Le stesse lagnanze àn fatto lì traduttori francesi Filandre , Lipse , Chous , Frabretti ; e 7 P. Daniel , Perraut e Blonds dichiarato anno impossibile la cono, scenza di quelle macchine. Ejorse altrettanto ne dicono l'Ortiz traduttore spagnuolo e W. Newton e Wilkins inglesi, cui non abbiamo potuto consultar per non tro varsi in queste Biblioteche come neanco il Commentario del detto Newton sulle macchine antiche. Le descrizioni che ne danno alcuni moderni , e lefigure che le rappre sentano , sono da'critici riguardate come di nuovo conio, e quindi da non credersi. Gran bel travaglio sarebbe quello di chi studiasse di farcele conoscere con accu ratezza , e meglio ancora quello che facesse il parailello con le armi de moderni , e additasse con aggiu statezza, in quali casi potremmo giovarci delle antiche, verso cui pendono con Folart , Carnot e altri moder ni: tanto più che oggidì fortificandosi le grandi capi tali , e proponendosi delle torri mobili , e delle mura glie per difender delle colonie, pare che si voglia ri tornare agli antichi usi. Il generale Bardin à compo sto un opera, che sin or credo fosse inedita, col titolo di Recherchcs sur les machines de guerre des ancicns , di cui ne dava «»' estratto al i83t nel t. 14 dello Spectateur Militaire p. 3j3 ; ch' egli chiude così « Non es-
i3 torri onde brugiarle. Le mani di ferro descritte da Ce sare delte harpagonas. Li scorpioni o piccole catapulte , che , scagliavan dardi , cosi appellati , perchè avvelena ti. Mezzi di difesa usati anche molto prima dell'assedio di Siracusa elfi II ì abitanti di Tiro assediati da Alessandro, come si à da Quinto Curzio ; ma tutti perfezionati di poi da Archimede. La pronta e facil maniera con cui può ottenersi l'onni possente forza del vapore, invita sì fortemente ad avvalerse ne nella guerra, per il cui servizio d'altronde non si richiede quasi alcuno de' cento organi di cui è mestiere nel farne uso per la industria , che non solo fu valevole a invo gliare gli antichi a farli rimpiazzar la tarda e impotente elasticità de' solidi , ma à anche impegnato i moderni a farla sostituire alla quasi istantanea e immensa forza della polvere da cannone ; che l' acqua ridotta in vapore , os servava Vauban , potrebb' esser capace di dar per le , mine due volte più di effetto che la polvere. E Perkins à provato avanti Lord Wellington e un comitato di uffiziali di artiglieria e del genio , esser possibile produr col vapore una forza doppia di quella della polvere. ( Sir W. Rawson , Mem, sur les mach, et les armes serri scrittori speciali che abbian trattato universal mente e completamente delle macchine , ma molti se ne sono occupati con più o men di sviluppo ; noi potrem mo ( conchiude ) citarne sino 8o nelle diverse lingue quali abbiam consultato.
•4 à vapeur ). Or giacchè la invenzione di Archimede è rimasta ignota , i moderni possono contrastarsi 1' onore dell'applicazione del vapore all'artiglieria, come si contrastan la gloria della invenzione delle macchine a vapo re. Che sin dal principio di questo secolo , per la Fran cia il generale Chasseloup , poi nella prima invasione degli Alleati , l' uffiziale del genio Gerard nel proporre la difesa di Parigi , in Russia e in Austria Besctzny , l' americano Perkins in Inghilterra , àn tutti travagliato onde darci delle macchine da guerra a vapore ; il co lonnello inglese Congreeve à proposto di armarne dei Sloops perciandone i bordi per farvi passare de' razzi, e il tenente generale L. V. vien di proporre a Parigi di difender le piazze con de' razzi alla congreeve spinti dal vapore , facendoli passar da' tubi infilati in de' fori all'uo po aperti ne' parapetti, come le saettiere che apriva Ar chimede nelle muraglie per la prima volta ; M. Briancon à aggiunto di sostituire all'acqua con cui si riem piono i tubi de' razzi a vapore un gag infiammabile li quefatto , di turarne l' orificio con metallo fusibile a vo luta temporanea (4oo.°) ed assoggettandovela , si otter rebbe una forza assai maggiore. Finalmente il capitano di artiglieria Madèlaine, da pria sì contrario all'impiego del vapore , finalmente riconciliatovisi , à proposto ser virsi di una ordinaria macchina a vapore il cui gran vo lante armato di qualche pala alla periferia , incontrando nel suo rapido giro delle palle espressamente lasciatevi cadere a le scaglia con gran velocità a guisa de' palloni
$5 nel gioco della palla (i)- Anche il capitano Montgery consiglia l' uso delli cannoni a vapore , per le prossime difese del fosso e della breccia. Che più? anche de' carri difensivi a vapore sonosi proposti, o casematte mobili da M. Fournier , i quali impiegati in grandezza significante formerebbero delle terribili fortificazioni mobili assai più vantaggiose delle elepoli degli antichi; per questa diffe renza che tre mila uomini bisognavano a strascinar l' ele poli , e due o tre basterebbero a far volar su i cammini di ferro le nuove torri alla difesa interna , come già il vascello americano il Fulton , che tanti prodigi delle scienze e delle arti moderne realizzava per la difesa delle coste di America. Ne l' Italia resterebbe estranea alla nobil contesa per (i) / difetti di questa macchina sono evidenti, spe cialmente quello della sua pronta distruzione, non po tendo resistere affli urti immensi e continuati a cui sarebb' esposta ad onta della elasticità delle pale. Anche 10 scrittore del presente discorso aveva ideata una mac china j ma esente di tal difetto , e che potrebbe sca gliar con grandissima forza una grandine dipalle con tinuata , quale intitolava frondibalo perpetuo o turbine balistico; ma non avendo ( al suo solito ) potutofarne 11 necessari sperimenti , non à creduto publicarla. Pare però che la Piliorcetica potrebbe giovarsene grandissi mamente. Anche M. Steinheil di Monaco à ideato una macchina da lanciar molti projetti.
iG l'onore di questa terribile applicazione, se un ingegnoso e dotto napoletano di cui ancor deploriamo la perdita , il quale ideò il primo, o tra' primi uno di tali strumen ti , non avesse dalla giunta di militari facoltativi cui ne venne commesso lo esame , e da cui doveva aspettarsi aiuto , favore, e protezione , non avesse , dicevo, rice vuto invece contrarietà , derisioni , e persecuzioni ; come da un' altra commissione di dotti per la sua invenzione di un ponte pensile in catene di ferro , che avea propo sto sul Garigliano , e che ostinatamente si giudicava im possibile (i) 1 E detto ò F onore di questa terribile in venzione , giacche parmi che l' illustre autore della Scien za della legislazione, il nostro Filangieri , nel rimprove rar , per filantropia , i governi comecchè sempre pronti a premiar la soluzione del problema di uccidere un mag gior numero di uomini nel minor tempo possibile , non riflettea, che la ragione e la storia c' insegnano a gara . che quanto più van perfezionandosi i mezzi bellici di distruzione , tanto men micidiali ne risultano le crudeli carneficine della guerra (2). Del che se prova di falti (i) Si allude al eh. Carmine Antonio Lippi , il qua Ir, per le incessanti contradizioni sofferte e la miseria so pravenutagli ammattito, cessava di vivere , or sono più lustri, aggiungendo un'altra vittima a' martiri del genio. (2) E sorprendente , e doloroso l' osservare che un opera così piena di giusti ed utili pensieri cominci con una opinione falsissima e nocgvolissima, tanto che non
«7 occorresse produrre , addurrei le recenti pronte conqui si sà perdonare a' poeti che V àn seguita ! Virgilio tra gli antichi , e de' moderni tra i classici così pensarono Petrarca , ed Ariosto. Scritto avendo il primo « Io mi maraviglio che tu non abbi ancora che artiglierie le quali con suono terribile e spaventoso gettano palle di ferro , spinte dal fuoco e dalla polvere serratevi den tro. Non bastava egli che la ira di Dio tonasse in cielo , se l'uomo mortale ( oh crudeltà giunta a superbia\ ) non avesse tonato sopra la terra , con un fulmi ne non poco maraviglioso ; e come dice Virgilio , la superbia umana à voluto imitar Dio, volendo mandare in terra con un edificio infernale che è di legno (pare che Petrarca conoscesse la macchina che descrive il Vinci) quello che manda Dio dal cielo, il quale strumento si dice che fu trovato da Archimede quando Marcello era allo assedio di Siracusa- Ma costui trovò questo per con servare la libertà a' suoi concittadini, e per rimuovere o ritardar la rovina della patria , il che voi usate per soggiogare i popoli liberi , e usare in loro asprezza s . Ed Ariosto parlando dell' archibugio. 0 maladetto e abominoso ordigno Che fabricato nel tartareo fondo Fosti per man di Belzebù maligno Che rovinar per te disegni il mondo, All' inferno onde uscisti ti rassigno: Così dicendo lo gittò in profondo. , 3
i8 sto di S. Giovanni d' UHoa e di S. Giovanni d'Acri, ed Opinione a cui ben contrasta quella di un gran filo sofo tedesco ( Leibnizio ) emessa nel suo Discours touchant la mèthode d'inventer, nella quale à predetto la rigenerazione della Grecia già verificata , e quella della Turchia che resta a verificarsi « La scoperta , egli dice , della polvere da cannone mi sembra esser piutto sto un dono della bontà del cielo , di cui il nostro secolo stesso gli dee ancor de' rendimenti di grazie , e non un segno della sua collera; giacchè verosimilmente questa polvere che à il più contribuito ad arrestare il torrente degli Ottomani che andavano ad inondar la nostra Europa; ed è ancor per essa presentemente che vi à dell' apparenza che ci potrà qualche giorno liberarsi intieramente della lor vicinanza o forse che si potrà ritirare una parte de' loro popoli dulie tenebre e dalla barbarie , onde farli godere con noi delle dolcezze di una vita onesta , e della conoscenza del bene sovrano rendendo alla grbcia , madre delle scienze, ed all'Asia, madre della religione i beni di cui noi gli siam debitori ». E al progresso dell' arte della guerra che si dee V esser divenute impossibili le irruzioni de' barbari , è alla invenzione del foco greco, che l' Europa moderna dee di non esser maomettana, come osservava il Cuvier nello elogio di Davi alla occasion della costui scoperta del potassio che bragia entro V acqua. Che non è da credere a Zonarat e al Kircher ove sostengono Proclo con uno specchio simile a quello di Archimede aver
altro grand' esempio avrebbe ancor potuto offerirne la brugiato la flotta nemica e liberato Costantinopoli, che V incendio ei ne produsse con fuochi lanciati,, ceme l'altro storico Malalas à provato. D' altronde la storia c' insegna che i Macedoni , 4 Cartaginesi , i Romani non ottennero sì gran lustro e non si elevarono a grandi potenze , che perchè facean progredire le arti belliche e ne protegeano gV intendenti e gli architetti ; e Siracusa, un sì piccolo stato, non si elevò ad esser prima tra le città greche ed a poter resistere agli attacchi di Cartagine, di Atene , ed alla prepotente Roma , che perchè i suoi ne avean fatto progredire le arti della querra e soprattutto la costru zione delle macchine da getto ivi inventate sino da' tem pi di Dionigi il vecchio, quando cominciò afarne grande uso negli assedi di Mozìa , e di Reggio , che caddero a' colpi inaspettati di macchine novelle. Che avrebbe detto P illustre Filangieri se gli fosse potuto osservare , che insigni filantropi e tra questi Montgolfier , /' Abbate di S. Pierre , Fulton e lo stesso Vauban il piti umano de' guerrieri sonosi dati od esco gitare de' mezzi ipiù distruttivi per così poter costrin gere gli uomini ad una permanente pace universale ? Intanto V opinione eh' io sì francamente oso combat tere , seguita da', cap. del genio francese C. che nel suo Mem. sur la guerre souterraine chiama infernali le in venzioni di Vauban, Belidoro e Congreeve à avuto di re cente de'forti partigiani in uno dei più illuminati con sessi di Europa . Dicono i giornali, che un mezzo di e
ao presa di Gibilterra , se )' intrico , sempre pronto o semnorme distruzione essendo siato offerto al parlamento d Inghilterra,fosse stato per filantropia rifiutato! Però se il prezzo di 4oo,ooo lir. st. che messe il capitano Warner a quel suo segreto , è stato ritrovato troppo alto dagli Aristidi britanni , non si è lasciato di cercare di trar profitto di quella invenzione, ed una forte com missione ( dicesi da dover servirper le Indie oper la Chi na) fu data di queiprojettili , li quali non più grossi di una noce moscatafanno lo stesso effetto delle più grosse bombe e di più si scagliano ad enormi distanze. E quando il chimico Henning era per finire di costruirle, venendo ad esplodere, fecero saltar ilfabricante e tutto l'edificio in cui si costruivano .Accidente per altro accaduto spesso a' primi fabricanti di polvere da sparo, a quei dei razzi, a quei de1 fulminanti , ed anco a quei de'fiammiferi. Anche un francese avea inventato un projettile d'im menso effetto che venne sperimentato a Woolwich in marzo ultimo , ma non se ne avvisa il risultato. Noi chiedendo perdono all'ombra sensibile del Filan gieri, facciam de'voti che l' arte di uccidere un maggior numero d' uomini nel minor tempo possibile, si perfezioni con nuovi e più potenti mezzi , e soprattutto con im piegar altri agenti di forza , onde vedere assodati i più piccoli Stati come i più grandi Imperi, e per ren dere, se non impossibili , almeno più rari o men fre quenti , giacche l'uomo non sa farne a meno , i cruenti flagelli della guerra.
pre abile a contrariare il genio , non si fosse opposto alla riuscita delle batterie gallegianti di d' Arcon , per fezionamento di quelle inventate dall' italiano Barocci per espugnare Anversa , brugiate dall' italiano Giambelli , detto perciò l' Archimede d' Anversa. Ritornando ad esaminar la probabilità cho Archimede avesse cercato di sostituir l' elasticità del vapore a quella delle travi , delle corde e dell' acciaro in queir assedio , non lascerò di ricordare , che in tutte le guerre di di fesa di piazze anche de' moderni , e specialmente in quel le della fine del passato secolo, si son fatti lamenti sulla poca efficacia delle artiglierie , locchè potrebb' esser uno de' motivi delle tante ricerche fattesi per migliorar quest' arme e i suoi projetti, e per poter sostituire alla pol vere da sparo , delle polveri fulminanti, o altri composti esplosivi , de' gas liquefatti , il vapore ec. Per altro il bronzo in fusione che nel fonder le sta tue toccando poc' acqua avea prodotto delle esplosioni presso gli antichi, potea benissimo insegnare a produrre immediatamente quanto vapore si avesse voluto col metodo inverso , cioè anzicchè buttar del bronzo fuso sù di al quante stille di acqua, spruzzando poche gocce di questa sul bronzo incandescente. In questo modo veniano ad eliminarsi tutti i difetti delle balistiche armi , e sopra ogni altro quelli del tardo e breve tiro , diminuendosene il tempo occorrente al loro uso , allungandosi anzi moltipli candosene la portata, e regolarizzandosene i tiri, col so stituire alle pietre irregolari ed alle lunghe frecce , di
22 inegual peso, l' equipesanti c sferiche palle , le quali cosi potean eseguire da lungi il doppio uffizio rhe laccati da presso l'ariete e la balista. Ma se dee stimarsi per probabilissimo di av>re Archi mede inventato l'arcitronito, e di aver cercato di usarne contro i Romani in quell' assedio memorando, non sem bra egualmente probabile ch' egli avesse potuto riuscire a metterlo in pratica e perfezionarlo, quantunque esente quasi di tutti li sussidiari organi che complicano tutte le altre macchine a vapore. Che il gepio della teoria può bene liberamente slanciare i suoi voli per i campi del possibile , ma il genio della pratica che dee camminar sulla terra per li dirupi del reale , l'esperienza per guida o con do' sperimenti che fan della sperienza improvisata , è d' indispensabil necessità che vada pian piano. Sinchè non si stabilisca un limite oltre il quale non fosse possibile di rinvenire ignote produzioni de' celebri uomini dell' antichità , se venisse a prodursi un attestato di aver Archimede col suo metodo di esaustione risoluti i proble mi più astrusi che or non sembran risolubili che coll'impiego de' calcoli moderni, ci si potrebbe in qualche mo do prestar fede ; che i calcoli alla fin fino non sono che un sostituto ed una agevolazione del raziocinio ! Che si trovi di che attestare , aver egli completata la mecca-iica di cui La-Grange lo chiamò creatore , le si potrebbe cre dere , giacchè la geometria e t'algebra , o una sola di queste scienze come lo à detto il d' Alembert , e \o a provato il La Grangia , bastano n sviluppare e a tlirao
23 strare tutta Ja teoria della meccanica; tua se vorrà atte starsi essere quel grand' uomo riuscito a superare tutte le difficoltà che insormontabili si oppongono a certe ap plicazioni delle scienze alla pratica , questa asserzione sem bra non meritar gran fiducia. Newton , questo secondo Archimede , in tempi a' nostri assai più vicini . ( che la natura dovè riposarsi per ben venti secoli avanti che avesse potuto produrre un secondo Archimede ) , compose in 23 mesi l'opera più grande che mai fosse stata scritta da penna umana , quella de' Principi. Ma egli bisognò aspettar per più di dieci anni per poter ottenere e per sorte con qualche approssimazione la misura della terra da' geometri francesi , con cui dovea dimostrare la sua teoria dell'attrazione universale. Senza li strumenti e le osservazioni di Flamsted non avrebbe potuto riconoscere il corso delle comete, come non riconobbe la resistenza ch'esse v'incontrano, perchè privo di strumenti più deli cati e di osservazioni più esatte. E senza i fortunati pro gressi allor fatti da' fabricanti inglesi delle lenti , egli uon avrebbe al certo potuto anatomizzar la luce e inse gnarci i colori. Prove ben convincenti , che il lento an dar delle arti trattien non solo i mediocri, ma anco gli ingegni i più sublimi. B spiritoso è sul proposito da tro varsi quel detto che ànno gl' Inglesi « The devi! has invented practice to contradict thery. La prattica è stata inventata dal demonio per creare ostacoli alla teoria. Intanto non manchcrebber delle autorità con cui po tersi provare , non solo che gli antichi avessero usato il
24 vapore per la guerra , ma anche che Archimede avesse inventato ed usate le artiglierie a p ilvere, assai più dif ficili delle artiglierie a vapore. Che Cesare Cesariano il quale à fatta la traduzione del Vitruvio impressa nel i52i, à assicurato gli antichi avere usato le eolipile , di cui dà la spiegazione per gettar fuochi artificiosi si infra un esercito militare si etiam una civitate et maxime ad in focare li subgrandii. E Nicolò Tartaglia, il Petrarca e 'l Valturio dicono che Archimede nell' occasione della di fesa di Siracusa nvea inventato ed usato le artiglierie servite dalla polvere; e l'ultimo di essi ci dà il disegno del tormentum e della balista inventate da Archimede. Finalmente Leonardo da Vinci parla di una macchina la cui invenzione attribuisce ad Archimede, il quale, stando in Spagna , aveavi anche difesa una piazza marittima scagliando un fuoco che con grande strepilo mandava iti basso e su sazzi e pioggia di pegola infocata la qua le pioveva sopra la gaggia ff. Indizi da cui parrebbe possa solo provarsi essersi ten tato P uso di un' altra forza elastica che quella de' solid i dagli antichi , e specialmente da Archimede in quell' as sedio famoso , ma non si può inserire di esservi riuscito attesa la mancanza de' grandiosi perfezionamenti che tali macchine richiedono nelle scienze fisico-meccaniche e nel le arti soggette. Nè io sento con ciò abbassare il merito della mecca nica pratica degli antichi; ch'essa era semplice e po tente , come la teorica che ne inventava Archimede. Ed
ab' eglino ci àn lasciato grandi lavori da ammirare , e no tizie di opere per essi eseguite, cui niente facile sarebbe per riuscire lo eseguirsi da noi moderni con tutt'i progressi delle arti nostre. Il Fontana , 6celto a concorso tra ESoo Architetti , fé' trasportar d'ordine di Sisto V. e situare in un altro sito di Roma un obelisco del peso di 8oo,ooo libre ; impresa che fu creduta superiore alle forze uma ne. E gli antichi facilmente lo avean trasportato da Egitto a Roma. Oliviero Evans fe' cammiuar per le strade di Filadelfia , con stupore di tutti , una nave a vapore del peso di 4-o migliaia. E gli antichi faceano avanzare avanti e contro le alte muraglie di una terra assediata dell' elepoli , o siano delle torri di i6o piedi di altezza, e 60 di fronte , cariche di armi , di armati, di ordegni robu stissimi di offese , e cinte d'impenetrabili e d'incombu stibili difese. E la procedura delle costruzioni delle più alte piramidi , e del trasporto de' templi monoliti , sono pei moderni de' problemi , ed eran cose ovvie per gli Egizi. Però furono presso gli antichi il tardo risultato di moltissimi falliti tentativi , il perfezionamento di molti miglioramenti apportati da lunghissima esperienza. Ma chi pria di Archimede avea ardito tentare di applicar la forza che fa tremare la terra a fulminare un potente ne mico ? La meccanica teorica non era avanti Archimede per anco nata. Plutarco c' insegna Eudosso ed Archita averla inventata, ma sgridatine da Platone, non progre dirono. Ed Aristotile si profondo nell'enciclopediche opere sue, e che nella meteorologia sà attribuire le cagioni dc'ter4
a6 remoti alla umidità rarefatta nel seno della terra , non diede che deboli e falsi barlumi di teoria nelle sue meschinissime Questioni di meccanica, come Euclide nel suo De levi et ponderoso. Del resto V arcitronito di Archimede benché non sia che abbozzato , racchiude il germe completo de' cannoni a vapore di Besctny (i) e di Perkius , ed affinchè potesse
(i) Ecco la descrizione di questo cannone a vapore la cui riuscita venne comprovata da sperimenti fatti a Presbourg , tale quale si è data dal Journal des Dcbats del 21 Nov. 1S16. Il signor B. à fatto veder qui un modello dell'arti glieria a vapore di sua invenzione. Quantunque questo non fosse che un piccolo modello , è stato sufficiente a dare a tutti li spettatori una idea chiara de' straordi nari effetti appena credibili della forza dell' acqua va porizzata. Il fornello di latta in cui trovasi la caldaja à la forma di un lambicco , ed è situato sù di un traino a due ruote, eh' un solo uomo può facilmente fare avan zar con tutti li attrezzi di artiglieria e più duemila palle. La macchina al lato sinistro del fornello tiene avvi tata la canna del fucile in cui le palle cadono da loro stesse per un tubo. Il vapore produce il suo effetto quindeci minuti dopo che si è cominciato a scaldare , e girando una manivella se ne fa lo sperimento. Quanto si gira celeremente , il numero delle palle scagliate , si può appena contare. Ciascuna di esse à
a7 paragonarsi , con la già data descrizione dell' arcitronito , aggiungerò un. breve cenno del cannone di Perkins. Una piccola e non mai abbastanza resistente caldaja ci lindrica di bronzo o di ferro battuto , destinata a pro durre il vapore e perciò detta generatore , vien esposta a gran fuoco in adatto fornello. Da-sopra è una valvola la quale non si apre che per fortissima interna pressione, e per essa il generatore communica col cilindro trava gliatore per mezzo di un tubo detto perciò d' introduzione. Lo stesso generatore tiene da sotto una piccola tromba alimentatrice, la quale come injettavi dell'acqua con forza, apre la valvola superiore, e spruzza dell'acqua ch' è dentro ad altissima temperatura nel tubo d' introduzione ; quivi ridotta immediatamente in vapore , và ad operar con gran forza di espanzione, sia in una macchina travagliatrice, sia a scagliar projetti con forza e celerità incredibile. Dietro vari concludenti sperimenti fatti a Londra nel i824 avanti a lord Wellington ed a molti uffiziali di ar tiglieria e del genio inglesi e francesi , il governo di Francia volle comprarne il segreto , e convenne coll'autore dovergli costruire un cannone che avesse in ogni minuto gettato 6o palle da 4- Uh. ed un fucile che ne avesse scagliate 5oo a i0oo con data celerità. perciato , a distanza di ottanta passi , una tavola di 3]4 di pollici , altre ne àn perciato a centocinquanta passi. Questo saggio à avuto V approvazióne di tutti gli uffizioli austriaci che si trovavano presenti , e di tutti gli amici delle arti. V. Bull. Univ. Janv. t8s8.
28 Pervenute le dette armi commesse in Francia , ed as soggettatele ad esperimenti a Rouen , vuoisi da taluno , che la prima parte del convenio non fosse sodisfatta, ma che il fucile , o il sistema di fucili scaglia da 4 a 5oo palle ad ogni minuto , con tal veemenza che quando la tension del vapore è tra le 35 e le 42 atmosfere , diri gendo le palle contro una lastra di ghisa situata a ioo piedi di distanza , si schiacciano , e col vapore tra le 4a e 48 atmosfere , si riducono in polvere fine che spa riscono. Ad 8ò atmosfere penetravano nel bersaglio -§. di più di quelle spinte dalla polvere. Ora l'arcitron ito dovea scagliar palle di un talento e più , tocche sorpassa le dodici volte le palle del cannone di Perkins. Pare dun que che fosse stato impossibile allo stesso Archimede di riuscir da sé solo ex abructo in cosa più difficile di quella a cui, dietro gl'immensi progressi delle arti e delle scienze, non à ancor potuto riuscir con tutti i suoi mezzi infiniti il governo della Francia. E quindi da credersi che fosse avvenuto di questa invenzion di Archimede , quello ch' è sempre accaduto ogni qualvolta li slanci intellettuali che il genio fa fare ad uomini straordinari , precedon di molto i mezzi di realizzarli , e quindi bisognano aspettar per utilizzarsi , i tardi passi e lenti delle arti , che dan col tempo corpo agli arditi e precoci pensamenti. Senza sortir dalla storia delle utili applicazioni della forza del vapore, rimarcherò, che sin da' tempi di Car lo V. ( nel i548 ) venne sperimentata a Barcellona in Spagna dal Senor Garay per fare andar le navi, e quan tunque senza sinistri accidenti e sodisfacentemente, venne
abbandonala. E non son molti lustri che nel ripigliarsi una sì utile applicazione, veniva da' più sostenuta per impossi bile. E senza sortir dagli esempi dell' artiglieria, ricorde rò , che i pezzi di grossissimo calibro detti bombarde , colombrine , dragoni già inventati e fabbricati più secoli sono , vennero abbandonati ed anco messi in ridicolo per le somme difficoltà che presentavano nel fabbricarsi , e più per gl' impacci ed i pericoli che presentavano nel maneggiarsi; quali in effetto talora ne impossibilitarono il servizio. Ed oggi i colossali pezzi o cannoni alla Paixhans distinto uffiziale , or generale di marina francese , che anch' esso à incontrato grandi ostacoli da superare e ridicoliziatori da trascurare , sono ciò che di più terribile usano le più belligeranti nazioni, e ciò di cui più cercan di provvedersi anche le altre. E l'espediente utilissimo di tirar le bombe con i cannoni che vien di risuscitare e di applica re con immenso successo l' or lodato generale Paixhans , era stato più secoli sono (i688) ideato e sperimentato da Vauban all' assedio di Philisbourg , e poi intieramente obliato sino al i786 , quando il capitano di artiglieria Andreossi, che poi divenne celebre tra i generali stimati da Napoleone , ne fea degli accurati sperimenti alla scuola di Auxerre ; e anche d'allora una seconda oblivione ne à impedito di trarsene l' utilità che dovea aspettarsene specialmente pe'tiri a rimbalzo. Per ultimo Vauban nel cangiar di ruolo e rivolgersi dal conquisto alla difesa delle piazze , non lasciò ne' la vori ch' egli fece eseguire , come l' osserva Carnot , che il carattere d' imperfezione di tutte le arti nascenti ; e solo
3o trovasi in esse indicato ciò ch' egli avrebbe voluto otte nere. E se Vauban non era Archimede , avea però co struite , riparate , espugnate o difese più centinaia di piazze , e potea disporre del sapere e del poter della Francia sotto Luigi il Grande. Queste sono le ragioni che parmi possano sostenere le opinioni per me abbracciate , esser più che probabile di aver Archimede inventato ed anco cercato di sperimen tare e di usare l' arcitronito , ma esser poco probabile eh' egli avesse riuscito a trarne profitto nella eroica di fesa di Siracusa. A provar quest' ultima asserzione resta mi di aggiungere una sola ragione che val più d'ogni altra. Il cannone di Perkins nelle mani di Archimede sulle mura dell' Acradina , e Marcello , o un solo di quei con quistatori del mondo che Io assediavano , sarebbe ritor nato , non dico , a cingere V orgogliosa fronte del mirto dell' ovazione , ma a respirar l' aure dispotiche del Cam pidoglio ? M. A. Costì. Nota aggiunta. La fama che accusava Archimede di aver co struito un carcere conformato ad orecchio, in cui le pa role de' detenutivi venian distintamente intese da sopra da Dionigi , è appena smentita , che da chi meno si aspettava un altra macchia all' onor di quel sommo è venuta a intentarsi. Un celebre matematico italiano, in una sua celebre opera in cui come in tempio di gloria è venuto incidendo i titoli d'italiani sacerdoti di Urania,
( meravigliandosi di essere egli il primo ) viene di ac cusare il loro pontefice di aver costruito nella enorme e stupenda nave che co1»' è noto fe' fabricare Archimede per il re Gerone, un locale per uso des plaisirs honteux col cui mezzo , ei rimarca, si era acquistato ilfavor di Gerone. Trattandosi di fatto e di conseguenza tira tanefuori del campo delle matematiche , non sarà , spe ro , tacciato d' irriverenza o di soverchia audacia, se l'ultimo de' matematici _ siciliani , respinge l'accusa che uno de'primi matematici moderni intenta contro il massimo geometra siciliano. Un filosofo che sà restrin gere al minimo i propri bisogni, non si avvilisce a com prar il favore de' grandi ed a comprarlo con turpi servìgi. Che a niuno è ignota la risposta di Diogene alle offerte di Alessandro , ed a niuno è ignoto ilfrugalissimo vivere di Archimede che abitava una grotta , e sempre immerso in meditazioni si serviva entro al ba gno, dell' untume cosperso sul proprio corpo per trac ciarvifigure geometriche e meditarle. E se Newton, a dir di Fontanelle , non avea preso moglie perchè non ci avea mai pensato, Archimede non mangiava nè beveva, se uno schiavo non si fosse incaricato di ricordamelo e di obligarvelo. Cosicchè quella dimanda che , a dir del Frisi , facea agV Inglesi che venivano a Parigi il marchese de V Hópital , uno de'pochi che potean ca pire il libro de' Principi alla sua publicazione : il vo stro Newton mangia , beve , dorme e veste come gli al ivi uomini , à egli è un genio affatto sciolto da forma corporea ? Applicata a domandar di Archimede : avrebbe
32 avuto in risposta : nò , non è come gli uomini. Che se Archimede avesse bisognato di Gerone , il dritto di nascita e quello dell' amicizia non soli , ma anche guello che gli davano molti onorati e importanti ser vigi resi alla Corona ne lo avrebbero assicurato. E per venire al fatto , concesso che V esistenza del locale in quistione non fosse stata corri è assai probabile , una invenzione poetica, giacche il racconto di Ateneo è pog giato sù quello di Moschione , e sull'epigramma inseri tovi del poeta Archimelo, in altri dettagli evidentemente falso , come quando riferisce del quadrante solare trac ciato sopra la libreria della nave come quello ch'esistea sulla muraglia del foro dell'Acradina; l'ingegnere che idea una colossale costruzione non può scendere dpiù minuti det tagli di costruzione e di destinazione , restando i primi a discrezione de' secondari architetti , ed i secondi del proprietario e de' suoi. E de' tanti architetti ch' esegui vano la sterminata nave sappiamo di taluni i nomi. Quindi è a questi o agi' altri a gravar di quella inde gna destinazione di una piccola stanza , e certo non al l' ingegnere principale. E terminerò queste poche parole su sì disgustevole argomento col rimarcare, essere bene affliggente il veder che un dotto di prim ordine, il quale, come già Cassini , Morsigli, la Grangia degnamente rap presenta in Francia i talenti ed i matematici italiani, abbia voluto avvalersi , tanto impropriamente del lu minoso nome di Archimede , come del costui preteso specchio , non per raccorre e rifletter fasci di luce e gerbe di calorico , ma disdecoro e turpitudine.
33
E CORREDO MILITARE PIEMONTESI, (i)
Quella parte dell' economia politica od arte di gover nare , che ha per iscopo di formare in corpi omogenei forti ed istrutti , e di tenere armata ma obbediente ed innocua al paese una parte della popolazione ; quella scienza che si può chiamare economia militare, non può negare una reale importanza al modo del vestire degli uo mini a lei subordinati . ed alla cura del proprio loro af fetto , ravvisando in tali occupazioni del soldato un mezzo permanente di disciplina e d' igiene. Ella però non per mette che gli si raccordi un' influenza maggiore di quella di un agente secondario di successo e di disciplina , ri servando il primo posto alla reale e fisica forza , all' istru zione , alla moralità , o carattere del soldato. Ella infatti è osservazione di rado disdetta dall' espe rienza , che l' eccessivo rigore esercitato dai comandanti di truppe, riguardo agli ordini concernenti il vestiario, va quasi sempre congiunto, colla loro trascuranza, alle po(i) Continuerò a chiamare Piemontese l'esercito com posto per la gran maggioranza sua di persone nate in Piemonte , nessun politico documento autorizzando il nome od epitelo di Sardo introdotto neW uso , e per loro comodo dai geografi moderni.
dagli storici e dm gazzettieri
34 siti ve qualità militari , e ad alcuna parte intrinseca del servizio, quale sarebbe la giustizia , l' amministrazione, l' istruzione , l' arte di prevenire le mancanze , di farsi ad un tempo amare ed obbedire : di modo che non si può dire che il corpo più bello sia il migliore , sia quello cioè che all' occorrenza adempia meglio all' oggetto del l' istituzione della forza armata. Fra le militari ordinazioni non havvene alcuna in cui si osservino così frequenti mutazioni , quanto nelle regole della foggia di vestire e di corredare le persone. Di tale volubilità è principal cagione l' amore di novità , e la facilità di esecuzione : ma la più possente e la più le gittima é l' insegnamento dell' esperienza , che dimostrò alcun inconveniente nel vestiario in uso attuale ; vale a dire la ragionevole tendenza al perfezionamento , per la quale l' assetto concorra all' esito migliore del servizio militare in ogni fazione , col vantaggiare la persona del soldato per avere agilità ne' movimenti , destrezza e pron tezza nel maneggio delle armi (o cavalli) ; col procu rare maggior comodo o economia ; e col favorir lo svi luppo delle forze individuali , e delle fisiche sue funzioni, . il cui complesso ed il cui libero esercizio ne costituisce la salute. Ma poichè in tutte le cose create sì dalla natura e si dall' uomo , il bene trovasi sempremai accanto al male con maggiore o minore preponderanza dell'uno o dell'altro vale a dire che la perfezione è irreperibile , ne avviene talora , nel caso nostro , che la fatta correzione trae seco "
35 nuovo non preesistente difetto , quindi germe di ulteriori mutazioni. Vedemmo infatti ne' nostri tempi laboriose ed accurate raccolte di disegni e dipinture, destinate a dimostrare i co stumi militari dell'Europa, diventar viete , ed inesatte pri ma del loro compimento , e non servir più che quale sto rico od artistico documento di un' epoca fugace. Questa è quella medesima causa che opera con inces sante ed universale impero un simigliante risultamelo nelle società moderne incivilite , nelle quali è si ardente la ricerca del meglio ; quella che stabilì , e tuttora con serva il dominio della moda , ed introduce in Europa quella spontanea schiavitù , per cui. ogni cittadino obbe disce ciecamente a quell' invisibile legislatore , alle non promulgate nè sancite sue leggi. La Chiesa sola , imagine e banditrice dell'eternità, resiste imperterrita all' urto del tempo , al torrente del l' opinione, alle attrattive dell'innovazione, al capriccio dell' uomo. L'altrui esempio è l'ultima sorgente di mutazioni che mi occorre accennare : l' imitazione può oggi far parte della politica o della pratica delle diverse nazioni chi; corrono dietro al progresso. L' esempio di altra nazione ò per molti sufficiente a persuadere alcune mutazioni nel'.' assetto militare. Non lontana e derivante da questa è un'altra causa, inavvertita o non concessa ; cioè 1' esempio del vestire borghese.
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36 Fa ogni epoca , ed in ogni paese le fogge comuni fu rono la base od il modello del vestir militare. E cosi dev'essere ,'.dappoichè l'assetto militare in uno stato vuol essere piuttosto regola di uniformità , che singolarità di comparsa ; piuttosto necessaria conseguenza dello scopo del l' arte , che mezzo di distinzione di persone. Oltre a ciò devesi prendere in considerazione come in tale istituzione anche il bello è una qualità che ha un ri sultamelo materiale, ed è cosa reale. Il bello nel vestito militare è stimolo 9 è anima dello spirito bellicoso nel pubblico. Esso è mezzo di rendere piacevole e rispettabile io stato militare al volgo , il quale giudica più co' sensi che colla mente di renderlo un subbietto di cupidigia e di ambizione alla gioventù, che è singolarmente volgo e dominata da' sensi , a quella classe cioè del popolo che è tutta propria alla milizia , cioè ad un' arte , percui le qualità fisiche , in ordine di utilità , sono le prime. La vaghezza del vestire è per l' occhio , come la mu sica per l' orecchio , mezzo di dominio sull' animo ; è quindi naturale che , ove non vi si oppongano più gravi motivi , l' abito militare poco dissomigli da quello comune cittadino , ma lo superi in bellezza , senza tenergli dietro ne' capricci e nell'instabilità; la quale il più sovente è promossa dall'interesse degl''industriali. Castoro non hanno lucro sufficiente se non da questa continua mobilità , onde dare sfogo incessante al torrente de'lor prodotti , nel creare i quali loro è impossibile di osservar tuttora per tipo quei caratteri del vero bello , che , inseparabile dall' utile o dal comodo , sono tali in ogni secolo , in ogni nazione.
37 Che la moda spesso trascorra alle più strane fantasie ne è giudice ciascuno , quando si fa ad osservare tavole o dipinture , rappresentanti persone vestite alle fogge chc erano in uso 3o, So, ioo anni addietro. La incongruenza di molte , la mancanza di ragione nelle parti , di gusto nell' assieme , di bello nel tutto è sovente l' idea che ce ne facciamo, e niuno de' viventi più vorrebbe vestire come solevasi a'jtempi di Luigi XI di Francia , di Carlo VII , di Luigi XIV e nè anche al finir del secolo scorso, giustamen te chiamando cose incomode , ridicole la polvere bianca ne' capelli , ora legati in bastoncino dietro il capo, ora rizzati a baluardo sulla fronte , le lunghe acute scarpe ; e le goffe brache ; e i cappelli a cocuzzolo o a triangolo; . gli ampi vestiti , che eccitano ne' teatri le risa , per la loro stravaganza , e gli stivali alti oltre il ginocchio ; sic come fra le mode dounesche or si reputano general mente per istrane , il brevissimo imbusto del tempo della repubblica francese , e la bassa e minuta capigliatura , e i ristretn fianchi. A tal modo pure i nostri nepoti tosto o tardi si rideranno delle ampie , depresse , e ruvide anche ; delle strozzate reni con cui i nostri e le nostre eleganti vanno a gara di superarsi ; e delle barbe caprine folte sul mento ; e de' petti imbottiti ; e degli incomodi calzoni annodati sotto al piede de' nostri damerini , così civili che militari. Ragionando colle sole norme dell' istinto , ossia delle ispirazioni della natura, se pur è possibile di non averne delle spurie quando si succhiarono col latte altri principi;
38 crediamo poter dire , che i tempi che precedettero la ri voluzione di alcuni lustri sino alla medesima , formano l' epoca dell' apogeo del barocchismo nel modo di vestire. Dopo quell'epoca gli abiti borghesi , tanto maschili che femminili ,. ebbero un aspetto più severo : si studiò , e si cercò d' imitare l' antichità. E benchè le donne noi fa cessero che sul cadere del secolo , gli uomini bandirono tosto i panni di color chiaro o di seta , e le fogge che costringevano le viscere e le membra. Ora gli abiti da uomo sono esclusivamente .di lana, di color cupo ; e si direbbe strano colui che si mostrasse in pubblico in abito di color vivace , como praticavano i cit tadini ne'tempi precedenti, quando a vestire i militari l'Au stria e la Francia sceglievano il bianco , P Inghilterra il rosso ec. ; ed altrove si screziavano a profusione di colori gai gli abiti di fondo scuro. Ma ciò che è secondo la natura regge al tempo o ri torna , soverchiando la moda se momentaneamente vinto; ed è in natura il bello semplice congiunto all' utile. Tale origine hanno gli abiti degli orientali, le cui fogge reggonoal correre 'de' secoli , e piacciono come piacquero sempre. Riguardo alla forma dell' abito due sole sono , a pa rer mio , le naturali generazioni di vestiario per l'uomo; cioè quelle che coprono egualmente intorno il corpo , e quelle che non arrivano a coprirne che il tronco, ossia che scendono circa sino alle anche. Queste due specie si di stinguono e dominano tutte le fogge permanenti più uni versali de' popoli e de' tempi diversi ; nel primo genere
39 era la tunica de'Greci militi , specie di camicia con brevi maniche, o senza ; i Romani l'adottarono prendendola dai Greci : sulla tanica il Romano fosse o no militare portava un vestimento più ampio detto toga equivalente al pallio o manto de' borghesi greci, ed alla clamide o mantellina de' militari. Il Romano innalzava talora un lembo della sua toga fa cendone quasi un cappuccio a riparo del capo. Il vestiario lungo compilo fu ancora in uso in Europa, e singolarmente fra gl' Italiani nel medio evo fino al secolo , cioè sino all' epoca che gli spagnuoli imposero alla patria nostra le usanze ed i costumi loro, e più voci del loro idioma. Le parole sottana , sajo , tabarro , pastrano , ram mentano le vestimento italiane di quei tempi ( anteriori agli Spagnuoli,) ed erano tali da avvolgere l' intiero corpo, o una gran parte di esso. Molti popoli orientali moderni vestono tunica o zimarra, a cui sovrappongono un farsetto di altro colore. Finalmente nella prima specie è da annoverarsi il cap potto attuale militare ( de' soldati ) . L' altra delle due accennate manière naturali di vesti re è il farsetto , o giubba ( veste in francese ) non più lunga del busto , con maniche , adatta ed opportuna ad ogni uomo che deve lavorare con la persona : essa è anche per tal motivo assai comoda quale arredo militare , propria alle esigenze dei vari paesi , delle varie stagioni; la quale ora fu abito accessorio e solo per fatica , ora
4o fatlo bello da qualche ornamento divenne principale, e di parata e si disse abito-veste. A nessuna delle due indicate specie di militare divisa non saprei ascrivere quell' abito che è da lungo tempo il solo comune in Europa cosi pel soldato che pel bor ghese ; il quale davanti non scende oltre il tronco , e si prolunga di dietro fino all' estremo delle cosce , formando una coda sparata in mezzo, la quale non ha altro officio che di nascondere due ristrette tasche. Esso però prestan dosi assai bene a delineare le forme ed alla bella comparsa del corpo dell'Juomo , fu conservato e si conserva con amore. Ne'tempi e negli eserciti imperiali francesi, vera scuola di pratici e sodi insegnamenti , si può dire che l' abito lungo ( detto cappotto ) e la giubba ( veste ) furono gli usuali mezzi di coprire il corpo del soldato. L'abito a coda ( F uniforme ) rimase in forza di lungo possesso , e come fatto di tessuto più fino e più ornato , in titolo di abito militare per dimostrazione di gala e di onoranza. Già si erano a que' tempi sbandite le ridicole acconcia ture de' capelli , che si vollero corti , anche presso le nazioni che avevano dimostrato avere in orrore tal foggia, come simbolo di partito politico ; e venivano ad un tempo sostituiti alle brache i pantaloni stretti con stivali ed in fine quelli larghi ora generalmente in uso. Messi a confronto il vestito lungo , e chiuso sul davanti {frac o tunica) coll' abito a coda, non può rimaner dubbiosa la scelta in riguardo all' utile nel servizio mili
4. tare : ma per operare il trionfo del primo occorreva, oltre all' autorità della ragione, o il volere della moda , il genio di un principe conoscitore. E noto che da più anni il cittadino porta quasi esclu sivamente nel redingotte frac , o levile un abito lungo e chiuso : non tardarono gli scrittori di cose militari a proporlo per l'esercito. La Francia fu la prima a farne de' saggi in grande , ora nella cosi detta blouse delle guardie nazionali (i83o) , ora nella più ricercata tunica de' cacciatori di esperimento e delle truppe di Algeri. La prima, rimasta alle guardie nazionali campestri, venne recentemente adottata dall'Olanda per alcuni corpi desti nati alle colonie delle Indie , col cappello tondo di paglia. Nè fu tardi il Piemonte (i) ad apprezzare i vantaggi dell'abito lungo egualmente, e colla creazione de' suoi bersaglieri-, corpo di esperimento e di progresso in più maniere , venne esso applicato a quei soldati , col cap pello tondo; e riconosciutone l'evidente utilità, il governo in principio del i843 lo adottava p^r abito uniforme del militare di ogni arma col nome di tunica. La sua lunghezza varia secondo la milizia cui è de stinato. Nella fanteria la falda , ossia il suo lembo infe riore, scende quanto è la lunghezza della mano stesa col braccio lungo al lato della coscia, copre le natiche soltanto nella cavalleria , ed è poco più lungo per l'artiglieria. La tunica è aperta sul davanti; le due parti vi s'inca-
(i) Ed anche la Prussia. 6
4« calcano di circa xa centimetri, e ri si fermano con due fila parallele di due bottoni di metallo bianco col numero od impronta del reggimento. La goletta è dritta e chiude sotto al mento con occhielli. Ha le maniche simili a quelle dell' antico vestito , cioè guarnite di mostre , o fasce di color vivace , pari a quello della goletta. Una pistagna disegna l'apertura verticale delle scarselle. Una simil pistagna distingue pure una brigata da un' altra che porta i medesimi colori. Il color bianco , o argento , è per i bottoni e per le spalline della fanteria e della cavalleria. L'oro , o giallo per l'artiglieria per lo stato maggiore generale, la marina , e le piazze. . La tunica d'artiglieria e fanteria non ha fodera di color vivace ; ma bensì quella per la cavalleria. Non meno importanti furon le mutazioni fatte ad un tempo nell' armamento del soldato, e nelle altre parti di vestiario ed arredo : le principali sono le seguenti : i.° Al dischetto di foggia tedesca introdotta fra noi nel i83i , basso assai largo di fondo , a cono tronco o vaso rovescio , se ne sostitui uno svelto, leggero, quasi cilindrico , un poco più stretto in cima , ornato di ca tenella di ottone , per la fanteria. L' artiglieria conservò il suo caschetto cilindrico , poco meno alto, vi aggiunse delle cordelline di lana gialla, che divise in due corpi si appendono all'alto del busto. Una larga croce di lama lucente di ferro primeggia sul dinanzi del caschetto d' artiglieria e dell' elmo di cavalleria.
43 a. * La giubba fu vietata alla fanteria ; la conserva rono allungandola , a modo dell' antico giustacuore, I' ar tiglieria e la cavalleria. 3.° Fu abolito il vestiario di estate , vestendo la truppa tutto l'anno pantaloni 'di panno. L'artiglieria con servò quelli di tela a righe bianche cerulee per i sottuoziali e cannonieri. La sola marina conserva ancora i pan taloni di tela bianca. In cambio di straccali per sorregere i pantaloni hanno una cinghia che si ferma stretta al corpo con grosso bot tone, aperta verticalmente sul davanti , e abbottonata, come già introdusse la moda per i borghesi , e come usavano colle brache i nostri antenati. I pantaloni sono fermati alla calzatura in fondo , per gli uffiziali che portano stivalini , non per i soldati , a cui si conservarono le ghette. 4-.° Ogni soldato ha due spalline ( o spallino ) di lana , a mezza luna , di corta frangia ; il colore ne è rosso per i granatieri, verde per i cacciatori, turchino per i fucilieri. Gli uomini di cavalleria e di artiglieria, quelli della ma rina ed i carabinieri reali conservano le loro spalline, sul modello di quelle degli ufficiali , a brevi frange di lana, col resto a scaglie di metallo giallo. Non variò nè anche la foggia loro per gli uffiziali. I generali effettivi non por tano più spalline, ma delle trecce o cordelline alla spalla dritta ; agli altri uffiziali decorati di un grado nella gene-, ralità continuò l'uso delle spalline.
44 Così le apalline , che le trecce sodo in oro per l'artiglie ria , stato maggiore generale e marina. In argento per le altre armi. 5.° Gli ufEziali , sino al grado di colonnello, hanno una ciarpa turchina , simile per qualunque grado , quando sono di gala o di servizio. Gli ufBziali di piazza che non hanno anzianità , sono sprovveduti della ciarpa anche in servizio. La ciarpa è d'oro per la generalità che si porta av volta attorno ai reni , tranne pe' soli ajutanti di campo la portano ad armacollo. 6. ° Al color bianco de' fornimenti in bufalo , ec. si so stituì il nero nella fanteria. Il giallo rimane all' artiglie ria , il bianco alla guardia ed alla real marina. 7.° Il porta sciabola , e il porta giberna sono aboliti. Si è adottato un nuovo modello di giberna, di meno peso e minor volume dell' antica ; essa è retta da una cintura di cuojo , su cui può scorrere , collocandosi a piacimento dietro od innanzi al corpo. 8.° Oltre al cambiamento della giberna evvipur quello della sciabola ; all' antico briquet si è sostituito un pu gnale sciabola quasi diritto, più leggero', più manegge vole , atto a più usi. La sciabola e la bajonetta sono ap pesi alla cintura di cuojo. Per sorreggere ia parte il centurino si applicò al fianco ' sinistro posteriore delia tunica una striscia verticale di panno a modo di passante , o cappio scorsojo. 9.0 Gli ufficiali che portavano la spada pendente
45 da una banda e sorretta da una tracolla non vista perchè coperta dall' abito , ora 1' hanno sospesa ai fianchi con duo coregge ed un centurino , per poter così facilmente ca valcare colla medesima al fianco. Il centurino si porta sopra la tunica , è del colore di quello della truppa, ma per V artiglieria è d' oro , per gli ufficiali del genio e della guardia è d' argento ; vestendo di gala ; turchino è quello giornaliero dello siato maggiore generale in oro, nelle grandi solennità. io." L'innesco a percussione è adottato per tutti gli schioppi. La cavalleria avrà una lunga pistola. Il modello de' capellozzi è poco diverso dal francese ; cioè l' innesco separato dalle cartucce formato di uno stuc» chietto di rame quasi cilindrico a tesa , o bordo a fra stagli. La carica di polvere sarà scemata da i2 a 7, So gramma , per uso del fucile di fanteria. n.° Lo zaino o sacco non è più di pelle di vitello col pelo naturale , ma di cuojo rasato , nero. La sua capacità è minore di quello antico. Il cappotto non è più collocato al di sopra del medesimo , ma dietro a piatto. i2.° Finora il cappotto è quello antico , di foggia fran cese. I bersaglieri hanno invece una clamide 0 tabarrino turchino che copre il corpo , ali estensione del braccio disteso .
RIFLESSIONI. Benchè io non intenda di qui riferire quanto da pa recchi anni siesi detto ne' fogli periodici, ed in opere mili tari in favore o contro l'abito tunica, parmi opportuno il far osservare che quella adottata per la fanteria piemontese soddisfa alle principali condizioni che si vogliono nel ve stito militare in guerra , cioè copre bene la più impor tante parte del corpo, e ripara dal freddo e dalle in temperie il tronco , le braccia , e le cosce. E facile a met tere ed a levare ; non comprime , nè contraria alcuno viscere o muscolo , non molesta la respirazione , e la cir colazione : si presta ad ogni movimento , ad ogni posi zione , e l'uomo può, senz' incommodo , nè sforzo non naturale camminare armato , correre , piegarsi in ogni verso , maneggiar le armi , coricarsi o rialzarsi senza stiracchiatura , guasto o lacerazione dell' abito. Ed è notevole il vantaggio di rendere più liberi i mo vimenti delle braccia , per la soppressione di straccali o bretelle , che insieme all'apertura verticale praticata à pan taloni ne è conseguenza. Benchè vi abbisogni quantità maggiore di panno per far una tunica che non nè occorreva per 1' antico vestito, il soldato proverà col tempo il beneficio di un'economia , nel minor logorio e maggior durata dei pantaloni , i quali possono servire anche quando sono molto consumati, perchè gran parte vien nascosto dalle falde della tunica , e si risparmia anche il panno di fodera di colore più fino
e più costoso. Per l'ufficiale la commodità e l'economia sono vieppiù evidenti, solito cosi qual era, benchè non obligato ad avere due diversi abiti : uno a coda usato ed uno simile nuovo; uno lungo , ofrac o levita similmente usato ed uno nuovo. Avrà in vece a sufficienza due tu niche in vece di due frac e di due abiti , il che sarà di gran vantaggio e comodo nelle marce , in campagna , per i trasporti ec. . La tunica raddoppiata sul petto panni assai più con'eniente , che quella solo a lembi combaciati , o ad una (ola fila di bottoni. Degno di osservare si è il fatto , che quella nazione francese , la quale si suole accusare di volubilità e leg gerezza singolarmente nel vestire , come appare in fatti dalle continue variazioni che fa in esso quella nazione che per la prima parlò di sopprimere l'abito a coda , abbia dato sotto l' insigne generale che amministra le cose di guerra , ed in questo , come in tutte le impor tanti discussioni e proposte di miglioramento un mirabile esempio di buon senso , e di prudenza. Non solo si affidò l' esame delle innovazioni a bene scelte giunte di som mità militari, ma si tenne gran conto del pubblico sentire, dell'avviso del. volgo , la cui opinione non solo potè es ser intesa o apprezzata , ma si operò dietro la medesima: e sulle tracce delle sae critiche si ordinarono successive modificazioni ne' disegni e grandiosi esperimenti prima di pronunziare un positivo giudizio. L'adozione , quale abito-unico, del frac fatto dal militare
48 per opera del governo , non potrà che influire sull' uso borghese. Il militare nobilitando questa foggia col portarlo nella reggia e alla presenza del Sovrano gli toglierà il carattere di plebeo , di triviale e di trascurato di cui ora si accusa'. Se havvi alcun che a dire egli è sul nome stesso della tunica, la qual cosa quand'anche la critica fosse fondata, è soggetto di niun' importanza. Questo vocabolo sebbene messo in voga , ed accettato in Francia, parve a taluno in Italia proprio poco per essere imitazione francese. Si disse mancare alla storica precisione, singolarmente se si con sidera quale si fece per la cavalleria , essendo noto che la tunica antica era un abito lungo (i) aperto sol da vanti, senza goletta, senza maniche, o con corte e larghe ec. eo. E se un estensione di significato in un vocabolo noto era da tollerarsi come necessaria per indicar cosa nuova , è più semplice di far uso di tal facoltà per il nome vestiario applicandolo al nuovo , lungo egualmente attorno al corpo. L' uso della tunica in Piemonte non venne esteso a tutti i militari in attuale servizio. Ebbero a conservare l'abito a coda, oltre gli uffiziali in ritiro , anche gli uffiziali in officio sedentaneo come son quelli ne' comandi di piazza i ca-
(i) Tunica era il vestimento del Salvatore quale si rappresmta nella Passione. Milites ergo acceperunt ve stimento ejus — et tunica erat autem inconsutilis .... ( Joan. Cap. XIX. )
49 rabinieri reali, le guardie di palazzo , i reali equipaggi di mare , gli uffiziali aventi l' uniforme detto d' armata anche in officio attivo. Ma io non dubito che il tempo distrug gerà necessariamente una tal distinzione, almeno per chi non appartiene a corpi speciali , e presta ancora qual che servizio ; chè le distinzioni sono sempre una ferita dell' amor proprio di chi è escluso, quando non è aperta la strada per arrivare alla classe predistinta. E nel no stro caso questa distinzione , tende a metter in evidenza giornaliera la posizione men favorevole di vecchi milita ri , ed a viepiù moralmente scostarli dalle file combat tenti ; tende a metterli nella circostanza di divenire , a ragione della loro singolarità nel vestire, l'oggetto de' mot teggi e del ridicolo , che sa sì ben distribuire la spiri, tosa nostra gioventù. Stabilire distinzioni fra alcuni ceti di persone che hanno ancor molto ed ebbero tutto in comune, distinzioni non esistenti prima del nuovo regolamento pel vestire , ne deriva il malcontento ; colui , in favore del quale si sta bilisce la distinzione non la riceve per tale, non le corri sponde con riconoscenza perchè partecipata a molti ; per contrario colui che l' esclusione colpisce , la sente pro fondamente. Fra noi la fonte di ogni onore è la persona del Re ; ed egli è perderne parte essenziale il non vestir più come prima , alla foggia adottata dal Re e da' Principi. Questo motivo è meno essenziale ne' corpi speciali ( ma rina , guardie del corpo, carabinieri ) a ragione appunto
So dell* loro specialità, che li fa tenere come parte singolare dell' armala. Per essi il vestire una foggia diversa dalla comune don è Che la dimostrazione di quésfa loro origine ed indole ; è piuttosto uh privilegio , perchè è un fatto unito a tanti altri fatti che costituiscono preminenza ed eccitano anzi gelosia. Probabilmente fa misura eccezionale , di etti crai è Caso , è stata dettata da un sentimento tutto paterno , cioè per risparmiar la spesa ad uffiziali, la plà parte privi di for tuna, e che han paga ben à! di sotto del loro grado. La novità che , a me sembra , sarà per essere , in guerra , piuttosto rincresciuta che utile è quella del centurino per portare sciabola giberna e bajoneftà , é l'abo lizione delle bande ad armacollo che prima servivano a tal uso. La nuova posizione , o nuovo modo di portare [à sciabola , e le munizioni da guerra , o soltanto queste ultime è appunto quella che praticavasi prima della ri voluzione francese, più o meno generalmente. La pratica precedente faceva portare al soldato la sciabla e la giberna sospeso ad una fascia di cuojo poggiando sulle spalle ed incrociandosi sul petto. Si vuole che cagio nasse tisi ed aneorismì; restavano vacillanti ad ogni mo vimento del corpo, nella marcia facevano rumore , e non era possibile di cami'nar con sollecitudine , senza rischio di cadere, chela sciabla ad ogni passo si frapponeva tra le gambe del soldato. Nel determinare il collocamento sulla persona del sol dato delle cose che deve portare egli stesso in marcia ed
Si in fazione , devesi considerare come ciò possa eseguirsi colla minor fatica , e col minor disagio ; trattandosi saper quale è , a vantaggio eguale , nel servizio la posizione più comoda per portare un corpo pesante. Osserviamo gli uomini avvezzi per mestiere a portar gcavi pesi. Come sogliono essi collocarli ? sulla testa , sul dorso o sulle spalle , giammai attorno alle reni , perchè quivi il peso sta fissamente sulle ossa delle anche , e vi .comprime il ventre. Il soldato in vece trovava un sollievo nelle due bande di cuojo ad armacollo , poichè il peso rimaneva diviso sulle due spalle , e poteva variarne alcun poco il punto di compressione. Poteva anche , alzando o cassando jl peso , variarne l' effetto. Ma è cosa leggera , dicassi , sciabola e giberna ; a me pare non tanto , singolarmente se si hanno munizioni. Egli è vero che le spalle già portano il peso maggiore , zaino e fucile ( in marcia ) ; ma io credo , non ostante, che al soldato sarà più comodo portare cosi anche il ri manente; massime per chi marcia, al quale è necessaria la piena libertà delle articolazioni da cui partono i muscoli del movimento. Vedesi infatti tuttodì l' ufliziale che cam mina a piedi con la spada ad armacollo , marciare più snello. La compressione del basso ventre fatta sì dalla cin tura de' pantaloni, che da quella della sciabola e giberna, scema la libertà di movimento , e la dilatazione che al ternamente si opera nella respirazione ; egli è appunto per lasciare tutta] questa libertà voluta dalla natura per le funzioni de' polmoni , che l'uso degli straccali non solo
Sa non fu Un'effimera moda , ma divenne durevole e po polare. Temo che le cinture predette, le quali per neces" sita vogliono essere strette sopra le anche , non sia per operare sul soldato l' effetto che fa il busto sulle giovani donzelle , e sul damerino ; effetto che lamenta l' igiene come origine lenta di alcune imperfezioni corporali , o di tarde malattie. Ogni qual volta che il soldato dovrà coricarsi vestito, cercherà tuttora a togliersi , od a slac ciarsi il centurino , tanto più nella calda stagione. GÌ' inconvenienti accennati [verranno però scemati al quanto dal passante o staffa che si applicò alla tunica per sostenere il centurino , ovvero delle strisce di cuojo con cui in Francia si attacca a quelle dello zaino. L' uso del centurino fa inoltre cessare l'incomodo del battere e ribattere fra loro e sulle gambe la sciabola e bajonetta come av veniva nel modo precedentemente usato cioè essendo di sospensione ' ad armacolla . Il peso della giberna fu altresì diminuito , come lo fu quello delle munizioni si per il numero , e sì per la ca rica di polvere, ora ridotta. Lo scorrere della giberna sul centurino in modo da esser sotto la mano del soldato sarà di naturale vantaggio in fazione. Epperò può credersi che le cintole secondo il nuovo modello ( vi è quella del pantalone , e P altra della giber na ) impediscono le ernie , contengono il ventre , come avviene agli uomini di fatica , soliti a dover fare alquanto sforzo o portar gravi pesi. La giberna scorre sulla cintola ed il soldato la porta sul davanti nella posizione più como
53 da per la carica, e per prendervi le capsule staccate dal carsoccio. Ed il soldato chiamato prontamente alle armi deve solo prender due cose il fucile e la cintura , e perciò sarà più spedito al suo posto. Riguardo alla bellezza io non credo vi sia molto a rin crescersi nella privazione della crociera de' fornimenti sul corpo ; la quale in campagna forse riparar non di rado l'uomo da alcune pallottole di balzo che non giunsero a penetrare il corpo e dall' effetto di qualche sciabolata sulle spalle. La forma del caschetto precedentemente in uso a larga imperiale non era nè bello , nè sufficientemente comodo; il suo peso maggiore stando al dissopra del capo potea facilmente cadere : il soldato non poteva star coricato avendolo in capo , inchinarsi , saltare , correre , senza tenerlo saldo con una mano : e profittando della sua grande capacità interna , quasi ne faceva il suo magazzino volante , la sua tasca , mentre a tal uopo non servivagli l' abito veste. Raccoglieva sulla testa del soldato maggior copia de' raggi solari , cagione di flussi di san gue ; ed in caso di pioggia era come un bacino. Aveva però il vantaggio di riparar bene il capo ed il collo dalla pioggia, dall'ardore dei raggi solari. Il nuovo ca schetto è più bello , più leggero, più equilibrato sul capo, più comodo ; lascia , per il tiro in linea , più spazio fra le file ; non occupa ne' magazzini , nelle camerate , nei corpi di guardia , a bordo tanto spazio quanto l' antico ; ma permette lo scolo dell'acqua piovana lungo il collo,
H il dorso , e le orecchie ; nè a ciò è sufficiente rimedio il movibile coprinuca di novello modello il quale serve a tener caldo il capo , impedisce alcune malattie , ma il soldato, non meno che l'uffiziale non cura mai di collocarlo. E mia opinione che il cappello tondo a falda , o a foggia di quelli de' tempi di Luigi XIV, sia quale lo hanno i no stri bersaglieri , semisferici ovvero meglio come i mari" nai; a coppa cilindrica a breve falda, cioè non più spor gente di 6 a 7 centimetri, ossia di quanto l'erano di coppa o calotta i caschetti ne' tempi imperiali , (i) abbia fra non molto a divenire f universale copertura del c»po de' militari. Oltre a potersi fare più leggero del caschetto riparerebbe bene dal sòie e dalla pioggia : cosa che non fanno le berrette , i caschetti , nemmeno i cappelli rial zati. Anche all' elmo attuale della nostra cavalleria si rim provera di esser mal fermo in capo e se ne desidera il miglioramento. Il cappello nell' infanteria di linea , non sarebbe mag giormente d' ostacolo al tiro ed all' appuntamento de' sol dati di 2.a e 3." fila, che non lo erano i caschetti alla te desca che ora non ha più il nostro esercito; e lo che sarà tanto meno ora che il zaino nou è più sopracarico e ingom bro dal cappotto. Io il credo più suscettivo di leggiadria
che il ca
schetto attuale.
(i) Il precedente case/tetto inventato era sporgente di circa centimetri 8.
55 Colla nuova foggia di pantaloni si è sodisfatto ad un bisogno genetalmente sentito » di permettere cioè al sol dato carico di effetti o di armi ed in marcia , di adem piere' alte indispensabili funzioni naturali con facilità , c prestezza , senza sconcertare il proprio assetto , nè de porre quanto porta. ' Iti» sarei puf d'avviso dte sarebbe commendevole la soppressione per l' uffiziale dell' attuale sciarpa torchina ehe non e ne utile, ne bella. Il carattere dell' uffiziale è indelebile , egli é in ogni momento al servizio del Re f la spada sguainata lo annunzia in attuale funzione. Se pur ciò non si crede bastante , abbia un distintivo in servizio ; ma questo sia utile ; come ad esempio , una fascia di colore staccato da quello del vestito ; po sta ad armaceli* atta a recare un* arma a fuoco leggera riposta in un «assettino , o tasca assai ampia per servir ad altr'ttso, come ne' tempi dell'impero praticavasi coll' indispensabile musetta in campagna , come vien prati cato dagli uffiziali nostri d'artiglieria e cavalleria ornati di fascia ad armaceliu elegante cui vien sospeso nn astuccetto da cartucce. Altre volte l' alabarda , o lo spontone erano una arma obbligatoria per l' (iniziale ; sicchè questi potrebbe oggidì portare alcun chè di pia che la sua spada , e sarebbe dimostrazione di attuale servizio. Le innovazioni testè fatte nel vestire , del militare pie montese furono di lieve e momentanea spesa al governo, e non lo saranno piu per l' avvenire : Gli uffiziali su
56 bai tomi però ebbero un parziale rimborso , per questa prima spesa ed i soldati doveano col tempo vederne i vantaggi. La soppressione della giubba e dei pantaloni di estate , ha scemato il peso dello zaino carico , ed ha vantaggiato la massa del soldato. La prima spesa della recluta costava 7o franchi , mentre il Governo ne pagava soltanto 36, rimaneva in debito per molto tempo e per appianare tal differenza si privava del suo presi giornaliero , lavava egli stesso i suoi pantaloni ec. ec. Facilmente si ordinava al soldato di vendere il suo pane per comprare il sapone il filo gli aghi. Pare dimostrato che la mutazione produrrà per l' avve nire economia così all'uffiziale che al soldato , come già feci osservare riguardo la tunica. Veniva già il primo van taggiato quando S. M. aboliva l'uso degli stivali lunghi, e pantaloni stretti , che era in obbligo di avere prima , unitamente ai pantaloni più larghi coi stivalini. Le transazioni senza dubbio son sempre in questo ge nere di cose , disastrose per le piccole borse , ma tale considerazione non poteva esser di peso per impedire una variazione evidentemente utile. Secondo le abitudini ora vigenti, tre sono i capi di ve stiario che si riguardano come indispensabili al soldato , cioè vestito uniforme, cappotto, giubba, pure sembra che si speri e si tenti di trovare una combinazione che riduca a due senza scapito del servizio e del soldato. Fra noi si decise di escludere per la fanteria , la giubba ; ma la
57 ma la lite non pare decisa senza protesta e senz' appello al tempo. Forse ad altri sembrerà preferibile la combinazione dell' abito corto ( giubba ) con un vestito che riunisca al bello l' utile , il comodo , e che si presti alle occorrenze e necessità del soldato per ripararsi dalle intemperie , e all' uopo mostrarsi in arredo festivo , in fine con un cap potto o simile arredo. La fusione in una sola delle due divise , una di pa rata cioè e l'altra di servizio ordinario , obbligatoria dap prima nell' esercito piemontese , il predominio accordato, nell' operare questa fusione all' assetto di disimpegno or detto tunica , in confronto di quello di gala , è a parer mio un avviamento alla soppressione delle spalline, più proprie a quest' ultimo , troppo voluminose e ricche per non esser chiamate esuberanti , e a cui potrà sostituirsi altre diverse , o un più semplice distintivo di grado, bello se vuoisi , egualmente decoroso , caratteristico ma scevro dell' accennato difetto. E così a vece di -tre assetti che ora figurano ancora in servizio o fuori , cioè , tunica e berretto — tunica , spalimi e case/ietto = tunica , spallini , caschetto , e sciarpa, non si avrebbero che = tunica e berretto, o altra copertura del capo = tunica caschetto o altra copertura del capo , colla distinzione di gala o parata. Nel soldato si avrebbe = assetto di fatica , od usuale ed assetto di gala. Ma per operar l'anzidetta fusione o soppressione di una delle tre specie di abiti , volendo conservarsi la tu 8
58 nica ad esclusione del cappotto , quella non può essere si corta. La nuova tunica d' artiglieria il sarebbe già troppo : poichè il soldato dovrebbe trovare nei vestiari datigli di che coprirei in modo conveniente ne' casi di marcia , di stagione , di lavoro , di festa , o ne' tempi di caldo , di freddo , di pioggia , la cavalleria vorrebbe tuttora il pa strano. Ciò che il volgo ricerca singolarmente nell' assetto mi litare , in tempo di pace , è il bello : ciò che il militare vuoiti nel medesimo in tempo di guerra è l''utile, cioè du rata , semplicità , economia , comodità. Unir V utile al bello senza che una qualità pregiudichi all' altra , come già accennai precedentemente , è il problema che ha da proporsi chi vuole istituire norme di vestiario militare. Certamente nell' alternativa l utile deve prevalere , che il bello non deve ottenersi per mezzo di costosa superfluità, o col pregiudizio di ciò che conviene in guerra ; ma se il bello può costare egualmente che il men bello , dovrà questo accogliersi , ove nou esiga alcun reale sacrifizio in fazione , come già ebbi a dimostrare. Io ravviso nell' introduzione della tunica un vero perfezionamento di utilità ; ma la nuova divisa nell' insieme è riuscita meno bella della precedente così in linea, che individualmente, non rimanendo di colori chiari , che quelli della goletta, e del soprammano, essendo soppressi quelli de'fornimenti , del fucile , del zaino che staccavansi in linea sul fondo turchino , e ciò singolarmente per i reggimenti che alla goletta hanno il colore bianco; nessuno colore vivace poi,
salvo ti rosso delie spalline de' granatieri rimase ai reg gimenti che hanno goletta e soprammano -delle maniche in nero. Ora P aspetto della truppa è più severo , più grave , quello dell' individuo più cupo , più affine a quello del paesano cittadino non del plebeo colle dimostrazioni della miseria , e all' opposto nel decente vestir del soldato si trova F espressione di quella modesta agiatezza d' uomo, la quale risulta dal non esser mai privo del vero neces sario e da una condotta previdente e temperala. La Francia conservando colla tunica turchina il pan ta Ione , ed il caschetto di color vivace rosso ne' reggi menti vestiti secondo il nuovo modello , non scemò di loro bellezza in nessuna maniera ; io credo anzi che questa ne sia realmente accresciuta ; il vero bello risul tando piuttosto dal contrasto armonico nelle superficie di colori , e delle forme , che da spicciolati ornamenti che non appajono che da vicino , o nelle saie. Questa giudiziosa scelta di colori che debbono essere ad un tempo apparenti in distanza e da vicino, questa sem plicità ed armonia , più che loro ricchezza è pur quella da cui spiccano si bene sotto le armi le truppe inglesi, austriache oc., ed alcuni corpi speciali di cavalleria di guardie ec. Questa qualità manca a molti reggimenti pie montesi. Nè io qui intendo di dar preferenza al sistema di quelle nazioni il cui colo*- chiaro è il principale , o lo è del fondo del vestito , nè di esprimere un rincrescimento
6o del non essersi imitata la Francia , anche in questo, cioè nel color dei pantaloni. Chè se è pratica universale di tutte le nazioni in Europa l'imitarsi sollecitamente in ogni maniera di opere , di discipline, di perfezionamenti, in tente quasi a precedersi in un arringo a passo di corsa , non sarebbe qui un atto meritevole di rimprovero , come non può mai farsi rimprovero ragionevole ne'piccoli che imitano i grandi per amore del bene , per giusta dif fidenza delle proprie facoltà; ma il procedere altrimenti, dico il fare da se, è anche manifestazione di nobile or goglio , è prova di vitalità sociale , e di senso di poli tica indipendenza , quando tal procedere è appoggiato a considerazioni di reale vantaggio , di utilità dimostrata. Questo caso è appunto il nostro. Alla dimostrazione del bello venne anteposto il conseguimento dell'utile, essen dosi considerato quanto sia pregiudizievole in guerra la mostra di colori vivaci delle truppe che di molto di lon tano fanno noto al nemico la loro presenza , i moti, la partenza , che gli permette per dir così contar le loro file , e avere ai suoi colpi più visibile bersaglio. La divisa militare colla tunica è però suscettiva, come l' antica di ornamento, e di eguale bellezza ; ma per ciò conseguire non conviene pretendere che i fregi che si trovarono adottati per questa , vengano pure applicati a quella. E mestieri svincolarsi dalle reminiscenze e cercar il bello nelle lezioni della natura. Non temiamo di essere imitatori di questa maestra e sovrana , sempre saggia , ed infallibile ne' suoi dettati. Essa non è aliena
6i dal lusso , anzi nelle opere sue ne fa pompa , ma con giudizio e sapienza. E che altro sono essi gli avvenenti colori delle leggerissime farfalle , le tinte variate de'meridiondli volatili e le olezzanti pitture de' prati se non che lo sfoggio del hello neh" episodio più solenne della .vita, in quello che assicura le speranze dell'avvenire alla creazione organica ? In genere il bello deve risultare dall' armonia de'colori e dalle forme , e dallo studio del loro effetto sì negli in dividui che nelle masse. Tale è il principio : ma a me non riuscirebbe il proporne una plausibile pratica appli cazione. Se si ammette che i colori vivaci sono pregiudizievoli nelle militari' fazioni , dirò esser impossibile senza danno avere il bello congiunto all' utile , se non che nell' uso di ornati amovibili , accessori del vestiario, che scompajono a piacimento : tali sono le spalline leggere di cui moltiplico può essere il colore , la materia, la foggia così le mostre del petto ( revers), le piume o pennacchi, così un collare, una fascia così le coperte de'caschetti o berretti, a colori , b a pelo , le sciarpe , le bande , o galloni ; ec. di color diverso da quello dell' oggetto , cui si ap plicano questi temporaneamente , cioè nelle circostanze di mostra militare , e di pacifica gala. Le simili cose essendo di ni un peso , di poco volume , amovibili rie scono di lunghissima durata , e di poca spesa. Così si avrebbe , come pure indispensabile , una divisa di ca serma , ed una di pubblica ricercata comparsa.
6t 10 giudico poi insufficienti gli ornati minuti come pistagne, oratane di sciabola , passanti, cifre a ricami; e superflui i guanti e da sopprimersi per ogni soldato. Che se questa proposta non sarà ravvisata eseguibile, io son d'avviso che si ritornerà più tardi all' uso più esteso di colorì chiari , sia per impulso di novità , sia per va ghezza del bello anco non utile nè necessario , sia per la considerazione , fra noi , che Francia , Austria , In ghilterra ecc. non pajono tener conto dell'osservazione tattica riguardo al pregiudizio che risulta in guerra dai colori vivaci. Nè Napoleone , nè i suoi avversari si curarono , se non per i cacciatori , di render meno visibili in cam pagna le troppe loro ; ma fra noi , anche i soldati di linea , sono cacciatori. 1l nuovo sistema di vestiario militare piemontese, agli occhi miei , rialza la condizione del sottuffiziale e del soldato ; fra questi e 1' uffiziale la differenza non è più si grande, si visibile, per l' esterna individuale apparenza, per Io innanzi la tracolla bianca (o gialla) de' primi indicava nè si esitava nel giudizio , così a grandi di stanze come da vicino , la posizione di chi non era uf fiziale. Ora le distinzioni sono molto meno pronunciate, e lo sono pochissimo a qualche lontananza fra l'uffiziale senza spalline ed in berretto , e il soldato in tunica. A chi ha osservato quanto sia grande l' influenza tanto sulV opinione, che sugli atti dell' uomo grande e del piccolo dell' uomo dotto e del rozzo , circa il merito o valore di
63 una persona , il suo esteriore, il suo fisico , colui , dico non dubiterà a convenir meco che eoi nuovo regola mento le classi di soldato e di sottuffiziale si sono miglio rate ; dirò anzi nobilitate ; sì , togliendo la tracolla bianca al soldato si tolse la principale barriera che separava nel militare la parte signorile dalla plebea. Il rtsultameuto delle opere le mutazioni nel vestire e nel corredo militare piemontese si può riassumere ne" fatti se guenti. Commodità grande per t uffiziale e per il soldato sin golarmente per l'uso dell'abito lungo e tunica. Economia nella spesa. Economia di tempo in alcune occorrenze essenziali di servizio e nelle marce. La truppa in faccia al nemico non gli presterà più nè colori chiari del petto un segno per indirizzarne i colpi. Saranno meno visibili le masse di truppe più facili i movimenti senza esser riconosciuti dal nemico. Ma il tempo forse progredendo nelle opere sue arre cherà ulteriori vantaggi col sostituire altra copertura del capo al caschetto che sarà forse un cappello, col soppri mere alcuni fregi minuti , sia per l' uffiziale a riguardo delle spalline voluminose attuali e della sciarpa in cin tura , sia per il soldato circa le nose , ec. L'esperienza pronunzierà la conferma o la modificazione del modo adattato di portar le armi ed i bagagli , e sulla conve nienza di curare la bellezza dell' esercito. Essa deciderà se ne' nostri paesi sia necessario in tempo di pace che il soldato abbia pantaloni più leggeri per l'estate.
Ma io son d'avviso che l'abito lungo e chiuso sul da vanti dicasi tunica o altrimenti , verrà adottato da altre potenze , e resterà lungo tempo come tipo della divisa militare. Conchiuderò col dire che, in generale, l'esercito piemon tese attuale se è men bello di quel che era pochi anni sono , è però bello tuttora e ben più giudiziosamente arredato , e potrebbe facilmente avere così l' uno che l' altro di questi due pregi. Luigi Quaglia già colonnello a* artiglieria.
65 MEMORIA SULLE SPOLETTE , E CARICAMENTO DELLE STESSE ; SD' TACCHI E GIUOCHI D'ARMI PEL CANNONE PAIXBAUS DA 8o,. 1° Spolette. Visti i noti inconvenienti delle spolette ordinarie, S.E. il Direttore Generale de' Corpi Facoltativi ordinò farsi a spire, omologhe alla chiocciola praticata nell' occhio del la granata. Scelto alquanto legname di bossolo , fu pro sciugato completamente in una stufa , e quindi lavorato. Il legname assorbì umido nel verno ; e nell' està tanto si contrasse , che molte spolette colle spire stritolate , furon ritrovate non buone al bisogno. Fu dato quindi al l'attuale Direttore dell' Arsenale , Sig. Tenente Colonnello de Focatis , occuparsi di sì rilevante oggetto , ed appor vi le necessarie modificazioni. Si ritenne, che le spolette dovevano esser metalliche ; resistenti ; più leggiere della calotta metallica mancante nell' occhio della granata ; poco costose ; facili a svitarsi , senza sussidio di strumento al cuno; e fatte in guisa che, a malgrado la forza progettile, e le micce ed il misto sovraposto , restate fossero salde nel calice del conduttore ignivomo. Le spolette adunque furon fatte di ottone , costituito da o , 666 rame rosso in rosumi e o , 333 zinco , e della configurazione della fig: ì , in cui abcd è la testa , befc la parte a spire , avendo òe alla spessezza delle pare 9
66 ti del globo , ed emkf la rimanente parte del conduttore , di cui l1 intervallo tra i punti b , m è uguale a i8 linee. Le micce procedono dal piccolo calice spit , che riempisi di misto, ritenuto dalla configurazione dello incavo : quin di sono avvolte nel gran calice suri , e ricoperte da una cuffia di pergamena. Al bisogno , versasi l' assegnata pol vere nel globo ; vi si avvita la spoletta ; si toglie la cuf fia ; e svolte le micce , si fan passare pe' quattro intagli y , onde metter quelle più a contatto della fiamma nello sparo dell' arma (i). Tali spolette , cariche , pesano trappesi i42, in i44", e la calotta metallica mancante nell' occhio trappesi
Il prezzo di ogni spoletta è di gra
na ii, 5; mentre quella di bossolo costa grana 6. Posteriormente , per agevolare il getto e rendere il con duttore più resistente al caricamento , la parte emkf fu fatta di rame rosso laminato , e saldato a zinco. 2.° Caricamento delle Spolette. Costante il misto e la lunghezza delle spolette , ripè tute sperienze né dimostrarono variabile la durata dedot tone lo inconveniente dal caricamento, e lo stesso Direttore fu incaricato di migliorarlo. Egli adunque immaginò la
(i) Nelle spolette ordinarie le micce della granata messa nelF arma assumono una posizione verticale al l' in giù ; punto in cui sono meno avviluppate dalla Jiamma: donde molte spolette son progettate non incese. Al contrario, la posizione verticale delle stesse micce ne facilita la ignizione.
67 berta rappresentata dalla fig. a.*; in tal guisa essendo co stanti e massa e caduta del montone e numero dei colpi , il caricamento risultar deve invariabile. La berta costa di due montanti ab , ed , riuniti nella parte inferiore ad un ceppo o, e nella superiore ad un cappello levatojo , in metto al quale sta fissa una troclea colla corda y in grazia della quale si è procurato il movimento del montone, la cui elevazione è determina ta dalla chiavarda zz , alla quale puossi dare variabile di stanza dal ceppo. I due montanti hanno incastri triango lari nel senso della lunghezza , omologhi agli spigoli del montone , che in essi scorre. La ruota g, di 6o denti , volgesi sull'asse t,, ed è ri tenuta dalla molla f dalla parte superiore , ed inferior mente dalla mascella della leva angolare , che uno per volta , aggrappa i denti della mota. Nel montone sta mes sa altra molla h , la quale nell' ascensione rade lo estremo / della detta leva ; e nel cadere , l' urta , e procura lo avanzamento di un dente della ruota. All'estremo oppo sto dell' asse 0 , v' ha una piastra di lamiera , fatta a guisa di lumaca, la quale al 60. mo dente della ruota solle va un martello , che nel percuotere piccola campera , av visa compito il rivolgimento della stessa ruota. in mezzo al eeppo si fissi la chiocciola di bronco e in cui è avvitata la Spoletta da caricarsi. (2) . Questa chiocciola merita particolare descrizione (fig. >4J- Desso è un parallelepipedo rettangolo di Oron zo , scisso nel mezzo con piano normale alla lunghez-
68 Quattro piccoli cucchiai di misto determinano il carica mento dello ignivomo conduttore • scaricando 6o colpi di montone per ogni cucchiajo. Il montone è di olmo , pesa rotole 2 napoletane , ed è sollevato ad i piede. Il misto di f antimonio , i zolfo, 2 salnitro , 3 polverino dà spo lette 8" -§ a 9" di durata , misurata con pendolo a se condi e mezzi secondi. Variando gli elementi del misto , si possono aver le spolette' di 2i" di durata. Or siccome , tutto costante , possono bisognare al mo mento spolette di più breve durata ; così si è immaginato il succhiello graduato ( fig. 6). Lo strumento Im è diviso in linee , e s' inserisce nel tubo di ottone abcd , il quale vien tenuto saldo alla indicata divisione mercè la vite
za. I due pezzi a, b si riuniscono e stan saldi in gra zia di due mastietti s, s, sporgenti dal pezzo b , i quali entrano nelle corrispondenti buche s' s' del pezzo a. In mezzo a due pezzi a, b sta praticato un incavo perfettamante uguale alla spoletta. Il pezzo a si fissa sul ceppo mercè due viti passanti v v al pezzo medesimo co' piccoli perni f, f, si adatta la briglia mmmm . vertente sui pernetti , e che abbraccia l'altro pezzo b. Una vite di richiamo r traversa il fronte della briglia, e Jiggesi nel pezzo b. Serrasi e dischiudesi la chioc ciola con omologo movimento della vita di richiamo ; e con tale disposizione la spoletta vien tenuta sì stretta , che la caduta del montone non è valida a crepare il cannello emlkf (Jig. ifl).
69 premente g. La parte sporgente Is , toglie dallo estremo inferiore della spoletta esattamente quel misto , che si vuole; e. quindi sminuisce a volontà la durata della spoletta.
S.° Tacco. Nel tacco conico (fig. S ), con cui guarnivasi la gra nata da 8o , il lato del cono strisciando sull' anima , sol levava la spoletta , e la incagliava nell' arma ; donde dif ficoltà immensa nel caricarla. Esaminato e rigettato quanto da altri praticato erasi in proposito , si costrui il tacco cono cilindrico (fig. 4-); in cui ab è minore di una linea del diametro del globo , ed, il tronco conico è omologo coll' accordo della camera (i) e così avendosi un punto di una Superficie di contatto , l' asse della spoletta serbar deve di necessità una direzione parallela a a quello dell' arma . Quindi la granata è facilmente introdotta col sussidio del l' attaccatojo.
4-° Carica. Grande difficoltà iucontravasi pure nello accompagnare il sacchetto contenente la carica. Costruito all'ordinario, a causa della pieghevolezza , sperimentava tale resistenza nello accordo conico , che sovente era messo in pezzi dal-
(i) Questa differenza è dovuta alP oggetto de' chio detti , che ritener donno le lamette sul tacco.
7o V attaccatojo , anch' esso poco -adatto e difettoso. Costi pando congniamente la polvere nello involucro , si ligò T orlo ad un disco di legno (fig. 5 ), e si rese rigida la carica , da non piegare alla pressione dello attaccatojo , che agevolmente la spinge nella camera.
S.° Attaccatojo. Questo , nel modo com' era costruito , contribuiva an ch' esso allo inconveniente sopra indicato. Fatto di figura cilindrica ( fig. j ) , di cui bc uguagliava il diametro della camera , avendo un incavo yzg malamente accom pagnava il sacchetto ed il globo. Alcuni come la Real Marina, ne ha ritenuti due pei due' diversi oggetti testè accennati; ed altri in diverse fogge il figurano, come nella figura 8.» Ma siccome la parte afgd s' inzeppava nell'ac cordo conico dell'arma ; così grave difficolta incontrava si nello estrarnelo. Fu perciò ideata la forma indicata dalla figura g. L' attaccatojo cilindrico ha ab uguale all' altezza dello accordo conico ed ad ha una linea di più del diametro della camera cilindrica. L' altra porzione efgk ha il me desimo diametro del projelto. In tale guisa conformato l' attaccatojo , accompagna esattamente e con faciltà la carica sino all'orificio della camera senza rimaner inzep pate , e la spoletta del globo deve precisamente entrare nello incavo r.
7» 6." Scopetta. Ritenevasi per tale arma la scovetta rappresentata dalla figura i2.a, avendo il diametro medesimo della camera : ma dessa metter dod poteva che imperfettamente l' accordo conico e l'anima , si conformò secondo si avvisa nella fi gura i3.a; ed essa adempie ora pienamente all'oggetto. j." Cava — bombe. Po' pezzi non ricamerati usansi la cucchiaja ed il cavastracci , per estrarre rispettivamente il globo e la carica. Nessuno strumento omologo avevasi pel cannone Paixhans. In seguito di snggi suggerimenti dati dal Principe SaIriano, furono immaginati gli strumenti , che brevemente si descrivono. Cava-bombe, (fig, io), Il Cava-Jjombe consiste in un'asta ab , avendo nel mezzo un canaletto, in cui scorre la verga di ferro yq , ritenuta sull'asta dalle fascette v ,v,v', v" , di cui la rende scorrevole il mezzo disco p, e la «", tien saldo il consimile p' . All'estremo anteriore dell' asta son fissate due branche g g', le cui mascelle hanno con formazione omologa colla spoletta. L' estremo della verga è a vite, per traversare e fermarsi in una briglia ti, che . scorre sulle dette branche ; in guisa che spingendo o traen do il manico della verga , si apre o chiude lo strumento , invariabilmente guidato secondo l' asse del pezzo , in grazia de' semi-dischi /»,/>'. (i). (ì) I due semi-dischi sano di olmo.
7* E siccome la spoletta della granata , corredata del de scritto tacco , trovasi sullo stesso asse ; così è facile aggratigliarla , ed estrarne il globo col sussidio dello stru mento accennato. (Fig. i i.* ) Consiste il cavasacchetti in un'asta ai, al l' estremo anteriore della quale v' ha un ferro configurato a lumaca conica. L'asta può girare liberamente nel disco di legno p ; ed in questo movimento si figge il ferro nel disco della carica , che vuoisi trarre fuori dell' arma. Tutti questi strumenti , sperimentati da una commissione preseduta da S. E. il Direttore Generale de'corpi facoltativi, sono stati con plauso sanzionati , e costituiscono ora il corredo delle dette bocche da fuoco , e di altre omolo ghe ricamerate. Il Tenente Colonnello Direttore Antonio de Focati».
Iff.
7' HISTOIRE »>
LA GUERRE DANS LA PÉNINSHJ ET DANS LE MIDI DE LA FRANCE De 1807 à 18U i'An le colonel (aujourd'hui général) NAPIER. TBADCCTIO» ATSe DBS VOTBB DU LIEUTMANT GÉNÉRAL COMTE MATHIEU -DUMAS. Ouvrage potitique, militaire et statistique.
12 volume* in 8." — j fr. te volume.
L'histoire des premières guerres de la révolution , écrite . avec tant de talent par Joiuini et d'élégance par Mathieu Du mas, n'offre, depuis Tilsit , que des fragments imparfaits et sans liaison. Le besoin d'une histoire complète de la guerre d'Espagne se faisait surtout sentir. Les événement de cette guerre, qui embrasse pendant sept ans la Péninsule avec des phases si varhées, et qui finit par un coup de tonnerre sur les bords de la Garonne, à Toulouse, n'étaint qu'imparfaitement connus en France. Le colonel Napier, i0
li aide-do-camp de lord Wellington pendant tout le temps qu'elle dura, a consacré ?ingt ans de sa vie à VHistoire de la guerre d'Espagne sous Napoléon. Le tableau qu'il a tracé de cette grande epoque est dispose dans un cadre parfait où la politique, la diplomatie, la strategie, l'admi nistration, ont chacune leur place. Quand on entendit pour la première fois parler de ce livre, dit un critique célèbre, on regarda l'entrepise du colonel Napier comme téméraire. Que lui restait-il à faire? Trouverait-il seulement à glaner dans ce champ depuis si long-temps épuisé? Le public s'attendait à une interminable suite de marches, de contre-marches, de détails techniques, de sièges, de campements; on ne soupçonnait pas que cet officier, habile et brave, en parcourant le théâtre de la guerre, l'eût contemplé avec l'œil du savant ct du philosophe. Aussi de quel étonnement ne fùt-on pas pénétré, ajoute Allan Cunningham, lorsqu'on vit paraître un des plus beaux livres de la littérature anglaise; lorsqu'on se sentit entraîné par cette narration vive, forte, simple, poétique, déroulant à la fois l'histoire militaire, politique et morale d'une si merveilleuse époque. Oeuvre pleine de mouvement , où le canon tonne, où les bataillons se précipitent, où les per sonnages principaux sont dessinés avec tant de vérité et d'énergie. L'auteur de VHistoire de la Pèninsule, juste appréciateur des principes de la révolution française, a émis des vues profondes et originales sur l'œuvre de Napoléon, qu'il considère comme le plus grand homme des temps moder
7* ues, et dont il est le plus sincère admirateur; son impar tialité envers nos généraux et nos armées le placera très haut daus l'estime des lecteurs français. Eu ataquant la plupart des préjugés de son pays, le colonel Napier a fait entendre de dures vérités à l'aristocratie anglaise, il lui a prouvé que, selon les lois militaires de la Grande-Bre tagne, des hommes tels que Napoléon, Soult, Masséna, Davoust, Suchet, la gloire de la France, n'auraient pu malgré leur mérite, parvenir aux grades supérieurs de l'armée. Les écrivains de l'opinon tory ont répondu au colonel Napier par d'amères critiques, mais le succès de son livre n'en a été que plus éclatant. Il est, en Angleterre, à sa quatrième édition. (L'édition anglaise se vend 200 fr. ) En France, les journaux, les revues, les recueils spéciaux sur l'art militaire, sans distinction de parti, ont accueilli par des éloges unanimes l'Histoire de la Pèninsule (i). Elle est devenue le texte de plusieurs articles littéraires très re marquables. « Ce ne serait pas louer suffisamment ce livre, dit le feuilleton critique du Journal des Dèbats, que de le trouver supérieur à tous ceux qui ont été publiés sur le mê me sujet: c'est tout simplement un chef-d'œuvre de narra tion, de style et de raison. L'istorien réunit les genres de mérite les plus opposés, des vues larges et élevées dans
(i) Si legga l'articolo del signor Luigi Blanch inse rito nel XP volume dell' Antologia Militare.
' l'ensemble, une souplesse d'analyse infinie dans la contro verse, une verve admirable dans les récits: le dévouement le plus sincère à la gloire de son pays, l'impartialité la plus noble, la loyauté la plus chevaleresque envers ses en nemis. Il y a des morceaux, tels que l'assaut de Badajoz et la bataille d'Albuera, qui peuvent soutenir le parallèle avec les plus belles pages des historiens de l'antiquité. » Le GéhiIrai.
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'77 DES ALPES QUI ENTOURENT Ii'lTALIE ENVISAGÉES MILITAIRMEJÌT DEPUIS IES TEMÈ LES PLUS REGULES JUSQl'' À KOS JOURS.
ET SA siTzsztrir. L'objet principal qu'on s est proposé en rédigeant cet essai militaire sur les Alpes a été d'exposer les f.iits qui ont illustré en tous tems ces contrées classiques, et de prouver par l'histoire combien est grand l'intérêt que ces limites naturelles offrent encore de nos jours pour la défense de l'Italie supérieure. L'ouvrage se divise en cinq parties; la i .re et la a.m' sont descriptives, la 3.m et la 4»™e historiques, la 5.™* graphique. La i.» partie se compose d'un seul livre contenant un aperçu de la géographie physique des Alpes. La 2.™9 en contient deux, où l'on a indiqué sommai rement les principaux événemens historiques rélatifs à l'I talie , à partir des âges le plus reculés jusqu'à la mort de Charlemagne en 8i4. La 3.me et la 4"me partie comprendront plusieurs livres offrant la description détaillée de tous les faits d'armes qui ont eu lieu aux passages ou dans les vallées des Alpes, ainsi que de toutes les batailles qui ont été livrées dans la plaine depuis environ l'époque susindiquée jusqu'à nos jours; période riche en faits d'une grande importance pour l'art militaire.
7* Dans les deux premières partici ( qui ne sont qu'une description abrégée pour servir d'introduction à la ma nière actuelle de faire la guerre ) on a évité de multi plier les citations qui auraient dû être trop nombreuses, et on les a reservées pour la 3.mc et la 4«me partie, dans lesquelles on suivra la méthode adoptée par les écrivains modernes, ces parties devant servir principalement à l'in struction des jeunes militaires. Finalement la 5.me partie, dont le but est de faciliter l'intelligence du texte, se compose de cinq planches ou dessins et d'un atlas de plans spéciauxLa i.re planche divisée eu quatre feuilles comprend la corograpbie des Alpes de la Méditerranée à l'Adriatique et représente l'ensemble de ce qui forme le sujet du i .or livre. La 2.m<! 3.me et 4-me offrent en profil le tableau com paratif des hauteurs principales de la grande chaîne. La 5.me; ou la Carte de l'Italie ancienne, retrace-la crête des Alpes, ainsi que le pays qui borde le Pô, l'Adige et le TagliamentOj et a rapport aux matières dont il est traité dans le 2. 100 partie. • . Ettfiu l'Atlas contiendra autant de plalis topographiques qu'eu exigera le récit des événemens qui sont l'objet des douze derniers livres par lesquels se termine l'ouvrage. La planche générale N.° i est à l'échelle de -gs-'rzTi . L'échelle des planches N." 2 3 et 4 du profil de la Chaîne est au faofmmiim° pour la base, et au *oof*mM pour les hauteurs. Celle de la planche N.° 5 est au 600/""""''—
79 Les divers plans spéciaux do 1'Atlas seront à différentes échelles, suivant qu'il conviendra le mieux pour bien com prendre les faits historiques exposés dans la 3.me et 4 "" partie. Les planches N.° 2, 3 et 4 contiennent chacune deux profils des Alpes. Le profil supérieur représente, suivant leur position, les divers ordres de montagnes qui sont plus rapprochés de l'Italie, leurs contreforts et leurs différentes vallées; et les hauteurs y sont indiquées dans un rapport double de celui de la base. Dans le profil inférieur voulant donner une idée exacte de la proportion existante entre l'élévation des montagnes et la surface du globe au niveau de la mer, on a indiqué la crête principale des Alpes à la même échelle de la base. Le dessin de la chaîne qu'on voit dans la 2.me planche comprend la portion des Alpes qui s'étend depuis la som- . mité de la montagne dite du Schiavo dans la partie oc cidentale du Duché de Gênes jusqu'au Mont Blanc, partie qui, en sui vaut la crête, a l'étendue de i84 milles de Piémont, ou 4^4 Kilomètres. Pour en former le profil on en a projeté tous les points principaux sur le méridien de 5 degrés et 5 a minutes à l'orient do Paris, méridien auquel cette partie des Alpes se trouve être à -peu-près parallèle sur presque toute sou étendue et à la distance de 4i> milles, ou i 1 1 Kilomètres. Le profil figuré par la planche N.u 3, divisée en deux feuilles, ombrasse les Alpes situées entre le Mont Blanc
So et te Mont Bittoray au dessus de Fiume près de l'Adriatique, dont l'étendue- misurée en parcourant la créte, est de 4o8 milles, c'est à dire de ioo6 Kilomètres. Ou a formé le profil do cette partie de la Chaîne en projetant ses points principaux sur le parallele de 45°25'qut borne la pente des hauteurs au Nord du Pô , et est en même tems la corde du grand arc que forme la chaîne, dont la distance entre Verone et le Pizzo dei tre Signori maximum de sa profondeur, est de 8o milles, soit J97 Ki lomètres. La planche N.° 4 représente le profd des Alpes com prises entre le Mont du Schiavo ci devant désigné et celui de VIneiastraja, ou cime des quatresEvêchés, ayant l'éten due de 57 milles ou i4o Kilomètres. Cette partie de la chaîne se trouve déjà indiquée dans la planche N.° s; mais attendu la forte déviation de ces mêmes montagnes du méridien auquel se rapportent tous les points du profil celui ci n'a pu y être tracé d'une manière assez claire. Pour parvenir à ce but, la portion de la chaîne dont il s'agit a été développée dans la planche N.° 4, et les points principaux eu ont été projetés sur le parallèle de 44° 3o' par lequel est marqué le terme des montagnes au midi de la plaine du Pô, et à la distance plus grande de i8 milles, ou 44 Kilomètres. D'après la méthode suivie dans tous ces dessins, si un observateur placé à une élévation convenable portait ses regards sur lesAlpes qui environnent l'Italie, en parcourant le méridien et le» parallèles qu'on a indiqué, elles lui ap
8, paraîtraient successivement et à peu-près avec Les formes et les sinuosités tracées par les profils, en tenant compie néanmoins de la différence des échelles adoptées pour la base et pour la hauteur; de sorte que dans le profil de la planche N.° 2 il verrait les montagnes en regardant vers le couchant; dans le profil de la planche N.° 3 eu observant le Nord; et dans celui de la planche N.° 4 en dirigeant ses regards au Sud. La chaîne principale des Alpes s'offrirait à la vue sous l'aspect indiqué dans les profils par la teinte violette; les contreforts des montagnes, qui en se détachant de la chaîne s'avancent vers le Pô, paraîtraient tels que les représen. tent les différentes teintes plus ou moins foncées; et les hauteurs qui dominent la chaîne principale au Levant, au Nord et au Couchant, comme elles sont figurées par la teinte azur -clair. Il est à remarquer que quoique dans l'état de nature, par suite de la sphéricité de la terre, les montagnes pa raissent plus ou moins élevées selon que la distance de laquelle on les voit est plus ou moins grande, elles s'élèven1 toutes néanmoins sur un même horizon, qui dans la planche N.° 2 se trouve dans le sens des parallèles, et dans les planches N.° 3 et N.° 4- dans celui des méridiens. Les longitudes du profil supérieur dans les planches N.° 3 et N.° 4 dérivent du méridien de Paris, et dans le profil inférieur de celui qui passe par l'Observatoire Royal de Turin, moyen par lequel on a représenté gra phiquement la différence qui existe entre les méridiens jjrécilés.
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Sa La i.** et la S.""" partie de l'ouvrage qu'on livre au jourd'hui nu public ne tarderont pas à être suivies par la a.™* et les deux dernières, qui doivent le compléter paraîtront successivement. La table qui suit fait connaître la distribution des ma tières dans les différents chapitres dont il se compose. Le Quartier Maître Général. Annibal Salluzzi.
AVIS. On trouvera au bout de chaque chapitre le nom de l'Officier du Corps Royal d'Etat Major Général qui en a été le rédacteur. Les notes sont du Quartier Maître Général de l'Armée moins celle qui est à la fin du 5.ma Chapitre. Les cartes ont été dressés par le Major Chev.r Cassa legno (i).
(i). Ci si fa sperare di veder quanto prima pubbli cato si novello , utile e difficile lavoro , del quale pos siamo fin da ora assicurarne la riuscita e ci riserbiamo di paratamente discorrerne in uno de'prossimi volumi.
