Skip to main content

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE VOL IV ENFIDAVILLE - PARTE SECONDA

Page 1

PARTE SECONDA


f


STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

MARIO MONTANARI

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE VOL. IV - ENFIDAVILLE (novembre 1942-maggio 1943) PARTE SECONDA

ROMA 1993


PROPRIETA' RISERVATA Tutti i diritti ri servati Vietata la riproduzione anche parziale senza autori zzazione. Š By Ufficio storico - SME - Roma 1993

Finito di stampare nel marzo 1993 dalla Fusa Editrice S.r.l. Roma


PRESENTAZIONE Con questo volume, che segue i tre precedentemente editi di Sidi El Barrani", 11Tobruk11 ed 11 El AlameinU, l'Ufficio Storico ha portaco a termine, in maniera organica ed alla luce di nuove accessioni documentali comparate, la rielaborazione delle otto monografie, pubblicate "a bocca calda" nell 'immediato dopoguerra, relative alle operazioni conclocce dall 'Esercito Italiano in Africa Settentrionale dal giugno 1940 al maggio 1943. Questo pregevole studio del geo. Montanari - autore anche dei tre precedenti volumi ed al guale l'Ufficio Storico esprime il suo piÚ vivo ringraziamento - è molto chiaro, preciso ed accurato e, pur basandosi sulla documentazione ufficiale degli opposti belligeranti, tiene conto anche delle relazioni e delle memorie dei protagonisti ai vari livelli. Come i p recedenti anche questo lavoro non si limita ad un'analisi tecnica ed operativa delle operazioni - in questo caso riferite allo scacchiere tunisino - ma, secondo un criterio metodologico piÚ attuale, allarga il campo d 'indagine agli aspetti politico-militari di ambo le parti. 11

IL CAPO UFFICIO STORICO


819

ALLEGATI

INDICE GENERALE

Presentazione ...................... ................ .... ..................... ..... . Segni convenzionali usati ................ ............... ........... ..... .. . . Cap . VII

-

1

p.

3

-

- L'attacco alleato alla linea Chott-Akarit 1. La situazione politico-militare ai primi di aprile ... ....... .. ...... .. ...... ......... .... ............. ......... ..... .

2. La battaglia dell 'uadi Akarit ....... .................. . 3. La manovra di ripiegamento verso Enfidaville ...... ................. .. .... .... ................ ... ........ ... .... . Cap. VIII - La jĂŹne della guerra in Africa 1. La costituzione d el ridotto tunisino ........ ...... . 2. La battaglia di Enfidaville (19-30 aprile) ...... . 3. L'offensiva alleata sul fronte occidentale ..... . 4. Gli ultimi combattimenti ............... ............... .

Cap. IX

p.

p. 427 p. 446 p. 467

p. 487 p. 494 p. 516 p. 533

- Considerazioni conclusive .. ......................... .

p. 557

Al legati ........... .. ............................. ............... ....... .......... .. . .

p. 583

Bibliografia ........ ................ .......................... ..................... .

p. 785

Indice dei documenti allegati ........ .. ................ .... .............. .

p. 791

Indice degli sch izzi nel testo .......................... ................. .

p. 793

Indice dei nomi .................. ........... .......... ..................... .... .

p. 797

Indice dei principali toponimi ....... ...................... ............ .

p. 807

Indice dei principali Comandi e un itĂ ..... ......... .......... ..... .

p. 811


ALLEGATI

793

Indice degli schizzi

66. La situazione generale a fine marzo .............. .............. 67. Indicazioni schematiche per il ripiegamento sulla linea di Enfidaville ....................... ........... ................... ......... . 68. Lo schieramento della la armata sulle posizioni ChottsAkarit ...................... .. ............................ .................. ... . .

p.

69. La battaglia dell'Akarit (6 aprile) ........ ... ....... .......... .... . 70. La manovra di ripiegamento della la armata e ciel DAK

p. 459

4 4~

p. 452 p. 454

p. 468

71. La manovra fino alla 4a linea di ripiegamento (7-10 aprile) .... ........................... ............ .................. ........ .. .. . 72. La manovra della 4a linea di ripiegamento alla posizione di resistenza (10-11 aprile) ............... .. ...... .. .... ........... .. 73. Il fronte del XXX corpo (6 aprile) .. ........................... .. 74. Il secondo combattimento di Fondouk (8-9 aprile) ... .. 75. Il settore Benigni (8-9 aprile)BIANCA ....... ................ .. 76. Morfologia della regione fra Enfidaville e Tunisi ....... . 77. La linea difensiva di Enfidaville .................................. . 78. Lo schieramento del XX corpo .. ................................. . 79. Lo schieramento del XXI corpo .................................. . 80. Il piano di attacco del 10° corpo britannico alla linea di Enfidaville .......... ................................. ....... ... ..... ... .. 81. L'attacco al Takrou na (20-22 aprile) ............... ............ . 82. Il piano dell'operazione Vulcan (situazione al 22 aprile) .... ........... .. ..... ........ ... .................. .... ....... ..... ............ . 83. Il setto re della Superga il 18 aprile ..... ....... .. .............. . 84. L'arretramento ciel fronte a sud-ovest di Tunisi dal 13 aprile all'8 maggio ......... ........... .................................. . 85. Il settore della Superga il 26 aprile ... ........................ . . 86. La situazione alla data del 4 maggio ..... ........ ..... ........ . 87. Lo sfondamento del fronte occidentale (6-11 maggio) 88. L'ultima battaglia (10-11 maggio) ............................... . 89. La fine della l a armata (12 maggio) .................... ....... . 90. I campi minati posti nel canale cli Sicilia ..... ........... ... .

p. 471 p. 473 p. 475

p. 477 p. 481 p . 490 p. 492 p. 498 p . 499 p. 506 p. 508

p. 519 p. 522 p. 524

p. 525 p. 535

p. 538 p. 542 p. 546 p. 567


3

[)A El. Al.i\MEIN AD El. AGHEILA

SEGNI CONVENZIONALI

usati negl.ii schizzi

Sono stati impiegati i segni convenzionali in uso attualmente nell'esercito italiano , e precisamente: l. Simboli base:

D

unitĂ

p

Comando installazione logistica Comando logistico

2. Simboli d 'arma:

O

P

><

fanteria

carristi

~ C)

cavalleria

CZJ

bersaglieri

genio

â&#x20AC;˘ iTl

truppe motorizzate

000

artiglieria

3. Simboli di rango:

armata corpo d'armata divisione brigata

reggimento

ti I

XXX

battaglione-gruppo

Il

xx

compagnia-batteria

XXXX

X

Per indicare un complesso tattico si usa il simbolo I l sopra il simbolo di rango.


4

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETI'l'.NTRIONAI.E

'

4. Indicativo delle unità: Alla sinistra del simbolo base si pone l'indicativo numerico corrispondente al simbolo di rango rapprese ntato ed a lla destra l' indicativo dell'unità nella quale è inquadrato il reparto in questione.

Es. 2

~

5 ind ica il II btg . del 5° rgt.f.

5. Indicativo di nazionalità: Ove necessario, a destra ciel simbolo base sono usate le sigl e IT: Italia ; GE: Germania; UK: Gran Bretagna; AU: Australia; NZ: Nuova Zelanda; FR : Francia .


Capitolo settimo L'ATTACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTTS-AKARIT 1 . LA SITUAZIONE POLITICO-MILITARE AI PRIMI DI APRILE.

Come già detto, il 17 marzo Ambrosio aveva indicato al Comando gruppo d 'armate Africa la linea di condo ua da seguire: possibilmente espande rsi verso ovest con la 5' armata, difendersi ad oltranza fra le p osizioni di Mareth e quelle degli Cbotts con la l' armata. Ciò assai più per obbedire a lla direzione p o litica d e lla guerra che per scelta strateg ica . Da allora, e sempre più durante la battaglia di Mareth, il Comando Supremo si arrovellò nella ricerca di una qualche parvenza di soluzione accettabile. Tre bozze di direttive vennero approntate dall'ufficio operazioni nel g iro di una di ecina di giorni. La prima, del 19, richiamava l'attenzione su un probabile sforzo britannico contro la 5' armata in contemporaneità all'offensiva contro la l3 annata e suggeriva la d islocazione delle riserve d 'armata nella :.::ona a sud di Kairouan, anche per correre, all'occorrenza, a sbarrare la delicata direttrice Gafsa-Maknassy. E, ferma restando la responsabilità della 1' armata di chiudere la direttrice Gafsa-El Guettar, rib adiva la necessità di continuare la resisten za nella Tunisia centrale. Non fu varata perché Ambrosia, molto scettico sulle sorti dello scacchiere, volle accennare esp licitamente al rischio di un'ineluttabile ritirata nella scatola di Tunisi, delimitata dall'allineamento Cap Serrat-Enfidaville: un 'eventualità che avrebbe posto il g ruppo d'armate con le s palle al mare e che quindi bisognava accettare soltanto in ultima istanza. EvidenLemente occorreva prendere in considerazione anche un caso del genere, protetto, com'è naturale, dall'azione ritardatrice svolta dalle unità mobili . Questo venne detto nella bozza preparata il 20 marzo. Ma Ambrosia preferì soprassedere: da Mareth arrivava q ualche motivo di speranza, perciò forse era preferibile non formulare ancora l' ipotesi peggiore. D'altronde vale va la p ena di aspettare il rientro di Kesselring da un e nnesimo viaggio lampo in Tunisia. Il colloqu io tra i due capi militari ebbe luogo a mezzogiorno del 23 a Palazzo Venezia. Kessel ring riferì d i aver discusso la situazione con von Arnim, il quale non manifestava apprensioni sul fronte della 5' armata , tanto che stava ritirando dalla linea quattro o cinque battaglioni per costituire una riserva . Messe, invece , pur mostrandosi fiducioso, sembrava orientato verso un ripiegamento all'Akarit, ove le vicende si fossero volte al peggio. Per il momento c'era da registrare il s uccesso riportato dalla 15• Panz er nel settore della Gior;ani Fascisti: 190 prigionieri ed una quarantina di carri distrutti, con la perd ita d i 150 fra morti e fe riti e d i un solo carro armato. Il contrattacco della 21' Panzer nel settore Mannerini stava ottenendo risultati parziali, essenzialmente per d ifficol tà di terreno. A nord-ovest la situa -


428

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTJUONAI.E

,

zione attorno a Gafsa era incerta: discreta ad El Guettar, assai meno brillante a Maknassy. Occorreva attendere la conclusione dell'azione in corso ad opera del DAK. Ambrosio ascoltò attentamente, ponendo qualche do manda, poi accennò alle direttive preparate in bozza intese ad "evitare che il generale van Arnim sacrificasse tutta la J• armata di Messe". Kesselring ricordò che a von Arnim era stata concessa "libertà d'azione fino a Gabès, nella difesa della linea di Mareth e di quella degli Sciotf' ed Ambrosio si limitò a commentare che la bozza aveva semplice valore di stud io. Poi finì con un "stasera alle 20.15 potrete esporre direttamente al Duce le vostre ultime impressioni" (1). Non si conoscono i particolari d ell'appuntamento serale, ma è da ritenere che nulla cli diverso sia stato detto. Già dal mese precedente Ambrosio aveva scoperto le sue batterie circa l'insoddisfacente comportamento dell'alleato, che, se non cambiato radicalmente, avrebbe provocato la necessità di decisioni autonome. In un appunto del 17 febbraio - il primo esame sull'andamento d ella guerra presentato al Duce - aveva scritto: •(...) Ma soprattutto è questo il momento nel quale l'alleato deve smettere di combattere una sua guerra e capire che per la propria salvezza è egualmente importante tener fermo sul Dnieper come in Sicilia o nel Peloponneso(...) . In conclusione, i tedeschi debbono cambiare intendimenti operativi e debbono aiutarci, altrimenti noi non saremo pitì obbligati a seguirli nella loro enata condotta di gue,.,.a.. (2).

E pochi giorni dopo, in un nuovo e più ampio sguardo panoramico, si era espresso con sfiducia sul modo di concepire la guerra in Russia da parte germanica: ,(. ..) In Ori eme non si vedono obienivi strategici risolutivi (. .. ). Se i tedeschi per ragioni di prestigio, oltre che pe r necessità materiali, volessero tentare la riconquista della regione industriale del Don e quella della regione petrolifera del Caucaso, s i troverebbero(. .. ) nella identica situazione nella quale si sono trovati nell'ottobre 1942 ( .. .) . Non avranno più effettivi per continuare nel 1944 la lotta perché le azioni della prossima estate avranno logorato e decimato le ultime risorse umane. Impegnata in Oriente in una offensiva in corso, la Germania non può opporsi contemporaneamente, per ma ncanza di riserve cioè, ad un attacco in fo rze anglo-americano che nella stessa epoça si svilupperà in un punto ancora ignoto delle coste europee, senza compromettere seriamente il fronte orientale. (. ..) La minaccia contro le coste italiane e contro quella balcaniche(. .. ) è più lontana nel tempo, perché senza la conquista de lla Tunisia l'avversario non è in grado di effettuare un'operazione in grande stile. Punto essenziale è quindi mantenere il più a lungo il possesso di Bise rra. li Comando Supremo italiano( ... ) farà ogni sforzo possibile(. ..). Ma è opportuno sin d'ora considerare il caso che si perda il possesso della Tunisia. In questa eventualità sono minacciate direttamente le nostre isole, la penisola e le coste balcaniche( ... ) .. (3).

Il 13 marzo, uscendo dall'udienza reale, Ambrosio aveva detto al gen. Puntoni: "La Tunisia è ormai perduta. È soltanto questione di tempo" ( 4). In questo stato d'animo, per la terza volta in circa un mese,


L'A1TACCO Al.LEATO ALLA LINEA CHOTTS-AKARIT

429

fece a Mussolini un duro apprezzamento della situazione strategica. Per la Tunisia era chiara la rinuncia ad ogni speranza: •l. Il possesso de lla Tunisia è subordinato ad un deciso predominio aereo e ad un continuo ed adeguato afflusso dei rifornimenti. Queste du e condizioni ora non sussistono ( .. .) . 2. La prospeuiva di cui sopra, Cioè l'eventualità che la Tunisia non possa essere mantenuta, com porta di considerare subito due questioni: a) Se convenga continuare a getta re mezzi e uomini nella fornace Tunisia, facendo il gioco del nemico, oppure riservare gli uni e gli altri per i gravi compiti avvenire. ·i b) All'ultimo momento l'Alleato chiederà navi pe r il deflusso dei materiali. Queste non dovranno essere concesse, perché l'Italia non ha navi da perdere. Si deve considerare che anche dopo ,1bba ndonata la Tunis ia, occo rreranno navi per rifornire la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, l'Albania, la Grecia e l'Egeo, e che tutta l'offesa nemi ca al traffico, che ora prevalenteme nte si manifesta sui nostri traffici per la Tunisia, s i riverserà sui traffici per gli altri scacchieri. Questi traffici risulteranno oltremodo onerosi, ed in previsione di ciò non possiamo pe rdere navi, (5).

Può stupire l'assenza di un cenno all 'ipotesi di una Dunkerque a profitto del gruppo d'armate Africa, sia pure in termini teorici . Ma è molto probabile che a quel punto una simile alternativa fosse già stata scartata come assolutamente irrealistica. Troppo evidente risultava infatti il dominio del cielo e del mare acquisito dagli Alleati, e troppo inconsistente appariva l'effettiva possibilita di recupero di un'aliquota delle armate. Non si trattava nemmeno di scegliere chi salvare e chi condannare alla prigionia, o meglio ch i condannare a battersi per consentire ad altri il rimpatrio. Era giunto il momento di assegnare a freddo al gruppo d 'armate il se mplice ed amaro compito di guadagnare tempo per miglio rare le condizioni di difesa della Sicilia, della Sardegna, d ella Corsica, ecc. Il senso e lo scopo della memoria erano questi. Naturalmente un simile discorso non poteva che provocare una messa a punto d ell'intera condotta strategica . Le previsioni si o rientavano verso l'attendibilità di uno sba rco nemico nelle isole italiane o nella penisola balcanica subito dopo la liquidazione del teatro tunisino. Ora, l'alleato germanico "non si sente direttamente e subito minacciato da un attacco alla penisola italiana e poco gli importerà eh 'essa venga messa a ferro e.a fuoco: quindi, una volta evacuata la Tunisia non ci manderà più nulla. È invece p robabile che lo interessi di più l'attacco alla penisola balcanica e quindi vi manderà reparti e mezzi". Perciò occorreva prevenire energicamente tale comportamento sollecitando l'invio di Italia cli quanto g ià richiesto. Ormai troppi nodi venivano al pettine . Fra gli altri, quello cli una condotta della guerra dipendente, all'atto pratico, dalla volontà di uno solo dei partners, il più forte. Anche se l'Italia stava affondando in un vero marasma politico-militare - paurose carenze nei trasporti marittimi, insuperabili deficienze di materiali e mezzi di ogni genere, impossibilità di ostacolare un'offensiva aerea nemica, impossibi-


430

LE Ol'ERAZIONl IN AFRICA SETTENTRIONALE

,

lità di opporsi ad un poderoso tentativo di sbarco nella penisola od in Balcania, insufficiente recupero di qualche d ivisione male annata, organizzazione cli comando operativo non rispondente - ove veramente a iutata qualcosa poteva ancora fare . In definitiva: •Ritengo necessario - concluse Ambrosio nell'appunto - che quanto sopra sia rappresentato e discusso francamente e senza sottintesi con l'AlleatO, sopratcutto al fine di stabilire il suo concorso per l'avvenire, e di delineare in comune la fur.ura condotta strategica della guerra, sulla base del potenziale nemico presente e futuro e delle nosr.re reali possibilità di lotta e di resistenza interna . È in ogni modo da tener ben presente che per il nostro Paese sono forse assai prossimi eventi di guerra molto seri;-che con le sole nostre forze non possiamo in alcun modo evitare; dobbiamo pretendere un concorso alleato ne lla misura necessaria e lo dobbiamo ottenere subito per evitare che possa riuscire tardivo. Diversamente s i imporrà un riesame della nostra linea di condotta, (6) .

Mussolini approvò . Non poteva fare altro. Ma di sicuro non gli sorrise la prospettiva di una discussione di tal fatta con Hitler. Cominciò con lo scrivergli. Il primo argomento - che si affrettò ad indicare come decisivo - era la Russia. Bisognava chiudere il capitolo Russia a tutti i costi, perché "la Russia non può essere annientata", protetta com'era dall'immensità dello spazio. Quindi o una pace cli comp romesso o la stabilizzazione della fronte. Sgomberato il terreno dall'Unione Sovietica, diventava possibile fa r massa contro Gran Bretagna e Stati Uniti per riacquistare l'iniziativa strategica, che "dall'autunno in poi, per terra e per aria, è passata nelle mani del nemico", e gettare nella catastrofe la spedizione anglo-americana nel Nordafrica. Come? Semplicissimo: «a. resistere in Tunisia sino all'estremo. Ed è per rendere possibile questa resistenza che Vi ho fauo la richiesta urgeme di un rinforzo aereo; b. piomba re a tergo degli anglo-americani attraverso la Spagna ed il Marocco spagnolo; c. occupare nello stesso tempo le Baleari per dare all'Asse il comrollo assoluto del Mediterra neo occidentale. Il giorno in cui il primo reparto motocorazzato tedesco giunge a tergo di Gibilterra la flotta inglese deve sloggiare e non può andare ad Alessandria (se noi dominiamo ancorn il canc1/e di Sicilia) ( .. .)·.

Era implicito che la "mossa audace' proposta dovesse venir effettuata dalla Germania . La manovra, naturalmente ''.fulminea", avrebbe consentito all'Italia di "marciare (come incrollabilmente vuole) con la Germania sino in fondo", in quanto la p ura e semplice resistenza che essa stava conducendo contro "la pressione di due colossi, più i francesi" era condannata ad un non lontano esaurimento (7). Che si illudesse sull'acquiescenza della Spagna sembra più che evidente. Pochi giorni prima, Franco aveva tenuto un discorso alle Cortes esprimendosi in tono molto dubbioso sulla guerra: a suo parere poteva durare altri sei anni e concludersi senza vincitori né vinti. E forse Mussolini voleva illudersi anche circa l'Unione Sovietica: pur sopravvalutando le difficoltà interne di questa, la spossatezza delle sue armate, gli at-


L'A'ITACCO ALLEATO ALLA UNEA CHOTIS-AKAR!T

431

triti con Londra e Washington, non si poteva ignorare il significato cli Stalingrado, l'enorme flusso di rifornimenti alleati e l'immenso logorio della Wehrmacht e della Luftwaffe. Tuttavia, obiettivamente, almeno qualche tentativo per raddrizzare la barca bisognava compierlo. Altrimenti non restava che accettare passivamente la sconfitta. D'altronde, l'insistenza sull'opportunità di cercare una soluzione al problema russo non era un semplice chiodo fisso di Mussolini o del Comando Supremo, bensì l'unica speranza di una via d'uscita apparsa alla mente di molti, quando l'operazione Torch si affermò in tutto il suo importantissimo peso. Già il 6 dicembre 1942 Mussolini aveva detto a Goering in camera charitatis che bisognava risolvere il pesante impegno sovietico: .(... )Se fosse possibile arrivare ad una seconda pace di Brest-Litovsk (e questo si può fare dando alla Russia dei compensi nell'Asia cen trale), essa deve essere stipulata in modo tale che sia realizzata una linea difensiva che distrugga qualsiasi iniziativa nemica e con il minimo impegno per le forze dell'Asse• (8).

Goering ne aveva convenuto, spingendosi anzi ad affermare che sarebbe stata la soluzione ideale per Hitler, ma naturalmente nessuno si azzardava a parlarne con il capo del Terzo Reich. Sembra p eraltro che l'abbia fatto colui al quale nessuno avrebbe pensato: Ribbentrop. Convintosi molto presto della straordinaria serietà di un'operazione di sbarco che aveva impegnato, si calcolava, circa quattro milioni d i tonnellate cli naviglio , egli vide di colpo una prospettiva nerissima: l'Africa perduta, il Mediterraneo in mani nemiche e l'Italia nei guai. Quindi si sbilanciò: -Sono del parere che il Fùhrer abbisogni di un deciso alleggerimento per la condotta della guerra, e prego perciò che mi s i diano immediatamente pieni poteri per mettermi in comunicazione con Stalin, attraverso la signora Kollontay, ambasciatrice sovietica a Stoccolma, al fine di concludere la pace, e ciò, se necessa rio , contro la rinuncia alla maggior parte dei territori conquistati in Oriente. Al mio accenno a una rinuncia dei territori orientali, il Flihrer reagì subito in forma violenta. Balzò in piedi, rosso in volto, m'interruppe e mi disse con inaudita violenza che desiderava parlare con me esclusivamente dell'Africa e di null'altro. La forma della sua intemerata mi rese per il momento impossibile una ripetizione della mia proposta• (9).

A parte questo tentativo, non sappiamo fino a qual punto veritiero e comunque mai più rinnovato, prese rapidamente piede nei circoli tedeschi e degli alleati dell'Asse la cauta speranza che Mussolini potesse rivestire il ruolo storico del salvatore ... della guerra. L'unico che avrebbe potuto persuadere Hitler era unanimemente ritenuto Mussolini. Ma questi non era più l'uomo di Monaco. Non soltanto era invecchiato, malato e stanco, era già vinto. I paesi satelliti, in particolare dopo il disastro di Stalingrado, si trovavano in piena crisi di ripensamento sulla strategia tedesca. La Romania era la più preoccupata e ne aveva ben donde: nella sola bat-


432

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETIENTR!ONALE

taglia del Don, del gennaio, aveva subito 280.000 perdite. Secondo Alfieri, poi, anche in Germania affiorava un certo fermento. Il 21 marzo, in un appunto personale per il Duce, egli descrisse il vivo interesse suscitato negli ambienti berlinesi responsabili dal paragrafo relativo alla guerra sul fronte russo contenuto nella precedente lettera di Mussolini dell'8 marzo. Alfieri pose in risalto sia la soddisfazione di molti esponenti politici sia la resistenza opposta dai generali tedeschi e sollecitò senza perifrasi Mussolini a parlare da solo a solo a Hitler "con assoluta chiarezza e precisione" per liberarlo "dalla sfinge sovietica che domina totalmente il suo pensiero" e per convincerlo a rinunciare all'idea di una nuova offensiva estiva. La Wehrmacht non era tanto forte da non dover considerare l'ipotesi di un insuccesso dalle conseguenze imprevedibili e l'Armata Rossa non lo era tanto da superare la resistenza di una salda posizione difensiva tedesca. Quindi, se il Fi.ihrer fosse stato convinto ad accettare una situazione cli stabilizzazione strategica ad oriente, sarebbe stato possibile agire a forze concentrate nel Mediterraneo (10). A prescindere dalla valutazione del problema militare in generale, è bene adesso chiarire i vari punti di vista sullo scacchiere tunisino - di Mussolini e del Comando Supremo, di Hitler e dell'OKW, cli Kesselring e cli von Arnim - per spiegare attriti che possono riuscire talvolta incomprensibili. Tutti, nessuno escluso, consideravano la Tunisia come perduta a più o meno breve scadenza. E proprio sulla scadenza affioravano le divergenze. Mussolini oscillava tra visioni realistiche di una guerra compromessa e l' illusione di una soluzione ad Oriente, timore (anche per se stesso) del baratro apertosi e speranza di trovare una via d'uscita, decisione di affrontare Hitler e consa pevolezza cli non trovarne la forza. In siffatto stato d'animo si stava persuadendo che bastasse arrivare all'autunno(!): la sistemazione del fronte russo e/o il favore spagnolo avrebbero consentito cli provvedere in qualche modo. Ambrosio, invece, pensava già al dopo-Tunisia in termini d i difesa dell'Italia e più o meno nello stesso o rdine di idee, anche se in termini di preoccupazione per il futuro comportamento italiano, era entrato l'OKW . Chi si batteva come un leone era Kesselring ma, conoscendo la sua capacità professionale, è difficile comprendere su cosa poggiasse l'ottimismo ad oltranza che lo pervadeva. Forse si trattava di pura e semplice determinazione a lottare sinché possibile. Von Arnim, infine, si era completamente allineato all'amarezza ed alla sfiducia di Rommel: cercava di fare del suo meglio, persuaso dell'ineluttabilità di una fine approssimantesi a grandi passi. Non basta. Ambrosio aveva centrato il problema vero ed in termini semplicissimi: conviene gettare uomini e mezzi nella fornace tunisina oppure rinunciare ad alimentare la resistenza? Nessuno si pronunciò esplicitamente. E, stranamente dato il suo carattere, Ambrosie non sollecitò una decisione formale da parte di Mussolini o


l'ATIACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTIS-AKARIT

433

clell'OKW. Invero, la scelta da un lato fu tacita, dall'altro doveva essere affidata a quella congiunta condotta della guerra così caldamente e duramente richiesta all'alleato. La scelta tacita venne effettuata da ambo le parti: il Comando Supremo cercò cli mandare quanto già pronto in Italia, sapendo che avrebbe costituito un risultato ben superiore alle sconsolanti previsioni; l'OKW decise di lasciar partire i reparti in attesa cli imbarco in Italia e poi chiudere i rubinetti (11). In definitiva, sul piano pratico tutti concordarono nello spedire o ltremare quanto stabilito, nel proclamare i più fi eri propositi di resistenza ad oltranza e nello sperare che il gruppo d'armate d'Africa reggesse ancora per qualche tempo. Quanto? Quello che avrebbe consentito il nemico. Comunque, bisognava dare un indirizzo a von Arnim e questo indirizzo doveva avere una base molto concreta. Ambrosio dunque scrisse: •Seguito 30906 del 17 corrente confermo che fronte sud (12) deve essere tenacemente difeso. Tuttavia la minaccia che si profila sulla destra e a tergo 1' armata può impo rre ripiegamento anche da linea Sciott per evitare totale ann ientamento 1' armata. Occorre quind i esaminare il ripiegamento su linea Gebel Mansour-Enfidaville, di cu i va oculatamente p redisposta organizzazione. Ripiegamento da Sciott at nuova posizione Gebel Mansour-Enfidaville deve essere effettuato con difesa manovrata nella pianura Kairo u a n-Sfax e t p rotP.tto d::i r P.s istP.n z::i in pnsro truppe ora a difesa fronte occidentale da Gebel Mansour a sud. Di queste ultime tru ppe va opportunamente regolato il successivo ripiegamento. Sulla nuova posizione Gebel Mansour-Enfidaville converrà fin d'o ra sistemare presidi di sicurezza. La proposta di ripiega mento da linea Sciott deve essere fatta a questo Comando Supremo che si riserva decidere, a meno che il precipitare avvenimenti renda necessaria una decisione immediata per evitare la d istruzione della P armata. In questo caso il Comando Gruppo Annate è li bero di decidere, informando ne subito questo Comando Supremo. Superaereo, in accordo con OBS, esamini subito la situazione conseguente, allo scopo di assicurare l'efficace ausilio de ll'aviazione anche nella nuova situazione e di provvedere ai tempestivi sgombe ri ed alla inutilizzazione dei ca mpi. Per la eventualità del ripiegamen to suddetto, sia predisposta inutilizzazione porti• (13).

Benché compilate subito, tali direttive vennero spedite o ltremare il 27 e con riserva, anche perché si volle attendere il ritorno di Kes-. selring da un'ulteriore visita in Tunisia. Il destinatario del docume nto era il geo. Mattioli, il quale doveva apporvi la data e consegnarlo soltanto a seguito di un preciso ordine telegrafico del Comando Supremo. Il 28 pomeriggio, appena rientrato, Kesselring vide Ambrosio e gli presentò un panorama ottimistico: Messe aveva espresso "soddisfazione' per la riuscita della ritirata alla linea Chotts-Akarit; la linea in questione era "molto buona" e ad occidente possedeva "un'ottimaposizionefiancheggiante"; von Arnim e Messe consideravano l'operazione testé conclusa come realizzata tempestivamente; a Maknassy non si av-


434

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETIENTRIONAI.E

vertiva un pericolo particolare ed a Fondouk ogni tentativo nemico era stato respinto. Tutto sommato lui, Kesselring, non credeva che per il momento fosse il caso di spedire le direttive contemplanti l'eventualità di indietreggiare fino ad Enfidaville. Ambrosie replicò che "sulla base delle ultime notizie ricevute le direttive non verranno fatte partire. Il generale von Arnim conosce già l'intendimento di Rommel prima della sua partenza e quindi per ora è meglio aspettare" (14). Poi il colloquio si spostò sui rifornimenti e Kesselring chiese insistentemente di riprendere il trasporto di personale con i cacciatorpediniere, avendo da mandare subito 8.000 uomini e poi altri 10.000. L'amm. Girosi, presente alla conversazione, intervenne: erano rimasti appena nove cacciatorpediniere efficienti e non si poteva correre il rischio di altre perdite. Supermarina aveva appena espresso, nero su bianco, il proprio pensiero circa la questione del trasporto truppe. Una prima lettera era del 27: , Non è più possibile adoperare i pochi cacciatorpediniere rimasti in al tre missioni di trasporto truppe, che inevitabilmente provocherebbero nuove perdile. Occorre anche ridurre l'attività per la posa di mine. Ogni sforzo sarà fatto per ripristinare l'efficienza dei cacciatorpediniere fortemente danneggiati, atrualmente in riparazione, al fine di poter al più presto possibile disporre anche di nove unità per l'accompagnamento, minimo indispensabile, delle tre corazzate tipo Vittorio Veneto. Il trasporto truppe sarà ripreso coi cacciatorpediniere ex francesi: i primi due potranno essere in linea entro ere settimane, gli a ltri du e segu iranno a breve intervallo di tempo (invece quesli cacciatorpediniere non poterono essere ce mpeSlivamente approntati]•.

La seconda lettera era proprio di quello stesso 28 marzo: -È assolutamente sconsigliabile, da ogni punto di vista, insistere nel voler trasporta re truppe in Tunisia per via di mare(. ..). La probabilità di passare si fa ogni giorno più scarsa. li rischio è ancora accettabile per il ma teriale , ma non lo è per gli uomini. Ogni trasporto truppe affondato corrisponde negli effetti materiali ad una battaglia perduta ed ha riflessi ancor più gravi nel campo morale. Nell'attuale situazione marittima tutti i trasporti di truppe per la Tunisia debbono esser affidati alla via aerea (. .. )•.

Tutto ciò venne ribadito nella riunione fra Ambrosie e Kesselring e la conversazione si concluse con il seguente scambio di vedute: •Kesselring: quando sarà persa la Tunisia, la flotta non servirà più a niente. Ambrosio: dichiara di non poter accettare questo concetto. Al contrario, sarà proprio allora che servirà la flotta. Kesselring: gradirebbe rappresentare al Duce la necessità di riprendere i trasporci con i caccia. Ambrosio: il Duce non può cambiare la situazione; l'ulteriore impiego dei caccia è impossibile. Chiamiamo a raccolta tutti gli S.84 e portiamo con essi pe rsonale. Kesselring: insiste nel voler andare dal Duce essenzialmente allo scopo di riferire, dato che egli dipende direttamente da lui, e ciò per mettere a posto la sua responsabilità.


L'ATIACCO ALLEATO Al.LA LINEA CI-IOTIS-AKARIT

435

Ambros ie: si rende conto dell'opportunità che il Maresciallo Kesselring salvaguardi le sue responsab ilità con l'OKW e chiederà al Duce quando desidera riceverlo" " (15) .

La differenza d i comportamento fra Ambrosio e Cavallero è lampante. Fu il giorno successivo, 29 marzo, alle ore 12.45, che Mussolini ricevette Ambrosio e Kesselring. Questi informò subito dei rinforzi aerei decisi da Hitler per l' OBS (un gruppo eia combattimento su FW 190, uno di distruttori su Me 110 ed uno da bombardamento su Ju 88) e degli accordi presi con Fougier per l'addestramento cli piloti ed equipaggi italiani su apparecchi tedeschi, poi passò alla Tunisia. Proprio il giorno precedente il nemico aveva svolto un'intensa attività sul fronte ovest, con conseguenti rettifiche della linea. Nel settore .Manteuffel erano stati praticamente perduti due battaglioni bersaglieri e nei settori cli Maknassy e di El Guettar si erano riscontrate infiltrazioni. Ciò nonostante la situazione tattica poteva considerarsi soddisfacente. Tutt'altro discorso per i rifornimenti. Da otto giorni non giungevano in Africa né convogli né navi singole a causa del maltempo, talché tutti gli aerei disponibili venivano utilizzati per il trasporto d i munizioni e carburante, nell'intento di superare alla meno peggio la crisi . Però il grave problema del personale esigeva una soluzione. Per via aerea si sarebbero potuti inviare 1.500 uomini al giorno, ma come detto occorrev::i ::itrrih11ir~ priorità ai rifornimenti essenziali . Quindi si poneva il caso di riesaminare il trasporto di personale con i cacciatorpediniere. Mussolini ripeté le argomentazioni dell'amm. Riccardi: "Se queste previsioni [sbarchi alleati in Sicilia , Sardegna o Grecia] dovessero realizzarsi, noi non possiamo evitare una battaglia navale e dobbiamo, succeda quel che succeda, impiegare a fondo le nostre navi da battaglia. Per fare ciò è indispensabile avere a disposizione quel minimum di C. T. che possano assicurare la protezione della Flotta". In sostanza, per il personale non rimaneva che la soluzione via aerea. In chiusura di colloquio, il Duce riportò l'attenzione sulla Tunisia accennando all'eventualità di un arretramento dalla linea Chotts-Akarit per evitare la perdita della 1" annata. Kesselring, contrarissimo a questa misura, dapprima obiettò che "un successivo raccorciamento delle linee porterebbe a rendere più piccola ancora la nostra testa di sbarco; e ciò forse non permetter-ebbe di resistere più oltre in Tunisia. Ogni nostro ripiegamento, restringendo la testa di sbarco, offre al nemico sempre maggiori possibilità". Tuttavia, affermò, portando in Africa munizioni e carburante la situazione sarebbe sicuramente migliorata (16). Mentre era in corso la riunione a Palazzo Venezia , il gen. Westphal telefonò al gen. Gandin per trasmettergli un messaggio urgente ricevuto eia von Arnim: ,Lo sviluppo della silUazione richiede urgencemente colloquio con Eccellenza Ambrosie a lla sede del Comando Grnppo Armate. Pregasi far conoscere quando è previsto l'arrivo• (17).


436

I.E OPERAZIONI IN AFRICA SErrENTRIONALE

f

Nel pomeriggio Ambrosio prese nuovamente contatto con Kesselring, gli spiegò che n·o n poteva assentarsi e lo avvertì che, al punto in cui sembravano giunte le cose, intendeva dar corso alla consegna delle note direttive. Kesselring, il quale temeva di far acquisire a von Arnim la "mentalità della ritirata" - la stessa che aveva cercato di togliere dalla testa di Rommel - osservò che le ripercussioni psicologiche di quelle direttive potevano essere pericolose e suggerì invece una bozza preparata da Westphal: •In relazione allo sviluppo della situazione, aggiungo i seguenti ordini a quelli di cui al foglio ... Il gruppo armate Africa ha il compito di difendere la posizione degli Chotts. Una rottura del fronte ad ovest deve essere evi tata con tutti i mezzi ed a quesw scopo è necessario dedica re sufficie nti riserve. Sia evitato in tutti i modi il pericolo di rottura nel settore Maknassy-El Guettar, eseguendo contrattacchi con tutti i reparti corazzati disponibili, non appena saranno giunt i i rifornimenti di carburante. Qualora, nonostante tutti gli sforzi, l'attuale fronte non potesse esse r mantenuto e si dovesse rendere inevitabil.e una rottura del fronte da parte nemica, il gruppo armate può ritirarsi, passo a passo, sulla posizione di Enfidaville, dopo aver chiesto autorizzazione a questo Comando Supremo(. .. )•.

Ambrosie replicò freddamente che la formulazione tedesca non presentava nuovi elementi, ma semplicemente richiamava l'attenzione sul settore della Centauro. Ad ogni modo gli premeva che von Arnim avesse la facoltà di sganciarsi qualora le circostanze diventassero compromettenti per le sorti della 1• armata. Allora Kesselring giocò la carta dell'ordine di Hitler: -Kesselring: il Ftihrer aveva detto che la linea degli Sciott doveva essere cons iderata come l'ultima posizione. Ambrosio: comp rendo che il Maresciallo dia particolare importanza a quanto ha detto il Ftihrer. Queste mie direttive sono però già state sottoposte al Duce, che mi aveva ordinato di spedirle se nz'altro. Ho atteso finora solo per un riguardo al Maresciallo Kesselring. Kesselring: io ero ancora contrario ad emanare le direttive per non dare a von Arnim il concetto di ripiegare, mentre è invece necessario assestare ancora un colpo al nemico. Ambrosio: d'altra parte è lo stesso von Arn im che sollecita degli ordini, il che vuol di re che gli è necessa ria una certa libertà d'azione per il caso che la s ituazione precipiti• (18).

A questo punto a Kesselring non restò che proporre l'invio di Westphal per illustrare gli intendimenti di Ambrosia a von Arnim e, soprattutto, insistere sulla necessità di contrattacchi con fo rmazioni corazzate sul fianco dell'avversario. Ambrosia non sollevò obiezioni e così il 30 marzo Westphal si precipitò in aereo in Tunisia. Il 1° aprile Kesselring si presentò al Comando Supremo. Era accompagnato dal gen. Westphal e dall'amm. Ruge, entrambi con qualcosa da dire. Westphal riferì sulla sua missione: aveva spiegato che le attuali posizioni dovevano essere tenute "evitando ad ogni costo uno sfondamento" e che il loro abbandono poteva essere iniziato "solo quan-


L'AITACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTl"S•AKARIT

437

do si verifichi uno sfondamento che abbia sviluppo operativo". Von Arnim, egli aggiunse, non ravvisava l'esistenza d i un "pericolo acuto" sul fronte occidentale , anche perché molto probabilmente l'avversario mirava semplicemente ad impegnare le nostre forze a logorare le riserve ed a costringerci ad u n dispendioso consumo di munizioni. Nel delicato settore di Maknassy-El Guettar la s ituazione non si presentava ancora chiara, comunque, a quanto pareva, gli americani avevano spostato il centro di gravitazione dell'attacco su El Guettar. Kesselring prese a sua volta la parola: la 1" armata risultava adesso molto indebolita - d i circa un terzo della forza , annuì Ambrosie tuttavia von Arnim intendeva resistere in posto "fino a 5 minuti prima delle 12' , secondo la testuale espressione. C'era da temere che per irrobustire il settore di El Guettar si indebolisse troppo quello dell'Akarit, perciò pensava fosse opportuno annunciare l'invio cli reparti organici e di complementi per via aerea. Poi fece esporre dall'amm. Ruge un progetto di nuovi sbarramenti minati per il canale cli Sicilia, p ro getto di cui Supermarina era già informato . Ambrosio convenne sull'utilità del p rovvedimento, soprattutto in considerazione della scarsa consistenza delle difese costiere, ed assicurò che ne avrebbe parlato a Riccarcli. "Penso solo - ammise a denti stretti - che questo sarebbe dovuto esser fatto prima" ( 19). Ma l'argomento principale era un altro. Quella mattina era pervenuto un telegramma d i von Arnim per il Comando Supremo, tramite l'OBS: •L'esecuzione delle nuove d irettive circa la co ndotta delle operazioni è poss ibile soltantO se saranno arrivati entro il 6 aprile 10.000 tonnellate di mun izioni e 8 .000 metri cubi [= 6.400 tonnellate! di carburante nel Nord Africa, de lle quali quantità u n quarto entro il 2 aprile. Il fabbisogno relativo alle truppe italiane non è comp reso nei dati che precedono. Prego di indica rmi che cosa deve essere f:nto se questa condizione non è realizzata• (20) .

Il Comando Supremo aveva subito risposto che, comprendendo gli sbarchi del 31 marzo e del 1° aprile nonché quelli previsti in giornata, entro la prima scadenza il gruppo d'armate avrebbe ricevuto 2.450 tonn. di munizioni e 3.700 di carburante, entro la seconda altre 2.450 tonn. cl i munizioni e 3.700 di carburante ; senza contare i trasporti via aerea. Entro il 12 aprile era programmato un convoglio con ulteriori 3.500 tono. di munizioni e 6.000 cli carburante. In totale si trattava cli 10.000 tonn. di munizioni e 16.000 di carburante per italiani e tedeschi. "Più di questo impossibile fare" aveva avvertito. La questione venne appunto toccata nel colloquio. Ambrosie riteneva eccessivo il quantitativo di munizioni domandato ed inopportuna "dato il rango del generale von Arnim, la richiesta di ordini con cui si conclude il [suol messaggio". Kesselring concordò su entrambi i punti ed osservò che "probabilmente quando dettò quei messaggi egli [= von Arnim] era preoccupato perché aveva l'impressione che i materiali non arrivavano" (21). La sera stessa, alle 20.15, Kesselring si recò a Palazzo Venezia. È innegabile la volontà - se non l'intima convinzione - del fe ldmare-


438

LE OPERAZIONI IN AFRJCA SETTENTRJO NALE

,

sciallo di mostrare una situazione rosea . Ripeté che ad El Guettar la crisi era da ritenersi superata grazie al recentissimo bombardamento notturno di unità della 2" Luftjlotte, allo sbarco di 20-25 carri armati, di cui sette Tiger, con le motozattere ed ai trasporti aerei italiani e tedeschi. Ed assicurò che lo schieramento sull'Akarit era buono: la linea della l '' armata, correndo sulle alture, dominava la piana sottostante; le posizioni, godendo della protezione naturale fornita dal corso d'acqua e dal terreno molle, non erano facilmente abbordabili; il nemico, essendo in pianura e non possedendo buoni osservatori, non poteva impiegare con efficacia propria artiglieria. Mussolini chiese notizie sul morale delle truppe e Kesselring lo tranquillizzò ancora: negli ultimi tempi era stato elevato e comunque egli l'indomani si recava in posto "per convincere i comandanti di essere più forti di quello che credono" (22). Kesselring proprio non si rassegnava all'idea di ridurre la testa di sbarco ad Enfidaville . Il giorno 5, di ritorno a Roma, ribadì la necessità di conservare le posizioni degli Chotts e d ell'Akarit e di inviare altre truppe, specie tedesche, Mussolini, che molte illusioni non se le faceva più, domandò se per caso non peccasse di eccessivo ottimismo, ma Kesselring replicò senza mezzi termini che se Comandi e truppe intendevano resistere e se Comando Supremo e OBS alimentavano lo forzo, la linea era conservabile . Il Duce si tenne sul generico e Kesselring, l'indomani, tornò alla carica con Ambrosia. Il capo cli S.M. Generale prese allora posizione nei confronti cli Rommel : se si e ra giunti così presto all'Akarit, ciò dipendeva dalle mancate resistenze di Rommel davanti all'8• armata, contro il parere dei generali italiani. "Non posso dimenticare - disse aspramente - che se

Rommel fosse stato a suo tempo tenuto a freno, noi saremmo ancora a Tobruk" e rammentò al suo interlocutore che era stata fissata una data alla quale fermarsi per dar corso all'operazione Malta. Poi riprese:

"In sostanza in questo lungo ripiegamento di 2.000 chilometri abbiamo cominciato a resistere solo quando è scomparso Rommel'. Kesselring, il quale evidentemente non si aspettava questa dura critica, critica che peraltro condivideva in pieno, finì col trincerarsi dietro un no comment, conoscendo il pensiero cli Hitler al riguardo. Ambrosio non aveva toccato l'argomento a caso . Era in partenza per Salisburgo ed intendeva sostenere di fronte all 'OKW e d al Fi.ihrer l'inopportunità cli un ritorno di Rommel al comando del gruppo d'armate Africa . Ma anche desiderava persuadere Kesselring di non essere affatto ostile ad una seria resistenza all'Akarit - per inciso, il ripiegamento da svolgere in terreno di p ianura si presentava pieno di incognite per la l' armata, povera com'era di automezzi - senza naturalmente compromettere la sicurezza de lle truppe di Messe. Kesselring provò a rinnovare la richiesta d'impiego di cacciatorpediniere per trasporto personale. Ambrosio rispose freddamente : "È

necessario che il Maresciallo si convinca che non solo la Tunisia, ma anche l'Italia è in pericolo . La Sardegna, poi, è minacciata anche


L'ATTACCO ALLEATO ALLA U NBA CHO'JTS-AKARIT

439

indipendentemente dalla caduta della Tunisia", Allora Kesselring spostò il discorso sulla Marina, lamentando in pratica una scarsa collaborazione da parte italiana, La questione era complessa e vale la pena cli sintetizzarne gli aspetti salienti. La nomina dell'amm, Doenitz a comandante in capo della Kriegsmarine aveva segnato un cambiamento piuttosto vistoso nella politica fino allora seguita nei confronti della R Marina (23) , Senza farne molto mistero Doenitz intendeva esercitare un'influenza determinante sulla direzione delle operazioni navali e sulla protezione del traffico oltremare, specialmente quando l'amm, Ruge, inviato in Italia per dirige re un servizio tedesco per la tutela dei convogli, segnalò la "deficienza di istruzione tattica e balistica" riscontrata negli equipaggi italiani e raccomandò l'istituzione di un Comando navale misto competente per il settore Napoli-Sicilia-Tunisia. Il 15 marzo, dopo aver convinto, senza fatica , Hitler che la R. Marina doveva compiere il massimo sforzo - cioè che doveva impegnarsi seriamente - pena la perdita della Tunisia, Doenitz venne ricevuto a Roma dal Duce. Illustrò brevemente le linee fondamenta li di un accordo di collaborazione fra le due J\farine dell'Asse e ricevette un'approvazione di massima, dato il parere favorevole di Riccardi, presente alla conversazione , Senonché, nell'incontro ciel giorno successivo, Doenitz lesse un "Accordo tra la Marina italiana e la Marina germanica" non portato prima a conoscenza di Supermariua, e Riccardi si impuntò, Il documento, come sostenne con Ambrosia, prevedeva la costituzione di "una completa rete di rappresentanti germanici presso i Comandi terrestri e navali italiani, per contribuire con la loro esperienza al miglior rendimento dei Comandi e dei mezzi, ma in realtà per esercitare un completo controllo sulla nostra organizzazione operante". Da ciò derivarono: netta opposizione da parte di Riccardi, accuse di scarsa volontà di collaborazione da parte di Doenitz, ed infine accordo di compromesso . Un compromesso che accoglieva gran parte delle proposte e dei desideri tedeschi, ma non lasciava interamente in mani germaniche la direzione delle formazioni e della sorveglianza dei convogli. Abbandonata l'idea di inserire il Comando navale tedesco in Italia nell'ambito di Supermarina, Doenitz si accontentò cli immettervi un Ufficio Germanico Protezione Traffico, retto da Ruge e dipendente dalla Seekriegsleitung, distinto dal Comando Marina tedesca in Italia (24) , A prescindere dagli attriti che ben presto si originarono tra ì due organi germanici per recìproche interferenze, tutto il successo vantato da Doenitz a Hitler al rientro in Germania si tradusse in un accordo più subito che convinto da parte di Supermarina, Proprio aì contrasti che in breve si verificarono fra Supermarina e lo Stato Maggiore tedesco in essa inglobato si riferì Kesselring, Ma Ambrosia non fec e piega:


440

LS OPERAZIONI IN AFRICA SETTEN'J'RIONAL!l

,

•Non conosco personalmente il vostro ufficiale di Marina ma ritengo che egli non conosca perfettame nte i suoi compiti, giacché nei comandi misti occorre mantenere un con tinuo spirito di collaborazione, qua le è quello che esiste tra me e Voi. Ora, io non posso ammettere che richieste vengano fatte sotto forma di imposizione di volontà ed è appunto per tale forma che il vostro ufficiale ha incontrato delle res istenze• (25).

Il convegno di Klessheim (7-10 aprile) doveva nelle speranze italiane, e non soltanto italiane , rappresentare una svolta. Troppe cose erano accadute. Anzi, troppe delusioni. Bisognava riconoscere la brutale realtà di rovesci forse determinanti: El Alamein, l'operazione Torch, Stalingrado avevano consegnato nelle mani dell'avve rsario l'iniziativa strategica ovunque. L'eliminazione dall'Africa, l'apertura del secondo fronte in Europa, un tremendo terzo inverno in Russia, tutte cose prima considerate con ironia, adesso si profilavano minacciosamente prossime. E se la Romania guardava con spavento verso est, l'Italia vedeva arrivare la gu erra - quella guerra che Mussolini per tanto tempo aveva cercato cli non far "sentire" al popolo italiano - alle proprie coste. La Germania si rendeva conto della necessità di aiutare l'Italia, ma sapeva anche che poteva farlo solo a spese del fronte russo e Hitler su questo punto sembrava irremovibile. Forse una persona soltanto conservava tanta influenza su di lui eia persuaderlo: Mussolini. Non per niente il 4 aprile, alla vigilia della partenza, il primv miui~tro ungherese, Kallay, in visita a Roma, supplicò il Duce di "prendere senza indugio qualche iniziativa per far cessare il conflitto ed assicurava in anticipo la piena adesione del suo governo a qualunque azione l'Italia credesse necessaria alla propria salvezza" (26). Mussolini non mostrò co ntrarietà al discorso, però si limitò a promettere un generico intervento presso il Fuhrer, almeno per il problema russo. Aci una pace separata per l' Italia ed i paesi satelliti per il momento non c'era nemmeno eia pensare, considerando anche il tema della "resa incondizionata" sventolato dagli alleati. A tempo debito, peraltro, la questione poteva essere ripresa in esame: "Se l'autunno non ci porta la vittoria, allora - ma solo allora - possiamo prendere in considerazione le vostre idee. Ma sono pronto ad affermare già ora che io accetto il vostro punto di vista come degno di considerazione' (27) . Della delegazione facevano parte Bastianini, sottosegretario agli Esteri (il dicastero e ra stato assunto personalmente dal Duce), ed Ambrosio, ciascuno con i propri espe rti. Si può dare per certa l'intenzione di Mussolini di parlar chiaro con Hitler (28), tuttavia chi scese alla stazione cie l castello di Klessheim, presso Salisburgo, non era sicuramente al meglio delle condizioni. "Pallido, le guance smunte, il volto dominato dai grandi occhi scuri: un uomo invecchiato ed avvilito salutò il suo collega tedesco", così lo dipinse il col. Dollmann che lo accompagnava come interprete (29) . Peggio ancora: durante l'intero periodo Mussolini rimase quasi sempre isolato, incontrandosi una o due volte al giorno , a tu per tu , con Hitler per i colloqui previsti.


L'AITACCO ALleATO ALLA I.INEA CHOTTS-AKAR!T

441

Il Comando Supremo aveva approntato un nutrito p romemoria circa le questioni da affrontare ai diversi livelli (30). Ci li miteremo a due argomenti: la condotta strategica ed il teatro d'operazioni della Tunisia. Circa il primo, il pensiero d i Ambrosio era sviluppato nel modo seguente: -Visione e condotta u nitaria della po litica e delle operazioni costituiscono eleme nti di ca pitale importa n za, a i fin i della vitto ria, nelle guerre di coalizione. I capisaldi della suddetta co ndotta unita ria devono essere stabiliti di comune accordo tra gli alleati dell'Asse, perché solta nto la visione realistica del.le comuni risorse e possibilità e de lla situazione generale nostra e nemica, rende possibile stabili re le modalità generali per la difesa del fronte me ridionale dell'Europa e- la funz ione relativa dei vari scacchieri; conseguentemente, si potranno tracciare le linee della futu ra condotta comune della guerra. D'altra parte, non si può ammettere che in una loua in cui il nostro Paese è direttamente e gravemente minacc iato, la condotta generale della guerra sia defi nita con visione unilaterale. Secondo il punto di vista irnlia no , i lineamenti strategici della futura condona de lla guerra, per quanto riguarda l'Asse, si possono così traccia re. Il passaggio, alla coali zione avversaria, de ll'iniziativa delle operazioni su tutti i fronti ope rativi, tranne che nel campo della guerra sottomarina, e la schiac ciante superio rità aerea - che consente al nem ico di mantenere la capacità produttiva bellica dell'Asse ad un livello piuttosto basso, e d i minacciare il morale delle popolazio ni - impongono di 1·idurre i campi operativi per concentrare gli sforzi conrro il nc~m ico più pericoloso - l'Inghilterra - fino a l suo annientamento . Conseguentemente , si rende necessario risolve re al p iù presto il problema russo, o mediante una pace di compromesso, che dia sufficienti garanzie (si:1 pu re a costo di notevo li concessioni temporanee), o stabilizzando il fro nte orientale, in modo da ricupera re la maggior quantità possib ile di forze . Bisogna anche evitare - con tu tti i mezz i - l'entrata in guerra della Turchia contro l'Asse; per ottenere ciò, qualsiasi co ncessione appare in questo mome nto giustificata. Occorre, infine cercare di togl iere al nemico l'iniziativa delle operazioni, la quale, per ora, è ancora polarizzata in Tunisia. Pe r questo, possibilme nte col consenso ed il concorso della Spagna, bisogna minacciare e forzare la porta di Gibilterra, agendo attraverso il territorio iberico. Inc.anco, q uale potrà essere il prossimo obiettivo dell'azione avve rsaria~ Si può presumere che il nemico, prima di prendere nuove iniziative stra tegic he , cercherà di risolvere il problema tunisino, che lo impegna ancora troppo fo rtemente. Conquistata la Tunisia, l'azione nemica potrebbe risolversi o contro l'Italia o contro la penisola balcanica. Allo stato dei fatti mancano elementi decisivi a favore dell'una o dell'altra ipotesi. La Germania è natura lmente portata a dare maggior peso alla difesa della Balcania, da cui potrebbero giungerle offese più dirette di ordine strategico (accesso al bacino danubiano) ed economico (petroli ru meni). Ma, è necessario considerare che la difesa dell'Italia, oltre ad interessare direuamente anche la Germania, costitu isce valid issimo contributo indiretto alla difesa della Balcania, sia vincolando forze aree in Tu nisia, sia consentendo il controllo del traffico nemico auraverso il canale d i Sicilia . È indubbio che, nel quadro generale della guerra , il controllo, veramente efficace, del canale di Sieilia cos tituisce elemento di eccezionale importanza: si può senz'altro afferma re che, senza la via de l canale di Sicilia, di fficilmente il nemico potrà dare, con buona probabilità d i riuscita, l'assalto decisivo all'Europa. Occorre perc.anto che l'alleato assicuri il concorso (essenzialmente di ma teriali) a noi ind ispensabile pe r garantire la difesa dell'Italia, e po tenzi l'attuale concorso aereo, in modo che - anc he nell'eventualità di pe rdita de lla Tu nisia - sia egualmente as-


442

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETrENTRJONAlE

,

sicuraco, dalla Sicilia e dalla Sardegna, il continuo ed efficace controllo de l canale di Sicilia. Il possesso della Tunisia appare pur sempre, però, il mezzo più ejftcace per assicu rare la difesa diretta dell 'Italia ed indiretta della Balcania. È necessario, quindi, tenere ad ogni costo in questo scacchiere e ciò può essere ora attuato concentrando nel Sud numerose forze aeree per nei.1tralizzare le basi aeronavali nemiche,.

In merito alla questione tunisina, la situazione complessiva e la grave sproporzione di forze specie in mezzi corazzati ed in aerei (31) creavano i presupposti per un crollo subitaneo ed imponevano urgenti rimedi, cioè rinforzi tedeschi. Se fossero stati concessi, la resistenza sarebbe stata possibile e la testa di sbarco conservata più a lungo. Quanto al personale, nel mese di aprile era previsto di trasferire oltremare 13.000 tedeschi e 20.000 italiani tra complementi e reparti organici già pronti all'imbarco in Italia. Poi occorreva definire la posizione di Rommel, che sulla carta era ancora il comandante titolare del gruppo d'armate. Il promemoria conteneva una durissima - e francamente ingenerosa - requisitoria contro il feldmaresc iallo e trova una spiegazione nell'assoluto convincimento che le sue condizioni psicofisiche non gli consentissero di riprendere il comando e nel fermo proposito di non volerlo più in Tunisia. Convincimento e proposito, del resto, condivisi anche in ambito tedesco. A Klessheim si vide netto il solco che ormai divideva politici, diplomatici e militari italiani dal gruppo dirigente del Terzo Reich. Mussolini nulla ottenne di quanto sperava in campo politico-strategico anche perché - come affermarono von Rintelen e Dollmann, presenti entrambi al convegno - nelle frequenti conversazioni a quattr'occhi con Hitler, senza testimoni e senza interpreti, si trovava in difficoltà a causa dell'imperfetta conoscenza della lingua tedesca. La proposta cli una pace di compromesso o della stabilizzazione del fronte con l'Unione Sovietica cadde sotto un reciso rifiuto del Fuhrer. Da parte germanica si viveva nell'irrealtà. Molti, in separata sede, confidavano a qualche straniero d i fiducia le loro perplessità e le loro angosce. Perfino Goebbels scriveva nel suo diario : •Nessuno riesce a figurars i in qual modo terminerà la guerra e come vinceremo. Tutti si preoccupano per l'offensiva della prossima estate su cui si basano molte speranze. Corre voce che noi non potremmo resistere ad un terzo inverno di gue rra, qualora non riuscissimo a sbaragliare l'Armata Rossa durante la p rossima estate .. (32).

Keitel ripeteva le fantasticherie del suo capo sulla ripresa offensiva in Russia. Doenitz giurava sul successo della sua guerra sottomarina. Ribbentrop interveniva di rincalzo, ma quando "dopo di essersi sfiatato a descrivere le sanguinose irreparabili perdite subite dall'esercito russo, s'era sentito rispondere dall'impassibile Ambrosia con un freddo 'speriamo bene' lo stupore non aveva conosciuto limiti" (33).


L'ATTACCO ALLEATO Al.LA LIN EA CHOTTS-AKARIT

443

L'altro grande tema riguardava la d isastrosa situazione militare italiana e la minaccia di uno sbarco alleato in Sicilia e Sardegna . Secondo i tedeschi - appariva chiarissimo - i problemi del Mediterraneo appartenevano ad un teatro d'operazioni d i secondaria importanza. Vedevano la necessità di tenere a qualunque costo la Tunisia , ma nel senso di vincolarvi il più a lungo possibile l'avversario . Uno sbarco in Sicilia o in Sardegna era temuto, ma alla fin fine non era alle porte della Germania. Hitler cercò di rassicurare le palesi preoccupazioni di Mussolini, affermando che non ci sarebbe stata nessuna invasione della Sicilia. •Duce, le garantisco - promise con baldanza - che l'Africa sarà difesa . La situazione è grave ma non disperata. Di recente ho Jeuo la storia dell'assedio di Verdun nella prima guerra mondia le; Verdun resistette co n successo agli attacc hi dei migliori reggime nti tedeschi. Non vedo perché questo non dovrebbe accadere anche in Africa. Col vostro appoggio, Duce, le mie truppe faran no di Tunisi la Verdun del Mediterraneo• (43).

Mussolini, ricordò Dollmann, annuì cortesemente, mentre gli ufficiali italiani e tedeschi impallidivano. C'era anche un punto di carattere politico che stava a cuore a Mussolini. Si trattava di un "programma europeo", ossia di una d ichiarazione delle Potenze dell'Asse sui diritti delle piccole nazioni europee, sul principio di nazionalità e dell'autodeterminazione dei popoli. Un

progetto piuttosto confuso, che, nelle intenzioni, doveva fungere da contraltare alla Carta Atlantica. Non trovò orecchie ben disposte, specialmente in Ribbentrop - il quale non intendeva modificare la politica seguita nei confronti dei paesi vinti né, men che meno, rendere agevole la spontanea coalizione degli Stati satelliti nell'ambito del Tripartito (specie se capeggiata dall'Italia) - anzi "fu considerato dai tedeschi come un'amena trovata italiana da non prendere in seria considerazione" (35). A conti fa tti, Mussolini non raccolse successi. Ottenne la conferma di von Arnim e qua lche promessa cli aiuti e questo fu tutto. Ma gli accenni fatti da Bastianini alla situazione interna italiana (36) e l'atteggiamento di Ambrosio colpirono sgradevolmente gli esponenti germanici. Dollmann lo rimarcò e più tard i commenterà: ,Grazie al Generale Ambrosio ( ...) i tedeschi poterono per lo meno a ll'epilogo conoscere un comandante italiano che non esitava neppure davanti al Filhrer, al Duce, a Ribbcntrop ed all' intero Quartier Generale d i Hitler a difend ere gli in· teressi de l suo paese, sollecitando e provocando decisioni in tal se nso• (37).

La diffidenza crebbe in Hitler quando ebbe ben presto modo cli riscontrare anche in altri alleati il desiderio di trovare una soluzione politica alla guerra. Il 12 ricevette il gen. Antonescu, presidente ciel consiglio rumeno, ed il 16 l'amm. Horthy, reggente d'Ungheria, i quali, sia pure senza drammatizzare, fece ro capire di sostenere con difficoltà il crescente peso bellico.


444

Lll OPERAZIONI IN AFRJCA SETTENTRIONALE

Al rientro in Italia, Mussolini riferì a Vittorio Emanuele III di aver trovato "molta confusione" da parte di Hitler, di aver avuto promesse d i aiuto in aerei e carri per la Sicilia ed ottenuto il rimpatrio del II corpo d 'armata, cioè dei resti d ell'ARMIR. Ambrosio, ricevuto dal Re il 16 aprile, disse poi al gen. Puntoni: •Gli accordi di Salisburgo non sono approdati a nulla. La Germania pensa solo alla sua guerra e non agli interessi dell'Italia che sono ormai comp romessi in maniera decisiva (. .. ). Soltanto sul rimpatrio del Il corpo d'armata dalla Russia non c i sono state troppe discussioni, ma la formula escogitata per il ritorno delle nostre unità sembra alquanto ambigua. Si è parlato cioè di un "riord inamento da effettuarsi in Italia anziché in Germania". In sostanza, io non sono d'accordo con l'euforia del Duce. Non abbiamo avuto nulla e non avremo nulla .. (38) .

• • *

Da parte alleata per il momento si trattava d i completare l'apparato logistico nel Norclafrica francese, di mettere a punto le due armate di Alexander, di migliorare l'organizzazione delle forze aeree e navali in Mediterraneo. La poderosa macchina bellica stava irrobustendosi a vista d 'occhio, grazie al fiume di rifornimenti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna (39). E questo fiume iniziò a scorrere sempre meglio a partire dalla fine di marzo, quando entrò in funzione il Comando unificato nell'Atlantico, sino allora controllato separatamente nelle zone di rispettivo interesse. Gli Ammiragliati inglese e canadese assunsero la responsabilità dei convogli in rotta attraverso il Nord Atlantico e l'Ammiragliato statunitense quella dei convogli americani in rotta per e dall'Africa settentrionale. Tale diversa impostazione ed il contemporaneo "via" al nuovo sistema dei Gruppi di appoggio mobili per la caccia e la distruzione degli U-Boote capovolsero improvvisamente la partita ingaggiata con tante speranze e sì notevole successo iniziale da Doenitz. In aprile le perdite alleate diminuiranno del 50% mentre quelle degli U-Boote raddoppieranno. Le operazioni sulle quali principalmente si concentrava l'attenzione dei capi alleati erano le più immediate: Vulcan (la conquista della Tunisia) e Husky (lo sbarco in Sicilia e la conquista dell'isola) . Ambedue erano sotto gli strali d i un'acida lettera cli Stalin in data 18 marzo, il quale contestava a Churchill che la campagna in Africa non soltanto non fosse stata accelerata, ma, al contrario, risultasse rinviata alla fine di aprile. Così, mentre l'Armata Rossa era impegnata in uno sforzo gigantesco contro la Germania, gli Alleati occidentali erano rimasti con le mani in mano . L'apertura ciel secondo fronte - Husky non poteva sostituire uno sbarco in Francia - era stata promessa non oltre la primavera del 1943 ed assolutamente non doveva essere rimandata. A mo' di chiusura della lettera, Stalin aveva lasciato cadere un minaccioso: "Riconosco le d ifficoltà delle operazioni angloamericane in Europa. Tuttavia ritengo mio dovere avvertirla, nel mo-


L' AITACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOliS-AKARIT

445

do più fermo possibile, che sarebbe estremamente pericoloso, dal nostro punto di vista della causa comune, un ulteriore ritardo nell'apertura del secondo fronte in Francia " (40) . Churchill si faceva in quattro. Uno dei tasti s u cui batteva periodicamente era quello dei livelli di forza delle armate. A metà marzo chiese al mar.capo dell 'Aria Portai, capo di S.M. dell'aeronautica , notizie s ulla destinazione di 95 bombardieri pesanti, cifra record, consegnati dalle industrie britanniche alla Royal Air Force ne lla settimana: "Partendo da un esempio concreto come questo, si dovrebbe arrivare a scoprire come mai aumenti più rapidamente la produz ione che il numero dei nostri squadrons da bombardamento". Ed il 6 aprile, saputo che i battaglioni dell 'Asse in Tunisia ammontavano presumibilmente a 141 , si rivolgerà al gen. Brooke, sempre più polemico: "Pa re strano che il nemico con 225.000 uomini disponga di un numero di battaglioni quasi uguale a noi, che contiamo su effettivi circa tre vo!te superiori " ( 41). A parte ciò, il segu ente promemoria inviato il 2 aprile al gen. Ismay per il Comitato d e i capi di S.M. tratteggia efficacemente il panorama strategico alleato: Facciamo le seguenti ipolesi: primo, che l'operazione Vulcan s ia ultimata e ntro la fine di aprile , o alla peggio entro il 15 maggio, e che nessuna unità tedesca o italiana militarm en te organizzata riesca a porsi in salvo; secondo, che l'operazione f/usky abbia luogo il 10 luglio; terzo, che non si trovino in Slcllia più di cinque divisioni ilaliane, con non più di 50.000 combattenti, e non più di du e div isioni tedesche, per altri 20.000 combattenti, ossia complessivamente 70.000 combattenti, e che inoltre si riescan o a sba rcare sene o otto di visioni fra britanniche e americane, con 15.000 combattenti ciascu na, per un totale di 105.000 combatte nti, e a inviare rinforzi per altri 30.000 soldati britannici, facendo cosl salire il nos tro totale a 135.000 uomini; quarto, che si riesca ad avere la meglio nei duri com battimenti che lo sbarco comporterà. Quanto tempo si pensa che ci vorrà per liquidare le forze armate nemiche in Sicilia? 2. In un'operazione di questo genere tutto dipende dall 'esito della battaglia iniziale, che durerà fors'anche una settimana, dopo la quale si può ragionevolmente prevedere che il grosso dell e truppe nemiche sarà stato annie ntato, folto prigioniero o di sperso fra le monta gne. Le distanze non sono grandi e le risorse del territorio sono scarse; per questo, una volta padroni de i porti e degli aeroporti, noi dov remmo effettivamente dominare tutta la Sicilia ed essere in grado di disperdere con l'impiego dell'aviazione, e deJJa nona sotto la protezione aerea, tulti i tenta tivi nemici di riconq uista rla. 3. Sino ad oggi la conquista della Sicilia è stata considerata come fine a se stessa. Nessun o però dovrebbe ac.:contentarsi di un obie ttivo così modest.0 e anzi trascurabile per la campagna del 1943, data l'imponenza delle nostre forze . La Sicilia rappresenta soltanto un trampolino di lancio e noi dobbiamo ora cominciare a pensare al modo di sfruttare il successo locale. Che cosa è stato fatto in proposito? Si dov re bbe esam inare ogni possibile alternaliva. Ora che l'operazione Anakim (comro Rangoon) non è più attuale per deficienza di tonnellaggio, le operazioni nel Mediterraneo acqu istano una preminenza assoluta. Se noi prevediamo di essere padroni della Sicilia per la fine di luglio, quali altre operaz ioni potre mo intraprendere? Naturalmente, la nostra scelta è in funzione di ciò che farà il nemico. Ne l caso in cui ingenti forie tedesche ve ngano trasferite in Italia (e il morale e la volont à dì combatt.ere degli italiani ne risultin o conseguentemente accresciuti), può essere che non ci sia possibile concenlrare , l,


446

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTRIONAI.E

le unità necessarie per conquista re Roma e Napoli. In tal caso dobbiamo aver pronti altri piani per il Med iterraneo orientale ed ese rcitare foni pressioni sulla Turchia per indurla a in terve nire al nostro fianco . Dobbiamo essere pronti a sbarcare nel Dodecaneso e ad aiutare la Turchia, se quest'ultima si trovasse ne i guai. 4. Se i tedeschi non intervengono e gli ita lia ni cedono, potremmo al.lora inoltra rci nel territorio italiano sin dove vogliamo. Potremmo costringere l'Italia a uscire dal conflitto, im possessarci della Sardegna senza combattere, liberare la Corsica. Tutte le forze dispon ibili, comprese le divisioni dislocate in Africa e non impegnate nell'operazione Husky, dovranno essere trasfe rite a nord, in territorio italiano, sino a portarle a conta no con i tedeschi al Brennero o lungo la Riviera francese. Sino a che punto sono state vagliate queste possibilità? 5. Anche se l'Italia cominuasse a combattere, e potesse contare su un certo aiuto da parte tedesca, noi dovremmo, una volta padroni della Sicilia, cercare di costituire una testa di ponte s ia sulla punta sia sul tallone de llo stivale italiano. li possesso di Taranto, insieme con quello dell'istmo che domina l'es1.rema punta calabrese, ci procurerebbe gra nd i vantaggi: la flotta italiana dovrebbe decidere in quale ma re rifugiars i. Non possiamo prevedere in quale situazione o in quali condizioni essa si troverà dopo l'operazione Husky. Non riparando nell'alto Ad riatico prima della nostra occupazione della Sicilia, la presenza de lla nostra aviazione nell' isola le impedirebbe d i farlo successivamente ed essa dovrebbe acconr.entarsi dei porti di La Spezia e di Genova . Comunque, si deve ritenere molto irnpori:ante la costituzione dì una testa di ponte sulla costa dalmata, così da poter fomentare insurrezioni in Albania e in Jugos lavia, mediante forniture di armi e di materiali e l'invio, eventualmente, di qualche commando. Sono convin to che, nonostante il suo atteggiamento attuale comprensibilmente ~mbig 11n , Mih:.iilnvir.h s'impegnerà con tutti i suoi mezzi contro gli italiani non appena sa remo in grado di venirgli effettivamente in aiuto. È evidente che in questo teatro ci si presenta no grandi prospetcive. 6. Questo documento mira a promuovere il più attento ed urgente esame di que sli problemi e ad ottenere dai capi di Stato Magg iore il loro parere su c iò che si potrà fare e su c iò che si dovrebbe fa re. Spero che questo lavoro possa essere portato avanti con la massima rapidità, datO che la semplice conquista della Sicilia costituirebbe un obiectivo veramente insignificante per la nostra campagna del 1943.. (42).

Nel contempo Churchill insistette con Ismay affinché i capi di S.M. ponessero in tutta evidenza ad Eisenhower l'importanza capitale di impedire all'Asse qualsiasi evacuazione cospicua via mare dalla Tunisia. Ma questo era l'ultimo pensiero dell'Asse. 2. LA BATTAGLIA DELL'UADI AKARIT (5-6 APRILE).

Il panorama che von Arnim aveva sott'occhio a fine marzo è presto delineato. Dei fronti meridionale e sud-occidentale conosciamo le vicende, perciò è inutile ripeterle. Su quello lunghissimo della 5" armata di von Vaerst non si erano verificate vere e proprie battaglie, ma ciò non significa assenza di momenti difficili. Il dispositivo comprendeva, da nord, la divisione Manteuffel nel settore di Bise1ta, la 334• divisione nel settore Tunisi nord, la Hermann Goering nel settore di Pont du Fahs, la Superga in quello di Sbikha, poi il gruppo Benigni a sbarramento del passo di Djeloula, quindi il gruppo Full-


L'AITACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTTS-AKARIT

447

riede a difesa dei passi di Pinchon e di Fondouk el Okbi ed infine la 50" brigata speciale a difesa dei passi di Faide cli Maknassy. Sul fronte a mare erano stati costituiti i due settori costieri di Sousse e di Ksour Essaf (schizzo n. 66) . Il frammischiamento dei reparti era generale e quasi ovunque il presidio delle posizioni era affidato a complessi tattici italo-tedeschi. Le scarsità delle truppe comportava, inoltre, frequenti rimaneggiamenti e spostamenti di unità. In linea cli massima l'attività operativa si era limitata ad un'esplorazione aggressiva da ambo le parti, però in due tratti si stava registrando qualcosa di assai più consistente. Era chiaro che gli Alleati avrebbero compiuto almeno qualche azione dimostrativa in concomitanza con la pressione esercitata dall'8• armata. Proprio in quei giorni, infatti, quasi simultaneamente si erano accesi combattimenti all'estremo nord, nel settore Manteuffel, ed al centro, nel settore Fullriede. Il primo era cominciato il 27 rriarzo ed aveva duramente scosso il reggimento Barenthin ed il 10° bersaglieri ( 43), provocando l'arretramento del fronte di più cli una trentina d i chilometri. Il secondo, contro la spalla meridionale cli Fondouk, era praticamente fa llito subito e si stava esaurendo. Se nel complesso la situazione appariva sotto controllo, tuttavia i preparativi del 5° corpo britannico e del 19° francese per una ripresa offensiva si raffittivano. Per non parlare del dramma logistico. Dei 3234 piroscafi in programma per marzo, solo 14 erano parliLi ùall'Italia ed appena 9 arrivati in Tunisia. Considerando peraltro anche i trasporti con motozattere, natanti K.T . ed aerei, rispetto alle previsioni gli sbarchi si erano aggirati sul 48% del materiale, 49% del carburante e 34% degli automezzi di parte italiana; sul 55% del materiale, 35,5% di carburante e 108% di automezzi di parte germanica. In valori assoluti, gli italiani avevano ricevuto 8.000 tonn. di materiale (in gran parte munizioni), 4.900 tonn. di carburante, 260 automezzi e 10.700 uomini. Ai tedeschi erano giunti 13.000 cono. di materiale (essenzialmente munizioni), 7.200 tono. di carburante, 800 automezzi e 18.500 uomini. Per un mese di alimentazione di un gruppo d 'armate c'era appena da respirare' Quindi l'umore di von Arnim non poteva essere ottimista né conciliante quando, verso mezzogiorno del 30, ricevette Westphal a Ksiba el Mecljouni, sede d el suo Comando. Westphal consegnò subito le direttive dategli poco prima eia Mattioli, che su ordine del Comando Supremo vi aveva apposto la data del 30. L'incontro preliminare fra ted eschi non pare si sia svolto in un'atmosfera molto serena, dato uno stato d'animo generale teso e depresso insieme . Westphal volle osservare che il gruppo d'armate sembrava "si guardasse le spalle ", al che von Arn im ribatté seccamente: "È esatto, mi guardo sempre alle spalle, ma è per vedere se arrivano navi e non ne vedo arrivare. Non è con l'ottimismo che carico i miei cannoni(. . .). Se non ricevo niente sulla nuova linea [dell'Akarit] entro due giorni sarò morto" ( 44) . Poi concluse bruscamente ricordando l' infelice situazione dei rifornimenti


448

,

I.E O PF.RAZI ONI IN APRICA SE1TENTRIONAl.E

Schizzo n. 66 LA SITUAZIONE GENERALE A FINE MARZO

.

...) â&#x20AC;¢'

/


l.'ATrACCO ALLEATO ALLA LINEA Cl!OTTS•AKAIUT

449

e delle scorte: "Siamo senza pane e senza mezzi, esattamente come prima lo era l'armata di Rommel. Le conseguenze sono inevitabili" (45). Dopo il preambolo con Westphal, von Arnim ricevette il gen . Silvio Rossi del Comando Supremo, arrivato il giorno precedente, e Mattioli . Era fresca la notizia della brutta piega assunta dai combattimenti ad El Guettar, perciò quegli avvenimenti ebbero la preminenza. Secondo von Arnim, il d ivario tra le opposte forze in quel settore - circa tre battaglioni con poche batterie dell'Asse contro tre divisioni americane C46) - non poteva consentire una resistenza oltre la sera del 31. Bisognava, in definitiva, arretrare le truppe di El Guettar di una trentina di chilometri e , a b revissima scadenza , provvedere al ritiro della l" armata dall'Akarit, la cui sistemazione e ra "niente di specia/d'. Mattioli obiettò che se le ripercussioni degli eventi ad ovest dovevano essere tanto gravi per la l3 armata , forse conveniva tentare di fronteggiarle con unità della stessa armata, portate rapidamente ad opporsi alla minaccia. In fin dei conti il rischio di un contemporaneo attacco da parte dell'S• armata era sempre inferiore al pericolo cli un tracollo nel settore cli El Guettar. Il discorso sembrava convincente e von Arnim, attenuando quanto detto in precedenza, assicurò che non rinunciava affatto a battersi in posto finché possibile , tuttavia gli interessava sapere se Messe sarebbe stato in condizioni cli privarsi di qualche unità senza grossi problemi. Mattioli partì subito con una Cicogna e tornò con l'adesione di Messe: nulla ostava alla cessione della 21• Panzer, del battaglione della Luftwaffe e del reggimento Panzergrenadiere Afrika (già quasi ricostitu ito). Cosicché questi reparti vennero messi in movimento nella mattinata del 31 ed il loro arrivo, sia pure pressoché in extremis, contribuì a ristabilire la pe ricolante situazione ad El Guettar. Von Amim si affrettò a mettere al corrente von Vaerst, Cramer e Seidemann del fatto che, con ogni buona intenzione, purtroppo non si poteva escludere un rapido decisivo successo nemico sul fronte ovest, tale da imporre improvvisamente un ulteriore sbalzo indietro della P armata. Occorreva dunque fissare gli itinerari di deflusso, farriconoscere la linea d i Enfidaville e sgomberare su di essa tutti glielementi non assolutamente indispensabili, comprese le artiglierie non impiegabili per mancanza di munizioni. Terminò incaricando Mattioli d i riferire a Messe quanto stabil ito e di preavvisarlo di u na sua visita per l'indomani . Quel giorno , 31 marzo, il Comando Supremo registrò la seguente comunicazione : -Il generale Westphal ha assicurato di ave r consegnato al generale von Arnim le nuove d ire ttive e.le i Comando Supremo per le operazioni in Tunisia. Lo stesso generale ha riferito: I . la situazione nel settore Maknassy non presenta un "acuto pericolo"; 2. qualche preoccupazione sussiste nel settore di El Guetta r; 3. i ca rri armati germanici rimasti efficienti sono 150; altri 80 sono riparabili in breve tempo;


450

LE OPERAZIONI IN AFRlCA SETTENTRIONALE

,

4. il generale von Amim ed il suo capo di S.M., generale Gause, vedono la sirnazione con fiducia e sono risolu li a tenere le attuali posizioni il più a lungo possibile• ( 4 7).

Il messaggio peccava sicuramente di ottimismo. Il confronto tra le opposte forze si fondava sui seguenti dati: a. Fronte ovest: forza battaglioni pezzi artiglieria pezzi controcarri carri autoblindo

5• armata ced. 88.000 58 275 415 33 40

l' armata br.

b . Fronte sud: forza battaglioni pezzi artiglieria pezzi controcarri carri autoblindo

l" armata it.

8· armata br.

126.000 41 310 348 60 60

65 610 800 550 150

? 97 65 580 900 290

?

Per gli aerei da combattimento, ai 410 apparecchi dell'Asse se ne contrapponevano oltre 2.200 alleati. Un confronto piuttosto scoraggiante, anche se queste cifre erano tutt'altro che precise (a prescindere ovviamente dalla stima delle forze nemiche) pur figurando nella situazione del Comando Supremo alla data del 31 marzo. Basti rilevare che mentre in totale risultavano disponibili 93 carri, di cui 88 tedeschi, Westphal segnalava 150 Panzer efficienti. Il 1° aprile von Arnim andò a trovare Messe. Nello spirito delle direttive ricevute, esaminò il problema operativo della 1" armata e ribadì che, dovendo la difesa essere sviluppata sino all'estremo limite bisognava accettare l'attacco britannico. Messe ne convenne, però volle mettere in evidenza che un eventuale arretramento sotto la pressione avversaria sarebbe andato incontro a grosse perdite, specie per l' insufficienza dei mezzi di trasporto, come dimostrato dalla recentissima esperienza (la disponibilità di autocarri era pari a circa un terzo del fabbisogno). Secondo von Amim una decisione, se ripiegare subito od attendere un secondo attacco, poteva essere presa una volta respinto l'urto nemico, possibilmente infliggendo perdite; ma Messe insistette per una ritirata ad immediato seguito del primo tentativo, per evitare che sfumasse il momento più opportuno. Von Arnim finì per concordare, beninteso nella speranza che il fronte ovest tenesse e che lo svolgimento dei combattimenti a nord consentisse di attingere alla 5• armata per la costituzione cli una riserva (48) . Il profilo complessivo della manovra in ritirata vedeva la l " armata


L'ATIACCO AU.EATO ALLA LIN EA CHOrrS-AKARIT

451

ed il DAK risalire verso nord in due lunghi settori paralleli. La p rima nella più ampia fascia costiera; il secondo all'interno, a ridosso della Dorsale orientale, dalla q uale avrebbe recuperato via via le truppe del XXX corpo cli Sogno, vale a dire la 50· brigata speciale, il gruppo Fullriede, il gruppo Benigni e la Superga (schizzo n. 67). A quanto pareva dalle prime indicazioni di von Arnim, il Comando del XXX corpo sarebbe passato a disposizione, ìn attesa probabilmente di un incarico di difesa costiera. Sogno ne fu informato dall'ufficiale tedesco di collegamento e, naturalmente, fece subito le sue rimostranze al Gruppo d 'armate attraverso Mattioli, chiedendo non soltanto di dirigere il ripiegamento nel proprio settore ma altresì di ricevere un tratto della nuova fronte difensiva. Aveva ragioni eia vendere e von Arnim, se mantenne l'orientamento per l'incarico al Comando del DAK, assicurò che a manovra ultimata il DAK sarebbe passato in riserva nella zona di Pont clu Fahs ed il Comando XXX corpo, oltre a conservare la Superga non interessata al ripiegamento, avrebbe ricevuto la responsabilità d el nuovo settore, probabilmente agli ordini della l 'armata (49) . Nel riferire ad Ambrosìo questi retroscena, Mattioli ritenne doveroso lumeggiare, almeno in parte, l'azione personale d i von Arnim: ,,Assunto il comando del gruppo d'armate in un momento particolarmente delicato, egli è stato fin dall'inizio dominato dall'assillo dei riforn imenti, al punto da affermare che il successo della difesa c.liµ<::udeva essenzialmente dalle munizioni e dai carburanti di cui avrebbe potuto disporre. Visto che nessuna n uova prospettiva si apriva in tale campo, non è da escludere che egli sia piano piano entrato nell'ordine cli idee d i Rommel di ricercare cioè la situazione definitiva del problema operat.ivo nel ripiegamento sulla linea cli Enfidavìlle. Da rilevare al riguardo il fatto che l'attuale capo di S.M . del gruppo armate - il generale Gause - è il vecchio collaboratore di Rommel. Ciò potrebbe ìn certo q ual modo spiegare qualche valutazione piut.tosto affrettata e non completamente obiettiva della situazione, come quella fatta il giorno 10 marzo, di cui ho più sopra accennato . Ritengo comunque che in tutte.le disposizioni date finora egli si sia attenuto nello spirito e nella le ttera alle direttive di codesto Comando Supremo, in quantO esse son tutte ispirate all'idea di d ifendere tenacemente il terreno occupato e di ritardare il più a lungo possibile l'avanzata dell'avversario» (50). La soglia dì Gabès è rappresentata dalla strozzatura esistente tra l'estremità orientale dello Chott el Fedjadj ed il mare: un varco di circa venticinque chilometri. Immediatamente a nord della soglia scorre l'uadi Akarìt. Immediatamente a nord dello Chott si snoda un allineamento di rilievi piuttosto modesti, distinti l'un dall'altro: da est, il Djebel e l Roumana , il Djebel Tebaga-Fatnassa, il Djebel Zemlet e l Beicla, il Djebel Haidoucli, il Djebel el Haira . Il Djebel e! Roumana, piatto e privo di qualsiasi appiglio, era elemento di raccordo fra l'Akarit ed il cordone collinare dal Djebel Te-


452

LE OPERAZIONI IN AFRJCA SETTENTRIONALE

Schizzo n. 67 INDICAZIONI SCHEMATICHE PER IL RIPIEGAMENTO SULLA LINEA DI ENFIDAVILLE

o

/)

,'

\

( :·

.,·

'


l.'A'li'ACCO ALLEATO ALLA UNEA CHOTIS -AKARIT

453

baga-Fatnassa al Djebel Haidoudi. Ed era anche il punto più delicato della linea. Il 30 marzo la difesa acquistava una più definita fisionomia. Le retroguardie erano rifluite ordinatamente; il gruppo compagnie sahariane ed il III gruppo Monfen·ato, che avevano lasciato la zona di Kebili il 28, erano ripiegati attraverso lo Chott Fedjadj. Sci o lti i raggruppamenti Borowietz e von Liebenstein , lo schieramento vide in linea sull 'Akarit il XX co rpo con la Giovani Fascisti, buona parte della 90· leggera, la Trieste e la Spezia in prima schiera ed il resto della 90" leggera in riserva; sul cordone collinare a ridosso dello Chott, il XXI corpo con la Pistoia, la 164• leggera ed il raggruppamento sahariano (schizzo n. 68). Sempre da est, la linea di resi stenza correva lungo la riva nord deJl' uadi Akarit, rocciosa, a picco, irripidita dai lavori, alta circa quattro metri rispetto alla sponda opposta, costituente un ostacolo anti carro veramente arduo. Seguivano poi gli apprestamenti sul Dje bel el Roumana - i cui versanti orientale ed occidentale erano stati muniti di modesti campi minati (in totale appena 8.000 mine) - e quelli nel settore collinoso dal Djebe l Tebaga-Facnassa al Djebe l Haidoudi, attraversato da un varco di una certa ampiezza percorribile da mezzi corazzati e percorso dalla strada Oudref-Gafsa. Infine, il fianco difensivo allestito alla meglio dal raggruppamento sahariano cli Mannerini sul Djebel el Haira. Le garanzie di solidità forn ite dalla posizione erano limitatissime, nonostante la febbrile attività dei reparti inviati a sistemare il terreno. Purtroppo la pi:essoché assoluta mancanza di mine e di materiali di rafforzamento non consentivano una mig liore organizzazione. Le preoccupazioni maggiori riguardavano i due tratti pianeggianti ai lati ciel Djebel el Roumana e l'esigua profondità della posizione di resistenza. Come se ciò non bastasse, le perenni insufficienze nel campo dei collegamenti erano acuite daJla drammatica indisponibilità di cordoncino telefon ico, recuperato appena in parte dalle precedenti posizioni, il che condusse perfino ad utilizzare il filo spinato da reticolato per le linee telefoniche! In definitiva, l'armata non soltanto non aveva i mezzi di collegamento idonei per la guerra di movimento, ma neppure quantitativamente e qualitativamente sufficienti per quella di posizione. A Marerh la deficienza si era fatta sentire in misura inferiore, essendo stato possibile ripristinare con pochi lavori l'estesa rete permanente francese; sugli Chotts scarsa era la rete preesistente e più scarsi ancora i mezzi per i riattamenti resi indispensabi li dai bombardamenti aerei e dell'artiglieria. Ne derivavano un 'azione di comando sino ai minori reparti estremamente intralciata ed un impiego manovrato dell'artiglieria quanto mai arduo. Vediamo adesso sommariamente le condizioni delle singole grand i unità. Un'idea chiara scaturisce dalla constatazione d'ordine generale che lo schieramento su ll'Akarit-Chotts presentava ben 22 battaglioni


LO SCHIERAMENTO DELLA SULLE POSIZIONI A

"''''• I

•

l• o '

,. ,,

; ,..,,


Schizzo n. 68

1 a ARiv1AT A ITALIANA KARIT-CHOITS

•

........

.

. .

,·

,,••• ,4, ...,.

''~·~ ...•••.• ~. ".·· ,.,,.,.,. • 111,,,

f..

"

. ~.

':.• ~

J .,. .

...,.

"


454

LE OPERAZION I IN AFRICA SETTENTRIONALE

,


l.'A'n'ACCO Atl.EATO Al.I.A LINEA n101,·s,AKARIT

455

e 39 batterie in meno di quello dì Mareth. Con l' immissione dei poch i battaglioni complementi non ancora utilizzati e la fusione cli alcuni reparti si pervenne a qualcosa di accettabile. La Giovani Fascisti riuscì a mettere insieme sei piccoli battaglioni: i suoi I e II , l'XJ ed il LVIl/8° bersaglieri (con il quale si era fu so il V/7° bers.), il TX battaglione autonomo ed il battaglione M (con il quale si era fuso il VI battaglione camicie nere). La 90• leggera aveva due battaglioni del 155° e due del 200° Panzergrenadiere, questi ultimi in riserva d 'armata . La Trieste conservava i suoi sei battaglioni (51). La Spezia, ora comandata dal gen. Scattini in sostituzione del gen. Pizzolato caduto sulla linea di El Hamma-Gabès , aveva il 126° f. su tre battaglioni ed il 125° f. s ul suo III battaglione originario, più il battaglione Tobruk del reggimento S. Marco ed il 39° battaglione esplorante. La Pistoia disponeva dei suoi sei battaglioni ed inoltre del XXXI guastatori e del gruppo Muller (III/115° Panzergrenadiere). Seguiva la 164• leggera con due battaglioni del 361° Panzergrenadiere, il II/125° f., il J/382° f. ed il IT/ 433° Panzergrenadiere. Il raggruppamento Mannerini aveva sopportato le maggiori perdite . Adesso aveva il I e II/350° f. , il I/36° bis, un battaglione mitraglieri ed i resti del I gruppo Novara, nonché, all'estrema sua destra , il m gruppo Monferrato ed il gruppo compagnie sahariane. Anche l'artiglieria e ra mal messa: pur se potenziata al massimo, i risultati furono molto limitati, mancando il tempo per ricosLiluire e scbierare i nuovi reparti in via di formazione. A tergo, oltre il 200° Panzergrenadiere, c'era la 15• Panzerdivision. Ad essa, provatissima, era stato aggiunto il "gruppo di combattime nto Cen tauro" costituito dal XII (già XVII) battaglione carri su undici mezzi e dal 359° gruppo semoventi d a 75/ 18 appena giunto dall'Italia. Messe naturalmente segnalò l'urgenza di rinforzi , sia dei reparti già preannunziata, sia d e i nuovi, sia anche di complementi, ma l'assai prossima battaglia l'avrebbe colto con quello che aveva. All'inizio di aprile l'armata restò quasi completamente priva di automezzi: tutto era utilizzato per sgomberare a nord di Enfidaville le scorte ed i materiali non indispensabili alla nu ova prova. Vennero perfino impiegati come rimorchi i numerosissimi au tomezzi in avaria. Peraltro questo ebbe un prezzo: le misure adottate non sfuggirono allo sguardo del soldato e per quanto si ricorresse ad accorgimenti per evitare l'impressione dei preliminari di un'ulte riore ritirata , evidentemente si sparse un certo allarme che arrivò a Roma. Ambrosio, forse informato da Kesse lring, si impensi erì e si rivolse subito a von Arnirn: ·Approntamento posizione Mansour-Enfìdaville et arreiramento verso il nord in misura superiore al passalo di elementi delle reirovie, hanno, a quanto risulca, ingenerato nella trup pa la convinzion i:! di un nuovo ripiegamento. Concro questa convinzione ribadisco che, sia per il colla udo fin o ra fatto degli attacchi nemici, sia in seguitO a ll'arrivo di rifornimenti et di nuove truppe, la situazione è no1evolmen1e migliorata et resa cale che le posizioni auuali possono et devono assolutame nte essere mantenute. Deve pertanto essere combattu10 con ogni mezzo qua-


456

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

,

lunque pensiero rivolto a ripiegamenti. Esigo che mtte le predisposizioni relative all 'app rontamento della posizione Mansour-Enfidaville et al ripiegamento su essa, qualora proprio si rendesse indispensabile, siano ta li da escludere il senso di sfiducia che potrebbe nascere in Comandi e reparti circa la robustezza difensiva delle attuali posizioni. Est meglio correre il pericolo di perdere una parte del materiale che influire dannosamente sullo spirito dei reparti con prematuri sgomberi. Analogamente occorre preoccuparsi di non incidere assolutamente sullo spirito dei reparti con arre tramenti delle unità dei servizi che devono essere ridotti al minimo(. ..). (52).

Inoltre, Ambrosia ordinò il recupero attento del personale dell'esercito e dell'aviazione, italiano e tedesco, comunque esistente nelle retrovie al fine di rinsanguare le divisioni . E scrisse anche a Messe: le predisposizioni per il ripiegamento dovevano essere limitate allo stretto indispensabile ed attuate con somma prudenza per non creare nei Comandi disorientamento rispetto al principio base di resistere sulla linea Akarit-Chotts. "Concetto - commentò Messe - più.facile ad esprimere in un ordine che a tradurre in realtà". Benché ogni livello di comando fosse stato informato che un attacco britannico poteva verificarsi da un momento all 'altro , era opinione largamente diffusa che dovesse aver luogo in periodo di plenilunio, come di consueto, o almeno in avanzata fase di primo quarto. Perciò il Comando d 'armata contava su qualche giorno ancora. D'altra parte, dalle intercettazioni si era dapprima ricavata la sensazione che il nemico attribuisse alla posizione semplice funzione ritardatrice, e ciò spiegava gli immediati tentativi ad opera della 1• D.cor. inglese a cavallo delle piste per Gafsa, nel settore della Pistoia. Adesso, si pensava, la constatazione di una certa validità difensiva dello schieramento dell'armata doveva imporre al nemico un certo tempo per montare un attacco sistematico. L'atteggiamento aggressivo britannico si esplicava, purtroppo, anche con un'eccezionale attività aerea lungo le rotabili, sui depositi, sui campi d'aviazione. I danni furono ingenti, ma soprattutto pesò gravemente la completa e liminazione dell'aviazione italiana del Settore sud, con la distruzione o la temporanea messa fuori combattimento di tutti gli apparecchi. Alle 23 del 5 aprile iniziò un'imponente tiro di preparazione di artiglieria. Le batterie inglesi si erano portate avan ti all'ultimo momento ed o ra imperversavano mentre la Western Desert Air Force irrompeva sulle immediate retrovie del campo di battaglia. La partita dell'Akarit cominciava . Studiando la prosecuzione dell'offensiva o ltre Gabès, Montgomery si era posto l'interrogativo se Rommel (!) si sarebbe servito della linea dell'Akarit per costringerlo almeno ad una battuta d 'arresto. Quindi, ripiegate le retroguardie italiane entro le nuove posizioni, ordinò al 10° corpo di saggiare la possibilità di un attacco speditivo non particolarmente oneroso. Horrocks provò ed il 30 rispose che la cosa pareva fattibile ma "se il comandante dell'armata è preparato a su-


L'ATIACCO ALl.llA'J'O ALLA 1.lNEA Cl10'l"1'S-AKARl1'

457

bfre pesanti perdite". Montgomery non lo e ra affatto. Sul suo tavolo giaceva un fascio di messaggi Enigma del Comando gruppo d 'armate Africa in data 28 marzo . Uno diceva che tu tte le riserve erano state assorbite dagli impegni difensivi; un altro, che il livello delle scorte era disperatamente basso, sì che "poche ore possono fare la differenza"; un terzo, che le sorti del fronte dipendevano dagli arrivi dei rifornimenti dall 'Italia . E, inoltre, Montgomery sapeva che la 15' Panzer era addirittura ridotta a tre o a nove carri efficienti. Tutto ciò, ma in particolar modo la conoscenza di un altro dispaccio Enigma che ord inava ai reparti lavoratori italiani di lasciare l' Akarit per andare a sistemare le posizioni di Enfidaville, lo indusse a ritenere possibile d a parte di Messe una difesa a tempo determinato (54). Tutto ben considerato, ordinò a Horrocks di provare ancora una volta e di riferirgli il giorno dopo se, a suo avviso, un urto poderoso avrebbe riscosso successo. Il 31 ebbe la risposta: il 10° corpo da solo non ce l'avre bbe mai fa tta. Bisognava aspettare le truppe del 30° corpo: ad esse poteva essere affidato il compito dell'apertura di una breccia nella quale immettere il 10° corpo. Il 1° aprile , allora, Moncgomef)' informò Alexander: "Sono stato arrestato da una forte resistenza all'uadi Akarit. Mi sto preparando a sfondare le posizioni nemiche e sferrerò un grosso attacco la notte sul 5 aprile, continuando il giorno 5''. Quel che c hiedeva era un passo avanti ciel 2° corpo americauu: "se potesse progredire anche di poche miglia, ciò rP.nderehbe assai più semplice il mio compito" d isse (55). Alexander approvò. I preparativi avrebbero preso qualche giorno, consentendogli così cli coordinare l'offensiva della 8' armata con le due o perazioni di cui si è parlato in precedenza. Sentiti i comandanti di armata, il giorno 3 diramò un nuovo ordine di operazioni per la conquista cli Tunisi in due fas i. La p rima si proponeva cli sbloccare la soglia di Gabès mediante un attacco fronta le da parte d ell'8• armata ed uno sforzo sul fianco operato dal 2° corpo nel settore di El Guettar. La seconda fase prevedeva che, durante lo sfruttamento del successo lu ngo la piana costiera ad opera clell'8• armata, il 9° corpo cli Cracker riprendesse il tentativo d ella 34· D .f. ame ricana e rompesse il fronte a cavallo della direttrice Fondouk-Kairouan possibilmente per tagliare la ritirata a Messe, altrimenti per accelerarne il ripiegamento verso nord. Tutto ciò riguardava le forze terrestri, ma esistevano altre carte da giocare. Sul mare la lotta contro i convogli cieli' Asse doveva intensificarsi ed in aria le aviazioni alleate dovevano agevolare l'avanzata delle truppe e, nel contempo, disintegrare il siste ma logistico italo-tedesco. Fu così studiata l'operazione Flax (lino), intesa appunto ad interrompere i rifornimenti aerei dall'Italia. Pe r sfondare sull'Akarit, Montgomery aveva dapprima rite nuto sufficiente utilizzare una divisione del 30° corpo , ma le ricognizioni e le informazioni sul nemico fecero presto comprendere la necessità


LA BATTAGLIA DELL'UAL (6 aprile)

" " ,._

) ( )C

~ Pi.toia

\


Sc hizzo n . 69 I AKARJT

.

.

50" D.f.

\

\ ~\

OCJ

,_

,q

\,

_,;..,r__,__,, _ _ JC...

___

\ ,\

l

l


458

LE OPERAZIONI IN APRICA SE'ITENTR!ONALE

di almeno due divisioni. Dopo molte discussioni, venne definito il settore di attacco: dal Djebel Tebaga-Fatnassa al Djebel Roumana compresi. Nella notte sul 6 la 4, divisione indiana, su due brigate, avrebbe attaccato il Djebel Tebaga-Fatnassa, seguita all'alba dalla 51" Highlanders, su tre brigate, contro il Djebel Roumana. La 50' D.f., con una sola brigata doveva muovere fra le due per completare l'azione di rottura (schizzo n. 69). Ai lati del tratto interessato all' urto dovevano aver luogo due diversivi: il primo affidato alla l' B.cor. a ca vallo della strada OudrefGafsa; per impegnare la destra della 1' armata italiana; il secondo alla 201' brigata delle Guardie nella fascia costiera, a cavallo della rotabile Gabès-Sfax . Il 10° corpo, costituito dalla 2• D.f. neozelandese e dalla l3 D.cor. inglese, sarebbe passato in colonna attraverso la breccia creatasi, per raggiungere un obiettivo a più cli venti chilometri o ltre l'Akarit. Fattore principale di successo venne considerata la sorpresa. Perciò, oltre a non attendere il plenilunio, si pensò opportuno - su suggerime nto del gen. Tuker - che la 4, indiana svolgesse da sola un'operazione notturna senza appoggio di artiglieria, in anticipo sull'attacco delle altre due divisioni, per impadronirsi del Djebel Tebaga -Fatnassa . Ne derivò la scomposizione della battaglia in due tempi. Il primo riguardava appunto la 4" indiana e si prevedeva si concludesse prima dell'alba. Comunque alle 4 .1 5 iniziava la preparaz.ione d'artiglieria che doveva consentire alla 50" ed alla 51 • divisione di lasciare la base di partenza, attraversare i campi minati e superare il fossato anticarro . Il secondo tempo, cioè il completamento del successo, venne concepito come penetrazione in profondità - circa tre chilometri o ltre la linea di resistenza - delle tre divisioni dietro una potente cortina mobile di fuoco. Doveva essere rea lizzata in tre quarti d' ora: dalle 8.30 alle 9.16. In questo periodo la Minefield Task Force neozelandese avrebbe mutato i corridoi aperti dalla 50• D.f. in varchi. Il rapporto di forze valutato dal Comando 8' armata confortava le migliori speranze cli successo: 39 battaglioni più 5 cli mitraglieri contro 38; 400 pezzi da campagna o pesanti campali contro circa 200; 462 carri armati, di cui quasi la metà di Crante Shennan, contro 25 (56). Del pari, di piena soddisfazione l'apparato logistico. Benché la base principale dell'armata fosse Tripoli e l'itinerario di rifornimento e sgombero si snodasse lungo quasi trecento chi lometri, l'ammassamento di munizioni, carburante, materiali del genio ecc., per la battaglia fu tale da eliminare ogni preoccupazione Nel corso del giorno 6, il 30° corpo sparerà 82.000 proiettili d'artiglieria e grandi quantità di munizioni per mortaio e per armi automatiche d i reparto senza difficoltà, perché i reintegri saranno rapidissimi (57). Naturalmente il controllo ciel cielo era assoluto. "L 'b"' armata godé dei frutti di una quasi completa libertà di osservazione e di attacco" (58). La Western Desert Air Force, che l'appoggiava, disponeva per il combattimento di 21 squadrons britannici e 10 americani (59), cui si


l .'A'ITACCO AI.LEATO Al.I.A LINEA C HO'l' l'S-AKAIUT

459


460

LE OPERAZIONI IN AFRICA S!ffTEKTRIONALE

,

aggiungevano per l'appoggio indiretto 20 squadrons da caccia, 2 d i cacciabombardieri e 11 cli bombardieri della Northwest African Tactical Air Force. E questo senza calcolare i bombardieri strategici del Medio Oriente, di Malta e della Northwest A.frican Strategie Air Force. Gli apparecchi dell'Asse al 1° aprile erano valutati in 178 tedeschi e 65 italiani efficienti (cifra praticamente esatta). La 4• indiana del gen. Tuker lasciò la base di partenza all'imbrunire con le brigate in colonna, la 7" in testa per conquistare l'obiettivo iniziale (parte delle posizioni tenute eia I/36° f. della Pistoia), la 5' destinata a scavalcarla per raggiungere il Djebel Tebaga-Facnassa e, principalmente, per procedere verso nord sino al Djebel Meida ed oltre, in modo da superare di fianco il campo minato che correva dal Djebel Meicla al Djebel Roumana. Gli indiani attaccarono senza una specifica preparazione d'a1tiglieria, ma ciò non significa il silenzio assoluto delle loro batterie, che era previsto intervenissero con b revi concentramenti ove un battaglione si fosse trovato in difficoltà. E nemmeno il silenzio delle artiglierie del 30° corpo. Com'è naturale, i tiri di disturbo e di interdizione vicina continuarono su tutto il fronte italo-tedesco, talché, probabilmente influenzato dagli avvenimenti successivi, il Comando della l° armata parlò poi di "un'imponente preparazione di artiglieria" a partire dalle ore 23. È ad ogni modo assodato che le azioni di fuoco effettuate prima delle 4.15 del 6, ora stabilita per l'iniziu ùdla preparazione, raggiunsero un grande effetto ed interruppero gran parte dei pochi collegamenti a filo della difesa. Mancando la possibilità cli correre ai ripari con raddoppi o centri di trasmission i sussidiari, l'azione cli comando fu ostacolata da comprensibili gravissime difficoltà, prima delle quali la non tempestiva ed incompleta conoscenza degli avvenimenti sulla posizione di resistenza. Ciò premesso, nessuna meraviglia se soltanto alle 3 del mattino il Comando d'armata seppe dal XXI corpo dei probabili combattimenti in corso nel settore del XX corpo e di un'infiltrazione a q. 275 di Djebel Zemlet el 13eida, sulla estrema sinistra della Pistoia, peraltro ricacciata. A quell'ora i giochi della 4,, indiana erano fatti. Poco dopo mezzanotte la 7· brigata aveva occupato la citata q. 275, nonostante la resistenza del 1/36° f., alle 2 era alle pendici meridionali del Djebel Tebaga-Fatnassa, mentre la 5' brigata si approssimava per scavalcarla sulla destra. Alle 6 .30 il gen. Orlando segnalò che il fuoco dell'artiglieria britannica, apertosi un paio d 'ore prima, non sembrava seguito dall'avanzata delle fanterie. Non era in grado di forn ire notizie della Spezia, a causa dell'interruzione dei collegamenti. Le prime notizie util i a dare una qualche idea cli quel che stava accadendo arrivarono a Messe verso le 8: nel settore del XX corpo il nemico aveva occupato q . 166 del Djebel Roumana , travolgendo il II/126° f. della Spezia ed infiltrandosi verso ovest, e nel settore del XXI corpo aveva approfondito la penetrazione sulla sinistra della Pistoia .


L'ATIACCO ALLEATO Al.I.A LINEA CHOr rS-AKARIT

461

La so• e la 51 • d ivisione si erano mosse regolarmente su un fronte complessivo di dieci chilometri. La prima era rinforzata da uno squadrone d i Valentine e da uno di Sherman. La seconda dalla 23• B.cor. e da uno squadrone cli Crusader del 4° County of London Yeomanry. Erano appoggiate dal fuoco di quindici reggimenti da campagna e quattro pesante campali. Ogni pezzo da campagna disponeva di 300 colpi, ogni pezzo di medio calibro di 150 colpi. La Spezia ricevette l'urto. Non soltanto verso l'alba vide arrivare d i sorpresa la 5• B.f. indiana sul Djebel Meida presidiato dal 11/ 125° f., ma al centro (battaglione Tobruk e XXXIX bersaglieri esplorante) venne impegnata dalla 50" D.f. ed a sinistra - il Djebel Roumana occupato dal I e dal II/126° f. - dalla 152· B.f. degli Highlanders . 1 contrattacchi settoriali si mostrarono insufficienti. Solo l'intervento del III/126° f. riuscì probante, tuttavia la riconquista delle posizioni già tenute dal II/126° f. non evitò che la importante q .166 restasse in mano scozzese. In definitiva, poco dopo le 8 le notizie pervenute al Comando d'armata riguardavano un ampio squarcio in corrispondenza del limite di settore fra Spezia e Pistoia ad opera della 4• indiana ed una non meno preoccupante soluzione di continuità fra il III ed il 1/126° f. schierato sulle pendici me ridionali del Djebel Roumana . Immediatamente Messe corse ai ripari . Il 200° Panzergrenadiere in riserva d 'armata ed il I/66° f. in riserva di corpo d'armata vennero incaricati di riprendere saldamente il Djebel Rournana, mentre il 361° Panzergrenadiere ed il III/ 36° f. ricevettero ordine di ristabilire la situazio ne alla sinistra della Pistoia (60) . Inoltre la 15" Panzer venne avvicinata al settore della Spezia ed il Comando del gruppo d 'armate comunicò d i ave r messo in movimento una quarantina di carri del DAK verso il Djebel Tebaga-Fatnassa. Questo insieme di provvedimenti, se pareva sufficiente a riso lvere il problema della Spezia, lasciava qualche dubbio relativamente alla breccia fra il XX ed il XXI corpo. In effetti, la situazione reale non stava nei termini creduti dal Comando d'armata. Il Djebel Roumana sostanzialmente reggeva bene e l'arrivo del I/66° f. era bastato ad eliminare infiltrazioni di scarsa rilevanza. Quindi l'impiego del 200° Panzergrenadiere contro la 152' B.f. indiana, assolutamente superfluo, aveva ottenuto il solo risultato negativo di impiegare prematuramente una preziosa riserva. Inutilmente il gen. Scartini invocò anche l'interessamento d i Berarcli per convincere il comandante del 200° a contrattaccare invece verso ovest, posto che il Djebel Roumana e ra ancora mantenuto, almeno parzialmente, dal III/66° f.. Dove le cose andavano veramente male era al centro della Spezia. La 69' B.f. inglese aveva dato spazio per il passaggio dei reparti corazzati, talché nella tarda mattinata TII/125° f., battaglione Tobruk e XXXIX bersaglieri erano e liminati. La so• D.f. stava procedendo lentamente ma quasi indisturbata all'allargamento della falla "di cui nessuno - scrisse amaramente Messe nella sua relazione - aveva per-


462

l,E OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTR!ONA!.E

,

cepito e segnalato la reale importanza e che nel pomeriggio doveva poi rendere critica la situazione del! 'intero schieramento". Alle 1 O il XX corpo segnalò una spiacevole novità: il II/65° f., all'ala sinistra della Trieste, aveva ceduto davanti alla 154" B.f. scozzese. Orlando provvide subito a contenere la penetrazione con il 111/ 65° f. della Trieste, il battaglione M della Giovani Fascisti e tutto il fuoco d'artiglieria utilizzabile nel settore; però la questione esigeva qualcosa cli più risolutivo e la 15• Panzer venne posta a lle dipendenze del XX corpo per l'esigenza. Alle 12.25 il gen. Nicho ls comunicò a Leese che la resistenza nemica sul fronte della sua divisione era "definitely broken", d efinitivamente rotta (61). Montgomery avvisò subito Alexander: "(.. .) tutti i principali obiettivi sono stati occupati secondo il piano. Il 1Cf> corpo è ora in movimento per passare attraverso la breccia aperta dal 3Cf> corpo" (62). Infatti Horrocks aveva preso alle dirette dipendenze la 2" D.f. neozelandese , sino allora rimasta sotto la responsabilità di Leese, ed impartito le prime disposizioni per far passare la testa della divisione - cioè 1'8" B.cor., il 2° cavalleria neozelandese ed il 1° King's Dragoon Guards - nell' intervallo fra la 50" e la 5 P divisione . Senonché 1'8• B.cor., che cominciò a trafilarsi verso le 13.30, cadde sotto il fuoco controcarri della difesa e si bloccò quasi subito. Così si arenò la spinta in avanti del 10° corpo . Sin dalla tarda mattinata Messe aveva potuto giudicare gli avvenime nti in base alle intercettazioni di messaggi britann ici, secondo i quali sino a quel momento sarebbero stati catturati circa duemila prigionieri, in prevalenza italiani . Passato mezzogiorno fece il punto. Il contrattacco portato dal III/36° f. e dal 361 ° Panzergrenadiere contro la 7" B.f. indiana procedeva stentatamente; l'azione della 15" Panzer contro la 154" B.f. scozzese sulla sinistra della Trieste stava per principiare; un'altra era in preparazione contro la 5' B.f. indiana sulla destra della Spezia . Di quanto accadeva nel tratto ce ntrale della Spezia si sapeva poco o niente, ma non si pensava ancora a l peggio. Per il momento si poteva sistemare il XXI corpo. Un gruppo tattico costituito da reparti del raggruppamento Mannerini, nel cui settore sembrava ormai potersi escludere preoccupazioni, doveva sostituire in linea la 164• leggera , che a sua volta il mattino successivo avrebbe saldato la breccia alla sinistra de lla Pistoia con il concorso di unità del XX corpo. Questi gli ordini impartiti alle 14.30. Poco dopo arrivò von Arn irn . Era accompagnato da Gause ed anche da Cramer, il quale aveva avvertito cli non poter reggere indefinitamente ad El Guettar. Messe illustrò lo stato delle cose quale a lui risultava . Parlò della "sacca" cli un paio di ch ilometri di ampiezza ed altrettanti cli profondità creata dal nemico nel settore d ella Trieste e del contrattacco in corso ad opera della 15• Panzer, con trattacco le cui possibilità di riuscita dipendevano dalla rapidità cli esecuzione. Parlò d ella b reccia apertasi fra il XX ed il XXI corpo alla quale doveva provvedere la 164• leggera, svincolata dagli impegni di difesa statica .


l.'AlTACCO ALLEATO ALLA LINEA CH OTIS-AKARJT

463

Non sottolineò il successo britann ico nel tratto della Spezia, non avendone avvertito la reale gravità. Tutto sommato, la maggiore incertezza derivava dall'assoluta mancanza cli riserve. Quanti giorni era ancora in grado di resistere l'annata? chiese von Arnim. Messe dapprima fu generico: •La domanda non può ave re una risposta. Occorre tener conto che il nemico può alimencare l'attacco, mentre noi non possiamo a limencare la difesa. Polrà darsi che si possa ancora tenere, ma la preoccupazione nasce se il nemico riesce a penetrare nelle posizioni con i carri...

Ma poi dovette ammettere che al massimo avrebbe retto ancora l'indomani "gettando fino all'ultimo uomo nella fornace" . \Ton Arnim annunciò l'imminente arrivo di altri 70-80 carri, però non giunse a conclusioni: preferiva attendere gli sviluppi della situazione in nottata e decidere il mattino seguente (63). A questo punto si registrò un'altra delle tante stranezze fra alleati. Durante la riunione era pervenuto un ordine cli von Arnim, emanato evidentemente prima di partire da Ksiba eJ Medjouni, così concepito: •La 164' legge ra Africa deve essere tolta <lai seu.o re Haidoudi-Smaia. La l' armata fornirà gli automezzi e la porterà in zona aeroporto Fatnassa a disposizione de l gruppo d'armate. Mezzo baLLaglione sar~t lasci.t tu al pas:;u K1c:::;~c::f'es:;...

Il messaggio venne mostrato a Messe immediatamente dopo la riunione, durante la quale nessuno aveva parlato del provvedimento. Era evidente l'intenzione cli sottrarre la 164• leggera alla giurisdizione dell'armata, per metterla forma lmente a disposizione del gruppo d'armate in realtà in mano a Bayerlein. Da rilevare che in sede di discussione Messe aveva comunicato l' ordine dato nel primo pomeriggio di spostare la divisione per una determinata esigenza, senza che von Arnim né Cause dicessero sillaba. La misura non appariva più eseguibile, tuttavia la questione ebbe un seguito. Bayerlein tendeva a 'strafare' , agendo quasi da fidu ciario ed interprete del comandante del gruppo d 'armate e per quanto Messe protestasse, il mancato rispetto delle prerogative cli comando si ripeteva. La gelosa proprietà delle unità tedesche continuerà sempre ad avere la preminenza su qualsiasi ordinamento misto. A quanto sembra, Bayerle in si e ra lamentato della lentezza della procedura italiana - sarebbe stato assai più preciso se si fosse lagnato della disastrosa condizione delle trasmissioni - che nell'interesse comune l'obbligava spesso ad impartire disposizioni senza averne l'autorità, ma von Arnim lo aveva autorizzato a dare ordini alle truppe germaniche in suo nome (64). Poiché iniziative cie l genere si ripeteranno durante la stessa battaglia e nel corso del ripiegamento, a dispetto delle formali puntualizzazioni di Messe, si è indotti a pensare ad un qualche equivoco cli fondo più che ad una deliberata indisciplina di Bayerlein.


464

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETIENTR IONALE

,

Poco dopo le 16, partito von Arnim, giunsero altre novità. La situazione della Pistoia e della Trieste era ristabilita grazie ai provvedimenti adottati, mentre risultava improvvisamente peggiorata nel settore della Spezia, dove le strutture statiche avevano ceduto ed il nemico era a ridosso sugli schieramenti d'artiglieria . Vennero diretti a tamponare la falla il I/382° Panzergrenadiere ed i 40 carri della 21" Panzer in arrivo da El Guettar, ma il contrattacco si palesò sostanzialmente infruttuoso e si esaurì sotto cinque ondate di bombardieri diurni della Western Desert Air Force. Nel tardo pomeriggio si diffuse la consapevolezza che l'indomani l'armata avrebbe cessato di esistere se rimaneva in posto. Messe avvisò von Arnim: •C. ..) Ritengo che difficilmen te anna ta potrebbe doman i fronteggiare ancora un attacco nemico, senza crea re situazione che potrebbe portare annientamento grossa parte sue unità. Rappresento contemporaneamente che eventuale ri piegamento annata si presenta assai difficile sia per pressione nemica, sia per scarsissima disponibilità automezzi• (65).

Alle 20 Gause telefonò a Bayerlein il preavviso di ripiegamento e Bayerlein lo comunicò a Mancinelli. Si trattava della decisione, molto stringata e priva di particolari, di sganciare l'armata e di arretrarla d i una trentina di chilometri sino alla stretta fra La Skirra e Sebkeret en Nouclal, sotto la protezione de lla 15' Panzer e dei gruppi esploranti. Visto che lo sbalzo indietro doveva essere completato entro l'arco notturno e che grossi erano i problemi relativi ai mezzi di trasporto, Messe impartì senz'altro gli ordini esecutivi: i resti della spezia e della Trieste, al momento prive di capacità combattiva, con le artiglierie d'armata dovevano recarsi direttamente ad Enfidaville; la Giovani Fascisti, portarsi alla stretta di el Diem, a metà strada tra Sfax e Sousse; le rimanenti truppe erano destinate alla nuova posizione, il XX corpo con la 15• Panzer e la 90' leggera; il XXI con la Pistoia, il raggruppamento Mannerini e la 164• leggera . A complicare le circostanze, già così ingarbugliate, si misero diversi inconvenienti. Attorno alle 21 il gen. Mattioli telefonò dal Comando gruppo d'armate per dare notizia dell'ordine di ripiegamento, ma rinunciò a trasmetterne il testo allorché Mancinelli - che ritenne trattarsi dello stesso già comunicatogli da Bayerlein - rispose cli conoscerlo già. Il testo originale arrivò per radio prima d i mezzanotte, quando le disposizioni per la ritirata erano in corso, e precisò modalità in contrasto con quanto previsto dall'armata (66). Naturalmente rimasero lettera morta perché inapplicabili. A prescindere da questo primo contrattempo, tutto sommato di importanza non fondamentale, fu in sede esecutiva che si verificarono i guai. La semplice diramazione dell'ordine, quasi ovunque a mezzo ufficiale, si dimostrò impresa per niente facile, specialmente nell'ambito del XX corpo, tanto che il I/35° f., il XXXII guastatori ed il II/115° Panzergrenadiere, dislocati al passo Haidoudi a sbarramento della stra-


!,'ATTACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTIS-Al<ARIT

465

da El Hamma-Gafsa, non ricevettero il messaggio e rimasero in posto sino al giorno successivo. Nonostante un piano d'impiego approntato qualche giorno prima e benché misure preliminari fossero già state adottate, l'invio degli automezzi alle divisioni incontrò difficoltà di ogni genere ed il caricamento avvenne con il solo intento di sfruttare al massimo le possibilità di trasporto senza alcun riguardo per le esigenze tattiche. Infine, il movimento delle autocolonne fu "accompagnato" dalle incursioni di 48 Wellington. Il giorno seguente l'equivoco sorto fra i due Comandi circa le modalità del ripiegamento ebbe un seguito. Von Arnim rilevò che le decisioni prese dalla 1• armata riguardo la Giovane Fascisti, la Spezia e la Trieste mal si conciliavano con le proprie direttive. Messe, piuttosto seccato, spiegò: ,Ordini ripiegamento sono stati da me impartiti ieri sera ore 20.30 in base preavviso ricevuto tramite capo di S.M. tedesco et non potendo supporre che ordine Gruppo d'armale avrebbe contenuto prescrizioni dettagliate circa dislocazione dipen denti divisioni. Schieramento previsto da Gruppo d'armate importava d'altronde incroci di notte non eseguibili. Comunque 879/43 segreco giunco ore 23.45 quando non era p iù possibile dare contrordini. Soluzione adottata pe r GG.FF. era necessaria per poter recuperare automezzi per autotraspo rto truppe lasciate indie tro. Resti Trieste et Spezia ripiegati su linea definitiva perché eccessivamente logori et in cond izioni di non essere reimpiegabili se non dopo riordinamento,. (67).

Von Arnim lasciò cadere anche un velato rimprovero a proposito della precaria situazione automezzi lamentata dall'armata: "Sulle possibilità del ripiegamento - osservò - l'armata doveva avere idee precise già dal 31 marzo. Si ritiene che da parte dell'armata sia stato fatto tutto quanto possibile per assicurare gli automezzi ai vari reparti ( .. .)» (68). E naturalmente Messe replicò, ancor più seccato: •Armala ha potuto sgomberare in tempo t.uno ciò che esisteva a sud linea Enfidaville et che non crovava impiego per la battaglia (basi, ospedali, magazzini, parchi, 'officine, ecc.) appunto perché ;1veva idee chiare sulle necessità che si sarebbero presentate all'atto del ripiegamento. Soltanto grazie a queste operazioni preliminari si è pocuto salvare moltO materiale ed avere nel momento del ri p iegamemo disponibile massimo automez1.i. Desidero chiarire at codesto Comando che Comando a rmata si è sempre preoccupaco et si preoccupa per conto suo (come necessario trattandosi di questione di sua specifica competenza) per realizzare disponibilità ogni automezzi recuperabile• (69) .

Il fatto era, come sempre notato dai comandanti italiani, che le nostre divisioni si trovavano in condizioni di non sostenere nemmeno una fase di completo movimento in una guerra per la quale non erano organicamente strutturate e che dovevano affrontare con il ricorso ad una serie ininterrotta cli adattamenti e di ripieghi onerosi e di limitato rendimento. Questo riusciva incomprensibile ai tedeschi, i quali, benché vedessero da tempo con i propri occhi la situazione delle unità italiane, continuavano a riferire ogni loro concezione operativa alle divisioni germaniche, quasi sempre in grado di muovere, ma-


466

LE OPERAZIONI IN AFRICA S ETTENTRIO NALE

f

nov rare e combattere. Giova comunque precisare che nel caso specifico, non avendo provveduto il Comando gruppo d'armate , la 1" armata si preoccupò di fornire automezzi per metà della 90• leggera e per l'intera 164• leggera. È giusto anche riportare un commento di Messe : "Non posso passare sotto silenzio che ad El Alamein i tedeschi non avevano agito con lo stesso spirito di cameratismo e di collaborazione nei riguardi delle nostre divisioni non motorizzate!'' (70) . La battaglia dell'Akarit lasciò la bocca amara a Messe, troppo pesanti essendo i cond izionamenti subiti. Sin dallo schieramento sulla li nea degli Chotts una gravissima minaccia pesò sulla destra ed alle spalle dell'armata a causa della situazione di equilibrio instabile in cui versava il settore El Guettar-Maknassy. Una minaccia che generava comprensibile incertezza d i decisione nel Comando gruppo d'armate e si rifletteva, inevitabilmente, verso il basso (71) . L'immediato investimento della posizione difensiva da parte britannica sommò brutalmente tutti i fattori di debolezza che con un poco di tempo a disposizione sarebbero stati almeno attenuati: esiguità di appigli naturali, scarsa efficacia dei pochi lavori del campo di battaglia, insufficiente organizzazione delle trasmissioni, incompleto afflusso di complementi, indisponibilità di riserve , limitata possibilità cli manovra del fuoco, scomparsa quasi assoluta d ell'aviazione (72) . A queste premesse , decisamente sconfortanti, è da aggiungere una condotta della battaglia che non sembra esagerato definire quasi "alla cieca ". Il Comando d'armata e perfino quello del XXI corpo in pratica ignorarono gli sviluppi d ell'attacco della 4• indiana durante la notte. E di giorno le notizie arrivarono sempre in ritardo, incomplete e contraddittorie, mescolandosi con falsi allarmi o illusori successi. Si aggiunga che il Comando d 'armata riteneva impegnate nell'azione la 2" neozelandese contro la destra d el la Pistoia, la P D.cor. in corrispondenza del limite di settore fra XX e XXI corpo, la 51" scozzese contro la Spezia e la 7' D .cor. contro la Trieste. A dispetto di siffatto quadro, per 1'8• armata non si trattò di una scampagnata . "Il nemico - scrisse Montgomery - compiendo sforzi immani, mi impedì di sboccare in terreno aperto prima di annotare" (73), anche se, in realtà , uno sfondamento non si verificò. Ed Alexander nel suo rapporto osservò che, per quanto la battaglia non fosse durata che un giorno, i combattimenti gli furono descritti da Montgomery come "i più accaniti e selvaggi che avessimo sostenuti dopo El Alamein", aggiungendo che "gli attacchi ed i contrattacchi si susseguirono sulle colline ed i tedeschi come gli italiani dettero prova di un 'intrepida determinazione e di un morale senza uguali" (74). La l' armata fornì un ordine cli grandezza circa le perdite subite : la fanteria della Spezia era ridotta ad una compagnia e mezza (cioè , in pratica a zero), quella della Trieste a tre battaglioni incompleti. Non definibili ma forti le perd ite della Pistoia e d e lla 90' leggera; ancor più pesa nti quelle delle artiglierie, specie in materiali, a causa della deficienza di mezzi di traino. L'8• armata lamentò 1.289 perdite e 32


!.' ATTACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTTS-AKARIT

467

carri distrutti o danneggiati, ma al le 22 del 6 aprile contava già 5.350 prigionieri, in massima parte italiani. In conclusione, la battaglia dell'uadi Akarit ebbe un esito negativo per la l' armata. Peraltro essa riuscì a sganciars i in pieno combattimento e ad arretrare la massa delle sue truppe sulle nuove posizioni di Enfidaville . Per la parte britannica vale esattamente il contrario.

