ANTOLOGIA
ANNO QUARTO
NUMERO
Primo
7.
Semestre.
Compilato per cura di ANTONIO ULLOA Uffiziale di Artiglieria .
C'est la science et le courage qui donnent la victoire, et non la multitude. GUIBERT.
NAPOLI, Dalla Recate Tipografia della Guerra.
1839.
BRE Δ War 10.73
HARVARD COLLEGE LIBRARY FROM THE ARCHIBALD CARY COOLIDGE FUND
Aug 27,1936
INDICE .
CONTINUAZIONE . Riflessioni sul ponte alla Dobe neim e di quello colla sinusoide - Vitantonio pag.
1
EXPEDITION de Russie par le Marquis de Cham bray - Luigi Blanch
73
Piccirilli. ·
CONTINUAZIONE . Progetto di una istruzione per i go vernatori o comandanti superiori delle piazze ec. 117 DELLE COLONNE doppie sul centro dei Battaglio . 151 ni - R. D. S. RELAZIONE della battaglia di Navarino - Giovan · 166 ni Romeij. CONTINUAZIONE - Difesa della Piazza di Gaeta dal 10 febbrajo al 13 luglio 1806- Antonio Ulloa. 190 RAPPORT sur le siège de Gaëte extrait de la cor RAPPORT sur le sié respondance avec Napoleon ge de Gaëte de R. Dulauloy - EXTRAIT de l'ou vrage de M. le lieutenant général Oudinot ...
199
ESPERIMENTO per la resistenza nei tiri del nostro novello affusto di montagna a ceppo ― Antonio Ulloa . • 207 CORRISPONDENZA SAR Lettera diretta dal tenente colon
nello Marco Antonio Costa al compilatore del "o • 227 l'Antologia Militare.. · 231 NUOVA carta Topografica del Regno di Napoli NOTIZIE varie . • 233 ALESSANDRO Begani · · 237
t
BIBLIOGRAFIA. Opere riguardanti le scienze le arti e l'istoria militare messa a stampa nel regno delle Due Sicilie nel secondo semestre dell'anno 1838. 242 BIBLIOGRAFIA straniera · 247 BIBLIOGRAFIA di Francia • · · 248
REA
CONTINUAZIONE
SUL PONTE ALLA DOBENHEIM E DI QUELLO COLLA SINUSOIDE
PROGGETTO
DI UN NUOVO PONTE MOBILE PER PIAZZE DI GUERRA .
§.º 28. Rappresenti perciò la fig.ª 5.ª un profilo del ponte , di cui si parla , per gli assi della carrucola o e
delle due barre m ed m' , e che taglia in h l'altro asse intorno a cui si esegue il moto alternativo del tavoliere , espresso da a'h nella posizione orizzontale ; d'm d''m' rappresentino le barre nella detta posizione iniziale , tva sia la carrucola , a'a'x l'arco di cerchio che il punto a' e quindi il peso p è costretto di percorrere , d'dn sia quello descritto dall'estremo d' della barra superiore , ed fd''n' sia il descritto da d'estremo della inferiore . Dai punti a ' , n si tirino due tangenti a't, vn alla carrucola si meni a questa un altra tangente verticale v'al' che incontri in v la vn : potremo , senza discostarci molto dal vero , supporre che la catena passi costantemente per i punti
,v
ossia che in ted in
' stiano due carrucole
picciolissime intorno a cui quella si avvolge . Pel centro o della carrucola si meni la orizzontale romm ' che in contra in a la v'h ' , pel punto t si faccia passare la ver ticale te'e che incontra in e' la am' , si tirino le th, v'm. Mettiamo xe':= b, te' = b' , th = a , av ' = b₁ v'm a' ; supponiamo dippiù r = r' = a'h = am , mm' =1 " secon do prescrive il Dobenheim ; il tratto di catena che uni I
2
sce le estremità delle due barre ossia dd"" - hal corda dell' arco di 45.° , il cui raggio è uguale ad r; z , z' , m , e , e ' , ß, p' esprimano le stesse quantità si riferiscono di sopra SS . 20 e 21 . Siano a", d due punti in cui si ritrovano i pesi pe
supponendo per ora che nella macchina vi esista la s
barra superiore : tirate le a'h , md , a't , v'd , avre
, l'ang. ° amd = 0 a''t = z, v'd = z' , l'ang. " a'ht l'angolo xht = ẞ , e quello v'map' . Il peso p agen in a" eserciterà sulla catena a't una tensione ug le pz sen (0-8) 2 come può rilevarsi dal §. a sen
20 : il pe
della catena ta'' , per quello che si è detto nel §. 2 eserciterà una forza in nell ' istessa direzione ta" ugua ad n (r +b' -rcos (
-
) ) : la somma di queste d
forze dovrebbe essere bilanciata da quella prodotta
peso q nella direzione v'd e dal peso della catena v' se non vi fossero le forze passive , e la macchina an
chè restare in equilibrio , si troverebbe nello stato pr simo al moto ; l'attrito in h però quello in o gli al in m ed in m ' , la rigidezza infine della catena allon nano quest' ultimo stato. S.
29.
L'attrito in h si può considerare come
soprappiù di peso oltre lo p applicato in a" e , qual que possa essere, chiamiamolo f; chiamiamo f' la forz che , a causa della rigidezza della catena , si oppone
movimento della macchina nel senso ta" ; f" sia la forz che nella direzione medesima fa ostacolo al detto mo mento in virtù dell' attrito in o.
§. 30. Dietro tali supposizioni e dietro quello c si è detto innanzi è facile rilevare che per avere la m
china nello stato prossimo al moto fa d'uopo che la t
z sen ( 8 sione della catena r'd sia uguale a (p +f) a sen O
2 sen w + n ( r + b ' — r cos ( ~—³ ) ) +f' +f" =(p +f) a sen ( +3)
" , laddove per maggiore ' +f → n ( r+ b ' — rcos w ) +f -p = w. semplicità si metta La tensione della parte di catena v'd causata dal pe so , che abbiamo chiamato 9 " e da quello della cate na medesima per quanto rilevasi dal §.º 21 risulta q z' Cos ' = +n ( b,, +rsen ☺ ' ) : perciò , prescia a' sen( '+ẞ') dendo dagli attriti in m ed in m' , dovrebbe aversi per sen w z lo stato prossimo al moto (p +f). a sen( w + ẞ ) z' cos / +n ( r +b' — rcosw ) +ƒ' ÷ƒ"' = ¶ a¹ sen ( ☺' + ß' ) +
n ( b,, +rsene' ) ; d'onde sen w z = ((p+ƒ) a sen( w +3)
(@ +n(r+b' —rcosw —b,,—rsene ') +ƒ' +' " ) a'senCo ( s' + )( 1 ) S. 31. Supponiamo che due pesi uguali applicati uno sulla barra superiore e l'altro sulla inferiore siano de stinati a produrre la forza q verticalmente in d ed inoltre per vincere gli attriti in m ed in m' . Sia chiamato Q cia scuno di questi pesi e considerando che tanto i medesimi quanto gli attriti in m ed in m' serbano un rapporto con lo q da cui gli uni e l'altro dipendono , possiamo mettere Q = 99 (2) , ove og è una funzione che conviene deter ninare . O S.º 32. Ma non è la sola oq che fa d'uopo cono scere per iscovrire in ciascuna posizione del peso p quale
deve essere il valore Q per tenere la macchina nello stato prossimo al moto : le quantità ƒ‚ƒ' ‚ ƒ'' , z , z' , ' , w che tutte entrano nella formazione della formola ( 1 ) sono variabili al variare di una sola delle medesime , la quale
4. potrà essere scelta per variabile indipendente. Se dunque assumiamo la quantità o per variabile indipendente fa ď'uopo conoscere m funzioni di w implicite od esplicite tutte le altre non esclusa 97 : accingiamoci a tali ricerche . Conosciamo di già che z = m — z′ (3) .
Pel triangolo a'th , in cui l'angolo in hè uguale ad wß , ci dà la trigonometria a''t= z=V ht² + a'h2-2ht X a'h cos ( w + p) =Va²+ r² - 2arcos ( w +f) (4) Il triangolo v'md ci dà z' = √ a¹² +r² +2a'r cos ( '+ ') ; oppure cos : ( al2 +r²-z'₂ = (5) 2a'r S.
' + ß' )
33. Sia n il rapporto costante della pressione al
l'attrito di terzo genere come quello che ha luogo nel caso nostro intorno agli assi h , o , m , m' , avremo ( chia mando
il raggio dell'asse h , ed x la pressione che n'r'x esercita sul suo bilico ) uguale ad una forza appli r cata in a" normalmente alla a'h e derivata dall'attrito 1 in h ; e se questa forza la moltiplichiamo pel coseno dell'angolo che la sua direzione fa colla verticale , ossia n'r'x sen w · La nuova per sen w , avremo la nostra f= r
incognita x è anche funzione di w che convien deter minare. Rappresenti a tal uopo a'g il peso p che tende la catena a't ; consideriamolo come una forza e decompo niamola in due , una diretta secondo la a"g"
e l'altra
secondo a'g' ; quest'ultima componente , e la forza prov veniente dal peso p , che come si è detto gravita verti 'calmente sull' asse , daranno una risultante che sarà la 'chiesta . Dal punto g si tiri perciò la gg' parallela ad a't fino all'incontro g' colla a"h ; a"g' sarà la compo
5 nente di a'g che fa al caso nostro per g' si meni la verticale g'g" = a'g e si congiungano i punti a" g" con una retta ; avremo la congiungente a"g" -x. Per conoscere il valore di a'g' in funzione di w abbiamo dalla meccanica a''y' : a''g , ossiap :: seng'"' a''g : seng""'a''g' + p' a" p + P : sen a" ht X th a''p = sena" tp' : sen ta'h = alli allt rsen w +b : sen n (w + 3) X — ; d'onde a''g ' che chiame Z (rsenw +b) remo p' = p asen( w +ß) Per avere poi il valore di a"g" la trigonometria ci dà pel triangolo a'g'g" , a" g" =x =Va'g'² +g'g'' 2 — 2a''g' X 9'g'' cosa''g'g'' =Vp² -+p'² + 2pp'cos " , dietro la sostituzione dei ri spettivi valori di a'g' , g'g" e dietro la riflessione che l'angolo a''g'g'' , essendo supplemento di g''g'h =g'hp = w, il coseno dell'uno è uguale al coseno dell'altro , ma col segno contrario . E se nell'ultima espressione di z met tiamo in luogo di p' il suo valore , avremo rsenw +6
x=p VI +
2 +2
' sen w +b COS W asen(w + 8)
assen ( +3)+rsenw +b) +2(rsenw +b)asen(w +3)cosw =p a sen (w +p) ed f=pn'r ' sen w r
asen (w +3)+ (rsenw + b)2 +2 (rsenw +b)asen(w +3)cosw (6) a sen ( w +3) S. 34. Niuna o poche esperienze possono guidarci laddove vogliamo conoscere con tutta esattezza la forza che si oppone al movimento della macchina in virtù della rigidezza della catena da noi chiamata f' ; ma volendo contentarci di risultati che ci diano una soddiffacente ap prossimazione, possiamo considerare quella come una corda nuova ed impeciata il cui diametro sia uguale alla lar
6 ghezza di un anello nell'interno dell'occhio : anzi riflet tendo alla torsione cui la medesima va necessariamente soggetta , trattandosi di macchina di grossolana costru zione , avuto riguardo alla difficoltà che incontra nell'a dattarsi sulla goda della carrucola , posto mente all'os sidazione che deve indubbitatamente investirla , essendo esposta alle intemperie , riflettendo all' avere noi trascurato l'attrito che si genera nell' unione del suo primo anello collo scidone conficcato nel tavoliere e l'altro simile nella congiunzione del suo anello estremo colla barra , non che l'attrito nella gola della carrucola ; mettendo a cal colo tutte queste circostanze ed altre che si faranno ri levare inseguito potrà aversi per certo non essere l'e nunciata supposizione esaggerata , anzi deve dirsi piuttosto che in tal modo ci teniamo al di sotto del vero . Dietro tali premesse possiamo avvalerci delle espe rienze fatte dal Coulomb il quale ha ritrovato che la rigidezza può T uguale
essere
espressa
da una forza
passiva
d Ꭰ * X (e +¡P) ; espressione in cui T'ugua (4)
glia il raggio di una data carrucola sopra la quale il lodato autore istitui i suoi esperimenti , T è il raggio della carrucola d della nostra macchina , D esprime il rapporto dei raggi o delle circonferenze della corda di cui si cerca la rigidezza e dell'altra sperimentata , k è un esponente maggiore dell' unità 2 e che ordinariamente si tiene tra 1. 7 , e 2; e rappresenta una quantità costante data dall' esperienza egualmente che i coefficiente di P , ossia della forza ten dente . ( Si veggano gli esperimenti del Coulomb , la meccanica di Venturoli e quella di Franceur ) . Avremo quindi per determinare f' le due seguenti
7 espressioni
sen w s asen (w +ß) ; P= (p +S) T' k ƒ = T ( 1 ) + ( c + ip) .
+n (r + b' - rcos w) (7)
S. 35. Da quanto abbiamo detto di sopra può rile varsi che la forza che possiamo considerare applicata in ✰ nella direzione di ta' e nello stato prossimo al moto, sen w +n ( r +b ' — rcos w) +ƒ' . sen (w+8) Una forza uguale e contraria deve supporsi dal lato op
+ sia (p ±ƒ)Ě ·
posto della carrucola nello stato su indicato , e la risul tante di queste due forze sarà la pressione che dovrà risentire l'asse o contro il suo bilico , a determinare la quale occorre conoscere l'angolo che formano tra di loro. le due componenti (6). Si suppongano all' uopo le a't , do' protratte fino al comune incontro in x ' ; l'angolo a''x'd sarà il cercato e sarà evidentemente uguale alla somma dei due che le a'x' , dx' formano colla verticale . Il primo di questi an
rsen w + b ; l'altro Z ᎥᎥ primo è costante ed cioè dv''mv'h' - mv'd , dei quali il golia'tp' ha per seno
a''p +pp' all t
ma go ha il seno =1 ; per conoscere poi l'altro mv'd , mv
(6) A parlare con stretto rigore la tensione v'd per tenere la macchina nello stato prossimo al moto non遵 solo deve fare equilibrio alla tensione della ta" e con trobilanciare la rigidezza , ma deve dippiù essere au mentata per quanto basti a superare l'attrito dicchè al presente andiamo in traccia : questo aumento di ten sione però della v'd non contribuirà per nulla ad au mentare la detta forza passiva.
8
abbiamo nel triangolo mv'd, v'd : md, ossia z' : r :: sen v'md : dv'm :: sen (0'+ß′): ” l'an sen dv'm = r- sen ( @' +ß' ) ; dunque chiamando ☺ " z'
golo a'x'd , formato dalle direzioni delle due compo nenti , avremo -ang:sen
ang: sen
"
rsen w+b + ang: senels Z
rsen ( ' + ß ' ) ; e perchè z'e e' ci sono date z'
in funzione di w , mercè le equazioni ( 3) e (5 ) possia " per un dato valore di w . mo conoscere l'angolo La risultante di due forze uguali , le cui direzioni formano tra di loro l'angolo ", viene espressa da una " , e se molti delle componenti moltiplicata per 2 cos plichiamo questo prodotto per i due rapporti uno della pressione all' attrito ossia per n' , l'altro del raggio della carrucola che abbiamo chiamato T a quello del suo asse che appelleremo
'' , avremo l'equazione Z sen w
T "" ' ' ((p+ ƒ) a sen(w +3 ) |ƒ" =n' "
S +n (r +b ' —rcos w) +ƒ' ) 2 cos (8)
0" ,
che unita all'altra
" -
ang: sen
ang . sen
rsen ( w + b ) +ang.sen Z
rsen ( ' +ẞ') " z'
ci farà conoscere f" quando w ci sarà nota . S. 36. Abbiamo fatto rilevare quale dovrebbe essere il valore della forza q da agire verticalmente in d per avere la macchina nello stato prossimo al moto , prescin dendo dagli attriti in m ed in m' ed abbiamo fatto os servare che , chiamando Q ciascuno dei pesi da applicarsi sopra_ognuna delle barre , dovrebbe essere Q = 9q. Per
9 conoscere presentemente quale debba essere questa fun zione di 9 , conviene riflettere che i pesi non si appli cano precisamente in d ed in d'"" , ma vengono distri buiti sulle barre da d verso me da d' verso m ' , in modo che considerandoli riuniti nei rispettivi centri di gravità , che supporremo esistere sulle dm , d'"'m ' , fa d'uopo ritrovare le forze verticali che produrranno nel punto d. Supporremo dippiù che questi centri di gravità si trovino a distanze uguali e costanti dai punti m ed m' ; mentre le variazioni dei pesi e quindi dei volumi delle Q potranno essere il risultato delle variazioni delle di loro altezze e grossezze serbando le lunghezze inalte rabili. Le barre inoltre debbono avere una robustezza tale da non cedere sotto le masse non indifferenti da cui dovranno essere gravate ed il loro peso agirà per metà in d ed in d'" , e pel. sesto sopra gli assim , m'' ; con correndo la prima parte a produrre la forza 9 e la se conda ad aumentare gli attriti . E siccome la forza q per quel che abbiamo detto innanzi deve variare a misura che il tavoliere ossia il peso p si alza o si abbassa , sup porremo che variino tutti gli elementi da cui quella vien formata supporremo quindi che variino tanto le parti di Q , che concorrono alla tensione della catena , quanto il peso delle barre in modo però che chiamando q' la parte dello Q applicato sulla barra superiore e producente una forza in d , q, la parte dell'altro Q posto sulla barra inferiore , as 28 il peso della barra superiore , 2s ' quello ای 8 dell' inferiore ; si abbia costantemente C, ed- = c' . 17/12= q' 91 Questa supposizione ( ammissibile in teoria , come lo è l'altra della variabilità delle Q , mentre in pratica nol
sarebbe nè questa nè quella ) risulta necessaria per non rendere i calcoli più complicati di quel che lo sono per la natura della quistione , come si vedrà meglio nel 2 prosieguo.
10 8 Sia intanto ( fig. 5.ª ) il punto della dm in cui ri siede il centro di gravità del peso Q : si chiami L la distanza sm , sarà ds — r — L ; sia anche L la distanza di s" , centro di gravità dell'altro peso Q affidato alla d'" m', dal punto m' , sarà d'"'s" -r - L. Abbiamo supposto che dello Q il cui centro di gravità è in s la sola par te q'eserciti una forza in de quindi la tensione della v'd, e che la rimanente parte sia destinata a vincere l'attrito in m ; sarà q′ r la forza verticale causata dal ridetto peso Q in d, alla quale aggiunta la metà del peso della barra , che , per quel che si è detto verrà designato da s = cq' ; avremo che la forza esercitata verticalmente L in d dal peso Q e dalla barra dm sia = q' = + cq'
cr :q'
- q't' , mettendo il coefficiente r
L +cr =t' (9 ). r
O S. ° 37. Il peso q' considerato in s può intendersi ri soluto in due forze una in d di cui abbiamo ritrovata la r L q'·"—" γ , misura , l' altra in m il cui valore viene espresso da q' alla quale unita l'altra metà del peso della barra avre mo che l'asse m è premuto verticalmente contro il suo r-L +er 2· L· bilico da una forza =:q'. + cq' = q' P ' ጥ
p
= q't' , facendo t" =
L +cr ( 10) . Ma la forza q't' r
che agisce verticalmente in d deve supporsi risoluta an che in due , una nella direzione della v'd , nella dire zione di dm l'altra , e quest'ultima componente sarà una nuova forza che premerà l'asse contro il suo bilico . Se chiameremo q'p" l'ultima componente e prenderemo i momenti delle q't' , q'p" rispetto al punto v' , avremo q'p' . v'k =q't'.v'k ' , essendo t'k , v'k ' le normali abbas
II sate da v ' sulla dm e sulla dk' , verticale che passa per d: am – ma v'k' —rm — r — r cos ✪ ' 2, v'k = v'm sen v'md
r-roos ' a'sen ( ' + ' ) ; perciò q'p't'q'
2 e pl a'sen( ' +3')
r-rcos = t' a' sen ( ' +p' )' Delle due forze , che premono l'asse m contro il suo bilico , conoscendo le direzioni ed i valori , possiamo trovarne la risultante . Le dm , mn formano tra di loro l'angolo dmn complemento di amd ossia di ' ; e per le regole di trigonometria e di meccanica avremo la chie sta risultante , che chiameremo 112 p ''' = V q¹² t¹¹² + ql² pll2 + 2qla . t'' . p'' . sen ☺' , valore lineare del terzo lato di un triangolo di cui i due primi sono t'q' , p'q' , formanti un angolo supplemento di dmn. E sostituendo nell' espressione di p" di p' , risulterà infine
il valore
pl
- cus ' )2 —cos ✪ ' )sen✪ 2 (1— +2t' · t''r. =q'√ ¿'' s+t'e¸r. alesen²( ' +3 ') 2t ' t''r`7 ′ sen ( >' + 3 ′ ) che moltiplicato pel rapporto della pressione all' attrito ossia per n' , ci darà la forza che a causa dell'attrito in m si oppone , normalmente alla dm , al movimento della macchina : possiamo perciò supporre nel punto s che una forza anche normale alla dm ed uguale a pin Ꮮ
( ove è il raggio dell' asse m ) sia la misura dell' at trito , di cui parliamo rapportato al punto s ; ed una forza uguale e contraria vi occorre per bilanciarlo . E dividendo questa forza pel coseno dell'angolo che la sua direzione fa colla verticale ossia per cos ' , avremo il peso da ag giungersi in s all' altro q' per vincere l'attrito iu m
12
espresso da plll nl pl!! L cos n'pl!! =1 'LCUS /
2+
tap2(1. 1 - cos ')½ 21 ' t'' r (1 — cos✪'), + sen O ' =q'q' alasena ( '+ ') a'sen( '+ ')
mettendo n'p!!! 2272 (1 -cos ')2 2 t' t' ' r(1—cos ') '= + sen Lcos O √√ 1112+ a'asena ( ' ') a'sen ( ' +ẞ')
' (11 )
§. 38. Cogli stessi ragionamenti troveremo che es sendo 9. la parte di Q affidato alla barra" inferiore , e da cui viene prodotta la tensione della d'"'d e quindi un'altra forza verticale in d , c'q, il peso di una metà
L+c'r di detta barra , sarà 9, la forza verticale da sup ጥ r― L+c'r porsi in d'" , da cui quella in d dipende , ¶, ↑ la forza verticale da cui è premuto l'asse m'a causa del r- L + c'r peso Q ; e mettendo L+c'r = t(12) , = t" ( 13); go r r- L +c'r L +c'r avremo q, = q, t,g' = q, t,,. Ma la q't,. ጥ ጥ
che agisce verticalmente in d'" , tende la catena dd"
e
produce come si è detto un'altra forza verticale in d , che possiamo chiamare (q, t)' : prendiamo i momenti delle q, t , ( q, t) ' riguardo al punto m ' ed avremo ( q, t)' Xrm' = q, 1X m'r' , essendo i punti r,
gl'incontri
delle verticali che passano per d, d'"' colla orizzontale m'a; mlp!!! · Chiamiamo ' l'angolo r'"'m'd' perciò (q, t)' =q, t m'r sarà m'r'"' =rcos w' : è poi rm' = rm +m'm = rcos >' + 1 r coswi dunque(q, t)' =q, t rcos '+ I · Per conoscere l'angolo w'rm'd + dm'd'"' si rifletta
13 rd "' sen → che rm'd ha per tangente rcos + rm'
; che
dm'2 +d' ' 'm'22·dd!!!2 2dm' Xd''m' dr² +rm'² +d''' m ' 2 — dd'''3
cos dm'd'
2 d'"' m'dr² + rm²² r² sen²
+( r cos
' + 1 )2 + r² —2r² ( 1.(-cos 45°)
2rVr² sen² ' +( r cosⒸ' + 1 )²
r²√2 + 2r cos ✪' + i , ricordando che dd"" è ugual、 2rr2 +2rcos ' + I alla corda dell'arco di 45º del raggio r , e facendo tutte le riduzioni nella formola : sarà perciò
rsen r²√2+2r|cos d'+¹(14); wang.tang; +ang.cos rcos '+1 2rr2+2rcos '+I e potremo dire noto l'angolo w' allorchè
' ossia w , di
cui
è funzione , sarà determinata . rcosw Se poi metteremo t rcos '+I =t, ( 15) avremo che
la forza verticale esercitata in d dalla q , e dalla barra inferiore sia q, t, è poi il peso della catena dd"" = hn ( per quel che abbiamo [detto nel §.º 21 ) , e suppo nendo come ivi abbiam fatto che si mantenga in linea retta , agirà in d nel senso dd" le hn X cos dd'
con una forza ugua
, che , risoluta nel senso della verti
cale , ci darà quella che produce verticalmente in d. Chiamiamo questa nuova forza n o'' , avremo n ''' X m'r X M , essendo M la perpendicolare ab = hn cos dd bassata da m ' sulla dd'"' : ma M = m'd' "' sen dd"" m" ⇒r sen ( dd'''p ''' + p''' d'''m' ) ; ľ ango =r sen dd''' m' = go plll y'( rm'—p!!!m' rcos ' —rcosw' lo dd'" ','"' ha per seno h d d!!! dd!!! d'onde cos_dd''' '' ' = V h² —(r cos &'+1- rcos w') ;
dip
14 ' m' cos w' , cos d'" più , sen que M= rsen dd'''m'
dm'sen w' ; dun
=rcoswh² — ( rcos ' +1 — r cos w' ) +sen w' (rcos ' +I — r cosw' ) h
e q'll =
hcos dd m'r
XM
rVh²—(rcos☺' + 1 - rcosw' ) [ cos w/ Vh² (rcos
' + 1 — r cosw')²
h (rcos ' +1 ) +sen w' (rcos ' + 1 — rcosw') ] (16) . rcos '+1 h (rc La forza poi q, t preme l'asse m' con un'altra misurata sen dd !!!! dalla espressione 9, t la quale messa uguale scn ddm Wha
a q, P,, ci darà l'equazione 7, P,, = rcos ' + 1- rcos w 9, t cosw/ hercos ' +I ― r cosw ') 2 +зen w ' ( r cos ' +1 —rcos w)( 17) Dunque la forza totale , da cui sarà premuto l'asse m ' contro il suo bilico , sarà la risultante delle due q, tur J Pu formanti tra di loro l'angolo d'"'m'n' complemento di w' , e verrà espressa da Vq2p
+1,2 1, ,² +29, 2P,, t,, sen w
la quale moltiplicata ==9₁ VP₁² + 1,,² + 2pt, sen w n'r!!! nel ritrovare il indicata causa la stessa per Lcos w per valore di q', ci darà il peso occorrente in s " per vincere n'r!!! l'attrito in m' ; cioè / Los P² ++2P₁¡¹¡¡ sen w′
=9,9 ″, laddove metteremo n'p!!! 11 = Lcosw Ꮴ P₁²+t, 2 + 2p, t,, sen w ' ( 18) . S.
39.
Da quel che abbiamo detto finora si rileva
che la somma delle forze le quali agiscono verticalmente in d sia q't'q, t, + ng " = q : deve poi essere il pe so q' che esercita una tensione sulla v'dpiù q'q ' , occor
15 rente per vincere l'attrito in m uguale al peso da affi darsi alla barra superiore ;
avremo perciò q' + q'Ÿ'
=q' ( 1 + 9′ ) = Q : parimenti 9, ( 1 + 9″ ) = Q ; perchè per supposizione i pesi da cui debbono essere gravate le due barre sono uguali tra di loro ; ed in conseguen 1+p za q, ( 1 +q″' ) = 9 ′ ( 1+ ' ) : d'onde q, = q' 1 " > che sostituito in luogo di q, nell' ultima espressione di q , farà I+Q' risultare q = q't' +q't, +nq!!!!ว q' Ii+q " J (q - no )( 1 + ) " quindi t' ( 1 +p'' ) + t, ( 1 +q′)
Q= q' ( 1 +4' ) = (9 — n q''' ) ( 1 +p ′ ) ( 1 +q″ ) t'( 1 +q ″ )+ 1, ( 1 +q′) =99 (19) o iut Conosc il valore di Q possiamo sapere quelli di qʻ
Q e di 91 = Q 1 i quali moltiplicati pei rap -51 ? • 1+ ' I+Q porti costanti 2c 2c' ci daranno i pesi delle due barre in ogni posizione in cui potranno ritrovarsi , e che sa 2 cQ ranno 28 = quello della superiore , e 25¹ I+Q' (20) 2c'Q ) l'altro della inferiore e più non resta I +Q″ (21 =
che assegnare dei valori alle costanti cc ' , locchè fare mo allorchè ne assegneremo a tutte le altre costanti che entrano nelle nostre equazioni . 0 S. 40. Ecco infine tutte le relazioni che ci guidano alla completa risoluzione del nostro problema , di sapere cioè , in ogni stato del peso p ossia in ogni posizione del tavoliere , nel suo moto ascendente quali dovrebbe ro essere i pesi delle due barre e quali dei dadi alle medesime affidati per avere la macchina nello stato pros simo al moto . Per raccogliere intanto le idee e per fa cilitare l'intelligenza di ciocchè si dirà nel prosieguo , stimo opportuno riunire sotto un colpo d'occhio le equa
16 zioni segnate coi numeri 1 a 21 di cui faremo uso nelle
applicazioni :
sen w 2= se +ƒ) ( (p a =( n ( w +ß) + ( p +f)
a' sen(0+3' ) (1) '') = - Cos ' ' ÷ƒ +b '—rcosw —b,,—rsen e') +ƒ n (r-
Q= 99 · • z =m- z
(2) • (3)
z = √ a² + r²,➡2ar cos ( w +ß)
•
• (4)
ala+ra-z¹2 cos ( >' + ß' ) = 2 a'r pn'r' = w sen f= r
(5)
a sen (w +3)+(rsen w+b)2 +2 (rsen w- b).asen (w +8)cos w
(6) a sen ( w +ẞ ) sen w + n ( r + b ' — r cosw ) ( 7) , P = (p +f) ásen(w +ß) T' Z
' = ' (1 ) ' ( e + iP) (7) ƒ rsen w + b p ang. sen " + ang. sen al Z - ang . sen rsen( ' +ẞ') 1
ƒ'"' = " T" ( P +ƒ' ) 2 cos { f
= 11 t
//
· • · •
L + cr r
#=
n'rill &'= LCOS
(8)
(9)
r(c + 1 )—L r
· (10)
e ' I - Cos ' tile+tara(1-cos ) +2rt't's ene ttsen 2 a''sen ( ' + ß ') (11 ) na a al se ( '+ ') L +c'r (12) r
´r (c' + 1 ) —L til = g
•
(13)
17
r sen → w'ang. tang. rcos ' + I 7.2 · 2√2 +2rcos✪' +1
+ang. cos
(14)
2rr2+2r cos✪' +1 rcosw =t. rcos ' + 1
(15)
4' ' = ( r√ h² -- ( r cos✪ ' + 1 —rcosw' ) 2 cos wh2-(r cos
+ 1 - rcos
) +sen w' (rcos ' +I —r cosw') (16)
h(rcosⒸ' + 1 ) rcos '+1 -rcosw P11
t
Cos'ha cos +1- rcosw ) +senw (rcos ' + -rcosw') (17) n'r!!! 411 - Lc P₁,2 +1, 2 + 2p,, t,, sen w (18) osw
1— n q ' ' ') ( 1 + q ′ ) ( 1 +q″ ) (g Q =9.q:t' ( I1+q'' ) +t, ( 1 + - q′ ) 2cQ 25 = I+Q' 2s' = 2c'Q S.
I +911 41. Se nelle su trascritte equazioni cambieremo i
segni alle quantità ƒ, ƒ', ƒ' ' , q ' , q ' le avremo trasformate in altre che ci meneranno ai valori di Q di s e di s' nel moto discendente del tavoliere , mentre in realtà l'effi cacia delle forze passive è la medesima o nell'un movi mento o nell'altro : ma in un caso si oppongono alla discesa della barra e debbono considerarsi come concor renti col peso p , nell' altro si oppongono alla discesa del tavoliere , e conviene considerarle come concorrenti collo q. Ma innanzi di venire alle applicazioni delle ridette for mole è d'uopo premettere le seguenti riflessioni. S. 42. Nel determinare i valori di ƒ, q', q" non ab biamo operato con tutto il rigore mattematico ; e per 3
• (19) · (20) (21)
18 vero incominciando da ƒ lo abbiamo detto uguale alla forza verticale prodotta in a" dall' attrito sul cardine h; abbiamo ancora ritrovato che questo attrito derivava dalla pressione esercitata sul medesimo cardine dai due pesi p , uno dei quali vi gravita sempre verticalmente , l'altro vi esercita la sua energia con una forza da noi appel rsenw +b lata p'Pasen (w +3 ) dirett
a secondo a'h (fig.ª 5.ª ) .
Delle due componenti adunque della pressione mentovat a una è sempre costante in direzione ed in grandezz , a l'altra varia con l'angolo w : ma se questa " derivata Er sen w + b > nel
dalla sola p applicata in a" , era p ' =p asen( +3)
caso in cui nel medesimo punto esisteranno due pesi p rsen w + b dunque colla sup ed ƒ , diverrà P' =(p + f) · a sen( w +ß )' posizione di un altro peso ƒ in a" e quindi coll'aumento corrispondente nella tensione della catena a't se abbiamo controbilanciato il primo attrito in h ne abbiamo gene rato un secondo che farà nascere la necessità di un'altro peso f,, da supporsi in a" : e come p ci ha menate ' ad ƒ, ed ƒ ad ƒ,, del pari ƒ, ci porterà adf,,, f,, ad f… › e così di seguito fino all'infinito parlando a tutto rigore. La forza adunque provveniente dall'attrito ed esercitata ver ticalmente in a" non è =ƒ, secondo da noi si è ritrovato nel §. 33 , ma si bene =ƒ+f, f,, +f,,, +ec .: vediamo ec . quanto la omissione della serie infinita ƒ, +ƒ,, +ƒ,,, possa nei casi ordinarî influire sulla esattezza dei risul tati , e per non internarci in calcoli molto complicati usia mo il seguente ripiego . rsen w + b di Supponiamo che la componente p' =p asen (w +3) venga maggiore di tutte quelle cui possa tendere , cioè , figuriamo che il numeratore del coefficiente di p diven
19 ga il massimo possibile al variar del w ed il denomina
rta tore il minimo ; ossia concediamo che sia p ' =p"+" , b mentre è ben chiaro che rsen wb risulta massimo nel caso nostro allorchè senw = 1 ad a.sen ( w + ) divien minimo quando wo ; d'onde asen ( w + ß ) = asen ß = a a = 6 ; agiscano dippiù le due forze p, p′ nel me desimo senso ; avremo la di loro risultante ( che sarà la b+r massima ) = p + p' = p + p + b" , che moltiplicata
per
n'r! r senw, ci darà la ƒ=(p+p ' ) ' ',' ' sen w . Che
se in vece di supporre in a" una forza verticale ossia un peso p ne figuriamo un altro p +ƒ la forza che ver r+b. rà esercitata da questo contro h non sarà più p' =p b ว
ritb = p' +P₁ b'= ma sibbene P' = (p +ƒ)”+b=p²++ƒ”+ P Nè anche il peso da supporsi aggiunto in a" dovrà es n'risenw n''senw , ma diverrà F' = (p +P') sere f=(p + p' ) r j n''sen w n'r'senw n''senw = (p +p ' +p₁) + p =(p +p') " r r n''senw =f+f ,, mettendo Pi =ƒ, il peso adunque da r doversi supporre sospeso in a" sarebbe p +f+f,. Ma siccome da ƒ abbiamo dedotto f, da f , dedurremo f,, e così di seguito ; in conseguenza per determinare i valori di f'f'f , ec. avremo le seguenti relazioni ƒ n''sen w n'r'sen w 26 +r chia ·(p + p ' ) p X r "' b =pg :
n'r' senw mando g il coefficiente di p ;f =P₁ r
fn'r'seni
20
X " +" b =ƒg ' ; indi ƒ,, =Si f
n'r' senw r
b+r " =fig =fg ' " ;
=fg'³ ec . ec . Per venire alle applicazioni diamo dei valori alle quan
tità b‚r , n' , re per tenerci nei limiti del nostro as sunto mettiam r = 12 n ' = ‡ , che è il valore del rap porto medio della pressione all' attrito secondo le più ac : 1 pollice - 2 di piede unità li curate esperienze , gok neare da noi adottata ; b secondo vedremo in seguito è alquanto maggiore di 5pi, ma , per metterci sempre nel caso il più sfavorevole , faremo b = 3 , senw = 1 " ed 22 I I 22 17 I I 17 avremo g =5 " = 9 7 144 5040' 5 7 144 5040 I laddove faremo y = 5040 Ossia g } 2› g 9 ″ = y' =} { } ;} › 22 2 y' y
5040 = : ed ƒ, +f,, +£111 + ec. =fg' +fg'² +fg'³ + ec .
17
I I P = +ec . + + essen ) · -I y (y = 1) 2 ƒ Y'a y13 ₁= fu do la quantità racchiusa nella parentesi una serie ricorrente all'infinito il cui valore per quanto si ha dall' algebra
= :( √√√
ė =
1 • -I · L'errore adunque da noi commesso col tra
scurare le quantità f +f +fec. non è altro 22X17 lib . 0,14773 , =p X 0,000014773 5040 X 5023 quante volte mettiamo P= 10000 libre , cosa molto lon tana dal vero , almeno nei casi ordinari : errore trascu che p
rabile e tanto più trascurabile , da potersi dire nullo , se si considera che desso è risultato assai maggiore del vero per le tante cessioni innanzi fatte .
Se simili ragionamenti o pressochè simili ripeteremo intorno alle quantità ' , ' saremo condotti a conse guenze anche somiglianti , possiamo perciò convenire che
21 i valori delle dette quantità ƒ, q' , q' sono stati da noi calcolati con quella esattezza che più comportano quistio ni della natura di quelle di cui trattiamo . Veniamo in tanto alla determinazione dei valori delle costanti che entrano nelle nostre equazioni 1 a 21 , e che sono a a' bb' b₁, mn n'rr ' r'' p' '' ¿'T T'dDeiklß ß'n' t' t'' t, he c' 0 O S. 43. Nel triangolo a'lo per essere a't tangente al cerchio va risulta l'angolo in t retto ed il seno dell'an to golo ta'o alo ; sia come rilevasi dal § . ° 25 to = 15 pol
==
= piedi 1 , 25 , ha ' = r = 12 , hb ' = xo = 6 ; avremo a'o = √ a' b¹² + b'o² = √182 + 122468 ;
quin
1. 25 = sen 3. ° 18′.45 " ( 7 ) , sen oa'b' =
di sen ta'o = 1468
ob' oa!
(7) Si previene che se nel sommare più logaritmi tanto in questa che nelle seguenti note risulteranno ca ratteristiche maggiori di dieci , le decine saranno tolle senza che si dica volta per volta . to 1.25 I sen ta'o = 1 . = 1. 11.25 alo V468
0.0969100
468 = 8.6648770 + c17 1 sen 3° 18'.45" I sen oa'b'
ob' 1. -1. a'o
· 8.7617870 12 = 112
1.0791813
V468
= 897/ 100 +
8.6648770 1sen 33° 41'.24" • Ang ta'b'
angtao
9.7440583 ang oa'b '
33° 41 ' . 24" = 37° .00'.og" .
3 °. 18 ' .45"
22 12
= sen 33° . 41 ′ . 24 " ; dunque angolo ta'e V468 = ang. °(ta'o +oa'b ') = 37° .00 ' . og" , a't = V a'o²- to —√ 468 — 1. 5625 = √ 466. 4375 =√ 468 — 1. 252 = = 21.5972 ; te = a'tsen ta'e = 21.5972 X sen 37. ° 00'.og " = 12.9983r + b' d'onde b' =0,9983 , a'e = a't cost a'b' =21.5972 X cos 37.° 00'.09 " = 17.2477 = r + b , he := b =5,2477 , th =a=V_he² +te² =V˜5.24772 + 12.99832 =V 196.4929 = 14.0176 , ed a² = 196. 4929 Se si tira la retta on si avrà on = V ob¹² + nb'2 ob' = √ 12² +13,25ª ; sen onb' = sen 42.° og' . 57" ; è nel
Ita' =
12
=
on 319.5625 triangolo one l'angolo in v
a'o - to2-1468-1.252-1468-1.5625
1466.4375 1.3343967 = 121.5972 .
= 1466.4375 = 2 Ite
Ita'senta'b' = lta'
.
• , 1.3343967 +lsenta'b' =lsen37° 00′.09 " = 9.7794882 1 12.99831 ( r + b ′ ) , · 1.1138849 12.9983 , b ' = 12.9983-12 = 0.9983 ed r + b' la'el a't céos ta'b ' = 1.a't = 1.3343967 Icos ta'b' 9.9023343 1.2367370 117.24771 ( r + b ) . ed rb17.2477 , b = 17.2477-125.2477 , b* = 5.24772 = 27.5384 ; (r + b ′) ² = 12.99832 = 168.9545 . / b² + ( r + b′ ) ² la = 1 . th = 1Veh² + te² = 1V
1196.4929 = 127.5384 + 168.9545 = V196.4929 = 2 = 1.14667341 14.0176. a = 14.0176 a² 1 = 196.4929 .
23
ov retto e perciò sen onv = on
12
= sen 4. ° 00'.35"; 319.5625 sarà l'angolo vnb ' = vno + onb ' = 46. ° 10 ′ . 32 '' ; ed h'v' =nh' tang nvh' = 12 tang.46° . 10'.32 " = 12.5028 — r— b,,; quindi b,, =0,5028 : v'm² = a'2 = am² + av¹² = 144
+0.50282 = 144 2528 , ed a ' =V 144 2528 = 12.0105 (8) . 0 S.º 44. Per sapere poi il valore di m fa d'uopo co noscere in primo luogo quale dev'essere la lunghezza totale della catena acciò quando il tavoliere è verticale lo sia del pari la barra superiore. L'autore conoscendo che fatta la lunghezza della barra uguale a quella del tavoliere non potevano l'una e l'altro essere insieme o
(8) L sen onb' = 1.
ob' = lob' 1 112 = on
1.0791813
/ob′2+-nb′2_c°.ll12²+13.252 +cº.l.on=cº.l \ co.1 /319.5625 = · • 8.7477221 1 sen 42º . 09′ . 57″ • · · 9.8269034 ΟΥ̓ 1 sen ony = 1. = lov = 11.25 · · 0.0969100 on + co.l.on = 1 sen 4º . oo ' . 35" •
8.7477221 8.8446321
angvnzang onv+ang onb ′ = 42 ° .09′.57 " +4.00'.35 " . = 46°. 10'. 21 ". = 1h'n =1 12 = 1 b'v' = 1 h'n tang vnz = 1.0791813 +1 tang 46°. 10'. 21 " = 0.0178260 1.0790074 = 12.5028 , h'v' = 12,5028 b,, = h'v' — h'a = 12,5028 -120.5028 , ba ,, 0.50282 = 0,2528.
laam +av'2-122 +0.50282-1144 +0.2528 1144.2528 = 1.0795621 = 112.0105′a ′ = 12.0105 , 2
a'2 = 144.2528.
24 verticali od orizzontali , ha fissato , come rilevasi dalla de scrizione , che la prima nella posizione iniziale resti al quanto inclinata all'orizzonte e disti dalla carrucola tra 5 a 6 pollici
a me pare che a tutto rigore siffatta di
stanza deve essere pel precisato scopo un pò maggiore , e che sia così eccone la dimostrazione. Sia la lunghezza totale della catena = a't +arco tva +y, chiamando y una lunghezza tale che risulti a'tt'va +y = xtt'vn ; in tal caso allorchè il tavoliere sarà verticale e perciò il punto a in x sarà verticale anche la barra superiore. Ed avendo supposto che la catena ripetuta passi costantemente per 1 , senza errore sensibile , per essere l'angolo txt' picciolissimo , ne nasce di conse guenza xt + arco tt' = xt' : per lo stesso motivo l'arco va lo supporremo uguale alle due retticciuoli ve' v'a. Ma essendo il punto v quello del contatto della tangente menata dal punto n alla carrucola , abbiamo vn + ar co vt + txa't+arco (tv + va) + y , indi vn = a'tar co va + y ― tx, ed y = vn +tx ―――― a't - arco va (a) . Rigo rosamente parlando se t' è il punto di contatto della tangente menata da x alla carrucola la vera equazione per ricavare il valore di y sarebbe vn + arco vt't'xa't ÷ arco tt' +arco tt'varco va +y ; d'onde y = vn + (t'x - arco tt') —a't—arco va (b) ; ma avendo supposto tx + arcott' = t'x, e quindi t'arco tt'ta l'equazione (6) si riduce all'al tra (a) , della quale faremo uso per trovare il chiesto valore , mentre , secondo abbiamo fatto osservare , l'er rore che ne risulterà sarà insignificantissimo (9) . Abbia
(9) Potrebbe anche osservarsi che nemmeno l'egua zione (b) sia la vera rigorosa per rintracciare il va lore di y ; mentre dessa riposa sulla supposizione che il punto d' si ritrovi sulla verticale ossia sulla tan gente comune ai due archi va, ad'n ed invece esiste sul
25
mo intanto vn = = √ on²·-•ov2 =V (nh'+h'b')² +ob'2 -ov²
13.252 +122-1.25
= V 318 = 17,8326 , tx = V˜ e'x² +e't² = V b²+b'² =√ 5. 24772 +0.99832 =√ 28.5349 = 5 . 3418. Si è di sopra trovata ta' = 21.5972 ; per conoscere poi la lunghez vu VZZU za dell'arco va , sappiamo che sen va == vo 20 vn sen vnZ- ZU vo
17.8326 Xsen 46. 10′32 ″ -12 1. 25
0.86656 I. 25
sen 157767 " . Ma il cerchio cui que sen 43. ° 49′27″ st'arco appartiene ha un diametro - 2.5 ; perciò l'inte 108000" X 12 avrà una lunghez ra sua circonferenza za 1= 3.14159265 X 2.5 , essendo 3.14159265 il rap porto del diametro alla circonferenza ; ed avremo la pro porzione seguente ; intera circonferenza , ossia 108000" X 12 : 157767' , ossia arco di 43º . 49 ' . 27" -3 . 14159265 : alla lunghezza dell'arco va = 0.956161 . Sarà dunque
y= (
) 17.83255 ) _S( 0.956161 0. = 0,62103 p.i = 5.34180 (21.597160 )
[ 43- cir ca , е se sommiamo le tre quantità 100 a'tav'y avremo la luughezza della catena da sup
7 pol .
lin .
porre che resti costantemente al di fuori dei punti t , v' ossia m =22 , 72099 . S.º 45.
La catena per quel che dicesi nella descri
zione S.º 25 , è composta di anelli di fil di ferro avente un diametro di ro . linee ; la di loro lunghezza è di pol lici 2 nell'interno dell'occhio , e la loro larghezza an che nell'interno è di pollici 1. Fatti i convenevoli cal
l'arco a'd'n : essendo però il punto d' vicinissimo ad a può considerarsi confuso colla tangent ripetuta.
26 coli , come si vede nella nota ( ro) , si rileva che n = 8 , 5861 . S. 46. Il rapporto della pressione all' attrito ossia n'
(10) Rappresenti la fig.
A la sezione di un anello
della catena per l'asse dei fil di ferro di cui è com 2 pol , ac = 1 pol . 6 lin : il raggio del posta , sia bbl cerchio che può considerarsi l'asse del cilindro anu lare ad'dch sarà uguale alla metà di ac più la metà di cd ossia =o pol . 9 lın • +0 pol · 5 lin⋅ = 1 pol . 2 lin . , ed il diametro uguale 2 pol . 4lin
piedi o . 194444 , che mol
tiplicato pel rapporto del diametro alla circonferenza, vale adire per 3.1415927 , darà la lunghezza del fil di ferro delle due parë anulari negli estremi di cia scun enello. Chiamiamo e gueste quantità , ed avremo 9.2887955 ) Ic = 1.0.104444 === 927 3 1414 = + 0 , 49714999.7859445 = +1. .
10.610364 , eco . 610864 , al quale aggiunto aa ' + cc' = 0 pie• 1 pol · = piedi o . 083333 , si avrà la lunghezza totale del fil di ferro di cui ciascun anello è compo sto = 0.694258 ; che moltiplicato per 6 numero degli anelli in un piede lineare di catena , avremo 4. 165182 . Se di questa quantità lineare di fil di ferro ne voglia mo la cubatura dobbiamo moltiplicarla per la super ficie di un cerchio il cui diametro è dieci linee , e IO 10 chiamatala c', avremo c' =144 X 3.1415997X 4X144 25 X4.165182 = (144) X 3.1415927X4.165182 e 1. c' = 1.25 = ..... 1.3979400 +1.3 . 1415927 = 0.4971499 +1.4 . 165182 = 0. 6196339 ... 5.6832750 ) + col. 21. 144
= 8.1973988
Un piede cubico di ferro forgiato pesa 545 lib.; per ciò 545 c' sarà il peso in libre di un piede lineare di
27 lo faremo - secondo si è detto nel §.º 42 tale essen " dosi ricavato dalle migliori esperienze quanto trattasi di un asse di ferro che gira in un cerchio di rame ( vedi I pol - II2 di piedi ' =1 meccanica Venturoli ) . Faremo r' = r '' : = 0.0833 , pl¹¹ == 0 . 0417 , T = 1 . 25. Per ciocchè rilevasi dalle esperienze di Coulomb, T'o. 0541 metri = 0.16699 piedi , k = 1.7, D = 0.0632 metri = 0.19506 6. 39849 libre , i = 0.116 . piedi, e 3. 23 Kilogrammi Essendo dalla circonferenza di un cerchio del diame 1.5 tro pollici 1 , avrà una lunghera = 1.5 12 X 3. 1415650. 392399 (Interɔ ai valori di T' k D ei vedi gli esperi aenti di Coulomb , la meccanica di Venturoli ) ( 11 ) . catena da bi chiamato n ; donde 1. n = 1545 c' = 1.545 = 2.7363-65 ) = 8.19, 303 = 0.92 1953 + 1.c' = 1.8.5861 ed n = 8.5801 . (11) Il rapporio del retro elide 1—1 : 0. 324 , a 0541 perciò 0. 0541 met =T'— mieai , 0. 3244 0.0541 e 1. T' = 1. = 1.0 . 054 1 = 8.7331973 0. 323
co.1. o. 344
1. o. 16699; quindi T'o . 16699 0.0632 Parimenti 1. D = = 1.0.0632 = o. 324 co. 1. o. 324 =
0.4894550 9.2226523
8.8007171 o. 4894550
9.2901721 1. o . 19506 , e D = 0 . 19506 Il rapporto del Kilogrammo alla libra è 3. 23 1: 0.489506 , 3. 23 Kil .. lib . = e ; d'onde 0.489506
28 O S.
47.
Abbiamo sens
senthe = ht
ხ,,
a
5. 2474 14.0178
0. 5028
sen 21.° 59′06″ , sen ß =
12. 010327
ale alla corda dell'arco sen 2.° 23 ' , 58 " , h che è di 45. di un cerchio avente per raggio 12 risulta ugua le a 9. 1845 supponendo che sopra ogni barra vi sia no 4 dadi cubici di dieci pollici di lato avremo L= 12 2 - I. 1.3 /= = 10 . 3333 ; p lo faremo uguale a 1300 libre . §. 48.º Le due costanti c,c' sono arbitrarie , per cui le faremo uguali tra di loro ed uguale ciascuna al rap porto che il Dobenheim ha stabilito tra il peso della metà di una barra e quello dei dadi cui ciascuna deve soggia cere ; e siccome pel valore da noi assegnato ap ne ri sulta un tavoliere di 5200 libre per cui crede quello suf ficiente sopra ogni barra 4 dadi del peso ciascuno 300 lib. avremo un peso totale di 1200 . Le dimensioni delle barre sono piedi 12 di lunghezza ciascuna , pollici due di larghezza , ed uno di grossezza ; locchè presenta un volume cubico uguale addi piede > che moltiplicato per 545 lib . , peso di un piede cubico di ferro forgiato, ci darà lib . 90 circa per peso di ogni barra e libre 45 per la sua metà . Assumeremo perciò c = c¹ 45 L +c'r = = 0. 0375 ; d'onde ricaveremo t = 1200 Υ
3. 23 le= 1.
= 1.3.23 =
0. 5092025
ca. 1. o. 489506 =
0. 3102420
0.489506
0.8194445 1. 6. 59849 , ed e = 6 . 59849.
29
L+er "
10. 3333 +12 X 0 , 0375. 12
r (c + 1 ) —L "
o. 89861 ,. tt ,
12X 1.0375-10.3333 = 0.13889 . 12
S. 49. Determinate tutte le costanti se diamo ad ∞ va lori diversi e facciamo le convenevoli sostituzioni nelle equazioni 1 a 21 troveremo quelli di Q, s, ed s ' che loro corrispodono. Per ciocchè riguarda il nostro assunto ba sta trovarli in due soli diversi stati del tavoliere , cioè allorchè è orizzontale ed = 90.º e quando è inclina to a 45.
ed anche ∞ = 45.° ne' quali , fatti tutti i cal
coli come si vedono nella nota ( 12) , troveremo pel pri
(12) Per maggiore facilità dei calcoli successivi no teremo i valori di tutte le quantità costanti che entra no nelle equazioni 1 a 21 , ed i logaritmi rispettivi lι a =1.14.0176= 1.1466734 , l.a² =1.196.4929 = 2.2933468 , 1. a' = l . 12. 01051. 0795621 , l a'2 = l . 144. 2528 = 2 . 1591242 , 1. 6 = 1. 5.2477 = 0. 7199690 , 1. b² = 1.27.5384—1.4399380 , 1. 6 ' = 1.0.9983 = 9.9992450 , 1. o . 0375 1. b,, = 1. o . 50289. 7013953 , lclc' = 8.5740313 , 1. d = 1. o . 392699 = 9. 5940599 , 1. D = 1.0.19506 =9.2901682 , l.e = 1.6 . 59849 = 0.8194445, 1. h = 1. 9. 1844o . 9630509 , 1. h² = 1. 84 , 3533 = 1.9261018 , li = 1.0.116 = 9 . 0644580 , l . k = l. 1 . 7 2 = 1. 10. 3333 = 0.2304489 , 1. L = 11.. ( ( 12 12 —1 —1 3 } ) = = 1.0142398 , m = 22.7210 , 1.n = 1.8.5861 = 0,9337953 , lr = 1.12 = 1.0791813 , 1. r² = 1. 144 = 2 . 1583625 1.r ' =lr " =l.o.08333 = 8.9208187 , In ' =1 .- = 9.1549020, 7 l " = 1.0.04166 = 8.6197888,1 . T=1.1.25 0.0969100 , 1. T'1 . o . 166999. 2226523 , lt 1 lt' = 1. o . 8986 =9.9535712′lt² = lt'2 =1.0.80758 =9.9071424 , lt"' —lt,
30 mo Q = 1606, 8 = 60 , s' = 60 , e pel secondo, Q = 1121 , s = 42, s' = 42, trascurando le frazioni decimali. S. 50. Ne viene male a proposito l'osservare ( come rilevasi dalla nota stessa ) che essendo w = 45º , w', an golo fatto dalla barra inferiore colla orizzontale non ri sulta uguale a 90.º , come l'autore ci ha dato ad inten
2 = 1 . o . 13889 = 9 . 1426710 , lt''2 = It,,² 1. o . org29 = 8 . 2865420 1 (r +b ') =112.9983 = 1.1138849 , 1 (r +b ′) ² = 1168.9545 =2.2277698,1 (r+b)= 117.2477 = 1.2367310,1 ( r+b)² = 1297.4819 = 2.4734630 , IV ( r + b ) ² + ( r + b ' ) ³ 121.5972
1.3343967 .
1 (r+b,,) =112.5028—1.0790074 , Isenß=1_b =0.7199690-1.1466734-9.5732956=lsen21 ° .59′.06" ,
bu 1cos ß = 9.9672115,1 se: ( ' =1b /
0.5028 12.0105
8.6211833-1 sen 2. ° 23'.58 " , 1 cos p ' = 9.9996192 , Ip = 113003.1139434 . Fatto w = 90 ° nelle equazioni innanzi dette si ottiene z = √ (r+b′) ² +(r+b) ² = ta ′ = 21.5972 ( vedi nota 7.) z'm - z = 22.7210-21.5972 = 1.1238 , z'2 = 1.2630 a'er - z/2 = 144.2528 + 144-1.2630286.9898 , el ( a'² + ra — z/2 ) = 1286.9898 = 2.4578664 Icos( '+ ')=1
alat-ra— z'a 2a'r ?=1 (a'2 +r²--z'2) = 2.4578664
02
c12 = + c.° la' = + c.olr =
9.6989700 8.9204379 8.9208187
9.9980930 = 1 cos 5°. 21 '. 56"
'
5,°21′.56"--'-5,° 21′.56 " -- 2 ° .23′.58 ′ =2 ° .57′58″
31 dere, ma arriva appena a 78.° 26' . 05" : d'onde nasce che il peso di cui essa è gravata influisce ancora sulla manovra. n'r' f = lp = f= pXb1 r+b' In '=
+
I r'= 1z =
+ c.ºlr = + c.º 1 (r+b')=
3.1139434
9.1549020 8.9208170 1.3343967 8.9208187 8.8861151
0.3309929= 12.1429 , ed f = 2.1429 Z = 1 (p+f) = 11302.1429 = 1 (p+f); +
1z =
+ c.ºl ( r+b ' ) =
3.1146586 1.3343967 8.8861151
3.3351704 = Z 12163.5667 , ( p+f) x+b² = 2163.5667 In ( r + b' ) = ln =
+1 ( r + b' ) =
0.9337953 1.1138849
2.0476802 111.6041 , ed n ( r + b' ) = 111.6041 Z P = ( p +f) r+b' +n (r +b' ) = 2163.5667 + 111,6041 = 2275.1708. r+b 1. ³± ³ = 1 (r+b) = Z c.olz =
1.2367310 8.6656033
9.9023343= r-+ -b 1 sen520.59′.51 ″ , ang sen— =52º.59′.51 ″
32 S.51 . Suppongasi intanto che l'una e l'altra barra siano caricate di pesi atti a tenere il tavoliere nello stato
1. — ; = lr =
1.0791813
+co. la' =
8.9204379 9.9996192
Isen87° .36′.03 '' , ed ang sen —, — 87,°36, ′03 ″
Irsen( ☺' + ß') _ lr z'
• • 1.0791813
+lsen( ' + ') = lsen5 ° .21'56 " -8.9708459 + col z' = 9.9492994 9.9993266= 1 sen 86°. 48'. 36" r+ -b r r sen ( O ' + ß') " =angsen Ꮓ + ang senang sen z' = 52 ° 59′.51 " + 87° .36′.03 " —86° .48'.36 " = 53 ° .47′18 ″ liP = li = • · 9.0644580 + 1P = 12275 1708 — · · 3.3570141 2.4214721 1266.6222
e +iP = 6.5985 + 266.6222 = 273.2207. d k ᎥᏢ ( ) ( e - iP ), = 1T' = elf' d \k
• 9.2226523
d
9.5940599 +1 D ) X =( 0.7098318 ) 1 ( )* = (+c.ol.D X 1.7 0.3038917 X 1.7 = . 2 0.5166159 +1 (e+iP) = 1273.2207 = · • · · • 2.4365136 +co.1 T. • , 9.9031900 2.0788718 1119.9145
33 prossimo al moto allorchè w = 45º , saranno tali pesi uguale ciascuno a libre 1119. Si riporti poi il tavoliere nella po sizione orizzontale e restino le barre gravate dagli stessi I n'r'i n'r' f" r" ==T '"'" ( (p -+ - f)-—-—-—,,~+ ~ (x-+-b ') +l" ) 2 cos_e 2 " = "" T"" I (P+f') 2 cos - " 2 · · 9.1549020 lf" = ln' - •
•
8.9208187 • 3.3793210 0.3010300
" = lcos 26° .53′.3g ″ = .
9.9502887
+ lr "=
"
+1 (P+f′) = 1.2395.0853 = + 12 = > + lcos
+ c.° T.
9.9030900 1.6094504 =
140.6865 . ed f" 40.6865. 1rsen ' lr . . • +1 sen ✪ ' = 1 sen 2º . 57 ′ . 58 ″ -
1.0791813 • 8.7138708 9.7930521
10.6209 . b,,+ rsen
, ' = 0.5028 + 0 6209 = 11.1237 .
In ( b,, +rsen ☺' ) = In • =
0.9337953
+1 (b,, +rsen ') = 11.1237 = 0.0506675
0.9844628 19.6486 . q=(( p+f)-—-—¿, + n(r+ b′) —n (b,,+ rsenė ') +f'+f'" ') X
a' sen( '+ ')— (P +f ′+f” —n (b ,, + r senq' )) 's not z' cos ' cos P+f'+f" -n (b,, +r seng') 2275.1708 + 119.9145 + 40.6865--9.6486 = 2426,1232 5
34 pesi
non basteranno a tenere la macchina nello stato
prossimo al moto ed occorrerà aggiungervi una forza
1. g = l . (P +f' +f' —n ( b " +r sen✪ ') ) = 1.2426.1232 = 3.3849129 + la' = . 1.0795621 +1. sen ( ☺ ' + ß ′ ) = 1. sen 5. ° 21 ′ 56 ″ = · + c.º 1. cos e ' = c.º 1. cos 2. ° 57 ′ . 58″ = + c.º 1. z'
• 8.9708459 • · 0.0005822 • ·79.9492994 3.3852025
12427.7417 , q = 2427. 7417 1— cos ✪ ' = 2 sen² 1
' , 1. ( 1— cos ☺ ' ) = 1. 2 + 2 1. sen ½ ☺ '
= 1 . 2 + 2 1 sen r. 28 ′ . 5g” = 0.3010300 +2 ( 8.4129863 ) = 7.1270026 , 1. ( 1 — cos > ' ) ² = 2 l ( 1 — cos = 4.2540052 ( 1.---cos ') - 1.2 = . 2 rt't" sen ' a' sen ( ' - ') + 1.r =
' ) = 2 X 7. 127026
+1. t':= • 1. t
• 1. 0791813 • 9. 9535712 • • 9. 1426710
.
· 8.7138708
+1 . sen >' = +1. ( 1 — cos + c . ° l. a' =
0. 3010300
') =
• 7. 1270026 → 8. 9204379
+c.ºl.sen ( ' + ') = . 1. 0291541 6. 2668189
1. 0. 00018 1.
t'a ra (1 — cos ' )» 1. t'e = alasena ( ' + ß') + 1.r² =
+1 . ( 1 cos + c.ºl . a' = • •
· 9.9017424 · 2. 1583625 2 ' )² =
• 4. 2540052 · 7.8408758
+ c.º 1. sen² ( ☺ ' + ß ' ) = c.º 2 1. sen (
' ±ß ′ ) = . . . 2. 0583082
6. 2132941= 1. 0.00016
35 verticale equivalente a 487 libre per ogni barra oltre quella che produrrebbe l'aumento di peso delle barre
t''20 . 01929 ,
Ø n'r!!! 1112+t2r2 ( 1 — cos ') ² +2 rt't' sen ☺'. (1 cos ') Lcos O' V ala sen ( ' ') a' sen( '+3') n'r!!! 0.01963 Leos
1. q ′ = l . n' = = 1.
9.1549020 • 8.6197888
+ 1.V 0.01963 - · + c.º 1. L =
3 . 9. 1465708
8.9857602
+ c.º 1. cos e' = •
0.0005822 5. 8976040 =
1. 0.000079, ′ = 0.000079 l.r = · 1. r cos '
1.0791813
+1 . cos e' =
9-9994178 = 1.0785991 =
1. 11. 9839 , r cos
' + 1 = 12. 9839 .
rsen ' 1. ( r cos
' +1 ) = 112 . 9839 = 1.1134060 , 1 . '+1 •· 9.7930521 8. 8865940 rcas
= l. rsen
'= .
+ c.°1 ( r cos
' +1 ) = .
8. 6796461 -= rsen O' I. tang. 2. ° 44′ 17″ , ed ang.º tang. rcos =2. ° 44′. 17 " , 2 r cos
+I
' + 1 = 2 X 11. 9839 + 1
= 24. 9678 , r² √2 = 1442203 . 6468. r²
2 + 2 r cos ✪ ' + 1 = 203. 6468 + 24. 9678
=228,6146, r² +2rcos✪ ' + 1 = 144 + 24.9778 = 168.9678 r /2 +2rcos
228. 6146
+1
1.
1.
2rr2 +2rcos ☺'+ i
2 X 12/168, 9678
36 stesse le quali , come si è detto innanzi , solo in teorica possono supporsi variabili non già nella pratica . Domando
.
· 2. 3591039 • • 8.6197888
c.1.168 . 9678 :=
• 8. 8860980
1. 228. 6146 = → c.° 1 , 24
·
9.8689907= 1 cos 42.° 52' . 39"
rsen O' r²V2 +2rcos '+ı + ang. cos rcos ' +1 2rr2+2r cos '+1 = 2. ° 44′ . 17″ + 42. ° 52 ′ . 39 ″ = 45. ° 36 ′ . 56 ′ • • 1. 0791813 1. r cos w' = l.r = •
w'ang.tang.
+ 1.cos w'Icos 45. ° 36′.56 " = 9 . 8446687 0.9239500 = 1. 8. 3936 , rcos ☺' +1 — r cos w' = 12. 9839 -8.3936 = 4.5903 (rcos
Ir cos w' )24. 5903221. 0708 , he
84. 3533 , ha- ( r cos - 21.0708 = 63. 2825
' + 1- r cos w' ) = 84.3533
1. Ꮴ
he ( r cos →→ I— r cos w ' ) = 1. V 63. 2825 63.2825 1. 8012835 · = 1. 0.9006418 2 2
1. cos w' =1. cos 45.° 36' . 56 " =
9.8447687 0.7454105 =
1. 5. 5644 1. ( cos + 1 - r cos w') =1.4.5903 1. sen w' = 1. sen 45. ° 36′ . 56 ′ = · •
. 0.6618403 · 9.8441011
0. 5159414= 1. 3. 2805 4111 qui! " =( "V h2 (rcos '+1 - rcosw')²
cosw'h2--(r cos ' + 1 - rcosw')
sen w' (rcos + 1 - r cos w + h(rcos ' +1 )
12X63.2825 X 8.8449
h(rcos
+1)
9. 1844X 12. 9839
37 0 se due soli nomini come si dice nel §.
25 potranno
produrre questo sforzo . Io credo che no , e mi figuro ne
1. q''' = 1.12 =
. 1.0791813 • • 0.9006418
+1.63 . 2825 = • · 8.8449 =.
• 0.9466912 • 9. 0369491 8.8865940
+1 .
1. 9. 184 { = •
+ c. + c.° 1 12.9839 =
o. 8500574=
1. 7. 0804 . r cos w 1. t, = 1 . t
· 9.9535712
rcos ' +1I +1. r cos w' =
• · 0.9229500
+c.ºl . (rcos®'±1 ) =. 8. 8865940 9.7641152 = 1. o . 5809 , t, = o . 5809 . rcos
+ I - r cos w
1. P = It cos wh - rcos ' +1 -rcosw ') +senw'(rcos ' + 1 - rcosw ') 4. 5903 =l.t = l.t = 9.9535712 8. 8449 . 0.6618403 . 1. 4. 5903 · 9.0533088 + c. 1. 8. 8449 = • •
9.6687203 1. P p,,29 . 6687203 X 2 = 9. 3374406-1.0 . 21749 , Pu 2 = 0.21749 , t,, = 0.01929. · 0.3010300 1. 2p,, t,, sen w' = 1.2 = • • 9.6687203
+1 . p,, = +1. t,, = +1. sen w'
.
19. 1426710 · 9.8541011 8. 9665224
1. o . 09258. n' r'"' 1. 9 " = 1. Lcosw'
2 2 P₁, ² + t,, ² + 2P,, ',, sen w'
:
38 basteranno appena 5 , o 6 per ogni lato , e se si am mette alcuna di quelle imperfezioni da cui tali macchine
= l. n'
· 9. 1549020
+1. "" = .
• 8.6197888
Ꮴ. + Vo . 32936 = + c.º 1. L = ·
· 9.7588355
· 8.9857602 0. 1552313
+ c.º 1. cos w' =
6.6745178=
1. 0. 000470 1. nq " = In =
· 0.9339753
0.8500573
± 14″
I. 7840326 = 1. 1.60.8181 , q - nq" = 2427.7417—60.8181 = 2366.9236. 0.0000343 , 1 ( 1 + 9″ ) ´´1. ( 1 + 9′ ) = 1. 1. 000079 : 0.0002041 . 11. 1. 000470 = ¿' ( x + q'') = 1.t' = .
+1 . ( 1 + 9″ ) =
·
· 9. 9535712 · 0.0002041 9.9537753 =
1. o. 89903. 1. t, ( 19′ ) = 1 . t, = . +1 . ( 1 + 9′ ) = .
• 9. 7641152 0.0000343
9.7641495 = 1. o. 58097 , t' ( 19 ″ ) + t, ( 1 + 9 ′ ) = 1.48000 (q — n q' ) ( 1 + q′ ) ( 1 + Q²² ) 1. Q = 1.
(1 + " ) + t, ( x + q′ ) = 1. ( q - nq " ) = 1 . 2366. 9236 == . · 3. 3741843 +1. ( 1 + 9′ ) = . • 0.0003429 ´+ 1. ( 1 + 9″ ) = 0.0016039 + c.º 1 ( t' ( 1 + q″ ) + t, ( 1 + 9′ ) ) = .9.8297373 3. 2058684
1. 1606. 4544.
39 dì grossolane costruzioni non van giammai esenti , potre mo senza scrupolo di cadere in esagerazioni asserire che
1.S = 1_CQ = 1.c x+q' + 1.2 Q= • • •
• 8.5740313
· 3. 2058684 Z + c.º l . ( 1 + 4') . • · · 9.9999657
1.7798654= 1. 60. 2373 , S = 60. 2373 . c'Q == 1. c' = IS ' = 1. 1 +p// + 10 = • ·
+ c.º 1. (x + 4 '' ) = ..
. 8.5740313 · 3. 2058684
9.9997959 1.7796956=
1. 60. 2037 , S' = 60. 2037. Se vogliamo ritrovare il valore di Q e quelli di S
ed S' nel caso di semplice equilibro allorchè w = 90º conviene supporre f = o , f' = o , f'' = 0 , 44'′ = 0 , q '' = 0 +n(r+b' —b‚‚¯ —b,,—rsen☺') ) ed in tal casosarà ¶ = ( p P, ——¿‚ †¤(r+b' o/// q-n a' sen ( ' + ') , Q= - ; ma n ( r +b ' —b,, - rsen ☺' ) z' t'+t, cos Ꮎ = n ( r+ b ′ ) — n ( b ,, + rsen☺ ' ) = 111 . 6041 — 9. 6486 = 101 . 9555. ( vedi innanzi ) Z • 3. 1139434 -:1. P Ip + b' · 1. 3343967 + 1.z = • • • · 8.8861151 +c.ºl . ( r + b' ) = • 3.3344552= Z
1.2160.0067 , ep
+ n ( r + b' - b,, - rsen ☺' )
= 2261 . 9622. a' sen( ' +ß' 1.ql. 2261. 9622 X Z' cos ᎾᎥ
40 ve ne occorreranno 7 ad 8 ed in tutto 14 a 16 come
col fatto ho io verificato .
=1. 2261. 9622
· 3. 3544853
+1. a' =
• 1. 0795621 • 8. 9708459
+1. sen (
' + ß' ) = ·
· 9.9492994 0. 0005822
+ c.º 1. z ' = . + c.º 1 cose ' =
3. 3547749= 1. 2263. 4683 .
q- nq" = 2263. 4683-60 . 8181 = 2202 . 6502 ( vedi innanzi il valore di n q''' )
q—n 1.Q=1.9-no/// t'+t, = 1 (q -nq " " ) = 1 . 2202. 6502 . c.1( t't, c . 1. (o . 8986- o . 5609) +
· 3. 3429455
c . 1, 1.4795 = 9. 8298762 3. 1728217=
11488. 7500 . 1. s = 1. s'l.cQ = 1 . c = . 。. · + 1.0=. •
· 8. 5740313 • 3. 1728217 1. 7468530 =
1. 55. 8281 . Facciamo w = 45.º ed avremo w+3 = 45° + 21. ° 59′.06" = 66.º 59 ′ . 06' , 1. sen ( w + ß ) = 9.9639781 . 1. cos ( w + 8 ) = 9 . 5921442, 1. sen w = 1. cos w = 9 . 8494850 . 1 2 ar cos ( w + ẞ ) = 1. 2 r = 1. 24 = + la = ·
· 1.3802112 • 1. 1466733
+1. cos (w + ẞ) = . 9. 5921442 2. 1190287 = 1. 131. 5312 , 2ar cos ( w + ß ) = 131. 5312 . r² . are a² +r2 =340.4929, 1z = 1V a² So
2ar cos (w +B)
4t Peggio sarebbe se invece di caricare le barre di pesi alti a tenere la macchina nello stato prossimo al moto
= 1.340. 4929-131 . 53121. 2.3200666 1. 208. 9617 2 2
208. 9617
= 1.1600333 = 1 . 14. 4555 , z² = m — 14. 4555—8 . 2655 , 1. z' = 1 . 8. 2655
2 — 22. 7210
0.9172687 1. z'21. 83453741. 68. 3184 , a¹² + r² — z'² 68. 3184 144. 2528 +144 219. 9344
1. cos ( ' +
' ) = 1.
ala +ra-z 2 ra
— 1. (a′² + r² — z'2) - 1. 219. 9344➡ . 2. 3422932 8.6197888 + c.º 1. erc.º 1. 24 = • • + c.° l. a' = 8. 9204379 9.8825199=
1 cos 40.° 16' 17" ℗' = 40.º 16'. 17" -5'40° . 16' . 17 " -2° 22′ 57 ″ = 37.° 52'. 20" , '18 . ° 56' . 10". Ir sen wlr =
.
¿
1.0791813 9.8494850
+Isen w =
0.9286663= Ì . 8. 4853 , r sen w + b = 8 . 4853 + 5 . 2477 = 13.7330 1. ( 2 ( r sen w + b ) . a sen ( w` + ß ) . cos w ) · 0.3010300 = 1.2 = = • 1. 1377648 · 1. ( rsen w + b ) l . 13. 7330 + 1.a =
• 1. 1466734
+1. sen ( w + ß ) = +1. cos w
9. 9639781 • 9.8494850 2.3989313 =
1. 250. 5713 6
43 allorchè w
45° lo fossero di tanto solamente quanto bɛ
sti all'equilibrio , come pare abbia dettato l'autore ; in
1. (r sen w + b) ² = 2 X 1. 1377648 = 2.2755296 = 1. 188. 5947 , 1. a² sen² ( w + ß ) = la² = + 2 1 sen ( w + ß ) =
• 2. 2933468
9.9279562 2. 2213030
1. 166. 4573 , Va² sen² (w+3) +(r senw + b) ² +2 (rsenw+b) a sen ( w +³) cosw = 166.4573 +188 . 5947 + 250. 5113605. 6233 n'r ' sen wasena (w + 3 ) + ec . r asen (w +3 ) · = 1.p =
1.f =1p
+1 . n ' =
· 3. 1139434 · 9. 1549020
· · 8. 9208190 • • 9. 8494850
+1 . r' = . +1. sen w +1.605 . 6233
1. 6 ი í · 6233 2
· • 1. 3911013 • • 8. 9208187
+ c.l.r = · •
8. 8533266
c. 1. sen ( w + $ ) • •
0.0360219
+ c.º 1. a =
0. 2404176
1. 1. 7395 zsen w 1. (pf) asen (w +3) = = 1 ( p + f ) = 1 . 1301. 7395 = + 1.z =
. · 9.8499020 8.8533266
+1 . sen w = + c.º 1. a = · + c.º 1. sen ( w + ß ) =
· 3. 1145241 • I. 1600333
•
0.0360219 3. 0133909
1. 1031. 3140.
43 tale ipotesi i pesi sopra ogni barra risulterebbero di sole libre 1038 ( vedi la nota 12 ) e lo sforzo degli uomini
1. r cos w
r= • · · 1 + cos w = •
· 1. 0791813
9. 8494850 o. 9286663 =
1.8 4853 , r + b ' -roos w 1. n (rb'r cos w ) = l.n =
12.9983-8.4853-4.5130 .
· o. 9339753
+1 ( r + b'r cos w ) = 1 . 4. 5130 == • o. 6544638 1. 5884391 =
1. 38. 7649 . 1. iP1.i = .
9. 0644580 z sen w
+ 1.P = 1 . = l . ( ( p + f ) a sen ( w + ß )
➡n ( rb'r cos w ) >) : - 1 ( 1031 . 314038. 7549 ) 1. 1070. 0789 = •
3. 0294159 2. 0938739=
1124. 1291 T' B ) * ( c + ¡ P) If = 1. T ( D
· 9.2226523
= 1.T' . +1. -1 .(1) k
vedi innanzi
• o. 5166159
+1 . ( e + iP ) = 1 . ( 6. 5985 + 124 . 1291 ) 1. 130. 7276 = · 2. 1163673 + c.º 1. T = • 9. 9030900
1.7586255 = 1. 37. 3622 .
44 dovrebbe uguagliare per lo meno nella posizione iniziale quello di libre 568 per ogni barra ed in tutto lib. 2272
1. (rsen w + b) = 1. ( rsen w + b )
.. 1. 1377648 • · 8. 8399667
+ c.º 1. z =
9.9777315= 1.sen71.º 48 ′ . 30 ″ , l = sen 87.° 36 ' . 03" 1.
r sen ( t +p ' ) = lr = z
•
• · 1. 0791813
+1 . sen ( ©' + ß ' ) := + c.º 1. z' =
• 9. 8105073 • 9. 0827313 9.9724199
1. sen 69.° 47'. 46"
ang.sen
"
ang, sen
r sen w +b + ang. sen -Z
rsen ( ' + ß ' ) ,= 71. ° 48'.30 ' +87.° 36'.03" Z
69. ° 47 ′ . 46 ″ = 89. ° 36 ′ . 47 ″ , ½2 n/r// 1. f" =1 ( P +f' ) 2 cos / ☺" T
= In'. • + Ir"
" = 44.° 48′ . 24″*
• 9. 1549020 · 8. 9208187
+1 . ( P +f' ) = 1 ( 1070.0789 + 57.3622 ) = · • 3. 0520938 = 1. 1127.4411 := · 1.2 = + o . 3010300 +1. cos " = 1 cos 44.° 48' . 24" = · .9.8509455 tcl.T = ·
• 9. 9030goo 1. 1828800
1. 15. 2363.
45
di cui mancano i contropesi , trascurando il minor peso delle barre. Figuriamo intanto che i pesi siansi aumen
1.
2 rt't" sen ' ( 1 —·cos ') a' sen ( ' + ')
=1
2 rt't! a'
• 9. 3968914.
+1. sene' = 1 . sen 37. ° 52 ′ . 20 " = ... 9. 7880995 - cos >') = 1.2 sen 210' +1 ( 1
12 = ·
0. 3010300
+ 21.sen
9. 3234958 = 21.sen18 . °56′.10 ″ =2X9.5112329 = 9 . 0224658 + c.º 1. sen ( ☺ ' + ß ' ) = • •
• 0. 1894927 8.6979794
t'2r2(1-cos Ⓒ')=2 1. o . 04988 , 1 a¹²sen= ( ' + ß' )
t/2r2 = 1 a'a
·• 9. 9063807
' ) 2 = 2.1 ( I 1 — cos = 2X9. 3234958 = ·
+ 1. ( 1 − cos ´c.º 1. sen² (
' + ß' ) = •
') . 8. 6469916
o. 3789854 8.9323577=
1. o. 08556 2r2(1I - cos ')a 2rt't' senⒸ' (1 -cos ') Var t2 =0.01929, + alasena( '+ ') a' sen( '+ẞ') 0.01929 + 0.08556 + 0 . 04988 = Vo. 15473 n'r!!! 1.ql. Lcost " + ecc :
46 tati per quanto basti a potere la macchina essere messa in movimento da due soli uomini : per lo meno ognun
< = 1.
n'r!!! L
• 6. 7604510
+ 1.√ t'2 ec : = 1.√ o . 15473
632 1. 0.15473 = 9. 1895 2 2
• 9. 5947816
· 0. 1027129
++ c.º 1. cos ☺ ' =
6. 4579455=
1 0.00029 0.00029 , 1r cos 8'
' = 1r +1 cos e'
· 1.0791813 • 9.8972871
0.9764684 = 19.4726 , r cos ✪ ' + 1 = 10.4726 . rsen O' 2 roos✪ ' +1 = 19.9452 , 1 rcos '+1 lr = • +1 sen ✪ ' = •
· 1.0791813 · 9.7880995
+ cº 1 ( r cos ☺' + 1 ) = cº 1 10.4726 = · 8.9799455
9.8472263 = I tang 35. ° 07 ′ . 27'' r² /2 +2rcos✪' + 1 = 203.6468 +-19.9452 = 223.5920 r² +2r cos ' + 1 = 144 + 19.9452 113 163.9452. r22 +2r cos☺'+I 223.5920 - 1. 1. = 24163.9452 2rr2+2rcos '+1 • 2.3494563 = 1223.5920 -- •
+ c .°1.24 =.
8.6197888 163.9452
+c . °
163.9452 = c.º1.
· 8.8926505 9.8618956=
1 cos 43.° 18.' 51" :
41 di essi pareggerȧ le lib . 1450 ; cioè 331 libre al di là
di quanto se ne richiedono dallo stato prossimo al moto
w'ang: lang
r sen O' r2V /2 +2rcos ' + 1 r cos O' +1 + ang. cos. 2rr2 +2rcos '+
: 35.º 07.'27 " + 43.º 18. '′ 51'78.º 51 ″ 26. ' 18 " . lrcosw'= lr= 1.0791813
+lcosw ' = lcos 78. ° 26 ' . 18. " = 9.3020111
0.3811924 12.4054 . 1. sen w' ( r cos ☺' + 1— r cos w' ) = 1. sen w' =
• 9. 9910973
+1 . (r cos ☺ ' + 1 − r cos w' ) =l . ( 10.4726—2.4054) = 1.8.0672 = . 0. 9067228 0.8978201
1. 7. 9035
1. ( rcos
' + 1r cos w' ) ² = 21. 8. 0672
= 2X0.9067228 = 1.8134256 = 1.65.0764 , h² = 84.3533 h² — ( r cos ☺ ' + 1 — r cos w ′ ) 2² 1. cos w' = 1 cos w' = 9. 3019465 + 1.Ꮴ h ? ― ( r cos > ' + 1 — r cos w' ) 2² = 1.84.3533-65.0764
1.19.2769 = 0.6425186 9. 9444651 =
1. o . 8800 1. r ha ― (r cos = l.r =
' + I — cos w' ) ² 1. 0791813
+1 . Vh² = 1.
( r cos
+1
r cos w' ) ²
19. 2769 =
0.6425186
1. 7216999 1. q'" =l. r√ h² — ( r cos ☺' + I
r cos w' )
48 allorchè 45. ° : e potrà ben concepirsi la velocità sempre crescente da cui la macchina verrà animata dal
cosw'ha- (rcos ✪ ' + 1 — rcos w ′ ) ² + sen w' (rcos O ' — I —rcosw ') h ( rcos
' +1 )
= = l . r √ h² —(r cos ☺ ' + I —rcos w′ ) ² = . 1.7216999
+1 . [cos w' Vh²
(r cos
'+ 1 —r cosw ')
+ sen w' ( r cos ' + 1— r cos w' ) ] · 0.9436676 = 1. ( o . 8800 +7.9035 ) = · . 9. 0639491 + c.º 1. h . •
+ c.º 1. ( r cos ☺' + 1 ) =
8. 9799455 0.7092621
1.5. 1199 r cos
I -r cos w
1. Plt cos wh - cos ' +1 - rcosw') +senw'(rcos ' + 1 - rcos w ') 9. 9535712
= 1.t =
+1 . ( roos ' + 1 -r cos w' ) = ·... 0.9067228 +c . °l(cosw') h²—(rcos☺ ' + 1 —rcosw ') 2²
· 9. 0563324
+ ec: =
9.9166264 1. p,, ² = 2X9.9166264 = 9 . 8332538 = 1 . o . 68116 , 1. t, cosw =It · • Elt 'r cos ' +1
· 9.9535712
1. r cos w'
. . . . . o . 3811924
c. l . (rFose'
1 ) = . 8. 9799455
9. 3147091 = 1. o . 2064
49 momento in cui 1450 corrisponde al valore di Q che la tiene prossima al moto . Non mi occupo a trovare il punto 1. 1. 2 p, t,, sen w' = 2 = +1.P/ =
6 0. 3010300
1. t,, = +1 . sen w' =
• • 9 , 9166264 • 9. 1426710
9.9910973
9. 3514247=
1. o . 22461. n' r'" 1. q " = 1 . Lcosw Ꮴ n'r'/' = 1. L
2 P
//‚² + 2p,, t,, sen w
6. 7604510
+ 1.√o . 92506 = + c.ol cos w' =
9. 9830849 • 0.6979889 7.4415248 =
1. 0.002764 1r sene'l.r = . + 1.sene'
· 1. 0791813 1.sen 37. ° 52'.20 " = 9. 7880995 0.8672808
1.7.3668 1. n. ( r sen = 1.n =
+ b,, )
0.9339753 +1. (rsen ' +b,, ) =1 (7.3668 + 0.5028) = 1.7.8696 = . 0.8959527
1. 8299280
1. 67. 5971 sen w Z q = ( ( p + f ) a sen(w +ß) + n ( r + b' - r cos w) ☺' + b,, ) + f' + f" ) a' sen ( ' + ß′ ) — n ( r sen Ꮎ' z' cos a' sen( ' + ') = [ P + f' + f" — n (r sen ' + b,, ) ] , cos !
7
30 in cui in tal caso il movimento incomincia ad essere ac celerato , per tema di comparire troppo sazievole , essen
P +f +f" -n (r sene ' + b,, ) = 1070.0789 +57 . 3622 59711075. 0803 + 15. 2363 —-67 67.. 5971 a' sen( '+ ') 1q . =1. 1075. 0803 X Z' cos I 11075. 0803 =
•
+ I. a' :=. · +1 . sen ( Θ ' + ß ′ ) = •
• 3. 0314557 · 1. 0795621
+ c . ° 1. z' = ·
, 9. 8105073 · 9. 0827313
+ c.º1. cose' =
0. 1027129 3. 1069693 =
1. 1279.2900 1. nq" = 1. n +1
0.9339753 =
0. 7092621 1. 6432374
1. 43. 9782 1. t' ( 1 + 9'' ) = 1.t'= • +1. ( 1 + 9″ ) = 1 ( 1 + 0 . 002764 ) = 1.1.002764 =
9. 9535712
0.0011987 9.9547699=
1. o. 9011. 1. t, ( 1+ ') = 1. t, = • 9. 3147091
+1. ( 1 + 9′ ) = 1 ( 1 + 0.00029 ) = l . 1. 00029 = • •
• 0.0001259
9. 3148350 1. o . 2065
51 dolo forse divenuto alquanto per i moltiplici calcoli finora effettuiti
10:
è poi ben facile figurarsi che il punto anzi
(q—no''') ( 1 +q′) (1+p′′) t' ( 1 +q'')+t,( 1 +6 ′)
1 ( q —ng " ) = 1 ( 1279.2900-43.9782) 11235.3118= · +1 (1 +4 ) =
3.0917765 • 0.0001259
+1 ( 1 +4 )= •
0.0011987
+c.• 1 ( 1' (1 +9 ″ ) + 1, (1 +9') )= c.°1(0.9011 +0.2065 ) = c .° 1 1.1076
. 9.9556171
3.0487182 = 11118.7120 .
cQ Q = 1118.7120,1s = 1
= lc
1+91 + 12 = • •
+col ( 1 +9′)=
.. 8.5740313 · · 3.0487182 · 9.9998741
1.6226236 = 141.9395, s = 41.9395 .
Is'1 -
c'Q = le' = 1+p// + 10 =.
+ c. • 1 ( 1 +9'') == ·
• 8.5740313 • 3.0487182 • 9.9988013
1.6215508 = 141.8360 s ' =41.8360 .
Z Se f= 0 , f' =0 , q ' = o , q" =o , si avrà q =
sen w
P
a sen (w+ )
a' sen ( ' +3′) " +n (r + b '-rcos w) —n (rsene' +b +b,, ——- n (rsen@' ,, ) )=—z' =" cos n(r- b' —rcos w) —n(rsen✪ ' +b ,, ) = 38.7649—67.5971 = -28.8322 .
52 detto non disti moltissimo dall' origine , e che la velocità da cui il tavoliere sarà animato nel giungere alla posi
Z sen w = IP a sen(w+3)=1p = + 1z
• 3.1139434 1.1600333
. • •
+1 sen w =
9.8494850 • 8.8533266
+ c.° la = . + c.° lsen (w +3 ) = .
0.0360219 3.0128102
1 1029.9356 . d' onde q=(1029.9356-28.8322 )
a' sen( '+ẞ') z' cos
1001.1044
a' sen(O' +3 ') X= =/= cos I z' ·
1q = 11001.1044 +la' .
+1 sen ( >'+ß' ) = + c . ° ] z' =
· • 3.0004794 · 1.0795621 •
• 9.8105073 • 9.0827313
+ c,° l cos e' =
0.1027129
• 11191.2223 , t't,
10 = 1 -
3.0759930 = 0.8986 + 0.20641.1050 .
(q- nq ) = 1 (q— nq''') t' +t, = 1 ( 1191.2223-43.9782) = 11147.2441 = • . . 3.0596559 +c.° 1 (t'+t,)=c. °11.1050
9.9566377 3.0162936=
1 1038.2300 .
1s1s '
leQ=lc= +12 = • · •
• 8.5740313 · 3.0162936 1.5903249=
138.9336 .
53 zione verticale sarà cresciuta di tanto da farlo urtare con fracasso contro i stipiti della porta , a rischio di scommet tersi. Non è che affidato alle barre tanto peso quanto ne richiede lo stato prossimo al moto allorchè w == 45° un urto non succederà contro i stipiti ; sarà però mino re , stantechè la velocità sarà dovuta al solo mezzo qua drante , ed al minore disquilibrio dei due pesi . S. 52. Avrei desiderato di poter trasandare le rifles sioni che si affacciano nel considerare il moto inverso , ma perchè le conseguenze che ne deriveranno saranno più rimarcabili di quelle finora dedotte , spero di trovare qualche lettore indulgente da tolerarmi. Supponiamo in tale disamina come poco innanzi Q : 1450 ritornato il tavoliere con non poco stento alla inclinazione di 45º , oltre le libre 331 dippiù sopra ogni barra a doversi con trobilanciare dalla forza degli nomini addetti alla mano vra , resteranno a vincersi tutte le forze passive che si .oppongono al movimento , e che sono le stesse ritrovate pel moto ascendente del tavoliere . Desse pareggiano 81 libre di peso sopra ogni, barra nel caso di w = 45º e vanno crescendo al crescere di questa variabile : ma fus sero pur costanti come superare tanta resistenza che può calcolarsi uguale a quella prodotta da 412 libre di peso sopra ogni barra ed in tutte quattro 1648 ? Con forza di nomini ? lo credo impossibile od almeno diffici lissimo , stantecchè non potranno essi adoperare molta forza contro la barra superiore che in tal caso si troverà ad un altezza tale da non poter essere più spinta con tutta l'energia , di cui un'uomo è capace : d'altronde se più uomini vi metterete , più si imbarazzeranno e meno effi cacia svilupperanno e conviene confessare che senza un'altra macchina il ponte non potrà abbassarsi o lo si farà con grave stento , e molta perdita di tempo .
54 Non si credano queste delle esagerazioni o dei vaneg
giamenti di mia preoccupata fantasia ; quanto dico , oltre di averlo alla meglio dimostrato , l'ho verificato col fatto in un nuovo ponte costruito colle precise norme date dal Dobenheim in una delle piazze di questo Regno . Fa d'uopo premettere che il medesimo ha , e deve avere per necessità , dimenzioni delle più grandi che si conoscono, at teso l'immenso traffico ed anche di pesantissime moli cui la piazza è soggetta , per essere l'unico punto di passaggio tra varie provincie e la capitale. Il suo tavoliere perciò pesa al di là delle 5200 libre da noi assunte nei nostri calcoli e tutto il resto è come dall'autore si prescrive , salve la grossezza delle barre che n'è maggiore
fra di
tanto la manovrà era difficoltosissima e per dirla alle corte presentava tutti gli inconvenienti per lo innanzi notati , ed esigeva l'opera non di due soli uomini ma lo stento di ben 14 , 16 ed anche 20. Sospettai sul bel principio si fosse sbagliata la costruzione della macchina , ma un poco di riflessione mi fece accorgere essere tutto causato da difetti inerenti alla sua natura . Nè riuscì a farla manovrare con soli quattro uomini se non dopo aver vi fatta una correzione semplicissima invero , ma che dà luogo ad un principio meccanico trasandato dal Dobenhim e se mal non mi appongo da tutti i progettatori di ponti . Mi avvidi fin d'allora che desso poteva menarmi al ri trovamento di altra macchina più semplice di quella dal lodato autore proposta , ma non avendo potuto per le mie occupazioni approfondire la materia l'ho fatto adesso ed ho in realtà scoverto potersi col suo mezzo ottenere un concegnamento forse il più semplice ed il più accon cio di qual altro siasi alla facile manovra di un ponte mobile. Mi accingo a manifestarlo, lasciando ai dotti ed agli artisti l'apprezzarlo per quel che vale
ma pria di
55 dar mano all'opera credo dovermi sdebitare della pro messa fatta in sul principio di rintracciare cioè le cause speciali che rendono il ponte colla sinussoide inadattato nella pratica , comecchè in teoria è senza verun dubbio dei più perfetti che si conoscano . CAPITOLO
2.
Riflessioni sul ponte colla sinusoide.
S.. 53. In una macchina del genere di quelle di cui parliamo o vogliam dire in tutte non è lo stesso di equi librio a prendersi di mira per renderle veramente utili nella pratica , ma ben quello del moto che in generale forma lo scopo loro . È cosa facile nelle macchine desti nate al movimento diretto sempre nello stesso senso passare dall ' uno all' altro stato aumentando conveniente mente la potenza ; ma se il movimento deve essere al ternativo , grandi difficoltà si affacciano ; dappoicchè se un tale aumento favorisce il moto in un senso si̟ oppone a quello in senso opposto , e ciocchè si guadagna nel primo si perde a due doppi nel secondo : vediamo come ciò si verifichi nel ponte colla sinusoide . Applichiamo i nostri raggionamenti ad un ponte il cui tavoliere pesi quanto quello su di cui sono cadute le pre cedenti nostre riflessioni : la fig.a 6.a rappresenti il pro filo del ponte , ob o'd siano le due carrucole , le quali non possono essere picciolissime in pratica come è permesso supporlo in teoria ; abbiano perciò un diametro di pollici 30 , chè facendole più piccole crescerebbe la difficoltà della manovra per la maggiore intensità degli attriti sugli assi e della rigidezza della catena , le quali crescono all' im picciolirsi della carrucola : sia parimente la catena simile
56 a quella del ponte del Dobenheim. Abbenchè l'angolo bac sia minore di un semiretto , consideriamolo però tale per brevità di calcolo , facendo così una delle nostre so lite concessioni in vantaggio della manovra . Dietro tali premesse il contropeso nello stato di equi librio dovrebbe essere = pV2 = 1300V2= 1838.4778 ; che se poi trovandosi la macchina nella posizione iniziale si voglia nello stato prossimo al moto , fa mestieri aumen tare il contropeso di tanto che basti a vincere gli attri ti , e la rigidezza di cui convien calcolare il valore. Per desiderio di brevità trascureremo gli attriti del cilindro intorno al suo asse e nella scanalatura della sinusoide , e ci limiteremo a quelli degli assi del tavoliere e delle due carrucole , ed alla rigidezza . A calcolar le quali resi stenze ci avvaleremo di equazioni di cui abbiamo fatto uso per lo innanzi e precisamente di quelle 1. 6. 7 ed 8 del S. 40 , appropriate al caso attuale sol che si faccia in esse w = ·90° , b = o , b ' = o , b₁, = o , ß = o, ß' = 0, ed anche ' 0.
S.
54.
Fatte simili sostituzioni avremo q➡ (p +f)
√2 + nr +f' +f" , n'r' S=p "+ ጥ " V₂, P = ( p +f) Vz + nr ,
T' 1 ) ¹ ( e + iP ) , = (D ƒ' = T ਰਾ "
45°
90° = 135° ,
f " = ((p +ƒ) Vx + nr +f ' )
cos 670 35'X "
,
dalle quali ricaveremo il valore di q esprimente la tensione
34
della catena ba che risulta
2060. 7979 (13) . Se poi chiamiamo q' il peso del cilindro , desso ci sarà dato dalle
n'r' (13) 1. fl. p
√2
a 3. 1139434 • · 9. 1549020 8. 9208187
= Ip: lp =. + In' =
+ lr':= ·
• 2 0. 1505150
2= 2 V2 + 1.Ꮴ = + 1. c.°l.r =
• 8. 9208187 D. 2609978
1. 1. 8239 p + f= 1301 . 8239 , 1. (p +f ) Va = 1. ( p + f ) = 1 . 1301. 8239 = . . . . 3. 1145523
४
+ 1.ᏤᎸ
0. 1505150 3. 2650673=
1. 1841. 1168. nr = 8. 5861 X 12 < = li =
103. 0332 , lip
• 9.0644580
2 + nr ) +1. P = 1 . ( ( p+f) Va = l. ( 1841. 1168 + 103. 0332 ) = 1. 1944. 1500 = .
8 3. 2887298
2. 3531878 1. 225. 5214 ei P = 6. 5985 + 225 . 5214 TI k f' 1. f = 1. T ( 1) * ( e + ip) = 1. T = k d +1. D -1. ( 1 † )* =
+1. ( e + iP ) = 1 . 232. 1199 = . + c.°1. T.
232. 1199
9. 2226523 · 0. 5166159
2. 3657124 · 9. 9030900 2. 0080706=
1. 101.
8757
58
k equazioni q'q + ƒ₁ +£11 › S₁ = T (6) * (e + iq ), ƒ₁ = ( q + ƒ₁ ) V = X " T , nelle quali f, esprime l'in k a) pel valore di 1. (†) * vedi n.º 12.ª (2 n' r' 1. f" =1 (P+f') 2 cos 67. ° 35' X T = l. ( P+f' ) = 1 ( 1931.9064 + 101.8757) 3. 3083041 = 1. 2033. 7821 = . + 1.2 = . · 0. 3010300 · 9. 5813116 · +1 . cos 67.° 35'
+ l. n' =. + l.r" = · + c.l . T:- •
· 9. 1549020 • 8. 9208187 • 9. 9030900
1. 1694564
1. 14. 7723 q = (p + f) √2 +f' + f" + nr = 1841 . 1168 +101 . 8757+ 103. 0332 + 14. 77222060. 7979 . · 9. 0644580 1.iq = li = . · 3. 1140355 + 1.ql .. 2060. 7979 = · 2. 3785935=
1. 239. 1077 eiq6.5985239 . 1077 = 245.7062 dk 1. f, = 1 Τ ( ) * ( e + iq ) = 1T = • 9.2226523 = +1. (1 ) k 1. ( eig ) = 1.245.7062 = + c.º1. T = .
0.5166159 · 2. 3904162 • 9. 9030goo
2. 0327744
I. 107. 8386 .
59 rigi della f, quella o' , ed ' asse sull attrito tensità dell' dezza che manifesta la catena nel punto d. E fatte le convenevoli operazioni come si vedono nella nota anzi detta, si avrà q' = 2197 . 8452 , peso a cui dovrebbe ag guagliarsi ciascuno dei due cilindri per avere la manchi na nello stato prossimo al moto allorchè il tavoliere è in posizione orizzontale . La differenza tra q' e p√a è di libre 359. 3674 , misura delle forze passive da noi prese in considerazione . Credo bene però che non meno di libre 380 oltre quanto vien richiesto dall' equilibrio considerato dal Belidoro occorrono di peso verticale in ogni lato per mettere la macchina in movimento . Sup poniamo che di tanto siasi aumentato il peso di ciascun cilindro ; è egli chiaro che andandosi le forze passive diminuendo a misura che il tavoliere si eleva , il moto anzichè risultare uniforme diverrà accelerato , e farà suc cedere un urto non molto disimile da quello che si spe rimenta nel ponte alla Dobenheim . Ma sia che ciò non si avveri , perchè l'attrito cui i cilindri anderanno soggetti intorno ai loro assi e nelle superficie concave delle ri
q + f, = 2060.7979 + 107 . 8386 n' r' 1. f,, = 1 T ( q + f₁ ) √ z = l.n" +1. r" =
2168. 6365 .
· 9. 1549020 8 . 9208187
+1. ( q + f, ) = 1 . 2168. 6365 =
3. 3361868
+ 1.√2 = '. + c. 1. T
0. 1505150 9. 9030900 1. 4655125 =
1. 29. 2087 . q̀' = q -+ f, + f₁11, = 2197.8452,
2060. 7979 + 107.838629 . 2087
ნი spettive curve diminuiscano di tanto la velocità per quan to il moto risulti uniforme o quasi tale , cosa non fatti bile a parer mio vediamo cosa succederà nel moto in verso .
Alle 380 libre dippiù per ogni lato del ponte bisogna aggiungere le resistenze prodotte dagli attriti , dalle rigi dezze , e dal peso delle catene , passat e tutte dalla parte dei cilindri , per avere la misura della forza che al mo vimento si oppone . Il peso di ogni tratto di catena non è minore, come vedesi nella nota ( 14) , di 145 libre , la di cui forza , aggiunta alle altre mentovate , mi portano a credere che quella , la quale si oppone alla manovra allorchè il tavoliere è ritornato a 45.º , non debba essere minore di otto a novecento libre per ogni lato . Come superarla ? Con forza d'uomini ? La macchina non vi permette di applicarvela e quand' anche vel permettesse ce ne vorrebbe senza dubbio moltissima , a causa che buona parte sarà perduta per l'incomoda e mal alta po sizione in cui gli uomini dovranno agire , e per l'imba razzo che si cagioneranno l'un l'altro. Non ho tenuto conto delle imperfezioni da cui simili macchine sogliono essere accompagnate e le quali , se in altre producono effetti di qualche rilievo , ne faranno spe rimentare in questa dei marcabilissimi . Ed invero sup pongasi una qualche irregolarità nella sinusoide o nel cilindro ( cosa inevitabile per la grande ricercatezza ad dimandata nella costruzione si dell' una che dell' altro
(14) Peso della catena ab fig.º 6.º è uguale nr 1.ar2 = 1103 , 0332 = •
+ √2 =
1. 145. 7110
2,
• · 2.0129773 • 0.1505150 2. 1634923
( pel valore di nr vedi nota 13 )
61 ma più della prima ) ne deriveranno per certo delle oscillazioni e forse l'incaglio , quindi la definitiva cessa zione del movimento a dispetto di qualunque sforzo fatto da mano d' uomo . Converrà ricorrere allora ad altra mac china per rimettere questa nel suo sesto e proseguire la manovra , non senza tema di vederla nuovamente arre stata. Domando se ciò sia tollerabile , specialmente in una piazza assediata , che è precisamente la circostanza in cui il vantaggio di un ponte mobile ben costruito si fa più sentire : ma di ciò basti passiamo ad altro assunto . CAPITOLO 3.
Nuovo ponte mobile.
a
a S.
55.
Sia fig.
7.
af una barra rigida priva di
gravità e mobile intorno ad un asse a ; all'estremo ƒ sia affidato un peso p ed il capo di una corda ft che va a passare per la gola di una carrucola picciolissima posta in
termini questa corda all'estremo di altra barra si
mile alla prima , ed anche mobile intorno al suo asse sito nella stessa orizzontale che passa per t ed h : giri la af fino che arrivi nella posizione verticale ah, e , preso su di essa un punto qualunque m ' , si unisca con t me diante la retta m't. Dalla af si tagli la fmm " h ; dalla ft si tagli la fo = ht ; centro m intervallo m't si descriva un arco di cerchio il quale incontri in o ' la ft. Se una corda uguale ad m't si lighi con un capo in m e coll'altro in o' , è manifesto che nella posizione oriz zontale della barra af le due porzioni di corda fo' mo' faranno colla fm un triangolo ; ma se la af si muove intorno al punto a tirata da un peso q ligato all' estre mot della te , siccome l'angolo aft si va ingrandendo , non potrà più la mo' essere la base del ripetuto trian
62 golo , ma tenderà a mettersi in linea retta colla o't , e nelle successive posizioni della barra la fo' non rimarrà più tesa , e lo sarà solamente la mo ' e l'altra parte della ft posta tra il punto o ' e la carrucola . Che se poi la stessa porzione di corda uguale ad m't, in luogo di ter minare con i suoi capi in m ed in o' , venisse a congiun gersi con me con o , non risentirà veruna tensione dai pesi p q se non quando la af sarà arrivata in ah. Ma se, restando con uno dei suoi capi in m, venisse l'altro a ligarsi ad un punto qualunque n intermedio tra quel li o o' , la tensione cui andrà soggetta nel movimento della af si manifesterà prima che questa arrivi in ah e tanto prima per quanto il punto n più si accosta ad o'. Ciocchè abbiamo detto del punto m " od m possiamo ri peterlo per qualunque altro della barra ; sia però m il prescelto sulla af ed n sulla ft ; è chiaro che , nella po sizione verticale della barra , n sarà in t , e che della corda ft la sola porzione tn sarà passata dall' altra parte della carrucola non già tutta la ot , come succederebbe nel caso la catena sussidiaria mn non stasse per lo mez ZO. Ma noi abbiamo dimostrato nel S. O 12 che ht + ts > ft ossia >th + to , quindi ts > to e con più ragio ne ts > tn : dunque, se vogliamo che le due barre , stante la catena sussidiaria mn , risultino entrambe verticali ad un tempo , è necessario che quanto la af è orizzontale sia la corda ft aumentata di altra porzione td, tal che risul ti tntdts , ossia che nella detta posizione della af la corda che unisce gli estremi delle due barre deve es sere uguale alla quantità m del S.º 44 , più la parte la quale abbraccia la carrucola , più la differenza tra la fn ed fo . Sia tanta la ftd e siavi altra corda uguale ad m''t ligata ai punti m ed n ; si gravi la barra cd del peso g atto a tenere p nello stato di equilibrio , e poi con una spinta si faccia muovere all' in giù ; l'equilibrio sarà di
63 strutto è , per quel che abbiamo dimostrato nell'altro S.° 17 , P salirà e q discenderà con velocità sempre
crescenti ( 15) .
Siano arrivati p in h' e q in d' e sia
( 15) Abbiamo dimostrato nel §.º 17 (fig. 2. ) che , essendo la corda ft + tv fh + ht = ht + ts, i pesi p e q in equilibrio in fe v acquistano una velocità sempre crescente nel percorrere gli archi di cerchio fbh vns : ma, siccome la dimostrazione che ne abbiamo fatta di pende dalla lunghezza della corda ft + tv uguale pre cisamente a th + ts , non è conseguenza giusta o per meglio dire dimostrata che , allungando la detta corda della quantità no , come si è detto nel testo , una si mile circostanza debba verificarsi : anzi ci è motivo di sospettare che succeda il contrario , cioè , che la ve locità variabile da cui dovrà essere animata q in un punto qualunque dell'arco vns, in luogo di essere cre scente nella direzione vs , sia decrescente ; vale a dire che da forza non accelleratrice ma ritardatrice verrà animato nel suo moto discendente . E che nel fatto deb ba essere così nel percorrere porzione dell' arco molto vicina ad s estremo del raggio verticale cs è cosa fa cile a concepirsi ; dapoicchè siccome l'allungamento che abbiamo fatto della catena porterà seco che q sarà arrivato in s allorchè p non lo sarà in h ; ne deriva che in questo stato il primo dovrebbe essere infinito per fare equilibrio al secondo qualunque esso siasi. Or questo passaggio da una quantità finita ad una in finita non può avvenire per salto , ma pare certo che [ dall' aver dovuto crescere per fare equilibrio a p pri ma di arrivare in s , sia poi giunto al caso di dover essere infinito ; e se sarà rimasto costante avrà dovuto essere animato da forza ritardatrice nel senso vns. E chi ci assicura che ciò non succeda in tutti i punti
64 questa la posizione in cui la tensione si manifesta sulla catena suppletoria ligata nei punti m , n ; il punto n in
del ripetuto arco ? Possono in realtà esservi dei casi di simile natura , come faremo rilevare qui appresso , ma moltissimi ve ne son di quelli in cui succede che i corpi pe q, in equilibrio allorchè p ritrovasi in f, per corrono con velocità sempre crescente buona parte de gli archi di cerchio cui sono obbligati di restare ; e solo nella fine del movimento discendente di ¶ la ve locità è decrescente .
Non potendosi però dimostrare
tutto questo a priori , almeno senza grandi difficoltà e lungherie, ci limiteremo a notare i caratteri che faccian discernere i primi casi dai secondi , riserbandoci nel l'atto pratico di verificare con calcoli speciali se quelli a o questi hanno realmente luogo (fig. 7.ª ) . Sia dunque th + no , come abbiamo detto nel la corda ft + td = ts testo, e siano i pesi p e q in equilibrio allorchè ritro vansi in fe d ; cerchiamone il loro rapporto, facendo r zsenw tang. uso delle equazioni q = p اح a sen( w +3 ) z == Va² +r² — 2arcos ( w +ß ) , z' = m ➡z , COS Θ 2r2 -z/2 che siricavano da quelle N.i ( 1 ) (3 ) (4) e (5) 2r2 " del §. 40 nelle quali si è supposto fo , f'o , f = 0, n = o , ß' := = o , quindi a ' = r'r. L'angolo ß Ᏸ il cui seno b qualvo risulta ogni lta sup 26.º 54 uguale 33 di ", '. è a
poniamo r = 12 , b = 6 come in addietro ; risulta dip più ar² + b² = V 180. L'altra costante che con vien determinare per fare l'applicazione delle precedenti equazioni è m la quale in questo caso dipende dalla ɔɔ : ed è questa la quantità che può far risultare il moviirun to dei due corpi o sempre accelerato o sempre ritardato
65 vece di trovarsi in n
starà in n' ed il peso p in luogo
di esercitare la sua efficacia sulla h't la dirigerà contro od in parte accelerato in parte ritardato . Se on ⇒o củ riduciamo al 1.º caso, cioè a quello discusso neť §.º 17 · per scorgere poi quando potrà avverarsi il secondo e quando il terzo , fa mestieri portare delle attente rifles r sen w tang. • It sioni sulla formola q = p - Z a sen(w+3) z' secondo membro di questa equazione è composto dal r sen w fattore costantepe dai due variabili z sen(w+3) g e tan . Il primo di questi è una quantità decre z' scente , crescente la seconda , come può rilevarsi da ciocchè si è detto nel §.º 15. L'incremento a cui va
Θ' soggetto il fattore tang. ✪l è più rapido a misura che z' l'angolo
' si fa maggiore.
Supponiamo dietro questa riflessione che il valore di on ed in conseguenza di m sia tale che, stando il P all'estremo del raggio orizzontale af, faccia risultare z e quindi ' assai grandi; allora , da un piccolo decre sen w mento di w edin conseguenza del fattore z sen(w +3) taur. O deriverà un incremento grandissimo al fattore ; z
senw quindi il valore primitivo di z
sen(w +ß)
lang . Z
sarà
minore del nuovo valore che acquisterà col ripetuto decremento di w : vale a dire che il secondo valore q dovrebbe essere maggiore del primo , per fare equi librio a p , e se sarà rimasto costante, non potrà il p essere tirato da q per muoversi sull'arco di cerchio ſh'h. 9
66 la m't e , come è ben chiaro , con maggior energia , la
quale sarà tanto maggiore per
quanto il punto m' più
Ma quale sarà questo valore di on che farà verificare questo caso ? Non credo cosa molto facile lo scovrirlo, nè voglio d'altronde abusare di vantaggio della cor tesia e sofferenza dei leggitori di questo
scritto . Mi
basta aver fatto conoscere la possibilità di una
tale
circostanza, e vengo a far vedere che nel caso nostro, come in molti altri , si verifica il terzo di quelli sum mentovati.
Mettiamo atal uopo m'h = 5 , sarà m''t=√ m'h² +ht² √61 : = √ 25 + 36 =
= mettiamo dippiù fam'h2 + m't√25 +61 = √ 86 = 9.2736 ; risulterà m = ts + th +nots + fa =12√2 +9 . 2736 = 16 . 9704 + 9.2736 = 26 . 2440 . Sia ora w = 90° Z Risulterà q = p , tang . O ' , z = ft = √ fg² +giª Z = √ 18² + 122 = √ 468 = 21. 6333 , e z ′ = m Z/2 212 - Z 26.2440-21.6333 = 4.6107 , cos ' = 2 ra -21 . 2585 266.7415 288 = cos.22 .° 09' . 08" , ed in 288 288 3 21.633 fine q = P4.6107 tang. 22. ° 09' . 08 ″ . = p X 1. 9104 . Sia in secondo luogo w = 43.º ed inconseguenza wß = 71.° 33'. 54″.