83 SOMMARIO POLITICO E MILITARI DELLA CAMPAGNA DEL 1815
SPati^i i8à$, <3?u6ficato af t8i3. X5w votumt 'HìffTlilUrT Quando uno Stato perde la tua indi pendenza per una battagliaperduta, non è nelle condizioni di questa che bisogna cercar la cagion deldis» Hro , ma rimontare più alio per ve dere ove risiede. . Montesquieu Grandezze decad: Tutte le combinazioni della Guerra sono mutate , per lo sviluppamelo delle forze considerevoli che si sono poste in movimento nelle ultime campagne. Gsif. S- Crn. Journal dee operation* de Catalogne. La storia delle militari fazioni offre vasto interesse; perciocchè gli avvenimenti sono modificati o trasformati dall' azion della forza. Sarebbero essi incomprensibili od inesplicabili se non si conoscesse , - quali metodi accre scono quest' opera , quali l' infievoliscono e come ed in quali proporzioni siffatte condizioni concorrono allo svol gimento dei fatti , che costituiscono le vicende dei po poli , e contribuiscono sì potentamente ai destini dell'u manità. E se ciò può aversi per indubitato , non è men vero per altro che tra tali geste , ve ne siano di quelle che richiamano maggiormente l'attenzione degli
84 , uomini di Stato , e dèi filosofi , le quali sono in ispecie quelle lotte ( che hanno lo scopo non già di circoscri vere o allargare la frontiera di un paese, ma sì di de terminare P ordine <P idee che nel mondo debbono im perare. Quando le guerre si propongono un fine si emi nente , ne risulta che nelle loro fasi presentano tal serie di problemi , che sebbene secondari pur sono importan tissimi , imperciocchè dalla loro soluzione ne deriva quella più gerièràlé del problèma considerato nel suo senso più esteso. In questa classe ci sembra che sia la stagion cam pale del i8i5 , e senza dilungarci ad esporre gli avve nimenti che la precedettero , crediamo che possa cosi formolarsi la sua importanza. « fletcrminare fino a qual grado era possibile atla, » Francia ristretta ne' suoi antichi limiti , di opporsi con i le sue sole forze dirette da un sommo capitano , contro i 1' Europa tutta , nelte condizioni politiche morali e mii litarl dell'epoca In cui ciò. fu tentato, » Egli è chiaro , che fermata in questi termini la quistione diventa generale , e si eleva a stabilire i limiti detle forze di un paesé , e quelli della superiorità del genio. Or come dubitare , che una simile investigazione di un avvenimento speciale non abbracci una serie di relazioni coi) tutte le parti del sapere , e più particolarmente con tutte le scienze morali ? Se la filosofia della storia ha per principale suo fine di determinar la linea che separa gli avvenimenti ne cessari dei contingenti , e di dedurre come gli ultimi pos
sono su ì primi influire, e viceversa certamente che questo avvenimento considerato qual Io abbiamo formotato è il più atto a facilitare siffatto genere a" investigazione. Ora è ben chiaro che quando un fatto si rannoda alla filoso fia della Storia , si trova pur annodato a tuttocciò ch'essa prende in considerazione , sicchè Io scibile , lo stato so ciale , il sistema economico , le idee che predominano , e le credenze trovansi nella più stretta relazione con l'av venimento indicato in maggiore o minor proporzione. A conforto di questa nostra assertiva facciam notare , come per poco che si sia versato nella conoscenza delle pe riodiche pubblicazioni di qualunque ampiezza , e dei corsi pubblici d' insegnamento non può dissimularsi , che la quistione la quale riguarda l' ordinamento ed i metodi da seguirsi per la forza pubblica , affinchè sia di utile e non di peso allo Stalo , preoccupa tutte le menti. Publicisti , filosofi , economisti , giurisperiti , tutti ricercano il pro blema come diminuire i sagriGzi , ai quali il manteni mento degli eserciti permanenti , obbliga le nazioni , con la loro sicurezza e la loro dignità. Aver molli uomini ed istruiti nei casi di guerra , ed assoldarne pochi in pace è il fine ultimo che si propongono tutti quei che se ne occupano. E ci sia permesso dire che siffatta quistionè della influenza della scienza militare sullo stato sociale la quale ha occupato tutta la nostra vita , noi vediamo che va Ogni giorno acquistando gravità , ed importanza; e che tanto gli uomini gravissimi , come i più frivoli , si sentono spinti dalla forza delle cose , ed avere uua
86 opinione più o meno meditata su questo importante subbietto. Laonde crediamo far cosa grata ai nostri cortesi lettori, offrir loro l'analisi della più recente opera su questa ultima stagion campale , che ha chiuso il periodo delle grandi guerre in Europa , ed ha aperta un' era di pace , la quale ha resistilo a molti gravi accidenti , per essere l' effetto della volontà di qualche uomo ; e fa al contra rio supporre , che cause generali e profonde determinano un fatto , da molti tenuto come un fenomeno transitorio ma che con la sua durata rende dubbiosa questa loro sentenza . Il perchè consideriamo come una felice occa sione aver voluto il generale Jomini , tanto noto per le sue ragguardevoli opere su la guerra , consagrare il suo tempo e il suo sapere a dilucidare siffatto periodo di cui abbiam accennato l' importanza ; e ci lusinghiamo nel corso della nostra disamina farlo vieppiù rilevare , ran nodandosi sempre al punto di veduta dell' avvenimento , tal quale lo abbiam formolato. Quoti' opera è composta di una lunga introduzione , che verte su considerazioni generali politiche più che militari , e di diversi capitoli in cui è narrata la guerra nelle Fiandre , sino alla presa di Parigi agli 8 luglio. La parte accuratamente descritta è V entrata in cam pagna , e le battaglie di Ligni, e Vaterloo , per le quali vi sono dei piani per l' intelligenza dei movimenti mi litari , ed una carta generale di quel teatro di guerra all' istesso fine destinata ; vi è poi un'appendice , che contiene la corrispondenza dell'autore col Duca d'Elchin
gen sulla parte di responsabilità che può aver avuto il ma resciallo Ney in quegli avvenimenti col loro finale risultamento. Noi ci dispenseremo di esaminare l'introduzione che ha uno scopo politico , e perciò estraneo a quello che in quest' analisi ci abbiam proposto di ' fare , solo ci limiteremo ad indicare il punto di vista , quale a noi è sembrato per dedurne la ragione perchè l'autore ha fatto precedere alla narrazione questa disertazione. La nostra idea , e forse ipotesi , è la seguente. Il ritorno sì prodigioso di Napoleone in Francia senz' alcun ostacolo la rapidità , con la qnale si operò e la caduta non meno rapida , dopo una battaglia perduta hanno lasciato nella coscienza pubblica qualche cosa d' inesplicabile con le sole nozioni che l' arte militare fornisce , laonde per dare una spiegazione di questi strepitosi avvenimenti bi sognava rimontare più alto , e cercarne la soluzione in un altr' ordine d' idee , dal quale solo poteva calcolar sene le cause , e con ciò gli effetti si trovavano più chiaramente dedotti. In effetti quello che Montesquieu sentenziò e che per epigrafe abbiam prescelto al pre sente lavoro non che le parole estratto dall' opera di un illustre guerriero, ricco di sapere e di esperienza è precisamente applicabile a questo periodo storico , vale a dire , che bisogna cercare al di là del campo di bat taglia , i risultameli della guerra, e sulla importanza che deve avere nelle guerre moderne 1' aumento numerico degli eserciti aitivi e sopratutto l'estrema mobilità , con la quale quelle masse percorrono oggi il teatro di guerra.
88 E certo la storia precedente ci mostra qualche volta eserciti numerosi quanto quegli impiegati in questa che analizziamo , ma nulla presenta che rassomigli alla ra pidità de' successi di essa. Nel i7o9 sull'istesso terreno che poco appresso si diede La battaglia di Malplaquet , i combattenti non erano inferiori a quelli di Vaterloo , ma i risultamenti furono piucchè lenti a quell' epoca per i vincitori, talmente che al i7i2 si combatteva sul1' istesso terreno. Ora la differenza di questi effetti non è nel numero-, ma nella rapidità e mobilità de' nuovi eserciti, e nella lentezza degli antichi, che loro impediva di profittar delle vittorie. Se da quanto abbiaci detto chiaramente appare la di versità de' due periodi di guerra , perciò che riguarda la parte militare , e per tuti' altro lo è egualmente la sentenza del Montesquieu, ma è mestieri qualche neces, sario sviluppamento. Il chiaro autore ha creduto necessario mettere in luce lo stato dei partiti in Francia , all'epoca della prima ristorazio ne, e per mezzo di esso deduce e spiega la facilità con la quale Napoleone con quella intrapresa, come temeraria con siderata, potè con un pugno di uomini ed in un periodo di 2o giorni , giungere dalle coste della Provenza sulle rive della Senna, e riprendere il potere in Francia. Non era men necessario delineare quali trasformazioni subirono i partiti quando questo avvenimento fu compito ma che l' Europa congregata a Vienna , dichiarò alta mente non voler riconoscere l' accaduto , e che riuniva
8g le tue legioni per combattere il potere che reggeva la' Francia. Ora questa , ridotta ai eoli mezzi militari, che potevano in un picciol tempo ordinarsi , doveva malgra do il genio del suo Capitano subir delle dure pruove attesa la disproporzione delle forze che doveva combat tere, mentre era assai facile agli alleati di rimpiazzare le forze che si perdevano nei più strepitosi rovesci, ed in con trario i successi non si potevano ottenere dall' esercito fran cese senza gravi perdite le quali non potevano esser ri parate con egual facilità nè nel numero , nè nel tempo. E non è poi l' istessa cosa ricovera dopo una battaglia perduta un rinforzo di nuove leve, o quello di eserciti ordi nati, che non hanno ancora combattuto. Eran queste le condizioni della Francia , e quelle de' coalizzati al i8i5, La prima ricever poteva rinforzi dai depositi tutto al più da guardie nazionali mobilizzate , gli altri al con trario facevano seendere un esercito austriaco , o russo intatto, onde riparare le perdite sofferte dagl' inglesi , e i prussiani esposti alle prime fazioni di guerra. Se questo era per il successo , non lo era meno per il rovescio, che gli alleati conservavan sempre i centri della loro potenza. Berlino , Vienna , Pietroburgo, Londra erano fuori la sfera di una invasione , e perciò gli ele menti riproduttori dei loro eserciti restavano intatti ; lad dove la Francia trovandosi invasa dai primi successi de gli alleati , le piazze ove risiedevano tutti gli elementi guerreschi lasciate indietro dai movimenti di guerra , e separate dall'esercito attivo, non potevano alimentar questo
9o uè col personale , nè col materiale. Non rendevano altro che il passivo servizio di occupare una parte dell'esercito nemico nel bloccarle , il quale vantaggio era diminuito dall'essersi ritrovato il modo di stringere con un corpo più piazze', collocandosi in una posizione centrale che ren deva impossibile il comunicare tra esse , e mettere in comune le risorse per una operazione offensiva. Si con siderava poco importante lasciare alle piazze un raggio più esteso dai blocchi ordinari , dappoichè lo scopo era la occupazione della capitale , che doveva decidere in nltimo della sorte delle fortezze. Quel!' esercito perciò sì trovava separato dalle sue risorse , ed in pari tempo forzato a dirigere i suoi movimenti le sue manovre per mettere al sicuro una gran metropoli , influentissima sul paese e per cause svariate , la quale mentre dall' esercito solamente doveva esser coverta niun mezzo per altro di difesa aveva in se, da dar un periodo libero ai movimenti di quello. Ora è dimostrato, che al punto in cui la guerra è ormai giunta , il solo compenso per un piccolo esercito di bilanciare la sua inferiorità numerica, è di cercarlo nella direzione strategica , la quale non si ottiene , e non si conserva che con la rapidità e la libertà dei movimenti. E questo solo mezzo era impossibile , quando ì' esercito francese trovavasi , per così dire , inchiodato vicino alla capitale a fin di covrirla da un' invasione. Queste preliminari considerazioni spiegano l' impor tanza , che l' Autore ha dato all' aspetto politico della quistione , la quale solo poteva determinare , perchè la
9* guerra non ha avuto maggior durata e come ciò non era possibile , senza che vi fusse abnegazione nella nazione per i sagrifizi, energia nel combattere, e che il tutto fusse diretto da un potere forte libero nella sua azione , e re sponsabile del risultamene generale , e non dei metodi peculiari , che adottava per raggiungere il suo fine. Volendo noi riassumere la lunga disertazione dell'Autore; che ci pare giusta nelle sue conclusioni per il caso par ticolare che descrive , ed è più contestabile che potesse essere elevata a teorica dogmatica , indipendente da ogni peculiare circostanza ; possiamo ben trovare il riassunto del tutto in un passo celebre del più grande degl' Istorici , cioè a dire Tacito ; il quale con il lacconismo profondo che sovente impiega per fortemente imprimere una idea ai suoi lettori , volendo spiegar la rapida rivoluzione che balzò Galba dal trono , e gli tòlse la vita, disse quelle solenni parole : Pochi V osarono , molti lo vollero , e tutli lo soffrirono. E così può dirsi della doppia eleva zione e caduta di Napoleone nel i8i5. Vogliam dire, che nelle due opinioni principali in cui la Francia era divisa ed alle quali le frazioni di opinioni meno pronunziate si associano per affinità o per momentaneo risentimento , ri era un picciol numero di uomini attivi ed intraprendenti, ed un maggior numero la cui volontà era incerta , benchè le loro opinioni e desideri fussero determinati. Il quale maggior numero era disposto a subire quello che risultava dalla forza delle cose , ed a rispettare i risultameli della vittoria , anche quando fosse opposto ai loro sentimenti ed
9» interessi , ma considerandoli come un fatto reale consuma lo , che tirava la sua forza morale dall'essere riuscito. Qqes(g disposizione di spiriti paralizzò tutto lo zelo dei rea listi alla discesa di Napoleone per difendere il trono , e ne! secondo periodo tutto ciò, che si voleva dai partigiani più decisi del sistema imperiale , e tutte le sue conseguen ze , e tendenze. Se i realisti trovarqpo pel primo periodo un polente ostacolo nella disposizione dell' esercito per Napoleone solo corpo prdinatp , con tradizioni , ordine e sentimenti propri , gli imperialisti ebbero contro essi 1' Europa tutta coalizzata , che aveva messo insieme $oq mila uomini per invadere la Francia, e che doveva copie forza numerica, e morale sopra tutto far pendere la bilan cia del successo dal §uo, canto dopo upa prima vittoria riporti differenza tra le forze numeriche e morali dei col legati , e quelle della Francia, era significante in quell'e poca'. I governi dei primi non erano paralizati ne dalle for me politiche, pè dalla diffidenza delle popolazioni, le quali non solo secondavano jl potere, pia lo eccitavano ad agire in quella direzione , perchè animate da vivo risenti mento contro la dominazione francese, Adunque tutta la forza che la Francia poteva opporre , risiedeva nei ri cordi delle sue vittorie, nel valore dell' esercito > nella sua scienza sparsa in esso per teorica e per esperienza , e sopratutto nell' incontrastabile superiorità del suo duce. In effetto non mai la storia presenta P esempio di una guerra impresa con forze si grandi, e con la dichiaratone
publica di esser queste dirette uon coptro uno stato , ma contro un individuo; ed in vero la guerra finì il giorno che quegli fu allontanato. La perseverante persecuzione , che i romani usarono contro Annibale , domandando 1l suo allontanamento ed il suo sagrifizio , è forse il solo esempio antico che ci si offre ; ma esso è in una scala più ristretta , perciocchè 1 romani , non andavano ad at taccare i principi asiatici per iscacciare Annibale ove si era rifuggito , ma solo perchè era voluto dalle loro con venienze , e dal loro sistema generale. Laonde lo incon trarono piuttosto che lo cercarono , e non si limitarono alla sua espulsione , ma s' impadronirono degli stati che combattevano , differenza grave con la guerra del i8i5 che certo fermò la superiorità del Nord sull'Occidente del l' Europa politicamente , ma non la rese sua provincia , come i romani fecero dell'Asia minore. Del resto An nibale e Napoleone sono , sotto quest' aspetto , le due in dividualità che hanno avuto il tristo onore di esser posti in bilancia con le nazioni intiere ; e se la loro sorte è stata infelice , ben rimangono per altro storicamente ,' le più alte individualità. Esaminato fugacemente la quistione politica e morale nei limiti convenienti al fine del nostro lavoro , passiamo a descrivere ed esaminare le operazioni militari , che de" cisero di questa lotta in si breve tempo , ed in un si ri" stretto spazio. Il General Jominì respinge con energia l'accusa a Na poleone , di aver poco fatto come ordinatore di esercii
g4 e dimostra come a poter mettere in meno di tre mesi 4io mila uomini sotto le armi , col materiale corrispondente ed aver preparato i mezzi per portare questo numero a 7oo mila , in due altri mesi , era un prodigio di attività , e d' intelligenza , impossibile ad accadere , se non quando un uomo superiore lavorasse sedici ore al giorno , ed avesse collaboratori intelligenti ed istruiti ; e quando Io spirito militare avesse sì profonde radici. E l'autore non esita a mettere questi sforzi regolati ed ordinati al di sopra di quelli che il comitato di salute publica in altro tempo ot tenne , impiegando mezzi che fanno sempre, torto alla causa che gli adopera, anche quando , per altre cagioni poco avvertite dall'universale , il successo coroni siffatti sforzi. Le quistioni sussidiare che abbiamo enunciate, e che sono necessarie a lumeggiare prima di risolvere la principale si possono indurre alle seguenti: , i.° I mezzi che la Francia poteva opporre agli al leati. 2.° Il piano di guerra a seguirsi ed il carattere che doveva rivestire. 3. ° Quello che si segui, considerato nelle sue ope razioni , sotto l' aspetto strategico e tattico. 4.° Il successo poteva, ed in che grado mutar la posizione e la forza della Francia in faccia alla coalizione. Dopo Watterloo vi erano mezzi da prolungar la lotta con speranze di successo? A noi sembra , che risolute queste quistioni si rende fa ~ cile la soluzione della prima più generale che abbiamo
9* enunciata , alla quale rannodiamo questo lavoro nel suo insieme. i.° La Francia aveva a quel periodo 29 milioni di abitanti; il 2 .§ per ioo di questa popolazione dava 7oo mila uomini, i quali potevano, senza sforzo straordinario in una si anormale combinazione , essere adoprati alla di fesa del paese , in un tempo , che per la natura della coalizione , e la quantità delle masse impiegate , non poteva essere di lunga durata. Ed era a credere , che se i primi attacchi della coalizione venivano respinti , in modo da farle soffrire gravi perdite , e persuadendo i Gabinetti , essere una lunga guerra che dovevano ricominciare e non una spedizione momentanea , certamente che qualche tran sazione ne sarebbe risultata. Laonde le forze che la Francia doveva impiegare non soperchiavano le proporziom' che sifatte crisi esigono ; e dirette da un gran Capitano potevan bastare a risolvere il problema di bilanciar la superiorità del numero dei coaliziati e la facilità, che la loro riunione successiva offriva per batterli alla spicciolata ; tanto più che non vi era un Duce unico e supremo, e che tutti gli Stati noti avevano gl' istessi interessi : vantaggio che favoriva non poco l' esercito Francese. Ciò fermato , si trattava di saper se la Francia poteva avere queste forze ordinate all' epoca in cui gli alleati potevano opporre le loro. Qui sta il problema , Il General Jomioi dice che quell' ordinamento , considerando i quadri e le risorse che vi erauo , fu un vero prodigio. Si presentarono in solo tre mesi 4io mila uomini di effettivo ; di cui circa 2oo mila
in linea ; epperò tali meni erano inferiori di molto ai primi eserciti collegati che si dovevano combattere. Sic chè il problema diveniva difficile: faceva mestieri che vi concorresse una grave superiorità d' intelligenza nel duce dell'esercito Francese da una parte, e molti errori si com mettessero dall' altra dai collegati, per far che i loro 2i8 mila uomini, formanti l'esercito principale, fusser battuto da ia3 mila. Molti per altro dando alle fòrze morali un valore superiore a quelle in atto , grideranno contro questo calcolo , ripetendo , che una nazione può sempre difen dersi , quando vuole , e può anche riuscire nel successo. Il quale principio, che esamineremo alquanto distesamente più innanzi , ci richiama non ostante a non trascurarlo del tutto qui, si per rispóndere alla prima quistione, e per chè ci facilita l'ultima che compisce il nostro lavoro. Vi è sempre un equivoco quando si erede assolutamente bastare che la volontà sia forte per combattere con spe ranza e probabilità di successo. Certamente senza la volontà si fa poco ; ma. tale è la forza dell' ordinamento, che sup plisce alla volontà ove è debole , perchè dà la coscienza di poter riuscire ; la dove la volontà più forte è deter minata che sia, quàndo non viene aiutata dai metodi, fa cadere néllo scoraggiamento perchè si perde la confidenza, e fa disperare del successo ; la qual cosa infievolisce i molti ; ed i pochi più saldi , si rassegnano più a perire come martiri che a combattere come guerrieri , vale a dire con la speranza del successo. Nello stato presente dell' arte e della civiltà , non vi ha
97 che gli eserciti ordinati , i quali possano , salvo qualche eccezione, offrire un ostacolo a chi invade. E tale appunto era l'opinione di Napoleone nel i8o8 allora quando la Spagna provvedeva ai mezzi di opporglisi ; ed ecco l' im portante passo dell' illustre storico della guerra della pe nisola , Napier , che così si esprime Voi. i pag. 59. « Napoleone, che ben sapeva non altro essere la guerra » scientifica che una savia applicazione della forza , ri» deva dell'errore di coloro che riguardavano la mancanza » di un esercito regolare come una circostanza favorevole . » e che onoravano il contadino indisciplinato del nome di « difensore della patria. Egli sapeva, che una insurrezione » generale non può mai avere lunga durata , essendo una » militare anarchia che non può offrir forza reale. ( Ben sapeva, essere stati i battaglioni disciplinati di » Valley-Forge , e non i Volontari di Lexintone , quelli » che avevano assicurato l'indipendenza dell'America ; » ed essere stati i veterani di Arcole e di Marengo , e j non i repubblicani di Valmy quelli che avevano fissato » la sorte della rivoluzione Francese. In conseguenza i » suoi sforzi erano diretti ad impedire gli Spagnuoli di » riunire un corpo di esercito regolare ». . , Egli è facile dedurre da questo passo che colui il quale a tal modo pensava al i8o8 avesse conservato V istesso principio al i8i5 quando le si presentavano per la Francia condizioni simigliattti a quelle per la Spagna ; e che in conseguenza adoprò tutti gli aiuti ché gli somministrava il proprio ingegno , c quelli del paese . per opporre ai
98 suoi avversari nel minor tempo possibile , il massimo delle forze ordinate. Un grand' errore ha dominato nei dì nostri, il credere , che volere e potere fossero talmente rannodati da conservare tra loro una relazione costante , perchè na turale tra la causa e l'effetto. Che se questo può avvenire per gli atti semplici , in cui non si richiede che V azione sola dell' agente , negli atti composti, ove è necessario il concorso di altri elementi, del tempo, e di altre volontà, e dell' intelligenza, non è certamente sì facile, e bisogna accettare tutte le difficoltà che s' incontrano. Assax ( nelle guerre di sette anni) potette eroicamente sagrificarsi a prò dell' esercito , ma non era nel suo potere di ordinare una compagnia di nuovi soldati in otto giorni : il primo atto era tutto dipendente dalla sua volontà , non così il Secondo ; dappoichè per ordinare una compagnia vi è me stieri di molti mezzi e del tempo corrispondente per met terli in opera. La volontà più ferrea può certo far molto per togliere dalla categoria delle necessità quelle che non Sono essenzialmente tali ma non ha lo stesso potere su quelle , che per loro indole sono essenziali , necessarie , e dee in conseguenza soggiacervi; per modo che il rifiutarvisi è follia; non potendosi mai negare la intrinseca na tura delle cose , e contrariarle. Altrove abbiamo più a lungo esaminata questa dottrina della volontà applicata alla guerra che surse nel comitato di salute publica , ed è non meno falsa i essendosi a torto credulo , che si dovevano ad essa i successi che Napoleone attribuiva ad altre càuse; come si vede nel suo citato.
99 Se ci siamo molto più del convenevole fermati a risol vere questa prima quistione , egli è perchè ci sembri» , che dimostrando non potersi più fare di quel che si fece., come ordinamento di forze per avere 4io mila combattenti in tre mesi , e 7oo mila jn sei, sui quali mezzi bisognava contare , resterebbero semplificate le altre quistioni , e. spianata la strada per la principale , che ci posammo. La terminiamo con una citazione dell'Autore, ove rapportan do il consiglio ilato d' alcuni a Napoleone d' invadere subito il Belgio nell' arrivare a Parigi , dice pag. 77. » Declamazione meschina. Non si gitta un popolo in » Blouse , ed armato di picche , sulle legioni agguerrite » dell' Europa intiera , ci voleva un grande esercito ; e » per averlo bisognava conservare preziosamente il noc» ciuolo che si aveva a fine d' ingrossarlo con questo « stesso popolo, facea uopo coscrivere ed ordinare. Nien» t'era pronto per tanto scopo e l'attitudine pacifica, che j si rimprovera a Napoleone consistette nel lavorare i6 ore d al giorno per tre mesi , e portare i quadri dei reggi » menti di linea da due a cinque battaglioni ; e quelli » di cavalleria all' aumento di due squadroni per reggi» mento; fece ordinare 2oo battaglioni di guardie Nazionali » mobili , 4o battaglioni di vecchia , e giovine guardia, s e 2o reggimenti di marina. Al primo di giugno l' ef» fettivo era stato portato d"a 2oo mila a 4'4 naila in due j; mesi solo , ed in settembre si poteva contare su 7oq a mila , ma vi voleva il tempo » . . . Fermatosi a questo modo che non solo non vi fu
I0O negligenza , ma somma operosità per preparare i mezzi di difesa della Francia contro i collegati , ci troviamo in questa quistione aver compresa una parte della seconda , di cui dobbiamo, ora occuparci. Ed iu vero ridotta a principio , sotto l' aspetto politico .militare, l'impossibilità di cominciar la guerra prima di negoziare per evitarla , ed eziandìo l' impossibilità di avere un maggiore esercito , resta a determinare , se al l' epoca del primo giugno, in cui si avevano i2 5 mila uomini- riuniti per operare , e circa altri 6omila per guar dare le frontiere della Mosella , del Reno , dei Vosgi, le Alpi , i Pirenei , la Vandea , e l" imboccatura del Varo. Queste forze erano in disproporzione con il loro scopo , ma dovevano profittare del benefizio del tempo , e dei succèssi per offrire un elemento ordinato , al quale do vevano circuirsi tutte le truppe che si formavano , come le guardie nazionali , che si rendevano disponibili , e si sperava, che l'esercito distaccato in Vandea potesse presto avere un altro destino. Ora ciò fermato tutta la quistione del piano di campagna si riduceva a determinare se va leva meglio di profittar del tempo per combattere gl' In glesi , e i Prussiani in linea , o rinforzarsi maggiormente ed attendere che gli alleati riuniti avessero preso l' offen siva. Ecco come l' autore si esprime. «c Tutti gli sforzi onde stabilire delle negoziazioni essendo » stati vani , Napoleone doveva scegliere in tra due par» titi , il primo di piombare nella metà di giugno su gli f inglesi , ed i prussiani a Brusselles , o a Namur , il se
io | i condo di aspettar gli alleati sotto le mura di Parigi, » e di Lione fortificati. L'ultimo aveva l'inconveniente * di abbandonare la metà della Francia alla calamità delb l'invasione ; ma però offriva il vantaggio di guada» gnare fino al mese di Agosto per completare le leve » e dar termine a fun' i preparativi , ed indi combatj tere con tutt' i mezzi riuniti gli eserciti alleati indebo lì liti dai diversi corpi d'osservazione che lasciar dovevano. » Trasportando al contrario il teatro delle ostilità nel Bel ìi gio , si salvava forse la Francia dall' invasione, ma nel » caso di rovesci , si attiravano gli alleati nel principio » di luglio , vale a dire sei settimane prima dell' epoca in » cui sarebbero giunti. L' esercito principale scosso d^ s una disfatta nqn si trovava più nel caso di sostenere » una lotta ineguale , e le leve non si sarebbero efiet» tuite con facilità. In contracambio questo partilo offriva » la speranza di sorprendere l' inimico all'improviso, esso » era più conforme allo spirito della nazione , che non » comprende i Fabbj . Si puoi fare il Fabbio come l'Ita» peratore di Russia , quando si ha un impero vasto , o » come Vellington quando si fa la guerra nel territorio a di un altro stato, e al di là del mare. Ma in un paese » come la Francia la di cui capitale è a 7o leghe dalla fron^ » tiera Belgica, e nella posizione personale dell' Imperatore » non poteva accettare l'idea di far giungere tutta la » Europa armata alle falde di Montmartre , fatto che a» vrebbe costernato i più risoluti. Senza dubbio se vi » fosse stato in Francia un sentimento ed una volontà
i02 » di riunirsi al capo dello stato , c di vincere con esso I sarebbe stato meglio di attendere il nemico , ma con » la divisione ch' esisteva negl' interessi , e nelle opinioni » e nelle politiche passioni , vi era tutto a temere atten» dendo 1' invasione , mentre nelF impossibilità di far » faccia da per tutto era necessario abbandonar la metà » delle province della Francia alla calamità della guerra , » e la camera dei deputati di già sì ostile al suo potere s non 1' avrebbe spàrambiato. Una vittoria al di fuori gli » dava il tempo necessario, ne imponeva nei suoi nemici » politici dell' interno , e gli conveniva sotto tutti gli as» petti , mentre battendo Blucher e Vellington , si libe» rava dai pericoli ch'ei prevedeva gli suscitassero Carnot » e Fouchè. Vittoria , che sperava dalla disposizione del io I' esercito dalle ricordanze dei passati trionfi, s Il passo che abbiamo scrupolosamente trascritto, ci sem brò contenere tutto ciò che era necessario per rischiare, questa seconda quistiqne , per la quale ci rimane a con chiudere , che attese le circostanze politiche militari , e morali , il piano generale , che dqe sempre essere un'equa zione di questi elementi , era quello che relativamente offriva roaggio'ri gradi di probabilità di riuscita che ogni altro. Ed invero con altre disposizioni interne , con_ altri spazi, forse con un'altra società meno incivilita e men ricca , era più utile avere 7oo mila uomini ordinati contro anche 9oo mila alleati , che averne i23 contro 2i8 mila ; imperciocchè la sproporzione non solo è minore , anchq portata ad un milione comprese tult' i collegati , ma di
. io3 . più bisogna considerare , che masse si forti , sotto capi diversi e presenti i loro Sovrani , non potevano avere queir unità di azione e quella celerità di movimenti , che decidono delle fazioni guerresche , in tutt' i tempi , e so prattutto nei nostri. Egli è ben riconosciuto non esservi chi possa far muo vere su di un campo di battaglia , un esercito che sopravvanzi i dugento cinquantamila uomini ; e se quest' uomo allora si trovava , non era certo nel campo degli alleati. Un altro vantaggio si offriva quello di forzare il vero uomo superiore , che aveva la coalizione , ad operare offensivamente , in opposizione al suo genio ed al carattere dell' esercito che comandava. Si trattava di togliere al l' esercito Inglese un vantaggio, ch' è stato troppo costante nel corso della guerra , per essere un puro caso accidentale cioè quello di aver vinte tutte le battaglie difensive , che hanno avuto luogo in Egitto , come in Calabria , nella Penisola , e in Waterloo. La ragione di questo fatto co stante , è perfettamente esposta dal chiaro Napier nella sua guerra (iella Penisola ; it quale discorrendo delle operazioni dopo la battaglia di Veimero al i8o8 in Portogallo , dopo aver detto che i Francesi benchè battuti si riordinarono con celerità , malgrado le perdite e il disordine dei loro attacchi respinti , così dichiara voi. i pag. 338. u Non si può egualmente lodare il loro metodo ordi» nario di attaccare in colonna: questa maniera ha potuto . » riuscire con i Russi, gli Austriaci , ed i Prussiani, ma /' deve sempre mancare contro gl' Inglesi , ta cui infan-
io4 » teria è ferma, intelligente e disciplinata, per attendere i con calma le cariche del suo avversario , avendo di > più il coraggio di piombare su di esso con la bajonetta . » La formazione io colonna , è senza dubbio ottima per » ogni altra carica che quest' ultima ; ma come la Falange » Macedone era incapace di resistere allo sviluppano ento s delle legioni Romane , non altrimenti la colonna serrata » non può sostenere il fuoco e la carica di una buona » infanteria , protetta in linea dall' artiglieria. La ripu« gnanza naturale , che prova il soldato a marciare su » i suoi compagni morti o feriti il grido dei moribondi , i il fischio delle palle producono , secondo che le file i l' indeboliscono , il più gran disordine , particolarmente i nel centro della colonna d' attacco. La quale annuvolata » dal fumo, marciando di un passo poco sicuro, e stordita > dalle molte voci di comandi , di un gran numero di » uffiziali j non può vedere che cosa accade , nè fare » niuno sforzo per avanzare o ritirarsi senza accrescere la S confusione. In tale disordine gli sforzi , e 1' esempio di i coraggio non possono produrre niuua utilità ; il vigo» roso animo di qualche individuo non cagiona altro effetto » morale , che nella testa della colonna , la quale so» vente è ferma vittoriosa , mentre la parte , che le » succede fugge spaventata. Nondimeno le colonne , pru» dentemente adoprate sono l' anima delle militari ope» razioni ; perciocché in esse sta la vittoria , e sono egual» mente esse che assicurano la ritirata. Il segreto consiste » a saperle spiegare bene a proposito. ,1
Chiaramente si vede esposta la superiorità dell' esercito Inglese nelle battaglie difensive , e se 1' Autore dice che quell'ordine ha potuto riuscire contro soldatesche cotanto brave , come quelle che nomina vi deve essere una ra gione indipendente dal valore comune a tutte , nella quale si trova spiegata la superiorità degl' Inglesi , e dei loro alleati. Il che noi crediamo consistere nella scelta delle posizioni , nel modo artistico di disporre la difesa ; di cui altrove parlammo , e nell' efficacia de' fuochi , che sono il risultamento non solo dell' istruzione elementare , ma della bontà delle armi , le pietre a fuoco , e la polvere da sparo. Ed in effetto è conosciuto , che se una colonna perde maggior numero di soldati , il suo ordine è più subitamente sciolto, e con esso il sentimento della propria forza, del successo probabile. Togliete questo sentimento alla soldatesca più brava che sia ed (..sa soccombe. Tal' è la versatilità dell'essere umano. Egli è mestieri altresì richiamare alla n». moria ,- che le battaglie di Napoleone che han portato più ampi ri sultamene, non sono quelle in cui egli ha preso la iniziativa dell'attacco , ma quella'ove ha sorpreso il nemico in Flagrant delti siccome accadde a Ratisbona a Rivoli ,' ed Austerliz ed in tante altre, la quale opinione e sta; a con molta dottrina ragionata nel i2 voi. dell'Antologia sotto l' articolo intitolato del Flagrant delit ; vale a dire che Napoleone ha assalilo le truppe, quant' erano già in movimento, e solo l' attacco di qualche posizione è stato parziale. Al contrario alla Mosckow , come a Bautzeu i4
io6 e a Vurztchsen , le perdite sono state grandi , ed ì risultamene minimi. Nella prodigiosa battaglia di Averstat, i francesi si difendevano, ed i prussiani att,tocavano : se fosse l'opposto, ben diverso risultamento si sarebbe avuto. 11 che conduce a couchiudere, che per fare quella guerra con successo, bisognava che non si fosse obbligato ad attac care il nemico , anche in buone posizioni , dovendosi te mere che esso se si ritirava , veniva a riunirsi a forze superiori ; ciò che dava la impossibilità di esser battute a parte a parte. E questo fu cagione della necessiti) di attaccare i Prussiani a Ligny , e gl' Inglesi a Waterloo nel 1Si0: come nella Penisola Ispana la mancanza di sussi stenza ed il timore di veder l'esercito Inglese ritirarsi , de terminavano l'attacco in posizione, che offriva tutt'i van taggi. Laonde 1' offensiva degli alleati , ed in ispecie de gl'Inglesi dava maggior occasione di batterli in una fazione ài offesa ; nella quale essi perdevano la superiorità , ac quistandola i Francesi colla rapidità ed impulsione contro truppe in movimento. Per la quale cosa pensiamo , che nella campagna del i8i5 il piano di guerra, relativamente considerato, era ben stabilito, e rivestiva il carattere, che gli era insito. In quanto poi all'applicazione di siffatto piano al teatro della guerra , ed alla posizione del nemico. Ecco come lo Iomini si esprime pag. i44« Napoleone aveva quattro linee d' operazioni a sce» gliere ; poteva riunir le sue masse sulla sinistra verso i Valenciennes , e cadere per Mons sopra Bruxelles ,
io7 » piombare sull' esercito Inglese , e gettarlo su Anversa. » Al centro aveva la facoltà di dirigersi da Moubcuge » su Charleroi tra la Sambra, e la Mosa , e piombare » sul punto di riunione de' due eserciti di Bliichcr e di » Yeltington. A dritta poteva discendere la Mosa verso » Namur pesare sulla sinistra per togliero le coiuunica» zioni con Coblens e Colonia. In ultimo era possibile s discendere in fra la Mosa , e la Moscila per gettarsi » sul corpo di KJeist che covriva les Ardennes, e le cot um ideazioni dei Prussiani sul Reno. » Dopo ciò osserva , che l' ultimo partito non poteva condurre a niun importante risultamento , avendo a fare con un uomo del carattere di Bliicher ; e che in oltre si allontanava troppo dallo scopo; che un attacco sulla Mosa era più ragionevole perchè cosi non gettava Bliicher su Wellington , ed evitava quella riunione che bisognava e si voleva evitare ; che operare nel senso inverso per Mons produceva la stessa riunione che si temeva, riget tando Wellington su Bliicher. Napoleone dunque si tenne al divisamente di piombare sul punto centrale , ove po teva sorprendere Bliicher in Flagran t delit , e sconfig gerlo prima che Wellington potesse sostenerlo. L' osser vazione che 1' autore crede necessario ricordare è che Na poleone non aveva a combattere un solo esercito , capi tanato da un solo Capo, ma bensì due eserciti indipendenti , che avevano due basi diversi, essendo quella degl'Inglesi su di Ostenda ed Anversa , e quella de' Prussiani sul Reno e Colonia. Egli considera tale circostanza come
io8 decisiva, che assicurava a questa operazione centrale, tutto il successo derivante dall'aversi potuto separare i due eser citi all'apertura della campagna. Adunque Napoleone non poteva meglio fare sì per prepararsi alla guerra , e ai pel tempo in cui l' incominciò e pel piano a cui si tenne il migliore tra tutti quei ch' erano possibili a seguire. Pare quHdi che le tre prime quistioni sieno risolute a suo favore ; e che se egli pativa rovesci , non veni vano come conseguenze di errori , ma dalla dispro porzione de' mezzi , e dalla imponenza di condizioni. Riguardo all' ultima quistione di cui ora ci occupiamo , egli è mestieri determinare se il piano di guerra fu ben eseguito, e se gli errori produssero gli strepitosi avveni menti , che si svolsero con tanta rapidità ; se i fatti della esecuzione furono cagionati dal capo , o da' suoi luogote nenti ; e se il concepimento era sì sapiente e di un ca rattere di notevole distinzione; cioè, che non ostante gli errori e gli- equivoci indispensabili nelle guerre , avesse in se i provvedimenti come mettervi riparo, e cedesse soltanto ad una serie di errori , che si ripetevano in vece di corregersi. La prima e decisiva operazione, era la riur We dell'e sercito Francese nell' apertura della stagion campale , perciocchè dal modo come questa si eseguiva poteva ben giudicarsi se nell' ordinamento , e nel zelo dell' esercito , vi erano gli elementi propri ad eseguire gli alti conce pimenti del suo Duce ; essendo che ci ha operazioni mi litari , che non possono tentarsi , se non con truppe a
iog ciò specialmente adattate , ed osarle con altre che non lo sono è falso sistema che accelera la loro distruzione. Verità assai conosciuta esser questa si dirà , ma certa mente non è superflua ripeterla , essendo un errore che domina nella mente di molti ragguardevoli uomini di guerra che il successo sta nelle combinazioni , vale a dire nella parte speculativa dell'arte, e non nelle condizioni speciali di un esercito. Ecco come l'autore descrive que sta prima operazione , pag. i^6. 4 Quest' apertura della campagna fatta da Napoleone , 1 e questo suo primo disegno possono essere tenuti tra le j operazioni più straordinarie della sua vita. Nove corpi » d' infanteria e di cavalleria , accantonati da Lilla a Metz, » dovettero per mezzo di marcie abilmente nascoste con» centrarsi avanti a Charleroi nello stesso tempo che » giungeva la guardia partita da Parigi. Questi movit menti furono combinati con tanta precisione , che i2o » mila uomini si trovarono quasi magicamente riuniti » sulla Sambra al i4 Giugno. E soggiunge , che Wellington dava festa a Bruxelles , quando la mattina del i5 , credendo ancora Napoleone a Parigi , vide le colonne francesi disporsi a valicare il fiume ; ed il generale prussiano che teneva i suoi quattro corpi scalonati da Charleroi e Dinant e Liege non ne fu meno sorpreso , quando fu avvertito del pericolo che soprastava da due disertori dell'esercito francese. Risulta da questa esposizione , come la prima e più importante operazione si era eseguita con tanta maestria,
ii0 per quanto sapere e sagacia vi erano stati nel concepirla. E certamente un drammatico interesse si suscita nel vedere per quali incidenti tanti vantaggi decisivi avverati in tutte le guerre anteriori, non abbiamo olferto in questi risultamenti felici. Bisogna convenire , che indipendentemente dall'aspetto politico e dai risultanrenti morali delle lotte Ira le nazioni si desta nel cuore umano , un vivo interesse a vedere , come l'intelligenza ed il valore , qualità che danno al l'uomo una più alta idea della sua dignità , possono superar gli ostacoli , che il numero che è una forza ma teriale gli oppone; mentre l'uomo si sottomette alla forza bruta , ma non ha simpatia con essa , perchè non ha bi sogno di elevarsi , di esaltarsi per vincere. E benchè certo gli avversari di Napoleone, nei corpi, come negli eserciti non possono essere calcolati al pari dei soldati di Serse nò le Orde di Attila e Tamerla perchè possedevano tutte le virtù de' popoli inciviliti dove si erano coscritti ed erano animate da sentimenti nobili ed elevati e non ope ravano machinalmente , pur nondimeno la sola superiorità numerica , le numerose riserve che le seguivano , tutto dava l'interesse drammatico, e faceva protagonista di questa tragedia il duce francese , e il suo esercito. Tal' è l' impressione che riceviamo della relazione ch'esaminiamo. L' apertura della stagion campale non poteva essere più favorevole come ahbiam veduto , essendo l' esercito francese riunito , e quello degli alleati disperso ancora nei cantonamenti : ma questo primo vantaggio restava sle
rile se non se ne traeva partito colla celerità ; e per que sto intendiamo dire che bisognava assolutamente disgiun gere i due eserciti , e combatterli separatamente ; la qual cosa poteva menarsi ad effetto in due modi diversi. Primo, le due ali dell'esercito francese operando rapi damente in modo da occupare Sombref e Quatrebras , punti che separavano Wellington da Bliicher i quali , per comunicare tra loro , cran costretti di operar dietro della linea , ed in conseguenza percorrere un maggiore spazio , ei\ impiegarvi un tempo maggiore di quello che vi vorrebbe per sostenersi vicendevolmente. I diversi cor pi dell'esercito francese , che operando per la linea più corta prevenivano gli alleati nei due punti importanti in dicati nel giorno i6 avrebbero allora a lor favore i due più considerevoli elementi della guerra , lo spazio , ed il tempo ; vantaggio questo che compensa il numero, si che chi è in questa condizione inferiore , può nondime no esser superiore sul campo di battaglia numericamen te, in caso che gli avversari non si riuniscano: tenendo a bada uno degli eserciti , e combattendo offensivamente l'altro con la riunione della riserva all'ala operante come accadde. 2.0 Esservi eziandio la possibilità e la speranza di spin gere le due ali su i diversi scaloni degli alleati nelle due direzioni di Bruxelles e Namur , e batterli successiva mente secondo che s' incontravano. Così senza correre la sorte di una battaglia , ottenere il risultamettto con una serig di. combattimenti parziali e successivi , ove le
forze francesi riunite dovevano facilmente conservar la superiorità sulle frazioni degli alleati , che si presentava no b ic divamente per essei : combattute. Le quali se volevano evitare questi pericoli , dovevano concentrarsi sull' ultimo scalone di ogni esercito , e perciò abbando nar tutto lo spazio intermedio tra la Sambra , Bruxel les e Namur , base de' due eserciti. Oltre l'effetto morale che risultava dall' abbandono di questo spreto , vi era pure quello strategico che separava sempre più i col legati a proporzione che la loro riunione era stabilita sull' r'timo scalone. La qurl fazione , aumentando le di stanze e gli ostacoli , accresceva le difficoltà di sostenersi nell' operare , e lasciava ai francesi tutt' i vantaggi della linea interna , che li facilitava a batter I' :nimico sepa ratamente , portando alternativamente la loro riserva al sostegno delle due ali. Ma per ritardo nei movimenti , dopo passata la Sam bra il i5. , l'ala dritta non potè occupare Sombref nè la sera nè la mattina del i6. , siccome Ney con la sinistra non aveva potuto occupare Quatrebras , tenuto da una sola divisione Belga. Quest'avvenimento era tale, che rendeva impossibile menare ad effetto il secondo mo do indicato di rovesciare i corpi l' uno sull' altro , prima che si riunissero. In effetto l'esercito prussiano si riunì rapidamente ed ebbe 8o. mila uomini in linea; e quello inglese meno avanzato nella riunione potè difendere il suo posto di Quatrebras , perchè i suoi scaloni arrivavano successivamente sul campo di battaglia. Fatla questa ri
conoscenza , che presentava l' esercito prussiano in batta glia . in fra Tangrine e Sombref sulla strada di Namur , vi era ancora possibilità per i francesi di combattere i prussiani con vantaggio traendo una parte dell' ala sini stra a questa battaglia. A tal modo il ritardo certamente fatale dell' occupazione del posto di Quatrebras, offriva il vantaggio di far concorrere Ney all'attacco contro Blucher. Ma stando qui il nodo degli avvenimenti , non possiamo far meglio , che lasciar parlare l' autore : Ecco come di ce , pagina i66. » La riconoscenza essendo terminata all' una pomeri » diana, Napoleone poteva scegliere tra tre partiti. s i.° Arrestare il movimento di Ney , dar ordine alla » cavalleria di Kellerma n di prender posizione a Frasne » per covrir la strada di Charleroi , ch'era la linea di » ritirata , poi spingere le sette divisioni de' corpi di » Reille ed Erlon, per la strada romana su Marbaix affin » di girare Blucher, e prenderlo alle spalle, nel mentre .» che Napoleone lo attaccava di fronte. » 2.° Prescrivere questo movimento al solo corpo di » Erlon , lasciando quello di Reille con la cavalleria di » Kellerman difensivamente a Frasne e Quatrebras, per » osservare il nemico e covrire la strada di Charleroi. » 3.° Prescrivere al contrario a Ney d'impetuosamen» te piombare su tuttociò che vi era a Quatrebras e ri» gettarlo su Gemapes nella direzione di Bruxelles , ed » indi operando un cambiamento di direzione a dritta , » ribattersi su Brix. nella direzione di Namur. » i5
Iti L' autore osserva che sotto l' aspetto tattico il primo de' tre partiti era al certo quello che avrebbe dato i più grandi risultamenti , ma che Napoleone aveva spinto Ney su Quatrebras , tanto per impedire le truppe inglesi di recarsi sulla strada di Namur in sostegno dell' esercito prussiano , quanto per covrire la sua linea naturale di ritirata su Charleroi ; e molto gli costava di rinunziare a questo doppio vantaggio , abbandonando una sì impor tante comunicazione a piacere del nemico , non lascian dovi che della cavalleria. Ciò fermato , il secondo par tito poteva essere adottato , mentre covriva sufficiente mente la linea di ritirata , e lasciava dalle forze bastevoli per oltrepassare l' ala dritta di Blucher. Purnondimeno Napoleone diede la preferenza al terzo modo di operare , avendo senza dubbio la speranza , che l'ordine inviato alle ore 9. del mattino del i6. per mezzo del gene ral Flahaut sarebbe stato immantinente eseguito. Quando la riconoscenza era terminata , e che Ney una volta renduto padrone di Quatrebras avrebbe potuto venire con più sicurezza alla disfatta di Blucher , allorchè aveva bat tuto gli Anglo-Belgi, ch'erano ad essi opposti. L'auto re soggiunge, che qualche incertezza vi fu nello spirito di Napoleone, e lo deduce dal dispaccio del maresciallo Soult, al M. Ney delle 2. dopo mezzodì da Fleurus; per cui a quell' ora avanzata , non solo non era cominciata la battaglia , ma se ne fissavano le disposizioni a' corpi ch' erano a distanze positive. E però la parte più impor tante della giornata del i6. erasi passata , senza aver
1i$ nulla di decisivo operato ; e mentre Napoleone credeva poter combattere vantaggiosamente i prussiani , Ney do po aver battuto gl' inglesi , veniva a tempo per compire la vittoria , ma non per procurarla con la sua coopera zione. Accadde dunque, che tra le ore due e le tre Napo leone cominciò l' attacco contro i prussiani , battaglia parallella ove si trattava di forzar dei villaggi , ch' erano ripresi dalle riserve alternativamente , ciocchè prolunga va il combattimento , lo rendeva sanguinoso per le due parti , ma sterile per i francesi , che nulla decidendo dava il vantaggio ai prussiani , ai quali bastava non es sere distrutti , per avere col benefizio del tempo , quello di potenti soccorsi , che mancavano ai francesi. In fine Napoleone non vedendo giungere Ney verso la sera fece caricar la guardia , e con questo sforzo restò padrone del campo di battaglia ; ma l' Esercito prussiano, benchè avesse sofferto gravissime perdite , evitò la sola decisiva ch' è quella di perdere l' ordine , e la facoltà di rinno vare presto il combattimento. . Intanto che cosa era acca duto? Ney aveva ricevuto l' ordine dal generale Flahaut, aveva , sembra , più tardi attaccato Quatrebras , ch' era stato rinforzato; laonde con le sue tre divisioni non aveva occupato quel punto, non poteva seguire l'ordine ricevuto di piombare su i prussiani, perchè questo supponeva che aveva battuto gl' Inglesi , ciocche non era e sperava farlo con impiegare il corpo d' Erlon , che seguiva quello di Reille , quando non trovò il corpo di Erlon , ch'era im pegnato nella direzione di Brix, da ove lo fece richia-
ufi mare por marciare su Quatrebras al suo soccorso , cioc che il conte d' Erlon esegui , lasciando la sola divisio ne Durutte nella prima direzione che aveva preso verso Brix. Ora come ciò era accaduto, si spiega così: I replicati ordini di Napoleone a Ney alle ore due, e alle 3 meno un quarto, ( l' ultimo dei quali fu recato dal generale Lobe doyere ) fecero si , che per non perder tempo, incontrando il corpo d'Erlon , gì' imposero di marciare per Valleperin, su Brix a fin di cominciare l' esecuzione di ciò che era prescritto al M. Ney ; »ia costui ignorando come si era disposto delle truppe sulle quali contava, e persuaso,' che per lui la missione principale era quella d'impadronirsi di Quatrebras e poscia di cadere su i prussiani, divenuto ciò ineseguibile per il tempo trascorso riohiamò d'Erlon, il quale obbedì al suo ordine, ma per non contrariare in tieramente l' altro , lasciò una divisione del suo corpo , per figurare almeno il movimento ch' egli doveva ese guire con tutte le sue quattro divisioni. Ma il tempo pas sava e Durutte non osò avanzarsi fino a Brix temendo le conseguenze di trovarsi ingolfato di notte in mezzo al l' esercito prussiano. Erlon giungeva troppo tardi a Qua trebras, quando il combattimento era finito la notte avan zata , la posizione era conservata da Vellington e Ney aveva molto sofferto. Si può quindi conchiudere , che i risultameli di que sto primo . periodo furono i seguenti. i.° Che i ritardi del j5 e del i6 avevano ridotto la
"7 quistione a dar battaglia decisiva ai prussiani , e tenere a bada gl'Inglesi. 2.° Che la battaglia ai prussiani fu data , vinta , ma senza che fosse decisiva , e per ottenere questo picciolo risultamento Napoleone aveva dovuto impegnar la guardia. 3.° Che Ney privato di una mela delle sue forze, non aveva potuto scacciare gl'Inglesi da Quatrebras , ed an cor meno concorrere al successo contro i prussiani. 4-° Che il corpo d'Erlon sommesso ad ordine e contr' ordine non operò nè a dritta , nò a sinistra , e pas seggiò inutilmente nelle due direzioni. Or certamente sembra , che il piano di campagna era' mancato , mentre su che si fondava la sua riuscita? Sulla sorpresa dell' esercito nemico e sulla occupazione de'punti che dovevano rendere le sue comunicazioni difficili. Gli alleati avevano conservati questi punti, e con tutt'i van taggi che ne derivano. In ultimo portando una massa di forze sul primo esercito riunito da invilupparlo , e fargli subire una di quelle catastrofi che mettono un esercito ' fuori d'osservazione per qualche tempo. Intanto avvenne il contrario , giacche ben lontano , che i Francesi aves sero combattuto con .l' istesse truppe gl' Inglesi e i Prus siani ebbero un quinto dell'esercito che non combattette nè l' uno , nè l' altro. S' immagini uua simile combina zione a Costiglione , o a Rivoli, e le campagne d'Italia sarebbero state tutt' altra cosa. Or sembra che anche un uomo comune poteva conchiudere che Napoleone avendo perduto l' occasione di portare tal colpo da fare un
«8 grand' effetto in Francia ed in Europa , e ristabilire un po di equilibrio tra le forze proprie e quelle degli al leati, doveva soccumbere , perchè il tempo era contro di lui e propizio ai suoi avversari. E questo giudizio na turale , e ancora arrischiato giacchè quel piano di guerra era sì altamente concepito che quantunque non riuscito lasciò purtuttavia delle speranze , dappoichè vi volevano altri errori ed altre circostanze per produrre il gran disa stro; e qui si vede il merito del concepimento che poteva sopportare errori e disgrazie senza perdere fondata spe ranza. E facile da ciò dedurre che il mezzo di riparar gli errori , e le fortuite circostanze che avevano viziato l'e secuzione delle operazioni , era di trarre un celere par tito della giornata del i7 sulla quale era indicato il dop pio scopo d'inseguir vivamente con l'ala dritta Blucher, ed allontanarlo sempre più da Wellington, e da un altro canto rinforzare Ney con la riserva per combattere gl'In glesi , e rigettarli nella direzione di Bruselles opposta a quella di Namur seguita dai prussiani. Perocchè la supe riorità numerica degli alleati restava intatta non ostan te la vittoria riportata a Lignì il i6, che se fece molto soffrire i prussiani , non li disordinò al punto di non poter cooperare con gl'Inglesi, e l'esercito francese non solo aveva fatto perdite gravi , ma aveva dovuto impegnar la guardia , ciocchè non aveva mai fatto nelle campagne anteriori fino a quella del i8i 3, ove solo qual che distaccamento aveva caricato. Ciò fissato vedremo
d' appresso l' autore , se si tirò tutto il partito di questo giorno decisivo del i7, che per la celerità dei movimenti, che si sarebbero operati , si doveva impedire che la su periorità numerica degli alleati operasse ,d' accordo , cioc chè rendeva inutile tutte le operazioni precedenti , e la sciava ai coalizati tuffi loro vantaggi. L'Autore, dice, che non s' insegui rapidamente Blucher nella direzione di Namur il i7 , e che Grouchi, che aveva 6 divisioni, e un corpo di cavalleria per seguirlo , non si mosse che tardi -nel giorno i7 sia per far riposare le truppe, sia perchè ricevette tardi le istruzioni precise di seguir la dire zione di Namur, e della Mosa. Non ostante che il Grouchi sostiene che avesse fatto osservare che questa direzione l'allontanava troppo dal grosso dell'esercito, la sua osservazione fu seccamente respinta da Napoleone, il quale nelle sue memorie , afferma che aveva verbalmente ordi nato a Grouchi di non perdere le tracce de' prussiani , mantenendosi costantemente in fra essi e la strada di Bruselles , che Napoleone si accingeva a seguire. Il generale Iomini soggiunge ch' è difficile giudicare una questione fondata su asserzioni verbali dalle due parti, e prive di documenti uffiziali unici a poter dare elementi a chi giudica. 11 tempo perduto sul campo di Ligni ritardò come era naturale la riunione della riserva con Ney nella di rezione di Bruselles ; e così l' autore si esprime a tal riguardo j pag. i86. » Lasciare la mattina del i7 a Wellington per ricono» scere la sua posizione era un errore più reale , che
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iao s quello di aver lasciato a Blucher il giorno i6, come 1 si era fatto , diremo più tardi quali ne furono le conse» guenze. Senza alcun dubbio Napoleone dovette avere dei » motivi importanti per rassegnarsi a questo ritardo, che » non poteva essere che funesto , ma questi motivi non » sono a nostra conoscenza. In effetto Wellington conobbe alle ore 8 della mattina del i7 che Blucher era stato battuto a Lignì; per cui prese le sue disposizioni per far ritirare i suoi equipaggi e met tere in ritirata l'esercito inglese, non avendo la posizio ne di Quatrebras, l'istessa importanza che aveva il gior no prima , ciocchè risultava -dalla posizione dell' esercito prussiano. Il suo scopo era di evitare un combattimento parziale , e ritardando il movimento del nemico con la sua retroguardia , guadagnare una posizione che covriva Bruselles da dove contava ristabilir le comunicazioni con Blucher , e decidersi a combattere ivi , o ritirarsi , se condo che il generale prussiano si obbligava a cooperare, e soccorrerlo ; per cui esso diveniva porno e Blucher ala marciante. Napoleone non giunse che alle ore io. in pre senza degl'Inglesi, cioè della retroguardia di cavalleria che sostenne la ritirata con calma e vigore. I torrenti di pioggia ritardarono i movimenti dei Francesi , e non fu che verso le ore 3 che Napoleone riconobbe che gl' Inglesi e gli alleati avevano presa una posizione avanti la Fore sta di Soignes , e che vi era l' esercito tutto , non una retroguardia , come si era creduto prima. Il tempo era cattivo , l' artiglieria aveva somma difficoltà iu un terre
i2i no stemperato a seguire i movimenti della truppa fatica ta ; per coi Napoleone si decise ad attendere l' indoma ni per attaccare gl'Inglesi. La sola idea che lo preoccu pava era che Wellington potesse nella notte evacuar la posizione, e cosi riaccostarsi alle riserve, comunicare con Blucher , e togliergli l' occasione unica di combattere il Duce Brittanico isolatamente. Intanto Grouchv aveva perduto le tracce dell' esercito prussiano , che aveva la sciato la direzione della Mosa per prendere quella della Dyle , ed aveva lasciato un sol corpo sulla prima dire zione per covrire il suo movimento e trarre in errore Grouchy. Una volta , che questo movimento fu operato nel i7, Blucher spinse il grosso dell' esercito prussiano dalla di rezione di Namur in quella di Vavres, e con una marcia diagonale si trovò al livello della posizione di Wellington: le sue comunicazioni furono riaperte, talmente che inviò dal generale inglese il suo capo dello stato maggiore per impegnarlo ad accettare una battaglia difensiva , sulla spianata del monte S. Giovanni innanzi al bosco di Soignés, assicurandolo che egli sarebbe venuto al suo soccorso sboccando sul fianco dritto dei francesi , ciocchè metteva questi nella più trista posizione, mentre Thielman attirava Grouchv sulla Mosa, e perciò lontano dal campo dove si decideva la sorte della guerra. La pioggia del gioruo i7 rese impossibile a Napo leone di attaccare gl' Inglesi prima delle ore i i del gior uo i8. Del resto egli era ben contento di trovarsi là , i6
e spedi ordini diversi ■ Grouchy per rivenire dalla sua prima direzione , passar la Dyle , e concorrere al suc cesso della battaglia. Napoleone era inferiore di un quarto delle forze Inglesi , e non poteva avere su di essi la su periorità numerica , menochè non fosse rinforzato da Grouchy qualche ora prima che Blucher fosse venuto a rinforzare Vellington. Un' osservazione si presenta , e può dirsi , che quando de' grandi avvenimenti sono circoscritti nei loro risultamenti capitali da un calcolo di ore, e che ogni più vol gare incidente può mutare ogni cosa e dominare gli even ti , quando infine tutte le combinazioni del genio possono essere inutilizzate da un carro che si rovescia , e che arresta la marcia d'una colonna allora l' intelligenza più alta, la volontà più forte, il coraggio più fermo, non sono qualità che decidono degli avvenimenti , ma sono supe rate da fortuiti e meschini accidenti , che spesso dipen dono dalla incuria degli uomini meno importanti , per il loro rango e pel loro merito. Che ciò fermato è vana pretensione umana , di voler sottomettere a regole fisse tuli' i fatti, e che la previdenza è una pura pretensione in generata dall'orgoglio, ma smentita dalla storia. E certa mente in tal condizione 1' influenza dei pregi , che più elevano l'umana dignità, perde il suo prestigio, il caso diviene il regolatore del mondo. Ma osservato da un altro aspetto è degna della massima ammirazione la scienza del gran capitano , che ha potuto calcolare , tfe mosse di una macchina, composta di esseri dotati d'intel
i*3 ligenza e di volontà, da rendere le complicate operazioni della guerra suscettibili del calcolo quasi esatto , che si applica alla marcia dei corpi celesti! Non è forse sublime questo sforzo dell'uomo, che preoccupato di più alti inte ressi e di vive passioni di pene, privazioni, e pericoli, conserva tanta intelligenza, e tanta pacatezza di animo, da calcolare i movimenti di un esercito con l' istessa tran quillità con cui un sapiente calcola nel suo gabinetto un problema di matematica , o risolve una quistione di scienza naturale? £ non è sfuggita all'umanità in niuna epoca quanto era elevata questa missione del gran Capi tano. In effetto per una istintiva disposizione i grandi io guerra sono stati dall' opinione situati in una regione ele vata superiore ai più alti sapienti , perchè si è tenuto conto delle difficoltà , che dovevano sormontare , e so prattutto quella del tempo , che è secondario per lo scien ziato , che nulla perde sciogliendo un problema , un anno prima o dopo, mentre è necessità di un Duce, che ha l' obbligo di ciò fare in periodo determinato che uno passato, rende inutile le più alte escogiiazioni. E questo fenomeno è stato fatto più chiaro e certo in questa cam pagna di cinque giorni , che ha tanto influito su i de stini del mondo incivilito! Riverremo su questa idea. Rientrando nel nostro subbietto , abbiamo lasciato gli Eserciti in presenza la mattina del i 8 , avendo l' Inglese per iscopo di conservare la sua posizione per attendere i Prussiani , e il Fraucese quello d'impadronirsi di questa potizione , pria che quelli giungessero , e compire la
i24 vittoria con l'atteso arrivo del Grouchy. Certamente le difficoltà che fecero ritardare l'attacco dei Francesi fino alle ore n , fecero perdere circa quattr'ore preziose , che potevano dar loro il vantaggio di forzare la posizione pria dell'arrivo de' Prussiani , ed indi mettere questi tra l' Esercito vincitore e Grouchy se lo prevenivano , e che certamente li seguiva. Di qui veniva una doppia vittoria in un giorno , e forse unica nei fasti militari. Ma questo ritardo fu tutto al vantaggio degli alleati : avendo inco minciato le operazioni solo quattro ore più tardi il pro blema era divenuto ben difficile a risolversi da Napoleo ne. Or perchè chiaro apparisca la possibilità di conser vare o d' impadronirsi della posizione nemica , si rende necessario di descrivere sommariamente l'ordine di battaglia de' due eserciti. Ecco come si esprime l'Autore pa gina ig5. t Napoleone aveva riconosciuto la posizione dell' av» versano , esso occupava in avanti del Monte S. Gio ii vanni una bella piatta forma , la cui inclinazione a » spalto scovriva tutte le mosse de' Francesi. » La dritta si estendeva fino Braine Leaud, e un cor» po Nerlandese di i5. mila uomini era ancora distac» cato ad Hall per covrire la strada di Mons a Bruxel» les. La posizione per se medesima aveva de' grandi » vantaggi difensivi , mentre i villaggi di Braine , di » Murlais, il castello di Hougmont , la Haie Sainte , la » Haie Frischemont formavano come altrettanti bastioni 11 avanzati che impedivano, che la linea fosse abbordata.
i25 » Ma essa si trovava con le spalle al vasto bosco di Soi» gnes. Ora Napoleone pensava che s' è un vantag» gio per una retroguardia di essere cosi postata , giac» che lo stretto protegge la sua ritirata , ciò non è lo ji stesso per un intiero esercito , con il suo immenso mad feriale , e la sua numerosa cavalleria , non avendo al» tra uscita , che una strada angusta , e due traverse , » ingombrate dai parchi , e dai feriti , per cui credeva » di aver tutte le probabilità a suo favore. » Fissata la necessità di dar battaglia e la certezza di dati favorevoli per riceverla pienamente , si trattava di determinare le operazioni essendovi tre metodi a sceglie re. I quali erano : i.° Attaccar con la dritta per schiacciare la sinistra degl' Inglesi , e mantenersi a tal modo in relazione di retta con Grouchy , vietando la riunione dei due eser citi nemici. Ma si faceva osservare che per guada gnare in massa la sinistra nemica , bisognava in un paese coverto estendersi molto , in maniera che si sco vrisse la linea di ritirata , ciocche avrebbe prodotto una disfatta irrimediabile. Ad evitare ciò , restava a Napo leone un partito intermedio , e questo era di rinnovare le manovre di Wagram e della Moskova , vale a dire di assalire la sinistra , e sfondare il centro simultanea mente , sistema considerato migliore fra tutti per le bat taglie , e che gli era sovente riuscito. Aprire unicamen te il centro , è tanto difficile , quanto pericoloso , salvo che non sia il punto debole , e sfornito come ad Auster -
ia6 lizt , a Rivoli , a Montenotte ; ma fare sforzo su di una ala , sorpassarla , e nel medesimo momento piombare con una massa al punto ove quest' ala si rannoda al cen tro , è una operazione sempre vantaggiosa , quando è bene eseguita. Ecco ciò che dice l' autore. » Napoleone risolvette tentarlo , purnondimeno in vece » di riunire il grosso delle masse , come alla Moskova , » le diresse sul centro , l' estrema sinistra non dovette d essere assalita , che dalle divisioni , che formavano la » dritta del corpo di Erlon , che attaccherebbero Pape» lotte , e V Haje ; Ney dovette condurre le tre altre di» visioni alla dritta de l' Haje-Sainte , il corpo di Reille » appoggerebbe questo movimento a sinistra della strada a di Monte-San Giovanni , e le divisioni Bachelu , e » Foy Ira questa strada , e il casolare di Hougomont , j avrebbero attaccata la divisione di Girolamo diretta da » Guilliminot , essendo questo il punto saliente della lis nea , che Vellington aveva fatto perciare di feritoie, » ed ove aveva situato le guardie Inglesi. Il conte di Lo» beau con il 6.° Corpo , e una massa di cavalleria se» guiva in terza , e quarta linea , al centro a dritta e » sinistra della strada , per appoggiare gli sforzi di Ney » su l' Haja Sainte. In ultimo battaglioni della Guar ii dia , e i Corazzieri del duca di Valmy seconderebbe» ro in un' occasione l' urto decisivo in quinta e sesta i linea. Tale fu il piano , che moltiplici incidenti disorj dinarono , e che Napoleone può senza pericolo offri » re all' esame de' maestri dell' arte. «
«»7 Questo è il punto di tattica esposto pienamente dall'Au tore , e considerato come riunendo tutte le condizioni per le quali un esercito inferiore poteva riportare una segnalata vittoria , sa di uno superiore. Imperocchè era naturale, che superato l'ostacolo della posizione , il ne mico dovesse fare una ritirata per una stretta di dove era dominato da chi aveva occupato la spianata del Monte Saint-Giovanni ; ciocche rendeva difficile far ritirare l'ar tiglieria , e gli equipaggi in una stretta sotto il fuoco nemico. E certamente il Duce Brittanico poteva essere censurato dai maestri dell'arte , se nello scegliere il suo campo di battaglia , non avesse contato sull'arrivo de' prussiani , che sviluppandosi sul Banco dritto dell' eser cito fraucese , decidevano la quistione per la superiorità numerica , e per il vantaggio del luogo in cui si spiega vano. Allora la posizione scelta dal generale Vellington perdeva tutte le condizioni che la rendevano falsa , dive nendo il perno di un ordine di battaglia offensivo , con la cooperazione sicura de' prussiani. Ma perchè Napoleo ne traesse partito delle sue disposizioni , vi volevano due cose. r.° O ch'egli superasse la posizione prima dell' ar rivo de' prussiani. 2.° 0 che Grouchy si presentasse sul campo di battaglia prima dei prussiani, e facesse l'effet to che quei si proponevano sulla siuistra Inglese , come essi volevano farlo sulla dritta de' francesi. Riassumen do questa operazione , era come lo sono sovente quelle della guerra decise cioè dal tempo. La pioggia dei giorni precedenti che aveva stemprato il terreno fe'si che un'at
i28 tacco il quale doveva cominciare alle sette , cominciò ap pena alle undici. Queste quattro ore in cui si poteva disporre di tutte le forze , sembravano ed erano in fatti bastevoli per forzare gl'Inglesi ad abbandonare la loro po sizione. La combinazione de' coalizzati era allora rotta , e l' esercito prussiano anche giungendo , si trovava espo sto all' urto del maggior numero delle truppe francesi inseguito da Grouchy, e poteva subire uno di quei disa stri che rendono un esercito incapace di operare durante il resto della campagna , perchè perde il materiale , e l'ordinamento , che costituiscono la sua forza. Il gran problema era sciolto in un modo brillante nel battere appieno e in quattro giorni un esercito forte quasi al dop pio per numero di combattenti. Non ci dilungheremo a descrivere la battaglia, perchè troppo famigliare ai nostri lettori che invitiamo del resto a leggerla nell' autore che l'ha perfettamente descritta, e ci limiteremo a riassumerla. Reille fece sforzi che non produssero effetti decisivi sulla dritta inglese , pei ritorni offensivi di questi , co ronati dal successo; Ney al centro , ed Erlou alla dritta, benchè operassero con molto vigore , trovarono una re sistenza difficile a sormontare per ir vantaggio della po sizione , la disposizione delle truppe , la loro solita intre pidezza , la superiorità numerica , e le difficoltà che il terreno offriva agli assalitori per condurre l' artiglieria. Risultò da questo primo periodo della battaglia che senza impegnare le riserve. , era impossibile superare la
tag posizione. A fare ciò bisognava poter disporre di esse con sicurezza , vale a dire , che non fosse necessario con servarle , per riempire il secondo obbietto della loro di sposizione, qual' era quello di spiegarsi in potenza sul fianco dritto, onde proteggere l'attacco contro gl'in glesi. Ma appunto quando il fi.» corpo avrebbe potuto rinforzando Ney, facilitargli la vittoria, fu necessario insie me ad una parte della Guardia, inviarlo presso i prussiani, dappoichè la cavalleria spedita a riconoscerlo , aveva se gnalati quelli come prossimi a giungere sul campo di battaglia , ed essere non Grouchy come si era creduto , e sperato , ma i nemici che venivano. Ora da que sta mevitabile distrazione di corpi , non vi restava per estremo sforzo , che la riserva di cavalleria , arma poco adatta all' attacco di una spianata, e la guardia che bi sognava conservare per ultima speranza. Purnondimeno tal' era l' urgenza della circostanza e delle ore , che Na poleone si decise al partito estremo di rinforzar Ney con la riserva della cavalleria , e far la guardia sostegno di essa ; disposizioni che provano la trista circostanza in cui si trovava , mentre si mettevano in linea tutte le for ze , fin dal principio di un'accanita battaglia. Ed ecco come 1' autore descrive questa grande scena guerriera dell' attacco di Nej rinforzato dalla riserva di cavalleria , operata at momento in cui il corpo di Bulov sboccava su Frischemont alla dritta de' francesi, i II Maresciallo Ney che conservava i posti acquistati, $ Haye Sainte e Papelotte, si trovava nondimeno isolato *7
i3o » a causa della fisonomia degli attacchi del general Reille * all' interno del castello di Hougomont, e domandava con i istanza de' rinforzi : in mancanza d' infanteria Napoleoj ne gli destinò i corazzieri di Milhaud. Wellington dal » suo canto incoraggiato dagli attacchi di Bulov , e rin» forzato dalle truppe della sua estrema dritta, aveva con» cepito il disegno di rimettersi in possesso del bosco di J Hougomont , e del casolare di Haye Sainte, ed a questo » fine aveva lasciato gli Annoveresi, e gl'Inglesi del ge» nerale 1ll onde eseguire tal possesso. Nell'istesso tempo 1 il maresciallo Ney le cui truppe molto soffrivano dal » fuoco nemico , vedendo la cavalleria leggiera della sua j dritta respinta dagl' inglesi , cercò d' impadronirsi a i qualunque costo della spianata del Monte Saint Gio* vanni , spingendo i suoi bravi corazzieri sul centro » de' coalizzati. Questi corazzieri avendo incontrato gli I Annoveresi in marcia per Haye Sainte, si precipitarono > su di essi , distrussero un reggimento , s' impadroniroj no dell' artiglieria sul fronte nemico , e ruppero un I quadrato della legione Allemanna , ma tentarono senza i successo far lo stesso con altri. Il nemico formato 1 in quadrati per reggimenti , raccolse i cannoni , e » i cavalli d' artiglieria , e con un fuoco nutrito rese » vani gli sfoni di questa eroica cavalleria , che caricata j indi dalla cavalleria inglese del generale Sommerset , ) dovette pensare a riunirsi, e lo fece con audacia sotto i il fuoco stesso del nemico. Bisognerebbe imprestar le i forme dall' epica , per avere le espressioni le più poeti
i3i s> che , e narrare con qualche verità i gloriosi sforzi » di questa cavalleria e l' impossibile perseveranza dei » suoi avversari, s In questa congiuntura l' autore cita Lord Wellington per avergli detto che non avea mai veduto nella sua lun ga carriera uno spettacolo più imponente che gli attac chi di questa cavalleria. Il generale Foy dice nella sua opera sulla guerra della Penisola , che i battaglioni in glesi , cAe resistevano a questo urto , parevano aver la loro radice nella terra. Doppia testimonianza , che non può far dubitare del valore spiegato da ambe le par ti. Ma questa carica non riusci ; la cavalleria francese dovette lasciare 6o cannoni che aveva preso , e pro tetta dalla guardia cercava un appoggio per riordmarsi quasi ai piedi del monte. Questo temerario tentativo aveva fatto il successo possibile ; ed ecco come l' autore dice , nella supposizione , che la carica fosse riuscita in tieramente. » Si pu,ò del resto giudicare , che cosa sarebbe ac1 caduto di queste belle cariche , se il corpo di Lobeau )> avesse potuto seguire i corazzieri al passo di corsa ap> poggiati dalla giovine guardia , in vece di essere im» pegnati verso Plancenois per arrestare i prussiani. I » testimoni oculari hanno attestato , che il disordine co » minciava ad introdursi nelle file delle truppe alleata , t e l'allarme si era sparso sino a Bruselles. » Risulta dalla descrizione, e dall'opinione dell'autore, che la cavalleria non poteva che preparare il successo ,
1 Ss ed era molto ; ma non conservarlo , e completarlo , sen za l' appoggio dell' infanteria. Però ne risulta , che a mezzogiorno era possibile quel risultamento , perchè Bulov non comparve che tre ore più tardi , mentre alle i>. era impossibile , quando non vi era più ne il 6.° corpo; nè la giovine guardia disponibile. Oltre a che biso gnava fare alle ore 5. quello sforzo con l' infanteria della guardia , che si tentò alle ore 7. , e che non riusci nè potea riuscire , essendo Blucher anche sboccato sulla dritta francese ; percui aveva sul suo fianco spiegato un eser cito superiore a quello francese che aveva perduto molta gente contro gl'inglesi. Era quindi impossibile, che i4o. mila uomini riuniti, postati bene per difendersi ed attendere, non avessero pienamente vinto 6o. mila uomini spossati. L'autore trova temerario e intempestivo quest'ultimo at tacco, ove fu rotta la gloriosa riserva che sola doveva servir come .punto di riunione e di sostegno nella riti rata , cioè la vecchia guardia. Purnondimeno dice , che Napoleone si lusingava, rifiutando la sua dritta e facendo un ardito cambiamento di fronte , abbandonar la sua linea d' operazione per Charleroy , perdere le comunica zioni con Grouchy , e prenderne un' altra sulla strada di Nivelle. Quest' operazione, la quale secondochè sostiene l'autore lasciava un successo possibile benchè difficile, non era più eseguibile , perchè mancava il tempo necessario per riunire la guardia intiera , ond' è che solo quattro battaglioni caricarono , e che già il disordine cominciava tra la cavalleria , e la divisione Durutte circondata dalle
i33 numerose forze inglesi. Risultò da queste circostanze l'im possibilità d'impadronirsi della spianata di Saint Giovanni coi quattro battaglioni della guardia posti a disposizione di Ney. Respinta quindi la guardia, i prussiani serravano, e sorpassavano la dritta francese , priva di riserve. La rotta ne fu la conseguenza , mentre il cambiamento di fronte , pel quale si rifiutava la dritta , evoluzione deli cata setto il fuoco nemico , divenne impossibile , poichè mancavano il tempo e le riserve necessarie a covrire tal movimento. Non è di/Beile concepire che l'esercito francese in que sta critica posizione, fu rotto e perde il suo materiale; e che se fosse stato vivamente inseguito, (come lo fu dopo la riunione di Blucher, e Vellington fatto alla Belle Alliance ) avrebbe avuta una grande difficoltà a riordinarsi, per difendere il territorio francese , e covrire Parigi, ri tardando la marcia degli alleati. Una volta indicate le circostanze della battaglia , che decisero del suo esilo , ci resta a dir per quali combinazioni Grouchy non potette nè ritenere i prussiani loniani dal campo di battaglia , nè prevenirli su questo. E come qui risiede il nodo della quistione che ha dato luogo alla polemica che dura da 28. anni , entreremo- in qualche particolare appoggiandoci alle parole dell'autore. Il generale Jomini dopo di aver indicato le differenti dire zioni che Grouchy dovea prendere per conservare la linea in terna, vale a dire per poter con movimenti più corti passare la Dyle e giungere prima dei prussiani sul campo di battaglia
i34 ove si decideva la gran quistione , conviene che i movi • menti furono lenti per parte dei francesi. Nè ciò solo ; ma che il loro generale stando letteralmente alle sue istruzioni , seguiva i prussiani alla coda, e non cercò di spingere una parte delle sue truppe sul fianco dritto della loro direzione , per ritardare la loro marcia ; operazione dilicata senza dubbio , ma la sola che offre grandi risul» tamenti quando s' insiegue il nemico. L'autore dimanda : se verso le 3. ore Grouchy fosse arrivato a S. Martin de Maustier , ed avesse attaccato Thielman ( che covriva il movimento di Bulov, e Blucher ), forzato questo, che cosa avrebbe dovuto fare Blucher? Seguire Bulov, o ritornare indietro a sostenere Thielman ? Egli afferma che il Duce prussiano aveva a scegliere tra tre partiti. i.° Retrocedere senza esitare sulla strada che conduce da Vavres a Bruselles. 2.° Riformare le sue colonne sulla Dyle per dispu tarne il passaggio a Grouchy. 3.° Affrettare la sue mosse su Planchenois, per operare la tanta desiderata riunione con Vellington , sola speranza nella difficile posizione in cui era. E benchè quest' ultimo partito fosse il migliore, sem bra che Blucher alle prime notizie dell' apparizione dei francesi esitasse a prenderlo , e fosse più tosto deciso ad arrestare la sua marcia. Ciò provava , che la sola pre senza di Grouchy a quell' ora indicata verso Maustier , avrebbe posto i prussiani in un grave imbarazzo , il cui risultamene diveniva incerto , perchè non si può con esattezza calcolar l'effetto morale, che avrebbe prodotto su i generali prussiani. In tutt'i casi Bulov solo arri
i35 vava sul campo di battaglia ; per cui più facile potea te nerlo a bada per qualche tempo. Il generale Jomini riporta l' avviso dato a Grouchy dal generale Gerard di marciare al cannone , che si sentiva rimbombar sulla sinistra , ciocche dava chiaro a vedere che si era colà venuti a battaglia. Su tal pro posito , a pag. 224» egli dice : i Non si può negare , che se -il consiglio del generale » Gerard , non equivaleva intieramente al movimento a di portarsi alla punta del giorno a Maustier , il ma » resciallo Grouchy ha dovuto essere dispiaciuto di non » essersi deciso a seguirlo ; allora avrebbe fatto nuova» mente , tuttociò che possibile era , per impedire un s gran disastro , che gli è stato imputato. La sua bras vura , e il suo zelo erano provati , sovente avea dato » segni di talento ; ma perdette questa occasione per t situarsi nel numero de' generali più abili. Volendo i eseguir con esattezza gli ordini che si dice essere stati t dati in un modo secco , volle piuttosto seguirne la let» tera , che interpretarne lo spirito. In vero i mezzi di i giustificarsi non gli mancano : il più importante , e il » più fondato di tutti, è che non poteva indovinare le » intenzioni di Blucher , supponendolo concentrato in a» vanti di favres verso Dion le Mont. Grouchy potette » temere di lasciar intieramente scoverte le comunicazioni » dell'esercito, se si fosse gettato cosi nei contorni di Saint » Lambert , lasciando l'esercito prussiano alle sue spalle. » Dopo ciò l' autore soggiunge che i partigiani esaltati
i36 di Napoleone hanno giudicato con estrema severità la condotta di Grouchy , e non hanno tenuto conto , che una parte del torto ricade su colui il quale non gli ave va dato una chiara direzione nelle sue verbali istruzioni, e che pochi generali avrebbero preso 1' ardita risoluzione di recarsi su Saint Lambert ignorando la direzione del l'esercito prussiano. Certamente vi vogliono uomini forniti di altre cognizioni che le nostre per portare un giudizio su questo avvenimento tanto discusso. Ciò non di meno possia mo dalle parole e da' principi che l' autore ha esposti nelle sue illustri opere, dirne qualche cosa. Per riassumere l' idea principale si domanda , se un maresciallo investito di un gran comando , deve nelle istruzioni che riceve vederne lo spirito, o seguirne la lettera ? Diremo francamente che noi crediamo , che se il seguire la lettera dell' istruzione è sempre necessario e indispensabile nei comandi inferiori , per la gran ragione che in tal caso non si è iniziato nell'insieme delle opera zioni , ciò non può essere applicato a chi è investito della intera confidenza, ed è di un rango che suppone un coman do in capo ed in conseguenza non può eseguire le sue istru zioni, che nello scopo generale. Imperocchè si sa bene nella guerra, che i dati sono incerti e variabili, perchè il nemico si muove , laonde il seguire alla lettera una istruzione è im possibile ne si può sostenere logicamente, e solo mette a coverto del torto legale in faccia ad un consiglio. Diremo che il vero giudice dei generali posti a supremi comandi non è il consiglio di guerra , ma la storia scritta da uomini
i3y competenti. Quello è il tribunale degli uomini in simile posizione. E certamente se un consiglio assolve chi se gue la lettera di una istruzione , non lo assolverà colui che scrive le fazioni di guerra. Il giudizio dell'autore cor risponde a quanto indicammo. Per iscusare il Grouchy, egli fa vedere che l'ordine fu dato in Un modo duro che fu da lui seguito alla lettera, non perchè avesse cre duto che così dovesse fare chi era investito di un gran comando , ma per irritazione e dispetto del modo co m' era stato trattato. Nè è mestieri di andar più lungi nella nostra asserzione, dappoichè abbiamo veduto rim proverare dei subalterni , che comandavano 3o. uomini per aver seguito la lettera e non lo spirito delle istru zioni. Ed a ragione: perchè in quel genere di operazioni, l'affiziale distaccato è nel segreto, e si conta sulla sua in telligenza proporzionata alla piccola scala in cui opera: per cui possiam dire che ciocchè à fatto Ney ad Evlan , Desaix a Marengo, Macdonald a Luttzen, e Ney ancora a Bauzen, è per lo appunto quanto era indicato a Grou chy dal princìpio generale che bisogna marciare al can none , vale a dire lasciar l'accessorio per l'essenziale. In effetto era poco importante perdere momentaneamente le communicazioni , per guadagnar la battaglia : i grandi capitani non hanno mai esitato in tali momenti, e l'autore si trova di avere elevato a principio questa consuetudine. Ora vogliamo discutere se nel suo insieme il piano se guito da Napoleone sotto all'aspetto strategico, e lattico era quello che doveva seguirsi. Per l'aspetto tattico l'au i8
i38 tore poco ne dice , ed ignora se gli attacchi fatti in co lonna da Ney fossero in colonna per battaglioni in massa, o tutti i battaglioni fossero in colonna cioè spiegati l'uno dietro gli altri in una divisione. Egli riprova quest'ordine e con ragione: perciocchè riunisce l'ondolazione nella marcia di un fronte di battaglione, all'effetto dell'artiglie ria sull'ordine profondo, per cui io battaglioni così dispo sti, vi danno un fronte di 2oo file, e la profondità di 3o, quindi i difetti dell'ordine sottile e di quello profondo. La carica di cavalleria sulla spianata non può approvarsi in regola, ma vedemmo ch'era una necessità perchè man cava l'Infanteria; onde avvenne quanto doveva avvenirne; cioè il valore e l'impulso potè far superare alla cavalleria una posizione che per massima generale non doveva attac care , ma non potè difenderla contro un ritorno offen sivo del nemico. Il conosciuto attacco della posizione di Somosierra nella Spagna nel i8o8 , de' lancieri polacchi ha molta analogia con quello del monte S. Giovanni. Ed in verità se gli spagnuoli facevano un ritorno offen sivo, e la fanteria non occupava quella posizione, vi è da credere che i lancieri polacchi sarebbero stati impotenti a difenderla. Volendo riassumere si può dire che visto che l'attacco, invece delle ore 7 doveva farsi alle n , visto che i prus siani erano giunti sul campo quando gl'Inglesi non erano stati forzati, che i francesi non avevano più riserve di sponibili, bisognava cessar la battaglia, operare il cambia mento di fronte , rifiutare la dritta minacciata dai prus
i3g siani , e salvare cosi l' esercito. Mentre se tutte le com binazioni erano fondate sulla possibilità di combattere separatamente i due eserciti, era una impresa difficile di volerli vincere riuniti , con forze inferiori ad ognuno di essi ; epperò il solo averlo immaginato pruova la confidenza di Napoleone nel valore del suo esercito , e niuna disfatta è più esente di trista interpetrazione quanto quella in cui 6o mila uomini banno ceduto a fronte di i8o mila soldati riuniti sullo stesso campo di battaglia ed han creduto possibile ed han tentato di vincorli. La storia riterrà questo fatto. Riguardo poi al punto di vi sta strategico, abbiamo che i2o mila uomini si sono riu niti sorprendendo il nemico , hanno battuto uno degli eser citi e tenuto a bada l'altro il giorno i6, ed hanno avuto la probabilità di battere l'altro il i8; e che perchè ciò non accadesse , è stato necessario, che il i !5 non si fusse occupato Quatre-Bras e Sombref , ciocche avrebbe pro dotto la distruzione dell'esercito prussiano se dava battagli.!, o lo avrebbe messo nel caso di veder battuti gli scaloni successivamente, o lo avrebbe obbligato a riunirsi, mollo indietro, sul Hourte. Se il giorno i6 fosse stato occupato Quatrebras, i prussiani sarebbero stati distrutti e non- vi sarebbe stata la battaglia del i8 , perchè Wellington non contando sulla cooperazione dei prussiani si sarebbe ritirato benchè numericamente superiore all'esercito francese. Se malgrado questi errori Eulon fosse arrivato al Ligny ed anche Durutte, l'esercito prussiano difficilmente poteva riordinarsi tanto da far smarrire le sue tracce il giorno
i4o i7, e combattere il i8; e se Grouchy fosse stato posto più presto in movimento seguendo i prussiani , era diffi cile che avessero potuto nascondergli il cammino circolare che li condusse dalla direzione di Namur a quella di Vavres il che rese così la loro riunioue facile con Wellin gton. E finalmente se il iy , Vellington fosse stato presto attaccato non avrebbe potuto ritirarsi a Bruxelles, igno rando ancora se poteva contar su i Prussiani , di cui sa peva la disfatta ma ne ignorava i particolari. Or bene: malgrado tanti errori e contrattempi se l'attacco cominciava alle ore 7 del mattino e il tempo l'avesse permesso, dispo nendo del 6.° corpo sino alle ore ii, la posizione poteva essere forzata , e ben si potevano spostar gì' Inglesi prima della comparsa dei Prussiani ; e se Grouchy precedeva o seguiva i prussiani assai da vicino , era ancora possi bile vincere dopo tanti accidenti sinistri , ciocchè dimo stra quanto era ben concepito un piano di guerra che re sisteva , a tanti errori ed a tante fatali combinazioni. Or noi vogliamo fermare l' attenzione de' nostri lettori e considerare che cosa sia mai il genio nella sua grande espres sione. Due mezzi principali sono quelli per cui il genio si manifesta, il pensiero e l'azione; ordinare le idee, o dare una forte impulsione agli uomini; e quest'ultima si rannoda alla prima perchè non si può nè ordinare nè dirigere gli uomini senza ispirar loro quella confidenza, la quale in ul timo è meriti. ta da colui che l'ispira, sol perchè vede meglio, più allo, e più presto degli altri, per cui nelle occasioni pren de il miglior partito, più facilmente di quanti altri non sono
così favoriti dalla natura. Ora certamente un gran capitano piucchè ogni altro deve ispirare questa confidenza , perchè possa riportar la vittoria. Ma che cosa è mai la vittoria? E quel problema che si risolve meglio e prima dell' avver sario. Adunque il capitano ha bisogno di ciò che distin gue il sapiente perchè deve prima fissare il tutto in potenza nella sua mente, e poi convertirlo in atto. Orbene: niuno può mettere in dubbio il genio di Napoleone, considerando tutta la carriera militare , e particolarmente quest' ultima campagna , la quale se non colpisce il comune degli uomini perchè il risultamento ne fu infelice , attira benvero tanto più l' attenzione dei cultori della scienza, perchè non af fascinati dal prestigio del successo possono misurare fino a che grado è stata probabile la riuscita, mentre questa è la misura se un'impresa è stata ardita o folle ad avventurarsi, se il successo impossibile regolarmente nell'ultimo caso era più o meno probabile nel primo. Quindi diciamo che la superiorità di Napoleone è precisamente confermata dalla campagna, in cui perdette tulio e fu confinato in uno sco glio ! Quando un uomo resiste a queste pruove la sua su periorità è fissata. Il filosofo di Stagira dopo tanti secoli è ancora una potente autorità che si rileva anche più in alto, dopo qualche ecclissi temporanea. Ed in effetto que sti due sono quelli che han dato al mondo il magnifico spettacolo di raccogliere più uomini e scientificamente farli operare, e di ordinare più idee in un ordine scien tifico, e nelle loro relazioni. Diviene difficile a quanti si occupano di questa materia restarsi un giorno senza citare ed appoggiarsi all' autorità di questi grandi uomini.
14* E con ciò voglio ripetere che nulla mancava al con cepimento del piano di guerra , e che se l' esecuzione fu viziata dagli errori dalle contrarietà accidentali, pur nondimeno il disegno era tale che sono restate delle risorse , anche negli ultimi istanti. E se si vuole , cosa che sembra vera in parte , accusar Napoleone di errori nell'esecuzione, ciò non gli toglie la gloria di aver con cepito un piano che lasciava risorse e speranze anche a chi 1' aveva male eseguito. L' ultima quistione contiene in se non solo il punto degli avvenimenti posteriori al i8i8, ma la discussione sulle speranze che restavano per tener testa agli al leati dopo il rovescio , ed anche i risultamenti possi bili che erano in vista , se Napoleone avesse trionfato a Vatterloo. Ed in primo si dimanda: quali sono le conse guenze materiali e morali, della giornata del i8? quali risorse restavano alla Francia in questo periodo per con tinuar la lotta con speranze di successo ? Quali sarebbero stati i possibili che si possono calcolare , se la giornata del i8 fosse stata vinta da Napoleone ? Or noi vogliamo qui riassumere le opinioni che abbiamo inteso emettere da giudici competenti sul merito di que sta produzione, che analizzammo, le quali mentre svolgono tali quistioni , ben determinano le condizioni bisognevoli perchè una nazione sia al caso di vincere -una coalizione. Federico il Grande nel i759 perdette a Runesdorf , una battaglia decisiva contro i Russi , 'rinforzati dagli Austriaci con circostanze molto analoghe a quelle di
43 Yattflrioo , tanto per l'attacco di posizioni difficili quanto per l' intrepidità de' difensori della posizione e per la carica trillante , ma sterile del Seidliz con la caval leria prussiana , destinata come a Vaterloo , a ristabi lire un equilibrio che si rompeva a favore dell'assali tore. L' arrivo di Laudon come quello di -Blucher , la estrema dispersione dell'esercito, la perdita del mate riale tutto corrisponde nelle due diverse epoche. Or si domanda come Federico si rilevò , e Napoleone soccumbette , mentre guardate le proporzioni senza dubbio la Francia possedeva più mezzi da resistere agli al leati, di quelle che aveva Federico? La differenza dei risultamenti tiene ad una circostanza che iudica la di versità che vi è nelle guerre fatte in questo secolo con quelle dello scorso, e questa consiste nella mobilità dalla quale deriva la possibilità di trar partito della vittoria con inseguire il nemico senza lasciargli il tempo di dissi pare il terrore prodotto dalla sconfitta e di riordinarsi. Oggi precisamente nel seguito della vittoria sta il vantag gio di chi ha vinto, mentre le perdite si bilanciano, ma il battuto perde le forze morali il materiale e l'ordine, se non ha tempo queste cause si aggravano , se ne ha , spariscono poco a poco , fino a metterlo in grado di poter ricomin ciar la lotta. Federico fu salvato perchè Soltikof, malgrado le istanze di Laudon non volle inseguirlo nè poteva farlo vivamente con l'esercito ordinato come lo era in allora il Russo. Ma Napoleone trovò in Blucher, un nemico attivo che insegui tutta la notte i francesi che in parte si riordina
«44 rono ad Avesne , e non ebbero il tempo di prendere una direzione laterale per riunirsi a Grouchy , solo corpo intatto che si ritirava in direzione divergente, e non verso Laon : ponto strategico indicato per cominciar la difesa attiva, su bito che il nemico sarebbe penetrato in Francia bloccando la linea di piazza che difende quella sezione di frontiera già da Vauban con tanto ingegno accuratamente fortificata. I disastri militari produssero, come era a prevedersi, una varietà nell' opinione; Alcuni credettero fosse graude ventura che certe misure decisive secondo l' antico reggimen to si rendessero possibili in una seconda restaurazione, non essendo stati tali nella prima. Inevitabile ed anche utile , stimarono altri , il ritorno della legittima dinastia, ma a condizione d' im megliare ogni brapca di istituzioni, e mettere in esse più fiducia. Taluni altri tenevano a disgrazia la perduta battaglia , ma che ciò preveniva il ritorno del dispotismo Imperiale , e separava la sorte della Francia da quella di Napoleone. Il quale una volta decaduto , era facile al governo provvisorio d' im provvisare una difesa nazionale richiamando le idee della prima rivoluzione , o di trattare con gli Alleati , che nel fondo ne volevano alla persona di Napoleone , come avevano più volte dichiarato. Altri finalmente nella sola dittatura di Napoleone vedeano il pubblico bene. E ben noto che questo partito non trionfò. L' abdicazione fu domandata , ed ottenuta senza gran difficoltà. L' esercito si concentrò sotto Parigi, e le negoziazioni publiche e se grete si aprirono coi coalizzati. Le prime domandavano
, 45 condizioni , le altre offrivano una direzione e consigli per finir la guerra con una battaglia : il che avvenne dopo la convenzione di Parigi , per la quale Y esercito francese si ritirò dietro la Loira per decidersi colà della sua sorte , se si sottometteva senza venire a patti col Re Luigi , che rientrò a Parigi addì 8 luglio. Determinate le ultime conseguenze della battaglia di Vatterloo passiamo ad esaminare che risorse vi erano per continuare la guerra con isperanza di successo, o per bilan ciare il nemico; la qual cosa siccome dicemmo, si rannoda alla quistione sulla difesa nazionale di uno stato contro una. coalizione. Il primo patto era non solo la conservazione di Buonaparte , ma la sua dittatura , mentre ciocchè può contrastare a forze superiori , sta sia nell' intelligenza del capo , sia nella confidenza che ispira , nel raddop. piare le forze , esaltandone la parte morale. Ora è un fatto accettato , che niuno poteva uguagliarsi a Napoleo ne , il quale non solo pel suo genio superiore, ma, come dicemmo altrove, per essere il primo tra i capitani, facea sì che le battaglie perdute e le conseguenze che ne de rivavano , non indebolivano punto l' entusiasmo e la con fidenza che destava : e ciò era vero così dopo i fatti della Beresina , di Leipsich , di Brienne , di Vatterloo , come dopo quelli di Marengo , di Austerliz , di Jena , di Priedland e di Wagram. Ora di tutt' i capitani che se gli comparano , il solo Federico ha avuto questo privi legio , nw gli altri come Cesare ed Alessandro morirono vittoriosi , ed Annibale non comandò più dopo Zanna , «9
j4£ove terminò la sua carriera militare : Gustavo e Turena non ebbero disastri , Eugenio ne soffrì pochi cui tosto si rimediò. Fermata questa condizione ch' è sottintesa dal nostro autore , vediamo ciò ch' egli dice a pag. a35. » In otto o dieci giorni Napoleone sperava poter rive* nire a Laon alla testa di ioo. mila uomini , e 400» pezzi di cannoni , e punire gli Anglo - prussiani della » loro invasione , senza dubbio ciò non l' avrebbe sba» razzato degli eserciti numerosi , che si riunivano nei » Vosges, nondimeno gli avrebbe fatto guadagnar del tem» po, e sé 3oo mila uomini si fossero riuniti sulla Loira x la Francia poteva ancora conquistar la sua indipendenza, » e salvare la sua gloria , mentre molte nazioni si sono » tirate da situazioni più difficili , e il quadro che Nai poleone ne ha tracciato prova ch'esso non ne dispe» rava. Egli cosi dice. 11 Fino a quell' epoca Parigi poteva terminare i suoi * preparativi di difesa , quei di Lione erano terminati , » le principali piazze forti erano comandate da uifiziali t scelti , e da truppe fedeli , tutto poteva ripararsi , ma « ci voleva del carattere e dell' energia , e un' abnega » zione assoluta dalla parte del Governo delle Camere , 1 e della nazione intiera. Era necessario che fosse ani» mata dall' unico sentimento dell' onore , della gloria , » e dell' indipendenza nazionale , e che avesse gli occhi » fissi su Roma dopo Canne , e non su Cartagine dopo » Zama. Se la Francia si fosse elevata a quest' altezza » sarebbe stata invincibile. »
i47 Lo stato della Francia , la natura de' partiti , la di versità dei desideri , dei timori e delle speranze , fa cevano sì che queir accordo era impossibile , e chi mera sperarlo , mentre questa disposizione di spiriti era un fatto che avea messe radici ; chè in a5 anni di av venimenti non poteva essere l' effetto di accidenti transi tori e di passioni momentanee. Ma domandiamo: è facile che senza questi fatti le società giunte ad un grado di incivilimento possono determinarsi a fare quegli sforzi che domandano abnegazione , unanimità , e perseveranza ? Qui facciamo rispondere un autore illuminato e non so spetto che parla a proposito di quest'epoca. Ecco come dice.il generale Lamarque de F artnée permanente pag. 4« Ma non si corse alle armi , non si tentò di respin ti gere il comune nemico , perchè le nazioni non man » battono più in Europa. Esse non combattono più dopo » che la guerra è raddolcita incivilita , non minaccia ». più tutto un popolo della morte , o della schiavitù , » esse non combattono più dopo che la proprietà divisa d all' infinito fa sentire al maggior numero il bisogno 9 dell'ordine , e della sicurezza. » Ed ecco le eloquenti parole che riportammo nel n.° 37 del Progresso del sapiente autore, il quale datosi a trat tare questa quistione analizzando il i.° numero dell'An tologia militare intorno all' articolo della guerra di Spa gna , svolge quest' idea con vedute poco comuni , e da la piena intelligenza del passo del Lamarque. « Le guerre popolari non si comandano , perchè non
i48 » si comandano le passioni. Esse quando sono veramente > nazionali costano immensamente. Possono essere coro-» nate da buoni successi , ma con lunghi sforzi , e lun» go tempo , se fra colui , che invade , e colui che si » difende esiste un certo equilibrio nelle politiche allea n» ze , nella forza numerica , nelle ricchezze , e se gli » spazi non mancano a' difensori. Le passioni debbono i essere profonde , e costanti per mettere dal canto loro l il benefizio del tempo. L' invasore deve tendere a viI brare colpi vivi , e frequenti , deve compensare il nu » mero con la rapidità de' movimenti , e con la moltipli> cita delle manovre: il che lo consuma. » E soggiunge, s E egli vero che una nazione per imprendere una » guerra popolare, abbia bisogno di una tinta di barbarie, » o di una completa civiltà, come pensa l'autore? Coli li sentiamo alla prima parte di questa proposizione , ma i dubiteremo della seconda fin quando non ci venga i dimostrato , che la ricchezza , e l' agio siano eccita li mento al martirio , e che l' interesse è un efficace mo> i vente di eroismo. Imperciocchè l* odierna civiltà si stu» dia meno di diminuir la somma dei bisogni , e degli > individuali piaceri , che non di sodisfarli , ne ci sem» bra che prenda Sparta per modello alle sue azioni. > Le parole dei due sapienti ed «sperimentati militari ci spianano la strada per conchiudere , che veduto lo stato de' partiti in Francia , lo spossamento del paese dopo sì lunghe convulsioni interne e tante guerre durate con nemici stranieri , lo stato della nazione sotto l' aspel
i4>) (o sociale , le forze e la mobilità degli eserciti contrari, tutto ci dimostra chiaramente che la difesa militare e la nazionale erano impossibili , la prima per la sproporzione de' mezzi , e l' altra per le ragioni indicate di sopra. Ciò fermnlo, rimane a vedersi il problema sotto un altro pun to ; determinare cioè , quali probabilità restavano nella ipotesi che la campagna fosse stata felice per Napoleone, ed avesse egli vinto a Vatterloo. Per rendere più chiaro questo lato della quistione , ricapitoleremo V opinione dell' autore sulle cause de' di sastri , dalle quali ne viene che potevano avere un risultamenlo diverso , se quegli errori non si fossero com messi , e se gli alleati avessero operato con più mollezza e con minore intelligenza , per riparare l' effetto della sorpresa all'apertura della campagna. Dopo di aver detto il generale Jomini che occupato Parigi) rimase divisa di opinione la Francia, la quale non poteva fare ciocchè la Spagna fece al i8o8, considera che se i Sovrani fossero stati nelle loro Capitali e non riuniti a Vienna in marzo del i8i 5 , la coalizione non poteva formarsi con la stessa celerità con la quale si ricompose; i movimenti militari sarebbero stati ritardati , e le osti lità incominciate forse in settembre , trovavano compiti, i mezzi di difesa della Francia, ed allora o difendendosi , o attaccando, poteva questa avere de'successi che davano un altro aspetto alla guerra e alla politica , e nuove combinazioni si offrivano per gli avvenimenti che ebbero luogo dappoi. A pagina s5g l' autore soggiunge.
i5o e Per ciò che riguarda i possibili della guerra abbiam j> veduto che i ritardi di Ney il i5 e i6 giugno, quei di » Napoleone nella riconoscenza , e i mezzi di attacco del ti l'esercito Prussiano il i6, la direzione vaga , e tarda a data à Grouchy , in ultimo la falsa direzione presa da » questo il i8 furon le cause prime del disastro di Vat » terloo. Qualche militare ha anche pensato , che Napoi leone avrebbe meglio fatto di non gettarsi tra i due » Eserciti alleati , ciocchè lasciava ad ognuno di essi la < facilità di riunirsi intieramente , e credono che meglio » valeva di piombare sul centro di Blucher verso Namur, » o su quello di Vellington per Ath e Mons. L'Autore soggiunge che a tal modo certamente avrebbe potuto portar un colpo più decisivo sull'uno o sulP altro dei due eserciti , mentre se avesse ben battuto il centro e la sinistra de' cantonamenti di Wellington , la sua dritta si sarebbe ritirata verso Ostenda, Anversa, e se ciò avesse fatto su i Prussiani , la sinistra loro si sarebbe ripiegata verso Liege. Egli sostiene però che questi due piani d' operazioni offrivano gravi difficoltà e gravissimi pericoli. Imperocchè verso la Mosa il terreno era diffi cile, e dovendosi da pertutto operare con una marcia di fianco , non si poteva impedire a porzione dell' esercito di Wellington che non si riunisse a Blucher , ciocchè por tava la forza nemica a i8o mila , e gli dava una supe riorità numerica sult' intiero esercito Francese, che si ac cresceva di quelli che doveano inviarsi ad osservare l'e sercito che aveva combattuto , e bisognava calcolare le
i5i perdite sofferte, mentre l'esercito che si doveva combattere era intatto. Egli finisce dicendo che tanto il piano adottato era il migliore, in quanto stava quasi per riuscire, anche dopo gli errori del iS e i6, e se nel giorno i8 Grouchy fosse marciato al cannone. Supponendo ora che Blucher fosse stato rotto a Ligny da Ney ovvero da Erlon , la battaglia di Vatterloo non avrebbe avuto luogo , Vellington non potendo contare su Blucher si sarebbe ritirato forse fino al Reno , nè i Prus siani avrebbero fatto diversamente, mentre Napoleone pa drone del Belgio, ma senza le piazze , si trovava in aria al pari di Doumurier dopo Gemapes. Ma come po teva egli sostenere il doppio attacco- dell'esercito AngloPrussiano e dell? Austro-Russo ? Come far fronte a 3oo mila uomini , forte appena di dugento mila , compresi i depositi ? Nè altri poteva averne da Belfort al mare ,dappoichè iao mila erano i suoi soldati, 4o ne offerivano Rappe, Lecourbe, e il piccolo corpo di Belliard dedotti io di perdita, era pur molto che avesse un soccorso di altri So mila. Si dirà, ed è vero, che con forze assai minori Napoleone ha riportate le grandi vittorie , ed ha sciolto le coalizioni. La cosa non può negarsi , ma bisogna os servare che ciò è avvenuto perchè i suoi nemici non erano riuniti, nè tutti in guerra. Vincere ad UJm è stato possibile perchè la Prussia era neutra , i russi lontani e Mach facea l'errore di non ritirarsi sull'Ina. Se ciò faceva avrebbe perduto anche 3o mila uomini in una battaglia , ma raggiungeva i russi con altri 5o mila ,
tits potendo così attendere 1' Arciduca Carlo, e Giovanni. La vittoria di Austerliz diveniva impossibile , o tutto al più una battaglia ordinaria che non scioglieva la coalizione, rinforzandola invece della Prussia con 1' esercito sbarcato in Napoli , e in Annover ; il fatto di Austerlizza istesso era impossibile se il ponte sul Danubio era bruciato. Ognuno si ricorda gli avvenimenti di Essling, e quindi di Vagram: essi non poteano aver luogo contro la coalizione del i8i5. Era lo stesso per quelli di Jena e di Averstat se 1' Austria non era neutra , i russi lontani , e se i prus siani si fossero posti sull' Elba , indi sull' Oder , i quali anche perdendo 6o mila uomini , ne conservavano altri go per riunirsi ai russi , e le piazze non si sarebbero rese , perchè 1' effetto morale della piena distruzione del l' esercito prussiano , non avrebbe alterato 1' immagina zione de' comandanti di esso. Ciò che avvenne ?d Ejlan e Friedland sarebbe stato impossibile senza la rapida di struzione dei prussiani. Nel i8o9 la Russia non era ne mica , la Prussia neutra e spossata , eppure la campagna non fu nè rapida, nè sicura per il solo ponte del Danu bio tagliato a tempo. Nel i8i2 la Russia evitando le grandi battaglie nel cominciare della campagna potè ser bare 1' esercito , e la forza morale e profittare del clima e degli spazi , ausiliari potenti e sicuri quando non perdeva il coraggio. Nel i8i3 prima che l'Austria si dichiarasse, Napoleone ebbe successi gloriosi ma sterili. Quando ja coalizione fu compita non ostante gli sforzi del genio nel i8i3 e nel i8i4, egli dovette soccumbere.
i53 Ci sembra difficile che altrimenti poteva essere in luglio del i8i5 per lo stato delle cose. Risulta da questo qua dro che una nazione può vincere una coalizione supe riore per forza numerica quando il suo capo è superiore agli avversari per forza d' ingegno , ma costui deve ope rar prodigi e vincere non in modo ordinario , ma di struggere gli eserciti che ha a fronte , prima che s'eno soccorsi. A fare ciò vi vogliono felici combinazioni , im perocchè pochi giorni di ritardo rendono impossibile il successo in quel punto in cui bisogna vincere pienamente e annientare il nemico che si ha dinanzi : e ciò in un'epoca determinata, e giorni contati. Non vi è nò capitano , nè uomo di stato , né buon cittadino , che su avvenimenti cosi complicati , e per tutto mutabili, possa rischiare la sorte della sua patria , o forse i più gravi in teressi dell'umanità sopra ipotesi si ardite. Adunque era quasichè impossibile che la Francia ai ioo giorni potesse trionfare della coalizione , perchè da ultimo la politica non la sciogliesse. Nella guerra difensiva era più facile il difendersi e se la Francia fosse stata attaccata in set tembre, avrebbe potuto con 4oo mila soldati mossi da un uomo superiore , far rispettare la sua indipendenza avendo l' unità di comando , e degli elementi che componevano l' esercito. Or dopo di aver rendute grazie all' illustre autore per aver aggiunto un nuovo titolo alla riconoscenza dei mi litari , e dogli uomini di stato . vogliam riportare l'opi9o
i54 mone di alcuni u(fizia li assai chiari per sapere, per acume , per esperienza , e per amore alla scienza , e all'arte che hanno professata e che occupa sempre la in telligenza loro in un aspetto scientifico e indipendente da ogni idea di peculiare interesse. Ecco il sunto dell' effetto che ha prodotto su questi uomini la lettura del libro. Essi dicono ; - . i.° La superiorità delle forze che crescevano ogni giorno rendeva necessaria una rapida offensiva da parte dell' esercito francese cosi inferiore al cospetto di quelli ch'erano in linea, non avendo che iao mila uomini da opporre a ai8 mila i quali attendevano un rinforzo di 35o mila combattenti. 2. ° Risultava da questa condizione , e dalle disposi zioni del terreno , e dalla distanza degli scaloni nemici, che operando con rapidità, si poteva strategicamente se parare i due eserciti , battere tatticamente il primo che ti riuniva , e rovesciare quindi con altri movimenti le teste di colonne che successivamente si sarebbero presen tate all'esercito francese, diviso in due grandi corpi con una riserva , i quali erano in relazione per la linea più corta tra essi. 3. ° Si poteva così battere un esercito già separato dal l'altro , se perveniva a riunire le sue forze , e questo impediva all'altro battendo parzialmente e successivamente i suoi scaloni. Si spingevano in fine per direzioni diver genti, che rendevano sempre più, difficile la loro riunione
i!>5 per la quale doveano fare lunghi movimenti per comu nicare con sicurezza tra bssì ; ciocchè lor faceva ab bandonare molto terreno, producendo gravissimo danno materiale e morale. 4.° Che Napoleone nel concepire questo risultamento, lo aveva renduto possibile, mettendo a profitto la sua posizione centrale , e quella svagata degli alleati i quali in effetto furon sorpresi. E così veniva risoluto il vasto problema strategico, che con i2o mila uomini in cinque giorni si perveniva a combattere con successo 2i8 mila , ed a finire un periodo importante della guerra , e se non essa del tutto , quel periodo almeno , che poteva in fluire largamente nel doppio aspetto morale , e politico. 5. ° Che se ciò non è riuscito è dovuto agli errori dei luogotenenti , nel i5 i6 e i8 che hanno operato con mollezza e indicisione quando vi volea una condotta per fettamente opposta. 6.° Che la combinazione era talmente solida , che ha resistilo a tutti gli errori, fatti , e fino alle ore 2 del giorno i8 poteva riuscire. 7.° Che Napoleone doveva cessare di combattere quan do i prussiani erano riuniti a Wellington , perchè non potea sperar vittoria che dalla loro separazione. 8."° Che l' autore non ostante la sua nota illustrazione per considerazioni particolari ha voluto gettar del vago nella sua bella narrazione , non volendo dar torto a Na poleone , nè aggravar la mano su i suoi Luogotenenti.
i56 Qui diamo fine a questo lungo esame , e domandiam perdono agi' indulgenti nostri lettori per averlo sover chiamente prolungato ; imperocchè l' interesse che e' ispi rano la guerra e le sue influenze ci domina da troppo tempo : e siam certi che perdoneranno del pari quella moderazione che sovente ci manca quando trattiamo que ste materie che sono il conforto della nostra vita. •
Luigi Blanch.
i57 CONTINUAZIONE.