3.

LA MANOVRA DJ .RIPIEGAMENTO VERSO ENFIDAVILLE.

Von Arnim si trovava di fronte ad un problema estremamente complesso e delicato. Si trattava di far retrocedere di oltre 250 chilometri il fronte meridionale 0 ' armata italiana), smontando nel contempo, per quinte successive, il lunghissimo fronte occidentale (Deutsches Afrikakorps e XXX corpo italiano) sotto la pressione di un avversario dotato di forze superiori e meccanizzate. Mattioli comunicò al Comando P armata il concetto di manovra del Comando gruppo d 'armate : arretrare l'armata-inte ra su una serie di "linee di ripiegamento" successive, accettando su ognuna un eventuale combattime nto finché la conversione sul fianco destro non fosse ultimata (schizzo n. 70) . Il via ad ogni sbalzo doveva essere stabilito direttamente da von Arnim . Messe era d 'avviso nettamente contrario ed il suo commento fu esplicito: «Se l'ora tarda in cui l' ordine pervenne era fonte cli giustificate apprensioni, altre e più gravi ne recava il contenuto-dell'ordine stesso: era evidente che il Comando gruppo d'armate mirava ad impegnare l'armata in combattimenti su linee successive ravvicinate in terreno libero offrendo alla massa corazzata nemica, che aveva finora trovate limitate possibilità d ' impiego , condizioI1'i vantaggiose per lo sviluppo di redditizie manovre in profondità . Un simile procedimento, era evidente, avrebbe portato al successivo e graduale sgretolamento ed annientamento delle nostre un ità, specie di quelle meno mobili, con il risultato di giungere senza , o quasi senza truppe sulle posiz ioni finali da difendere. A mio giudizio il ripiegamento doveva mirare essenzialmente a sottrarre le unità dell'annata il più rapidamente possibile al raggio d 'azione della massa corazzata avversaria attuando procedimenti di manovra elastica senza l'impegno di combattimenti a fondo, procedimenti che era facile ricavare dall'esame stesso della situazione delle forze contrapposte. «Dalla linea degli Cbotts a quella di Enfidaville corrono, in linea d'aria, circa 250 km. cli terreno assolutamente piatto, dove invano si cercherebbe un serio ostacolo naturale, utilizzabile ai fin i anche di un semplice tempo di arresto alle colonne nemiche, anzi la vasta pianura, affatto compartimentata neppure dalla vegetazione e dalle colture , costituiva un ambiente ideale per l' impiego della massa corazzata nemica, forte di circa 400 carri , non appena fosse riuscita a sboccare dalle nostre posizioni sugli Cbotts; massa corazzata che poteva trovare


468

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

, Schizzo n. 70

LA MANOVRA DI RIPIEGAMENTO DELLA l" ARMATA E DEL DAK


L'ATTACCO ALLEATO ALLA LINEA CH O"l"l'S-AKARIT

469

limiti al proprio raggio d'azione solo in contingenti difficoltà logistiche in funzione dell 'aumentare della d istanza dai depositi campali affrettatamente portati avanti, ma che appunto perciò anelava alla battaglia quanto p rima possibile. ( .. .) Da ciò, e da altri fattori che non vale qui la pena di e lencare, era lecito dedurre che per sottrarre le proprie truppe non motorizzate al contatto dei carri nemici, occorreva arretrarle d'un balzo, autotrasportandole ad una distanza non inferiore ai 100 km. dalla linea degli Chotts, proteggerle durante la marcia con retroguardie motocorazzate che rallentassero ed impacciassero pe r quanto possibile i movimenti nemici. In tale modo , nel giro di due o tre giorni tali truppe potevano essere schierate su posizioni vantaggiose a nord di Enficla ville dove fra l'altro era di somma importanza dare un primo assetto alla sistemazione difensiva . «Non sembra sostenibile l'obiezione che un rapido ripiegamento della 1" armata avrebbe scoperto il fianco ed il tergo delle truppe impegnate sul lungo fronte ovest tunisino: è chiaro che anche il ripiegamento di queste truppe aveva necessità d 'essere effettuato altrettanto celermente quanto il nostro e proprio per gli stessi motivi, come i fatti dimostreranno in seguito; esso inoltre poteva avvenire per itinerari indipendenti rispetto a quelli della P armata : si trattava dunque di armonizzare i due movimenti retrogradi , imprimendo velocità maggiore alla massa piL°1 lontana dagli obiettivi finali . Invece il procedimento ordinato dal Comando gruppo d'armale, ùi uµpmsi con combattimenti successivi all'avanzata delle unità motocorazzate nemiche, non teneva conto delle possibilità operative delle nostre truppe già provate, ammassate sui pochi autocarri che si erano potuti racimolare, molti dei quali erano quelli stessi dei servizi d'Intendenza, pilotati eia conduttori civili!• (75). Nella notte sul 7 iniziò l'abbandono delle posizioni Akarit- Chotts. Il XX corpo si mosse al completo sotto debole pressione nemica ; anche le divisioni 90• e 164• leggera e 15" Panzer non incontrarono serie difficoltà; il XXI corpo, invece, risentì gravemente dei ritardi cli trasmissione degli ordini e dello scarso numero di automezzi di cui si trovò a disporre. Aci ogni corpo d'armata fu assegnato un itinerario: date le condizioni delle divisioni si d imostrò sufficiente. Nel primo pomeriggio l'armata si dispose rapidamente sulla 1" linea di ripiegamento e quasi subito si trovò addosso gli elementi avanzati britannici. Il DAK, sganciatosi da El Guettar senza essere disturbato , si era portato a nordovest del Sebkret en Noual, trasferendo il raggruppamento Remondini al XXI corpo. Montgomery ricevette durante la notte la prima notizia dell'abbandono delle posizioni da parte della l" armata e verso le 6 del mattino ebbe conferma dalla ricognizione aerea che non soltanto la 1' armata, ma anche il DAK stava retrocedendo. Mentre il cielo si riempiva di squadriglie delle aviazioni britannica ed americana, 1'8" ar-


LA MANOVRA FI NO ALLA 4a Li (7-10 apr

i (()

c. p Sahari·ano

(f;

D.r Pis.toia

,··ci.···. ··..~....•

15·

D. Paner 16L( l~ go" lt.gqWQ

.... .

~-:..:

•;

~ ~· ·

. ·~.~..,,

... ...,..... ·.

,.,.""'

,;

•..

.... J

.. '

; ...

- ··~J·

• ' ';

; ·-"'

~


Schizzo n. 71

~A DI RIPIEGAMENTO

)


470

LE O PERAZIONI IN AFRIC,\ SETTENTRIONALE

f

mata si mise in marcia. Il 30° corpo, con la 7• D.cor. e la 51° Highlanders, seguì la direttrice costiera; il 10° corpo procedette su due colonne, la 2" D.f. neozelandese rinforzata dall'8" B.cor. e, più all'interno, la 1" D.cor. Ovviamente occorreva inseguire con la maggiore sollecitudine possibile e questo venne fatto. Vista l'importanza assunta dalle forze corazzate avversarie e riconosciute la l3 D.cor. ad ovest e la 7'' D.cor. ad est, alle 17 Messe comunicò la situazione al Comando gruppo d 'armate: •( ... ) Importanti forze co razzate nemiche impegnano vari elementi del fronte. Ritengo che prolungando sosta, nostre forze numericamente sca rse e t in parte logore, quasi t.utte autoportate ma non mocorizzace, andrebbero incontro grnvi perdite. Analogamente gravi perdite si avrebbero qualo ra s i dovesse rinnovare resistenza su varie linee successive . Ravviserei opportunità lasciare funzio ne rita rdatrice solo forze mor.ocorazzate 05' e parte 90' ) ripiegando al più presto le altre su li nea definitiva(. ..)• (76) .

Ma von Arn im ribadì che la posizione doveva essere mantenuta fino a nuovo ordine e comunque fino alla sera <lell'8, cioè altre ventiquattr'ore (schizzo n. 71) . Purtroppo, subito ad oriente del Sebkret en Noual si verificò una penetrazione: i due battaglioni d i Mannerini ed i tre battaglion i incompleti della Pistoia, largamente dist.ribuiti a nuclei, non ressero all'urto britannico , talché il Comando armata dovette chiedere l'amorizzazione acl arretrare sulla linea Sfax-Agareb. 11 consenso superiore giunse prima di mezzanotte, però per uno sbalzo indietro di una quindicina cli chilometri, all'altezza della strada Achichina-El Guettar, probabilmente per consentire al PAK il recupero del Kampfgruppe Lang dal settore di Maknassy. Un nuovo disguido nella trasmissione costò la perdita del raggruppamento Mannerini, che solo il mattino seguente si rese conto di esser rimasto isolato. Sulla 2" linea di ripiegamento, organizzata in tutta fretta , Messe fece il conto delle unità che gli restavano. Vista la loro esiguità decise cli passare il comando delle truppe in ritirata al XXI corpo di Berardi e di mandare Orlando con il st10 Comando d el XX corpo direttamente ad Enfidaville per o rganizzarvi la posizione difensiva (77). Ormai l'armata era 'tallonata' da vicino. Nelle prime ore ciel pomeriggio dell'8, la 15" Panzer e la 90" leggera vennero investite violentemente dalle due divisioni corazzate britanniche. Data la sproporzione di forze, entrambe furono costrette ad effettuare una "difesa elastica", cioè a cedere terreno . Nelle o re notturne il Kampfgruppe Lang venne riassorbito dal DAK. Nuove discussioni con il Comando gruppo d'armate - che lo stesso giorno aveva sottratto alle unità tedesche un battaglione e reparti controcarri per spedirli d 'urgenza a Fonclouk - e nuova autorizzazione ad indietreggiare di una trenti na d i chilometri , appena a nord d i Maharès. Proprio tenendo anche conto della minaccia costituita da un violento attacco nemico nel settore Fu llriecle, Messe volle chiarezza. A von Arnim indirizzò il seguente messaggio:


L'/â&#x20AC;¢.'r rACCO ALLEATO ALLA LINEA CH01T5-AKARJT

471


472

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTRIONALE

,

•Relazione odierna autorizzazione codesto Gruppo armate ripiegare su linea 7930-9210-9203 at seguito avvenuco sfondamento fronte 15" corazzata ho emanato ordini corrispondenti. Prevedo che su ta le nuova linea nemico più mobile et più potente <li noi riprenderà immediato contano, impegnando ancora una volta nostre unità già fortemente provate ed esr.remameme ridotte. Per que l conto che codesto Comando vornì farne , ritengo mio dovere ripetere ancora una volta che, contin uando farsi agga nciare su successive li nee, si giungerà gradualmen te quasi totale d istruzione l ' armata che raggiungerà linea Enfidaville con rest i sue G.U. di sca rsissima efficienza. Se criterio adottato da codesto Comando per rip iegamento est imposto da esigenze ordine su periore, l ' armaw in piena discipli na si inchi na di frome cale inflessib ile necessità et ove occorra si sacrificherà fino all 'ultimo uomo" (78).

Dopo di che si rivolse al Comando Supremo, comunicando quanto scritto a von Arnim ed aggiungendo: •Documento rispecchia dispa ri tà vedu te in tervenuta fra me et Comando gruppo armate circa modalità ripiegamento una vo lta dec iso abbandonare linea Chotts. Sistema attuato di brevi sbalzi et lunghe sosc.e su linee raggiunte compo rta ogni volta nuovo agga nciamento con conseguenti gravi perdite sia per vice nde combattimento comro forze prevalenti, sia et soprattuu.o per inferiore mobili tà specialmente un ità ita liane traspo rta te con mezzi et criteri inadatti allo scopo et non forn ite collegamenti idonei condurre azione movimento. Per queste ragioni sono anda ti perduti in questi ultimi giorni quanto era stato salvaw dal ragg ru ppamenro sa hariano e t gran parte fanteria Pìstoia rimasr.a con un paio di compagnie. Alcune unità tedesc he , compresa 15' Panze1·, seppure in misura minore, subiscono perd ite quotid iane. Cosi continuando, armata giungerà Enfidaville con pochi resti senza efficienza bellica. Sarebbe necessario at mio avviso compiere subito forte sbalzo, lasciando al nemico soltanto retroguardie mobili et provvedendo subito imbastire organizzazione dife nsiva nuova linea ..

(79).

Mentre si dava da fare per l'occupazione della 3" linea di n p1egamento e sollecitava l'imbastitura della posizione difensiva ad Enfidaville, Messe - non rassegnato ad una così pericolosa impostazione de lla manovra in ritirata - inviò un nuovo d ispaccio al Comando gruppo d'armate, chiedendo se sulla 3' linea in causa "dovrà essere accettato il combattimento con conseguenti nuove perdite, oppure se adottando difesa elastica possa compiere, senza impegnarsi, nuovo sbalzo indietro", a sud di El Djem. Con l'occasione p ropose di mandare subito ad Enfidaville sia i resti della fanteria della Pistoia perché inutilizzabil i, sia la Giovani Fascisti per avere in loco almeno u na d ivisione di sufficiente completezza (80) . Finalmente von Arnim entrò nell 'ordine d i idee di Messe - o forse vi fu convinto dal preoccupante svolgimento dei combattimenti cli Fondouk - ed accettò la richiesta. Il giorno 10 la responsabilità della posizione di Enfidaville era assunta dal Comando XX corpo con le truppe ivi affluite, mentre il XXI, rimasto con la 15" Panzer, la 90" leggera e la 164• leggera (81) , si fermava a sud cli Sousse, più o meno all'altezza d i Kairouan (schizzo n. 72) . Ventiquattr'ore dopo, la 6'' D.cor. del 9° corpo del gen. Cracker prendeva contatto con la l' D.cor. del 10° corpo del gen. Horrocks


473

L'ATTACCO ALLEATO ALLA LINEA CHO'ITS-AKARIT

Schizzo n. 72 LA MANOVRA DALLA 4, LINEA DJ RIPIEGAMENTO ALLA POSIZIONE DIFENSIVA (10-11 aprile)

/

.~"'·

....... : .(

~

,

,:\

15" Panzer

:.2,

164. !<94.

,j j ~rt~0

IO

to .. ~ _. df.....jpK,,,


IL FRONTE DEL XXX CORl

(6 aprile)

\

. ... .....-\

..

.

_.,,,_

,. ,

__

. ·.~·.......; ··.

·.-

o~:: ;

<t-·_

z.

.

-.t- .. .,·· · -: . -:~.,.-

\:"'. :·.

)

,'


>O D'ARMATA

Schizzo n. 73


474

LE OPERAZIONI IN AFRICA SF: rrENTR!O NALE

,

a sud di Kairouan abbandonata dal DAK. La 1• e 1'8• armata britanniche si erano congiunte in un fronte unico. Occorre, a questo punto, tornare all' inizio de l mese e sul lunghissimo fronte occidentale . In particolare nei settori del XXX corpo e del DAK . Il 4 aprile il XXX corpo controllava la Dorsale orientale dal Djebe l Mansour (il perno attorno il quale il fronte meridionale e ra destinato a rotare d i 90° verso Enfidaville) al passo di Faid con quattro settori: la Superga dal Djebel Mansour al passo cli Sidi Salah, il raggruppamento Benigni al passo Djeloula, il raggruppamento Fu ll riede a Picbon ed al passo cli Fondouk, il raggruppamento Lequio al passo Faid (schizzo n 73). Quel giorno Kesselring si presentò al Comando del corpo d'armata. Chiese ragguagli sulla situazione ed osservò che poteva essere considerata soddisfacente nonostante le perdite provocate dai vari tentativi nemici pesassero, ed anche se la forte carenza cli riserve consentiva poco gioco. Poi mise in ev idenza che la linea doveva assolutamente esser conservata. Cogliendo allora il destro fornitogli da tale affermazione, Sogno manifestò apertamente la sua sfiducia nell'arretramento ad Enfidaville . A parte il fatto che il XXX co rpo avrebbe incontrato gravissime difficoltà e corso il rischio di frantumarsi durante la manovra , riteneva che una battaglia affrontata nel ridotto di Tunisi-Bise rta si sarebbe svolta con prospettive ben tristi. Kesselring assicurò che gli intendimenti superiori miravano proprio a difendere il più a lungo possibile le posizioni cli El Guettar e d ell'Akarit, tanto che nelle settimane seguente il flu sso cl.i truppe e cli material i si sarebbe intensificato. Se la 1" annata , godeva naturalmente della precedenza, egli avrebbe provveduto intanto a salvaguardare il XXX corpo spostando a Kairouan il 4ì° Grenadiere della Goering, su du e battaglioni (il che, peraltro, non si verificò) . Jn questo orientamento cli resistenza ad oltranza, rafforzato dal messaggio di Ambrosia del 5 aprile con il quale veniva ribadito il concetto della difesa dell'Akarit, alle 23 .45 del 6 Sogno ricevette notizia dall 'ufficiale te desco cli collegamento, ten.col. Stoltz, che il Comando gruppo d'armate aveva impartito a l DAK ed alla I> armata l'ordine di ripiegamento e perciò dalle o re 20 del giorno 7 il settore Faicl sarebbe passato alle dipendenze del gen . Cramer. Non molto convinto, Sogno chiese p recisazioni e conferma al ten .col. Broccoli, il quale riferì che a quanto gli constava era stato previsto un solo sbalzo indietro. La situazione del DAK era in fondo rimasta stazionaria. Anche se le prospettive si profilavano in tinta niente affatto rosea, i rinnovati tentativi americani ad o riente cli El Guettar e di Maknassy si erano palesati improduttivi. Facile, dunque, immaginare il malumore d i Patton, il quale, per inciso, era irritato sia p erché gli sforzi della l° e 9• D.f. avevano causato perdite senza dare frutti, sia perché non perfettamente al corrente delle intenzioni di Montgomery. Per giunta , le misure


!.' ATTACCO ALLEATO ALLA LI NEA CJ-IOTl'S-AKARIT

475


476

Ul OPERAZION I IN AFRICA SETI'ENTRIONALt:

adottate da Cramer per il ripiegamento furono interpretate come sintomi di un pesante contrattacco con truppe corazzate. Le speranze americane di sfondare e d i piombare alle spalle della l'armata italiana erano, tutto sommato, diventate assai tiepide. In certo senso ne derivò la sostituzione del gen. Ward con il gen. Harmon al comando della l' D.cor. , nella speranza di ravvivare lo spirito dell'unità. L'arretramento del DAK naturalmente aveva scoperto le difese ciel passo di Faid, il settore meridionale del XXX corpo controllato dal col. Lequio con parte del Reco Lodi, il battaglione d'assalto T, il 104° Panzergrenadiere e reparti minori. L'assenza di una reale e consistente pressione nemica aveva facilitato lo sganciamento, che ebbe luogo pressoché indisturbato. Peraltro questo incise, in certa misura , nel settore Fullriede perché rese necessario il recupero del II/91° della Superga, dislocato all'ala meridionale. Ma agli Alleati interessava soprattutto Fondouk, che già era stato oggetto di un tentativo americano piuttosto fiacco. Secondo le direttive di Alexander in data 3 aprile , il 9° corpo doveva tenersi pronto ad attaccare a Fondouk con il concorso del 19° corpo francese. Nella notte sul 7, visto il vittorioso svolgersi della battaglia dell'Akarit, il Comando 18° gruppo d 'armate ordinò il passaggio alla seconda fase del piano. Il 9° corpo doveva rompere le posizioni dell'Asse a cavallo della direttrice Fondouk-Kairuuau il 6 u<l il 7 aprile; al 19° spettava cooperare da nord, quanto meno impegnando a fondo il n emico. A disposizione del gen. Cracker si trovavano la 6° D.cor. inglese (gen. Keightley), la 34" D.f. americana (gen. Ryder), la 128" B.f. inglese (gen. James) rinforzata da due squadroni del 51 ° Royal Tanks. Il piano, illustrato da Crocker ai sottordini il giorno 6, prevedeva un'inizia le sfondamento a Pichon ad opera della 128' brigata rinforzata e la successiva penetrazione di questa in profondità verso sud-est. Un secondo tempo consistente nell'attacco della 128· B. e della 34° D.f. alle due spalle della stretta cli Fondouk: il Djebel Ain er Rhorab e d il Djebel e l Aouareb erano gli obiettivi, rispettivamente a nord ed a sud dell'uadi Marguellil. Infine, un terzo tempo, in cui la 6° D.cor. sarebbe passata attraverso il varco (schizzo n . 74) . Il settore Picbon-Fondouk era presidiato dal Kamp/gruppe Fllllriede, composto in quel periodo dal I e II/961 ° f. appena giunti in T unisia, il battaglione A 27, il battaglione tedesco-algerino ed il 190° gruppo esplorante, tutti germanici, nonché dal CXXXVI battaglione controcarri, il II/91 ° f. ed alcune batterie italiane. Il gen. Ryder nutriva serie apprensioni. La sua azione contro il Djebel el Aouareb era chiaramente esposta al fuoco del Djebel Ain el Rhorab, che non figurava esplicitamente come obiettivo della 128" brigata. Inoltre, ripetere un attacco di recente fallito una prima volta, non poteva entusiasmare le truppe. Rappresentò il suo problema a Cracker ed ottenne che, anziché alle 5,30, l'azione venisse anticipata alle 3 dell'8


477

L'ATTACCO ALLEATO Al.I.A l.l NEA CHOTTS-AKARIT

Schizzo n . 74 IL SECONDO COMBATTIMENTO DI FONDOUK (8-9 aprile)

'

i . .,#

/f'"·<S·%·.':• ""t-''{/l\'r.,tV'•<'>~~,,., ,<

,.,.,.:-••

}


478

LE OPE RAZIONI IN AFRICA SETT ENT RIONALE

,

aprile, pur se ciò comportava l'annullamento del previsto bombardamento aereo sul Djebel e! Aouareb. La divisione si preparò ad investire l'obiettivo con due colonne reggimentali (il 135° ed il 137° f.) . I battaglioni di resta avrebbero ricevuto il via - coincidente con l'inizio della preparazione d'artiglieria - sulla linea d'assalto, stabilita a circa due chilometri dalle pendici del Djebel. Per difetti organizzativi, i predetti battaglioni non si mossero che all e 5.30, invece che alle 3 come stabilito. Seguì tutta una serie di contrattempi che portarono confusione nella fanteria, scollamento tra fuoco cli appoggio ed attacco, ed incertezze cli comando . In poche parole, l'azione si trascinò per qualche ora, poi si esaurì. La 128· brigata, con i suoi due squadroni cli Churchill, aveva superato senza difficoltà gli elementi del I/961 ° tedesco, occupato rapidamente Pichon e si era spinta in profondità contro le posizioni tenute dal 190° gruppo esplorante. Mentre la difesa reagiva energicamente col fuoco e la 34• D.f. si accingeva a riprendere il tentativo, la 26• B.cor. inglese irruppe nel settore del 135° f. americano attraversandolo in tutta la sua lunghezza e dirigendosi verso Fonclouk, fra lo sbalordimento dei suoi alleati. Il risultato fu una confusione tale che le posizioni tedesche non vennero neppure intaccate ed il frammischiamento tra inglesi ed americani, nonché il pesante fuoco germanico attirato dai carri britannici, impose un urgente lavoro di riordino. Morale: il primo giorno di azione era a ndato male sotto tutti i punti di vista. Cracker fremeva perché, a suo giudizio, il Djebel Ain er Rhorab era presidiato da pochi elementi. Su pressione di Alexander, che l' invitò a trascurare la 34• D.f. ed a buttare la 6• D.cor. n ella mischia, al tramonto ordinò al gen. Keightley di far aprire un passaggio nei campi minati durante la notte e di occupare il Djebel con un battaglione prima dell'alba. Venne l'alba del 9 e la situazione era migliorata a nord, dove l'attacco d ella divisione francese cli Costantina si era fatto sentire spingendo avanti nell'oscurità il 2° gruppo Tabor, però in corrispondenza dell'obiettivo era immutata . Allora Cracker dispose che la 26' B.cor. con i suoi Sherman attraversasse l' uadi Marguellil e si infilasse nella stretta, incurante ciel fatto che le spalle fossero ancora in possesso tedesco; che l'intera P brigata delle Guardie, se necessario, occupasse il Djebel Ain er Rhorab e che la 128" B.f. desse una mano da nord. Le truppe ed i carri del gen. Ryder si attestarono alle pendici occidentali de l Djebd e! Aouareb, ma la faccenda era tutt'altro che risolta . Il col. Fullriede aveva fatto accorrere eia Kairouan una compagnia ciel 334° gruppo esplorante, rinforzandola con due compagnie semoventi da 47 ciel CXXXVI battaglione e.e. e da una batteria da 90/53 del DIV gruppo e la lotta si protrasse. Purtroppo si trattava soltanto di tempo e Fullriede avvisò di non poter reggere ancora a lungo a causa delle perdite. Il Comando ciel gruppo d 'armate - che intanto aveva passato i settori Benigni e Fullriede alle dipendenze del DAK - con-


l .'AlTACCO ALLEATO Al.LA LINEA CH01TS-AKARIT

479

siderò gli sviluppi della manovra in ritirata e chiese di conservare le posizioni per altre ventiquattro ore, allo scopo cli consentire al DAK cli retrocedere sino a Kairouan. Alle 10 ciel 10 aprile la 26• B.cor. era ad oriente cli Fondouk. La richiesta di istruzioni di Crocker al 18° gruppo d'armate non ricevette risposta se non all'imbrunire: sfruttare il successo a nord e nordest di Kairouan e tagliar fuori il nemico dalla Dorsale orientale (82) . Il combattimento di Fondouk fu in sostanza più una vittoria difensiva che un successo alleato. Anzi in campo alleato provocò un incidente per appianare il quale si dovettero interessare a fondo Eisenhower ed Alexander. Nel momento cli malumore per l'andamento della lotta, in una conferenza stampa Crocker si lasciò andare a critiche schiette quanto severe sul livello addestrativo e sullo spirito combattivo della 34· divisione. Com'è naturale, gli americani si sentirono punti nell 'amor proprio nazionale (già toccato nel vivo dalla battaglia cli Kasserine) e replicarono che alla divisione era stato affidato il compito più logorante per risparmiare i soldati inglesi. Come se non bastasse, al Comando 18° gruppo d 'armate non si trovò di meglio che proporre il ritiro di gran parte del 2° corpo nella zona cli Costantina per migliorarne l'addestrame nto . "Gli uomini finirono per seccarsi - ricordò Eisenhower - non solo a causa del cattivo trattamento che avevano ricevuto, ma più ancora per i commenti insultanti e sprezzanti relativi alle quatita combattive degli americani, wm menti che, originati da prigionieri tedeschi, avevano avuto qualche diffusione nella zona" (83). Un lungo colloquio con Al exander, nella ricerca di una soluzione, condusse alla determinazione d i impiegare il corpo d'armata non più per aliquote bensì quale grande unità organica e di consentirgli cli partecipare alla battaglia finale per dimostrare la sua efficienza. Così, liquidata in un qualche modo la 1" armata italiana , il 2° corpo sarebbe stato trasferito a nord, attraverso le retrovie della 1" armata britannica, per assumere la responsabilità di un proprio settore di fronte a Biserta (84). Anche il 19° corpo francese si era posto in movimento. Secondo le direttive cli Anderson, doveva impadronirsi della punta meridionale del Djebel Ousselat, a nord cli Pichon, ed impedire qualsiasi iniziativa avversaria in quella zona. Ma Anderson, nel formulare previsioni sugli sviluppi della battaglia dell'Akarit, aveva orientatO anche all'occupazione della Dorsale orientale in caso di rip iegamenco ciel fronte italo-tedesco a sud di Pont clu Fahs. Tenuto conto di tutto ciò e sulla base cl.egli accorci.i presi con il gen. Crocker, Koeltz fissò compiti ed obiettivi per le sue tre divisioni . Quella cli Costantina (gen. Welvert) doveva penetrare nel Djebel Ousselat in corrispondenza del limite di settore fra il raggruppamento Benigni e Full riecl.e e portarsi alle spalle delle linee dell'Asse. La divisione d'Algeri (gen. Conne) aveva il compito di dar sicurezza al fianco esposto ciel gen. Welvert e di mettersi in condizioni d i attaccare il settore Benigni e conquistare il passo cli Djeloula . La divisione del Marocco (gen. Mathenet) doveva


480

LE OPERAZIONI IN AFRJCA SEHENTRIONALE

,

tenersi pronta a forzare il passo di Sidi Salah e poi volgere in direzione nord verso Pont du Fahs, eliminando così le truppe della Superga presidianti il Djebel Menassir ed il Djebel Mansour. L'azione del gen. Welvert, iniziata all'alba dell'8 aprile, ottenne buoni risultati e la sua penetrazione in profondità creò una reale minaccia di avvolgimento da sud del settore Benigni. Questo era articolato in tre sottosettori: il settentrionale tenuto dal battaglione Grado e dal 1/91 ° f.; quello centrale tenuto dal battaglione tedesco A 28 e quello meridionale occupato dalla DLXX coorte tunisina della Milizia. In riserva il XXIV/5° bersaglieri con due compagnie (schizzo n . 75). La pressione francese su manifestò sulla estrema sinistra del settore e - nel pomeriggio - al centro. La DLXX coorte dovette presto ripiegare parzialmente sotto l'incalzare del 2° gruppo tabors marocchino, sì da rendere necessario l'accorrere del XXIV/5° bersaglieri a formare un fianco difensivo. Invece il battaglione A 28, privo di problemi d'ala, non trovò difficoltà a respingere agevolmente il tentativo del 9° tirailleurs algerino. Al calar del sole il combattimento si spense, tranne nel settore Fullriecle dove il 2° gruppo tahors, approfittando della dissoluzione del battaglione tedesco-algerino, in parte in fuga ed in parte passato agli Alleati, riuscì nell'oscurità a portarsi sul fianco esposto della difesa tedesca frontegg iante la 128' brigata inglese. Il giorno seguente la situazione rimase stazionaria. Alle 14 arrivò il II/104° Panzergrenadiere proveniente da Faid, ma, benché posto agli ordini del gen. Benigni, il suo comandante allegò di non poter essere impiegato che dal Comando 5· armata tedesca e solame nte alle 19.30 si convinse a disporsi sul fianco meridionale del settore, prolungando la linea del XXIV/5° bersaglieri. La sera del 9 Benigni considerava lo stato d elle cose senza motivo cli apprensione . In nottata, peraltro, seppe che le sue truppe unitamente a quelle d i Fullriede, erano da ... mezzogiorno alle dipendenze del DAK. Il gen. Cramer si fece vivo, indirettamente, poco dopo l'alba del 10 facendo recapitare il preavviso del ripiegamento da iniziare in giornata in ora da stabilire. Alle 12.45 mandò l'ordine esecutivo: abbandono delle posizioni alle 20. Nel frattempo i francesi avevano ripreso a premere. ''Lo sfruttamento del successo comincia per noi sin dall'alba del 10 aprile" scrisse il gen. Koeltz (85). L'espressione è sicuramente esagerata. Entro certi limiti può valere per la divisione di Costantina, che subì la grave perdita del gen . Welve rt, ma non certo per il resto. Fu infatti soltanto la penetrazione del 2° gruppo tabors, volrosi minacciosamente a nord nel pomeriggio , a procurare qualche grattacapo a Benigni. Intali frangenti, Cramer alle 19 decise di lasciar le truppe ancora in posto invece cli ritirarle. Poi ci ripensò, o la siruazione gli apparve sotto d iversa luce ed alle 21.45 ordinò un parziale arretramento del centro-sinistra del settore: la spalla meridionale della stretta di Djeloula era abbandonata nella notte ed il fronte sud di Benigni veniva ad assumere un andamento meridiano.


l,'Alì.ACCO ALLEATO Al.LA LlNEA CHOTIS-AKAKIT

481

Schizzo n. 75 IL SETTORE BENIGNI

(8-9 aprile)


482

l.E OPE RAZI ONI I N AFRICA SETTENTRIONALE

,

Il ripiegamento, ormai sotto la costante - pur se non assillante pressione avversaria, si concluse il 13. Quel mattino la 1" armata italiana recuperò tutti gli ultimi reparti mobili !ascari a proteggere la fase più delicata della manovra: distaccamenti della 15'' Panzer e del la 90" leggera, il 3° gruppo esplorante, i gruppi corazzati Nizza e Monferrato . Messe era scontento : ,Così - riferì con amarezza - l'armata è giunta alla meta in condizioni dolorosamente precarie e fortemente dim inuita negli effettivi e nei mezzi: dolorosamente in quanto un semplice preavviso ed una più accorta condotta del ripiegamento ci avre bbe offerto la possibilità di trasportare indietro mo lte più forze e s i sa rebbero polute salva re tutte o quasi tutte quelle che so no andare pe rdute sulla p ri ma e seconda linea <li sbalzo, (86).

Per il XXX corpo il movimento retrogrado si svolse in un quadro di difficile comprensione, ma non per sua colpa. Per quanto fosse previsto un settore proprio del corpo d'armata nell'ambito della 1" armata, le cose andarono in modo assai diverso. La p rima dire ttiva emanata da v on Arnim 1'11 aprile dopo un colloquio con Kesselring, circa la difesa sul noto p e ri metro del ridotto Tunisi-Biserta, avvertiva che un'u lteri o re manovra di ripiegamento d iventava impensabile . L'allineamento Bou Arada-Mohammedia costituiva il limite di settore fra 5° e 1" armata . La riserva di gruppo d'armate sarebbe stata formata dal DAK con almeno due Panzerdivisionen e con il gruppo di combatti mento Centauro aggregato ad una delle due divisioni corazzate. Il tutto, però, "dopo che la fronte sarà rinsaldata". Il XXX corpo era destinato a passare alla P armata con la Superga, che a sua volta assorbiva le unità italiane de i vari settori ciel fronte occidentale. In base alla direttiva che confermava l'assicurazione data in p recedenza, Sogno si orientò a formare due settori: uno per il gen. Gelich con la Superga, l'altro per il gen. Imperiali con la 50" brigata speciale ed i reparti recuperati eia Faicl. e da Fondouk . A prescindere dal sussegu irsi di interventi non sempre in sintonia con le circostanze e talvolta perfino contrastanti, con i quali il Comando ciel gruppo d 'armate ed ìl DAK stabilirono la ritirata delle unità italiane, le prescrizioni circa orari ed itinerari finirono per provocare disguidi, compl icazion i e perdite d i tempo , nonché di p ersonale (87) . Il 13 il gen. von Vaerst comunicò, tramite l'ufficiale cli collegamento, che la Superga passava sotto la giurisdizione della 5, armata corazzata e che il DAK si inseriva autonomamente fra le due armate. Il Comando del XXX corpo non aveva più influenza sulle truppe italiane trasferite alle dipendenze d'impiego del DAK ed era posto a disposizione d el Comando 1• annata per eventuali altri incarichi. L'ordine, che .teoricamente poteva richiamarsi a necessità connesse con il non ancora completato assetto difensivo (la pressione inglese del 5° corpo e francese ciel 19° corpo era forte ed incalzante), determinò una stranissima situazione di fatto per Sogno. Questi infatti, pur esautorato, dovette continuare nell'opera cli recupero e di riordino dei vari reparti, che diversamente sarehhero rimasti abbandonati a se stessi.


l 'A1TACC0 ALLEATO ALLA LINEA CH<Yl'rS-AKAR IT

NOTI:: AL CAPITOLO

483

VII

(1) OSCS, s intesi colloquio Ambros io-Kessclring data 23.3.1943. (2) DSCS, appu nto per il Duce data 17.2. 1943. (3) OSCS, Pro memo ria per il Duce "Valutazione dell a s ituazione mili tare gene rale", data 21.2.1943. (4) P. Puntoni, op. citata, p. 125. (5) DSCS, appunto pe r il Duce in data 24.3.1943 - a llega to n. 27. (6) DSCS, appu nto per il Duce daw 24.3.1943 - a llegato n. 27 cit .. Il documento ve rrà illustrato da Ambrosio a i capi di S.M.E. (gen . Rosi) e S.M.M. (amm. Riccardi) il 29 mattina. (7) V. Zincone, op. citata, p. 151 e segg. Lettera di Mussolini a Hitler in clarn 26.3. 1943. (8) F. Deakin , op. citata, p. 107. (9) Joachi m vo n Ribbentrop, Fra Londra e Mosca, Bocca, Milano 1954 pp. 317-318. (10) L. Simoni, op. citata, pp. 323-328. ( 11) Il 10 aprile Lanza annotò: • Sempre più gmvi 110//zie dal fronte ltmisino. Eppure gli ufficiali tedeschi ostentttno, in proposito, la pitì co mpleta indifferenza. Comprendiamo pe,fe ttconente i motivi di questo aueggiamento: considerano quel Ji·at:ite come ormai condemnato ed In tendono lasciare a noi il grnvoso compito di prowedere a ll 'ultima, disperata difesa" (L. Simoni, op. citata, p . 330). (J 2) li "fronte smr venne modificato in "attuali poslziom~ prima della consegna ciel documento. (13) DSCS, f. 31039/ 0p. data 30 .3.194 3. (14) Da q uesta frase sembrerebbe che Ambrosio avesse taciuto a Kesselring l'invio delle di rettive al gen. Mactioli, sia pure con riserva d i ordini per la consegna. Ma dal riassu mo del colloquio del giorno successivo risulta chiaro come Ambrosio abhia francame nte esposto al feldm aresciallo il procedimemo adullalU. (15) OSCS, sintesi colloquio Ambro.~io-Kesse lring daca 28.3.1943 - allegato n. 28. (16) DSCS, sintesi co lloquio Mussolini , Ambrosio, Kesselring in data 29.3.1943 allegato n. 29. (17) OSCS, tele 1256/ 43 data 29.3.1943, o re 12.10, del Comando gruppo d 'armate in Africa. ( 18) DSCS, s intesi colloquio Ambrosio-Kesselring data 29.3.1943 - allegato n. 30. (19) DSCS, sintesi colloquio Ambros io-Kessclring in data 1.4.194 3. (20) DSCS, celc 73/ 43 data 31.3.1943, ore 23.2S, del Comando gruppo <l'armate Africa. (21) OSCS, sintesi colloquio Ambrosio-Kesselring data 1.4.1943 cii. (22) DSCS, s intesi colloquio Mussolini-Kesselring data 1.4.1943, ore 20.15. (23)- Vds. in proposito l'esa uriente d.isamina del dete rio ra mento dei rap porti tra le due Marine in A. Santoni-F. Mattesini, op. citata, pp. 349-359. (21) Il Comando della Marina tedesca in Italia e ra stato assunto il 12 ma rzo da l contrammiraglio Meendsen-Bohlken, in sostituzione dell 'amm. Weichold. (25) DSCS, sintesi colloquio Ambrosio-Kesselring data 6.4. 1943 - allegato n. 3 1. (26) Gi useppe Bastianini, Uo mini, cose, fatti, Vita lia no, Mi lano 1959, p. 90. (27) Ripo rtato da F. Deakin, op. citata, pp. 257-258. (28) Alla vi gilia della parte nza Mussolini disse ad Acerbo, ministro delle Finanze, che avrebbe consigliato energicamente Hi tler a concludere una pace immedia ta con Stalin: "Se riuscirò a questo - soggiunse - farò Imbandierare tutta l 'Jwlia perché significherà che la guerra è vinta'' (G iacomo Ace rbo, Fra due ploroni di esecuzione, Cappelli, Rolog na 1968, p . 488). (29) E. Ooll mann, op. citata, p . 256. ì>. probabile che il malfermo stato di sa lu te influisse psicologicamente su Mussolini. li pensiero di affrontare Hitler non lo entusiasmava. come si è detto. Secondo i ricordi cli Kallay, dopo aver sparato grandi intenzioni ''si tonnentò le mcmi, si raggomitolò phì volte sul divano e aggiunse che non si sentivafisicam en re in grado d i litigare col Fz.'ib rer· ( in F. Deakin, op. citate,, p. 258). (30) Appun to allegato n. 32. È omesso lo sviluppo dei singoli argomenti preparato dai tre uffici operazioni de l Comando Supremo.


484

LE OPERAZIONI IN Afl(JCA SEi fENTRIONA LE

,

(31) Il rapporto di forze a sfavore dell'Asse era valuc.ato in questi termini: bai.taglion i 1:1,6; pezzi di artiglieria 1:2; carri 1:6; autoblindo 1:6; auto mezzi 1:2; ae rei 1:5 (pur comprendendo per noi l'apporto dell'aviazione della Sicilia). (32) J. Goebbels, op. citata, p. 435. (33) E. Dollman, Roma nazista, cit., p. 189. Secondo un generale sovietico caduto p rigioniero, l'U.R.S.S. aveva perso 11.300.000 uomini. Q uind i, diceva Ribbemrop, il conto era faci le : su 190 milioni di russi, 70 si trovavano nei territo ri occupati da lla Germania; degli altri 120 m ilio ni, 11 erano stati eliminati. Calcolando nel 10% della popolazione il potenziale m ilitare di un paese, rimanevan o disponi bili 12 milioni di soldati, ma con il grosso problema delle riserve (cfr. f. Oeakin, op. citala, p. 262) . (34) E. Dollmann, Roma nazista, cit. , p. 151. (35) E. Dollmann, Un libero schiavo cit., p. 259. Cfr. von Rime len, op. c-ìtata, p . 181. (36) Da questa preoccupazione di Mussolini per le difficoltà interne derivanti da l protrarsi della guerra, trasse spunto Hi mmler per proporre la costituzio ne di una divisio ne M armata con mate ria le scelto fornito dalla SS e addestrato da istrucLOri SS. Secondo Dollmann, Mussolini, all ibito , ringraziò freddamente (E. Dollmann, Un libero schiavo, cit., p . 258). Poi, però, ci ripenserà. (37) E. Dollmann, Roma nazista, cic. , p. 188. (38) P. Puntoni, op. cila ta, p . 129. (39) La costituz io ne dell' Intendenza generale nell 'ambito del 18° gruppo d'armate aveva consentir.o l'organizzazione unitaria nell 'incera zona di responsabilità di Alexande r, co n ovvi e rilevami vantaggi. Senza scendere nei particolari, ci limiteremo a pochissimi dati: in fobbraio la l ' armata b ritannica ricevette 220 treni e la testata ferroviaria di Souk el Arba 200 vagoni al giorno. In ma rzo i porti di Algeri, Bougie, Philippeville e Bona trattavano complessivamente 12.000 con nellate giornaliere. (40) Rooseve lt-Churchill: Carteggio segreto di guerra, Mondadori, Milano 1975, p. 366. (41) W. Churchill, op. citata, p. 539 e 546. In reallà, a l 31 marzo von Arnim aveva 214.000 uomini e 99 battag lioni. (42) W. Churchill, op. citata, pp. 542-544. (43) Il 10° bersaglieri , la cui forza era di 70 ufficiali e 1.500 bersaglieri, si ridusse a poco più di 400 uomini. Il bollettino serale del gruppo d'arma te in data 29 riportò: "È dol/el'Oso 1'ilem1·e che resti J(f' bersaglie1·i, circa J20 uomini al comando del comandante

di reggimento, banno tenuto ieri le toro posizioni fino alt'u./tirno morn.erllo et hanno ripiegato solo per ordine del comandante di di11isi0ne" . (44) I-I.G. von Ese beck, op. citata, pp. 208-209. (45) Ibidem, p . 209. (46) Più tardi venne chiarito che le tre divi sion.i ame ri cane - la l ' e la 9' di fanteria e la l ' corazzata - erano distribuite sui due se trori di El Gu ettar e di Ma knassy. (47) DSCS, data 31 .3.1943. (48) DSCS, Sintesi colloquio von Amim-M.esse data 1.4.1943. (49) All'atto pratico l'articolazione di comando si rivele rà assai macch inosa, con ripe rcussioni notevoli nella sempre più arruffata composizione dei vari blocchi di forze. Ma è da dire esplicitamente che un grave peso fu probabilmente eserci tato dalla convinzione tedesca che le unità italiane dessero un 'affidabilità relativa. (50) DSCS, f. 1023 data 3.4.1943 del gen. Mauioli. (51) Il 66° fanteria era costituito dal suo I battaglio ne (cap. Poli ti), già illustratos i in più di una circost,rnza, dal Il composw di granat ieri e dal III formato con i resti della Folgore. (52) DSCS, tele 31137/0p. data 5.4.1943. (53) ln e.aie circostanza , il 31 venne ferito il gen. Berardi, che si era recato in linea per rendersi conto della situazio ne, ed ucciso il col. Albertazzi, coma ndante del 36° f. Pisto ia che lo accompagnava. (5 4) F.I-I. I-Iinsley, op. cit~ita, p. 603. (55) I.S.0. Playfair, op. citata, p. 357 (56) Il 5 aprile 1'8' armata contava sui seguenti ca rri efficienti: l '' D.cor. su 70 Grani


l.'A"ITACCO ALLEATO ALLA LINEA CHOTrS-AKAIUT

485

e Sherman e 57 Crusade1~ 23' B.cor. su 71 Valentine; 8' B.cor. su 58 Grant e Shennan e 50 Crusade,~Forza L (francese) su 2 Grant e 12 Crusader. Non sono calcolati gli Stuart né i poch i carri francesi. (57) l.S.0 Playfair, op. citata, p . 368. (58) Ibidem, p. 369. (59) Gli squadrons britan nici erano 5 <li bombardieri Boston e Ba/timore, 8 di cacciabombardieri Kittyhawk, 5 di caccia Spitjìre ed Hurrfcane e 3 d i distruttori di carri Hurricane 11 D; quelli amer icani e rano 2 d i bombardieri Mitcbell, 4 di cacciabombardieri Kittyhciwk e 4 d i caccia Kilf.yhawk (Ibidem) . (60) In questo frattempo il gen . Bayerlein o rdinò d'iniziativa a lla 164• leggera d i inviare il l/382° f. alla sinistra del la Pistoia, imromissione che suscitò la secca protesta di Berardi. (61) I.S.O. Playfair, op. citata, p . 372. (62) Ibidem, p. 373. (63) DSCS, sintesi colloquio von Arnim-Messe data 6.4.1943 - a llegato n. 33. (64) I.S.O . Playfa ir, op. citata, p. 374. (65) DS Comando 1• armata, tele 3029/0p. data 6.4.1943. (66) Il messaggio de l gru p po <l'a rmate (tele 879/ 43 Segr. da ta 6.4.1943) iniziava con "La l" armata italiana lascia delle retroguardie mobili davanti a.I nemico e inizia all'imbrunire il movimento per raggiu.ngere la linea a 4 km sud-est 9715Jìno a 9710 [= la li nea fra l'estremo no rd-es t di Sebkret en Noual e la Skirral (. .. )". È stranissimo che alle 20 si s ia pa rlato di "preavviso" quando l'ordine presc riveva di inizia re il movimento "all' imbru nire". E se invece di un "preavviso" si trattò di un ordine "anticipa· to" via breve, è stranissimo che Gause non abbia sintetizzato convenientemence le prescrizioni cui atce ne rsi. (67) DS Comand o 1' arma ta, ce le 3046/0p. da ta 7.4.1943. (68) fhidem, tele 4840/Seg r. data 7.4. 1943 ciel Comando gru ppo d'arma le Africa. (69) Ibidem, tele 3045/0p. data 7.4.1943 (70) G . .Messe, op. citata, p. 209. (71) Cfr. anche DS Comando l ' arma ta, data 10.4.1943, Relazione sulla battaglia degli Chotts, allegato n. 34. (72) Bisogna dire che, no nostante la pad ronanza del cielo e la frequenza de lle appa rizioni, l'aviazione alleata non inflisse gravi perdite all'armata, eccezion fatta per quald 1e caso fortunato. Tuttavia, lo stillicidio cui sotcoponeva le tru ppe di giorno e di notte causava uno stato di permanente tensione che logorava il perso na le . (73) B. .Montgomery, Da El Alamein, Cit., p . 9 1. (74) H. Alexancler, D'El Alarnein, cit., p. 127. (75) DS Comando l ' armata, f. 338/ 2257/0p . data 21.4.1943, Relazione su.I ripiegamento dalla linea degti Cbolls - allegato n. 35. (76) Ibidem, tele 3036/ 0p. data 7.4.1943, ore 17 . (77) Ad Enfidaville era scaco inviato il gen. Boselli, giunco il 6 dall'Ita lia per assumere il coma ndo della caovani Fascisti . (78) DS Coma ndo l'armata, tele 3070/ 0p. data 8.4.1943. (79) Ibidem, tele 3072/0p. data 8.4 1943 (80) Ibidem, cele 3073/0p. da ta 8.4.1943 (81) Alexander scrisse: "Messe dette prooa di una sollecitudine molto naturale nei riguardi nelle sue unità italiane, che andarono direttamente ad occupare il nuovo settore, lasciando ai tedeschi la cura di costituire la retmguardia, compito per il quale erano piiì adattf' (op. dta ta, p . 128) . È s ignificativa la frecciatina, ma se la 15' corazza ta e le due divisioni legge re fossero state italiane, Messe non avrebbe potuto né dovu to agire di versamente. (82) J.S.0 . Playfair, op. citata, pp. 379-382 e G. Iiowe, op. citata, pp . 582-590. (83) D. Eise nhower, op. citata, p . 198. (84) La dec isione di impiega re forze americane all'estremo nord e.lei fronte risaliva al 19 marzo, qua ndo a Patco n venne ordina to di trasferire la 9' D.f. alla l ' armata, qua le sua ala sinistra, dopo lo sfondamenro della linea di Mareth. Il provvedimento era sta to commemaco sfavorevolmente in cam po americano, pe rché le offe nsive co ncen-


486

I.E OPl'.R,\ZIONI JN AFR1C,\ SETTENTRIONALE

triche previste per la 1;• e 8' a rmata b rita nnica avrebbe ro necessariamente eliminato il 2° corpo americano da l fronte, lasciandolo a Fondouk. Così all'atto finale sarebbe srnta preseme una sola divisione sta tunitense e per giunta inserita in un complesso alleato . Il gen. Bradley, vice di Pac:ton, ottenne d,1 questi il permesso di recarsi da Eisenhower a chiedere un sectore tutto ame ricano, sono un Comando americano, con un o bie ttivo stra tegico americano (O. Bradley, op. citata, pp. 92-95) . (85) L. Koeltz, op. citata, p. 319. (86) DS Comando l'armata, Relazfone sul ripiegamento dalla linea degli Chotts, citata. (87) il gen. Sogno nella sua relazione finale lamentò l'illogicità di taluni ordini e la palese ma ncanza di in teresse pe r la sorte dei reparti italiani. ;'Non può meravigliare- scrisse - che singole u.nilà appiedate (retroguardie del !ll/9.l 0 , del Grado e del 1/91°) siano andc1te, in parte, disperse, private com 'erano delle anni collettive trasportate su.gli au.toce1rri e di ogni appoggio di artiglieria, incalzate da/orze meccanizzate e motorizzate e da cavalleria e attaccate, sul fianco e sul tergo, da a./tre unità che eremo avanzate grazie alla discontinuità prodotte dal ripiegamento non opportunamente scaglionato, nel tempo, da sud ve1·so nord'.


Capitolo ottavo LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA 1. LA COSTITUZIONE

OEL RIDOTTO TUNISINO .

A Roma le preoccupazioni aumentavano. li nodo cruciale era sempre lo stesso: l'ostico problema dell'alimentazione della lotta in Tunisia. Il giorno 9, durante il convegno di Klessheim , il geo. Francesco Rossi, sottocapo di S.M. Generale si era indotto a sped ire ad Ambrosio un messaggio scoragg iato: -Traffico mariuimo tutto fermo per maltempo, quindi piroscafo Tommaseo non parlilO. Difficoltà sempre crescenti per rifornimenti eL deficienza navigli o et assoluta prevalenza ,1erea del nemi co fanno co nsiderare il problcnw se conven· ga ancora aut meno continuare ac.l inviare reparri ita liani e1. germanici in Tunisia, in accordo co n Stato Maggiore Germanico•

Ma Ambrosia aveva immediatamente rep1icato che evidenti rag ioni mora li e militari imponevano cli continuare a compiere ogn i sforzo e che perciò i reparti ed i materiali g ià appro ntati dovevano partire nell'ordine progranunaro. Ora lo stesso Kesselring lasciava trasparire ampi dubbi. Ammbe cu11 Ambro.sio che la posizione dcll'Aka rit era stara ced uta troppo p resto, contrariam en te alle sue aspettative, e che i combattimenti durante la manovra in ritirata si rivelavano aspri e logoranti. Sul piano tattico, le nubi che si addensa vano verso Medjez el Bab si facevano sempre più scure a causa della mancanza di riserve. Su I piano logistico, le perdite sopportate negli ultimi giorni ne l traspo rto aere i - che stavano acquistando il carattere d ella strage - accentuavano le notissime difficoltà. E poi, continuò Kesselring, i reparti italiani davano segni di stanchezza. Era possibile inviare in Tun isia truppe speciali o volontari? Ambrosia scartò tale solu zio ne o alme no la limitò a piccole aliquote di volontari da immettere nelle unità in posto qua li complementi (1). Quindi accompagnò il feldmaresciallo da Mussolini. Nella conversazione che seguì, Kesselring pose l'acce nto sulla necessità di un grand e sforzo per mandare in Africa "molti reparti per rafforzare i j1·onti e creare necessarissime f orze di riserva mobile". Non c'era molto tempo da perdere - "è questione di ore" disse - perché l'immin e nte periodo di luna piena faceva temere nuovi attacchi alleati. La 5" a rmata e ra dovuta ripiegare perché su un tratto di u na ventina di chilometri si trovavano appena quattro battaglioni. TI nemico aveva potuto comodamente infiltrarsi e circondare i nostri reparti , costringendoli ad aprirsi il passo combattendo per sfuggire alla cattura . A .Medjez e l Bab inco mbeva il pericolo d i una rottura del fron te. Occorreva dunque spedire a iuti a q ualsiasi costo, anche con cacciatorpediniere. Il succo dell'ap pello di Kesse lring era questo: l'Italia


488

Lii OPERAZION I IN A FRICA SETI'ENTRIONALE

,

doveva raccogliere quanti più mezzi cli trasporto minori poteva, in quanto ben poca speranza esisteva per le navi grosse di scampare al controllo alleato sul canale di Sicilia e gli aerei scarseggiavano. Mussolini si espresse piuttosto a ruota libera: «Ho parlato a lungo con il Fu hre r. BISOGNA resistere fino a quando è possibile. ti Fuhrer ha fatto un esempio : Stali ngrado. Ventidue quartieri della cictà erano nelle nostre mani, solamente due e rano rimasti per l'occupazione defin il.iva. I russi no n hanno mollato, abbiamo avuw un rovescio della situazione. BISOGNA resistere non solo fino a mezzogiorno, ma anche fino ad un qua rto dopo mezzogiorno. Se resistiamo possono crearsi situazioni strategiche nuove. Se cediamo gli americani e gli inglesi libere rebbero tre armate più le divisioni francesi. BISOGNA resiste re. Questo deve essere l' un ico pe nsie ro della gente sul posto; nessuna speranza, solo quella di resistere fino a lla fine . In questo senso ho da to già gli ord ini all'Eccellenza Messe•.

Non una sillaba sul fatto che la battaglia cli Tunisi e ra perduta in partenza per difetto d i alimentazione. Limitarsi a sottolineare con e nfasi la necessità di 'durar<! era privo cli significato operativo, però Mussolini finì per lasciare intravvede re quanto, a suo avviso, la "resi stenza fino alla f ine" doveva protrarsi: sino all'autunno . Non per un calcolo strategico, bensì per ... la speranza che accadesse qualcosa: •Nella mia vis ita a l Fuhre r ho visto la concord anza di tutti, dico tutti, Keitel, ecc., circa l'impo rtanza di Tunisi. Tutte le possibilità possono avve ra rs i se noi resistiamo, e quind i noi terre mo• (2).

Le direttive per il gruppo d'armare d 'Africa, stese di comune intesa fra Comando Supremo e OBS, furono semplici: •I. Il Duce d'acco rdo con il Hihrer ordina di difende re la zona tunisina ad oltranza.

La difesa deve esse re condotta offensivame nte, sempre che possibile . Il. Il Gruppo d 'arm ate Africa difenderà la linea Kef Abbed-Dj.Mansour-Enfidavil· le e impedirà ogni ten ta tivo di sba rco ne mico. Bisogna sfruna re ogni occasione per mig liora re le posizioni. È urgente ristabilire la situazione sull 'ala destra e migliorarla. Ve rra nno inviat.e nuove forze( ... ), (3) .

Supermarina e Superaereo, nonché la 2" Luftflotte, vennero incari cati del massimo concorso di ogni genere a favo re d e lla resistenza oltremare . Von Arnim ricevette il docu mento e, ad immediato seguito, una comunicazione di Kesselring, assai più esplicativa circa la difesa della Tunis ia : . IJ Duce, al rapporto tenuro al Ge nerale Ambrosio ed a me il 12.4, rappresentò come segue il suo concetto. circa l' impo rta nza dello scacchiere tunisino. Ha esa minato a fondo con il Fiihre r la situa zio ne del !Vlediterraneo. In questa occasione essi ha nno concorde mence confermaw la decisiva importanza de lla zona tun is ina in ordine a lla co ndotta generale della guerra . Questa zona dev'esser tenuta fino all' ultimo per i seguenti motivi: 1. Legare le fo rze ang lo-ame ricane dell'esercito, della marina e de ll'a viazione ed


LA FINr. DELLA GUERRA IN APR ICA

489

il tonn ellaggio impiegato in Nordafrica che sa re bbero altrimen1i disponibili per altre operazi oni. 2. Mancenere lo sbarramento della strada della Sicilia per costringere così ul1erio rmente il nemico ad un im piego de l to nne llaggio che in relazio ne con i successi della nostra guerra dei souom,1rini potrebbe notevolmente innuire sulla condotta generale della guerra . 3. Rendere difficile un immedia10 attacco al Sud Europa per il quale Tunisi sarebbe il migliore trampolino. Ogni giorn o di resistenza di Tunisi è un grande guadagno che potre bbe porcare ad una situazi one completamente nuova per risultati attualmente non ancora prevedibili. Egli, il Duce, è dec iso, per tenere la Tunisia, ad impiegare senza riguardi anche la sua ultima nave mercantile . D'altra parte egli attende, ugualme nte in accordo con il Fuhrer, che il gru ppo <l'armate impieghi in combauimento fino a ll'ultimo soldaw che s i 1rova in Tunisia "" (4).

In un successivo colloquio, Kesselring sostenn e ancora la gran de importanza di continuare la lotta in Tunisia per tutti i vincoli che ciò avrebbe comportato per gli Alleati , ma von Arnim rimase scarsamente impressionato da qu esti discorsi . Av rebbe o bbedito se nza d iscutere, questo era fuori dubbio , ma si rendeva ben issimo conto dei risvolti negativi della situa zione. Dubitava anche della solidità morale delle truppe, una volta ch e ad esse foss e apparso chiaro trattarsi di un a resistenza senza speranza. Avvisò Messe che non avre bbe ascoltato alcuna protesta se avesse dovuto sotlrargli alcuni reparti per spedirl i a Medjez el Bab oppure a Bou Arada. Ed emanò severi avvertimenti contro ch i spargP.v::i voci disfatliste. Messe aveva un altro motivo cli malcontento: l'andamento della posizione cli resistenza. Que ll o indicato dal Comando gruppo d 'armate e ra tale da lasciare l'intero d ispositivo quasi completamente in piano e, cli conseguenza, alla mercé delle forze corazzate dell'8• armata . Pro babilme nte ciò e ra d ovuto alla ricerca di un artificiosa profondità della posizione che non trova va alcuna rispondenza nella morfologia della zona e neppure nell'enlità e nel tipo delle truppe disponibil i. Le posizioni montane erano state trascurate , forse intendendo svolgere su di esse un'a zione di contenime nto, ove il combattimento si fosse volto al peggio (schizzo n. 76). Messe ig norava tutto de lla linea di Enfidaville. Poiché il col. leardi , sottocapo di S.M . dell'armata, s i trovava ad Ha mmamel per sovraintendere al riordino d i quelle lontane retrovie ed alla messa a punto de ll 'organizzazione logistica, gl.i chiese notizie e ragguagli. Posto al corrente della scelta poco felice fatta d ai tedeschi, il giorno 8, in pieno ripiegamento, formulò proposte di varianti che tenessero conto degli appigli tattici natu rali. Von Arnim rispose negativamente: -Non es1 più possibile apportare varianti linea resistenza Enfida ville. Organizzazione in profondità dopo che le truppe 1• armata avranno raggiunto nuove posizioni ec creaz io ne di una linea avan zata costi tuiscono logico comple tamen to occupazione posizione. Tale criterio vale per Oj. Fadel oun da ten ersi qua nto più a lungo possibile• (5).

Il giorno 10 Messe arrivò ad Enfidaville. Eseguita una ra pida ma


490

LE OPERAZIONI IN AFRI CA SETTENTRIONALE

Schizzo n. 76 MORFOLOGIA DELLA REGIO NE TRA ENFIDAVILLE E T UNISI

'I h.;,, ____)

,J...,,.

··~

'2 ,__/

_ _.___.I'_..,'!__,,. j(I,,

\.


I.,\ FINE Or.I.I.A GUIJRRA IN .~l'Jl lCA

491-

allenta ricognizione, Lornò alla carica con il gruppo d 'armate , ponendo in risalto la diminuita efficien za delle truppe, gli incon ven ienti offerti dalle pos izioni prescritte specialmente per la rinuncia a sfruttare il terreno meno idoneo alla manovra di formazioni corazzare, e proponendo di impiantare la posiz io ne di resistenza sull'allineamento delle al ture e cli riservare la linea in d iscussione ad una difesa avanzata. Von Arn im rispose con una lunga lettera, ma respinse ancora i suggerimenti motivando l'intransigenza con la nt!cessità cli evirare di accentuare il saliente del XXX corpo che, includendo le prese d'acqua per l'alimentazione idrica della Tu nisia, non poteva essere arretrato; di non perdere il van taggio cli una magg iore profondità, di utilizzare i lavori già fatti e di ottenere un migliore impiego dell'artiglie ria da posizioni dom inanti nella sottostante pianura. Messe non rimase molto convinto: ecce:lion fatta per il primo motivo, gli altri gli apparvero di ordine più teorico che pratico; comunque aspettò di co nosce re l'es iLo de lle ricognizion i di d ettaglio effettuare dal comandante del XXI corpo e delle divisioni Spezia e 90· leggera. Il 12 aprile non esitò a ripete re la sua disapprova:.cione, ma la replica cli von Arnim fu secca: "Proposte modijìche a lla linea di resistenza non accettate. Linea rimane quella finora ordinata". La question e, peraltro, non era ancora chiusa. Mattioli riuscì a persuadere van Arnim ad una ricognizione, prima con un apparecchio Cicogna e poi sul terreno, iu:,ieme con Messe e con il ge n. von Lieb enstein: questa volla venne accettata una modifica n el settore occidentale dell'armata. Messe non si accontentò e chiese una corrispondente rettifica nel settore costiero in modo eia appoggiarsi al Djebel Tebaga. Von Arnim si irrigidì: basta con i cambiamenti! Seno nché il giorno 14 entrò in linea la 90· leggera e fu la volta dei comandanti di grande uniLà del XX corpo, appoggiati eia Bayerlein, a chiedere la rettifica nel settore cosLiero. Nuova ricognizione di von Arnim e decisione finale di comprom esso (schizzo n. 77). ln sostanza, si addivenne a lla scelta cli una linea naturalmente forte, però a tracciato del tuuo antieconomico. •In base a tali rettifiche - riferì Messe nella relazione - il fronte dell'armata veniva ad assumere un andamento ad archi successivi tra la costa e l'a ltura d i Takrouna, tra questa ed il Gebel Garci, ed infine tra il Gebel Garci ed il Gebel Dib attorno alla conca cli Saouaf. ln sostanza tre rientranti: due estremi di grande ampiezza, uno minore cenlrale, appoggiati ai salie nti di Takrou na e di Gebel Garci•. Questo a conclusione di una successione di o rdini che non poté non influire sui lavori, sugli schieramenti e sull'animo stesso delle truppe. La situazione era seguita con estrema auenzione dagli Alleali per l'urgenza di concludere la campagna. Il 28 marlo il geo. Brooke aveva rappresentaLO la n ecessità dì terminare la conquista della Tunhia entro la fine di aprile , sì da poter uLilizzare nuovamente le rolle del Mediterraneo e disporre pienamente "di tutto il limitato naviglio a no-


LA LI NEA DIFENSJ

)(Xl

e . A.

xx

........... DAK


Schizzo n. 77

VA DI ENFIDAVILLE

.,··:..

__.. ...

C . A ./i I

A

:i

~

••~•o••

:l

j;,: I,J

.... . . .. .

•


LA FINE DELLA GUERRA I N AFRICA

493

stra disposizione''. Non solo, ma il 7 aprile i capi di Stato Maggiore britannici avevano segnalato a Washington la possibilità che l'Asse potesse orientarsi ad un'evacuazione in massa dalla Tunisia, cosa da impedire ad ogni costo. Il 10 aprile le decrittazioni dei messaggi Enigma dettero un'altra soddisfazione all'8• annata : gran parte della 21' Panzer, della 164" e della 90" leggera erano costrette a ripiegare a piedi per mancanza cli carburante, abbandonando il materiale pesante . Quel giorno Montgomery chiese ad Alexancler quale sarebbe stata l'armata incaricata cli svolgere la parte principale nella fase finale della campagna. A suo parere doveva essere la 1' cli Anderson, in quanto la piana ad ovest di Tunisi meglio si prestava all'irruzione cli complessi corazzati, mentre la cortina montana di Enfidaville non consentiva un agevole sforzo di rottura. In realtà Alexander era già pervenuto ad una conclusione, in parte perché suggerita dalla situazione complessiva, in parte perché suggerita da Eisenhower. Il comandante in capo desiderava che la l" armata - che , per inciso, era molto meglio alimentabile che non 1'8" ottenesse un riconoscimento tangibile per la lotta fino allora sostenuta . E, naturalmente, lo auspicava per il 2° corpo americano. Il giorno 8 il Comando 18° gruppo d'armate inoltrò il piano, il giorno successivo il documento venne approvato. La risposta a Montgomery da parte di Alexander fu immediata: •Lo sforzo principale nella prossima fase o perati va sa rà eseguito da lla l ' armata. I prepa rativi ~ono già abbastanza avanzati per attaccare al più presto il 22 aprile . La zona più adatta per l'impiego dei corazzati è la pianura a<l ovest di Tunisi; si rende perciò opportuno che una divisione corazzata ed un reggimento au toblindo siano inviati al 9° corpo al più presto possib ile. Spero che pensiate sviluppare la massima pressione contro la pos izio ne di Enfidaville in concomitanza co n l'attacco della l ' armata( ... )· (6).

Quando ad Anderson, le istruzioni impartitegli il 12 s i basarono su tre punti fermi: offensiva da parte della 1" armata con obiettivo Tunisi; attacco contemporaneo del 2° corpo americano con obiettivo Biserca; forte pressione dell '8" armata contro Enfidaville. Lo schema dell'operazione vedeva uno sforzo principale da parte del 5° e del 9° corpo sul fronte Bou Arada-Mecljez el Bab, con due mosse di supporto : il 2° corpo americano (alle dipendenze di Alexancler) contro Biserta ed il 19° francese contro Pont du Fahs. Questo schema avrebbe condotto a rompere lo schieramento di von Arnim in due con il grosso della l3 armata, a rastrellare le forze rimaste a nord con il 2° corpo statunitense ed a schiacciare verso sud , a ridosso della l" armata italiana e contro l'incudine rappresentata dalla 8" armata britannica, il grosso della 5• armata corazzata tedesca. Ed in tal modo la penisola di Capo Bon sarebbe stata subito sottratta all'avversario. Il calcolo delle forze con trapposte si presentava per il 18° gru p po d'armate in termini estremamente favorevoli: circa 10 a 1 per i car-


494

LE OPERAZION I IN AFRICA SETTEKTI\IONALE

,

ri, 4 a 1 per le artiglierie eia campagna e pesanti campali, 5 a 1 per i pezzi controcarri. Il 16 aprile Alexander diramò le d irettive finali per l'operazione Vulcan. Anderson doveva conquistare Tunisi, cooperare con il 2° corpo americano - ora comandato dal gen. Bradley in sostituzione di Patton , tornato in Marocco a curare la formazione della 7'' armata americana in vista dello sbarco in Sicilia - ne ll'occupazione di 13iserta e tenersi pronto a cooperare con 1'8" armata se il nem ico si fosse ritirar.o ne lla penisola di Capo Bon. Bradley aveva il compito di coprire il fianco sinistro della 1° armata e di prendere Biserta con il concorso britannico. In rea ltà la formale dipe ndenza del 2° corpo dal Comando gruppo d'armate, dovuta all'opportunità di venire incontro ai desideri americani, non impedì che Anderson venisse autorizzato da Alexander ad impartire a Braclley le necessarie istruzioni pe r il coordinamento delle operazioni contro Biserta e Tunisi. Quanto a Montgomery, il suo ruolo fu accresciuto. Alla pressione continua da esercitare contro la 1" armata italiana si aggiunse il compito di avanzare lungo la direttrice Enfidaville-Hammamet-Tunisi pe r impe dire all'Asse l' ultimo rifugio nella penisola di Capo Bon.

2. LA BATTAGLL-\. Ol ENFIDAVILLE (19-30 APRILE)

Il problema operativo che Messe doveva affrontare e risolvere aveva tre aspetti fondamentali: le posizioni d a occupare, il riordiname nto delle forze, lo schieramento da assumere. Si è già eletto della laboriosa e contrastata definizione delle posizioni sulle quali impostare la difesa . All'iniziale generica dislocazione lineare attuata dal 47° Crenadiere su indicazioni del Comando 5" armata corazzata, succedette un primo schieramento a blocchi con i resti della Trieste, della Spezia e della Centauro limitato ai più importanti nodi stradali o tratti di facilitazione e sotto il controllo del gen. Boselli. Alle 8 del 10 aprile subentrò nella responsabil ità della linea il Comando XX corpo con un'altra divisione , la Giovani Fascisti. L'imbastitura venne modificata in parte e su di essa si iniziò ropera cli riorganizzazione dell'armata . Nel frattempo i lavori avevano subito notevoli alti e bassi. Premesso che con quello che es isteva non si potevano sperare risu ltati particolarmente significativi, alla data del 10 aprile la situazione appariva francamente penosa: tre modesti segmenti di fossato anticarro, costruiti con criteri poco pratici (terra cli riporto non spianata , tracciato non economico, ecc .) e per giunta aggirabili da ambo i lati eia forze meccanizzate; qualche fascia minata per complessive 5.000 mine; assoluta assenza di reticolato. A questo punto giunse l'ordine draconiano, ma inevitabile, di rastrellare ovunque il personale esuberante per rinsa nguare le povere unità combattenti. I primi ad essere setacciati furono i reparti lavoratori d'Intendenza, anche perché fra di essi si trovavano unità organiche ma prive cli armi e dotazioni di reparto (ad


LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA

495

esempio, il 106° ed 1.06° bis battaglione controcarri, il 252° e 281 ° battaglione mitraglieri): su cinquemila uomini, tremila vennero così passati alle divisioni . Furono sostituiti da 1.200 uomini provenienti dai centri di istruzione e, in rapida successione, da altri 1.300 racimolati dalle retrovie, pur se privi cli qualsiasi attitudine. Ad ogni modo, fra l'll ed il 13 aprile l'organizzazione difensiva venne stqcliata in tutti i particolari, articolata in due settori di corpo d'armata ed iniziata con una ripartizione d i lavora tori proporzionata alle esigenze di Berardi e cli Orlando, con un rapporto cli 1 a 4 a favore cli quest'ultimo. Alla vigilia della battaglia erano stati completati nove chilometri di fossato sugli undici previsti, cinque chilometri cli reticolato, campi minati con 1.700 mine anticarro e 5.000 antiuomo. Il livello di efficienza de lle truppe è facilmente ravvisabile nell'elencazione dei resti delle divisioni afflu ite ad Enfidaville : Spezia e Centauro pressoché distrutte ; Pistoia rimasta con due battaglioni in riordinamento e 28 pezzi; Trieste con tre battaglioni più uno di nuova assegnazione e 29 pezzi; la G'iovani Fascisti con cinque battaglioni e 27 pezzi; la 90" leggera con quattro battaglioni e poca artiglieria; la 164• leggera con due battaglioni e pressoché senza artiglieria; la 15" Pan zer con una quindicina cli carri, tre battaglioni e tre gruppi di artiglieria. L'artiglieria di corpo d'armata e d'armata poteva contare su sette pezzi da 105 e dieci da 149 italiani ed un paio di batterie pesanti tedesche . Infine c'erano sette batterie contraerei tedesche.

Si imponeva l'urgente riassetto. I centri di istruzione di fanteria, artiglieria e carristi lavoravano febbrilmente per raccogliere ed inquadrare tutti gli elementi utilizzabili per il combattimento, per completare i reparti che riuscivano ad arrivare dall'Italia (solo il L battaglione bersaglieri ed una compagnia del LI), per armare con mezzi inviati dalla madrepatria reparti fino allora privi di armamento e dotazioni e perciò adibiti ai lavori. Nell'opera cli recupero cli tutto il persona le ritenuto utile per rimpolpare le esangui d iv isioni - argomento oggetto anche cli precise disposizioni del Comando Supremo e dell'OBS - s i riscontrò ben presto un ulteriore motivo di attrito con il Comando gruppo d'armate . Questo aveva inviato ovunque, anche nelle retrovie della l' armata, ufficiali e drappelli incaricati di censire ed eventualmente impossessarsi direttamente cli personale e mezzi giudicati non convenientemente util izzati, che potessero loro convenire, soprattutto per la 20" D.Flak. Lì per lì la cosa sfuggì all'attenzio ne italiana, ma il 14, quando si seppe che il Comando gruppo d' armate aveva ordinato cli spostare a ridosso della linea il centro di istruzioni di fanteria per impiegarlo o assegnarlo ai lavori, Messe reagì seccamente comunicando allo S.M. di collegamento : .. Prego far presente ancora una volta Comando gruppo d'armate che , mentre si stanno attuando con ttllta urgenza provvedimenti per raz ionale e1 logico ricupero et impiego personale, non posso ammettere nessuna ingere nza in questioni che rigua rdino soltanto comandante l' armata. Tenete presente quest:o rnio criterio et regolatevi in conseguenza per analoghe questioni"".


496

lii OPERAZIONI IN APRICA SETrENTRIONALE

Le frizioni nondimeno continuarono sino a quando, in seguito ad un ordine del Comando Supremo che metteva a disposizione del gruppo d'armate un'aliquota di automezzi della 1" armata, a fine aprile si presentarono nelle retrovie drappelli tedeschi i quali, ostentando un ordine del Comando gruppo d 'armate, pretendevano di pre levare gli autocarri dove li trovavano. Messe allora ordinò immediatamente che i reparti si opponessero con tutti i mezzi "anche.facendo uso delle armi" a siffatto rastrellamento ed inviò copia dell'o rdine al Comando superiore e, ovviamente, a Bayerlein. E tutto rientrò n e lla normalità. Tra le unità di nuova costituzione figurava il reggimento d'assalto Duca d 'Aosta della R. Aeronautica su due battaglioni d i circa 400 uomini ciascuno. Riuniva elementi fisicamente e psicologicamente idonei con altri raccogliticci e non adatti, sotto un inquadramento complessivamente cattivo. Con l'immissione di ufficiali e sottufficiali dei bersaglieri e l'e liminazione degli elementi più scadenti, il reggimento acquistò una fi sionomia cli miglior affidamento . Messe aveva chiesto al Comando Supremo di interessarsi p resso il Comando gruppo d'armate affinché tutte le truppe italiane presenti venissero poste alle dipendenze operative della molto depaupera ta 1" armata, ma, nonostante le promesse o per meglio dire la buona intenzione cli von Arnim, ciò non fu possibile, anzi sotto la spinta d i necessità contingenti numero.si reµarli ital ia11 i furono spostati a spizzico sul fronte occidentale pe r alimentare in qualche modo la lotta in quel settore. Il gen. Mattioli ebbe ad accennare ad una strana intenzione di Kesselring e di Gause: la costituzione di battaglioni misti italo-tedeschi, ma per la verità la proposta non affiorò a livello ufficiale e ciel resto sarebbe stata respinta decisamente. Invece Messe accettò il provvedimento cli inserire battaglioni tedeschi nelle div isioni italiane e viceversa, riconoscendo il vantaggio cli una conveniente ripartizione del più efficiente armamento germanico. Non si trattava, cl'altroncle, di una novità e non elette luogo a seri inconvenienti , benché aumentasse la difficoltà dell'azione cli comando nelle divisioni italiane verso i battaglioni tedeschi, tendenti ad agire in modo autonomo o ad opporre altro ordine impartito da autorità tedesca. Giova precisare che, a differenza cli quanto attuato ad El Alamein, cioè un sistema "a pettine" con indefinite responsabilità di comando in ogni settore , adesso venne seguito il criterio della p iena dipendenza dei battaglioni dal Comando di divisione responsabile del tratto di fronte. Per l'insieme dei motivi di cui si è parlato, lo schieramento assunse fo rma più p recisa verso il 17. Nelle pagine seguenti è indicato il dispositivo con il quale sarà affrontata la battaglia cli Enfidaville. Merita nota la scomparsa della Centauro, come tale, dalla scena: i reparti corazzati si unirono al gruppo Piscicelli od al Reco Lodi; gli altri passarono alle dipendenze della Pistoia; il Comando cli divisione rimpatriò. Il sistema difensivo comprendeva una pos izione avanzata , una


LA FINE Dlll.LA G U ERRA I N APRICA

497

zona di sicurezza ed una posizione di resistenza. La prima esisteva solo per pochi tratti e seguiva la linea scelta inizialmente dal gruppo d 'armate. Doveva essere occupata da elementi in grado, per potenza cli fuoco e mobilità, di simulare che si trattasse della posizione principale. Tali elementi avevano inoltre il compito di impedire che l'esplorazione tattica nemica penetrasse nella zona di sicurezza senza incontrare opposizione, evitando peraltro di lasciarsi agganciare da una pressione soverchiante. La zona di sicurezza era profonda in corrispondenza di Enfidaville, cli Biada e di Saouaf - dove i rientranti della posizione di resistenza creavano spazio rispetto alle posizioni primitive - ed esilissima davanti ai salienti di Takrouna e d i Djebel Garci. L'uno era una ripida e rocciosa altura sui 150 metri che godeva d i un buon dominio di vista e cli tiro su l terreno a sud e venne inglo bata nella posizione di resistenza, di cui anzi rappresentò uno dei pilastri . Esso infatti consentiva un'azione fiancheggiante sulle due cortine laterali, aveva i requisiti tattici per una resistenza ad oltranza, poteva esercitare effetto frenante alle spalle di un nemico che si fosse avventurato negli "inviti" naturali della posizione difensiva. L'altro aveva maggiore spicco topografico. Si trattava cli un complesso montagnoso trarotto, sui 900 metri, dai versanti ora ripidi ora meno accentuati, e poteva reputarsi determinante per la penetrazione nella posizione d i resistenza . Lo schieramento vide in sostanza il XX corpo ad oriente con la 90" leggera, la Giovani Fascisti e la Trieste; poi il XXI con la Pistoia, la 164• leggera e la Spezia (schizzo n . 78 e 79) . Due dei principali problemi da risolvere riguardavano l'artiglieria e le riserve. Il rap ido lavoro di riordino aveva consentito di mettere in batteria oltre 250 pezzi di vario calibro. Per la maggior parte soffrivano d i una gittata assai limitata, ma un certo compenso a tale condizione d i inferiorità venne rinvenuto nella possibilità di porsi a ridosso dei capisaldi e nella realizzazione di un'ottima rete di osservatori. Dato l'andamento della difesa e le caratteristiche favorevoli dell'ambiente naturale, l'artiglieria gravitò verso il centro dello schieramenco , suddivisa in due masse, sì da consentire ad ognuna un proprio settore di azione e, nel contempo, eia ottenere un'ampia banda di sovrapposizione in corrispondenza delle ali interne dei corpi d'armata. Ne risulterà un forte vantaggio nei confronti di un attacco. esercitato quasi esclusivamente nel tratto centrale. Le riserve erano quello che erano, vale a dire la sola 15a Panzerdivision, ridotta ad un pugno di carri dell'8° Panzerregiment ed al 1/115° Panzergrenadiere, perché il 11/ 115° e l'artiglieria erano stati ceduti in rinforzo alla 164• leggera . Non si poteva contare né sul reggimento d'aviazione Duca d 'Aosta, ancora in via di assestamento, né su l 5° bersaglieri, in corso di ricostituzione . Un cenno specifico meritano le disposizioni assunte per la difesa delle ret.rovie. Vi aveva insistito il Comando gruppo d'armate, preoccupato dall'eventualità d i sbarchi navali od aerei sul tergo dell'ar-


LO SCHIERAMENTO DEI

f

).

,.

~~ ·-

..

•._

··· ~: '.•..

'

1

__ _.. . . . .,..,.,~. .~.,r


Schizzo n. 78 XX CORPO AD ENFIDA VILLE

t

bi'C~...- .. t. .-_ ~ t , ~~-f../• • . --. .,, . .

:~ ~

-~

.

. .

.

~

.··

--

. . , ~ ~-..

.. . ~~

,,!.:;

....

J:. -

(i;

l"f"!.'\~~

,r. .., lf"

~

-·,

}'•,

..,_ ,,

"····· __ - .,.,,.. .. '· -

/. .~--

/·\,,;,," .,,. ....:--

-··

- .

t

•.:,.,..-·

\. ~

/

I' 1-====::i13__..~ km

0_ _ _


499

LA l'INt,; DELLA GUERRA IN AFR IC:1\

Schizzo n. ì9 LO SCHIERAMENTO DEL XXI CORPO AD ENFTDA VILLE

. •1

~!

'•

'

i•· f

)'' .,

~·-.

/

I

'

'

''"I! .,..

t·

,

:

,,.

j .,·


500

tE O PERAZIONI IN AFRICA SETl'J'.NTRIO NAl,E

,

QUADRO DI BATTAGLIA DELLA P ARMATA alla data del 17 aprile Comandante: gen. Giovanni Messe Capo cli S.M. italiano: gen. Giuseppe Mancinelli Capo di S.M. tedesco: gen. Fritz Bayerleio Comando XX corpo d'armata (gen. Taddeo Orlando) con : D.f. Trieste (gen. Francesco La Ferla) su: III/65° fanteria I/66° fanteria II/66° fanteria (resti del IV btg. granatieri) III/66° fanteria (resti della Folgore) X btg. cc .nn. M bgt. paracadutisti (Luftwaffenjager) 82° btg. complementi cinque gruppi cli artiglieria (30 pezzi) D.f. Giovani Fascisti (gen. Guido Bosell i) su: I/1 ° Giovani Fascisti Xl/8° bersaglieri IX btg. autonomo III/47° Panzergrenadiere I e Il/ 361° Panzergrenadiere cinque gruppi d i artiglieria ( 41 pezzi) 90• leggera (gen. Theodor von Sponeck) su: I e ll/200° Panzergrenadiere I e II/155° Grenadiere LVII/8° bersaglieri II/1 ° Giovani Fascisti 900° btg . pionieri due batterie eia campagna (9 pezzi) Supporti di corpo d'armata: 16° raggruppamento artiglieria C.A. (10 pezzi) 102° rgt. Flak Comando XXI corpo d'armata (gen. Paolo Berarcli) con: D.f. Pistoia (gen . Giuseppe Falugi) su: II/ 35° fanteria II e III/36° fanteria 340° btg. mitraglieri I gruppo cor. Novara due gruppi cli artiglieria (15 pezzi)


LA FINE DELLA GUERRA TN AFRICA

D.f. Spezia (gen. Arturo Scattini) su: III/125° fanteria I/126° fanteria (già 84° btg. complementi) II/ 126° fante ria (già 350° guardia frontiera) III/126° fa nteria 106° btg. concrocarri 252° btg. mortai eia 81 281 ° btg. mitraglieri guardia frontiera 1/47° Grenadiere cinque gruppi di artiglieria (20 pezzi) 164• leggera (gen . Kurt von Liebenstein) su : 11/115° Panzergrenadiere II/125° fanteria Spezia I/382° Grenadiere I e II/433° Panzergrenadiere 220° gruppo esplorante due gruppi da campagna (14 pezzi) Supporli <li empi d'armata: 33° gruppo esplorante 24° raggruppamento artiglieria C.A. (8 pezzi) 135° rgt. Flak Riserva d'armata: 5° bersaglieri su XIV e XXII btg . rgt. Duca d'Aosta su due battaglioni I/35° fanteria Pistoia 15" Panzerdivision (geo. Willibald Borowietz) su: I/115° Panzergrenadiere 8° Panzerregirnent gruppo cor. Piscicelli Artiglieria d 'armata: 8° raggruppamento d'armata (17 p.) Difesa retrovie (gen . Giuseppe Costa) su: Raggruppamento esplorante cor. Lodi III gruppo cor. Nizza IIT gruppo cor. Monferrato battaglione sahariano 3° gruppo esplorante tedesco 30° raggruppamento e.a. costiero

501


502

l.E OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTKIONALE

,

mata. Il problema , seppure in dubbiamente reale, non era risolvibile con le scarse forze a disp osizione, almeno nel senso cli far fronte ad un serio tentativo britannico di sviluppare una consistente operazione tattica. Si poteva tutt'al p iù , come fu fatto, provvedere a vigilare ed o pporsi contro p iccole azioni di commando e paracadutisti intese a creare disturbi nelle retrovie. La ma teria fu tuttavia oggettO cli controversie non lievi fra il Comando l " arma ta ed il Comando gruppo d'armate, ritenendo il primo di dover anzitutto garantire Ja solidità de l fron te , e semb ra ndo il secondo voler garantire il tergo anche con qualche rischio per la sicurezza fronta le. Precedenza assoluta spettò alla penisola del Capo Bon, per la qua le si provvide con artiglierie costiere e con i reparti autobl indo d i cava lleria: Reco Lodi, Nizza e Monferrato. Nei gio rni successivi si estesero le misure a tu tte le retrovie dell'armata, ampliando la giurisdizione e le responsabilità dei corpi d'armata. Ogni presidio, ancbe minimo, doveva organizza rsi a caposaldo su un settore cli 360° contro qualsiasi provenienza. A metà april e la consistenza del gruppo d'armate era valuta bile in 200.000 uomini complessivamente : 70.000 italiani e 43.000 tedeschi per la l" armata; 34.000 italian i e 18.000 tedesch i per il DAK; 1.800 italiani e 34.000 tedeschi per la 5" armata. Quanto all'aviazione, il 15 aprile venne ro sciolti i Comandi della 5" squadra aerea e dei Settori aeronautici e sostituiti da un Com a n do Aeron a u tica Tunisia (gen. Bo-

schi) , p iù che sufficiente per i residui due gruppi de] 54° stormo caccia e le d ue squadriglie MC.200 del 162° gruppo d'assalto : in tutto una cinquantin a di apparecchi. Il Fliegerfuhre1~ invece, disponeva di 328 aerei tedeschi. Natu ralme nte si rese necessario adeguare anche l'organizzazione logistica. Il 15 aprile le delegazioni cl 'Intenclenza d ella l" a rmata e ciel XXX corpo furono sciolte e l'Intendenza italiana Tunisia assunse in proprio l' intero apparato logistico come Intendenza 1• armata, ma con il compito d i provvedere anche per le truppe italiane inquadrate ne l DAK e nella 5" arma ta. Natu ralmente rimasero immutate le dipendenze dall'Intende nza Su pe riore Africa italo-ted esca. Con la soppressione degli o rgani superflui vennero in parte colmate le d eficie nze presso i reparti e i servizi ciel XX e XXI corpo. Il 16 Kesselring si recò nel settore di Enfidavill e . Era già stato alla 5" armata corazzata e voleva vedere lo schieramento della l" armata. Messe ebbe occasione di accennare alle divergenze di vedute con von Arnim circa il ripiegamento e circa la scelta della posiz ione d i resisten za. Il feldmarescia llo s i tenne sulle generali ; no n mostrò, però, cli concordare sulla proposta italiana, non tanto per le posizioni in sé quanto per l'assenza di profondità: una rottura in un qualunque p unto avrebbe p otuto provocare il cro llo . Il dispositivo che gli fu illustrato sulla carta si traduceva in sintesi in poch i el oquenti dati: 90" leggera con quattro battaglioni suo i e du e della Giovani Fascisti; Giovani Fascisti con quattro battaglio ni suoi


1.A l'INE DELLA GUERRA IN AFRICA

503

e due della 90• leggera ; Trieste con cinque battaglioni suoi ed uno della Luftwaffe; Pistoia con due battaglioni suoi e due di formazione della Centauro; 164• leggera con due battaglioni suoi, uno della 15' Panzer ed uno di formazione italiano; Spezia con cinque battaglioni nella maggior parte di formaz ione ed uno del 47° Grenadiere; riserve costituite dalla 15' Panzer, al momento con appena quattro carri ed un battaglione di fanteria corazzata, un battaglione della Pistoia e due di formazione della R. Aeronautica; aniglieria per complessivi 250 pezzi con una giornata e mezzo d i fuoco. Kesselring approvò quanto fatto e sottolineò il compito cli difesa ad o ltranza: ,Nell'inco ntro era il Duce ed il Fuh rer - disse - è stato chiaramente visto come la situazione medi terranea sarebbe diversa se la Tunisia non fosse più nostra. In ogni caso non si pot rebbe ma i pensare a po rtar via 300.000 uom ini. E qu es ti prefer iranno certamente banersi anziché essere c,murati. TI Duce ha detto: riferi te che 1u1:ro sarà fatto per inviare u omini e materiali. l Comandami comprendano però che le difficol tà sono aumenr.ace- (8) .

Messe replicò che l'ordine di resistere sino all 'estremo aveva un valore relativo ove non seguito dall'arrivo di rinforzi in uomini, armi e materiali, però assicurò che la 1" armata avrebbe fatto il suo dovere (9). Appena rientrato a Roma, Kesselring si affrettò a recarsi eia Mussoli ni, accompagnato da Ambrosia. In complesso si mostrò soddisfatto. Secondo lui i punti deboli si trovavano a nord ed a sud-ovest cli Medjez el Bab e nella piana costiera ad oriente cli Enfidaville . Occorrevano rinforzi e d ifatti ogni giorno arrivava qualcosa, ma in Italia c'erano 12.000 tedeschi pronti a partire per l'Africa. Per via aerea aveva già mandato 4-5 .000 uomini, ora prevedeva cli poterne spedire 1.800-2.000 a l giorno . Forse l'attacco britannico sarebbe iniziato i.I 20 aprile, come regalo cli compleanno per Hitler. Mussolini si informò circa il morale. I comandanti, assicurò Kesselring, erano tutti pienamente convinti della serietà della situazione ed a ltrettanto decisi a lottare; il morale era buono. Qui Ambrosia si intromise: "Mi permetto osservare - disse con fe rmezza - che non è vero; a me risulta dijferentd'. E Kesselring attenuò un poco l'affermazione: "Il generale Messe 1ni aveva pregato, su mia diretta domanda, di nferfrvi che la truppa è stanca, ma che il morale è buono. Certo, il morale aumenta se le truppe hanno la possibilità di poter sparare" (10). Messe aveva tra tto le con clusioni in merito alle intenzioni brita nniche. L'aumento progressivo delle attività nemiche stava a significare la chiara imminenza dell'offensiva. Dai documenti catturati, dalle intercettazioni radio e dalle dichiarazion i cli p rigionieri si era ricavata la presenza d ella l3 divisione corazzata nella fasc ia costiera ad est d i Enfidaville; della 2" neozelandese ad ovest della cittadina e della 7• corazzata ad ovest del Djebel Garci. Di fronte a questo semb rava esistere il vuoto , ma sicuramente sarebbe stato colmato all'ul-


504

l.E OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRTONAl.f.

timo momento . Erano considerate in seconda schiera la 4" indiana , la 51" Highlanders e la 10• corazzata, ed in riordinamento la 50· fanteria, la 201° brigata delle Guardie e la 22• brigata corazzata . Indubbiamente esistevano incertezze su tale ricostruzione, infatti quasi giornalmente venivano apportati al quadro opportuni ritocchi. Comunque sembrava associato il concentramento delle forze britanniche essenzialmente a cavallo della strada litoranea e nella zona di Djebibina (press'a poco in corrispondenza ciel limite cli settore orientale dal DAK) . Questo faceva pensare che l'avversario intendesse applicare lo sforzo in due punti: lungo la fascia costiera a scopo di fissaggio, e lungo la direttrice Djebibina-Pont du Fahs per concorrere all'azione principale che probabilmente sarebbe stata effettuata nel settore di Medjez el Bah . Su siffatta base, Messe si limitò a direttive cli carattere generale: la linea avanzata, tenuta da qualche compagnia della 90• leggera e della Giovani Fascisti, doveva rallentare la progressione nemica senza farsi travolgere ; la zona cli sicurezza doveva invece tenere il più a lungo possibile, anche a costo di alimentarla con truppe tolte alla posizione cli resistenza; il Djebel Garci ed il Takrouna erano i pilastri della posizione difensiva; il concetto cli difesa ad oltranza implicava che nessun comandante, di qualunque grado, potesse impartire l'ordine di ripiegare senza preventiva e personale approvazione del co mandante dell'armata. Poi volle accertarsi dello stato d 'animo delle truppe e si recò ai Comandi del XX e del XXI corpo, ove tenne rapporto ai comandanti di divisione. Per la verità, non aggiunse nulla alle d irettive già emanate, ma fece sentire la sua presenza. L'unico rilievo che può farsi in margine alle due riunioni (11) riguarda il non facile compito assegnato ai reparti incaricati d ella prima resistenza sulla linea avanzata (o linea cli Enfidaville per il XX corpo) e nella zona cli s icurezza. Si trattava in genere cli plotoni di mobilità relativa e cli collegamento tattico assai incerto . Tali circostanze avrebbero imposto una condotta a redini molto corte per evitare che arretramenti intempestivi consentissero inopinate penetrazioni, ma per realizzare un simile controllo de l combattimento sarebbero occorsi mezzi di trasmissione sicuri, il che non corrispond eva alla realtà. Particolare significato ebbe la decisione riguardante Takrouna. Vi fu destinato un battaglione della Trieste già illustratosi nel deserto e che per il rinnovato brillante comportamento sulle posizioni cli Mareth e clell 'Akarit clava sicuro affidamento, un battaglione comandato da uno sple ndido ufficiale che nei mesi precedenti aveva già meritato due medaglie d'argento al valore e le croci di ferro tedesche di l" e di 2' classe : il 1/66° fanteria agli ord ini del capitano Mario Politi . Il Takrouna d oveva "resistere ad ogni costo, anche se tutto all'intorno è sommerso" aveva prescritto Messe (12). Il 1/ 66° f. era rinforzato da una sezione eia 65/ 17 ed una eia 88 cli preda bellica, nonché da un plotone del 111/47° Grenadiere. Un'inclusione, quest'u ltima,


LA fl NE DELLA GUERRA IN AFRICA

505

voluta cli proposito per suscitare motivi di emu lazione 03). Complessivamente il presidio ammontava a 560 uomini. Montgomery aveva studiato la linea di Enfidaville su lla carta ed a vista. Aveva anche fatto compiere un tentativo, abortito, di occupare di slancio qualche b uona posizione. Il suo pensiero conclusivo fu che «era mirabilmente adatta alla difesa e, se non fosse stato possibile sbalzarne fuori il nemico prima che avesse tempo cli organizzarsi a fondo, l'impresa di a prirvi una breccia sarebbe stata ovviamente difficilissima. TI terreno era generalmente inadatto ai carri armati, salvo nella ristrettissima striscia costiera , nella quale tuttavia esistevano canali ed altri ostacoli. Il nemico possedeva eccellenti osservatori dominanti il nostro terreno verso sud; inoltre v'era ogni indizio che esso era preparato a resistere e ad impegnare una lotta disperata• (14). Ma , a giudicare dal messaggio che Montgomery inviò ad Alexancler il 16: " Tutte le mie truppe hanno un altissimo morale e vogliono essere presenti alla Dunkerquefinale... " 05), sembrerebbe che in realtà, almeno prima della battaglia, nutrisse molte speranze di sfondare. Il 18 aprile Alexander, che aveva trasferito il suo Comando nei pressi di Le Kef, mise a punto il calendario-programma. Nella notte sul 20 1'8" armata doveva attaccare con tre divisioni in prima schiera (la 50· inglese, la 2• neozelandese e la 4• indiana); il 22 sarebbe stara la volta della l" annata britannica; il 23 quella ciel 2° corpo americano. Montgomery assegnò l'azione principale alla 2• neozelandese (conquista ciel Takrouna e cli Djebel Froukr) ed alla 4• indiana (conquista di Djebel Garci); uno sforzo secondario alla 50' D.f. ed un ruolo cli attesa alla 7• D.cor.: inizialmente p rotezione (?) del fianco sinistro, poi immissione nella lotta per sfruttare un qualsiasi successo (schizzo n. 80). La direzione dell'attacco venne lasciata al comandante del 10° corpo. La Western Desert Air Force, dal canto suo, stava occupando gli aeroporti e le strisce di atterraggio della Tunisia centrale abbandonati dall'Asse ed ormai era in grado di battere ogni obiettivo con 8 squadrons di bombardieri diurni (cli cui due americani ed uno fran cese) e 22 squadrons di caccia (di cui otto americani). Il piano dell'operazione Oration, tale il nome convenzionale assegnatole, prevedeva per la 4• indiana , alla cui s inistra operava la Forza francese di Lede re, un compito singolarmente duro, suddiviso in tre fasi, ciascuna affidata ad una brigata . La 5• brigata e ra l'unità cli testa e doveva, in stretta successione di tempi, occupare il Djebel Blida ed il Djebel Garci (settore della Pistoia). Quindi, cambiando cli 90° la direzione cli attacco, impadronirsi ciel Djebel Biada, cuore della Trieste, a controllo della strada Enfidaville-Zaghouan . La seconda fase competeva alla 7• brigata: occupare il Djebel Mcleker. La terza fase si traduceva nel compiere una ventina di chilometri sul tergo della Giovani Fascisti, per occupare il Djebel Abid (5• B.f.), e della 90· leggera , per raggiu ngere la strada costiera Enficlaville-Bou Ficha (7• B.f.). Da tener presente che la 4" indiana non possedeva la terza brigata.


IL PIANO DI ATTACCO DI ALLA LINEA C

..,....

''

..

~

J

.J'

7 "" D. cor.. .

/


Schizzo n. 80

:L 10° CORPO BRITANNICO

I ENFIDAVILLE

__ ·-

. . , /...

}

,.._.

...

-

.,;-

a . . .:-,· :

,,,.

- - ...:-~,.'

-

·-·

l

I

1 1

n


I.A FI NE DELLA GUERRA JN AFRICA

507

Quanto alla 2" neozelandese, il dispositivo adottato da Freyberg lascia de l pari perplessi: le s ue due brigate (la terza essendo ancora indisponibile) dovevano procedere p iù o meno affiancate lungo due direttrici p arall ele (schizzo n . 81). Ognuna era rinforzata da un reggimento clell'8• B.cor. Però la 5' brigata del gen . Kippenberger, seguendo la via tattica collinosa, avrebbe dovuto impadronirsi prima del Takrouna e poi del retrostante Djebel el Frou kr, entrambi prevedibilmente ben difesi, laddove la 6• del gen . Gentry, la q uale avanzava in comple ta pianura, non soltanto non avrebbe trovato difficoltà di terreno, ma nemmeno resistenza cli rilievo perché si inoltrava nella zona di sicurezza . Evidentemente basando il calcolo sull'impegno della 5' brigata, le due fasi in cu i era scandita l'operazione si traducevano in limitatissima profondità di obiettivi. A conti fatti non sembra dubb ia l'esistenza di un misto di eccessiva s icurezza e di sottovalutazione della 1" armata italiana. "Gli occhi di coloro che pian(ficarono - è sta to giustamente osservato - non erano fissi sul Takrouna o sul Djebel Garci, bensì sul Djebel Froukr o sul Djebel Mdeker" cioè lontano (16). All e 23 ciel 19 iniz iò il noto tambureggian te fuoco cli preparazione sul Garci e nel tratto Takrouna-Enficlaville, ma già da un'ora pattuglie della 164" leggera e della Trieste segnalavano l'avanzata dei battaglioni indiani e neozelandesi. Ancora u na volta l'artiglieria italiana rimase in attesa pe r intervenire a ragion veduta , non potendo permettersl il lusso di una dispendiosa controprcparazion c; in com-

penso, la rete delle trasmissioni funzio nava sostanzialmente bene. L'az ione neozelandese s i svolse all'insegna delle difficoltà. La 5" B.f. aveva due battaglioni in primo scaglione, entrambi rinforza ti: il 21 ° contro il versante sud-occidentale cli Takrouna, difeso dal I/66°f. de lla Trieste, ed il 28° Maori contro Djebel Bir, tenuto da una compagnia ciel III/47° Grenadiere. Raggiunto questo obiettivo, i Maori dovevano volgersi eia nord o da est contro Takrouna. Il 23° battaglione era incaricato di scavalcare il 28° ed o ccupare prima Djeb e l Cherachir e poi Djeb el Froukr. La 6• B.f. aveva un compito assai più semplice : occupare Djebel Ogla ed allargarsi a semicerchio verso oves t, consolidando il s uccesso ottenuto. Inizio dell'azione: ore 23 del 19 aprile. L'appoggio di fuoco era garantito da 168 pezzi. Le notizie che nell'arco notturno raggiunsero Kippenberger non furono consolanti. I .Maori si impegnavano a fondo e le perdite si facevano sensib ili; il 21 ° battaglion e "era stato pesantemente logorato e risultava seriamente disorganizzato. Diventò chiaro che non avrebbe raggiunto l'obiettivo in alcun modo" (17). Date le circostanze, Kippenberge r si vide costretto a recuperare il 21°, limitandone l'apporto ad un concorso sul lato occidentale del Takrouna, ecl a confidare nel buon risu ltato dello sforzo io corso sulla destra, dove aveva immesso il 23° battaglione ed uno squadrone di carri. Tra le 5 e le 7 ciel 20 il Coma ndo d el XX corpo aveva un quadro sufficientemente esauriente, anche se non molto rassicurante. Djebel


L 'ATTACCO AL TAKRO

(20-22 aprile)

,I' I

."·,.. '

,\

I


Schizzo n. 81

UNA

· __.J;}:.. ~ - ~ •

<

-~.

- j..,, .

·•

\

"·

-~

...

.,

..·

,, ··· _.,,,.·~ ..·.. -'


508

LE OPERAZIONI IN ArRICA SETI'ENTRl()NA LE


LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA

509

Ogla era caduto in mano neozelandese (6• B.f.) e questo in certo senso era scontato, trovandosi in zona di sicurezza; ma il peggio riguardava il presidio di Djebel Bir, sopraffatto anch'esso dai neozelandesi (5" B.f.). Già in partenza il caposaldo del Takrouna aveva subtto le conseguenze della sua collocazione tattica avanzatissima : per collegarsi in qu alche modo con i capisaldi la tera li a rretrati di Djebel Bir e di q. 136 (tenuta qu esta dal battaglione d ella Lujìwa.ffe), il cap. Politi aveva posto una compagnia sulle pendici orientali per sorvegliare le prove nienze dal Djebel Bir, le più agevoli per la scalata del rilievo; più in alto, a mezza costa e front e nord, aveva d islocato un'a ltra compagnia; infine, più in alto ancora, sul versante meridionale ed occide ntale aveva posto l'ultima compagnia. A presidiare la vetta venne destinato il plotone tedesco di Grenadiere. Ora, la perdita del Djebel Bir apriva la strada alla via tattica più pericolosa. E proprio su questa be n presto si verificò l' infiltrazione . Ve rso le 8 un re parto di Maori ed un gruppo del 23° battaglione riuscirono ad infiltrarsi ne l fronte di gola del caposaldo, raggiungendo , benché decimati, la vetta , dove una tomba araba ed alcune costruzioni pietrose consentivano u n solidissimo punto di appoggio. Informato de ll'accaduto, il gen. La Ferla stabilì di rinforzare il Takrouna prima con il III/ 66° f. (in realtà due compagnie di paracadutisti della Folgore) e poi il II/ 66° f. (in realtà appena una compagnia di granatieri) , te nuti in riserva divisiunah::. Peggio ancora andavano le cose nel settore della Pistoia. L'attacco della 5" B.f. indiana - iniziato con un'ora e mezzo in anticipo rispetto ai neozelandesi a causa delle previste d ifficoltà delle vie tattiche - si era indirizzato contro il Djebel Blida sorretto da un poderoso fuoco di artiglieria. Ciò nonostante la progressione fu assai dura e soltanto verso le 4 d el mattino gli indiani riuscirono ad avere la meglio sui difensori, resistendo anche agli accaniti contrassa lti. La linea tenuta dal piccolo 340° btg. mitraglieri, dal III gruppo Novara e da un plotone di Lodi era rotta. Berardi ste ntò alqu anto a farsi un'idea precisa degli avvenimenti , pe rò a quanto pareva buona parte delle strutture statiche era sa ltata e questo imponeva di correre ai ripari. Anzitutto si preoccupò di turare la fall a inserendo tra il 340° btg. mitraglie ri ed il Novara i pochi rincalzi settoriali, e cioè una compagnia del 1/35° f. ed il 280° gruppo esplorante tedesco. Poi pensò a ripristinare la situazione iniziale lanciando al contrattacco quanto racimolabile: il II/ 433° Panzergrenadiere, il I ed i Il/ 35° f. (anche se appena ri costituiti) ed il III/ 36° f. de lla Pistoia. A dire il vero , Berardi sembrava poco convinto di essere in grado di rabberciare la linea, tanto da suggerire una rettifica più a tergo, ma Messe respinse nettamente la proposta. Comunque, i preparativi per la reazione non si svolsero con la speditezza auspicata, talché quando, verso mezzogiorno, si rese conto dell'imminente dura prova, il gen . Tuker non esitò a portare avanti la 7• brigata e chiamare al fuoco tuna l'artiglieria su cui poteva con-


510

I.E OPERAZION I IN AFRICA SElTEN TRIONAT.F.

tare: otto reggimenti eia campagna e tre cli medio calibro. Per l'intero pomeriggio si sussegu irono gli sforzi cli ripristinare la situazione. Sul Djebel Garci la lotta si svolse con ris ultati alterni, però all'imbrunire le posizioni erano in gran parte tornate in saldo possesso della Pistoia. Sul Takrouna i rinforzi affluiti si dedicarono alla riconquista della vetta mentre il presidio originario si batteva alle fa lde della collina. L'asprezza del combattimento si fece sentire su entrambi i contendenti. Freyberg rimase "rather upset" , piuttosto sconvolto, quando Kippenberger gli comunicò che le perdite si avvicinavano alle 400 unità, e promise cli passargli il 25° battaglione della 6• brigata. Tutto sommato, d'altronde, poteva dirsi soddisfatto . Djebel Ogla era occupato, Djebel Bir lo stesso, sulla vetta ciel Takrouna aveva messo piede un gruppo di Maori, erano stati catturati 380 prigionieri, di cui 120 tedeschi. A parte questo risultato, si doveva ammettere che

"gli italiani erano della 'Trieste' ed in generale avevano combattuto sorprendentemente bene. Tutta la resistenza era ancora davanti alla 5" brigata" (18). Con il 21 apri le si concluse l'operazione Oration. Mentre la cavalleria divisionale si spingeva a pattugliare a nord di Enficlaville e l'artiglie ria neozelandese riprendeva il cannoneggiamento sui capisaldi della Trieste e della Giovani 1'àscisti, Freyberg tenne rapporto all'alba per decidere come concludere l'affare . Il grosso clell'8" B.cor. fu ma11ùaLo verso oveM per La:-;Lare il trattO centrale del fronte della Trieste; la 5' B.f., ricevuto il battaglione cli rinforzo, riprese il tentativo cli impadronirsi del Takrouna . Per La Ferla le cose si mettevano male, specialmente per una diffico ltà pressoché impossibile a superare: scarseggiavano le munizioni. L'artiglieria, rimasta con mezza unfoc ai pezzi, taceva o sparava con estremo dosaggio di colpi . Il 1/66° era con l'acqua alla gola . Alle 14.15 il cap. Polit.i segnalò : «Situazione cri ticissima, disperata . Abbiamo sparato le ultime cartucce. Le perdite sono ingenti. Il nemico ha occupato quasi totalmente le posizioni. Moltiss ima fanteria nemica che aumenta sempre. In basso ha nno moltissimi carri a rmaci. Situazione dis perata. Fare presto. Fare presto•.

Orlando aveva ricevuto dal Comando d'armata la 103'' compagnia arditi (un'ottantina di uomini) . La mandò su l Takrouna sperando che arrivasse a destinazione, ma per le munizioni non c'era nulla da fare (c'è da chiedersi: il caposaldo era stato dotaco cli viveri e munizioni in quantità commisurata al compito di resistenza ad oltranza ed alla difficoltà di rifornimento?). Pensò allora ad un contrattacco con la 15' Panzer, che il giorno prima Messe aveva fatto avvicinare in modo da poter intervenire nei settori della Pistoia o della Trieste, secondo le necessità . L'idea era di attaccare con 1'8° Panzerregiment ed il grup po Piscicelli contro Djebel Ogla e con il 115° Panzergrenadiere contro Djebel Bir. Senonché, guardando l'effettiva consistenza dei due citati reggimenti, ci si rendeva conto trattarsi cli una tre ntina di mezzi


LA FINF. DELLA GUERRA IN M 'RICA

511

corazzati e di uno striminzito battaglione. Messe non se la sentì di giocare in quel modo l'unica modestissima riserva corazzata, anche perché sarebbe sta to pericoloso illudersi che Takrouna potesse resistere a lungo. In definitiva, fu accolta la previ sione cli una rettifica del fronte in grado di raccordare sul Djebel Cherachir le due ali della Trieste e della Giovane Fascisti. Sul Djebe) Garci nessuno dei due conte nde nti sapeva dei guai dell 'avversario. Il reiterato contrattacco della Pistoia non pervenne all'integrale ristabilimento della linea di resistenza e per la 4• indiana la lotta sostenuta fino allora apparve " il più sgradevole affare in due anni e mezzo di selvaggi combattimenti" (19) . La situa zione si stabilizzò lasciando Djebel Blida agli indiani. Von Arnim si recò da Messe, che in mattinata aveva fatto un giro per visitare Orlando e Berardi, ed espresse la speranza di resistere ancora sino al mattino del 23. A suo giudizio, dopo a ltre 36 ore di dura lotta gli inglesi sarebbero stati costretti ad abbandonare la partita a causa delle gravi perdite subite. Messe ne convenne; ma volle sottolineare le conseguenze della probabile caduta del Takrouna. Accantonata l'ipotesi di utilizzare prematuramente la 15• Pcinzer, restava la possibilità, p urame nte teorica, cli riprende re Djebe l Bir con un piccolo gruppo tattico sottratto alla 90'' leggera. Pe raltro l'azione non si profilava facile data la presenza in posto di molta fanteria nemica, 11011

poteva essere effettuata prima dell'indomani mattina, 22 aprile,

ed e ra legata alla condizione che il Takrouna fosse ancora in piedi. A parte tutto ciò, sarebbe poi sorto il problema d i come presidiare saldamente il riconquistato Djebel Bir. Un leggero arretramento loca le della posizione di resistenza, nell'eventualità del cedimento del Takrouna, costituiva l'unica alte rnativa: non d oveva allarmare perché alla fin fine la modifica avre bbe rispettato la linea indi cata o riginariamente dal gruppo d 'armate. Von Arnim formulò una sola o biezione: se il provvedimento fosse stato adottato prima del 23, il nemico ne avrebbe ricevuto una sensaz ione di successo. Bisognava assolutame nte regge re per u n poco: -Sono fermamence convinto - disse - che avremo guadagnato molto tempo se guadagneremo ancora due giorni. Potremo avere allora il tempo di riorganizza rci perché il nemico d ovrà perdere tanto tempo per riorganizzare tutto un nu o vo attacco. Quesia è verame nte una gu erra di fortezza ed anche gli inglesi se n e son o convinti. Ogni giorno che noi resistiamo in più è un giorno guadagnaLO per la difesa dell'Europa . Ed ogni bomba gettata in Africa è una di meno che cade sull 'Europa. Spero che anche il più sempli ce soldato lo capisca, (20).

Intanto avrebbe cercato di ma ndare il reggimento granatieri d'Africa, che per quanto su appena cinque compagnie dava molto affidamento, e cli rafforzare il battaglione della Luftwaffe. Nel pome riggio la compagnia a rditi inviata in rinfo rzo al Ta krouna tornò indietro: non era riuscita a superare il blocco che stringeva d'assedio il rilievo. Poco dopo, alle 17, la radio del I/ 66° f. tra-


512

LE OPERAZIONI IN AFRICA SHTllNTRIONAl.F.

,

smise l'ultima segnalazione ed il caposaldo fu considerato perduto . Dopo una lotta durata lunghe ore, Kippenberger aveva deciso di attaccare il villaggio di Takrouna dall'alto nella tarda serata. Ma verso le 20 vide improvvisamente cessare la resistenza residua (21). Commentò p iù tardi: «Questi italiani che avevano raggiunto il punto di rottura combatterono veramente bene; e rano paracadutisti della divisione Folgore e settentrionali cli Trieste e della Sardegna [sic] con un buon rinforzo di tedesch i del 104° Panzergrenadiere» (22) . A questo punto per la l" armata si imponevano misure adeguate . Il gen. Borowietz fu dunque incaricato di organizzare, nell'ambito d el XX corpo, un d iaframma sull'allineamento Djebel Biada (82° btg. complementi)- Djebel Debouaa (X btg. bersaglieri)-Djebel Tine (I/115° Panzergrenadiere). A sua disposizione venne posto anche il II/47° Grenadiere tratto da un settore della Spezia palesemente fuori della mischia. Il gen . Imperiali assunse il comando della riserva d'annata formata con il 5° bersaglieri ed il Duca d 'Aosta. Il 22 aprile fu una giornata velata da dubbi e sfiducia da ambo le parti. Messe si aspettava una ripresa offensiva, non tanto sul fronte della Trieste e della Giovani Fascisti, che sembravano ben aggrappate al terreno, quanto nel settore della Pistoia, ampiamente logorata e per di più con problemi di collegamento tattico con la 164• leggera . Il vero timor e eni genern w da 11,;i su pposi7.i onP. c.hP. in (}llP.sto tratto si fos-

se inserita la 51" Highlanders. La mattinata passò fra scontri locali, minacciose apparizioni di carri b ritannici e duelli di artiglieria. Nel pomeriggio Messe si rese conto che l'avversario si era fermato. Proprio a tempo. Era recente la comunicazione a von Arnim che la persistenza dell'attacco nemico, sostenuto da un'inesauribile appoggio cli artiglieria, aveva letteralmente consumato i battaglioni della Pistoia ed assorbito parte della sparuta riserva d'armata . Stando così le cose, d iventava prevedibile il crearsi di drammatiche circostanze. Inoltre - era un vero grido d'angoscia - "la situazione munizioni italiana impone che entro giornata domani 23 arrivino assolutamente in Africa nuovi quantitativi, senza dei quali artiglieria entrerebbe in irreparabile crisi. Prego sollecitare da Roma invio con qualunque mezzo quantitativi da me già richiesti direttamente" (23). Della fortunata stasi, Messe dette notizia al Comando Supremo, segnalando le perdite: I, U e UI/66° f. a Takrouna; 11 e IlI/36° f., 340° mitraglie ri e gruppo Novara al Djebel Garci. I tedeschi avevano perso un pa io cli battaglioni. Bisognava subito riordinare le unità, che veramente meritavano un elogio. Messe diramò un ordine del giorno di riconoscimento ed anche von Arnim aggiunse il suo, ma quest'ultimo, in tutta franchezza, suscitò più critiche che soddisfazione da parte italiana (24). Entrambi i contendenti poterono vantarsi del coraggio e della d eterminazione mostrati. Il gen . Horrocks ebbe più tardi a dire che considerava la conquista del Takrouna come il più brillante fatto d'arme cli cui fosse stato testimone n ell'intero corso della guerra (25).


LA rlNE DELLA GUERRA IN AFRIC A

513

La "Soldiers Battle", come la chiamarono i neozelandesi, signifi cò la fine d e ll 'operazio ne Oration. Inutile negarlo: per i britannici si era conclusa con un sostanziale insuccesso. Montgomery ne prese atto a malincuore e si pe rsuase che uno sfondamento attraverso la 7.0na collinare appariva estremamente problematico ed altre ttanto oneroso. Per giunta, la 50· D.f. doveva to rnare in Egitto per riorganizzarsi in vista dello sbarco in Sicilia. Tanto per far qualcosa d ecise di sposta re il centro di gravitazione dell 'attacco nella fascia costiera, mirando ad avvolgere le difese da est. Per il nuovo piano Horrocks aveva a disposizione la 4• indiana , la 2" neozelandese e la 56" britannica, prove niente via te rra dall'Iraq e di cui al momento era a rrivata solo la 169° B.f. L'idea non lo convinse molto , e non piacque nemmeno a Freyberg ed a Tuker. D'altra pa rte, obiettivamente, ben poche speranze esistevano di aprirsi il passo in quel te rreno ricco di appigli, reiterando Oration. "Il/atto è - osservò seccato - che non c'è alcuna battaglia da vincere da queste parti" (26). Mentre la 51" Highlanders si apprestava a rilevare la 4• indiana e la 2• neoze landese dal Djebel Garci al Tak ro una e si pre paravano le truppe per il tentativo da compiere più ad oriente, Montgomery volò al Cairo, dove si svolgevano le conferenze dei capi cli S.M. per l'ope razione Husky. Da questo momento le azioni dell'8• armata contro la 1• armata italiana si affievolirono e la modesta attività locale si risolse in un inutil e logorio. Un attacco d ella 6• 13.f. neozelandese nella notte sul 25 contro i due posti avanzati di Djebe l es Srafi (u na compagnia del I btg. Giovani Fascisti) e Ojebel Terhouna (una compagnia bersaglieri) riuscì ad o ttenere solo un temporaneo successo annullato da un viol ento contrattacco itali ano. Un posto tenuto da un plotone del IX btg. a utonomo sul Djebe l Hamadet es Sourrah, dove si era impegnata la 201' B.f. delle Guardie, venne invece sommerso. Si noti che eletti posti avanzati non si trovavano sulla posizio ne di resistenza, bensì ne lla zona di sicurezza ove Orlando intende va applicare una difesa e lastica , e che perciò un'affermazione nemica anche se completa non avrebbe condotto a risultati apprezzabili. Ad ogni modo si trattasse di un'errata individuazione della posizio ne italiana oppure de lla necessità di preparare la mossa successiva oppure l'una e l'altra cosa insieme, per diversi giorni la zona di sicurezza della Giovani Fa scisti divenne campo di frequentissimi duri scontri , senza che i neozelandesi ouenessero qualcosa di concreto. In sostanza , si trattava d i un a vera e pro pria terra cli nessuno; come tale gli italiani non potevano presidiarla stabilmente senza risultare soggetti a continue pe rdite date le libe rtà di mo vimento concesse dal terreno ai mezzi corazza ti nemici, motivo per cui fu deciso il ricorso a pattuglioni con compito di disturbo e di osservazione . Dal canto loro, i britannici non riuscivano ad insediarsi sulle quote occupate perché sottoposti al preciso tiro de lle a rtiglierie della 1" armata. "Le tre settimane che seguirono la conquista del Takrouna - si legge nella relazio ne ufficia-


514

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONAI.F.

,

le neozelandese - furono fra le più irritanti e frustranti mai trascorse dalla 2" divisione neozelandese" (27). Il piano di Horrocks prevedeva il seguente calendario: - notte sul 27 aprile: ritiro della 2" neozelandese in seconda schiera; - notte sul 29 aprile: conquista di Djebel Srafi e di Djebel Terhouna da parte della 56• D.f., preliminari rispetto all'azione successiva; notte sul 30 aprile: attacco della 56• D.f. e della 4" D.f. indiana per raggiungere l'allineamento meridiano Djebel Mengoub (56• D.f.)-Djebel Tebaga C4• indiana)-costa. L'operazione fu denominata Cholera; notte sul 1° maggio: ritiro della 4• indiana in seconda schiera ed ampliamento ciel fronte della 56" D.f. sino al mare; notte sul 2 maggio: scavakamento della 56' D.f. ad opera della 4• indiana e della 2• neozelandese per sfondare le posizioni a ca vallo della litoranea e per garantire il completamento del successo su Hammamet con la 7• D.cor. (operazione Accomplisb) (28).

Durante la notte sul 27 la 169" b rigata (gen. Lynne) sostituì i neozelandesi e per dar loro agio di retrocedere si spinse contro le posizioni italiane ricavandone una tale reazione di fuoco da esser costretta a sospendere il velleitario tentativo. La notte sul 29 entrò in lizza anche la 167• brigata (gen. Birch), appena arrivata in Tunisia . L'intento era di conquistare i Djebels Srafi e Terbouna, senonché il buon esito iniziale della 56• D.f. (gen. Miles) venne ribaltato nella mattinata del 29, quando il geo. Boselli fece sferrare un fortissimo contrattacco che ributtò indietro, in notevole d isordine, gli inglesi. Messe e Montgomery erano entrambi assai pensierosi. Il primo, pur contento per il comportamento brillante delle truppe - il che non impedì cli formulare alcuni rilievi sull 'opera dei comandanti ai vari livelli (29) - vedeva con preoccupazione crescente il futuro. La 5" armata tedesca si trovava impegnata a fondo e le sue difficoltà spaventavano, costringendo von Arnim a saccheggiare la 1• armata itaHana. Alla data del 26 aprile essa aveva ceduto il 5° bersaglieri (30\ il 900° btg. pionieri della 90· leggera, tutti i reparti corazzati della 15" Panzer (cioè 14 carri tedeschi, 12 carri italiani e 12 semoven ti da 75/18), il 3° e 33° gruppo esplorante, due gruppi da 100/17 ed uno da 149/40 italiani, due batterie eia 100, una da 170 ed una da 240 tedesche (31). Jl 27 fu la volta del III/47° Panzergrenadiere. La forza in linea d elle divisioni italiane al 28 aprile, in definitiva, risultò la seguente: Giovani Fascisti 176 ufficiali e 3.400 sottufficiali e truppa; Trieste rispettivamente 102 e 2.200; Pistoia 109 e 2.090; Spezia 103 e 2.400. L'artiglieria del XX corpo disponeva di 18 pezzi, quella ciel XXI di appena 7! Messe si rivolse al Comando Supremo chiedendo aiuto: "Est perciò evidente che senza afflusso battaglioni organici aut almeno complementi, grandi unità si avviano at rapido completo esaurimento" (32) .


I.A flNE DELLA GUERRA IN AFRICA

515

Non sapeva che tra il 18 ed il 22 un altro centinaio di apparecchi da tras porto erano stati abbattuti dalle aviazioni alleate , comunque non pote va più farsi illusioni. L'atteggiamento di MonLgomery è di difficile comprensione. Da un lato, appena tornato dall 'Egitto sollecitò a sfondare le linee italiane, vista l'importanza della posta in gioco, ed in fo rmò Alexander che s i proroneva di portare tre o quattro divisioni n e l triangolo HammametBou Ficha-Marie du Zit e cli regola rsi poi secondo le circostan ze; d all 'altro, clecre ad Horrocks la netta sensazione di una scarsa sfiducia nel tentativo nella fascia costiera. Per Horrocks non esistevano dubbi: tutto dipendeva dal successo che la P armata cli Ande rson avrebbe riportato a nord e che avrebbe reso pressoché inutile una costosa virroria d ell '8• armata (33). Ad ogni modo, le disavventure della 56• D.f. se non altro condussero ad un chiarime nto della situazione . Nel pomeriggio del 29 Montgomery partecipò ad Alexancler che la division e in questione aveva ancora poca esperienza bell ica e che , tutto considerato, egli no n era "pe,· niente soddisfatto del piano per concludere questo affare" (34) . Trovando opportuno discute re sulle prospettive generali, chiese un ahbocca mento pe r il giorn o s uccessivo . Alexa ncle r aveva inviato ad Anderson pro prio qu el giorno una nuova diretliva per il prosieguo della sua offensiva. La bloccò immediatamente non appe na ricevuto il messaggio di Montgomery ed accettò l'appuntamento. Nella conve rsazione , svoltasi alle 7 .30 del giorno 30, il comandante dell'8• armata fu esplicito nel ravvisare be n poche possibilità di un esito favorevole anche per il tentativo a cavallo della litora nea, e ne l proporre l'abbando no dell'o perazione. Alexander probabilmente s in dall 'inizio aveva nutrito qualche dubbio in proposito . Per di più , aveva constatato che, nonostante la durelza d ella batraglia ed il logorio degli effettivi , la l' armata italiana era stata in grado di cedere al la 5' germanica , le poche unità corazzate cli cui dispone va se nza subirne apparenti conseguenze. Adesso, sentiti i rapporti su i combattimenti, si formò il giudizio che "gli itahani si battevano parlicolannente bene, meglio dei tedeschi che sì trovavano in linea con loro" (35) . Perciò fece p resto a d ecidere. L'8° armata avrebhe assunto, disse a Montgomery, un compito di fissaggio ed avrebbe trasferito immediatamente alla l' le forze esuberanti al predetto scopo : la 4• indiana, la 7• corazzata e la 201" brigata d elle Guardie, il nucleo della originaria Western Desert Force del 1940. Ne l contempo Horrocks andava a sostituire il gen. Crocke r, ferito , nel comando d el 9° corpo e Freyberg subentrava temporaneamente alla guida del 10° corpo. Messe que l giorno vedeva partire il gen. Borowietz con il Comando della 15• Panzer, il I ed il IL/ 115° Panzergrenadiere, gli ultimi reparti della d ivisione ed un gruppo eia 88. Rimaneggiò ancora una volta il dispositivo e trasm ise al Comando Supremo la re lazione su lla battaglia:


516

LE OPERAZIONI IN APRICA SETTENTRIONALE

,

,La l ' armata - scrisse tra l'altro - avrebbe oggi possibilità di nuove affe rmazion i per il suo contenuto tecnico e spirituale (. ..). Ma l'armata marcia rapidamente verso l'esaurimento. Già da tempo le nostre grane.li unità si sono di volta in volta ricostituite a lla meglio, attingendo ai resti di altre grandi unità disciolte; dopo Mareth si sono sciolti ed inseriti nei ranghi reggimentali anche tutti i piccoli reparti autonomi, ma ora si è esaurita anche questa sorgente, alla quale si è attinto senza reticenza, pur sapendo che il rinnovarsi attraverso q uesti resti di unità provatissime mina l'efficienza qua litativa dei nostri reparti, perc hé è iJ.1dubbio che la battaglia elimina di volta in volta i mig liori . Ma se a ciò non si potrà porre rimedio, noi continueremo a batterci come per il passato, senza domandarci quanti siamo di frome a l nemico• (36).