Sarà z = Va² + r² .- 2arcos (w +ẞ ) =V ▼ 180 + 144—2V1
80 X 12 cos 71. ° 33 ′ 54″
= V 324 — 101.8237 -
222. 1763 = 14. 9056 ;
90056 5611. 3384 , cos e z' — m — z = 26. 2440 — 14. 9
67 si accosta ad a. Possiamo in conseguenza accostarlo in modo da far risultare tutte le successive tensioni prodotte 238128.5593 288 14. 9056 =P
V180
159.4407 = cos 56.° 23′ . o5" e q 288 12 sen 45° • tang.56 . °23′.05" sen 71.º 337.54″ 11. 3384
= p X 1.3049. Sia in terzo luogo w= 30 °, w +8 = 56. ° 33 ' . 54" ;
sarà z = √324—2 / 180 X 12 cos 56. ° 33 ′ 54″ = √ 324 — 177. 4156 = √ 146. 5844 = 12. 1072 , z' = mz26 . 2440 -12 . 1072 = 14. 1368 , cos ' 288. 199. 8491 89. 1509 = cos 71.º 58' . 04″ , e q 288 288
12 = P V180
sen 30° sen 56.° 33′ 54″
12. 1072 14. 1368 tang.71.058'.04 "
= PX 1. 3711. Sia in fine w = 20º , w + ß = 46. ° 33 ′ . 54 ″ , sarà z = V 324 — 21180 X 12 cos 46.º 33′ 54″ = √324–221 . 3808 = V102.6192 = 10. 1301 , z' = 26.2440—10.1301 = 16 . 1139 , cos e ' :
288-259.6578 288
28. 3422 = cos 84.º 21 ' . 08" , e q 288 10. 1301 12 sen 20º tang . 84. ° ai , 08 Р V180 sen 46.° 33' 54" 16. 1139 PX 2. 1272 . Dal paragone dei diversi coefficienti di p rilevasi che in questo caso il q per fargli equilibrio dovrebbe fino ad un certo punto andare diminuendo, poi crescen
do fino a divenire maggiore del suo valore primitivo, che gli corrisponde allorchè w = 90° , e che, rimanen do costante, i due pesi saranno in principio animati da
68 dal peso p maggiori delle correlative causate da q . Al lora il movimento della macchina da accellerato che era
forza acceleratrice ed in seguito da forza ritardatri ce . Lo stesso si verificherebbe dando altri valori mag giori ad m, ma non molto grandi da far avverare il caso mentovato innanzi.
Stanti adunque le circostanze di sopra cspresse , it peso q da cui la barra sarà caricata , farà equilibrio a p non solo allorchè ritrovasi questo all'estremo del raggio orizzontale af, ma benanche in altro punto del l'arco fh'h, cui corrisponda un valore di w > 20.º. Chi volesse con esattezza conoscere qual desso siasi , con m-z' vien che ricorra all'equazione q = p r a b ( a² + r² —( m — z′ )² ) V4 —z¹² del r - V4a²r—(a² +r²—-( m — z' )² )² ) 2r²r2 —z'a 2 G S.º 22 , nella quale siasi fatto r = r' . Risolutala per rapporto a z¹ sarà dessa di 16.º grado e darà , per quanto a me sembra , almeno otto valori reali dell'in cognita , cioè quattro positivi e quattro negativi. Uno dei valori positivi sarà evidentemente quello di già tro vato allorchè w = 90 ° , cioè z ' = 4. 6107 , e sarebbe cosa facile trovare gli altri tre reali che corrispon dono al medesimo valore di w , e quindi ridurre la mentovata equazione ad essere di 12.º grado : il terzo valore reale e positivo di z' sarà quello che si cerca . Trovato il ripetuto valore di z' si ricaverà quello di z dalla relazione z = m—• z ' quindi quello di w + ß a2r2-zla mercé l'altra relazione cos ( w + ß ) = : " ed 2ar in ultimo w = ( w + ß ) —ß = ( w + ß ) —26.º 33 ' . 54″ . Per me credo di astenermi da queste indagini che interessano la teoria piucchè la pratica, presa partico larmente di mira in queste pagine.
69 in sul principio diverrà ritardato ; e , se la velocità acqui stata col primo verrà distrutta dal secondo sino a che p arriva in h, ne succederà la quiete . Supponiamo per poco essere della fatta andata la facenda e che si dia un im pulso a q in senso contrario a quello datogli in addie tro; ne deriverà un movimento discendente per p ed ascen dente per q accellerato dapprima e ritardato dappoi , che li farà ritornare in fe d ove rimarranno nuovamente in quiete. Non credo però superfluo dare una dimostra zione dell' ultima conseguenza da me dedotta , e che , quan tunque chiara in se stessa , non è certamente un assioma di meccanica.
S.
56.
Consideriamo a tal uopo il solo corpo p che
partito dalla quiete in ƒ sia arrivato senza velocità in ħ . È egli manifesto che, se una porzione del quadrante fh sarà stata dal medesimo percorsa con velocità sempre crescente , sarà stata percorsa la rimanente con velocità decrescente. Sia fh" la prima porzione , h'h la secon da. Chiamiamo
la forza variabile da cui p è animato
nel percorrere lo spazio fh" che denomineremo S. Sup poniamo lo spazio S suddiviso in tanti elementi picciolis simi s s's s!!! · · Sin-2 Sn-1 sn > e che la forza dia al corpo p un nuovo impulso atto ad imprimerle una certa velocità in ciascuno dei ripetuti elementi. Sia v la velocità impressa nell'elementos ,
' quella impressa nel
l'elemento s'e così di seguito . Avremo che la velocità da cui p sarà animato alla fine dello spazio S uguaglie rà la somma della velocità elementare, e , se la chiamere mo V, avremo Vv + v ' + v'' . + vn-2 + x²-1 + vn ; ed S = s + s′ + s' + sn 2 + snx + sn Supponiamo ora che ritrovandosi p in quiete in h'' sia spinto verso ƒ con una velocità V, e che resti ancora sog getto alla stessa forza variabile 4. In ogni elemento pic
70 ciolissimo dello spazio S la forza Φ farà perdere al corpo
tanta velocità quanta ne avrebbe fatta acquistare , se il mo vimento si fosse effettuito nel senso fh : vale a dire , che nell'elemento sn la velocità V sarà diminuita di v” , nell'ele mento sn
la deminuzione sarà vn - 1 , e così di seguito .
Dunque la velocità da cui il corpo sarà animato in ƒ, estremo di tutti gli elementi dello spazio S = s" + sn− 8 · + sn- 2. • · ss's, sarà V'V- (2"+vn- x® + vn- 8 • + v '' + v' + v ) . Ma vn + vn — I
+ vn-2 · -V= 0.
• + v'' + v' + v = V: dunque V' = V
Possiamo in conseguenza tener per principio che se il corpo p soggetto agli impulsi della forza ritrovandosi in quiete in h " viene spinto verso ƒ con la velocità che avrebbe acquistata mercè la stessa forza andando da f verso h' , arriverà in ƒ con velocità = 0. Consideriamo ora il movimento dello stesso corpo p
sopra l'arco h' h. Sia anche V la velocità con cui parte da h' , e zero quella con cui arriva in h: sia q ' la forza ritardatrice variabile cui è soggetto in questo caso . Lo spazio h'h , che chiameremo Z , s'intenda suddiviso in zna2 zn ―x tanti elementi picciolissimi z z'z' · z”, e la stessa forza sottragga da V in ogni elemento dello spazio delle porzioni di velocità ; cioè che nell' elemento z la diminuzione sia u in quello z' sia u' e così di se guito . Avremo che tutte le sottrazioni saranno u + u' + u" · + un−2 + un− 1 + un . Quindi la velocità da cui il corpo sarà animato alla fine dello spazio z , е che chiameremo U, sarà UV — ( u +u' + u'' +un−2 + un−x + u" ) ; ma per supposizione Uo dun que Vu +u +u" · +un-2 + un—1 —un. Parta ora il corpo da h per andare verso h " mercè gl' impulsi della forza q' che da ritardatrice che era di viene acceleratrice
è egli manifesto che mentre percorre
71 l'elemento dello spazio z" acquisterà la velocità u” , mentrè percorre l'elemento z l'aumento di velocità sará un−1 , e così di seguito . Quindi alla fine dello spazio z la ve locità acquistata sarà U" = "+un un-2 . ++ u' + u= U. Se dunque il corpo parte da h" con la velocità V che
ha perduta arrivando in h a causa della forza ' ; par tendo della quiete in h per ritornare in h" mercè la slessa forza, che da ritardatrice che era si cambia in ac celeratrice , ritornerà in h" con la velocità con cui n'era partito , ma diretta in senso contrario. E perchè abbiamo supposto che Vera la velocità che il corpo avea acqui nell'andare da ƒ in h" , ed ab stata mercè la forza biamo dimostrato che partendo da h" per andare in f colla stessa velocità V diretta in senso contrario , arriverà in ƒ senza velocità : resta adunque dimostrato che se tro 1 veremo il mezzo onde far chep parta dalla quiete in ƒ ed arrivi senza velocità in h ; avremo ottenuto ancora che desso, partendo da h , ritornerà in ƒ senza forza estra nea , ma animato solamente dalle forze variabili cui va naturalmente soggetto. S. 57. Non resta adunque a fare altro per la completa risoluzione del nostro problema che determinare due punti med n che soddisfino alla condizione di sopra espressa nel moto ascendente di pe discendente di 9. Non saprei dire se ciò possa completamente ottenersi per via di cal colo : a me pare che nò , perchè in primo luogo occor rerebbe conoscersi la misura variabile delle forze 9,4′ e ciò dipende dalla integrazione di differenziali di secon d'ordine e complicatissimi : ed anche avuta una tale co noscenza dovrebbero in modo concertarsi le rispettive e nergie delle dette forze da far si che la velocità prodotta dalla prima rimanesse distrutta dalla seconda . Tuttociò presenta a parer mio delle difficoltà insormontabili. Mà 1
72 sia pure il contrario , e siansi ' determinati due punti m ed n da soddisfare al quisito in teoria : saranno dessi che vi soddisferanno ancora nella pratica ? No certamente ? imperciochè resteranno sempre le forze passive , le quali impediranno che nel fatto il corpo p partendo dalla quiete in f arrivi in h senza velocità , quantunque la scienza abbia dimostrato dover ciò avvenire . Persuaso di questa verità, considerando che il problema risulta indeterminato , potendo esservi più punti m ed n da soddisfarvi , mi sono appigliato al partito di servirmi della teoria per quanto poteva essermi giovevole ad eliminare le difficoltà le più so stanziali da potersi incontrare nella pratica riserbando a questa le altre , ad allontanare le quali le riesce facilissimo. §. 58. Abbiamo detto che varii punti m possono sod disfare al quesito , ed in conseguenza scegliendone uno tra tanti resterebbe a determinarsi l' altro n , ossia la lun ghezza della fn cosa a cui in pratica si arriva senza ve runa difficoltà, come meglio si vedrà in prosieguo . Ma, se molti sono i punti m da potersi scegliere sulla af, non sono però tutti , e potrebbe cadere la scelta sopra uno che non goda delle necessarie prerogative . Potrebbe in fatti essere preso' tanto vicino ad f, che , qualunque siasi la fn, il movimento della macchina termini sempre col l'essere accelerato nell'ascensione del tavoliere . Sarebbe ciò molto imbarazzante nella pratica , e pieno di non lievi inconvenienti ; fa quindi mestieri trovare teoretica mente un punto il più lontano da a oltre il quale non fia lecito dilungarsi . Questo punto qualunque esso siasi deve godere della prerogativa di far risultare tutte le tensioni prodotte da p sulla catena m'td' sempre maggiori di quelle prodotte da q , se questi due pesi si fanno equilibrio nella posizione orizzontale della af, allorchè la catena cui quelli sono ligati è la ftd. (La fine nel prossimo volume) .
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73
EXPÉDITION DE RUSSIE PAR LE MARQUIS DE CHAMBRAY.
3.e Edition 1837. 8. v. in 8. Paris chez Anseline PACHARD. 1838. Quando Napoleone comandava i piccoli eserciti in Italia tutto fu regolare , tutto fu bello , tutto fu grande. In seguito ha operato delle grandi cose : ma sovente la forza morale ha predominato sul positi vo. A misura che la sfera s ' ingrandiva , tutto diveniva rischioso , Per abile che e tutto era calcolato in vista di grandi risultamenti. si sia ; vi són sempre nel terribile gioco della guerra pericoli pro porzionati alla grandezza de' successi , i quali van sottomessi probabilità maggiori in tutti i versi. Gli eserciti di Napoleone divenuti più numerosi i nemici nè tolsero esempio e ne ebbero del pari. Alla fine però il mondo fisico, superò il mondo morale. Il talento , il carat tere e la profondità de' pensieri va sottomesso a taluni limiti. La non si poteva guidare , e perciò si è veduto schiac macchina ciato chi lapiùreggeva. Foy, Guerre de la penisule 1. vol. pag. 107. La storia dell'umanità è ricca di militari avvenimenti , ma non tutti interessano del pari . A produrre tal quale effetto son necessarie alcune condizioni , che non sempre si ritrovano nelle guerriere imprese. La ricerca di tali con dizioni ci sembra un preliminare indispensabile , nel dar ragguaglio della terza edizione dell' opera che descrive un gran fatto di guerra ; e le cause necessarie per ser bare un' interesse costante , il quale si riproduce anche quanto v' ha ragioni in contrario, possono ben ridursi alle seguenti . « I fatti militari di una guerra offrono il doppio in >> teresse , risultante dallo sviluppo dell'intelligenza dei » capi dell' energica volontà degl' individui , tanto nel » l'affrontare i pericoli , quanto nel sopportare i disagi » le pene e le priyazioni , imposte dalla guerra ; e di 10
74 » più gli effetti di questa lotta si fan sentire nel mo » mento alla generazione contemporanea e poscia a quel >> la che segue » . Certamente l'importanza delle storiche composizioni ri sulta sempre dal doppio interesse che ispira lo sviluppa mento dell' intelligenza e della volontà negl' individui, e l'azione di queste forze sulle vicende e le trasformazioni delle società . Ne sarebbe difficil cosa il dimostrare , quanto la rinomata de' più chiari storici sia dovuta all'e sposizione armonica di quelli avvenimenti ne' quali si rac coglie tutto l'interesse , che l'uomo prende nel conside rar se stesso nelle difficili e diverse condizioni . E l'im portanza di una guerra deve sopratutto riunire queste condizioni , mentre è un tristó e monotono spettacolo , quello dell'urto di masse brute , che lasciano la sola traccia della sofferenza dei vinti e la barbarie de' vin citori , e nessuna modificazione sorge , nelle condizioni della società e nel progresso dell'intelligenza , per il san gue e le fagrime sparse ; quindi a ragione son neglette tutte le guerre combattute tra popoli barbari ; ed il chiaro storico di Francia il Thiers , dopo di aver descritto le campagne del 1796 e 1797 in Italia : cosi discorre:
« Quando la guerra diviene una rutina puramente » meccanica , la quale mira a respingere ed ammazzare » i nemici che si hanno a fronte non è degna della sto » ria . Ma quando in essa si vede una massa di uomini posti in movimento da un solo e vasto pensiero, il quale » si sviluppa in mezzo allo scoppio de' fulmini , con altre
73 >> tanta esattezza che l'elaborazioni di un Newton e di
>> un Cartesio nel silenzio del gabinetto ; allora lo spet > tacolo è degno del filosofo dell' uomo di stato e del » militare ; ' e se questa fusione identica della moltitu » dine con un solo individuo , sviluppa la forza al suo » più alto grado , e si destina a combattere alti interes » sí , allora diviene tanto morale quanto grandiosa » . * Ecco l'origine del grande interesse preso dalla genera
zione che sorge , per gli avvenimenti della spedizione di Russia nel 1812. Ed in verità quale altro avvenimento può la storia comparare a questo spettacolo ? Essa ci ha presentato sempre o delle masse numerose mosse dall'az zardo e senza essere dirette dall' intelligenza , o di quelle limitate che seguivano i metodi della scienza ed i ri trovati dell' arte in ispazi circoscritti , e con effetti pro porzionati al numero ed allo spazio . Ma qui al contra rio si trova riunito la massa maggiore di uomini , l'in telligenza vasta e gli spazi immensi ; la guerra offensiva , come la difensiva esauriscono tutte le risorse estreme , le quali nascono da' principî diversi. Si aggiunga la varietà de' popoli componenti gli eserciti , la severità del clima , la quantità di ostacoli a sormontare , l'intensità e la du A rata delle pene e delle privazioni , e la sproporzione di quelli che sopravissero a quelli che vi perirono , per chè la morte apparve in si diverse forme che chi fuggiva ad un pericolo ne incontrava ben altri , e tutti gli ele menti della natura ed i ritrovati dell' intelligenza sem bravano riuniti per distruggere , benchè destinati in ori
76 gine a conservare l'umana specie, Se dunque tale spet tacolo chiama l'attenzione di tutti gli esseri dotati di quei naturali sentimenti, mercè i quali l'emozioni rivestite da un carattere poetico è tragico
vivamente li scuotono >
cosa mai non sarà per coloro i quali indipendentemente dall' essere sensibili , nel dividere i sentimenti comuni alla specie , professanti il culto dell' idee , van cercan do nei fatti umani quella sintesi ,
che li guida a consi
derar meglio i destini dell' umanità? Questi uomini qua lunque sia la loro posizione , per quanto diversi ed op posti sono le loro opinioni e i loro interessi , non pos sono dissimular la somma influenza che esercitano su le vicende sociali , come su la direzione intellettuale e morale de' di nostri , l'elevazione e la caduta di quell' impero francese trasformazione della rivoluzione. E se il Robertson nel tracciare le prime linee della sua illustre introduzione alla storia di Carlo V.° diceva , « che i due grandi avvenimenti i quali avevano operato >> una grande rivoluzione nella politica e nei costumi » dell'Europa , erano l'elevazione e la caduta della po » tenza romana » . Senza dubbio considerando oggi nel loro insieme gli avvenimenti che si succedono , ben può dirsi con altrettanta verità, che l'elevazione e la caduta di Napoleone, che una generazione ha veduto sorgere e perire, ha un influenza diretta e l'avrà per lungo tempo su tutte le vicende storiche ; quindi la spedizione di Rus sia , qual eausa diretta della distruzione dell' impero domi natore, si richiama alla mente di quanti mai meditano negli
77 avvenimenti storici ( 1 ), perchè riunisce le condizioni che si tengono vive , e rinnovavano l'interesse per quelle g‹ sta
che le possedevano in un più alto grado.
Da questa generale disposizione degli animi sorge a nostro credere la terza edizione della spedizione di Russia scritta dallo Chambray. Nel presentarne l'analisi , tralasceremo ogni considerazione riguardante l' origine di quella sangui nosa lotta , e solo chiamando l'attenzione de' nostri let tori sulle conseguenze di questo grande avvenimento ri trarremo qualche verità scientifica del come fu combattuta quella guerra, quali furono i metodi usati e quale l'ap plicazione , per quindi seguendo l'epigrafe che abbiam tolto, determinar le ragioni perchè questa produzione sem bra più ricercata delle altre le quali hanno pur trattato l'istesso soggetto . L'opera è divisa in quattro libri , perchè quattro sono le epoche principali di quella guerra. Il primo discorre del passaggio del Niemen fino alla battaglia di Smolensko . Il 2.° dalla battaglia di Smolensko fino alla presa di
(1) Se alcuno oppone al nostro dire , che Napoleo ne fermando la pace a Praga o a Chatillon nel 1813 e 1814 la campagna di Russia perdeva la sua impor tanza ; noi risponderemo che il sistema di quel grande uomo anche in tal caso si trovava rovesciato , ed en trava in nuova combinazione di cose ; e forse egli ciò sentiva , per cui vedeva molto più in là de' suoi consi glieri quando si rifiutava di segnar quella pace.
78 Mosca. Il 3.
dall' evacuazione di Mosca fino all' arrivo
sul Boristene aď Orza : Il 4.° dal Boristene fino all' eva cuazione intiera del territorio russo con il ritorno a Kowno dell' avanzo dell' esercito francese, L'autore ha diviso in quattro periodi quello intero della guerra , due per l'of fensiva dell esercito francese , e due per il movimento di ri tirata. Lopera è preceduta da una introduzione ove Cham bray espone lo stato dell' Europa fin dal 1805 , tutti gli avvenimenti che hanno menato alla spedizione di Russia nel 1812 , e nella conclusione traccia il quadro della con dizione di Europa dopo la ritirata , la quale si era mo dificata 9 se non nel fatto , ne desiderî e nelle speranze ; Numerose note , ricca e preziosa collezione di documenti officiali ed interessanti corredono l'opera , un atlante e qualche spiegazione circa le opinioni dell'autore , ornano la terza edizione messa a stampa nel 1838 . Esporremo soltanto il carattere generale di ogni pe do della guerra " e non già l'analisi dei particolari, locchè ci menerebbe assai lontano , e così notando le riflessioni emesse dall'autore le faremo seguire da quals che nostra osservazione . Nel primo libro Chambray parla della riunione delle forze sulle rive del Niemen , numera i due eserciti op posti , e dimostra la superiorità di quello capitanato da Napoleone. Descrive il passaggio del Niemen a Kowno , la ritirata dell' esercito russo , necessaria per la sua estesa posizione e per la scelta del punto di passaggio dell' e sercito francese , il quale nel suo primo movimento re
49 spinse in direzioni divergenti le due grandi divisioni deł l'esercito russo , l'una cioè verso la Duna e l'altra sul Boristene ; descrive per quali combinazioni Doctorof po tette raggiungere il principale esercito dal quale già era separato, come Pangration abilmente ripassò il Boristene dopo il combattimento di Mohilow sostenuto contro Davout, ma favorito dal lento muovere dell' esercito condotto da Girolamo ; dimostra come Barklay si ritirò nel campo di Drissa e si vide separato dal secondo e terzo esercito russo, e dalle provincie meridionali ; nota la battaglia di Klay stei tra Oudinot e Vittgenstein due volte rinovate , ma senza alcun risultamento per le due parti belligeranti, ed anche sterile per le operazioni generali della campagna. Macdonold riconosce Riga nell' istessa epoca , e Regnier sorpreso nei suoi quartieri dal terzo esercito russo , vede minacciato il Ducato di Varsavia ,
ma il ritorno di
Schwartzenberg con gli +2 austriaci ausiliarî già impegnati nella direzione di Minsk , rileva le forze francesi per mette loro di riprendere l'offensiva, e la battaglia di Go dorescena guadagnata da Regnier e il generale austriaco respinge Tormassow nel fondo della Volinia , al di là delle rive paludose del Pirepet , ed assicura l'ala dritta dell'esercito francese ed il gran Ducato di Varsavia. In tanto il nerbo delle forze francesi dopo di aver osservato quelle del russo al campo di Drissa , con un movimento diagonale cerca di prevenirlo verso Vitpesk , per riem pire il doppio scopo di passar la Duna , prendere alle spalle il campo trincerato , se il Capitano russo si ostina
80 di conservar la sua posizione , e prevenirlo nella direzione di Smolensko, se muove parallellamente all'esercito fran cese, il quale mirava a separarlo da soldati di Pangration', mentre lo scopo del generalissimo russo era di ricongiun gersi a quelli. I combattimenti di Ostrowno, fecero ai russi nascondere il movimento retrogrado e spinsero i francesi ad avere una battaglia la quale precedette l'occupazione di Vitpesk per parte di que' soldati francesi , i quali 7 in tal guisa furono in diretta comunicazione con Davout, e con l'esercito capitanato da Girolamo " passato sotto il comando del primo.
Parimente Barklay si riunisce a
Pangration nel punto importante di Smolensko , vertice dell'angolo ottuso formato dal corso della Duna e del Boristene , i quali fiumi portono le loro acque nel Baltico , e nel mar Nero. Alla fine di luglio terminate queste ope razioni , Napoleone dovette concedere alquanto riposo a' suoi soldati , i quali erano in continuo movimento da circa 40 giorni , a contar dalle prime osticilità . L'eser cito russo volle tentare un'attacco , sulla linea un po' disseminata dei francesi , ma Napoleone a tempo si av vede di quella operazione , e riunito prontamente i suoi soldati , il generale russo credette più utile conservar le sue massé e non azzardare una battaglia, che considerava non senza ragione più nell'interesse dell' esercito d' inva sione; epperò il capitano di Francia una volta raccolte le sue forze continua l'operazione , riprende l'offensiva , e con un gran movimento strategico passa il Boristene per prevenire il russo a Smolensko , mentre era impegnato
81 nella direzione di Witpesk ; ma i soldati di Doktorow difendono quella cinta di antiche fortificazioni , e danno tempo al resto dell'esercito russo di guarnire le rive del Boristene , che i francesi dovevano ripassare per essere padroni di tutta la città divisa dal fiume , e poter offen sivamente agire sulla grande strada che mena a Moska. Ostinato fu quel combattimento , ed una porzione de' sol dati russi azzuffati nelle vie di Smolensko poterono tra versarla e riguadagnar la strada consolare. Il 17 agosto i francesi dopo gravi perdite padroni della città , passano il Boristene, e si spingono guidati da Ney verso Mosca, onde tagliare da questa gran comunicazione , le colonne ch' ancora guidate da Barklaý , erano nelle vie trasver sali ; cagione vera della sanguinosa battaglia di Valenti no Gora combattuta dalla vanguardia francese già rin forzata da alquanti soldati di Davoust , e la retroguardia russa sostenuta successivamente dal secondo esercito. I russi si ritirarono dopo aver coverto lo sviluppo delle co lonne di Barklay sulla strada consolare , e tale retrogrado movimento lo eseguirono in ordine, pel lento operare dei francesi spinti alle spalle della retroguardia nemica , ope razione che Junot aveva più figurato ch' eseguito .
Qui
termina la prima epoca . L'autore dopo di aver indicate le operazioni di questo primo periodo fa le seguenti riflessioni , le quali racchiu dono la sua opinione circa il risultamento dei primi avveni menti, e circa il gran vantaggio che si sarebbe avuto nel l'occupar l'interessante punto di Smolensko, geograficamen te e cronologicamente considerando la cosa .
II
82 « Quasi tutti dice Chambray , dividevano l'opinione di » doversi armare Smolensko , ordinar la Polonia , e pre » parar nuovi mezzi per penetrare in Russia nella pros >> sima primavera . I vantaggi di un tal partito erano trop » po chiari, perché Napoleone non li sentisse; ma l'or > goglio del suo carattere la vinse e qual Capitano si de >> cise ad inseguire l'esercito russo " credendo che forzato >> Alessandro à domandar la pace , si sarebbe finito la » guerra in una sola campagna , idea che tanto lo lusinga >> va. Sembra incredibile (continua l'autore) che una riso >> luzione si generalmente dissapprovata , sia stata presa da » un generale , al quale nessuno contrasta grandi talenti » militari, purnondimeno fa d'uopo convenir che Napo » leone in quel momento era illuso dal suo genio , con >> tava sulla sua fortuna , correva appresso ad una batta << glia, che avrebbe avuto per risultamento di obbligare » l'imperatore Alessandro a subire la sua legge. I ricordi » di Austerliz ove gloriosamente erasi tirato da una poẻ >> sizione critica dominavano tutte le sue idee ( 1 ) .
(1) V'ha molti i quali accusáno Napoleone di non aver segnato la pace quando giunto in Vilna l'impe radore Alessandro per mezzo del suo ajutante di campo il gencrale Balachef gli fece tenere una sua lettera au tografa scritta in data del 25 luglio , nella quale disap provando la condotta del suo ambasciatore principe di Kurakin chiedeva di venire agli accordi su tutti i punti purchè gli eserciti francesi sgombrassero il territorio
83 Questo giudizio pronunziato dall' autore contiene le con seguenze ed i risultamenti della intrapresa dicui ne trac
russo .
Ora a ben considerare la decisione di tanto
uomo non si abbia soltanto presente la fine di quella guerra , ma le condizioni delle cose quali più parti colarmente erano in quell'epoca ; chè il presente non sempre dà una giusta spiegazione del passato . E Na poleone conseguito lo scopo di aver sorpreso il nemi co , quando gli eserciti russi correvano gravissimo pe ricolo per i concentrati movimenti de'francesi , poteva più di ogni altro contare sopra risultamento assai mag giore , e doveva decidersi a dettar la pace stabile e ferma dopo la vittoria ,
e non correre gli eventi di
una lunga negoziazione. Per cui cattivo in S. Elena rispondeva al commissario russo Balmyn che su tal proposito lo interrogava « dans les tèmes de la pro » position d'Alexandre il fallait un mois pour s'en » tendre , et que ce délai pouvait faire perdre toute la » campagne , des préparatifs immenses et des alliances » qui ne se retrouveraient plus » . Ebbene quel mese si temuto da Napoleone , al giusto dire del Bignon , lo avrebbe interamente salvato , perchè scorso appena si sarebbe veduto nell' impossibilità di finir la guerra in una sola campagna . Ma quanto quel genio di guerra prediceva alla Russia, la fortuna l'applicava contro quel l'uomo al quale aveva per tanti anni largamente pro digati i suoi favori , la fatalità lo trascina i suoi destinį
84 cia la storia ; e perciò ci sembra importante di deter minar se è giusto , e se la condotta tenuta dal supremo conduttore dell' esercito francese ,
poteva essere diversa
da quella adot'ata ; se l'errore fu l'effetto delle sue il lusioni , o derivava da cause più generali le quali domi navano la sua posizione. Noi non esitiamo a dichiarare , che il movimento al di là di Smolensko fu considerato anche in allora , nel l'esercito francese e nell' opinione pubblica , qual causa di triste conseguenze, e diremo di più che nè il tempo nè la discussione hanno di molto modificato questa opinione , professata ancora nello stato maggiore degli eserciti russi , ove si ha per certo , che la guerra fatta in due campagne , comprometteva la sorta della Russia ( 1 ) . Or sembra diffi cile , che una opinione si generalizzata sia completamente falsa ; per cui è necessario che tragga la sua origine dalle regole dell' arte " come dal senso comune .
Per le
si compiono e l'edifizio inalzato da 16 anni di gloria e vittorie cade in rovina e scomparisce in solo due anni. ( N. del C. )
(1) L'annunzio di un' opera postuma del chiaro ge neral prussiano Clausewit riguardante questo periodo della storia militare contemporanea conferma il no stro dire , mentre il sapiente autore sviluppa i metodi ed il successo che avrebbe avuto Napoleone se si fosse determinato a fermarsi a Smolensko per ricominciare nell'anno seguente una seconda campagna .
85 regole dell' arte il movimento sopra Mosca può chiamarsi una punta aggravata dalla distanza 9 e dalla natura del paese, in cui si operava contro il clima gli spazî e ľ orga nizazione sociale: la pubblica opinione sentiva natural mente tali difficoltà , mentre lo erano dimostrativamente da chi l'arte pratica e la scienza della guerra coltivava. E Napoleone rispondendo al general Rogniat , che ave va formolato l'atto di accusa su questa violazione delle regole dell' arte ed alla quale attribuisce le funeste con seguenze subite dall' esercito francese ; si difende e dice che non ha violato le regole , perchè 1. Ha fatto , 100 leghe in paese nemico , cioè la di stanza da Smolensko a Mosca. 2.º Ha conservato sempre la sua linea di operazione. 3.º Ha ricevuto ogni giorno notizie e convogli dalla Francia. 4.º Ha lasciati sette corpi d'esercito per conservare la linea di operazione e servire qual riserva , de' quali sei tra la Vistola e il Niemen; e svela in ultimo la ragione del movimento verso Mosca , dicendo. « La mossa da Smolensko a Mosca era fondata >> sull'idea che il nemico per salvar questa capitale dava » una battaglia , battuto , l' esercito francese occupava Mo >> sca e l'imperatore Alessandro per salvare quella capi » tale , o per liberarla segnava la pace » .
Ora è questa precisamente la ragione supposta dallo Chambray , ma Napoleone soggiunge , se Alessandro si decideva a continuar la guerra , le vaste risorse che l'e sercito avrebbe trovato in Mosca gli fornivano i mezzi necessari per sodisfare i suoi bisogni , riposarsi , mante
86
nersi nel centro dell' impero , ed esercitare una doppią influenza militare e morale; epperò l'impreveduto incendio di quella capitale , fece fallire un'operazione basata ' su i calcoli pieni di probabilità , che alla guerra possono farsi ma che non mai ve ne sono di quelli interamente esatti . Vi è quindi concordanza tra l'accusa e la difesa , resta a veder se effettivamente era possibile di seguire l'altro metodo , o se quello seguito dal capitano francese , era necessariamente il solo da adottarsi . Noi siamo per l'affer mativa e cercheremo d'indicar le ragioni di tal nostra opinione. Per dare il giusto sviluppamento alla nostra
idea sa
rebbe mestieri di esporre le condizioni e le forze della Francia in opposizione a quelle de' suoi avversarî in tutto il corso della guerra della rivoluzione , mentre da questa analisi comparata ne verrebbe come regolare deduzione , che l'ardire nell'operare era per quella nazione una ne cessità di posizione , e la riuscita della guerra di Russia do veva darle tale ascendente morale , da paralizzar per molto tempo tutte le risorse dei suoi avversarî . Ma per simili ragioni era pur da prevedersi che 1. quando non riu sciva nell'intento ne nascevano in contrario effetti cor rispondenti , Or noi crediamo che il segreto di tutti i grandi e rapidi avvenimenti , di cui siamo stati testimonî , in gran parte sono conseguenza della condizione primitiva da noi indicata. I limiti di questo lavoro non ci permettono di estenderci nella quistione , ma verrà in acconcio nel, l'analisi che faremo nel prossimo volume , quando discor
87 reremo dell' opera intitolata » Précis des guerres da 1792 au 1815 , par un élève de l'Ecôle Politecnique » . Qui ne faremo soltanto l'applicazione alla spedizione di Rus sia , ed i nostri culti lettori , avranno senza alcun dubbio già concepito il nostro pensiero , cioè << La Francia per essere inferiore alle potenze contro >> di essa legate apertamente o segretamente , a compen >> sare tale inferiorità primitiva negli elementi , doveva >> combatterli separatamente , e terminar presto la guer >> ra offensiva , onde evitare che le potenze più circo >> spette non si volgessero in contrario , ciocchè rompe » va ogni equilibrio tra la Francia ed i suoi avversarî » . Siffatta condizion di cose fu quella che determinò Napo leone a muovere verso Mosca , ma si dice « le tre gran » di potenze del settentrione contengono forze elementari , >> ed organizzate maggiori senza alcun dubbio a quelle che >> la Francia poteva loro opporre; ma questo calcolo giusto » per le prime guerre della rivoluzione , non aveva più >> l'istesso valore dopo Tilsit e la pace di Vienna. Napo » leone al 1812 aveva tutta l'Europa per se e contra la » Russia , la quale aveva solo per alleata l'Inghilterra ; » quindi le ragioni fondate su tal principio sono con » trarie e non possono giustificare un'operazione , che >> le regole più comuni della scienza riprovano » . A primo aspetto siffatta obbiezione sembra assai decisiva ma scendendo ai particolari non può negarsi , che tutti gli stati i quali erano entrati nell' alleanza dell' Impero , se fornivano copiosi contigenti , era dall'altra parte ne
88 cessario di occupare con soldati francesi , questi stessi go verni; e calcolando il vantaggio tratto dalla Francia per 200 mila uomini è provato dagli stessi fatti che nella Pe nisola non mai fino al 1813 vi fu un numero minore di soldati francesi , per conseguenza l'equilibrio numerico ve niva ristabilito riguardo alle potenze del settentrione. Si dice però la Prussia più non esisteva , l'Austria era in debolita , ed in ultimo i loro contigenti accrescevano di 50 mila uomini il grand' esercito ; ma segnatamente ciò rendeva l'esercito francese inferiore a quelli delle prime epoche della rivoluzione fino alle campagne del 1807 , epoca in cui si composero solo di elementi simili. Ben chè dal lato del valore non si sia risentita differenza al cuna negli eserciti riuniti da Napoleone, chè gli uomini sono bravi , quanto sono confidenti nel capo , hanno im pulsione ed emulazione e fede al successo "
e tal si di
mostrarono gli ausiliarî del grand' esercito a qualunque titolo vi furono riuniti ,
pure fa d'uopo convenire che
se' nel combattimento questa varietà di elementi di ten denze di desiderî e di speranze scompariva non lo era egualmente nel corso della guerra , e le defezioni pote vano e dovevano trovarsi in un esercito così composto , mentre tanto era impossibile per quelli unisoni della Re publica del Consolato e del primo periodo dell'Impero , come ben si vede considerando tutti gli avvenimenti suc ceduti e che ancora son vivi alla memoria . Si aggiunga ora la lontananza del teatro della guerra dalla base mo rale , e materiale dell'Impero , la Francia , l'estensione degli
89 spazi , la severità del clima , la condizione sociale , e le forze ordinate dell' Impero russo ; e dal lato opposto la disposizione morale della popolazione Tedesca , l'esa sperazione Prussiana , l'importanza e la posizione indi pendente dell' Austria , la guerra di Spagna , e come tut tociò reagiva sullo spirito pubblico in Francia, che si al terava considerando i suoi sagrifizi , i quali avevano per oggetto di sodisfare l'ambizione
di una famiglia e non
già quelli del paese. E quando una simile opinione pene tra nella società , tutto divien difficile a chi la regge , deve cercare le risorse nei mezzi coattivi , e solo trov inerzia e ostacoli nell'azione spontanea delle masse. Se non si negano queste circostanze ,
come può mettersi
in dubbio , che Napoleone nella guerra di Russia piuc chè nell' altre era obbligato di vibrare gran colpi per ottener quella pace , la quale dimostrar doveva la sua superiorità su tutte le potenze di Europa , e congiungere le battaglie , di Ulm Austerliz Jena Friedland , e quella che doveva far segnare una pace separata alla Russia , co me antecedentemente l'aveva segnata l'Austria la Prussia . Il gran capitano lo dice e suppone che nessuno gli presti l'assurdo proggetto di voler conquistare la Russia. Quanto poteva ottenere dalla guerra del 1812 era di far subire una catastrofe agli eserciti russi, sì difficili a ricom porsi per quegli estesi spazi e dispersione di risorse , le quali cose rendono nel tempo stesso impossibile lo stabili mento di un invasore nel cuore dell'impero . Or questo solo possibile successo si poteva ottenere, operando nella con 12
90 trada più circoscritta , cioè quella limitata d..lla Duna, dal Boristene , il Baltico ed il Niemen; mentre al di là della Lituania gli spazî s'ingrandiscono in guisa , che ogni evo luzione d'inviluppo è impossibile a tentarsi , nè può riu scire ; ebbene in questo primo periodo della campagna due volte per falsa esecuzione degli ordini è mancato l'avvenimento , che poteva disordinar l'esercito russo " e forzare Alessandro a segnar la pace per riguadagnare quel tempo si necessario al riordinamento delle sue forze . Fu vicino ad ottenersi tal risultamento quando il secondo eser
russo , fu messo tra i soldati di Davoust, quelli di
Girolamo e il Boristene ; e quando la pusillanimità o la mollezza di Junot ,
non chiuse il passo a quell' esercito
russo il quale avendo con se 600 pezzi era nelle stra de di traverso , e non potendo svilupparsi doveva per dere tutto il suo materiale e disordinarsi per salvare sol tanti gli uomini . Si legga nell'opera del general Vilson delle forze della Russia , testimonio oculare di grande autorità , a quanto poco ha tenuto questa grave catastro fe , la quale avrebbe avuto grandissima influenza su tutti gli avvenimenti susseguenti. Non era quindi si falso e si irragionevole la speranza di Napoleone , mentre in meno di 50 giorni per ben due volte si vide il Russo , al caso di subire una catastrofe , simile a quella subita dalle al tre potenze di Europa . Epperò siamo ben lungi dall' ap provare il suo sistema politico
militare che lo condusse
a tale gigantesca impresa , perchè ivi esiste a nostro cre dere , la causa dei suoi rovescî ; e perciò non dividiamo
gr l'opinione di coloro che approvano la condotta di Napo leone , la trovano armonica nei mezzi e mancata
solo ,
perchè i suoi ordini non sono stati eseguiti in quattro epoche importanti , Tali eventualità sono da porsi a cal colo nelle imprese continue , con macchina immensa ; che un solo uomo non non
può sempre maneggiare a suo
talento. Ed in verità se si crede che tutto è mancato , perchè Girolamo non operò bene a Mohilow , Junot a Valentina , Vandam a Kulm , e Ney a Vaterloo ; si deve benanche dire che se Vurmser , Mack , Brunswick , Be ningsen , avessero operato secondo
le regole , non vi
sarebbero stati quei successi straordinarî , che hanno po tuto far concepire e tentare il
gigantesco pensamento
della dominazione universale diretta o immediata su tulta l'Europa ; per cui vista la posizione le condizioni e gli antecedenti di Napoleone , la natura delle sue forze , e il paese che invadeva , è forza conchiudere che nel 1812 quel capitano non poteva fare una guerra regolare che si svolgesse in più campagne , ma doveva tentare con un sol colpo di umiliare la Russia , isolare l'Inghilterra , e finire la guerra di Spagna ; adunque operò come dove va , e se non riuscì nella parte possibile del suo concet to ciò tiene alla condotta dei luogotenenti , conseguenza dell'accrescimento del numero, e dell'estensione degli spazi nei quali si campeggiava.
La seconda epoca racchiude il movimento da Smolensko a Mosca , vi è la descrizione della battaglia della Mosko ya , e con l'occupazione di questa capitale ,
termina
2 l'offensiva francese ed il secondo periodo della campa gna: L'autore descrive tutte le cose operate da' corpi la sciati tra il Niemen e la Duna , per assicurar la linea di operazione e covrire le provincie già occupate ; per cui nota le riconoscenze e i combattimenti di Macdonald in Curlandia, il conflitto di Ekau nel quale si pose in salvo il parco delle grosse artiglierie minacciato dai russi , le sa pienti e felici operazioni di Saint Cyr a Polosck mercè le quali quel generale si stabili sulla Duna , e divenne il perno ed il centro della linea , quando Schwarzemberg conteneva all'istesso modo Tomaṣow, come il primo conte peva Vingestein , e conservando libera la comunicazione tra essi separavano quella degli eserciti russi . E comè questi corpi finchè furono per forza superiori a quelli del nemico messi sulla loro fronte , il grand' esercito francese spinse con minor rischio la sua punta verso Mosca; mentre lo Chambray crede che allontanati una volia dalle rive della Duna e del Boristene , i corpi russi acquistavanò la superiorità per i rinforzi , forniti dagli eserciti di Turchia e di Finlandia ; e la posizione de' generali fran cesi diveniva pericolosa " e comprometteva la sorte del l'esercito che muoveva verso quella capitale . Conside rando poi il numero de' corpi francesi , i quali con l'ar rivo di quello di Victor erano di sei , circa 18 divisioni, l'autore soggiunge occupando la linea interna ben pote vano tirar partito del loro numero 2 ciò che non prati carono , perchè vi mancava mando
unità di direzione e di co
Fu grave l'errore di lasciar i soldati tra il
93 >> Niemen e la Duna divisi in quattro capi di versi ; riu » niti sotto l'istesso comando avrebbero minacciato Pie » troburgo quando il nerbo dell' esercito francese moveva » alla volta di Mosca ». Nulla vi è da opporre a questa giusta opinione del l'autore già emessa da altri , la quale certamente si presentò al pensiero di Napoleone ; ma questi era stra scinato dalle conseguenze dell' alterato suo sistema di guerra ; i suoi luogotenenti uguali per gradi e per impor tanza , poichè combattevano direttamente sotto gli ordini dell' imperatore , una volta abbandonati a loro stessi era difficile che si ubbidissero l'un l'altro . Nella Spagna Na poleone volle sottometterli all' ubbidienza di un loro egua, le , ma non riuscì nell'intento , e la guerra ne soffri per l'insubordinazioni di cui le prime dignità militari ne da vano l'esempio e lo scandalo ; tali ragioni naturalmente mantennero il capitano francese da nominare un capo al l'esercito, e credette conciliar la cosa ordinando al duca di Bassano di metterli tutti di accordo , supponendo che i suoi generali ponessero meno amor proprio nel dare ascolto ai consigli di un'alto
impiegato civile ,
anzichè
prestare ubbidienza ad un capo militare di egual grado ; e benchè le cose così disposte non ebbero il miglior ri sultamento , io credo che il maresciallo Victor benchè più anziano degli altri non mai avrebbe trovato facile e cieca ubbidienza in Macdonald in Sant-Cyr e Schwarzem • berg , i due primi perchè si credevano assai più abili , l'ultimo per l'indipendente sua posizione .
94 L autore dopo di aver descritto il movimento dell'eser cito francese in tre colonne di fronte , che sola può ado perarsi in quelle contrade ; l'abbandono dei russi di tutte le città intermedie , e la costante ritirata di quel esercito il quale non impegnava nessun combattimento , neanche di retroguardia , descrive l'effetto morale che questa con dotta produsse nell'esercito russo. « Un grido generale d'indignazione si » Barklay accusato di viltà
elevò contro
di tradimento d' inerzia ,
>> mentre si teneva a scorno l'esser fuggiti dal Niemen, >> senza combattere : erano i gridi di Roma contro Fab bio ; se Barklay avesse dato battaglia prima o dopo >> Smolensko l'avrebbe certamente perduta , e gravi di » sgrazie potevano risultare per la Russia ; eppure Ales >> sandro si vide forzato di cedere a tali clamori , e porre
>> al superiore comando il generale Kutusow » . E qui cadono in acconcio due osservazioni : la prima che per render grandi servizi al proprio paese , è neces sario avere il raro merito ,
che rende l'uomo supe
riore a quella impopolarità che s' incontra da chi com batte i sentimenti sovente i più generosi , ma quasi sem pre mal calcolati dalle masse , per cui chi non si sențe capace del terribile sagrifizio della propria riputazione per qualche momento " non può in pace come in guerra reggere e regolar le umane volontà ; ed il nome del Duce Russo si associa gloriosamente a quello di Fabbio e di Washington, i quali dimostrarono tali virtù , e con seguirono il loro nobile scopo . L'altra è che si può sta
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bilire una assai severa ed armonizzata disciplina , e per conseguenza tirar forza dall' insieme del sistema sociale che regge lo stato ; ma ciò non toglie all' uomo essere sensibile e intelligente , che quando gravi interessi deci dono della sua sorta , cessa pure l'azione de' metodi é delle abitudini , pienamente seguiti nell' epoche norma li . Ed in verità ove la disciplina è più severa che in Russia ? Ov'è lo stato che per l'insieme della società e per i metodi che la governano renda possibile una miglior disciplina ? Ebbene in faccia ai magici nomi di patria è di onore e dei più vasti interessi , non solo nell'esercito russo si osserva si critica e si mormora > ma si minaccia e si delibera , il sovrano è obbligato suo malgrado e mentre crede che sia contro gl'interessi del paese , di cambiare il capo , ed il generale messo al superiore co mando si vede forzato di combattere senza esser persuaso dell' utilità che può risultarne , ma solo per sodisfare un nobile e mal calcolato desiderio ciecamente ubbidisce. Ecco poi come l'autore descrive la situazione e la dispo sizione de' due eserciti alla vigilia della battaglia della Moskowa cioè al 6 settembre 1812 partitamente notando le particolari forze (1 ) .
(1) L'autore a quando a quando dà il quadro delle forze , e qui si nota che l'esercito francese aveva per duto più della metà di soldati dal 29 giugno al 7 settembre, giacchè il primo corpo aveva perduto 30 mi 7 la fanti il terzo 20 mila il quinto e l'ottavo circa 8
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« Tutto era straordinario nell'avvenimento che si pre » parava , gli scelti guerrieri del mezzodi penetravano per » la prima volta in queste iperboree regioni confinanti » con l'Asia. Là una nazione lungo tempo tributaria » dei Tartari , e da poco ancora ignota ai popoli inci >> viliti , osa lottare contro il potente conquistatore del » giorno , non solo per mantener la sua esistenza ; ma » per disputargli l'acquistata supremazia in Europa . Gli >> eserciti messi a fronte vanno a combattere su quel » terreno , che aveva soltanto veduti guerrieri Slavi , » Sarmati o Tartari ; quella battaglia decider dovea dei destini dell' Europa , ed era importante anche per >> l'istesso numero de' combattenti » . Esposte le disposizioni della battaglia si notano nella seconda edizione dell'opera , le ragioni perchè Napoleo ne non volle far combattere la guardia , la quale avreb be impedito la cito russo .
riunione ed il riordinamento dell' eser
<< Sembra incomprensibile diceva Chambray, che un ge » nerale il quale non aveva temuto di penetrare nel fon » do della Russia , avendo non sicure le spalle, munizioni >> soltanto per una battaglia ed essendo privo di appro >> visionamenti di viveri ; non abbia osato di ordinar quel
della loro forza; ciocchè rileva che le significanti per dite in quella guerra furono conseguenza non solo del freddo e del fuoco ma delle fatiche e della privazione di sussistenza .
97 > movimento , che offriva le probabilità del successo quali » possono desiderarsi in guerra. In
ne fu gravissimo
» errore di situar la cavalleria dietro alle truppe azzuffate >> nel combattimento , mentre tal disposizione fece soffrir grandemente a' francesi esposti inutilmente contro i tiri >> dell'artiglieria nemica. Nella terza edizione poi l'autore ha modificato la sua opinione, ed ha riconosciuto che per essersi l'esercito fran 8 cese molto inoltrato, era necessario di conservare intatta una riserva , imponente per il suo numero e per la forza m ale che possedeva . Rimprovera però di essersi impe gnata la battaglia in un ordine parallello ,
il quale tra
milizie brave ed agguerrite non può offrir nessuno di quei risultamenti , i quali si cercono ne' grandi combatti menti . Il general Pelet nello Spettatore Militare di Fran cia ha dimostrato quanto quella disposizione tendesse a forzare l'estremo sinistro de' russi, che se la battaglia si è impegnata su tutta la fronte, è stato conseguenza dell'ese cuzione " mentre l'estremo sinistro dell' esercito francese ha casualmente incominciato a combattere ,
e non già
per ordine ed in seguito delle prime disposizioni . Del resto nello stato maggiore e ne' testimonî oculari prevale la ferma opinione, che se la guardia francese ri solutamente si gettava alla carica quando tutte le riserve nemiche erano state senza successo usate nella battaglia , diveniva impossibil cosa all' esercito russo , di riunirsi per operare una ritirata ordinata come fece ; e ciò sia di le zione per sempre più riconoscere la difficoltà di un'arte, 13
98 in cui assai spesso si deve agire d'appresso ipotesi più o meno verosimili , e quasi mai su dati certi e dimostrati L'autore indica di poi le conseguenze di quella battaglia , il movimento per Mosca , l'effetto che produsse sul morale di tutti il ritrovar quella città abbandonata , il disordine che ne seguì , e la catastrofe che fece perdere il frutto di quella occupazione ; come pure nota le difficoltà ch'eb be il supremo Duce francese per conoscere , qual mai fosse la vera direzione seguita dali' esercito russo dopo l'evacuazione di quella capitale , e così riassume le sue osservazioni su questo secondo periodo della campagna . • « Le operazioni de' russi dopo la battaglia di Valentina, » fino a quella della Moskowa , furono di ritirarsi senza
» quasi mai opporre alcuna resistenza . Il movimento di » Napoleone su tre colonne di fronte poco lontane l'una » dall'altra , forzava i russi a seguire questo metodo , men » tre bastava che fossero respinti in un punto , per do » versi ritirare su gli altri due. Credevano i francesi che > il nemico continuava la sua ritirata verso Mosca ; sup >> ponendo che Napoleone non si sarebbe spinto sino alla » capitale , altrimenti avrebbero dovuto ritirarsi da Du » rogobuy e Viazma verso Kaluga , lasciando sulla stra » da di Mosca un corpo col quale si sarebbero tenuti >> in comunicazione ; questo cambiamento di direzione >> nella ritirata avrebbe senza alcun dubbio salvato Mosca . » Le disposizioni riguardanti la difesa della posizione oc→ » cupata per la battaglia , erano buone il 6 e divennero »1 " cattive il 7 in seguito de' movimenti operati dall' esercito
99 » ´francese nella notte che separò que'due giorni . Koutu » sow provò tutti gl' inconvenienti risultanti dalla difen » siva , i cambiamenti che fece alle sue primitive di >> sposizioni al cominciar della battaglia furono dettati >> dalla necessità. Il gran movimento offensivo contro il » centro dell' esercito francese era ben concepito , ma fu >> lentamente eseguito ; si aggiunga che il generale russo >> sarebbe stato completamente battuto senza il valore » e l'ostinazione messi da Pangration nel difendere le » fortificazioni innalzate sull'estremo sinistro della linea » . L'opinione emessa dall' autore circa l'utilità militare del cambiamento di direzione indicato nella ritirata è cer tamente giusta, conforme non solo alle alte regole della guerra , ma in quel caso era favorito dalla configurazio ne del terreno , essendo quasi un assioma della scienza che i grandi spazi offrono gran vantaggio nella difensi va , perchè facilitano i movimenti laterali
coi
quali
non solo si evitano le battaglie, ma si cambia di attitudi ne, prendendo quella che più all' offensiva rassomiglia ; eppure da quanto dicemmo prima si scorge che nella 1 mente de' russi non era più quistione di manovrare , ma di combattere ; i sentimenti già predominavano sulle idee negli eserciti dell' imperatore Alessandro. Giuste e poco contrastate sono le opinioni dello Chambray circa le di sposizioni dell'esercito russo ; ecco poi quanto ne dice circa la controvertita quistione dell' incendio di Mosca « sembra , che Kutousow e Rostophicin ebbero principal >> mente il pensiero d'isolar Napoleone dalla nazione
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» russa , e di opporre un ostacolo insormontabile al de siderio , che poteva avere Alessandro e forse una parte › della nobiltà russa ', di trattare la pace con l'impera » dore de' francesi 2 e così mettere un termine alle con » tinuate disgrazie che opprimevano la Russia » . Quanto si dice circa l'incendio di Mosca , di accordo
con quanto da altri si è pensato su questo fatto ben dimo stra , che in quelle gravi circostanze il sentimento dell'onor nazionale aveva si fattamente invaso gli animi , che tutt'i legami di ubbidienza si erano indeboliti , e non con correvano allo scopo principale. In verità i generali deb bono combattere e cedere alle voglie de' soldati , le -pri me autorità prendono le più acerbe misure, per mettere il sovrano nell'impossibilità di trattare col nemico . L'au tore però non è d'opinione , che 10% quel gran sagrifizio della capitale fosse stato necessario , anzi crede , che po teva servir di avviso al Duce francese per ritirarsi a tempo , e produrre così l'effetto opposto. Nel giudicar poscia la condotta di Napoleone per essersi rimasto in Mosca , così ragiona .
« Più si riflette sulla condotta tenuta da Napoleone > in questa circostanza, e più cresce la meraviglia , dacchè > sembra che volesse far credere ad Alessandro ed al » generale russo , che non pensava di lasciar Mosca. » Tale risoluzione invece d' ispirar timore , doveva pro » durre gioîa ; imperocchè non si poteva credere , che » avesse inteso di tanto persuaderli , essendo impossibile , » anche quando avesse avuto un grande approvisionamento,
101 » di eseguire tal progetto or che le armi da fuoco divenute » le principali in guerra non si può restar in niuna posi » zione , separato dai depositi contenenti le varie muni » zioni ; e la strada di Smolensko sola comunicazione del >> l'esercito doveva alla fine essere intercettata ed imprati » cabile attesa la natura del clima ed il devastato paese » .
Questa opinione dello Chambray è stata generalmente accettata , e si aggiunge , che Napoleone dovendo tener l'occhio vigile ed al tempo istesso , dall' imboccatura della Schelda al faro di Messina , bloccar Cadice e Riga , non poteva passare un inverno in Lituania , e per maggior ra gione non poteva restare a Mosca , ove nella primavera i russi avrebbero ricevuto tutt'i rinforzi , perchè si erano riaccostati alle risorse che il paese offriva loro , mentre i francesi se n'erano allontanati estremamente , In segnito l'autore descrive il combattimento di Tarotino, dove Gioacchino sorpreso si tirò con prontezza di spirito ed audacia da un passo difficile ; come quell' avvenimento determinò la ritirata di Napoleone da Mosca , e le masse dovettero raggiungere la vanguardia , per conseguir l'alta idea militare di marciare verso Koluga e respinger l'eser cito russo dietro l' Oka , e così rientrare in Lituania per una strada non esaurita di risorse perchè nou ancora vi si erano fermati gli eserciti; come questo piano fu sul punto di riuscire a Malo - Iaroslawetz dove si era per prevenire an che la vanguardia di Kutousow , la quale dopo quella san guinosa battaglia voleva ritirarsi dietro l'Oka , ed al dire d'imponenti testimoni oculari , quando seppe che l'esercito
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francese si decideva a rientrare in Smolensko per la strada di Mosca , ove era tutto esaurito e bruciato , che Mortier lasciava
Mosca , e conobbe le privazioni dell' esercito
francese
la demoralizazione cresceva col freddo , ma
que' soldati non ancora erano al caso di cedere il campo, come il combattimento di Viazma ne fece fede nel quale certamente se il Duce russo avesse sostenuto la sua van guardia , quel giorno poteva essere decisivo e fatale all'e sercito francese , postato a scaloni sopra una strada , dá finire interamente la campagna . L'autore fa cenno del progetto avutosi da Napoleone di muovere verso Pietroburgo , progetto che non era pos sibile segnatamente in quel momento , e che doveva tutto al più esser considerato quale manovra la quale avesse per oggetto di sconcertare le previsioni dell'avversario, L'arrivo a Smolensko nei primi giorni di novembre , le poche risorse ivi ritrovate insieme ad una trista descri zione della condizion delle cose ,
precede e prepara il
lettore alla catastrofe che si accosta a gran passi , la quale in gran parte fu il risultamento della superiorità che gli eserciti di Turchia e di Finlandia avevano dato a'russi messi contro Saint-Cyr e Schwartzenberg. Descrive po scia la battaglia di Polotsck del 18 ottobre , la difesa fatta dall'esercito di Saint-Cyr , la sua ritirata per rag giungere Victor ,
che aveva preso il comando di quel
l'esercito , e credette miglior partito di contenere il ge neral russo 9 senza osare di respingerlo sulla Duna dopo
una battaglia ,
come gli era ordinato ,
ad oggetto
di
103 conservar le sole truppe buone che restavano all'esercito francese . Vien descritta con accuratezza la singolare po sizione tenuta da Victor , perchè qual riserva centrale , era chiamato in soccorso da Schwartzenberg minacciato dall' esercito di Turchia , da Saint-Cyr divenuto inferiore a Vittgenstein e da Napoleone che per la via di Smo lensko eseguiva la sua ritirata : E niun dubbio può es servi che ordini si diversi , pericoli da tutt' i lati , re sponsabilità sempre crescente non portassero all'ultimo grado la preoccupazione di chi comandava , e lo rendes sero cauto ed irresoluto al tempo istesso . Indi passa Cham bray ad indicare le operazioni dell'ammiraglio Tchitchagow il quale riuniva il comando de' soldati provenienti dalla Turchia e il terzo esercito russo , in allora capitanato dal Saken ; come Schwartzenberg , obbligato a non poter combattere con successo il suo avversario numericamente superiore , mercè il suo movimento doveva scovrire Minsk o Varsavia, e come essendosi deciso di difendere la capi tale del Gran Ducato, si è tal movimento considerato qual causa maggiore del contrastato passaggio e delle conseguenze che ne nacquero . "
alla Beresina ,
« L'arrivo di Tchitchagow dice l'autore aveva obbligato » Schwartzenberg a prendere la direzione di Minsk , per » covrire questa città divenuta si importante per i con siderevoli magazzini che conteneva 9 e per essere sul » l'unica comunicazione di Napoleone, o ritirarsi su Varsa » via , e difendere questa capitale del ducato . Egli giu stamente si appigliò a questo secondo partito , `man
104 tenne le sue comunicazioni , protesse il Ducato di Var savia , fu al caso di ricevere soccorsi , che poteva o doveva somministrar a' francesi per farli riprendere l'of » fensiva , e supponendo che Tchitchagow, osasse dirigere › una parte delle sue forze a Minsk , questa città non › aveva a temere , perchè Victor ch' era disponibile in » quell'epoca , poteva marciare al suo soccorso » . Tali riflessioni si rapportano alle operazioni avvenute nei primi giorni di ottobre tra Tchitchagow, e Schwartzen berg , epoca in cui il corpo di Victor era ancor dispo nibile , non essendosi mosso in soccorso del corpo di Saint-Cyr sulla Duna ; epperò i russi già prevenivano l'ala dritta francese nella direzione di Minsk , e ponevano in pericolo la ritirata e le risorse del grande esercito. Nella metà di novembre Victor era assai lontano da Minsk , Schwartzenberg sulle replicate domande del duca di Bas sano mosse alle spalle di Tchitchagow nella direzione di Minsk , sperando che la guarnigione di questa città e la testa di ponte di Borisow difesa da Dombroski potes sero arrestare il russo, e così egli attaccandolo alle spal le, essere in comunicazione con Napoleone ; ma Reynier lasciato in osservazione delle numerose ed assai superiori masse guidate dal generale Saken , volendo difendere il ducato di Varsavia, attaccato appena dai russi , domandò soccorso al generale austriaco , che mediante una con tromarcia giunse a tempo in suo aiuto , contribuì a bat tere il nemico a Viskoviski , ma lasciò libero all' esercito proveniente dalla Turchia di operar sulla Beresina , e
105 chiudere quel passaggio all'esercito di Napoleone prove niente da Mosca. La controversia militare sulla bontà di questo movimento fatto dall' estremo dritto della linea francese ed indicata nel 29mo bullettino, ci riferisce al di là dì novembre , e l'autore nulla ne dice; per cui resta a veder se nello siato delle ope-. razioni militari, era più pericoloso di abbandonar Varsavia o Minsk. Certamente noi non abbiamo elementi, nè mezzi da decidere una tal quistione , ma sembra che gli effetti della perdita di Varsavia avevano un'azione men diretta e più lontana sulla sorte dell'esercito francese, che la perdi ta dei magazzini di Minsk e l'occupazione delle rive della Beresina; e se l'esercito francese si è tolto da quella trista posizione , a costo di gravi perdite, ciò è un risultamento contrario alle regole dell'arte, e vi ha voluto sforzi d'in telligenza e di coraggio da un lato ed 1 errori dall' altro. L'autore chiaramente melle in luce le difficoltà della ri tirata da Smolensko in poi , quelle superate da Eugenio do po il passaggio del Wop, qual pericolo non corse Davoust, e come ad ogni istante i russi avevano la facilità di tagliare ogni comunicazione tra i corpi francesi , i quali movevano processionalmente con significanti distanze e su di una sola strada, attesa la difficoltà delle sussistenze e la disorganizza zione che progrediva di giorno in giorno. Lo Chambray. dopo di 3 aver dimostrato che a Krosnoa , se più audacia avesse avuto il Duce russo , la ritirata diveniva impossibile a' francesi, nota l'effetto morale che produsse la presenza della guardia imperiale la quale arrestò i nemici e permise di continnar il movimento di ritirata; ed indica in ultimo le
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106 audaci e sapienti manovre di Ney, mercè le quali raggiun ge Napoleone, quando nessuno più credeva alla possibile riunione di quel generale al grand' esercito francese. Le difficoltà del passaggio della Beresina superate dall'intelli genza messa nell'esecuzione de' movimenti dal valore dei soldati, l'impulsione eroica de' capi come Oudinot e Rey, riapri la comunicazione con Vilna ai resti del grand' eser cito che aveva dovuto operare il passaggio di quel fiume non ancora gelato al 28 novembre , combattendo a doppio fronte, difficile operazione avendosi un esercito normale , ed assai più difficile ad operarsi per la condizione in cui era quello francese : In fine il fortunato accidente di aver ritrovato la strada di fascine che mena da Studienka a Smorgoni non bruciata dai russi " senza di che rendeva si impossibile l'uscita da quelle paludose contrade agli a vanzi del grand ' esercito ed al suo capo .
All'arrivo poi
dei francesi verso Vilna l'autore riassume le operazioni di tutta la campagna, prima della partenza di Napoleone da Smorgoni per la Francia , decisione che Chambray interamente approva, mentre è sua opinione che quell'uo mo doveva impiegare il suo genio per riordinar l'esercito, giacchè quello che ne portava il nome era divenuto in capace di nulla operare , particolarmente quando a' pri mi giorni di dicembre il freddo era al 28.º grado.
<< Nel primo libro di questa storia abbiam veduto Na > poleone obbligare gli eserciti russi a ritirarsi su tutt'i >> punti con una straordinaria precipitazione , e spingere >> le sue armi vittoriose al di là del Dnieper e della Duna. » Nel secondo abbiamo esposto avvenimenti non meno
107 >> memorabili : una invasione in Russia contro tutte le > regole dell'arte , ma favorita in certa guisa dalle false » disposizioni del generale russo; la sanguinosa battaglia » della Moskowa , nella quale Napoleone mancò intiera » mente alla sua fortuna ; la presa di Mosca , lo straor » dinario sagrifizio di questa capitale alla salute della » patria ; gli eserciti di Moldavia e di Finlandia resi » disponibili per la pace con la Turchia e l'alleanza con » la Svezia , giungendo in Volinia e sulla Duna danno » con la superiorità il successo a'russi . Napoleone pas » sa dall'offensiva alla difensiva , e resta 34 giorni in mez » zo alle ceneri di Mosca , quando poteva effettuar la sua » ritirata verso Smolensko traversando Kaluga , ma doveva » muovere con gran rapidità , e Koutusof doveva com » metter l'errore di non aver un corpo d'esercito sulla » strada di Kaluga 2 e non far riconoscere i movimenti » de' francesi dalla sua numerosa cavalleria leggiera . Il » generale russo commise questo errore e Napoleone non >> mosse con • rapidità ; e pure se il capitano francese non
» si fermava un giorno a Formisko ed a Malo Iarosla » wetz passava per tal città e per conseguenza a Kaluga , » prima de' russi , e realizzava il suo proggetto, ad onta le sofferte perdite , } certamente di molto inferiori a » quelle che subi movendo per la strada devastata di » Smolensko , già percorsa nell' invasione » . In seguito l'autore notando le operazioni che seguirono l' epoca del passaggio della Beresina , per descrivere la condizione dell'esercito francese , e quella particolare di tutti gl'individui che lo componevano , dice:
108 ´« Ai mali terribili che già pesavano sull'esercito francese si aggiunsero quelli prodotti da una causa morale. Gli » uomini troppo sensibili o non forniti di molta energia , per >> considerar con occhio stoico le orribili scene costantemente » riprodotte ed il terribile avvenire di cui erano minacciati, caddero in preda all'abbattimento , che talvolta giunse a produrre in loro l'alienazione mentale la quale dopo non » molto li faceva calar nel sepolero . Gran numero di soldati > indeboliti dalle malattie gettavano le armi, ed altri se ne » sbarazzavano qual peso funesto ; l'indisciplina e l' insu » bordinazione sempreppiù progrediva , e solo pochi giorni > produssero la dissoluzione di 8% quel grande esercito < » . Edescrivendo il movimento da Smorgoni a Vilna , dopo la partenza di Napoleone , quando * cioè il termo metro segnava il grado maggiore di freddo , l'autore così descrive quel lugubre spettacolo. « Qual lagrimevole aspetto non presentava quell'esercito > che poco prima era così temuto`: tra una massa confusa , » coverto di varia sorta e dei più bizzarri abiti , si vedeva » qualche plotone isolato e disperso . La sola guardia offriva » una riunione capace di opporre qualche militare resistenza >> al nemico , benchè di molto fosse diminuita nel nume >> ro. Moveva l'esercito in silenzio , e sulle pallide fisono >> mie scarnite dalle sofferenze affumigate dai bivacchi e >> sfigurate da una lunga barba , si leggeva la costerna >> zione : non più la morte lenta si presentava nelle sue >> diverse forme , il freddo immolava le vittime con la >> rapidità del fulmine , e indistintamente colpiva il forte > il debole; ma soprattutto quelli che lasciate le abitazioni
109 » si avvicinavano al fuoco de' bivacchi; in fatti s'incontrava » no sulle strade , morti moribondi e gran quantità di cada >> veri dispersi de' quali il numero maggiore era al sito delle » fermate ! non mai l'esercito aveva subito simile disgra › zia. La sola divisione Loison 34.ª del grand' esercito , » mosse qual retroguardia da Osmiana il 4 dicembre , e » forte di dieci mila soldati , in tre giorni ne perdette >> ↓ sette mila morti dal freddo ( 1) » . L'autore dopo ció indica la condizione di Vilna all'arrivo del disordinato esercito, e come per la mancanza di ordine e di disciplina la penuria sostituì quell'abbondanza che già era nella città , e quindi la disperazione in cui caddero quelli che avevano sperato di ritrovare in Vilna aiuto ristoro rin forzi e il ristabilimento dell' ordine , ed in vece videro aggravarsi i mali , scomparire le illusioni; per conseguenza sventure senza limiti , avvilirono le immaginazioni più vive e scossero gli ramini più forti . Indi lo Chambray nota l' at tacco fatto dalla vanguardia russa a' sobborghi di Vilna e lo spavento che ne segui il 9 dicembre, la fuga della parte sciol ta dell'esercito , la necessaria ritirata de' pochi soldati ancora ordinati insieme all'immenso numero d'individui che proteg
(1) La brigata di cavalleria della guardia Napoletana la quale faceva parte di questa divisione, ed era coman dataprovvisoriamente dal generale Florestano Pepe, scor tando Napoleone da Osmiana a Vilna, in 40 ore perdè deipresenti; e lo stato maggiore della brigata nonfu me nomante risparmiato ; il generale , i colonelli Rocca Ro mana e Campana furono mutilati alle mani ed a'piedi.
110 gevano ed erano confusi collo stato maggiore dell'intero esercito , raggruppato intorno a Murat che aveva preso il comando in capo fin dalla partenza di Napoleone. E qui l'autore trascrive i rapporti di Berthier scritti a Napoleone circa l'evacuazione di Vilna , il passaggio del Niemen a Kown e lo sgombramento intero dal territorio dall' impero russo. Questo rapporto è interessante per la storia militare, mentre presenta l'unico esempio di una retroguardia la quale muove senza che alcun esercito la sostiene, circostanza che si è pro lungata finchè i francesi non giunsero in Posen , cioè negli ultimi giorni di gennaro 1813 : Noi estrarremo da questo importante documento quel che è più acconcio per descri vere lo stato reale delle cose > e la catastrofe più signi ficante avvenuta in questo periodo. Son queste le parole del maggior generale nel suo rapporto del 12 dicembre 1812 riguardante lo sgombramento di Vilna .
<< Il freddo sempre a 23 gradi , giunti che fummo alle >> strette di Ponari alle ore cinque del mattino , dovemmo » abbandonare quanto ancora rimaneva dei trofei di Mosca >> ed il tesoro che i soldati saccheggiarono ; nessuna vettura » poteva passare perchè lo stretto era ingombro di cannoni > o carri rovesciati , l'infanteria e la cavalleria si apri la >> strada movendo a dritta ed a sinistra del bosco , ed un gran >> numero di uffiziali feriti e malati dopo di aver avuto la >> sorte di conservar le proprie vetture , videro accostarsi len >> tamente quella morte , che già li minacciava da lungo >> tempo . Vilna conteneva 20 mila malati o feriti al momen >> to dell' evacuazione ; due ore passato il mezzogiorno del >>> 12 giunsero a Kowno la guardia e lo stuolo di soldati iso
III » lati che l'accompagnava sol per esser protetto dagli assalti > de'russi. Questa città per esser piena d'individui delle di > verse armi e di tutti i reggimenti , ne nacque il saccheggio » dei magazzini di acquavite è quindi l'aumento del disordi >> ne. Le strade zeppe di soldati ubriachi e di cadaveri , l' in » cendio ed il saccheggio durò quasi sempre nella città » . L'autore rimasto a Vilna tra gl'infermi, descrive la con dizione dell'ospedale , stabilito nel monistero di S. Basilio. « S. Basilio soggiorno orribile , quale aspetto non of » friva ? Gran numero d'infelici messi gli uni sugli al » tri in appartamenti gelati ed infetti da membri cangre >> nati e dalle sozzure " più di sei mila cadaveri erano >> ammonticchiati nel cortile e sulle scale stesse, ove molti » avevano esalato l'ultimo respiro ; una terribile epide › mia si aggiunse a tanti mali , e presto si sparse ne' din » torni e ne danneggiò l'istesso esercito russo » . Quadro terribile ma vero . Qui termina la spedizione di Russia, perchè in realtà non si combatteva più , e non meritano tal nome quelle leggiere scaramucce giornaliere per un esercito ove il combattimento erasi presentato in sì grande aspetto ed in tutte le forme .
Ma dopo la de
fezione dei Prussiani, giunti i francesi in Elbing, Murat riunito la divisione Grandejan rimasta con Macdonald quella di Audelet trentesima del grande esercito , parte della 33.a qualche battaglione della giovane guardia pro veniente dalla Spagna , una divisioné o brigata di 2000 Tht cavalli, e gli avanzi della guardia imperiale e di quel la di Napoli , disse in un suo ordine del giorno che vo leva combattere il nemico a Brandeburgo ,
e forzarlo a
112 sgombrare Konisberga ; epperò quando si fu al punto d'incominciare il movimento vi fu contr' ordine, e si operò la < ritirata verso la Vistola : Par che Berthier appoggiato dall' opinione del Ney si fosse opposto a tal decisione , fa cendo noto le prescrizioni lasciate da Napoleone ,
cioè :
che le piazze della Vistola si presidiassero con determina te forze, ed in conseguenza la battaglia una volta perduta l'esercito era nell'impossibilità di tanto operare, e le piazze correvano grandissimo rischio ( 1 ) . Nella sirada tra Elbing, e la Vistola a Dirschau spesso si combattette dall' estrema vanguardia Russa e l'estrema retroguardia francese , ma ciò ritardava il movimento degli ultimi , perché si face va prender posizioni alle truppe scalonate, per non com promettere anche l'unica forza ordinata ; essendo assoluta necessità per i francesi il non esporsi a conflitti generali , ed anche evitare che alcun corpo fosse interamente rotto dal grosso dell' esercito russo, quando que'soldati erano de stinati alla difesa di Danzica , ove giunsero il 12 gennaro guidate dal Maresciallo Macdonald che lasciato il 10.° corpo al general Rapp governatore della piazza , ritornò in Fran cia. Il maresciallo Mortier avendo riunito la guardia fran cese, le compagnie scelte dalla 33.
divisione, gli avanzi
della guardia napoletana e un reggimento di Assia , il
´(1) E opinione del generale Vilson che Kutusow , avendo in quell'epoca solo 33 mila uomini malsani , e faticati, non avrebbe accettata la battaglia, ed avreb be ripassato il Niemen se il progetto di Murat si me nara a compimento.
113 tutto numerando solo 5 mila uomini , credette miglior partito di non combattere e salvare questo nocciolo , che conteneva il nome magico del grande esercito , che anco ra era una forza morale in Europa. Fu scopo di quel ge nerale di evitar ogni combattimento con i russi , perchè i rimanenti soldati francesi dovevano giungere sino all'Oder per ritrovare un sostegno , cioè dovevano eseguir 20 marce , e per 1 tant' ottenere si doveva evitare di venire alle mani con le popolazioni irritate della Prussia " con l'esercito del duca Jorch , il quale incitava i francesi al conflitto solo per obbligare il proprio governo a dichiarar la guerra alla Francia , quando il Re di Prussia ten poreggiava questa estrema misura , poichè Berlino e le piazze del suo regno eran occupate dall'11 . ° corpo fran cese ; per cui questo movimento sterile in operazioni gue riere , • meno le insignificanti
scaramucce con i cosacchi
fu condotto con giudizio e vantaggio. In tal guisa gli avanzi del grande esercito francese alla fine di gennaro giunsero in Posen , e Murat partito per Na poli , il principe Eugenio ebbe il comando supremo e volse il pensiero a riunir quanti più soldati , e coll ' ajuto dei rinforzi riordinare un esercito ,
sufficiente perchè desse
mano al 7. corpo che procedeva da Varsavia, e tempo alle riserve di situarsi tra l'Oder e l'Elba. E così ebbe fine il primo periodo della campagna del 1813 il quale mili tarmente si rannoda alla campagna del 1812 . L'autore caduto prigioniero in Russia ferma la sua storia al passaggio del Niemen, e noi abbiamo aggiunto l' ultimo periodo perchè il lettore avesse una compinta idea di questo 15
grande avvenimento .
*34 Lo Chambray nell ' esporre il quadro dell'Europa , dopo l'esito della campagna del 1812 , riassume le sue idee e dimostra la tendenza che avevano tutti gli alleati for zosi della Francia , divenuti più arditi per la distruzione del grand'esercito ; e come si preparavano alla guerra , con quella circospezione però che le terribili catastrofe lascian sempre a chi l'ha provate , mettendo cioè in ar monia la politica le simpatie gli interessi . Ed era natu rale che la Russia appoggiata dall' alleanza Prussiana ed Austriaca , e dallo spirito pubblicɔ dominante nella Ger mania avesse indeboliti e rotti alla prima felice combi nazione i deboli legami che stringeva la Confederazione Germanica con Napoleone , avesse influito potentemente sulla guerra della Penisola , e più mediatamente in Ita lia , ed in ultimo sullo spirito publico in Francia : Or non vi ha dubbio , che il trono di Napoleone era stato rove sciato dai risultamenti della campagna del 1812 , ed il sistema che aveva preso a far prevalere , cioè la domina zione indiretta sulle potenze tutte e l'esclusione del com mercio inglese dal continente erano mancate , e non pote vano più essere considerate qual cosa possibile a realiz zarsi . La quistione risultante da tal fatto è di veder se Napoleone poteva accettare un altro sistema ; è questo il vero e reale dubbio : egli l'ha risoluto negativamente . Se poteva accettarlo , niente di più facile di far la pace , mentre cambiando di vedute e di scopo , conservava ancora possessioni che avevano solamente valore nel sistema offen sivo , come l'Olanda le città Anseatiche e quella parte dell'Italia riunita all'impero francese , in conseguenza ben
15 poteva cederle agli alleati : ma le trattative di Praga pro vano , che Napoleone teneva al suo antico sistema in politi
" ed i numerosi presidi lasciati sulla Vistola , lo dimo strano militarmente . E noi crediamo che salito al soglio per la rivoluzione e le vittorie di tanti anni quell' uomo non poteva cambiare di scopo , è quindi giustissima l'opi nione del Bignon che la perdita del trono Napoleone la dovette alla campagna di Russia , ciocchè conferma l'im portanza che abbiamo messo nel discorrere di tale avve nimento , e spiega l'interesse , che la nuova generazione per curiosità e bisogno di emozioni e la vecchia per ri cordi , prendono a quelle opere che ne tengono parola. Ma si domanda perchè questo soggetto trattato da Vau doncourt , Labaum , Sécur , Butterlin , Gourgaud , e molti scrittori tedeschi , non lascia dall' essere l'opera di Chambray quella che più si ricerca , essendone certa pruo va le replicate edizioni che si sono succedute in si breve periodo ? Noi siamo di avviso che ciò tenga a quella im- ' non dimo parzialità , forse non intera , ma · sicuramente stra che l'autore pende dal lato che domina il più degli storici francesi, e dippiù perchè l'opera dello Chambray ha il vantaggio di offrire una serie di documenti uffiziali e di. corrispondenza, che rendono la storia autentica e dramma tica, mentre quella scritta ogni giorno è la vera perchè non si ha tempo di rivestirla di una artificiale unità. E segnata mente tal ragione ci conferma sempre più nell'opinione da noi altrove dettata « cioè i generali dell'antichità si possono e si devono giudicare dai risultamenti, i moderni devono > essere giudicati dalla loro corrispondenza » . Principio che
116 diveniva sempre pia applicabile per quanto la macchina era divenuta si sproporzionata ai limiti delle forze umane, che il fisico predominando il morale , non vi era nè ta lento nè carat'ere eminente da poterla guidare . Tale fu questa memorabile campagna , che lascerà una profonda impressione
ai contemporanei ,
e chiamando
sempre l'attenzione generale , inciterà gl' interessi della più tarda posterità , particolarmente per il periodo della ritirata del grande esercito , di cui l'istoria non presenta niente di simile , meno i disastri provati dai Crociati nelle guerre di oriente ; eppure per questi dominava un senti mento potente ed a tutti comune, ed il clima non era gelato quando nell'epoca di cui noi discorriamo si vide forse per la prima volta una si numerosa riunione di uomini , ap partenente a diverse nazioni , che ben lungi dall' esser dominati dall' istesso principio , interessi tendenze e spe ranze opposte prevalevano nelle diverse frazioni : tutti però con gradazioni varie appartenevano ad un'era di avanzato incivilimento , avevano le abitudini e i bisogni che ne sorgono , e furono obbligati di lottare e sentire le pene e le privazioni che appena si possono sopportare dagli uomini educati nella primitiva barbarie . E quel ter ribile imponente spettacolo calcolandolo nelle sue conse guenze, richiama alla memoria le parole del Tacito , quan do nella vita di Agricola nota quelle dirette dal capo dei Bretoni a' suoi soldati per incoraggiarli a combattere i romani « Riunione mostruosa dice quello storico di na » zioni opposte , che il successo tiene riunité , e che un > rovescio va a disciogliere ».
LUIGI BLANCH .
117 CONTINUAZIONE
Del progetto di una istruzione per i governatori o comandanti superiori delle piazze e forti del regno in tempo di pace di guerra e di assedio , del gene rale Lamarre (1) .
Y Negli ultimi giorni precedenti la resa di una piazza , il governatore toglie l'avviso del consiglio di difesa circa quali mezzi fa d'uopo usare , affin di prolungar la resi stenza, ed in tal caso spiega tutte le risorse della sua im maginazione e le conoscenze militari acquistate col la voro e l'esperienza , per quindi a ragion veduta determi nar quali sono i migliori espedienti . Ed una volta deter minato quanto è mestieri di praticare per la condizione in cui è la piazza , dirige a' comandanti le opere este riori le particolari istruzioni circa quanto debbono esegui re ; avvertirà loro che in caso estremo debbono soltanto consigliar la necessità , ed affin di prevenire gli incidenti ed il rischio degli equivoci e degli errori , pone in iscritto tali istruzioni . Se è possibile riunisce tutti i comandanti e dà loro delle verbali istruzioni assai più estese , indicherà il sito ove ordinariamente lo ritroveranno 2 e quando è obbligato di accorrere in qualche sito " rimarrà sempre nel sito stabilito un uffiziale 9 il quale mostrerà a tutti
la direzione che avrà presa .
Non mai i governatori o
(1) Veggasi il quinto volume dell' Antologia Mili tare anno terzo pagina 78.
118 comandanti dirigeranno
personalmente gli attacchi , am
meno che non sia per ristabilire quei combattimenti che sembrano disperati . Imperocchè ben si scorge come nel dirigere le operazioni particolari , sono obbligati di tra scurar quanto spetta a chiunque ha il supremo comando , e quanto siffatta condotta può menare alle più triste con seguenze. In una parola il governatore di una piazza si esporrà solo nelle circostanze straordinarie ; chè la sua morte può fare una dispiacevole impressione sul morale del presidio .
Se dopo di aver esaurito tutte le risorse della difesa " il governatore di una piazza si vede obbligato di capito lare , si farà prima presentar il decreto del 1.º maggio 1812 e dopo di averlo letto al consiglio , prende di nuovo l'avviso di ciascun membro , scrivendo nel registro delle deliberazioni il parere di ciascuno ; ma spetta sempre ai governatori e comandanti di pronunziare la finale deci sione , e se occorre fissare il momento il modo e le pa role della capitolazione ; epperò adotteranno si penosa ri soluzione quando saranno interamente persuasi che l'im periosa necessità vuol che si ceda la piazza , perchè rie see impossibile di prolungarne per pochi altri momenti la difesa. Alla fine di questa istruzione discorreremo parti colarmente delle capitolazioni e del modo di stabilirle ‚ per ora ci basta di dire che in tal caso il governatore non mai separa la sua sorte da quella del presidio ( ar ticolo 4 del decreto del
maggio 1811 ) ( 1) .
(1) Nell' ordinanza di Sua Maestà pel governo il,
11g Io non approvo dice il maresciallo di Feuquière , la condotta di que' governatori , i quali credono doversi
servizio e la disciplina delle Reali truppe nella piazza, messa a stampa nel 1831 e dello articolo 136. Ogni governatore potrà consultare sulle varie operazioni , e sull'andamento della difesa quegli uffiziali della guar nigione che crederà ; e potrà pure convocare un con siglio di difesa , che verrà composto dagli uffiziali co mandanti i corpi o frazioni di essi , dal tenente del Re , dal commessario di guerra , o da chi ne fa le veci , e da quegli uffiziali , che fossero superiori d' im piego o di anzianità al governatore o comandante della piazza. Il segretario della piazza , o un uffiziale scelto dal governatore o comandante sarà segretario di que sto consiglio , e noterà in un libro destinato al regi stro delle deliberazioni , l'opinione comune , o i pareri diversi di ciaschedun membro , su gli oggetti dal go vernatore o comandante presentati alla discussione ; potendo ognuno di essi farvi inscrivere tutti gli svilup pamenti della propria opinione , che crederà a propo sito aggiungere al verbale della seduta. Tale verbale sarà firmato da tutť i membri del consiglio , e le par ticolari addizioni o i pareri di qualche membro saran pure muniti della di lui firma.
Art. 137.
Le deliberazioni del consiglio rimarranno
segrete , vietando Noi espressamente di comunicarne a chicchessia il contenuto : esse saranno pertanto sempli cemente consultive, potendo il governatore o comandante
120 › preparar una capitolazione , mediante talune condizioni
> che faisamente si chiamano segni d'onore , e temo for
dare le disposizioni che crederà convenevoli , anche se contrarie alla opinione del consiglio , o di taluno dei suoi membri. Art.
45. Allorquando un governatore o comandante
di una piazza di guerra giudicherà che l'ultimo termine della sua resistenza sia giunto, consulterà il consiglio di difesa , onde conoscere se altri mezzi per prolungarla esser gli possono suggeriti . La decisione di esso con siglio , e le particolari opinioni di cadauno de' suoi membri saranno registrate , ma il governatore o coman dante , siccome colui su del quale gravita tutta la re sponsabilità , pronuncierà ,
e seguirà il parere più energico , ove non fosse assolutamente impraticabile . Negli estremi casi egli deciderà solo dell'epoca , del modo , e de' termini della capitolazione . Terrà per re gola costante di non avere col nemico che le minori comunicazioni possibili , e di non tollerare che altri ne abbia. Non uscirà giammai a parlamentare , e ne incaricherà gli uffiziali di cui la costanza , la fermez za , il coraggio , e l'attaccamento gli saranno perso nalmente conosciuti. Art. 146. Nella capitolazione il governatore o coman dante non separerà giammai la sua , dalla sorte degli uffiziali , e delle truppe. Egli cercherà al possibile di ottenere condizioni onorevoli pe' soldati, `e specialmente pe' malati , e feriti.
121
temente che i falli della difesa si debbono al pensiero › di una prematura capitolazione. Considero questi segni ▸ di onore per veri segni di vergogna , e credo che l ' as > salitore è sempre più disposto a trattar con vantaggio quel governatore che gli disputa ogni palmo di terreno » con capacità e valore , perchè vede ancora i mezzi che ha per rendergli caro il possesso della piazza " e non + > già chi regola la resistenza senza ingegno e senza valo
> re e per conseguenza non merita la stima del nemico » . Il Feuquière cita a questo proposito l' esempio del ge nerale Calvo ,
che meritò la corona ossidionale per la
difesa di Mastricht fatta nel 1676. Questo governatore e francamente
aveva sempre militato nella cavalleria ,
disse al momento di essere attaccato dal nemico , di non aver sufficienti conoscenze nella difesa delle piazze , che si sottemetteva volentieri a tutti i consigli che gli sareb bero dati, meno quello di rendersi al nemico . Ed in ve
Art. 147. Nel caso che un governatore o comandante di una piazza di guerra dimenticasse que' principj di onore, ch ' esser debbono la base delle azioni di ogni mi litare, e ceder volesse la piazza affidatagli senza ascol tare il parere del consiglio di difesa, ovvero contro la opinione di due terzi de' suoi componenti, sarà dal con siglio istesso deposto dal comando, che ricaderà a chi di diritto compete ;
riserbandoci Noi di pronunziare
l'occorrente in simile circostanza , di cui tutt' i parti colari esser dovranno solennemente documentati. 16
1
128 rità l'istoria çi ricorda che la difesa di quella piazza fu delle più ostinate : ecco quanto ne dice il Quincy . Invano il principe d'Orange è colpito da un colpo > di fuoco, perchè costante , a malgrado la sua ferita, ri › mane nella trincea per animare i suoi soldati e spin gerli al lavoro. Una quantità di sortite fatte dal pre sidio lo fermano e respingono i suoi assalti . Egli giun » ge al saliente di una lunetta avanzata " ma vi ritro » va un trinceramento costruito durante gli stessi lavori » d'assedio. Calvo piomba improvvisamente sugli assedianti li respinge e rientra nella piazza. Ritorna l'assediante. La breccia è tolta e ritolta ed in fine l'assalitore ne > rimane padrone. Ma una mina l'obbliga a sloggiare , » si sgombera la breccia e non si lascia agli assedianti al > cun sito per riporre i loro alloggiamenti. Il presidio > innalza in pieno meriggio un secondo trinceramento. » Il nemico l'assale ed una seconda mina lo fa saltar per aria. Furioso assale il ridotto e se ne impadroni > sce. Un terzo fornello brilla scaccia ancora l'assalitore » e termina di far crollare l'intera opera. Gli assedianti > si stabiliscono alla fine in queste mine. Una seconda > lunetta insieme con la prima difende l'entrata di una > opera à corne " ma l'assediante sorpreso della resi › stenza fatta nel difendere la prima non rischia di attac › car queste fortificazioni . Tenta però di lasciar dietro di > se l'opera a corne , apre da lontano la vecchia cinta > e per giungervi comincia una lunga zappa coverta. Ma ■ il presidio lascia correre dodici piedi di acqua innanzi
125 la breccia ed obbliga così l'assediante di ritornare verso › l'opera a corna. Istruito il principe d'Orange che il › maresciallo di Scombery muove in soccorso della piazza › niente più risparmia. Attacca la strada coperta di que > st'opera. Una esplosione di polvere e di granate mette > il disordine tra gli assediati . Essi cedono una parte della › controscarpa, ma conservano l'opera a corna vi fanno > saltare il nemico e resistono a tutti gli attacchi. Il prin » cipe d'Orange non appena vede i suoi soldali respinti e > Schomberg vicino, ordina un corpo di uffiziali e li spinge > all' assalto . I francesi respingono questa mano di scelt > nemici. Calvo annunzia l'arrivo di Scomberg, ed i suoi » bravi immagginando che si vuole con tale speranza rial zare il loro coraggio ne prendono sdegno. Ma il cannone > di Schomberg si fa sentire. Il difensore di Charleroi , Mon tal, lo precede e si dimostra con 8000 granatieri. I ne > mici levano l'assedio, Schomberg provvede di vettovaglie > e di viveri la piazza di Mastricht, ed il bravo Calvo spe disce il suo primo ingegnere Choisi dal Re, già impa › ziente per conoscere i particolari di sì bella difesa . Considerando l'eroica condotta serbata dal generale Cal vo ben si può dire che la durata di ogni difesa , dipende dalla volontà, dall'energia del governatore della piazza, e dall' ingegno ed istruzione degli uffiziali obbligati di se condarlo nelle sue operazioni.
Sovente avviene che le
qualità naturali suppliscono alle conoscenze dell'arte , e rendono chiunque n'è fornito capace di governare una piazza assediata; imperciocchè non è necessario che un
124 governatore sia dotato di tutte le risorse del genio dimo strate da Archimede nella difesa di Siracusa
epperò
deve esser dotato di fermo coraggio , capace di innalzarsi al livello della sua missione , è ricordar sempre
anche
sulla breccia , che la piazza affidata alle sue cure ed al suo onore è un sacro deposito , gli corre l'obbligo d'im molarsi se fa d'uopo per conservarla , che il Re ed il paese hanno gli occhi fissi sopra di lui , in una parola che la sua condotta va a coprirlo di gloria o d'infamia (1 ).
(1) Ordinanza di piazza Art. 142. L'uffiziale cui affideremo una piazza di guerra dee penetrarsi della importanza di un tal deposito , e tener presente che il ritardarne o accelerarne di un sol giorno la resa può dare grandissima influenza sulla difesa del regno, e sulla salvezza dell' esercito . In conseguenza egli non presterà orecchio alle voci che l'inimico potesse spar gere, alle insinuazioni che gli facesse giungere, o alle notizie dirette o indirette che gli pervenissero; che anzi se acquistasse la certezza di esser l'esercito disfatto ,
" o il regno invaso ,
ciò non altererà punto la esecu
zione de' suoi doveri ,
e la necessità di difendere la
piazza sino all' estremo. Art. 143. Solo per diretto Nostro comando potrà il governatore o comandante di una piazza di guerra ce derla senza esservi forzato da un assedio: ed anche in questo caso Vogliamo che il detto governatore o coman dante non lo eseguisca , senza avere evidentemente as
125 La difesa di Saragozza fatta da Palafox è tale atto di divozione e di eroismo , da togliersi ad esempio per i bravi pronti sempre a versare il loro sangue a pro del Re e del paese. Questa città non aveva permanenti fortificazio ni da opporre agli assedianti , ma era il centro del pa triottismo il più ardente. I nobili sentimenti della nazio nale indipendenza e di fedeltà al principe , esaltava tutti gli animi , cercava le risorse, immaginava i prodigi ; le strade le case si cambiarono ad un tratto in forti trin ceramenti , gli abitanti quali intrepidi soldati , attaccati da'francesi con uguale valore e perseveranza , seppero re spingere e resistere agl'impeti di un agguerrito nemico , e questa citta si rese alle armi vittoriose ,
dopo sforzi
inauditi e dopo il totale esaurimento degli ultimi mezzi capaci di prolungare una difesa che impresse al suo nome quello dell' immortalità, Forse non sarà senza interesse di rapportar un terzo fatto istorico esempio rimarchevole di bravura e vilezza nel tempo stesso. Dopo la battaglia di Conserbrüch nel 1675 , il mare sciallo di Créqui, obbligato di gettarsi in Treveri , si difese con valore , nè volle rendersi al nemico a malgrado la breccia aperta. Un tale Boisjuourdan ed altri uffiziali ve dendo nella risoluzione del maresciallo solo un tratto di disperazione, capitolaron direttamente col nemico all'insa
sicurata la identità dell' ordine da Noi dato , per mez zo di più uffiziali di sua scelta , della fiducia de'quali sarà egli responsabile .
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puta di Crèqui. Il presidio uscì libero ma senza armi , 5 quel maresciallo indignato per tanta viltà, con una mano di soldati si ritira nella chiesa , e resiste finchè mancando di ogni difesa è vinto dalle superanti forze nemiche. È menato prigioniere ma l'assediante rispetta - la sventura dell' uomo coraggioso . Un consiglio di guerra riunito in Francia destituisce e decima gli autori della capitolazio ne , e Boisjourdan paga con la sua morte l'audace e di sonorevole vilezza. Oggi ben di raro si punisce la viltà con la morte , ma sempre con l'ignominia più orribile dell' istessa mor te per chi conserva il sentimento d'onore dopo di aver commesso una cattiva azione ( 1 ) .
(1) Ordinanza di piazza Art. 144. Ogni governatore o comandante di una piazza di guerra, il quale la ce derà senz' aver forzato l'inimico ad eseguire tutt' i la vori dell' assedio, e prima di aver respinto almeno un assalto al corpo della piazza , sarà condannato alla pena capitale , a meno che altre imperiose circostanze non ve lo abbiano obbligato. Art. 148. Ogni governatore o comandante dovrà in ogni evento dar conto, innanzi ad una giunta che Noi nomineremo , della validità de' motivi pe' quali la piaz za ad esso affidata sia stata occupata dal nemico.
Art. 149. Se tale giunta trovi luogo ad accusa, il pre venuto sarà tradotto avanti al competente consiglio di guerra per subirvi il giudizio , ma se dichiari di non
127 Il generale Carnot le di cui virtù civili e guerriere sono da paragonarsi a quelle degli antichi , ha nel suo trattato riguardante la difesa delle piazze , citato sì gran numero di esempî tratti dall'istoria , che dovrebbero esser presenti a tutti i governatori delle piazze e comandanti di fortezza. Quel sagace autore di cose militari osserva che ove le piazze non si difendessero fino all' ultimo mo mento , sarebbe quasi indiffente di averle bene o mal fortificate.
Infine le leggi fissano il momento per l'onorevole resa della fortezza cioè , dopo la distruzione dell' ultimo trin ceramento fatto dietro la breccia . In verità il governa tore in tal caso corre il pericolo di cadere nelle mani del nemico coll'intero presidio ; ma se la fortuna rende nulli i suoi nobili sforzi , se un fine glorioso gli è ser bato , deve saperlo subire , dimenticar tutte le sue affe zioni e morire anzicchè rendersi a' patti vergognosi . Fac cia ciò che deve e ne venga ciò che può. È questa la divisa del governatore devoto al suo Re al suo paese. « La difesa delle piazze , dice il generale Carnot , del quale non sapremmo mai troppo citarne le massime " è forse la parte dell' arte militare che più esige quel » le alte virtù ornamento dell' uomo d'onore , perchè
meritare alcun rimprovero , ed aver prolungato la di fesa con tutt' i mezzi in suo potere fino all'ultima estre mità; la decisione di essa giunta sarà pubblicata col l'ordine dell' esercito, ed inserita nel giornale offiziale.
128 ivi si brilla meno che su' campi di battaglia; e coloro › destinati a tali combattimenti non sono men degni di > ammirazione e di riconoscenza . Quindi a ragione il go » verno fissa per i governatori uccisi sulla breccia o morti per ferite riportate in una onorevole difesa , gl' istessi onori funebri de' grandi uffiziali della legion d'onore ; › cede la loro pensione di ritiro alle famiglie, e da a'fi > gli il dritto di essere ammessi ne' pubblici collegi . » ( Decreto del 24 dicembre 1811 ) ( 1) .
(1) Ordinanza di piazza. Art. 150.
Ogni uffiziale
che avrà difesa una piazza di guerra da uomo di ono re , da valente soldato , e da suddito fedele , sarà a Noi presentato dal ministro della guerra , o dal co mandante generale delle armi ,
in un giorno di gran
parata , di unito ai capi de' corpi , e de' diversi rami di servizio , ed a' militari che si saranno più distinti nella difesa; riserbandoci di dar loro Noi stessi, pub bliche testimonianze della Nostra soddisfazione. Saran no ad essi inoltre applicate le ricompense onorifiche prescritte negli statuti degli ordini cavallereschi , ed accordate loro delle promozioni a seconda delle pro poste da farsi dal governatore o comandante.
Art. 151. Il ministro segretario di stato della guerra affretterà il cambio de' militari, che facendo parte delle guarnigioni di piazze onorevolmente difese , sien rima sti prigionieri ; questi al di loro ritorno avranno il richiamo de' rispettivi soldi di attività , senza alcun' at
129 Le cose utili ben si possono ripetere , ed è assai spesso necessario perchè torna molto vantaggioso il riprodurre le istesse idee sotto diverse forme ; un sol detto non sempre è sufficiente per imprimere fortemente i buoni precetti ;
tra ritenuta , se non quella delle somme che per No stro ordine si fossero date alle loro famiglie. Art. 152.
Ogni governatore o comandante di una
piazza di guerra che trovi onorata morte su' ripari, o spiri per le ferite riportate in una gagliarda difesa 2 riceverà gli onori funebri corrispondenti ad un grado immediatamente superiore al suo . La pensione di riti ro che sarebbe spettata ad essolui pe' suoi servizj, sarà goduta per intero dalla sua famiglia , ed i suoi figli saranno presi da Noi in particolare cura, destinandoli di preferenza alle prime piazze vacanti negli stabili menti di educazione. Saranno da Noi prese puranco in ispeciale considerazione lefamiglie di tutt' i militari mor ti durante l'assedio per ferite riportate; non che i mili tari tutti che per ferite non fussero più atti al servizio. Art. 153. Ogni assedio o blocco sarà considerato nel periodo dei servizj siccome una campagna ,
ed ogni
assalto respinto non solo come campagna , ma benan che come azione di gloria. Art. 154. Le batterie, e le opere esterne de' fronti di attacco delle piazze di guerra riceveranno in avvenire i nomi degli uffiziali generali, de' comandanti, e degli altri militari, che si saranno distinti nella loro difesa.
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130 quindi noi • diciamo che il governatore di una fortezza deve riunir fermezza e moderazione ad alquanta prudenza ; deve esser inaccessibile alle adulazioni ed alle minacce ; deve circondarsi # di tutti i lumi ed attentamente studiar lo spi rito del presidio ; rivistar spesso i soldati ed assicurarsi bene della 4 loro condizione ; esaminar l'armamento e le forniture ; ordinare le riparazioni urgenti ; infine deve vi sitare i quartieri , allontanare i malati ed assegnar loro particolari siti . È mestieri che prevenga e reprime qual siasi abuso, segnatamente quelli che possono alterar la su bordinazione tra le milizie. Si oppone alle discussioni ed alle controversie che solo inaspriscono ed irritano gli animi. Cura di allontanar tutti gli sparlatori, onde impedir che lo spirito turbolento non si propaga nell' amministrazione e ne' reggimenti. Parimente diffiderà de' millantatori e di quanti si vogliono far credere uomini coraggiosi, e si agi tano solo quando il nemico incomincia a ritirarsi quando la vittoria non è più dubbia , ed in contrario ne' combatti menti e durante la difesa si34 dimostrano in varii siti per non essere in nessun1 punto , prevengono gli ordini dei capi per timore di 3 doverli eseguire , e cercano le occa sioni anzicchè aspettarle. Questi uomini sono pericolosi , è necessario non mai perderli di vista ed astenersi dallo spandere a loro vantaggio il più piccolo favore.. La buona condotta del soldato dipende dalla fiducia che sa ispirargli il capo che lo comanda , quindi f è necessario che il governatore 4 si guadagni tutta l'influenza morale sull'intero presidio ; ed all' uopo usi fermo contegno e
131 molto sangue freddo. Nè si creda che basta solo di dimo strar coraggio ne' combattimenti , chè il vero merito del comandante è di agir sempre e farsi vedere in tutti i siti pronto a se stesso , in contrario la bravura spesso è ca gione di tremenda confusione. Parimente è dovere del governatore di far risplendere i minimi vantaggi ottenuti dal presidio sul nemico , dare importanza a più piccoli soccorsi che gli giungono , ‹ e nón mai lasciar credere che ne abbia bisogno . Le noti zie de' successi ottenuti da' proprî eserciti , le proclamerà al suono del tamburro , delle bande e di tutti gli strumenti guerrieri , i quali assai spesso hanno menato i soldati alla vittoria. Ci rimane ancora a dire che i governatori costantemen te debbono considerar le loro proprie azioni, e non farsi trascinare dall'impeto e dal capriccio; non mai si abban -doneranno alle illusioni della fortuna , non riposeranno sugli # allori di qualche momentaneo successo, ma operan do sempre con prontezza, non posporranno all'indomani quanto può eseguirsi al momento, o meglio come dice Na poleone << non mai lasceranno al nemico quel tempo che » gli si può guadagnare » .
Tra si vari interessi , il governatore di una piazza volge rà ogni cura per rafforzar la disciplina serbando una severa ma ragionata polizia ( 1) ; nè dimenticherà che le piazze
(1) Ordinanza di piazza. Art. 82. I governatori o comandanti delle piazze di guerra avranno una poli
132 forti son destinate a proteggere i buoni cittadini e ser vir loro di rifugio contro il nemico ; infine è oltremodo necessario che i governatori delle fortezze siano animati dal sentimento di conservazione , si dimostrino giusti
zia militare onde conoscere lo spirito de' militari della guarnigione , non che quello degli abitanti , e penė trare se si pensi o si macchini cosa , che compromet ter possa la sicurezza della piazza o l'ordine pubbli eo. A quest' oggetto le autorità inoaricate della polizia ordinaria , nelle cui attribuzioni è la prevenzione dei reati , e la gendarmeria reale somministreran loro pe riodicamente " e straordinariamente tutt'i mezzi ,
e
tutte le notizie analoghe allo scopo, e ciò anche quan do venissero loro richieste.
Di tutto ciò faranno men
silmente rapporto all'autorità da cui dipendono, e nei cași straordinarj o urgenti faranno pure rapporti even tuali. Dovranno inoltre essere informati dell' arrivo e della partenza degli stranieri, e potranno vigilarli du rante la loro dimora nella piazza .
Art. 93. La polizia militare del governatore o coman dante di una piazza di guerra, si estenderà ancora sul raggio di attacco della piazza, o sia sulla zona di ter reno esterno compresa tra il piede dello spalto , ed i punti dove può in caso di assedio, aprirsi la trincea, o possono stabilirsi i depositi di essa, cioè alla distanza di 500 tese dalla cresta dello spalto il più avanzato nella campagna .
.133 fino allo scrupulo , buoni affabili generosi e di facile ac cesso. Useranno sempre molta cortesia
gentilezza e di
gnità , non feriranno l'amor proprio di alcuna classe , si affezioneranno i capi di qualsiasi corporazione , si av vineranno i più bravi i più istruiti cittadini o individui del presidio, e dimostreranno loro quella considerazione e quel la necessaria confidenza , senza mai interamente palesare i proprii pensieri e lasciar travedere l'opinione che si ha circa i difetti e la condizione della piazza , nè permettė ranno i discorsi e le insinuazioni che mirano ad indebo lire l'energia del soldato . Io ho veduto molti governatori , dice il maresciallo › Vauban, discorrer male delle piazze loro affidate , e > dir poco in quanto alle buone qualità , sia che non › le conoscessero o che volessero preparare il pubblico
a non aspettar molto dalla resistenza . Nell'una e l'al > tra ipotesi simili discorsi nulla valgono , e chi li fa > merita d'esser tolto da quel posto che gli porge oc › casione di tener simili lamenti » . A mensa sono frequenti le occasioni per apprezzar al giusto gli uomini : si parla ordinariamente con maggior franchezza e libertà chè in tutti gli altri siti ,
ciò non
pertanto sovente si cade in errore, perchè avvien che ta luni dimostrano nelle riunioni qualità di cui non sono for niti. Il coraggio e la bravura si riconosce solo ne' cimen ti , ed anche con difficoltà ; la perseveranza la fermezza 1 la calma in mezzo al pericolo , sono segni certi di valore ed abilità ; epperò quando una
grandine di ferro e di
134 fuoco cade , sulle città , spesso il coraggio si smarrisce la fermezza si scuote ; ed allora si scorge quanto è difficile di veder riunite tutte le qualità militari in un solo indi viduo. Le proclamazioni grandemente eccitano il valore , ed infiammano gli animi di quell' ardente desiderio d'illu strarsi ne' pericoli , una allocuzione energica fatta al sol dato , nella quale si ricorda quanto deve al suo Re ed al paese, si dimostra che difende la propria causa, quella della sua famiglia e quanto ha di più caro al mondo , produce sempre il maggiore effetto : ma disgraziatamente gli uomini energici hanno difficilmente il dono della pa rola ; e perciò il governatore o comandante di una for tezza discorrendo col soldato sarà breve, mirerà solo allo scopo senza circonlocuzione, serberà sempre l'istesso pla cido sembiante fermo e sicuro ,
e dimostrerà di sentir
quelle emozioni che agli altri vuol comunicare.
Errico IV. glorioso esempio del carattere francese, pos sedeva tutta l'arte d'infiammar il coraggio delle sue milizie ; nelle pianure di Jvry diceva « Se perdete le vo > stre bandiere i vostri stendardi , non perdete di vista > il mio pennacchio bianco , voi lo vedrele sempre sul >> sentiero dell' onore e della vittoria » . Con simile eloquenza militare Federico parlava a' suoi generali la vigilia della battaglia di Torgau; tutto è grande tutto è rimarchevole nella vita di questo re guerriero « Si » gnori vi ho riuniti non per sentire il vostro avviso , » ma per dirvi che domani attaccherò il maresciallo Daun .
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>> Conosco che il nemico occupa una buona posizione » ma so benanche che è rinchiuso dal terreno , ed una » volta battuto tutto il suo esercito sarà preso o get » tato nell'Elba . Se siam vinti , periremo tutti ed io il » primo. Questa guerra mi annoja , e deve anche an » nojar voi, domani la finiremo . Ziethen lascio a voi il >> comando dell' estremo dritto dell'esercito . Il vostro og >> getto marciando dritto a Torgau sarà di tagliar la ri » tirata agli Austriaci , quando io li avrò cacciati dalle al » ture di Siplitz etc. › Napoleone il di cui genio ha brillato di tanta luce parlava a' suoi soldati con una energia ed una rapidità che trascinava ; con un gesto solo li spiccava da un e stremo dell' Europa all'altro ,
e li precipitava in mezzo
a' combattimenti . Il dire di sì grand' uomo deve essere imitato da chiun que vuole animare i soldati e spingerli ne' combattimenti. Abbiam fatto conoscere 9 in questa breve esposizione , la maggior parte degli obblighi e le prerogative de' go vernatori o comandanti superiori delle fortezze , in tem po di pace come in quello di assedio ;
essi son molti ,
poichè riuniscono tutti i poteri ed assumono sopra di loro tutta la responsabilità ! Non pertanto crediamo che la pru denza e l'ingegno debba in talune occasioni , modificare il rigore delle leggi , onde evitar le triste conseguenze pro dotte dalla grande severità.
Si noterà forse che noi spingiamo tropp'oltre le cose, e che i militari i quali riuniscono tutte le qualità `da noi
136 indicate per esser buoni governatori, sono gli uomini di guerra interi ed infinitamente rari ; ma spetta a chi ha il governo delle cose di guerra di saperli distinguere e sceglierli tra le masse
Napoleone diceva : È necessario
> che l'individuo sia fatto per l'impiego e non già l'im» piego per l'individuo
.
Delle riconoscenze e delle scoverte.
La sicurezza delle piazze , e l'obbligo al presidio di operare al di fuori delle fortificazioni per ritardar l'a pertura della trincea, rende necessario oltre la catena dei posti stabiliti innanzi gli spalti , alquante ricognizioni o scoverte giornaliere . E gli uffiziali che le comandano si tueranno indietro ad essi e di distanza in distanza alcune ordinanze, affin di trasmettere prontamente al governatore tutte le notizie e relazioni circa quanto vedono ed osser vano . I soldati impiegati alle riconoscenze ed alle scoverte non debbono combattere, ma solamente osservar le mosse e le posizioni occupate dal nemico ; e perciò eviteranno tutte le occasioni , ed i combattimenti ne' quali prenderanno parte saranno semplici conflitti di posti .
Il distaccamento della ricognizione sarà sempre prece duto da una vanguardia , proporzionata alla forza nume rica de' soldati che lo compongono ; alquanti esploratori ben montati precederanno la vanguardia sulla fronte , marceranno all' istessa altezza su fianchi, senza mai per der di vista il grosso del distaccamento.
137 Quando le ricognizioni si fanno di notte gli esplora tori si avvicinano alla vanguardia , e movendo in silenzio si fermano spesso per ascoltare , e lasciano indietro i ca valli che nitriscano. Ordinandosi più ricognizioni nel tempo stesso, si com bieranno in guisa che tutto o parte de' distaccamenti non si credano tra loro nemici e vengano alle mani. In contrade piane , il distaccamento della ricognizione può in gran parte comporsi di cavalleria , ma ne' paesi di montagna o svariati sarà solo di fanteria.
Quando il paese è tagliato da canali , riviere ec. , si su perano tali ostacoli con alquanti soldati nuotatori e pochi battelli portatili e leggieri intrecciati di paglia e coverti di tela incerata . Gli uffiziali messi al comando delle ricognizioni non mai spingeranno il distaccamento ne' villaggi nelle gole ne' boschi , senza prima averli fatti visitare dagli esplo ratori , e si fermeranno a quando a quando per ben os servare il terreno che percorrono, e riconoscere quali punti possono esser loro di vantaggio nella ritirata.