DEL FUCILE A PERCUSSIONE FULMINANTE ih sostituzione di quello a sllice , b descrizione di quello Console (i).
Convien confessare di non aversi una conoscenza perfetta del modo di riduzione delle armi in uso al sistema Brunéel ora accettato in Francia. Tuttavia essendosi nelle pubbliche discussioni detto che « nella riduzione degli » attuali fucili non si mettono i camminetti su la culatta ) attuala ; ma si taglia la canna ad una certa lunghez» za; ed è sopra questa nuova culatta che si mette il > camminetto , il quale però non è in acciaio fuso , » che non conviene alle armi da modificarsi , ma essere j la nuova culatta in fèrro fuso, nè il camminetto essere (i) Si legga il volume precedente , dove per un di spiacevole errore corso nella stampa , la prima parte di questa interessante ed utile memoria fu segnata . Il Generale Comandante le truppe Estensi I. il maggiore austriaco Slanzani , quando V autore è il distinto uf ficiale dell' artiglieria Pontificia signor Galassi , che desiderava passare sotto il modesto titolo di un arti gliere Pontificio. E parimente , V articolo intitolato. Considerazione sul combattere da solo a solo colle armi manesche da fuoco è del sig. Pietro Roselli nffiziale pontificio, già cono sciuto per altri suoi lavori militari e non già Rossetti come fu segnato.
i58 » temperato , e per conseguenza le batterie non correre s alcun danno, » ciò solo ne fa inferire uno svantaggio di cosa , di spesa a fronte del sistema Console , pel quale la canna resta intatta. Questo sistema poi dell' italiano inventore , se sia , o no semplice , lo dimostrerà questa sola considerazione , che tutti i fucili attualmente in uso] presso gli eserciti ben potrebbero servire tanto a percussione , quanto a silice , purchè si giunga -a svitare, e rinvitare la corrispondente martellina e scudellino. La qual considerazione fa d'uopo averla presente , come anche il vantaggio che ha il fucile Console d'innescarsi con certezza, (mentre altrove si cerca ancora l' inescatura facile , e sicura ) e per la quale con siderazione si sarebbe tranquillizzato 1' animo del Liadieres , il quale « non volle consentire che in una operazione » così grande si snaturassero settecentomila delle migliori i armi francesi , senza essere dieci volte sicuri di quel » che si faccia, non volendo che si esponga ad indebolire » una parte della forza nazionale in presenza dei danni , a che minacciano sempre un paese grande, ricco, e po» tente come la Francia, a Ora pertanto , se è vero che il fucile a percussione, di qualunque sistema, come disse il Ministro, vale otto volte il fucile a pietra per la mi norazione delle cecche , e per potersi adoperare in ogni circostanza atmosferica , il sistema di riduzione del fucile Console , il quale ha seco il siguificante vantaggio anche di un' inescatura certa e facile; avendo inoltre l'altro di poter ritornare in pristinum la migliore qualità dei fucili a silice, è dunque l'unico sistema, che non snatura e non indebolisce queste armi , e perciò anche sarà il più semplice dei sistemi di riduzione : giacchè qualunque altro sistema r che importi rifare la culatta alla canua , e rifare la piastra, -divien più complicato di quello Console
i5g che lascia intatti questi due pezzi principali dell'arma. Nè vorrà credersi complicato il nuovo scudetto ; perchè vi vorrà sempre un'ancudine sotto al pestone , e un ap poggio sotto la capsula o la felluccetta fulminante , e questo è ben semplice. Potrebbe credersi complicazione unicamente il nuovo martellino , ma per l' omologo rim piazzo della batteria , e per l' ufficio del calzuolo ; e più di tutto per assicurare che non possa assolutamente per dersi lo stuccetto fulminante , è questo pezzo necessaris simo. Negli altri sistemi percuotenti , come esser sicuro di ritenere il cappellozzo nella zinnetta, ossia nel rubinetto, montato che sia il cane ? Come fanno certi che il cap pellozzo fulminante , nel metterlo rimane sulla zinnetta ? Come vanno sicuri delle schegge delle capsule crepate ? Come accertano che vada collocato alla giusta misura la capsula ? Come garantiscono daL danno della pioggia la capsula istessa ? Di tutto questo ne garantisce bene il martellino a calzuolo del fucile Console : oltre a che è per esso libero, e facile il togliere , e rimettere , a piacere, lo stuccetto fulminante. Non è dunque complicazione ciò che serve alla utilità , ed alla necessità di togliere i difetti. Si potrebbe da alcuno credere esser pericoloso , nel si stema di questa martellina , lo abbassare il calzuolo , ossia 1l tirare la branca discendente su lo stuccetto fulminante, perchè fatto da mano robusta , ed in azione viva , sia possibile il caso della esplosione del fulminante , e così della canna. Ma si osservi dal solo difetto di costruzione, e non dal sistema, poter forse questo derivare, quando cioè il piedino è mal costruito , o mal piegato , vale a dire , non " ha la voluta resistenza allo scendere della martellina , se non in quella dolcezza richiesta dal sistema, o se la molla di tal pezzo ha troppo gagliardia , il che
i6o non deve essere ( motivo di risparmio di ritemperare spesso questa molla , come bisogna nel sistema a pietra ); ma più poi si farà rimarcare , che stando il fulminante ripie gato sopra una lami nella di ottone a doppio giro, e già compressa in costruzione , non teme questo stuccetto un semplice urto , non operando effetto su di esso, se non che il colpo secco di un tagliente, quale è quello prodotto dal cane pestone sul calzuolo. Ed in ciò adunque sta il vantaggio di questo sistema d' inescatura dell' italiano inventore , che , per la forma schiacciata , per l' involgimento della lamina , per la ot turazione a cera vergine, per il modo, che è raccoman data alla cartuccia , e che può ripiegarsi su di essa, tiene questa inescatura al coperto dalla umidità, e da qualun que altro uccidente di attrito , e di urto ; che , senza meno sarebbe di danno , e di pericolo per ogn' altro si stema di capsula, sia per lo stare sul fucile, che pel tra sporto, vale a dire, per l'irapacchettaggio, incassamento, ed attrito nei cassoni , e nelle giberne. Ed infatti la piog gia, che ne'bivacchi scende lungo la canna e l'acciarino , va anche per la zinnetta inclinata al basso, e così entra nel cappelleto fulminante , e bagnati questi due pezzi , ne è danneggiata ed incerta l'azione. Così anche nelle cap sule , essendo scoperto il fulminante , trovasi perciò facile a qualunque attrito ed urto , e conseguentemente esposto troppo alle cause di esplosione : da ciò la difficoltà di trattar queste capsule ( specialmente se- sono di forma ci lindrica ) nelle giberne , nei pacchetti di cariche , nei cassoni , nello stringere le cartuccie , nel tenerle racco mandate alle medesime , o su la zinnetta del fucile ; da cui occorrendo di rilevar questo cappelletto , o capsula , dopo di essere stata a contano del bordo della zinnetta stessa su cui fu calcalo, ne è sempre facile l'attrito di qual -
i6i che particella fulminante, che basta a farle accendere: da ciò anche la facilità di perdere la capsula , o a di non ìi esser sicuri, che questa resti aderente alla zinnetla, o 1 alla cartuccia , e di correr rischio allora che il solt dato abbia una cartuccia senza capsula , e non possa » inescare il fucile » ( siccome si rimprovera alla cartuc cia Brunéel ). Di tutte queste difficoltà saviamente consi derate dal Liadieres , nella ricerca di un più opportuno sistema di ( amorce ) inescatura , se ae sarebbe egli ras sicurato , se avesse nuovamente considerato il sistema di stuccetto fulminante dell'Italiano Console, di cui già con fessava contemporaneamente , che tal fucile aveva il van» (aggio d'inescarsi con certezza, ma non ne aveva consi derati gli altri vantaggi della cartuccia, e del modo di inescatura. Adunque il fucile Console non ha quella complicazione di meccanismo che taluni gli han rimproverato ed in con trarlo ci sembra sodisfacente a tutte le condizioni desi derabili per un'arma da guerra, riunendo solidità , eco nomia , semplicità , e sicurezza pel tiro , maggiore di ogn' altro fucile a percussione , mercè il suo eccellente modo dell' inescatura e dell'inescare (o battere il fulmi nante ) che senza otturare il focone , cosa singolare in tal sistema , ha il vantaggio di comunicar direttamente il fuoco alla canna , e non per mezzo di un caminetto caudato , o rubinetto , vantaggio assai *onsidernbile. Qualunque altro sistema che batte il fulminante sol focone stesso, gli toglie l'aria nel momento che quella deve ajutar l'accensione, e "che questa ha bisogno di uno sfiato per muover più prontamente la sfera dell'espansione del fluido elastico , onde deciderlo prontamente alla cac ciata del projeltile. La mancanza di questa , dirò cosi , aspirazione , ed espirazione è la causa , forse , chc non si 2i
l62 accende bene tutta la polvere della carica nella canna ; e certamente poi è quella eho ottura con facilità , e presto il foro del rubinetto ; -motivo per cui in alcuni fucili da caccia è praticato nel camminelto un foro sfogatore ; la cui modificazione , se ebbe per oggetto di tenere sturato il rubinetto , non pare però che fosse rivolta al fine di dare maggiore sviluppo alti infiammazione della polvere , mentre non si vede abbastanza o più generalmente adottata ; ma che pure il Console ha tenuto di mira nel suo sistema di percussione , tanto pei fucili , quanto pei cannoni. Infatti fu da qualche anno proposto in Fran cia il premio di una medaglia di oro a chi avesse trovato il modo di fare che i fucili a percussione abbru ciassero maggior quantità di polvere: e questo dimostra l'e sistenza dell'inconveniente pel sistema comune di percus sione fulminante , che quest' esca , slancia più presto di quel che accende la carica ; ma mi pare che se non è stato deliberato il premio su accennato ( e non lo sarà ancora, perchè non si vede' adottato l'utile trovato ) do vesse questo conseguirsi per l'ingegnoso ritrovato del Con sole, il quale studiando nelle scritture dell'italiano Papacino, adottò il principio di non dover battere il fulminante sul focone, per lasciar libera l'aspirazione, e l'espirazione occorrente all'accensione della carica; la qual'aria però confina egli in ben ristretti limiti , siccome restringe il grano del focone a soli quattro punti, persuaso essendo, che ove maggior fosse la espirazione del focone , sarebbe questa a svantaggio del tiro; mentre per l'accensione avendo egli modificato il fulminante nel suo composto , vi slancia un fuoco omogeneo, che viene opportunamente secondato dall'aspirazione del focone, e per tal modo ottiene egli la totale accensione della polvere per l' intera carica , c forse anche per una maggior quantità. L' e-
i63 vaporazione poi in die si scioglie la cera vergine del fulminante , dà forse quella ontuosità nella parete della canna, per cui non vi rimane quella materia grassa, che ordinariamente suole impedir la nuova carica , e fa per ciò necessitare la lavatura delle canne ogni 4" , o 5o , tiri. Forse anche questo vantaggio si avrà dalla compo sizione della civa fulminante del sistema Console. Fatto è che le esperienze più volte ripetute , appoggiano e di mostrano queste asserzioni. Le quali non si ripetono dopo le nostre dimostrazioni , ma dopo la lettura di quei pro tocolli e rapporti , che deposero lo commissioni diverse ùella ufficialità austriaca in Vienna , a Eger in Boemia , e a Lini ec. che hanno sperimentato i fucili , ed i can noni armati , e civati alla Console. Nelle esperienze reiterate che furon fatte al bersaglio d'Eger nella Boemia con apposita commissione presieduta da S. E. il tenente maresciallo barone Schneider , trat tandosi di esperimentare per quanti tiri reggesse il fucile armato alla Console prima che fosse necessità di lavarne la canna , o di sturarne la lumiera ossia il canale del focone otturato , si ebbe un risultamento cosi vantag gioso , qual nessuno si sarebbe mai immaginato , siccome fu quello di potere ancora facilmente caricare il detto fucile , tal che fosse il primo tiro , dopo averne ese guiti seicentotrentasei ; pel qual fatto , eccitati dalla cu riosità , si fe' togliere il vilone della canna , e si trovò che nel fondo di essa era uu deposito di materia dura , della grossezza di circa uno scudo , il quale otturava , è vero tu Ito l' orifizio della culatta , ma non così la lumiera o il focone , ove era mantenuto sempre un piccolo cana letto , o pertugio. Per la singolarità del qual fatto , ri petutosene l'esperimento in Vienna da altra apposita com missione presieduta da S. E. il tenente maresciallo conte
i64 Kinijgl , risultò l'egualcosa. Dal che pare, potersene de sumere la sanzione , di quanto sopra si è detto , cioè che la civa del Console , ed il modo di civare , apporta maggiore bruciamento- dei componenti la polvere , la quale tutta si accende dall'intensità del fuoco omogeneo dell'esca fulminante , che si fa strada, e mantiene costan temente la lumiera aperta a traverso anche di quel de posito , che si forma nel fondo della culatta ; deposito di materia residua forse dal solo carbone , qui confinata per la semisfera di accensione vinculante , mentre per l'al tra , tutto esplodendosi , resta nella parte interna della canna una ontuosità , che niun attrito forma alla palla. Altra esperienza si volle fare in Boemia comparativa fra il fucile a silice , e quello a percussione col fulmi nante del sistema Console , per la possibilità della durata , di avere il fuoco dagli acciarini a silice , e dal percuotente fulminante , e si ebbe per risultato, che dopo mille scatti gli acciarini non furono più buoni affatto per dar fuoco, e si consumarono io pietre focaje ; mentre che col fucile Console si fecero undici mila scatti; sempre dando il fuoco; salvi quei pochi falli , che l' imperfezione di stuccetto fulminante ne diede ( che ogni operazione uiiìana può portar seco imperfezione , non dovendosi pretendere in fallibili i costruttori delle capsule , o cive fulminanti ) il che si potrebbe ragguagliare come / a 200. Ciò prova , con il sopraddetto , che coi fucili alla Console si ha sempre l' eguale effetto ih qualunque intemperie di giorno , e di notte , con gran vento , freddo , e continua diicUissima pioggia; e perciò appunto fu, dichiarato dagli stessi cac ciatori austriaci essere i detti fucili le vere armi atte a dare la guerra, ne disprezzavano quindi i fucili a Si lice. Della quale dichiarazione , e del qual modo di dire dei precitati soldati fu estesa inscrizione nei rapporti
i65 commissionali : fallo è , essere troppo sicuro di avervi alla mano con la cartuccia la laminelta , o stuccelto fulmi nante ( che non può perdersi pel (il di ottone con che vi è fermata ), ed è troppo facile , spianato com' é questo stuccetto , infilarlo nel canaletto dello scudetto per qua lunque delle due facce , operazione , che si fa anche all'oscuro, guidati dalle ultime due dita della mano contro lo sguscio dello scudetto. E pel solo caso che fallisca uno dei fulminanti derivati dalla cartuccia , il rimedio è pronto, se si serrano tre o quattro stuccetti fulminanti col suo fil di ottone , sciolti nella giberna , ( o meglio in un mo mento di azione tenendosi pronti infilati nella cintura ester na del caschetto o in altro più opportuno luogo) e con utio d'essi può farsene pronto il rimpiazzo per tornare a sparare. E per l' effetto appunto di avere una regolare , sorve gliata, e sicura fabbricazione di cive fulminanti , l'Austria ha creato già una gran fabbrica di fulminanti da fucili nel sistema Coesole , alla qual costruzione intendono in buon numero i soldati artificieri di artiglieria ; dal quale ' stabilimento sono già stati fabbricati diversi milioni di cotali cive fulminanti per impiegarsi miindi nelle cartucce , onde averli in apprcvisionaraento pronti pel caso di guerra , intantochè le vanno somministrando ai corpi, che di mano in mano vengono armati col fucile alla Console. Così i cacciatori , instruiti dall' Autore , fabbricano ora essi stessi, pel semplice loro uso degli esercizi, le cive fulminanti, che loro occorrono; il che fanno anche le truppe di Modena. Ulteriore esperimento può farsi, come si è fatto, sul fu cile Console, cioè bene spruzzando con una boccata d'acqua il fucile nello scudetto , e nel focone , e spruzzati così come pioggia gli stuccetti fulminanti, quindi fatta la ca rica , c sparato , se ne ha egualmente sicuro il fuoco e l' esplosione della carica ; sperimento , che non so se possa azzardarsi con altri sistemi- di fucili , e di capsule.
i66 Nè certamente il sistema di capsule , come general mente sono usate , 6 in fondo mollo migliore del si stema a Silice , per i troppi inconvenienti che la capsula porta seco, stante la poca garanzia in cui vi è tenuto il composto fulminante , la difficoltà di maneggiarle , ado perarle , e custodirle ; il pericolo delle schegge nel loro crepare , e finalmente il modo di loro ci va , che dà un fuoco slanciato ( e non prolungato, come quello Console ) per cui non accende tutta la carica, e pare così che possa risparmiarsi polvere ; ma questo risparmio è a spesa della cacciata del projettile : mentre il sistema Console mettendo a profitto del tiro quella polvere che sarebbe cacciata inaccesa , perciò può farne fare reale risparmio. E tanto è vero che i dilettanti di bersaglio in Germania hanno lasciato il fucile percuotente a capsule , riadoperando quello a Silice , per il tiro più eguale , e per la maggiore ac censione della polvere a focone aperto. E cosi è pur vero che se i fucili a capsule fossero atti all'uso militare , li avrebbero già da anni messi in uso tutte le Potenze , delle quali d'altronde nessuna finora li adottò , per il moti vo appunto, che importano il guasto delle canne attuali e che troppo malagevole rendesi l'uso della capsula stessa per la sua piccolezza o pericolo di perderla nel maneggiarla o di su la . cartuccia , o di sul fucile coi movimenti del l' arma ; ed anche pel danno delle schegge del rame , a pericolo del soldato , che ne sta a fianco. Tutte queste informazioni , e cognizioni del sistema di fucile del signor cavalier Console , non meno che degli esperimenti che lo convalidano , io potei attingere e rac cogliere dall' Autore istesso , nella occasione che venne , per me favorevole , di essere a di lui contatto per ufficio , e potei così instruirmene dalla di lui facondia , quando avendo egli avuto fin dal giugno passato , in Napoli ,
i67 per voloutà , e comando di Sua Maestà Siciliana , F incumbenzia , da sua Eccellenza il Principe di Satriano Direttore Generale dei Corpi Facoltativi , di voler dirigere la riduzione di alquanti dei loro fucili al di lui sistema di percussione fulminante , da servire di saggio alle trup pe Napolitano ciò non potè egli eseguire in Napoli , e vennero all'effetto spediti in Roma quattro fucili nuovi (di ottima costruzione) di quella Regia fabbrica, e quinci per le premurose cure di S. E. il Signor Marchese Resta Tenente Generale Comandante in Capo le Truppe di linea e di riserva Ponteficie ( da cui era stato il Signor Cavalier Console officiato presso il lodato Principe di Satriano ) , gli venne procurato così anche mezzo di fare eseguire in questa fabbrica d' armi Vaticana la riduzione domandata de' predetti fucili sotto la direzione dello stesso inventore che ne prese la diligentissima cura. Il quale Autore altri tre fucili qui lascia ridotti al sistema Console , per saggio di questa Truppa Pontificia , siccome ne desiderò S. E. il Generale Resta , per opporne forse l'adozione a questo Governo ; come pare che quello di Napoli voglia occu parsi di questo sistema nella riduzione delle sue armi da fuoco a fulminante. Fu in questa operazione , che ne am mirai l' ingegnoso , e semplice trovalo , e li vantaggi ne rimarcai a comparazione degli altri sistemi , per quelle considerazioni , e per quei riflessi di cui ho sopra ra gionato. Ebbi cosi anche il vantaggio di vedere l' applicazione del di lui sistema di percussione a fulminante su i can noni , segnatamente per quelli di Marina e di Costa , come lo potrebbe essere eziandio pei cannoni di posizione , del qual sistema domandatone l' Autore lasciò egli un saggio per quest' artiglieria e Marina Pontificia , come lo diede per quella di Napoli con i su ripetuti fucili.
i68 Consiste questo in un mezzo ben semplice , cioè in una maniglia , o martello da fissarsi o sul rinforzo di culatta davanti alla lumiera , o dietro alla culatta stessa a guisa di lampada , il qual martello rovesciato , e tirato per una corda a rivolgersi , va a battere in un pezzo d' acciajo incavato a canaletto , quale forma ancudine al tagliente , o alla penna del martello , la quala ancudine è o sù la placca della maniglia stessa ( pel primo modo ) o ripor tata a vite sul cannone ( pel secondo modo ) mezzo pollice distante dal focone , nel cui punto va a battere ( fuori della lumiera ) il martello. La civa poi di cotesto sistema è eccellentemente ideata, perehè consiste in un tubetto di lamina di ottone lungo circa due pollici : stretto con filo quasi per tutto la sua lunghezza ( meno -J- pollice ) e ri piegato nel terzo della sua lunghezza sotto un angolo circa di 4-5 gradi. La cima del tubetto è stretta , e turata con cera vergine , stando la composizione fulminante nel pezzo del tubetto , che è scoperto dal filo , il resto del tubo è riempito di polvere da fucile > e nella sua estremità inferiore è incluso un pallino , o veccione da caccia , ri tenuto , e chiuso da cera. Le composizioni di queste cive sono regolate , modificate , e proporzionate dall' Autore : 1' interno del tubo è preparato con un preservativo, perchè la polvere non ossidi il rame , nè guasti :! composto ac censibile : per cui è che queste cive si possono tenere negli approvisionamenti , o munizioni. Introdotta questa civa nel canale del focone , e volta la parte ripiegata su l'ancudine , tirando quindi la corda (che tutto può fare il puntatore ) il martello rovesciando va a battere sul fulminante , da cui messo il fuoco nel resto delia civa , viene così slanciato nel cannone un fuoco intenso ed omo geneo , capace di fare accendere tutta la carica ; col vantaggio che il pallino, o veccione esploso cosi dalla ci
i60 va-pistol etla fulminante , sfonda esso stesso l' involto della carica , senza bisogno della spina , o sfondatore , c col risparmio di un uomo, e del possibile danno della rottura della spina entro il canale della lumiera , come qualche volta avviene. La ci va , che per tal modo non fa baituta sul focone , può saltar via liberamente , va cacciata per se stessa in allo verticalmente , sema crepare , e senza far danno veruno agli astanti. E siccome le cive fulminanti metalliche per cannoni , sono da piegarsi a piacere dell' inventore , da ciò ne avviene , che sono applicabili in generale ad ogni pezzo di artiglieria di qualsiasi costruzione , e calibro , non solo cou specie di verse di macchine per dargli fuoco , da applicarsi al di sopra in ogni senso , ma ben anche pel di sotto -, e non volendosi macchine da applicare ai -pezzi, per le eccezioni che ne potessero venir fatte , al detto dello stesso In ventore tenendo già egli in Milano una serie di micce fulminanti d' adoperarsi a mano , sono io persuaso , che il medesimo si recherebbe tosto ad onore di soddisfar col fatto , in ogni modo , le diverse opinioni , che di solito s' incontrano nelle Potenze in simili casi. Modificazione utilissima ha trovato questo sistema del Con sole, pei cannoni , dopo le modiGcazioni falte dal Signor Capitano Gariboldi dell'artiglieria Pontificia. Questi (sempre per il fine di non snaturare gli attuali cannoni, volendo pure applicare uu nuovo sistema a percussione fulminante , e nello stesso tempo poterli avere inalterati , per usarli nel modo consueto , cioè una Spoletta , e lauciafuoco ) ideò di rendere indipendente dal cannone il meccanismo del sistema percuotente del Coosole , e perciò lo stab'rlì sopra collare di metallo, da mettere, o togliere a piacere dattorno al collo del bottone di culatta. Questo collare c composto di due semicerchi , uniti a cerniera, e chiuden • 22
I70 tisi a nasello datt' altra parie. S' intende , clic l' interno del cerchio è convesso , per assestare al concavo del collo anzidetto. Si ferma questo collare con tre viti di pressione nel collo stesso. Nella sommità del collare evvi un nodo, su cui è fermato un compasso , cioè due branche ( tutto di ferro ) , che si ripiegano sul cannone ; quella inferiore è piegata a senso della modinatura della culatta , per modo però , che vada a fare ancudine alla distanza di tre linee dalla lumiera , pai martello che ivi deve battere la capsula (o meglio la civa pistoletta e fulminante); c l'altra bran ca , che si ripiega superiormente è quella che serve a martello per battere il fulminante sul sottoposto appoggio qui sopra detto: il che si fa mercè il tiro di una cordicella, la quale girando attorno al nodo del compasso , fa ri volgere , e a colpo secco , la branca martello , e batter con la sua penna la capsula , da cui è immancabile. Saviamente però questo sistema di compasso è messo» dal Gariboldi fuori di squadro , cioè il nodo del detto compasso non sia veramente collocato sul piano verticale dell'asse del pezzo, ma sibbene alquanto sulla destra del collare , venendo poi le branche a calare così giù di squadra a costo della lumiera ; mentre la civa fulminante si presta pure , per la sua ripiegatura di costruzione , ad esser voltata da quel lato che occorre. Cosi il puntatore , dopo puntato il pezzo ( anzi che sfondare con la spira , e mare ) pone la civa nella lu miera con la mano sinistra , e con Li destra contempo raneamente ripiega su la culatta la branca ancudine , e tornando al suo posto , prende a mano la cordicella della branca martello - per tirare , onde ribaldare quella branca , e battere il colpo all' istante del far fuoco. Essendosi portato il meccanismo del martello sul collare indicato , dietro alla culatta , e fuor di squadro, si evita
'7' quella piega d'intacca, e di viti, che il sistema Con sole apporta al metallo del cannone ; e cosi vien rimos so I' imbarazzo , che dava alla punteria il martello , che fosse collocato o sul rinforzo di culatta , o dietro la fascia alta del cannone , ma nel piano verticale dell'asse del pezzo, siccome lo collocava il sistema Console. Per tale semplice mezzo si ha libera la punteria ; libero affatto il cannone di qualuuque alterazione al sistema d' uso , e libero l'adoperare il pezzo col lanciafuoco , o col fulmi nante , a piacere ; come libero di portare il collare sopra altro pezzo di eguale modinatura ; e pronto finalmente il mezzo di surrogare un collare con altro di riserva , in qualunque evento , che rendesse danneggiata questa piccola macchina. Ma oggetto mio non fu quello di descrivere il sistema Console per la civa e per la percussione adattata da lui ai cannoni , che io solo del fucile assunsi parlare. Tut tavia gli ottimi effetti di questa civa , e di questo modo di percussione fuor della lumiera , siccome sono fondaii sui principi comuni con quelli applicati al fucile, così ì' uu sistema garentisce l' altro. E tempo essendo ormai di restringere il mio prolisso dire , io lascerò di discutere se per la costruzione d' armi nuove sia da attenersi piuttosto al sistema Console , o a quello Brunéel , o a qualunque altro, quantunque io veda in quello Console , solidità , semplicità , e sicurezza , o tutte quelle condizioni che si possono desiderare in un'arma da guerra , nonmeno che uu'iuescatura di clTtìtto facile, e sicuro a fronte degli altri sistemi conosciuti ( e lo videro cosi come me tanti altri citati ) , ma dirò bene , che per la riduzione o trasformazione delle armi in uso., o residuo, del sistema a pietra , io lo riguardo preferibile agli altri, per l'economia dei pezzi innovati , e conseguentemente
i72 per t economia della spesa , ma principalmente , perchè lascia intatta la canna , mentre che due soli pezzi dell' ac ciarino egli rinnova , oltre alle piccole utili aggiunte che egli vi apporta. Ed invero il Signor Console si propose di ridurre o trasformare le armi attuali nel sistema di percussione fulminante , e non si propose di fare un' arme nuova , considerando che non dovevano buttarsi nell'oblio, e nella inutilità tutti gli attuali fucili a Silice , che for mano un materiale , ed un capitale immenso del militare in tutta l' Europa. Egli vi riusci con la semplicità , ed eco nomia di cambiare sol due pezzi , non toccando la canna nò la piastrina ; economia , e semplicità non sorpassagli. Furono ridotte le armi dell' Austria , ed importarono a Vienna la spesa di soli franchi tre , conservato il veccho cane , per ogni fucile : si ridussero quelli di Modena , e la spesa fu di franchi quattro compreso il nuovo cane a pestone : l' effetto fu costante , e solido. Dunque perchè si dovrà aspettare tuia nuova scoperta , ed attendere che la Francia ci venga maestra di ciò , che ci procurò già e e' insegnò l' ingegno Italiano ? perchè dobbiamo aspet tare degli anni ancora (t per studiare un sistema più ido » neo , onde poter fare un cangiamento più pronto , e » più considerabile » siccome disse il Signor de Scha» nenhurg , il quale vorrebbe » che il cambiamento si » faccia per armi nuove e non per trasformazione delle » vecchie, sino a che l'esperienza non sia pronunziata deci» sivamente? J Ma la Francia sentirebbe ella l'esperienza decisiva , se in questo aspettare venisse a guerra con l'Au stria la quale ebbe già per decisiva esperienza il fatto di riduzione delle sue armi d' uso al sistema Console ! per l'adozione del qual sistema , facendo meno pubblicità di discussioni e chiacchiere, fece riservata deliberazione delle ponderato ragioni sul sistema del Milanese , e non omesse
i73 le decisive esperienze , nò segnò la decisiva adozione. Ora dovrebbesi ripetere col Liadieres — » . Diventiamo » più prudenti ; imperciocchè ciascun passo , in , oggi , j> potrebbe venire più dannoso. — Egli dice questo, in tanfo che si cerca e non si trova la cartuccia pel fucile Brunéel , e mentre vede certa l' incscatura della cartuccia Console. Ma se non si fosse fatto travedere complica zione di meccanismo , ove non è che la materialità stessa del fucile d' oggi ; quella materialità , che non è condan nabile in un' arma di guerra ; e se osservato si fosse la semplicità relativa di questo fucile , avrebbe anche trovato fucile e cartuccia nel sistema Console. 5 II sistema è semi plicissimo , ed è quello abituale che si prefigge il Ge» nerale Bugeaud cioè quel sistema che fa conservare » le armi ordinarie con un leggiero cambiamento ». D' altronde pel sistema Brunéel , secondo le esperienze fatte dal g.° reggimento di linea Francese giusta il rap porto letto dal Commissario del Re , si ha a che dieci caminetti si dovettero rinnuovare , a fronte di settantasei martelline di cui si dovettero rilimare le facce. » Dunque sarà pure semplicità ed economia nel sistema Con sole , il risparmio della rinnovazione di questi camminetti, o rubinetti ; oltre al risparmio di tagliare , e rifare la cu latta della canna , come si disse più sopra. Riepiloghiamo. E innegabile il doversi riconoscere sul sistema del fucile di cui trattiamo , dal suo autore detto alla Console , almeno tutti quei vantaggi , che general, mente sono convenuti su i fucili percuotenti sul fulminante 1 quali si enumerano sul principio di questa memoria. Oltre ai predetti generici vantaggi ( di cui pure si disse qualche eccezione ) , il fucile del sistema Console ; come la sua civa fulminante , ed il suo modo di inesca tura , e di per cussione , ne presentano altri ; che lo dimostrai nel discorso
j?4 di questa memoria , quali sono in sostanza , e principal mente quelli che qui numero. i.° Semplicità; comunque se ne voglia dire incontrario. 2.0 Meno dispendioso di qualunque altro sistema di ri duzione : e può dirsi di tcnuissima spesa , se si metta a diffalco il valore della martellina , e del baccinetto , che nelle anni d' uso fossero rinnovabili. 3. ° Più sicuro nella sua azione , perchè col suo ful minante si può far fuoco in tutte le circostanze atmosfe riche , non temendo ( sopra gli altri fulminanti ) la umi dità. 4." Maggior sicurezza nel mettere , e conservare al fu cile P esca fulminante , sicurezza , che non si ottiene forse per le capsule. 5.° Ha il vantaggio di comunicare il fuoco diretta mente alla canna , e non per un camminetto , o rubi netto , vantaggio considerabile , perciocchè per questo appunto diyengono meno frequenti ancora i falli , o le cecche. 6.° Rafforza V energia , ed il coraggio del soldato , la sicurezza , e certezza del tiro di quest' arma ; agendo cosi sul di lui morale. 7.° Singoiar vantaggio di questo sistema , sopra tutti gli altri , è il battere il fulminante fuori del focone , la sciandone sturato il foro ; il che non fa reazione dannosa sul percuotente, e favorisce l'accensione della polvere , come evita il danno delle schegge delle Capsule. 8." Risparmio di stracciare con li denti la cartuccia , cosa incomoda al soldato pel pasto di polvere che ha alla bocca ; e che perciò possono anche gli sdentati eseguir la carica. 9.° Di avere sempre sturato il grano del focone senza bisogno di spilletta , per la forza particolare del di lui
i75 fulminante , che trapassa anche un impedimento , posto tra il grano , e lo scudetto , di un foglio di carta piegato in doppio , ed anche in quarto. io." Un tiro più celere , e di maggior forza per il suo fulminante , che fa accendere tutta la polvere. Risparmio di un quinto di polvere, che può ot tenersi su l'attuale cartuccia per la maggiore accensione suddetta , e per l' economia della foeaccia del baccinetto. i2.° Risparmio della necessità che è nei fucili a pie tra , ed a capsule , di dovere ogui quaranta , o cinquanta tiri lavare il fucile. 13. ° Facilità di fabbricarsi i fulminanti dagli stessi ar tiglieri, quando sieno dall' Autore , e colla scorta dei suoi meccanismi ed utensili , ammaestrati , siccome praticano già le truppe austriache , « modenesi. i4. ° Compensazione della spesa di riduzione , e dei stuccetti fulminanti , nel risparmio della polvere , delle pietre focaje , della temperatura degli acciarini , o mar telline , della loro spessa rinnovazione , e di quella degli scudellini di ottone pel continuo consumo. Tutti questi vantaggi ineccezionabili , dovrebbero certa mente consigliare, e fare risolvere di venire al cambia mento di sistema per le armi da fuoco , riformando la nuova costruzione sul sistema Console , e più poi venendo alla riduzione , o trasformazione delle nostre armi in di stribuzione , e prima quelle , che sono di riserva nelle armerie , e segnatamente quelle che devono essere acco modate. Delle quali essendone nelle sale d' armi buon numero da riattare ed a cui certamente necessita per la più parte la rinnovazione dei baccinctti logorati dal pu limento , e le martelline impiccolite , e mancanti di ac" ciajo per l' uso , e pel frequente limarle , e temperarle , cosi in queste potrcbb' essere utilmente impiegato il risar
*76 cimento con la sostituzione dei due nuovi pezzi , sola in novazione del sistema Console ; giacchè in questo caso si troverebbe un'economia sul dispendio di riduzione , do vendosi detrarre il valore dei consimili pezzi , che doveansi rinnuovare. Colle quali armi così risarcite , e tra sformate , potrebbe esser cambiato l' armamento ad un battaglione , e ad un reggimento per volta , e quindi di mano in mano ridurne cosi queste che sono ora in mano ai soldati : e così finalmente anche quelle chó restar de vono di riserva nelle armerie. Vero è che per evitare la confusione , quasi necessaria conseguenza , nelle armi , nelle munizioni , e negli approvisionamenti , se si fa la riduzione a tempo , bisognerebbe prendere il consiglio del Signor de Schanenburg, il quale disse » che questo « è uno stato di cose cui i militari devono domandare » molto breve , quando abbia da aver luogo la riduzione » a tempo per evitare la confusione suddetta » ma bisogna pur conciliare con i mezzi economici dello stato , con l' attività degli arsenali , e con le circostanze degli eventi : Il modo di trasformazione sopra proposto , oggi è il più conciliato col nostro caso. In conclusione, il momento è venuto di adottar questa migliorazione , segnatamente quando la maggior parte delle potenze di Europa s'occupano di introdurre questi nuovi sistemi nelle loro armi : ma non per questo dob biamo farci ciechi imitatori dei Francesi , dei Tedeschi , o degli Inglesi , ed aspettare dai loro oracoli le norme del nostro operare , se la ragione ne approva il sistema di un italiano. Il sistema di fucile del Signor Cavaìier Console è sodisfacentissimo , e ciò che le prova sono le numerosissime esperienze fatte sopra una folla di sistemi rifiutati, o non ancora accettati da diverse nazioni , men tre che questo alla Console , è già in pieno uso. E uu
>77 invenzione di un Italiano , premiata di medaglia d'oro dal l' Imperiale Reale Istituto di Milano li 3o maggio i83y gual'oggetto di Nazionale industria con deliberazione nei seguenti termini. c Superiori commissioni militari dichiarano d' impor» tanza il miglioramento scientifico-teorico , che il Gavalier s Console Giuseppe arrecava ai fulminanti e al modo di » loro percussione applicati alle armi da fuoco , sì da x guerra che da caccia , avendovi straordinaria celerità 1 nella carica , ' esattezza di tiro , economia di polvere , > la quale tutta istantaneamente si accende , in guisa che » venne adottato per le II. RR. armate, e valse all' Au» tor suo cavalleresca Divisa dalla munificenza Sovrana. » In cosa cosi conclamata l'I. R. Istituto non poteva non » favorevolmente accogliere la domanda del Gavalier Con» sole , che per la invenzione sua , quale oggetto di » Nazionale industria , gli fosse aggiudicato il competente » guiderdone ed acconsenti vagli perciò l'aurea Medaglia. » E in fine quella invenzione , che riportò all' Italiano Signor Cavalier Console onorificenze , distinzioni , generosi presenti , ed attestazioni , e documenti di lode da Prin cipi esteri, e da quegli altri d'Italia, che ne esperimcntarono , e ponderarono il sistema , siccome ne dimostrò il sopra addotto attestato emesso dal Regio Arsenale di Marina di Genova, nel quale è rimarcato fin dall'anno i826 la singolarità vantaggiosa del sistema Console , di battere il fulminante , senza otturare il focone : e final mente come ne mostra l' alta approvazione a lui data dal Prìncipe Estense , il tenore della lettera seguente. « Dal supremo Comando Generale Militare Estense-Mo» dena li j 7 decembre i839. »
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i 7S N.° 2iS9. c Al nobil Uomo il Signor Giuseppe Console Dall' arme » Cavaliere dell' Ordine Imperiale Austriaco—Modena, j Adempio con vera compiacenza a venerato ordine ver» bale ricevuto questa mane istessa da Sua Altezza Reale » 1' Augusto Regnante Estense , col dichiararle la piena 2 Sovrana sua sodisfazione per quanto ha ella operato » in questi Estensi Dominj , col dirigere , ed assistere » in gran parte alla riduzione delle artiglierie , e delle » armi portatili da fuoco per le truppe Estensi secondo » la utilissima invenzione da lei fatta ; invenzione , che ) la preossequiata Altezza Sua Reale è deliberata di es» tendere a tutte le sue artiglierie e truppe , e ciò che > equivale alla più evidente riprova , che Sua Altezza » Reale , siccome anche il sottoscritto, sono pienamente » convinti della somma utilità della prelodata sua inven zione. » r Adempito così al graditissimo incarico ricevutone , 1 non posso omettere di protestarle , che i distinti di lei » meriti hanno riscossa la mia più sincera ammirazione , » c che mi è ben caro l'incontro di potergliene official > mente esprimere le più sincere assicurazioni. » // Generale Comandante le Truppe Estensi. » Imp. R. Maggiore Austriaco. Firmato— Stanzani.
'79 Finalmente io credo , che niun' altra maggior racco mandazione possa farsi al sistema del Signor Cavalier Con sole , oltre di quel merito intrinseco , che pel suo fucile , e per la sua cartuccia a civa fulminante , come pel modo di inescatura ,' e di percussione , ne deriva da quanto si è sopra descritto , ed esposto , se non se dicendo , chc essendo l' inventore italiano , l'invenzione essendo dell' in gegno d'Italia , a cui piegò la ponderazione austriaca col suo amor proprio , così ogni stato Italiano dovrebbe , piuttosto che per gli estranei , deliberare il suo consenso alla riduzione delle armi da guerra nel sistema di per cussione a fulminante del milanese Signor Cavalier Con sole (i). Un Artigliere Pontificio. (i) Da più tempo abbiamo annunziato quanto per le novelle armi a percussione si era praticato ed ideato dagli uffizioli napoletani. Nel prossimo volame discor reremo partitamente di tutti i replicati esperimentifatti dalle diverse commissioni , su vari fucili ; e forse saremo al caso d'indicare qual si è quello che S. M. il Re avrà definitivamente adottato per i suoi eser citi. Che se i risultamenti continuano ad esser sì belli come quelli finora avuti y possiamo fin dal momento accertare che V ultimo modello or ora costruito nella Reale Armeria di Napoli , è quello che più di ogni altro adempie allo scopo , della molta sicurezza , mag gior semplicitàì esattezza nel tiro, e sufficiente economia nella costruzione delle novelle armi , o nella riduzione di quelle già in uso. Ed allora non tralasceremo dal numerare gli inconvenienti che molti han ritrovato nel fucile- del Cavaliere Console.
PRINCIPI DELLA PARTE SUBLIME DELL'ARTE DELLA GUERRA. OPERA DI SUA ALTEZZA IMPERIALE E REALE L' ARCIDUCA CARLO DI AUSTRIA SCRITTA AD USO SB'aSirSBA&Z »BJA'ESERCITO AUSTRIACO tecata per fa ptiwta vofta òat teòedco iw itaftovio DA
Capitan Comandante del Genio Napoletano (i).
Neil' annunziare al pubblico militare questo lavoro del capitano Sponzilli , non scriveremo le lodi del testo che il solo nome dell' Augusto Autore tiene luogo del più pomposo elogio. Epperò tacer non vogliamo come l'Altezza Imperiale Reale dell'Arciduca Carlo degnavasi clemen temente gradirne la dedica , facendo scrivere da un alto personaggio a Sua Eccellenza il tenente generale prin0) H capitano Sponzilli pubblicò nel 3." e 4-" vo lume dell'Antologia » Contenti alla Strategia di S. A. I. l'Arciduca Carlo, e l'illustrò con note ed esempi tratti per la piupparte dalle gloriose campagne combattute dall Augusto Scrittore.
i8i cipe di Satriano le seguenti parole di somma cortesia. S. A. I. et R. decline ordinairement d'accorder Fagrément qui lui estfréquemment demandé, de placer Son Au guste Nom à la tête d'Ouvrages destinées à êtrepubliées ; cependant Elle désire trop vousfaire plaisir mon Prince pour ne point accepter la Dédicace de M. Sponzilli qui est d'ailleurs si avantageusement connu à Monsei gneur V Archiduc sous le rapport de ses vastes con naissances militaires. Le quali , profferte dal maggiore dei gran capitani -viventi, mentre formano l'encomio del traduttore, ed annotatore dell'opera, sono la più bella, la più meritata prova di stima verso quel distinto gene rale che dalla sapienza di Ferdinando II. fu proposto alla direzione di tutl' i militari corpi scienziati dell'esercito.
i8a
Quando più corrono i giorni della pace , più attenta mente si numerano i soldati dell' epoca seoxsa , che com batterono le grandi guerre del secolo. Perocchè la gene razione novella chiamata alle armi , teme sempre di vedersi ad un tratto priva di tutte le esperienze guer riere , e della passata gloria militare. Molti hanno acqui stati titoli alla pubblica stima , ed è sacro il dovere di paratamente segnare le gesta di quanti rimasti illesi, da quella sanguinosa lotta sono uccisi più facilmente dall' ozio , che non lo furono dal fuoco e dal ferro nemico . Noi da più tempo abbiam salutato con plauso ogni opera che mirava al nobilissimo scopo di eternar la me moria di valorosi soldati che hanno illustrato l' esercito , ed abbiamo indicato le belle e brave azioni delle milizie napoletane , gli esempi istruttivi , gli insegnamenti profit tevoli. E per far sempre più chiaro che il valore , la di sposiziono ed il bellico ingegno non manca a' popoli di questa bella e meridional parte d' Italia registrammo in queste carte la vita di Giuseppe Parisi , di Vito Nunziante , di Alessandro Begani ; e se non ci man cheranno le forze scriveremo quella del nostro concittadino Paolo Avitabile, che non ha guari ritornava in patria, dopo di essersi illustrato nell' Oriente ed aver meritato elogi ed onori da'ragguardevoli capitani dell'esercito inglese: elogi ed onori che gli han fatto ottenere da S. M. il nostro Re il permesso dj indossar l' uniforme di generale c fregiarsi
i83 della croce del Real ordine di S. Ferdinando. I nomi a' quali si legano belli ed onorevoli ricordi militari ormai , si appartengono all' esercito che deve appropriarseli con fierezza, perchè efficacissimo legame che più riunisce le sue fila , sveglia ed accresce in tutti il sentimento dell'u nità della forza e dell'onore. Or se molti nomi abbiam finora ricordati, con dolore accettiamo il tristo incarico di raccomandar quello di Do- ' menico Puccemulton , tenente colonnello del 2.° grana tieri della guardia. E nel rendere lode alla sua cara memoria e nel porre sotto gli occhi de' nostri compagni , quella vita militare sì pura e sì bella , vogliam soddi sfare ad una forte afflizione e riempire un dovere pietoso, verso 1' uomo che seppe animarsi delle nobilissime pas sioni l'amor del sovrano , il progresso del pa ese , la gloria' dell' esercito. Il giorno 29 del mese di gennaio i79i dal cavaliere Michele , e da Teresa Truzza , nasceva in Messina il Domenico. Nobile e considerevole si era la sua famiglia , che originaria di Spagna , da più anni si era fermata nella città capitale del regno ; ed il padre aveva in quel tempo il grado di colonnello ed il governo delle nume rose artiglierie della città , e cittadella di Messina. Incominciavano gli anni di strepitosi avvenimenti nel. mondo , le generazioni nascevano con la guerra , cresce vano in mezzo alle guerre e contavano i pochi giorni di una pace vacillante. Le lotte erano non solo tra le forze materiali degli eserciti , ma tra la perizia maggiore de' capi il più certo e sperimentato valore delle soldatesche. Per i
grandi ed inauditi trioni! di guerra "si era creato uno spi rito militare tra le varie classi sociali, ardente si era l'e mulazione tra gli individui, e fortissimo l' entusiasmo tra la gioventù europea ; sicchè il valore e l' ingegno guerriero dovunque si vedeva brillare del massimo splendore. Era dunque forza al Puccemulton d' incamminarsi per quella carriera che nobilmente avevano corsa i genitori. La sua educazione fu perciò tutta militare , il punto di partenza dello sviluppo intellettuale , il primo anello della catena scientifica fu intero per le cose di guerra. Quelle primitive impressioni avute non mai si cancellarono dalla sua mente , e furon tali che sempre più gli fecer sen tire affezione per le armi , e gli accrebbero il desiderio di distinguersi. E fu sì regolare quel primo avviamento, sì nobile il pensiero di chi lo diresse, che non die campo al giovane di sognar privilegi ed onori sol per ricompensa di nobile nascita , nè si stette inoperoso aspettando dal cielo il contento di vedersi ad un tratto innalzato nella considerazione degli uomini. Segui passo a passo il pro gresso di tutte quelle cognizioni che sono l'ornamento dei militare; epperò non ebbe il fanatismo delle sole teoriche, le quali son necessarie , e volle mano mano acquistare quel giusto tatto nell' apprezzare' gli uomini e le cose , quella pratica ispirazione , quel giusto colpo d'occhio che fu la sua misura in mezzo alle vicende va rie che dovette traversare. E negli ultimi anni della sua vita con avidità si gettò nell'ampio giro delle belliche cose, onde vederne le ragioni e le leggi, senza pretender mai di toccar le alte regioni dell' arte e del genio.
>>>'.> Correva l'agno 1799 allorchè Domenico qual volonta rio «"a segnato tra le file del reggimento Principe Reale senza averne la nomina regia. Gli avvenimenti che ra pidamente ravvolsero il nostro paese non furon quindi veduti dal giovane soldato, che solo lesse nelle triste pa gine della nostra istoria i numerosi esempi di viltà impu nita , la trascuraggine somma che si eJbbe nello spingere in una malaugurata guerra inesperti soldati senza guida , senza fede , senza armi ! I disastri delle napoletane milizie sulle sponde del Te vere,, e tra Je alpestre frontiere degli Abruzzi , e la riti rata de' pochi soldati guidati dal Damas, nella campagna del i798 son tali avvenimenti da richiamar tutto lo stu dio de' militari. Domenico volle conoscere a fondo le va rie cause di sì contrari risultameli, ed in una scrittura consagrò il frutto delle sue riflessioni. Ma quando nell'anno i8o7 si trovò tra quel debole esercito che non mai volle abbandonare le reali bandie re , egli tra lo spettacolo del guasto e lo sperpero di quella guerra, troppo vide come mancassero a noi le virtù militari , come il disordine l' indisciplina e la poca fi ducia ne' capi è immensamente dannevole alle milizie, co munque brave ed istruite , ed in contrario il successo ac compagna sempre l' ordine la cieca ubbidienza e quella sicurezza che spinge il soldato tra i più forti pericoli , e sempre dove lo chiama la voce dell' intelligente , valoro so , e devoto uliziale. In febbrajo dell'anno i8o8 fu nominato secondo le •1
i86 nente ne' granatieri della guardia reale, e con tal grado nell'anno i8o9 prese parte alla spedizione d'Ischia e Procida. In gennajo i8ii ebbe la graduazione di tenente , in novembre i8i a il grado , e l' onorevole incarico di quartiermastro del reggimento. Correvano allora giorni di mutamenti politici , di guerra e di agitazioni , l' incostanza umana era troppo frequente perchè difficile diveniva ad ognuno di presagire il corso avvenire. Puccemulton chiuse il suo sguardo- ed imprese ad esser solo soldato. In quell' istesso anno il grido di guerra diveniva gene rale, rotta la pace tra i più forti potentati di Europa immensi erano gli apparati , e numerosi eserciti la tra versavano da un estremo all' altro per misurarsi ad un tempo sulle sponde del Boristene e del Tago ; incerta si dimostrava la fortuna delle armi , e la casa Borbone di Sicilia si determinava a spedire alquante migliaia di sol dati nella Spagna , e muniva i luoghi più esposti della spiaggia siciliana. Domenico si credette fortunato di ri trovarsi tra quelle milizie che sbarcate in Alicante , ed unite agli eserciti Anglo Ispani pugnarono con valore finchè tutte furono mutate le sorti politiche. Non vi fu azione , conflitto , assedio dove furon chiamati quei sol dati ed egli non vi fusse. E perciò fu numerato tra quelli che il 3 marzo dell'anno i8i3 si spinsero alla ri cognizione di Alcoy , e poscia mossero alla presa della città di Terragona gagliardamente difesa da' francesi ; si trovò alla battaglia di Castalla dove l'intera brigata, fan
i87 teria , cavalleria ed artiglieria meritò gli elogi del ge nerale Murray e divise cogli Anglo Ispani il contento della vittoria ; durò le fatiche e corse i pericoli con quanti furon chiamati all' assedio di Terragona , alla campagna nel regno di Valenza , al combattimento di Ordal , alla difficile ritirata sopra Villa Franca ; prese parte nel disarmo delle guarnigioni di Lerida , Michenenz , al blocco della città capitale della Catalogna , Barcellona. Ed in tante e si svariate operazioni di guerra egli seppe dimo strare il valore del soldato , l' intelligenza dell' ufiziale. Ritornato in Napoli coll' esercito che accompagnò il Re Ferdinando I. ; in agosto del i8i5 vien promosso ca pitano. Nel mese di marzo seguente è chiamato a seder qua\ giudice del consiglio di guerra permanente della guardia. Su tale geloso ufficio fu grande la sua solerzia molti e proficui i lumi e le dottrine apportate in quelle decisioni , che se talvolta non colpirono lo scopo furon sempre rivolte allo scoprimento della verità , ed a richiamar nel dritto sentiero soldati traviati , senza menomamente ferire il loro decoro , e dar loro disgusto della guerriera professione. Le idee di giustizia e di onore trovarono in lui come sempre un coraggioso difensore. Tenne per più anni il geloso incarico di capitano di abbigliamento al primo reggimento de' granatieri , finchè dopo luminoso esame il 3o maggio i83i fu promosso ajutante maggiore al a.° granatieri, fu graduato di maggiore il io gennajo i83a , ebbe tal grado in ago sto i833, e divenne tenente colonnello in settembre i84i.
i88 la tale lungo periodo di militare servizio , Domenico Puceemulton fu decorato di vari ordioi. Si ebbe quello della medaglia di bronzo, fu nominato cavaliere di me rito del Reale ordine di S. Giorgio della riunione , ed ottenne da S. M. Cattolica la croce di distinzione meri tata nella battaglia di Castella . Tra le varie commissioni che ebbe a disimpegnare , oltre le strettamente unite a' gradi della milizia , furon quelle di segretario titolare della giunta istituita per l'e same delle diverse opere militari che si pubblicano dagli uffiziali de' due eserciti napoletani ; e spesso fu chiamato come esaminatore de' giovani allievi di quel collegio mi» litare ricco semenz^tjo di buoni uffiziali nelle varie armi , base di quelli necessari a' corpi facoltativi. Ed egli era al sommo contento di quest'onore perchè tenne per fermo che la buona educazione getta le basi di una potenza durevole nell' esercito , e pereiò non indeboli mai il suo amore per la gioventù, alla quale seppe ispirar la nobile emulazione del dovere, e tutti que' sentimenti leali bravi generosi che deve aver chi si avvia nella carriera delle armi. Volle replicata™ ente presentarsi al giudizio del pubblico poichè il suo zelo si alimentava dall'amore il più puro della scieuza guerriera, e prolungava cosi la sua vita rendendola utile all'universale. Più e più volte provò l'inesprimibile contento di veder lodate le opere del suo ingegno , le quali mirafan tutte a dimostrar che l' arte della guerra lia delle leggi the impunemente non si rompono, e che
i89 non è poi vero di essere la napoletana milizia disadatta ad affrontare i pericoli ed i disagi della guerra. Nell'anno i83a metteva a stampa le istruzioni elemen tari per le soldatesche leggiere , lavoro di più tempo che l'autore dedicava a' giovani uffiziali perchè chiare vedes sero le teoriche appartenenti a tali milizie , facile fosse 1' uso delle armi pronto ed ordinato il comando; e si po neva al caso di soddisfare all'intelligenza de' meno pro vetti , ed alle cognizioni de'più istruiti. L'opera è divisa itt tre parti distinte. La prima raccoglie quanto è neces sario per T istruzione del soldato , separato o riunito ne gli attacchi ; la seconda dimostra i vari movimenti che si operano dalle milizie leggiere messe a guardia o in ajuto delle linee di fanteria , fiancheggiando le colon ne , essendo alla custodia di parchi e convogli , quando uniscono la loro forza a quelle delle passeggiere fortifica zioni; ed è poi moltissimo elaborato quella parte che discor re dell'uso delle soldatesche leggiere ne' conflitti e nelle battaglie. Quella pubblicazione fece onore all' autore, la sua rinomanza militare si accrebbe nell' esercito , ed egli ne prese confidenza. Si venne pubblicando V Antologia militare e Puccemullon volle essere tra primi e più attivi collaboratori e concorrere ad opera sì difficile ; e con assai calore diede mano a suoi lavori per pagare quel tributo che ognun deve , nella scala delle sue forze intellettuali pratiche e materiali. Egli era ben persuaso che l' in gegno e la conoscenza delle cose di guerra si acqui
sia sotto la forte pruova dell' esercizio e dello studio ; si accompagnò quindi di buon grado coi tanti che consi derano il passato e ravvicinando i tempi mirano l'avve nire dell' esercito. Non esagerò mai quanto si è da fare ed in conseguenza non diede mai pretesto agli uomini che vogliono che niente si faccia. Si tenne sempre lontano dalla scuola che tutto esagera , e ne evitò i ragionamenti ed il linguaggio. Considerò la posizione dell'esercito a san gue freddo ; vide quanto ha di reale di lodevole di buono previde quanto può essere tentato con una giudiziosa au dacia per una reale e durevole grandezza ; e rivolto lo sguardo sul cammino che deve correre nelle varie vie d' immegliamento non ne disperò , convinto che il tempo l' energia la perseveranza ed una pratica sostenuta dal dovere gli darà quel sentimento morale ch' è la sua forza e la sua nobiltà. Epperò prima di ogni cosa vide che le milizie napoletane dovevano essere sempre più fortifi cate nel sentimento della propria forza e della propria' dignità , onde abbiano maggior fede nel successo , meglio rispondano alle tante cure del Re , e compiano i loro moltiplici ed onorevoli doveri. Scriveva in prima il giornale della guerra combattuta nella parte orientale della spagna dall' esercito Anglo na politano comandato da Lord - Bentick dove giorno per giorno sono indicate tutte le operazioni di quelle solda tesche , che facevano la loro prima pruova, finchè il 27 aprile i8i4 entravano nella città di Genova , già caduta nelle mani degli alleati , e preso breve riposo ritornavano
«9l in Sicilia. Dettava ia seguilo l'erudito e bel discorso sulla fanteria, onde dimostrare qunl potere ha quest'arma nei vari combattimenti dove sempre rimane il nerbo degli eserciti. E correndo l'anno i8.Ìo, pubblicava un elaboratissimo lavoro che intitolava. Dritto delle genti in guer ra e di alcuni particolari doveri del militare. Dove chiaro appare il potere che si ha di rivendicar talvolta le proprie ragioni colla forza delle armi ; il potere del sovrano di dichiarar la guerra , e continuarla coi mezzi usati dalle incivilite nazioni ; si definiscono i nemici , gli alleati , gli ausiliari , sussidiari , prigionieri ec. ed è va riato istruttivo piacevole il discorso sulle convenzioni di guerra le tregue , le sospensioni d' armi. Fu gratissimo il piacere che ebbe di veder quel lnvoro tradotto per in tero dal chiaro Augoyat, ed inserito nel XXXI volume dello Spettatore militare di Francia. Vi è un momento nella vita di taluni uomini dove tutto concorre al loro vantaggio , e manca solo l'occasione per brillare e distinguersi dalla massa. E tal' era la coudi zione di Domenico Puccemullon alla metà dell'anno i842. Grado onorevole nelf esercito con riputazione di buono istruito e distinto uCziale , capace di dissimpegnar molte cariche nel paese, sembrava più particolarmente destinato ad avere un giorno il piacere di ben comandare i nostri soldati, che ammirano quasi per istinto chi ha pregio, e per la loro viva immaginazione, seguono il comando che sa col pirli colla grandezza e con le sensibili apparenze ed illu sioni. Ma sventuratamente doveva chiudersi la sua carriera
quando non vi è luogo ad altra gloria oltre la considera zione de' superiori l' amore de' propri compagni ! La sua vita non mai era stata sì vegeta , non mai aveva inteso le sue facoltà più intere e più attive , e senza al cun sintomo precursore in mezzo ad una sana salute , all'età di cinquantadue anni fu colpito da apoplessia., e mancò a' vivi la sera del 6 luglio dell'anno i843. Li morte di Domenico Puccemullon è ben degna della nostra tristezza. Rendiamo ognuno il debito della ricono scenza all' uomo dabbene , al militare che dopo di aver servilo con onoratezza per oltre i 44 anni si moriva la sciando nell' esercito e nel paese il ricordo di una bella capacita , un nome degno d'esser salvato dall' obblio (i). Ormai compie l'anno dacchè quel cuore più non batte, e noi nella comune sventura sentiamo assai più da vicino la mancanza di un amico col quale da moltissimo tempo dividevamo e le fatiche ed i lavori della mente! Antonio Ulloa.
(i) S. M. il Re con Beai decreto del 27 gennajo ultimo si è degnata concedere alla vedova del tenente colonnello Domenico Puccemulton , oltre la pensione di giustizia, un' altra di grazia di ducati cento l' anno .
io,3 MEMORIA INTORN0Ì &2 3>2!IB<I>8$&J?a 3>ii ^ITffiJBSìÀ
II diritto d' invenzione della macchina a vapore al par che quello di tante altre utili scoperte , le quali onorano l'umano ingegno , ha per lunga pezza costituito il sùbbietlo di nazionale contesa , pretendendo ed Inglesi , e Francesi, e Tedeschi , ed Italiani , attribuirsene a lor volta il vanto: Ma senza tema di cadere in fallo panni da tali discus sioni doversi conchiudere , a Somiglianza di tante altre applicazioni dei principi fisici , che veruno possa a buon diritto appropriarsene la esclusiva invenzione , avvegna chè gli sforzi successivi dì molti che isolatamente vi diedero opera furón quelli che a grado a grado contribuirono al perfezionamento di esse ; quantunque la maggior gloria par che debba essere attribuita all' Inghilterra ed alla Francia . La forza del vapore che sviluppasi dalla ebollizione' dell' acqua è un principio fisico così ovvio , che natu ralmente dovette cader sotto gli occhi dì molti uomini ; nonpertanto ninno seppe determinarne la possanza meglio dell' illustre generale Vauban , i cui comparativi esperi menti fra la elasticità della polvere da sparo e quella del vapore aqueo j dimostravano giungere quest'ultimo fino a produrre due quinte parti dello sforzo , di cui e 2Ì5
•9Ì capace la elasticità della polvere. Ma quello poi che prij nio fra tutti abbia sospettato la possibilità dell' applicazione di questa siraordinaria forza alla meccanica sembra essere stato il marchese di Worcester, esimio cultore delle scienze e delle arti nell' Inghilterra , verso la metà del dieciassettesimo secolo. In un' opera da lui messa a stampa ra giona a lungo dell'applicazione della forza del vapore alle macchine , e ne descrive perfino una da lui ideata, messa in azione da questo novello motore ; ma la de scrizione alquanto confusa che ne dava , la mancanza di un modello , o di tavole analoghe , e la sua prematura morte sepeliivano ben presto nell' obblìo un tal ritrova to. Non prima della fine del sopraindicato secolo tali scritti del marchese di Worcester fermavano l'attenzione di qualche dotto e di qualche intelligente artefice. Così vediamo Savery e Papin in Inghilterra (i) , Amontous e- Dalesme in Francia , verso questa epoca , intenti a co struire macchine mosse dalla forza del vapore aqueo ; ma tutti i loro sforzi non valsero ad altro se non a con gegnar macchine assai complicate , e di un effetto ben ristretto ; imperocchè esse non producendo altro che un movimento verticale di ascensione e di discesa di uno stantuffo, alla cui estremità innestavasi una leva di primo genere, limilavasi.il loro effetto alla, sola formazione del (i) Papin nato in,Bloi$ stabilivqsi in Inghilterra per motivi di religione. Esso inventò la ben nota macchina ietta digestore.
i9S vuoto in una canna pescatoria , capace di far innalzare l' acqua da un livello inferiore : vale a dire erano in altri termini delle semplici trombe aspiranti, mosse dalla forza del vapore, 1l solo Papin fra suoi emuli seppe rendersi illustre per avere immaginato il mezzo di scaricare la caldaja , nella quale sviluppavasi il vapore , da quella quantità eccedente- di questo, che superando la pressione atmosferica intorno alle pareti esteriori di essa , poteva produrne la esplosione. Questo meccanismo del Papin fu la così detta valvola di sicurezza. Essa consiste , nella sua più semplice costruzione, in un. cono metallico ro vesciato la cui parte acuminata eutra in un collare messo all'intorno di un foro praticato nella parte superiore della caldaja. La base eli un tal cono rovesciato vieu caricata di pesi proporzionati alla elasticità del vapore , ed alla re sistenza di cui sono capaci le pareti della caldaja per ef fetto della pressione atmosferica sulle stesse ; di tal che quando la elasticità del vapore supera la foiza di gravità della valvola , vien questa ad innalzarsi producendosi per siffatta guisa la celere uscita del vapore eccedenti:. Posteriormente a Papin venne Newcomen , dapprima chiavajuolo e poscia ricco mercadante di ferri della Gran Brettagna, it quale seppe arrecare positivi miglioramenti a questa specie di macchine. Era egli il primo ad im maginar di restringere l'azione del vapore in un cilin dro, entro di cui si muoveva uno stantuffo; il qual mo vimento era operato dal vapore che esercitando la sua pressione al di sotto di questo facealo ascendere verti
i96 pal mente. E ad ottouor oì la discesa del medesimo tro vava il mezzo di generare nello stesso cilindro un vuoto, facendo condensare il vapore già introdottovi , mediante la iujezione dell' acqua fredda , cosicchè lo stantuffo che era asceso per effetto della pressione del vapore discen deva poscia, sia a cugion del vuoto generato al di sotto di esso , sia- a cagiono della pressione atmosferica che vi operava al disopra. Questa macchina del Newcomea veniva successivamente migliorata da Beightou , da Brindley e da non pochi altri meccanici. Ma la vera epoca del massimo perfezionamento della macchina a vapore era I' alino i770 alloraquando per somma ventura delle scienze , delle arti e della industria, compariva Giacomo Watt in quel tempo costruttore d' istrumenti di matema tica in Glascow. La macchina immaginata da questo ce lebre Scozzese è controdistinta da un tale perfezionamento che. sembra sotto ogni rispetto essere al tutto nuova. Nò credasi punto che la sua scoverta sia stata la conseguenza di una osservazione casuale : essa invece era il prodotto di una meditazione profonda, e di un ingegno trascen dente , come manifestamente può scorgersi da chi amasse seguire a passo a passo la storia dei suoi tentativi. Il primo de' miglioramenti che arrecava egli atla mac china a vapore si era quello di far seguire la condensa zione, suggerita dal Newcomen , in un separato recipiente, dappoichè egli osservava che la continuata injezione del l' acqua fredda nel cilindro , aumentata dal vapore di già condensato e ritornato sotto la forma di acqua , rir
»97 manendovi oziosa avrebbe fmito per riempirlo. Oltre di che la temperatura dell' acqua condensata essendo di gran lunga più calda di quella injettata nel cilindro, avrebbe riscaldato per intiero questo recipiente, e quindi resa la condensazione assai più lenta. Ad ovviare adunque sif fatti inconvenienti egli adattava accosto al cilindro altro recipiente , detto condensatore , che metteva in conni' nicazione con lo stesso , in guisa che il vapore che pe netrava nel cilindro , ed esercitava la sua pressione sullo stantuffo, introducevasi puranche nel condensatore. Lo spruzzo di acqua fredda introdotto in quest' ultimo effeltu/va Ja condensazione dell' intiero volume di vapore , penetrato tanto nel cilindro che nel condensatore , pel noto principio di fisica che l'azione prodotta in una parte di un fluido omogeneo si communica istantaneamente alla intiera massa ; e questo vapore condensato di unita aU l' acqua iDj'ettata , dal cilindro colava giù nel condensa tore il cui livello era più basso. A render poi la tem peratura del cilindro sempre in opposizione con quella del condensatore , abbisognando il primo di calorico , ed il secondo di freddo , pensava il Watt di guernire il ci lindro esternamente di una fodera di legname per essere una tal sostanza poco conduttrice del calorico , e di rin chiudere per contrario -il condensatore in un serbatojo o cisterna ripiena di acqua fredda , e suscettibile di potervisi questa rinnovare. Egli applicava inoltre alla sua mac china tre trombe animate da verghe metalliche attaccate alla leva principale della stessa. La prima di esse deno-
198 minati tromba ad aria era destinata a vuotare il con. pensatore dell'aria, dell'acqua, e del vapore penetrato vi. La seconda detta tromba comprimente , (i) ad eco nomia della macchina riconduceva nella caldaja l'acqua «tratta dal condensatore. Da ultimo la terza chiamata tromba dell'acqua fredda rinnovava all'intorno del con densatore l'acqua della cisterna affili di serbarne sempre fredda la temperatura. Ma il più importante fra i miglioramenti che il sublime ingeguo di Watt arrecava alla macchina a vapore si era la invenzione del cilindro chiuso, e delle doppie valvole coniche, mediante le quali si raddoppiava l'azione del va pore svilo ^stantuffo da sopra e da sotto allo stesso. Una scatola di ferro bucata nel mezzo, ed a traverso alla quale passava l'asta dello stantuffo, veniva fermata cou viti sulla parte superiore del cilindro : essa era riempiuta di stoppa saturata di grasso, in guisa che mentre permetteva il mo vimento verticale dello stantuffo ., vietava all' aria atmo sferica di premer sullo stesso. Un'altra scatola metallica, giacente accosto al cilindro , e messa in comunicazione tanto con lo stessa , che col tubo conduttore del vapore dalla caldaja , per mezzo di due trafori , corrispondenti l'uno alla parte superiore del cilindro, e l' altro alla in feriore , conteneva due valvole coniche le quali aprivansi e chiudevansi sempre con moto alternativo , cosicchè da vano il passaggio al vapore nel cilindro ora da sotto ed (i) Force pump degV Inglesi.
'99 era ìa sopra allo stantuffo. Un tal passaggio era combi nato con l'alternativa ed opposta introduzione del getlo di acqua fredda, in quella parte del condensatore corri-; spondente a quella del cilindro ove era di già finita la pressione del vapore , cosicchè prodnceva la. condensa zione dello stesso , e quindi un vuoto opposto alla pres sione ch' era per ricominciare dall' altra parte. Con sif fatto giuoco contrario della formazione del vuoto nel ci lindro , opposto alla pressione del vapore , otteneva il Watt il doppio movimento celere e continuo dell' ascen sione e discesa dello stantuffo , movimento primitivo che costituisce il cardine di ogni macchina di lal fatta. Ma non contento di aver ottenuto dalla sua macchina il dop pio effetto cui nessuno de' suoi predecessori aveva potuto raggiungere ideava il mezzo di far supplire dalla mac china medesima nella caldaja quella quantità di acqua , diminuita per effetto della evaporazione ; ed a tal uopo metteva in comunicazione la caldaja con i serbatoj o cisterne che dir si vogliano , situate in un piano più ehv vaio di questa , mediante un tubo il quale in essa introducevasi fin quasi a toccarne il fondo. L'orificio superiore di questo , messo nel serbatojo , era chiuso da una val vola attaccata con un filo metallico ad un estremo di un braccio di leva, e questa all'estremo opposto teneva sospeso altro filo metallico attaccato ad un galleggiante di pietrai posto nella caldaja ; per modo che In valvola trovavasi controbilanciata esattamente eoa la gravita specifica del galleggiante. A misura che l'acqua nella caldaja abbassa
2oÒ Vasi , il galleggiante discendeva ed elevava la valvola j permettendo in tal guisa all' acqua del serbatojo di scor rere nella caldaja in tanta quantità , fino a che crescendo iu questa il livello , essa risaliva producendo la chiusura della valvola. Da ultimo fra tutti questi ritrovati del Watt, è ad annove rarsi come il più importante quello di potere ottenere dal movimento verticale dello stantuffo, il movimento utile, os sia quello di rotazione , senza di cui la sua macchina , avve gnachè di tanto fosse perfezionata sarebbe tuttavia rimasta nei cancelli di una utilità assai ristretta. Egli otteneva siffatto movimento , applicando all' estremità dell' asta dello stan tuffo una leva di primo genere , il cui punto di appoggio era assicurato ad una forte colonna messa a qualche di. stanza dal cilindro. Dall' estremo opposto della leva scen deva altra asta di ferro terminata in due gomiti fissi , entro i quali era confitta una ruota dentata che nell'ab bassamento della leva s' ingranava ad un rocchetto den tato, il quale girava unitamente al proprio asse orizzon tale o fuso che dir si voglia. Si era mediante questo felice' ritrovato, che la macchina del Watt nell'anno i787. poteva applicarsi ai più svariati rami della industria manifattrice , e poichè egli erasi collegato in società col rinomato Bolton proprietario delle miniere e fonderie di ferro di Soho, dava opera a costruirne non poche. Pur . non di meno pel volger di più anni rimaneva nota alla sola Inghilterra , atteso le rigorose patenti di privativa concedute al Watt , non che la ge'osia con la quale si
2oi sapeva sottrarre alle investigazioni degli stranieri , e l'ar tifizio con cui l' inventore riusciva a celare agli sguardi dei curiosi le parti più' essenziali della sua macchina. Ma il segreto fu alla perfine penetrato , ed il modello della macchina a doppio effetto veniva trasportato in Francia e negli Stati Uniti di America, ove non poche se ne co struivano. Purtuttavolta l' applicazione di siffatta macchina alla navigazione è dovuta al secolo decimonono ; e fu in Fran cia precipuamente che per la prima volta praticaronsi tentativi a tale obbietto. Roberto Fullon figliuolo di un agricoltore dello stato della Pensilvania , fu il primo cui nacque il pensiero di costruire una nave applicandovi la macchina a doppio effetto del Watt , ed essendosi recalo in Parigi presso del signor Barlow, Console Generale degli Slati Uniti di America presso la Repubblica Francese , e ricevutine gli opportuni incoraggiamenti, metteva ad ef fetto nell'anno i802 sulla Senna questo ardimentoso con cepimento. A tal uopo egli aveva fatto costruire un bat tello che ripartito aveva in tre sezioni verticali , ed in quella del centro vi aveva allogata una macchina a dop pio effetto della forza di dieci cavalli la quale produceva la rotazione di un forte asse di ferro . che attraversava per tutta la sua larghezza il battello , e finiva fuori al bordo con due ruote armate di palette, le quali facevano I' uffizio di altrettanti remi. Gli esperimenti fatti di questa prima nave di tal genere , comeché eccitassero grande am mirazione in quella capitale, tuttavolta non erano valutati 26
2o2 abbastanza, e gli animi di coloro che reggevano quella repubblica troppo preoccupati dalle gravi turbolenze in testine di quel tempo , non potevano fermarsi su di questo importante ritrovato , in guisa che il Fulton scoraggiato abbandonava la Francia per ridursi nella sua patria (i). Più fortunato fra suoi concittadini di quello che lo era stato in paese straniero, vedeva accolto col più vivo inte resse la sua ingegnosa scoverta , che fra pochi anni di venir doveva sorgente inesausta di prosperità per un po polo nuovo , pieno di ardimento e non guasto ancora dalla corruzione della vecchia Europa. Gli Americani adunque facevano a gara per incoraggiare il loro concit tadino , e molte navi nel fme di semplice esperimento venivano costruite. Bentosto l' esito felicissimo di questi incitava siffattamente gli animi che numerose società mer cantili costifuivansi a Qne di render comune tale maniera di navigazione; e l'anno i8o7 segnava l'epoca avven turosa in cui Fulton raggiungeva il premio dei suoi sforzi, nel vedere i grandi laghi ed i fiumi della sua patria sol cati da molte navi , non da altro spinte che dalla forza (i) Neil' opera data a stampa dal cavaliere Luigi Serristori nelt' anno 181"j intitolata Saggio sulle macchine a vapore , trovo scritto , die Fulton nel fjgS erasi re cato in Glascow ove per incarico dì Lord Stanhope uvea costruito il primo battello a vapore , ma tutte le biografie che mi è venuto fatto di leggere, concernenti questo celebre Americano, tacciono un talfatto.
ao3 sola di questo novello motore. La pienezza di tal successo rese avvertiti gì' Inglesi del fallo commesso nell' aver te nuto quasi in niun conto questa importantissima applica zione di una macchina, nata e perfezionata fra essi , di fai che volsero l'ingegno e l'opera indefessa alla costru zione di navi di tal fatta : il quale esempio fu poscia se guito dalle altre nazioni marittime dell' Europa. Incoraggiati i cittadini degli Stati Uniti dalla energica spinta data al commercio, per via di questa novella ma niera di navigazione , immaginarono pei primi di esten derne l' applicazione alle navi da guerra , e però nell'anno i8i4 alla Nuova York veniva slanciato in mare il primo piroscafo da guerra , costrutto dal Fulton sulle dimensioni di un' antica fregata da 3a cannoni cui in onore di questo illustre concittadino fu imposto il nome di Fulton I." Posteriormente nell'anno i8i8 altro se ne costruiva le cui dimensioni in lunghezza e larghezza sorpassavano quelle della più gran nave di fila , e che andava armato di 44 cannoni de' quali, alcuni del calibro di ioo libbre di palla, ed altri di 6o. Questi due famosi piroscafi, che levaron sì alto rumore nel novello e nel vecchio mondo pel portentoso loro machinismo, il quale le abilitava a scagliare palle arroventate , ad armarsi i fianchi di picche e sciable mobili , ed a slanciare getti di acqua bollente a fine di difendersi dall' abordaggio , finirono da ultimo per rimanere obbliati nel porto della Nuova York , allorquando più mature considerazioni, e replicati espe rimenti, ne ebbero renduti manifesti i difetti ed i pericoli;
2o4 in guisa che giustamente vanno oggidì considerati , più come ano sforzo di meccanica , che come macchine adatte alle presenti condizioni della navigazione e della guerra navale. Dato dagli Americani questo primo esempio della co struzione dei piroscafi da guerra , i loro rivali di Albione altresì volsero ogni studio al maggior possibile loro per fezionamento: e dopo più anni di continuati esperimenti, riuscivano a trovare il modello che meglio rispondesse alle condizioni di ampiezza di forme , di solidità di co struzione , di forza preponderante nel principio motore , atta a vincere gli urti dei marosi , di economia di com bustibile , proporzionata alle lunghe corse , di sicurezza per chi le governa , e di armi idonee a difenderle dai prepotenti attacchi delle grosse navi di fila. Risoluti fa vorevolmente tali problemi , sono divenute queste navi di un uso comune presso tutti i popoli inciviliti che pos seggono forze navali , fra i quali primo ad annoverarsi fra gli Stati Italiani era il Regno delle due Sicilie] Dopo aver dato questo rapido cenno intorno alla sco verta della macchina a vapore , ed ai suoi successivi mi glioramenti fino alla sua applicazione alle navi , passerò a presentar. la descrizione di un piroscafo da guerra, nella quale mi avvalerò del d'segno di costruzione della Fenice , nave della Gran Brettagna venuta nella rada di Napoli nell'anno l84o, e la più grande fra quelle che mi si è porto il destro di osservare. I piroscafi in quanto alla forma esteriore appartengono
205 a quell' ordine di navi da guerra che vanno denominate navi a barbette : quelle cioè che non avendo batteria fra un ponte e l'altro van munite di artiglierie solo sulla tolda , o ponte scoverto , come sono le corvette , i bri gantini , le golette , i cutter ec. La loro struttura interna sotto vari aspetti è affatto diversa da quella delle testè cennate navi a vela , imperocchè dovendo le prime ese guir le loro mosse mediante la forz'i del vento , ch' è un motore posto al di fuori del loro bordo , è mestieri che la loro lunghezza e larghezza sia in proporzione dello sforzo a cui sono atti tanto il timone , quanto le vele di prua o di poppa prese isolatamente , a fin di comuni care alla nave quel movimento di rotazione intorno al suo asse verticale che costituisce il cardine delle princi pali manovre , e però suol darsi a queste navi in lar ghezza il quarto della loro lunghezza. Così, per esempio una fregata da 44 cannoni , mentre ha i44 piedi di lun ghezza dalla ruota di prua a quella di poppa, non ne conta meno di 36 di larghezza sotto il baglio maestro. I piroscafi per contrario contenendo in loro sfessi il prin cipio motore , non vanno soggetti a quei continui cam biamenti di direzione prodotti dalla instabilità dei venti , e possono mantenere sempre la prua dritta per quel punto, ch' è scopo della loro navigazione, dal che procede che la struttura che meglio risponda alla rapidità del loro corso , è quella che offre alla massa aquea , investita dalla prua, un piano verticale più ristretto che sia pos sibile , essendo principio d' idrostatica avanzarsi sull'acqua
2o6 i corpi con maggior facilità , per quanto maggiore è la loro lunghezza. Ma questa straordinaria lunghezza dei piroscafi li rende alquanto lenti , o duri che dir si voglia ad ubbidire al timone quando navigano a vela , poichè navigando a fuoco, siccome è loro falla abilità di muover le ruote indipendentemente l' una da ll' altra, così possono con una di esse ajulare lo sforzo del timone , ed abbat tere con una celerilà di gran lunga maggiore di quella di una nave a vela , la quale abatta mediante lo sforzo del timone e di tutte le vele di prua messe a collo. Cosi vediamo che i piroscafi hanno una larghezza tutto al più del quinto della loro lunghezza. E di fatti la Fenice , mentre contava i8o piedi dalla ruota di prua a quella di poppa , ne contava a mala pena 36 di distanza fra i tamburi delle ruote. Le loro murate poi , non dovendo soffrire la oscillazione nascente dal peso di una o più batterie nei movimenti di rullìo , non hanno bisogno di rientrata per diminuirne gli cffelti ; per contrario dovendo le murate essere aderenti ai raggi interni delle ruote , ne siegue che i madieri dopo la loro massima curva , s'innalzano dritti fino alla coverta. La straordinaria lun ghezza di queste navi le rende soggette a quell' inarca mento del primo che i marini chiamano rottura in chi glia ; con siffatta diversità, che nelle, navi a vela la gra vità della prua e quella della poppa , aumentata dalla oscillazione del tangheggio, prevale sulla gravità del cen tro della carena che costituisce il punto di appoggio ; e quindi la chiglia acquista una inarcatura nel mezzo , in
2o7 guisa da immergersi in questo punto assai meno di quello che s' immergono le sue estremila ; perlocchè a diminuire siffatto inarcamento o rottura della chiglia, vi si contro pone io inarcamento artificiale, in senso opposto , di tutte le cinte e dei vari ponti della nave , tendendo tutte que ste linee ad innalzarsi a misura che si approssimano alla prua ed alla poppa. Ma nei piroscafi , essendo il centro della nave gravato dal peso complessivo delle caldaje ripiene di un gran volume di acqua , dai fornelli colmi di combustibile , dai serbatoj stivati di più migliaja di cantaja di carbone , dal peso specifico della macchina aumentato dallo scotimento continuo che vien ingenerato dalla rotazione delle ruote , e dagli urti dei marosi con tro di queste , ne conseguita che trovandosi la prua e la poppa meno gravate di peso , la chiglia s' inarca nel senso da immergersi assai di più nel suo centro, di quello che s' immergono le sue estremità ; e però i piroscafi si costruiscono perfettamente dritti e senza quelle curve nei ponti che osservansi nelle navi a vela di fresco varate , dandosi solo alla loro prua un poco di elevazione. La portata dei piroscafi , a diversità delle navi a vela nelle quali viene proporzionata al numero delle artiglierie di cui vanno armate , si determina dalla forza cui giungono le loro macchine : quindi ce ne ha da 24.o cavalli fino ai 5oo. Essi vanno armati di due o Ire alberi a crocette al tutto simili a quelli delle golette , e piantati con in clinazione alla parte della poppa ; quali reggono tutti dei pennoui e possono covrirsi delle seguenti vele. Due o tre
rande , due o tre gabbie , altrettanti velacci , un flocco, un contro flocco , ed una trinchettina , una vela a cap pello ed una vela a sacco. Per rispetto poi a quella parte di attrezzatura che vien denominata dai marini manovra dormiente o Jissa in que ste navi, si è cercato renderla più solida ed immune dal l' azione corrosiva del fumo caldissimo del carbone fossi le , che continuamente sgorga dal gran tubo dei fornelli ; e però si è ideato farla di ferro , sostituendo ai cavi di canape delle cateue alle cui maglie sì è cercato dare una tal quale rotondila che le rende anche atte a girar per entro le poleggie. Quindi sartie, stragli, patera ssi , venti del tubo fumario , mostacci e briglie del buompresso , tutto è di ferro ; ed in vari piroscafi vedisi anche parte della manovra corrente formata da catene , come sono i fiunchi, e le amantiglie de' pennoni, le gordoniere de' pichi , i sartioni della boma ec : L' alberatura e perciò la velatura di queste navi è tale che risponde perfettamente allo scafo , in guisa ch' esse possono navigare ed a fuoco ed a vela. Alloraquando un piroscafo vien aggregato al servizio di una flotta , dovendo navigare di conserva con le navi di fila , e non volendo fare un inutile consumo del suo combustibile , si vale in siffatta condizione delle sue vele ; e per non essere ritardato nel suo corso dalle pie delle ruote, le quali rimanendo inoperose presente rebbero una resistenza al fluido , se ne tolgono via quelle che s'immergono nell'acqua; e poichè le ruote non si compongono che di strette piastre di ferro , che ne costi
tuiscono le caviglie ed i raggi , e queste non si presen tano che di taglio alla massa aquea ,. ne risulta che ben piccolo ritardo arrecar possono alla celerità del loro corso. Ma non pochi macchinisti pensano che la ondulazione dei flutti , allora quando si naviga a vela , comunichi un movimento comechè leggiero alle ruote pur nondimeno dannoso alle macchine per la oscillazione che queste ne risentono , e però hanno immaginalo in tali condizioni di staccare i gomiti dell'asse delle ruote dalle aste dei bilancieri, in guisa che qualunque movimento possa il mare comunicare alle ruote , rimanga estraneo alla macchina. Cosi il piroscafo Francese il Veloce ( i842 ) seguiva a vela il navilio del Vice Ammiraglio Hugon , ne ritardava punto il cammino delle navi di fila e delle fregate , e solo si avvaleva delle sue macchine quando le condizioni richie devano un corso più celere. Così del pari il piroscafo il Ruggiero , nel momento in cui scrivo , segue alla vela la nostra armatetta che sotto gli ordini del Commendatore de Cosa va solcando le acque del golfo di Napoli ad esercizio delle ciurme. La celerilà ordinaria del cammino di una di tali navi con mare in calma può calcolarsi dalle dieci alle sedici miglia per ora : e per ottenerla, consumano i suoi fornelli da i2 a 25 cantaja di combustibile in un eguale spazio di tempo. Quindi un piroscafo della forza di 5oo cavalli , potendo caricarsi di G,ooo cantaja di carbone , potrà nello spazio di giorni io oi2 tutio al più percorrere una estensionè di' 3,84-0 «liglia val quanto dire potrà valicar
SIO l' Oceano Atlantico fra le coste Occidentali dell' Europa , e le Orientali dell' America Settentrionale. La celerità poi di queste navi con mare fiottoso e vento a prua , può fissarsi fra le 4 e le 8 miglia per ora. In ordine poi alla partizione interna de' piroscafi , essi vanno sempre divisi in tre sezioni verticali ed ordinaria mente in quattro orizzontali. Le tre sezioni verticali sono formate da due grosse paratìe che incominciano dal fondo della stiva a guisa di porche , e si elevano fino a con tatto del ponto scoverto. Di esse solo quella di poppa e quella di prua vanno ripartite in piani orizzontali formati da ponti fissi ; e quella del centro è divisa soltanto in due da un pagliuolo volante formato da serrette di ferro. I piani orizzontali delle due sezioni di prua e di poppa sono = i.° La stiva ( Tav. 4-a ) 2." La covertetta (Tav. 3.a) = 3.° Il corridojo ( Tav. 2.a)=4.° La tolda o ponte scoverto (Tav. i.a). A rendere la descrizione di un piroscafo di una più facile intelligenza , incomincerò dall' ultimo di tali piani , dappoichè pel primo si offre all'occhio dell'osservatore. La tolda o ponte scoverto dei piroscafi presenta un piano lungo dai i2o piedi fino ai i8o , e largo dai 24 piedi fino ai 36 nel punto della sua massima latitudine, terminante sul di dietro del cassero per lo più in figura semicircolare , e circondato da murate mai più alte di quattro piedi , prive affatto di quei cassonetti che sulle navi da guerra a vela servono a riporvi durante il giorno le brande della ciurma. Queste murate, a cominciare dalla
3ii parte posteriore dei parasartie dell' albero maestro ad an dare verso poppa , e dalla parte anteriore dei parasartie dell' albero di trinchetto ad andare verso prua , si com pongono di più pezzi amovibili , ritenuti lateralmente da batlagliele di ferro anch'esse amovibili, e superiormente da un corrente di legname la cui curvatura segue l'an damento delle murate. Questo corrente si decompone del pari in più pezzi. Questa parte delle murate si abatte , allorquando le grosse artiglierie che sono sulla poppa e sulla prua, debbono trarre sia per dare un più vasto campo ai loro tiri , intorno intorno alla poppa ed alla prua , sia per impedire che vi si appiccassero le fiamme ch'escon fuori dalla larga gola di questi cannoni. Tutto lo spazio messo fra la ruota del timone e la poppa, serve quasi esclusivamente di piattaforma ad una grossa arti glieria il cui carretto, posto nel verso della chiglia, ne occupa quasi i'j piedi , . solo fra il cannone e la ruota vedesi intaglialo il ponte da un'apertura circolare , munita di lastre, che dà luce alla sottoposta camera del capitano. Sul davanti della ruota testè cennata ci ha altra apertura rettangolare di cui metà munita di scala, costituisce la boccaporta che dà adito alle camere del capitano e degli uffiziali , e metà munita di lastre, costituisce l' osteriggio che rischiara la camera di questi ultimi. Indi si vede un piccolo argano che serve di ajuto alla manovra , come per esempio ad innalzare il pico della randa , ovvero i pennoni di gabbia , a sospendere la boma sui sartioniec. In prosieguo di questo argano s' incontra altra boccaporta
2i2 con scala che dà accesso alla seconda camera, destinata per le guardicmarine ed uOiziali civili, e quindi una tromba .ispirarne e comprimente della più ingegnosa costruzione. Essa si compone di una canna aspirante e di un' altra comprimente, la quale può mettersi in comunicazione con altre quattro o cinque canne che le sono all'intorno, mediante un collo di oca di bronzo : questo da una cima è fisso alla canna comprimente e dall' altra si adatta a quella fra le canne circostanti di cui vuoisi far uso. Di tali canne , poi una aspira P acqua trapelata dal mare entro la stiva , una seconda aspira 1' acqua limpida dal mare, mediante una valvola che comunica con lo stesso per di sotto la carena, a fin di lavare i ponti, una terza aspira 1' acqua potabile dalle casse di ferro della stiva, tuia quarta l'acqua , che da una cisterna o da un serbàtdjò qualunque messo fuori del bordo , si volesse in trodurre nella nave. Da ultimo questa tromba dopo aver aspirato quel fluido che meglio aggrada a chi là governa , mediante una canna di compressione contenente un sifone , simigliante a quello dei pressoj idraulici, può aprire la valvola praticata al di sotto della carena , e mediante la forza del sifone cacciare per tal via dalla nave quell'acqua che dapprima vi si era introdotta. Alrdràquàndo là macchina è in movimento , può mettersi in comunicazione la leva di cotesta tromba con una di quelle appartenenti alla macchina ed alleviare còsi la ciurma da questo lavorio. Ini mediatamente innanzi a questa tromba s'innalza 1' albero di maestra , a piedi del qnale
3l3 vedesi una boccaporta chiusa, e che solo si scovre quando è mestieri far salire da giù la cenere che si estrae dai fornelli, a fine di gettarla in mare. Inoltrandosi verso prua si vede sorger dal ponte il gran tubo fumario assi curato a più venti , non che il piccolo tubo del vapore, sul davanti del quale ci ha altra grande boccaporta chiusa da lastre di ferro. Essa dà adito alle valvole, di sicurezza delle caldaje , e non si apre che solo quando fa d' uopo scaricare le valvole dei loro pesi per dar libera uscita a tutto il vapore. Dalla banda di prua di questa boccaporta vedési tagliato il ponte da quattro larghi oste riggi circolari, che dan lume alla camera delle macchine, fra i quali va situata la barcaccia del piroscafo , ed ac costo a questa le due lancie maggiori.. Ma nei piroscafi a tre alberi ad oggetto di non ingombrare di molto la tolda, le lancie maggiori son portate sospese a delle grue messe sui parasartie dell' albero di maestra , mentre le minori innalzansi su quelli dell' albero di mezzana. Late ralmente alla boccaporta della cenere ed a quella delle valvole di sicurezza , accosto alle murate, ci hanno più aperture circolari chiuse da cerniere di ferro , per le quali s' introduce il combustibile nei grandi serbatoj o tremogge. Inoltrandosi ancora verso prua, s' incontra un'al tra tromba pel servizio esclusivo della sezione di prua, al tutto simile alla già descritta; indi il grande argano, e poscia altra boccaporta con scala che dà accesso al corridojo ossia alloggio della ciurma ; e finalmente l'albero del trinchetto.' Innanzi a questo ci ha la bitte per avvol
Bt4 gervi le catene delle ancore , alloraqunndo il cannone di prtia non deve trarre , indi altra piccola boccaporta che comunica coi ponti inferiori , e serve al passaggio dei precettili del cannone di prua. Sul castello di prua e propriamente nella linea della chiglia, è piantato il carretto di un' altra grossa artiglieria di portata inferiore per al tro a quella di poppa. Lateralmente alla bitte sono posti, accosto. alle murate, altri due cannoni di calibro anche inferiore a quello di prua. Pel traverso poi dei grandi osteriggi della camera della macchina , inualzansi per otto p nove piedi , come una elevazione delle murate , dei tamburi che cuoprono la parte superiore delle ruote mo trici della nave ; e dopo questi sul prolungamento delle posticcie , dei camerini contenenti le cucine dello stato maggiore e della ciurma, gli alloggi del i.° e 2.° pilota, (i) ed i giardinetti degli uflìziali. Lateralmente all'albero di maestra, ed accosto alle murate, veggonsi altri due o quattro cannoni all'in tutto simili a quelli di già cennati. Da ultimo delle uscite praticate sulle posticcie metton capo alle scale di fuori banda. Fuori al castello di prua veggonsi le grue del capone , alle quali sono sospese le ancore di posta del piroscafo , e sui parasartie del trinchetto giaccion quelle della speranza e del tonneggio. Inferiormente al testè descritto piano scendesi in quello del corridojo , il quale del pari che gli altri sottoposti , è partito in due dalla intermedia sezione della macchina: (i) Master , e Maskr's mate deyV Inglesi.
quindi mi farò a descriver prima quelli della sezione di poppa , e poscia quelli della sezione di prua. Il corridojo, anche quando la nave è carica di tutio il suo combusti bile , acqua , vittuaglie , e munizioni da guerra, si eleva di un piede o due dalla linea di acqua , il che gli permeite di essere illuminato lateralmente da porteflini di circa Un piede quadrato , muniti eziandio di quei doppi cristalli chiamati dai marini occhi di bue , ad oggetto che ove anche il mare Gottoso non ne permettesse 1" apertura , possa la luce penetrarvi a traverso. Qucsta parte della nave , incominciando dalla poppa presenta una spaziosa camera di figura rettangolare nella sua parie anteriore , e di figura semicircolare nella posteriore : e poiché da quest'ultima le sue pareti vengon formate dalla incurv;itura delle anche di poppa del piroscafo , così a celare questo garbo evvi ricacciato un doppio cassettone che forma due scaloni alti due piedi eiascuno , dei quali il superiore fà l' uffizio di spalliera , e P inferiore di di vano ( Tavola 2 ). Quattro o sei finestre Iagliate nella rotondità della poppa , altrettanti portellini praticati nelle murate, e l'osteriggio circolare del cassero rendono qucsta camera assii luminosa. Nel mezzo delle finestre di poppa sporge la testa del .timone la cui barra , bozzelli, e frenello, scorrono lunghesso i bagli. Tre puntali , de' quali uno di legname e due di ferro , deturpano inevitabilmente questa bella camera, servendo a rafforzare quella parte del ponte sulla quale poggia un cannone di 6o cautaja di peso. Una piccola boccaporta praticata nel tavolato del ponte , dà
2t6 accesso al fosso nel quale è riposto il fanale che illumiua il magazzino delle polveri. Due porticine, incavate nella paratia di questa camera , danno l'adito alla scala del cas sero , a due camerini appartenenti del pari al capitano, ed alla camera degli uffiziali. Questa seconda camera viene illuminata unicamente dall' alto iu basso dal suo osterig gio , dappoichè nei lati è ristretta fra quattro camerini distittati all' alloggio degli uffiziali , ciascun dei quali ri ceve la luce da un portellino tagliato nella murata. Nel centro di tal comerà è infissa al suolo la tavola da de sinare degli uffiziali accosto alla quale vedesi una boccaporta , che viene -apeita unicamente per dare il passaggio ai projettili, facendoli ascendere con un paranco dal sottoposto piano della coi vertetta sul cassero. Due porticine tagliate nelh paratia da prua, immettono in altra camera simile alla precedente , chiusa del pari nei lati da altri quattro ca merini pertinenti alle guardiemarine , al cappellano , al cerusico , ed al commessario della nave. Una doppia boccaporta con scila, dà accesso al .cassero ed al sottoposto piano della covertetta. Una forte paratia segrega questi alloggi dalla sszione delle macchine. Iu taluni piroscafi essa è aperta mediante una porta per comunicare con la camera dalla macchina ; ma in molti altri con più sano consiglio è affatto chiusa , sia per preservare, per quanto è possibile, questi alloggi dall'incomodo calorico che emana da quL'l locale, sia per segregare un incendio dalla parte deretana della nave. Il sottoposto piano della covertetta è assai più basso del superiore , non avendo che quattro piedi di distanza fra un ponte e l'altro; e trovandosi
2i7 immerso al disotto della linea di acqua non riceve altra luce che quella la quale vi penetra a traverso della sua boccaporta. La parte posteriore di questo piano, essendo ricacciata nel massimo slancio delle anche di poppa, pre senta uno strettissimo locale di forma pressochè triango lare , nel quale è allogato un grosso fanale. Un portellino , praticato nella paratia che separa siffatto fosso dal magazzino delle polveri , munito di doppio cristallo, dà passaggio alla luce. Sul davanti di questo fosso vedesi il magazzino delle polveri il quale , ne' lati e per tutta la sua altezza, è guernito di scaffali in cui poggiano le giarre metalliche contenenti la polvere da guerra. Sul tavolato del ponte evvi una boccaporta al di sotto di cui giace la madia entro la quale si versa la polvere per coraporne i cartocci. Al di fuori del magazzino delle pol veri, lungo le murate , sono due camerini egualmente fomiti di scaffali entro i quali sono allogate le bombe cariche del gran cannone di poppa. Dopo siffatti came rini , lungo le pareti , veggonsi dei cassettoni nei quali vanno riposte le vele del piroscafo , quando questo naviga a. fuoco, ad oggetto di preservarle dall'azione del fumo che investe gli alberi. Tutto il rimanente vuoto di que sto piano può comodamente servire di alloggio da i5o a 3oo uomini di milizie da sbarco. Piccole boccaporte in tagliate nel tavolato , accosto ai cassettoni delle vele, danno accesso a dei fossi contenenti le palle, le bombe scariche, i tappi e tutti gli altri oggetti pertinenti all'artiglieria. Una altra gran boccaporta, posta accanto alla paratia della sezione
3lS delle macchine , comunica col piano sottoposto, ossia con la cala di poppa , ove al di sopra dei pani -di ferro della zavorra, vanno allogate le botti del vino o dei liquori, le 'legna da ardere per le cucine, ed altri oggetti; ma nei piroscafi destinati a lunghi viaggi , questa parte di stiva ha l'uffizio di contenere più centinaja di sacchi , ripien di quasi mille cantaja di carbone per supplemento - alla provvisione rinchiusa nelle tremogge. La sezione centrale di queste navi , che come di già si è toccato , è tutta riservata a quell' ingegnoso macchi nismo produttore della sua forza motrice , va divisa in due parti : l' anteriore contenente le macchine , e la po steriore i fornelli , le caldaje ed i serbatoj del combu stibile. Or dovendo questo meccanismo generare la stra ordinaria forza motrice da 24o fino a 5oo cavalli , nel fine di ovviare alla difficoltà della costruzione di una enorme caldaja e di enormi cilindri , non che all' altra gravissima di proporzionare la resistenza di queste parti della macchina alla elasticità del vapore , nascente dalla ebollizione di circa 4-o tonnellate di acqua , si è imma ginato dai costruttori di suddividere la forza del vapore, e la resistenza dei recipienti destinati a contenerlo, facendo generare il primo da quattro caldaje , e facendo operarne la pressione entro quattro separati cilindri , i quali ani mano altrettanti stantuffi, di cui il moto parziale vien poi riunito tutto intorno all'asse motore delle ruote. Il che permette alla nave di seguitare il suo corso, anche quando una o due delle quattro macchine fosse guasta.