L'ennesimo riordinamento cui Messe si accinse si basò sugli organici AS 42 per i reggimenti di fanteria e sullo scioglimento di tutti i reparti autonomi ancora esistenti. In seguito a tale indirizzo, le divisioni assunsero le seguenti formazioni a partire dal 1 ° maggio: D .f. Giovani Fascisti:

rgt. Giovani Fascisti su I e II battaglione; 8° bersaglieri su X, XI e LVII battaglione. D. f. Trieste: 65° fanteria su I e III battaglione e cp. mortai da 81; 66° fanteria su I, II e III battaglione e cp. mortai da 81. D. f. Spezia:

125° fanteria su I e II battaglione e cp. mortai da 81; 126° fanteria su I, II e Ili battaglione e cp. mortai da 81. D. f. Pistoia: 35° fanteria su I e II battaglione e cp. mortai da 81; 36° fanteria su I e III battaglione e cp . mortai da 81.

3.

L'OFFENSIVA ALLEATA SUL FRONTE OCCIDENTALE.

Il 18 aprile il fronte dell'Asse verso occidente era tenuto dalla 5" Panzerarmee fra la costa ed il Djebel .Mansour compreso e dal Deutsches Afrikakorps fra questo e la strada Djebibina-Pont du Fahs compresa. Come sappiamo, per quanto il rango cli tali unità fosse elevato, in effetti le truppe disponibili si riducevano a poche divisioni molto eterogenee, con reparti agguerriti ma esausti e reparti sufficientemente organici ma di scarso livello addestrativo (37). La 5" Panzerarmee di von Vaerst schierava, eia nord, la divisione von .Manteuffel nel settore di Mateur, la 334• D.f. del gen. Weber nel settore di Tebourba, la Hermann Goering del geo. Schmid nel settore di Pont du Fahs. Inoltre c'era la 999• B.f. (38), il cui comandante era precipitato con l'aereo durante il volo per la Tunisia, il cui Co-


I.A PINE DELl.A GUERRA IN Al'HICA

517

mando no n e ra mai ::;tato organizzato e le cui unità (961° e 962° fanteria e 999° artiglieria) erano state utilizzate per rinforzare le va rie d ivisioni. La riserva si limitava alla 10· Panzer del gen. von Broich rinforzata. Tl DAK d i Cra rne r presid iava il sal ie nte ad angolo re tto che sbarrava le direttrici adducenti da sud a Pont d u Fahs. I due terzi di q uesto arco difensivo erano affidati alla Superga del gen. Gelich, il resto alla 21° Panzer, comandata adesso dal col. Lang in sostituzione del gen. Hilde brandt. È difficile giudicare quale fosse il tratto più pericoloso d e ll'intero fronte; cerco però il saliente in questione doveva temere qualunque pe netrazione verso Po nt clu Fahs da Bou Arada (settore della Hermann Coering) come da Enfidaville (settore de lla 1• armata italiana), così un qualsiasi movimento retrogrado del DAK avrebbe provocato rimaneggiamen ti pericolosi ne lle grandi unità late rali. Nel tempo stesso, la natu ra spiccatamente collinosa dell a zona conse ntiva !"utilizzazione di notevoli punti di appoggio. Secondo le direttive di Alexander, il gen. Anderson si mise in condizioni di sferra re la sua grande o ffe nsiva il 22 apri le. Fin dal g iorno 12 eran o cominciati i movimenti intesi a mette re a punto il dispositivo voluto. Di essi, il più rilevante fu senza alcun dubbio il trasferimento di circa 90 .000 uomi ni del 2° corpo americano dalla Tunisia centrale a quella settentrionale e la c;onlemprn anea sostitu7.ione di due d ivisioni inglesi. Venne compiuto con due correnti di traffico attraverso i 250 chilometri delle retrovie della l' armata britannica . Il primo scaglione, composto dalla P e dalla 9" D.f., fu pronto per la data sta bili ta ,; il secondo, formato da lla 34" D.f. e dalla l' D.cor. , non cominciò a giungere nel nuovo settore che a panire dal 22, perciò dapprima rimase in riserva (vds. quadro di battaglia alla pag. seguente). Il disegno di Anderson , esposto via breve in un rapporto tenuto la manina del 18 aprile e precisato nell'ordine d 'operazioni diramato il giorno successivo, non s i basava su un'az ione di fo rza suggerita dalla più che evidente superiorità, bensì su lla prudente analisi d el terreno e sulla valutazione dello schieramento difensivo dell'Asse. La più diretta via d 'accesso a Tunisi e la più idonea all 'impiego di mez:li corazzati era la valle cie l Medjercl a, però risulta va fo rte mente difesa. La seconda attraversava una zona di limitata percorribilità e adduceva all'obiettivo con la direttrice Medjez el Bab-Massicaulr, di non grande potenzialità ma di rendimento maggiore perché presumibilmente poco considerata dal n emico e scarsamente presidiata. Il terzo sbocco era consentito dalla soglia di Bou Arada , che apriva la direttrice Pont clu Fahs-Tunisi, purché preceduta dalla conquista delle sue due spalle: le alture ad occidente del Sebkret el Kourzia ed il Djebe l Mansour. In definitiva , il piano di Anderson previde uno sforzo principale sulla direttrice Medjez el Bab-Mass icault con il 5° corpo di AJlfrey; uno


518

LE OPERAZIONI IN APRI CA SETIENTRION ALE

,

QUADRO DI BATTAGLIA DELLE FORZE ALLEATE IN TUNISIA SETTENTRIONALE

Comando 1 • armata britannica: gen. Kenneth A. Anderson capo di S.M.: gen. J.S. Nichols 5° corpo d'armata britannico (gen . C.\Y./. Allfrey) su: l" D.f. (gen . W.E. Clutterbuck) 4• D.f. (gen. J.L.I . Hawkesworth) 78· D.f. (gen. V. Evelegh) 25• B.cor. (gen. R.H . Maxwell) 9° corpo d'armata britannico (gen. J.T. Crocker) su: l" D.cor. (gen. R. Briggs) 6" D.cor. (gen. C.F. Keightley) 46• D.f. (gen. H.A. Freeman-Attwoocl) 51· R.T.R. (te n. col. R.B. Holden) 19° corpo d 'armata francese (gen. L.M. Koeltz) su: D.f. di Algeri (gen. Conne) D.f. d el Marocco (gen. Mathenet) D.f. d'Orano (gen. R. Boissau) Raggr.cor. (gen. Le Couteulx) 1° King 's Dragoon Cuards (ten.col. M .J. Lindsay) 2° corpo d'armata americano (gen. O.N. Bradley) su: P D.f. (gen. T. Allen) 9• D.f. (gen. M.S. Edcly) 3" D.f. (gen. C.W. Ryder) l" D.cor. (gen. E.N. Hannon) corps frane d'Afrique (col. Magnan)

sforzo sussidiario ma robusto sulla destra ad opera del 9° corpo di Crocker con il compito di occupare con le fanterie i rilievi del Sehkret el Kourzia e d i avvolgere da sud con le unità corazzate la zona cli Massicault. A queste due azioni, e non appena il Comando d'armata avesse accertato il concentramento delle riserve ted esche contro l'urto del 5° corpo, si dovevano adeguare le due ali: il 2° corpo cli Bradley con un attacco lu ngo la direttrice Béja-Mateur ed il 9° di Koeltz per l'eliminazione di tutti gli ostacoli all 'apertura della direttrice Pone du Fahs-Tunisi, vale a dire il Djebel Mansour e d il Djebel Douamess (schizzo n. 82).


I.A FINE DELI.A GUERRA IN Al'IUCA

519

Schizzo n. 82 IL PIANO DELL'OPERAZIONE VULCAN

/

.-.! l ,·nq ~'l' llò!I 41 fl.J,t~

,·or,u•r


520

LE Ol'ERA:lJONI IN ArRJCA SETTENTRIONAL!S

Fra il 13 ed il 22 aprile, dunque, dei quattro corpi alleati interessati all'offensiva, l'americano fu impegnato nel problema logistico del trasferimento dal centro all 'estrema sinistra del fronte; i britannici si limitarono a prepararsi, salvo qualche azione locale; il francese invece fu costretto ad una tutt'altro che irrilevante attività operativa preliminare. L'arretramento del XXX corpo di Sogno a nord della stretta di Sidi Salah (o H. Karachoum) aveva imposto ai francesi una rotazione analoga, effettuata con la maggior rapidità possibile nell'intento di impedire - ma veramente Koeltz aveva sperato di precedere - 1a salda occupazione italiana dei Djebels Chirich e Zaress. Fu soprattutto la destra della divisione Mathenet, il 7° tirailleurs marocchini ed il 1° gruppo tabors Leblanc, che affrettò il passo e qualche risultato, anche se passeggero, l'ottenne . Gelich stava organizzando le sue posizioni come meglio poteva in un confuso susseguirsi di ordini e notizie (39). Il ripiegamento di tutti i reparti del gen. Benigni a tergo della Superga ( 40) costitu iva per lui novità assolutamente inattese ed una sicura variante agli in tendimenti di Sogno: •Ignoravo completamente - scrisse nella sua relazione - dag li ordini ricevuti, quali lruppe sarebbero rimas te nel settore a lla mia sinislra e chi ne avrebbe assunto il comando. Sapevo solo çhe vi era il generale Imperiali, ma l'ufficiale tedesco di collegamento (te n.col. Stolz) mi disse che un "settore Imperiali" non era çonosciuto (unbekannt), che il DAK avrebbe provveduto ad occupare il settore stesso con le sue truppe, prendendo ai prnpri ordini anche quelle ciel XXX corpo d'arma ta che vi si trovavano. D'allra parte ordini e direttive, in spede per l'artiglieria, pervenivano a me ed al generale (rnperiali, anche dal p redetto Comando C.A•.

Il mattino cie l 13 i movimenti potevano considerarsi ultimati, eccezion fatta per il III/91 ° f. che, stanchissimo per la lunga marcia, pressato dal 1° gruppo tabors ed avendo già perduto tre plotoni cli retroguardia, cominciava allora ad arrivare. Fu così che l'attacco, condotto sullo slancio, dei tabors travolse il III/91 ° f. ed il battaglione tedesco A 22 in corso di sistemazione, costringendoli ad un pericolo so e disordinato balzo all 'indietro . L'intervento ciel Ì battaglione smv.c.c. prima e del I/91 ° f. poi riuscì a bloccare l'irruzione e d a portare la linea sul Djebel Fartoute. L'indomani, 14 aprile, doveva esser compiuto un secondo passo spazzando l'avversario davanti la posizione cli resistenza, senonché il 7° tirail!eu.rs marocchini ed il 1° gruppo tabors attaccarono nuovamente e con decisione impadronendosi del Djebel Sefsouf e ciel Djebel Fartoute. Le perdite italiane furono pesanti: una compagnia volontari tunisini quasi distrutta , il I/91 ° f. (che però era ridotto ad una compagnia rinforzata con mortai da 81 e pezzi da 47/32) idem, il IJI/91 ° f. fortemente logorato e scosso. Poiché sin dal pomeriggio precedente Gelich aveva chiesto a Sogno cli mandargli il II/91° f., il CXXXVI battaglione e .e . ed il LXV gruppo da 100/17, nella tarda serata si rese possibile arginare le in-


LA FINE DELLA GUt:HI\A IN APlllCA

521

filtrazioni nemiche ed il 15, con il sopraggiungere dei rinforzi sollecitati al DAK dall' ufficiale tedesco di collegamento - il I e II/ 69° Panzergrenadiere de lla 10" Panzer ed il I e II/96 1° fanteria della 999" B.f. - l'attacco francese venne respinto con una dura serie di combattimenti. Koeltz aveva sino allora insistito per sfruttare al massimo la spinta offe nsiva d e ll a divisione Math enet, ma a q uesto pu nto si convinse che conti nuare in uno scontro a testa bassa contro una difesa orm ai visibilmente consolidatasi non risultava n é con ven ie nte né necessario. Quindi o rdinò la sospensione. Il giorno 16 la Superga teneva un ampio semicerchio appoggiato ai Djebe l Sidi Sa tem, Bou Kril, Ch irich , Sefsouf e Djehaf e d artico lato in due sottosettori. Quello ovest (col. Dispensa) contava su tre battaglioni italian i e d ue tedeschi; quello est ( te n . col. Stoltz) dispo neva di sei battaglion i tedeschi e quattro battaglioni italiani (schizzo n. 83) (41) . Anche il 19° corpo francese stava assumendo una nu ova fisionomia a seguito delle direnive ricevute da Koeltz la sera del 12: •riprendere il contatto con il nem ico sui Djebel Fkirine, Chirich e Mansour in vista dell'offensiva eia eseguire a b reve scadenza e preparare un piano per impadronirsi del complesso montagnoso a sud di Pont du Fahs" ( 42) . Inoltre, mentre le fa nterie della d ivisione di Costanti na dovevano essere inviate ne lle retrovie per formare una nuova divisione motorizzata dotala di 111aceriali americani , era in corso l'afflusso del distaccamento de l Sud-est alge rino de l gen. Boissau . Perciò Koeltz conservò la d ivisione Conne sul lato orientale del fronte e la divisione Mathenet su que llo occiden ta le. Sulla sinistra e dietro quest' ultima, in corrispondenza della d ire ttrice Robaa-Pont d u Fahs, raccolse i re parti della costituenda d ivisione d 'Orano di Boissau e del raggruppamento co razzato ciel geo . Le Coute u lx (43). L'orientamento operativo si tradusse nella conquista dei Djebel Mansour e Bou Kril da parte di Mathe net e d e i Djebel Ch irich e Fkirine da parte di Canne. In qu esto period o cli p reparativi , un piccolo fa tto d 'arme provocò una sproporzionata reazione tedesca. Alcuni "assaggi" compiuti dal 15° tirailleurs senegalesi verso All iliga nel settore della Hermann Goering vennero seguiti da un attacco del 6° tirailleurs algerini contro l'Asso di/tori, un'avanstruttura difensiva del IIJ/91° f., che ben presto risultò sommersa . Notiiie in esatte cli font e germanica suscitarono all arme a l Comando del DAK perché indicarono caduta anche u na q uota della posizio ne cl i resistenza che avrebbe notevolmente facilitato al nemico un aggiramento ciel Dje bel Mansou r. Cramer ord inò pertanto il recupero della quota in questione e dell'Asso di fiori con misure assolutamente esagerate da u n lato (il com and an te della 10• Panz er assunse il comando de ll 'intero se ttore di Pont clu Fahs, vale a dire la parte meridionale della Hermann Goering e quella occidentale della Superga, e d incaricò dell'o pe razione un complesso di tre battaglioni ) e inadatte dall'altro (l'Asso di fiori rimase in mano francese) . Il 19 tut-. tosi acquietò, anche se l'arrivo ciel battaglione d 'assalto tunisino e del


522

LE OPERAZIONI IN AfR ICA SETIENTRIONALE

Schizzo n. 83 IL SETTORE DELLA DIVISIONE SUPERGA ( il 18 aprile)

I

路~~ 路 (

~j //

<,.r.~路路- __ 7'

9' 15~noi+

seltore .5temp,l

\

21" Panzer

o

t


LA PINE DELLA GUF.KRA IN AFI\ICA

523

battaglione mitraglieri Yersé, provenienri dal setto re d ella 21' Panzer (44), n o nché la necessità di recuperare il I/69° Panzergrenadiere destinato altrove, condussero a sposta menti vari nel dispositivo. Ge lich mo rdeva il fre no, ma non soltanto pe r l'inserime nto disordinato di reparti nella posizio ne di resistenza. Mal sopportava che il sottosettore est fosse retto da un te n.colo nnello tedesco, mentre al s uo fianco il comandante ciel 91 ° fanteria "curava" le truppe italiane . Senza parlare del gen. n e nigni , che non aveva impiego tattico. Approfi ttando d ella breve pausa e del ritiro delle u nità de lla 10" Panze·r, si recò da Cramer e final mente ottenne il passaggio del sonosettore est al col. Barone, comandante del 91 ° fante ria, a partire d al mattino del 23. Mentre era in atto un riassetto più attento ed o rganico dello schieramento, alle 18 d el 24 Gelich ricevette l'ord ine di far ripiegare la divisione " nella notte sul 25" oltre la rotabile Saouaf-Pont du Falls . Inizio del movimento alle ore 21. La decisione, non certo presa a cuor le ggero da von Arnim, de rivava dalla minaccia esercitata d a l 9° corpo britannico a nord cli Pont du Fahs, com e vedre mo in seguito (schizzo n. 84) . Cramer aveva anch'egli rimaneggiato la difesa. A d estra c'era il Kampfgruppe Stempel con aliqu o te d e lla Hermamt Goering e della 10• Panzer, al centro la Superga, a sinistra la 21° Panzer o ra affidata al col. Schmidt in luogo del col. Lang, rimpatriato con una certa urgenza (45). Ormai i provvedimenti operaLivi vt:u ivano pre.sì sotto l' iniziativa d e ll'avversario e nel clima generale di ordini sul tamburo non meraviglia molto il ve rificarsi di d isguidi e di conseguenti rec riminazioni. Anche questo arretramento non ne andrà esente. La profondità d ello spostamento variava dai 25 ai 45 chilo metri e, grazie ad un prudente studio g ià compiu to per s uo conto da Gelich, po té esser coperta in buon ordine, anche se gli automezzi inviati dal XXX co rpo - che continuava a vivere una strana esistenza - e dall'Intendenza non poterono ovviamente presentarsi con la puntualità richiesta. I francesi non si accorsero de ll' abbandono d e lle posizioni. La linea di sicurezza correva appe na a nord d e lla ro tabile SaouafPo nt du Fahs; la p os izione cli resistenza un paio di chilometri più a tergo (schizzo n. 85). Le indicazioni circa la salda wra fra i settori contigui erano però stale trasmesse dal DAK con messaggi indirizzati ai singoli interessa ti ed in più tempi. Quind i accadde che la linea di resislenza della Superga - la quale aveva intanto ceduto il 961° fan te ria, il baccagl ione A 28 ed il Grado alla s• armata - risultò sfalsato all'indietro rispetto a quella del settore Ste mpel. L'inconven iente emerse il 28 mattin a, quando la Superga ricevette , in ritardo, la comunicazione relativa al punto di salda tura e, in particolare, q uando i francesi si fecero vivi. Il 19° corpo avre bbe dov uto attaccare il 24, secondo l'ordine d i Anderson p e rvenuto la sera precede nte. Ko eltz convocò subito i divisionari ed il gen. Mathe net, incaricato d e llo sforzo principale, rappresentò la necessità di una potente preparazione d'artiglieria per la


524

I.E OPERAZIONI IN APRICA SETTENTIIIONALE

Schizzo n. 84 ARRETRAMENTI DEL FRONTE A SUD-OVEST DT TUNISI dal 13 aprile all'8 maggio

Jf~

j

,;!

,,~.

.....••

, ••

/

···----···

, 1•

I 111•,t..>t

........... ondomenlo dcllol,-onl• 111e,;dto,,cte Jclo -lede,c.a ol 13 Apn1e

---

~4~

21 Aprile t94 3 " 6 MCICJ'jio 194j


525

LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA

Schizzo n. 85 LO SCHIERAMENTO DELLA DIVISIONE SUPERGA

il 26 aprile o_ _..,,2==i..-:


526

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

conquista del Djebel Mansour e chiese ed ottenne d i iniziare l'azione a mezzogiorno. Senonché, il mattino del 24 l'obiettivo risultò coperto da una fittissima coltre di nebbia che non accennava a diradarsi. In tali condizioni cli visibilità a meno di cento metri diventava im possibile dirigere il fuoco e persino mantenere la direzione. A malincuore Koeltz rimandò l'operazione al giorno seguente. Ricevette una d elusione: il 25, appena arrivato al Comando tattico cli Mathenet, seppe che secondo alcuni indizi e le dichiarazioni d i due disertori il DAK - prevedendo l'attacco francese, egli pensò - aveva abbandonato il saliente. La delusione , va precisato, derivava dalla mancata osservanza di sue direttive ciel 18, con le quali aveva prescritto di gettarsi sul nemico qualora si fosse ritirato prima dell'offensiva: "questo inseguimento doveva essere condotto energicamente e d 'iniziativa per impedire alt 'avversario un ripiegamento ordinato" ( 46). Immediatamente dispose di mettersi in moto, ma soltanto la sera del 27 i primi elementi raggiunsero la strada Saouaf-Pont du Fahs. Il mattino del 28 i battaglioni in secondo scaglione del 2° e del 3° tirailleurs algerini saggiarono l'estrema sinistra del settore Stempel ed ottennero qualche risultato (47). Peraltro il contrattacco sferrato eia una compagnia e mezzo del battaglione A 25, rinforzata dai pochi semoventi del I battaglione e.e . italiano ed accompagnata dal fuoco del 29° raggruppamento artiglieria di corpo d 'armata, ristabilì la situazione senza perdite. Visti arrestati pressoché su l nascere i tentativi del giorno successivo e considerata la violenta reazione delle artigliere italiana e tedesca, Koeltz si convinse che ormai aveva a che fare con una difesa consolidatasi e che per sfondare bisognava montare un attacco sistematico. Orientato ad un'operazione ciel genere, ripartì le forze in tre settori: a sinistra la ricostituita divisione di Orano, al centro quella del Marocco ed a destra quella di Algeri. Senonché le informazioni via via raccolte e la resistenza incontrata lo indussero, il 30, a ritenere di aver toccato il limite della capacità offensiva del 19° corpo . Anche perché da un lato il 9° corpo britannico e dall'altro 1'8• armata di Montgomery ave vano già rinunciato ad ogni velleità. Stimando inutile e destinato al fallimento uno sforzo isolato, ne scrisse ad Anclerson, il quale rispose che "l 'attacco del 19° corpo al Djebel Zagouan non sarà sferrato finché non ordinato dall'armata" ( 48). Il 5° corpo britannico stava preparandosi per l'appuntamento d el 22 aprile quando a ll 'improvviso si trovò addosso i tedeschi. Von Arnim , fosse o non convinto, intendeva seguire l'indirizzo dei contrattacchi p reventivi prospettatogli dall'OKW e da Kesselring. Informato dell 'imminenza dell'offensiva cli Anderson, disse a von Vaerst cli prendere l'iniziativa. Il trattO più delicato si trovava in corrispondenza d i Medjez e! Bab. Non potevano sussistere dubbi sulla portata della minaccia alleata consentita da quella direttrice, perciò si rendeva necessario sottrarre agli inglesi il possesso di tutti i rilievi fra Mecljez el Bab e


LA FINE DEI.LA GUERRA IN AFRICA

527

Gubellat. In tal modo l'impianto dell'offensiva sarebbe stato sconvolto e la pressione alleata si sarebbe alleggerita di colpo su buona parte del fronte. Beninteso sapeva perfettamente che non sarebbe stato in grado di o ltrepassare i limiti di una grossa azione di disturbo, tuttavia gli effetti forse sarebbero stati superiori a quanto pensato. Purtroppo le forze utilizzabili si limitavano al 754° Grenadiere rinforzato (Kampfgmppe Audorff), al reggimento paracadutisti Hermann Goering rinforzato dal 7° Panzerregiment (Kampfgruppe Schirmer) e ad un battaglione del reggimento granatieri Hermann Goering (Kampf{!,ruppe Funck). Le posizioni abbandonate da questi reparti furono temporaneamente occupate dal 10° battaglione motociclisti e da un paio di compagnie di fanteria. L'operazione, diretta dal gen. Schmid, comandante della Hermann Goering, incise sulle ali interne della 1" e 4• divisione inglese e dapprima, sfruttando anche il fattore sorpresa, ebbe successo (49). Il ruolo principale era svolto dal Kampfgruppe Schirmer, che raccoglieva tutti i carri disponibili (un'ottantina), compresi gli ultimi Tiger, ed era validamente appoggiato dal Kampfgmppe Audorff. Il gruppo Funck si limitava a coprire il fianco meridionale dell'irruzione. Dopo qualche ora di sbigottimento e cli confusione, la resistenza b ritannica si fece sempre più organizzata e la vicenda cambiò volto. L'intervento di reparti carri ed il buon impiego dell'artiglieria riuscirono a bloccare l'attacco e poi a ributtarlo indietro. I tedeschi persero 25 carri e circa 300 uomini. Secondo le intercettazioni della 1• armata italiana, il complesso di forze germanico rifluì in completo disordine . Sta di fatto che la nuova usura delle scarse risorse corazzate indeboliva ulteriormente la possibilità di reazione dell'Asse: prima ancora dell'offensiva alleata, von Arnim aveva perduto un terzo dei suoi pochi carri. Il 23 aprile i quattro corpi d'armata alleati cominciarono in breve successione di tempi l'operazione Vulcan . ..Da questo momento commentò malinconicamente Messe nella sua relazione - ha inizio la crisi finale della campagna tunisina . Contrattacchi accaniti della difesa riescono per una diecina di giorni a contenere l'attacco, ma la sorte delle armate dell'Asse in Tunisia, che non venivano più alimentate di forze e di mezzi, è definitivamente segnata•. Come sappiamo, la parte dei protagonisti era affidata al 5° ed al 9°corpo britannico. Allfrey doveva raggiungere l'allineamento Tebourba-Massicault. Partì dunque con la 78" e la l3 D.f. a cavallo del f. Medjerda e con la 4• D.f. verso Ksar Tyr. I primi obiettivi erano punti topografici ben noti agli inglesi: Longstop Hill e Peter's Corner, nel settore della 334• D.f. tedesca. Due giorni di duri scontri, rispettivamente contro il 756° Jaegergebirge ed il 754° Grenadiere, dettero il successo ad Allfrey. Il 9° corpo cominciò il 22 con l'impegnare la 46• D.f. contro i rilievi ad ovest cli Sebkret el Kourzia difesi da due battaglioni granatieri della Hermann Goering. Anche qui in un paio di giorni le cose


528

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETI'ENTRIONALE

volsero al meglio per gli inglesi, tanto che la sera del 23 il gen . Crocker affidò alla 6• D.cor. il compito di sfondare a nord di Pone du Fahs e di puntare su Tunisi. Mentre, però, la divisione era contenuta da reparti della 10• Panze1~ von Vaerst avvisò il gruppo d'armate d ella minaccia incombente non soltanto sulla destra, ma addirittura sul tergo del DAK. Von Arnim non esitò ad ordinare a von Vaerst un arretramento generale, ovunque possibile o necessario, di dieci-quindici chilometri per restringere leggermente il fronte, ed a Cramer l'abbandono d e i Djebel Mansour, Chirich e Fkirine a favore di una linea più breve comprendente l'ala sinistra della Hermann Goering. Le perdite erano sensibili d'ambo le parti, ma sia von Arnim sia von Vaerst non nutrivano dubbi sull'intenzione britannica cli insistere nello sforzo principale a sud del Medjercla. Non appena sicuri di aver bloccato il 9° corpo nel settore di Sebkret el Kourzia, von Vaerst approntò un nuovo complesso corazzato agli ordini del col. Irkens. La forma zione appariva cli tutto rispetto (5°, 7° e 8° Panzerregiment, 501 ° gruppo corazzato pesante, 47° Panzergrenadiere, gruppo cor. Piscicelli, un gruppo d'artiglieria italiano ed uno tedesco e due gruppi contraerei della 20· D. Flak), però all'atto pratico si riduceva a meno di 70 carri e ad uno stanco battaglione. Ciò nonostante, la Panzerbrigade Irkens riuscì ad imporsi sulle truppe di Allfrey, riguadagnando alcune posizioni ed arrestando la penetrazione in una serie cli durissimi scontri fra il 25 ed il 30 aprile (50). All'estremo nord il gen. Bradley aveva raccolto buona parte delle sue forze. Anziché di due divisioni e mezzo, come e ra stato inizialmente preventivato, avrebbe disposto cli quattro divisioni, di cui una corazzata, e di uno strumento logistico perfettamente efficiente, perciò sprizzava ottimismo. Benché il suo compito iniziale si riducesse ad assicurare il fianco sinistro della 1• armata britannica, egli teneva ben presente una recentissima lettera cli Eisenhower: «La prossima fase di operazioni è di parcicolare significato per le forze americane che vi partecipano ... È inutile chiude re gli occhi d inanzi al fatto che abbiamo incontrato difficoltà ... Dobbiamo superarle e dimostrare al mondo che le quattro divisioni americane ora al fronte si comportano in un modo che almeno dia pieno credito al nostro mar.e ri aie ed alla qua lità del nostro comando .. .• (51).

Anzitutto occorreva fiancheggiare il 5° corpo procedente lungo la direttrice Mecljez el Bab-Tunisi ed agevolarne l'avanzata. Di conseguenza , l'attenzione di Braclley si concentrò sulle posizioni che consentivano lo sbocco nella piana di Mateur (i rilievi di Jefna) e nella bassa valle del Medjerda (il passo di Chouigui). Il primo obiettivo fu assegnato alla 9" D.f. rinforzata dal corpo franco d'Africa e dal 4° e 6° tabor marocchino; il secondo alla l3 D.f. rinforzata dal I/168° f. e dal 6° f.cor .. Il 2° corpo attaccò nelle prime o re del 23 preceduto da una formidabile preparazione d'artiglieria resa possibile da 228 pezzi da


LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA

529

campagna, 72 di medio calibro e 24 pesanti e da un'enorme disponibilità di munizioni. A nord la 9• D.f. del gen. Eddy si mosse con tutta la sua fanteria in linea - corpo franco d'Africa, 60°, 39° e 47° fanteria - su un fronte di trenta chilometri. Non si trattava di una passeggiata, però godeva dell'appoggio di quattro gruppi obici da 105, due gruppi obici da 155 ed una batteria cannoni da 155. Le colline alle quali era aggrappato il grosso della divisione von Manteuffel erano tenute dal 962° f. a chiusura della valle del Sedjenane e del 160° Panzergrenadiere a sbarramento della direttrice di Jefna. Un confronto non si poneva. Il 962° f. era costituito da I/10° bersaglieri (cioè un: battaglione di formazione messo insieme con i. resti del 10° bersaglieri), 11/962° f., XI battaglione genio paracadutisti ed un battaglione di addestramento arabo-tedesco con una batteria da 105, pochi pezzi da 75 ed un mezza dozzina di cannoni da 88. Il 160° Panzergrenadiere aveva i battaglioni T 1, T 4 ed A 30 con alcuni pezzi da 75, una batteria da 105, una da 150 ed una da 170. La resistenza opposta dai difensori fu comunque tale che il primo giorno di offensiva si rivelò per gli americani una grossa delusione : i pilastri della posizione cli resistenza erano saldissimi. Occorreranno altri tre giorni di accaniti combattimenti per svellerli e poter procedere in profondità. La 1" D.f. aveva un ruolo più importante ed un settore più ristretto. Agiva a cavallo del limite di settore tra la divisione von Manteuffel e la 334· Jaegergebirge, perciò aveva a che fare con il reggimento paracadutisti Barenthin nel settore di Sidi Nsyr ed il 755° fa nord del Medjerda. Anche qui un confronto era impossibile. Ai tre battaglioni paracadutisti ed altrettanti di fante ria tedeschi si opponevano il 16°, 18°, 26° f. , il I/168°f. ed il 6° f.cor ., sorretti da tre gruppi obici da 105 ed uno da 155 divisionali, più sei gruppi da 105, tre di obici da 155 e due di cannoni da 155 di corpo d'armata (52). Il geo. Allen si trovava davanti ad una scelta: agire per l'alto, cioè nel settore di Sidi Nsyr, ben servito da una rotabile ma facilmente controllabile da una difesa organizzata in profondità su numerose posizioni collinari di tutto rispetto; oppure accettare l'invito della valle del Tine che si apriva largamente verso Mateur e che presentava comoda percorribilità per mezzi corazzati. Il rapido accertamento della solidità delle quote laterali dominanti e della diffusione di campi minati e mine sparse nel solco vallivo così seducente indussero a chiamare la valle ciel Tine "the Mousetrap" ed a rivolgere lo sguardo più a nord. Il 26 aprile divenne chiaro a tutti che, nonostante una certa progressione iniziale, esistevano poche speranze di farsi strada se prima non fosse caduta q. 609 a nord-est di Sidi Nsyr. Bradley allora modificò il dispositivo. Approfittò dell'arrivo della 34• D.f. per assegnarle il settore di Sidi Nsyr, poi limitò la responsabilità della 1" D.f. al tratto centrale ed affidò alla 1" D.cor. la valle del Tine . Intanto i giorni passavano in penosi e vani scontri e Anderson dava segni di impa-


530

LE OPERAZIONI I N AFRICA SETTENTRION ALE

zienza, tanto da suggerire di lasciar perdere la conquista della quota incriminata e di aggirarla. Bradley lo persuase dell' impossibilità di andare avanti, lungo una qualsiasi direttrice se non si toglieva quell'ostacolo. E il 30 aprile q. 609 finalmente cadde. L'operazione Vulcan non soltanto stava perdendo slancio, ma , cosa ben peggiore, sembrava trasformarsi in una serie di combattimenti locali poco e male coordinati. La 1" armata si era praticamente arrestata: il 2° corpo americano non dava molta fiducia di poter sfondare e raggiungere rapidamente la piana di Mateur; il 5° corpo britannico aveva perfino perduto Djebel Bou Aoukaz a seguito del disperato contrattacco della Panzerbrigade Irckens (rimasta immobilizzata dalla mancanza di carburante); il 9° britannico ed il 19° francese si trovavano semplicemente a contatto con le nuove posizioni sulle quali erano indietreggiati tedeschi ed italiani. Quanto all'8• armata, non riusciva nemmeno ad evitare il dissanguamento dell'armata di Messe a favore della 5• Panzerarmee. Naturalmente, da parte alleata si sapeva che il logorio di von Vaerst era tremendo. Qualunque contrattacco incideva sulla sempre minore disponibilità di carri armati e di carburante; ogni passo indietro costava perdite in uomini, armi e mezzi, •eppure - osservò poi uno studioso inglese - durante l'ultima settimana d'aprile non apparve akun segno evidente che i soldati dell'Asse stessero battendosi con meno vigore o meno abilità di quella dimostrata in passato; essi contrattaccavano ostinatamente ogni incursione e non si arrendevano mai a cuor leggero. Il prezzo che gli Alleati stavano pagando era e levato; un'avanzata di un chilometro al giorno costituiva già un grande successo• (53). Prima ancora che si affievolissero i combattimenti sul fronte della 5° Panzerarmee, un ufficiale inviato dal Comando Supremo in Tunisia - il ten. col. Dogliani - rientrò a Roma e presentò subito una relazione che vale la pena di riportare integralmente. •Durante il periodo suddetto (19-25 aprile) si è svolta sul fronte della 1" armata la prima fase della battaglia per lo sfon,damenco d ella linea di Enfidaville e si è iniziato , sul fronte della 5" armata , l'attacco per lo sfondamento delle nostre posizioni lungo la direttrice cli Medjez el Bab e d i Pont du Fahs. Nei riguardi dello svolgimento della battaglia sia sul fronte della l" armata come sul fronte della 5• armata è conveniente attendere le relative re lazioni e specialmente il seguito degli avvenimenti prima di trarre delle conclusioni. •Per il momento, dopo i colloqui avuti con l'Ecc. Messe ed altri ufficiali, è solo possibile afferma che: - nel complesso la battaglia è stata, nel campo tattico, uno scacco per il nemico; nel quadro generate potrà invece essere un vantaggio per il nemico se, riprendendo la battaglia, saprà sfruttare il fatto d i averci costretti a spendere tutte le nostre riserve ed impiegare preziosi materiali e munizioni;


LA Fl NE DEl,LA GCJERRA IN AflUCA

531

- la situazione, al termine della battaglia, è per noi discreta, ma può diventare rapidamente critica e , per essere chiari, insostenibile , se saremo costretti a sguarnire il fronte della 1" annata anche di poche riserve per accorrere su altri, più minacciati, settori; - si può tenere la testa di ponte tunisina solo nel caso che sia possibile assicurare l' arrivo dei rifornimenti: carburanti e munizionamento in un primo tempo, truppe in un secondo tempo; - l'ordine cli resistenza ad oltranza dato alle truppe in Tunisia è parola vuota di significato se a quest'ordine non fa seguito l'assicurato arrivo dei rifornimenti; - per fare arrivare i rifornimenti in Tunisia bisogna avere le possibilità di transitare per il Canale di Sicilia. Assicurare questa possibilità con qualsiasi sacrificio non è compito delle truppe che colà combattono, ma di altri. «Concludendo : se , e la cosa avrebbe del miracoloso, la battaglia che ancora continua in Tunisia dovesse terminare a nostro favore e ci desse almeno un tempo d'arresto, sarebbe necessario potenziare le forze italiane in Tunisia nel più breve tempo con almeno 500 aerei da caccia, 2-4 divisioni a morale elevato, assicurare i rifornimenti e predisporre per la costituzione di una scorta intangibile di 1.000 tonnellate di carburante e 5 unfoc per tutte le armi . Senza questi proponimenti anche una vittoria nella lotta che adesso si combatte sa rebbe sterile . •Accennerò ora alle sensazioni avute sia vedendo sia parlando con Comando e truppe. «Comandanti. La figura dell'Ecc. Messe domina nel modo più completo il fronte della sua armata. È l'animatore della resistenza; in questo, molto bene coadiuvato dai generali suoi dipendenti e dal suo Stato Maggiore. Il suo Comando è stabilito allo stesso limite dello schieramento delle artiglierie ed è quindi non solo sottoposto all'offesa aerea, che non dà tregua né di giorno né cli notte, ma allo stesso tiro dell'artiglieria nemica . Gli ufficiali e le truppe in linea, pur nonnascondendosi le difficoltà della loro situazione, hanno il morale elevato e combattono tenacemente perché ben comprendono che in Tunisia si difende l'Italia . Questo spi rito diminuisce quanto più ci si allontana dalla linea di fuoco verso le retrovie, dove si annidano i pavidi e gli scontenti, i disfattisti in nero e quelli in rosa, questi ultimi più pericolosi perché sviliscono i compiti - col loro vedere tutto semplice e tutto bene - di quelli che duramente combattono e muoiono . •.Maresciallo Kesselring. In vari contatti con ufficiali e per sentito dire, ho avuto l'impressione che non goda la più completa fiducia di tutti, tedeschi compresi. Gli viene fatto rimarco di vedere in genere la situazione un pò troppo ottimisticamente e che, rappresentandola poi in tal senso al Duce ed al Capo d i S.M. Generale italiano, provochi l'emanazione di disposizioni che qualche volta non sono corrispondenti alla realtà . «Gen . von Arnim . Molte lamentele , specie da parte del Comando


532

LE OPERAZIONI IN AFRICA SllTIENTRIONALE

italiano . Gli è fatta specifica accusa di mancare cli energia e di sottostare un pò troppo alla forte personalità del suo capo di S.M ., generale Gause . «Truppe. L'Ecc. Messe era molto soddisfatto del comportamento delle sue truppe, sia di fanteria che di artiglieria, le quali sono state in combattimento pari se non superiori alle truppe tedesche . I nostri soldati sono però stanchi e molto logorati perché a combattere sono sempre gli stessi elementi, i quali hanno le provenienze più svariate e quindi i reparti sono molto poco omogenei. La prima fase della battaglia si è chiusa con uno scacco per il nemico perché i risu ltati conseguiti non possono compensare le gravi perdite subite. Anch e per noi le perdite sono state gravi, specialmente in ufficiali. Se saranno inviati altri reparti, oltre quelli già approntati, è sentita necessità che questi siano a morale elevato e non complementi. Paracadutisti, arditi, alpini sarebbero molto graditi. «Artiglieria. L'intervento d el fuoco d'artiglieria , sia nostra ma specialmente quella nemica, ha assunto un ritmo che raggiunge, se non sorpassa, i p iù violenti fuochi tambureggianti della passata guerra mondiale. Nei giorni 19-20-21 aprile non un solo istante di tregua, ma il fuoco è continuato sempre con la stessa intensità e violenza. Conclusione: un consumo enorme di munizioni. •Aviazione. La supremazia dell'aviazione nemica è indiscussa. Ho personalmente assistito a bombardamenti massicci di campi di aviazione fatti in pieno giorno da formazioni di velicoli pesanti da 18-30 apparécchi, fortemente scortati, bombardamento del tipo "tappeto" con lo sgancio simultaneo del completo carico di bombe; un solo combattimento aereo nel cielo della Ja armata fra due apparecchi tedeschi ed una formazione avversaria (nel ritorno ho poi preso a bordo della macchina il pilota di uno degli apparecchi tedeschi il quale si era gettato col paracadute) ; attacchi cli cacciatori nemici contro autocarri, autovetture (compresa la mia, attaccata ben sette volte nel pomeriggio di sabato nella zona di Pont du Fahs) ed anche ad una modesta carretta militare tedesca trainata da due cavalli che sono stati uccisi. Il giorno 22, durante la battaglia di Enfidaville, la nostra aviazione in Tunisia aveva 20 apparecchi bellicamente efficienti, e le perdite erano dovute specialmente a distruzioni fatte sui campi. •Attacchi a convogli aerei. È uno d e i problemi che richiede la più rapida soluzione, sotto pena di completa distruzione di tutti i nostri trasporti aerei . Ho parlato con ufficiali che erano stati abbattuti col convoglio del 19 aprile, i quali mi hanno fatto presente che esso era stato attaccato da una formazione di circa 50 cacciatori poco al largo di Capo Bon e che quasi tutti gli apparecchi da trasporto erano stati o abbattuti o si erano distrutti tentando un atterraggio fuori campo, nel terreno non adatto della penisola . «Rifornimenti. Sono la grande, costante preoccupazione di tutti. Al fine di dare un semplice orientamento sulla deficienza di carburante, ho dovuto il giorno 20, al mio arrivo in Tunisia, usufruire della stes-


LA FINE DELI.A GlJEKRA IN AFRICA

533

sa macchina dell'Intendente per recarmi al Comando gruppo d 'armate, pe rché le altre erano vuo te di carbu rante, la d istribuzio ne del qua le era limi tata alle sole autoamb ulanze. Il g iorno 22 alcune rad io avevano dovuto cessare di fu nzionare per mancanza d i benzina . L'arrivo di 280 tonnellate il giorno 24 ha ridato la speranza. Un pò meno peggio è la situazione delle munizion i, ma non certo tale da dare un senso cli tranquillità . •Re lazion i con i tedeschi. Nel campo tattico , la cooperazione più completa; lagnanze anche gravi fuori del campo di battaglia per le continue prepotenze dei tedeschi, i quali non esitano a ricorrere anche alla fo rza per p rendere i nostri autocarri dei q uali hanno necessità. Questo stato di cose genera un senso di a marezza e cli sdegno negli elementi che nelle retrovie sono a contatto con gli alleati. •Sono attualmente in costituzione, da parte dei tedeschi, le piazzaforti di Biserta e di Tunisi, ne lla cinta d elle quali d ovrà essere opposta, in caso d i cedimento del fronte , l'ultima resistenza. Ai lavori ed alla difesa partecipano anche gli elementi italiani che han no sede nel perimetro delle piazzeforti• (54).

4. Gu

ULTIMI COMBATTIM ENTI.

Alexander intendeva rispettare la data ciel 15 maggio per chiudere la partita e pensò di riuscirvi rinforzando la l2 annata per l'attacco decisivo. Al punto in cui erano giunte le cose, non pareva che l'Asse potesse far più molto. Le decrittazioni dei messaggi Enigma mettevano in luce le dispe rate angustie in cui si dibattevano von Vaerst e Messe. Il 24 april e e ra stata valutata una disponibilità ita lo-ted esca cli 60.000 combattenti, 100 carri e 115 aerei efficienti, con quasi nessuna speranza di rinforzi, contro gli oltre 300.000 uomini, 1.400 carri e 3.240 aerei alleati e , secondo il pa re re de l capo ufficio informa zion i del 18° gruppo d 'armate, "con le limitate risorse attualmente disponibili è impmbabile che l'avversario sia in grado di offrire prolungata resistenza alla nostra continua e crescente pressione" (55). Anche se nei g io rni seguenti i contrattacchi tedeschi conti nuarono sen za tregua e senza accen na re a diminuire d'inte nsità , le intercettazioni del 28 e del 29 resero noto che il Comando gruppo d 'armate Africa si aspettava "il completo collasso logistico", che le munizioni ed il carburante venivano consumati appena sbarcati e che la situazione carburante e ra acldirittu ra catastrofica. Per quanto sopra Alexander decise d i far lanciare il colpo fin ale da Anderson lungo la direttrice Medjez e l Bab-Massicault-Tunisi con una violenza tale da impedire qualsiasi resistenza od anche semplici azioni ritardatrici. Non g li bastava, infatti, sfondare . Voleva evitare u na Dunkerque africana - timore mo lto d iffuso fra i Comandi alleati , nel cui ambito si riteneva possibile l'evacuazione di un massimo cli 70.000


534

l.é OPERAZTONT TN AFRICA SETTENTRJONALE

uomini da parte dell'Asse - che si sarebbe tradotta in un considerevole rafforzamento della Sicilia. Francamente, a quel punto, è proprio difficile comprendere un'ipotesi del genere visto il pressoché totale dominio alleato delle vie aeree e marittime e dell'altrettanto pressoché totale mancanza cli mezzi cli trasporto italo-tedeschi. Incaricato dello sforzo principale fu il 9° corpo britannico (56), che avrebbe agito con due divisioni cli fanteria in prima schiera in un settore d'attacco di 2.500 metri, tallonate da due divisioni corazzare in seconda schiera, appoggiato da tutta l'artiglieria disponibile in loco . (400 bocche eia fuoco) ed agevolato da un formidabile bombardamenro aereo. Nessuna sosta o rallentamento: le sacche di resistenza createsi dovevano esser superate senza preoccupazione per la sicurezza d ei fianchi. Il 5° corpo era incaricato di tenere aperto il tratto di sfondamento. L'operazione Strike, questo il nome convenzionale, sarebbe iniziar.a il 6 maggio, però bisognava fosse preceduta da azioni secondarie, anche a scopo dimostrativo: il 2 maggi o (poi diventato il 4) i francesi dovevano muovere contro il Djebel Zaghouan mentre i neozelandesi, alla loro destra , avrebbero agito contro Saouaf, per distrarre le difese ciel DAK; il giorno 5 il 5° corpo doveva attaccare Djebel Bou Aoukaz per agevolare l'arrivo dell'operazione e gli americani riprendere l'avanzata in direzione di Biserta (schizzo n. 86). Da parte italo-tedesca c'era, in pratica, l'attesa della fine. Il 2 maggio von Arnim segnalò: ,Aumentata tensio ne della situazione rifornimenti in tutti i campi. Carburanti, calcolate le esis tenze presso i reparti ed i depositi, si so no ridotti a mezza giornata; i rifornimenti munizioni, viveri, acqua per le truppe possono essere effettuati solo con grandissima difficoltà. Le trasmissioni radio cesseranno probabilmente il giorno 4. !.' arma aerea e le truppe icalianc non potranno più dare che un aiulO li mitato. Tutte le munizioni correnti per arti glierie e cannoni cont rocarri dei depositi sono esau rite• (57).

La conquista di q. 609 e di quelle vicine, anche se ottenuta a caro prezzo, aveva rimesso in moto gli americani. Le due ali del 2° corpo d'annata minacciarono ben presto Mateur con un' avanzata sistematica e von Vaerst fu costretto a fare un balzo indietro, ancorando la d ivisione Manteuffel , ora comandata dal gen. BC1lowius, al Garaet Ighknul e la 334", ora agli ordini del gen. Krause (58), alle alture ad ovest di Chouigui. Così verso le 11 ciel 3 maggio 1'81 ° battaglione da ricognizione ciel Combat Command B (gen. Robinett) della l' D.cor. entrò nell'abbandonata Mateur. Il rimaneggiamento del fronte tedesco a tale data comprendeva il settore a nord di Garaet Ichknul tenuto dal Comando della piazza di Biserta (gen. Bassenge); quello a sud, sino a Chouigui escluso, dalla d ivisione Bi.ilowius; il settore del Medjercla era ancora presidiato dalla molto logora 334" D.f.; da Tebourba a Massicault era inserita la 15• Panzer, che in pratica si riduceva al 115° Panzergrenadiere rinforzato; seguivano, infine, la Hermann


535

LA FINE DELLA G UERRA IN AFRICA

Schizzo n. 86 LA SITUAZIONE ALLA DATA DEL

6 MAGGIO


536

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Goering e la 10• Panzer. Invariati i fronti ciel DAK e della 1" armata italiana. Siccome ormai tutto poteva accadere, von Arnim aveva precisato che nel caso di una penetrazione alleata in profondità, il fronte a nord di essa sarebbe rimasto nelle mani di von Vaerst, mentre quello a sud sarebbe stato controllato da Messe. Il primo a cominciare i preliminari fu Koeltz. Alla sua sinistra si trovava la P D.cor. britannica con il compito di limitarsi ad attività locali, pur tenendosi in condizioni di intervenire per coprire il fianco dei francesi. Alle 4.30 del 4 maggio prese il via l' attacco del 19° corpo contro il sottosettore est della Superga ed il settore della 21" Panzer. Se l'eliminazione di qualche avanstruttura di sicurezza presentò una relativa semplicità, ben altrimenti accadde per i capisaldi. La violenta reazione dell'artiglieria bloccò l'avanzata ed i Valentine dati in rinforzo alle divisioni Mathenet e Conne si arenarono in mezzo ai campi minati. Il giorno seguente subentrò una pausa, rotta soltanto dal fuoco nemico sulle posizioni del DAK. Koeltz si trovava in imbarazzo : avrebbe avuto bisogno di aerei per l'osservazione del tiro e non ne disponeva . Ne chiese all'armata, invano. "Forse - osservò con amara ironia - al Comando della Ja armata si riteneva che i nostri sforzi non rivestissero ormai più alcun interesse per il prosieguo delle operazioni bri/.anniche" (59). Comunque, trasse dai combattimenti di quei due giorni una conclusione assolutamente errata. "il nemico era rimasto scosso - scrisse più tardi - , alcune unità avevano ripiegato precipitosamente ed il timore di uno :;fondamento s'era trasmesso ai Comandi arretra.ti'' (60) . Le cose stavano, invece, in modo del tutto differente per effetto della penetrazione operata dal 9° corpo britannico. Il 5 maggio Eisenhower telegrafò a Washington: •Domani mattina inizieremo la grande offensiva che speriamo e crediamo c i porce rà a Tunisi entro uno o due giorni. Credo che riusciremo a superare molco presto la punta di Biserta , ma la conquista della penisola di Capo Bon potrebbe presentare difficoltà .. (6 1).

All'imbrunire la 1• D.f. britannica mise in atto la sua parte di programma. Bisognava conquistare il Djebel Bou Aoukaz, il complesso che controllava il lato interno dei solchi cli Tebourba e di Massicault. Vi dedicò la 3• brigata con l'appoggio di più di 600 bocche da fuoco. Il Djebel fu preso. Era, come sappiamo, un preliminare, anche se molto importante. Alle 3 del mattino seguente l'artiglieria del 5° corpo si manifestò nell'intera sua potenza. Nelle prime ventiquattr'ore sparò circa 360 colpi per pezzo: più che ad El Alamein. Senza contare l'appoggio aereo concentrato fra Massicault e St. Cyprien. Cominciarono 67 bombardieri Boston americani, seguirono quelli della Royal Air Force, poi arrivarono i bombardieri diurni della Western Desert Air Force. Nel pomeriggio tutti si alternarono in un ubriacante carosello. Mai in Africa era stato raggiunto il numero cli sortite (1. 958) effettuato dal tramonto d el


LA FINE OELLA GUERRA IN AFRICA

537

5 al tramonto del 6 maggio (62). "A forza di bombe - scrisse il gen. Arnolcl nella sua re lazione finale - aprimmo un corridoio fra Medjez el Bab e Tunisi" . In p rima schiera agivano la 4• indiana e la 4• inglese . A mezzogiorno gli obiettivi erano conquistati. Toccava adesso alla 6• ed alla 7• corazzata. Uno degli ammonimenti di Alexander riguardava proprio il loro intervento: ad ogni costo occorreva evitare un'eccessiva perdita di tempo nello scavalcamento delle fanterie. Raggiunsero l'intento nella carda mattinata, poi proseguirono, anche se un po' lentamente, almeno secondo il gen. Tuker, comandante della 4• indiana: "A quanto risulta dai miei appunti - scrisse più tardi - sia la 7° divisione corazzata, sia la 6° alla sua destra, riuscirono con grandi sforzi ad arrivare soltanto a Massicault, meno di cinque chilometri più ·i n là dei principali obiettivi della fanteria". Non aveva tutti i torti a deprecare una certa mancanza di audacia. La 15• Panzer era uscita dallo scontro distrutta. La sera del 6 maggio von Arnim decise una ritirata verso la piazza di Biserta e verso il triangolo montuoso Hamman Lif-Zaghouan-En fidaville. A questo scopo, la 5• armata doveva raccogliere il centro e la sinistra a tergo del semicerchio Tebourba-La Mohammedia-Djebel Oust; il Deutsches Afrikakorps ritirare la destra sull'allineamento Djebel Zaghouan-Djebel Oust e, in secondo momento, prendere alle dipendenze la 10 Panzer e la Herman.n Goering; la l" armata rimaneva in posto ed assumeva la responsabilità della difesa della penisola di Capo Bon. Ma c'era poco da illudersi su l contenimento ad ovest di Tunisi. "Non ci può esser dubbio - ammise la situazione serale del Comando gruppo d'armate - che il 7 maggio la strada verso Tunisi sarà aperta dal nemico e che la caduta di Biserta è solo una questione di tempo" (63) . Nel primo pomeriggio del 7, infatti, la 26• brigata corazzata della 7• divisione faceva il suo ingresso nella città. Non incontrò resistenze organizzate perché, all'ultimo momento, von Arnim e von Vaerst si erano trovati d'accordo nel rinunciare a fare di Tunisi la "Verdun del Mediterraneo", come aveva proclamato Hitler a Klessheim, e nel limitarsi a distruggere le installazioni portuali e militari. Il giorno successivo la 7• corazzata si prese la cura di rastrellare la zona di Tunisi eliminando le sacche di resistenza; la 1" corazzata, che arrivava dal solco de ll'uadi Mil iane, puntò su Creteville; la 6° corazzata si diresse verso Hammam Lif. I resti della 5• Panzerarmee e del DAK rifluivano verso la penisola di Capo Bon, ancora intenzionati a battersi (schizzo n. 87). Nel frattempo, a nord, i 95 .000 uomini del 2° corpo si spingevano avanti. Dopo scontri locali sempre accaniti e sotto l'assillo d i Bradley, che si rendeva conto dell'imminente crollo tedesco, il 7 maggio presero il sopravvento. La 9• D.f. entrò in Biserta e la l° D.cor. in Fenyville. Su l fianco meridionale del settore americano, la progressione si mostrò invece assai più lenta. La l" D.f. si era attestata all'uadi Tine 1


LO SFONDAMENTO DEL I (6-11 ffié

,.

~

•,

,.

'. ~

\,.

·,-··.".>,-_... -


Schizzo n. 87 RONTE OCCIDENTALE ggio)

-

. .,..,: . l


538

LE O PERAZIONI IN AFRICA SE'!TENTR!ONJ\ LE

f


L.\ FINE DELLA GUERRA IN AfRJCA

539

e la 34" aveva ricevuto l'incarico di proseguire, senonché la resisten za opposta dalle truppe della 334" D.f. germanica si palesò superiore al previsto e non consentì lo sperato veloce successo. In definitiva, la sera del 7 la divisione dovette segnare il passo. L'annuncio della caduta di Tunisi e di Biserta fu dato dal Comando Supremo e dall 'OKW 1'8 maggio. Quest'ultimo dichiarò che la Tunisia stava per essere abbandonata e che i "3 1.000 tedeschi e 30.000 'italiani che rimanevano" sarebbero stati evacuati via mare. Immediatamente Alexander assicurp Eisenhow er di esser intenzionato ad impedire simile evenienza, la quale d'altronde avrebbe richiesto alme no la costituzione di una robusta testa di ponte nella penisola. Dal canto s'uo, l'amm. Cunningham aveva ordinato alle sue navi: "Affondate, incendiate, distruggete. Nulla deve passare" (64). Peraltro, allorché Tunisi e Biserta erano apparse condannate , tutti i mezzi navali dell 'Asse in grado di prendere il mare si erano trasferiti in Sicilia. Tra 1'8 ed il 9 maggio il fronte settentrionale si liquefece. Alle 9.30 del 9 von Vaerst trasmise l'ultimo messaggio a von Arnim: ·I nostri carri e le nostre aniglierie sono state distrutte. Siamo senza munizioni e ca rbura nte. Combatteremo sino alla fine,.

Mezz'ora do po inv iò parlamentari per un armis tizio a l Comando

della l" D.cor. ciel gen. Harmon. Questi avvisò Braclley e aggiunse: «Non ci saranno guai con questa gente . Sono conciati da buttar via. Hanno perfino chiesto un armistizio per raccapezzarsi, dato che le loro comunicazioni sono tutte interrotte. Ho già fermato i miei carri e impartito l'ordine di cessare il fuoco». Di fronte alla secca replica di resa senza condizioni, von Vaerst a mezzogiorno accettò la capitolazione. Con ciò sparivano il Comando della 5'' Panzerarmee, la divisione Bi.ilowius , la 334' divisione e la 15" Panzer. A sud davanti alla P corazzata britannica ed al 19° corpo france se si stava creando il vuoto. Si è già detto della decisione di von Arnim di cercare in qualche modo di arginare lo sfondamento alleato a .Massicault. In relazione ad essa il gen. Crame r aveva ordinaco la rotazione del fronte a nord-est di Pone du Fahs, facendo perno sul Djebel Zaghouan. Il presidio della nuova linea veniva assicurato dai reparti della Hermann Goering, della 10' Panzer e della 21' Panzer. La Superga doveva passare temporaneamente in riserva, ad una diecina di chilometri a nord di Zaghouan, eccezion fatta per l'artiglieria che rimaneva a disposizione della 21" Panzer. L'inavvertito abbandono delle posizioni ebbe luogo nella notte sull'8 senza ostacolo da parte francese, grazie anche, probab il mente, al tempo piovoso. La prima a reagire agli evidenti segni di ripiegamen to fu la l' D.cor. inglese, la quale il giorno 7 si mise in marcia verso oriente cercando di riprendere il contatto. Verso mezzogiorno il gen. Boissau seppe di questa avanzata e, nello spirito delle direttive ricevute (" li est


540

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

des heures où il faut savoir oser, risquer'), ordinò subito ai suoi reggimenti di attaccare. Verso le 20 entrò in Pont du Fahs. È pur vero che, saputo del successo britannico, Koeltz aveva prescritto alle tre divisioni di controllare continuamente la presenza avversaria e di proiettarsi in avanti al minimo segno di ritirata, però l'iniziativa della divisione di Orano non era stata completata dalla necessaria comunicazione al Comando di corpo d 'armata . Questo ne venne messo al corrente a metà pomeriggio e solo perché Boissau volle chiedere per l'indomani un rinforzo di due squadroni carri per lo .sfruttamento d el successo. Per un ulteriore disguido Koeltz conobbe gli sviluppi della situazione nella tarda serata. TI mattino dell'8 l'intero 19° corpo si gettò sul DAK, ma con risultati diversi. Il raggruppamento corazzato Le Couteulx, chiamato d 'urgenza a scavalcare le truppe di testa, fu bloccato a Moghrane; la divisione Boissau procedette verso nord superando scarse difficoltà, la Mathenet riuscì ad avanzare con la sinistra ma rimase ferma con la destra al Djebel Zaghouan; la Conne restò più o meno dov'era. Koeltz allora si rese conto che il DAK aveva assunto un nuovo schieramento nord-sud, facendo perno proprio sul Djebel Zaghouan, e pensò di compiere a sua volta una rotazione verso S.te Marie du Zit e Bou Ficha per cogliere alle spalle la l' armata cli Messe. Nelle prime ore pomeridiane del 9 il gen. Nichols, capo cli S.M. di Anderson, venne a trovarlo: il concetto di manovra fu acceuaro. Alle 20.20 seguì la conferma ufficiale : ,Esercitate pressione con ogni mezzo e rapidità possibili lungo l'asse passante da Zaghouan, in modo da tagliare fuori le truppe dell'Asse che si trovano ancora a sud della penisola di Capo Bon• (65) .

Messe aveva seguito l'evolvere della situazione orientato ad arroccarsi a nord di Enfidaville, coprendosi le spalle , sia pure alla meglio. Un ulteriore arretramento, che sicuramente sarebbe stato compiuto sotto l'incalzare cli un nemico vittorioso, non rivestiva alcun significato strategico e, per contro, rischiava di provocare lo sbandamento delle unità, sino allora molto bene alla mano . L'iniziale direttiva di von Arnim, che prescriveva a l Deutsches Afrikakorps di organizzare una nuova linea di difesa dal Djebel Zaghouan al Djebel Oust, venne subito adattata alla repentina rottura ciel fronte, soprattutto per la necessità di raggiungere Hamman Lif con la destra. Mentre però il DAK effettuava ordinatamente la rotazione prescritta nella notte sul 7 e sull'8, e la 10" Panzer riusciva ad arretrare tenendosi alla sua altezza, la Hermann Goerlng piombava in crisi. Priva com'era della possibilità di utilizzare i suoi autoveicoli e mezzi corazzati per mancanza cli carburante, indietreggiava a piedi senza essere in grado di realizzare un preventivo sganciamento dall'avversario e subendo perdite rilevantissime . Cosicché, non soltanto non poteva prolungare la linea del DAK e ad occupare la soglia cli Hamman Lif, ma addirittura si sfasciava (66). Perciò il settore nord ciel DAK fu assunto dalla 19• divisione Flak (geo. Franz), ovviamente con repar-


LA FIKE DELL"' GUERRA IN AFRICA

541

ti raccogliticci , fra cui un battaglione Luftwaffe inviato subito dalla P armata. L'8 maggio Messe tenne rapporto ai suoi principali dipendenti. Erano presenti Orlando e Berardi, i comandanti dell'artiglieria (gen. Belletti) e del genio (gen. Rea), nonché il comandante della Superga, che vanamente aveva chiesto di essere accolto fra le file dell 'armata italiana (67). Illustrò senza molte perifrasi lo stato d i fatto e fissò la linea dì condotta da seguire. Indipendentemente eia quanto potesse accadere altrove , l'armata sarebbe rimasta in posto sino all 'estremo delle sue possibilità, creando in qualche modo sbarramenti sul tergo, in corrispondenza delle nu ove direzioni di attacco che era giocoforza si aprissero all'avversario. A tal fine occorreva studiare la realizzazione, a tempo debito, di un "ridotto" d'armata nella zona montagnosa con la 164• leggera, la Trieste e la Giovan•i Fascisti nelle attuali posizioni, fronte a sud; la 90" leggera ripiegata a costituire pane del fronte cli gola ed il fìan co orientale; la Pistoia sul fronte di gola e la Spezia su l fian co occidentale. Il calcolo della forza combattente era tuttavia sconsolante. Il XX corpo disponeva di 13.000 italiani e circa 5.000 (?) tedeschi ; il XXI corpo di 14.000 italiani e circa 5.000 (?) tedeschi; l'artiglieria ed il genio avevano 12.000 uomini. In totale: 50.000 combattenti in cifra tonda (68). In tema di difesa, bisogna accennare anche al rifiuto d i Cramer di aù1::1 i1e all' invito di Messe ad un esame congiunto della situazione ge-

nerale per le conseguenti misure eia prendere. Per quanto ovvia l'opportunità di conferire un carattere unitario al l'ultima difesa, Cramer si trincerò dietro la propria diretta dipendenza dal Comando del gruppo d'armate, trasferitosi nel frattempo nella penisola di Capo Bon. È comunque innegabile una certa assenza di von Arnim almeno sul piano dell'armonizzazione degli sforzi (69). O forse si trattava di rassegnazione. Il semicerchio dell'Asse a chiusura dell'accesso alla penisola di Capo Bon vedeva dunque il DAK con il Kampfgruppe Franz, la 10• e la 21" Panzer (ora comandata dal col. von Helsen) dalla soglia di Hamman Lif al Djebel Zaghouan compreso; seguiva la 1" armata con il XXI corpo (Spezia e 164• leggera) e con il XX (Trieste, Giovani Fascisti e 90• leggera) sino al mare (schizzo n. 88). Nella penisola di Capo Bon era riuscita a trasferirsi l'I ntendenza italiana con gran parte d e i magazzini della base di Tunisi, ma la care nza di carburante e l'interruzione pressoché totale dei collegamenti a filo rendevano precari i rifornimenti alle divisioni. Il quadro che questa ristretta area presentava è facilmente immaginabile, ove si pensi al classico disord ine delle retrovie, all'afflusso di sbandati, al frammischiamento di elementi di diverse forze armate e di d iversi eserciti, all'impossibilità di avvalersi di un'efficiente s istema delle trasmissioni, all'ininterrotto succedersi di incursioni aeree nemiche. Si aggiungono le comprensibili speranze, forti soprattutto negli sbandati, di poter trovare un qu alsiasi mezzo per attraversare il canale di Sicilia. Vi riuscirono soltanto ottocento uomini circa (70).


542

LE OPERAZION I IN AFRICA SE"rt'ENTRIO NALE

Sc hizzo n . 88 L'ULTIMA BATTAGLIA (10-11 maggio)


LA FINE DELL~ GUF.RRA ll'i AFRICA

543

L'8 ed il 9 maggio la 6• D.cor. britannica attaccò con veemenza la soglia di Hamman Lif. Sulle prime trovò forte resistenza, ma nel tardo pomeriggio del secondo giorno riuscì a far saltare il chiavistello. La via per Hammamet era aperta e fra poco la penisola di Capo Bon sarebbe stata tagliata fuori. Inoltre, la destra del DAK era crollata e purtroppo non era solo questione di ala destra. Cramer reggeva la situazione nel settore di Zaghouan per modo di dire. La difesa ivi imbastita aveva un carattere speditivo, tranne su l Djebel Zaghouan, validamente tenuto dal Kampfgruppe Pfeiffer. Anche la Superga, come riserva, poco poteva fare nelle condizioni in cui si trovava. Anzi, il Comando del DAK aveva suggerito di contrarre il 91 ° ed il 92° fanteria su un battaglione ciascuno, da destinare in rinforzo alle divisioni tedesche. Gelich rifiutò: non soltanto aderire alla richiesta avrebbe significato lo scioglimento della Superga ma, obiettivamente, disponeva di personale sufficiente per costituire i reggimenti su due battaglioni. Cramer si era fatto idee chiarissime sul presente e sul futuro. Il 10 maggio parlò con Messe. Non esistendo modo alauno di opporsi con efficacia al dilagare delle colonne alleate perché ovunque agganciato a fondo, si proponeva di tenere ad ogni costo contro il 19° corpo e di resistere nei limiti d el possibile e della disponibilità di munizioni contro gli attacchi da nord e da est. Nessuna possibilità di manovra per carenza di carburante, nessuna possibilità di prolungare il fronte del DAK oltre Crecevllle, nessu11a µossibilità di reazione contro robuste pe netrazioni corazzate o di attivare un fronte di gola di comune intesa con la 1" armata. L'esaurimento delle muni zioni era previsto in giornata. In definitiva, al DAK rimaneva soltanto l'attesa della fine con l'unica preoccupazione di cadere in piedi. Nell'intento, dunqu e, di migliorare in qualche misura la difesa contro i francesi, Cramer orientò Gelich alla imminente assunzione <li un settore a nord dell'abitato di Zaghouan, tra la 21" Panzer del col. von Helsen e la 10• del geo. von Broich, con il conseguente recupero del 5° artiglieria . TI provvedimento si proponeva di reperire uomini per la formazione di un a riserva mobile: i due reggimenti cli fanteri a dovevano inizialmente entrare in linea agli ordini germanici e tornare alle dipendenze della Superga una volta ritirati i reparti tedeschi mobili (ore 12 del giorno 11). Ma gli eventi precipitavano. Koe ltz si era volto verso nord-est ed investiva con tutta la sua energia il nuovo fronte nemico. Aveva ordinato alla divisione Boissau di occupare il Djebel Oust per dar sicurezza al fianco esposto, alla divisione Marhenet di prendere e superare Zagho uan ed a ll a division e Conne di scalzare da o riente il pilastro del Djebel Zaghouan. Per quanto il 19° corpo s i prodigasse senza ri sparmio, i risultati non corrispondevano all'attesa a causa della renacissima resistenza ancora opposta dai rimasugli di divisioni dell'Asse abbarbicati agli appigli di un terreno di scarsa percorribilità. Solo sulla si nistra le cose sembravano più fac ili. La sera del 10, perciò, Koeltz risolse di spostare il raggruppamento corazzato Le Coureulx in rinfor-


544

LE OPERAZIONI TN AFRICA SE'l. rENTRlONALE

f

zo alla divisione di Orano e, reso edotto dello sfondamento ottenuto dalla 6• D.cor., invitò Boissau a lasciar perdere ogni preoccupazione per Djebel Oust (da nord arrivava la 4• indiana) ed a far massa contro i tedeschi. A mezzogio rno dell'l 1 il fronte crollò. L'attacco francese si era sviluppato nel corso della mattinata suscitando preoccupanti sintomi per la stabilità delle posizioni difensive, tanto che Cramer, considerata la situazione, disse a Gelich cli soprassedere ad assumere il comando cli un settore Superga e d i lasciare invece i reggimenti alle dipendenze tedesche in atto. Pareva il male minore. Verso mezzogiorno il col. Incisa, comandante del 5° artiglieria, comunicò di aver eseguito l'ordine del comandante dell'artiglieria dell'Ajrikak01ps di "sparare tutte le munizioni e, con l'ultimo colpo, di far saltare i pezzi". Nello stesso momento i comandanti del 91 ° e del 92° fanteria avvisarono di esser rimasti isolati: molti reparti tedeschi abbandonavano la linea, altri si stavano arrendendo, nessun collegamento esisteva con i Comandi di settore. Allora Gelich comprese che si era alla fine ed indicò a tutti di raccogliersi attorno al Comando di divisione, più per evitare uno sbandamento generale che per forma re un caposaldo. Alle 14 circa arrivò un messaggio di Cramer. Era laconico, triste e profondamente significativo: " I comandanti dei singoli reparti, u1snunu per r;untu prupriu, agiscano nell'interesse della v'ita degli uomini". Gelich volle attendere ancora, ma sapeva che la soluzione era obbligata (79). Per i francesi, oltre a raccogliere i prigionieri in afflusso, si poneva adesso un altro obiettivo, S.te Marie clu Zit, per stabilire il collegamenco tattico con la 6• D.cor., già arrestata ad Hammamet, e per chiudere il cerchio attorno all'armata italiana. Vi fu spinto il raggruppamento Le Coute ulx rinforzato ed al suo seguito si mosse la divisione Boissau. Dopo le 17 Gelich, ormai accerchiato, inviò parlamentari al gen. Boissau ed accettò la resa per l'indomani mattina. Più a sud il ten.col. Pfeiffer, comandante dell'ala meridionale della 21" Panzer, vale a dire del Djebel Zaghouan, aveva del pari accettato le analoghe condizioni poste dal gen. Mathenet. Von Arnim si era sottratto a tempo alla trappola della p enisola d i Capo Bon e con il suo Stato Maggiore si era trasferito nei pressi d i S.te Marie du Zit per condividere la sorte delle truppe. Alle 10,15 del 12 fece avvertire Messe della distruzione del centro trasmissioni del gruppo d'armate. Poco dopo si arrese alla 4a D.f. indiana. Anche Cramer si arrese. L'ultimo suo messaggio, alle ore 0.40 del 12, diceva: •Le munizioni sono finiLe, le a rmi ed i mezzi distrut.tL Secondo gli o rdini ricevuti, il Deutsches Afrikakorps ha combattuto fino alle condizioni nelle quali non poteva più battersi. Il Deutsches Afrikakorps risorgerà. Heja Safari•.

Alexander telegrafò a Churchill:


I.A FINE DELLA GIJERRA IN AFRICA

545

•La fine è imminem e. Von Arnim è stato cauurato ed è probabile che il numero dei prigionieri superi già i 150.000. Og ni resistenza organizzata è crollata; no n res istono che alcuni nu clei isolati. Pare che sino ad ora abbi amo catturato o l1re 1000 pezzi d 'artiglieria, 1.ra i quali '1 80 cannoni da 88 millimetri, 250 carri a rmati e parecchie migliaia d i au tomezzi, mo lti dei quali a ncora utili zzabili. La colonna degli automezzi tedeschi, guidali personalmente dai prigionieri, ha inrasa10 per tutta la giornata di oggi la strada tra Grombalia e Medjez cl Bab. Conto di inviarvi tra a lcune ore un al tro telegrnmma per annunciarvi la conclusione form ale della bauaglia .. (72).

Dopo la resa del Deutscbes Afrikakorps rimaneva in piedi unicame nte la 1• armata italiana. Molto probabilmente - pensò Koeltz - gli italiani ignoravano l'arrivo dei francesi alle lo ro spalle , quindi e ra meglio affrettarsi a consolidare l'accerchiame nto. Entro il mezzogiorno del 13 i movimenti dovevano essere portati a termine : la divisione Conne sulle a ltu re ad occidente di Saouaf, dava nti alla Spezia; la divisione Mathen et ad oriente cli Zaghoua n davanti al Kampfgruppe Pfeiffer; la divis io ne Boissau proprio a nord d ello schierame nto italiano, su un fronte <li otto c hilome tri ; il raggruppamento Le Coureulx verso Bou Ficha. Le più pressanti preoccupazioni cli Messe no n erano rivolte a sud. Le operazioni clell'8• armata si erano fino allora limitate ad un'attività locale. Sapeva in linea la 2• D.f. neozelandese, la 56· D.f., la l3 D.f. della Francia Libera, la 4• e 1'8· B. cor., cune inquadrate nel 10° corpo d 'armata comandato da Freyberg. Unica riserva d 'armata, la 5P H ighlanders. Il pericolo veniva da nord. Il forzamento della soglia di Hamman Lif non la sciava spazio ad illusioni. Tutti i reparti mobili delle retrovie spediti dal gen. Costa a coprire la direttrice Hamman Lif-Hammamet erano scomparsi di scena nella g iornata del 10, uno dopo l'altro, superati da lla 6• D.cor. inglese. Rimaneva il raggruppame nto corazzato Lodi, d e l col. Lequio, portatosi ad Hammamet: dalle 19 alle 23.30 resistette , poi dovette ripiegare limitandosi ad o pporre una difesa elastica . Sembrò a Messe il momento di dar corso alle prime misure per la realizzazione del ridotto, vale a dire la costituzione ciel fronte d i gola. Il XXI corpo doveva spostare la Pistoia (tre battaglioni ed un gruppo d'artiglieria) a nord, a sbarramento della strada Zaghouan-Enfidaville, e tener la Spezia pronta a ruotare co n la d estra sino a saldarsi con la Pisto f.a. Il XX corpo doveva p ortare sul tergo il nuovo raggruppamento .Moggio (I e II reggimento Duca d 'Aosta, II/35° fanteria e ITI/ 361° Panzergrenaclie1·e) e tener la 90· leggera pronta a ruotare con la sinistra sino a saldarsi con il raggru ppame nto Moggio. Il Lodi, che con ogni probabilità avrebbe potuto contare solo sulle pro prie forze, continuava n e lla sua ope ra ritardatrice , senza fa rsi aggan ciare (schi zzo n . 89). Sempre il mattino dell 'l 1, la 90" leggera ricevette una proposta d i resa da parte de l gen. Fre yberg (73), ma von Sponeck, informato il Comando d 'armata, non ris pose. La pressio ne si faceva o rmai p esante. La 164• leggera aveva per-


LA FINE DELLA J (12

. ert, ~ -

-

\·

,.~;:::;::-

. (~,/ r-·· ~ .../ ~, -èt-· ,.... !' ........ f

' {

·-... ..

,..·

.;••$,_~

fll

,, '- ....:, ...............~.I ,

'

·,

'

·.!;' 1····.. N ·········~---... ............ .! ·"

i

.b~o

o

l

123 #..~. ... ':

5

10

~

V)

p;!,b


a

Schizzo n. 89 ARMATA ITALIANA

naggio)

...........

--...

____ ,/····~

··...... -..

..--··." - .... ······· ····· ....

,.........,

······· ··· -....

·~. ······- .... ,·

' .,·, ..-··

/


LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA

547

duto e ripreso una posizione oggetto delle mire della 5• b rigata neozelandese, la Trieste aveva ribattuto a fatica un attacco della 1' divisione Francia Libera, il raggruppamento Lodi si batteva bravamente nei pressi di Bou Ficha. Quel giorno il gen. Mattioli annunciò al Comando Supremo: •Travolto quest'ogg i rima nente schieramento DAK, si può sicuramente prevedere che rune le forze nemiche si rovescer,1nno su bico su l ' armata, attacca ndola anche da nord ove essa può op porre solo sott.ile velo trup pe logore e t sta nche . Zo na a disposizione armata per estrema difesa è completamente scope rta, priva verso nord di qualsiasi apprestamento, caratteri zzata da rilievi isolati intervallati da numerose soglie che rendono possibile sfo rzo concentrico <lei ne mico. In cali condizio ni qu est'ultimo ha il compito estremamente facile , anche per formidabile apporto sue forze aeree, che o rmai, libere altri co mpiti, hanno fin da oggi inte nsificato loro azio ne contro l'armata. Infinitamente difficile e costoso a ppare invece compito d ifesa, cui prolu ngamentO importerà inevitabil me nte gravissimi sacrifici sangue,.

La notte s ul 12 la Spezia ruotò verso nord-est formando il fronte occidentale del ridotto . Quanto alle unità tedesche vicine, si verificò anche per loro il crollo psicologico o, se vogliamo, il disimpegn o psicologico da quanto concerneva la lotta in Tunisia. Il gen. Scattini, prima di muovere la Spezia, informò il ten.col. Hissmann, comandante · del settore germanico schierato alla propria destra, o ltre Saouaf, d ella manovra italiana e gli domandò se e quali ordini avesse ricevuto e , comunqu e, cosa avesse intenzione d i fare . Si trattava d el Comando 47° Panzergrenadiere e ciel suo II battaglione, che si presume fossero rimasti isolati dal Kampfgruppe Pfeiffer. Il ten .col. Hissmann rispose: "La guerra in Africa è finita . Non si spara più". Scattini, che si attendeva qualcosa d el genere , alzò le spalle e p rovvide a far ass umere il nuo vo schieramento alla Spezia . Né lui, però, ne i suoi uomini si aspettavano lo spettacolo che poco d o po le 7 del 12 si offrì ai loro occhi : le truppe del 47° Panzergrenadiere, armate e regolarmente inquadrate dagli ufficiali, marciavano per tre in perfetto ordine verso il nemico per anelare ad arrendersi! Le incontrò più tardi il ge n. Koeltz : " ... je croise le colonnes du détachement Pfeiffer qui arrive de Zaghouan: /es grenadiers de l 'A frika Korps, en tenue du désert, ont fière alture" (7 4) . E non era tutto. Un'altra sorpresa venne dalla 90a leggera, una splendida divisione che nei due anni di campagna africana aveva offerto dimostrazioni veramente superbe delle sue alte qualità. Il gen. von Sponeck, invitato a dar corso alla costituzione del lato orientale ciel ridotto, dichiarò ad Orlando che i propri battaglioni, prossimi al collasso, non erano più in condizioni cli eseguire l' ordin e : "si dissolverebbero" s p iegò (75) . Orlando e ra anch'egli sul chi vive ne i confronti dei tedeschi. Al ricevere le disposizioni prelim inari, von Sponeck aveva fatto sapere di non sentirsi in grado cli aderire, date le condizioni dei reparti. Orlando replicò che non avrebbe accettato discussioni in proposito e che


548

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE"rrENTJUONALE

faceva appello alle sue doti di valoroso comandante. Poco dopo von Sponeck inviò l'ufficiale di collegamento per scusarsi della precedente comunicazione e per assicurare che l'ordine sarebbe stato eseguito correttamente (76). Peraltro Orlando per prudenza si cautelò, facendo punteggiare in anticipo, con nuclei armati di armi automatiche e controcarri, la linea sulla quale la 90" sarebbe dovuta disporsi . Inoltre, alle spalle di detta divisione, in cui era già inserito il II/ 1° Giovani Fascisti, mise il LXII/8° bersaglieri, unica riserva del corpo d'armata. Al 'dunque' i tedeschi rimasero passivamente in posto (77) . In mattinata Messe riferì a Roma che la situazione generale, l'enorme sproporzione di forze ed il progressivo esaurimento delle munizioni di artiglieria lasciavano prevedere che la resistenza non fosse protraibile a lungo . La risposta di Mussolini fu netta: •Poiché gli scopi de lla resistenza possono co nsiderarsi raggiunti, lasciò V.E. li bero di accettare onorevole resa. A Voi e agli eroici su perstiti della l'armata ri nnovo il mio ammirato vivissimo elogio, (78).

Messe cercò allora di mettersi in collegamento radio con il Comando 8" armata britannica . Il messaggio, con il quale si dichiarava disposto a trattare la resa "con l 'onore delle armi" sottolineando che l'armata italiana si trovava ancora padrona delle proprie posizioni (79), fu raccolto dal 10° corpo: •La vostra resa - rispose questo - deve essere senza condizioni. I bombardieri sono in volo e continueranno ad esserlo fino a che vo i non ordinerete ai vostri uomini di deporre le armi e d i arrendersi aJJe p iù vicine truppe alleate. Voi dovrete entrare nelle nostre linee di Enfidaville con bandiera bianca e presentarvi al comandante della 56• divisione. Esamineremo allora i mezzi migliori circa il trattamento delle truppe con il minor possibile disord ine e spargimento di sangue. Dal comandante de l 10° corpo d 'armata. Rispondere su qu esto collegamento. Ore 16.35 ...

Subito dopo arrivò una seconda comunicazione: , Ore 16.50. Facendo seguito at precedente messaggio, il gen . Freybe rg sarà ad incontrarvi pe r accettare la resa qu,indo voi giungerete al Comando de lla 56' divisione•.

Messe trovò il boccone troppo amaro e lasciò cadere la questione, però la situazione stava letteralmente precipitando. Nel settore della Trieste il battaglione della Luftwaffe si arrese pressoché in massa; in quello della Giovani Fascisti il II/361 ° Panzergrenadiere ne seguì l'esempio; dalle 17.30 in poi i battaglioni della 90• leggera cominciarono a gettare le anni uno dopo l'altro; alle 19 anche von Sponeck si consegnò al nemico. Il tutto , mentre i reparti italiani rimanevano al loro posto. Anche le bocche da fuoco si riducevano al silenzio. Su ordine d el gen. Belletti l'ultima salva era preceduta dal grido "Viva il Re! Viva


LA FlNll DELLA GUll1111A IN A~RI CA

519

l'Artiglieria! " e , davanti all e batterie sul presentat'arm, i pezzi venivano distrutti . Verso le 17 la stazione radio del Comando d 'armata entrò in contatto con la l'' armata britannica, che dom andò in lingua italiana se fosse stato ricevuto il messaggio del 10° corpo. Messe rispose: "Sì. Non ho che da ripetere la proposta di trattare la resa sulla base dell 'onore delle armi". "Dobbiamo intendere - chiese la l ' annata - che rifiutate la resa incondizionata?' "Si'' confermò Messe. Alle 19.35 g iunse l' ultimo telegramma da Roma. Era personale per Messe : "Cessare combattimento. Siete n ominato Maresciallo d 'Italia. Onore a voi et vostri prodi. Mussolini" ( 80) . Da parte alleata ci fu rono sovrapposizioni. Alle 20.30 il centro trasmissioni della 2• divisione neozelandese fu incaricato di trasmettere un nuovo appello: "At comandante 1° armata da comandante J(J> corpo . Le ostilità non cesseranno finch é tutte le truppe non avranno gettate le armi e non si saranno arrese alla p1:ù vicina unità alleata". Ma Messe nel contempo riceveva un altro messaggio della l' armata inglese con l'invito a mandare pa rlamentari a Bou Ficha. A metà strada fra tale località ed Enfidaville avrebbero inco ntrato rappresentanti britannici. Con l'occasione era offerta una tregua d 'armi. Non c'era altro da fare . Alle 22, qua ndo il collegamento venne ripreso, da µa1te italiana fu annunciato l'invio d i una miss ione compost-i d:il gen. Mancinelli e dal col. Markert (i capi di S.M. italiano e tedesco dell 'armata), del magg . Boscard i e da interpreti. Immediatamente Messe fece diramare gli o rdini per l'esecuzione della tregua d'armi , disponendo inoltre la distruzione nel corso della n otte di tutte le armi pesanti e automatiche d ella fante ria e d e i pochi pezzi ancora efficienti. Alle 8.30 del 13 un impro vviso attacco di reparti della d ivisione Conne contro il settore della 164• leggera ruppe la lunga attesa dell'esito d ella missione Mancinelli . I tedeschi reagirono alla meglio, ma ovviamente entrarono in crisi trovandosi con le anni pesanti distrutte . Mentre veniva subito rivolta una protesta a l Comando 10° corpo , su ordine del Comando d 'armata, Berardi inviò il col. Ledda, capo di S.M. del XXI corpo, a richiamare l' avversario al rispetto della tregua d 'armi (81). Per lo svolgimento della missione dei parlamentari, caratterizzata da sgradevo li incidenti, s i rimanda alla re lazione del gen. Mancinelli (82). Le condizioni di resa prese ntate da Freyberg erano queste: -Darete subìto alle vostre 1ruppe i seguenti ordini: 1. getta re le armi ed arrenders i immedia1amenre alle unità alleate più vicine; 2. non distruggere arm amento ed equi pagg iamento; 3. fornire i p iani di tulli i campi minati co nosciuti nc::lla zona, consegnandoli alle unità alleate più vici ne. Le ostilità conlinucranno finché non avre te dato corso a queste misu re. I.a loro esecuzio ne deve essere immediata e voi da rete comunicazione a mezzo radio ed a mezzo corriere a che o ra le vostre truppe di a rrenderanno'' " (83).


550

Le OPERAZIONI IN ArRICA SETTENTR!ON ALt

Messe accettò e precisò a Freyberg: "(. . .) Circa la distruzione delle armi, posso soltanto impartire l'ordine che da questo momento i reparti si astengano da qualsiasi ulteriore distruzione". Poi informò il Comando Supremo e chiuse. L'ultima parola spettò ad Alexander: "Signore - telegrafò a Churchill - è mio dovere informarvi che la campagna di Tunisia è conclusa. Ogni resistenza nemica è cessata . Siamo padroni di tutte le coste del! 'Africa Settentrionale". Secondo un calcolo effettuato da fonte ufficiale britannica, le perdite globali dell'Asse, ripartite per settore operativo, dall'inizio della battaglia di El Alamein alla resa finale, sarebbero le seguenti (84) : italiani

tedeschi

periodo e settore

I

,I morti e I I

23.10.42-19.3.43 (8' arm.) 08.11.42-10.3.43 (1 • arm.) 20 3.43-5.543 (18° gr.ann.) 5.10.5.43 (18° gr.arm) rotali

.

prigion.

lOl.

morti e feriri

44.400 2.900

22.000

feriti 19.000 1.500 12.600

25.400 1400 24.700

1.000

62.000

37.300 63.000

34.100

l.13.500

147.600

3.000 23.200 9. 000

prigio n.

9 200 2 200

l()t.

31200 5.200

totale gen.

85 600 8.100

9.400 32.600 69.600 148.000 157.000 220.700

5i 200 168.800 226.000 I 384.400

Ma nemmeno sul numero complessivo di prigionieri dell'Asse in Tunisia esistono sicuri riferime nti. Alexander nel suo rapporto finale indicò 250.000 uomini in cifra tonda ed un calcolo del Comando 18° gruppo d 'armate sui militari catturati dal 20 marzo al 13 maggio considerò 157.000 tedeschi e 86.700 italiani, per complessivi 244.500 prigionieri. Eisenhower parlò di 240 .000 uomini, d i cui 125.000 tedeschi. Infine, la situazione alleata relativa ai prigionieri esistenti nei campi di concentramento alla data ciel 25 maggio fornisce i seguenti dati : tedeschi .. ... .............. ................. ..... .......... .. .......... . italiani ........... ......... ... ..... .. ....... .. ................. .... .. ... . di nazionalità non precisata .... .. ................ .. ....... . . complessivamente .... .. ....... ....... ................. ... ....... .

' 101.784 89.442 47.017 238.243 (85)

Il gruppo d'armate Africa non poté fornire cifre esatte, ma secondo la situazione inviata il 2 maggio al Comando Supremo la forza alimentata nel mese cli aprile aveva oscillato fra i 170.000 ed i 180.000 uomini. Una differenza sensibile, dunque, a meno che i 47 .000 prigionieri di nazionalità non precisata non fossero stati catturati prima ciel 20 marzo. Anche sulle perdite alleate in Tunisia esiste difformità di informazione . Secondo fonte britannica esse furono le seguenti (86):


551

LA FINE DELLA GUERRA IN AFRICA

morti Britannici: l' armata .. ... ................. . 8' armata ................... ... . Americani .................. ........ . Francesi ...... ..... .. ........ ...... .. .

4.094 2.139 2.715 2.156

feriti dispersi

totale

9.082 1.517 6.528 7.007

25.742 12.618 18.221 19.439

feriti dispersi

totale

6.531 1.304 6.528 7.000

25.545 2.395 18.221 16.180

12.566 8 .962 8.978 10.276

Secondo, invece, fonte americana (87) esse furono:

morti Britannici: l" armata ...... ................ . 8" armata .... .. ...... ........ .. . Americani ... ............... ...... .. . Francesi .. .. ...... ................. .. .

4.439 2.036 2.715 1.100

12.575 9.055 8.978 8.080


552

LI: OPEllAZ!ONl IN AFRICA SETr ENTR!ONALE

NOTE AL CAPITOLO

VIII

(1) DSCS, sintesi colloquio Ambrosio-Kesselring in data 12.4. 1943, o re 19. (2) DSCS, sintesi colloquio Mussolini-Kesselring in da ta 12.4.43 - allegato n. 36. (3) DSCS, f. 31199/0p. data 12.4 1943. (4) DSCS, f. 91/ 43 data 13.4.1943 dell'OBS. (5) DS Comando 1' armata, tele 1170/0p. data 8.4.1943 del gen. Mat1 ioli. (6) IS.0. Playfair, op. citata, p . 397. (7) Gli spostamenti dei reparti fino a l 19 aprile , nonché du rante la battaglia, l'immissione nei reggimenti dei ba ttaglio ni comple menti co n conseguente cambio di indicativo e l' inserimento di battaglioni appena ricostitui ti non rendono agevole la ricostruzione esatta dello schieramento. Si agg iungano le inesattezze od incompletezze riscontrate nelle poche carte dispon ibili. Di conseguenza, si è cercato di ottenere un quadro sicuramente attend ibile alla data citata, ma senza la pretesa della to tale precis.i one. (8) DS Comando l'a rma ta, sintesi colloquio Kesselring-Messe del 16.4.1943 - allegato n . 37. Il presen te documento, tratto dal diario storico, differisce da quello unito alla citata relazione ufficiale del mar. Messe (pp. 441-443 della stessa). (9) Due giorni dopo Messe chiese allo S.M. dell'Esercito l'invio, nell'ordine, dei reparti in attesa d i imbarco: LI e VII btg.bers., III btg.bers. compos to da 900 complementi, il 36° btg.f.bis. destinato a diventare il II/ 36° f., il IIl/131° art. da 105/28, un dici semoventi da 75/ 18 e tre gruppi da campagna di vario calibro. Inoltre chiese nove ba ttaglioni di fanteria organici e tutti i gruppi di artiglieria dispo nibili. (10) DSCS, sintesi colloquio .Mussolini-Kesselri ng in da ta 17.4.1943. Proprio quel giorno Westphal aveva segnalato via breve al Comando Supremo il mora le depresso de i reparti ital iani e tedeschi (allega to n. 38). (11) DS Comando l'armata, data 17.4.1943, sintesi rappo rto tenuto da Messe al Comando XX corpo (a llegato n. 39) ed al Comando XXXI co rpo (a llegato n. 40). (12) '"l'akrouna è Makatlé - scrisse a penna il ge n. La Ferla sull'o rdine di operazioni - Politi è Gallicmo". (13) Al cap. Politi venero consegnate dal gen. La Ferla u na bandie ra italiana ed una tedesca a significare l'impona nza data dall'armata a lla posizione ed alla necessità che essa fosse realmente difesa sino all'estremo. (14) B. Montgomery, Da El Alamein, cit., p. 94. (15) I.S.O. Playfair, op. citata, p . 402. (16) W.G. Stevens, op. citata, p. 299. (17) Howard Kippenberger, Infantry Brigadier, Oxford Univers iLy Press, London 1961 , p. 307. (18) W.G. Stevens, op. citata, p . 334. (19) Ibidem, p. 339. Da fonte indiana si trae la netta visione de lla drammatica lotta verificatasi sul Djebel Garci: "Nell'oscurità gli uomini si affrontava no combattendo corpo a corpo e trucidandosi vicendevolmente (. .. ). Og ni pezzo di terreno strappato al nemico provocava un contrattacco da parte di quegli uom ini dispe ratamente impegnati a mantenere ad ogni costo il controllo delle alrn re . Metro dopo me1.ro, gl i attaccanti avanzavano, aggirando speroni rocciosi, att raversa ndo uadi montani, sbucando sulla sommità di una cima solo per trovarsi di fronte ad altre cime da le quali proveniva su di lo ro un incessa nte fuoco di mo rra i e di armi leggere" (Kenneth J. Macksay, La fine in Africa, in AA.VV. Storia delta seconda guerra mondiale, Rizzoli-Purnell, vo i. IV, Milano 1967, pp. 57-58). (20) DS Comando 1' armata, sintesi colloquio von Arnim-Messe in data 21.4.1943 - allega to n. 4 1. (21) Quella sera, sul corpo di un cad uto mentre cercava di supe rare il vallone a nord del Takrouna, fu rinvenu to u n messaggio diretto dal cap. Politi a l col. Pettinau , comandante de l 66° f. : "01·e 19,30. Siamo da tempo rimasti senza munizioni. 1u1te le armi di Sardo (comanda nte 4' com pagnia] sono fuori uso. Davanti a lui i carri arma ti banno inchiodati i centri di fuoco con raffiche di mitragliatrici e tiro di armi controcarri. Il nemico dall'alto della moschea ci ba intimato la resa . A bbiamo atteso in-


LA FINll DEI.LA GUJlRRA IN APRICA

553

vano glt aiuti. Quando arriveranno sarà troppo tardi. li I/66', la Folgore, i Granatieri, i Mortai banno sparato jìno all'ultima cartuccia e si battono ancora con le ultime energie rimaste. Se ci faranno prigionieri potremo dire di esserci battuti da veri soldati e di aver compiuto fino a/t'ultimo il nostro dovere. Viva l'Italia, viva il Rè'. (22) H. Kippenberger, op. citata, p. 312. (23) DS Comando l'armata, tele 3551/ 0p. data 22.4. 1943, ore 17.30. (24) L'ordine del giorno di von Arnim era così concepito: "La l ' armata ha mantenuto in modo esemplare le sue posizioni dal 20 al 22 aprile in violentissi mi combanimenti difensivi sotto un fuoco d'artiglieria incessante. Il mio pieno e logio va a lllt· ti i reparti dell'armata e particolarmente ai militari del 111/ 47° gran., 1/36 I O gran. cor., 11/433° gran.cor., btg. Luftwaffe ed al presidio italiano di Takrouna, I/ 65°". Per la storia: il 11/433° si era effe ttivamente battuto valorosa mente tan to da esse r proposto da Messe per la citazione sul bollettino del Q .G. delle Forze Armate; il III/47° non aveva fornito buona prova a Djebel Bir, con le note conseguenze; il 1/ 361° non era stato impegnato ed il battaglione della Luftwaffe lo era stato assa i p oco. Infine al Takrouna s i trovava il 1/66° e non il l/ 65° della Trieste. (25) W.G. Stevens, op. citata, p. 341. (26) 1.$.0. Playfair, op. citata, p. 442. (27) W.G. Steve ns, op. citata, p. 342. (28) Ibidem, p. 351. (29) DS Comando 1• armata, f. 3691/ 0p. data 26.4.1943 - allegato n. 42. (30) Contando sull 'annunciato arrivo del VII e LI battaglione bersaglieri nonché di 900 comp leme nti, il Comando l ' armata si era orientato a rimettere in sesto i reggimenti bersaglieri sulle seguenti basi. U 5° bersaglieri su XIV btg. (destinato ad assorbire il U ) e XXIV btg. (con 100 complementi). U 7° bersaglieri su V bcg. (con 200 complementi), VII di prossimo afflusso e XII (con 300 complementi). L'8° bersaglieri su X btg. (con assorbime nto de l L btg.), Xl (con 80 complementi) e LVII (con 170 comple menti). La caduta speranza di ricevere i complementi indusse a scioglie re ti 7° ber:sa8lit:1i per rinsanguare il 5°, ma l'inopinato trasferimento di questo a Mateur, nel settore de!Ja 5' armata, impedì di da r corso al provved imento. (31) L'intervento del gruppo d'armate relativo all ' impiego dei reparti tedeschi della 1• armata aveva assunto un aspeno formale quanto meno singolare. Ad esempio, il 24 apri le Bayerlein comunicò al Comando l'armata: " li gruppo armate ordina: il bat-

taglione paracadutisti tedesco dipende con decorrenza immediata dal gruppo armate e si tiene pronto per la partenza per un nuovo impiego senza tener conto dei compiti sinora avuti~ (DS Comando l' armata, data 24.4.1943). (32) DS Comando l'armata, tele 034305/0rd. data 27.4.1943, ore 18. (33) W.G. Stevens, op. citata, p. 352. Sono stati avanzati sospetti che per un breve momento Montgomery abbia avuto l'idea di buttare avanti 1'8• armata a qualsiasi prezzo pur di assicurarsi la parte di protagonista nella vittoria finale. Sembra che di fronte a tale pros pettiva, Horrocks abbia commentato: ''Noi sfonderemo, ma dubito che al-

la fine esisterà ancora m olto de/1'8' annata!". (34) l.S.0. Playfair, op. citata, p. 442. (35) H. Alexander, op. citata, p. 34. (36) DS Comando l' armata, Relazio ne stilla battaglia di Enfidaville - allegato n . 43. (37) Mentre la 5' arm ata ed il DAK si davano da fare per ricostituire una linea difensiva di sufficiente capacità d'arresto, Messe disse chiaro e tondo a Sogno che, da quanto stava accadendo, poco era da spe rare circa la realizzazione di un settore XXX corpo da parte tedesca. Perciò pensa va di proporre il rimpatrio del Comando. Sogno fece allora presente che in fondo la situazione poteva stabilizza rsi e rinforzi dovevano affluire dall ' Italia, e che inoltre tale rimpatrio avrebbe, sia pure all'apparenza, diminui to il contributo italiano alla campagna di Tunisia. Messe accettò le considerazion i e soprassedette. (38) Il livello di forza delle divisioni variava. La divisione von Manteuffel poteva contare su 4.500 uomini , la 334' su 9.500, la Hennarzn Goering su J0.000, la l(}' Par1ze1· su 10.000, la 999' su 5.800. La Superga aveva circa 10.000 uo min i e la 21' Panzer 5.500.


554

l.f OPERAZIONI IN AFRICA sE·nENTRIONALE

La 999' B.f. era composta essenzialmente da militari condannati ed inviati al fronte per ri abilitarsi. (39) Gelich lamentò che, pur essendo stata considerata da tempo, in gran segreto, l'eventualità di un ripiegamento ve rso la linea Fkirine-Saouaf-Enfidaville, nessun lavoro fosse Slato abbozzato a sud di Pont du Fahs per rendere la difesa statica più age vole, ma conosciamo l'estrema carenza di materiali di rafforzamento e probabilmente questo fattore incise sulla mancanza di misure tempestive. (40) Le trn ppe del settore Benigni comprendevano il Comand o fanteria divisionale, il Comando 91° fanteria, il 1/91° f., il btg. Grado, il X:XIV/5° bers., il 570° btg.cc.nn. tunisino, il btg. A 28, il Comando 29° raggr.art. di C.A., il LVIl/29° an. da 105/32 ed il LXV/ 5° art. da 100/17. (41) Il col. Dispensa aveva il le lll/ 92° f., il I btg. volontari tunisini tedesco ed il btg. A 25, con il 11/92° f. in riserva. Il ten.col. Stolz disponeva dei battaglioni tedeschi A 22, A 28, I e 11/69° Panzergrenadiere, I e 11/961° fanteria e del 11/91° f. italiano, nonché del I e 11/91° e del btg. Grado in riserva. (42) L. Koeltz, op. citata, p. 324. (43) Il raggruppamento corazzato Le Couteulx era formato da tre squadroni di Valentine, uno di Somua, uno di cacciacarri ed uno di Stuart. (44) Alla 21' Panzer erano rimaste le seguenti truppe italiane: il btg.mitraglieri Versé su tre compagnie per la difesa aeroporti, il LX btg.milraglieri st1 due compagnie, il V btg.cc.nn. ed il XXII btg.artieri di corpo d'armata. (45) All'atto del ripiegamento della Superga a nord della stretta di Sidi Saleh, il sot· tosettore est era stato inizialmente affidato al col. lncisa, comandante del 5° artiglieria. Il posto comando era stato installato in uno dei non numerosi, modesti e poco capaci fabbricati della zona a sud de lla strada Saouaf-Pont du Fa hs. Su di esso pose l'occhio il col. Lang, subentrato al gen. Hildebrandt. al comando della 21" Panzer ed incaricato di organizzare un settore difensivo tra la 1' armata e la Superga. Durante una temporanea assenza del col. Incisa, ufficiali tedeschi della 21' Panzer si presentarono al Comando del 5° artiglieria chiedendo i locali. Naturalmente l'ufficiale italiano più e levato in grado presente rifiutò. In quel mentre sopraggiunse il col. Lang, il quale investì aspramente i suoi dipendent i per l'indecisione dimostrata ed ordinò che, armi alla mano, gli italiani venissero sbattuti fuori, stendardo del reggimento compreso. L'avveduto comportamento dell 'ufficiale italiano riuscì ad evitare che dalla sconsideratezza del Lang derivasse uno scontro sanguinoso, ma ovviamente l'incidente arrivò rapi· damente al Comando del gruppo d'armate. Di fronte all'indigna ta protesta ilaliana, il Comando tedesco manifestò pieno rincrescimento e fece rimpatriare il col. Lang, alle cui condizioni di esaurimento psichico - disse - era certamente da imputare l'accaduto. Bisogna dire, per obiettività, che il Lang si era comportato più che brillantemente nei numerosi combattimenti sostenuti in precedenza. (46) L. Koeltz, op. citata, p. 342. (47) L'episodio dette luogo ad una acrimoniosa comunicazione del DAK, in cui veniva chiesto il nome del "colpevole" dell'accaduto e si lamentava che il contrattacco occorrente per il ripristino della situazione dovesse incombere a truppe tedesche che avrebbero cenamente subito gravi perdite. Gelich, prima ancora che intervenisse Sogno, replicò che da parte italiana non esisteva un "colpevole" e che l'incidente era dovuto a difettose disposizioni proprio del OAK. Nel frattempo il ten.col. Broccoli, recatosi a controllare la situazione, venne gravemente feriw . Fu sostitu ito a capo dello S.M. di collegamento con il DAK dal ten.col. Invrea. (48) L. Koeltz, op. citata, p. 347. (49) A quanto sembra, p erò, erano affiorati sintomi chiari di un'imminente azione di disturbo tedesca. Il 17 un prigioniero aveva ammesso che la Hermann Goering stava per lanciare un attacco con le truppe più fresche. Intercettazioni tra il 17 ed il 19 aprile indicarono probabile un'irruzione di Panzer a sud di Medjez el Bab (F.H H.insley, op. citata, p. 610). (50) Nel combattimento del 25 il gruppo cor. Piscicelli, benché danneggiato da un involontario attacco di Stuka, si comportò molto bene, tanto da meritare un favorevole


LA f JN F. DELLA GUERRA IN AfHLCA

555

commento nella reln ione de lla 15' Panzer. il gruppo "ha fa tto un magnifico contrauacco; gh italicmi si sono battuli brilfanlemente, cmzilutto va ci1ato il magg iore Piscice/li; sono stati distrutti 28 carri nemici e w-i ossernatorio. Perdite can'i italiani: 4 dislrutti, molti guas11"'. ( 51) O. Bradley, op. citala, p. 113. ( 52) G. Howe, op. citata, pp. 614-617. ( 53) K.J . Macksey, op . citata, p . 59. ( 54) DSCS data 26.4.1943. ( 55) F.F. Hinsley, op. citata, p. 6 11. ( 56) li 9° corpo d'a rmata co mprendeva: 6• e 7' divisione corazzata, 4' ind iana e 4• britannica, 25' brigata carri (meno due reggimenti) e 201' brigata Guardi e. ( 57) Evidentemente le tru ppe italiane citate nel messaggio erano quelle cedute alla 5' Pa11zeram1ee. Il Comando Supremo insisteva nei tentativi per "ragioni morali", contro l'esplicito parere di Sup ermarina, e doveva fo rzata me nte accettare le invi tabi li perdite. Così il 30 aprile e rano colati a picco tre cacc iatorpediniere co n circa 900 uomini e nella nmte sul 4 maggio saltarono un pìroscafo di muni zioni e la torpediniera d i scorta, dopo un lungo duello contro tre caccia britannici. Altre un ità navali affondarono ap pe na giunte in Tun isia e prima ancora di scaricare il poco che portavano. (58) I ge n. Manteuffe l e Wcbe r furono rirnpacriati perché ammalatisi. Del pari amma lato, il ge n. Bayerlein fu sostituito dal col. Marke rt quale capo di S.M. tedesco della l'armata. (59) L. Koe ltz, op. citata, p. 354. (60) Ibidem. Tale conv in zio ne derivava eia informaz ioni fornite da prigio nieri , fra cui un uffi ciale di S.M. ita lia no . Se è così, Koeltz dove va riferirsi a notizie raccolte dopo la capitolazione. (61) Relazione del gen. Marshall per il periodo dal 1° luglio 1941 al 30 giugno 1943. (62) I.S.0 . Playfair, op. citata, p. 451. (63) Ibidem. Pe r le diretr.ive cli von Arnim vds. a llega to n. 44. Sulla ma nca ta difesa d i Tunisi esistono motivi di dubbio sull'esatta inte rpretazione degli o rdini. Il concetto di fondo di von Arnim consisteva nel volere evicare la distruzione della città, fì no a llora quas i inraua (Bisena aveva già subito, invece, gravissimi da nni) , il che pe raltro non significava la rinunc ia al combattime nto alla pe riferia d ell'abitato. Secondo Messe, infatti, verso le 20 del 7 maggio il Comando de l gruppo d' arma te Africa inviò un proprio ufficiale a Tunisi nella convinzione che la resistenza fosse in atto. A parte ciò, è cerlo che il mattino del 7 il coman do del presidio it.ilia no sollecitò invano o rdini pe r la difesa al gen . Schnarre nberg, co mandante tedesco dell a piazza. Quando, verso le 15, u na pattuglia di autoblindo inglesi si infilò ne l centro d ì Tunisi "centim1ia dì tedeschi camminavano per le vie, alcuni con le loro mga= e. Altri p rendevano l'aperitivo, seduti nei caffè. Nessu no Il aveva 111/ormali che gli inglesi erano alle po,.te" (Al an Moore head, La guerra nel d eserto, Garza nti, Milano 1968, p. 297). (64) Quel giorno il Comando Alleato di Algeri decifrò un messaggio dell'ambasciatore giap ponese a Ro ma, in cui il diplomatico informa va di aver saputo da Mussolini che ogni speranza di evacuazione dalla Tunisia era venuta a cadere (P.ll. Hinsley, op. ci/ala, p. 613). (65) L. Koeltz, op. citata, p. 363. (66) Il coma ndanre della Herm.ann Goeri11g, ge n. Schmidc, rimpatriò il 9 maggio per ordine di Goering. (67) Il gen. Sogno era rimpatriato nella notte sull'B magg io per o rd ine del Comando Supremo. ' (68) Alla data del 9 maggio il Comando Supremo c.licolava in Tunisia un a forza icaliana residua di 4.200 ufficiali e 91.000 sottufficiali e truppa, di cui 10.000 appartenent i all a Mari na ed all'Av iaz io ne. (69) Il ge n. Cause, capo di S.M. del grnppo d'arma te, non tornò in Tunisia da Roma, ove si era recato il 4 per partecipare ad una confe renza. (70) Il gen. Silvio Rossi, capo reparto operazio ni de l Comando Supremo, rifletté su una tabella che aveva fatto compilare in merito ai rimpatr i via aerea dalla Tunisia, co n apparecc hi italiani, negli ultimi tre mes i. Ri sultava d a essa che in marzo erano sta-


556

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

ti rimpatriati 5.415 uomini, in aprile 5.351 e nella prima decade di maggio 85. Questo personale comprendeva militari italiani e tedeschi, civili e prigionieri. La media uomo/apparecchio risultava pari a 7,29 in marzo, 11,73 in aprile e 14,16 in maggio, contro una possibilità di carico di 25-28 uomini per aereo. Rossi annotò con amarezza che non e ra stata sfruttata nemmeno la capacità di sgombero dei nostri aerei e che il 7 maggio c'erano a Tunisi 21.000 uomini in attesa di rimpatrio. (71) Nella sua relazione il gen. Gelich raccontò: "Intanto una vera fiumana di truppe tedesche, provenienti da tulle le dit"ezioni, sfilava a piccoli rnpani nei pressi del Comando di divisione sventolando innumerevoli bandiere bianche; l'ufficiale di collegamento tedesco, ten.col. Stolz, col suo stato maggio,·e, mi comunicò che ripiegava verso la sede del DAK chiedendomi se desideravo fare altrettanto. Risposi cbe le mie truppe erano completamente alla mano dei loro comandanti (e difatti nessuna bandiera bianca era stata da to,·o alzata) e che io mai avrei rinunciato a comandarle fino alla fine e seguirne le sort'I". (72) W. Chu rchill , op. citata, p. 413. (73) La lettera era redatta in questi termini: •Ho conosciu to e combattuto la vostra divisione dal momento in cui essa è stata costituita. Oggi le chiedo per la prima volta di arrendersi. Combattere ulte riormenre è inutile. Voi sapete come siano piccole le possibilità di un ripiegamento per la v ia di Hammamet ed an cora minori quelle di sfuggire per via mare o per via aerea. Conrinuare a combattere ha il solo scopo di ostacolare i nostri piani futu ri , ma per ciò è troppo cardi. In tre giorni possiamo annientare la vostra divisione. Non fate morire le vostre truppe inutilmente. Se continua te la lotta, la Germania vi loderà subito come eroe, ma p iù ta rdi giudicherà più giusta mente che voi avete sacrificaw i vostri soldati. Le divisioni 334', Manteuffel e 15', nonché la divisione dell 'Arma aerea Hermann Goe ri ng hanno deposto le arm i. Secondo dichiarazioni di prigionieri si arrenderà prossimamente anche la 10" divisione corazzata. Voi avete resistito fino all'u ltimo e vi arrenderete ora con tutti gli onori. Attendo una sollecita risposta. Ten.Gen. Freyberg•. (74) L. Koeltz, op. citata, p . 373. (75) G. Messe, op. citata, p. 266. (76) T. Orlando, op. citata, p. 62. (77) Sono state riportate le due ve rsioni, del mar. Messe e del gen. Orlando, che sembrano complementari. È peraltro doveroso specificare che mancano sicuri elementi per ricostruire co n esattezza le ultime ventiquattr'ore della 90' leggera. (78) DSCS, tele 31454/ 0p. data 12.5.1943, ore 11.15. analogo telegramma (n. 31455/0p.) fu inviato da l Comando Supremo a von Arnim, che però si era già arreso. (79) li testo era il seguente: ,Dopo lunga eroica lotta condotta contro truppe dell'8' armata sempre con spirito cavalleresco, la l ' armata mantiene intatte tu tte sue posizioni. Allo scopo di evitare ulteriori spargimenti di sangue, la l' armata è disposta a trattare la resa con l'onore delle armi. In caso affermativo propongo immed iata tregua d'armi. Prego rispondermi stesso mezzo indicando luogo et ora d'incontro p er la presentazione miei parlamentari•. (80) OSCS, tele 31458/0p. data 12.5. 1943, ore 19.35. (81) Secondo Koeltz, il col. Ledda si sarebbe presentato al gen . Conne nella notte sul 13 per trattare la resa del XXI corpo <l'armata (op. citata, p . 375), ma cale ve rsione non riferisce esattamente i termini della miss ione tedda. (82) Vds. allegato n. 45 . (83) G.W. Stevens, op. citata, p. 367. (84) I.S.0. PJayfair, op. citata, p. 460. (85) G.W. S1.evens, op. citata, p. 386. (86) l.S.O. Playfair, Ibidem. Per la 1' armata le perdite decorrono dall'B.11.1942; per 1'8' armata da l 9.2. 1943; per gli americani da l 12.11.1942 (87) G. 1-Iowe, op. citata, p. 675. La decorrenza delle perdite è dal 12.11. 1942 per gli americani e dall 'B.11 .1942 per la l'armata britannica.


Capitolo nono CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Sembrerebbe appropriaco, giunti in sede conclusiva, rivolgere uno sguardo all'insieme delle alterne vicende svoltesi in Africa settentrionale dal 1940 al 1943, ma simile riepilogo critico rischierebbe, in realtà, d i lasciare più insoddisfatti che appagati. Le campagne in Africa settentrionale fanno parte integrante della guerra combattuta dall'Italia su tanti e così disparati teatri d'operazione che probabilmente Badoglio , se nel 1940 avesse immaginato una simile eventualità, si sarebbe ritratto spaventato ed avrebbe trovato l'energia per opporsi brutalmente a Mussolini. Perché, come ha giustamente affermato Giorgio Rochat in un'acuta analisi : •il vero problema storico-politico della nostra guerra 1940-1943 non è la sconfitta finale , bensì la dimostrazione di sostanziale inferiorità di cui le forze armate ita liane diedero prova in tutte le fasi e campagne della guerra• (1). Separare gli avvenimenti d 'Africa da quelli di Russia o della Balcania o del Mediterraneo, oppure dalle risoluzioni politiche al vertice, è accettabile solo quando interessi essenzialmente esaminare l'andamento delle operazioni belliche nello specifico scacchie re. Ma appena si desideri comprendere il perché di certe decisioni o le cause di talune situazioni, ecco affiorare gli inevitabili limiti di uno studio che, per coscienzioso che sia, almeno nelle intenzioni, incentra l'attenzione sulla strategia locale e sulla tattica , grande e piccola , con la quale le armate avversarie si sono affrontate. Non a caso, del resro, si è ta lvolta ravvisata la convenienza, e perfino la necessità, di alzare gli occhi dal teatro d'operazioni africano . Ai fini di una piena comprensione di determinate scelte all'origine delle vicende bell iche occorrerebbe, in sostanza, prendere in considerazione l'argomento guerra 1940-43 nel suo complesso e nei suoi risvolti politici, economici, sociali, oltre che militari , e questo esu la dagli scopi del presente lavoro . Per tale motivo preferiamo non tornare sulle campagne nel deserto sino ad El Alamein e soffermarci invece soltanto su quella de lla Tunisia. Il punto di partenza è costituito dall'impreparazione politica e militare della campagna e dall'insufficienza di mezzi con i quali l'imp resa iniziò e proseguì. Impreparazione ed insufficienza che, è doloroso ed irritante dirlo, stavano accompagnando le nostre armi dallo sciagurato 10 giugno 1940. Non si vuole tanto calcare la mano sulla mancata percezione di un prossimo e comunque più che probabile sbarco alleato in Norclafrica, quanto sulla passività politico-diplomatica di fronte all'intangibilità delle colonie francesi voluta testardamente da Hitler, quanto sulla timidezza ciel Comando Supremo nel chiedere all'OKW almeno il transito dei rifornimenti attraverso la Tunisia. Ma se questi rilievi possono


558

LE OPEAAZTONT TN AFRICA SE'rf ENTRIONAT.E

f

trovare giustificazione nell'impossibilità di costringere i tedeschi, o piuttosto la persona di Hitler, a cambiare ordine di idee, ci sembra che due altre imprevidenze abbiano colore esclusivamente italiano. Sul piano politico-diplomatico mancò una qualunque iniziativa intesa a creare un'atmosfera a no i favorevole , se non ad attivare una decisa collaborazione; per quanto aleatorio il risultato, essa non venne nemmeno tentata e la Delegazione italiana d'armistizio lasciò la Tunisia all'indomani degli sbarchi anglo-americani senza forn ire indicazioni e suggerimenti di sorta alle prime truppe italiane inviate in posto. Sul piano militare spicca l'assenza di misure realistiche ed efficaci per l'operazione C 4. Sogno fu esplicito: ,(. ..) ciò che sussiste, e non può essere contesLaLO, è che nessuna predisposizione , da parte ita liana, era in atto, in relazione all'eventualità manifestatasi. Chi ha diretto, da parte terrestre, la preparazione della spedizione in Corsica e ne ha curato a più rip rese l'aggiornamento, non può non rammentare la concreLezza e la meticolosità delle misure studiate e comrollate con prolungata ed accu rata elaborazione (. .. ) affinché( ... ) le operazioni avessero a svolgersi in modo automat ico e simultaneo, per i vari gruppi operanti, al semplice 'via' ordinar.o dal Comando Supremo; poiché analoga p reparazione non era stata effettuaca, non con uguale scrupolosità ma neanche abbozzata, non potevano ovviamente eliminarsi le conseguenze dell' improvvisazione, quali che fossero le disponibilità ed il rendimento degli organi preposr.i all'esecuzione e dei mezzi che potessero esservi impiegati•.(2) .

Le incursioni aeree alleate su Tunisi e Biserta cominciarono il 22 novembre e per l'intero mese di novembre gli attacchi ai convogli per la Tunisia furono portati quasi esclusivamente da sommergibili, con il solo affondamento della motonave Città di Napoli dovuto ad una mina (28 novembre). In questo periodo furono trasportati via mare 13.302 uomini (di cui 1.377 tedeschi), con 1.600 automezzi e 17.000 tonnellate di materiali vari e carburante. Fu tutto. Eppure il 15 novembre l'amm. Riccardi aveva scritto a Cavallero, tra l'altro: •Il traffico con la Tunisia è avviato. Può esse re intensificato e mantenuto nella misura necessaria a portare ed alimentare le forze di occupazione purché tutti i nostri mezzi facciano massa per esso•.

Sicuramente incise negativamente il contemporaneo corso dell'operazione C 2, Sogno ancora annotò : •Non va dimenticato che per l'operazione di Malta, in agosto, avevamo preveduto il trasporto simultaneo, sia su mezzi speciali cl.i sbarco s ia su piroscafi, di be n tre divis io ni (Superga, Livorno e Friuli) ed un raggruppamento corazzato: se non fu mmo capaci, in novembre, dì uno sforzo per la Tunisia paragonabile a q uello previsto per Malta, il motivo non può non esser ricercato, oltre che ne ll 'impreparazione della spedizione e nelle perdite nel frattempo subite, nella contemporaneità de ll'occupazione della Corsica. Appare, dopo ciò, evidente che, non essendo affatto impossibile conferire ai p rimi sbarchi in Tunisia maggiori proporzioni, le nostre fo rze sbarcar.e avrebbero conseguentemente potuto ass umere un atteggiamento iniziale ben più deciso verso le tru ppe francesi che, sgombrata la Tunisia o rien ta le e raccoltesi sulla dorsale tu nisina, vi ,1vevano assunto funzione di avanzata copertura( ... )• (3).


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

559

L'operazione Torch assestò il colpo di grazia ad ogni residua speranza di risolvere favorevolmente la dura lotta in Africa settentrionale e nel Mediterraneo. Quale soluzione dare al grave problema strategico o meglio, per dirla in parole povere, cosa fare in quei frangenti costituiva un interrogativo di pesante responsabilità. Volendo ridurre tutto al ricorso ad una manovra in ritirata molto elastica e reattiva, la faccenda restava in mano alla direzione militare delle operazioni. Se invece si prendeva in considerazione l'abbandono del Nordafrica, la questione diventava politica, a causa delle sue immense ripercussioni in tutti i campi. L'unico ad invocare una decisione radicale fu Rommel, peraltro privo di responsabilità politiche e con preoccupazioni militari in pratica limitate ai reparti germanici. Inoltre, diciamolo pure, su di lui agivano vari fattori. La pesante insufficienza dei mezzi e dei materiali, la più che problematica possibilità di rinsanguare l'ACIT, la palese sproporzione tra forze e compito, i divergenti orientamenti concettuali in materia operativa, la sfiducia nella linea gerarchica superiore (Comando Superiore Libia e Comando Supremo, OBS ed OKW) creavano uno stato di tensione non facile da sopportare per un comandante già da tempo sulla corda. Per giunta, il suo fisico era provato e dava indubbi segni di cedimento. In questo quadro diventa ampiamente comprensibile l'immediato estremo tentativo di salvare l'armata e specialmente le truppe tedesche. Per obiettività occorre ammettere che passare di colpo da El Alamein al reimbarco dell' ACIT - lasciando perdere tutta l'organizzazione territoriale della Libia, civili compresi - non poteva non apparire una mossa precipitosa. Ad ogni modo, nel giro di un paio di mesi si affacciò la necessità di seguire una linea di condotta ben definita. Qualunque soluzione sarebbe stata dura e ricca di incognite. Si trattava cli scegliere fra due estremi. Il sacrificio delle truppe d'Africa, prolungandone la resistenza per guadagnare il tempo sufficiente ad un rafforzamento delle difese in Sicilia ed in Sardegna, avrebbe comportato l'invio di cospicui rinforzi in reparti, armi e materiali. L'alternativa di recuperare il recuperabile delle armate, abbandonando il resto al suo destino, avrebbe consentito l'ulteriore disponibilità in territorio metropolitano di unità esperte. Cavallero tergiversò: finì per rimandare la decisione sperando in tempi migliori. La scelta di Ambrosia fu obbligata: non si poteva negare un minimo d'ossigeno a chi s i batteva coraggiosamente fidando nell'aiuto della Madrepatria. Mussolini si limitò ad affermazioni retoriche, ma è ovvio che mai avrebbe consentito ad uno spontaneo abbandono dell'Africa settentrionale, ammesso e non concesso che, giunti a combattere in Tunisia, uno sgombero ingente fosse ancora possibile. Hitler a Rastenburg, nel dicembre 1942, proclamò che il possesso della Tunisia chiudeva il Mediterraneo alla navigazione alleata per sei mesi, proprio mentre la campagna degli U-boote stava raggiungendo il culmine dei successi e la capacità di produzione ame-


560

LE OPERAZIONI IN AFRICA ScTTENTRJONALE

ricana non era ancora in piena efficienza. Peraltro, nell'agosto 1943, ebbe a giustificare la campagna di Tunisia io altro modo. Prima di tutto aveva rimandato l'invasione dell'Europa di sei mesi; secondariamente, aveva impedito all'Italia di sganciarsi dall'alleanza in un momento cruciale. Se l'Italia avesse abbandonato il campo, egli disse "gli Alleati avrebbero potuto sbarcare nella penisola e risalirla fino al Brennero ... quando, a causa dello sfondamento russo a Stalingrado, la Germania non avrebbe avuto un solo uomo da opporre loro". È ovvio, comunque, che entrambi i dittatori vedevano nell'abbandono spontaneo della Tunisia un fierissimo colpo al loro personale prestigio. La condotta delle operazioni dell'Asse in Tunisia non acquistò peso reale sino all'azione Eilbote I (18-20 gennaio 1943). Sino allora si era trattato semplicemente di puntate di varia consistenza intese a saggiare l'entità delle forze alleate od a sloggiarle da singole località per migliorare le condizioni di difesa della testa cli sbarco. Ove si consideri che in fondo Eilbote si impose per alleggerire la pressione nemica nel settore della Superga, piuttosto che per assumere l'iniziativa, occorre allora arrivare alle operazioni Fruhlingswind (14-15 febbraio) su Sbeitla e Morgenluft (15 febbraio) su Gafsa, preliminari rispetto alla battaglia di Kasserine, per trovare un'offensiva autonoma italo-tedesca. La manovra era stata ideata sull'esempio di Eilbote I, ma questa aveva avuto successo sia per la sorpresa derivante dal suo sviluppo anomalo, sia perché condotta contro truppe francesi impreparate all'urto e non sorre tte tempestivamente da unità corazzate alleate. Inoltre, von Arnim aveva impartito alla Y armata direttive estremamente prudenti, senza organizzare azioni di rilevante entità in contemporanea con lo sforzo di Rommel. Sappiamo come finì l'unico vero tentativo di sconvolgere lo schieramento alleato ad occidente. Quando l'ACIT rifluì in Tunisia, la guerra nel Mediterraneo era perduta. A chiunque volesse vedere appariva chiaro che letteralmente nulla avrebbe potuto cambiare gli eventi ed il loro corso. Così come era inevitabile la distruzione o la resa ciel gruppo d 'armate Africa. Ora, il mantenimento della testa di ponte tunisina era giustificato se serviva realmente a migliorare la difesa delle grandi isole italiane oppure fino a quando consentiva il recupero di reparti considerati troppo p reziosi per lasciarli cadere in mano nemico senza scopo. Messe osservò che il Comando Supremo aveva adottato la soluzione di alimentare la resistenza delle truppe oltremare senza dedicarvi la ferma determinazione indispensabile perché l'alto prezzo risultasse redditizio. Però «quando si pensi - confessò il gen. Francesco Rossi , sottocapo di S.M. Generale - che per potenziare le truppe in Tunisia noi fummo persino costretti a togliere i fucili mitragliatori, le armi controcarro e simili alle truppe in Sicilia, senza possibilità di immediato reintegro (a parte i deleteri riflessi morali sulle truppe); si comprende come il potenziamento della Tunisia andasse a totale danno dell'efficienza della Sicilia, cioè della Madrepatria• (4).