Nel generale i governatori
delle piazze faranno diri
gere le ricognizioni e le scoverte , dagli uffiziali del ge nio , o da quelli dello stato maggiore , atteso la specia lità del servizio . Se la piazza è vicina ad altra fortezza occupata dal ne mico , i distaccamenti delle ricognizioni non si spinge ranno si oltre , ma se vi è mezzo come sorprenderla il governatore farà il possibile onde giungere a sì bello scopo,
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138 Nel 1674 il generale Chamilly essendo governatore di Grave fu per impadronirsi di Bois-le-Duc , mentre era assediato dal nemico , e cambiò pensiero per l'arrivo di un distaccamento di cavalleria francese che in quel men tre lo forni di viveri. Noi abbiam solo indicate le regole generali ed indi spensabili da seguirsi nelle ricognizioni nelle scoverte; si può far dippiù, ma i governatori temono nel' ordinar tali operazioni, le quali per altro non vanno scompagnate da pericoli , d'indebolire il presidio , spingendo i distacca menti molto lontano dalla piazza, ed esponendoli ad es ser tagliati e fatti in pezzi dalla cavalleria. Leuchères, Bourcet, Vallongue, Allent, Guilleminot e Preval hanno messi a stampa varie belle memorie, che i governatori faranno assai bene di consultarle e seguirne i dettati ne varie occasioni.
Dezli allarmi.
Il go
di una fortezza fa battere la generale
quando tutto il presidio deve prendere le armi, o quando avviene l'allarme. La regola da seguirsi in tal caso è in dicata nell' ordinanza del 1670 ; ma si serba tal sonata solo per le circostanze straordinarie, affinchè le truppe va dano a' posti loro assegnati nel minor tempo possibile ( 1) .
(1) Ordinanza di piazza. Art. 990. Quando tutta la guarnigione dovrà prendere le armi o montare a ca
139 T Talvolta è utile di dar de' falsi allarmi, per veder se ciascuno adempia i suoi doveri , e giudicar dell' esattez
vallo si batterà o si suonerà immediatamente la gene rale , poi l'assemblea od il buttaselle, e finalmente la chiamata od a cavallo . Se una sola porzione della guar nigione dovrà prender le armi o montare a cavallo , invece della generale si batterà o suonerà l'assemblea o il buttaselle, e quindi la chiamata od a cavalio nel quartiere della truppa , che deve prender le armi.
Art. 991. I governatori o comandanti delle piazze formeranno delle istruzioni generali pei casi di allar me , nelle quali prenderanno in considerazione tutte le circostanze varie che possono accompagnarli opro durli , e le disposizioni , che a seconda dei casi occor rerà dare. Il giorno stesso in cui un corpo giungerà nella piazza farà tenere al comandante di esso una istruzione particolare " nella quale
sarà specificato
quanto ha rapporto a ciascuno di questi accidenti , ed alla parte che dee il corpo prendervi ; sicchè le truppe sappiano con somma precisione quanto dovran no eseguire. Se la guarnigione cambia , diminuisce , aumenta , o se i corpi passano da un quartiere all'al tro , sard rinnovata , socondochè potrà occorrere , siffatta istruzione , e nel giorno istesso delle cennate mutazioni , o al più tardi nel giorno seguente , il go vernatore o comandante della piazza farà condurre i capi de' corpi su i luoghi a ciascuno destinati nel caso
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za e dell' intelligenza degli uffiziali e della risolutezza dei soldati , ma tali esperimenti debbono esser rari e fatti
dell' allarme , affinchè i corpi stessi possano recarvisi sollecitamente e senza confusione .
Art. 992. Tutti gli uffiziali superiori ed i coman danti de' corpi o delle frazioni di essi, riconosceranno esattamente il terreno adjacente alla piazza
di allar
me del loro corpo , ed i suoi accessi , per poterlo nel bisogno occupare e difendere nella maniera più pro pria , e giusta le regole militari. Art. 997. Situate le truppe ne' vari posti di allar me co' rispettivi uffiziali superiori alla testa , saranno pronte ad eseguire gli ordini , che loro verranno dati, ● inviati dal governatore o comandante della piazza , senza che la differenza di grado o di anzianità appor tar possa ostacolo a questa prescrizione. Art. 998. I posti eseguiranno ciò che è stato loro prescritto nel Capo 3.º Tit.º 2.º e quanto potrà essere loro indicato più particolarmente nelle istruzioni di chi comanda la piazza , il quale avrà cura di additare a' piccoli pasti non suscettibili di difesa o di venire rafforzati , il posto più considerevole , o il corpo di truppa sul quale dovranno ripiegarsi : esser dovendo principio generale di guardarsi attentamente dallo sper perare le truppe in piccole frazioni che possono age volmente sorprendersi , e disarmarsi o distruggersi.
Art. 999.
Il governatare o comandante della piaz
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con circospezione , giacchè in contrario si rendono abi tuali , e ne segue una sicurezza assai pericolosa (1). Ad evitare i falsi alarmi il governatore proibisce espressamente di tirar colpi di moschetto o di altra ar ma da fuoco , senza un espresso suo ordine , potendosi tanto praticare solo quando si è sicuro della vicina pre senza del nemico.
Epperò non mai si disprezzeranno i falsi allarmi , per chè si potrebbe essere ingannato dal nemico . Nella con fusione che nasce in tali casi , i capi dei corpi conser veranno la loro presenza di spirito e tutto il sangue fred
za , tutti gli uffiziali dello stato maggiore della mede sima che non abbiano una data destinazione locale , e tutti gli uffiziali di qualunque grado od arma , che non abbiano truppa o destinazione particolare , in caso di allarme si condurranno al corpo di guardia della granguardia ; ogni corpo vi manderà subito un uffiziale di ordinanza . (1) Ordinanza di piazza. Art. 1004. I governatori o comandanti delle piazze ,
quando lo crederanno a
proposito, faranno battere la generale all'improvviso, o di giorno o di notte , per giudicare così dell' effetto delle disposizioni generali e particolari date pei casi di allarme , e della prontezza delle truppe nell' ese guirle. Ciò pertanto si praticherà solo quando non sia riputato pericoloso di far conoscere il posto di allar me delle truppe .
142 do ; perchè soltanto serbando molta calma si giunge a far cessare quel disordine che ordinariamente si sparge tra' soldati e gli abitanti in ogni piccolo allarme. È parimente necessario di abituare tutti i non combat tenti, di recarsi a' loro posti in silenzio , sempre quando si dà la voce di allarme nella piazza , e per tale oggetto si avvisano gli abitanti che non possano riunirsi nelle strade e sulle pubbliche piazze , ma debbono rimaner nelle loro abitazioni finchè il tutto non ritorni all'ordine. Indipendentemente da tali precauzionì , alle quali non mai sarà molta l'attenzione e la severità de' governatori si raccomanda a tutti i comandanti di reggimenti , di non mai sciogliere i ranghi , prima di aver indicato a' soldati il sito della riunione per i casi di allarme.
Delle sortite.
Non è si facile di stabilir regole precise circa la ma niera come debbono regolarsi le sortite ,
perchè niente
può esser determinato per simili operazioni come per tutti gli altri casi di guerra , giacchè variano per le lo calità e gli ostacoli da superarsi; ciò non pertanto le sor tite ben dirette e fatte a tempo opportuno , prolunganó la difesa delle piazze , obbligano l' assediante a tenersi co stantemente sulla difensiva , e cambiano per così dire mediante la loro azione ed effetto la condizione dell' as sediato in quello di assediante . Epperò v'ha taluni limiti che non possono oltrepassarsi , e le sortite troppo estese
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o spesso
replicate , indeboliscono talvolta il presidio e
pongono in pericolo l'istessa piazza. La sortita sarà sempre combinata in guisa che gli ele in dell' assediato
menti del successo siano a vantaggio
caso contrario si perdono inutilmente gli uomini , si dimi nuiscono i mezzi della difesa , e si avvicina il momento della resa.
In tale operazione tutto dipende dall'abilità del gover natore e dall' ingegno degli uffiziali che debbono secon darlo. I minori inconvenienti son causa talvolta di signi ficanti rovesci ed influiscono sul morale de' soldati; niente è più capace di combinazioni diverse , e se prima di ope rare la discussione è utile, essa diviene inutile e condan nevole al momento della esecuzione.
E del maggior rilievo il dissimular sempre il progetto delle sortite, e realizzarle con tutta la rapidità e la viva cità possibile ; in tal caso se ne affida l'esecuzione ad uffiziali prudenti , ma non timorosi ed avari del sangue del soldato. Epperò il governatore ed il comandante del genio istruiranno gli uffiziali circa i loro doveri partico lari e le disposizioni generali da seguire nel combatti mento , le quali principalmente sono di non attaccar di fronte le posizioni quando si possono girare , e cercar sempre di opporre il forte al debole , senza però molto esporsi al pericolo . Non mai il governatore di una piazza o fortezza co manderà personalmente le sortite , la sua presenza come abbiam detto è sempre indispensabile al presidió . Nel 1793
144 il génerale inglese O'hara comandava Tolone , e durante quell'assedio fu ferito e fatto prigioniero in una sortita che ebbe l'imprudenza di voler dirigere ; tale avvenimento animò gli assedianti , scoraggì gli assediati e compromise la salvezza del presidio e della piazza . Quando l'oggetto di una sortita è solo di togliere i foraggi o viveri dalle circonvicine contrade , le disposi zioni a prendersi sono quelle stesse delle ricognizioni , e l'uffiziale ordinato di tanto eseguire si regola secondo le avute istruzioni e le località , ed agisce secondo la forza che gli oppone l'avversario . Al cominciar d'un assedio , le forte sortite sono assai spesso di niun vantaggio e talvolta funeste all' assediato, segnatamente quando il nemico è molto lontano dalla piazza ed ha tutto il tempo per prepararsi al combatti mento. Il maresciallo Vauban a questo proposito racco manda di non spiccarle molto lungi dalle fortificazioni ad oggetto di non cadere negli agguati preparati dall'as sediante, essendo le sortite così fatte spesso tagliate e quasi sempre respinte gagliardemente . Gli assedii di Badajoz nel 1811 e 1812 sono sufficienti per appoggiar questa opinione . Del rimanente il maggior male non è la perdita di qualche soldato, ma lo scoraggiamento del quale è preso il presidio. È quindi imprudenza l'andare in cerca del nemico ad una grandissima distanza dalle ultime for tificazioni ed invece si possono spiccare alquanti distac camenti di cavalleria, perchè cercassero di sorpendere il nemico durante la notte, gettassero il disordine nelle sue
145 file, usando nel tempo istesso i gridi i colpi di carabina; e quindi rientrano prontamente nella piazza conducendo qualche prigioniero . A misura che l'assediante si avvicina alle fortificazio
ni il pericolo delle sortite diminuisce , perchè vi è minor distanza per raggiungerlo , minor tempo si resta esposto al fuoco e con maggior faciltà si esegue la ritirata; non pertanto esse sono del pari pericolose quando il nemico giunge al piede dello spalto , giacchè allora l'assediante può opporre il fuoco di tutte le trincee e ferire i soldati durante il movimento di ritirata. Lo scopo principale di una sortita è di distruggere i lavori dell' assediante , d'interromperne le sue operazio ni , far perdere tempo al lavoratore, e non già di spin gerlo a combattere senza alcun risultamento. E perciò si ordina per tale oggetto solo un piccolo numero d'indi vidui , facendo sempre muovere alquanti artiglieri e sol dati del genio al seguito delle colonne , per riempir le trincee , raccogliere gli utensili abbandonati, ed inchiodare le bocche a fuoco che non si possono trasportare nella piazza . Ma se l' assediante trascura le precauzioni neces sarie alla sua sicurezza , fa d'uopo esser lesto , piombarlo addosso e trarre profitto da tutti i suoi errori ; ed in tal caso una forte ed ordinata colonna sostenuta dall'artiglieria e dalla cavalleria torna assai vantaggiosa ( 1 ) ma si ripete
(1 ) Nelle grandi sortite la cavalleria è assolutamente necessaria , per sostenere i combattimenti nella pianura 19
146 non mai si muova a vele gonfie verso uno scoglio , nè si dirigga la sortita al puro azzardo dell' evento , come è av venuto assai spesso . E qui cade bene in acconcio di ri cordare, che niente è si pericoloso in guerra quanto l' in trepidezza la quale nasce dalla sola ignoranza . Infine quando si spinge la sortita lontana dalla piazza e si ottiene qualche vantaggio , fa d'uopo non aspettare che il nemico ritorna alle offese , essendo ciò assai pe ricoloso , perchè questi vi giunge sempre con maggiori forze , e val meglio ritirarsi con precauzione alla corsa , ed anche in disordine , affin di esser assai prima fuori il tiro delle sue offese e non esporre inutilmente i sol dati. Si metta quindi da parte la falsa vergogna di una fuga apparente, e si evita in tali casi la perdita di soldati
per impadronirsi rapidamente delle posizioni , per as sicurare il successo , infine per proteggere la ritirata. Qualche cannone è parimente necessario per tirare a metraglia assai più vicino dell' artiglieria messa nei rampari, avendo però cura di non lasciarli soli e cor rere il pericolo di vederli presi dal nemico . È anche utile di far uscire i cavalli o altri animali con legna secche e materie combustibili , per bruciare i cassoni gli affusti ed altri oggetti abbandonati dal nemico che sarebbe difficil cosa di far trasportar nella piaz za. Si possono benanche trasportare alquante bombe , e granate onde far saltare in aria i magazzini, le blin de ec . ec .
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ed invece si puniscano coloro che si ritirano troppo tar di; del rimanente sempre quando è possibile le bandiere determinar debbono il movimento de' soldati. È essenzial cosa di raccomandar l'osservanza di tal precetto agli uffiziali di fanteria , i quali abituati a seguir le regole determinate dall' ordinanza nelle evoluzioni di linee , credono che muovendo con ordine ,
si resiste e
si arresta il nemico ; ma nelle sortite questa regola ge nerale in parte si cambia ed è necessaria di notarla agli uffiziali, perchè è in opposizione con la direzione in certa guisa consacrata dall'uso frequente delle manovre. Im porta di non rischiar le sortite ,
senza aver le comuni
cazioni scalonate e protette da' distaccamenti d'infanteria e di cavalleria. Mentre il governatore dà le istruzioni riguardante l'at tacco , prescrive quelle che si debbono seguire nella ri tirata , ed usa spesso in tal rincontro i segnali convenu ti. Per istinto naturale i soldati si ritirano ordinariamen te verso il sito dal quale son partiti ;
è quindi necessa
rio d'indicare a' comandanti le posizioni che debbono occupare successivamente , e che solo cambieranno nei casi estremi , seguendo però sempre il piano adottato. Perchè la linea di operazione di una sortita non sia nè tagliata nè spuntata , si situano de' destri tiratori nelle opere avanzate e si armano di carabine o di fucili di ramparo ; ma il tiro del cannone a metraglia, la di cui portata eccede quella del fucile , è anche più efficace e percio se è possibile , si usano insieme queste due spe cie di arme da fuoco .
148
Le piccole sortite fatte all' improvviso e con impeto , os sia i colpi di mano , senza dubbio più si temono dall' as sediante , segnatamente quando è giunto sul così detto dominio della fortificazione, ed allora soltanto con simili operazioni si ritarda il coronamento della strada coperta , ed il segreto di un abile governatore è di saperli tentare a proposito ( 1) . Infine il governatore di una fortezza non perderà al cuna occasione per recar danno all' assediante, maggior mente quanto prevede che si può comprar non molto caro un tal vantaggio. La fortuna sorride agli audaci ed il carattere particolare al soldato francese ed al soldato italiano è di attaccare. Il maresciallo Villars diceva con ragione che si finiva con morire restando sempre sulla difesa.
Questa è pure l'opinione del maresciallo Vauban. > In tutti gli assedi ove mi son ritrovato ho sempre os › servato (2) che per quanto debole sia la sortita fatta » contro l'assediante, quando la trincea è vicina si fer » mano sempre i lavoratori che molto si sono spinti in
(1) Le piccole sortite sifanno con successo di notte, perchè son pericolose di giorno , e fa d'uopo riunir solo gli uomini scelti e non defaticati. ( Si legga per le sortite il capitolo IX. dell'attacco delle piazze del maresciallo Vauban ).
(2) Il maresciallo Vauban ha diretto 53 assedii hafatto lavorare a 300 piazze antiche e ne ha costruite 33 nuove.
149 › nanzi , ed una volta spaventati si gettano su quelli che > debbono sostenerli e spesso li trascinano nella fuga. Così parimenti si esprime il Cormontaigne « Niuna co > sa dà maggior coraggio al presidio quanto tali azioni , > adatte molto all'indole della nostra nazione. Niente in > contrario , rallenta più i lavori dell' assediante quanto » l'essere rigorosamente respinto fin dalla prima intra » presa. Il lavoratore dopo una simile operazione , crede > di aver sempre il nemico alle spalle e fugge al mini > mo rumore. È una verità la quale assai spesso fa d'uopo ripeterla cioè un governatore non mai deve limitarsi ad una difesa passiva, ed è indispensabile di attaccare anche quando si è sulla difesa ; non pertanto abbiasi presente la massima che prima di dar battaglia fa mestieri assicurar sempre tutti i mezzi per guadagnarla.
Osservazioni.
Le ordinanze del 1778 , 1788 ,
1792 e 1832 hanno
indicato le norme a seguirsi circa la composizione de' di staccamenti pel servizio degli eserciti in campagna ( 1) ; non pertanto noi crediamo che nelle piazze assediate si
(1) Leggasi nel progetto della reale ordinanza pel servizio delle truppe napoletane in campagna, messo a stampa dalla reale Tipografia della guerra l'anno 1838, del titolo 2 capitolo 3 solo gli articoli 7 , 8 , 9 e 10 .
350 può spesso far eccezione a tali regole, e comporli di sol dati capaci di eseguire quanto si vuole ;
in cambio di
riunire individui che non si conoscono, val meglio toglierli dallo stesso reggimento dalla stessa compagnia, così si ec cita l'emulazione, si mantiene la mutua confidenza si ne cessaria alle milizie ,
e nelle occasioni si supplisce alla
deficienza del numero. Il marchese Feuquière dice
l'esperienza ci dimostra
che i reggimenti s'interessano assai più per quel che » particolarmente li riguarda che per le operazioni ese > guite dalla massa delle milizie. Del rimanente il governatore deve in tutte le occa sioni , regolar le cose e prescrivere le precauzioni utili a' bisogni delle fortezze assediate .
(Il rimanente nel prossimo volume).
151 DELLE COLONNE DOPPIE SUL CENTRO DEI BATTAGLIONI .
Molti odierni scrittori di cose militari stabiliscono sic come verità inconcussa essere la disposizione del batta glione in doppia colonna sul centro ad ogni altra pre feribile , come che singolarmente adatta alle varie evo luzioni , alle fazioni tutte di guerra ; doversi quindi sic come ordinamento abituale
adottare , usarsi esclusiva
mente in quasi tutte le circostanze . La colonna semplice di ugual fronte della doppia e con pari intervallo tra le suddivisioni è ordinanza simile quasi del tutto all'altra , e che sembra agli usi stessi e con pari risultato potersi applicare , per dannarla quindi e proscriverla sarebbe mestieri dimostrare ad evidenza la sua inferiorità, non che gl'inconvenienti dal suo uso derivanti. Or siffatta dimostrazione da cui avrebbe dovuto essere preceduto il giudizio par sia stata obliata , sicchè pud ragionevolmente dubitarsi se gli elogi profusi alla colonna doppia da moda dà cinio provvengano .
pregiudizio ovvero da sano razio
In tale posizione non riuscirà per avventura discara a'leggitori la sposizione di un paragone semplicissimo tra i movimenti delle due colonne , i cui risultamenti pog giando su dati certi potran forse servire di elemento per giudicare se l'una sia realmente all'altra superiore , per decidere i militari ad avvalersi con conoscenza di causa di quella che all'oggetto preso in mira sia più accon
152 cia , e per ridurre al giusto valore le pretensioni di chi
esclusivamente di una sola di esse prescrive l'uso . Lo spettatore militare di Francia nel fascicolo 137 , volume 23.mo con data del 3 agosto 1837 contiene una memoria del signor tenente colonnello Roguet , il quale diffusamente trattando della colonna doppia propone ap punto usarla nelle evoluzioni , nelle marce , negli attac chi ; sostituirla in fine ad ogni altra ordinanza in colon na ; Egli di tale sua predilezione non dà dimostrazione alcuna ; però avendo lungamente discorso delle applica zioni della colonna stessa sarà utile prendere il suo dotto lavoro siccome base della disamina che s'intende instituire . Per giudicare del merito di una evoluzione fa d'uopo " esaminare se facili o difficili sieno i movimenti con cui si esegue ; considerare se le parti in cui il corpo si de compone rimangano disposte in modo da potersi difendere se improvvisamente investite ; valutare infine il tempo necessario per condurla al termine . Con siffatti elementi può esaminarsi il merito di evo luzioni diverse che allo scopo medesimo intendano , ed in questo modo si farà paragone tra i movimenti della doppia colonna e quelli della semplice . La identità pertanto delle due formazioni e la somi glianza de❜lor movimenti permette ridurre la quistione principalmente alla determinazione del tempo di cui cia scuna abbisogna per eseguire la stessa evoluzione ; ciò riuscirà utile benanche , dappoichè predicandosi merito essenziale della doppia colonna la celerità degli spiega
153 menti e la prontezza con cui incominciar può il suo fuoco , si avranno a bella prima dati certi per giudicare di siffatte qualità che voglionsi dire esclusive. Suppongansi due battaglioni , ciascuno di sei divisioni ripartite in due plotoni di sedici file , la estensione della fronte di una divisione sarà di ventotto passi , di quat tordici quella di un plotone ( 1 ) : sieno i due battaglioni formati , l'uno in doppia colonna a distanza di plotone, l'altro in colonna semplice per divisioni , anche a distan za di plotone. Per semplicità di calcolo si supponga pure nelle varie evoluzioni essere la suddivisione di base sem→ pre situata sulla linea di battaglia od accanto al punto di appoggio . È da osservare potersi la doppia colonna spiegare col movimento in avanti in battaglia ; ma prescrivendo l'or dinanza di Francia e la nostra di eseguirlo al modo delle masse converrà a questo attenersi ; sarà però di leggieri palèse essere il primo spiegamento più lungo e più com plicato del secondo. Debbansi spiegare le due colonne . Si esprima con a la estensione in passi della fronte di un plotone , ovvero il tempo impiegato a percorrere tale spazio col passo accelerato di cento a minuto.
(1) Si è supposto che il soldato nelle righe giusto la nostra ordinanza occupi 19. pollici , e si è preso il numero pari di 28 passi per l'estensione dell' inte ra fronte... 20
154
Colonna doppia.
Si avranno sulla linea di battaglia quattro dopo . ·
plotoni 2a
·
•
4a
Otto dopo •• •
•
6a
Sei dopo
Dieci dopo
· 8.a
Tutto il battaglione dopo . · •
10 4
Colonna semplice .
45
Se si spieghi sulla terza divisione questa giungerà sulla · 4a ·
linea di battaglia dopo •
·
5a
la prima dopo •
▸
4a
45
la seconda dopo •
la quarta dopo ·
5a
•
la quinta dopo .
8a
tutto il battaglione dopo •
II a
Differenza a favore della doppia colonna quattordici passi , ovvero quattordici centesimi di minuto primo. Se poi lo spiegamento si esegua sulla quarta divisione questa giungerà sulla linea di battaglia dopo . • . · 5 a
la terza dopo · • ·
·
• 6a
la seconda dopo . ·
· 7a
la prima dopo .
• 6a
la quinta dopo tutto il battaglione dopo .
• 6a · • 9a
Differenza a vantaggio della colonna semplice o', 14 .
155 Potrà il lettore confrontare da se quanto sia lieve la differenza tra il numero de' plotoni ne' primi istanti situati sulla linea di battaglia nelle due ipotesi diverse , e giu dicare se convenga menar rumore cotanto per la mag giore prontezza con cui può cominciarsi il fuoco .
Se le colonne stringansi in masse pria di spiegare , i tempi serberanno differenze proporzionali a quelle già ottenute . Sarebbe soverchio instituire calcoli per far paragone degli spiegamenti fronte indietro , chiaro apparendo essere e lunghi ed impicciati quelli della doppia colonna ; la quale dopo aver contramarciato non può incominciare a stabilire plotoni sulla linea di battaglia se non dopo che il 6. ° ed il 7.mo , sgomberatone la fronte , vi si siano recati , percorrendo la intera profondità della colon na = 5a ; laonde non vi saranno due plotoni sulla linea di battaglia se non dopo 7a. Nè deve omettersi essere la disposizione de' plotoni durante il movimento contraria affatto ad una buona difensiva. La colonna semplice per l'opposito esegue colla massima semplicità e prontezza la contramarcia e lo spiegamento . Giungano ora le due colonne per la dritta e ne siano le teste al punto di appoggio .
Colonna doppia.
La colonna dovrà marciare lungo la linea sino a che il primo plotone , quello cioè ch'è primo nel battaglione
156 schierato , sia giunto al punto di appoggio ; indi il mezzo battaglione di dritta farà a dritta in battaglia , l' altro sulla dritta in battaglia e la linea sarà formata al giun gervi il 12.
plotone . Or siffatto plotone distava dal
punto di appoggio per 5a ; per giungere all'altura del suo posto di battaglia dee percorrere 11 a ; per la con A
versione che si suppone a perno fisso
3, 141a " e final 2
mente a per recarsi sulla linea ; dunque tutto il movi mento sarà espresso da 18 , 57a = 259 , 98 passi , ed in tempo 2' , 59.
Colonna semplice . Giunta la testa all' altura del punto di appoggio le di visioni si schiereranno facendo sulla dritta in battaglia, ed il movimento sarà compiuto al situarsi sulla linea la sesta divisione. Il movimento di questa sarà espresso 18, 141
, ed il tempo impiegato sarà 2 ′ , 53 .
La differenza tra i tempi impiegati dalle due colonne sarà dunque oʻ, 96 quantità incalcolabile.
Si ponga mente essersi per sola semplicità
ammessa
la conversione a perno fisso , ben conoscendosi non po tersi nella precedente manovra praticare : i risultamenti pe rò, si da questa che da altre omissioni fatte per brevità , non vengono alterati. Se poi le colonne giungano per la sinistra della linea, la doppia impiegherà a schierarvisi lo stesso tempo che nella supposizione precedente , cioè 2 ′ . 59 .
157 La colonna semplice formandosi per inversione sulla sinistra in battaglia * impiegherà lo stesso tempo che nell' esempio di sopra ; però se voglia distendersi lungo la linea di battaglia , prendere le distanze e formarsi a sinistra in baltaglia il movimento della prima divisione avrà per espressione 13, 141 a
183 , 97 passi ed in
tempo 1'. 83. Differenza a favore della colonna semplice o '. 76. Fa d'uopo riflettere che formandosi la colonna sem plice sulla dritta o sulla sinistra in battaglia , si evita il grave incoveniente di difilare innanzi il nemico senza poter rispondere al suo fuoco : inconveniente che risulta massimo se la colonna stessa si distende lungo la linea per prendere le distanze , ma che la doppia colonna non può mai scansare per intero , dovendo di necessità difi lare lungo la linea per una estensione uguale alla sua profondità . Per le colonne strette in massa i tempi necessari all'an zidetta formazione saranno proporzionali ai già determi nati , dovendo aggiungersi di comune il tempo bisogne vole per aprire le distanze di plotoni . Ad oggetto di esaurire la materia si dirà , un batta glione schierato per formarsi in doppia colonna impie gare 2 ' , 29 di più del battaglione il quale si forma in colonna sulla terza o quarta divisione , ed in fine essere esattamente uguali i cangiamenti di direzione per le due colonne.
Dalle cose sin qui dette apparisce non avere le dop
158 pie colonne alcun vantaggio sulle semplici ; eseguire le une e le altre in tempi pressochè uguali taluni movi menti , esservene poi altri che con maggiore facilità e più acconciamente si praticano dalle semplici : esaminan do pertanto il rimanente della memoria del signor Rognet potrà forse apparire essere le seconde anche per altre circostanze preferibili alle prime.
Si propone da principio una evoluzione per ridurre la colonna doppia a semplice col portare innanzi un'ala : or tacendo essersi siffatta evoluzione eliminata e per buone ragioni dalle ordinanze , e quindi non convenevole il richiamarla a vita , si dirà solo non aver giammai biso gno la colonna semplice di trasformarsi in doppia , il che già è un vantaggio positivo . Si asserisce marciare e conversare meglio le colonne doppie che le semplici , e ciò sì è dimostrato insussi stente : si esibiscono però tali ragioni onde adottare le prime per ordinanza di marcia da doversene fare cenno . La colonna doppia , è detto , può ridursi ad un fronte si piccolo per quanto le angustie di qualsivoglia strada lo esigano
or chi non vede chiaro che , dati i mezzi
per sminuire il fronte di una suddivisione , la colonna doppia , la quale deve di necessità adoperarli pel centro e su due plotoni simultaneamente onde non invertire l'ordine , avrà sempre per risultamento un fronte dop pio di quello che acquisterà la semplice col movimento stesso ? E volendo ridursi il fronte a tre uomini o me no , cosa agevolissima nella seconda colonna , non do
159 vranno di necessità nella prima meschiarsi gli uomini di plotoni diversi ? Cosa sconcia e da evitarsi sempre. Si fa poi suonare alto il poter dividere in due colon ne il battaglione cui si pari innanzi un ostacolo ovvero un bivio. Or se un battaglione marcia riunito , il suddi viderlo solo per cagione delle località è fallo , ed erro nea non vantaggiosa la disposizione che rende ciò neces sario o possibile. Egli è chiaro essere sempre preferibile sminuire il fronte anzi che dividere la truppa per passare un ostacolo ; il quale d'altronde consistendo solo in un fosso od altro oggetto di breve estensione e di cui veggasi il termine , chi vieterà ai plotoni pari della colonna sem plice di staccarsi dagl'impari per rannodarsi poi superato l'ostacolo ? Ciò vedesi tutto di quando linee di colonne percorrono un terreno svariato. Ma se il comandante di una colonna semplice imbat tendosi in due strade voglia occuparle entrambe , potrà staccare dalla testa o dalla coda il numero di plotoni necessari per una delle due direzioni , senza essere forzato ad inviarvi appunto la metà della truppa , come avver rebbe essendo in colonna doppia . Infine il signor Rognet, applicando siffatta divisione in due colonne all'attacco di un villaggio , in cui si trovassero due strade egualmente larghe ed interessanti , da un caso singolare e forse ra rissimo , ha preteso trarre conseguenza generale . Dopo aver forse un po' troppo lungamente discorso de' movimenti delle due colonne, occorre far cenno rapi damente di quanto si dice nella memoria citata sull'uso
160 che si vuole esclusivamente fare della doppia nelle evo zioni di linea , dalle quali appunto par che sarebbe van taggioso escluderle . Difatto la doppia colonna non può spiegarsi se non su i due plotoni della testa : le ordinanze vietano ogni altro modo e con discernimento ; chè s'è possibile di spiegarla su di un plotone qualsivoglia , pure debbono in tale operazione impiegarvi due metodi diversi per le due parti ond' è composta , delle quali una ha la sinistra in testa l'altra la dritta , e ciò è cosa da evitarsi , tanto più che i plotoni prendono in questo caso tale disposi→ zione che se il nemico piombasse sopr' essi mentre van slegati sulla linea di battaglia , non potrebbero assoluta mente difendersi.
Or da questa condizione emerge rigorosa conseguenza, dovere cioè ne' cangiamenti di fronte di più battaglioni , quelli piegati in doppie colonne , nel giungere al loro posto nella nuova lineâ di battaglia trovarsi esattamente al centro del terreno da occuparvi schierati ; ogni meno mo errore nella valutazione , ogni oscillazione delle trup pe che li precedono trae seco un movimento pel fianco lungo e pericoloso . La colonna semplice in vece , giunta sulla linea e libera di spiegarsi su qual suddivisione l'è più convenevole , pon sempre l'ala al punto di appoggio senza movimenti preparatorî e senza esitanza . Ne riesce per avventura agevole in terreno alquanto svariato stabilire con prontezza e precisione quel punto medio della linea , e ne facciano fede tutti gli, ajutanti di battaglione.
161 Ne vale il dire essere più sollecita la spiegazione della doppia colonna di quella della semplice eseguita sulla testa , chè siffatta differenza vien largamente compensata dalla maggior lunghezza dell' arco percorso dalla prima per recarsi al suo posto nella nuova linea. Per assicurarsi della verità di siffatta asserzione sup pongansi due battaglioni schierati di 150 passi di esten sione ch' eseguano un cambiamento di fronte perpendi colare a dritta sull' ala dritta. Se il secondo battaglione si formerà in colonna sulla prima divisione , la guida di dritta percorrerà un quadrante il cui raggio sarà 165 passi ; la doppia colonna poi ne percorrerà un altro di 226 passi di raggio : ora il primo risulta di 259 passi ed il secondo di 355 si avrà dunque la differenza di 96 passi o di o' , 96. Ma la doppia colonna per dispiegarsi impiega , come dianzi è detto 1'. 40 , e la colonna semplice spiegando sulla prima divisione abbisogna di 15 a = 2 ' , 10 , la dif ferenza sarà dunque of , 70 . Paragonate le due differenze si troverà che la colonna semplice sarà giunta sul terreno , e si sarà spiegata oʻ, 26 pria della doppia . Non sarà mestieri che altri faccia osservare variare siffatta differenza al variare degli angoli e del numero de' battaglioni ; basterà l'aver dimostrati nulli i pretesi vantaggi della doppia colonna ne' cambiamenti di fronte della prima linea . Le condizioni accennate sarebbero sufficienti perchè si
21
162 bandissero le doppie colonne dalle evoluzioni ove or si adoperano , sorprende quindi che si chiegga invece di accrescerne l' uso , adottandole per esempio ne' cangia menti di fronte di due linee anche per quella parte della seconda linea che rompe in colonna per plotoni ; il che per dirla in breve , sarebbe cagione di mille altri sconci i quali salteranno agli occhi del lettore sol che voglia esaminare quante contorsioni , anzichè conversioni , sof frire dovrebbero tali colonne per recarsi al loro posto . Le evoluzioni proposte nella memoria per una fila di colonne sono quasi quelle stesse dalla nostra ordinanza stabilite ; non ignorandosi aver questa apprestati i mezzi onde fare eseguire ad una colonna di più battaglioni stretti in masse tutte le evoluzioni che praticansi da una colonna di plotoni ; differiscono per tanto ne' mezzi di esecuzione , assegnandosi quivi tra le colonne in massa o a mezza distanza mezzo battaglione d'intervallo , ed ammettendosi i movimenti diagonali ; or di siffatte diffe renze vuolsi rintracciare il merito. La ordinanza di Francia stabilisce tra le masse in bat taglia ventiquattro passi d'intervallo , e soli nove tra quelle in colonna. Ne consegue doversi nel passare dal l'uno all' altro ordine ravvicinare o discostare le masse stesse > e ciò vie maggiormente perchè essendo queste per la composizione de' battaglioni francesi molto più larghe che profonde si ha un elemento di più per di sturbare le distanze , e per doverle ad ogni movimento racconciare. Lo spazio piccolissimo ch'è tra le masse in
163 colonna apporta poi inconveniente grave ne' cangiamenti di direzione ; dovendosi in questo caso arrestare tutti i battaglioni eccetto il primo , il quale esegue il movi mento , e poi successivamente gli altri : arrestare poscia il primo e man mano i seguenti per rinserrare le distanze.
Or se le colonne di masse si adoperano , a malgrado de' non lievi inconvenienti che presentano , per portare celeremente su di un dato punto gran numero di trup pe , il metodo succennato distruggendo la celerità le rende non solo inutili ma dannose . Difatto se una colonna di soli otto battaglioni in massa debba cambiare direzione due volte nella sua marcia , avrà perduto tutto il van taggio su di una colonna con distanza , la quale almeno non soffre tanto dalle artiglierie . La colonna stessa se debba formarsi a dritta od a si ´nistra in battaglia nol potrà se non dopo lungo movi mento , dovendo dapprima prendere le distanze ed indi cambiare direzione .
Se poi tra massa e massa si frapponga la estensione di mezzo battaglione si distruggerà sin dal bel principio יןoggetto della disposizione , la quale , uop' è ripeterlo , consiste nell' addensar le ordinanze per traslatare cele remente molte truppe . I movimenti diagonali si adoperano pe' plotoni , i quali conversando a perno fisso prendono con facilità una posizione perpendicolare alla linea di marcia , e con altra conversione si situano sulla linea ; ma i battaglioni for mati in colonne strette in massa non hanno evoluzione
164 più difficile del cangiamento di direzione , e dippiù læ brevità degli spazi da percorrere per gli spiegamenti ė tale che se si valutino due di siffatti movimenti, tenen do conto del necessario accorciamento del passo, e si pa ragoni il tempo impiegato dalla colonna per recarsi in questo modo sulla linea , si scorgerà giungervi non solo più facilmente e meglio ordinata , ma anche più presto percorrendo i due cateti , anzichè dirigendosi per la diago 1 nale: potrà quindi seguitarsi ad eseguire lo spiegamento nel modo usato, invece di snaturare la colonna di masse aumentando le distanze, e sol per adottare un movimento più lungo e meno comodo.. Qui cade in acconcio far parola del metodo che da noi si segue. La ordinanza frappone tra le masse si in battaglia e sì in colonna tanti passi per quante file v’ha nella suddivisione della testa , permettendo però , ove le circostanze lo richiedono , di stringere le distanze in co lonna riducendole a nove passi . Or quasi quadrate essen do le nostre masse , allorquando sedici o più file con tengono i plotoni , ne consegue poter esse passare dal l'ordine di colonna a quello di battaglia e viceversa ed in tutti i modi possibili senza alterare le distanze , che per essere proporzionali alla estensione della fronte con sentono a tutti i movimenti : può inoltre la colonna di masse cambiare direzione senza arrestarsi, facile risultan do il calcolare trovarsi il secondo battaglione a tre passi dalla terza riga del primo allorchè questo termina il suo movimento di conversione.
165 Addensando poi le masse in colonna e riducendone a nove passi gl'intervalli possono celeremente eseguirsi gli spiegamenti, e può aggiungersi il grande scopo di por tare molta truppa su di un punto . Sembra quindi essere siffatto sistema ad ogni altro fi nora proposto preferibile , comechè adatto ad ogni ma niera di evoluzioni , e perchè con movimenti
celeri ed
agevoli raggiunge l'oggetto principale delle masse . Ne vuolsi tacere essere il sistema medesimo applicabile alle colonne sian semplici o doppie , e strette a mezza di stanza egualmente che in massa. Se le cose sin qui dette saranno da' militari istruiti trovate ragionevoli rimarrà dimostrato non essere le dop pie colonne per modo alcuno preferibili nelle evoluzioni alle semplici , anzi offerir queste di non lievi vantaggi sulle prime
potrà per conseguenza sperarsi di vederne
cessare l'abuso sol da moda introdotto.
Ma se poi vogliasi irrompere sul nemico in ordine pro fondo , in allora i battaglioni non potranno prendere disposizione che meglio della doppia colonna convenga ; giacchè questa riunisce tutte le condizioni necessarie per urtare con successo e per profittare del disordine appor tato con l'urto nelle file nemiche ; ovvero per agire col fuoco nel caso di ostinata resistenza contro la testa , o d'in sulti su i fianchi . B. D. S. *
166 RELAZIONE
Della battaglia navale di Navarino , combattuto il 20 novembre 1827 dalle armate Anglo-Franco-Russa , e Turco-Egiziana.
Per sostener collo apparato della forza il trattato di mediazione, stipulato in Londra da' ministri d'Inghilterra di Francia e di Russia nel mese di giugno 1837 , e che riguardava la liberazione della Grecia; ordinava ciascuna di quelle Potenze l'armamento di una divisione navale " ed operando insieme e di accordo cercavano di ottenere l'adempimento di quelle fermate condizioni . Ibraim Bascia da lungo tempo meditava d'impadronirsi delle isole d'Idra e Spezia , poste nel golfo di Nauplia , • Napoli di Romania , e finirla ad un tratto coi Greci , distruggendo la sede della loro marina .
A tale effetto ,
il di lui padre Mehemed Ali Bascià di Egitto , coll' ar mata Turco-Egiziana agli ordini di Mehemed ,
capitan
Bei ( Vice Ammiraglio ) da Alessandria inviava viveri , munizioni di guerra ed il 10.º reggimento di linea , forte di quattro mila uomini , comandato dal colonnello Mehemed Bei Miniali. Quelle navi gettavano le ancore nel porto di Navarino il 9 settembre 1827. Il 10 settembre mostravasi nelle acque di Modone e di Navarino la divisione Inglese capitanata dal Vice-Am miraglio Sir Codringhton , e al calare del giorno 21 vi giungeva la divisione Francese , Ammiraglio cavaliere de Rigny.
comandata dal Retro
167 All'alba del 18 Ibraim Bascià avviava da Mcdone per Navarino il 3.º e 4.º reggimenti di linea Egiziani , co mandati il primo dal colonnello Curscid Bei "th e l'altro dal colonnello Omer Bei ,
tre battaglioni di Arnauti ,
forti di circa duemila uomini ,
e quattro compagnie di
Zappatori . Tali milizie conducendo cinque grossi mortaj , e dodici pezzi di 11 oche ( 1) erano prontamente imbar cate sulle navi di quel Pascià. La mattina del 20 una prima divisione della flotta Turco-Egiziana ,
composta da due vascelli sei fregate
otto corvette e diciotto brigantini , tan Bei ,
comandata dal capi
partiva da Navarino avente a bordo una por
zione delle truppe da sbarco . Bordeggiavano quelle navi tra le isole la Sapienza ed il Prodano , aspettando l'ar rivo della rimanente flotta. Il giorno 22 il Retro-Ammiraglio francese de Rigny ancorava nel porto di Navarino col suo fregatone la Si rene. Dopo una conferenza di oltre due ore avuta con Ibraim Bascià , consigliava questi al capitan Bei, di rien trare colla sua divisione nel porto di Navarino, e quelle navi vi giungevano nel seguente giorno. Nella sera de' 24 recavansi pure in Navarino il Vice Ammiraglio Sir Codringhton , ed il Retro-Ammiraglio de Rigny, affin di stabilire con Ibraim Bascià la sospensione di ogni ostilità per mare e per terra , fra gli Egiziani ed i Greci , fino a che conosciute si fossero le ultime
(1 ) È l'oca un peso di quattrocento dramme.
168 decisioni della Sublime Porta intorno alla mediazione delle tre alte potenze. Ibraim Bascià destramente schermendosi dimostrava a quei due generali che solo si voleva rego . lar la sua condotta , mentre si tollerava che Lord Co chrane colla sua grossa fregata l'Ellas ed altri legni Greci, agiva contro i Turchi, correva ne' due golfi di Lepanto e di Patrasso, e tentava d'impadron irsi della piazza di Me solongi con un ardito colpo di mano. Sir Codringhton e de Rigny ponendo in dubbio tali cose soggiungevano che quando il Bascià accettava la proposizione degli al leati , subito si liberavano que' due golfi da qualsivoglia legno Greco, e cessavano le operazioni di Lord Cochrane contro di Mesolongi.
Ibraim Bascià a stento cedeva al
divisamento degli alleati, ordinava alle truppe Egiziane di " restar ferme ne ' rispettivi accantonamenti e non far mo vimento alcuno contro de' Greci , i quali dal canto loro a' patti medesimi si sottoponevano , ed otteneva da quei due generali la facoltà d'inviare in Patrasso 9. non già delle nuove truppe, siccome voleva, ma solo alcune pic cole navi Egiziane cariche di viveri , che faceva convo gliare da quattro o cinque de' suoi brigantini di guerra . Tanto si fermava il dì 25 settembre da Ibraim Bascià , il Vice-Ammiraglio Codringhton
ed il Retro-Ammira
glio de Rigny i quali lasciavano Navarino la mattina del 27.
Ma il generale egiziano poco tenendo a quei patti, il di 1.0 ottobre faceva partir per Patrasso , sotto gli ordi ni del capitan Bei , un vascello tre fregatoni quattro fre
169 gate nove corvette quattro brigantini due golette ed un brulotto, scortando quattordici bastimenti mercantili Egi ziani e quattro austriaci , carichi di biade e di altri di viveri. Di ciò non contento metteva egli stesso alla vela da Navarino e moveva verso Patrasso con due fregatoni tre corvette cinque brigantini e due golette . Su tali ba stimenti imbarcava circa sei mila Arnauti, Tair Bascià , comandante dell' armata Turca ' e Moharem Bei coman dante le milizie Egiziani , erano seco lui. In questo mentre due fregate inglesi osservavano il Una di esse " riconosceva la forza
porto di Navarino .
dell' armata del capitan Bei ,
che uscita era
da quelle
acque forzando di vele e dirigendosi in Zante , mentre l'altra alquanto da lontano seguiva il movimento di quel l'armata. Il Vice-Ammiraglio Codringhton di tale impen sata partenza a tempo avvertito , partiva
da Zante
col
suo vascello l'Asia due fregate una corvetta ed un brigantino.
Con si poco numero di bastimenti osava il
generale inglese contrastare la gita in Patrasso al capitan Bei e quando ne' mari di Chiarenza l'incontrava , osser var faceva all'Egiziano , che l'andata di lui in quella città era una violazione manifesta delle cose stabilite il 25 set tembre, per cui lo scongiurava di ritornare nel porto di Navarino. Ciò il capitan Bei prometteva di fare , ed ef fettivamente indietro tornava , ma nel canale tra di Zante e Cefalonia incontrando la divisione d'Ibraim Bascià questi l'ordinava di seguir le sue mosse , e credendosi allora il Bascià Egiziano forte a sufficienza , moveva alla volta del 22
170 golfo di Patrasso . Epperò il vento lo respingeva da quel sito e quasi tutta l'armata nello ancoraggio di Carova stasi dietro della punta del Capo Papa si fermava , e fin quasi alla sera del dì 5 vi si teneva.
In quello stesso
giorno il Vice-Ammiraglio Codringhton con replicati colpi di cannoni contrastava il movimento a quanti bastimenti di guerra Turchi ,
od Egiziani incontrava , ed a quelli
mercantili li obbligava di tornare indietro verso Nava rino. Non osava Ibraim Bascià impedir quelle ostilità del capitano inglese , anzi appena il sole fu tramontato , la sciato l'ancoraggio di Carovastasi evitando con ogni dili genza d'incontrarsi col Codringhton , quasi fuggendo en trava nel porto di Navarino sulle ore pomeridiane del 7 . Ibraim Bascià , anche pria di lasciare Navarino, aveva dato l'ordine a Mehemed Bei , suo Chiaja Bei e luogotenen te di recarsi nella piccola Maina distruggere tutto , e poscia nella grande Maina penetrare , e pratticarvi altrettanto. Ordine si barbaro ,
con più barbari modi fu eseguito.
La mattina del 4 il Chiaja Bei muoveva col 3.º 4.º 5.º e 10.º reggimenti di linea Egiziani , con un battaglione del 6.
e con ben oltre quattrocento cavalli, e nella va
sta e fertile pianura di Calamata giunto la mattina del 6 s'incominciava da quelle truppe la ferale distruzione al di loro mal genio affidata. Meglio che cento venti mila ficaje furono in pochi giorni a colpi di scure atterrate . Per rendere compiuta quella scena di distruzione, furono bruciati nelle vicinanze di Nisi estesissimi annosi oliveti , e tutti sradicati i ridenti vigneti di quelle contrade. Le abi
171 tazioni de' miseri abitanti , e quante mai eravi di cascine e masserie furono demolite ed incendiate . Nisi e Calama ta co' vicini villaggi ,
erano stati due anni prima arse
e distrutte . Ed Ibraim Bascià , ritornato appena il di 7 in Navarino , partir fece quattro compagnie di zappatori , alla volta del campo di distruzione , ed il giovane Zurf-Lar, capo degli allievi ingegneri , latore dell' ordine al Chiaja Bei di ammazzare quanti greci cadevano nelle mani delle sue milizie. Per ordine si inumano quel comandante fece al momento trucidare venticinque sventurati greci ,
che
ne' giorni innanzi erano caduti in potere di lui e li ab bandonò al furore delle Egiziane soldatesche. Il capitano di fregata Hamilton , dal Vice-Ammiraglio Codringhton in Calamata spedito , ad oggetto di fare da quella città al lontanare quelle sfrenate genti, de' tanti errori da questi commessi ne fu oculare testimonio. Nel giorno 17 voleva il Chiaja Bei penetrare nella grande Maina forzando il forte muro , che i Mainoti ave vano tempo prima construito innanzi il villaggio Armirò e che dalla riva del mare giungendo fin sotto del rigido monte Selizza, impediva al nemico il passaggio. Un corpo di tre mila Mainoti , per non rompere la sospensione delle ostilità ordinata
dagli alleati ,
erano dietro quel
muro dolente spettatore delle atrocità dagli Egiziani com messe nel territorio , di Calamata. Due fregate
inglese
' una russa l'altra , erano ancorate si vicine alla spiag l gia per la quale passar dovevano i soldati del Bascià nel portarsi allo attacco del muro di Selizza ,
che co' foro
172
tiri ben potevano ferirli in fianco. I comandanti spediro no un messo al Chiaja Bei, per dirgli, che qual dichia razione di guerra avrebbero riguardato qualunque di lui movimento per forzare il passo di Armirò , al quale colla forza opposti si sarebbero, e lo pregavano di arrestare le sue operazioni fino alla risposta de' rispettivi loro Ammi ragli. Il Chiaja mentre prontamente faceva avvisato Ibraim Bascià, che supponeva essere in Navarino, rispondeva a que' due comandanti che gli ordini ricevuti dal suo Si gnore non lo facevano acconsentire alla loro dimanda. Mosse di fatto nella mattina de' 19 in tre colonne per as saltare il muro di Selizza . Il buon contegno dei Greci , ed una sessantina di tiri a palla e scaglia fatti a tempo dalle due fregate sulle colonne assalitrici, le fecero retrocedere dopo qualche perdita.
Nelle ore vespertine dello stesso
giorno , nuovo tentativo del Chiaja , col risultamento mede simo della mattina . Ma poichè il capitano egizio non ri ceveva risposta alcuna da Ibraim Bascià, e forte temendo per la presenza dell' armata degli alleati , nelle acque di Navarino sulle di cui intenzioni molte sinistre voci fralle sue truppe circolavano , levato il campo il di 20 mosse verso Navarino , ove giunse sulle prime ore del giorno 21 . La mattina del 3 le divisioni Francese e Russa si riu
nivano nelle acque di Zante con quella Inglese . Le prime due , da un Retro- Ammiraglio essendo comandata , erano ambedue sotto degli ordini dell'inglese Vice -Ammiraglio Codringhton.
La mattina del 15 ottobre Ibraim Bascià da Navarino
173 partiva con tutto la sua cavalleria e tre migliaja di fanti Arnauti, ad oggetto di operare nella Messerica e nel di stretto particolarmente di Hiparissia ( Arcadia ) le deva stą zioni istesse, già dal Chiaja operate nella piccola Maina , Lo scopo principale degli Alleati essendo quello di far cessare la guerra di esterminio combattuta da Ibraim Ba scià nel Poloponneso, e che con maggiore accanimento proseguiva anche dopo la da lui convenuta sospensione di ostilità , il Codringhton insieme agli altri due Retro Ammiragli gli scrissero una lettera onde impegnarlo , di ritornare colle sue genti in Egitto ,
e lasciar tranquille
le popolazioni di quella misera contrada , finchè non si fossero conosciute le ultime risoluzioni della Sublime Porta. Entrava all'alba del 17 nel porto di Navarino la fre gata inglese il Darmouth , il cui comandante al momen to domandava d'Ibraim Bascià, per rimettergli nelle pro prie mani la lettera da' tre generali inglese francese e russo " ed il turcimanno d' Ibraim Pietro Abro ricusava di riceversi quella scrittura , asserendo ignoranza ove fosse il suo signore. Egli positivamente il sapeva , poichè nello stesso giorno era giunta nelle acque di Modone la goletta di guerra austriaca la Errichetta, provegnente da Smirne in quattro giorni , ed il comandante di essa Lagoteti poi chè l'ebbe consegnati alcuni plichi che il Sultano spedi va ad Ibraim Bascià li aveva rimessi per mezzo di un drappello di cavalieri . Epperò il Vice-Ammiraglio Codrin ghton ordinava al comandante della fregata il Darmouth che verso la sera dello stesso giorno 17 ritornava in Nava
·
174 rino, di lasciar quelle carte a Moharem Bei e chiederne la risposta tra il correre di 24 ore al più tardi. Ma il coman dante del Darmouth lasciava le acque di Navarino all' im brunir della sera de' 18 senza di aver avuto alcuna risposta , e ciò dopo alcuni segnali fattigli da altra fregata inglese, che erasi presentata nella imboccatura del porto . Ibraim Bascià pria di partire da Modone aveva ordinato al Comandante di quella piazza ,
Capitano Pietro Paolo
Giacometti , che nello Esercito Egiziano aveva il nome di Davut, di far fuoco su quanti bastimenti Alleati si av vicinavano alla piazza e darne subito il segnale . Ed a Tair ià, Moharem Bei, ed ai Comandanti della piazza di Na varino e delle batterie di Spactaria , aveva parimenti or dinato di tirare contro tutte le navi inglese francese o russe che in numero maggiore di due si fossero presen tate per entrare nel porto di Navarino. Era il Vice-Ammiraglio Codringhton istruito di siffatte disposizioni , e poichè nessuna risposta aveva ricevuto da Ibraim Bascià alla lettera de ' 17 , e d'altra parte riguar dava qual dichiarazione di guerra la condotta più che ostile tenuta del Bascià contro i Greci , giacchè dope la convenuta , sospensione di ostilità non aveva mai ces sato di far loro una guerra esterminatrice ,
e contro i
quali maggiormente infieriva dopo che era stata resa vana la da lui tentata spedizione pel golfo di Patrasso ; così fu deciso di entrare nel porto di Navarino con tutta l'Armata Alleata per indurre finalmente Ibraim a mantenere i patti convenuti , e se faceva necessario renderlo più trattabile
175 e ragionevole ; ma i venti contrarj fino a 19 di ottobre respingevano quelle riunite flotte da que' mari. Bordeggiava il dì 20 l'Armata Alleata nelle acque tra la Sapienza e Navarino ,
e verso il mezzogiorno spira
va maneggevole il vento di Sud-Sud-Est. Il Supremo Co mandante fatti alcuni segnali , ai quali rispondevano i due Retro-Ammiragli francese e russo , dopo poco si vidde che ciascun bastimento forzava o diminuiva di vele, orzava o poggiava , onde prendere il suo posto nelle due linee di marcia , formando le divisioni inglese e francese quella di sopravvento, e quella di sottovento tutte le navi russe. Ecco il totale delle forze Alleate che gettarono le an core nel porto di Navarino , le quali meno una fregata russa ed un brigantino inglese , combatterono la famosa battaglia , che porta il nome di Navarino ,
da ambe le
parti preveduta , quasi da tutti non voluta " e nata solo
Totale .
Golette .
3
I
I ->
I
I
=
. Cutter
4 I 3 DI 12
7
4
D
4 ›
D
>>
>>
8
10
I
9
R
I
Totale de' bastimenti di guerra dell' armata alleata
3
6
Divisione inglese del Vice-Am miraglio Codrington Divisione francese del Retro-Am miraglio de Rigny. Divisione russa del Retro-Am .. miraglio Hyden ·
Corvett e . Brigantini .
Vascelli . Vasc rasi elli Fo. regatoni Fregate .
da piccolo e causale accidente.
14 1
127
176 Tair Bascia Comandante in secondo rango l'armata Turco-Egiziana , per ordine avuto da Ibraim Bascia
la
mattina del 16 , nel di seguente di accordo con Moharem Bei , e seguendo le instruzioni del capitano di vascello Letellier, primo Instruttore della Marina Egiziana , aveva disposte in battaglia ed all' ancora tutte le sue navi , le
. le Tota
7 8 6
2
>
6 II 2
F A
4
D
911
5 3 5 8 45
3
5
13 28 19
7 3 5 1295
ค
I
A
Totale dell' armata Turco Egiziana
2
I
=
Divisione turca di Tair Bascià . Divisione turca di Mehe med , capitan Bei . . Divisione Egiziana di Mo harem Bei.
Brigantini . .Golette Schu ne . Brulot ti . . Corsali Mezzi
Vascelli . Vascelli rasi F.oregatoni Frega te . Corvette .
quali erano così divise :
25 1 425
L'isola di Sfractaria , si prolunga da sotto Navarino vec chio , nella direzione alquanto tortuosa di settentrione a mezzogiorno, e per la lunghezza di circa quattro miglia ita liane , forma il vasto e sicuro porto di Navarino. A mezzo giorno di questa isola vi è , lungo quasi mezzo miglio , un'al to e nudo scoglio, detto Deli-Babà , che guarentisce la entra ta del porto quanto spira il vento di Sud-Ovest . Tra l'una e
177 l'altro trovasi un piccolo passaggio , praticabile solo dalle navi leggiere e quando vi è bonaccia di mare. Un simile passaggio pur vi è ,
ma più stretto di assai basso fondo *
e si prolunga tra l'isola di Sfractaria ed il monte del vec chio Navarino. Sulla estrema punta méridionale di Sfractaria, stavano piantate quattro batterie disposte in anfiteatro, quella in * feriore era di sei pezzi , quella superiore di tre , e le altre erano armate di due e di un sol cannone .
Batte
vano quelle artiglierie l'entrata nel porto ed il piccolo passaggio. Le bocche a fuoco delle due prime batterie erano di . 11 oche , e di 16 le tre delle altre . Alquanto al di so pra di questo gruppo di artiglierie, vi era un'altra bat teria costruita a barbetta , armata di quattro pezzi da 16 oche ed alta 70 piedi circa dal livello del mare , la quale difendeva l'entrata e parte del porto . Oltre il sufficiente numero di cannonieri destinati a ministrar quelle sedici bocche a fuoco, due compagnie di fanteria egiziana era no nell'isola.
L'entrata al porto di Navarino formata dallo scoglio Deli-Baba dalla meridionale punta di Sfractaria e dalla roccia , sulla quale è il nuovo Navarino fabbricato , è larga giusto un miglio d'Italia. La lunghezza maggiore è di pressochè cinque miglia , di meglio che tre la sua larghezza massima , come di circa due la minima . Quasi nel fondo e nella direzione di Nord Est , vi è lo scoglio chiamato Chelonachi , distante circa due terzi di miglio
23
178 da terra, e della circonferenza di men che un miglio . Da sotto il monte del vecchio Navarino principia la palude chiamata Livari , lunga un miglio e larga mezzo , la quale per una stretta lingua di terra sabbiosa si separa dal mare. Il terreno intercetto tra essa ed il fiumicino " è una piccola pianura intersecata da canali di scolo. Le rive del porto formate dalla isola di Sfractaria sono alte e quasi a picco , e piane e da per tutto accessibili sono quelle del fondo del porto.
Le altre poi dal fiumicino
fino al nuovo Navarino , quando ripide quando a picco, quando più quando meno alte. Il fondo di assai buona tenuta , ha da 1o fino a 40 50 ed anche 60 passi di pro fondità di acqua . -L ' imboccatura del porto di Navarino è direttamente difesa da una batteria casamattata ed armata con otto pezzi , la quale forma la sinistra del lato quando dalla piazza si guarda il mare, e sulle fortificazioni della città vi è be nanche un'altra batteria scoverta con egual numero di boc che a fuoco. In una torretta a dritta di questa batteria è piantato un grosso cannone. Due altri sono in una torre posta nel lato meridionale della cinta della piazza . Tredici pezzi situati in varj punti della picciolissima cittadella pen tágona , battono dall'alto al basso ed un poco anche da lóntano l'entrata del porto . Oltre siffatte batterie, Ibraim Bascià , in luglio del 1837 , ne aveva costruita un altra esteriormente al lato dritto di mare ? e l'aveva armata di sette pezzi di 11 oche .
Aveva Tair Bascià ordinato l'armata turco-egiziana a
179 mezza luna ed in due linee parallele , con la parte con cava verso l'entrata del porto , cominciando dalla sini stra alla destra. In prima linea , erano i quattro frega toni egiziani , poscia i tre vascelli turchi , e quindi le tredici fregate. Tra queste ultime se ne contavano tre tunisine, ma il comandante conoscendo non essere il suo Dei in guerra con veruna delle tre Potenze alleate, non volendo prender parte al combattimento le situò dietro lo scoglio Chelonachi , e tre delle più grosse corvette tur che rimpiazzarono quelle navi nella linea di battaglia giả stabilita. In seconda linea e fra gl'intervalli della prima collocò Tair Bascià il suo bel fregatone cosicchè stando al centro aveva a dritta ed a sinistra ventidue corvette. Collocò poi sulle ali come in osservazione , in quella di dritta due corvette ,
ed una in quella di sinistra.
De' cinque bru
lotti, quattro ne dispose a varie distanze lungo la imboc catura avendo in una sola linea le loro ancore. Il quin to brulotto co' mezzi Corsali, e con altri piccoli legni di guerra si situavano dietro di Chelonachi , e tra di questo e la seconda linea si disponeva la linea di brigantini go lette e scune .
Se con tale disposizione avesse Tair Bascià occupato la più stretta parte della imboccatura del porto , ordinan dosi in una curva più breve ,
ed avesse appoggiato le
sue ali , verso terra ferma ed allo scoglio Deli-Babȧ , certamente i fuochi della prima linea , erano in minore spazio assai più convergenti contro il nemico , e le due
180 linee meglio , e più efficacemente erano protette dalle bat terie di Navarino , delle quali gli alleati dovevano prima spegnerne il fuoco, poscia battere quello della prima li nea, e quindi della seconda e delle batterie di Sfractaria , quando rotto in un qualche punto, avessero oltrepassato la prima linea . Ma in contrario per essersi le linee trop po prolungate agli estremi si lasciarono spazj assai gran di, pe' quali potevano le navi degli alleati spingersi e bat tere separatamente la parte convessa dell' ordine adottato. Quando le prime navi della flotta comandate dal Co dringhton incominciavano ad entrare nel porto di Navarino , la batteria situata al piede del monte e che mira il lato di mare , tirò un colpo di cannone a salva ; quasi per av vertirle di non procedere più oltre . Contemporaneamente dal Capitan Bei si spedì un parlamentario al Vice-Am mmiraglio inglese , per sapere se con intenzioni ostili en travano gli alleati nel porto , ma questi rispondeva che suo unico pensiero era di trattare con Ibraim Bàscià.
Benchè gli Alleati procedessero oltre preparati sempre á combattere , pur non ne avevano forse veramente la intenzione , poichè in contrario profittando del difettoso ordine dato da Tair Bascià , e della poca espertezza dei Turchi , non gettavano le ancore e molto meno si situa vano nel concorso delle linee nemiche, per meglio rice verne i fuochi , e non fare andare a voto un sol colpo. Comunque sia , circa le due ed un quarto dopo il mez zogiorno essendo ordinati in due colonne , cominciavano ad entrare nel porto, sembrando le divisioni Francese ed
181
Inglese, destinate a combattere nel bisogno l'ala sinistra ed il centro de' Turco-Egiziani , e la divisione Russa spin ger contro l'ala dritta. In fatti il Vice Ammiraglio Co dringhton col suo vascello l'Assia si ancorò tra la Guer riera , fregatone di Moharem Bei , ed il vascello del Ca pitan Bei ; il Genoa e l'Albion altri due vascelli inglesi si situarono tra i tre vascelli turchi ; la fregata inglese il Darmouth si ancorò a poca distanza , ed alquanto in a yanti della Hessaniè , fregatone egiziano , che chiudeva la estrema sinistra della prima linea Turco-Egiziana ,
in
guisa che stando tra Hessaniè e Navarino , scopriva suf ficientemente l'entrata del porto , ed invigilava inoltre da quella posizione il brulotto egiziano che era il più vicino a Navarino. ... La Sirene , fregatone francese , a bordo del quale il Retro-Ammiraglio de Rigny aveva alzato la sua bandiera gettò le ancore sul fianco della Hessaniè; ed il Tridente lo Scipione ed il Breslow altri tre vascelli francesi si piantarono tra i fregatoni egiziani. L'Armida fregata francese gettò le ancore nella estre mità dell'ala sinistra tra le due linee. Le tre fregate in glesi il Cambrian il Glascow ed il Talbot erano in linea sulla dritta dell' Albion. I quattro vascelli Russi l'Araf il Gangante
Ezekiel l'Alezander-Nowsky rimpetto l'ala
dritta Turco-Egiziana in continuazione del Talbot , e delle quattro fregate laxx Costantino l'Elena la Provornoy ed il Castor , delle quali tre ancorarono in linea coi vascelli, e la quarta insieme con un brigantino inglese si era messa
182 in osservazione innanzi l'imboccatura del porto. Il brigan tino l'Alcyone e la goletta la Daphné , l'uno e l'altra francesi , la corvetta la Rose e due de' tre brigantini il Mosquito il Brisk ed il Philomel inglesi tutti, osservavano i brulotti egiziani . Il Cutter ebbe ordine di far circolare gli ordini del Comandante Supremo a' differenti bastimenti delle flotte riunite. Si ordinò dal generale inglese che le navi alleate non tirassero contro quelle Turche-Egiziane ,
ove le offese
non fossero da esse incominciate. Il brulotto egiziano per essere il più vicino alla piazza di Navarino, essendo il vento al Sud Sud-Est, poteva al l'uopo più direttamente minacciare le navi francesi ed inglesi già ancorate in quelle acque. Il Comandante la fregata il Darmouth voleva perciò che salpasse e si si tuasse nel fondo del porto sicchè spedi qual parlamentariə il Tenente Fitz-roy, onde indurre il Capitano del brulotto a lasciare quella posizione. Fu più volte dato la voce di allarga alla gente della scialuppa , e poichè il Fitz-roy non bene intendeva quella voce turca così continuava ad avvicinarsi, e dalla ciurma del brulotto gli si fece sopra una scarica di fucilate , talchè sei marinaj rimasero morti. In un momento la Sirene incominciò un vivo fuoco di
fucileria contro il brulotto, e dal Darmouth si spiccarono due scialuppe cariche di gente armata per impadronirse ne e vendicare la ricevuta ingiuria. t
Il Capitano del brulotto dopo breve ma rigorosa resi
stenza fatta contro le scialuppe , delle quali uccise paree
183 chi marinaj , credendo di non poter salvare il bastimento al suo comando affidato vi appiccò egli stesso il fuoco , pria che gl' inglesi li fossero sopra. Ciò avvenne circa le ore tre passato il mezzogiorno, e tal coraggiosa decisione fu seguito da un cannoneggiamento a palla che la cor vetta egiziana dell'ala sinistra diresse contro la fregata Sirene. Fu quel fatale cannoneggiamento il segnale della battaglia , la quale in un baleno divenne generale. Moharem Bei , benchè avesse il comando della Divi sione Egiziana, non essendo nè punto nè poco marinajo, abbandonò il suo fregatone la Guerriera all' instruttore Letellier , e recossi a contemplare dalle falde del monte S. Nicola , le conseguenze funeste di quella battaglia. Al principiar del combattimento, non tutte le navi de gli alleati avevano finito di chiudere le loro vele , nè dal fregatone egiziano la Guerriera facevasi fuoco contro il vascello inglese l'Asia , nè da questo si tirava contro di quello. • Intanto Codringhton spedi il Peter Mitchell , pi loto dell' Asia da Moharem Bei , per conoscere le cause di tali reciproche offese e sospendere se era ancora pos şibile lo spargimento del sangue. Mentre il Mitchell si av vicinava a quella nave , fu dall' infuriato equipaggio uc ciso. Il vascello ed il fregatone cominciarono allora re ciprocamente a fulminarsi.
Non
si facile di dare una esatta descrizione di que
sta sanguinosa e terribile battaglia navale , perchè com battuta all' ancora ed a piccola distanza ,
tutti i basti
menti vi ebbero parte , sicchè di essa solo si possono no
184 tare i risultamenti . Ove s'immagini quasi che 2000 pezzi di cannone fare un non interrotto fuoco dalle tre meno un quarto passato il mezzogiorno fin alle sette circa della
sera , e che si sono tirate 60000 cannonate , avendone ciascun pezzo sparato trenta almeno in quattro ore ed un quarto, calcolo forse al di sotto del vero; s'immaginano saltati in aria ed abbruciati durante la battaglia , tre fre gatoni tre fregate ed una corvetta ,
ed il fumo prove….
gnente da' spari di tanti pezzi , dallo abbruciamento delle polveri da' bastimenti saltati e dalle arsioni di questi e del brulotto , fumo tale che ingombrando tutto il cratere di Navarino , era si denso da impedire la visione degli og getti. a quattro piedi di distanza a bordo della stessa na ve . L'aura di vento spirando da Sud Sud-Est , per es sere si debole , non era capace di dissiparlo e neanche a dividerlo , sicchè tutte le operazioni della battaglia non furono giustamente notate ,
e solo si potrebbe dar con
tezza , sebbene non compiutamente , delle cose avvenute a bordo di ciascun bastimento. Fu quell' accanita battaglia combattuta da ambe le parti con raro valore , e per confessione degli stessi alleati , si disse , che i turchi e gli egiziani avevano con ostina zione e con bravura sostenuto quel combattimento ma non con perizia. Pressochè un'ora dopo cominciata la battaglia , saltò in aria la corvetta egiziana , che era stata posta in osservazione verso l'ala sinistra , e quindi per intervalli fin quasi alla sera , saltarono per fortuito accidente, o perchè dagli alleati si fossero gettati i razzi
185 alla Congrève i così detti rocchetti ed altri fuochi incen diarj , tre fregatoni egiziani e tre fregate turche.
6
Sul cominciar del combattimento i tre brulotti egiziani ancorati nella imboccatura del porto, furono colati a picco dalle cinque navi inglesi e francesi che li osservavano . I tre vascelli turchi ed altre fregate furono disalberati , e crivellati dalla straordinaria quantità di palle che colpi»-ròno quelle navi in tutti i versi .
Cessava ogni specie di fuoco verso le ore sette della sera, meglio che mezz' ora dopo tramontato il sole. Al comin ciar della notte , furono tutti i bastimenti turchi ed egi ziani , anche quelli che non avevano avuto parte al combattimento , 1 spontaneamente da' rispettivi equipaggi abbandonati . Tair Bascià attribuendo la battaglia già com battuta alle sinistre intenzioni degli alleati, e temendo che questi volessero impadronirsi il giorno seguente di quante navi ancor contava la sua armata , concepi il folle dise gno di abbruciarle tutte durante la notte ; ma solo potė distruggere un vascello , il suo fregatone , tre fregate , e nove corvette. Fu tentato invano dal Vice-Ammiraglio Godringhton e da' due Retro-Ammiragli de Rigny e Hy den di far cambiare tal risoluzione , assicurando a più riprese il generale egiziano, che non si voleva affatto an nientare l'armata del Sultano. Nella notte una corvetta egiziana gettò le ancore accanto ad una delle tre fregate Tunisine. Nell'albeggiare del di 24 il comandante di essa vi fece appiccare il fuoco. Fu presto quella nave intera preda delle fiamme , ed abbruciatasi
24
186 la gomena che all'ancora la teneva , sulla prima di quelle tre fregate diriggendosi le fiamme vi fu comunicato il fuoco, che ben presto si comunicò alle altre due. In tal guisa ventuno bastimenti di guerra furono in breve ora incendiati degli stessi spaventati equipaggi. Ecco la perdita dell' armata Turco-Egiziana sofferta ,
Saltati in aria , colati a picco , o di strutti durante la battaglia , resi inutili perchè sconquassati · non più atti a mavigare , ed abbruciati nella notte dei 20, a 21 e nel dì ar ...
. Totale
3
5 13 28 197 3 5195
I
I
4 911
2
4
919 8 2
20
· Esistenti pria della bat taglia. Atti a restaurarsi , ed a poter navigare
e nel giorno 21 .
Golet te . Schune . . Brulotti Mezzi . Corsali
Vascelli . Vascelli rasi F.oregatoni Fregate . Corvette . Brigantini .
nella battaglia, nella notte de' 20 a'
5
2
119 46
14
49
{ Due fregate ed una corvetta turca furono sommerse durante la battaglia , e furono disalberati e sconquassati in guisa da non potere più oltre navigare , un vascello una fregata quattro corvette ed un brigantino. Gli alleati non perdettero alcuna nave, solo talune furono disalbera te, e quasi tutte perciate dalle palle e guaste ne' sarziami. L'Asia perdette tutta la sua alberatura la quale cadde sul vascello del capitan Bei, e quella di questa nave poggi
187 tutto sull'Asia, talche i due vascelli durante la notte dei 20 a' 21 restarono riuniti per gli alberi . I due vascelli il Genoa e l'Albion e la fregata il Talbot considerevolmente soffrirono, essendo státi soverchiamente traforati dalle palle e danneggiate molto nell'alberatura . Sulla prima di queste navi morì l'inglese Comandante Bathurst . Al fregatone la Sirene furono rotti tutti e tre gli alberi di gabbia . La go letta ed il brigantino francese, la corvetta e i due brigan tini inglesi che colarono a picco i brulotti egiziani , furono dalle batterie di Navarino molto danneggiati ne' corpi e nelle alberature . Il Tridente ebbe rotto l'albero di gab bia e quello di bompresso . Le navi russe soffrirono meno delle altre , perchè non tutte presero parte al combatti mento , nè furono molto vicine alle navi nemiche.
Ebbero gli Alleati seicentocinquantaquattro uomini tra morti e feriti, e tra questi ultimi solo ne contarono 177.
Parz . iale
Feriti .
Morti .
Generale .
TOTALE
Inglesi
75 197 272)
Francesi
43
141
Russi
59
139 198
177 477
184 654
188 Ma la prossimità nella quale si combattette il vivissi mo e ben nutrito fuoco a palla e scaglia fatto da tante artiglierie per più ore continue , dovette certamente ca gionare agli alleati una perdita assai maggiore . Di fatti i cadaveri galleggianti nelle acque di Navarino , di co lore bianco e con capellatura bionda o castagna, che ben da quelli a testa rasa e circoncisi facilmente si distingue vano , essendosi contati da Mehemed Capitan Bei e da Tair Bascià il giorno dopo della battaglia , si numeraro no per ben oltre i quattrocentocinquanta . La perdita de' Turco-Egiziani fu enorme. Il numero de' morti fu più di sei milá , ed al di là di quattro mila quello de' feriti, i quali per difetto de' necessarj soccorsi, nel maggior numero perderono la vita. Senza essersi nulla preparato antecedentemente , si videro tutti i Chirurgi di quell' armata curar le ferite sempre con gli stessi appa recchi sudici e lordi di sangue. Non raccolti negli ospe dali e neanche nelle case , giacenti sul nudo terreno in baracche di legno o sotto le tende , esposti come erano quelli infelici alla umidità ed al freddo delle notti autun nali, pessimamente nudriti, quasi a centinaja ogni giorno miseramente si morivano di cangrena . Tale si fu il risultamento della battaglia combattuta nel porto di Navarino tra gli Anglo-Franco-Russi , ed i Turco-Egiziani .
Le flotte alleate impiegarono i giorni 21 22 23 e 24 ed anche la mattina del 25 ottobre , per restaurare alla meglio i sofferti danni , rimettere e riparare le albera
189 ture ed i sartiami , e nel miglior modo far vela ed uscire da quelle acque. Il Retro-Ammiraglio de Rigny inalberò la sua bandiera sul vascello il Breslaw. Tenue il generale inglese durante quei giorni di guardia innanzi il porto di Navarino un vascello due fregate ed un bri gantino , e verso il mezzogiorno del di 25 partivano le flotte , tenendosi fino al cader del sole nelle acque di Modone e Navarino ; quando il vento girato al Nord Ovest , gl' Inglesi ed i Russi colle più maltrattate navi francesi si diriggevano a Malta , onde colà meglio rime diare a' sofferti danni , e le rimanenti grosse navi fran cesi´ veleggiavano per Tolone.
GIOVANNI ROMEIJ.
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J90
CONTINUAZIONE
Difesa della Piazza di Gaeta dal 10 febbraio al 18 luglio 1806 (1)
Non prima delle ore undici della notte del 18 luglio cioè dopo cinque mesi di blocco quattro di aperta trin cea ed undici giorni di vivissimo fuoco, essendosi da' fran cesi aperte due spianate brecce , rotte le artiglierie e le mura della fortezza , da quelle poche napoletane milizie si cedeva Gaeta a' seguenti patti.
Art. I. Il culto della religione cattolica apostolica Ro mana sarà mantenuto e rispettato. Art. II. Atteso la valorosa difesa la guarnigione di Gaeta potrà imbarcarsi con armi e bagagli , epperò i corpi che la compongono non potranno volgere le armi nè servire contro la Francia e suoi alleati nè contro Giu seppe Napoleone , durante un anno ed un giorno. Tra sporterà seco otto cannoni da campagna ed i viveri per dieci giorni. Il resto delle artiglierie leggiere quelle da piazza e tutti i magazzini di munizioni di viveri ed altri effetti militari , saranno consegnati all' esercito francese.
Art. III. I feriti e gl' infermi che resteranno nella piaz za avranno gl'interi dritti dell'ospedalità , e le paghe spettanti a' loro gradi le riceveranno dall'esercito francese:
(1) Veggasi il volume VI. dell' Antologia Militare pagina 84 e seguenti.
190 Art. IV. GI' impiegati regi , come il governatore po litico , l'uditore dell' esercito , le corti del tribunale ec. saranno rispettati nelle loro persone sostanze e famiglie. Sarà permesso a chiunque di uscir dalla piazza e mutar› paese. Art. V. Alle ore otto della sera del 19 luglio tutto il
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presidio di Gaeta dovrà essere imbarcato , ed il fronte: di mare e la cittadella saranno occupati dalle truppe im periali e reali. Ma alle cinque della mattina sarà conse gnata a' francesi la porta principale della città, e quella che è nel bastione della breccia e sporge nella falsa bra ca. Epperò nessun soldato francese entrerà in città o nella cittadella , oltre gli uffiziali e commessarii incaricati di: ricevere le artiglierie ed i magazzini della piazza.
Tali condizioni furono sottoscritte e concordate per parle della guarnigione da Luigi Bardetti tenente colonnello del genio, e Gaetano Barone capitano del primo corpo franco, › ambedue muniti di ogni facoltà dal Colonnello Francesco Hotz governatore della fortezza; e da parte del maresciallo d'impero Massena, segnò il generale di brigata France schi capo dello stato maggiore generale del primo corpo dell'armata francese nel regno di Napoli . Significante fu la perdita del presidio segnatamente negli ultimi giorni dell' assedio . Parecchi uffiziali delle diverse armi rimasero feriti o estinti, tra quest' ultimi il maggio re Benet colpito da una palla di cannone , il capitano d'artiglieria Angelo Palenzia che mori pochi giorni dopo la sua ferita, l'alfiere Guida della nostra fanteria; e tra
192 i primi oltre il governatore si notò il capitano Rossi di artiglieria il tenente Goletti e l'alfiere Mirelli di fante ria. Ma la perdita maggiore de' soldati e sotto uffiziali fu quella sofferta dagli artiglieri e pionieri addetti al servi zio delle bocche a fuoco. Al primo di luglio si conta vano 246 de' primi e 54 de' secondi, ed a 18 luglio ri manevano solo 139 artiglieri e 38 pionieri, giorno in cui i morti e feriti degli artiglieri littorali e de' soldati di fanteria anche messi al maneggio delle batterie era di ol tre i 123. Grande si fu pure il numero dei soldati in fermi o resi inutili per effetto del contagio dei disagi e delle fatiche sofferte. Talchè l'intera perdita del presidio può numerarsi per circa gli 900 uomini , eppure quelli che imbarcarono per la Sicilia superavano di poco i tre mila. Le artiglierie della piazza tirarono per oltre le 100,000 palle o bombe, e furono talvolta lanciati 2000 colpi in solo 24 ore. Quali perdite non soffri l'assediante per la diffcoltà del terreno le sortite fatte dal presidio il continuato fuo co delle gravi artiglierie , lo conosciamo dalle sue pro prie relazioni. Giudicando della resa di Gaeta nel 1806 si dice che fu prematura, ma dopo la perdita del governatore fu generale la costernazione nelle file di quel presidio che pure ave va data si bella prova di valore e fermezza. Il colonnello Hotz animoso anche egli , aveva debole autorità di secon do e comandando per consigli , danno gravissimo in qual siași fazione di guerra , non seppe aver piena fiducia in
193 quelle milizie che già poco ne avevano in lui. Aveva lo sguardo rivolto alle terribili conseguenze di un fortunato assalto, e non mirava a' mezzi che poteva opporre il va lore della guarnigione le difficoltà del sito il pregio di quelle fortificazioni . I freddi calcoli di una circospelta prudenza circa i pericoli che si possono correre nelle mi litari imprese , quando fa d'uopo aver pieno coraggio e spesso anche audacia , non mai menano a gloriosi risul tamenti. La soverchia precauzione quindi del nuovo Go vernadore arrestò la difesa di quel presidio , che con al tri gloriosi sforzi avrebbe continuato ad illustrarsi . Ma non così se il prode Principe d'Assia rimaneva in Gaeta. Benchè il violento fuoco delle gravi artiglierie as sedianti avesse aperte e rese praticabili le due brecce pur nondimeno grandi e varii ostacoli si dovevano supe rare da' francesi, prima di procedere all'assalto con pro babilità di riuscita . Per giungere appiè della breccia aper ta nel fianco della Cittadella, era d'uopo attraversare un lungo tratto di mare , esposto sempre al fuoco di tutta l'artiglieria della flottiglia e della Piazza, che ben poteva disordinare le colonne di attacco prima che ponessero il piede su quelle aperte mura ;
e posto il caso che per
tale operazione si fosse profittato d'un momento favore vole ,
in cui le navi non potevano avvicinarsi a quelle
fortificazioni , non era si facile alle colonne di penetrar tutto ad un tratto nella piazza , mentre altri impedimenti si erano inalzati indietro per difesa dell' aperta breccia. In contrario ogni piccolo ostacolo , fermando per un sol 25
194 momento le colonne assalitrici n'era facile il disordine , e per si lungo tratto di mare non potevano esser sostenute con successivi continuati rinforzi ; quindi a ragione può dirsi che i francesi avrebbero assalita la Piazza per via di mare, solo quando avevano su quell'elemento una decisa superiorità. Per muovere poi verso l'aperto bastione fa ceva d'uopo espugnar prima la strada coperta , e le al tre opere che difendevano quel varco.
Somme difficoltà
impedivano che si potesse di viva forza occupare una strada coperta situata in un rientrante ,
essendo per al
cuni tratti doppia per altri tripla , e sempre procedendo oltre l'assediante ,
era dominato ed infilato da' seguenti
rami e dalle opere della piazza . Che se a forza di sagri ficar gente alcun opera si occupava , la mancanza di ter ra , e l'elevazione dello spalto rendeva difficile di fissarvi un alloggiamento, ed aprire qualche comunicazione colle trin cee, per sostenere que' pochi audaci che fulminati da tutte } le parti ben poteva il presidio ributtarli indietro. Lunga laboriosa è micidiale era anche l'operazione di espugnar la piazza procedendo per lavori di zappa . Lo spalto era ripidamente inclinato ed il ciglio molto elevato sul livel lo della campagna adiacente .
La terra era ivi scarsissi
ma e sabbiosa , quindi non si potevano eseguire i lavori della zappa doppia ed il coronamento ,
nè alzare alcun 3 eavaliere di trincea , per dominar sulla strada coperta e
discacciarne i difensori. In fine i francesi una volta sta biliti in un ramo ,
incontravano le medesime difficoltà
per impadronirsi de' laterali e di quelli che restavano in
195 dietro. Superati poi tali ostacoli , dovevano costruirsi un sicuro alloggiamento sull'alto della breccia difesa da dop pio trinceramento. Dall' altro canto la libera comunicazione per via di mare era ancora di gran momento per la Piazza. Il pre sidio riceveva soccorsi d'ogni sorta, e sostituiva le muni zioni da guerra a misura che ne consumava, e per con seguenza poteva servirsi senza limiti del più efficace mez zo, e ritardare i lavori dell'assediante fino all'ultimo perio do . Così pure di gran vantaggio per la difesa era l'ajuto della valorosa flottiglia e delle lance cannoniere , le quali già avevano obbligato il nemico a costruir diverse batte rie sulla costa, sicchè un numero di bocche a fuoco non era rivolto contro la Piazza , e valorosamente bersaglian do i lavori dell' assedio , e minacciando sovente di sbar care più centinaja di soldați su' fianchi del campo fran cese li teneva in continuo allarme. Finalmente le picco le navi aveano assicurato la parte più debole della Piaz za cioè il fianco della Cittadella , ove era aperta la vera breccia.
In contrario i Francesi sentivano le perdite giornaliere di soldati , non aveano approntați i mezzi necessari per menar prontamente a fine si difficile impresa, e volevano risparmiare il sangue solito a spargersi negli assalti . La, divisione che campeggiava nelle Calabrie era stata battu ta , e i suoi avanzi erano quasichè accerchiati dalle in surrezioni Calabresi . Bisognava perciò accorrere sollecita mente in ajuto di que' soldati , e levare l'assedio , quan
196 do non si aveva la speranza di espugnar la Piazza in po chi giorni. E ricordiamo che prima di spedire il generale Massena al campo sotto Gaeta , si era già posto ad esa me nel consiglio di Giuseppe, se bisognava adunar tutto l'esercito in luogo forte degli Abruzzi ed aspettar soc corso dalla Francia o dal tempo . Di tal conseguenza fu dunque la mortal ferita riportata dal Principe d'Assia , che ceduto la fortezza di Gaeta prima del giusto momen to, i francesi furono tolti da quella trista e rischiosa po sizione , in cui si mette l'esercito che si spinge nel fondo dell'Italia ( 1 ) , la conquista del regno fu sicura , e furono cambiate le sorti del paese.
La difesa di Gaeta nel 1806 ha peraltro non sola mente di gran lunga superato le due precedenti cioè quella del 1707 e del 1734 per la durata maggiore del l'assedio , ma anche per le ardite e ben concertate ope razioni del presidio. In allora il fuoco delle artiglierie assedianti non fu sì violento sì grande e continuato co me in quello che si discorre , non mai si tentò alcuna sortita , e ben di poco momento furono le perdite del l'assalitore e del difensore. All' incontro diverse sortite avvalorarono la difesa del 1806 , ed è assai bella e gloriosa quella de' 15 maggio . Sorprendere inviluppare e rovesciare i lavoratori e la guardia della trincea , di
(1 ) Napoleone diceva « tous les hommes qui s'enfon ceraient dans le fond de la presqu'île seraient perdues Montholon vol. 3. pag. 225. '
197
scacciar l'assediante e distruggere in gran parte i suoi lavori , son tali risultamenti che solo in poche occasioni 1 si conseguono. Gli uffiziali i sotto uffiziali ed i soldati di artiglieria e de' pionieri si ebbero lode maggiore tra l'intero presidio. ' Pel corso di cinque mesi , rimanendo sempre sulle batte rie furono notte e giorno intenti a bersagliare con tiri ben diretti, i lenti lavori dell'assedio ,
e contribuirono
nel modo il più efficace al prolungamento della difesa . ' L'abile condotta della marina efficacemente concorse in quella difesa , e la narrazione de' giornalieri combatti menti sostenuti contro le batterie assedianti , presenta la più alta idea della bravura ed intrepidezza degli Uffiziali e degli equipaggi , e noi volgiamo in pensiero di parti colarmente discorrerne , allorchè riassumeremo in poche pagine quanto si è operato dalle nostre armate nel corso di oltre i 50 anni. • * Adunque quella difesa se non si nota dalla storia per l'arte e perizia colla quale fu regolata, certamente si ri corda per la fermezza e pel coraggio dimostrato dal pre sidio. E tal fatto di guerra dimostra essere i napoletani forti nelle imprese , quando v'è chi si giova della loro ardente immaginazione , e sa spingerli tra i pericoli col pungolo dell' onore e della gloria. Rimasto il nostro eser cito solo a lottare contro un impero che colle armi o col nome signoreggiava mezza Europa, non poteva rimediare i disastri di Ulm di Osterlizza , e neanche cambiare i fer mati patti di Presburgo . Il Regno invaso da potente e
198 forte nemico , il tristo, esempio di Pescara Capua S. El mo , i rovesci di Campotenese e la ritirata delle rima
nenti milizie in Sicilia , eran tali cose da produrre un ge nerale scoraggiamento. Eppure poche migliaja di soldati chiamati da qualche mese alle bandiere, animati dal più nobile sentimento, seppero secondare la bella risoluzione di un principe generoso di animo prode e valoroso in guerra. Con fermezza e perseveranza sostennero i disagi e le fatiche di lungo assedio , con coraggio affrontarono i pericoli , e disputarono per oltre i cinque mesi la con++ quista di Gaeta agli agguerriti soldati , vincitori di tante battaglie , che avevano abbattute le porte delle maggiori capitali delle prime fortezze, ed erano preceduti dal pre . stigio di quel capitano che già riempiva i discorsi del mondo del suo nome delle sue gesta. Bello e generoso si fu il pensiero di fregiarli tutti , onde fossero di spro ne ed esempio alle novelle milizie ; ma oh quante sven ture si risparmiavano all' esercito ed al paese , se ono rando il valore la fedeltà , si fosse di velo nero coperto una sol volta il capo del vile del traditore !
ANTONIO ULLOA.
199
RAPPORT SUR LE SIEGE DE GAETE. į Le 25 juillet 1806.
( Extrait de la correspondance du roi Joseph avec l'empereur Napoléon ) ( 1) . M. le maréchal Masséna , ayant sous ses ordres le général de division Gardanne et 6,000 hommes de troupes , commença réel lement le siége dans les premiers jours de juillet. On avait rassemblé, pour armer les batteries de siége et celles de la côte cent quarante bouches à feu, dont vingt-sept mortiers, quatre-vingt mille projectiles et cinq cent milliers de poudre. Pour obtenir de tels moyens d'attaque, il n'a fallu rien moins que le concours et l'accord le plus parfait entre les généraux Dulauloy et Campredon, commandant l'artillerie et le génie, et l'ardeur et la constance des troupes à perfectionner les travaux et l'armement des batteries, sous un feu auquel on n'avait point encore répondu une seule fois; il était si soutenu qu'on a calculé, qu'avant que nos batteries aient été
démasquées, l'ennemi avait
tiré plus de 60,000 coups : ce silence absolu de notre côté, cette
(1) Mano mano incominceremo a pubblicare originalmente gli estratti di varii documenti , e quello del giornale di assedio scritto dal capitano del genio francese Nempde; sol per signi feare come da nessuno scrittore di si bel fatto di guerra, fu posto in dubbio o creduto dappoco, il costante valore dimostrato dal presidio di Gaeta nell'anno 1806, sicchè torna inutile di notare le piccole differenze le omissioni di tali scritture , le quali per altro riflettono quasi tutte a ' semplici particolari.
200 constance vraiment admirable trompèrent l'ennemi, qui ne soup çonna ni la force de nos moyens, ni la maturité de nos apprêts. Sa Majesté, qui pendant que l'on armait les batteries, avait vi sité tous les travaux dans le plus grand détail , donna elle-même, le 7 juillet, à 3 heures du matin, l'ordre au maréchal Masséna de faire le signal d'ouverture des feux de toutes les batteries à la-fois. Les ouvrages de la place étaient disposés de manière à ne pou voir être pris d'enfilade sur aucun point; notre feu direct et celui des mortiers furent si bien dirigés que, dès le premier jour, ce lui de l'ennemi fut réduit et éteint sur plusieurs points . Il reprit cependant les jours suivans, et fut soutenu avec obstination alors même que deux brèches commençaient de devenir praticables. M. le maréchal Masséna, qui avait déja fait sommer la place sans avoir pu vaincre l'obstination de l'ennemi, fit, le 18 juillet, toutes ses dispositions pour donner l'assaut; les généraux Donzelot et Valentin avaient déja disposé leurs colonnes d'attaque; celle de droite, sous les ordres du général Valentin, était dirigée sur le bastion dit de la Brèche, et celle de gauche, sous les ordres du général Donzelot, était dirigée sur la partie du corps de place dite la Citadelle. Au moment d'être emportée, le même jour, 18 juillet, à 4 heures après midi , les assiégés arborèrent le pavillon sur la brè che, et demandèrent à capituler. Les troupes française entrèrent dans la place le 19 à 5 heures du matin. La prise de Gaëte est pour l'armée française un mémorable trophée; on peut dire que les troupes se sont couvertes de gloires parce qu'elles ont triomphé des plus grands obstacles: l'artilleric française y a soutenu sa vieille réputation; l'artillerie napolitai
201 ne, qui fut autrefois formée par des généraux français, a mé rité de combattre auprès de ses modèles. Il est juste de répéter ici que la hardiesse, l'intelligence et la perfection des travaux du génie ont été pour tous les militaires présens à cette opération, et seront pour l'avenir un objet d'étu de et d'instruction. La belle défense des assiégés n'a servi qu'à mettre de nouveau dans la plus honorable évidence, les talens de M. le maréchal Masséna. RAPPORT
SUR LE SIEGE DE GAËTE. Naples, le 24 juillet 1806. Le général commandant en chef l'artillerie du royaume R. Dulauloy. Le 4 juin, les préparatifs qui avaient été suspendus pour l'ar mement des côtes de la Calabre, furent décidément ordonnés, les travaux augmentés et les approvisionnemens portés au-delà de ce que la place pouvait coûter et de ce qui avait été demandé . Deux batteries avaient été primitivement arrêtées sur le plateau pour seconder un des six mortiers qui pouvaient disposer l'ennemi à capituler. On en construisit quatre autres en avant sur le Montesecco , dont deux à son sommet et deux à ses parties latérales; les batte ries de côte furent multipliées de manière à contre-battre les ou vrages de la place, à ce qu'elles pussent tenir la flotte anglaise dans l'impuissance de nuire à nos travaux ; elles le firent avec un grand succès, des batteries de mortiers furent placées dans les retours des boyaux de tranchée selon les points qu'elles devaient battre.
26
202 Des moyens extraordinaires de transport furent organisés dans un pays qui n'offrait pas encore de ressources en fourrages, et où il était impossible de les faire par mer, les Anglais étant en présence. Des poudres furent expédiées de Rome, d'Ancône, de Pescara ; Capoue, Naples se dégarnirent ; la fabbrication de la poudre et des salpêtres fut encouragée, augmentée par des primes et des avances; les arsenaux furent remontés, et les travaux marchèrent avec la plus grande promptitude ; les ouvriers externes napolitains et ceux des corps de l'armée furent appelés , instruits à nos con structions. Toute l'artillerie disponible fut envoyée , et en moins d'un mois tous les préparatifs furent achevés . Enfin, le 7 juillet, les approvvisionnemens étant suffisans, les rechanges assez nombreux, les batteries, les magasins, etc. , étant terminés, les cannoniers, excédés de fatigue , ayant mis 120 bouches à feu en batterie à bras; les embrasures étant dégorgées, le feu commença à trois heures et demie du matin, au signal que don na le roi, qui avait parcouru plusieurs fois les ouvrages jusqu'aux points les plus avancés, avec les batteries cidessous énoncées, savoir:
BATTERIES
CONTRE LA PLACE .
CANON S.
Totaux .
56
22
>>
88228
~ 333
19
72 16
ཀྵ ཀྵ ཀྵ
I >>
1425
5
47
Au fauburg Aulamagasin traverseà sel . A
4 2 2 2 3 3
ะะะะ
12 9
257 63
A droite du plateau . gauche, idem A Mort.ers . Détruiseux. Place d'arme en avant Mortiers à la voute. Idemtesecco à gauche de Mon Beuvalot (bis) Berthier Beaudrau , Montesecco à droite . Idem à gauche
24236
3. 16 en bronze. 2 33 I 16 en bronze. 2 24 3 33 en fer. 3 33 3 33 2 33 I 33 2 24 en fer. 10 4 p. 12 batailles. >> 22 I 1. Promontoire. I. (bis). 2
PIECES MORTIERS CANONS.
ะะ
DE COTE .
88
203 Les assiégés, habitués à tirer sur nos travailleurs sans qu'on leur eût répondu une seule fois depuis cinque mois, ne purent soutenir notre feu; bientôt on en fut convaincu par la supériorité du nôtre; cinq de leurs magasins à poudre d'approvisionement qui sautèrent, la réduisirent encore, et il fut évident dès le premier jour qu'ils n'étaient pas en état de soutenir la lutte . Cependant l'ennemi ne se laissa pas intimider, et il mit en usage toutes les ressources de l'art, varia son feu , fit en plein jour des déplace mens de batterie, flanqua ses brèches . La batterie St.-André fut battue en brèche dès le deuxième jour, et toutes leurs embrasures furent criblées de nos boulets; les pièces de l'ouvrage dit la Citadelle ne purent se maintenir , malgré les travaux opiniâtres que les assiégés firent en tonneaux pour se préserver des éclats de pierres qu'occasionaient nos coups, et pour tenir lieu de leurs parapets en partie détruits; toutes les pieces de cette batterie furent touchées au moins deux fois. La batterie de la Reine fut contre-battue par celle du plateau et paralysée par l'effet de nos bombes.
La batterie en échelon, dont se servait l'ennemi pour nous prendre d'écharpe avec avantage, fut contrebattue par une de celles de la batterie de gauche du commandant de Montesecco et par deux de celle Détruiseux ; les batteries de droite du Montesecco. battaient la batterie de Brèche; celle de gauche et celle Berthier battaient en brèche à gauche de la citadelle après avoir détruit son parapet; les batteries de côte dirigèrent également leurs feux sur ce point. Cependant les ennemis déblayaient les brèches pendant les nuits, ce qui fit penser que l'on pouvait avoir besoin pour les rendre praticables de deux nouvelles batteries, l'une placée vis-à-vis la batterie de brèche dans la communication n.º 22 , et la seconde
204 contre la gauche de la citadelle; comme cette dernière batteric était celle qui s'annonçait le mieux, on commença par la batterie vis-à-vis la batterie Saint-André ( dite de Brèche ) . Les feux des batteries de côte furent dirigés sur le flanc gauche du bastion de la citadelle, après l'avoir été sur la brèche faite å sa gauche, et, bien qu'elles prissent des vues obliques, elles par vinrent cependant à faire une brèche à laquelle on pouvait arriver en longeant la face droite de la grande demi-lune par la mer qui n'a que 18 pouces de profondeur ( marée basse ). Les 17 et 18, nos batteries jouèrent avec beaucoup de vitesse, et d'une manière d'autant plus étonnante, que nos coups étaient on ne peut mieux dirigés par des canonniers harassés depuis qua tre mois par des travaux et des chaleurs excessives, qui passaient 36 heures sur 48 en batterie, et qu'il n'y avait pas deux canon niers de ligne par pièce. Les brèches étaient praticables à la gauche de la citadelle et au bastion St.-André , les feux de la place presque éteints, leurs pa rapets rasés, leurs pièces en grande partie démontées, la colonne d'attaque formée, toutes les dispositions prises pour l'assaut, mais l'ennemi ne voulut pas l'attendre; le 18 , à trois heures du soir, des drapeaux blancs furent plantés sur les brèches, et à onze heu res les conditions de la capitulalion acceptées. Ainsi, onze jours de feu suffirent pour réduire cette place, l'une des plus fortes de l'Europe, à cause de sa position , qu'une esca dre de 9 voiles et de 50 chaloupes canonnières alimentaient ( on a trouvé des canons anglais dans la place ) , et qu'une opinion in vétérée faisait regarder comme imprenable. Les travaux du génie ont été poussés avec autant d'art que d'audace, ceux de l'artillerie avec autant d'habilité que de courage, et je puis assurer qu'elle a soutenu sa vieille réputation ; je dois
205 même dire que quelques détachemens d'artillerie napolitaine, élevés à l'école de nos camarades, ont mérité de combattre avec elle. Le général Dedon qui avait toujours exercé le commandement actif de l'artillerie du siége, s'étant trouvé fatigué et malade, sans pourtant s'être éloigné, a été remplacé par M. le général Mos sel, qui y a porté sa valeur et son dévoûment accoutumés. La belle défense des assiégés a offert plusieurs difficultés à vain cre; elles n'ont servi qu'à exercer davantage les talens consommés de S. E. le maréchal Masséna.
Extrait de l'ouvrage de M. le lieutenant général Oudinot De l'Italie et de ses forces militaires.
Il n'en fut pas ainsi quand, à la suite de la paix de Presbourg, l'armée, guidée par Masséna, et aux ordres de Joseph, lieutenant de son frère Napoléon , fit la conquête du royaume de Naples. Le prince de Hesse Philipstadt commandait Gaëte à cette époque. Som mé de rendre la place par la régence même qu'avait instituée Fer dinand, à son départ pour la Sicile, il répondit: les lois de l'hon neur m'ordonnent de défendre Gaëte; ce pouvoir est supérieur au vôtre; je ne puis vous obéir. J'ai dit, dans les premiers chapitres de cet écrit, que lorsque le soldat napolitain était bien commandé on pouvait tirer grand parti de son courage et de son intelligence: le siége de Gaète, en 1806, ne dément pas cette assertion; car , si la garnison capitula sans attendre l'assaut, il faut sans doute l'attribuer à la mort du brave prince Philipstadt qui fut frappé d'un éclat de bombe à la tête, le 10 juillet, et dont le successeur (1 ) n'obtint qu'une auto
(1 ) Le colonel Storz.
206 rité faible et contestée, quoiqu'il ne fût dépourvu ni d'énergie mi de valeur. Après la reddition de Gaëte, la garnison promit de ne pas com battre contre les Français pendant un an et un jour, et fut em barquée pour la Sicile. Pendant la durée du siége, cent mille boulets ou bombes furent tiré par les assiégés, et quarante mille par les assiégeans. Neuf cents soldats de Ferdinand furent tues ou blessés; la perte des Fran cais est évaluée à onze cents hommes.
207 ESPERIMENTO
Per la resistenza ne' tiri del nostro novello affusto di montagna a ceppo.
Correva il secolo XVIII gli eserciti a vicenda e con varia fortuna si combattevano in tutta l'Europa , e la guerra poichè mirava alla conquista delle fortezze e non alla distruzione degli ordini e delle masse , si considera vano le artiglierie quali agenti principali nella difesa e nell'attacco de' siti forti per natura , o perchè fortificati dall'arte . Non mancava chi imprendesse a dimostrar la superiorità delle bocche da fuoco lunghe e pesanti su quelle corte e leggieri , ben pochi scrittori di cose mili tari indicavano l'uso di tali armi distruttive su campi di battaglia 2 e nessuno discorreva di quelle necessarie per la guerra di montagna ; che lo stesso sagace autore del Saggio circa l'uso dell'artiglieria nella guerra di cam pagna ed in quella di assedio le considerava costose im barazzante quanto le gravi e di nessuna efficacia , e vo leva usato il falconetto il grosso archibugio , quando fa ceva mestieri offendere il nemico , la passata del moschet to era piccola, ed il terreno non dava campo di piantar vi le ordinarie bocche da fuoco . 2 Un significante cambiamento si vedeva in tutte le ar tiglierie di Europa allorchè nelle fazioni campali di bel nuovo comparvero i cannoni leggieri , ed il capitano di Prussia continuando l'opera di Gustavo Adolfo separava Partiglieria di campagna da quella bisognevole per gli
2.8 assedii e per la difesa delle piazze , riproduceva l'arti glieria volante già veduta in Francia al tempo della famosa lega ( 1 ) e l'usava con vantaggio facendola se guire i movimenti della sua bella cavalleria . Si agile e nuova maniera di condurre e maneggiare le bocche da fuoco diveniva di grandissimo peso nelle battaglie impe rochè galoppando e tirando con maestria e prestezza si uccidono e si sbaragliano gli ordini le masse. Ma le aspre guerre della rivoluzione e più ancora quelle del consolato e dell' impero francese, dovevano dare all'arme in generale tutto il suo splendore , e farla considerare qual macchina principale degli eserciti non più seconda ria ma indispensabile per qualsiasi fazione . Si combatteva e per più anni nella Svizzera sulle Alpi nel Tirolo sugli Appennini nelle Calabrie , su Pirenei nella " Spagna e ben si sentiva il bisogno di avere anche per tali guerre alcune adatte e particolari bocche da fuoco, onde esser forti in qualunque posizione ed avere in pugno tali armi da disporne a piacimento e con successo in tutti gli scontri (2) . Lo stato continuo di guerra rendeva per
(1) Davila. Storia delle guerre civili di Francia libro X. (2) Ci duole di non dividere l'opinione del nostro antico maestro al Collegio Raffaele Niola oggi tenente colonnello d'artiglieria, ed in altra scrittura cerchere mo di esporre alcune nostre idee, in contrario di quan to disse si distintissimo uffiziale nelle sue dotte Istitu
209 altro assai difficile di menare a fine taluni generali cambia menti, e quell'epoca era del pari poco adatta a particolari miglioramenti, sicchè solo negli ozj della pace gli uffiziali di tutti gli eserciti , guidati da una lunga e svariata espe rienza, la quale ormai indica il punto ove la pratica fissa i-dati incerti della teorica , ponevano mano agl' infiniti immegliamenti operati ' nelle artiglierie ;
e le loro cure
diligenti per le costruzioni di montagna miravano a 'di minuire le difficoltà nel trainarle per aspre contrade e ad aumentare la loro efficácia nelle battaglie. In quasi tutti gli eserciti si vide separata l'artiglieria da campo quella di assedio e piazza quella di montagna, e preparate bat Y terie di piccole bocche a fuoco trasportate a schiena di animali o a braccia di uomini più volte superarono i Pi rinei il Pindo l'Atlante , ed oggi seguono i movimenti de' soldati Russi tra quell' alte montagne un di baluardo del mondo incivilito contro le barbare irruzioni . - Anco da noi per tal particolare non si era lontano da siffatto progresso . Si replicavano gli esperimenti su quelle costruzioni di montagna ideaté in Sicilia e trasportate nei nostri arsenali dopo il 1815, e fin dal 1821 il capitano Giovanni Polizy ordinato di seguire con quattro bocche a fuoco i movimenti della brigata austriaca comandata
zioni di artiglieria ove si legge pagina 112. « Per la » guerra di montagna l'uso de' cannoni non sembra » plausibile, recando spesso disturbo anzichè utile con » tro delle truppe leggieri disperse per sentieri scabrosi. 27
210 dal generale Kepter, che fermava il quartier generale in Cosenza e spingeva alquanti soldati fino all' estrema Ca labria , rendeva quelle macchine nel tempo stesso car reggiabili nelle contrade piane ed uguali , e facili a portarsi in quelle anguste difficili ed alpestre. Epperò i saggi fatti nella spiaggia de' Bagnoli nel 1822 e l'eser cizio continuato nelle annuali scuole pratiche di Vigliena e di Capua , segnatamente in quella dell' anno 1834 di mostravan chiaramente la debole resistenza di quelle co struzioni sotto le replicate scariche , e l'impossibilità di sottrarre l'affusto dalla celere degradazione . E nella pri mavera del 1835 essendosi ordinato da S. E. il principe di Satriano che due batterie di montagna corressero per gli alpestri siti della nostra frontiera, due mesi di penoso esperimento davan campo a varj uffiziali, di notar quanto quelle artiglierie fossero lontane dal necessario perfezio namento, e quanto tornasse più vantaggioso di cambiar-. ne per intero la costruzione, anzichè farvi quelle modifi cazioni dimostrate necessarie dall' esperienza. Ora il tipo delle nostre artiglierie da campo voleva S. M. fosse quello adottato in Francia e vi si aggiungevano talune vantaggiose modificazioni ( 1 ) e quello per le artiglierie di
(1) L'uffiziale del genio francese Augoyat lume chiaro delle scienze militari, nel dar ragguaglio della memoria scritta dal defunto colonnello Landi, circa il novello si stema delle artiglierie di campagna da noi adottato, e ehe fu inserita nel secondo volume dell' Antologia Mi
211 montagna era pur quello fissato da si belligera nazione , e dal tenente colonnello Pasquale Russo si facevano significanti
litare cosi dice « L'artillerie, napolitaine une des plus » instruites de l'Europe,n'a pas voulu copier servilement » le nouveau système français , elle y a introduit des » différences dont les unes peuvent être le sujet de dis » cussion, e dont les autres peuvent être parfaitement » motivées par l'inégalité des ressources, et la configura tion différent du terrain dans les deux royaume.. Discorrendo poi del come da noi si è dato l'equilibrio al timone soggiunge « Toutes ces constructions sont bien » entendues e vont au but qu'on se propose, qui est de » laisser au système le jeu convenable pour permettre » à l'affut et à son avant-train de se mouvoir indipen » damment l'un de l'autre autant qu'il est nécessaire.
?
Ed il tenente generale M. Oudinot in un suo ultimo articolo intitolato Nouvelles considération sur l'armée na politaine cosi discorre « Il suffit aujourd'hui de con » stater que le nouveau système de l'artillerie napol » taine ne la cède à celui d'aucune autre puissance pour la simplicité et la solidité du travail, pour l'économie » et célérité des mouvements.
» Quoique ce système soit emprunté particulairment » à la France, cependant les officiers qui ont présidé » à son adoption ne se sont pas astreints à une imi a tation servile; le Comité napolitain a apporté aux modèles français certains changements , dont nos ar
212 cambiamenti , chè da noi si ha il cannone da quattro ricamerato quando i francesi adoperano per tali guerre solo l'obice da 12 ( 1) .
A
на
» tilleurs expérimentés ne contesteraient pas les avan 20 Kinan » tages .
(1) Benchè siasi usato con successo l'obice da 12 nella campagna di Affrica e segnatamente nelle spedi zioni di Belidèah, Medèah , Mascara e nell' assalto di Costantina , pure in Francia molti uffiziali ricordano la guerra in Dalmazia nella Spagna in Morea e divi dono l'opinione pronunziata dalla commissione riunita nell' anno 1823 che pure è quella che ideò il presente sistema di montagna; sicchè già si discorre del vantaggio che si avrebbe aggiungendo alle batterie alquanti cannoni. ( De l'avantage du canon dans les batteries de montagne par un ancient officier d'artillerie . Paris 1838 ) . In verità se l'obice da 12 è buono per trarre contro gruppi di soldati poco lontani nascosti o coverti dal terreno dalle fratte da luoghi intrigati , se significanti sono gli effetti per i suoi tiri verticali, non v' ha dub bio che assai spesso guerreggiando in paesi alpestri è necessario il lungo e giusto tiro del cannone, nè potreb be sostituirsene altro. Giungasi a fronte del nemico che occupa la cresta di un monte ,
e fissato il campo su
quella di altra catena parallela , le due parti per es ser separate da grosse e larghe vallate , in qual guisa si sentirà l'efficacia delle artiglierie la di cui giusta passata è di solo 120 tese? come si minaccia e si allon
213 Il novello affusto di montagna costruito fin dall' anno scorso nell' arsenale di Napoli fu sottomesso ad un primo
tana il nemico dalla sua scelta e preparata posizione? come si levano le offese e le difese nemiche ?A 1945 Adunque quell' obice solo non può bastare a tutte le svariate circostanze della guerra di montagna. Nelle contrade ove sono lunghe vallate spaziosi pianalti il cannone è di maggiore effetto, ed in contrario val me glio usar l'obice quando s'incontrano strette gole ter reni coverti fratte ec. ec. Tornerebbe perciò vantaggioso aver nelle batterie di montagna a simiglianza di quelle da campo , al meno una sezione di obici da 12, che nell' occasione può fornirsi degli stessi projetti preparati pel cannone da 12 di cam pagna. Non indichiamo alcun altro calibro maggiore che il suo peso non sarebbe in armonia con quello dell' affusto , e nell'ipotesi contraria non vi sarebbe vantaggio nel preparar le munizioni da guerra, e più se l'efficacia dell' obice da 12 va messo in quistione cosa non sarà per quello da 10 , da 8? Epoichèper ordine del nostro Direttore Generale si sono già incominciati gli esperimenti comparativi circa i varii tiri delle nostre artiglierie di montagna , cosi notiamo questa idea, essendo interamente persuasi che ove fosse accolta, gli uffiziali dell' arma saprebbero su perare tutte le piccole difficoltà di costruzioni, e fissa re un solo affusto alle due bocche a fuoco come già si pratica al cannone ed all' obice da campo .
214 esperimento (1 ) e poscia S. E. Il tenente generale Filan gieri ordinava che i saggi si proseguissero sotto la imme. diata direzione del comandante interino del reggimento Re artiglieria , il tenente colonnello Carlo Lahalle . Il quale nominava per tanto oggetto una particolare commissione, che da lui preseduta si compose del capitano Rodrigo Afan de Rivera capitano Ferdinando Locascio , e tenente Anto nio Ulloa qual segretario , e la riuniva il giorno 26 novem bre onde fermare le preliminari disposizioni , affinchè gli esperimenti si regolassero giusta gli ordini dell' E. S. colla maggiore possibile accuratezza , e si tormentasse l'af fusto con un progressivo esperimento a fuoco sino alla sua intera distruzione, e dedurne così la sua durata e la sua bontà per gli usi della guerra . La commissione considerando che la durata delle ar tiglierie di montagna, si ripete non solo dalla maggiore resistenza al tormento dei tiri, ma dalla leggerezza e dal minor rinculo ; giacchè tali macchine debbono traspor tarsi a dorso degli animali , e spesso fa d'uopo piantarle sopra siti oltremodo stretti ed in pendi che seguono la stessa direzione del tiro; per essere il peso della novella macchina minore dell' altro affusto di montagna antece dentemente usato , si credette meglio d' incominciare gli esperimenti per la resistenza , e poscia venire alla resi lienza della macchina ; e per questa ultima qualità si
(1) Leggasi nel sesto volume dell' Antologia Militare pagina 181 e seguenti.