2i9 Queste macchine costrutte sul sistema di Watt, salvo al» cuni perfezionamenti nei vari pezzi che le compongono , vanno comunemente chiamate a bassa pressione, ma in sostanza sono vere macchine a doppio effetto, cioè a pres sione c condensazione. Avendo di già dato al lettore una idea sommaria della macchina di Watt applicata da Fulton alla navigazione ; nè essendo mio scopo d' intertenermi a lungo su questa parte della materia tolta a discorrere, ed intorno a cui assai fu scritto da ingegneri Inglesi , Francesi , ed Americani , mi limiterò a toccar di volo soltanto i principali di siffatti miglioramenti arrecati non ha guari alle macchine a vapore navali. Essi possono ri dursi principalmente ai seguenti. i .° Perfezionamento del passaggio istantaneo del va pore nel cilindro , da sopra e da sotto allo stantuffo, so stituendo alle valvole coniche del Watt, le così dette val vole a tiratojo. 2. ° Soppressione della ruota dentata messa all'estre mità del bilanciere , c del rocchetto a denti , che s' in granava nella stessa , sostituendovi un asse formato di tre pezzi congiunti fra loro da quattro gomiti di ferro, i quali girando intorno all' estremo dell' asta del bilanciere, per mettono il cambiamento del moto verticale 'di questa in moto di rotazione (i). (i) A comprender bene l'effetto di questi gomiti , basta guardar la macchina dell' arrotino. Il movimento verticale del piede di questi sulla leva imita quello del'
sto 3. ° La introduzione tli altra leva mediante la quale si rovesciano i gomiti dell'asse delle ruote, e si converte il movimento di accesso della nave in movimento di re cesso. 4.° La introduzione di un novello macchinismo in forza del quale la macchina può arrestarsi di botto. Ritornando ora a)la descrizione del piroscafo, le quattro caldaje , della capacità ciascuna di io a 2o tonnellate di acqua , sono di forma rettangolare , meno dal lato ch' è rivolto verso il mare ove, a fine di lasciare un vuoto maggiore ai serbatoj del combustibile, si presentano in forma curvilinea : esse sono piantate a qualche piede di distanza dalle murate della nave sopra basamenti pog giati nel fondo della stiva , e discoste V una dall' altra presso a due piedi , di tal che lasciano fra mezzo ad esse un passaggio a croce , il quale permette poterne osservare tre lati intieri , ed esaminarne le condizioni. I fornelli sottoposti alle stesse hanno i loro portelli rivolti, quelli delle caldaje posteriori verso la poppa , e quelli delle caldaje anteriori verso la prua. Ciascuna caldaja ha il suo tubo particolare pel passaggio del fumo dei for nelli , e tutti e quattro siffatti tubi vanno poi a riunirsi nel gran tubo fumario. Così le valvole di sicurezza di ciascuna caldaja danno il passaggio al vapore eccedente r asta dello stantuffo, ed il gomito della mola, mosso dalla corda attaccata all' estremità di questo e della leva, imita la rotazione dell' asse delle ruote.
nell' unico (ubo messo accanto a quello del fumo. Le caldaje dei piroscafi da guerra, a diversità di molti piroscafi da commercio che le hanno di ferro , sono composte di .forti lastre di rame , essendo un tal metallo meno sog getto alla corrosione del sale marino , che la ebollizione deposita lungo le pareti delle medesime. A renderne poi le pareti esteriori meno conduttrici del calorico , si è im maginato da alcuni costruttori di foderarle con uno strato di doppio feltro , al di sopra del quale sono inchiodate delle lamine di piombo , cui può darsi una tinta che per lo più suol essere simigliattte all'ossido di ferro. Sul davanti delle quattro caldaje sono piantate le quattro cor rispondenti macchine, i di cui cilindri van del pari fode rati esternamente di tavolette di legname, nel medesimo fine di minorarne la emanazione del calorico. Tutti i so stegni delle macchine imitano ordinariamente dei pilastri, delle colonnette , e degli archi di gotica architettura di un disegno assai elegante ; la qual cosa unitamente al perfetto lucido di tanti svariati pezzi di ferro e bronzo delle macchine , non che ai disegni a traforo delle serreltc di ferro del pavimento , rende questa parte del pi roscafo forse la più bella a vedersi. Lateralmente ai for nelli , ed accosto alle murate, veggonsi quattro saracine sche le quali , alzandosi , permettono la caduta sul suolo del carbone , che atteso la forma ad imbuto delle tremogge, scende per effetto della sua gravità specifica. Questa sezione centrale della nave ha puranche la sua tromba, che in caso d'incendio può in pochi minuti alla-
222 garla per intiero. La paratia di prua di siffatto locale contiene una o due porticine munite di scale di ferro per poter ascendere al corridojo. Essa inoltre è adorna dei moltiplici pezzi di ricambio delle macchine disposti con bell'ordine. Tutte le pareti poi di questa parte della nave, del pari che il suolo e la volta, vanno ricoperte di lastre di ferro. Il piano del corridojo nella sezione di prua , serve poi di alloggio alla ciurma , che in un piroscafo di 4^o ca valli non oltrepassa i i8o uomini, e contiene le seguenti parti. Negli angoli formati dalla paratia della sezione centrale e dalle murate , sonovi due o quattro camerini destinati per alloggio del macchinista e del suo ajutante, del nostromo , c del capo cannoniere o contestabile , ed in prosieguo degli stessi veggousi delle cuccette per i sottouffiziali della ciurma. Nel centro del corridojo fra questi camerini è piantato il grande argano ad ingranag gio, detto pure argano alla Barbotin dal nome del suo inventore , il quale per la sua ingegnosa struttura merita una particolare descrizione. Il piede della campana di cotesto argano consiste in un esagono di ferro, messo oriz zontalmente sul tavolato del ponte del corridojo , e le sue sei faccie verticali contengono nel loro mezzo una ca" vità di forma ellittica , corrispondente perfettamente alla forma di una delle maglie della catena di ancora. Cia scuna di dette cavità ovali è congiunta all' altra per via di un incavo semi ellittico , in guisa che accostandosi la catena all' esagono , avviene che le maglie le quali iro*
223 vansi verticali s' ingranano nel vuoto ellittico , e le ma glie che trovansi orizzontali vanno ad ingranarsi nel vuoto semiellittico. Delle castagne o scontri fissati orizzontalmente sul ponte , mantengono sempre le tre maglie , che successi vamente si adattano all' esagono, di continuo aderenti allo stesso. Con tal ingegno , alloraquando si vira all' argano per salpare un' ancora , a misura che l' esagono gira in torno al suo fuso , le maglie della catena da loro mede sime adatlansi nei vuoti dello stesso ; e quella porzione di catena che sul lato opposto si distacca dall' esagono , scorrendo su rocchetti di ferro , s' introduce nella boccaporta che mena alla stiva , e va a riposare nel proprio cassone. Salpando con questo meccanismo , evitasi la len tezza della manovra , prodotta dal capostante che facea d' uopo passare intorno alla campana 'degli argani ordi nari, e delle successive ligature che bisognava farvi per congiungerlo alla catena ; come si evitano del pari in convenienti più gravi alloraquando si salpa con mare Got toso. Di fatti l'innalzamento della prua, sotto l'urto di un maroso , comunica una tensione straordinaria alla catena e per conseguenza al capostante ; ed essendochè lo sforzo cui può giungere il ferro, è di gran lunga mag giore di quello a cui è atto un cavo di canape , ne con seguila , o che il capostante si rompe , o che vincendo la sua forza di adesione intorno alla campana , si svolge ; ed in entrambi i casi la catena incomincia a scorrere per l'occhio di prua con una indicibile violenza, e con grave pericolo degli uomini circostanti. A raddoppiar poi la
2a4forza di un tale argano gli si è dato un fuso di ferro , il quale nel passar per entro la testa inferiore dell'ar gano, s'innesta in un rocchetto dentato di bronzo, men tre le due sue estremità sono fermate , cioè la superiore nella testa dell'argano posta sulla tolda, e la inferiore sul ponte del corridojo dopo esser passata a traverso di un foro praticato nell'esagono. Nella testa inferiore del l' argano sonovi poi sei ruote dentate , che s' ingranano col rocchetto di bronzo del fuso , nel punto di contatto della loro periferia. Questo sistema d'ingranaggio fa sì , che girando la testa superiore dell' argano , gira del pari il suo fuso, il cui rocchetto comunica il moto alle ruote dentate , e queste Io comunicano alla campana dell' ar gano inferiore , ed all' esagono che vi é aderente : cosic chè mentre la testa superiore di una tal macchina de scrive una intiera rotazione , la sua base che vien formata dall'esagono ne descrive una minima parte ; e però derivan do da ciò diminuzione di celerità , ed aumento di forza rie sce manifesto che una macchina di tal fatta può esser messa in moto dalla forza della sesta parte degli uomini , che è mestieri adoprare negli argani ordinari. Quindi sul dinnanzi di questa testò descritta macchina, c posteriormente alla stessa, veggonsi quattro boccaporte, che comunicano con la covertella e con la stiva, e sono destinate: la prima a dare accesso al magazziuo delle vittuaglie , la seconda a quello delle polveri di prua ed al passaggio della catena dell' ancora deHa speranza , la terza al passaggio di quelle delle due ancore denomina
*«5 te usto e sensìle , e l' ultima per dar adito al fosso del fanale di prua. Innanzi alla seconda di Iali aperture sorge l'albero del trinchetto, e poscia vedesi una seconda bitte intorno alla quale avvolgonsi le catene delle ancore, al lora quando quella messa sulla tolda diviene inservibile per la posizione del cannone di prria in batteria. Da ultimo sull' estremo della prua veggonsi le cubie o occhi di prua, pel passaggio delle catene di fuori al bordo, ed al di sotto di essi i lavarelli destinati a raccoglier l'acqua che gronda dalle catene allorquando si salpa. Lateral mente a questa parte del corridojo], a partir dai camerini dei macchinisti fino a giugner pel traverso della bitte , è allogata una filza di cassettoni destinati a contener le vesti della ciurma. Finalmente, a partire dal davanti della boccaporta messa accosto alla bitte fino a giunger presso quella del fosso del fanale, evvi un lungo cassettone in forma di ferro da cavallo in cai vanno riposte , durante il giorno, le brande dei marinaj , che per altro sarebbe assai più sano consiglio esporle in qualche parte del ponte scoverto , alla ventilazione tanto necessaria per la nettezza. Nel sottoposto piano della covcrtetta veggonsi il magazzino delle vittuaglie, le quali in un piroscafo non oltrepassano mai la durata di due mesi, quello delle munizioni da guerra, affatto simile all' altro sito a poppa , quello del nostromo e de' calafati , e da ultimo quello del capo cannoniere Scendendo per la prima boccaporta, giacente accosto alla paratia della sezione della macchina, giungesi nella stiva ove veggonsi le casse di ferro contenenti l'acqua potabile, 29
326 e sulla linea del paramezzale i cassoni ove vanno a rac cogliersi le catene delle ancore. Da quanto si è esposto finora rilevasi esser le tre se zioni della nave , poste al disotto della linea di acqua , par tite in tre spazi segregati affatto 1' un dall' altro , munito ciascuno della propria tromba , dal che procede che ove per avventura una via di acqua si formasse in uno di essi , non potrebbe mai produrre 1' allagamento generale delia stiva. In tal guisa vien rimosso il pericolo di poter la nave in cosiffatte condizioni affondare. Pur non di meno nelle due porche, che segregano le tre sezioni dalla stiva, sonovi praticati dei trafori i quali possono aprirsi, nel caso che la tromba della sezione in cui la via d'acqua si è manifestata non fosse da se sola atta ad aggottarla. Così fluendo le acque nella sezione contigua , vanno sot toposte all' azione di due ed anche di tre trombe , il che è sufficiente a superare perfino una via di acqua praticata da una palla da cannone del calibro di 3o libbre. Compiuta a tal modo la descrizione di una di tali navi, passerò ora a dare qualche cenno intorno a quei terribili istrumenti di guerra , di cui esse vanno armate. Avvegnachè superiori alle navi da guerra a vela siano i piroscafi , e per la celerità costante del loro corso , e per la direzione invariabile del loro cammino , e per la facilità di aggirarsi in tutt' i versi , pur nondimeno quanto mai non sono essi inferiori a quelle eccelse moli, i cui forti fianchi vanno armati dagli 8o fino ai i4o cannoni, e di cui una sola fiancata, scagliata a breve gettata, var-
'
227 rebbe a colarli a picco ? Questa osservazione scoraggiante isfuggir non poteva ai promotori di queste novelle navi «la guerra , e però immaginarono di munirle di armi le quali comecchè inferiori di numero a quelle delle navi di Gia , tuttavia pei loro tremendi effetti valessero a su perarle. Così vedemmo gli Americani po' primi armare il Fulton II.° di cannoni che scagliavano io0 e 6o libbre di palla: calibri Gn allora mai usati dall'artiglieria navale. Gli studi ed i continui esperimenti fatti iutorno all' ar tiglieria , avevano mostrato da più tempo non esservi arma più micidiale della bomba , dappoichè il suo scop pio è valevole a far crollare muraglie , ed edilizi, ad ap piccar l' incendio , ad uccidere o ferire gran numero di uomini alla volta. Non pertanto la imperfezione dell' ar tiglieria destinata a scagliare siffatto projettile , della co munemente mortajo priva di linea di mira orizzontale , e costretta a trarre sempre sotto un angolo di elevazione assai aperto ebe giunge Gno a 4.5° rendeva i suoi tiri di un esilo assai incerto. Così per poco che avesse varialo questa elevazione o la quantità della carica , del pari variava di molto l' ampiezza della curva descritta dal projettile , e quindi questo andava a cadere o al di là del l' oggetto cui si mirava , o mollo innanzi ad esso. Per lunga pezza di questi mortaj fece uso la sola artiglieria ter restre per la oppugnazione delle piazze di guerra ; ma po steriormente furono introdotti puranche ncll' artiglieria na vale. Il loro uso peraltro rimase sempre ristretto ad un picciol numero di navi , c nel solo Gnc di espugnare una città
U28 dal lato di mare ; dappoichè incalcolabili erano le varia zioni del tiro del mortnjo a cagione dei movimenti del rullio e del tangheggio della nave su cui era montato. Siffatte considerazioni fecero sì che i costruttori di arti glierie intendessero a costruirne una che scagliasse palle vuote con tiri orizzontali ; e però vari tentativi furon fatti per imitare su di una scala più grande gli obici del l' artiglieria terrestre ; ma la brevità di gettata a cui erano alti, il fortissimo recesso cui andavan soggetti , e Io sco timento straordinario che ne soffrivano i carretti ne fece presto abbandonare l'uso. Così vediamo gli obici alla Villandrois rimasti oggidì più come un vano ornamento di alcune batterie , che come possenti mezzi di offesa. A malgrado di questi tentativi riusciti vani sembra che l'ar tiglieria Britannica fosse stata verso il Cnire del i8° se colo , la prima a costruir de' cannoni atti a scagliar le bombe col tiro orizzontale, dappoichè negli, arsenali del l'Inghilterra esistono ancora delle antiche artiglierie aventi un'anima alcune di io pollici ed altre di 8 (misura di Inghilterra (i)) , ma intorno all'uso di siffatte armi nulla sappiamo di certo, non trovandone fatto cenno in veruna fazione di guerra , sicchè può dirsi che un tal ritrova to rimase obbliato fino all'anno i822 quando il signor Paixbans dotto uffiziale dell'artiglieria di Francia dava (i) Tutte le artiglierie che veggonsi neiparchi di ma rina dell'Inghilterra sono costruite sopra modelli po steriori all'anno ijgS. Fedi l'opera di Zeni e Deshags.
2Z9 fuori la sua opera intitolata Nuova forza navale. Egli immaginava adunque di costruire un obice lungo quanto un cannone , al quale in prolungamento della sua anima s'innestasse una camera cilindrica più stretta della stessa accordandosi con questa per mezzo di un cono tronco ; camera destinata a conteuer la carica c sul cui Orificio andasse ad adattarsi una grossa palla vuota la cui spes sezza di metallo , a diversità delle antiche bombe , fosse uguale sopra tutta la sfera , ossia che avesse un vuoto concentrico con la sua periferia. La pressione del fluido elastico della polvere mediante questa camera cilindrica non si esercita ugualmente su tutte le pareti di essa, ma con maggior forza verso la parte della camera, ch'ò più vicina all'anima, e verso la culatta , dal che procede una impulsione maggiore comunicata al projcltile , ma nel tempo stesso un recesso maggiore dell' artiglieria nel mo mento della esplosione. Inoltre il projcltile andando a poggiarsi nella fine dell'anima, ove incominciano le pareti di essa a restringersi , avviene che alloraquando è calcato dalla parte della bocca va ad adattarsi e combaciare sulT orificio della camera tutto all' intorno della sua perife ria , senza lasciar dalla parte superiore quel vuoto che lascia la palla ncll' anima dei cannoni ordinari , il che deriva dalla differenza che passa fra la circonferenza del l' anima e quella del projettile : differenza che dagli ar tiglieri vien detta vento. Perlocchè la bomba riceve la pressione del fluido clastico tutto all' intorno del suo emisfero ch' è rivolto verso la camera, ed esce dal can
23o none quasi strisciando lungo le pareti dell'anima, e non gin percórrendone la lunghezza a salti come fa la palla nei cannoni ordinari, per effetto della pressione ch' essa riceve dal fluido elastico da sopra in sotto. Questa no vella artiglieria rispondeva perfettamente alle vedute del suo inventore ; dappoichè dando al cannone un peso di metallo di ioi volte dippiù di una palla piena di 8o libbre (i) , ebbe un'artiglieria atta a scagliare una bomba del diametro di otto pollici (2) , che sotto un angolo di elevazione di 1.° ^ ra(le la superficie del mare per Soo tese e più. ' Le pruovc fatte in Francia di queste artiglierie, le quali riunendo le proprietà del canuone a quelle dell'obice de nominate vennero obici-cannoni , diedero risultamene spaventevoli per la guerra navale , giacchè tali projettili, -fintantochè l' accensione non è comunicata ancora alla loro carica interna , percuotendo i fianchi di una nave , ti perforano al modo stesso che fanno le palle piene , lasciandovi peraltro dei buchi di gran lunga più larghi di quello che vi avrebbe potuto fare il più grosso pro iettile usato Cu allora dall' artiglieria navale ; c poscia scoppiando nell' interno delle nayi , le sfasciano e vi ap piccano il fuoco (3). Inoltre siffatti projettili per effetto (i) Peso di Francia. (2) Misura di Francia. (3) y edi l' opera di Paixhans intitolata: Esperimenti della marineria Francese intorno alt uso di una nuova arma.
23 I dell'angolo assai depresso sotto al quale si scagliano, e per la natura delle spolette , atte ad ardere anche nel l'acqua, rimbalzano sulla superficie del mare con salti bassi anzi che nò , in guisa da non oltrepassare mai la elevazione del bordo di una nave di fila , e senza che il loro contatto col fluido possa impedire la interna ac censione della polvere di cui vanno ripieni. Risoluto a lal modo il problema di dare alla bomba la medesima esattezza del tiro della palla da cannone, s' immaginava di armare i piroscafi da guerra di obicicannoni a fine di controbilanciare con la prepotenza di lila armi , la debolezza loro a fronte delle grosse navi di fila (i). Il grido che subito sparse in Europa questa novella arma del Paixhans, attraeva l'attenzione di tutti i governi; ed in Inghilterra più che altrove gli animi gelosi di con servar la loro preponderanza sul mare , spingevansi a sot toporre queste armi ai più accurati esperimenti. Ed av vegnachè eran trovate adattatissime all' armamento dei piroscafi , abili uffiziali di artiglieria della Gran Brettagna volgevan l'animo a superare i loro antichi rivali, costruendo (i) Questo armamento peraltro non veniva adottato che dopo 25 anni di esperimenti , cioè nel iS3-[ , e ve niva esteso benanche alle navi di fila ed alle grosse fregate andando armate, le prime di 4 obici-cannoni da 8o ed altrettanti da 3o, e le seconde di due da So, e di 4 d<i 3o.
332 de' cannoni a bomba di un calibro maggiore e dì una più lunga gettata. Fra questi primo ad illustrarsi era il generale Millar. Memore forse del tentativo fatto dagli Americani di armare i primi piroscafi con queste enormi artiglierie , dava opera a conciliare la forma interna del l' obice-cannone del Paixhans con la portata dagli antichi cannoni a bomba Inglesi , quella cioè di i28 libbre di palla (i) , ossia un'anima del diametro di io pollici. Questo dotto uffiziale vedeva peraltro che ove mai egli seguito avesse le medesime proporzioni serbate dal Paix hans fra il peso della palla e quello dell' obice-cannone, di i a ioi , l' artiglieria che avea in mente di costruire, portar dovendo una palla di i28 libbre Inglesi, risultata sarebbe dell'enorme peso di cantaja 63 : il che era su periore alla resistenza dei ponti della più gran nave di fila. A conciliare adunque la grossa portata di quest'arma con -la legerezza del metallo , e con la spessezza neces saria a resistere alla esplosione di una carica di libbre i8 -| (2). di polvere , immaginava di accrescer di metallo le parti del cannone ove la pressione del fluido elastico della polvere era massima, e di diminuir la spessezza delle rimanenti ; dappoichè considerava che questa pressione massima contro le pareti della camera , lungi dal finir gra datamente dalla culatta fino alla bocca , diminuisce per salti lungo l'anima , finchè va a perdersi per la bocca (i) Peso d' Inghilterra: libbra avoir du poids. (2) Peso napoletano.
a33 dell'artiglieria : e però reputava più acconcio far nascere la superficie del suo cannone da linee rette , che comin ciando all' intorno della massima grossezza della culatta , andassero a finir di botto oltre la camera , innestandosi sodo di un angolo ottuso con altre rette, esprimenti la circonferenza della rimanente parte del cannone fino al suo calice. Ad accrescer poi la pressione del fluido ela stico della polvere sul projettile, e diminuir quella versa la culatta, immaginava di convertire la camera cilindrica dell' obice-cannone del Paixhans, in una camera conica che s' innestasse nella sua parte più larga con l' anima , e terminasse nella parte stretta con una mezza sfera. Da ultimo, a render l' accensione della carica più pronta, si tuava la lumiera del suo eannone . in guisa che rispon desse alla base della mezza sfera. Con questo metodo riusciva il Millar, verso l'anno i83o, a dare al suo can none il peso di 75 volte quello della sua palla piena , ossia di cantaja 48,i8. Questa novella arma, avendo dato il risultamelo di un tiro orizzontale di gran lunga su periore a quello di tutte le antiche artiglierìe di tal portata, non che un recesso assai moderato , giungendo il primo a 9oo tese , ed il secondo a soli 6 piedi e io polli ci , (i) perlocchc non si arriva neanche a tendere la sua lunga braca , venne dal supremo collegio dell' Ammira gliato della Gran Brettagna giudicata più idonea all' ar mamento dei piroscafi di qualunque altra artiglieria. Av-
(i) Misura di Francia. 3o
234 vegnachè leggerissimo fosse il peso di questo cannone in proporzione della sua grossa portata , pur non di meno veniva osservato dai costruttori navali che i piroscafi solo sul cassero erano atti a reggerne uno , e che a stabilire fra il peso della poppa e quello della prua l' equilibrio necessario al buon andamento della nave , era mestieri adattarne altro più piccolo al castello di prua. Quindi il generale Millar , sopra proporzioni alquanto più forti di metallo , faceva costruire altro cannone a bomba della portata di 64 libbre di palla (i) , il cui peso risultava di cantaja 36, i 8 ed il tiro orizzontale di ^So tese. In guisa che i piroscafi della- Gran Brettagna vanno armati di due cannoni a bomba alla Millar ( così detti ad onore del loro inventore) l' uno da i28 libbre e l'altro da 64, e di quattro fino ad otto cannoni lunghi da 32 (2). Quelli di Francia , di tre obici-cannoni alla Paixhans da 8o e di sei fino ad otto cannoni da 3o. Da ultimo quelli delia marineria Napoletana , di due cannoni a bomba alla Millar delle istesse dimensioni degl' Inglesi , che ridotti alla mi sura in uso presso il nostro Real Corpo di Artiglieria ri spondono a ii7 e 60 libbre , non che di quattro obicicannoni alla Paixhans da 3o , ai quali si sono voluti ag giungere due obici di bronzo da montagna, da i2 libbre, da servir per uso delle milizie da sbarco. Queste artiglierie costrutte e montate nei nostri Reali stabilimenti della Fon(i) Peso d'Inghilterra. (2) Libbre Inglesi.
935 deria e del Parco di artiglieria di marina , per le cure degli egregi uffizioli di artiglieria colonnello Raffaele Carrascosa e maggiore Francesco D' Agostino , nulla lasciando a desiderare , e per la resistenza del metallo , e per la loro gettata , e per la perfetta struttura dei loro carretti, veggonsi già a bordo del piroscafo il Ruggiero della forza di 3oo cavalli. I cannoni alla Millar vanno montati su di un partico lare carretto detto a bilico^ munito di un letto o sotto affusto che dir si voglia , sul quale spiegano il loro re cesso al momento della esplosione. Ingegnosissima n'è la costruzione, riunendo esso la solidità necessaria a resistere alla esplosione , la facilità di governare il cannone in combattimento , quella di poter trarre in tutti i versi, e da ultimo quella di renderlo immobile nelle burrasche. La sua parte superiore , che costituisce propriamente il carretto sul quale è infisso il cannone, vien formato da due aloni affatto simili a quelli degli altri carretti delle artiglierie navali, cioè terminanti più bassi all' indietro mediante dogl' intagli a scaloni praticati sulla loro faccia superiore , congiunti per mezzo di un calastrello e di una forte traversa le cui estremità sporgono di circa un piede lateralmente , al di fuori degli aloni. La faccia inferiore di questi rivolta al suolo , poggia sopra quattro risalti in legname che costituiscono altrettante scivole , mediante le quali il carretto riposa sul suo letto o sotto affusto. Sul dinnanzi di queste scivole anteriori , verso la estremità degli aloni , sono due rotine di bronzo fermate agli stessi..
236 Il disotto del calastrello e della traversa sono riuniti fra loro da due forti tavoloni , i quali sporgendo più infuori delle scivolo verso il suolo , ed essendo aderenti alle faccie interne dei correnti del sotto affusto , servono a mantenere il parallelismo degli aloni col sottoposto telajo, nei movimenti di recesso e di avanzamento del carretto. Al di sotto delle estremità posteriori degli aloni sonovi degl' incastri di ferro , nei quali vanno ad adattarsi le punte di due leve a rotine. Sulle faccie laterali degli aloni veggonsi due golfari che servono ad attrincarc il cannone sul ponte , alloraquando si naviga con mare agi tato, e nella parte deretana della traversa, altro golfare pel paranco di coda. A ciascun estremo della stessa vi è altro golfare che serve per fissarvi i ganci dei paranchi di banda , alloraquando il cannone deve trarre , e per introdurvi una staffa di ferro , la quale mediante una vite stringe il carretto al sotto affusto; quando il mare fiottoso rende necessario fermar vigorosamente una sì grossa ar tiglieria sul ponte. Il sotto affusto poi consiste in un telajo composto di due correnti di legname paralleli , fermati sopra due iraverse dette tacchetti, ciascuna delle quali è forata nel mezzo , e questo foro, fornito di una boccola di bronzo, comunemente detta summoja, serve a ricevere un perno reale , il quale fissa le due estremità di siffatto telajo sul ponte della nave. La faccia superiore dei correnti, sulla quale poggiano le scivole del carretto , è munita di pia stre di ferro , e la faccia laterale da due lunghi risalti
I
in legname detti canali, i quali servono di addentellato alle zampe'delle staffa. Sulle estremità anteriori dei cor renti, ove terminano le piastre di ferro, sono fermati due cuscinetti dell' stesso metallo , i quali fanno argine alle rotine del carrello , e lo arrestano allorquando vien por tato in batteria. Lateralmente ai correnti ed alle loro estremità sono anteriori stabiliti quattro golfari, dei quali i due anteriori servono al passaggio di un perno il cui uffizio è di fermare i maniglioni della braca che poscia traversa un forame pratticato nel bottone di culatta del cannone; e gli altri due posteriori , pei ganci dei boz zelli de' paranchi di banda. Sulle medesime faccie late rali dei correnti , ma nella parte posteriore , sonovi altri due golfari destinati pe' paranchi di stazione, i quali deb bono trasportare tutto il meccanismo sul bordo destro o sinistro della nave. Le due rotine di bronzo degli aloni non poggiano sulle piastre di ferro, durante la giacitura naturale del carretto , cosichè quando avviene la esplo sione del cannono , il recesso che ne conseguita vien frenato dall'attrito delle scivole sulle piastre de' correnti. Per contrario poi , allorquando si vuol ricondurre il cannone sul davanti del telajo , è mestieri distruggere questo attrito ; quindi si applicano sotto le estremità de retane degli aloni due leve a rotine , le quali sollevano tutto il di dietro del carretto : per tal modo mentre im pediscono il contatto delle scivole sui correnti, fanno pog giare il davanti degli aloni sulle rotine di bronzo quivi allogate ; ed allora facendosi forza sui paranchi , esso si
«38 avanza con la massima facilità'; perchè trasportato sopra sei ruote. Sì il cannone di poppa che quello di prua vanno montati sopra affusti a bilico ; ed alloraquando si naviga sono situati entrambi nella direzione della chiglia; il primo nella medesima stazione donde trae, ed il se condo molto più accosto all' albero di trinchetto , pog giando i carretti sulla parte posteriore dei telaj , affinchè il peso delle artiglierie, essendo più ravvicinato al centro di gravità della nave, diminuisca i movimenti di tangheggio. Ciascuna di dette due artiglierie può trarre alternati vamente dai due bordi , e quella di poppa eziandio nel verso della chiglia : a tal fine e per diminuire l' attrito dei tacchetti, sui quali poggia il sotto affusto , col ponte e la consentanea deteriorazione del tavolato della tolda , si è reputato utile fissare sul cassero e sul castello di prua una piastra di ferro di figura semicircolare, di qual che linea più alta del tavolato del ponte , sulla quale potesse scorrere il tacchetto anteriore del sotto affusto per farlo cangiare di silo. Il raggio interno di questo semi cerchio di ferro è quasichè uguale alla distanza che in tercede fra i due perni reali del telajo. Al centro del semicerchio evvi un buco praticato nel ponte con la corri spondente boccola di bronzo , destinato a ricevere il perno reale posteriore. Ciuque altri buchi tangenti alla periferia interna del semicerchio , guerniti del pari di boccole di bronzo , sono praticati V uno nella linea della chiglia, e gli altri lateralmente alla stessa , alla distanza di 4o°Piccoli cerchi di ferro, aventi per diametro la larghezza
23g de' tacchetti del sotto affusto , circondano i buchi di cia scuna stazione , ed agevolano la rotazione del tacchetto intorno al perno reale. Sul castello di prua poi, non potendo il cannone trarre nella linea della chiglia , dappoichè i suoi tiri incontre rebbero l' albero di buompresso , vi manca il buco messo sulla metà della periferia del semicerchio , e sonovi sol tanto quelli posti lateralmente all' albero del buompresso ( Tav. V fig. 2 ). Più indietro del buco praticato nel centro del semicerchio, a qualche piede di distanza, an che in direzione della chiglia , se ne veggono altri due posti in prolungamento della periferia del semicerchio. Di lutti essi , i primi quattro verso prua servon di sta zione al cannone per trarre tutio intorno intorno a que sta ; i due posteriori posti nella linea della chiglia di sta zione al cannone quando il piroscafo naviga , ed i due laterali , pel passaggio del eannone dalla stazione di bat teria a quella di navigazione. Con siffatto meccanismo si supponga il cannone di poppa piantato nella linea della chiglia sul suo sotto af fusto, col perno reale conficcato nel buco del tacchetto posteriere A, ( Tav. V. fig. i ) si potrà , facendo girare la parte anteriore del telajo su questo perno , e portando Y anteriore nelle stazioni D, ed E, ottenere un campo di tiri di 8o° presso a poco , cioè 4o° a destra, e 4o° a sini stra della linea della chiglia. Se fosse d' uopo poi trarre sotto di un angolo più aperto , si trasporta il davanti del telajo in maniera da porre il perno reale in uno
de' buchi C , ed F , e si avrà allora *.m campo di tiri uguale al primo da ciascun de' lati del cassero , ossia di i6o° gradi, 8o° a destra ed 8o° a sinistra. Ove si porti poi la parte anteriore del telajo in uno de' buchi C, ed F, e la posteriore del punto A , per qualche piede di distanza verso B , si avranno altri 4o gradi per ciascun bordo , che uniti agli altri raggi che passano pe' buchi B, C, D, E, F , formano un campo di tiri di 2Ìo° ; il che permette ai due cannoni di poppa e di prua d' in crociare i loro fuochi sino ad un angolo di 6o°. Per trasportare poi tutta la macchina da una posizione di tiro ad un'altra, per esempio da A B, alla posizione A E, ( Gg. 2 ) si procede nel modo che siegue. Mentre il can none è in batteria , si fa corrispondere il buco del tac chetto deretano del telajo al buco A , del castello di prua; vi si situa il perno reale , e dopo sgravata la parte an teriore del telajo, ch' è destinata a scorrere sul semi cerchio di ferro , trasportando con un paranco di coda il carretto sulla parte posteriore verso A, si manovra con un altro paranco , di cui il bozzello a doppia poleggia è incoccialo nel golfare F, del telajo , e quello ad una poleggia ad uno degli anelli di murata situato nel punto G ; continuandosi a manovrare col paranco sino a che il tacchetto anteriore , pel movimento del te lajo intorno al punto fisso A, giunga a corrispondere col buco E. Si ripone allora in questo tacchetto', il suo perno reale , e si toglie il posteriore , e tostochè il can none è ricondotto in batteria , si può puntare c trarre
Hi come nella posizione primiera- A rimetter poi il cannone di prua dalla sua stazione di batteria a quella di navi gazione , si pratica quanto siegue. Si supponga il cannone ( fig. 2 ) nella posizione A B, dopo avere sparato ; tolto il perno reale anteriore B, si introduce nel buco posteriore A , e facendo girare il dinnanzi del sotto affusto intorno al punto A, e lungo la periferia F E H , si porta il cannone sulla linea A H. Tolto allora il perno reale A, s'introduce nel buco. H , e mediante un paranco fermato in uno degli anelli M, M, del ponte , si fa girare la parte posteriore A, del sotto affusto intorno at punto H, e descrivendo la periferia A I. Giunto poi il cannone sulla linea H I, si toglie di nuovo il perno reale H , e s' introduce nel buco I , e passato il paranco* nell'anello o golfare di murata N, si trasporta la parte anteriore del sotto affusto nel punto R, facendogli descrivere la breve periferia H R. Messo il cannone sulla linea R I , si troverà nella sua giacitura di navigazione fermato sul ponte mediante i due perni reali R ed I , e le attrincature passate per dentro gli anelli L , L. I cannoni a bomba alla Millar vanno caricati nel se guente modo. Dapprima s' introduce nella sua bocca il cartoccio che ha la forma di un cono tronco ; facendone andare la parte più stretta verso il fondo della camera ; indi si accompagna con un attaccatojo il cui battente , più largo verso il bacchettone e restringendosi gradata mente verso 1' estremo , presenta all' intorno una, curva che gli permette di calcar bene il cartoccio senza essere rattenuto dalle pareti sporgenti dei fondo dell' anima.
24a Poscia s' introduce nolla bocca la bomba , che come di già cennai , contiene un vuoto ripieno di 4 libbre di polvere , ed il di cui forame intagliato a spira riceve una spoletta fatta a vite, la cui testa quadrilatera tiene altrettanti buchi , donde escono gli stoppini destinati a comunicare l' accensione al projettile. Questo poi vien situato in guisa che la testa della spoletta sia rivolta alla bocca del cannone , e corrisponda perfettamente al centro dell'anima. A mantenerlo in siffatta giacitura vi si adatta un anello di canape formato da un grosso cavo la cui circonferenza risponda a quella dell'anima del cannone; anello il quale è attraversato da quattro fili del pari di canape, che s'intersecano a croce, e nel mezzo di essi passa la testa della spoletta. Situata a tal modo la bomba, s' introduce nel cannone un altro attaccatojo il cui„battente, è concavo , in guisa che nel suo vuoto s' intromette la testa della spoletta mentre i suoi labbri calcando l'anello di canape , portano il projettile a contatto col cartoccio. -Indi s'introduce lo stoppino nella lumiera , si versa la pol vere nello scodellino della piastrina, si mira, e si trae. Una piastrina a percussione presso gl' Inglesi, ed una a pietra focaja con doppio cane presso i Napoletani , servono ad accendere queste artiglierie. Quattordici uomini sono più che sufficienti a governare un cannone da i28 libbre. Dopo aver lungamente e minutami nte discorso intorno alla descrizione di questa novella specie di navi da guerra, sulle quali l' umano ingegno ha posto ogni studio a fine di perfezionarle , porrò fine al mio dire con talune ge nerali ma rapidi osservazioni sull'uso di esse nella guerra
a43 navale. E segnatamente è ad aversi per fermo che di molto si è esagerato la forza de' piroscafi , potendo essi bensì far parte di un' armata , ira giammai costituirne la parte integrale ; dappoichè considerati come istrumenli di guerra, presentano una grande sproporzione fra i mezzi di offesa e quelli di resistenza' , essendo la loro struttura molto più debole di quella delle navi di fila , sia per la spessezza maggiore dei legnami di queste , sia per la corei* plicflzjone grandissima del loro meccanismo , che l'espone . a ricevere le più terribili avarie nelle loro parti vitali. Cosi il fracassamento . di una delle ruote , la perforazione delle caldaje, la rottura delle aste dei stantuffi e di tanti piccoli bastoni metallici motori delle svariate parti del macchinismo , e da ultimo l' incendio di una tremoggia, possono essere l'effetto di poche palle piene e di qual che granata, penetrate nella sezione centrale del piroscafo. E di fatti «ve si consideri alla prepotenza delle navi di fila i cui forti fianchi , mentre su di un piano verticale tutto al più di i8o- piedi di lunghezza per 3o di altezza, vanno armati da 4° ^ao a 6o cannoni che tutti in una volla possono vomitare altrettanti projettili, sono poi atte in pari tempo a resistere all' azione di più di un centinajo d' essi ; (i) si scorgerà di leggieri che un piroscafo ba su di una nave di fila il solo vantaggio di poterla ferire mediante la straordinaria gettata de' suoi cannoni, ad una distanza sufficiente da metter se medesimo fuori (i) Nella terribile batteria data dall' armata Inglese governata dal Lord ExmoutA, nell'anno t8tS alla città
244 il tiro delle artiglierie alla Paixhans. Ma ove mai le navi di fila si munissero parimente di cannoni alla Millar, non solo sarebbe ristabilito l'equilibrio fra le forze di queste navi di genere diverso, ma preponderebbero quelle delle prime. Utilissimi sono tuttavolta i piroscafi per le operazioni di guerra che richieggono rapidi movimenti , come sareb bero gli sbarchi , le sorprese dei porti , le intercettazioni dei convogli ec. Così abbiamo veduto i piroscafi della Gran Brettagna, risalendo i fiumi della Cina penetrare in poche ore nel cuore delle province di quel gigantesco , e ad un tempo debole Impero , e spargere dovunque il terrore (i). In ordine poi ai vantaggi riportati da queste navi sulla costa di Siria nelle fazioni di S. Giovanni di Acri e di Beyruth, sono essi un ben debole argomento in loro favore ; dappoichè ove si ponga mente alla poco ga gliarda resistenza opposta da queste piazze alla squadra Anglo-Austriaca, e la possibilità di armarsi le batterie da costa di cannoni a bomba da i28 libbre , svanirà gran parte del prestigio dal quale vanno accompagnate queste macchine da guerra. Da ultimo avvalorerò questa mia di Algieri, la nave difila VImprendibile veniva percossa nel suo scafo da 268 palle, delle quali 4-1 penetravano nella covertetta, e tre da 68 libbre nella stiva aldi sotto della linea d'acqua. Pur non di meno questa nave cri vellatapoteva recarsi a Gibilterra per esservi rattoppata . (i) / piroscafi richiedendo una ciurma poco nume rosa, in proporzione della loro ampiezza, possono im barcare ognuno un forte battaglione di fanteria.
245 opinione intorno ai piroscafi da guerra riportando quella di un egregio uffiziale della marineria d' Inghilterra , il Retro-ammiraglio Napier , il quale avendoli veduti com battere sotto i suoi ordini sulle coste della Siria , era senza fallo in condizioni di dar fuori un ponderato giudizio. I piroscafi egli dice , in un suo discorso, vanno conside rati come atti unicamente ad esercitare in un' armata le funzioni affidate alle milizie leggiere in un esercito: quindi è loro uffizio quello di navigare a qualche distanza dal l' antiguardo per dominare coll' occhio una più vasta estensione di mare ; comunicare all' armata le scoverte fatte ; intercettare il cammino delle navi sospette che s'in contrano , senza che si arrèsti il viaggio dell' intiera flotta; sorprendere i convogli che profittando di un qualche van taggio di vento potrebbero con facilità involarsi al nemico che li caccia ; nella mischia bersagliarlo da lontano con le loro armi di lunga gettata. ; aggredire una nave di salberata e trascinata in deriva ; prenderne a rimorchio una della propria bandiera che si trovasse nelle mede sime condizioni ; comunicare celeremente ordini dal an tiguardo al retroguardo in una estesa linea di battaglia ; e generalmente arrecar soccorsi a tutte quelle navi che potessero averne bisogno, evitando sempre peraltro di ar restarsi pel traverso delle navi di fila dell'inimico. Dalle quali osservazioni chiuderò col dire essere aper tamente manifesto quanto vadano errati quei novatori , i quali hanno pronosticato che la guerra navale avrebbe un giorno subito una intiera rivoluzione, mediante il to tale abbandono della navigazione a vela. Barone Giuseppe Parrilli.
24.6 LEGGENDA DELLE TAVOLE.
A Sezione di poppa. B Sezione centrale . C Sezione di prua. i Paramezzale. 2 Scazza dell' albero maestro. 3 Basamenti de' fornelli. 4 Basamenti delle macchine. 5 Cassoni per le catene dell' usto e della seusile. 6 Cassoni per le catene della speranza. 7 Scazza dell' albero di trinchetto. 8 Casse di ferro per l'acqua, g Trombe di prua. i0 Trombe centrali. i1 Trombe di poppa. i Fosso del fanale della S.a Barbara di poppa. 2 S." Barbara o magazzino delle polveri. 3 Camerini per le bombe cariche da ii7 libbre. 4 Covertetta per alloggio. 5 Boccaporti! .della cala di poppa. 6 Passaggio dell'albero maestro. 7 Cassettoni per le vele. 8 Fornelli. 9 Cilindri e condensatori delle macchine. i0 Trombe. ii Magazzino de' viveri. i2 Boccaporta della stiva. l'à Camerini pei diversi comestibili. i4 Boccaporta pel passaggio delle catene. i5 Passaggio dell'albero di trinchetto. i6 Fossi del nostromo e del calafato. i7 Boccaporta della snva. i8 19 Magazzini de' macchinisti. ao Camerini per le bombe da 6o libbre. 2i S.a Barbara di prua. 22 Fosso del fanale. 23 Fosso del contestabile.
247
A Sezione «li poppa. B Sezione delle macelline. C Sezione di prua. i Camera del capitano. 2 Barra del timone. 3 Botc porta "del fosso del fanale. 4 Camerino del capitano. 5 Giardinetto del capitano. 6 Riposto. 7 Scala del cassero. 8 Camera degli uffiziali. 9 Camerini degli uffiziali. i0 Boccaporta pel passaggio de' projettili. ii Camera delle guardiemarine. i2 Boccaporta della covertetta. i3 Passaggi dell'albero di maestra e delle trombe. i4 Camerini degli uffiziali civili e guardiemarine. i5 Caldaje. i6 Tremogge. i7 Macchine. i8 Trombe. i9 Asse motore delle ruote. 2o Camerini pe' macchinisti. 2i Camerino pel nostromo. 22 Camerino pel contestabile. 23 Argano. 24 Boccaporta del magazzino de' viveri. 25 Boccaporta della stiva. 26 Passaggi dell'albero di trinchetto c delle trombe. 27 Bitte. 28 Boccaporta del fosso del nostromo. 29 Boccaporta della S.a Barbara di prua 3o Albero di buonpresso. 3i Lavarelli. 32 Cassettoni pel vestiario della ciurma.
li 248 2?iV\y«j>&& IV." 1 Gran cannone di poppa. 2 Osteriggio della camera del capitano. 3 Ruota del timone e chiesiuole delle bussole. 4 Scala del cassero. 5 Osteriggio della camera degli ufilziali. 6 Piccolo argano. 7 Boccaporta escala della camera delle guardiemarine. 8 Trombe della sezion di poppa. 9 Albero di maestra. io Boccaporta per la cenere. ii Tubo fumario e tubo del vapore. i2 Boccaporta delle valvole di sicurezza. i3 Osteriggi della sezione delle macchine. i4 Barcaccia. i5 i6 Lancie. i7 Boccaporte delle tremogge. i8 Trombe della sezionò di prua. i9 Grande argauo. 2o Boccaporta del corridojo. 2i Albero di trinchetto. 22 Bitte. 23 Boccaporta pel passaggio de' progettili. 24 Gran cannone di prua25 Cannoni di murata. 26 Tamburi delle ruote. 27 Cucina della ciurma. 28 Cucina degli ufilziali. 29 Camerino del i.° pilota. 30 Camerino del 2 ° 3i Giardinetto degli uffiziali. 32 Idem del capitano. 33 Uscite alle scale di fuori banda. 34 35 Lancie. 36 Usto. 37 Sensile. 38 Speranza. 3g Ancora di tonneggio.
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POCHE PAROLE 3w uvette 3ef commendatole ©Utdiea de ©Lw^cfid, dette da ©Lwtoui» X3f£oa du£ Reietto di tut i{ giotwo 18 dic«»»tf,te 18AB.
Aperti come tuttavia sono i miei occhi al pianto , sento la pochezza del mio ingegno , e quanto le dolenti ed af fettuose parole esprimer debbano poco e male i sentimenti del mio cuore. Ma poichè comune e forte è il duolo che qui ci raccoglie , e sì grave ed irreparabile la perdita sofferta, io penso che pur la mia debole voce sarà sti molo al lagrimare , facendosi eco dell' universale mestis simo lamento alle fugaci ricordanze della vita del Com mendatore Andrea de Angelis. Un vóto egli lascia , c molti anni correranno eppur non sarà pieno ! Nato da gentile famiglia militare , dove quasi sempre accanto a virtù guerriere , ne sorgono delle altre di di versa tempra , de Angelis ebbe qual primo dono del cielo il germe di maschia e fortissima morale , che crebbe in lui con gli anni e lo rendette avido di quella pura (i) Queste poche parole furono pronunziate dopo un erudito ed affettuoso discorso funebre , nella stessa oc casione letto tra non interrotto pianto dal eh. Luigi Blanch. Intanto i nostri lettori riconosceranno nel Com mendatore Andrea de Angelis V autore di tanti dotti ed accurati articoli inseriti nella nostra Antologia , e mo destamente sottoscritti : un antico uffiziaie di artiglieria: pe quali suoi sapienti lavori e per altri meriti ancora, S. M. la Regina deifrancesi Augusta zia del Re (N.S-) r anno scorso offrivagli, una magnifica medaglia d'oro. 32
gloria che iiella'pfisèa "èta eìftt il-^airiMóMio'di molti. Edu cato nel collegio militare , attentamente studiò le scienze esatte , e hudrito neile più sode cognizioni fu arròllato tra le napolitano artigliterie ih 'queir anno Stesso che i nostri soldati pugnavano con -valore sull'Acida e sul Po. Era de Angelis semplice tenente nella stagìon campale del i798 , e tra le virtù solitarie e le sventure moltissifrie di quèlla malaugurata guerra, egli 'ben vide 'come facilménte si ' r&n'p'e ' il 'légtfme degli eserciti , ed , il danno e' l'onta del soldato' vèngòn quasi sèmpre da imperizia e poca "fiducia nei capi. Ravvolto pòscia tra le turbolente hiiscrévoli vicènde' ''del nòstro paese , ritorna" nelle file dell'esèrcito,' e quale uflkiale al cominciar dell'anno' i 80 i Va' colle legioni di Dumas nella inconsiderata ' e ' breve guerra di Toscana .'Più' tórdi diviene consigliere predilètto 'deb generale Minichinr , bràccio e sénno nella spedizione di Basilicata. ' 1 Fu quella' l'ultima ira Te poche imprese guerresche del défuttto , il quale si' vide poi"prescelto' pcr"qiiel1a splen dida .carriera che doveva' rimeritargli la' più bèlla' fama , iTfilòltf di pensatore profondo ,' giusto' ed esimio a'pprezìfatdre degli uòmini -e delle cose. Chiamato a prender parte nei misteri della politica , seppe istruirsi nplla scuola del marchese! di GàHo , ed in breve si1 trovo in gran portata detta sua novella missione ,' dàlia qualò ebbe in carichi titòli ed onori.1 li' esperiènza acquistata nelle "tante sv;rrtatè' e 'grandi' òccàsioni' politifche , e le sue lunghe ed ftssrdué' meditazioni, su' gli avvenimenti del mondo lo fécèro rieritiss'mo iri quelle pratiche sicchè le sne sen tenze 1 registrate dallo' stranie'rd come esempi di sapere e di diplomàtica scrittura (i)'fùròno in tuit'i tempi accolte nel pnese, e talvolta tornarono ad- universale vantaggio. (i) Si legga il Manuale di Martenz.
Era l'anno t.$»% é d.«, Augelis inteiu^^a a menag v4a privala,; aia desideroso di maggio* sapej?^ .di.^afto $Malto opere .d'ingegno. «Lo fanno. ojiora,to il sua ftWevi^9flA? a svelare |e, vere ^ag|onÀ.,d(jlIe:.nostfft catastrofi,- mUftarj;, • a conservar le belle, tradizioni , a, pubbliepre. a ,ma£? a mano i gloriosi falti d' artfti combattuti daj napolitani salda*» obWia,^ dai tenaj>o Q snaturati «balle, straniere scrit ture elje solo narranq i in^sti , nostri racconti. E no,u ha guari « per tener- vivo neil' animo nostro il nobile » , desiderio deila .gloria eccitare i giovaui ad, imhare.le » belle opere, dej predecessori , e confortala gli oHijni a » perseverare nello scabro sentiero della yiflù . Pftu la. » speranza di oUeper.dopo, 4a morte, .qual guiderdone che j. I' invid.ia. negò lqpo yivpnti )) incominciaYa a scrivere gli elogi d'uomini di rinomanza , ed in si novella, iiflr - presa si scorgeva primo tra' tanti. E quando aveva posto termine a quello del suo leale amico e fratello di elezione, Raffaele Liberatore , crudo e spieiato malore sollecita mente lo finiva , lasciandogli solo breve respiro per i conferii della religione! Il giorno i7 dicembre i 843 fu l'ultimo della sua vita! Il paese perde ad un tempo, lo scrittore vario accurato erudito ; e l' ardente gioventù di questa popolosa qupitale si vede orbata di un maestro in politica , nelle armi e nelle lettere. La morte degli, uomini che s' illustrarono per fatti e ingegno fu in ogni tempo cagion di universale compianto, e fu celebrata con onorevoli dimostrazioni. E certamente la ricordanza della vita utile operosa ed immacolata di quell' uomo che nelle varie vicende pubbliche o private , tra le carezze della fortuna, e le disgrazie seppe con servare il sentimento profondo dell'onore e la coscienza della propria dignità ; la memoria di quella intelligenza messa a continua pruova ; i pregi di quel cuore puro
a5a pietoso amorevole , terrà in talo tristissima occasione , lontana la protervia de' pochi tristi , quando i più escla meranno : riposino le ceneri del Commendatore Andrea de Angelis , ed abbia pace la sua bell' anima 1 Ed io che l' ebbi a mia costante guida , amico sincero , maestro in tutto , ne serberò finchè il pensiero mi ajuta intera memoria ; e per mitigare in parte l'amarezza che mi affligge , aspetto che sorga fra voi tutti lodevolissimà gara d'ingegno , e si scriva ad utile universale la vita di colui che volse sempre la sua mente a bella ed onorevol meta , e sospirò la felicità e la vera gloria del suo paese. Che sé meritò in vita l'amore di quauti lo conobbero , la stima de' contemporanei , è giustissimo che s' abbia il vostro pianto , e le benedizioni della po sterità.
253 NOTA.
Neil' ultima adunanza tenutasi in Inghilterra della so cietà per il progresso delle scienze, M.r Whcatstone à proposto di far delle osservazioni sul pallone onde affet tare ed assicurare i progressi della Meteorologia. Lo stesso àn suggerito i professori Matteucci e Majocchi alla riu nione dei dotti italiani avvenuta a Lucca ; e lo stesso aveau già proposto per speciali indagini Biot Gay-Lussac ed Arago in Francia dove li signori Mouge e Dupuis-Delcourt han di fresco costrutto con grande spesa un colossale pallone di rame , che sembra principalmente destinato al suddetto oggetto , scopo e brama comune de' fisici di Europa. In tali circostanze noi vogliamo avvertire , che il nostro con cittadino signor tenente colonnello Costa è stato uno dei primi ad indicare e promuover l'impiego di questo mezzo vantaggioso ed efficace , avendo egli da molti anni pro posto vari mezzi di esplorazione di fenomeni atmosferici ne'suoi « Saggi Bull' areostatica e sull'aeronautica ; e po scia inventato uno strumento che da se segna le osserva zioni fatte a prestabiliti intervalli ed a determinate altezze, di cui demmo notizia , puhlicando iu uno de' nostri fasci coli la lettera da lui indirizzataci. Ma non potemmo dar conoscenza dell' ideato artifizio, attesochè egli aveane sotto messa la descrizione alla Imp. R. accademia de'Geoegofili di Firenze implorandone giudizio. Oggi che 1' utilità di tali osservazioni è universalmente sentita , e la realizza zione provocata, noi ci facciamo un dovere di darne notizia a' nostri associati riportando il giudizio datone e pubbli catone dalla suddetta illustre accademia , come già lo à riportato il nostro giornale delle Duo Sicilie, il cui arti colo qui trascriviamo.
BAROTEIlMOtGlirM IDROGRAFO
Nel num. 28 del nostro giornale dello scorso anno, ren demmo di pubblica ragione una lettera del ch : colon nello' Costa nostro concittadino, diretta al presidente -del l' actadiettria pontatriawa con caf egli annunciava aver in ventato uno strumento , mediante il, quale far si possono quante osservazioni meteorologiche si vogliano, con pre cisioni forse, maggiore' di quella adoperata da'fisici nei'loro gabinetti» e soggiungeva aver delle stesso Rimessa la de scrizione ed il diségno ad un'accademia straniera per averne giudizio. Ora avendo noi letto nel tomo XIII, Disp. IV degli atti delt'I- e R. accademia de' Georgofili. di Firenze il rapporto fattone alla stessa dalla sua commissione. per manente per gli oggetti di scienze, ci facciamo qui a ri ferirlo per far cosa grata a'iiostri lettori, e solo soggiun giamo che il detto istru mento , costrutto con quella pre cisione di cui è oggidì capace la meccanica, risultar dee non solo utilissimo n perfezionar le nostre conoscenze sulJa vera costituzione fisica dell' atmosfera , ma riguardar si dee come una risorta per far progredire la meteorologia, oggetto forse non meno importante del primo. » Il nostro socio corrispondente signor colonnello Mar ca rutenio Gosta di Palermo, vantaggiosamenie conosciuto per varó; sue pregiate pubWréazioni , ira le quali èrma
«5S iutifèlata 'cvntzì stili' aretmaxttka , già 'da esso inviata a quésta .'nostra società , 'le ha pure trasmessa rcccntemenie una ,sùa ' memoria manoscritta , in <:ui ,.dopo aver consi derato quanto ancor manchi a completare le nostre co gnizioni «torno -alla-costituzione1 fisica dell' aria atmosfe rica , -'accenna uon qual metodo -e per quali mezzi egli pensa, ohe si potrèbbe-facilmente giungere a farne acqui sto , proponendo -anche un apparato complessivo, . come egli lo- chiama j . nel -quale si riuniscono i tre principali struménti '-meteorologici , cioè' il barometro , il termometro -e'I'-igrometro , sì fsttapiente 'disposti e congegnati , da eseguire- essi- stes'si' le rispettive osservazioni anche in alte .e- varie- regioni 'dall'atmosfera, e registrarle con esattezza, -senza1 la presenza e l'opera d'un osservatore. " ì 1 -L' iBteBesse: che ispira un tale annunzio indusse l'ac cademia -nostra : ad; incaricare noi sottoscritti componenti 1» :soai comrtiissione permanente per gli oggetti che si ri feriscono- dlle Scienze , di prendere in accurata esame la memòria del signor- Costa , e quindi riferire la nostra opinione" interna al pregio ' di essa . ; » Per soddisfare, al quale incarico , dopo aver ciascuno 'di- noi separatamente lètta e, ponderata la memoria di cui si traita, ci siamo riuniti per comunicarci reciprocamente Y impressione che avevano prodotto in noi le cose in essa contenute ; ed il conto che credevamo doversene fare. » Intorno a che essendoci trovati concordi , siamo in dovere; di riferire quanto appresso. » Nella prima parte della memoria che contempliamo, Y autore dà un cenno storico de' principali lavori de fisici
256 più distinti , fendenti a riconoscere e determinare la co stituzione fisica dell'aria atmosferica, dimostrando esser gli familiari le più pregiate opere della maggior parte di essi. j E rilevate non poche nè lievi difficoltà che »' incon trano in eseguire quel genere d'osservazioni, e che ne rendono- meno certi o meno esatti i risullamenti , sog giunge che ad aumentare tali difficoltà concorre la cir costanza , che i risullamenti di quelle osservazioni che si fanno presso la superficie della terra , soffrono , per la prossimità e per l'influenza di questa, notabili perturba zioni , ad evitar le quali si riguarda come necessario ele varsi per mezzo di macchine aerostatiche , co' rispettivi necessari! strumenti , a varie altezze nell' atmosfera per ivi studiare comparativamente le principali proprietà del l' aria, e le rispettive loro modificazioni; operazione, che " mentre i bisogni della scienza la vorrebbero frequentis sima , e , quasi direi , giornaliera , non si effettua che rarissimamente , sia per essere alquanto dispendiosa , sia per richiedere negli osservatori , congiunto al necessario talento e sapere ed al caldo amore per la scienza , un coraggio cosi freddo , da portare nelle osservazioni loro quella stessa tranquilla attenzione che userebbero nel loro gabinetto, non curando i pericoli gravissimi della lor po sizione, pericoli de' quali più osservatori ed areonauti ani mosi furon già vittima , e che sebbene la scienza e l'arte abbiano resi molto remoti , non sono giunti nè giunge ranno mai a togliere affatto.
UDÌ j La necessità di moltiplicare le osservazioni a varie altezze nell' atmosfera , e sopra varie e fra loro assai di stanti regioni del globo, per mezzo di ascensioni aero statiche , già dichiarata dal celebre Gay-Lussac nel rap porto ch'egli fece all' istituto di Francia, intorno al suo viaggio aereo nel i8o4, essendo stata recentemente con fermata in una sua dotta memoria dall'insigne Biot, che allo stesso GayLussac era stato compagno in altro siimi viaggio , il sig. Costa ha pensato di rendere util servi zio alla scienza , immaginando e proponendo un modo assai più facile di conseguire l' intento stesso. » E poichè a soddisfare a'bisogni ed a' voti della scien za , sembra all' autore richiedersi due maniere d' espe rimenti , ad una delle quali si riferiscon quelli che han per oggetto di riconoscere la chimica costituzione dell'a ria , la quale batta poter prendere in varie parti ed a varie altezze dell' atmosfera , e quindi , portatala sulla superficie della terra, analizzarla esattamente e comoda mente ; all' altra gli esperimenti e le osservazioni dirette ad esplorare le modificazioni che l'aria subisce, ed i fe nomeni ch'essa presenta in varie parti ed a varie altezze dell'atmosfera, ove appunto è necessario che siano por tati gli strumenti atti , dirò cosi , a sentire e ad espri mere nel lor linguaggio quelle modificazioni e que'fcuomeni ; egli pensa che ad eseguire gli esperimenti e le osservazioni dell'una e dell'altra sorte non sia necessaria l'elevazione d'un areonaula nell'aria, ma che possano, anche con maggior precisione ottenersi i voluti risull/i33
ioni.
INota ....... pag. iv Sul vero sito della celebre battaglia di Canne. Capitano Sponztlli . . " . . . .3 Prelezioni sulla Metereologia del sig. D.re Rùmtz. 5y Osservazioni e Pensieri sulla Pirotecnia con nuove applicazioni delle scienze affini ai fuochi d' ar tifizio — Giuseppe Novi uffiziale di artiglieria . 59 Indovinamelo dei mezzi di cui avrà potuto avva lersi Archimede con la sola forza della sua mano per fare andare per terra una grandis sima nave carica di un peso enorme — Tenente Colonnello Costa . . . • . . . i o3 Appendice dello stesso autore . . . . i 4.3 Memoria della corrispondenza della guerra di suc cessione di Spagna pubblicata dal generale Pelei del fjo4 e 1jo& — Luigi Blanch . . . Descrizione del viaggio a Rio de Janeiro della flotta di Napoli di Eugenio Rodriguez uffiziale di ma rina — Carlo de Ferraris . . . i89 Nuovo affusto di difese ideato dal tenente colon nello Antonio de Focatlis . . . .i98 Raccolta dei più memorabili avvenimenti che si successero in Francia e nella Fiandra nel corso de' 1oo giorni — Vincenzo Garofalo. . . 23a Supplemento all' Antologia militare leggi, decreti, rescritti, ministeriali . ... ,aSy
N 0 T A.
Per non ritardare ancora più la pubblica zione di questo
volume , si è tralasciato
l' articolo delle diverse notizie militari ; ne ci è riuscito di dire i simulacri di guerra eseguiti nell'autunno dell'anno i844, dalle milizie
piemontesi
raccolte al campo di
S. Maurizio , Nola e Ceriago, e dalle due divisioni napolitane che corsero a traverso il Contado di Molise e la Terra di Lavoro. E per
la stessa
ragione ,
abbiam do
vuto differire al prossimo volume , la re lazione di quanto
ultimamente
si è ope
rato nell'impero e sulle coste di Marocco dall' esercito e dalla flotta francese.
AL GENERALE DEL GENIO
FERDINANDO VISCONTI UOMO DI SPLENDIDA FAMA EUROPEA
ricco dell'amore e del consiglio di luj
DEDICA (Som ànimo «conoscente.
3 SUL VERO SITO '
DELLA * .* *»
,i
ciecoJtau&e ptincipaft efie {'acco*wpagwatoMo.
CONSIDERAZIONI DI
CAPITAN DIMANDANTI DEL GENIO NAPOLITANO.
Certo egli fu grande compensamento qhe la natura dar volle. all'uomo, allorchè avendogli data una vita di rea lità, brevissima , altra conceder glie ne volle presso che infinita nel mondo ciglia immaginazione , per la quale egli , mirabilmente , non solo si slancia fra i secoli che già sparirono dalla faccia della terra , ma slanciar si pro caccia con anzia incredibile anche sull'ale del tempo che ancora deve sorgere dal grembo dell' Eternità. Ma se questo continuo aspirare verso giorni che sono fqori doli' orbita breve di sua vita mortale , sia desiderio figlio di generosa e nobile inclinazione , o di avidissima ■odole. e superba , ce|,to che malamente saprebbesi diffinire , parendo bene indubitato che solamente la brama di lasciare di se fama non peritura presso la posterità dir si potrebbe sospiro nobilissimo non solo ma utile ài bene essere dell' nomo ; mentre lo andar volgendo le
4 astruse speculazioni per a ritroso ne' secoli che furono , lo andare attesamente rimuginando nelle sanguinose glo rie degli avi , pare che solo possa fornire una boria im pertinente a qualche erudito senza tampoco un sol granello di utile positivo arrecare al generale miglioramento di nostra specie. Che se le gesta maravigliose degli antenati esser potessero seme da fruttare indubitatamente una glo ria semprepiù chiara ai nepoti , qual mai nazione della Terra star potrebbe di sopra a questa Italia nostra or tanto alle altre sommessa , ma che un giorno fu la con quistatrice e la padrona di quanti mai si conoscevano po poli nell' universo ? Epperò, se infruttuoso per lo meno riesce lo speculare ne' secoli passati sopra i monumenti, che sono i testimoni incorruttibili di quelle spente generazioni ; infruttuosa non solamente ma nocevole noi troveremo essere quella fatica qualora la si volge sopra gli storici, i quali enarrando fatti non veduli da loro , percorrendo tempi tenebrosi , domi nati e corrotti ora dallo spirito di parte , ora dal bisogno di adulare i polenti , non si presentano a noi col meno mo carattere capace di guarentire una benchè lievissima verità. Che se la boria degli eruditi fondava un culto superstizio^ so per idolatrare tutto quello che essi leggevano nelle vetu ste carte , un tale culto bene a ragione cadde/ nel di scredito quando il progresso de' lùmi permise a tutto un pubblico il fissare le luci in taluni libri sibillini che prima letti non erano che dà un picciol numero di prevenuti sacerdoti ; e tutto un pubblico fu nello stato di scernere quello che nelle riverite carte era veramente sapiente e venerevole , da ciò che a malgrado delle Iodi prodigate troppo di leggieri , era un complesso di errori , era un manifesto insulto alla ragione.
Quando di questa mia proposizione , che all' occhio di taluni sembrerà forse un poco ereticale , veder se ne vo glia la incontrastabile esattezza , altro non dovrassi fare che volgere la face di una critica artistica a quelle pa gine della storia che vannosi allargando sopra le cose di un'arte, o di una branca qualunque dello scibile , e tosto si vedrà che quelle , scritte da uomini del tutto digiuni nella Facoltà , ammirate finora da leggitori per la piupparte anche di quelli meno instrutti , giunsero a noi fregiate da immeritato encomio , e ne stanno facendo il male uffi cio , di contaminare l' esattezza de' principi della Facoltà Mesca , e dare carattere di verità scientifica a non pochi grossolani errori* La Storia antica , io credo che meglio fatto avrebbe se discostandosi alquanto dalla monotona , inesatta , spia cevole narrativa delle umane carneficine allargata si fosse sopra gli ordinamenti del viver civile ; mercechè ella tro vati avrebbe presso l' universale un numero grandissimo di uomini che lètta l'avrebbero con utilità, e trovati d' altronde numerosissimi giudici competenti. Ma per converso > ove non d' altro che di ammazzamenti ella favellare avesse voluto , bisognava che almeno fosse stata scritta dalla stessa mano di que' grandi guerrieri che nel fare e nel descrivere le metodiche carneficine del genere umano conoscevau , come Cesare , Senofonte e Pirro , tutte le vie ; o per lo meno fosse stata letta e giudicata in merito solamente da uomini militari. Ne già con tutto questo la storia militare avrebbe di ritto ad essere reputata in qualche modo una venerevole immagine della verità. Mercechè noi vediamo che ai giorni nostri , quantunque presso gli stati-maggiori degli eser citi esista ogni maniera di materiali perchè sufficiente mente conoscer si possano e con esattezza i particolari
delle fazioni di guerra , pure i fini di convenienza dei generali in capo influiscono grandemente sulle relazioni scritte di quelle fazioni , sicchè elle sono recate al co spetto del pubblico non già esponendo le cose come fu rono , tua come le cose era necessario che fossero per lo buon fine de' capi. Questa la è una ben comprovata verità , ed a tutti è noto che al Gran Federico il quale egli stesso scrisse delle sue campagne è stato fatto rim provero di aver talora esposto inesattamente talune cir costanze (i) ; e che la relazione della famosa battaglia di Marengo prima che si mostrasse al cospetto del pub blico fu rifatta tre o quattro volte , perchè meglio acco modata fosse ai fini ed alle convenienze di Buonapartc, E si sa pure che gli storici di cose militari quando loro non è facile procacciarsi i lumi intorno talune cir costanze , essi non arrestano la penna per ciò, e ti crea no di pianta un qualche particolare adattatissimo alla so luzione del problema. Pare che i moderni abbiano in ciò preso il mal esempio dagli antichi , ed io trovo che Tempelhof generale di Federico 2.° volendo alla batta glia di Rollin giustificare taluni attacohi ripetuti ed in fruttuosi fatti dai prussiaui contra la linea nemica , non trova la menoma difficoltà a collocare sul Campo talune alture inaccessibili, e dice che quelle formarono 1' osta colo de' soldati , i quali per verità non camminarono che in una perfetta pianura , come ne dice il Jomini che ha visitato quel campo di battaglia (a^. Or se questo si vede ai giorni nostri , con la facilità
(i) V. Jomini Grands Op. V. 2. Nota a p. 896. (a) V. Jomini Gr. Op. V. 1. p. i3t.
T di rinvenire i materiali storici , con la facilità delle pub blicazioni , la prontezza della Critica che dire mo mai che accader poteva ne' tempi antichi , quando la storia era scritta , anni e secoli dopo gli accaduti , era scritta da uomini non militari Questi sono i senti che in me , Artista Militare^ a destano ogni qtial volta legge nelle antiche storie , la descrizione di talune battaglie e fatti d'arme , che scritti da penne digiune del mestiere , sono stati poi celebrati come capi d' opera da uomini sapienti , ma non instrutti nelle cose della milizia , mentre che io bene spesso ivi scorgo un miserabile complesso d'inesattezze e di incom patibilità, Impertanto uopo è «he io consenta essere facile ai non artisti il cadere in errore sulle cose guerresche esposte dalli storia , e precipuamente dalle carte degli scrittori celebri , perchè in tali leggitori concorrono due cagioni potentissime a falsarne il giudizio ; l' ignoranza de' prin cipi , ed il prestigio che circonda la fama di que' grandi intelletti. Anzi questa seconda cagione la stimo prevalen te affronte dell' altra , mercechè vedo per lei essere stata travolta in errore ancor la mente di sapienti artisti mi litari quando si sono fatti a narrare le cose di guerra delle età remote , senza dubitare menomamente o senza osare di spingere un' ombra di analisi artistica sulle cose narrate dagli storici maggiori. E qui panni sia utile protestare che io non scrivo per vana lusinga di rendere illustri i momenti di un ozio che non ho. Io scrivo in occasione di fatto ; la quale qui in poche parole sarà per me cennata , onde meglio si scor ga il principio che mi moveva , ed il fine che mi ebbi nel pubblicare queste mie Considerazioni. Trovandomi in Barletta per cose del mio ufficio ed a«
8 vendo ivi avuta ia sorte di conoscere il Sotto Intendente signor Barone Malvica uomo del quale il sapere vola per mille carte lodato in tutta Italia ed oltre gli italici con fini , volli con uomo tanto nelle cose archeologiche ver-r sato fare ima corsa sul celebre campo della battaglia di Canne. E come egli è il costume di uomini che pro cacciano ogni modo per non isbagliare ed essere bene diretti , ci recammo sulle famose rive dell' Ofanto accom pagnati dalle venerande istorie di Polibio e di Tito Li vio , e dall' Atlante del Raussler , opera militare recente, e che giustamente pregiata va presso l' universale. Per non anticipare qui le cose , dirò francamente che in quanto al silo del Campo di battaglia , noi trovammo il Raussler in perfetta contradizione col terreno e cogli storici antichi ; trovammo Tito Livio non convenire in tutto con Polibio , e talora in qualche modo contradire se stesso : ed in quanto agli ordinamenti militari , io che ho consumati tanti degli anni miei nella meditazione di queste cose, io formar non potetti una chiara idea di tutù i procedimenti tattici che i nominati scrittori dicono essere stati gli elementi di quella memoranda battaglia , e che secondo la mia povera maniera di vedere , o quelli non furono , o se furon quelli , doveano certamente menare ad un tutt' altro risultamento. Qui prendo a dare al mio pensiero quello sviluppamento migliore che per me si potrà : e se avrò bene o male impiegata la mia fatica , lo dirà il pubblico. Fin da quando io sul terreno dell' accaduto lessi per la prima fiata nella traduzione latina di Polibio e nel testo di Tito Livio , la narrativa della battaglia , e ri portar volli quelle parole sulla Tavola del Raussler e paragonarle con le cose esposte da questo scrittore, fre nar non potetti l'alta mia sorpresa nel vedere che il
9 medesimo avea disegnato i romani non secondo il dire di Polibio e Tito Livio rivolti coll' aspetto al Sud , ed esposti colla faccia al soffio del Vulturnus S. Ow. ma sibbfne con il fronte al Nord , e col vento alle spalle. Questa circostanza mi era poscia di stimolo per consul tare nel mio gabinetto i libri di Polibio e di Tito Livio e fare un ponderato comento sopra il loro dire e sullo esposto dall'illustre autore tedesco. Nè per mettermi in qualche maniera al possesso della verità , io mi ebbi d' uopo raccogliere un bel drappelletio di storici , oltre i due mentovati ; mercechè le ven ture alternamente ora buone ora ree della nostra misera Italia in tanto scorrere di secoli avendo distrutto le ope re storico-poetiche di Ennio e Nevio , e gli annali di Fabio Pittore , di Cincio , di Catone il Censore , e di Valerio Anzia , del pari che la storia generale di Trogo Pompeo , ora non ad altro si può rimaner contenti che alle poche carte messe in salvo , di Polibio scrittore qua sichè sincrono , e poi ai pochi libri pur salvati di Tito Livio , ed a qualche passo delle Vite di Plutarco , uo mini che fiorirono un due secoli dopo l'accaduto , ma dei quali le opere a noi sono giunte non intere , ma affrante , e poi ridotte quali si è saputo , o voluto tra mandarle dai Commendatori alla , forse soverchiamente ammiratrice posterità. Scrive il Kaussler : « T. Varron quand ce fui à son » tour de commander , résolut , contre l'avis de son col » lègue , de livrer bataille aux Carthaginois. A ce des ìi sin , il JU passar toutes ses forces à la rive gauche » de l'Aufide ; Annibal suivit son mouvement , et rangea » son armée en bataille vis-à-vis de celle des Romains. » Se leggiamo in Polibio al par. n3. del libro 3.° tro veremo che Terenzio Varrone nel giorno in cui spetiaa
io vngji it comando , fece uscir fuori dall'uno e dall' altro campo le truppe. Quelle uscite dal campo maggiore di spiegò tosto in battaglia appena che ebbero passato il fiume , e poi le altre che al minore de' campi si appar tenevano aggiunse alle prime , ordinandole in una sola linea (i). Ed in questo passo se è detto del passaggio del fiume , non è menomamente espresso se Varrone dalla dritta passò sulla manca , o vice versa. Se leggiamo in Tito Livio , al par. 3.° del lib. 22. avremo che Terenzio Varrone , in quel giorno nel quale comandava , senza far motto al collega , alzò il segnale di battaglia , e messe in ordine le truppe , passò il fiu me , seguito da Paolo Emilio il quale disapprovar pote va ma non ritirarsi dall'impresa (2). E pure in Livio non si fa parola di dritta o di manca.
(i) At Varro postero die, ( cujus sors ejus elici imperii erat ) ex utrisque simul caslris copìas educit. Et majoribus quidem egressos , statim , ut quosque traduxerat , ita in acie locat : tum alleros ex minoribus castris his jungit , et continuata serie dirigil. lo mi avvalgo della traduzione latina col testo greco a fronte fatta a Parigi per Firmili Didot i83g. (2) .... Ilaque Varro postero die , cui sors ejus diei imperiì erat , nihil consulto collega , signum pugnae proposuit , instructisque copiis jlumen transivit , seguente Paulo : quia magis non probare , quam non adjuvare consilium poterai. '. » . . Mi avvalgo della Ediz. di Livio, Neapoli i82i. Voi. 2. p. 4.0 5.
ii Ma però se noi attesamente leggiamo ne' due menzio nati scrittori troverem chiaro che il passaggio di fiume fallo dai romani nel giorno della grande battaglia , si fu dalla sinistra sulla destra, e non già dalla dritta sulla rive gauche come scrive il chiariss. signor Kaussler. Per ciò fare in modo lucidissimo , utile sarà il seguire dappresso tutti i movimenti de' due eserciti cominciando dal giorno in cui venne , ciascuno di essi sulle sponde dell' Ofanto , fino a quello in cui accadeva il grande diffinitivo afTpontamento. Annibale , trovandosi innanzi Gerunio (i) quando co nobbe la stagione essere opportuna , levò il .Campo di colà e recossi ad occupare il sito di Canne dove i roma ni tenevano una raccolta di vettovaglie , che man mano ritiravano per lo consumo dell' esercito {2). Ed io dico il sito di Canne , perchè il Borgo o la Città disegnata dall' Oppidum di Polibio , in que' giorni non esisteva , essendo stata demolita negli anni prece denti (3). 1 (1) . . . . Gerunium ..... oppidum a Luceria millia passuum quinqut et viginti aùest. Polib. l. 3. par. ioo. (ss) Ubi novarum ft-ugum tempus advenit .' castra", quae ante Gerunium habebat , movit Hannibal. Qui , expedire suis rebus judicans , ut omnibus artibus Aostem ad pvgnandum cogeret , aret'.m oppidi , cui Canna nomen est , occupat. In eam enim Romani et frumentum et reliquos commeatus e Canusio connettebant ; atque inde rursus , prout usus postulabat , ad exercitum deferebant. Poi. 3. par. io7. (3) Oppidum quidem ipsum superiori tempore dirntttm fuerat. Ibid. *
i3 Nè posso dir co' traduttori la Cittadella ( ai ceni ) o il Castello di Canne , perchè non si conosce sr Canne quel borgo (vicus) come lo chiama Tito Livio (i) , o quello spregevole ignobilis Apuliae vicus come lo dice L. Floro al lib. 2.° era un abitato di tal valore da te nere una Cittadella ; e pur volendo ciò concedere non ci è modo alcuno di convincimento quando si trova che l' abitato fu distrutto , certamente dal braccio ultore di un partito , e rimasta era in piedi la Fortezza. Nè , per altra via , esistendo in Canne un Forte , nel quale eravi un deposito di oggetti da guerra , esser ivi non doveva una guarnigione ; nè se ci era una guarnigione, Annibale dispensar si poteva da un assedio . . . . ec. Quindi non si avrà per male , mi son certo , che io senza far tante dimande a Polibio per non vederlo im barazzato , dica semplicemente del sito di Canne e sup ponga che la raccolta di vettovaglie i romani la si aves sero avuta in magazzini non -affort ideati , non guardati e quindi caduti in mano del nemico senza il menomo ostacolo. Quello che a noi gioverebbe conoscere è il vero sito di Canne , o , meglio , il vero sito dove Annibale accampavasi appena colà giunto. Così noi sapremmo , se il Punico quando giunse sull' Ofanto , occupò la dritta ovvero la sinistra sponda. I ruderi dell'antica Canne sono sulla dritta del fiume nel luogo che io noto sulla piccola Tavola aggiunta a questa mia Scrittura. Si cavano di colà non dispregevo li reliquie antiche , e si cavarono un tempo statue co lonne ec.
(x) Prope eum Vicum. Liv. 22. 43-
Per converso , sulla riva sinistra , non è la menoma apparenza di vetuste fondamenta o altro che potesse far sorgere un dubbio. In somma Canne era sulla dritta dell' Ofanto. Ma , si potrebbe chiedere ; Annibale accampò egli proprio sul sito delle rovine ? Io mantengo di sì. Lasciamo stare che Tito Livio ha detto chiaro che An* nibale pose il campo vicino Canne (i). Lasciamo star Livio , atteniamoci a Polibio , ma volgiamoci un poco al testo greco di lui (2). Nel testo di Polibio è detto che Annibale occupò di Canne il poleos acran , espressione che Niccolò Perrolto tradusse per Arcem ed Arcem neapolitanam (3) ed i traduttori di Parigi nella Edizione della quale mi avvalgo , anche con Arcem hanno voltata. Ma se Poli bio indicar voleva un Forte , perchè mai , da quel dotto e diligente uomo che egli era , non scrisse acropolis o frurion che in greco voglion dire la Cittadella degli italiani e la Arcem de' latini , e de' quali il primo fu l'ap pellativo antonomastico con cui gli antichi attici distinsero le Cittadelle di Atene e di Argo ? Dunque pare che per
(i) Prope eum vicum Annidai castra posuerat. Lib. 22. par. 43. (2) Io , ignorando la lingua greca , non ho mancato consultare libri e persone le meglio adatte ad illumi narmi. (3) V. la traduzione di lui dedicata al Papa Ni cola $.° lo non comprendo di dove ricavò quel tale Neapolitanam.
argomento Storico è forte i] dubbio intorno la di una Cittadella Cannense sulla sponda dell' Ofanto , perchè non ci sono storie che ne parlano di proposito. Per argomento Critico la Cittadella , ancorchè avesse avuta esistenza un tempo , rimaner non poteva in piedi dopo la distruzione della Città ed all' epoca della batta glia. E finalmente per argomento Filologico il quale milita co' precedenti , noi abbiamo che impropria sarebbe l' espressione poleos acran per indicare un Forte , ed in vece dobbiam dire che questa frase la quale pianamente in greco dir vuole , estremo , punta , sommità , luogoelevato ( e da cui venne il nome di Aera alla più alla del le colline sopra cui siede Gerusalemme, e 'l soprannome di Aerea alla Giunone della quale il tempio stava nella Cittadella di Arco ) è nel testo di Polibio deputata ad esprimere che Annibale occupò il sito elevato della Cit tà denominata Canne. Ed in appoggio di questo comento , mirabilmente concorre la topografica testimonianza : merceche , sulla sponda destra , proprio in quel sito do ve appariscono le rovine di Canne , sono taluni umili, ma beu distinti Poggi de' quali il punto più elevato è là dove sulla faccia del suolo sono appariscenti que' ruderi. La sponda sinistra , per converso , è una vasta , mono tona bassissima pianura sulla quale l'occhio non discerne la benchè menoma flessura di terreno. Dalle quali discorse cose chiarissimo apparirà che An nibale al primo suo giungere in sull' Ofanto , pose il campo sulla sponda destra. Volgiamoci a' Romani. Polibio non prima del par. no. fa motto di movimen to alcuno per parte de' romani. Ivi , dice che dopo che i Consoli fecero udire i loro sensi alle truppe , mossero
i campi e li portarono là dove conoscevasi avere i ne mici piantati i loro (i). E come altre volte avean fatto, lasciarono fra loro e l' inimico un intervallo poco più di seimila piedi (?). Tutto ciò non indicherebbe veramente nè la dritta nè la sinistra sponda ; ma che chiaro Polibio alla parte sini stra ha risguardo , si scorge dal suo dire che Emilio ve dendo essere que' luoghi scoperti e piani tutto all' intor no , pensò di astenersi dal combattere , per non soggia cere alla prepotente cavalleria de' punici (2). Or non la dritta , ma la sponda sinistra presenta quel plana et nu da omnium circumcirca , perchè di là , dalla sinistra sponda dell' Ofanto ha principio quella eguale , bassa di salberata pianura detta tavoliere di Puglia che ne' caldi soffocanti della stagione estiva , presenta all' anelante viatore tutto lo sconsolato aspetto di un deserto. E pare fin qui stabilito che Annibale stava sulla dri'.ta; i romani sulla sinistra dell' Ofanto. Procediamo innanzi. Terenzio Varrone , seguendo il costume di tutti gl' ignoranti , non diede ascolto alle ragioni troppo chiare del sapiente collega , ed il giorno in cui il comandare a lui si apparteneva , mosso gli accampamenti , ed a mal-
(i) Postridie ejus diei consules , motis castris , eo duxere , ubi castra esse hostìum cognoverant. Quo ut alteris castris ventum est , pania amplius sex millium (?) intervallo ab Aoste consident. Poi. 3. no. (2) Ibi tum L. JEmilius , plana et nuda omnia cir cumcirca esse videns , quìa superior equitatu Poenus erat , abstinendum praelio censebat ; . . . P. 3. no.
i6 grado le opposizioni di Emilio , volle farsi più da vicino all' inimico (i). Ma Polibio nel dire del modo come Vairone mandava ad effetto 1' imprudente suo pensiero , non parla di al cun passaggio di fiume fatto dai romani in cotale occa sione. Ma che in vero un passaggio esser dovette per Vai rone eseguito, noi lo mostrerem chiaro tanto per la descri zione della zuffa avvenuta ( pochi giorni prima della grande battaglia) fra i romani e gli africani, quanto per il trovarsi una parte de' romani sulla dritta dell' Ofanto , il giorno dopo del medesimo parziale combattimento , cosa che avverar non si poteva se il giorno prima non ci fossero andati. Pur vediamo ciò partitamente. Facendosi da Varrone it movimento di progresso verso di Annibale , questi gli usci incontro con fanti leggieri e con una partita di cavalleria , ed attaccandolo non ordi natamente , ma alla spicciolata ed all' improvviso , pro dusse dapprima un disordine nelle file de' romani. Ma questi dopo di avere al primo impeto de' punici opposta una mano di soldati dalla grave armatura , fecero avan zare lanciatori e cavalleria sull' inimico , e con tanta de strezza che già la vittoria per loro dichiaravasi , trovan-
(i) . . . . Huic sententiae quum pro sua imperlita rejragareiur C. Terentius , accidit , quod omnium pe~ riculosissimum est , ut diffiderent animis inter se duces, neque in commune consulerent. Proximo die Terentius cujus imperium tune erat ( moris enim habent consules Romani alternis dieòus imperare ) , motis castri» , multum obtestante et renitente collega , propius hostem accedit. Poi. 3. no.
•7 dosi la linea de' punici mezzo sguernita o quella de' ro mani bene formata da alquanti manipoli di legionari fra i quali combattevano simultaneamente i fanti leggieri. Ma la notte sopravvenuta divise le due parti senza che i cartaginesi avessero ottenuto quel vantaggio di cui , at taccando i romani , si erano lusingati (i). Con ciò si vede chiaro che Varrone passato il fiume e portatosi a combattere sulla sponda dove era Annibale, attaccato pria che tutte le truppe avessero eseguito il pas saggio e si fossero schierate in battaglia , rimase al so praggiunger della notte con le genti parte sull' una e parte sull' altra riva. La quale cosa chiaramente si rileva dalle parole di Polibio che risguardano all' oprato di Pao lo Emilio nel di d'appresso quando il comando era nelle sue mani. Nel giorno dopo , dice Polibio , Emilio , il quale non trovò utile il combattere , e non poteva senza pericolo ritirare le truppe tutte sopra una sponda sola ( notisi que(i) Hannibal cum expeditis et equitibus obviam iltis procedit : quos ducentes adhuc agmen subito nec opinantes adortus , pugnamque capessens , magno tumul ti* complevit. At hi , postquam primum hostis impetum, objecta gravis armaturae alìqua marni , sustinuerunt , dande , jaculatoribus atque equitibus in hostem immissis , ita rem gesserunt , ut universi certaminis penes ipsos Victoria starei : quandoquidem Carthaginiensium acies omni propemodum subsidio erat nudata , quum Romani levi suae armaturae nonnullos legionariorum manipulos immìxtos haberent , qui simul pugnarunt. Tunc igitur superveniente nocte invicem sunt separati^ haud sane eo dimicationis eventtt , quem speravevant Varthaginienses , cum hostem sunt adorti. Poi. 3. i io. 3
i8 sta circostanza ) , accampò due terze parti delt' esercito vicino al fiume {parò fon Aufidon , il testo) .... e I' ultima terza parte volle che fosse accampata al di là dello stesso (i). E parini affatto piano che i romani , all' epoca di cui si favella , erano divisi in due campi , dei quali il mag giore era sulla manca dove già , abbiam dimostrato, sta va l' esercito loro pria della mossa di' Varrone , ed il minore al di là (trans) del fiume cioè sulla dritta, dal la via di Annibale , e sul terreno dove accadde la zuffetta che abbiamo descritta. Quindi a me pare che er ronea sia la Tavola del Kaussler , stando in essa segna to il campo piccolo s'itila manca , ed il campo grande sulla dritta. E sembra pure erroneo il pensare di Tito Livio il quale dice che i romani fin dal loro primo arrivare sulle sponde dell' Ofanto alloggiarono divisi in due campi (2); (t) Die seguenti Aemilius , quum neque pugnandi consilium probaret , neque tamen exercitum inde absque periculo posset abducere ( dunque 1' esercito era diviso per il fatto d' armi del giorno precedente ) , eum duabus copiarum partibus castra ad ( dice semplicemente ad che è il para del greco ) Aufidum amnem oommunit Tertiam partem exercitus trans Aufi dum castra metari jussit. Poi. 3. no. (2) Consules satis exploratis itineribus sequentes Poenum, ut ventum ad Cannas est ( la quale Cannas era sulla dritta del fiume ) ubi in conspectu Poenum habebani , bina castra communiunt , eodem ferme interval lo , quo ad Gerionem , sicut ante , copiis divisis. AuJidus amnis utrisque castris ajfluens , aditimi aquatorìbus ex sua cujusque opportunitate haud sine certami
>9 disposizione la quale fu certo figlia di un accidente , e non esser poteva presa di deliberata volontà , uiercechè lo accampare su di un fiume , non da per tutto guada bile come l' Ofanto , e sia pur anche sopra di un ru scello , ed accampare divisi e separati dall' acqua , è tale un error militare che preso non lo avrebbe non dirò già Paolo Emilio , ma tampoco l' istesso Varrone. In questo stato erano le cose , cioè , sulla destra An nibale ed il campo minore de' romani ; sulla manca , di questi il campo maggiore : quando Annibale credette do ver egli presentare la battaglia al nemico. Quindi il pu nico fatto un discorso animatore ai suoi , portò l' eserci to ed accam pollo da quella parte dov' era il campo mag giore de' nemici (i) , quando forse miglior consiglio stato sarebbe l'attaccare alla sprovvista ed opprimere il campo minore che teneva vicino , per poscia più facilmente bat tere i romani del campo grande: ma Annibale credette forse essere un tratto di cortesia il combatter l' inimico riunito e non in parti. ne dabat; ex minoribus tamen castris , quae posita trans ( trans vuol dire la sponda di là, cioè la dritta) Aufidum erant , liberius aquabantur Romani, quia ri pa ulterior mdium habebat hostium praesidium (ma come mai, sulla sponda di là , sulla sponda dritta non erano nemici, se questi, com'egli stesso ha detto, erano a Canne, se questi erano a Canne anche secondo Polibio, o se Canne stava sulla sponda destra? ) Liv. 22. 24. 44(1) Hannibal vero , tempus adesse cernens , quo ma rmi conserere et dimicare cum hostibus oporleret- . . . concionem advocavit Haee et in hanc sententiam alia postquam dixerat Hannibal . . . concionem dimisit: statimque ab eadem parte amnis , ubi majora castra ho stium erant-, ipse quoque castra communivit. Poi. 3. m.
2o Ecco adunque Annibale sulla sponda sinistra , eccolo accampilo non solo , ma spiegato in battaglia vicino al fiume sfidando l' inimico ; il quale , perchè in quel gior no era comandato da Paolo Emilio , non credette utile accettare la disfida sopra di un terreno sfavorevole (i). Ed Annibale vedendo che l' inimico non usciva a com battere , dopo di avere avuta la pazienza di aspettarlo una buona pezza , ritira le truppe dalla linea di batta glia , le rimette nel campo affortificato , ma spinge una mano di Numidi al di là del fiume per insultare gli ac quiferi romani del campo minore (2). Un tale insulto fatto dai punici a quel campo , accese in Varrone presuntuoso , la voglia di combattere (3j. E nel dì d' appresso , quando il giornaliero comando stava in lui , appena vide sorgere il sole , alzati i fasci , fece uscire simultaneamente le truppe dall' uno e 1' altro cam po. Quelle del campo maggiore a misura come elle pas(/) Postridie ( il giorno dopo la conciono ed il pas saggio sulla manca ) curari corpora et parari omnes ad pugnam praecipit. Tum sequenti die ( il giorno ter zo dalla conclone ) secundum Jluvium aciem instruxit , et pugnandi potestatem Romanis facit. Lucius , cui iniquus admodum locus displicebat intra ca stra suos continuit .... Poi. 3. ii2. (2) Hannibal , quum aliquamdiu sletisset in acie , /toste non educente , reliquas copias intra valium reducit ; Numidas in eos immittit , qui e minoriòus castris aquabantur. Poi. ibid. (3) Numidis vero ad ipsum nsque valium Romanorum procursantibus , et aquationem intereludentibus , majore adhuc pugnae cupiditate flagrare Terentius coepit . . . . Poi. ibid.
2i savano il fiume , metter fece in linea ; ed a quelle ag giungendo le altre del campo minore , spiegò una sola linea di battaglia della quale ti fronte guardava a mez zogiorno. Pose i cavalieri romani all' ala destra e vi cino al fiume; poscia i fanti spiegò nella medesima li nea di quelli , addensando i manipoli in modo che pre sentassero un' ordinanza di cui la profondità era mag giore della fronte : finalmente i cavalli ausiliari alluogò all' ala sinistra (i). Ecco l'esercito romano passato dalla manca sulla dritta sponda. Un tale passaggio , se ebbe il fine prudente di (ì) At Varro postero die, ( cufus sors ejus diei im perii erat ) susceptis statim fascibus , vix dum illucescente sole , ex utrisque simul castris copias educit. Et majoribus quidem egressos , statim , ut quosque tradii xerat , ita in acie locai: tum alteros ex minoribus ca stris his jungit , et continuata serie dirigit ; ita quidem, ut frons totius aciei meridiera spectaret. Romanos igitur equites ad ipsum flumen in dextro cornu locat : pedites his continuos in eadem serie porrigit ; confertos magis, quam alias , manipulos statuens , et multo majorem ordiuum altitudinem faciens quam frontem. Sociorum equitatum in laevum cornu disponit. Poi. 3. ri 3. E qui si vede che Polibio nel dire come i romani avendo fatto multo majorem ordinum altitudinem quam frontem , discorda con se stesso quando al par. n6. scrive : Romani autem conferlis ordinibus e cornibus versus medium pugnam et locum discriminis se se contulerant. I romani avevan dapprincipio ristretta di troppo la fronte per aver d' uopo di notabilmente restringerla nel momento dell' attacco. Ciò poteva accadere ove aves sero combattuto in linea soverchiamente estesa.
22 scerne per campo di battaglia un terreno interciso ed ineguale dove la cavalleria de' punici aver non poteva ogni maniera di vantaggio ; fu impertanto eseguito con una marcia di fianco. in presenza dell'inimico, la quale poteva essa sola menare a rovina l' esercito. In quanto alla positura particolare della linea di bat taglia de' romani , qui notare mi piace che mentre Po libio dice chiaramente come ella avea la fronte rivolta a mezzogiorno, nella Tavola -del Kaussler esposta vedesi a settentrione. E quando si guarderà che la linea di Varrone avea per condizioni di positura , l' aspetto al Sud , e la destra al fiume, si troverà che queste due condizioni avverar si possono simultaneamente quando il campo di battaglia è alla dritta dell' Ofanto , e non mai ove lo si pone alla manca come ha fatto il per altro sa piente scrittore prussiano. Volgiamoci ad Annibale. Quand' egli vide il movimen to de' romani , fece passare il fiume ai suoi baleari ed agli arcieri ; indi fatte uscir le truppe dal campo , e fattele passar 1' Ofanto in due punti , dispiegolle in bat taglia a fronte dell' inimico. Pose all' ala sinistra , la quale era prossima al fiume , la cavalleria spagnuola e gallica in faccia a quella de' romani : in seguito alluogò la fanteria ; e prima schierando la metà degli africani gravemente armati , poi vicino a quelli gli spagnuoli ed i galli , indi 1' altra metà degli africani : la cavalleria numida pose alla destra e non in regolare ordinamento (.). (t) Per idem tempus Hannibal Baleares et jaculatores Avfidum frammisti , et ante signa constituit ; reliquasque copias , castris eductas , ac duobus locis fluvium transire jussas , ex adverso hostmm instruit. In
23 E qui io noto come certamente non è degno della vantata sapienza di Annibale lo aver concessa all' inimico la li bertà di lasciar una pianura uniforme come piazza da manovre , quale era la sponda sinistra e dove la caval leria cartaginese avrebbe avuto ogni maniera di vantag gio , ed andarsi a schierare sopra un campo di battaglia interciso ineguale e non troppo favorevole alle evoluzio ni de' cavalli punici. Nè pure fa l'elogio dell'accorgi mento del cartaginese, lo aver sofferto in pace che gli inimici facessero in sua presenza una marcia di fianco ed un passaggio di -fiume , ed il non averli attaccati du rante il movimento imprudente , e battuti anche prima che si mettessero in battaglia. Annibale conosceva bene un tale principio , merccchè se ne avvalse quando attaccò in testa le truppe di Varrone , nel caso della zuffetta indicata di sopra ; ed al certo il punico fece un gravis simo peccato di previdenza quando non ripetette la stessa manovra , attaccando in coda i soldati di Varrone , e battendoli in dettaglio quando una meta stava di quà , ed un altra metà di là del fiume. Più pure , noi abbiamo chiaramente da Polibio il pas saggio di Annibale dalla manca sulla destra sponda , e la conferma dell' essere stata questa il campo della gran de battaglia. Ma la sanzione maggiore in risguardo alla linea cartaginese , noi la caviamo , al modo medesimo che fatto abbiamo pe' romani , dalla esposizione della stessa laevo cornu ( id erat amni proximus) Hispani et Galli equites contro Romanorum equUatum dispositi : proxime istos locati sunt pedites ; primum quidem dimidia pars Afrorum gravioris armaturae , tum juxta hos Hispani et Galli , detn rursus reliqua pars Afrorum: dextro cornu Numidae equites circumfusi. Poi. 3. n3.
24 linea di battaglia. Imperciocchè dice Polibio che mentre i romani erano volti a mezzogiorno , i cartaginesi lo erano al settentrione , in modo che il sole percoteva coi raggi l'uno e l'altro esercito egualmente (i). E ciò con valida maggiormente , la prova dell' errore per me notato sulla tavola del Kaussler. Con i quali miei dedotti parziali , mostra all' intutto consentire lo stesso Polibio quando al cominciare del suo Libro 4-° dice chiaro che la battaglia fu combattuta tra il fiume e la città di Canne (a) val quanto dire sulla sponda destra. • Che se volgendoci a Tito Livio vorremo tenere a cal colo quella così nota sua circostanza del vento Vulturno, arido , estuante , polveroso che Annibale ebbe cura dì procacciarsi alle spalle ed i romani lo si ebbero in faccia sicchè loro fu tolto il vedere ; una tal circostanza , che 1o ardisco mettere fra i concepimenti poetici del Patavi no , potrebbe anche avvalorare la proposizione per me sostenuta , quando ella provata non fosse , come la è , fino alla evidenza. Mercechè , il Vulturnus di Livio , sia che intender lo si voglia per il Vulturnus o l' Eurus dei dotti cioè il nostro Est-Sud-Est, o Scirocco levante , 11 quale veramente è umido e non torrido : sia che si voglia , per consiglio migliore , denotarlo per il Vultur-
(1) Et quum Romana acies meridiem spectaret, quod ante diximus , Carthaginiensis septemtrionem , neutros exorti solis radii offendebant. Poi. 3. n4. (a) . . . . pugnas praeterea peregimus , quas invicem pugnaverunt , ad illud usque praelium , quod prope amuem Aufidum et urbem ( cioè i ruderi dell' urbem) Cannas est commissum, Poi. lib. 4- «.
a5 no così chiamato dai paesani delle canosine contrade (i) il quale spirando di verso le parti di Libeccio dove è il Monte-Culture , veramente talora si mostra nella State ardente e polveroso , ed è pur conosciuto in Puglia col nome anche julgare di Favonio (diverso dal FavoniusZephirus dei dotti ) ed indicato da Orazio con la deno minazione di Atabulus (2) in qualunque dei due modi tanto dicendolo Est-Sud-Est , tanto chiamandolo Sud-Owest , sempre , perchè spirare potesse in faccia ai roma ni , bisognava che questi fossero rivolti al Sud , e non al Nord come li ha disegnati lo scrittor prussiano. Nè dopo quello che sopra esposi , sembrami dover ri correre ad argomenti minori per convalidare la opinione mia circa 1' essere stato il campo di battaglia sulla dritta, c non sulla manca ; perchè questi tali argomenti come non esser possono figli della storia bene criticata, o della topografia bene studiata su i luoghi , non debbono avere se non quella fede che alle tradizioni , o agli argomenti di lontana conjettura è dovuta. Quindi non darò troppo peso alla tradizione che dà il nome di pezza del sangue ad un terreno posto nelle vicinanze del sito per me nella tavola segnato con la indicazione Masseria della Boccuta ; mercechè all' altra riva , un altro territorio porta il medesimo nome. Nè penso di soverchiamente dovermi poggiare ricordando come allorchè il presuntuoso Varrone ebbe ciecamente spinto il Collega e P esercito al fato estremo , quando ammendare non seppe con gloriosa morte (1) . . . . Ventus , quem Vulturnum incolae regionis vocant , adversus Romanos coortus , multo pulvere in ipsa ora volvendo prospectum ademit. Liv. 22. 5. (1) Incipit ex ilio montes Appulia notos Ostentare mihi, quos torres Atabulus . . . Serm. lib. i. Sat. !>. 4
96 il suo misfatto , e con le armi ancor digiune del sangue de' nemici , ed il petto non tocco dalle offese di quelli si; diede come tenebroso masnadiere) a vergognosa fuga, il vigliacco ritiravasi a Venosa città posta sulla dritta ; mentre se la battaglia avvenuta fosse sulla manca , il Consolo fuggitivo forse sopra tutt' altra città alleata o municipia ritirato si sarebbe , quando la coscienza gli avesse giustamente inspirata la tema di non recarsi diffilato in Roma , dove di ragione non gli elogi di un par tito , ma la scure del carnefice attendere lo dovea. Io quindi rimarrommi contento agli argomenti che mi fornisce la lezione di Polibio , e non oltre insisterò sopra prove di minor conto. Stabilito , come sembra , il sito in generale e la po situra in particolare delle due linee di battaglia ; volgo uno sguardo all' ordine di battaglia dei due eserciti. Dice il signor Raussler : Vu la supériorité numérique des Romains , Annibal s' arrèta au pian suivant : Jusqu' au moment de 1' attaque , qu' il était résolu d' attendre de pied ferme , son ordre de b.itaille forma une ligne droite. Aussitót que les romains s' avancèrent à la charge , il fit faire à son centre un mouvement en avant, de manière à représenter, en forme de demi-cercle , un are en front; il esperait par-là attirer le fort du -combat au centre , et masquer le peu d' étendue de ses ailes. Le general romain ne pénétra pas t' intention d' Annibal. Les troupes avaneées de celui-ci avaient ordre de se retirer peu à peu , si elles étaient attaquées , et de prendre en arrière une position concave. Annibal songeait de cette manière à attaquer en flanc les romains, qui le poursuivraient , et à rendre ainsi le combat décisif. Io qui debbo , mio malgrado, dichiarare che non trovo quella sapienza e quell'acume di giudizio militare quali
27 ho frequentemente ammirato nelle altre parti della bella opera del signor Kaussler sulle battaglie di tutti i tempi. Come mai ? Annibale si decide ad aspettare l' attacco, si pone sulla difensiva , e ciò , perchè i romani gli era no numericamente superiori ? Se di qui comincia l'elogio del cartaginese, un tale elogio comincia bene deplorabilmente ! Annibale alla testa di un piccolo esercito , e nell' atto di aspettar bravamente l' urto di un esercito superiore , non ti sembra egli avere imitata la generosa risoluzione di una palla da fucile che si pianta eroicamente sulla strada per aspettare impavida l' urto di un granatiere che va al passo di carica ? — Quale sarà la sorte di questa palla coraggiosa? — Una pedata del granatiere le farà fare un salto a cinquanta passi di distanza (i). Quando una palla da fucile vuol contrastare corpo a corpo con un granatiere , bisogna che ella si metta in moto , proceda con una certa velo cità , ed avrà molti numeri di probabilità perchè nell' urto rompa le costole dell' avversario. Io ricordo al signor Kaussler che il dotto Tempelhof facendo l'analisi della battaglia di Socr vinta da Fede rico il Grande , mentre elogia la massima di lui nel non mai ricevere , ma sempre mai dar battaglia all' inimico , detta come regola che « allorquando un esercito prevede » l'attacco, non mai deve attendere l' inimico , ma sì » bene prevenirlo, e corrergli contro con vivacità (2). a Nè questa certamente dir si potrebbe una massima di guerra inventata da Federico 2.° che ella fu la maniera (1) toute armée qui attendra V ehnemi dans un poste fixe , finira par y étre jbr'cée. . , . . Jomim Tabi. Anal. 2. i6. (n) Jomini grands op. v. 1. p. 21o.