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

561

In effetti l'assetto difensivo della Sicilia e della Sardegna appariva seriamente preoccupante. Senza scendere nei particolari circa le forze delle due isole, e specialmente della Sicilia, la più esposta, diremo che la difesa costiera palesava una scoraggiante inefficienza e quella mobile una modestia senza pari, e che il Comando Supremo, pur consapevole di ciò, non aveva alcun modo di provvedere adeguatamente (5). 1'8 febbraio von Rintelen aveva comunicato all'OKW che le forze armate italiane non gli sembravano in grado di contrastare uno sbarco in grande stile. Da parte germanica si cercò di esaudire nei limiti del possibile le insistenti richieste italiane d i fornitura di grandi quantitativi di armi moderne, però anche la produzione bellica tedesca si trovava in crisi ed entro aprile soltanto la Sardegna ricevette un primo scaglione cli 19 pezzi. Il comandante della l" armata, rendendosi conto dei molteplici risvolti del problema rinforzi, aggiunse nella sua relazione: «La condotta oscillante ciel Comando Supremo trova poi ragione d'essere anche nella contraddizione palese tra le rosee previsioni, in tema d i trasporti, dell'Alto Commissario per i rifornimenti nel Mediterraneo (sic), maresciallo Kesselring, e la inesorabile realtà espressa dalle liste degli affondamenti. Sta di fatto che in ogni riunione interalleata il maresciallo Kesselring portava il balsamo di un sorridente quanto ingiustificato ottimismo: le forze aeree ai suoi ordini avrebbero garantito il passaggio. Si diceva ironicamente che egli propinasse la cucaiua al Comando Supremo; ma l'azione della droga e ra fugace e la delusione dell'insuccesso era ogni volta più amara". Kesselring, in verità, insistette fino all'ultimo per consentire e stimolare la lotta in Tunisia. Era portato da un grande ottimismo a non considerare nella giusta prospettiva significato e scopo di quello scacchiere. Aveva convinto l'OKW e ne era stato a sua volta influenzato: tenere la testa di ponte ancora per parecchio tempo era possibile e di rinunciare al combattimento non si doveva neanche parlarne . Del resto, il 4 maggio in una riunione tenuta a Palazzo Venezia , alla qu ale partecipò anche il geo. Gause , convocata per illustrare l'andamento delle operazioni in Tunisia, sostenne di non giudicare ancora la situazione d isperata: " Occorre fare assegnamento sui piccoli mezzi. Se.fossero disponibili trecento motozattere, il problema dei rifornimenti sarebbe risolto" (6) . Attribuì la perdita d ella Tunisia alla sostanziale sottovalutazione da parte dell'Asse dell'importanza del teatro nordafricano, che non consentì di sfruttare a fondo le favorevo li occasioni di vittoria; all'insufficiente cura posta nell'organizzazione e nella protezione dei rifornimenti marittimi ed aerei, da cui derivò il progressivo arresto dell'alimentazione logistica; all'eccessiva condiscendenza nei confronti della Francia, che regalò l'intangibilità alla Tunisia sino all'ultimo momento. Ed infine chiamò in causa la questione del capo di S.M. Generale. Kesselring si era reso immediatamente conto del significato del "cambio della guardia". Ambrosio, infatti, annunciò senza perifrasi l'io-


562

I.E OPERAZlONl IN AFRICA SErl'ENTRIONALE

,

tenzione di pensare prima di tutto agli interessi italiani e lasciò trasparire il desiderio di non lasciarsi invischiare irrimediabilmente in Tunisia . Non poteva, tuttavia, prendere deliberazioni di tal rilevanza strategica senza l'autorizzazione di chi deteneva il controllo politico della guerra, cioè di Mussolini, e nemmeno senza una parvenza di beneplacito dell'alleato, ormai accusato di deleterio egoismo. Non per nie nte a fine marzo l'OKW fece sapere che, ultimato l'invio di alcune migliaia di complementi, del rimanente della Hermann Goering e della 999• B.f., non avrebbe mandato altre truppe. Inevitabilmente, perciò, tutta l'insistente opera di Kesselring per orientare la condotta strategica italiana nel senso voluto dall'OKW venne presto in con trasto con la fermissima volontà di Ambrosie di liberarsi dalla tutela tedesca diventata insopportabile. Von Rintelen, accortosene, cercò di avvicinare in qualche modo i due interlocutori, ma senza risultato d egno di rilievo (7). «Un'eccessiva arrendevolezza ed un'ostilità troppo evidente - commentò più tardi Kesselring - hanno provocato ugualmente i più gravi danni. La situazione diventò incollerabile dopo il ritiro del maresciallo Cavallero daJla carica di capo d i stato maggiore delle forze armate italiane e la sua sostituzione col comandante in capo dell'esercito, generale Ambrosio. Tale cambio ebbe per conseguenza un completo mutamento dei miei rapporti col comando italiano. Io avevo messo in guar-dia il Duce sulle conseguenze del ritiro di Cavallero e dell'incarico dato ad Ambrosio; ma poiché i miei ammonimenti no n erano stati ascoltati, chiesi di venir dispensato dal comando. In seguito alle calde preghiere del duce, il quale mi assicurava una "fiducia fraterna", rinunciai purtroppo a farmi sostituire. Avevo il sospetto che fin da allora, come oggi è stato accertato, si cominciasse a discutere nei circoli italiani le possibilità di un futuro distacco dell'Italia dalla Germania» (8). A parte, comunque, lo "scollamento" sempre più evidente ai massimi livelli, non bisogna dimenticare l'assai più grave mancanza d ' intesa fra i capi tedeschi in Tunisia: gli attriti, le incomprensioni e le rivalità tra Rommel e von Arnim per certo nocquero alla riuscita dell'offensiva dell'Asse in febbraio. Il risultato finale della campagna non sarebbe naturalmente cambiato, tuttavia, a detta degli stessi alleati, il contraccolpo sarebbe stato molto più pesante. Sul piano pratico, al logorio subito dalle forze corazzate a Kasserine si aggiunse quello analogo e più pesante ancora di Medenine. Kesselring manifestò un'aperta insoddisfazione: quest'ultima battaglia, a suo giudizio, "scoprì debolezze notevoli nel comando e nell'esecuzione". Si convinse che ormai bisognava adattarsi alla difensiva e che perciò non c'era più nulla da fare. Von Arnim, che inizialmente si era mostrato molto fiducioso, pur comprendendo le difficoltà insite in una situazione che poneva in primo piano l'assoluta necessità di tenere aperto il canale cli alimentazione con l'ancora lontano ACIT, ben presto, con il riscontro della povertà dei rinforzi e dei rifornimenti, risentì del-


CONSIDERAZtONI CONCLUSIVE

563

le drammatiche contingenze. Quando assunse il comando del gruppo d 'armate, la sua linea cli condotta apparve frequentemente indecisa, tendente all'impiego a spizzico delle pur limitate riserve, ed i provvedimenti adottati talvolta lo furono in ritardo e talaltra sembrarono poco consoni alle circostanze . Peraltro Messe e Sogno, concordemente , lo videro un vero soldato nell' animo e ne llo spirito. Rommel, nel 1944, dopo l'invasione della Normandia, annotò le sue impression i in retrospettiva. Anch'egli accusò il Comando Supremo ed in particolare l'OKW di aver perduto in Africa settentrionale un'occasione davvero eccezionale. Si pose due domande : una migliore ripartizione delle unità della Luftwaffe avrebbe consentito di raggiungere il dominio aereo sul Mediterraneo e di guadagnare la sicurezza dei rifornimenti a favore dell'ACIT? Una migliore ripartizione delle truppe della Wehrmacht avrebbe consentito cli recuperare d ivisioni corazzate e motorizzate a favo re della lotta in Nordafrica? Al primo interrogativo rispose affermativamente: attingendo alle forze aeree dislocate in Francia, Danimarca e Norvegia sarebbe stato possibile conseguire un'adeguata superiorità nel Mediterraneo e prendere Malta. Responsabile della mancata iniziativa fu la "nefasta influenza" di Goering . Anche al secondo quesito dette risposta affermativa. È vero che Halder aveva dich iarat0 nel 1941 che il Deutsches Afrikako1ps era stato inviato oltremare "a fondo perduto" dall'OKW, al solo scopo di protrarre il più a lungo µossiuile il c101lo della resistenza italiana, e che dopo tutto la Germania non avrebbe potuto rifornire più di due o tre divisioni, ma per Rommel simili obiezioni erano risibili . In realtà, secondo lui, "L'OKW e l'OKH tennero un contegno passivo che deve esser definito irresponsabile semplicemente'' . Poiché nel 1941 e nel 1942 non si attendeva un'invasione in grande stile in Francia o altrove, nulla impediva di trasportare in Africa alcune d ivisioni inattive sparse in Occidente ed anche in Germania. Con la conseguente maggior disponibilità cli truppe motorizzate si sarebbero p otuto ottenere "press'a poco" i seguenti risultati. Anzitutto, battere e distruggere 1'8> armata, il che avrebbe aperto la via oltre il canale di Suez, obbligato la Gran Bretagna ad una stasi di almeno un paio di mesi per trasportare altre truppe in Medio Oriente, e consentito quindi all'Asse di avanzare in Persia e nell 'Iraq, di occupare i pozzi petroliferi e di tagliare i russi fuori da Bassora. Subito dopo si sarebbe creata in Mesopotamia la base per un'offensiva in grande stile contro il fronte caucasico e , nel frattempo , un'azione della Finlandia avrebbe isolato Murrnansk, completando così l'interruzione dell'enorme flusso di rifornimenti americani all'URSS . Infine, l'ultimo obiettivo strategico: i pozzi petrolife ri di Baku. Tutto ciò avrebbe posto "le premesse strategiche per abbattere con colpi concentrici il colosso russo" (9) . Rommel ammise che tali sue vedute non in contrarono il favore dell'OKW, il quale le respinse anzi come del tutto fantasiose, ed in effetti è difficile considerarle senza un profondo scetticismo, pur sa-


564

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTEN'l'RlONALE

pendo che nel 1942, dopo la riconquista di Tobruk da parte dell'Asse, gli Alleati non nascosero serie apprensioni sulla sorte del Medio Oriente e sulla tenuta del fronte russo. Resta il fatto che il non aver rinforzato ed alimentato l'ACIT quando possibile e nel modo dovuto costituisce un errore strategico di prima grandezza. Circa la condotta delle operazioni da parte alleata assai poco è da dire, tenendo conto del divario di forze esistente fra le due parti in lotta. All'accuratezza organizzativa di Torch non pare sia corrisposto un adeguato sviluppo dell'invasione: una maggiore audacia ed una dilatazione degli sbarchi verso oriente avrebbe probabilmente consentito cli mettere in serie difficoltà la frettolosa e confusa creazione della testa d i ponte italo-tedesca . Anche sotto il profilo del comando le cose non andarono lisce. Forse le difficoltà con Darlan, De Gaulle e Giraud non erano esattamente configurabili a priori, tuttavia passarono ben quattro mesi prima che il controllo cli tutte le forze alleate venisse affidato veramente ad un comandante unico: Alexancler. Sul piatto alleato della bilancia pesò grandemente l'organizzazione logistica americana, un'organizzazione d i un pragmatismo e di una dovizia cli materiali per noi impensabili. •Immense quantità di provviste, di munizioni, di veicoli e cli materiali bellici d i rutti i tipi affluivano nei porti nordafricani - descrisse Cunningham - ed in un sol giorno, al principio di febbraio, vi furono ottanta navi mercantili, fra piene e vuote, nel porto di Algeri• (10). Le perdite, dal novembre a 1942 al marzo 1943, toccarono appena il 2,4% del totale in tonnellate di stazza lorda . Per converso - l'osservazione è del gen. Koeltz - quest'abbondanza di risorse influenzò la tattica sia degli americani sia degli inglesi. TI computo del fabbisogno era fatto con un criterio "da ricchi" e finché i livelli reputati occorrenti in ogni campo non fossero stati raggiunti l'azione non veniva intrapresa. Di conseguenza, poteva capitare che un'attesa troppo protratta facesse perdere l'occasione propizia e regalasse l'iniziativa all'avversario. Naturalmente per italiani e tedeschi la logistica era quella del povero ed in campo tattico diventava imperioso supplire alla massa con la concentrazione locale e temporanea di mezzi, la sorp resa e la rapidità d i movimento (11) . Il bollettino n. 1083 d iramato il 13 maggio dal comando Supremo an nunciava: "La l'armata italiana, cui è toccato l'onore de ll'ultima resistenza dell'Asse in terra d'Africa, ha cessato Slamane, per ordine del Duce, il combattimento. Sottoposta all'azione conçentrica ed ininterrotta d i tutte le forze anglo-americane terrestri ed aeree, esaurite le munizion i, priva ormai di ogni riforn imen to, essa aveva ancora ieri validamente sostenur.o con il solo valore delle sue fanterie, l'urto nemico. È così finita la ba ttaglia africana, durata, con tale alterne vicende, trentacinqu e mesi ( ... )...

Lo stesso giorno l'OKW fece un analogo annuncio, precisando che «le nostre truppe sono state sopraffatte a causa dell'assenza di rifor-


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

565

nimenti e non sotto gli assalti del nemico, che tante volte, in quello stesso teatro d'operazioni, aveva dovuto piegarsi davanti alla superiorità delle nostre armi». Giustamente, von Esebeck pose in risalto come per la prima ed unica volta l' OKW abbia confessato apertamente che, a dispetto di ogni promessa d'aiuto e di ogni ordine perentorio, alle truppe in Libia prima ed in Tunisia poi erano mancati i mezzi occorrenti per battersi in condizioni accettabili (12). Superare il canale d i Sicilia: ecco il problema. Nei primissimi giorni di dicembre accaddero due fatti che pesarono grandemente sulla cosiddetta 'terza battaglia dei convogli'. La prossimità di Bona, dove si era installata la Forza Q (contrammiraglio Harcourt), e di Malta offrì agli Alleati la possibilità cli utilizzare anche navi di superficie contro il traffico marittimo dell'Asse lungo le poco più cli venti miglia intercorrenti dalla Sicilia alla Tunisia. Nella notte sul 2 dicembre erano in mare quattro convogli italiani. Il convoglio B, composto cli tre piroscafi italiani e due tedeschi e quattro torpediniere di scorta, rinforzate dai tre cacciatorpediniere della squadriglia .Maestrale al termine della posa di uno sbarramento di mine, era partito da Napoli per i porti tunisini nel primo pomeriggio ciel 30 novembre. Il convoglio C, composto da tre mercantili e quattro torpediniere di scorta, era salpato da Napoli per Tripoli verso la mezzanotte del 30. Il convoglio G, limitato ad una cisterna con una scorta di un cacciatorpediniere ed una torpediniera, aveva lasciaco Palermo per Tuui:;i alle 9 del 1° dicembre . Il convoglio H, composto da tre mercantili italiani e d uno tedesco era partito eia Palermo per Biserta alle 10 del 1° dicembre con una scorta di tre cacciatorpediniere e torpediniere (13) . Alle 17.30 del 1° la Forza Q, informata dalla ricognizione aerea dei movimenti in atto nonché da un messaggio Enigma decifrato tempestivamente (14), uscì da Bona ad alta velocità. L'amm. Harcourt ritenne intercettabili i convogli H e G, o almeno uno dei due. Appena dopo mezzanotte il convoglio H gli apparve sullo schermo radar. Alle 0.37 partì la prima salve britannica. •Per il nemico fu una vera tragedia - scrisse l'amm. Cunningham -. Quattro navi di rifornimento o trasporti e tre cacciatorpediniere, attaccati a bruciapelo, furono affondati od incendiati. Fu un'orrenda scena di navi che saltavano in aria in preda alle fiamme fra nubi di vapore e di fumo; di uomini che si gettavano a mare mentre le loro navi affondavano; di automezzi in coperta che scivolavano e precipitavano in mare come le loro navi si capovolgevano. Non so quanti uomini il nemico abbia perduto, quanto carburante per mezzi di trasporto e rifornimenti militari; certo è che non una nave di quel convoglio sopravvisse» (15). In effetti affondarono i quattro piroscafi ed un cacciatorpediniere, mentre un cacciatorpediniere ed una torpediniera furono danneggiati. Nessuna perdita britannica . Il convoglio portava 1.766 militari, 698 tonn. di materiale bellico, 12 pezzi da 88 con relative dotazioni, 32 automezzi e 4 carri armati. Quanto al convoglio G, la petroliera era stata attaccata ed incendiata da aerei provenienti eia Malta.


I CAMPI MINATI POSTI NEL

._\.,. . . eampLminati i.ta.liani

"':'@

• brìtanmci - ~ Rolte dell' ~ &

~--

·'

•.r,:: .-. "" . . ,,..

.r ./' /",.

.!

TUN151A

~·

-

---

·_, " , _,

.... ...,....,-

~ -

~·~ - ;r· ..

~

~

~

f,i. .

..


Schizzo n. 90

CANALE DI SICILIA

I

//

I

,/'t>" /

/

/'

/

/

/

/

/

/

/

/

I

I

I

I

I

I

I

I

I

I

I

I

,I I

I

-

9----0===='=--··E:::=~1.......- .......


566

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

f

114 dicembre, inoltre, ebbe luogo il grande bombardamento di Napoli, di cu i si è parlato in precedenza, e che provocò seri danni alle navi alla fonda. Ne derivò il decentramento della flotta italiana : corazzate ed incrociatori alla Spezia e la 3• divisione alla Maddalena . Restò a sud, a Messina , soltanto 1'8" d ivisione che in gennaio finirà anch'essa per lasciare la zona e trasferirsi a Taranto. Di conseguenza, a prescindere dalla disponibilità di nafta, la squadra navale venne a trovarsi così lontana dal settore nevralgico del Mediterraneo da vedersi p reclusa ogni possibilità di tempestivo intervento . «Il trasferimento alla Spezia segnò dunque il ritiro dalla lotta di quelle corazzate che sino a quel momento, direttamente o indirettamente, erano state il fulcro italiano della guerra in Mediterraneo: le sorti dell'Italia dovevano fatalmente precipitare» (16) . Intanto, anche sotto l'insistenza tedesca, si era proseguito nella posa di vasti sbarramenti minati , sì che le rotte verso Biserta e Tunisi procedevano per buon tratto fra due barriere protettive (schizzo n. 90). Scorrerie inglesi come quella del 2 dicembre non erano più attuabili e nemmeno incursioni di sottomarini , però il nemico, non appena individuato il corridoio, ricorse agli incrociatori posam ine veloci: di notte questi si infilavano nel passaggio, ponevano nuove zone minate e rientravano alla base prima dell'alba. In totale, a partir da gennaio posero 19 campi minati con circa 2.000 rorpedini, la cui scoperta di solito avveniva a spese delle navi che vi incappavano. In sostanza, il corridoio venne via via a restringersi sino a determinare una strettoia di una quarantina cli miglia, larga appena un miglio e facilmente controllabile dall'aviazione nemica. Infatti il 67% delle perdite navali risulterà provocato dall'aviazione anglo -americana Cl 7). ,Stup ivo sempre - scrisse Cunningham - che i marinai italiani continuassero a far navigare le loro unità nonostan te i grandi pe ricoli che le circondavano. Queste navi erano soggette a<l anacchi di superficie, subacquei ed aerei per tutto il tempo della traversata dalla Sicilia e la loro pertinace res.istenza deve essere ricordata a ricolo di elogio, (18).

Inutile rammentare tutte le riunioni per definire una conveniente difesa dei convogli, specialmente contro l'insid ia sottomarina. In teoria, per conseguire soddisfacenti risultati occorrevano sette unità di scorta avanti al convoglio, più tante unità su ogni fianco quanti erano i piroscafi . Simile soluzione poteva essere accettata dal Comando in capo b ritannico del Mediterraneo ma non da Supermarina: le nostre possibilità non consentivano più cli due unità di scorta per convoglio, nell'intento cli re ndere almeno d ifficile l'attacco dei sommergibili in emersione od in immersione a breve d istanza (19). T ra l'altro la falcidie subita in mercantili induceva ad utilizzare qualunque mezzo ed ormai il grosso d elle navi eia carico non era in grado di superare i sette-otto nodi, una velocità che prolungava la permanenza in mare ed agevolava l' azione dei sommergibili i quali , anche se immersi, potevano spostarsi più o meno alla velocità del con-


CONSIDERAZIO NI CONCLUSIVE

567


568

LE OPERAZIONI IN AFRICA $ElTENTRIONALE

f

voglio (20). L'assillo di rifornire comunque la Tunisia spingeva a cercare una via d ' uscita. Kesselring in febbraio propose di inviare, anche con tempo cattivo, piroscafi veloci senza scorta oppure con sole siluranti di maggior tonnellaggi o. Riccardi rispose immediatamente facendo un quadro preciso delle motonavi e altri piroscafi veloci utilizzabili ed in approntamento e dichiarando l'impossibilità di accelerare tale programma. In merito alla convenienza di accettare il maltempo, precisò: •C. .. ) si deve far presente che condizioni minime di sicurezza impongono navigare nella zona del Canale di Sicilia soltan to con tempo maneggevole per non andare incomro a quasi sicura perdita. Tutta l'espe rienza fatta sinora conferma inderogabilità tale direttiva (. ..). Oggi condizioni tempo nel Canale di Sicilia pessime. Flottiglia motozatte re et motosiluranti tedesche partita da Marsala il g iorno 18 est comple tamente pe rduta; segnalate su costa fra Biserta e Tu nisi non meno 50 to rpedini alla deriva. Inviare navi in quella zona, prima di un miglioramento del tempo che consenta un minimo di vigilanza, sarebbe far correre a na vi p re ziose, con carico prezioso e con equipaggi sempre più rari, u n rischio asso lutamente inammissibile. Tutto ciò è stato ampiamente esposto al Comitato misto per la prmezione del traffico et fatto presente al generale Weninger, che ripeteva analoga richiesta• (21) .

La crisi scoppiò in pieno a fine marzo. Riccardi dovette ammettere che il trasporto truppe via mare era diventato eccessivamente pericoloso. Intendiamoci, non che quello dei materiali fosse ordinaria amministrazione, però l'apporto delle motozattere si stava rivelando di primissimo ordine, perché consentiva di far giungere con buona sicurezza ed in tempi relativamente ristretti materiali di primaria importanza ed urgenza, quali artiglierie e mezzi corazzati. Inizialmente erano state lasciate a disposizione dell'OBS, iJ che si tradusse in un sensibile vantaggio per il rifornimento delle truppe tedesche d 'oltremare, poi la perdita, verificatasi in febbraio, di ben 31 semoventi italiani indusse il Comando Supremo a rivedere la questione (22) e , in definitiva, a riprendere la gestione diretta della ventina cli motozattere italiane (23). Le difficoltà del momento e le pressanti richieste di Kesselring spinsero il Comando Supremo a concedere all'OBS l'uso cli 50 aerei eia trasporto italiani per un paio cli settimane, con effetti facilmente immaginabili. Messe telegrafò: ··Armata non può esse re lasciata totalmente senza trasporti a suo favore. Non entro in merito precedenze tra reparti italiani aut tedeschi. Occorre però che sia comunque assicurata sufficiente continua corrente affluenza a rmi fanteria et pezzi artiglieria già richiesti indispensabili ricostituzione efficienza bellica reparti

( ... ). (24).

Anche l'invio di carburante rappresentava un problema tutt'altro che facile , sorvolando sugli aspetti di carattere generale. L'ideale sarebbe stato di dar corso ad un trasporto esclusivamente con navi cisterne da scortare fortemente , ma a ciò si opponevano l'indisponibi-


CONSIDERAZIO NI CONCLUSIVE

569

lità di navi del genere, la carenza di scorta ed altri elementi di natura tecnica. Si aggiunga la mancanza quasi assoluta di carburante in Tunisia, che in determinati momenti costrinse a spedire benzina e nafta con precedenza sull'avviamento di altre aliquote di materiale già in programma sconvolgendo piani e predisposizioni. Un giudizio sull 'organizzazione dei rifornimenti dall'Italia in questo u ltimo periodo non è semplice perché ormai le difficoltà obiettive erano tali e tante da rendere disperata l'impresa. Per giu nta qualunque considerazione dovrebbe esser fatta sulla base di dati statistici incompleti e spesso perfino contraddittori. Ad ogni modo , il traffico marittimo con i porti libici dal novembre 1942 al gennaio 1943, compresi, vide perdite in tonnellate di stazza lorda pari a circa il 10% in novembre, il 42% in dicembre ed il 46% in gennaio. Quello con la Tunisia dal novembre 1942 al maggio 1943, invece, subì perdite dell'ordine ciel 2,5% in novembre, del 16% in diceinhre, del 14% in gennaio, del 20% in febbraio, del 16% in marzo, del 31% in aprile e del 72% in maggio. Complessivamente arrivò in Tunisia una media del 71 % del materiale spedito dall'Italia cioè 306.500 tono. su 433.169, dato peraltro poco significativo in quanto comprende automezzi, mezzi corazzati ed artiglierie . Di maggior apprezzamento il quantitativo di carburante sbarcato in Libia ed in Tunisia dalla battaglia di El Alamein in poi: 24.000 tonn . nette su 48 .000 in Libia e 94. 000 su 133.000 in Tunisia (25). In particolare, in Tunisia dal 1° dicembre 1942 al 31 maggio 1943 sbarcarono 157.000 uomini , 8 .500 auromezzi ed almeno 400 carri ed autoblindo (cifra stimata). Non si possono ignorare le amare accuse di Rommel circa l'insufficiente aiuto ricevuto nella primavera del 1942, allorché le perdite in navi mercantili si limitarono al 12,5%. Quanto poco gli sarebbe bastato per ottenere un successo tattico, almeno quello, tanto maggiore! E, per contro, quanto sarebbero stati utili in Sicilia quei rinforzi! È ovvio che re criminazioni ed accuse fra italiani e te deschi, sia pur in una certa fo rma, erano tutt'altro che infrequenti nei numerosi colloqui ad alto livello . I tedeschi, a partire da Kesselring, erano naturalmente convintissimi che tutti i torti fossero dalla nostra parte, e altresì che all 'incapacità non di rado si aggiungesse un poco di malafede. «Avevo l'impressione - scrisse più tardi Kesselring - che la guerra non venisse presa sul serio da molti italian i, i quali non sentivano abbastanza la loro responsabilità verso i soldati combattenti sul fronte . Ogni provvedimento veniva applicato con esitazione, e dove sarebbe stato necessario il maggior impegno da parte di tutti, si usavano me zze misure. Io ero convinto che si trattasse di un'insufficiente utilizzazione d el potenziale bellico» (26) . Chi andò oltre la misura fu Goering durante la sua visita a Roma i primi di marzo 1943. Cini, ministro delle Comunicazioni, reagì e non esitò a rimbeccare vivacemente il Reichsmarshall elencando puntigliosamente le promesse mai mantenute dai tedeschi in tema di forniture belliche . Non solo, ma non tollerò interruzioni da parte del suo sbalorditivo interlocutore, il quale tuttavia più tardi, in


570

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE"ITENTRIONALE

f

separata sede, dichiarò a Dollmann: "Ecco un uomo!' (27) . Lo stesso Cini, in una riunione tenuta da Mussolini un paio di giorni dopo, snocciolò una serie di cifre sconfortanti. In stretta sintesi, per i trasporti via mare rimanevano appena 600.000 tonnellate di navi mercantili di efficienza ridottissima; anzi, salvo poche eccezioni, erano le navi più lente. Inoltre il coefficiente di utilizzo era minimo per mancanza di scorta, possibilità di offesa avversaria, deficienza di attrezzature portuali, scarsità di banchine, magazzini, scali ferroviari, esigua capacità di scarico e carico delle maestranze, nonché irrazionale utilizzazione provocata da esigenze militari, per cui talvolta diventava indispensabile far partire le navi anche a carico incompleto. E dopo la lunga esposizione Cini concluse: •Questa situazione potrà migliorare attraverso una più razionale utilizzazione, ma non può sostanzialmente essere cambiata. Occorre guardarla nella sua realtà, occorre adeguare i programmi alle possibilità; ciò riguarda chi ha la responsabilità della guerra•. Al che, il responsabile della guerra ringraziò per, •la chiara ed esplicita esposizione che solo oggi, 10 marzo 1943, è rappresentata nella sua piena realtà a differenza delle cifre vaghe che fino a oggi erano state indicate•. L'accusa era palesemente rivolta a Cavallero. Al termine della riunione Mussolini consolò i presen ti affermando che sperare in un capovolgimento della situazione sarebbe stato un sogno, ma si trattava semplicemente "di galleggiare, dt durare". D'alrronde, secondo un appunto che conservava gelosamente, •nel giugno, massimo nel luglio 1941, noi avremmo dovuto rimanere senza una goccia cli carburante. Termine dopo il quale avremmo dovuto chiedere l'armistizio, viceversa abbiamo continuato a galleggiare. A rigore - continuò il responsabile della guerra - disponendo oggi di 600 .000 tonnellate [di naviglio mercantile], con una perdita di 100.000 al mese fra sei mesi rimarremmo con le sole barche da pesca . L'essenziale è dunque di proteggere ora il patrimonio che abbiamo, nell 'attesa cli proteggere poi quello che avremo; d'altra parte nessuno può affermare che le perdite saranno di 100.000 tonnellate/mese•. Ad una simile stupefacente tirata Cini replicò che la situazione del momento era già al margine delle possibilità, ma Mussolini non fece piega: •Siamo in una difficilissima situazione dal punto di vista del tonnellaggio. Dobbiamo proteggere quello che abbiamo e colmare il più possibile i vuoti: è sicuro che avremo un deficit, si tratta di andare avanti. Se si arrivasse a 60.000 tonnellate sarei, oggi 10 marzo, molto soddisfatto• (28). Ambrosio si rivolse a Kesselring. Gli scrisse che ormai per superare il Canale di Sicilia non si poteva contare che sulle motozattere e natanti di piccolo tonnellaggio e sui trasporti aerei. Senonché gli aviotrasporti italiani erano scesi ad un livello drammatico per le forti perdite subite recentemente (37 apparecchi S.82 distrutti su 60 disponibili) e le motozattere italiane erano numericamente insufficienti. Bisognava assolutamente che il tonnellaggio d isponibile sui mezzi K.T. fosse ripartito in misura uguale e che il concorso dei trasporti aerei


CONSIDERA ZIONI CONCI.USIVE

57]

tedeschi aumentasse da un quinto ad un quarto (29). A fine aprile le cose si complicarono ancora di più, se possibile. Sia per i bombardamenti aerei nemici, sia per difficoltà cli scarico da parte degli enti destinatari, la circolazione dei treni sulla rete meridionale e specialmente su qu ella siciliana si era fatta molto irregolare ed andava progressivamente peggiorando con minaccia di ingorghi e di pericolosi arresti. L'inoltro di treni oltre Palermo, per Trapani, era diventato impossibile a causa dei gravi danni arrecati alle stazioni di Palermo ed ai due ponti ferrovia ri sul fiume Oreto, ma soprattutto a causa della distruzione del deposito locomotive con annesse officine. Gran parte del personale ferroviario, terrorizzato per le perdite subite e sfiduciato per la mancanza cli ricoveri idonei, non si presentava al lavoro e l'arresto della circolazione aveva creato una giacenza di oltre mille carri merci fra Messina e Palermo, in buona percentuale carichi di derrate per la popolazione civile delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento, la quale da oltre due mesi non riusciva ad avere pasta, riso e zucchero. Bisognò, in definitiva, disporre lo spÒstamento del traffico aereo per la Tunisia sugli aeroporti della Sicilia orientale (30) . Ma i giorni del gruppo armate Tunisia erano contati . La terza battaglia dei convogli si concluse dopo sei mesi di durissima lotta. La R. Marina vi perse 12 cacciatorpediniere, 12 torpediniere, una corv etta, un'ottantina cli unità minori e 135 piroscafi . Vediamo adesso più da vicino le condizioni delle truppe italiane in Tunisia e , in particolar modo, quelle della Ja armata. Ripetiamo che un confronto con il nemico non si pone nemmeno. Come parlare di ordinamenti quando non soltanto la nostra divisione di fanteria tipo AS 42 era poca cosa in sé (la sua struttura era stata determinata da esigenze tattiche d ifensive e da limitazioni concrete in ogni settore), ma nessuna delle nostre grandi unità riuscì mai a raggiungere il pieno livello organico? Tutte indistintamente le divisioni, italiane e tedesche, si batterono sempre come complessi di forze eterogenei, mescolando battaglioni esperti con battaglioni di marcia o di complementi, reparti logori con reparti appena sbarcati . Esiste indubbiamente una differenza tra il rendimento delle truppe italiane del!' ACIT, che operarono del deserto libico , e quelle della P armata, che agirono sulle colline tunisine . Le prime subirono l'intero peso di un'inferiorità materiale non superabile. Un osservatore competente espresse questo giudizio: •Per quanto riguarda i nostri alleati italiani, non sono d 'accordo con coloro che parlano sprezzantemente del soldato italiano, senza soffermarsi a considerare le sfavorevoli condizioni in cui questi combatteva. L'armamento dell' esercito italiano era di gran lunga al cli sotto delle esigenze moderne; i carri erano troppo leggeri e non offrivano alcun affidamento dal punto di vista meccanico . Gran parte dei cannoni italiani aveva una gittata non superiore agli otto chilometri, mentre quella delle batterie bri-


572

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

tanniche andava dagli 8 ai 24 chilometri. Le trasmissioni italiane e rano assolutamente inadatte alla guerra motorizzata e non potevano fun zionare in movimento. Le razioni viveri erano insufficienti , non esistevano cucine da campo e si riscontravano serie differenze fra ufficiali e soldati. L'addestramento e l'efficienza dei giovani ufficiali e rano ad un livello molto basso e non c'era uno stretto contatto fra essi ed i loro uomini. I comandanti di grado più elevato e gli ufficiali di Stato Maggiore erano abbastanza ben preparati e dimostrarono buona capacità . Durante la campagna nordafricana le truppe italiane fornirono molte prove di fervore e cli coraggio (. . .), ma, per quanto potessero essere condotte ad avanzare con grande slancio, mancavano del sangue freddo e della calma necessari in situazione critiche, (31) . Invece in Tunisia per la prima volta, sia pure non subito e non sempre, le truppe italiane si trovarono a combattere in un ambiente naturale rotto, dove gli appigli del terreno potevano compensare le tante deficienze, dove il carro armato finalmente trovava vita difficile . È vero che il grado cli preparazione dei complementi si dimostrava normalmente assai limitato, in specie per quanto riguardava l'armamento di reparto (mitragliatrici, mortai e cannoni controcarri), tuttavia quando si verificò un minimo di accettabilità nel rapporto difesaampiezza di settore il nemico non passò; vedansi la linea di Mareth e quella cli Enfidaville, nonostante il predominio aereo degli Alleati . A prescindere dalla schiacciante superiurilà ue1nica, a quanto pare l'organizzazione dell'aerocooperazione dell'Asse in Tunisia lasciò molto a desiderare . Benché la lunga esperienza fatta sul teatro d'operazioni africano dovesse consentire , almeno in teoria, una soddisfacente soluzione, ciò non si verificò. Molto derivò dalla laboriosa gestazione di un comando unico nello scacchiere tunisino; molto anche dalla preminenza acquisita sin dall'inizio dai tedeschi. La povertà de llo strumento, poi, ebbe un peso tutt'altro che trascurabile . Sull'argomento Messe si espresse in termini negativi: «L'apporto dato dall'aviazione alle operazioni in Tunisia fu assolutamente insufficiente fin dall 'inizio e si andò gradatamente esaurendo fino a divenire praticamente nullo . A questo risultato negativo concorreva l'insufficienza quantitativa cli apparecch i e l'organizzazione difettosa d ell'Arma aerea. Questa infatti aveva voluto conservare autonomia rispetto al Comando delle forze terrestri, col quale trattava su un piano di collaborazione anziché di dipendenza; per quanto la collaborazione fosse in generale spontanea e generosa, il risultato tut.tavia non poteva essere quale si sarebbe potuto raggiungere con l'altro sistema. Per di più le due aviazioni, italiana e tedesca, lavoravano pure in regime di autonomia, perdendo così ancora di rendimento complessivo . Si aggiunga che, almeno inizialmente, il comandante italiano , generale cli squadra aerea, era di rango notevolmente superiore al Fliegerfuhrer tedesco, maggior generale appena promosso, mentre in realtà l'aviazione era sostanzialmente maneggiata dai tedeschi, perché questi avevano grandissima prevalenza non soltanto nel numero, ma


CONSll)ERAZIO NI CONCLUSIVE

573

anche e soprattutto nel complesso dell'organizzazione a terra (. .. ). È quindi naturale che il Comando gruppo d'armate si rivolgesse per ogni richiesta d'azione aerea al Fliegerjuhrer, il quale poi si "accordava" col comandante italiano per un concorso che d 'altronde non era essenziale . ..(. ..) Mancò quasi totalmente, tranne poche eccezioni, una efficace azione aerea offensiva strettamente aderente alla situazione terrestre ed una adeguata difesa da parte dei caccia. Azioni cli bombardamento notturno, che dalle basi siciliane venivano compiute talvolta, per ordine d i Comandi aerei dislocati in Italia, su obiettivi interessanti l'armata, non venivano neppure sempre segnalate al nostro Comando. Risulta, d 'altronde, che tali azioni erano generalmente compiute da un numero esiguo di apparecchi che, raggiunto l'obiettivo, scaricavano senz'altro il loro carico di bombe, riprendendo immediatamente la via del ritorno (. .. )» (32) . Nonostante la situazione di fatto è doveroso riconoscere l'intensa opera di Messe e dei suoi principali collaboratori, i generali Orlando e Berardi, mirante a ridare fisionomia e spirito alle divisioni italiane al termine della lunghissima e sfibrante ritirata. I risultati furono di franca soddisfazione. Rilevata con piacere la buona risposta delle unità in generale al fuoco, esplicitamente notata, più che ammessa, anche dall'avversario, sarà utile ritornare ::;ulle 11umc:::ruse carenze. Ancora il problema quadri : inadeguatezza professionale e scarsa attitudine al comando di troppi ufficiali di complemento, spesso derivanti dall'insufficiente grado di preparazione specifica , furono le pecche di fondo riscontrate anche in Tunisia , senza che fosse possibile porvi riparo in logo. È ovvio che gli interessati si sentissero mortificati cli una situazione della quale non erano responsabili, ma è anche naturale che in definitiva a soffrire cli più fosse il reparto. Comunque, qualcosa venne fatto, almeno per sopperire alle lacune pratiche più vistose . Ad accentuare siffatta situazione di disagio contribuiva il confronto con le unità tedesche, dove i quadri presentavano un rendimento medio elevato, erano padroni del mestiere ed apparivano allenati all'esercizio delle responsabilità grazie ad una migliore selezione e ad una superiore tecnica addestrativa, oltre innegabilmente a peculiari caratteristiche di razza. Anche per gli americani si presentò, sin dalle prime battute, il problema di un livello addestrativo dei soldati ciel 2° corpo d'armata rivelatosi insoddisfacente, pur tenendo nel giusto conto i fattori che potevano avere influito sull'efficienza delle unità in battaglia. Essi fecero tesoro d ell'esperienza, compresero che la questione andava oltre il 2° corpo e l'affrontarono con una crudezza ed una concretezza esemplari. Il gen. Clark narrò che, recatosi all'ospedale di Orano a trovare il gen. McNair, venuto da Washington in visita al fronte tunisino e rimasto ferito durante un'ispezione, lo trovò estremamente seccato perché "i soldati americani non si battono" (33). Si proponeva, al suo rientro


574

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

nella capitale, dove sovraintendeva all'addestramento delle forze terrestri, di rivede re severamente l'organizzazione addestrativa e la disciplina di combattimento. Lo stesso Clark, che il 4 gennaio 1943 aveva assunto il comando della costituenda 5" armata in Marocco, concordò pienamente e parlò delle analoghe misure da lui prese riguardo: «Ero stato duro, come so esserlo io, nelle punizioni per le mancanze commesse sul territorio della 5" armata ed avevo ripetutamente insistito perché si agisse con la massima severità d isciplinare sia nei riguardi degli ufficiali sia nei riguardi della truppa, particolarmente nei riguardi dei primi, ritenendo che i militari di truppa dovevano essere anche troppo desiderosi di apprendere le norme tattiche e disciplinari imparti te sui campi di addestramento, perché in combattimento le loro vite sarebbero dipese dal modo come avrebbero imparato la lezione• (34) . Quanto al vero e proprio governo del personale da parte italiana, esso lasciò fortemente a desiderare per inspiegabili ed inconcepibili superficialità ed insensibilità. Limitiamoci a due punti. Con il rimpatrio dei Comandi territoriali della Libia e di o rgani di vario tipo tornarono in Italia anche elementi da poco tempo in Africa, provocando commenti di fuoco da parte di chi combatteva nel deserto perfino da oltre d iciotto mesi. Né il ministero della Guerra seppe portare l'attenzione sull'argomento , né i Comandi della Libia seppero intervenire subito per evitare l'iniquità. Eppure la questione del rimpatri costituiva eia tempo uno dei problemi più angosciosi! Altro punto. Nell'esercito tedesco, si n dai primi anni di guerra, invalse l'uso di promuovere l'ufficiale che per qualche mese avesse ben comandato al fronte un reparto di livello superiore. Nel novembre 1942 Hitler impresse un più spiccato risalto al provvedimento, stabilendo vantaggi di carriera di vario tipo per gli ufficiali (in servizio permanente o di complemento) che avessero dimostrato chiare attitudini al comando e guidato alla vittoria il proprio reparto. Naturalmente, vantaggi da concedere sul tamburo o quasi. Non solo, ma gli ufficiali di straordinario valore personale e di provata capacità, che dessero affidamento di riuscita in incarichi comportanti responsabilità di comando contro il nemico, dovevano essere individuati e promossi "senza riguardo all'anzianità di servizio ed all'età", in base al criterio che "un avanzamento uniforme di tutti è in contraddizione con il principio di capacità e di comando". Ecl il ca po ufficio personale dell'OKH spiegò la volontà di riconoscere il merito degli ufficiali combattenti: "Questi ufj'Ìcìali sono i più vicini alla morte ed a questi deve essere data in primo luogo la possibilità di godere di tale avanzamento". Siffatta prassi era descritta in un appunto richiesto da Cavallero nel gennaio 1943. Per citare qualche esempio di provvedimento: gli ufficiali da sottotenente a colonnello, ogni qualvolta insigniti di una decorazione al valore o citati nel bollettino di guerra, potevano ricevere, su p roposta dei superiori, l'avanzamento di un anno cli an zianità;


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

575

maggiori facenti funzione di comandanti di reggimento e colonnelli facenti funzione di comandanti di divisione, dopo due mesi di effettivo comando in operazioni, venivano promossi di un grado e nominati comandanti titolari dell'unità; ufficiali comandanti di reparto di livello superiore al grado da essi rivestito dopo sei mesi di linea od un anno al fronte senza attività operativa venivano promossi. Inoltre Hitler si riservava di scegliere personalmente fra i generali cli rango superiore al divisionario quelli idonei a ricoprire altissimi posti di comando. Anche nell'esercito italiano esistevano disposizioni simili: promozione e avanzamento per merito di guerra, trasferimento nel servizio permanente per merito di guerra; ma erano di solito concessi con molta cautela e, comunque, richiedevano un iter burocratico lungo e complesso. Cavallero, che come si è detto aveva manifestato interesse per l'argomento, commentò: "Per noi sarebbe un pò forte. Abbiamo certe leggi e si teme di andare al Senato e sentire parere contrario. Solo ieri parlavo della nomina di un generale e mi hanno risposto che la Finanza [il ministero delle Finanze] può.fare difficoltà. Con questo concetto si conclude niente e si perde tempo" (35) . Le ragioni addotte da Cavallero non persuadono, anche perché qualcosa di molto simile, nella sostanza, si era avuto da noi durante la prima guerra mondiale . Naturalmente sarebbe stato indispensabile evitare un'applù.:azione alla leggera o poco oculata dei criteri tedeschi. Oppure, pur rimanendo nell'ambito delle leggi viggenti, che le misure fossero almeno tempestive . Il premio, come la punizione, deve essere pronto. Astraendo, ad ogni modo, dal premio, restava l'assoluto mancato riconoscimento dell'onere assegnato a chi veniva nominato comandante titolare di un reparto pur non rivestendo il grado corrispondente. Mentre negli eserciti anglosassoni esisteva la promozione temporanea per chi fosse preposto ad un incarico di ordine superiore, seguendo il sano principio 'onori ed oneri', da noi i moltissimi tenenti titolari di una compagnia ed i molti capitani titolari di un battaglione, non soltanto rimanevano tali ma la loro maggiore responsabilità era tenuta in non cale. In base alla legge di avanzamento del 9 maggio 1940, uno dei requisiti formali per la promozione consisteva nell'aver compiuto un determinato periodo minimo d i comando nel grado rivestito. Poteva perciò accadere, ed è accaduto, che un capitano comandasse come titolare un battaglione per dieci mesi in una serie di combattimenti, guadagnandosi per il suo comportamento due o tre ricompense al valore italiane e tedesche e per ultimo la promozione per merito cli guerra. Ebbene, rientrato dalla prigionia come capitano e ricevuti i gradi da maggiore, per la successiva promozione a colonnello doveva compiere, ormai in tempo cli pace, l'intero periodo minimo d i comando di battaglione perché quello esercitato così brillantemente io guerra non contava sul piano amministrativo essendo stato fatto da capitano! Accanto ad una proce-


576

I,E OPERAZIONI I N Al'RICA SETTENTRIO N ALE

dura che è difficile non chiamare gretta, esisteva poi la grave ingiustizia. Messe si sentì in obbligo cli segnalare ripetutamente il caso di generali cli brigata, comandanti cli una divisione in Libia ed in Tunisia, quindi da molti mesi, scavalcati nell'avanzamento a scelta da colleghi residenti in Italia e ricoprenti un normale incarico da brigadiere, non di comando. Si aggiunga che a tutto marzo 1943 il comandante della l3 armata ed il comandante ciel XXX corpo non avevano ancora la facoltà di concedere le ricompense al valore "sul campo", facoltà che - potenza della burocrazia - in Libia era stata riconosciuta a Bastico (dopo molte insistenze). Per fin ire b isogna segnalare un dettaglio umile ma molto significativo : la scarsissima p reoccupazione per il regolare rifornimento di taluni oggetti di uso personale e corrente, quali bottoni, filo , aghi, rasoi, buste e carta da lettere, cartoline, matite, distintivi di grado per sottufficiali e graduati, fregi e mostrine, ecc .. Come stupirsi se il soldato si sentiva trascurato? Non per niente Messe - che si ricordava anche della campagna cli Grecia e di quella di Russia - nella sua relazione parlò d i "miserevole governo del personale". E si è arrivati a parlare dei rapporti con i tedeschi, nonché a raccontare i commenti di nuovi protagonisti. «Come ben sa chiunque abbia vissuto e combattuto per lungo tempo con i tedeschi - è ancora

Messe che parla , ma Sogno concordava in pieno - l'armonia procedeva in ordine decrescente dalle linee di combattimento alle retrovie , sfumando da un'ammirevole cameratismo ad uno stato di tensione e talvolta di vera ostilità, determinato quest'ultimo dalle incorreggibili caratteristiche teutoniche della mancanza di tatto, della boria, della p repotenza . Così è che i rapporti ciel Comando d'annata con gli elementi alleati assumeranno valore sostanzialmente diverso procedendo dal fronte verso le retrovie•. Nulla di nuovo. Sembra tuttavia che in Tunisia le relazioni ad alto livello siano state fortemente influenzate in senso negativo dalla persona del capo di S.M. del gruppo d'armate, dip into come «imbevuto di invincibile disprezzo per tutto quanto fosse italiano, affetto da presunzione di infallibilità e quind i caparbio nelle determinazioni prese anche contro ogni evidenza di errore•. Inevitabile il risentimento italiano, tanto più vivace quanto più plateale era stato il fatto o rigine del dissidio . Ci limiteremo a due episodi che suscitarono una particolare impennata di Messe . In aprile von Arnim aveva espresso una certa preoccupazione per possibili sbarchi alleati su l tergo delle due armate. Il nemico non dimostrò, invero, speciale aggressività . Si limitò ad un'unica debole puntata con tre mezzi navali leggeri entrati nella rada cli Sidi Daoud, sulla costa settentrionale della penisola di Capo Bon, il 28 aprile. L'avvenimento fu comunque più che sufficiente per una polemica, in quanto il gruppo d'armate sostenne non aver l'incursione provocato alcuna reazione degli elementi italiani e tedeschi in posto, i qu ali


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVI!

577

avevano "sgombrato la zona costiera senza nessuna resistenza", e l'arrivo degli elementi mobili italiani essersi verificato solo dopo l'indisturbato ritiro dei mezzi navali nemici. «Poiché, secondo le esperienze di combattimento fatte - scrisse von Arnim - , il nemico è stato proprio provocato a sbarcare, prego di volermi comunicare che cosa pensa di fare la l' armata per evitare uno sbarco, e anche quali provvedimenti sono stati presi contro il presidio che se ne è andato dal porto senza combattere. Contro il gruppo tedesco colà dislocato per il salvataggio dei naufraghi [?] si procederà da parte ciel Comando gruppo d'armate• (36) . L'inchiesta condotta dal gen. Sogno mise in luce esattamente il contrario, ma è da ritenere che la saldezza germanica della convinzione sia rimasta poco scalfita (37). Il secondo episodio fu più aspro. Il bollettino del gruppo d'armate del 30 aprile affermò : •Presso la divisione von J\,lanteuffe l il nemico è riuscito a sfondare la nostra linea di sicurezza sul Kef en Nsou r e s ul Kef Touro, senza che i due reggimenti bersaglieri ivi impiegati - secondo notizie finora perve nute - avessero opposto una resistenza considerevole• (38).

Il successivo bollettino d iramato dal gruppo d'armate alle 19 del 1° maggio riferì: -La situazione lu ngo la fascia costiera non è ancora chiara a causa del mancato rendimento dei reggimenti bersaglieri ivi impiegaci(. ..). (39).

La cosa bruciava ed il generale Mattioli si precipitò sul posro per parlare sia con il comandante tedesco del settore, sia con i due comandanti italiani . Ebbe così ad appurare che il 26 aprile il 5° bersaglieri contava appena 500 uomini, ripartiti in due piccoli battaglion i (cinque compagnie complessivamente), ed il 10° aveva raccolto i residui 800 uomini in un battaglione di formazione . Ogni reggimento teneva, con una serie di capisaldi cli compagnia, un fronte di o ltre sette chilometri in terreno coperto da fitta boscaglia, in cui grosse infiltrazioni britanniche avevano avuto buon giuoco dati gli ampi intervalli esistenti fra le strutture statiche. Mattioli osservò al comandante tedesco che soltanto sue segnalazioni potevano costituire la fonte delle notizie contenute nel bollettino del gruppo d'armate e questi rispose cbe «due suoi ufficiali (cli cui uno di collegamento con un battaglione) gli avevano riferito che alcuni elementi dei nostri bersaglieri non avevano opposto la dovuta resistenza, ma che per questo non intendeva affatto estendere tale apprezzamento a tutti i nostri reparti•, aggiungendo anzi di aver molto stimato il comportamento dei bersaglieri proprio qualche giorno prima (40) . Messe, che proseguì l'indagine, si rivolse in termini veementi a von Arnim (41) . Ma era questione di mentalità e di sistema. Anche Marras indicava da Berlino il sottile significato di vari bollettini clell'OKW: nei settori del fronte tenuti dagli italiani la situazione


578

LE OPERAZIONI IN AFRICA Slffl'ENTRIONALll

veniva ristabilita in toto od in parte ad opera esclusiva delle truppe tedesche. Ad esempio, secondo il bollettino del 22 marzo: " ... nella Tunisia meridionale ed in quella centrale notevoli forze inglesi ed americane attaccano le posizioni italiane ...". Quello del 23 precisava: " ... nella Tunisia meridionale ed in quella centrale proseguono gli accaniti combattimenti . Contrattacchi di truppe tedesche hanno respinto in alcuni punti il nemico" (42). Così è facile immaginare i commenti della stampa germanica circa la caduta della Tunisia. Si trattava di spiegare all'opin ione pubblica la rapida flessione di una difesa incautamente presentata come capace d i lu nga durata; quindi da un lato venne dato largo risalto al valore del soldato tedesco che aveva ceduto soltanto allo strapotere degli Alleati, dall'altro apparvero pochi cenni sulla presenza e sulla resi stenza delle truppe italiane, non senza qualche insinuazione tendente ad attribuire ad esse la causa principale del crollo subitaneo (43) . La perdita dell'ultimo lembo di terra africana destò tra gli Alleati dell'Asse molto sconcerto. L'addetto militare italiano in Bu lgaria segnalò la "profonda impressione' e "l'accresciuto pessimismo" suscitati dall 'evento in tutti gli ambienti, giacché l'ultimo colloquio MussoliniHitler e la conseguente propaganda avevano generato la persuasione di una vittoria anglo-americana "molto problematica", almeno in brevi termini cli tempo. Ma soprattutto "ora l'attenzione di tutti è rivolta sull'Italia, della cui capacità di resistenza la maggioranza du bita", ritenendo assai probabile un tentativo di sbarco nemico in Sardegna "che, riuscendo, potrebbe avere incalcolabili ripercussioni di indole morale e materiale sul popolo italiano". D'altronde, anche l'atteggiamento di militari e civili tedeschi in Bulgaria per motivi di servizio allarmava: essi manifestavano quasi apertamente la loro depressione ed il loro scoraggiamento e formulavano oscure previsioni circa l'esito della guerra (44). A Berlino ufficialmente si taceva, però il V6lkischer Beobachter si premurò di spiegare che per la Germania il fronte per eccellenza era quello orientale , dove essa combatteva per l'esistenza del Reich contro le energie infernali del bolscevismo; che l'Africa erà sempre stata un teatro secondario in quanto essa non doveva diventare - e difatti non lo era diventato - un secondo fronte; che adesso gli anglo americani, i quali dovevano prepararsi a condurre azioni contro il continente eu ropeo, avrebbero compreso quel che significava dover tenere una testa di ponte o ltremare (45). Parole. La realtà era veramente angosciosa. In Italia si profilava la prospettiva cli un'invasione nella consapevolezza di una assoluta inadeguatezza nel cielo, sul mare e per terra. Le illusioni erano cadute per quasi tutti. La produzione industriale procedeva a singhiozzo e dipendeva dagli invii dalla Germania per determinate materie prime, il morale della popolazione era bassissimo, lo spirito delle truppe sfiduciato ed apatico. Gli scioperi di marzo a Torino e d a Milano,


CONSIDERAZIONI CONCLUSI VE

579

proclamati per ragioni economiche , in effetti avevano finalità politiche e "i/fatto notevole - scrisse Senise, capo della polizia - è che agli scioperi tutti partecipano, fascisti e non fascisti .." ( 46). Lo stesso Farinacci scrisse a Mussolini: .(...) Il Pa rtito è assente e im potente. Ora avviene l' inverosimile. Dovunque, nei tram, ne i caffè, nei cinematografi, nei tre ni si critica, si inveisce contro il regime e si denigra non più questo o que l gerarca ma il Duce. E .la cosa gravissima è che nessu no più insorge. Anche le questure rimangono assemi, come se l'opera loro fosse quasi inutile (..). C47) .

E sul piano militare c'era di peggio. Anche von Rintelen se n'era accorto: "Alle FF.AA. italiane era stata spezzata la spina dorsale.

L'esercito agonizzava" (48).


580

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEr rENTHIONALE

NOTE AL CAPITOLO

IX

(1) Giorgio Rochat, Lo sforz-o bellico 1940-1943, in Italia contemporanea, settembre 1985, n. 160. (2) V. Sogno, op. citata, p . 217. Si ricorda che il 7 luglio 1942 Cavallero aveva ordinato al gen. Gandin la "trasformazione della esigenza C 3 in esigenza C 4". (3) Ibidem, p. 219. (4) Francesco Rossi, Come arrivammo all'armistizio, Garzanti, Milano 1946, p . 12. Le armi ernno state tolte alla D.f. Aosta, la cui fanteria rimase perciò alcune setcimane senza altro armamento che il fucile. (5) Per la situazione in Sicilia si rimanda a Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia ed in Calabria, USSME, Roma 1983. (6) USSME, Verbali cit. , voi. IV, p. 370. (7) E. von Rintelen, op. citata, p. 183. (8) A. Kesselri ng, op. citata, p. 165. (9) B. Liddell Hart, The Rommel Papers cic. , ultimo capitolo. (10) A . Cunningham, op. citata, p . 387. A tiw lo di esempio dell'efficienza e del le possibilità americane possiamo accennare ad un' improvvisa emergenza verificatasi nel febbraio 1943. Il calcolo del fabbisogno per migliorare la regolarità dei rifornimenti e de i traspo rti fece ritenere necessario un rinforzo di 5.400 autocarri. Eisenhower parlò della questione al gen. Somervell, giunto in visita ad Algeri. .. Egli disse - raccontò Eisenhowe r - che lo poteva far caricare nei porti americani in tre giorni, pu rché il ministero della Marina potesse fornire la scort:1. Inviai la richiesta all' amm. King, allora a Casablanca, ed in poche ore ebbi da lui come risposta un semplice "sì". Gli au to carri cominciarono ad arrivare in Africa dopo meno di tre settima ne da l giorno in cu i aveva fatto la predetta richiesta• (D. Eisenhower, op. citata, p. 194). (1 I ) L. Koeltz. op. citata. p . 386. (J 2) E. von Rintelen, op. citata, p. 223. (13) Giuseppe Fioravanzo, La difesa del traffico con l'Africa settentrionale, voi. VIII, Roma 1964, p. 149. (14) F.I-I. I-Iinsley, op. citc1ta, p . 494. 05) A. Cunningham, op. citata, p . 378. 06) M.A. Bragadin, op. citata, p. 242. (17) Gli aerosiluranti inglesi di base a Malta operavano di notte , usando i Wellington muniti della speciale appa recchiatura ASV per trovare gli obiettivi già indicati dalla ricognizione diurna. I bombardieri a mericani di base a Costantina cercavano di giorno gli obiettivi avvistati in precedenza dalla ricognizione nottu rna della Royal Air Force. (18) A. Cunningham, op. citata, p. 394. (19) G. Fioravanzo, op. citata, p. 172. (20) Ibidem, p . 173. La ridotta velocità faceva sì che raramente un viaggio eia Palermo o da Trnpani venisse compiuro in meno di ventiqua ttr'ore. In caso di maltempo si andava be n oltre. (21) G. Fioravanzo, op. citata, p. 175. (22) Tutti i semoventi da 75/ 18 del 559°/ 131° artiglieria Centauro erano stati caricali sul piroscafo XXI Aprile, affondato il 17 febbraio. Sul perché un carico così prezioso non fosse stato ripartito su più navi Ambrosio chiese spiegazioni. La Direzione Superiore Trasporti illustrò le di fficoltà, i disgu idi, i contrattempi per cui le circostanze e l'urgenza della spedizione avevano consiglia to di correre un maggior rischio , e concluse: "Qualora infatti il piroscafo XXI Aprile avesse potuto raggiungere il porto di destinazlone, ben apprezzabili sarebbero stati i vantaggi che l'arrivo al completo ed in ejjic'ienza di un gruppo, particolarmente mobile, avrebbe arrecato sul campo di battaglia" (DSCS, f.1/3843/D data 2.3.1943 della Di rezione Superiore Trasporti). (23) A fine marzo la Direzione Superiore Trasporti utilizzava 22 motozattere icalia ne contro la disponibilità di 60 motozatte re, 21 motoscafi da 5 tonn. di porcara e 4 trasporti K.T. da 500 tonn. di portata eia parte dell'OBS. (24) DS Comando l'armata, tele 2819/ Serv. data 14.4.1943, ore 10.05 . (25) Elementi tra tti da USSMM, Dati statistici, Roma 1950. In tema di perdite oc-


CONSIDERAZIONI CONCI,US IVE

581

corre pe raltro accennare a q uelle dovute, almeno in parte, a pecche orga nizzative. li 31 marzo 1943 (do po tre anni di guerra) la Direzione Supe riore Trasporti prese spunto <la un incendio sviluppa tosi a Napo li a bordo della mot0nave Caterina Costa, contenence carburante in fusti e mun izioni. La nave saltò in aria a tre ore da ll'inizio dell'incendio, arrecando gravi danni agli impianti portuali, all 'abitai.O e ad altri natanti attraccati nelle vicina nze. A p rescind ere dal.la opporrnnità di non imbarca re sulla stessa nave ca rburante ed esplosivi, pur se impellenti esigenze di ordine operativo potevano suggerire di derogare da tale elememare norma di sicurezza, la Direzione Superiore Trasporti rilevò la trascuratezza di non allontanare dall e banc hine i piroscafi ca richi di esplosivi. (26) A. Kesselring, op. citata, p. 98. (27) E. Dollmann, Roma nazista, cit., p . 133. (28) USSME, VerbaH Cii.. , voi. IV, p p. 325-338. Il verbale naturalme nte tace in proposito, ma secondo il gen. F. Rossi, presente alla riunione, Ci ni, sullo slancio delle amare ver ità, concluse che la gravissima SiLUazione imponeva d i riesaminare, ,il.la luce delle pratiche possibilità, la situazione italia na in seno all 'alleanza con la Ge rm ania. Mussolini troncò immediatamente l'esplicito invito con un "Ciò equivan-ebbe a sganciarsi dalla Germania ed a finire separatamente la guerra, e questo non sarà mai" (F. Rossi, op. citata, p. 84). (29) DSCS, lettera in data 18.4.1943. (30) DSCS, f.1/9442/D daca 27.4.1943 de lla Direzione Superiore Trasporti. (31) Friedrich von Me llenthin, Panzer Battles, Casse!, Lo ndon 1955, pp . 178-179. (32) G. Messe, relazionecit. , pp. 315-316. (33) Sembra utile cogliere l'occ,1sione pe r una messa a punto. Una frase tipo que lla proferita da l gen . McNair pot.rebbe essere rip resa con ind ignazione da determinati setto ri dell'opinione pubblica, pe r sti gmatizza re il com portamento immorale di un comandante pronl:O a ge ttare fango sull'umile soldato ne l tentativo di cop rire la propri,1 inetti tudine, ecc. Per chiunque sia de l mestie re, una critica del genere è priva di senso comune. La frase incriminata, infatti, si legge così: i soldati non si battono, quindi sono gu idati male; gli ufficiali non sanno ponare al fuoco i soldati, q uindi sono imp repara ti; quando soldati ed ufficiali non sono addestrati la colpa va addebitata "al sistema". Molto semplice. Naturalmente, sia ben chiaro, u n conto è un com mento di se rvizio o comunque non coram populo, ed altro è una vera e p ropria accusa in un bollettino. Ma s i tratta di forma, non d i sostanza . (34) M. Clark, op. citata, p. 168. (35) Diario Cavallero, data J6. l.19H. (36) DSCS, f 1967/43/Segr.Ris.Pers. data 29.4.1943 dell'OBS. (37) In realtà, l'unica mi tragliatrice italia na cui era no giun ti a portata di Uro i mezzi legge ri nemici aveva aperto il fuoco e subito, mentre i tedesc hi sul posw, per quanto dotati di cinque mitragliatrici, si e rano allontanati. I rinforzi era no sopraggiunci appena possibile, compatibilmente con la distanz.i <la superare . (38) DSCS, f.2471/4679 Segr. data 1.5.1943 del gruppo d'armate (39) DSCS, te le 6738 Segr. data 1.5.1943 de l gruppo d'armate. (40) DSCS, tele 2056 data 4.5. 1943, ore I, di Cole tun. (4 1) DS Comando l'anna ta, f.3976/0p . data 5.5.1943 - a llegato n. 46. (42) DSCS, f.690/0rd . data 24.3.1 943 de ll'addetto militare a I3erlino. (43) DSCS, f.798/ S data 18.5.1 943 dell'addetto militare a I3erlino - allegato n. 47 . (44) DSCS, f.10/1 4 data 23.5.1943 dell'adder.to militare a Sofia, ind irizzato al ministero Affa ri Este ri. (45) DSCS, f.1214/0rd. data 21.5.1943 dell'addetto militare a Berlino, allegatO n. 48. (46) Carmine Sen ise, Qucmd'ero capo della polizia, Ruffo lo, Roma J946, p. 171. (47) F. Deakin, op. citata, p. 222. (48) E. von Rintelen , op. citata, p. 187.


DOCUMENTI ALLEGATI


585

ALI.EGA'J'I

Allegato n. 1

COLLOQUIO BARBASETTI-ROMMEL

del 9 novembre 1942 DELEGAZIONE DEL COMANDO SUPREM O IN APRI CA SETIENTRIONALE DELEASE

COLLOQUIO DEL GENERALE BARBASETII COL MARESCIALLO ROMMEL PR ESSO RIDOTTA CAPUZZO H.

9

NOVEMBRE

1942

(ORE

14 - 15.30)

Sono presenti il Generale Mancinelli, capo d ello S.M. di collegamento con l'A.C.l.T. , il colonnello Westphal, capo di S.M. clell'armata, il colonne llo Piacentini, sottocapo di S.M. di Delease . Gen. Barbasetti. Presenta copia del telegr~mma ritrasmesso da Ji)elease e contenente le disposizioni ciel Duce circa la difesa della linea dell'Halfaya. Mar. Rommel. Assicura di averlo ricevuto. Gen. Barbasetti. Sulla linea sono già schierate le truppe della "PisLuia•; la •Giovani Pascisti• è in marcia e vi potrà giungere entro il gimno 11. Anche il IV Battaglione libico, che l'Armata aveva lasciato a Qattara Spring, è riuscito a raggiungere Siwa e segue la Divisione. Que sto oltre quanto verrà indietro dell'Armata. Sull'Halfaya è giunto il Generale Navarini col suo Comando, con un battaglione bersaglieri ed un gruppo di artiglieria. Stanno anche afflu endo i pochi mezzi corazzati rimasti al Generale De Stefanis. Molto doloroso il sacrificio del X corpo d 'armata , abbandonato nel deserto, nonostante l' invio de i noti 150 autocarri richiesti. Le unità italiane, che non sono motorizzate ed hanno pochi automezzi, impiegano necessariamente più tempo di quelle tedesche a muovere; occorre non allontanarle troppo dalla strada . Mar. Rommel. È questo forse un rimprovero? Dal Fùhrer non è giunca alcuna parola di disapprovazione. Jl X corpo d 'armata si sarebbe forse salvato se il ripiegamento non fosse stato sospeso per ventiquattro ore in seguito all'ordine giunto da Roma di resistere sul posto. Gen. Barbasetti. Io ho fatto una constatazione per ricorda re una necessità delle truppe italiane che anche in questa battaglia si sono comportate valorosamente ed hanno fatto quanto era umanamente possibil e subendo tante dolorose perdite. Mar. Rommel. Sono contento d elle unità italiane. Anche quelle tedesche si sono sacrificate; il numero dei prigionieri è superiore a quello dei prigionieri italian i. Il nemico sta ora premendo lungo la litoranea. È a 30 km. ad est


586

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTRJONALE

di Sidi e l Barrani, ha aperto il campo minato e avanza con forti masse e con piccoli distaccamenti lungo la ferrovia. Sono in retroguardia: i resti della 90" tedesca , ora ad est d i Sidi Barrani, un gruppo esplorante sulla ferrovia; i residui delle rimanenti forze tedesche e ciel XX corpo d 'armata stanno ripiegando. Sull'Halfaya ci sono i 3 battaglioni •Pistoia,, e un battaglione tedesco frazionato; il gruppo Hein è arretrato pei· raccogliere i dispersi. Gen. Barbasetti. La «Pistoia• ha anche un battaglione •Piceno» perfettamente a posto, reparti corazzati (una compagnia autoblindo e una carri, una batteria semoventi) ed anche tre gruppi d 'artiglieria , compreso uno da 105/ 28 invitato in rinforzo . È necessario conoscere gli intendimenti ciel Comando dell'Armata per la difesa. Mar. Rommel. Intenzione dell'Armata era d i tenere la linea dell'Halfaya e per questo contavo sulla Divisione «Giovani Fascisti• . Senza cli essa non si può fare resistenza lunga ed è importante far cadere ne lle mani del nemico il minor numero possibile di soldati italiani e tedeschi. Chi non è motorizzato cade, quindi deve essere subito raccolto nelle Piazze cli Tobru ch e Bardia. Gen. Barhasetti. La «Giovani Fascisti• ha iniziato subito il movimento e sono stati inviati immediatamente automezzi per rinforzare i pochi che aveva , non poteva arrivare prima dell' l 1. È da prevedere che il nemico non sia in grado di procedere con

troppa ceJerità; si av rà così il tempo cli organizzare meglio la difesa . È inoltre evidentemente indispensabile un comando unico, sicché, ri-

ferendomi agli intendimenti accennati nel Vostro telegramma di ie ri al Comando Supremo, non saprei come si potrebbe comandare in due. Mar. Rommel. Devo contare sulla possibilità che il ne mico sia domani sera davanti all'Halfaya e sarò già fortunato se riuscirò a farvi ripiegare le truppe ancora indietro. Non ho mezzi per comandare perché mancano collegamenti. Ho pertanto prospettato la necessità della vostra collaborazione per il comando d elle truppe italiane . Gen. Barbasetti. Naturalmente collaborazione massima come sempre, ma è indispensabile che il comando sia tenuto da uno solo; lo dimostra anche il fatto che avete già sentito il bisogno di dare disposizioni dirette perfino al comandante della piazza d i Tobruch . Mar. Rommel. D'accordo; il comando continuerà come in passato. Gen. Barbasetti. Il settore operativo di Tobruch è alle mie dipendenze , esso viene ora a trovarsi nel campo d'azione dell'A.C.I.T. È opport1.1110 confermare se il comandante riceverà ordini diretti eia Voi. Mar. Rommel. Provvederò io . Gen. Barbasetti. Per giungere qui a Capuzzo ho risalito l'interminabile colonna di automezzi che occupa tutta la strada . Sono quasi tutti tedeschi, molti di essi trasportano cose inutili e numerosi sono anche vuoti.


.~Ll.F.GATl

587

Dopo lo sforzo fatto e le perdite subite ben pochi son o gli autocarri italiani. Occorre scaricare inesorabilmente quanto non serve per l'impiego successivo e lasciare gli automezzi per le truppe. È necessario il cameratesco aiuto di autocarri tedeschi e restituire quelli italiani da tanto tempo a disposizione della vostra Intendenza. Va inoltre stabilito dove la enorme massa degli automezzi tedeschi deve raccogliersi . Da parte nostra, mentre presso Bardia funz iona già un centro logistico, nella zona Bardia-Gambut scanno raccogliendosi i pochi reparti isolati e i disorientali che hanno potuto ripiegare, nonché gli elementi del XX C. d 'A. che e rano alle ba.si. Dell e unità tedesche ritengo c i siano i reparti di tre divisioni. Mar. Rommel. Non sono tre divisioni ma tre battaglioni con artiglierie; raccogliendo tutto avrò forze tedesche corrispondenti ad una divisione. Contavo di avere per domani sera a Sidi Omar la Divisione "Giovani Fascisti• perché non è da escludere che il nemico faccia una deviazione nel suo movimento lungo la zona costiera ed attacchi la divisione in marcia. Per gli autocarri tedeschi ho incaricato un generale. Essi per ora vanno oltre Tobruch. Gen. Barbasetti. Se così fosse sarebbe necessario far deviare la •Giovane Fascisti• su Tobruch. Mar. Rommel. Si tratta di vedere se è preferibile portarla qui o a Gialo. Gen. Barbasett'i. Dipende anche dalla durata della resistenza prevista su questa linea. Mar. Rommel. Mezza giornata perché non posso farm i agganciare dal nemico . Gen. Barbasetti. Così non solo non si res iste sul confine, ma si perde tutto perc hé non si ha tempo di ripiegare. Mar. Rommel. Occorre portare quanto più possibile ad El Agheila. Gen. Barbasetti. Ma su queste posizioni giungono rinforzi: un battaglione completo e autocarrato è ora a Bardia, altri tre affluiranno. ,'vfar. Rommel. Sono insufficienti e giunge ranno tardi. Gen. Barbasetti. Non possiamo dimenticare che l'ordine è di resistere qui. Siamo due soldati, quindi potremmo anche fare una bella fine. Mar. Rommel. Si cercherà di tenere il fronte dell'Halfaya finché possib ile, ma non si può comandare senza collegamenti . Gen. Barbasetti. Manderemo subito staz. radio a l XX e XXI C. d 'A.. La •Pistoia• dispone dei suoi mezzi di collegamento. Mar. Rommel. Si cercherà di motorizzare le truppe tedesche. Occorrerà fare altretta nto per le truppe italiane . Gen. Barbasetti. Ci mancano assolutamente gli automezzi, perciò è indispensabile almeno restituirci il XX autogruppo italiano. Mar. Rommel. Non è possibile, occorre per autotrasporto unità te-


588

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

desche; l'autogruppo fu una deiie condizioni pregiudiziali per il nostro intervento in A.S. Gen. Barhasetti. Ciò accresce molto le già gravissime difficoltà in cu i ci troviamo anche per la •Pistoia». Tenuto conto che essa ha solo pochi automezzi idonei, occorre fare d i tutto per facilitare il suo movimento. Mar. Rommel. La farò operare a cavallo della strada . E resta allora stabilito: - il presidio di Siwa-Giarabub deve ripiegare per Gialo su El Agheila; - nessun ulteriore invio di truppe non motorizzate sulla linea clell 'Halfaya; - sgomberare tutto ciò che è possibile su Marsa el Brega, anche artiglierie mobili e truppe di Tobruch; - sgomberare in Italia, via aerea o con qualunque altro mezzo, ogni altro elemento non motorizzato. Ciò per diminuire il numero dei prigionieri.


589

ALLEGATl

Allegato n. 2

VERBALE DELLA RIUNIONE TENUTA NELLA CANTONIERA DEL CAMPO D'AVIAZIONE K.3 DI BENGASI il 13 novembre 1942 GOVERNO GENE RAI.E DELLA LIBIA

Comando Superiore Forze Armate della Libia Stato Maggiore P.M. II, li 13 novembre 1942 Oggi, 13 novembre 1942, alle ore 11, nei locali della cantoniera predetta, si è tenuta una riunione, cui hanno partecipato: - l'Ecc. Il Maresciallo d'Italia Conte Ugo Cavallero, Capo di S.M . Generale; - l'Ecc. Il Maresciallo d'Italia Ettore Bastico, Governatore Generale e Comandante Superiore forze armate della Libia; - l'Ecc. il Generale d i C. d'A. design. d 'armata Conte Curio Barbasetti di Prun, Capo della Delegazione del Comando Superiore in A.S.; - Segretario: il Generale di divisione Emilio Giglioli, Cupo di S.M.

del Comando Superiore forze armate della Libia [1]. 1° - Il generale Barbasetti riferisce sulla situazione dell'A.C.I .T., quale gli risulta dalle comunicazioni ricevute. Il complesso della situazione, che il Gen erale Barbasetti ha indicato solo per sommi cap i, risu lta dall'annesso allegato. 2° - I convenuti esprimono concorde parere che la sola linea per opporre un arresto all'attacco nemico sia quella di .Marsa e! Brega Agheila - Marada; essi ritengono che la linea di Misurata non offra una seria possibilità di resistenza, e che sia inoltre troppo ravvicinata a Tripoli. Tutti poi convengono sulla necessità di organizzare l' arresto del nemico sulla predetta linea e di far affluire al p iù presto possibile ad ovest di essa tutti i materiali che sia ancora possibile far defluire, oltre quelli che sono stati sgomberati, con lodevole energia, da parte cli Delease. 3° - Per la difesa sulla linea di l'lfarsa e l Brega - Agheila - Marada occorre contare sulle unità affluite, o in corso di affluenza, da tergo, e specialmente sulla Divisione d i fanteria aviotrasportabile •La

(1) Alla riunione parceciparono anche l'Ammiraglio Giarcosio e il Generale Bernasconi.


590

l E OPERA ZlO Nl TN AFRICA SETTENTRTQ NAT.E

Spezia• e sulla Divisione corazzata ,,Centauro». Sembra si possa anche contare sulla Divisione di fanteria «Giovani Fascisti,,, che sta ripiegando, autocarratà, da Giarabub-Gialo, sulla Divisione di fanteria •Pistoia» e sugli altri battaglioni e reparti che provengono dalle retrovie dell'Armata corazzata (A.C.I.T.). 4° - Una sommaria occupazione avanzata rispetto alla posizione di Marsa el Brega - Agheila - Marada viene data dalla zona di Agedabia, dove è in corso di attuazione un piccolo schieramento di copertura (3 battaglioni cli fanteria, una v entina di carri armati, alcune autoblindo, alcune batterie). 5° - È previsto che le sparute unità clell'A.C.I.T., che sono in ripiegamento, affluiscano in zona Sirte-Misurata, per il loro riordinamento ed il possibile completamento, subordinato agli arrivi dalla madrepatria. Rimane stabilito che il Generale Barbasetti proseguirà il riordinamento, già iniziato, delle unità, dei servizi e dei materiali in corso cli defluenza. Stabilirà , in accordo con Supe rlibia, i luoghi cli raccolta. Per la parte germanica è stata indicata, quale zona cli raccolta, quella cli Nofilia. 6° - Per quanto riguarda le artigliere, si ririene che la difesa della linea richieda lo schieramento cli una trentina di gruppi, cli cui almeno un terzo d i medio calibro. Presentemente si hanno presso la Divisione «La Spezia .. 7 gruppi, complessivamente di scarsa potenza (3 da 65/ 17 su due batterie, 1 da 77/28, 2 da 75/27, 1 da 105/28 su due batterie) . La «Centauro» ha un gruppo da 90 due batterie, la Divisione •Giovani Fascisti" 2 gruppi da 75/27, 1 fa 65/ 17, 1 eia 100/17. Due gruppi possono essere raccolti eia Gialo e da Agedabia . Totale 14 gruppi. Il resto dovrebbe essere colmato con le artiglierie che defluiscono da est. Non si conosce quanta artiglieria l'Armata potrà ripiegare; una indicazione al riguardo si potrà avere solo nei prossimi giorni.

su

7° - Per rinforzare la difesa contraerea della Tripolitania si ritiene cli poter provvedere con i materiali sgombrati da Marsa Matruh, da Tobruch e da Bengasi, se da parte germanica saranno messe a disposizione le artiglierie contraeree che avesse recuperato.

8° - L'Aviazione si è trasferita nei campi de lla zona tra Bengasi e Tripoli. Si trova presentemente schierata tra Martuba e Nofilia; nei prossimi giorni arretrerà gradatamente ad ovest della linea Agheila, fino a Tripoli . Le perdite dell'Aviazione non sono state sensibili. Il comandante della 5" squadra aerea, Ecc. Gen . Bernasconi, presente al colloquio, ritiene tuttavia necessario un sensibile rinforzo


591

Al.LEGATI

per poter dare un efficace appoggio alle truppe schierate sulla linea ]\.farsa el Brega-Argheila-Marada e per poter proteggere le zone di concentramento della truppa e dei mezzi (verrà ordinato il massimo sparpagliamento) . 9° - Nulla di particolare si segnala per la Marina, trattandosi di problema tecnico che Supermarina potrà esaminare . 10° - I convenuti ritengono che, con i provvedimenti sopraindicati, si possa opporre un primo arresto all'avanzata avversaria che sarà, verosimilmente, rallentata dalle difficoltà dell'organizzazione del movimento, dei rifornimenti e dal logorìo dei mezzi meccanizzati e corazzati. È indispensabile però che nuovi mezzi, in primo luogo carri armati e artiglieria dei tipi germanici, siano fatti affluire rapidamente dall'Italia, insieme con armi anticarro, munizioni, carburanti (anche, naturalmente, per aviazione), parti di ricambio e altri rifornimenti. Il Maresciallo d 'Italia Capo di S.M. Generale UGO CAVALLERO

Il klaresciallo d'Italia Governatore Generale e Comandante Sup. FF.AA. Libia ETTORE BASTICO

L'Eccellenza il Gen . Barbasetti, capo della Delegazione del Comando Supremo in A.S., ha concordato con il presente verbale in tutte le sue parti. Il Generale di Divisione Capo di S.M. del Comando Superiore FF.AA . Libia Segretario EMILIO GIGLIOLI

Allegato al verbale della riunione del 13 novembre 1942 GOVERNO GENERALE DELLA LIBIA

Comando Superiore Forze Armate della Libia Stato Maggiore Comando X C.A. con le divisioni •Brescia», «Pavia,, e •Folgore•: perduti. XXI C.A.: divisi<:mi •Trento• e «Bologna»: perdute. XX C.A. con le divisioni «Ariete», «Trieste" e «Littorio»: ridotto a un gruppo di combattimento con due cp. bers., nucleo autobl. «Monferrato•, 8 pezzi da camp., alcuni pezzi e .e .


592

LI: OP!:RAZIONI IN AFRICA S E'J"f ENTRIONALJ::

•Pistoia•: ripiegata dall'Halfaya, col 35° fanteria, 1/ 36° fanteria e 1 gruppo da 75/27, 1 gruppo da 100/17 e 1 gruppo da 105/28 su due batterie. •GG.FF. ripiega su Gialo con i suoi due battaglioni fanteria e 4 gruppi, il IV btg. libico e il IX btg . A.S . di Giarabub. Reparti genio d'Armata: ripiegano quasi tutti, mentre quelli delle divisioni sono stati coinvolti con gli altri elementi delle G.U. Una parte (la più preziosa) degli stabilime nti d'Intendenza è in corso di sgombero. I depositi di materiale deficitario di Tobruch e Bengasi, per quanto possibile, sono stati sgombrati. Da Tobruch e da Bengasi sono state o saranno inviate indietro inte re batterie organiche contraerei e campali. La nostra Aviazione sta ripiegando sui campi delle zone tra Bengasi e Tripoli. Sono incaricati dell'ordine delle imme diate retrovie il Generale di divisione Sozzani ed i Genera-Ii di brigata Costa, Rovecla, Paoletti. 0 :


593

ALLEGATI

Allegato n. 3

COMUNICAZIONE DEL MAR. ROMMEL del 17 novembre 1942 Comando ACIT

17 novembre 1942

al Comando Supremo - Roma Nr. prot. 141/42 11300 segr.

Riassumo qui di seguito le mie precedenti comunicazioni sulle condizioni e la forza combattiva dei reparti dell 'Armata corazzata italotedesca. Le truppe tedesche ed italiane hanno mantenuto la posizione di Alamein, dal 23/10 al 4/11, trattenendo tutte le forze. Il giorno 4/11 il nemico è riuscito, mercé la sua grande superiorità di carri armati pesanti, cannoni a.e . pesanti, artiglieria pesante e munizioni, nonché numerosi reparti di bombardieri pesanti, a sfondare la posizione in 5 punti su largo fronte . La penetrazione principale ha avuto luogo nel settore nord su circa 20 km di larghezza, per quanto proprio in quel punto siano state radunate le truppe italiane e tedesche comunque disponibili. Tutte le truppe hanno subito gravi perdite in questi ininterrotti

accaniti combattimenti. Esse sono state frantumate pezzo a pezzo dall'enorme superiorità materiale del nemico in terra e nell'aria. Dopo lo sfondamento nemico, solamente aliquote dell'Armata hanno potuto raggiungere combattendo la posizione di Fuka, senza riuscire, tuttavia, a costituire ed a mantenere il nuovo fronte . Fin dal primo giorno, il nemico è riuscito ad irrompere con forze fresche nelle posizioni in parecchi punti. Le perdite finora avute sono nel dettaglio le seguenti: a) Il X corpo d 'armata italiano colle divisioni •Brescia,,, «Pavia•, .. folgore• fu attaccato eia rilevanti forze corazzate nemiche durante il ripiegamento dalle posizioni di Alamein a quelle di Fuka. Esso è ben riuscito a raggiungere combattendo le posizioni di Fuka, ma cadde poi dopo tenace, valorosa difesa quasi completamente in prigionia britannica per la deficienza di automezzi, di carburante e di acqua. b) Del XXI corpo d'armata italiano, la divisione "Trento• fu fortemente menomata sul fronte di Alamein e perdette già il giorno 24/10 la metà delle sue forze. La divisione «Bologna• ed i resti della divisione «Trento», più volte tagliate dagli sfondamenti nemici, subirono gravi perdite. Nel successivo ripiegamento sulle posizioni di Fuka il corpo d 'armata fu quasi completamente distrutto. Ne rimangono solamente un battaglione e mezzo e due gruppi cli artiglieria. e) Del XX corpo d'armata motorizzato, le divisioni •Littorio• e «Trieste•, impiegate n ella difesa contro tentativi nemici cli sfondamento nel settore nord della posizione cli Alamein, subirono gravis-


594

LE OPERAZIO NI IN AFRICA SETI1:NTRIONALE

sime perdite, mentre la divisione corazzata •Ariete•, attaccata di fronte, cli fianco e di tergo, veniva distrutta dopo valorosa difesa. Del corpo d 'armata rimane ora solamente uno scarso reggimento rinforzato senza carri armati. d) La forza combattiva del Corpo Africa Tedesco, impiegato con la 15" divisione corazzata dall'inizio dell'ottobre e con la 21" divisione corazzata dalla fine di ottobre, è attualmente solo quella di un reggimento rinforzato. e) La 90" divisione leggera, gettata parimenti molto presto nel combattimento, possiede ancora la forza combattiva di circa un battaglione e mezzo rinforzato. J) La 164• divisione leggera di fanteria ha avuto le più forti perdite di tutte le truppe tedesche. Di 9 battaglioni ne restano circa 2, di 6 batterie circa 2. Per rendere mobili gli uomini, questi resti sono stati suddivisi fra le 3 altre divisioni germaniche. Non appena la situazione lo consentirà, la divisione sarà riordinata e ricostituita. g) La brigata Ramcke ha solamente la metà del personale ed ha perduto quasi tutte le armi pesanti. h) La 19" divisione Flak ha perduto 50 cannoni pesanti e 60 leggeri. essa è stata nel frattempo ricostituita su 24 cannoni pesanti e 40 leggeri. i) Delle 17 batterie germaniche d 'armata ne rimangono 8. Lo spirito combattivo delle truppe è intatto, come è dimostrato dal

loro buon contegno durante la ritirata. Tenendo conto della divisione •GG.FF.• e delle divisioni «La Spezia• e «Pistoia• e cli quella corazzata «Centauro•, la forza combattiva totale che rimane comporta solamente circa una debole division e tedesca, tre d ivisioni di fanteria italiane ed una divisione corazzata italiana. A questo proposito è eia tener conto della m inor forza ed armamento delle divisioni italiane nei confronti di quelle germaniche. Per contro il nemico può attaccare fra 2-3 settimane , ad onta del le sue indubbiamente gravi perdite, la posizione di [\.farsa el Brega con 2 divisioni corazzate e 4 motorizzate. Situazione rifornimenti. Non è stato possibile predisporre un abbondante rifornimento dell'Armata in carburante e munizioni. L'Armata è stata costretta perciò ad essere avara di ogni colpo. Ad onta cli ciò, le attuali consistenze in Africa sono molto scarse, di guisa che le truppe non avranno - dopo il loro schieramen to nella posizione di A1arsa el Brega - che 0 ,3 a 0,5 unfoc . Il trasporto in li nea delle scorte ancora giacenti a Tripoli (1 unfoc) richiede molto tempo ed è reso molto difficile dalla deficienza degli automezzi e dei mezzi di cabotaggio. Le consistenze di carburante sono attualmente del tutto esaurite, d i modo che le truppe tedesche sono attu almente immobilizzate. L'Armata abbisogna giornalmente in media di 400 tonn . cli carbu rante. Se questo suo fabbisogno di carburante non viene regolarmente


595

ALLEGATI

soddisfatto, vengono posti in forse tanto la condotta delle operazioni quanto i rifornimenti. Le perdite di automezzi p er effetto dell 'azione nemica e dell'eccessivo sforzo materiale son o straordinariamente elevate. La truppa ha viveri per sei giorni. Ulteriori scorte di viveri si trovano a Tripoli. Per il loro trasporto alle truppe occorrono almeno sei giorni. Data la diminuita nostra forza e la più che seria situazione dei rifornimenti, la posizione di l\farsa el Brega - che è minata solo scarsamente e che manca d i una protezione naturale dei fianchi - può essere difesa contro un attacco di rilevanti forze nemiche solamente se : a) arrivano al più presto le armi anticarro, i carri armati ed i cannoni con abbondante munizionamento richiesti con dispaccio dell'Armata (Op.) del 16/11 ; b) vengono migliorate subito radicalmente le situazioni munizioni e carburanti. Questo è possibile però solamente mediante l'impiego immediato e senza risparmio, in ampia misura, di navi ed apparecchi; e) viene sensibilmente rinforzata la nostra aviazione . A. C.!.T. Africa ROMMEL (O.MANDANTE


596

LE OPERAZIONI IN AFRICA S ETIENT RlONALli

f Allegato n. 4

LETTERA DEL MAR . BASTICO AL MAR. CAVALLERO

del 16 novembre 1942 Zona Op ., 16 novembre 1942

Caro Cavallero, Ho preso conoscenza del radio col quale mi comunichi che il Maresciallo Rommel conserverà ancora il comando dell'A.C.I.T. e che pertanto la mia richiesta di un ufficiale generale di grado elevato, quali potevano essere Roatta oppure Messe, non può essere accolta. Da buon soldato ho sempre accettato senza discutere i comandi che ripetutamente mi sono stati dati in condizioni sempre critiche: così per la Spagna dopo Guadalajara; così per l'Egeo quando la sorte di quel possedimento era giud icata delle più precarie; così in Africa dopo il primo ripiegamento; e sempre ho avuto la buona sorte di condurre felicemente a termine i compiti volta a volta affidatimi. Ma anche in Africa, quando mi si tolse il Comando delle Forze Armate dell'Africa Settentrionale, per restringerlo a quello assai ridotto d elle Forze Armate della Libia , e gli obiettivi di Alessandria e del Cairo apparivano raggiungibili in breve momento. Perciò, il provvedimento, anche se, come si disse, dettato da considerazione di ordine superiore, non poteva non dole rmi. E di fatto me ne dolsi sino al punto da chiederti, per la seconda volta, il rimpatrio (la prima, come ben ricordi, fu quando ti scongiurai di arrestare la pericolosa corsa cl i Rommel su Alessandria); me lo negasti; ed io, da buon soldato, non ritenni di insistere, pur presupponendo che questa mia arrendevolezza avrebbe potuto essermi ascritta, in seguito, a colpa. Ora, in una situazione quanto mai seria e gravida di imprevisti, mi si è conferito nuovamente il comando di tutte le truppe operanti nella Libia; e cli questa riassunzione, appunto perché avviene in circostanze eccezionalmente delicate, non potrei non essere fiero. Senonché, quando me l'hai ann unciata verbalmente, ho sentito il dovere cli esporti il mio pensiero nei riguardi del Maresciallo Rommel che, du rante il periodo in cui era stato alle mie dipendenze, non solo non aveva mai obbedito, ma aveva anche tenuto nei miei riguardi una forma non sempre disciplinarmente corretta; che avevo giudicato, e giudico tuttora, valoroso soldato ma in difetto di molte delle qualità necessarie ad un comandante in capo; e che oggi, anche se non per sua colpa, ha perduto non poca parte di quell'ascendente personale, che pot.eva anche compensare la scarsa simpatia e il minore affetto suscitati fra i nostri; e di rappresentarti , in conseguenza, la n ecessità di sostituirlo con altro comandante più comprensivo, e soprattutto più


597

ALLEGATI

disposto ad obbedire agli ordini superiore. A tale riguardo mi accennasti che la p ossibilità di una opportuna sostituzione no n era d a esclude re, ma che a ppunto pe r ciò non e ra il caso di irrig idirsi, almeno pe l momento, in una opposizione d i principio. E di ciò pienamente convenni. Ma oggi, con la conferma che il Maresciallo Rommel conserverà il comando dell'A. C.I.T. e che pertanto la da me a uspicata sostituzione è da escludere, un dovere di lealtà mi impone di sottoporre al ru o illuminato esame la delica tissima siLUazione di un comandante che, a parte ogni giudizio sulle qualità professionali di un suo dipendente, sia pure di altissimo grado, non può confidare né sulla sua obbedienza e neppure su di una s ua cameratesca e devo ta collabornione. Cosa questa di evidente gravità, specie quando al dipendente stesso , in virtù del coma ndo conferitogli, saranno affidate, di fatto, le sorti della baccaglia che tutto fa ritenere debba fra non mo lto d ivampare di nuovo violenta. Da buon soldato , quale mi credo, sono sempre pronto ad accettare gli ordini datimi , e ad esplicarli con ogni mia migliore volontà , ogn i possibil e e nergia , ogni mia p iù sentita passione: ma poiché, ad onta di ogni mio buon volere , potre i trovarmi in una situazione quanto mai delicata, ho rite nuto di manifestarti con tutta obieÙività il mio pensiero, affinché se ne possa tenere conto per ogni eventuale ulteri ore decisione .

Con affettu osa devozione , tuo BASTI CO

A utodattitog rafato.


598

LE OPERAZIONI IN AFRICA SErrENT RIONAI.E

Allegato n. 5

COLLOQUIO BASTJCO-ROMMEL del 22 novembre 1942 ·(appunti sten9grafici) Il Feldmaresciallo Rommel illustra la situazione attua le nella zona di Agedabia . R. La posizione di Agedabia è tenuta da un battaglione tedesco, da uno italiano, con poca artiglieria. A nord un reparto esplorante. A sud un reparto esplorante leggero. Stamane verso le o re 08.00 il nemico ha attaccato da E e da NE con circa 40 carri. Non si conosce ancora l'esito dell' attacco. Segue una colonna di circa 500 automezzi (esito della ricognizione aerea) . Altri reparti risultano in marcia da Bengasi verso sud e sono a contatto con autoblindo d el reparto esplorante 3. Si deve presumere che al nemico sta a cuore di portarsi molto ra pidamente verso ovest. Le forze tedesche sono tutte schierate in zona Agedabia-Marsa Brega. E cioè : la 90• divisione leggera (forza di un battaglione e mezzo) ad ovesc cli Ageclabìa; il D.A.K. (forza di un reggimento rinforzato) sulle alture a 25 km ovest-sudovest di Agedabia; p iù ad ovest il XX corpo d'armata (forza un b attaglione e mezzo, senza carri). Inoltre sulla posizione di lv1arsa Brega un battaglione paracadutisti ciel gruppo Ramke. Il reparto esplorante 3 assu me oggi la protezione in zona Maaten Giofer. Sono questi i resti delle forze di Alamein . Di più non c'è. A quanto mi consta, non sono finora giunti in Africa rinforzi di truppe tedesche. Vi sono inoltre circa 3000 uomini armati delle sole armi portatili, ma privi di qualsiasi arma controcarro. Sono questi i resti delle divisioni cli fanteria non motorizzate, che hanno combattuto ad Alamein, ma che non hanno potuto portare al seguito le armi controcarro. L'ordine del Duce, approvato dal Fi.ihrer, è q uello dì difendere la Tripolitania sulle posizioni di Marsa Brega-M. Giofer-Marad a. Questa è una linea molto sottile, che non può essere rinforzata con le truppe che giungono dall'avanti. L'occupazione della linea M. Giofer-Marada non è possibile per mancanza cli truppe. Il nemico ha quindi la p ossibilità di rompere questa sottile linea e di aggirare dal sud. Da parte mia prevedo un attacco lungo la rotabile [di] Bir es Suera. T utto quanto ripiega viene utilizzato come riserva mobile, da impiegarsi nel punto in cui avverrà l'attacco. Le artiglierie si schiereranno immediatamente in p osizioni tali, eia essere in grado di dare subito il loro appoggio . Quanto ordinato dal Duce verrà esegui to, però , se il nemico dovesse attaccare con ingen ti forze, sarà l'annientamento degli ultimi re-


Al.LECATI

599

sti della Armata. Rappresento ancora una volta le difficoltà di portare indietro le divisioni italiane (Spezia , Pistoi a e GG.FF.) che non sono motorizzate . Bisogna tener presente che ci troviamo di fronte ad un'Armata molto superiore in armamento, con illimitate disponibilità di munizioni e con una superiorità aerea schiacciante . La nostra Armata di Alamein si è battuta e roicamente . Cito in particolare l'Ariete, che però è stata schiacciata dalla superiorità avversaria. La battaglia era perduta nel momento in cui è stata perduta la battaglia del Mediterraneo (Il Feldmaresciallo si riferisce al riguardo a quanto dettogli dal Duce già in settembre) . Sono così venuti a mancare i rifornimenti in uomini e materiali . Ho inviato il generale De Stefanis in missione urgentissima dal Duce , per metterlo al corrente della situazione de Il ' Armata e per indurlo eventualmente a cambiare la sua decisione perché vedo chiaramente che, se il n emico attacca con decisione, in questa zona finisce coll 'a nnie ntarci. Siamo molto più debo li cli quanto lo eravamo ad Alame in e non possiamo sostenere una tale pressione né con le mine, né con la sistemazione a caposaldi. Abbi amo una via lunghissim a per i rifornimenti da Tripoli, 800 km di strada, facilmente attaccabil e coll'aviazio ne. (Ricorda che attualmente il nemico dispone d ei campi di Benina, Magrum , Berca). Già durante il recente ripiegamento abbiamo perduto una quantità enorme di automezzi in :,;egu iLU agli attacchi aerei ed è perciò che avevamo la difficoltà di trasportare truppe e rifornimenti. Non ritengo pertanto che sia possibile un rifornime nto su questa via tanto lunga. Anche la nostra aviazione ha avuto un ruolo molto modesto nelle recenti operazioni, perché di mo lto inferiore a que lla avversaria. Non ha potuto dare un contributo di qualche importan za alle truppe a terra. (Ricorda i feroci combatti menti; fino a quattro volte in 15') . Ora abbiamo un periodo di tranquillità relativa , dato che l'aviazione si trova ancora in fase di spostamento. Ora co i campi di atterraggio asciutti l'offe nsiva aerea riprenderà e renderà ancora più d ifficili i rifornimenti. Ho pertanto proposto al Duce d i ripiegare sulla linea di Buerat, pe r lasciare a l nemico la lunga via "della sere" (la Sirtica) e vede re di guadagnare te mpo fino al giunge re di rinforzi. Ciò naturalmente non avviene da oggi a doman i. C'è anche la poss ib ilità che il nemico attacchi dal sud o d a Marada, per cui potrebbero essere tagliati i rifornimenti. Ciò si può evita re soltanto sulle posiz io ni d i Buerat. La proporzione d e lle forze è tale, per cui non possiamo sostenere una battaglia . Se la accettiamo, anche battendoci da eroi, è l'annienta mento. Possiamo combattere soltanto per guadagnare del tempo, con la speranza che giungano dei rinforzi. Ricordiamo che quanto maggiore è la via che il nemico de ve compi e re, tanto maggiori sono le sue difficoltà. La Cire naica è un vero trampolino pe r battere le posizioni di Agedabia.


600

LE OPERAZfON J IN AFRICA SE1TENT RIONALE

f

Non so quale sia la situazione in Tunisia. Pare che parte della Centauro sia stata smistata in quel settore. B. Soltanto 36 carri. R. Qui non abbiamo carri . E poi non reggono il confronto con quelli americani. Il nemico possiede d'altronde anche una superiorità nel munizionamento. Comunque verrà fatto tutto per eseguire l'ordine del Duce, ma l'esito è molto problematico. Qui ha un fine anche la mia arte. B. Quanto tempo riterreste necessario per questo eventuale ripiegamento? R. A seconda , se d isponiamo di molte mine . Poi dipende anche dalla pressione che eserciterà il nemico. Possiamo dire 14 giorni o 3 settimane. Di tanto allunghiamo la nostra vita, perché c'è poi la battaglia. B . Bisogna ricordare che ripiegando perdiamo i campi della Sirtica. R. Sono cattivi. B. Tripoli è alla mercé dall 'est, dall'ovest e presto anche dal sud. Allora non potremo più nemmeno contare sul porto cli Tripoli. R. Anche la mia proposta naturalmente non è u na soluzione. Si tratta di prolungare la nostra vista. Con q u anto ci è rimasto non si può salvare la Tripolitania (3 divisioni ed un reggimento e mezzo). Però, finché non giungono altri ordini, sarà eseguito quanto disposto dal Duce. Se ci riuscisse a mettere piede in Tunisia, allora il problema dei rifornimenti cambierebbe d'aspetto. Ma è sempre un interrogativo. (Il Feldmaresciallo chiede notizie circa la situazione in Tunisia). (L'Ecc. Bastico ed il sig. Generale Giglioli illustrano brevemente l'attività delle truppe italo-tedesche in Tunisia). B. Anch'io, data la situazione, attendo degli ordini . L'Ecc. Cavallero ha annunciato che sarà qui quanto prima. Si sta facendo tutto quanto è possibile. R. L'Ecc. Cavallero ha annunciato la sua visita per il 26 corrente. B . Lo fa remo ven ire prima. R. Appena possibile! Può darsi che in seguito alla visita del generale De Stefan is acceleri la sua visita. Mi è stato grato che gli ho mandato il generale De Stefanis . Nei diversi rapporti e nelle relazioni che si compilano, non si riesce mai a dare un' idea esatta di tutto. Da un rapporto non si riesce mai a comprendere quanto invece è facile ad esprimere a parole . B. Come camerata, esprimo l'augurio che la situazione migliori. Delle truppe che ripiegherebbero, che cosa giungerebbe a Bu erat?

R. Bisognerebbe fare uno sforzo perché giunga tutto. Se mi metto però a combattere qu i, allora non g iunge nulla. Se invece non accetto battaglia, spero di portare via tutto. Anche la Spezia, che del resto si trova g ià ora a 100 km . dietro il fronte.


ALI.EGATI

601

G. Vorrei richiamare l'attenzione sui seguenti inconvenienti che presenta la linea di Buerat: potrebbe costringere un ulteriore ripiegamento, che, generando sfiducia , potrebbe portare delle ulteriori perdite in uomini e materiali . La resistenza sarebbe inoltre difficile per mancanza d i apprestamenti difensivi e per la mancanza di acqua . R. Anche o ra qui non abbiamo acqua. B. Si tratta ora soltanto cli elencare vantaggi e svantaggi! R. L'Ecc. Navarrini potrebbe convalidare la mia tesi, che cioè qui non si p u ò resistere. Sulle posizioni cli Buerat abbiamo qualche settimana in più cli tempo per l'arrivo d i eventuali rinforzi. Qui no! C . Però T ripoli non sarebbe più imp iegabile! B. Già ie ri vi sono state tre incursioni. R. s·econdo me il fronte clell'A.S. non può essere tenuto qui. Vorrei cominciare in tempo, perché dopo un'eventuale battaglia a Marsa Brega non si fa p iù nulla. Molto si potrebbe impedire con le mine. B . Di mine non ce ne sono più. Dovrebbero giungere dall'Italia. R. In sostanza la d ifferenza è questa: se il nemico attacca q ui decisamente, fra otto giorni, due gio rni dopo la via cli T ripoli è sgombera e nessuno la ferma più . Quind i fra 14 giorni può essere a T rip oli . Ripiegando invece s u Buerat, la battaglia è rimandata almeno cli 14 giorni! .B. Dunque è allungare la vita! R. Di più non c'è! B. Io debbo mettermi agli ordini avuti. R. Forse può esprimersi anche l'Ecc . Navarrini. N. Riserve non ne abbiamo . Faremo il nostro dovere fino in fondo. Non abbiamo che i caposaldi, distanti 2 o 3 km fra cl i loro, difesi da un velo molto sottile d i reticolati e m ine . È minata soltanto la zona a cavallo della rotabile. Poche mine davanti ai caposald i settentrionali . Gli altri caposaldi non hanno né reticolato né mine. B. Certo che la situazione non è lieta! N. Non ritengo prevedibile l'attacco s ulla Balbia, bensì dal centro e poi appena sulla rotabile. Come carri la situazione è nota. Come artiglierie la Spezia ha 3 ,grupp i più qualche cosa da 65/17. Sullo schieramento nord della Spezia ci sono delle artiglierie raccolte durante il ripiegamento. La Giovani Fascisti ha qu asi 4 gruppi (che devono venire interrati; attualmente [sono) montati e quindi troppo visibili). La Pistoia ha un gruppo p er ogni battaglione . Un gruppo eia 90 della Centauro ha il compito di fa re il tiro terrestre. G. A brevissima scadenza (5-6 giorni) dovrebbero giungere 17 batterie ed inoltre 16 carri p iù (altri] 25 carri. 20 ne avete già. Gli altri carri sono stati avviati a Gabes. Inoltre ci sarebbero a Tri p oli carri tedeschi (10 + 25) . Siamo intenzio nati di 1nandare questi carri con le motozattere fino a Buerat, per guadagnare del tempo . È pure in arrivo un reggimento bersaglieri della Centauro, ma senza anni controcarro .


602

LE OPERAZIONI IN APRICA SF.1TENTRIONALE

B. La situazione è molto seria, ma bisogna sperare sempre. Comunque farò una relazione e dirò che una decisione è urgentissima. R. Voglio rammentare che la mia proposta per Buerat è anteriore all'ordine cli resistere a Marsa Brega! Attualmente faccio cli tutto per tenere qui, ma ciò potrebbe compromettere in seguito l'altra possibilità. B . Da buoni soldati bisogna attenersi agli ordini avuti; la responsabilità non è né vostra né mia. N. Non vedo la possibilità di ridurre maggiormente il fronte , perché è indispensabile tenere a Biella (strada per Marada). Potrei ricuperare soltanto uO' battaglione, ma giudico che siamo leggeri dappertutto. Alla mano resterebbero un battaglione appiedato della scuola carristi, una compagnia carri leggeri, che ha ripiegatq da Alamein (9 carri leggeri), più una compagnia con 20 carri. B. Passando ad altro argomento, pregherei di dare disposizioni per un pò di ordine per gli autocarri che ripiega no su Tripoli. R. Già fatto. Si tratta però di automezzi che portano dei rifornimenti. Sono colonne ed autocarri isolati che portano munizioni. Molto è dovuto al fatto che diverse colonne ci sono andate distrutte ed ora devono essere ricostruite. Ho già provveduto a mandare indietro il generale Schnarrenberger. Comunque metteremo anche a posto la questione degli autocarri isolati. Provvederò con la gendarmeria. Figuratevi che anche le divisioni hanno dovuto mandare indietro tutto e scaricare, per portare le munizioni. B. Avete notizia di rinforzi di aviazione? R. Molto mi è stato promesso, ma posso dirvi che attualmente mi manca pure la ricognizione. Non so cosa avviene 100 km oltre alla linea. Bisogna pure tener conto della mancanza cli carburante. Anche l'impiego tattico pertanto è limitato. Giungeranno degli autocarri per la Spezia? B . Facciamo del nostro meglio anche noi e racimoliamo tutto quanto si trova. Tenterò anche di formare una colonna per la Spezia . Un'altra domanda: con un potente rinforzo di aviazione , vedreste uguale o differente la situazione? R. Qui un aumento non aiuterebbe molto; a Buerat molto di p iù, dato il lungo percorso che il nemico dovrebbe compiere sotto il raggio d'azione dell'aviazione. Non porrebbe anelare fuori strada in quella zona; sarebbe legato alla strada, come ora Io siamo noi con le nostre colonne . Avrebbe pertanto gli svantaggi che ora abbiamo noi .

22 novembre 1942 - XXI


603

ALLEGATI

Allegato n. 6

VERBALE DELLA RIUNIONE TENUTA AL CAMPO DI AVIAZIONE DELL'ARA DEI FJLENI

il 24 novembre 1942 Comando Superio re Forze Armate della Libia Stato Maggiore P .M. II, lì 2 4 novembre 1942 Riunione tenutasi il 24 novembre 1942, alle ore 11, in una tenda del Comando Aeronautico tedesco dell'aeroporto di Ara dei Fileni. Erano presenti: eia parte italiana: - il Maresciallo d'Italia Cavallero, Capo di S.M. Generale, - il Maresciallo d'Italia Bastico, Governatore Generale e Comandante Superiore delle Forze Armate della Libia, - S.E. Il Generale di Squadra Aerea Bernasconi, Comandante la 5" Squadra Aoroa, - il Generale di Divisione De St(!fanis, Comandante il XX corpo d 'armata, - il Generale di Divisione Giglio/i, Capo di S.M. di Superlibia, - il Generale di Brigata Mancinelti, Capo dello S.M. italiano di collegamento presso l'A .C.I.T.; da parte tedesca : - il Maresciallo dell'Aria Kesselring, - il Feldmaresciallo Rommel, Comandante l'A.C.I.T. , - UGenerale di C.A. von Rintelen, - il Generale dell'Aviazione Schiedemann ("), - a Colonnello Westphal, Capo di Stato Maggiore dell'A .C.I.T. Mar. Rommel : Dichiara che la battaglia di El Alamein è stata perduta in seguito ad una indiscussa superiorità avversaria in aviazione, carri armati, artiglieria . Da tre settimane prima dell'attacco 300 apparecchi pesanti bombardavano giornalmente le truppe italiane e tedesche. Artiglierie pesanti martellavano le nostre posizioni per ore intere. Nuovi carri, con una corazza dello spessore da 15 a 18 cm ed armati di pezzi da 90 e da 105, hanno potuto iniziare l'azione a grande distanza e distruggere le armi della difesa ed i nostri mezzi corazzati. Così sono state distrutte a poco a poco le truppe della difesa in 12 giorni di dura battaglia ad Alamein. (

0

)

recte: Seidemann


604

LE OPERAZ IONI IN AFRICA SE'I TEKTRI ONALE

Fin dalle prime ore la battaglia si è prospettata talmente dura, che al nord le divisioni di seconda linea, !Cl 15" divisione corazzata tedesca e la •Littorio• hanno dovuto essere impiegate per chiudere la falla verificatasi. Più tardi anche la divisione «Ariete• è stata impiegata allo stesso scopo. Si ebbe subito l 'impressione che, malgrado i nostri sforzi, a causa delle gravissime perdite che subivamo, non sa rebbe stato possibile rigettare il nemico dal campo di battaglia che si era spostato nelle nostre posizioni. Il 4 novembre il nemico è riuscito a sfondare in cinque punti nel settore del C. T.A . e dell'«Ariete•. Il Comandante del C. T.A. si è subito portato in prima linea con le sue ultime riserve. Sfondato il fronte, l'avversario ha subito tentato di tagl-iare le nostre comunicazioni con Fuka, ciò che gli è stato impedito, portando sulle alture di Fuka le truppe restanti. Su queste posizioni vi è stata un 'altra battaglia; il 9 corrente però il nostro fronte (9fY' divisione leggera ed altri reparti) veniva nuovamente rotto. Tutti gli attacchi erano largamente appoggiati dall'azione dell'aviazione avversaria. l resti dell'Armata riuscivano ad oltrepassare i campi minati di Marsa Matruh e consentire alle truppe e servizi ripiegati due giorni di sosta. Alcuni reparti già avvolti hanno combattuto valorosamente e sono riusciti a raggiungere le nostre posizioni. Tra essi la 21" divisione corazzata. Mentre i resti delle divisioni corazzate proteggevano le lunghe colonne che ripiegavano ve,-so ovest, una brigata corazzata si è porta ta sulle alture ad ovest di Marsa Matruh per proteggere il ripiega mento. Naturalmente tutto questo afflusso di autocolonne sulla strada non poteva svolgersi ordinatamente. D'altra parte la strada era l'unica via, perché chi andava fuori strada in breve era sommerso. Ho impiegato tutti gli uomini possibili per trattenere il nemico, il quale ha nuovamente tentato di tagliare la strada tra Marsa Matruh e l'Halfaya. È stata molto difficile la protezione delle colonne in transito al passo dell'Haljaya, che defluivano verso Sollum. La 90" divisione leggera ed il C.T.A . si sono sempre alternati alla retroguardia. Il XX corpo d 'armata è stato spostato verso sud, per la protezione della hnea ferroviaria da Barr'ani in avanti. Tutto questo movimento è riuscito, malgrado l 'imperversare degli attacchi aerei; si è però creata una situazione, che non ha permesso una resistenza al passo Halfaya. Jr~fatti, appena la 90' leggera vi aveva preso piede, il nemico ha immediatamente tentato l 'aggiramento dal sud. Sono andati perduti gruppi di artiglieria pesante e reparti della •Pistoia•. Non è stato quindi più possibile di prolungare il fronte dell'Halfaya verso il sud con la divisione «GG.FF.», che non sarebbe più arrivata in tempo, per cui si è reso necessario di farla ripiegare per Giarabub-Gialo-Agedabia. Non si è potuto mantenere la linea di Tobruch, perché non erano disponibili che poche truppe non motorizzate. Anche sgomberando Tobruch è stata lasciata in retroguardia la 9(}' leggera col C. T.A . e con


ALLEGATI

605

'il XX corpo d 'armata, che sotto la pressione nemica hanno ripiegato sulla linea di Agedabia. La manovra più difficile è stato il ripiegamento dalla Cirenaica, perché si temeva che il nemico tagliasse la strada a d Agedabia, né si potevano inviare delle truppe per impedire ciò, per deficienza di carburcmti, che affittivano per via aerea, il che impediva di dare una sufficiente scorta a truppe che si sarebbero do vute invia re nel deserto. L'attività dell'aviazione nemica in quei giorni è stata intensissima, sia fii giorno che di notte, e molti automezzi e carri armati sono andati distrutti. Però molto materiale ha potu to essere sgomberato da Bengasi e l 'avanzata nemica è stata ritardata, facendo saltare le serpentine della Balbia. Il maltempo ha impedito al nemico di avanzare da Mecbili-Zt. Msus su Agedabia . È stato cosi possibile ripiegare su Agedabia, senza essere eccessivam ente disturbati; ad Agedabia la retroguardia Menton è stata fortemente impegnata dal nemico ed ha subito delle forti perdite. Da rilevare che il nemico ha sempre potuto disporre di ingenti quantitativi di munizioni. Nel frattempo il Maresciallo Bastico aveva costituito il fronte di Marsa Brega-M. Ciofer-Agheila con le di visioni •La Spezia• e •Pistoia•. Il fronte, lungo 160 km., si estende fino a Marada. La divisione •CC.FF.•, arrivata in salvo da Siwa, era stata messa trn le divisioni •La Spezia,. e •Pistoia•. f. P. retroguardie, cbe ieri 23 ed ORRi 24 erano ad Agedabia, sono state portate sul rovescio della nostra linea, dove banno pure ripiegato i resti detta 9(}' divisione leggera (un battaglione e mezzo, con 30 armi controcarro). Il C. 1'.A. dispone attualmente di 35 carri, 12 pezzi controcarro, 14 pezzi di artiglieria. Il XX co1po d'armata di 10 autoblindo, 15 p ezzi controcarro ed 1 p ezzo d 'artiglieria. Non ha più alcun carro. Con. le forze attualmente a disposizione, la Linea Marsa B1·ega-Marada può essere occupata soltanto nel settore settentrionale. È costituita a capisaldi . Vi sono dei campi minati e dei reticolati costruiti l'cmno passato. Tra caposaldo e caposaldo vi sono spesso intervalli di 34 km. Sono state collocate 30.000 mine. Da rilevare che ad Alamein ne avevamo messe 500. 000 Dietro il fro nte sono state dislocate forze mobili e reparti esploranti, in modo di poter dare un appoggio, in caso di un attacco nemico a cavallo della Balbia. Dietro la linea di Agheila vi sono numerosi soldati tedeschi senza armi controcarro e senza mitragliatrici (1·esti della 164" div), cfrca 3 .000 uomini e numerosi soldati dei Corpi d 'armata ital'iani. I numerosi autocarri e m ezzi, che sono stati colpiti dall'aviazione nemica, hanno dovuto essere Lasciati sul posto. Il nemico ha seguito il nostro ripiegamento con reparti della 7' divisione corazzata attraverso il deserto sud-gebelico e con la 2" divisione neozelandese lungo la Balbia, di cui sembra che il nemico abbia rimesso a posto le interruzioni, p erché da ieri sta marciando da Bengasi verso sud .


606

LE OPERAZIO N I IN AFR ICA SE"ITENTIUONALE

f

È da ritenere che il nemico attacchi dapprima con queste due di visioni; si spera di.fermarlo, ma la battaglia sarà molto dura, perché il nemico, al momento dell 'attacco, sarà nuovamente appoggiato dall 'aviazione e disporrà certamente di molte munizioni. Bisogna tener presente che parte delle truppe dislocate ad Agheila sono nuove alla battaglia e certamente all'inizio saranno impressionate dall'ejjìcacia del fuoco avversario. Sulla linea si dispone di una sessantina di batterie, ma quasi tutte di piccolo calibro. Vi è scarsezza di munizioni. Per ora si dispone soltanto di un terzo di giornata di fuoco. Al primo dicembre la disponibilità sarà di mezza giornata di fuoco. Da tenere inoltre presente il grado di stanchezza delle truppe che hanno ripiegato da Alamein. Fra 2-3 settimane, il nemico potrà mandare all'attacco 2 divisioni corazzate, 4 divisioni motorizzate, ossia: 420 carri, 300 autoblindo, 360 pezzi leggeri, 48 pezzi pesanti, 50 controcarri pesanti. Nello stesso periodo a noi non possono giungere rinforzi. Si ritiene inoltre che il nemico non attaccherà soltanto frontalmente, ma anche con manovra aggirante dal sud, in una zona di 50 km., che non può essere guardata per mancanza di forze. Anche il presidio di Marada è assai esiguo. Il nemico ha quindi la possibilità di tagliare la via ai resti dell'Armata e di annientarli. Le richieste di complementi in truppa, armi e materiali sono state fatte, ma chissà quando giungeranno,

specialmente sa giungeranno da Tunisi, che ò la via pii:i. lunga . Giun-

geranno troppo tardi. L'Armata ha impiegato tutto per tenere il fronte di Marsa BregaMarada, ma le sue /orze sono limitate e non si potrà fare nulla, se dovesse avvenire uno fondamento della posizione. A tergo si trovano delle truppe quasi disarmate . Se verrà ingaggiata battaglia sulla predetta linea, non sarà poi possibile organizzare una qualsiasi altra difesa verso Tripoli. Cli ordini avuti dal Duce sono stati di difendere questa posizione ed essa sarà difesa. Si fa anche presente che vi è scarsezza di carburanti. Attualmente arrivano 80 tonn. al giorno, mentre ne occorrerebber:o 400. Mar. Kess .: Esprime il parere, che, se si lascia il fronte di Agheila, il fronte tunisino verrà minacciato, in ispecie se il porto di Tripo li non dovesse funzionare bene. Le posizioni di Buerat non difendono sufficientemente i porti di Tripoli, Biserta e Tunisi. Bisogna quindi resistere ad Agheila . Mar. Rom.: A/ferma di aver fatto presente al Fiihrer che, se le forze che attaccheranno dovessero essere superiori alla 7• divisione corazzata ed alla 2" neozelandese, non si potrà resistere. È già difficile ora sganciarsi dal nemico. \

Mar. Kess .: Dichiara · ébe in Tunisia non siamo ancora abba-


ALLEGATI

607

stanza forti per poter difendere la testa di sbarco. Se si perde la Tunisia, si perde tutto lo scacchiere africano. i:: quindi necessario che il Mar. Rommel combatta il più lontano possibile dal fronte tunisino. Le truppe che hanno ripiegato da Alamein hanno combattuto valorosamente ed hanno in/Zitto delle perdite al nemico; sarebbe la prima volta che una a rmata avversaria, dopo un percorso di oltre 1300 km, avesse ancora la forza necessaria per sfondare un nuovo fronte. Non si sa a ncora quando le divisioni corazzate e motorizzate nemiche p otranno essere validamente impiegate. Il X corpo d 'aviazione di Creta ha inflitto ed infliggerà ancora gravi perdite al nemico. Se da tempo è stato deciso di tenere le posizioni di Agheila ad ogni costo, bisogna tenerle a d ogni costo. Occorrono però dei rinforzi in caccia e bombardieri all 'aviazione africana. Occorre che i pezzi: da 87 giungano al più presto. Occorre far affluire del carburante per i trasporti. È necessario poter disporre dei porti di Tripoli e della Tunisia, perché soltanto così potranno arrivare i rinforzi ed i messi necessari a Rommel. Molti mezzi potrebbero essere avio-trasportati, se non si dovesse trasportare per via aerea il carburante. Mar. Rom. : Insiste nel dichiarare che non è p ossib-ile rimanere sulla nota linea, perché le truppe mancano di mezzi, munizioni e carburanti. Portarsi a Buerat è prolungare la vita dell'A.C.l. T Ritiene però

che urma·i, sgombe rata Agedabia, è dij/icila sganciarsi, tanto p1:1ì. che

mancano i carburanti necessari per i trasporti. Ecc. Bern .: Fa presente che, ripiegando sulla linea di Buerat rimarrebbero soltanto 4 o 5 campi p er tutta l'aviazione italiana e tedesca, il che sarebbe assolutamente insufficiente. Mar. Cav. : Fa pi-esente che si è riportata la. media di scarico del porto di Tripoli a 2000 tonn . Superlihia farà di tutto per potenziare lo scarico, impiegando truppe e maestranze locali, non essendovi la possibilità di inviare dctll '!talia portuali. Prega l 'Ecc. Bastico di un~(icare gli !>forzi tendenti ad un sollecito miglioramento delle possibilità di scarico a Tripoli. Mette in evidenza che, se si dovesse ripiegare su Buerat, il porto di Tripoli servirebbe ben poco.

Ecc. Base.: Dichiara che sarà fatto tutto il possibile. È però necessario potenziare la difesa contraerea del pMto di Tripoli. Mar. Kess .: Promette cbe saranno inviate batterie e radiolocaliz-

zatori. Mar. Ca v.: È necessario costituire due autorepartì di manovra, uno italiano, l 'altro tedesco, ciascuno di almeno 200 automezzi.

Il Mar. Bastico consegna al Mar. Cavallero un appunto, in cui


608

I.E OPE RAZIONI TN AFRICA SE1TENTRJONALE

sono indicate le condizioni indi!!,jJensabili per effettuare un eventuale ¡ripiegamento su Buerat. Esse sono le seguenti: occorre che i tedeschi ci diano almeno 500 automezzi idonei, se vogliamo portare indietro la divisione â&#x20AC;˘La Spezia, e le artiglierie. Questi automezzi devono essere dati alla nostra Intendenza. Occorre poter disporre in Livia di una forte aviazione per poter proteggere l'eventuale ripiegamento. Occorre avere le spalle sicure in Tunisia. Se queste circostanze non dovessero verificarsi, sarebbe un 'illusione parlare di un ripiegamento su Buerat. Necessita quindi difendersi ad oltranza sulla linea AgheilaMarada.