215 ecassaria alle artiglierie
di montagna , la commissione
fu di avviso che gli esperimenti dovessero essere varii e moltiplicati, giacchè il novello affusto mancava della cor da così detta di ritegno , usata da' francesi , la quale li mita nelle occasioni il rinculo dell'arma dopo la scarica; { e sì perchè avendosi l'asse di ferro col corpo d'asse di legno, in certa guisa doveva essere maggiore il rinculo. ´Or perchè il suolo innanzi il fortino di Vigliena per es sere del tutto arenoso , se massimo è il tormento dello af 4 ง fusto non si ha campo di ben determinare il danno pro dotto dalla resilienza, nè la macchina soffre per le irre golari scosse , le quali talvolta son grandemente signifi canti e producono guasti maggiori dell' istesso tiro ; così fu deciso di notarsi il medio risultamento situando la mac- 44 china sul piano lastricato del fortino , ove massima è la resilienza delle artiglierie , sul terreno arenoso ". e sopra : un suolo artificiale dissuguale e pietroso da costruirsi per l'oggetto . • Si volle che l'arma: durante gli esperimenti
non mai
avesse consumato meno del suo particolare approvvisiona- ✨ mento , quantità di tiri sufficienti.per qualsiasi giornaliera ! azione di guerra , e più ancora per quelle combattute dalle artiglierie di montagna .. I tiri si eseguissero nelle tre diverse condizioni , cioè orizontale massima elevazione massima depressione del pezzo , e variando sempre di sito e di terreno.
Prima d'incominciare i tiri si saggiassero le polveri , si pesassero le cariche e si notasse ad occhio la condi zione atmosferica durante gli esperimenti .
216 Non si tralasciassero dall' usar quelle precauzioni in I dicate da' regolamenti pel buon uso delle artiglierie in guerra , e quindi prima d'incominciare i tiri si osservas se l' affusto ed il cannone in tutte le sue parti , e du rante le scariche si praticassero solo quelli accomodi 2 che sul campo di azione tornano facili
per tutte le di
verse bocche da fuoco ; a quale oggetto si volle che un artefice ferraro e falegname l'altro , fossero sempre vi cini alla macchina. . Ad evitare i sinistri eventi causati dalla poca diligenza e da' lunghi esperimenti, e che maggiori si rendono nel maneggiare le artiglierie di montagna ; la commissione fu di opinione che in qualunqne sito fosse situato l'af fusto e comunque diretto il cannone , gli artiglieri ese guissero solo un tiro ogni minuto , sia con palla sia con metraglia. In ogni giorno finito l'esperimento la macchina si tra sportasse in un luogo chiuso e ne fosse suggellata l'en trata. Ed il risultamento de' giornalieri esperimenti si no tasse in un apposito rapporto per quindi alla fine compi larsi il definitivo verbale. La mattina del 1 novembre 1838 due compagnie del reggimento Re artiglieria furono in Vigliena per la scuola pratica , e cinque primi artiglieri furono destinati al ser vizio della novella macchina. La commissione ha diligen temente osservato l'affusto in tutte le sue minute parti , che prima ha separate e poscia riunite , ed ha ritrovato la macchina non solo esalta , ma tale da togliersi a mo
217 dello per tutte le ulteriori costruzioni di montagna . Il suo peso era di un cantajo e rotola 41. Vi era sopra acca vallato il cannone da 4 denominato il Boldoni , fuso dal capitano Panzera il 21 settembre 1836 nella real fonde ria di Napoli di rotola 83 e segnato col numero 139. Ed osservandosi di tal bocca da fuoco le parti esterne e l'anima ( che con gli adatti istrumenti si era già verifi cato
nella Real fonderia ) si vide essere buona per la
esecuzione de' tiri. Circa le ore 10 antimeridiane quando il sole aveva già sufficientemente riscaldata l'aria s'incominciò la pruo va della polvere , la quale di grana fina era buona nelle sue qualità che si ravvisano all' ccchio ed al tatto . Situato sulla spianata di pietra dura che sta innanzi il fortino , il mortaro provetto fuso nella fonderia di Napoli e segnato col numero 31 , al primo tiro il globo fu lanciato nella giusta direzione 112 tese e due piedi distante , al secondo deviando solo due piedi a dritta è caduto 122 tese e tre piedi, ed al terzo seguendo la buona direzione è andato distante solo 112 tese ; sicchè la media portata della pol vere si è considerata essere di 115 tese e 5 piedi , è quindi buona perchè così voluta dai nostri regolamenti. 1 Si calibrarono le palle da quattro di cui va fornita una intera batteria di montagna di otto bocche a fuoco " al numero cioè di 376 , ed essendosene tolte tre + a sorte si è veduto che la prima pesava rotola 2 once 21 , la secon e l'ultima rotola 2 once 205 da rotola 2 once 20 sicchè il peso medio de' projetti fu ritrovato rotola 2 on 28
ce 20
218 Cosi pure con uguale accuratezza si sono osservate le 144 scatole di metraglia che compiono l'approvvisionamento della batteria di montagna , ed avendo ognuno venti palle di ferro segnate al numero 7 del regolamento , il peso . medio si è notato per once napoletane 61. E quindi seguendo il regolamento messo a stampa nel 1832 , ove son fissate le cariche spettante a ciascun projetto nelle sue varie condizioni ; al cartoccio di polvere per i tiri a pal la come a metraglia si è dato il peso di once napoleta ne 13
.
Piantato l'affusto sul suolo arenoso posto innanzi il fortino, si è messo il cannone orizzontale . Nei primi 30 tiri il rinculo medio si è fissato a piedi 7 essendo tal volta la macchina al massimo retroceduta per piedi 9 , ed al minimo per 4 ½ . Epperò all' ultimo colpo il can none era si riscaldato che il capo di sinistra non poteva otturare la lumiera ,
l'artigliere di dritta soffriva molto
nel poggiar la mano sulla gioja ,
quando per caricare
l'arma si doveva togliere dalla posizione quasicchè oriz zontale " e quindi è stato necessario di riempir l'anima del pezzo ben due volte di acqua, la quale ad un tratto ha acquistato il calore istesso dell' acqua bollente . I se condi 30 tiri a palla si sono eseguiti dando al cannone la maggiore elevazione cioè di gradi 13 , ed il rinculo medio ben può calcolarsi per 4 piedi e mezzo , essendo l'affusto retroceduto al massimo circa piedi sei ed al mi nimo piedi 3. Ed in tal caso è stato benanche neces sario a quando a quando bagnare esternamente il can
219 none , e di poi riempir più volte di acqua l'intera ani ma , onde poter cominciare gli altri 30 tiri colla mag giore depressione del pezzo cioè con 7 gradi d'inclinazio
ne , e che ha
dato per rinculo medio della macchina
circa piedi 3 , perchè al massimo è andata indietro per piedi 4
, ed al minimo per oltre i 2 piedi e
.
. Non si tralascia però dal notare che durante i go tiri la grandezza de' zocchetti di grini , spesso non ha fatto giungere la palla al fondo del cannone , e talvolta si è dovuto caricar l'arme togliendo il zocchetto , perchè ri scaldato oltremodo la bocca a fuoco il vano dell' anima per essersi impiccolito non più dava libero passaggio al cartoccio.
Al finir de' go tiri la lumiera del pezzo si era alquan to ingrandita, e la commessione ha creduto opportuno pro cedere all' esame dell' affusto ed ordinare il cambio del cannone ( 1 ) . Trasportato la macchina sul piano del fortino si son tolti i sopra orecchioni ed osservato minutamente le chiavette
(1) Lafigura data alla camera del nostro cannone da 4 di montagna, e la riunione di varii diversi bronzi usati nella fusione di alcune di queste bocche a fuoco, è la causa principale della loro poco resistenza nei tiri e dell' ingrandimento di lumiera. E si aggiunga che l'uso del zocchetto di grine vantaggioso oltremodo per l'efficacia de' tiri, togliendo il vento all'arma più pron tamente la rende inutile.
220 e tutte le chiavarde . La piccola sola si è abbattuta e la vite di mira si è fatta girare più volte. Di poi tolte le ruote si son battute le razze e si son esaminate alla ci ma ed alla base, si son veduti i cerchi gli acciarini ec . ec. Rovesciato l'affusto si sono osservate tutte le parti di legname, con attenzione maggiore nella congiunzione dei varj pezzi , l'asse le rotelle le staffe le catenelle ec . ec . E sempre la commissione fu di unanime avviso che nes suna alterazione aveva sofferto l'affusto in questo primo esperimento , sicchè chiuso la macchina in un piccolo stanzino del forte , le chiavi furono consegnate al presi dente Sig. Tenente Colonnello Carlo Lahalle .
La mattina del tre dicembre passato anno due compa gnie del Reggimento Re essendo andate in Vigliena per esercitarsi nelle varie batterie di costa e di campagna, si scelsero parimenti cinque primi artiglieri e si destinarono al cannone di montagna. * La commissione dopo di avere osservato il cannone da 4 denominato il Ritucci fuso dal Capitano Gioacchino Panzera il 10 settembre 1836 , nella Reale fonderia di Napoli di rotola 82 e col numero 138 , l'ha fatto situare sull' affusto , e circa le ore 10 antimeridiane, essendo il cielo alquanto nuvolato si è proseguito l'esperimento nella stessa guisa del giorno precedente , ma si sono tirati 60 colpi rimanendo il cannone orizzontale 60 colla massima elevazione e 60 colla massima depressione. Compiti poi i 180 tiri e trasportata la macchina sul piano del fortino il piccolo ferro il quale ferma la ruotą :
321 dritta all'asse si è soltanto veduto un poco curvato ; e parimenti aveva sofferto la chiavetta del sopraorec chione dritto ; ma sono stati sufficienti solo pochi colpi di martello per restituir l'uno e l'altra nella prima con dizione. 2 La mattina del 5 decembre sulle ore 10
essendo il
cielo nuvoloso si è situato l' affusto sopra una spianata mo bile di tavoloni costruita sul terrapieno del fortino. L'aper tura della cannoniera ha fatto tirare soltanto colla massi ma elevazione del pezzo , in conseguenza maggiore è stato il tormento della macchina . La poco stabilità dei tavoloni faceva anche soffrire all' affusto tutti gli effetti delle scosse, e queste stesse ragioni han fatto ad occhio calcolare la me dia resilienza per oltre i piedi 12 , giacchè talvolta dopo il tiro la macchina scossa incontrando qualche tavolone già sollevato il rinculo era minimo cioè solo di piedi 5 , ed in contrario ha retroceduto per oltre i piedi 16. Il can none intanto essendo sempre situato nella più sfavore vole posizione per lo affusto , si sono eseguiti 60 tiri a palla e 70 a metraglia . E per questi ultimi tiri si è no tato ; che il rinculo massimo era poco più dei 13 piedi , il cilindro di latta assai spesso rimaneva nell'anima " e la bocca da fuoco si riscaldava meno .
• La pioggia sopraggiunta allorchè si erano tirati soli 110 colpi si è proseguito l'esperimento , e giunto a 130 col pi forza è stata sospendere i tiri. Ed allora osservato la macchina nessuna alterazione vi si è osservato , ma il can none aveva delle forte scannellature lungo l'anima le
222 quali erano assai più larghe e profonde verso la bocca , talchè fu deciso di consumarsi nel giorno seguente gli al tri tiri a metraglia già preparati , e poscia piantar sull'af fusto una novella bocca a fuoco.. Alle ore 9
del giorno 6 decembre essendo sereno il
cielo si lasciò l' affusto su quell' istessa spianata di tavolo ni, e dopo di aver tirati 74 colpi di metraglia vi si è in cavalcato il cannone da 4 ricamerato, del peso di 78 ro tola denominato il Sebeto e fuso dal capitano Panzera il 15 novembre 1834 nella nostra fonderia di Napoli . Ben chè l'affusto fosse sul lastricato terrapieno della batteria che muove a dolce pendio verso le cannoniere , ed il cannone avesse la maggiore elevazione , pure il rinculo della macchina all' 8.0 tiro a palla è stato si significan te > che urtando con forza vicino alla piccola muraglia alzata sul fortino , e distante per oltre i zo piedi dalla bocca del pezzo , si è rotto alla testa quella chiavarda messa all'estremo di codetta , la quale traversa
le due
parti dell' affusto e ferma le due stanche aggiunte in questa nostra novella costruzione di montagna. Ed allora si è creduto miglior cosa di situar l'affusto alla estrema cannoniera di dritta , ove lo spazio è maggiore perchè si unisce una specie di piccola rampa al terrapieno della batteria ; e però è stato necessario anche in questa no vella posizione dare al pezzo tutta la possibile elevazione perchè i tiri si eseguissero senza alcun rischio
sicchè
per mancanza di spazioso lastricato non è stato possibile: di determinare qual mai si fosse la massima resilienza
223
della macchina. Non appena si è tratto il terzo colpo in questa novella posizione si è dovuto diminuir di 2 linee il vuoto appositamente lasciato sul corpo dell' affusto , pel libero passaggio del cannone quando per caricarlo va messo , quasi che verticale , e ciò perchè il prolungamento ag giunto al bottone di culatta di quel pezzo a stento e con forza vi passava. Si è in tal caso avuto per rinculo me- . dio circa piedi 13 , chè talvolta la macchina è giunta sino alla rampa la quale per essere di terreno sciolto ne fermava il movimento . Si è osservato che al 44.° tiro ? per effetto del ballottamento di culatta , l'affusto nel suo movimento retrogrado lasciava quasi che verticale la sua piccola sola , ritenendola in tal posizione il bottone del pezzo, e così pure è rimasta al 49.º al 52.º ed al 36.º tiro . Essendosi consumato il doppio approvvisionamento si sono notate le seguenti variazioni nella macchina.
1. Il sopraorecchione era duro ad alzarsi ed è stato me stieri dare alquanti colpi di martello sulla chiavarda a dente. e sulla chiavetta che lo ferma all' affusto. 2. I due sotto orecchioni si sono ritirati per una quan-: tità assai insignificante ,
ciò che si osservava guardando
attentamente la macchina dalla parte di codetta , poichè allora si vedeva scoverta l'impronta che tali parti di ferro sogliono lasciare sugli aloni ;
ma tale spostamento non
erasi in niun modo comunicato a quella porzione delle piastre che cingono la testata dell' affusto. E qui si nota » che le chiavarde dentate e forate le quali uniscono il cannone all' affusto e traversano il sopraorecchione il corpo
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d'asse di legno e le staffe, han chiamato in tutti i giorni la maggior attenzione della intera commissione , perchè da esse in gran parte si ripete la resistenza maggiore della macchina nella esecuzione de' tiri ; e pure durante il corso degli esperimenti non mai vi si è osservato al cun piccolo guasto o variazione , in contrario di quanto avveniva nelle antiche costruzioni. 3. L'asse dell' affusto si è insensibilmente curvato nel verso della codetta , e le due staffe si sono un poco di scostate, cose che a prima vista non ben si ravvisavano, ed è stato mestieri usar la squadra e diligentemente esa minare per tutto la loro lunghezza , le aperture che la sciano le parti di legno e quelle di ferro . 4. Per effetto del rinculo operato sul lastricato della batteria, la piastra inferiore di codetta si è disugualmente segnata in tutta la sua superficie. 5. La chiavarda che traversa la codetta si è rotta alla testa " a causa dell'urto sofferto dalla macchina nel dare contro un duro ostacolo ; e però la commissione a ben riconosciuto che tanto era avvenuto anche per la cat tiva qualità del ferro , la di cui grana ad occhio istesso si vedeva essere non buona perchè lucidamente brillava.
6. Il bottone del pezzo urtando contro l'orlo superio re della piccola sola , sollevata per effetto della pressione ricevuta dopo il tiro per il ballottamento del cannone e pel fluido ch' esce dalla lumiera , vi ha lasciato una pic cola e disuguale impressione. E durante i tiri si è osser vato che tanto avveniva perchè la sola non avendo tal
125 volta il tempo sufficiente di rimettersi nella sua primitiva posizione , rialzata com' era , il bottone del pezzo urtava contro il suo taglio superiore e la fermava nel verso quasi che verticale. Essendosi in tal giorno osservato dalla Commissione anche con maggiore accuratezza tutte le parti dell' affusto per esser questa la prima volta che si notava alcun pic colo guasto nella macchina , fu deciso di tirare un mag gior numero di colpi sul lastricato del fortino , giacchè ivi il tormento della macchina era maggiore come ben gli effetti lo avevano dimostrato ; e si cercasse poi di far soffrire all' affusto il danno de' terreni disuguali , ed in certa guisa si limitasse lo sforzo del rinculo in danno della resistenza , anche prima di rivolgere i particolari esperimenti alla sola resilienza della macchina. La mattina del giorno 8 dicembre circa le ore 10 essendo il cielo interamente sereno, piantato che fu l'affusto sopra un suolo artificiale e pietroso appositamente costruito innanzi il fortino, per 30 tiri si è lasciato il cannone oriz zontale " e la macchina soffrendo scosse significanti per tutto il movimento retrogrado non mai ha dimostrato al cun guasto nelle sue parti. Si è avvicinato di poi il can none al sopraciglio del parapetto per circa una tesa , e tolto il vette di mira , dopo ogni cinque colpi si è sempre più accostato al sopraciglio, finchè dieci tiri si son tratti ponendo la codetta contro il piccolo muro che colà vi è alzato . In seguito trasportato l' affusto sul terrapieno del fortino si è situato verso l'ultima cannoniera a dritta e
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dato al pezzo la maggiore elevazione , si sono tirati 80 colpi a palla. Osservando di poi la macchina si sono no tate le seguenti cose. 1.º Il bottone del pezzo urtando come nel giorno pre cedente contro il taglio superiore della piccola sola , vi ha dissugualmente aumentato quell'impressione che già vi era. 2.
Si è ingrandito di qualche punto la linea che se
gna il congiungimento delle due parti dell' affusto , ща ciò soltanto verso la codetta. 2 3. Si è segnato dippiù ed anche dissugualmente la superficie della piastra inferiore di codetta. Or poichè esaurito l'intero approvvisionamento di una batteria di montagna , cioè essendosi tirati 720 colpi a palla ed a metraglia , la macchina era in perfetto stato di servizio , chè tutte le sue parti principali come corpo dell' affusto , vite di mira , sopraorecchioni , asse ec . ec. nessun guasto dimostravano, mentre già si eran resi non buoni due cannoni , e si era ben lontano dalle conseguen ze notate nell' esperimento fatto in Francia dal colonnel lo Carmejeanne per le artiglierie di montagna; così l'intera commissione fu di parere esser di poco momento e quasi che inutile ogni ulteriore consumo di munizione, perchè faceva si chiaro la intera resistenza della macchina nell'esecuzione M de' tiri, e valeva meglio sottoporre a S. E. un tal risulta mento e domandare le ulteriori disposizioni, prima di rivol gere l'esame alle altre qualità si necessarie all'affusto , per le varie e moltipliche condizioni cui van soggetto le co struzioni di montagna negli svariati usi della guerra. ANTONIO ULLOA. '
227 CORRISPONDENZA.
( Lettera diretta dal tenente colonnello Marco Antonio Costa al compilatore dell' Antologia Militare ) (1) .
⚫ Signore >> La conoscenza della vera costituzione fisica dell' at
mosfera che varie scienze da molto concordemente recla mano onde giovarsene a più usi importanti , manca an cora di quella precisione di cui è capace , e che parreb be convenirsi allo stato presente delle nuove cognizioni. fisici e chimici di prim' ordine da qualche tempo Pure ? hanno incominciato a seriamente studiarla , e ne han cer cato i dati ne' due emisferi nella superficie della terra " sù i più alti monti, ed ancor più in alto elevandosi colle più ardite ascensioni aerostatiche. Emerge da ciò la ne cessità di nuovi moltiplicati e più scrupolosi esperimenti fatti in varie stazioni , in diversi climi , ed a sterminate altezze ; conseguenza a cui per altro conscienzialmente convengono que' dotti medesimi che più han travagliato sù tali ricerche ,
come attestano quasi tutte le conchiu
sioni de' rapporti dati dagli insigni Gay-Lussac, Robertson e Sachavoff , Humboldt e Bonpland, Graham e Beaufoì, Biot ec , Or comecchè le osservazioni che si richiedono onde
(1) Una simile lettera fu scritta dall'autore al pre sidente dell' Accademia Pontaniana.
228 evitar l'influenza della terra debbono farsi nell'alto del l'atmosfera con pallone , è anche evidente non potercisi soddisfar con la debita accuratezza da un aeronauta , il quale dovrebbe nel medesimo istante osservare e notar lo stato esatto di varj delicati strumenti meteorologici , evitando tante cagioni di errori che concorrono a darci il falso per il vero . » Queste considerazioni mi fecero pensare che molto utile dovesse riuscire il potervi soddisfare con osservazioni marcate da' strumenti medesimi , problema che in verità non è stato risoluto che pel solo caso del massimo o mi nimo di temperatura co' termometri all'uopo inventati , ma che è da sperarsi possa con grande vantaggio venir ancora in molte altre occorrenze sciolto ed adoperato. Nel primo de' miei saggi sull' aerostatica e sull' ae ronautica che io scriveva anni sono , aveva emessa qual che idea sul proposito ( 1 ) , ed oggi vi ritorno per l'im portante memoria dell'illustre Biot presentata all' Acca demia delle scienze di Parigi ,
circa la determinazione
della vera costituzione fisica dell'atmosfera terrestre, de
(1) Nel quinto volume dell' Antologia Militare an nunziammo una tale opera, ed aspettiamo che l'autore compia il suo difficile lavoro ,
ed allora farem cono
scere come la direzione certa e sicura de' globi aero statici, ove a tanto si giunga, può tornar proficua alle cose di guerra, segnatamente nell'assedio e difesa delle piazze.
229 ducendola da sperimenti portati dalle vent' une stazioni fatte da Gay-Lussac nella sua famosa ascensione aerosta tica del 1804 ; applicandola inoltre alle soluzioni tanto desiderate degl' importanti problemi della rifrazione atmo sferica , e della misura delle altezze per il barometro. Memoria nella quale si dimostra ugualmente e la neces sità di replicar variando e con piena accuratezza li spe rimenti , e l'immensa utilità che dovremo aspettarcene. » Vado quindi a pubblicar la descrizione di uno stru mento ben semplice da me escogitato e che sembrami deb · ba soddisfar pienamente al bisogno , però dopo di aver la manoscritta sottomessa ad una delle Accademie scien tifiche alle quali anche mi glorio di appartenere onde ottenerne il giudizio . Ma siccome sono sicuro che l'uti lità di un tal ritrovato dovrà farsi sentire da chiunque si occupa di simili ricerche , e che quindi non potrà sfuggire al genio inventore di taluno de' sullodati sommi fisici , o di coloro che li seguono , trovo conducente di farne avvisato tutti i miei compagni uffiziali dell' esercito e mi diriggo a voi perchè si prenda data di questa in venzione , e qui noto i principali vantaggi che apporte rebbe l'uso del Barotermo igrometrografo che tal nome potrebbe convenirgli , fornendoci a qualunque altezza e in ogni tempo la pressione , la temperatura, e l'umidità dell'atmosfera . * » Primieramente, ammesso nella navicella di un aero
stata che s'innalzi , senza il minimo fastidio nè la più piccola cura dell' aeronauta , questi rileverà con ogni pre cisione le periodiche simultanee osservazioni.
230 » Secondamente, da un aeronauta che si innalzi a gran de altezza , elevando l'istrumento ancora più , mediante un secondo palloncino trattenuto al primo con fune, pos sono ottenersi le osservazioni fatte in regioni in cui l'uo mo non può inalzarsi o trattenersi. » Terzo , elevando da terra un palloncino trattenuto con fune e che porti uno di tali strumenti , potrebbero aversi le osservazioni con grande economia di spesa , senza espor la vita di un aeronauta ed anco in tempo di notte ; le quali cose son quasi tutte impossibili per le ordinarie ascensioni aerostatiche. » Quarto , volendo che le osservazioni siano rilevate tutte nello stesso istante a diverse altezze ,
si potrebbe
elevare un palloncino trattenuto con fune , nella quale alle prescritte distanze , venissero appesi a scaglioni dei simili strumenti , accordati prima insieme o di cui si co noscessero gli andamenti, e dai quali si otterrebbero le contemporanee osservazioni fatte alle volute altezze, senza l'ascensione di un osservatore , con grande economia di spesa , e sopratutto con una precisione assai superiore a quella di cui potesse altrimenti il più gran fisico lusingarsi. » Per ultimo , impiegando un altro strumento con si " mil congegno costruito , si potrebbe esplorare a qualun que altezza la intensità , la direzione , e la inclinazione del magnetismo , e molte altre verità indagare , che an cor ci sono del tutto ignote, o che per lo meno ci sono ancor dubbie .
» Sono co❜sentimenti ec.
Napoli 17 gennaio 1839. »
231 NUOVA CARTA TOPOGRAFICA I Del Regno di Napoli alla scala di .. ! 。。 del terreno ( 1) .
Il Reale Officio Topografico di Napoli ha pubblicato il primo foglio della nuova carta topografica del Re I gno alla scala di 80000 del terreno . Le operazioni di campagna tanto geodetiche che topografiche sulle quali è redatto questo lavoro sono state eseguite dagli uffi ziali dell'antico Stato Maggiore dell'esercito , e dopo di essi dagli uffiziali del Genio e dagl'ingegneri civili ad detti all' Officio medesimo. · Alcuni importanti risultamenti della triangolazione di 1.° ordine estesa da Napoli nelle provincie di Ter-´ 7 ra di Lavoro e de' tre Abruzzi si veggono recentemen te pubblicati in una memoria scritta dal primo tenente del Corpo del Genio Francesco Fergola ,
ove di leg
gieri si scorge il sorprendente accordo ottenuto con la triangolazione proveniente dall' alta Itatia , colla latitu dine astronomica di Roma, con quella geodetica di Mi Iano derivata da Parigi e con gli arimuti misurati a Milano ed a Roma , e si dimostra la scrupolosità ed esat tezza usata nel determinare i punti principali della car ta (2). I rilievi particolari del terreno , eseguiti gene
(1 ) Si vende allo Smercio del Reale Officio Topogra fico largo del Castello N.º 11 al prezzo di carlini venti. (2) In uno de' prossimi volumi pubblicheremo per in tera si bella ed interessante memoria che tanto onora il Kostro autore già noto per altri suoi lavori.
232 ralmente alla scala di , e V per alcune regioni I anche a quella di 10000 ; oltre di doversi considerare esatti in loro stessi quanto le più accurate operazioni topografiche , sono stati sottoposti alla correzzione pro gressiva di varii ordini di triangolazione geodetica e grafica .
Son questi gli elementi di fatto de' quali si compo ne la carta topografica del Regno . Il primo foglio usci to in luce contiene la Città ed il Golfo di Napoli con le isole adiacenti , essendosi voluto espressamente evi tare il difetto avvertito nella nuova carta di Francia della divisione della capitale in più fogli . Il lavoro di disegno e d'incisione non lascia nulla a desiderare " specialmente per ciò che riguarda la topografia e ci sembra che il metodo nella gradazione delle tinte sia oltremodo ragionevole , perchè le parti più nobili ed importanti , come le città , i villaggi , le strade ed i fiumi, vi sono espresse così distintamente, che prima si presentano alla vista dell'osservatore . Le montagne sono disegnate secondo la convenzione del lume obbliquo, ed a questo metodo , abbandonato in Francia contro il voto de ' più distinti geografi e topografi di quella colta na zione , crediamo che sia dovuta principalmente la chia rezza e la facile intelligenza della carta topografica del Golfo di Napoli . Non è quì il luogo di trattare la quistione, già lungamente discussa sulla preferenza del l'antico metodo francese e quello usato nell' Alemagna, ma non può negarsi che la montagna configurata col lume obbliquo • presenta un insieme che si stacca , in certa guisa , dal resto del disegno , per cui non turba co' suoi particolari la chiarezza e la distinzione de' ri
233 manenti oggetti , come nel sistema tedesco . E non può neanche porsi in dubbio che l'effetto fisico , o d'imi tazione dato al disegno delle montagne ,
rendendone
più facile e comune l'intelligenza , si considera qual pregio essenzialissimo del metodo del fume obliquo , es sendo vero il principio ,
che le opere scientifiche rie
scono più utili quando, senza tradire lo scopo cui sono dirette , possono essere intese e lette da un maggior numero di persone . Il rilievo del secondo e del terzo. foglio della carta topografica del Regno e quasi al suo termine , ed il lavoro d'incisione e del pari ben innoltrato. NOTIZIE VARIE.
Importanti cambiamenti si preparano nelle divise dell'esercito turco di terra e di mare . I soldati della guardia imperiale già hanno avuto lo Shako con la visiera . La sciabla bajonetta inventata dal capitan di arti glieria Thierry , per armare i soldati leggieri nell' e sercito francese, è stata riconosciuta buona dall' intera commissione , che dopo di averla esaminata nelle due qualità di bajonetta fissa e di sciabla, ne ha fatto un 44 favorevole rapporto al ministro della guerra.
-
Nel mese di ottobre dell'anno scorso il generale
russo Romanzow primo ajutante di campo dell'impera dore delle Russie e comandante in capo l'artiglieria della guardia imperiale, fu in Monaco per osservare il sistema di artiglieria di campagna
del barone Zoller ,
e fárne un particolare rapporto a S. M. l'impera
30
234 dore. Una batteria costruita
secondo tal sistema co
mandata dal capitano
Berchen si condusse al campo e seguendo gli ordini del generale russo esegui molte
manovre con tal precisione da sorpassare ogni aspetta zione. La batteria fu in seguito trasportata nella strada di Dachan assai stretta , e prima al passo di poi al trotto traversando il fosso , tutte le macchine mossero per la strada vicina anche più stretta , e vi , esegui rono ripetute conversioni . Il generale russo dimostrò 2 agli uffiziali la sua sorpresa per la mobilità e la buona disposizione di tale artiglieria di campagna . - In Francia fin dal 26 luglio 1833 si ordinò a Vi cennes una compagnia di 139 uomini ( inclusi gli uffi ziali ) armati tutti con la novella carabine rigata , ad oggetto di vedere i vantaggi che si avevano in guerra usandosi tal arma da soldati addestrati al tiro , legger mente vestiti ed assuefatti al servizio di tiragliatori . Or poichè i risultamenti sono stati oltremodo vantaggiosi ? e le pruove essendosi stimate interamente compiute ; cosi un decreto del 14 novembre 1838 ordina la forma zione di un battaglione di 848 uomini ( compreso gli uffiziali ) di cui la compagnia di esperimento servirà di base. I reggimenti di Lancieri in Francia saranno da ora in poi armati di lance e moschetto , e si è tolto la lancia a que' squadroni de' reggimenti di cacciatori che erano forniti di tal arma. Fin dall'anno 1834 farono incominciate in La Fere gli esperimenti per gli affusti di ferro fuso e quelli di ferro forgiato , ma i saggi hanno dimostrato che al meno per ora non si può usare tal metallo nelle costru
235 zioni degli affusti di piazza , atteso gli attuali procedi menti relativi alla preparazione del ferro ; si è per al tro creduto che con vantaggio sarebbero costruiti gli affusti di ferro per armarne le casematte, le quali sono meno esposte al tiro a rimbalzo , cagione prima che si oppone all'uso di tali macchine nella difesa delle piazze. Gli esperimenti furono quindi continuati a La Fere e Briancon mirandosi a questo unico scopo , ma i risultamenti non sono stati si buoni, ed il comitato di artiglieria ha riconosciuto che tutto il sistema doveva essere seriamente studiato . D Dopo l'assedio alla cittadella d'Anversa si vidde l'utilità di avere un mortajo molto piccolo e portatile come quelli a la Coheorn messi a difesa delle piazze " affin di usarli quando i rivestimenti son rotti e non è possibile di ricostruire le batterie sotto il fuoco del nemico. Le pruove comparative si sono incominciate a Metz fin dal 1835
sul mortajo da 6
alla Gomer e
quello da 24, per veder quale delle due bocche da fuo co fosse preferibile . Gli esperimenti furono vantaggiosi al mortajo da 24. e novelli saggi si son fatti a Stra sburgo nel 1836 nel 1837 per determinar le modifi cazioni necessarie alla bocca da fuoco ed all' affusio perchè avessero le condizioni adatte all'uso cui si de stinano . Ora il nuovo mortajo e l'affusto si è adattato in Francia con decisione dell' 8 agosto ultimo. İ Si è costruito una macchina onde saggiare gli alo ni degli affusti di mortaj mediante l'urto . Anteceden→ temente si sperimentavano sotto le scariche, e bisogna va riunire gli affusti a coppia; sicchè tali prove erano lunghissime e dispendiose a causa del gran consumo
236 di polvere. Con questa novella macchina , il di cui in ventore è il colonnello di artiglieria Pasizot , gli aloni sono saggiati soli e senza polvere , e quindi si rispar mia tempo e spese .
Con tal precedimento si sono già
riconosciuti buoni 193 coppie di aloni. -
mortajo provetto si usava per le prove della
polvere da cannone e da moschetto . Ma ora le polve ri si saggiano mediante cannoni sospesi i quali tirano contro pendoli balistici . E così si conoscono con ogni certezza anche gli effetti balistici della polvere. In Austria in Inghilterra in Russia continuano gli esperimenti per i fucili a percussione , e si riconoscono più o meno difettosi siccome arme di guerra . In Fran cia si è ordinato la costruzione di 10,000 fucili a la Bruneel onde farsi gli sperimenti in grande , e si è ordinato alla commissione di ritrovare un mezzo sicuro come far trasportare a' soldati gli approvisionamenti di capsule , ove i saggi dimostrassero che in ogni tempo anche il più rigido e cattivo si possono colle dita si❤ tuar sul fucile. I cannoni alla Paixhans essendosi per la prima volta adoperati nell'ultimo attacco del forte S. Giovanni d'Ulloa nel Messico, gli uffiziali tutti della squadra francese at, tribuiscono in gran parte la riuscita dell'impresa all'effi cacia di tali bocche da fuoco . L'esplosione del magaz zino a polvere e l'immenso danno prontamente fatto alle fortificazioni , fece credere al presidio che non fer mandosi la capitolazione il forte si cambiava dopo breve spazio in un masso di ruine. 1.
-
237 ALESSANDRO BEGANI.
4 Nacque Alessandro Begani in Napoli il 19 giugno 1770 da Angelo Begani capitano delle nostre fanterie e Francesca Duvivier spagnuola . Di nobile famiglia co me egli era doveva decorarla di quella più vera e du rabile grandezza nascente dal merito dal valore . I ge nitori si ebbero somma cura della sua prima educazio ne e già lo avevano iniziato nelle lettere quando cor rendo l'anno 1784 fu ammesso nella Reale Accademia Militare , ove compito lo studio delle matematiche
е
quello delle scienze militari, nel 1792 passò col grado di alunno nelle nostre artiglierie. " Fu bello il principio della sua carriera , imperocchè
i reggitori delle nostre cose volgendo da qualche tempo il pensiero di far i provvedimenti necessarii all' esercito. Begani si ebbe la piena fiducia di quel Pomereal che chiamato da Francia a reggere supremamente le nostre artiglierie, lasciava di se fama maggiore di quella che si aveva ottenuto nel paese nativo. Ma quell'amicizia doveva in giorni assai difficili e tristi procacciargli fuga ed esilio. Si sentivano in Europa i primi moti di guerra e Begani era spedito con quelle napoletane milizie le quali congiunte a quelle di Spagna e d'Inghilterra, fatto si gnore di Tolone erano le ultime a lasciar 7 quelle ac que tinte dal sangue e dal fuoco. Volgeva l'anno 1799 e Begani ramingo e scarso di mezzi come era durava assai fatica per alimentare la sna vita, sicchè non sapendo dipartirsi dal suo mestiere prendeva servizio nel governo di Roma e fatto uffiziale
238
qual capitano di artiglieria combatteva la valorosa di fesa di Ancona , ove Monnier con poche centinaja di soldati italiani e francesi resisteva per più mesi alle riunite flotte turco-russe ed alle imperiali soldatesche d'Austria. E fermata quella capitolazione Begani passa va negli eserciti comandati dal Beauharnais , e guerreg giando sulle coste di Francia al campo di Boulogne si ebbe il grado di capo battaglione. Sopraggiungevano i tempi per noi assai calamitosi chè le sorti del paese si decidevano ne' campi di Ulm di Osterlizza , ogni conforto o parzialità la fortuna ne gava alle milizie del regno , e napoletani guidati dal l'aquila imperiale di Francia incominciavano a combat tere contro napoletani guidati dalla propria bandiera o dal leone Brittanico . Negli ultimi giorni di luglio 1806 Begani rientrava nel regno col grado di mag giore , ed aveva il comando delle novelle artiglierie le quali mano mano si ordinavano in Capua . Nel 1810 era promosso colonnello nell' arma istessa , ed è ancora viva la memoria di quanto fece in sì difficile incarico come fosse esatto e scrupoloso nell' adempimento dei suoi doveri , e quanta istruzione non si ebbero gli arti glieri in quelle pratiche scuole che da lui ne ripeteva no il cominciamento le norme. Poco più di ventidue mila soldati napoletani ordinati ad esercito prorompevano le frontiere del regno per riu nirsi agli Austriaci comandati da Bellegarde ed agli Anglo-Siculi guidati dal Bentik , e Begani nominato maresciallo di campo fin dal 31 gernajo 1814 combat teva la breve campagna d'Italia avendo la superiore direzione de' parchi di artiglieria. E dopo la ritirata di
239 quell' esercito , quando rotto si era ogni freno o lega me tra le milizie , la sorte destinava solo a Begani nu merosi e varii ostacoli a superare difficoltà a vincere . In novembre dell'anno 1815
aveva il supremo co
mando della principale fortezza del regno , e certamente in quel rincontro si fè chiaro quanto l'energia e la capacità del generale valesse più del numero maggiore di soldati , e quanto fosse vero il principio esser solo virtù del capo il tener salda la disciplina tra le genti di guerra. Fu tal fatto militare diversamente considerato ma pur si ripete : quando mute erano le armi in Europa e lo sguardo universale rivolto alla nuda roccia di Gae ta , Begani tra difficilissime circostanze in cui l'umano giudizio si confonde , tolse consiglio soltanto dal suo va lore . Chiuso il mondo nel recinto di una fortezza i cui ripari erano in assai cattiva condizione, non giudice della cessata importanza di combattere, ebbe l'orecchio sordo alle minacce ed alle lusinghe l'occhio fisso al piede de gli spalti . Dopo quattro mesi di resistenza cedeva la fortezza non già al nemico , ma al Re Ferdinando I. che benignamente pesando la trista e difficile condizio ne de' tempi cercava ragioni « per far sperimentare i >> tratti della Sua Sovrana clemenza , e prendendo
cura
della
famiglia di Begani lo faceva sicuro di
>> non conservare a suo riguardo sentimenti diversi da » quelli di una paterna dolcezza . Usciva dal regno Begani e la generosità del Mo narca lo sovveniva di un largo soccorso , vi rientrava per pochi mesi e nell'anno 1821 tornava privato , ed eletto la sua dimora nella città di Pisa passava i suoi
240 anni tra le domestiche virtù , quando nel 1830 saliva al trono delle Due Sicilie Re Ferdinando II . e lo richia mava nelle file dell' esercito . Ed egli modesto come era al primo avviso di tal Sovrano favore rispondeva: quin dici anni di vita privata e di quiete mi han reso inu tile per ben servire il mio Re , ma il fatto dimostrava il contrario. Riceveva il governo della fortezza di Capua , durava sei anni in quel dignitoso uffizio , e vi compiva la sua carriera militare vicino a varcare gli anni 67.
Dopo
breve e crudele infermità la quale rese nullo il potere dell'arte salutare , la mattina del 23 aprile 1837 si di vise dalla desolata famiglia , e la notte seguente fu l'ultimo di sua vita . Le ceneri con militar pompa fu rono sepolte nella Chiesa dei Frati Francescani due giorni più tardi .
La morte ha rapito un militare intelligente e valo roso al nostro Re , che niente risparmio per dimostrar quanto apprezzasse l'esperienza ed il merito di quel suo generale ( 1 ).
(1 ) S. M. Ferdinando II. non volle che la vedova del ge nerale Begani l'avesse di alcuna cosa supplicata , e scorsi appena otto giorni le fece tenere il seguente Reale rescrit to. « Signora: Sua Maestà con Sovrana risoluzione di que » sta stessa data , si è degnata ripristinarla durante lo stato » vedovile, nell' assegnamento di ducati 50 netti al mese >> accordati dal Re Ferdinando I. nel 1815. Ed io nel » Real nome le comunico tal Sovrana risoluzione per di » lei intelligenza e governo , nella prevenzione che vorrå
241
Fu il Begani di giusta statura di soavità d'aspetto. Nemico ad ogni ipocrisia ed all' adulazione, nelle varie vicende fa imperturbabile, e fornito di molta intelligenza primeggiò in lui la più bella qualità del soldato il va lore. E noi non avremmo a pentirci di averlo richia mato alla memoria dell'esercito , che se le nostre pa role senton assai 4 spesso delle lodi , tal difetto prende origine da caro culto di valorosi militari estinti , e cer tamente nessuno vorrà farsene acre riprensore .
» fare assistere in ogni fine di mese presso la Segreteria > di mio carico dalla quale saranno date le disposizioni » opportune di pagamento Con Napoli 2 maggio 1837 » Il Ministro Segretario di Stato delle Finanze Marchese > d'Andrea,
31
242 BIBLIOGRAFIA.
Opere riguardanti le scienze , le arti e l'istoria milita re , messe a stampa nel Regno delle Due Sicilie nel secondo Semestre dell'anno 1838.
· Cenno sugli avvenimenti militari , ovvero saggi storici sulle campagne del 1799 al 1814 del conte M. Dumas tenente gene rale degli eserciti de' Francesi, seconda edizione, fascicoli 27 28. Napoli dalla Tipografia all' Insegna del Gravina , 1838. - Aritmetica, Geometria piana e Geometria solida in 60 lezioni di Angelo Santoro Capitano di Artiglieria ricavato dal corso di Sauri. L'opera ha per iscopo d'istruire i giovani principalmen ¹e quelli che sono interamente ignari delle cose matema tiche. I pregi che pur si osservano in quest' opuscolo 2 sono la chiarezza e precisione , e par che l'autore abbia conseguito il suo intento, di diminuire cioè il tempo di ap prendere gli elementi di matematica a coloro che comincia no a studiarli , rendendoli facili e proprii alla più regolare intelligenza. E Noi non sapremmo a sufficienza raccoman darne l'acquisto a' nostri soldati e sottouffiziali segnatamen te a quelli delle armi speciali, i quali con tal opera e la viva voce del maestro ben possono apprendere nel breve giro di due mesi gli elementi delle indicate scienze ,
al
meno per quel che loro più particolarmente riguarda. Descrizione topografica fisica politica economica de' Reali Do minj al di qua del Faro con sunti storici fin da tempo avanti de' Romani di Giuseppe del Re.
243 lates Difesa degli Uffiziali di Salute presso l'Alta Corte Militare ri guardo alla precedenza richiesta da' contabili spedalieri . Memorie di Giosuè Trisolino. Napoli da' Torchi di Tramater strada Pallo netto S. Chiara N.º 8. 1838. La gara di precedenza mossa - da' Contabili all' intera Classe Sanitaria è stata oggetto di disamina per l'alta Corte Militare. L'autore con chiarezza espone le ragioni tutte vantate dagli Uffiziali di salute, le quali poggiano sul decreto di S. M. Francesco I. comunicato per organo del Coman do Generale in data del 1 ottobre 1828 ( cap. 3. ) quando cioè fu fissato la primazia della Classe degli Uffiziali sanita rii sopra quella degli Amministrativi ; e sull'ordine del gior no dato dal Comando Generale il 12 agosto 1830 N.º 224 nel quale si dice che gl' impiegati amministrativi di tutti ´gli ospedali Militari debbono intervenire nelle pubbliche funzioni al pari degli Uffiziali sanitarii degli stessi ospedali ed i primi debbono piazzarsi dopo questi ultimi . E l'auto re combatte con assai forti e varie ragioni la pretenzione messa in campo da' Contabili , fondata sopra una interpe trazione fatta al regolamento generale degli ospedali mili tari del 21 dicembre 1821 , ed un antica decisione del * l'Alta Corte la quale ebbe per base quella stessa interpe trazione ; imperocchè la novella ordinanza di piazza l' al manacco militare e varii rescritti reali tutti posteriori a quell'epoca ,
rendono interamente nulli o di pochissimo
valore quelle decisioni.
Dizionario geografico storico civile del regno delle due Sicilio. Il veterinario militare vol. due con figure .
Casi pratici di
244
malattie del polmone nel cavallo un volumetto.
Materia medica
veterinaria applicata al cavallo ed altri animali un volume.- Ta vole dimostranți le buone qualità ed i difetti esterni del cavallo per istruzione di chi vuol fare acquisto di questi animali. Tre tavole per ogni copia. - Tutte le suddette opere si vendono presso il professor Mazza a S. Maria degli An geli alle Croci. -
Istituzione della legislazione amministrativa vigente nel regno
delle due Sicilie , dettate nel suo studio di dritto dal Professore P. Liberatore , parte terza Polizia Militare.
In quest' opera sono esposti i doveri degli Amministra tori comunali rispetto alla reclutazione ed ai particolari che la riguardano , all'esenzione ed esclusione della leva, ai cambii , ai refrettarii , all' alloggio e casermaggio , alle sussistenze agli ospedali , ai trasporti , alla difesa delle piazze, cittadelle forti e castella ed in generale a tutti gli atti amministrativi da operarsi ne' Comuni e ne' Capoluoghi. Vi è la esposizione di tutte le nostre leggi dall' autore rac colte e ravvicinate , le quali riguardano la forza militare del regno di terra e di mare. Infine si contiene benanche ciò che riflette la procedura militare straordinaria o di ec cezione. L'autore ponendo a stampa un tal libro ha avuto il doppio scopo di guidare gli amministratori civili e di agevolare gli ufficiali dell'esercito nell' esatto adempimento dei loro svariati doveri. Istoria del regno di Napoli di Filippo M. Pagano già alunno della R. Scuola Politecnico-Militare , secondo tenente ne' reali eserciti socio corrispondente della R. Accademia Peloritana ⚫
245 della Enneuse in Sicilia-Napoli. R. Marotta e Vaspandoch . Fa scicolo VIII. La pubblicazione di questa storia del regno è comin ciata fin dal 1832 , si è tralasciata per qualche tempo e finalmente l'ottavo fascicolo si è distribuito nel passato mese di agosto; e con esso l'autore avendo già discorso somma riamente de' principali fatti avvenuti in Italia e nelle nostre regioni pel corso di circa sette secoli , cioè dalla morte di Costantino fino alla venuta de' Normanni nel regno , delle conquiste e dinastia di queste o quella degli Svevi e de gli Angioini , ferma le sue narrazioni alla espulsione degli Angioini dal regno e lo stabilimento della dinastia Ara gonese. Compia l'autore il suo ben incominciato lavoro , ed al lora gli uffiziali se avranno talvolta a meditare sulle pagine dolorose della nostra storia, si fermeranno ancora sul lungo periodo in cui le nostre milizie chiamate a combattere in lontane regioni e per causa altrui disperdendo inutilmente il sangue la vita dimostravano perizia e bravura . - Repertorio della Leva per lo Regno delle due Sicilie; dell'av
vocato Ippolito Mastantuoni. Avellino da' tipi del Genio , de Feo e C. 1838 questa una raccolta di Decreti , Sovrani Rescritti , Ministeriali , Regolamenti diversi riguardanti la leva e la coscrizione. L'autore ha prescelto l'ordine alfabetico per facilitare la ricerca delle materie, ed in un quadro ha riu nito e ravvicinato quanto ha relazione alla stessa disposizio ne e quanto la distanza e la diversità delle epoche potrebbe
246 sottrarsi all' intelligenza degli amministratori. Vi è un sunto che precede la esposizione di tutti i regolamenti ammini strativi , ove l'autore discorre delle disposizioni date pri ma del Real Decreto Organico del 19 marzo 1834, e si ri " trovano parimenti varii modelli di Stati e Verbali , le di sposizioni delle Leggi Civili che hanno relazione a quelle della Leva, e le disposizioni intorno alle Guardie di Onore ed alle Guardie Urbane. Questo lavoro è quindi assai profittevole per quanti son chiamati dalla legge all'esecuzione della Leva , affin di procedere regolarmente alle difficili e delicate operazioni della stessa in tutti i particolari , e non far produrre gra vami od eccezioni inutili. - Storia del Regno di Napoli dell' Architetto Giuseppe Cassetta, Napoli per G. Severino-Boezio 1838 fascicolo 1 in 8. Storia del Regno di Napoli dall' origine de' suoi primi popoli sino al presente scritta da Massimo Nugnes . Napoli da Raffaele de Stefano e Socii 1838 fascicolo 1 in 8 . Sul ferro riflessioni economiche di M. L. R. Risposta alle ri flessioni economiche sul ferro. Oggi non v' ha scienza che non chiama l'attenzione del militare , e quelle economiche segnatamente allorchè riguardano talune separate cose indispensabili agli usi della guerra, vogliono esser considerate sotto tutti gli aspetti ed in tutte le varie condizioni. Si apre largo campo agli uffi ziali dell'esercito e più direttamente a quelli di artiglieria, per dimostrare con forti e svariati ragionamenti, quanto torna vantaggioso e necessario di proteggere ed incoraggiare i belli
247 prodotti delle nostre ricche miniere , e quanto sarebbe mo struoso di aspettare in tempi difficili forse dall'istesso nemico, quei projetti quelle armi che debbono respingere la sua ag gressione. Ma chiunque imprende siffatto letterario lavoro, serva prima quali belle qualità non abbia il ferro che or si usa in tutti gli stabilimenti militari , e con particolarità si ferma un poco su quello che non ha guari si spediva dalla Mongiana per uso della Real Fonderia , sicchè potrà co' fatti indicare il progresso delle nostre ferriere dopo l'aumentato dazio su' metalli stranieri.
BIBLIOGRAFIA STRANIERA .
ITALIA.
Il prigioniero di Narva. Diario di un italiano prigioniero in Russia ( 1813 1814 ) un grosso volume in 12. Lugano presso G. Ruggia e C. Storia della città di Parma continuata da Angelo Pezzana. Parma dalla Reale Tipografia 1837 fascicolo 1 in 4. Statistica d'Italia del Colonnello conte L. Semstori. Firenze 1838 quarta e quinta dispensa.
248 OUVRAGES PUBLIÉS AUX FRAIS DU GOUVERNEMENT FRANÇAIS A L'IMPRIMERIE ROYALE Qui se trouvent à la Librairie d'Auguste Leneveu, Libraire pour l'Art militaire. Statistique de la France publiée par le Ministre des travaux publiés de l'Agriculture et du Commerce. Commerce exterieur de la France, magnifique vol. in folio de 525 Imprimerie Royale 1838 juin. Documents statistiques sur la France publiés par le Ministre du Commerce in folio. Imprimerie Royale. Compte général de l'administration de la Justice militaire, in 4.º Ouvrages de M. Achénar Professeur.
Traité de la Coupe des pierres, à l'usage des Ingénieurs, un vol. in 8.º avec Atlas in folio de 50 planches contenant 564 fi · 20 fr. • • • 。 gures, prix ¿ Cours de Géométrie descriptive, un vol. 8.º avec Atlas , 20 in f.º de 52 planches, contenant 318 figures, prix • Traité de Perspective, à l'usage des artistes, un vol 8.º avec Atlas in f.º de 62 planches, contenant 317 figures, 25 » . prix • OuvragesdeM.Thenot, Peintre,Professeur àl'ecole de beaux arts ( Section de l'instituts de France. ) Cours complet de Dessein Linéaire et Perspectif, démon trant les variations de l'apparence des formes des corps, ainsi que leurs ombres et reflets etc. Ouvrage à l'usage des Collèges, des Ecoles, des Professeurs, des Ouvriers et de toutes personnes qui veulent on qui ont besoin de dessiner ce qui s'ofre devant elles, et devant servir d'introduction à tous les différents genres de Dessin, Beaux Arts, Section de 20 >> l'Institut etc. etc.•
249
Cours complet de Paysage, par Thénot ouvrage grand in 4.0 , 60 planches graduées avec texte explicatif, prix pour Paris • · 26 25 Principes de Perspective, à la portée de tout le monde, et devant être connu de toutes personnes qui dessinent, par 5 Thénot. Il y a 14 planches avec texte explicatif, prix Traité de Perspective pratique pour dessiner d'aprèe na
.
ture, par Thénot ouvrage grand in 8.º formé de vingt 10 ) quatre planches, avec texte explicatif, prix Cours complet de Lithographie, contenant la description des moyens à employer et des accidents à éviter pour des siner sur pierre, par Thénot, cet ouvrage grand in 4.° est formée de 50 planches, avec texte explicatif, divisé en 10 livraisons du prix chacune de 3 fr. 50 . Solides en Plâtre, composés par Thénot, servant aux dé monstrations des Cours de Dessin linéaire et du cours de perspective, prix de la collection formée de 8 solides. Cours complet de Dessin Linéaire et Perspectif, démon trant les variations de l'apparence de forme des Corps, ainsi que leurs Ombres et reflets , etc. , ouvrage à l'usage des Collèges, des Ecoles, des Ouvriers et de toutes personnes qui veulent ou qui ont besoin de dessiner ce qui s'offre de vant elles, et devant servir d'introduction à tous les diffé rents genres de dessin; par Thénot. Il est formé de quatre 10 planches, avec texte explicatif in 4.º Le prix est de t Traité de Peinture à l'Aquarelle et de Lavis, par Thénot ouvrage in 8.º de 24 planches de genres différents, avec texte explicatif, divisé en six livraisons, du prix chacune de 3 fr. 50. Traité de Paysage pour dessiner d'après nature; par Thé not, 24 planches avec textre explicatif, en 6 livraisons du prix chacune de 1 fr. 50 . Traité de Dessin Linéaire et Perspectif, 12 planches et . 3 50 texte in 8.º prix Aide Mémoire de Mécanique pratique à l'usage des Offi ciers d'Artillerie et des ingénieurs militaires, contenant les principales règles et formules pratiques relatives au jaugea ge et au movement des eaux, à l'ecoulement du Gaz, à la 32
250 force des Cours d'eau, à l'effet utile et à l'Etablissement des roues Hidrauliques et des machines à vapeur, au voláns, aux Communications du mouvement, à la déterminatio des dimensions à donner aux principales pièces des machines et les résultats de l'experience sur l'effet utile des moteurs et des machines employés aux épuisemens , à différentes fabri cations, l'édition augmentée de résultats nouveaux, d'expé rience sur les turbines, der règles pour calculer la fléxion des diverses pièces de support, la poussée des voutes, leurs dimensions, et celles de leur piédroits , la poussée des ter res, l'épaisseur à donner aux murs de revètement , les dimensions des pièces de Charpente, des planchers et des toitures et de plusieurs autres addition par Arthur Morin, Capitaine d'Artillerie , Professeur à l'Ecole de Metz, 1 vol. 8.° • 7 Cours de Mécanique appliquée aux machines, professé à l'Ecole de l'Artillerie et du Génie de Metz par Poncelet, chef de bataillon du Génie . 3 cahier in f. litographis, • 100 D · contenant près de 100 planches • de Expériences Hidrauliques sur le lois de l'écoulement l'eau, par Poncelet et Leshos, 1 vol. in 4.º avec 7 plan · 14 ches · • Traité des propriétés projective des figures par Poncelet, ouvrage utile à ceux qui s'occupent des applications de la Géometrie descriptive et d'opération géométriques sur le • • • 16 terrein, 1 vol. 4.º. Mémoires sur les Roues Hydrauliques à aubes courbes, vol . 4.º 2. édition · • mues par dessous
7 Manuel de la Métalloigie du Fer par Karsten traduit • 21 ) de l'Allemand par Kellemann 3 vol . 8.º. Essai sur l'Enseignement. De la pratique des levers topographiques , par A. Clerc, Professeur à l'Ecole du Génie et de l'Artillerie de Metz.
251
Ire PARTIE. De l'Enseignement de la pratique du Dessin de la Carte.
1.er Cahier Plume · 2.me Cahier -
Des Eléments du Dessin Linéaire à la
f
21 · De la construction du Canevas topogra • 2 30 • phique . se qui détails des Construction De la 3.me Cahier dicrivent par les lignes de projection, de leurs contour et de leurs arètes. De la Construction des détails dont on 4.me Cahier ne connait pas les génératrices.
II,me PARTIE. Essai sur l'Enseignement des Elemens de la pratique du lever et du Nivellement. III.me PARTIE.
Essai sur les applications des Eléments de la pratique des levers topographiques, à un lever d'ensemble. IV.me PARTIE.
Essai sur les applications des élémens de la pratique des levers aux levers Militaires. Recherches théorique et expérimentales sur l'effet des ma chines et Outils dont on se sert pour produire des mouve mens instantanées, principalement sur l'effet du monton, pour l'enfocement des pieux, par Woltmann, Directeur des Con struction hydrauliques de Cuxhaven, au service de la répu 10 ) blique de Hambourg, avec 5 planches, 1 vol. 8. • Collection de 350 Dessins relatif à l'Art de l'Ingénieur,
Litographiés à l'Ecole Royale des Ponts et Chaussées, sous la direction de M. Bérigny, Ingenieur en chef de 1.re clas 350 * se, Inspecteur en chef de l'Ecole •
252 Nouvelle Collection de 530 dessins ou feuilles de texte, relatif à l'art de l'Ingenieur et lithographiés a l'Ecole Ro yale et Ponts et Chaussées, sous la direction de M. Brisson . 400 » Collection de 239 Dessins relatif à l'art de l'Ingénieur · 250 » Lithographiés à l'Ecole des Ponts e Chaussées Collection de 245 Dessins, lithographiés à l'Ecole des Ponts et Chaussées • 250 » Tables de Déblai et de Remblai des Travaux des Ponts et Chaussées, dressées par ordre du Directeur Général des > 100 > Ponts et Chaussées, 4 vol. 8.° Lithographiés . Atlas du Mineur et du Metallurgiote, ou Recueil de Des sins lithographiés, relatif à l'exploration des Mines et aux opérations Métallurgiques, exécutés par M. les Elèves de l'Ecole Royale des Mines, sous la Direction du Conseil de • 16 » P'Ecole in f.. Procédés de fabrication dans les Forges, appliqués particuliè rement au Service de la Guerre. Cours sur le Service des Officiers d'Artillerie. Approuvė par le Ministre de la Guerre. Rédigé au Dépôt Central de l'Artille rie. 1 vol. 8. avec 9 belles planches . Paris 1838.
Carlo Arciduca
Lit. Migliorate.
Dr Austria
ANTOLOGIA
MILITARE
ANNO QUARTO
NUMERO
8.
NUOVA SERIE.
Secondo
Semestre.
Compilato per cura di ANTONIO ULLOA Uffiziale di Artiglieria.
C'est la science et le courage qui donnent la victoire , et non la multitude. GUIBERT.
D
NAPOLI
Dalla Preate Tipografia della Guerra. 1839.
INDIC E.
L'ARCI DUCA CARLO di Antonio Ulloa ARCIDUCA L'ANTOLOGIA Militare - Nuova Serie
I
•
I
PROSPETTO di associazione ad un nuovo Atlante
8
geografico -di Giuseppe Rodini. FATTI e vicende di guerra de' popoli italiani dal 1801 al 1815 - di Luigi Blanch . ·
9
CIVE fulminanti per le artiglierie - di Giuseppe
62
Campanelli LETTERA al compilatore dell'Antologia Militare W di Giovanni Pignalver .
69
CONTINUAZIONE e fine del progetto di una istruzione per i governatori o comandanti superiori delle piazze e forti del regno , in tempo di pace di guerra e di assedio ·di Antonio Ulloa . 129 SUL rinculo delle armi da fuoco , e movimenti dei 255 razzi -- di Giuseppe Mori . MEMORIA intorno alla battaglia di Trafalgar com · del Ba battuta il dì 21 ottobre 1805, con carta . 168 rone Giuseppe Parrilli . ALQUANTE idee sulla teorica de' tiri. Esperimenti di Girolamo eseguiti al poligono di Capua Ulloa .. . 193 .
TABLEAU de Guerre de la revolution de 1792 à 1815 di Luigi Blanch • 207 RAGGUAGLIO della battaglia di Nizib del capitano Caillé.. · 231 Cose diverse. • NOTA
•
• · 234
· 236
BIBLIOGRAFIA opere riguardanti le scienze , le arti e l'istoria militare , messe a stampa nel Regno delle Due Sicilie nel primo semestre dell'anno 1839. 237 · 238 BIBLIOGRAFIA Straniera Italia --- France. ·
I
CARLO
ARCIDUCA D'AUSTRIA.
Les grands généraux ont été grande sams accessoires sans entourage, et i's res teront grands en dépit de l'adver sité; ils n'empruntent pas leur valeur à des institutions qui les ont préce. dés et qui leur survivront; tout au contraire ce sont eux qui infusent hautes pensées dans les esprits de la de multitude . FOY-Histoire de la guerre de la penisule sous Napoleon.
L'ORDINE di S. M. il Re letto all'esercito napoletano il cinque dello scorso aprile , quello di S. A. R. il Principe di Salerno ai dodici battaglioni della guar dia d'interna sicurezza , e l'altro del tenente gene rale Principe di Satriano alle artiglierie del regno rallegrava ogni cuor generoso , e ben dimostrava non esservi gloria alla quale aspirar non possiamo , or che alfine una sola bandiera ci unisce: chè cer tamente l'elogio dell ' Arciduca Carlo è la ricom pensa più lusinghiera ed il titolo più bello cui un esercito possa aspirare. E noi a dimostrar viemag giormente di qual valore siano quelle lodi , toglia mo occasione , per discorrere con estrema sem plicità , dell ' uomo che grandissima influenza si ebbe nelle passate guerre; e le nostre parole det tale dal più puro sentimento sono ingenuo tributo di rispetto , al personaggio illustre che volle fissare a
II il sagace suo sguardo alle nostre cose militari : ben persuasi che le geste de'gran capitani perchè siano di scuola all'universale , debbono registrarsi dai pro fondi conoscitori del cuore umano e de'fatti . Ed il solo tracciar la vita dell'Principe Carlo è opera diffi cilissima, perocchè fa mestieri svolger buona parte della storia più ricca in politiche e militari vicende . Da Leopoldo II. Gran Duca di Toscana e da
Maria Borbone di Spagna il quindici
del mese
di settembre dell' anno 1771 nella culta Firenze nacque Carlo Luigi Arciduca d'Austria . Talche nel breve giro di pochi lustri , passava alla po sterità Federico II . di Prussia , e l'Italia vedeva sorger dal suo seno tre distintissimi capitani , che guidando le soldatesche d' oltrealpi su i campi dell' onore e della gloria , l'ultimò nato l'Arciduca doveva a vicenda fronteggiar gli altri due , nelle pianure della Lombardia , su gli alpestri monti della Svizzera, tra le foreste della Franconia , i bacini del Reno e del Danubio . - Confidava Leopoldo II . l'educazione del suo fi gliuolo al generale Bellegarde al marchese Manfre dini, nomi chiari nelle armi e nelle lettere , e quan do per la morte di Giuseppe II . avvenuta nel feb braio del 1790 abbandonava la Toscana , della quale aveva formato la felicità , per occupare il trono imperiale della casa d'Asburgo e traspor tarvi la saviezza la moderazione , il giovine Prin cipe seguiva il genitore in Vienna .
La nobiltà della stirpe non intorbidi mai l'animo
III
reale, anzi fu per lui di sprone maggiore al bene operare, e ne trasse quell'attitudine al mestier delle armi che crebbe cogli anni. Le paterne ispirazio ni furono a lui di guida , e la sua mente volse sempre a bella ed onorevole meta . Si ebbe a gloria l'operare ed a vile l'ozio , fece dello studio la sua occupazione prediletta , imprese a coltivar tutte le scienze d'induzione ed esatte e ad estendere le sue cognizioni ; ma persuaso che il grand' uomo di guerra è quanto può
concepir
di più bello
l'umano intelletto , fermò la sua particolare atten zione sulla scienza di Cesare , Turena , Federico , e prontamente s'appalesarono le faville di quel l'ingegno, che doveva farlo noverare tra i primi condottieri del secolo , e ridurre a principj la parte più sublime della bellica scienza . Aspirava fin dai primi anni al piacere di co mandare un giorno a soldati, meritare la ricono scenza del sovrano e del paese , la stima de' con temporanei , la memoria della posterità ; ma com. prese tutta l'estensione dei doveri spettanti a chi ha nelle mani la salvezza o la perdita degl'im peri , la sorte o il danno delle nazioni , la gloria o l'obbrobrio del soldato . Ebbe per fermo che il sangue inutilmente sparso lorda colui che lo disperde , per false combinazioni , poco ingegno mala pratica nelle militari discipline. E fu prin
. cipio invariabile della sua vita , che la natura pro duce il genio , lo studio l'applicazione e la espe rienza forman l'uomo di guerra .
IV Correva l'anno 1793 ed i principi alleati da vano opera onde rimediare alle funeste conseguenze della precipitosa ritirata al Reno . Levavasi più forte il grido di guerra in Europa , e l'Arciduca nel fior dell' età , contento di
sentirsi chiamato
su quel teatro di rischi ed onori , s'incamminava per l'astruso sentiero, e ricercava la gloria sulla via degli stenti e delle privazioni .
Il principe Coburgo comandava le soldatesche austriache che campeggiar dovevano nel Brabante , e giunto in quelle schiere il Principe Carlo si ebbe il comando della vanguardia ; e per tal ra gione fu primo a sorprendere gli accantonamenti francesi e respingere le divisioni di Doumouriez sulla Mosa . Era gloriosa quella prima campagna agli alleati istruttiva al giovine guerriero , il quale per potere un giorno ben comandare , incominciò dall' ubbidire e ciecamente . Tolse quindi profitto dalle lezioni della prospera come dell' avversa for tuna , nella serie di vittorie e rovesci cui andarono incontro quegli eserciti , i quali dopo di aver ferito nel cuore la Francia e fatto evidente, esser nullo l'entusiasmo ed il valore scompagnati dagli 16 or dini e dalle discipline , dopo poco dimostravano in contrario esser di niun momento , gli ordini le discipline delle masse , dirette con poco inge gno o con mancanza di armonia ne' capi. Dava l'Arciduca in quelle prime imprese pre sagi di altissima speranza, meritando somme lodi nelle battaglie di Neer-Winden e Turcoing ; ed in
quella di Fleurus , messo al comando del quarto corpo degli alleati, già si mostrava superiore agli anni ed alla moltitudine de'generali , dotato dello sguardo penetrante che non si ferma alla super ficie delle cose , ma vi penetra e ne svolge tali conseguenze che l'universale non prevede , ed abbraccia l'insieme delle circostanze le conse guenze le determinazioni . Al finir di quella guerra ebbe in ricompensa la gran croce dell'Ordine di Maria Teresa, e dopo poco il grado di feld -- tenente-- maresciallo. Ma ecco aprirsi la più bella via di splendore e di gloria. Rimasti soli la Casa d'Austria e po chi principi della Germania , per lottar contra una nazione intelligente belligera ed incivilita , levata in armi e fatta altera per l'esaltazione degli ani mi e pei tanti trionfi ; volle l'Imperadore Fran 橄 cesco II dare all' esercito altro capo più perito e risoluto del Clerfait , e l'Arciduca compito ap pena il quinto lustro , si ebbe il grado
di feld
maresciallo ed il superiore comando de' soldati messi sul basso Reno .
Con poco più di 70mila fanti e 20mila cavalli e le fortezze di Magonza ed Erenbrenstein , do veva il Principe Carlo fronteggiar quell'esercito di Sambra e Mosa , che aveva salvato le Fiandre conquistato il Belgio e le provincie Renane , e signore di Dusseldorf poteva ad ogni istante e con vantaggio assalire l'ala dritta austriaca . Wurmser poi si opponeva all'esercito francese di Moreau ,
VI
che superbo della sua severa disciplina del suo ordinamento ,
dopo di aver difeso gli sbocchi
de' Vosgi le linee di Sarre e di Veisemberg, in tendeva
traversar le montagne Nere e il Wur
temberg, passare il Lech ed entrare in Baviera. Sul cominciar del mese di giugno dell'anno 1796 gli eserciti a vicenda dichiaravan rotta o gni tregua e ricominciate le ostilità. Sulla sponda sinistra dell'alto Reno si combatieva con sorte va ria a Frankenthal a Réhbach ed a Rugheim , ma per i prodigi del giovine capitano , che già chia mava a sè gli sguardi della Francia e del mondo , la casa d'Austria temendo per la parte più bella della monarchia, l'Italia , ordinava al maresciallo Vurmser di correre con 30 mila soldati delle mi # gliori milizie dell' Alemagna , raccogliere e rior dinare prontamente gli avanzi di Baulieu , difen der quella
bellissima tra le contrade dell' uni verso pomo continuo di discordia tra gli 8 eserciti, e lasciare il comando de' suoi soldati al generale Latour, la direzione della guerra al Principe Carlo. E tal decisione salvò l'onore delle armi austria che su quei campi ; perocchè solo gli sforzi riuniti verso lo stesso scopo e diretti dalla stessa mano preparano i successi ed assicurano la vittoria ; la suddivisione del potere produce diversità nelle opi nioni , ed Eugenio e Malborough ben di rado ri 普 tornano sulla scena del mondo . In quel tempo l'esercito di Jourdan vincitore ad Altenkirchen Offenheim e Derkirchen, mano mano
VII passa il Reno, e cacciati gl'imperiali mette il blocco al forte di Ehrebrenstein e prende posizione sulla sponda dritta del Lahn . L'Arciduca dal centro corre sull'estremo dritto in ajuto del suo luogote nente principe di Wurtenberg, assale l'ala sinistra de francesi , rimedia agli errori di chi non sa giu dicare il terreno e muover soldati , guadagna il fianco delle posizioni nemiche , e vince la bella e contrastata battaglia di Vetzlar : il generale francese si mette in ritirata e ripassa il Reno . Lascia allora il comando delle schiere messe tra la Siegh e la Lahn , al Generale Vartensleben ,
ne toglie solo
pochi battaglioni ed alquanti squadroni , e va sol lecito su l'alto Reno ., ove Moreau vittorioso passalo il fiume presso Kehl già signoreggia il Rench e la valle della Kinzig , ed i principi della Svevia e della Baviera intendono a fermare accordi con la repubblica francese e ad abbandonar l'alleanza austriaca. Il combattimento di Koppenheim inde ciso tra le due parti è seguito dalla battaglia di Malsch combattuta il giorno 9 luglio , nella quale son vincitori i tedeschi , ma i soldati di Saint-Cyr dominano la vallata del Reno e la diretta comu nicazione verso l'alto Danubio , ed il Principe Carlo nel giorno seguente abbandona quelle posizioni , ed in due colonne muove per la via di Ettlinchen e Muhlbourg , e si riunisce con i sassoni ed il corpo del generale Kaim . Epperò avvisato Jour dan delleA diminuite squadre nel campo nemico, ritorna all' offensiva , ripassa il Reno batte War
Virt tensleben
occupa
Francfort , e lasciati alquanti
soldati incontro a ' presidii di Magonza ed Ehren brenstein , s'indirizza alla volta di Bamberga . • Eran questi i risultamenti della intrapresa cam pagna, nella quale si voleva aggredire l'ebbro ne mico ordinato su di una forte e sicura fronte , aven do gl' imperiali le proprie ale in aria , niuna base, forze superiori in cavalleria , penuria dell ' arma decisiva per la guerra di posizione e di assedio . L'Arciduca vede il pericolo , e la sua anima di fuoco s' infiamma e ritrova ad un tratto il se greto della guerra ; perocchè niente sfugge alla mente de'gran capitani . Sa che indebolito per la partenza di 30 mila soldati ,
è forte ancora per
opporsi ad uno degli eserciti francesi , debole per combatterli riuniti . Mira il nemico a sempreppiù separare le divisioni austriache spuntarle e pro cedere verso Vienna , ed in contrario il Principe vuole disputare il terreno all'avversario , senza mai venire a decisiva battaglia , riunire gli eserciti dell'alto e basso Reno , ed essendo sempre in posizione
centrale piombare
sull' un nemico
o
sull'altro , e combatterlo con forze superiori o al meno uguali . Non toglie esempio da quanti mai lo han preceduto nella direzione di quella guerra che anzi lascia il sistema di cordone e quello delle posizioni ristrette e fortificate, e vi sostituisce la celerità de'movimenti , l'uso delle masse e delle linee interne . Gli fa d'uopo signoreggiar la linea del Danubio , operar sulle due vive ed aver libera
IX quella dritta, per essere in comunicazione coll'eser cito d'Italia e covrire
la capitale dell'impero ,
ove convergono le operazioni di tre eserciti fran cesi, de' quali uno è già minaccioso al piede delle Alpi Noriche. Ed egli ordina a Wartensleben di dirigersi verso Nuremberg, combatte a Nereskeim sol per facilitare il retrogrado movimento ed al lontanare i francesi dalla chiave della guerra , il Danubio , passa il fiume a Donavert e Dillingen e riunito a Froelich e Condè ha
già ristabilito
l'equilibrio tra' combattenti. L'esercito francese di Sambra e Mosa diviso com'è si avanza per as salir gl' imperiali ma si allontana dall' esercito dell'alto Reno e presenta un fianco alle offese nemiche . Al Principe Carlo non può sfuggire si bella occasione . Lascia la Tour
sul
Lech
per
contenere Moreau e nascondergli ogni movi mento , e con 25 mila soldati ordinati in due co lonne , ripassa il Danubio a Neumbourg ed In golstat , richiama a se una seconda volta Var tensleben , e batte Bernadotte a Jenning ed a Neu markt, con assalirlo sulla fronte e sulla dritta e sempre con forze superiori . Continua il suo mo vimento verso il Meno ,
la battaglia di Amberg
è vinta prima che gli eserciti vengano allet mani . Previene il nemico a Wurtzburgo , ed il 3 set tembre dell'anno 1796 è decisa la sorte dell' Ale magna, e per la prima volta quegli eserciti vedono per opera dell ' Arciduca usate nel conflitto le tre diverse armi al momento ed al modo opportuno را
e tratto intéro vantaggio dalla brava e numero sa cavalleria tedesca , la < quale non lascia , di respingere alla pesta le colonne francesi dal Lahn dal Sieg. Signore della strada consolare che mena a Francoforte , il capitano d' Austria distacca il generale Nevendorf , perchè si unisca a La Tour e lo faccia sicuro alle spalle e spinga innanzi .
celeramente si
Giunto sotto Manheim
toglie il
blocco da quella fortezza di poi batte il generale Marceau a Dietz , Limburgo , Altenkirchen , ma questi colla sua vita covre la disordinata ritirata degli sparsi soldati di Jourdan che si riordinano sulla sinistra sponda del Reno. Vinto e distrutto l'esercito di Sambra e Mosa si scuote il soldato francese ed alza l' iniqua voce di tradimento; chè non può comprendere la causa di tanti rovesci , e quella di tanti prodigi . In solo 25 giorni le milizie imperiali han percorso 96 e più leghe, han guadagnato due battaglie han liberato Magonza ; ed il Principe Carlo ha dato esempi di attività ingegno e coragio, simili a quelli dati dal genio di Bonaparte sulle Alpi e sul Po . Ma gli eserciti de' due giovani capitani , non vacil lanti per disciplina o contumacia han sete di gloria, fiducia scambievole tra minori e capi . Per tanti successi non si lascia contento il supre
mo generale tedesco . Sul cadere del mese di set tembre , pone parte de' soldati negli accantona menti tra il Sieg
ed il Meno , e nel
campo di
Ukeradb ; ordina al generale Petrasch di unire i 1
:XI présidii dî Menemia Filisburgo , alla cavalleria di Merveld , muovere
sull' alto-Neker tagliar le co
municazioni a' francesi , e minacciargli alle spalle mentre egli con le rimanenti squadre va a ren dere difficile se pur non pericoloso il bel movimen to retrogrado di Moreau . Epperò i concepimenti di tanto uomo non si sentono da' generali tedeschi , i quali seguono l'impulso delle vecchie abitudini, combattono con onore', ma senza audacia ed in telligenza . Deve La Tour con la scelta delle buo ne posizioni compensare la debolezza de’suoi mezzi , osservare e non combattere il generale francese accelerare e non ritardare il movimento de' nemici in Baviera ; ed egli invece procura loro le vittorie di Friedberg e di Lienseld , non dà tempo all'Ar ciduca di occupare gli sbocchi della foresta Nera, ed assalito a Biberach perde più migliaja tra morti feriti e prigionieri .
E Petrasch non sente l'im
'portanza dell'occupato forte di Kell, vuol difen dere tutte le gole tutti i sentieri , si fa debole so pra ogni punto ; ed i francesi trovano a guardia della difficile Valle dell'inferno sol due deboli bat taglioni ! Il Principé Carlo intento sempre più a racco gliere le sue forze ,
il 17 ottobre nel campo di
Mahlberg si riunisce a La Tour, combatte ad Em mendigen ,
e cacciato i francesi dall' Elz le di
visioni di Desaix Brisach ;
ripassano
il Reno al vecchio
ed il 24 ottobre per
la battaglia
di
Schliengen l'intero esercito di Moreau lascia la
III sponda dritta di quel fiume. Rifiuta allora l'Ar ciduca ogni sospension d' armi ogni tregua
col nemico , e mira solo a finir quella guerra . Tre giorni più tardi fa piantar le batterie innanzi la testa di ponte di Uninga , stringe intorno intorno Kell e la notte del 20 novembre vi apre la trincea, benchè avesse sulla fronte l'intero esercito di Mo reau. A' primi albori del 5 febbrajo 1797 quelle fortificazioni sono nelle mani degl' imperiali
ed
egli ferma gli eserciti nelle vallate del Reno
e
sulle sponde del Necker e dell'alto Danubio. Così fini la campagna che aveva abbracciata
200 e più leghe dell' Alemagna . Il Principe Carlo con esercito numericamente e moralmente infe riore a quelli francesi , è destinato in mal punto a dirigere quella guerra , a combattere i pregiudizii del consesso aulico , l'abitudine de'generali , il lento e tardo carattere delle soldatesche imperiali . Ed egli richiama in vita quei principii della scienza che usati da pochi capitani , correndo il secolo , avevano costantemente dato la vittoria a Fede rico II. di Prussia . La conoscenza de' punti stra tegici, la distribuzione delle forze, la celerità dei movimenti , lo fanno uscir glorioso da una lotta disuguale e quasi disperata . Torna inutile il piano gigantesco del Direttorio , ' e respinti dall'Alemagna i francesi , Vienna è al sicuro , ed i tedeschi oc cupano i punti più importanti , per la difesa di quei vasti spazi chiusi tra le vallate del Reno e del Danubio .
XIII
1
Per tal guerra era chiara
l'abilità
e l'inge
gno del capitano austriaco , si dimostrava come il calcolo e l'arte
può sempre supplire al nume
ro ; e l'universale ravvisava nell' Arciduca quel raro talento , d'incatenar la fortuna , mediante quell'attività che vede e comanda , e misura assai spesso le offese e non i pericoli . E giustamente si ripeteva in quegli eserciti ,
lui solo aversi la
prima qualità del generale , cioè di elettrizzare il soldato` aumentandone
coi pericoli il coraggio ,
lui solo saper vincere e trarre profitto dalle vitto rie . A Wurtzburgo , ed a Schliengen si vedeva quanto in lui fosse cognita quella parte sublime dell'arte della guerra , muovere cioè con rapidità le masse , per essere più forte del nemico sul punto
ove più
calda è la battaglia , e percuo
terlo con colpi successivi ed inaspettati . Ma la casa d'Austria non traeva intero van taggio degli allori del suo giovine capitano, chè i colpi maggiori e più pronti si erano scagliati in Italia , ove si decideva la sorte della guerra, per le gesta dell'uomo, che deciso ne'suoi voleri, già riempiva il mondo del suo nome e delle sue me raviglie. Alla perdita di ben
cinque
eserciti di
Mantova e delle altre fortezze italiane ,
l'Aulico
consiglio di Vienna , per cancellare l'onta di vec chi marescialli dell'impero , e rimediare a tante per dite e sconfitte , confidava la superiore direzione delle novelle milizie che
celeramente colà spe
diva allo stesso liberatore dell' Alemagna . E Bona
XIV parte che in allora
brillava di gloria immensa
precoce ed immacolata ebbe
a
dire
dopo di
aver combattuto eserciti senza generali , mi fa · d uopo combattere il generale senza esercito . Va il Principe Carlo tra quelle schiere, le rior dina per ricondurle composte ed ordinate a nuo ve battaglie, ma non può in pochi giorni cam biarne il morale, e neppure svolgere un destino decisamente avverso all'augusta sua casa . Disputa il passaggio del Tagliamento , corre veloce in soc corso del generale Bayalisch , riprende le alture di Tarvisio , che cede alle crescenti forze
fran
cesi ed all' ostinato avversario dopo di aver af frontato i maggiori pericoli , combatte innanzi Neu mark . E quando Bonaparte passato le alpi Giulie la vanguardia di Massena ha piantato le sue ban diere sulle vette del Simmering , 25 leghe da Vien na, e gli eserciti dell'Alemagna procedono da si nistro in sinistro , sicchè l'impero inclina a mani festa rovina ; l'Arciduca per le sue azioni e per la confidenza acquistata , si crede in dritto di espri mere la sua opinione , e scrive all' Imperatore : che la monarchia non può salvarsi con le armi . Segnati i preliminari di Leoben il 17 ottobre 1797, col trattato di Campoformio si dà fine a sei anni di continuata lotta ; ma non si spegnono le passioni , e solo și cerca la scintilla per riaccenderle . Si spinge Bonaparte nell ' Oriente, per cogliere novelli allori sulla terra degli Alessandri de' Se sostri , e colpito le immaginazioni dalla presa di
XV Malta lo sbarco in Egitto l'occupazione di Ales sandria la battaglia delle piramidi , zione della flotta francese tutte le speranze ,
la
in Aboukir
distru
risveglia
gli avvenimenti d'Italia della
Svizzera dell' Olanda accelerano le ostilità col Di rettorio , e rotta la conferenza di Selz, al comin ciare dell'anno 1799 bandivasi in Europa la guerra per terra e per mare . L' Austria leva ed ordina novelli eserciti , e rivolto il primo pensiero alla chiave della sua difesa , l'Arciduca con 50 / mila fanti e 24 mila cavalli tra la Baviera ed il Worálberg , ha ordine di opporsi all'esercito di Jourdan , che si avanza nel paese confinato dal Danubio ed il lago di Costanzo . La sera del 3 marzo al quartier
generale
di
Friedberg giunge novella , che il generale francese traversa la foresta Nera per riunirsi al minaccioso e già forte esercito di Massena ; ed
il Principe
Carlo lascia pochi soldati per fronteggiar Berna dotte in Franconia , e dalle sponde dell'Iller per la più breve linea muove ad incontrare il nemico . Il giorno 21 marzo la vanguardia francese
giunta sulla rive dell' Ostrach
è
rispinta dagli
imperiali . E poichè il punto di Stokach ove s'in crociano le strade della Svizzera e della Svevia era strategico in quella guerra , e là bisognava combattere prima di dar corso alle altre operazioni così l'Arciduca il 24 pianta il campo innanzi il villaggio , e cerca nel miglior modo di rimediare agli svantaggi di quel terreno con la disposizione
XVI de'suoi soldati . All'alba del giorno seguente , va il Principe per riconoscere tutta la posizione francese e spinta appena la sua ala sinistra , sente che il nemico con impeto assale e vince sull'altro estre mo. Ordina allora al generale Nauendorf di ri condurre nelle prime posizioni tutte le
schiere
toglie i sei battaglioni di granatieri e 12 squa droni di corazzieri postati dietro il Nellenberg, vo la ove il pericolo è maggiore , e vi giunge quando gl'imperiali cedono all'impeto francese e si riti rano in disordine. Raccoglie i fuggitivi , li or conforta della voce
dina li
e dell'esempio e li
riconduce più volte alla pugna . Sente che Saint Cyr è per assalirlo alle spalle, ed egli persuaso di vincere il nemico sul punto principale, trae in tero vantaggio dal principio che messo in, opera su maggiori campi è ormai assioma tra le lizie
mi
cioè le riserve decidono le battaglie . Si fa
innanzi con i battaglioni scelti , urta furiosamente i francesi li respinge , fugati i primi i fuggitivi accrescono lo spavento e'l disordine , e tornano vani gli sforzi di Jourdan che trascinato esso me desimo
per
la
selva
Nera
ripassa
il Reno a
Strasburgo ed a Brisach , dopo di aver perduto oltre i 10mila soldati . In tal guisa ha principio quella guerra e vien meno il prestigio d'audacia ed invincibilità delle milizie francesi , prestigio nato colle vittorie in Italia
ed
aumentato
E per
la vittoria
per i prodigi dell' Oriente .
dell' Arciduca e per quella di
XVII Kray e Souwarow , levasi da un estremo all'altro della 1 Francia altissimo grido di spavento , già si è per dichiarar la repubblica in estremo pe ricolo , e tutti sentono la mancanza dell'uomo dei destini i cui fulmini
di
guerra
scoppiano sul
Giordano e sul Nilo !
1 La battaglia di Stockah Danubio ,
toglie la guerra dal
ed a trarne intero vantaggio
faceva
d'uopo distrugger prima il vinto esercito di Jour dan , e ritornar
poscia a render funesti i mede
simi. successi di Massena . Ma in Vienna in parte si disapprovano quelle vittorie , chè non si vuol mai decider la lotta
sul Danubio o sull'Adige,
ed il principe deve mal suo grado
seguir
non
più le ispirazioni del suo genio , ma i dettami di chi considera il Tirolo qual chiave della guer→ ra . E se qui notiamo siffatta circostanza , essa si applica a tutte le imprese dall'Arciduca Carlo , che non potè mai regolarle a suo talento e secondo le occasioni varie e fuggitive della guerra ; ma gli fu forza prender
norma
da prescrizioni
dettate
molto lungi da lui ! Gli si ordina di rivolgersi contro Massena , il qua le giunto alle frontiere del Tirolo è pronto a spun tar l'uno dei due eserciti d'Italia o d'Alemagna . Ed egli
lascia 22 mila soldati a guardia
della
Foresta Nera , corre e prende la linea degli ac cantonamenti dietro Wahlweis , Singen , Neukirch ; ma qui benanche è contrariato nelle sue risoluzio ni , ed è
obbligato di dividere il pensiero C
del
XVIII la guerra, con Hotze che custodisce il Voralberg, con Bellegarde comandante nel Tirolo , il quale penetra nell' Engandina occupa il paese de' Gri gioni e si allontana dal punto principale. Ed in quella indipendenza di comando
la quale nuo
ce all'unità delle operazioni militari alla segre tezza ed alla celerità de' movimenti , il Principe Carlo mirò solo a diminuire le triste conseguenze di si sconcertate combinazioni , ed a rimediare gli altrui torti ; perocchè a lui la gloria e la salvezza del paese fu sempre tutto , il resto nulla . Richia ma a se il nemico con simulati movimenti e la falsa voce di passare il Reno ; e quando per i van taggi di Hotze già si minacciano i francesi
sul
fianco ed alle spalle , ordina la riunione di tutte le forze austriache, passa il Reno a Sciaffusa ; e per la battaglia di Aldelfinghen e Fraunfeld com battuta il 24 maggio , Massena è respinto al di là del Glatt ed obbligato a trincerarsi dietro le linee del Limat in guisa da render quasichè inacces sibile quelle posizioni . L'Arciduca sente il vantag gio dell'occupazione di Zurigo , onde covrire le contrade di Stokach il Varalberg, ed essere in comunicazione coll' Italia . A'primi giorni di giu gno sbocca dalle estremità del lago di Costanzo ed assale tutta la fronte del campo francese, con impeto maggiore ne' due giorni seguenti
rinno
vella gli assalti , spunta il nemico , e sul mezzo giorno del 6 giugno gl'imperiali entrano in Zurigo. E se sul Limat non finisce quella guerra e gli
XIX eserciti inoperosi restano più mesi a fronte , n'è causa la divisione de' soldati contraria a ' principii dell'arte , il falso piano ideato da uomini forse capaci d'intender le cose di guerra , ma non mai di sentirle e ravvisarle nella loro pienezza . Aspetta l'Arciduca l'arrivo de' soldati russi e vede Bel legarde scendere nell' Italia , e dopo poco le ra gioni politiche avendo in Vienna forza maggiore di quelle militari , si muta il pensiero ed il senno di quella guerra e gli si ordina : di campeggiar sul basso Reno , contenere i francesi che minac ciano l'ala dritta della linea , e di poi prender l'offensiva e cooperare coll' esercito Anglo-Russo sbarcato in Olanda . E si tien poco conto delle forze morali dell'esercito russo , e Souwarow lascia l'Italia per una guerra difficile , in paesi alpestri , ove l'intel ligenza del soldato pesa assai più delle folte masse . Oh come è trista e dolorosa la condizione di quel generale creduto semplice istrumento delle altrui volontà , ed al quale si toglie via il tempo il modo come menare a fine gli stessi ordini ri cevuti ! Ma il Principe Carlo ricorda
in allora esser primo e sacro dovere del militare la niuna
volontà , e quando il bene pubblico lo vuole, ope rare a discapito della propria l'intimo convincimento .
gloria e contro
Cerca trarre profitto dall'arrivo
de' soldati di
Korsakow e cacciare i francesi dalle forti posizioni dell ' Albis , spuntandoli sull' estremo sinistro ; dà movimento a ben 50 mila uomini ; ordina il pas
XX
saggio dell' Aar , e rivolto all' intero teatro della guerra non può applicarsi a' particolari di quella operazione che vien meno, perchè mancano uffi ziali istruiti in quelle difficili pratiche ; propone infine al generale russo, ma inutilmente, un com binato assalto alle posizioni nemiche . Intanto l'eser cito francese cresce di giorno in giorno e minaccia l'Alemagna la cui difesa è affidata all' Arciduca ed egli va presto al Reno , libera dal blocco Phili sburgo , e con ardite e ben combinate operazioni ritoglie Menemia a' francesi , e per lui la Germa nia è salva un' altra volta dalla tentata invasione. Epperò i soldati del Principe Carlo lasciano il Limat e dalle sorgenti del Danubio corrono al Ne gre , ed il generale francese sente il bello della sua centrale posizione e ne tira tutto il vantag gio . Distrugge Korsakow privo dell'ajuto dell'Ar • ciduca , e batte Souwarow lontano dal suo luo gotenente.
L'Austria in tanta
estremità di casi
veduto il pericolo imminente, ordina all'Arcidu ca di correre in tutta diligenza con alquanti sol dati di quelli che stanno intorno al Reno, di rime diare a quel disordine e rimettere le cose alla me glio . Ed il Principe Carlo a' primi giorni di otto bre ha già fissato il suo quartier generale a Do neschingen, pronto ad opporsi al potente esercito di Massena. Ma il generale russo altero delle vit torie guadagnate sulle rive del Mar Nero, della Vi stola, del Po , cerca alcun pretesto per covrir le sue sconfitte , e si allontana dal teatro di guerra .
XXI Così per la battaglia di Stokach
la
Francia
perde l'Alemagna , e per quella di Zurigo la ria cquista; e discacciati e respinti gli eserciti collegati quella repubblica è sottratta dal maggior pericolo . Tali cose avvenivano ne' principii del 1799 e quell'anno ricco di militari avvenimenti ben di mostrava, quanti giorni infelici non contano tutti gli eserciti , quanto simili son le cause che umilia rono i principi più potenti le nazioni più belligere ; chè in guerra ben poco è azzardo, e tutto si ri pete dagli ordini delle masse , dal sapere e dal l'ingegno del capo . Contento il Principe di aver adempito i doveri di capitano e di cittadino , per la indebolita salute si ritira dall'esercito guerreggiante ; ed avuto il governo della Boemia dà opera al riordinamento delle novelle milizie austriache .
Ma ben presto
dovè ritornare tra i suoi soldati, i quali pareva no di aver perduto col capitano ogni virtù, e la vittoria era sempre lontana da quelle bandiere. Sensibile l'Arciduca alla stima ed alla benevolenza che universalmente gli si dimostra, guarda solo le sventure dell' impero , vola tra quelle schiere e vi giunge quando i francesi vincitori ad Hohen linden han superato la linea della Traun . Rac coglie gli • sparsi e scoraggiati soldati , prende posizione sull' Ens, ultima difesa , chiama a se le leve dell'Ungheria e della Boemia , segna l'armi stizio di Steyer ; ed arrestato il rapido procedere del nemico, già 30 leghe da Vienna , si segnano i preliminari di Luneville .
XXII Postosi fine a quella guerra l'imperatore Fran cesco II chiama il Principe in Vienna , qual mi nistro delle cose di guerra . Crebbe allora la sua vigilante e paterna sollecitudine pel soldato , e consigliere gradito del sovrano , per lui son intro dotti infiniti immegliamenti nelle istituzioni milita ri della monarchia . Si ridusse ad un numero fisso di anni la durata del servizio , messo ordine ed eco nomia in tutti i rami amministrativi dell'esercito , si rifornivano le armerie gli arsenali si racconcia vano i siti forti ; e progredendo di moltissimo l'i struzione , si videro agli stati maggiori de' reggi menti ed al comando delle brigate e delle divi sioni , uffiziali distinti per valore e per dottrine . Gridavasi per
tutta Alemagna esserne l'Arci
duca il salvatore , e con sì bel titolo a proposta del Re di Svezia Gustavo Adolfo IV . la Dieta di Ratisbona voleva nel 1802 inalzargli
tal
monu
mento di gloria, che alla più tarda posterità ri cordasse le sue geste, il suo valore ; ma egli mo destamente si ricusava , e solo non giungeva ad impedire il conio di moltissime medaglie con si bel nome .
E per la stessa sua innata modestia
correndo l'anno 1804 , rinunziava al fratello An tonio la dignità di gran mastro dell'ordine teu tonico . Per novella lega fermata nel 1805 si riaccen de la guerra in Europa . L' Austria mette in cam po 300 mila soldati , ed il Principe Carlo è pre posto a comandar l'esercito d'Italia , secondo in
XXIII quella lotta perchè legato e soggetto a quello di Germania, ma assai più difficile ad amministrarsi ; chè i francesi ritornano sul teatro delle antiche glorie , accompagnati dagli ordini
dall' audacia
dall' intrepidezza . E quando Bonaparte vincitore al Danubio
all' Inn col forte dell'esercito
rapi
damente procede sopra Vienna , al capitano d'Au stria
si
aggiunse il grave obbligo di opporsi
a Massena, serbar le sue schiere , non affrettare gli avvenimenti e ritirarsi lasciando la scelta del momento all'avversario , il vantaggio morale , e quelle risorse dell ' arte che sempre accompagnano le offensive operazioni ..
I rovesci di Ulm di Armstetten , rendevano peri colosa e difficile la posizione del Principe Carlo sull'Adige. Vinsero i francesi la battaglia combat tuta tra S. Michele e S. Martino , ma quella di Caldiero rimaneva indecisa , forse perchè al tede sco tornava di poco momento una vittoria , quando l'impero era già per metà distrutto . L'indole ardi mentosa dell'Arciduca è raffrenata dall'obbligo di rimaner sulla difensiva , ma combatte sulla Brenta sulla Piava al Tagliamento , e riunito agli eser citi alemanni intorno Vienna , è il solo che giunse in ajuto alla crollante monarchia austriaca . Dopo Osterlizza la Francia non ha nemici sul continente , ma l'Inghilterra da vincitore domina i mari, e la casa d'Austria non crede che la pa ce abbia a durar lungamente .
Il Principe Carlo
è nominato generalissimo e presidente dell' auli
XXIV co consiglio . Ed allora
si vide non essere
compatibile il genio delle scienze militari
in
e lo
spirito di amministrazione . L'Arciduca vide gli errori e senti in lui la forza e l'ingegno di cor reggerli , ed alzando sicuro la voce nel consiglio del suo imperatore , combatte con fierezza e con l'ascendente della sua autorità , ben molti radicati pregiudizii.Non è facile di dire quanto mai operasse rimanendo in tale incarico . L'Austria dava so spetto ad ogni più piccolo movimento di soldato armamento di sito forte , coscrizione di uomini . Per lui fu
quella composizione degli
adottato
eserciti che li fa combattere soli o con altri ; e cominciò l'ordinamento delle riserve e di quella landwhers , sorgente di guai alla Francia , ed ar gomento luminoso di vero amor del sovrano e del paese . Persuaso che i rovesci provati dalle soldatesche austriache in gran parte ripetevano la origine dalla poco istruzione degli uffiziali , e dalla niuna capacità mandi ,
di quanti erano ai superiori co
istituiva per
i primi altri licei ,
novelle norme all'istruzione ,
dava
e nel collegio di
Neustadt distinti professori e ponderate istituzioni rendevano proficuo
l'insegnamento
educati
delle armi ;
al
mestier
ai
giovani
per i secondi
poi scriveva i principii della parte sublime del l'arte di guerra . E solo quella scrittura dimo stra ad evidenza
qual mai si fosse in allora la
condizione degli eserciti imperiali , quali conoscen ze
avevano gli uffiziali generali
e quelli dello
XXV
stato maggiore ; e si spiega il poco concerto nelle operazioni militari , ed i miracoli guerrieri operati dai contrarii . Imperocchè l'autore dopo di aver sinteticamente tracciati i
pochi e semplici prin
cipii della scienza , con esempii
tattici istruisce
il lettore quasi praticamente , su quanto riguarda gli ordinamenti applicati agli svariati paesi , il ma neggio e l'economia de'soldati ne'diversi conflitti . Incominciava la guerra csiziale e sanguinosa di Spagna, e risvegliate tra quelle popolazioni le antiche virtù , l'Europa scorgeva il modo come combattere la possente dominazione francese . Do po Bailen il nerbo delle forze di Francia , capita nate dall' istesso Napoleone, invadevano quelle mi sere contrade . L'imperadore Francesco II . impa ziente di rompere il duro giogo del vincitore , credè giunto il momento per levarsi in armi , riacqui stare le già perdute provincie,
e ridonare alla
monarchia il suo antico splendore . Al cominciar dell' anno 1809 quanti soldati sono dal Tago alla Vistola si preparano alle battaglie , e l' Austria impegnata dall'Inghilterra a sollecita lotta , vede con meraviglia quanto erasi operato dall'Arciduca . Abbattuto e
dilaniato l'impero per le battaglie
di Hohenlinden di Marengo di Osterlizza , e più ancora per i trattati
di Campoformio Luneville
Presburgo , esce in campo con forze assai supe riori a quelle dimostrate negli anni della sua mag gior grandezza , ai tempi di Filippo II . di Maria Teresa . Si tace l'invidia la malignità la gelosia , d
XXVI e la regina dei
secoli , la pubblica opinione ,
chiama il Principe Carlo al comando di tutti gli eserciti e regolatore di quella smisurata guerra . Ed egli decisa appena la quinta aggressione con tro la Francia, cambia ad un subito il mal con certato piano, e muove sull' Inn passa l'Iser ed invade la Baviera , concentra le maggiori forze sul Rober . Ordina all'Arciduca Giovanni di sboc care in Italia per la via del Tagliamento , traver sare la Carinzia e la Stiria ed occupar Verona ; all'Arciduca Ferdinando di percorrere il Gran Du cato di Varsavia e minacciarne la capitale ; a Iel lanich e Castler di concitare e muovere in armi le popolazioni del Tirolo. In tanto pericolo il genio di Bonaparte si svolge in tutto la sua grandezza . I primi movimenti dati agli eserciti francesi è il parto più bello di quel capitano , che a ragione fu primo nei secoli ; e pure ottiene
risultamenti
ben diversi da quelli
avuti in altre guerre. Divisi gli eserciti aleman ni , il Principe Carlo combatte sempre come sc avesse le intere forze in pugno . Le istesse vittorie di Abensberg Landshut Eckmuhl notano il capitano di Francia anche primo tattico del secolo; ma quali pericoli non corre dopo i rotti ponti sul Danubio ? Ad Essling i francesi non son vincitori , e per la prima volta Napoleone si lamenta che la fortuna ha lasciato incompiuta la vittoria , ne ha attraver sato il corso . Rimane sei settimane immobile in un' isola del Danubio . Avvenimento nuovo nell'i
XXVII storia di tanto uomo ! E fu necessario tutto il suo genio , tutto il valore il prestigio l'istruzione di quegli eserciti, per riapparire su i ca. pi di Wa gram minaccioso e forte .
Per le giornate di Essling e gli avvenimenti del Danubio , si dà animo il soldato tedesco , e
si
risvegliano tutte le speranze tra' nemici della Francia . Ma l'Arciduca Giovanni ritirandosi per le vie di Klangenfurt e Gratz è vinto da Eugenio che si riunisce al grande esercito francese ; l'Arci duca Ferdinando all'arrivo de'primi soldati russi sulla Vistola sospende le ostilità ; i disordinati ar mamenti delle belliche popolazioni del Tirolo , bat tute in tutti gli scontri si sciolgono ; e Marmont sa lendo dal fondo della Dalmazia disperde quanti ne mici incontra , e giunge in tempo per accrescere le già soperchianti forze . Talchè attonita ed incerta la Prussia la Russia e l'istessa Inghilterra aspetta la fine di quella lotta , e la guerra tutta sul Danu bio, tutto si prepara per la maggiore battaglia di che parlino le storie. Gli spedienti i lavori i mezzi di offesa e di difesa immaginati ed apprestati nei due campi , son pari al genio dei due capitani all' indole delle contrarie schiere . Quattrocento e più mila il 5 e 6
luglio 1809 ,
soldati
combattono
nella vasta
pianura di
Marchfeld, e decidono i destini d'Europa . Spun tata da Napoleone la
linea de' trinceramenti al
zati da Asparn ad Enzersdorf , l'Arciduca si ordina dietro il Russbach , assalito resiste , e poscia ritolto
XXVIII l'abbandonato terreno respinge i francesi , ed il denso velo della notte covre il disordinato movimen to delle agerrite divisioni Macdonald ed Oudinot . Alla prima luce del vegnente giorno doppiati gl'im peti respinge l'estremo dritto di Eugenio , e fa sentir le sue artiglierie alle spalle di
Massena e
lungo il Danubio ; ma sull'estremo opposto la for tuna gli nega ogni conforto o parzialità . Trenta mila soldati sentono tuonare il cannone a Neu siedel, e pur si tengono cheti sulle rive del March e non desti dalla vicina pugna ! Wagram
e
di
Leopoldau
I villaggi di
cadono
nelle mani
de' francesi , ed il Principe Carlo pensa di ridur re le squadre in salvo . Due volte ferito combatte ed eleva la sua fronte quasi bandiera alla testa de'battaglioni , e la vittoria del nemico non è ac compagnata dagli ordinari trofei di Marengo O sterlizza e Jena . Ventiquattromila soldati tedeschi cadono uccisi e feriti , ed il loro Capitano non crede finita la guerra , nè lascia un sol momento di regolare col suo senno tanti spazi tanti eserciti . Ordina al Generale Rosemberg di guadagnare la strada di Brunn e porger la mano alle intatte schiere dell'Arciduca Giovanni , mentre egli nascon de a Napoleone la direzione data all'esercito prin cipale e muove verso la Boemia . Ritraendosi pu gnano le soldatesche alemanne in ogni di in ogni ora , a Korneubourg Stockerau Schongrabern , Tessewitz ; e nell' adjacenza di Znaim il loro Con dottiero si rivolge contro Marmont , combatte tutto
XXIX il giorno 12 ; e sul tardi della notte cessa il fuoco nei due campi , perchè dagl' imperadori si è fer mata la sospensione delle ostilità. Il combattimento di Znaim ultimo di quella. guerra, lo era pure delle imprese militari dell' il lustre Principe , il quale lasciava sì bella carriera dopo di aver dato pruove evidenti , di esser for nito del doppio pregio , che il cielo ben di rado compartisce ai mortali cioè l'ingegno e la bravura . Ed il suo merito era apprezzato dall' istesso Na poleone ,
il quale lo ebbe sempre per il suo più
degno avversario, e nell'apogeo della fortuna ren dendo doppio omaggio al genio del gran generale ed al raro valore del più bravo soldato austria co ( 1 ) volle che l'Arciduca lo rappresentasse nelle cerimonie
nuziali seguite in Vienna nell' aprile
dell'anno 1810 .
Cedeva il Principe Carlo ogni comando , per ri tornar tra le dolcezze di famiglia e la durata del nome quasi ad una vita privata ; ma il suo spirito avido di azione e di conoscenza , operoso e contem plativo , non può vivere in un ozio inutile . Lon tano dalla vita agitata ed avventurosa de'campi dà mano a quei
lavori
nome immortale.
che
fanno anche più
Dopo di
aver
consu
mato i migliori anni in difesa del pacse, intende kapitalo (1 ) Napoleone scriveva nel 1810 al Principe Carlo » Agréez › l'aigle d'argent que je porte avec 20000 soldats mutilés , com >> me un double hommage rendu au génie du grand général et » à la rare valeur du plus brave soldat del'armée autrichien . »
XXX
nell' istesso riposo, mantenerne la grandezza col senno e coll' opera della sua mente ; ed imprende a popolarizzare i lumi di quella scienza protettrice degl' imperi , che dà grandezza a' principi , pace ai popoli , immortalità a' capitani . Guidato dalla pro pria e lunga esperienza e dalla fiaccola lumino sissima
dell' istoria de' nostri tempi , fu
l'istru
mento più attivo , il rivelatore più audace degli alti principî di guerra , e sviluppando gli stretti rapporti della teorica colla pratica , dimostrava la superiorità della strategia sulla tattica , e spiegava gli avvenimenti straordinarî qual conseguenza della scienza perfezionata nei suoi elementi e rigoro samente adattata alle circostanze . E così fu chia ro non esservi fenomeni in guerra, ma effetti pro porzionati alle cause ; ed esser ingiusto il calunniar le masse accusar la fortuna , quando si comprimo no si sovvertono o
si distruggono le
sublimi e
stabili leggi della scienza e dell' arte . Le due opere messe a stampa nel 1813 e 1819 formanti un corpo di dottrine applicate, che l'una all'altra si annoda l'una dall'altra procede , uscite appena alla luce furono tradotte in varie lingue, lodate da tutte le scritture periodiche militari , da sommi e distinti scrittori di cose di guerra . E tutti tra i tanti pregi, vi notarono quella imparziale giu stizia , ed il perfetto obblio che l'autore fa del suo nome della sua condizione (a) . (a) Le opere pubblicate dall'Arciduca Carlo oltre quelle date alle stampe con l'altrui nome > sono le seguenti :
XXXI Nell' anno 1815
ebbe l'Arciduca il comando
della fortezza di Magonza . Nel 1816 tolse in mo glie la principessa Enrichetta di
Nassavia
che
perdè nel 1829 , dopo di averne avuto cinque fi gli , tra' quali è l'augusta nostra Regina . Passa il Principe Carlo contento i giorni in Vien na pago della sentenza , che la storia dispensatrice del biasimo e della lode ha già di lui pronunziato . 1.º Grundsätze der Höhern Kriegskunst und beyspiele ihrer zweckmässigen anwendung für die generale der österreichischen armee. Wien 1808. I principi della parte sublime della guer ra con esempi pratici per l'istruzione de'generali austriaci. Quest' opera per difetto di traduzione ignorata dal più de'mil tari è divisa in due parti . Nella prima si espongono tutt' i prin cipii della scienza , e nella seconda si applicano questi stessi princi pii a'particolari esempii tattici che ne formano il pregio maggiore 2.º Grundsätze der strategie Erläutert durch die darstellung des Feldzugs won 1796 in deutschland . Wien 1813. I principii di Strategia applicati alla Campagna del 1796 in Germania. Da più anni fu trasportata quest'opera nel nostro idioma. Essa si divide in tre volumi. Il primo comprende i principii di Strategia con l'applicazione ad un supposto teatro di guerra. Il secondo e terzo volume sviluppano questi stessi principii colla campagna del 1796 in Germania. Il nostro Capitano Sponzilli commendò la parte teorica , e le sue parole registrate in due volumi dell'Antologia , ritrovarono un eco perfetto nello Spettatore di Francia . 3.º Feldzug von 1799 in Deutchland und der Schveiz . Wien 1819 . La Campagna del 1799 nella Germania e nella Svizzera, È divisa I ' opera in due volumi e si sviluppano gl'istessi principii strategici con un teatro di guerra più grande e più svariato . Nel primo volume l'autore discorre gli avvenimenti dopo il trattato di Campoformio alla prima battaglia di Zurigo; nel secondo dalle cessate ostilità sul Limat e sul Reno , alla fine della campagna , la guerra del 1800 . Noi volgiamo in pensiero di trasportare in italiano quest'opera , la quale non si potrà mai lodare che non meriti molto più .
XXXII
Valoroso soldato , sapiente condottiero , la sua spada fu impugnata unicamente a pro del sovrano e del paese. Regolò cinque guerre contro la Fran cia e gli eserciti più numerosi dopo quelli di Napoleone ;
comandò in
sedici
battaglie cam
pali contro Jourdan , Bernadotte , Moreau , Mas sena, Bonaparte , Davoust , Marmont, in esse nove volte levava il grido della vittoria , e vinto fu ordinato nel ritirarsi libero e sicuro nell'opera re . Primo perciò
tra quanti generali si ebbe la
casa d'Austria , per merito per
ingegno
e per
nome ; primo tra'più chiari d' Europa , fu degno di venire al paragone degl ' illustri capitani d'ogni luogo e d'ogni tempo . Chè se altri vanta il trion fo
di
aver
vinto
chi strascinò dietro il carro
eserciti e nazioni , dovette quelle vittorie più che a sè stesso ad eserciti e nazioni , che riunite mos sero per combattere l'uomo straordinario , quando già discendeva dalla
gloria alla sventura , per
aver voluto ad un tempo e ad un modo , impe rare a Parigi ed a Mosca , assediar Cadice e Ri ga , difender Flessinga e Reggio .
7
ANTONIO ULLOA .
L'ANTOLOGIA MILITARE,
RACCOLTA DI SCIENZE , ARTI ED ISTORIA MILITARE COMPILATÀ PER CURA DI ANTONIO
ULLOA
UFFIZIALE DI ARTIGLIERIA. NUOVA SERIE.
Heureux l'écrivain qui élève un monu ment à son pays ! ... Je n'aurai For. Histoire pas cet avenir de la guerre de la peninsule sous Napoleon.
Manifesto .
Le periodiche scritture si rendono di giorno in giorno più popolari ne' culti paesi d'Europa; e ad ogni ramo di scienza vi è un'opera che ne diffonde i lumi e l'ar dore , ne misura il crescere e l'estensione. Presso di noi le lettere le scienze mediche le morali la legisla zione , ritraggono da più tempo immenso vantaggio dalle giornaliere pubblicazioni . L'esercito sentiva il bi sogno di un'opera ad esso particolarmente consegrata , ove si notassero le diverse vicende ed i rapidi progressi delle dottrine militari , le novelle scoverte , le appli cazioni ; si aprisse la via a quanti sono cultori delle belliche cose , di mettere a luce il frutto delle loro esperienze e letterarie fatiche ; si conservassero le tra I
2 dizioni militari , e si narrassero mano mano i gloriosi fatti d'arme combattuti da'soldati napoletani , negli e serciti nelle armate , e che sono obliati dal tempo o
snaturati dalle stampe straniere . Per tanto scopo e niun altro , quattro anni or sono imprendemmo a pubblicare una periodica e svariata rac
colta col titolo di Antologia Militare. Ardua e difficilissima oltre ogni credere era l'im presa , ma noi contammo grandemente sulla generosa cooperazione di tutti gli uffiziali , e con particolarità maggiore su quanti eran capaci d'illustrare colle opere del loro ingegno il paese e l'esercito , e tramandar ricca eredità derivata da esperienza di guerra e da pro fonde meditazioni . Non furono deluse le nostre speranze ; ed il favore con che sin da principio fu accolto dall'universale que st'opera , le lodi avute da quanti sono al comando del l'esercito , da insigni capitani , personaggi illustri e dalle sapienti scritture del Regno d'Italia d'Oltramon te ( 1 ) furono di novello sprone agli studiosi militari e fortemente si accrebbe l'ardore ed il gusto per le scienze di guerra . Uffiziali di ogni grado e di ogni arme vollero aver parte nella compilazione , ed una moltitudine di memorie e documenti ci furono diretti da napoletani ap partenenti alle varie classi della civil comunanza ; sic chè il numero degli articoli originali pubblicati ne ' pri mi otto volumi supera di molto quelli tolti da altre opere di simil genere ; e l'Antologia mirando a tutti i rami della scienza guerriera , non tralasciò nessuna altissima quistione , e benanche discorse de' varii fatti di guerra succeduti negli anni a noi più vicini. La brevità di un manifesto c' impedisce di dare al cuna idea compiuta e precisa del modo come intendiamo progredire nel lavoro , ma lo ripetiamo ( 2 ) principalis (1 ) Gli Annali Civili del Regno, il Progresso delle arti e scienze di Napoli , gli Annali universali di Statistica di Milano , lo Spet tatore Militare di Francia il giornale Militare di Berlino ed altri . (2) Si legga la prefazione messa innanzi il secondo volume dell'Antologia. 144
3 simo nostro scopo sarà come finora ; il mettere insieme il fiore delle opere straniere non che quello delle vi gilie di buoni ingegni militari del regno , per dare un utile ed anche aggradevole raccolta nella quale alla chiarezza del dire sarà sempre congiunta la brevità ; e meditando attentamente sulle pagine della nostra storia , spiegarne le dolorose lezioni , e registrar que'fatti che son gloria dell' esercito napoletano ; l'accogliere tutti gli articoli riguardanti puramente cose militari; con sag gia critica esaminare o soltanto annunziar le opere che si pubblicano nel regno e fuori , proseguendo l'Antolo gia ad esser tuttavia chiusa alle incivili disputazioni alle personalità alle ingiurie ; senza nè in tutto nè sempre dividere le opinioni dimostrate dagli autori , lasciando correre il loro dire per dar campo ad una sagace ed illuminata discussione , la quale torna proficua agli studiosi alla pubblicazione ed al progresso della scienza, perchè mena alla verità dei fatti e delle cose . Continui tra gli uffiziali si nobile gara d'ingegno ; quanti palpitano al nome dell' onore e della gloria na poletana concorrano nel proseguimento di tal patria im presa ; e si alzerà lo splendore dell' esercito e cresce ranno le santissime speranze del Nostro Re e del Paese . ARTICOLI PUBBLICATI
NE' PRIMI OTTO VOLUMI DELL' ANTOLOGIA MILITARE .