»8 di tutti i grandi capitani dell'antichità, prima e dopo la battaglia di Canne. Alessandro al passaggio del Granico e ad Arbelle , dove combatteva con un pugno di uomini contro un esercito immenso , se avesse atteso l' attacco sarebbe stato ridotto in polvere : egli attaccò , pagò di audacia , e fu vincitore. Pelopida alla battaglia di Tegira , vinse l'esercito dei Lacedemoni, prendendo l' offen siva co' suoi pochi Tebani , rompendolo con impeto e battendolo in parti. E quando, circa un secolo e mezzo dopo la battaglia di Canne , incontraronsi Cesare e Pom peo sopra i campi di Farsaglia , Cesare vinse con un esercito metà dell' avverso , per avere presa e bene man tenuta I' offensiva ; anzi se credere dobbiamo a Plutar co (i) , Cesare confessava che se Pompeo lungi dall' at tendere lo attacco , avesse attaccato ( come fece Varrone a Canne ) e data alle sue tr-uppe la forza impulsiva che loro dar ben poteva , egli , Cesare , riportata non ne avrebbe vittoria, come riportarla non avrebbe dovuto Annibale sull' Ofanto. Dopo di ciò il signor Kaussler detta che Annibale spiegò in linea retta il suo ordine di battaglia ; ma appena che i romani si avanzarono alla carica , egli fece fare al suo centro un movimento in avanti in mo do da presentare in forma di semicerchio un arco di fronte , sperando con ciò di attirare il forte del com battimento sul eentro , e mascherare la poca estensio ne delle ali . . . E qui mi tacerò sull' errore del cambiar l' ordinanza di battaglia non solo in presenza del nemico , ma , peg gio , al momento di ricevere la costui carica ; mercechè ai tempi di Annibale le masse non erano cosi mobili da ft) Vita di Pompeo.
29 permettere che i romani fossero addosso ni cartaginesi nell' atto istesso che stessero riformando le ordinanze. ' Nè dirò molto sulla maniera d' incurvare la linea di battaglia per mascherare la poca estensione delle ale , perchè male arrivo a comprendece cosa ciò voglia dire. Io so che 1' ordine convesso sagliente al centro o difen sivo come quello di Annibale , oggi non si prenderebbe che in pochissimi casi peculiari , come sarebbe dopo il passaggio di un fiume o di uno stretto e nel pensiero di guardare la via che ripassar si vuole ; e son dalla parte del sapiente Jomini il quale crede che un tale or dine menerebbe la rovina dell' esercito che lo adottasse, appena che all'inimico sorgesse l'idea di attaccarlo al sagliente. I francesi moderni ne fecero mala esperienza ad Essling ed a Lipsia dove il Capitano massimo in per» sona , costretto ad adoperarlo per coprire la ritirata , ebbe a toccarne delle buone. , Solo mi piace di osservare che lo aver Annibale fatto progredire il suo centro sul dinnanzi, non fu già solo nella speranza di attirare la pugna in quel punto ; ma bene più per lo timore che pur troppo il forte della pugna su quel punto soverchiamente debole si sarebbe natural mente diretto ; ond' egli per impedire che ivi la sua li nea di battaglia fosse rotta , rinforzare la volle facendo procedere innanzi gli Ispani ed i Galli , che erano nel mezzo , e poi assottigliando le ordinanze fece che le ri manenti schiere formassero dietro di quelli una seconda linea lunata (i) e col convesso dalla parte dei nemici ; (i) Nel testo di Polibio , quella curva formata dal la seconda linea , è detta minoidés che io penso essere una specie di semiluna grossa nel mezzo , e sottile agli estremi , come nella mia tavola z. dov' è P ordinan za cartaginese. , si vede.
3o e certo raddoppiò la sua ordinanza del centro , nel fine di presentare all' attacco gli Spagnuoli ed i Galli , e te nere in seconda linea gli Africani come riserva (i). Ciò, per coloro che bene intendono il linguaggio delle cose militari,» vuol dire rinforzare, il centro onde con una specie di Caput porci passivo , con una ordinanza spor gente ma vuota e che Livio chiama impropriamentc un Cuneum,, impedire in qualche modo che l'inimico Io rompesse , e non già per solamente colà attirer le fort du combat. E che Annibale avesse voluto rinforzare il centro; e che Annibale non mai diede alle sue truppe, come dice il Raussler ordre de se retirer peu à peu , noi lo desumiamo dalla yalida resistenza che i romani esperimentarono sul centro istesso : mercechè dice Polibio che gli Spagnuoli ed i Galli avendo sostenuto per qualche tempo l' impeto de' romani , e combattuto" valorosamente serbandosi in ordinanza , poscia spinti dalla mole dei ne mici' volsero le spalle e ruppero la convessità della curva sulla quale erano spiegati (2). Questo vuol dire tuti' al tro che aver ricevuto ordine di ritirarsi peu à peu. (1) Postquam vero omnes copias acquata jronle recta serie produxisset , tum vero ipse cum mediis Jlispanorum et Gallorum ordinibus prae ceteris progressus , reliquos utrimque ordines juxta hos (dopo di quelli) ila constituit ut lunata effìceretur convexitas , et altitudo horum ordinum proportione minueretur. Id eo Con silio fecit, ut dum ipse in acie starei cum Hispanis e t Galli* , in subsidium parati manerent Ajri. Poi. 3. ii4. (2) Et Hispani quidem Gallique , quum Romanorum impetum aliquamdiu , servatis ordinibus acriter dimicando , sustinuissent , mox hostium mole ipsa obruti , terga vertere oc pedetm referre , soluta figura lunulae, quam prius effecerant , coepere. Poi. 3. n5.
3i E quando leggiamo in Tito Livk> pur troveremo che gli Spagnuoli ed i Galli non si ritirarono già per con certato , o di loro buona volontà , si bene per lunghi e replicati urti de' romani e dopo di essere restati negli ordini con forza e con animo egregio (i). Solo Plutarco , io trovo , che nella vita di Fabio-mas simo scrive che gli ordinamenti fatti da Annibale in sul mezzo della sua linea di battaglia furono uno scaltrimento per. chiamare l'attacco in quel punto , e così chiu dere , circondare i nemici e farne macello Ma chi non sa che Plutarco era un pacifico filosofo , e che non mai fu in mezzo alle cose militari ? chi non sa che Plutarco ogni qual volta narra di una battaglia , fa egli stesso una zuffa una mischia di idee e di parole ? Final mente chi non sa che Plutarco , sia per necessità sia per predilezione , altro non dovette aver nelle mani che Po libio , quando scrisse le cose che si ebbero risguardo alla battaglia di Canne ? Ora se ciò è probabilissimo io avventurare voglio una mia idea per la quale sarà forse manifesta la circostanza che inducendo Plutarco in errore diedegli occasione di giudicare uno scaltrimento di An nibale , quello che in costui fu cosa di necessità. (i) . . . . Primo et viribus et animis pares constabant ordines Gallis , Hispanisque ; tandem Romani diu ac saepe Consilio aqitabant , qua fronte , acìeque densa impellerent hostium cuneum nimis tenìiem , eoque parum validum , a ceterà prominentem acie : impulsis deinde , ac trepide referentibus pedem insistere : ac te nore uno per praeceps pavore fugientium agmen in medium primum aciem illati , postremo , nullo resisten te , ad subsidia Afrorum pervenerunt . . . . ec. Liv. 2?. 4-7- -
3a Nel testo greco di Polibio , quando si parla dell'ordi nanza sagliente disposta da Annibale sul centro della sua linea, si dice che il Punico fece avanzare gli Spago uoli ed i Galli , e fece dietro di questi mettere gli Africani in riserva (i) : questa voce riserva è nel testo espressa con la parola greca efedrias la quale ha il doppio si gnificato di insidia e di custodia (2) , pur negli scrit tori greci allorchè trovasi applicata ad un esercito in li nea , la efedrias è ciò che noi diciamo riserva ; ma quando Polibio vuol parlare delle militari insidie , degli agguati , allora adopera non la voce efedrias ma sì bene énèdrais che precipuamente insidia vuol significare (3). Quindi a me pare come Plutarco trovando scritto nelle carte del suo connazionale Polibio , che Annibale avea così disposte le cose mettendo gli Africani in efedrias ; e come egli , Plutarco , non era uomo di guerra per sapere il precipuo significato militare di quella parola , interpetrò la efedrias per trappola per scaltrimento o cosi interpetrare la volle in lode del vincitore , e scrisse che Annibale aveva a bello studio disposto a quel modo le cose , ed avea pregato il Cielo perchè i romani pen sassero a sforzare il suo centro ; mentre io vedo chiaro (t) Tanto in Tito Livio , quanto in {svariati tradut tori latini di Polibio, da me consultati , io ho trovato sempre , relativamente agli africani alluogati in linea da Annibale , adoperato il vocabolo subsidia riserva , e non insidia agguato. (a) Efedrèvo .... praesideo , ad custodiam sto , tendo insidias . . . "C. Schrevelii Lex. Graeco-Lat. (3) . , . His ita noctu praeparatis , Hannibal , insidiis jam circumclusa convalle , silentio se continebat. . . Polib. Hist. 3. 83. E V. al Lei. citato , la voce Enedra insidiae.
33 che Annibale fece di tutto ed avrebbe scongiurato l* In ferno onde le cose accadute non fossero a quel modo. Ed in fatti ; dappoichè il romano generale in un lucido intervallo avea avuta la non cattiva inspirazione di addensare le sue schiere a modo di Falange (i) come un secolo e mez zo prima, praticato avea Epaminonda alla battaglia di Leutra , e prendere una incoraggiante offensiva, nel doppio fine di ridersi della prepotente cavalleria punica ed avvan taggiarsi della forza d' impulso ; dappoichè il cartaginese non solo erasi lasciato condurre a battaglia sopra quella parte del paese che non era la più facile ai suoi cavalli, non solo si era deciso per la scoraggiante difensiva e rassegnato a riceversi l' urto di una massa formidabile e compatta di nemici , ma per meglio resistere ad un tale urto erasi ( meno che sul centro ) assottigliato ( vedi giu dizio in un Annibale ! ) ed avea fatto il meglio che era in lui onde da pertutto presentare la sua ordinanza spie gata e nella forma più inconcludente che immaginar si possa : bisognava avere non solamente la fiera anima di Annibale , ma tenerla chiusa in un petto tutlò foderato dall' aes triplex di Orazio per non sentirsi tremare le (ij V. la Ordinanza de Romani nella Tav.i. Que sta è V ordinanza che presenta il multo majorem ordinum altitudinem quam frontem di Polibio. Sappiamo bene che questa non era la maniera abituale de' Romani. Conosciam pure il silenzio di tutti gli scrittori circa i particolari di quelF ordine di battaglia , e come pos sibile non era che a noi giungessero relazioni minute di cose fatte in mezzo ad un mare di confusione , e delle quali certamente essere non ci dovette testimonio oculare che avesse bene veduto , bene giudicato e final mente bene descritto. 5
34 vene c i polsi vedendo ana Procella di circa settantamila guerrieri coperti di ferro , solto ai piedi de' quali certo tremare dovette il suolo , scorrere sul campo di batta glia , chiusa nella sua forza , impetuosa sonante minac cevole, ed avanzarsi contro di che? — contro il centro di una sottile ordinanza di nemici meno numerosi per la metà , contro il punto decisivo di una debole .spalliera di uomini i quali al solo vedere quel ruinoso torrente trabboccar loro sulla faccia doventt certamente fuggire , ove fossero stati valorosi , che se erano vigliacchi come pare più probabile , doveano lì rimaner morti dalla pau ra .... 1 ! E si vorrà dire che Annibale avesse con deliberata volontà apparecchiata , e stassc con animo lieto aspettando lo scioglimento di questa tremendissima scena? Certamente che nò 1 diranno meco tutti i sapienti guer rieri di Europa al voto ponderato de' quali io in queste carte mi appello. Ed esser dubbio non può che al fiero aspetto di tanta mina il cartaginese riguardare si dovette omai perduto ; e qualunque leggitore , sia egli professor di milizia , o dilettante , nel meditare sopra questo acca duto, giunto là dove è detto che la impetuosa Valanga de' romani arriva , urta e rompe nel centro ( sì , rompe , e nel centro ) l' ordinanza de' cartaginesi , già non altro aspettar si dovrebbe che sentire un assordante grido di vittoria uscir dalle file dei romani vincitori , già atten der si dovrebbe a leggere una parte de' cartaginesi get tata giù nell' Ofanto , un' altra battendo le calcagna per la pianura di Puglia , e poi una terza lasciata in terra calpestata dal vincitore ; ed Annibale ... ed Annibale, ove non ucciso , dato in preda all' infelice destino da cui non guari dopo fu prostrato a Zama. Ma , per converso , il leggitore a sua grande sorpresa non trova nulla di tuttociò : egli in luogo del grido dei
35 latini vittoriosi , ode il gemito de' romani prostrati e mo ribondi ; lungi dal vedere sul campo i cartaginesi calpe stati o fuggenti , vede la campagna coperta dai cadaveri di quei soldati che poco prima menato avevano tanto terrore , e quando si attendeva a fare un sogghigno di pietà alle spalle della punica umiliata rabbia , si accorge che le pompose parole degli storici forzare lo vogliono ad inarcare le ciglia , malgrado del suo proprio convin cimento , sulla sapienza di Annibale , ammiranda per avere non solo riportata , ma per avere sapientemente e con sagacità , saputo prevedere e preparare tutti gli ele menti di una vittoria maravigliosa. — Ed in virtù di che tutto questo contrario cangiamento di scena ? Dire al certo non si può che sia siato in virtù di quella manovra tea trale per la quale parodiando l' ordine a tanaglia fatto da Ciro contro i fantocci di Creso alla battaglia di Timbrea , l' ala dritta di Annibale volgendosi convertendo sulla manca , e l' ala sinistra volgendosi convertendo sulla destra chiusero fra due spalliere di paglia la Valanga ter ribile (i) ; ma egli è uopo andare alla supposizione che ((nella massa rovinosa ebbe la gentilezza di arrestarsi , ed i soldati di lei presi improvvisamente dallo spleen po sero giù le armi e pregarono i cartaginesi perchè faces sero la fatica non lieve di ammazzarli. Pur, che ciò sia creduto da uomini del tutto ignari delle cose guerresche, non dovrà certo far maraviglia. Ma chc lo credano e lo notino con encomio i dotti uomini dell'arte, (i) Horum enim tilt, qui in dexlro cornu erant . flexionem ad sinistravi facto , aliis a dextra se adplicabant , atque ita latori hostium oppositi stabant : qui in sinistro corna erant , inclinatione facta ad dvxtram , laevo hostium lateri erant oppositi. l'olib 3. n5.
36 c solo per rispettosa deferenza ai gravi scrittori dell' an tichità , la è cosa che, io penso , può per male esempio recar nocumento ai principi dell' arte , ed onta alla ra gione ed alla verità. Dice Polib. (3. n5. ) che quando i Romani ruppero la linea degli Spagnuoli e de' Galli , ed incontrarono gli Africani , si vide chiaramente avverato quanto prudente mente avea preveduto Annibale. Io credo che non è ne cessario di essere indovino per prevedere che rotta la prima linea di un esercito , vassi a dar di petto nella se conda ; ma penso che bisogna essere dieci volte profeta per prevedere che la falange romana , rotti gli Spagnuoli ed i Galli , dovesse essere arrestata e distrutta da una sottile ordinanza di africani , quando per ragione non avrebbe dovuto farle ostacolo tampoco una palificata di tronchi robustissimi di quercia. La procella equestre dei francesi alla battaglia di Eylau ruppe la prima linea dei russi , e fu arrestata dalla seconda ; ma la cavalleria francese quando giunse tra gli avanzi della prima linea e la seconda linea de' russi si trovò bersaglio di milioni di projettili di ogni maniera , si trovò dentro il cratere di un vulcano ; caso nel quale non furono certo i romani alla battaglia di Canne. Imper tanto un guerriero ausato alla profonda medita zione sulla storia antica e moderna , un militare al pos sesso delle primordiali leggi della scienza e dell'arte della guerra , e convinto col raziocinio e con la induzione che per certe tali cause , tali e non altri effetti debbono per legge naturale provvenire , il provetto uomo di guerra forse non negherà del tutto ed apertamente la cosa, quale a noi recavala l' istoria , perchè già per la storia mede sima egli conosce come la fortuna volubile e capricciosa si piace spessissimo a tradire le ben concctte speranze del
37 valore e della sapienza , ed a coronare i divisamenti an cora degli uomini più stolti ; ma io tengo clic egli è nel santo obbligo di negarsi del tutto a tributare le parole della lode e dell' ammirazione ad un capitano il quale se veramente per fortuite cagioni fu vincitore , al certo aver non si deve alcun merito della vittoria che si ebbe. Ogni uomo di buon senso quando vede ebe un Toro è arre stato nel suo corso da un solo uomo e trattenuto e fre nato non con altro che con una zona di carta , bisogna che dica piuttosto essere nel Toro la docilità di un agnello , e non nel ciurmadore la fortezza di un Ercole. Certamente che tutta quanta è la narrativa della bat taglia di Canne a noi recata dagli storici antichi , ella è costrutta di particolari incredibili che non solamente mal reggono all' analisi di un istrutto militare , ma la è gran maraviglia come abbiano potuto reggere alla semplice ri vista del senso comune di tanta serie di leggitori niente affatto intendenti delle cose di guerra. Lasciamo stare la metafisica degli ordinamenti fatti dai due capi degli opposti eserciti , e che sono il seme sono le basi, da cui nascono e su cui poggiano le militari vit torie, forse anche talora indipendentemente dal volubile sorriso di fortuna ; lasciamo star considerazioni di tanto delicata e severa natura , adatte solo alla mente di non forte numero di leggitori. Volgiamoci , io esclamo , a con siderazioni che sono adatte alla intelligenza dell' univer sale , e che certamente non avrebbero dovuto sfuggire ad ogni uomo che letto avesse la storia con maggiore atten zione di quello che noi ordinariamente facciamo per un cattivo romanzo. Come ? novantamila uomini in rasa campagna , si lasciano mettere in mezzo da 5o mila ne mici , e si lasciano sacrificar quasi tutti , non come avver rebbe fra i moderni per una bene nudrita e concentrata
38 fucileria , non per esiziale metraglia, ma scannare come pecore a colpi di arma bianca , a colpi di cattivi coltel lacci ed un leggitore fornito di una mediocre dose di senso comune , non ha fatto a se stesso la seguente semplicissima , naturalissima dimanda : — come ? erano forse uomini di acciajo i cartaginesi e fantocci di tela vecchia i romani? — come? avean forse tutti i punici armi splendide taglientissime ed acute come quelle che furono lavorate da Vulcano per il figlio di Peléo , e per converso i soldati di Roma avean essi corazza di cartone e sciabola di legno come quella di Arlecchino? La ri sposta sarebbe stata semplice del pari. Gli scarsi soldati che formarono quel tale cordone d'in viluppo , predicato come capo d' opera della sapienza di Annibale ; quelle genti che si chiamavano esercito non per altra ragione che per avere alla loro testa un valoroso capitano, erano , non già cartaginesi che sentivano nel cuore l' odio istesso di Annibale contro i romani ; erano genti raccogliticce di Africa e di Europa , erano ausiliari mercenari , che ora servivano i punici , ora , quando eran meglio pagati, si voltavauo a servire i romani. Era no accattoni di ogni nazione non istrutti alle armi , che parte andavano nudi (i) , parte in camicia (2) , e parte vestiti con armature male alle loro membra adatte , alle quali non erano ausati , e che avevano raccolte nelle battaglie di Trebbia e Trasimeno (3) ; in modo che quei (t) Galli super umbilicum crani nudi . , . Liv. 2?. (2) Hispani linteis praetextis purpura tunicis can dore miro fulgentibus constiterant. Liv. 22. (3) Afros Romanam magna ex parte crederes aciem. ita armati crani , armis et ad Trebiam , ceterum ma gna ex parte ad Trasymenum captis. Liv. e Polib
3g cialtroni africani goffamente chiusi dentro scattoloni di ferro, valer dovevano certo più di un fantoccio di paglia, ma meno e molto meno di una Comparsa di S. Carlo. D'altra via , i gomila soldati chiusi fra le due deboli spalliere di quella gènte da nulla , erano per la più parte veri cittadini romani (i), animati da un principio di onor nazionale , addestrati fin dall'infanzia alle fazioni di guer ra , avvezzi alle armi difensive , instrutti al maneggio delle offensive ; vecchi guerrieri che troppo bene veduta avevano la faccia de' cartaginesi nelle aspre puniche contese precedenti , ed a malgrado delle loro disfatte al Tesino a Trebbia ed a Trasimeno , avevano ben sotto di Fabio Massimo imparato che Annibale invincibile non era , e che il petto cartaginese non era invulnerabile dalla spada del guerriero di Roma : in fine , que' soldati che gli storici dicono , e molti leggitori troppo di leggieri credono , essere stati chiusi come armenti da un numero grandemente minori di nemici , que' soldati che così chiusi sopra un terreno piano , sopra di un' aperta campagna , dove ognuno di loro a trovar scampo altro far non dovea che dare un colpo sulla faccia , dare una sola spinta al primo nemico che gli si parava dinnanzi ; quelli , erano gli stessi stessissimi soldati che pochi mesi prima di quelV accaduto ferale , in numero grandemente minore co mandati da un Flaminio console ignorante ed imprudente, non vile però come Varrone, allorchè si trovarono chiusi da esercito prepotente sulle rive del - Trasimeno , in ter reno montagnoso , paludoso , difficile, il quale non altra si avea di scampo che una sola via angusta ed alpc(1) In quelF epoca le leve si facevano di cittadini scelti ; poi venne Mario e prese soldati da ogni classe di canaglia.
4o stre (r) , allorchè si viddero accerchiati e percossi da tutto all' intorno , pugnarono per aprirsi la ritirata ; e poi , quando tradito viddero caduto il prode come im prudente loro Duce , si lasciarono forse scannar come pe core? oibò, si dispersero, e su pe' greppi, attraverso le paludi sempre combattendo alla diradata contro l'inimico e contro gli ostacoli della natura , si aprirono la via la sciando sì molti di loro sul campo , ma salvando la metà dell' esercito , salvando l' onore e serbando t una e V altro ad un fato migliore per la difesa della terra natale. Se tale era la differenza degli uomini , cosiffatta an cora dir si poteva la diversità delle armi offensive. Noi ben sappiamo quali erano , bene adatte ed ottimamente adoperate (2) quelle delle milizie romane ; ed argomealar possiamo come imperfette e male adatte e pessima mente adoperate erano quelle raccolte dai cartaginesi su i campi delle guadagnate battaglie ; bastando jl dire co me una parte considerevole di tal! truppe altra non si avevano arma offensiva che un cattivo pezzo di ferro (a(1) .... Et jam pervenerant ad loca insidiìs na ta , ubi maxime montes Cortonenses Trasymenus subii. Via tantum interest perangusta , velut ad idipsum de industria relieto spatio: deinde paalo latior patescit campus , inde colles assurgunt. Liv. 22. (2) Tito Livio dice che i romani con la spada spagnuola facevano cose da digradarne quelle di Orlando Gladio hispaniensi detruncata corpora brachiis abscissts , aut tota cervice desecta , divisa a corpore capita, patentiaque viscera , et foeditatem aliam vulnerimi viderunt (3 i.34.). Eppure non e probabile che Livio avesse avuto in mano V Orlando innamorato !
4i glientc come meglio esserlo poteva e senza punta (i). Pur se in tanto notabile differenza fra i vincitori ed i vinti , vogliasi non del tutto rifiutare 1' attestato della storia , converrà non ascrivere tutto il merito dell' accaduto alla pretesa maravigliosa sapienza del punico Capitano , ed avvalendosi della conoscenza del cuore umano , cre dere piuttosto che il soldato di Roma fu in quel giorno sopraffatto da così forte panico terrore che perdere do vette ogni maniera di forze morali e fisiche e fu ri dotto al di sotto della abjezione e della vilezza di una sgualdrinella da trivio. Ed in tal caso riesce stomache vole e falsa la storiella che ne racconta il Livio , del soldato romano che trovato sul campo di quella stra ge , pur morto , teneva ancor sotto di se un numida vivo ancora (2) e con le tracce sanguinose di un furore che se fosse bollito veramente nel cuore della sola decima parte de' romani , tampoco uno solo de' soldati di Anni bale sarebbe rimasto vivo per portare la luttuosa novella in Cartagine. Ma anche vista la cosa sotto di tale rapporto , potrebbesi opporre che un timor panico tanto forte il quale mena provetti guerrieri a cosiffatta estrema abjezione , egli è cosa non ordinaria nella natura dell' uomo. Il grado, massimo del panico terrore allorachè invade i sol dati di un esercito , li spinge a fuga vergognosa non li (1) Gallis (gladii) praelongi ac sine mucronibus . ■ ■ , . Liv. (2) Praecipue convertit omnes substratus Numida mortito super incumbenti Romano vivus , naso auribusque lacerati» , cum manibus ad capiendum telimi inutilibus , in rabiem ira versus , laniando dentibus hostem expirasset. Liv. «2. 5i. (i
prostra ueila polve ; loro fa perdere il sentimento del l' onore , non quello della propria conservazione. E tanto maggiormente la fuga addiviene in quelle tristi occasioni un mezzo prediletto , quanto più facili sono le vie ed aperte allo scampo , come facili ed aperte erano le vie sulla pianura di Canne agl' impauriti romani. E tanto maggiormente il sentimento della propria conservazione si fa sentire più forte , in que" casi deplorabili ,' quanto meno numeroso si vede chiaramente essere l' inimico , e più folto lo stuolo de' compagni propri , quale ancora si era il caso de' latini in quella battaglia. E se mai notar si volesse che Varrone lungi dal met tersi , come a buon capitano era debito , al centro della sua ordinanza dove maggiormente fervette la pugna , erasi posto a capo dell' ala manca dove fu solo una commediuola per lo tradimento de' Numidi di cui con la solita inverosimiglianza narra Tito Livio , e fu solo una Zu fletta nella quale l' accorto Console ebbe modo di non toccare pur solo una botta. Se notar ciò si volesse e dire che la Falange giunta a rompere la linea de' cartaginesi rimase senza comando di capitano , che forse Emilio era già stato prostrato in quell' ora , e non sapendo che farsi arrestar si dovette e venne dall' accorto nemico sover-' chìata. Io direi che i vecchi soldati che erano nell'eser cito romano , e gli ufficiali ed ogni maniera di coman danti gente si era che nella trista fortuna aveva altre volte saputo in qualche buon modo supplire alla man canza de' capi (i). (0 Apparuitqm nullam , trisi in dextra ferra glte , salutis spem esse : tutn sibi unusquisgue dux adhortatorque factus ad rem gerendam , et nova dein tegro pugna exorta est Liv, 22 quando parla di Trasimeno.
43 Si vorrà forse dire che non solamente la fanteria car taginese chiudendo i romani ebbe potere di vincerli , ma che la cavalleria punica uscita vincitrice nella pugna eque stre , si volse poscia ed a proposito contro i fanti romani già chiusi , e calpestandoli ne fece macello. Ma questa sarà una ragione valida presso chi militare non è. L'uomo di guerra dirà che i romani addensati , come essi proce devano , a mo'di falange erano nella migliore ordinanza che immaginar si possa per ridersi di ogni sforzo di ca valleria. L' uomo di guerra dirà che una buona fanteria', non solamente ai tempi nostri , come quella di Buonaparte a Chebreiss ed alle Piramidi , si ride e batte anche una eccellente cavalleria , ma che ciò accadeva pure ai tempi antichi prima e dopo la disfatta di Canne : ed alla battaglia di Cunassa , che fu l' ultima per Ciro , la fan teria comandata da Senofonte attaccò e rispinse la caval leria de' persiani ; come alla battaglia di Farsaglia le coorti di Cesare assaltarono la prepotente cavalleria di Pompeo , e la fecero volgere in fuga. Il signor Kaussler nota come seconda causa della per dita della battaglia per parte de' romani. L' ardeur atee la quelle il ( il console ) donne dans le piège qu on lui a tendu , quoique toute son aile droite soit dégarm'e de cavalerie. Ed io credo aver mostrato come Annibale non pare che abbia teso alcun agguato ai romani : anzi tutto mostra che egli standosi , e non bene avvisato, sulla difensiva , adoperò il peggiore di tutti gli ordini di bat taglia per resistere all'impulso della procella de' nemici, i quali allorchè si mossero in massa ad urtare e rompere la sottile linea cartaginese potevano benissimo far del manco della loro cavalleria , non avendo che temere da quella de' punici. Nè certamente l'ardore col quale i ro. mani si precipitarono verso e nel centro dell' ordinanza
44 di Annibale dir si deve un incauto ardore come il Kaussler pare voler dire sull'autorità di Livio (a); mercechè quel presuntuoso Varronc nel precipitarsi a visiera calata nel mezzo di una debole linea di nemici era stato non so se sapiente , ma certo non incauto , ed anche più prudente di Alessandro il Grande il quale alla battaglia di Arbelle si gittò pur a visiera calata nel centro di un oste che era decupla di lui , e vinse , e non fu notato d'incauto o di pazzo: mentre il console Varrone adoperò un modo di attacco ovvio ma semplice e vigoroso , tutto chè avrebbe potuto far meglio ; adottando i vantaggi dell' ordine legionario ed imitando la maniera di Ales sandro ad Isso , attaccare di fronte i cartaginesi , e colla sua superiorità numerica girare la loro dritta e dar loro un bagno nell' Ofanto. Pure, non abbia il generale romano adoperato il modo migliore per vincere copulativamente con l' urto e con l' inviluppo ; egli ottimamente però fece ad attaccare , ed attaccò in modo che mancar non poteva di felicissimo risullamento ; e sarà sempre un problema storico-militare vuoto di ogni maniera di soluzione quello che si propo nesse a dichiarare il buon perchè i cartaginesi inferiori in numero e qualità di truppe , posti in ordinanza ridi cola , ed omai rotti , uscirono vittoriosi dalla pugna ; mentre i romani posti nelle circostanze contrarie ed a loro favorevoli soggiacquero ad un fato tanto infelice. Dice Tito Livio che loro soffiava in faccia il vento Vulturnus per il quale furono accecati di polvere. Io non credo nulla di ciò , che mi è avvenuto non poche fiate trovare in queste benedette istorie ora il Vulturnus (i) .... irruentibusque incaute in medium Jiomanis circumdedere alas .... Liv. aa 47-
45 come a Canne, ora la polvere bianca che accecava l'Eser cito di Eumene , ora i nembi di polvere che facevano perdere la via alle truppe di Mario (i). Nè posso credere allo stesso Tito Livio quando dice che i romani si lascia rono opprimere non solo perchè circondati ( e qui sembra che quel tale circondati parve anche a lui cosa che pu tiva di ridicolo ) ma perchè stanchi (2) e chiedere vorrei del perchè egli dice essere stanchi e sfiniti que' soldati i quali non avevano già , come altra volta , passata di verno la Trebbia , e combattuto molte ore digiuni e con le membra molli ed irrigidite ; que' soldati i quali in pro cinto percorso non avevano che uno stadio brevissimo , e rotta non altro che una debole e sottile ordinanza , ed a fronte non avuto che Galli e Spagnuoli , truppe , le quali al dir di Plutarco nella vita di Fabio Massimo , non erano le migliori di quelle dell' esercito di Annibale. In somma quanto più in lungo vorrassi volgere la di samina , tanto più corte riesciranno le ragioni adatte a spiegare il perchè in quella battaglia furono i romani e non i cartaginesi quelli che soggiacquero. E qui mi cade in acconcio il dire una sola parola su quel tale ordine concavo di battaglia di cui troppo di grado si è voluto far autore Annibale , e si è detto che a Canne diede la vittoria ai cartaginesi (3). Il Kaussler scrive che il punico avea fatto concerto onde le sue truppe del centro ritirandosi a poco a poco avessero presa en arrière ( della general linea di batta ci V. Plutarco nelle vite di Eumene e di Cajo Mario, (a) (pugnata ) non tantum ( a' Romani ) eo iniquam, quod inclusi adversus circumfusos , sed etiam quodfessi cum recentibus ac vegetis pugnabant. Liv. (3) V. Jomini Precis ete. i838 v. 2 p. 28.
46 . glia ) une position concave. E. poi soggiunge che Atmibal songeait de cette manière à attaquer en flanc les Romains , qui le poursuivraient , et à rendre ainsi le combat décisif. Io ricordo all' egregio scrittore prussiano che una or dinanza di battaglia fatta concava di proposito risulta in sufficiente contro un esercito più forte di quello che l'adopra; e forse anche insufficiente riescir potrebbe contro un esercito minore ma di buoni soldati e comandato da un abile generale ; mercediè la rottura del centro , idea che si presenta bene da se stessa , menerebbe la rovina delle genti , che formano l'inviluppo. Ricordo che fra gli antichi dove le offese coll' arma bianca arrestar si dove vano sulla circonferenza dell' inviluppo , e non potevano, come la nostra fucileria e la mitraglia , penetrar conver genti verso e fino al centro della massa rinchiusa , il me todo d' inviluppare a due ali era un modo quasi non mai adoperato , ed io non altro ne ricordo che quello fatto da Cajo Mario contro Beorice re de' Cimbri sulla pianura prossima a Verona ; e che se ebbesi prosperoso risultamento fu perchè i barbari circondati formavano una massa incapace di ogni maniera d' impulsione , e della quale i soldati stavano , bizzarramente legati con catene , onde farli rimaner saldi nell'ordinanza. Pure a malgrado che fra i moderni la convergenza de' fuochi renda a prima vista commendevole 1' ordinanza concava fondamentale ; la medesima a cagione del suo scovrirsi alle ali , e presentare il fondo vulnerabile , non è guari raccomandata a' giorni nostri. E quantunque l'im mortale Arciduca Carlo di Austria l' avesse adoperata , non fin dal principio , ma nel corso della battaglia di Essling contro Napoleone , pure chi bene a fondo legge nelle cose militari della nostra epoca , dovrà consentire
47 che V Arciduca adoperò quel modo , nella perfetta sicu rezza che Napoleone uon potea procedere tantoltre per isfondargli la linea , vincolato com' era a restare in sulla difensiva vicino ai suoi pericolanti ponti sul Danubio , dai quali ove per mala sorte fosse stato separato , con solo una parte dell'esercito , correva pericolo di rimanere distrutto. Ma , supponendo pure che Annibale avesse predisposte le cose sue per opporre ai romani quel talismano che ta luni vedono nell' ordine concavo ; cosa mai si vorrà dire che egli è questa cosiddetta ordinanza di battaglia, quando 1' esercito che vi si entromette ha truppe sufficienti per presentarsi in forza sopra tutti i punti di una sua curva convessa e parallela alla linea concava spiegata dal ne mico ? si tratta 5 in tal caso , forse di altro che di un ordine parallelo fra due linee curve ? ed in una battaglia data in linee parallele , in una maniera dove tutto sono le braccia de' soldati e niente affatto le teste de' ca pitani , supposta pur eguale la bontà delle truppe , non è forse la vittoria dalla parte del numero maggiore ? Se questo è , come spero , un assioma , egli pare che a Canne, seguendo le cose come di ragione, erano i Car taginesi e. non i romani quelli che doveano essere battuti. Quindi al sapiente scrittore prussiano il quale com menda la maniera concava di Annibale, al modo medesimo come il generale Rogniat commendar volle come una legge universale il modo di battaglia di Essling, il quale fu un caso particolarissimo , fu una di quelle eccezioni alle quali mettere altri non può mano che l'uom grande quanto il vincitore di Wurtzburgo , a quel dotto io farò la stessa risposta che faceva Napoleone al suo critico : voglia Iddio che i nemici nostri , adottino sempre una manovra cosiffatta , la quale spiegando una linea di
48 battaglia di una estensione doppia di quella che le sa rebbe naturale , presenta la fatale facilità di essere rotta in sul centro . . . . (1). Dopo le quali cose, trovo utile prevedere le esclama zioni che da taluni ciechi ammiratori dei gran nomi , si faranno contro queste mie carte , dove io con scandaloso ardimento star non voglio , come i molti , a ginocchia per terra in faccia a' riveriti nomi di Tito Livio e di An nibale , ed oso mettere in dubbio le venerande parole dettate dal primo , come elevarmi a giudice delle opera zioni militari del secondo E mi asterrò dal dir cosa risguardante la scarsa veracità di Livio perchè la è una verità conosciuta da tutti coloro cui non sono nuove le speculazioni sulla storia. Poi in risguardo ad Annibale dir mi piace , che non al certo sarò io lo stolido che voglia depennare il nome di quel magnanimo dalla breve lista dei grandi uomini di guerra ; ma mi avrò bene la forza di mantenere non essere stato Annibale tale mara viglioso capitano , perchè in faccia a tutte le operazioni di lui debbano i professori di scienza ed arte militare cie camente inclinarsi ed anche quando a ciò apertamente si nega il loro convincimento. Ella mi sembra una verità troppo chiara, che per fare tutto quello che fece Annibale , bisognerebbe essere un gran Generale ; ma che per giudicare se tutti i procedi menti di lui sono, o pur no, secondo le eterne chiaris sime leggi dell' arte e della scienza della Guerra , non è necessario di essere nè Napoleone nè l'arciduca Carlo. Noi viviamo in epoca nella quale i grandi nomi non fanno grandi le azioni , ma elle sono cribate all' ombra della sapienza e della imparzialità, sicchè l'immenso no(t). V. Memoires etc. par Montliolon voi. a. p. j4
4g me di Napoleone non è stato bastante ai giorni nostri per far tacere una critica severa ma sapientissima che de' pro cedimenti di quel sommo hanno fatta uomini i quali al cospetto di lui forse comandar non avrebbero saputo un solo battaglione. Io credo che il predicato di gran capitano dare si debba a colui il quale non solamente vinse molte battaglie ma, le vinse contro generali nemici di famigerata abilità , le vinse con ordinamenti tanto sapienti sicchè dirsi non possa la fortuna essere stata la cieca e sola cagione delle sue vittorie. Io ho fatto vedere , per quanto meglio è stato in me, che Annibale alla battaglia di Canne sia perchè si lasciò portare sopra terreno che riuscire dovea svantaggioso alla sua cavalleria e non attaccò i romani durante il loro pas saggio dalla manca alla destra ; sia perchè si rimase sulla difensiva ; sia perchè combattette in ordinanza spiegata per opporsi a quella vigorosa e compatta adoperata dai romani ; sia infine per essersi lasciato rompere il centro dell' ordinanza istessa , Annibale , sì , Annibale commise de' gravissimi falli di arte militare , e se qui fosse luogo adatto veder farei che al Tesino a Trebbia ed altrove gli ordinamenti suoi non furono tampoco un capo d' opera di Tattica. Ma perchè si veda chiaro ed in poche parole , che se Annibale fu grande per F odio generoso spiegato contro i nemici di sua patria , fu grande per lo concetto e la esecuzione di una impresa maravigliosa, fu grande per la costanza nelle durate fatiche , non al certo uomo si era di tanto inoltrata perfettibilità sicchè debbasi reputare eccellente tutto quello che per lui fu operato ; io credo che mi basterà ricordare che quel pu nico partì da Cartagena in Ispagna con meglio di 7o 7
5o mila uomini onde recarsi per lunga e disastrosa via a portar guerra in casa de' Romani , ma che dopo di aver passato il Rodano a cavallo a degli otri , e dopo avere disfatte a furia di aceto e fuoco le rupi delle Alpi, se condo narra Livio (i) e mette in caricatura Giovenale (2), quando giunse a petto de' nomici suoi avea perduti due terzi dell'esercito, tutti gli elefanti ed un occhio dalla faccia ; locchè vuol dire che egli non dovette arrivare in Italia gran fatto contento delle cose sue. Basterà ricor dare che sul Tesino vinse uh generale mediocrissimo il quale altro merito non mai si ebbe che quello di essere stato padre di Scipione 1' Africano maggiore. A Trebbia battette un presuntuoso Sempronio , a Trasimeno sconfis se ed uccise un pazzo quantunque valoroso Flaminio , e finalmente a Canne fece una strage de' soldati di un pover uomo , quale si era Varrone , fornito di molta pre sunzione , poca testa e pochissimo cuore. Ma per con verso , quando il nostro africano ebbe affare con Marco Claudio Marcello , denominato la spada dì Roma , il vincitore de' Galli , de' Siracusani e dell' ingegno di Ar chimede , fu vinto due fiate sotto Nola , ed alla terza oc casione rifiutò di combattere : quando fu a petto di quel Fabio Massimo , soprannoniato lo scudo de Romani, nou solamente fu incapace di alcuna vittoria , ma diede a capo chino in un agguato tesogli nelle strette di Casilino , dal quale dicono che sia uscito in un modo ridicolo quanto in concepibile (3): allorchè stava a fronte del Consolo Claudio (1) Liv. a/. 27. 3j. (2) Sai. 1o. a (3) -Fece legare sulle corna di smila bovi delte fa scine aride ; nella notte dato fuoco a quel combusti
5t Nerone , ed attendeva dall'alto d'Italia i soccorsi che gli conduceva il fratello Asdrubale, lasciò, con negligenza riprovevole , sorprendere i soccorsi istessi , e viddesi nel campo gittare in faccia il teschio del germano male da lui guarentito : ed in fine allor quando a Zuma., alle porte della patria sua , al cospetto de' suoi concittadini - ebbe ad avversario quello Scipione che poi fu detto l'a fricano maggiore , ancora colà cadde e non da magna nimo soggiacque , mercechè preferir seppe la morte oscura del profugo derelitto , a quella gloriosa del guer riero Bull' istesso campo della sua disfatta. E qui alle enumerate ragioni che scemano di mollo la gloria celebrata di Annibale aggiunger voglio che ve nuto così di lontano , con tanta gente , con gravi sacri fici , e rimasto tanti anni a sparger sangue sulle terre d' Italia , egli tampoco vide , non che toccò , le sacre mura di Roma , le odiate mura della nemica crudele della patria sua , ed in tanti anni fare non seppe quello stesso" che Brenno , un barbaro Gallo , maravigliosamente com piva in pochi giorni quando battuti i romani sulF Allia mosse tosto con animoso consiglio contro del Campido glio , ed entrovvi , e per sette mesi facevasene signore bile , spinse verso il nemico i bovi, e questi ebbero il bel talento di non voltarsi contro i cartaginesi , ma correr sempre diffilato contro i romani , e rompere la costoro linea di cordone , troppo forte per essere rotta dalle armi de'punici. Credat Judaeus Apella. A me pare che il Maresciallo Morder senza essere un Annibale , fece qualche cosa di meglio e dipiù cre dibile quando trovandosi chiuso da' russi a Diernstein (18o 5) ruppe colle sue buone bajonelte il nemico , e fece la sua bella ritirata.
52 finchè vinto dall' oro , non dal ferro (i) , de' romani fece ritorno alle native foreste. Scrisse Tito Livio che i capitani subalterni di Annibale dopo la strage cannese consigliarono il loro generale a marciar difiilato a Roma per sorprenderla in un momento di terrore e finire la guerra ad un colpo ; e scrive che essendosi a ciò negato il vincitore , ne fu rimproverato come uomo che sapea vincere ma non usar della vittoria (2). E tale , in que' giorni , era la giusta espeltazione de' popoli italiani (3) , e tale era il naturalissimo consi glio che seguir dovea Annibale , ove a lui giovato non fosse il combattere da predone e da Capitan di ventura , anzichè finire una guerra dove egli era tutto , ed essere richiamato a Cartagine dove sarebbe stato niente. II divisamento semplicissimo di correre dopo una stre pitosa vittoria ad assaltare le mura di Roma , le quali sarebbero cadute nelle mani di Annibale al modo stesso come , cominciando da Brenno e terminando al Conte stabile di Borbone , sono cadute facilmente nelle mani di chiunque le ha seriamente attaccate ; un tale divisa mento fu per tanti secoli costantemente e con giustizia rimproverato ad Annibale, finchè l'immortale autore dello Spirito delle Leggi non pensò a discolparne il punico , scrivendo (4) che quello era un procedimento troppo sera li) Equi pur movesi accusa di ciarlataneria a Tito Livio il quale pare che abbia creata la storiella della bilancia , della spada , e del soccorso di Camillo , di cui Polibio , il quale poteva essere meglio informato di quelle cose , non fece tampoco una parola. (2) Liv. 22 St. (3) Poi. 3 u8. (4) Grand, et Dee. des Romains.
53 plice troppo naturale per non essere veduto ed abbrac ciato da quell' uomo estraordinario , il quale dir bisogna che con ammiranda prudenza giudicò non doversi mettere soverchiamente alle strette un popolo bellicoso , che nella disperazione estrema e levandosi in massa gli avrebbe cagionato que ' danni che fargli non avea potuto in una guerra regolare. Ma io , sempre serbando l' altissima riverenza che è dovuta al Montesquieu , penso che Annibale o aveva in teressamento a non finire la guerra con un colpo napo leonico , o volendo pur ciò fare , temette o non seppe eseguirlo , mancando con ciò al dovere di buon capitano. Ma che Annibale avesse ciò intralasciato per prudenza , io non mai crederò. Colui che non avea temuto di venire con un pugno di cialtroni nel bel centro della sede della romana potenza , e l' avea scossa , l' avea umiliata , dirsi non può l'uomo il più prudente del mondo , e quando avea fatti cento passi di audacia con numeri a lui sfavo revoli , essere dovea ben capace di farne un altro deci sivo e con ogni maniera di dati a suo vantaggio. Quando si ebbe cuore , o imprudenza di attaccar corpo a corpo un gigante fornito di un buon pajo di braccia , non si manca poi di coraggio , o non viene naturalmente la pru denza nell'atto di dar l'ultimo colpo al medesimo colosso al quale si ebbe la fortuna di tagliar la mano dritta. Si è detto , si è ripetuto e forse per questo si è cre duto sempre che in seguito di questa ferale catastrofe , Roma fu salva per la forza delle sue instituzioni , e per lo eroismo col quale tutti i cittadini si mossero ad inu diti sacrifici a pro della patria comune. Ma , io chiedo , quale fu mai l' effetto di questa forza di carattere e di così giganteschi sacrifici? Venne forse Annibale alle porte di Roma, ed impedita glie ne fu l'entrata mercè l'eroismo
54 e la costanza de' romani? — Nò— Se dunque Annibale male accortamente non volle (i) dopo Canne, correre ad assaltare il Campidoglio; Roma , bisogna dir che fa salva per la poca accortezza del nemico , e non per virtù sua propria. Si è pur detto che il Senato di Roma, nel fine di non far mancare l'animo de'cittadini in così grave bisogna, fece cosiffattamente buon viso alla tempesta, che usci dalle mura incontro a Varrone , e resegli grazie immortali per non aver disperato della repubblica.... ! 1 Ed a ciò d'intorno io penso che mal si saprebbe decidere se il Senato romano fece di de liberata volontà quel dolce accoglimento allo stolto al vile al fuggitivo Varrone , o se questi in forz a di quel me desimo potente partilo popolare , che in quei giorni della corrotta libertà romana dato gli aveva il consolato , fosse stato sottratto alla scure del Carnefice ; la quale , se pena ingiusta ella è per l' uomo onesto chiamato dal voto le gittimo di chi governa al comando delle armate che guida (i) Certo che male accortamente non volle ! Annibale dopo Canne ebbe dalla sua parte tutti i popoli a" Italia che gemevano sotto il giogo della romana dominazione. E tra gli altri, a lui si unirono i Capuani, i quali non erano già , come dai molti si crede , uomini molli ed effeminati adatti solo a dar divertimento ai cartaginesi. I capuani erano gli emuli audaci , gl' insultatori di Roma , la quale dopo le vittorie del punico chiese la loro alleanza e ne ebbe risposta così impertinente che più di un secolo dopo , Cicerone nella Aringa contro Rullo , con rammarico ricordava quella tale illa arro ganza de' Capuani. Or se dopo tante vittorie e. cotanti ausili, Annibale non corse diffilato a Roma , bisogna dir che mancò di attività mancò di senno , ma non al certo che le forze non ebbe eguali a quella impresa , o per buona prudenza intralasc.inilo
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55 con quel lame d' intelletto qualunque quale si ebbe dal Cielo , ella senz' alcun dubbio scarsissima pena si dovrà reputare per un Raggiratore che senza merito ed a pre ferenza di uomini eccellenti erasi nelle tempeste civili fatto assumere al comando di un grande esercito ed avea osato mettere nella sùa fiacchissima indegna destra la sorte della Patria ; per un Ignorante che ardì venire a cimento supremo senza necessità , contro il parere del sapiente collega , senza avere saputo trarre il debito van taggio dalla prepotenza delle sue forze , senza aver sa puto cogliere un alloro che porto gli veniva dagli errori dell' avversario ; per un Codardo finalmente , che nell'or dine di battaglia occupò , alla sinistra , il posto meno o niente affatto pericoloso , usci vivo dalla pugna in tanta miserabile strage de' suoi soldati, e senza la menoma fe rita fuggi dal campo della pugna ferale , sopra di cui provar dovea col sangue suo il non avere disperato della salute della Patria , auzichè correre alle porte della tra dita Città per dare questa bella prova di fiducia , la quale chiamarsi deve, non tratto di animo invitto, ma scherno crudele e vigliacca ironia profferta sulla fidanza di inve recondo prepotente volgo , ed indegna , come tale , di passare encomiata fino alla tarda posterità (i). Io qui metter voglio fine a queste mie riflessioni le quali a taluni potranno sembrare oziose , ad altri impertinenti, ma non so se fondatamente potranno essere provate per (t) Lucio Floro con manifesta ingiustizia storica , non solamente loda quella che chiamar si volle la fi ducia di Farrone , ma giunge anche ad insultare alla memoria di Emilio che spirò F anima generosa sul campo della bestialità del Collega. Paulum puduit , Varro non desperavil H Fiori Lib. a.
56 irragionevoli. Io ho misurato il valore delle operazioni mi litari che si dicono fatte alla battaglia di Canne , e le ho valutate con la scorta de' principi eterni di quell' Arte Mi litare la quale fu legge a tutti i grandi Capitani dell'an tichità e de' tempi nostri. Ho controdelto agli storici an tichi i più venerandi , ma ciò non ho fatto di grado , l'ho fatto con la guida di particolareggiati raziocini , e nel convincimento che le cose per costoro narrate non pos sono e non debbono essere da noi ciecamente credute quando precipuamente mancano all' occhio della scienza e dell'arte di ogni maniera di caratteri di veracità. Finalmente , se la inia critica al peculiare articolo del l' opera pregiata del Signor Raussler ove è detto della battaglia di Canne, è stato un po' severo ed in perfetta con tradizione con lo esposto dall'illustre autore , questi al certo non potrà accusarne i miei sentimenti che sono per la più profonda venerazione che io credo essere bene do vuta ad un dotto il quale produsse con ogni maniera di lode un grande lavoro , che mancar non può di riscuo tere l' ammirazione di tutti i sapienti uomini di guerra del l' intera Europa.
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.stotxA METEOROLOGIA **l «ig. 30/ %umU, RECATE DAL TEDESCO IN ITALIANO DI V. KOHLER tenente del 2.° reggimento svizzero a a» aaa ssa.
A chi sia pur mediocremente versato nelle fisiche discipliue è noto quale importantissima parte di esse venga distinta con titolo di scienza meteorologica ; e la influen za nonchè la intima connession sua con le altre branche tutte delle scienze naturali. Ma non dovrà alcuno invero far le meraviglie se osiamo affermare come nello stato attuale della civil società, il mi litare, l'ingegnere, l'agronomo, il medico, il marino e persia l* avvocato e lo statista abbian d' uopo delle verità che alla scienza della meteorologia si appartengono. Tra i diversi trattati sinora fatti di pubblica ragione niuno al certo sembraci altrettanto idoneo a promuovere ed a rendere più comune lo studio in generale di questa facoltà quanto quello compilato dall' illustre sig. dottore Riimtz per uso degli uditori suoi. Ond' è che ci siamo occupati dell' ardua ed ingrata fatica di riprodurlo nell' italico idioma. Veggano i conoscitori dall' indice analitico del conte nuto nell' opera , che a tal fine qui riportasi , se andia mo o pur no errati nella nostra sentenza, 8
58 SEZIONE PRIMA. Considerazioni sull'andamento della temperatura in generale. " SEZIONE SECONDA. Dei Venti. SEZIONE TERZA. Delle meteore acquee. SEZIONE QUARTA. Leggi della distribuzione del calorico sulla terra SEZIONE QUINTA. Oscillazioni del barometro. SEZIONE SESTA. Fenomeni elettrici nell'atmosfera.
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SEZIONE SETTIMA. De' Fenomeni Ottici. SEZIONE OTTAVA. . : . Delle Aurore boreali. SEZIONE NONA. Fenomeni problematici
PATTI DELL'ASSOCIAZIONE. Di quest'opera, composta di circa quaranta fogli di stampa , ne verrà fuori in ogni mese un quaderno ..di cinque fogli , al prezzo di grana 2o\
*9 OSSERVAZIONI
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Ex particolaribus praecognitis universali» , acquiritur Scientia. Arist. Phts. Maintenant la perfection de la chimie et de la phisique laisse encore un champ libre à l' imagination de l'artificier qui trouvant de nouvelles ressources, peut les eniployer avec plus d'éteriiae. Amalgamer les matières, augmenter ou diminuer les doses, varier les formes, ne sera plus seulement le but de l'artiste; mais innover, chercher d'autres matières former des compositions calculées, est la perspective qui lui est offerte. ;, ... Cl. Rvg». Pthot.
SOMMARIO GENERALE. 1 . " Importanza ed ecce llenza della pirotecnia sì come arte di diletto sì come sussidiaria della guerra —. Sue applicazioni ai segnali — Necessità di scrivere una pirotecnie^ ' che fosse a li vello delle cognizioni e dei bisogni presenti — Utilità d'una storia dell' arie , ricerche da, fare all'1 oggetto , e fonti da at tingere — Delle materie prime —s Introduzione d'altre sostanze scintillanti, coloranti. ed esplosive — Tentativo di sbandire l'em pirismo dall' urte .— 'Osservazioni su i mezzi da illuminare , sulle polveri fulminanti' ,'i coietti a percussione > . gli apparec chi sottomarmi, . impiego dell'elettricità nelle mine, ed p razzi da guerra. ' '~ . '.' ' 1 *!'.-' . . . '.' — ' . . .
Non è nazione ch' or neghittosa si rimanga nelle im mensurabili vie del sapere , anzi le più gloriose ed illu stri conteniiorio ; or così della prima lode nell' arringo no bilissimo della sapienza come già fra loro contesero della somma potenza , stimando ciò procacciar riverenza e ri spetto , ciò sommo utile , ciò l'ornamento e l'orgoglio
6o più betlo delle nazioni. Signoreggiando quindi questa ten denza di cui l'ultimo svolgimento- appartiene all'avvenire , tutio adoperarono l'acquistato sapere' a ridurre in con creto pei bisogni della società per ta perfezione delle arti le astrazioni dell' intelletto ; cosi divenendo davvero lo scienziato 1' occhio dell' artista , e questi la mano che mette in opera, di lavioro quel che l' industria della mente inventrice sa solo ordinare in disegno. E come fu di tante ajfce, afti t fu, anco** della Pirotecnia che pargola rozza incerta si rimase , si nocche non si fu così giovata ed af forcata di tnjte quante le scienze congeneri ed affini. Or quoti' arte che dà i mezzi di comporre i fuochi artifiziati di governarli compartirli , e dar loro e moti e forme, e colori piacevoli a riguardare , riferiscesi alla mec canica , siccome quella che deve equilibrare e muovere sì nell' aria che nell' acqua, differenti parti di artifizio ; al disegno nel suo più ampio significato pel rappresen tare che fa i tanti oggetti con fuochi, opportunamente di sposti e vario-colorati ;. alla iconografia e storica invenzione per la rappresentazione allegorica alla cagione del fuoco; finalmente alla fisica ed alla chimica in sommo capo, pei la scelta delle materie pel modo di mescolarle tem perarle ed apparecchiarle a forma di artifizi senza riceverne danno. E tutte insieme esse ad un tempo cospirano con cordemente a darle pregio e valore , tauto che può fran camente asseverarsi l'andamento del suo progredire essere intimamente ligato anzi determinato da quello di queste scienze. I Lavoisier i Priestley i Schéele , i Berthollet( No ta, a ) apparsi non erano per ancora con la potenza del genio a posare la chimica, su stabili teociche , e mal ferma e pochissimo avanzata era ugualmente la pirotecnia. La meccanica non liberata da calcoli trascendentali , con dotta non erasi per ancora dalla cattedra del filosofo al
6i 1' opificio dell' artista ad arrecarvi con la facilità la giu stezza dell' operare , e l' artista a cui la perfezione della mano toglie immenso tempo a quella della mente, ignaro dèi più sani principi , mille dubbi scontrava nell' imma ginare ed esegufre i vari congegnamene richiesti da un fuoco d* artifizio Ci). Laonde non sono che ao a 3o anni che la pirotecnia ha fatto di veri progressi essen dosi arricchita di mille nuovi mezzi ed effetti , le cui varie combinazioni presentando vaga e nobilissima móstra di grandiosi spettacoli colpirono sovente i riguardanti di me raviglia e stupore. Or se fa diletto e in un sorprende a vedere tra le te nebre della notte scherzare leggiadramente il fuoco , e si spaventevole, indomabile feroce di sua natura docilmente ubbidire alle leggi che gli s'impongono, e gareggiar quasi con la natura istessa nell' appresentarci i moltiplici oggetti che ne circondano , non vuoisi già inferirne es sere la pirotecnia un' arte di solo e mero diletto , anzi chi bene considera vedrà di quanto si fosse vantaggiata di essa la guerra , e quanto ancora e in questo ed in altro si potesse attendere dal suo sussidio e valore. E qui siami concesso che alquanto m' intrattenga a dire di alcune uti lità che dall' applicazione sua potrebbero venirne ai segnali che di notte tempo si fanno sulle alture sulle coste e specialmente sul mare , sia a significare avvenimenti im previsti , sia le proprie necessità , sia i concepiti progetti o gli ordini da effettuare. Questa maniera di segnali fin dalla più remota antichità fu fatta con l' accensione di materie combustibili : segnali a fuoco divulgarono presta mente dal monte Ida sino alla regia degli Atridi in Argo (0 F. Alberti Pirot. Ven. fj49, art. fontane, — Motel Tratte prat. de» feux (Parti/. Paris i8oo p. i 33, e i34
69 la caduta di Troia , dei fuochi sul Tiseo nella Tessaglia avvertirono Filippo delle mosse di Aitalo , e di essi si giovarono in vari ingegnosi modi , che qui lungo sarebbe a dire , rinomati capitani dell' antichità come si fa chiaro da Polibio , Giulio Africano , Livio , Vegezio e Plutarco : ed i moderni se in ciò molto diversamente si comportano in quanto ni modo più semplice ed artifizioso , essenzial mente poi vi si adoperano ugualmente. Or questi segnali a fuoco prestabiliti ad arbitrio costituiscono un vero lin guaggio che al pari di ogni altro ha le sue cifre e ca ratteri rappresentanti la sua grammatica il suo dizionario, e nei movimenti che precedono seguono e talvolta ac compagnano le fazioni navali , operandosi spesso tra le te nebre le nebbie ed il fumo , ben si scorge di leggieri essere grandemente importante che questo linguaggio fosse quanto più semplice si potesse , e quanto più si può chia ramente visibile e sicuro. Le storie marittime apertamente ci mostrano le condizioni in cui si è di sovente nel far segnali e rischiarare , e come dei sognali non veduti o mal compresi abbian virtù alle volte di far definire al tramente le sorti delle battaglie. Perciò grande studio parmi si debba volgere a questa parte non ancora soli damente fermata, il perchè io non certo a risolvere la quistiouc , che non sono da tanto, ma a metter su qualche idea , che dall' esperienza potrebbe facilmente essere o sanzionata o abbattuta , alcune cose esporrò che si po trebbero improntare dalla pirotecnia , ad estendere" il vo cabolario notturno, e renderne più sicuro e semplice il linguaggio. Primamente sarebbe bene accrescere la durata e l'ef fetto delle trombe a fuoco , sbandendo dalla loro com posizione il polverino, e caricandole con fuoco bianco brillante visibilissimo a meglio che ho mila tese ; ed a
63 fare che esse ben altre cose esprimessero e rappresen tassero , potrebbersi far bruciare con fiamme di colori diversi. E benchè venga solidamente assicurato che nel colorire le fiamme gl' Inglesi siano giunti ad ottenere dieci gradazioni distintissime , pure a grandi distanze poten dosi confondere il bianco col giallo , l' azzurro col verde, è prudente non eliggere ed usare che tre soli colori. I quali colori potrebbersi eziandio adoperare nei razzi da segnale , provvedendo che giunti al sommo della lóro ascensione scoppiassero in uua pioggia colorata. Anzi si potrebbero fare dippiù dei razzi che finissero con un lampo grandissimo o con uno scoppio , sapendosi che nella de terminazione delle longitudini per mezzo de'segnali a fuoco, dei lampi prodotti da non più che mezza libbra di pol vere furon visti ad occhio nudo sino alle 3o miglia , e che in altri saggi fatti in Saxe de' razzi da segnale con mar roni riuscirono più sicuri de' colpi del cannone da i,2 : il cui effetto è sempre indebolito dagli oggetti che sono d' attorno. Volendo poi rendere i razzi ordinari visibili an cora oltre le i2 miglia converrebbe accrescerne la du rata d' apparizione e lo splendore , aumentandone cioè l'altezza d' ascensione e la traccia di fuoco che lasciano in aria ; il che si potrebbe sempre pur fare con tutta agevolezza , essendocchè come osserva Meyer tutti i razzj da segnale sino ad ora usati sono troppo leggieri per averne una buona ascensione , avendo appena il peso spe cifico di i, o. E qualora si volessero de' razzi visibili a maggiore distanza si potrebbero adoperare quelli a più voli , quelli moltiplicati , o aiutarli ancora in ascendere comunicando loro una velocità iniziale. S'egli è pur vero poi che di giorno il fumo di un razzo ascendente si vede a i , o 5 leghe , questo segnale a fuoco si potrebbe eziandio adoperare di giorno, o facendo
che la composizione del razzo bruciasse con molto fumo, o meglio ancora accoppiando al razzo una lancia o canna carica di composizione che spargesse nell' aria un fumo nero e denso , quale si è quella in cui entra la pece , il manganese ec. t quali razzi fummiferi sono certamente più sicuri dei razzi matti carichi di stelle usati ordina riamente a segnali di giorno, sia nelle battaglie o in altri rincontri , come allorquando si tratta d' indicare il mo mento d' operare a corpi distaccati per andar di concerto nelle grandi operazioni strategiche fi). Lasciando poi da parte l' idea di un pallone che per via di un particolare congegnamelo facesse svolgere di tempo in tempo dei dati segnali , non che l' altra d' un telegrafo a sostegno aerostatico , sembra veramente pos sibile ed utile in certi casi di guerra , quali gli assedi , adoperare i fuochi di aerostazione, semplici o detonanti, a far noti prestamente importanti avvenimenti ed avvisi uni versali. (2) La qual cosa potrebbe anche aver luogo sui legni esploratori o di scoverta , concedendo l' altezza a cui ascendono siffatti segnali che si potessero scernere con non poco vantaggio, specialmente nel convogliare, ad una immensa distanza ; segnali che di giorno potrebbersi fare con code , differenti di numero di forma e di colore. Oltredichè s' egli è pur utile che i segnali che si fanno Con colpi numerati di cannone si rendano vieppiù mani festi alla vista , potrebbesi ottener ciò agevolmente in vari modi , come col sovrapporre alla carica della segatura convenevolmente jipparecchiata , che nello sparo vi fa d' ogni banda spettacolo d' una pioggia luminosa di gran dissimo effetto. (1) Decker Art. t. l.° p. 16$. (2) V. Costa Saggi sulFaeros. e sulla aeron Nap. i83j.
6& Tutti i quali mezzi, se sono minat i nella quantità di lue» prodotta all' apparecchio a gas di Drumoiid „ al deflagratore delinco di Ilare , e non cosi, artificiosi quali i satel liti giranti di Delatour , però sono. a. loro mollo, superiori in quella semplicità che in cose siffatte è prima ed. essen zialissima condizione. Ma più si attende- dalla pirotecnia.. È. ancora per esem pio da ottenersi una compiuta perfezione: in quel, felice trovato dei razzi, con palla luminosa a paracaduta i quali per S a. io minuti, spargono una sfera luminosa di quasi i5oo piedi di raggio , che in certo spazio non è men viva di, un bel chiaro di luna.,, le quali palle con occhio armato sono state vedute a s/\. miglia di distanza. Cosa di sussidio utilissimo nel distinguere la posizione dell'ini mico , a dargli caccia , a segnalare , a riconoscere un gruppo di scogli , l' entrata di un porto , a cansare dalle sorprese e da altri pericoli come già fece cosi, felicemente, il vascello Plantagouet nel guardarsi da una lancia a tor pedine per più notti consecutive. Hanno queste palle da. rischiarare diverse disposizióni non ancora ben. conosciute facendosene, quasi uni mistero. Al cuni saggi da ma praticati m' han condotto ad opinare, che bisognai far succedere la proiezione delie, palle lumi nose ben prima che il razzo cominci sensibilmente a. de clinare, vero e bene che essi furono in piccolo e pochi , e che anzi che servirmi di, cordoni , feci uso di sottilis simi, fili di ferro articolati , conoscendo che i cordoni in Danimarca ed in Inghilterra aveano. presentato il difetto d' intrigarsi ; e dippiù pel paracaduta invece di adoperare del taffettà incerato come si è fatto in Inghilterra , usai nell' idea di renderne più libero lo svolgimento , della tela finissima spalmata di fosfato di soda, per preservarlo 9
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66 ad un tempo dal fuoco e renderlo meno permeabile all'aria. Va di pari pasto con questo un altro problema rima sto sinora tra le astrazioni speculative ma non per ancora risoluto ed al fatto applicato , cioè a dire il ritrovare una palla luminosa che brillato prima vivida nell' atmosfera , caduta poi che fosse nell' acqua , anzi che spegnersi e spa rire in essa, emergendone al contrario, dura e rigogliosa nella sua vitalità seguitasse a bruciarvi alla superficie. Il qual trovato lasciando stare altre ragioni , sarebbe van taggiosissimo quando l' aria fosse commossa a tanto impeto che non pure non concedesse un libero spiegarsi al pa racaduta , ma molestasse eziandio le tante altre maniere di segnali che si mettono in opera. E poichè la scoverta di Skidmore del gas tonante che bruciava sotto le acque e che vi arroventava perfino i metalli (i) non è stata nè confermata ne applicata, (2) e le tante lanterne a saeUle con tubi comunicanti con l'aria esterna non hanno dato finora compiuti risultamenti , panni che a conseguire lo scopo dell'illuminare sotto l'acqua, per ripescare oggetti d' importanza, legare ancore di notte , fugare mostri ma rini o altri uffici compiere di simil fatta , sia più oppor tuno riprodurre le palle luminose subaquee a contropeso, di cui già parlava il Tartaglia nella dichiarazione quinta del supplemento alla travagliata invenzione. Solamente vorrebbesi modificare la composizione introducendovi ma terie producenti più energici effetti , e regolare in guisa la combustione che al crescere dell' altezza della colonna fluida premente , cresca di pari passo la tensione dei gas sviluppati. (t) Archives des decouvertes t8a4 — Gvay Tr. pr. de Ch. t8a8 — J. Font. PAys, Amus. Par. t8ag. (a) V. Costa a." sag. p. 68.
. 67 Affinchè poi si aggiunga pure un maggior grado di possibilità allo scampo di coloro che anno la sventura di cadere in mare nel buio della notte , potrebbesi cercar modo di congiungere al salva no» un getto inestinguibile di lunga durata , far uso delle palle galleggianti poc' ansi esposte , di corrieri d' acqua che or qua or là ne scor rono la superficie , di delfini o ginocchielli , di lance e candele di acqua simili agli inganna rotta , di razzi con corda a sostegni galleggianti e ad inviluppo insommergibile ec. Ed in questo son di credere non doversi risparmiare niuna investigazione niuna fatica , potendosi forse scemare il numero di quei miserevoli e doloranti avvenimenti , a cansare i quali non vale sovente l'indomito coraggio d'a nimi nobili e generosi. E troppo e troppo trarrei per le lunghe se avvisassi qui di accennare solamente i tanti altri sussidi che la pi rotecnia potrebbe fornire alle differenti branche di sapere di cui si vale ed affianca la guerra , però ne basti il qui detto. Or veduta così l'eccellenza e l'importanza della piro tecnia sì come arte di diletto , sì come sussidiaria della guerra , maraviglia a dire come presso noi essendosi cosi innalzati e propagati gli studi delle scienze esatte e na turali , alcuno per ancora non si sia fatto a trattare di quest' arte utilissima , associandovi i dati ed i progressi delle scienze congeneri ed affini. E come in altro anche in questo fattici negligentemente ammiratori delle lodi straniere , non diamo opera a cosa che fosse nostra , ma paghi ce ne stiamo a quello che di già conosciamo o che da altri comunque ci viene. Che anzi se non sono errato, presso noi la piupparte dei privati artifizieri è rimasta ai precetti ereditati e senza in capo niuna idea teorica , la vora guidata da quella cieca consuetudine che opera e non
«8 riflette , ed «IP incontro 'altri pochi coltivando quest'urte a duetto « «n amore , ricovrendo di 'mistero e di secreto ogni principio di ben fare da lor posseduto , lasciarono t universale nelP ignoranza di quel che fecero , e già alP universale 4ee per cura chi vuole e desidera il bene. Adunque a redimere P arte dalla cecità della pratica , a diffondere nell' universale sani e chiari precetti , e quel ch' è più a sodisfare necessità tuttodì sentite e di mo mento , egli è forza dar opera ad una pirotecnia che stasse a 'livello delle cognizioni e dei bisogni presenti. E porche questo lodevolissimo divisamente potrebbe svegliarsi in qualche felice intelletto , che con zelo operoso del me glio pigliasse animosamente la difficile impresa , non ispiaccia che io qui mi dica una mia opinione sul donde e il come dar principio e condurre un siffatto lavoro , la quale potrà forse contribuire in qualche modo ad agevolarne la strada. n. 'Primamente vorrebbesi esporre un breve cenno istorico del? arte a vedere qual' essa si fosse stata presso gli an tichi , e come mutata .e cresciuta in eccellenza dall' in venzione delta polvere fino ai nostri giorni. E poichè delle opere italiane che trattano di proposito , o riguardano in parte la pirotecnia per lo più dagli au tori stranieri della stessa materia appena si fa menzione di quelle di Tartaglia , Biringuccio , Mortena , Capo Bian co , Adriani , Alberti d* Antoni , sarebbe pregevole opera pagare riconoscenti il debito tributo di gratitudine e di onoranza a tant' altri Italiani quali T\ di Giorgio, C. da Pizzano, L. Birago, L. da Vinci , G. della Valle , G. Cataneo , G. Colombina , G. della Porta , E. Gentili ni , P. Sardi , L. Fioravanti , Montalbani, R. Bertolino , N. Be
6g raldo , M. Manacci , G. Basca , G. Isacchi , e tanti e tanti altri antichi e forti intelletti che ohbKati o ignorati sen giacciono ancora iu polverosi scaffali , a non dire di quelli a noi vicinissimi quali T. Appiani, M. Cala , C. Mi nutalo , L. Marini , G. Venturi , Omodei - ec. Perocchè se bello è il sapere qualunque esso sia di qualunque età di qualunque nazione , purnondimeno par che prenda maggiore interesse e più bello ancora si faccia quando più da vicino ne appartiene per pubblico titolone comune. Italia è prima ad applicare alla guerra i già "coiti effetti della polvere, (i) prima a concepire le mine ed a vederne lo spettacolo tremendissimo, ( Nota b. ) prima a palesarne con la stampa il modo e l'artifizio ( Nota c. ). I Fioren tini ed :i Sanesi inventano i veri fuochi di gioia: (2) il Mantovano Federico Giambelli (3) o se vuoisi Pietro Toscano (4) immaginano le barche esplosive o da fuoco: Antonio Melloni da Cremona adopra nei fatti d' arme i barili fulminanti : Gabriele Tadino di Martinengo fa a Vienna pubblica mostra de' suoi ingegni e miglioramenti in fallo di artiglierie e fuochi lavorati: (5) Giuseppe Buono Napoletano costruisce la piupparte dei tanti fuochi da guerra adoperati dalla lega Cristiana a danno dei Turchi : (6) (t) V. Zambelli delle dif. poi. fra i pop. ant. ed i moti. p. i." La Guer. Mìl. i83g p. 1$g. (2) CI. Ruggieri Pyr, Par. 1821 — Si. Perelli Pir. Liv- ì83i Pref. (3) Bentivoglio St della guer. di Fian. Mil. i833 p. z64(4) V. Promis della vita e delle opere degV It. scrii. Tot. 1841 p. 344. (5) Bosio parte IH. Iti. FI. (6) Colliado Prat. Mail. delP Art. Mil. i64t P- s44.
7o e a non dir altro , Italiani corrono d' ogni parte ad eser citare e propagare la pirotecnia da lor conosciuta per eccellenza , e sino a non guari di tempo conservano an cora in arte la prevalenza sulle altre nazioni (x). Ma po scia rialzata l' arte nello straniero dalla larghezza dei premi , dall' alacrità dei lavori , dal plauso universale , dolce e nobile impulso senza cui la sapienza più non avrebbe un seguace ; ed in Italia all' incontro intramessi ed allentati gli studi di un'arte che poco o mal rispon deva alle fatiche ed ai perigli del coltivarla , si pose in mano ad altre genti la forza e il vanto di ben fare , e ci convenne andare accattando di fuori di che adornare l' ingegno 1 Ma ritornando al primo proposito del rendere il de bito tributo d' onoranza a chi fece , al ristorare cioè la memoria di tanti che dimandano d'esser fatti partecipi d' una gloria , da cui gli espulse la noncuranza o l'oblio, non credasi che il rinvangare in questo la scienza imper fetta dei nostri laboriosi maggiori sia del tutto inutile ed arida fatica. Tra gli errori dei tempi trovansi pratiche e precetti di solenne sapienza, germi di nuovi trovati, co noscenze dimenticate , o che pur mutato l'abito semplice con che salutarono questo cielo , levano adesso di se gran grido di fuori in abito splendido e lisciato ; nulla dicendo dei numerosi vocaboli e locuzioni dell'arte che sono in essi , e che noi mancanti tuttavia d'un compiuto lin guaggio tecnico siamo spesso alla stretta d'esprimere con voci non nostre. ( Nota d. ) Insomma questo lavoro che potrebbe separarsi dall'e sposizione dell'arte ove l'estensione delle materie lo ri(i) Alberti Pir. Pref.— Ruggieri Pref.—Siemienorricz Grand art a" Art. Amtt. 16S1 p. 3j3.
7* chiedesse dovrebbe presentare l'origine, il filo, la pro gressione delle verità già conquistate , e la via più age vole indicare per condursi alle conseguenti. Ed in gene rale nello scopo di migliorare l'arte converrebbe andare in cerca per 1' antichità d' ogni sapere che potesse arric chire la scienza vivente , ravvicinare i progressi del pre sente con gl' insegnamenti del passato , e dai risultamenti ottenuti vedere quelli ch' è permesso ottenere in un prossimo avvenire. Nè in questa ricerca dovrebbersi di sdegnare gli stessi assurdi libri di Alchimia e di Magia , perciocchè non pochi materiali fornì la pirotecnia nelV apprestare quello scettro irresistibile che per si lungo tempo e si funestamente pesò sull'umana ragione. Difatti lasciando da parte la Piromanzia , l' Onicomanzia, la Le* bonomanzia , la Capnomanzia ed altre strane consimili divinazioni (i) ben è nota l' ignivoma statua dei Caldei che quelle struggendo degli altri numi , facea presso loro riverire il fuoco siccome la più grande delle potenze ce lesti ed elementari, non che 1' astuzia di Manco nell' ac cendere una pira ai raggi del sole (2) le faci inestingui bili nel Tevere di credute incantatrici (3) , e la fulmi nante statua di un nume presso le rive del Weser. Cosi ancora il Sirio EunUS si fé' capo nella Sicilia dei ribel lati schiavi e ne sostenne il coraggio spirando fiamme e scintille dalla bocca , Io stesso operò Barcocheba quando messosi alla testa dei sediziosi Giudei annunziò loro d'es sere il Messia ; e Costantino istesso fu spaventato quando Valentiniano narragli aver veduto uscir fuoco e fiamme da una delle sue guardie (4). E se più vuoisi, a sortilegi ed (1) Encyc. Borei, Sorciers Par. 184.1. (2) Marni, les Incas. Ly. 1817. T. 2.° p. 1SS. (3) T. Livio. (4) Encyc. Borei. Magie Nat. Par. i83g. p. aS8.
72 incantesimi fu attribuita quella densa ed insopportabile nebbia che tra stolte invocazioni mossero i Tartari contro i Polacchi presso Ochjnatow , nebbia , o a dir meglio , fumo di accese materie che così tolse la vista dei più Ti cini. Oggetti , che; si credè natura aver rovesciato il corso dj sue cose e mutata in tetra notte il fulgidissimo gior no (i)j A dir breve nei prodigi della furberia e della frode usaronsi liquidi eminentemente accensibili , mesco lanze esplosive e fulminanti , delle specie di fosforo e di pirofari , di sostanze coloranti i fumi , di vapori imitanti le nubi e le caligini , ed anche di processi più potenti ancora di quelli per noi conosciuti per preservarsi, dall'a zione distruggitrice del fuoco. Difatti senza qui rammemorpre quante volte nei tempi di mezzo si fossero giovato di questa conoscenza , sembra che sin dalla più remota antichità fosse conosciuto da taluni , un mezzo energica mente preservatore. Così sappiamo che le sacerdotesse di Diana in Cappadocia camminavano senza alcun danno , come assicura Straboue ,. sopra i carboni ardenti ; e che lo stesso facevano alcune famiglie Romane chiamate Irpie nelle feste annuali dj Apollo sul Soratte , facoltà che le avea fatto esentare dai servizi della milizia, ottenere altri privilegi dal senato di Roma, e che Varcane istesso attribui a qualche intonaco preservatore (2). Ed a questa conoscenza parati si dovesse ascrivere l' inutilità di tutti gli sforzi fatti da Cesare Imperatore per bruciare que\la torre di legno che era dinanzi al castello Larigno , non già alla incombustibilità del larice onde era formata , come opinarono Vitruvio e Plinio. Riferma questo mio credere il fatto di Archelao capitano di Mitridate , che m (i) Siemien. Gr. Ar. d' Art. p, 2Qi. (a) Ass. St. Mit. Pater. i833.
73 con linimento incombustibile in cui eravi una specie di allume e del verderame , e perciò differente dal liquore delle selci adoperato pur dagli antichi , difese una sua torre di legno impiegata contro Siila , a cui riusci im possibile poterla bruciare. Da tutte le quali cose si fa manifesto , come uno stu dio paziente di questo strano connubio d' assurdità e di verità , forse potrebbe condurci a conoscere dei fatti nuovi , o spiegarne tal' altri, che non renduti ancora pos sibili dai presenti progressi si hanno in conto di favole e di bambinaggini. m. Entrando ora più partitamente a dire delle materie pri" me , poichè la pirotecnia tuttodì si appropria dalla chi mica di nuove sostanze , per fuggire una soverchia lun ghezza , parmi che di quelle troppo note e comuni dovrebbesi solamente esporre le proprietà, la chimica com posizione , il modo di conoscerne la purezza e di purifi carle se viziate , solamente riserbandosi a scendere nei particolari di fabbricazione quando non si trovassero in commercio o assai difficile fosse il procacciarsele. E que sto con la maggiore chiarezza e scrupolosità che si possa, essendocene senza una conoscenza chiara e ragionata delle cause e degli effetti andar non si può dirittamente allo scopo , nè evitare quei tristi avvenimenti , che effetto della poca previdenza e dell'imperizia, sono troppo spesso al caso attribuite « Conoscete meglio le vostre materie pri me , diceva Chaptal a tutti gli artieri , studiate meglio i princìpi della vostra arte , e voi potrete tutto prevedere e calcolare. La vostra sola ignoranza fa delle vostre opera zioni un andare a tentoni continuo , ed una scoraggiante
I
alternativa di successi e di rovesci » parole gravissime che pur dovrebbero essere tuttora presenii r.d ognuno che esercita o prende a coltivare l'arte di cui è ragione. A dir brevemente qualcuna delle cose su cui volger si dovrebbe la disamina e l' attenzione nel trattare dello materie prime , farò innanzi tratto osservare , non essere indifferente pome qualcuno opinò di recente , che nelle composizioni j| carbone sia piuttosto d' una qualità che d' un'altra, e, che perciò ben si possa all'uopo adoperare la brace (lei forni ed i carboni ordinari delle cucine. Im perocchè non considerando la loro derivazione da legna di differente natura , lo stato igrometrico di esse, l' ine guale carbonizzazione, l'estranee sostanze che l'imbratta no ed altro, quando com'è sovente, sono essi stati spenti con l'acqua, ne ritengono in, ragione del 28 al 3o p. -£ de] proprio peso , senza manifestare umidità di sorta : il che d'assai 4ifferet^W Questo carbone da quello in bastoni che np,n pe assorbe e condensa che da 3 ad 8 p. (i). E poi prqyato; dietro je ultime sperienze di Chevreusse che l'infiammabilità del carbone e le sue proprietà condut trici ed, elettriche variano molto in rispetto della temperatura Secondo la quale fu operata la, carbonizzazione. Più il calori co fu debole , più facilmente prende fuoco il carbone , e quando la carbonizzazione fu eseguita, con particolar diligen za alla più bassa temperatura possibile sopra legno giovanis simo, il carbone che si ottiene è capace d'infiammarsi anche prima che si roventi , e continua poi a bruciare spontanea mente, quantunque io pezzi isolati, cosa che in altre condi zioni non ha affatto luogo (a). Ed è questa differenza di ap(i) Timmerh. Poud. à enn. Par. i83g p. 33 — Diz. Univ. Tecn. Fen. t833 T. X. p. 2o6. (2) Berz, Trai, di Chini. Nap. i838. p. ig3. T. 1. p. ite T. 7.
7-' parecchio tanto rilevante , che dopo le infimi mariotii spon tanee del carbone avvenute ad Essonuc,1 Bou'cher, E«fquerdes e Metz specialmente in' quesV ultima mcntre sì Stava apparecchiando un carbone estremamente diviso per la scuola di pirotecnia , fattesi delle sperienze per cono scere le cagioni' che concorrono a produrre questo peri coloso fenomeno, in fra Inaino trovossi , paragonando i carboni distillati al nero al rosso e quello npp.vrecchiato in caldaie , che il' modo di carbonizzare potentemente ope ra sull' infiammazione spontanea ,, é che al variare di esso variano parimente le facoltà assorbenti (i). Ma'a far giusta ragione dèlia cosa vuoisi eziandio osservare che sin noi caratteri esterni diversificano le varie maniere di carboni , così' quello ordinario non si potrà' mai confondere Con l' altro ottenuto dal distillare in cilindri , distinto dal suono dal colore dall' elasticità dall' untuosità di piombaggine , e dal bruciare che' fa Sul fuoco con fiamma azzurra 0 gialla'. E si sa pure che differenti sostanze vegetali cal cinate che siano in vasi chiusi' danno <fèi carboni die dif feriscono tanto essenzialmente in certi dati1 caratteri che prendono nella pittura diversi nómi. Così' avvi il nero e 1' azzurro di faggio , il rièro di germogli di Vite, il néro d'ossa di pésche , il ne¥tì di fecce di vino Ò di Francfòrt, il riero di sughero o di Spagna ('a) i quali vò'rrebbé'rsi tutti sperimentare in pirotecnia. Ed abbenche fosse uri sottilizzare di tròppo , pure sarebbe a vedere se i carboui delle piante che a differenza delle altre contengono 1' azotò o lo zolfo si Comportino diversamente dagli altri , non che quello del bosso, che rrientre ha ima densità media' fra gli altri carboni assorbe mi'ceariictfrriWite sopra tutti (i) Mèm. de V Art. T 3. p. 381. (2) Graij Trait. pr. c/c Ch. Piti-, 1828 T. 3 p. 431.
76 gli altri una maggiore quantità di gas (i). Da ultimo d'ella combustione le diverse specie di carboni non pro. ducono nello stesso tempo lo stesso calore , e secondo il modo tenuto in apprestarli , ritengono essi una quantità più o meno grande d' idrogene , che pur si svolge ed esercita la sua azione sulla velocità di combustione. Tutte le quali cose ben si vogliono avere in conto in quelle composizioni che debbono soddisfare al punto massimo le più difficili condizioni , quali sarebbero quelle che riguar dano gli artifici di traslazione ed incendiari , ove le prime . debbono dar luogo alla più grande massa ed alla più grande tensione possibile di gas , le altre alla tempera tura più elevata possibile. E poichè sono sul ragionar di carboni , sarebbe bene che il nero fumo il quale entra a far parte di molte com posizioni , per certe di esse fosse sottoposto innanzi d'ado perarlo ad un forte arroventamento in vasi chiusi , o ciò ch' è meno economico fosse lavato con alcool , poichè così il carbone che risulta è sopra tutti gli altri scevro d' ogni miscuglio straniero , la qual pratica come ho sperimen tato giova non poco alla perfetta riuscita del composto. S' adoperano in pirotecnia varie sostanze combustibili , quali sono il licopodio, la gemma lacca, il nero fumo, lo zuccaro , la fuliggine ec. sostanze che tra 1' altre cose , nella colorazione producono effetti ben differenti tra loro. Or la difficoltà d' avere il licopodio presso noi , e la pena che si prova nell' apprestare convenevolmente la gomma avendomi messo nella necessità di rintracciare qualche materia eminentemente divisibile che ad esse potesse so stituirsi , son giunto ai seguenti risultamene. Primamente nell' idea di sostituire un polline ad un altro , avendo spe(i) Cas. Tr. di Ck. Nap. i8ò$. T. i p. 2J2, U^, 386.
77 rimentato quello dei pini, non identici ma simili effetti ne ottenni , almeno in quei pochi saggi che potei fare con la pochissima quantità che n' ebbi alle mani ; la qual cosa potrebbe essere di stimolo a raccoglierlo , sapendosi che quando fioriscono i ginepri i pini ed altre piante consìmili , è tale la quantita di pollini che se ne. distacca e sorvola che . talvolta producono le credute piogge di zolfo e di sangue (i). Avendo quindi sperimentato l' ermodattile , trovai che produteva nella colorazione quasi gli stessi effetti , ma bruciava assai meno del licopodio , e a dir breve avendo speriuieututo e la limatura finissima di sughero, e l'amido , e varie fecole, e l'estratto di san dalo rosso ed altre sostanze vegetali , tutte convenevol mente dapprima torrefatte , giunsi ad ottenerne differenti favorevoli risultamenti. Or nella stessa guisa che i vetri colorati risultano dal l'unione d'una base di vetro trasparente con diversi os sidi metallici , che gli smalti hanno pure una base nei silicati e le combinazioni d'acido stannico , che i colori sulla porcellana hanno i loro flussi , sarebbe egli mai pos sibile determinare in pirotecnia delle basi o dei flussi , dai quali , aggiungendovi le materie coloranti , si ottenessero tutte le varie gradazioni di colore/' Questo mi penso che sia possibilissimo essendomi riuscito di ottenere colori dif ferenti aggiungendo ad una data base invariabile di clo rato di potassa , calomelano , e licopodio , quasi la stessa proporzione di solfuro dì zinco , nitrato di barite , nitrato di strontiana , solfato di rame , nitrato di piombo , sol furo di rame ec. La qual cosa mi fa bene sperare che me glio studiandovisi da coloro che professano l' arte , si possa pervenire a creare un determinato numero di basi ancora più semplici ed inamovibili. (e) Berz. T. I. p. 271.
Or poichè te accennate composizioni sono' contenute ordinariamente in inviluppi di carta , e questa nell' ac cendersi produce una fiamma giallogna , che altera hr ceriu gnisa i colori , essendomi occupato a distruggere questo difetto , vi son riuscito in gran parte , imbevendo la carta di soluzioni che la facessero bruciare con colore simile a quello che si vuol produrre. Ed a questo effetto ho adoperate le soluzioni dì solfato d' acetato di clorato di rame , d' idroclorato d'ammoniaca, cloruro di stronfio, clorato di strontiana , tintura di succino , ec. aiutate s' a mestieri da sostanze combustibili. Dippiù giovandomi delle vedette di Davy sulla natura della fiamma' e Y inegua glianza delle sue qualità risplendenti, ho tentato più volte pei fuochi colorati5 d' accrescerne I' intensità ed evitare quel difetto di colorazione che sovente si scorge al centro, facendo uso di lucignoli che bruciassero con lo stesso colore, e di corpi solidi che vi si arroventassero , ma non in tutti i casi mi è riuscito d'ottenere l'intento. Indi nellefiamme ad alcool varianti principalmente tra il verde ed il turchino son giunto ad ottenere effetti più belli', in trecciando al lucignolo dei fili sottilissimi di rame , già innanzi riscaldati ed immersi nel gas cloro. Si sente ancora in pirotecnia la penuria di sostanze , che dando delie scintille varie di forma , di colore e di splendore facessero variare l' aspetto dei getti, siano essi fissi o giranti. Difatti dice Chertier nella sua recentissima e pregevole opera sui fuochi d'artifizio ( p. 36) s Nous » sommes bien pauvres cependant en substances métalii» ques susceptibles de produire des étincelles ; cela ce » borne , pretnièrement à la limaille de fer , la limaille »., d' aeier , la fonte en copeaux ou pilée, le sable jaune, » et la litharge » Nella quale enumerazione intende egli comprendere la filiera di Lione , tacendo a ragion veduta
19 del rame ch' è difficilissimo ad infiammare , e dello zinco di cui tuti' altro è l'ufficio. Or credo d'aver pieno in parte questo vuoto con l' adoperare che ho fallo , leghe metalliche fragili di loro natura , o rendute tali dalle proporzioni dei componenti e il modo di colarle , le quali essendo moltissime di numero , molti differenti effetti pos sono farci ottenere. Tanto ho sperimentato con quelle di ( zinco ed antimonio ) ( ferro ed antimonio ) ( ferro an timonio e piombo ) ( rame ed antimonio ) ec. onde uti lissimo mi sembra che con iterati cimenti si studiassero gli effetn delle leghe nei fuochi , principalmente quelle di ( bismuto e rame ) ( bismuto e manganese ) ( Ghisa e manganese ) ( Antimonio ferro e rame ) ( Zinco ferro ed antimonio ) ( zinco e ferro ) ( zinco e platino ) ( zinco e nikel ) ( rame e cadmio ) ( rame e tellurio ) ( cromo e ferro ) ( bismuto e tellurio. ) E sarebbe pur bene a ve dere l' effetto delle limature del rame nero di Griinthal, e dei pani di prima fusa del piombo d' Untermuld , com posti 1' uno e l' altro , come vuoisi , da 9 metalli diffe renti (i). Nel quale uso delle leghe vuoisi avvertire che la grandezza del frantume opera potentemente sulla riu scita dell' effetto , sicchè a conseguire lo scopo convien colpire la grandezza adeguata alla combustibilità della lega. E poichè sonomi proposto per isoopo il fare che un artifizierc avesse alle mani il maggior numero di sostanze possibili % e potesse giovarsi sin delle più ovvie e comuni, non debbo, tacere che ho pure attenuto delle scintille col tilanato di ferro separato per virtù della calamita dalle sabbie che lo contengono , dal rame sottilmente laminato non ebe da fili di rame indorati o argentati che si ado perano a farne spallette fiocchi trine ed altri lavori siffatti, (1) Hervè Alliage metal- Par. i83$ p 43o.
8o lili che vecchi si comprano a ben bassa ragione , e che minuzzati e adoperati nei fuochi producono vario e viva cissimo effetto. Gli ossiclorati o clorati ossigenati poichè contengono una maggiore quantità di ossigeno dei semplici clorati , essendo 1' acido dorico rappresentato da cl2o5 e l' ossiclorico da ci2 o7, sarebbe da sperimentare se essi fossero preferibili per questo , ove si volesse una grande attività di combu stione o violenza d'esplosione, come nei fulminanti, nei proietti percotenti , nelle combustioni subaquee ec. Questo genere possiam dire nuovo di sali non è stato ancora stu diato sotto questo riguardo , e poichè sono essi quasi tutti deliquescenti si ridurrebbe la cosa a sperimentarne ben po chi , quali quelli di potassa , di piombo , di mercurio ; potendo per altro i rimanenti servire ottimamente ad ot tenere colorazione di fiamma nel bruciare 1' alcool , o la carta degl'inviluppi , come lo fa in bel verde quello di barite ed in rosso 1' altro di strontiana. Or se dei moderni furono opera i fuochi di aerosta zione , quelli brucianti senza fumo, gli altri per teatro, non che le tante industrie ed ingegni immaginati a per fezionare ed assicurare i metodi pratici operativi , certo che una delle più notevoli innovazioni si è stata quella preziosissima dei fuochi colorati. Hanno essi immensamente aggiunto alla bellezza e varietà delle fiamme , han dato un aspetto affatto nuovo agli antichi pezzi di artifizio', han permesso di poterli variare quasi all' infinito , e de stinati sono probabilmente a produrre effetti più stupendi ancora che i grandissimi da noi veduti , ad allargare in più ampio circolo i domìni dell'arte. Conciossiachè i co lori che s'ebbero sino a non guari di tempo a cagione delle materie adoperate non furono che svenevoli e smor. ti , onde a dir vero non sono che pochi anni a questa
8i parte che si è giunto ad ottenere composizioni producenti fiamme colorate e chiaramente distinte. Difatti mentre prima in generale pei colori adoperavansi appena le li mature di rame di zinco di ottone , il solfuro di antimo nio, il cinabro nativo, il litargirio , il nero fumo, la colofonia , il sale comune , l' ambra gialla , l' acetato di rame (i) ora s' impiegano ad ottenere lo scopo divisato i clorati i nitrati ed i carbonati di barite , di soda , di rame e di strontiana ; gli ossalati di rame e di soda ; i solfati di rame e di strontiana , gli ossidi di manganese di cobalto e di Nikel ; i solfuri di rame e di tellurio ; l' arseniato il fosfato di rame, l' ammoniuro di rame , la malachite e Y azzurrite , il bromato di barite , il cloruro di mercurio , l' ematite , il camaleonte minerale , il bi smuto e le ceneri bleue (2). E sempre e sempre più va^ crescendo di giorno in giorno la dovizia delle sostanze atte a fornire in maggior grado tutte le possibili grada zioni di colore , sostanze ch' or lungamente dividono l' an tica dalla moderna pirotecnia. Numerose materie adunque ora si adoperano ad ottenere . ne' fuochi bellezza e varietà di colori , ma non tutte pro ducono gli stessi buoni risultamenti , nou tutte possonsi sempre avere alle mani , ne di tutte n' è moderato il prezzo. Una serie di pazienti e numerose ricerche m' ha condotto a potere impiegare nella colorazione il cloruro di rame , il ioduro di rame , il solfato trirameico , il (1) V. Frezier , Morel , Calò , Ruggieri , Bigot , The British Gunner. 1828 , The Naval Gunner 1829. (2) V. Webskij's Lust-feuerrrerkerei. Breslau 18&2 — Moritz Meyer Pyr. Brux. i836—Der Micner Kunft-und kuftfeuerwerter, Wien 1818 , L. v. L. e. — Chertier Nouv. rech. sur les feux d' art. Par. 184-3-
8a uitrat» irirameico , il protonitrato di mercurio , il cloruro di bario , i' acido borico , il solfuro di zinco , il solfalo trizinchico , il solfuro di stronfio , il solfito rameoso. Ho avuto ancora colorazione con un minerale di rame formato da un miscuglio di carbonaio idrato e di ziguelina , con T amalgama di zinco , col rame a libretto , col deposito che si forma in fondo ai recipienti ove i ramieri lavano i pezzi che lavorano, e da quella sostanza che si sublima negli alti forni , chiamata dai francesi cadmimn des fourneaux. Altri saggi da me praticati e la forza dell' analogia mi fanno sperare che si possano adoperare ugualmente con effetto il doppio cloruro di mercurio e rame , il cloruro e solfuro mercurico , il nitrato e il ioduro mercuriei , 1' arsenito mercuroso , il nitrato basico di bismuto , il cloruro manganoso effiorito , il succinato sodico , l'arseniur» bibasico di rame , il clorato ziuchico, il cloruro zinchico tribasico , il nitrato ed il fosfato zin chici , il solfuro di bario , il nitrato di cobalto ec. Le quali idae tanto più volentieri qui espongo in quantochè se alcuno metterà eziandio l' opera sua e lo studio in siffatte ricerche avrà un punto di partenza nella investi gazione del nuovo, ed affinchè coloro che professano l' arte o se ne dilettano , assai più agiatamente e meglio stu diando sull' esposte materie che io non ho potuto e possa , ne ottengono , s' è possibile , effetti maggiori di quelli già conosciuti. Oltrechè è da por mente che un artifi ciere trovandosi spesso nella necessità di poter disporre solamente di certe date sostanze e non di altre , non sarà mai ricco abbastanza il corredo delle materie atte a pro durre vari e digradati splendori. Venendo ora ai misti torna- ottimamente irr acconcio far qui sentire la necessità in cui si è di ripurgare ormai le numerose formole e ricette sinora ammesse dalla piro
83 tecuia per conseguire i suoi scopi differenti; essendocene ordinariamente non ci si va per via diritta , ma per cir coli viziasi ottenendosi quasi sempre un effetto minore eoe uso maggiore di tempo di materia e di fòrza. Così nelle composizioni da illuminare il rapporto dello zolfo al nitro è variabilissimo , mentre un solo può e dev' essere il vero, quello cioè dipendente dalle proporzioni chimiche , che producano nella combustione una compiuta reazione tra le due sostanze. Qualunque eccesso deve necessariamente anzi che accrescere , scemare l' effetto della luce ; sicchè è in questo come è del problema della lunghezza delle anime nelle artiglierie , in cui avvi un termine , oltre del quale la lunghezza d' anima anzi die giovare all' ac crescimento .dell' effetto contribuisce a farlo scemare. Di fatti importa por mente che nel fuoco indiano sì noto per la sua luce maravigliosa si trovi esattamente osservata la esposta proporzione , dedotta però la quantità di nitrato di potassa necessaria alla combustione del solfuro d'arse nico. Parimenti vedesi ancora che la composizione dei can nelli , la quale infiammata deve dare la combustione più rapida possibile , quella delle spolette che deve essere Irata ma di costante durata , l' altre da incendiare che debbono produrre una temperatura elevata e continua , ed altrettali , variano considerevolmente ne' rapporti e nella natura dei componenti presso le varie naaioni. Dunque composizioni che debbono produrre lo stesso stessissimo effetto hanno tuttavia delle differenze assai no tevoli nella loro formazione ; e poichè ancora in questo caso una sola può e dev'essere la più semplice e la vera, tutte le altre più o meno vi si accostano , ma non però l' aggiungono. Sicchè per dir vero non saprei molto di scostarmi dall'opinione di Hippert messa in fronte alla traduzione del Meyer, cioè chc sebbene fosse conosciuta da
84 tutti l' alta importanza degli artifizi da guerra pure « par » une anomalie inconcevable , ils forment la partie la » moins avancée de l'artillerie. Nous suivons encore aveu» glément les préceptes établis par nos devauciers, quoique ( les composi tions prescrites forment un vrai chaos. » Nasce questo dal perchè le composizioni d'artifizio in generale , cioè civili e militari; non sono affatto fondate sopra speculazioni ed esperienze così precise come quelle che hanno determinato le dosi della polvere , altrimenti esse pure seguirebbero nell' ordine dei componenti quella natura e quel numero che la teoria richiede , o differirne almeno di poco. Non abbiamo per ancora saggi così precisi, nè saremo per averli così di breve , essendochè gli sforzi fatti finora non essendo stati diretti a questo fine , mancano oltre misura di nesso e di unità , e spesso di quel buon senso che dev' essere la guida suprema dell' operare. Non ei resta dunque per pervenire dirittamente alla verità, per liberare le commistioni d' ogni stranea intrusione e su perflua che la via teorica rifermata dall'esperienza. Introducansi perciò nell'arte i lumi chimici a determinare in nanzi tratto le reazioni che succederanno , a calcolare atomisticamente le quantità necessarie a compiute com bustioni , a predire gli effetti che ne muoveranno, a fare che negli opifici di pirica s' abbiano a guida la pru denza ed il sapere. Necessario quindi il sano criterio l'e sercizio il metodo , a sottoporre a calcolo i numerosi agenti cooperanti , a modificare le teoriche deduzioni che alla pratica s' addimostrano ribelli , a trarre induzioni e similitudini dai fatti già noti e fermati , ad ordinare gli' effetti , e le cagioni connettere ad un vincolo comune. Che se così operando, tutto ad un tratto non andrassi a colpire in quel vero che procura il massimo effetto coi più semplici mezzi , s' avrà sempre però un termine in
85 variabile di paragone, che modificato acconciamente, far potrà asseguire tale un ravvicinamento con quello che di poco se ne differisca. Insomma per volgere in meglio lo stato dell'arte, per ricondurla a più sane pratiche, vuoisi movere con alacrità dietro le poste segnate da coloro che ci precedettero, rispettare ciò che il. tempo antico ci ha redato di vero utile , ma lasciando di essere servili imi tatori del noto e del fatto , far la ragione e l'esperienza arbitra suprema tra gl' inveterati usi e le nuove idee , ed introdurre per quanto si può il calcolo e la misura ove non è stato finora che empirismo. Claudio Ruggieri tanto benemerito e valoroso artifiziere opinava essere la pirotecnia un caos tenebroso , nel quale non si può penetrare senza la fiaccola dei calcoli mate matici e della chimica. Diceva egli : se tutti coloro che hanno scritto sulla pirotecnia avessero riflettuto quanto le conoscenze fisiche e chimiche sono essenziali ai suc cessi dell'arte, senza dubbio avrebbero aggiunto lo scopo propostosi , ma benchè si avessero molte opere su questa parte , pure esse in nulla possono contribuire al suo vero progresso , e molto meno difendere gli artifizieri dai pe ricoli che presenta il maneggio delie varie sostanze. Ed abbenchè da Ruggieri ( i82i ) sino ad ora molte nuove cose si siano aggiunte ed operate , esse temperano forse l'amarezza di questa sentenza, ma non però la distruggono. Facciasi adunque pure , non già servilmente imitando, ma con animo di perfezionare : l' estensione delle nuove conoscenze , l' associazione dei dati delle scienze affini , permettono di fare una fatica tutta nuova nelV arte ; e questo mai non rifinirò dal dirlo , perocchè tutto si con catena e tutte lo branche delle conoscenze umane sono serbate a fecondarsi vicendevolmente. E quanto a me mi penso che così facendo , si possa ottenere che la pirotec
8fl nia non rimanga solo com' è in forma di arie , ma prenda aspetto e qualità di scienza ; perocchè non è egli forse la scoverta d' una serie di verità dimostrate e ran nodate , la condizione che eleva alla dignità di scienza una serie di fatti , penetrandone le leggi ed il modo del loro svolgimento ? Son poi di credere che quei giuochi di fisica e di chimica sperimentale che mirano al diletto , siccome quelli esposti da Ozanam , Guyot , Accum , Herpin , Fon tanelle , Brewster oc. , e in cui ha parte principale il fuoco , debbano pure formare obbietto della pirotecnia , potendo molte di esse avere un'utile applicazione nell'arte. Tali sarebbero la fontana infernale a getti e pioggia in fiammata di differenti colori , i curiosi fuochi d' artifizio con 1' idrogene carbonato , il vulcano microchimico , la combustione di un liquido con 1' aggiunzione di un altro liquido o di un solido , le fiamme monocromatiche , gli scoppi d'aria tonante, le combustioni nell'ossigeno e quelle subaquee , nelle quali è si grato e maraviglioso spettacolo vedere esistere ad un tempo due sì contrari agenti quali ¥ acqua ed il fuoco ec. Ad essa dovrebbe ugualmente appartenere 1' apparec chio dei globetti delle candele delle lettere dell'esca delle carte , che urtate compresse o tr atte, detonano , delle candelette ossigenate e fosforiche , non che I' esposizione delle differenti sostanze che possono più o meno rendere incombustibile la carta la tela il legname , come 1' allu me la potassa , il fosfato d' ammoniaca e di soda, il sol fato il borato e l' idroclorato d' am moniaca , il cloruro di calcio, il carbonato di potassa , il solfato di zinco (i) il vetro solubile o wasserglas di Fuchs ec. ; mezzi indispen(i) Arch. des dee. 1824, p- 362.