609

ALLEGATI

Allegato n. 7 LETTERA DEL MAR. BASTICO AL MAR. CAVALLERO

del 28 novembre 1942 COMANDO SUPERIORE F ORZE ARMATE AFRICA SETTENTRIONALE

Stato Maggiore Zona op. 28 novembre '1942 Caro Cavallero, nel mio radio odierno, col quale ti ho comunicato l'improvvisa partenza del Maresciallo Rommel per Berlino, ho aggiunto •mi astengo da qualsiasi commento•: ma opino che tu stesso debba concordare meco che passare la cosa completamente sotto silenzio, sarebbe, da parte mia, come prescindere di proposito dalla dignità del grado e dalla carica che rivesto. Il Maresciallo Rommel sa perfettamente di essere alle mie dipende nze; questo suo gesto è quindi un atto di ape rta indisciplina e di pie no disconoscimento della mia autorità di Comandante Superiore e di Governatore Generale. Compiuto da qualsiasi generale italiano avrebbe condono questi dinanzi al Tribunale di Guerra, per abbandon o di pu:;Lu <li fronte al ne mico. Siccome però il Maresciallo Rommel non appartiene al nostro Esercito, e poiché militano a suo vantaggio ovvie considerazioni di natura politica, comprendo perfettamente come sarebbe vano chied e re una qualsiasi san zione a suo carico; ma ciò lo confermerà - ancora una volta - nella pe rsuasione di essere arbitro di ogni suo atto e dì potere disconoscere a suo tale nto l'autorità e gli ordini del Comando italiano. Quali p ossano essere le conseguenze dì un siffacco stato di cose facile è compre ndere: ma credo de l pari pacifico che, a mia volta, non possa assumermi la responsabilità di esecuzione di ordini, da chì ha dimostrato di prescindere da essi, sia apertamente, sia sotto pretesto di situazioni che impongono decisioni immediate . Epperò, a conferma di quanto ti ho esposto nella mia precedente lettera de l 16 corrente, ti rivolgo, di nuovo , la più viva preghie ra di prendere in esame la delicatissima posizione in cui mi trovo e nella quale non posso più a lungo rimanere. Come soldato, ripeto, non conosco che un dovere: l' o bbedienza agli o rdini supe riori; ma anche l 'obbedienza non credo possa s·i gnificare rinuncia al prestigio ed all'autorità del comando. Dolente di dovere accrescere le molte e gravi preoccupazioni che pesano su dì te, mi è grato confermarti i sensi della mia devozione. Bastico


610

LE OP.llRAZTO N l IN AFRICA SETTENTR TONAT,E

f Allegato n. 8

RIFORNIMENTI PER LA TRIPOLITANIA Supermarina

lì 29 novembre 1942

Argomento: Rifornimento della Tripolitania. Promemoria n. 122 1. - Il porto d i Tripoli è in questo momento pieno di navi sotto carico; vi erano ieri sera 8 .000 tonnellate da sbarcare per le quali occorreranno ancora 3 o 4 giorni. È previsto per il 3 dicembre l'arrivo d i u n nuovo convoglio di 2 grossi piroscafi con 900 tonnellate di carico e, nei giorni successivi, quello di una serie di piccoli piroscafi con carburanti e munizioni per circa 15.000 tonnellate . Sta di fatto che, proprio mentre avevano inizio le operazioni anglo-americane nel N.A.F., era in corso una grande operazione di riforn imento della Lib ia, d iretta pe r metà in Cirenaica e per metà a Tripoli. Giunsero così il 9 novembre nel porto d i Tripoli , quasi contemporaneamente, approfittando del momento favorevole , 8 piroscafi con 17. 759 tonnellate di materiale, 78 carri armati, 420 automezzi e dal 9 al 29 novembre ne sono arrivati altri 5, portando il totale de i rifornimenti arrivati in questo periodo a 32.371 tonn. , 132 carri armati, 620 automezzi, mentre si sono perdute 5 navi con 12.500 tonn. di carico. La grande quantità di materiale arrivato ha richiesto molto tempo per essere assorbita, dato che il porto di Tripoli, in parte per nostra iniziativa e in parte per insistenti richieste dei Comandi alleati, era sta to depauperato, nella scorsa estate, d e lla maggior parte delle sue risorse portuali pe r guarnire i porti e g li ancoraggi della Cirenaica e dell'Egitto. Occorre tener presente che le nostre risorse in fatto di mezzi portuali (rimorchiatori, bettoline, pontoni, ecc.) erano all'inizio della guerra molto limitate. Nessun paragone possibile èo'n le risorse anche di un solo grande porto nordico tipo Amburgo. L'occupazione della Dalmazia e que lla della Grecia, le perdite subite nelle due ritirate della Cirenaica del 1940 e del 1941 le hanno ulteriormente ridotte. Nessun aiu to è stato possibi le ottenere in questo campo nemmeno dalla Francia vinta , la qu;ile non ha dato neanche un rimorchiatore. T ripoli, dopo alcuni mesi di forzata attività , si è trovata di fronte ad un enorme· lavoro che ha dovuto svolgere con pochi mezzi, mentre la scarsa d ifesa contraerea non ha potuto impedire le continu e incursioni diurne e notturne. Nonostan te ciò, dal 9 a l 28 novembre sono state sbarcate 33.312


ALLEGATI

611

ronn. con la media giornaliera di 1. 753 ronn. , risultato che deve essere considerato come il migliore ottenibile. 2. - Ora che Malta è stata rifornita e che g li aeroporti d ella Cirenaica sono in mano del nemico, gli attacchi aerei su Tripoli sono tali da impedire il funzionamento del porto. In questi ultimi giorni sono state gravemente danneggiate due delle tre moto navi veloci sotto scarico ed una torped iniera di scorta. Ogg i a mezzogio rno un attacco di otto quadrimotori ha colpito ed incendiato tre piroscafi ed alcuni rimorchiatori. Nei g iorni venturi gli attacchi si moltiplicheranno e porteranno a nuove perdite cli navi ed una diminuzione d el ritmo di scarico. 3. - Effettivamente le forze della Marina da guerra non sono sufficienti a proteggere insieme il traffico per Tunisi e quello per Tripoli. Le fo rze leggere de lla flotta italiana sono state sottoposte per due anni e mezzo ad un regime di sforzo superiore ad ogni possibi lità di resistenza del materiale e del personale. Le unità perdute, sia nel servizio di scorta che in quello diretto cli trasporto di maleriali, sono state molte: 53 su 128 che ne possedevamo all'inizio della guerra; me ntre ne sono entrate in servizio 19. Le unità che hanno bisogno di lavori e di riparazioni assolutamente improrogabili si vanno facendo ogni g iorno più numerose: ammontano uggi a 39 sulle 94 esisten ti. Cli stabilimenti di lavoro non sono p iù a condizione di provvedere alla sollecita riparazione di tante unità insieme. A questo logoramento sono state sottoposte non solo le unità per loro natura destinate al servizio dei convogli (avvisi scorta) ma anche nme le torpediniere che erano state progettate per azioni d i vigilanza e di offesa ne l Canale cli Sicilia e altrove, nonché i grand i cacciatorpediniere di Squadra, per dimensioni ed armamento poco adatti alla scorta dei convogli e, del resto, oggi così ridotti in numero (solo 19 di tipo moderno e 7 di tipo antiquato), da costringere spesso le forze navali all'immobilità, come è avvenuto n e l caso dell'u ltimo convoglio di rifornimento d i Malta, quando i soli 4 Ct. presenti nello Jonio erano impiegati in servizio di scorta o per trasporto diretto di benzina. La situazione attua le delle navi ch e è possibile adibire permanentemente alle scorre (cacciatorped iniere antiquati, torpediniere vecchie e nuove, avvisi scorta) è la seguente: unità pronte: 36; urÌ'. ità in riparazione: 32. Con 36 unità, anche mettendo continuamente a concorso i CC.TT. delle Squadre, anche rinunciando ad ogni possibilità di caccia sistematica ai sommergibili , non vi è la possibilità di assicurare protezione sufficiente a i traffici in atto e cioè: rifornimento della Tun isia , del la Tripolitania, della .Corsica, della Grecia, d e lla Dalmazia, dell'Alba-' nia , traffico Egeo, traffico delle cisterne di nafta, rifornimento di com-


612

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRION ALE

bustibil i dalla Sardegna per il continente. Va tenuto presente che una scorta navale per adeguarsi alle offese aeree di oggi dovrebbe essere molto numerosa: l' ultimo convoglio inglese arrivato a Malta proteggeva 4 navi da carico con tre incrociatori e 18 fra Ct. e navi scorta. Le nostre navi sfidano invece tutti i giorni il nemico avendo ne lla migliore delle ipotesi due unità cli scorta per ciascuna e spesso meno; molte vanno senza scorta. Ma nessuno sforzo, nessun rischio è mai sembrato eccessivo e nonostante le grandi perdite le partenze sono sempre continuate senza interruzione. 4. - Il problema è reso più grave dal fatto che le nuovissime navi veloci eia carico sono quasi tutte scomparse; non ne avanzano che 5 valide delle 31 che ne possedevamo. Vanno anche scomparendo i piroscafi di media velocità (10 nodi) e si deve ricorrere a quelli cli 8 ed anche di 7, ciò che raddoppia l'onere delle scorte perché raddoppia la durata del viaggio . 5. - Per apprezzare lo sforzo delle ultime settimane occorre tener presente che tutti i nostri mezzi erano ai primi di novembre schierati a levante per proteggere il meglio possibile il contrastatissimo traffico con la Cirenaica. Lo spostamento a ponente è stato assai laborioso anche perché bisognava trasferire molti piroscafi carichi e scarichi provenienti da porti più diversi. 6. - Le navi sottili hanno dovuto in questo periodo, come in altri momenti, provvedere anche a quella forma essenziale della difesa del traffico che sono gli sbarramenti cli mine. Si deve proprio allo sbarramento completo del Canale cli Sicilia, tanto faticosamente eseguito, quello che è forse oggi il maggior vincolo alle possibilità operative del nemico in tutti i mari, e cioè la chiusura, per lui, della via mediterranea . Il completamento e il rinnovo cli questo sbarramento esigono l' impiego di numerose unità minori che sono da prendere sempre tra le stesse . 7. - Il problema è complicato dalla deficienza della nafta e dalla d ifficoltà di farla affluire in tutti i porti dai quali è n ecessario che parta il traffico . Così la mancanza di nafta a Tripoli, in seguito all'affondamento delle unità che la trasportavano, ha contribuito a ritardare molti movimenti. Nell'occasione occorre mettere in luce che se non verrà aumentato l'attuale programma di rifornimento di nafta per il mese cli dicembre è presumibile che fra tre settimane dovremo sospendere ogni trasporto. Come è noto, in questo momento le corazzate e gran parte degli incrociatori della flotta sono vuoti o semivuoti. Così la mancanza cli combustibile e la mancanza di scorte, l'una e l'altra dovute al con-


AU.F,GA'l'I

613

sumo per il rifornimento d e lla Libia, ci hanno tol co al momento opportuno ogni possibilità di gettare contro le forze navali nemi che operanti nel Nord Africa francese il peso d ella nostra Flo tta da combattirnento, peso che avrebbe potuto avere una parte decisiva . 8. - Nelle previsio n i sulle possibilità d e l traffi co è indispensahile tenere presente che nei mesi inverna li la percentuale dei giorni nei quali essi sono ostacolati dal cattivo tempo è mo lto a lta, specialmente nella wna d e l Canale di Si cilia . L'aver d ovuto forzare il ma re tempestoso della passata settimana ha messo temporaneamente fuori servizio non meno di 7 unità. 9. - La presen za a Malta di una fo rte aviazione da caccia, che si era già dimostrata molto pericolosa con i mitragliamenti a bassa quota delle unità navali di scorta ha in questi ultimi giorni presentato un nuovo aspetto: quell o di rendere impossibile la scorta antisommergibile ai convogli nella zona di 150 mg. intorno a Malta. In una settimana son o stati pe rduti in questo modo 7 idrovolanti dell'aviazio ne per la Marina e 7 apparecchi di Arme ra C°). 10. - Dall ' insieme di qu este circostanze scaturisce l'estrema difficoltà d i continuare il traffico con Tripoli altrimenti che con piroscafi mino ri per rotte costiere ~~nza scorta dire tta. È inoltre confermata l'impossibilità di alimentare contemporaneamente la Tripolitania e la Tunisia. Questo apprezzamento è pienamente condiviso dall'Ammiraglio Comandante d ella Marina germanica in Italia . Esso è stato riconosciuto anche nel Comitato misto pe r l'organizzazione e la protezione del traffico , Comitato nel quale i rapprese ntanti della Marina ge rmanica e dell'Aeronautica germanica, come quelli di Supermarina e di Superaereo, hanno modo ogni gio rno di approfondire in o gni particolare le p ossibilità , le diffìcoltà , le prospettive present i e future del prob lema. È da notare che nessuna divergenza importante è mai sorta in seno al Comitato. 11 . - Eleme nto fon dam entale che incide sulle possibilità di a limentazione della Libia ed anche de lla Tunisia è il potere aereo nel quale il nemico è ve nu to gradatame nte acquistando una decisa superio rità . Questa supremazia potrebbe essere contrastata in un solo modo: riprendendo una p otente azione offensiva a fond o contro la base aerea che per la sua posizione ha il massimo peso sul nostro traffico e cioè su Malta. Una simile azione, anche senza raggiungere gli effetti totalitari che se ne p o te vano sperare in passato e che in parte furo no temporanea mente raggiunti nel magg io scorso , avrebbe

(

0

)

Sigla di •Armata aerea•.


614

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE'l"fENTRIONALe

però certamente l'effetto di riportare il problema in condizioni d i possibile soluzione. 12. - Riassumendo: È certamente esatto che «l'Armata cli Libia avrebbe necessità di un afflusso ininterrotto di materiale di rifornimento tanto su Tripoli quanto nel traffico costiero verso la Sirte». È certamente esatto che •i materiali esistono in Italia e possono essere resi disponibili in larga misura•. Ed è anche esatto che •occorre solamente navigare». Ma è proprio questo il problema centrale cli tutta la nostra guerra, il problema superiore ad ogni previsione che le circostanze hanno imposto alla Marina italiana: navigare senza posa per alimentare una guerra oltremare contro un nemico che ha avuto sin dall'inizio una enorme superiorità cli mezzi navali e che è venuto acquistando e poi accrescendo col tempo la superiorità dei mezzi aerei, potenziata dalla posizione eccezionale cli quella base di Malta che esso ha sempre considerata la sua più grande forza in Medite rraneo. La Marina si è prodigata oltre ogni limite cli sforzo del materiale e del personale per mantenere fino ad oggi l'afflusso in Africa dei rifornimenti occorrenti. Continuerà a farlo, ma le sue possibilità diminuiscono continuamente e con ritmo tale da far prevedere che tra poco potranno divenire inadeguate a qualsiasi compito. È certo che d'ora innanzi non sarà possibile assicurare il minimo indispensabile rifornimento agli eserciti d'Africa, nonostante ogni sacrificio, se l'Asse non riacquisterà la prevalenza aerea nel Mediterraneo centrale, cominciando dalla ripresa di un'azione efficace e continua sulla base di Malta. RICCARDI


615

Al.l.EGATl

Allegato n . 9 SITUAZIONE LO GISTICA IN LIBIA

all' ll dicembre 1942 G OVERNO G ENERALE DELLA LIBIA COMANDO SUPERIORE

FF.AA.

DELLA LIGIA

Stato Maggiore P.M. 11 , lì 11 dicembre 1942

Comando Supremo N. 01/ 20282 Op . Per Maresciallo Cavalle ro. Ancor prima ch 'io riassumessi il comando anche de l fronte est fu concordemente convenuto con Voi, signor Maresciallo, nella riunione del 13 novembre et come risulta dal verbale della riunione stessa di cui avete copia, esse re indis pensabile che nu ovi mezzi, in primo luogo carri armati et artiglieria dei tipi germanici , et sensibili rinforzi cli aviazione fossero fa tti affluire rapidamente dall 'Italia assieme con armi anticarro munizioni carburanti parti di ricambio et altri rifornimenti. Da allora, ed è passato un mese , se il n emico ha progredito più lentamente del previsto, nuove necess ità si sono p erò aggiunte alle preesistenti et segnatamente : primo: quelle d el fronte ovest che assorbe sempre maggiori forze dalla Libia (finora R E. Co •Lodi•, ere battaglioni , sei batterie picco lo calibro più qu attro da 20, mezzi et personale d e i servizi); secondo: quelle deJJa impostami posizione di Buerat, che si ste nde su di un nudo et ovunque ben percorribile terreno, oggi p rivo di apprestamenti difensivi anche m inimi, p e i quali difettano per di più ma teriali rafforzamento ed attrezzi lavoro da temp o rich iesti. Da allora per converso , se mo lte sono state le mie insistenze, sono q ui giunti rinforzi et rifornimenti non già straordinari come convenu te, ma inferiori al normale canto da mettere non solo in crisi gravissima e t senza precedenti i carburanti, che qui sono la vita, ma in penuria ogni servizio et fi nanco i viveri. Volendo citare qualche cifra, sebbene sia at Voi gi à nota, ricordo i principali arrivi di truppe et mezzi dopo il 13 novembre : sedici carri armati M/1 4, ventotto autoblindo del R.E .Co. •Lodi•, ventotto cannoni di piccolo calibro , sessantan ove p eai da 47 , ve n tiquattro armi da 20, ventisette mortai da 8 1, armi portatili varie; ottantacinque automezzi et venti rimorchi , centonovanta motom ezzi ; c irca m illeduecento uomini del R.E.Co. "Lodi», d el 31 ° reggimento carristi et di compagnie controcarri -GG .FF.• . Quanto ai rifornimenti di viveri munizioni carburanti et materiali vari , sempre dal 13 n ovembre at oggi, sono giunte in complesso per il R. Esercito meno di ottomila tonnellate, di contro at un fabbisogno mensile medio, sempre per il solo R. Esercito, valutato in


616

LE OPERAZJONJ IN AFRICA SETTENTRIONALE

oltre trentamila tonnellate; est giunto cioè poco più di un quarto del rifornimento occorrente in linea normale et sono di conseguenza diminuite non poco le già modeste scorte. Ogni mia insistenza appare pertanto non solo giustificata ma doverosa perché se posso in coscienza affermare di aver per la seconda volta fatto anche ciò che non sembrava possibile ottenere, per ridare consistenza alle nostre forze, cosa questa che anche il Maresciallo Rommel ha francamente riconosciuto, debbo tenere anche presente che la lentezza con la quale il nemico ha fino ad ora addensato le sue forze non est indice di debolezza ma proposito di presentarsi alla nuova lotta con schiacciante superiorità. Né devo del pari dimenticare l'inferiorità qualitativa dei nostri carri et dei nostri anticarro , fin troppo nota agli stessi soldati. È perciò, ripeto, mio dovere di dirVi, signor Maresciallo, che la situazione può diventare insostenibile, anche indipendentemente dal nemico, ma per sola insufficienza logistica. Questa situazione, che non esito a definire angosciosa, diventa ogni giorno più di pubblico dominio, et si va diffondendo, nonostante ogni sforzo, la non infondata sensazione che la Libia sia abbandonata at se stessa. Per togliere tale sensazione, non vi est quindi che un mezzo, cioè la pronta soddisfazione di quelle esigenze che Voi stesso riconosceste indispensabili il 13 novembre, che Vi ho dianzi ricordato, et che acquistano ogni ora più impellente valore. Qui, posso affermarlo, come soldato et come comandante, tutti siamo pronti ad compiere come sempre et con ine-

sausta fede intero il nostro dovere, ma anche la fede può divenire vana se non è integrata dalla forza. BASTICO


ALLEG,\ìl

617

Allegato n. 1 O

COLLOQUIO BASTICO-ROMMEL del 17 dicembre 1942 GOVERNO GENERALE DELLA LIBIA COMANDO SUPERIORE

FF.AA.

DELLA LIBIA

Stato Maggiore P.M. 11, lì 17 dicembre 1942, ore 21

Comando Supremo. N. 01/20584 Op. Oggi 17 dicembre ore 11.30 in seguito a richiesta Maresciallo Rommel mi sono incontrato con lui Buerac. Colloquio come sempre ispirato serenità et franchezza. Maresciallo Rommel haber esposto situazione attuale A.C.I.T. et est passato quindi esaminare ulteriori sviluppi situazione data mancanza assoluta rinforzi et rifornimenti promessi et quasi assoluta certezza che nulla aut ben poco potrà arrivare. Premesso che •animus• Rommel, come già avevo previsto et segnalato, est decisamente orientato at abbandono Tripolitania scopo riunire sotto un Comando unico che egli giudica indispensauilt:: forze A.C.I.T. et forze Tunisia, habet giustificato suo punto di vista dicendo: primo: nella situazione attuale est da escludere che prevista resistenza ad oltranza sulle posizioni ovest Buerat (che egli dice aver accettate solo perché ordinatogli) possa effettuarsi con speranza successo per deficienza apprestamenti difensivi et per scarsezza munizioni et carburanti che non consentono difesa attiva; secondo: accettare battaglia su posizioni ovest Buerat nelle condizioni attuali porterebbe at disastro; terzo: ripiegando su linee s uccessive anche con rifornimenti deficitari ma con opportuna condotta operazioni sarebbe possibile ritardare avanzata avversaria; quarto: delle linee successive quella che potrebbe offrire maggiore possibile resistenza est linea I-Ioms-Cussabat-Tarhuna-Garian; quinto: ripiegamento definitivo dovrebbe in ogni modo essere effettuato su linea Gabès; sesto: soluzione eia me prospettata est unica che possa dare speranza di riprendere, insieme con truppe Tunisia, offensiva verso ovest aut verso est.


618

LE OPERAZI01'1 IN AFRICA SETTENTRIONALE

Chiusa esposizione Maresciallo Rommel. Dico subito che ho avuta impressione che Rommel non sia al corrente situazione strategica tattica et logistica Tunisia. Ho fatto a mia volta presente at Rommel: primo: convengo con lui nel ritenere non possibile condurre, con probabilità successo, sulla linea ovest Buerat battaglia d ifensiva nelle condizioni attuali degli apprestamenti et dei rifornimenti; secondo: nella situazione attuale dei carburanti et data scarsezza automezzi disponibili dopo battaglia Egitto, non sarebbe in ogni modo possibile portare in Tunisia sia nostre truppe che nostri stabilimenti et depositi Intendenza, senza i quali non potrebbe essere effettuata qualsiasi azione in Tunisia; terzo: qualora fosse esclusa possibilità di resistere ad oltranza sulla linea di Buerat convengo con lui nel ritenere che sola linea possibile eia approntare per d ifesa oltranza est quella di Homs-Cussabat-Tarhuna-Garian, che meglio delle altre si presta, per natura, a una organizzazione difensiva, per altro ora inesistente; quarto : una resistenza ad oltranza sulla linea Homs µerrnellerebbe un parziale sgombro su Tunisia apparecchio logistico Tripolitania;

quinto: qualsiasi decisione da prendere est strettamente legata a quanto sta avvenendo in Tunisia et in particolare alla possibilità cli allargare, consolidare, alimentare l'attuale precaria testa di sbarco; sesto: comunque trattandosi di decisioni di eccezionale portata strategico-politico-morale, ogni decisione deve essere presa, senza alcuna pressione da parte nostra, dalle alte autorità competenti; settimo: aderisco sua richiesta sottoporre quanto sopra a giudizio Comando Supremo con preghiera far conoscere al più presto decisioni; ottavo : in attesa confermo espl icito ordine di resistere ad oltranza sulle eia lui prescelte posizioni ovest Buerat. Aggiungo per codesto Comando alcune mie considerazioni: primo: ritengo che come già ad Agheila et così a Buerat, anche per linea Homs Maresciallo Rommel rappresenterà uguali ragioni per giungere ad analoghe conclusioni ossia ripiegare celermente per difetto mezzi et carburanti; secondo: sulla linea Buerat est stato portato et impiegato il poco


ALLEGATI

619

materiale rafforzamento, attrezzi lavoro, mine, collegamenti racimolato, dopo di che nulla est rimasto; terzo: i 500 automezzi faticosamente raccolti per rendere possibile spostamento eia Agheila divisio ne •La Spezia• sono insufficienti per trasferire su altra linea no n solo •La Spezia» ma anche divisio ne ,,Trieste", ormai ricostituita, et altri numerosi reparti, barcerie et servizi affluiti eia ovest s u linea Buerat; quarto: linea Homs comporterebbe abbandono p opolazione et territorio Misuratino et comportere bbe p e rdita q uasi to tale trupp e Sahara Libico, che avrebbero a disposizione, per ripiegare, con i pochissimi mezzi disponibili, sola cattiva pista Sciu eref-Mizda; quinto: occupazione campi aviazione Sirtica et Misuratine renderebbe inutilizzabile p orto Tri poli; sesto: ripiegamento in Tunisia, che aggraverebbe et estenderebbe portata considerazioni sopra esposte, porterebbe cli conseguenza perdita maggioranza truppe et totalità magazzini et depositi, in quanto ripiegamento da Aghe ila si riferiva q uasi soltanto a tre Divisioni fanteria , mentre ora, o ltre a quattro divisioni e t numerosi reparti riordinati et semi territoriali, comporterebbP. sgombro base logistica Tripoli che est stata sempre basilare per Libia. Concludo pe rciò esprimendo avviso che difesa ad oltranza posizio ni Buerat, dove tru ppe fare bbero co me se mpre tutto il loro dovere, rappresenta ancora soluzione migliore a patto però che Madrepatria compia subito uno sforzo ve ramente eccezionale per fa r giungere qua nto est all'uopo indispensabile in rifornimenti et mezzi. BASTICO .


620

LE OPERAZIONI TN APRICA SETl'ENTRIONALE

f Allegato n. 11

LETTERA DEL MAR. BASTICO AL MAR. CAVALLERO

del 2 dicembre 1942 GOVERNO GENERALE DELLA LIBIA COMANDO SUPERIORE FORZE ARMATE DELLA LIBIA

lì 21 dicembre 1942, ore 13.10

Stato Maggiore Comando Supremo 01/20774 Op . per Maresciallo Cavallero.

Ricevuto vostro 34155 Op. unitamente a 34157 Op. firma Duce. Sono convinto necessità resistere su. posizioni Buerat il più a lungo possibile ma sono del pari di avviso che situazione debba considerarsi con senso realistico et cioè sulla base delle possibilità contingenti create dalle forze disponibili, dalle caratteristiche della posizione prescelta, dalla situazione dei rifornimenti et in particolare carburanti et munizioni. Primo: le forze sono quelle note. Oso dire che si sono fatti miracoli per accrescere la loro efficienza qualitativa e quantitativa et soprattutto per dotarle di artiglierie ma oggi non ho più né un uomo né un pezzo disponibile, avendo anche dovuto provvedere, in seguito a Vostro ordine, at potenziamento settore Gabès, et Vi est pure noto che nostri carri armati, ridotti ad una sessantina, et nostre armi controcarro, non sono in grado opporsi efficacemente at quelli avversari. Secondo: la posizione di Buerat, che Maresciallo Rommel nel colloquio avuto con lui ad Agheila il 22 nouembre aveva esplicitamente dichiarato la sola possibile et che oggi aj]erma essergli stata imposta, non offre appigli tattici di qualche consistenza; est un pianoro sabbioso, senza dominio alcuno sul terreno antistante, percorribile in ogni senso et fa cilmente aggirabile. Per rendere questa posizione forte occorrono lavori ingenti et ingentissima quantità materiali rafforzamento di cui non vi est più di~ponibilità alcuna. Bisogna pertanto accettarla per quello che est ai fini operativi, cioè intrinsecamente debole sotto ogni punto di vista e senza possibilità di migliorarla in breve tempo. Terzo: tutti i possibili provvedimenti logistici atti a fronteggiare la situazione sono stati attuati, riuscendo pet:fino a costituire un autogruppo manovra forte 500 automezzi, ma anche in questo campo oggi con quanto dispongo non mi est possibile fare di più. Il munizio-


ALLEGATI

621

namento est ridotto per i calibri più importanti da 1,5 at 3 unfoc et quindi non rispondente alle esigenze di una prolungata et vigorosa difesa . La situazione carburanti est sempre più che critica e l'esiguo e per di più non sicuro apporto tunisino non la migliora sensibilmente. Essa è quindi tale da non consentire un impiego manovrato dei mezzi corazzati et neppure dei reparti motorizzati. Se la situazione non muta si deve perciò pensare non ad una difesa attiva ma prevalentemente statica. A questo si deve aggiungere che la penuria di benzina avio limita in tal misura l'apporto della già scarsa aviazione da non poter contare su questa come mezzo efficace di offesa et quindi di contributo effettivo alla difesa. Qu'esta est la situazione considerata realisticamente ma anche obiettivamente. Epperò, anche facendo astrazione dall'«animus» del Ma resciallo Rommel che non nasconde di subire la situazione anziché accettarla e persiste sulla necessità di un ripiegamento in Tunisia, agendo così in senso negativo sulla volontà combattiva dei comandi et delle truppe, confermo che il prolungarsi della resistenza sulle posizioni di Buerat per quel tempo presumibilmente non breve, di cui est cenno nel Vostro radio 34155 Op., non può fare astrazione da quello sforzo eccezionale di cui at mio radio 01/20584 del 7 dicembre. Questo ritengo era mio dovere di dire, et non a scopo di declino di responsabilità ma di necessaria precisazione. Et poich6 Duce mi chie-

de di accusare ricevuta del Suo radio 34157 Op., Vi sarò grato se vorrete comunicarG!i anche il contenuto del presente. BASTICO


622

LE OPERAZIONI I N AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 12

DIRETTIVE DEL COMANDO SUPREMO SUGLI SVILUPPI DELLA MANOVRA DI RIPIEGAMENTO COMANDO SUPREMO

I

REPARTO

Ufficio Operazioni - Scacc. Africa Prot. n . 34245 Op.

P.M. 21 , lì 27 dicembre 1942

Al Maresciallo d'Italia Ettore Bastico Comandante Superiore FF.AA. della Libia. Oggetto: Direttive per le operazioni. I. - Il Duce ha preso conoscenza del Vostro telegramma 01/20951/0p. in data 25 cm. e mi incarica di confermarvi che compito dell'A.C.I.T. è di resistere sulle posizioni di Buerat .. jj più lungo possibile». È evidente che una resistenza ad o ltranza che fosse spinta, secondo l'ipotesi da Voi ammessa, all'annientamento dell'Armata corazzata, non avrebbe scopo . La guerra in Africa Settentrionale (Libia e Tunisia-Algeria) deve essere considerata secondo un concetto unitario e le operazioni d ell'A.C .I.T. devono essere collocate in questo quadro operativo di insieme .

II. - L'arretramento dalla posizione di Marsa Brega-EI Agheila ci fu imposto dalla impossibilità, dovuta ai ripetuti affondamenti, di far giungere in tempo i rinforzi e i mezzi necessari . La linea cl.i Buerat ha potuto ricevere fin qui un minimo di alimentazione quotidiana, ma l'invio di sostanziali rinforzi non è stato possibile nonostante gli sforzi compiuti a tal fine; nemmeno è da prevedere che ciò possa farsi nelle prossime settimane (via diretta su Tripoli preclusa; scarsa potenzialità della via terrestre Tunisi-Tripoli per l'avvenuta distruzione di locomotive e per la scarsità di automezzi dovuta agli affondamenti ; avvenuto ritiro d i una forte aliquota degli aerei tedeschi da trasporto p er l'invio in Russia, ecc .) III . - Le suesposte condizioni e la constatata impossibilità di alimentare ad un tempo i due scacchieri tunis ino e libico pongono un limite alla durata della nostra resistenza sulla posizione di Buerat, fermo restando che il guadagnar tempo costituisce per noi il p resupposto essenziale. Perciò, stabilito da Voi l'inizio del movimento secondo il concetto di n on esporre le truppe dell'A.C.I.T. a perdite irreparabili , la nostra manovra deve svolgersi gradualmente e per tempi successivi (linee di Buerat, di Homs , di Tripoli, di Zuara, ecc.) ed essere basata


623

ALLEGATI

sull'azione controffensiva delle unità mobili e corazzate. IV. - Mentre questa manovra si verrà svolgendo, le truppe dello scacchiere tunisino agiranno per guadagnare spazio quanto più possibile verso ovest, anche per far posto alle truppe clell'A.C.I.T. che dovessero essere impiegate in quello scacchiere e renderne possibile il successivo schieramento. V. - Nel frattempo il Comando Supremo intensificherà con ogni mezzo l'afflusso dei rifornimenti, specie carburanti; a tal fine è necessario che i mezzi cli trasporto corrispondenti non vengano distratti per altri scopi. A questa condizione, che è di vita per l'A.C.I.T. , ogni altra esigenza deve essere subordinata.

VI. - Sgomberi. È lasciato a Superlibia il compito di determinare il complesso de i provvedimenti a ciò relativi.

Urge intanto: 1° - portare subito in zona sud Gabès tutto quanto può essere utile (dirigenti, reparti, operai) per accelerarvi i lavori difensivi, già ordinati; - provvedere con reparti tratti dai presidi della Tripolitania all 'organizzazione della difesa costiera dal confine libico a Gabès (minacce possibili eia Malta); 2° - sgomberare in Tunisia gli elementi più utili ai fini operativi, de lle attrezzatu re, depositi e magazzini di intendenza; - avviare in Tunisia, a disposizione ciel XXX corpo d'armata, mezzi e reparti per la difesa contraerea e costiera, sguarnendo gradualmente località della Tripolitania , non esclusa Tripoli, con precedenza ai mezzi e reparti p iù efficienti, e procedendo agli scioglimenti necessari; - accelerare gli sgomberi sull'Italia degli avvicenclandi, anche via Tunis i; 3° :.. . suborclinatame,nte all'assolvimento dei compiti ora eletti , sgomberare in Italia gli altri militari non utilizzabili nella nuova situazione. VII . - Inutilizzazione porto di Tripoli : disposizioni a parte.

VIII . - L'ufficiale generale de l Comando Supremo, latore del presente foglio, potrà illustrare anche nei particolari la situazione generale e fornire ogni altro elemento di informazione che fosse desiderato. Il Capo di Stato Maggiore Generale UGO CAVALLERO

Nota. Le direttive vennero consegnate dal gen. Gandin il 29 mattino, dopo l'autorizzazione ricevuta da Roma la sera del 28.


624

,

LE OPERAZION I IN AFRICA SETTENTRION ALE

Allegato n . 13

COLLOQUIO BASTICO-ROMMEL

del 31 dicembre 1942 GOVERNO GENERALE DELLA L!RIA COMANDO SUPERIORE

FF .AA. DELLA LIRIA

STATO MAGGI ORE

31 dicembre 1942 Comando Supremo N. 01/21240 Op. Per Maresciallo Cavallero.

Avuto oggi colloquio con Maresciallo Rommel preceduto da breve conversazione con Maresciallo Kesselring. Presente colloquio Generale Gandin. Ho comunicato Rommel, per la parte che lo riguarda, direttive di cui vostro 34245 Op. del 27 corrente. Maresciallo Rommel ritiene indispensabile, se si vuole evitare possibilità annientamento grandi unità italiane et germaniche non mobili, di non impegnarle in combattimento et di iniziurree immediato ripiegamento dalle posizioni di Buerat, per scaglioni et linee successive. Ritiene che sganciamento totale Divisioni non mobili da posizioni Buerat possa effettuarsi in otto giorni. Rommel quindi intende rimanere sulle posizioni Buerat con sole truppe mobili, che però non vuole impegnare per non logorarle subito et trovarsi poi in difficoltà du rante manovra ripiegamento. Egli habet esplicitamente dichiarato che ripiegamento sarà effettuato con modalità seguite da Agheila at Buerat, cioè sottraendosi at combattimento sia at Buerat sia più indietro, et che egli, inoltre, una volta ricevuto ordine ripiegamento, intende di essere lasciato pienamente arbitro di stabilire successivi tempi di manovra. Resistenza su posizioni Buerat est dunque praticamente esclusa at priori et entità guadagno tempo resta affidata at velocità avanzata nemica. Deciso atteggiamento Rommel trova fonda mento nella necessità impostagli di evitare perdite irreparabili nelle truppe non mobili, necessità che egli a mio avviso sopravvaluta; ma, at mio avviso, est in netto contrasto con Vostra direttiva di resistere sulle posizioni di Buerat il più a lungo possibile. D'altronde egli afferma che ogni altra soluzione porterebbe pericolo annientamento di parte almeno nelle grandi unità non mobili. Accettando tesi Rommel di immediato ripiegamento, vengono ad essere quasi certamente sacrificate truppe Sahara Libico et massa truppe 1hpolitania, nonché gran parte stabilimenti et magazzini et dotazioni Intendenza. Est superfluo soggiungere che immediato ripiegamento verrebbe senz'altro rilevato dal nemico conferendo nuova audacia et celerità at suo insegui-


ALLEGATI

625

mento ora frenato da nostro schieramento Buerat. Est del pari superfluo ricordare che durante eventuale ripiegamento generale sono necessari rifornimenti carburanti circa 900 tonnellate giornaliere fra noi et tedeschi et aviazione. Dando invece giusto valore at vostro ordine di resistere il più a lungo possibile sulle posizioni di Buerat et accettando cioè una battaglia difensiva, a cui tutti i nostri sono ormai orientati, condotta con tutte le forze, si potrebbero avere probabilità di successo, guadagnare maggior tempo et salvaguardare anche nostro prestigio militare che continui ripiegamenti senza combattere comprometterebbero agli occhi nostre stesse truppe. Poiché mio pensiero dissente nettamente da quello Maresciallo Rommel, et non est stato possibile anche in colloquio odierno conciliarli, accogliendo il desiderio e!!>7Jresso da Rommel, et che per mia parte pienamente condivido, Vi rappresento la necessità di farmi conoscere con la massima urgenza quale delle sue soluzioni codesto Comando creda adottare et in conseguenza quali ordini espliciti siano da impartire at Maresciallo Rommel. BASTICO


626

f

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 14

COMUNICAZIONE DEL MAR. ROMMEL del 31 dicembre 1942 Al Superlibia Urgente Al Maresciallo d 'Italia Ecc. Bastico - Governatore Generale della Libia . In riferimento al colloquio d i oggi e per le direttive avute in seguito, porto a vostra conoscenza i miei ragionamenti su i particolari, come anche le mie intenzioni. Pe r lo spostamento degli elementi immobili con i 500 automezzi messi a disposizione da parte Vostra , volendo sottrarre tutto il personale e materiale ad una eventuale cattura eia parte del nemico, si impiegano, come minimo, 10 giorni. Attendere con questo spostamento sino a che inizi l'attacco nemico, ritengo non sopportabile. Sono persuaso che la massa delle truppe non mobili non farà in tempo a portarsi in salvo. L'attacco nemico si può realizzare già nei prossimi giorni. È quindi necessario iniziare subito lo spostamento degli elementi immobili. Vi prego perciò, di mettere in marcia verso il fronte, i previsti 500 automezzi possibilmente ancora entro il 1/ 1 climodoché si possa iniziare il trasporto ancora nella notte sul 2/1/ 43 . Intendo portare immediatamente gli elementi immobili suddivisi in tre o quattro gruppi sulle posizioni di Tarhuna-Homs, dimodoché il XX C.A. rip iegherà per Beni Ulicl portandosi nella zona a sud di Tarhuna. Il XXI C.A. ripiegherà lungo la via Balbia, per occupare le posizioni nella zona di Homs. Ritengo inopportuno l'occupazione di posizioni intermedie da parte di unità immobili, fra la posizione attuale dell'Armata e quella di Tarhuna-Homs. Perché, in caso di una forte pressione nemica, non si farà in tempo a trasportare q uesti elementi immobili. Nella posizione di Buerat questa massa immobile, secondo la possibilità dei mezzi di trasporto, verrà sostituita, a scaglion i, da aliquote motorizzate. Compito delle forze , tanto mobili quanto immobili, sulle posizioni di Buerat, è d i tenerle più a lungo possibile . Soltanto in caso di una pressione di preponderanti forze nemiche, od in caso di aggiramento, ripiegheranno su una prima linea favorevole: Sedada-B. el Ghurgia. Anche su questa posizione si tenterà di ritardare e di fermare il più a lungo possibile l'avanzata nemica . La seconda posizione intermedia per le unità mobili verrà a trovarsi sulla linea Beni Ulid-Misurata. Soltanto da qui le unità mobili, in caso di preponderante pressione nemica, ripiegheranno sulla linea principale: sud TarhunaHoms. Appositamente non ho disposto per u n eventuale ulteriore ri-


ALLEGATI

627

piegamento, oltre le posizioni di Tarhuna -Homs, verso ovest. È sperabile di fermare su questa forte posizione, più a lungo possibile, l'avanzata nemica fra le due linee, precisamente a Buerat e Tarhuna-Homs. Una riuscita di questo piano cli operazione, secondo la mia percezione, è soltanto pienamente possibile allorquando si inizierà immediatamente lo spostamento della massa immobile. Vi prego perciò di accettare le mie intenzioni e cli fare tutto il possibile affinché i 500 prornessimi, vengano, al più presto, messi in marcia. Per rendere chiaro il mio piano cl'operazioni, Vi invierò, domani, un grafico relativo. ROMMEL

16/42 Segretissimo


628

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 15 DIRETTIVE DEL COMANDO SUPREMO SULLE MODALITÀ DELLA MANOVRA DI RIPIEGAMENTO COMANDO SUPREMO

I REPARTO Ufficio Operazioni- Scacc . Africa P.M . 21, 1° gennaio 1943, ore 21.00 At Superlibia.

N. 30013 Op. Superlibia per Maresciallo Bastico. Duce ha preso conoscenza vostro telegramma 01/21240 . Opinione vostra et opinione Rommel sono estreme ed opposte fra loro; entrambe in contrasto con direttive Comando Supremo. 1° - Direttive 34245 data 27 dicembre del Comando Supremo permangono immutate . 2° - Battaglia difensiva sulle posizioni di Buerat con tutte le forze est eia escludere. 3° - Sganciamento d elle fanterie at cominciare da quelle meno mobili deve essere effettuato fuori della diretta pressione avversaria. 4° - Movimenti possono essere iniziati in qualunque momento, fermo restando quanto est ordinato a successivo n. 5. 5° - Il guadagno di tempo dipende dall'azione controffensiva delle forze mobili sugli elementi più avanzati dell'avversario. Ciò deve essere fatto et aviazione deve dare il massimo concorso. 6° - Per poter effettuare lo sgombero degli e lementi et dei materiali utili per l'ulteriore condotta della guerra est necessario: a) guadagnare circa tre settimane prima che le unità mobili et corazzate clell 'A.C.I.T. abbiano raggiunto la posizione cli Homs; b) guadagnare circa altre tre settimane prima che forze mobili et corazzate dell'A.C.I.T. abbiano raggiunto la fronte orientale del campo trincerato di Tripoli. 7° - Raggiunta la posizione di Homs esaminate, di concerto con Rommel , et fate conoscere se et quali unità possono essere avviate direttamente Gabès senza compromettere condotta della operazione come est stata prescritta. 8° - Nel quadro dei tempi, cli cui al n. 6, sia lasciata libertà cli azione al Maresciallo Rommel, al quale spetta la responsabilità che i tempi indicati siano ottenuti. 9° - Dovendosi coordinare svolgimento manovra con situazione su fronte tunisino Comando Supremo interverrà con ordini successivi. UGO CAVALLERO


629

All.ECA'l'l

Allegato n . 16 COMANDO I' ARMATA STATO MAGGIORE

P.M. 11, lì 1° febbraio 1943-XXL PROMEMORIA

Per l 'Eccellenza generale d'Armata Ambrosio Vittorio Capo di Stato Maggiore Generale

P.M. 21

Riassumo nel presente promemoria le prime impressioni ricavate da un esame generale della situazione della 1" Armata e dei vari problemi che si riconnettono al suo pote nziamento (limitatamente all'aliquota italiana), onde renderla mezzo idoneo a far fronte al compito che le è proposto. I dati e le cifre qui raccolti non hanno quindi valore di documentazione esatta ma rivestono piuttosto caratte re indicativo, onde fissare ordini di grandezza e cli precedenza. G li uni e le altre verranno precisati e convertiti in conc rete richieste di mano in mano che mi sarà consentito procedere nell'esame specifico d ei vari settori. 1. - Armi Le deficienze d'armi prima del ripiegamento dalla pos izione di Buerat erano le seguenti: a) Armi di fanteria:

Fucili mitragliatori... ....... ..................................... 120 Mitragliatrici ca!. 8.... ..... .... ....... .................... .. .... 150 Mitragliere eia 20 ... . . . . . ... .... . . .. . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . .. . .. . . J 20 Fuciloni .5..................... .. ...... ........ .. ....... ........ . .... 60 Pezzi da 47 / 32 .. . .... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ... .. . .. ... .. .. 170 Le cifre riportate sono certamente aumentate, ma non in misura molto apprezzabil e, per effe tto di perdite durante il ripiegamento. b) Mezzi corazzati:

Il cosiddetto «Gruppo di combattimento Centauro• è giunto alla pos izione d el Mareth , praticamente, senza mate riali. I dati qui riportati si riferiscono pertanto al complesso della divisione •Centauro• che attualmente dipende dal XXX C.A., essendo dislocata con la massa a nord del 34° paralle lo. Deficie nze: 148 (rispetto alla nuova formazione: 73) Carri Semoventi 20 (rispetto alla nu ova fo rmazione : 92) Autoblindo 28 Vi sono inoltre 38 autoblindo inefficienti , per la cui riparazione sembra manchino le necessarie parti di ricamb io.


630

I.E OPERAZ IONI IN AFRICA SE'!TENTR!ONALE

f

In tal caso la deficienza sarebbe cli 66 autoblindo. Nei riguardi dei carri e dei semoventi è da tener conto dello scarso valore dei primi, in rapporto ai più potenti mezzi corazzati ed a nticarro del nemico, mentre il semovente mantiene tuttora un notevole valore. c) Artiglieria:

Per completamento delle unità dell'Armata, già schierate sulla linea del Mareth occo rrono: 75/ 27 - 5 batterie e 2 gruppi. ...... ....................... 44 pezzi 105/ 28 - 1 batteria e 1 gruppo.. ... ................ .. ...... 12 pezzi 90/ 53 - 1 batteria .. ........ ....... .. ........ ........ ..... ....... 4 pezzi 75/50 - 1 batteria ........ .. ..... .......... ... ........... ...... .. 4 pezzi 100/1 7 - 2 batterie ......... ....... . ... ..... .. . .. ... ....... . ... ... 8 pezzi Batterie e gruppi sopra indicati dovrebbero essere inviati al completo d i personale ed automezzi. Per il potenziamento della posizione di Mareth è inoltre indispensabile l' affluenza di gruppi a lunga gittata (149/40 - 88/55 90/53 - 105/28) da assegnare in rinforzo ai raggruppamenti di C.A. 2. - Automezzi. Per il completamen to delle unità dell'Armata occorrono: Autopesanti ..... ..... .. ....... ....... ............... ..................... 59U Autoleggeri ........ ........ ......... .. ..... ......... ...... .. ... . ... .... .. 491 Autovetture. ... .................................. .. ....... .... ... ....... . 146 Trattori........... .................................................. ...... .. 90 Motocicli ..... ..... ..... ......... ... .... ... ...... ....... ....... .. ..... .. ... 475 Occorre tener p resente inoltre lo stato d 'uso della grandissima maggioranza degli automezzi in servizio, per cui essi sono costretti a passare da una riparazione all'altra. Accanto al completamento sopra indicato sarebbe quindi urgentemente necessario il rinnovamento progressivo di circa il 40% degli automezzi esistenti. 3. - Munizioni. Le consistenze presso le unità e nei depositi d'intendenza assommano complessivamente a circa 1,5 unfoc. L'affluenza di munizioni per raggiungere un livello di munizionamento almeno di sicurezza (2-3 unfoc) è estremamente urgente. Successivamente, ma senza interruzione, occorrerebbe portare le disponibilità ad un livello tale da poter sviluppare senza preoccupazioni l'azione di artiglieria che l'ottima osservazione offerta dalla posizione del Mareth consente, allo scopo di sottoporre il nemico fin dal suo approssimarsi acl un quotidiano deprimente stato cli soggezione. 4. - Carburante. La situazione atrnale (330 ronn. benzina, 120 tonn. gasolio) corrisponde al fabb isogno per l'ordinario svolgimento dei servizi per un


ALLEGATI

631

periodo di giorni 5 per la b enzina, di giorni 1,5 per il gasolio. Occorre raggiungere una consiste nza in posto pari al fabbi sogno normale di 15 giorni, più una riserva per l'effettuazione di eventuali movimenti operativi. Tale consistenza corrisponde ad un minimo di: Benzina.............................................. ... tonn. 1500 Gasolio ... .. .. ....... .. . ... ...... ... ... . .... ... .... ..... tonn. 2000

5. - Persona le . a) Ufficiali:

Come già concordato verbalmente con l'Eccellenza Capo di Stato Maggiore Generale occorre provvedere alla sostitu zione d egli attuali comandanti del XX e XXI e.a. (generali Bicossi e Navarini), con i generali Berardi Paolo e Orlando. È urgente che il movimento abbia luogo al più presto , onde dar tempo ai nuo vi coma ndanti di ambientarsi subito. TI comandante della Difesa Tripolitania, generale Roncaglia, può essere subito rimpatriato, senza sostituzione. b) Truppa: In seguito al rimpatrio dei militari con oltre 36 mesi di permanenza in A.S. occorrono complessivamente 5000 complementi. Per estern.le::n:: l'avvicendamento, come è urgenteme nte richiesto da evidenti considerazioni di efficienza morale delle unità, ai militari che si trovano da oltre 24 mesi in A.S. occorrono oltre 18.000 complementi.

6. -Aviazione. Dal comandante 5• Squadra mi sono stati forniti oggi i seguenti dati sulla situazione odierna delle u nità del setto re sud: Mc 202: in carico 49 - efficienti 18 Mc 200: in carico 14, senza piloti. In arrivo 1 gruppo Mc 200 ed i piloti per gl i apparecchi sopra indicati. li settore nord è anche talmente scarno da non offrire possibilità cli concorso su l fronte l'Armata. Nessuna unità a disposizione diretta ciel Comando Squadra. Di fronte ad un'aviazione nemica molto numerosa sia ad ovest sia a sud, tali cifre non hanno bisogno di commento. Il rapido potenzia mento delle unità italiane d ella 1" Armata rich iede un piano di affluenza dei mate riali, reparti e personale sopra indicati, il cu i arrivo è di importanza preminente - nell'ambito della Armata stessa - rispetto all ' invio di unità di rinforzo. Non posso pe r o ra esprimere circa il grado di efficienza delle unità tedesche facenti parte della l3 Armata. È necessario che sia designato subito il comandante del D.A.K.


632

LE OPERAZION I IN AFRICA SJ::'rl'ENTRIONALE

Ritengo mettere in particolare rilievo, in sintesi, l'importanza dei seguenti punti: - artiglieria a lunga gittata e munizioni : per sfruttare fin dal primo momento le favorevoli condizioni offerteci dalla linea del Mareth, rendendo costosa al nemico la fase di preparazione; - divisione •Centauro»: occorre completarla e restituirne la piena disponibilità della 1• Armata. Ciò sia in considerazione di una necessità assoluta di consistenza delle forze mobili a disposizione, sia in condizione di una opportunità relativa della partecipazione italiana anche in questo campo dell'attività dell'Armata stessa; - aviazione: nel quadro della consistenza delle forze aeree tedesche (che non mi è ancora nota) occorre dare all'aviazione italiana consistenza adeguata ai compiti e tale eia consentirle una parte non secondaria rispetto all'alleata. Il Comandante della l" Armata Generale d'armata GIOVANNI MESSE


633

ALLEGATI

Allegato n. 17

COMANDO l' ARMATA STATO MAGGIORE - UFFICIO OPERAZIONI N. 159 d i prot. Op .

P.M. 11, lì 8 febbraio 1943 - XXI

Oggetto: Situazione della l" Armata. All'Eccellenza il generale d 'Armata Vitto-rio Ambrosio Capo di S.M. Generale Roma A seguito del mio promemoria del 1° febbraio intendo rappresentare un pò più specificatamen te, nei suoi vari elementi, la siwazione della l" Armata all'atto in cui sto per assumerne il comando . Sono dati ed impressio ni personali tratti da nu merosi e diretti contatti avuti in questi gio rni con tutti i comandanti di G.U. - non escluso qualche comandante cli G.U. tedesca - con comandanti di reggimento , battaglione, compagnia e con la stessa truppa - e di una approfondita ricognizione del terreno che interessa. 1. -

Le Forze .

A) Unità italiane. La situazione attu ale dell e unità italiane risulta dall'annesso n. 1. Le G.U., sono state ricostituite ( ..Trieste•) o completate ( .. Pistoia•, ..spezia•, -GG .FF.•), nel corso d el ripiegamento, con reparti formati coi resti delle unità discio lte o ricuperati d alla difesa del territorio . Sa lvo qualche d e ficien za, sensibile per qualcuna , e sse sono o ra pressoché complete, sotto il punto di vista d ell'efficienza numerica, per uo mini, ma un p ò meno per armamento. Il valo re intrinseco però dei vari elemen ti ricostituiti presso le singole divisioni varia molto notevolme nte dall 'uno all'altro, ed è per parecchi b attaglioni assai scarso. Particolare accenno merita il caso della •GG.FF.•, costituita da due btg. GG.FF., tre btg. b ersaglieri e un battaglione G.a.F .. I battaglioni GG.FF., per numero di complementi ed in conseguenza dei vuoti creati d all e febbri malariche di Siwa, sono ridotti a poco più di 500 uomini complessivamente. Data la impossibilità di addivenire ad un completamento di tali btg., propongo contrarli in un solo battaglio ne di assalto GG.FF. in riserva d'armata. La div isione p otrebbe essere costituita su 6 btg. bersaglie ri, di cui 5 son o già presenti all'Annata me ntre il sesto potre bbe essere inviato dall'Italia . In attesa di tale inv io rimarrebbe presso la divisione il btg. G.a.F .. Con tale provvedimento la costituzione della divisione non risulterebbe cambiata, mentre ne sarebbe in definitiva


634

LE OPERAZIONI I N AFRICA SETTENTRIONALil

aumentata l'efficienza . La divisione potrebbe chiamarsi «divisione bersaglieri Africa". Le truppe di armata sono costituite per la maggior parte con reparti provenienti dalla G.a .F. della Tripolitania, a lunghissima permanenza in A.S. - e destinati quindi a scomparire tra breve e presentano oltre a notevoli deficienze qualitative cli personale, anche deficienze quantitative di armamento. Mancano poi quasi totalmente le unità corazzate, rappresentate da un ridottissimo battaglione della «Centauro» che conta una quindicina di carri e sei semoventi . La «Centauro .. non è ora altro che un raggruppamento di truppe d'armata, scelte tra le migliori. Le 4 divisioni italiane, unitamente alle sparute unità di fanteria tedesche, sono insufficienti per dar vita soltanto allo schieramento, dal mare alla zona montagnosa. Resta l'esteso tratto che giunge fino a Ke bili, affidato o ra alle truppe di armata, escluse quelle della •Centauro• impegnate più a nord. Manca infine qualsiasi elemento mobile di manovra. È quindi indispensabile: - ricostituire la divisione «Centauro• come corazzata (secondo i nuovi organici, possibilmente con carri pesanti e meglio adatti degli M 41 - che sono assolutamente superati e che , conseguentemente, hanno perduto tutta la fiduc ia dei carristi - con larga aliquota cli semoventi) per la costituzione, insieme alle unità corazzate e motorizzate tedesche, di una massa mobile di manovra; - fa re affluire aliquote di armi, materiale e personale occorrenti per completare i reparti delle G .U. e ridare ad essi e alle truppe d'armata la necessaria omogeneità ed efficienza. Mi riservo di precisare nei particolari questa richiesta che però , per quanto riguarda il personale, si aggirerà sull 'equivalente di 10 battaglioni e 20 batterie, da inviare a reparti completi col solo armamento ed equipaggiamento individuale. Questa richiesta tiene conto soltanto in parte del problema della riapertura degli avvicendamenti per i militari con o ltre 24 mesi di permanenza in A.S. , problema che riveste un elevato carattere morale, senza peraltro poter essere affrontato, fino a che le sostituzioni non siano in sito. Nel complesso dell'Armata, compresi i servizi, gli avvicendamenti ammontano a circa 18.000 uomini; - fare affluire una nuova d ivisione corazzata, o quanto meno motorizzata . B) Unità tedesche.

La situazione alla data del 1° febbraio per le unità tedesche assegnate alla 1" Armata risulta dall'accluso documento, fornitom i dal Comando A.C.I.T. (annesso n . 2) . Il grado di logoramento d i queste unità è spinto ad un punto tale che la capacità bellica di ogni singolo reparto non può essere che minima. La forza presente complessiva non è che il 50% della forza organica. Molto minore è evidentemente la percentuale delle forze com-


ALLEGATI

635

barrenti poiché le deficienze giocano in misura molto maggiore sull'aliquota combattente che su quella d i pertinenza dei servizi. Nel campo ciel materi ale le cifre re lative alle deficienze di carri (72%), di autoblindo (41%), di armi controcarro (84%), di artiglierie (67%), per non citare che le più appariscenti , sono gravissime. Da quanto ho potuto sapere dal Comando A.C.l.T. , per il completamento di queste unità esiste una generica assicurazione del Fuhrer, del Reichsmarschall, dell'O. K.W .. Non si ha però finora un programma concreto circa l'a ffluenza di uomini e di materiali, che a tutt'oggi non è neppure iniziata in modo apprezzabile. Le d ivisioni tedesche, corazzate e mocorizzate, avevano in passato, nell'economia genera le dell'A.C.I.T., per le loro superiori caratteristiche di armamento, una funzione fondamentale nell'arresto come nell'urto, che non può essere trasferita alle divisioni italiane . Questo apprezzamento comparaLivo non vuole estendersi, naturalmente, al campo dei fattori morali, che sono equivalenti presso e ntram bi g li alleati, ma si impone ad una realistica e sincera valutazione d ei fatto ri ma teriali della situazione. Occorre quindi: - che le unità tedesche siano rapidamente completate onde averle efficienti per il giorno non lon tano del nuovo ur.to con le forze nemiche. La loro piena efficienza è di importanza viLale per l'assolvimento <lei <.:u111pito affidato alla l ·' Armata ; - che sia noto un program ma cli massima dell'afflu enza di uomini e materiali , onde tenerne conto, man mano, fino a completamento raggiunto, nelle norme e negli intendimenti operativi che debbono armonizzarvisi in un quadro quanto più possibile ben definito. 2. - I Comandi . Quantitativamente sono efficienti. Qualitativamente mi riservo di ved erli alla prova. Sotto questo punto cli vista urge soltanto provvedere all'assegnazione ciel sottocapo di S.M. per il Comando d 'Arma ta , cbe ne è sprovvisto. Con numero 01/10/0p. Del 2 febbraio ho richiesto il colonnello artiglieria in servizio S.M. Battaglini Dandolo, subordinando tuttavia la decisione al suo gradimento. Qualora mancasse tale gradimento prego ordinare l'assegnazione d i altro colo nnello di S.M. idoneo all'importante carica e la sua immediata presentazione a questo Comando. Essendo ino ltre già stato deciso, durante la mia presenza a Roma , il cambio dei comandanti del XX C.A. e XXI C.A. è necessario che il movimento si compia al più presto, in modo che i nuovi comandanti abbiano tempo e modo di ambientarsi ed orientarsi in questo periodo di relativa calma, cui seguirà fra non molto una ripresa di maggiore attività operativa. Ripeto pertanto la preghiera cli provvedere con urgenza alla designazione e all'invio dei due nuovi comandanti, possibilmente in accoglimento delle proposte nominative a suo tempo avan-


636

LE OP!:RAZIONI IN APRICA SETrt::NTRIONALE

,

zate. In ordine di tempo provvedere anzitutto a designare un comand ante per il XX C.A. ora retto dal generale Bitossi che deve rimpatriare. Ritengo infine doveroso accennare allo stato di disagio morale che ho riscontrato in alcuni generali d i brigata incaricati del comando di una divisione, in seguito alla recente prima applicazione dell a legge sull'avanzamento a scelta comparativa; si è verificato infatti che detti ufficiali generali, che da tempo tengono, e si onorano di tenere, il comando di una divisione in guerra, si sono visti scavalcare da colleghi meno anziani, taluni dei quali non possiedono ugual titolo , certamente validissimo. Sarebbe molto pericoloso se dovesse invalere la persuasione che il comando di tru ppe di fronte al nem ico non costituisca titolo fondamentale nella valutazione dei valori relativi. 3. - La posizione difensiva. A) La posizione di Mareth. Sono note le caratteristiche della posizione di Mareth, sulle quali l'Armata, prima della mia venuta, ha avuto ordine di apprestarsi a difesa. Definita da qualcuno, con eleganza letteraria, la piccola l'v1aginot africana, essa rappresenta in realtà un assai modesto complesso fortificato, concepito ed attuato probabilmente per fronteggiare le nostre forze non ingenti e modestamente fornite di armamento moderno che lo Stato Maggiore francese riteneva potessero avanzare offensivam e nte dal confine libico. Una trentina di •Bunker• alla prova de l piccolo calib ro (smantellati d alla nostra Commissione di armistizio) rappresenta la totalità degli e lementi fortificatori permanenti della posizione. Nella parte settentrionale, piana , della linea, i singoli fortini sono nettamente dominati dal terreno antistante. Nella parte meridiona le, alta, offrono o ttimo dominio di osservazione, ma scarsissima efficacia di tiro avanti al margine della posizione che corre in basso e deve essere difesa dalle armi automatiche dal basso. Comunque, il dominio di osservazione in profondità e su l rovescio dello schieramento avanzato avversario offerto dal settore destro montano, compensa il dominio dell'osservazione nemica. In compenso è però realizzabile soltanto con una adeguata disponibilità di artiglieri , specie a lunga gittata , e d i munizioni , soprattutto per queste artiglierie a lunga gittata. Pur essendomi nota la risposta negativa data con n. 068/ 0P/ A del 31 gennaio ad analoga richiesta dell'ecc. gene rale De Stefanis, rite ngo necessario insistere per l'assegnazione di a ltre artiglierie specificate nell'annesso n. 3. B) Il fronte sud-ovest.

È anche noto che la posizione di Mareth è suscettibile di aggira-

mento da ovest. Per fronteggiare questa eventualità tutt'altro che improbabile ho già disposto, d 'accordo con il maresciallo Romme l, per


Al.LEGATI

637

l'imbastitura cli uno schieramento a chiusura della soglia fra il Gebel e il cordone montano del Tebaga : de bole diga per fermare azioni offensive nemiche non ingenti o dar tempo per l'intervento di quelle che potranno essere le riserve, nel caso di un attacco in forze . C) Il fronte ovest.

Quanto prima l'Annata assumerà anche l'attuale settore della divisione •Centauro•, caratterizzato oggi da uno stato di equilibrio che potrebbe tendere a ro mpersi, a nostro sfavore, in un prossimo avvenire, costringendo all'impiego di altre forze in quella direzione particolarmente sensibile, anzi addirittura vitale per l'esistenza stessa della 1" Armata. D) Azione ritardatrice. Allo scopo di ritardare, per quanto possibile e con un minimo di perdite, l'avvicinamento ciel nemico alla posizione di Mareth, una forte retroguardia di truppe motocora:aate si mantiene tutt'ora all 'altezza del confine libico e ripiegherà lentamente soltanto sotto l'a zione di forz e preponderanti avversarie. Non è possibile ap prezzare la durata di q uesta fase che verrà determinata essenzialmente dall 'iniziativa dell'avversario, finora impegnato di mass ima ne lla ricostituzione d i una propria base logistica, cui contribuirà la graduale riutilizzaziorn:: ud po1to di Tripoli già in atto.

E) La posizione avanzata. Si è stabilito di opporre all'avversario un ultimo arresto, avanti alla posizio ne di Mareth, lungo la linea naturalmente abbastanza forte di Gebel Tebaga-Gebel Remtisa-Gebel Guelass-Uadi Zeuss. Questa linea, per le sue caratteristiche intrinseche, è per se stessa il più efficace sbarramento offerto dalla natura in questa zona ad una offesa proveniente dalla Libi a; su di essa sono state schierate fin d'ora aliquote di fanteria e di artiglieria delle d ivisioni impiegate sulla posizione di resistenza. Funzione cli questa linea è quella d i ritardare per quanto possibile l'avvicinamento del nemico alla posizione di Mareth battendolo tempestivamente con il fuoco dell'artiglieria ed obbligarlo a rall e ntare la propria avanzata e a schie rarsi. Le truppe ivi impegnate si d isimpeg neranno al mome nto oppo rtuno e ripiegheranno entro le posizioni di Mareth, assumendo lo schieramento per esse fin da ora predisposlo. In tal modo l'Armata ha previsto di assolvere, nell'ambito delle forze d isponibili il compito di resistere ad oltranza nell'amplissimo settore assegnatole, che dal mare a Sened ha uno sviluppo di oltre 200 km.

La linea deglt Chotts. Una visione realistica della situazione impone tuttavia di considerare fin d 'ora la possibilità di uno sviluppo futuro quale potrebbe essere F)


638

LE O PERAZIONI I N AFRICA SETTENTRIONALE

,

l'attacco contemporaneo cli forze preponderanti da sud e da ovest od anche soltanto una non arginabile pressione da sud, che rendesse necessaria l'adozione di una contrazione ciel fronte di sch ieramento. ln tal caso può rendersi indispensabile il raccogliersi a nord della così detta linea degli Chotts, realizzando una economia complessiva di oltre 100 km. di fronte, tale da consentire la disponibilità di riserve per parare alla minaccia su entrambi i fronti. Dirò anzi che se fosse stato in mia facoltà , a suo tempo, di scegliere la posizione di resistenza dell'Armata, avrei deciso per la linea degli Chotts. In questo senso, pure, mi espressi con l'alJora Capo cli Stato Maggiore Generale, prima di lasciare l'Italia per venire in Tunisia. Un eventuale forzato ripiegamento della massa dell'Armata da Mareth ad el Akarit sotto la pressione del nemico, offre infatti gravi difficoltà per dover defluire attraverso la stretta di Gabés sotto l'azione cli una aviazione nemica prevedibilmente prevalente e per il fatto cli doversi effettuare in più scaglioni, in relazione alla nota scarsa disponibilità di automezzi per il trasporto. Si tenga presente che la grande maggioranza delle artiglierie manca di propri mezzi cli trazione. Comunque l'Armata tiene conto dell'eventualità accennata, che, come ho detto, potrebbe diventare in un determinato momento necessità categorica, iniziando ed incrementando nei limiti ciel possibile l'approntamento cli una linea degli Chotts . 4. - Le necessità più urgenti della preparazione. L'operazione che ha consentito cli portare in salvo, su una sola strada e per circa 250 km. la massa dell'A.C.I.T. è stata portata a termine attraverso uno sforzo grandioso che costituisce un titolo di merito per coloro che l'hanno diretto e compiuto. · Non bisogna però nascondersi che gli uomini sono usciti da questa durissima impresa provati nel fisico e turbati nello spirito. Logori ne sono usciti i materiali . Lo sforzo tuttavia rimarrebbe infruttuoso se in questo periodo che abbiamo a d isposizione fino alla prossima battaglia le forze tratte in saldo non ricevessero il necessario potenziamento per affrontare nuovamente l'urto. Per le unità italiane le necessità più urgenti sono rappresentate da personale, carri, artiglieria a lunga gittata e semoventi, munizioni, artiglierie controcarro adatte, automezzi, carburante . Analogamente per le unità tedesche. In un altro piano, in quanto si riferisce essenzialmente all'efficienza morale delle truppe, stanno altre necessità non meno urgenti, ma cli più facile attuazione in quanto incidono assai poco sull'entità dei trasporti: posta, affluenza regolare cli generi cli conforto (vino, tabacchi, ecc.), distribuzione di qualche giornale ai reparti. Non si può d imenticare che le truppe dell'Armata partecipano dal novembre al deprimente fenomeno del ripiegamento conseguente ad una sconfitta. Occorre, perché riacquistino la fiducia in sé, che trovino qui, di-


639

Al.LEGATI

rei quasi che scoprano qui da sé stessi , che qualche cosa di nuovo è intervenuto. Ma questo qualche cosa, all'infuori di una nuova e più appassionata azione morale che si è già iniziata, non può essere rappresentata che da nuovi mezzi che il Paese appresta per le sue truppe per metterle in grado di affrontare il nemico in condizioni di non eccessiva inferiorità. In tutti ormai, fino all'ultimo soldato è entrata la convinzione che la lotta non può essere decisa soltanto dal valore degli uomini - se così fosse la guerra l'avremmo già vinta - ma dall'aver la disponibilità di mezzi non inferiori o quasi, a quelli dell'avversario : artiglierie, carri, aviazione. Noi: si deve dimenticare che nella battaglia di Alamein il nemico ha vinto appunto per schiacciante superiorità di artiglierie, carri, aviazione. Ho ritenuto di esporre onestamente e schiettamente in quanto precede un quadro reale della situazione, senza attenuazioni e senza pessimismo. Resta ben fermo, comunque, che tutti - dal comandante al semplice soldato - osserveranno la consegna di compiere il proprio dovere fino all'estremo. Il Generale d'Armata Comandante G IOVANNI MESSE


SITUAZIO NE UNITÀ fTALIANE ALLA DA1

·-:..:::-qgN .... td< bO

U1 ITÀ

.

~ (/)

m

·ao _;

èJ) ...... bO ... {O ...... ·~ ..... CO s

·-

~

a:i

·-

..... ....

d

o

~o-E ~

~

::: o ~

a:i

o (.,.I

..o 00 d)

o..

u

e

ci.

u

==

·- o '"O o

... ·-

-e,-

c..s..0 ::l o

o-~

(/)

ci.·;:; d

....

~

d)

o

o..

V.,

... . o.

d)

u

<l)

Div ... GG.FF.• .........

6

-

-

-

-

-

-

Div. •Trieste•...........

6

-

-

-

2

-

-

Truppe di C.A ........ .

-

-

-

-

-

-

-

12

-

-

-

2

-

-

Div. •Pistoia,. ...........

i

1

-

-

5

-

-

Div. •Spezia» ...........

7

2

-

3

3

-

-

Truppe di C.A ........ .

1

-

-

-

-

-

-

Totale XXI C.A.

15

3

-

3

8

-

-

ì

6

1

10

1

2

10

34

9

1

13

11

2

10

Totale XX. C.A.

Truppe di Armata ...

Tocale


Annesso n. 1 al foglio n. 159/0p. dell'B febbraio 1943-XXT

'A DEL 1° FEBI3RAIO 1943-XXI

BATTERIE

MEZZI CORAZZATI Note

).C.

m.c.

e.a.

Carri

75/ 18 Autosemov blindo

15

-

2

-

-

-

12

-

2

-

-

-

4

5

-

-

-

-

31

5

4

-

-

-

15

-

3

-

-

-

10

-

2

-

-

-

9

6

2

-

-

-

34

6

6

-

-

-

27

12

34

50

6

40

92

23

45

6

40

1 ( )

50

1 ( )

di cui 14 efficienti

z


STATO EFFJCIENZA UNITÀ TEDESCHE ALU ARMI

p. legg.

p.

p.

med.

pes.

p. e.a.

-

-

Auto-

p.

blindo

e.e.

36 102

14

9

100

-

16

3

-

{ esist. defie.

-

-

29

13

-

164 div. legg. {esisc. ddic.

-

)

-

-

154 16 198

21

-

3 5 -

29

8

-

-

-

-

-

Carri

UNITÀ

15• div. cr.

90· div. lcgg.

esisc. defic.

1

66

-

71

,.

-

-

16 -

-

-

-

-

17

2

-

37

4

-

-

-

-

G 1 { esist. rrupp1. espor. d f

47 (l) 85

11

z

C !C.

-

3

6

{esisc. defie.

-

-

-

-

Art. di

Armata { esist.

-

-

-

-

defic.

-

Totale

{ esist.. defic.

66

47

171

85

125 494

. 8ngata paraca d.{ esist. d f' e IC.

R G . . { esisc. gt. ranauen defic.

19• div. e.e.

1 ( )

-

-

5 -

-

-

-

-

-

-

-

-

-

36

3 15

15 33

9 9

36

15

76

31

15 33

49 26

-

17


Annesso n. 2 al foglio n. J59/0p. dell'B febbraio 1943-XX.l

, DATA DEL 1° FEBBRAIO 1943-XXI PERSONALE

M.itr. e.a.

Uomini

14 22

6.203 7.210

18

5.592 5.112

cp. ftr.

cp. e.e

6

5

3

2

ì

I

-

18

-

cp. carri

1

2

5

-

4

-

-

-

8.574

-

29

l .531

-

6

7

1.219

-

(?) di cui 25 autoblindo

2

4.290

-

1 ( )

-

28 8

-

-

-

-

8

di cui 35 autoblindo e J2 aucocarri blindati.

7 2

6 14 10

-

btr.

2 4

-

6

:-.io te

l.79 l

-

-

-

-

-

-

-

).064 727

-

-

113 35

6.831 3.403

-

-

-

19 1

-

1.195 1.386

-

-

-

-

-

9 13

209 76

27.925 28.332

6 6

51

3

23

4

42 25

e 60 autoca rri blindati.


642

Lll OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

,

Annesso n. 3 al foglio n . 159/0p. dell'Bfebbraio 1943-XXI

FABBISOGNO ARTIGLIERIE

1° blocco (di urgente invio): - pezzi sfusi da: 149/28 (2), 105/28 (10), 100/17 (6), 75/27-11 (4), 75/27-06 (5), 90/53 auto (3), 75/46 (4 con congegni per centrale Gamma), 75/50 S.K. (6), 75/18 semoventi (2), 65/17 (20), occorrenti per completamento reparti; - 10 carri comando da 75/18; - 20 paioli da 75/46, 10 da 76/40, 6 da 76/45; - 70 graduatori per proiettili a spoletta meccanica da 75/46 e.a.; - 4 graduatori per cannone da 75/50; - I centrale Gamma completa; - 3 stereotelemetri a grande base Cm. 3 e 4).

Z,

blocco (reparti completi):

- 2 gruppi 149/40 o 149/35 con sospensione elastica Cantone; - 4 gruppi 105/28; - 4 gruppi 75/32.


643

ALLEGATI

Allegato n . 18

COMANDO SUPREMO STATO MAGGIORE AFRICA UFFICIO OP ERAZIONl - SEZ. ESERCITO P.M. 21 , lì 17 febbraio 1943-XXI Prot. n. 0346/ 0p ./A - Risp. f. 159/0p. 8 corr. Ogge tto: Situazione 1" Armata. Al Comando 1" Armata - Stato Maggiore.

Posta Militare 11. 1. - Potenziamento dello scacchiere tunisino - con particolare riguardo alla l'Armata - ha fa tto oggetto di attento esame da parte di qu esto Comando Supremo. In accordo con gli Stati Maggiori delle FF.AA. e con la parte germanica, è stato anzitutto riconosciuta la necessità di assicurare complessivamente l'avviamento mensile di 50.000 Lu1m . di materiali e di 30.000 d i carburanti. Per addive nire subito a ciò si è dovuto disporre un a d iminuz ione nell' invio degli automezzi particolarmente d elle Intendenze - essendosi riconosciuto che quelli attualmente esistenti nello scacch iere sono sufficienti per far fronte temporaneamente alle necessità varie.

2. - Per quanto riguarda in particolare la l' Armata: I - È stata approvata la costituzione della cliv. Bersaglieri d 'Africa. Saranno all'uopo inviati due nuovi btg. bersaglieri. Con i du e btg. GG.FF. sarà costituito - come proposto - un btg. GG.FF. d'assalto. II - Per la div. -Centauro• saranno subito inviati il regg imento artiglieria (con precedenza), un nuovo btg. bersaglieri, per rimpiazzare quello ceduto alla 5• Armata, e tutti i carri sfusi disponibili. Non è stato invece possibile addivenire a lla restituzione del btg. carri ceduto alla 5· Armata né provvedere all'invio di altre unità carri dall'Italia. III - Non si è potuto aderire a lla richiesta cli avviamento di u na nuova unità corazzata, per indisponibilità. La questione dell'eventuale invio di una divisione motorizzata è


644

I.E OPERAZIONI IN AFRICA SETIENTRTONAJ.F.

stata sottoposta anche al Duce. La decisione è stata in senso negativo perché: - in Italia è rimasta una sola d ivisione motorizzata ; - vi sarebbero insormontabili difficoltà di trasporto. IV - È stato disposto , in attesa delle precisazioni annunciate da codesto Comando, l'invio del personale equivalente a 10 btg. e 20 batterie, da inviare a reparti completi, con il solo armamento ed equipaggiamento individuale. Con tale personale si ritiene possano avvicendarsi coloro che hanno già 36 mesi di permanenza in Africa, mentre per quelli che ne hanno 24 dovrà provvede rsi in successione di tempo, in relazione al loro numero ed alle possibilità dei trasporti. V - Per le artiglierie sarà provveduto nei limiti delle possibilità, traendone anche da quelle schierate in territorio o presso altre armate. Per quelle a lunga gittata è stata anche interessata la parte germanica. Si sta inoltre esaminando la possibilità di avviare un certo numero di pezzi anticarro di preda bellica di calibro adeguato alle corazzature dei carri avversari. 3. - Cun l'attuazione Jei µruvvt:::Jirneuti cli cui sopra , che saranno portati a termine con carattere di urgenza, si fa affidamento che la si-

tuazione della 1• Armata possa alquanto migliorare.

Il Capo di Stato Maggiore Generale AMBROSJO


645

ALLEGATr

Allegato n . 19

COMANDO l" ARMATA Ufficio Operazioni 1150/0p. cli prot segreto

P .M. 11, lì 2 marzo 1943-XXI

ORDINE DI OPERAZIONE N .

1

Oggetto: Azione «Capri» .

Carte annesse : 1. 1. - La 1" Armata eseguirà il giorno X l'operazione offensiva «Capri». Scopo: avvolgimento e annientamento delle forze nemiche in corso cli schieramento fra Meclenine e le posizioni cli Mareth . Per queste azioni sono state assegnate all'Annata le divisioni corazzate 10• e 21".

2. - Situazione nemica : v. nuti:l iario giornaliero informazioni. 3. - L'attacco sarà svolto dai seguenti gruppi di forz e (v. schema allegato n . l ) [Omesso): a) Colonna •Adler• - TenentegeneraleZiegler(D .A.K. con 1.0", 15• e 21° divisione cr.) . Sboccherà con 15• e 21'' divisione dai passi del Gebel Tebaga e colla 10• dalla strada cli Ksar Hallouf puntando decisamente sulla linea cl.i alture da Zemlet Lebene e Mecameur. Raggiu nta tale linea, sulla quale occorre affermarsi di slancio, la colonna convergerà con la massa verso nord per annientare le forze nemiche, principalmente le artiglierie, schierate avanti alla nostra posizione avanzata. La 10" d iv. cr. provvederà in particolare , una volta raggiunta lazona cli Metameur, alla protezione verso sud e est. Alla 10• div. viene assegna to il gruppo Luck (due btg. e u n gruppo 164• d iv. fante ria - 3° e 33° gruppo esplo rante) per la protezione eia sud e da sud-est del dispositivo d 'a ttacco. A tale scopo il gruppo Luck sbarrerà con le forze della 164• leggera la strada di Foum Tatabouine in corrispondenza di Bir el Ahmar, appoggiandosi con la destra al Gebel el Oubarir. I G . E. esploreranno verso sud e nello spazio tra grup po 164• e Meclenine . Riserva di o rdini per la ulteriore prosecuzione dell'operazione.


646

LE 01'BRAZ10N l IN AFRICA SETfENTRlONALE

b) Colonna «Bari• - Generale von Sponeck (gruppi d'attacco delle divisioni fanteria •Spezia" , 90• leggera, «Trieste•, ciascuna di due btg. e due gruppi) . Attacco frontale con obiettivo la linea q. 214 di Zamlet Lebene Mussa - Uadi Achichana - Uadi el Mertoum . La divisione •GG.FF.» svolgerà analoga azione, regolando il movimento della propria destra su quello della «Trieste,,. 4. - L'attacco avrà inizio, senza preparazione d'artiglieria , alle ore 6, contemporaneamente da parte di tutte le colonne. 5. - Le unità non impiegate nell'azione di attacco di cui al paragrafo 3) manterranno l'occupazione delle posizioni di Mareth (posizione avanzata e posizione di resistenza) .

6. - Artiglieria. a) Le artiglierie di C.A. e di A. (escluse le artiglierie pesanti tedesche da 100, 170, 210 di cui al seguente paragrafo), nonché l'artiglieria delle divisioni che rimangono a presidio delle posizioni, concorreranno ad appoggiare lo sbocco delle colonne dalle posizioni avanzate e il loro attacco. Interessa in modo particolare la neutralizzazione delle batterie nemiche schierate nella zona a nord-ovest di Metameur, e relativi osservatori. Si effettueranno le modifiche all'attuale schieramento eventualmente necessarie, senza peraltro compromettere la solidità complessiva delle posizioni difensive.

b) L'artiglieria pesante tedesca (da 100, 170, 210) riunita in un raggruppamento assegnato al D.A .K., appoggerà lo sbocco anzidetto e seguirà al più presto il D.A.K. con la massa . e) Riserva di ordini per l'assegnazione e l'impiego delle batterie mortai speciali. d) Artiglierie contraerei: - tedesche. La 19" divisione Flak, con la massa agirà a favore d elle colonne d 'attacco con azione a terra e e.a.: assegnazioni alle colonne di attacco a cura comando divisione, previ accordi con comando artiglieria d 'Armata . La restan te aliquota rimane a disposizione per la d ifesa e .a. delle posizioni di Mareth. Contro aerei nemici isolati sorvolanti le posizioni d 'attesa delle divisioni cr., agiranno soltanto le batterie normalmente adibite alla difesa e.a. della zona; soltanto in caso di attacco da parte di formaz io ni aeree entreranno in azione tutte le batterie e.a.;


647

ALLEGATI

- italiane. Le artiglierie e .a. ita liane contin ueranno ne ll 'attua le compito d i difesa dello schieramento ciel XX e XXI C. A. 7. - Genio.

Provvederà all'apertura dei varchi dei campi minati e agli adattamenti necessari a permettere lo sbocco delle colonne dalle posizion i di p artenza . Possibilmente verranno assegnati alle singole colonne gli stessi elementi che già hanno provveduto al collocamento dei campi minati e ne conoscono ubicazione ed organizzazione. 8. - Aviazione. Giorno X-1 : a) attacchi contro i cam p i ne mici; b) protezione delle posizio ni di attesa delle d ivisioni cr. Giorno X: a) a cominciare dalle ore 6 azione di distruzione sugli e lementi noti dello schieramento nemico; b) neutralizzazione degli aeroporti nemici più avanzati; e) p rotezione d i caccia sulle colon ne n peranti , con particolare riguard o alla fase del loro sbocco d a i passi montani; d) ricognizione verso sud (provenienze da Foum Tacahouine) e sudest (provenienze da Ben Gardane). 9. - Collegamenti: con i comandi italiani: rete radio e filo in atto; con comandi tedeschi: tramite S.M. truppe tedesche l" Armata. 10. - Comando tattico 1" Armata: q. 71 5 (7 km. sud-est Tou jane). 11. - Il g iorno X sarà ulteriormente comu nicato facendo p recedere alla data la parola convenzionale ..capri,,. Il Generale d 'Armata Comandante G IOVANNI MESSE


648

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETIF.NTRIONALE

Allegato n . 20

RAPPORTO TENUTO IL GIORNO 10 MARZO 1943 DAL MARESCIALLO KESSELRING PRESSO IL COMANDO GRUPPO ARMATE AFRICA Presenti: il Generale v. Arnim, Comandante interinale del Gruppo Armate Africa col proprio Capo di S.M. Gen. Gause; il Generale Mattioli, Capo dello S.M. di collegamento ; il Generale Mancinelli, Capo di S.M. della P Armata; il Generale Bayerlein, Capo cli S.M. delle truppe tedesche presso la 1" Annata; il Generale Westphal, dell'organo d i collegamento presso il Comando Supremo Italiano; il Generale Seiclemann, Comandante dell'aviazione tedesca della Tunisia (Flieget:fuehrer Afrika). Il Maresciallo Kesselring inizia col dire che la proposta fatta cli raccorciare il fronte portandolo sulla linea C. Serrat-Enficlaville non è stata accolta, né dal DUCE, né dal FUEHRER e che pertanto la difesa verso sud va fatta sulla linea del Mareth e su quella degli Schott che costituiscono un complesso unitario. Accenna quindi al programma dei prossimi avviamenti in Tunisia, sia per quanto riguarda il trasporto delle unità tedesche già affluite in Italia, sia per quanto riflette i vari rifornimenti. Il Maresciallo Kesselring chiede poi se nelle predisposizioni di difesa è stata sfruttata l'esperienza già fatta ad El Alamein. Risponde il Generale Bayerlein il quale dopo aver accennato all'organizzazione generale del fronte difensivo (linea avanzata, linea principale cli difesa, reticolato, campi minati, fosso anticarro, ecc.) rileva che la posizione ciel Mareth è debole nel settore est, tra la rotabile Medenine-Gabès e il mare ove il terreno è p iù favorevole per l'impiego dei mezzi meccanizzati e manca una linea avanzata; esprime pertanto il parere che il nemico cercherà di rompere il fronte verso l'estremo est con la tattica già applicata a El Elamein e cioè attaccando successivamente i singoli tratti del settore dopo violento concentramento cli fuoco di artiglieria fino al momento in cui riuscirà a creare una falla in cui lanciare le sue forma zioni corazzate. Il Maresciallo Kesselring nota che El Alamein insegna che quando il nemico ha occupato una posizione è molto difficile scacciarlo e che quindi la reazione dev'essere immediata, con riserve opportunamente dislocate. Il Generale Mancinelli nota che per ovviare alla debolezza naturale del settore est saranno creati sul rovescio della posizione principale due grossi caposaldi.


ALLEGATI

649

Il Generale v. Arnim ritiene molto d ifficile che la posizione del Mareth possa essere aggirata da ovest; rileva che il settore centrale è molto robusto in quanto si appoggia a rilievi di notevole entità, dai quali si può anche fiancheggiare fino a un certo punto con fuoco di a rtiglieria il settore est eccetto l'estremo tratto verso il mare che pertanto anche egli ritiene il punto debole della posizione. In base a questo apprezzamento ciel valo re dife nsivo de lla pos izione il Generale v. Arnim ritiene che bisognerebbe trarre dalla zona montana la maggiore quantità possibile di riserve a vantaggio del settore est. Il Generale v. Arnim ril eva pure: - che sarebbe quanto mai vantaggioso battere il nemico prima che sferri l' attacco e cioè sulla s ua base di partenza, ma nota che aJl'uopo occorrono molte munizioni che viceversa scarseggiano; - che occorrono molte armi a tiro rapido per far fro nte alle imman cabili pe rdite di materia le che si avranno durante la battaglia; - che di notte bisogna assicurare convenientemente l'illuminazione del settore nord e precisamente non con grossi proiettori che il terreno non conse ntirebbe di proteggere adeguatamente, ma con numerosi di piccola portata. Il Maresciallo Kessel ring nota che ne l tratto est - più esposto all'azione d e i carri n emici anche per evitare perdite sang11inose, oc-

corre o rganizzare bene la difesa in profondità con posizioni di arresto (Riefelstetiungen) e con armi anticarro. A quest'u ltimo riguardo segnala la prossima assegnazione di pezzi da 88 che raccomanda però di occultare con la maggiore cura possibile e di far sparare solo all'ultimo momento. II Maresciallo Kesselring osserva poi che sarebbe opportuno ritirare dalla fronte la 15• divisione corazzata ma rileva che la decisione dev'essere ben ponderata in quanto compo rta la sostituzione di de tta G.U. con truppe nuove ( provenienti dal centro e da ovest) in un settore molto delicato e impo rtante, per esse completamente nuovo. TI Maresc iallo Kesselring dà quindi la parola al Comand ante della Luftwaffe (Fliegerfuehrer Seidemann) il quale osserva che la situazio ne delle fo rze aeree cieli ' Asse è ora molto più favo revole di quanto non fosse al tempo della battaglia di El Alamein, sia come .rapporto di mezzi aerei che non è più così [s]vantaggioso come allora, sia come concorso che possono ora dare le unità schierate in Sicilia che hanno possibilità di inte rvento molto migliori di quell e allora schierate a Creta, sia infine come ubicazione e o rganizzazione delle basi, sicurezza dei collegamenti con il fronte, situa7.ione carburanti (attuale disponibilità 800 mc. sufficiente per 6 giorni). Anche per quanto riguarda la situazione della Flak, il Fliegerfu.ehrer rileva che le batterie e.a. hanno ora migliore possibilità d i intervento in quanto dorate di una attrezzatura tecnica che mancava sul front e e giziano . Il Maresciallo Kesselring richiama l'atten:.cione su lla necessità che


650

lii OPliRAZCONC IN AFRICA SETIENTRCONAJ.E;

durante l'attacco nemico l'aviazione sia in grado di intervenire in qualsiasi momento di notte (illuminazione dei campi, segnalazioni luminose in corrispondenza del fronte ecc .) specie con lancio di bombe illuminanti su tutta la zona di schieramento delle forze nemiche. Il Maresciallo Kesselring richiama infine l'attenzione sull'impo1tanza del settore di Gafsa e chiede se ivi siano stati predisposti vasti campi minati. Il Generale v. Arnim risponde che le zone minate si limitano a sottili striscie nel senso frontale e lungo le vie d'accesso e che per un maggior sviluppo di esse mancano, sia le mine, sia le truppe del genio per metterle in opera.

••• Terminata la riunione, il Generale Mancinelli chiede al Generale v. Arnim in qual modo deve intendersi l'accenno fatto dal Marescial-

lo Kesselring che cioè la linea del Mareth e quella degli Schott formino un tutto unitario. Il Generale v. Arnim precisa al riguardo che secondo lui la l" Armata deve battersi per la decisione sulla linea del Mareth e chiede in merito che gli venga comunicato al più presto, possibilmente in giornata, come il Generale Messe prevede l'attacco nemico e in qual modo intende di condurre la battaglia dife nsiva. Per quanto riguarda l'alleggerimento del fronte ovest e centrale il Generale v . Arnim dà come direttiva generale quella cli lasciare in po-

sto le truppe mobili e portare quelle non mobili verso est in corrispondenza ciel tratto più esposto per impiegarle a rinforzo di quelle già ivi schierate.


651

ALLEG,\Tf

Allegato n. 21

COMANDO SUPER. GRUPPO D'ARMATE AFRIKA I L C OMANDANTE SUPERIORE

N. 1094/43 - segreto .

Z.0. , lì 13 marzo 1943

6 copie, 1 inviata a mezzo C/ do co li. te d. DTRET1W E PER LA CONDOTTA DELLA LOTTA SULLE POSlllONI DI MARETJI.

I. - Compito. La posizione di Marelh deve essere d ifesa in maniera decisiva con tutte le forze e mezzi. È pa rticolarmente importante che anche la posizione avanzata sia difesa se necessario fino all'ultimo a nche se le forze parzialmente impiegale su predette alture venissero distrutte e questo perché esse so no per il complesso della difesa di decisiva importanza. È necessario che ogni uomo comprend a bene la necessità di una difesa fi no all'estremo . II . - Valutazione del nemico . È prnha hil e che il nemico attaccherà con la massa da ambo i lati e a nord della strada Medenine-Mareth. 11 nemico farà il suo primo attacco con le fanterie , probabilmente dopo un adeguatamente forte, anzi fo rtissimo fuoco di preparazione dell'artiglieri a e sono la protezione delle artiglie rie e dei carri d 'assalto usati come artiglieria corazzata. Secondo le esperienze fino ra fatte si può co ntare su attacchi notturni del nemico e con un grande impiego di nebbiogeni. Al nemico importerà anzitutto di levare le nostre mine sotto la protezione del fu oco e d ell'oscurità, possibilme nte di e liminare con colpi di mano dei singoli capisaldi, e solamente in seguito introdurrà nella lona le sue forze corazzate per lo sfondamento decisivo. Se al nemico riesce di far croll are le posizioni avanzate, ciò sarà probabilmente prima nel settore nord della posizione, e allora condurrà l'atrncco contro la posizione principale nella stessa maniera, oppure tenterà prima di travol gere gli altri seuori d e lla linea avanzata nel centro e nel sud con una puntata proveniente da no rd. III. - Condotta della lotta. 1. - È di importanza decisiva che si riesca ad annientare la fanteria nemica con il fuoco concentrato cli tutte le armi quando è an-

cora nella posizione di attesa . Di fronte a questo compito e in co·nsiderazione della poco favorevole s ituazione delle munizioni e per le poch e probabilità cli riuscita in simili condizioni, il controbattere le batterie nemi che diventa un problema seco ndario; anzitutto bisogna


652

LE OPERAZIONI IN AFRICA SII ITEJ\TRIONAl,E

limitare i tentativi cli d istruggere per tempo le singole batterie nemiche già individuate, ai soli casi eccezionalmente favorevoli. Si deve tener pure presente la possibilità di svelare con questo la dislocazione della propria artiglieria. 2. - Deve essere assolutamente assicurata la possibilità che la nostra artiglieria possa annientare uno sfondamento sia nella linea avanzata, sia nella posizione principale, con l'accentramento di tutte le batterie in grado cli intervenire, anche di quelle dei settori viciniori. 3. - Si devono sventare con tutti i mezzi i tentativi del nemico di togliere delle mine con l'aiuto dell'oscurità. Il mezzo più efficace contro questo è un perfetto fuoco di sbarramento di tutte le anni automatiche. 4 . - Bisogna tendere assolutamente alla creazione cli una zona di profondità molto vasta da ambo i lati di Mareth. Qui bisogna tenere approntata la massa delle riserve che sono a disposizione della P Armata in maniera da poterle impiegare o per un immediato contrattacco oppure per dare un rapido cambio a reparti troppo esausti. Prego voler immediatamente verificare questo e eventualmente disporre al più presto che siano tolte altre riserve dai settori meno in pericolo di tutto il fronte (possibilmente reparti completi della forza di almeno 1 btg.) e che siano invitati in attesa dietro al settore più minacciato del settore nord. 5. - Si può contare su l continuo afflusso di mine . La parte da minarsi più potentemente dovrà pure essere la zona sud e nord della strada principale come pure la zona in profondità del settore nord. 6. - È errato dislocare tutti i concrocarri nelle prime linee di fanteria. In ogni settore divisionale - purché non sia assolu tamente intransitabile per carri - si dovrà tenere pronto un gruppo controcarro mobile dislocato in maniera che il fuoco di preparazione dell'artiglieria nemica non lo possa distruggere e cbe sia in grado di arrestare un eventuale sfondamento dei carri fatto in profondità nei tratti più importanti della posizione. Il Comando l3 Armata , a parte quanto precedentemente illustrato, studierà la possibilità ed eventualmente quali forze controcarro si potrebbero togliere dai settori poco o per niente minacciati dai carri per impiegare queste forze controcarro come massa addizionale nel o dietro il settore nord del fronte principale. IV. - Quale riserva del Gruppo Armate contro uno sfondamento delineantesi o avvenuto nel settore nord del fronte Mareth è previsto l'impiego del D.A.K. composto dal comando D.A.K. e dalla 21" e 10" div.cr. ; l'assegnazione al D .A.K. di altre forze tolte alla l" Armata, per ottenere una omogenea condotta d'azione, rimane da stabilire. JI Comandante Generale del D.A.K. ha avuto l'ordine di studiare il terreno opportuno per le posizioni d'attesa delle sue divisioni. La data per l'arrivo nelle loro posizioni d'attesa della 10• e 21' div. cor. sarà ordinata per tempo dal Gruppo d 'Armate.


ALI.EGATI

653

V. - Il compito essenziale per l'impiego d i tutte le forze contraeree disponibil i è la difesa contro attacchi aerei nemici eia alta e bassa quota d i giorno e per quanto possibile di notte. Oltre a questo ogni cannone contraereo deve essere in grado di poter agire col massimo rendimento contro forze terrestri. Ciò vale anzitutto per l'azione controcarro fatta con i cannoni contraerei pesanti. Batterie pesanti che a priori non sono efficienti per l'azione contraerea si devono subito impiegare artiglieristicamente e come controcarro. VJ . -

Compiti delle forze aeree: 1. - Ricognizione, anzitutto fotoricogniz ione dello schiera-

mento nemico. 2. - Battere le forze aeree nemiche. 3. - Intervento diretto nella lotta terrestre anzitutto attaccando colonne in marcia e gruppi d'artiglieria. VII. - Desidero che i soldati italiani, nella maggioranza ancora inesperti alla lotta , siano al piĂš presto e dettagliatamente edotti dei punti citati nell'allegato promemoria [omesso) . La conoscenza di questi punti forma secondo le esperienze finora raccolte nei combattimenti la premessa essenziale per respingere con successo un attacco in grande stile. VON ARNIM


654

,

LE OPERAZIONI IN AFRICA S lffrENTR lONALE

Allegato n. 22

LETTERA DI HITLER A MUSSOLINI del 14 marzo 1943 Il Fùhrer

Quartier Generale lì, 14 marzo 1943

DUCE, con grande piacere ho ricevuto la Vostra lettera. La stabilizzazione del fronte orientale che, come spero, promette di esse re definitiva, mi permetterà cli poterVi personalmente incontrare forse assai presto, sempreché il Vostro stato cli salute e le alte Vostre occupazioni lo permetteranno. Credo cbe ciò sia anche indispensabile, perché gli argomenti sono così vasti e così importanti che non è possibile trattarli esau rientemente in brevi lettere . Oltre a ciò risponde ad un mio intimo desiderio di incontrarmi con Voi dopo aver superato una delle più gravi crisi in questa guerra che ha richìesro ai miei nervi il massimo sforzo. Credo però, come già accennato più sopra , di poter ritenere ormai con piena coscienza che la fronte nell'Est si sia saldata ormai e che l'iniziativa già in corso passerà definitivamente e completamente dalla parte nostra. Una delle questioni più importa nti che in quesro momento mi tengono occupato, Duce, è in primo luogo il mantenimento e - come giustamente avete espresso nella Vostra lettera - possibilmente anche l'ampliamento delle Vostre posizioni in Africa settentrionale. In merito a questo problema vorrei, Duce, brevemente osservare quanto segue: 1°) Il Feldmaresciallo Rommel si è presentato eia me nel Quartier Generale. Ho per ora rinviato in licenza il Feldmaresciallo perché ristabilisca la sua salute - ciò che è necessario d'urgenza secondo il parere dei medici ed anche per quanto abbia potuto giudicare io stesso. Al suo posto il Gene rale d'Armata Arnim è stato incaricato da me del comando del Gruppo d 'Armate Africa. In merito alla definitiva sistemazione ciel Comando in Africa vorrei peraltro conferire con Voi, Duce, personalmente. In ogni caso però Vi prego assolutamente, Duce, che la lice nza ciel Feldmaresciallo Rommel e l'attuale cambiamento nel comando in Africa venga a tutti i costi tenuto segreto. In Germania simili cambiamenti cli comando non vengono comunque mai comunicati oppure solo molti me-


Al.l.EGATI

655

si più tardi. Specialmente nel caso presente ritengo che la divulgazione di tale notizia possa costituire un pericolo molto serio che ridonderebbe tutto a nostro svantaggio. Vi prego pertanto, Duce, di voler impartire disposizioni in tale senso ai Vostri comandi. Comunque i posteri vorranno giudicare il Feldmaresciallo Rommel, egli è stato per i suoi soldati, anzitutto naturalmente quelli tedeschi, un comandante ben voluto in ogni comando da lui tenuto. È stato ed è presso l'avversario sempre un avversario temuto. La tragedia è che quest'uomo che è uno dei miei più valorosi ufficiali e che dispone di capacità e di audacia in misura straordinaria, è fallito per il problema dei rifornimenti che può essere risolto solamente con un'intensificazione al massimo dei trasporti per via mare . 2°) Ho eletto al Feldmaresciallo Rommel esattamente ciò che Voi, Duce, mi avete scritto nella Vostra lettera: bisogna tenere a tutti i costi la testa di ponte della Tunisia . Essa non deve pertanto ridursi di spazio in modo tale che per questo solo fatto possa subentrare un ulteriore aggravamento della crisi dei trasporti, ciò che significherebbe necessariamente la rinuncia ad essa . D'altronde non posso fare a meno di considerare che tutto ciò è possibile solamente, se il problema dei trasporti viene realmente e profondamente studiato e risolto . Qui è d 'importanza decisiva, Duce, non tanto l'aviazione, quanto la organizzazione della protezione dei convogli. La media complessiva dei trasporti - compreso il Baltico - che la Germania stessa deve effettuare, comporta al mese circa 4-4,5 milioni tonnellate. Di queste, circa 3-3,5 sono trasportate lungo la costa atlantica, in parte anche attraverso la Manica fino nella Norvegia settentrionale. Sarebbe completamente impossibile, data l'attuale superiorità delle forze aeree inglesi, provvedere alla sicurezza della rotta lunga oltre 4.000 km. con le sole forze aeree. Se le nostre perdite mensili di tonnellaggio ammontano appena e neanche a 0,3%, ciò è possibile solo grazie alla perfetta organizzazione ciel servizio cli scorta ai convogli. È pressoché impossibile p roteggere, per esempio, un piroscafo contro attacchi notturni cli aerei, se la scorta al convoglio non è perfettamente organizzata e diretta. Ritengo inoltre assolutamente insufficiente la cifra dei trasporti di 80.000 tonnellate al mese, indicata dal Comando Supremo. L'esercito tedesco e, rispettivamente, le forze armate in Norvegia, ricevono da sole in tempi normali circa 140-150.000 tonnellate al mese. Ivi non sono comprese le necessità straordinarie per la sistemazione delle fortificazioni costiere, scorte di munizioni, viveri, foraggi, ecc. Il compito d i trasportare attraverso il canale di Sicilia 150.000 tonnellate od anche 200.000 tonnellate è senza dubbio molto più semplice di quelli che ci sono stati imposti - di fronte ad un avversario sensibilmente superiore sul mare e nell'aria il quale, con la sua isola, dista dalla nostra costa, nel punto più vicino, soli 39 km. Noi trasportiamo solo da Narvik o da Lulea 6-7 milioni tonnellate di mi-


656

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONAI.E

f

nerali ferrosi all'anno verso i nostri porti tedeschi pur essendo il Baltico minacciato continuamente da sommergibili russi ed anche da aerei. Tutti questi problemi vengono risolti, Duce, solo per virtù di una perfetta organizzazione della scorta di convogli. Le navi tedesche di vedetta e di scorta abbattono continuamente degli aerei attaccanti. In genere ciò che conta nella protezione cli un trasporto marittimo contro aerosiluranti, è di disporre anzitutto cli navi scorra con personale bene equipaggiato ed ottimamente addestrato . Dalla soluzione di questa questione, Duce, dipende il destino d,:,i Vostri possedimenti nordafricani e con esso per noi due una grande premessa per finire vittoriosamente questa guerra. Perché se questo problema non verrà risolto, i soldati tedeschi sapranno certamente combattere bene e se occorre anche morire, però, in tal modo, queste posizioni non saranno conservate. Pertanto ho inviato da Voi l'ufficiale di marina più valoroso che la flotta germanica ha forse giammai posseduto, il Grandammiraglio Doenitz per sottoporVi delle proposte, Duce, che Vi prego di esaminare solamente sotto un unico punto di vista e cioè quello che ne cessita ricorrere ad ogni mezzo adatto per risolvere questa importantissima questione. 3°) In base alle carte sottopostemi, al rapporto fattomi dal Feldmaresciallo Rommel ed all'esame con alcuni dei miei più capaci ufficiali di S.M. ho pensato a tutte le possibili soluzioni circa la linea difensiva più favorevole da tenersi a tutti i costi contro 1'8• Armata inglese. Il vantaggio della posizione ciel Mareth consiste nel fatto che in favorevoli circostanze si dispone con essa delle migliori premesse per una nostra azione offensiva. Lo svantaggio consiste nella possibilità di aggiramento da ovest che senza dubbio sussiste . Se l'avversario - come è nel carattere della condotta di guerra da parte degli inglesi - irrompe nelle posizioni su un tratto di fronte largo 12-1 5 km. vicino alla costa dopo una preparazione rilevantissima di artiglieria, compiendo nello stesso tempo un efficace aggiramento da ovest, questo attacco può portare anzitutto alla perdita di tutti i reparti non mobili. Secondo il mio pàrere la posizione di Gabès e degl i Sciott dovrà essere sistemata a tutti i costi in profondità come un corpo unico e la difesa dovrà essere organizzata in modo da non permettere alle forze me no mobili di perdere il contatto con la posizione degli Sciott. Il tentativo di un aggiramento da ovest dovrà inoltre essere - e sempre che sia appena possibile - infranto tempestivamente con azioni di reparti mobili . Tutta la zona difensiva dovrà però, secondo me , essere sistemata con ogni mezzo e tenuta fino l'ultimo uomo. Ho dato ordine, Duce, al Feldmarescial lo Von [sic] Kesselring - oltre alla riorganizzazione ciel sistema dei convogli - di buttarsi temporaneamente con tutte le forze aeree sulla 8· Armata inglese. Sarà provveduto senz'altro a fargli pervenire tutti i rinforzi possibili.


Al.l.T'.GATI

657

Se si riuscirà, Duce, a tenere la posizione del Mareth o per lo meno, in caso estremo, la posizione degli Sciott, nonché organizzare il sistema dei convogli, nessuna potenza del mondo potrà ricacciarci dalle nostre posizioni nell'Africa settentrionale. A questo scopo ho g ià dato disposizioni perché dopo l'avviamento in zona della 999" brigata, dei dieci battaglioni di marcia e la d ivisione corazzata "Hermann Goering", sia approntata per l'Africa anche la 7a Divisione paracadutisti. Questo è il migliore reparto speciale cli cui la Germania forse dispone. Una divisione la cui resistenza non potrà essere fiaccata in nessun caso da forze inglesi od americane anche più volte superiori cli numero, purché disponga di sufficiente munizionamento e naturalmente dei necessari viveri ed abbia inoltre assicu rata la sostituzione per le armi distrutte o perdute. Con grande gioia ho visto che del 2° gruppo carri armati tipo "Tigre" i primi carri sono oggi già arrivati in Tunisia. Provvederò a ripianare le perd ite avute dal 1° gruppo e prenderò tutte le disposizioni per l'impiego di nuove armi particolarmente pesanti ed efficaci. Ma tutto ciò è solo un problema dei trasporti. Ritengo la soluzione di questo problema tanto più importante, Duce, in quanto temo che l'avversario inizierà contemporaneamente l'attacco con la 8• Armata inglese - attacco che bisogna considerare come prossimo - e con la 1" Armata anglo-americana in direzione Sfax. Anche per questo motivo ritengo necessario di collocare reparti corazzati mobili in modo da poterli impiegare secondo le necessità. Ma come ultima linea d ifensiva contro 1'8" Armata inglese si può considerare solamente la posizione degl i Sciott che si appoggia alle montagne. Riassumendo, dunque, vorrei dire, Duce, che bisognerà difendere fino all'estremo limite delle possibilità , la posizione del Mareth mentre quella degli Sciott dovrà essere tenuta a tutti i costi. Se poi riusciamo a mettere a posto la questione dei rifornimenti, non dubito che tosto o tardi l'avventura nordafricana degli inglesi e degli americani si sarà rivelata come un errore delle più gravi conseguenze. Il Grandammiraglio Doenitz Vi sottoporrà ora, Duce, alcune proposte che ho discusso ampiamente con lui e che secondo la sua opinione e anche la mia convinzione sono atte a risolvere il problema dei trasporti. Ogni giorno però che qui perdiamo potrà forse trasformarsi in un danno irreparabile. Tutto ciò, Duce, che sta nelle mie forze sarà fatto pervenire con ogni mezzo in aiuto di questo fronte. Tutto il resto vorrei possibilmente discutere con Voi personalmente, Duce. Credo che mi sarà possibile nell'ultima decade del mese, sempre che le circostanze lo permettano anche a Voi, di stabilire un incontro che veramente desidero di tutto cuore. Sono fe lice per il fatto che il Ministro degli Esteri ha potuto comunicarmi che almeno il Vostro aspetto è nuovamente buono. Anch'io sono convinto che la dedizione ad un ideale, durata per molti anni , ma che è connessa con tanti pensieri e sciupio di nervi non potrà non fars i sentire lentamente nel fis ico. Forse sarà per Voi un bene se anche per un


658

LE OPERAZIONI IN AFRICA SET J'ENTRlONALE

paio di giorni potrete uscire dalla Vostra atmosfera e per me una gioia - dopo molti mesi d i continue peregrinazioni nell'orribile fron te russo - rivedere nel Salisburgo un paese che proprio per noi te deschi rappresen ta con i suoi edifici e con tutta la sua arte una sintesi fra la latinitĂ e il germanesimo. Nel frattempo, Duce, Vi saluto molto cordialmente con fedele cameratismo il Vostro F.TO HITLER


659

ALLEGATI

Allegato n. 23

COMANDO 1" ARMATA UFFICIO OPERAZIONI

N. 1686/ Op. d i prot.

P.M. 11, lì 13 marzo 1943-XXI

Oggetto: Situazione 1' Armata (Seguito n. 159/0p. dell'8 febbraio 1943). All 'Eccellenza il Capo di S.M. Generale

Posta Militare 21. A circa un mese d i distanza dalla precedente re lazione reputo opportuno tornare a riferire sulla situazione dell'Armata per fornire un quadro quanto più possibile esatto e realistico del grado di efficienza raggiunto alla vigilia dell 'atteso attacco nemico e prospettare quanto ancora resta da fare, e sarà fatto, se saranno messi a disposizione mezzi e se vi sarà il tem po, p er elevare ulteriormente la capacità di resistenza dell'Armata stessa.

1. - Le forze . A) Forze italiane.

L'arrivo dei primi reparti complementi ha consentito, in generale, di eliminare gran parte delle deficienze numeriche presso i reparti delle varie anni. Ha consentito inoltre di portare a termine, quasi, il rimpatrio per avvicendamento dei militari con oltre 36 mesi cli servizio in colonia. Prossimamente, continuando l'arrivo dei complementi con lo stesso ritmo finora seguito, e se la situazione lo consentirà; verranno avvicendati nuovi contingenti, abbassando gradualmente di qualche mese il periodo di permanenza in colonia. Il provvedimento ha avuto un notevole riflesso favorevo le sul morale di quella massa cli militari che considerava l'ordinata sospensiva delle precedenti norme ( rimpatrio dopo 24 mesi di colonia) come lesiva di un suo diritto acquisito. Ad evitare il riformarsi cli tale pericolosa mentalità ho volutamente evitato di emanare nuove norme in proposito e procederò al rimpatrio per b locchi quando, disponendo già sul posto dei complementi, si porrà operare la sostituzione senza determinare crisi cli efficienza nei reparti. Si è realizzata, attraverso scioglimenti e contrazione di reparti, qualche maggiore uniformità nella costituzione delle G. U. che risentono tuttavia della eterogenea provenienza degli elementi, battaglio-


660

LE OPERJ\ZlONI IN APRICA SETI"ENTHIONALE

ni e gruppi, onde furono costituite sotto la pressione delle note speciali esigenze. Continuando a vivere nell'ambito di una stessa divisione tali reparti, almeno nella loro maggioranza, guadagnano però evidentemente, giorno per giorno, in omogeneità e coesione fino a che, in un forse prossimo futuro, la differenziazione originale non produrrà altro effetto che quello di un lodevole spirito cli emulazione . In merito ai reparti complementi finora giunti debbo far presente: un insufficiente addestramento - una scarsa conoscenza delle armi - la completa ignoranza delle anni anticarro - poco buono, dal punto di vista qualitativo, l'inquadramento ufficiali e sottufficiali. Quanto precede risponde alla situazione raggiunta presso le divisioni •Trieste», •Spezia» e ,,Pistoia•. Diverso è il caso della «GG .FF.", della •Centauro» e del Raggruppamento sahariano. Non si è ancora potuto affrontare la trasformazione della «GG.FF." in divisione •Bersaglieri Africa• sia perché frattanto si è dovuto impiegare il 7° rgt. bersaglieri in altro settore, dove è tuttora trattenuto da necessità operative non altrimenti fronteggiabili, sia perché non sono ancora giunti i btg. bersaglieri (effettivi e complementi) preannunciati. La trasformazione verrà compiuta non appena possibile, con sicuro vantaggio dell'efficienza di questa divisione impiegata in un settore molto delicato dello schieramento. La •Centauro» è lungi tuttora dall'aver assunto l'aspetto cli divisione corazzata organica. Ha potuto ricuperare un btg. bersaglieri già impiegato sul fronte della 5" Armata, sono giunti dall'Italia due gruppi di artiglieria ed elementi minori. Non credo ad ogni modo che, sulla base delle assegnazioni preannunciate, si potrà mai parlare della ricostituzione di una divisione corazzata vera e p ropria, dato che i carri le verranno inviati in misura molto ridotta. Ad ogni modo, non potrebbero essere i carri M/41 ad attribuirle valore di moderna unità corazzata. Ritengo che sarebbe molto opportuno che la «Centauro,, potesse almeno pervenire rapidamente ad essere una divisione motorizzata i cui elementi fondamentali sarebbero il 5° reggimento bersaglieri, il 131 ° reggimento artiglieria, il 132° reggimento controcarro (costituito a suo tempo con elementi carristi rimasti senza carri), un battaglione carri e tutti i semoventi che fosse possibile assegnarle. I.a trasformazione del Raggruppamento sahariano in divisione di fanteria verrà rapidamente eseguita non appena sia giunta la 52° brigata speciale, in via di affluenza. Si è attuato un qualche miglioramento nei quadri, allontanando molti elementi inetti o stanchi o irrimediabilmente demoralizzati. Ho rilevato come abbondassero ufficiali richiamati dalla riserva, fuori quadro, del ruolo mobilitazione, in posti assolutamente inadeguati al loro rendimento. Era l'inevitabile eredità della parte territoriale e sedentaria della struttura militare della Libia. Ho provveduto e provvedo al graduale ritorno verso la normalità. Prego disporre perché in avvenire sia evitata l'assegnazione di ufficiali di tali categorie. In generale poi occorre che i quadri siano fisi-


AI.tF.GATI

661

camente scelti, per resistere alla prova della guerra, aggravata dall'ambiente coloniale. Il complesso delle misure adottate, il periodo trascorso in una sana attività di lavoro, la fiducia gradatamente riposta nelle posizioni rafforzate attraverso l'opera quotidiana, la cura assidua dei comandanti hanno ottenuto un notevole miglioramento sul morale della truppa. Su questa via si proseguirà instancabilmente per conseguire ogni possibile ulteriore elevazione dello spirito combattivo . B) Forze tedesche (v. prospetto annesso n. 1). Una notevole affluenza di complementi e di armi cli fanteria ha permesso la ricostituzione ed il completamento di alcune unità di fanteria, mentre non si verifica un corrispondente aumento, in genere, nell'efficienza dell'artiglieria per mancata affluenza dei materiali deficitari. I carristi, carri ed autoblindo, lungi dall'aumentare, sono notevolmente diminuiti dalla data dell'ultima relazione, in conseguenza delle perdite subite nelle recenti operazioni. La 15" d iv. cr. infatti (la sola a disposizione della 1" Armata) d ispone cli 40 carri, mentre ne aveva 66 il 1° febbraio . Non molto più brillante mi risulta la situazione presso le altre due divisioni, 10" e 21 ", sul cui concorso può eventualmente fare assegnamento l'Armata in caso di bisogno. Anche nelle unità tedesche, uffi,ciali e truppa, lo spirito risulLa notevolmente più elevato che non fosse nei giorni immediatamente seguenti al ripiegamento. 2. - I comandi. Sciogliendo la riserva fatta nella precedente relazione sono lieto cli affermare che i comandi, comandanti e stati m'aggiori, si distinguono per slancio e ap plicazione onde le unità possano raggiungere quel grado di efficienza che l'importanza della futura prova richiede. Accennavo nella precedente relazione ad uno stato di d isagio morale rilevato in taluni generali scavalcati nell'avanzamento. Da allora gli stessi generali si sono visti scavalcare una seconda volta, mentre rimane loro affidato l'onore e l'onere del comando di una grande unità schierata . 3. - I materiali. Non intendo qui ripetere considerazion i particolari sui materiali a disposizio ne dell'Armata. Desidero soltanto affermare ancora una volta che, mentre mancano adeguate fo rze corazzate che consentano una condotta di difesa attiva, basata essenzialmente sul contrattacco, si lamenta anche l'insufficienza di una massa d i artiglieria moderna e , ancora, di una adeguata alimentazione d i munizioni. Negli specch i annessi nn. 2 e 3 sono elencate le arm i schierate italiane e tedesche ed il relativo munizionamento . Da essi risulta, per la parte italiana, la estrema povertà di medi calibri e soprattutto di me-


662

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTEN TRIONALE

cli calibri moderni, che si risolve in scarsa e tarda possibilità di azio-

ne a distanza, azioni che sono viceversa normali per l'artiglieria avversaria. Risulta inoltre (sempre per la parte italiana) che proprio queste bocche da fuoco (per le quali in ragione appunto del limitato numero si moltiplicano le richieste di fuoco mentre non funzionano le compensazioni nel complesso dello schieramento) sono assai scarsamente munizionate. Nella parte tedesca migliore situazione qualitativa per le bocche da fuoco , ma situazione preoccupante nel campo del munizionamento: attualmente circa 1 unfoc presso le unità, che potrà giungere a circa 2 unfoc fra qualche giorno, esaurendo tutte le disponibilità della Tunisia . Qualora non sia posto rapidame nte rimedio, con ogni mezzo, a tale stato di cose, si andrebbe incontro ad una seria crisi di artiglieria (tedesca e medi calibri italiani) gi~ nel secondo giorno della battaglia, mentre la crisi si estenderebbe gradatamente, fino a generalizzarsi, nei giorni successivi, dato che sia possibile un prolungarsi della difesa in tali condizioni. Ricordo che la battaglia di Alamein si è protratta per ben 10 giorni, con immutata violenza eia parte dell'artiglieria inglese e che l'impiego ricchissimamente spregiudicato delle munizioni risponde alla tradizione della tattica avversaria. Debbo p e rtanto rinnovare un urgente appello per: - nuove assegnazioni e immediata affluenza di artiglierie moderne a lunga gittata (v. annesso foglio del Comando artiglieria d'Armata); - immediata affluenza di munizioni, specialmente di medio calibro, onde giungere in Tunisia, oltre le 5-6 unfoc; - promuovere l'affluenza di munizioni per le artiglierie tedesche . Non potrei chiedere alle truppe una resistenza a oltranza se non avessi mun izioni a sufficienza per le loro armi. Nelle con dizioni cli generale inferiorità in cui l'Armata deve ed è pronta ad affrontare la lotta due soli elementi materiali p ossono essere piegati a nostro favo re: il rafforzamento delle posizioni e l'impiego inesorabile ciel fuoco. Al primo provvede l'Armata con le braccia di tutti i suoi soldati e con l'utilizzazione dei materiali che le sono stati finora forniti con ritmo sufficiente. Per il secondo occorre disporre di munizioni. Nel campo degli automezzi (v. specchio annesso n. 4) , rendendomi conto che difficilmente potrebbe essere fatto tempestivamente un grande sforzo per modificare apprezzabilmente la situazione esistente, ravviso la necessità di: - sollecitare l'invio di parti di ricambio per acce lerare lo smaltimento dell'ingente mole dei lavori di riparazione ; - sollecitare l'invio d i trattori per artiglieria, per restituire a quest'arma quel minimo di mobilità tattica che ne consenta una adeguata utilizzazione.


ALLEGATI

663

4. - La posizione difensiva. A) La posizione avanzata (v. carta annessa n. 5) ( 0 ). È già da qualche giorno direttamente investita dallo schieramento nemico. L!occupazione può definirsi abbastanza forte, io generale, in relazione al compito temporeggiante che le è stato affidato: corrispondentemente alle caratteristiche naturali del terreno la posizione risulta debole invece nel suo tratto piano settentrionale. Campi minati, elementi di reticolato, capisaldi profondamente interrati, sufficiente schieramento cli artiglierie e concorso di fuoco delle artiglierie schierate nella posizione cli resistenza le conferiscono solidità sufficiente a costringere l'avversario a schierare a sua volta forze ingenti per attaccarla. Debbo ricordare però che, almeno finora , la funzione della posizione avanzata, non è di resistenza ad oltranza, importando anzi recuperare, per la d ifesa in profondità della retrostante posizione di resistenza, la maggiore parte de lle forze in essa impiegate. Si procede incessantemente a migliorare l'apprestamenro difensivo per elevare l'azione ritardatrice ad essa affidata. B) La posizione di Mareth .

Una somma di lavoro ve ramente ingente e l'impiego della quasi totalità del materiale cli rafforzamento d isponibile ha conferito alla posizione di resistenza una notevole consistenza. Si tratta però di una posizione poco profonda, come è imposto del resto dalla disponibilità delle forze, insufficienti per un maggiore scaglionamento. Me ntre la posizione può dirsi pressoché sistemata nella parte frontale (campi minati, reticolato, fosso anticarro, capisaldi cli primo scaglione), si sono affrontati ora i lavori per assicurare alla difesa una maggiore profondità , specialmente nei settori che appaiono più esposti ad un'azione combinata cli fanteria e di carri (a cavallo della grande rotabile) . Si sta approntando inoltre la costruzione di compartimentazioni trasversali che consentano di fa r fronte a fluttuaz io ni inevitabili durante il combattimento. · Infine si stanno disponendo le pochissime riserve disponibili in modo da costituire l'ossatura di una linea difensiva arretrata, pur mantenendole in condizioni di essere impiegate altrove, per intervenire in settori compromessi o per il contrattacco. Per tutti questi lavori, che saranno condotti instancabilmente, occorrono materiali di rafforzamento, mine e reticolato, oltre i quantitativi già richiesti ed assegnati. Prego quindi concedere e provvedere urgentemente all'invio dei materiali richiesti per quanto sopra.

(

0

)

omesso


664

LE OPERAZIONI IN AFRI CA Slr!TENTRIONALE

Credo doveroso affermare che pur avendo fatto il possibile per raggiungere il massimo rendimento, nel tempo, con le forze e con i mezzi disponibili, la posizione non può ritenersi oggi tanto forte da resistere per molto ad una azione di logoramento condotta con forze e mezzi soverchianti. Non lo consentono né l'entità quantitativa e soprattutto qualitativa delle armi schierate, né la disponibilità cli munizioni, né l'entità delle riserve. Sotto questo ultimo punto di vista ritengo riferirmi ancora una volta al ricordo della battaglia di Alamein, combattuta contro la stessa 8' Armata inglese che ora ci fronteggia: la Panzerarmee disponeva allora, come riserva, d i 2 divisioni corazzate e 1 divisione motorizzata tedesche e di altrettante italiane. Oggi la l3 Armata dispone di una sola divisione corazzata tedesca con una trentina cli carri efficienti e di qualche battaglione . Il concorso di riserve del Comando Gruppo Armate è condizionato alla situazione generale di tutto il fronte tunisino. Il settore di Gafsa può determinare inoltre, nell'ambito stesso dell'Annata, situazione tale da assorbire gran parte della scarsa riserva cli Armata. C) Il fronte sud ovest.

Il Raggruppamento sahariano si è schierato tra Tamezred e il Tebaga, compiendo ingenti lavori difensivi (campi minati, reticolato, fosso anticarro). Si tratta tuttavia di una debole intelaiatura intesa ad inquadrare altre forze eia far affluire in caso di attuale minaccia. Per il momen to non è possibile prevedere come e dove attingere riserve a questo scopo. Avanti alla posizione difensiva, a circa 30 km., si mantiene un velo di forze esploranti, a contatto con forze similari avversarie . Dagli elementi finora raccolti sulle caratteristiche del terreno sembra potersi concludere che su questo fronte difficilmente potrebbe gravitare, per l'attacco, la massa principale delle forze nemiche. È da ritenersi tuttavia che una aliquota , dell'entità cli almeno una divisione corazzata, potrebbe operarvi senza eccessive difficoltà . Il peso di un tale attacco sarebbe sufficiente a travolgere la predisposta' difesa qualora non fosse possibile di rafforzarla con adeguate riserve, specialmente d i artiglieria.

Il.fronte ovest. Mentre un gruppo di forze mobili conserva l'occupazione d i Gafsa fino a che non s ia costretto a ripiegare sotto la pressione di forze preponderanti, il complesso delle forze che d ipendono dal comando della divisione «Centauro• si sta organizzando a difesa sull'altu ra della stretta cli El Guettar. Sono stati eseguiti lavori di scavo, collocamento di mine, reticolato, elementi cli fosso anticarro. Si tratta anche qui più che altro di una copertura, destinata soprattutto a dar tempo all'affluire di riserve, in caso cli reale minaccia d'attacco con forze preponderanti. D)


ALLEGATI

665

Ed anche qui manca finora la possibilità d i predisporre una riserva settoriale adeguata, mentre l'eccentricità del settore, rispetto al centro di gravità dell 'Armata, e la materiale distanza degli altri fronti , rendono lunga e complessa l'affluenza di riserve da altri settori. 5. - La linea degli Chotts . Circa 2000 lavoratori hanno portato a buon punto lo scavo del fos so anticarro, previsto per uno sviluppo di circa 113 km. Non è stato e non è possibile procedere al collocamento di mine ed alla costruzione di reticolaci, poiché la totalità di mezzi disponibili è stata e sarà ancora dedicata al potenziamento delle posizioni difensive della posizione di Mareth . Poiché sussiste ormai uno stretto contatto con l'avversario l'operazione di ripiegamento da Mareth agli Chotts presenterebbe in pieno tutte le difficoltà messe in evidenza nella precedente relazione e potrebbe fo rse essere tentata con qualche possibilità cli riuscita soltanto qualora l'Armata potesse valersi di una copertura di retroguardia ben più ragguardevole cli quella raggiungibile con le sole forze mobili a sua disposizione. 6. - Conclusione . Uno sforzo ragguardevole è stato compiuto e si prosegue con lo stesso ritmo incessante per potenziare fino al limite del possibile la posizione affidata alla difesa della 1• Armata ed elevare l'efficienza materiale e morale dell'Armata stessa . Ciò nonostante, il grado di preparazione raggiunto non è tale da consentire ottimistiche previsioni , nell' imminenza dell'attacco che verrà sferrato dalla modernissima ed agguerrita 8' Armata inglese, col concorso delle altre forze anglo-americane agenti sul fronte ovest. Se è possibile aggiungere anche una sola probabilità di successo nella battaglia decisiva che sta per iniziarsi occorre non tralasciare nulla d i intentato perché ciò si avveri. Nel momento attua le questo incremento di probabilità può essere realizzato soltanto con l'immediato avviamento, con mezzi eccezionali (senza interrompere il flusso dei previsti rifornimenti), di artiglierie moderne e cli abbondanti munizioni e di mezzi corazzati tedeschi. Si potrà così avere la coscienza cli nulla aver trascurato per piegare la fortuna delle armi a nostro favo re. Il Generale d 'Armata Comandante G. M ESSE


Segreto

STATO DI EFFICIENZA DELLE GRANDI UNITÀ

'Ec'3

REPARTI

u

Q.

u

..; à::::

o.

u

'E ro o

c'3

90' divisione leggera

15• divisione corazzata

Artiglieria d'armata (Arko Afrika)

19• divisione e.a.

Organico Esistenza

1-,

(!.,) t,:)

·ou

.....

u

o

1-,

c'3

::: o

Q.

o.

Q.) 1-,

Q.)

OD OD

-.... o.,

..;

·-..... e:: t'C fJ'.l

ù

o.. ..: .....

..... t: \,;I

()

al

- 24 2 - 16 - -

4

3

2

o 'O :::

·--o

·--.... o., ..,

o1-,

Q.

....:::, 'Et'C

..D

(.)

~

o:::i

u

u 164• divisione leggera

t,:) il)

o ~

~

30

-

-

-

5

24

2

1

4

2

-

Esistenza

-

20

1

1

2

1

-

Organico

8

12

2

3

6

Esistenza

6

9

2

1

4

3 166 24 ' 3 40 10

Organico

-

-

-

-

-

12

Esistenza

-

-

-

-

-

9

- -

-

-

-

12

18

- -

-

-

-

-

12

18

- -

Organico

Organico Esistenza

'

'

-

Nota: La 10• e la 2P divisione corazzata dipendenti per l'impiego dal Gru1

corazzata.