Istituzioni militari ed ordinamenti degli eserciti. Rapporto a S. R. M. Ferdinando II. Re del Regno delle Due Sicilie per l'ordinamento del napoletano esercito. Son segnati i membri componenti la giunta di generali eretta con regal dispac cio del 31 Decembre 1831 , cioè Ministro Segretario di Stato te nente generale Vito Nunziante presidente, Consigliere di stato te nente generale ajutante di campo di S. M. Filippo Saluzzo . Comandante generale de' corpi della guardia reale tenente gene rate Massimo Selvaggi. Tenente generale Principe di Satriano. Ministro segretario di stato della polizia maresciallo di campo Francesco del Carretto . Direttore de'corpi facoltativi Vincenzo
4 d'Escamard. Brigadiere Roberto Desauget, e brigadiere Gennaro Balzani colle funzioni di segretario - Quadri degli eserciti fran cesi austriaci prussiani ed inglesi nel 1833. traduzione - Sulle milizie dell' impero ottomano. Antonio Ulloa primo tenente di artiglieria- Sullo stato maggiore degli eserciti. Girolamo Ulloa tenente di artiglieria. Strategia Tattica Artiglieria Fortificazione. Considerazioni sulla guerra di Spagna combattuta dal 1808 al 1814 Luigi Blanch - Comenti alla parte teorica de' principj di Strategia di S. A. I. e R. l'Arciduca Carlo d'Austria. France sco Sponzilli capitano del corpo reale del genio - De’gran ca pitani considerati sotto il doppio aspetto dell' influenza che hanno esercitato sulla scienza e sull'arte della guerra . Luigi Blanch. Se la fanteria debba essere in due, o tre righe ordinata Domenico Puccemultor maggiore de cacciaiori della guardia- Maniera di combattere della cavalleria unita all'artiglieria a cavallo " ma niera di combattere dell'artiglieria a cavallo, e maniera di com battere delle due armi riunite. Traduzione - Pronta formazione di quadrati perfetti ed obliqui , coi battaglioni di sei compagnie Attilio Morgia- Discorso sulle fanterie. Domenico Puccemul ton-Delle colonne doppie sul centro de' battaglioni R. D. S. Sull' equilibrio del timone nelle macchine di artiglieria di campa gna. Nicola Landi tenente colonnello di artiglieria- Sul tiro delle artiglierie ed in ispecie su quello del mortajo. Girolamo Ulloa - Esperienze fatte a Woolwich dall' artiglieria inglese sul tiro a rimbalzo. Traduzione - Nuovo alzo pe' pezzi di campagna del maggiore Luca Andreini- Rapido cenno sulla nostra arti glieria di campagna e particolari del novello sistema adottato nell'anno 1835. Nicola Landi — Istruzione di Federico II . per l'artiglieria del suc esercito . Traduzione - Sulle armi da fuoco portatili a fulminante . Giuseppe Mori colonnello di artiglieria Memoria attenente ad un pezzo da 4 ridotto da 6. Nunzio Fer rante tenente di artiglieria -— Esperimenti degli affusti di nuovo modello di assedio piazza e costa , e quelli di montagna . Antonio Ulloa - Osservazioni sulle granate a metraglia di piombo di Giuseppe Mori -Esperimento per la resistenza nei tiri del nostro novello affusto di montagna a ceppo . Antonio Ulloa - Sulle novelle cive fulminanti ideate dal tenente di artiglieria Giuseppe Campa nella - Modificazione da praticarsi a' parapetti delle antiche for tificazioni per situarvi le novelle artiglierie. Traduzione- Pro getto di una istruzione pei governatori o comandanti superiori delle piazze e de' forti del regno , in tempo di pace di guerra e di assedio . Traduzione-Riflessioni sul ponte alla Dobeneim e di quello colla sinussoide . Vitantonio Piccirill capitano del genio.
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Storia Militare . Assalto di Varsavia dato da' Russi il 6 e 7 Settembre dell' an no 1831 , Antonio Ulloa - - Breve cenno su quanto operò l'ar tiglieria francese all' assedio della cittadella d'Anversa nel 1832 , Traduzione - Riassunto del giornale di difesa della cittadella d'Anversa diretto dal generale Chassè al ministro della guerra del regno d'Olanda. Traduzione - Giornale della guerra com battuta nelle parti orientali della Spagna dall' esercito Anglo Napoletano comandato da Lord William Bentink . Domenico Puc cemulton --Assedio di Gaeta dagli imperiali nel 1707. Antonio Ulloa -Cenno Storico sulle milizie napoletane dal 1806 al 1815 . Pietro C. Ulloa - Breve relazione dell' assedio della cittadella d'Anversa nel 1832. Traduzione -- Ritirata del conte Ruggiero di Damas nel 1798. Antonio Ulloa -— Assedio di Gaeta dagli Spa gnuoli nel 1734. Antonio Ulloa - Spedizione di Costantina nel l'anno 1837. Antonio Ulloa - La divisione de' soldati napoletani in Danzica nel 1813. • X-Difesa della piazza di Gaeta dal 10 Febbrajo al 18 Luglio 1806. Antonio Ulloa .―― Relazione della battaglia di Navarino. Giovanni Romcij Rapport sur le siège de Gaete extrait de la correspondance avec Napoleon --- Rapport sur le siège di Gacte de R. Dulauloy - Extrait de l'ouvrage de M. le lieutenant général Oudinot- Battaglia di Trafalgar com battuta il 21 Ottobre 1805. Barone Giuseppe Parilli sergente del 5.0 battaglione della guardia d'interna sicurezza —Ï reg gimenti di cavalleria napoletana in Lombardia nell' anno 1796. Extrait du journal historique du siège de Gaete en 1806 par le capitain du génie francais Nempde. Rassegna Bibliografica del regno e dello straniero . Saggi militari precipuamente spettanti alle fortificazioni per Vincenzo degli Uberti maggiore del genio. Luigi Blanch- Di scorsi sulla scienza della guerra dî Luigi Blanch . Pietro C.Ulloa— Lezioni di Strategia del capitano del genio Francesco Sponzilli. Luigi Blanch Su i solidi caricati verticalmente 9 e su i solidi di uguale resistenza di Fortunato Padula alunno della scuola di applicazione di ponti e strade - Sunto delle leggi e decreti reali per le armate di terra e di mare di Giuseppe Morca uffiziale di prima classe della Intendenza generale dell' esercito Aritmetica Geometria piana e Geometria solida in 60 lezioni di Angelo San toro capitano di artiglieria —Difesa degli uffiziali di salute presso l'Alta corte Militare, riguardo alla precedenza richiesta de'conta bili spedalieri di Giosuè Trisolino chirurgo della guardia reale Istituzioni della legislazione amministrativa vigente nel regno delle Due Sicilie parte terza Polizia Militare del professore Raffaele Li beratore-Istoria del regno di Napoli di Filippo M. Pagano se condo tenente del genio - Repertorio della leva per lo regno delle due Sicilie , dell'avvocato Appolito Mastantuoni - Sul ferro rifles
6 sioni economiche di M. L. R. e risposte alle riflessioni econom che sul ferro — Mémoires du Maréchal Saint - Cyr campagne du Rhin. Luigi Blanch - Analisi del ristretto della guerra di Cesare dettate da Napoleone a S. Elena. Luigi Blanch- Cenno critico sull' opera del signor tenente colonnello P. Racchia intitolata: Sun to anatilico dell' arte della guerra. Francesco Sponzilli - Expe dition de Russie par le marquis de Chambray. Luigi Blanch Fatti e vicende di guerra de' popoli italiani dal 1801 al 1815 . Luigi Blanch- Tableau des guerre de la révolution de 1792 à 1815 par un ancien élève de l'école politecnique Luigi Blanch.
Biografie Militari.
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Biografia di S. A. I. R. l'Arciduca Carlo d'Austria scritta in proposito della sua venuta in Napoli . Antonio Ulloa - Andrea Cantelmo - Giuseppe Parisi. Pietro C. Ulloa-Vito Nunziante. R. L. Guglielmo Robinson — Nicola Landi -- Giambattista Far della Giuseppe de Franchis - Pietro Mattia Grutter ―――― Michele della Vega - Paolo Balyart -Vincenzo Pignatelli - Nicolò Ze no P Alberto Spinelli - Giovanni Toran - Francesco Ruitz Girolamo Capaccio - Silvestro Corrado - Giorgio de Waissel Alessandro Begani . Miscellanee. Metodo per livellare un terreno a curve orizzontali praticato in Gacta nel 1833. Vitantonio Piccirilli - Memoria economico-am ministrativa sulla prima direzione di artiglieria ( arsenale di co struzione ) dimostrante i rapporti fra le spese ed i prodotti dell'e sercizio dell' anno 1835 , e la valutazione de' lavori costrutti nello stesso anno. Nicola Landi- Descrizione della città di Costantina Lettera scritta al compilatore dell'Antologia Militare , da un te stimone oculare del blocco ed assedio di Danzica - De' campi di pace sul proposito di quelli da più anni posti in uso per l'istru zione dell'esercito napoletano. Antonio Ulloa -Lettera diretta dal tenente colonnello Marco Antonio Costa al compilatore dell'Anto logia Militare --Lettera diretta dal C. Giovanni Pegnalver al com pilatore dell' Antologia Militare -Lettera scritta dal capitano Fran cesco d'Agostini al direttore dell'arsenale di Napoli- Artillerie du comité 1830 par Poumet - Corso di strategia per Francesco Spon zilli -Manuale per gli uffiziali di fanteria del napoletano esercito di Antonio Ulloa-- Nuova carta del regno di Napoli - Schako - La sciabla bajonetta del dato alla guardia imperiale Turca di campagna del dell'artiglieria capitano Thierry - Esperimenti barone Zoller - Le novelle carabine rigate adottate in Francia I reggimenti de' lancieri sono armati in Francia di lancia e mo schetto - Esperimento degli affusti di ferro fuso-Adozione del no vello mortajo in Francia -Macchina per saggiare gli aloni degli. affusti di mortaj — La pruova della polvere mediante i canno.i
sospesi ――― Esperimento in Austria in Inghilterra in Francia in Rus sia per i fucili a percussione Effetti de' cannoni alla Paixhans nella presa del forte S. Giovanni d'Ulloa - Novello esperimento su' ponti militari eseguito in Inghilterra nel Ayde Park . Esperi mento per sostituir la filosella alla saja ne'cartocci delle artiglie rie di battaglia. Ragguaglio della battaglia di Nizib. Opere riguardanti le scienze le arti e l'istoria militare messe a stampa nel regno delle due sicilie dal 1835 al primo semestre del 1839 - Bibliografia militare d'Italia e Francia Annunzii e manifesti.
Ritratti e carte topografiche. Ritratto di S. A. R. l'Arciduca d'Austria - Ritratto di An drea Cantelmo Ritratto di Vito Nunziante = Pianta della parte posteriore dell'avantreno delle nostre novelle costruzioni di cam pagna col frottante ed il gancio corrispondente = Assalto di Var savia dato da' Russi il 6 e 7 settembre 1831 - Battaglia di Ca stalla - Nuovo metodo usato per livellare il terreno intorno Gae ta - Nuovo alzo - Tavole indicanti le due principali modifica zioni eseguite nell'anno 1835 nell'arsenale di artiglieria di Na poli sull'affusto di campagna del sistema del comitato francese == Obice largo di 6 pollici bilanciato col cannone da 12 dell'an no X1 , ed obice lungo da 5 pollice 5 linee 2 punti, bilanciato col cannone da 6 dell' auno XI-Piano della cittadella d'Anversa con i lavori d'assedio fatti da' francesi nel 1832 - Piano della città di Costantina -Carta per la formazione de'quadrati perfetti obli qui de' battaglioni di sei compagnie- Tavola per le modifica zioni al ponte alla Dobeneim -- Battaglia di Trafalgar .
8 PROSPETTO DI ASSOCIAZIONE
AD UN NUOVO ATLANTE GEOGRAFICO .
La penuria ed imperfezione delle carte geografiche che finora sono uscite alla luce nel nostro Regno ha fatto sempre desiderare che alcuno desse opera all'incisione di un Atlante il quale riunisse tutte le bellezze e perfezione de' bulini si nostri che esteri, e tutte le principali cose che fa uopo che la gioventù studiosa apparasse . Il perchè Giuseppe Rodini , animato da questo voto generale e più dal successo di parecchi suoi lavori in fatto di Geografia " offre al pubblico un piccolo ma completo Atlante , il quale sarà formato da otto mappe ciascuna delle quali conterrà 1. Sferoide Terrestre in prospettiva ; 2. Regno delle due Sicilie ; 3. Europa ; 4. Asia ; 5 Africa ; 6. America ; 7. Columbia ; 8. una tavola per la Geografia antica. La grandezza delle mappe supplirà alla scarsezza del loro nu mero ; poichè invece di rappresentare, come suol praticarsi , gli Stati d'una parte del Globo in tante piccole carte separate, si è pensato di dare ad esse una grandezza tale da poter contrarre tutto ciò che si possa desiderare, e che sia necessario . Così si metterà ogni studio per indicare con precisioni e con esattezza non solo i particolari che presentano le carte straniere, ma altre ancora che in quelle non si rinvengono, come la popolazione de gli Stati, la loro superficie in miglia quadrate, la divisione am ministrativa, la popolazione delle città , l' altezza de' monti , e vi saranno indicate ancora le piazze forti ed i luoghi di battaglia. La tavola delle due Sicilie oltre delle cennate materie compren derà ancora la topografia antica e moderna , il cenno storico de¹ primi popoli che abitarono queste contrade sino al giorno d'og gi, e quello de' capi-luoghi di Provincia , de' prodotti , delle minie re, del commercio e di molte altre particolarità . Ogni due mesi uscirà una tavola al prezzo di carlini 5 colora ta. La prima tavola d' idea tutta nuova. è stata già pubblicata. Le associazioni si ricevono presso D. Luigi Fabri , strada To ledo n. 116. D. Errico Carini, vico del Nunzio n. 4. ed in ca sa dell' Autore, vico Cimmini a S. Petito n.º 16. Chi soscriverà per 10 copie avrà l' undecima gratis.
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FATTI
E
VICENDE
DI
GUERRA
DEI POPOLI
ITALIANI
DAL 1801 AL 1815 . Firenze ,
vol. XI in dieciotto .
Et quelle étrange erreur que de refuser aux It ens une véritable avoure ? NAPIER , Guerre de la péninsule. Liv. XV , ch. 5 , p. 101 .
Quando in una società la coltura intellettuale è giunta a giusta maturità , i grandi avvenimenti nell'ordine delle idee e de' fatti , esercitano una possente influenza su i destini dell'umanità , producono effetti più o meno im portanti nel periodo che segue la loro manifestazione, e sono sottomessi alla investigazione dell'umana intelligenza; imperocchè l'uomo essendo sempre dominato dalle facol tà che costituiscono la sua natura " sente il bisogno di trovare le vere sorgenti di que' fatti che colpiscono la sua immaginazione , o influiscono sul suo destino . Que sta legge generale trova la sua pruova nelle applicazioni ripetute, fatte quasi istintivamente dagli uomini nelle epo che importanti della Storia ; ed in verità sempre quando i grandi fenomeni fisici avvengono , sorgono produzioni A
10 varie , le quali ne tessono la storia , calcolano l' effetto dell'azione che hanno esercitata nel mondo materiale, e cercano con le investigazioni di rimontare alla causa da cui sorgono. Se un morbo o una calamità finanziera af fligge alcuna società , costantemente si pubblica una serie di letterarie produzioni , che di quel solo subietto si oc cupa. Adducemmo la ragione di questa costante mani festazione , e la riassumiamo con dire , il primo carat tere dell' essere dotato d' intelligenza , è di ricercare la nozione di casualità in tutt'i fenomeni che richiamano la sua attenzione ; or se si aminette questa verità , deve sembrar semplice e naturale , che dopo un lungo perio do di guerra, venga in luce una serie di produzioni, che hanno per iscopo di descrivere i fatti militari, o nell'in teresse della scienza , o in quello della gloria patria : e da questa seconda causa più particolarmente ci sembra che abbia ricevuto impulso il benemerito lavoro non ha guari pubblicato sotto il titolo di Fatti e vicende delle guerre degl ' Italiani dal 1801 al 1815. Infatti dalle prime parole del chiaro Autore , ci sem bra che il suo scopo sia più morale che scientifico , ben chè al certo egli non sia estraneo alla scienza 2 e non meno capace di trattare il soggetto sotto questo aspetto . Ma egli ha prescelto ( e crediamo con ragione ) mettere in luce le geste guerriere degl' Italiani in questa epoca memorabile , perciocchè bisognava riunirle , perchè ave vano combattuto in frazioni e per cause opposte e in campi diversi, ed era d'uopo raccogliere le loro migliori opere
If
sparse e senza nesso tra esse , per metterle in chiara luce ·
•
Egli così dice :
« La Storia militare italiana offre un vasto campo alle » penne de' Guerrieri superstiti ai pericoli , alla gloria , >> ed alle sventure di tante e così strepitose vicende . Il >> silenzio da noi conservato con tanto male esagerata co >> stanza autorizzerebbe forse le false tradizioni , rende >> rebbe legittime le usurpazioni che ci vennero fatte >> di gesta totalmente nostre , e così indurre la posterită » in errore , facendo credere ad essa 2 che timidi inerti » sordi alla voce dell' onore e della gloria vivemmo » , Queste parole indicano pienamente l'aspetto sul quale l'autore ha tessuto il suo lavoro , nobile nello scopo ed utile per l'effetto , come lo è tutto ciò che rileva la di gnità di una nazione a sè stessa , e dimostra che l'uomo quando vuole sa superare le difficoltà , ed elevarsi al li vello degli altri .
Per discorrere di quest' opera , ci basterà esporre le materie trattate , cioè tutte le fazioni guerresche , in cui truppe italiane sotto nome proprio e con nome diverso hanno figurato , qualunque sia stata la causa che difen devano e la nazione in pro di cui combatterono dal 1801 al 1815 : aspetto altrettanto giusto quanto utile , perchè tende a fare scomparire le divisioni che le tristezze dei tempi hanno prodotto tra uomini nati su l'istesso suolo ; e come ciò che facilita più la riconciliazione è la stima ; e però il mettere sotto gli occhi reciprocamente , che ogni frazione è stata fedele al dovere ed all' onor mili
12 tare nel Campo ove si è ritrovata, e che tutti onorarono la patria comune , tende a distruggere gli ultimi vestigi di ogni spirito di parte. Noi non intendiamo di fare nella nostra esposizione l'analisi di queste campagne , giacchè ripetemmo lo scopo è puramente morale ; per cui in pruova dell'asserzione dell'Autore ci limiteremo ad estrar re qualche passo isolato preso nelle diverse epoche , e per iniziare i lettori al suo modo di esprimersi , non sarà certamente sconveniente di riferir di preferenza i passaggi che riflettono alle geste delle milizie napoletane; percioc chè non solo siamo a ciò ispirati dall'amor yatrio fondato sulla verità storica , ma è divenuto per noi un dovere dopo che l'Autore nel settimo volume dela sua opera , pag. 263 , in occasione delle operazioni militari di Cata logna nella campagna del 1809 così dice :
◄ I Napoletani componendo la divisione del General > Chabot , oltre ad esser egualmente , che noi costretti ɔ ad una guerra incessante nei posti occupati , avevano eziandio il difficile incarico di mantenere aperte le co > municazioni con Barcellona ,
cortarvi
convogli der
> feriti , de' malati , e finalmente ricondurre ai campi tutto quello , che di là si estraeva . Imprese oltre ogni dir perigliosa , e della quale non potevano venire a > capo , che con gravissimi stenti , passando sempre sul > corpo di migliaia di nemici . Un ufiziale napoletano do » vrebbe tesser la storia dell'antico esercito del Regno >> di Napoli ; dessa potrebbe imporre certamente silenzio >> alla malevolenza cagionata dall' infortunio ? e svelar >> de' fatti che non invidiano le più celebri imprese delle
13 truppe francesi del Regno d'Italia , le quali rimasero >> obliate dal sig . Vaccani e da me , per non aver otte >>1 nuto materiali sufficienti per descriverle minutamente ( 1). Questo luogo giustifica quanto dicemmo , e la conclu sione del nostro lavoro per il periodo storico pubblicato , che va fino al 1812 , verle sopra una quistione che a nostro avviso è necessario di trattare , per riassumere nel senso morale lo scopo che hanno avuto in mira tanto l'Autore , spiego
quanto il Vaccani , il d'Ayala ed altri . Mi
lo spirito di tutti questi scrittori è di far chiaro
la grande ingiustizia di considerar gl' Italiani , come non dotati della bravura comune agli uomini in generale , cioè essi dimostrano medianti i fatti quanto noi riportam
(1) Il voto dell'Autore sarà certamente in parte adempiuto. L'Antologia militare che già conta otto volumi , e ch'è stata incoraggiata dai giornali militari stranieri e da ragguardevoli personaggi , ha messo in luce di versi fatti della storia militare del Regno , e continue rà a praticarlo per quindi riunirli ed ordinarne una sola istoria. Il Capitano Sponzilli , ed il signor Antonio de An gelis entrambi noti nella letteratura militare , si occu pano parimente del generoso lavoro ,
di riassumere le
memorie e le notizie particolari riguardanti le milizie del Regno , le quali sono o in manoscritti inediti degli Ufiziali napoletani , o sparse negli Scrittori militari stranieri.
14 mo del Napier, nell'epigrafe di questo lavoro. Da siffatla preoccupazione degli storici italiani , dalla sentenza dello storico Inglese , del Pelet , di S. Cyr si sobrio in elogi , • del Suchet nelle varie memorie, e in tanti rapporti ed ordini del giorno de' più chiari Capitani dell' epoca ; si deriva , che non ostante tante gravi autorità e disinteres sate , e tanto sangue sparso , questa opinione esiste, per ciocchè se non esistesse non si combatterebbe ; ma una opinione ch'è in opposizione colla ragione e colla spe rienza e che tuttavia dura , deve avere un' origine plau sibile , giacchè in contrario le più false opinioni non hanno durata. Quindi esaminar questa origine , scovrire ove sta la forza nascosta di si tenace opinione , mi sem bra far progredire la quistione , e se certamente non ne avremo dato la soluzione , porremo almeno altri sulla stra da, sembrandoci che se non si attacca l'opinione alla sua origine , tutt'i fatti parziali la indeboliscono senza distrug gerla ; epperò noi crediamo un dovere per chi prende a discutere tali cose , ed è animato dall' amore del suo paeso , di ragionar con calma , e non già col nobil ca lore di un onorevole risentimento.
Noi formoleremo la
quistione che vogliamo discutere nella conchiusione di questo osservazioni. L'autore descrive i primi fatti d'armi dell' esercito ita liano nella campagna del 1801 , la parte che queste trup pc ebbero alle operazioni , che legavano quelle dell'escr cito francese d'Italia con l'altro che aveva traversato lo Splugen; la condotta degli italiani guidati da Pino e com
15 battendo in Toscana contro gli austriaci e i napoletani . La pace fermata a Luneville ed Amiens diè tregua agli avvenimenti militari
per gl' italiani , meno la divisione
al campo di Bologna , ove dopo la rottura dell'ultimo dei due suddetti trattati si riuniva l'istruzione ed alquanti perigli di guerra. Nella campagna del 1805 , la prima dopo quella pace " la guardia italiana riunita alla fran cese combattette in Germania , quelle milizie stanzianti sulle coste dell'Oceano furono chiamate ad osservare i prussiani sul Reno , e la divisione Lecchi prese parte al blocco di Venezia. Indi l'autore descrive le operazioni di questa di visione nella campagna di Napoli al 1806 e negli anni seguenti , ed è interessante per noi il riportare le sue parole sul proposito del combattimento di Campotencse , il più importante di quel periodo di guerra. La posizione militare di Campotenese considerata re > lativamente al corpo comandato dal general Dumas » era utilissima 3 ed essa lo sarebbe stata ancor più , » se invece di far distaccare la debole vanguardia di Mi >> nutolo e farsi battere ,
ed incalzare da forze doppia
> mente superiori al Ponte delle Noci , si fosse piuttosto » collocata alla difesa delle giogaje , e degli sbocchi della » Valle di S. Martino ; certo che allora i Francesi non » avrebbero potuto penetrarvi così facilmente , e per lo >> meno la ritirata dell' esercito napoletano si poteva ese guire a tempo e con ordine. La sconfitta dunque ap > partiene in massima parte ai capi ; tanto più , ch'essi > hanno trascurato le più ovvic , ed in egual tempo , le
16 » più essenziali regole del mestiere ( V. I , pag. 256. ) . La conchiusione dell'Autore è giusta , e le premesse lo sono del pari , perciocchè l'ordine a scaloni tatticamente considerato in un campo circoscritto , ad onta della sua utilità , pur v'ha militari ragguardevoli che lo considerano come un ordine pericoloso , perchè espone a rovesci par ziali e successivi , ma certamente è poi un ordine falso per le strategiche operazioni ; imperocchè tatticamente ogni sca lone per esser vicino a quello che lo precede, ne covre il fianco ed ha poco spazio a percorrere per mettersi in li nea , ma nel secondo caso ciò è impossibile , perchè le distanze e la posizione processionale occupata da' corpi così disposti , conducono a farli battere l'uno dopo l'altro . Cosi era in posizione l'esercito napoletano su quei due ver santi degli Appennini , che separano la valle costeggiata dall' Jonio e quella ch'è sul mar Tirreno , mentre non si cambiò la linea di accantonamenti in quella di ope razione ; e le conseguenze dedo e con sagacità dall' au tore , son quali avvennero , perchè le truppe non erano solidamente ordinate ed avendo ricevuto una proporzione di due terzi di coscritti. · • nessun può dubbitare , che queste cause di diversa natu ra cospiravano tutte a render difficile la missione di chi quell' esercito doveva condurre e quella contrada difen dere ; le popolazioni , che in seguito dimostrarono tanta energia , erano in quell'epoca assai fredde , e il loro sco po era di veder presto finita la guerra , di cui il loro paese era il teatro; e tal sentimento dominante in essi ,
17 lo esprimevano con energia , e da noi si potrebbero dar alquante positive pruove . E però giudiziosamente soggiunge l'autore , il problema a risolvere, era di opporre una ono rata resistenza , per eseguire una ordinata ritirata ; e non v'è alcun dubbio che questo scopo così circoscritto si poteva anche ottenere , e si sarebbe ottenuto senza gravi errori , giustamente dall'autore indicati come cou trarii alle più comuni ed alle più essenziali regole del l'arte ; ma non si doveva pretendere ,
che il Regno
di Napoli riparasse Ulm ed Osterlizza , e facesse solo contro i francesi già vincitori quello che le grandi Po tenze non avevano saputo , o potuto far prima . L'autore passa quindi alla descrizione dell'assedio di Gaeta , e con- . ferma l'opinione sopra emessa, cioè si poteva ottener qual che cosa da quell'esercito , non ricco di tradizioni , nè forte in istituzioni , quantunque fosse anche demoralizzato perchè lasciato solo nella lotta; ed in verità quando ap poggiato da qualche vantaggio locale fu diretto con al quante regolarità , contrastò con energia il possesso di ciò che doveva difendere , e il sentimento della sua infe riorità a fronte degli agguerriti avversarii diminuiva senza scomparire. L'autore riassume le sue idee sull'assedio di Gaeta nell' 1806 con le seguenti parole le quali ap poggiano il nostro dire.
<< Giammai la tenacità " e il valore furono posti a si » dura pruova , come durante l'assedio di Gaeta , sia per » parte degli assaliti , che per parte degli assalitori . Co » ricata quasi sempre la guarnigione sulle mura , coglieva 3
18 > ogni destro per danneggiare gli assedianti e sorprenderli ; » questi a vicenda elettrizzati dall' esempio de' loro intre » pidi capi , rimasero di giorno e di notte per tre mesi > continui esposti al fuoco della piazza e degl' Inglesi , > micidialissimi ambidue > senza mai rispondere finchè » le batterie non furono completamente armate . E frat > tanto i difensori di Gaeta erano Napoletani di quella > stessa nazione , che l'invidiosa animosità di alcuni stra » nieri sempre accaniti contro il nostro suolo , volle senza » curarsi di analizzare e calcolare le circostanze , giudi › car come inetta alle fazioni guerresche » . E l'autore nel seguito del suo racconto ha occasione di fornir la pruova delle sue nobili e giuste parole , con le quali ha terminato il suo articolo riguardante Gaela , poichè descrive gli sforzi isolati senza nesso e speranza di successo , operati dalle popolazioni del Regno che com battevano contro i francesi , le quali avevano più incita mento che soccorsi , e molto meno probabilità di vincere le milizie opposte . La difesa dell'Amantea , la resistenza di Lauria contro il Maresciallo Massena guidando due di visioni , i varii fatti d'armi in Abruzzo e in Terra di Lavoro , tendevano a dimostrare una verità semplicissima , cioè tutti gli uomini sono disposti a rischiare la loro vita, quando hanno un fine che gli eccita fortemente ; ma tal coraggiosa disposizione resta un monumento di volontà , e non si eleva a risultamento " senza un' abile direzione e delle fortuite e favorevoli combinazioni. Descritta la presa di Capri , ove le milizie italiane e
Fg napoletane facevano parte della spedizione , ed il presidio si componeva di un reggimento corso al servizio in glese, passa l'autore a ragionare della guerra della Penisola , e particolarmente del corpo di Catalogna, ove mi litava una divisione mista di corpi italiani e napoletani , la quale numericamente equivaleva alla metà dell'esercito destinato alla conquista di quella bellicosa ed aspra con trada . Nella campagna del 1808 , dopo aver discorso dell'occupazione pacifica di Barcellona e Figueras , descri ve lo scoppio dell'insurrezione
spagnuola , ch' ebbe per
effetto d'isolare il Corpo di Catalogna dalla Francia , e di obbligarlo a combattere per vivere , come per cam biar posizione
e così si esprime per descrivere il carat
tere generale di quella guerra , e la forza d'animo ne cessaria per sopportarla . › Era quindi il nostro stato di blocco continuo , ik » quale ci rendeva precisamente padrone del terreno che › calpestavamo , conquistato sempre col prezzo
di una
» sanguinosa vittoria : nè i nostri battaglioni erano solo » mietuti dal ferro e dal fuoco , e da questi parziali tri » onfi , ma eziandio dalle gravi fatiche , dalle veglie , » dagli stenti , dalle privazioni , dalla mancanza o dall'in > salubrità del nutrimento , o dal clima » .
Dopo aver esposto lo stato generale di quelle milizie , nel descriverne le operazioni , si arresta con piacere a quelle , che meglio dimostrano con fatti la verità del qua dro generale già delineato ; e noi qui addurremo come risposta il combattimento del 6 agosto 1808 nella Mon
20 tagna Nera , dove erano sei compagnie napoletane del primo di linea, le quali dovevano aprire la comunicazione tra Perpignano
e l'esercito francese .
« Appena ebbe
» d'Ambrosio ( che comandava ) passato il ponte di Cam » poney , si trovò circondato da 3000 Micheletti e Som » matones ; egli non potè lungamente difendere il suo >> convoglio; quelli che non ebbero la forza di seguirlo, furono spietatamente trucidati : era il 6 agosto il caldo » eccessivo , l'aumento de'nemici progressivo , l'incalzare >> più forte; i bravi napoletani imitando la condotta dei prodi loro uffiziali , si batterono disperatamente quasi >> per tutto il resto del giorno rifiutando con ostinazione » ogni intimazione , e fremendo di rabbia , per non poter >> salvare dal massacro dei loro accaniti nemici , i disgra >> ziati che rimanevano inabili per le ferite a proseguire >> la marcia : sostenuti dalla disperazione pervennero a >> Bellegarde >> . Il capitano del Genio francese , La Poitevin che ac » compagnava d' Ambrosio , spirò
in mezzo ad orribili
>> convulsioni spossato dalla fatica , e dal quadro orribi
le delle barbarie di cui era testimonio . Un granatiere >> napoletano perdè la favella nel più forte del combat >> timento
d'Ambrosio istesso , mal resistendo alle atro
>> cità che vedeva commettere , volle scagliarsi colla spa » da alla mano in mezzo ai nemici per perire , ed i suoi > uffiziali furono forzati ad opporre ed impiegare la vio > lenza per trattenerlo » . Era tale la condizione delle italiane milizie guerreg
21 gianti in Catalogna. L'autore seguita la descrizione del primo assedio di Girona , di quello di Roses , la difesa di Barcellona , le battaglie di Cordedeo , di Labregat , di Vols , d' Iqualada , la spedizione della divisione Lecci per condurre i prigionieri ed i feriti in Francia ; opera zioni tutte piene di pericoli e di combattimenti . In questi varii e sanguinosi conflitti, che precedettero il secondo asse dio di Girona " sono notati con distinzione Lecchi , P.
no , Millosoviz , Fontana , Mazzuchelli , Cotti , Foretti , Boumbourg , Zenardi , d'Ambrosio , d'Aquino , Carasco sa , Palma , Busso , e molti uffiziali subalterni delle truppe italiane e napoletane . Il terribile assedio di Girona bis lancia nell'opinione di alcuni quello di Saragozza . Tra le opinioni più sanguinose di quell'assedio nel 180g vi è l'assalto mancato del Monteyovis , e l'autore , testimo nio oculare , rapporta quanto segue su questo fatto di guerra . « Comandava , egli dice , la nostra colonna il bravo >> Capo Battaglione napoletano Casella . I veliti
italiani
>> erano situati al primo posto di onore ; poi venivano i >> granatieri e volteggiatori del 5. ° di linea italiano , e » poi le compagnie scelte napoletane del 1.º e 2.º di » linea . Impassibilmente ferme sul terreno , mentre non >> aspettava a noi l'avanzarsi , molti dei
nostri furono
» feriti prima di sparare un sol colpo . Ordinato dal Ge » neral Amet di muovere per l'assalto ,
il Comandante
» Caselli , Napoletani, Tinti , Magistrelli , Chiotti , Bon » fili , Ruggiero , Pepe , e i tenenti Bracciolini , Cara » scosa , Pedrotti ,
Tasi , Tamelli , Cirello ,
gridarono
22 » slanciandosi
Italiani a noi la gloria della giornata 1 .
Indi descrive l'assalto ripetuto e mancato , perchè la breccia non era praticabile , le perdite immense fatte e particolarmente di uffiziali , dei quali più di tre quarti furono uccisi o feriti in quel conflitto , che costò più di mille uomini agli assalitori. - In seguito descrive l'assalto dato più tardi al corpo della piazza dagli avanzi di queste truppe , le quali molto avevano sofferto dall'epidemia , e si trova l'istessa leggie ra imprevidenza nel tentarlo , quando la breccia era ancora difficile , l'istessa intrepidità nell'esecuzione , perdite gra i e successo niuno , perchè respinti : il che dimostra , che nè le calamità nè le disgrazie nè la fiducia perduta nei capi , che tanto sangue spargevano per non ben esa minare lo stato vero delle opere che attaccavano " non
. aveva punto indebolito l'intrepidezza di quei prodi , ben chè quasi tutti fossero afflitti dalla febbre terzana . Un assedio di sette mesi con queste circostanze " se fa onore a chi difendeva le mura " certamente è tal pruova evi dente , che gli assalitori erano capaci di sopportare qua lunque pruova di guerra ; mentre qui si sofferenze e nel
riuniva nelle
combattimento l'intensità e la durata.
L'autore descrive nelle susseguenti campagne della pe nisola diversi combattimenti , ove le truppe italiane e napoletane sostennero la loro fissata reputazione; l'assalto di Tarragona ove mosse come volontario l' ajutante ge nerale F. Pepe , ch' egualmente si distinse al passaggio del Gualdaviar all'assedio di Valenza , comandando le
23 truppe napoletane ridotte a quei pochi battaglioni che avevano preso parte alla battaglia di Sagunto , ed avevano fatto l'assedio
di Oripesa coll' approvazione del Suchet,
come si scorge dall'onorata menzione registrata nelle me morie di quel distinto generale francese . L'autore per quella mancanza di documenti di cui si duole , tralascia di men zionare la condotta di una brigata napoletana nel Tirolo sul cader dell'anno 1809 e nel principio del 1810 , ove il capo - battaglione Meclen fu ucciso , e molti uffi ziali furono feriti : brigata che passò in Ispagna , dopo terminata la pacificazione in quelle
alpestri contrade .
Nel descrivere poi i varii combattimenti in cui le divisioni Severoli e Fondanelli durante la campagna del 1809 vi ebbero parte , perchè operanti coll'esercito d'Italia , che si riunì al grand' esercito . francese per la battaglia di Vagram , ecco quanto ne dice per la giornata più me morabile in quella guerra , cioè la battaglia di Roab . Dopo di aver particolarizzato lo spiegamento dell'esercito sul centro soggiunge. « Mentre ciò avveniva 2 al centro della linea Franco ‹ Italiana , la divisione italiana di Severoli si spiegò in >> faccia al ponte trincerato di Popa : qui Severoli aven » do fatto formare il 3. ° di linea di quella
nazione in
>> colonna , lo slanciò contro al ponte . Animati dal più > vivo ardore corrono gl'italiani a quell' assalto ; gli au >> striaci , postati dietro agli argini del ruscello , lasciano >> accostare gli assalitori , e quando furono prossimi alla >> testa del ponte si smascherano , ed una batteria di
24 >> 12 pezzi di posizione , sostenuti dai pezzi dei regimen » tarj , scagliano loro un fuoco micidiale a piccola por » tata ; malgrado il numero de' morti , i soldati ostinati » a proseguire nella loro impresa deviano dal ponte , » e tentano di traversare la palude : un terzo ne fu » steso del reggimento , in questi movimenti e presso 1
» l'imboccatura del ponte ; la prima de'granatieri perde » 6o uomini e i suoi tre uffiziali , i battaglioni per » dettero più di 200 uomini ciascuno , quelli >> masero fuggirono
a rifugiarsi
dietro la
che
ri
divisione .
» Severoli con Bonfanti , e Zucchi con il 1. ° di linea si » rccano all' assalto
del ponte e del villaggio
girano
>> intorno al villaggio , sormontano gli ostacoli , mas >> sacrano i difensori , e dopo micidiale pugna se ne >> impradroniscono , e così facilitano alla
divisione Du
>> rutte il passaggio della Poncha. ( v. VII , pag . 107. ) Queste citazioni presentano le geste delle truppe ita liane in tutte le svariate combinazioni che la guerra of fre , e nei teatri diversi che in quel periodo vi erano ; il che dimostra , come ci sembra , che vi era vera atti tudine , perchè si può essere ottimo in un genere e in feriore nell' altro , e spesso accade , che le truppe che fanno bene la piccola guerra ed hanno ricevuto questa specie di pratica educazione , sono poco atte alle opera zioni della gran guerra e viceversa ; ma
qui veggiamo
il contrario , come erano le guerre di Catalogna e quelle dell'Austria, per il genere di guerreggiare , per la natura e la configurazione degli spazii , per l'ordinamento delle
25
forze avverse . E una pruova più con estrarre un passo
compiuta ne daremo
dell' autore il quale riguarda la
campagna del 1812. Certamente non va messa in dubbio l'intrepidità delle truppe russe , non è una quistione la severità del clima , e le pene di quella campagna nem meno sono problematiche ; ora quando si è superiore a queste circostanze , e si combatte con successo con simili milizie , sembra che nessun' altra pruova vi voglia per dimostrare la solida bravura di un esercito ed in conse guenza della nazione che lo fornisce. L'autore traccia l'incontro della testa dell'esercito fran cese che veniva da Mosca , e quello russo provveniente dal suo campo sulla Neva il 24 ottobre , i primi volendo impossessarsi della strada di Kaluga , e gli altri difen derne l'accesso . Dopo di aver descritto come si vedeva l'esercito russo giungere successivamente per sostenere il suo primo scalone , e l'altro francese
non ancora riu
nito per le difficoltà della marcia , e quindi il primo at tacco dei francesi per impadronirsi della città di Majoras lavez , seguita a dire : << In mezzo a questo gl ' italiani di Pino si arrampica › no senza far fuoco per quelle balze ,
e ne snidano i
>> nemici e si stabiliscono sulla vetta delle alture presso » della chiesa ; qui presero fiato " e ristabilirono l' ordi » ne necessario , e così coprono il rannodamento delle » altre truppe . La prima brigata condotta dal general Pino , e dal general Fontana , si recò alla destra di Majoroslavez . Seguita dai residui della 13 ,
4
divisione ,
26 > la seconda brigata guidata dal general Lavie si arram > pica per il rovescio del burrone ad investire la colon » na russa , che aveva respinto la 14.ª divisione . La pu gna procede corpo a corpo. « Zampa , Omodei , Baretti , Montallegri si precipitano sempre ove la folla è più grande ed il pericolo è maggiore, le ferite e le morti , non giungono ad ab battere il coraggio degl' Italiani : l'entusiasmo degli uf fiziali e de'soldati è di tal tempra , che tanti non ab bandonano il campo di battaglia , e seguono a com » battere
versando
sangue ; finalmente
le
bandiere
> italiane sventolano orgogliose, e trionfanti innanzi alla >> fronte di un intiero esercito russo » . ( v. XI,pag. 281) . Ci resta a riportare qualche altra citazione dell'autore, e trascegliamo quelle due che riguardano l'anno 1813 , le quali hanno
onorato i nostri concittadini . La prima
riguarda il combattimento che precedette la battaglia di Castalla nel 12 e 13 aprile 1813 tra l'esercito Anglo Napoletano , e quello del Suchet nel Regno di Valenza. Dopo che l'autore ha esposto la composizione della brigata Anglo-Napoletana , comandata dal Colonnello Pastore , la cavalleria dal Tenente Colonello Ruffo-Scilla, la guardia dal Colonello Gulluzzo , e notato nello Stato Maggiore di quella brigata i Capitani Vial , del Carretto e Ruiz (1) , così si esprime dopo di aver esposto la disposizione del
(1) Leggansi nel primo volume dell'Antologia militare le operazioni della brigata Anglo-Napoletana in Ispagna.
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Suchet , e la posizione delle nostre milizie a Castalla. ( vol. XII , p . 105 ) . >> Malgrado la fermezza dispiegata da' siciliani , la tat » tica di Suchet scompose il condottiere inglese . Ciò non >> pertanto il valore delle sue truppe , abbenchè sover >> chiate sulle ali , si mostrò , sostenendo con ordine ed >> ostinazione i movimenti retrogradi ,
ai quali furono
>> astretti nella notte i combattenti . La mattina del 13 aprile » la pugna ricominciò con nuovo ardore , e si protrasse >> lungamente indecisa . Un battaglione calabrese lancia >> tosi volontariamente all' incontro della brigata di Gu >> din li resi pentiti dell azzardoso loro avventurarsi ; più » di 800 uomini , e tre uffiziali superiori, non che altri , >> costarono questa giornata , senza riuscirli di spostare » gli Anglo -Siculi ; per cui Suchet depose ogn' idea di >> attacco e ripiegò le sue truppe nelle loro antiche po > sizioni » . Ed in seguito parlando del combattimento del Colle di Ordal tra Lord Bentink e Suchet , in questa battaglia in cui il Maresciallo Suchet conviene nelle sue memorie della bella difesa fatta
dai Siciliani
al Colle
d'Ordal , l'autore soggiunge : « La cavalleria napoleta na , ch'era con Lord Bentink " si distinse moltissimo ,
» e dice , la brigata sicula fece fino all' intera libera >> zione della Catalogna questa guerra con sommo onore » e il 16 aprile s'imbarcò per Genova , e correndo l'an »> no 1814 , ritornò in Sicilia » . Il secondo , che pur vogliamo citare , riguarda un com battimento ripetuto nella difesa di Danzica del 28 agosto ,
28 nel 2 settembre dell' istesso anno 1813 : ecco come SI esprime dopo aver descritto il combattimento di Ohora, L'indomani tornano i russi ad investire Stries Heili » genbrum e Langfhur ; tutta la linea è in fuoco : Rapp > contrappone evoluzioni ad evoluzioni , truppe a truppe . » Gli alleati ricacciati su i loro ridotti tentano difenderli. » Il tenente Centurione dell'ottavo degli Ussari entra a » cavallo il primo in un ridotto ; è ucciso , la vendetta infiamma tutt'i coraggi; fanteria e cavalleria si scaglia promiscuamente nei ridotti ; in allora non è più un combat » timento ma un macello ; tutto perisce sotto la baionetta ; >> non si deve la vita , che alla clemenza del vincitore . > I russi in mezzo ad uno spaventevole reciproco canno >> namento , si mantenevano sulle alture di Joannisberg :
Rapp spinge contro loro un battaglione napoletano , ed » uno della Vistola col Generale Florestano Pepe alla loro » testa ; l'attacco è guidato con impeto ed intelligenza . > I russi rovesciati a colpi di
baionetta , non trovano
‣ salute che nella fuga ; i napoletani , e i polacchi vanno » come fulmini sulle orme dei fuggitivi. Il general Pepe, >> il capitano Cianciulli dirigono , eccitano il loro corag gio dando ad un tempo l' esempio e il precetto . Il 2 set > tembre l'attacco fu rinnovato per tutta la linea in Langhfur , onde più che da per tutto quivi sono 12 >> mila russi , che combattono contro un pugno di Polac » chi . I colonelli Le Bon e de Gennaro del 5.º e 6.º di » linea napoletano vi giungono al passo di carica con i loro reggimenti , urtano , rompono la cavalleria ; essa
29 > torna più numerosa e più fiera , profitta degli osta » coli , coglie l'opportunità , e si slancia su i napoletani » sparsi nelle strade » . Ecco come il Rapp descrive que sť'azione , che l'autore riporta ; avendola estratta dalle memorie di quel generale. « Un' orrida sanguinosa baruffa si manifesta , il bravo » Palizzi cade trafitto da dieci colpi di lancia , i capitani › Angelé , Nicolai , de Gennaro sono coperti di ferite , » e costretti ad abbandonare il campo di battaglia . Invano >> l' intrepido Grimaldi , i tenenti Amato, Legendre , Uber » ti , Pozza , Gomes , e Giannetti vogliono far testa al » l'uragano : il numero li vince , i Napoletani sono costretti › a ritirarsi. Alcuni prodi non possono seguire , e sono > intercisi
lungi dal lasciarsi avvilire , si esaltano alla
> vista del pericolo , e si rannodano intorno all' aiutante › maggiore Odiardi ; essi avanzano , volteggiano , retro » cedono , finalmente riescono ad introdursi nelle due » case trincerate , che sono occupate dai polacchi a Lan > ghfur. Gli alleati furiosi assalgono per ben due volte » queste case , sbarazzano le palizzate , e tale è la loro >> rabbia che sembra dover trionfare di tutti gli ostacoli ; >> ma mordendo la polvere ogni qualvolta si scoprono , » disperano ben presto del successo ;
non potendo con
>> quistarlo con il ferro , vogliono ottenerlo col fuoco . >> I nostri bravi non paventano ; perciò gli uni combat » tono , e gli altri spenguono le fiamme , ed il nemico. >> nulla ha ottenuto. Un denso fumo , prosiegue a dire il » generale Rapp , ci toglieva la vista delle due case ; io
30 >> ignorava se quei bravi esistessero tutt'ora , o se gli alleati » se ne fossero impadroniti. Volli nondimeno fare un ten » tativo , ma le palle , che provenivano dalle case come >> una gragnuola , mi fecero conchiudere , ch' erano per » dute. La perdita di così brava gente mi era a cuore. II >> mio aiutante di campo Mormier con otto uomini andò » a scovrire la verità . All'alba del giorno l'esercito ne >> mico era a tiro di pistola ; si spalancano le barriere , » e con somma meraviglia si vede quella gente che cre >> devasi massacrata accorrere all'incontro de' soldati usciti » da Danzica e con essi ritirarsi nelle piazze " e mal › grado che i russi accorrono per finirla . Restava la casa >> di sinistra ; ma il più difficile era fatto " io aveva la > certezza che esisteva tutt'ora: detti ordini per soccorrerla , >> un battaglione napoletano si avanza ; appena l' ebbero >> essi visto , che quegli ammirabili soldati collocarono i >> loro feriti in mezzo delle file , e piombano su gli alleati , » che si trovavano presi tra due fuochi ; una ventina tra » loro troppo indeboliti dal perduto sangue , non possono » aprirsi la strada , e sono fatti prigionieri nella mischia . >> Vi erano vestfaliani , bavari , polacchi e napoletani . » L'aiutante maggiore Odiardi , il tenente Grimaldi , il > tenente vestfaliano Delvich , benchè feriti , avevano con » tinuato nulla di meno a dare ai soldati l'esempio del » più brillante coraggio .
Essi fecero una entrata trion
» fante in Danzica : ognuno voleva vederli , ognuno vo > leva felicitarli della loro costanza , non si parlava che » di essi , si vantava la loro rassegnazione , la loro in
31 trepidezza , il loro eroismo . ( vol . XIII , pag. 103 ) ( 1 ) . Or ci sembra di aver fatto conoscere lo spirito dell' o pera , il modo dell' autore , ed allegati quanti fatti basta vano , per provare l'asserzione propostasi dallo storico, e che si legano alla quistione da noi enunciata quasi con clusione del presente articolo ; per cui la fissiamo in pri ma , per indi svolgerla interamente. Noi crediamo , che la quistione che ci siamo proposti di esaminare può così formolarsi : « Rimontare e scovrire > l'origine dell' opinione sulla mancanza di attitudine de » gl'Italiani alle fazioni di guerra , e ricercare come questa opinione che dà impulso a tutti gli storici ita » liani di notare le geste militari de'contemporenei, abbia >> resistito a tante pruove di fatti, ed è ancora in vigore. Per rispondere ad una tal quistione , noi crediamo do ver prima esaminare , se questa opinione sia nata da fatti storici antichi , del medio-evo, o dell'epoca moderna ; e siccome siamo persuasi , che una opinione la quale dura deve avere un lato di vero , così vedremo se questo forse non sia un senso equivoco di qualche proposizione; giac chè se tanto si dimostra potremo senza considerare come calunniatori con conoscenza di causa , quanti mai nelle loro scritture hanno dimostrato un tale avviso con ter mini decenti e senza forme acerbe e passionate, e discol pare i nostri concittadini di una assurda taccia.
(1) Leggansi nel quinto volume dell'Antologia militare, la divisione de' soldati napoletani in Danzica nel 1813.
32 L'opinione della quale noi cerchiamo l'origine , cer tamente si è fermata dopo i fatti , mentre non è da sup porsi che si fosse dedotta dopo un'analisi anatomica della co stituzione degl'italiani fisicamente e moralmente conside rata ; per cui , essendo i fatti la sorgente da cui deriva , è cosa assai semplice di correre le storie ,
e vedere se
effettivamente essi consuonano con la sentenza pronunziata . Or la storia è divisa in tre periodi distinti , l'antico , il medio-evo , ed il moderno ; quindi un rapido cenno di quest'epoche è necessario per conseguire il nostro scopo . la storia nota dell'antichità non 1.º Sembra certo , abbia potuto dare occasione a si dura sentenza , mentre essa ha per suo principale subietto di descrivere ed ispi rare ammirazioue sulle conquiste del popolo romano. Ma vi è di più : queste geste non hanno operato tanti cam biamenti nel mondo conosciuto , se non quando i romani hanno soggiogato ed associato solto nomi diversi , e con condizioni svariate i popoli dell' estrema parte dell'italia ; e la lotta che i romani nei primi cinque secoli ebbero contro i sanniti ed altri popoli della nostra contrada , se è poco istruttiva sotto il rapporto della scienza della guer ra , lo è moralmente , perchè dimostra un indomito e perseverante valore cui nulla abbatte ; e benchè i primi fossero meglio forniti di armi, avessero migliori ordini mi litari e civile disciplina , pur ritrovano egual valore nei nemici , privi di tali vantaggi. Leggendo le due prime decadi di Livio non può sfuggire la riflessione che som messi ed associati questi popoli , le Aquile romane non
33 trovarono più chi ne arrestasse
il volo in tutte le più
lontane regioni ove portarono le loro armi . E però può riassumersi con dire, che quelle prime guerre di Roma furono la ginnastica , con la quale gl'italiani si prepara rono alle conquiste che formarono la vasta dominazione, conosciuta col nome d'Impero Romano. Le cause della decadenza e della distruzione di questo colosso hanno esercitato ed esercitano ancora ai di nostri l'intelligenza dei più chiari uomini ,
e le conquiste dei barbari so
no state apprezzate al loro vero valore . Si è osservato, he lo spirito militare per cause morali politiche ed am ministrative , era da per tutto decaduto ; che i galli , i brettoni , e gl'iberi caddero senza combattere a fronte delle orde di barbari poco numerose in proporzione delle popolazioni soggiogate , benchè gl' invasori fossero privi di militari ordinamenti ; per cui questa decadenza mili tare non era italiana , ma europea , e noi cercammo nei nostri discorsi sulla scienza militare indicarne le cagioni che a quell'arte si riferivano ; per cui ci sembra che la storia dell'antichità non abbia creata questa opinione , anzi daremo come pruova, che sovente gli scrittori ita liani nel respingere le accuse di poco valor militare , si sono difesi col rifugiarsi in quell'antica gloria ;
ed a
nostro credere hanno abusato di questo mezzo , perchè hanno declamato più che ragionato sul subietto " e non hanno svolte le cagioni di ciò che allora accadeva
in
epoche più a noi vicine ; per cui non è avanzata la qui stione, mentre l'istesse accuse sono state riprodotte, e si 5 è risposto nell'istessa guisa .
34
Il primo periodo del medio-evo è stato considerato co me una colonizzazione di barbari sull' antico suolo del l'impero. Era naturale che quelle rozze genti per abitudine per gusto e per interesse di conservazione disarmassero i vinti, e la dominazione di Teodorico , la meno dominata dalle tendenze barbare , ne fa fede , giacchè da questo lato seguirono le massime comuni a tutti gl'invasori; per cui dalla distruzione dell'impero fino all' XI secolo , quando la fusione delle razze cominciò ad essere apparente , in nessun punto dell' Europa vi fu spirito militare nè virtù guerriera. La gloria di Carlo Magno oggidì si convie ne esser del tutta germanica , e la storia ha notato 2 essere l'elevazione dei Carolingi una nuova invasione di franchi , e la dissoluzione di quell' impero , una reazione contro di quest'ultima invasione. Si eccettui la Spagna , ove gl'indigeni ed i Goti col possente legame della reli gione si fusero, e combattettero insieme contro l'invasio ne de' Musulmani ; avvenimento locale che si spiega fa cilmente, e che si sarebbe riprodotto in qualunque con trada ove si fosse presentato colle medesime circostanze, come la vittoria di Carlo Martello lo dimostra; e le con quiste de' Normanai
de' Longobardi e de' Franchi su
questi come su tutte le conquiste successive a cui le iso le Brittaniche furono soggette , provano quanto altrove dicemmo, cioè i barbari avere
una immensa superiorità
sulle soggiocate popolazioni, le quali avevano già acquistate le abitudini della vita civile; perocchè quando il coraggio e le virtù guerriere non sono sostenute e conservate dallo
35 sviluppo dell' intelligenza e della forza morale, che trasfor ma in doveri gl'istinti barbari ed in iscienza le loro prati che guerresche, questi soccumbono all'azione potentistima che i piaceri sensuali esercitano sulle società guerriere prive di principii e di metodi ; per cui le conquiste favo lose de' normanni sono spiegate dalla mollezza de' barbari dominatori, e dalla naturale legittima indifferenza degl'in digeni. Le cause della perdita delle virtù militari in Eu ropa erano generali, e tutte le nazioni erano nella stessa condizione , ciò che le farà tutte condannare da alcuni e tutte assolvere da chi è persuaso , che quando vi è una causa generale dominante , la quale ha gettata le sue profonde radici , la generazione che ne subisce le con seguenze è vittima ma non è rea. 2.º Passando al medio evo , bisogna dividerlo in due periodi , mentre riveste caratteri diversi particolarmente per lo subietto che ci occupa. Nel primo periodo dall' XI alla fine del XIII secolo , vediamo in Italia le munici palità divenir governi , e la feudalità
sbandita dall' alta
e media Italia divenir preponderante nella bassa ,
con
fisonomia straniera , perchè frescamente importata dall'in vasione dei Normanni calati nel regno di Napoli . Ebbe ne
queste popolazioni italiane , che municipalmente si
reggevano , benchè non fossero della classe che sola a quell' epoca era di spirito e di militari abitudini fornita , pure domò i padroni delle castella , e fece trionfar l'as sociazione plebea delle città contro la nobiltà feudale " cioè i rappresentanti degl'indigeni contro quelli dei con
36 quistatori ; e siccome questa sí rannodava all'Imperatore, come signore superiore di tutt'i feudi , così queste mu nicipalità si trovarono a lottare contro si possente nemi co. La lega lombarda surse da questo bisogno , e le difese di Ancona , di Brescia , di Milano , e la battaglia di Li gnano , diedero all'Europa il primo esempio di una mili zia propria , che non solo non derivava , ma combat teva e con successo 2 contro la nobiltà feudale ed il suo più alto rappresentante. Le fazioni civili , che dominaro no in Italia nella lotta del Sacerdozio contro l'Impero , offri rono materia al coraggio italiano > e nessuna delle parti dividenti il paese ne
mancò :
intanto le
republiche
marittime seguivano questo esempio sul loro elemento , combattendo tra esse o concorrendo alle guerre delle " Crociate. La battaglia di Meloria , la guerra di Chioggia , la spedizione de'Veneziani nell' Impero Greco , e la loro lotta contro i musulmani , hanno fornito le più belle pa gine della storia militare di quel tempo . Napoli , dopo essersi difesa contro i Normanni , seguì la sorte de' prin cipi di quella dinastia si ricca di gloriose geste, e quan do fu riunito regno prese parte alle guerre di Oriente. Nesssuno disconviene che Ruggiero Lauria fu uno de' più celebri marini del suo tempo , e il regno di Napoli sot tomesso al sistema feudale , poco atto all'unità governa tiva necessaria per far fiorire la marina militare e com merciale , ebbe pure la sua bella pagina nella storia marittima. Il 2.º periodo del medio evo il quale corre dalla fine
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del XIII secolo a tutto il XV, vide sorgere per la glo ria come per la prosperità dell'Italia la piaga de'Condot tieri. Questa milizia nata
dall' elevazione de' dominatori
locali , messi al governo delle città municipalmente go vernate dalla Lega lombarda " ha trovato
un severo
censore nel Segretario Fiorentino. Egli in tutte le sue illustri opere insiste con energia ,
e
dimostra che do
vunque la società voleva produrre , senza difendere i suoi prodotti
mancava lo scopo materiale , cioè quello di con
servare la ricchezza , ed il morale che conserva il sen timento di forza e quello di dignità agli occhi proprii ed allo sguardo esterno. Quell'autore pone in luce le triste con seguenze della demagogia negli ordini militari , e prevede la decadenza della sua patria per le cause indicate , e da ciò nasce in lui l'entusiasmo per gli antichi romani , e la sua ammirazione per il reggimento di Venezia : in questi due sentimenti si scorge una forte reazione con tro lo spettacolo che aveva sotto gli occhi , e come tutte le reazioni possono oltrepassare il giusto segno. Le opere di quel sagace autore sono un luminoso sviluppo di ciò che riferisce il general Lamarque per un suo col loquio avuto con Syes. Quest'ultimo gli dicea « il mondo » è dominato dall' opinione: ed il primo rispondeva , lo è >> in contrario dall' organizzazione » ; punti di veduta di versi , che consuonavano perfettamente con l'impressione de' due diversi interlocutori , uno dedicato alla specula zione , e l'altro alla pratica degli affari. Ed è perciò che il segretario Fiorentino cerca sempre di esporre i
38 metodi di organizzazione, così civili come militari, e con ragione crede , che solo essi possano elevare al massimo valore le forze di una società appartenenti alla vita nor male della pace ed a quella eccezionale della guerra .
Or dunque gli Stati italiani frazionati , avendo origine cittadina e non militare , avendo comprato i difensori e negletti i mezzi di organizzazione , furono sorpresi e impo tenti per difendersi contro Carlo VIII che veniva fornito delle
tradizioni guerriere della feudalità , e dell'ordina
mento militare che allora sorgeva . E quindi in quel pe riodo " l' inferiorità delle milizie italiane divenne tale opinione che si sparse da per tutto , e basta rileggere il Giovio per comprendere , come questa
opinione non
solo era dominante presso gli stranieri , ma anche negli stessi Storici italiani ; e la battaglia di Fornovȧ " la Beresina di quell' epoca , diede un nuovo suggello alla dura sentenza sulle qualità militari pronunziata contro questi popoli. Siffatto risultamento , rimontando alle sue cagioni , era una legittima conseguenza di quanto il Ma chiavelli aveva già sentenziato
per cui in questo pe
riodo e nelle guerre susseguenti derivanti dalla prima invasione , dominando la stessa causa dovevano seguirne gli stessi effetti: ma i genovesi, i veneziani, e i napoletani per non aver queste cause operanti , smentivano si trista opinione predominante. Le navi delle due republiche ita liane si affrontavano a vicenda . Gli arcieri genovesi era no ricercati , combattevano a Crecy , Poitiers ed Anzi court per ´la la Francia Francia , e difendevano gloriosamente
le
39 mura di Costantinopoli contro Maometto II . I veneziani s'illustravano nelle guerre contro i Turchi 2 e preserva vano il mezzogiorno dall'invasione musulmana ; e la di fesa d'Otranto , e le geste di Alfonzo II . d'Aragona de pongono che i napoletani li secondavano in quelle guer riere imprese. In tale importante missione vantaggiosa per l'avvenire della civiltà europea " riassumendo quanto dicemmo , notiamo , che nel primo periodo del medio evo non fu posto in quistione, se gl'italiani fossero meno degli altri popoli capaci di virtù militari , e nel secondo periodo la mancanza di buoni ordini li fece essere in feriori agli stranieri , e surse l'opinione della loro poca at titudine militare per rapporto alle nazioni oltramontane; ma anche in questo periodo , quando ebbero gli opportuni ordinamenti , si dimostrarono quelli che furono che sono stați e saranno quando a loro non manca questo mezzo indispensabile. L'ultima epoca storica comincia colla do minazione di Carlo V, e finisce ai giorni nostri : quindi punto , e con quanta qual punto ci resta ad esaminare fino a qual ragione in tal periodo siasi più fermata l'opinione , la cui origine assegnammo all' invasione di Carlo VIII. ter mine del medio evo. Nel XVI secolo la monarchia sarda non era ancora in vita , quella di Napoli era scomparsa , la Lombardia era sottoposta alla potenza di Carlo V, la Romagna al Papa , il resto della media Italia era governata da diversi principi dipendenti dell' Impero. Firenze onorò la sua caduta con una nobile e valorosa difesa , Genova fu più che protetta
40 da Carlo V , e la sola Venezia restava potenza italiana ; ma dedicata alla lotta contro i Musulmani , era solo or dinata per l'importanza marittima ; e siccome questa spe cie di potenza si svolse nelle nazioni Oltramontane più tardi degli eserciti permanenti , così le repubbliche di Genova e Venezia conservarono una importanza , che le scoverte di quel tempo già facevano vedere ai chiaroveg genti , quanto il commercio mutando direzione , rendeva le potenze marittime del Mediterraneo secondarie alle altre. Dall'esposizione di questo stato della penisola , si scorge che l'istoria non poteva notare altre gesta delle milizie italiane oltre quelle di Firenze, e la guerra de'veneziani per Cipro e Candia ove i Mocenigo e i Morosini rileva vano il nome italiano , che dall'altro canto era tanto il lustrato dall'Andrea Doria . E pure in questo periodo gli italiani hanno più combattuto, e più reputazioni militari si sono tra essi elevate. Le vecchie e rinomate bande ita liane così note nelle guerre di Germania, delle Fiandre, di Francia , ed Africa , nei regni di Carlo V, Filippo II , e successori , erano tutte coscritte nel regno di Napoli e nel ducato di Milano 9 e le ricerche di uno storico con temporaneo , il Capefigue , fatte negli archivj di Sim macos , hanno dimostrato che la guarnigione spagnuola di Parigi , in tempo della lega era composta di tre reg gimenti napoletani ; e certamente era quello un posto di fiducia , che bisognava aver meritato. Un secondo avve nimento che sembra fenomeno " ma che pur trova la sua
spiegazione , appare in questo periodo , del quale facciam
4x parola , cioè mentre l'Italia non aveva ordinamenti mili tari proprii , perchè non vi erano stati di adatta grandez za " in questa epoca ripeto , l'Italia ha fornito un nu mero di capitani ragguardevoli in una proporzione supe riore a quelli che apparvero negli altri paesi ; in effetto Prospero e Marcantonio Colonna, Spinola , Alesandro Far nese , Piccolomini , Savelli , Veterani , Montecuccoli , il principe Eugenio ,
e Andrea Doria Trivulzi , e i gene
rali ed Ammiragli veneziani , tutti si contano nel XVI e nel XVII secolo , quando cioè l' Italia , era priva di or · dini militari propri. Or si domanda , una nazione la quale produce tanti distinti capitani , e in cui ogni famiglia di qualche distinzione può ritrovar notati nei suoi archivj privati, i servigi degli antenati nei gradi diversi della mi lizia , domando se è possibile che manca del primo e più indispensabile elemento
delle virtù militari , il co
raggio ? ciò supporrebbe una soluzione di continuità nelle diverse classi della società , superiore a quella che il solo sistema delle caste può far concepire ; ma certa mente l'Italia era il paese ove la fusione sociale era più avanzata , ed ove vi era minor distanza tra le diverse classi ; e poi come supporre che si svolgano negli indivi dui particolari qualità in un grado eminente quando le masse ne son prive ? L'analisi delle condizioni costituenti l'umanità , ed i fatti storici smentiscono un'ipotesi si strana e senza alcun fondamento . In effetto , se attentamente si riflette e si nota il ca rattere nazionale che per l'armonia nelle sue facoltà sia 6
翡
42 più atto a produrre capitani eccellenti , diremo , che gl'ita liani hanno questo vantaggio ; senza peraltro escludere l'idea , che gli altri popoli ne possano esser forniti : questo puerile patriottismo non è il nostro , anzi lo cre diamo falso e funesto ; e diremo dippiù ove
il carat
tere particolare di una razza fornisce meno quell'armonia é quella proporzionata misura di qualità facilitanti lo svol gimento dei talenti militari , colà vi è merito maggiore , perchè si superano maggiori ostacoli ; e certamente la gloria artistica del Thorvaldsen non è diminuita , per es sere nato sotto l'aspro cielo della Scandinavia . Or nes suno nega agl'italiani tal naturale che accoppia la fa coltà dell' immaginazione la quale crea e la ragione che rettifica i voli della prima . Il paese ove nacque Ario sto , Machiavelli , Galilco e Vico , lo dimostra pur troppo , mentre il primo non mancava di soda e forte ragione , nè gli altri erano certamente privi dell' imma ginazione elevata pe' concepimenti . Or precisamente que sť'armonia di facoltà producente un tale accordo , co stituisce l'elemento principale che distingue i grandi ca pitani ; ed in verità tutti gli uomini distinti in questo ramo da noi rammentati , erano in gradazioni diverse do tati di queste qualità in un proporzionato equilibrio , co me dall'esame delle loro imprese è facile di raccogliere . E possiamo ricordare ciò che altrove dicemmo parlando di questo periodo , cioè in esso gl'ingegnieri italiani era no quelli che dovunque e in tutti i campi dirigevano questa parte oltremodo scientifica della guerra, come pure
43 osservammo , che nei condottieri principali si scovrivano le qualità dei capitani , ma non potevano manifestarsi per la natura delle milizie che guidavano
e per il genere
di guerra , la quale rivestiva il carattere di una specu lazione commerciale , ed era per conseguenza in oppo sizione diretta con quello slancio eroico che domina le militari fazioni , quando cioè si ha il legittimo e nobile scopo di difendere la società alla quale si appartiene. Tutte le volte che in questo tristo periodo dell' abbassa mento dell'Italia , qualche circostanza ha eccitato il valore militare , anche le masse meno preparate alle virtù ne cessarie a quel fine " non hanno esitato a dimostrar co raggio e perseveranza . Si legga la guerra sostenuta per più mesi nella città di Napoli dalla sua popolazione la quale fu scritta dal Modone testimonio oculare della rivoluzione di Masaniello , e si avrà una compiuta dimostrazione di tal fatto ed in quella stessa
scrittura si vedrà
qual nu
mero di esperimentati uffiziali cessavano dal militare , dopo di aver combattute le guerre della Monarchia Spagnuola in tutta 1 Europa ,
e tutti appartenevano alle famiglie
cospicue del paese : per cui se la storia militare italiana in questo periodo non esiste , è perchè le nostre milizie pugnavano sotto nome non proprio , nè per propria cau sa , ed è questa la ragion prima perchè , tanto sangue sparso non valse a sradicare l'opinione nata all'epoca dell' invasione di Carlo VIII . Nel XVIII secolo l'Italia riprese un ordinamento civile. più nazionale , il quale ne fece sorgere altro corrispon
44 dente militare , mentre la monarchia piemontese formo 2 " e si rese importante nell' equilibrio politico dell' Europa , e il suo esercito acquistò una riputazione che non ha mai smentita ; e il regno di Napoli rilevato dal governo viceregnale, pel felice avvenimento di Carlo III al trono , i suoi nuovi soldati pugnarono onoratamente nella guerra di successione al 1744 , ed anche sotto il reggimento austriaco. Il Keralio , che scrisse la storia della guerra de l 1737 al 1739 tra gli austriaci ed i turchi , rapporta che al 1738 nel combattimento di Orsova , l'esercito austriaco inviluppato dai Musulmani nelle gole che fiancheggiano il Danubio , dovette in gran parte la sua salvezza all' istin tiva intelligenza , ed al raro valore ,
con cui il reggi
mento napoletano di Marulli si sviluppò disordinatamente e chiamando l'attenzione del nemico , diede tempo allo esercito di disporsi al combattimento. Noi riportiamo le parole dell'Autore , per richiamare alla memoria un fatto poco conosciuto. Dopo di aver dimostrato , come i tur chi attaccavano il forte di Orsova e respingevano gli at tacchi degli imperiali , i quali chiusi nelle strette da cui volendo
sboccare i loro
sforzi
riuscirono vani , sog
giunge:
<< I Giannizzeri nel 15 luglio 1738 attaccavano il forte, » e si temette che dessero l'assalto da ogni lato. II ge >> neral Succow ordinò al signor Schulenburg di fare un >> movimento di conversione per essere alla sinistra del » forte col reggimento Marulli . Questa truppa di na poletani estremamente brava , ma indisciplinata , non
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» sapeva manovrare ; non intese ciò che lo Schulenburg » le domandava di fare , ma comprese solamente che do >> veva caricare il nemico ; tutto il corpo gridando viva » Marulli , e discendendo la montagna senz'ordine , corse >> direttamente contro i Giannizzeri ; questi che avevano >> avuto la costanza ed il coraggio di attaccare un forte » guarnito di palizzate, per ben cinque volte, benchè difeso >> dalle truppe e dall'artiglieria , non ebbero la fermezza >> di attendere due battaglioni in disordine , che loro erano >> numericamente inferiori ; si ritirano per la pianura , > ove i Dragoni Savoya riordinati gl' inseguono . Il ge >> nerale Schulenburg , profittando dell' ardore del reg >> gimento Marulli , gridò in italiano , che i bravi mi » sieguano ; subito un capitano di granatieri chiamato >> Villars riunisce circa 40 uomini , e insegue i turchi >> finchè non giunse al ponte del ridotto , che non po >> tette traversare , perchè ripieno di morti e di feriti . I >> turchi avevano messo in questo ridotto de' vecchi sol >> dati con lunghe barbe che si difesero con il più gran » valore. Nondimeno
gl' italiani vi penetrano al nu
» mero di 32 , malgrado il fuoco che
i Giannizzeri di
>> rigevano dalla montagna senza temere di ferire i pro » prii soldati , ed entrati che vi furono massacrano la > guarnigione » . Ed in seguito dice che il capitano Villars per seguire il suo generale non più inseguendo il ne mico , poichè ebbe l'ordine di ritornare al ridotto , tro vatolo rioccupato dai Turchi , lo riprese per una se conda volta , e vi si mantenne ; il che decise della gior
46 nata , la quale fu favorevole agl' imperiali ( Keralio , V. II . pag. 73 ) . La sollevazione di Genova al 1748 contro l'esercito del Marchese Botta è tal fatto di guerra che appoggia il nostro dire ; perocchè anche senza i vantaggi della di sciplina il coraggio si sviluppa negl' italiani in un grado avanzato , quando sono fortemente incitati da un oggetto che li colpisce e loro interessa vivamente . La lunga pace che l'Italia godette dal 1748 al 1792 non poteva dare occasione a geste guerriere : incominciata la guerra della rivoluzione , l'esercito piemontese sostenne , come dicem mo , la sua riputazione per sei campagne , e cedette a chi tutto cedeva ; e le ausiliarie milizie napoletane fece ro il loro dovere dovunque guerreggiarono . Nel libro di cui discorriamo, abbiamo veduto quanto operarono gl'italiani del regno d'Italia , quelli uniti alla Francia , e le truppe napole tane in quel periodo del XIX secolo . Dunque l'opinione che si conserva non può fondare il suo argomento , che sulle campagne in cui i napoletani hanno combattuti soli, cioè nel 1798 , 1800 , 1806 , 1815 , e gli avvenimenti del 1821 comuni anche ai piemontesi . Una rapida ana lisi di questi avvenimenti ci preparerà il termine di que sta discussione . Qualche considerazione generale sulla storia del Regno di Napoli , sotto l'aspetto che qui trattiamo , è un in dispensabile preliminare per meglio
concepire ciò che
diremo degli avvenimenti contemporanei . Non possiamo dissimulare , che la conquista rapida di Carlo d'Angiò
47 contro Manfredi , e quella di Carlo VIII contro gli ara gonesi governanti il regno , non abbia dato forza all'opi nione di poca attitudine guerriera nei napoletani , e più di essere incostanti e leggieri nelle loro affezioni : e questa opinione non era solo volgare , ma si vede espressa nei più
chiari storici della penisola , come il Machia
velli ed il Guicciardini . Era necessario di riflettere , che in quel periodo la forza pubblica era composta dalla no biltà feudale , e i contingenti plebei , o i mercenarii era no secondarii negli eserciti temporanei dell'epoca , e se guivano l'impulso dell' elemento che in esso preponderava e lo costituiva ; esaminar dunque le tendenze e gli inte ressi dei Baroni in queste guerre , era necessario onde vedere per qual ragione si decidevano a difendere o ad abbandonare un principe. Quali sono state le cause che hanno favorito la conquista di Carlo d'Angiò ? i nostri lettori le noteranno tutte nella distinta opera da poco ve nuta in luce del chiaro Cav. di Cesare , il quale tes sendo la storia di Manfredi ha svolto non solo le cause generali che riassunse con sagace ingegno , ma con nuovi e particolari sviluppamenti ha spiegato completamente gli autori di quell'avvenimento. Egualmente per I ' epoca della caduta degli aragonesi ,
oltre le cause generali ch' esponemmo , domandiamo se dopo di aver letto la congiura dei Baroni del Porzio e la tragedia che la terminò , sia straordinaria la credenza che questi avessero fatto il possibile per sostener la casa di Aragona ? Ciò sembra assai chiaro ; aggiungeremo una
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causa generale poco osservata , e ci permetteremo di rian nodarla ad un colloquio da noi avuto per tal proposito nel 1824 in Parigi
con un distintissimo Maresciallo di
Francia. L'illustre interlocutore , facendo alquanti compli menti per la condotta de' contingenti napoletani al gran d'esercito , e di qualche generale di cui s'informava per sonalmente , domandò « perchè le truppe napoletane si » dimostravano come tutte le altre , quando erano ausi >> liarie , e spiegavano si poca energia , quando dovevano >> difendere il proprio paese; talchè sembrava esser lo spi » rito militare e le virtù guerriere non già spontanee ne❜na >> poletani ma provenienti dal contatto comunicato ? Al >> che si rispose , che ove non vi è consumazione non » vi è produzione : legge costante e necessaria » . Domandatasi la spiegazione di sì laconica e quasi mi steriosa risposta , si disse « posto il regno di Napoli tra
lo Stato del Papa e il mare non poteva ingrandirsi, e » le conquiste erano la consumazione delle virtù guer >> riere ; per cui quando non era alimentata da questa >> speranza , per legge naturale non poteva svolgersi e » conservarsi vigorosa. Ed in effetto il regno di Napoli non >> ha mai cambiato di limiti dalla decadenza e distruzione >> dell'Impero Romano ; la sua sorte si è decisa altrove , » ed è stato la preda naturale ed incontrastata della » preponderante potenza del mezzogiorno vincitrice nei » teatri di guerra , ove si son decise le grandi quistioni , » delle Fiandre , del Reno, dell'Adige , del Po . Il regno > non poteva combattere chi aveva vinti i forti , perchè
49 con le minime forze non si poteva produrre l'effetto , » che le massime non erano state sufficienti a conseguire; » bisogna mettere a calcolo l'effetto morale , ma che la possessione lontana del regno indeboliva il vincitore » rincorava i vinti , la lotta ricominciava con vantaggio >> degli ultimi più concentrati ; per cui v'era necessità >> di abbandonare una posizione eccentrica , ove non si » erano creati nè interessi , nè abitudini , nè legami di > affezioni locali , perchè le massime e le abitudini di chi > conquista non avevano avuto il tempo di scomparire , e
di vedervi sostituire gl' interessi degl' indigeni a quelli >> dei conquistatori ; indeboliti nella loro base al di fuori ; » privi di appoggio all'interno , non tentavano nemmeno » la difesa ; si ritiravano con i loro partigiani , sperando »> di ritornare , quando la potenza dalla quale tiravan > forza , tornasse ad essere preponderante ; da ciò ve › niva spiegata la successione rapida nel regno degli Sve » vi , Aragonesi , Angioini , Francesi , Tedeschi , e Spa >> gnuoli, i quali tutti lasciavano, o conducevano seco loro >> dei partigiani , ma nessuno il paese ; e così divisa la › nobiltà feudale , aveva sempre una parte di essa ri >> fugiata all'estero , il che toglieva ogni unità ed ogni peso a quella classe , nella quale allora risiedeva il » valore militare e l'influenza civile » . Tali ragioni spiegano i fatti , se pur non li cambiavano nella spiegazione degli avvenimenti anteriori all' epoca della quale ora discorriamo , ed il lettore potrà vedere , ove sono le simiglianze , ed ove
le differenze tra que
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50 sti diversi periodi storici . La campagna del 1798 , intra presa in controsenso della coalizione 2 che si era sciolta la prima volta e si rannodava la seconda , esponeva un escrcito che aveva 50 anni di pace , a lottar solo con tro l'esperienza e la forza morale dell' esercito francese , tal quale era uscito da sei campagne , che terminarono alla pace di Campoformio ; e per certo tali considerazioni non isfuggirono ad uomini di Stato ed a militari istruiti , attaccati al loro Principe e al loro paese , i quali pren dendo a considerar la loro propria condizione , occupando i primi e i più alti gradi della militare gerarchia , senza aver nessuna esperienza di guerra ; e tutto lo stato mag giore di quell'esercito era nell' istesso caso , e tutti in una età in cui le nuove e diverse abitudini , che separano il tumulto e il disordine della guerra , con la troppo regolare monotonia delle guarnigioni ; ed era precisa mente sotto questo aspetto che la scienza della guerra ve niva in allora considerata , e le riputazioni si elevavano in ragione che si era più stretto osservatore di quei mi nuti particolari , che scompariscono in faccia al moto ir regolare delle militari operazioni . Lungi da noi il voler gettare discredito e dispregio su questi uomini onorevoli ; essi eran quali potevano essere in quell'epoca , e di già la lunga pace e la successiva con servazione probabile svelerà in eserciti più ricchi di tra dizioni militari la stessa disposizione ; benchè l'istruzione in tempo di pacé sia oggidì più in armonia , e più ri flessa per quanto è possibile allo stato di guerra ; e lo studio teoretico non solo è più diffuso , ma dirò , è più
51 esperimentale che astratto ; circostanze tutte che in allora indebolivano , ma non distruggevauo la mancanza di pratica esperienza di guerra. Ma la politica di qualche potenza voleva gettare un elemento di guerra per rompe re quelle trattative , che dovevano compiere il trattato di Campoformio , e molto contarono sulla superiorità nume rica , che l'esercito napoletano aveva su quello fran cese troppo disseminato nello Stato romano. Questa su periorità numerica esisteva , ed era più sensibile al pri mo operare contro i francesi, quando non avevano rice vuto i rinforzi dall'alta Italia ; epperò è stato esagerato come numero e non apprezzato per qualità ; imperocchè un buon terzo di que'soldati erano coscritti , che levati in settembre dovettero entrare in campagna in novembre e completare i corpi più istruiti , ma non più agguerriti . Or quella campagna può ridursi ad un urto di colonne su varie direzioni , delle
quali per l'inesperienza de'ca
pi e la poca istruzione delle truppe , nessuna giunse
a
spiegarsi ; quindi le teste di colonne rovesciate , il mate riale perduto , la confusione il disordine la diffidenza de' capi nei comuni e dei comuni nei capi , produssero lo scioglimento degli ordini, e non essendovi riserve pre parate gli avanzi di quell' esercito si riunirono sul Vol turno , ove osservata l' insurrezione
delle popolazioni e
ante per rilevare il mo qualche leggiero successo , importante rale; ben si poteva , e gli Storici Francesi lo dicono , ren der pericolosa la posizione dell' invasore ; se lo scoraggi mento del generale in capo non si fosse elevato più alto ed avesse deciso a trattare col nemico nel momento più
52 favorevole per combattere . Noi qui riporteremo le istesse parole di Napoleone , registrate nel VI volume delle suc memorie. Dopo di aver esaminato il piano di Mack d'in viluppare cioè l'esercito francese , contando sulla supe riorità numerica ;
dice come quel piano poteva essere
buono operando con le truppe austriache , e poscia sog giunge . › Ma le milizie napoletane non erano milizie esercitale >> per cui non mai doveva Mack impiegarle negli attac >> chi , ma farle combattere una guerra di posizione, per » obbligare i francesi ad attaccarle» . Indi imprende una luminosa discussione su qual me todo sia preferibile quello cioè dell'attacco o della difesa ; e conchiude , un esercito poco agguerrito , ma numeroso e fornito di artiglieria , deve preferir la difesa ; e facen done applicazione a questa campagna , così discorre : « Se il giorno istesso della rottura della guerra , Mack >> si fosse trovato a Civita Ducale con 40 mila uomini , >> e la sera si fosse portato a Terni , e l'indomani avesse >> fatto una marcia verso Roma , ed occupato il ponte di » Borghetto , ch'è una >> francesi ivi riuniti
in
buona posizione ; come mai i numero di 9 mila uomini, con
» 12 pezzi di cannoni , potevano forzare un esercito cin » que volte superiore con 60 pezzi di cannoni , coverti » già di trinceramenti ? e pure tanto dovevano praticare >> i francesi per operare la loro ritirata » . Tal sentenza svela l'errore strategico del Generale in capo napoletano , che al punto importante inviò un solo reggimento , e quello tattico , per aver ridotto la guer
53 ra ad attaccare " mentre era chiamato a difendere le po sizioni , e doveva tirar partito dal suo inesperto esercito. Parlando della ritirata di Mack Napoleone gli rimprovera di averla avanzata di un giorno ; per cui fu tagliata fuori la divisione di Damas , la quale ritirandosi nei pre sidii di Toscana , si spiegò combattette regolarmente ed ot tenne il suo scopo . Vuole ugualmente rimproverargli di non aver difeso il Garigliano ; ma per non ispingere ol tre le sue critiche , che gli sembrano severe , dice << Ma Mack non ha mai avuto soldati ; l'esercito na >> poletano anche quando moveva sopra Roma poteva es >> ser considerato " come un esercito di milizie di buona » volontà ; e dopo i suoi rovesci era una moltitudine >> malcontenta ed insubordinata , la quale non dava più >> campo alle militari osservazioni » . Giustissime osservazioni , ma si assolve Mack , mentre i generali napoletani , é gli uomini di stato contrarii a quella guerra ripetevano non esser quello un essercito , ed in tutt'i casi volendo agire bisognava rifiutare un'ala per trovare un punto di appoggio contro i rovesci che si prevedevano in una
imprudente offensiva ;
e perciò
quella guerra male intrapresa e mal diretta , poteva evi tare la catastrofe che ne fu l'effetto , veduta la dispo sizione delle popolazioni , il numero limitato de' francesi e il loro interesse di non internarsi nella bassa Italia " quando tutto minacciava l'alta , se non si fosse tutto precipitato, al momento che due divisioni ritornavano dalla Toscana. L'energica difesa del basso popolo napoletano che combatte con valore nelle mura della capitale , e fu lasciato
54 solo , perchè il timore dell' anarchia fece favorire un esercito che solo poteva farla cessare ; quella di S. Se vero , di Andria , e di tanti altri luoghi nelle diverse province , provano pur troppo , che fu la direzione e non il valore e l'intenzione che mancò ai napoletani ; ed essa si dimostrò dolorosamente nelle fazioni interne nate dalla conquista , ed il paese
si riconquistò da per
se stesso , sulle deboli retroguardie e sul governo lasciato dai francesi alla loro partenza .
Or ci sembra averne detto abbastanza per questa cam pagna , che è il testo di tutte le principali declamazioni . Nel 1800 vi fu solo la vanguardia di una divisione na poletana , impegnata a Siena con una vanguardia Fran co-Italiana , e dopo l'armistizio di Treviso lasciati soli i nostri soldati non vi fu dirotta , ma ritirata ordinata ; Indi venne la pace rotta nel 1805 all'arrivo di 22 mila Anglo-Russi , i quali partirono dopo la notizia della pace con l'Austria , conseguenza della battaglia di Austerlitz , lasciaudo un esercito di 18 mila soldati tutti reclute il quale non potendo difendere la frontiera , si concentrò in Ca labria , per lottar solo contro la potenza che aveva in tre mesi annientato gli eserciti austriaci , disfatti i russi , ed imposto alla Prussia di non osare ciò che voleva. Quel l'esercito napoletano vedeva prima di uscire in campo i russi e gl' inglesi precipitosamente ritirarsi , dopo di avere spinto il regno a quella guerra , la Capitale e due piazze cedute al nemico signore già di nove province . Si cal coli la disposizione morale e le speranze di successo , che tale esercito doveva avere , anche indipendentemente
55 da' suoi poco felici antecedenti . La cooperazione degli abi tanti di quelle province , che al 1799 si dimostrarono si avverse ai francesi , fece credere che quelle poche mili zie troverebbero 1 un potente soccorso nella popolazione , nella natura alpestre, e nel limitato sviluppo che offre la poco larghezza del paese . Ma queste popolazioni atterrite dall'invasioni 2 non avvezze al peso ed alle esigenze delle milizie furono sdegnate contro chi prima gl' imponeva pene e privazioni , e ben presto desiderarono di veder sgombrato il paese e finite le operazioni militari . In tal condi zione già lo dicemmo in parte quanto poteva operarsi dal generale napoletano : qui aggiungeremo esser lo scopo principale in quella lotta , il non esporsi a combattimenti decisivi , e salvare in Sicilia ciò che si poteva , per ri prendere l'offensiva e tener in allarme i francesi i quali andavano ad occupare una posizione estesa contro le re gole, perchè appoggiando al mare colle due ali, ciocchè era un mezzo di attacco contro essi , e non di difesa per le milizie napoletane . La lunga resistenza e la guerra delle popolazioni , provano l' istesso che al 1799 , cioè l'istinto ed il valore degli abitanti produceva quanto una debole organizzazione rendeva impossibile di fare a chi era a ciò destinato . Quando una bicocca come Lauria , si difendeva contro Massena seguito da due divisioni di soldati , certo vi era più del valore , vi era balordaggine , eppure correvano rischio e pericolo que'popolani , mentre erano sicuri che nessuno li sosteneva e molti l'incitas sero , sapevano che Stuart vittorioso a Maida si era rim barcato dopo la vittoria , ed aveva lasciato Regnier pa
56 drone di andare dove voleva , per punire fortemente le insurrezioni , benchè fosse per altro signore solo del ter reno che calpestava . Il combattimento di Mileto fu rego lare ed onorevole anche per i vinti , perchè vi furono movimenti regolari e contromovimenti ; il che costituisce un certo equilibrio tra due eserciti. La
campagna del
1815 fu preceduta da quella del 1814 , ove i varii com battimenti non fecero torto alle milizie napoletane , le quali militavano ausiliariamente
con quelle austriache .
Ma noi fissiamo qui qualche principio che ci servirà per giudicare il vero carattere della campagna del 1815.
Quando incontrandosi due eserciti nei combattimenti parziali o nelle battaglie , si svelano in uno di essi alcune particolari circostanze notate dall' arte e dalla scienza " si dice esservi inferiorità manifesta , cioè è più o meno buono per guerreggiare ; esse sono 1. ° Quando una truppa non resiste al primo urto del nemico , sia che attacchi , o si difenda . 2.° Quando è impossibile ai suoi capi di riordinarla per ricominciare l'attacco , o per prolungar la difesa di una posizione. 3.
Quando nessun contromovimento è possibile di ope
rar
contro quelli del nemico , per così forzarlo a desi
stere dal suo fine , o a prendere altri spedienti .
4.° Quando dopo perduta una battaglia , non vi è più mezzo di operare militarmente , nè fare una ritirata , nè sostenere i combattimenti di retroguardia che la facilitano . 5.
Quando dopo una sconfitta si abbandona il materiale
e corpi interi , perchè si vedono sorpassati nella linea di
57 ritirata da qualche testa di colonna nemica , capitolano in rasa campagna . Si noti però che queste due ultime circostanze non co stituiscono una inferiorità assoluta , ma bensì quella re lativa ; perciocchè le combinazioni strategiche altamen to concepite , possono abbattere moralmente un esercito e i suoi capi, e fargli perdere ogni fiducia reciproca come nelle proprie forze ; e le campagne del 1796 e 1797 dello scorso secolo in Italia , e quelle del 1805 e 1806 in Germania ne sono forti dimostrazioni , chè da esse non può dedursi esser gli eserciti austriaco e prussiano di quell'epoca incapaci di opporsi
con successo a qualun
que altro , per ottimo che fosse ; ma solo la loro inferio rità dipendeva dagli elementi variabili di quella guerra e non già da quelli fissi.
Or l'esercito napoletano numericamente non è mai giunto al di là di 40 mila uomini in campagna , com presa la divisione che stava nel regno per custodire gli sbocchi
di S. Germano , e che non ebbe parte alle
operazioni al di là del regno , le quali furono le più po sitive di quella guerra. L'esercito austriaco oltrepassava forse questo numero , ma una brigata giunse quando le ostilità erán cessate ; per cui solo deve contarsi qual corpo appogiante moralmente le truppe che combatteva no : talchè i due eserciti erano presso a poco di ugual forza; circostanza che produce una grande disproporzione , quando per qualità si è superiore da un lato , ed inferio re dall' altra. Ora nè al Panaro , nè ad Occhiobello , 8
58 nè alle azioni che seguirono quell' attacco respinto dalla testa del ponte , nè a Carpi , nè al ponte del Reno , nè al Ronco , nè a Sinigaglia , nè nelle avvisaglie in Toscana , nè alla battaglia di Tolentino , vi è stata
alcuna delle
circostanze sopra indicate. Ed in effetto la battaglia di Tolentino , avvenuta più di un mese dopo le incomincia te ostilità a Cesena il 30 marzo , ha presentato un eser cito in ordine , benchè la campagna avesse cambiato di aspetto, il movimento di ritirata incominciato , mancati tutti i soccorsi sui quali si era leggermente contato , e che l'ay versario riceveva in abbondanza per la dichiarazione de gl' inglesi contro
Gioacchino ; per
cui questo esercito
doveva esser convinto , e lo era , che la causa che di fendeva era perduta , e doveva quindi essere demoraliz zato . Il maggiore Kausler nella sua collezione di batta glie ha dedicato due piani per quella di Tolentino , com battuta ne' giorni 2 e 3 maggio , e ne ha data la rela zione seguendo le notizie austriache , mentre nessuna pub blicazione napoletana fu
mai
messa a luce : or risulta
dal dire di quell'autore , che dopo i primi scontri avvenuti il giorno primo , si combattè per 12 ore al giorno , al due e tre maggio e con successo vario ; vi furono contro movi menti , posizioni prese e riprese , ritirate ordinate, per dite reciproche proporzionate alle due parti , meno nel numero de' feriti morti e prigionieri , maggiore nei
na
poletani i quali perdettero un pezzo per difficoltà di tras porto ; ed il giorno 4 tagliata la ritirata ai nostri sol dati , non poteltero forzare il ponte del Chinti; vi fu dis ordine , ma si riordinarono la mattina del 6 , e la retro
59 guardia tenne sempre e regolarmente contro la vanguar dia austriaca , anche quando la diserzione fu numerosa perchè si giunse nel regno . Ed avvenne il contrario del 1798 cioè in allora i soldati
che avevano abbandonato
le bandiere , giungevano in mezzo alle popolazioni che si difendevano e ad esse si riunivano , e dopo aver poco o mal combattuto come soldati , combattevano come cit tadini ; mentre nel 1815 le popolazioni spingevano i sol . dati ad abbandonare una causa considerata perduta , e la quale eccitava alle masse un sentimento maggiore del l'indifferenza . In questa dissoluzione la retroguardia con servò la sua attitudine militare fino
a Capua ,
e com
battè regolarmente a Castel di Sangro , conservando l'or dine e il materiale. Le piazze non cedettero che dopo cam biato il governo come avvenne in Francia ; e Gaela tenne fermo fino alla fine della guerra europea. Or do mando
se dopo questo breve
sunto ,
vi sia
alcuna
delle circostanze enumerate le quali costituiscono inferiori tà assoluta di una milizia in rapporto all' altra ? no certa mente. Dirò di più che , se nella relazione del Kausler vi è esagerazione nel numero de' napoletani al combatti mento , vi è l'errore decisivo tra le masse che poteva no prender parte alla battaglia , e quelle che vi furono strategicamente ; nè vi era superiorità tatticamente , per chè più di dieci battaglioni e sette squadroni restarono inoperosi a Macerata ,
cinque miglia lontani dal campo
di battaglia . Si aggiunge che , l'esercito napoletano non era , ne poteva essere un buono esercito , perchè po vero di militari tradizioni , di recente
organizzato , e
Go
non bene sotto alcuni riflessi ; tutti i gradi della milizia erano per la rapidità della formazione occupati da indi vidui tali che alcuni giustificarono la scelta, ma il più si dimostrava inferiore alla propria posizione ; da ultimo non era agguerrito , perchè i corpi che avevano fatto la guerra , meno un reggimento , avanzo della divisione proveniente dall'assedio di Danzica , erano stati distrutti in Ispagna, in Russia e in Germania ; per cui vi erano in dividui agguerriti e non corpi. L'esercito austriaco aveva condizioni diverse , e non ostante questa necessaria infe riorità , e gli errori di direzione , ci sembra che questa campagna non presenta nessuno dei caratteri da dar pe so alla severa sentenza pronunziata contro gl' italiani . Ci resta a dire del 1821 ; or salta agli occhi di chiun que , che quell'avvenimento fu di natura composto , non si tratta della facoltà , ma della volontà di metterla in opera. In effetto la Spagna al 1808 , era l'istessa Spagna del 1823 , ebbene in questa seconda epoca tra versava dovunque un uffiziale francese con un'ordinanza , ove nella guerra dell' indipendenza vi voleva una bri gata almeno ; e sono gli stessi combattenti che hanno nell'esercito , francese notata questa differenza tra le due guerre ; vi era dunque una causa generale in queste commozioni , la quale rilasciava la disciplina militare , senza eccitare il popolare entusiasmo. Ed in verità uno de' segni più chiari della disposizione delle popolazioni contro l'esercito invasore , anche quando non han forza per resistere, è la strage degli uomini isolati; ove questo non avviene , è chiaro di esservi almeno indifferenza
61 nelle masse. Ora nè in Napoli , nè in Ispagna , nè in Piemonte , cioè nelle guerre del 1821 e 1823 nulla di ciò si è veduto ; per cui soltanto dalle discordanti dispo sizioni è mestieri giudicare si misti avvenimenti; e i Fiam minghi riputati quali valorosi soldati , ne hanno dato un esempio anche più chiaro nel 1831 . Or dunque l'opinione sulla poca attitudine degl'italia ni alle fazioni guerriere , non è sorta nell'antichità , ma nel secondo periodo del medio evo all'apparire dei con dottieri , confermata e fissata dalla conquista di Carlo VIII sostenuta dal non esser surta in Italia alcuna forte po tenza , e da ultimo dalle disgrazie del regno di Napoli : Ma essa tiene ad un equivoco tra la facoltà e l'atto ; l'ultimo ha bisogno di una disposizione morale o di una potente organizzazione , e l'istoria ben nota che quando gl'italiani hanno guerreggiato , avendo quelle necessarie condizioni da noi enumerate , si son dimostrati a livello di tutti gli altri ; ed il distinto autore dell'opera , di cui qui abbiam ragionato , colle sue accurate ricerche e co' fatti , ha provato l'opinione del Machiavelli . << Specchiatevi nei duelli , e nei congressi di pochi , › quanto gl'italiani siano superiori con la forza , la de › strezza e l'ingegno » .
Parole le quali hanno echeggiato anche dopo quattro se coli , quando cioè il Napier diceva , essere strano er rore di rifiutare agl' italiani una vera bravura .
LUIGI BLANCH,
62 CIVE FULMINANTI PER LE ARTIGLIERIE .
Gli antichi e moderni artiglieri sempremai volsero l'at tenzione , perchè con ispeditezza e sicuramente si fosse comunicata l'accensione alle cariche nelle varie bocche da fuoco . Perlochè dopo l' utilissimo ritrovato delle pol veri fulminanti , largo campo fu aperto ad immaginare svariati congegnamenti , per farne tesoro in guerra. Non è nostro divisamento l' enumerare , e descrivere quanto fin' ora si è fatto su tal proposito, da chiari uffi ziali dell'arma ; ma solo ci limiteremo alla generale di samina del praticato , cercando nel possibil modo di ovvia re agl' inconvenienti che ne han fatto finora proscrivere la generale adozione. Nella lotta delle presenti opinioni sul modo di ac cendere le cariche , pare essersi fissato dall' artiglieria di terra , l'uso della cordamiccia per le bocche a fuoco di po sizione , ed i lancia-fuoco per quelle campali , in cui più celerità si richiede. La marineria poi atteso la mobilità delle navi , e la lor facile presa agl' incendi , fissa le piastre ai pezzi , con silice , o tubetti fulminanti , i quali tubetti sembra meritar dovessero la preferenza , quante volte sicuri si prestassero nella pratica e con più semplice modo si usassero ; dappoichè tolgon di mezzo ogni maniera di fuoco , quanto a dire o miccia od esca ec. ed ogni in trigato strumento siccome è la piastrina ; le quali cose sono poco accomodate negli usi della guerra . Oltrachè la pioggia
umettando i mal condizionati
stoppini , e spe
63
guendo talvolta le accese micce , spesso ci obbliga di ri correre al più sicuro mezzo , efficace nelle stesse tenebre e quando il cielo è piovoso. Intanto farà ognun le meraviglie il non ve dere di uni versale adozione le cive fulminanti ; comechè non siasene giammai abbandonata l'idea . Il problema sta , nel soddi sfare alle necessarie condizioni , cioè sicurezza di accen sione , facilità di uso , spedita composizione e facile con servazione ne'magazzini ; e da ultimo modicità di prezzo. Le cive fulminanti che più generalmente si usano, son quelle che scoppiano per via di percossa , la quale prov viene , o dalla caduta della martellina , che richiede l'ap posizione della piastra ; ovvero da una paletta mossa da un artigliere che mediocremente e con incertezza ne in dirizza il colpo . Vero è che col primo magistero si ha maggior sicurez za , ma dall'altra si è costretto a rinunziare allo scopo più interessante in artiglieria , cioè di ben mirare al bersa glio mentre notabile ostacolo è per la punteria , tutto chè sporga al disopra del culmine della fascialta di cu latta. Nè poi è soddisfacente di applicare lateralmente la piastrina a percuotere , col divisamento di lasciar così il campo libero alle visuali , poichè bisognerebbe supporre che le ruote dell' affusto , costantemente conservassero la posizione medesima sopra un piano orizzontale. Ed è ciò presumibile con le mobili navi , e sullo svariato terreno della campagna ? Senzachè richiedendosi per dette pia strine o percutori, necessariamente un meccanismo alquan
64 o intrigato , facile n'è il deterioramento nell' uso , e ser gnatamente in guerra , quando le artiglierie vicendevol mente si battono ; percui di leggieri si potrà dissestare l'accordo e la concatenazione delle parti ,
e rendersi
inutile la bocca da fuoco. Tolto ripeto ammaestramento da considerazioni siffatte ci siamo studiati di riunire le volute condizioni , nella con fezione delle cive fulminanti , e che nell'adoprarle ne fosse d'uopo semplicissimo e sicuro mezzo. Nella quistione agitata sull'adozione de' tubetti per ful minanti , se esser debbono di penna, tela , carta , perga mena , metallo ec. abbiamo creduto di ritenere l'attuale cannuccia (1) essendochè sufficienti pruove ha dato di lun ga conservazione , si nella custodia dei magazzini , che negli usi della guerra , fin quasi dall'invenzione delle artiglierie ; e perchè tal genere facilmente si rinviene bello e fatto dalla istessa natura per l'uso a cui si desti na , e potendosi d'altronde utilizzare l'attuale approvisio namento degli stoppini esistenti ne' magazzini del regno . Cosi pure nel condizionare dette cannucce a fulminanti ,
(1 ) Il chiaro Capitano dell'artiglieria francese M. A. D. Vergnaud con successo utilizzava i comuni stop Enfin pini a fulminanti ; però usava la percossa · je réussis en coiffant l'étoupille ordinaire d'une ammor cefulminante ; un choc d'aplomb sur la tête de l'étou pille l'enflamme constament pag. 197 Nouveau Manuel de l'Artificier.
65 ci siamo avvisati di procurare l'accensione per via di attrito (1). Caricata la cannuccia con l'ordinario metodo de' co muni stoppini , convenevolmente calibrata e tagliata a 3 pollici pel piccolo calibro , e 3 e mezzo per le gravi ar tiglierie ; e fatta prosciugare la pasta , si fenda un estre mo nel senso dell'asse per metà e per un pollice circa " ed in tal fenditura s'introduce un pezzettino di legno a guisa di zeppa ; talchè le due metà siano discoste tra loro , e s'abbia la facilità di potervi spalmare la pasta fulminante , la quale è sufficiente purchè occupa linee tre verso l'estremo d'ogni mezza cannuccia , e ne sono ben colmate le concavità. Poscia una linguetta di pelle di pesce usata da falegnami , lunga un pollice e mezzo, larga linee 3 e spessa almeno mezza linea, perchè vuolsi resistente , congiunta pei suoi estremi , avvinti tra i quattro lembi della cannuccia , mettendo in contatto la superficie scabrosa della pelle , con la pasta fulminapte ,
(1) L'idea delle cive ad attrito non è nuova ; ma lo era per noi allorchè imprendemmo si lieve occu pazione, stante distaccati nella Piazza di Civitella del Tronto
ove lontano dalle Biblioteche e dal consorzio
degli uffiziali dell'arma, non ci era dato l'occasione di attinger notizie all'uopo riguardanti. E noi speriamo almeno che ne sia utile ed in parte anche nuovo il no stro concegnamento , ed averne l' indulgenza de' com pagni. 9
66
dopo di che si toglie la zeppa. La parte sporgente della linguetta deve restare ad angolo retto con la cannuccia , avendo un occhio di diametro di tre in quattro linee , ri sultante dalla congiuntura degli estremi . Con ligatura di filo si assicura la linguetta tra la can nuccia , curando di far conica la legatura sottoposta alla pelle , onde possa combaciare strettamente la civa nella lumiera . La qual cosa si richiede con ispecialità pel buon esito della civa. Con covertura d' inceratina o lamine sottile di piombo si custodisce meglio la testa della civa .
Il mezzo per usare dette cive fulminanti , è più che mai semplice e sicuro . Si richiede solo un gancetto lun go un pollice e mezzo , sia di filo di ferro sia d'ottone , е di una linea e mezza di diametro , raccomandato ad un laccio lungo 4 piedi più o meno secondo ne bisogna . Nel
momento
della carica l'artigliere destinato a dar
fuoco , secondo di dritta , introduce il gancetto nell'oc chio summentovato della civa , e attende così al suo sito vicino al pezzo , finchè non siasi forato il cartoccio dall' artigliere puntatore ; dopo di
che egli nell' avvici
narsi alla culatta del cannone , introduce la civa nella lumiera forzandola a segno da far toccare la linguetta col metallo del pezzo , o che ne sia discosto il meno possi bile ; la medesima deve restare in direzione del secondo di dritto una col confinato gancetto, e detto artigliere nel ritenere l'altro estremo del laccio nella destra mano bada di non farlo ingarbugliare in qualche gancio od altro dell'affu
67 sto, e ritorna al suo posto . Alla voce di fuoco tira il lac
orgente& cio tangenzialmente alla convestità del pezzo . È chiaro a canc che secondo l'altezza della bocca da fuoco il cannoniere
tro line eleva più o meno il braccio, perchè sempre fosse ad un quasi livello delle rispettive lumiere . Col tirare il cordino
trakt si svincola la linguetta dalla cannuccia , e ciò produce
toposal la combustione nella spalmata pasta fulminante , mercè
civa l'attrito prodotto dalla scabrosità della pelle.
á pel Nel caso assai difficile , che si mancasse della pelle in parola , si può adoprare in vece quella comune ve di par
trandola soltanto.
più d eltoic
canti degli usuali legni fiammiferi ( 1) . Al certo
La pasta fulminante è quella che adoprasi da' fabbri non si
opporrà la difficile manipulazione , ed il pericolo di ac otte
censione ; mentre noi vediamo che la
composizione ful
dalo minante oggi si consuma per molti domestici usi della
at
(1) « Alcuni clorati , e specialmente quello di po » tassa, in combinazione di sostanze avide di ossigeno , como carbone , fosfero , zolfo , solfuro di antimonio, » producono polveri fulminanti , che per l'azione del "
>> calore detonano con maggiore violenza , e per le » quali spessissimo basta l'urto solo per infiammare : » la più forte di tali polveri è senza dubbio quella » che formasi con base fosforica . Generalmente si pre » parano con 3 parti di clorato
1 » corpo avido di ossigeno . Orfila Chimica p . 199.
ed una
di qualche
68
vita, e tal quantità si prepara da gente inesperta che ne ottiene la sua mercede senza andare incontro a sicuro pe ricolo, o sinistro accidente . E perchè non si potrà altrettan- * to praticare daʼnostri artiglieri dando loro un separato labo ratorio, onde evitare ogni idea di sinistro ? Basta il veder ne una volta la manipulazione da qualche fabbricante di legni fiammiferi per eseguirla con facilità e sicurezza ; e noi crediamo superfluo il venirne qui a notare i parti colari . Solo aggiungiamo che esposte una quantità delle cive in parola a cocentissimo sole e per intere giornate , per effetto di tanto riscaldamento non furono menoma mente alterate, benchè la pasta fulminante fosse violenta , tre parti di clorato ed una di fosfero ; ed un tale speri mento non è conforme a quanto si avvera ne' trasporti ; ove le cive son custodite in pacchetti , chiusi ne' casset tini o nelle borse porta stoppini . E perciò siam sicuri che i raggi solari non mai
avranno azione immediata e di
retta su queste civi fulminanti . Anche uguale ne fu il successo , con averle esposte in siti umidi, epperò in tal caso furono le cive situate in al quanti cassettini di legno , più per garentir la pasta degli stoppini che quella fulminante. Ma noi crediamo che la pratica mezzo fedele a conte stare l'utile di qualsiasi ritrovato , saprà meglio ed im parzialmente seguarue il vero valore , senzachè più oltre ci spingiamo a dimostrarne i vantaggi.
Il 1.
Tenente di Artiglieria
GIUSEPPE CAMPANELLI.
69
AL COMPILATORE DELL'ANTOLOGIA MILITARE
Signor Compilatore
I generali che ne hanno preceduti sapcano guerreggiare sulle grandi strade , ed alla distanza di un tiro di cannone 7 non mai considerando l'intero paese , per isquadronare su di esso a volon tà e con successo.
Las-Cases Mémorial de S.le Hélène.
Cosi parlava quel sommo genio di guerra , ed il di lui avviso bastar dovrebbe per coloro che si fanno ad arzi gogolare sulle guerre antiche , e su quelle dal ritrova mento della polvere da sparo al 1795. Ed a ragione re trocedo á cotesta epoca ; perocchè sin d'allora Napoleo ne faceva conoscere che nella di lui gran mente si raggi ravano i principii della vera scienza della guerra. Jomini ; pari ad Aristotile , il quale dall' Illiade ricavò le regole dell' Epopea , Jomini ,
dall' immensa guerra
d'Italia del 1796 e 1797 , fe'venir fuori le giuste e vere nozioni , che cangiarono l'arte della guerra in scienza. E cotesto cangiamento non è mica avvenuto per nuovi vocaboli , o nuove frasi ; ma sol perchè il Principe de' moderni scrittori militari conobbe da quella immensa guer ra
che i disegni di qualunque guerra doveano assog
70 gettarsi a norme nuove , nelle quali , per dato primitivo dovea concorrere il calcolo del tempo , dello spazio , del la velocità , quindi calcolo delle marce , il quale natural mente ne mena alla definizione della scienza militare , o Strategia. Ogni altra definizione che si allontanerà da un tale dato sarà falsa , sottilizzata , oscura .
Dopo 40 anni di lunga ed ostinata guerra combattuta con varia fortuna da molti Capitani , con uguale fortuna da un solo ( la battaglia di Waterloo , quantunque per duta da Napoleone , dimostra quanto l'ingegno può anti vedere , ed ha pure fatto progredire la scienza ) , gran nu mero di distinti militari si sono fatti solleciti ad aprire opi nione sulla Strategia , se fosse scienza o metodo , se aves se principii invariabili , se fosse nuova scienza ,
o pur
no. In un colloquio , non ha guari , avuto seco voi , vi palesai il mio fermo parere sur una questione giudicata di grave momento , perchè tormenta la testa di tanti va łenti scrittori , i quali non vogliono persuadersi , che in fatto di scienze l'erudizione riesce di noja grandissima per coloro che amano il concreto .
Voi , con gentilezza
ingenita mi concitaste a rendere il mio avviso di ragion pubblica , assicurandomi che si risponderebbe per le stam pe. Lode agli Iddii ! Vi saranno , dunque , de' dotti mi litari che prenderanno la penna , per combattere un'opi nione da lungo studio elaborata , e che si forti radici nella mia mente ha messo ! Anzi di andare in chiave , non sarà punto inutile che qui definisca la Strategia
w
Scienza che governa le marce combinate di un esercito,
71
mitio per riunire sul punto importante e decisivo della fazione
3.d un numero di soldatesche di molto superiore a quelle
atural
dell' inimico , per render certa la sconfitta di esso , infal
re
Prada
libile la vittoria , Cotesta definizione , che combacia con le idee del Jo mini , è la più generale ; avegnachè per ben governa
Dalto
re le marce dell' esercito fa di mestieri non allontanarsi
ONE
da' primi precetti della scienza.