87 sabifi ove vogliansi conservare integri gli oggetti che si rappresentano in mezzo il fuoco , o preservarne tal' altri che dovessero o potessero venire con esso a contatto. IV. Dicasi ora di qualche artifizio , che fra i tanti che s'ap partengono unicamente alla pirotecnia militare, è più ne cessario condurre a perfezione e conoscere. Tali sarebbero primamente i mezzi da rischiarare , che se sono necessari in tanti uffici di guerra , necessarissimi si rendono nell' at tacco e la difesa delle piazze. E poichè le torce , i tor telli incatramati , i fanali da ramparo , le palle illumi nanti lasciano ancora moltissimo a desiderare; ed i proietti vuoti a deboli pareti che scoppiando slanciano d' ogni intorno dei cilindri illuminanti , e quelli assai più in gegnosi con pareti di leghe poco spezzabili ma assai fu sibili , che accesi una volta aprono mano mano la strada alla fiamma col fondersi dell' inviluppo , non essendo stati sottoposti a tali sperimenti da farli adottare o rigettare , vorrebbesi mettere veramente maggiore opera e studio in questa parte. Per certo poi nell' escogitare altri mezzi illuminanti non dovrebbe avere soverchio peso un co sto alquanto maggiore , se si tien conto della spesa che porta quel numero grandissimo di colpi che falliscono allo scopo per difetto di luce , e se si riflette alla grande importanza della giustezza de' tiri in certe decisive condizioni. D' altra parte saranno eglino mai di momento queste con siderazioni del costo nel giorno d' onore d' una fortezza ? d' una fortezza nella cui difesa può stare forse in gran parte la salute dello stato 1 Ed in ciò gli antichi poneano somme cure , come fra l'altro si fa manifesto da quella loro pratica messa in uso nelle guerre di Fiandre e di Ungheria,
88 di certificare cioè con certe palle splendenti la giustezza della mira , come rapporta Capobianco nella sua Corona e Palma Militare , ove dà avvertimento per vedere se le palle tirate con l' artiglierie nel tempo delia notte nelle muraglie feriranno giustamente , e nel quesito che segue ove dice dello scorgere I' andamento dell' inimico nella campagna. Seguono le polveri fulminanti , delle quali sarebbe op portuno esporre la varia composizione e la natura dei componenti , il modo loro di comportarsi nelle armi , nelle mine , nei proietti percotenti , la loro forza di proie zione rispetto a quella d' una pari quantità di polvere , infine il paragone tra le tensioni ed i volumi dei gas sviluppati nelle due combustioni , non che del tempo in cui si sviluppano. L' esplosione delle polveri fulminanti così istantanea mente energica per ogni verso comunica il fuoco ad al tre sostanze combustibili più per l' urto e la pressione violentissima che esercita sopra di loro o per la fiamma che fa brillare? — Che differenza di effetti si ottengono quando le polveri fulminanti sono accese dal calore o dall'urto? — I straordinari effetti loro dipendono essi dalla maggiore quantità di calorico reso libero, che in un tem po finito trasmette ai gas il moto dovuto alla sua forza d'elaterio, o pure dalla ricchezza dei prodotti gassosi?—(i). Qual' è il limite del tempo in cui il fulminato di mercu rio cessa di fare esplosione o d'aderire convenevolmente al rame che lo racchiude ? L'umidità deteriora o miglio ra le capsule a fulminato di mercurio? (2). Ecco delle utili quistioni state di già agitate ma che dovrebbesi cer(i) Brianchon. Poudre à tirer. (2) Massas Elude sur lesfusils percutantsp. 6, 7, 8— Meyer p. 93, g4.
89 care di ultimare o almeno di cavarne un concetto più vi cino al vero che si potesse. E qui ancora anzi che rinvenire quelle permanenti ra gioni che le chimiche investigazioni e le accorte pratiche potrebbero fermare , trovasi all' opposto una varietà di sostante e di proporzioni arbitrarie. Cosi nelle composi zioni fulminanti a clorato di potassa , chi vi aggiunge il polverino , chi il carbone e lo zolfo , e tal' altro an cora il licopodio , il nero d' avorio , i solfuri d' antimo nio , d'arsenico, e di mercurio ec. e ciò in proporzioni variabilissime. £ se non in tutto almeno in parte accade lo stesso, per l'altre a fulminato di mercurio, nelle quali entrano il nitro , la polvere , lo zolfo, la tintura di belzuino, delle tracce di cinabro (i) e via innanzi, senza pre cisa ragione di materie e di parti. Nulla dicendo dei tanti mezzi messi in opera per preservare le composi zioni dall' umido, quali la lacca , le vernici , la cera e i corpi grassi, onde chiaramente si fa manifesto come l'opi nione universale non sia per ancora convenuta sopra un modo determinato e certo d'apprestamento (2). Divisati i quali inconvenienti vogliasi far di passaggio un' altra considerazione. Nella sola Francia il numero di capsole apprestate col fulminato di mercurio sino al i8|o è panilo non elevarsi al di là di 3oo milioni , il che rappresenta un consumo parziale di 378o kil. di mercurio. Quale dunque è il consumo totale che si fa di questo metallo nei due emi sferi , fatto ragione de' consumi incessanti dei cacciatori, delle nuove e moltiplici applicazioni delle polveri filimi(1) Meyer p. gt. —Berz. t. 4-° P- 2$9(2) V. Prèaux. Man. de V artif. pour la fab- dei etoupil. fuìm.
nanti , e de' bisogni sempre più crescenti di quelle solda tesche che di giorno in giorno si vanno armando di fu cili a percussione presso le potenze belligere ? Ei non può non essere grandemente considerevole , e poichè il mer curio prima costava 5 fr. al kil. ed ora ne costa più che dieci , questa grande differenza di prezzo che ha ricon dotti molti fabbricanti di bel nuovo al clorato di potassa, dovrebbe sospingere a ritentare nuovamente altri fulmi nati, ad investigare cioè altri processi e combinazioni che permettessero di sostituire al fulminato di mercurio, quello di zinco , di ferro ec. Ni so veramente di quanto aiuto sia alla bisogna , il ritrarre che si fa da specchi rotti e vecchi quel mercurio che si può , perocchè mettendo da canto il prezzo richiesto dalla loro compra e dalla mano d'opera, un calcolo approssimativo ha fatto conoscere che mentre nel fabbricarli s' impiegano circa a So grammi di mercurio per ogni metro quadrato, dopo un certo tempo non è possibile ritrarne che So gr. o poco più , sicchè per avere 5 m. kil. di mercurio converrebbe avere alle mani non meno che ioo mila metri quadrati di specchi! E poichè l'acume dell' intelletto mai non ristà dal creare nuovi modi ingegnosi da nuocere , è ora da porre grande attenzione ai proiettili a percussione , cioè a quelli che usati nei fucili , nelle artiglierie , nei razzi , scoppiano o s' aprono accendendosi nell' urtare contro d' un corpo solido. Si sanno i favorevoli risultamenti ottenuVi da Nor ton in Inghilterra, da Delvigne (r) e Billiet in Francia[da Corsi presso di noi, si conoscono i proietti ovoidi degli Americani , quelli con eliche degf Inglesi (2) noti son pure gli sperimenti del Duca di Normandia ed altri con(1) Meyer p. g$. (a) Annales de l' industrie n.» 36.
9i simili; ma non mai si crederanno così di leggieri quei pro digiosi e mirabili effetti che da quando a quando ci va regalando gratuitamente qualche poetico articolista. . Detonano tutti i fulminati, le combinazioni di nitrato e carbonato di potassa con lo zolfo , quelle del nitrato di .potassa e del solfuro di potassio , detonano le combina zioni del fosforo col bismuto e coi nitrati di soda di po tassa di rame di argento e di mercurio , quelle di ni trato di argento col zolfo e col carbone , di nitrato di pioiribo e zolfo , di clorato di potassa col carbone lo zolfo il fosforo l'arsenico ec. di iodato di potassa e carbone, di iodato di potassa e soda col fosforo e lo zolfo , quelle prodotte dall' immediata reazione del ioduro di azoto , e del cloruro d'azoto per contatto del fosforo dell'olio ec., e mille e mille altre delle siffatte. Ma quando si pretende atterrar Troia e Tiro con un granello di non so quale misteriosa sostanza , ei mi pare che dovendo di necessità farsi incontro ad un'assai violentissimo composto, quante e quali difficoltà non si scontreranno egli mai nell' ap prestarlo e nel caricarlo ne' proietti ? e questo pur su perato quanti pericoli non si correranno egli mai nel trasportare un approvvisionamento di questa fatta, e nel servirsene ? Maneggiare ed usare impunemente questi estre mi tremendi agenti l' è certo si lieve , come il servirsi per animali da tiro d'indomiti e terribili lioni. GÌ' insegnamenti e l' esperienza del passato servano di guida al presente , ricordinsi pure numerosi e tristi av venimenti , che qui sarebbe superfluo annoverare, studi si pure questa perigliosa branca, perchè anch' essa s'ap partiene all'arte, ma abbiasi sempre presente che la sem plicità , la sicurezza, la certezza degli effetti debbono es sere i requisiti indispensabili d' ogni approvvigionamento di guerra.
Or nella stesa guisa che la Pirotecnia civile dovrebbe abbracciare tutto quello che da vicino la riguarda, la Pirotecnia militare dovrebbe in se riunire tutta la massa delle cognizioni pirotecniche che servono ai dif ferenti uffici di guerra, e che ora trovansi ancora mala mente disgiunte. Così dovrebbesi in essa esporre quanto mai si è fatto per profittare a nostro pro della potenza elettrica nel dar fuoco alle mine ed in altro, facendo ma nifeste le misure da servare e le industrie da mettere in atto in apprestare siffatti congegnamenti. Chè l'uomo non pago d' avere incarcerato 1' etereo corpo del fulmine , di aver trovato scudo che nel difenda , or con iscaltro ti rannico impero Io costringe a metodico lavorìo e pur l'im piega nell' arti tremende della guerra. Quelle mine subaquee di cui già parlava Giovan Batti sta della Porta, come di orribile spaventoso trovato che le navi sommergerà e spezzerà in mille parti (i) e di cui poi quell' alto ingegno del Fulton fece la sua mac china infernale , acquistan ora maggior grado di potenza e di certezza mercè l' impiego dell'elettrico. Colt a NewYorch mercè l'elettricità ha messo fuoco ad una batteria sottomarina attacca ta ad una nave , e l' effetto n' è stato terribile , volendosi che nell' apparecchio si contenessero materie esplosive, (a) E veramente era a meravigliare, come essendo ben noto che quando Howard tentò d'im piegare il fulminato mercurico invece della polvere ordi naria, l' esplosione ne era stata si violenta ed iostantanea che la canna da fucile era crepata prima che il proiet tile fosse stato messo in moto , ($) renduto non si fosse (i) Magia Nat. L. XII. e. Vili. p. 3g6(a) Ani. Mil. v. p. sfa, z4S. (3) Berz. T. IV. p. 2SS.
93 più comune il sostituire alla polvere ordinaria quella ful minante , porgendo essa il mezzo di ridurre a piccola mole gli apparecchi , e quindi trasportabili da un abile nuotatore. Similmente Sohim-Bey in Costantinopoli avendo con l'elettricità comunicato il fuoco a due quintali di polve re immersi nel mare , ne fu sì violento lo scoppio che l' acqua s' innalzò dalle 4o alle 5o braccia. Cosi an cora Molt coll' apparecchio fulminifero accendendo una mina sotto la Neva fece saltare delle rocce che la ostrui vano, Cubiti nello stesso modo separò e mosse una roc cia calcarea di 3yS piedi di altezza, tra Douvres e Folksione, con risparmio di tempo grandissimo e di circa i75, ooo franchi (i). Pasley così ancora operando sgombrò 1' en trata d' uno dei migliori porti dell' Inghilterra , e perfino venne il vezzo d' impiegare 1' elettricità per dar fuoco ad un tratto alle artiglierie d' una nave. Ma certamente un più curioso esperimento si è stato quello fatto in Prussia di far rompere e ridurre in pezzi una roccia nella mon tagna di Teufelsberg con la caduta violentissima del ful mine , risparmiando così la polvere e le ingenti spese e fatiche, che avrebbe richiesta questa operazione. (2) Il che ricorda la pretesa scienza folgorare degli Etruschi , mercè cui come racconta Zosimo, quando Roma fu as sediata la prima volta dai Goti , si promisero di far di scendere il fulmine sopra gli assediarti. E v'è pure chi vaticina a nostri giorni , che un dì trovato il modo di render libera V enorme e spaventevole quantità di fluido elettrico contenuto nell'acqua o in altro , si avrà un mez zo vieppiù terribile di distruzione, che addurrà una com piuta rivoluzione nell' arte della guerra ! (i) Civil engìneer's journal t843. (2) d'or, di Nap. 20 Ott. i836.
94 Dovrebbero ancora in essa aver luogo i vari modi di spegnere i differenti fuochi incendiari , sia per riparare alle accidentali avventure sia ad effetti provocati. Quel fuoco Greco che Anna Commeno , Leon Magno, Joinville ci descrivono impossibile ad essere estinto dall'acqua, ter ribile non altrimenti che il fulmine , che coi suoi tre mendi effetti salvò Costantinopoli dal fanatico valore dei Saraceni , che sgomentò gli agguerriti Pisani , ed a cui infine come vuole Cuvier deve I' Europa moderna il non essere maomettana , operò questi prodigi fino a che fu un arcano la sua natura , ma quando il tempo che tutto rivela l' ebbe scoperta , si trovò subito il modo di spe gnerlo con liquidi acidulati e con sabbia come sappiamo dalla cronica Gesta Dei per Francos. Parimenti Siemienowictz ed altri parlano di composizioni incendiarie estin guibili dall' olio ma che più si spandono con 1' acqua , e ben si conosce come si diportarono ultimamente quei di Flessinga e di Boulogne, quando si furono accorti che l'acqua affatto non ispegneva le ardenti materie vomitate dai razzi alle Cogréve (i). In essa egualmente vorrebbesi dire dell' apparecchio delle polveri incendiarie ed asfissianti ; dei modi che me glio s'affanno a speditamente distruggere i ponti, sicco me quelli commendati dal Chasseloup ; delle borrature, salsicce , fumacchi ec. delle mine ; dei mezzi da accre scere la probabilità dell' effetto nelle barche meenditrici ed esplosive con razzi ed altro , non che dei modi più atti al rompere prontamente i ghiacci , operazione che può restituire alla difesa uno de' suoi più eccellenti mezzi, e che sì mirabilmente contribui ai memorandi successi (i) Correard. Hist.desfus. deguer. Par. f84/,p.gt — Victoires et conq. t. ij. p. zgS.
9» di Austerlitz. Nè sarebbe superfluo esporre il partito che si può trarre da certe date materie e da altri mezzi quando si mancasse delle cose più comunemente, usi; tate , come per dirne una in fra 1' altre fecero gP In glesi in un assedio , in cui mancando di lance a fuoco o soffioni vi sostituirono con riuscita delle carte vecchie convenevolmente apparecchiate ; ed in tutto ciò porto opi nione che da quell'ammasso d' idee esposte dal Legris (i) si potessero trarre alcune cose veramente utili ed eseguibili. Da ultimo un capo da trattare assai più alla distesa , sarebbe 1' apparecchio dei razzi da guerra , i quali non più soli artifizi da incendiare or divenuti mezzi da lan ciare differenti maniere di offese , formano tuttora nel si lenzio della pace oggetto per molti di serie investigazioni. L' Austria aumenta di una compagnia le quattro già esi stenti deputate al servizio dei razzi (2). La Francia con sapienti princìpi ne studia di bel nuovo il sistema , in America con razzi sottomarini si aspira a bravare tutte le forze navali della terra , gl' Inglesi a Woolwich traggon bombe da i3 p. con razzi costruiti dal chimico Marsch, Dlaneliard sperimenta altro mantelletto pel tiro ec , sic chè queste grandi nazioni non ristanno giammai dall' oc cuparsene. A veder dunque di che perfezione fosse capace nella sua fabbricazione questo sistema importante, che da spe rare da tante fatiche che vi profusero e vi profondono tuttora nazioni maestre di guerra , convien prendere la quistione al ponto ov' essa è giunta presso di loro , trat tarla senza preoccupazione , senza affezione all' antico o propensione al nuovo , sussidiandosi di tutti i lumi che la pirotecnia e la meccanica possono fornire. (i) La Nouvelle Mècan. Mil. Par. 182$. (2) Spec. Mil. Aoiìt. 184.2.
96 Di troppo invero mi allontanerei dal mio scopo se so lamente volessi qui indicare l' impiego dei razzi sulle navi a vapore e le imbarcazioni, nell'arrembaggio , nelle bar che a fuoco , nei bombardamenti , nell'aprire le brecce, ne' luoghi erti selvosi o paludosi , nel lanciare avvisi e proclamazioni, passar fiumi, soccorrer navi, illuminare e segnalare. Importa solamente all'arte conoscere e studiare la costruzione delle tante maniere di razzi immaginati a compiere siffatti differenti servizi di assedio di difesa di battaglia di montagna di mare e di costa. Tali son quelli a percussione, a fornimento di proietti da scoppio , i se minanti granate in lutto il loro cammino , quelli per ec cellenza chiamati composti , quelli a più tratte capaci d' immenso cammino, quelli aiutati dal vapore , gli altri con sostanze gassose liquefatte ec : sollevando così alla perfine il velo sotto cui si cerca nascondere ancora \ perfezionamenti positivi arrecati alla loro fabbricazione, (i) Questo sistema già in certi casi e certe condizioni pre feribile alle artiglierie , forse verrà giorno che le pa reggerà ancora nell'esattezza dei varii tiri. A conseguire i rimbalzi ed i tiri rasanti già diedero opera il Garnerin e lo Schumacher, la bacchetta gran sorgente d' errore , fu fatta concentrica dagl' Inglesi , sostituita venne dagli Americani da fori disposti ad elica; altre eliche salienti covrirono la superficie dei razzi , dei contropesi ne mo dificarono P andamento , e perfino il difetto della poca velocità si volle dagli Austriaci ottenere con gli scoppi successivi di piccole dosi di polvere. Tentativi non piena mente riusciti , ma non perciò da doversi abbandonare fallita ogni speranza di venirne a capo. Imperocchè quante (i) V. p. e. Boeltger s Beitrage , Annals of Chymistry N.° 6.
97 pretese impossibilità non si son viste verificate ? e chi oserà così circoscrìvere l'attività intellettuale? chi gridare alr impossibile quando ripensi che pur l'impossibile sen tenziato dal Newton tull' abberrazione di rifrangibilità fu in processo di tempo trovato possibilissimo ? che da uo mini d' arte trattato il Renau sfrontatamente da visionario per le sue navi a bomba , furon queste vedute rientrare nella Francia, vittoriose non tanto degli Algerini quanto della pubblica opinione ? che l' ineseguita artiglieria a va pore del Lippi del Vinci e forse d'Archimede fu menata solennemente ad effetto dal Perkins ? che la navigazione a vapore proposta dal Fulton mal pregiata in allora , ha adesso originati i battelli a vapore ed i cammini di ferro, questi due enormi fatti dalla nostra epoca , che son per cangiare le abitudini del mondo ed imprimere alla ci viltà una via sì nuova che imprevedibili ne sono i ter mini all' umano vedere 1 E la stessa navigazione sottoma rina , riguardata sempre come una ingegnosa follia, dopo i decisivi esperimenti di Fulton e di Costerà, non insegnò egli forse ad essere più cauti in giudicare? Delirii come vuoisi di gente ch' è desta, ma sempre splendidi monu menti d' ingegno e fonti di maraviglia , che pur sono preziosi nella storia dello spirito umano c dei suoi pro gressi ! Ma dove trascorro ? sento ormai d'aver fornito il mio cammino e di toccare il termine di questo qualsiasi la voro , ove si imprestano materiali al fare , e si pro pongono delle quistioni più che risolverle. E male cer tamente non avrò collocato l'opera e il tempo, se sentendomi mancanti le forze alla tanta opera di cui finora s'è detto vi avrò per avventura fatto rivolgere l'ingegno e le cure di coloro che per dimestichezza con l'arte , divenuti posse ditori di quel criterio e di quella sperienza che in me j3
9» non è, siano nello stato di farvi quelle innovazioni, che imposte le sono dallo stato presente delle scienze e dai giornalieri progressi delle industrie. Sicchè raccogliendo in breve il già detto, si è meco veduto a quale oggetto è rivolta la pirotecnia , di quanta utilità producitrice , e come alimentata e fecondata dalle scienze congeneri ed affini , possa aggrandirsi ridursi a stabilità di princìpi , e far vero guadagno di ordine più chiaro di maestà più nobile di venustà più leggiadra. Raccolte in un sol corpo le partite e divergenti nozioni che la riguardano , anno date cioè ad un sol vincolo le membra sparse di lei e sottopostele ad un' anima reggitrice , si potrà sempre e sempre più accostarsi a quel termine che la ragione e il desiderio additano siccome l' ultimo dell' eccellenza. Perciò chi voglia l' intendimento e l'opera sua a prò di essa rivolgere , studi sempre il fatto ed il da farsi , si appropri e giovi di tutte le conoscenze, preveda ogni si nistro , sempre operosamente concepisca e tutto cimenti, vera e giudiziosa essendo la sentenza di Malheserbes. On ferait beaucoup plus de choses , si l'on en croyait moins d' ìmpossibles.
99 Nota (a). Questo insigne creatore della chimica sta tica fu il primo a trovare il clorato di potassa : ei non previde al certo che la scoverta di questo nuovo sale avrebbe dato in processo di tempo un aspetto tutto nuovo alla pirotecnia , essendosi col suo mezzo ottenuti i più belli colori , moltiplicate le polveri fulminanti e le com bustioni subaquee , facilitati i modi domestici d' accen sione ec. Nota (£). La gloria di questa sì feconda inventiva viene dall'universale attribuita a Pietro Navarro capitano SpagnuolOj che nel i5o3 con rumore spaventevole rotto il monte su cui era il Castello dell' Uovo , lo tolse alla perfine ai Francesi che da tre anni valorosamente lo difendevano. Ma ad amore del vero vuoisi osservare che Biringucelo autore contemporaneo assicura che Navarro non avesse fatto altro che profittare della scoverta di Fran cesco di Giorgio (i) aggiungendosi anche che Navarro mili tasse come semplice fante a Sarzanello nel i487 quando ne fu fatto il primo saggio (2). Ma oltre a ciò questa invenzione si è ritrovata poi registrala nei manoscritti di Leonardo da Vinci ( M. S. V. N. f. i28 e i32 — circa il i483 ) ed in quelli di Jacopo Mariano Taccola ( i449) e di Paolo Santini (Bibliot. R. di Par. n.° 7289— circa il i45o ). Ed oltre a ciò secondo un cronista contempo raneo sembra che sin dall'anno i4o3 l' ingegnere Dome nico da Firenze avea promesso di far saltare con una mina una parte della fortificazione di Pisa (Cron.diBonaccorso Pitti Fir. i72o in 4-° P- 7^ ) avendosi pure se vuoisi esempi di vere contromine nell' assedio di Belgrado del i43g per opera di un Giovanni Zowano da Ragusi, (i) Pir. Hb. X. c. 4. .\ , (a) Gillot. Traile de la fori. sout. Par. 18oS.
ioo o di un Giovanni Urano Ungherese di sangue, ma nato ed educato in Firenze. ( M. I. Thwrocz Chron. Hungaroruin cap. 35 ) (i). Nota (e). Giambattista della Valle da Venafro nel regno di Napoli fu il primo a far conoscere per le stampe circa il t5ao, il modo di far la mina con polvere , in una sua opera intitolata il Vallo ( la difesa ) dedicata ad Enrico Pandone conte della nativa città sua di Venafro, alla quale opera aggiunse poi tre capitoli sui fuochi artificiali incendiari e terminati. Nota (rf). Sarei oltremodo lieto di conoscere quello che ne dice Girolamo Maggi nella sua Opera rimasta ine dita DegU ingegni e secreti militari , opera che il Tiraboschi crede conservarsi nella biblioteca Nani in Venezia. Sarebbe pure desiderabile conoscere quanto ne ha detto quel vastissimo ingegno di Leonardo da Vinci nei suoi preziosi manoscritti ; sapendosi che nella sua proposta a Ludovico il Moro , nella quale egli espose i suoi secreti come ingegnere ed artigliere , offeritasi in fra l' altro di comporre secondo la varietà dei casi , varie et in -finite cosò da offendere , e che quando accadesse es sere in mare avea modi de molli instrumenti actissìmi da offendere et defendere et polveri o fumi. Similmente è di Jacopo Lanieri , che nei suoi inediti quattro libri di architettura, scrìtti prima del i5!>7 , si propose insegnare a parte per parte il modo non solo di saper fortificare le città , ma di sapere anche in quelle ( occorrendo ) da nemici difendersi. E come la massima parte delle nozioni circa i primordi dell'arte della pirotecnia son consegnati appunto in questi antichi (i) V. Libri. Hist. des sden. math. en Italie Par. tS38 T. a." p. 228 Promis. Mem. Stor. f.
ioi autori , senza consultare i quali non può sperarsi lavoro pregevole ed utile per la sua storia, mollo è a dolere che di Camillo Collcnuccio scrittore delle antiche artiglierie non sia rimasto a quanto pare che il solo nome , e così di Baccio del Bianco , Girolamo del Borro , e Luca Ro mano , del quale finora non abbiamo che il titolo dei capitoli del suo libro d' artiglieria , tra i quali ve ne ha che trattano di far polvere e misture ardenti , trombe , pignatte , dara"i da fuoco , palle luminose , rocchette ec. (i) Ma soprattutto è doloroso che non conosciamo il quinto libro della Scienza Nuova di Nicolò Tartaglia, nella quale questo fortissimo ingegno pose i primi fondumenti della balistica e si sforzò di creare la Meccanica. Fu quel libro annunziato dall'autore come una specie di manuale di chimica applicata alla fabbricazione della pol vere e dei fuochi d' artifizio , che come sapientemente opina Libri aurati pu nous /aire connaitre beaucoup de faits intéressans sur V histoire de la pyrologìe (2). E poichè gli antichi scrittori di Artiglieria e di architet tura militare sono in gran parte inediti perchè compren dono secreti d' arte che non si voleano divulgare ; tanto che specialmente negli scrittori militari del XV secolo e della prima metà del XVI pei secreti micidiali è frequen tissima l' espressione : tal cosa direi , ma ne taccio on de gV infedeli non ne facciano loro profitto , — ciò sia solamente contro gl'Infedeli ; non è a mio credere priva di fondamento la speranza che frugando le pubbliche e pri vate biblioteche si avesse la sorte di rinvenirne il mano scritto. Difatti Tartaglia dopo aver detto che in esso libro avea trattato del modo' di comporre olii acque stillate , (i) Promis T. a> p. 63. (2) Hisi. des scienc. mat. en II. T. 3." p. tSt.
io2 fuochi per difesa e mortiferi , aggiunge nella dedica al Duca di Urbino che non li dichiara per buoni rispetti ; ma ognuno ben conosceva ch'egli àvea trattato di que ste offese, tanto roaggiormeote che quest'uomo straordina rio disdegnoso delle attrattive delle scienze occulte si careggiate nei suoi tempi, e dei tanti sistemi .filosofici che allora si svilupparono, non s'occupava che di ricerche po sitive , e proponeva i suoi problemi e le sue cose con pompa nel pubblico, a suono d' {strumenti come si mar cerebbe alla battaglia , e però note e palesi essendo esse a tutti è ben probabile che si fosse gelosamente conservato un manoscritto in cui si contenevano e dei secreti e delle conoscenze a quei tempi di grandissima importanza. E qui non posso fare a meno di rammentare che simili diligenze come misero alle mani del Nelli preziosi ma noscritti del Galilei ; cosi salvarono , secondo scrive il boccaccio nella vita di Dante , le più belle opere di que sto divino poeta.
io3 INDOVINAMENE) DE' MEZZI DI CUI AVRÀ POTUTO AVVALERSI ARCHIMEDE PER PARE ANDARE PER TERRA CON LA SOLA FORZA DELLA SUA MANO tota «a*&5t&3Q®na& smito CARICA DI UN PESO ENORME. Sul mulo degli Eroi sepolto frale , Etema splende dì virtù la face, Passa il Tempo e la sventola co»' ale, E più bella la rende e più vivace. Mosti , La spada ài Federico il Grande. La cc'ritable industrie n'est pas à'exe'euter atee tous les moytns eonnus et donne's ; Vart , le genie est d'accomplir en de'pit des dìjficultès, et de troufer par-la peu ou point d'impossible. Napoléom. .,
Quei pochi uomini che , prediletti della Natura , vengon dotati della divina fiamma del genio , animati da una esuberanza di forze e di attività, trovandosi troppo ristretti nella sfera del loro secolo, fanno degli sforzi per dilatarlo e per farlo progredire; ma quando ne' loro passi troppo estesi, o troppo rapidi, e ne'lor voli soverchiamente sublimi , i loro contemporanei non possono seguirli , allora il genio è costretto di abbandonarli onde potersi slanciar libero e franco nel futuro e conviver meno sconosciutamente coi po steri , giacchè noi potè co' contemporanei. Scorrou talora de' secoli , e le loro straordinarie risorse , i loro tra scendentali ritrovati , le lor portentose invenzioni, benchè tanto più ammirabili quanto più semplici e naturali, non possono per la tenebrìa de' tempi venire apprezzate ; quin di riguardansi come immaginarie , e per favolose le loro relazioni. Ma quando la tarda e lenta luce del sapere , adducendo il giorno delle menti , rischiara delle teorie e dà ragione di fatti , nuovi pel mondo scientifico , ma molto precocemente preveduti dal perciante sguardo del l' uomo straordinario , si riconoscon per reali gì' incredi bili fatti , per storiche le loro non credute narrazioni. Ed è
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t«4 allora che il tempo, anzichè oscurarla, nuovo splendor ag giunge alla fama de' loro inventori. Così la voce del ge nio, benchè udita da' contemporanei > non è da essi ca pita , e viene poi intesa dalla lontana posterità , come il segreto segnalato parlar di quegl' ingegnosi strumenti, che elevati su di una serie di alture consecutivamente visi bili , trasportau da uno all' altrd estremo di ud regno degli avvisi , che sono bensì osservati, ma indiscifrabili dalle intermedie stazioni per cui passano. Nè solo delle astratte produzioni detlo spirito che non portan prove materiali di fatti tanto ne accade , che, ciò ch' è ancor più sorprendente, lo stesso ne avviene di tali altre che sono state rese sensibili ed evidenti con speri menti e con opere realizzate: e ciò ch' è poi incredibile e intanto non men vero , si è che lo stesso infortunio ta lora si sperimenta anche di quei fortunati ritrovati che ri sultati d' immensa utilità al genere umano. .In quest'ultima osservazione noi dissentiamo dalla opi nione dell' illustre italiano storico matematico vivente, colta quale vuol egli stabilire, come pare dovrebb' essere , le arti esser sicure conservatrici delle invenzioni utilmente applicate , le quali per esse divengono imperdibili ; sic chè anche operai digiuni di ogni istruzione , in tempi di tenebre , profittano delle veglie de' più gran geni dell'an tichità 1. Che quasi sempre li mezzi delle arti nati dallo istinto del genio , dal pungolo del bisogno , o dal dado del caso, di moltissimi secoli anno preceduto le teorie che ne spiegano e dimostrano i principi; e molti d'altronde, disgraziatamente per l'umanità, sono gli esempi che con tro quet suo principio possono addursi, abbenchè egli cre da quasi impossibile il rinvenirne : giacchè molte sono le invenzioni moderne clie altro non sono che riproduzioni di antiche obbliate, le quali possono riscontrarsi negli scritti di parte di quegli atleti della gran lotta che non è molto si è combattuta , per la preferenza da darsi a' moderni su gli antichi o a questi su quelli 2. E per citarne taluno dirò : che più utile della scoperta del gran continente al ■ Libri , Histoire des Sciences Matbcm. en Italie , T. II , pag. aiS et ta Note. » Dutens, De t'origine des dècouvertes attribuées aux modernes.
io0 di là dell'oceano? che delle strade ferrate? che de' tei escopj », e che de' microscopj ? che delle arti di fondere il bronzo in grande e di dare al rame la durezza del l'acciaro *? Ancor più sorprendente , ma non men vera , è la perdila delle utili scoperte per l' arte di di struggere un maggior numero d' uomini nei minor tempo possibile , arte che moltiplica la forza , assicura il potere, mantien l'ordine, e promuove il travaglio, quindi di somma importanza. Che n'è avvenuto de' perfezionamenti apportati da Archimede alle antiche macchine belliche , di cui il sullodato autore dice s , e in qualche modo sembra anche dirlo il Folard * , trovarsi dettagliatis sime descrizioni in Plutarco e in Polibio , le quali io non son riuscito a rinvenir nelle costoro opere; nè veggo essere stati adottati nelle macchine de' Romani , il cui sistema ben noto , era quello di giovarsi di quanto nelle armi Irovavan di meglio presso i popoli soggiogati ? Che delle sue trascendentali invenzioni , del cannone a vapo re 5 ; e della combinazione de' specchi per brugiar da lungi l' armata nemica 6 ? Perfezionamenti ed invenzio ni che lo scorrer del tempo rende sempre più verosimili, • Lettera del Burattini a M. Boulliau del 7 ottobre i672, con cui prova il telescopio , essere assai avanti Newton conosciuto , e tradizionalmente essere stato inventato da Archimede. V. l'opera citata del Libri, alla Nota i. T. i, pag. zi4 , c Correspondance de Boulliau t. 26.° => Révue Scientipliique et Industrielle , "P. i , pag. n9. 3 Histoire des Sciences Mathematiques, T. i,pag- 38 1 Plutarque et Polybe nous ont laissé une description fort detaillée de ces taachines, et surtout des moyens par les quels detruisit^ presque la flotte des Romains 1. t Traduction de 1' Hist. de Polybe , Lib Vili. §. 9. 5 V. Discorso intorno alla invenzione del cannone a vapore attribuita ad Archimede, del quale àn dato giudizio; il Generale Visconti in suo rapporto all' Accademia delle Scienze , di cui ci è un estratto nel fascicolo 7 del Rendi-conto ; il cavaliere De Luca nel T. 2 della Biografia- Universale , all'articolo Archimede; il fu Raffaele Liberatore nel Lucifero, anno i843, n " 4G- Le Spedateur Militaire ', Voi. 3'j.° Livraison 2o8 , pag. 489. 6 E opinione di grandi scienziati benché non manchino di quelli che l' oppugnano. Non sarà forse senza interesse il veder discusso quanto si è detto pro e contro la stessa , in un nostro scritto che in seguito publicheremo. 4
io6 e che di un modo o di un altro dovettero esistere , giac che come iu altro caso il genio di un sol vecchio avrebbe potuto salvar la sua patria * ; ( che salvata l' avrebbe se il nemico non avesse ricorso ad un' arme al buon geo metra ignota, quella del tradimento e), resistendo ben tre * I Siracusani nel tempo dell' assedio , onde conservar la me moria de' benefici ricevuti da Archimede , batterono una meda glia, nel cui dritto avvi una testa senza leggenda , e nel rove scio si trova una sfera posta su di un piede col manogramma di Archimede ; dicendolo Dio soccorrevote oorry. Y. Paruta che la rappresenta , e Mazzucchelli che la cita. • Tito Livio nel riferire , come Tarquinio trovato avendo una inaspettata invincibile resistenza nella Città di Gahio cui assediava, l'assali alla (ine coll' inganno e colla frode, osserva, arte non af fatto romana. Excepil deinde eum leninti spg belium, quo Gabiot, propinquam urbem, nequidquam vi adortus. quum obsidendi quo que urbem spes pulso a moenibus adempia esset, prostremo mi nime arte Romana fraude ac dolo, adgressus est. T. f-p. 2zg Brescia, i8o4- Obbliando cosi il grande storico, o fingendo obbj/arc t> ignorare, che quest'arte non romana, era pur troppo stata adope rata da' Romani, non solo ne' tempi dell' impero e della repubblica, ma sibbene ne' tempi primitivi del primo e dell' uttimo de' loro re. cioè dal ratto delle Sabine allo assoggettamento dei Sabini. Quest' arte abbominabilc è stata disgraziatamente, come da' Ro mani anche impiegata da ogni nazione che à avuto la stolta e rea ambizione del dominio universale. Per quest'arte fu vinta Si racusa , ed Archimede suo genio tutelare ; dando al Mondo una gran lezione, troppo bene appresa di poi , perchè avesse potuto rioccasionar la stessa perdita : che i sommi matematici quasi sem pre uomini probi, ingenui e coscienziosi, non riusciran mai gran capitani od uomini di Stato ne' fatti , quantunque possano taci tissimamente divenirlo nella teoria ; giacché accostumati come sono a ricercar sempre la verità , ad amarla sopra tutto e ad impiegarla ogn' ora , sono assolutamente incapaci d' inventare , d' impiegare , e quindi di temere e prevedere le vili insidie , e i tenebrosi sutterfugi dell' inganno e della frode. Per altro l'uomo veramente probo, non solo ne'casi di guerra o di politica, ma in ogni rapporto che à cogli uomini suoi fratelli , non è un'an guilla entro un sacco di vipere , ma un piccione in un sacco di ricci di mare , di terra , o misti ; sicché siamone a invidiare il Petrarca che potè al suo tempo cantare, in una delle sue canzoni Italia mia. . ■ Or dentro a una gabbia Fere selvagge e mansuete greggio S'annidan si che sempre il miglior geme.
i*>7 anni a' più grandi sforzi della potenza di Roma che crede» impadronirsene in cinque giorni 1 ? Egli è vero che grandi e forti cagioni debbono appor tar la perdita delle Utili scoperte ; ma il corso de' secoli non lascia di produrle. Varie straordinarie circostanze in effetto concorsero a privar la posterità della più parte delle invenzioni meccaniche di Archimede , che venti se coli di tradizioni , e otto di progresso non son bastati a farli credere a tutti possibili. Il pregiudizio di tenerle per vili ed abjette in paragone delle astratte speculazioni introdotto da Platone che sgridato ne avea Archita, di Taranto ed Eudosso di Gnido * ; pregiudizio cui non bastò di abbattere il dissentirne di Aristotile, e che si è perpetuato sino quasi a' giorni nostri 3 . fe'che Archimede, per eccesso di rispetto alla memoria di quel filosofo, si fosse astenuto, se non di occuparsene come per ricreazione , di descriverle * ; sicchè nulla ei ne scrisse a , tranne la re lazione del suo planetario, che dettagliò nella sua Sphaeropeaia citata da Pappo 5 e a noi non pervenuta ; di stinguendo così quella sua invenzione , che Cicerone trovò poi 6 più di ogni altra capace a far risplendere l' inge gno divino del suo inventore, il quale con quell'artifizio superato avea la stessa natura ; nobile argomento di su blimi poesie e di energiche prose e ; tipo di tutte quelle macchine planetarie che oggi ci è dato di potere ainmi• Polibio. In Expeetts. Lib. Vili. cap. 5. p. 7i8.Araster. i670. ' Plutarco in Vita Marcelli. Montucla., Ilist. des Mathématiques , T. i . 3 V. Il Discorso intorno alla invenzione del cannone a vapore a pag. 2i , seconda edizione. 4 Plutarco in Vita Marcelli, Montucla, Tiraboschi. 5 Pappo, Golleetiones Mathemat. 6 Cic. De Natura Deorum lib. VI. * Il Giratili nel suo libro De Nave Hieronis a preteso che Ar chimede avesse fatta la descrizione di questa nave ch' ei chiama tuia delle più maravigliale che abbia mai esistita , Cap. 7 , p. boo ; e Io replica neh' altra De Poet. Hist. Dial. X , p. 563; e sulla sua fede l' à riferito il Mongitore : ma il Mazzucchelli à giustamente osservato di essersi ingannato , credendo l' avesse delto Ateneo. « Sesto Empirico , Lib. Vili. Contro Mathes. Giulio Firmino. Lattanzio Firmino Divin. Instit. L. 2. cap. V. Cicero, De Na
i<,8 rare perfezionate , come il suo metodo di esaustione fu tipo a tutte quelle specie di calcoli che , a dir di Condorcet , con più d' orgoglio che di esattezza si è voluto intitolare dell' infinito , per cui oggi è sì ricca e potente l' analisi algebrica. Nel tempo del clamoroso triennale assedio , i Siracu sani sbigottiti , stupefatti , ammutoliti all'aspetto della im minente loro sicura rovina , non pensarono non che a scrivere , ma a difendersi; che preveder non poteano di che il loro vecchio geometra era capace, inventando, costruendo , e manovrando nuovi e straordinarj mezzi di difesa e di offesa per opporsi validamente a' terribili at tacchi della regina del mondo , che ne venia al conqui sto colle migliori sue forze , dirette dal suo più gran ca pitano , borioso di avere fermato l' irresistibil corso delle vittorie del più maraviglioso guerriero dell'antichità (An nibale) , e di aver rassodata la potenza di Roma. £ dopo la presa di Siracusa , e il fortunato massacro di Archi mede caduta la Sicilia tutta , quella parte della Grecia tura Dcorum Lib. VI , fmalmente Claudiano nel suo celebre epi gramma Jujiiter in parvo cum cernerei aethera vùri Risit , et ad superos lalia dieta dedit : ete Di esso abbiamo una bella traduzione fatta dal cav. Marini di cui non so trattenermi di riferir qualche brano : Tant' oltre dunque i già prescritti segni Passa l'audacia do' terreni ingegni? Tanta è nel senno umano arte e possanza Che imitandomi ancor quasi mi avanza ? Or che più ammiro Salmoneo gigante Falsator del mio fulmine tonante ? Se la mano di un vecchio oggi hà costrutto Emula di Natura un mondo tutto I " Non per vaghezza di distinguermi o per spirito di contradi zione porto opinione che il massacro di Archimede , che tutti chiamano un grande infortunio , fosse stato al contrario un for tunato accidente; ma perchè sembrami di averne buone ragioni. Che intenso dolore in fatti, che profondo sentimento non avrebbe provato quel grande in veder caduta la sua patria , la Sicilia , l'Italia, e il loro sapere e la loro virtù? Non pare probabile ch'egli avrebbe dato l'esempio a Polibio, il quale non molto dopo servi il vincitore e si pose a insegnare i figli de' grandi
che le uazioni chiamavano grande , non per la sua esten sione , come l' osserva Dupin 1 , ma per la saggezza e l'umanità delle sue leggi, fu morta al sapere. Sicchè quella Siracusa , la più nobile , più grande e più dotta delle Città greche , arrivò a tale , che trascurò e , ap pena scorso un secolo , dimenticò il tesoro di cui era ricca , la tomba del massimo geometra e dell' altissimo meccanico, atta ad inspirar l'entusiasmo delie gesta le più sublimi , sicchè fu d' uopo che un arpinate si fosse dato a diligenti ricerche per rinvenirla 2 ! Trucidato Archimede, caduta Siracusa, asservita la Si cilia da' barbari, fu barbara. Sia che la Natura profonda mente addolorata per la perdita del suo capo-lavoro cui disperava poter riprodurre , avesse , come per far lutto ,
(Scipione e il fratello). Sarebbe egli stato condannato a formare il maggiore onore del trionfo di Marcello, il quale conducendolo orgogliosamente a Roma, avrebbe in Archimede portato in trionfo la Sicilia incarnata. 0 avrebbesi dovuto privar di vita, lasciando un esempio a Catone, a Marcantonio, a Cleopatra. Sicché quel furente soldato romano, salvandolo da tanti martiri, e buttandolo ad un trattro dal consorzio dolcissimo delle sue verità matema tiche nel seno dell' eternità , non gli fece che un grandissimo servigio. Forse egli non avrebbe lasciato il suo nome immorta le , unico senza macchia e senza errori , scritto ne' soli caratteri indelebili , quelli del bene del genere umano. Né i posteri àn giusta ragion di dolersi che l' assassinio di Archimede li abbia privato di altre invenzioni ch' egli avrebbe fatte , giacché, per preziose ch' esse avessero potuta riuscire, sa rebbero state sempre troppo caramente pagate co' martiri del più grande degli uomini. Desiderar ch' egli fosse sopravissuto alla sua patria , è troppo insensibile egoismo , giacché è pretender di spremer dal genio nuovi utili ritrovati assoggettandolo a quella tortura , a cui oramai non più si assoggettano i malfattori onde confessare i loro misfatti. Si sa di che intenso dolore fu preso Po libio , quando ritornato in Grecia rivide Corinto sua patria arsa n quasi distrutta , ridotta in provincia romana subir le leggi di un romano pretore. V. Plinio l. 3. c. li. Amm. Marcellino I. 24, e Folard, Vie de Polybe. 1 Dupin , Discours prononcé dans la Séance publique des quatre Academies de l'Institut de France, le 4 AuvriI i8i9, pag. 66. » Cic. Tuscul. lib. i. "
iro sospeso dall' Isola del Sole * quel soffio divino del valore, della saggezza , del genio e dell' umanità •. Sia che le altiere Muse , sdegnando di rimanere in una terra non più libera , si fossero esiliate dalla culla del sapere e della virtù'. La Storia da quell'epoca infelice delle legali spo liazioni di Marcello , non ritorna a narrar della Sicilia , che per raccontarci le illegali spoliazioni di Verre. E in quanto al sapere de' conquistatori , può dirsi che quelle scienze che quasi si morivano nella più meridional parte d'Italia, non erano per anco nate in Roma. I Ro mani al tempo della republica, dice energicamente il Libri, coprivano la loro ignoranza co'loro allori. I Greci teneano a vile l'occuparsi della meccanica, ed i Romani ogni esercizio letterario, tranne li studi di agricoltura e di guerra ». Cice rone ci apprende , come al suo tempo le matematiche non vi erano coltivate 2 : e quel dottissimo filosofo ne dà pruova col suo esempio , quando nel voler encomiare Archimede come genio divino , Io giudica tosto tanto al di sotto di Archita e di Platone , quanto meritava di re starne al di sopra '. I loro legisti per aver la superficie di i Dionys. Italie. Opera tom. i. p. 296. 1. ii. §. a&. » Tusc. disput. p. 5. L. i. §. 2. * Cosi chiamo la Sicilia Omero nel Canto VI. dell' Odissea. Quidquid Sicilia gignil (scrive Solino c. n) sive solis, sive hominis ingenio, proximo est Ut quae optimajudicantw. V. Mongitore Sicilia Ricercata. ' Alludendo a' siracusani sotto Gelone, rimarca Dupin (Discours prononcé à la Séance publique des quatre Academies de l'Insiitut de France, le 4 Auvril i8i9 pag. 6i). 5 Essi soggiogano Car tagine , e per patto della libertà che gli accordano, esiggono che cessi di essere barbara e di sacrificar vittime umane,}. Unica guer ra, osserva il Condorcet, fatta davvero per interesse deUa umanita. i Io non andro , dice Cic. ( Tusculanavnm dispulcttionum . Lib. V. p. 33a Cantabr. i7o9), a studiare la vita di un Pla tone o di un Archita, persone consumate in dottrina e pervenute al colmo della saggezza , per farne il paragone colla vita di Dionisio la più terribile , la più piena di miserie e la più dete stabile. Io ricorrero ad un uomo della stessa Città , un uomo da nulla , chc à vissuto molti anni dopo di lui ; io lo cavero dalla polvere , gli leverò gli strumenti del suo mestiere per farlo com parire sulla scena. Quest' uomo è Archimede di cui ò trovata la tomba >. L' abbate Frajfuier in una— dissertazione inserita nel T. i i . 1
Ili un triangolo equilatero , pigliavan la metà del quadrato formato su di uno dei suoi lati. Yitruvio stesso non ci dà la storia dell'architettura, non che delle scienze e delle arti dipendentine. Tito Livio , Tacilo , Floro , Vellejo Patercolo, e' istruiscon de' fatti militari , civili , o politici, nulla incaricandosi di scienze, lettere, ed arti; come se l'andamento e'I progresso dello scibile umano, fossero av venimenti troppo insignificanti rispetto alle carneficine ed ai sconvolgimenti, onde doversi tramandare alla posterità! Queste, a mio parere, sono le principali cagioni per cui la più parte delle invenzioni meccaniche di Archimede è restata costantemente un' enigma per taluni , una favola per molti , una curiosità per tutti a. Ed io che vado per suaso che io stato floridissimo delle scienze e delle arti ci alette in grado di poterle spiegare senza essere un Edipo , mi sono studiato di chiarirne la possibilità , e , come ò fatlo delia invenzione del cannone a vapore, faccio del trasporto della pesantissima nave , e farò dello spec chio ardente e delle altre , in altri scritti. Plutarco celebre filosofo greco degno precettore di Tra jano , rapporta » come « avendo Archimede scritto al re pag. 307. de* Mèmoires de l'acadèmie des Inscriptions et Belle* Lettres , à sagacemente difeso Cicerone , spiegando che per humilem homunculuin a pvlvere et radio excitabo , debbasi intendere dall'arena in cui allor si scriveva e dal ba stone con cui si segnavan le lettere : e infatti io trovo che lo stesso Cicerone così dipinge Archimede quando venne trucidato. Quem enim ardorem attuiti censclis fuitse in Archimede , qui dum in pulvere quodam describit attentimi ne patriam quidem captata esse senserie ? De finibus , lib. V. Ma chi potrà egual mente difenderlo dal torto gravissimo di aver si svantaggiosamente paragonato Archimede con li duo altri filosofi? ' In vita Marcelli. Io valendomi della più accreditata tradu zione, quella del Pompei , ne citerò nelle occorrenze letteralmente i passi , onde meritar più fiducia. Questo metodo verrà da me seguilo in ogni altra citazione per lo stesso scopo. ' Il sagacissimo Gibbon esattando l'abilità degli ingegneri di Giustiniano , dice ( La fama di Archimede era realizzata da quella di Proclo e Antoni io; e se i loro miracoli l'ossero stati riferiti da spettatori intelligenti, essi avrebbero estese le speculazioni in vece di eccitare il discredito presso i filosofi. Decline and full of the Roman Empire. En one voi. London i837. p. 679.
uà Cerone che con una data forza è possibile di smuovere qualunque peso ; e questi avendolo desiderato di voler gliene dare una evidente pruova , Archimede , comprata una grossa nave da carico , e fattala trarre a terra con grande fatica ed a forza di mano , e caricatala del sol/lo peso, e di molti uomini , sedendo egli in disparte, e mo vendo , non già con violenza , ma agiatamente colla pro pria mano certo principio di un argano a molte funi , la fece scorrer per terra con molta placidezza e senza rimbalzi , come se andata fosse per acqua ». Ateneo gran letterato di Naucrate in Egitto , il qua le fioriva nel secondo secolo dell'era nostra, raccon ta 1 in altro modo questo tour de force dell' altissimo meccanico siracusano , dicendo che « avendo Gerone fallo costruire una enorme nave , compiutane la prima metà , la fé' coprire con lamine di piombo, ed ordinò che in mar si traesse , e quindi si lavorasse l' altra mela : ma il tirar questa nave in mare essendo cosa molto mala gevole , il solo Archimede ingegnero ve la trasse con pochi strumenti , allestita /' elica, per mezzo della quale ridusse in mare una nave sì smisurata. Ed aggiun ge Archimede fu il primo che ritrovasse una tal mac china ». Senza voler entrare a discutere quanta fede meri!/ il pomposo racconto di tutti i dettagli dato da Ateneo di quell'enorme nave, locchè abbiam fallo in altro nostro scritto * , non lasciamo qui di osservare , che l'occasione del suddetto esperimento come fa derivarla Ateneo sembra più degna di Gerone e di Archimede di come fa nascerla Plutarco , il quale per altro , come più prossimo ad Ar- chimede e più coscienzioso, sembra di meritar più fede. Niuno de' storici anteriori a Plutarco fa menzione di que sto fatlo portentoso, ed i posteriori ad Ateneo sonosi atlenuti al costui racconto. Altri pochi come il Mazzucchelli s , 1 Deipnosophistarum Lib. V. Noi seguitiamo la traduzione ita liana la più esatta, quella del Mazzucchelli che trovasi nella eoilui opera. » Discorso intorno all'enorme nave vcntiremi. che, secondo li Storici , fé' costruire Archimedo pel re Gerone. 3 Notizie Storiche sulla vila , li scrini e le invenzioni di Ar chimede , Brescia i 83y . •
i>3 il Tiraboschi 1 , il Buriguy 11 , li àn creduti entram bi. Molti altri li àn negati entrambi come impossibili. Ed invero , se si conosce che per poter varare un vascello, oggi che le .scienze e le arti sono infinitamente progredite, vi bisognano ordinariamente più di dodici argani gigante schi, colossali taglie, enormi gomene e più centinaja di ro busti manovali , sembra che il narrato portento non possa essere stato che una finzione , o sia una di quelle favole di cui tanto abbondano le storie antiche , greche e ro mane , nelle quali nori manca l' esempio di un simil pro digio , leggendovisi che una vestale avesse tirato a terra dal mare una nave col mezzo della sua cintura 3. Ma d'altra parte, senza ricordar che Cleopatra, dopo la battaglia di Azio, risolse trasportare tutta la sua armata navale, com posta di legni di ogni grandezza, nel mar rosso per l'Istmo di Suez, ardito progetto ma eseguibile giacche comincia to ad eseguirsi con successo attesochè vi avrà impiegato molte migliaja di schiavi ; dico che se si rimembra la som ma semplicità e il sorprendente effetto di taluni mezzi mec canici usati dagli antichi a noi noti , si sarà forzato di credervi. Gli Egizj , per esempio , per aver quelP enormi masse di granito onde costruirne grandiosi obelischi, di cui taluno, come quello d'Alessandria, lungo 8o cubiti, si servivan talora della dilatazione del legno per l' umidità, conficcando a forza de' cunei di legname bagnati in de' fori espressamente praticati lungo le linee da staccare per otte ner il gran blocco 5. E per trasportarli dalle cave, scava vano da esse un canale sino al Nilo , canale che passava sotto l' obelisco restando i due estremi di questo poggiati sulle due sponde, introducevano sotto il gran masso forti barche legate insieme, e cariche di mattoni; e mettevano de' legni tra le barche e la punta inferiore dell'obelisco. Indi scaricando li mattoni, le barche divenendo'leggiere si eleva vano, ed alzavano I' obelisco , che cos'i conducevano per 1 Storia della Letteratura Italiana, Lib. i. pag. 63. » Saggio dell' antica storia letteraria di Sicilia , tradotto da Scasso e Borrelli , Palermo i788 pag. 47 e 4.9 . 1 Vottaire , Dict. Philosophique , Art. Histoire. 4 Goldsmith's History of Rome , London i8i9. p. i87. 5 Rondelet , Traile Thèorique et Pracfique de l'art de batir. i5
n4 acqua al sito dove dovea situarsi Plinio ci à data la de scrizione di uno di questi lavori ». Or se questo si rimembra, e si ricorda la sorprendente forza del genio di Archi mede che andava in proverbio , dicendosi di un travaglio creduto impossibile <r Machinis Archimedeis opus * ; non si esiterò più a crederlo possibile , benchè non si sappia escogitarne il mezzo. Vari eruditi e meccanici sonosi impegnati a ricercar con quali risorse avesse il gran geometra potuto riuscir vi , e non pochi àn pubblicato le loro spiegazioni , le quali io vado a descrivere e ad analizzare; offrendo poi la mia , non perchè osi dire « son meccanico anch'io » e vi abbia fiducia per propria abilità ; ma solo perchè i 1 Hist. Lib. XXXVI. Descrive queste manovre narrando del l' obelisco di Alessandria di 8o cubiti , eretto da Tolomeo Fila delfia , e fatto già tagliare dall' antico re Nectobis, e trasportare dall' architetto Phenix. Vedasi anche Borgnis , Mouvemeni des Fardeaux , p. 7i. ' Tzetze, Ch.il. XII, verso 27i , ex Frabricii Bibl. Graeca , T. a X, pag.i 287. Anche moderni àn saputo profittare in molte ingegnose maniere del peso dell' acqua per lo inalzamento o pel trasporto de' gravi. Ne' porti di mare che àn poca profondità verso la im boccatura, onde possibilitarne la entrata e la sortita delle navi che àn bisogno di un più gran tirante di acqua , se le legano dall'uno e dall'altro canto de' bastimenti molto carichi, quali poi scaricandosi , e divenuti leggieri s' inalzano, e con essi elevan la nave. Operazione che si replica quantevolte bisogna , e che à fatto chiamar propriamente detti bastimenti camelli. In taluni po sti si profitta delle maree. M. de la Hive , dell' accademia delle scienze, inventò un simil metodo per mettere i vascelli alla cala, che renne descritto nelle Memorie di detta società del i7o3. p. 2o9, e nel Récueil des Mach, approuvées, T. ii. pag. 69; il quale venne adottato per il porto di Tolone : circostanza che ignorata dal Borgnis lo à fatto dubitar della sua riuscita. Più di recente sonosi inventati gì' idrostati non solo per rendere insom mergibili le navi, ma sibbene per rialzarle. Son essi de' vasti tubi di doppia cotonina impermeabile di Machintosh , li quali attaccati al basso d' ambo i bordi della nave , si riempiono di aria per via di trombe; sicché ajutata dalla lor leggerezza la nave vien spinta in su. In ultimo ond' evitar il travaglio mec canico d'injettar l'aria, il cui momento equivale a quello oc corrente a inalzar la nave , viene d'jmpiegarsi uu gas che fa svilupparsi da dentro con delle sostanze adatte.
progressi del sapere, delle arti, e delle cognizioni dello stato di queste presso gli antichi , mi fan sperare di po terne spiegare l'enigma. Forse non farò che accrescere il numero delle insodisfacenti spiegazioni ; ma se indo vino , non ricorderò il quesito di Colombo di far stare l' uovo in piedi , a coloro i quali , dichiarato avendo da pria la cosa assolutamente impossibile , esclameranno di poi : ah ! in questo modo , lo sapevano , la cosa è pos sibile , possibilissima. Vitruvio che fiorì sotto Augusto a cui dedicò l' opera sua, nella quale ancor tratta delle macchine trattorie, e di quelle per rimuovere pesi colossali , non fa neppur cenno del fatto in esame, abbenchè rapporti l'artifizio del l' antico architetto Chersifrone, il quale per trasportar li fu sti delle colonne del tempio di Diana in Efeso, di i7 metri di altezza e di i5o migliaja metriche di peso, diffidando della resistenza delle strade, incluse ogn'uno di essi in un tamburo , e impiombati de' piuoli di ferro a' centri delle loro basi , li fe' girare in de' buchi praticati a' due lati apposti di forti quadri , li quali venendo tirati facean rotolar li tamburi , come si fa de' cilindri che or si adoprano per eguagliar le strade : mezzo che con egual successo impiegò anche Metagene , di lui figlio , per il trasporto delli architravi del tempio medesimo a. E dippiù riferisce l' impegno in cui era entrato al suo tempo a Roma l' appaltatore. Peonio , di trasportare * Molte applicazioni utili àn fatto i moderni dell'ingegnoso ar tifizio del celebre architetto del tempio di Efeso, e tra le più im portanti , citero quella di M. Chevalier , abil costruttor di ma rina di Marsiglia, il quale nel i8o S si servi di quello stesso me todo per rimettere a galla una grossa nave arenata nella spiag gia di Figeau nel golfo di Leone. (V. la nota alla pag. 282 del T. ii. del Vitruvio tradotto dal Marini). E l'altra quella di M. Ouvière, anche di Marsiglia , il quale fe' costruir un carro su due cilindri giranti su i loro assi , su i cui estremi il carro poggiava , sicché questo tirato da quattro muli o da due bovi , porta massi di più di 5o quintali, occorrenti alla costruzione di un faro di i.° ordine ch' è tra le bocche del Rodano. (V. Technogiste, an. i843. T. 3. p. 90). Ne' Stati Uniti di America Io s' impiega per trasporto di terre , o di comestibili aridi o li quidi ; come in Francia a proposta del conte Thiville. V. Ferrusac Oct. et Nov. i824.
n6 la base della statua colossale di Apollo con un artifizio novèllo e di molto superiore a quello usato da' sullodati antichi architetti greci, e'l suo fallimento 1. Egli non ne fa menzione abbenchè facci rimarcare le macchine trattorie da lui riferite esser le stesse che s' impiegavano a trarre a terra le navi dal mare 2 ; e benchè avesse parlato di Archimede, riferendone la risoluzione del fa moso problema della corona , la quale meno assai avea relazione coll' argomento del suo libro di architettura, di quello che lo avrebbe avuto una invenzione sommamente utile in alcuni casi di trasporti di enormi mole , che si commettono alla direzione delli architetti. ftiuna di queste macchine trattorie à nome elica, nè l' argano , che molti dotti attesi li elicoidi attortiglia menti della fune àn voluto intendere per elica , così appel lavasi , chiamandolo Vitruvio come i Latini Er gala , ed i Greci Snyov ( sugon , giogo ) , probabil mente dalla soggezione che impone agli uomini che vi sono impiegati 3. Per altro la macchina usata da Ar chimede, era stata da lui inventata, e l'argano era noto ed usato dalla più remota antichità , giacchè non solo ne parla Aristotile * , ma lo ritrovo scolpito in un frammento di basso-rilievo appartenente alle rovine dell' antichissima Tebe 5. L' argano dunque filologicamente ed istericamente riguardato , non à potuto esser la macchina impiegata da Archimede ; vediamo se avesse potuto sodisfarvi riguar- dandolo sotto t aspetto tecnico. Nello esame delle macchine , ond' evitar di cadere in gravi errori , è indispensabile distinguere la teorìa dalla pratica , lo stato di equilibrio da quello del moto, e trat tandosi di muover pesi , se il movimento da prodursi è verticale , inclinato , od orizzontale ; giacchè i risultati della teoria pura della meccanica come la si è conside rata sino a non molti anni sono, astratta dal materiale , non tenendo conto delli ostacoli che la pratica che ese• Vitruvio Arch. Citiamo la trad. ital. del Marchese Marini. Roma i836 , in fol. T. II , pag. iS7. * La stess' opera della nota precedente , a pag. i 58. 3 Vitruvio , Lib. X , cap. 4. 4 Quaestiones Maecanice. 5 Borgnis , Mouvement des Fardeaux , plance 3. fig. i4-
Il7 gue viene a incontrare, vengono perciò nella esecuzione smentiti ; locchè è stata antica e radical cagione del lun go avvilimento in cui si è tenuta la meccanica. Nello stato di equilibrio , in cui la potenza e la resistenza vi cendevolmente distrutte restando immobili -non souo che forze morte , i loro momenti latenti , e le loro velocità non altro che virtuali, possibilitano una tenue forza coadjuvata da potenze passive di bilanciare un'enorme resi stenza ; mentre nel moto, entrando in campo le velocità delle potenze e delle resistenze , le loro azioni cangiun di mollo , e talora intieramente i loro risultati. Cosi Ar chimede, il quale, secondo osserva Carnot, domandava un punto fisso per tenere equilibrato il globo terraqueo, ove l'avesse trovato, non egli veramente, ma sibbeue il punto fisso lo avrebbe in reattà sostenuto ». Ma se avesse vo luto sospingerlo, per inalzarlo di un sol pollice, lunghis simi secoli gli avrebbero bisognato , come à calcolato P Ozanam 2. E per venirne all'argano, macchina in quistione , diremo , che se il vantaggio ch' e' promette io teoria, e in riposo è indefinito ( accorciando il raggio del cilindro ed allungando quello della ruota o pure i velti), non è cosi nel movimento e nella pratica ; perchè il più grande effetto possibile , per esempio , la più grande ce lerità della resistenza, à un limite in determinata propor zione di detti raggi 3 ; e nella pratica à un limite l'esi lità del cilindro per poter reggere allo sforzo che dee fare onde sostener e vincer la forza della resistenza ; à un li mite l'ingrandimento della ruota nella manegiabilità del l' uomo; à un limite la celerità della potenza, nella lentezza de' suoi movimenti ec. D'altronde l'argano, è utilissimo mezzo di moltiplicar la forza a spese della duiata del tra vaglio , perchè si presta a fare agir simultaneamente e cospirantemente gran numero di travagliatori , sicchè in ta luni argani di vascelli possono applicarsi più di ceul'uomini alla volta, e se si facessero agir tirando delle funi attaccate alle estremità delle manovelle , vi si potrebbe impiegare anche un numero indefinito di marinari. Ma al 1 Principes de l'equilibre et du mouvement. Paris i8o3, p. a38. » Dictionnaire de Mathematiques , art Archimede. 3 Canovai e Del Ricco, Elementi di Fisica-Matematica, p. 83.
n8 contrario sembra negarsi ad agire per la forza di un solo uomo , giacchè oltre a quei che debbou farlo girare, vi necessita di chi ne svolge la fune detto tien-sodo. L'argano usavasi dagli antichi e s' impiega da' moderni ogni qualvolta occorre dover elevare o trasportare grandis simi pesi; però, quasi mai lasciasi di unirvi delle taglie, ed altri argani, o mezzi che ne accrescono ancor più il vantag gio. Così si è riuscito a' più grandiosi trasporti da' più celebri architetti moderni, che piacemi indicare, non lauto onde appoggiar la evidente mia osservazione , quanto perchè possano andarsene a riscontrar le istruttive non meno che piacevoli relazioni. E pria d'ogni altro l'enorme scoglio di piedi 42 Per 27 e 2t, pesante più che tre milioni di libre , che il conte Carburi , fe' trasportar dal golfo di Finlandia a Pietroburgo , onde servir per piedistallo alla colossale statua equestre che Caterina la Grande ordinò a Falconet d' inalzare a Pietro il Grande 1 a. Il trasfe rimento da uno ad altro silo di Roma , d'ordine di Si sto V , dell' obelisco di Caligola del peso di ottanta migliaja , diretto dal cav. Fontana , (quegli che poi costruì il palazzo reale di Napoli ), il quale v'impiegò quaranta arcani , mosso ogni uno da sedici uomini e da due ca valli ». Il trasporto dell'obelisco di Lucqsor da Egitto a Parigi , che quel vicerè donò a Luigi Filippo, quale è co stato la spesa di cento sessanta mila franchi s. Il trasfe rimento per i&i metri del Faro di Sunderland , dell'al tezza di a5 m. , e di 4,87 m. di diametro, diretto da M.r
1 Monument élévé 4 la gioire de Pierre-le-Grand où Relation <les Travaux et des moyens employés par le comte Carbury i777. ' Zabaglia c Fontana. Trasportazione dell'obelisco Vaticano, e delle fabbriche di Sisto V. Roma i5qo. 3 Year Book of Facts, i839, pag. 8o. Raccolta di libri utili pub. dal Pomba a Torino. Rovine antiche , T. 3 , pag. 28o. * Per elevare un monumento ammirabile ad un uomo di genio, fu necessario una regina di genio , uno scultore di genio , un architetto di genio 1 ah l per realizzare le imprese grandiose, non basta che un uomo di genio le concepisca , o le comandi , o le esegua , bisogna che molti si combinino e cospirino alla grande opera. Non è dunque da maravigliarsi se rare son quelle che si intraprendono , e più rare quelle che si finiscono , e rarissime quelle che an riuscita.
Murray 1 ". E per addurre un esempio che avesse in qual che mudo relazione al nostro argomento di marina , cennerò il trasporto a terra dal mare di un vascello a tre ponti di i2o cannoni, del peso straordinario di a46o tonnel late , operazione difficilissima , diretta dall'egregio uffiziale di marina francese M.r Leveque , dell' accademia delle scienze , a cui impiegò quattordeci argani e quattrocento uomini *. Impiegando poi l'argano senza de' succennati mezzi sus sidiari , il suo vantaggio, sottrattene le perdite indispen sabili, non è atto ad accrescer la forza di un uomo, che non è che di i2 kit. o poco più, che di dieci o dodeci volte. D' altronde il più grande argano di marina , sopracennato, quando Io si adopera solo e senza combinazione di altra macchina, non è capace di produrre uno sforzo mag giore di dodeci à quindeci migliaja di kilogrammi s. E così dunque anche dalla parte tecnica dimostrato, che l'argano solo non avrebbe potuto riuscire al trasporto della straordinaria nave di cui è quistione , quindi non essere Stata la macchina da Archimede impiegata. 1l fisico Galeno che vivea nel secondo secolo , e per ciò contemporaneo di Ateneo, riferisce Archimede avere 1 Civil Engineers Journal. Nov. i84i. Technologiste, T. Ili, p. S5a. Bulletin de l' Encouragcment , i84> , P- 499a Revue Générale de l'Archi tecture et des Travaux Publics , année i84o, pag. i7o. V. Èloge de M. Lévéque par Delambre. 3 Borgnis , Mouveraent des (ardeaux, p. 424 In fiippocratem de Arcivelis. Lib. IV. Comment. 49* M. Odolant des Nos ingegnere delle miniere, nel dar notizia di detto trasporto , dice di aver nelle mani documenti da poter provare che gli Americani sono stati i primi a tentare simili la vori. Ma egli s' inganna a partito, giacché l' America era ancora una selva selvaggia quando P Italia cottivava con egual successo l'architettura e come arte bella e come arte buona. Infatti non solo il Fontana in Roma à trasportato nel XVI secolo la cap pella del S. Sepolcro, (Zabaglia trasportazione dell'obelisco Va ticano) e 'I Lionetto in Firenze à eseguito un più arduo trasfe rimento ; ma sino dal i455 Gaspare Nardi ed Aristotile Feravanti avean trasportato a distanza considerevole la torre della Ma gione di Bologna co' suoi pedamenti , di circa 8o piedi di altez za. V. Libri, opera citata, T. ii. p. siy. col1' autorità del Muratori, Scrij/tores res il. T. XVIII. col. 717. 718Folard , Poi. t. 9. p. b8i . Bayle, Tonsio, Beroaldo, Palmerio.
tao impiegato a. tirar l'enorme nave, la macchina detta dival lile eh' e stata descritta dal Castelli 1 e dal Borneo , di cui fan mensione il Bonanni », il Mongitore, e'l Mazzucchelli , il quale cita il celebre medico greco Oribasio , nato a Pergamo nel IV secolo, che la intitola trispaslon Apellidis sen Archimedis , ed assicura venire impiegala per rimetter le ossa slogate; ma dice di averla Archimede inventata ad naves deducendas funibus non per manus sed per ergatam attractis. E questa la combinazione di un verricello con tre assi e due ruote, il cui effetto ben chè considerevole , è ancora sì evidentemente al di sotto di quello che sarebbe stato necessario per sodisfare al portentoso trasporto ih esame , che vari dotti moderni sonosi dati ad aggiungervi in rinforzo altre combinazioni, lusingandosi d' ingigantirne a sufficienza l' inabil potere*. Pappo gran matematico di Alessandria che vivea verso la fine del IV secolo , celebre per le sue collezioni ma tematiche , annunziando in esse come XL.a invenzione meccanica di Archimede, la soluzione del problema « muo vere con data forza un peso qualunque s » riporta la figura , che data ne avea Erone il meccanico, consistente in una combinazione di ruote dentate colle quali può sodisfarcisi ; dandogli il nome di trispasto , benchè le ruote essendo più di tre , anzicchè di trispasto, gli con verrebbe quello di polispasto , ove dal loro numero do vesse appellarsi. Ma il trispasto essendo ;iltro congegno, Come vedremo, alla combinazione delle ruote ingrananti più si convien quello di anisocicli che appunto suona circoli ineguali *. Le macchine a ingranaggio possono considerarsi come • Lexicon Medie. V. Polyspaston. * L'antica Sicilia illustrata. 3 Collect. Mathe. Lib. Vili. prob. VI. prop. 5o. 4 V. la nota 7 alla pag. iSo del 2.° voi. del Vitruvio tra dotto dal Marini. Questa macchina, quantunque impropriamente chiamata trispa sto , e inabile al trasporto di cui si tratta, il messinese Maurolico, detto il secondo Archimede, nello aggiungere quanto si sa delle in venzioni di costui in fine alla sua parafrasi di quanto ci resta delle opere di Archimede, riporta il testo dell'Oribasio alla parola trispasto. Ad mirandi Archim. Syracus. monumenta quac extant. Pan. i68S>.
ramti itifori di afgani, Bieche la lor teoria nell' equilibrio essendo che la potenza sta alla resistenza come il prodotto de' raggi de' rocchetti a quello de' raggi delle ruote, rie scono di un effetto grandissimo , e possibilitano una pic cola forza a smuover pesi grandissimi ; per locchè più degli antichi li moderni ne àn proGllato , giovandosene non solo nelle straordinarie circostanze, ma sibbene nelle giornaliere e comuni operazioni. Con un martinello, che i Francesi chiamano cric e gl' Inglesi crane, un taglia pietre di quelle nazioni , situa , alza e rovescia a suo _ talento una pietra di 2 a 3ooo kit. , ed un vetturale in nalza un carro rovesciato sia per un asse o una ruota spezzatasi ». E questa semplice combinazione di una ruota ed un rocchetto usasi in moltissimi servizi delle costruzioni di terra o di mare. Col cric perfezionato di M. Martin un uomo può arrivare ad elevare un peso di trentamila kil. f . Leggesi nelle Mèmoires d'artillerie de Surery de SaintRemy , M. Thomas con un verricello a ingranaggio essere pervenuto a trasportar dal Louvre nuovo al vecchio ( palazzi reali a Parigi ) , e ad inalzar egli solo due blocchi di marmo de' quali nel i 7oo si fecero i due cavalli eretti nella piazza di Luigi XV, pesanti ogn'uuo quarantacinque miglìaja di kil.; per trasportare ognuno de' quali si erano impiegati apo uomini. Questa macchina, detta martinello circolare, era composta da un verricello mosso da un ingranaggio che faeeasi girare per via di una manovella volante 3. Venne essa dipoi (i7o9) impiegata a Tolone per trasportar quindeci cannoni da trentasei , del peso totale di quarantasei migliaja metriche, e coll' impiego di soli quatn-' uomini. Lo stesso M. Thomas, nell'assedio di Nizza , ritirò con essa dal mare nel porto di Villafranca , con soli quattro uomini , uno scafo di cencinquanta tonnellate , il quale essendo sommerso, li sforzi di trecento uomini non erano riusciti a smuoverlo impiegandovi quattro argani *. Di recente delle gru mosse da una macchina a doppio in granaggio sonosi situate accanto a una collina 1 Borgnis , Mouvement drs Fardeaut . pag. 68. » Ànnalcs des arte et mamifaclures , T. $7. p. 93. 3 Machines approuvées par l'acad èmie des seienees. T. i. p. no. 4 V. l'opera citata nella nota precedente, il V. s. Mach. iyo3. i6
Iti PhiiDouth , d' onde si sono estratti i pezzi di marmo per la costruzione di un frangi-onde, e due uomini son bastati al loro servizio, di cui uno impiegato ad assicurare i bloc chi , l'altro a dar moto alle macchine 1. Ma benchè le macchine a ingranaggi siano assai como de , e di grandissima potenza, il vantaggio che può spe rarsene à molti limiti , come l'argano di cui sono, come si disse, una combinazione. E dippiù per crescersene lo effetto , dee crescersi il numero e la grandezza delle ruo te , e con ciò il loro poso , il loro attrito, e la pressione che va rapidamente crescendo , sicchè la macchina non può andare quando una troppo debol potenza che volesse impiegarmi fosse anche al di sotto delle perdite per le resistenze che dee vincere. Il verricello a ingranaggio s' impiega in moltissime cir costanze , in cui si abbisogna di un grand' effetto di for za , però vi si adoperano più uomini. In talune darsene di porti di riatto delle navi nell'America del Nord , si fan queste montare per un piano inclinalo onde metterle a secco , impiegando all' uopo un sistema di gomene e di ruote dentate , ma mosso da una stabil macchina a vapore *. Ed uno de' difetti di un ingegnoso meccanismo a vite di Archimede per fare andare e per fare anco girar di bordo li bastimenti a vapore, che di recente si è inven tato a Londra , è perchè vi si fa sfrido considerevole di forza teorica per gl' ingranaggi che vi si richiedono a. Inoltre è utile di far rimarcare, che le resistenze che van moltiplicandosi colla complicazione di più organi > Dùpin , Voyage dans la Grande Bretagne. Force iVavale. T. ii. p. «34. » Esquisse dos Travaux des Ingenieurs Civils de l'Avncrique du Nord , par David Stephenson . art. New York. * Lusinghiera speranza di potere affrancar le macchine della perdita per )' attrito, impegno M. Perraut, architetto della fac ciata del Louvre e traduttore di Vitruvio, a inventar delle mac chine senza attrito ; ma producendo esse delle perdite più conside revoli , come osservava il Varignon , non vennero adottate. An che M. Burel capitano del genio , volendo liberarne la Noria , à inventato la Noriaturbine, quale benché semplice, e quasi esente di tal difetto , non è stata introdotta più che le macchine dei Perraut. V. Bull. tech. par Forrusac , an. i8s4- Annales de» arts et manufactures. tom l>9. pag. y4-
ia3 dì una macchina , quali si studiano sempre i grandi meccanici di andar riducendo , e che già sauuosi con siderevolmente diminuire , dovean presso li antichi ca gionar perdite grandi. E speciiiimeli te per gl' ingra naggi dovea farsi gran sciupo di forza , atlcsocchè non erano ancora inventate, ne le teorie che determinano le più utili dentature , nè le curve che le dan la più van taggiosa figura , nè le macchine per conformarle con pre cisione ; nè scoperti si erano i principi e le pratiche onde ridurne l'attrito; benchè osservato si era quest'ostacolo e tentato diminuirsi sin da 4o0o anni in Egitto B per lo strascino nelle strade ; e meno auticamente per lo scorrer del legno sul legno, aitesocchè Diade, ingegnero di Ales sandro il Grande , nell'ariete uon sospeso da lui inven tato detto machina arietaria quale faceva effetti maravigliosi , facea scorrer la trave testata in un canale, come quelli delle catapulte e delle baliste, sopra de' rotoli per fettamente torniti 1 , cangiando così l' attrito strisciante o di prima specie in quello girante, o di seconda, molto minore. Ad onta di sì antiche diligenti e dotte ricerche, l'attrito è ancor lì inevitabile e insaziabile parassita a con sumar parte non piccola della forza che impiega un mo tore; cosicchè nelle macchine le più perfette, l'tisse delle pulégge che gira ne' cuscinetti assorbe di forza o,i64 della pressione secondo li sperimenti di Morin * , ed ogn' in granaggio ~ secondo la pratica di Belidoro 8 e la teoria del Venturoli 4. M. Gallon editore della prima serie del Rècueil des machines approuvées par Vacadèmie des sciences, à poi data la notizia delle misure delle varie parti della sullodata macchina del Thomas , e quindi il calcolo del suo ' Vitruvio lib. X. tom. 2. pag. 2o2. Heronc De machinis bellicis. Folard Hist. de Polybe. Paris i727. tom. fi. p. 3oti. ' Annalcs des Mines , Octobre i 833 , pag. 2943 Archit. Hydraulique , T. i. p. io4t Venturoli Elementi di Meccanica, Roma i8i2. T. i . p. 384* Rosellini , I Monumenti dell'Egitto e della Nubia; al T. a." pag. 245 descrive il soggetto della Tav. M. C. no. 48, rappre sentante il trasporto di una statua colossale su di una treggia per' un terreno su cui gettatasi acqua per agevolarne lo sdrurciolamento Copia di antico basso-rilievo trovato in Tebe.
i«4 effetto; protendo poter la fona bilanciar per essa una re sistenza quarantotto volte maggiore, risultato da cui bi sogna sottrarre la perdita per l'attrito. Sicchè questa po tente combinazione, chè in nulla differisce della macchina di Stevino chiamata pancrazia, che con tanto successo è stata applicata specialmente per le gru , sarebbe stata troppo lontana dal poter sodisfare al trasporto della nave in quistione. D'onde si può inferire non essere siata una combinazione di ruote dentate il mezzo impiegato da Ar chimede. Tzeize famoso poeta , grammatico e filosofo del seco lo XII , il quale merita fede comecché entusiasta per il sapere e la virtù usava di dire j Se alcun vuol cono scer Catone guardi me j ed è il più antico scrittor che abbia riferito con dettaglio dello incendio della flotta ro mana prodotto da Archimede per via di uno specchio ar dente di cui dava la descrizione, à pur celebrato il ma gico trasporto della nave oneraria per 1' abilità di quel sommo, seguendo la narrazione di Plutarco; e ci à lasciato ne' suoi versi la indicazione della macchina impiegatavi , e del peso del carico tirato Et trispasto machina marni taeva et sota Qvinquagies mitte medimnorum attraebat navem onerariam. Quale peso , contenendo ciascun mediamo cinquanta moggi di antica misura siciliana , ch' equivalgono a sei della misura attica o romana secondo Budeo ad Agricola * , ascende quel carico a 2Ì>o mila moggi sic. o a 3oo mila romani. E comprendendo ogni medimno attico 2268 poi. cubi ■ , 3oo medimni sono n34ooooo poi. cubi o sia 65625 piedi cubi ; il cui peso , essendo la gravità spe cifica del grano o,75 , ammonta a tremilioni quattrocent' un mila due cento cinquanta libre. Ciò che , senza contarvi il peso degli uomini e di tutto il resto , è anche di un sesto circa più pesante dello scoglio che fa base alla statua colossale di Pietro il Grande, ch'è stato il peso più grande che àn trasportato i moderni. ' Mazjucclielti , opera citata. » Canovai e Del Ricco Fisico-Matematica. Tavola di misure antiche.
Cosa debba intendersi per trispasto che Tari dotti ào voluto spiegar per altre macchine , ce lo insegna Vitruvio, definendolo macchina che agisce con tre girelle 1 ; e par lando della macchina trattoria ad una sola trave , dice j impiegatisi il polispasto nel quale si adoperano troclee aventi tre ordini di girelle per larghezza , quale riesce di somma facilità e prestezza con molti rivolgimenti di girelle J). E queste sono le taglie inventate da Archimede, •sia ch' egli ne avesse il primo imaginato l' uso e saputo trar profitto dal loro vantaggio nelle gigantesche macchine da lui «doprate in difender la sua patria ; sia et' egli ne avesse ritrovata la teoria somigliandole alle leve di cui diede la ragione della potenza alla resistenza ; sia ch' egli ne avesse ritrovato l'uno e l'altra, locchè anche agli uo mini di genio riesce assai di raro , è certo che la inven zione delle taglie , di cui non fassi parola nell' abbozzo di macchina di Aristotile , fa immenso onore ad Archi mede , com' è d' immensa utilità per la meccanica. Nelle taglie com' è noto , la potenza è alla resisten za nell' equilibrio , come l' unità al doppio del nume ro delle puleggie mobili. Sicchè quando son quattro in una taglia , lo sforzo del motore è di un ottavo ; e se attaccasi una di queste taglie al capo di un' altra taglia simile , questo apparecchio è capace di -far che una forza , n' equilibri un' altra sessantaquattro volte mag giore , e così di seguito. D'onde si scorge questo con gegno promettere un prodigioso effetto. Però non si è -tenuto conto dell'attrito e delia rigidezza delle funi, osta coli, calcolati dal Venturoli, che la limitano di molto; « fan sì che non si possano adoperar più di tre o quattro puleggie mobili , molto più che il peso si moverebbe con soverchia lentezza, e si perderebbe gran parte della forza motrice accagionata dalla resistenza della macchina. Le taglie si prestano a venir impiegate sole o con al tre macchine , ,e segnatamente coli' argano. Hachette à dato le figure delle varie combinazioni che possono farse ne », e Rondelet le dimensioni delle puleggie e le pro porzioni delle loro parti, secondo i pesi cui si destinano a 1 Tom. i i . pag. i i>8. " » Traité des Machines . Tom. 4- "ap. IH.
is6 sostenere , pigliando la grossezza della chiavarda per loro modulo 1 . vari sistemi sonosi inventati per avvalersene in operazioni di gran forza e specialmente per tirare a terra i vascelli, di cui frovansi le descrizioni in Zabaglia e nella citata raccolta di macchine approvate dall'accademia delle scienze di Parigi , ma sono le più interessanti, quella di M. Du Mè , composta da un'abil combinazione di undici taglie , quattro argani , e di una cala , con tre cursoi o scanalature con una serie di cilindri mobili per facilitarvi il corso della chiglia e de' sostegni de' lati della nave", locchè à potuto suggerire al Carburi 1' uso delle sue palle di bronzo. Quella di Blanchard composta da nove taglie, quindeci carrucole di rinvio ed otto argani s. Ma meglio d'ogni altra quella di M. Martin, che già usavasi nella più gran parte de' porti della Francia e particolarmente in quello di Brest, composta di otto taglie, a tre ordini di girelle situate in due traverse, e due carrucole di rinvio, e . di sei argani, ogn' uno a sei sdanghe in ogn' una delle quali agivano sei uomini, sicchè risultava di una forza prodigio sa. M. Gallon à calcolato poter equilibrare uua resisten za di io3i55oo lib. 4. L'enorme potenza di questa mac china, quantunque dovesse assaissimo diminuirsi delle re sistenze che incontra nella pratica , pure il suo effetto utile sarebbe stato capace di fare andar la nave di Ar chimede; però bisognavano a darvi moto li sforzi di due cento sedici uomini , e sei argani , e non quelli di un sol' uomo seduto. E anche nello esaminar l' effetto possibile delle com binazioni delle taglie , occorre replicar l' osservazione da noi fatla in trattar delle macchine a combinazioni di ruote dentate , cioè che assai maggiori perdite dovean cagionar presso gli antichi , di quello che ne consumano presso i moderni , o per meglio dire , presso di noi , giacchè 'è a' dì nostri che gli artifizi di diminuire tali perdite, e più aucor quelli di determinarne il valore, àn fatto de' progressi grandiosi e inaspettati. 1 Trailé de l'art, de Batir. 1 Année i7oo, toni. n, pag. 9. 3 Année J7oo , tom. n, pag. !>6. . 4 Année i7o!}, pag. 57.
Proclo Licio filosofo greco del principio del V secolo, che vuoisi aver brugiata con specchio ardente la flotta di Vitaliano avanti Costantinopoli , come Archimede avea incendiata quella di Marcello avanti Siracusa , dice , e lo conferma Giacomo Del Campio 1 , che là dove tutti l1 Siracusani non potevano muover l' immensa nave , il solo Gerone coll' abilità di Archimede tirolla a mare 2. Non avendo egli indicata la macchina impiegatavi , non v'à luogo a discuterne. Eustazio erudito arcivescovo di Tessalonica che Cori a Costantinopoli nel XII secolo , celebre commentatore di Omero dove à sparsi tesori di erudizione , conferma il fatto secondo il racconto di Ateneo, ed accusa l'elica , come la macchina impiegatavi da Archimede 3. Se si fosse agito di far progredir la nave per acqua , astrazion facendo della soverchia tenuità della forza di un sol uomo , la vite di Archimede avrebbe potuto ser virgli , e si troverebbe il primo impiego di questo superior propulsore sottomarino, al cui onore molti moderni meccanici anno aspirato , nello stesso ingegnere siracu sano che inventolla per attinger l' acqua dal Nilo a. Ma comecchè si tratta di trasporto per terra , non si capisce come quella vite avesse potuto giovargli ; sicchè alla grande difficoltà della insufficienza della forza di un" uomo che presenta l'uso di ogn' altra delle dette mac chine , nell' elica , s' incontra anche quella , e maggiore, di non. esser macchina adatta. È egli vero che M. Da|1 Nelle Annotazioni ad Ateneo , tom. i. pag. 238. * Comment. in Primum Euclidis , Lib. n. Cap. 3. -1 AI verso 293 del XII canto della Iliade. . ,. In uno interessante articolo sull' impiego della vite di Archi mede come propulsore sotto-marino per fare andare le navi a va pore , inserito nella eccellente opera periodica « Revue Générale de l'Architeeture et des Travaux Publics » année i842, p- 4iT, trovasi una sorprendente nota , alla quale non potendo rispondere né non rispondere, ci limitiamo a riportarla originalmente. Ce n'est pas la circonstance la moins interessante de cette question, ue nous soyons ridévables de la découverte de la vis et du moyen 'cn apprecier la- puissance comute propulseur,; à deux des NOS PLUS ANCIENS PHILOSOPHES , ARCHIMEDE ET PITHAGORE. On sait que c'est par lo dernier que fut découvert le tbéorème donné dans la 47e proposition d'Euclide!!!
it8 lery ottenne nel i8o3 brevetto d' invenzione a Parigi j*r lo impiego di una macchina (chè vuoisi esser l'elica) come mezzo di trasporto per mare e- per terra 1 - ■* 1' artifizio da lui proposto non dava speranza di riuscita, sicché i compilatori della grand' opera , ove quella in venzione doveasi descrivere , secondo si regolavano in tali circostanze, nè la descrissero, nè ne diedero la mi nima idea nello annunziarla 2. Confesso che questa mia oggezione và soggetta alla risposta , che i compilatori po terono ingaunarsi sulla non riuscita della macchina pro post* per dover servire a' trasporti per terra , come s' in gannarono su quella per acqua.. In fatti , gli eredi di M. Dallery vengon di reclamar per lui 1' invenzione di quel propulsare sottomarino in una delle sedute di Marzo corrente anno, dall' accademia delle scienze di Parigi 3. Forse per elica vuo'si intendere avervi Archimede im piegato la vite eterna anche di sua invenzione, la quale si usa a ingranire una ruota dentata che gli serve come madrevite , e si adopera per trasmettere il moto come colle ruote dentate , e in certi casi con più vantaggio. Giacchè le ruote ingrananti non possono farsi di troppo differenti grandezze, ed ogni giro del rocchetto fa avanzar molti denti della ruota , mentre la vite eterna non ne avanza che un solo. Questa combinazione è stata talvolta impiegata per il trasporto di grandi pesi per terra , e trovasene qualche descrizione in diverse raccolte di macchine. Una di esse è composta di una gran ruota mossa dal peso degli uo mini che vi camminan da dentro , fissata ad un albero orizzontale ov' è una vite eterna , quale fa girare una ruota mezzana verticale munita di cavicchie. La ruota mezzana porta nell'albero due piccoli tamburi a cui si attortiglian le funi che tirano il peso che cammina su dei rotoli. Si è calcolato la potenza valere ad' equilibrare una resistenza cento trentadue volte maggiore A. Pure sarebbe stato troppo tenue vantaggio pel tra'sporto in disamina. ■ Bultettài de l'Encourageroent , i8o3. Brèvets accordés. » Description des Brevets d'invention , T. M. n.° i38. Ma chines approuvées par t'aeademie. 3 Comptes Rendu9 des Seances de facad. V. mars i844* Machines approuvées, T. i. p. rag.
129 Ozanam nel rimarcare l' utilità delle ruote dentate in grananti con rocchetti, osserva che con queste macchine che accrescon prodigiosamente la forza, si può elevar qua lunque peso , e nel suo entusiasmo dice : se ci fosse dato di fissarne irremovibilmente e di aver de' cavi abbast.intemente forti, si potrebbe elevare un peso altrettanto pe sante quanto tutta la terra , locchè fe dire ad Archimede Da mihì punctum et terram movebo 1 . Anche il marchese Poleni , il celebre autore di una delle memorie premiate nel i747 dall'accademia delle scienze di Parigi , sul problema di escludere i difelti del l' argano senza diminuirne i vantaggi , à giudicato come Tzetze , Ozanam , e molti nitri , che la macchina impie gata da Archimede fosse siala una combinazione di due rocchetti , e Ire ruote dei) la te 2. Il conte Mazzucchelli nel suo eruditissimo lavoro su Archimede, interpetra con l'autorità del Bonanni 3 l'ar gano per l'elica di cui parla Ateneo, del pomposo rac conto del quale ci rapporta la traduzione , e si sforza di rendere possibile il magico trasporto , cangiando , come sopra annunziammo, l'espressione con pochi strumenti in questa con pochi servi ; variazione già proposta d;>l Casaubono *. Montucla , niega fede a quel racconto che giudica fa voloso ; e si promette che tutti coloro i quali conoscono che gran parte della potenza consuma lo strofinio in qualunque macchina , lo giudicheranno una finzione; tanto più che il guadagno di forza richiedendo un corrispondente sacrifi zio di celerilà , avrebbe bisognato Archimede di un tempo troppo considerevole per fare avanzare un peso così enorme 5. , Lo storico letterario italiano Tiraboschi che à fede nella narrazione di Ateneo di cui riporta la traduzione del Mazzucchelli , combatte l' incredulità dello storico mnte1 Dictionnaire des Mathejnatiques , T. i. p. 5i7. » In una sua lettera scritta al conte Mazzucchelli da questo ci tata a pag. 4a delle sue Notizie storiche sulla vita e li scritti di Archimede. 3 Notizie storiche sulla vita di Archimede , pag. 444 Animadversioncs , T. ii. p, 36o. 5 Ilistoire iles Mathematiqucs , T. i . '7
iSo malico francese , guardandosi di contrastargliene i prin cipi ; li quali secondo Tiraboschi altro non provano , se non che di molto tempo abbisognato avrebbe Archimede onde poter tirare al mare quella sterminata nave. E cre dendo aver portato il suo antagonista in un debol terreno, richiede cou forza e con calore : ma die' egli Ateneo che Archimede il facesse in un batter d' occhio ? Cosi pare che abbia inteso il Montuclu ; ma leggasi Ateneo e vedrassi ch'egli di prontezza non fa pur motto; anzi (prosiegue) ove abbi mi veduto nel suo racconto dirsi con pochi strumenti , altri leggono con pochi servi. II che toglie una delle difficoltà addotte dal Montucla, cioè che troppo difficilmente avrebbe potuto farlo il solo Archimede E. Il celebre letterato tedesco Schoell, parlando del ma gnifico vascello fatto costruir da Gerone per opera del l'architetto Corinzio Archia, dice Archimede aver presie duto a quel lavoro , ed averne fatto varar lo scafo con macchina da lui inventata detta elica; senza indicarne la natura, o com'essa adoperavasi *. M. La Croix , nella biografia di Archimede 3 , rap portando di avere inventate le taglie , che valgono a muover pesi grandissimi , nè si può , aggiunge , spiegare altrimenti quanto narra Ateneo della macchina impiegata a tirare il vascello di straordinaria grandezza. Col quale giudizio l' illustre geometra francese conferma il racconto di Ateneo, per elica intende le taglie, e non esila a con fidare della sufficienza del loro vantaggio per produrre il portentoso trasporto in quistione. Alle quali decisioni non, sapremmo soscriverci. A creduto spiegarsi più cautamente un fisico palermi tano dicendo i Archimede coll'ajuto dell'asse nella ruota da lui ìmaginata , e di più puleggie , traeva in mare comodamente delle navi che a grande stento, e non senza grande confusione da gran numero di uomini si potevano tirare* ». Obbliando cosi come il Casauboni, il Bonanni, il Mazzucchelli che l' asse nella ruota , o sia l' argano , < Della Letteratura Italiana, T. i. pag. 58. * Istoria della letteratura Greca , tradotta dal Tripaldo. Vene zia i827. T. ni. P. in. pag. i9. 3 Biographie Universelle , T. i. Art. Archimede. 4 Scinà , Discorso intorno ad Archimede. Palermo i8i2, p. 93.
iSi era conosciuto assai avanti Archimede , come abbiamo di sopra dimostrato , e scordando di più ch' erano le puleggie mobili di cui non fassi menzione da Aristotile , che Archimede aveva il primo ideato e impiegato. Inoltre mentr' egli à fiducia nel latto rapportato da Ateneo , ne trasforma tutti i dettagli , sicchè non più vi si riconosce il suo autore ; e se più probabile ne dà la narrazione , la rende del pari men sorprendente. Finalmente giudi cando il sullodato fisico , de' lavori degli antichi da quei de' moderni , opina che senza grande confusione non aves sero potuto impiegarsi ad un lavoro simultaneamente un gran numero di travagliatori. Ma nulla è più facile, trat tandosi di trasporti , a cui anche i moderni impiegan ta lora molti uomini o animali , appajàndoli in fila e facen doli tirar un cavo, che può esser lungo quanto si voglia, all'un de' cui estremi venga legato il peso da trasportare. Questo metodo semplicissimo era usato da'più remoti tem pi anche in Egitto, del che trovansi degli esempi in fram menti di bassi-rilievi ritrovati in Tebe «. D'altronde gli antichi , li quali impiegavano ne' loro colossali lavori ci vili o militari , un numero grandissimo di schiavi, cono scevo assai bene i mezzi di evitar la confusione , arte che si è andata perdendo col progredir dell'affrancamento de' popoli , e come colla lor civilizzazione si sono inven tati mezzi miracolosi di eseguir con poche braccia, quello che gli antichi non potevano far che con molte migliaja. E questo è più d'ogn'altro il sublime scopo della meccanica, a cui concorron oggi tutte le scienze, quello di alfranchir f uomo dalla inumana occupazione di lavori materiali, e far sì eh' ei possa darsi tutto alle intellettuali, ricercando per una serie di miglioramenti il suo perfezionamento e la sua felicità nello esercizio di quelle facoltà che lo distinguon da' bruti. Mille uomini occorreano a trasportare e fare agir 1' ariete contro le mura delle terre assediate, ed oggi cinque o sette producono in minor tempo e da lontano -un maggiore effetto usando la polvere e 'I can none 2. Tre mila uomini faceano andar la elepoli di To» Roscttini. F Monumenti itet1' Egitto e detta FVubia . T. a , pag. 246. ' Wilkinson's Engincs of war ancients and moderni.
i3a Iomco Poliorcete al famoso assedio di Rodi , ed Oliviero Evaus ti fatto camminar per le strade di Filadelfia una nave del peso di 4>oo migliaja con una macchina a va pore. Molte ccntinaja di remiganti necessitavano per far navigare i vascelli di guerra a molti ordini di remi degli antichi , ed or veggiamo grossissime navi , senza remi , senza vele e senza equipaggio , fendere a Ior voglia le alte onde dell' oceano come se fossero animate , traspor tate da macchine a vapore , e sorvegliate da due o tre individui. Uno de' monoliti che descrive Erodoto, oggetto che più lo colpì di ammirazione visitando l' Egitto, e del peso di 5oo migliaja ora stato fatto trasportare dall' an tico re Amasi dalla città di Elefantina a Says , impie gandovi l'opera di due mila uomini per tre anni ». Un egregio architetto francese , in una delle sue ulti me opere * in cui colla usata sagacità à voluto trattare e sciogliere i più astrusi problemi di Archeologia navale, come sarebbe la costruzione dell' arca di Noè, il numero e la disposizione de' remiganti delle navi a molti ordini di remi degli antichi , à anche voluto risolvere il pro blema egualmente difficile del trasporto della nave Siracusia , e la soluzione ch' egli ne à data rapportandola come traduzione del testo greco di Ateneo, a cui l'à in nestata , è del tenor seguente « Appena terminata la prima metà ( della nave ) , volle Gerone che si fosse messa in acqua onde provarla , e si procedesse in pari tempo alla rimanente. Ma vedendo che gli architetti dis sentivano sul modo di trasportarla , Gerone fe' capo del famoso Archimede , il quale riesci a scavare un canale, yuale empì d'acqua per via di parecchia elici, specie di macchina dipoi conosciuta col nome di vite di Ar chimede , sicchè con poco dispendio di Jorza la parte costruita fu tratta in mare ». Come vari al tri interpetri, il Roldelet à variata la de scrizione datine dal suo autore; ma le alterazioni da esso fattevi sono molto giudiziose , benchè per propria cautela , come lo Scinà , à voluto sacrificare il maraviglioso , col sostituir la discordanza degli architetti sul • Borgnis , opera citata , pag. i89. 3 RottoVlct , Mémoirc sur la Marine des Anciens.