Prospetto annesso n. 1 a/foglio 1686/0p. del 13 marzo 1943-XXI.

O\ O\ O\

TEDESCHE ALL'8 MARZO 1943-XXI Il)

Il)

Q.

.. ·- ·-o.

2

-.. o o

Q. <Il

ce

!::

-e,

c:i

CJ

V)

s

CIS Il)

o.

~

... .........ce

(,I

o

.::: (I)

Q.,

.

e: e ce u

88

u

so;t-

·.::....

l:

(,I

u

CIS

41

. ·--

35

-

6

-

-

162 18 48 12 38 11 8 37 12

-

-

- - -

(.)

(.)

....

(.) (.)

·;i N

~

V

p..

~

(.)

Q.

u

·-e: o

e:

Q

ro

u

,n,. o ......

~

V 0.

·2

....ce

A c:i

o

-s.... ··- - .....u

.&)

o

I(")

o

(Il

u

o

o

A

I"

N

(I) <.)

.&)

o

I(") A

o .......

r-

rr.

.,,o

m

- 211 18 48 I 11 3 43 -

.

.

.

21

-

16

-

-

-

8

- - - - -

16 6

8

4

4

-

3

~

N

5

-zz > '"!1 ~

()

> V)

r:I

4

-

108 6

3 13 28

2

39 40 18 13

- - - - - - - - - - -

- - - - - - -

-

- - - -

- 184 36

-

-

-

-

-

171 12

4

8

- -

24

2

10

-

13

-

-

-

-

12 12

12 4

9

9

5

6

-

-

72

-

-

-

-

-

-

51 25

po Armate hanno all'incirca la stessa efficienza della 15• divisione

j

m ....z

-

:i

o z > t"" rr,


667

,\LLEGATT

Specchio annesso n. 2 a/foglio 1686/0p. del 13 marzo 1943-XXI ARMI SCHIERATE E SITUAZIONE MUNIZIONI DEtJ.A l ' ARMATA AL 13 MARZO 1943-XXI

TIPO DELLE ARMI

Fucili aut. Berretta ............ .. Fucili e moschelti ... Pistole Fucili mitragliatori .... Mitragli,itrici ... Bombe a mano ....... ..... ....... Mortai da 45 ... Mortai da 81.. Lanciafiamme ........... Carri armati ......... Auwblindo Mitragliatrici 12,7 .... Mitragliatrici 13,2 .. Mitraglia trici da 25 Pezzi e.la 40 .. . Solothurn ................. .. Mitragliere <la 20 Pezzi da 37 ....... ...... ..... ..... .. Pezzi d,1 ¡l7 ........ Pezzi da 65/ 17.. .......... ,...... Pezzi da 75/ 27.... ...... .......... Pezzi da 75/ 27 C.K.. Pezzi da 75/46 . .... Pezzi da 75/50 . Pezzi da 75/ 30............... Pezzi e.la 76/ 40.. . . .... Pezzi da 6 ............ ............... Pezzi e.la 77 / 28/5/8 Pezzi da 7Ï/28 C.A.... .. ... Pezzi da 86 p.b. Pezzi da 90/ 53... ............. Pezzi da 100/ 17 Pezzi da 102/35. ...... ..... ... ... Pezzi da 105/28 Pezzi da 149/12. Pezzi da 119/35. Pezzi da 149/40 Pezzi da 149/ 28 ........ Semoventi da 75/ 18..

Armi schiera1e

Unfoc presso le G.U.

24 49.725 15.227 1.190 1.583

5,5 2

Unfoc presso Unfoc depositi presso Dclegaz. Magazzini Intendenza

Totale unfoc

1,9 0,9 0,70 0,30 2,30 0,1 0,7 0,8

0,83 0,62 1,8 0,20 0,83 0,16 2,34 0,79

8,23 3,52 5 380 6,13 3,26 5.54 3,49

0,8 0,02 0,1

2,47

o

5,27 2,02

0,67

2,77

o

o

0,25

0,6 0,4 3,1 0,1 0,3 0,3

o

2,2

1,43 0,74 0,63 0,76 0,60

o

o

0,6 0,9

0,64 2,80

o

o

4

0,75 2,5 2,69

4

I, 1 1,88 2 0,5 0,8 2 1,9 0,5 0,5 1,80 1,9 1,9 1,2 1,8 1,1 0,72

3,73 5,84 2,53 2,86 2,60 1,1 3,12 5,70 0,5 5,55

2

4

142 121 71 27 39 63 11

43 5 172 315 8 485 104 124 3 59 16 7 27 0,5 93 16 8 10 58 4 40 24 16

2,5

3,3 3 3 2,5

1,9

2 2 2 0,25 1,6 1,09 2 1,08 1,8 1,7

o 2,2 2,5

o

o

o

5,2 0,2

4,68 1,24

o

o

0,1 1,6

o

o

o

1,9 1,32 3,4 1,1

o

o

0,72

1,46

o

2

o

0,85 16,8"

2,31 18,82

0,02

6,79 3,0 0,5 11,68

3,34


AUTOMEZZI E~

ENTI

AuLoveuure

Autocarri pesanti

Efficienti.

Ineffic.

Efficcnti

lneffic.

Truppe ...................... ............. ..... Intendenza: a) presso at1t0gruppo C.A ....... b) militari ................................. e) c1vtl1 ........... .................. ... ....

226

262

501

383

-

-

362

163

10

15

40

-

-

187

20 74

T OTAL~

236

277

1.090

640

Efl

1

Nel presente computo non sono co mpresi gli aucomezzi ceduti all'Inter - inefficienti 127; rimorchi: efficienti 37 - inefficienti 10; automezzi vari: effi 85; auto civili: efficienti '162 - inefficienti 280: rimorchi civili: efficienti 232


Specchio annesso n. 4 al foglio 1686/ 0p. del J3 marzo 191.3-XXI.

!STENTI

Autocarri medi e leggeri .cienci

Automezzi vari

Rimorchi

Mocomezzi

lncffic.

Efficien1i

lneffic.

Efficienti

Jnefftc.

323

437

449

103

76

7

-

-

-

-

-

-

~20

59

184

so

18

-

-

-

-

42 144

73

,

,

496

633

153

262

98

1.300

600

.013

Efficienti

lneffic.

11

lI >

8 > :!

dcnza Tunisia, e cioè: circa 60 autovetture; au topcsanti: efficienti 340 :ienti 102 - inefficienti 50; autocisterne civili: efficienti 74 - inefficienti - in efficienti 124; motomezzi: efficie nti 100 - inefficienti 50.


668

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONAI.E

Specchio annesso n . 3 a/ f oglio 1686/0p . del 13 marzo 1943-XXI.

SITUAZ[ONE MUNIZIONI UNITÀ TEDESCHE

divis. leggera

divis. leggera

15' divis. cr.

TIPO DELLE MUNIZIONI

90'

164'

_:;;.,

-ci ....

Unfoc presso le G.U.

V

-

~ .,... "' :.:: E

.~

o{) ...

·.::k •< .:r: -o

•

-ci ~

"' ~ E ~< <>o<.... g t;:-n <2 :.....

g. ~ E oc,g,.v~ •

V)

-o

'È (/) ::i

.,

e

::>

Per fanteria .................. ··· ··•········

1,4

0,9

0,8

-

O,i

0,3

Contraerea e ca rri ...... ... ... , ........,

1,4

0,8

0,8

0,72

0,1

0,2

Fucilone pesante 41........ . .. , ....

2,7

9,3

0,8

-

2,8

1,1

0,1

0,2

0,5

0,96

Controcarro 38 da 50 mm.. ......

1,2

0,53

0,8

Controcarro 40 da 75 mm ... ....' . .

2,7

1,1

0,8

Cannone carro da 50 mm. .... .....

-

1,0

Ca nnone carro L 60 ..... ..... .....•..

-

-

1,0

-

Cannone ca rro da 65 mm. .. .......

-

J,0

-

........ ,, ..

-

1,0

2,2

-

0,9

0,9

1,8

O,i5

Contraerea 41 da 88 mm. ...........

-

-

-

Mortaio pesante 34 ....... ......

1,1

0,8

0,8

-

-

0,41

Mortaio speciale 41 da 15 mm..

1,5

1,42

0,41

-

Monaio speciale 42 da 210 mm ..

-

-

2,52

-

-

4,0

0,4

-

0,0

1,1

0,5 0,77

Cannone carro L43 ...

,,,,

Controcarro 36 da 76,2 mm ...... Contraerea 35 da 88 mm. ···········

2,8

1,76

0, 18

0,31

2, 16

0,47

2,16

0,68

0,62

0,92

1,66

1,34

2,0

0,26

Monaio pesante 28/32/ 41 ...........

-

-

-

-

Cannone leggero per ftr. 18 .......

1,6

2,5

0,8

Cannone da montagna 15.. .......

1,8

1,0

-

Ca nnone pesa nte fanceria 33 ..

-

-

0,8

-

Obice leggero da campagna 18 ..

1,5

1,8

0,7

-

0,4

Canone 18 da 100 mm...... .........

1,1

-

0,4

0,56

-

0,1

0,7

-

0,2

0,5

-

0,31

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

0,25

3,0

1,5

Mortaio speciale 42 da 310 mm..

Obice pesante da campagna .. .

1,3

Cannone su aff. mort. da 170 mm.

Con trocarro (e) 57 mm. .............

-

Cannoni p.b. da 87,6 mm. .........

-

Mortaio 18 da 210 mm ·············· Controcarro da 3ì mm ··· ············ Controcarro (e) 40 mm. . ············

-

-

1,21

-

-


RIEPILOGO AUTOMEZZI J> ARI\I E NTI

e

.::; ·.;

B~ o u

o

~-

...,.. ·e

o

~

l' Armaca .............................. .................

Artiglieria ...............................................

Delegazione Intendenza .......... ..............

Comando Genio .....................................

Comando XX C.A...................................

Comando XXI C.A..................................

59 16

Divisione ,Centauro, ..............................

CC.RR.....................................................

;,.

o

:i

<

2

15

1

13

4

16

1

10

129 50

6 6

·18

19

278

10

3

29

ì

ISO

s

48

6

14

223

43

10

li

149

50 15

s

ì

334 93

50 9

12

72 12

o

1

6

o

249

-

-

-

14 4

47

-

15

2 2

23 7

12

21 2

224

3

20 4

i 3

1

27

-

984 290

383 54

4

65 38

1

-

8

4

4

-

8

45 27

2i4 31

8

'

<.

s

27

23

•

.,.~

::i

l4

86

3

u"'

30

14

35

••

o

o 5

149 66

50

~

i:

8

2

221

......

eo

OI)

6

3

o

·e <)

19

37

8 2

>

::, t.r..

..,

:=: ..,

e

34

103

263

o

88

o

8

...o

.a .;

o

72 Raggruppamento S,ihariano ...................

6

È ..,

l

o

,j

o

130

25

2

33

351

73

129

1.541

?' -)

179

46

84

628

1.


Segue: Specchio a11nesso n. 4 al foglio 1686/0p. del 13 marzo 1943-XXI.

ATA Al 5 MARZO XXI <.> N e;

o

... ::i

.

Ol) . _

·- ... ~~ - ...

.&>

e <

22 8

::,

<

2

I

o

o

62 38

-

-

64 53

86 20

12

32 09

-

-

-

.

5

-

....-

.,,

o

::,

.&>

.&>

o

o

:i

E

N

o

<

<

<

O

-::s

N

!::

"'

:.E o

·.::

<.> e;

o

·o ,e::

......

o

...

a:i

E

c.;

o

t::

·;;; u

·- "'"" ::,

3" ..t:

~

E-

~

o

o

1

I

o

o

o

11 1

o

o

1

-

10

9

21

38

3

2

6

4

15 10

I

17

35

46

3

3

3

18

4 4

o

59 6

8

o

2

l<l

5

I

3

-

.;;

o

E-

268

-

89

12

I

6

o

412 18

139 65

13

4 l. 1<19

4

1

561

2

71

33

-

5

4

44

-

741 435 906

o

o

7 1

8

32

32

55

IS

6

-

2

75 2

13

87

-

257

,40 86

1

2

o

-

18

18

- 1.298

1

19

o

14

2

o

72

I

-

29

l

10

-

423

01

2

o

-

5

-

6

-

2

-

15

-

-

-

40

199 75

09

3

-

21

1

-

-

4

14 3

-

,15

I

48 36

1

-

95 22

1

1

-

o

o

-

-

-

-

16 6

32 20

.

2

6

154 20

-

.

7

-

20 1

29 2

9

-

4

-

734 11.8

-

-

-

-

2

-

86 19

139

252

5 5.793

71

310 78

147

11

80

1 2.157

3

I

5


671

ALLEGATI

Annesso a/foglio 1686/op. del 13 marzo 1943-XX!. CO.MANDO ARTIGLIERIA 1" A RMATA

N. 02-T/332 di prot. Op . l3 sez.

P.M. 11, 10 marzo 1943-XXI

Oggetto: Potenziamento dello schieramento delle artiglierie.

Al Comando 1° Armata.

Dato il carattere della guerra nell'attuale situazione e nell'attuale terreno (carattere che è evidentemente del tutto diverso da quello della guerra nel Deserto sirtico e che consente e consiglia l'impiego delle artiglierie pesanti a massa) è p robabile che il nemico faccia affluire in linea delle artiglierie ancora più potenti di quelle di cui già d ispone. Prego pertanto cotesto Comando esaminare l'opportunità di adottare misure preventive da parte nostra per non lasciarci troppo sopravanzare in fatto di quantità e di qualità di artiglierie. È ben vero che la maggiore organizzazione consentita dalla sistemazione difensiva può compensare in parte le minori possibilità, ma ciò solo entro un certo limite. Ritengo pertanto che sarebbe molto utile poter al più presto di-

sporre di un maggior numero di artiglierie moderne specie pesanti (ora ridotte a pochi pezzi e logori); ciò per: - dare un rinforzo alle artigl ierie di corpo d 'armata in tiro teso e in tiro curvo; - assicurare ali' Armata un complesso di artiglierie capaci di dare maggior potenza e maggiore elasticità al nostro schieramento. Oltre a ciò converrebbe inoltre tener sempre presenti le nostre deficienze in artiglierie anticarro efficaci contro i carri armati avversari dotati di maggior corazzatura, specie di corazzatura con intercapedine, contro la quale proietti R.P. hanno minori effetti. Occorrerebbero in sintesi reparti di: - cannoni da 149/40 o similari } per l'Armata; - obici da 210/22 o similari - obici da 149/19 o similari - cannoni da 105 a lunga gittata - o in loro mancanza, cannoni da 90/53

}

per i corpi d'armata;

- cannoni anticarro moderni , mobili e a } forte velocità iniziale possibilmente cli per le divisioni . calibro eia 75 a 90. Il generale di divisione comandante PIETRO BELLETTI


672

LE OPERAZIONI 1N APRlçA SE"ITENTRIONALE

Allegato n. 24

COLLOQUIO VON ARNIM-MESSE del 18 marzo 1943 Gen . von Arnim. II Comando Gruppo Armate ha risposto per iscritto alla ri<.:hiesta rivoltagli circa l'autorizzazione a decidere il ripiegamento delle truppe dalla posizione avanzata, per evitarne l'annientamento . Precisa però che le due posizioni costituiscono un insieme unico e vengono difese come un tutto unico. Gen. Messe. Il concetto non è chiaro. Le due posizioni hanno una diversa funzione. La posizione avanzata ha una funzione che in parte è già stata assolta: obbligare il nemico a schierarsi lontano dalla posizione di resistenza . Dalla posizione di resistenza non è concepibile invece l'arretramento senza che ci sia una pressione travolgente, irresistibi le dell'avversario. Gen. von Arnim. Ciò è chiaro. La posizione avanzata deve essere occupata più sottilmente. Essa costituisce un complesso unitario dal quale non si ripiega senza ordine del comandante dell'Armata. Sarà grato, però, di essere avvenito telefonicamente 4ualora gli a vvenimenti dovessero obbligare ad ordinare il ripiegamento di qualche elemento. Da ciò potrà dipendere la decisione circa l'impiego delle riserve del Gruppo di Armate. Gen. Messe. Va bene, a meno che non accada, come è accaduto ieri, che ci siano degli elementi costretti dagli avvenimenti a ripiegare, senza potere attendere l'ordine del Comando di Armata. Gen. von Arnim . Naturalmente: ciò non è un sgombero secondo il programma. Gen. Messe. Non c'è programma di sgombero. Si sgombera solo clietro la pressione irresistibile dell'avversario . Gen. von Arnim. Bisogna avere chiara la differenziazione tra esplorazione offensiva, anche forte, ed un attacco vero e proprio. Noi ci opponiamo, naturalmente, a entrambi. Gen Messe. Sì, occorre però tenere anche conto che dall'esplorazione si può passare facilmente all'attacco . Nella stessa linea avanzata è già stata fatta una differenziazione tra la funzione della posizione avanzata nei settori dei «GG.FF .• e della «Trieste., e quella della posizione avanzata nei settori della 90°, della «Spezia• e della «Pistoia». Quest'ultima ha un valore maggiore.La differente valutazione deriva dalle condizioni del terreno, dalla possibilità di rafforzare le posizioni, dall'ampiezza dei settori. In questo momento l'occupazione avanzata della «GG.FF.» non esiste più. La .,Trieste" occupa tutte le sue posizioni ad eccezione della sinistra che ba ripiegato allineandosi con lo schieramento del-


ALLEGATI

673

la «GG.FF.» . Cen. von Arnim. Credete che la posizione occupata dalla «Trieste• possa contrapporsi a un grande attacco? Gen. Messe. No. È una posizione occupata ieri. · Gen. von Arnim. È molto soddisfacente constatare che il fuoco molto forte delle artiglierie nemiche ha prodotto poche perdite. Ciò è molto favorevole, in quanto le truppe si sono convinte della poca efficacia dell'artiglieria ed hanno fatto un certo allenamento. Credete che il singolo soldato si sia reso conto d i ciò? Gen Messe. Una sola prova non basta. L'allenamento alla guerra è lungo. Bisogna d istinguere due aliquote d i truppe: una nuova al combattimènto che sa d ella guerra solo per sentito dire: questa ha bisogno di allenamento. L'altra è quella che viene da Alamein : ha però ancora l'impressione della superiorità inglese. Questo piccolo successo, con la constatazione dei pochi danni provocati d all'artiglieria, migliorerà sensibilmente la sua psicologia. Basteranno due o tre di tali successi per convincere che gli Inglesi non potranno facilmente passare. Cen . Von Arnim. Bisogna che tutti i comandanti facciano opera di persuasione verso il soldato in questo senso. Gen. Messe. Prvpiio oggi ne ho parlato ai comandanti di C.A., e

ieri ne parlai al Comandante della , Trieste•. È un'opera di tutti i momenti. Per ovviare ai riflessi morali che potrebbe avere la scarsezza delle munizioni ho dato ordine di spiegare che se non facciamo la contro-batteria è perché vogliamo sparare al momento in cui verranno avanti fanteria e carri. Ma certo sarebbe un sollievo poter fare un po' cli contro-batteria. Gen. von Aniim. Cercherà di fa re la contro-batteria con l'aviazione per risparmiare le munizioni. Gen . Messe. Comunica che stanotte verrà portato in linea il reggimento Granatieri d'Africa. Gen. von Arnim. Domanda se è possibile riprendere, con un colpo cli mano, la q. 16 per potersene servire quale base per contrattacchi. Gen. Messe. Si vedrà di fa rlo . Gen. vonArnim. . Domanda se è prevista l'azione della 15• divisione corazzata nel settore de lla 90• divisione . Gen. Messe. Già è stato ordinato al Comandante la divisione di eseguire le ricognizioni necessarie e predisporre l'impiego. Gen. von Arnim. Ciò sarebbe eia fare solo quando il nemico attaccasse con carri. Contro fanterie non è opportuno sprecare i pochi carri che abbiamo. Gen. Messe. D'accordo. Appunto perciò non sono stati impiegati i carri per ristabilire la situazione alla sinistra d ello schieramento. Gen. von Arnim. Siccome il successo cli un contrattacco è maggiore


674

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTF.NTRIONALE

se immediato, si può non portare avanti la fanteria della divisione, impiegando carri e pionieri con la fanteria che è già in posto . Gen. Messe. Sono sempre un po' restio a consumare truppe corazzate di riserva se non c'è proprio la necessità. Finché i comandanti in posto sono in grado di farlo devono agire con le loro forze. Gen. Messe. Chiede dove sarà la dislocazione della 21" divisione corazzata. Gen. von Arnim. Dipende da ciò che succede a Gafsa. Stanotte andrà dietro la 15·. Gen. Messe. Sarebbe bene che il Comando D.A.K. fosse lasciato qui per coordinare tutto. Gen. von Arnim. Tutta la s• Armata, ad eccezione del geo. Sogno, non ha alcun comando di C.A .. In ogni modo, dando la 21' divisione corazzata verrà dato anche il Comando ciel D.A.K. Gen. Messe. Occorre chiarire il concetto del controllo delle forze che viene eseguito nei reparti delle retrovie per trarne lavoratori. Desidererebbe che il controllo dei reparti italiani fosse lasciato al Comandante italiano . L'Intendenza d ipende dal Comando Gruppo Armate solo per quanto riguarda ripartizione di materiali o, comunque, funz ionamento tecnico. Il resto è disciplina. Non intende rinunciare alla facoltà di poter decidere come deve

e può funzionare l'Intendenza; d 'accordo che occorre alleggerire, ma è l'Armata che deve decidere in questo campo. Gen . von Arnim . Chiede solo cli aiutarlo a risolvere un problema: vi sono 350.000 conviventi al rancio e solo 70.000 combattenti. Gen. Messe. È un fenomeno comune a tutte le guerre . Si cercherà in ogni modo di ovviarvi. Gen. von Arnim. Occorrerà per Io meno impiegare il personale come lavoratori. Gen. Messe. Sto già esaminando il problema.


675

AJ.1.EGATI

Allegato n. 25

COLLOQUIO VON ARNIM-MESSE del 24 marzo 1943 Presenti al colloquio: generale Mancinelli, Capo S.M. dell 'Armata, generale Bayerlein, Capo S.M. tedesco dell'Armata, generale Gause, Capo S.M. del Comando Gruppo di Armate.

Gen. Messe. Nel settore della div. •GG.Ff ... è stata ripristinata la situazione primitiva; noi ora occupiamo le posizioni che occupavamo prima dell'attacco. Von Arnim. Coglie l'occasione per esprimere il suo riconoscimento per l'abilità ed il coraggio dimostrati da tutti in questa lotta che è stata una vera sorpresa per gli Inglesi. Gen Messe . Ciò è stato in parte riconosciuto anche dal nemico nel suo bollettino. Merito cli questo successo va alle truppe italiane ed alle truppe tedesche. Alle truppe italiane che hanno resistito ai furiosi attacchi ed ai bombardamenti del nemico, limitando la penetrazione . Alle truppe tedesche il merito maggiore d i aver ripristinata la linea con i loro contrattacchi. Von Arnim. Si dice particolarmente lieto che la riuscita del contrattacco sia stata dovuta principalmente al fatto che la 15" divisione corazzata sia stata impiegata tempestivamente. Gen. Messe. Elogia il contegno tenuto dalla 15" div . cr. e si dice lieto d i conferire al Comandante della divisione la medaglia d 'argento al valor militare. Andrà personalmente a consegnarglie la. Altri valorosi ufficiali e soldati saranno decorati sul campo, così come quelli della 90" divisione che nei giorni 16 e 17 hanno combattuto valorosamente . Von Arnim . Ringrazia e prega di dirgli il numero delle ricompense al valore che saranno conferite per poterle contraccambiare. Gen. Messe. Mette in rilievo che in questa circostanza comandi, comandanti e gregari hanno agito armonicamente e molto bene. La situazione che è venuta a risultare per la •GG .FF." dopo i combattimenti fa sì che questo settore sia, come densità di forze, indebolito. Indipendentemente dalle forti perdite di tutti i reparti, occorre considerare praticamente quasi eliminati il reggimento Granatieri d'Africa , il X battaglione dell'8° bersaglieri, il V battaglione del 7° bersaglieri ed il IX battaglione autonomo. Quindi, indipendentemente dalle altre perdite, bisogna considerare la diminuzione di questi battaglioni. Von Arnim. Su quanti battaglioni si può attualmente contare in quel settore? Gen. Messe. Due battaglioni bersaglieri, un battaglione della 903,


676

I.E OPERAZIONI IN APRICA SEITENTRJONAI.E

due battaglioni GG.FF., un battaglione CC.NN. e adesso anche il battaglione Luftwaffe che ha avuto ordine, però, cli rimanere in riserva. Si tratta di un totale cli 6 btg. ma si deve tener presente che i battaglioni GG.FF., hanno una forza di 200 uomini ciascuno. Nel settore della «Trieste• la situazione è rimasta immutata. Vi sono state perdite sensibili nei giorni 16 e 17 prodotte dall'artiglieria ed in gran parte dal fuoco delle armi automatiche. La 90• divisione ha avuto sottratto un battaglione che è quello portato nel settore della .. GG.FF.». Tutto il resto è rimasto come era. La divisione ha ripreso le sue posizioni e le ha rinforzate. Van Arnim . Chiede se c'è stata un'attività esplorativa dell'avversario, a prescindere dall'attacco vero e proprio. Gen. Messe. Risponde affermativamente. Il settore della «Spezia• è stato rimaneggiato per sfilare la 164• divisione (il gen. von Arnim osserva che la 164• è stara sfilata al momento giusto). Attualmente sono stati costituiti due settori: settore ,,Spezia» al comando della divisione «Spezia• e settore D'Antoni, al comando del vice-comandante della divisione «Pistoia,,. Il settore «Spezia» ha un btg. della 15" div. cr. (elementi appiedaci), due compagnie del 125° e due compagnie ciel 126° (rispettivamente a sinistra ed a destra ciel battaglione della 15") sulla posizione a vanzata. Sulla posizione di resistenza vi sono complessivamente due btg. perché altri due btg. con il comando ciel 125° rgt. ftr. sono stati portati indietro questa notte e tenuti pronti a muovere. Nel settore D'Antoni vi sono circa due btg. oltre il btg. ,,S . Marco». Sul fronte che era tenuto dalla 164;• divisione vi sono ora tre btg. della cliv ... Pistoia». Il 350° fanteria (già facente parte del Raggruppamento Mannerini) è passato al XXI C.A., anche per non dare troppe preoccupazioni al comandante della 164• al quale viene ad essere lasciato solo il suo settore, che è il più delicato . 'Von Arnim. Chiede che cosa fa il nemico in quella zona. Ten. col. Revetria. Informa che è stato preso contatto questa mattina ad opera cli elementi esploranti avversari che hanno segnalato nostri movimenti nella zona ad ovest di Tamezred. Gen. Messe. spiega trattarsi ciel gruppo esplorante A. 220 che è stato mandato in quel settore. Van Arnim . dichiara di conoscere perfettamente la situazione nel settore della 164• cliv. avendo già parlato con il comandante . Gen. Messe. Si riferisce all'ordine dato dal Comando Gruppo di Armate di portare a Kettana due btg. Questi due btg. con il comando di reggimento (125°) erano stati già, fin da ieri sganciati per impiegarl i sia nel settore del XX C.A. , sia in quello della 164" d ivisione in caso di bisogno. In seguito all'ordine dato dal Gruppo Armate si potrà aggiungere a eletti compiti anche quello di portarsi nella zona cli Kettana . La


ALLEGATI

677

distanza consente cli fare ciò. Chiede se il gen. von Arnim è d ello stesso parere oppure ordina che siano portati sen'altro a Ketta na. Von Arnim. Il suo ordine aveva solo lo scopo cli ricostituire uno scaglionamento in profondità . Gen. Messe. Chiarisce che se vengono portati senz'altro a Kettana si devono considerare perduti per gli altri compiti, mentre in questo modo sono sempre pronti. Von Arnim. Si dichiara soddisfatto. Gen. Messe. Esprime il giu dizio che la situazione della 164" debba considerarsi come piuttosto delicata . Gen . Cause. Osserva che vi è un altro settore in cu i la situazione è delicatissima: Maknassy. Gen. Messe. Sa bene ciò . Difatti ha consentito perché la notte scorsa fossero portate su quel fronte due batterie tratte dal fronte dell 'Armata. Se fosse stato più sicuro della situazione della 164" avrebbe potuto forse dare anche un btg., ma allo staro attuale delle cose ciò non era possibile. Dichiara che per aiutare la 164", sempre nella speranza che il nemico si ferm i qualche giorno sul Mareth, non vi sono attualmente che due modi: o - in caso di assoluta ed urgente necessità - trasportare in quel settore la 15" cliv. cr. oppure trasportarvi il 125° fanteria con qualche gruppo d'artiglieria. Sentirà in proposito anche il pare re del comandante della 164". Intanto gradirebbe conoscere il parere del comandante del Gruppo A 1rnace. Von Arnim. Il parere della 164• è che, assieme alla 21" cr., potrà tenere per oggi. Vorrebbe conoscere il giudizio del gen. Messe su quello che il nemico potrà fa re ne i prossimi giorni. Gen . Messe. Esprime il parere che il nemico dia la precedenza al settore ovest, fermandosi momentaneamente a Ma reth. Questa naturalmente è una valutazione non assoluta e tratta dagli elementi dei quali si è in possesso. Von Arnim. Il suo giudizio è concorde. Lo sfondamento ciel Mareth costerebbe troppo caro e l'avversario spera quindi di aggirare un altro settore, tanto più che in tal modo verrebbe ad essere più vicino a Gabès. Chiede quanto tempo, a parere del gen . Messe, occorre per evitare il pericolo dell 'aggiramento della linea d i Mareth. Gen. Messe. Dipende da quello che devono fare le truppe della linea Mareth. Von Arnim. Quanto tempo potete tenere questa situazione nell'ipotesi che la 21" cliv. venga portata nella zona di Maknassy? Gen. /Vfesse. Neanche 24 ore a essere ottimisti. Il comandante della 164'' in una sua comun.icazione delle ore 20 di ieri chiedeva urgente invio di nuove riserve. Non si può quindi pensare a togliergliele. Von Arnim. La situazione è questa: la 10" div. cr. è rimasta immobilizzata nel settore centrale; la 21' è rimasta immobilizzata qui (generale Mancinelli osserva: ridotta a 40 carri) .


678

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allora, per ricostituire una riserva, non c'è che da venire nella determinazione di ripiegare sulla linea più corta degli Chotts. La necessità cli dover tirare fuori la 21 • la considera extrema ratio», dato che la 15' dovrebbe proteggere il ripiegamento . Gen. Messe. Si rende conto delle necess ità del Gruppo di Armate. Occorre però considerare tutte le conseguenze; se non si tiene chiuso ad ovest l'Armata non ripiega . Anche ora ciò è difficile . Poiché gli automezzi non bastano occorre fa re tre viaggi. Il nemico ci darà il tempo di farne soltanto uno o al massimo due. Occorre comunque cercare di fare in modo che il nemico percepisca il più tardi possibile il movimento. Se si alleggerisce prima la posizione di resistenza eseguendo il movimento al coperto della posizione avanzata si corre il rischio che una volta attaccata questa il nemico possa facilmente sfondare e trovare successivamente il vuoto. Nel caso contrario possiamo avere la speranza che il nemico abbia un momento cli incertezza che cercherà di chiarire con l'esplorazione, che urterà pertanto contro la posizione cl i resistenza, la quale costringerà il nemico ad un nuovo schieramento di artiglieria. In un primo tempo si porrebbero perciò portare via sei-sette btg. Von Arnim. Se cominciamo con la posizione avanzata sarà facile al nemico accorgersi del movimento. Gen. 1Wesse. Ha solcanco prospettato le due ipotesi. Saranno poi esaminate e d i ciascuna sarà vagliato il pro e il contro. Gradirà intanto conoscere il pensiero del comandante ciel Gruppo Armate in proposito . Von Arnim . ... espone il suo concetto ... L'al iquota cbe rimane sul Mareth dovrebbe tenere fino a quando terrà Liebenstein. Gen. Messe. Il nemico può essere sorpreso una volta ma non di più . Non si può legare il movimento a quello di Liebenstein. Se il nemico si accorge di avere davanti a sé soltanto una crosta rompe fa cilmente. Von Arnim. Liebenstein deve tenere ad ogni costo fin quando siamo alla linea cl i Gabès. Tutto il movimento deve essere completano in tre notti eseguendo scavalcamenti successivi. Gen. Messe. Non è possibile per la scarsezza degli automezzi . Il personale potrà in parte eseguire il movimento a piedi, ma occorre tener p resente le necessità cli trasporto dell'armamento di reparto, delle munizioni, degli altri materiali. Von Arnirn. Le munizioni che sono avanti si spareranno tutte. Gen. Mésse. Ciò andrebbe bene, ma bisogna vedere che cosa c'è poi dietro. Von Arnim. Parleremo poi di ciò. Bisogna ridu rre i tempi il più possibile . Appunto per non far accorgere del movimento il ne mico, quello che non si adopera per la difesa della prima linea dev'essere portato senz'altro sulla terza linea. 0


ALLEGATI

679

Gen. Messe. Non bisogna però toccare niente della •GG.FF.• e della •Trieste•. Von Arnim . Non si potrebbe porta re indietro qualche cosa de lla •Trieste"? Gen. Messe. No. La posizione avanzata della •Trieste• non può reggere. La posizione avanzata può reggere solo fino ad Arram. Più a nord ha solo compito di osservn.ione. Se in q uel se ttore portiamo v ia la P .R. il nemico apre un corridoio e p assa facilmente. Von Arnim. Allora portiamo via la p osizione avanzata. Gen. Messe. Ma in tal caso il nemico se ne accorge. Si può vedere di portar via un battaglione. È da osservare che i primi movimenti non si possono inizia re fin da stasera . Ten . cot. Revetria. Prospetta l'opportunità di portare indietro prima dell'inizio del ripiegamento vero e proprio le artiglierie pesanti. Gen. Messe. Obietta che b isognerà lasciare molta artiglieria . Qualche cosa comunque si po trà sfilare. In base alle direttive date dal Gruppo Armate, l'Ann ata adatterà i suoi ordini. Comunque è chiaro che stasera non si può cominciare. Conclude che le linee successive ind icate dal Gruppo Armate già erano state studiate d all'Armata. Le soluzioni son o co ncord i. Von A rnim. Precisa che p e r lo sgombero d e lla linea di Gabès verranno poi dati ordini successivi. Cen. Messe . Chiede se quanto sopra ha carattere esecutivo. Von A rnim. Sì. L'ordine è: iniziare il ripiegamento dalle posizion i di Mareth alle posizioni cli Gabès. Quando cred ete cli potere in iziare il movimento? Gen. Messe. Domani sera. Intanto stasera porterò via tutto quello che potrò. La 15· div. corazzata senz' altro . Forse an che il 125° e poi vedremo che cosa altro si può fare. Non sarà perduto un m inuto : è nel nostro interesse. Von Ar-nim. Occorre che siano dati ordini in modo che il nemico non se ne accorga. Gen. Messe. Non saranno dati ordini né scritti, né te lefonici, né rad iotelegrafici e telefonici. Soltanto ordini verbali impartiti p ersonalmente ai comandanti.


680

LE OPtRAZION l IN Afl\lCA SETfENTRIONALE

Allegato n. 26

LA BATTAGLIA DI MARETH E LA MANOVRA DA MARETH ALL'AKARIT 16-31 marzo 1943 Comando 1• Armata - Stato Maggiore -

Z.O. , 5 aprile 1943

N. 338/2205 di prot. Segreto Oggetto: Relazione. Al Comando Supremo - a mezzo ufficiale Trasmetto una rela zione complessiva sulla battaglia di Mareth e sul ripiegamento dalla linea cli Mareth a quella dell'Akarit. Copia è stata inviata al S. I.E. che ne aveva fatta richiesta . Il Generale d 'Armata. Com.andante

G.

MESSE

TESTO DELLA RELAZIONE 1° - La notte sul 17 marzo, dopo la preparazione di artiglieria che per violenza, durata, numero di batterie e munizioni, trova riscontro soltanto nella battaglia cli El Alamein dello scorso ottobre, i due terzi dell'8" armata britannica iniziano l'attacco alla linea di Mareth. Contemporaneamente, un terzo delle forze nemiche, per le poco agevoli vie del d eserto, punta minaccioso all'aggiramento della nostra destra , oltre il massiccio gebelico di Marmara, p rotetto da èln sottile velo disteso fra Melab e Tebaga. Dopo sei giorni di lotta accanita nel settore costiero, il nemico non ha conseguito che successi modesti, in proporzione dei mezzi impiegati e del prezzo di sangue pagato: la 1" armata, che finora ha reagito essenzialmente con continui , pronti, fulminei contrassalti di reparti in posto e con la manovra cli fuoco delle sue artiglierie, pone ora, per la prima volta, il quadro della battaglia sul piano di un contrattacco di grande unità. La 15" divisione corazzata germanica (ridotta peraltro, per i precedenti combattimenti in altri settori tunisini, alle proporzioni cli un terzo d e i s uoi effettivi) in u nione ad altre fo rze italotedesche della linea cli Mareth , nei giorni 22 e 23 marzo recide alla base il saliente nemico incuneatosi fra le nostre linee.


ALLEGATI

681

Questo contrattacco di stile stronca ogni velleità britannica su lla linea di Mareth. L'8• armata, che indubbiamente ha sottovalutato la capacità reattiva delle nostre truppe (sono i prigionieri che lo affermano) e le possibilità di res istenza della linea stessa, non rinunzia alla lotta: sposta la massa dei propri effettivi a rinforzo d elle unità già in marcia contro il nostro settore sud-occidentale, trasformando in azione principale q uella che nel piano origina le doveva essere soltanto concomitante. L'attacco viene sferrato nella notte sul 22 dalle avanguardie corazzare del primo scaglione britannico: anche qui la lotta si fa estrema mente dura, ma le noslre contromisure, in perfetto sincronismo con il delinearsi della manovra inglese, sono già in atto : già è affluita in loco gran parte della 21" divisione corazzata , messa a disposizione dal comando gruppo armate , mentre è in corso il movimento della 164• divisione di fant eria, ritirata dalle linee. Con queste ed altre forze che vengono man mano sottratte alla linea di Mareth, la situazione nel settore meridionale viene pro ntamente fronteggi ata prima, e nettamente dominata poi. Quando, nel quadro di una siluazione strategica che investe tutte le forze de ll 'Asse nel settore centro-meridio nale tunisino, la l' armata riceve ord ine di rip iegare, il comandante propone di portare anzitutto a termine la battaglia, che ritiene di poter risolvere vantaggiosamente anche in questo settore, e di procedere soltanlo dopo al movimento retrogrado. Ricevuta confe rma d i iniziare senz'altro il ripiegamento , l'armata può affrontare ed eseguire la difficile manovra , con esattezza prodigiosa, in virtù delle predisposizioni già attuate, della reazione manovrata che con tin ua ad opporre all'attacco nemico il quale, puntando su El Hamma , costituisce una prossima minaccia che occo rre pa ra re ed è infatti parata, lasciando il nemico incerto e perplesso, per effetto anche della precedente vittoria sulla linea di Mareth , di fronte alla quale le truppe nemiche rimaste battute e depauperate di meni a vantaggio della massa aggirante, non sono in grado di contrastare efficacemente lo sganciame nto. Al 31 marzo, con il rientro delle retroguardie oltre la linea dell'Akarit, dopo una breve sosta sulla linea di El Hamma -Gabès, la manovra è conclusa : il nemico registra al proprio attivo un modesto guadagno territoriale e la cattura di q ualche migliaio cli prigionieri, presi con l'arma in pugno dopo ave r sparato l' ultima cartuccia; prig ionieri che una situazione logistica meno tesa nell'ambito dei trasporti avrebbe indubbiamen te ridotto di numero. 2° - L'8" armata, che da 34 mesi l' Inghilte rra alimenta cli uomini , di cannoni, di carri e di mezzi d 'ogni genere, ha subìto sulla linea di Mareth e nella successiva manovra uno scacco clamoroso, di cui non ha fa tto mistero, in forma velata, il Premier britannico , e che in forma più esplicita un corrispondente del Times ba così riassu nto, sia pure attr·ibuendo il merito, per motivi di propaganda, al maresciallo


682

LJ:: OPERAZIONI IN AFRICA SE'JTENT RIONALE

Rommel (1): «Rommel non sarà tagliato fuori, dato che la maggior parte delle sue truppe ha già passato la stretta di Gabès . La speranza cli catturare la massima parte delle forze nemiche si è dovuta abbandonare. Tutto quello che è stato possibile fare è il rastrellamento cli posizioni fortificate di piccola importanza. Questa situazione ritengo sia stata provocata dai rovesci subiti da11'8• armata nel contrattacco sferrato da Rommel la scorsa settimana. Tutto ciò ci delude molto, ma anche le possibilità per le truppe americane, che avrebbero potuto compiere il principale attacco sul fianco nemico, non sono state molto migliori delle nostre". Riassunto sinteticamente il bilancio di un'operazione che ritorna ad onore e gloria delle truppe e dei comandi della P armata, sembra utile passare in rassegna gli elementi essenziali che hanno originato, sviluppato, concluso questo indiscutibile successo delle nostre armi.

3° - Verso il 15 febbraio, col rientro delle ultime nostre retroguardie dietro la linea cli Mareth, l' inseguimento britannico, iniziato ad El Alamein il 4 novembre e protrattosi per oltre 2.500 chilometri, è fi nito. Le nostre truppe, facendo ovunque fronte al nemico e contenendone gli attacchi nei momenti più salienti d i questa gigantesca epopea, hanno scritto una pagina di storia che rimarrà memorabile. Ma sarebbe illusorio nascondere che questo immane travaglio durato per mesi non abbia agito profondamente, oltre che sui fattori materiali, anche su quelli morali del nostro potenziale bellico. Il comando della l' armata, nell 'in iziare il suo funzionamento, ne ha la sensazione netta e precisa : si apre e viene affrontata da tutti, con la massima energia, tutta una fase di intenso lavoro di ricostruzione materiale e morale. In questo sguardo panoramico non trova luogo una minuta disamina dei provvedimenti adottati e rapidamente condotti a termine per potenziare nel modo migliore le nostre forze ; basti accennare che si è dato il massimo impulso all'avvicendamento di quegli elementi che, superati i 36 mesi cli permanenza in colonia, per-i disagi sofferti e lo stato morale depresso , rappresentavano più un elemento di debolezza che di forza; si sono completati, in uomini e mezzi , numerosi reparti, altri sono stati disciolti, altri ricostituiti; sono stati sostituiti comandanti anche cli grado elevato che, pur avendo dato ottima prova in passato, non apparivano in condizioni di fisico e di spirito tali eia affrontare nuove prove che si approssimavano, ancora più dure di quelle trascorse; si è con ogni mezzo riavvicinato - anche materialmente - i comandi alle truppe; si è cercato, nei limiti dei modesti mezzi concessi, di migliorare le condizioni materiali del soldato; sono stati ripresi energicamente alla mano e riordinati i servizi di intendenza; è stata ridata in pieno ai comandi di grandi unità la loro integrale funzione tattico-organico-logistica che si era smarrita attraverso sistemi di comando che, attuabili in eserciti stranieri, sono


ALLEGATI

683

innegabilmente da scartare presso il nostro esercito. Sold ati, quadri, comandi hanno avvertito da sé che, dopo le gloriose ma dolorose vicende trascorse, una fase nuova si andava iniziando, verso la quale si poteva guardare, se non con la certezza di una vitloria sicura, certo con tranq uilla fidu cia. Le posizioni assegnate alla l" armata sono conosciute attraverso una fama immeritata di "Maginoc del deserto"; questa Maginot era costituita in sostanza da una trentina di bunker nella zona costiera pianeggiante, a sbarramento delle principali comunicazioni; na turalmente buone le posizioni della zona montana, dove una vasta soglia di circa 13 chilomeLri non offre assolutamente ostaco lo alla manovra d i forze corazzate . Nel concetto frances e la "Maginot del deserto" doveva rappresentare il primo ostacolo alle forze italiane della Libia , notoriamente sprovviste di mezzi corazzati, per dar tempo a tutta una serie di contro manovre, per lo sviluppo d e lle quali era stata costruita a tergo delle posizioni una fitta rete stradale; questa, che offre indubbiamente possibilità controffensive , presenta ai fin i della d ifesa un fondamental e difetto: essa confluisce ne lla zona di Gabès , che vie ne a rappresentare perciò una stretta , la perdita della quale (in co nseguenza di sfondamento alla linea di Mareth) porrebbe in crisi tutta la difesa di parte de lla zona costiera, di tutta la zona montana e del settore sud-occidentale. Si aggiunga che l'esistenza di un cordone collinoso degradante verso il mare davanti alla zona fortificala pone quest'ultima, nel settore costiero, in condizioni di essere do minata da un nemico che riesca ad impadronirsene. Tutti q uesti elementi, valutati nel lo ro insieme, in uno con lo svilu ppo d e lla linea, di troppo superiore ai modesti effettivi d e lla l" armata, avre bbero fa tto prefe rire la scelta di posizioni più arre lrate (Aka rit) che, se potenziate con apprestamenli difensivi campali predisposti d a tempo, avrebbero indubbiame nte offerto condizioni di maggiore economi a e di migliore resistenza. Il comando d 'armata trovò una situazione di fatto e l'accettò in quanto tempo e mezzi non erano più disponibili per rinnovare altrove le difese accessorie che erano già srate predisposte . Tenne conto d ei preg i e dei d ife tti de lla linea , cercando d i assicurarle profondità , di sottrarla al dominio ne mico, dosando le forze nei vari settori, in relazione alle intrinseche capacità di resisten za ed ai presumibil i sviluppi della manovra nemi ca sulla quale, fin da metà fe bbraio, si avevano concreti elementi di giudizio . In relazione a questi criteri fu fatto occupare da eruppe consistenti e organi zzare a difesa il cordone collinoso sop raccennato costituendone u na posizione avanzata, destinata ad imporre al nemico un primo schieramento ed a contenere l' impeto del primo attacco. Fu dato increme nto, in tutto il settore costiero, alla fortifi cazione campale


684

LE OPERAZ IONI lN AFRICA SETTENTRIONALE

f

(reticolati e campi minati), furono assegnati più vasti settori alle grandi unità della zona montana (da dove fu predisposta anche la sottrazione di una divisione, non appena la manovra nemica si fosse precisata in ogni dettaglio). Per la difesa del settore sud-occidentale (soglia Tebaga-Melab) fu raccolto e rinforzato, con quanto disponibile, il raggruppamento sahariano, scontando a priori una situazione delicata alla quale si ritenne di poter parare (come infatti avvenne) con la manovra delle riserve mobili, di cui l'armata non disponeva in proprio, ma che erano state assicurate dal gruppo armate. Particolarmente curato fu lo schieramento e l'impiego delle artiglierie che, favorito da buone posizioni e da ottimi osservatori, doveva costituire uno dei cardini della nostra resistenza. Data la minor gittata, il minor numero d ei pezzi, lo scarso munizionamento in raffronto con le artiglierie del nemico, si dovette rinunciare, di massima, alla controbatteria, per concentrare il fuoco sugli obiettivi più importanti, dosando il numero dei colpi in relazione alla pericolosità degli obiettivi stessi: la manovra del fuoco, predisposta nei minimi dettagli, ha pienamente risposto , in ogni fase della battaglia, con risultati di precisione, cli potenza, d i tempestività tali, da costituire il più manifesto, se non essenziale, ostacolo all'avanzata nemica . Nel quadro della rinascita di ogni energia materiale e morale vi erano da ritoccare alcuni metodi di combattime nto delle nostre fanterie che, affermati <la tutti in teoria, s'erano anelaci smarrendo nella guerra del deserto, dove il ritmo della lotta era segnato dall'azione dei carri, dei controcarri, delle artiglierie, dell'aviazione . La fanteria, per lungo tempo anchilosata in compiti di resisten za in posto, non contrattaccava più. A colmare questa lacuna, a ridar vita e fede ai nostri fanti, il comando cli armata ha atteso con cura particolare, adoperando ogni mezzi, dall' incitamento all'emulazione, della repressione al premio meritato: fin dai primi contatti col nemico si è preteso che il fante, la squadra, il plotone eccetera reagissero col contrassalto ed il contrattacco, in misura proporzionale all'offesa ne mica; particolare questo di non trascurabile entità quando si pensi che l'attacco nemico che ci apprestavamo a rigettare doveva essere, nella fase iniziale d i rottura, portato essenzialme nte dalle fanterie , sia pure potentemente appoggiate, in quanto è canone tradizionale che grandi unità corazzate non possono (pena la distruzione rapida) affrontare posizioni sistemate a difesa se prima la fanteria , l'artiglieria, i carri d 'appoggio e l'aviazione non hanno aperto una breccia proporzionale al deflusso d ella massa corazzata . A metà marzo la nostra preparazione, lungi dall'essere quella desiderabile, segnava tuttavia punti di notevole vantaggio. Restavano invece vaste e paurose lacune: scarsezza di munizioni, povertà di automezzi, assenza di riserve in proprio, modestia di armi e di mezzi in ogni campo, scarso appoggio d 'aviazione, per non enumerare che le principali (1). Ma in complesso l'armata, rinata dalle gloriose schie-


ALLEGATI

685

re dei valorosi che s'erano battuti ad El Alamein, in Sirtica e sul Gebel, rinsanguata con nuovi elementi che assorbivano lo spirito dei veterani, epurata di molte scorie che la evacuazione della Tripolitania aveva tratto seco, aveva ora un suo stile, una sua anima che accettava la lotta, fieramente decisa a protrarla fino alle estreme conseguenze, su quelle posizioni che erano state affidate all'onore dei nostri soldati. 4° - A metà febbraio le avanguardie britanniche che avevano inutilmente, e per la verità assai fiaccamente, inseguito le nostre truppe da Tripoli a Mareth, si arrestavano in vista delle nostre posizioni, iniziando piccole azioni di dettaglio intese a sondare l'andamento delle nostre linee. Da questo momento , con progressione metodica e costante, man mano che la situazione logistica riprende il suo normale funzionamento, le forze nemiche affluiscono oltre la frontiera libica e vanno a schierarsi a cavallo ed a nord della rotabile Medenine-Mareth, proteggendosi fra la strada ed i monti con lavori difensivi campali e con l'osservazione cli unità autoblindo sulla fronte e sul fianco. Unità di fanteria, cli modesta consistenza, sondano la nostra linea avanzata anche a cavallo del Gebel Ksour, mentre si vanno delineando i primi nuclei nemici incaricati cli costituire e proteggere una base avanzata nella zona desertica, a Ksar Rhilane, per l'alimentazione della colo nna aggirante che dovrà puntare a suo tempo fra Tebaga e Melab. È evidente che il nemico potenzia, in primo tempo, il settore costiero, dove sarà destinato il XXX corpo d'armata: divisioni di fanteria 50", 51", 2" neozelandese, divisioni corazzate 1• e 7·, truppe cli corpo d'annata e di armata , costituite essenzialmente da tre brigate carri di appoggio (l", 233, 24•) assegnate alle divisioni d i fanteria , brigata Guardie, assegnata per l'impiego alla 7• divisione corazzata , reggimenti di artiglieria di piccolo e medio calibro, aliquote minori di truppe della 4" divisione. Al termine d ella prima decade di marzo il XXX corpo d 'armata ha pressoché ultimato lo schieramento delle truppe; non ancora a punto appare lo schieramento dei servizi cli questa grande unità che però lavorano a pieno re ndimento, massime dopo la riapertura del porto di Tripoli. Più lento, cerro volutamente in ritardo, è l'afflusso del X corpo d'armata che dovrà manovrare di sorpresa ad ovest del Gebel Ksour, contro il nostro schieramento meridionale; finora sono affluite fra Ksar Rhilane e Fourn Tatahouine le brigate degaulliste Ledere e Koenig con rappresentanze greche cli modesto rilievo, appoggiate alla 4' brigata leggera che, tolta alla 7" divisione corazzata, agisce ora nell'ambito del X corpo d'armata. Ma i tempi serrano anche per il X corpo d 'armata; la ricognizio-


686

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

ne aerea indirizzata sulle probabili vie di afflusso di questa grande unità già dal 13 marzo rileva intenso traffico sulle rotabili nord e sud-gebeliche in Tripolitania e sulle piste Tatahouine-Doutrat-Ksar Rhilane; il 16 marzo, alla vigilia dell 'attacco del XXX corpo di armata non sussiste più dubbio che una divisione corazzata (la 10•) sta attraversando la soglia di 13ir Amir, 40 chilometri a sud-ovest cli Foum Tatahouine, per dirigersi contro il nostro settore meridionale eia cui dista all'incirca cinque cappe: è così individuato il X corpo d'annata, forte d i una d ivisione corazzata e di altre forze (degaullisti, greci, indiani) pari ad una robusta divisione di fanteria. Il nemico spera che questa improvvisa minaccia in un settore assai delicato del nostro fronte ci induca a distrarre colà parte delle nostre riserve, per facilitare alla massa principale cli attacco (XXX corpo) il compito cli rottura nel settore che esso ancora ritiene risolutivo: quello costiero. Alla data del 16 marzo Le forze nemiche che cifronteggiavano possono essere riassunte sinteticamente nel seguente ~pecchio, che com prende anche le forze rimaste oltre la frontiera Ubica, ma alle quali il nemico può attingere per alimentare la battaglia nel tempo:

FORZE 8'' ARMATA

ad ovest linea di confine ad est Linea di confine Totale

Pezzi art.

Auto- Carri blindo armati

720 220

550

150

940

710

Btg. ftr.

Pezzi

56 14 70

e.e.

160

150

475 145 620

Tale specchio, che esprime abbastanza esattamente, in quanto confermato nel corso della battaglia, l'ordine di grandezza delle forze nemiche, non può esprimere altrettanto chiaramente il potenziale bellico che esse rappresentano in quanto prodotto, oltre che di quantità, di qual'ità e di fattori morali (l). È noto, e non varrebbe la pena d i ripeterlo se troppo facili valu tazioni del nemico non ci fossero già costate care nei' corso della presente guerra, che 1'8" armata rappresenta la più moderna ed attrezzata forza che sia dato riscontrare oggi nei vari scacchieri di questa guerra verame nte mondiale. Le fanterie con cui l'Inghilterra alimenta il Medio Oriente sono fanterie di qualità per fisico, p e r aclclestramento, p er spirito combattivo; il loro armamento ecl il loro equipaggiamento sono all 'avanguardia e superano nel confronto qualunque fanteria del mondo: nessuno oggi dispone cli un armamento controcarro potente, numeroso, mobile, come quello della fanteria britannica . L'artiglieria inglese, che dispone in misura larghissima dell'ottimo pezzo da 87,6 modello 1939 (superato solamente clall'88 tedesco), ha larga dispon ibilità cli eccellenti medi calibri quali il 114 e il 152;


ALLEGATI

687

è ricca di mezzi d'osservazione corazzati d'ogni genere ed ba possi-

bilità di rapidi collegamenti radio ed a filo. Le unità corazzate inglesi, per qualità di materiali, addestramento, abbondanza di mezzi, sono sul piano delle migliori forze corazzate di tutti gli eserciti moderni. Nell'ambito dei collegamenti, che in un'armata moderna hanno la stessa importanza d elle armi, 1'8• armata è in primissimo piano. Ogni specialità ciel genio è riccamente dotata, meticolosamente addestrata, tecnicamente preparata ad assolvere qualu nque compito tecnico-tattico . Capi e stati maggiori sono collaudati e selezionati con severità sul campo di battaglia e non infarciti di macchinose teorie costruite a fatica nei chiusi ambulacri delle speculazioni, fuori della realtà ciel combattimento . Ai capi sono concesse libertà pari alla responsabilità e alla dovizia dei mezzi che sono loro affidati. La situazione logistica dell'8 armata, che conta gli automezzi a decine cli migliaia, che ha al suo servizio flotta marittima e flotta aerea, non richiede spesa di parole. La cooperazione fra la R.A.F. e le forze di superficie può essere presa a modello da ciascuno: essa si basa sull'abbondanza dei mezzi aerei e di collegamento, sulla praticità dei metodi, collaudati in 34 mesi di effettiva collaborazione, sullo spirito d i sacrificio ciel personale della R.A.F. che non disdegna le prime linee per collegare queste con gli aerei in volo, sulla unicità cli comando , sulla ferrea d isciplina. 2

5° - Il disegno cli manovra nemico, di cui implicitamente si è detto parlando del suo schieramento, mirava a ripetere l'operazione vantaggiosamente sperimentata ad El Alamein; anche qui, come là, 1'8" armata doveva svolgere due attacchi: uno principale nella zona costiera, . uno concorrente nel settore meridionale desertico. Il piano appariva logico alla stregua dei seguenti dati di fatto : - era noto agli inglesi, attraverso una documentazione minuta e precisa fornita dagli ufficiali dega ullisti della Tunisia, passati nelle loro file, che la linea di Mareth non costituiva ostacolo formidabile per i mezzi dell'armata britannica; - lo sfondamento a Mareth , per le ragioni precedentemente accennate, avrebbe posto in assai gravi condizioni le nostre truppe schierate su tutta la linea fino alla soglia desertica; la perdita della stretta di Gabès avrebbe dato via libera alle divisioni corazzate inglesi per quelle manovre in profondità che c'erano costate il disastro di El Alamein (perdita dei centri logistici costieri, accerchiamento delle unità non direttamente investite, eccetera); - l'attacco concorrente al nostro settore meridionale , oltreché costituire una seria minaccia per la forza intrinseca delle truppe che vi erano destinate, mirava a dissociare verso gli estremi della fronte le


688

I.E OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTRIONALJò

nostre riserve mobili. D'altra parte il nemico dovette ben ritenere che, dopo un ripiegamento di 2.500 chilometri, le nostre forze poste a difesa di Mareth, inquadrate in una situazione strategica che non poteva sfuggire a nessuno, avrebbero opposto una resistenza blanda, gravate com'erano da tanti fatto ri negativi: ma proprio in questo campo il nemico ha dovuto registrare la più amara delusione. Quando le forze di Montgomery, dopo sei giorni di lotta spaventosa che ha ammucchiato i cadaveri inglesi di fronte ai nostri capisaldi , che ha annientato unità di prim issimo ordine come la brigata Guardie, come i battaglioni Black Watch e Durham Light delle divisioni 50· e 51", che ha ridotto in briciole i 150 carri della 23" brigata corazzata d'appoggio, che ha reso vano il dispendio di oltre un centinaio di migliaia di colpi di artiglieria , che ha ingoiato mezzo milione di bombe della R.A.F. disperse su tutte le linee e s ulle immediate retrovie, si son guardate intorno cercando delu se i mirabolanti successi promessi ma non consentiti, hanno rinunziato alla lotta su questa "infernale" linea di Mareth per correre dietro al miraggio di una soluzione migliore, verso l'ala occidentale del nostro schieramento. Così, fin dalla sera del 20, il comando nemico ha netta sensazione che la linea di Mareth non si infrange ed in conseguenza accetta l'idea di Freyberg, il comandante della 2" divisione neozelandese, cli spostare

la massa delle forze nel settore sud-occidentale, trasformando l'attacco concomitante in attacco p rincipale: è una soluzione di ripiego non p riva di straordinarie conseguenze; - devono essere messe in movimento la 1" divisione corazzata e la 2' d ivisione neozelandese con la 24· brigata ca rri d'appoggio, massa imponente di circa 12 battaglioni motorizzati, 6 battaglioni corazzati, 150 pezzi di artiglieria e relativi servizi; un movimento del genere, operato a contatto delle nostre posizioni, non poteva (e non poté) sfuggire alla nostra indagine, che fu pronta a cogliere a ll' inizio la basilare variazione dell'atteggiamento britannico; - le forze suddette, per giungere sulla stretta Tebaga-Melab, non avevano a disposizione che malagevoli passi montani, in via d i frettoloso riattamento dopo le nostre interruzioni; era indispensabile che la maggior parte cli esse dalla zona cli Medenine per Foum Tatahouine si spostasse indietro di 100 ch ilometri, alla soglia cli Bir Amir, per risalire alla stretta di Tebaga, dopo un percorso cli altri 150 chilometri di terreno vario; movimento già difficile se predisposto, difficilissimo se originato da circostanze contingenti; per non essere colto in crisi logistica il comando clell'8• armata dovette depauperare cli mezzi e di dotazioni le forze che rimanevano a fronteggiare la linea di Mareth, togliendo ad esse ogni possibilità di ulteriori rapidi e decisivi interventi nella battaglia. Fu davvero somma iattura di non poter disporre di una massa aerea adeguata, a diretta dipendenza dell'armata, per martellare du-


ALLEGATI

689

rante il duro e malagevole cammino questa massa di forze che sarebbe giunta depauperata ed assai malconcia alla battaglia . In ogni modo il comando cli armata, anche senza massa aerea, intravide la possibilità cli assestare un duro colpo alle forze di Montgomery, accettando battaglia a fondo nel settore di El Hamma verso il quale affluivano tutte le unità corazzate poste alla sua dipendenza (divisioni 15" e 21', pari ad un centinaio di carri) e le unità che po teva sottrarre alla linea d i Mareth (164• divisione ed altre aliquote minori). In questo senso il comando di annata mosse proposta al comando gruppo armate che fu costretto a non accettarla, ma anzi a rinnovare l'ordine di ripiegamento, in relazione all'aggravarsi della situazione nel settore ovest tunisino. Ed invero il piano cli azione britannico non era circoscritto al solo impiego dell'8' armata: la tenaglia di Montgomery (a Mareth-El Hamma) si inseriva nel più vasto piano strategico affidato alle forze anglo-americane della 5" armata che fin dal giorno 16 avevano sferrato attacchi poderosi al passo dell'Halfaya (fra Gebel Berda e Gebel bu Serra), alla sella di El Guettar (fra Gebel Berda e Gebel Orbata) e nel settore Sened-Maknassy, concentrando lo sforzo principale alla sella di El Guettar, nell'ambizioso disegno di piombare alle spalle della ia armata, impegnata da El Hamma a Mareth. F doveroso ricordare qui che a sventare il vasto disegno strategico di Alexander molto ha contribuito la valorosa divisione italiana Centauro che, comandata da un magnifico soldato di grandissimo cuore , il generale conte Calvi di Bergolo, con mezzi limitati di fronte alla strapotenza nemica, ha fatto muro sui capisaldi di El Guettar, accettando l' impari lotta in dodici giornate crnente che valgono da sole tutta una epopea.

6° - Lo svolgimento complessivo della battaglia sembra possa trarre sufficiente rilievo dalla sintesi introduttiva e dalle note che precedono. Sarà qui sufficiente delineare alcuni momenti caratteristici, accennare ad alcune situazioni locali ed ai provvedimenti adottati per froùteggiarle , al comportamento delle nostre unità che eia questa lotta escono con l'onore e la gloria dei forti. L'inizio dell 'offensiva nemica non è questa volta preceduto, come in passato , da imponente spiegamento di forze aeree: è difficile dire se la R.A.F. si sia astenuta da questo primo inizio della battaglia per accumu lare le forz e e i mezzi da impiegare nei momenti culminanti (come è avvenuto e come avevano dichiarato alcuni prigionieri) o pe r non svelare implicitamente l'inizio dell'attacco: possono aver concorso l'una e l'altra causa ; tuttavia l'attacco non era meno atteso dalle nostre truppe di Mareth. Infatti nel bollettino di informazioni del 16 marzo del comando 1" annata si legge : ,,Circa l'epoca dell'offensiva nemica vi è da rilevare che mentre il XXX corpo d'armata ha già serrato sotto in zona avanzata ed ha verosimilmente ultimato la pro-


690

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETrENTR!ON ALE

f

pria preparazione, movimenti sono ancora in corso nell'ambito del X corpo d'armata; un'azione nemica nel settore costiero è fin da ora possibile; ad ovest del Gebel Ksour occorrerà ancora qualche giorno». La reazione delle nostre truppe e delle nostre artiglierie è fulminea: la brigata Guardie viene contrattaccata e travolta; solo più a nord la 51" divisione di fanteria inglese, favorita da migliori condizioni di terreno e da un'occupazione più leggera della nostra posizione avanzata, resta, a prezzo di sanguinosi sacrifici, in possesso d i qualche elemento della nostra posizione avanzata; intravedendo in questi fattori (terreno-forze) probabili elementi di miglior successo, il nemico, nella notte sul 18, concentra nuovi attacchi nel settore della nostra divisione Giovani Fascisti (bersaglieri e CC.NN.) che si batte con intrepido ardore; la penetrazione nemica è lenta, le perdite sono sanguinose da entrambe le parti, i prigionieri britannici, che pure hanno beneficiato di un appoggio di artiglieria mastodontico, defin iscono la reazione delle nostre artiglierie "terribile"; "terribili" sono pure i campi minati da attraversare malgrado l'impiego ciel nuovo apparecchio per la rimozione delle mine (lo "scorpione") e definiscono malinconica mente sbagliata la propaganda inglese che fa loro credere modesta la reazione delle truppe italiane che «si battono invece ferocemente , malmenando le unità britanniche in modo imprevisto». Questo dell'imprevisto è un motivo nuovo che durante la batta-

glia ha influenzato indubbiamente le decisioni di Montgomery e che perfino radio Londra coglierà successivamente nei suoi commenti: «Rommel ha accettato la battaglia come forse non ci aspettavamo», mentre la situazione tanto strombazzata per l'innanzi diventa improvvisamente "fluida": l'aggettivo che maschera malamente gli insuccessi britannici. Nei giorni 18 e 19 la lotta si svolge in tono minore : il nemico sta prendendo fiato e porta alla battaglia una nuova divisione: la 50", appoggiata dalla 20" brigata corazzata; con questo complesso di forze egli spera, in un tentativo supremo, di sfondare la linea di Mareth, per aprire la via alle divisioni corazzate che finora impegna moderatamente e limitatamente alle brigate motorizzate ed alle artiglierie. Nella notte sul 20 un nuovo potente attacco viene sferrato nel settore della divisione Giovani Fascisti, mentre altre forze nemiche premono un po' dovunque su tutto il settore del XX corpo d'armata; la R.A.F., che finora aveva svolto attività limitata, entra in azione con tutti i suoi apparecchi; dal fronte al parallelo degli Chott non vi è metro cli terreno che non riceva una bomba; la lotta al Mareth si spezzetta in mille episodi: ad ogni attacco nemico corrisponde un nostro contrattacco; le perdite sono gravi da entrambe le parti; morti e feriti ricoprono il terreno. L'attacco prosegue con pari violenza nella notte sul 21 : bersaglieri, volontari GG.FF. , tedeschi del reggimento Menton subiscono falcidie pari a quelle inflitte al nemico che, dopo sei giorni cli lotta in questo settore, è riuscito ad intaccare la nostra po-


ALLEG,\TI

691

s1z1one di resistenza su un fronte di circa ùue chilometri per una profondità d i un chilo1netro e mezzo. Il giorno 21 la 15" divisione corazzata germanica, che era stata già avvicinata al fronte , viene posta alle dipendenze del XX corpo d'armata, perché, in unione alle truppe della GG.FF. che tengono magnificamente tutte le altre posizioni, conduca, nel quadro del co rpo d 'armata, un immediato contrattacco cui sarà dato il massimo concorso di artigl ieria. Questo contrattacco, che decide delle sorti della battaglia sul Mareth, si sviluppa nei giorni 22 e 23 proprio nel momento in cui il nemico sta faticosamente organizzando il passaggio dei carri attraverso il tratto di fosso anticarro conquistato dalla 50" divisione inglese. I poderosi concentramenti della nostra artiglieria, lo slancio dei carristi, io unione a quello dei nostri fanti, hanno ragione d 'un ne mico che , è giusto riconoscere, mostra una tenacia ed una ostinazione degne della posta in gioco . Alla sera del 22 il nemico è battuto; sulle nostre vecchie posizioni non resta più che qualche sparuto nucleo inglese, che si batte con disperata tenacia, mentre i nostri soldati vanno rioccupando, oltre la linea cli resistenza, i centri di fuoco della posizione avanzata . Churchill, più tardi, alla Camera dei Comuni, nell'invitare il popolo britann ico a desiderare dai facili ottimismi , darà l'an nuncio che «la testa d i ponte costituita a prezzo di sangue clall '8• armata nelle posizioni nemiche , è stata eliminata dal contrattacco germanico». L'asse della battaglia si sposta alla soglia fra Melab e Tebaga. Le ava nguardie del X corpo, alla sera del 21., hanno attestato alle piste cli Kebili, a 5 chilometri d i distanza dalle posizioni del raggruppamento sahariano. Dette avanguardie, nella notte sul 22, tentano cli travolgere di slancio le nostre unità, alcune delle quali, investite di fronte e quindi da carri infiltratisi a tergo, sono costrette a cedere, mentre il nostro schieramento alle a li della stretta tiene tenacemente, contro ripetuti attacchi delle fanterie e dei carri nemici. Ma la situazione può essere guardata serenamente anche in q uesto settore, verso il quale è già stata inviata la 21' divisione corazza ta germanica, e verso cui sta affluendo la 164" divisione tedesca, che ha ceduto le sue posizioni montane alla divisione Pistoia la quale, a sua volta , ha passato in consegna parte e.lei proprio settore alla contigua Spezia: complesso di movimenti che, per essere stati studiati e preordinati da tempo, non hanno lu ogo al minimo inconveniente. Nella stessa giornata de l 22 il contrattacco della 21" corazzata contiene lo slancio avversario che registra un modesto guadagno cli terreno. Entra successivamente in linea la 164", mentre accorrono alla battaglia anche il 125° reggimento fanteria (Spezia) e altri reparti minori italiani; tutte queste fo rze, nel loro complesso, costituiscono il gruppo di combattimento Liebenstein che ha per compito iniziale l'arresto dell'a ttacco nemico e, successivamente, rinforzato con la 15" divisione corazzata germanica ed il battaglione Luftwaffe rapidamente


692

I.E OPERAZION I IN AFRICA SETrENTHIONAI.E

sottratti al settore costiero, potrà passare senz'altro al contrattacco. Altre forze potrebbero essere sottratte alla linea di Mareth, dove il nemico, in conseguenza di predisposti spostamenti di forze da noi esattamente percepiti , ha perduto ogni capacità offensiva. Si predispone all'uopo lo sganciamento della 90" divisione e di altre aliquote delle divisioni italiane, proponendo al comando gruppo armate di accettare battaglia a fondo nel settore cli El Hamma, come precedentemente accennato. Si sono chiarite più sopra le ragioni che, all'infuori della situazione nell'ambito della P armata, hanno indotto il comando gruppo armate a rifiutare la proposta italiana ed a rinnovare l'ordine per il previsto ripiegamento. Mentre questo veniva iniziato, la notte sul 27, forti reparti corazzati nemici ottenevano successo contro il settare della 164• divisione del gruppo Liebenstein e tentavano cli sfruttarlo in profondità, ma venivano arrestati prontamente ad El Hamma (dove erano state avviate altre aliquote di fanteria e di artiglieria) e quindi costretti a contro manovrare per parare un nostro energico contrattacco portato sul loro fianco destro dalle nostre divisioni corazzate, che si appoggiavano al saldo schieramento dei reparti ancora in linea, sulle posizioni inizial i, dove infrangevano da più giorni tutti gli attacchi nemici. Sotto la protezione incrollabile dell'ala destra e dietro lo schermo

della posizione avanzata sulla linea di Mareth, l'intera 1" armata effe ttuava lo spostamento a scaglioni in tre successive aliquote , schierandosi, al mattino del 28, con parte dell'armata sulla linea dell'Akarit e parte sulla linea di Gabès-EI Hamma. Data l'enorme deficienza cli automezzi, la favorevole circostanza d i aver potuto imporre al nemico cli ritardare la sua pressione frontale, la necessità di potenziare al massimo e il più rapidamente possibile la linea dell'Akarit e soprattutto per non offrire al nemico l'occasione di un nuovo impari urto sulla debole linea di El HammaGabès, il comando cli armata d ecideva cli lasciare su tale linea solo unità mobili, cioè il gruppo Liebenstein: la 90• divisione, la 15• divisione corazzata, il 125° reggimento Spezia sotto il comàndo del XXI corpo d'armata. Nella sera del 28 queste forze venivano viole ntemente attaccate da forti masse corazzate che minacciavano cli sopraffarle; di fronte a cale minaccia e nella considerazione che lo schieramento delle altre unità sulla linea dell'Akarit si svolgeva in ordine perfetto ed era ormai imbastito, il comando di armata ordinava a queste forze di ripiegare lentamente, tenendo il contatto con le unità nemiche. Anche questa fase della difficile manovra è stata condotta felice mente a termine; il nemico confessa, attraverso il traffico radio intercettato, di «aver perduto, ancora una volta, un'ottima occasione». A questa constatazione, che, data la fronte, non ammette né dubbi, né interpretazioni, fanno eco le dichiarazioni del la scampa e del-


693

ALLEGATI

le radio nemiche, costrette ad affermare che la battaglia ciel Mareth «non sarà forse l'ultima disfatta degli alleati» (Times, 25 -3), e che Rommel (notoriamente assente dalla Tunisia) (l) «è un ottimo lottatore ed un maestro nel condurre la manovra delle sue truppe». È ancora presto per trarre conclusioni da avvenimenti il cui ritmo incalza vertiginosamente. Ma una cosa è certa però: la l" armata, rinata a nuova vita, detentrice di tutte le tradizioni di dolori e di glorie che son trascorsi sul campo di battaglia dell'Africa settentrionale (2), ha dato nella presente battaglia tutta la misura delle sue alte capacità tecniche e morali. La 1' armata, per quanto diminuita nel suo potenziale bellico, di uomini e di armi, va incontro ai nuovi avvenimenti con incrollabile fede e con la fe rma determinazione di essere pari all'altezza ciel momento storico che la Patria trascorre . Il generale d'armata comandante della l" armata italiana GIOVANNI MESS E

5 aprile 1943

(1) Le frasi in cors ivo furono cancellate da Mussolini nel testo consegnaco alla stampa.

(2) S0s1ituico dalla frase: "di dare tu/la sé stessa fino all'estremo".


694

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTRTO NALE

Allegato n . 27

COMANDO SUPREMO IL CAPO DI S.M. GENERALE

Appunto per il Duce P.M., lì 24 marzo 1943-XXI TUNISIA

1) Il possesso della Tunisia è subordinato ad un deciso predominio aereo e ad un continuo ed adeguato afflusso dei rifornimenti. Queste due condizioni ora non sussistono. Gli apparecchi in linea dell'Asse sono circa 350-400, mentre quelli nemici in grado di intervenire sono circa 2600 (gli efficienti sono molto meno sia da parte nostra che da parte nemica) . Non è noto se la Germania possa inviarci al più presto un poderoso apporto cli aviazione: si ha però motivo di ritenere che ciò non sarà possibile. Lo S.M. germanico pone come condizione per la continuazione della lotta quella di fare affluire circa 150.000 tonn. mensili, ed il Fi.ihrer stesso, nella lettera a Voi diretta il 14 marzo, accenna a tale cifra. L'esperienza dei passati mesi insegna che non potremo neanche far giungere la metà di quanto richiesto. Si aggiunga la sproporzione di carri e cli autoblindo fra noi e il nemico (Asse 230 carri, 150 autoblindo; nemico (520 carri , 450 autoblindo). La situazione sopra esposta impone di considerare freddamente la eventualità che la Tunisia non possa essere mantenuta. 2) La prospettiva cli cui sopra comporta di considerare subito due questioni: a) - Se convenga continuare a gettare mezzi ed uomini nella fornace Tunisia, facendo il g iuoco del nemico, oppure riservare gli uni e gli altri per i gravi compiti avvenire. b) - All'ultimo momento l'alleato chiederà navi per il deflusso di materiali. Queste non dovranno essere concesse, perché l'Ital ia non ha navi da perdere. Si deve considerare che anche dopo abbandonata la Tunisia, occorreranno navi per rifornire la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, l'Albania, la Grecia e l'Egeo, e che tutta l'offesa nemica al traffico che ora prevalentemente si manifesta sui nostri traffici per la Tunisia, si riverserà sui traffici per gli altri scacchieri. Questi traffici risulteranno oltremodo onerosi, ed in previsione di ciò non possiamo perdere navi.


ALLEGATI

695

PROBABILI INTENDIMENTI DEL NEMICO.

3) È probabile che il nemico liquidi l' affare Tunisino prima di intraprendere nuove azioni, ma è anche possibile che contemporaneamente o subito dopo tenti uno sbarco in Sicilia, in Sardegna, in Corsica o nella penisola balcanica . L'Alleato non si sente direttamente e subito minacciato da un attacco alla penisola italiana e poco gli importerà ch'essa venga messa a ferro e a fuoco: quindi, una volta evacuata la Tunisia non ci manderà più nulla. È invece probabile che lo interessi di più l'attacco alla penisola balcanica e quindi vi manderà reparti e mezzi. Bisogna energicamente prevenire questa valutazione dell'Alleato nei riguardi dello scacchiere italiano, insistendo: - perché il concorso aereo sia notevolmente potenziato, nella considerazione che con una seria minaccia al Canale di Sicilia partente dalle basi della Sicilia e della Sardegna, si ostacola il traffico e si difende indirettamente anche la penisola balcanica , facendo così l'interesse dell'Alleato (sarebbe desiderabile avere il dominio aereo del Canale d i Sicilia); - perché ci mandi sollecitamente i carri, le armi, le artiglierie contro-aeree ed i materiali che abbiamo richiesto e che sono assolutamente indispensabili per opporci ad una azione nemica . MODALITJ\ DI UN'AZIONE NEMICA.

4) Qualunque tentativo d i sbarco sarà certamente preceduto eia una massiccia, ripetuta offesa aerea contro porti, ed aeroporti, e probabilmente sarà contemporaneo a tentativi di paracadutisti ed aviosbarchi. Bisogna quindi ostacolare la predetta offensiva aerea, ciò che è solo possibile con una forte caccia, con un poderoso bombardamento dei campi nemici e con una robusta difesa contro-aerea, oggi assai poco efficiente. È questa una ragione di più per insistere sul concorso dell'Alleato in fatto di aviazione. Nelle condizioni attuali, non possiamo ostacolare una grossa offesa aerea nemica, che scardinerà la nostra difesa, menomandone notevolmente la capacità reattiva, già bassa per insufficienza quantitativa e qualitativa di mezzi. ULTERIORE CONDOTf A DELLE OPERAZIONI DA PARTE DELL'ASSE.

5) I lineamenti generali strategici della futura condotta delle operazioni, le modalità generali per la difesa del fronte meridionale dell'Europa e la funzione relativa dei vari scacchieri devono essere stabiliti in accorcio fra i due Alleati. Solo con la visione realistica delle comuni risorse e possibilità, della situazione generale nostra e del nemico si possono tracciare le linee della futura comune condotta della guerra, linee che devono es-


LE OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTRIONALE

f

sere stabilite d'accordo, e non da un Alleato soltanto, pe r non andare incontro a gravissime conseguenze. Non è infatti ammissibile che in una lotta in cui il nostro Paese è direttamente e gravemente minacciato debba essere fissata la condotta generale della guerra con una visione unilaterale. DIFESA !)El.I.A MADRE PATRIA.

6) Nella situazione attuale cl.i forze e di mezzi noi non siamo in grado di impedire un poderoso tentativo di sbarco aero-navale contro le nostre coste. Anche il recupero d i qualche G.U. dallo scacchiere balcanico non risolve il problema, perché tale recupero sarebbe tardivo mentre la minaccia può essere assai prossima, e perché le G. U. recuperate non hanno armi e mezzi qualitativamente idonei. Per migliorare, non risolvere, la situazione, occorre che l'Alleato provveda a: - potenziare fortemente l'aviazione della Sicilia e della Sardegna, con ché viene a difendere, oltre che l' Italia, anche la Balcania; - mandarci con tutta urgenza molte artiglierie contro-aeree, contro-carri , mezzi corazzati, artiglierie comuni, ecc. richieste per il potenziamento della difesa. L'addestramento del personale richiede mesi, quindi non vi è tempo da perdere. Per i carri armati dovrebbero essere forniti battaglioni organici. Un altro gravissimo problema è connesso a quanto sopra, ed è quello della necessità di richiami, dell'alimentazione e dell'equipaggiamento dei richiamati. Anche per questo deve essere chiesto il concorso dell'All eato (grano, scarpe, ecc.) . DIFESA DELLO SCACCHIERE BALCANICO.

7) Si può ripetere per lo scacchiere greco ciò che è stato detto per la Madre Patria in fatto cli insufficienza della difesa e di necessità di avere al più presto il concorso dell'Alleato in mezzi contro-aerei, contro-carri, carri, ecc .. R ECUPERO Dl DIVISIONI.

8) Per quanto il recupero di divisioni non risolva il problema della difesa , pur tuttavia tale recupero va ricercato per ovvie ragioni. a) - Dalla Croazia è già previsto di recuperare 2 divisioni, la "Sassari" e la "l' Celere" che banno bisogno, di un largo assestamento. Se manteniamo per la 2" Armata i compiti e la occupazione attuale, nulla altro sarà recuperabile . Riducendo l'occupazione ai territori annessi, cioè abbandonando anche la Val Narenta con relative miniere , si potrebbero recuperare altre 2 d ivisioni.


Al.LEGATI

697

Per una divisione del Montenegro è stato già disposto l'avviamento in Grecia . b) - Cedere il Peloponneso alla Germania e ritirare le truppe italiane che ivi sono dislocare (2 divisioni). È meglio dividere l'onere della difesa con l'Alleato, anziché a vere nel nostro quadro di battaglia delle G. U. tedesche, perché questo porta .alla pretesa tedesca cli direzione delle operazioni. D'altra parte i tedeschi hanno già Creta che può fare sistema col Peloponneso. Sono quindi in complesso 6 divisioni che si potrebbero recuperare (comprese la "Sassari" e la "l' Celere") delle quali però solo 4 potrebbero essere dislocate nella Madre Patria. È ovvio che decisioni del genere comportano accordi con l'Alleato e col Governo Croato: non risolvono peraltro il sistema immanente della difesa della Madre Patria. ORGANIZZAZI ONE DEL COMAN DO .

9) Ora abbiamo tanti scacchieri separati, veri compartimenti stagni, che non rendono agevole la manovra nella dosatura delle forze fra uno scacchiere e l'altro. Supersloda sarà messo alla d ipendenza di Supèresercito. Verrà posto allo studio la <.:oMiluzione di un comando unico italiano degli scacchieri Montenegro , Alban ia, Grecia, Egeo, avente essenzialmente funzione di coordinamento. Un ostacolo al funzionamento di tale comando è ce rtamente l'esistenza del Governatorato ciel Montenegro e della Luogotenenza dell'Albania . Sarebbe altamente desiderabile che questi due organi fossero soppressi. In ogni modo saranno ugualmente studiate le modalità cli realizzare l'unità di comando, pur lasciando in vita i predetti governi civili. CONCLUSION I.

10) Ritengo necessario che quanto sopra sia rappresentato e discusso francamente e senza sottintesi con l'Alleato, soprattutto al fine di stabilire il suo concorso per l'avvenire, e di delineare in comune la futura condotta strategica della guerra, su lla base del potenziale nemico p resente e futuro e delle nostre reali possibilità di lotta e di resistenza interna. È in ogni modo eia tenere ben presente che per il nostro Paese sono forse assai prossimi eventi di guerra molto seri, che con le sole nostre forze non possiamo in alcun modo evitare; dobbiamo p retendere un concorso alleato nella misura necessaria e lo dobbiamo ottenere subito per evitare che possa riuscire tardivo . Diversamente si imporrà un riesame della nostra linea di condotta.


698

,

I.E OPERAZIONI IN AfKICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 28

COLLOQUIO AMJ3ROSI0-KESSELRING del 28 marzo 1943 - ore 16.00 Presente l'Amm. Girosi e, verso la fine del colloquio, anche l'Amm. Ruge. Mar. Kesselring: L'Ecc. Messe ha espresso la sua soddisfazione per lo sviluppo del ripiegamento. Ecc. il Capo: È già a conoscenza dell'apprezzamento della situazione del Generale Messe da un suo radio ricevuto questa mattina. Mar. Kesselring: L'attacco dell'altro ieri sera contro la 164• Div. è stato particolarmente forte: quasi due battaglioni sono stati distrutti. La nostra azione controffensiva a Sud-Ovest di El Hamma è stata molto efficace ed il risultato è essenzialmente dovuto all'artiglieria, alla Flak ed all'azione degli anticarro della 15" e 21" Div . Cr. L'avversario non ha più insistito nell'attacco il che prova l'efficacia della nostra azione. Per la notte passata era prevista la costituzio ne di un fianco difensivo per assicurare Io sfilamento delle truppe del Mareth. Lo schieramento di stamane era previsw con una pane delle truppe sulla linea degli Sciott; un'altra parte, la maggiore, tra El Hamma e Gabès; avanti la 15• e 21" Div. Cr. Ecc. il Capo: Stando dunque alle notizie in nostro possesso, in questo momento sulla linea del Mareth non ci dovrebbe essere più nessuno . Mar. Kesselring: Ieri ha volato su tutta la linea degli Sciott ed ha riportato l'impressione che la linea sia molto buona specie se sarà rafforzata con lavori. Esiste in parte un fosso naturale ed in parte un fosso artificiale. Ecc. il Capo: Chiede l'apprezzamento della situazione al fianco destro tenuto conto che gli Sciott possono essere attraversati. Mar. Kesselring: Afferma esservi una ottima posizione fiancheggiante; tener conto anche che l'avversario avrà gravi difficoltà per lo schieramento delle artiglierie. Ecc. il Capo: Chiede se il ripiegamento è considerato tempestivo. Mar. Kesselring: Risponde affermativamente: è anche l'opinione del generale von Arnim e Messe . Ecc. il Capo: Chiede notizie della situazione di Marnassi e Founduk. Mar. Kesselring: A Macnassi non s i vede un pericolo particolare - sono affluiti molti rinforzi; a Founduk tutti gli attacchi sono stati respinti, von Arnim è tranquillo cli poter provvedere con proprie forze - ora dispone di 4 battaglioni di riserva . Occorreranno però in riserva alla 5" Armata anche dei carri e si provvederà a darglieli appena possibile.


ALUlGATl

699

Accenna all'intenzione del C.S. cli emanare direttive per l'eventualità di un ulteriore ripiegamento e crede che per ora non sia il caso cli spedirle. Ecc. il Capo: Dice che sulla base delle ultime notizie ricevute le direttive non verranno fatte partire. Il generale von Arnim conosce già l'intendimento d i Rommel prima della sua partenza e quindi per ora è meglio aspettare. Chiede cli conoscere come ha agito l'aviazione. Mar. Kesselring: Fin che il tempo è stato buono l'intervento è stato molto efficace, di giorno e di notte. Da ieri però è rimasta inattiva per il ghibli . Ecc. il Capo: In complesso l' impressione è che le operazioni sono state condotte molto bene. Opportuno far giungere una parola cli elogio ai comandanti. Jvlar Kesselring: Da più giorni non sono arrivati piroscafi in Tunisia. Il successo è legato all'azione delle artiglierie, dei carri e dell'aviazione. In base a quello che ha visto e sentito l'Armata può sperare ancora 4 giorni. Ha dato ordine che tutti gli apparecchi germanici disponibili siano adibiti al trasporto di uomini e benzina e spera così di portare 200 tonnellate al giorno. Ha adibito a tali trasporti tutti gl i "Ju ", i "Savo ia" ed anche tutti gli aerei da bombardamento finora abili all'addescramenco . Con tempo buono gli aerei dovranno fare due viaggi al giorno . Da parte dell'arma aerea italiana dovrebbe esser fatto lo stesso per i rifornimenti della 1" Annata e dei reparti aerei italiani. Ecc. il Capo: Questa mattina ha interessato l'Ecc. Fougier perché siano intensificati i trasporti. Mar. Kesselring: Con questa misura eccezionale, cli impiegare cioè le due aeronautiche, si potrà portare il minimo indispensabile. Per domani pomeriggio è previsto un miglioramento del tempo, bisognerebbe far partire i mezzi navali. Ecc. il Capo: È pronto un grosso convoglio. A Tunisi andranno 5 navi più numerosi mezzi minori. Appena possibile verrà fatto partire. Mar. Kesselring: Domani mattina all 'alba faremo volare un apparecchio metereologico per avere dati più sicuri. Servono materiali per la battaglia ma servono an che uomini . Ha saputo che è stato sospeso il trasporto personale con caccia-torpediniere. Si rende conto de lla difficile situazione della Marina Italiana, ma chiede che si esamini la possibilità di riprendere tali trasporti effettuandone uno ogni due giorni con due caccia. Ecc. il Capo: Afferma che la decisione è irrevocabile. Le perdite che abbiamo avute sono troppo gravi - non possiamo subirne altre; esse renderebbero impossibile l'uscita della flotta. Mar. Kesselring: Afferma che in questo periodo si sono persi solo 2 caccia e questi per un e rrore d i navigazione.


700

LE OP ERAZIONI IN AFRICA SETTEN TRIONALE

f

Ecc . il Capo: In qualu nque modo l'offesa nemica è tutta concentrata sulla rotta della Tunisia ed il rischio è gravissimo . Mar. Kesselring: Chiede come si porterà il personale in Africa . Amm. Girosi: Abbiamo ancora efficienti 9 caccia in totale - non possiamo assolutamente più rischiare di perderne. Mar. Kesselring: Si rende conto della necessità di provvedere l' impiego della flotta, ha dovuto insistere per le urgenti necessità della battaglia in corso. Amm. Girosi: Si può pensare a due piroscafi veloci (15 1/2 miglia) "Anagni" ed "Acquino". Mar. Kesselring· Per parte sua negli ultimi giorni ha fatto il massimo per supplire alla mancanza di trasporti navali con trasporti aerei : ha portato 400 mc. di carburante al giorno. Bisognerebbe ritornare al trasporto del personale con i cacciatorpecliniere in modo da continuare trasporti cli carburante e uomini con gli aere i. Amm . Girosi: Ripete che non vi è più disponibilità cli cacciatorpediniere. Mar. Kesselring: Quando sarà persa la Tunisia la flotta non servirà più a niente. Ecc. il Capo: Dichiara di non poter accettare questo concetto. Al contrario sarà proprio, allora che servirà la flotta . Mar. Kesselring: Gradirebbe rappresentare al Duce la necessità cli riprendere i trasporti con i caccia. Ecc. il Capo: Il Duce non può cambiare la situazione; l'ulteriore impiego dei caccia è impossibile. Chiamiamo a raccolta cutti gli S. 84 e portiamo con essi personale. Mar. Kesselring: Ins iste nel voler andare dal Duce essenzialmente allo scopo di riferire dato che egli dipende direttamente , e ciò per mettere a posto la sua responsabilità. Ecc . il Capo: Si rende conto dell'opportunità che il Maresciallo Kesselring salvaguardi le sue responsabilità con O.K.W. e chiederà al Duce quando desidera riceverlo. Mar. Kesselring: Accenna alla necessità che siano accelerati i lavori ai caccia a Tolone. Amm. Girasi: Propone di effettuare ancora questo viaggio con le motozattere cariche di materiali e poi adibirle al trasporto di personale. Mar Kesselring: Non condivide. Studierà ed entro due giorni farà nuove proposte . Ecc . il Capo: Afferma che per parte sua disporrà che tutti gli aerei siano adibiti al trasporto di personale e ciò anche in relazione alla richiesta fatta ieri dal generale Westphall. Mar. Kesselring: È stato rappresentato tutto urgente ma ora bisogna stabilire la maggiore urgenza per munizioni e carburante. Ecc. il Capo: La nuova linea è più economica; anche per questo è più urgente portare mun izioni e benzina che personale.


ALLEGATI

701

.Mar. Kessetring: Concorda; rileva che siamo appena al principio della battaglia e occorrerà anche personale. Ecc. il Capo: Non possiamo fare che programmi a breve scadenza. Mar. Kessetring: È urgente trasportare 8.000 uomin i e poi altri 10.000. Ecc. il Capo: I trasporti quindi andranno avanti tutto aprile; ieri generai e Westphall ha parlato anche di maggio. Mar. Kessetring: Devo comunicare al Duce che il Fi.ihrer ha ordinato un rinforzo di aere i per noi . Verranno: 1 gruppo da bombardamento pesante - 1 gruppo distruttori - poi apparecchi sfusi che saranno ceduti all'aviazione tedesca. Allo scopo si dovrà provvedere subito all'addestramento degli equipaggi italiani; prenderà accordi nel dettaglio con Eccellenza Fougier. Ecc. il Capo: Complessivamente quanti aerei giungeranno? Mar. Kesselring: Circa 110-120 e poi, in più, quelli sfusi. Ritorna sulla richiesta di costituire un comando di tappa tedesco a Battipaglia e Paola. Ecc. il Capo: Conferma che la misura non è necessaria, siano comunicate le richieste di volta in volta e verrà provveduto. Jltlar: Kesselring: Chiede di aumentare il numero dei treni a disposizioni dei tedeschi per la Sicilia. Ecc. il Capo: Ne transitano una media di 10 1 al giorno il c.he corrisponde a quanto stabilito. Mar. Kesselring: Afferma che secondo le sue notizie ne transitano solo 80; c'è qualcosa che non funziona . Ecc. il Capo: Si farà dare la media dell'ultima settimana e quindi la questione verrà riesaminata col Maresciallo Kesselring.


702

Le OPERAZIONI IN AFRICA SElì'ENTRlON ALE

Allegato n. 29

COLLOQUIO MUSSOLINI-KESSELRING

del 29 marzo 1943 - ore 12.45 Presenti: il Gen. Ambrosia il Gen. Westphall Il Feldmaresciallo Kesselring si riferisce alla lettera scritta dal Duce al Fi.ihrer circa la richiesta per l'aumento dei Reparti Aerei Tedeschi in Italia, e comunica al Duce che il Fi.ihrer ha disposto di assegnare all'O.B.S. altri 3 gruppi di cui 1 da combattimento su F.W. 190, 1 di distruttori su Me 110 ed 1 su apparecchi da bombardamento Ju . 88. Riferisce di aver avuto un colloquio con l'Ecc.za Fougier circa l'addestramento di equipaggi e piloti italiani su apparecchi te deschi e cli aver raggiunto in linea di massima un pieno accordo in materia. Per il bombardamento, l'istruzione degli equipaggi italiani è già in atto (12 equipaggi) e sfruttando anche le scuole della Francia meridionale, potranno iniziare l'addestramento altri 30 equipaggi. Per la caccia, 1 gruppo che attualmente trovasi a Roma, invierà il suo personale in Sicilia - specialisti compresi - in modo che ciascuna delle 3 squadrig lie faccia il passaggio su Mc GG e completi l'addestramento nel cor-

so di 4 settimane; nell'addestramento è anche compreso un periodo di azioni belliche che saranno effettuate dal personale italiano nell'ambito cli uno stormo germanico, ferma rimanendo l'organicità d ella squadriglia italiana. Per quanto riguarda il bombardamento e la ricognizione, il ciclo addestrativo e bellico compiuto dagli equipaggi italiani, avrà la durata di 6-8 settimane; quindi gli equipaggi prenderanno in consegna gli Ju .88 a suo tempo promessi dalla Germania e d i cui una parte trovasi già a Monaco. Per la caccia invece, dopo le 4 previste settimane di addestramento, le 3 squadriglie italiane rientreranno con gli apparecchi tedeschi riformando il Gruppo organico . Alla domanda ciel Duce come sia dal F.M. considerata la situazione in Tunisia, questi risponde che per quanto riguarda il fronte sud la situazione non lo preoccupa, in quanto il ripiegamento sulla linea degli Sciott sta svolgendosi secondo i piani prestabiliti . Da ieri però su tutto il fronte ovest il nemico svolge un'intensa attività che ha portato in qualche punto alla necessità di rettificare il fronte stesso. In particolare al nord sono stati distrutti due battaglioni bersaglieri e più a sud, sul fonte della "Centauro" e della X" corazzata, il nemico è rit1scito ad infiltrarsi sul tergo della nostra linea. Ciò nonostante nel campo tattico la situazione può essere ritenuta soddisfacente. Non così dal punto di vista dei rifornimenti in quanto, causa il maltempo, negli ultimi otto giorni non sono giunte in Africa né navi singole né convogli. Forse oggi lo stato del mare permetterà l'uscita di tutti i mezzi predisposti. D'altra parte la situazione dei carburanti e delle mu-


ALLEGATI

703

nizioni è tale che è necessario impiegare tutti i mezzi aerei disponibili per superare questi giorni di crisi trasportando il materiale necessario per via aerea. A ciò si aggiunge il gravissimo problema del personale: non si tratta solo di reintegrare le forti perdite avute in questi u ltimi giorni (bersaglieri, 164" Leggera, ecc.), ma si tratta anche di portare in Africa dei reparti organici. Il F.M. afferma che per via aerea potrebbe trasportare giornalmente in Africa 1.500 uomini, ma in questo momenro è assolutamente indispensabile caricare sugli aerei benzina e munizioni in modo da superare questi giorni di crisi, finché non saranno arrivate in Tunisia le navi già predisposte e bloccate dal maltempo. Richiesto dal Duce quanti uomini dovrebbero essere immediatamente trasportati, Il F.M. risponde che potrà trattarsi, come primo urgente gettito, di circa 10.000, dei quali metà rappresentano complementi e l'altra metà reparti organici. Data l'impellente. necessità di disporre in Tunisia di questi uomini, chiede se non è il caso di riesaminare ancora una volta, nonostante le ben note e legittime difficoltà il problema dei cacciatorpediniere. A tale quesito il Duce risponde che la Marina ritiene ormai impossibile rischiare la perdita di altre unità di questo tipo . Le perdite sono state in quest'ultimo tempo sensibili e bisogna pensare che a tutti gli altri pericoli si aggiunge ora in proporzione sempre più vasta quello delle mine. D'allra parte, data la situazione mediterranea e le probabili intenzioni del nemico, è necessario tener pronta la flotta, la quale non può uscire senza scorta dei C.T.. Inoltre il Duce fa presente che in base a tutti gli elementi raccolti, si può pensare che il nemico abbia l'intenzione di agire sia nel Mediterraneo occidentale che in quello orientale. Più precisamente da una parte cercherà di sbarcare o di attaccare la Sicilia e la Sardegna, dall'altra tenterà di effettuare uno sbarco in Grecia; ciò è anche confermato dal fatto che in Egitto trovasi attualmente il vecchio sovrano della Grecia. Se queste previsioni dovessero realizzarsi noi non possiamo evitare una battaglia navale e dobbiamo, succeda quel che succeda, impiegare a fondo le nostre navi da battaglia. Per fare ciò è indispensabile avere a disposizione quel minimum di C.T. che possano assicurare la protezione della Flotta. Questa è la ragione per la quale il Duce ritiene necessario provvedere per via aerea al trasportO degli uomini in Tunisia. Inoltre c'è ancora una questione cli ordine morale alla quale egli dà molta importanza : la perdita d i truppe in mare, perdita che in quest'ultimo tempo è stata oltremodo dolorosa . Ribadisce quindi la necessità di impiegare il mezzo aereo per il trasporto di tru ppe, lasciando alle navi il compito di trasportare il materiale. Il F.M. condivide pienamente tale opinione, ma rappresenta ancora una volta la necessità di impiegare per questi giorni i mezzi aerei, nella loro totalità, unicamente per il trasporto di benzina e munizioni. Il Duce sotrolinea il suo punto di vista circa l'impossibilità di im-


704

LE O PERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

piegare i CC.TT. tanto più che col cattivo tempo molte mine dei nostri sbarramenti si saranno sciolte e costituiranno un nuovo pericolo per la navigazione. Il F.M. osserva che il dragaggio delle rotte sarà naturalmente più che mai indispensabile dopo questo periodo d i maltempo e che d'altra parte, per garantire la navigazione, è in via d i piazzamento un radio-faro presso Tunisi . Il Duce ritorna sul concetto di compiere il massimo sforzo con l'aviazione e rivolto al Capo d i S.M. Generale, osserva che tale sforzo deve essere anche sopportato dall 'aviazione italiana impiegando tutti gli apparecchi disponibili, S. 84 compresi, effettuando eventualmente anche due viaggi al giorno. Il Capo di S.M. Generale risponde di aver già preso nella serata di ieri contatto con l'Ecc. Fougier e che oggi il F.M. aveva già avuto un colloquio con lo stesso. A quanto sembra, le più grandi d ifficoltà sono dovute all'impossibilità di far convergere sui pochi campi di Tunisia, un numero così forte di apparecchi. Il Duce ritornando ad esaminare la situazione terrestre in Tunisia, prospetta l'eventualità di un arretramento dalla linea più a nord della posizione degli Sciott per evitare di essere circondati dal nemico. Il F.M. osserva a tale proposito che un successivo raccorciamento delle linee porterebbe a rendere più piccola ancora la nostra testa d i sbarco; e ci<) forse non pern1elltrebbe di resistere più oltre in Tunisia . Ogni nostro ripiegamento, restringendo la testa di sbarco, offre al nemico sempre maggiori possibilità. Il F.M. ritiene tuttavia che portando in Africa benzina e munizioni la situazione subirà un sicuro miglioramento. Il Duce rivolto al Capo cli S.M. Generale esprime il desiderio cli vedere questa sera il Sottosegretario all'Aeronautica, per sentire da questi le possibilità dei trasporti aerei italiani in quanto oltre ai 10.000 uomini tedeschi bisogna provvedere anche al trasporto delle nostre truppe.


705

ALLEGATI

Allegato n. 30

COLLOQUIO A1v1BROSI0-KESSELRING

del 29 marzo 1943 - o re 16.00 Ecc. il Capo: Ho fatto avvertire il Mar. Kesselring che intendevo d are corso alla trasmissione d elle note direttive, perché lo ritengo necessario dato gli sviluppi della situazione, e penso che il Gen. von Arnim si senta un pò legato, nella sua azione, dai precedenti ordini. Mar. Kesselring: A mio modo di vedere possono essere pericolose le ripercussion i psicologiche di queste direttive. Il Gen. Westphall ha preparato la bozza di un altro ordine che desidero sottoporvi. Esso suona così : «In relazione allo sviluppo della situazione aggiungo i seguenti o rd ini a quelli cli cui al foglio ... . TI gruppo armate Africa ha il compito di difendere la posizione degli Sciott. Una rottura de l fronte ad ovest deve essere evitata con tutti i mezzi ed a q uesto scopo è necessario dedicare sufficienti riserve. Sia evitato in tutti i modi il pericolo di rottura nel settore MacnassiEl Ghettar, eseguendo contrattacchi con tutli i reparti corazzati disponibili, non appena saram10 g iunti i rifornimenti di carburante. Qualora, nonostante tutti gli sforzi, l'attuale fronte non potesse essere mantenuto e si dovesse rendere inevitabil e una rottura del fronte eia parte nemica, il gruppo armate può ritirarsi , passo a passo, sulla posizione di Enfidaville, dopo aver chiesto autorizzazione a questo Comando Supremo». Seguono poi direttive circa le pred isposizioni per la organizzazione d ella nuova posizione e per il concorso dell'aviazione.

Ecc. il Capo: Nel complesso l'ordine del generale Westp hall non presenta sostanziali nuovi e lementi. È più dettagliato in quanto richiama in modo particolare l'attenzione sul settore d e ll a "Centauro". Il mio concetto è quello di dare al gen. von Arnim facoltà di sganciarsi qualo ra la situazione divenga grave e tale da compromettere la sicurezza dello schieramento. Mar. Kesselring: Riterrei o pportuno precisare che deve trattarsi solo di una rottura del fronte di notevole importanza perché alle rotture di piccola e ntità bisogna reagire col contrattacco, pe r ristabilire la situazione.

Ecc. il Capo: Però bisogna fare anche delle previsioni per non trovarsi poi in ritardo, al momento opportuno . Resistere quanto più è possibi le, ma se la minaccia sul fianco è molto fo rte bisogna necessariamente pensare al ripiegamento .


706

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Mar. Kesselring: Il Filhrer aveva detto che la linea degli Sciott doveva essere considerata come l'ultima posizione. Ecc. il Capo: Comprendo che il Mar. dia particolare importanza a quanto ha detto il Fi.ihrer. Queste mie direttive sono però già state sottoposte al Duce che mi aveva ordinato di spedirle senz'altro. Ho atteso finora solo per un riguardo al Mar. Kesselring. Mar. Kesselring: Io ero ancora contrario ad emanare le direttive per non dare al v. Arnim il concetto cli ripiegare, mentre è invece necessario assestare ancora un colpo al nemico. Ecc. il Capo: D'altra parte è lo stesso v. Arnim che sollecita degli ordini, il che vuol dire che gli è necessaria una certa libertà d 'azione per il caso la situazione precipiti. Mar. Kesselring: Visto che V.E. non può recarsi a conferire con il Gen. v. Arnim, propongo cli inviare in Tunisia il Gen. Westphall con un Generale ciel Comando Supremo. Ecc. il Capo: Le direttive si trovano già in busta chiusa presso il Gen. Mattioli, il quale attende ordini per recapitarle. Oggi è partito per la Tunisia il Gen . Rossi, fururo Capo del Reparto Operazioni del Comando Supremo, e con lui potrà abboccarsi il Gen. Westphall. Mar. Kesselring: Propongo che il Gen. Westphall nell'illustrare le direttive al Gen. v. Arnim parli del concetto di impiegare i mezzi corazzati sul fianco. Ecc. il Capo: Sta bene. Contrattaccare sul fianco appena ci saranno i mezzi disponibili. Mar. Kesselring: Oggi ho inviato carburanti e perciò sarà possibile agire coi mezzi corazzati. Ecc. il Capo: Sta bene. Il Gen. Westphall si farà consegnare il piego dal Gen. Mattioli e lo recapiterà al Gen. v. Arnim illustrandolo nel modo ora detto. Inoltre nella prima parte delle direttive sia sostituita la dizione "fronte sud" con la dizione "attuale posizione".

Viene infine concordato cli far incontrare ad El Gem alle ore 11 cli domani 30 il Gen. Westphall con i Generali Rossi e Mattioli.


707

Al.l.EGATI

Allegato n. 31

COLLOQUIO AMBROSIO-KESSELRING del 6 aprile 1943 Mar. Kesselring: Mi riferisco alla lettera con la quale il Comando Supremo, rispondendo alla mia richiesta di impiegare nei trasporti aerei gli "S. 84", ha comunicato che ciò non era possibile, per comunicare che, dopo le recenti forti perdite di "Ju 52", la mia situazione è sensibilmente peggiorata nei riguardi dei mezzi di trasporto aerei. Già a suo tempo rappresentai al Maresciallo Cavallero e al Duce la necessità di inviare in Tunisia truppe tedesche, le quali, avendo un armamento migliore di quelle italiane, sono più idonee di queste per difendere alcune importanti posizioni. Anche ieri ho precisato al Duce il minimo di forze che, secondo me, è ancora indispensabile inviare in Tunisia. Altro punto della lettera ciel Comando Supremo che mi desta qualche preoccupazione è quello in cui si fà cenno alla ipotesi del ripiegamento sulla linea di Enfidaville. A questo proposito confermo che ritengo indispensabile mantenere la linea degli Sciott. Il Duce mi ha chiesto se la mia visione non fos se troppo ottimista; gli ho risposto che se comandi e truppe hannu vulontà di resistere e se noi possiamo alimentarle, la posizione può essere mantenuta. Vi sono dei com.a ndanti di G.U. che si rammaricano cli non avere le forze necessarie per sfruttare la loro favorevole situazione tattica e io desidero appunto richiamare la vostra attenzione sulla opportunità cli sfruttare talune situazioni tattiche propizie . Ecc. il Capo: Ritengo opportuno precisarvi al riguardo quanto segue: in un colloquio avvenuto alle ore 2 ciel giorno 17 novembre '42 col Maresciallo Cavallero, avendo questi accennato al quadrilatero Biserta-Tunisi , io affermai che ritenevo a ciò si dovesse addivenire solo dopo una lunga manovra di ripiegamento. O ra se noi siamo arrivati così presto alla linea degli Sciott, ciò è dovuto al Maresciallo Rommel il quale a suo tempo non ha opposto alcuna resistenza. Mar. Kesselring: Il fatto è positivo . Ecc. a Capo: È noto che i generali italiani, a cominciare dal Maresciallo Bastico, volevano resistere, mentre il Maresciallo Rommel ha voluto ripiegare. Appunto conoscendo queste idee del Maresciallo Rommel e il suo progetto per l' immediato ripiegamento su Enfideville, ho sostenuto l'idea che il Maresciallo non dovesse più tornare in Africa.


708

LE OPERAZlONJ IN AJ'RJCA SF.TTEKTIUONALE

Mar. Kessetring: Su questo argomento ritengo parleranno il Fi..ihrer e il Duce nei prossimi colloqui. Ecc. il Capo: E se non ne parlano loro solleverò io la questione. Attualmente abbiamo il Generale v. Arnim il quale segue le direttive del Comando Supremo ma se in Africa si avesse un comandante che agisse di sua testa, la situazione precipiterebbe immediatamente . Non posso dimenticare che se Rommel fosse stato a suo tempo tenuto a freno, noi saremmo ancora a Tobruk . Mar. Kesselring: Di massima anche io non ero d'accordo su quella operazione, dalla quale siamo stati, per così dire, travolti. Ecc. il Capo: Ricordate però che era stata fissata una data alla quale fe rmarsi, per poter effettuare l'operazione cli Malta. 1v!ar. Kesselring: Ne convengo. Quanto al successivo ripiegamento penso anch'io che su alcune posizioni si poteva resistere. Ecc. il Capo: In sostanza in questo lungo ripiegamento di 2.000 km., abbiamo cominciato a resistere solo quando è scomparso Rommel. Mur. Kesselring: Preferisco non parlare più a lungo su questo argomento, conoscendo quali sono al riguardo le idee ciel Fi..ihrer. Ecc. il Capo: Ho fatto questa premessa per concludere che sulla linea degli Sciott dobbiamo resistere il più a lungo possibile e questo anche nella considerazione che un ripiegamento svolto in pianura da truppe a p iedi sarebbe estremamente difficile, data la disponibilità avversaria di masse corazzate. Mar. Kesselring: Vorrei pregarvi cli dare ordini perché siano eseguiti attacchi a p iccolo raggio per migliorare la situazione di alcuni reparti; sono venuto a parlarvene perché possiate incaricare d i ciò l'Ecc. Rossi, visto che Voi vi assentate .

Ecc. il Capo: Accederò al desiderio del Maresciallo, osservando però che, giudicando con mentalità italiana , non darei tale ordine. Mar. Kesselring: Sono d'accordo ma faccio osservare che la situazione in Tunisia è strettamente connessa con la situazione dei rifornimenti e su questa il Comando Gruppo Armate non ha tutti gli e lementi che sono in nostro possesso. Ad ogni modo, se lo desiderate potrò trattare la questione a voce col Generale v. Arnim.

Ecc. il Capo: Preferisco così giacché io, se fossi al posto di quel


ALLEGATI

709

comandante d i gruppo armare, non gradirei ricevere s imili ordini.

Mar. Kessetring: L'esperienza cli questa guerra mi dice che in molte occasioni si sarebbero perdute delle battaglie se l'alto comando non fosse sceso anche in talun i o rdini di carattere particolare . Recandomi spesso in Tunisia ho constatato che i comandanti subiscono l'influenza che chiamo "Africana". Il m io aspetto fiducioso ed ottimista consegue sempre buoni risultati morali. Comunica un messaggio il quale annuncia che alle ore 5.15 di stamane il nemico ha iniziato un forte tiro di preparazione d i artiglieria. La nostra fronte si mantiene ferma. Ho appreso che O .K .M. non può mettere a disposizione della marina italiana il quantitativo d i nafta richiesto . Desidero sapere se ciò avrà ripercussioni nei riguardi di quanto previsto per il trasporto di uomini con c.t. e la posa di mine. Ecc. il Capo: Nulla d i variato per quanto riflette trasporti uomini in quanto era già deciso che i c.t. non potevano più compiere tale servizio. Sarà continuato il lavoro delle mine. Mar. Kesselring: Rappresenterò al Flihrer la necessità di adibire alcuni c.t. germanici al trasporto di uomini e tra quest i il c.t. "Her-

xnes".

Ecc. il Capo: Il mine.

et. "Hermes" è già impegnaco per la posa delle

Mar. Kesselring: Ultimato tale compito potrà essere impiegato per trasporto uomini e poi avremo anche il grosso c.t. ora ai lavori a Tolone. Purtroppo i trasporti aere i ora non danno più la sicurezza cli prima. Ecc. il Capo: È necessario che il Maresciallo si convinca che non solo la Tunisia ma anche l'Italia è in pericolo . La Sardegna poi è minacciata anche indipendentemente dalla caduta della Tunisia. Mar. Kesselring: Certo però che l'Italia si difende meglio finché i porti della Tunisia sono in nostre mani. A suo tempo, su proposta del Fùhrer, approvata dal Duce e dal Maresciallo Cavallero è stato costituito, in seno al Comando Supremo, uno S.M . che trattava le questioni inerenti alla marina e aviazione . Per la parte marittima, pur essendo la marina germanica in !Vlediterraneo alle mie d irette dipendenze , ho sempre lasciato che se ne in teressasse Supermarina, ritenendo con ciò di renderne più agevole l' impiego.


710

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Esiste una stretta collaborazione tra Voi e me e tra il Generale Gandin e il Generale Westphall e in tal modo la coope razione è ottima per quanto concerne esercito e aviazione. Altre ttanto viceversa non può dirsi per quanto concerne marina. Vorrei proporvi pertanto di accentrare anche la parte marina nelle mani del Generale Gandin. Ecc. il Capo: Credo che la non perfetta collaborazione dipenda non dalla organizzazione ma .dalle persone. Non conosco personalmente il vostro ufficiale cli marina ma ritengo egli non conosca perfettamente i suoi compiti g iacché nei comandi misti occorre mantene re un continuo spirito di collaborazione, quale è quello che esiste tra me e Voi. Ora io non posso ammettere che richieste vengano fatte sotto forma di imposizione di volontà ed è appunto per tale forma che il vostro ufficiale ha incontrato delle resistenze. Mar. Kesselring: Si tratta di un ottimo ufficiale, ma egli può aver peccato nella forma. Vi sono molto grato per quanto mi avete detto e disporrò perché anche le questioni cli forma siano messe a posto. Ecc. il Capo: Per mio conto vi assicuro che in tal caso tutto procederà be ne. Mar. Kesselring: Vorrei pregarvi cli far accelerare le riparazioni di alcuni piroscafi recentemente danneggiati. Ecc. il Capo: Prende nota per le conseguenti disposizioni. Mar. Kesselring: Vi segnalo inoltre un'altra questione che mi preoccupa. Il piroscafo "Regina" recentemente colpito nel viaggio da Taranto a Messina ora è rientrato a Taranto . Da qualche tempo risulta che la rotta costiera è insidiata da sommergibili in agguato. Vi prego fa r esaminare se non convenga studiare altra rotta. Ecc. il Capo: Telefona all'Ammiraglio Riccardi dandogli i conseguenti ordini.


711

ALLEGATI

Allegato n. 32

APPUNTO DEL COMANDO SUPREMO RELATIVO AL CONVEGNO DI KLESSHEIM COMANDO SUPREMO I REPARTO P.M. 21, lì 31 marzo 1943-XXI ARGOMENTI DA TRATTARE NEL NOTO CONVEGNO

1°)

CONDOTTA GENERALE DELLA GUERRA

Visione unica della condotta della guerra le cui linee generali d ebbono essere fissate di comune accordo con l'alleato. Necessità di consid erare egualmente esposte la p enisola italiana e la penisola balcanica. Importanza che ha, anche per la Germania, la difesa del nostro Paese. Necessità di contrastare il traffico del nemico nel canale di Sicilia s ia per la difesa dell'Italia che per concorrere alla difesa d e lla Balcania.

2°)

ESERCITO

I) - Difesa dell'Italia a) Valutazione probabili intenzioni del nemico.

Situazione nostre divis ioni e difesa costiera: occorrono le armi, le artiglierie, i carri che abbiamo richiesto e che ,sono assolutamente indispensabili per la difesa delle nostre coste. b) Necessità, per noi, di ricuperare truppe: dalla Croazia (riducendo in conseguenza l'occupazione ai territori annessi, alla ferrov ia dei petro li ed al lito rale dell'Erzegovina). Rinforzo d a darsi, da parte germanica, p er la Grecia . II) Africa a) Esame delta situazione in Tunisia: sproporzione di forze ri-

spetto all'avversario e difficoltà di rifornime nti. b) Definizione della posizione del Maresciallo Rommel. e) Unità tedesche che si trovano in Tunisia e quelle che debbono ancora esservi inviate. d) Richiesta pezzi di medio calibro da 88 e da 75 contro carro pe r la Tunisia. e) Accentramento di tutti i mezzi di trasporto disponibili, aerei e marittimi, per un impiego unitario . .O Notizie riguardanti operato reparti italiani in A.S .


712

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIO NALE

III) Croazia a) La politica militare tedesca in Croazia (ripartizione delle forze

croate; necessità che la politica militare italo-tedesca in Croazia sia svolta con piena collaborazione e mediante preventive intese). Ricordare che gli accordi base italo-croati del 18 maggio 1941 articolo 3 del Trattato, art. 1 dell'accordo militare - vengono tuttora considerati come elementi basilari per la politica militare in Croazia , anche se la situazione militare contingente ci ha costretto a sgomberi e ricuperi di fo rze. b) Le recenti operazioni Weiss. - epoca del previsto sgombero da parte germanica della zona delle miniere; - le eventuali operazioni a sud della linea di demarcazione si svolgono in zona cli influenza militare italiana e quindi debbono essere corclinate eia noi; - il contributo italiano alla Weiss è stato almeno pari se non superiore a quello tedesco. IV) Montenegro (Progettate operazioni contro Mihajlovic) - Non sono opportune operazioni in grande stile e conseguente passaggio ad una politica di forza. V) Comando unico nei Balcani - Questione del Comando in Grecia ed Egeo.

VI) R{fornimenti per la Grecia ed Egeo.

VII) Fronte russo - 8" armata a) Svolgimento battaglia del Don (rettificare tendenza tedesca ad attribuire ripiegamento generale a cedimento degli alleati). b) Ripiegamento II e XXXV C.A. c) Ripiegamento C.A. Alpino . d) Movimento dell'8â&#x20AC;˘ Armata verso la zona cli riordinamento. VIII) Ricostituzione II corpo d 'armata in Russia. IX) Concorso reparti e materiali germanici. a) Organi germanici in Italia e loro tendenza ad estendere i propri compiti . b) Avviamento in Germania cli 150.000 militari italiani per l'addestramento alla difesa e.a. e cessione dei relativi materiali . c) Materiali concessi dalla parte germanica per il potenziamenro dell'Italia, della Grecia e ciel Dodecanneso. d) Brigata d'assalto germanica destinata in Sardegna. e) Brigata d'assalto germanica destinata in Egeo.


ALLEGATI

3°)

713

MARINA

I) - Situazione della nafta: necessità d el concorso tedesco, specie per l'uscita delle forze navali principali. II) - Materiale e mezzi già chies ti all'Ammiraglio Doenitz. III) Benestare definitivo per l'o rganizzazione d e l comando marittimo in Egeo. IV) - Concorso tedesco per sopperire alla crisi della mano d 'opera per i cantieri navali. V) - Risposta al Reichsmarschall Goering circa i rifornimenti in Tunisia.

4°)

AERONA UTICA

I) - Po tenziamento forze aeree ted esche o cessione velivoli Ju

88

e Me 109 alla Aeronautica Italiana per ricostituire le dotazioni dei re-

parti deficitari. II) - Cessione di velivoli da caccia notturni p er assicurare almeno un minimo di fo rze per il contrasto nottu rno, alla organizzazion e in atto. III) - Carburanti e lubrificanti avio . IV) - Industria aeronautica francese: sistemazione della controversia in atto, con l'intento di ass icurare a ll 'Aeronautica italiana almeno l'apporto mensile di una ventina d i velivoli. V) - Motori Daimler Be nz 605, pe r compen sare lo squ ilibrio tra la produzione di velivoli da caccia moderni e quelle dei moto ri D.B. 605 costruiti in Italia.

5°)

VARIA

I) - Concorso tedesco per sopperire alla deficienza trasporti. II) - Fornitura apparati radiolocaliz:z.atori.

III) - Richiesta materiali delle telecomunicazioni. IV) - Contegno tedeschi in Italia. V) - Contegno nostro verso ebrei franc esi.


714

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 33

COLLOQUIO VON ARNIM-MESSE del 6 aprile 1943 Presenti: Generale Generale Generale Generale Generale

Cramer - Comandante D.A.K. Gause- Capo di S.M. Gruppo Armate. Mancine/li - Capo di S.M. italiano 1" Armata. Bayerlein - Capo di S.M . tedesco ia Armata. Mattioli - Capo di S..M . collegamento.

Von Arnim. Chiede con che cosa l'Armata intenda presidiare le posizioni che saranno rioccupate a seguito dei contrattacchi in corso. Gen. Messe . Esprime il parere che per prendere una decisione occorre prima conoscere l'esito dei contrattacchi in corso. In questo momento (ore 15.30) sta per iniziarsi il contrattacco della 15· div. cr. avente lo scopo cli eliminare la sacca creatasi nel settore della «Trieste,,. Von Arnim. Chiede quale esito si prevede. Cen. Messe. Potrà essere ripristinata la situazione, purché si provveda prima dell'arrivo dei carri nemici . Ha perciò raccomandato al Comandante della 15" div. cr. di far presto, dato che la ricognizione aerea ha avvistato un centinaio di carri avanzanti verso nord-ovest. Questi carri potevano o anelare sulla strada di Gafsa ( ciò è meno probabile) o anelare a sfruttare il successo ottenuto dalla fante ria . Il Comandante del XX C.A. ha precisato che la sacca ha l'ampiezza di 2 km. circa per una profondità quasi pari e corrisponde alla posizione tenuta dal I e II battaglione de l 65° fanteria "Trieste• e da parte del battaglione «Folgore•. Nel settore del XXI C.A. è in atto un contrattacco sviluppato dai due battaglioni del 361 ° fanteria, che partendo da nord, dovevano cercare di riprende re la q . 275 occupata dal nemico. È stato ordinato al Comandante del XXI C.A . di sganciare tutta la 164• divisione sostituendola con un battaglione mitraglieri e quattro compagnie sahariane del Raggruppamento Sahariano. La 164• divisione sia quindi portata in corrispondenza della sinistra della «Pistoia• non solo per riconquistare le quote 275 e 210, ma anche per ripristinare la situazione sul Meida, in concorso col 361 ° fanteria. Questa azione sarà compiuta in concorso dai due Corpi d 'Armata ma sarà coordinata dal generale Berarcli. Quest'ultimo ha comunicato, infine, che sembra ci sia un'infiltrazione nella Valle Amor, ma ci sono tre compagnie «Pistoia» che stanno eseguendo un contrattacco .


ALLECATI

715

Questa è, in sintesi , la situazione in questo momento. Von Arnim. Chiede quali previsioni si possono fare circa la riuscita dei contrattacchi e quale è l'azione d ell'artigl ieria. Gen . Messe. Afferma che se i contrattacchi sono condotti con slancio e vigore e senza perdere tempo, essi devono riuscire. L'artiglieria bacce cutto quello che può. Ma più tempo passa, più la situazione diventa difficile. Se non si ripristina la situazione in serata non è possibile che possa essere ripristinata domani, non potendo avere altre forze disponibili. In questo momenco l'Armata ha impegnato tutte le poche riserve ed ha tolto anche for ze dai settori meno impegnati (tra cui il baccag lione .. M .. d ella «GG.FF ...) per impegnarle nei settori che lo sono cli più. Von Arnim. Chiede dove si ritiene che il nemico possa esercitare ancora il suo sforzo. Gen. Messe. Presumibilmente su entrambe le direzioni della rotabile principa le e di que lla per Gafsa. Il Gebel Roumana fa da pilastro a entrambe le soglie. Occorrerebbe tener fermo questo pilastro e l'altro del Meida e delle q. 275, 210. Ma occorrerebbe anche avere delle forze per co ntrattaccare. Von Arn.im. Chiede su che cosa si potrà contare per il presidio delle posizioni riconquistate. Gen. Messe. Non si pL1ò dire con precisione, ma si può ritenere che la •Trieste» abbia perdu to quasi tre battaglion i. La •Pistoia• aveva già tre com pagnie di meno. Della «Spezia• non si hanno ancora notizie, ma avrà presumibilmente perduto due o ere battaglioni. Von Arnim. Domanda quale sia la situazione delle armi controcarro. Gen. Messe. È difficile saperlo. Certo sarà d iffic ile recuperare le armi schierate sulla prima linea , trattandosi per lo più cli a rmi fisse. Van Arnìm. Chiede che cosa si spera cli poter avere ancora in mano a contrattacchi riusciti. Gen . Messe. Spera un paio di battaglioni della 164• e la 15• cr. Se non si consu ma. Von Arnim. Chiede a q uante giornate di attacchi come questo l'Armata è in grado di resistere. Gen . Messe. La domanda non può avere una risposta . Occorre tener conto che il nemico p uò alim e ntare l'attacco , mentre noi non possiamo ali mentare la difesa. Potrà darsi che si possa ancora tenere, ma la preoccupazione nasce se il nemico riesce a penetrare nelle posizioni con i carri. Von Arnim. Ritiene che il nemico d ifficilme nte riuscirà a passare per la strad a di Gafsa. Cen. Messe. È dello stesso parere. È più facile che il nemico insista, invece nei settori della •Spezia• e della •Trieste•. Von Arnim. Afferma di aver portato qui tutte le forze del D.A .K. che ha potuto. Cen. Messe. Informa che nel corso di una visita effettuata ieri al


716

LE OPERAZIONI IN AFRICA SF.TTENTRIONAI.E

XXI C.A. ha ordinato lo spostamento verso est del 361 ° fante ria ed è stato un ordine molto opportuno, che ha consentito di avere il reggimento alla mano per il contrattacco. Von Arnim . Gradirebbe conoscere l'avviso del gen. Messe circa quanti giorni si può tenere, anche se questo avviso rappresenta sol tanto una supposizione o una speranza. Gen. Messe. Ritiene due giorni - oggi e domani- . Si può ancora tenere gettando fino all'ultimo uomo nella fornace , ma si sacrifica tutto. D'altra parte in questo momento non c'è altro eia fare . Von Arnim. Chiede quale sia il parere circa il contegno che terrà il nemico qualora riuscisse a ricacciarlo oggi dalle posizioni occupate: se ritenterà l'attacco o se avrà bisogno di qualche tempo per ricostituirsi. Gen. Messe. Non è possibile esprimere un parere, se il nemico non attacca ancora domani vorrà d ire che le perdite subìte sono tali da costringerlo a riordinarsi. Ma, ripeto, non è possibile dir niente in proposito. Von Arnim. Chiede quale sia la situazione dei rifornimenti di munizioni e cli carburante. Gen. Mancinelli . È soddisfacente. In situazione peggiore sono le artiglierie tedesche che avevano soltanto 0,8 unfoc. Gen. Gause. Afferma che tutto ciò che è in Africa sarà portato qui. In Africa attualmente c'è 1,5 unfoc. Von Arnim. Ritornerà domani, dopo che gli avvenimenti avranno

avuto stanotte il loro sviluppo, e se la situazione degli altri fronti sarà tale eia consentirlo . Ad una osservazione conclusiva del gen. Messe circa il rapporto di 16 a 450 degli opposti mezzi corazzati, il gen. von Arnim e il Comandante ciel D .A. K. precisano che ci sono altri 70-80 carri in affluenza eia nord, tra cui dei Tiger.