ере
Eccomi ora alla questione capitale : Voi ben vi sapele
an
che giudico Napoleone il creatore della vera scienza mili
DOF
tare, presentita dal gran Federigo , ignota al gran nume ro di capitani che precedettero il duce prussiano , e
e op
che mi sento forte di rispondere a tutti con l'analisi delle
pr
guerre del massimo. Per ridurre , dunque , cotesta que
01, R
stione a minimi termini , domando a voi , a coloro che
licat
vorranno farsi emuli di me , la soluzione del seguente
HiFa
problema , la quale deciderà inappellabilmeute la questio
ei
ne , farà tacere i cicaloni , convincerà i dubbiosi , e for
SIL
se , persuadendo me di un pensamento strano darommi per vinto.
gion
Se non fosse nato Napoleone a che ne sarebbe la stra
aur
tegia; se le di lui guerre e le massime lasciate segnano il
mi
giusto punto sin dove potea giungere la scienza militare ,
pi ".
o sia suscettiva di puranche progredire ?
D
Il gran punto in litigio sta nell' enunciato problema , e colui che lo ha pensato sa di quanta importanza ei sia. Domando che si risolva con Metodo Analitico , che non si desse in Divinazioni ,
che si cansassero le Induzio
72 ni, e più di tutto le Sentenze pari a quelle dell' Oraco lo di Delfo , vale a dire un puerile giocarello di parole. Io mi so bene non essere lieve bisogna la soluzione con metodo analitico ; non altra dovea e potea domandare per isfuggire alle ciarlerie , ed alle nojosissime citazioni tolte da libri senza fama . Spetta al Compilatore di un'opera periodica militare , cacciare , il primo , le mani alla penna ; e se vi man casse il tempo chiamare in ajuto alcuno de' vostri Colla boratori , od altro valente Uffiziale ; o finalmente com metterne la soluzione allo strnaiero ,
il che tornerebbe
stranissimo , non mancando fervidi talenti nell' esercito napoletano. Ma badate bene , di non darmi , col vostro silenzio , vinta la lite , e fate , per onor patrio , che sia da' nostri la soluzione data. Se mi spronaste a scrivere , non sono andato a rilen to ; siate solerte del pari , per dare questa mia alla stam pa , e non andate per le lunghe in rispondere. La no stra polemica non sarà punto disgradevole . Accettate i sentimenti di mia perfetta stima ..
Napoli li 29 Marzo 1839 .
CAV re GIO: Pignalver .
73 CONTINUAZIONE
SUL PONTE ALLA DOBENIEM E DI QUELLO COLLA SINUSOIDE
е
PROGETTO
DI UN NUOVO PONTE MOBILE PER PIAZZE DI GUERRA .
§ . 59. Supponiamo a tal поро che m sia il punto cer am , si congiunga m't : cato ; dalla ah si tagli am" m'tts sarà la lunghezza della catena cho liga il punto m della af coll' estremo della barra cd. Continuviamo a chiamare p il peso supposto in ƒ , q' quello che deve fargli equilibrio sulla barra e vediamo quale deve essere il loro rapporto in questo caso. Rappresenti ah' una posizione qualunque del tavoliere ed' quella corrispondente della barra ; il punto m sia passato in m' . Facciamo am = am' = am " =x, m't= r td'— ' , l'angolo h'ah = w , quello hat = ß , quello ted' = ✪' 2 e quello in fine t'maq. Il peso p posto in h' agirà verticalmente in m ' con una 2 ah' e la tensione che escrciterà forza espressa da P 'am';=p sulla m't verrà espressa da p
r sen w ዓ come può rile x sen
varsi da quel che si è detto nel §.º 20 : la tensione poi z' cos e Xx per prodotta da g'è misurata dalla espressione q' 7' sen quel che rilevasi dal §.º medesimo. Uguagliando perciò queste due espressioni e facendo le convenevoli riduzioni 10
74 ra sen w tang >/ si ottiene q ' ==p Ꮖ sen z'
Il secondo membro di questa equazione è composto di gra due parti ben distinte della parte costante P ,e dell'al
tra variabile sen w tang sen ?
' : vediamo a quali anomalie può
accadere soggetta questa seconda parte. Il fattore tange Z va sempre crescendo al crescere di
' , come può argo
mentarsi da quanto si è detto al §. 15 , ed il suo incre mento sarà tanto più rapido per quanto più ☺' si accosta sen W a 90° , cosa ben facile a comprendersi : il fattore poisen
abbenchè vada sempre decrescendo , non serba questo suo decremento una legge uniforme. Ed in vero , fino a che arriva a 90° , sen w decresce e sen cresce ; ma dac chè 4 è arrivato ad essere retto, sen. w continua a decre scere e decresce ancora sen y . Dunque il decremento del fattore
sen sen
è più rapido , a quanto pare , fino a che
Y = 90° " men rapido allorchè tang l'incremento di z'
> 90° ; cioè quando
diviene rapidissimo. Al decrescere
poi di w il decremento di sen w è più rapido quando più w è maggiore di zero ; e siccome allo stesso valore di ç— 90° corrispondono valori maggiori di w se quelli di x si fanno minori , vi saranno di questa incognita valori tali da far risultare ( da = 90º in poi ) i decrementi successivi della sen w funzione sen ? piccioli in modo al confronto degli incre
menti rispettivi di lang el
che i valori correlativi della
75 sen w tang ' funzione vadino crescendo . E se in questo sen ? z'
comp
stato della macchina si avvera che q' sia uguale al peso q occorrente per fare equilibrio a p allorchè il tavoliere è orizzontale e la catena cui i due pesi sono affidati șia quella
anomali
ligata in f; avremo trovato il punto m , cui ligata la catena sussidiarià , faccia risultare su di questa tutte le tensioni
attore ·
di p maggiori di quelle di q. Imperciocchè supponiamo ' x e la per poco che siasi trovato il ripetuto valore dell lunghezza corrispondente della catena sussidiaria , che
he può il suo
' siac
faccia restare la af e la cd verticali nel medesimo tempo: supponiamo dippiù che la manovra sia affidata a questa
re po
sola catena anche quando af è orizzontale : chiamiamo 7' il peso che in questo caso debba fare equilibrio a p; possiamo per quel che si è detto innanzi , tener come di
a questo finoad
mostrato che il valore di q" per fare sempre equilibrio ap debba nel principio del movimento andare decrescen
e; ua a decr
do al decrescere di w , divenendo uguale a q' allorchè ❤ = 90.º È poi cosa facile a comprendersi che q " sia maggiore di q quando il tavoliere è orizzontale , e gli diviene uguale allorchè è uguale benanche a q' ; perchè
ement
ino ad
è quad
per supposizione abbiamo q = q'. Da ciò ne nasce che , se , stante il tavoliere orizzontale , e la manovra affidata alla sola catena ligata in m , mettiamo per contrappeso q
ecrescente
lo pi
in luogo di q' , tutte le tensioni prodotte da q saranno minori di quelle prodotte da q" fino a che = 9°; quind; tutte le tensioni prodotte da p , perchè uguali a quelle pro
incre
dotte da q' , saranno maggiori di quelle prodotte da q fino 90º . Abbiamo poi supposto che anche diventa a che del pari vada la facenda nelle successive situazioni della macchina dunque saranno sempre le tensioni prodotte da p sulla catena sussidiaria maggiori di quelle prodotte da Iin
della
qualunque sito dei due quadranti fh'h , tds i corpi p c q si ritrovano .
sifam dafar vidella
76 S.º 60. Potrebbe però avvenire ( come avviene col senw lang. ' non fatto nel più dei casi ) , che la funzione sen & اج si cambia da descrescente in crescente allorchè
= 90°,
ma prima o dopo. Purchè in tali rincontri si avvera che nell'atto del cangiamento q' sia uguale o maggiore di q, potrà collo stesso ragionamento dimostrarsi che le tensioni prodotte da p saranno sempre maggiori di quelle causate da q sulla catena sussidiaria . Tuto in conseguenza si riduce a trovare il valore dell' che soddisfi all'una o all' altra delle ripetute condizioni . • S. 61. Non è possibile , per quanto ne penso , pro cedere in questa indagine con ragionamenti diretti , nè
sarebbe cosa ammissibile l' andar saggiando in ogni cir costanza particolare tutti i valori possibili dell'a per di. scernere quelli che soddisfino al quesito : i calcoli ne riuscirebbero interminabili e fastidiosissimi. Conviene adun que rintracciare qualche altro mezzo che più speditamente meni allo scopo . Si supponga Hy per poco il problema risoluto , ed mil punto cui debba ligarsi la catena sussidiaria : sia am = x; risulterà fm = m'h' = m''h — r — x , m't+ ts = r¥2 + V (r−x)² +62m' , chiamando m' la lunghezza totale della catena che liga il tavoliere con la barra al lorchè la catena ligata in ƒ più non agisce. Che se da questa quantità sottragghiamo m't che chiameremo z = Vat²
am¹² = √ r² + b² - x² allorchè
= 90º,
avremo tď ossia z' = m' — z = rV 2 + V (r−x)²+b² −√p²+ b² -x2. Silfatto valore di z' è variabile al variar dell'≈ , ma non cresce o decresce coll' aumen tarsi o diminuirsi di questa variabile. Incomincia a de crescere da ≈≈r fino ad un certo valore di x < r , poi cresce fino ad æ = o riacquistando lo stesso valore
Vene
77 che avea allorchè era xr . In fatti nell' uno e nel l'altro caso
@M
vera a iore
le tensi
lle caus
' = r2. Stante dunque
= 90º vi è
un valore di x che rende minimo il valore di z' e quindi di e ' . E se noi proveremo che per questo valore di z o per altro prossimamente inferiore lo q deve andare cre scendo dacchè = 90° in poi per fare equilibrio a p , avremo dimostrato che ciò debba avverarsi per tutti gli altri valori più piccoli dell' a cui corrisponderanno sem
guena pre valori maggiori di w e maggiori benanche di ' ; mentre è ben chiaro che più e' si accosta al retto più gli incrementi della sua tangente sono rapidi. Troviamo
nso , irelli,
ogni
2pri cale eneadu ditament
perciò i coefficienti differenziali di 1º e 2º ordine di z' dz' -(rT —x) i quali sono dx V (r- x)² + b²
ac
Vr²+b²x² tiamo
de z 2(r-x) + b² 2 d x² ( (r —x)² + b²)
b2 + pa e met
2 (r²+b²-x
dz! = 0 : otterremo dietro le convenevoli riduzio x
ed am=1
ՐՁ Ձ ni x4—2rx³ + -2 x² + 1º¹ ( p² + b² ) x — —2 ( µ·² + b² )
= 1.
= 0. to questa una equazione di quarto grado che riso
nghe barra a
luta darà per a almeno due valori reali , uno positivo l'al
le sed
tro negativo : noi intanto , per non allungare oltre il con venevole questo scritto , ci asterremo dal risolverla nello
105
stato di generalità in cui si ritrova e ci limiteremo al
=g, 1)24/3
caso particolare che si confà col nostro assunto . Suppor remo cioè r = 26 , d'onde risulterà x4—4bx³ + 2b² x² + 1063x - 10 640 , e fatto x = by, si avrà in ulti
bileal umen
mo y4-473 + 2y² + 10y— 10 = 0 , equazione nume rica la cui radice ad un diecimillesimo di differenza
ade
<", valore
è y = 1. 1907 ; d'onde x = 6 X 1. 1907 , e mettendo al solito 66 , x = 7.1442.
78
È superfluo fare la sostituzione di questo valore dell' uella funzione
da z d x2 onde assicurarsi se diventa positiva
o negativa , mentre vedesi a colpo d'occhio che dessa è essenzialmente positiva . Perciò il trovato valore dell'a dà il minimo di z' che noi andavamo cercando . Assicuria moci se un tale valore dell' a nel caso nostro faccia ri sultare tutte le tensioni prodotte da p snlla catena mag giori di quelle prodotte da q in tutte le posizioni della macchina che succedono a quella in cui = 90º. ra S. 62. Riprendiamo a tal' uopo l'equazione q' = p x sen w
sen &
lang. z'
· : mettiamo in essa p —-— Ꮳ = p ' che è la
forza con cui p agisce verticalmente in m e la quale sarà costante come p : in luogo di sen o sostituïamo il suo va a lore sen (w + ) ricavato dalla proporzione m'z : a Z =sen m'at : sen tm'a , ossia z : a = sen ( w + B.). : sen
; ed avremo q' = p'
r sen w z a sen (w + B )
tang. 2 alla
quale aggiunte le altre equazioni z
272 واج = √ a² + x² -
2ax cos ( w + ẞ ) > Cos Θ'
242
( che ci sono date dai due triangalì m'at, teď' ) , ed in fine z'm' - z ; avremo tutte le relazioni necessarie per trovare il rapporto tra p' e q' che si facciano sem pre equilibrio qualunque siansi i punti in cui si ritrovino dei due quadranti che hanno per raggi am = x = 7 . 1442 il primo , cd= r = 12 il secondo ( si vegga sempre fig . a 7. ) . Che se proveremo che , per dati valori decrescenti di w , g' deve andarsi aumentando per fare sempre equilibrio a p' ; avremo provato ancora che ciò debba succedere di q' per rispetto a p che si suppone costante .
79 Mettiamo w ´allorchè
31. ° 15'. 58″ valore che gli compete
= 90° e sostituïamolo nelle predette equazio
ni ; otterremo q' = p' X 1.1274 ; mettiamow 20° 00 ' 00 " ; = 10° 00' 00 " ; avremo q'p' X1 . 1184 : mettiamo avremo q' =p' X 1.1795 ( 16) . Stante adunque x= 7.1442 ,
(16) Supposto nel triangolo tm'a l'angolo in m' os = 90º , si ha cos m'at = cos ( m'ah + hat ) sia X m'a 7. 1442 1 ,per esse = cos (w + ẞ ):= at = 180 Vali +hta
re ah
12 , ht = 6 ;
1. cos ( w + ẞ ) = 1 7· 1442 V180 = 1.7.1442 = + co.1.180 = ¿
• o. 8539536 • • 8.8723637
9.7263173
1. cos 57° 49′ 32" " ed w + 8 = 57° 49′ 32" , dal quale tolto il valore di p = 26° 33′ 54″ (vedi n.º 15 ) si ottiene w = 31 ° 15′ 58″ ,2 1. sen w = 1. sen 31 ° 15 ′ 58 " -- 9.7151094 , 1 sen ( w+ß ) = 9.9275914 , comp.º 1. sen ( w + ß ) = 0. 0724086 , 1. cos ( w + ẞ ) = 9. 7263173. Essendo x = 7. 1442 , si ottiene x = 51 . 0396 , ed a² + x² = 180 +51 . 0396 2 = 231.0396. 1. 2ax sen ( w + ß ) = 1.2ax = 1.3 = •
+1. a =. +1.x = . +1. sen ( w + 8 ) =---- •
• 0.3010300 ) · · 1.1276363 · 0.8539536
2. 2826199
· 9.7263173
2.0089372 = 1. 102. 0799 ; quindi
1. z = 1. Va² + x - 2ax cos (w +8) = 1 , V231.0396-102.0792
80 il valore di q' deve andare crescendo per fare equilibrio ad a' quanto si trovano negli ultimi gradi dei quadra nti
= 1.√128. 9604 = 1.0552282 = 1 . 11. 3561 . m' =r√ 2+V (r—x) ² +b² =12V 2+V (12−7. 1442) ² +6ª = 12√2 +√ 4. 85582 +36 = 12V 2+V 23. 5788 + 36 = 16 . 9704 + 7. 7187 = 24. 6891 ; e z′ = m ' — z = 24 . 6891 — 11. 3561 = 13. 3330 z/2 = 177.7690 ; perciò 110. 2310 288-177.7690 2r2 - z¹2 1. 1. cose' = 1. =1. 288 212 288 = l. 110. 2310 = • 2.0423038 9 + co. 1. 288 = •
· • 7.5406075
9. 5829113 = 1. cos 67° 29′ 46″ ; r sen w · tang. e' 1. 1. - Z a sen ( w + Ᏸ ) z'
= lr = l . 12 = .
• 1. 0791813
+ co.l.a=co.l√ 180 = + 1.z =
· 8.8723637
= 9.9515450
• • 9. 7151094
+1. sen w 1. tang. 67° . 29' . 46 " + co. 1. sen ( w + ß ) - • +1. tan
. 1. 0552282
'
+ co. 1 z'c° . l . 13. 3330 =
. o . 3827042 0.0724086 • 8. 8750721
0.0520675 = 1.1.1274 ; quindi q' = p' X 1. 1274 . Sia w 20° 00' oo " , sarà w ÷-ß = 46° 33 ′ 54″ 1 sen w9.5340517 , cº . I. sen (w + $) = 0. 1389708 1. cos ( w + ẞ ) = 9. 8372924 , 1. 2ax cos ( w + 3 ) = 1. 2ax = . · 2. 2826199
+1. cos (w + 3 ) =
• 9. 8372924
2. 1199123=
1. 131. 7999
81 mm'm " ; tds ; una tale circostanza però non si avvera dac
chè 990° ma da un valore di –
> 90° . Non è perciò
- 131.7999 99 . 2397 = 0.9983428 =·IV 1. z = 1.√231.0396 = 1. 9. 9619 , z'm' — z = 24. 6891 —9 . 9619—14. 7272
288-216.8905 288
z'2216. 8905 , 1. cos☺ ' = 1 . = 1, 71. 1095 = 171.1093 = 288
+ c.1288 =
I cos 75° 42′ 19″ 0' = 75° 42 ′ 19″ , 1. tang.
. 1. 8519277
7.5406075 9.3925352 =
' = o . 5938008 ; quindi
9.9515450
1. 2/2 = 1
+ 1.2 = •
. 0.9983428 · 9.5340517 +1. sen w = • · o. 5938008 +1. tang . @' = · ➡cº co.. 1. sen ( w + ß ) = ... o . 1389708 ++
+ cº. l . z′ = cº . l . 14. 7272. 8. 8318798 0.0485909=
1. 1. 1184 , quindi q'p' X 1 , 1184. = 36° 33' 54" 10° 00 ' oo " , sarà w + ß = Sia w ( w +ẞ) 1. sen o . 2249473 co . , 2396702 9. 1. sen w 1. cos ( w + ẞ ) = 9. 9048137 , 1. 2ax cos ( w + ß ) . 2. 2826199 . = 1. 2ax = . • · +1. cos ( w + p). • 9.9048137 6 2. 187433==
1. 153. 9691 . 1. z = 1.√231.0396—153.9691 = 1V 77.0705 = 0.9434442 dive 8.7790 24. 6891 = 1. 8. 7790 , z'm' - z 288-253 , 1313 = 15. 9101. z'2253 . 1313 , 1. cose' = l. = 288 II
82 il ripetuto valore dell' a quello che senza verun dubbio soddisfa al quesito , ma un altro più piccolo . Riggetteremo quindi tutti quelli che ne sono maggiori , se tali ci ver ranno indicati dalle considerazioni che faremo nel pro sieguo . S. 63. Conosciuto il limite massimo del valore dell'≈ e sapendo che il minimo è zero , vediamo come dobbia mo più oltre procedere per ritrovare quello che meglio conviene al nostro proposito . Sia amam' un dato valore di essa incognita ; sarà come innanzi m't = V ( r -— x ) ² + 62 : centro m in tervallo m't si descriva un'arco di cerchio , il quale incontri in o' la ft : troviamo in funzione di a l'espres sione difo ' . Pel triangolofoʻm abbiamo l'equazione cos..tfg= cos o'fm =
fol2 +ƒm² —mo's per rapporto ? che risoluta 1 2fo'Xfm
ad fo' ci darà fo ' =fm cos ifg +V mo¹² —fm² sen² tfg
= 1.
84.8687 = 1.34.8687 288
1
+c. l. 288 =
• • 1.5424357 ·
7.5406075 9. 0830432 =
1. Fos 83° 02′ 46″ 1. tang.
1.
'
= 1. 8 11/12= + 1.z
o. 9137551 · 9.9575450 .
+1 , sen w =.
• 0. 9434442 · • 9. 2396702
• .0.9137551 +1. tang. ' = • • · 0. 2249473 + co. 1. sen ( w + ß ) = + c . l. z'c° . 1. 15. 9101 = . 8. 7983271
0.0716889 = 1. 1. 1795 ; e q′ = p ' X 1. 1795
83
g +b
= (1 − x ) √(r + b)² + r³
(1-x)=Xr2 + ·√ (r — x) ² +b² — (r +b)² +r² 2 T2
(r−x) (r +b ) + V (r − x )³ ( r + b )² +b² ( ( r +b)² +r² ) √(r +b)²+r₂ (r− x) (r +b) + V ( r − x)² ( r +b)² +bazıla laddov si e , اج
sostituiscono alle quantità fm , cos tfg , mo' , sen tfg , i rispettivi valori in funzioni dir , bed xe si met ta V ( r + b ) ² + r² = z" . Aggiungiamo ad fo 'An la ts =r√2 , ed avremo che questa somma sarà l'espres sione della massima lunghezza della catena ligata in ƒ, quante volte vogliamo che, stante la af orizzontale, dessa catena influisca sull'equilibrio della macchina . Chiaman do al solito m la ripetuta lunghezza , avremo 2 (r −x) (r + b) + V (r − x) ¹ ( r + b )² +b² z″ ½ m = r√ 2+ z" Sia benanche mo' + ts la lunghezza totale della catena ligata in m, che noi abbiamo chiamato m', sarà
z + V (r−x ) 2² +b² . È egli manifesto che in m' = rV2 tal caso la catena m' influirà ancora sull' equilibrio della macchina allorchè af è orizzontale . Supponiamo adesso che il peso q" sia quello occorrente per fare equilibrio ape che la catena m' non agisca , e vediamo quale dovrà essere il rapporto tra i due pesi. Dam togliamo z" e chiamiamo z' la differenza , avremo z""
m- z" -rV 2+
(r—x) (r+b) + V (r—x)²(r+b)² +b² z¹la %"
Se dietro di ciò appelleremo
" l'angolo ted , il rapporto
di paq" ci sarà dato dall' equazione n.º ( 1 ) del §. ' 40 lad dove metteremo ƒ = o , n = o , f' = o‚ƒ" = o , ß ' =0 = w = 90° , a'r , e ' = e " , z = z" , z ' = z" 2
-z" .
84 z" sen " avremo q =pcos
oppure q " =pz"
tang . // z!!!
2 1112 V4r2. , per essere 212 . داااج
21'2--21112
cos
p
e sen
"
272
/4r2—21112 Ꮴ I -Cos 112 = 2111 \ 212
Uguagliando questo valore di q' con quello di q ' del §. 59, ossia supponendo che q" faccia equilibrio a p anche allorchè , cessata l'azione della catena principale , l'an r2 sen w tan , V41-2-21112 212 71112 = p x sen z' 12 z sen w tan / = P a x sen (w +3) z' ; nella quale mettendo in luogo
golo 490° , avremo pz"
di sen ( w + s ) il suo valore a ? in luogo di sen w quel
lo ricavato dalla relazione sen w = sen (w+p) cos ß- cos b rz-bx (w +8 ) sen ẞ = a2 , per essere sen ß = a 9 e cos $ " tan a , in luogo di
42-zla 272 1/2 ; avremo ( togliendo
V4ra-zilla il fattore p comune) "V4r2—z!112 2r211112
parzr² rz―bxV4r2—zla bxV4ra-zla (13 x 27'2 ' (a).
Le incognite di questa equazione sono z æ , z , z' , e z''! di cui le tre ultime possono eliminarsi mercè le equazioni z"" = rV2+ ("~ —x)(r+b)+V (r—x)=(r +b)²+bazila ∙ z"(b) z" z = √1 ² +b² —x² (c), z ′ = √ (r — x) ² +b² +rV2 ~ Vr² +b² —x² (d). Fatta la eliminazione, trovato il valore dell'a, e sostituito nell' equazione (b) , (c) , (d) , si conosceranno z ze z' 272-71112 indi m =z" +z''' , l'angolo "' il cui coseno= 9 272 tan " ed in ultimo q" =pz" zli-·
85 S. 64. Sarà questo un peso che farà equilibrio ap non solo nella posizione orizzontale della af, supposto che agisca la sola catena ligata in ƒ, ma benanche allorchè , = 90 ° e se il cessata l'azione di questa , si abbia tanto risultare far da tale sarà dell'z valore trovato grande che nei successivi suoi incrementi la funzio tang. el sen w • ne vada crescendo ; avremo risoluto Z sen ( w + B) il nostro problemo completamente. Imperciocchè rimasta la mo' ossia la catena sussidiaria uguale ad m't si ac corci alquanto la fo ' : in tal caso la mo ' non sarà più tesa allorchè af è orizzontale , ed il peso che farà equi librio a p non sarà più q ' , ma un altro q < q'' , come è ben chiaro. Se si darà un impulso alla macchina per fare ascendere il tavoliere , vi sarà da principio un mo vimento accelerato , come innanzi si è dimostrato ; o se ciò non succede si accorci via maggiormente fo' e si cor regga il peso q per quanto la macchina stia in equilibrio allorchè af è orizzontale ;
e l'enunziata
circostanza
si
avvererà senza dubbio . Ma quando entrerà in azione la catena sussidiaria ligata in m, e sarà cessata quella della principale , il movimento si cambierà da accelerato in ritardato. Ed in vero essendo q < q", il primo produrrà sulla catena secondaria una tensione minore del secondo : la tensione poi prodotta T da q" sulla catena stessa è mi nore di quella prodotta da p allorchè w 90º ; ed ab benchè le tensioni successive prodotte dal primo peso si vanno facendo maggiori al confronto di quelle prodotte dal secondo ( come può rilevarsi da ciocchè si è detto nella n. 15 ) purnondimeno le prime non pareggeranno le seconde se non quando w avrà acquistato il valore che = 90° : ma le tensioni di 9 sono gli compete allorchè minori di quelle di q ' ; dunque con più ragione le ten sioni di p saranno maggiori di quelle di q dacchè w = 90°
86 fino a che
90°. Nei successivi decrementi di w abbia
mo per ipotesi che le tensioni prodotte da p sulla ripetuta catena secondaria si vanno rendendo sempreppiù mag giori di quelle prodotte da q" ed in conseguenza assai mag giori di quelle di q. Dunque le tensioni prodoîte da p sulla catena secondaria saranno sempre maggiori di quelle di q : vale a dire che , cessata l'azione della catena principale, il movimento della macchina dovrà necessariamente can giarsi in ritardato da accelerato che era prima. Ciò po sto in tre maniere diverse potrà succedere la faccenda : 1.º che la velocità acquistata col moto accelerato venga distrutta nè più nè meno dal moto ritardato sino a che la af acquisti la posizione verticale ah , ed allora partito il p dalla quiete in farriverà senza velocità in h ; 2.º che la velocità generata dal primo movimento non sia distrutta dal secondo , ed allora il p arriverà con una velocità in h , vale a dire che il tavoliere anderà ad urtare contro i stipiti della porta ; 3.º infine che il secondo mevimento distrugga la velocità acquistata col primo innanzi che p arrivi in h, ed allora la manovra non sarà compiuta , che anzi arrivato il tavoliere ad una certa altezza ritornerà indietro per ripigliare la posizione orizzontale da cui era partito. Nel primo caso sarà conseguito lo scopo delle nostre ricerche ; nel secondo converrà allungare la catena prin cipale correggendo nel medesimo tempo il peso q per fare che la forza acceleratrice cessi un poco prima d'influire sulla manovra dando luogo alla ritardatrice ; nel terzo caso dovrà praticarsi il contrario . E con questo semplice allungamento od accorciamento della catena , insieme colla correzione del peso 7 , da effettuirsi come si dirà in appresso, si otterrà con facilità che partito il tavoliere dalla posizione orizzontale arriverà alla verticale senza urto , e partendo dalla verticale ritornerà parimenti sen
87 enti di va
za urto nella orizzontale , prescindendo però dalle forze
psullam
passive , dicchè si parlerà in appresso.
nprepp enza ass
doite day
§.
65. Ma il valore dell' x che ci sarà dato dalle e
quazioni (a) , (b) , (c) , (d) , farà risultare , come si è supposto, tutte le tensioni prodotte da p maggiori di quelle prodotte da q dacchè & = 90º in poi ? Ciò non può di
di quelles
mostrarsi in generale ed a priori , per quanto ne penso.
tena priz ariamente prima. G
la fact
Occorre perciò ritrovare col fatto il valore di essa inco gnita , indi il rapporto tra p e 9 allorchè
= 90° , ed
in ultimo lo stesso rapporto pei valori successivi di 9 , onde assicurarci se q deve andare crescendo per fare equili
celerato
to sine
brio a p. Volendo eliminare z, z', e z'"' tra le equazio x solamente, vi ni (a) , (b) , (c) , (d) per avere quella in a
allora occorrono calcoli non molto discreti , ed alla fine dei conti arriveremo ad un' equazione di altissimo grado , le
on sia dist cui radici generalmente parlando non sono intere. Dovre una rel
mo quindi cercare il valore dell'ignota per approssima
urtare o merie nnanzid
mpiuta za ritan da cult
zione, dopo aver assegnati dei valori numerici alle quan tità note. Credo però potersi abbreviare le operazioni coll' astenersi dalla eliminazione summentovala , e coll'as segnare dei valori all'
ed andarli sostituendo nelle ri
petute equazioni (b) , (c) , (d) per conoscere z , z' , z'"',
Helle n
indi e', e", w , qe q' mercè le altre equazioni -z1112 272— z¹2 272cos ' = (e) , cos e" = (f) , 2ra 273
atena p 9perla
sen ( w +8) =
nel ter sempler Insiem
e sidr e tavolier e sena
ntisen
Z
X sen 9 =
(g) ( allorchè
= 90° ) ,
ال q= pzill tan.
72 2 sen w tan ' Paz sen(w +3) = " (h) , q' = =p (4) , x dalle quali siamo stati guidati per trovare l'altra (a) di cui non terremo più conto . Non ci ostineremo intanto a trovare il valore dell'a che dia q ' =q allorchè & = 90º , bastando che ciò si verifichi per un valore qualsiasi di o o di w dal quale in poi q' debba andare crescendo per
88 fare equilibrio a p come si è notato nel §.
6o . E sic come abbiamo provato nel §. 62 che i valori dell'a uguali o maggiori di 7. 1442 nel caso nostro ci mette rebbero in dubbio se sciolgono o no il problema , incomince remo dal mettere x = 7 nelle equazioni (b) (c) (d) , e rica vati i valori di z, z' , z''' ne faremo le sostituzioni nelle al tre (e)(ƒ)(g)(h)(l) per rintracciare quelli di w, ☺ ' , ☺ " , q, eq' . Se otterremo q' =qoq' >q, vedremo se q' debba an dare crescendo o decrescendo per fare equilibrio ap nei valori successivi di w , servendoci a tale uopo delle pre dette
equazioni , a riserva di quelle (c) e (d) alle quali
sostituiremo le altre z = Va²+x²—2axcos (w +³) (c') ≈' = rV 2+V (r— x)²+bª— V_a² +x² - 2ax cos (w + ß) (d') Che se si verificherà il primo caso , ovvero se trova to q' > q allorchè Ф = 90° , si abbia pure q' = q lad dove q' dovrebbe incominciare a crescere per fare equi librio ap , avremo risoluto completemente il nostro pro blema ; altrimenti daremo ad
un valore più piccolo
fino ad arrivare a quello che soddisfa alle ripetute con dizioni . Non è già che l'una o l'altra delle summento vate sia la condizione sine qua non per cui , cangiatosi il movimento da accelerato in ritardato , possa ottenersi che la velocità acquistata col primo sia giusto giusto di strutta dal secondo : potrebbe , e per quanto ne penso , deve ciò avverarsi sotto condizioni ben diverse ; ma per chè non è cosa facile discernere quali desse siano , e sa rebbe bene imbarazzante nella pratica cadere su di ciò in inganno , ci atterremo alle predette sulle quali nulla vi è da dubitare . E quando anche vorremo allontanar cene per altre vedute, lo faremo sotto la garanzia di nuove considerazioni , le quali ci accertino di non andare falliti nello scopo .
89 60.i
alorie
5. Q 66. Si faccia adunque ed altre
7 e tutte le sostituzioni
ricerche dicchè innanzi si è parlato ( 17) ; si
tro d: , iner
(17) Teniamo presenti le equazioni z!!! = m · z"
Foniz (r—x)(r+b)+V (r—x)²(r+b)2+b²( (r+b)»+r²) —z " (b) , z'
' 8"
= r√2 +
de ibrio
z = V r² + b² — x² 1 = √ aª — x² (c) , z′ = m' — z
po deit
alle
= r√2 + V ( r− x ) ² + bª — V √ aª — x² (d) , 2r2--2/1/2 2r2--zla cos " (f), sen (w + s) = ; 1 (8) , 2ra . (e), cose' = 2г2
(W z!!
ra sen w tan tang . e" (h) , q'= P² sen ( w +3 ) • ax z'
[W->
q=P
ro se
Facciamo in esse r = 12, b 16, 17 ; avremo
q' ={: r fares
гV2 = 16. 9704, r - x = 5 , r + b = 18
nostro
z" = V ( r + b ) ² + r² = √ 468 = = 21. 21 . 6333 , quindi
iù pi etute Summe
z''' = m—z" = 16.9704 +
Cang Offer giushi
le pens ma 3 10, 0 a di Su
ontana dinuor efalli
(1),
5X18 + V / 25X324 + 36X468 21.6333
90 +V24948 90 + 157. 9494 -4.6629 = 21.6333 21.6333
— 4.6629—11.4614 — 4. 6629 = 6. 7985 , 1. z22 . 1. 6. 7985 = 2 X 0. 8324131 = 1. 6648262 = = 1. 46. 2192 ,
1. cose '= 1 .
2r2 --71112 2r2
= 1. 241. 7808 = + co. 1. 288 =
288-46.219 1.
288
21 . 241.7808 288
• 2. 3834218
7. 5406075 9. 9240293 =
1. cos 32° 54′ 39",
12
21.6333
go avrà che posto w
90° , risulta 9 = pX 2. 0570 ; fat
toq =90° ovvero w = 31 ° 59 ' 25" , risulta q' =pX 1.9737 ; 1. tang.
1. tang . 32° 54′ 39 ″ = 9. 8110367 , z!! 1. Ч - 1. tan. " zill P = 1.z" = 1. 21. 6333 = • 1. 3351229 "
+1 . tang. " = + co. 1. z =
9. 8110367 • 9. 1675869 0. 3137455=
1. 2. 0594 , e q = pX 2.0594 , z = √ r² + b² —x² = √ 144 + 36-49 - V 180-49 = √131 = 11. 4455. z'm' - z
16. 9704 +
25 + 36-11.4455
61 - 11.445516 . 9704 + 7 . 8103 = 16. 9704 + — 11. 4455 = 24. 7806 — 11.4455 = 13.3352 , . = 2 X1 . 12499952. 2499990 1. z/ 2 = 2 l . 13. 3352
1. 177.8275, 288-177.8275 1. cos e'= 1. 288 =1.
110. 1725 = 110, 1725 = 288
• 2. 0420732
+ cao 1. 288 = ·
7. 5406075 9.5826807=
1. cos 67° 30′ 31 ″ , 1. tang . O ' = o . 3829604, Z 11. 4455 1. sen ( w + ß ) = 1 32 = 1. V180
-1. 11.4455 =
· 1. 0586357
+ co. 1. √ 180 =
· 8.8723637
9.9309994 1. sen 58° 33′ 11 ″
91 30° , risulta q'p X I. 9652 ; W w = 27°
fatto w
dà q' =pX 1. 9565 ; w = 26° , dà q' = pX 2. 0026. Non
w = 58° 33 ' 11 " -26° 33′ 54″ -31 ° 59' 17 " (pel valo re di sen ẞ = 26° 33 ′ 54″ vedi n.º 15. ) , r2 q' ― 1. 1. ax P = 21.12.2.1583625
= 0 . 1856282 )
+ c.1 . a = 8.8723637 co.1.79.1549020 + 1.z = 1 . II. 4455 =
1. 0586357
9. 72406480.2952902 =
+1 . sen w = 1, sen 31 ° 59′ 17 ″ + cº . 1. sen ( w + ß ) = +1 . tang. + co. 1. z'
' = ·
0.0690006 o . 3829604 · • 8.8750005
1. 1. 9737 , e q' = pXI . 9737. Sia ora w 30°; sarà w + ß
56 ° 33′ 54″' ‚ x = 7 ;;
z ci sarà data dall' equazione = Va²+x².
·2ax cos ( w + ẞ )
180 +49-2180X7Xcos ( w + 3 ) 229 — 14V 180 cos ( w + ß ) (c ') , e z' dall' al
=√ tra z' = m' —z = r√ 2 +V (r−x) ² + b² —z = 12√2 + √61-2 = 24. 7807 - z , 1. 14V 180 cos ( w + 3) 1. 1461280 = 2.2737643 +1.7 180 = • 1. 1276363 · 9.7411442 +1 . cos 56° 33′ 54″
= 1.14
2.0149085 = 1. 103. 4924 , quindi 1.z = 1.229-103.4924-1.125.5076
1.0493350
= 1. 11. 2050 , z' = 24. 7807 — 11. 2050 = 13. 5777 . = l . 13. 5777 1. 2'22 2X 1. 1328262 = 2 , 2656524 . 1. 184. 3540 ..
92 è dunque
il valore dell' e che risolve precisamente il
nostro problema . Faremo però vedere in appresso
1. cose' = 1.
= 1.
che
288-184 . 3540 288
103.6460 = 1103 . 6460 = 288 c.° 1 288
2.0155525 · 7. 5406075 9. 5561600
1. cos 68° 54′ 25″ 1. tang. ' o. 4137182. r/ I ' =1 1. = 1: ax P + 1.z = +1 . sen w⇒ +1 . tang. ' = • + c.º 1. sen ( w + ß ) = + c.º 1. z' =
0. 1856282 · 1. 0493350
• 9.6989700 · 0.4137182 0.0785677 • 8.8671735 0. 2933929 =
1. 1 .
9652 , q′ = pX1 . 9652 . Sia w = 27°; sarà w + ß = 53° 33′ 54 ″ , • 1. 2ax cos ( w + ß ) = I. 2ax = 2.2737643
+1. ( w + 3 ) =
·· 9.7737210 2. 0414853
1. 111. 5540. 1.z = 1 . 229-111.5540 = 1.V117.4460 = 1.0349192 1. 10. 8373 , z' = 24.7807 ―― 10. 8373 = 13. 9434 . 1. 2/2 = 2 1. 13. 9434 = 2 X 1. 1443687 = 2 . 2887374
´= 1 . 194. 4184 . 93. 5816 1. cose ' = 1. = 1. 93.5816 288
.. 1. 9711903
+ c °1288 = ... 7. 54o6o75 9.5117980 =
1. cos 71 ° 02 ' 18 " , 1. tang . e ' = 0.4639729 .
93
cisamente
ppressed
www 01330 54060 MVA A 55615
preso in considerazione il diametro della carrucola , sup posto finora picciolissimo , il detto valore 7 ed anche
' - r2 1. I ax P + 1.z =
• 0. 1856282 • 1.0349192 · 9. 6570468
+1 . sen w = · +1. tang. ' + c.º 1. sen ( w + p .) = • + c.º 1. z' =
.0.4639729 . 0.0944572 8.8556313
0.2916556 =
1856261 · 049335 . 6989-0
I. 1. 9563 , q′ = PX 1.9563 . Sia w =26°; sarà w + 3 = 52° 33 ' 54" , 1. 2ax cos (w+ ß) • 2. 2737643 = 1.28x = • • 9. 7838263 +1. cos (w + 8 ). = 2.0675906 =
· 413 07856
1. 116. 8397 ,
.86717
1. z = 1.√ 229—116.8397 =1.V 112.1603 = 1.0249196 14. 1899 , 1. 10. 5908 , z' =24. 7807 — 10. 5908
293392
41 27376 2 773- 0 0414857
1. z'² = 2. l. 14. 1899 = 2X 1.1519793 := 2.3039586 = 1 . 201. 3530 . 86.6470 = 1. 86.6470 1 . . 1. 9377535 1. cos ' = 1 . 288 · 7.5406075 + c. ° 1 288 = . 9.4783610 = 1. cos 72° 29' 27" , 1. tang .
= 1.0340 9434 -4 288-3
9
Lobo 511-98=
o . 5010355 · 0. 1856282
+ 1.z = +1 . sen w =
9711
'
r2 1. ¶ =: 1. ax P •
+1 . tang. ☺' = · + co. 1. sen ( w + ß ) = • • + co. 1. z' = .
1. 2. 0026 , q' = PX 2. 0026
· · 1. 0249196 • 9. 6418420 • · 0. 5010355 · · 0. 1001558
• • 8. 8480207 0 . 3016018
94 maggiore potrà adottarsi senza scrupolo. Scovriamo intan to attualmente quale dovrebbe essere il valore di essa incognita.
Sia x = 6. 7000 ; sarà r − x = 5 . 3000 , w = 90º
z
= 16. 9704+ 3. 3o00 X 18 + V/ 3.3o0oa X 182 + 36X468 21.6333 25949 . 1600 21.6333
95. 4000 +
— 21.6333—16 . 9704+
-21.6333-16.9704 + 256. 4874 -21.6333-1 6.9704 21.6333 +11.8561 -21.633328.8265-—21.6333 = 7 . 1928. 1. z '"'2 = 21. 7. 19282 Xo . 8568980 = 1.7137960 1. 51.7364 .
288-51.7364 1.cos
" = 1.
288 236.2636 = 1. ·
=: 1 . 236. 2636 =
• · 2.3735968
+ c.° 1 288
•
288
7. 5406075
9. 9140043 1. cos 34° 52' 45" , 1. tan
"
q 1. z" 1.1.x "= P
+1 . tang. ਾ' = + co . 1. z'
9.8432760 • . 1. 3351229 • • 9. 8432760 • 9. 1431020
0. 3215009 = 1. 2. 0965, q = pX 2. 0965. Sia 4 = 90º ; sarà
1. z = 1.7 180-44.89001 .
135.1100 = 1.0653438
= 1. 11.6237 , 1.√ ( r — x ) ² +b² — l.V 28.0900 + 36 = 1.√64. 0900➡o . 90339521. 8. 0056
95 Orian alore:
S. 67. Si metta x = 6. 7000 e si facciano nuovamen te le operazioni summentovate come vedesi nella ripetu
z' = 16. 9704 + 8 . 0056—11 . 6237 = 24. 9760 —11.6237 = 13.3423 , 1.z′2 = 2 X 1.1252307 = 2.2504614 = 1. 178. 0170 .
1J
1. cos
= 1.
'= 1.
288-178.0170 288
109.9830 = 1 . 109. 9830 = 288
... 2. 0413256 · 7.5406075
11
+ c. 1288 = •
360
229
9.5819331 = 1. cos 67° 32′ 58″ , 1. tan . ☺ ' = o . 3828366 . 1. sen ( w ± ³ ) = 1 -2 = 1.z = a
· 1. 0653438
c.la
... • 8.8723637
9.9377075= 1. sen 60° 02′ 26" ,
w = 60° 02′ 26″ - 26° 33′ 54″ 1. sen w = 9. 7416095 , 1. r2 1. q' 1%P == co. l. a
33° 28′ 32 ″ ,
· 2. 1583625
= 0.2046514 ..
• · 8.8723637
+ co.l.x = 90
• 9. 1739252
+ 1.z = +1. tang. Ꮎ ' = · + co. 1. sen ( w +-ẞ ) = · co. 1. z' .
1. 0653438
o. 3828366 • 0. 0522925 • 8. 8747693
0.3315031 1. 2. 1454, q′ = PX2.1454 .
96
ta nota 17 : si avrà per w = 90° , q = p X 2. 0965 , per
= 90º ossia per w = 33. ° 28 ′ . 32 " , q' = pX 2.1454;
Sia w = 31º , w + ß = 57° 33 ′ 54″ ; sarà o . 3010300 1. 2ax cos ( w + ß ) = 1 2 = + 1x = · • • • · 0.8260748
+1 cos (w + 8 ) = · 9. 7294422 + la= • 1. 1276363 1. 9841833 1. 96. 4236 1. z = 1.180 + 44. 89-96 . 4236 = 1.128.46641 . 05439481. 11. 3343 , z' = 24. 9760-11 . 3343 13. 6417 , 1. z'² = 2X 1. 1348685 = 2. 2697370 = 1 . 186. 0960 . 288-186 . 0960 1. cos ' = 288 101.9040 = 1. = 1. 101. 9040 = • 288
• 2. 0081912
· 7.5406075
+ c.° 1 288
9. 5487987 = 1. cos 69° 16' 41 ' , 1. tan . 1. ¶′. = 1 . ra P
' = 0. 4221565
ax
· 0. 2046514
'= ·
· • 1. 0543948 • • 9.7118393 • • 0.4221565
+ co . 1. sen ( w + ß ) = • . + co. l. z'
• 0.0736573 · 8.8651315
+ 1.2 = +1. sen w +1. tan
0. 3318308=
1. 2. 1470 , q'PX 2. 1470 Sia w 34°, w +8 = 60 ° 33 ′ 54"; sarà 1.2axcos(w+3) = 1.2ax = . • · 2. 2547411
+1. cos (w + 8 ) = .
· 9. 6914669
I. 9462080= 1. 88. 3503.
X2.0! PX
97 per w = 31º , q' = p X 2. 1470 ; per w = 34º , q' = p X 2. 1570 . = 90º e che i Dal che rilevasi che q ' > q allorchè suoi valori sono maggiori prima e dopo . Dunque 6. 7000
30
è uno dei valori dell'a che senza dubbio alcuno fa al
Safer
proposito. 0 S. 68. Ma anche x = 7 soddisfa come abbiamo detto al nostro quesito . Ed in vero se vogliamo che i due corpi
12 9
acquistino una velocità nel movimento ascendente di p non dovrà la catena secondaria essere tesa nel principio da tale movimento; perciò fa d'uopo accorciare la parteƒn ---
343 ,
1. z = 1.224. 8900 - 88.3503
86. og
1.136. 5397 := I. 0676295 = 1. 11. 6850 . z' = 24. 9760 — 11. 6850 = 13. 2910 , 1. z'2 = 2X1I.. 1235577 = 2.24711541 . 176. 6507 .
008ight
1. cose '= 1.
288-176. 6507 288
5406
548-9
= 1.
111. 3493 = 1.111 . 3493 = 288 + c.°1288 =
• 2. 0466876 • 7. 5406075
20465
l 0513al 83 711 56 1 3 42 -1 07307 $6513 0 33183
cas/mill 1 54-1 9 8 9146 8 1620 =
9. 5872951 =
1. cos 67° 15′ 18″ , 1. tan ✪ ' = o . 3775454 ra 1. q' = 1 . ax P
. 0.2046514
+1 . z = . +1. sen w • +1 . tan ! .
·
+ co. 1. sen ( w + 8 ) = A co. l. z' .
· 1. 0676295 · 9. 7475617 • 0 . 3775454 · 0.0600248 . 8. 8764423
o . 3338551 = 1. 2. 1570, q' = pX2 . 1570 . 13
98 della catena principale e diminuire insiememente il peso q acciò l'equilibrio regni nella macchina . Ed è più che pro babile che debba farsi q = q ' , ed anche q < q′ se si vuole che la velocità generata nel movimento accelerato sia precisamente distrutta nel ritardato . Ma perchè questa probabilità sia meglio intesa ed acquisti il carattere di certezza, supponiamo che si abbia q = q' = p X 1.9573 , valore di q' allorchè x = 7 , w = 27 ° ; cioè quando qʻ dovrebbe incominciare a crescere per fare continuamente equilibrio ap , ( vedi il §.º precedente ) e vediamo quale sarà in questo caso l'influenza rispettiva delle due forze accelleratrice e ritardatrice sul movimento della macchina. È egli manifesto che in questo caso , volendo q' in equi librio con p che trovasi in ƒ, ( fig.ª 7.ª ) conviene rego lare convenientemente la lunghezza della catena princi pale , dal che questo risultato dipende . Se per determinar la chiamiamo z la sua parte cognita ft e z' la rimanen te , dovranno le quantità z , z' , p, e q' soddisfare all'e z ' = z V4r2—zla q quazione q' = ptang . > ' , ossia Z 2 ra―z'a p in cui sola z' è incognita. Che se mettiamo q' = q" e vogliamo trovare il valo p
re della detta incognita , avremo, dopo avere fatto scom parire il radicale ed il denominatore del 2.º membro , 4 ra glla - Z2 za ed ordinata l'equazione per z' , z'4 — X ql¹2 z'
4 r² (z² - r² qll2) ql12
equazione di 4. ° grado , che può
risolversi come quelle di 2 ° , e che darà per l'incognita quattro valori diversi ; cioè
1.0
Z3 — za 4ra qlla == 4r²(ze—raq''2) (4ra qll2 —za) -V 士 ±√ /4 2 qlla 44114 qlla
99 nte ips più ex <fi o aces
erchè carat X e quas Eti diamo e due à a macch
q' ine viene r
ena Jeter
a rim isfarea
2 Z3 4r2( -raq" 2) (4raqla 2.0° z² = V √ 4 m² qila — za ―― 2. + √ دلار 2q2 4 914 Z2 2 (4raqlla2 - za) 4914 112 4raglla — za — Z3 )2 4ra(qlara—z¹) + (4 reqla — — 4. ° z' --√ 29/12 9112 49114 (Nota 18) : vediamo quale di questi valori fa al caso nostro . a , posto in f ( fig . 8. ) , e ligato ad una Un peso a corda passante per la carrucola picciolissim t , può in br quattro modi diversi essere tenuto in equili io dall' altro q' ligato all' altro estremo della corda medesima , ma ob.. bligato a restare sopra un arco di cerchio il cui centro esista nella orizzontale che passa per t , ed il cui raggio
3.° z' = C
Z2 4raglla2- za + 29/12
4r2(qere- za) دار
sia uguale ad af ossia r . Può quest'arco avere per centro il punto c a dritta della carrucola ed il punto c ' a sinistra , ed il peso q' può stare in d , in • d' , in d" , od in d" . Quindi i quattro valori di z' ricavati dalla predetta equa zione sono 1.º · z' = td'' " 2.º z' = td , 3.º z' = td' ,
12
13
4. ° z' = td'"' ; e quello che fa al nostro caso è evidente mente il 2. cioè :
e il n
z =td = √ 4raglla 2q112
tto se membe
4ra √ (2rg ! ' +2)(2rgl - 2) - / (219' ' +3) :'(arq' '--=)" _ ( 'g ' ' + z) (rq" '— z) 9112 2q112 49"4 = = 5.4559 ( nota 19 ) .
―
√ 4r²( z³—raql¹») + q/12
za)2 (4rzylla - Z22 4914
21 =
tע She
( Nota 18 ) Sono questi quattro dei valori reali di cui si è parlato nella nota 15 ; gli altri quattro ap partengono all' altro punto del quadrante fh'h in cui
ym
il peso p dovrebbe trovarsi per fare nuovamente equi librio a q. ( N.ª 19 ) Sia q'' = 1 = 1.9573 , come si è detto nel
100 Da ciò risulta m= ft +td=z+z'= √ (r +b) ² ±r² +Z′ = 21.6333 + 5.4559 = 27.0892 ,
testo , sarà 2rq" = 24 X 1. 9573 = 46. 9752 , 68. 6085 ( pel va 2rq" +2 = 46.9752 + 21. 6333 lore di z = 21. 6333 vedi la n.ª 15 ) , , 2rq" - z = 46 . 9752 ·— 21.6333 = 25. 3419. Quindi (2rq" +z ) ( 2rq'z 1. 2q/2 • 1. 8363780 = 1.46.9752 = ·
+1 . 25. 3419 := • + co. 1. 2 = . + _c °. 1. I. 9573
· 1. I. 4038392 · 9. 6989700
· 9. 4166888
·
2. 3558760 =
1. 226. 9217 . — z )² (2rq" +z ) ( 2rq” 1. 4q/ 4 = 2X1.8363780 = • + 2X 1.4038392 = .
· 3.6727560 • 2.8077794
= c.1.4 = . 1. 95734 = • • + co. 1. I.
· 9. 3979400 • 8.8333776
4. 7118530 =
1. 51506. 4000, 4ra 1. q ( rq" + z ) ( rq" —z) 0.6020600
< = 1· 4 = · 1. r1. 144 · •
· I. 1583625
+1 . ( rq″ +z ) = 1 . 45. 1209 = +1 . (rq - z ) = l . 1. 8543 = ·
+ c .].q
=
. 1. 6549778 • 0. 2681800 · 9.4166888 4. 1002691 =
1. 12597.0546 . Perciò z' =
226.9217 —
51506. 4000 ― 12597.0546
ΙΟΙ
+bje +
ed fn= m— ts=m— r /2 = 27.0892-16.9704-10.1188 . Conosciuti i valori di z' , difn , e di m''t=V(r—x) ² +b²
52.
= √/ 25 +36 = \/ 61 , vediamo quanti gradi del quadran te fh''h avrà percorso il peso p priachè la catena sus
85 (p
sidiaria entrerà in azione , e quanti allorchè cesserà del
$19. Q
l'intutto quella della catena principale . Nel primo caso l'angolo th'a , che farà la catena principale col raggio
.8363
h''k=h'a-ak-r- x = 12—7-5 , e la base kl = √61 ;
.40384
quindi
.698 .4166
cos kh'l
2.353
= cos 48° 59 ' 47" . Conosciuto nel triangolo th'a i lati
ah" , sarà kh'l , i cui lati sono h''l =fn = 10.1188 ,
h''k² +h' l -kla
10.11882-25-61
2Xhuxh
2X10.1188X5
66.3901 101.1880
h''a= r= 12 , ta= a = √180 , e l'angolo tha =48 °59′47 ″ , si conoscerà l'angolo h'atw + = 88° 33 ' oo ", dal .6-27
quale tolto ẞ26° 33 ' 54" , resterà w = 61° 59' 06" : . quindi l'angolo fah" , ossia l'arco fh" =90° - w -- 61 ° 59 ′ 06 ″ = 28° 00 ′ 54 ″ , numero dei gradi = 90° —
801117 39-gi 8333
del quadrante fh''h che avrà percorso p priachè la ca tena sussidiaria incominci ad influire sul movimento della
71187
macchina ( vedi n.
=
60206 5836
334a681800 3 16688
00260
20 ) . Quando poi cesserà l'azione
226.9217-39909 . 3454
= √226.9217—197 . 2545V 29.7672 = 5.4559 .
66. 39or (N." 20 ) 1 . 101. 1880 = 1.66.3gor = + co. l. 101. 1880 =
. 1. 8221034
· 7. 9948710 9.8169744 =
0316
1. cos 48° 59' 47"
102
della catena principale avremoche l'angolo, formato dalla ca tena sussidiaria colla ah'ossia tm'h' - n'm'h ', avrà per latim'n' =m't = √61 , m'h' = 5 , e per base h'n' =fn = 10.1188, 2561-101 . 1880
1. 5188
10V61
V61 '
per cui cos n'm'h' =
1. 5188 e cos tm'a = cos 78° 47′ 12 " , d'onde rica V /61 1 vasi angolo m'at = w +3 = 70 ° 25 ' 20 " , ed w= 43° 51′26' ( vedi n. 21 ) ; ed infine l'angolo fah'90 ° -w=90º
r sen ah't a = l.r = l. 12 =
1. sen ath" = 1 .
1. sen ah't = 1 . sen 48° 59 ' 47". c . I. ac° . 1. V 180
1. 0791813 · · 9.8777561 8.8723637 9. 8293011=
1. sen 42° 27′ 13″ ; d'onde ang.h''at=w+ß= 180 °--(48 ° 59′47 ″ ÷42° 27′13″) = 180° ―― 91° 27′ 00″ 88° 33' 00" ew = (w + 3)-5= 88 ° 33'00 " -26° 33′54 ″ -61 ° 59′06″ (pel valore di ẞ vedi n.º 15 ) . 1.5188 ( N. 2r ) I. V/61 - 1. 1.5188 = 1815006
+ co. I. V 61 =
9. 1073351 7 9.288835 =
1. cos 78° 47′ 12 ″ = l . cos tm'a, X 1. sen atm ' = 1. sen tm'a a = 1.x == 1.7: 7= ·
· 0.8450980 +1 . sen tm'a = 1. sen 78 ° 47 ′ 12″ = • • 9 9916291 + cº . l . a = cº.1.180 =·
1. sen 30° 47′ 28″ ;
8. 87 23637 8 9.709190 =
angolo.from
'm'avripe
103 - • 43 ° 51 ′ 26 ″ = 46° 08′ 34″ , ed l'ah' = fah' - fa ." 46° 08 ′ 34″ - 28° 00 ′ 52 " 18 ° 07 ' 42 ". Dunque il peso p percorrerà 28° 00 ′ 52 " del quadrante sotto la sola
· 4•n'=fi= influenza della catena principale, e verrà in questo men tre animato da forza acceleratrice nella massima sua in
12". de
tensità ; percorrerà altri 18 ° 07 ′ 42 " sotto l' influenza delle due catene , ed in questo mentre la forza acceleratrice incomincerà a perdere a poco a poco di energia ; per
ed w=
correrà infine i rimanenti 43 ° 51 ′ 26 ″ sotto la sola in
3' = 90º-1
fluenza della forza ritardatrice : sarà in somma soggetta più a questa forza che a quella ; quindi pare certo , an zichè probabile , che la velocità che la prima potrà far gli perdere risulti maggiore di quella che la seconda gli
. 1. 09 . 9. S
8.8-2
avrà fatta acquistare . Saremo perciò costretti ad accor ciare via maggiormente la fa e diminuire il contrappeso, od aumentare il valore dell' a ( cosa ben chiara) , per far
9.829
che la forza acceleratrice agisca più e la ritardatrice meno , e le due velocità si pareggino come richiede il
-" +₤30g
problema. Noi però riterremo x = 7 ed accorceremo la fn, essendo così certi di non andar falliti nello scopo.
"=61%
S.º 69. Nè dovrà temersi che l'introduzione della car rucola di grandezza determinata possa farcelo mancare ; che anzi un nuovo appoggio ci sarà dato in comprova di quelche che abbiamo asserito, di potersi cioè fare
> 7.
181 วันที่
In fatti , se la carrucola abbia il diametro di piedi 2
co
· 10-33% 288833
me quella del ponte del Dobenheim , possiamo ammette re 2 come nel §.º 28 , che in luogo di questa ve ne siano due picciolissime , una in ' l'altra in v′ ( fig.ª 5.a ) ; met
450g9 16291
23637 08 919 =
d' donde ang. tam'w + $ 180° − ( 78° 47 ′ 12 ″ + 30° 47′ 28 ″ ) = 180° - 109° 34′ 40 ″ = 70° 25 ′ 20″. ed w = ( w + 3 ) -ẞ = 70° 25 ′ 20 ″ — 26° 33 ′ 54″ = 4.3° 51′ 26"
104 r tiamo dippiù xo = 2 = 6. Con questi nuovi dati potrem mo dimostrare direttamente che il valore dell' che scioglie il problema sia maggiore di 7 , ricavandolo dalle equazioni
(b) ' z' "' = V ( r + 6'' )² + y²
+
(r + b'—x) (r + b) + V (r +b ' —x ) ² ( r +b )² +b² z¹¹a اج
(c)' z = √_a²--x²=V (r + b' )² + b²
-Z!!
x2
(d)' z' = √ (r +b'—x) ²+b² + V ( r ± 6" )² +p² −√ ( r ± b′ ) ² + b² — x2 al2 +r²-zla (e)' cos ( >' + ẞ' ) = . 2a'r
a's + pe - Zills (f)' cos ( " + ß') =
2a'r
(g) ' sen (w + 8 ) = a ( allorchè 4 = 90° ) الجa' sen ( " + p' ) (h)' q = p r+ bi zili COS //
sen w r a' sen ( ' + ß') COS ax sen ( w +ẞ) z' . (c ' )' z = √ a² + x² — 2ax cos ( w → ß )
(1)' q' = p
(d')' z' = V ( r + b' ) ² + p² + V ( r+ b ' — x) ² + b² - V a² + x² 2ax cos ( w + ẞ ) , invece di quelle di cui si è fatto parola nei §.
63 e 65,
dando alle quantità a , a' , b , b' , b '' , ß , ß' i valori loro rispettivamente assegnati nel principio della n. 12. Ma per evitare un nuovo fastidioso calcolo , dimostreremo che , se x = 7 può farci ottenere col solo accorciamento della catena fn che la velocità generata dalla forza ac celeratrice venga distrutta né più nè meno dalla ritar datrice allorchè la carrucola è infinitamente piccola " sarà più idonea a questo scopo allorchè la carrucola di venterà di grandezza finita.
103
dati › del:
S. 70. Supponiamo a tal uopo che il corpo p stando a in f ( fig. 9 ) sia tenuto in equilibrio primieramente da 9 mercè la catena ftd, che passa per la carrucola picciolis sima ; secondariamente da q' mercè l'altra catena fh'td',
vandom: che passa per due simili carrucole h' , e t ; in terzo luogo da q' mercè la catena ft'd" , che passa per la carrucola anche simile t' . I quadranti sopra di cui q , q' , q" sono
B
obbligati di restare abbiano i raggi orizzontali tc= t'c' =af; vi siano dippiù tre catene sussidiarie tuite ligate al me desimo punto m , e sia questo opportuno a far risultare la forza ritardatrice capace di distruggere la velocità ge nerata dalla forza accelleratrice quando trattasi dei pe si p , e q , affidati alla catena ftd : vediamo se con più ra gione ciò debba succedere allorchè trattasi dei corpi p, e q', oppure p , e q". q" , che fac Se cerchiamo i valori precisi di q , q' , e qii,
ciano equilibrio a p in ƒ allorchè le catene principali siansi determinate come nel §. 63 , troveremo q > q' , e q > q" : ma anche qui vogliamo evitare un altro cal colo " e ci contenteremo di dimostrare oome sia vero ciocchè abbiamo asserito , servendoci di altri ragionamenti. Sia dunque m il punto di applicazione delle catene sussidiarie che gode della prerogativa di sopra espressa laddove trattasi dei corpi p , e q . Sia in questo caso mn=m''t la lunghezza della catena sussidiaria ; sarà td = z"" del 1
- x)³«.
$.
66
siap tenuto in equilibrio da q' ; mn' = m''h'
sarà allora la lunghezza della catena sussidiaria corrispon
568ei valoris
7.12.) mostrere orciam
form
alla ri l pina a Tucul 6
dente , e tď' si ricaverà dalla stessa formola , che dà il 0 valore di z " nel ripetuto §. 66 , laddove si mette bhh', che supporremo minore di ht. E fatti i calcoli corrispon denti come nella n.º 17 , si troverà tď poco diverso da tɗ , qualunque siasi il valore di hh' tra i limiti ht e zero . Chiamiamo
l'angolo ted ,
" l'altro ted' ; avremo Z per determinare q, e q' le seguenti relazioni ; q = p = X
14
1
106 tang. 0 '= P ossia q =Paſt t
fi
tang .
fl ' , q'p tell tang .
( n.ª 22 ) .
በዜ Sh ct " q' = p d'l
tri d't : d'onde 9 dt = ct q' tu'.fh tu.ft '' differirà anche me Ma se di poco differisce da d't , dt tu d't no da ls e possiamo senza errore sensibile supporre tu dt d't ፃ = او lu =tul > quindi ftfh ' ; e siccome ft è sensibilmente maggiore di fh' dovrà risultare q > q' : con un ragio namento pressochè simile troveremo q > q' : per metterci però sempre dalla parte sfavorevole supporremo q=q' =q".
Sia ora il corpo p passato in h" e sia questa una delle posizioni in cui la tensione da lui prodotta sulla catena sussidiaria che passa per t sia maggiore di quella pro dotta da q ; sarà quella tensione espressa come nel § . 20 ß) sen m'ah da p sen ( Che se =p sen vorremo quelle sen tm'a causate dal medesimo peso sulle catene sussidiarie passanti per h'et , o per ' , avremo la prima espressa da sen( -3) sen m'ah senm'ah Р sen p' =P seconda da psen( -3) sen h'm' ' la =Psent'm'a sen Ed essendo q′ > 4, e q 11 ″ > 4, che q' e q″ e tant o maggiori del retto , almeno nel caso nostr o ; sarà ancora
sen w sen w , seno > sen q", ep > come sen ? < p n se & sen w sen w ancora p <P sen Vale a dire che delle tre ten sen q77 * della se sioni prodo dal peso p la prim è minor a tte e come sono quell prodot cond e della terza ; vedia te e a mo risp da q , q' , e q" . etti vam nte la catena sussidiaria è quella che passa §. 71. eSe sen
T
> sen q
( N.ª 22 ) Le due ultime relazioni si ricavano da quella n.º 1 del §. 40 ove siasi posto fo , n =0 , f = 0 , f" = 0 9 s' = = 0 > W= 90º, a' = r.
128
107 per t , la sua parte , che rimane dal lato sinistro della carrucola quando p ritrovasi in h " , è m't , di cui una porzione uguale ad m't - m't deve passare dalla parte dritta sino a che p va in h ; se la catena sussidiaria è
Ferici ile supp è sensi
: con
" pera emog questa a sull
di quel Come Be
quella che passa per h' et la sua parte , che trovasi dalla sinistra della carrucola allorchè p è in h' , sarà m'h' ed m'h' — m'h' sarà ciocchè dovrà passarne dalla dritta fino a che p arrivi in h ; m't' -— m''t' sarà la simile por zione di catena se la carrucola di cui si tratti sia la t' : vediamo di queste tre grandezze quale è la minore. Se si tirano le rette m'm'' , m't , m'h' , m't' , m't' 9
avremo l'angolo m'm't > m'm'h' , ed m'm''t > m'm''l' . In un triangolo che poggia sulla m'm' la differenza degli altri due lati è zero se è isoscele ; ma a misura che gli angoli intorno la base si fanno disuguali la detta differenza si va ingrandendo e tende a divenire uguale alla m'm'' ; perciò, considerando i tre triangoli m'tm" , m'h'm" , m't'm" ,
rrema
jarie ressa da
he o aráa
ק
avremo m't-m''t> m'h' —m''h' ed m't- m''t > m't' — m't' , ossia delle porzioni di corda che nei tre casi in quistio ne devono passare dalla sinistra alla dritta della carru cola per che il peso p da h'' vada in h la prima è maggiore della seconda e della terza , e perciò r'mane a percorrere un maggior numero di gradi del quadran te tds al corpo q che a q' ed a q" . Vale a dire che stando р in h" 9 starà in s' " e q' in s" più vicino ad s
le tre
della
ed essendo per ipotesi q = q' , sarà la tensione
prodotta da q sulla ts ' maggiore di quella prodotta da qʻ sulla ts" ( vedi n.º 3.a ) . Ma la tensione di p sulla m't ed in conseguenza sulla ts' è minore di quella dello stes
proda
gl
10 t EL
so p sulla m'h' ed in conseguenza sulla ts " ; dunque, se la prima di queste due tensioni di p, che è la minore , supera quella di q maggiore di quella di q' , la seconda supererà con più ragione quella di q' : dimostreremmo nello stesso modo che la tensione di p supera quella di q ' piucchè quella di q. Da ciò deriva che se la forza
108 ritardatrice da cui la macchina viene animata, ligando la catena sussidiaria in m, è capace di distruggere la velo cità generata dalla forza acceleratrice allorchè trattasi della carrucola picciolissima t ; lo sarà con più ragione allorchè le corde passeranno per le due carrucole ' , t o per quel la t' . Saremo dunque costretti in questi due ultimi casi di accorciare un poco più le parti fn' , fn" delle catene principali per far che le forze acceleratrici agiscano più e le ritardatrici meno , onde le velocità acquistate mercè le prime vengano distrutte dalle seconde nè più nè meno . S.º 72. Ma se la carrucola passa da t in mentre il fulcro della barra rimane in c , come andrà la facenda ? Sia nella fig.
10 t' la carrucola picciolissima , m il
punto di applicazione della catena sussidiaria , fn la lun ghezza di quella parte della catena principale ft'd , che resta sempre dalla sinistra di ť , nt' l'altra , la quale , nel portarsi il peso p da ƒ in h , passa dalla dritta ; c' sia il fulcro della barra c'd : si abbia intanto nella mac china così congegnata che la velocità generata dalla for za acceleratrice venga distrutta dalla ritardatrice . Sup poniamo poi che il fulcro della barra sia passato da cʻ in ce tutto il resto come sopra ; sarà sempre una por zione di catena uguale a nt' che dovrà passare dalla si nistra alla dritta della carrucola acciò p vada da ƒ in h, Centro c intervallo ct = c't' si descriva il quadrante td's, che sarà quello sopra cui il nuovo contrappeso , che chia meremo q' , dovrà considerarsi obbligato a restare : si tirino le st' , st : centro s intervallo sp=s'u ' -s't' -t'd=t'n si descriva l'arco di cerchio u'p , che incontra in p la`t's ed in u' la ts : centro t' intervallo t'p si descriva un altro arco di cerchio , che incontra in d' il quadrante sď't : si adatti nello stesso quadrante una corda td't'd t'u =tu' : si tirino t'd'' , td" , td' , d''c . Sarà in questo caso ft'd" la lunghezza della catena principale , se si vuole che la barra ed il tavoliere siano verticali nel medesime tempo ,
109
mata, ligma uggere la hè tratta
agione ak
', tope due ult
" delle
Chiamiamo q il peso da cui è gravata la barra c'd , e vediamo se debba essere maggiore uguale o minore di qʻ affidato all' altra barra ed' . Se i punti t'n' si uniscono con una retta, sarà questa maggiore di t'p , e della sua uguale t'd" , perchè t'p è il raggio dell' arco pd" e t'u' maggiore del raggio : t'd' è maggiore di t'u' per essere questa la base del triangolo t'tu' , e quella la base dell' al tro triangolo t'td' , i cui lati t't , tu' , e t't , td' sono uguali
ci agisc cquista più nDee mens
rå la face lissima,
rispettivamente , ma l'angolo compreso dai primi è minore di quello compreso dai due ultimi . Dunque con più ra gione t'd' > t'p , ossia di t'd" , ed in conseguenza l'arco td" < td' ossia di t'd. Da qui ne nasce che dovendo q e q' produrre uguali tensioni sulle corde t'd , t'd" acciò entrambi facciano equilibrio a p in ƒ; debba essere q' < ¶
ia, fülak ale fill,
a , laqua la dritta nella ata dalla
atrice. S assato da
( vedi n.º 3.ª ) e tanto minore per quanto più il fulcro discende ( n. 23 ). Se chiameremo ' l'angolo t'c'd , " quello ted" , q' l'altro t'de' , ' l'altro t'd''c ; avremo che la tensione prodotta da 9 sulla t'd ed inconseguenza sulla ft' sarà cos ' espressa da 9 sen / e quella prodotta da q' sulla me
cos On
re una p re dall
da fi Irante chech restare : -t'd=h
in plat scriva u antesd
t'u=t ftd che la
tempo
desima ft' sarà espressa da q'
son q//
( vedi S.
COS per quel che si è detto dovrà essere 9 sen ed è g'g ; sarà
COS COS / sen < SCH
20 ) ; ma
cos
/
9 sen q
// //
Allorchè il peso p anderà percorrendo il quadrante fh''h gli angoli ' , " , q' , q " anderanno variando colla se guente legge ; " da più piccolo che era di ✪' se gli andrà facendo uguale a misura che le barre si accostano ad essere verticali ; " poi da più grande che era di qʻ gli
(23) Il fulcro però non può discendere tanto che ri sulti t'p <l't.
LIO diverrà prima uguale , poi minore e sempreppiù minore a misura che q si accosterà ad st, e q' ad s , ove arri vati , q' diventa t'sc' , e q' diventa t's'c' = tsc. Per ciò cos ' dall' essere maggiore di cos " tenta a divenirgli uguale , e sen q' dall' essere maggiore di sen q" tenta a divenirne sempreppiù minore. Se dunque chiamiamo m il cos cos // rapporto , ed n quello nel principio del mo sen q sen q″/
vimento med n' i simili rapporti allorchè p ritrovasi in un altro punto qualunque h" del quadrante fh'k ; m' m m m' m sarà > 2 cd in conseguenza q → >I : ma q n =q', 21 n! n come può vedersi qui innanzi ; dunque q' > qm , eq'n' > qm '. Vale a dire che la tensione prodotta da q' sarà maggiore di quella prodotta da 7 in un punto qualunque diverso dall' origine del movimento ove ne facevano uguali.、 Se dunque il fulcro della barra discende e tutto il re sto della macchina rimane come prima , la forza acce leratrice con cui p sarà obbligato a portarsi da ƒ in h și aumenta e la ritardatrice diminuisce d'intensità , ed in conseguenza se queste forze erano prima tali che la velocità generata da quella veniva distrutta da questa , occorrerà poi o diminuire il valore dell' od allungare la parte fʼn della catena principale per ottenere il mede simo risultato . 5. 73. Sia ora t la carrucola ( fig. 9. ) ed mil punto che risolve il problema . Se la carrucola passerà da t in t' ed il fulcro della barrà da e in c', e tutto il resto come sopra , ( a riserva delle lunghezze delle cate ne che dovranno sempre moderarsi in guisa da far ri sultare la barra ed il tavoliere verticali nel medesimo tempo ed i corpi p e q in equilibrio nell' origine del movimento ) la forza ritardatrice acquisterà un vantaggio come si è dimostrato nel § .
70
ma se il fulcro della
tit
opiù # s, over
= tre.
a diva 10"1
amian
barra ritorna da c' in e vi sarà un vantaggio per la for za acceleratrice .
Se dunque abbiamo trovato una volta il punto m che soddisfa al problema trattandosi della carrucola te del fulcro c , coll' elevare la carrucola , facendola però re stare sulla stessa verticale , si ottiene un certo compenso tra le due forze o sé ci è vantaggio , pende , a quanto pare , dalla parte della ritardatrice .
cipio
pi rante
maq
eq'n')!
rá mag
que uguali tuttoi forza z
i dafo tensità . tali che
da qu | allung reilme
) ed : er la pass e tutto
Helle cat da far medesimo
igine de g vanta ed lla ΤΟ
* S. 74. Da ciò che si è detto negli ultimi §§. risul ta che trovato una volta il punto m come abbiam fatto nel §. 0 66 , od in quello 67 " non saremo nell' obbligo di cercarne degli altri ogni qual volta la carrucola si ele va o si accosta ad h , potendo lo stesso punto soddisfare alle condizioni del problema . E siccome queste sono le variazioni che s' inducono nella macchina col sostituire una carrucola di grandezza finita alla infinitamente pic cola finora considerata ; rimane perciò provato quanto si è asserito nel principio del S.° 69. * S. 75. Ma non contento di ciò che mi veniva as sicurato dalla teoria , ed anche perchè bisogna tener conto delle forze passive che difficilmente potevano esser messe a calcolo nei su trascritti ragionamenti ; ho costruito un gran modello ( che può essere rappresentato dalla fig.ª 11 ) della macchina di che finora si è parlato , il cui tavo liere pesa 140 libre circa , e le cui dimensioni sono il quarto e qualche cosa dippiù di quelle del ponte del Do benheim : l'armatura della carrucola è congegnata in modo da poterla alzare ed abbassare , e portarla innanzi ed indietro a piacimento. Messo il tavoliere e la barra nelle posizioni verticali ah , es ho scelto sulla ah un punto m'' distante da a perdi ah ossia dir ; ed at taccatovi il capo di una catena , che passa per la gola della carrucola l'ho ligata coll' altro capo all'estremo s della barra cs , badando che la sua lunghezza fosse stata tanto precisamente quanto basta per far restare la cs ver
112 ticalmente : all'anello di essa catena che trovasi ini , ossia al primo anello della parte di catena m't che tocca appena la carrucola , ho congiunto l'estremità di altra ca tena che ho ligata coll' altro capo all'estremo ½ del ta voliere. Ed avendola da principio stabilita in modo che, quando il tavoliere è orizzontale la catena m't, che tro vasi ligata ai punti m ed n e che forma la catena sus sidiaria , rimanga un po' pensoloni ; ho cercato la barra di tanto peso che basti a tener la macchina nello stato prossimo al moto. Impressole il movimento ho veduto che il tavoliere non arrivava nella posizione verticale , chè giunto ad una certa elevazione ritornava indietro . Ho quindi accorciato man mano la parte fn fino a che ho veduto il tavoliere arrivare dolcemente nella posizione ah . Mi surata in questo caso la fn l'ho ritrovata uguale presso a poco alla ipotenusa di un triangolo rettangolo i cui cateti sono m'h ed m't. Non ho mancato di ripetere gli esperimenti variando la posizione del centro della car rucola e moderando convenientemente le lunghezze delle catene " ed ho veduto che la manovra è sempre riuscita coll' allungare ed accorciare semplicemente la fn , la quale in tutti i casi è stata poco diversa dalla ipotenusa del triangolo rettangolo i cui cateti sono m'h e la tangente menata dal punto m ' alla carrucola nella sua rispettiva posizione . Non ho trascurato di aumentare dippiù il valore dell ≈ ossia di accostare m" un poco più ad h ed ho veduto che senza scrupolo può farsi x, ossia a''m = am = ah = 3r. Ma per non affidarci a dati di esperienza , i quali po trebbero venir meno passando dal piccolo al grande , fa remo sempre x = per togliere di mezzo qualunque dubbio.
* § . 76. Nella pratica dunque non occorre fare altro che conficcare due scidoni nei laterali del tavoliere del ponte mobile alla designata distanza da ƒ e , messolo ver
I
113 trovas !
ticalmente , ligare ai scidoni le catene , dando a queste
m''t che ità dia
tanta lunghezza che basti perchè passate per le gole delle carrucole e ligate agli estremi delle barre le faccian rima
'emo in mos
nere verticali ; mettere in fine tra gli anelli tangenti alle due carrucole e gli angoli del tavoliere due altre catene
't.d
un po' più lunghe delle ipotenuse dicchè innanzi si è parlato.
la caten rcato li
a nelio
to how vertical
ro. Ho e ho ione al
guale angolo di r tro della
ghezze pre ris fn , lag otenusa la tange
a rispet
alore del Feduto d
al=# qualip rande, ↳ ya qualux
farealt iere del solo ver
Per potere allungare ed accorciare le catene secondo conviensi credo semplicissimo espediente quello di munirle nei loro estremi di robusti guanci con codette a viti , staffe con piastre bucate , come scorgesi nella figura X e madre viti corrispondenti ; le quali con lo svolgersi o col ravvolgersi faranno risultare le lunghezze di quelle quali precisamente si richiedono. Ciò ottennto si metta il tavoliere in senso orizzontale e si carichino le barre di tanto peso che basti a tener la macchina nello stato prossimo al moto : se le dia inse guito un impulso per metterla in movimento, e , se si vede arrivare il tavoliere nella posizione verticale senza urto contro gli stipiti della porta , si è ottenuto quanto desidera vasi di conseguire ; che se poi vi è urto si svolgono le madreviti poste in ƒ; se all'opposto l'alzamento non è completo si avvolgano. Non può credersi senza vederlo quanto sia sensibile la macchina al gioco delle madreviti poste in ƒ; non occor re far loro percorrere un' intera rivoluzione per vedere ar rivare il tavoliere a lambire gli stipiti della porta , laddove prima o non vi arrivava o vi urtava con fracasso . Ritrovate le precise lunghezze delle catene fn si fer mino le madreviti inamovibilmente ( locchè può farsi con una seconda madrevite che preme fortemente la prima ) , mentre per le correzioni a farsi nella macchina allorchè il peso del tavoliere verrà ad alterarsi per disseccamento o consumo del materiale , non si richiede altro che mo derare le distanze a cuí i contrappesi ritrovansi dagli estre 15
114 mi delle barre , o per meglio dire quelle del loro centro di gravità ; a quale uopo basta far scorrere su di quelle uno o due soli dadi . Non credo superfluo far conoscere il mezzo da me cre duto opportuno per l'anzi cennato spostamento , e che ve desi espresso nella fig. a V. AB rappresenta in essa una porzione della barra , a a due dadi contigui a lei affidati nella maniera stessa di quelli del ponte del Dobenheim; tra di essi si osservano due piastre di ferro di convene voli grandezze mm , nn con due buchi quadrati o ret tangolari nel loro mezzo onde introdurvisi la barra ; la mm tiene al dippiù due buchi circolari q 4, entro cui possono girare le codette di due viti pp , e quella nn è perforata da altri buchi o o fatti a madreviti, entro le quali gioca no le viti surripetute p p. Posta la barra verticalmente , se si vuole che i dadi si discostino l' uno dall' altro 9 si svolgono le viti mediante due vetti di ferro introdotti nei buchi ii in quelle praticati ; si faccia il contrario se si vuole che l'un dado all'altro si accosti. Non è nemmanco superfluo l'avvertire che , se l'alte razione del peso del tavoliere non sia di gran momento , basta il solo gioco delle catene per correggere la mano vra ; essendo più facile arrivare all' intento con questo mezzo che col muovere i contrappesi : solo ne deriva che la forza impulsiva per mettere la macchina in movimento deve essere un tantino diversa da quella richiesta
nel
primitivo suo ordinamento ; la differenza però suole nei casi ordinarî essere così piccola da trovarsi al di sotto dei limiti del massimo a minimo sforzo di cui è capace un uomo di mezzana robustezza. 0 S. 77. Essendosi parlato abbastanza del moto ascen dente del tavoliere facciamo qualche motto del discenden te . Per quel che abbiamo dimostrato nel § . 56 se non vi fossero le resistenze prodotte dagli altriti , dalle rigi dezze delle catene , e dalla resistenza dell'aria , oltenu
115 |loro su di
o da to, ea in ess a les
tosi con regolarità il primo movimento dovrebbe conse guirne necessariamenta la regolarità del secondo ; ma queste forze passive si oppongono ad un cosi utile risul tamento : d'altronde le medesime forze ci hanno obbli gato a caricare le barre di pesi assai maggiori di quelli
di com
richiesti dallo stato di equilibrio per ottenere il moto ascendente , ed il dippiù si trova in parte a discapito del discendente . Queste due circostanze unite insieme pare a primo aspetto dovessero far risultare difficoltosis
adrati
simo l'ultimo movimento , e pure col fatto non è così.
arra ;
Ed invero quantunque sia certo che il tavoliere non ri tornerà di per se stesso nella posizione af, certo è pa rimente che percorrerà un significante spazio senza verun impulso estraneo oltre l'iniziale datogli da dentro in fuori
Dober
>cuip перен
quad! erticalme all'alt
introdati Irario
e, se l'i mon
per far che il suo centro di gravità esca dalla verticale passante per l'asse di rotazione . E se nell'atto che que sto movimento spontaneo si esegue gli uomini addetti alla manovra tirino con qualche forza in contrappesi , ne au menteremo la velocità di tal fatta , che il tavoliere arri verà senz'altro nella posizione richiesta. Non è però ne
re la
cessario tirare i contrappesi con tutto lo sforzo di cui due uomini sono capaci per conseguirsi questo scopo ; basta solo che con una certa energia accompagnino il movi
con q ederina EDOVI chiesta:
mento della macchina e l'accompagnino fino a che non sia ultimato la manovra in tal modo risulterà più rego
suole: l a dist i è cap
oto age de discen
56 se m
alle ollem "
lare , e basteranno al più due soli uomini per alzare ed abbassare il più gran ponte che si conosca in una piazza da guerra . Se gli esperimenti da me fatti sul modello non mi han no ingannato ( locchè pare difficilissimo , mentre a bella posta ho introdotto delle irregolarità nel suo congegna mento , e tali , da non potersene verificare maggiori nella pratica ) si deve tenere per certo che la manovra disceu dente di un tavoliere il cui peso ammonti a 5200 libbre non domanderà in ambi i lati uno sforzo maggiore di
116 libbre 80, nè un impulso maggiore di libbre 20 nell'ascen dente : comunque però siasi sono certissimo che il primo non debba mai eccedere le libbre 100 , nè il secondo le 50 in un ponte anche più macchinoso : ma 2 non pre tendendo io di essere creduto in parola , darò di questo una plausibile dimostrazione in prosieguo. S.º 78. Per conoscere da quale peso la barra deve essere caricata possiamo aver ricorso alle equazioni di cui ci siamo serviti per calcolare il rapporto di pa Q nel ponte alla Dobenheim supposto w 90° : le quali , fatte le convenienti modifiche , si riducono alle seguenti .
6 = ((p +f) r+b + n (x + b' — b,,
-
a' sen ( >' + ß' ) ' +ƒ'' ) / » sen 8' ) +ƒ cos Ꮎ
· (1)
Q = 49 · z' = m 14 •
· (2 ) . (3)
z = √ ( r + b ) ² + ( r + b' ) ² al3 +12—12 cos ( >' + ß' ) = 2a'r % n',' f= p r ( r + b' )
· (4)
(6)
(4)
P = (p +ƒ) , + ¿ ± n ( r + b' )
· (5)
k ƒ' = ' (¿)' ( e + iP ) rth r rsen ( ' +ß' ) ang.sen +ang.senang.sen ang. sen " a Z
n'r!! '" = "" ƒ """ ( P +ƒ' ) X 2 cose"/ T t=
L + cr *
ť"
r ( c + 1 )—L "
9-1
n' !!! L cos O51
(8)
(9)
(10)
rata(1. (I—cos >')² ¸_2rt't'' sen✪' ( 1(-cos ') 8112+ a' 2 sen²( '+ ') + a' sen ( >' + ß' ) (11):
117
e 20 nell
10 chei 1 ma
le equazioni 12 a 18 non hanno più luogo nel caso no stro, e quella segnata n.º 19 , che indicheremo con (12) , si riduce a •
1+ Q = 7 ( ¹ ‡º′ ) , perchè q ''' = o , q″ = o0 , t, 1 , ⇒o = 0 , ed
darò d
la bar equazion di pa
le quai
infine l'equazione 20 che verrà indicato ( 13) rimane la stessa cioè cQ S • (13) 1 +q'
Ma siccome già abbiamo veduto nel trattare del ponte del Dobenheim che è una quantità picciolissima da
segua potersi trascurare , noi elimeneremo l'equazione ( 11 ) e faremo uso solamente delle rimanenti.
* L
Determinate nelle dette 12 equazioni le costanti e fatte le convenevoli calcolazioni si conosceranno i valori di Q
re s
e di s . Le quantità r , b , b' , b" , da cui dipendono quelle a', m , ß , p' ; e le altre p , p , p , D , T sono arbitrarie ; se non che per dare un saggio di calcolo e non allungare oltre il convenevole questo scritto già di se stesso lungo abbastanza , le assumeremo uguali a quelle determinate di sopra , ( vedi n.ª 12-) aggiungendo però alla sola m la quantità fn -fo per quel che si è detto nel S. 55 , locchè farà risultare la nostra m = 22. 7210 +4. 160726. 8817 , ( vedi la n.ª 24 ) . (N. 24) Per quel che si è detto nel §.º 65 la fn è poco diversa dalla ipotenusa del triangolo rettangolo i cui cateti sono m'h = r - x = 12 — 7 =5 " e la tangente menata da m" alla carrucola. Questa tangente è (fig." 11) m't ==√m'm'
...
-as of
-3)
+ m't² = √ b² + ( r — x + b ′ ) ®
= √5.2477² + ( 12 -
7 +0.9983 ) ²
= √ 5. 2477² + 5. 9983² (per i valori di b = 5.2477 , e di b'o . 9983 vedi n.ª 7.ª ) Quindi fnm't +m"h
118 Con questi dati si ottiene, trascurando i decimali , Q = 2754 , s = 103 ( vedi n.º 25 ) : e se vogliamo il valore
di Q
= √ b² + ( r − x + b ′ ) ² + ( r— x )2 = V 5. 2477² + 5. 9983² + 5² 27.5384 + 35.9796 + 25 = = 88.5180-9.4084, fn -fo -fn - b = 9 . 4084 — 5. 2477 = 4 . 1607 ed m = 22 . 7210 + 4 . 1607 = 26 . 8817 ( N.a 25 ) z ' == m - z =
26.8817 21.5972 5. 2845
(pel valore di m redi nota precedente , e per quello di z = V ( r + b ) ² + ( r + b ' ) ² = 21.5972 vedi n.º 7.ª) 1.z'2 = 2l.z ' = 21 . 5. 2845 = 0.7230039 X 2 = 1.4460078 1. 27.9259 ɑ'2 +ra — zla ' + ß' ) = 1 . 2a'r = 1. ( a'² + poB -− z′² ) = l . ( 288. 2528 -27.9259 )
1. cos (
= • 1. 260. 3269 = '+ co. 1. 2a'r =
· 2. 4155190 · 7.5402266
9.9557456 = cos valori 1. 25° 25′ 43″ (per i di a' , r e corrispon denti log. vedi n.º 12 ) >' = (0 '+3 ')— ß ' —25° 25 ′ 43 ″ —2° 23 ′ 57 ″ =23° 02′ 46 ″ (pel valore di p' vedi la nota predetta) . f= 2 . 1420 , r +b f = 119.9145 , ang. sen Z = 52° 59′51 ″, 2 ang..sen al = 87° 36' 03" ( vedi come sopra ) 1. r sen (
' +ß' ) Z' = 1.r = ·
1. 0791813 581 p' ) = 1 . sen 25° 25 ′ 43″ = 9.6328 +1. sen ( ' + c . l. z ′ = c.º 1. 5.2845 = · 9. 2669961
9.9790355 1. sen 72° 20 ′ 24"
119 pel solo stato di equilibrio ricaviamo dalla nota stessa
nali.Q= valore
essere uguale a libbre 2568. La differenza tra 2754 e 2568 che ammonta a libbre 186 sarà la misura delle forze passive nella primitiva posizione , le quali se sono state
" 80 =94 160 26.88
21. 5.2
ang.sen
52° 59' 51" + 87° 36' 03" " =34° 07′ 45″ ; quindi -72° 20′24″ = -68° 15 ′ 30 ″ , ed n' r' I. f" = 1. " T ' (P + f' ) X 2 cos — 0" n'r' • T ( P + f' ) =
1.6591517
1 , cos ½ ☺ " = 1 . cos 34° 07 ′ 45 ″
· 9.9179122
= 1.2
per qu 2 vedin
r +b rsen( ' +ß' ) z! Z + ang. sen -ang. sen
I. 5770739= 1.
1. 37. 7636
27.9239 . 15510 Sou -0 935 corrige
2n'r"/ ( Pel valore di 1 . T (P+ f' ) = 1.6591617 vedi come sopra) 1. r = . 1. rsen ' 1. 0791813 1. sen '
1. sen 23° 02'46" = 9. 5927005 0.6718818 =
1.4.6977 : 1. n ( rb' - by - r sen > ' ) - 1.n
0.9337953
=23°01'7
=2.1/
+ 1. ( r — + b ' — ( b,, + r sen •') ☺' )
1. ( 12.9983—5.2005) = 1.7.7978 = = 0.8919721
1 1. 8257674 =
1. 66. 9526 ; quindi f" ) X + b ' —b,,—r sen ☺ ') + f' + I.q = l. ( (p +f) , +b + n(r-
3 181
79 8 3285 b Gbog 3 790
a' `sen ( ℗' + ß' ) z' cos 1. (2163.5667+C6.9526+ 119.9145 +37.7636)
ß' sen( ' + COS
===
120 aggiunte ai contropesi per ottenersi il movimento ascen dente del tavoliere si opporranno in parte al movimento inverso , come si è innanzi avvertito.
= 1. 2388. 1974 = + I. a'
•
3.3780702 · 1.0795621
+1 . sen ( 0' +ß ′ ) = 1.sen 25 ° 25′ 43″ = 9. 6328581 + co. l . z' = • 9.2669961 + cº. l. cos >' = cº . l . cos 23° 02′ 46″ = o . 0361222
3.3936087=
1. 2475. 1900 , e 1. Q = 1.2 = 1q = + co. 1. t' =
· 3. 3936087
• 0.0464288
3.4400375 1.2754. 4663 1.s = 1.cQ = 1.c = + 1.0 = · ·
• • 8.5740313 • • 3.4400375
2. 0140688 =
1. 103. 2925 Se facciamo f = 0 , f' = 0 , f" = o , arremo Z ( s '+§¹) 1.q= l. ( Pr+ b + " (r + b '—b,, —rsen @ ') ) a' senco Ꮎ a' sen ( ' + ' ) = 1. ( 2160. 0067 +66. 9526 ) z' cos Ꮎ
a' sen ( >' + ẞ ' ) = 1 . 2226. 9593 X Z¹ cos Ꮎ = 1.2226. 9593 = · · + l. a' = • · +1 . sen ( >' + ß' ) = · · + c.º 1. z' ? + c. ]. cos Ꮎ ' =
· 3.3477123 · I. 0795621 • · 9.6328581
9. 2669961 0.0361222 3, 3632508
1. 2308 , 0800
121 merte z
A more
S. 49. Sembra dunque che avendo noi aumentati i contrappesi di 186 libbre per ottenere il primo movimento vi occorrerà una forza verticale doppia o presso a poco per ottenerne il secondo : e pure la bisogna non va così.
3-80 0 - 0-03
Imperciocchè, se 186 libbre sono necessarie per vincere le forze passive nel principio del movimento , negli istanti successivi ne bastano assai meno e le rimanenti concor
6328
1.2669 · 03612
rono ad aumentare la velocità nella macchina : e che sia cosi eccone la dimostrazione:
Se le forze passive fossero tali da esigere per essere 3.3936
vinte l'impiego costante di 186 libbre di peso sulla bar ra , in ogni posizione di questa la differenza tra la forza verticale atta a tenerla in equilibrio col tavoliere , e quella
1. 3930 .04
3. feat
.5-f .float · 01400
capace di farla restare nello stato prossimo al moto sas rebbe sempre di 186 libbre; ma la cosa è ben diversa, come può in certo modo arguirsi dal considerare che la rigidezza della catena e l'attrito sull'asse della carrucos la , che formano l'assorbente delle forze passive , si vanno notabilmente diminuendo a misura che il tovoliere si inalza ; e chi volesse di questa verità una dimostrazioné più convincente potrebbe fare il confronto dei valori
no 1. Q = 1.3 = 1.q = .
3.3632508
+ co. l. t' =
· 0.0464288
' sen cost
3177108 n 079jó 8 53283
66gght 361299 63230
3. 4096796 1. 2568. 5000 1. s = 1.cQ = 1. c. = + 1.Q=
· 8.5740313
• 6
3. 4096796 1.9837109=
1. 96. 3188
( Per i valori di ( p + §) ,— corrispondenti log .
2 C , a' , c , Pe
12 ) vedi n.º 12
16
122 di f' ed f" calcolati in due diversi stati pel ponte alla Dobenheim ( si vegga n.ª 12 ) : ma stringiamo più da presso il nostro argomento. Rileviamo da questa nota che la differenza tra il pe so q nel caso di equilibrio e quello dello stato prossimo al moto è di libbre 165 circa quando il tavoliere è oriz zontale , e di libbre 88 circa allorchè è inclinato a 45.º Queste due differenze sono nei due stati i pesi occorrenti per vincere le forze passive almeno le più influenti ; mentre non resterebbe altro da aggiungere che l'occor rente per vincere gli attriti negli assi delle due barre , cosa di ben poco momento. Le ripetute differenze sono tra loro ad un di presso come 2 : 1 ; dunque possiamo per analogia conchiudere che nel caso nostro il peso, che occorre per vincere le forze passive allorchè il tavoliere è orizzontale , sta all'altro , bisognevole per lo stesso og getto allorchè è inclinato a 45.º , presso a poco come 2 : 1 ; e se nel primo stato ne occorrono 186 libbre, net secondo ne basteranno circa 93. Dunque le ripetute 186 libre, da noi aggiunte ai contrappesi , solamente nel pr: mo istante sonosi occupate per intero a vincere le forze passive , ma negli istanti successivi hanno aumentata in parte la velocità nella macchina . Ciò premesso suppo a niamo nella fig. 7.ª che nel moto ascendente di p l'ar co fh" sia percorso con moto accelerato, e l'altro h'h lo sia con moto ritardato : chiamiamo V la velocità che lo stesso p si trova avere acquistata in h'' partendo da ƒ ove trovavasi nello stato prossimo al moto : se non vi fossero state le forze passive per lo mezzo , la detta ve locità sarebbe stata maggiore , cioè V + v essendo v la velocità perduta per causa delle ultime forze . E sicco me queste in ciascun elemento picciolissimo dell ' arco fh" agiscono colla stessa intensità sia che il corpo salga o che discenda ; sarà anche v la velocità che faranno per dere in questo secondo caso. Dunque se vogliamo che p
el pont giame p
Iza italopr
Voliere clinate esi oc
ritorni in ƒ occorre che partà da tà V + v.
123 oci vel una " con
Arrivato in h" colla velocità V, percorre lo spazio h'h con moto ritardato, e tale che arrivato in h si rimane in quiete. Dunque la detta velocità è stata distrutta parte dalla forza ritardatrice, parte dalle forze passive . Chiamia mo U la parte distrutta dalla prima , u la rimanente di strutta dalle seconde ; sarà VU + u. Ed essendo U la velocità che ha distrutta la forza ritardatrice , per
che e due
quel che si è dimostrato nel §.º 56 , partendo il corpo da h verso h" , sarà anche U la velocità che la forza
feren
cangiatasi da ritardatrice in acceleratrice gli farebbe a cquistare arrivando in h" ; una parte però uguale u sarà stata distrutta dalle forze passive per la stessa ragione detta per v riguardo a V: il corpo in conseguenza partendo da h
que poss o ilpes è iltam lo stess 1 1poco 56libbre
ripetret entenel erelef mental
SSO
e dipl 'altro elocita endod se non detta ndo ri
ritornerà in h" con una velocità U- u ; nè potrá arrivare in ƒ senza un aumento di velocità ; dappoichè abbiamo detto che dovrebbe partire da h' con la velocità V + v : vediamo quando V + v sia maggiore di Uu , che chiameremo U'. Abbiamo VU + u, U ' — U — u ; quindi V + v = U + u + v = U ' + 2u + v : ossia che la ve locità , da cui è animato p nel partire da h" per ritor nare in ƒ , manca di una quantità 2 u + v , cioè della velocità che distruggono le forze passive sull'arco h'f, e del doppio di quella dalle forze medesime distrutta sull'altro arco hh'' . Ma noi abbiamo dimostrato che per generare la velocità v vi occorre l'impiego perenne di una forza verticale molto minore di 186 libbre durante tutto il tempo che il corpo si trova sull'arco h'f; ab biamo per analogia dimostrato ancora che la velocità u
Esicer
arcofi
è dovuta ad una forza molto minore di quella cui è do vuta ; anzi guardando alla condizione della macchina ,
salga e tenendo presente quel che si è detto poco innanzi, pos siamo considerare u ed anche au picciolissimo i in con
che/ seguenza V + v sarà poco diversa da U' + v .
124 Da tutto questo può rilevarsi che qualunque piccola forza che si applichi alla barra per farla ritornare dalla posizione verticale alla primitiva , ne aumenterà la ve locità in modo da farla arrivare nel punto di separazione delle forze acceleratrice e ritardatrice con la velocità bastevole a farle compiere il movimento o poco meno ; e se la stessa forza seguiterà ad agire fino all' ultimo , se ne conseguirà senza dubbio lo scono " come col fatto ho io verificato sul modello ; nel quale essendo il tavoliere di 140 libbre , sono occorse circa 4 libre di aumento per farlo ritornare nello stato orizzontale , diciro di essersi nel movimento ascendente proporzionati in modo i contrappesi da farlo salire nella posizione verticale senza forza estra nea . Per questo ho asserito nel §. ° 77 verso la fine che un ponte il cui tavoliere pesa 5200 libre (la cui metà 2600 per farne il paragone col modello ) esigerà nel moto discendente un aumento di forza non maggiore di 80 libbre; mentre 140 : 4 = 2600 : 74. Che se poi si considera che la forza suppletoria dell'uomo addetto alla manovra agisce quasi sempre normalmente alla barra , laddove il peso da me aggiunto al tavoliere agisce ob bliquamente , specialmente nel principio del suo movi mento , potrà benissimo concepirsi che un picciolissimo sforzo , come diceva , sarà sufficiente per aumentare sen sibilmente la velocità nella macchina , e farci conseguire lo scopo che abbiamo in mira .
Se la dimostrazione or ora fatta non presenta tutto il rigore matematico , la credo però convincentissima : il fatto poi che non ammette replica la comprova . * §. 8o. Ma in ogni circostanza speciale in cui la posizione . del centro della carrucola sarà diversa saremo noi costretti di trattare niente meno che dodici equazio ni , oltre i calcoli richiesti dal ritrovamento delle costan, ti , le quali , come è ben chiaro , non sono ognora le stesse ? Ciocchè è tollerabile in teoria non lo è nella
125
ualunque a ritornar aumenten to di seper con la
o poes no all'ul
Dine col endo il t
di aume
ro diesa do ica nza forus erso la f
ela c
o ) esigen On marg Chese 10 addet
pratica , la quale non sempre si trova affidata a persone molto esperte nel maneggio di formole un po' complica tucce. Bastano a questa metodi approssimativi semplici ed espediti , purchè i risultati si pieghino a tutte quelle correzioni che il fatto potrà addimandare ( n. 26 ) . Darò quindi un metodo semplicissimo da seguirsi nella pratica, a trattare il quale non occorre altra conoscenza che quella delle prime nozioni di geometria di aritimctica e di mec canica. Sia , nella ( fig. 11 ) , o il centro della carrucola , af la projczione del tavoliere , a del suo asse di moto , c quella del fulcro della barra . Si descriva il cerchietto tv'a che rappresenti la carrucola ; ft sia la tangente menatale
( N.ª 26 ) Non è che nella pratica sia impresciudi bile trattare le sopra espressate 12 equazioni , basta ricavare il valore di q della prima in cui siasi fatto n= 0 " f= = 0 , f' = 0 , f'o come nella n.º 15. Che se così facendo traccuriamo le forze passive ed il peso eziandio della catena , supponiamo al contrario la bar
e allab ra senza peso , e la direzione della ft più inclinata
-re agisel del 5:0 jecils mentare ci consec
all'orizzonte di quel che col fatto non è allorchè si considera la carrucola di grandezza effettiva. Vi sarà con ciò un certo compenso ed il risultato poco diffe rirà dal giusto , come può rilevarsi dal confronto del valore di q della n.a 15 coll' altro della nota prece dente e che sono q = 2484 il primo , q = 2475 il se
enta luth tissima:
Ova. in cuik Isa Sare
ci equani elle costan ognoral ènell
condo il quale abbraccia quel che occorre per vincere le forze passive e controbilanciare il peso della ca tena quello della barra . Che se il centro di gravità comune dei contropesi non debba esistere nell' estre mo d della barra, ma in un punto qualunque s tra d ec , 2484X12 dc = allora si avrà q = 2484 X √ 10.3333 2 supposto cs10 . 3333 come nel §.º 47 .
EXT })
126 1 dal punto f. Si prenda am" = 12 af, e si meni da m ' l'altra tangente m't : da m" s'innalzi m'h' perpendi colare ad m't', e si unisca h't' : dalla fh si taglifn = h't' , e dalla fa si prenda fm = hm " . Si misuri col compasso la lunghezza di m't'vs , che sarà la lunghezza della ca tena , la quale deve ligare il punto m del tavoliere col l'estremità d della barra cd : fn = h't' sarà poi la lun ghezza dell'altra catena da ligarsi coi suoi estremi nel l'anello che trovasi in ť' , allorchè il tavoliere è verti cale , ed in h , e la quale , come si scorge , dovrà in que sto stato rimanere pensoloni . Se alla parte t'vs della ca tena aggiungiamo fn avremo la lunghezza totale dell'al tra catena cui restano affidati i pesi nella posizione oriz zontale del tavoliere ; e se da questa ne togliamo ftv , avremo la vd , e quindi la posizione od della barra in questo caso. Conosciute le lunghezze delle catene , sco vriamo il valore del contrappeso da considerarsi in d. Dal punto a si meni alla ft la normale as ; dal punto c ab bassiamo sulla vd l'altra normale cn , e da d l'altra dr anche normale alla orizzontale uc che passa pel fulcro della detta barra .
Il peso p supposto in ƒ esercita sulla ft una tensione espressa da p.
ft af =P ax
per essere i triangoli axf, ftb
simili : il peso
sospeso in d esercita sulla catena vd una cn tensione espressa da q - Ma queste due tensioni debbono cr
ft cn ft p bt essere uguali ; perciò p bt q , eq = P
cr valori cn' I
di ft , bt , cn , cr si possono avere con tutta la deside rabile approssimazione mediante una scala ed un com passo; e sostituiti nell'ultima formola ci faranno conoscere il valore di cazione .
per rapporto ap : facciamone un' appli
127
, est meat
Izim
si tagli nisuri col
lunghe = del taro
sari p suoi estrem tavolierei
.
Supponiamo al solito p = 1300 lib .; il valore di ft lo troveremo prossimamente uguale a piedi 21. 6 , quel lo di tb = p . 13 , l'altro di cr = p.i 11.98 che noi fare mo 12 " e l'altro infine di cn poco meno di 12. Sarà 21.6 dunque 9 = 1300. 13 = 2160. Ma il centro di gra
vità dei contrappesi non trovasi ordinariamente in d " ma in un punto qualunque s tra d e с " ed un peso in s eser cita in d una forza verticale espressa dal peso stesso mol CS
ge, dorni
tiplicato pel rapporto
arte l'as zza totale
cs sto pesa ed fla forza che esercita in d , avremo ƒ= q' cd
-lla posizi
Cs ==2160 Ma ƒdeve assere uguale a q = 2160 ; perciò q' cd
me tog dellaba
elle catene derarsi inl.
dalpunt dadl'al
cd e q' - 2160 Cs
; se dunque chiamiamo q' que
E se facciamo al solito cd
12 e suppo
12 == 2592 ; alle quali niamo cs = 10; avremo q′ = 2160 10 aggiungendo un pajo di centinaja di libbre per vincere le forze passive otterremo un totale di 2792 libre che por
assa peli una lens
iangoli az
teremo a 2800 libbre per maggiore sicurezza Nelle cir costanze vale meglio attenersi al più che al meno ; men tre , se i contrappesi sono maggiori di quelli richiesti per lo stato prossimo al moto , sarà facile portare la macchina 2 a questo stato , facendo scorrere uno o due dadi verso c
catena do
ensionideb
Iral cn utta ladesil
ed uncom no conoscen un'appl
col meccanismo descritto nel §.º 76 , in caso contrario non vi sarà altro rimedio che rifare i dadi per dar loro maggior volume ; cosa da evitarsi. Che se il centro della carrucola non debba stare in o , ma in altro punto più alto , oppure più vicino ad h, le operazioni or ora mentovate saranno identicamente le stesse . Conosciute le lunghezze delle catene ed i contrappesi non resta a fare altro per la definitiva organizzazione
128 della macchina che praticare quanto si è praticato da me sul modello e che vedesi minutamente particolarizzato nei SS . 75 e 76. * S. 81 , Per potersi applicare nel modo più conve niente la forza suppletoria atta a far discendere il tavo liere nella posizione orizzontale , stimo opportunissimo espe diente quello di congiungere ad angolo retto colla bar ra es l'altra cd' di men robuste dimensioni. Tirando allora una catena ligata al punto d'ora in un senso ora nell'altro si eseguiranno le due manovre alternative colla massima facilità : con una differenza però che nel movimento ascendente del tavoliere basterà un semplice impulso , nella manovra inversa farà d ' поро tirare la catena con una certa forza fino a che quella non sia ultimata , onde ottenerla con la massiina facilità e senza scosse. Nè altro di nuovo dovrà nell'ordinamento della macchina praticarsi coll' aggiunzione di questa seconda barra che aumentare un tantino l'energia dei contrappe si , allontanando il di loro centro di gravità dal fulcro c , e diminuendo anche un poco la lunghezza della catena principale ftud , in modo che, posto il tavoliere in posi zione verticale , la parte vd che trovasi dal lato dritto della carrucola arrivi giusto giusto al punto s della barra, la quale in questo caso rimarrà alquanto inclinata alla verticale allorchè non esercita alcuna tensione sulla ca tena. La lunghezza della cd potrebb' essere arbitraria , se non che stimo conveniente non farla più lunga di cd; acciò nella sua posizione verticale non toechi il suolo.
129 raticate CONTINUAZIONE E FINE
particola DEL PROGETTO DI UNA ISTRUZIONE PER I GOVERNATORI
So più ! ndere
COMANDANTI SUPERIORI DELLE PIAZZE E FORTI DEL REGNO
S
IN TEMPO DI PACE DI GUERRA E DI ASSEDIO , DEL GE
to col oni. E
NERALE LAMARRE ( 1 ) .
in u re ale
De' campi trincerati.
Derò d in sem
Opo ella ilità es
miento! esla se ei conta
Jalful Jella a
Here in! lato
Quando il presidio di una piazza o forte è sufficiente mente numeroso , oppure ha molti reggimenti che fan parte dell'esercito operante , il governatore durante la buona stagione ne
accampa porzione sotto le tende o
baracche , ed assegna loro una estensione di terreno > che occupano per qualche tempo , onde i soldati respiri no un' aria più salubre , si abituino alle fatiche , si eser citino nelle varie istruzioni , e s' istruiscano a prontamen te trincerarsi.
della linata e sull arbitra
in siti salubri, facili a difendersi , non dominati nè sog
unga d il suole
fesi e protetti dalle opere della piazza ; in fine è neces
È ben chiara la necessità di fissar sempre tali campi
getti alle inondazioni , e che in caso di attacco siano di
sario che i soldati trovino come fornirsi di acqua legna foraggi , segnatamente quando vi debbono rimanere per sufficiente tempo .
(1) Veggasi il quinto e settimo volume dell' Antolo. gia Militare.
17
130 Le norme circa il disegno de' campi trincerati
innan
zi le piazze, riguardano direttamente gli uffiziali del genio, sicchè non ci prolunghiamo a discorrerne, e solo lo no tiamo qui per semplice ricordo.
Delle scalate sorprese ed attacchi di viva forza.
In poche parole indichiamo qui le precauzioni neces sarie, per garentirsi dalle scalate
dalle sorprese e dagli
attacchi di viva forza , precauzioni le quali debbono chia mare tutta la sollecitudine ed attenzione di un governa tore di piazza o forte che sia . Ad oggetto di far mancare tali attacchi, è mestieri guar nir tutti i fianchi del corpo della piazza , con cannoni fa cili a maneggiarsi ed approvisionati con tiri a metraglia; ma poichè tali fuochi possono essere non molto solleciti ed efficaci tanto da respingere gli attacchi vigorosi e re plicati , così è parimente necessario di situar su' fianchi alquanti plotoni di soldati , armati ognuno di due o tre fucili , onde mantenere un fuoco assai giusto e conti nuato contro l'assalitore.
Se la piazza è fornita di fucili di ramparo , si useran no con vantaggio contro tali attacchi , avendo presente l'istruzione del 9 marzo 1831 ,
nella quale si fissa
il
modo come servirsi di tali armi e come mantenerle. In fine si trarrà profitto da tutte le risorse locali , e perciò si situeranno su' rampari e di tratto
in tratto
le forcine, le picche , le lunghe alabarde , onde rovesciare
131
i trincer
le scale ; e su' pendii di parapetti van situati i cavalli di
uffizial
frisa , le travi arrotondite , le tagliate di alberi , le grosse
rne, eab
bombe , ed altre cose simili , le quali danno sempre cam po ad una più forte difesa . Gli angoli delle fortificazioni per essere i punti più accessibili giacchè meno difesi , così fa d'uopo riunire su di essi il maggior numero di ostacoli ,
di vitaj e fissare i depositi delle fascine incatramate , delle botte piene di materie accensibili , per gettarle a tempo ne' fos
precauzi
e sorprese
si , e nell'occasione render luminose le scarpe , nascon dendo sempre i difensori alla vista dell' assediante .
uali debe Le controscarpe alte e rivestite di fabbrica, son vantag
e di ung giose per la difesa , segnatamente quando il presidio è si
mesin ݎ Con i
poco numeroso, da non poter ripetere le sortite ed ugual mente sorvegliare tutti i punti della piazza . Se i fossi son secchi , larghi e senza cunetta , se ne scavano altri
tiri a me profondi , ed al limite vi si fissano le palizzate le rovina
n molto te di alberi i cavalli di frisa . Si badi però che niente di i vigorosit
minuisca l'altezza delle scarpe , le postiere gli scorrimenti
situar s '
di acqua ed i passaggi nascosti siano diligentemente chiu
o di due
giusto e
si ; perocchè la più piccola trascuranza può esser causa di funeste conseguenze .