.33 modo di trar la nave al loro sconfidamene ; col cangiar P asserzione della sola forza di Archimede colla indeter minata espressione con poco dispendio di forza , e col mutare il trasporto per terra in quello per acqua. Ma le maraviglie che fa il buon Plutarco d'essersi fatta scor rer per terra la gran nave senza sbalzi e come se andata fosse per acqua , sarebbero state assai fuor di proposito, anzi a controsenso , ove la cosa fosse andata come a vo luto indovinarla il Rondelet. E Plutarco ch' era stato in Egitto, ed Ateneo che vi era nato, non si sarebbero al certo sorpresi del mezzo di trasportar per canale de' gran pesi , che ivi praticavasi ab antiquo per la trasportazione degli obelischi e de' monoliti. Finalmente quantunque nei trasporti per canali , per sperimenti fatti in Francia 1 un uomo può tirare una barca del peso di cento migliaja di libre , il peso della nave era sì enorme che neanco coll' ajuto di pochi servi avrebbe potuto Archimede riescirvi. Aunnenocchò non si voglia apportare al diritto senso dell' autore, un' altra grandissima alterazione in grazia di un'altra mendicata considerazione, che l'adjettivo indeter minato e relativo pochi presso gli antichi che a tai la vori impiegavan migliaja d'uomini, debbasi intender molti presso i moderni. Niente d' interessante si trova nella sola Enciclopedia inglese ( The Penny Cyclopasdia ) che ò potuto riscontrare in Napoli , se non che nel dare il nome di poche delle più che quaranta invenzioni meccaniche di Archimede all'art, che lo riguarda, vi si cita una macchina che chiamasi elice o vite ( for lancing ships accordine/ Aeteneus ) per varar navi secondo Ateneo. Citandovisi questo autore, mostrasi di credere al suo racconto, quantunque non voglia assumersene la responsabilità. In esso art. non si dà la spiega di quella macchina , ne la interpetrazione di come avrebbe potuto giovarsene, le quali cose io con fidava trovarvi escogitate o confutate , non che la discus sione 'della credibilità del racconto , e la indicazione dei mezzi che avrebbero potuto renderlo possibile. Cose tutte 'ch'erano da aspettarsi da' dotti e filantropi scrittori di quell' opera utilissima, li quali co' loro rivali di Oltre1 Perronet , Oeuvres , Tome 2.
i34 Manica e di Oltre-Oceano , sono alla vanguardia del pro gresso dello spirito umano. Non mancherebbe di autorità chi volesse sostenere di avere Archimede trasportata la gran nave con più mac chine unite , giacchè si à da alcuni versi greci del Lexicon di Suida , che Archimede uni cinque meccaniche facoltà per mover pesi grandissimi e maravigliosì. E qui volendo esaminar il mezzo delle macchine più composte , discorrerò brevemente di una delle più potenti la leva di Garousse, di cui parlano Belidoro e '1 Venturoli. Un grave situato in un carro mobile su quattro rotelle , vien tirato da una fune che attornia una girella mobile attaccata per una briglia al carro. Uno de' capi della fune è ligato ad un punto stabile , 1' altro abbraccia un cilindro che gira insieme ad una gran ruota a cui è uni to. .Si dà moto alla macchina per via di una sdanga oriz zontale mobile su di un fulero sito alla sua metà. Di quà e di là di questo , sono a qualche distanza due occhietti in cui posson moversi due arponi o leve curve che al ternativamente aggrappano i denti della ruota come la potenza eleva or 1' uno or 1' altro estremo della sdanga: questo congegno delle dimensioni assegnatogli da Belido ro , per fare andare un peso di 48g5o lib. , à bisogno di un peso di 6o fc.il. secondo Belidoro e di 23,4i secondo il Venturoli ; il cui divario è nato dallo aver questi de terminato col calcolo 1' elfetto delle resistenze da vincere, è quegli estimatone lo attrito indifferentemente la terza parte della pressione. L' uomo non essendo capace ne' la vori continui che di una forza di i2 fc.il. bisognano quattr' uomini per detta macchina , due per ogni braccio, li quali dando un colpo ad ogni due secondi, ad intervallo di un secondo , ci sarà un colpo ad ogni secondo. Supposta la ruota di 6o denti, ad ogni minuto farà un giro , e'I grave avanzerà attesa la girella mobile, di mezza periferia del cilindro e della fune , i cui raggi essendo di o,i355 e o,oi85 m. progredirà di o,48376 m. Sic chè per percorrere 58o metri supposta distanza da per correre , vi bisogneranno venti ore o sia tre giorni di travaglio di quattr' uomini. Suppongasi che un'altra sus sidiaria macchina ( come un sistema di puleggie ) si uni sca alla descritta atta ad accrescerne cinquantadue volte
i35 la forza sicchè basti a spinger la nave, e dato che il machinismo resister possa al suo trasporto posta che fosse nel sito del detto grave, per farle percorrere un breve spazio di 58o m., sarebbe occorso il travaglio di qua tir' uomini per molti mesi, anzicchè quello di un sol vecchio per poche ore Finalmente non vo' lasciar di osservare , di non aver trovato neppure un cenno della portentosa trasportazione della nave di Archimede nello esteso Traite des Machi nes , dell'egregio nostro Borgnis , benchè nella parte che concerne il Muuvement des Fardeaux,-contenga distinte relazioni de' più memorabili trasporti e notizie delle in venzioni che le riguardano. Avendo discussi ti espedienti sin' ora escogitati, e, come parmi, dimostratane la inefficacia, vengo ad espor brevemen te il mio pensiero, la sua praticabilità, e la sua efficacia. Gli argani, le ruote dentate , le taglie, le leve, tutti mezzi utilissimi per accrescer l' effetto di una potenza a spese del tempo del travaglio , usati con successo in ogni incontro , non sarebbero riusciti ad Archimede , atteso l'immenso vantaggio di cui bisognava la sua debole for za , insufficiente anche a fare agire le moltiplici mac chine da impiegarvi. Però trattandosi di dovere ingigan tire una data potenza per trasporto di grandi pesi, un al tro genere di agevolazioni possono rinvenirsi di grandis sima efficacia , e ia qualche circostanza ind^finitivamente vantaggiose. Che , siccome per fare andare un corpo su di un piano non bisogna di una potenza eguale al suo peso assoluto , ma sibbene allo stropiccìo od attrito che viene a soffrirvi , e questo attrito è assai diverso secondo varian le circostanze della via da percorrere e de' punti di contatto del corpo colla stessa , riesce sommamente utile il combinar le une e le altre in modo da ridurre 1 attrito al minimo. Celebri ingegneri e sommi meccanici inglesi, e francesi àn fatto de' sperimenti onde determinare il valor dell'attrito in parte del peso secondo le varie cir costanze come Coulomb, Bossut, Morin, Telford, Lardner, Gordon , e noti ne sono li sorprendenti risultati ottenu tine , che per i carri che vanno sulle migliori strade a rotaje arrivano a farsi tirare con forza di i/3oo del loro peso. Però anche questa grandissima agevolazione sarebbe ■ Belid. Arch. Hydr. t.i.p.i22. Vent.Efem. diMec. t.i.p.392.
i36 stata ancor troppo insignificante per Io stupendo trasporto che dovea produrre Archimede , ma un facile e piccolo artifizio avrebbe potuto accrescerne indefinitamente lo ef fetto , e in qualche modo comparir magico , comecchè occulto. Facendo la via con piccol declivio. Che , come è noto , un grave che poggia su di un piano inclinato , è assoggettalo a due forze , la gravità che non agisce per intero che l'obbliga a discendere con forza acceleratrice, e l' attrito che nel trattiene. Forze che possono farsi con siderevolmente variare crescendo l'una e diminuendo l' al tra col solo cangiamento della inclinazione del piano. Talmentecchè qualunque grave può farsi scorrer per un piano debitamente inclinato. Per locchè ne' trasporti , come av vertii da principio, dove per brevità non ne marcai l'appli cazione, dee badarsi al livello del sito su cui resta il grave, e quello dove dee trasferirsi, circostanza vantaggiosa di cui pare non siasi giovato il Fontana. Presso molti caricato} di canali di fiumi, o di mare, in Inghilterra e in America, ove le rive o il lido elevato il permeltono, le strade che vi ap portano i carri carichi del minerale da imbarcare , fini scono a qualche distanza in cima ad un piano inclinato adattatovi , in cui si getla il minerale, che par il proprio peso , scorrendo per lo stesso, va a gellarsi sino nel fondo della nave convenientemente assoggettatavi. Quando poi il peso da trasportare è situato su carri a ruote del mi nimo attrito e va per rotaje abilmente disposte , le più piccole inclinazioni danno si grandi agevolazioni che pre sto si arriva a farli scendere da se, in modo che l'arte iijutata dalla natura dà così a' solidi la scorrevolezza dei liquidi. La tenue pendenza di un i in i77 che fa coll' orizzonte l'angolo inpercettibile di i9 minuti e 25 se condi , per sperimenti fatti dal dottor Lardner, à cresciuta la celerilà che nell'orizzontale era di 3o,g3 miglia a 4 i,24, cioè di più di un terzo 1. Questo aumento potendo talor divenir pericoloso, si è cercata la inclinazione limite , e si è trovata di om.,o26 o presso a poco di 2 -§- per i0o, termine in cui è ancor possibile di dominare la corsa di dieci Waggons con soli due freni. In talune tratte si freua la corsa de' Waggons carichi che scendon per piani ac clivi , obbligandoli a farli rimontare in rotaje parallele 1 Penny Cyclopoedie , art. Rail-roads.
1 3y de' Waggons vuoti, a cui sono attaccati con catene senza fine che pnssan per delle ruote giranti su perni fissi alla sommità delle strade. Ma molti mezzi si sono inventati e potrebbero inventarsi per rendere equabile ed anche per render ritardata la discesa per un piano inclinato. Dimostrato avendo dove à potuto Archimede rinvenir la occulta forza bastante a trasportar per terra la nave del più gran peso, restami a rispondere ad una oggezione che già annunciai di sopra; come avrà potuto impedirne l'accelerata distesa che avrebbe potuto riuscire rovinosa. Or nulla è più facile che di far sviluppare degli ostacoli allo scorrer della nave come va crescendone l'accelera mento , e tali che annientino o frenino questo senza nuo cere alla (lebul potenza. Sia fermando il girar di talune ruote e obbliandole a strascinare, con che se ne accresce lo attrito , come si prattica pei carri moderni ; si» can giando l'acclività del piano in altro men pendente o pure orizzontale, come nelle Montagne Russe, o ne' sperimenti dal Pambour fatti sulle strade ferrate da Liverpool a Manchester 1 , e come usa la Natura ne' fiumi ; o cioc chè è anco più semplice , attaccando una estremila di grosse gomene o catene alla poppa della nave , attorti gliate sul terreno , s cchè collo scostarsi dalla stessa fos sero andate sviluppandosi, e ritenendola col lor peso sempre crescente. Espediente con mollo successo adoperato per inal zar con egual forza l'acqua, o il minerale da profonde mi niere, per tener sempre in equilibrio talune specie di ponti a levatojo militari , ed è stato proposto per mantenere ad una stessa altezza de' globi aereostatici nell'aria 2 a. • Traité theorinue et pratique de machines locomotives, p. io2. » Bulletta de 1 Encouragement ; et Description des machines et procodés des Brevets d'inventions , T. i. p 3o8. * Nella il.* Lezione di meccanica applicata dal Dupin, t. 2 p. 32 j ; trovasi una estesa , dettagliata e interessante descrizione di una di tali strade l'errate che va a terminar nelle rive del Sunderland , estratta dall' autore da' suoi Viaggi nella Gran Bret tagna. Poco avanti egli si è fatta questa domanda. Qual'è la in clinazione più vantaggiosa che convien dare alle strade ferrate? ( E qui intende di quelle che immetter debbono ai caricatoj). É quella , risponde , che permette a' carri carichi di pigliare un moto uniforme per il Eolo cucilo del loro peso. Seguendo la stessa un cavallo che conduce una fila di carri , non a bisogno di eser citare che la sola l'orza necessaria j>er vincer l'inerzia dette masse i8
i38 Un principio di strade a rotaje o sia di gettate artifi ciali diritte e sormontate da liste levigate di ferro per agevolare il trasporto per esse di grandi pesi , del siste ma di quelle che gl' Inglesi chiaman tram roads , era già usato in antichissimi tempi dagli Egizj , che se ne giovavano nelle loro colossali costruzioni ». E questo fatto provato in modo incontrastabile, da talune reliquie delle stesse da illustri moderni antiquari di varie nazioni por tatisi ad esplorar .quella classica terra , ritrovato tra la folla delle loro parlanti rovine. Ed Archimede le avrà senza dubbio osservate nel suo viaggio d' istruzione ivi fattovi , come Solone , Pitagora , Archita , Platone. Ed in quanto al vantaggio che si à di fare andare un grave per piano inclinato dovendosi trasportare per un terreno che permeite di usarlo, la è una osservazione tanto ovvia e naturale , che certo non aspettava un Archimede per rimarcarla ; ma occorreva forse un Archimede per ti rarne un miracoloso partito. D' altronde vi à, come a pro posito dello specchio ardente dello stesso Archimede os serva il Bossut , vi à nel seguito delle conoscenze umane una fatalità che arreca quasi sempre all'ultimo quelle più utili z. Quante scoperte superiormente utili, e comecchè assai vicine ad altre note eminentemente facili , sonosi fatte aspettare de' secoli? Dall'arte di batter delle leg gende nelle medaglie alla stampa non ci era che un sol passo : e pure migliaja di anni sono scorsi con quella e senza di questa. E più migliaja di anni sono ancor scorsi dacchè gli Egizi stampavan su tessuti di filo e di cotone de' disegni e de' caratteri geroglifici con pezzi di legno, avanti che si fosse inventata la stampa : eh' è quanto a dire dalla invenzione della stampa di caratteri per uso di lusso alla stampa per uso della lettura'. E per non sco starmi dall' argomento in esame, dirò , che per più di un secolo e mezzo si usavano in Inghilterra le strade a ro che trasporta , ed i piccoli intoppi che le tenui ineguaglianze potrebbero presentar sulla strada. Neil' opera del Paiubour già citata, a pag. io2, rinvengonsi delle formole atte a far risolvere qualunque problema sulla discesa de' Waggons per due piani inclinati. Arts et Métièrs des anciens Ègyptiens, RevueBritan.an.i84i. Serie V. Voi. 6. p. 27. e Westraister Revue i84t . i.» Cahier. ' Discours que précède la Partie Mathematique de l'Encyclopedie Methodique.
i3g taje di legname , avanti che l' importante passo si fosse ivi dato, di sostituirci un altro materiale più durevole e più vantaggioso (già usato dagli antichi), ed avanti che le altre nazioni , ed anco le rivali in industria , le aves sero adottate ! E per portare esempi più sorprendenti pi gliandoli ne' scientifici industriosissimi tempi presenti, dirò che benchè utile si è dimostrato l'avvalersi della forza della gravità tracciando le strade ferrate per piani incli nati, si esita, anzi si evita ancora a impiegarla! E lo stesso vuol dirsi delle strade atmosferiche o pneumatiche. Inoltre vo' far rimarcare , che giovarsi del piano in clinato era del sistema inventivo di Archimede, il quale con la forza del suo ingegno costringeva la Natura ad ajutar il travaglio dell' uomo. Così netla sua coclea egli si era anche avvalso detla gravità e della tendenza del-, l'acqua a scendere, per obbtigarla a salire: locchè nel l'entusiasmo dell'ammirazione, à fatto esclamare a Ga lileo : E questa una inventione miracolosa non che maravigliosa. 11 sito stesso dovea suggerire anzi comandare il piano inclinato; giacchè trovandosi la nave naturalmente in terreno più elevato, dovea discendersi per farla entrate nel mare. Circostanza che, se non m'inganno, molto fa vorisce la mia spiegazione , e molto contraria quella del Rondelet; attesochè, facendo it canale a livello del mare, re stava la grande difficoltà di scenderla in esso; e ad elevarlo sino alla nave sarebbero occorsi troppo colossali lavori. Finalmente volendo io appoggiare o distruggere- la mia iuterpetrazione colla prova più convincente , quetla della sperienza, sonomi dato a ricercare, se delle strade a rotaje che già s' impiegano a tanti usi diversi , non si fos sero usate per vantaggio de'trasporti ai porti o da'porii; ed ò avuto it bene di rinvenire di che assicurarmi di aver dato nel segno. Ecco quanto trovone scritto datt' in faticabile Dupin nelt'opera sua più carita , comecchè più utile alla classe più numerosa de' Francesi « En Ecosse j'ai vu rémonter des navires de la mev sur un pian incline en les placant sur une route en fer. Trés peu cThommes svffisaient pur rémonter ainsi les batiments du plus grand poids 1. Or se pochissimi uomini bastano a 1 Geometrie et Mechanique appliquées aux arts et métiers; T. a. pag. 234-
i4<> far rnuntiir celercmente contro la graviti) per delle cale uavi del più gran peso, chi esiterà a credere, che un si mile ari iG^io , e giovandosi nel discendere della gravità, si fosso riuscito da un sol' uomo a farne calar lenta mente un'altra di un peso centinaja di volte maggiore? Di questo stesso congegno, uu' altra più circostanziata notizia trovo nel Cenno su i travagli degl' ingegneri civili dell' America del Nord, opera del celebre ingegnero in glese David Stepbenson , di cui à dato un estratto M. Costa capitano del genio della Francia; nel quale si fa parola di detta invenzione di Mr. Morton di Edimburgo, pa tentata in Inghilterra ed ivi messa in pratica per tirare a secco in terra le navi dal mare onde riattarle. Mr. Morton stabilisce su del piano inclinato quattro linee di rotajc di ferro paralelle, sulle quali fa caminare un carro compo sto da un pezzo principale su cui poggia la chiglia, e di altri che servon di guida a' puntelli detti palombe , che sostengono i fianchi della nave. Questo carro è poggiato su moltissime rotelle di ferro fuso che scorrono' sulle rotaje. Una o più catene per mezzo di un argano , comu nicano il moto che fa la forza degli uomini applicati alle manovelle dello stesso onde tirare in su il carro. Il loro numero non è maggior di sei uomini per ogni centinaio di tonnellate di mille kit., e cresce colla inclinazione di questa cala, della dal nome del' suo inventore Morton's slip '. E questa invenzione che per risolvere un proble ma infinitamente più difficile, avea fatto quasi per gioco il uostro Archimede duemila anni or sono, facendo stupire i Siracusani spettatori, che avean dello con quel mezzo avrebbe potuto trasportare un peso quanto tutto la terra *; e '1 re eh esclamò non avrebbe più esitato a credere a qualunque asserzione di Archimede e. Questi invenzione che non è che un miglioramento di quella di M. Du Mè, quale è stata nuche perfezionata da M. Mallet *, è di si superiore utilità, che oggi al tempo delle più stupende in1 Rèvue Générale de l'Architecture et des Travaux Publics , annés i84o. p. i7o. » Yéar Book of faets, i84$. pag. 87. Ship-repedring platforme. * Ut cctpturus eodem modo terrarum orbem unicuique pularetur. Fazello, De rebus siculis, Dee. 4- l'b. IV. * Ab hac, inquit, de quocumquu dixerit Archimedea ili1 credondum est. Proclus, Comment. in Primura Enel. Lib. ii. cap. 3.
venzioni e delle più utili applicazioni, se ne dà dettagliata descrizione, da uno de'più celebri ingegneri inglesi, nel dare un cenno di lavori degli ingegneri americani; abbenchè fatta da uno scozzese, patentata in Inghilterra, e messa in uso nelle principali darsene della Gran Brettagna 1 Due altre oggezioni prevedo che potrebbero farmisi e non vo' mancar di rispondervi , o per dir meglio di preve nirle. A cominciare il movimento di un corpo essere ben noto bisognare una forza maggiore di quella occorrente a farglielo proseguire dopo cominciato anche in terreni orizzontali ; come un sol uomo avrebbe potuto sodisfarvi nel caso che del piano inclinato si fosse giovato Archi mede per far discendere l'enorme nave, mentre per va rare i vascelli, quando, tagliate le gomine e toltine i pun telli che li trattengono , non cominciano a scivolar da se per le cale inclinate e insevate, si ricorre a due braccia di leva di i4 a io metri di lunghezza a cui si applicano due cent' uomini che per via di funi vi fan forza? La nave avrebbe potuto preventivamente situarsi, con ajuto di genti e di macchine, nello stato di equilibrio pros simo al moto , assicuratavi da ostacoli levatili. Sicchè to gliendo questi, la più piccola forza sarebbe bastata a met terla in movimento, come un piccolissimo peso basta a far traboccare una bilancia carica di gravi ed eguali pesi. L' altra oggezione è questa, che molti sommi ostacoli avrebbe dovuto superare Archimede per riuscire nella su blime impresa. La è questa una osservazione sì giusta che niuno potrà metterla in dubbio, attesocchè non solo l'arte di costruir le strade ferrate che solo s' impiegavano per possibilitare il trasporto di enormi mole e non per comunicazioni ac celerate oggetto principale cui ne usano i moderni, non era progredita onde ottenerne la maggiore economia di forze ; non solo de' sperimenti non eran fatti per deter minare il valor dell' attrito che vi si soffre , ma neanco era ancor nata la teoria della discesa de' gravi pei piani inclinati che si dee al rigenerator della meccanica il Ga lileo ; sicchè si potrebbe applicar con più ragione ad Ar chimede la scortese ma esatta osservazione del Condorcet, avuto riguardo al progresso delle scienze esatte a Uno scolarello che sorte dal collegio sa oggi più di matema tiche di quanto ne sapea il Newton con tutto il suo stu
•4* dio e il suo genio » . Ad onta di tutto ciò se si consideri che il coscienzioso Plutarco non narrava la trasportazione della nave in discussione che in tempi vicini ad Archimede, ed in paese a questi nemico ; che la riuscita oggi si di mostra possibile, come quelle egualmente incredibili della invenzione del cannone a vapore e de' specchi ardenti per brugiar da qualunque distanza l'armata navale di Marcello; se si ricorda che la meccanica de' greci era potente quanto semplice e capace di produrre i più sorprendenti effetti, e che quella degli Egizi lo era ancor di più, e dovea esser nota ad Archimede; in ultimo se si riguardi che il sistema inventivo del genio creatore di Archimede era quello d' in ventare una nuova scienza speculativa per poter applicandola risolvere un problema di pratica , come creò l' Idrostatica basandola sulla gravità specifica de' corpi, per risolvere il quesito della corona; inventò il metodo di esaustione onde ottener con quanta più approssimazione voleva la quadratura del cerchio, e per avere il diametro apparente del sole; in ventò una illimitata numerazione prevedendo in qualche modo la nostra e in parie i logaritmi, ond'ettumerare i gra nelli di sabbia che avrebbe potuto capir l'universo, la cui grandezza tendeva a precisare; se si ricordi che la sua in fallibile abilità fea dire agli antichi quando tratta vasi di risolver cosa che ognun tenea per impossibile « Problema Archimedeus » non si esiterà a credere ch'egli avesse riu scito a trarre per terra al mare la pesantissima nave colla sola forza della sua mano in apparenza, ma costringendo in realtà la Natura a somministrargli la forza occorrentevi. Se non giusta ella è piccante riflessione di un filosofo mo derno, che la Natura non crea che di rado uomini di genio, perchè questi la sforzano a svelare i suoi segreti, e si avval gono de' suoi occulti mezzi. Or per chi mai questa osserva zione cade più a proposito, che per la fenice degl'ingegni 1, per il sottilissimo indagator delle cose a , per chi à detto il Petrarca: animus ejus nullis circumclusus Jinibus , seti maria et terras et coelum omne percurrens meditatione Uberrima , quo penetrare acies humana non poterat , oculis mentis intendit, eoque claritate evasil ut summum locum teneat 3 ? M. A. Costa. 1 Blancani , Chronolog. Mathem. » Cassiodori , Var. Epist. Lib. VII. 3 Rerum memorabilium, Lib. i. p. 45o. Basii- i554 in fol.
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Non riuscirà senza interesse , specialmente per i lettori militari , lo aggiunger de' ricordi provanti che lo impiego de' portentosi mezzi meccanici di fare andar per terra delle navi militari. quale, come si è detto, riuscito sarebbe, senza di opposizioni estranee alla meccanica, a Cleopatra per sottrarre dopo la battaglia di Azio l'armata egizia dalli artigli delle aquile romane, passandola per l'istmo di Suez nel mar rosso , mentre Augusto facea trasportar la sua per l' istmo di Corinto 1 ; nel medio evo è stato, questo stratagemma, anche impiegato con pieno successo e alla difesa e alla presa d'importanti piazze «di guerra. Nella seconda spedizione de' Russi contro Costantino poli, nel 9o4, sotto Olep tutore de' figli di Ruric, la loro flotta composta di piccoli bastimenti, schermi l'aspettata resistenza della inespugnabile barrièra preparata a difesa del Bosforo attraversando I' istmo ; quale trasporto le cro nache nazionali riferirono, essersi effettuito veleggiando con fresco e favorevole vento 8. Nello stesso secolo X sotto l' imperator Basilio , Niceta general greco , fe' pure trasportare il suo navKio attra verso l'istmo di Corinto 3. La piazza di Brescia appartenente alla republica di Ve nezia , trovandosi net i43p, bloccata da poderoso esercito milanese e prossima a cadere per mancanza di provigioni, un ardito e ingegnoso ingegnero ( Sondolo ), propose a quel senato di trasportarvi delle navi per il solo fronte ' Phranza , Bibliot. Gracco. Poggii Bracciotini Hist. Vcnctiis i7iS p. 328. = Gibbon, Hist. of the Dectine and Fatt of the Bom. E. p. io28. 3 Phranza, autenticato da Gibbon, a pag. i233 nota c. Le beau, Storia det Basso Impero, Tran1. Ital., Nap. i784 p. 39o.
i44 libero , quello del Lago di Garda , facendole rimontar l' Adige , e trascinarle per terra per il doppio trailo re statevi. Questa idea, per la somma difficoltà, eccitò da pria il disprezzo e'I ridicolo: che Du sublime au ridicule il riy a qu'un seul pus. Ma poscia ottenuti trenta basti menti , li mena sino a sei miglia dal lago di S. Andrea, li tira a terra , situa i piccoli su dei carri , i granai su de' rotoli ; e fa tirar cinque galee da una fila di cento venti pi'ja di bovi, per un'alpestre via che duemila tra vagliatori , precedendo il trasporto , andavano rendendo praticabile. Pervenuto il convoglio di lago di S. Andrea, restano ancora sei miglia per arrivare a quello di Garda, e in quel tratto una montagna scoscesa si eleva a impe dirne il tragitto anche agli uomini inermi ed ai guar diani di greggie. Sorbolo riconosce i dintorni , colma un burrone, attacca il navilio a de' cavi, e a forza di braccia inalza sulla montagna la sua flottiglia , dove più urtino travaglio lo attende , quello di farla discendere per nitro ripido pendìo. Ivi attacca i suoi cavi a degli alberi che la ingombrano , e , lentamente rilasciandoli , li abbassa quanto più può: dove scioltili dagli alberi superiori, li lega ad altri più bassi, e, ripetendo la manovra, discende a scaglioni al piano. Cosi l'ardita impresa, che sembrava folle e ridicola, fu coronata dal più alto successo, e Bre scia fu liberata ». A ragione dunque ebbe a dire il nostro celebre capitano P. Marchi, i L' uomo può lutto quando vuole: il travaglio sormonta tutti li ostacoli ». Tre lustri non erano ancora scorsi che Maometto II in vestiva per terra Costantinopoli , con un esercito di due cento cinquantotto mila uomini che si disse ammontare a 3 o 4oo mila, e la sua armata di duecento cinquanta o di 3ao vele erasi avanzata alle alture de' Dardanelli. Ma \e opposte difese erano tali, che mandarono a vuoto tutti i tentativi, e solo facea sperare riuscita l'assalto simultaneo dalla pai te di terra e di mare. Avendo però i difensori fermato il porto con enorme catena di ferro custodita da forti navi, questo punto era inattaccabile. Maometto in procinto di levar l'assedio , ordina in vece di tosto trasportarsi dello 1 Poggi» Bracciolini, Historia Fiorentina , pag. B7o. Libri, Uistoirc des sciences matheraatiques, t. a. pag. B28. Note 2Dictionnaire de* Sièges ci Batailles , article Brescia.
145 navi dal Bosforo per terra sino dentro al porto. Ed ottanta galee, entro una notte, vennero strascinate su di un forte tavolato di tavoloni di abete a superficie insevata costruito per un tratto di dieci miglia , da altri limitato a due leghe, di strada aperta in un terreno alpestre e boscoso. Gibbon osserva che l'arte veniva supplita da milioni di uomini obbedienti impiegativi. Ma egli à torto. Maometto comandava a' migliori ingegneri dell'epoca , tra cui un candioto ch'era stato al trasporto delle navi Veneziane al soccorso di Brescia 1 , ed egli era degno di coman darli. Le dette galee lanciate alla punta del giorno nel ba cino del porlo a vista de' stoni iti difensori , che non poteano impedirlo, possibilitaron l' assalto generale, e la presa della capitale dell' impero d'Oriente 2, che sin d'al lora , ed ancora, obbedisce alla mezza luna. La riuscita di questa temeraria disposizione di Maometto ricorda quel detto di Alcibiade « Quando le anime di un cert' ordine non fanno tutto ciò ch'essi vogliono, è per chè non osano volere tutto ciò che possono k e la sen tenza del La Fontaine « L'homme (de gènie) est aiusi bàti; quaml un sujet l'enflamme, I' impossibililé disparati. Oltre a' suddetti, altri trasporti di navi per usi di guerra sonosi fatti, tra' moderni dagl'Inglesi nella guerra americana (i776,77) ne' Laghi del Canada 3, e tra gli antichi è famoso quello di Annibale delle navi tarantine dal porto al mare esterno nel tempo dell' assedio de' romani nella cittadella * a. 1 Spondanus , i438 n.° Gibbon p. i233 notad. a Dictionnaire des Sièges et Batailles, art. Costantinople. Spectateur Militaife , Paris i826 t. i. p. 564. Gibbon , pag. i23o i238. Cantcmir , Annali Turchi , pag. 96. 3 Gibbon, p. i233, nota e. Botta e Brakenbridge non ne parlano. 4 Le beau, Storia del Basso Impero, p. 39o, nota. Polybe , traduit par Thullier, commanté par Folard. Paris i73o, lib. Vili , cap. VII , pag. 73. a Se mal non mi appongo , nel colpo d'occhio del più stu pendo guerriero dell' antichità , che suggerì una sì utile dispo sizione onde torre a' Romani il vantaggio sul porto di Taranto , sembrami scoprir molta somiglianza con la osservazione e la de terminazione seguitane nell' assedio di Tolone contro le truppe alleate in seguito di egual colpo d' occho militare del più stu pendo guerriero de' moderni . benchè non avesse cagionato un trasporto di navi per terra. '9
Tutti questi trasporti di navi di cui oga' uno venne ri guardato come un prodigio ' e prodigio singolare a , è da osservarsi che son posteriori ad Archimede , che non riguardano che piccole navi o al più grosse barcaccie, e che anno impiegato l'opera di un immenso numero di manovali. Al di là del tempo di Archimede, io non ne ricordo al cuno ; giacchè quello di Serse, il quale nella famosi sua spedizione contro la Grecia , secondo molti storici, fe' tra sportar la sua flotta a traverso l'istmo ov' è il monte Ato, è un errore evidente, attesochè in quell'istmo venne aperto per il passaggio della flotta un canale, di ini Erodoto à dato tutti i datagli 3: e'I trasporto della nave argiva degli argonauti per liinti paesi mediterranei onde attraversar con essa de' fiumi , e fare il giro dell' Europa , è al di là dei tempi storici , e della credibilità storica. E se leggesi in Diodoro Siculo 4- a , è perchè , confessando egli la diffi coltà di parlar de' tempi antichissimi, si è non ostante pro posto di spiegar quello che appartiene alle imprese de' più antichi « e le favole intorno ad essi raccontate » : ma ciò facendo bene spessa rapporta confusi co' fatti rea\i degli imaginarì, sicchè anche questi si pigtiano per veri. In fatti Omero ch'è stato il più antico scrittore di quella famosa spedizione, à riunito, come con I' autorità di De metrio e di Mimnermo l' osserva Strabone 5, il falso col vero, (ed ei da poeta il dovea non che il potea), facendo ritornar quei semidei per l' oceano e 'I unediterraueo in Grecia; ed anco quando li fe' rimontare il Tanai sino alla sorgente, e discendere al mare per altro fiume , seguia probabilmente la propria imaginazione. 1 Poggii Bracciolini , loco citalo. » Dictionnaire (Ics Siègcs et Batailles , i809. T. II, pag. 22i. 3 Erodoto Alicarnasseu , Delle imprese de' Greci c de' Barbari Trad. daBecelli, Verona i 733 , T. II, pag. iS e 45. 4 Diodori Siculi, Bibl. Hist. Graec.-Lat. Parisiis i842. Lib. IV, cap. LVI , pag. z3o. 5 Geogratia di Strabone , volgarizzata da Ambrosoli , Milano i833, voi. i , pag. i00. * Diodoro col1' autorità di Timeo e di altri antichi scrittori, rapporta ivi che il ritorno del vascello degli argonauti non po tendo eseguirsi per la bocca del Ponto , perchè chiusa ila Aete con molti navigli, l'Argo rimonto il Tanai (Don) sino alla sorgente; d' onde venne trasportato a forza di braccia in altro fiume, per cui calo nell'oceano, ove lasciando il continente a sinistra, ritorno per Cadice nel mar Tirreno , nel quale venne gettato da' venti nelle sirti africane , « di là dopo tanti pericoli, torno in Grecia
«4-7 MEMORIE DELLA CORRISPONDENZA DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE Al SPAGNA , PUBBLICATE DAL GENERALE PELET. CAMPAGNE del i7o4 e iyo5 ; 4-° E 5.° volume: parioi, i84aSECONDO ARTICOLO.
It serotu di Luipi XIV, ed H nostro hanno raccotio, e perfezionato questi documenti. La difensiva è dìventita una dette più sapienti partì detta guerra, e non ta meno difficite, ed è per essa che si sono im mortatati Turena , et Creqny, e in una sfera interiore Catinai e Berviti. Questa difensiva fondata su i fiumi, e sutte po sizioni , e stata quetta, che nette disgrazie detta Guerra di Successione , ha preservato ta Francia da una in vasione= Gt int dcjcnse da sisteme de guerre mo derne, votte a V. tepag.grandi aya. potenze non sono Quante per ta toro condotta disrese netta tinea dette potenze più subatterne? mentre noi! si e potente , che finche si è superiora atte proprie intraprese. Mabty principe* de Negoeiation pag. ». Net nostro primo articolo inserito nel 12.° volume del l' Antologia militare, cercammo di lumeggiar l'utilità di questa importante pubblicazione , considerandola come il risultamento della creazione del Deposito della Guer ra , é come stabilimento scientifico , che supponeva uno stato incivilito e la guerra elevata a scienza. Cercammo di dare benanche una esatta idea dell' introduzione del generale Pelet , posta in testa di queste memorie a fine di mettere i lettori al caso di comprendere Io spirito che presieduto aveva alla loro composizione , ed appoggian doci a questa , fu nostro pensamento di far noto più lo stato dell' arte al i8.° secolo nel suo primo stadio che di aùdìizzare minutamente le campagne contenute nei
r4S tre volumi ; e perciò fu nostro scopo principale trarre dalla stessa discussione le differenze de' metodi , come dei risultamenti di quelle terribili fazioni guerriere, che hanno tanto influito sull' equilibrio politico , e sugli avvenimenti posteriori , che si sono svolti in Europa nello scorso se colo e nel nostro. Questa maniera di render conto del l' opera fu approvata , ed ecco ciò che ne disse lo Spetta tore Militare del i5 giugno i842. t La courte revue des articles que contient le 12.* » volume de l' Antologie militaire napolitaine mettra les 1 lecteurs dans le cas de reconnaître, que ce recueil mérite s d'être distingué parmi les productions périodiques, qui 1 se publient chez l' étranger — Compte rendu par Louis 2 Blanch des mémoires de la correspondance de la Guer» re de succession d*Espagne publiées par ordre du Gou> vernement, et precédées d'une introduction du general » Pelet 3 volume avec Atlas. — Il est impossible de > mieux apprecier cette importante publication, que ne l le fait M.r Blanch; nous aurions été portés d'en donner » un extrait du compte rendu dans l'Antologie s'ii n'en I avait paru sur le même sujet deux articles dans le ï Spectateur, j Incoraggiati da sì lusinghieri suffragi, persisteremo nel metodo prescelto , per ragionare di questi due altri vo lumi non ha molto pubblicati. In essi sono narrate le campagne del i7o4 e i7o5, periodo importante e decisivo , che merita una partico lare attenzione , poichè fu allora appunto che le disgrazie
della Francia , e i successi della coalizione si manifesta rono e conservarono l'istessa fisonomia, meno piccole alternative , che non influirono sul generale della guerra, terminata co' trattati di Utrecht e Rastad. I quali suc cessi se non corrisposero alla sorte della guerra intiera mente, ciò fu dovuto agli avvedimenti politici , ed alla dislocazione de' coalizzati. La quistione principale che presenta questo periodo , ci sembra che sia l'istessa, ch'enunciammo nel primo no stro articolo ; con una differenza importante a segnalare, cioè, che sino al i7o3 l'equilibrio fra la Francia e la coalizione si era in certo modo mantenuto alquanto, tanto più che la Francia conservava degli alleati, mentre, oltre la Spagna il Piemonte e la Baviera pugnavano per lei ; ciocchè faceva sì , che non era l' Europa occiden tale in guerra con la Francia , ma bensì divisa in due campi, laddove nel i7o3 la defezione della Sardegna, la dichiarazione del Portogallo, e nel i704 la perdita degli stati dell' elettore di Baviera isolarono la Francia , che non ebbe nemmeno tutta la Spagna dal suo canto. Per ciocchè la Coronilla , cioè l' Aragona, Valenza e la Ca talogna offrirono le loro risorse e la loro cooperazione all'Arciduca Cirio, che avevano riconosciuto per Sovrano. In conseguenza il problema traveduto nel periodo già analizzato, qui si presenta chiaro, e rivestito di tutt'i caratteri propri al periodo che ci occupa : per cui pos siamo così formolarlo. » Quali sono state le cause , che hanno prodotto i ro
i5o » vesci della Francia in queste canopagnè ? Quali sotti* > quelle, che ne hanno circoscritto gli effetti ? Problema dal quale ne discende un altro non meno importante qual' è di desumere , perchè nel nostro tempo i rove sci avuti dalla Francia al i8i2 hanno prodotto il mas simo effetto al principio del tSi4 , cioè i8 mesi dopo, e perchè , nel principio del secolo XVIII la Francia ha svantaggiosamente sostenuta la guerra dal i7o4 al i712, o sia per lo spazio di 9 anni , e con effetti limitati ? Le ragioni generali di questo fenomeno , furono altra volta per noi esposte : ora lo faremo con maggiore sviluppa mento , mentre avremo il mezzo di offrirne le pruove ritraendole da copiosi e uffiziali documenti, che son contenuti nei due volumi che analizziamo. Ci lusinghiamo , che le nostre elaborazioni potranno condurre a quelle conchiusioni che comprendonsi nelle due epigrafi poste in testa di questo lavoro, ricavate da due distinti sapienti nelle scienze belliche ed in dritto pubblico ; perciocchè il risultamento di quella lotta era effetto della guerra e della politica. Daremo in prima un sunto delle campagne del i1Jo4 e i7o5 , indi classificheremo le operazioni principali , ne dedurremo il carattere , facendo osservare il punto di vista strategico e tattico , relativamente al teatro della guerra , e lo scopo che si proponeva ognuna del le parti belligeranti. Ciò determinato getteremo un ra pido sguardo a qualche_operazione militare della cam pagna del i8i3 , che corrisponde per l'epoca più re
mota a quetta del 17o4, giacché la battaglia di Hochestet ip quel tempo fece perdere la Germania a Luigi i4-° come Leipzig la fece perdere a Napoleone al cader del l'anno i 8 i 3. La riunione dei coalizzati sull'intesso campo decisivo di quelle due battaglie nelle due epoche è similissimo ; ma vi è differenza dal 17o4, al i8i3 per le conseguenze ; per cui la quistione che ne sorgerà vo lendo più particolarmente formolarla, si ridurrà a determi nare, perchè la battaglia di Hochestet non ha prodotto gli effetti di quella di Leipzig? Luigi i4 ° volle che la campagna del i7o4 potesse menare a buon termine la guerra, per ciò fermò, che in Fiandra e sul basso Reno la guerra fosse difensiva, questa era l'ala ri fiutata, o il perno su cui si appoggiavano le operazioni offen sive degli altri eserciti dell'alto Reno del Danubio e del l'Italia. Villeroy in Fiandra, Coigny sulla Mosella, avevano la prima missione indicata, Tallar sull'alto Reno doveva riempire un doppio fine, proteggere l'Alsazia e mantenere le comunicazioni con la Baviera , e raggiungere questo esercito, nel caso che un movimento simile si operasse^dagli alleati. Marsin col corpo francese , unito all' esercito Bavarese , doveva comunicare con Tallar per riceverne soccorsi , e vivamente spingere la guerra contro l'Impero per distaccarne qualche principe. Vendome doveva in Italia conquistare il Piemonte , e ricacciare l'esercito im periale nelle alpi Alemanne. In ultimo la Spagna attirò F attenzione della Francia , e Bervick dovè ^muovere contro il Portogallo per distruggere l'esercito combinato^
che si ordinava per invadere la Spagna, e far riconoscerò l'Arciduca Carlo come sovrano di quel regno. Le com binazioni dei coalizzati furono più semplici , perchè si vollero tenere sulla difensiva in Fiandra e in Italia , e vollero concentrare una forte massa nel centro della Ger mania , onde rompere ogni comunicazione fra gli eser citi francesi. L'invio dell' arciduca in Portogallo dava fine a questo piano di campagna, con una diversione militare, e politica nell' estremità del teatro della guerra . Nel i7o5 la vittoria di Hochestet aveva respinti i francesi al di là del Reno, e fece lor perdere Landau. La Francia stabili che la guerra difensiva fosse la princi pale in quest'anno , e che non si dovesse lasciar nulla all'azzardo delle battaglie; per cui fu stabilito, che Villeroi, e l'Elettore che aveva perduto i suoi stati difendessero le Fiandre, che il Reno fosse difeso da Marsin, e che Vitlars, postato tra la Sarra e la Mosella, covrisse il centro delia frontiera, e servisse a rannodare gli eserciti di Villeroy e di Marsin. In Italia in cui si erano avuti de' successi, Vendome doveva completare la ruina dal Re di Piemonte. In Ispagna si sosteneva la guerra contro l'Arciduca e i portoghesi, e si doveva osservare Barcellona occupata dai coalizzati; i quali in contrario stabilirono di riunire una forte massa sul centro della frontiera francese e penetrare per la Mosella : Malbourough aveva il comando di un tale esercito. Eugenio in Italia giungendovi con rinforzi, dovette proporsi di proteggere il Piemonte e battere i francesi , e in Ispagna i coalizzati cercarono di salvare
i53 la Catalogna , rinforzando la guarnigione di Barcellona , onde operare una diversione a favore delle operazioni dei portoghesi, e delle forze che dovevano condurre l'Arci duca a Madrid. Esposta la coudizione delle potenze belligeranti , e il fine che si erano proposti di raggiungere nelle due cam pagne , modificato nella seconda dagli avvenimenti , che nella prima si realizzarono , vediamo più chiaramente che non volendo dare un' analisi minuta delle fazioni mi litari di quel periodo differenziandoli , ma dimostrar solamente il risultamento generale de' falti integrandoli, per quindi paragonarli con gli avvenimenti contemporanei si rende necessario di dare il sunto delle militari ope razioni nel i7o4 e i7o!) su i diversi teatri di guerra , per vedere so i capitani che regolavano gli eserciti, erano in fra quelli , di cui il generale Duvivier ha detto con tanto acume. a L' uomo di genio eleva la questione iu più alta regio » ne, e perciò anche il modo di risolverla, vale a dire di 1 sodisfare ai principi. Il metodistuo continua la sua stra> da, e non perviene a nulla d'importante. Ed è così, cho » in matematica un problema enunciato in un certo modo, 1 posto in equazione da uomini dalla sola pratica guidati, 1 conduce a calcoli immensi, ed espressioni inutili. Quegli a che possiede il genio della cosa , comprende l'identità » con un' altra generazione d' idee, e con un'altra enunt dazione, e con due linee di calcolo dà una equazione » semplice e facile ad essere discussa. Io ultimo alla ao
i54 » guerra il tempo che s' impiega a ricercare la soluzione • vale per mollo. • i.° L'esercito di Tallard facendo concorrere Cogny alle sue operazioni, e dopo diversi tentativi per attirare l'attenzione del nemico che l'osservava passò il Reno, e marciò verso Marsin per fornirlo di un rinforzo e di un numeroso convoglio; e fatta questa operazione, ritornò alle sue antiche posizioni sul Reno senza gravi difficoltà. Non fu lo stesso per Marsin , che con Francesi c Ba veri si mosse da Lavingen per incontrare e ricevere i soccorsi che Tallard gli conduceva , e ciò fatto contromarciò per ritornare sul Danubio ; e malgrado che il Principe di Buden lo prevenne a Reibligeu, e volle pro fittare del pesante convoglio , che ritardava la sua mar cia , per forzarlo a combattere in una posizione svantag giosa , pure non riusci che a fargli soffrire perdite leg giere , con tardare il suo movimento , che però fu con seguito , essendo l' esercito Franco-Bavaro rientrato nello sue prime posizioni. L' istesso giorno i6 maggio , che Tallard comunicava con Marsin verso Stokak e Palleadorf, Malbouroug partiva da Maestricht, facendo covrire il suo movimento , e giungeva a Bonn il 23 con i6 mila Anglo-Olandesi , ai quali cammin facendo si riunirono altre truppe dell' impero , e le forze sommarono fino a 3o mila uomini. Questo movimento non fu seriamente molestato da Villeroy , che comandava in Fiandra , ed a cui era noto , che il corpo rimasto in presenza del suo esercito, era indebolito dal forte distaccamento di
i55 Malbouroug. Laonde egli fece poco , e poco energica mente benchè l'avesse inseguito ed avesse passato il Reno, e fosse giunto fino ad Offebourg, talchè non fu molestato, nè ritardato il movimento del duce Inglese, che si dirigeva sul Danubio , anzi le sue mosse costeggiando la sponda sinistra del Reno diedero seri timori per Landau al gene rale francese. Marsin accampava ad Ulma , osservato dal Principe di Baden, l'Elettore era trincerato a Lavingen, co'suoi bavari , e Malbouroug operò in giugno la sua riu nione col principe di Baden ed il principe Eugenio sul Neker vicino ad Ulma. Tallard partito dall'Alsazia raggiunse Marsin e l'Elettore verso i io luglio, e cosi si trovarono in presenza i due eserciti riuniti per movimenti che ave vano durato due mesi , e la decisione della campagna doveva esser risoluta sulle sponde del Danubio. La gran battaglia di Hochestedt guadagnata dagli alleati, fece soffri re ai francesi una perdita grande per materiale e morale. Essi perdettero l'Allemagna, l'Elettore i suoi stati, e do vettero ripassare il Reno. 11 principe di Baden seguì Marsin, assediò Landau, che si rese dopo lungo assedio, e la presa di Treabak sulla Mosella fatta dagli alleati , chiuse questa disastrosa campagna. In Fiandra non vi fu nulla d' importante , e niuna diversione positiva ed utile fu compiuta dall' esercito francese , dopo il distaccamento ch' era andato sul Danubio. 2.° In Italia la posizione era anormale , effetto della defezione del duca di Savoja. Vendome con 6o mila uo mini , doveva contenere gli austriaci sul basso Po , per
i56 impedir loro di soccorrere i piemontesi , che attaccava verso l' alto ; il primo era esercito d' osservazione , e i4 secondo di operazione contro i coalizzati; e un terzo corpo attaccava la Savoja venendo da Lione , e minacciava di passare le Alpi e ricongiungersi verso Torino con Vendome. Lo scopo al quale miravano i francesi non fu compiutamente raggiunto, il Piemonte non fu annientato per essersi incominciato l' assedio di Turino, ma si pre pararono a quel fine prendendo Trino, Aosta, Vercelli, e Verrua ; e i coalizzati non potettero avanzare, e dovettero qualche volta retrocedere , fino alle gole delle Alpi Rezie. 3.° In Ispagna la guerra si fece sulle frontiere del Por togallo , Bervick non solo covrì Madrid , ma minacciò il Portogallo se non l'invase. Barcellona restò in mano ai coalizzati , e divenne centro per le manifestazioni di quelle popolazioni a favore del pretendente. Nel i^o5 la difensiva era il carattere della guerra , meno in Italia per i rovesci , che furono conseguenze della battaglia di Hochestedt. Solo Villeroy, e l'Elettore fecero qualche movimento offensivo, contro il grosso del1' esercito alleato di Malbouroug , con prendere la bassa città di Liege. Sulla Mosella , Villars , con la scelta del campo di Sierk sulla Sarra , benchè inferiore in forze , arrestò l' offensiva di Malbouroug superiore in numero, mediante movimenti e marce , che prevenivano ì' av versario ad ogni operazione che far voleva per girare la sua posizione. Vero modello di difensiva attiva, dimo strazione luminosa , che a quel periodo ben s' intendeva
>57 qual' era V essenza ed il valore di un punto strategico , come Sierk , per paralizzare l'offensiva dell'avversario e covrir la frontiera la più esposta della Francia. Malbouroug , quando vide , che non poteva penetrare in Francia per la Mosella ritornò sulla Mosa , e fece qualche assedio, e s'impadronì di qualche piccola piazza, ch'era uno sterile risultamento dei trionfi in paragone di quelli dell'antecedente campagna. Villars allora corse sul Reno, si riunì a Marsin, e contenne il principe di Baden superiore in forze con il suo campo sotto Strabourg ch'era per il duce francese, quello ch' era stato Sierk sulla Mo sella e la Sarra , e così terminò la campagna su questa frontiera, senza niuno di quei vasti risultameli, che parea avesser dovuto essere conseguenze della campagna precedente. In Italia Eugenio successe a Staremberg ; il suo scopo era sempre lo stesso, cioè di soccorrere le piazze del Piemonte come Chivasso che assediava Vendome ; pe rocchè tutti questi assedi , come l'altro di Verrua e le piazze già occupate , erano tante opere avanzate , che prese conducevano i francesi a fare l' assedio di Tu rino , dove doveva capitolare , se non era soccorsa , non solo la piazza , ma la Monarchia Piemontese alla quale si offriva l'alternativa, o di esser distrutla, o rientrare nell'alleanza francese. Ed in tal guisa si fissava la superio rità de' francesi, i quali potevano allora rigettare i tedeschi nelle gole del Tirolo. Era dunque naturale, che Eugenio tutto tentasse, per riunirsi ai Piemontesi, come Vendome si era riunito all'esercito francese delle Alpi, padrone di Nizza,
i58 e della Savoja. Uua serie di sapienti movimenti furono ope rati da Eugenio, che voleva passare il corso de'fiumi che lo separavano dal Piemonte, e da Vendome che mirava ad impedirgli ogni operazione. La battaglia di Cassano sull'Adda fu l'affare più decisivo, e Vendome essendo giunto a tempo a soccorrere suo fratello, rese infruttuosi gli sforzi, e le avvedute mosse di Eugenio ; sicchè la campagna non ebbe risultamenti diversi da quella precedente , e i trofei di Hochestet, non si fecero risentire in questa contrada. In Ispagna per la rivolta della Catalogna , dopo la presa del Mont Jouj di Barcellona, s'impegnò un altro esercito francese ond_e combattere in quelle provincie ; per cui la guerra limitata alle rive del Tago nella prima campagna si estese sull' Ebro nella seconda. Ora voglian notare le operazioni principali, che hanno avuto un' alta influenza sui risultamenti generali della guerra , ed -hanno per cosi dire dato il carattere alle campagne , in cui si sono realizzate. Ci sembra che pos sono ridursi a tre nella campagna del i7o4. La batta glia di Hochestet co' movimenti preparatori e i risultamenti per la campagna del i7o5 , la difensiva di Villars sulla Mosella , e la battaglia di Cassano. Coll'ajuto dei documenti potremo riguardare queste operazioni mili tari, sotto il doppio aspetto strategico per le disposizioni preparatorie e tattiche per quelle finali , di cui la pri ma diede il gran successo a' coalizzati da far presume re , che profittandone poteva per essi terminarsi van taggiosamente la guerra ben diversamente del modo come
i5g fini al i713, perchè la morte dell' Imperatore non era accaduta , e non aveva posto la quistione su di un' al tro terreno. In tal guisa potremo comparare quest'epoca con la campagna del i7^9 e i76o nella guerra de' 7 anni , in cui la rotta di Rhurmesdorf aveva posto Fe derico in una posizione più grave , di quella di Lui gi XIV. ° al i7o4, e se si salvò, fu perchè i coalizzati non trassero dalla loro vittoria i risultamenti importanti, che tutto faceva presagire ; ed in ultimo vedremo per chè la battaglia di Leipsik al i8i3 ebbe per Napoleone degli effetti così terribili nel Marzo i8 i4. Discutere per chè tre battaglie decisive in epoche diverse, abbiano date conseguenze sì svariate tra le due prime con l'ultimn, è il mezzo più atto a misurare i cambiamenti nell'arte, e fino a che punto questi hanno bilanciato il merito dei capitani : scopo principale di questo lavoro, e sua naturale conchiusione. Perchè si possa ben giudicare de'risultamenti avuti sarà conveniente di dimostrare prima di ogn' altra cosa, come era considerato dai generali francesi il movimento del duca di Malbouroug per passare sulla riva sinistra, e raggiun gere il principe Eugenio nel cuore della Svevia; e per tanto oggetto trascriviamo la lettera scritta in Arlon dal maresciallo di Villeroi a M.r di Tallard , nella quale lo avverte di questo movimento , ed espone le congetture , che far si potevano. « Ho jeri ricevuto la lettera , che mi avete fatto » l'onore di scrivermi dal campo di Lindhigen il 2 5
i6o > Comprendo perfettamente il sollievo che ha portato » alla vostra posizione , l' aver compito cosi degnamente t la difficile missione che vi era affidata. Niuno dopo voi » è così contento, quanto io. — Veniamo ora al fatto » presente , e non parliamo più di ciocche è ineseguii bile. Il conte di Autel mi fa sapere , che vi è stato » spedito un corriere per informarvi , che il duca di » Malbouroug aveva incominciato a passare il Reno il » mattino del 26 ; io ho creduto come voi , che volesse » operare sulla Mose Ha , ricordandomi della lettera del 1 principe di Baden , intercettata l' anno scorso , ma » fino al momento in cui vi scrivo, per cento mila avvisi » che ricevo tutti circostanziati , ne risulta che gli inglesi s passano il Reno , lo rimontano , e niuno resta sulla » Mosella. Molti credono, che tutto ciò non è, che uno » stratagemma , che da Magonza Malbouroug imbarcherà s la sua infanteria per andare a fare l'assedio d'An» versa. Per me io non saprei dar peso alcuno a si > sottile espediente, quando vedo l'esercito inglese passa » re il Reno a Coblens , e marciare, sopra Magonza. Io » credo di due cose l' una, o un'intrapresa su qualcheduna » piazza, di concerto col principe di Baden, o una riunione » di forze , onde schiacciare l' Elettore di Baviera se è » possibile, e forse rendere più facile all'Imperatore di » spiccare qualche distaccamento in Ungheria, per finire » l'affare de' malcontenti , che l'incomodano molto per d essere nel cuore della monarchia. La metà dell'esercito » del Re sarà I' ultimo del mese sulle sponde della Mo
i6f » sella , dirimpetto a Ronigsmachcrn. Io lascio due corpi j all'altura di Arlon, finchè sarò sicuro, che la retroguardia » del nemico è al di là del Reno, per conservarmi quali che marcia verso Namur, supponendo nna contromarcia a del nemico, alla quale non do fede. Per mio conto di» chiaro che la mia opinione è, che l'esercito del Re passi » al di là della Mosella e segua interagente Malbourong s allorchè è al di là del Reno; mentre se fosse vero, «he il » suo disegno è di far discendere il Reno, imbarcando l'ini fanteria a Magonza, questa giungerebbe in Fiandra, pria d che il corpo da me lasciato sulla Mosella, e dividen di dosi cosi sarebbe esposto da pertutto. È troppa sottii gliezza d'immaginare che il nemico ha uno scopo in i Fiandra , quando lo vediamo in istrada per giungere » a Magonza ed a Francfort. Tuttociò è un progetto a fatto all' Aja alla fine dell' inverno. Quando il duca i di Malbouroug venne e ritornò dopo quindici giorni i in Inghilterra , la vostra riunione non era operata , ed » egli sperava impedirla. L'Imperatore gridava allora , » e deve gridare più óra , ch' è più spinto. E naturale 9 di credere , che lo scopo de' nemici è di riunire le d loro forze per attaccarci , o per sopraffare l' Elettore , s perciocchè noi non possiamo soccorrerlo in un modo » efficace , che portando la guerra in luogo sensibile » agli Olandesi , per obbligarli a richiamare le loro » truppe. Che intendete perciò ? Huy , e Lieggi non pos ti sono coniarsi per nulla. Juliers benchè difficile per la s lontananza da tutte le nostre piazze , certamente non ai
i6z i darà ostacolo ai loro disegni. Vi prego farmi sapere che ì> cosa credete oliro di ciò , mentre per me non penso » a nulla come possibile dal lato della Fiandra e di molto » importante per far mutare i disegni del nemico. Mi » sembra che ambidue , dobbiamo cercare di vedere , iir » che modo possiamo fare uso delle nostre forze , per t opporci alle imprese del nemico. Voi mi parlate del» l' assedio di Landau , e credete che sarebbe facile i d' imprenderlo? Il generale di Cogny essendosi a voi i riunito, non potreste situarvi in modo vantaggioso da t impedirlo? Quando l'esercito che io comando potrà rag ti giungervi per Annevailer o per Saverne? Incominciate » per determinare il mio movimento; allorchè avrò passata » la Mosella per due ponti , a Sarbourg , e Banque» monne , io avrò di che vivere su queste due strade , e s sapete pur troppo che i foraggi non mancano nel prini cipio della stagione. Se il duca di Malhouroug entra » nell' Impero , e l'elettore è attaccato , immaginate che » potremo fare per soccorrerlo. Voi siete perfettamente » istruito di ciocchè ò possibile , e se può raggiungerlo, > o seguire il nemico. L'assedio di Comblens sarebbe » impossibile? La città non terrebbe? La quistione sta> rebbe in Eherembrestein ; io credo che bisogna fare » gli ultimi sforzi per sostener l'Elettore di Baviera. Vi i ripeto, Signore, par che dobbiate tutto determinare per i la perfetta cognizione , che avete , di ciocchè si può » intraprendere , mentre è necessario di agire nelle cir» costanze in cui siamo. La determinazione verrà secondo
i63 » i due partiti , che it principe di Baden , e it duca di » Malboroug possono prendere , di attaccare le nostre » piazze , o di marciare contro l'Elettore, sulla qual cosa » vi prego di dirmi il vostro avviso. Io vado a spedire » un corriere alla corte, da cui spero di aver risposta il » mese prossimo. In quel tempo la mia ultima relrogunr» dia non avrà ancora passato la Mosella. Invierò al » Re un estratto di quanto vi ho scritto , affinchè possa » farcì sapere all' uno e all' altro nell' istesso momento i » suoi ultimi ordini. » Dal tenore di questa lettera del Villeroy , chiaro ap pare che aveva compiuta notizia del movimento dell'av versario , e congetturava i differenti oggetti che poteva proporsi con quel movimento , e domandava al col lega la sua opinione sul modo di contraminare i pro getti del generale Inglese: ecco la risposta del Tallard. » Sono due ore, signore che ho ricevuto la lettera comin» ciata ad Arlòn il 28 di questo mese , e finita il 29 a « Luxembourg, che mi, avete fatto l'onore di scrivermi. » Con le mie precedenti già vi aveva fatto conoscere che io » cominciava a discendere il Reno , sulla notizia avuto 1 del movimento di Malbouroug. Ma avendo posterior* mento conosciuto , la vera condizione in cui si trova » l' Elettore di Baviera , mi son fermato per due gior» ni a fine di non discostarmi da luoghi , da dove po» teva soccorrerlo, nel bisogno. In ultimo le notizie s di Svizzera avendo dissipato i miei timori , ed aven ti do saputo da un corriere del conte di Autel , che
i64 » gli inglesi avevan passato il Reno, sono marciato fin n qui , e se vi ho soggiornato oggi , è perchè non > poteva marciare fino alla Lauter senza fermarmi. Ho • stimato meglio prender riposo sul paese nemico , che i su quello del Re. Nondimeno ho fatto passare oggi i il Reno alla mia artiglieria , ed ai miei equipaggi » Ecco lo stato in cui sono , e ri aggiungerò sempli» cemente , che conto dormir questa sera a Strasbourg, s ed in seguito mi avanzerò di mia persona fino a t Landau , perchè saprò meglio di che si tratta quando i vi sarò; imperciocchè molti miei amici mi verranno a ■ vedere. Ciocchè ho l'onore di dirvi su Phiiisbourg è i una verità incontrastabile ; bisogna aver forzato , o girate i le linee per poterne fare l' investimento , e quando » ciò è fatto non si può condurre l' attacco , che per i le acque basse .-Fribourg non è impossibile a prendersi, • ma ho avuto l' onore di esporvi le ragioni , che rendono i molto difficile t'operazione, finchè le cose resteranno » in questo stato. Se Malbouroug andasse contro l'Elettore, i vi sarebbero ben altre cose a fare , diverse dalle due che » vi ho indicato. Magonza , che sarebbe di corta durata, a aprirebbe la strada per Francfort ; un passaggio del f Reno sarebbe il mezzo di prendere Manheien , e di i avanzarsi verso le sponde del Neker nel suo medio i corso. Ma per ciò signore , bisogna essere di molto ì superiore, e credo che il vostro esercito rafforzato da ì quello del Reno, basterebbe anche al di là. Stabilito » come certo , che il nemico ha dal Danubio al Reno r
x65 » un maggior numero di battaglioni e di squadroni che » noi , io credo le nostre truppe migliori , e la nostra » infanteria un po più completa. Ciocchè conduce Mali bouroug è un aumento , quando ho parlato di richiai marlo , portando un colpo agli Olandesi in un punto » sensibile, io ho inteso parlare di Juliers, mentre questa » città conduce su Colonia, e Colonia su Dusseldorf. Que» ste due ultime città sono soprattutto sprovviste di mezzi I di difesa. Ma quando siete a Konismageren non è più » tempo di pensarvi; voi perdereste, signore, la campagna » in preparativi , e in marce mentre il nemico avrebbe » il tempo di operare per cui, signore, veniamo al fatto. » Fatemi l'onore di dirmi, quando credete precisamente po » ter essere a Dueponti. Il vostro movimento è per S. Gio ii vanni di Sarrebruk , onde giungere in questo primo sito » di là girerete Vissemburg , anche sulla piccola pietra, » e potrete discendere per Ambiller a seconda delle no » tizie che avrete del nemico. Se venite , io non mi espor» rò ad un affare per sostenere Nchustadt, e Marientraut, » giacchè i nemici non potranno conservarli quando sa » rete giunto , e non vi sarebbe saviezza di rischiare i un combattimento con forze inferiori , quando si può » tra qualche giorno farlo con vantaggio. Se poi non ve» nite, io cercherò avanzandovi di trovar qualche posto, » per covrire il paese, ma ve ne sono pochi buoni. » La differenza che il vostro arrivo mette in fra questi » due partiti , mi obbliga a supplicarvi vivamente, a rin» viarmi un corriere , ed un duplicato per un secondo,
x66 » subito che avrete ricevuto questo onde possiate espri» mermi le vostre ultime risoluzioni. Che se è di venire, i vi prego , di far subito avanzare la vostra cavalleria, i perchè ne manco. Del resto , il ragionamento che fate > su Malbouroug , mi sembra molto giusto , le sue ope» razioni sono state concertate l' inverno all' Aia , e dai gli andirivieni del signor Ompeche presso il Prin1 cipe di Baden". Un tratto di fmezza non è la base di » un piano di campagna ; nondimeno ciò può essere il » suo punto di vista ; ma quando ciò sarebbe, dobbiamo > solo non farci ingannare , restando nel paese con tutte » le forze. L'Impero sarebbe perduto, se gli inglesi retro» cedessero e varrebbe meglio lasciar loro Anversa, che » ritornare frettolosamente , e forse infruttuosamente : » L' incertezza è il peggio di che può accadere , essere i a metà da ogni canto vale Io stesso che perdere da per » tutto. In effetto sono persuaso che non perderete un i momento per farmi sapere il partito al quale vi deci» dete , mentre io non ne posso prendere uno ragione» vole , se non conosco il vostro. i P. S. Come l' Elettore di Baviera deve operare , io > gli ho spedito corriere sopra corriere , onde si tenga i sulla difensiva , perchè non possiamo soccorrerlo, meu» tre Malbouroug va in Franconia. Queste lettere trascritte dimostrano come i due ge nerali francesi vedendo qual' era il progetto di Malbou roug, nella necessità di sventarne le mire, non pensa rono di far nulla di decisivo, subilo che Villeroy c Tal
i67 lard, si riunirono innanzi le linee di Stkolfen che guar dava il principe Eugenio, essendo il principe di Baden unito a Malbouroug ; e non fu che dopo il sanguinoso combatti mento, in cui Malbouroug s' impadronì di Donnavert sul Danubio , che Luigi i4-° ordinò a Tallard di penetrare per il Wirtemberg , e riunirsi all' Elettore e Marsin e ristabilire la superiorità sull'esercito alleato. Eugenio se gui Tallard , e lasciò le linee poco guarnite , ma quel numero bastò a contenere Villeroy, che se avesse seguito Tallard, o lo avesse rafforzato con parte del suo esercito, avrebbe bilanciato P arrivo di Eugenio nel campo degli alleati, ma ciò non fu fatto e nemmeno tentato. In agosto vi fu la celebre battaglia di Ochestedt, ove vi fu sì poco impiego di tattica da' due lati, che l'esercito alleato sfondò il centro del Franco Bavaro , senza niuna evoluzione pre parata , ma perchè marciando in avanti, incontrò in quel punto solo la cavalleria; ogni esercito aveva conservato il suo ordine di battaglia primitivo, e non lo aveva mo dificato dopo di essersi riunito coll' altro. L'infanteria rotto il centro si gettò nei villaggi , ove in gran parte si re sero 27 battaglioni francesi , e il maresciallo Tallard. La Baviera fu abbandonata, le truppe nazionali capitolarono nelle piazze , e l'Elettore passò il Reno, insieme all'eser cito francese, che non potè impedire agli alleati di passa re quel fiume , e poscia assediare e prendere Landau. Da queste operazioni si vede , che la strategia era più avan zata che la tattica. L'idea di riunirsi nel centro della Germania e sopraffare V Elettore , unico alleato della
i68 Francia , era un' alta idea politica e militare. Politica perchè isolar la Francia da ogni alleanza , opprimendo quello solo , che gli era restato fedele era atto di somma importanza per l' avvenire ; militare , giacchè fa d' uopo considerare che le idee strategiche fossero mollo avanzate per concepire , la riunione delle masse in punto determi nato , che deve decidere della guerra in tutt' i featri a favore di chi su quel terreno trionfa. Riunire l'esercito delle Fiandre e del Reno e non rinforzare quello d' Italia, ed avere cosi una gran massa sul Danubio , è pruova che ben si conosceva la teorica delle masse ed il principio che in ogni campagna vi è una chiave strategica nel teatro della guerra come ve n' è una tattica su di ogni campo di battaglia. Il concepimento di queste due alte idee dà sempre la giusta misura dello stato della scienza. Or cer tamente in tattica non si vide spiegata l'istessa iutelligenza militare ; perocchè a malgrado cho i grandi capitani alleati avessero guidato di persona le masse, e quantunque Eu genio e Malbouroug avessero concepito ed eseguilo un sì bel progetto , da non temerne per un momento il risuitamento , sul campo si palesarono uomini comuni, e nuUa depone che avessero dimostrato tatticamente V istesso sa. pere , che avevano manifestato strategicamente. Pertanto il vedere perchè questo gran rovescio non ebbe tutti i suoi risul lamenti , ci conduce ad esaminare l'operazione princi pale della campagna del i7o5 ove si spiega questo feno meno, mentre la difensiva di Villars sulla Mosella De fu la causa principale.
»6g Le graudi battaglie , si è detto , decidono dei destini degl' imperi : questo antico assioma è stato ripetuto dal gran capitano dei giorni nostri, e niuno piucchè lui, ne ha fatlo l' esperienza , in tutte le circostanze felici ed avverse. La battaglia di Hochestedt vinta dai coalizzati contro i francesi sulle sponde del Danubio al i7o4 , ri vestiva tutt' i caratteri , che dovevano darle una . potente e decisiva influenza perchè l.° Aveva rotto il piano d^ guerra della Francia, e per essa gli alleati erano rimasti padroni della valle del Danubio, che i grandi uomini di guerra contemporanei hanno considerato , come il punto strategico delle guerre , tra la Francia e la Germania. 2. "Aveva tolto a'francesi il solo alleato che aveva conservato in Germania. 3.° L'aveva ridotta ad una stretta difensiva sulle sue frontiere , ed erasi anche aperta una strada con la presa di Landau. 4-° I coalizzati avevano sentito tutti i vantaggi di concentrar le loro forze su di un punto prin cipale ed ivi trionfando gli avversari ne seguivano le conse guenze, e potevano difficilmente riparare il mule grande con, piccioli successi. S.° La battaglia aveva dimostrato poca in telligenza nei capi, e poca confidenza delle truppe in esse, C l'esempio di 27 battaglioni capitolanti in rasa campa gna era senza precedenti nell'esercito francese , e por tava un colpo terribile alla sua riputazione , e perciò alle forze morali della nazione intiera; mentre tutt'i ro vesci non producono gli stessi effetti morali , e vi sono quelli che rilevano i vinti, e danno molto a pensare ai vincitori. Malplaquet al i7o9 è in questo caso, e l'inverso aa
170 si vide dopo Hochestedt. Gli alleati in effetto riunirono sotto Malberoug, e Badcn una massa di ioo mila uomini per penetrare per la Mescila c la Sarra in Francia, frontiera meno difesa dall' arte , e che con una battaglia vinta dagli alleati potevano minacciare la capitale, che le ali in Fiandra e in Alsazia dovevano difensivamente covrire. Durante questa operazione offensiva centrale, i francesi dovevano agire nello stesso senso , concentrar le forze, rendere possibile ed anche probabile un successo sulla Mosella , e lasciare lo stretto necessario alle ali In Fian dra e in Alsazia , che nulla rischiavano se si trionfava mila Mosella. Intanto non si diede alla distribuzione delle forze francesi quella proporzione sopra indicata , al con trario si portarono alle ali degli eserciti più forti, di cioc chè era necessario per la stretta difensiva : e cosi do vettero dare al Villars un esercito inferiore a quello che doveva avere, perchè era opposto alle forze concentrate de' coalizzati, e perchè ancora la sua missione era di ope rare non passivamente, ma con una difensiva attiva, su scettibile di ritorni offensivi ; solo modo di difendersi , perchè la possibilità dà la speranza di mutare di condizione, cioè passare all' offensiva. D'altra parte la ragione, e la esperienza ambe dimostrano, che quando si resta sulla sem plice difensiva si ritarda la caduta, ma non si evita nel corso del tempo , e se ciò accade si deve agli errori degli avversari, o ad avvenimenti improvveduti. Tanto chiara mente si dimostra dalla lettera del maresciallo Villars al ministro della guerra scritta da Metz il 5 maggio i7o5.
- »7* s Io vedo, o Signore, dalla lettera che mi ha fattq l'o nore di scrivermi il 3o aprile , che il principe di Baden , e M.r Malbouroug d'appresso le vostre notizie , devono agir di concerto per l' esecuzione de' loro pro getti sulla Sarra. Voi mi ordinate di dirvi che ne penso su di ciò ; le mie precedenti hanno prevenuto i vostri ordini , e non posso nulla aggiungere a quanto ho detto. Mi domandate se i signori di Baden , « Malbouroug , avessero riunite le loro forze per asse diare Sarloui, avrebbero in quel caso abbandonato Lan dau? Io devo prendermi la libertà di domandarvi se in questo caso il Re ordinerà al de Manin di farne l'assedio? giacche marciare semplicemente alle linee di Veissembourg, è una pena inutile , mentre il nemico non si curerà di difenderle , e si limiterà a mettere le sue truppe in Landau , e Philisbourg. In quanto alla marcia del nemico sulla Sarra , essa non sarà difficile ; quella del Principe di Baden a Sonnebrauck è mol to bella , mentre il maresciallo Malbouroug marcerà in fra la Mosella, e la Sarra dritto a me, egli solo non mi farà lasciare il mio posto, ma se nel tempo che Milord mi sarà in faccia, il principe di Baden dopo aver passato la Sarra a Sorrebroauk, marcia sulla Neid, non mi re stali che i posti vicini a Sierk , e sono obbligato di la sciargli una parte dei posti de la Neid , finche M. di Manin mi potrà raggiungere percorrendo un lungo arco; io mi trovo in forza per marciare sul nemico, e rini serrar > , a fine di disputargli il terreno conducendomi
s con saggezza. Se i nemici cercano di combattere preuj ilei anno il partito che ho esposto , a me non conviene i d'accettarlo con forze ineguali ; può anche accadere i che il Principe di Baden rinforzerà Malbouroug della i più parte dello sue truppe , e farà credere di avere i de' disegni, quando se ne terrà a conservar le sue » linee. Quanto alla sussistenza del nemico, il principe » di Baden se viene sulla Sarra , poichè il cammino è » breve, ne porterà a sufficienza, e senza imbarazzo che » conserverà per il tempo che metterà a raggiungere » Malbouroug , quando ciò sarà fatlo li trarrà egual> mente da Treveri : se Marsin mette celerità "più che » si può per^ giungere a Sorrebrauk prima del Princi» pe di Baden , e disputargli il passaggio della Sarra, » allora la cosa è diversa , mentre in quel caso , io do » la mano al maresciallo Marsin , e possiamo sperare ì di difendere insieme la Sarra. Perciò signore è ne» cessario non farsi avvilire dal timore di abbando» nare la linea di Hageneut , ma guarnire sufficientei mente il forte Louis , Phalzebourg. Ciocchè ho l' oi nore di dirvi , è la prima riflessione , che ho fatto s quando 1l Re mi ha onorato del comando di questo j> esercito. Arrivando dalla Linguadocca , rappresentai i a S. M. ed a voi , che con l'ajuto di Dio, se i ne» mici fanno qualche passo falso avanti di me , io sa » prò profittarne, se sono assai ingrossati per attaccarmi s in buone posizioni , se osano fare delle marce impru» denti innanzi me , e in mia presenza , se posso cosa
,73 intraprendere su di essi , senza leggermente rischiare le forze dello Slato , non lascerò sfuggire l'occasione. Sono sempre risoluto di portarmi tra la Sarra e la Mosella , come ho avuto l'onore di dirle , se mi situo ivi troppo presto , bisognerebbe uscirne pria che i nemici vi giungono per causa della scarsezza dei viveri. Veda signore che tun' i vani timori , che si avevano sulla mancanza degli uomini , de' cavalli , e della moneta , sono scomparsi , per le savie precauzioni del Re , e la forza con la quale sono i suoi ordini eseguiti. I nostri eserciti sono buoni , ben pagati , in fine noi abbiamo il tempo , ed il danaro. Non è più il caso , che do mandavo io medesimo , s'era necessario di ricercare il combattimento. Voi comprenderete facilmente, signore, che se potesse accadere , che gli eserciti non fossero pagati , potrebbero riunirsi , e sciogliersi senza aver combattuto caso nel quale val meglio avventurare una battaglia. Vi sono delle occasioni in cui è prudenza di cercarle, anche quando si dassero con isvaulaggio. Ve ne sono delle altre , in cui avendo sempre l' aria di cercare a combattere , è necessario mancar piuttòsto ad un'occasione, che non darsele il più favorevole pos sibile. Io sono ben persuaso, che il maresciallo Malbouroug si presenterà così imprudentemente , come hanno fatto l'ultima volta , e spero in quel caso con l'ajuto di Dio profittare della loro temerità , ecco ciò che io chiamo fals' operazione se non ne fauno altre, che di restare in un modo . in cui non vi sia uè vantaggio ,
i74 nè svantaggio ad attaccarli. Spetta a voi signore a ve dere cosa stimate conveniente alla situazione generale degli affari del Re , e darmi gli ordini. Io non gli ho attesi per combattere a Friedlingen , perchè non vi era altro partito a prendere , che combattere, come il nemico non aveva altro , che ad evitar lo scontro , ma ho sovente veduto S. M. dare ordine ai suoi ge nerali , di cercare il nemico , e combatterlo. Questi furono gli ordini , che Luxembourg ebbe prima della battaglia di Flereus, io ho veduto la lettera, e vi era scritto due volte che S. M. attendevasi da lui che non avesse mancato di far combattere alla prima occasione l'esercito posto sotto il suo comando, s Se mi dà un ordine simile , la prima occasione sarà quando Malbouroug passerà la Sarra. Io credo si gnore aver esposto chiaramente la materia , e di aver ragione a desiderare le vostre istruzioni , non per in quietudine , ma per ben conoscere i veri interessi di S. M. Non attenderò i vostri ordini per profittare di un errore , e per impedire per quanto posso, di dare una gran battaglia ; io credo giusto domandarvi le in tenzioni di S. M. glielo ripeto non per aver degli or dini , che possono servirmi di discolpa in un avveni mento. Io nou ho nulla di timoroso nel mio spirilo, e prenderò il partito arditamente con l'ajuto di Dio; ma se debbo cercar battaglia con vantaggi di terreno, e di forze presso a poco eguali : è qui che S. M. deve ve dere cosa meglio gli convenga ».
i75 Questa lettera trascritta , è degna di essere meditata , mentre da essa si scorge lo stato dell'arte in quel periodo, e si osserva un esercito comandato da un illustre capi tano , che ben comprendeva la difensiva attiva fondata sull' importanza di un punto strategico , capace di faci litare tutt* i movimenti , che avevano per iscopo finale di prevenire il nemico in tutte le sue mosse, per girare la posizione principale. Certamente la superiorità delle forze del duce Inglese , rendeva non solo possibile , ma facile l' osservare la posizione di Sierck e manovrare su i suoi fianchi, e forzare Villars ad una battaglia, o ad una ritira ta ; ma nulla di ciò si fece, e Malbouroug finì per rinun ziare all' impresa, e dislocando il suo esercito, perde tutt'i vantaggi della concentrazione, e della guerra d' invasio ne , che si era proposto, nella quale la Francia doveva soccumbere , e i coalizzati dovevano guadagnare il frutto della battaglia di Hocchestedt e dovevasi accelerar di mol to la fine della guerra, che durò ancora fino al i7i2 volea dire si fecero 7 campagne sull'istesso teatro di guerra. I critici militari hanno in effetto severamente cen surato il generale Inglese , e questa campagna oscurò la sua riputazione. Feuguiers tra i contemporanei di quelle gesta , e il generale Duvivier de'tempi nostri hanno svolto con talento queste tesi , e non hanno tralasciato di ren dere piena giustizia al Villars che con 5o mila uomini tenne testa a 9o mila nemici ; e il saper mettere a pro fitto gli errori dell' avversario , è uno de' meriti , che più fanno risaltare l'abilità del generale. Del resto è necessario
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)76 (li osservare , come diremo più giù , che oggi ciò non accaderebbe , per le condizioni dell'arte, e la mobilità degli eserciti ; e un generale inferiore a Malbouroug, an che che avesse a fronte un capitano come il Villars , opererebbe assai più energicamente , e penetrerebbe in Francia. L'esercito d'Italia, comandato da Vandome era il solo, che conservava l'offensiva , ed aveva per fine di so'tomeltere il Piemonte, e perciò doveva prendere le piazze, che potevano rendero facile e possibile l' assedio di Tu rino . ov' era il governo Sardo rinchiuso; per cui, l'oc cupazione di quella piazza aveva il vasto risultamene , non di far capitolare una guarnigione , ma far cadere un governo , e sottometterlo a dure condizioni , e così separarlo dall'Austria, e fargli pagar caro la sua de fezione dall' alleanza francese. Sotto questo aspetto le operazioni de' francesi , sia dal lato militare sia da quello politico, in Italia avevano un'alta importanza. Vandome doveva, per così dire far l'assedio del Piemonte ap poggiato dal maresciallo de Tessè , che occupava la Savoja , ed indi covrire questa operazione offensiva , con impedire al Principe Eugenio di soccorrere il Piemonte, trattenendolo al di là dell'Adda; operaz:one. che riuscì con la battaglia di Cassano, che impedì al principe Eu genio di liberare , la regione piemontese come praticò nel prossimo anno i7o6; nel quale liberò Torino, con la battaglia di questo nome, che to'se a' francesi in Italia, il possesso Niella contrada come nel i7o4 la battaglia di
m Hochesledt aveva fallo perdere la Germania , ma dopo la presa di Turino quell'Elettore solo alleato della Francia. Amedeo V conservò i suoi 8Uti , ed il regno di Napoli passò dalla dominazione spaglinola a quell'austriaca. Ecco che cosa scriveva al Ile il duca di Vandome, dal campo di Fiesco in luglio i7oS. » Io son partito da Ghivas il i2 di mattino , e sono » giunto il i3 di buon'ora a Lodi; i dieci battaglioni del» l' esercito del Piemonte vi sono egualmente giunti l' i» .stesso giorno , ma malgrado questa «strema celerità , y> ho trovato Sonnino preso, e Ostiano , e Canneto abb bandonati : feci subito partir 1o0 uomini., per cercare s di rientrare in Ostiano, e spedii noll'istesso tempo De li stoubes col suo battaglione , e quello di Labour Gaz» zolo , ad oggetto di conservarmi almeno un passag li gio sull' Oglio. Non ho ancora notizie , ma sento che b la nostra gente non ha potuto giuugere ad Ostiano , 1 che il nemico vi è, come a Canneto. Io .sono arrivato » al campo di Osannano il i4 ed il i5 alla punta del » giorno ho passato il Ferio , e son venuto ad accam li par qui. Il passaggio del fiume , è d' una grande » importanza , e non ho giudicato a proposito di attcn» dere i io squadroni ,dell' esercito di Piemonte , che mi » conduce Albergotti, nè il reggimento di Bellpuille, nè i » due battaglioni di Gruochy , e quello di Bervick , che i) vengono dall' Adda. Io non mi sono ingannato nelle mie » congetture, mentre poi abbiamo trovato jeri alle 6 del » mattino la testa dell' esercito nemico a Roraanengo , ove 23
i78 vi era un corpo di dragoni, già inoltrato per più di un miglio in avanti di Romanengo sulla strada di Crema, il quale fu respinto da Calmanero e da Mercault, che conduceva la nostra colonna d' infanteria. Se si fusse ritardato di 6 ore, noi non avremmo passato il Ferio , e si sarebbe dovuto passare l'Adda a Lodi, e ripassare il fiume a Pizzoghettone, ciocchè avrebbe fatto perdere del tempo , e avremmo abbandonato Cremona e il Cre monese , e di più non sarebbe siato difficile ai nemici di venire a prender posto in avanti di Pizzoghettone, i e impedirci di sboccare. i Ho creduto dovere esporre a V. M. il tristo stato » degli affari in Lombardia , e benchè io sia persuaso , » che ne sarà molto dispiaciuta , oso assicurarla , che ne I sono più penetrato che V. M. se ciò è possibile. Da 1 che i nemici hanno passato l' Oglio , mio fratello non j ha avuto altro pensiero , che di covrire il Milanese , I e impedire il passaggio dell' Adda , ed è stato assai 1 preoccupato delle conseguenze di abbandonare l'Oglio. x Dopo aver fatto conoscere a V. M. tante cose dispia» cevoli , bisogna mettere in lume i rimedi che si pos» sono impiegare. Eccoli : come i due eserciti non sono i che ad un miglio e mezzo l'uno dall'altro, le precaui zioni , non sono mai di troppo , quando si deve mars ciare cosi vicino al nemico. Io ho fatto riparare le i strade , e conto mettermi in cammino domani e poi dit mani per Sarcuna, ed in seguito per Casa Battano, ove i mi trincererò il meglio che potrò , ed allorchè avrò
>79 s reso questo campo sicuro, ciocchè è facile in paese così » tagliato come questo, io marcerò con un distaccamento » forte di cavalleria e d' infanteria , ed andrò a passare i l' Oglio a Gazzuolo , per camminare di là a Canneto e » Ostiano , e cercare di riprendere questa città. Se De si stauches ha trovato i nemici padroni di Gazzuolo, sarò » costretto di passare sul ponte di Cremona, e di guada» gnare Borgoforte , ciocchè sarebbe perder tempo ; per » cui spero di non essere in questo caso. Tutto ciò che » ho l'onore di rassegnare a V. M. non può essere » eseguito , che col tempo , ma se posso riuscire, spero, » che obbligherò il principe Eugenio a ripassare l' Oglio, » ch' è il solo scopo che dobbiamo avere. Io ho avuto » l'onore di fare osservare a V. M. coll' ultimo corriere, » che dopo di aver occupato Chivas vi erano due partiti » a prendere. L' ano di rinviare le truppe di questo eserci» to in Piemonte per marciare sopra Turino, e P altro di » restare in Piemonte su di una difensiva, che rende neces» sarie poche truppe , e spingere qui un corpo forte , » che ci rende di molto superiore, non solo per forzare il » nemico a ripassare l' Oglio ma anche per rigettarlo al di i là de' monti. Ma in quell'epoca io non vedeva gli af» fari della Lombardia , nello stato in cui ora sono , per » cui credo , che questi due partiti si riducono a quello » d' inviare il più di truppe , che si potrà. Ecco perchè a La Feuillade non deve nulla trascurare per prendere il Chivas. Io ho lasciato questo assedio molto avanzato , » e tutte fa sperare , che avremo un felice risulla mento,
i8o Credo dover dire a V. M. quello che penso per il bene del suo servizio. Se poi pensasse altrimenti, e volesse che La Feuillade , preso Chivas, marciasse contro Tu rino , io rispondo a V. M. che ciocchè ho qui , mi dà il mezzo di dargli il tempo di fare questo assedio, senza che il principe Eugenio mi forzi a domandare altri soccorsi. i Non posso impedirmi se V. M. prende questo par tito dì dirle , che devo fare gli ultimi tentativi per rin forzare La Feuillade almeno con 8 battaglioni ed 8 squadroni , e come vi vuol tempo non solo per pren dere Chivas , ma anche per spingere le cose necessa rie per fare 1' assedio di Turino , forse prima di quest' epoca saremo al caso di mettere gli affari di Lom bardia su di un miglior piede , e se ciò accadesse io sarei forse nella condizione d' inviare alquante forze a La Feuillade : almeno posso assicurare V. M. che con serverò , solo quelle puramente necessarie. > So quanto iqteressa di prendere Turino, ed oso sup plicarlo nell'istesso tempo di non disperare dell'assedio, anche quando fosse cominciato , alla fine di otto bre ; io credo che bisogna imprenderlo , e che sarà più facile di quello d' Ivrea. Desidero ohe Y. M. ap provi tuiteciò , che io ho l' onore di rassegnarle. At tenderò con impazienza gli ordini che le piacerà darmi con il ritorno del corriere , e in questo tempo nulla trascurerò per il bene del servizio. I nemici sono ac campati la dritta a Rouianengo , la sinistra a Fiungo,
iSi » il quàrtier generale è ad Albera ; essi sono al di qua del B Naviglio di Cremona , ed al di là di quello dell' In» coronata s che li separa da noi a , Noi abbiam preferito di trascrivere questa lettera più che le altre che compongono l'interessante corrispondenza del duca di Vandome 5 perchè ci è sembrato , che in essa vi era riassunta , la missione , che doveva compire l' esercito francese in Italia , tal quale l' esponemmo e ben si vede che l' assedio di Turino , era il fine principale, e che per questo, bisognava prendere Ghivas, quasi opera avanzata della piazza, e tenere l'esercito austriaco al di là dell' Oglio e l' Adda , in che equivalevano ad una linea , per covrire l'assedio di Turino , o prendere l'offensiva, e rigettare al di là de' monti del Tirolo l'esercito austriaco, ciocchè faceva, che cosi allontanato, gli era più difficile per correre spazi maggiori , e superare gli ostacoli per soccor rere in tempo quella piazza. La batlaglia di Cassano riempi il primo scopo, benchè Eugenio avesse passato l' Oglio, per negligenza del corpo d'osservazione; ma arrestato sull'Adda, dovette in seguito ritornare nel Tirolo da dove imprese l'ar dila marcia, che salvò Turino, e gli diede l'Italia tutta nella prossima campagna del 17o6; movimento, che per il suo concepimento ed il suo risultamento è stato paragonato dal Dumas, a quello eseguito nella campagna del i8oo, che termmò con la battaglia di Marengo. E da queste operazio ni, e dalla chiara esposizione del piano del Vandome, si deduce la causa della disfatta del suo successore, perchè non tenne conto delle sue sagaci vedute, e sostitui ad un esercito
i8a di osservazione che avrebbe disputato il terreno palmo a palmo , profittando di tutt' i corsi de' fiumi che dall' Alpi scendono e nel Po s' imboccano , il sistema di combattere nelle linee avanti Turino , quel nemico che aveva fatto una marcia si temeraria, e superato tante difficoltà per ivi giungere. La battaglia di Cassano non ha importanza tattica, ma bcnsi strategica , e riempì lo scopo di lasciar prendere Chivas, e di preparare e cominciare l' assedio di Turino ; per cui Vandome adempì la sua missione , e preparò al suo successore la presa di Turino , la quale non avvenne perchè questi abbandonò il suo metodo. Ora domandiamo perchè in Fiandra non vi furono avvenimenti decisivi, e perchè in Italia le armi francesi prosperarono tanto? e per chè nel '7o5 gli alleati non profittarono dei loro successi, e della concentrazione sulla Mosella? Ciò naturalmente ci riconduce alla principale quistione. , Onde vedere la differenza nel modo di far la guerra nel secolo i7.° dal i8.° e dal i9.° discorreremo dell'avveni mento che più rassomiglia alla battaglia di Hocchestedt nella guerra de' 7 anni , quale fu la battaglia di Franchefort sull'Oder, guadagnata dall'esercito Austro-Russo, contro Fede rico il Grande, che faceva presagire la fine della guerra, e la caduta della monarchia Prussiana, ciocche ci condurrà, seguendo l' ordine de' tempi alle conseguenze di quella di Leipsick nel i8i3 , che si manifestarono nel principio del i8i4così completamente. Ecco come un testimone oculare il Rettzou descrive la condizione di Federico dopo la battaglia di Runnesdorf, o Franchefort snll' Oder V. 2.° pag. i4-ì>.
i83 » Egli aveva perduto in due disgraziate battaglie trenta mila uomini, tra i quali il fiore della infanteria. Privo di ogni comunicazione con la Slesia, e con l'esercito che. suo fratello comandava, si vedeva circondato da nemici for midabili, ed appena poteva lusingarsi di salvar la sua re sidenza. Vedeva la Sassonia esposta senza difesa, all' in vasione delle truppe dell'impero che potevano da un mo mento all'altro farne facilmente la conquista. Tutto gli presagiva che le proviucie ereditarie della monarchia, divenivano il teatro della guerra. Ma per quanto severe » fussero queste triste considerazioni , non si abbandonò » alla disperazione. Comparò la sua situazione presente e » quella de' suoi nemici, con la sua naturale sagacità ; » pesò da un canto , ciocche credeva dover temere per s il momento , e dall' altro quello che i suoi avversari » potevano imprendere, e l'uso che farebbero, o che non » farebbero de' loro grandi mezzi. Il risultamento di que» ste sapienti considerazione non gli fece veder la sua » situazione, così disperata, come i suoi nemici spargei vano. Era facile immaginare , che la sanguinosa giora nata di Runnersdorf, avesse fatto subire ai Russi perdite » gravi ; alla gran distanza de' magazzini , in cui erano, » non era probabile , che potessero profittare de' loro van ii taggi , con quel vigore e quella celerità, che speravano » i nemici della Prussia. Istruito della propria esperienza, » e dalla scuola che dà la storia sulla sorte ordinaria » delle grandi coalizioni , Federico si lusingava , che » quella delle corti di Vienna e Pietroburgo non avrebbe
i84 » risultainonto diverso. Il carattere de' principali peno» naggi , il loro modo di pensare , e V opposizione dei i loro interessi , veniva all' appoggio di questa dolce spe« ranza; per cui Federico riprese quel coraggio , che > aveva quasi perduto per qualche istante , e diede una » serie di ordini ; ma l' Europa si attendeva a vederlo » annientato , perchè mirava due grandi eserciti pronti t ad agire di coneerto per consumare la sua ruina. » La lentezza degli eserciti d' allora , la divergenza delle vedute de' coalizzati , le abili manovre di Federico , per riguadagnare le sue comunicazioni col principe Enrico in Sassonia , la bella campagna del principe Ferdinando contro i francesi , coronata dalla battaglia di Miden , da Irti vinta, fecero sì che la campagna del i760 non diede vasti r'isultamenti ; e malgrado le gravi perdite di Maxen, e di Lanstudt , ove corpi interi furono presi , Federico potè vincere due battaglie importanti a Ligniz e Torgnu nel i760, e cosi attendere l'avvenimento, che doveva sal varlo , cioè la morte di Elisabetta di Russia. Certamente 'quando si paragona Federico al i789, dopo la sua disfatta, «'la Francia 'al 1793 dopo Nervinds e Famars , è impos sibile di non trovare più difficile , e più alto ciocchè fece Federico , con mezzi ordinari per salvare il suo piccolo paese, privo di quelle qualità che costituiscono una grande nazione, condizioni assai diverse da quelle della Francia, che per respingere i suoi nemici usò di tatti i possibili mezzi e per fino il terrore. Ora gli alleati incominciata ia guerra della rivoluzione fecero gì' istessi errori dei ne
t85 mici di Federico, operarono eoa l' istessa lentezza, erano dominati da preoccupazioni svariate , e sovente opposte , ciocche non si rinnovò riè al i8i4, nè al i8i5 ove le disgrazie li aveva resi uniti, e la guerra li aveva iniziati a quella celerità , che solo fa profittare della vittoria , e paralizza le forze del vinto. Luigi i4-° non subì le con seguenze delle disgrazie del i7o4., nè Federico quelle del i7^9; e perchè poi nella campagna del i8i 3 i risultamenti furono sì diversi ? Autori distinti e troppo conosciuti, tra i quali il Pelei , il Vggner , il Mutling han fatto lumino samente conoscere all' Europa Militare gli strepitosi fatti di guerra avvenuti in quell'anno. Ebbene nell'istesso teatro della guerra de' 7 anni Napoleone volle nella campagna di autunno dell'anno i8i3 resistere a nemici più forti di ioo mila uomini, con un esercito nuovo, e composto di alleati poco sicuri. Egli fondava le sue speranze sul suo genio, sulla sua storia ; era dritto , e non pretensione , e sulla diversità d'interessi che avevano i coalizzati , non co mandati da un sol capitano, capace di dare unità a quelle masse numerose. Essi lo temettero qui fu il loro merito combattere ove non era, ed evitare ove era fu il fondo del sistema, che riuscì; i luogotenenti di Napoleone una volta battuti fecero sì , che potettero i coalizzati con centrarsi con una gran superiorità di forza su i campi di Lipsia; ed ivi il capitano francese dopo averli respinti al i6 ottobre , osservati al i7, e combattuto con isvantaggio al i8, dovette il giorno i9 ritirarsi, e perdette la Germania , e solo trionfava ad Hanau , come Carlo Vili 9.4.
i86 a Fornoa ; Napoleone perdette i suoi alleati, e tutto ciò che marciava nell'anno i8ia con i francesi in Russia, seguiva al i3 , i russi verso Parigi. La battaglia di Lipsia ha dimostrato , che strategicamente Napoleone non era riuscito nello scopo della guerra , giacchè gli eserciti alleati , senza essere battuti in dettaglio si riunirono in quel campo , e per vincerli la tattica sola restava, e do veva trionfare del numero , ciocchè quasi sempre è cosa assai difficile. Il general Pelei discorrendo della campa gna del i8i 3 dice. « Le truppe che si mettono iu azione sul punto deci1 sivo del campo di battaglia , e non le forze presenti s decidono della vittoria, e mollo tempo di già che si è » proclamata questa verità , ma non con la precisione ne1 cessarla per le operazioni strategiche ; Io spazio non » manca giammai , la sussistenza solo può mettere osta » colo. Non è lo stesso in tattica , mentre questa deve j concentrare, e muovere delle forze in un campo cir1 coscritto , la quantità di queste truppe dipende molto » dagli accidenti del terreno, d'appresso Ja natura del j> quale il comando si estende più o meno, puvnondimavico > si può fissare a i2o mila uomini il massimo di quella j forza , che agisce simultaneamente , d' appresso l' im» pulsione unica; il fronte di battaglia, occuperà due » leghe o poco meno : tuttociò che è ad una maggior t distanza , impiegherà molte ore per raggiungere il 1 punto, ove l'avversario avrà mascherato la riunione » delle sue forze superiori , in conseguenza ne risulta ,
i87 » che un generale abile , può combattere con esercito » di i2o mila uomini, un nemico di molto superiore, t Queste alte considerazioni furon poste avanti per combatte re l'opinione del general Rogniat , il quale sosteneva essere errore dare una battaglia contro forze superiori di un terzo, come era il caso tra Napoleone ed i coalizzati. La teorica del generale Pelet tende a provare , che se Napo leone non ha vinto lo poteva , e che circostanze peculiari hanno deciso della battaglia. Ora questo principio che guidò Federico a Kosbak , a Leuthen , e Kunnerdorf , come Napoleone a Lipsia , ed a Vaterloo , non poteva essere impiegato ne dai generali francesi, nè dagli alleati, nella guerra della successione , la strategia era avanzata , ma non la tattica; in effetto le operazioni strategiche de' grandi capitani del 16.° e del i7.° secolo , fino a Federico si studiano con ardore e con profitto , ma le battaglie non presentano grande interesse, e si riducono ad affari di posto. Questa idea la svolgemmo nei nostri discorsi mi litari l' ineguaglianza cioè di questi due rami delle bel liche scienze ed ora ripetiamo: dopo la battaglia di Lipsia la difensiva di Villars era inutile ad arrestare i coalizzati, perchè erano le marce e non le posizioni che decidevano della guerra, in contrario nella campagna del i8i4) si vide un prodigio di vaste combinazioni , e di celebri marcie, e inaspettati successi, che non lasciavano respirare i vincitori, per cui dovevano soccumbere contro le masse crescenti attive e non inerte, ecco perchè i succèssi degli alleati dopo Lipsia furono significanti, mentre furono di poco momento
i88 dopo le vittorie di Hocchested , e di Franchefort nel i7.° e i8.0 secolo. La mobilità degli eserciti , ha cambiato la guerra , ed ha influito come sempre sulla politica. Certamente se gli avvenimenti non fussero così rapidi e decisivi , la pace Europea non si sarebbe conservata da i4 anni, ma, quando si va presto in risultamenti si rischia tutto e si perde il be nefizio del tempo, che produce gli avvenimenti straordinari. Se la Francia fosse stata schiacciata al i7 io, e la Prussia al i76o, la morte dell' Imperatore Giuseppe, e quella di Elisa betta, che mutarono le loro condizioni venivano troppo tar di, per cambiare gl'interessi dei coalizzati; e la perseveranza istessa non è tutto nelle guerre, mentre non basta morire per salvar la patria, ma bisogna vincere, e per vincere bisogna essere ordinato, ed a questo scopo ci vuole il tempo; Senza i quartieri d' inverno, nè Luigi XIV, nè Federico potevano riaprire la campagna a primavera, dopo i gravi rovesci sof ferti. Gli eserciti ora piucchè mai non s'improvvisano. Ecco le gravi lezioni che dà la storia al militare, ed all' uomo di stato; per cui lode al governo che ha ordinato tale pubblica zione, e lode moltissima al sapiente generale che ha impie gato il suo tempo per compilar questa collezione sì ricca de'tesori della scienza, della sperienza de' tempi scorsi, del valore degli uomini , e del terreno. E certamente chi erra dopo tanti lumi non è perdonabile , ed il paese che offre tanti mezzi al sapere, ha dritto di essere secondato da chi s'incarica di cooperare ai suoi futuri destini. Luigi Blanch.
i89 DESCRIZIONE Del viaggio a Rio de Janeiro della flotta di Napoli , di Eugenio Rodriguez, uffiziale di marina. Napoli , presso Caro Rateili e compagno, f844Ora che le relazioni fra popolo e popolo son divenute cosi facili. . . (omo sto meo moderno).
Noi abbiam sott' occhio, ed additeremo a' nostri lettori tutto quanto contiene di più notevole la ragionata descri zione della quale è parola. Nobile è la congiuntura per la quale essa nacque , santo lo scopo che si prefigge , lodevolissimi i mezzi ed il modo che presceglie a rag giungerlo. La posizione topografica del nostro paese, quasi tutto bagnato dalle acque , rende oltremodo necessaria la istru zione nelle marine soldatesche. Difatti , siccome è indu bitato che per noi i mezzi di comunicazione cogli altri paesi ci vengono più facilmente per "via di mare , cosi la soda e compiuta instituzione nelle truppe della marina, va in un certo modo a fermare il vantaggio del reame in generale , stabilendo una base sicura di relazione cogli altri popoli della terra. Tanto uopo non isfuggì alle prov vide mire del nostro governo, il quale, con le apposite scuole, con l' inviare gli alunni di marina girando le varie regioni del mondo, e con altri ben intesi avviamenti, ha sempre procurato che la nostra marina di dì in dì più
igo se ne vantaggiasse. Così , mentre le storie da un lato hanno ognora serbato per tanti bravi marini e per la no stra marina tutta pagine di lode , l' avanzamento e la mi glior via d'insegnamento che ad essa si propone ne ac cresce la importanza e lo splendore. Per altro , sendochè ne1 nostri tempi di pace non potrebbe altrimenti te nersi occupata , è bello vedere come tutta la frazione della nostra armata , addetta alle reali marine , sia fra gli alunni sia fra gli ufilziali , aneli l'occasione di trar profitto dalla instituzione co' viaggi , e con le analoghe relazioni di essi. In tal senso fu una venturosa opportunità quella che a parecchi della marina porse l' augusto nostro Sovrano per le nozze conchiuse fra la sua germana principessa Teresa e l'imperatore del Brasile. Imperocchè fu a que sta occasione che si svegliò in molti della marina il de siderio di essere prescelti a far parte della comitiva de stinata, ad accompagnarla ; e fu a questa occasione che l'uffiziale di marina signor Rodriguez ebbe agio a stu diare tutto quanto il non breve spazio che divide il vec chio dal nuovo mondo, il mezzogiorno dell' Europa daV sud dell'America, Napoli da Rio de Janeiro. L'opera è dedicata a S. A. R. principe D. Luigi Bor bone, che per le affettuose sollecitudini del nostro Sovrano fu eletto , quasi fraterno conforto, a scorgere nel cammino la novella imperatrice. Siegue alla dedica una succinta nar razione di tutt' i preparativi del viaggio , fin dal momento che, nel 2i maggio i843, la flotta brasiliana gettava l'àn
I9i cora nella nostra rada. Si sa che ad essa il Re stabili socia la flotta napolitana , composta dal vascello Vesuvio, e delle tre fregate, l'Amalia, ove teneva stanza il princi pe Luigi , la Partenope e l'Isabella: si sa che il coman do ne fu affidato all'egregio duce marino barone de Cosa. Dopo queste notizie che sono una specie di molto sobria prefazione , l' autore comincia ad esporre la gara sorta fra tutt' i marini per essere del bel numero de' destinati a partire. Fil filo va poi descrivendo tutte le più minute particolarità del tragitto , a cominciar dall' istante che le due flotte napolitana-brasiliana sciolsero dal nostro porto le vele , fino a quello del sospirato ritorno della nostra flotta fra noi , quasi dopo sei mesi di cammino , nel 24 'dicembre dello stesso anno i843. Non c' intratteremo a riassumere tutto l' itinerario del ' viaggio , perciocchè facciam giudizio che ognuno di cose geografiche mezzanamente istrutto , debba saperlo abba stanza ; e se nel libro del signor Rodriguez tu giungi alla fine quasi adescato dall' interesse che desta una certa novità , ciò nasce dal perchè l' autore ne parla non da secco e nudo geografo , ma da uomo che coscienziosa mente descrive mano mano ciò che vede , e che men tre erudisce l' intelletto non fa restar muto il linguaggio del cuore. Così segnando il passaggio delle flotte per la Sardegna , Gibilterra , il capo Spartal , le isole Deser te ec. ec. ec» , e più di tutto il tanto famoso passaggio della linea , raccontando quanto di tristo e quanto di lieto s' offriva in ogni istante a' marini , le ansie , le gioie , le
iga sollecitudini e le paure comuni , è siffattamente variata la scena che si presenta , che il lettore percorre quasi anch' egli l'enorme distanza di cinque a sei mila miglia gratamente e senza avvedersene , di tal che non cerca riposarsi se non alla desiderata baia di Rio de Janeiro. Son notate , con scrupolosa esattezza i giorni , le ore , gl' istanti. A quando a quando ti allegra la vista d' un gran pesce sconosciuto ne' mari d'Europa; talvolta l'oc chio si ricrea alla vista di costellazioni e pianeti che sulla tremenda vastità dell' oceano si fanno unicamente ammi rare : spesso ancora la comparsa di un' insolita aurora fa ricorrere negli animi il brivido della maraviglia e della gioia : nè mancano i computi geografici ed astronomici , per misurare la distanza superata e quella da superare. E tutto ciò è accompagnato nel libro del signor Rodriguez dalla tenera patetica commovente narrazione del le incerte albe , de' dubbi ed ansiosi tramonti , de' pen sieri di religione e di attonita contemplazione , de' gene rosi affetti di patria lontana e di perigli affrontati e schi vati. Come non è caro tutto questo seguito di delineate emozioni!.... Come non diletta la stòria di un esempio primo per la nostra marina , di far cioè onoratamente sventolare le napolitane bandiere sulle coste del Brasile!.. Noi oltrepassiamo ciò che resta del viaggio , e ci fer miamo al punto in cui le flotte cominciano a veder con certezza il capo di Frio , prima terra che, si offre allo sguardo di chi muove per alla volta della lontana regione del Brasile.