717

ALLEGATI

Allegato n. 34

COMANDO 1" ARMATA RELAZIONE SULLA BATfAGLIA DEGLI CHOTTS

(5-6

APRILE

1943).

l. - La battaglia di Mareth-el Hamma, del 17-31 marzo, pur costituendo un autentico innegabile successo delle nostre armi, per l'impegno stesso con cui le nostre truppe s'erano lanciate nella lotta senza mentali riserve di sacrificio, era costata perdite dolorose: 16 battaglioni, 31 batterie per due terzi italiane . È anche noto che a determinare cale cifra aveva concorso, in parte, la gravissima deficienza di automezzi per il trasporto delle truppe del settore cli el Hamma, dove s 'erano perdute anche le suddette batterie, mentre sulla linea di Mareth non era stato lasciato né un proietto né un cannone. Si aggiunga che nel corso della battaglia o immediatamente dopo il raggiungimento della linea degli Chotts il Comando Gruppo Armate, per parare agli sviluppi degli attacchi nemici sul fronte ovest ed in particolare alla sella cli el Guettar, aveva sottratto, o ltre la 21' d ivisione corazzata, 3 battaglioni ed 8 batterie. Così, al 31 marzo le forze organ iche dell'Annata registravano una

diminuzione <.li efficienza complessiva pari a 19 battaglioni e 39 bat-

terie: vuoto grave in relazione ai nostri scarsi effettivi e ch'era impossibile colmare prima del nuovo attacco nemico che si andava delineando molto prossimo. Le posizioni della linea degli Chotts , pe r mancanza di materiali di rafforzamento, di mine, di mano d 'opera, di attrezzature e d i tempo, avevano raggiunto un grado di approntamento non tanto modesto quanto addirittura insufficiente; nel quadro dei lavori un paragone con la linea di Mareth non è neppure fattibile: alle 150.000 mine colà impiegate facevano riscontro le 8.000 della linea degli Chotts, dove, ino ltre, solo qualche rada siepe cli filo spinato proteggeva limitati tratti dei settori , incaricati di difendere i pochi tratti cli fosso concrocarri, affrettatamente scavati. Questo inadeguato svilu ppo dei lavori, mentre da un lato si ripercuoteva negativamente su tutto il complesso della sistemazione difensiva, incideva, dall'altro, anche sullo schieramento delle truppe; tratti d i linea che in base a lavori di rafforzamento completi, avrebbero potuto essere solamente sorvegliati, assorbivano, invece, eruppe ed armi per una occupazione più consistente che desse almeno un minimo di tempo per lo sviluppo dei contrattacchi. Una lacuna delle più gravi, assolutamente incolmabile, si aveva nell'ambito dei collegamenti: l'Armata non solo non ba mezzi di collegamento idonei per la guerra cli movimento, ma neppure quantitativamente e qualitativamente sufficienti per quella posizione. A Mareth questa deficienza s'era fatta sentire meno, in quanto era stato possibile ripristinare con pochi lavori l'estesa rete permanente francese;


718

LE O J>l!RAZIONI IN AFRICA SEITENTRJQN,\LE

sugli Chotts scarsa era la rete preesistente e più scarsi erano i mezzi per i riattamenti che il bombardamento aereo e quello dell'artiglieria nemica av rebbero reso indispensabili; l'azion e di comando fino ai minori reparti (dalle fronti necessariamente molto estese) ne risultava intralciata da mille difficoltà; particolarmente arduo risultata l'impiego manovrato dell'artiglieria che a Mareth e ra stato perfetto . Se a tutte queste manchevolezze di carattere organico-tattico si aggiungono quelle particolarmente gravi di carattere logistico (deficienza sempre più marcata di dotazioni, di munizioni, cli autocarri che si consumano senza reintegri), se si aggiunge che la nostra aviazione sempre più raramente si mostra nei cieli dalla Tunisia, devesi ammettere che la 1" Armata s'andava avviando alla battaglia degli Chotts in una situazione materiale oltremodo pesante. Ma le truppe, cui tali deficienze non potevano sfuggire perché ogni deficienza è per esse un aumento di sofferenze, si apprestavano a battersi con fredda determinazione e con ostinata tenacia. 2. - Alle truppe nemiche entrate in combattimento, la battaglia Mareth-el Hamma è - per loro stessa confessione - costata molto più che a noi. Ma poiché il rapporto d i forze fra 1'8• Armata e la nostra non è neppure fattibile (al 5 aprile contro 450 carri inglesi noi possiamo contrapporne appena 16) il nemico non ha ragione di indugi per ulteriori potenziamenti. Esso dispone cli alcune divisioni (in particolare 1• e 7· corazzate) che hanno solo sfiorata la precedente battaglia: gli basterà il tempo appena necessario a ripre ndere le forze alla mano, a predisporre gli osservatori per l'impiego d 'artiglieria, ad eseguire i necessari sondagg i alle nostre linee, per poter concentrare lo sforzo nel settore che riterrà più delicato: quello fra la testata dell'Akarit e la strada Gabès-Gafsa. Analoga valutazione, per parte nostra ha fatto personalmente il Comandante dell'Armata, il quale, non pago d'aver dosato in relazione a tale delicatezza lo schieramento delle divisioni, ancora alla vigilia della battaglia , accosta a tale settore tutte le magre riserve disponibili: 361 ° reggimento germanico (su 2 battaglioni) al limite d i settore fra «Pistoia» e «Spezia», 200° reggimento germanico (su 2 battaglioni) al limite d i settore fra «Spezia" e «Trieste», mentre è già stato disposto lo spostamento della 15" divisione corazzata germanica (rimasta con 16 carri) verso la zona d e l Garaet Fatnassa a tergo ed in mezzo alle suddette riserve; nonché quello della 164• d ivisione germanica, da un settore cli minore importanza verso quello della «Spezia" che si ritiene fondamenta le . L'attacco nemico s'inizia circa le ore 23 del 5 corrente con una imponente preparazione d'artiglieria eseguita da oltre 500 bocche da fuoco molto mobili, per la maggior parte medi calibri da 114 e da 152, che il nemico, grazie alla loro mobil ità, ha accostato al fronte all'ultimo momento mantenendone, però, lo schieramento fuori della offesa delle nostre artiglierie notoriamente fornite di gittata minore e scarsamente munizionate .


ALLEGATI

719

Di colpo la R.A.F. estende l'azione di fuoco in profondità acquisendo e mantenendo l' assoluta padronanza del cielo per tutto il corso della battaglia. Appoggiate da questo apocalittico uragano di ferro e d i fuoco le fanterie britanniche muovono all'attacco dell'intero settore superando cli slancio con gli elementi avanzati il fosso controcarri fra la testata dell'Akarit ed il Gebel Roumana, infiltrandosi in direzione del Gebel el Meida e del Rass ez Zouai; genieri d'assalto nemici vengono sub ito autoportati fin presso i tratti di fosso controcarri che tentano rapidamente di colmare per dar passaggio alle brigate corazzate già avviate sulle direttrici prescelte. La reazione delle nostre truppe in posto è immediata mentre i Comandi più arretrati, rimasti assolutamente privi di collegamenti faticano (a mezzo ufficiali inviati nelle varie d irezioni) a formarsi un quadro esatto della situazione contingente. Tuttavia man mano che l'azione nemica procede e s'intensifica, risulta chiaro che il nemico, a prezzo di perdite costose (ne fanno fede le sue comunicazioni r.t.) è riuscito a guadagnar terreno e ad occupare la q. 275 del Rass ez Zouai, a porre piede sul Gebel el Meida e a costituire una sacca pericolosa sul fronte della divisione •Trieste• fra Gebel Roumana e testata dell'Akarit. Viene disposto per l'impiego delle riserve d 'Armata là dove il nemico ha fatto maggiori progressi: il 361 ° reggimento germanico, in unione ad aliquote della divisione •Pistoia•, riconquista di slancio la q . 275 e ridà consistenza a tutta la nostra sistemazione difensiva fino al Meida; il 200° reggimento germanico con la 15• divisione corazzata rigetta oltre il fosso controcarri le fanterie nemiche tra Roumana e testata dell'Akarit distruggendo in pari tempo tutti i carri nemici che gli Inglesi sono riusciti a far passare a prezzo di sangue. È evidente che il nemico in questo momento attraversa una crisi: lo si rileva da una comunicazione del comandante la 5l3 divisione di fanteria inglese, che, portatosi sulle prime linee, chiede •una revisione di piani prima che tutto volga alla malora». Ma il comando d'Armata non ha più forze da lanciare nella battaglia quantunque abbia già audacemente ordinato lo sgombero di tutto un settore non impegnato per ricuperare i resti della 164" divisione germanica, ridotta alle proporzioni di 3 battaglioni con 3 (leggasi 3) pezzi di artiglieria. Nel tardo pomeriggio il nemico rinnova i suoi attacchi concentrando lo sforzo nel settore della •Spezia• fra Gebel Roumana e Gebel el Meida; i nostri reparti lottano disperatamente contro le brigate motorizzate nemiche che ricevono l'appoggio dei primi nuclei di carri e quello di tutte le artiglierie, mentre i nostri pezzi stanno esaurendo paurosamente le ultime munizioni. A sera, dopo che son giunti all'Armata una quarantina di carri della 21" divisione corazzata, messi a disposizione dal Comando Gruppo Armate, la situazione sulla fronte è la seguente. Il XXI Corpo d'armata è in saldo possesso di tutte le sue posizioni. Il XX Corpo d 'armata mantiene intatte le posizioni delle divisioni 90· tedesca e •Gio-


720

LE Ol'ERAZIO!\I IN AFRICA SETI'ENTRIONALE

vani Fascisti• (alla quale sono stati però sottratti due battaglioni); ha ripristinato per intero le posizioni della divisione •Trieste•, dove la lotta è stata durissima ed è costata d 'ambo le parti perdite gravi; non ha potuto ripristinare il fronte dell a ..spezia• fra q. 61 a nord ovest del Gebel Roumana e la q. 152 a nord del Gebel e l Meida dove un tentativo di contrattacco, e ffettuato con i carri della 21> divisione sopra menzionata, per mancanza di fanteria che ne consolidassero il successo, non ha raggiunto Io scopo. La «Spezia» dopo ore ed ore di lotta è praticamente annientata: suoi nuclei tengono ancora qua e là con disperata tenacia. Il nemico in una g io rnata campale, che ha messo a dura prova le sue truppe migliori, ha registrato un limitato successo tattico che visto nelle sue proporzioni reali consta di una penetrazione di c irca 2 km. sopra un fronte di 3. Ma, per le precarie condizioni dell'Armata in ogni campo, per il gravare come una cappa di piombo della situazione strategica complessiva (i l nemico rinnova attacchi in ogni settore della Tunisia), per la mancanza di riserve di qualche consistenza, per l'esaurimento quasi completo delle munizioni , massime presso le artiglie rie tedesche, il Comando Gruppo Armate decide il ripiegamento dalle posizioni degli Chotts alla linea d el la Skirra-Sebka di e n Nou al-Gebel. Tale decisione, che risulta essere stata presa dal Comando Gruppo Armate fino dal mattino, viene comunicata al Comando di Armata soltanto alle ore 20 inge nerando gravi difficoltà per la comunicazione degli ordini re lativi a i reparti impegnati e per il tempestivo avviamento degli automezzi specialmente al settore occidentale più lontano dalle vie di comunicazione . Questo è il bilancio della battaglia nella quale le nostre truppe hanno profuso tesori di energie e di valore lanciandosi nella lotta senza te ntennamenti e senza riserve me ntali così come era stato ordinato; ne fanno fede le comunicazioni radio nemiche intercettate, dalle quali si apprende che nucle i di forze italiane e tedesche tagliate fuori , rimaste prive dell 'ordine di ripiegamento, si battevano con accanimento ancora alla sera del 7 corrente su quelle posizioni cb'erano state affidare alla loro difesa . 3. - Gli ulteriori sviluppi delle operazion i, ed in particolare il ripiegamento che l'Armata sta compiendo, sono forza tamente legati a quelli di altre truppe ed alla situ a:done complessiva in Tunisia : è g iusto che meccanismi e modalità d 'azione siano di competenza e quindi regolati dal Comando Gruppo Armate. Ciò non toglie che il Comando d i Armata non abbia individuato ed esposto in termini inequivocabili , prima e durante l'azione, determinati gravi pericoli cui ritiene si vada incontro con una tec nica di ripiegamento quale è stata ed è quella finora adottata. Di front e ad una Armata ultra motorizzata, potentemen te corazza ta, estre mamente mobile, come è quella inglese , accettare combattimenti a fo ndo su linee successive che distano in media l'una


Al.LEGATI

721

dall'altra dai 40 ai 60 km . sembra a nostro giudizio un esporre le nostre tru ppe a successivi sfaldame n ti fino all'esau rimento to tale . Ed invero vi è fra il p ensiero de l Coma ndo Gruppo Armate ed il nostro, una d iversità di vedute che è stata più volte nettamente rap presentata, pur rimanendo per nostra p arte profondamente e d isciplinatamente lig i alla lette ra ed allo spirito degli o rd ini impartiti da detto Comando. Tale d iversità d i vedute non è solo contingente, ma investe tutta la condotta d ella g ue rra almeno nei confronti deJ\'8• Armata nemica. Questa, per le ragioni sopra de tte per i rapporti qualitativi (tecnici) e quantitativi nei confronti delle nostre truppe, non è affrontabile, con probabilità di vittoria, se non su linee potentemente organizzate che ne fiacchino le p iù spiccate possibilità di manovra per contrattaccarla con le nostre forze più mobili nel momento di crisi. In ordine a questi criteri si era proposto di accettare battaglia a fondo ad e l Hamma quando 1'8• Armata, b attuta sulla line a d i Mareth, scava attraversando un pe riodo di autentica crisi logistica, diluita com'era nel d eserto ad ovest d el Gebel Ksour: in tale ci rcostanza, anche ne l caso di un parziale successo, avremmo guadagnato temp o per ulteriori rinfo rzi dalla Madre Patria. I nvece fu deciso il ripiegame nto alla linea degli Chotts, per accettarvi battaglia, quando era possibile, senza eccessivi dispendi, utilizzando il tempo che il nemico ci ha pur concesso fra le due battaglie, rip iegare d irettamente alla linea d i Enfid aville sulla q uale fa r massa unitamente alle trup pe sottratte agli altri settori centro meridionali tunisini . La linea degl i Chotts, non organizzata, era evidentemente più debole di qu ella di Maretb ; tale dato d i fatto, in una con la n ostra minorata efficie nza, dava a tale linea carattere d i compromesso fra desid eri e possibil ità di resistenza. Ma poiché su di essa, il nemico, alla sera del 6 co rrente , no n aveva consegui ro che un s uccesso tattico, il criterio d'un balzo ad Enfidaville, p rotetto da robuste retroguardie motocorazzate col compito d i compiere una manovra elastica, e q uindi senza l' imp egno di combattimenti a fondo, poteva essere vantaggiosame nte adottato. Invece il ripiegamento che è stato attuato fino ra da linea a linea ravvicinata, senza possibilità p ratiche d i sganciamento, perché il nemico, o ltre che più fo rte ed anche più mobile d i noi, ha già cons umato p arecchi reparti nostri in combattimenti parziali senza apprezzabile contropartita: infatti una sim ile condotta p oteva essere accettata solo se si fosse trattato d i guadagnare tempo a van taggio di altre truppe , all'infuori dell'Armata, cui fo sse commesso il compito cli p resid iare la linea di Enfidaville ed ivi sistemarsi a difes a . Ma poiché tale fortunata circostanza non si poteva ravvisare nel nostro caso, e pur te nend o co nto d ella necessità d i rego la re il movimento della l3 Armata con i su ccessivi atti della manovra cli ripiegamento dei singoli elementi del lungo fronte occidenta le, riesce u gualmente d ifficile comprendere una simile tecnica di ripiegamento .


722

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIO NALE

Si può anzi aggiungere che la stessa situazione della 5" Armata al centro ed al nord avrebbe dovuto rafforzare il concetto di un ripie gamento più deciso e p iù rapido d i almeno tutte le truppe meno mobili, con le quali assicurare la prima imbastitura della linea estrema dove l'Armata avrebbe potuto affrontare il nemico in condizioni migliori, nemico che essa affronterà, comunque ridotta, con quella decisione e con qu ella fede che ha già dimostrata, consacrandola alla storia, nelle giornate cli Mareth, di el Hamma e degli Chotts. Z.O., lì 10 aprile 1943-XXI. Il Generale d'Armata Comandante G.

MESSE


723

Al.1.1'.GATI

Allegato n. 35 COMANDO DELLA l ' ARMATA

Stato Maggiore !I.

RIPIEGAM ENTO DALLA t!NEA DEGLI C I-IOTTS E LO SCHIERAMJ;:NTO SU LLA LINEA D I ENPTI)AVILLE

(7- 16

APRILE

1943-XXI).

1. - Il mattino del 6 aprile lo schierame nto delle g randi unità de ll 'Armata e ra in sostanza quello attuato dopo il ripiegamento dalla linea di Mareth-e l Hamma e c ioè : - XX Corpo d 'armata con le divisioni •Giovani Fascisti•, aliquota della 90' tedesca, •Trieste• e •Spezia• fra la costa e la zona poco a no rdest della rotabile di Gafsa; - XXI Co rpo d'armata con le divisioni ..Pis toia•, 164" tedesca e d il Raggruppamento Sahariano fra la rotabile di Gafsa inclusa ed il Gebel Akikina. Lo schieramento de lle poche riserve di Corpo d 'annata e di Armata era s tato d a me particolarmente studia to ed attuato in relazione a lla convinzione che il settore fra la testata de ll 'Akarit e la strada di Gafsa sarebbe stato quello (come avvenne) in cui il nemico avrebbe effe ttuato il massimo sforzo. In base a tale criLe 1io avevo fa uo schierare: - il 200° reggimento d e lla 90• d ivisione al limite di settore fra ,,Trieste• e ..spezia•; - il 361 ° reggimento, pure d e lla 90' divisione al limite di settore tra •Spezia• e •Pis toia•; - la 15" d ivisione corazzata, rimasta con 16 carri , aveva già ricevuto ordine, alla vigilia della battaglia, di portarsi in zona Garae t Fatnassa a tergo ed in mezzo alle suddette riserve; - anche le artiglierie di Armata e rano state schierate in base al crite ri o cli avere la massima possibili tà d 'interve nto ne l settore fra la testata dell'Akarit e la s trada di Gafsa. Ho riassunto in una mia precedente relazione lo svolgimento della battaglia d egli Chotts, caratteri zzata, in sostanza , dai seguenti fatti: - violenta azio ne de ll 'artiglieria e dell 'aviazione nemiche che entrano in azio ne fino dalle ore 23 cie l giorno 5; - forti attacchi di fanterie nemiche nel settore previsto, con cedimenti parziali da parte delle divisioni •Trieste• e •P is toia•; - ristabilimento d ella situazione mediante con trattacchi de lle riserve di Corpo d ' armata e di Armata nei settori anzidetti; - concentramento d ello sforzo nemico nel settore della •Spezia• già attaccata fino d al mattino, con penetrazione nella destra del settore d ivisionale e conquista d e lle q uote 61 (a nord-ovest d el Gebe l Ro umana) e 152 (a no rd del Gebel .Meida). Alle ultime luci de l 6 aprile la situazione della l ' Armata, da oc-


724

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

cidente ad oriente, poteva essere così riassunta: Raggruppamento Sahariano non impegnato, con un btg . in spostamento verso il settore della ..Pistoia•; 164" divisione tedesca (tre btg. + una batteria) aveva iniziato il movimento verso il settore della •Spezia•; divisione ..Pistoia» impegnata su tutto il proprio settore, ma in saldo possesso delle sue posizioni sia pure a prezzo di sensibili perdite; divisione •Spezia• ha subìto gravissime perdite: suoi nuclei attorno ad alcune sue batterie si difendevano accanitamente contro forze preponderanti che premevano da ogni lato; divisione ..Trieste" fortemente logorata nei combattimenti della giornata durante i quali, però, con il concorso della 15· corazza ta, era riuscita a ricacciare oltre il fosso controcarri le truppe nemiche; 90a divisione rimasta con due btg. in linea non premuti, aveva impegnato i reggimenti 361° e 200° (complessivamente 4 btg.) nei contrattacchi della giornata rispettivamente sul fronte della ..Pistoia» e su quello della «Spezia• (Gebel Roumana); divisione •Giovani Fascisti• in linea non premuta: due suoi btg., però, erano stati sottratti per spostarli nel settore della ,,Trieste•; 15' divisi one corazzata: ultimato il contrattacco nel settore della ..Trieste• aveva raccolto anche i 40 carri della 21' dopo che questi, messi a disposizione dell'Armata, avevano tentato un contrattacco infruttuoso nel settore della «Spezia». L'Armata s'era battuta duramente, tenacemente! Capi e gregari avevano fatto appello ad ogni più riposta energia per stroncare sulla linea degli Chorrs ogni progresso nemico; di fronte, però alla preponderanza delle forze di questo, non avevano potuto impedirgli di realizzare un successo tattico, che, visto nel quadro di una battaglia cli Armate contrapposte, era ovviamente limitato. Successo tattico che, invece, avrà per noi gravi ripercussioni per la mancanza di riserve atte a ristabilire sul momento la situazione . Ciò nonostante, fedele al compito ricevuto, l'Armata era protesa spiritualmente e materialmente nella alimentazione della battaglia ad oltranza, quando pervenne l'ordine di ripiegamento. Ed invero questo appariva giustificato, oltre che dalla situazione particolare dell'Armata, anche dalla situazione complessiva delle nostre forze in Tunisia : tuttavia il Comandante del Gruppo Armate verso le ore 17, ultimato il colloquio cbe aveva avuto con me presso il mio comando, era ripa rtito senza farmi cenno alla probabilità cl i un immediato ripiegamento e tanto meno del modo con cu i tale ripiegamento sarebbe stato condotto. 2. - Detto ordine pervenne poco dopo le ore 20, mentre almeno un preavviso, ritengo, avrebbe potuto essermi comunicato con alcune ore di anticipo; particolare che potrebbe sembrare cli lieve momento ma che invece avrebbe agevolato il complesso delle operazioni in misura che non è difficile immaginare se si riflette alle particolari condizioni dell'Armata. Era noto che questa si dibatteva in una crisi di automezzi di troppo insufficienti ai bisogni; orientata com'era alla idea di una battaglia ad oltranza, sulla linea degli Chotts, sulla quale si ri-


AL LEGATI

725

teneva di dover giocare una buona volta l'ultima carta in uno sforzo supremo, aveva impiegato tutti gli automezzi per il trasporto a piè d'opera di quanto era necessario per alimentare la lotta ed in modo speciale delle munizioni per le artiglierie che stavano esaurendo le loro dotazioni. Nello stato in cui si trovavano i nostri collegamenti dopo ore ed ore di battaglia e di bombardamento aereo fu impresa irta di difficoltà far giungere i conseguenti ordini alle unità quasi tutte impegnate in una lotta durissima, raccogliere quanti più automezzi fu possibile aver sottomano e smistarli nell'oscurità della notte per piste appena tracciate e sotto la costante offesa aerea che in tutto questo ciclo ba avuto violenza apprezzabile solo per visione diretta. Certo, se il Comando cli Armata fosse stato orientato in precedenza, sopra una decisione di tanta importanza che capovolgeva addirittura il nostro atteggiamento, ben altre e più adeguate misure sarebbero state prese per rompere il contatto e per l'autotrasporto dei nostri reparti che invece risulteranno stivati come merci sopra i pochi automezzi di tanto inferiori ai bisogni. Se l'ora tarda in cui l'ordine pervenne era fonte di giustificate apprensioni, altre e più gravi ne recava il contenuto dell'ordine stesso: era evidente che il Comando Gruppo Armate mirava ad impegnare l'Armata in combattimenti su linee successive ravvicinate in terreno libero offrendo alla massa corazzata nemica, che aveva finora trovato limitate possibilità d 'impiego, condizioni vantaggiose per lo sviluppo di redditizie manovre in profondità. Un simile procedimento, era evidente, avrebbe portato al successivo e graduale sgretolamento ed annientamento delle nostre unità, specie di quelle meno mobili , con il risultato di giungere senza, o quasi senza truppe sulle posizioni finali da difendere. A mio giudizio il ripiegamento doveva mirare essenzialmente a sottrarre le unità dell'Armata il più rapidamente possibile al raggio d'azione della massa corazzata nemica attuando procedimenti cli manovra e lastica senza l'impegno cli combattimenti a fondo , procedimenti che era facile ricavare dall'esame stesso della situazione delle forze contrapposte. Dalla linea degli Chotts a quella cli Enfidaville corrono, in linea d'aria, circa 250 km. di terreno assolutamente piatto , dove invano si cercherebbe un serio ostacolo naturale, utilizzabile ai fini anche di un semplice tempo di arresto alle colonne nemiche, anzi, la vasta pianura affatto compartimentata neppure dalla vegetazione e dalle colture, costituiva un ambiente ideale per l'impiego della massa corazzata nemica, forte di circa 400 carri, non appena fosse riuscita a sboccare dalle nostre posizioni sugli Chotts; massa corazzata che poteva trovare limiti al proprio raggio d'azione solo in contingenti difficoltà logistiche in funzione dell'aumentare della distanza dai depositi campali, affrettatamente portati avanti, ma che appunto perciò anelava alla battaglia quanto prima possibile. Il raggio d 'azione immediato di


726

LE OPERAZIONI IN Al'RICA SETTENTRIONALE

tale massa poteva essere agevolmente apprezzato in base ad esperienze recenti e passate: è noto, infatti, che i carri nemici hanno un'autonomia cli movimento teorica in terreno vario, che oscilla fra gli 80 km . per i tipi meno recenti come il carro Matilde da 20 tonnellate, ed i 160 km. per i tipi moderni come il carro Generai Sherman da 31 tonnellate; è altrettanto noto per passate costanti esperienze, che nessuna unità corazzata britannica, usa portarsi nel raggio d'azione dei carri nemici se non d ispone, sul momenco, di almeno metà della normale autonomia, per non essere colta in crisi di rifornimento nel momento più acuto della lotta: dati che sembrano d 'importanza secondaria, ma che hanno sempre regolato l'impiego delle unità corazzate britanniche e dai quali può trarre norma chi debba combatterle . Da ciò, e da a ltri fattori che non vale qui la pena di elencare, era lecito dedurre che per sottrarre le nostre truppe non motorizzate al contratto dei carri nemici, occorreva arretrarle d'un balzo, autotrasportandole ad una distanza non inferiore ai 100 km. dalla linea degli Chotts e proteggerle durante la marcia con retroguardie motocorazzate che rallentassero ed impacciassero per quanto possibile i movimenti nemici. In tale modo nel giro di due o tre giorni tali truppe potevano essere schierate su posizioni vantaggiose al nord cli Enfidaville dove fra l'altro era di somma importanza dare un primo assetto a lla sistemazione difensiva. Non sembra sostenibile l'obiezione che un rapido ripiegamento della l" Armata avrebbe scoperto il fianco ed il tergo delle truppe impegnate sul lungo fronte ovest tunisino: è chiaro che anche il ripiegamento di queste truppe aveva necessità d 'essere effettuato altrettanto celermente quanto il nostro e proprio per gli stessi motivi, come i fatti dimostreranno in seguito ; esso inol tre poteva avvenire per itinerari indipendenti rispetto a quelli della 1" Armata: si trattava dunque cli armonizzare i due movimenti retrogradi, imprimendo velocità maggiore alla massa più lontana dagli obiettivi finali. Invece il procedimento ordinato dal Comando Gruppo Armate di opporsi con combattimenti successivi all'avanzata delle unità motocorazzate nemiche non teneva conto delle possibilità operative delle nostre truppe già provate, ammassate su i pochi autocàrri che si erano potuti racimolare, molti dei quali erano quelli stessi dei servizi d'intendenza, pilotati da conduttori civili! 3. - Malgrado le condizioni difficilissime prima rilevate, la rottura del contatto poté effettuarsi meno disastrosamente di quanto si potesse temere perché la lotta aveva prostrato anche le truppe nemiche d i prima schiera, mentre la massa corazzata rimasta ancora al di là delle nostre linee, si muoveva in mezzo a mille difficoltà, per i pochi varchi ancora tenuti sotto il tiro delle nostre batterie di retroguardia, mentre la 15" d ivisione corazzata manteneva il contatto con gli elementi più mobili nemici sboccati oltre le nostre posizioni. Nella notte e nel mattino del 7, le posizioni assegnate tra la Skir-


ALLEGATI

727

ra ed il margine nord-est della Sebka cli en Noual venivano raggiunte e su di esse si andavano schierando (da ovest ad est) il Raggruppamento Sahariano, la divisione «Pistoia» e le divisioni germaniche 164", 15" corazzata e 90•. I resti delle divisioni •Spezia,. e «Trieste• , che per la scarsa consistenza di uomini, armi e mezzi non potevano rappresentare, sul momento, un qualsiasi elemento di forza, venivano a vviati direttamente ad Enfidaville per iniziarvi la loro ricostituzione. La divisione •Giovani Fascisti,, veniva trasportata direttamente a sud di el Djem per l'opportunità di imbastire lo schieramento di una linea di balzo intermedia e per la necessità che si aveva di rendere liberi per qualche tempo il maggior numero di automezzi onde meglio autotrasportare le rimanenti forze italiane (che in parte avevano compiuto a piedi la prima cappa) e riparare ai vuoti che la R.A.F. ci infliggeva. E fu misura provvidenziale che, disapprovata allora dal Comando Gruppo Armate, nessuno oggi, nelle condizioni in cui è ridotta l'Armata, potrebbe discutere! I carri nemici, sboccati al mattino del 7 dal settore della divisione •Spezia» puntavano diritco innanzi tentando d'infiltrarsi, nel pomeriggio, lungo il margine orientale della Sebka en Noual. Mentre la 15' divisione corazzata germanica si lanciava, con i pochi carri rimastole, a contrattaccare sul fianco, il nemico investiva in pieno il Raggruppamento Sahariano; nel contempo la R.A. F. bombardava violentemente tutto il nostro schieramento. Il raggruppamento che stava schierandosi, accerchiato dai carri e spinto contro la Sebka, veniva distrutto, catturato o disperso. L'infiltrazione nemica, malgrado il contrattacco, continuava in direzione del margine orientale della Sebka con l'evidente intenzione di aggirare il fianco destro dell 'Armata e interporsi fra questo e il D.A.K., schierato tra il margine occidentale della Sebka stessa e le pendici meridional.i d el Gebel Bou Hedma. Un arretramento, di circa 15 km., viene ordinato, o meglio imposto, dalla pressione nemica che ora interessa particolarmente la nostra divisione •Pistoia,., situata all'ala destra; nella notte dell'8, mentre l'Armata esegue l'arretramento, la «Pistoia" riceve in pieno l'urto della massa corazzata nemica: i tre battaglioni, riusciti a ripiegare, della bella e sol ida divisione, che tanto eroicamente s'erano battuti sulle posizioni degli Chotts, vengono soverchiati e costretti a retrocedere; le artiglierie che avevano preceduto verso le nuove posizioni potevano essere salvate quasi per intero. Al mattino dell'8 aprile le forze rimaste in linea hanno assunto lo schieramento ordinato fra Rhedir e r Rebaia e Sebket Oudrane . All'infuori di alcuni reparti di artiglieria , praticamente di forze italiane su questa linea non ve ne sono più. Il comando delle forze rimaste (15• divisione corazzata , 164", 90" con elementi minori) viene assunto dal XXI Corpo cl' Armata, mentre il Comando del XX arretra ad Enfidaville per assumervi il comando d ella nuova linea, già scelta e fissata in ogni particolare dal Comando Gruppo Armate.


728

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETT{lNTRIONM..F.

Nel pomeriggio del giorno 8 le forze dell'Armata sono minacciate nuovame nte di avvolgimento per la destra; viene ordinato un nuovo arretramento di circa 35-40 km., sulla linea Mirabaud-Molinos-S. Antoine-Nakta che viene raggiunta nella notte sul 9. Al mattino di detto giorno è finalmente il nemico ad imporci un arretramento più deciso : la 6" divisione corazzata inglese, sfondate le posizioni dell'Asse a Fondouk, punta in direzione di Ka irouan-Sousse: si profila una gravissima minaccia sulle vie di comun icazione del D.A.K. e della l' Armata. In conseguenza di questo elemento nuovo e tanto grave nella situazione complessiva, mentre la 5' Armata tenta di arginare frontalmente l'irruzione, il nostro ripiegamento si fa più celere e più deciso per portarsi a nord della linea di frattura oltre Susa. In effetti il movimento viene continuato ini nterrottamente nei giorni 9 e 10, ma, essendo stata contenuta la massa nemica sboccata da Fonclouk, la P Armata si arresta alla linea e l Hammada (sud-est Susa) margine nord Sebka Sidi e! Hani, con fianco d ifensivo tra questa e la Sebka Kelbia, onde dar tempo cli procedere ulteriormente a llo sgombero degli importanti depositi di Sousse. Nella notte sull'll, assolto ormai questo compito, il ripiegamento procede sulle posizioni più economiche e più fo rti fra Sebka Kelbia e la costa, continuando a coprire la linea di Enfidaville in fase di primo assestamento. L'8' Armata britannica al mattino ciel giorno 9, cioè al momento in cui il nostro ripiegamento inizia a volgersi senza soste intermedie, ha già percorso un centinaio cli Km. in terreno vario: la sua pressione rallenta ; è facile intravedere attraverso il suo traffico radio i primi sintomi di quella crisi logistica, che se non riguarda il complesso del!' Armata, interessa indubbiamente le unità corazzate di prima schiera: gradualmente queste perdono il contatto con noi in quanto solo esigue punte avanzate si mantengono in visra delle nostre retroguardie. Così l'Armata è giunta alla mèta in condizioni dolorosamente precarie e fortemente diminuita negli effettivi e nei mezzi: dolorosamente in quanto un semplice preavviso ed una più accorta condotta del ripiegamento ci avrebbe offerto la possibilità di trasportare indietro molte più forze e si sarebbero potute salvare tutte o quasi tutte quelle che sono andate perdute sulla prima e seconda linea di sbalzo . Nei giorni 12 e 13 man mano che il nemico serra sotto con forze più consistenti, le nostre unità ripiegano, schierandosi sulla cosiddetta linea di Enfidaville organizzandosi a difesa sulla posizione di resistenza, secondo l'andamento imposto dal Comando Gruppo Armate. 4. - Andamen to, che secondo le disposizioni o riginarie, già note a codesto Comando Supremo, comprendeva larghi tratti di terreno piano ed in minor misura includeva modesti rilievi a dolce pendio: sugli uni e sugli altri l'azione dei carri nemici - anche per lo stato primordiale dei lavori e delle difese accessorie - poteva svolgersi in condizioni di estrema facilità, mentre a tergo, ad una distanza media


Al.l.EGATI

729

di 12-13 km. restavano inutilizzate alture naturalmente più forti e che limitavano l'azione dei carri ai pochi e ristretti settori. Sembrava fuori discussione che nelle attuali condizioni dell'Armata, povera d i uo mini, cli artiglierie, cli pezzi controcarri, cli carri, di munizioni e quasi priva cli mine, avremmo dovuto «allearci» il terreno; con ciò avremmo obbligato il nemico ad una battaglia preliminare di fanterie che non costituiscono per lui, massime dopo le giornate di Mareth, d i e! Hamma e degli Chotts, il massimo elemento cli forza . Tali ragioni che sono condivise da tutti i comandanti deJle grand i unità italiane e tedesche interessate e compreso il Capo di S.M. tedesco presso la l" Armata, rappresentai immediatamente al Comando Gruppo Armate, appena mi fu reso noto l'andamento della linea di Enfidaville, proponendo che la posizione di resistenza venisse spostata sulla linea Djebel el Dib-Sidi Zid-Bou Debbous-Djebel Kef en Naam-Djebel Feddane el Aclame-Kef Nsoura-Djebel .Mdeker-Djebel Rouine-Djebel Kalb-et Touil-Djebel Abid-Djebel el Mania-Hamadet Damous, più economica e più forte di quella scelta dal predetto Comando; ma questo si mantenne intransigente confermando l'ordine primitivo per le seguenti ragioni: - evitare d 'accentuare il saliente del XXX Corpo d'Armata, che includendo le prese d'acqua per l'alimentazidne idrica di Tunisi, non può essere arretrato; - migliore impiego dell'artiglieria da posizioni dominanti sulla sottostante pianura; - non perdere il vantaggio d i una maggiore profondità; - utilizzare i lavori già fatti. Tali ragioni, ad eccezione della prima che ha qualche valore concreto, mi apparvero d'ordine assài teorico e non tali eia compensare il rischio che si sarebbe corso rimanendo in p ianura . Infatti in contrapposto a tale rischio non tranquill izzano né un migliore impiego della nostra artiglieria, che non potrà svolgere azione di massa perché povera di pezzi e di munizioni, né il vantaggio di una p rofondità che rimarrebbe allo stato ideale per mancanza di fo rze, né quello assolutamente insufficiente di alcuni elementi di fosso controcarri che avevano raggiunto sviluppo inadeguato. Rinnovai perciò proposta cli rettifica che provocò un sopralu ogo del Comandante Gruppo Annate che, convinto da quanto poté constatare «de visu», ordi nò l'arretramento della posizione d i resistenza limitatamente all'estremo settore destro dell'Armata . Successivamente veniva ordinato dallo stesso Comandante un arretramento delle posizioni anche nel settore di Enfidaville. In conseguenza di questi successivi ritocchi l'attuale posizione di resistenza rappresenta una soluzione intermedia non priva di difetti, quali il grande sviluppo e la limitata consistenza dei lavori sorti in un piano che ha trovaro ostacolo proprio in queste continue variazioni. Le quali non hanno mancato d'influire negativa mente anche sulle truppe per tutte quelle ripercussioni che sono facili da immaginare .


730

Lll OPERAZIONI IN AFRICA S ETI.ENTRIONALl-ò

5. - Ora l'Armata, tenuto conto delle forze giunte dalla Madrepatria (poco più di un btg. bersaglieri), di quelle che si sono affrettatamente organizzate e riorganizzate, mettendo insieme disparati elementi ovunque sottratti, conta all'incirca 35 battaglioni (compresi i tedeschi), una cinquantina di batterie ed una trentina di carri; cifre che neppure in via approssimativa possono prendersi come indice di efficienza complessiva. Infatti ad eccezione della divisione •Giovani Fascisti•, che è in discrete condizioni, si tratta di reparti fortemente depauperati di uomini, di armi e di mezzi. Va inoltre rilevato che il Comando Gruppo Annate nell'apprezzamento complessivo della situazione ha già sottratto ali' Armata reparti. di artiglieria (finora quattro gruppi) ed altri ne richiede. Tutta la truppa accusa un forte grado di stanchezza. Il mio Comando ed i Comandi di grande unità lavorano con energia a ridar forza, vita, fede a questi nostri reparti che sono costretti a riordinarsi sulle posizioni stesse loro affidate : ciò perché il nemico incalza e tutto fa ritenere che non voglia perdere l'occasione di rinnovare i suoi attacchi prima che la nostra difesa abbia assunto una certa consistenza. Nonostante tutto io sono certo che anche nella nuova e dura prova che si sta per affrontare la 1a Armata si batterà tenacemente ed osserverà pienamente la consegna di resistere fino all'estremo. Z.0 ., 16 aprile 1943-XXI Il Generale d'Armata Com.andante GIOVANNI MESSE


731

ALLEGATI

Allegato n. 36

COLLOQUIO MUSSOLINI-KESSELRING del 12 aprile 1943 Mar. Kesselring: Sono stato ieri in Tunisia. Ho esaminato la situazione ed i problemi della riorganizzazione. Ho dato disposizioni per l'aviazione d'accordo con l'Eccellenza Fougier. Von Arnim ha intenzione di lasciare un'armata sulla destra, una sulla sinistra, con in mezzo il Corpo Tedesco Africa; ogni Armata avrebbe a disposizione una Divisione Flak ed un Comando d 'Aviazione. Ho'dato ordine circa il problema dei "mangiatori": o tutti combattenti o rimpatriare tutti. La situazione dalla mia ultima visita a Voi è molto cambiata . Purtroppo le mie previsioni non si sono avverate . I combattimenti sono stati duri, anche quelli della ritirata, e le nostre perdite sono state notevoli . Ora le nostre forze sono alquanto deboli e sono deboli su tutti e due i fronti ed a ciò si aggiunge notevole scarsezza di munizioni. Ho accennato all'Eccellenza Ambrosia cbe è questione di ore pe r il nostro massimo sforzo di trasportare molti reparti per rafforza.re i fronti e creare necessarissime forze di riserva mobili. Il maltempo negli ultimi giorni non ha permesso tutti i trasporti previsti, e nei trasporti aerei ho avuto notevolissime perdite (40 aerei). Mi dovrebbero arrivare nuovi gruppi da trasporto dalla Germania, ma purtroppo il problema è ciel momento : bisogna ferma re e rimarginare le eventuali rotture . Anche le munizioni per le poche artiglierie rimaste dovrebbero essere trasportate immediatamente. Non credo che abbiamo molto tempo a nostra disposizione. Siamo in periodo verso la luna piena, giungono rinforzi da Gibilterra che ci fanno prevedere nuovi attacchi ed anche qualche probabile azione di sbarco. Tutti dovranno combattere e noi con la massima urgenza dobbiamo trasportare l'occorrente . In questo momento nessun mezzo deve essere tralasciato . Duce: Le nostre forze si trovano già sulla linea di Enfidaville? Mar. Kesselring: Il ripiegamento è in atto . La linea è forte nelle zone monrnose, in pianura più debole. Ce rchiamo di colmare tale deficienza con le mine, mezzo più adatto contro i carri. Sull'ala Nord noi abbiamo dovuto ripiegare non in conseguenza d i attacchi con carri, ma perché su una linea di circa 20 km. noi avevamo 4 hattaglioni ed in conseguenza alcuni vuoti. Il nemico si è infiltrato , i nostri sono stati circondati e hanno dovuto aprirsi la strada combattendo e ritornando sulle posizioni retrostanti. Noi dobbiamo creare una linea di uomini. Duce: Noi dobbiamo trasportare: 1° - uomini; 2° - pezzi d'artiglieria (Pak-Flak); 3° - munizioni; 4° - meno carburante d'una volta in conseguenza di minori necessità di movimento.


732

J.F. OPERAZIONI I N AFRICA SETTENTRIONALE

Mar. Kesselring: Esattamente, molto meno carburante . Duce: Ho parlato a lungo con il FOhrer. BISOGNA resistere fino a quanto è possibile. Il FOhrer ha fatto un esempio: "Stalingrado". 22 quartieri della città erano nelle nostre mani, solamente 2 erano rimasti per l'occupazione definitiva. I russi non hanno mollato, abbiamo avuto un rovescio della situazione. BISOGNA resistere non solo fino a mezzogiorno, ma anche fino ad un quarto dopo mezzogiorno. Se resistiamo possono crearsi situazioni strategiche nuove. Se cediamo gli americani e inglesi liberebbero tre armate più le divisioni francesi. BISOGNA resistere. Questo deve essere l'unico pensiero della gente sul posto; nessuna speranza, solo quella di resistenza fino alla fine. In questo senso ho dato già gli ordini all' Eccellenza Messe. Mar. Kesselring: Ed a questa gente noi dobbiamo mandare aiuti, dobbiamo fare tutto il possibile. Duce: Noi faremo il possibile . Negli ultimi tempi solo il 50% delle navi è giunto. Mar. Kesselring: Certo, se abbiamo le forze aeree e navali angloamericane lì sullo Stretto non possiamo contare cli far giungere navi grosse. Bisogna trasportare uomini e munizioni, e possibilmente con i mezzi piccoli. Duce: lo vedo grave anche il problema della popolazione civile. C'è una grande diUerenza fra Tunisi e Bise1ta. Abbiamo gli arabi che presentano un pericolo minore, abbiamo i francesi che sono tutti pericolosi. Bisogna trasportare via tutti quelli che sono un peso, bisogna allontanarli. Devono rimanere solo i combattenti, anche in considerazione ciel problema del vettovagliamento. Mar. Kesselring: Ci sono viveri per due mesi. Bisogna creare un sistema difensivo di una linea dopo l'altra. E tutti debbono concorrere. Duce: L'Eccellenza Ambrosio ha già dato ordini in merito. La popolazione è in pericolo, è un ostacolo, è un peso per ciò che riguarda viveri etc. Bisogna tenere duro. Il nemico è metodico, lui non è costretto dal lungo tempo né da attacchi aerei. Il tempo per lui non ha assolutamente valore. lo sono convinto che gli americani non fa ranno nulla prima di aver concluso la questione tunisina. Solo allora essi attaccheranno eventualmente la Sardegna, la Sicilia , Creta ecc. Se noi riusciamo a spostare l'inizio di tali attacchi vedremo che essi a poca distanza dall'inizio dell'inverno non faranno nulla. Nell'estate sì, però. Nella mia visita al FOhrer ho visto la concordanza cli tutti, dico tutti, Keitel, ecc. circa l'importanza di Tunisi. Tutte le possibilità possono avverarsi se noi resistiamo, e quindi noi terremo . Mar. Kesselring: Perciò occorrono: uomini, munizioni. E precisamente subito. Duce: Noi nella guerra d 'Africa abbiamo sacrificato tutta la nostra marina, la marina mercantile ha avuto i tre quarti di perdita . Ma ciò


ALLEGATI

733

non importa se noi riusciamo a trasportare uomi ni e munizioni. Sono d isposto a dare tutto l'aiuto possibile. Mar. Kesselring: Io vedo il pericolo a Medjez e l Bab. Occorrono uomini. Oggi noi abbiamo una nuova linea. Dobbiamo occupare una linea dopo l'altra . Io ho serie preoccupazioni per i prossimi 5 o 6 giorni. Ho preoccupazioni per i trasporti. Ho avuto no tevoli pe rdite. Se potessi trasportare almeno subito un reggimento, il 962° reggimento che ho pronto. Duce: (rivolgendosi all'Ecce llenza Ambrosio). Se noi siamo decisi, cosa costa un cacciatorpediniere di fronte alla Tu nisia? Ecc. il Capo: Ma per d opo, per gli avvenimenti che verranno cosa ci ri mane? Duce: Però li perdiamo lo stesso nei porti. E qui bisogna aiutar subito. Mar. Kesselring: Nelle mie visite in Tunisia io vedo ogni volta di piÚ che no i abbiamo bisogno di nu ove forze, di riserve per la resiste nza. Duce: Esamineremo, faremo subito tutto il possibile.


734

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 3 7

COLLOQUIO MESSE-KESSELRING del 16 aprile 1943 L'Eccellenza il Comandante espone al Maresciallo Kesselring lo schieramento che le Divisioni stanno assumendo sulla posizione prescelta ed accenna alle divergenze di vedute con il Comando Gruppo Armate circa la scelta della linea. Ecc. il Comandante: Non si è creduto, o potuto, o voluto scegliere fin da principio la linea che era stata proposta dal Comando di Armata già dai primissimi giorni. Quando si hanno poche e stanche truppe occorre cercare nel terreno il completamento delle forze. E poiché sappiamo di avere cli fronte 1'8• Armata inglese, ricca di mezzi corazzati e motorizzati, era logico pensare cli dover opporre a questi mezzi gli ostacoli del te rreno, allo scopo di limitare i settori di attacco delle truppe motocorazzate. Esprimendo un apprezzamento personale, dal solo punto di vista tecnico professionale e senza voler elevare critiche a nessuno, ritengo di poter affermare che l'avere scelto la linea passante per Enfidavillc è stato un errore, ln quanto detta li11ea presenta va molti punrì deboli, tanto più che erano mancati assolutamente tempo e mezzi per organizzarla a difesa. Allorché le truppe vi sono giunte non vi erano che pochi metri di fosso anticarro, senza reticolato e senza mine. Attraverso detta linea vi erano moltissime possibilità di irruzione di carri. Vi era la zona di Saouaf che costituisce un'ampia zona di faci litazione per i mezzi motocorazzati. Per questi motivi avevo subito proposto cli scegliere una linea montana, ma il Comando Gruppo di Armate non ha ritenuto di accettare tale proposta che era per di più confortata dal parere unanime di tutti i Comandanti di G. U. italiane e tedesche e dello stesso Capo di S.M. tedesco dell'Armata . Solo dopo molte insistenze il Comandante il Gruppo Armate ha deciso di rettificare la linea abolendo, in un primo tempo, dopo ricognizioni effettuate insieme, la conca di Saouaf e, successivamente (soltanto ieri l'altro), approvando una rettifica nel settore del XX Corpo d 'Armata. In tale modo sono stati perduti 6-7 giorni che avrebbero potuto essere utilmente impiegati per l'organizzazione delle posizioni. Senza pensare alla stanchezza delle truppe costrette a continui movimenti per loro inspiegabili . L'Armata nella battaglia degli Chotts e nel successivo ripiegame nto, ha avuto molte perdite. Sugli Chotts l'Armata si è difesa molto valorosamente. La sera della battaglia al nemico era rimasto solo una piccolissima sacca nel settore della divisione ..spez ia» ma noi avevamo consumato tutto quello che avevamo. Le artiglierie di Armata e di Corpo d'Armata erano rimaste con pochissimi colpi. Alcuni re-


ALLEGATI

735

parti, che non avevano ricevuto in tempo l'o rdine di ripiegamento si sono battuti sull e posizioni ancora per 2-3 g io rni: vi e rano tra questi repart.i del reggimento Muller e dell a divisio ne •Pistoia•. Il ripiegamento è stato particolarmente difficile per il suo meccanismo da linea a linea, con soste successive, durante le quali le unità impegnavano il nemico ch e veniva ad essere sempre più for te. In tal modo su ogni linea si è perduto qualche cosa. Penso (ed è sempre un pare re tecnico che esprimo) che una volta deciso lo sbalzo indietro era necessario me ttere più spazio tra noi e il nemico. Di fronte ad un avversario motocorazzato l'ampiezza dello sbalzo d oveva essere almeno dell'ordine di 100 km. Avendo, invece, eseguito sbalzi di 35 km., ne è d erivato che praticamente il contatto non è ma i stato rotto. Inoltre, per salvare il maggior numero <li uomini e cli mezzi, sarebbe stato necessario ricevere in anticipo il preavviso di ripiegamento. Sarebbe bastato che lo avesse conosciuto il Comandante dell 'Armata. L'ordine cli ripiegamento è invece venuto quando erano in corso movimenti d i truppe tratto dal settore di destra , per contrattaccare all'alba, ed altri movimenti di munizioni e rifornimenti. Appe na raggiunte le nuove posizioni l'Armata h a comunicato subito lo schieramento ed il rio rdinamento delle unità. Quando le truppe che erano in retroguardia (divisione 902, 164• e 15• Cr. che si erano comportate ottimamente a fian co delle divisioni italiane) sono rie ntrate nelle lince, si è cominciato a completare lo schie rame nro . ln questo momento l'armata è schierata nel seguente modo (a cominciare dalla sinistra): - 9Cl' divisione g ermanica: ha 4 battaglioni suoi e due battaglioni italiani ; - divisione GG.FF.: ha 4 battaglioni suoi e due battaglioni della 90'. In questo settore, tenendo conto del III battagl ione del 47° reggimento germanico, che è a disposi zione de l corpo d'armata, ci sono, in conclusione, 7 battaglio ni tedeschi e 6 battaglioni italia ni ; - divisione "Trieste ": è stata molto provata. Ha 5 battaglioni italiani (di formaz ione piuttosto ridotta) ed un battaglione di Luftwaffe; - divisione "Pistoia": è al posto de lla "Ce ntauro" d a stamattina alle 8. È una divisione provatissima. Ha due battaglioni p ropri (con circa 900-950 uomini complessivamente) e due battaglione di formazione tra tti da el ementi de lla "Centa uro"; - 164• divisione germanica: ha due battaglioni propri, un battaglione della 15• e un battaglione italiano. Quest'ultimo è un battaglione cli forma zione che era prima nel settore Manne rini; - divisione "Spezia": ha 5 battag lioni, ne lla magg ior parte d i fo rmazione (le due divisioni p iù provate nella recente battaglia sono la "Pistoia" e la "Spezia"). Il settore della "Spezia" è inoltre rinforzato con un battaglione cie l 47° rgc. germani co. In riserva vi sono: - 15° divisione corazzata che per ora ha pochissimi carri (ieri ne aveva quattro, è probabile che aumentino);


736

LE OPERAZIONI IN AflHCA SETTENTRIONALE

- un battaglione della "Pistoia"; - due battaglioni di formazione, costituiti con personale cli a viazione. Per quanto riguarda l'artiglieria, nell'intero settore dell'armata vi sono, tra artiglierie divisionali, di C.A. e di A., circa 205-210 pezzi, vale a dire circa il 35% di ciò che avevamo su l Mareth . Quanto alle munizioni si può contare, senza tener conto degli arrivi di ieri e di oggi, su circa una e mezzo unfoc. Mine : le poche che c'erano erano state messe finora avanti alla linea d i Enfidaville. Stamattina si comincia a collocarle davanti alla nuova linea. Nel tratto del settore adiacente al mare un migliaio di uomini sta lavorando alla costruzione del fosso a.e. che potrà essere ultimato in tre giorni. Altri tratti di fosso sono in costruzione in corrispondenza delle rorabili. Occorrerebbe intensificare l'arrivo delle mine. Per il momento si lasciano dei reparti sulla linea di Enfidaville, con qualche batteria, per tenere il più lontano possibile l'avversario. Ci sarà poi una linea di sicurezza sulla linea di colline retrostante, per tene r lontano l'avversario ed impedirne l'osservazio ne e lo schieramento delle artiglieri. È sperabile cli tenere queste linee il più a luogo possibile. Per la posizione di Takrouna, il C.A. ha ricevuto ordini di costituire un robusto caposaldo con riserve, di munizioni, viveri ed acqua, tali da consentire la resistenza ad o ltranza anche se accerchiati.

Mar. Kesselring: Ringrazia dell'esposizione. Afferma che l'arretramento a sbalzi successivi è stato reso necessario dalla situazione ciel carburante. Si era creduto che l'attacco inglese avesse luogo più tardi e non si era provveduto per il carburante. Ecc. Comandante: Accetto questa spiegazione. Si imponeva però una condizione: salvare tutte le truppe che non avevano la possibilità cli fare questi sbalzi successivi opponendosi al nemico. Contro truppe motocorazzate occorrono truppe motocorazzate. Truppe trasportare col sistema Gondrand sono destinate a scomparire, in simili circostanze. Mar. Kesselring: Dato che il fronte si era esteso non era possibile portare indietro le truppe non mobili. Il Duce, il Fi.i'hrer ed il Comando Supremo ritenevano che la linea degli Chotts dovesse essere mantenuta. Ecc. Comandante: La linea d egli Chott ha fatto il suo dovere in relazione alle forze ed alla organizzazione difensiva in atto. Ma non si può pretendere che una linea si consideri organizzata dopo 5 giorni di occupazione. La battaglia degli Chotts è stata affrontata dalla 1" Armata con 18 battaglioni e 40 batterie in meno di quanto c'era a Mareth. Tatticamente la battaglia degli Chotts non era stata vinta dal nemico la sera del 6 aprile. Il mattino successivo avremmo potuto contrattaccare. Si trattava di scegliere; o fare il salto indietro o tentare la sorte della battaglia campale. Ma qualunque battaglione di fanteria por-


ALLEGATI

737

tato su quelle linee successive si sapeva ch e era d estinato a d essere travolto. Mar. Kesselring: C'era un 'altra soluzione: ritirare le truppe mobili e abbandonare al loro d estino le fan te rie. Oppure salvare le une e le altre. Ecc. Comandante: Sarem mo allora venuLi su queste posi:.:ioni con un terzo di ciò che oggi ancora abbia mo . Mar. Kessefring: Tutto ciò, comunque, appartiene alla storia. Non conosco sufficientemente la nuova linea. La linea di Enfidaville può ingannare il ne mico e costringerlo a fare una p rematura pre parazione di artiglieria. La linea arretrata è tale che una rottura in qualsiasi punto ne può provocare il crollo . Ecc. Comandante: Lo stesso avverrebbe se si rompesse la linea di Enfidaville. Occorre tener conto delle forze che si hanno. L'Armata in un mese non ha ricevuto che un solo battaglione. Mar. Kesselring: Si possono avere propri e opinioni in fa Lto di Lattica. L'interessante è che si resista. Ecc. Comandante: Ma appunto per rendere possibile la resistenza è n ecessario trovare una posizione più forte . Mar. Kesselring: Il DUCE ha ordinato che la linea d i Tunisi sia difesa a tutti i costi. Si devono scavare ordini successivi di trincee mettendo tutti al lavoro. Ec.:c,. Comandante: Dite al DUCE e anche al FÙHRER, se lo credetP, che sugli Chotts non si poteva fare di più. Agli Chotts le truppe hanno combattuto tutta la giornata ed hanno inflitto perdite al nemico ben maggiori di quelle da esso subite. Ma il nemico è ricco mentre noi siamo poveri. Ciò, comunque, non diminuisce il nostro spirito e la nostra volontà cli resistenza . Mar. Kesselring: Dove si tengono le posizioni è indifferente. Il necessario è che si tengano. L'esperienza del combaltimento ci dice che dove ma nca la profondità la difesa è poco efficiente e che , pe r contro, l'attaccante consuma le sue forze contro posizioni profonde. Vuol fare o rdinare che tutti quelli che sono nelle retrovie siano impiegati p e r lavori. Parlerà egli stesso con il comandante territoriale di Tunisi perché ogni uomo che non abbia un preciso incarico sia messo al lavoro . Ecc. Comandante: QuestO lavoro però deve essere lasciato fare agli organi responsabili. Per le truppe italiane diano gli ordini ed i Comandi italiani li faranno eseguire. Abbiamo finora rastrellato 5.000 uomini pe r i lavori e per essi o ccorrono attrezzi. Finora abbiamo un badile od u na gravina per ogni 3 uomini e si devono fare 3 turni di lavoro. Mar. Kesselring: Saranno portati attrezzi a mezzo di una torpediniera il più presto possibile. Il Du ce mi in carica cli dirvi che farà tulto il possibile per rifornirvi. I Comandanti di Armata e di C.A. hanno ora tutta la loro attenzione rivolta sulla linea e non possono perde re tempo per ciò che deve essere fallo indietro. Darà ordini agli o rga ni che sono nelle retro-


738

LB OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTRIONALE

vie per utilizzare tutti gli uomini. Ecc. Comandante: Questo si sta già facendo . Ho incaricato dei colonnelli. Mar. Kesselring: Ha ancora visto degli autocarri fermi sotto gli ulivi. Ecc. Comandante: Ma può darsi benissimo che si trattasse di un parcheggio di autocarri inefficienti in riparazione. Occorre lasciar lavorare gli organi competenti ed aver fiducia nei comandanti: altrimenti mandarli via. Mar. Kesselring: Occorre essere molto energici. Siamo nel quarto anno di guerra . Vede le lacune delle forze armate italiane e tedesche ed è dovere degli alti comandanti aiutare a colmarle. Ecc. Comandante: Vi assicuro che la l' Armata è una fabbrica inesauribile di energia . Mar. Kesselring: Ne sono convinto, ma non bisogna dimenticare che un combattimento di sei settimane può logorare i nervi. Sono stato spesso in Africa e dopo ogni colloquio con Rommel avevo la sensazione che esso era stato fruttifero. Ecc. Comandante: Quanto dicevo poc'anzi non riguarda Voi. Dite al DUCE e al FÙHRER che all'Armata di energia ce n'è da vendere e che il suo Comandante sarà certamente l'ultimo a perderla. Mar. Kesselring: Non conosco miglior messaggio per il DUCE e per il FÙHRER.

Sono stato in Sicilia dove ho potuto ottenere che parta di più. Ma un grande Comandante non può andare dappertutto. Ecc. Comandante: La mia energia la trasfondo in tu tti. Quello che è necessario è che si mandino battaglioni, fi lo spinato, mine, munizioni. Mar. Kesselring: Siamo abituati a fare sempre con poco. È un onore per noi . Intende chiarire la questione degli automezzi. Afferma che gli ordini sono stati mal dati ed hanno inasprito gli animi, ma non c'era nessuna cattiva voglia in tutto ciò. Si tratta della necessità di rendere mobi li le batterie della Flak e per fare ciò occorrono gli automezzi italiani che sono gli unici idonei. Ecc. Comandante: Abbiamo già dato 58 autocarri. Aggiungo che, per esempio, abbiamo 5.000 lavoratori che fino ad oggi non avevano un solo autocarro per i servizi generali. Solo stamattina sono stati dati 5 autocarri. La 1" Armata è vittima di una leggenda. Quando sono stato ricevuto dal DUCE prima di venire in Tunisia, il DUCE mi ha eletto che la ta Armata aveva circa 7.000 automezzi. Invece quando sono venuto qui ne ho trovati appena 1.200-1.300. Quel 7.000 è però rimasto. Ora tu eta l'Arma ra non ha di efficienti che 6-700 automezzi. Farò in ogni modo tutto il possibile per dare gli automezzi per quelle batterie . Soltanto occorre che il Gruppo Armate ci lasci il tempo necessario.


ALLECATl

739

Mar. Kesselring; Parlando ancora della linea di Enfidaville, afferma che essa è da considerare buona . Ecc. Comandante: Sì, se avessimo avuto fosso , mine, reticolato. Abbiamo poche truppe; se perdiamo queste non ne abbiamo altre. Mar. Kesselring· Ha rife rito al DUCE che occorrono munizio ni. Si dichiara lieto di poter rife rire ora che nonostante tutto l'Armata è sicura di tenere. Ecc. Comandante: L'Armata si batterà fin quando le sarà umanamente possibile . Mar. Kesselring: Nell'incontro tra il DUCE e il FÙHRER è stato chiaramente visto come la situazione mediterranea sarebbe diversa se la Tunisia non fosse più nostra. In ogni caso non si potrebbe mai pensare a portar via 300.000 uomini. E questi preferiranno certamente di battersi an ziché essere catturati. Il DUCE ha detto: rife rite che tutto sarà fatto per inviare uomini e materiali. I comandanti comprendano però che le difficoltà sono aumentate .

p.c.c. IL CAPO UFFICIO OP ERAZIONI

Ten . Col. S.M. Mario Revetria


740

LE OPERA ZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 38

COLLOQUIO MUSSOLINI-KESSELRING del 17 aprile 1943

Mar. Kesselring: Ho viaggiato lungo tutro il fronte parlando con tutti . Sulla de stra del nostro fronte abbiamo un punto debole a Nord cli Medjez el Bab, lì si trovano troppo poche riserve. Ho chiesto ancora ieri un reggimento al Fi.'1hrer ed a quanto mi risulta un battaglione è giunto oggi alle ore 15 per via aerea a Marsiglia, da dove proseguirà sempre per via aerea. Per quanto risulta da prigionieri catturati, gli inglesi non oseranno attaccare davanti alla Divisione Goering giudicata troppo forre. Più a sud occorre rafforzare il fronte, l'infiltrazione dei marocchini è stata eliminata. La linea , come è adesso nel percorso, è buona . Solo vicino alla costa (Enfidaville) dove abbiamo la pianura, abbiamo un punto un pò d ebole . Duce: Quanto è la larghezza della pianura? Mar. Kesse!ring: Circa 6 km. Von Arnim ha d eciso d i arretrare un po' la line a in qu esto settore, lasciare so!Q degli avamposti che serviranno come esploratori e per distrarre su di loro il fuoco dell'artiglieria nemica. Inoltre si sta preparando una te rza linea. Pe r se stesse le forze sono deboli, per una battaglia le riserve non sono ancora sufficienti; però bisogna dire che ogni giorno arriva ora qualche cosa. (T particolari sono stati illustrati sulla carta geografica). Duce: Credo che abbiamo pochi uomini; credo che le forze sono troppo deboli. Per quanto mi risulta noi abbiamo perso, dall'inizio della battaglia, 19 battaglioni e 39 batterie. Le forze ora sul posto sono circa la metà delle forze nemiche. Credo che occorrano uomini ! Avevo dato ordini che fossero impi egati i CC.TT. e mi pare che oggi due hanno effettuato il viaggio, e sono giunti portando circa 700 uomini. Mar. Kesselring: Io ho pronti in Italia 12.000 uomini. Duce: È certo che senza riserve non si può condurre una lotta. Per quanto mi risulta dalla Marina , ultimamente sono st.'tti trasportati 26.000 ronnellate tra materiali di armamento, munizioni e carburante, e 1.400 uomini. Mar. Kesselring: Sì, ma gli uomini sono italiani . Duce: Voi quanti uomini avete trasportato per via aerea? Mar. Kesselring· Da 4 a 5.000 uomini . Ora dovrebbero giungere da 1.800 a 2.000 uomini al giorno . In Tunisia ho dato ordine che tutti e dappertutto si tengano pronti. Io vedo 3 punti deboli: a no rd di Medjez el Bab, a sud-ovest, dove è stata l'infiltrazione dei marocchini, su lla costa. Io prevedo l'attacco verso il 20 come regalo cli compleanno per il FOhrer. Duce: Come va la seconda linea?


ALLEGATI

741

Mar. Kesselring: Non è ancora costic.uita completamente ed è così così. Duce: Possiamo quindi contare su una seconda linea? Mar. Kessetring: Sì, anche su una terza. Duce: Si ha avuto il tempo da poter far tutto? Mar. Kesselring: Non come desiderate. Duce: Il nemico com'è? Mar. Kesselring: Abbiamo accertate le truppe neozelandesi ai due lati della strada e sono queste truppe che effettuano quasi sempre l'attacco. Le truppe nostre davanti a loro sono buone, abbiamo della Flak e alcuni reparti corazzati quale rimanenza della 15" divisione corazzata. Duce: Avremo il tempo di preparare uomini, armi, costruzioni? Mar. Kesselring: I lavoratori ci sono ma bisognerebbe organizzarli per il lavoro cli fortificazioni delle altre linee, occorrono attrezzi da lavoro. Duce: li fuoco dell'artiglieria nemica disturba attualmente i nostri lavori? l1,far. Kesselring: A nord di Medjez el Bab i lavori non sono disturbati, a sud gli inglesi cominciano ad aggiustarsi il tiro come hanno fatto sempre. Se avverrà la battaglia noi potremo avere qualche infiltrazione, ma se riusciamo a trasportare un reggimento ed altri uomini, possiamo resistere . Certo i l nemico attaccherà in vari punci per aumentare le nostre difficoltà. Duce: Cosa d icono i comandanti? Mar. Kesselring: Sono tutti convinti che la situazione è seria, ma sono tutti decisi. Certo una parola vostra farebbe molto bene. Duce: È stata fatta da me al Generale Messe; ho fatto comprendere tutta l'importanza della situazione. Mar. Kesselring: Bisognerebbe farlo a tutti su un ordine del giorno. Duce: Sì, senz'altro si farà . Mar. Kesselring: Il nemico avrà solo successo se ha artiglieria in abbondanza e lì dove le nostre linee hanno poca profondità . Duce: In che zona possono attaccare i carri armati? Mar. Kesselring: In vari punti (ill ustrandoli sulla carta). La massa dei carri nemici è ora a sud-ovest, però può darsi che li trasferisca verso nord. Duce: Che impressione avete dell'aviazione nemica? Mar. Kesselring: Si mantiene calma, il che è quasi sempre segno di imminente grande attività. Ho già daro ordine cli attaccare i campi ed ogni sera faccio effettuare delle ricognizioni per conoscere in tempo evenrnali concentramenti di velivoli prima di un imminente attacco. Duce: Il tempo come lo avete trovato? Mar. Kesselring: Buono . Non vedo molto ch iaro ancora nella situazione marittima, i mezzi di sbarco sono ancora tutti nei porti al-


742

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTRIONA!.E

quanto lontani. Io penso che il 20 si potrebbe avere l'inizio di un attacco, e nel frattempo dobbiamo fare ancora tutto il possibile. Duce: E il morale? Mar. Kesselring: Buono. Ecc. il Capo: Mi permetto di osservare che non è vero, a me mi risulta differente. E vi volevo prospettare il seguente ordine del giorno Vostro. Duce: Il Generale Messe desidera che io debbo fare un ordine mio ed io senz'altro lo farò. Mar. Kesselring: Sono perfettamente d'accordo. Però il Generale Messe mi aveva pregato, su mia diretta domanda, cli riferirvi che la truppa è stanca ma che il morale è buono. Certo il mora le aumenta se le truppe hanno la possibilità di poter sparare. Quindi noi dobbiamo fare ancora tutto il possibile . Certo quello che portiamo è sempre poco e bisogna pensare che le artiglierie sono poche e bisogna sparare il doppio . Duce: Impiegheremo i CC.TT. ancora. Mar. Kesselring: Sì, dovran no essere impiegati. Dobbiamo trasportare un reggimento e ancora altre riserve. Duce: Credo che stanotte siamo andati bene. Mar. Kesselring: Sì.

Duce: Poi dovrebbero anche essere pronti i somme rgibili da trasporto. Ecc. il Capo: Entro il mese, ma esisteranno difficoltà in navigazione. Duce: E i trasporti aerei a disposizione dei tedeschi hanno funzionato e funz ionano come ho ordinato? Certo abbiamo avuto perdite.


743

ALLEGATI

Allegato n. 39

SINTESI RAPPORTO TENUTO DA MESSE il 17 aprile 1943 presso il Comando XX C.A. Presenti al rapporto: - Gen. ORLANDO - Comandante XX C.A. - Col. RUGGERI LADERCHI - Capo di S.M. - Comandante divisione "Trieste" - Gen. LA FERLA - Gen. BOSELLI - Comandante divisione "GG.FF." - Capo di S.M. della 90" divisione tedesca - Capo Ufficio Operazioni del comando di Armata. Commentando l'avvenuto ripiegamento, nella giornata di ieri, di due compagnie, dalle posizioni avanzate del XX C.A., l'Eccellenza il Comandante riafferma l'ordine che nessun comando è autorizzato ad ordinare alcun ripiegamento. Qualunque sia il carattere della prossima battaglia che le truppe dell'Armata stanno per ingaggiare resta inteso che nessun reparto, piccolo o grande che sia, può ripiegare senza un esplicito ordine superiore. Inoltre nessun comando, da quello di compagnia, battaglione, ecc., fino a quelli di C.A., può arretrare con il suo posto se non è autorizzato dal comando superiore. Ogni posto di comando deve essere considerato un vero e proprio ultimo caposaldo. Nessuna iniziativa, dunque per quanto si riferisca ad eventuali arretramenti. Ogni gruppo d'artiglieria, ogni batteria, deve essere chiuso in caposaldo e deve avere la propria difesa vicina. Vi sono stati in Russia, nell'estate scorsa, molti esempi di batterie o gruppi che hanno resistito assorbendo forze dell'attaccante. È capitato in questi ultimi tempi che reparti italiani e reparti tedeschi, combattenti fianco a fianco, hanno ricevuto ordini in contrasto fra loro. Ad esempio, nel settore della divisione "Centauro" vi era una compagnia tedesca ed una compagnia italiana. Ad un dato momento la compagnia tedesca ha avvertito quella italiana di aver ricevuto ordine di ripiegamento. Il reparto italiano ha risposto di non avere ricevuto alcun ordine in proposito, ma la compagnia tedesca ha ripiegato ugualmente mentre il primo è rimasto sul posto. Dopo poco il nemico ha attaccato sul fianco la compagnia italiana che è stata completamente distrutta. Può darsi che per ragione di collegamento o per altri motivi, un reparto riceva l'ordine di ripiegamento e l'altro no . In quel caso la cosa migliore è cli rimanere tutti sul posto. Raccontando l'episodio di poc'anzi non ho voluto affatto criticare i reparti tedeschi o quelli italiani; dico questo solo perché in combattimento è difficile farsi intendere. È stato ieri, al comando dell'Armata, il Mar. Kesselring, inviato dal Duce e dal Ftihrer. I due Capi hanno assicurato che sarà fatto tutto il possibile per aiutarci con l'invio di uomini e di materiali. In ogni mo-


744

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

do la consegna è che su questo baluardo bisogna resistere acl ogni costo. In tutti deve essere quindi la determinazione di andare fino in fondo . La posizione di resistenza così come ora è stata definita deve essere difesa fino all 'ultimo uomo. D'altra parte bisogna mettere le nostre truppe nelle migliori condizioni possibili. Più difficile d iventa il compito, più dobbiamo intensificare la nostra opera per creare il maggiore benessere possibile, materiale, e morale, per il soldato. Occorre curare la migliore utilizzazione del terreno per potenziare le posizioni scelte. Le posizioni affidate al XX. C.A. sono buone. Vi è una parte più delicata che è quella in piano affidata alla 90• div. germanica. Si cerca cli migliorarla con la costruzione del fosso e si cercherà di migliorarla ancora di più collocando delle mine e stendendo il reticolato se ci arriva il filo spinato e se il nemico ce ne dà il tempo. Il Comando dell'Armata e quello del C.A. sanno che si tratta di un settore delicato e su di esso hanno orientato tutta la loro attenzione. Anche le truppe di riserva sono orientate in modo da potere essere impiegate in questo settore . Occorre definire chiaramente la funzione della linea di Enfidavill e, della linea di sicurezza e della posizioni del resistenza. Per quest'ultima non c'è alcun dubbio. Per quanto riguarda la linea di Enficlaville, nell'idea ciel Comando Gruppo cli Armate, essa deve opporre molta resistenza per costringere il nemico a schierarsi. Ciò per guadagnare tempo e poter meglio organizzare la posi zione di resistenza . Naturalmente questo concetto non deve essere portato fino al limi te per cui si provocherebbe la distruzione dei reparti sulla linea di Enfidaville. È una valutazione difficile a farsi. La d irettiva che ciò a tal proposito è: opporsi, ma non farsi schiacciare; non venir via alla prima pressione ma nemmeno farsi distruggere . Le truppe della linea di Enfidaville devono poi ripiegare sulla linea di sicurezza. Intanto questo costituisce una prima tappa . E poi la linea di sicurezza deve divenire tanto consistente da potere affidare ad essa la funzione che ha ora la linea cli Enfidaville di renderla una vera e propria posizione avanzata. Abbiamo bisogno prima di tenere lontano il nemico dalla linea di Enfidavìlle , anche per impedirgli l'osservazione, e poi di impedirgli di occupare la linea cli colline su cui potrebbe impiantare il proprio osservatore e sul rovescio delle quali potrebbe schierare la propria artiglieria. Questa linea di colline (che costitu isce la linea cli sicurezza) se organizzata e rafforzata con gli elementi che ripiegano, consente di fermare l'attacco. Tutte le artiglierie schierate sulla posizione cli resistenza devono potere agire davanti alla linea di sicurezza. Le 5 batterie che sono attualmente avanti devono poi ripiegare d ietro la L.S. Perché il ripiegamento delle truppe sulla L.S. sia possibile è necessario che esse trovino sulle posizioni che vanno ad occupare uno schieramento g ià predisposto (postazioni, collegamenti, ecc.), e che siano fissati gli itinerari d i ripiegamento e che sulle nuove posizioni vi siano elementi dei comandi di divisione per indicare alle truppe ripieganti al


ALl.EGATC

745

loro sistemazione. C'è la difficoltà dello scambio dei reparti della 90· con q u ella della GG .FF . sulla linea di Enfidaville: si vedrà che cosa si potrà fare; sentiamo intanto il parere del Capo di S.M. della 90• divisione. Il Gen.ORLANDO, Comandante del C.A. è del parere d i operare subito lo scambio, per dare unità di comando ad ogni settore. L'Eccellenza il Comandante gli lascia facoltà di decidere. Il Capo di S.M. della 90 ' divisione rappresenta la difficoltà cli coordinare il ripiegamento dei reparti dalla linea di Enfidaville. Le compagnie della 90" si sono messe d'accordo fra loro e anche con le compagnie italiane schierate più ad est che se una compagnia deve ripiegare sotto la pressione nemica, ne avvertirà le altre mediante una stàffetta su m0tociclo. Il ripiegamento delle compagnie dalla linea di Enfidaville può incontrare difficoltà perché non si può prevedere da che direzione il nemico attacca. Ad esempio, se il nemico attacca da est, le compagnie della GG.FF. devono ripiegare nell'altro settore. Siccome, quindi, è da prevedere che queste compagnie della linea di Enficlaville devono ripiegare in una direzione imposta dal nemico, propone cli lasciarle andare direttamente sulla L.R. rinforzando la L.S. indipendentemente da esse. L'Eccellenza il comandante afferma che già aveva pensato a questa soluzione, ma non è possibile adolLarla per non costringere il C.A. ad avere le forze divise su tre linee. Si andrebbe incontro ad un indebolimento che impedirebbe cli effettuare la massima resistenza sulla P.R. Fra i due mali (difficoltà di far ripiegare le compagnie dalla linea di Enficlaville alla L.S. e togliere fin d'ora forze dalla P .R.) è prefe ribile scegliere il minore, affrontando le difficoltà del ripiegamento dei reparti sulla L.S. Sentito il parere ciel Gen. Orlando e del suo Capo di S.M., l'Eccellenza il comandante, tenuto conto della funzione della linea di Enfidaville e della possibilità di alleggerirla delle forze che ora si sono schierate, autorizza a togliere 4-5 delle 9 compagnie che ci sono e portarle sulla L.S. Il Gen. Orlando obiecta che forse è meglio togliere aliquote cli ogni compagnia anziché compagnie intere; l'Eccellenza il comandante risponde che questa è una modalità esecutiva che potrà essere decisa dal comandante del C.A. Il Capo cli S.M. della 90" Div. che si può approfittare di questa sottrazione per operare lo scambio fra gli elementi della 90' e quella della GG .FF; l'Eccellenza il comandante trova giusta la proposta. L'Eccellenza il comandante raccomanda, poi, che tutti i movimenti abbiano inizio all'imbrunire e siano ultimati prima di questa notte per evitare una crisi nel caso che il nemico attaccasse questa notte, come sembrerebbe da notizie confidenziali cli prigionieri. Quanto alle batterie da portar via o da lasciare avanti, saranno arbitri cli decidere i comandanti cli divisione.


746

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE1ì'ENTRIONALE

L'Eccellenza il comandante raccomanda di curare l'efficienza dei collegamenti con le compagnie avanzate. Con molta probabilità i collegamenti a filo sono distrutti durante il combattimento. Non restano che radio e porta ordini. È necessario, in ogni modo, che i collegamenti siano sempre garantiti. Occorre sapere subito ciò che accade per impiegare a ragion veduta le poche riserve che abbiamo. Curare, inoltre, di più la segretezza delle comunicazioni, facendo largo impiego del frasario convenzionale. Tener su il morale dei soldati. Parlare ad essi. Spiegare la funzione della resistenza. Combattere l'opera che il nemico attraverso la sua propaganda fa (recenti lanci di manifestini) per scardinare la resistenza delle nostre truppe. Argomenti non ne mancano: dire ai soldati come si comportano i soldati americani, veri e propri "gangsters" della guerra, e degli atti di crudeltà che commettono. Portare la massima attenzione su Takrouna che deve essere un caposaldo al quale è affidato un compito di resistenza ad oltranza. Se per dannata ipotesi il nemico riuscisse a infiltrarsi nelle nostre posizioni, Takrouna deve rimane re e resistere. Far presto per dar vita a questo caposaldo: l'attacco può venire fin da oggi. Fin da oggi, quindi Takrouna deve chiude rsi a caposaldo ed avere in sè acqua, viveri, munizioni, radio per resistere ad oltranza. Vedrei volentieri nel caposaldo di Takrouna anche un plotone tedesco. In detto caposaldo devono essere spostati entro oggi i 4 peai slauiliti. Il capitano Politi, comandante del 1/66, sarà il comandante del caposaldo che dovrà essere la "Makallé" di questa campagna. Se necessario lo riforniremo con gli aerei. E sarebbe bene che il caposaldo fosse dotato anche di una bandiera tricolore e di una con la croce uncinata che noi potremmo sempre vedere sventolare. p.c.c. Il Capo Ufficio Operazioni Ten. Col. S.M. Mario Revetria


747

AI.I.EGATI

Allegato

11.

40

SINTESI RAPPORTO TENUTO DA MESSE il 17 aprile 1943 presso il Comando XXI C.A.

Presenti al rapporto: - Comandante del XXI C.A. - Gen. BERARDI - Capo di S.M. del XXI C.A. - Col. LEDDA - Comandante divisione "Pistoia" - Gen. FALUGI - Comandante divisione "Spezia" - Gen. SCATTINI - Comandante 164• divisione tedesca - Gen. LIEBENSTEIN - Gen . RICHIERI - Comandante artiglieria XXI. C.A. - Capo Ufficio Operazioni del Comando d 'Armata

Il Gen . Liebenstein espone la situazione della 164" divisione tedesca: L'ala destra occupa ancora la linea avanzata con il JI/ 115° della 15• divisione, in collegamento verso sud con 2 battaglioni. Un battaglione è schierato a cavallo della rotabile per Enfidaville. Dietro è giunto ieri il suo quarto battaglione (ll/134°) che attualmente ha lavori in corso per la costituzione di una posizione di sbarramento a sud di S.i . AEK in unione a quel blocco montano dove souu reparti della "Pistoia". Per lavori a nord di S.i AEK, ha impiegato un battaglione complementi che ha per ora soltanto armi individuali. Avendogli l'Eccellenza il comandante chiesto quando spera di a vere le armi dì reparto, afferma che eia domani comincerà a ricev ere 10 fucili mitragliatori al giorno . Deve però completare l'armamento degli altri battaglioni. Attualmente i battaglioni di cui d ispone sono: I e Il battaglione del 433° rgt. fanteria ; II battaglione del 125° rgt. fanteria; I battaglione del 382° rgt fanteria; II battaglione del 115° rgt. fanteria (15" div. cr.); 220° battaglione complementi. Le artiglierie di cui dispone sono: una batteria della propria divisione; due batterie del rgt. Waltenberger; due batterie della 15• div. cr. Il Gen. Orlando aggiunge che nel settore della 164• ed a favore anche cli esso sono schierate tutte le artiglie rie della "Pistoia". Sul la linea di sicurezza ha attualmente 1 1/ 2 battaglione . Richiesto cli come ha compreso la funzione della L.S . afferma che vorrebbe tenerla il più a lu ngo possibile, perché, una volta occupatala, l'avversario avrebbe buon gioco . Ind ica, poi, i lavori di sbarramento che sta facendo eseguire nel settore della propria divisione, in corrispondenza delle soglie, e consistenti in muri e fossi. L'Eccellenza il comandante p reavvisa per la giornaca cli domani l'altro l'invio di un migliaio di lavoratori. Chiede, quindi, al Gen. Liebenstein notizie sulla situazione del nemico. Il Gen . Liebenstein riferisce che pattuglie esplo ranti giunte fino a


748

LE OJ>ERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTR!ONALI:'

2 Km. dalla linea avanzata hanno trovato ancora il terreno sgombero dal nemico. Un plotone della zona ha dichiarato che la sera scorsa è stato nella zona un ufficiale degaullista . Ha visto anche dei soldati negri. DaJle pendici ciel Dj. Fadeloune sparano eseguendo tiro di disturbo sulla rotabile. Prima d i chiudere la sua esposizione il Gen. Liebenstein comunica ancora che nel suo settore è impiegato il I gruppo Flak con 9 pezzi e 20 mitragliere eia 20 m.

Il Gen. Scattini, Comandante della "Spezia", espone la situazione.La linea affidata alla divisione è ripartita in due settori: uno affidato al colonnello tedesco Bi.ise ed uno al colonnello Chiaramente. Nel settore Buse è schierato il I/125 rinforzato da una compagnia mitraglieri e da un battaglione su due compagnie e.e. (106° battaglione). In totale, in quel settore, vi sono circa 800 italiani. Segue il battaglione del 47° reggimento tedesco. È un battaglione particolarmente forte che ba la seguente forza : - 32 Ufficiali - 164 Sottufficiali - 1184 militari di truppa - 40 mitragliatrici leggere - 15 mitragliatrici pesanti - 3 mitragliatrici pesanti controcarro - 10 mortai pesanti da 150 - 3 cannoni e.e. da 50 - 9 cannoni e.e. da 76.2 - 7 cannoni leggeri per ftr. da 75 - 2 cannoni pesanti per ftr. da 105 - 11 mitragliere da 20 e.a. Segue il III/126° che è stato ricostituito e che è rinforzato da due compagnie mitraglieri. Quanto ad artiglierie ha: 212° gruppo da 75/27 su 10 pezzi, 208° gruppo da 77/28 su 6 pezzi, 213° gruppo da 100/ 17 s u 4 pezzi (sarà portato presto a 8 pezzi), una batteria da 105/28 su 4 pezzi, due batte rie da 65/ 17 (una su 4 pezzi ed una su 3 pezzi; quella su tre pezzi passerà alla divisione "Pistoia"). Oggi inoltre verrà nel settore un gruppo Flak da 88. Il battaglione genio è al completo, come al completo sono i servizi. Mancano finora le munizioni per il gruppo da 77/28, perché a causa di un disguido erano state inviate al XX C.A. L'Eccellenza il comandante richiama energicamente l'attenzione ~ulla necessità cli far cessare simili disguidi: è un vero delitto far mancare le munizioni. il Gen. Falugi, Comandante della divisione "Pistoia", espone la situazione della sua divisione: Dispone d i due battaglioni: il 340° btg mitraglieri e il gruppo


ALL~GATI

749

"Novara". Questo ultimo ha 430 uomini con 28 mitragliatrici, 6 fucili mitragliatori, 3 mortai, 7 pezzi da 47 / 32, 3 mitragliere da 20. L'Eccell enza il comandante annunzia che ha d isposto il compl etamento del gruppo con personal e di cavalleria. Il personale di fanteria resosi così disponibile sarà trasferito a l btg. del 350° ftr. che è nel settore della 164• div. e che attualmente ha una forza molto ridolta. Oltre a q uesti du e btg. in I scaglione, la div. sta costituendo , indietro, un caposaldo con il btg. del 36° ftr. Qu esto btg. ha attualme nte 5 mortai , ma ne riceverà in rinforzo altri 6 ed avrà anche una batteria da 65 . È in posta attualmente anche una compagnia controcarro d a 20 del 31 ° btg. carristi. Quest'ultimo btg. ha attualme nte due comp. con una forza complessiva di 80-90 uomini. Altre due comp. son o in costituzione alla base. Sa rà ricostituito il II 0 /35° e , con e lementi del 132° rgt. e.e. sarà ricostituito il 11°/ 36°. Ci vuole, però, ancora un pò di tempo. Gen io e servizi sono a posto . L'Eccelle nza il comandante osserva che la "Pistoia" ha un settore molto ristretto ma con i fianchi vulnerabili ai settori laterali. Il comandante della div. considera tale fatto. Si provveda senz'altro a rinforzare la spalla de lla posizione in modo da rendere più intimo il legame con la divisione "Trieste". UILimata la relazione dei comandanti delle divisioni, l'Eccellenza il comanda me Lralla anche qu i gli argomenti già trattati presso il XX C.A .. •È stato ie ri da me il Mar. Kesselring, inviato dal Duce e dal Fùhrer, per rende rsi conto de lla situazio ne. Egli mi ha ripetuto che in qu esto baluardo dove siamo rimasti si deve resistere veramente ad oltranza. Nessuno è autorizzato a dare ordini di ripiegamento a piccoli o grossi reparti, nemmeno socco la travolgente pressione avve rsaria. Tutti devono resiste re s ul posto. Rivedere, se necessario, il posto di comando delle divisioni, tenendo presente che devono essere sotto, se no no n si comanda. Ogni comando deve rappresentare e costitu ire un caposaldo. Quanto tutto dovesse crollare, intorno al comanda nte de lla divisione si combatterà ancora. Vivere fra i reparti. Tutti i comandanti , durante la giornata si proiettino fra la truppa. La truppa è stanca. È la stessa che da tanto te mpo combatte e cammina e non ha p otu to avere tutto qu ello che sare bbe stato desiderabile . Curare molto i soldati spendendo tutto quello che è necessario. Curare mo lto il rancio. Ho o rdinato all ' inte ndenza di distribuire mezzo litro di vin o al g iorno e di requisire bestiame per dare carne fresca ai soldati. Ricordare a tal proposito che abbiamo solo 4 giornate ancora di viveri di riserva: occorre quindi economizzare al massimo scatolette e gallette. Rimane il problema del corredo. 30.000 uniformi che erano state inviate dal Paese sono andate a fondo . Spe riamo che il paese possa ancora inviarne delle altre e che arrivino . La s ituazione delle muni zioni sta invece migliorando. Sono inutili raccoma ndazioni per la difesa. Faremo il muro. Gli inglesi hanno adottato la tattica del "carciofo": rodere le posizion i una


750

LE Of>El(AZ!ON! I N AFRICA SETIENTR!ONAJ.E

alla volta e costituirsi poi la base per l'irruzione dei carri. Non bisogna dare al nemico il tempo di fa re ciò. Bisogna scontrarlo subito contrattaccando immediatamente. Dare mordente agli uomini. Caposaldi siano chiusi e dotati di tutto: munizioni, viveri, acqua. Approvo i lavori che sta facendo il Gen. Liebenstein. Anche gli altri comandanti di divisioni si guardino alle spalle per vedere quali lavori sono necessari. La situazione è tale che il nemico può attaccare da un momento all'altro. Tenerne conto anche sull'esecuzione dei lavori: i lavoratori abbiano le armi vicine e siano fatt i frequenti esperimenti di allarmi. Di notte l'esplorazione sia inviata il più avanti possibile e di giorno l'osservazione sia intensissima. Tutte le volte che il nemico si installa su una posizione e da fastidio anche con la sola osservazione occorre picchiare sodo con l'artiglieria•. p.c.c. Il Capo Ufficio Operazioni Ten. Col. S.M. Mario Revetria


ALLF.GATI

751

Allegato n. 41

COLLOQUIO VON ARNIM-MESSE

del 21 aprile 1943 Presenti a l colloquio: Generale Mancinelli, Generale Mattioli, Generale Gause, Generale Bayerlein. Gen. Messe. Fa leggere al generale von Arnim un messaggio pervenuto dal capitano Politi, comandante del caposaldo di Takrouna. Comunica di aver dato ordine alla compagnia arditi di andar su a Takrouna. Porterà con sé anche delle munizioni. Gen. von Arnim. Se resistiamo ancora questa notte , domani e la notte successiva, vale a dire per oltre 36 ore, il peggio sarà passato . Gli Inglesi saranno costretti ad arrestarsi per le gravi perdite subìte . Gen. Messe. Dalle intercettazioni risulta che tutte le truppe attaccanti hanno fatto presente di aver avuto forti perdite. Tornando a Takrouna, se i 70-80 arditi che vi ho mandato potranno arrivare , essi potranno dare ancora soltanto poche ore di vita al caposaldo, che è attaccato da tutte le parti da forze preponderanti e battuto dall 'artiglieria. Gen. Gen. Gen. Gen.

van Arnim. Occorre che la nostra artiglieria l'aiutj. Messe. La nostra artiglieria l'aiuta in tutti i modi. von Arnim. Qual'è la situazione delle munizioni d'artiglieria? Messe. Stamattina, in tutta la Tunisia (comprendendo quin-

di anche quelle presso i reparti) vi era una unfoc. Bisogna però tener conto del consumo della giornata. Ho ordinato di andare adagio con il consumo delle munizioni, sparando solo quando ne vale veramente la pena. Gen. van Arnim. Si possono portar via delle munizioni dalle d ivisioni non attaccate. Gen. M esse. Per quanto riguarda le muni zioni d 'artiglieria la perequazione la fa il Comando d'artiglieria. Continuando nell'esposizione della situazione: il Dj. Bir è stato occupato ieri abbastanza presto ed ha un po' compromesso l'occupazione del Takrouna. Il nostro contatto dovrebbe essere ora a Dj. ech Cherachir dove gli Inglesi fronteggiano il II/47° che occupava il Dj. Bir. Gen. van Arnim. Sono piccole alture che non hanno importanza. Gen. Messe. Sì, ma io non voglio che il nemico rosicchi le nostre posizioni. In questo settore, in conclusione, la linea di resistenza non è stata intaccata, salvo a Tak rouna, che non sappiamo quanto potrà resister ancora. Nel settore della ..Pistoia• il nemico è stato ricacciato da tutte le posizioni salvo che dal Dj. el Blida. L'ordine che l'Armata aveva dato ieri precisava che le truppe che contrattaccavano dovevano


752

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTRIONALE

riprendere tutto, ma il comandante ciel C.A., ha fatto presente che le truppe sono stanche ed hanno subìto molte perdite. Ormai non abbiamo più niente d ietro. Tutto è stato portato avanti, compresi i pochi elementi racimolati della ,,Centauro•. Le truppe si sono comportate molto bene e molti ufficiali sono caduti alla testa del loro reparto. Dal punto di vista della situazione qua le è a quasi 48 ore dall' inizio della battaglia ci si può dichiarare soddisfatti e rendere omaggio alle truppe ed ai comandanti che hanno accettato di morire sul posto.C'è da aspettarsi ora che l'avversario cerchi di sfruttare il successo locale riportato nel settore di Takrouna . Due sono le soluzioni: - la prima è di contrattaccare domattina (non prima) con una colonna tendente ad impadronirsi del Dj . Bir ed un'altra avanzante sul Dj . el Ogla per poter fissare il nemico.Ma per far ciò non vi è disponibile che un gruppo di combattimento della 90" che ha poco : due compagnie d i granatieri, una compagnia caccia ed una compagnia pionieri. Ma c'è anche un altro problema: una volta occupato il Dj. Bir occorre tenerlo. È nel complesso un'azione non facile, per la presenza di molte fanterie inglesi, e che, comunque, è legata alla condizione che Takrouna tenga fino a domattina; - la seconda soluzione è quella di arretrare, con lo schieramento, raddrizzandolo. Non è un'idea che deve spaventare eccessivamente. Del resto per il Gruppo Armate, la linea di resistenza era già più indietro; è stata l'Armata che ha voluto rimanere avanti per guadagnare qualche giorno. Gen. von Arnirn. Se noi ci ritiriamo prima di domani o d i domani notte, offriamo una sensazione di successo al nemico. Gen . Messe. Me ne rendo perfettamente conto, tanto che sto resistendo alla pressione del m io Stato Maggiore, ma devo tener conto anche delle sue giuste proposte. Qui abbiamo delle truppe che devono portare indietro delle armi pesanti, il che, sotto la pressione del nemico, è sempre una cosa problematica. Se poi il nemico si impadronisce di Takrouna la cosa è ancora meno facile. Oltre a ciò il III/47°, che sta combattendo da due giorni, è un po' preoccupato e ritiene di non farcela più . Ho pregato il generale Bayerlein di parlare in proposito con il comandante di quel battaglione . Noi possiamo cercare di resistere più che possiamo sulle posizioni attualmente occupate e portarci poi indietro quando non è assolutamente più possibile tenere. Dobbiamo pensare però anche alla natura ed alla qualità delle truppe che presidiano le attuali posizioni. C'è il battaglione .,M. risultante dalla fusione di due battaglioni; c'è il battaglione Lu ftwaffe, avente un armamento leggero e che, in sostanza non è un gran battaglione. Se ci fosse u n battaglione di un'altra d ivisione tedesca le cose sarebbero diverse. Il Comandante deve tener conto di tutte queste condizioni. Queste posizioni sono state tutta la giornata sotto concentramenti di artiglieria che hanno avuto anche lo scopo di interdire qualsiasi aiuto a Takrouna. Avevo anche pensato di portar via il battaglione del-


ALLEGATI

753

la 15' che è con la 164• e sostituirlo con una compagnia del II/47° che è schierato nel settore •Spezia• e che è m olto forte. Non c'è altra soluzio ne. Gen. von Arnim. Si può cambiare il 11/47° con il III/47°, operand o per plotoni . Gen. Messe. Non credo che ce ne sarà il tempo. Gen. von Arnim. Qual'è la vostra opinione sul prossimo sviluppo degli avvenimenti? Gen. Messe. Il nemico continuerà ad attaccare. Continuerà stanotte soprattutto se sarà riuscito ad impadronirsi di Takrouna. Finora il nemico ha attaccato so lo con le fante rie, tenendo sotto carri e fanterie motoriz,ate in attesa che sia creata la situazione favorevole p er l'immissione dei carri. Ha fi nora attaccato da tutte le parti ma non è riuscito ad aprirsi un varco per i carri. Questi sono segnalati un pò dappertutto, ma se le fanterie non aprono la strada non è possibile farli agire. Oggi si è potuto stabilire con esattezza lo schieramento nemico: a est c'è la l3 divisione corazzata; intorno a Takrouna c'è la divisione neo-zela ndese; c'è poi la 4• divisione indiana con una brigata corazzata; infine la 7• divisione corazzata e una brigata corazzata. Di questa ultima unità non a bbiamo elementi sicuri. Gen. von Arnim. Sono d el parere che non sia consigliabile rip iegare per 11un d are al nemico la sensazione di un successo. Gen. Messe. Ripeto che sono contrario ad ogn i s pecie di ripiegamento. Ho dato ordi ni tassativi perché n essuno ripieghi. Ho anzi ordinato ai comandi di portarsi avanti. Ma quando un reparto che occupa una determinata posizi o ne è costretto a re trocedere sotto l'irresistibile pressione del nemico, è evidente che il comandante non può p e rmettere che q uesto arretramento avvenga caoticamente. Bisogna pure che il comandante gli fi ssi allora una linea nuova su cui fermarsi. Questo tuttavia non può definirsi un ripiegamento. Gen. vo n Arnim. Temo cbe con l'a rretramento le p e rdite aumentino. Gen. Messe. Noi diciamo di resistere fino all'ultimo uomo, ma non si può otte nere l'integrale esecuzione . Mi preme ad ogn i modo chiarire che finora nessuno ha dato ordine d i ripiegare e nessuno ne da rà . Il comandante ba però l'obbligo di studiare le varie solu zioni ed in questo caso io le rappresento al Comando Gruppo Armate che è giudice per eme ttere le proprie decisioni. Gen.von Arnim. Quanto tempo può resistere il resto de lla linea una volta perduta Takrouna? Gen. Messe. Non credo molto. E poi dobbiamo prospettarci gli svilu ppi futuri degli avvenimenti. Ogni ora che passa noi consumiamo qu el poco che abbiamo e non riceviamo nessun aiuto né in uomini , né in mezzi. Gen. von Arnirn. Se concediamo qualche cosa al n emico troppo presto gli d iamo l'impressione di una nostra debo lezza .


754

LE OPERAZIONI IN AFRICA SEITENTRJONALE

Gen. Messe. Ma noi dobbiamo mettere le truppe nelle migliori condizioni cli opporsi. Gen. von Arnim. Se possiamo mantenere Takrouna la situazione non varia gran che. Se Takrouna è perduta dobbiamo tener queste posizioni tanto tempo quanto ne occorre per schierare indietro le armi pesanti; possibilmente in giornata. Sarà possibile rafforzare queste forze cambiando il II con il III/47°. Cercherò di tirar fuori il reggimento ,,Menton• e metterlo a disposizione. Stanotte si tira fuori lo Stato Maggiore e 3 compagnie; domani notte altre due compagnie. È truppa buona su cui si può fare affidamento. Devo poi ancora esaminare come rafforzare il battaglione Luftwaffe. Bisognerebbe vedere di rinforzare Takrouna. Gen. Messe. Abbiamo impiegato i tre migliori reparti che si sono comportati magnificamente. Gli Inglesi hanno pagato molto caro il loro attacco. Vorrei che il bilancio dei giorni successivi si chiudesse come quelli cli ieri ed oggi. Gli Inglesi hanno annunciato che hanno conquistato Enfidaville; non c'era neanche un nostro uomo. Gen . von Arnim. In che cosa posso aiutarvi? Gen. Messe: Occorrerebbe truppa, aviazione, munizioni! Facciamo la guerra dei poveri contro i ricchi. È un grande onore ma non è molto comodo. Gen. von Arnim. Sono fermamente convinto che avre mo guadagnato m.olto tempo se guadagneremo ancora due giorni. Potremo avere allora il tempo di riorganizzarci perché il nemico dovrà perdere tanto tempo per riorganizzare tutto un nuovo attacco. Questa è veramente una guerra di fortezza ed anche gli Inglesi se ne sono convinti. Ogni giorno che noi resistiamo in più è un giorno guadagnato per la difesa dell'Europa. Ed ogni bomba gettata in Africa è una cli meno che cade sull'Europa. Spero che anche il più semplice soldato lo capisca. Gen. Messe. Tutti lo capiscono e perciò si battono bene anche se sono stanchi. E questa stanchezza noi dobbiamo vederla, capirla e cercare di fare quanto possiamo per ovviarla. Pensiamo che vi sono soldati senza tenda, senza scarpe, senza vestiario (un piroscafo trasportante 30.000 serie di vestiario è stato affondato) e ciò nonostante si battono e si battono bene. Anche l'organizzazione della d ifesa costiera e anti paracadutisti è a buon punto. Di reparti in difesa costiera vera e propria non ce n'è gran che. Ma vi sono già 4 gruppi mobili al comando del gen. Costa che comprendono 3 settori, avendone uno in riserva. Vi è uno schieramento d i artiglieria. Adesso stiamo formando, presso il Centro Istrnzioni, un battaglione mitraglieri per la difesa costiera. Gen . von Arnim. L'importante è che eventuali allarmi siano conosciuti in tempo. Gen. Messe. Sta per essere organizzato tutto un sistema di collegamenti multipli: telefono, radio, segnalazioni luminose (per i colle-


ALLEGATI

755

gamenti laterali), motociclisti. Se avremo ancora qualche giorno di tempo l'o rganizzazione sarà buona. Ogni gruppo mobile avrà autoblind o, pezzi da 47, mitraglie re da 20 ed anche due batterie da 75. I tre g ruppi sono dislocati in modo da poter fare massa in un sol pun to. È stato interessato alla difesa costiera anche il Centro Istruzioni, il cui coma ndante ha avuto la responsabilità di un tratto di costa. Gen. von Arnim. Chiede se il generale Costa è in collegamento con l'aviazione pe r poter chiedere a qu esta la ricognizione in caso di a llarme. Gen. Messe. Gli rispo nde affermativamente.


756

LE OPERAZIONI IN AFRICi\ SETTENTRIONALE

Allegato n. 42 COMANDO la ARMATA Ufficio Operazioni N. 3691/0p. cli prot. ris. personale.

P.M. 11, lì 26 aprile 1943

Oggetto: Azione di comando. Al Comando XX Corpo d'Armata . Al Comando XXI Catpo d'Armata.

Ho avuto occasione di affermare replicatamente la mia soddisfazione sul comportamento delle truppe e dei comandi nella recente battaglia difensiva cli Enfidaville chiusasi, dopo tre giorni cli duri combattimenti, a nostro assoluto vantaggio. Allo scopo tuttavia di trarre dall'esperienza di ogni giorno ragione d i perfezionamento ritengo ora opportuno mettere in evidenza alcune manchevolezze di d ettaglio che occorre assolutamente eliminare. Mi riferisco soprattutto all'azione personale dei comandanti la quale va conside rata sotto due aspetti distinti, ugualmence importanti. Sul comandante si appuntano gli sguardi degli inferiori, soprattutto della truppa, che dalle sue parole, dal suo contegno, dalla stessa espressione del volto traggono conforto per indurirsi nella resistenza o possono essere indotti a dubitare, a vacillare , a cadere. Occorre dunque, sotto questo punto di vista, che ogni comandante alla necessaria energia e chiarezza degli ordini associ non solo corrispondente fermezza di proposito, ma anche e soprattutto contegno esteriore tale che ogni inferiori vi trovi ragione di elevazione per il proprio spirito. Al comandante compete inoltre di fornire al Comando Superiore ogni possibile elemento di giudizio sulla situazione, a'ttraverso segnalazioni quanto più possibile ci rcostanziate ed obiettive. L'azione cli comando del Comando Supremo d ipende necessariamente in larga misura dalla tempestività e dalla esattezza d i tali segnalazioni. quando non sia possibile raggiungere un sufficiente grado di obiettività della notizia fin dall'origine, ove l'influenza delle emozioni della battaglia è difficilmente evitabile, occorre almeno che i Comandi intermedi, col confronto delle segnalazioni, con la conoscenza dei propri dipendenti sappiano vagliarle serenamente, correggendole dalle deformazioni originali, facilmente riconoscibili all'occhio esperto del comandante . Soltanto così è possibile rappresentare situazioni ugualmente scevre sia da ottimismi infondati (incompleta conoscenza degli avveni-


757

ALLEGATI

menti), sia da eccessivo allarmismo (ritrasmissione non filtrata di impressioni della prima linea) . Su un punto occorre richiamare l'attenzione dei comandanti di ogni grado. Il nostro avversario ha ormai elevato a sistema l'inizio dei suoi attacchi nelle ore notcurne. A parte gli altri vantaggi che da tale procedimento si ripromette (avvicinamento inosservato , sorpresa, reazione di artiglieria, ecc .) un vantaggio vi è del quale ha ogni volta dimostrato di sapersi molto accortamente avvalere. Lo sviluppo cioè, ancora nelle ore notturne, cli un qualche anche modesto successo iniziale (che in un attacco non può non verificarsi) in modo da pervenire prima dell'alba al consol idamente cli una situazione vantaggiosa, tale da mettere senz'altro in seria d ifficoltà l'avversario. Ad un certo punto d ella notte l'attacco nemico sembra arrestarsi, mentre in realtà continua a procedere subdolamente in qualche punro intaccato fin dall'inizio, sfuggito al controllo dei comandanti di prima linea. Soltanto al primo mattino si può constatare che il nemico, che in un primo tempo si era ritenuto di aver completamente rigettato, è in realtà padrone di capisaldi e posizioni d i notevole importanza, e che per sloggiarlo occorre ormai organizzare complesse azioni d i contratcacco. È indispensabile un più severo senso di responsabilità da parte dei comandanti di reparto di prima linea, in modo da non adagiars i in una

facile persuasione che nulla è accaduto. Tale persuasione e la conseguente comunicazione ai comandi superiori non può e non deve basarsi sul fatto negativo che nessuna irruzione nemica è stata segnalata nel tratto di rispettiva competenza. Al contrario, non è giustificata fino a che non risulti confermata dal controllo positivo e sicuro su ogni e lemento del fronte. Deve essere debito d 'onore per ogni comandante, soprattutto in questa fase iniziale del combattimento, non trascurare alcun mezzo per pervenire ad una conoscenza sicura e senza lacune della propria situazione; soltanto così è possibile porre riparo, ancora nell'ambito del contrassalto o fo rse anche soltanto con una energica reazione di fuoco , a situazioni che poche ore più tardi possono compromettere la sicurezza d ell'intera linea . Pur conoscendo le difficoltà di un completo orientamento della situazio ne cli prima linea, specialmente cli notte, e pur conoscendo la difficile situazione dei collegamenti , devo ritenere che attraverso un opportuno o rientamento di tutte le intelligenze e di tutte le volontà in questo senso si possa , e quindi si debba, pervenire ad un risultato positivo anche in questo campo. Occorre anzitutto, perciò, che tutti i comandanti d i ogni grado, siano illuminati e convinti di questa necessità e siano investiti della responsabilità che ne consegue. Il Generale d'Armata Comandante GIOVANNI M ESSE


758

LE 0Pf;RAZIONl IN AFRICA SETIENTRIONALE

Allegato n. 43 COMANDO I · ARMATA Stato Maggiore RELA ZIONE SULLA BATTAGLIA DI E NFIDAVll..l.E

(19-30

APRI LE

943)

1. - All ' inizio del ripiegamento dalla linea degli Chotts, la notte sul 7 aprile, per quanta fede io potessi avere nei combattenti della l' Armata, che - ne ero certo - si sarebbero battuti con lo stesso valore già consacrato nelle p recede n ti battaglie, non potevo nascondermi la gravità della situazione: questi nostri bravi, valorosi, infaticabili soldati costretti ad una guerra manovrata in terreno libero, per la quale non disponevano né cli mezzi idon ei né di armamento atto a trattenere le masse corazzate nemiche, sarebbero inevita bilmente andati incontro ad irreparabili perdite, se nel tradurre in atto gli ordini del Comando Gruppo Armate non avessi tenuto conto delle possibilità mate riali dello strumento ai miei ordini e della necessità di opporre la massima res istenza là d ove questa avrebbe potuto essere affrontata in condizioni decisamente più favorevoli. In base a tali criteri mentre avviavo fuori del raggio d'azione dei carri nem ici la divisione •Giovani Fascisti• ed i resti dell e d ivisioni •::ipezia• e "Tries te•, davo o rdine e pro vved evo a che venisse spinta a l massimo ritmo la riorganizzazione dei reparti ripiegati comunque dalla linea o dalle retrovie, nonché l'approntamento di nuovi reparti costituendoli con qualunque elemento fosse atto a manovrare un'arma. Da ciò io no n potevo ill udermi <li ricavare forze importanti per la nuova battaglia, in quanto l'Armata, dal ripiegamento da lla Tripo litania in poi, ha quasi sempre attinto, per ricostituire i propri ranghi decimati, a questi elementi di retrovia che non potevano costitu ire un serbatoio inesauribile; ma con il chiamare alla battaglia anche i meno atti, con il dare loro in un'ora grave la prova d'una incondizionata fiducia, io mi ripromettevo soprattutto d'ingigantire in ogni uomo della 1• Armata quello spirito di eroica resistenza che ci era venuto sempre dalle prime linee. Questo oscuro lavoro condotto con fed e e d energ ia ha dato frutti veramente positivi: sulle alture di Gebel Garci reparti di retrovia, fino allora impiegati nella difesa costiera, composti di anziani, meno va lidi, daranno magnifica prova di saldezza contro la strapotenza nemica e supe reranno anche l'aspettativa cli chi conosca e sappia valu ta re a fondo l'inesauribile forza morale della nostra gente. Per tradurre in cifre le forze su cui si poteva contare alla fine del ripiegamento, compresi i reparti tedeschi ed i recupe ri di retrovia, dirò .che esse po te vano essere valutate a 35 battaglioni, ad una cinquantina di batterie e 1/2 battaglione carri ; se la fede ciel comandante voleva e volle contare sullo spirito di sacrificio di queste truppe, all'oc-


ALLEGATI

759

chio del tecnico non potevano sfuggire tutte le lacune di cui esse soffrivano; il raffronto con le forze nemiche che si apprestavano al nuovo urto, forse decisivo, lasciava indubbiamente pensosi. Ma appunto per ciò la lotta doveva essere accettata con decisione estrema chiamando tutti a concorrervi. 2. - Ho rappresentato, in altra precedente relazione , le vicende per le quali è passata la definizione della linea di resistenza sulla quale la l" Armata ha combattuto questa prima fase della battaglia per Tunisi; ho indicato nel dettaglio la linea da me proposta, nonché le successive rettifiche concesse dal Comando Gruppo Armate rispetto al suo progetto ordinario. In ·base a cali rettifiche il fronte dell'Armata veniva ad assumere un andamento ad archi successivi tra la cosca e l'altura di Takrouna, tra questa e il Gebel Garci, ed infine fra Gebel Garci ed il Gebel Gib attorno alla conca di Saouaf. In sostanza tre rientranti: due estremi di grande ampiezza, uno minore centrale, appoggiati ai salienti di Takrouna e di Gebel Garci. Concetto fondamentale della difesa doveva essere quello cli impedire al nemico d i creare, con la conquista dei due salienti anzidetti, le premesse necessarie per l'impiego delle sue masse corazzate in profondità liberandole dalla nostra azione di fuoco sui fianchi. È vero che il nemico avrebbe potuto attenersi al criterio costoso ed audace d'impegnare uno od entrambi i salienti e tentare lo sfondamento delle nostre improvvisate difese in uno od in entrambi i rientranti costiero e centrale; ma una tale manovra sarebbe stata per lui gravata da molte incognite . D'altra parte, caratteristica essenziale della condotta nemica nell'impiego dei carri è sempre stata la prudenza; non è qui luogo d'analisi per discutere se ciò dipenda da temperamento di capi o da meditata dottrina: sta di fatto che il nemico ha finora ricercato il successo piuttosto fidando nell'assoluta superiorità dei mezzi anziché nello sviluppo di pericolose manovre. In ogni caso conve niva a noi rafforzare nel modo migliore e dare robusta consistenza alla occupazione dei salienti anzidetti contro i quali l'urto delle fanterie nemiche era inevitabile. Alla data del 18 aprile, vigilia d ella battaglia, le nostre unità risu ltavano schierate come segue: - XX Corpo d 'armata con i resti delle divisioni 90" tedesca, «Giovani Fascisti» e «Trieste» fra la costa ed il Gebel Garci escluso; - XXI Corpo d'Annata con i resti delle divisioni •Pistoia», 164• tedesca e •Spezia» fra Gebel Garci ed il Gebel Gib (ad ovest della conca d i Saouaf) su cui l'Armata prendeva contatto con il D.A.K. (5• Armata). Nonostante lo sforzo per aumentare le unità dell'Armata in attesa che la febbrile opera di ricostruzione e di riorganizzazione desse ulteriori frutti, fu necessario schierare tutte le unità disponibili sulla linea per garantirne un minimo cli consistenza. Poté essere trattenu-


760

l.E OPcKAl:.IONl IN AFRICA SETIENTRIONALE

ta in riserva d 'Armata la sola 15' divisione corazzata ridotta tuttavia ad una trentina di carri, per metà in riparazione, e a due battaglioni, forze che furono dislocate in zona centrale rispetto alle direttrici più pericolose (strada costiera, strada Enfidaville-Zagouan). Le poche artiglierie d 'armata furono schierate con il criterio d 'avere la massima possibilità d 'intervento in corrispondenza dei due salie nti sopra menzionati ed in modo che almeno un'aliqu ota potesse intervenire bene nei settori estremi dell'Armata, con particolare riguardo al settore costiero. In base a tali criteri le artiglierie di manovra risulteranno raggruppate in due nuclei che durante il corso della battaglia agiranno in perfetta aderenza con le nostre fante rie. Modesta alla data suddetta risultava la consistenza dei lavori e degli apprestame nti difensivi campali: per la deficienza di materiali, di mine, di lavoratori che verranno attaccati contin uamente dalla R.A.F., ed infine per la impossibilità di attuare un piano di lavori organico in conseguenza delle varianti alla posizione di resistenza che il Comando Gruppo Armate concede per tempi successivi. È tuttavia da rilevare che anche i lavori effettuati in pianura in base agli ordini originari, massime nel settore costiero, no n andranno de l tutto perduti: essi serviranno a proteggere in un primo tempo la nostra linea di sicurezza ed a trarre in inganno il nemico che contro raie linea organizzerà un vero e proprio attacco di carri e fanterie destinato a cadere nel vuoto con sua grande sorpresa ed invicabile disorientamento. Alla prova dei fatti e dopo i primi duri combattimenti sostenuti, il pregio essenziale della nostra difesa risulterà quello di avere impedito al nemico la possibilità di dilagare in profondità con le sue masse corazzate; i nostri fanti d i Takrouna e di Gebel Garci sentirono che la padronanza de i due pilastri era indispensabile alla nostra difesa: messi a confronto con le fanterie britanniche, uomini contro uomini, anche se inferiori di numero, anche se meno abbondantemente e modernamente armati, tenne ro duro e si lanciarono in una lotta aspra, tenace, sanguinosa rinnovando su queste alture africane l'impeto generoso della nostra razza. 3. - Questa prima fase della battaglia per Tunisi passa per due tempi ben distinti: dalla notte su l 20 corrente al mattino d e l 23 si ha •la grande battaglia•, se vogliamo stare alla definizione che ne hanno dato i comandi avversari ed i soldati britannici come risulta dai diari dei prig ionieri; successivame nte la lotta cala di cono ed è quasi tutta limitata al settore costiero, dove il nemico, sempre rigettato, insiste ancora con colpi decisi contro le nostre posizion i avanzate in zona di sicurezza. Nel primo tempo della battaglia il nemico persegue essenzialme nte la conquista di tre obiettivi: - le nostre presunte posizioni della zona costie ra tra mare-Enfidaville-Takrouna,


761

Al.LEGATI

- il saliente di Takrouna, - il saliente cli Gebel Garci. La battaglia s'inizia alle ore 23 del 19 con la consueta imponente preparazione di artiglieria. Nella zona costiera, la 50" divisione cli fanteria inglese, che le p recedenti battaglie hanno duramente provata, muove all'attacco appoggiata da una intiera brigata carri, probabilmente 1'8"; ma giunta in prossimità del fosso controcarri non trova che poche nostre pattuglie che ripiegarono sul cordone collinoso che corre ad arco sul eia vanti della nostra posizione di resistenza; su questa fino alla notte precedente , avevano ripiegato le divisioni «Giovani Fascisti.. e 90". Il nemico è indubbiamente disorientato : si arresta e spinge timidamente avanti i propri e lementi esploranti meccanizzati contro i quali le nostre truppe della posizione avanzata iniziano tutta una serie di schermaglie e quindi di combattimenti più consistenti per ritardare la individuazione delle nostre posizioni retrostanti . Carattere ben più accanito, fin dal primo momento, assume la lotta nella zona di Takrouna, dove il nemico attacca il vertice del nostro saliente da sud, da est e da ovest. Nell'ispezionare la nostra sistemazione difensiva m'era apparsa subito l'importanza che avrebbe potuto avere, nell'economia generale della battaglia, l'altura di Takrouna (avanzatissima e quasi staccata dalle nostre posizioni re trostanti) se trasformata in caposaldo con fun-

zione autonoma atta a rompere il primo impeto dell'attacco nemico e ad incanalarlo verso i rientranti costiero e centrale. A tal fine diedi ordine perché il presidio potesse tenere a lungo anche se completamente aggirato. Convinto inoltre che una grande forza d'animo era indispensabile per i difensori feci di tutto perché questa trovasse motivi di emulazione con la inclusione di un plotone tedesco fra le truppe della difesa e, nel dare ordine di resistenza ad oltranza , disposi per la consegna alle truppe della bandiera di combattimento italiana e t.e desca affidandone la difesa al loro onore di combattenti. Ecco la lettera con cui il generale La Ferla, comandante della divisione «Trieste• mi dava notizia , il giorno 18 aprile, dell'avvenuta consegna:

«N. 1203 Op. cli prot.

Z.O., 18 aprile 1943-XXI

«All'Eccellenza Generale d'Armata Giovanni Messe" Comandante l'Armata . •Questa mattina in nome della Patria e Vostro, alla presenza di una rappresentanza in armi del presidio di Takrouna, ho consegnato le bandiere italiana e tedesca al comandante del caposaldo che ha preso im-


762

LE OPERAZIONI IN Al'IUCA SE1TENTRlONALE

pegno che esse verranno difese fino all'ultimo uomo, come da Vostra consegna. Il generale comandante F. LA F ERLA•. Il presidio di Takrouna oltre il I battaglione del 66° fanteria ed il plotone germanico sopra menzionato, comprendeva anche una sezione da 65/ 17 ed una sezione da 87/ 6 preda bellica del 16° R.A.C.A. La preparazione dell'artiglieria nemica, vio lentissima, si protrae dale ore 23 d el 19 alle ore 6 del giorno successivo quando le fante rie nemiche appoggiate da carri muovono all 'attacco del fronte Takrouna-Djebel Bir-Djebel Cherach ir-Djebel Froukr. L'attacco è così violento ed alimentato dall'afflusso continuo di forze fresche che il vicino caposaldo tedesco di Gebel Bir, dopo una strenua resistenza, è sommerso; con la caduta di esso il nemico si assicura il piedistallo per tentare da sud-est l'attacco e la scalata al Takrouna. Ma i nostri difensori, validamente appoggiati dalle artiglierie in loco e da qu elle di Corpo d 'armata e di Armata tengono duro di fro nte all 'incalzante marea che ora avvolge tutto il monte anche da sudovest, dove il fuoco preciso delle nostre mitragliatrici miete strage nelle file nemiche. Verso le ore 9, dopo un violento corpo a corpo, Je no:;lre pusizioni di sud-est son o sommerse : il nemico s'infiltra fino sulla cima del monte nel minuscolo villaggio che lo sovrasta , dove lo stesso comandante d i battaglione con pochi elementi del comando guida i contrassalti per ricacciare gli assalitori. Questa situazione diverrebbe insostenibile di fronte a lla marea nemica che comprende quasi tutta la 2' divisione neo-zelandese, se nuove forze non fossero inviate al Takrouna . Sale sulla quota, superando violenti sbarramenti di artiglieria n emica, il ba ttaglio ne di formazione •Folgore• prima verso le ore 14 con la compagnia granatieri e q uindi verso le o re 16 con le altre due compagnie p aracadutisti. Con il classico slancio delle nostre più belle truppe d 'assalto, il battaglione •Folgore• snida di casa in casa il nemico, lo incalza poi di roccia in roccia, lo ributta giù dalle pendici est del monte riconquistando tutte le posizioni p erdute; il rastrellamento si protrae per parecchie ore e soltanto verso le prime luci del 21 può dirsi completato e la situazione ristabilita. Ma il nemico non desiste dal pro posito di occupare Takrouna. Dopo una violentissima preparazione, forze fresche sono lanciate a sempre nuovi attacch i. Dalle ore 17 di detto g iorno la furibo nda lotta che imperven;a sul monte è più intu ita che seguita in quanto manca ogni comunicazione diretta, ma essa non ha tregua. Lo stesso nemico che in primo te mpo dà per occupata la posizio ne e smentisce poi la notizia, è perplesso di fronte alla resistenza fero-


ALLBGATI

763

ce dei singoli nuclei che preferiscono la morte alla resa. La lotta d'episodio in episodio si protrae per tutto il giorno 22 e nella notte sul 23. Solo nelle prime ore di detto giorno il nemico resta padrone della situazione. Ma a prezzo cli quali sacrifici! Esso stesso conferma che le perdite sono state enormi ed infatti non ha più forza di procedere a nuovi attacchi. Nel settore di Takrouna la battaglia è terminata. Contemporaneamente all'attacco del saliente di Takrouna il nemico sferra quello contro il settore della nostra divisione •Pistoia• sistemata a difesa del saliente di Gebel Garci Contro questi nostri logori battaglioni, fanterie inglesi ed indiane della 4• divisione, appoggiate dalla massa di artiglierie, schierate al ridosso del Gebel Fadeloun, muovono all'assalto delle nostre posizioni di Djebel Hajar el Azreb-Djebel Blida-Kef en Nsoura. Poiché l'attacco stenta a procedere, l'azione delle fanterie viene integrata da quella dei carri, di cui ora il nemico si serve come di artiglierie mobili per l'appoggio ravvicinato specialmente verso le pendici più basse del Gebel dove i carri hanno qualche possibilità di movimento. Le nostre artiglierie intervengono con eccelle nti risultati sia nello sbarramento come nella interdizione sommando i loro effetti distruttivi a quelli altrettanto micidia li delle nostre fanterie che oppongono va-

lidissima resistenza. All'alba, a costo di gravissime perdite il nemico riesce ad effettuare solamente una modesta penetrazione fino alla linea Kef en Nsoura-Djebel e l Ksaa-quota 245 . Ma nel pomeriggio del 20 un nostro violento contrattacco appoggiato da tutte le nostre artiglierie rigettava il nemico assicurando il saldo possesso della linea Kef en Nsoura-Djebel Hajar e l Azreb-quota 152. Il nemico, è chiaro, subisce ora in pieno la nostra iniziativa e si limita nella notte sul 21 - mentre ancora infuriano i combattimenti sul Takrouna - al consueto tambureggiante fuoco cli artiglieria con esclu siva fisionomia cli repressione e d'interdizione. Il mattino del gio rno 22, il nemico, che ha portato in linea nuove ingenti forze probabilmente della 51" divisione, riprende con accanimento i suoi attacchi appoggiato da uno spaventoso continuo bombardamento; ma i fanti della valorosa divisione «Pistoia,, fanno barriera invalicabile con i loro petti e per quanto assottigliati nei ranghi non permettono al nemico di avanzare d'un passo . La «grande battaglia• è finita anche sulle posizioni di Gebel Garci. L'8• Armata britannica, che il generale Montgomery aveva defo1ito in un recente proclama «il più potente strumento di guerra che l'Impero britannico abbia mai posseduto•, è costretta a segnare il passo di fronte alle nostre insuperabili fanterie concretando i propri successi (sono parole di radio Londra) «nell'aumento di croci sulle colline e di feriti negli ospedali» . Il secondo tempo della battaglia è tuttora in corso; nel settore del-


764

LE O PERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONAtF.

la P Armata esso è costituito dall'insieme degli scontri par:liali ma violenti che si succedono sul fronte d ella nostra divisione .. Giovani fa scisti" dove il nemico tende ad impadronirsi delle nostre posizioni di sicurezza: sia nella notte s ul 25 come nella notte sul 27 i nos tri nuclei di Gebel Srafi e di Gebe l Therouna vengono v io lentemente attaccati da reparti neo-zelandesi ed inglesi, ma ogni attacco è vigorosamente rigettato dai nostri contrattacchi. Ma mentre queste azioni si svolgono con carattere di logoramento e di disturbo, si rileva prima e quindi si accerta che due s ulle tre divisio ni corazzate dell'8• Armata vengono trasferite sul fronte ovest a ri nforzare la l'Armata britannica ne l settore Medjez e l Bab-Po nt du Fahs. Così s ulla linea di Enfidaville, si è ripetuto qu anto accadde a Mareth: 1'8• Armata britannica , battuta nella battaglia frontale di fanterie, cerca la soluzione con la massa corazzata verso nuove direttrici, salvo a riprendere, appena se ne p resenterà l'occasione , più ampie iniziative anche nel nostro settore massime in zo na costie ra dove fra l'altro sembra rimasta la 7• divisione co razzata, mentre sta affluendo una nuova divisione, la 56" provenie nte dall 'Irak. 4. - La pro paganda nemica , che in p assato non lesinò l'insulto, eia Mareth in poi cerca piuttosto d 'igno rarci, diffondendo ne l mondo la convinzione che le truppe italiane non esistono qua.si più in Tunisia. Questa propaganda nemica che s'era creato un suo mito nella fig ura ciel valoroso Maresciallo Rommel , oggi non rinunzia alla gioia di dis tru ggerlo. Naturalmente il crollo del mito Rommel mancherebbè de lla indis pensabile grandiosità se con lu i non cro llassero le sue fam ose truppe germaniche. Ecco perché, per il nemico, la resistenza meravigliosa è ancora una resistenza esclusivamente tedesca, ecco perché i contrattacchi sanguinosi sono contrattacchi esclusivamente germanici! Il nemico sa che i soldati italiani gli hanno sbarrato la via a più riprese, sa che Romme l è assente dalla Tu nisia (glie lo hanno confermato i prigionieri), ma n o n ri nunzia al mito. Il complesso di battaglie e di combattimenti volti d a Mareth ad oggi, h a registrato la vitto riosa affermazione d elle nostre fanterie ogni q ualvolta sono venute in contatto - uomini contro uomini - con le fa nterie inglesi che pur be neficiavano d i un ap poggio di mezzi formidabili . Il peso dell'ultima battaglia è stato sopportato in mis ura di gran lunga superio re dai nostri battaglioni in ra ffronto ai battaglioni germanici in quanto le posizioni attaccate d al nemico erano sostanzialmente tenute da noi. Ne fan no fed e le perdite costituite qu asi esclusivamente d i morti e di feriti perché la battaglia p er Tunisi ha avuto il singo lare aspe tto d i una lotta senza quartiere quasi priva cli prigionieri per entrambe le parti . Contro 6 battaglioni italiani eliminati definitivamente dalla lotta e 2 ritirati dalla linea perché ridotti ad un p ugno di uomini, le pe rdi te ge rmaniche si aggirano s ul paio di b at-


765

ALLEGATI

taglioni. Comunque è doveroso riconoscere ancora u na volta che le truppe tedesche si sono battute valorosamente anche in questa occasione. Il peso che la no stra a rtiglieria ha avuto nell e passate battaglie è stato grandissimo: anche se non dotata d i modernissime bocche da fuoco come le artiglierie alleate e nemiche, essa ha il pregio d i possedere quadri d'avanguardia ne ll'impiego tecnico dei p ropri mezzi, dai qu ali ha saputo trarre u n rendimento quale probabilmente nessun altro complesso di q uadri avrebbe potuto ricavare. La l" Armata avrebbe oggi possibilità di nuove affermazioni per il suo conte nuto tecnico e spirituale. Nelle lotte du re e sanguinose, nella vita tormentata d 'ogni giorno, la sua anima si è affina ta acquisendo una sensibilità sublime che si riscontra nello sguardo feb brile dei nostri feriti dove non si coglie l'ombra d'una rassegnazione supina di chi sente la fine senza speranza, ma invece la determinazione coscie nte di chi ha capito che qua noi difendiamo la Patria, le nostre città, la casa, la fa miglia. Ma l'Armata marcia rapidamente verso l'esaurimento. Già da tempo le nostre grandi unità si sono di volta in volta ricostituite alla meglio attingendo ai resti di altre grandi u nità discio lte; dopo Ivlareth si sono scio lti ed inseriti ne i ranghi reggimentali anche tutti i piccoli reparti autonomi , ma ora si è esaurita anche questa sorgente alla quale si è attinto senza reticenza pur sapendo che il rinnovarsi attraverso questi resti di unità provatissime, mina l'efficienza qualitati va dei nostri reparti perché è indubbio che la battaglia elim'ina d i volta in volta i migliori. Ma se a ciò non si potrà porre rimedio, noi continueremo a batterci come per il passato senza domandarci quanti siamo cli fron te al nemico. Z.O. 30 aprile 1943-XXI. Il Generale d'Armata Comandante GIOVANN I M ESSE


766

LE Ol'ERAZION l IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 44

COMANDO GRUPPO ARMATE AFRICA Lì, 6 maggio 1943 - ore 19

1° - Il nemico con forti elementi corazzati e schiacciante superiorità aerea ha sfondato in zona a sud della Megerda e si trova con la punta del cuneo di sfondamento ad est di Massicault. 2° - Il Gruppo cli Armate arretra abbandonando passo passo la zona ad ovest cli Tunisi verso la piazzaforte di Biserta e verso la fronte montana a sud di Hamman Lif-Zaghouan-Enfidaville.