Le sorprese e le scalate , ordinariamente si eseguono
aro, si
di notte , in tempi piovosi , nell' avversa stagione , ed al
endo pres le sili
lorchè si hanno relazioni con gl' individui chiusi nella piazza ; in conseguenza è necessario accendere
le torce
rl antene se locali, t
il catrame la pece, in tutti gli anditi della piazza, gettare.
to in tratt a derovesci
pre vigile.
a quando a quando delle pentole di fuoco, ed esser sem
132 Circa il mezzo dell' inverno dell'anno 1702
il
mare
sciallo Villeroi essendo alla difesa della piazza di Cre mona , fu sorpreso dal principe Eugenio ; il presidio si difese nelle strade nelle case su' rampari e scacciò il ne mico , ma il maresciallo cadde prigioniere, ed i francesi furono contenti di aver conservata la piazza
e perduto
solo il loro generale . Quando le parti belligeranti fan tregua o sospendono le ostilità, per venire ad accordi , in tal caso durante lc ne goziazioni il governatore raddoppia di vigilanza e precau zioni , e si pone al caso di respingere qualunque improv visa aggressione . Le piazze bene armate , avendo le scarpe alte e rive stite di fabbrica , i fossi profondi e con acqua , o pure quelle che sono protette dalle acque stagnanti da inon dazioni etc. , non temono di esser portate via per forza , in contrarie di quelle situate in terreni asciutti ed ugua li ; dovendo per le prime eccettuarsi solo la stagione in vernale ed i forti freddi, eppure in tal caso si ha modo come rompere il gelo . In verità tal lavoro è spesso imper fetto , segnatamente ne'freddi straordinarii quando i ghiac ci si formono e s'induriscono in brevissimo tempo ; ma in tali momenti difficili e pericolosi , il governatore imprime novella attività , e con costanza e sollecitudine maggiore sorveglia personalmente i lavori. Per rompere il ghiaccio si dispongono di tratto in tratto alquante bombe la di cui esplosione fa l'effetto di una piccola mina .
Citiamo la riuscita di un attacco favorito dal ghiaccio .
133 10 101
Nel 1635 la piazza di Philisburgo fu scalata nel cuore
lla piam
dell' inverno , per la incuria la più colpevole del gover natore degli uffiziali del presidio . Nel
1795 l'eccessivo
no; il e scac
freddo cambiava in ghiaccio tutte le acque , e toglieva
re, eli
a' presidii delle piazze d'Olanda , tutti que' mezzi di dife sa che ordinariamente si hanno dalle inondazioni. Il gene
Diazza e rale Pichegru ne trasse profitto e s'impadroni di una
ua o so
delle più importanti fortezze , e lo scoraggimento estremo degli alleati, cagionò la pronta sottomissione delle Provin
So durant cie Unite .
ilanza e Quando le piazze hanno alquanti fronti con scarpe
alunques molto elevate e tagliate nella nuda roccia, i fossi secchi o
rpe alees
pieni d'acqua a volontà del presidio , e questi si posso no inalzare o abbassare a piacere ; tali ostacoli offrono
equa
difficoltà tante all' assediante , che probabilmente vi rivol
nanti
ge i suoi attacchi solo
in particolarissime circostanze.
via perin
Nondimeno al dire del gran Federigo è necessario non
ittied
molto contare su di questi ostacoli « ovunque passa una
a stagi >> capra un soldato vi passa pure ; ben si possono preve
o sihaw › der tutti gli accidenti , e quello che giunge è sempre quel
Spessoi › lo al quale meno si pensava » . La presa di Mahon ,
ando i empo;mi re impr maggre
di Capri , del castello di Badajoz ne sono tali pruove incontrastabili . Infine la precauzione la più rilevante contro gli attac chi di viva forza e contro le sorprese, è d'indicare ante
ilghiació cedentemente il sito ove riunir si deve il presidio , sia so
lad eca pra una piazza d'arme o
ghiacci
un bastione o opera qualun
que , affinchè tutti potessero precedere il nemico , su tal
134 punto di riunione generale , ed ordinati in colonna , muo vergli prontamente contro , e respingerlo prima che riu nisca le sue forze ; e dopo di averlo rotto in un punto rivolgersi prontamente contro di un altro . Son
questi i
mezzi da usarsi , onde aver que' vantaggiosi risulta menti che solo si possono ottenere in simili occasioni. L'ultima difesa di Berg-op-Zoom
nel
1814 ,
offre
l'esempio di quanto può operare in simili circostanze un presidio ben comandato . In questo capitolo riguardante la sorpresa e le scalate si son trascurati molti particolari , per non esser lunghi e non ripetere quanto si è già detto , cioè quel gover natore il quale antecedentemente si prepara i mezzi per utilizzare le sue risorse difensive , respingerà tutti gli at tacchi di viva forza diretti contro la piazza , per quanto numeroso e ben guidato sia l'assalitore . Il cavaliere de Ville , nel suo trattato di fortificazione ( 1. vol. in fol. 1639 ) , dà
alquante istruzioni assai
giudiziose per tutte le intraprese di tal sorta .
E la relazione dell' assedio d' Hesdin nel 1637 , con tiene parimenti buoni precetti, vataggiosi a seguirsi in si mili occasioni.
De' contro-approcci e delle mine .
Seguendo l'opinione di molti istruiti uffiziali , i contro approcci offrono risorse immense all' assediato , e quando son ben diretti possono mutar l'aspetto delle cose , dar
135
a co
nuovo vigore alla difesa e cambiare ( come abbiamo det
tio in a
in quella di assediante ; ma il passaggio della difensiva
0. Son
all'offensiva , mediante i contro-approcci , è tal risoluzio
josi r
ne ardita e difficile , la quale esige coraggio ed intelligen
casion
za . Avviene per simili operazioni come per le macchine,
18
il di cui effetto si dimostra mediante il calcolo , ed i van
circos
taggi de' contro-approcci parimenti si possono far chiari
to discorrendo delle sortite ) la posizione dell' assediato
con gli esperimenti e gli esempii , ma disgraziatamente
esa e le
ben pocbi l'istoria ne ricorda. Non pertanto siamo i pri
esser
mi a riconoscer tutta la loro utilità e l'importanza ; giac chè a nostro credere la perdita di una piazza è cerla
Dè que aiz
erå
dopo il breve periodo del regolare assedio ; se il gover natore si limita a seguire un sistema metodico di ritirata; e perciò ben può dirsi esser necessario di usare i con
a, pe
tro-approcci , quando le località non si oppongono e la
forthen
forza del presidio lo permette. Opporre lavori contro la
trazioni a
vori , usar tutte le risorse dell'arte per muovere incon tro al nemico , contrastare il terreno palmo a palmo e non mai abbandonare un sito senza averlo ostinatamente
163- * difeso.
guirsial Ecco le regole principali da seguirsi ne' contro-approc ci. Non lasciar mai travedere quanto si vuole operare , muovere rapidamente e
con audacia contro i fianchi
dell'opera assediante , seguendo le linee infilate delle bat icontro
1erie della piazza , e tracciate in guise da battere di ro vescio o con rimbalzi i rami di trincea . È del pari impor
egunds
cose; d
tante che la forma e la costruzione de'contro-approcci, nou
136 serva di ostacolo al nemico , e lasci libera la
ritirata ai
difensori , cioè le guardie ed i lavoratori abbiano la fa cilità di rientrar nella piazza quando vogliono . Sicuramen te la cosa è più facile a dirla che ad eseguirla; ma quan do le condizioni indicate si presentano , sicuramente i con tro-approcci molto contribuiscono e prolungano la difesa della piazza al di là del periodo ordinario . A malgrado tali vantaggi , la difesa delle piazze sarà sempre inferio re all'attacco, finchè un uomo di genio non sappia con trabbilanciare i sistemi del Vauban .
Limitiamo il nostro dire sui contro approcci a queste poche parole , persuasi che circostanze impossibili a preve dersi, possono renderli di difficilissima esecuzione , ed al lora spetta agli uffiziali del genio di vincere tutti gli osta· coli , usando la fermezza e quelle risorse figlie della loro scienza e del loro coraggio . La guerra sotterranea ben di rado usata nella
difesa
delle piazze , offre come i contro-approcci grandi
van
taggi , e ritarda i lavori dell'assediante , con le esplosioni fatte a proposito ; ma il presidio se agisce molto al di là degli spalti , si espone a gravi perdite . Per eseguire un sistema di mine difensive ed assicurar ne l'effetto , è mestieri prepararle antecedentemente , co noscerne la teorica , e saperla mettere in pratica ; or come tali lavori riguardano direttamente gli uffiziali del genio , così aggiungeremo soltanto alle cose fin qui dette che è indispensabile l'aver nella piazza buoni minatori , sufficiente quantità di polvere, materiale ed attrezzi proprii.
137
ra la
De' trinceramenti dietro le brecce per respingere gli assalti.
abba
Tono.S guirla
Quando l'assalto al fronte della piazza sembra determi
curane
nato dall' assediante , il governatore ordina al comandante del genio di prontamente trincerare l'opera che si minac
ngano
io. A :
cia di battere in breccia , onde essere al caso di respin gere gli assalti del nemico .
sempr non sa
Mediante un buon trinceramento e gli ostacoli riuniti dall'arte e dal valore , la breccia si difende e più volte
proce
si respinge l'assalitore . Dalle disposizioni opportunamente
possibi
e con giudizio determinate, e dal valore del presidio di pende il successo della lotta .
Secuzi <«< All'attacco delle brecce dice il generale Carnot l'as
Cere figlie
> sediato benchè inferiore di numero , per la sua posizio » ne , è molto più forte dell' assediante ; perocchè domi
ta nella
* na " può esser solo attaccato sopra una fronte uguale » all'apertura della breccia ; non teme di esser girato ,
ci grand >> la cavalleria non può agire , l'assalitore non ha arti
on le esp molto al
eeda te entemen
pra liultimial
. » glieria , ed il difensore se ha saputo trarre profitto dai >> suoi vantaggi , ha molte bocche da fuoco nascoste e › preparate per questo decisivo momento . La difesa del » l'ultimo trinceramento dietro la breccia è l'operazione la » più critica per l'assediato, e la più micidiale per l'as sediante , ed è pure la più atta a respingere l'assalto;
finquidett
>> mentre il primo per un effetto contrario , essendo ben
nimaator
>> diretto
rezzi pe
può covrirsi di gloria ed onore immortale » .
Ecco alquante riflessioni fatte a questo proposito dal ma
18
138 resciallo di Sassonia . « Molti, egli dice, s'immaginano che » quando la breccia è spianata , non vi è più salvezza » ed è forza abbandonar l'opera ; è ben vero che non » si può impedire l'alloggiamento all'assediante , ma si può >> respingere il nemico ed obbligarlo a dare cento assalti » perché il presidio può sempre occupare quel sito con » forza superiore , ed uccidere molta gente » . Dipoi soggiunge
Io ho sempre avuto in mente una
opera la quale presi e ripresi ben trenta volte duran » te l'assedio di Candia : quest' opera ha costato più di » ventimila uomini a' Turchi , e ciò mi dà buona opi » nione di quelle che si possono ad essa legare . Durante >> il corso dell'assedio non vi sono occasioni più vantaggio
se per combattere il nemico , oltre quelle fornite da » tali opere, poichè non si è veduto dal di fuori , ed il » nemico deve sempre procedere per la breccia , e se >> pensa di condur seco qualche bocca da fuoco tali ar >> mi son perdute : infine io credo che tale fortifica Dzione toglierebbe interamente il desiderio che si ha per >> gli assedii »> . Quando il tempo è breve , e mancano le braccia per inalzar prontamente
dietro la breccia un trinceramento
di terra con fosso , si usano i gabbioni , le fascine , i fra vicelli, i grossi alberi , le balle di lana o di cotone , le botte , carri , cavalli di frisa , palizzate ec . le quali cose si riuniscono indietro la breccia , seguendo quel tracciato indicato dal comandante del genio . Una precauzione non meno indispensabile , quando le
139
immagaz
mure di un'opera sono scosse e la breccia comincia ad aprirsi , è di toglier sollecitamente i rottami che cadono
èpiùa en vero
al • piede de' ripari ,
diante.
all'assalitore ; in pari tempo si riuniscono i diversi osta
Lare cent
coli e gli artifizii destinati a scoppiare al vero momento
ad oggetto di rompere la strada
dell'assalto . Se la piazza ha fossi , ne' quali vi si può
e quel s sempre condurre l'acqua ed a piacere elevarne il livello , le 1. non si trascuri si forte mezzo di difesa . Infine alquanti
to in m uomini audaci , di esperimentato coraggio , forniti ognu nta vole
no di due o tre fucili , formano una siepe di bajonet
a costato te , difendono il trinceramento e la breccia , e tirano a
dá bau colpo sicuro contro gli assalitori ,
mentre le bombe le
legare granate reali scoppiano sotto a ' piedi del nemico , e le gra ni più
nate da ramparo , e le pietre lanciate colla fionda colla
quelle 24
mano , li covrono di schegge micidiali, gli opprimono e li
I difu
disperdono ne' fossi . Per queste ultime operazioni si sagri
breccia fica sempre molta gente , e perciò è necessario che fis
a fuoco ta sassero la particolare attenzione de' governatori di piaz tale for
za o forte .
Fo che sila
le braccia
Degli assalti.
Gli assalti obbligano sempre l'assediato a prepararsi
trinceram
molle e svariate difese , son causa talvolta di rilevanti
fascine,
disgrazie alle quali si va incontro , sol perchè si cer
dicotone
ca di evitar
le quali se queltracto
quelle maggiori . Senza dubbio è doloroso
di esporre la popolazione di una piazza al capriccio del vincitore , ma è assai più orribile di lasciar libero il ne mico , perchè devasti tutto il paese difeso da quelle for
o quand la
140 tificazioni, e si metta in pericolo la sorte dell' esercito del quale può assicurarsene il fianco le spalle , forse al momento istesso di cogliere il frutto de'travagli e delle pene sofferte. La resa prematura di Charleroi ,
quando il principe di
Cobourg era in vista delle linee francesi , contribui for temente alla clamorosa vittoria di Fleurus , la quale diede il Belgio alla Francia , e produsse perdite incalcolabile alla casa d'Austria. La colpevole capitolazione di Mantova , fu parimente cagione della perduta battaglia di
Novi e di
tutta l'Italia . Potremmo citar ben altri esempii , per dimostrare che i governatori devono sempre esser decisi , e persuasi del. l'obbligo di sostener molti assalti , onde guadagnar tem po ; ma ciò ne menerebbe per le lunghe ; ci basta il di re essere tale dovere comandato dall ' onore e dalle leg gi ; e val meglio un coraggio inflessibile ed ostinato per comandare una fortezza , anzichè l'altro metodico e p sillanime . Quanto abbiam detto per le sorprese le scalate i trin ceramenti dietro la breccia, si applica agli assalti , non pertanto ritorniamo sopra alquante cose già dette , non già per riprodurre le nostre prime ragioni , ma per pre sentarle sotto un novello aspetto , e ricordare un'ultima volta a'militari , i quali preferiscono l'onore al riposo , i quali son sempre pronti a versare il loro sangue pel Re e pel paese , di non mai disperare della salvezza del po sto che difendono ,
e dividere
interamente l'opinione
del generale Carnot, circa l'attacco delle breccie . Talune
1
141 sorte del cose le quali a primo aspetto sembrano impossibili , spes
palle ,forsed
so si sono operate dagli uomini di onore ( 1 ) . Spesso gli
e delle per
assalti son preceduti dalle minacce e dalle intimazioni (2) ,
quando l
di poi seguono alquanti segnali onde avvisare i
ancesi , com
della riunione e del combattimento ; ed infine un gran
soldati
eurus, la qu
-rdite incalen
(1) Esempio : A San Giovanni d'Acri la colonna
zione diMa
che mosse all'assalto , fu oppressa dal fuoco delle ope
taglia di
re messe a' due lati della breccia, e segnatamente quan do i turchi uscirono da 'fossati , per prendere alle spalle
per diner
gli assalitori , e tagliar la strada a' bravi che erano giunti nella piazza . Due assalti furon dati , ed a mal
ecisi, e p
nde gua as ghe ; Ctra
grado l'ostinazione di Bonaparte, generale in capo di
onore
cesi, fu forza rinunziarvi e levare l'assedio . In questa
bile ed ost
difesa si videro agir con violenza la passione e l'eroismo .
ro melodies
(2) Le minacce , le intimazioni vecmenti e furibonde
quell' esercito, ed il valore dimostrato da' soldati fran
non debbono intimorire i governatori delle piazze dei le scalate i
forti. Nel 1794 , per accelerare la resa di Valencien nes , Le Quesnoy , Condé e Landrecies , la convenzio
gli assali
ne nazionale decretò che se 24 ore dopo l'intimazio
già dette ! ne , i presidii di queste piazze non
si rendevano , i
ai , maper !
dare un'al
presidii sarebbero passati a fil di spada , minaccia stravagante e barbara ; non pertanto il governatore di
re al rips Landrecies ebbe la debolezza di capitolare ; i tre altri
sanguepell si resero successivamente , quando però i lavori del
Ivezza del
te l'opinion eccie. Talunk
l'assediante erano spinti tant' oltre da legittimarne in qualche guisa la resa. In tal rincontro il governatore
142 fuoco di artiglieria e moschetteria , serve a distrarre l' at tenzione dell' assediato , e
distruggere la difesa
delle o
pere che si vogliono portar via per forza . Per essere al coverto di tali fuochi ,
si moltiplicano le blinde nei
terrapieni , e nelle traverse alzate per garantir le artiglie rie da tiri a rimbalzi.
Gli assalti si danno durante il giorno ,
e nel
corso
della notte , se gli assalitori vengono da molto lontano. Negli assalti ben diretti , si fan muovere
i
que' camini praticati il più vicino possibile
delle breccie
soldati da
sulle prime ore del mattino , o alla caduta del giorno , quando rimane ancora assai luce per ben riconoscere i sîti e stabilirvisi . Gli assalti di notte spesso son causa di confusione tra gli assalitori ;
gli uffiziali che difendono
le breccie debbono profittarne , spingendosi rapidamente sulle comunicazione . Infine il governatore coglie il mo mento favorevole per operare una diversione , attacca gli assalitori alle spalle con piccole sortite, che rinnova , fin chè gli sforzi e la perseveranza del presidio , lasciano travedere alcuna probabilità nel successo . Gli uffiziali che dirigono gli assalti , danno l'esempio
austriaco della piazza di Condé, rispose all'intimo che glifu diretto, con le seguenti parole : una nazione qua lunque non ha il dritto di decretare il disonore di altra nazione. In effetti i generali francesi
conoscendo tutto
il ridicolo , e l'ingiustizia di un decreto , il quale po teva provocare crudeli vendette , ne elusero l'esecuzione .
143
rve a diste
del coraggio e delľ audacia ;
la difesa
porre loro, uomini risoluti , e più ancora buoni tiratori,
-forza. P
e
icano le
onde respingere l'aggressione e rovesciarli nell' assalto.
garantir
è quindi necessario di op
dirigere contro di essi aggiustati colpi e successivi
In questi momenti difficili è mestieri esser preparato ad attacchi vigorosi , che l'assediante dirige da tutti i
no, e m
lati , anche su' fronti i più lontani dalle breccie ;
da molto
sono delle parti deboli , nelle fortificazioni della piazza il nemico le scala ; ma è necessario ridirlo ancora , la
vere i s
se vi
bile del
posizione dell' assediante è infinitamente più pericolosa di
aduta dels
quella dell' assediato , perchè è obbligato di sboccare dal fondo del fosso , sotto una grandine di projetti di varia
ben ric
Desso so
sorte , protetto solo da' fuochi che partono dal corona. mento della strada coverta ; in contrario il presidio do
ali che mina con vantaggio tutti i punti ;
e perciò quando si è
dosi ra vigile e quando i soldati son valorosi ,
noi persistiamo
tore coglie
nel dire ( ci si accusi di temerità ) il governatore sară
sione, attac
sempre sicuro di respingere molti assalti , comunque forti che ringon
e ben diretti essi siano.
residio , las
Ma quando è mestiere di soccumbere in seguito di tanti perseveranti sforzi , la sola possibile ed onorevole
anno l'es decisione , è di rendersi a discrezione , per non incon trare altra sventura maggiore ; e se il vincitore abusa della sua superiorità , e si abbandona al piacere crudele
nazione onoredial
di aggravare la sorte del presidio , disonora la sua vittoria . Le relazioni degli assedii moderni sono zeppi di esempii
oscenda
da togliersi a modello , ed in fatto di bravura la nazio
il quale po
l'execucione
ae francese non la cede agli altri popoli ;
noi quindi
144 non sapremmo abbastanza raccomandare a' governatori dí leggere allentamente le relazioni degli assedii
sostenuti
con valore e perseveranza ; e citeremo particolarmente quello di Metz nel 1552 , di Siena nel 1555 , di Ostenda nel 1603 , di Lerida nel 1647 ,
di Grave 1674 ,
di
Landau nel 1704 , di Lilla nel 1708 e 1792. Quest'ul tima difesa fu un atto di coraggio militare e di civica di vozione ispirato dal patriottismo il più ardente . Citeremo benanche la difesa di Noenigstein nel 1793 ( 1 ) , Genova nel 1800 , Saragozza Badajoz et Burgos nel 1810 , 1811 e 1812. Anversa nell' anno 1814 , 1832 (2 ) ec . Essi vi ri troveranno modelli e regole
generali da
seguire .
In
(1) Il capitano del genio Meunier , uomo di talento e di coraggio s'illustrò per aver tenuto il castello di Noenigstein durante quattro mesi ; una prematura mor te lo colpi dopo poco tempo nell'assedio di Mayenza , e fu fermata quella gloriosa carriera che senza dubbio avrebbe corsa. Dopo la difesa di Noenigstein . Meunier da capitano fu chiamato al grado di generale , ricom pensa contraria a' regolamenti , ma meritata e giustifi cata da tale azione, che pure erafuori delle ordinarie.
(2) Noi citiamo l'ultima difesa di Anversa, non per offrirla come un modello di scienza e d'eroismo , ma perchè si noti quanto i precetti ed i mezzi generosi di resistenza , indicati in quest' opera furono trascurati , e gli elogi prodigati al presidio non erano
meritati ;
diremo dippiù secondo le leggi francesi , il governa
145 questi tempi memorabili , le piazze resistevano finchè i go vernatori avevano munizioni e braccia da combattere ( 1 ) .
para buy ! 1503.4
Non parleremo degli assedii sostenuti da' Greci e da'Ro mani ; l'esempio degli
antichi non può essere autorità
Grave per noi , chè significante è la differenza per le armi e
1-92.
per i costumi .
Te e d
Ci resta ancora a discorrere delle capitolazioni e delle
dente.
maniere di fissarne le condizioni , per conciliare se è pos
793 (11
sibile , tutti gl' interessi ; cercheremo di riassumere nel
Bel 1810.
capitolo seguente quanto si è detto riguardante quest'ul
2) ec
tima ed importante determinazione de'governatori .
da Delle Capitolazioni.
uom
o ilt
Ogni militare è preso da giusto sdegno al solo pen
premst
siere di capitolare . Eppure non può dirsi esser la capitola
o di ge
zione proibita a'governatori delle piazze ; giacchè sareb
e senza d
be lo stesso che diffondere tra' militari un grave errore
stein.Ma
un precetto falso e barbaro nel tempo istesso .
erale, " tore sarebbe stato tradotto innanzi un consiglio di ata eg
guerra ( veggasi l'art. 111 del decreto del 24 di di
lleord
P'SG, MANR
cembre 1811 ec. ) . (1) A simiglianza di quanto praticammo per la dife
rcismo, 's genera ti a traser
sa di Gaeta nel 1806, ne' consecutivi volumi daremo
i meribat
e le difese di Civitella del Tronto , Amantea , Cotrone ,
ть 7доче
Scilla, Reggio. Ed allora gli uffiziali chiamati dalla fi
con ogniparticolarità le relazioni riguardanti gli assedii
19
146 In primo luogo la mancanza assoluta di
viveri
e di
munizioni , obbliga sempre il governatore di una piazza o forte a capitolare , quando però non può ritrovar salvezza in una furtiva ritirata e nascondersi al nemico , come pra ticò il maresciallo di Belle-isle a Praga nel 1742 , ed il generale Bremier ad Almeida nel 1811 . Se è possibile ed utile di seguir tale esempio ,
il go
vernatore non esita punto , ma prima di prender siffatta determinazione, mina le principali opere della piazza e le fa saltare in aria , lasciando al nemico solo un ammasso di rottami; e se non può salvar tutto il presidio , lo divide durante la notte , confida a ciascun soldato la propria salvezza , ed indica chiaramente a tutti il sito di riunione. Senza dubbio la maggior parte non giungerà a salvarsi , ma certamente val meglio operare in tal guisa che
ren
dersi e capitolare col nemico . Ove però la piazza abbia oggetto
di arte e riccheze
tali , che mediante la capitolazione possono sottrarsi al ne mico e non pregiudicare il paese , l'esercito , in tal caso fa d'uopo cedere, giacchè una inflessibile ostinazione , pri
ducia Sovrana a governar le piazze ed i forti del re gno, leggendo que'gloriosi fatti di guerra , se non li to glieranno interamente a modello per quel che riflette l'arte, al certo crescerà, la loro costanza, poichè saran persuasi che quando vi fu divozione e coraggio , le milizie napoletane seppero con onore contrastare la vit toria , ad agguerriti e numerosi nemici. ( N del C ).
147
iuta di tore di m
va lo stato delle sue ricchezze , e de'capi lavori che dif ficilmente può riacquistare .
quò ritro
Vi è benanche un' altra circostanza la quale obbliga
] nemico,
il governatore di una piazza di venire ad accordo col
ga nel ra
nemico , cioè quando il trinceramento alzato dietro la
[[.
breccia , non è finito assai per tempo , non si hanno dife
ale esemp
se accessorie , o pure quelle esistenti son riconosciute trop
di prende
po deboli , per resistere allo sforzo di un assalto ( legge
ere della
del 26 luglio 1792 ) . In tal caso dopo di aver
-o solo una
l'avviso del consiglio di difesa , il governatore considera
inteso
con attenzione maggiore il parere dato da' comandanti il presidio. soldato
del genio e dell'artiglieria , decide se è necessario di capitolare, e tratta immediatamente delle condizioni , le
il sito quali debbono esser sostenute da un
ufiziale superiore
ungeràa da lui destinato , e convenuto nelle forme indicate nel
al guisa a capitolo seguente . Le condizioni son sempre tanto più
arte ere
favorevoli per quanto la difesa è stata più forte , e lo
no sottrarsi
ripetiamo in si difficili circostanze , il governatore deve ricordarsi che il Re e l'intero paese giudicano delle sue
-cito , intal
ostinazione
operazioni , ed ogni capitolazione contraria alle leggi ed all' onore , è un delitto di alto tradimento . In una parola si può capitolare, quando si sono inte
i fortide a, senari
ramente consumate le risorse della • piazza . Se vi è corag gio nell' affrontare i pericoli , vi è temerità ed anche
el che s poicle
follia nel tentar l'impossibile .
Cohëorn istesso, assediato da Vauban primo ingegniere
coraggia rastare
di Francia , fu costretto di capitolar sulla breccia , e ce
N 'delC
dere Siisil forte Guglielmo di cui ne aveva il comando (veg gasi l'assedio di Namur nell'anno 1692 ) .
148 Nel 1808 , in que' tempi memorabili che la storia d'Eu ropa ha segnato come l'era di valore , la più bella delle capitolazioni fu imposta dal generale Junot duca d'Abra tes , al generale inglese Arthur Wellesley ,
oggi lord
Wellington dopo la battaglia di Vimeiro . L'esercito di Junot chiuso in Lisbona contava solo 10,000 soldati per opporsi a 25,000 inglesi , e la sua posizione era immen samente critica , perchè 200 leghe lontano dalla fron tiera di Francia , era accerchiato da una popolazione di 150,000 abitanti levati in arme , e desiderosi di massacrar quanti francesi fossero nel paese . Eppure Junot disse a Wellesley : Accordatemi le condizioni che vi propongo , altrimenti fo
saltar per aria Lisbona . ' L Imperadore
non mi ha confidato le sue aquile perchè fossero diso norate da una vergognosa capitolazione . Wellesley sor preso per tal minaccia , innalzò un ponte d'oro al suo nemico , ed agí con prudenza ; chè Junot era tal uomo da eseguire i suoi progetti .
I giornali dell'epoca hanno tutti rapportato la gloriosa capitolazione conchiusa a Cintra , dal generale Kellermann , che tanta energia ed abilità dimostrò in quelle negoziazioni. Quanto abbiam detto delle capitolazioni ci sembra suf ficiente, per guidare i governatori nelle diverse decisioni che sono obbligati di prendere , per simili circostanze , solo ci resta a notar gli articoli che si debbono doman dare e discutere .
149
Zi che lam Articoli da domandarsi nelle capitolazioni.
e.lapk Jucetin
Jesley,
Noi " ·
· colonnello ec. .. ▲ munito de' pieni po
teri di M. . . . . governatore o comandante superiore
€20. L'a
della piazza di . . . • e M il colonnello capo dello sta
10.000
to maggiore dell' esercito assediante , benanche munito di
COSZone
pieni poteri da M. generale in capo . . . . dopo di es
cofano
serci reciprocamente comunicati e scambiati i nostri pieni
una pes
poteri in buona e dovuta forma , siamo convenuti e ab
Merosi da
biamo stabilito e segnato i seguenti articoli della capito lazione.
ure J
Art. 1. M.. cherip a. Ik
· governatore o comandante superio
re della piazza di . · •
consente e cede la piazza , le
opere ed i forti che ne dipendono , all' esercito assedian
chè fo e. We
te di S. M. ec. · • · · · dopo cinque giorni , se in tal
ale d'a
periodo non riceve alcun soccorso ; o pure quando si è
ot era tal
al caso di dettar le condizioni , si aggiunge come prati cò Blainville governatore di Kagerstwerth nel 1702 , cioè di demolir le opere le fortificazioni, in un tempo deter
rtato lagl
le Keller
minato e alla presenza de' proprii uffiziali del genio .
Art. 2. Il presidio non sarà prigioniero , esso per la
le negozi
ci sembra
breccia uscirà dalla piazza , defilerà innanzi l'esercito
ersedeci
assediante con gli onori militari , tamburo battente ,
circostan
miccia accesa , onde rientrar nel regno con marcie fis
bono dom
sate . Gli uffiziali di ogni grado conserveranno le loro armi e i loro equipaggi , ed il numero di cavalli che lo ro è permesso da' regolamenti . Le truppe trasporteranno i bagagli le armi e tutto il materiale che è proprietà dei Bor
150 corpi , cioè tesori , cassoni , cavalli d'equipaggio , ambu lanze e tutte le bocche a fuoco di campagna con le cor rispondenti mute " come pure i cassoni carichi di
muni
zioni da guerra. Ogni altra artiglieria sarà rimessa all'as sediante , nella condizione in
cui è al momento della
capitolazione . Tutti gli oggetti soprannotati , se il go vernatore stimerà espediente di non trasportarli altrove saranno venduti ed il profitto sarà dato a chi è di dritto. Gli abitanti divideranno l'istessa sorte del presidio , е saranno compresi in questa capitolazione , e potranno di sporre delle loro proprietà, con garanzia per i compratori.
Art. 3. Tutte le precauzioni necessarie pel trasporto di malati e feriti , e de' loro bagagli, saranno regolate da un uffiziale superiore del presidio , ed un capo dell'ammi nistrazione militare , i quali per tale oggetto rimarranno nella piazza. Art. 4. I malati ed i feriti del presidio , che non pos sono uscir dalla piazza , saranno trattati negli ospedali come quelli dell' esercito assediante , e ritorneranno nel paese dopo la loro guarigione, colle stesse condizioni in dicate pel presidio in generale. Un agente dell' amministrazione militare , ed il numero di uffiziali sanitarii che si crederà necessario , rimane nel la piazza per sorvegliare al loro trattamento , e per re clamarne il rinvio non appena guariti . Art. 5. Tutti i nazionali o appartenenti a nazione al leata ed amica del presidio , ed in generale tutti gli stra nieri domiciliati nella piazza , o che per casualità vi si
151
trovano , potranno uscirne ; e coloro i quali vi rimarran
equ paz no godono amnistia e protezione , e non possono sotto mpagna
Scan
alcun pretesto essere molestati , per le loro opinioni poli tiche e religiose ; le loro proprietà mobili ed immobili
sarà ris sono garentite con la facoltà di conservarle o venderle ,
al mom e di farne passare il valore in qualunque paese loro ag notati ,e
rasportar
grada. Infine non sarà cagionato alcun danno alle per sone come a' loro beni.
Da chi è Art. 6. Non si
esigerà alcuna straordinaria contribu
del p
me , e p
zione dagli abitanti , ma solo le ordinarie imposizioni stabi lite al momento della resa, continueranno ad esser pagate.
peria Art. 7. Se vi sono nella piazza militari caduti prigio
rie pe nieri per altre capitolazioni , o disertori dell'esercito asse
anno diante , sarà loro accordato piena ed intera amnistia.
n cape Art. 8. Gli equipaggi del governatore , i suoi cassoni
gello in e quelli dello stato maggiore saranno chiusi con chiave
dio, chen
e non potranno per alcun pretesto essere visitati dall'as sediante.
ati negli
Art. 9. La presente capitolazione fatta in quadrupla
ritorneran
spedizione , sarà ratificata e cambiata al più presto pos
se cond
sibile dal Sig. M.
• · • generale in capo dell' esercito
assediante e dal Sig. M.
" • ⚫• governatore della piazza
re, ed il
di .... Tutti gli articoli o stipulazioni che presentano
ario, riman
dubbii , saranno interpetrati a favore del presidio e degli
nto , ep
abitanti. In fede di che noi abbiamo fatto e firmato la presente
i a na
capitolazione , sullo spalto della piazza di . . . . il venti
e tulli casualita
agosto 1839 ( prima o dopo mezzogiorno ) tra i sotto
152 segnati colonnello ec • · .. • per gli assediati • seguono le firme. gli assedianti ..
e
M per
Approvato e ratificato dal governatore o comandante
superiore della piazza di · ·
Firma
Approvato e ratificato dal generale in capo l'esercitu
di S. M. ec .
Firma
Apporranno i suggelli delle loro armi o de' loro co mandi. Dopo di aver discorso di quanto concerne le capitola zioni , raccomandiamo a governatori di non mai permet tere all'assediante di prendere alloggiamento nelle opere esteriori della piazza , prima che la capitolazione non è legalmente firmata e ratificata . Nel 1711 , all' assedio di Bouchain , per simile impru denza del governatore di quella piazza , Malboroug rifiu tò " a dispetto di tutti i dritti , di ratificare la capitola zione approvata in nome del generale Fagel , comandan te le truppe assedianti , ed il presidio in vece di rien trare in Francia rimase prigioniero di guerra. Disgraziatamente noi abbiamo tali testimonianze di ma la fede da presentarle come esempio. La capitolazione di Dresda nel 1814 , violata con ignominia dalle poten
:
153 gli assedia
ze alleate , è pure tal fatto che deve servir di lezione ,
rme.
ed eccitare la diffidenza di ogni governatore ( 1 ) . Quest'opera redatta allorchè la guerra sembrava immi
catore
nente, sarà letta con interesse da quanti sono al caso di farne uso , la critica la troverà senza dubbio
scritta con
poco metodo, o la giudicherà inferiore all' importanza del
Firma
soggetto . Certamente si poteva dare uno sviluppo mag giore , giacchè noi abbiamo avuto sott' occhio quanto sul
in cap proposito si è scritto nel francese idioma; ma abbiamo vo luto risparmiare il tempo e le lunghe ricerche
a'go
vernatori , procurando loro un semplice riassunto , di
Arma
quanto più essenziale si è messo a stampa , e che possono spesso rileggere ,
perchè loro ricorda i sommarii pre
rmi o cetti , le massime , le leggi , e generalmente quanto serve di regola e norma in una piazza assediata ;
notizie le
cerne les quali disperse in molti libri e scritture non sempre pos non mal
sono consultarsi ; infine ci siamo sforzati di esser con
mentonel
itolazione
cisi e chiari , evitando il doppio inconveniente di dir molto o poco . Il risultamento più felice e più lusinghiero per noi , sa
Der simile rà di provocar l'ardore degli uffiziali laboriosi , vedendoli
Malboroug
are la cap (1) Ma quando maggiormente non deve servir di le
gel, com veced
zione a' governatori , gli esempii dell'occupazione dei forti di Barcellona di San Ferdinando di Figueras
rra. nanze d't
della cittadella di Pamplona , avvenuta nel 1808 in pie na pace, ed essendosi da'francesi usata l'astuzia e l'in
n
capitolani
ganno del debole , l'arroganza e la prepotenza del forte?
dallepote
20
154 impadronirsi di quanto abbiam qui riunito , e crescere in essi il desiderio di studiar le scienze riguardanti la for. tificazione , per mettere un giorno a profitto
le cono
scenze dell'attacco e della difesa delle piazze ,
le quali
cose fa d'uopo ben conoscerle , allorchè si è al caso di essere chiamato dal Sovrano , per governare una un forte.
A. U.
piazza
155
riunite,
SUL RINCULO
e rigua
DELLE ARMI DA FUOCO " E MOVIMENTO DEI RAZZI .
a profite : le piane.
che si ti
vernare
A. C
Il rinculo delle armi da fuoco ed il movimento re trogrado dei razzi , riconoscono una medesima causa mo dificata dalle circostanze affatto diverse delle une " e degli altri. L'essersi finora esaminate separatamente siffatte cir costanze e gli effetti rispettivi , ha dato luogo ad una moltitudine di opinioni , più o meno giuste , però tutte ipotetiche , e speciali per le armi e pei razzi . Ma sic come nelle prime il rinculo è un movimento secondario, che può aver qualche influenza nella direzione dei tiri, e nei secondi è il solo a cui devono il movimento e la direzione , così interessa il dimostrare con la maggior possibile evidenza la causa produttiva di tal retrogrado cammino, pel più vantaggioso modo di servirsi delle armi da fuoco , e dei razzi , come mezzi distruttivi in guerra . Le armi da fuoco , essendo troppo conosciute ci aste niamo dal farne una dettagliata descrizione , limitandoci solo a considerare che i projetti richiedendo la massima possibile forza impulsiva , per avere una lunga portata , ed un conveniente effetto , si cercano tutte le circostanze più favorevoli nelle loro cariche , e nel modo di usar le , cioè , che la polvere sia della maggior forza , ri conoscibile alle prove col mortaro proveito , e della più pronta accensione , presso alla istantaneità , da collocarsi al fondo dell' anima , in modo da essere prontamente accesa " e spiegare la sua forza , il più che sia possibile. sul projettile , per cui ne sono derivate tutte le regole riguardanti la costruzione dei cartucci , il modo come ado perarli 2 come far fuoco , e soprattutto tante discussioni nella figura delle camere. Tuttocciò ha una immediata relazione alla materia, alle spessezze , alle lunghezze , e quindi al peso delle armi da fuoco , ed alle di loro macchine , in vista di avere una maggiore resistenza e quindi durata , buona direzione nel tiro de' projettili e facilità nel servizio . Esaminiamo il razzo . Esso è un corpo pirotecnico , areostatico , che si muove , ed opera per forza intrinse ca. Pirotecnico , perchè la sua causa motrice è nel fuo
156 co (1 ) ; areostatico " perchè il suo effetto è nell' aria. La sua figura è tutta geometrica , perchè Conica on de trovar meno opposizione all'aria nel suo cammino ; un cilindro corpo del razzo contiene la sua carica ; una por zione sferica minore della mezza sfera gli serve di base , e mantiene la carica ; un vuoto conico detto anima presenta bastante superficie all'azione del fuoco , dà uscita al fluido elastico sovrabbondante dall'apertura costituente • la sua base detta orificio , ed una bacchetta la quale fa l'ufficio di contrappeso , e di direttrice , come il timone e la stipa in una nave. La carica nei razzi , dovendo produrre una forza mo trice , per agire continuamente su di essi e determinar ne il movimento , la durata , e quindi la loro portata , si richiede a differenza delle armi da fuoco , che sia di un accensione lenta , ma tanto da non cadere nella in sufficienza di spingerli con vigore ed energia , fino al segno di non soggiacere ad una esplosione , che ne produr rebbe la distruzione privandoli di ogni effetto. Ecco il grande arcano , che se n'è fatto da qualche nazione , e che si è con una docilità non compatibile con i progressi delle scienze , venerato da alcune altre. In fatti a che gioverebbe il conoscere dettagliatamente le dosi dei componenti della carica dei razzi Inglesi , o Au striaci , se adoprando noi i componenti stessi , ma di altra qualità in quanto alla purezza , ed alla forza , ne risulta infallibilmente una carica 9 o debole da non ispingere con veemenza il razzo, o soverchiamente forte da farlo scoppiare al momento che gli si dà fuoco , o quando trovasi in cammino? La debolezza della carica si ottiene seguendo le norme opposte a quelle per ottenere una energica carica di ar me da fuoco , serbando sempre la ottima qualità dei com ponenti , ed esatta loro miscela , si adoperano in sottilis sima polvere , e si battono fortemente a piccole riprese , finchè si riducono nel corpo del razzo " in un sol masso impietrito , ed aumentando alle ordinarie proporzioni dei componenti della polvere da guerra , la polvere di car bone , fino ad aversi un' accensione . ed un esaurimento successivo nei termini sopraenunciati .
(1) Vocabolo derivante dal Greco ve · pyr , Tεxvy , techne e che valgono in nostra favella fuoco , el arte d'impiegare il fuoco : Pirotecnia.
=
effetto :
a . perche. ma nel suo sua carta Tera gli s con.co edel from apertan bacchetta i rice , come !
odurre una di essi e da Endi la lom da fuoco . non cadere: ed energy sione, che zni effetto. ' è fatto d ità non ato da al e dettagliat razzi Ingles ti stessi , ma la forza, ne! a non ispinge e da farlo so trovasi incam seguendo lev gica carica a qualità de perano in t piccole in un sol # Popor polvere da un esauri
pyr,T oco,el
157 11 vigore della carica , ed il movimento , che quanto è più rapido , tanto più il razzo è atto a vincere la pro pria gravità , la resistenza dell'aria , ed avere una più estesa portata , proporzionalmente sotto minori angoli , e quindi ad essere più ubbidiente alla punteria , per una buona direzione ; si ottiene essenzialmente dalla giustezza delle proporzioni dell' anima , in riguardo ai diametri e lunghezza , ed alla esatta coincidenza del suo asse con quello del razzo stesso , ed allo esatto' parallelismo della direttrice ai detti assi coincidenti , non che dall'equilibrio di tutto il sistema posto in bilancia su di un punto circa un pollice sotto l'orificio. I razzi pel gradevole effetto , variabile in una moltitu dine di maniere , han costituito il pezzo più interessante dell' artificio di gioja pei fuochi d'aria , pei fuochi fissi , cioè splendori , mosaici , palme , ec . per quei da corde , per quei che girano , per quelli d'acqua ec. e per la di loro utilità poi, tratta dall' essere visibili in tempo di notte a considerevoli distanze , sono stati impiegati soltanto , come segnali in guerra. Forse nella fine del passato secolo , si è cominciato, fra le tante speculazioni in ogni genere 2 a pensare di avvalersene , come mezzi distruttivi , per produrre incen dio ; ma bisogna convenire , che i risultati sieno in so stanza riusciti poco corrispondenti alla grande aspettativa in cui generalmente si era nelle diverse armate di mare, e di terra ; perchè sembra , che poco se ne parli , e ra ramente e di passaggio , e che se ne debba solo spera re alcun risultato volendo procurare incendio nelle Città 2 ne' Porti , negli Arsenali , ed in ogni altra occasione nella quale si tratta di estesissimi bersagli , e soggetti ad accen dersi facilmente. Si era giunto a tal entusiasmo per questo nuovo stru mento bellico , che il trattato dei razzi del signor di Mont géry ce ne presenta un completo sistema per assedio , sino ad aprirsi la breccia , usando il calibro enorme per essi da portare una bomba da 12 , e per la guerra di campagna , sono indicate le corrispondenti macchine di servizio , e di trasporto. E gl' Inglesi non hanno i razzi granata , ed i razzi metraglia , oltre dei semplici per bombardamento , e per campagna ? Gli Austriaci par che si erano limitati ai soli per la guerra di Campagna avendo discrete dimensioni.
138 Ma comunque sia , a noi interessa averne una suffi ciente cognizione , per non rimaner tanto semplici nel venerare un mistero , che si vuol dare ad intendere e per conoscere la vera causa del loro movimento , analogo comparativamente , a quella del rinculo delle armi da fuoco ; ad oggetto di poterli ben costruire onde riescano profittevoli per bombardamento allorchè si lanciano in un porto , o una Città o se non altro per la giusta tema d'in cendio , risparmiando le barche bombardiere , ed avva lendosi delle lance dei vascelli che possono conveniente mente avvicinarsi con facilità , e terminato il di loro ser vizio ritirarsi a bordo , e trarne profitto quali segnali ; e per le armi da fuoco avere giusto conto del rinculo , on de ovviare il più , che sia possibile alle cause delle devia zioni dei tiri . Si distinguono due cariche nei razzi , la prima quelle riguardanti il movimento , la quale è comune a tutti e l'al tra detta di guerra , che riguarda i razzi che si usano per offendere. Per la prima carica , si devono seguire i principii ge nerali di sopra esposti , ottenendone un risultato a via di esperimenti . Si cominciano a caricare i razzi con una composizione qualunque delle finora usitate , adoprando però i primi tivi componenti della polvere , cioè zolfo , salnitro , e car bone , ridotti in sottilissima polvere , e ben mescolati nei modi conosciuti dall' Artificiero , che chiameremo compo
sizione da saggio , e serbando un' anima delle dimensio ni del corrispondente calibro , secondo uno degli Autori di Pirotecnia . Si dà fuoco successivamente a tre di questi razzi , e se non soggiacciono affatto ad espolsione , se ne caricheranno altri tre , diminuendo la dose del carbone , e tanto continuerà a praticarsi , finchè si giunga ad aver ne, che non iscoppiano, nè sul Cavalletto , nè nel Cammino. Se nel primo saggio succeda espolsione , si opererà in senso inverso , cioè aumentando a parti , o mezze parti il carbone , finchè si perverrà ad ottenerne, che parten do dal Cavalletto , prosieguano felicemente la loro rotta fino allo esaurimento della carica , notandone la portata . Fissata questa carica la prima volta , potendo variare sempre , che si hanno ad impiegare nuovi materiali , per non essere al caso di ripetere gli espressati onerosi espe
L'eresa e " maner an vuoldarea loro move el rinculo en cost allerches ro peru bombarde che possono terminati proto qui to conto dein le alle cause razzi , la p è comune at a i razzi che
seguire e un risulta
con unaco rando pero offo salnit e benmeson chiamerema ima delle uno deg nte a trea espoliure Jose del
i giunga né nelCam 2, Siope O men R ne, chep e la lor done la p otendo material. oneros
159 rimenti , si proverà questa composizione riuscita , che in realtà non può essere , che una , o bruciandone pochi grani di peso sotto la Campana preumatica , allo appa recchio di Kosbée , per provare la elasticità della polve re 2 o più grossolanamente con un piccolo razzo di me tallo, fornito di due spranghette ai due lati opposti , scor revoli in altrettanti incassi praticati in due lunghe tra verse di ferro , che la contengono , e segnate da una parte in piedi , pollici , e linee , affinchè dandosi fuoco questo piccolo razzo di piccola carica determinata , si possa notare lo spazio , che retrogradamente percorre , e servirsene di norma per le nuove composizioni , ugual mente che notar si debbono per lo stesso scopo i gradi di elasticità ottenuti con più precisione col primo mezzo . Questo secondo strumento , potrebbe chiamarsi razzo metro , misura dei razzi per uniformarci ad un Grecismo che tuttavia si conserva nelle scienze 2 in omaggio dei primi maestri , o inventori . Ottenuta la composizione , si procede al saggio per le dimensioni delle anime , serbando la medesima composi zione già determinata , variando successivamente le lun ghezze , ed i diametri delle due basi del cono tronco > finchè giungendosi ad ottenere con la nota carica la maggior portata , che per soverchia restrizione della base maggiore , o sia l' orificio , non produca esplosione. La seconda carica per gioja , e per segnali è posta nella parte superiore del razzo al termine della prima , e co municante con essa in varii fuochi innocui visibili, e gra devoli nei primi , convenuti nei secondi . La carica di guerra alla parte istessa porta una gra nata , o delle materie incendiarie. Il movimento retrogrado dei razzi non è a ben riflet terla , che un continuato rinculo , corrispondente ad una continuata accensione " e successivo esaurimento della ca rica , mentre quello delle armi da fuoco è momenta neo , proporzionatamente al loro peso , ed attrito , alla prontezza dell' accensione " e totale consumo della carica. Dunque è chiaro , che una analogia esiste tra i due ef fetti , e sono da attribuirsi , ad un solo fenomeno . Per gli uni e per le altre varie opinioni hanno avuto luogo , e forse sussistono ancora : le più essenziali sono pei razzi , che la sua retrocessione è la reazione , ope
160 rata su di essi dal fluido, il quale sortendo dall' orific trova resistenza nell'aria sottoposta , o che vi è innanzi, secondochè si sparano in senso verticale , o orizzontale. Ma come può reagire questo fluido sottilissimo , se al momento dell' accensione l'aria rimane rarefatta " e scac ciata dal calore , e dall'impeto della corrente ignea, che sgorga dall' orificio ? Nelle seconde si è creduto che l'arma rimanendo , dopo la esplosione della carica , vuota di aria atmosferi ca , questa tosto rientrandovi furiosamente l'urta nel fon do , e la fa rinculare ; e seguentemente si è opinato che la massa fluida sortendo in forma di cono , chiamato set tore di esplosione , appoggiando la sua gran base all'aria reagisce nel pezzo , e lo fa rinculare . Ör come potrebbe nel primo caso supporsi vuota per un momento l'arma , se gli ultimi strati della carica , che non vengono dall' accensione di altri spinti , svilup e non lo lascia pano un gas che invade il pezzo stesso vuoto, perchè si osserva al momento stesso della esplosio e dalla ne uscire del fumo ugualmente dalla lumiera > bocca? Adunque il fluido occupante l'anima dell'arma s va a porre gradualmente in equilibrio con l'aria ester na , e se per poco si volesse supporre vuota l'arma, essa dovrebbe piuttosto andare avanti per l'azione della ria dalla parte di dietro contro una superficie maggio , ! quale si è quella della culatta .
Il settore di esplosione , se tale può dirsi una miss informe a guisa di nuvola al di fuori , ed esattamente cilindrica in tutta la estensione dell'anima dell' arma, deve certamente ricevere una reazione dall' aria contro la quale urta con furia , ma non può affatto reagire nell'ar ma , essendo nello stato libero 9 e di natura più leggera della massa stessa la quale urta, per cui lentamente si di lata , fino a disperdersi nell' aria. Ricorriamo a quella esperienza , i di cui effetti pos sono dar una sensibile analogia per ispiegare il più ve risimilmente un tal fenomeno . Si è costruito un piccolo cannone di bronzo su di una scala sedicesima parte di quella a grandezza sinatu curo rale. Si è montato su di un affusto , che per più effetto e maggiore speditezza , si è fatto della costruzione na di marina. Per carica vi si è introdotta nell'anima, u
gale pusta , o ce So vertice Lundo s armane ras o dela cort
che l'arma • vuota di za uriosamente ntemente sie ma di coo. la sua gran ulare. case suppers" ni strati dea di altri stesso e Di nto stesso de dalla lumie e l'anima ibrio conl'a pporre vuola ti perl'aie superficie
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165 o tondo , quadrello acciajo di filo in cilindrica spirale di giusta tempera , del preciso diametro dell'anima del cannoncino , e della lunghezza , tutta spiegata , uguale aquella dell' anima stessa in guisa , che toccando il fon do giunge al piano della bocca " e ricalcata occupa non più della metà, della lunghezza dell'anima , o anche il terzo . Questa molla si è compressa contro il fondo dell' ani ma stessa " e si è fatta ritenere in tal condizione per mez zo di un pernetto , che entra ed esce facilmente median te un piccolo foro praticato al di sotto del cannone " alla corrispondente distanza , essendo posto alla estremità di una spranghetta sporgente oltre il bottone , anche al di sotto , dandosi istantaneamente un piccolo colpo sulla detta sporgenza , come si fa sullo sparatojo di un'arma portatile . Ritenuta la molla in tal guisa compressa , vi si è posto al di sopra una palla di piombo a calibro , quindi uno stoppaccio . Cosi caricato il piccolo cannone si è replicatamente operato nella stessa guisa e si è avuto costantemente il medesimo risultato , cioè , premendo la sporgenza della spranga al di là e sotto del bottone , il pernetto che ri teneva compressa la molla è sortito al momento istesso, la medesima si è istantaneamente sviluppata , scacciando la palla il tappo , e essa stessa sortendo dal pezzo ; la pri ma giungendo a circa 50 passi , il secondo cadendo a poca distanza , per la sua picciolissima gravità , e la molla al di là del tappo ; imitandosi così perfettamente e proporzionalmente il fenomeno dello sparo delle armi da fuoco 9 menochè nella esplosione e nella detonazione ; ma nel projettile che è spinto alla maggiore distanza , il tappo cadendo a poca distanza dal pezzo , e la corrente del fluido elastico , che si arresta per la opposizione del l'aria , e perchè alla totale accensione cessa di essere spinta più oltre , rimane oltre il tappo , e molto indietro della palla. Il fenomeno è rimasto meravigliosamente uguagliato a quello dello sparo delle armi da fuoco con l'essersi yeduto rinculare il cannone " a piccole differenze per una lunghezza da 5 pollici a 5 pollici 6 linee , che in proporzione è significantissima senza esplosio ne nè detonazione . Ma da qual causa potremo noi ripe tere siffatto rinculo ? Sembra evidente doversi attribuire allo scappamento della molla , allo sviluppo di una ela 21
162 sticità . Or la esplosione di una carica di polvere , non è uno sviluppo di elasticità , uno scappamento di molla ri tenuta ? Certamente che si , dappoichè la polvere in pic colo volume nello stato solido , passa quasichè istanta neamente allo stato di gas , senza percepirsi il suo pas saggio a quello di fluido per la sua rapida combinazione col calore. Essa nello stato di gas acquista un volume , che secondo le opinioni pronunziate da distinti autori in diverse epoche , si è giudicato da 4 , 6 , e 10 mila ( 1 ) volte maggiore , ed in virtù della sua forza di esplosione espansiva , preme con grandissima forza dovunque trova opposizione , e facendosi strada verso l'ostacolo il meno resistente , come si verifica contro il projettile nelle va rie armi da fuoco. Noi abbiamo la medesima causa ed il medesimo effetto nel piccolo pezzo , menochè la nostra molla costituendo una elasticità di diversa natura , e priva di esplosione , non opera che contro i due ostacoli posti innanzi ed indietro di essa, azioni per altro che ugualmente sole consideriamo nella esplosione della carica , perchè quelle operate in altri sensi si distruggono come uguali , e contrarie in un cilindro . A misura che resa libera si distende la molla , e che ha superata la inerzia del projettile , lo pone in movimento, e lo accompagna imprimendogli una propor zionata velocità ." e nel tempo stesso urta continuamente contro il fondo dell'anima , finchè avvenendo il suo deci so scappamento al sortire la palla dal pezzo , non può più seguirla , e la medesima corre sola con la velocità iniziale , acquistata in quello istante , ed il pezzo retroce de , mediante la forza, che fino allo istante istesso la molla cessa di esercitarvi i suoi sforzi ; percorrendo il mobile e l'arma , spazi proporzionati ai rispettivi pesi , ai volumi , alle figure , allo attrito , alla resistenza ec . in direzioni opposte. Dunque la vera causa del rinculo delle armi da fuoco , è lo scappamento di una elasticità estremamente compressa , la quale si sviluppa istantaneamente , verso le due parti opposte , cioè palla e culatta . La stessa è la causa del movimento retrogrado dei razzi • dapoicchè dobbiamo riguardarlo , come una non (1) Secondo Lombard.
163
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interrotta ripetizione di piccoli rinculi , che si succedono continu mente nella lentezza dell' accensione della carica , e nell' esaurimento della sua materia . Il fluido elastico , che con evidente succession si svi luppa nell'accensione della materia dei razzi , trovasi ri stretto nell'anima , che viene chiusa dalla fiamma di combustione ; che sorte dall' orificio , e ne fa l'officio di valvola , per dare uscita al superfluo per la resistenza della materia costituente il corpo del razzo . Ora ad ogni uscita di fluido , che si succede senza interruzione , si verifica uno scappamento di molla , uno sviluppo di elasticità , e si produce una serie di piccoli rinculi , co stituenti il moto retrogrado de' razzi ; e per meglio per suadercene invertiamo il metodo delle cariche tra le ar mi ed i razzi . Se un cannone si carica con la composizione dei razzi sino alla bocca , si chiude in seguito con una calotta ben fermata a vite contro la bocca , e vi si pratica ugual mente , come nei razzi , l'anima e l'orificio , certa mente , dandovi fuoco da questo , si vede l'arma sul suo affusto andare indietro fino allo esaurimento della mate ria ; e se un razzo si fa resistente alla esplosione di una carica di polvere , proporzionata al suo calibro, pro duce uno scoppio , scacciando lungi un projettile , o superando qualunque altro ostacolo gli si oppone . Ma per meglio persuaderci della realtà del fenomeno del rinculo delle armi da fuoco , dappoichè da esso ne
deriva , con diversità solo di circostanze , quello del mo vimento dei razzi , diamo uno sguardo al seguente qua dro ; dove si vede lo spazio occupato dalla carica di un cannone da 6 , e quello che occuperebbe nella accen sione nell'arma intera , meno la metà di una palla di tal calibro , allo istante che è per abbandonare il pezzo , supponesi ben calcolata la carica da esaurirsi tutta men tre la palla rimane nell' arma , la quale è la produttiva del massimo tiro , nell' istante in cui succede lo scap pamento di elasticità , e ciò per vedere in quale statò di compressione si trova ancora il detto fluido , quandò è per prendere l'enorme volume di cui è suscettibile nello stito libero , e così persuadersi della necessità in cui trovasi il pezzo di rinculare , e di scagliare a grandi distanze il projettile per la sola causa di sopra enunciata , e da noi ragionevolmente adottafa.
164 Lo spazio occupato dalla carica in un pez 59 zo da 6 , é del diametro di 6º Dell' altezza di (a) . 53,018 > Quindi di unvolume cilindrico di pollici cubi. 61 611 30 L'anima è del diametro di 100 9' 6" Dell'altezza di .. 579, 27341 Quindi di un volume cilindrico di pollici cubi . Toltone lo spazio occupato dalla mezza sfera al momento , che la palla è per 57511 3° abbandonare il pezzo , del diametro di • 10,0 8211 ) Quindi di un volume di pollici cubi . . Occuperà il fluido , allorchè la carica è 568, 4526 > interamente accesa , pollici cubi La carica tutt' accesa occuperebbe nello stato libero , un volume 6000 volte mag giore di quello , che occupava prima di } > 319080, accendersi , cioè pollici cubi .
avere il rinculo Or vediamo quale influenza possa sulla direzione dei tiri delle armi da fuoco , e quale sulla direzione dei razzi . Io non trovo meglio , che ra gionar sugli esperimenti dell' Accademia delle scienze di Londra , e sui medesimi ripetuti dal Signor Cassini in quella Reale di Francia nel 1703 , che leggo in una memoria manoscritta , che ho sotto gli occhi , d'ignoto Uffizia autore , ma che si deduce benissimo essere di un le , o professore di Artiglieria francese , il quale ha scritto $1 per ubbidire ad ordini ricevuti , e modestamente non Jusinga di trionfare sulle altrui opinioni . Un triangolo , che certamente dovett' essere equilatero, poggiato su di una tavola spianata , fissato su di essalecona e ta d un perno posto ad uno degli angoli alla base , ome d a c permettere , che tutto girasse intorno ad esso , asse di rotazione , avendo altri due simili perni agli altri due vertici , atti a togliersi , e lasciar libera la rotazione predetta , la quale d'altronde è agevolata da altrettante ruotine in questi due ultimi punti situate. Fu collocata una Canna di fucile della lunghezza di 3 piedi , ed 8 pollici con la bocca sul vertice di uno degli angoli , rimasti liberi , e la culatta sulla metà del la base. Alla distanza di 17 piedi fu posta una tavola , come bersaglio , e nel suo mezzo furono diretti alquanti colpi ,
(a) Bigot. Traité d'artifice de guerre .
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#65 tenendo la macchina tutta ferma , i quali tutti portarono le palle nel medesimo foro. Quindi si praticarono diversi altri tiri togliendo i due perni suddetti , ed i tiri colpirono tutti la tavola istessa , però un poco a destra del foro prodotto dai colpi con la macchina fissa , nell'atto che il rinculo avveniva per un si gnificante arco circolare da sinistra a destra ; epperò que sta deviazione aumentava a misura , che si usavano cari che più forti, ma a poche differenze e nel totale sempre infinitamente minori di quelle indicate dalle direzioni sul le quali rimaneva la canna di fucile dopo lo sparo . Or come accordare questi risultamenti con la ragione? È vero , che M. Goffroy nelle transazioni filosofiche, rapporta , che nella società R.le di Londra si era ritrovato che una certa carica faceva deviare l'arma nel senso op posto del rinculo ; ma siccome questa assertiva non è af fatto approfondità , e d'altronde il fermarsi su di essa , servirebbe a vieppiù farci deviare dal nostro scopo , cioè quello di stabilir quelle idee , che molto si accostano ai fatti , così tralasciamo di farne parola . Poichè le deviazioni non corrispondono al rinculo , nè per direzione , nè per spazio , ma nella sola ragione delle quantità delle cariche a piccoli esponenti , non puờ attribuirsene al rinculo esclusivamente la causa ; lauto
più che la descritta circostanza di un triangolo posto orizzontalmente su di un piano uguale e livellato , con un vertice fisso , ma atto a girare , ed i due altri mobi lissimi , sono puramente speciali nello sperimento prati cato. Or siccome può un' arma poggiata sulle ruote e la codetta dello affusto , avervi un' analogia , noi dobbia no considerare il rinculo , come causa seconda della de viazione dei tiri nelle armi da fuoco , nel solo caso che una ruota incontri un ostacolo , che la faccia rimaner fissa sul terreno 9 e l'altra ruota e la codetta possono muoversi ad ogni piccola causa di movimento , ed eccone il come . Nel descritto triangolo , che riunisce tutte le circostan ze atte a rendere sensibili gli effetti del rinculo , posto per certo , secondo abbiamo di sopra dimostrato , che il rinculo avviene al momento dello scappamento della mol la , equivalente allo sviluppo di una elasticità sommamente compressa , e quindi al momento stesso , che la palla
166 parte, e che la canna gira istantaneamente , celeramente e circolarmente da sinistra a destra , come nei suespressi sperimenti si avverò , la canna stessa scaccia certamen te una massa d'aria atmosferica , che è al momento stes $0 , e con altrettanto impeto rimpiazzata dalla medesima parte , e ciò avvenendo al momento stesso della partenza della palla , e dietro di essa , nell'atto che essa vi la scia un vuoto , che ugualmente si va a rimpiazzare se condo la propria direzione , si riunisce un vortice di aria provveniente da due direzioni , una nel senso late rale della canna e l'altra dietro la palla secondo la sua direzione , perciò essa è realmente spinta da due forze cospiranti ad angolo e conseguentemente non è meravi glia , se segue la risultante , che alquanto e proporzio nalmente la discosta dal segno , verso la parte ove è av venuto il rinculo . Da siffatto raziocinio , l'animo degli Artiglieri può ri maner libero da ogni dubbio riguardo la punteria delle armi da fuoco per ragion del rinculo , basta , che badi no solo , che le due ruote , e la codetta dello affusto sieno nell'atto dello sparo in uguale libertà di muoversi, e il piano della spianata sia il più eguale possibile , spe cialmente nei tiri rettilinei e con poca elevazione . Non è però lo stesso in riguardo al movimento retro grado dei razzi , perchè una lunga serie di rinculi succe dendosi per altrettanti scappamenti di elasticità , e tutti permanenti nel razzo , ad ogni irregolarità nella figura " nello equilibrio , e nella coincidenza degli assi del razzo , dell'anima , e parallelismo della bacchetta direttrice con tali assi , succede un cangiamento di direzione , la di cui totalità rende sempre considerevole le deviazioni a gran di distanze ; per cui non giungendosi mai ad una vera precisione si può fare uso dei razzi con qualche succes so , soltanto scagliandoli nei porti , e nelle città , che presentano illimitati bersagli per produrvi incendii ; e se gl' Inglesi , e gli Austriaci vantano di servirsene con buo na direzione , nella guerra di campagna , ciò non può essere altrimenti , che per aver dato loro una somma esattezza di costruzione , e nell' aver colto , o essersi ap prossimato al segno di trovare quella data proporzione nei componenti della carica di movimento di sopra enun ciata , cioè han dato la massima forza di esplosione fino
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167 al limite di non vincere la resistenza dei tubi , e le giuste dimensioni dell'anima , in lunghezza e diametro dell ' orificio , da secondare felicemente gli effetti della medesima precisa carica . Ma su di ciò ne lascia abba stanza dubbio il non essersene adottato alcun sistema nel la guerra di campagna da tutte le nazioni , siccome si è andato sempre più perfezionando quello delle armi da fuoco , e specialmente delle Artiglierie , sotto tutt'i rap porti delle portate , delle direzioni dei loro projettili , e della leggerezza ed eleganza delle macchine , cose tutte da noi felicemente conseguite mediante uno spirito di Cor po , tanto nobilmente eccitato , dalla presenza del nostro Augusto Sovrano sublime estimatore delle cose di Guer ra 2 ed alimentato dallo esempio di uno instancabile modo di far valere dei sommi talenti alla testa delle diverse Armi facoltative , che ce ne presenta il nostro degno Di rettore Generale Principe di Satriano , e senza punto de viare dalle sue connaturali nobili , e gentili maniere.
GIUSEPPE MORI COLONNELLO
168 MEMORIA INTORNO ALLA BATTAGLIA Di Trafalgar COMBATTUTA IL Li 21 OTTOBRE 1805. Correva l'anno 1805 e l'Europa intiera in mezzo alla pace che da più tempo si godeva , attonita e piena di sollecitudine volgeva gli sguardi al formidabile apparato di guerra, che già da qu lche anno andava preparando la Francia sulle coste dell'Oceano Atlantico a danno del la nemica Inghilterra. Il grande proponimento di una invasione nella Gran Bretagna , cui da lunga pezza aveva rivolto l'animo Napoleone , sembrava ormai prossimo al suo compimento: un fortissimo esercito composto delle più agguerrite legioni che avevano combattuto nell' Italia , nella Germania , e nell' Egitto era di già ragunato sui lidi di quel mare , che disgiunge le isole della Gran Bret tagna dal continente Europeo ; una numerosa armata di navi sottili assuefaceva quei valorosi soldati all'esercizio dell'imbarco e del disbarco , ed un'altra armata , forse la più numerosa che avesse mai la Francia messa in ma re " composta tulta di navi di fila tanto Francesi che Spagnuole ed Olandesi, sorgeva sulle ancore nei porti di Tolone , di Cidice , del Ferrol , di Brest e del Texel, e na. doveva, tostochè fosse riunita , combattere il fortissimo vilio d'Inghilterra , e proteggere l'esercito allorchè aves se attraversato il mare sulle navi sottili . Ognun vede di quanto momento fosse per la riuscita dell' arrischievole impresa il ragunamento di tante navi disperse in così di versi e lontani porti; e però Napoleone ordinava all'am miraglio Villeneuve che reggeva il suprem comando dell'armata Gallispana riunita nel porto di Cidice , ve leggiasse immantinente pel Ferrol e accozzatosi alle al tre navi che colà stanziavano venisse a congiungersi con la squadra di Brest e con la Olandese ch era al Texel. non Al terribile nembo che minacciava , l'Inghilterra si perdeva punto d'animo , imperoch conosceva come pel suo prepotente navilio , che a quei giorni somnava a settecento e più navi da guerra, difficile fosse l'approdare, più difficile il metere più stabile nel'isola. Co non ostante l'apparato della Francia travagliava la nazione ed interrompeva i traffichi. Per la qual cosa intendeva Gu
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169 glielmo Pitt che allora presedeva ai consigli del Re Gior gio a stringere una novella lega contro la Francia . For tuna secondava le sue mire e trovati gli animi propensi , offerendo larghi sussidi fermava un'alleanza fra il suo Re e gl' Imperatori Alessandro di Russia e Francesco di Austria , i quali nella primavera di quel medesimo anno 1805 muovevano contro Francia con numerosi eserciti . Mentre adunque per tali avvenimenti l'esercito fran cese vedevasi astretto a volgere le spalle alla minacciata Inghilterra ed accorrere ai campi di Ulma e di Auster litz , l'armata gallispana che ancorava in Cadice forte di ventitre navi da guerra aventi a bordo 6,000 uomini di fan teria che obbedivano al gencrale Lauriston , ad inganna re la vigilanza delle squadre nemiche che givan solcan do in differenti versi l'Oceano , ed attirarle lungi dal punto cui doveva indirizzarsi usciva del porto nel dì 10 di aprile e volgeva le prue all' America . Giunta alla Marti nica , una delle Antille , isola posseduta allora dal nemi co , parte di essa guidata dal capitano Cosmao se ne an dava alla fazione della presa del forte del Diamante mu nito da validissimo presidio Inglese , e datagli una terri bile batteria e da terra e da mare nel giorno 31 maggio se ne impadroniva obbligando il presidio ad abbando narlo. Il di 4 giugno essendo riunita di bel nuovo tutta l'armata , il Villeneuve spiegate le vele dava la caccia ad un ricco convoglio di navi onerarie inglesi , e rag giuntolo nel giorno 8 lo catturava ( 1 ) . Ma fatto avverti to da queste navi essere giunto in quei mari la squadra Britannica che governava l'ammiraglio Nelson , e sicuro di rinvenire il mare ormai sgombro da' nemici , veleggiava immantinente per l'Europa , quando nel giorno 21 lu glio presso al Capo Finisterre sulla costa della Spagna " imbattevasi in una flotta inglese di diciannove navi da guer ra guidata dal vice ammiraglio Calder . Nel di seguente arri varono le due armate in cospetto l' una dell' altra ed appiccarono la battaglia , ma sia che il Calder si repu
(1 ) Erano quattordici navi cariche di zucchero , caffè, rum e cotone " cioè d'un valore di sei milioni di ducati. Esse vennero spedite alla Martinica scortate da una fregata. 22
170 tasse inferiore di forze al Villeneuve , sia che questi avesse in animo di non impegnarsi in una zuffa molto accesa e però decisiva , si combattè l'intiera giornata assai alla larga in guisa , che le due flotte non si appressarono fra loro mai meno di una mezza gittata di cannone. Con tinuò il trarre fino a notte, quando gl' Inglesi contenti dell' aver predato due vascelli Spagnuoli , che per essere stati disalberati vennero strascinati a sotto vento e mozzati fuori della loro linea , e trovandosi d'altra banda molto mal conce le loro navi pei colpi ricevuti , profittarono della imminente oscurità della notte per ritrarsi ai loro porti. Non volle allora inseguirli il Villeneuve , sperando gli venisse fatto nel giorno vegnente rinnovare la pugna con miglior successo, e però diminuiva di vele durante la notte, ma nel dì 23 gli avea già perduti di vista , e scorgendo es sere impossibile ormai il raggiungerli volse di bordo e governò per la baja di Vigo ove sprofondava le ancore nel di 27 luglio. Spesi colà quattro giorni per lo disbar co de' feriti , per l'approvigionamento delle vittuaglie e dell' acqua , e per le riparazioni del sartiame , ne riparti il di 31 per alla volta del Ferrol ove approdò il 2 ago sto. Rimasto inoperoso in quel porto per ben dieci giorni , e rafforzato da altre quindici navi di linea Francesi e Spa gnuole , si rimise in mare il dì 12 , e lungi dal gover nare per lo canale della Manica e congiungersi alle altre squadre , se ne andava costeggiando i lidi del Portogallo ad ancorare in Cadice . Ecco come questa possente arma ta la cui fama erasi sparsa nel vecchio e nel nuovo Mon do 9 senza aver oprato veruna fazione d'importanza per la irresoluzione e debolezza di animo di chi la guidava , rientrava scemata di due navi in quel medesimo porto donde aveva mosso quattro mesi innanzi ! In mezzo ai suoi trionfi della Germania indegnavasi fortemente Napo leone della condotta del Villeneuve a segno tale che scriveva al ministro della Marina, togliesse il supremo co mando a questo e lo desse all'ammiraglio Rosily. Poichè gli alleati imitando i Cartaginesi nelle stanze di Capua oziavano consumando non meno di due mesi di tempo in Cadice, l'ammiraglio Nelson preposto all'intero navilio della Gran Bretṭagna, andava ragunando tutte le squadre che poteva , ed ingrossato di molto volgeva le prue verso le coste Occidentali della Spagna .
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17.1 Intanto sia che il Villeneuve naturalmente si scuotesse dal suo funesto letargo , sia che avendo odorato che gli verrebbe tolto il comando, volesse prima di rasseguarlo, tentar di nuovo la sorte delle armi , sperando così côrre una opportuna occasione di cancellare con una vittoria la memoria dell' antica inferiorità e delle passate sconfitte , nel dì 19 ottobre spirando una brezza variabile da Sci rocco a Mezzogiorno -Scirocco , salpava con buona mano. di navi, dal perchè la debolezza del vento impediva alle altre uscissero della rada . Il giorno 20 divenuto il vento più gagliardo, tutta l'armata Gallispana muoveva da Cadi ce a piene vele , e fatta avvertita dalle fregate gite alla scoverta trovarsi l'inimico al Mezzogiorno, attelavasi in ordine di marcia su tre colonne parallele e faceva cam mino per Libeccio . Il rimanente di quel giorno e tutta la notte del 21 essendo variabili i venti , poco si avanzò dagli alleati ed il tempo venne speso ne' preparativi del combattimento. Finalmente all' albeggiare del di 21 sof fiando il vento da Ponente - Maestro con mare burrascoso ed aria fosca , i marinai ascesi sulle crocette della flotta gallispana scovrirono l'armata inglese alla distanza di pressochè dodici miglia . A malgrado di un continuo puntar di cannocchiali non prima delle ore otto antimeridiane poterono i collegati accertarsi essere l'inimico forte di ventisette navi di fila , delle quali non meno di sette da tre ponti , di tre fregate di una goletta e di un avviso. Allora il Villeneuve pose fuori il segnale che tutti i ca pitani si arringassero in ordine di battaglia su di una li nea a distanze serrate da nave a nave , avendo le mure alla dritta, il che dirigeva il cammino a Libeccio e tende va per conseguenza a riuscire al sopravento dell'inimico; ma come se i fati decretato avessero che alla marineria di Francia non toccassero che sconfitte , alle ore olto e mezzo il telegrafo della nave il Bucentoro , su cui sventolava l'in segna del duce supremo , comandava l'intiera armata virasse di bordo in poppa tutta ad un tempo e gover nasse a Tramontana colle mure alla sinistra . Con siffatta mossa l'ammiraglio francese invertita del tutto l'ordinanza, per forma che l'antiguardo divenisse retroguardo e questo per l'opposto divenisse vanguandia , si accosta va sempre. più ai lidi della Spagna lasciando all' inimico il vantaggio del sopravento . Ne ciò rechi meraviglia , dappoichè essen
172 dosi il Villeneuve trovato in quasi tutte le disgraziate fazioni navali de' Francesi , come uso all'infortunio previde il caso di una sconfitta, e però preferse cedere il vantaggio del sopravento all'inimico , per serbarsi quello di una pron ta ritirata al suo amatissimo porto di Cadice. Ritirata che gli sarebbe contrastata dal nemico qualora questi si tro vasse fra la sua armata e Cadice. Per l' opposto l'ammi raglio d'Inghilterra come quegli che di animo altissimo si era e confidente nella vittoria , sua indivisibil compa gna in tanti scontri navali , e segnatamante in quello di Aboukir , bramando combattere una battaglia decisiva che ridonar potesse alla sua patria il contrastato dominio de'mari, non pensava per nulla alla disfatta e si giovava del vantaggio del sopravento . Allorquando l'armata gallispana volse di bordo tro vossi a ventisette miglia al Mezzogiorno-Libeccio di Cadice e ventiquattro a Ponente del Capo Trafalgar sulle coste della Siviglia attelata nel seguente ordine . Antiguardo: Il Nettuno da so cannoni , lo Scipione e l' Intrepido da 74, Il Rayo da 100 , il Formidabile da 80 ( stanza del retro ammi raglio di Francia Dumanoir comandante dell'antiguardo ) il Duguay-Trouin ; il Montebianco , il S. Francesco , il S. Agostino , e l'Eroe da 74. Centro: La SS . Trinità da 140 cannoni ( stanza del retro ammiraglio spagnuolo Cisneros ) il Bucentoro da 80 ( stanza dell' ammiraglio supremo Villeneuve ) il Nettuno da 80 " il S. Leandro da 64 , il Terribile ed il S. Giusto da 74 , l'Indomabile da 80 , la S. Anna da 110 ( stanza del vice ammira glio , spagnuolo Alava ) il Furioso , il Monarca , il Plu tone e l'Algeziras da 74 ( stanza del retro ammiraglio francese Magon ) . Retroguardo : Il Bahama da 74 can noni , l'Aquila , lo Swiftsure , l' Argonauta ( spagnuolo ) ed il Montagnese da 74 , l'Argonauta ( francese ) da 80 , il Berwick , il S. Giovanni 2, l'Idelfonso e l'Achille da 74 , il Principe delle Asturie da 112 ( stanza del l'ammiraglio di Spagna Gravina comandante della re troguardia ) . Oltre questa fortissima linea , fiancheggia vano l'armata de' collegati le seguenti navi sottili . Fre gata Cornelia da 40 cannoni , brigantino Furetto da 16, fregata Ortenzia da 40 , fregata Reno da 40 , fregata Temi da 40 , brigantino Argo da 16 , fregata Ermione da 40: in tutto trentatrè navi di fila delle quali quattro a tre
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173 palchi , cinque fregate e due brigantini con a bordo 2,610 cannoni pressochè 24,000 uomini di ciurme e 6,000 sol dati di fanteria . Ma tutto questo sterminato navilio era assai male ordinato , imperocchè quando per l'improvviso comando del Villeneuve ebbe virato in poppa , sia che un tal movimento non venisse eseguito da tutti i capita ni nel tempo stesso 2 sia che vi fossero delle navi poco maneggevoli e facili " come dicono gli uomini di mare " ad andare in deriva , ne avvenne che l'ordinanza si scompigliò , dappoichè alcune navi vennero a trovarsi cadute a sottovento lasciando a' loro posti degli spazii voti , che presentavano il destro al nemico di ficcarsi in mezzo e mozzar la linea in più punti. Di fatti nell' anti guardo vedevasi a poppa del Montebianco un gran voto cagionato dall' allontanamento del S. Francesco e del S. Agostino strascinati a sottovento. Nel centro dietro al Bucentoro eravi una lacuna che dovea essere occupata dal Nettuno , il quale trovavasi allontanato sottosopra di una gittata di cannone " ed altro spazio affatto voto a poppa del Terribile lasciava l'allontanamento del S. Giu sto e dell' Indomabile . Finalmente nella retroguardia le due navi il Montagnese e l'Argonauta francese strasci nate fuori linea lasciavano un voto a poppa dell' Argo nauta spagnuolo , e l'Idelfonso era mascherato dall' A chille che rimanevagli a sopravento. Era dovere dell' am miraglio supremo emendare siffatti errori ed il poteva agevolmente , ove avesse posto fuori il segnale , tutti i va scelli poggiassero fino a che fossero giunti alla linea occu pata da quelli strascinati a soltovento , ovvero l'altro segnale , si sforzasse di vele su tutta la linea per chiuder ne i voti , ed i vascelli caduti a sottovento poggiassero sino al retroguardo attelandosi alla poppa del Principe delle Asturie che n'era il serrafila . Ma nè l'uno nè l'altro fu fatto , che anzi il Villeneuve con un inespli cabile acciecamento , volendo rallentar la marcia , ordinava invece a tutta l'armata orzasse , allontanandosi così sem preppiù dalle navi uscite di linea. In tale ordinanza si presentavano gli alleati al nemico che avanzavasi facen do sforzo di vele . Veniva al combattimento l'armata britannica arringata su due colonne parallele, governando per Levante-Scirocco col vento quasi in fil di ruota . Aveva trascelto il Nelson
174 questa ordinanza , come quella che avendo le sue forze più raccolte, gli presentava il destro non solo di scagliarsi con più navi al tempo stesso su di un punto solo e far . vi impeto , ma benanco di rompere e spezzare la linea nemica in più siti ed avvilupparla fra fuochi opposti ; e perchè da' suoi capitani si comprendesse di quanto mo mento fosse per la patria la imminente giornata , e con quanto valore avessero a combattere , aveva conchiuso il suo dire ( nelle istruzioni loro comunicate ) non commetter fallo alcuno un capitano ponendo la nave sua pel tra verso di una nave nemica! Componevasi l'armata d'In ghilterra di trentadue vele ed eran queste . Colonna della drit ta : Il Sovrano da 120 cannoni ( stanza del vice ammiraglio Collingwood ) il Marte ed il Bellisle da 74 , il Tonante da So , il Bellorofonte , il Colosso , l' Achille , il Poli femo, la Vendetta , lo Swiftsure , la Difesa , il Tuono ed il Sospettoso da 74 , il Principe ed il Dreadnought da 110. Colonna della sinistra : La Vittoria da 120 can noni ( stanza dell'ammiraglio Nelson ) il Temerario ed il Nettuno da 110 , il Conquistatore ed il Levietano da 74 , l'Ajace da 80 , l'Orione da 74 , l'Agamennone da 64 , il Minotauro e lo Spartano da 74 , la Britannia da 120 ( stanza del retro ammiraglio Northesk ) l'Africa da 64. Al sopravento delle due colonne navigavano le fre gate Eurialo , Febo e Najade da 42 cannoni , la golella Pickle , l'avviso l'Intraprendente . Dall ' esposto fin qui rilevasi , quantunque l'armata Bri tannica contasse sei navi di meno di quella de' collegati, essere purnondimeno pressochè della forza medesima, poi chè sommavano a sette le sue navi a tre palchi o ponti , come dicono i marini , laddove i secondi ne contavano appena quattro. Gl'Inglesi avevano a bordo ai loro va scelli 2,666 cannoni ed i Gallispani 2,610 ; prevalevano per altro questi ultimi pel numero degli uomini sia perchè le loro ciurme, segnatamente le Francesi erano più numerose, sia perchè avendo a bordo non poca fanteria poteano servirsene utilmente in una battaglia assai manesca per ferire colla moschetteria . In effetti 16,000 uomini mon tavano la flotta Inglese e 30,000 la Gallispana. Ma se tali erano le forze fisiche delle due armate, affatto diver se erano le morali, dappoichè se i collegati prevalevano pel numero degli uomini e delle navi , di gran lunga cran
che avend destro non udi am pona
pere e spe ria fra fa -endesse di qu minente g ere, ave unicate la nave onevas este.Colma za del vet e dail , l'Achei a Dis.1 ed ilDe Vittoria da ) ilTex ed illa l'Aga 4. laBrit thesk)
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ria po manesca minim ana. Mas fatto diver revaleran unga tra
175 loro superiori gl' Inglesi, come quelli che obbedendo ad un uomo delle faccende navali espertissimo e cui la for tuna aveva sempre arriso , erano confidentissimi nella vittoria. Aggiungi che le loro ciurme erano molto disci plinate ed istruite in ogni genere di esercizio pertinente al navigare e combattere sopra mare , ed animavale il sentimento del pericolo della minacciata patria, non che la coscienza dell' antica grandezza di lei. Per l'opposto sulla flotta alleata scorgevi poca ubbidienza dal canto dei generali verso il duce supremo, nel quale non si aveva fiducia alcuna , essendo ancor fresca la memoria de'rove sci che aveva durati , e pochissima istruzione e disciplina nelle ciurme composte tutte di gente raunaticcia e non asa al navigare . Oltre a ciò gli Spagnuoli come quelli che credevano di combattere per una causa che non era la loro, ma bensì di un antico nemico a cui la sola av versità de' tempi li aveva congiunti , mostravansi poco animosi 2 e non poca onta arrecava al loro orgoglio il vedere il comando supremo in mani straniere.
CA P.
II.
Maestoso oltre ogni dire si era l'aspetto delle due ar male che andavano ad azzuffarsi, e ben può dirsi che la prima volta l'Oceano veniva solcato da si forte navilio ? numerandosi in quelle acque del Capo di Trafalgar non meno di settantadue navi da guerra, che coverte da una im mensità di vele sembravano crescendo di mole raddoppias sero pure di numero. Il mare era alquanto burrascoso , il vento piuttosto debole ed il sole coverto da nubi manda va sulla superficie dell' Atlantico raggi di una pallida luce, che ben faceva discernere la forza e le mosse delle due flotte. Da un lato verso Occidente vedevi una fila sterminata di navi francesi e spagnuole che prolungavasi per uno spazio non minore di due miglia e mezzo 9 e pareva che aspettassero con fierezza il nemico che ap prossimavasi ( 1 ) . Dall'altro poi verso Ponente - Maestro (1 ) Per quanto serrar si voglia la distanza fra na ve e nave, questa non può essere minore di una mezza gomena ossia 420 piedi, altrimenti i vascelli correreb bero rischio di abbordarsi.
176 scorgevi le due colonne dell'armata britannica , le cui navi spiegando tutti gli scopamari e coltellacci di sinistra. al vento , sembravano di una mole smisurata e parea che nulla potesse resister loro , tanto avanzavansi arrancate alla pugna. Tutto era calma a bordo di quelle navi ed il più profondo silenzio regnava sulla superficie dell' Ocea no , nè altro udivi se non il cupo e monotono rumoreg giar dei marosi , il cigolio delle girelle e gli acuti fischi de'sotto uffiziali , indicanti i comandi che si trasmettevano alle ciurme. I ponti delle navi erano tutti sbarazzati , i portelli tutti aperti , le artiglierie sturate , ed i cannonie ri colle corde accese non attendevano che un cenno per trarre. I casseretti delle navi vedevansi ingombri da uffi ziali e guardiemarine che andavano puntando i cannochiali ora su questo ora su quel vascello, sia per curiosità sia per guardare ai telegrafi delle navi ammiraglie , caso che mettessero fuori novelli segnali . In mezzo a tutti attirava gli sguardi Lord Orazio Nelson rivestito co' ricchi abiti del suo grado , e coverto da tutte le croci ed onori che aveangli meritato i suo lunghi servigi a pro della patria . Il pregavano i suoi perchè deponesse quelle vesti e quei segni che annunciar potevano al nemico chi ei si fosse " ed attirargli i colpi de' cacciatori posti in sulle coffe : esortavanlo a serbare una vita ch'era troppo preziosa in quel giorno per l'intiera armata . Rispondeva, combatten do aver meritato quegli onori , e voler vivere o morire con essi. Fatale ostinazione , imperocchè da lì a pochi istanti una palla colpiva giusto la croce dell' ordine del Bagno che gli poggiava sul cuore ! Era ormai il sole giunto al meriggio e già udivansi le campane de' vascelli suonar l'ora di mezzogiorno , quando fu veduto essere in movimento il telegrafo della Vittoria e non molto dopo grida d'entusiasmo s ' intesero partire dal bordo delle na vi Inglesi. Era Nelson che dirigeva ai suoi queste me L Inghilterra conta che ognuno sarà morande parole; ' per adempire al proprio dovere : parole cui risponde vano uffiziali e marinai col grido unanime viva Nelson ! viva l'Eroe del Nilo ! In quel mezzo il Villeneuve significava a tutti i capi tani esser sua mente allumassero tutte le artiglierie del lato sinistro, come prima l'inimico giungesse a gittata di cannone; e ben si avvisava in ciò l'ammiraglio , imperoc
a [ይ la il Lea
reg. schi vano ati , i nonie. no per da uh ochial Osità sia caso che atticara chi abit noriche
lla patria esti eque i si fosse lle cof prezios comb 20 li a pha e ordin i a m il sell e de'vasc to essere in o molt dopo o d r dellen te ques o me n ognu sari de cui rispon n vivaNelso !
tutti icie api ier artigl del a Se agittat di oc r e o p i m l g ,i
177 chè se è indubitatamente vero che per ottenersi dalle arti glierie que' terribili effetti che o inabilitano del tutto I'inimico a muoversi , o lo riducono al punto di colare a fondo , fa mestieri trarre coi cannoni a gittata di pistola , pur nondimeno in quel rincontro potevano molto avvan taggiarsi i collegati profittando della facilissima mira che offerivano ai loro cannonieri due linee di vascelli cover ti da tante vele e presentanti le prue ai colpi , potendo in tal giacitura le artiglierie spazzare i ponti da un estre mo all'altro e disalberar le navi. Ma siccome pareva destinato che tutto in tal giorno andasse a ritroso pei collegati , così gli ordini dell'ammiraglio o non ven nero intesi , o non furono eseguiti , e si attese che il nemico si appropinquasse di molto per trarre. Finalmen te un quarto d'ora dopo mezzodi il capitano Argumosa , ch'era del Monarca , scagliò il primo colpo di cannone sulla nave del Collingwood. Giunte le due colonne del l'armata britannica a gittata di cannone dalla gallispana , si divisero quella della dritta poggio sul centro e sul retroguardo de'collegati , mentre quella della sinistra go vernava dritto sulla nave del Villeneuve. Poichè abbiamo narrato finora quali fossero le dispo sizioni degli animi sulle due armate , quanta la forza di esse , e quali i movimenti che precedettero la zuffa , a ben comprenderne i risultamenti e lo sviluppo degli or dinamenti trascelti da' due capitani generali , fa mestieri discorrere partitamente le mosse di ciascuna nave . Il Sovrano capofila della colonna della diritta venne a rompere la linea gallispana tra la S. Anna ed il Furio so e passato per la prua di questo vascello si mise al traverso nel lato destro della S. Anna . Il Marte cercava parimente spezzare l'ordinanza francese fra il Monarca ed il Plutone , quando il capitano Cosmao ch'era al go verno di questa nave fatto accorto del disegno del nemi co si spinse innanzi : esso allora voltato di bordo riusci di poppa al Furioso per passare al lato opposto. Il va loroso Cosmao ad impedire una tale operazione all'ini mico per una seconda volta , orza di nuovo , ma giunge tardi imperocchè il Marte erasi già posto a sottovento del Furioso . Il Bellisle fermatosi alla sinistra della S. An na venne ad unire i suoi sforzi a quelli del Sovrano . Il 23 .
178 Tonante abbordo l'Algeziras. Il Bellorofonte arrestatosi dapprima al sopravento del Furioso lasciò poscia questo posto e rotta la linea Gallispana a poppa del Monarca si avventò dal destro lato col Plutone ch' era già alle prese col Marte. Il Colosso passato di dietro al Bahama venne a porsigli pel traverso nel destro lato mentre l'A chille poggiava dritto sull' Achille Francese. Il Polifemo venne a tagliar la linea a prua dello Swiftsure . Il ri manente delle navi del Collingwood parte assalirono a sopravento la retroguardia degli alleati , parte passate di poppa al Principe delle Asturie l' aggredirono da sotto vento mettendola in mezzo così ed opprimendola con forze doppie. Nelson dal canto suo giunto già a mezza giitata di cannone dal Villeneuve veniva accolto da una tal furia di colpi che partivano dalle artiglierie del Bucentoro e della SS. Trinità per modo che la sua nave ne rimaneva assai malconcia , imperocchè cadeva l'albero del velaccio di trinchetto una coi suoi pennoni e vele , cadevano varie aste di coltellaccio , cadeva metà del suo pennone di trinchetto , e meglio di cinquanta uomini rimanevano ue cisi o feriti . Allora la Vittoria di repente lasciò di go vernare sul Bucentoro e poggiò per passare di poppa a questa nave , ma il Terribile comandato dal valorosissimo capitano Lucas prevedendo una tal mossa era già venuto a chiudergli il varco spingendosi dietro il Bucentoro. Non potendo più il Nelson per questa abilissima mossa del Francese romper la fila nemica , e mal governandosi la Vittoria pe' danni sofferti nell' attrezzatura la lasciò venire al traverso ed abbordò il Terribile . Ma l'urto che ne conseguitò essendo fortissimo , i due vascelli nemici attac cati l'uno all' altro vennero strascinati a sottovento ; e rimaneva però fra il Bucentoro ed il S. Leandro un vo to del quale non poche navi Inglesi si avvalsero per ficcarsi in mezzo . Il Temerario che seguiva la Vittoria passato per di dietro al Terribile viene a porsi al lato opposto della Vittoria . Mentre già ferocissima arde la zuffa fra i due vascelli inglesi ed il francese , il Nettu no passando per la poppa del Temerario viene ad assa lire da sottovento la SS . Trinità . Il Conquistatore che immediatamente il seguiva si arręsta a diritta del Bucen
179 toro , ed il Levietano fa l'istesso coll' Eroe . L' Ajace per essere assai debole con sano consiglio viene a porsi pel traverso della poppa del Bucentoro , mentre l' Orione se gli situa alla sinistra . L'Agamennone ed il Minotauro imitando l' Ajace arrestansi sotto le poppe della SS . Tri nità e dell' Eroe . Lo Spartano finalmente , la Britannia e l'Africa dapprima orzarono per accostarsi alla van guardia Gallispana, ma ricevutane qualche fiancata volse ro di bordo e poggiarono indirizzandosi contro il S. Lean dro , l' Indomabile ed il S. Giusto . Azzuffate per tal modo le due armate all' una pomeridiana, non presenta vano più che un ammasso disordinato di navi così strette e frammiste fra loro che mal poteansi discernere gli ami ci da' nemici ; soltanto l' antiguardo degli alleati se ne stava inoperoso alla testa della linea quasi fosse là con dotto per farla da spettatore . Noi ignoriamo quali fossero le istruzioni che il Villeneuve avesse dato al comandante della vanguardia ; ma egli è certo che negli scontri navali, quante volte la battaglia s'impegna a gittata di pistola , ne siegue che due armate si azzuffano e s' ingarbugliano in modo che non vi sono più nè ordinanze a serbare nè linee a mantenere : allora si combatte con navi se parate e ciascun capitano operando a suo talento è ob bligato di portarsi in quel punto che crede più conve niente. Ma il Dumanoir che vedeva il centro de' collegati forte di sole dodici navi, assalito e messo in mezzo da tutta la colonna del Nelson e da parte di quella del Colling wood ancora 9 e non si muoveva dal suo posto indusse a gravi dubbii intorno alla sua lealtà .
180 CA P.
III.
Poichè abbiamo veduto con quanta sagacità ed avve dutezza l'ammiraglio d'Inghilterra avesse saputo avvan taggiarsi della mal disposta ordinanza del nemico , ne segui che gli alleati, non potendo più operare con con siglio comune , combattettero in singolari affronti , i più con tanto valore che al tutto si mostrarono di miglior fortuna meritevoli , i meno con tanta viltà da essere se gnati a disonore della loro nazione . Noi degli uni e de gli altri anderemo partitamente narrando. L'Eroe solo tra i vascelli della vanguardia che venis se assalito dagl' Inglesi fece dapprima una valida difesa : messo in mezzo dal Levietano e dal Minotauro che lo combatteva da poppa sostenne fortissimamente l'urto dei nemici fino a tantochè visse il suo capitano Poulain , ma trafitto appena questo prode marino da una palla di cannone, fu veduto l'Eroe , essendo ancora intatto nell'al beratura e negli attrezzi, defilarsi per la prua del Levie tano e poggiare sino alla linea delle fregate non immi schiandosi più nella pugna , La SS. Trinità aggredita parimenti alla diritta dal Nettuno fece una difesa degna di perpetue lodi . Questo colosso della marineria spagnuola che aveva i fianchi contato da armati da 140 bocche da fuoco , ed era 1,200 uomini di ciurma , tuonando orribilmente e sca gliando senza posa una tempesta di palle , lungi da se con prepotente forza l'inimico vascello ributtava . Veniva ad assaltarlo ferocemente da poppa la nave l'Agamenno ne che scaricandovi entro con orribile strabocco ripetute fiancate , tutti i marinai che ministravano le artiglierie uccideva o feriva . Si avvantaggiavano allora le navi in glesi , imperochè i cannoni degli Spagnuoli come quelli che di grossissimo calibro si erano riuscivano difficili a maneggiarsi , in guisa che mentre la SS. Trinità traeva di una fiancata sul Nettuno , l'Agamennone ne traeva di due su di essa ( 1) . Si dilaniarono a tal modo per due
(1 ) Era costume di que' tempi armare la prima bat teria delle navi a tre palchi con cannoni che gittava
ed an to and mico.1 con ni.is di st esser uni et
che da dis ro che l'urto Po pala tto pel del Lew 70055
dirt di. Ce i on de es gi át a. Ves ame rigent artists Davi equels thelia à trava aeradi
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181 ore e mezzo quando il retro ammiraglio Cisneros avendo perduto meglio di 400 uomini e sette uffiziali , fracassati i carretti de' suoi cannoni e ricevute la sua nave molte botte a fior d'acqua per le quali era in procinto di gir sene a fondo , fe' calare la sua insegna . Così la marineria di Spagna perdeva il suo più bello ornamento e l'ar mata il più forte propugnacolo. Era la SS. Trinità la nave più grossa che sia stata mai costrutta e vi si erano spesi intorno da novecento migliaja di colonnati. Il Bucentoro comechè più debole della SS . Trinità si difese con gloria maggiore. Questa nave che contava ap pena 80 cannoni già da due ore pugnava con tre vascelli nemici : i suoi legnami pareva un miracolo come non si sfracelassero a tanta furia di colpi , nè una sola intanto delle navi dell' antiguardo muoveva a soccorrerla. Il Ville neuve che su quel bordo aveva stanza non potè per lun ga pezza , a cagione della densissima nube di fumo da cui era avviluppato , distinguer le mosse del Dumanoir e certamente il credeva anch'esso impegnato , quando ral lentatasi alquanto la furia del trarre dell' Orione e del Conquistatore , e dissipato il fumo da un soffio di vento, potè il duce supremo scorgere i nove vascelli dell' anti guardo essere oziosi spettatori della pugna ! Fremendo di giustissimo sdegno poneva fuori il segnale al Dumanoir virasse di bordo in poppa con tutte le sue navi ad un tempo ed accorresse al soccorso de' vascelli troppo stretti dall' inimico . A questo segnale , che ogni onorato uffi ziale non avrebbe dovuto mai attendere dal suo genera le , il Dumanoir non si smuoveva nè punto nè poco , e soltanto tre navi della vanguardia dopo avere alquanto esitato, visto ripetere dal telegrafo dell'Ortenzia questo segna le, volsero di bordo , e furono l' Intrepido , il S. Agostino, ed il Nettuno spagnuolo . In quel mezzo il valoroso e sven turato Villeneuve di unita al capitano Magendie , comandan te del Bucentoro, passeggiando tranquillamente sul cassero
1 no 36 libbre di palla , ma oggi conosciuto come difficil fosse lo smuovere artiglierie si pesanti si sono sostituiti i cannoni da 24.
182 giva animando la ciurma lusingandola del prossimo soccor so; quando le palle scagliate dall' Ajace spezzano gli alberi di maestra e di mezzana del Bucentoro che cadendo dal sinistro fianco una con tutti i loro pennoni , vele , ed albe ri sovrapposti , ingombrano talmente le batterie che il Bucentoro perde da quel lato ogni mezzo a difendersi : non pertanto si continua dai suoi difensori a trarre colle poche artiglierie rimaste sgombre , ma malauguratamente si rovescia anche l'albero del trinchetto e rimane il Bu centoro raso a guisa di un pontone. Orribile erane in quel punto la vista , imperocchè la coverta di quella nave era così ingombra di rottami , di cannoni rovesciati dai loro carretti , di armi sparse e di cadaveri sanguinosi che quasi non vi si poteva camminare. Il Villeneuve salvo nel mezzo di tanta strage , perchè tutto sentisse il peso della sventura " si risolveva , poichè era vano i protrarre la resistenza di una nave affatto inabilitata a muoversi e perforata sott' acqua , ad abbandonarla e gire ad inalberare la sua insegna su di altro vascello ; e però ordinava al Magendie gli apprestassero una lancia , ma la caduta degli alberi e le palle nemiche tutte le aveva no sfracelate e non un solo palischermo rimaneva all'am miraglio che imperava ancora sopra di sì possente arma ta ! Fu scritto ch' egli in quel momento percuotendosi la fronte esclamasse il Bucentoro ha compiuto il suo desti no , il mio non lo è ancora. Fu fatto segno alla SS. Tri nità che rimaneva a prua del Bucentoro mandasse delle navi da remo , ma questa troppo occupata della propria difesa non rispose. Intanto a render vieppiù disperata la condizione del Villeneuve veniva il Magendie ad annun ziargli essere già il vascello in pericolo di sprofondare per la furia dell' acqua ch' entro vi penetrava. Fu allora che la sua virtù abbandonollo e datosi in preda alla di sperazione invocò mille volte la morte che lo aveva ri sparmiato alla strage che il circondava: astretto alla per fine ad obbliare l'intiera flotta per salvare quel pugno di eroi che rimaneva sul misero Bucentoro comandava al Magendie calasse le bandiere . Qui taluni si credono in dritto di biasimare la con dotta de'capitani delle fregate e soprattutto di quello che
prossimo zzano gi be cadean. , vele, eli Latterie a dender a tram e Laugurat Fimate !. Bile era di quel rovesciat veri sing . IlVillene atto sentee è era van o inabi ndonark !! ascello: a lanca, tutte lea nanera a possente ercuoten to ilsu o allaS andasse
dellap dispera ieadand
sprofe a. Fuall reda alla o avera tto allaper quelnpdara coma
re la con quelloche
183 gevernava l'Ortenzia ( 1 ) , ch' era la fregata del Ville neuve , come quelli che abbandonarono il loro gene rale in tanto pericolo senza far cenro alcuno che indi casse di volerlo soccorrere. Avrebbero forse potuto essi elevandosi al vento accostarsi alla zuffa sia per pigliare a rimorchio la nave disarborata , sia per prendere al loro berdo l'ammiraglio . Ma imitando il Dumanoir si rima sero alla larga. Il Terribile e la Vittoria ch'eransi di già abbordati combattevano così stretti l'uno all' altro che parea ormai alle ripetute fiancate che si ricambiavano dovessero sfa sciarsi ; quando tutto ad un tratto fu veduta la ciurma della Vittoria abbandonare le batterie e correre tutta in coverta quasichè volesse venire all'abbordaggio . Il ca pitano Lucas egualmente fe ' salire tutti • i Francesi sugli attrezzi e sulle coffe : allora un fuoco vivissimo di mo schetteria s'impegna fre le due ciurme nemiche e dalle coffe del Terribile piove una grandine di palle e di gra nate. In pochi istanti la coverta della Vittoria è sparsa tutta di cadaveri e di feriti , e Nelson stesso trafitto nel polto stramazza sul cassero. Moribondo quasi purtuitavolta il fortissimo uomo raccomandava al capitano Hardy , co mandante della Vittoria , ed ai pochi che il sorreggeva ne " celassero a tutti un avvenimento che spander pote va la costernazione nell' intiera armata , e mentre il tras portavano giù fra i feriti ei si covriva il volto col fazzo letto per non farsi riconoscere dalla ciurma. Ma ciò malgrado non potè celarsi il funestissimo caso e saputosi da tutti , sulla Vittoria , come l'ammiraglio stesse per esser tolto da questa vita , si sparge tanta confusione in questa nave che la coverta ne rimane quasi deserta. Gli arri schiati marinai del Terribile vi si vorrebbero slanciare ma la distanza che passa fra i bordi de' due vascelli vi si oppone. A rimuovere siffatto inconveniente ordinava il Lucas calassero i pennoni di maestra e del trinchetto del Terribile perchè servissero quasi da ponti per passa re alla Vittoria: già imbrogliate le vele e sciolti gli strop
(1 ) Il Sig. Lamarre Lameillerie.
184 pi incominciavano ad abbassarsi i pennoni , e già i ma rinai Francesi tutti armati di sciable e di picche stavano per iscagliarsi sull'inimico bordo, alloraquando il capitano Harvey del Temerario scorto il pericolo della Vittoria viene a porsi alla destra del Terribile e gli scarica una intiera fiancata di mitraglia di cui i suoi cannoni carichi fino alla bocca. L'effetto di sì inopinata aggres sione riuscì oltre ogni dire funesta alla ciurma del Ter ribile ormai tutta ragunata in coverta : meglio di dugen to uomini cadono colpiti da quella tempesta di palle e lo stesso Lucas è ferito , ma ciò maigrado ei non lascia il suo posto e seguita ad animare i suoi perchè ritornas sero alle artiglierie. Pure , quasichè due navi Inglesi da 120 cannoni cadauna non valessero a ridurne una Fran cese da 80 , un terzo vascello lo Spartano viene a com pierne la rovina. In quel punto il capitano Harvey com mosso dalla somma virtù del Francese 9 e dalla pietà ch'eccitava il miserando stato della sua nave cessato di trarre lo consigliava ad arrendersi ; ma Lucas che non aveva più artiglierie per offendere , risponde non senza gran meraviglia dell' Inglese a siffatto consiglio con ripe tute scariche di moschetteria. Erano già due ore che combatteva il Terribile quando il suo albero di maestra rovesciossi sul Temerario, e gli alberi di gabbia e di par rocchetto del Temerario caddero sul cassero del Terribile sfondandolo ed appiccandovi il fuoco. In mezzo a tanta rovina il pugno di eroi rimasto su questa nave posate le armi, dà opera a spegner l'incendio : finalmente quando Lucas fu fatto avvertito essere la sua nave in procinto di affondare, comandava calassero la bandiera , ma quella ban diera con tanto valore difesa cadeva da se stessa nel mare. Il Nettuno francese che per la sua posizione trovava si a sottovento del suo posto, e mascherato prima dal Ter ribile e poscia dal Furioso, non potendo combattere colla colonna del Nelson poggiò verso il retroguardo , ma tratti pochi colpi di cannone contro varie navi del Collingwood si allontano a golfo lanciato dalla zuffa , fuggendo verso le fregate . Il S. Leandro che inmediatamente il seguiva dopo a ver resistito per brevi istanti allo Spartano imitò tutto ad un tratto la mossa del Nettuno e poggiò.
полі, ес e di picches quandoi lo della
e gli scara cando ! inopinata e ciarma de meglio die Desta din
to ei non perché ri navi Ingl urne una: o viene a no Harver e dala ave cessa acas che de non glio con due ore to di bhia ed delTe ezzo a
ave pe ente proc quella elmare ne tron nadalle atlere d mata y ll ingwa s o r ad ve
dyo & tuttoad
185 L'Indomabile ed il S. Giusto altre due navi de' colle gati cadute a sottovento combattute dalla Britannia " e dall' Africa , dopo debole resistenza volsero anch' esse di bordo fuggendo a piene vele verso Mezzogiorno. Era di già il Bucentoro caduto nelle mani del nemico , quando i tre vascelli dell' antiguardo che obbedito aveva no alla chiamata del Villeneuve , giungevano in quelle acque ove si fiera ardeva la mischia . Il S. Agostino che fu il primo a volger di bordo trovandosi lontano dall' Eroe di un mezzo miglio sottovento , venne subito raggiunto ed accerchiato dalle medesime navi che aveano pugnato con questa e dopo due ore d' inutile resistenza si arrendeva al Minotauro . L'Intrepido giunto quivi alquanto dopo del S. Agostino si vide assalito dal Nettuno e dall' Agamennone ch ' eransi di già impadroniti della SS . Trinità , ma il capitano In fernet che lo reggeva , uomo se mai alcuno fu al mondo di estremo valore , quasichè cancellar volesse l'onta del l'esser giunto si tardi alla pugna , menava le mani in mo do che pareva la sua nave un vulcano vomitante fiamme e fumo: tanto furiosamente tempestavano le sue artiglierie da ambo i bordi ! Trovo scritto ch' ei tirasse più di 60 fiancate ! Messo in mezzo dai due vascelli nemici si di fendeva già da due ore quando il retro ammiraglio Nor thesk con la Britannia e con le altre due navi l' Ajace ed il Conquistatore venne anch'esso per dargli l'ultimo strazio. Infernet solo con una nave da 80 cannoni chiuso in mezzo da cinque vascel! i nemici de' quali due da 120 , non rimetteva punto del suo ardore ed iva spesseggiando i colpi ora contro questo , ora contro quello , ma alla perfi ne perduti tutti gli alberi ed il timone , uccisi più di 300 uomini della sua ciurma , e divenuto l'Intrepido un im mobile bersaglio cui traevano i nemici, quasi per giuoco , sul punto di affondare arrendevasi al Northesk. Il Nettuno spagnuolo ultima nave della vanguardia giun ta sul campo di battaglia ebbe la stessa sorte de' suoi com pagni , nè il valore del capitano Valdes fu minore di quel lo spiegato da Infernet, imperocchè stretto in mezzo dalle due navi britanniche , lo Spartano e l' Africa , combattè fortemente per due ore e più , nè abbassò la bandiera se non quando il suo vascello si ridusse in procinto di affondare.
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186 Nel medesimo istante che il Villeneuve chiamava
nella mischia l'antiguardo , le due navi spagnuole il Rayo ed il S. Francesco , che trovavansi sottovento , volte le pop pe al nemico ignominiosamente fuggirono dal combatti mento ; e siam dolenti oltremodo d'ignorare i nomi de' due uffiziali che allora le reggevano , imperocchè è uffizio dell' istoria l'additare i buoni alla venerazione , ed i tri sti all'abbominio della posterità . Ancora più ignominiosa fu la condotta del Dumanoir, poichè quando vide la zuffa molto impegnata , avendo virato per davanti colle quattro navi che gli rimanevano cicè lo Scipione , il Formidabile , il Duguay - Truin ed il Monte Bianco defilandosi al sopravvento delle due ar mate, e traendo colpi all'impazzata ( giacchè fu scritto che parecchie delle sue fiancate colpissero varii vascelli spa gnuoli ) si allontanava a vele gonfie governando per Mez zogiorno. Ecco come trionfava Nelson colle sole dodici navi da esso guidate della vanguardia e di parte del centro de gli alleati. CAP. IV . Orribile era ed impossibile a ridirsi lo spettacolo che presentavano le due armate combattenti alle quattro po meridiane , giacchè dovunque volgevi lo sguardo non ve devi che densissime colonne di fumo rischiarate incessan temente da fiamme e da lampi in tutte le direzioni pos sibili , e tanto si era il fragore ed il rimbombo delle ar tiglierie che nella città di Čadice , tuttochè lontana venti miglia, udivasi come si ode fra i monti il lontano rombo del tuono. Quando dal vento poi dissipandosi in parte il fu mo ti veniva fatto distinguer gli oggetti , vedevi quelle na vi non ha guari così ordinate e nelte ora tutte fracassate e coverte da cenci , tanto le vele ne erano lacere per forate ! Il mare per lungo tratto era tutto sparso di avan zi e rottami di ogni sorte come alberi , pennoni , aste , coffe , remi , e lance sfasciate strascinate dalle correnti a gran di slanza 2 non che da cadaveri e da uomini vivi che a nuo to cercavano campare a tanto furore sia afferrandosi a qualche legname galleggiante , sia implorando la pietà del nemico che li raccogliesse .