.i93 E qui che l' autore principia in tuono più lieto a- de scrivere le feste preparate in Rio de Janeiro , il cor teggio che accompagnava l' imperatore e la sua sorella D.a Januaria a visitare la sposa ed il suo germano : la novella benedizione nuziale nella cappella palatina di colà : le luminarie che per otto sere consecutive abbel lirono la città : la gala che spiegava la truppa imperia le , e tutti gli altri episodii di questa scena di gioia. Noi segniam di volo questa parte ; ma ci riserbiamo un pò di luogo per notare più particolarmente che anche in questa occasione il nostro orgoglio nazionale ebbe di che esser pago : poichè la napolitana squadra , vuoi pel modo come i legni eran preparati , vuoi per la tenuta , l' or dini' e'l fare conversevole di coloro che la componeva no , mostrò la sua disinvoltura , la sua perizia e la sua disciplina. Il Brasile è una contrada ricca, grandiosa e pochi altri anni basteranno a renderla di una più che singolare impor tanza. E però lo straniero che vi giunge avrebbe uopo di lunghissimo tempo a sfamar pienamente la sua curiosità. L'immenso impero, che alcuni credono «mterzo di tutta Europa, ha per capitale Rio de Janeiro. La flotta napolitana negli ozi della breve dimora non ebbe certamente agio a veder tutto: ciò nulla meno fu osservato che la baia di Rio è in una posizione deliziosa incantevolissima. La città, secondo che asseriscono i culti del paese , conta oltre a 26o,ooo abitanti. E popolata di negri, di bianchi e di uomini in colore, i quali ultimi risultano dalla miscela de'bianchi
194 c do' negri. Ricevè abbellimenti notabili nel secolo scorso: ha buone strade o piazze larghe , ma le case sono piut tosto anguste ed hanno strette le corti ed i balconi. E sufficientemente provveduta di templi , e di monasteri , fra i quali quattro di donne : vi son parecchie strade che non fanno , a tanta distanza , desiderare il lusso e la mollezza europea, pe' sontuosi magazzini che gli spagnuoli i tedeschi i francesi e gli svizzeri vi hanno aperti al com mercio. I prodotti naturali vi sono in gran copia , ed i suoi monti ascondono gemme preziosissime. Non ancora per altro gl' indigeni sanno le arti di approfittarne ; ed è perciò che in generale il paese non offre la ricchezza che potrebbe , ed nna rendita vistosa per un' agiata ca» pitale di Europa sarebbe nel Brasile molto mediocre. Vi sono ancora - ìu Rio due ospedali , quattro teatri , una biblioteca di 45,ooo volumi , un giardino botanico , un pubblico passeggio , un liceo , un' accademia politecnica, un'accademia di marina. La flotta uod vi è gran cosa , e vi si contano appena corvette , 3 fregate , ed un im potente vascello. I dintorni di Rio sono amenissimi ; e la corte non stanzia che per le solenni cerimonie in Rio, ma in tutt' altro tempo preferisce il palazzo di campa gna posto a tre miglia dalla città. U aria vi è calda , e poco rinfrescata da' venti del mare. Sublimi opere vi stanno facendo 1 frati cappuccini con le loro missioni , e la religion cattolica va sempre più stendendovi salde ra dici. È a sperare che ¥ industria agricola e la commer ciale migliori di molto nel Brasile : per questo lato )!
ig5 paese non ha ancor gustato i vantaggi compiuti dell' incivi" limento. Ed è a sperare altresì che i prodotti del nostro suolo , al Brasile necessarii , ora che fra i due governi si sono annodati più stretti ligami, comincino ad andar diret tamente cola venduti ; che in tal modo il nostro commercio c l'avvenire del Brasile vi guadagnerebbero entrambi. È poi spettacolo tristo o miserando nel Brasile la schia vitù de' negri , la vita alla quale son condannati , ed i mezzi che tentano per disfarscue. Come d'altra parte è vista lieta e gioconda l'aspetto della città , la bellezza delle acque , il corso del canale che la traversa, l'olezzo de' boschi ne' dintorni, le variate specie di frutta, di piante e di animali diversi sconosciuti al vecchio continente. Queste cose ed altre molte con accorgimento indica te , il signor Rodriguez si accinge a descrivere il ri torno della, nostra squadra. E noi salteremo a piò pari anche questo , come abbiano saltato l' andata , per non ripeter conte notìzie e per non dilungarci ulteriormen te. Solamente , cosa indispensabile ne' lunghi e dubbi tragitti , non possiamo fare a meno di notare che sì nella gita come nella reddita vi fu il dolce c l'amaro , il dolore c la letizia : e che , se era pure grata visione ai viaggiatori quella delle aurore in altri emisferi, quella di enormi cetacei e di vegetabili di color giallastro fosfo rescenti nel mare , ebber pure i nostri il dolore di veder morti due della fregata Isabella , l' uno nel gire l' altro nel tornare , i quali miseramente perirono, quasi tributo a' furori dell' oceaHo.
i96 Finalmente un viaggio di sei mesi compivasi e la no stra squadra rivedeva Napoli in un giorno solenne, nella vigilia del Natale. Il libro va adorno in fronte del ritratto dell'impe ratore del Brasile , ed in ultimo di due belle e grandi carte , l' una dinotante la veduta di S. Sebastiano di Bio de Janeiro dall' isola di das Cobras , V altra desi gnante la pianta della baia di Rio de Janeiro. Ma noi non crediamo quegti i pregi principali po' quali il libro si raccomanda , e riesce di dolcissima lettura : invece è interessante per quel nobile sentimento di amor patrio e di gloria naziouale ebe vi traspira -, ed è interessante altresì perchè l'autore ba saputo con esso chiaramente dimostrare che i nostri buoni uffiziali sanno bene occu pare lo scarso lor tempo libero da cure , scrivendo su ciò che videro intelligentemente , e contemperando la penna e le idee col vivace colorito de' più generosi senti menti e de' più nobili affetti. Chilo de Fekiuiuis.
POTO AFFUSTO DI DIFESA 1 D EAT 0 DAL TENENTE COLONNELLO D. ANTONIO DE FOCATIIS (Direttore Oef leccio atdeuafe Si K&apofi SOTTOFOSTO ALL' ESAME DI UNA SCELTA COMMISSIONE DI UFFIZIOLI dell' ARTIGLIERIA NAPOLITANA.
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•99 NUOVO AFFUSTO DA DIFESA.
i. Da non breve stagione deplorava lo incongruente macchinario da difesa. Durante il mio tirocmio osservava sulle coste enormi affusti , sorretti da più enormi telari; sù baluardi affusti a ruote , per trarre a barbetta ; affu sti di assedio , postati in cannoniere regolari ; affusti da marina , per le basse aperture ; affusti per obici ; affusti speciali per casematte etc. etc. : e tutte queste macchine varianti in ragion de' calibri non solo , ma delle diverse costruzioni delle bocche da fuoco , e quindi individuali. Nè le cose migliorarono dappoi nello ammettere e careg giare macchinario nè più utile, nè men svariato. Donde sperpero delle finanze dello stato : donde vastità di lo cali , per serbare tanto macchinario : donde trambusti» , inceppamento nei momenti più critici della difesa , per iscambiare macchine da barbetta con quelle per canno niera : donde dilungamelo nella istruzione del perso nale : donde eccessivo numero di artiglieri , sovent' incompatilo colle circostanze locali e con quelle dello stato. a. Sin dal i812 , io diceva , mi si appalesavano tali inconvenienti ; ,e la sperienza in seguito acquistata • mi confermò nel bisogno di una macchina sola per tutti gli uopi della difesa , e forse anche degli ossidioui. lo va gheggiava tale idea ; ma , in difetto di mezzi , la volontà rimaneva virtuale. Messo in luglio i84a a dirigere P ar enale , ratto esegui il mio proponimento.
30o 3. Avrei potuto dare ima macchina sola per ogni ca libro ; ma soventi avrei al Quimoso addossato le spoglie del Patagone. Divisai dare tre macchine sullo stesso tipo: quella di grosso calibro pe' cannoni da 8o. Paixhans , da 36 , e 33 ; altra di calibro medio pel pezzo da 3o , Paixhans, e pe' regolari dal 24 al i2 inclusivo , sia in bronzo sia in ferraccio; l'ultima per gli obici da piazza da 8 e 6 e pe' pezzi di piccolo calibro, che soglionsi po stare nelle opere avanzate. Cominciai dalla seconda ; la quale, messa in esperimento sott'ogni riflesso da luglio i843, a tutto aprile i844 > fu completamente approvata (a). 4- Ne occuperem quindi di questa. Ne verseremo sulla sua costituzione ; poscia sull'uso ; quindi de' pregi.
(a) Con scritta del si giugno , *7 rispettabilissimo sig. colonnello Giuliani, sotto-ispettore degli stabili menti militari , presidente della commissione di verifi cazione della macchina da difesa immaginata dal sig. te nente colonnello de Focatiis , nel rimettergli copia del verbale istituito all' oggetto, così si esprimeva- 1 Sig. te nente colonnello direttore — Sicuro che le riuscirà gra to , mi onoro farle tenere una copia del verbale redatto dalla commissione incaricata per lo esame dello affu sto da difesa, da lei si felicemente immaginato, a van taggio del nostro corpo e dello stato , per cui onor sommo le ritorna ».
aoi A R T? I. \ Costituzione della macchina da io 'a ia. 5. Distingueremo: i.° L'affusto, il quale, tranne per le basse caunoniere , basa sempre sul gran telaro ; la cui elevazione sulla linea di terra determina le posizioni a barbetta , in cannoniera , in casamatta, a.° Il gran telaro. 3.° Il piccolo telaro , per trarre a barbetta. 4"° H battente , per le cannoniere regolari. 5.° La freccia ed i ruotini anteriori , per postarlo in casamatta. 6.° L'avan treno , che in grazia di una luuga si aggiungne all' af fusto , per traslatarlo.
i." Affusto. 6. Suoi elementi sono : due aloni , il ceppo , il cala strello anteriore. Ogni alone è formato da due o più pezzi, commessi per lungo con addentature e cavicchie di legno; ed è traversato da cinque perni d' alto in basso, de' quali i due attigui agl' incastri degli orecchioni han vite ad ambo gli estremi , ed un tallone dalla parte superiore , onde i perni non sien tratti alt'ingiù. Il ceppo è in due pezzi , i quali nella scambievole unione lasciano un vóto rettangolare , in cui scorre la chiocciola della vite di pun teria , ritenuta da due perni con tallone all' ingiù. Prima di unire i due pezzi del ceppo , vi s' infilzano due perni di unione, aventi in mezzo un dente, onde i perni non 26
aoa possano essere tratti a destra , nè a manca. Al ceppo aggiugnesi il calastrello di volata , in grazia di una staffa doppia , frenata con due piccole chiavarde sul ceppo me desimo. Due altre chiavarde di unione traversano il ca lastrello ; ma desse , in vece di avere il dente come le precedenti, sono meno spesse da destra a manca, onde non possano essere richiamate nel senso opposto. S' infilzano all'estremità di dette quattro chiavarde otto girelle di ferrac cio o di legname , le cui dimensioni sono omologhe al pezzo, pel quale l'affusto è destinato; e di tali girelle solo le due anteriori del ceppo non han tallone. Ciascuno alone si aggiugnc al ceppo istesso , facendo passare gli estremi dei quattro perni di unione per le rispettive buche fatte nel legname : quindi si avvitano le chiocciole a cappello, le quali nel preservare le viti dalla ruggine , danno , qualunque sia il calibro , costante aggetto delle chiavarde sugli aloni. Al ceppo si unisce la sala di legno con asse di ferro , ritenuto da due staffe , che veDgono frenate dall' estremità de' perni attigui agli incastri degli orecchio ni , e da quattro chiocciole , anch' esse a cappello. I sot torecchioni del calibro si dispongono ne' rispettivi incastri, facendoli ritenere dagli estremi superiori de' quattro perni accennati, da due piastre ad orecchio, e da quattro chioc ciole a cappello interamente coperte, aventi però un foro per la uscita dell'aria compressa. Ogni ' sottorecchione , qualunque siane il calibro , ha costante estradosso, omo logamente variabile l' intradosso , in ragion del calibro. E pe' pezzi in ferro il sottorecchione è quasi per metà ,
loS onde nel recesso , premendo ferro contro ferro, gli orec chioni non abbiano a soffrire. In batteria 1' asse è guernito di due mozzi di ferraccio , ciascuno con sei buche piramidali per la inserzione delle leve. Allo estremo po steriore del ceppo v' ha una doppia staffa di ferro , sif fattamente configurata , che possa ritenere 1' asse del curoletto di ferraccio a guide , il quale rota snl corrente direttore del gran telaro. I montanti della staffa hanno uno incavo alt' ingiù , onde 1' asse del detto curolo possa allogarvisi per disotto, e fermarsi con due chiavette tra versanti la spessezza de' montanti. L' asse sta saldo nel curoletto ; e per impedirne la rotazione nel verso del re cesso , puossi aggiugnere a destra dell' asse medesimo , ed allo esterno de' montanti , un ruotino dentato ; e dalla parte superiore un' arresto vertente , che , frenando la ro tella , impedisca il volgimento del curolo. Questo mec canismo puossi usare solo per le cariche oltrepassanti di molto il terzo del peso del projetto da 24. a.° Gran telaro. 7. E qnasi omologo a quello da piazza-costa , con cui ha comune il raggio di rotazione. Ne diversifica : i.° per le dimensioni meglio intese de' correnti, de' calastrelli , e per la disposizione di questi: 2.° per gli urtanti ante riori , ottenuti dallo allungamento delle chiavarde , che ritengono il calastrello di volata ; ripiego , che avvicina molto l' affusto al parapetto : 3.° per due buche fatte in
»o4 tale calastrello onde inserirvi i rami della freccia, quando la macchina è messa in casamatta : per altre due bu che praticate nelle facce inferiori de' correnti laterali a breve distanza dal detto calastrello , onde inserirvi gli steli piramidali delle casse per le girelle anteriori, quando il sottaffusto deve circolare alla Munyer : 5.° per due ri seghe oprate lungo le facce del corrente direttore , atte a dirigere le guide del curoletto dello affusto : ò'.° per una chiavarda passante i tre correnti nel mezzo detto in tervallo tra 'l medio ed il posteriore calastrello , onde sminuire la elasticità del corrente direttore: q.° per gli urtanti posteriori , i quali sono rinforzati da una fascia di lamiera , e possono essere facilmente tolti e ricambiati : 8.° per l" asse delle girelle anteriori e posteriori , che sta saldo nel getto : g.° e per un' incavo praticato ne' montanti delle casse di tali girelle , onde inserirvele co' loro assi per di sotto. Le quali ultime due modificazioni facilitano la rotazione del sottaffusto , e la manovra di togliere le casse delle girelle , allorchè vuoisi montare o discendere 1' affusto per di dietro del grad telaro. 3. Piccolo telaro. 8. E formato da quattro laterali disposti a rettangolo, e tra essi commessi con addentature e cavicchie. Due tra verse s' incrociano nel mezzo , e costituiscono un disco rilevato per due pollici sul piano del telaro : il disco è coperto di lamiera di ferro ; e rizzasi dal suo centro la
2oS chiavarda reale, la quale ha vite all'in su, onde con opportuna chiocciola aggiugnere stabilmente i due telari: ciò ch' elimina il rovesciamento della macchina , come avviene pel macchinario da piazza-costa , allorchè usansi cariche forti. Il piccolo telaro è per la posizione a bar betta; ed è frenato sullo scaglione di fabbrica in grazia di quattro tenute di ferro. 4. Battente. 9. E un parallelepipedo rettangolo della riquadratura di 8 per io pollici , e della lunghezza di 5 piedi. La superficie superiore ha disco , come il telaretto ; taglia tine però due segmenti nel senso della lunghezza del battente : ha la medesima chiavarda reale] ed usasi per la posizione in cannoniera. Potrebbe farsi di pietra per le fortificazioni permanenti.
5. Freccia e ruotini anteriori. i0. Dall'occhio della freccia, per cui passa la chia varda reale , partono due rami in forma di V , che a convenevole distanza ripiegansi in senso normale al ca lastrello di volata del gran telaro. L' estremità s' inseri scono nelle buche praticate in detto calastrello , e quindi si fermano con chiavette. La freccia s' immerge per 3o pollici nel fabbricato. ii. Le girelle anteriori, di un raggio convenevolmente
9o6 minore di quelle di dietro , hanno omologhe casse con steli , che s' introducono nelle buche fatte al di sotto dei correnti laterali. i2. E la freccia e le girelle sono per la posizione m casamatta. 6. Avantreno , lunga. i3. L' avantreno ha qualche analogia con quello da campo n. m. Le ruote, uguali a quelle dell'affusto, hanno raggio minore di quelle da campo n. m.; il casseltino è suscettivo di contenere i due mozzi ed il curoletto di ferraccio , due chiavi per chiocciole e qualche strumento ; e si apre verso l'affusto con portello volgente all' in giù. Il frottante consiste in un mezzo- bastone ar cuato di ferro , ritenuto all' in giù da due rami , che pendono dall' estremità delle stanghe. i4- La lunga aggiugne l'affusto all'avantreno: l'estre mo anteriore è munito di una piastra ad occhio , in cui s' inserisce il gancio perno reale dell' avantreno , guernilo di chiavetta. L'altra estremità è tagliata a sghembo; e s'introduce in una staffa, allogata sotto V affusto al ter mine del canaletto di punteria. La lunga vien messa dopo tolto il curoletto posteriore dell'affusto, il cui asse é so stituito da una chiavarda romana , che , traversando la staffa del curolo e la lunga , la ritiene stabilmente unita all' affusto.
ART. II. Uso. i5. Si enunciò che la nuova macchina era po' calibri dal 3o , Paixhans al i2 , in bronzo ed in ferraccio , e valeva per tutti gli uopi della difesa. Ne corre obbligo adunque lo esporre i particolari di tai cambiamenti. i6. Cambiamento di calibro. Se all' affusto vi ha il pezzo accavallato , sospendetelo. Cominciate ad oprare dal lato sinistro , allontanando la ruota , od il mezzo per circa otto pollici. Svitate le chiocciole a cappello della staffa d'asse, e toglietela: svitate le quattro chiocciole laterali de' perni di unione; quindi con un vette ad un ghia , agendo or dalla testata or dalla codetta , allonta nate l'alone dal ceppo, per quanto basti a levarne le girelle di unione , e sostituirvi le altre del nuovo cali bro. Rimettete 1' alone , le chiocciole e la staffa accen nata. Fate Io stesso dal lato opposto ; e rilogate i mozzi e le ruote. Svitate le chiocciole a cappello de' sottorec chioni , toglieteli , e sopperite co' nuovi. Svitate i perni di tennta della chiocciola di punteria , e passatela ov' è indicato dall'uopo. In dieci minuti avrete cambiato di calibro. i7. Cambiamento di posizione. Assegniamo ordinaria mente cinque piedi di elevazione al parapetto a barbetta, e sei per quello a cannoniere regolari, Nel primo caso la superficie superiore delle circolare e dello scaglione ,
so8 su cui basa il tclaretto , si eleva per uu piede sul suolo. Nel secondo il battente poggia sul piano della batteria, da cui la base della cannoniera dista per 48 pollici. Il telaretto è fissato sullo scaglione di fabbrica con quattro forti tenute di ferro. Il battente nelle batterie permanenti può esser di pietra, e di legno nelle occasionali. In questo caso si tien saldo con quattro paletti; duede'quali, fitti nel parapet to, lo ritengono all' in su, e gli altri, confitti al suolo, ostano lo allontanamento dal parapetto. Alla distanza del raggio di retazione dispongonsi ad angolo due tavoloni di 3 piedi, per facilitare il movimento delle girelle del gran telaro. i8. Le due circolari per la rotazione del sottafFusto in casamatta sono concentriche. Il centro è a 3o pollici nello interno e sulla direttrice della cannoniera : il raggio della prima è di piedi 4-1, e quelle dell' altro è di piedi i3,i. La chiavarda reale scende dalla base della cannoniera , e traversa l'occhio della freccia , i cui rami s'inseriscono nelle buche praticate nel calastrello anteriore del gran telaro , come altrove si espose ; aggiungendovi le girelle anteriori. Le circolari hanno aggetto di due pollici sul suolo , e sono larghe io potlici. i9. Le quali cose premesse , nella posizione a barbetta è uopo disporre prima il piccolo telaro sullo scaglione , quindi il gran telaro , rendendolo acclino , col toglierne le girelle posteriori. 1/ affusto gravato del pezzo , e col proprio avantreno , spingesi sinchè le ruote anteriori , ascendendo per due correnti a scarpa , e lambendo i la terali del sottaffusto , non giungano al calastrello medio
909 dello stesso. Arrestate le ruote dell' avantreno : scambia te , una per volta , quelle dell' affusto co' mozzi , ritratti dal cassettino : arrestate i mozzi : togliete la chiavarda romana della lungarella , e menatela via coll' avantreno, dopo aver puntellata la codetta: applicate il curoletto po steriore dell'affusto, e frenatelo colle chiavette traver santi i montanti della staffa : fate che le guide del curalo tocchino quelle del corrente direttore : spingete con due piccole leve l' affusto sino agli urtanti anteriori , ed ar restate i mozzi : sospendete il sottaffusto ; ponetevi le gi relle posteriori ; ed in tal guisa avrete il pezzo in batteria , senza che il nemico lo abbia neanche avvisato. ao. Se dalla barbetta vorrete passare in cannoniera, arrestate i mozzi dell' affusto , e puntellate la codetta ; togliendo le girelle del gran telaro rendetelo inclinato : levate il curoletto posteriore : uno per volta , scambiate i mozzi colle ruote : conducete l' avantreno , ed aggiugnetevi la lungarella : ritirate la macchina , come ve la metteste. Levate il gran telaro , e portatelo sulla diret trice della cannoniera. Rilogatevi 1' affusto , manovrando come sopra : rilevando il sottaffuslo , e rimettendovi le girelle posteriori , avrete il pezzo in batteria ni coperto del fuoco nemico, se le cannoniere saran mascherate. ti. Omologamente oprerete in casamatta; aggiugnendo preliminarmente al gran-telaro e freccia e girelle anteriori. aa. Per le basse cannoniere l'affusto è messo co' mozzi e col curoletto posteriore immediatamente sulla spianata. a3. Dalla proprietà inapprezzabile di poter sollecita
mente passare dalla barbetta in cannoniera cogli stessi elementi, ne deriva altra, di cui in seguilo sarà ragionato. a4- Tutti questi cambiamenti sono stati oprati facil mente innumerevoli volte , non ostante la macchina spe rimentata fosse stata fatta di legname allora reciso. 25. Noi abbiamo enunciata la nuova macchina per af fusto da difesa. Veggiam'ora se dessa valer possa anche per gli ossidioni , onde avere un tipo solo per l' attacco e per la difesa di ogni opera fortificata. 26. Ozioso sarebbe affannarci a dimostrare che ne' tem pi andati la guerra riducevasi ad affari di posti , ad at tacchi e difese delle piazze ; in che riponevasi precipua mente ogni opra. Ora nel sistema Gribeauval , che pre cedette quello del Comitato francese , il pezzo era tra sportato su di un carro separatamente dall' affusto. Il Go mitato testè elogiato , dando un'affusto suscettivo di traslalare il proprio pezzo, intese semplificare; e noi dobbia mo ora discutere se tale semplificazione sia realmente utile, e se al sistema del Comitato valga meglio sostituire la macchina per noi trovata. 27. Il Comitato adunque, per ottenere lo intento, ha dovuto darci un'affusto del peso non minore di cantaia i6, 47- E siccome il pezzo di assedio da 24 pesa circa can taia 3r , così l'affusto gravato del pezzo pesera cantaia 47, 47 : massa enorme , disadatta ad essere traslatata a lunghe distanze e per istrade non sempre favorevoli. Questo inconveniente aumenta nelle trincee, il cui suolo è mai sempre smosso e mal sodo.
en 28. Davvantaggio , sian) noi sicuri che la macchina , gravata del proprio peso e di quello del pezzo, arrivi alla sua destinazione in istato di adempiere le sue fun zioni durante l' assedio ? In ciò consiste la difficoltà forse maggiore ; dappoichè sin' ora non si sono falti grandi esperimenti , come per la omologa macchina Gribeauval, che tanti allori aggiunse all'artiglieria francese. Anche il nostro affusto potrebbe traslatare il proprio cannone , dando dimensioni più forti alle ruote : ma noi non sa premmo consigliare siffatti trasporti. 29. Lo inconveniente maggiore, che presentar poteva l' affusto Gribeauval , consisteva nel doverglisi accavallare il cannone , in grazia della capra, sotto il fuoco nemico. Ma tale operazione non poteva eseguirsi nelle attigue trincere? Daltronde per l' affusto del Comitato il cambiamento d' incastro non deve oprarsi in vicinanza della batteria ? e durante la non breve manovra, i8 uomini restar non denno esposti alle offese nemiche ? Dunque lo inconve niente non è onninamente svanito. 3o. Sia nel sistema Gribeauval , sia in quello del Co mitato , olire la bocca da fuoco e la omologa cassa, uopo è traslatare i4 tavoloni , 3 correnti ed un battente per la spianata. Or messo che tali oggetti siano portati con due carri a munizione ; il peso degli stessi e delle vet ture formerà un carico di cantaia 38, 3g, 5oo, che unite al peso dell'affusto e della bocca da fuoco , costituiranno una massa di cantaia 85, 86, 5oo ch' è uopo trasportare. 3i. Il nostro affusto, compreso ruote, avantreno, mozzi
aia e cnroletto , e portante tra gli aloni il battente , dà un peso di cantala i5, oi. Il sottaffusto pesa cantata 9, i8, e può esser traslatato dal traino di un nuovo trasporto da noi immaginato , e che non pesa oltre sei cantaia. Il peso adunque di tale veicolo col sottaffusto e due tavoloncini di tre piedi , non monta che a cantaia i5, 53. Da ultimo il cannone , pesante cantaia 3i sarà traspor tato da un carro forte del peso di cantaia ii, 55. Dun que tutto il nostro carico , oprato con tre veicoli, com preso t'affusto, monterà a cantaia 73,09 minore per cantaia i2, 77, 00o di quetlo del Comitato. Donde un risparmio di due in quattro animali, come potrà rilevarsi dal quadro qui sotto riportato.
ai3 Specchio indicante il peso delle macchine , vetture e bocche da fuoco , sia pel sistema del Comitato , sia per quello da difesa. 1.° Sistema del Comitato. a >
INDICAZIONI.
PE s1
"cs a "3 Parziali. Totali. <
Affusto da 24 coll'avantreno. i6 4-7 3i oo Carro a munizione Gribeauyal 2. B. Tre correnti da spianata (3 ,4o ny 34
6 1 1- 54
IO 2o
4
Carro a munizione Gribeauval 3.* i4 tavoloni ( ognuno rotola
9 34 8 oi, 5 i8 85, 5 4 I 5o
Tetale
i4 85j86,5
2.° Sistema de Focatiis. Affusto con 4 ruote , avantre no, mozzi curoletto di ferl'i Battente, in mezzo agli aloni. Traino di un nuovo trasporto
i3 i lì
i5 oi
,6 00 9 i8 i5 53 1 35 Carro forte con avantreno.... ii 55 ] 3,! 4a 55 3i o0 2. "
| Differenza.
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2 6 IO
i2 77,5, 4
ai4 32. È duopo però notare che ne' trasporti di tale na tura non deve contemplarsi solo il peso complessivo, ma anche quello di cui ogni veicolo trovasi caricato. Ora uno sguardo allo specchio accennato farà rilevare quali diffi coltà dovransi presentare ne' trasporti , seguendo il siste ma del Comitato. Nè valga l' oppugnare , riuscir mala gevole il trasporto del gran tela.-o per le trincere ; dap poichè s' è forza passarvi 1' affusto del Comitato , che col pezzo pesa cantaia 47? 47 j potrà meglio traslatarsi una -vettura pesante cantaia il), i)3 compreso.il telaro indicato. 33. Noi adunque trasportando 1' affusto separatamente dal cannone , ve lo accavalleremo in attigua trincera, al coverto dello sguardo nemico ; locheremo il battente ed il sottaffusto , e metteremo il pezzo in batteria, smasche rando collo stesso nostro cannone le coperte cannoniere. Non sperpereremo quindi un tempo prezioso a formare spianate ; non saremo esposti al fuoco nemico per lunga durata ; non dovremo provvederci e trasportar terra per le nostre piattaforme : le nostre bisogne saranno adem pite in poch' istanti , non veduti, non fulminati dal fuoco micidiale del nemico. Messo in batteria , gli orecchioni del pezzo accavallato all'affusto del Comitato disteranno per 3 piedi dalla camicia della batteria ; nel mentre col nostro non se ne allontaneranno che per un solo: donde le guance delle nostre cannoniere saran meglio preser vate j ed il servizio dell' arma più guerentito. 34- Conchiudo. Ritenendo il nostro affusto anche per gli ossidioni , vi sarà: i." Risparmio di peso e di ani
mali ne' trasporti. 2.° Risparmio di tempo per mettere in batteria. 3." Unità di costruzione e di servizio. 4»° Va cilta di operazione per ogni riflesso. 5.° Economia di uomini nel rapporto di 8:3,5. 6.° Guerentigia del ser vizio e delle guance delle cannoniere (i).
(i) Personaggio , di cui il grado conguaglia il sa pere , obiettava : che adottando la nuova macchina per gli assedi , era indispensabile provvederla del gran telaro : laddove , sebbene per le piattaforme di assedio v'aveva uopo di f4 tavoloni , di tre correnti ed un battente, non era impossibile provvedersene sul luogo. Riconoscente per tanti lumi , che irradiano il mio me diocre sapere , sommetto le seguenti riflessioni. f." Ritenuta la macchina in disamina anche per l' assedio , non v' ha uopo di due treni diversi ; dap poichè un solo serve per difendere e per oppugnare i luoghi fortificati. I sottaffusti adunque non si costrui rebbero espressamente per gli ossidioni , ma si toglie rebbero dalle piazze , ove Irovercblonsi postati, o ser bati in magazzino. V ha dunque sommo risparmio nella unità del macchinario , anzichè sperpero di moneta. 2." Oltre il già detto sia per la sminuizione del tempo e degli uomini , sia per la faciltà di mettere su bito la bocc' a fuoco in batteria , sia per la guerenti gia de' difensori , fo riflettere quanto ad ogni altro è ito inosservato. Le batterie in breccia si rizzano sul coronamento
Ìli 35. Ma per accertarci di tai vantaggi, opino che que sto treno in concorrenza con quello del Comitato si espon gano a lunghe marce in stagioni jemali : che al ritorno si sperimentino in Capua ambi i macchinari su lutt'i ri guardi or ora accennati , onde possa con ragione deci dersi se il nuovo affusto debba ritenersi anche per op pugnare i luoghi fortificati.
ART. III.
Pregi. 36. Questa macchina , messa in rispetto con qualunque altra sin' ora ideata , ha pregi esclusivi e comparativi , di cui ne occuperemo separatamente.
dello spalto , o nella strada coperta , e debbono prin cipiare a trarre a 6 piedi dal fondo del fosso. Ora istituito il debito calcolo , debbe trarsi con g° in io" di depressione , nel mentre F affusto del Comitato non permette inclinazione maggiore di 6" , non ostante la vite di punteria venga subito torta ed inutilizzata. Dun que l'affusto del Comitato non adempie lo scopo , per cui fu immaginato. Quello da difesa può trar sino con IV di depressione , dandogli una vite più lunga del l' ordinaria.
'
217 i. Pregi esclusivi. 37. i.°-T-Gome dicemmo, l'affusto di medio calibro serve pel cannone Paixhans da 3o e per tutti quelli dal 24 al i2 inclusivo , in bronzo ed in ferraccio. Questi cambiamenti sono facilmente oprati colla sostituzione delle girelle di unione e de' sottorecchioni , e col traslatare la vite di punteria ad omologa distanza. Altra macchina più forte è destinata pe' pezzi da 33 , 36 ed 8o Paixhans , traendo cou quest' nitimo con i6 f libbre di polvere e i6° di elevazione; ed altra più svelta, sempre però sullo stesso tipo , per gli obici da 8 e 6 da piazza, e pe' pezzi di piccolo calibro. 38. S' ingannerebbe però chi volesse provvedere cia scuno affusto di ogni ricambio in girelle di nnione e sot torecchioni : ei incorrerebbe in considerevole spesa, senza bisogno. Noi adunque supponghiamo ogni pezzo corre dato del proprio affusto; ed in serbo ne' magazzini aloni e ceppi. Allorchè l'uopo il richiegga , dovendosi cam biare una macchina o parte di essa , riterremo della stessa le parti variabili , e le comuni iu ferro, in bronzo ed in ferraccio , e sopperiremo al bisogno cogli aloni e co' ceppi riposti ne' magazzini. 3g. Daltronde tale macchina è suscettiva di molti ri pieghi , inetti per ogni altra. Suppongasi avervi un pezzo di dimensioni più deboli o più forti di quelli della piazza; voi potrete incavare maggiormente le buche delle girelle di unione, o aggiungervi de' dischi di lamiera, per rendere 28
*i8 tali girelle opportune al bisogno. Lo stesso pe' sottorec chioni. E pel canaletto della chiocciola di punteria, po trete omologamente dilungarlo. In somma : potrete sem pre adattare l'affusto al pezzo con facili ripieghi; laddove per ogni altro sistema , se la macchina non ha precisa mente le dimensioni del cannone , non è possibile acca- vallarvelo. 4o. 2.° — La medesima macchina può valere per tutti gli usi della difesa , ed anche per gli ossidioni , come testè abbiamo accennato ; nel mentre in ogni sistema i tipi delle macchine sono relativi agli uopi della guerra. 4i . 3.° — La stessa puossi in una ritirata renderla in servibile al nemico , senza inutilizzarla ; togliendogli le girelle di unione , o i sottorecchioni ; o , più spedita mente , le chiocciole laterali : vantaggio prezioso , spe cialmente per le opere avanzate , facili a divenir preda del nemico.
a. Pregi relativi. 4.2. Noi metteremo in rispetto la nostra colla macchina da 24 da piazza-costa , non ha guari per noi adottata , ed ora rivocata. 43. i .° — Solidità — Il resto costante, la solidità di una macchina è: i.° in ragione inversa di cubi delle al tezze. Or l' altezza dell' affusto da piazza-costa essendo di pollici 4?- , e quello del nostro di pollici 35 ; le solidità saranno ;: i36 : 233 ; 2.0 relativa alla disposizione del
aig legname , ed alla ghisa con cui trovasi calettato. Or tutti i pezzi dell' affusto da piazza-costa resistono quali colla semplice tegnenza delle libbre , quali colla resistenza lon gitudinale relativa, e sono debolmente commessi e riuniti: nel mentre nel nostro il legname resiste colla robustezza trasversale , detta da Girard assoluta negativa, e tutti gli elementi sono tra loro strettamente ordinati , e ritenuti da forti chiavarde , che ostano a qualunque alterazione del legname. 3.° alla direzione della forza , che negli spari si scarica nel senso deretano. Ora nell'affusto da piazza-costa tale principio è sì malamente osservato , che negli spari la culatta del pezzo rimbalzando , inclina ta volata , e riflette il settore ignivomo sul parapetto ; una delle cause , che a malgrado la risecata altezza e l' in cavo circolare praticato di contro, rapidamente il distrugge. 44. 2.° — Stabilità sul gran telare Tutt' altro uguale, è nella composta della diretta delle basi ed inversa delle altezze. Ferme restando le altezze soprindicate , ed es sendo 767 e 3o7 linee rispettivamente , la lunghezza e la larghezza dell'affusto da p: c: da 24 , ed 8i5 e 358 tinee le omologhe dimensioni del nuovo ; la stabilità in disamina sarà simboleggiata da 56o6 : 8i i3. Ed ecco per chè l'affusto da p: c: sparando , traballa. 45. 3.° — Durata — Ogni altra condizione costante, sembra doversi ritenere nella complessa delle ragioni ac cennate. Ciò spiega perchè gli affusti da p: c: appo noi non hanno in batteria oltre i 4 anni di durata. 46. 4-° — Faciltà , semplieità , economia di costruzio
22o ne — Dalla descrizione fatta del nuovo affusto, se ne sarà ravvisata la semplicità , e la faciltà di costruirlo. Tranne le sedici chiocciole a cappello e la staffa del curoletlo posteriore , desso è anche più semplice del rozzo affusto di costa Gribeauval. Messo poi in rispetto col nostro af fusto da piazza-costa , incontrastabile n' è la superiorità su tale assunto. Inoltre , siccome il nuovo affusto è breve e basso , ogni legname è buono per gli aloni , ognuno de' quali può , come quello di Gribeauval formarsi di più pezzi , commessi con denti e cavicchie di legno. Non è cosi per l' affusto d;t piazza-costa , ogni pezzo del quale esige legname di forti dimensioni, che non può calettarsi in alcun modo : lo che produce uno sperpero notabile di legname. 47. 5." — Superficie espost' al nemico. Ritenute per equivalenti le superficie de' sottaffusti da p: c: e del no stro ; la superficie laterale dell' affusto da p: c: da b4 , è di piedi quadrati i 7 , 56 pollici quadrati , e quella del nuovo di piedi quadrati i2 , 5 pollici quadrati; donde desumesi che l' analogia di ambe le superficie può essere simboleggiata da io: 7 in circa. Bisogna però premettere, che nel valutare la superficie del primo , non si è de dotto lo spazio racchiuso tra Y urtante , il montante e 'l rinforzo ; dappoichè tale spazio essendo frastagliato dai raggi delle ruote , dovrebbe supporsi un projetto tanto bene avvisato e discreto , chè , traversandolo , causasse i raggi accennati. 48. 6.° — Servizio in batteria — La macchina teste
22i ideata è si bene intesa , che due soli uomini la traggono fuori batteria , ed un solo ve la rimanda. Dessa adunque è servita da tre soli uomini . oltre un provveditore per due o più attigue bocche da fuoco , che sicuramente non debbono far salva. Sette uomini bastano per ismontare e montare l' affusto col suo cannone ; laddove il servizio dell'affusto del Comitato esige cinque uomini, allorchè la macchina è ben condizionata , e i2 ve ne bisognano per montare e smontare l' affusto col pezzo accavallato : personale compromesso durante la manovra, appunto per chè la macchina è traballante. 49. 7.° — Tutti gli artiglieri destinati al servizio della bocca da fuoco col nuovo affusto trovansi coperti dal pa rapetto ; sia perchè l' affusto si approssima molto allo stesso , sia per la bassezza della macchina , rialzata sul. gran telaro : e lo stesso puntatore , piegando il ginocchio dritto sul corrente direttore , trovasi guarentito dall' af fusto e dal cannone. Viceversa per 1' affusto da p: c: la sua elevazione sul sottaffusto ; la distanza che serbar deve dal parapetto ; lo scavo fatto nello stesso , rendono espo sti e la macchina ed i difensori. 5o. 8.° — Rapporto tra 1' affusto e la batteria — L' af fusto da p: c: , come teste abbiamo osservato , ha tale elevazione sul piano della batteria , da permettere alla cresta del parapetto tutta l'altezza prestabilita. Perchè adunque abbiam dovuto scemarla? Perchè ne abbiam ri dotta la elevazione a soli 4 piedi? Perchè, specialmente pe' pezzi da 33 , 36 ed 8o i nostri artiglieri debbono
222 esporsi dalla testa at tergo al fuoco nemico? Perchè ab biadi dovuto incavare il parapetto, rendendolo più debole ove esser doveva più forte? Perchè , io diceva , a mal grado di tanti sacrifici , i nostri parapetti in breve ven gono rovinate dalle stesse nostre artiglierie ? Osservate diligenti 1' affusto da p: c: ne' tiri diretti le ruote lo al lontanano per 36 pollici dal parapetto ; e nelle scariche, barcollando , vomita il settore ignivomo sul pendio dello stesso , e prontamente il distrugge. Meditate l' affusto da difesa : basso , stabilmente imbasato sul suo telaro, a bar betta non dista dal parapetto , che per i6 pollici , sei in cannoniera , e i3 in casamatta : negli spari la bocca da fuoco sta salda sulla sua cassa , che la traslata nel verso deretano : dessa non getta il fluido elastico sul pa rapetto : dessa adunque non tende a distruggerlo , ma concorre a conservarlo. 5i. g.° — Magazzini , trasporti — Se la macchina testè per noi ammessa facilmente si scommétte ne' suoi elementi, e ricompone; se tutte le parti, eccetto girelle di unione e sottorecchioni sono comuni ; desuntesi legittimamente che dessa occupi picciol volume : donde agevolazione immensa pe'locali , e pe' trasporti. S2. io.° — Istruzione del personale — Attualmente ab biamo per la difesa delle coste e delle altre opere forti ficate : affasti da p: c: con ruote ; affusti da p: c: con mozzi di feraccio ; affusti di~ assedio di grosso e di pic colo calibro ; adusti per - casematte con. circolazione alla Munyer ; affusti da marina ; affusti per obici ; affusti spe
223 ciali per cannoni da 3o Paixhans; affusti col gran telaro alla Mayer : ognuna delle quali macchine , svariatamente servita, ha uopo di diverso personale, d'istruzione di versa. Or non è utilissimo ridurre tante ad unica sola istru zione , che ogni fantaccino in breve e facilmente può apparare ? 53. ii.° — Faciltà di armare le batterie — Dopo le prime difese , i pezzi di una piazza dalle barbette scender donno in cannoniera. Per qualunque sistema, altri affu sti , altre spianate ne' momenti più critici della difesa, e quando il personale esser deve careggiato , c più util mente adoprato. Nulla di ciò pel nostro affusto. 54- Allontanate per i8 piedi i vostri pezzi a barbetta; e nel mezzo degl' intervalli praticate le vostre cannoniere, che potrete mascherare con terra : fissate sulle direttrici i battenti , ed i tavoloni alla distanza del raggio di ro tazione. Quando dovrete dalle barbette passare i pezzi nelle cannoniere , senza sussidio della capra , inclinate il sottaffusto , e ritirate l' affusto col pezzo accavallato : traslatate il gran telaro sulla direttrice della cannoniera , montatevi 1' affusto col suo cannone nella guisa consueta ; e smascherate le cannoniere. In meno di mezz' ora colla stessa macchina avrete conseguito lo intento , senza che neanche il nemico lo abbia avvertito. In tal guisa potrete variare sempre il vostro armamento , ed ingannare V ini mico : cosa tanto raccomandata per le difese. 55. Lo stesso praticar non potreste col sistema attuale: altre macchine , altre spianate ciascuna delle quali occu
aa4 perebbe lo spazio tra' pezzi a barbetta : oltre a che nei suoli montuosi , quale Gaeta , it cavameti to ed il trasporto delle terre vi produrrebbe non lieve imbarazzo. 56. ia.° — Personale — Il servizio di un'affusto da p: c: ben condizionato , esìge 5 uomini ; 8 quello di as sedio di grosso calibro , e 5 quello di calibro inferiore ; 9 l' affusto alla Douglas ; e quo' da marina , secondo il calibro. La macchina da difesa ne richiede 7 per due bocche da fuoco. Quindi l' analogia del personale , e la probabilità di vederlo sminuito è simboleggiata : Piazza-costa ed assedio di piccoto calibro
Assedio di grosso calibro
Douglas
Nostro
i,428
2,285
2,57i
i
Donde lo immenso vantaggio per tale riflesso , sia per le finanze , sia per la difesa di ogni luogo fortificato. 57. i3.° — Economia — Or noi per dimostrare l'in credibile vantaggio che presenta il nostro trovato da tale lato, porremo ipotesi affatto gratuita, ed a noi avversa.. Sianvi adunque in una piazza 9o cannoni in bronzo, coi quali debba trarsi a barbetta , in cannoniera , in casa matta , e de' quali -§, sia da 24, \ da i6, ed \ da i2; e sien dessi siffattamente identici per calibro , che sopra ciascuno affusto possa accavallarsi ogni pezzo del calibro medesimo : in guisa che pel sistema del Comitato fran cese il ricambio possa tenersi ne' limiti di -f degli affusti mess' in batteria. Per la macchina nuovamente trovata ,
aa5 dovendo sopperire a lutti gli uopi della difesa , assegne remo uu mimero di affaiti dopjtfd dt quello delle bocche da fuoco. Pre&teftiafmo che it prezzo delle singole tfrac" chine è officiale , e tratto dagl* Stati de' lavori dell' àrsenale dA luglio 184.2 a tutto il giorno córrente. 1.° Sistema del Comitato, per noi modificato ed adottato. (24: 4» a D. i5o 22 2i 6o08 88 4 §. /Affusti i2o, de' quali da <i6, 4o a D. 148 » » 59-20 » j IsJ 1 (i2, 4o a D. i46 i1 ) 3§4o 1 > aj SSottaffusti >20 a D. b9 4S 76 7i34 9i a *_ * 'Dadi i2o a D. 8 7o 76 io4 49 «a 524^ 4o a D. i76 3o 44 7o5a i7 6 16, 4o a D. i 37 44 88 6297 8J 2 12, 4o a D. i89 oo 5i 556o 2o 4 *« i B (Spianate complete i2o a D. So 3o » 3636 00 t .E » /Affusti alla Douglas i2o a D. 88 o0 1 ioi'Co o0 » g | iSottaffusti alla Munyer.. J2o a D. i2ooo i /44oo oo » 3 | jVettiacurolo(-|ricambio) i35 a D. 3 87 58 455 78 3 m " \Paranchini(fricanibio).. i35 a D. 3 7o 6 5oo 0i > 4S ^Avantreni di assedio IO a D. ii9'85 34 ii98 53 4 j1 a {Idem di piazza-costa io a D. 3o 0o t 3oo oo » Totale 74969 o7 6a 2." Sistema ora ammesso. ^Per i8o affusti da difesa, prezzo medio.. i2o 97 iS 2i774 7°" 4 Per i8o sottaffusti idem. 6o 46 3i io883 33 8 iPer i2o telaretti (4 di ri cambio) 8 oi qa 962 34 » IPer i2o battenti idem... 5 o9 88 6ii 85 6 <Per i2o paja di tavoloni \368Q7 3o a '3 di 3 piedi j 83 75 ioo 5o J30 91 Per 2o avantreni da diI fesa 82 9i 95 i 658 39 il Per 2o paja di ruote per I gli affusti 38 Sa oo 770 4° 1 ' \Per ao lungarelle idem. 67862 i85724' Differenza 3807i 77 4» 29
aa6 58. Ma la ipotesi è affatto gratuita , per essere am messa. Ogni piazza ha bocche da fuoco di diverse co struzioni ; e quelle ancora dello stesso calihro e del tipo medesimo non sono , a rigore , perfettamente identiche : donde ogni pezzo non può indistintamente accavallarsi sugli affusti dello stesso calibro : donde un'aumento sul ricambio, che non può serbare i limiti prestabiliti. Dav vantaggio pel nostro sistema abbiam calcolata la spesa per i8o affusti da difesa, compreso il ricambio; mentre esattamente avremmo dovuto esibire la valutazione per sole 9o intere macchine , e per le rimanenti apporre a carico le sole parti comuni ; dappoichè, girelle di unione, chiocciole a cappello , mozzi , staffe con curoli etc. si tol gono dagli affusti inutilizzati durante la difesa , per ap plicarli a quelli , che li sopperiscono nel bisogno. 5g. Tali adunque , e non esagerati , sono i vantaggi che offre la macchina nuova , il cui tipo è stato ammesso e plaudito dal consesso istituito per verificarla : e ne con gratuliamo di aver potuto sì felicemente raggiugnere lo scopo , a cui la nostra mente da lunghi anni caldamente agognava. Napoli ii agosto i844Il tenente colonnello di artiglieria Antonio de Focatiis.
NECESSITÀ DI FORTIFICAR LE GRANDI CAPITALI.
Una grande capitale è sempre il cuore di un paese , è la sede del potere il centro delle opinioni, e il deposi to di quanto può interessare il governo ed i governati. In essa restano le maggiori autorità , gli uomini più il lustri per ingegno per fortuna , le superiorità nelle arti nelle scienze nel commercio nelle industrie. Quindi l'esi stenza e la sicurezza della capitale , si lega fortemente a tante e fante vitali quistioni alle quali nessuno può ri manere indifferente. 'Da taluni si dice: E la più grande delle contraddizioni e della inconseguenza la difesa im mediata delle grandi capitali. Come pretendere di forti ficare delle città che hanno dodici a quindici mila tese di circonferenza? Vi bisogneranno ottanta o cento fortini ( Fronts ) , cinquanta a sessanta mila soldati di guar nigione , ottocento o mille pezzi di artiglieria in batteria . Ma sessanta mila soldati sono un'armata; non vale me glio impiegarli in linea ? Questa obiezione è fatta in generale contro le piazze forti, ma essa è falsa in quanto che si confonde un soldato con un uomo. Per difendere una gran capitale vi biso gnano senza dubbio cinquanta a sessanta mila uomini , ma non cinquanta a sessanta mila soldati. Nei tempi di disgrazie e di grandi calamità gli stati possono mancare di soldati , ma non mancano giammai di uomini per la loro difesa interna. Cinquanta mila uomini dei quali due in
»»9 tre mila cannonieri difenderanno una capitale , • impe diranno T ingresso ad un esercito di quattro a cinquecento mila uomini , mentreohè questi cinquanta mila uomini in campagna rasa se non sono soldati fatti e comandati da. ufficiali esperti , sono, rnessi in. disordine dalla ca rica, di tre mila cavalieri. P' altronde luUp le grandi capitali sono suscettibili di eopripe una parte del loro recinto, colle inondazioni, perchè ordinariamente son si tuate sopra grandj filimi, e quindi le focate possoncj es.^ sere riempite di acqua , sia coi mezzi naturali , sia col le trombe. Piazze considerabili che contengono delle guarn.igioni cptanto numerose hanno un cerio numero di posi^ zioui dominanti senza il possesso delle quali è impossibile che il nemico rischia di entrare nella città. Parecchi esempi comprovano la necessità di fortificar le grandi capitali. Se nel i8o5 Vienna fosse stata fortificata , la battaglia d' IJlm non avrebbe deciso del successo della guerra ; f corpi d'armata che comandava il generale Kutusoff vi avrebbero atteso gli altri corpi dell'armata russa , già ar rivali a Olrautz , e l' esercito del principe Carlo , che ritornava dall'Italia. Nel i8o9 il principe Carlo ch' era stato battuto a Eckmulh e costretto a ritirarsi per la riva sinistra del Danubio , avrebbe avuto il tempo di giun gere a Vienna, e riunirsi coi corpi del generale Hiller e coli' armata dell'arciduca Giovanni. Se Berlino fosse stata fortificata nel i806, l'esercito bat tuto a Jena avrebbe avuto il tempo di riunirsi e riordi narsi e l'armata russa l'avrebbe raggiunto in tempo.
92g Se nel i808 Madrid fosse stata una piatta forte, l'ar mata francese, dopo le vittorie di Papinosa, di Judella, di Burgos e di Sommosierra , non avrebbe marciato sopra questa capitale , lasciando indietro Valladolid , l' armata inglese del generale Moore , e t armata spagnuola della Romana ; queste due armate anglo-spagnuole si sarebbero riunite sotto le fortificazioni di Madrid coll' esercito di Ara gona e di Valenza. Napoleone entrò in Mosca nel i8 i2 : se i russi non avessero preso il partito di bruciar questa grande città ; partito inudito nella storia e che essi soli potevano ese guire , la presa di Mosca avrebbe tirato seco la sommis sione della Russia ; poichè il vincitore avrebbe ritrovato in questa vasta capitale, i.° tutto ciò ch'era necessario per rifare l' abbigliamento e il materiale dell'armata; 2.° le farine , i legumi , i vini , le acquaviti , e tutto ciò che bisognava per la sussistenza del grande esercito ; 3.° i cavalli per rimontare la cavalleria, e finalmente l'ap poggio di trenta mila liberti o schiavi ricchissimi che messi in possesso de' loro dritti avrebbero obbligato l' Imperatore Alessandro a segnar la pace, tanto più che il vincitore si presentava nel paese con intenzioni assai moderate. L' in cendio distrusse tutti i magazzini, disperse la popolazione; i mercanti e il terzo stato furono rovinali , e questa grande città non altro offrì all' invasore , che disordine anarchia e delitti. Se Mosca fosse stata fortificata Kutusoff si sarebbe accampato solfo i suoi baluardi , e l' investi mento della città ne sarebbe stato impossibile.
a3o Costantinopoli , città molto più grande delle nostre ca pitali moderne non ha dovuto la sua salvezza che alle sue fortificazioni ; senza di queste l'impero di Costantino sarebbe stato distrutto nel 7oo , o non avrebbe durato che 3oo anni. I fortunati Mursen fin d'allora vi avreb bero piantato lo stendardo del profeta ; essi lo fecero nel i44o , circa 8oo anni dopo. Questa capitale fu de bitrice alle sue muraglie di 8oo anni di esistenza. In questo intervallo assediata cinquantatrè volte tenne termo e non cadde per ben cinquantadue assedii. I francesi e i veneziani la presero, ma dopo un attacco vivissimo. Parigi ha dovuto per dieci o dodici volte la sua sal vezza alle sue muraglie i.° nel 883 sarebbe stata la preda dei normanni , questi barbari l'assediarono inutil mente per due anni ; 2.° nel i358 fu assediata anche dal Delfino, e se alcuni anni dopo gli abitanti gliene apri rono le porte ciò fu di unanime consenso; 3.° nel i3Sg Eduardo l.° d'Inghilterra si accampò a Montrouge, portò la rovina fino ai piedi delle sue muraglie , ma rinculò avanti alle sue fortificazioni a Charters ; 4-° nel i^g il re Errigo V respinse l'attacco, di Carlo VII; 5.° nel i446 il conte di Charolais assediò questa gran capitale , e non riuscì in alcuno dei suoi attacchi ; 6.° nel li-ji essa sarebbe stata presa dal duca di Bourgogne il quale fu obbligato di contentarsi di saccheggiare il suo distretto; •j." nel i536 Carlo V padrone della Sciampagna portò il suo quartiere generale a Meaux, i suoi guastatori ven nero sotto i baluardi della capitale , la quale non dovè
■Si la sua salvezza che alle muraglie ; 8.° e 9.° nel i538 e nel i8^9 Errigo III.° ed Errigo IV.° rimasero avanti alle fortificazioni di Parigi , e se più tardi gli abitanti aprirono le porte , essi le aprirono di buon grado , e in conseguenza dell' abiurazione di S. Dionisio; io.° final mente nel i636 le fortificazioni di Parigi ne salvarono gli abitanti pel corso di molti anni. Se Parigi fosse stata fortificata nel i8i4 e nel i8iS con solo operejcapaci di resistere otto giorni grandissima influenza avrebbe avuto su i destini politici del mondo!
Vincenzo Garofalo.
RACCOLTA. DE' PIÙ MEMORABILI AVVENIMENTI CHE SI SUCCESSERO IN FRANCfA E MUi FIANDRA NBL COMO DE' CENTO C-IOHNI (t). CAPITOLO I. Partenza di Napoleone dall'isola dell'Elda, suo sbarco sulle coste della Francia, ed arrivo a Parigi. I. Napoleone parti dall' isola dell' Elba il 26 febbraio i8i 5 alle nove della sera. Egli s' imbarcò sul brick da guerra l' Incostante , il quale durante la navigazione inal berò la bandiera bianca disseminata di api. Il primo di marzo alle cinque pomeridiane sbarcò sulla spiaggia del golfo Juan presso Cannes. La sua piccola armata con(i) Questa raccolta non può non eccitare , e non soddisfare la curiosità dei militari. Oltre agli atnpj dei tagli che rapporta sulle operazioni della campagna del i8i5 è d' altronde arricchita di critiche militari di prim' ordine. Noi V abbiamo estratta dall' opera grande intitolata memorie istoriche di napoleone , ed è pre cisamente un sunto del IX libro dell' anzidetta opera coli' aggiunta all' ultimo di alcune nostre brevi osser vazioni sulla battaglia del monte S. Giovanni. La sud detta raccolta verrà in questa Antologia man mano pubblicandosi.
233 listerà in mille cento uomini , la maggior parte sol dati della vecchia guardia. Il giorno 2 alle ore nove della mattina traversò Grasse, e dopo venti leghe di cam mino in questa prima giornata , si riposò a Sernon ; il 3 dormì a Barrème ; il 4 la vanguardia comandata dal ge nerale Cambrone s' impossessò della fortezza di Sisteron; il 5 entrò in Cap ; il 7 alle due pomeridiane incontrò la vanguardia della guarnigione di Grenoble , sulle alture innanzi Visille , la quale marciava contro di lui ; egli l'abborda solo , arringa quei soldati , si mette alla loro testa , e all' undici della sera entra in Grenoble , dopo di aver fatto in sei giorni ottanta leghe a traverso di una contrada difficile e di montagne : è questo il più prodigioso cammino di cui faccia menzione la storia. Il giorno 8 Napoleone si ferma a Grenoble e ne parte il 9 alla testa di un esercito avendo trenta pezzi di can noni di campagna; il io alle nove della sera fa la sua entrata in Lione , seconda città della Francia. Il conte di Farguos Maire della città gliene presenta le chiavi. Il 2o marzo infine, alle otto della sera l' Imperatore entra in Pa rigi. La piccola armata dell' isola dell'Elba giunse l'indo mani , dopo di aver corso in venti giorni dnecentoquaranta leghe di cammino.
3o
«34 Stalo militare della Francia — Situazione dell'armala al primo di marzo 181S. II. L'armata francese nei suoi ultimi mesi del i8i4 aveva ricevuto una nuova organizzazione ; in marzo del i8i5 essa era composta di cento cinque reggimenti d' in fanteria tre dei quali alle colonie , quattro reggimenti Svizzeri , quattro reggimenti d' infanteria della vecchia guardia , sotto la denominazione di granatieri e caccia tori di Francia , cinquantasette reggimenti di cavalleria della vecchia guardia , sotto la denominazione di grana tieri e cacciatori di Francia , otto battaglioni del treno , due battaglioni di pontonieri , tre reggimenti di minatori, artefici , detti truppe del genio. Ciascun reggimento di fanteria era di due battaglioni , sei solamente erano a tre. L' effettivo di ciascun reggimento , l' uno compensando l' altro , era di novecento uomini , seicento dei quali di sponibili per la guerra. La cavalleria aveva un effettivo di venticinque mila uomini , e sedici mila cavalli per essere in campagna. I battaglioni del treno di' artiglieria erano formati di quadri , essi avevano due mila cavalli al deposito , e sei mila in sussidio presso i contadini. Il totale dell'effettivo era di centoquarantanove mila uomini, potendo mettere in campagna un'armata di otlantaquattro mila uomini presenti sotto le armi , forza appena suffi ciente per guardare i forti ed i principali stabilimenti ma rittimi , giacchè tutte le flotte erano disarmate gli equi paggi congedati , meno che un vascello e tre fregate a
i35 Tolone , due fregate a Rochefort. Le sole truppe che avesse sul piede la marina , non essendo più che otto battaglioni di cannonieri , bisognava che l'armata di terra provvedesse alla difesa di Cherbourg di Brest, di Lorient, di Rochefort , di Tolone. Il materiale di artiglieria mal grado le perdite sofferte per la cessione degli equipaggi di campagna, lasciati nelle piazze di Anversa di Verel, di Magonza , e di Alessandria , poteva fornire ai bisogni delle più grandi armate , e riparar le perdite che po trebbero fare nel corso di molte campagne. Nei magaz zini vi erano centocinquanta mila fucili nuovi , trecento mila a ristaurnre o in pezzi di riserva, oltre quelli nelle mani dell' armata. Tutte le fortézze erano disarmate ; le palizzate e le provisioni di assedio erano stati venduti, ma il materiale di artiglieria poteva bastare al loro armamento.
Organizzazione di uri armata di ottocento mila uomini. III. Per combattere l'Europa a forze eguali, ottocento mila uomini erano creduti necessari. Le prime cure di Napoleone furono rivolte al morale dell'armata e si cercò in ogni guisa di accrescerne 1' entusiasmo. Si crearono i quadri del 3.° 4-° e 5.° battaglione dei reggimenti d'in fanteria , del 4"° e 5.° squadrone dei reggimenti di ca valleria, quelli di trenta battaglioni del treno di artiglieria, di venti reggimenti della nuova guardia, di dieci battaglio ni di equipaggi militari, e di venti reggimenti di marina; ciò che tenne impiegato tutti gli uffiziali a mezzo soldo
a36 delle truppe di terra e di mare. Si riordinarono duecento battaglioni di guardia nazionale scelta, ciascuno dei quali composto di due compagnie di granatieri e due di vol teggiatori , e forte di 56o uomini. Si richiamarono tutti gli antichi militari sotto le bandiere , ne vi fu bisogno di legge coattiva per indurli all' ubidienza ; vi furono de gli artigiani e manifatturieri che abbandonarono il loro travaglio alla fine della settimana , indossarono il vecchio uniforme militare , e vollero raggiungere gli antichi reggi menti. Questo appello doveva produrre duecentomila uomi ni, ma non ne recò che centotrentamila all'armata di linea, perchè un gran numero si arrollò nei duecento battaglioni della guardia nazionale ed altri entrarono come rimpiazzo nella leva del i8i5. La coscrizione del i8i5 fu incominciata; essa doveva dare centocinquanta mila uomini , ma alla fine di maggio non ne aveva dato ottanta mila. L'insurrezione della Vandea fece provare una sensibile diminuzione alla leva. In molti dipartimenti i giovani di questa coscrizione erano stati chiamati nel i8i5, ed essi vollero raggiungere le bandiere a titolo di soldati antichi. I venti reggimenti di marina furono formati con trentamila marinari delle an tiche squadre di Anversa di Brest di Rochefort , di To lone ; gli uffiziali di marina , e i sotto nocchieri forma rono le squadre. Un appello di duecentocinquantamila uo mini doveva esser proposto alle camere nel corrente luglio: e tutta la leva sarebbe stata terminata in settembre. Il numero degli uffiziali , sotto uffiziali e soldati in penzione o in riforma era esorbitante ed una gran parte
poteva al caso servir nelle fortezze ; essi affrettaronsi di rispondere all'appello che fece loro il ministro della guerra maresciallo principe di Eckmùlk ;
la loro espe
rienza , il loro coraggio furono di grande utilità per di rigere le nuove fortificazioni e per assicurar la conser vazione de' siti forti. Armamento , abbigliamento , rimonta , finanze. IV. Le armi da fuoco erano l'oggetto il più interes sante. I magazzini erano forniti di una sufficiente quan tità di sciable. L' artiglieria prese molte misure per rad doppiar l'attività delle antiche manifatture: i.° essa esentò gli operai del servizio militare; 2.° diede agli ap paltatori le anticipazioni di cui avevano bisogno ; 3.° mi tigò il rigore delle antiche ordinanze ; autorizzando i suoi agenti a ricevere i modelli misti , coll' adoperare pia strine più semplici di quelle del modello del i777; fece colare a migliaja le piastrine di ottone , e ristabilì l' of ficina di quelle meccaniche colla stampa. Le fabbriche imperiali potevano dare ventimila armi nuove per ogni mese; con questi mezzi straordinari se ne potevan fornire quarantamila , ciò che in sei mesi avrebbe fatto duecento quarantamila fucili. Anche tal quantità era insufficiente. In tutte le grandi fortezze si stabilì un gran numero di lo cali di riparazioni per potere in sei mesi ristaurar tutti i vecchi fucili ch' erano nei magazzini della Francia. Ma la principale risorsa fu quella delle officine che si stabi
•38 I irono nella capitale; esse furono di tre specie; le prime per rimontare i pezzi di riserva , e gli ebanisti del sub borgo Sant'Antonio inesperti sul principio a questo la voro, non tardarono a divenire abilissimi ; le seconde per riattare i fucili vecchi , le ultime per fornire i nuovi. I ramieri , i giovani degli oriolai , i cisellatori , che in questa città sono numerosissimi , tutti furono occupati. Gli uffiziali di artiglieria portarono tanto zelo e tanta in telligenza nella direzione di queste officine, che dal mese di maggio fornirono mille e cinquecento fucili al giorno, in giugno , tremila , e dovevano fornirne quattromila a cominciare dal primo luglio. Nell'epoca in cui parliamo vi fu più attività nella capitale che nel i798 , ma con questa differenza che allora era tutto dilapidamento , anarchia e disordine ; le armi che somministrarono le officine rivoluzionarie erano difettosissime, di un uso cat tivo ; mentre nel i8i5 tutto fu condotto colla più grande economia , coi principi di una buona amministrazione , e le armi che ne sortirono erano per la più parte conformi alle regole dell'arte. Questo servizio importante si trovò assicurato. Le manifatture dei panni atti all' abbiglia mento delle truppe erano numerosissime nel i8i2 e i8i3; esse potevano fornire a tutti i bisogni dell' esercito, ma nel i8i4 furono intieramente abbandonate. Il ministro della guerra di quell'epoca non aveva dato alcuna di sposizione , nè aveva fatto dare alcun effetto d' abbiglia mento ai corpi se non a pochissimi reggimenti di fanteria e cavalleria. Dal mese di aprile il tesoro anticipò molti mi
a39 lioni ai fabbricanti di panno, i quali in un mese misero in attività le loro manifatture. L'abbigliamento di ottocen tomila uomini era un affare molto considerevole, e sareb be stato impossibile di provvedervi a tempo. Il ministro con uno degli articoli della legge che ordinava la leva di duecentocinquanta mila uomini , adottò la misura di prescrivere alle guardie nazionali sedentarie , di fornir centomila uniformi per l' esercito attivo. I provveditori prima di giugno avevano consegnato ven timila cavalli per la cavalleria ; dalla gendarmeria ch'era stata smontata erano stati forniti diecimila cavalli addestrati; il prezzo fu pagalo in contante ai gendarmi , i quali in pochi giorni si rimontarono comprando gli animali di loro scelta nel paese. Si era progettato di riprenderne metà per altri quattordicimila. Al primo di giugno si avevano dunque al deposito o in linea quarantaseimila cavalli per la cavalleria , e se ne avrebbero avuto sessantamila alla fine di luglio. Dai contadini erano rientrati cinquemila cavalli di artiglieria. I prezzi per quindicimila cavalli erano stati passati per mezzo dei provveditori; dodicimila furono consegnati al primo di giugno: a quest'epoca vi erano dunque diciottomila animali per l'artiglieria. La facilità con cui il ministro delle finanze, e il duca di Gaeta e 'l ministro del tesoro, il conte Mollien, provvedevano a queste spese enormi , era l' oggetto del la sorpresa generale. Tutte le operazioni non potevano farsi che in contante ; la maggior parte dei provvedi tori e degli intraprenditori chiedevano anticipazioni. In
a4o tanto il debito pubblico e le pettzioni erano pagate colla massima esattezza; tutte le spese dell'interno, lungi di essere diminuite, erano aumentate ; il gran sistema dei lavori pubblici era ricominciato nel paese. L'opinione , benchè falsa era generalmente accreditata, che l'Imperadore aveva ritrovato cento milioni d' oro nel suo tesoro alle Tuilleries ; il vero tesoro che seppe crearsi fu l'en tusiasmo e la buona volontà di molti capitalisti francesi ed olandesi. Furono dal ministro delle finanze negoziati quattro milioni di rendita della cassa di ammortizzazione al cinquanta per ioo ,- che si rimpiazzarono sul credito dei beni nazionali ; ciò produsse quaranta milioni in con tante netti di ogni escomputo , i quali rientrarono con molta rapidità. Le contribuzioni non furono accresciute , ma i versamenti furono accelerati. I doni gratuiti sorpas sarono un milione. La Francia al primo di ottobre doveva avere otto a novecentomila uomini completamente orga nizzati, armati e forniti di tutto. Il problema adunque consi steva a ritardare le ostilità fino al primo ottobre. I mesi di maggio , di giugno , di luglio , di agosto , e di set tembre erano necessari. Situazione dell' armala al primo giugno i8i5. V. Il primo di giugno t effettivo delle truppe francesi sotto l'armi era di cinquecentonovemila uomini. Così in due mesi il ministro della guerra aveva messo in piedi quattrocentoquatlordicimila uomini , circa settemila al
«4i giorno. In questo numero, l' effettivo dell' armata di linea si contava per trecentosessantamila uomini; quello del l'armata straordinaria a centottantaseimila. Epperò del l' armata di linea , sotto le armi erano presenti dugentodiecessettemila uomini armati , ed istruiti , dispo nibili per uscire in campagna. Essi furono divisi io sette corpi di armata , quattro corpi di riserva di ca valleria , quattro corpi di osservazione e l' armata della Vandea. La maggior parte erano lungo le frontiere; ma le forze principali furono accantonate alla portata di Parigi e all' estremità delle Fiandre. Il primo di giu gno tutte le truppe abbandonarono le fortezze , e ne lasciarono la custodia all' armata straordinaria. Il primo corpo comandato dal conte Erlon prese i suoi accanto namenti nelle vicinanze di Lilla ; questo corpo era com posto di quattro divisioni d' infanteria ciascuna delie quali forte di quattro reggimenti , di una divisione di cavalle ria leggiera , di quattro reggimenti e di sei batterie di artiglieria. Il secondo corpo comandato dal conte Reille fu accantonato intorno Valenciennes ; esso era compo sto come il primo ma alquanto più forte , essendovi qualche reggimento di tre battaglioni. II terzo corpo co mandato dal conte Vandamme fu riunito nelle vicinanze di Meziéres , ed aveva tre divisioni d' infanteria , una di cavalleria leggiera e cinque batterie. Il quarto corpo co mandato dal conte Gerard era nelle vicinanze di Metz , ed aveva tre divisioni d' infanteria , una divisione di ca valleria leggiera , cinque batterie. Uno dei suoi reggi si
menti d' infanteria era distaccato nella Vandea. Il quinto corpo comandato dal conte Rapp era nell' Alsazia ed aveva tre divisioni d'infanteria , una divisione di caval leria leggiera e sei batterie. Il sesto corpo comandato dal conte Lobau era riunito a Laon , ed era composto di tre divisioni d' infanteria. Il settimo corpo comandato dal maresciallo Suchet, era a Sciamberi , ed aveva'due divisioni d' infanteria di linea , ciascuna di quattro reg gimenti , due divisioni di guardia nazionale scella cia scuna di otto battaglioni , una divisione di cavalleria leg giera e sei batterie. Il primo corpo di osservazione detto del Jura , comandato dal generale Lecourbe era forte di una divisione di cavalleria leggiera e di cinque batte rie. Il secondo corpo di osservazione , dello del Varo , comandato dal generale Brune , si componeva di una divisione d'infanteria forte di tre reggimenti, due dei quali a Ire battaglioni ; di un reggimento di cavalleria e di tre batterie. Questi reggimenti eran venuti dalla 25.* divisione militare ov' erano stati rimpiazzati da alcuni bat taglioni di volontari corsi. Il terzo corpo di osservazione, o dei Pirenei orientali , comandato dal generale Decaen, era riunito a Tolosa , ed era composto di una divisione d' infanteria di tre reggimenti , di un reggimento di ca valleria , di sedici battaglioni di guardia nazionale scelta, e di tre batterie. Il quarto corpo di osservazione coman dato dal generale Clausel era a Bordò ; la sua composi zione era la stessa. Ciascuno di questi ultimi corpi si era smembrato di un reggimento d' infanteria distaccato nella
a43 Vandea. Il generale Lamarque comandava in capo l'ar mata imperiale distaccata nella Vandea la quale si com pose di otto reggimenti di linea , di due reggimenti del ta nuova guardia , di due reggimenti di cavalleria , di dieci squadroni di gendarmeria, ciascuno di quattrocento uomini , di dodici battaglioni o distaccamenti di linea de stinati al corpo di armata, e che, vista l'urgenza del le circostanze , erano stati ritenuti in quei dipartimen ti. I quattro corpi di riserva di cavalleria sotto il co mando del generale Grouchy , eran tutti accantonati tra F Aisne e la Sambra ; e ciascuno aveva due batterie di artiglieria leggiera , e due divisioni ciascuna di tre reg gimenti. Il primo corpo composto di dragoni , era sotto gli ordini del conte Excelmans. Il terzo formato di co razzieri , era comandato dal conte Michaud , ed il quarto Formato egualmente di corazzieri, era sotto gli ordini del conte Kellerman. La guardia imperiale era composta di quattro reggimenti della nuova guardia, quattro della guar dia media, quattro della vecchia guardia di quattro reggi menti di cavalleria, e di novantasei bocche a fuoco. I reg gimenti nei corpi d'armata non avevano in generale che due battaglioni, ed essendo questi di seicento uomini presenti sotto le armi, ne mancavano a ciascuno duecentoquaranta per completarli. Questo supplemento di forza era in cam mino ed avrebbe raggiunto i corpi nei primi giorni di lu glio. Il terzo, quarto e quinto battaglione e i depositi fu rono messi in movimento da tutti i punti della Francia per riunirsi a Parigi, a Lione, e nell'Ovest. L'artiglieria pre
a44 parava un nuovo equipaggio di cinquanta bocche da fuoco di campagna , personale , materiale , mute , e doppio approvisionameuto. I duecento battaglioni della guardia nazionale scelta , formanti un effettivo di centododicimila uomini , erano interamente organizzati. Centocinquanta battaglioni di ottantacinquemila uomini tenevano guar nigioni nelle novanta fortezze sulle frontiere dell' im pero. Quarantotto battaglioni di ventimila uomini erano riuniti, come si è detto, sedici col primo corpo di osserva zione, quello del Jura, sedici col settimo corpo, e sedici formando una riserva sulla Loira. li conte Bumas aveva portata la più grande attività nella leva di queste truppe, ed in tale circostanza aveva molto meritato dalla Francia. Indipendentemente da questi duecento battaglioni di gra natieri e di cacciatori scelti , nel corrente maggio si fece la leva di quarantotto battaglioni di guardia nazionale nella Linguadoca , nella Guascogna e nel Delfinato ; quelli del Delfinato nel giugno furono in Provenza ; quelli della Linguadoca dovevano sommare a circa quindicimila uomini. Il terzo corpo di osservazione e quelli della Guascogna aumentarono della medesima forza. Il quarto corpo di osservazione , completava la difesa dei Pire nei. Questi quarantotto battaglioni non erano compresi nella situazione al primo giugno , perchè a quest' epoca non erano ancora partiti dal capo luogo dei dipartimenti ; ma alla fine di giugno essi erano già tutti al loro rispet tivo destino. Di trentamila uffiziali , sotto uffiziali e soldati richiamati dal ritiro , ventimila aumentarono le guarnì
•4* gioni delle forterze e diecimila tenevano guarnigioni a Marsiglia , a Bordò ed in altre città in cui era neces saria la loro presenza. Le novanta fortezze erano armate , palificate , approvvisionate e comandate da uffiziali di esperienza. La prima linea delle frontiere del nord cioè ; Calais , Dumkerque , S. Omer , Lilla , Concie , Maubege , Philippeville , erano approvvisionate per sei mesi, ed avevano delle guarnigioni complete in numero di uo mini , ma non abbigliati nò istruiti ; queste erano le guar die nazionali scelte che si andavano formando. La seconda linea cioè ; Àrdres, Aire, Bótune, Douai, Valenciennes, Le Quesnoy , Avesites , Rocroy , erano provvisionate per quattro mesi , ed avevano la metà della loro guarnigione. La terza linea cioè ; Montreuil , Hesdin , Arras, Bouchain, Landrecy, Bapaume, Cambrai , Abbeville , Castel d'Amicns, Pcromo. Castel di Haen Leon , erano provvisionate . per tre mesi, ed avevano il quarto della loro guarnigione. Sulle frontiere della Mosella , la prima linea cioè ; Carleemon , Mèzierès , Castel di Sédan , Castello Bovillon , Montmèdy , Congwy , Thionville , Sarra-Luigi , Bitche , erano provvisionate per quattro mesi , ed ave vano le guarnigioni complete. La seconda linea cioè ; Merdun , Metz, Phalsbourg , Joul, erano provvisionate per quattro mesi , ed avevano le guarnigioni .complete.
246 Sulla frontiera dell'Alsazia, cioè; Landa» , Lutrhourg, Hàguenau , Strasbourg, Schelestat , Neubrisach , Huningue , erano provvisionate per sei mesi , ed avevano le guarnigioni complete. Sulle frontiere della Svizzera , cioè ; Bèfort , Besancon , Forte L'eclus , Auxerne , erano provvisionate per quattro mesi , ed avevano delle guar nigioni non complete. Sulle frontiere delle Alpi , cioè ; Il Forte Barrax , Brianson , Mont-Doupfin , Coemars , Entrevaux, Antiles, erano provvisionate per quattro mesi, ed avevano le guarnigioni non complete. Sulla frontiera del mediterraneo , cioè ; I forti di S. Margherita , il castello di S. Franpez , il forte di Brigarcon , i forti delle isole di Hyères , To lone , il forte di Bone , Aignes-Morles, Cette, Collioure, avevano un principio di provvisione e delle guarnigioni bastanti per mettere queste piazze al coverto di un as salto. Le batterie delle coste erano riarmate. Tutte le piazzo delle frontiere dei Pirenei , da Perpignano a Bayonne , di prima e seconda linea, erano armate provve dute ed avevano delle guarnigioni più o meno numerose. Dalla Spagna non si aveva gran fatto di molestia. Infine tutte le frontiere dell'Oceano, Bayonne ; il Castel-Tracupette , i forti dell' isola d'Aix , dell' isola di Oleron, del l' isola di Re, della Rochelle , il Castello di Nanres , l' isola Dieu-Belle-Isle . Brest , il forte S. Malo , Cheibourg , l'Hvre , il Castello di Dieppe , erano armati ,
a47 avevano delle guarnigioni sufficienti per essere sicure da un assalto. Essendo tutte le forze inglesi impiegati nel Belgio e in America non si temeva alcuna positiva mole stia dalla parte del mare. Parigi. VI. Se le ostilità , com'era a temersi , cominciavauo 'prima dell'autunno, le armate alleate dell'Europa sa rebbero più numerose delle armate francesi , ed allora il destino dell'impero si deciderebbe sotto Parigi e sotto Lione. Ma qualunque era il piano di campagna che si adottava nel i8i5, qualunque la cura di armare approvvisionare e fornir di guarnigione le novanta fortezze delle frontiere della Francia, se i nemici cominciavano le osti lità prima dell' autunno , Parigi e Lione erano i due punti importanti ; fintantochè sarebbero fortificati , la Francia non era perduta, nè era costretta di mettersi alla discrezione del nemico! Il sistema delle fortificazioni di Parigi fu diretto da Haxo , generale del genio. Prima di tutio egli fece oc cupar le alture di Montmartre, quelle inferiori di Moulins, e i rialti dalla prominenza di Chaumont fino alle al ture del P. Lachaire. Pochi giorni bastarono per trac ciare queste opere , e per dar loro una forma difensiva. Fece inoltre terminare il canale del Ourg che da S. Dio nisio va al bacino della villetta. Gli uffiziali dei ponti e $trade furono incaricati di questo lavoro. Essi se ne dis
«48 ■impegnarono con moltissimo zelo ed intelligenza ; le terre erano gittate sulla riva sinistra per formare un ba stione , sulla riva dritta si costruirono delle mezze lune per coprir le ghiajate. La piccola' città di S. Dio nisio fu coperta dalle inondazioni. Dalle alture del Lachaise fino alla Senna la dritta era sostenuta dalle opere stabilite alla Stella , sotto il cannone di Vincennes , e dai fortini nel parco di Bercy. Una caponiera di ot tocento tese univa la barriera del Fròne al fortino dell» Stella. Questa caponiera si trovò subito costruita : la ghiajata era innalzata e rivestita da due buone muraglie. Al primo di giugno queste opere erano intieramente termi nate e fornite di seicento pezzi di cannone. Il gene rale Haxo aveva tracciato le opere della riva sinistra della Senna , da ripetto a Bercy fino alla barriera al di là della scuola militare , e per terminarle vi bisogna vano quindici giorni. Questo sistema di fortificazioni sulle due rive si comunicava seguendo la riva dritta della Senna per S. Cloud , Neuilly , e S. Dionisio. Coverta in tal guisa la città , dovevasi costruire un forte che invilup passe l' arco trionfale della Stella, poggiando la sua dritta alle batterie di Montmartre , e la sinistra alle opere co struite sulle alture della barriera di Papy, attraversando le batterie con delle opere stabilite dalla parte della scuola militare sull' altra riva ; finalmente tre forti da servire di mezze lune ai fortini di Belleville , situati sull' ultima sommità della costa di Parigi doveva dar campo alle truppe di riunirvisi, e far fronte al nemico allorchè avrebbe for
«4g zato il recinto. Fu in tal occasione che si vide la neces sità di avere uu sistema di fortificazioni permanenii per questa città , estendendo le innondazioni su tutte le parti basse ed occupando con dalle piccole piazze la testi del ponte di Charenton e quella di Neuilly, cioè l'altura del Calvario, affinchè l' esercito potesse manovrili' sulle due rive della Marna e della Senna. I parchi di artiglieria , per la riva dritta e per la sinistra , furono separati: per evitare la confusione , per la riva sinistra furono adottati i calibri da 6 da i2 e da i8 , e per la dritta quei da 4, da 8, da >6 e da a4- Generali , colonnelli , un gran numero di uffizioli di artiglieria erano unicamente attac cati alla direzione di questo servigio come pure due bat taglioni di cannonieri di marina venuti dalle coste del l' Oceano , composti di seicento uomini; quattordici com pagnie di artiglieria di linea, di millecinquecento uomini; e venti compagnie di artiglieria di guardia nazionale, di volontari della scuola di Charenton , della scuola poli tecnica , dei licei , ciocchè formava cinque a seimila can nonieri esercitati capaci di servire agevolmente mille pezzi di cannoni. Provvenienti dagli arsenali della marina erano giunti da Hàvre cento pezzi di ferro da a4, da i8 , da i2 e da 6 ; seicento pezzi di campagna in bronzo ave vano la stessa destinazione; venti batterie attaccate, com poste di quattro riserve , ciascuna di cinque batterie , erano convenientemente disposte per potersi portare sopra lutti i punti della linea sia su i trinceramenti di Belleville , sia sulle sponde della Senna che sarebbero mi 39
aSo nacciate. Indipendentemente da questi seimila cannonieri, cinquantacinquemila uomini bastavano per la difesa del recinto , e Parigi offriva una risorsa assicurata di cento mila uomini senza indebolire l' armata di linea.
Lione. VII. Il generale di divisione del genio Lery , diresse i lavori di Lione. Questa piazza situata al confluente del Rodano , è forte per la sua posizione. Egli costruì una testa di ponte a Bretaux sulla riva sinistra del Ro dano per coprire il ponte Moraud. Innanzi al ponte delle Guillotiere fu costruito un tamburro, e si stabilì un ponte levatoio sull'arco di mezzo. Il subborgo della Guillotiere e fuori la difesa della città, ma ajutato da una popolazione bellicosa si credette doverlo coprire con un sistema di forti ni che aumentò di molto quelle difese. L' antico recinto sulla riva dritta della Saona, che passa per le sommità delle colline , e sopra Pierre-Encire fu rilevato come quello tra la Saona ed il Rodano. Il vero attacco di Lione è sopra le sue fronti tra te due riviere. L' ingegnere nel davanti occupò tre posizioni con dei forti di campagna , fiancheggiati dal recinto , e fra di loro. Centocinquanta pezzi di cannone di marina venuti da Tolone , e cento cinquanta bocche da fuoco in bronzo furono messe in batteria. Il a5 di giugno tutte le opere erano inaliate , fortificate. Un battaglione di cannonieri di marina for te di seicento uomini , nove compagnie di artiglieria di
aSi linea composte di mille uomini , e novecento cannonie ri presi dalla guardia nazionale , dalia scuola veterina ria e dai licei , completarono il numero dei cannonieri a duemilacinquecento; ciò ch'era senza dubbio superiore a quello che bisognava pel servizio dei pezzi. Un nume roso stato maggiore vi era unito , e magazzini conside revoli di approvvisionamenti vi erano stati formati. Per di fendere Lione erano sufficienti quindicimila uomini , e ve n' erano di già trentamila assicurati senza indebolire per niente l'armata di linea. Or tutti questi vasti ed inauditi risultamenti riguardanti 1' ordinamento dell' esercito e le difese della Francia, in grandissima parte furono conseguenza di quella rara e bella qualità che primeggiò sempre in Napoleone , di co noscere gli uomini , e segnatamente per i posti elevati scegliere i più adatti alle varie occasioni , e di usarli se condo la loro intelligenza la loro devozione ed operosità I CAPITOLO n. Piano di campagna — Poteva l' armata francese cominciare le ostilità nel primo di aprile. I. L'imperatore la notte istessa del suo arrivo a Parigi ordinò al generale Excelmans d'inseguire la guardia reale alla testa di tremila cavalli , e respingerla prontamente fuori della frontiera.. Una parte fu accerchiata e disar mata a Béthune ; V altra giunse fino a Neuve-Eglise ova
il conte d'Artois le significò l'ordine di congedo. Il ge nerale Excelmans s' impadronì di tutti i cavalli e dei ma gazzini di questi corpi. Alcuni giorni dopo il conte Reille si recò nelle Fiandre con dodicimila uomini , per rin forzar le truppe del conte d'Erlon il quale teneva guarni gione su questa frontiera. L' imperadore deliberò allora se coi suoi trentacinquemila comincerebbe il primo di aprile le ostilità , marciando sopra Braxchy e riunendo l' armata belgica sotto le sue bandiere. Le armate inglese e prussiana erano deboli , disperse ; parte degli ufEziali erano in semestre; il duca di Vellington era a Vienna, il maresciallo Blucher a Berlino. L' armata francese il dì a di aprile poteva essere a Bruxelles; ma i.° si nutriva la speranza di pace : la Francia la voleva , ed avrebbe altamente vituperato un movimento offensivo prematuro ; 2.° per riunire trentacinque a trentaseimila uomini biso gnavano le ventitrè fortezze da Calais a Philippeville for manti la triplice linea del nord. Se lo spirito pubblico di questa frontiera fosse stato come quello della Alsazia , dei Vosges , dell' Ardennes , o delle Alpi , ciò sarebbe stato senza inconveniente; ma nelle Fiandre era impossi bile di abbandonar le fortezze alle guardie nazionali locali : fmalmente il duca d'A.ngoulème marciava sopra Lioue ed i marsigliesi sopra Grenoble. Il primo annunzio delle ostilità avrebbe incoraggilo molti francesi ; e prima di ogni cosa era essenziale per Napoleone che alla sua causa la maggior parte de' francesi fosse riunita.
»53 Dei tre piani di campagna. Primo progetto. Restare sulla difensiva , attirare le armate nemiche sotto Parigi e Lione. II. Nel corrente maggio allorchè non rimase più speran za di conservar la pace esterna, le armate delle diverse potenze essendo in marcia sulle frontiere della Francia, l' imperadore meditò sul piano di campagna che doveva eseguire. Se ne presentarono tre: il primo di rimaner sulla difesa , lasciando che gli alleati prendessero sopra di essi tutto l' accanimento dell' aggressione , s' impegnassero nel le fortezze della Francia, penetrassero sotto Parigi e Lio ne , e solo su queste due basi si voleva cominciare una guerra viva e decisiva. Questo progetto aveva i suoi van taggi, i .° Gli alleati non potendo essere pronti ad en trare in campagna che il i5 di luglio , non arrivereb bero vicino a Parigi ed a Lione che il i5 agosto. Il i.* 2.° 3.° 4»° 5 ° e 6.° corpo della grossa cavalleria e la guardia si concentrerebbero sotto Parigi al i5 di giugno; questi corpi contavano centocinquantamila uomi ni ; il i 5 di agosto ne avrebbero avuto duecentoquarantamila. Il i.° corpo di osservazione o del Jura , ed il 3.° corpo si concentrerebbero sotto Lione ; al i 5 di giugno essi avevano sotto le armi venticinquemila uomini, e ne avrebbero sessantamila nel i5 di agosto. 2.° Le fortificazioni di Parigi e di Lione sarebbero terminate , e perfezionate al i!> di agosto. 3.° A quest'epoca si avreb be avuto il tempo di completar l'organizzazione e l'ar
aS4 mamento delle fortificazioni destinate alla difesa di Parigi e Lione, di ridurre la guardia nazionale della capitale a ottomila uomini , e di quadruplicarne i fucilieri facen doli ascendere a sessantamila uomini : questi battaglio ni di fucilieri avendo degli uffiziali della linea sareb bero buoni in campagna ; ed uniti a seimila cannonie ri della linea , della marina , della guardia nazionale , ed a sessanta reggimenti d' infanteria e della guardia non per anco abbigliati , appartenenti ai còrpi dell' armata sotto Parigi, farebbero ascendere a centosedicimila uomini la forza destinata alla guardia del campo trincerato di Parigi. A Lione la guarnigione si componeva di quat tromila guardie nazionali , di dodicimila fucilieri , di do dicimila cannonieri, e di settemila uomini di deposito di undici reggimenti d'infanteria dell'armata di Lione. Totale venticinquemila uomini, j." Le {armate nemiche che piomberebbero sopra Parigi dal nord e dall' est , sa rebbero costrette di lasciare centocinquantamila uomini avanti le quarantadue fortezze di queste due frontiere. Valutando la forza di queste due armate n emicbe a sei centomila uomini , al loro arrivo avanti Parigi si sareb bero ridotte a quattrocentocinquantamila uomini. Le ar mate alleate che piomberebbero sopra Lione sarebbero costrette di osservar le dieci piazze dellaj frontiera del Jura e delle Alpi ; supponendole di centocinquantamila uomini, avanti Lione ne arriverebbero appena centomila. 5.° Intanto la crisi del paese giunta al suo colmo por terebbe una grande energia nella Brettagna, nella Nor
•ss mandia , neh' Auvergua , nel Berry ec. Tutti i giorni arrivavano numerosi battaglioni sotto Parigi. Vi era la speranza che tutto aumentava dalla parte della Francia, e diminuiva dal canto degli alleati. 6.° Duecentoquaranta mila uomini nelle mani dell'Imperatore, manovranti sulle due rive della Senna e della Marna , sotto la protezione del vasto campo trincerato di Pangi, guardato da centosedicimila uomini di truppa non inabili dovevano vincere quattrocentocinquantamila nemici. Sessantamila uomini comandati dal maresciallo Sauchet, manovranti sulle due rive del Rodano e della Saona , sotto la protezione di Lione fortificata e guardata da venticinquemila uomini non inabili , dovevano combattere o tener a bada P armata nemica di centomila uomini che avevano a fronte. Secondo progetto ; prendere V offensiva il iS di giugno, ed invadere il Belgio. III. Il secondo piano era di prevenir gli alleati e di cominciar le ostilità prima che essi potessero esser pronti: ora gli alleati non potevano cominciare le ostililàjprima del il> luglio; bisognava dunque essere in campagna il i5 giu gno, battere l'armata anglo-olandese e quella prusso-sassone che era nel Belgio, prima che le armate russe, austriache, bavaresi , wurtemberghesi ec. fossero arrivate sul Reno. Al i!> di giugno poteva riunirsi un' armata francese di centoquarantamila uomini nelle Fiandre, lasciando delle buone guarnigioni in tutte le fortezze, i Se 'si batteva l'armata anglo-olandese , e la prusso-sassona, vi era da credere che l'esercito del Belgio aumenterebbe quello francese. z,° La
»56 disfatta dell'armata inglese cagionerebbe la caduta del mini stero brittanico il quale sarebbe rimpiazzato dagli amici del la pace: questa sola circostanza metterebbe fine alla guerra. 3.° E se tanto non avveniva, l'esercito vittorioso nel Belgio, rinforzato dal quinto corpo dell'Alsazia, e dai rinforzi forniti da'depositi durante i mesi di giugno e di luglio, si porte rebbe sopra i Vosges contro le armate russa e austria ca. 4-° 1 vantaggi di questo progetto erano numerosi , esso era conforme al genio della nazione, allo spirito e ai principi di questa guerra : esso rimediava all' incon veniente terribile del primo progetto , di abbandona re cioè la Fiandra, la Piccardia , l'Artois, l'Alsazia, la Lorena , la Sciampagna , la Borgogna , la Franca Contea , il Delfinato , senza tirare un colpo di fucile. Ma con un' armata di centoquarantamila uomini poteansi battere le due armate che coprivano il Belgio ; cioè , I' armata anglo-olandese composta di centoquattromila uo mini sotto le armi (i) e l'armata prusso-sassona di cen toventimila uomini , cioè in totale duecentoventiquatt.romila uomini? Epperò la forza di queste armate non doveva valutarsi solo dal rapporto dei numeri duecentoventiitiila e centoquarantamila, poichè desse si componevano di trup pe più o meno buone. Erano accantonate sotto il comando di due generali diversi , e formate di nazioni divise d' in teressi c di sentimenti.
( i ) Non compresi i 'quattordici reggimenti inglese * sbarcati ad Ostenda di ritorno dall' America e le guar nigioni nelle fortezze del Belgio.
Terzo progetto prendere l'offensiva il tS giugno ed in cato di non successo , attirare il nemico sotto le mura di Parigi e Lione. L' imperniare adotta questo piano di operazione.
IV. Dorante il mese di maggio V insurrezione della Vandea indebolì l'armata delle Fiandre di ventimila uomi ni , « la ridusse a centoventimila , ciocchè diminui molto la probabilità dei successi ; poichè la guerra della Vandea minacciando di estendersi, gli alleati padroni di molte pro vinole, potevano avviarsi sopra Parigi e Lione. Ora il Bel gio, ed i quati ro dipartimenti del Reno erano favorevoli per la causa di Napoleone , ed in gran parte lo erano pure quelle armate , ciò che decise l' imperadore ad adottare un terzo partilo il quale consisteva nell' attaccare le ar mate anglo-olandese e prusso-sassona nel i5 di giugno , separarle , batterle , e se riusciva , ripiegar le 6ue for ze sotto Parigi e Lione. Epperò i rovesci nel Belgio , indebolivano le armate sotto Parigi e facevano ridurre la guardia nazionale della capitale a ottomila uomini , di trentaeseimila , che era , poichè dovevano sommare a sessantamila il numero de' fucilieri, operazione che non poteva farsi nell'assenza di Napoleone e durante la guerra. E vero per altro , che se si avesser voluto aspellare gli alleati , questi non avrebbero cominciato le ostilità che il i 5 di luglio; mentre sarebbero stati in misura di battersi >
fin dal primo di luglio, se fossero stati provocati dal iì> di giugno ; la loro marcia sopra Parigi sarebbe stata si33
»S8 curamente più rapida dopo una vittoria; ed infine l'e sercito delle Fiandre ridotto a centoventimila uomini era inferiore di novantamila a quello del maresciallo Bliicher, e del duca Wellington. Ma tutti ricordava no che nel i8i4 la Francia con quarantamila solda ti aveva fatto fronte all' esercito comandato dal mareiciallo Bliicher, ed a quello comandato dal principe di Schwartzenberg, ove trovavansi i due imperatori ed il re di Prussia. Queste armate riunite erano forti allora di duecencinquantamila uomini , ed il piccolo esercito fran cese l'aveva sovente battute. Alla battaglia di Montmirail, i corpi di Jacken, d' Yorck e di Rleist erano di quaranta mila uomini, essi furono attaccati, battuti e respinti al di là della Marna da seimila francesi, cioè: la guardia a piedi a a cavallo , la divisione Riccard di millecentocinquanta uomini ed una divisione di corazzieri , mentre il mare sciallo Bliicher con ventimila uomini era contenuto dal corpo di Marmont di quattromila uomini e Schwartzen berg con centomila uomini lo era dal corpo di Macdonald di Oudinot e di Gerard formanti tutti meno di die ciottomila soldati. Una volta fermato il piano di guerra il duca di Dalmazia fu nominato maggior generale del l'esercito ed il a giugno con un ordine del giorno fece conoscere all'esercito ([iial mai si era la sua posizione e come bisognava combattere con onore e vincere. (Il prosieguo si darà nei susseguenti numeri). VtKCEKZO GAKOyALO.
a5g SUPPLEMENTO
LEGGI DECRETI RESCRITTI MINISTERIALI ec. ec. <£i&2fS27<S> i843— i844.
a Luglio 184$ S. M. il Re (N. S. ) con Sovrana risolu zione del 24 giugno ha comandato di stabilirsi nello squadrone delle Guardie d' Onore della Provincia di Terra di Lavoro un quinto plotone. 2 Agosto i84-3. — S. M. il Re (D. G. ) ha ordinato di con siderar Piazza aperta e non eventuale il luogo di ordinaria resi denza de' Comandanti le Armi nelle Province , analogamente a quanto vien prescritto dalla Reale Ordinanza pel servizio delle truppe nelle Piazze, opperò vuole la M. S. che la dichiarazione di Piazza aperta non induca la menoma innovazione all'attuale sistema amministrativo. i6 Agosto. — Il Ministero di Guerra ha fatto conoscere le se guenti Sovrane risoluzioni intorno a' giuramcnti_che debbono pre starsi dagli individui appartenenti all' esercito. Quando l'impiegato è promosso ad altro grado, con l'incarico di continuar le attuali funzioni che si trova esercitando , basta che presti il novello giuramento relativo al nuovo grado confe ritogli per aver dritto agli averi e decorrere dal giorno del giu ramento, dopo il semestre della ritenuta. 2 ,° Il passaggio di un controloro , di un comandante di ba gno , di un uffiziale , di un commesso, ed in generale di un im piegato qualunque che dalla classe inferiore della sua carica passi
aflo alta ctasse superiore detla carica stessa , la quale non altera it genere dette sue funzioni, non obbtiga a novello giuramento, ma il corso de' suoi averi (dopo it semestre delta ritenuta) incominci dat verbate det suo passaggio alla Ctasse superiore, it quate pro cesso verbale si deve fissare net giorno in cui l' impiegato sia asceso ad attra ctasse. z3 Agosto i8Jfi- — H Reat Ministero ha disposto che l'indi cato verbate sia compilato. Per gti uffiziati in piena attività da' Comandanti de' Corpi. Pe' Sedentanei da' Comandanti di Piazza. Per gt' Impiegati da' rispettivi immediati superiori. Tate processo verbate debbesi attigare netle rispettive riviste , facendosene in esse menzione con apposita annotazione. E ta prima parte di tat Rescritto non deve aver forza retroattiva. 3 Novembre i843. — S. M. it RE (D. G. ) si è degnata or dinare , che a tutti gti individui det Reate Esercito che vi hanne dritto per aver servito attivamente un decennio, deve concedersi it primo periodo di anzianità di servizio a' sensi det regotamanto annesso at Reat Decreto det a3 Dicembre i834, senza che gli sia ostacolo t'essersi rimasti a servire in quatità di cambi, come trovasi già Sovranamente disposto a titoto di grazia per gt'indi vidui detta brigata Sicitiana , dovendo una tate concessione ser vir di massima pet tratto avvenire , e per ogni individuo det l' esercito, che da oggi innanzi vi acquista dritto, ferma restando le attre eccezioni previste dal regolamento succitato. / Marzo i844- — La Reat Segreteria di Guerra avendo umi tiato a S. M. it Re , ( D. G ) to stato dette basse de' cavatti e muli del Reale Esercito avvenute nello scorso anno l843 la M. S. con Sovrana determinazione det 24 del passato mese si è degnata di ordinare, che si metta alt'ordine, aftinché ogni comandante di corpo possa farne il paragone , sperando la M. S. di veder sempre migtiori risultamene.
MORTI.
CORPI.
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SCARTATI.
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8 4 i.° Ussari. . . Cavalti y 2 1 i8 7 2 1 2. » idem . . . idem i.° Dragoni. . idem > \ 22 I 5 I 2.° idem. . . idem i I i8 I I 1 3." idem. . . idem i > i8 6 3 1 i." Lancieri. . idem s J 23 1 2.° idem. . . idem i > 2i i3 i > Artigtieria a ca » > 4 2 3 1 vallo . . . idem Treno di Arti Cavatti 3 > 8 23 i 1 3 J 1 J gtieria . . i Muto i Sezione di Artigtieria Svizzera . Cavatti i > i 1 S » i 2." idem . . idem > S i 1 3. 3 idem . . idem > 1 i )) j 4. a idem . . idem » )) i 1 i ))
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a6a <f Luglio t84A' — Analogamente alla proposizione fatta dal Direttore Generale de'Corpi Facoltativi, il Real Ministero ha ap provato che i pezzi di piastrine de' fucili a pietra focaja ridotti a percussione , siano somministrati a' corpi del Reale Esercito , come pezzi di sostituzione , con la deduzione di un quarto del costo di tariffa de' pezzi nuovi, S Agosto i844- — S. M. il Re , ( D. G. ) si è degnata or dinare che in tutti i quartieri , forti e siti qualunque ova trovansi aqquartierate le Reali Truppe , siano rigorosamente tenuti i ri spettivi Comandanti , Uffiziali Superiori , Uffiziali d'ispezione, co mandanti di Forti , e comandanti locali , sotto la di loro più stretta responsabitità , di sorprendere periodicamente in tutti i giorni le bettole stabilite in delti edilizi , e verificarne acenratamente la qualità de' commestibili e del vino , ed in occasione del minimo difetto proibirne la vendita, e permettere a'soldati di provvedersene altrove , ed in fine di adattar quei mezzi conse guenti e reprimere energicamente ed esecutivamente gli abusi ol tremodo nocivi , e che possono produrre danno al Soldato , i di cui interessi e ben' essere debbono essere scrupolosamente sorve gliati e posti al sicuro, come reiteratamente per siffatto interes santissimo scopo , è stato sovranamente prescritto. E anche vo lere della M. S. che gli Individui dell'Esercito nel rientrare ne'rispettivi quartieri dopo di essere usciti a diporto possano condurre qualsiasi cosa di nutrimento. Siffatte identiche misure debbono in tutta la loro estenzioue valere pe' servi di pena , residenti nei bagni , ne'quartieri , forti e località qualunque , e perchè a questi è regolarmente vietata l'uscita, sarà perciò permesso a' medesimi di provvedersene fuori avvalendosi di quegli espedienti che la circostanza farà loro pre sentare. iz Agosto i844- — S. M. il Re, ha approvato che i meri tori della Intendenza generale vestir possono l'uniforme al pari di quelli dell'Intendenza della Real Marina, con la semplice dif ferenza di essere guarnito di argento , in vece di oro. i4 Agosto i844- — 1l Real Ministero di Guerra ha appro vato in massima che il Sovrano Rescritto del dì 8 Maggio i84.o, sull' antichità de' sotto-uffiziali che per essere esentati dalla riserva ritornano volontariamente al servizio attivo , onde compiere gli
a63 otto anni ; ben' inteso che debbono questi occupare i posti del ri spettivo grado a misura die vi sono le vacanze. •2.3 Agosto i844' — Ad oggetto d' impedire che gli individui del Reale Esercito congedati dal servizio militare vadano vagando a lor piacimento , è volere del Re ( N. S. ) , cho i capi de' Corpi tutte le volte che rilasceranno ad essi individui il congedo, sia provvisorio, sia diffiuitivo , li muniscano di un foglio indicante il preciso itinerario che , appena congedati , debbono essi tenere dal luogo della propria guarnigione sino a quella della rispettiva patria. 21 Novembre i844- — In occasione di temporaneo allonta namento de' Corpi dalte rispettive guarnigioni, gli effetti di giaci tura e di dotazione restano nelle caserme affidate a'eustodi o agli ajutanti di quartieri , mentre -il corpo è sempre responsabile di tali oggetti verso l' appaltatore generale del Casermaggio. Per evitare gli inconvenienti che facilmente sono avvenuti , il Ministero è Real Segreteria di Stato della Guerra c Marina ha interamente approvato la proposta fatta dall'Intendente Generale dello Esercito , cioè di provvedersi le Caserme di una doppia chiave ; sicché ne' movimenti accennati di sopra saranno ritenute una dal custode o ajutante di quartiere , e l' altra dall' uffiziale delegato del proprio corpo , ed in sua mancanza da un' uffiziale di piazza appositamente destinato , combinandosi però in modo da non impedire l' accesso ne' padiglioni militari , se mai ve ne fossero attenenti alle caserme , nè al locale contiguo ove dovreb bero ridursi i pochi uomini che rimangono dal corpo momenta neamente assente. S Decembre i844- — Sul dubbio del modo come vengono trat tati i militari negli ospizi civili ove entrano ammalati in man canza di ospedali militari , e della loro permanenza ne' detti ci vili stabilimenti , S. M. il Re ( D. G. ) in seguito di quanto gli ha all' uopo umiliato la Real Segreteria di Guerra, si è degnata il i2 Decembre di decidere in massima, salvo le ulteriori de terminazioni, che in mancanza degli ospedali militari, gl'indi vidui dell'Esercito che si ammalano siano preferibilmente spediti agli ospedaletti de' Corpi vicini , c quando ciò non fosse assolu tamente possibile , venissero raccomandati allo cure delle auto rità civili Reali , onde essere trattati con quei riguardi che la carità prescrive , e l' umanità esige.
•64 7 Decembre t844.~S. M. it Re ( D. G. ). Sutla conside razione che il regolamento degti attoggi, det 37 Settembre i835, prevedendo lo stabitimento in ogni Piazza di padiglioni militari, forniti di mobigtia , ne1 quati gti uffizioti debbono essere altog giati at toro giungere in una novetla guarnigione . ha esentato te comuni da tat peso , pe' primi i 5 giorni , ma poiché i padi glioni suddetti non sono stati ancora stabiliti , la M- S. ad oggetto di mettere in armonia te prescrizioni dett'ordinanza di Piazza , e quelle del posteriore regotamento per gli altoggi de gti uffiziati co' bisogni di quest' uttimi , ha comandato che in tutte le guarnigioni , mancanti di padigtioni provveduti di mo biglia a tenore det suddetto regolamento , gli uffiziali che vi giungono anche per rimanervi di residenza , abbiano l' atloggio dalle comuni pe' primi i5 giorni, giusta le prescrizioni delt'or dinanza di Piazza.
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