3° - Inoltre si dispone: a) La 5• Armata cr. arretri passo passo col centro e con l'ala sud ed alla sera del 6 tenga la linea (vedi linea 1 dell 'a llegata carta 1:200.000), alla sera ciel 7 tenga la linea (vedi linea 2 dell'allegata carta 1 :200.000) ( 0 ) . Linea di separazione tra «Goering• e 10• div. cr. : v. predetta carta. b) Il D .A.K. ritira analogamente la sua ala destra passo passo tenendo la sera del 6 la linea (v. nota carta-linea I) e la sera del 7 la linea (v. nota carta-linea 2) . Linea di separazione tra D.A.K. e 10' div. cr. : v. nota carta . È previsto d i mettere alle dipendenze ciel D.A.K., in un secondo tempo, la 10" div. cr. e la div. •Goering•. I servizi di queste divisioni devono essere già sin da ora spostati in zona a nord-est di Soliman: ripartizione della zona a cura dell'Intendente del Gruppo Armate. e) La P Armata italiana deve dife ndere la fronte attuale: linea di separazione dal D.A.K.: (v. nota carta). La l" Armata italiana rimane provvisoriamente, come finora, responsabile della difesa costiera della penisola di capo Bon. d) Artiglieria contraerea; si assegnano per la cooperazione: - la 20• div. e.a. ~lla 5' Armata cr.; - la 19• div. e.a . al D.A.K. e alla l3 Armata italiana. I due gruppi d i artiglieria e.a. della 19• div . e .a . impiegati alle dipendenza della 10• div. cr. e della div ...Goering» rimangono temporaneamente alle dipendenze d i tali divisioni .

(

0

)

La carta al 200.000 è sostituita dallo schizzo annesso (Nota dell'U.S.).


767

ALLEGATI

e) Servizi: l'Intendenza ed il Gruppo di Armate provvedano all'immediato sgombero da Tunisi di tutti i rifornimenti ne lle proporzioni di 3/5 alla penisola di Bon e 2/5 a Biserta. La 1â&#x20AC;˘ Armata italiana provveda all'immediato sgombero di tutti gli elementi dei servizi che si trovano a nord-ovest della nuova linea di separazione col D.A.K. indicata al precedente comma e), in zona ad est di tale linea. Analogamente i servizi dell'Armata non indispensabili devono essere spostati a nord della linea Dj . Mria-Hammamet.

/) Il capo servizio collegamenti provvederà d'accordo con le Armate e con il D.A.K. alla stesura dei collegamenti necessari per i movimenti di arretramento come pure allo smontaggio ed alla distruzione dei collegamenti di Tunisi. 4° - Posto comando del Gruppo cli Armate invariato. Il Comandante VON ARNIM


768

!.F. OPERAZIONI IN AFRICA SE'n 'ENTRIONAI.E

Annesso all'Allegato 44

L'ARRETRAMENTO DELLA 5° ARMATA TEDESCA ordinato il 6 maggio

,.,.

G.flunnc

·==--·~·=-•'èo=--j·==-...i..c:::::=111...:'°•-


AI.I.E(;ATI

769

Allegato n. 45 RELAZIONE SULLA .MISSIONE SVOLTA IL 12-13 MAGGIO 1943 PER LA TRATTAZIONE DELLA RESA DELLA P ARMATA Giunto l'ordine del Comando Supremo cli trattare la resa (11 maggio), verso le ore 13.00 ciel 12 maggio, il Comando 1" Armata lancia un messaggio al Comando 8" Armata inglese: richiamandosi alla lunga lotta cavallerescamente combattuta fra le due Armate, messo in evidenza che la 1• Armata mantiene tuttora integre le proprie posizioni, il gen. Messe si dichiara d isposto a trattare la resa con l'onore delle armi. Verso le 15.00 giu nge la risposta da parte del Comando XC.A. inglese: la resa deve essere incondizionata. A questo messaggio non viene data replica . Più tardi anche il Comando della 1" Armata inglese entra in collegamento : chiede, fra l'altro, se si è ricevuto il messaggio del XC.A. Si risponde affermativamente, aggiungendo che si rimane sulla p rima proposta, cioè resa con onore delle anni . Alle 18 .30 circa, su altra lunghezza d'onda, viene captato un altro messaggio, cli cui rimane ignoto il mittente, che dice : ,Ricevuto vostro messaggio. Viene garantito l'onore delle armi• . In relazione agli ordini frattanto giunti dal Capo del Governo, per la cessazione dei combattimenti, si riprende il collegamento con la 1" Armata inglese (dopo aver tentato invano cli riprenderlo con 1'8• o con il X C.A.). L'itinerario viene indicato dagli Inglesi stessi: Bou Ficha-Enfidaville. I parlamentari saranno attesi lu ngo la strada da appositi incaricati. Durante lo svolgimento della Missione sarà osservata una tregua d 'armi. La Missione che parte alle 22 .00, è costitu ita dai seguenti ufficiali: generale di brigata Mancinelli, colonnello di S.M. (germanico) Marckert, maggiore di S.M . Boscardi, maggiore (interprete) De Renzi, 2 interpreti tedeschi. È scortata da 4 carabinieri motociclisti armati, che dovranno arrestarsi alle p rime linee nemiche, per attendervi il suo ritorno. L'ordine imp artito dal gen. Messe è il seguente: pieni poteri pe r trattare la resa con l'onore delle armi. Se il nemico si irrigidisce nella negativa ( non è chiaro se il messaggio captato sia autentico) ricevere le condizioni inglesi, con riserva di sottoporle all'approvazione del Comandante di Armata . Contemporaneamente il Comandante di Armata ordina che nella notte vengano distrutte le poche artig lierie ancora efficienti, e ormai senza munizioni, e tu tte le armi pesanti della fanteria. Imboccata la strada Zaghouan-Bou Ficha si giunge fino al bivio


770

LE OPllRAZlONl IN AFRICA SETIENTR!ONALE

per Djeradou senza incontrare anima viva, tranne qualche elemento inglese dei servizi, in sosta lungo la via ed addormentato. Al bivio anzidetto sosta un reparto corazzato francese che intima l'alt, al quale viene subito aderito. Parlo con il comandante, un colonnello francese , da prima molto cortese, che mi comunica essere impossibile proseguire essendo la strada, poco oltre, interrotta in corrispondenza di un ponte, su un profondo uadi. Non ha collegamento con gli Inglesi, al cli là dell'interruzione. Il colonnello chiede poi quali siano le condizioni alle quali si intende trattare la resa. Si informa se le armi siano state distrutte. Alla mia recisa affermazione che non intendo comunicare nulla se non al Comando dell'8• Armata inglese, al quale sono diretto e che mi attende, il colonnello cambia tono, fino a diventare decisamente ostile ed arrogante, quando, in seguito a sua esplicita richiesta, rifiuto nettamente di trattare la resa col Comando francese. Alle pressioni aggiunge le minacce: all'alba si sferrerà l'attacco concentrico irresistibile di tutte le forze corazzate contro la 1' Armata italiana. Su di me ricadrà la responsabilità del sangue sparso inutilmente. Insisto perché sia lasciato proseguire verso la mia mèta e venga anzi agevolato per prendere contatto con gli Inglesi. Il colonnello ci impone di restare nelle autovetture, a la cui guardia dispone delle sentinelle marocchine, mentre, afferma, cercherà di prendere collegamento col Comando 8· Armata per ricevere istruzioni circa il nostro eventuale proseguimento. Alle 00.30 (13 maggio) lo stesso colonnello riappare e col solito tono indisponente mi dice di seguirlo al Comando del C.A. francese . Salgo su una autovettura francese, mentre gli altri membri della Missione rimangono ad attendermi in posto. Vengo condotto ad una fattoria nei pressi di S.te Marie du Zid, sede del Comando francese. Vengo introdotto in una stanza, alla presenza di un uomo in pijama e ciabatte, apparentemente ubriaco (un bicchiere di vino rosso sul tavolo, cosparso di vino e di caffè confe rma l'impressione) e comunque in preda a rabbiosa eccitazione . Mi dice di essere il gen. Lecoutex, comandante del C.A. francese ( Lancia con violenza nella mia direzione una sedia, che cade a terra, e mi ordina di sedere. Rifiuto. Al suo nuovo ordine oppongo nuovo rifiuto, affermando che nella mia qualità di parlamentare, e non di prigioniero, non mi sento tenuto ad accettare ordini. Il generale desiste e dà la stura ad una serie interminabile di ingiurie velenose quanto volgari: l'Italia ha tirato «nelle natiche,, della 0

).

0 ( ) Si trattava del gen. Le Couteulx, comandante dell'omonimo raggruppamento corazzato. Il Gen. Koeltz, comandante del 19° Corpo francese, non fu presente alle trattative (Nota Uff. St.).


ALLEGATI

771

Francia nel 1940, ma ora è lui che avrà la grande gioia di tirarci •nelle natiche''. Oltre 100 pezzi ai suoi ordini sono già in posizione ed alle 05.00 inizieranno il fuoco sul rovescio della P Armata. Egli assapora già la gioia di quel concerto. Ironizza sulla mia missione di parlamentare: l'Italia si è specializzata in capitolazioni. Perfino di fronte alla Grecia ha dovuto capitolare! Approfitto di un breve istante di silenzio per rilevare quanto sia poco degno di un generale insultare chi non è in condizioni di rispondere adeguatamente. Insisto perché mi lasci raggiungere il Comando dell'8• Armata dove sono atteso. Il generale asserisce di non riconoscermi come parlamentare, come non attribuisce alcun valore al •pezzo di carta» (la lettera di identificazione) di cui sono munito e che sparisce, nonostante le mie proteste, nella tasca del suo pijama. Mi tratterà come prigioniero, se pure non sarà il caso di farmi giudicare come spia. Interviene il colonnello affermando che, contrariamente alle norme sull'invio dei parlamentari, i miei uomini erano armati. Ribatto che soltanto motociclisti, erano destinati a fermarsi alle prime linee nemiche, erano armati in modo ostensibile. Cavillosamente il colonnello ribatte che non ci siamo arrestati alle prime linee, oltrepassando di circa 100 m. un carro armato (senza equipaggio) che, a suo dire , costituiva la prima linea del suo reparto corazzato. 11 generale ritorna più volte sull'invito a trattare la resa con lui. Rifiuto ancora nettamente; la 1• Armata è stata finora impegnata in combattimenti soltanto con 1'8• Armata inglese, con la quale ha iniziato trattative di resa che ora debbono essere concluse, nel comune interesse. Certo inutilmente di spiegare quanto sia insussistente l'affermazione più volte ripetuta di una nostra preconcetta volontà di •ignorare,, l'esercito francese, pur trovandoci a passare nèlla sua zona di azione. Come parlamentare debbo ritenere di poter contare sull'appoggio di tutti i Comandi nemici che incontri sul mio percorso, siano essi inglesi, francesi od americani, per assolvere sollecitamente la mia missione. Vengo invece trattenuto, insultato e minacciato: la grave responsabilità di ciò ricade completamente sul Comando francese. Sempre più eccitato, il generale se ne va finalmente, gridando nuove minacce, lasciandomi solo nella stanza, guardato da 4 sentinelle senegalesi. Rimango così fin verso le 04.00, quando si determina un totale cambiamento d i scena. Il generale ritorna, questa volta in uniforme e non più alterato. Lo accompagna il gen. Boisson, comandante di una divisione corazzata francese, che ha subito nei miei riguardi un atteggiamento molto corretto. Il Geo. Lecouteux mi comunica con tono che vorrebbe essere cortese che mi accompagnerà personalmente al Comando dell'8• Armata, col quale è entrato in collegamento (e che, ritengo, gli ha rimproverato l'infelice iniziativa di averci trattenuto) . In attesa delle vetture si siede e mi offre una sedia. Declino l'offerta. Mi offre una si-


772

LE OPERAZIO NI IN AFRICA SETTENTRIONALE

garetta. Ringrazio, rifiutando. Mi dice che per l'Italia è finita perché dopo questa sconfitta non potrà più sollevarsi. Gli rispondo manifestando la mia meraviglia per tale affermazione da parte proprio di un generale francese che sa certamente, o almeno crede, che nessuna sconfitta può considerarsi definitiva. Prosegue che noi Italiani abbiamo commesso un grave errore a metterci con i Tedeschi allo stesso modo come, forse, ha commesso un grave errore la Francia a mettersi con gli Inglesi. Tutti i latini, francesi, italiani, spagnoli, dovrebbero unirsi per far fronte ai germanici di ogni tipo, compresi gli anglosassoni. Accenno che la mia recente ripresa di contatto con la latinità francese non mi suggeriva previsioni molto promettenti per più intimi rapporti. Si parte . Il generale Lecouteux ed il generale Boisson da questo momento guideranno personalmente la spedizione, adoperandosi in ogni modo per farci raggiungere sollecitamente la nostra mèta. Ritengo che, come prima il movente fondamenta le del contegno francese è da ricercarsi nell'ansia di assicurare alle armi francesi l'onore de lla cattura della l° Armata, soffiandolo sotto il naso degli Inglesi (nonché la speranza cli assicurarsi un ricco bottino), così ora si voglia essere presenti a tutti i costi alle trattative per procacciarsi almeno una buona provvigione su lla preda . Si raggiunge il bivio cli Djeradou, dove ho lasciato i compagni di Missione che attendono sempre sulle autovetture . Verso le 06.00, dopo che è stato riconosciuto un itinerario che consente di aggirare l'interruzione attraverso l'uadi, si prosegue per Bou Ficha e quindi per Enfidaville. Poco a nord della nostra linea, tenuta fino a poche ore prima dalla 90• divisione tedesca, sostiamo in prossimità di un Comando inglese (ritengo un Comando cli divisione della l'Armata) . Si tratta, a quanto pare, cli chiedere chiarimenti circa il nostro proseguimento, specie nei riguardi della transibilità della strada attraverso le nostre exlinee. Mentre si attende si avvicina un tenente colonnello inglese, ritengo dell'I.S. Insieme al geo. Lecouteux ci rivolge la parola. Parla francese e tedesco. Il suo contengo è improntato a velenosa ironia, insultante e provocatore. Afferma che è inutile parlare di resa della 1" Armata poiché la l' Armata non esiste più: s.i sono già arrese in massa la 90" tedesca e la «Superga• (evidentemente crede che anche la "Superga• facesse parte della 1• Armata). Le altre poche divisioni sono praticamente scomparse dal campo di battaglia . Mi chiede, naturalmente senza successo, che forza abbia la nostra Armata . Ironizza sul comandante italiano della l" Armata: chi è •questo»Giovanni Messe? Chi lo conosce? Che cosa vuole? Anche lui tenta, di sfuggita, di sottrarre all'8" Armata la nostra resa, a favore della 1" Armata , già che l'abbiamo lì a portata di mano. Si rivolge quindi al col. Markert, invitandolo a sollecitare la resa


ALLEGATI

773

delle truppe tedesche della P Armata, sull'esempio della 90" divisione e del gen. von Arnim. Ostentamente, per un paio di volte, fa mostra di non voler rilevare miei interventi nella conversazione con il colonnello tedesco. Ordino allora a questi, nella mia veste di capo missione, di astenersi comunque dal rispondere all'ufficiale inglese finché questi riterrà di non parlare direttamente con me. Correttamente il col. Marckert si attiene al mio ordine . Il generale francese e l'ufficiale inglese fanno mostra di rammaricarsi per il ritardo frapposto dalla nostra presenza all'attacco generale predisposto. In realtà noto che un grosso reparto corazzato inglese (probabilmente un reggimento carri) in sosta poco lontano da noi non ha affatto l'aria di essere sul punto d i muovere all'attacco: gli uomini cominciano appena a svegliarsi e attendono tranquillamente alle ordinarie operazioni di pulizia personale e alla prima colazione. Il gen. Boisson trova modo di avvicinarsi e di assicurarci che, comunque, fino a che la nostra missione non sia rientrata, non avverrà nulla. Verso le 08.00 si riprende la via. Attraversiamo le nostre linee di ieri, dove sono stati organizzati varchi nei campi minati, ed un ponte è stato gettato su una interruzione stradale . Si raggiunge il Comando della 56" divisione inglese , poco a nord cli Enfidaville. Qui infine l'accoglienza ed il tratto da parte di tutti sono improntati a cortesia e rispetto. I generali francesi tornano indietro: evidentemente è stato eletto

loro che la presenza è perfettamente inutile. Il comandante della 56• mi dice che è incaricato cli accompagnarmi al Comando del XC.A., dove, per disposizione del Comandante clell'8" Armata, verrà trattata la resa. Mi invita a salire sulla sua vettura, facendomi sede alla sua destra. Durante il tragitto si intrattiene cortesemente, senza però toccare l'argomento della missione. Gli altri membri della Missione seguono, sulle nostre autovetture . Verso le 08.30 si giunge al Comando del XC.A. nei pressi di Bou Ali, una trentina d i km. a sud di Enfidaville. Il comandante gen. Freyberg (che in seguito alla cessione di G.U. fatta dall'8" Armata a favore di altri settori comandava ultimamente un tratto cli fronte all'incirca corrispondente a tutta la 1" Armata) ci riceve all'aperto, circondato da tutto il suo stato maggiore. Il terreno riservato ai parlamentari è d i circa un metro più basso di quello prescelto dai vincitori. Declino il mio nome e il mandato ricevuto dal Maresciallo Messe comandante della l3 Armata, cli trattare cioè la resa con l'onore delle armi. Il generale Freyberg risponde perentoriamente che la resa deve essere incondizionata o meglio, deve effettuarsi secondo le condizioni che egli stesso ha già d eterminato e che mi vengono consegnate in testo italiano (v. allegato). Chiedo allora se il messaggio ricevuto dalla nostra radio alle 19.00 del giorno precedente, in cui era accolta la richiesta dell'onore del-


774

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETI.ENTHIONALE

,

le armi, veniva riconosciuto dal gen. Freyberg. Mi si risponde che se ne ignora l'esistenza e che comunque non può essere che apocrifo. Si conferma che la resa deve aver luogo alle condizioni indicate, precisando che per le ore 12.30 il Comandante della 1" Armata dovrà partecipare se sia disposto ad accettarla . In caso contrario si riprenderanno i combattimenti. Faccio presente che la richiesta esorbita i limiti del mio mandato e che pertanto rientrerò immediatamente al mio Comando per le decisioni del Maresciallo Messe. Chiedo soltanto di poter subito discutere su di un punto: sia evitato che comunque unità italo-tedesche debbano arrendersi a truppe d i colore, anche se queste attualmente fronteggiano i rispettivi settori. Il generale Freyberg risponde laconicamente accennando al quadrante dell'orologio: non c'è un minuto da perdere in discussioni, che d 'altronde sarebbero inutili, se vogliamo arrivare al Comando entro i limiti di tempo stabiliti. Con questo congeda la Missione . A parte, poi, il gen. Freyberg esprime al maggiore De Renzi e quindi a me personalmente il suo rammarico per non «aver potuto• concedere alla 1• Armata, come sarebbe stato suo desiderio, l'onore delle armi. Mi incarica di ripetere queste sue dichiarazioni al Maresciallo Messe , al quale sarà ben lieto cli dimostrare personalmente la propria deferenza, quando il Maresciallo si presente rà al Comando del X_C.A .

Si riparte immediatamente, accompagnati da un autoblindo e da un'autovettura inglese munite di .radio. Anche su ciascuna delle nostre vetture sale un ufficiale inglese per agevolarci il viaggio cli ritorno. Si rifà rapidamente il cammino già percorso. Al bivio di Djeradou, dove erano rimasti ad attende rci i carabinieri cli scorta, il generale Boisson, che è sul posto, mantiene la promessa fattami qualche ora prima, rilasciandoli in libertà. Ignari degli avvenimenti che avevano frattanto indotto il Comandante della P Armata ad ordinare la resa fin dalle 09.30, incominciammo ad incontrare colonne di prigionieri nostri, inquadrati da goumiers marocchini. Ho l'impressione che, rompendo la tregua d 'armi, durante la mia assenza abbia avuto luogo un attacco che, trovandoci ormai pressoché disarmati , abbia determinato il tracollo de lla difesa. Aiutati dagli ufficiali inglesi che ci accompagnano si accelera al massimo la marcia, per impedire che il Comando d'Armata venga catturato, prima del nostro arrivo, da truppe francesi di colore. Raggiungo così il posto di comando alle 12.20 e riferisco al Comando l'esito della mia missione , venendo a mia volta informato sullo sviluppo degli avvenimenti durante il mattino. Alle 12.30 viene trasmessa al gen. Freyberg la conferma della resa della 1' Armata e la accettazione delle condizioni proposte, in quanto ancora eseguibili, dopo gli ordini già emanati in precedenza ed ormai non più contromandabili. Contemporaneamente il Comando l" Armata restava prigioniero del


775

ALLEGATI

Comando X C.A. inglese, rappresentato dagli Ufficiali che ci avevano scortato sulla via del ritorno. N. 4. P.0 .W. Camp 30 V. 1943. GEN. MANCINELLJ

Annesso CONDIZIONI DI RESA IMPOSTE DAL COMANDANTE DELL'8' ARMATA ALLA 1" ARMATA ITALIANA

1° - Ordinare alle truppe di abbandonare le armi e di arrendersi immediatamente alle truppe più vicine.

2° - Non distruggere armamento ed equipaggiamento.

3° - Fornire tutti i piani dei campi minati che si trovano nella zona, consegnandoli alle truppe alleate più vicine. Le ostilità cesseranno quando saranno state eseguite queste misure, la cui attuazione deve essere immediata. Il Comand,rnte la 1• Ar-

mata stesso comunicherà a che ora le sue forze si arrenderanno.


776

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

Allegato n. 46

COMANDO 1" ARMATA Ufficio Operazioni N . 3976/0p. di prot.

P.M. 11, lì 5 maggio 1943.

Oggetto: Comportamento reparti italiani.

Al Sig. Generale d'Armata von Arnim Comandante Gruppo Armate Africa. Sorpreso dal severo giudizio espresso nelle Tagesmeldungen del Com ando Gruppo Armate n. 2472 e n . 6738 del 1° maggio a carico di due reggimenti bersaglieri italiani operanti nel settore della 5" Armata , ho voluto appurare l'esatta verità dei fatti, come era mio dovere di comandante cli tutte le truppe italiane d islocate in Africa e di geloso tutore, nello stesso tempo, dell'onore e del prestigio delle armi italiane che quaggiù prodigano i loro forzi, in generosa gara con i combattenti tedeschi, per il raggiungimento dell'arduo obiettivo assegnato alla nostra comune azione. Occorre premerrere che dicendo «due reggimi::uti bersaglieri» si designano in realtà i resti, numericamente ridottissimi, di quelli che furono due valorosi reggimenti, p rovati e assottigliati da innumerevoli combattimenti. Il 5° bersaglieri, reduce dall'eroica resistenza di e l Guettar-0. Halfaya con la divisione •Centauro», contava infatti complessivamente, giungendo nel settore costiero il 26 aprile, non più di 500 uomini (compresi i servizi), in 5 magre compagnie, con due comandi di battaglione . Il 10° bersaglieri, in seguito ai numerosi combattimenti sostenuti nella stessa zona costiera, aveva il 23 aprile circa 800 uomini (compresi i servizi), riuniti in un battaglione di formazione. Soltanto in considerazione dell'alta importanza dei valbri tradizioni materializzati nell'entità reggimentale avevo rinunziato a sciogliere tali residui per fonderli in altre unità che p u re necessitano di complementi . Dall'inchiesta che ho fatto compiere sul posto, e i cui elementi sono stati in gran parte forniti o confermati dagli stessi comandanti locali tedeschi, i fatti, citati nei bollettini del I0 maggio, che hanno dato luogo alle seguenti segnalazioni del comando Gruppo Armate : « ..• il nemico riuscì a sfondare senza che i due reggimenti bersaglieri ivi impiegati, a quanto finora risulta, opponessero apprezzabi~ le resistenza». « ••. Situazione nella fascia costiera ancora non perfettamente chiara, in seguito al pieno fallimento dei reggimenti bersaglieri ivi impiegati»,


ALLEGA11

777

sono particolareggiatamente esposti nell'allegato riassunto cronologico. Non è mio intendimento, né mi sarebbe possibile, scendere nell'esame dei particolari fino al comportamento dei singoli. Dall'obiettivo esame dei fatti risulta tuttavia, a mio avviso, che entrambi i reggimenti bersaglieri, ai quali collettivamente è rivolta la gravissima accusa del bollettino, hanno valorosamente combattuto fronteggiando fino all'estremo delle loro scarse forze il peso di un combattimento inadeguato e cercando di manovrare per non lasciarsi coinvolgere nel movimento retrogrado che lo sviluppo della lotta aveva imposto a reparti tedeschi viciniori. Dalle stesse dichiarazioni del comandante di settore, t. col. Bering, è risultato che la p rima segnalazione circa una presunta scarsa resistenza di alcuni elementi dei bersaglieri (non dunque dei due reggimenti bersaglieri) gli era pervenuta da due ufficiali tedeschi di collegamento. Tale segnalazione è stata da lui senz'altro ripetuta al Comando superiore ed è via via risalita al Comando Gruppo Armate, aumentando di asprezza, a quanto mi risulta, nelle successive segna lazioni. In definitiva, la gravissima affermazione contenuta nel bollettino Gruppo Armate, lesiva dell'onore militare di due reggimenti italiani, rispecchia, senza alcuna conferma e senza alcun controllo, l'impressione di un modesto ufficiale inferiore di collegamento, probabilmente di complemento, probabilmente influenzato dall'ambiente emozionante del campo di battaglia . Ritengo di avere obiettivamente dimostrato l'infondatezza dell'affermazione espressa a carico dei due reggimenti bersagli eri. Riterrei tuttavia di mancare al dovere di quella illimitata collaborazione alla quale mi sento appassionatamente legato nell'interesse della Grande Causa comune se non aggiungessi l'espressione de]la mia ferma convinzione che comunque, all'infuori della stessa verità dei fatti, simili manifestazioni non possono che nuocere alla quotidiana e grandiosa opera che in vera fratellanza d 'armi svolgono le nostre truppe. Mentre l'inesorabile punizione dei colpevoli e dei deboli è fra le più efficaci estrinsecazioni del governo d'uomini, la condanna collettiva che coinvolge i bravi è spesso causa di risentimento e, in definitiva, di depressione. Di questa verità assiomatica è d 'altronde sicuramente e profond amente convinta Vostra Eccellenza che, sono certo, si asterrebbe nei bollettini quotidiani da qualsiasi accenno a eventuale minor rendimento di singoli reparti tedeschi anche se si fosse realmente verificato (fatto che nella grande collettività di più armate è inevitabile) ed anche se qualche indicazione in questo senso fosse stata raccolta dalla intercettazione di radiocomunicazioni nemiche. Tanto più delicata, occorre riconoscerlo senza reticenza, è la questione nel caso di armate miste perché la parola severa del superiore straniero potrebbe ingenerare, anche se assolutamente giusta, un umano risentimento di orgoglio na zionale offeso e quindi una reazione negativa.


778

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

A questo criterio mi sono sempre attenuto nell' interno dell'Armata, apprezzando il magnifico contributo complessivo delle valorose truppe tedesche che mi onoro di comandare, ma trascurando di perseguire e di segnalare sporadici episodi di minore rendimento di cui, sono certo, non mancano di occuparsi i responsabili superiori diretti.

Un ultimo aspetto della questione ritengo infine necessario illuminare. Nel caso specifico da cui la presente trae occasione, la segnalazione del Gruppo Armate si è basata sull'affermazione di un ufficiale di collegamento presso i battaglioni italiani. Più di una volta ho avuto occasione di osservare che avvenimenti interessanti truppe italiane venivano esposti nel bollettino Gruppo Armate in forma più o meno divergente da quella trasmessa dal mio Comando, traendone l'impressione che il compilatore si attenesse, forse esclusivamente, alle segnalazioni dirette da fonte tedesca . Nella cosciente responsabilità di Comandante di Armata sono garante dell'obiettività e dell'esattezza delle mie comunicazioni, mentre non altrettanta obiettività ed esattezza è lecito attendersi da ufficiali di grado modesto e con angolo visuale limitato. Il lavoro degli ufficiali di collegamento è prezioso e giustamente apprezzato sul piano della collaborazione. Diventerebbe difficile e potrebbe anche ad un certo punto risultare ineffettuabile se si dovesse fondare il sospetto che detti ufficiali sono organi cli controllo, anziché di collaborazione. L'ora grave che con pari passione viviamo mi ha indotto ad esporVi con assoluta sincerità e franchezza il mio pensiero su alcune delicate questioni. Sono certo, sig. Generale, che vorrete considerare quanto precede un fattivo contributo per una sempre più efficace collaborazione.


779

ALLEGATI

Il Generale d 'Armata Comandante GIOVANNI MESSE

Annesso a/foglio 3976 Op. del 5 maggio 1943 . RIASSUNTO CRONOLOGICO DEGLI AVVENIMENTI INTERESSANTI IL 5° ED IL 10° RGT. BERSAGLIERI DAL 23 AL 30 APRILE 1943

23/24-IV. - 10° bersaglieri schierato nel settore O . el Heaka da q . 107 (esclusa) al mare. Quota 107 viene lasciata dal reparto tedesco viciniore . Il battaglione italiano rimane in posto, costituendosi un fianco difensivo verso q . 212 . 25/28-IV. - In seguito ad ordine divisione Manteuffel 10° bersaglieri è schierato eia q . 212 al mare. Attaccato resiste sul posto, mentre sulla sinistra il battaglione tedesco Helfrich sgombera q. 401 . Il Comando divisione ordina nella notte sul 27 il ripiegamento su q . 397 (esclusa)-Kef Touro-Dj. Touro-q. 372 (esclusa): date le difficoltà del terreno fittamente coperto di arbusti, nel ripiegamento vanno perdute alcune armi pesanti. L'efficienza bellica di questo resto di reggimento ne risulta notevolmente ulteriormente diminuita. 30-IV. - 5° e 10° b ersaglieri sono schierati sulla linea q. 372 (esclusa). Dj. Touro-Kef Touro-q.397-Kef en Nsoura-costa. Al 5° bersaglieri era stata sottratta la cp . controcarri impiegata con repa rti tedeschi. Il Comandante del 10° bersaglieri, rilevato che q. 372 contrariamente al previsto non era stata occupata dai Tedeschi , p rovvede ad occuparla con proprie forze, avvertendone il comandante di settore, t. col. Hering. Dalle ore 09.00 alle ore 18.00 il battaglione del 10° bersaglieri combatte accanitamente contro forze nemiche preponderanti tra q. 372 e la p isca-q . 314-q .260. Alle ore 18.00 il comando cli battaglione viene travolto . Contemporaneamente il 5° bersaglieri è costretto a ripiegare la propria sinistra su q. 376 , per parare all'aggiramento , mentre è attaccato a sua volta da importanti forze americane che annientano una cop. a&. 360 cli Kef en Nsoura. Organizza allora una difesa a q. 416 e soltanto a fatica riesce a sottrarre la compagnia del centro, su q. 282, al completo aggiramento. Alla sera del giorno 30 la forza combattente dei due reggimenti è la seguente: 5° reggimento: I compagnia fucilie ri , I compagnia controcarri (in altro settore); 10° reggimento : I compagnia fucilieri . Con tali fo rze non è p iù possibile contrastare il passo all'attaccante .


780

,

LE OPERAZIONI IN AFRICA SF;TTENTIUONALE

Allegato n. 47

Berlino, lì 18 maggio 1943-XXI Nr. 798/S Oggetto: La stampa tedesca e la caduca della Tunisia . AL COMANDO SUPREMO (3 copie) Posta M'ilitare Nr. 21

AL SUPERESERCITO (1 copia) Posta Militare Nr.

9

Sulla stampa germanica sono comparsi numerosi articoli e corrispondenze nei quali si descrive lo svolgimento degli ultimi combattimenti in Tunisia, mettendo in evidenza il valore del soldato tedesco. Questi articoli tendono evidentemente a spiegare all'opinione pubblica il rapido cedimento di una resistenza che, incautamente, la propaganda germanica aveva fin quasi alla vigilia presentato con le possibilità di una lunga durata. La stampa obbedisce evidentemente a direttive ricevute dall'alto,

ma è da rilevare come essa pochi accenni fà alla presenza o alla resistenza delle truppe italiane, se pure in qualche caso non tende ad attribuire a queste ultime la causa del cedimento. Questo deplorevole atteggiamento è perfettamente conforme a quell'indirizzo in base al quale il Ministero della Propaganda germanico ha mutilato il comunicato del Quartiere Generale italiano del 13 maggio sopprimendo le parti più significative con le quali si rivendicava alla P Armata l'onore cli avere conteso per ultima, fra le truppe dell'Asse, l'estremo lembo del suolo tunisino e con le quali si rendeva omaggio al valore dei nostri comandanti e delle nostre truppe. Tipiche al riguardo sono le corrispondenze sulla battaglia in Tunisia pubblicate nel "Voelkischer Beobachter", giornale ufficiale del Partito nazionalsocialista, il quale ha la più alta tiratura in Germania. Autore di queste corrispondenze è il giornalista von Esebeck; le corrispondenze stesse sono apparse nei numeri del 16 e del 17 corrente. Nel preambolo al primo articolo l'Esebeck afferma che nel marzo 1941 una divisione corazzata tedesca, rinforzata da alcune unità italiane, ha cacciato l'avversario dalla Tripolitania. Nel secondo articolo , passando alla descrizione dell'ultima battaglia, l'Esebeck, mentre si tiene in linee generali per quanto riguarda l'entità e l'azione dei reparti germanici, trova modo cli d ire che il settore tra la valle del Segenan e la costa era affidato essenzialmente a un reggimento bersaglieri; che ad americani e a gaullisti riuscì di infiltrarsi nelle posizioni italiane e poscia cli sopraffarle di sorpresa, determinando una fai -


781

ALLEGATI

la e minacciando così sul fianco lo schieramento tedesco a sud del Segenan. Il Comando tedesco fu perciò costretto a ripiegare le truppe di tutto il settore e a sgombrare Mateur. Dopo aver parlato dell'impiego della 15· divisione corazzata germanica (generale Borowietz) contro l'attacco a massa svolto dagli inglesi con 1200 carri, il corrispondente ricorda che il 9 maggio rimaneva intatta la fronte meridionale , senza peraltro accennare che essa era tenuta dalla 1" Armata italiana. Nel chiudere la corrispondenza l'Esebeck dice testualmente: «per due anni il soldato tedesco ha vincolato sul teatro di guerra africano le forze concentrate dell'Impero britannico e , quando ad esse si sono aggiunte quelle dell'alleato americano, ha tenuto testa per sei mesi all'impeto delle armate inglesi e americane» . Degli italian i nessun cenno. Questa forma di propaganda non rimane senza effetto sulle masse tedesche, nelle quali si va diffondendo l'opinione che la perdita della Tunisia sia in sostanza da attribu ire alle truppe italiane, la cui presenza in Africa si vuole ignorare quando si tratta di constatare la lunga tenace resistenza opposta per quasi tre anni alle forze britanniche, rinforzate poi da quelle americane; della presenza di truppe italiane si tiene conto solamente quando ad esse si vuole in modo subdolo attribuire le perdite della Tunisia . Qualche segnalazione giunta da nostri reparti e da elementi vari dislocati in Germania dà conferma del diffondersi nella popolazione tedesca di queste errate opinioni. Il Generale Capo Missione (E.L. MARRAS)


782

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE

f Allegato n. 48

Berlìno, lì 21 maggio 1943-XXI Nr. 1214/0rd.

Oggetto: Commenti della stampa tedesca sull'importanza del fronte africano. AL COMANDO SUPREMO (2 copie) Posta militare 21 AL SUPERESERCITO (S.I. E.) (2 copie) Posta militare 9 Quale indice del punto di vista dei dirigenti tedeschi circa l' imp o rtanza che rappresentava per la Germania il teatro di guerra africano , segna lo le seguenti affermazioni conte nute in un re cente articolo del "Volkischer Beobachter", pur rilevando che esse sono o ra in pane <lellale Ja evidenti morivi di propaganda. Occorre rendersi conto del fatto, scrive il giornale, che l'Africa è

sempre stato un teatro di operazioni secondario. Può sembrare alle ttante ricercare sulla carta del mondo alcuni punti che rappresentano i centri nervosi dell'impero britannico, per dedurne che l'Inghilterra può essere colpita sicuramente in quei punti. Ma i dirigenti tedeschi h an no sempre considerato in prima linea le proprie possibilità e i propri obiettivi. La Germania hitleriana non ha mai avuto l 'intenzione di condune una seconda guerra mondiale. Le sue rivendicazioni politiche si limitavano fin da principio al raggiungimento della libe rtà cli movimenti nel proprio spazio vitale . Se in seguito alle istigazio ni g iudaiche la guerra, contro la volontà della Germania, è diventato nuovamente una guerra mondiale, il contine nte e uropeo rimane però lo spazio ad essa assegnato dal destino. La minaccia contro l'esistenza d e i Reicb rappresentata dalle energie infernali d el bolscevismo ha determinato il fatto che per la Germania il fronte per eccellenza è quello orientale. La legge suprema d ella condotta d i guerra le impone quindi d i riun ire su q uel fronte tutte le sue for ze disponib ili. L'Africa non doveva diventare e non è diventata un secondo fronte. Più oltre, esaminando le possibilità di uno sviluppo ulteriore delle operazioni belliche sul fronte meridionale europeo, il giornale scrive che gli ang lo-american i non d ovrebbero sopravalutare troppo il loro successo, pe rché il loro compito bellico si inizia soltanto ora. Le azioni in Aft·ica settentrionale hanno avuto soltanto un carattere pre-


783

ALLEGATI

paratorio di più vaste operazioni che dovranno essere condotte contro il continente europeo. Le difficoltà dell'invio d i rinforzi e di rifornimenti in Africa, che hanno tanto ostacolato le operazioni dell'Asse, costituiscono ora uno svantaggio per gli anglo-americani, i quali si accorgeranno cosa significhi dover tenere una testa d i ponte oltre mare. Un tentativo di invasione del continente obbligherà l'avversario ad impegnare l'intera sua flotta, ed a concentrare i suoi sforzi su un solo punto. Ogni azione in grande stile porrà gli anglo-americani dinanzi a problemi per la cui soluzione non possiedono gli elementi necessari. Il Generale Capo Missione (E.L. MARRAS)


ALLEGATI

785

BIBLIOGRAFIA

FONTI

a. Documenti Ministero delta Difesa. Stato Maggiore dell'Esercito. Ufficio Storico Archivio carteggio classificato nel registro degli inventari con: H 1: carteggio 1942-1943 del Ministero delta Guerra; Gabinetto; H 9: relazioni e verbali riunioni; I 3: carteggio 1942-1943 dello Stato Maggiore Generale I 4: carteggio 1942-1943 dello Stato Maggiore Generale; L 3: studi particolari; L 14: carteggio 1942-1943 dello Stato Maggiore Generale .

Diari storici relativi al 1942-1943: Comando Supremo; Comando Superiore Forze Armate Africa Settentrionale; Delegazione Comando Supremo in A.S.; Intendenza Africa Settentrionale; Comando 1• Armata; Comandi X, XX e XXI corpo d 'armata; Comandi di divisione, di reggimento e unità minori. Relazioni varie: Rapporti e memorie di comandanti di grandi unità; Diario Cavallero novembre 1942-gennaio 1943. Relazioni di parte britannica: Sir Harold Alexancler, The african campaign /rom El Alamein to Tunis, /rom .10th August 1942 to 13th May 1943, supplemento alla London Gazette del 3 febbra io 1948.

b. Pubblicazioni ufficiali Italiane: Biagini A., Frattolillo F., Saccarelli S. (a cura), Verbali delle riunioni tenute dal capo di S.M. Generale, voi. III e IV, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma 1985 e 1987.

Comitato per la storia dell'artiglieria italiana, Storia dell 'artiglieria italiana, voi. XV e voi. XVI, Roma 1953 e 1955. Fioravanzo Giuseppe, La Marina italiana della seconda guerra mondiale - La difesa del traffico con l'Africa settentrionale dal 1° ottobre 1942 alla caduta della Tunisia, Stato Maggiore della Marina, Ufficio Storico, Roma 1964.


786

LE OPERAZIO NI IN AFRICA SETIENTRIONALE

Fioravanzo Giuseppe, La Marina italiana nella seconda guerra mondiale - Le azioni navali dal 1° aprile 1941 all'8 settembre 1943, Stato Maggiore della Marina, Ufficio Storico, Roma 1960. Messe Giovanni, La 1" armata italiana in Tunisia, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma 1950. Montanari Mario, Le operazioni in Africa settentrionale, vol. III, El Alamein, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio, Storico, Roma 1985. Sogno Vittorio, It XXX co-rpo d'armata italiano in Tunisia, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma 1952. s.i.a. , La Marina italiana nella seconda guerra mondiale - Dati statistici, Stato Maggiore della Marina, Ufficio Storico, Roma 1950. Britanniche: Howard Michael, Grand Strategy, vol. IV, H.M.S.M., London 1972. Hinsley F.H ., British Jntelligence in the Second World War, vol. II, H.M.S.O., London 1981. Joslen H.F., Orders of battle of the Second World War, H.M.S.O., voi. I e II, London 1981 . Playfair I.S.0 ., The Mediterranean and Middle East, H.M.S.O. , voi. IV, London 1966. Neozelandesi: Stevens W.G., Bardia to Enfidaville, War History Branch, Wellington 1962. Francesi: Vincent Jean-Noel, Les Forces Françaises dans la tutte contre l 'Axe en Afrique, Vincennes 1983. ' Statunitensi: Howe George, The Mediterranean Theater of Operations, Northwest Africa: Seizing the iniziative in the West, Office of Military History Dept. Army, Washington 1970.

PRINCIPALI OPERE CONSULTATE

AA.VV., Storia della Seconda Guerra Mondiale, vol. IV, Rizzoli-Purnell, Milano 1967.


ALLEGAT I

787

Acerbo Giacomo, Fra due plotoni di esecuzione, Cappelli, Bologna 1968. Alexander Harolcl, D'El Alamein a Tunis et a la Sicile, Lavauzelle, Paris 1949 (si tratta dell'edizione francese del rapporto ufficiale) . Bastianini Giuseppe, Uomini, cose, fatti, Vitagliano, Milano 1959. Braclley Omar N., Parla un soldato, Mondadori, Milano 1952. Bragadin Marc'Antonio, Il dramma della Marina italiana, Oscar Mondadori, Milano 1982. Bryant Arthur (a cura), Tempo di guerra, vol. III, A ll 'attacco, Longanesi, Milano 1966. Blumenson Marvin , Tre giorni per la sconfitta, Casin i, Roma 1969. Carboni Giacomo, Memorie segrete .l.935-1948, Pare nti, Firenze 1955. Carrell Paul, Le volpi del deserto, Balclini e Castoldi, Milano 1961. Carver Michael, La battaglia di El A lamein, Balclini e Casto Idi , Milano 1964. Ceriana Mayneri Carlo , Parla un comandante di trnppe, Rispoli, Napoli 1947. Ceva Lucio, Africa settentrionale 1940-43, Bonacci, Roma 1982. Ceva Lucio, La condotta italiana della guen-a. Cavallero e il Comando Supremo, Feltrinelli, Mil ano 1975. Churchill Winston, La seconda guerra mondiale, parte IV, vo i. T e II , Mondadori, Milano 1951. Ciano Galeazzo, Diario 193 7-1943, Rizzo li , Milano 1980. Clark Mark, La 5" armata americana, Garzanti, Milano 1952. D'Avanzo Giuseppe, Ali e poltrone, Ciampini, Roma 1981. Deakin Frede rick W., Storia della repubblica di Salò, Einaudi, Torino 1963. De Guingand Francis, Operation Victory, Hodder ancl Stoughton, Lonclon 1947.


788

LF. OPERAZIONI I N AFRICA SETTENT RlO NALt

Dollmann Eugene, Roma nazista, Longanesi, Milano 1950. Dollmann Eugene, Un libero schiavo, Cappelli, Bologna 1968. Eisenhower Dwight D., Crociata in Europa, Mondadori, Milano 1949. Eisenhower Dwight D. , The Papers of the War Years, voi. I, The J. Hopkins Press , Baltimore and London, 1970. Esebeck Hans Georg von, Rommel et l 'A frika Korps, Payot, Paris 1970. Faldella Emilio, L'Italia nella seconda guerra mondiale, Cappelli, Bologna 1959. Favagrossa Carlo, Perché perdemmo la guerra, Rizzoli, Milano 1946. Fuller J .F.C., La guerre mécanique et ses applications, Berger-Levrault, Paris 1948. Gentile Rodolfo, Storia delle operazioni aeree nella seconda guerra mondiale, Ass. Cultura Aeronautica, Roma 1952. Goebbels Joseph, Diario intimo, Mondadori, Milano 1948 . Guderian Heinz, Memorie di un soldato, Baldini e Castoldi, Milano 1962. Ingersoll Ralph, Segretissimo, Gentile, Milano 1946. Irving David, La pista della volpe, Mondadori, Milano 1978. Juin Alphonse, Mémoires, Fayard, Paris 1959. Kesselring Albert, Memorie di guerra, Garzanti, Milano 1954. Koeltz Louis, Une campagne que nous avons gagnée, Tunisie 19421943, Hachette, Paris 1959. Kuhn Volkmar, 1vfit Rommel in der Wuste, (Con Rommel nel deserto), 2• ed., Motorbuch Verlag, Stuttgart 1975. Kippe nberger Howard, Infantry Brigadier, Oxford University, Press, London 1961. Licldell Hart Basil, The Tanks, Cassell, London 1959. Licldell Hart Basil, The Rommel Papers, Harcourt, Brace and Co. , New York 1953 .


ALLEGATI

789

Liddell Hart Ba sii , Storia militare della seconda guerra mondiale, Mondadori, Milano 1970. LiddelJ Hart Basi!, Storia di una sconfitta, Rizzoli, Milano 1972 (2" ed.) . .Mancinelli Giuseppe, Da/fronte dell'Africa settentrionale, Rizzali, Milano 1970. Mellano Pietro, Da Roma a Brindisi, Picchi , Tivoli 1967. Messe Giovanni, La mia armata in Tunisia, Rizzoli, Milano 1960. Montgomery Bernard L. , Memoirs, Collins, London 1958. Montgomery Bernard L., Da Et Alamein al.fiume Sangro, Garzanti, Milano 1950. Moorehead Alan, La guerra nel deserto, Garzanti, Milano 1968. Puntoni Paolo, Parla Vittorio Emanuele Ili, Palazzi, Milano 1958. Rintelen Enno von, Mussolini l'alleato, Corso, Roma 1952. Rommel Erwin, Guerra senza odio, Garzanti, Milano 1959. Roosevelt-ChurchiU, Carteggio segreto di guerra, Mondadori, Milano 1975. Rossi Francesco, Come arrivammo all'armistizio, Garzanti, Milano 1946. Santoni Alberto e Mattesini Francesco, La partecipazione tedesca alla guerra aeronavale nel Mediterraneo, Ed. Ateneo e Bizzarri, Roma 1980. Santoro Giuseppe, L'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, vol. II, Ed . Esse, Roma 1957. Simoni Leonardo, Berlino, ambasciata d 'Italia, Migliaresi, Roma 1946. Vicini Diego, L'f.f' bersaglieri e la guerra in A .S. (1941 -1943), Tamari, Bologna 1977. Winterbotham Frederick W., Ultra Segret, Mursia, Milano 1976. Zincane Vittorio (a cura), Hitler e Mussolini, Rizzali, Milano 1946. Zanussi Giacomo, Guerra e catastrofe d'Italia, I e II, Corso, Roma 1945.


'


ALLEGATI

791

Indice dei documenti allegati

Sintesi colloquio Barbasetci-Rommel del 9.11.1942 ... .. Verbale riunione tenuta eia Cavallero il 13.11.1942 a Bengasi ..... .. ............... ..... ....... .. .... ............. .. ...... ..... ..... ...... . 3. F. 11300/Segr. data 17.11.1942 dì Rommel al Comando Supre1no ... ...... .... ............. .... .......... .. ...... .. .............. ... .. . 4. Lettera di Bastìco a Cavallero data 16.11.1942 .... ... .. .. . 5. Sintesi colloquio Bastico-Rommel del 22.11.1942 ...... .. 6. Verbale riunione tenuta da Cavallero all'Arco dei Fileni il 24.11.1942 ............. .. ... ... ... .. .. ............. .... ....... .. ..... . 7. Lettera di Bastico a Cavallero data 29.11.1942 .. ... .... .. . 8. Promemoria n. 122 di Supermarina data 29.11.1942 ... . 9. Situazione logistica in Libia alla data 11.11 .1942 ........ . 10. Sintesi colloquio Bastico-Rommel del 17.12.1942 .. ... . .. 11. Lettera cli Bastico a Cavallero data 21.12.1942 ........... . 12. Direttive del Comando Supremo sugli sviluppi della manovra di ripiegamento ...... ........ ....... .. ... ................. . 13. Tele 01/21240/0p. data 31.12.1942 di Basrico a Cavallero .... ......... .. ...... ... ................... ... ...... .. .......... .... ....... .. . 14. Tele 14/42 data 31.12.1942 di Rommel a Bastico ....... . 15. Direttive del Comando Supremo sulle modalità della manovra di ripiegamento ......... .. ...... ....... ........ .......... .... .. . 16. Promemoria cli Messe ad Ambrosia data 1.2.1943 sulla situazione 1° annata .. .. ..... ..... .. .... .. ......... .. ........ .. .. .. .... . 17. Relazione di Messe ad Ambrosio data 8.2.1942 su lla situazione l" armata .. ....... ... ..... .. ... ............... .. .. ...... ..... . 18. F. 0346/0p . A. data 17.2.1943 di Ambrosia a Messe .. . 19. F. 1150/0p. data 2.3.1943 del Comando 1" Armata .. .. . 20 . Sintesi riunione tenuta da Kessehing il 10.3.1943 a Tunisi ..... ... ....... .. ................ ..... ...... .. ....... ..... ...... ..... .. .... ... . 21. Direttive di von Arnìm per la condotta della lotta sulla linea di Mareth data 13.3.1943 ...... ..... ...... .. ..... .. .... .. 22. Lettera di Hitler a Mussolini data 14.3.1943 ... .. ...... .. .. .. 23 . Relazione di Messe ad Ambrosio data 13.3.1943 sulla situazione 1• Annata .......... .. ...... ... ... ... .. ...... ... .. .... ... ....... . 24. Sintesi colloquio von Arnim-Messe del 18.3.1943 ...... .. 25. Sintesi colloquio von Arnim-Messe del 24.3 .1943 .. .. .. .. 26. Relazione cli Messe sulla battaglia di Mareth (16-31 1narzo 1943) .. ..... ..... ....................... .... ........ .... ........... .. . 27. Appunto cli Ambrosia per Mussolini data 24.3.1943 ... . 28. Sintesi colloquio Ambrosio-Kesselrìng del 28.3.1943 .. . 29. Sintesi colloquio Mussolini-Kesselrìng del 29.3.1943 .. . 30. Sintesi colloquio Ambrosio-Kesselring del 29.3.1943 .. . 31. Sintesi colloquio Ambrosio-Kesselring del 6.4.1943 ... . 1. 2.

p. 585

p . 589 p. 593 p . 596 p. 598 p . 603 p. 609

p. 610 p . 615 p. 617 p . 620

p. 622 p. 624 p. 626 p. 628

p. 629 p. 633 p. 643 p. 645 p. 648 p. 651 p. 654

p . 659 p. 672

p. 675 p. 680 p . 694 p. 698 p. 702 p. 705 p. 707


792

LE OPERAZ IONI IN AFRICA SE 'ITENTR IONAI.E

32. Appunto del Comando Supremo relativo al convegno cli Klessheim ... ......... .. ...... .... .... ....... .... ...... .. ...... ......... .. 33. Sintesi colloquio von Arnim-Messe cie l 6.4.1943 ..... .. .. 34. Relazione di Messe sulla battaglia d egli Chotts (5-6 aprile 1943) ......... .......... ... ..... ... ... · ·· ...... ·· · · ..... · · ...... .··.. . 35. Relazione cli Messe sul ripiegamento dalla linea degli Chotts (7-16 aprile 1943) ...... .. ....... ....... .. ...... .. ........ .... . 36. Sintesi colloquio Mussolini-Kesselring del 12.4.1943 .. . 37. Sintesi colloquio Kesselring-Messe del 16.4.1943 .. ..... . 38. Sintesi colloqu io Mussolini-Kesselring del 17.4.1943 .. . 39. Sintesi rapporto tenuto da Messe a l Comando XX Corpo il 17.4.1943 ... ...... ... ...... .. ... .. .. .. ..... .. ...... .. .............. .. . 40. Sintesi rapporto tenuto da Messe al Comando XXI corpo il 17.4.1943 ...... .. .. ..... .... ............. ... ..... ... ...... ......... .. . 41. Sintesi colloquio von Arnim-Messe del 21.4.1943 .. .... .. 42. F. 0691/ op . data 26.4.1943 cli Messe ai comandanti d i corpo d'armata ............. ........ .. ...... ................ ... .......... .. 43. Relazione di Messe sulla battaglia di Enfidaville (19-30 aprìle 1943) .. ...... .. ....... .. ....... ....... .. ...... ........ .. ..... ..... .. .. 44. Direttive di von Arnim per l'arretramento del gruppo d'armate Africa data 6.5 .1943 ........ .... ..... .. ........ ............... .. 45. Relazione di Mancine lli sulle trattative di resa d ella 1" armata ... .. ... ..... ... ...... .... .... ... ..... ......... .. ...... .. ...... ......... .. 46. F. 3976/ 0p . data 5.5.1943 di Messe a von Arnim ...... .. 47. F. 798/S. Data 18.5.1943 cli Marras al Comando Supre1no ........ .. ....... .... .. .......... ... ..... ... .. .. .. ....... ... ....... ...... ..... . 48. F. 1214/0rd. data 21.5.1943 di Marras al Comando Supre1no .. ........ .. ............. ........ ... ....... ....... ... .... .... ..... .. ..... .

p. 711 p. 714

p . 717 p. 723 p. 731 p. 734 p. 740 p. 743 p. 747 p. 751 p. 756 p. 758

p . 766 p . 769 p . 776

p. 780 p. 782


ALLEGATI

797

INDICE DEI NOMI CITATI NEI, TESTO ( 0 )

AGO Pietro, generale , 262. ALEXANDER Harold, generale britannico, 78, 237, 270, 271 , 291, 307, 317, 318, 329, 330 , 334, 352, 353 , 357, 379, 380, 391, 395, 410, 411 , 414 , 416, 421 , 444, 457, 466, 476, 478, 479, 493 , 494, 505, 515, 517, 533,537,539,544, 550, 564. ALFIERI Dino, diplomatico, 251, 265, 267, 432. ALLEN Terry, generale americano, 290, 316, 320, 324, 328, 380 , 381 , 392, 413,416,518, 529. ALLFREY Charles W., generale britannico, 208, 209, 220-222, 289, 290, 410, 517, 518, 527, 528. AMBROSIO Vittorio, generale, 13, 53, 98,109,152,185 ,217,258, 261-267, 281, 284 , 285, 306, 307, 332, 339, 342-344, 364, 367, 417, 418, 427, 428 , 430, 432-444, 451, 455 , 456 , 474, 487,488,503 , 559, 562,570. ANDERSON Jonathan, generale americano, 2. ANDERSON Kenneth, generale britannico, 84, 101, 102, 112, 208 , 220, 222, 223 , 234, 237, 239, 248, 289, 291 , 292, 296, 297, 299, 300, 303 , 304, 309, 318, 321, 322, 327, 329, 330, 362, 410, 479, 493 , 494, 515, 517, 518, 526, 529, 533, 540. ANTONESCU Ion , 443. ARNIM Hans-Ji.irgen von, generale tedesco, 162, 174, 210, 212-215, 217-219, 222, 224 , 225, 230, 234, 237 , 239, 242, 246, 249, (

0

)

Note escluse.

255, 260, 277-281, 285, 287 , 288, 292, 299, 300, 304, 306309, 315, 316, 323-325, 330-334, 343,352-355, 361-363, 365, 367, 376, 383, 386, 391, 392, 398400, 402, 410, 418 , 4 20, 427 , 428, 432, 433, 435, 436, 437, 443, 446, 447, 449-451 , 455 , 462-465, 467, 470, 472, 488-491, 496, 502, 511, 512, 5 14, 526528 , 531, 534, 536, 537, 539541 , 544, 545 , 560, 562, 576, 577. ARNOLD He nry, generale americano, 537. BADOGLIO Pietro, maresc iallo d 'Italia, 557. BARBASETTI DI PRUN Curio, generale, 14, 20, 25, 26, 28-32, 40, 42-44 , 50, 119, 186, 187, 259. BARONE Giuseppe, colonnello, 523. BARRÃ&#x2C6; Georges, generale francese, 104, 108, 221 -223, 230232, 234, 239 , 266. BASSENGE Kurt, generale tedesco, 234 . BASTIANINI Giuseppe , diplomatico, 265, 267, 440, 443. BASTICO Ettore, maresciallo d'Italia, 26, 27, 30, 40, 42, 43, 47-50, 55, 59-65, 67, 68,119,122,124, 133,135, 137-145, 147-154, 162, 163, 169, 174-178, 183, 185,191, 194-196, 217,259,576. BAYERLEIN Friedrich, colonnello tedesco, 5, 150, 153, 178, 340, 352, 361 , 369, 391 , 394 , 405, 407 , 409, 463, 464, 491, 496, 500.


798

LE OPERAZIONI IN AFRICA SETIE~TRIONALE

BEAK D.M.W. , generale britannico, 384, 389. BEDELL SMITH Walter, generale americano, 85. BELLETTI Pietro, generale, 541 , 548 . BENIGNI Arturo, generale, 106, 109, 21 7, 225, 235 , 237, 239 , 240, 246, 247, 478-480, 520, 523. BERNASCONI Mario, generale A.A., 14, 60, 175, 286. BETHOUART Emile-Marie, generale francese, 86, 88, 89. BIRCH, generale britannico , 514. BITOSSI Gervasio, generale, 124, 148. BOISSAU Robert, generale francese, 414, 416, 518, 521, 539, 540, 543-545. BOISSON, generale francese, 86. BONFATTI Luigi, colonnello, 315. BOROWIETZ Willibald, generale tedesco, 368, 371, 409, 500, 512, 515. BOSCARI Pier Carlo, maggiore, 549. BOSCHI Mario, gene ra le A.A ., 502. BOSELLI Gu ido, generale, 494, 500. BOSVILLE T.J.B., genera le britannico, 384. BOTTIGLIERI Tommaso, tenente colonnello, 248, 249. BRIGGS Raymond , generale britannjco, 8, 384, 457, 518. BROADHURST, generale britannico, 401. BROCCOLI Umberto, tenente colonnello 109, 214, 225, 340, 474. BROICH Friedrich von, generale tedesco, 108, 109, 212, 277, 282, 293, 314 , 315, 317 , 321, 322 , 328, 331 , 414, 517, 543.

f

BROOKE Alan, generale britannico , 75, 110, 111, 237, 271 , 445, 491. BRUNETTI Brunetto, gen e rale, 12. BUHSE tenente colonnello tedesco, 225, 246 , 247, 325. BULOWIUS Karl , generale tedesco, 304, 312-314, 316,317, 320, 322 , 323, 328, 354, 534, 539. BUTTÃ&#x20AC; Gino, gene rale, 155. CACCIA Dominion i Paolo , maggiore, 24. CANTALUPPI Gaetano, generale, 38, 131. CARACCIOLO DI FEROLETO Mario , generale, 98. CASS E.E., generale britannico, 205 ,207, 209,290. CASSAl{A Ruggero, generale , 38. CAVALLERO Ugo , maresciallo d'Italia, 13, 14, 20, 21, 25-28, 3032, 35, 40,42-44, 47, 49-51, 53, 55-64, 67, 68 , 91-95, 97 , 98, 101 , 107, 109, 111 , 119, 135, 138-143, 146-1 53, 159, 161-164, 170, 174-179, 183, 185, 187, 188, 191, 192, 196, 215, 217 , 250, 251, 253-263, 265, 278 , 339, 340, 435, 558, 559, 562, 570, 574, 575. CHATEL, generale fra ncese, 86 . CHICHESTER-CONSTABLE R.C. , generale britannico, 290. CHURCHILL Winston, 76-78, 81, 82, 87, 157, 268-272, 329 , 421, 444-446, 544, 550. CIANO Galeazzo, ministro, 96, 140, 217, 250,251,262. CINI Vitto rio, ministro, 569. CLARK Mark W., generale americano, 85, 87, 90, 111, 221 , 227, 573, 574. CLUTTERBUCK W.E ., gen e rale b ritannico, 410, 518.


AtlEGATI

CONINGHAM Arthur, maresciallo dell'aria b ritannico, 379. CONNE, generale francese, 479, 518, 521 , 536, 540, 543. COOKE-COLLIS E.C., generale britannico, 384. COPLAND-GRIFFITHS R.A.V. , generale britannico, 209, 221, 290. COSTA Giuseppe, generale, 169, 303, 315,500,515. CRAMER Hans, generale tedesco, 357, 360, 394, 402, 449, 462, 474, 476, 488, 517, 521, 523, 528, 539 , 541, 543, 544. CRANE, generale americano, 380. CROCKER J.T. , generale britannico, 457, 472, 476, 478, 479, 515, 518, 528. CUNNINGHAM Alan, generale britannico, 39. CUNNINGHAM Andrew, ammiraglio britannico, 84, 85, 271 , 539, 564, 565, 566. CUSTANCE Neville, generale britannico, 131. DARLAN Franรงois , ammiraglio francese, 87, 89, 90, 95, 104, 268 , 564. DE GAULLE Charles, generale francese, 87, 155,269,564. DE GUINGAND Francis, generale britannico, 352, 357, 384, 401. DELIGNE Aga ton, generale francese, 221 , 234,235. DE STEFANIS Giuseppe, generale, 2, 22, 24, 25, 38, 56, 58-60, 161, 164, 183, 343, 348. DERRIEN, ammiraglio francese , 210, 212, 216. DEVOTO Giovanni, colonnello, 521. DI NISIO Ismaele, generale, 51. DI RAIMONDO Giovani, generale, 67, 165. DISPENSA Giuseppe, colonne!-

799

lo, 521. DOENITZ Karl, ammiraglio tedesco, 267, 439, 442. DOGLIANI Luca, tenente colonnello, 530. DOLLMANN Eugene, colonnello tedesco, 257,440,442,443, 570. DOOLITTLE James H., generale americano, 84, 85, 379. DUNPHIE Charles, generale britannico, 209, 290, 312, 314, 316, 318. DUNTON, generale americano, 379. DU VIGIER, colonnello francese, 221. EDDY, generale americano, 380, 416, 518, 529. EISENHOWER Dwight D., generale americano, 78, 79, 81, 82, 84, 85, 87, 88, 111, 208, 220222, 227, 228, 234, 237, 239, 246, 248, 271, 289, 291 , 292 , 296, 297, 299, 317, 328, 330, 446,479, 528,536, 539,550. ERSKINE George, generale britannico, 352, 384. ESTEVA Jean-Pierre, ammiraglio francese, 86, 89. EVELEGH Vivian, generale britannico, 112, 205, 207-209, 290, 578. FALDELLA Emilio, generale, 250, 257. FALUGI Giuseppe, generale, 33, 124, 368, 369, 500. FAVAGROSSA Carlo, generale, 253, 254. FEHN Guscav, generale tedesco, 44, 63, 282. FISCHER Wolfgang, generale tedesco, 205, 207,208, 212, 213, 277. FISHER Frank, generale britannico, 384.


800

LE OPERAZION I IN AFRICA SETl'ENTRIONAI.E

FLAVELL E.W.G ., gen erale britannico, 209, 227, 290. FOUGIER Rino Corso, gen erale A.A., 27, 53, 57, 67, 107, 110, 111 , 159, 286, 287, 435. FRANCO BAHAMONDE Francisco, 430. FRANZ Gotthard, ge nerale tedesco, 371,378, 540. FREDENDALL Lloyd R., generale americano, 85, 227, 242, 246249, 289-293, 29 5, 296 , 30 2, 304, 312, 314, 316, 318 , 326330. FREEMAN-ATTWOOD H.A., generale britannico, 290, 518. FREYBERG Bernard, gen e rale neozeland ese , 7, 35, 39, 40, 133, 135, 383, 385 , 387, 391, 394-397, 400-403, 407, 420, 507, 510, 513, 515, 545 , 548-550. FULLRIEDE, colonnello tedesco, 478, 480, 476 . GALLO Luigi, colonnello A.A., 27. GANDJN Antonio, generale, 14, 18, 20, 26-28, 97,107,108, 115, 147-150, 153, 259, 281, 307, 354, 435 . GASCOIGNE J.A., generale britannico, 384. GATEHOUSE Alee, generale bri tannico, 8, 24. GAUSE Alfred, generale tedesco, 21 0, 212, 352, 365, 391, 399, 451 , 462-464, 496,532,561. GELICH Fernando, generale, 214, 224,. 339, 482, 517, 520, 523, 543, 544. GELOSO Carlo, generale, 56, 187, 265. GENTRY William, generale britannico, 385, 394 , 396, 507. GIARTOSI O, ammiraglio, 175, 195.

f

GIGLIOLI Emilio, genera le, 26, 40, 60, 153, 169, 175, 192. GIRAUD Henri-Honoré, generale fra ncese, 87-90 , 104, 221 223, 227, 228, 239, 246, 247, 269, 564. GIROSI Ma ssimo, ammiraglio, 259, 434. GOEBBELS Joseph, 255, 442. GOERING Hermann, maresciallo del Reich , 13, 14, 65-68, 93, 97,119,143,190,251,255, 364, 431 ,563,569, 570. GOTI W.H.E. , generale britannico, 18. GRAHAM D.A.M., generale britannico, 384. GUDERIAN Heinz, feldmaresciallo tedesco, 292. HALDER Franz, generale tedesco, 563 . HARDING G.P. , generale britannico, 290. HARDING John, generale britannico, 8 , 131. HARCOURT, ammiraglio britannico, 565. HARLINGHAUSEN Martin, generale tedesco, 100. HARMON Ernst, generale americano, 327,328,476,548. HARVEY C.B.C., gene rale britannico, 270, 271. HARWOOD Henry, ammiraglio britannico, 270, 271. HAWKESWORTHJ.L.I., generale britannico, 410, 518. HAZON, generale, 260. HELSEN von, tenente colonne llo tedesco, 541. HILDEBRANDT Hans-Georg, colonnello tedesco, 244, 313, 317 , 323,328,391 , 394,400,51 7. HINDE W.R.N., generale britannico, 384.


ALI.EGAT!

HISSMANN, tenente colonnello tedesco, 547. HITLER Adolf, 7, 9, 18, 44, 61, 64-68, 94-97, 100, 110, 140, 147, 161, 165, 174, 185, 190, 191, 210, 212 , 215 , 250, 252, 260, 263, 264 , 267, 269, 272, 288, 323, 361 , 363, 365, 367, 430432, 435, 439, 440, 442-444 , 537, 557-559, 574, 575, 578. HOLDEN R.B., tenente colonnello britannico, 518 . I-IOPKINS Harry, 77. HORROCKS Brian, generale britannico, 7, 24, 127, 133, 135, 384, 400 , 401, 403, 407, 456, 457 , 462,472,512, 513,515. HORTHY Nicolas, 443 . HOWLETT B. , generale france se, 290. !CARDI Alessandro, colonnello, 489. ILARI Eraldo, generale A.A., 286. IMPERIALI DI FRANCAVILLA Giovanni, generale, 107, 108, 115, 225, 248, 325, 339, 362, 394, 411, 413, 482, 512, 520. INCISA Luigi, colonnello, 544. INGOLD, colonnello francese, 155. IRCKENS, colonnello tedesco, 528. · JAMES M.A., generale britannico , 290, 476. JODL Alfred, generale tedesco, 64, 68, 97, 218,260,361 . JUIN Alphonse, generale francese, 86, 89-91 , 104, 221-223, 228, 230, 232-235 , 237, 239, 326, 382. KALLA Y Miklos, politico ungherese , 440. KEIGHTLEY F. Cbarles, generale britannico, 112, 209, 221, 290, 303 , 309,327, 476, 478,518. KEITEL Wilhelm, feldmarescial-

801

lo tedesco, 64, 96, 97, 210, 250, 251, 442. KERN, colonnello americano, 246. KESSELRING Albe rt, fe ldmaresciall o tedesco, 12, 14, 18, 26, 27, 42-44, 50, 51, 55, 59-62, 64, 66 , 67, 91-94, 100, 101 , 106108, 110-113, 119, 120, 142, 143, 146, 147, 151-153, 159, 161, 162, 164, 165, 174, 175 , 177, 178, 182-184, 187, 190, 205 , 216, 217, 230 , 257, 259, 260, 265 , 279, 281, 282, 284288, 292, 299, 300 , 303 , 305, 306 , 308, 316 , 3'.23 -325 , 331, 332, 354 , 361, 362, 364, 366, 376, 378, 402, 427, 428, 432439, 455, 474, 482, 487, 489, 496, 502, 503, 526, 531, 561 , 562, 568 , 569, 570. KING Ernst J. , ammiraglio ame, ricano, 77. KIPPENBERGER Howard, generale neozelandese, 35, 36, 385, 507, 510, 512. KOELTZ Louis-Marie, generale francese , 221, 228, 232, 235 , 239, 289, 290, 296 , 299, 302, 303 , 3 14, 321, 327, 328, 334, 410, 479, 480, 518, 520, 521, 523, 526, 536, 540, 543, 545, 547, 564. KRAUSE Fritz, generale tedesco, 534. LA FERLA Francesco, generale, 124, 368, 369, 500, 509, 510. LANG Ruclolf, colonnello tedesco, 325, 413, 517, 523. LANZA Michele, diplomatico, 250, 251. LA VAL Pierre, politico francese , 232 , 518,521 , 540, 543-545. LEDDA Gavino, colonnello, 33, 549. LEESE Oliver, generale britanni-


802

LE OPERAZIONI IN AFRICA SE1TENTR10NALE

7, 127-129, 151, 166, 168, 169,352 ,384,391,396,462. LEQUIO Tomaso, colonnello, 225, 325, 476, 545. LIEBENSTEIN Kurt von, colonnello tedesco, 282 299, 303, 304, 368, 369, 397-399, 402, 403,405,407,491 ,500. LLOYD H .P., vice maresciallo dell'Aria britannico, 379. LOEHR Alexander, gene rale tedesco, 261 , 265. LORENZELLI Dante , generale, 104, 108, 109, 212, 214, 217 , 220. LUMSDEN Herbert, generale britannico, 7, 14, 15, 22, 24, 39,40, 45, 53. LUNGERSHAUSEN Karl-Hans, generale tedesco, 47. LYNNE, generale britannico, 514. MACKENSEN Georg von, diplomatico tedesco, 265, 267 . MAGLI Giovanni, generale, 64, 139,178,217. MAGNAN, colonnello francese, 518. MANCINELLI Giuseppe, generale, 8, 11, 33, 43, 44, 56, 58, 59, 62, 63, 129, 135, 138, 148, 152, 163, 175, 178 , 183, 185, 191, 192, 340, 342, 347, 36 1-363, 369,396,464,500,549. MANNERINI Alberto, generale, 155, 371, 376, 391, 394, 427, 453, 470. MANSOLDO Guido , colonnello, 375. MANTEUFFEL Hasso von, generale tedesco, 331,332,410, 435, 446,516,529,534,577. MARAIST, colonnello americano, 244, 247, 248. MARRAS Efis io, generale, 25.1 , 257. CO,

I

MARKERT Anton, colonnello tedesco, 549. MARSHALL George Armstrong, generale americano, 76-79, 81, 416. MAST Charles-Emmanuel, generale francese, 86-89. MATHENET, ge nerale francese, 221, 223, 232, 234, 290, 479, 518, 520, 521, 523, 526, 536, 540, 543-545. MATTIOLI Enrico, gene rale, 340, 367, 410, 433 , 447, 449, 451, 464,467,491,496,547,577. MAXWELL R.H., generale britannico, 518. McNABB C.W., generale britannico, 314, 318. McNAIR Lesley, generale americano, 573. McQUILLIN Raymo nd , generale americano, 244, 246, 290, 291, 293, 295. MELLANO Pietro, colonnello, 266. MENDIGAL, gene rale francese, 86, 90. MENTON, colonnello tedesco, 21, 312, 322. MESSE Giovanni, generale, 178, 183, 279, 281, 300, 339, 340, 342-345, 348, 354, 355, 360, 363, 365, 367, 369, 376, 382, 383, 386, 387, 389, 391-402, 405, 407, 409, 410, 417, 418, 427 , 433, 438, 449, 450, 455457, 460-467, 470, 472 , 482, 488, 489, 491, 494-496, 500 , 502-504, 509-512, 514,516,527, 530, 531, 533, 536, 540, 541, 543 , 544, 545 , 548-5 50 , 560, 563 ,568,572,573,576,577. MILCH Erhard, feldmaresciallo tedesco, 68 . MILES, generale britannico, 514. MONDINO Umberto, generale, 99.


ALLEGATI

MOORE Anderson, colonnello americano, 309, 318. MONTEZEMOLO Giuseppe di, colonnello, 323. MONTGOMERY Bernard L. , generale britannico, 7, 14, 15, 21, 22, 35, 39, 45, 47, 53, 78, 127129, 141 , 157, 166, 169, 172, 178, 179, 182, 193, 237, 270, 308, 309, 323, 329, 342, 352, 353, 357, 360, 362, 368, 380382, 384, 387, 391, 394-397, 400, 401, 411 , 421, 456, 457, 462, 466, 469, 474 ; 493, 494, 505, 513-515, 526. MURPHY Robert, diplomatico americano, 86, 88, 89. MURRAY G., generale britannico, 384. MUSSOLINI Benito, 9, 18, 20, 27, 28, 32, 44, 48, 49, 53, 56, 58, 61, 65, 67, 93-96, 98, 109,110,119, 140, 142, 147, 148, 151, 163165, 168, 176-179, 185, 188, 190, 192, 196, 215 , 217, 218, 250, 253-256, 258-266, 269,287, 306, 339, 340, 363-365, 418, 419, 428, 430-432, 435, 438, 440, 442-444, 487, 488, 503 , 548 , 557, 559, 562,570, 578. NAVARINI Enea, generale, 5, 25, 30; 36, 38, 40, 43, 44, 56, 63, 124, 148, 170. NEAME Philip, generale britannico, 39. NEBBIA Eduardo, generale, 5, 8, 11, 12, 17, 24. NEHRING Walter, generale tedesco, 66, 67, 106-109, 112, 113, 205, 212, 213, 215, 217, 219 . NEUFFER Georg, generale tedesco, 210. NICHOLS J.S., generale britannico, 382,384,389,395,462,518, 540.

803

NICHOLSON Cameron, generale britannico, 318, 321, 326, 327. NOGUES Auguste Paul, generale fran cese, 86, 89, 227. OLIVER, generale americano, 207, 209 . ORLANDO Taddeo, generale, 348, 369, 389, 405, 409, 460, 462, 470, 495 , 500, 510, 511 , 513, 541, 547, 548, 573. OTTO, maggiore tedesco, 27. PALMA Vittorio, generale, 189. PAOLETTI, generale, 21, 22. PATTON George, generale americano, 85, 89, 330, 380, 391 , 392, 411,413,416,494 . PAVELIC Ante, 264. PETAIN Henri-Philippe, maresciallo di Francia, 86, 87, 90, 98, 100, 101, 215. PIRZIO Biroli Alessandro, generale, 266. PIZZOLATO Gavino, generale, 124,368,369, 455. POHL von, generale tedesco, 42, 43, 67. POLITI Mario, capitano, 504, 509, 510. PORTAL Charles, maresciallo capo dell'Aria britannico, 445. POWER, ammiraglio britannico, 268. PUNTONI Paolo, generale, 257, 260,261,262,428,444 . RAHN Rudolf von, diplomatico tedesco, 215. RAMCKE Hennann, generale tedesco, 24, 69. RANDON Heinz von, generale tedesco, 17. REA Emidio, generale, 541. REISOLI MATHIEU Cesare, tenente colonnello, 325, 413. RIBBENTROP Joachim von, diplomatico tedesco, 97, 250, 265-


804

LE Ol'llRAZIONT IN AFRICA SETIJ'.NTRTONALE

267, 363, 442, 443. RICCARDI Arturo, ammiraglio, 53, 65, 67, 91,92, 96, 107, 110, 111,435,437,439,558,568. RINTELEN Ermo von, generale, 20, 25, 27, 31, 32,43,44, 50, 59, 60 , 64,94, 95,97,98, 101,110, 139, 188, 258, 442, 561 , 562, 579. RITCHIE Neil M. , generale britannico, 39. ROA'ITA Mario, generale, 49, 185, 264. ROBINETT Paul, generale ame ricano, 234,235,244,290,314, 317, 318, 320, 322, 324, 326, 330, 534. ROBOTTI Mario, generale, 185. ROCHAT Giorgio, storico, 557. ROMMEL Erwin, feldmaresciallo tedesco, 5, 7-11 , 13, 15, 17, 18, 20, 22, 24-33, 35, 36, 38-40, 4245, 47-50, 53, 55, 56, 58-68, 79, 94, 97, 111 , 119, 120, 122, 124, 127-131, 133, 135-143, 145-154, 157,159, 161-164, 166, 168-170, 172, 174-180, 182-195, 210,217, 227, 237, 239, 255, 277, 279, 280, 282, 285, 288, 289, 292, 297, 299, 305-309,312-318,320328, 330-332, 339, 342, 345, 347, 348 , 350, 352-355, 357, 359-362, 364-366, 368, 397, 402, 420, 421, 432, 434, 436, 438, 442, 451, 456, 559, 560, 562, 563, 569. RONCAGLIA Ercole, generale, 142, 154. ROOSEVELT Franklin Delano, 76, 77, 81, 87, 68,269,272. ROSI Ezio, generale, 185. SANSONETTI Luigi, ammiraglio, 92. SANTORO Giuseppe, generale W.A., 285, 286.

'

SCATTAGLIA Nazareno, generale, 17. SCATTINI Arturo, generale, 455, 461, 500, 547. SCHIMD Josef, generale tedesco 339, 516, 527. SCHIMDT, colonnello tedesco , 523. SCUERO Antonio, generale, 53, 162, 254, 260, 261. SEIDEMANN Hans, generale tedesco, 14, 60, 175, 286, 288 , 303, 323, 361, 449. SOLDANI Antonio, tenente colonnello, 122. SOGNO Vittorio, generale, 99, 104, 216-220 , 224, 225 , 240, 247, 248, 280, 325, 326, 343, 41 3, 451, 474, 482, 520, 558, 563,57(), 577. SOZZANI Nino, generale, 124, 308, 369. SPAATZ Carl, generale americano, 379. SPONECK Theodor von, generale tedesco, 24, 36, 47, 357, 368, 369,500,545,547,548. STACK Robert L., colonnello americano, 244, 247, 290 . STALIN Josef, 268, 269,272 ,431, 444. STARK Alexande r, colonnell o americano, 246, 312, 314, 316, 318. STIMSON Henri, politico americano, 76. STURLING ].E., generale b ritannico, 384. STOLTZ, tenente colonnello tedesco, 230,474,520,521 . TEDDER Arthur, maresciallo dell'Aria britannico, 35, 271. TITO (Josip Broz), 264 . TRUSCOTT Lucien, generale americano, 246, 328.


ALLEGATI

TUKER Francis S., generale britannico, 385, 398, 409, 458, 460, 509, 513, 537. VAERST Gustav van, generale tedesco, 285,361,446, 449,482, 516, 526, 528, 530, 533, 534, 536, 537, 539 . VERCELLINO Mario, generale, 97, 98. VITTORIO E.MANUELE III, 256259, 262, 444. \Y./ALDENBURG van, colonnello tedesco, 64, 132. \Y./ARD Orlando, generale americano, 227, 247, 290, 291, 293, 295-297,302, 304,309,318,326, 327,380,392,411,413,414,476. \Y./ARLIMONT \Y./alther, generale tedesco, 264, 265, 277, 279, 280, 284 , 285,287,288. WEBER Friedrich, generale tedesco, 230, 232, 246, 331, 332, 334, 339, 516 .

805

WEICHOLD Eberharcl, ammiraglio tedesco, 67, 93, 94. WELSH William, ma resc iallo dell'Aria britannico, 84, 85 . WELVERT Joseph, generale francese , 115, 227, 242, 244, 246, 247, 290, 302, 303, 309, 320, 326, 328, 479, 480. WENINGER, generale tedesco, 26, 95, 568. \Y./ESTHPAL Siegfried, genera le tedesco, 60,124,259, 323,354, 361,435,436,447,449,450. \Y./EYGAND Maxime, gene ra le francese, 86. WIMBERLEY Douglas, generale britannico, 129, 178, 352, 382, 384. ZANUSSI Giacomo, generale, 262. ZIEGLER Heinz, generale tedesco, 210, 282, 288, 295, 299, 304, 353, 354.


ALLEGATI

807

INDICE DEI PRINCIPALI TOPONIMI CITATI NEL TESTO

Agedabia, 40, 42, 45, 47, 51, 53, 56, 59, 60, 127. Ain el-Gazala, 30, 31, 33, 38, 39, 45. Alessandria, 127, 256. Algeri, 66, 67, 78, 79, 81, 82, 84, 86-90, 95, 102, 109, 228, 234, 237,249,252,291,566. Akarit (uadi), 347, 350, 355, 262, 364, 365, 367, 386, 399, 403 , 409 410, 417, 421, 427, 433, 435, 438, 446, 447, 449, 451, 453, 456-458, 466 , 467, 469, 474, 476,479,487,504. Barce, 45. Bardia, 26, 28, 33, 35, 36. Beja, 104, 208, 331, 332,334,410, 518. Ben Gardane, 352, 360. Benga~, 14, 2~ 39, 40,42,43, 45, 47, 49, 50, 53, 93, 94,127,141, 157, 195. Biserta, 66, 67, 84, 91 , 96, 102, 107-109, 111, 137, 189, 205, 210, 212, 213 , 215-217, 218, 227, 249, 324, 325, 331, 334, 361, 410, 428, 446, 482, 493, 494, 532, 534, 536, 537, 539, 550,565,566,568. Bona, 79,84, 101,107,210,277, 305, 307, 565. Bou Arada, 482, 489, 493, 517. Bou Ficha , 505, 515 , 540, 545, 547 , 549. Buerac, 56, 58, 60-63, 67 , 68, 119, 120,124, 129, 135-143, 145-150, 153, 157, 159 , 163, 168, 169, 172, 180, 189, 197. Capo Bon, 493, 494, 502, 532, 536,537,540,541,543,576. Casablanca, 13, 79, 81, 82, 84, 86, 88,237,254 , 268,271,363, 364.

Cirene, 42. Costantina, 89, 90, 102, 115, 190, 228,239,242,318,326. Derna, 15, 39, 40, 45, 49, 93. Djedeida, 112, 113, 205, 207. Djeloula, 102, 213, 239, 240, 242, 446,474,479,480 . El Agheila, 14, 20, 21, 26, 29-32, 39, 40, 42-45, 47, 50, 53, 55 , 56, 58-63, 66, 106, 122, 124, 127-129, 131 , 135, 136, 141, 142, 146, 149, 154, 157, 169, 172, 180, 186, 187, 189, 191, 194-196. El Alamein, 5, 13, 26 , 33, 44, 45, 47, 51, 56, 60, 67, 91, 94, 95, 151, 182, 185 186, 191, 195, 255, 256, 343, 381, 395, 419, 440, 466, 496,536,550, 557,569. El Daba, 8, 10, 11. El Guettar, 228, 244, 278, 282, 392, 303, 347, 276, 381, 387, 292, 394, 399, 403, 409, 413, 414, 416, 420, 421, 427, 428 , 435, 437, 438, 449, 457, 462, 464,466,469,470,474. El Hamma, 345, 347, 348, 350, 361, 364, 368, 375, 376, 383, 391, 395-399, 402 , 403, 405, 407,409, 417, 420,421,455,465. El Qattara (depressione), 5, 7, 11, 51. Enfidaville, 213, 214, 308, 355, 362, 427, 433 , 436, 438, 449, 451, 455, 456, 457, 464, 467, 470, 472, 474, 488 , 489, 493497 , 502-506, 510, 517, 530, 532, 537, 540, 545, 548, 549, 572. Faid, 102, 223, 242, 244, 246, 247, 249, 278 , 282 , 285, 291, 292, 293, 328, 411, 413, 447, 474, 476, 480, 482.


808

I.F. OPERAZIONI IN AFRICA SE'ITENTR IOKAI.E

Fatnassa, 453,458,460,461,463. Feriana, 102,281,282,292,296, 297, 299, 302-305, 308, 315, 328, 381. Fondouk el Okbi (o El Haouareb), 102,223,224,228, 230,235,242, 244,249,291,308,411 ,414, 416, 433, 447,457,470,472,474,476, 478, 479, 482. Foum Tatahouine, 155, 182, 184, 352,353,383, 402. Gabès, 44 , 91,102,107,115 ,122, 137, 149, 150, 153, 154 , 159, 163 , 164, 184, 218 , 219, 225, 227, 242, 279 , 281, 286, 309, 345 , 347, 352-354, 357, 365, 366, 375, 376, 378, 387, 389, 391, 392, 394, 397-399, 403, 409, 414, 416, 428, 451, 455458. Gafua,91 , 104,107,115,153,159, 183, 221, 225 , 242, 247, 249, 277, 278-285, 289,291, 292, 295300, 302, 315 , 345, 347, 353, 354, 364, 365, 368, 376, 380, 381, 386, 392, 397, 402, 427, 428,453, 456,458,465,560 . Hammamet, 489 , 494, 515, 544, 545. Kairouan, 115, 153, 213, 221, 223, 225, 227 , 230, 234, 235, 237, 239, 289, 293, 299, 302, 325, 411, 427, 433, 457, 472, 474, 476, 478, 479 . Kasserine, 102, 292, 297, 302, 304,305, 307-309, 312, 314-318, 321-323, 327, 328, 332, 380, 479 , 560, 562. Le Kef, 299, 303, 305-309, 318, 321-327, 353, 505. Longstop (collina), 208, 212, 221 , 222, 527. Maknassy, 102, 242, 244, 247-249, 277, 278, 345, 347, 380, 381, 392, 399, 402, 410, 411, 413,

416, 421, 427, 428, 433, 435, 437,447,449, 466,470,474. Mareth, 66, 91 , 137, 142, 150, 154, 157, 162-1 64, 169, 176-180, 182-184, 190,193, 196, 277-280, 284, 285, 306, 308, 323, 324, 328, 342, 345 , 347, 348, 350, 352, 353, 355, 359-368, 376, 378-381, 387, 395,397-403, 407, 417, 418, 420, 421, 427, 428 , 453,455,504, 572. Marsa Matruh, 10, 15, 17, 18, 20, 21, 22, 24, 25, 193. Massicault, 221, 517, 518, 527, 533, 534, 536, 537. Mateur, 107, 112, 113, 205, 516, 518 , 528-530, 534. Matmata, 348, 350, 352, 387, 391, 397,407,409,420. Medenine, 161 , 176, 285 , 339, 348, 352-354, 357, 359, 360, 378,387,397,398,421,562. Mediez el-Baba, 102, 104, 108, 112, 113, 205, 208, 212 , 230232, 234, 235, 410, 487, 489 , 493, 503, 504, 517, 526, 528, 530,533,537,545. Metameur, 359. Orano, 13, 67, 78, 79,81, 82,84, 88-90, 210, 318, 322, 573. Ousseltia, 234, 235, 239, 242, 244, 291,299,325, 334. Pichon, 228, 235, 281, 291 , 293 , 299,304,447,474,476,479 . Pont du Fahs, 213, 221, 222, 227, 230, 278, 307, 410, 446, 451, 479, 480, 493, 504, 516-518, 521, 523, 526, 530, 532, 539, 540. S.te Marie du Zit, 515, 540, 544. Saouaf, 491, 497, 523, 526, 534, 545, 547. Sbeitla, 115, 223, 235, 242, 244, 280-282, 292-297, 299,300, 302308, 314, 327, 328, 560.


ALLEGATI

Sbikha, 446. Sidi Bou Zid, 244, 246, 247, 281, 282, 284, 285, 292 , 293, 295297, 299, 304, 327, 281, 413. Sidi el Barrani, 14, 21, 24, 25, 28, 30, 55. Sidi Salah, 224, 228, 234, 235, 239, 242, 246,474,480,520 . Siwa, 15, 17, 22, 28, 30, 51. Sollum, 10, 13, 14, 20, 21, 27 , 2933, 35, 36, 39, 186. Souk Ahras, 102, 104. Sousse, 91, 102, 109, 137, 153, 213, 218-220, 225, 227, 230, 235, 242 , 378, 387, 447, 464, 472. Tabarka, 332. Tahruna, 139, 141, 142, 148, 150, 151, 154, 157, 159, 166, 168170, 172, 174, 175, 177-179, 191, 192. Takrouna , 491, 497, 504, 507, 509-513. Tebessa, 102 ,1 04, 115, 153,218, 221, 244 , 249, 277, 278, 280282, 284, 285, 287-289, 292, 302, 303, 305-309, 314, 316, 317, 320, 323, 325-328, 380. Tebourba , 205, 207 , 208, 212 , 213, 221, 222, 516, 527 , 534,

809

536, 537. Tel1 e l-Aqqaqir, 7. Thala, 305, 308, 309, 314 -318, 320-323, 325-327, 332. Tobruk, 14, 26, 28, 30, 31, 33, 36, 38-40, 45, 55, 60, 93, 109, 127, 141, 157, 193, 195, 438, 564. Tripoli, 14, 26, 43, 60, 61, 65, 66, 93, 94, 108, 110, 136, 137, 142, 148, 151, 153-155, 157, 161, 166, 169, 170, 172, 174-180, 182, 192-194, 217, 218, 237, 239, 254, 270, 353, 357, 361, 458, 585. Tunisi, 66 , 78, 79, 84, 86, 91 , 93, 96, 100,102,104, 107-113, 137, 139, 141, 183, 188, 189, 205 , 210, 212, 213, 215 , 217-222, 224, 227, 230, 239, 249, 286, 306-308, 316, 325, 331 , 334, 335, 353, 361, 387, 410, 443, 446, 457, 480, 487, 489 , 493, 494, 517, 518, 528, 532, 536, 537, 539, 541 , 550, 565 , 566, 568. Zaghouan, 214, 505, 537, 539, 540,543,545,547. Zemzem (uadi), 168. Zigzaou (uadi), 348, 382, 389, 395,396,398, 420 .


ALLEGATI

811

INDICE DEI PRINCIPALI COMANDI E UNITÀ CITATI NEL TESTO FORZE ARMATE DELL'ASSE

Gruppo d'armate Africa, 332, 339, 352, 367, 378, 391, 399, 433, 435, 436 , 457, 465-467, 470, 472, 474, 478, 496, 502, 533, 541, 550, 577. Armata corazzata ita lo-tedesca (ACIT), 5, 8, 9, 11, 13, 15, 17, 20, 21, 25-30, 32, 33, 35, 36, 38-40, 42-51, 53, 58-60, 62-68, 92, 93, 101, 104, 111, 119, 122, 126, 128, 129, 131, 135-139, 141143, 145-148, 150-155, 157, 159, 162-166, 168,169, 174-180, 182190, 192-195, 277-279, 284, 285, 288, 299, 300, 302, 304, 305, 307, 339, 340, 345, 352, 353, 419, 559, 560, 562-564, 571. Panzerarmee Afrika (AOK), 305, 340. FORZE ARMATE ITALIANE

Comando Superiore Forze Armate Libia (Superlibia), 14, 40, 43, 108, 135, 138, 139, 143, 150, 153-155, 165, 168, 174, 176, 178, 185, 193-195, 225,259. Delegazione Comando Supremo Africa Settentrionale (Delease), 8, 11, 14, 15, 25, 28, 33, 35, 38, 40, 42, 43, 50, 51, 187, 193, 194. Intendenza Superiore Libia, 21, 195, 259. Intendenza Italiana Tunisia, 375, 502. Armate: l° armata, 183, 277, 280, 281, 299, 300, 340, 342, 345, 353-355, 359, 361-363, 365, 367-369, 375,

378, 381, 383, 386, 395, 398, 402 , 411 , 419, 427, 433, 436-438, 449, 450, 460, 463, 465-469, 472, 476, 482 , 493-496, 500, 507, 512-517, 527, 536, 540, 541, 543, 549, 560, 571, 576, 577. 2• armata, 185, 261 , 344. 4• armata, 97, 98. 5" armata, 98. 6• armata, 99, 185. 8· armata, 256.

396, 428 , 458, 474, 502 , 537, 564,

Corpi d'armata: VII corpo, 98, 99.

X corpo, 5, 7, 8, 10-12, 14, 15, 20, 28, 194. XX corpo, 5, 7, 10-12, 15, 17, 25, 27, 28, 30, 33, 36, 38, 39, 43, 45, 47, 53, 62, 120, 122, 124, 143, 152, 159, 174, 175, 192, 194, 277, 348, 350, 357, 368, 369, 391, 398, 399, 405, 409, 420, 453, 460-462, 464, 466, 469, 470, 472, 491, 494, 497, 500, 502, 504, 507, 512, 514, 541. XXI corpo, 5, 7, 10, 11, 13-15, 17, 20, 22, 25, 28, 30, 33, 36, 38, 62, 120,122,124,143,148,159, 169, 170, 174, 192, 194, 195, 277, 348, 350, 354, 357, 368, 370, 391, 396-399, 405, 409, 420, 453, 460-464, 466, 469, 470, 472, 491 , 497, 500, 502, 504, 514, 541 , 545, 549. XXX corpo, 99, 101, 108, 183 , 216-218, 200, 225, 239, 249, 277, 325, 334, 343, 353, 362, 375, 386, 413, 451, 467 , 474, 476, 482, 491, 502, 520, 523, 576.


812

LE 01'1:: RAZI ONI IN AFRICA SETI'ENTRIONALt

Divisioni:

13, 126, 194.

'

1" D.f. Superga, 96, 99, 107, 108,

131' D. cor. Centauro, 13, 40, 42,

213, 21 4, 218, 219, 222, 224, 228, 230 , 232, 234, 235, 246, 325 , 332, 334, 339, 411 , 4 13, 4 51, 455, 476, 480, 482, 517, 520, 521 , 536, 541 , 543, 544, 558, 560 . 4• D.f. Livorno, 96, 99, 184, 217, 558. 10• D.f. Piave, 13, 92, 96, 343. 16• D.f. Pistoia, 10, 14 , 18, 26, 28, 30-32, 35, 36, 38, 40 , 53, 120, 124, 126, 131, 143, 157, 170, 185, 194, 342, 359 , 365, 367, 368, 370, 386 , 387 , 391 , 396, 402, 405 , 407, 409 , 419, 453 , 4 55 , 4 56, 460, 461, 464 , 466, 470 , 472, 495, 496, 497 , 500 , 503 , 505 , 509-512, 51 4, 516, 541 , 545. 17• D.f. Pavia, 5, 12, 13, 17, 194. 20" D.f. Friuli, 95, 98, 99, 558. 25" D.f. Bologna, 5, 10, 11, 13, 194. 27• D.f. Brescia, 5, 12, 13, 17, 24 , 194. 44• D .f. Cremona, 95 , 98 . 47• D.f. Bari, 99. 80· D.f. Spezia, 14, 40, 42, 53, 92,120,1 24, 126,143,157, 162, 170, 185, 342, 354, 357, 365368, 370 , 386, 391 , 395, 402, 403, 405 , 407, 409, 419, 453, 460-462, 464-466, 491, 494, 495, 497 , 501 , 503, 512, 514, 516, 541, 545 , 547. 101' D. mot. Trieste, 11, 62, 63 , 124, 126, 143, 170, 194, 342, 354 , 365 , 368 , 369, 376, 382 , 386 , 403 , 405 , 410, 453, 455 , 462, 465, 466 , 494 , 495, 497, 500, 503, 504 , 505, 507, 510512, 514, 516, 541, 548. 102· D. mot. Trento, 5, 10, 11,

163, 164, 174, 184, 225, 242, 248, 277, 282, 297, 303 , 308, 314 , 315 , 316 , 320-322 , 328, 331 , 342, 361, 365, 368, 370, 376 , 381, 392, 411 , 414, 416, 417, 436, 482, 494-496, 503. 132• D. cor. Ariete, IO, 11 , 194, 376. 133" D. cor. Littorio, 10, 11 , 194, 376. 136• D. cor. Giovani Fascisti, 15, 18, 26, 28, 29, 31, 42, 51 , 53, 120, 124, 126, 143, 157, 170, 174, 192, 194, 342, 343, 357, 368 , 369, 382 , 386, 389, 395, 398, 399, 405 , 419, 427 , 453, 455 , 462, 464, 465, 472 , 494, 495 , 497, 500 , 502, 504 , 505 510-514 , 516, 541 , 548. 185· D. par . Folgore, 5, 12, 15, 17, 194.

Raggruppamenti di forze: so· brigata speciale, 107, 112, 213, 218, 220 , 242, 247, 249 , 277 , 325, 339, 361, 376, 413, 447, 482. Raggruppamento sahariano , 277, 350, 371, 376, 387, 396, 398, 402 , 407, 409, 419, 453, 455, 462, 464, 470. Reggimenti: 19° fant eria Brescia, 12. 20° fanteria Brescia, 12. 27° fante ria Pavia, 12. 35° fanteria Pistoia, 36, 126, 368, 370, 464, 500, 501, 516, 545. 36° fanteria Pistoia, 126, 368, 370, 395 , 460-462 , 500, 509, 512 , 516. 65° fanteria Trieste, 65, 368, 369, 462, 500, 516.


813

ALLEGATI

66° fanteria Trieste, 66, 131, 368, 369, 382, 461 , 500, 504, 507, 509-512, 516. 125° fanteria Spezia, 126, 368, 370, 395, 402, 407, 409, 419, 455, 501, 516. 126° fanteria Spezia, 126, 368, 370, 455, 460, 461, 501, 516. 350° fanteria, 371, 376, 396, 405, 409, 455 . Reggimento Giovani Fascisti, 368, 369,500, 516, 548. Reggimento S. Marco, 210, 213, 455. Reggimento Duca d 'Aosta, 496, 497, 501, 512, 545. 5° bersaglieri, 224, 237, 239, 240, 315, 320, 322, 324, 339, 343, 370, 376, 480, 497 , 501, 512, 514 , 577. 7° bersaglieri, 33, 202, 305, 314, 343, 368, 376, 389, 419,455. 8° bersaglieri, 12, 126, 342, 343, 368, 369, 389, 419, 455, 500, 516, 548. 9° bersaglieri, 12. 10° bersaglieri, 101, 108, 205, 213, 218, 247, 334, 447, 529, 577. Reggimento corazzato Lodi, 213, 214, 225 , 376, 381, 411, 476, 496, 501, 502, 509, 545. 31 ° fanteria carrista, 131, 247, 315, 343, 370, 376. 132° fanteria carrista , 320, 322, 416. 132° fante ria controcarri, 3 71 , 376, 414. 1° artiglieria celere, 12. 3° artiglieria Pistoia, 126, 131, 370. 5° artiglieria Superga, 107, 109, 113,219,543,544. 21 ° artiglieria Trieste, 126, 369. 26° artiglieria Pavia, 12.

46° artiglieria Trento, 126. 80° artiglieria Spezia, 126, 370. 131 ° artiglieria Centauro, 370. 136° artiglieria Giovani Fascisti, 126, 369. 205° artiglieria Bologna, 126. 290° artiglieria sahariano, 371, 376.

Raggruppamenti artiglieria: 4° artiglieria di corpo d'armata, 344. 16° artiglieria di corpo d'armata, 369, 375, 500. 24° artiglieria di corpo d 'armata, 370, 375, 501. 29° artiglieria cli corpo d'annata, 526. 8° artiglieria d 'armata, 371, 375, 501. 280° artiglieria guardia alla fron tiera, 371 . 37° artiglieria contraerei, 371 . 39° artiglieria contraerei, 371. 50° artiglieria contraerei, 371. 30° artiglieria da cose.a, 501. 34° artiglieria eia costa, 371. Complessi tattici: gruppo Cantaluppi, 124. gruppo Centauro, 143, 168, 169, 170, 192. gruppo Reisoli, 413 . R. Aeronautica 5" squadra aerea, 14, 55, 195, 285, 286, 502. Comando Aeronautica Tunisia, 285, 286, 502. Comando Aeronautica Sicilia, 285, 344. FORZE ARMATE TEDESCHE

s• Panzerarrnee (5"

armata corazzata), 162-164, 178, 184, 210,


81 4

LE OPERAZIONI IN APRICA SETTENTRfONAI.E

213, 220, 225, 242, 248, 259, 268, 277-282 , 284, 285 , 289 , 291, 299, 300, 308, 321, 324, 325, 331, 332, 334, 339, 340, 355, 361, 362, 378, 386, 410, 427, 450, 480, 482, 487, 494, 512, 51 4-516, 523, 529 , 537 , 539, 560. Deutsches Afrikako1ps (DAK), 5, 7, 10, 11, 17, 27-30, 32, 36, 4345 , 47, 50 , 53, 120, 131, 133, 135, 137, 152, 159, 174, 277, 282 , 299 , 302, 308, 312, 314, 316, 320, 324, 328, 331, 353, 354, 357, 362, 378, 386, 394, 403, 428, 451, 467, 469, 470, 474 , 480, 482, 502, 516 , 517, 520, 521, 523, 528 , 534, 536, 537, 540, 541 , 543-545 , 547, 563. XC corpo d'armata, 108, 109, 205.

Divisioni: 90' leggera , 5, 7, 10, 15, 17, 25 , 27, 28, 31, 32, 36, 38,45, 47, 53, 120, 131 , 135, 143 148, 159, 168, 170, 174, 178, 182, 184, 192, 353, 354, 357, 368, 375, 382, 386, 389, 403, 407, 409, 453, 455, 464 , 466, 469, 470, 472, 482 , 491, 493 , 495, 497 , 500, 502, 503-505 , 511, 514, 541,545,547 , 548. 164â&#x20AC;˘ leggera, 5, 10, 11, 25, 28, 36,47, 124,162,170, 174, 178, 182, 184, 192, 350, 354, 357, 359, 363, 365, 368, 370, 387, 391, 396, 397, 402 , 403 , 407, 409, 419, 453 , 455, 462-464, 466, 469, 472, 493, 495 , 497, 503, 507 , 512, 541, 545, 549. 999â&#x20AC;˘ leggera (poi brigata Afrika, 164,288,366, 516, 521, 562. divisione Manteuffel, 335, 339, 410,446, 516,529,534,577.

divisione Bulowius, 559. divisione von Broich , 213, 277. 10" Panzerdivision, 164, 205, 213 , 230, 242, 246, 277, 280-282 , 288 , 289, 291 , 293 , 295, 296, 299, 302, 304-309, 313-316, 320, 321, 328, 330, 332, 353, 354, 357, 359, 360, 362, 378, 392, 394, 397, 402, 403, 411 , 417, 517, 521, 523, 528, 536, 537, 539, 540, 541, 543. 15' Panzerdivision, 11, 15, 17, 35, 133,135, 143,145, 163, 166, 168-170, 179, 182, 279 , 281 , 353, 354, 359, 360, 368, 371 , 386, 389, 395-399, 402, 405 , 407 , 427 , 455, 457, 461 , 462 , 464, 469, 470, 472, 482, 495, 497, 503, 510, 511, 51 4, 515, 534, 537, 539, 544. 21' Panzerdivision, 11 , 15, 17, 24, 25, 35, 131, 133, 143, 148, 163, 164, 166, 168-170, 175, 192, 242, 244, 247, 248, 249, 277, 280-282, 288-291, 293, 295297, 299, 302, 304, 305, 307309, 313, 321, 323, 325, 328, 354, 357, 359, 360, 362, 378, 386, 389, 394, 396, 397, 399, 402, 403, 407, 417, 427, 449, 464, 493 , 517, 523, 536, 539, 541 , 543. Panzerdivision H'ermann Goering, 164, 210, 278, 288, 332, 334, 339, 366, 446, 474 516, 517, 521 , 523 , 527 , 528, 534 , 537,539,540, 562. 334" Jaegergebirge, 213, 230, 277, 332, 339, 446, 516, 527, 529, 534,. 539. 19" Flak, 378, 540. 20" Flak, 210, 495, 528.

Complesso di forze: Panzerbrigade Irke ns, 528, 529.


AUEG.ATI

Angr{[fsgruppe Nord, 330, 339, 345, 352. Ko17Jsgruppe Weber, 332, 335. Kampfgruppe Andorff, 527. Kampfgruppe Funck, 527 . Kampfgruppe Lang, 413, 470. Kampfgruppe Fullriede , 476. Kampfgruppe Koch, 230. Kampfgruppe Schirmer, 527. Kampfgruppe Stempel, 523. Kampfgruppe Witzig, 107. Reggimenti: 47° Panzergrenadiere, 213, 224, 247, 304, 325, 339, 382, 474, 494, 500 , 501, 503, 504, 507, 512 , 514, 528, 547. 69° Panzergrenadiere, 221, 246, 315, 332 , 413, 414, 416, 521. 86° Panzergrenadiere, 207, 208, 212, 315 , 325,332, 413, 414. 104° Panzergrenadiere, 101, 244, 313,405,476,480, 512. 115° Panzergrenadiere, 371,455 , 464,497,501,510,512, 515, 534. 200° Panzergrenadiere, 368, 369, 389, 455,461,500 . 288° Panzergrenadiere (o gruppo Menton), 17, 21, 25 , 28 3.3, 47, 51 , 53 , 120, 282, 297, 303 , 312, 313, 322, 368, 371 , 383, 389,399, 417, 419, 449, 511 . 361 ° Panzergrenadiere 368, 369, 382, 455, 461, 462, 500, 545 , 548 . 433° Panzergrenadiere, 368, 370, 405, 501 , 509. 754° Panzergrenadiere, 221, 332, 527. 755° Panzergrenadiere, 332, 529. 756° Gebirgsjaeger, 230, 232, 234, 235,235,246, 334,527. 155° Grenadiere, 368, 369, 455, 500. 220° Grenadiere, 370.

815

382° Grenadiere, 370, 455, 464, 501. 961° fanteria , 411,476, 478, 517 , 521, 523. 962° fanteria , 517, 529. 5° Panzer, 244, 313, 317, 405, 528. 7° Panzer, 113, 207, 208, 210 , 212, 221, 315 , 320, 332, 414, 527, 528. 8° Panzer, 282, 313, 315 , 316, 322, 371, 497, 501, 510, 528. 71 ° reggimento Nebelwerfer~ 303. 33° artiglieria, 371. 190° artiglie ria, 369. 999° artiglieria, 517. 102° artiglieria Flak, 371, 500. 135° artiglieria Flak, 371 , 501 .

Lujì.waffe: II Fliegerkorps, 94, 100, 107, 110. FliegerkorpsTunis, 286 , 289, 303. 2" Lufljlotte, 286, 363, 438, 487. 1• Luftwaffenjaegerbrigade, 120, 129, 159, 168, 170, 184, 192, 282, 368. brigata paracadutisti Ramcke, 5, 7, 10, 11, 14, 24, 25, 28. 3° reggimento chaliantisti Barenthin, 339, 447, 529 . 5° reggimento paracadutisti, 101, 207 . FORZE ARMATE ALLEATE

Gruppi d 'armate e armate: 18° gruppo d 'armate, 291 , 318 , 379, 380, 476, 479, 493, 533, 550. 1" armata britannica, 225, 239, 286, 289, 292, 302 , 305, 308, 314 , 321 , 329, 330, 334, 352, 362, 378, 379, 410 , 474, 479 , 493,505,515, 517, 518, 528, 529, 533, 536, 549, 551. 5" armata americana , 227, 574.


816

LE OPERAZION I IN AFRICA SETTENTRIONALE

7' armata americana, 494. 8· annata britannica, 7, 11, 15, 22 , 35, 44, 45, 58, 126, 128, 129, 136, 141, 151, 152, 154, 155, 157, 162, 164, 166, 168, 172, 176, 179, 182, 185-187, 237, 268 , 278, 281 , 286, 289, 291 , 292, 318, 322, 329, 352, 353, 357, 360, 362, 366, 378, 380, 383, 384, 387, 396-398, 410, 419, 420, 438, 449, 457, 458 , 466, 474, 489, 493, 494, 505, 513, 515, 526, 529 , 545 , 548, 551 , 563. Corpi d'armata: 2° corpo americano , 221 , 222, 227, 228, 234, 239, 242, 244, 278, 281, 289-291, 297 , 302, 305, 309, 31 4, 316, 317, 320, 326-330, 379-381, 391,410,411, 414, 416, 457, 479 , 493, 494, 505, 517, 518, 528, 529, 534, 537, 573. 5° corpo britannico , 208 , 209, 220, 222, 227, 228, 232, 239, 289, 290, 306, 307, 317, 318, 321, 324, 326, 332, 41 0, 447, 482, 493, 517 , 518, 527-529 , 534, 536. 9° corpo britannico, 379, 411, 457, 472, 476, 493, 515, 518, 526,527,529,534,536. 10° corpo britannico, 7, 10, 14, 24, 25 , 32, 39, 45, 126, 157, 352, 378, 383, 384, 389, 397, 398, 400, 456-458, 462 , 470, 472,505,515 , 545,548,549. 13° corpo britannico, 7, 12, 24, 128. 19° corpo francese, 90, 221, 222, 228, 232, 239, 242, 290 , 296, 300, 302, 307, 309, 314, 317, 318, 321, 324, 327, 379, 410, 447, 476, 479, 482, 493, 518,

521 , 526 , 529 , 536, 539, 540, 543. 30° corpo britannico, 7, 126, 135, 141, 151 , 157, 166, 168, 172, 352, 359, 378, 383, 384, 389, 396-398, 420, 457 , 458 , 460, 470. corpo neozelandese, 387, 391. Divisioni: 1" D.f. britannica, 290, 410, 518, 527 , 536. 4• D.f. britannica, 410, 518, 527, 537. 34" D.f. britannica, 290, 300, 303, 478, 479 . 44• D.f. britannica, 128. 46· D.f. britannica, 219, 289, 290, 332,410,518,527. 50" D.f. britannica , 127, 151, 157, 168, 357, 382, 384, 389, 395, 396, 458, 461 , 462, 504, 505 , 513. 51" D.f. britannica, 127, 129, 141, 151, 166, 168, 169, 172, 178, 179, 352, 357, 359, 382, 384, 389, 458, 461 , 462, 466, 470, 504, 512, 513, 545. 56• D.f. britannica, 513-515, 545, 548. 61" D.f. britannica, 219. 78" D.f. britannica , 112, 115, 208, 222, 289, 290 , 332, 410, 518, 527. 2" D.f. neozelandese, 7, 8, 14, 15, 22, 24, 35, 40, 60, 127, 141151, 166, 168, 175, 178, 353, 357, 360, 385, 400 , 458, 462, 466, 470, 503, 505, 507, 513, 514, 545, 549. 9" D.f. australiana, 7, 128. 4' D.f. indiana, 127, 168, 385, 389, 395-398, 401, 409 , 458 , 460, 461, 466 , 504, 511 , 513 515 , 537, 544.


817

J\l.l.F.G J\TI

l3 D . cor. britannica, 7, 8, 10, 15, 22, 25, 40, J27, 168, 384 , 397, 398, 400, 401, 407, 456, 458, 466, 470 , 472, 503 , 518, 536, 537, 539. 6" D. cor. britannica, 208, 209, 21.9, 221 , 222, 230,232,289, 290,303, 309, 318, 327, 411, 472, 476, 478, 518, 537, 544, 545. 7" D. cor. britannica, 7, 8 , 22, 24, 25, 26, 40, 60, 127, 129, 131, 133, 135, 141, 1.51, 166, 168, 172, 175, 178, 182, 352, 357, 360, 384, 397, 40], 409, 466, 470 , 505, 51 4, 515, 537. 8" D. cor. britannica, 385. 10" D. cor. britannica, 7, 8, 10, 14, 15, 22 , 24, 133, 168, 504. 1" D.f. americana, 85 , 289, 290, 300 , 304, 314 , 316, 380, 381, 392, 413 , 414, 416, 474 , 517 , 518, 529, 537. 3" D.f. americana, 85, 518 . 9" D.f. americana, 85 , 318, 322, 328, 380, 410, 414, 416, 474, 517,518,529, 537. 34• D.f. americana, 85, 219, 289, 290, 300, 304, 309, 3] 7, 380, 411 , 414, 416, 457, 476, 517, 529. 78" D.f. americana, 85 . 1' D . c o r. ame ricana , 85, 207 , 227, 228, 242 , 244, 247, 249, 289, 290-293, 309, 380, 381, 392, 413, 414, 416, 476, 517 , 518, 529, 534, 537, 539. 2" D. cor. americana, 85, 327. D. francese di Algeri , 90, 221, 228 , 234 , 326 , 479, 518, 521 , 526 , 536, 540, 545. D. francese di Costantina, 90, 227, 228, 242, 244, 309, 479, 480. D. francese cli Orano, 90, 518, 521, 526, 540, 544, 545.

D. franc ese del Marocco , 221, 222 , 232, 290, 479, 518, 521, 526,536, 540 , 545. D. fran cese della Tunis ia, 219, 221. l ' D.f. France Libre, 545, 547. Brigate: 1" B.f. Guards britannica, 221 , 290,303, 313,411. 3' B.f. b ritannica, 536. 11" B.f. britannica, 84, 102, 112, 113, 205, 207, 209, 290 , 334. 36• B.f. britann ica, 84, 102, 112, 113, 209, 234, 237,

209,

104, 212, 104, 246 ,

410. 38'' B.f. britannica , 209, 290, 332. 69" B.f. britannica, 384, 389, 396, 461. 128" B.f. britannica, 290, 476, 478, 480. 131" B. mot. britannica, 131, 352 , 360, 384. 132' B. f. britannica , 172. 133" B. mot. britannica, 24. 138" B.f. britannica, 290, 334, 410. 139• B.f. britannica, 290 , 334. 151° B.f. britannica, 384, 389. 152" B.f. britannica, 129, 359, 384. 153" B.f. britannica 129, 131, 384. 154" B.f. britannica, 359, 384,462. 167' B.f. britannica, 514. 169" B.f. britannica, 513, 514. 201" b. Guards britan nica, 357 , 360, 382, 384, 458 , 504 , 513, 515 . 5" B.f. neozelandese, 7, 35, 39, 133, 360, 385, 405, 507, 509, 510, 547. 6• B.f. neozelandese, 7, 133, 135, 360, 385, 394, 396 , 405, 507, 509 , 513 . 5" B.f. indiana, 385 , 398, 409, 460, 461 , 462, 505,509.


818

LE O PERAZIONI IN AFRICA SETIENTI\IO NAJ.E

7• B.f. indiana, 385, 398, 409, 460, 462, 505, 509. 1" B.f. greca, 129. l' B. par. britannica, 208, 209 , 227, 290, 332, 410. l' B. anfibia britannica, 85. 1" B. cor. hritannica, 458. 2• B. cor. britannica, 10, 25, 384, 407. 4• B. cor. britannica, 545. 8" B. cor. britannica, 24, 131, 168, 169, 178, 357, 360, 383, 395, 396, 400, 405 , 407 , 462 , 479, 507, 510, 545. 9" B. cor. britannica, 7. 22• B. cor. britannica , 35, 151 , 166, 172, 178, 179, 352, 353, 360, 384, 504. 23• B. cor. britannica, 151, 360, 461 . 25• B. cor. britannica, 518. 26• B. cor. Britannica, 209, 290, 300, 303, 312, 31 4, 316, 318, 322, 326, 478, 479, 537. 4• B. cor. leggera britannica, 7,15, 35, 36, 40 , 45, 47, 133, 135 , 136, 141 , 145, 166, 168, 169, 172, 178, 179, 184, 300, 360. B. mecc. leggera fran cese, 221 , 300, 309. Complessi di forze: Ilare Force, 102, 104. Biade Fone, 102, 104, 112, 207. Nickforce, 318, 320, 321 , 322, 326. 1'ask Force Benson, 416. Combat Command A, 235, 244, 246, 290, 291 , 293, 295, 300, 304, 391 , 392, 414. Combat Command B, 207-209 , 212, 234, 235, 237, 239, 244, 248, 249, 289, 296, 300, 304,

f

314, 316, 318, 320, 322, 326, 392, 411, 534. Combat Command C~ 235, 244, 247 , 290, 291, 296, 297, 304, 392, 411. Combat Command D, 244, 247249, 289. Corpo franco d'Africa, 334, 410, 518, 528, 529. raggruppamento cor. Le Couceulx, 518, 521, 540, 543-545. raggruppamento Lagarde, 234, 235. raggruppamento Schmelz, 230. raggruppamento Schwarz, 244, 292, 293. Formazioni aeree: Desert Air Force, 21, 28, 39, 126, 133, 141, 166. Western Desert Air Fone, 379, 380, 401, 403, 405, 420, 456 , 458, 464, 505. Northwest African Air Force, 379. Northwest African Strategie A ir Force, 379, 380, 460. Northwest A.frican Tactical Air Force, 379, 405, 460. Northwest African. Coasta! Aìr Force, 379. Northwest African Tactica! Bomber Force, 379. Northwest African Air Servi:ce Command, 379. Northwest .African Troop Carrier Command, 379. Formazioni navali: Forza G, 84. Forza H, 84, 88, 252. Forza K, 268. Forza Q , 268, 565.


Il maresciallo Ugo Cavallero.

Il f eldmaresciallo Alberto Kesselring.

Il generale Ettore Bastico.

Jlfeldmaresciallo Erwin Erzin Rommel.


'

\ Il generate Harold Alexander.

¡generale Bernard L. Jl1ontgomeiy.

~JI

,¡

'Il~

L'ammiraglio Andrew B . Cunningham.


Gennaio 1943 . Il generale Sogno in m~<;tla al Bey di Tunisi.

Gennaio 1943 Il Centro della guardia al palazzo da Bey di Tunisi.


wimi protagonisti americani. sinistra, il gen. Olivei; il gen. Rook:,~ 'il gen. Fredendall, il gen. Clark ed gen. Doolittle.

i


Il generale Vittorio Arnborsio.

il generale Giovanni 1Wessa .

Il generate Giuseppe De Stqfanis.

Il generale Paolo Berardi.


generale Walther Nehring.

Il colonnello von l\tlanteujfel.

Il colonnello-generale Jurgen von A rnim.


Febbraio 1943. Il Gen. Calvi di Berigolo dopo l 'occupazione d-i Cajรงa.

I

Una pattuglia motorizzata sahariana.


\

1

genera tt Kennetb Ande-rson e O¡mar¡ s-~adl " , . , ey.


Marzo 1943 . All'osservatore della l" armata italiana sulle posizioni di Mareth.

Sousse - marzo 1943. Controllo del tratfĂŹco.


5enerali Ale:xcmder e Eisenhower.


16 marzo. I generali Patton ed Eisenhower a colloquio all'inizio de!L'cif.lènsiva del !I corpo americano.


rgenerale Alphonse Juin.

il generale Omar Bradley.

'generale Oliver leese.

il generale .Brian G. Horrods.


\

'

Biserta - 111.arzD 1943. Lo sbarco di carri armati.

Biserta - 1943. Lo scarico del materiale da un convoglio.


f

Aprile 43. . lavori dijènsiv1. ad Enr,i·d ':f'· .a.V1-lle.

1prile 1943 , .avori di' ~. . a En/i'd :1•e 1'..,iv, . 1 aville. .


Marzo 1943.

li gen. Messe ed 'ilgen. Mancine/li.

All'osservatorio della l" armata italiana. Il

r,pr,

MP<:<:o ori il

c,r,>1

J\lfnnri>1 0 /li


Maggio 1943 a Tun isi. I comandanti alleati. In prima fila da sinistra, gen. Eisenhowei~ mar. capo dell'Aric, Tedde1~ gen. Alexander, armn. Andrew B. Cun ninghum.

Lu 1r_,sa della l'' a rmata. Il P/'11 . }desse al posto cuma11do del gen. /vlĂš11tgomerJ1.


J

I

-


UNISIA ALLA SCALA DI 1: 1.000 000 ALTIMETRIA

100

~I I I 10! 500

500

1000

1500

2000

--c.StrJO.t. 1ill


/

'"

)

~

~

ilt"~

t,,

··-\.

'1'

}o

e

o t

'

G e r

t

&

e b

~

•

~

\) .,.t

a,

"

,

,,,

.,

,,· ti;\

"'·

,~t,.-

_:~~(-

~··

Olf1~


'\ 13e1.1'll11:t<ou'!"

Oll!ct,ernl1 lit' \

~,,,.,,,.

lii

~Jtl<IKDIO/

\.-

Ob«llhldi


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
LE OPERAZIONI IN AFRICA SETTENTRIONALE VOL IV ENFIDAVILLE - PARTE SECONDA by Biblioteca Militare - Issuu