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187 Ma se la fortuna aveva arriso alle armi di Nelson non meno prospere procedevan le faccende pel Collingwood . La S. Anna che si era attaccata col Sovrano venne difesa dal vice ammiraglio Alava con tanta ostinazione che parve si fosse posto in animo lo Spagnuolo di volere piuttosto andare a fondo che arrendersi. Tuonavano le artiglierie del Collingwood ma più orribilmente quelle di Alava, in guisa che dopo un'ora di zuffa rovesciavansi del tutto gli alberi di maestra e di mezzana del Sovrano . Visto il pericolo di questa nave i capitani Duff del Marte e Blackwood della fregata Eurialo , venivano al suo soc corso e mettevansi uno a petto e l'altro a poppa della S. Anna che sebbene stretta da ambo i bordi seguitava a tempestare in modo che Collingwood , giudicando essere il Sovrano in pericolo di girsene a fondo, facevasi condur re a bordo dell' Eurialo ove alzava la sua insegna . Infine ferito l'Alava e ridotta la S. Anna con un terzo solo della ciurma 2 giacchè , oltre l'immenso numero dei morti o
feriti la piupparte dei superstiti dava opera ad aggottar l'acqua che a furia vi entrava , fu astretta ad arrendersi . II Furioso che aveva voluto impedire al Collingwood di mozzar la linea innanzi a se , combattuto dal Marte e dal Bellorofonte dopo valida difesa fu preso . Il Monarca non senza prima aver fatto una gagliarda resistenza venne anch'esso in poter degl' Inglesi . Il Plutone comandato dal capitano Cosmao fu più for tunato , poichè dopo aver pugnato aspramente col Marte, col Bellorofonte , e col Dreadnought riuscì a salvarsi . Ma se fu grande la virtù mostrata da' capitani francesi e spagnuoli sin qui raccontati , le navi de' quali vennero in poter degl' Inglesi , fu degna soprattutte di perpetua lode quella del retro ammiraglio Magon che montava l' Alge ziras il quale parve in questa giornata , che pur fu l'ul tima di sua vita , quasi fosse di una natura sovraumana. Erasi egli attaccato col Tonante che dopo averlo per più tempo bersagliato aspramente colle artiglierie lo investi imbaraz zando il suo albero di bombresso fra le sarte di maestra del l'Algeziras. Allora non se ne stava Magon e mentre gl'Ingle si salivano , ecco i Francesi già in fila colle picche abbassate in sembianza molto terribile: s' impegna in quel punto una ferocissima mischia fra le ciurme inglese e francese cer
188 cando ciascuna di slanciarsi sul nemico bordo : combatte vano - coi moschetti , colle pistole , colle picche e perfino colle scuri e non pochi de'più audaci cadevano precipitati dal tronco sartiame nel mare : ma in quel mezzo il To nante, visto come facesse poco frutto in questa battaglia assai manesca, ritira le sue genti , taglia i cordaggi impic ciati , si divincola , e sbrigatosi dalla nave nemica , rico mincia coi cannoni l'intermesso strazio. Alla prima fian cata una palla da 24 fracassa ambo le gambe del Magon ed intorno a 200 Francesi stramazzan sui ponti. A sì fe roce evento quell' imperterrito marino vedendosi presso a morte giura consegrare i pochi istanti di vita che riman gongli in difesa dell' onore della marineria francese , ed a malgrado de' dolori atrocissimi che soffre per le sue le tali ferite , rifiutato ogni soccorso che dagli uffiziali sani tarii venivagli offerto , si fe' porre sul cassero entro una bot te di farina onde arrestare lo sgorgo del sangue , ed in tal giacitura ( esempio finora unico nell' istoria ) quell' eroe ti rava avanti con una furia di cannonate finchè la fortis sina anima dallo sfracellato corpo non si dipartiva . Mor to appena , il capitano Brouard comandante dell' Algezi ras abbassava le insegne . Sono queste , cose piuttosto in credibili che maravigliose e pure la età nostra le vide ! I vascelli spagnuoli , il Bahama e l'Argonauta , ed i francesi l'Aquila e lo Swiftsure non senza prima aver gagliardemente combattuto vennero in potere degl' Inglesi . L'Argonauta francese combattuto ferocemente col Dread nought per un'ora e più , rotto , e fracassato nei fianchi, poggiava verso la linea delle fregate quando gli signifi cava l'ammiraglio Gravina , vedendolo intatto nell' albe ratura e negli attrezzi , ritornasse alla pugna. Non ob bediva. Ripeteva la fregata Ermione il segnale dato dal l'ammiraglio , ma tutto fu nulla ; chè l'Argonauta a piene vele sempreppiù si allontanava . Indegnato il Gravina a tanta disobbedienza gittava al mare una lancia e coman dava al luogotenente Lopez suo ajutante tagliasse il cam mino alla fuggente nave ed uscendogli di prua l'arrestas se. Eseguiva il Lopez l'arrischievole commissione passan do a traverso di una grandine di proiettili e raggiunto l'Argonauta e montatovi su , ne trovava il casseretto tutto sfasciato e sprofondato , le artiglierie rovesciate da' car
189 retti ed i ponti coverti da tale quantità di scheggia che sembrava fosse piuttosto opera del carpentiere che delle palle nemiche . Vi furon morti pressochè dugento uomini . Il Montagnese imitando l'Argonauta del pari si allon tanò dalla mischia . Il Berwick , il S. Giovanni , e l'Idelfonso oppressi da forze assai maggiori caddero preda del nemico . Dell' intiera retroguardia non rimanevano che le due navi l'Achille francese ed il Principe delle Asturie che pugnarono con sommo valore. Il capitano Nieport ch'era dell' Achille giustamente si acquistò fama di prode e costantissimo uomo. Aggredito a destra dalla nave la Difesa ed a sinistra dall' Achille britanno siffattamente tempestava sui nemici che in sulle prime molto si avvantaggiava. Nonpertanto travagliava molto l'Achille pel continuo trarre da ambo i bordi , im perocchè le scosse delle artiglierie tutti i legnami scon nettendo facea sì che l'acqua a furia entrasse nella sen tina . Rovesciavansi gli alberi di mezzana e di gabbia , ma intorato e feroce non si piegava punto il Nieport quando da una palla di cannone fu morto. In questa si sente gridare che l'albero di parrocchetto arde . In tanto trambusto i marinai francesi non mancano a loro stessi ed abbandonati i cannoni accorrono alle trombe ed alle secchie trovaronle rotte ; ciò non monta per quei fortissimi uomini imperocchè danno opera a tagliar colle scuri l'albero ardente per farlo cadere in mare . In questo mentre la nave inglese a tre palchi il Principe viene a porsi a poppa della nave francese entro la qua le con orribile strabocco scaglia un nembo di palle . Cade allora l'albero del trinchetto una col parrocchetto acceso sulla coverta dell' Achille ed appicca il fuoco alla bar caccia ed alle lancie donde l'elemento divoratore si span de da pertutto. I marinai dell' Achille visto come impos sibil fosse spegnere il crescente incendio e rincacciati dalle fiamme si riducono tutti alle batterie donde seguitano a trarre. Consunta ed arsa la coverta essi si raccolgono nel corridojo donde continuano a menar le mani mentre la parte superiore della nave è tutta in fiamme. Stupe fatti a così inusitato ardimento gl' Inglesi , e giudicando im minente la esplosione delle polveri , cessano dal trarre e
190 dalla nave ardente si allontanano . Fatti avvertiti i Fran cesi dalla fuga de' nemici esser tempo ormai di far salva la vita, fuori da'portelli nel mare si slanciano , ed a nuo to tentano porsi in salvo . Finalmente alle ore cinque e mezzo pomeridiane preso fuoco alle polveri l' Achille , fero cissimo spettacolo ! scoppiava con un fracasso d'inferno mandando all'aria l'alfiere Couchard che allora il comanda va una con tutti i feriti che sommavano a più centinaia . Succedeva un profondo silenzio a tanto strepito , e poscia una pioggia di ardenti legnami , di cannoni , di rottami di ogni sorta e di cadaveri , che ricadendo nel mare da notevole altezza , col loro tonfo di maggior terrore e spavento questa scena riempivano. A somma lode della umanità e generosità degl' Inglesi non è da omettersi che la goletta Pickle e l'avviso l'Intraprendente , di unita alle lancie del Principe , dell' Achille , e della Difesa , molto si adoperarono per salvare i naufraghi Francesi che avevan commesso le loro vite alle onde. L'ammiraglio Gravina che col Principe delle Asturie tro vavasi alla coda della retroguardia pugnò con somma virtù e costanza colle tre navi inglesi il Tuono , il So spettoso , ed il Dreadnought e fece ogni sforzo possibile al loraquando vide la giornata decisa per raccogliere intorno a se i vascelli superstiti . Gli fu rotto un braccio : non pertanto non voleva lasciare l'ufficio e persisteva fino a tantochè la perdita del sangue facealo tramortire : lo por tavano abbasso finalmente. Gli succedeva nel comando il
·
maggior generale D' Escano , e mentre questo bravo ma rino chiamava a se la fregata Temi perchè rimorchiasse il Principe delle Asturie ormai disalberato , e poneva fuori il segnale di riunione generale , veniva ferito in una gam ba. Sollecito di veder campato a tanta rovina il maggior numero di navi possibile non voleva lasciare il suo posto , ma la perdita del sangue il rifiniva. Consentiva infine il calassero " e fasciata appena la ferita faceva condursi di nuovo sul cassero donde vegliavà alla ritirata . Era già buio quando D' Escano riuniti intorno a se cinque va scelli francesi e cinque spagnuoli non che le fregate, si allontanava da quelle acque governando per alla volta di Cadice ove abbassava le ancore nella notte de' 22 ottobre .
Igr Gl ' Inglesi dal canto loro essendo assai malconci nelle alberature non molestarono per nulla la ritirata del nemi co e volsero le prue verso Gibilterra strascinandosi ap presso le prede che per la maggior parte affondarono prima che afferrar potessero quel porto (1) . Perderono nella narrata battaglia i collegati dieciassete navi di fila francesi e spagnuole , parte predate , parte affondate , ed una diciottesima incendiata . Ebbero poi morti e feriti pressochè cinquemila uomini . Fra i primi vi furono il retro ammiraglio Magon , ed i capitani Bau din del Furioso , Nieport dell ' Achille , Gourêge dell' A quila , Camas del Berwick , Poulain dell' Eroe , Chur ruca del S. Giovanni , Alcedo del S. Idelfonso , e Galia no del Montagnese . Fra i feriti poi l'ammiraglio Gra vina (2 ) , il vice ammiraglio Alava , il retro ammiraglio Cisneros , il maggior generale d'Escano , ed i capitani Lucas del Terribile , Valdes del Nettuno , Pareya dell' Ar gonauta ed Argumosa del Monarca . Sommarono i prigio ni a pressochè diecimila. Agl' Inglesi poi furon morti e feriti intorno a duemila uomini . Fra i primi furono il maggior generale Bicker ton ed i capitani Duff del Marte e Cooke del Belloro fonte; ma comprarono a carissimo prezzo la vittoria, poi chè il loro ammiraglio Orazio Nelson uomo assai bene merito della patria peʼtanti servigi rendutile e che nes suno ebbe a se uguale per valore e perizia delle faccende di mare , pochi istanti prima che del tutto cessasse la pugna rendeva l'ultimo fiato (3) .
(1) A render compiuta la catastrofe , le quattro na vi del Dumanoir imbattutesi il di 2 novembre nella squadra Inglese del Commodor Strachan , dopo debole difesa divennero preda del nemico . (2) Questo bravo marino , onore della nostra Italia a cagion della sua grave ferita venne tolto da questa vita il di 2 marzo del 1806. (3) Villeneuve il solo de' tre capitani generali rima sto in vita , liberato dal nemico sulla parola di non più combattere , ritornava in Francia nell' aprile del
192 Cosi finiva questa memoranda giornala e con essa la gloria e la possanza delle due marinerie di Francia e di Spagna : per essa la Gran Brettagna riacquistava il dominio de' mari , per essa fatta sicura , estimava ormai una fola quella medesima impresa di Napoleone che po chi mesi innanzi avevala tenuta in tanta perplessità ed in tanta dubbiezza.
BARONE GIUSEPPE PARRILLI .
1806 , ma giunto a Rennes e saputo come l ' Imperato re lo accagionasse della rovina totale della marineria francese fu preso da alienazione mentale , e da se stesso si diè la morte ! Ecco come la battaglia di Tra falgar costava la vita a tutti e tre gli ammiragli delle tre potenze di Europa ce in essa contesero il dominio de' mari.
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ip! ALQUANTE IDEE SULLA TEORICA DEʼ TIRI . Esperimenti eseguiti al Poligono di Capua.
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I'Impeern mari s , eda a Vi dliid1e4d urag n ildomi
Il problema balistico , che ha esercitato gl'ingegni dei più valenti analisti , e di cui tutt' ora gli artiglieri con assidui sforzi ne investigano la soluzione coll' ajuto della pratica , è obietto di continue controversie fra di essi . Ta luni ponendo soltanto mente alle difficoltà che concorro no co' dati fisici dell' enunciato problema , spargono dif fidenza completa sul tiro de' projetti colle armi da sparo, ed opinano d'esser vana ed illusoria qualsiasi ricerca su tal particolare : altri al contrario , pieni di confidenza ne' progressi dell' analisi e delle scienze fisico-matematiche , si lusingano della speranza di trovare una soluzione sem plice e che applicata alla pratica conservi al problema balistico tutta la sua generalità : vi son finalmente di quelli che credono d' essersi di già rinvenuta tale solu zione. Questi poi son d'avviso che ormai coll'ajuto delle tavole de' tiri che trovansi di già compilate , con poche formole, ed alquante analogie si risolvano tutt'i casi che si danno nella soluzione del problema . Astrazione però fatta da ipotesi arbitrarie , e da una negligenza di causé che non possono assoggettarsi al rigor dell' analisi , essi pensano che tutto vien modificato da'calcoli , qualora sa gacemente si san combinare con taluni risultamenti che somministra la pratica . Se le formole che ne deducono applicate all' oggetto , resultano profittevoli , vale a dire, se si colpisce al bersaglio o si manca per poco , decla mano allora contro i loro oppositori che mostransi " a loro dire , increduli delle teoriche non solo , ma sibbene de' fatti. Che se poi hassi de' tiri anomali e difformi essi allora asseriscono che tali anomalie son causate dal l'alterazione de' dati del problema , da' difetti di costru zione delle armi , dalle inesattezze de' pesi delle cariche, dalla diversità di quelli de ' projetti , dal non esser que sti nè perfettamente omogenei , nè perfettamente sferici , come la teorica li suppone. E non dovrassi poi a ra 25
&
194 gione asserire che sono delle eventualità i casi in cui le formole balistiche riescono utili in pratica , dal perchè malgrado che variano i dati del problema , e per i di fetti or ora enumerati , i quali fisicamente è impossibile che possano risultare esatti, e per la natura dell'aria ora agitata , ora calma , ora più ora meno densa " si colpi sce al bersaglio ? Egli è dunque forza di convenire che la pratica del tiro non puossi subordinare intieramente a' calcoli matematici. I principj della punteria de' pezzi d'artiglieria , ed in ispecie de' mortari , devono essere invece basati sulla conoscenza delle portate , sulle diverse inclinazioni e differenti elevazioni del bersaglio , al di sopra ed al di sotto del piano della batteria , o della bocca del pezzo . Questa considerazione , che quasi sempre è stata trascurata ne' calcoli balistici , è spesso necessario ad a versi nel tiro. Ma per tali conoscenze richieggonsi ripetuti ed accurati esperimenti . Epperò le tavole de' tiri fin' ora compilate , sono erronce perchè formate su falsi principj . Tra questi vi è da notarsi quello d' essersi supposto che l'abbassamento della palla alle diverse distanze , è lo stes so quantunque varia l'inclinazione dell' asse ; donde si deduce che basta mirare a tanti piedi al di sopra , od al di sotto del bersaglio per colpirlo , ( Lombard moto de' projetti ) allorchè si conosce quest' abbassamento : D' al tronde perchè possano tali tavole applicarsi alla pratica , è mestieri di valutare le altezze de' punti più alti o più bassi del bersaglio ; ed è facile però lo scorgere , che tale valutazione è spesso difficilissima e qualche volta il Jussoria. La teorica , poi , del punto in bianco , è basa ta sull' altro non men fallace principio che ha servito a Lombard di fondamento alla costruzione delle sue tavole de 'tiri. Il vero punto in bianco non è applicabile che al caso in cui la linea di mira artificiale è orizzontale ; se essa è elevata al di sopra dell'orizzonte , la portata è più lunga , ed è più corta se dessa è abbassata . E poichè le distanze risultano dall'intersecazioni delle trajettorie con gli assi che esse tagliano sotto de'piccoli angoli , le differenze adunque non sono insignificanti , come l' ha creduto Lom bard , o l'ha supposto . Ed in contestazione di ciò valga no le opinioni di tutti gli uomini di guerra e dotti scrit tori , Poument , Cottin , Dec Ker , ed altri . Altre imperfezioni pur vi sono nelle tavole de' tiri , e che noi facemma notare con un'articolo messo a stampa
RT cca. ės 10 a 1ripe f princ pesso èles done pra,N 1 mou nto:[
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195 nel 1. vol . dell' Antologia militare , col quale cercamme di far rilevare , che se dalla teorica si trae profitto ap plicandola al tiro delle armi da fuoco , essa però non deve andar disgiunta dalla pratica ; che anzi questa ser vir deve d'ajuto e quella di norma: che nei tiri rettilinei si hanno delle anomalie , ma che in quelli delle bombe le irregolarità sono tali e tante che dalla teorica v'è poco da sperare. Ed a correggere in qualche guisa talune di esse ne avvisammo i mezzi , onde aversi benanco una regola la meno incerta possibile , da manodurre il bombardiere nella pratica di esso tiro . Dal fin qui discorso ho creduto fare inferire , che la scienza balistica bisogna lasciarla nelle scuole , dov' essa può rendere degl' importanti servizi , e che in pratica , per ora , i principii del tiro vogliono esser fermati sulle conoscenze delle trajettorie , ricavate da un gran nume ro di pruove , coll'ajuto delle quali per un oggetto situa to ad un' altezza , e ad una distanza data , si possa de terminare l'angolo del tiro e l' alzo che procura una li nea di mira artificiale , colla quale si possa dritto mirare all' oggetto che si vuol colpire. E qui cade in acconcio di rapportare gli esperimenti eseguiti non ha guari alla scuola pratica del poligono di Capua sul tiro dei mortari , per convincersi di ciò che per noi è stato ora detto sulle irregolarità di tali tiri , e per persuadersi che non è prudenza che si riponga in tera fiducia nelle tavole delle pruove fatte con le dette armi , le quali trovansi registrate in diverse opere di ar tiglieria. Uno degli oggetti cui doveasi adempiere nella scuola pratica al Poligono di Capua nella primavera del corrente anno > era quello di determinare le cariche pei mortari da 8 e da 10 alla Gomer per poter gittare sotto l'ango lo della massima portata , ch'è stato esperimentato esser quello di 42 gradi , le bombe alle diverse distanze di 100 , 150 , 200 , e 300 tese ; e quindi restando ferme le cariche , doveansi determinare gli angoli d'inclina zione corrispondenti alle diverse distanze. Per raggiunge re tali scopi si presero per regola , dapprima i risulta menti dedotti dalla pratica de' tiri delle bombe nelle scuo le d'Auxonne e di Metz , i quali trovansi inseriti nell' Aide mémoire del 1836 , si profittò de' lumi che ci offrono le teoriche sulla balistica , e di taluni principj dedotti dagli
196 esperimenti di Hutton su'tiri delle artiglierie . Epperò on de procedere con metodo allo sviluppo delle formole indi cate per tale oggetto , si ebbero le qui appresso avvertenze. 1. Si saggio con iscrupolosità la polvere destinata per gli esperimenti , nel mortaro di pruova colla carica ordinaria di 3 once e col projettile di 60 libbre , dessa nel primo giorno su tre tiri consecutivi diede la portata media di 128 tese . Saggiata ne' giorni consecutivi collo stesso metodo , si ebbero le portate medie che rilevansi ne' quadri de' tiri che fan seguito a quest' articolo . 2. Si scelsero dieci bombe da 8 , e sei da 10 fra quelle che aveano il diametro medio tra la grande e piccola lu le netta , e marcate con numeri progressivi , si trovò per bombe da 8 che la 1. pesava 44 libre 3 once , 3 grossi, e 14 grani , la 2. " , la 3.ª e la 4.a , pesavano ciascuna 44 libbre 10 once , 4 grossi e 16 denari , e le rimanenti sei erano ognuna del peso di 43 libbre 11 once, 7 gros si e 16 grani : quelle da 10 erano quasi d' ugual peso, pesando ciascuna circa 87 libbre francesi . 3. Per meglio aggiustare la direzione de' tiri , si riem. pirono di terra le bombe da 8 e si uguagliarono di pe so , aumentandole sino al peso di 44 libbre e mezzo comprese quattro once di polvere , che s'intromisero in ognuna , frapponendovi però fra la terra e la polvere un pezzo di carta . Si praticò ciò affin d'avvertirsi nel tiro la durata delle spolette che ad esse s'applicarono . Alle bombe da 10 s'introdusse in ciascuna la stessa dose di polvere , per lo stesso oggetto . 4. La lunghezza delle spolette si determinò approssi mativamente , misurando cioè il tempo medio che impie gò il projettile nella prima pruova della polvere , che fu di 8 , e deducendo con quarti proporzionali quello che avrebbe impiegato per le distanze di 100 tese e 150 te se , che si trovò essere di 6" per la prima distanza e di 9″ per l'altra. E poichè la spoletta in movimento dura un terzo di meno che in riposo , giusta le esperienze fatte alla scuola d'Auxonne nel 1786 , così avendo osservato che la du rata delle nostre spolette della lunghezza di 4 pollici e 4 linee , in riposo era di 17 " , si fissò quindi a 2 pollici e 4 lince la lunghezza di esse per le distanze di 100 te se , ed a 3 pollici e 3 linee per quelle di 150 tese . In seguito di tali preliminari operazioni , si procedette
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$97 al calcolo per la determinazione delle cariche pel mor taro da 8 onde slanciare le bombe alle distanze di 100 tese e di 150 tese , fermandolo sul seguente ragionamento . Nelle scuole di Metz , Lafère e Vincennes nel 1833 con 2828 grani di polvere della portata di 112 tese , la bomba da 8 del peso di 44 libbre tirata nel mortaro da 8 con camera alla Gomer , inclinato sotto l'angolo di 42° , fu slanciata alla distanza di 104 tese , sicchè per essere slanciata alle distanze di 100 e di 150 tese colla polvere della nostra portata di 128 tese , saran sufficien ti piccole dose di polvere. Or poichè colle deboli cari che si hanno lenti velocità iniziali " la resistenza del mez zo , rifiutandosi ad alterare sensibilmente l' indole della curva descritta dal projettile , si potrà questa perciò , sen za errore sensibile , considerare come parabola , ed es sendo tale , i quadrati delle velocità sono proporzionali alle ampiezze delle proiezioni , ma le forze sono propor zionali a' quadrati delle velocità , dunque le forze, ovve ro le cariche, sono proporzionali alle portate. Il quarto proporzionale quindi in ordine a 104,100,2828 , ch'è uguale 2719, indicherà la carica da impiegarsi per tirare a 100 tese con la polvere della portata di 112 tese, la bomba da 8 del peso di 44 libbre francesi . Per determinare la carica pro porzionata alla nostra qualità di polvere della portata cioè di 128 tese , ed al peso del nostro projettile di 45 e mezza libbra , bisognerà ricavare la velocità v ' del no C' C La ve stro globo mercè la proporzione v² : v'² = P P . locità della bomba del peso P = 44 libbre dedotta dal l'equazione della parabola x² +t²x² - 4ht x = 0 , es sendo uguale a 137 piedi , si ha ' 132 piedi . Or le velocità sono come le radici delle portate del mortaro di pruova ( Lombard moto de projetti ) , dall'analogia quindi v' : v = V / 112 : 128 si deduce v " 141 piedi , ch'è la velocità della bomba da 8 del peso di 45 2 libbra tirata colla carica di 2719 grani della polvere di 128 tese di portata. E poichè questa velocità spinge il projettile alla distanza di 110 tese come si rileva dall' equazione della, parabola , la carica adunque necessaria per farlo giunge re alla distanza di 100 tese, si deve determinare dalla pro porzione 110 : 100 = 2719 : 2471.5 . Con tali calcoli e raziocinj şi conchiuse che con 4 once , 2 grossi ed i de naro = 2719 grani , della polvere di 128 tese di portata ,
198 Ia bomba da 8 del peso di 45 libbra avrebbe data la portata di 100 tese ; e che per la portata di 150 tese era ď uopo la carica di 6 once , 3 grossi 1 denaro e 10 gra ni, che si ricavò dalla solita analogia delle cariche, cioè , nel rapporto delle portate . E qui è necessario di fare avvertire che se le velocità rilevate si fossero da quelle inserite nelle tavole di Lombard , le cariche sarebbero ri sultate pressochè uguali a quelle che si sono avute col l'esposto metodo . Determinate così le cariche , vennero queste pesate con accuratezza ; epperò prima di dar cominciamento ai tiri s'ispezionarono i due mortari da 8 destinati per le nostre pruove , l' uno che dovea slanciare le bombe a 100 tese e l'altro a 150 tese , e si vide che entrambi erano stati fusi a Torino nel 1806, denominato il primo il Phenix 2 e l'altro l'Assaut ; s'osservò quindi che dessi erano di servizio , essendo le loro dimensioni uguali a quelle fissate da' regolamenti francesi . S'esaminarono benanco le spianate su cui poggiavano i mortari e si trovarono orizzontali e solidamente costruite . Essendo quindi l'aria quieta ed il tempo secco , si diè principio allo sparo . Or dopo otto tiri fatti con ciascun mortaro , de' quali i primi quattro con le bombe_piene ed i secondi con quelle vuote " ed osservata l'inefficacia delle cariche e la grandissima disparità delle nostre por tate da quelle ottenute nel 1786 alla scuola d'Auxonne e nel 1833 a quelle di Metz , Lafère e Vincennes , come notasi da' seguenti quadri , si aumentarono perciò le ca riche portandole a 9 once quelle del primo mortaro, ed a 10 once quelle del secondo . Si continuarono gli esperimenti , tirando con 10 once col mortaro il Phenix alla distanza di 100 tese e con 12 once con l' Assaut a quella di 150 tese , e si ebbero delle portate plausibili . Bisogna avvertire che non si cre dette a proposito di determinare le cariche co' tiri di pruova , perchè si ebbe in mira d'assicurarsi delle tavole de' tiri registrate in Lombard e nell' Aide-mémoire , e di esperimentare nel tempo istesso , se i calcoli modificati dalle esperienze potevano essere utili nelle nostre inda gini. In seguito si tirarono le bombe sempre vuote , e si notò il tiro di ciascuna di essa secondo il differente peso. Si progredirono le pruove per le altre distanze 9 essen do state determinate le cariche in rapporto alle corris
rebbe 15302 Laro e l cariche, sario b ero da n sarebbe
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uipogge ente cos secco, conc bombe y l'ined e nostre d'Auro ennes, perció ≤ mortar
On 10 tese e esielle nonsic co'tiri delleta toire,ei modifer streind vuote, es ente pern esse + le cors
199 pondenti portate diminuite però ed aumentate secondo il bisogno, Le lunghezze delle spolette si regolarono di poi col tempo della durata delle bombe in aria , che si avea l'accortezza di misurare con un orologio a secondi per due , o tre colpi consecutivi . Le bombe da 10 si tirarono dapprima con 20 once di polvere , ma dopo tre tiri si aumentò la carica a 27 once per la distanza di 100 tese , a 32 per quella di 150 tese , a 37 , 42 , e 46 per le distanze di 200 , 250 e 300 tese. Il mortaro di cui si fece uso, era a camera alla Gomer.
Noi qui rapporteremo soltanto le pruove consecutive di sei giorni , avendo negli altri giorni ottenuto de' risulta menti non molto discordi da' primi . ESPERIMENTI
Del giorno
13 giugno
1839.
MORTARO DA 8 ALLA GOMER] MORTARO DA 8 ALLA GOMER le Phénix
l'Assaut
Polvere di 128 tese.
Polvere di 128 tese.
Angoli.
42°
>>>
" >> >> »
Cariche .
Portate.
4 onc.2 gros. 38 tese I den. » 37 » 39 » >>> 41 >> >> 35 >>> » 44 » >> 42 ) 40 9 once 84 >>> .78 »
Angoli.
Cariche. -
42º 6 onc. 3 gros. 1 den.10 gr. > >>
>>>
»
Portate .
51 tese
55 40 47 41 49 50 48 10 once 97 > 101
» » » » » » »
200 ESPERIMENTI
Del giorno 14 giugno
1839.
MORTARO DA 8 ALLA GOMER
MORTARO DA 8 Alla gomer
le Phénix
l' Assaut
Polvere di 128 tese.
Polvere di 128 tese (a).
Angoli .
Cariche .
Portate .
Angoli.
Cariche.
Portate.
42°
Io once
94 tese 84 » 102 »
420
12 once
150 tese 127 > 156 131 ) 153 1 148
$
|
99
(a) I primi tre tiri ed il 6.6 corrispondono alle bom Le del peso di 44 libbre circa, compreso 4 once dipol so vere con cui erano caricate , il 4.º a quella del pe di 44 libre 7 once 3 grossi 14 grani ed il 5.0 a quella del peso di 44 libbre 14 once 4 grossi e 16 gram .
201
ESPERIMENTI
Del giorno
ij giugno
MORTARO DA 8 Alla Gomer
ALLA GO
1839.
MORTARO DA IO ALLA GOMER
l'Assaut
saut
Polvere di 114 tese 5p. (b)
Polvere di 114 tese 5piedi.
28 tex Angoli.
Cariche.
Portate.
Angoli.
Polvere.
42° > >>> >
12 once >>>
137 tese 128 »
20 once >>> 27 >> >> 30 >>>
31 tese 26 103 115
che. P
1 ཝཱ པཊི ཏྭཱ ཨ ཝཱ , ཀྑ
nce 150 19
16 >
oallebar nce di la delpen Soaques· gram .
149 145 145 236 214 202
» » » » >>
99 155 94
(b) Il 3.º il 4.º ed il 6.0 tiro furono fatti con bom ba d'uguale peso, il 2.º ed il 5. ° tiro con una bomba la quale differiva da quelle per circa 6 once di peso 26
200 ESPERIMENTI
Det giorno 18 giugno
MORTARO DA 8 ALLA GOMER
1839.
MORTARO DA IO ALLA GOMER
l'Assaut Polv.della port. di 136t 4p.
Polvere di 136′ 4p³.
Angoli .
Cariche.
Portate.
Cariche.
Portate .
42°
16 once > 18 >
213 tese 198 » 246 » 256 >> 266 » 252 244 280 >
32 once. >} >>> >>> >>> 37 }
148 tese 151 ) 220 250 1991 269 250 262
* 20
» 42
103 ESPERIMENTI
Del giorno 19 giugno 1839.
MORTARO DA 8 ALLA GOMER
MORTARO DA 10 ALLA GOMER
TOALLAH l' Assaut. Polvere di 114 tese.
Polvere di 114 tese.
1364
Cariche .
Portate.
Cariche.
Porlate.
42° >> >> >>> 602
20 once >> >> >>> 12
276 tese 317 » 297 » 310
42 once >> 4.6
260 tese 268 » 330 » 340 »
>> 35°
>>
1
Angoli .
1-2 2-44
Со 100 >> 103 > 102 >> 1J1 >>
294 ESPERIMENTI
Del giorno 19 giugno 1839
MORTARO DA 8 ALLA GOMER
MORTARO DA 10 ALLA GOMER
l' Assaut
Polvere di 133 tese.
Polvere di 133 tese .
Angoli .
Cariche.
Portate.
Cariche.
Portate.
40⁰ » >> 35°
12 once >> >>> >>>
122 tese 129 >> 128 >> 114 .
46 once
390 320 315
>>>
Dando uno sguardo alle tavole delle nostre portate e rapportandole a quelle avute alle scuole d'Auxonne , Metz , Lafère e Vincennes s'osserva d'esservi una differenza gran dissima fra di esse . Tra quelle corrispondenti ad eguali cariche giunge la differenza a più centinaja di tese . Chi mai crederebbe che alla scuola di Auxonne col mortaro da 8 a camera cilindrica colle cariche di 5 once e di 15 once e coll'angolo di 45º , la polvere essendo della por tata di 104 tese , si è avuta colla prima carica la portata media su sei colpi , di 168 tese , e colla seconda sull'i stesso numero di tiri , si è avuta la media portata di 597 tese ! mentre le nostre pruove ci han dato con 20 once di polvere della forza di 120 tese e coll' angolo di 42° la portata media di 300 tese. Ed avverti che il mor taro da 8 di cui si fece uso nella nostra scuola essendo alla Gomer , coerentemente alle sperienze comparative fatte a Douai nel 1786 avremmo dovuto avere , a ca riche uguali , delle portate superiori alle prime. Ma vi è dippiù : tali discrepanze s' osservano benanco tra le nostre pruove e quelle fatte alle scuole di Metz , Lafère e Vincennes, malgrado che i mortari impiegati in queste , fossero simili a' nostri , cioè dell' istesso calibro ,
205
1359
A TOALLA
di 133
nostrep 'Auro a differen ndentiad aja dite nue col i 5once sendo dell
carica la p seconda
edia port an dato coll'ang erti che il scuolae ze compa avere, ime. rano ben uole diM riim stessocal
d'uguali dimensioni perchè fusi con gl' istessi regolamenti , e del pari alla Gomer. Come adunque possonsi spiegare tali discordantissimi risultamenti tra una scuola ed un'altra? Qualunque possono essere le cause di negligenza oc corse ne' tiri , per grande che fosse il numero de' difetti che s'osservano e ne mortaro e nelle bombe , benchè molti e grandi fossero le anomalie che si hanno ne' tiri di questa specie di arma , sorprenderà sempre tale gran dissima differenza esperimentata tra' nostri tiri da quelli delle altre scuole Egli è intanto agevole il rilevare dagli esposti quadri de' nostri tiri. 1. Che le portate non sieguono nel loro progresso alcuna legge regolare ; epperò trovandosi per non poche di esse , risultantf dalla stessa carica , delle uguali , o presso a poco uguali fra di loro , queste de vono essere riguardate come i veri effetti di tale carica a cui corrispondono , mentre , giusta come osserva Lom bard , non è affatto verisimile , che quando una causa è sottoposta ad accidenti , non si abbiano delle variazio ni ne' suoi effetti. 2.° Le portate non sieguono la ra gione delle cariche , ma puossi stabilire approssimativa mente tal rapporto allorchè le cariche sono deboli e non oltrepassano le 16 once pel mortaro da 8 e le 40 once per quello da 10. Al contrario poi succede per le forti cariche, per le quali le portate sono in un rapporto altrettanto maggiore , quanto più le cariche sono forti. 3. Le portate essendo relative ad alcune specie di polveri , indicate dalle portate del mortaro di pruova , non possono esse usarsi utilmente in pratica per altre qualità di polvere , perchè non regge l'analogia , che le velocità sono come le radici delle portate del mortaro di pruova , nè altra se ne può rinvenire ; ond' è che se condo le diverse specie di polveri debbonsi modificare le cariche. 4. Lo stesso può dirsi pe' projetti di diverso peso , essendoci delle differenze nelle portate più sensibili tra quei di peso uguali , o presso a poco uguali , che tra quelli di peso disuguale . 5. Circa gli angoli d'inclina zioni , è da rimarcarsi , che la massima portata si è avuta coll' angolo di 42.0 , che le portate sono quasi uguali cogli angoli di 60.º e di 35. che colle deboli ca riche, benchè la trajettoria possa riguardarsi come parabola , non regge l'analogia che le portate sono come i seni de ' doppii angoli d'inclinazione , ma invece sono in un
206 rapporto di molto maggiore. 6. Sotto degl' istessi an goli, s'osservano nelle portate delle ineguaglianze che colle forti cariche col mortaro da 10 sono giunte sino a 50 tese e con quello da 8 sino a 40 tese " sulla portata di Le deviazioni laterali medie corrispondenti 30 tese. 7. alle più piccole , ed alle più forti cariche sono state di 3 tese e di 32 tese . Le deviazioni estreme di 6 tese e di 50 tese . Epperò su sei bombe da 8 lanciate con tutte le precauzioni possibili , ne son cadute due allo stesso sito , cioè in un cerchio descritto sul terreno del raggio di 6 piedi , alla distanza di 100 -tese " una su dieci alla distanza di 150 tese 2 a 200 tese due su 15 bombe , a 250 tese , due su 17 , ed a 300 tese una su 12. Su die ci bombe da 10 n'è poi caduta una alla distanza di 150 tese ed alcuna non n'è caduta su 12 bombe tirate alle diverse distanze di 200 , 250 , è 300 tese.
GIROLAMO ULLOA - Tenente d'Art
2#2 # 152 D RE
ne d Docate Ise as eno da 2 SU e 15 bes 5 13.2 stanza be tira
207 TABLEAU DE GUERRE
DE LA RÉVOLUTION DE 1792 A 1813 .
Par.. Un ancien élève de l'Ecôle Polytechnique.
Di tutte le teoriche riguardanti l'arte della guerra la sola ragionevole è quella , poggiata sullo studio del la storia militare con pochi principii regolatori ; la quale lascia al genio la condotta generale delle guerre , senza chiuderlo tra regole esclusive. Jomini préface delala 4.me edition16.des combinaison de erre pag.
L'umana intelligenza nell' applicarsi ai diversi rami dello scibile , riceve per così dire , una missione parti colare per ogni periodo importante, il quale ha prodotto vasti risultamenti nel sistema sociale . Le investigazioni della letteratura e delle scienze , mirano dopo quest' epo che , costantemente a svolger le cause degli strepitosi avvenimenti " renderli facili alla più comune intelli genza , farle rientrare nelle leggi generali regolanti la successione degli eventi ; e togliendo il particolare carattere a' fenomeni inesplicabili, dar forme ordinarie a tutti i di versi periodi . Se lo studio e la scienza non conseguissero almeno approssimativamente questo scopo , senza dubbio sarebbe assai forte l'opinione di coloro i quali pretendo no di non esser l'uomo sensibile ed intelligente destinato ad applicare le sue facoltà , per la soluzione de'problemi più interessanti ai suoi destini . Ma la costituzione del Î'uomo , le facoltà di cui la provvidenza l' ha fornito , l'immensa distanza che separa l'individuo o la società , che ha sviluppato tali facoltà , e quella che le ha neglette , ben dimostrano , esser l'umana specie destinata a migliorare la sua condizione e soddisfare la doppia se rie de' bisogni fisici morali , nascenti dalla natura per mezzo del lavoro muscolare o intellettuale ; e questi due ordini di bisogni benchè sembrano si opposti tra loro han no un legame indissolubile nell' essenza istessa . Discen dendo da siffatte idee generali alle più particolari , che
208 sono il soggetto di questo lavoro , ci faremo la seguente quistione . « Qual'è lo scopo che la letteratura militare deve pro » porsi , allorchè un'epoca di pace succede ad un perio » do ricco di geste guerriere , di progresso nei principii » scientifici , e nelle pratiche dell'arte della guerra ; il quale ha potentemente influito su gli ordini civili «< e sullo stato sociale , ed un sommo genio vi è stato il << protagonista di questa epoca importante » ? A nostro avviso par che debba limitarsi . 1. Descrivere minutamente e con tutte le circo stanze i fatti di guerra del trascorso periodo , e classi ficarli non solo sotto l'aspetto cronologico , ma riguardo le idee , che hanno preseduto al loro svolgimento . 2. Esaminar scrupolosamente le cause de' risultamen ti straordinarii , per poterne sottrarre tutta la parte ch'è effetto di combinazioni fortuite , o conseguenza della forte influenza esercitata da qualche uomo di genio. Dopo di aver tanto eseguito con esattezza , si può met tere in luce quanto rimane di perfezionamenti scientifici , e di usi guerrieri praticabili anche dalle intelligenze più regolari. Imperocchè se si confonde ciocchè è ri sultamento di accidenti fortuiti , o dell'azione di un es sere superiormente dotato di straordinarie facoltà ; allora si basano le imprese sopra elementi non solidi , e si ri schiano al tempo istesso i più preziosi interessi della so cietà, che si vuol difendere; si aggiunge la poca considera zione , dirò il ridicolo che si attacca a tutte le imitazioni volgari , e in ultimo s'inspira lo scetticismo sulle verità proclamate dalla scienza . Le ricchezze che oggidì presenta la militare letteratura , dimostrano come gli scrittori , di cose di guerra , hanno compreso la loro missione , ed ognuno cerca di riempirla nella misura della sua intelligenza, e della sua esperien za. Il generale Jomini nella introduzione alla 4. edizione delle principali combinazioni della guerra , ha tracciato un rapido quadro della condizione della militare lettera tura , e dice che non mai è stata sì ricca e svariata . Un altro passo restava a fare sotto l'aspetto della composizio ne della storia militare dell' ultima gran guerra , ed era quella di riunire in un lavoro , il periodo intero di que sle campagne ; e come la narrazione de' fatti doveva es sere ristretta , supplire alla mancanza de' particolari dan
209 noso * all'intelligenza de'fatti , e concepirli sotto un aspetto predominante che ne fa conoscere lo spirito , modifi cato da idee più peculiari , sorgenti dalle condizioni va rie ne' diversi teatri di guerra rannodati alla più alta idea , che come dicemmo , domina e riassume l'epoca tutta. Da siffatto bisogno della scienza , da questa lacuna , sorge l'opera ( che nell ' antecedente volume già annun ziammo ) intitolata: Quadro delle campagne della guerra della rivoluzione dal 1792 al 1815. Nel discorrere di si alto lavoro , ci proponiamo di esporre l'idea signoreggiante nell' opera, chiaramente esposta dal l'autore nella sua introduzione , ed indi indicheremo il me todo storico seguito , mettendo in luce le idee particolari che si rannodano in ognuna delle diverse epoche sepa ranti il lavoro . E quindi nostro proposito è quello stesso indicato alla letteratura militare dell' epoca ; per cui di stingueremo per le gesta più importanti, ciocchè negli stre pitosi risultamenti è con eguenza del progresso de' me todi , o si ripete dal perfezionamento degli elementi pri mi ; e quanto è dovuto alle combinazioni fortuite nascenti dalla superiorità del genio . In tal guisa determinata la parte invariabile sulla quale può calcolarsi nelle impre se , si elimina quella variabile ed accidentale , che nes sun può con certezza riprodurre nelle occasioni . Ecco come l'autore riassume le condizioni del teatro generale della guerra nella prima epoca . « L'Europa considerata nella situazione difensiva è di > visa in due vasti teatri di guerra , l'uno riguarda i » bacini mediterranei del mezzogiorno , ed è composto dalle vallate del Po e del Danubio . L'Austria le domina » e Vienna n'è il centro . L'altra fiancheggiata dal ma re del Nord e del Baltico è 19 sotto l'influenza della » Prussia e della Russia. Contiene prima i versanti oc cidentali del bacino del Reno , indi le linee parallelle » del Veser dell' Elba dell' Oder della Vistola del Nie }) men e della Duna » . E dopo di aver minutamente particolarizzato i due tea tri , e dimostrato le difficoltà che s'incontrano nel pri mo , suscettibile per altro di essere superate , discorrendo del secondo soggiunge , passato il Niemen si ha un fianco scoverto se non si domina il Boristene . « Vi fa d'uopo adunque una gran superiorità di forza e di genio per operare in spazj si vasti ; al contrario 27
210 > si può disporre solo di tre mesi di bella stagione , c > le distanze rendono impossibile , di vibrar quei col pi , che schiacciano una nazione in guisa che più non si rialzi . Ed aggiunge in seguito : << Tali considerazioni sono il sunto di 25 anni di guer. > ra , di cui noi imprendiamo di tracciare in ristretto » le principali circostanze. Durante questa accanita lotta > tutte le posizioni tutt' i campi di battaglia sono stati > esplorati , ed il lato debole di ogni paese è stato rico > nosciuto > . I nostri lettori ben ravvisano l'energia dello stile ," il vigore del pensiero ed il punto di vista trascendente pre scelto dall'autore . Certamente si presenta sotto un im ponente aspetto questa gran lotta delle umane passioni quando si abbraccia tutto il teatro della guerra , e si rannodano le condizioni morali che l'han prodotta , ed han dato alimento a quelle fisiche , derivanti dalla cos mologia istessa . E qui notiamo per interesse della scienza politica militare quanto dall' autore si aggiunge . << Nel secolo di Luigi XIV , i teatri di guerra , era no le vallate del Reno della Mosa del Danubio le » Alpi i Pirenei , ed erano dominati dalla Francia ; ma > nell'epoca nostra , lo sono tutte dalle potenze del set tentrione , due delle quali in quell'epoca non esiste » vano , sicchè la vallata del Danubio , dominata dal » l'Austria era come estremo limite , ed 1 il basso di » quel fiume era sotto l'influenza della Turchia allora » si potente, che l'Austria cercava ausilio negli stati occi › dentali , come avvenne a Raab ove pugnavano in sieme francesi ed alemanni » . E perciò la potenza re lativa della Francia è di molto diminuita dal trattato di Utrecht , ed in tutto il secolo XVIII per l'elevazione delle due potenze del settentrione ignote nel secolo precedente e per l'abbassamento progressivo della Svezia e della Tur chia, tutti alleati della Francia ; e della Polonia che scom prve interamente . Adunque si è veduta obbligata di combattere su'campi di battaglia messi fuori la sfera della sua influenza geografica e strategica . E l'autore numera la valle della Vistola del Niemen del Boristene e della Duna , come prima si discorreva di quelle del Danubio del Po della Mosa e del Reno . Che ove si aggiunga
1
I l'importanza marittima dell'Inghilterra , e l'azione esercitata
211 dall' Inglese sull' indebolita e dipendente penisola Iberica sull'Olanda e sulle potenze Italiane , ben si scorge che la Francia alla fine del 18.mo secolo era in grande in feriorità politica , conseguenza dello sviluppamento di nuove forze che avevano trasformata l'Europa della pace di Vestfalia, e restava di quel sistema solo una finzione priva di realtà . E forse questo vago presentimento spingeva Choi seul a cercar l'alleanza Austriaca a scandalo dei seguaci della politica del Richelieu e del Mazzarini . A noi non spetta di discorrere della politica serbata dal gabinetto francese nel 1756 , ma solo vogliamo indicar che l'antico sistema non era più applicabile , perchè nuovi elementi l'aveva no alterato ; e gli uomini di stato prima di veder chiaro nel mondo novello trasformato , erano come sempre ac cade dominati a vicenda dalle antiche massime e dai nuovi bisogni , e nulla è più facile di commettere er rori in tale disposizione di spirito ; ma questi errori non vogliono tutti apporsi agli uomini , ma in gran parte alla condizione delle cose . Vedremo nell' analisi della lunga guerra riprodursi questa primitiva condizione della Fran cia molto aggravata , ma non creata dalla rivoluzione ciocchè ha dato un particolare carattere alle imprese militari per riguadagnar la politica preponderanza , posseduta prima della pace di Utrecht , ed ha prodotto la caduta dell'Im pero. E tal considerazione da noi indicata nel 7."mo nu mero dell' Antologia discorrendo della guerra di Russia ben si applica a tutte le guerre della scorsa epoca . Alla scoppio della rivoluzione , la Francia era politi camente indebolita nel suo sistema federativo , e più non aveva l'influenza del trattato di Vestfalia . Colla riunione dell' Austria e della Prussia a Pilniz , perdette ogni allea to , e tutte le altre potenze erano o inimiche 2 o prepa rate a divenirle . La sua finanza come la riputazione del le sue armi erano in decadenza , e la rivoluzione e la guerra certamente aumentarono le cause del male . Eceo come l'autore descrive la condizione dell' esercito francese nel 1792 pag. 4 . << Il maggior numero degli ufiziali d'infanteria e di ➤ cavalleria avevano emigrato , ed erano stati sostituiti dai >> sottoffiziali bene esercitati alle conoscenze pratiche , ma » estranei alla teorica della guerra ; molti corpi erano » interamente disorganizzati , e il materiale era negletto. In quanto al morale l'esercito divideva l'opinione po
1
212 > polare dell'epoca , il rapido ascenso de' sotto-uffiziali >> provvenienti dalle classi comuni , aveva accresciuta » l'esaltazione, prodotta dall'arrivo giornaliero de'volontarj » e de' corpi franchi, guidati da ufiziali scelti dagli stessi >> soldati ; in una parola l'esercito era pieno di passioni , » ma inabile ; le guardie nazionali portavano nel campo » le abitudini dei Clubs , non osservavano nessuna disci » plina , e finivano per render nulla quella delle truppe » di linea . In ultimo i generali non ispiravano confi >> denza pei loro antecedenti , le gloriose tradizioni del » secolo di Luigi XIV si erano perdute nel 18. ° secolo » niuna alta riputazione si era creata in Francia " men > tre l'ultimo Re di Prussia e i generali Austriaci che » avevano combattuto nelle precedenti guerre , sembra >> vano aver fissata la scienza bellica. L'invasione del >> Belgio non corrispose alle speranze concepite dagli >> eserciti francesi , i quali ben lontani dall'essere accolti >> dalle popolazioni , s'incontrarono con le truppe di li >> nea , il disordine si mise tra le file , i soldati si cre » dettero traditi , e fuggirono fino alla frontiera , gri >> dando si salvi chi può ; l'esercito ancora non era fatto » per le grandi operazioni , faceva d'uopo istruirlo sotto >>> il fuoco nemico e ne' giornalieri combattimenti » . Così l'autore compie il quadro della condizione del suo paese al cominciamento della guerra , e ben si nota il nobile sentimento avuto di svelare ai suoi concittadini esser mera illusione il voler sostituire all'ordine necessario in guerra l'entusiasmo " e il valore al sapere , mentre l'uno e l'altro alimenta il successo , i rovesci dissipano il primo e infievoliscono il secondo . Senza disciplina e senza sapere i rovesci sono inevitabili o presto o tardi talchè sempre le milizie mancanti delle qualità necessarie al successo , lo sperano nella cooperazione e nelle opi nioni de' paesi invasi ; opinioni che anche quando agi scono in un modo attivo si dimostrano dopo la vittoria , e non vince chi manca del necessario in guerra . Or quando non si ritrova il soccorso che si spera , l'amor proprio offeso fa gridare al tradimento , perchè si è spiegato tanto meno coraggio, non credendosi incontrar alcuna resistenza . Sve lare questo circolo vizioso , combattere queste illusioni è storica moralità ; e l'autore dimostra , che con quelle pas sioni e con quegli uomini vi erano gli elementi di un bron esercito , ma dovevano essere temperate al fucco de'com
!
I
1
213 battimenti. In seguito descrive le campagne del 9a , 93 , 94 , e 95 , ed i varii risultamenti nel generale vantag giosi alla Francia. Ecco come riassume le sue idee . << Così in quattro campagne si fecero tentativi recipro ci d'invasioni, fondate sulla speranza di separare i cit >> tadini dall' Esercito , indi un lungo conflitto corpo a >> corpo , nel quale si combattè da per tutto nell' istesso >> tempo; non si poteva immaginare cosa più alta per in >> debolire i legami della coalizione , e nell'istesso tempo atti >> formare gli eserciti Francesi, i quali portati a 500 mila >> uomini tulli operanti, sprovvisti dei mezzi_ necessarî di >> accampamento , si abituarono a serenare. La mancanza >> del numerario , l'irregolarità degli approvisionamenti » indurirono i soldati francesi e gli fecero sopportare >> tutte le privazioni , e così acquistarono forza e mobi >> lità , e non tennero conto nè delle distanze nè delle >> stagioni » . Con queste parole si notano le cause del successo dei francesi , sorgere da quelle già indicate , e come la coa lizione si rilasciava , la Francia dava una terribile unità alle sue operazioni. Il sistema di guerra formava gli eserciti francesi ed i suoi capi , e sconcertava quelli de gli alleati ; e l'effetto ultimo influiva sulle soldatesche , che lusingate di andare ad una facile impresa , furono meno numerose del necessario , e sbalordite dalla severa resistenza e dal vigore degli attacchi di un esercito che si credeva nullo , perchè privo delle condizioni credute necessarie per render degno di questo nome una riu nione di uomini . Di poi l'autore passa a descrivere a gran tratti la strepitosa campagna del 96 e 97 , dove due giovani Capitani modificarono il sistema di guerra se guito prima , richiamando in uso i principi , che i gran Capitani di tutt'i tempi avevano seguito , ed il Gran Federico aveva sottomessi a regole . Ecco come discorre di queste guerre : « Si volle applicare su di una vasta scala il sistema >> seguito in tanti combattimenti , ed al quale si attribui » vano i successi contro Coburgo nel 1794 ; ma con esa » gerarlo si distrusse , perchè esso era fondato sul principio » di dover operare in massa contro le forze minori . Or due >> eserciti separati da più giorni di marcia non potevano prestarsi un mutuo soccorso ; ognuno pesava di un > incomodo peso sull'estremità del nemico " e nel tempo
214 istesso si era nell' impossibilità di concentrar le forze, obbligando l'avversario e forzandolo a uscire dalle posi » zioni mediante qualche audace movimento . E così ac » cadde e si perdette la Germania ; e la campagna >> sarebbe stata insignificante senza i prodigi dell'esercito » d'Italia , il di cui Generale in Capo pose in pratica » con una rara abilità l'arte , allora poco conosciuta ed » appena traveduta da Carnot , cioè di far muovere un » esercito come un battaglione concentrarlo estenderlo J » e trasportarlo tutto intero in un punto dato » . Qui l'autore rapidamente , ma conservando l'idea com pleta delle campagne tracciate , ne svolge le cause e it risultamento , e dimostra come il sistema seguito nelle prime guerre era riuscito , benchè non conforme alle gran regole di strategia adoperate da' sommi Capitani con più o meno istinto o calcolo ; e che il primo Capi tano riponendo in pratica il principio di operare con le masse, imprimendo a queste la maggiore mobilità compati bile con la loro organizzazione , doveva ottener successi sicuri sul nemico, operante per frazioni separate ne’mo vimenti e tendenti tutte ad inviluppar l'avversario . Quindi i vantaggi riportati dall' Arciduca , nel far ripassare Reno agli eserciti Francesi , e i prodigiosi successi del l'esercito d'Italia capitanato da Bonaparte quando rista bili l'equilibrio a pro dei Francesi , e condusse alla van taggiosa pace di Campoformio , furono le conseguenze di quelle guerre così combattute. E questi risultamenti co ragione fan dire , che il duce Francese in Italia aveva completamente compreso il metodo di esecuzione per muovere l'Esercito come un battaglione. Certamente non erano stati ignoti ai gran Capitani i vantaggi di tal siste NFA 9 e Cajo Nero nell' Italia meridionale , contro Asdru bale ed Annibale , il Principe di Rhoan nella sua Cam pagna della Valtellina nel 1646, a questo metodo dovet tero i loro successi. Federico a Rosback e Leuthen , più razionalmente operò nell' istessa guisa e terminò la glo riosa Campagna del 1757. L' Arciduca in Franconia nel 1796 , e Bonaparte in Italia più completamente lo pose ro in uso ; e l'ultimo lo regolarizzò talmente col suo genio, mettendo a profitto la mobilità inerente al carat tere de soldati che guidava ed il buon ordinamento di di quell' esercito . L'idea di operare con le forze superiori contro quelle
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215 deboli del nemico è istintiva , è stata più o meno trave-. duta e posta in pratica con più o meno successo in tutti i secoli , in cui la scienza della guerra è fiorita , ma se guendone le varie condizioni ; era ben naturale , che sorgendo un sommo genio guerriero in un ' epoca di avanzata civiltà , in cui le scienze belliche avevano pro fittato di tutt'i progressi dello scibile , e la storia milita re era già ricca di esempi, questo Capitano elevar do veva a scienza dimostrata , ciocchè era stata prima istin tiva e intuitiva , e farne tale istrumento da operar una rivoluzione nell'arte della guerra , e potentemente con tribuire a tutte le trasformazioni politiche e sociali , che il nostro autore si è posto in pensiero di tracciare. Ed il lettore troverà nel seguito di quest'analisi spianata la strada per ispiegare tanti strepitosi risultamenti , appli cando in una scala maggiore i metodi adoperati più o meno completamente nella Campagna del 1796 e 1797 in Germania ed in Italia : E le parole dell'autore sul risultamento della Campagna del 1799 ne sono una più chiara pruova: ecco come descrive le operazioni , e partico larmente il movimento che precedette e seguì la battaglia di Zurigo , che fini quella Campagna e ruppe la seconda coalizione . « L'esercito . di Elvezia assalito su tutta la fronte sareb » be stato spinto contro le bajonette Russe. Questo piano > mirava all' intera distruzione dell' esercito francese ; >> ma aveva due difetti da Massena con altrettanta pron » tezza e sagacità compresi , cioè si era sostituito Korsa > kof all' Arciduca in un campo divenuto difensivo ; cam > biamento pericoloso , mentre s'invitava l'avversario ad attaccar prima che le milizie si fossero abituate con le loro posizioni ; si erano subordinati i successi generali » alle riunioni delle divisioni d' Elvezia , con quelle che > conduceva Suwarof dall' Italia , e dovevano percorrere » un terreno pieno di ostacoli naturali , e difeso da sol > dati agguerriti. Si ripeteva lo stesso errore del Diret » torio al principio della Campagna , cagione prima di >> disastrose conseguenze e non meno funesto agli alleati ». In tal guisa si dimostra ad evidenza , quanto l'ab bandono de' principj seguiti al 1796 dal general Bona parte , e basate le operazioni della campagna del 1799 sul sistema d'inviluppo dettato dal direttorio, aggravata dall' estensione del teatro della guerra, poichè si compre
216 se tutta la Svizzera , fu fatale alla Francia . L'istesso sistema posto in pratica dalla coalizione per terminare la campagna produsse il traslogamento de' suoi eserciti , avendo Massena operato nella Svizzera con le massime dell esercito d'Italia al 1796 e 1797. Si costanti risulta menti rend vano inutile di più discutere se era una veri ta strategica l'operare in massa , e tutto il pensiero del generale doveva rivolgersi a ritrovare il migliore metodo ed agire con più rapidità ; e perciò le campagne che si andavano ad incominciare con la fine del secolo , do vevano esser vantaggiose a chi meglio applicava un prin cipio divenuto incontrastabile . In seguito vien descritta la campagna del 1800 , e con essa si dimostra che Bonaparte divenuto primo console dopo il suo ritorno da Egitto " continuò il piano d'inva sione, ma in Germania ed in Italia seguiva i principii già posto in uso nelle prime campagne e combattute in questa ultima contrada , abbandonando quelli seguiti dal diret torio nella campagna del 1799. Ecco quanto ne dice sulla battaglia di Marengo , che fini questa campagna. Tal fu questa battaglia il di cui nome tra molte e brillanti è rimasta si popolare > mentre non si sa se o l'abilità del > più ammirare il valore delle truppe , generale . Colto all' improviso , la fermezza della prima › linea dà campo a Bonaparte di eseguire un piano istanta neo , non ha posizione nella pianura , vi getta 900 gra › natieri i quali quasi colonna di granito , sembrano averci » posto radice , e fatigano ed occupano tutta l'ala sini stra nemica . Tanto questo gran capitano poteva con >> tare su i suoi soldati , tanto era degno di comandarli» . Preziosa rivelazione profonde parole che terminano que sto passo ispirato da esaltazione militare , ma che non indebolisce la fredda ragione dello storico . E certo come non trovar preziosa tal rivelazione , che messa in luce serve a combattere vittoriosamente una opinione predo minante in militari distinti , e che può essere nociva , perchè talmente facile , che viene accettata da tutti gl'in dividui forniti del doppio bisogno di sentirsi capaci di alte gesta , e che non vogliono darsi la minima pena pos sibile . Oggi prevale l'opinione « che tutte l'elaborazioni » guerriere dei tempi scorsi sono divenute inutili , cono scere le gesta di Napoleone , studiare le sue circostan ze , rendono sicura la riputazione di chi siegue i me » todi di tanto uomo " .
217 Ebbene questi ammiratori del gran Capitano gli fau torto , egli faceva bene di violare la regola technica, per seguire quella più alta della influenza morale , la quale però non può aversi come precetto. Cosa si direbbe del generale , che come è facile non è Napoleone e non ha quell' esercito, o se quell' istesso gran capitano senza quell'esercito , avesse la singolare pretensione di operare una ritirata appoggiandosi a 900 granatieri gettati in una pianura contro numerosa cavalleria ? Il nemico sfon de questo quadrato , o lasciandovi solo due squadroni per osservarne i suoi lenti movimenti , lo spunta , e prende alle spalle le linee in ritirata. Che se quel ge nerale venisse ad articolare in difesa della sua cata strofe , il sommo capitano così operava a Marengo quale impressione non produrrebbe sugli animi ragione voli? Ed in effetto 900 granatieri tengono a bada 3 mila cavalli , e di poi una brigata di 800 cavalli fa depor re le armi a sei mila granatieri , e decidono i desti ni dell' Europa : Quel generale , che desse queste doppie istruzioni al comandante de' suoi granatieri , e della sua cavalleria , sarebbe a buon dritto considerato tale d'aver perduto la ragione ; ma quel Capitano , quei soldati , quelle circostanze permisero , autorizzarono di agire co me la guardia e come Kellemar. Si studii attentamente la battaglia di Marengo e la sola conseguenza che ne ri sulta , è che vi vogliono secoli per rinnovare tutte le con dizioni da operare nell' istessa guisa , ed ottenere un si mile successo. Si studii la storia , ma si separino i fatti straordinarî dalle regole ordinarie. Prima che l'autore imprende a descrivere le campagne dell'Impero , riassume lo stato sociale e morale della Francia , ove dopo la repubblica si era ristabilita la mo narchia , e l'unità del potere concentrato in Napoleone che già sentiva la necessità di legare sempre più gli ef fetti della forza , cioè la guerra , con i suoi elementi , e la società nel suo più vasto significato . « Erano appena scorsi sette anni che per le ostilità > contro la rivoluzione , e per iscoraggiamento , la classe › colta aveva abbandonata le pubbliche faccende, e così >> lasciata la società sotto il dominio delle classi da sì lun go tempo nulle , e sottomesse piucchè ogni altre a > tutt'i mali affligenti l'umanità , si credette al caso di pren » dere occasione del potere che avevano ed esercitare la 28
218 » loro vendetta ; sicchè ciecamente reagirono su di un » passato pieno di miseria , immolando tra ricchi e po > tenti quanti segnalati si erano , come opposti a quel le riforme " dalle quali attendevano il loro ben es » sere , o perchè d'accordo con gli stranieri combatte vano il nuovo ordine di cose . Da tali cause prese ori » gine quel tristo periodo di disordine senza esempio , i >> di cui eccessi non possono deplorarsi a bastanza: ma » tal' è in Francia la potenza della civiltà , che il popo › lo abbandonato a se stesso sente il bisogno di discipli » narsi, e di subordinarsi ad una forza di natura simile » a quella alla quale non voleva sottomettersi. Dopo cinque > anni di saggi , che non avevano sodisfatto questo istinto delle masse " a render pago tal desiderio si presenta » Bonaparte nel momento di maggior pericolo, ed il sen » timento publico riconosce in lui l'uomo , a cui la rivo >> luzione dovea confidarsi , e che dovea finirla » . Tali parole racchiudono vedute savie e profonde, e pe netrano nell'essenza del movimento sociale dell'epoca; for se un amor proprio nazionale , che rispetto , ma che si ana lizza , fa mettere sul conto della civiltà della nazione fran cese quel bisogno di ritornare all ordine , mentre è nel l'essenza della nostra natura di rientrare nella strada da dove si è uscito , solo modificandola . Quante pompose spe ranze si erano concepite , in disarmonia con l'imperfezio ne della specie , e con le condizioni della società ? Cer tamente quando vi è un gran movimento sociale si crede che la civiltà puo mutar le sue condizioni essenziali , co me quelle variabili ; eppure sempre l'esperienza dimostra che i più devono occuparsi alla fatica muscolare , ed i meno , dotati d'intelligenza, reggere le masse a condizioni diverse ; per cui si vide in Francia , quello che dovun que si osserva ma il movimento fu più rapido " e più importante pe' contemporanei . Dipoi l'autore descrive la campagna del 1805 e la ca ratterizza con queste eloquenti parole « Mai la scienza › della guerra non si è elevata a si alto grado » . Cosi esprime quella portentosa campagna la quale senza dubbio ripete in gran parte i risultamenti dagli errori del l'avversario , ma se in guerra tutti facessero quello che debbono, i successi sarebbero assai rari , e Turena ben di ceva il miglior generale è quello che fa meno errori : E nondimeno sarebbe ingiusto di aver per sola misura
219 del merito guerriero il successo , mentre nelle operazioni concepite e nell' esecuzione , si scorge il genio di chi co manda e ľ organizzazione di un esercito ove ognuno sa eseguire. Quest' ultima condizione si dimostra in tale guer ra per la divisione in corpi di esercito, talchè fu dato alle grandi masse il vantaggio della forza numérica e della mobilità , e furon tolte al duce supremo tutte le preoc cupazioni di dettaglio , che altra volta chiamavano l'atten zione de'capitani, e adombravano la loro mente distraen doli dagli alti concepimenti della guerra. Tale fu la bontà di questo ordinamento dato al pri mo grande esercito , in seguito adottato e conservato da tutti. La descrizione della campagna del 1806 , sie gue quella del 1805 , e l'autore dopo di avere esposta la cata strofe Prussiana , ove si videro le grandi operazioni tat tiche non meno sagaci , e per grandi errori aversi ri risultamenti ignoti fine dall' invenzione della polvere da sparo. Giunto all' epoca in cui Napoleone ributtò l'armi stizio segnato dalla Prussia , e ordinò a' suoi eserciti di passare l'Oder ed entrare in Polonia , l'autore così di scorre : Fu in questo momento che la potenza di Napoleone toccò l'apice l'unità sulla quale si fondava , con trasse i primi germi della dissoluzione » . Alto pensiero fondato su verità generale e necessaria , per cui applicabile a tutte le umane cose , cioè nella no stra limitata natura l'armonia ha un punto in cui deve arrestarsi , perchè superato appena tocca la disproporzione degli elementi ; da cui si giunge successivamente per gradi sovente impercettibili alla dissoluzione . Ciò è applicabile al vero , al giusto , al bello , ed all' utile . La forza mi litare e la potenza politica sono strettamente rannodate ed egualmente fondate sulla proporzione che risulta dal l'azione esercitata dagli elementi sottomessi all'unità , in un determinato spazio. L'autore vuol dire che una volta volendosi aprire un vasto campo , e nuovi nemici al settentrione , si entrava in una indeterminata carriera , la quale per riempirla non bastavano più i mezzi ordinarii dello stato; per cui volendo esprimerci con una voce nota in economia , faceva d' uopo consumare il capitale , ciocchè influisce all' indebolimento delle forze morali , sorgente da dove si attinge la forza militare ; e citiamo in propo sito le parole colle quali l'illustre Gibbon , svolge il pensiero dell' autore.
220 « Si è saggiamente osservato , che per essere utili lė » conquiste di precauzioni debbono essere universali ; > mentre in ragione che s' ingrandisce la sfera de' ne >> mici circondanti la frontiera , si apre un più vasto spazio, » e nuovi popoli ; così la sommissione della Germania , ruppe il velo , che aveva per lungo tempo tenuto na » scosta all'Europa il continente e le isole della Scandi > navia » . Discorsa la guerra del 1807 contro i Russi conse guenza del movimento verso Posen , e che diede per ul simo atto la battaglia di Freedeland , seguita dal trattato di Tilsit , l'autore così riassume le sue idee : « La guerra aveva durato nove mesi , in si breve in » tervallo , Napoleone prendendo per punto di partenza Strasbourg , per appoggio la piazza di Forcheim sulla » Redniz e il forte di Kronah sul Meno aveva girato il » Veser prima linea di difesa del Nord. La distruzione > dell'Esercito Prussiano al di qua dell' Elba , l'aveva reso padrone di questa seconda linea di difesa , sulla quale si era reso forte con l'occupazzione di Magdeburg e » l'alleanza della Sassonia. Il terrore delle sue Armi >> aveva fatto rendere le piazze dell' Oder nella parte > bassa del suo corso, ed aveva fatto tentare la conqui » sta di quelle dell'alto , con un Esercito appena suffi
> ciente per investirne una di esse . Padrone di Glogau, » Stettino e Custrin, non aveva esitato a spingersi sulla » Vistola , ove le Fortificazioni di Modlin , di Thorn e » Praga servirono di base , per preparare l'assedio di » Danzica ; e dopo la presa di questa piazza fu sufficiente, » qualche movimento in avanti per distruggere l'Esercito » Russo , conquistare la Prussia Orientale " e spingere » l'esercito francese fino al Niemen , ove non vi erano » più ostacoli a superarsi per traversarlo. L'esposizione di questa serie di brillanti operazioni mi litari , ci richiama alle idee preliminari. In effetto do mandiamo , qual uomo di stato , qual capitano , qual con grega di sapienti militari , qual professore nel dettar le zioni di strategica e di storia militare , potranno stabi lire l'esempio di una simile campagna da seguirsi nelle occasioni ? La sola resistenza delle piazze regolari avreb be consumata la campagna tutta , tra l'Elba e l'Oder. Ammessa la battaglia di Jena , e tutte le catastrofi , che ne furono la conseguenza , chi poteva fondar successo :
221 nel portare la linea sul Passarge ; assediar Danzica , le piazze di Slesia , avendo l'Austria con le sue note di sposizioni sul fianco da Off fino a Brudy ? Nessuno proporrà mai nulla di simile. Ci voleva per riuscire uu si gran Capitano , quell' esercito , le sue recenti tra dizioni , il terrore e la disunione tra gli alleati , effet to dei disastri sofferti , e in ultimo era necessario che il duce francese fosse indipendente e irresponsabile per la sua posizione ; quan to osò Napoleone Imperatore , il Ge neral Bonaparte responsabile ad un potere non lo pote va. Ecco applicato il principio che sopra esponemmo cioè bisogna separare nello studio di questa gloriosa epo ca , ciocchè si doveva al progresso della scienza 2 ai me todi dell' arte " alle circostanze accidentali. L'autore fa conoscere il trattato di Tilsit , che pose fine alla guerra , lo considera come il Bignon , quasi un germe di guerre future , mentre la Francia per conservare la preponde ranza 2 aveva prolungato le frontiere militari sulla Visto la , aveva sostituito Danzica a Lilla , e Modlin e Praga a Strasbourg, mezzo pericoloso ardito , ma il solo che po tesse dare alla Francia nel secolo XIX , cioè dopo l'eleva zione delle nuove potenze e l'indebolimento degli an tichi alleati della Francia , l'importanza che aveva nel XVII secolo . Ma si dirà e con ragione , non mai Lui gi XIV ebbe in mira di ottenere una si estesa domina zione ? ciò è vero , ma si noti che questa era necessaria a chi voleva lottare con potenza si lontana 9 come la Russia , mentre era mestieri render dipendenti tutti gli altri intermedi , per non aver imbarazzi sulla linea d'ope razione ; per cui alla Francia del XVII secolo bastavano gli alleati in Germania per lottare con successo contro la casa d'Austria , la Francia del XIX secolo doveva do minarla per lottare contro la Russia . Indipendentemente dall' ambizione personale , alla quale diamo larga parte , resta pure la necessità nata dal fine impreso , il quale per essere in disproporzione con la natura delle cose e gli spazj, rendeva necessari mezzi straordinarî , e per ciò facili a subire terribili vicende . In effetto nel segui to della narrazione istorica si ritrova una novella pruova , nell'occupazione successiva e diplomatica della penisola Iberica . Assicurarsi di questa penisola , era completare il sistema continentale contro l'Inghilterra , ed aver tutte le forze militari disponibili verso il Settentrione , per ri
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222 comporre il sistema federativo della Francia , rilevando la Polonia , la Svezia , e la Porta a spese della Russia, lasciarle più forti e più nemiche . Ma questa intrapresa non tenne conto nè dello spazio, nè del tempo , nè delle forze e le disposizioni morali del popolo Spagnuolo, che sostituì la sua energica volontà al la debolezza dell'amministrazione reggente , e la guerra popolare alla guerra puramente militare , ove le legioni Francesi avevano una incontrastabile superiorità. Un tale avvenimento ruppe nel tempo istesso le proporzioni nume riche e le morali della Francia, non più atte a sostenere una doppia lotta verso l'Asia e l'Africa . La capitolazione di Baylen nel 1808 per la quale un corpo di 18 mila fran cesi in rasa campagna e guidato da un generale ripu tato, depose le armi, svelò questa nuova fase della storia del tempo ; e l'autore con la sua rara sagacità , ne guar da le conseguenze e le deduce . Il disastro di Baylen conteneva una grave lezione , > di cui era profondameute preoccupato il capo del Go » verno Francese. L'esercito di Dupont era formato di co »-scritti prontamente agguerriti , che avevano apportato al campo , le sole abitudini militari . Il giorno in cui e le » l'abilità del capo mancò , scomparve l'energia " > passioni individuali sorgente della forza , che la gran >. crise della rivoluzione aveva fatto sorgere dal seno e si » delle masse popolari cominciarono ad esaurirsi " previde un avvenire più o meno lontano in cui sa › rebbe ridotta a proporzioni tali da essere sottomesse al » calcolo , e cesserebbero di essere applicabili all'esecuzio ne di grandi cose , per le quali Napoleone aveva con sacrato la sua vita . L'insieme delle circostanze imponeva › ‹ a quell'uomo di non es tare e prontamente vibrare col » 典 pi grandi e decisivi , prima che la decrepitudine non > • colpisse la eroica generazione , di cui egli erasi fatto l'eroico rappresentante ». 9 Qui vi è indicato un secondo germe della decadenza dell'Impero , cospirante con la guerra di Polonia e il risultante trattato di Tilsit. Il primo era nell'estensione del teatro di operazioni militari della Francia , fuori l'in fluenza de' suoi limiti naturali , ed il secondo era la di strazione immensa di forze verso il mezzogiorno , quando il Nord n'esigeva un maggior numero ; e di più un ge nere di guerra , che per la sua natura rendeva impossi
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bili quelle campagne brevi e vive , che portando gran colpi , non solo distruggono le risorse dell' avversario penetrando nel centro dello stato , ma paralizzano l'uso di quelle ancora intatte , per lo stupore che ispirano . Profonda è poi la riflessione , che le risorse morali e l'entusiasmo prodotto dalla crisi della rivoluzione si spe gnevano con la generazione al momento , in cui i piani più vasti , spazî immensi , e masse più numerose a com " battere e a contenere lo rendeva più necessario: Se que sť opera cadesse nelle mani di un uomo ignaro dei gran di risultamenti della nostra epoca , certamente potrebbe da queste sole parole dedurre che si avvicinava una gran crisi, ed il genio trovava contro di se una massa di ostacoli da sormontare , i quali erano superiori alle forze della più alta individualità . L'autore seguita a svolgere i mol tiplici avvenimenti della guerra della Penisola , sente il bisogno di portar soccorso al lettore attonito di contem plare tanti trionfi , e vederli sì sterili in risultamenti , e per ispiegare questo enigma , così dice . « Da ció la facilità dei francesi nel vincere le batta » glie , ma dopo queste battaglie i vinti ritornano nelle >> loro province , formano nuovi nocciuoli di locale dife >> sa assai più ostinata . In effetto gli Aragonesi , che non » tennero quattr' ore a Tudela secondati dai Valenziani › e gli Andalusi , si rifuggiano in Saragozza e sostengono >> un assedio sanguinoso la di cui durata sorpassa quella › della campagna di Osterlizza . Se giammai Napoleone ha >> misurato con un sentimento di dubbiezza la importan » za e la grandezza dello scopo propostosi , ciò è avve » nuto quando padrone di Madrid vide sorgere su i >> suoi passi una Vandea di tredici milioni di abitanti " » e di 27 mila miglia quadrate » . L'autore completa il suo dire sull' influenza della guer ra di Spagna , e considera che questo nuovo teatro do veva far comprendere a Napoleone , che solo con stra ordinari prodigi e gravi pericoli , poteva paralizzare tutte le guerre contro il Nord dell' Europa , incoraggiato dalla potente diversione della guerra Ispana ; per cui do po di aver descritto la campagna del 1809 per pruova della sua idea predominante, termina con queste laconiche parole , ispirate dalle gigantesche operazioni del passaggio del Danubio , le battaglie di Ezzendorf , e di Vagram , precedenti l' Armistizio di Zneim , e la pace di Vienna.
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C 224 Le combinazioni di queste giornate , con masse st › numerose , ha pur nondimeno nel calcolo delle ore e › delle distanze una precisione tale , che l'immaginazio › ne n'è spaventata » . E noi su tal proposito non possiamo dispensarci dal citare le parole da noi dettate ne' discorsi sulla scienza militare , ove considerammo sotto questo stesso aspetto avvenimenti . tali L'operazione , ( p . 202 ) che per la sua complicazione › meglio riassume e riunisce gl' immensi progressi fatti nella › tattica , nella strategica , nelle fortificazioni , nell'uso › e nelle perfezioni delle macchine da guerra e nell'am › ministrazione militare : è a nostro credere il passag gio del Danubio eseguito il 4 luglio 1809 nell' Isola » di Lobau il quale fini con la battaglia di Vagram. › Là si videro riuniti 150 mila uomini provenienti dal D fondo dell'Italia meridionale dalla Dalmazia e dai Pi rinei passare un rapido fiume su ponti quasi impro » visamente gettati , operare uno spiegamento sulla sinistra in battaglia , in due linee girare tutt' i trinceramenti › dell'avversario , che venne perciò forzato ad un cam biamento di fronte con la sinistra indietro : tuttociò fu › eseguito con una precisione difficile ad ottenersi in un › campo d'istruzione. Nel secolo XVII ed in parte del » XVIII una divisione non avrebbe osato di tanto ese > guire. Meditando questo avvenimento si vedrà come tutte le trasformazioni successive si eran riassunte , e >> simbolizzavano quelle altre operate nello scibile , e nel >> lo stato sociale ». Questa campagna la consideriamo come l'autore esser quella in cui i progressi della scienza " e dell'arte giun gono all' apice , e per rapporto all' Áustria come della Francia circoscritta in una sfera di operazioni compati bile con le forze del genio , e ne vedremo in seguito di quelle , che passono queste proporzioni. Ma la Francia era occupata nella guerra della penisola , ed era vulne rabile nell' Italia meridionale , e ne' suoi dipartimenti settentrionali , che aveva dovuto sgomberare; e senza i gran colpi sul Danubio , le diversioni preparate dagli Alleati , potevano accelerare di qualche anno la catastro fe subita dall'Impero . Si aggiunga che un nuovo carattere si mostrò in questa lotta la quale rivesti una fisonomia di guerra popolare, tanto per le milizie nazionali dell'Au
125 • stria , quando per l'insurrezione al Nord della Germania e nel Tirolo , le quali insurrezioni fecero con ragione credere vicino la dichiarazione della Prussia per soste nerle ; effetti tutti della guerra della penisola che qual forte diversione ed esempio impressero questo carattere alla lotta che colà sostenevano , e dimostrava le conse guenze delle vaste imprese di Napoleone . La pace di Vienna e l'alleanza di famiglia che ne segui tra la Francia e l'Austria , diede tregua a tali di mostrate disposizioni , ma i chiaroveggenti si persuasero che la gran lotta contro la Russia non era lontana. L'autore traccia le campagne in Ispagna nel 1810 a 1811. Noi abbiamo già discorso di queste nel primo numero dell'An tologia ; per cui ci limitiamo a rapportare solo le rifles sioni che l'autore fa sull'insieme di questa guerra, ed i pochi risultamenti , prodotti dagli sforzi degli spagnuoli sempre potente diversione , distraendo un esercito francese eguale a queflo del grand' esercito che operò nel 1805 nel 1806 e 1807 , e di più doveva combattere l'esercito Inglese , che doveva acquistare in questa accanita lotta gran ripu tazione , farsi noto il talento del suo capitano e la soli dità de' suoi ordinamenti . « Gli stessi errori che fino allora avevano fatto man › care i piani della Giunta spagnuola si erano riprodotti > nelle assemblee delle Cortes , giacchè mancava sempre >> il potere dittatoriale , che solo poteva sormontare » l'intrigo e le meschine rivalità : I generali erano fa » voriti , che per la loro ignoranza inutilizzavano l' esal >> tazione de' soldati . Solo nella difesa delle piazze e nelle » spedizioni delle Guerriglie , il carattere nazionale ave » va libero il campo , il primo titolo al comando era la » superiorità del talento e del valore; assedi sanguinosi e >> l'audacia de' capi di partito minava le forze dei vinci » tori , e quasi compensavano le disfatte sofferte dalle Dmilizie regolari » . Giuste riflessioni. Noi discorrendo della guerra di Spa gua considerammo quel paese come una gran piazza , di cui il Portogallo era la cittadella destinata ad occupare un esercito forte , ed attendere la sua liberazione dalle guerre del settentrione, come di fatti avvenne, non poten do operarla con i suoi propri mezzi. L'autore svolge rapidamente le cause e gli avveni menti della guerra del 1812 in Russia . Noi tralasciamo 20
226 di parlare di questa gigantesca impresa , che distrusse ogni proporzione nella condotta dell'esercito, tra le forze di un uomo, il numero delle genti a guidarsi , gli spazi da percorrere ed occupare. In quella lotta le cose domina vano la scienza , e rientrava nelle grandi invasioni sorpas sando i caratteri della gran guerra , differenza importan te , la quale spiega la rapidità e l'importanza dei grandi avvenimenti e che formano un'era nella storia dell'uma nità . Noi abbiamo già detto nel volume antecedente la nostra opinione su questa campagna, noteremo le parole con le quali l'autore descrive la distruzione del grande esercito, perchè è il punto di partenza per le susseguenti campagne , le quali terminarono la vita militare e po litica di Napoleone . « Murat prese il comando del grand'esercito e fu in capace di rispondere alla confidenza di Napoleone , il freddo ed il disordine cresceva e diecimila uomini soldati * sortiti da Vilna , per rinforzare l'esercito in ritirata , fu. rono quasi tutti distrutti in una notte ; le risorse riu nite in Vilna furono perdute , non si polettero rego lare le distribuzioni , si saccheggiava , si distrugge > vano i magazzini ed al giungere dei Russi si prese la fuga. Ney scaramucciò da Vilna a Kowno, lasciando >> indietro 11 mila soldati che morirono miseramente » . Dopo discorre del resto della ritirata, e il primo e poi gli altri due periodi della campagna del 1813 , ne' quali la Francia improvisò un esercito e dimostrò cosa poteva no i buoni quadri per ordinar prontamente le masse , 8 come il genio di un solo uomo poteva arrestare ancora per qualche tempo il corso delle cose. Indica come Na poleone doveva combattere una coalizione formidabile , il Teatro di guerra la quantità de' soldati la loro poco abitudine alle pene alle privazioni; la difficoltà di viveri faceva soccumbere gli eserciti francesi contro i crescenti eserciti alleati e l'azione morale dei popoli della Germa nia , e come il valore del soldato ed il genio del capi tano non poterono impedire la catastrofe che si presagiva ed opporsi al movimento che si manifestò in Germania prima della battaglia di Lipsia e che poscia si pronunziò vivamente. « Questa esplosione , dice l'autore , era nata nella › Germania, occupata militarmente da' francesi , oppressa > nelle sue relazioni commerciali e nelle sue abitudini , > talche aveva il dritto di gridare all' oppressione » .
227 Ma l'autore dimostra che il suo caldo amor del paese non gli vieta di comprendere , quanto questo sentimento è sacro per tutti , nella loro posizione rispettiva , pruova di un'anima elevata riunita ad un' alta intelligenza . De scrive la portentosa campagna del 1814 ; ove un esercito separato dal paese , lotta col solo genio del capo , e la bravura dei soldati ritarda una inevitabile caduta. Gli sforzi operati dagli eserciti de' Pirenei e d'Italia , sono egualmente e rapidamente indicati , insieme alla caduta di Napoleone e alla ristorazione. Di poi discorre breve mente , l'episodio de' cento giorni , la seconda abdicazione di Napoleone , e volendo riassumere dal lato morale il suo lungo e bel lavoro , così si esprime nell' esporre la marcia e le trasformazioni che fecero rivestire una fiso nomia varia alle fasi delle rivoluzioni , nelle quali si ri trovano le cause de' successi e quelle dei rovesci , per sonificate in Napoleone . << Noi abbiamo indicato come le quistioni d'interna >> riforma si trasformarono in quistioni di guerra , come » il governo della rivoluzione fu condotto alla forma dit » tatoriale, come Napoleone ne fu investito identicamente al voto popolare : ma ogni dittatura è essenzialmente » sottomessa a perire , più sono brillanti i suoi successi , » più sicurezza ispira alle credenze ed alle idee che di fende , più la sua necessità diviene problematica; giun > gono le nuove generazioni e la prendono in odio senza > esaminare perchè fu istituita dall' altro canto tutte le » dittature tendono a perpetuarsi . Vi è poco da osservare su questo pensiero profondo " ove una forte ragione analizza e non declama , e fa ve dere la vera causa , anche quando ciò che ha veduto l'af fligge . E dimostra che vi è sempre differenza tra il do lore del filosofo che pensa e l'essere comune che sente soltanto. I nostri cortesi lettori avran sentito l'importanza dell'ope ra , il talento dell'autore ; e noi abbiamo cercato darne la giusta idea , riportando le sue parole onde far vedere il modo di esprimere e di concepire . E ci sembra , che da questa distinta produzione , si può dedurre , che la storia militare di questo periodo lascia luminosi insegnamenti ai cultori delle belliche scienze , come agli uomini di stato , e senza imitarne i fatti , precisamente come dicemmo fa d'uopo ricercar tuttociò che è accidentale variabile straor
228 dinario , e che ha contribuito a dare ad essi una fiso nomia particolare da produrre effetti sorprendenti , che invano si cercherebbero di riprodurre in altre occasioni , anche quando presentassero qualche simiglianza . Abbiamo indicato , come alcuni fatti di guerra appartenenti alla stra tegia o alle tattiche operazioni avevano avuto un fortunato risultamento , per quella superiorità che un uomo di genio ha su i suoi avversari , e per quella confidenza ispirata a quell' esercito , che raddoppiando le sue forze morali era decisamente superiore a quello dell'avversario. Per riassumere ora tali operazioni , ed assegnare il carattere che distingue dramma : diremo
ciascun periodo di questo gran
1. Il primo periodo può considerarsi dal 1792 al 1795. Nei primi due anni gli alleati sicuri della loro superio rità , e dominati da illusioni , posero in campo poche forze in proporzione dello scopo che si erano proposti , e non misero alcuna armonia nè unità alle loro operazioni. I francesi nuovi per ordinamento , benchè pieni di vigo rose disposizioni " cominciarono ad usare novelli metodi e superarono il momento critico . Nell' anno 1794 segui rono un gran piano offensivo , il quale benchè non in perfetta armonia con le grandi regole dell' arte , era di accordo con gli elementi di cui disponevano e col van taggio della novità , sicehè ebbero un immenso risulta mento . La campagna del 1795 fu svariata ne'suoi risul tamenti , e nulla fissò di positivo nè per l'arte nè per la preponderanza politica . 2.º Al 1796 l'invasione della Germania si operò da due eserciti francesi , e l'Arciduca Carlo opponendo il sistema delle masse e delle linee interne , al sistema d'in viluppo seguito nel 1794 li risp nse. Bonaparte in Italia seguì costantemente lo stesso sistema del capitano austriaco ed ottenne i successi strepitosi , che decisero in quelle contrade la guerra a pro della Francia . 3. La campagna del 1799 fu regolata da que'principi dettati dal Direttorio nel 1796 e non riusci , in ultimo si ritornò al sistema delle masse ร e la seconda coalizione fu sciolta a Zurigo. La guerra del 1800 fu condotta con questi principi , ed il risultamento fu la vittoria di Ma rengo ed Hoenlinden . Questo periodo aveva modificato il sistema di guerra ma però si teneva alle prime campagne e più particolar
229 mente a quelle del 1794. Le guerre dell ' Impero al 1805, 1806 , 1807 , e 1809 , furono quelle ove veramente il sistema adoperato in Italia al 1796 e 1797 , ricevette il suo completamento , sotto il doppio aspetto tattico e strategico ; ma benchè l'esercito fosse più numeroso il terreno più vasto, pur nondimeno per la bontà dell' ordi namento dato agli eserciti il perfezionamento dei metodi i risultamenti furono vasti. Il teatro della guerra subito si portava al centro dello stato , ma vi era armonia " proporzione , tutto era sublime ma non gigantesco. La guerra di Spagna aveva il suo carattere speciale. 4. La guerra di Russia e le campagne del 1813 1814 e 1815 , che ne furono le conseguenze rivestono una fisonomia particolare , giacchè rientrano nelle grandi invasioni , le quali se hanno avuto origine da popoli bar bari , furono in tali congiunture sottomesse ai metodi alle leggi ed ai calcoli della scienza : Ma la loro natura era ribelle a tanti legami , e scuoteva il giogo delle leggi della guerra , come inutilizzava in parte il freno , che il genio invano voleva imporgli ; e perciò le forze e le disposizioni morali dei popoli furono di grandissimo peso dopo che i primi avvenimenti militari , avendo dimostrato la proporzione delle forze proprie a quelle dell' invasore ebbero una potente influenza , e la guerra si complicò per tutti gli elementi e le passioni della società attive o inerte. Notiamo in ultimo una verità importante , cioè la Fran cia è stata determinata dalle forze delle cose , di seguire queste trasformazioni dell'arte , per soddisfare le sue ten denze politiche , nascenti dallo svolgimento istesso delle cose preparate per la difesa. Segui il primo sistema , il successo gli suggeri l'idea di riacquistare la preponde ranża perduta nel secolo XVIII e sentendosi in ostilità per manente con gli stati Europei , volle farsi temere ; e co me tutti erano suoi nemici aperti o nascosti, gli fu forza vibrare gran colpi per lottare gli uni e rendere indecisi gli altri. Questa prima necessità decise de' suoi destini, riusci a tener divisi gli alleati fino al 1800 ne battè due paralizzan do una potenza al1805 e 1806 , più guadagnava terre no , più diffidava di quelli che aveva umiliati , e di quelli che non lo erano ancora. Così fu condotta la Francia a
passare dal secondo sistema alle grandi invasioni , ove trovò
230 la sua decadenza ed indi la perdita delle sue conquiste. Noi lo ripetiamo, si voleva dare alla Francia una prepon deranza, che più non poteva avere , cioè di aver vassalli 9 perchè aveva perduti gli alleati ; era strascinata in questo sistema che poteva riuscire ancora , ma nascondeva il germe della caduta nella sua essenza istessa. Grave sog getto di meditazione per gli uomini di stato, di non im prendere ciocchè ha bisogno dell' entusiasmo costante , della presenza e vigore del genio ; mentre è contro la natura delle cose che l'entusiasmo sia permanente e il genio comune perciò grandissimo utile ha reso il distinto au fore , con riempire uno degli scopi della storia militare , riassumere cioè in opera di poca mole , tante vicende ce lebri , che racchiudono titoli di gloria , severe lezioni , e numerosi insegnamenti .
LUIGI BLANCH.
231 RAGGUAGLIO
DELLA BATTAGLIA DI NIZIB.
Tra i fatti di guerra avvenuti dopo la pubblicazione dell' ultimo volume dell' Antologia , il solo rimarchevole è quello di Nizib ; il quale non ha menomamente alte rato anzi ha confermato , quanto da noi si disse discor rendo delle milizie dell' impero Ottomano ( 1 ) . Eccone la descrizione data dal capitano Caillè ajutante di campo del maresciallo Soult. << Nella sua marcia verso l'esercito turco, Ibrahim in contrò dapprima il nemico a Mezar, villaggio due leghe e mezzo discosto ad austroponente da Nizib. Questa posi zione era occupata da due reggimenti di cavalleria e da un assai gran numero di basci buzuk ( cavalieri irrego lari ) , sostenuti da alcune batterie. << Un ponte sulla riviera di Mezar , ed una strada an gusta e sepolta fra alte rive , rendevano facilissima la di fesa di questo villagio . Si credeva perciò incontrare osta colo al varco del ponte e della gola , furono tirati vera mente alcuni colpi di cannone; ma all' appressarsi degli Egiziani , la cui artiglieria rispose vigorosamente a quella dei Turchi , i soldati di quel vamposto ebbero ordine di ritirarsi . << Ibrahim entrò dunque a Mezar senza combattere " e riconobbe poscia quasi senza ostacolo il campo di Hafiz pascià. Le truppe ottomane avevano preso posizione a de stra e a sinistra della fiumana di Nizib , coprendo le ci me dei colli più alti , ed appoggiando la loro destra ad un alta montagna , е la sinistra alla fiumana. La fronte della loro linea di battaglia era difesa " su tutta la sua lunghezza , da opere perfettamente costrutte e fortemente armale. Questa posizione già di per sè eccellente era divenu ta formidabile di numerosi ridotti , ed Ibrahim ben ve dendo la difficoltà e il poco sperabile successo dell'attac co di fronte si deliberò di prenderla a ridosso , e comandò (1) Leggasi nel terzo volume pagina 127.
232 incontanente un movimento retrogrado , e riguadata la riviera di Mezar , marciò verso Levante . Il generalissimo egiziano si avanzò col vanguardo e traversò liberamente una lunga e stretta valle con un ponte al di là del quale egli piantò il suo campo aspettando che l'esercito comandato da Soliman poscià il raggiungesse. Egli non avea seco che due reggimenti di cavalleria 9 alcune centinaia di hanadi e quattro batterie di artiglieria a cavallo . Appe na sboccato dalla valle egli videsi dirimpetto truppe tur che mandate senza dubbio a difendere il passo, ma trop po tardi e poi si fecero ritirare senza che pure traessero un sol colpo di cannone . La fiducia e la tranquillità di Ibrahim erano tali che si coricò e dormi sino all' arrivo del grosso dell'esercito , il qual nol raggiunse che due ore dopo. « Si dura fatica a comprendere come il generale tur. co abbia lasciato invadere du volte gli accessi del suo campo senza cercar d'inquietare gli Egiziani in passaggi difficili ove poteasi di leggieri tenerli lungo tempo a se gno , ed ove una difesa energica secondata per altra par te dal vantaggio del terreno potea far loro perdere mol ta gente . « Alcuni vantaggi ottenuti in siffatti combattimenti a vrebbero eccitato i soldati di Hafiz pascià e spianato loro la vittoria della giornata campale . Egli è soprattutto dif ficile a spiegare come il seraschiere , alla vista del mo vimento retrogrado di Ibrahim 9 non abbia saputo in dovinar le intenzioni del generalissimo egiziano , oppure, parendo che le abbia penetrate , come non siasi opposto al disegno del nemico 2 chiudendo con valida custodia l'unica gola per cui riuscir doveasi a mandarlo ad effet to . Checchè ne sia , l'esercito egiziano traversò , senza tirar di colpo , la gola, e si riposò tutto un giorno oltre il ponte senza essere menomamente molestato. Allora fi nalmente Hafiz pascià lo fece assalire la notte seguente , e già la sua artiglieria avea disordinato in parte il campo egiziano , quando ad un tratto egli fece cessar il fuoco nel più bello che questa sorpresa volgeva a buon esito , se fosse stata proseguita con vigore. « Dopo questo strano attacco, il resto della notte si pas sò tranquillo , e il di appresso , il sole era appena levato , che già i soldati egiziani occupavano tutto il terreno al le spalle del campo ottomano . Hafiz pascià non avendo
233 voluto opporsi all'abile combinazione di Ibrahim fu costret to di voltar il dosso ai ridotti su cui fondate avea le sue speranze, e dietro ai quali i suoi soldati avrebbero com battuto con più coraggio il nemico cui egli avea fatto pren. dere si vantaggiose posizioni . << I due eserciti si distendeano per una linea di pari lunghezza , e pari erano ad un dipresso le loro forze. Quello di Hafiz pascià componeasi di 17 reggimenti di fanteria , e 9 di cavalleria , di più di 100 pezzi d'artiglie ria e di un gran numero di basci buzuk e di sciman ( fanti irregolari ) , Ibrahim pascià avea sotto i suoi or dini 14 reggimenti di fanteria , 8 di cavalleria , 4 di ar tiglieria e 12 0 15,000 hanadi -Alle ore 8 del mattino il cannone egiziano cominciò il fuoco dalla sinistra , е poco stante fulminavano tutte quante l'artiglieria dei due eserciti . Questo cannoneggiamento durò a un dipresso un ora e mezzo " ma quello dei Turchi andava diminuendo chè moltissimi cassoni scoppiarono inaspettatamente in mezzo al campo , e la loro esplosione avea posto molte batterie fuori del caso di continuare il fuoco. << Le palle turche non fecero perciò gran male all'e sercito d' Ibrahim , mentre l'artiglieria egiziana , il cui tiro era continuato, spargeva il maggiore scompiglio fra le truppe di Hafiz pascià. Il generale egiziano giudicò op portuno il momento per impegnar la fanteria e tosto co minciò il fuoco di moschetteria . La fanteria turca si battė a meraviglia e respinse anche l'ala destra nemica ove trovavasi Ibrahm e Soliman pascià : la cavalleria ebbe allora ordine di caricare , ma non ruppe i quadrati e tornò indietro in disordine . Il momento era critico : Ibrahim gettossi allora egli stesso alla testa delle sue truppe , e dopo molti stenti riuscì alla perfine a girare il nemico ed a penetrare nel suo campo . Osman pascà , che comandava la guardia marciò più lentamente , ma senza disordine , e non tardò egli pure ad entrar nel campo nemico . Da quel momento la vittoria fu decisa . La fanteria senz' appoggio si disordinò , l'artiglieria fu in parte abbandonata; fucili gettati a terra , tende , bagagli , munizioni , tutta la cassa di Hafiz pascià cadde in potere del vincitore : il suo stemma stesso d'onore fa oggi la for tuna di un semplice soldato . Tutto ciò che trovavasi a Nizib fu lasciato alla soldatesca egiziana , e questo giorno fu per essa non pure un giorno di vittoria , m'anche di 30
234 riccho bottino , vantaggio di cui più che d'ogni altro sono avidi i soldati di Ibrahim . Dopo questa disfatta , Hafiz pascià se ne andò nelle montagne col resto del suo esercito avendo, in grazia del malagevole terreno, potuto facilmente sfuggire alla caval leria egiziana : 9m . uomini soltanto furono fatti prigio nieri ai quali Ibrahim lasciò libero il rimanersi nei do minii di Mehemed Ali o di rientrare in quelli del Gran Signore , dal lato di Orfa e Diarbekir. « La maggior parte ha preferito il soggiorno della Si ria , e di essi gli uni lavoreranno da operai , in numero di 2 , 400 , gli altri hanno presi dei teskere di basci buzuk, e il pascià gli ha mandati nelle vicinaze di Homs e di Hama. « Non si conosce ancora il numero · esatto dei morti e dei feriti. I medici fanno ascendere a 1500 i feriti da essi curati pei due eserciti, e suppongono che i ne ap partengano ai Turchi . In quanto ai morti , non essendo ancora giunti i ragguagli ad Ibrahim pascià , e non es sendosi ancora potuto seppellire i cadaveri, non si ha per anco verun mezzo di calcolarli . I Turchi contano tre pa scià fra gli estinti , e varii uffiziali generali e colonnelli . Gli egiziani non deplorano che la morte di Ihraim bei , colonnello di un reggimento della guardia . COSE DIVERSE .
-Al Poligono di Capua nella passata primavera furon fatti i primi esperimenti comparativi , onde determinare se torna vantaggioso di sostituire la filosella alla saja ne' cartocci delle artiglierie di battaglia . E si vide che il van taggio era di poco momento ne'tiri , ed il costo maggiore ne lasciava incerta l'adozione . Si è ordinato di proseguir gli esperimenti , eseguendo un maggior numero di colpi . - Nello scorso mese di agosto innanzi il fortino di Vigliena , fu saggiato un obice da 8 di particolare costruzione , per usarlo come artiglieria leggiera . Era accavallato sull' istesso affusto da noi adottato per le batterie di montagna . Il suo tiro fa lungo quanto quello del cannone . Si è ordinato d'incominciare i par ticolari e svariati esperimenti prima di adottare siffatta noyella bocca da fuoco .
1
235 -In Francia si è ordinato di raccogliere e pubblicare
le notizie storiche di ciascun reggimento dell' esercito dal 1558 sin oggi. Queste notizie conterranno la sto ria della loro origine , la composizion primitiva , le successive trasformazioni o incorporazioni , le campa gne , le battaglie , assedj e guerresche imprese cui ha preso parte , non che l'indicazione dei nomi di tutti suoi colonnelli e di qualunque persona che ad esso è appartenuto e che per alcuna segnalata azione sia stata nominato negli ordini che si leggono a' soldati. Questi libri serviranno per lettura nelle scuole reggimentali , e la lor collezione sarà depositata negli archivj di tutte le divisioni militari. -Il 22 aprile furono fatti a Londra sulla riviera Ser pentina i primi sperimenti de' nuovi galleggianti del capitano Mac - Intosh . Sono battelli fatti da una pre parazione di gomma elastica vuoti dentro , e che empiuti d'aria si lanciano in acqua , e riuniti fra lo ro con corde e tavole si forma un piano capace di so stenere ben quaranta e più uomini . Quando i bat telli si votano , ognun di essi si trasporta da un sol cavallo . Con dieci o dodici di simili battelli si costrui sce un ponte lungo tanto da poter traversar la più parte de' fiumi d'Europa . Questi sperimenti fatti alla presenza di Lord Hill , del Duca Wellington , e di al tri uffiziali inglesi , riuscirono felicissimi . -Fu benanche lanciato al fiume un battello di gomma elastica in forma di grossa palla , con un apparecchio praticato al di sotto , un uomo vi si pose dentro , e facendo muovere due rami al pari delle gambe , rapi damente potè avanzarsi nel mezzo del fiume e ritornò alla riva . Questa invenzione ha per iscopo di mettere il pontoniere al caso di trasportare a malgrado della cor rente , da una sponda all' altra , o dovunque occorra , un cavo necessario alla costruzione del ponte o qualun que altro oggetto. Molte commissioni di Uffiziali superiori procedono in Francia all'esame de' fucili e moschettoni a fulmi nante , per la fanteria e la Cavalleria ; ed i risulta
236 menti sembrano tali da presentar tutti i vantaggi. Nelle armi di lusso e di commercio non v'ha alcun dubbio per l'adozione delle capsole . Talchè molti ora si occupano a risolvere l'altro problema , cioè la sosti tuzione della bacchetta , introducendo la carica per la culatta . Tra i tanti fucili fin'ora ideati meritano som ma lode quelli di Lepage, Beringer , Iuhè ec. - Ma le carabine di Delvigne che si esperimentano ora da' cac ciatori a Vicennes par che dovessero esser preferite. -Al presente campo di Fontainebleau si faranno per la prima volta gli esperimenti in grande de' fucili da guerra a percussione . Il duca di Nemours comandante del campo ha ordinato di armar due reggimenti di fanteria con i nuovi fucili , e le compagnie di cacciatori di presidio e Vincennes avranno i fucili da muro e le carabine a percussione . Noi farem conoscere il risultamento di tali saggi, e siam certi che sarà anche più sentito il vantaggio di fornir le armerie di fucili da muro , necessarii per modo la difesa de' siti fortificati , per congegno di ilmonta la guerra ed
gna ; ne sia qualunque di maneggiarli.
loro
NOTA
Negli eserciti d'Europa si sente ogni giorno la per dita de' soldati che han combattuto le strepitose guer re del secolo . Da noi ancora non si eran numerate tot te le vittime del colera , e già si vedeva calar nel se polcro il tenente generale Lucio Roccaromana , il duca di S. Paolo tenente generale Francesco M. Milano , il generale Alessandro Begani , il maresciallo Edmondo O'Farris , il colonnello Giuseppe Lombardi ed altri uffiziali distinti . Mano mano ci faremo a registrare le loro vite militari , onde rendere un ultimo tributo all' ingegno ed al valore.
237 BIBLIOGRAFIA.
Opere riguardanti le scienze , le arti e l'istoria mili tare , messe a stampa nel Regno delle Due Sicilie nel primo semestre dell' anno 1839. — Amministrazione militare, dettaglio sulle competenze in danaro e sulle competenze in genere di Giuseppe Durelli Commissario di Guerra. Napoli dalla Reale Tipografia della Guerra. Breve istruzione sul modo di dar l'erba ai Cavalli. Napoli un volume in 8.º - Cenno sugli avvenimenti militari , ovvero saggi storici sulle campagne del 1799 al 1814 del conte M. Dumas tenente gene rale degli eserciti de' Francesi , seconda edizione , fascicoli 31 e 32. Napoli dalla Tipografia all'insegna del Gravina , 1839. Compendio d' Istoria Civile del Regno di Napoli del N. del Forno. · Collezioni de'Costumi Civili Militari di Francia dal 1200 , al 1820 , in 380 Litografie. Si vende nel Deposilo alla Trinità Maggiore N. 32 . Cenno storico della città di Rossano e delle sue nobili famiglie del Cav. Barone Luca de Rosis. Napoli dalla stamperia di Nicola Mosca. Del sistema metrico della città di Napoli e dell' uniformità dei pesi e delle misure che meglio si conviene a' Reali Domini al di quà del Faro di Ferdinando Visconti colonnello del Genio. Napoli dalla stamperia Reale un volume in 8.º. - Il primo secolo de' Borboni nelle Sicilie , Seconda edizione . Napoli. - Istituzioni di fisica di Michele Milano. Napoli dalla Tipografia S. Giacomo vol . tre in 8.º Istituzioni di architettura statica ed idraulica di Nicola Cava lieri San Bartolo, volume primo. Napoli dalla Tipografia del Gallo. Istoria d'Italia del Medio-Evo di Carlo Troya. Napoli dalla tipografia del Tasso 1839. Un volume in 8.º La chiave della collezione delle leggi e dei decreti reali del Regno delle Due Sicilie a cura di Giuseppe Morea. Napoli dalla Reale Tipografia della Guerra un volume in 8.º - - Nomenclatura delle armi portatili da fuoco e da taglio , col l'aggiunte di alcune utili nozioni indispensabili al soldato per conservare e trattar le sue armi . Del Capitano Domenico Car letti , 2. edizione , Napoli da' torchi del Tramater. Nozioni elementari di Geografia e Storia del Regno delle due Sicilie , dalla sua origine fino ai tempi nostri. Un volume in 12 . Casimiro Perifano . Ordinanza di S.M. per gli esercizii e le evoluzioni delle truppe di fanteria , volume 2.0 dalla Tipografia della Guerra. Raccolta degli storici e cronisti del Regno delle Due Sicilie; Allo Stabilimento Tipografico Librario Palazzo Maddaloni ,
238 - Reale Ordinanza per gli Esercizi de' cannoni carronade e mor tai a bordo de' Reali Bastimenti da guerra di Sua Maestà il Re del Regno delle Due Sicilie . Napoli, dalla Reale Tipografia della Guerra. 1839. - Saggio di una istruzione per le manovre e costruzioni de' ponti militari e passaggio de' fiumi. Quaderno primo. De' ponti a bat telli. Napoli 1839. Trattato elementare di Geodesia teoretica e pratica fascicolo 1.0 Trigonometria di Fedele Amante professore di Geodesia al Reale Officio Topografico e nel collegio militare. Napoli dalla Tipografia della Guerra. BIBLIOGRAFIA STRANIERA.
ITALIA. - Appunti per la storia delle città italiane sino all'istruzione dei comuni e de' consoli , del conte Cesare Ballo. Torino. Cenno storico critico sull'uso delle Truppe Mercenarie dell' Ita lia sino alla pace di Costanzo. Scritto dal sig . Ercole Ricotti letta nell'accademia di Torino nel 18 aprile 1889. -Compendio della Vita privata di Napoleone Bonaparte , coll'ag. giunta di alcuni cenni storici , sopra diversi Marescialli , coi loro ritratti - Giacomo Lombroso = L'opera sarà divisa in 30 fasci coli , e le associazioni si ricevono in Milano dall' editore Fran cesco 0. di Ogrand Manigni numero 4085 . -Compendio della storia di Napoleone Bonaparte di G.L. seconda edizione , Milano . -Della storia della Condizione d'Italia sotto il governo degli im peradori romani del professore Garzetti al prezzo di lire 2 au striache in carta fine, dalla tipografia Carrara. Milano . Dizionario geografico fisico storico della toscana di Emanuele Repetti , Firenze. Istoria fiorentina scritta da Giovanni Cavalcanti con illustra zioni . Firenze volume 2 in 8.0 ―――― Istruzioni provvisorie per il servizio dell' Artiglieria Pontificia Del tenente colonnello C. Steccart, Roma dalla Tipografia di Ales sandro Moraldi . - La vita e le imprese Militari di Malatesta 4. Baglioni, nar razione istorica di C. Giovan Battista Vermiglioni , un volume in 8.º , con ritratto , e medaglie . Paoli Novi . Si vende presso Giuseppe Molini Firenze . Memoria del generale Savary ministro della polizia generale dell'ex impero francese compendiate e tradotte in italiano, volume 3 in 18. Milano . Notizie pe' Regni di Caterina 2. e Paolo Primo, accompagnate da interessanti note .Velletri . Dalla tipografia di Antonio Mugnoz. -Nuova carta d'Italia in 4 fogli incisa da P. Stucchi , con un quadro indicante le altezze comparative de' principali Monti d'Ita lia - Milano = Presso i fratelli Stucchi contrada di S. Vincen zino numero 2837 .
mor Re della
ponti a bat
lo 1. Reale ografia
239 Quadro della rivoluzione francese dal 1789 al 1814, presso i fratelli Ricordi di Firenze . Scienze degli ingegneri alla direzione delle opere di fortificazioni con carte del Navir di Bellidor con 52 tavole. Milano . Storia di Napoleone del sig. P. M. Laureni de l'Ardèche. Illustrata da Orazio Vernet. Voltata in italiano da Antonio Lis soni antico uffiziale di cavalleria e da esso cresciuta delle imprese militari delle soldatesche italiane , Torino 1839 , un sol volume grande con 500 incisioni . - Trattato delle costruzioni in pietre di taglio, Rondelet in 4.º Mantova. —Trattato della conoscenza de'materiali . Rondelet in 4. 0 Mantova .
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-Aide - Mémoire de mecanique pratique à l'usage des officiers d'artillerie et des ingénieurs civils et militaires. Deuxième édition par Arthur Morin capitaine d'artillerie. -L'art de la guerre par le Comte Dupont 1 vol. en 8.º -Traité théorique et pratique des opérations secondaires de la guerre , à l'usage des officiers de toutes armes , et de tous grades par le Colonel Lallemand 2 vol . en 8.0 avec atlas de 48 planches. -Considérations sur l'emploi des troupes aux grands travaux d'utilité publique par le général Marquis d' Oudinot. Paris 1839 . -Histoire de l'Europe et des Colonies européennes depuis la guerre de sept ans jusqu'à la revolution de juillet 1830 par G. E. S. Lauglet Paris vol . 1 en 8.0 -Procédés de fabrication dans les Forges , appliqués particuliè rement au service de la Guerre , Cours sur le service des offi ciers d'Artillerie, approuvé par le Ministre de la Guerre , redigé au dépot central de l'Artillerie . Vol . 8. " avec 9 belles planches . Paris. -Instruction sur · le canonnage à bord , à l'usage des Maitres canonniers , des Écoles d'Artillerie navale , d'après la désigna tion des cours de théorie et de pratique qui doivent être faits aux Quartiers Maitres , chefs de pièces , Chargeurs et matelots can noniers , avec cinq planches representans les Bouches à feu en usage dans la Marine , par le Colonel Préaux , directeur du parc d'Artillerie de Marine à Rochefort un vol . en 8.º -Formules relatives aux effets du tir sur les différentes parties de l'Affût par S. D. Poisson , membre de l' Institus , seconde édition , imprimée par ordre de son Excellence le Ministre de la Guerre. Cette édition est augmentée de deux notes d'un ancien professeur de l'Ecole de Metz et accompagnée d'une planche . -Mémoire sur le mouvement des projectiles dans l'air, eu ayant égard à la rotation de la terre, in 4. ( sous presse ) - -Manuel historique de la technologie des armes à feu , par le Docteur Moritz Meyer , traduit de l'Allemand par Rieffel , pro
240 fesseur à l'Ecole d'Artillerie de Vincennes , avec annatations du tra ducteur 2 vol . en 8. La seconde partie qui contien la description de tout ce que l'on a fait en Artillerie de 1763 à 1832 , est un ouvrage presque neuf par le grand nombre d'additions et notices que le professeur francais y a ajoutées. -Collection des uniformes de l'Artillerie Européenne 24 planches coloriées. -Essai sur le Duel par le Comte de Chateauvillard, premier vo lume grand en 8.º -Modèles de Topographie , à la lumière directe et à la lumiè re oblique , 29 planches gravées dessinées par Brune , professeur de Topographie à l'Ecole Polytechnique. -Seydlitz ou la cavalerie Prussienne sous Frédéric le Grand , avec des observations comparative sur le L. Général de Bi smark par le G. de Brack Command . l'Ecole Royale de Cava lerie , 1. vol . en 8.0 avec planches . -Esquisses historiques sur les différents corps qui composent l'ar mée française , par Ambert , 2 vol . grand en 8.0 avec 16 litho graphies représentant les uniformes de l'armée française , en Noir 16, coloriées tion Militaire , redigé par les professeurs de l'E -Cours d'E cole de Cavalerie de Saumur , approuvé par son Excellence le Ministre de la Guerre, et envoyé dans tous les régiments par son ordre. 2 vol . en 8.0 avec Atlas de 20 planches. -Manuel de Maréchalerie , à l'usage de l'École de Cavalerie de Samur 1 vol . en 12 . -Cours d'Art et d'histoire Militaires de l'Ecole Royale de Cava lerie par Jacquinot de Presles Professeur d'art militaire, 1 vol. 8.0 -Journal historique du siège de la ville et de la Citadelle de Turin, en 1706 , avec le rapport officiel des opérations de l'artillerie > par le Comte Solar de la Marguerite , Lt. Général d'artillerie commandant celle de la place pendant le siège , édition revue sur les originaux , augmentée de lettres inédite , ornée de six plans et du portrait de l'auteur . Imprimerie Royale de Turin , I vol. 4. 1838. -Relation du Siège de Turin en 1706 , redigée d'après les Documens originaux inédits , par Mengin , avec 3 plans 1 vol. 0 4. Imprimerie Royale , 1832.
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