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ALESSANDRO VI E LO STATO DELLA CHIESA

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MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI

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PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STAT O SAGGI 79

Comitato Nazionale Incontri di studio per il

V centenario del pontificato di Alessandro VI

(1492-1503)

ALESSANDRO VI E LO S TATO DELLA CHIESA Atti del convegno (Perugia,

13-15 marzo 2000)

a cura di"C. FROVA- M.G. Nrco 0TIAVIANI

ALESSANDRO VI E LO S TATO DELLA CHIESA Atti del convegno (Perugia, a cura di CARLA FROVA

13-15 marzo 2000) -

MARIA GRAZIA Nrco OTIAVIANI

MINISTERO PER I BENI E LE AT TIVITÀ CULTURALI Roma nel Rinascimento

2003

DIREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVI

2003


SOMMARIO

DIREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVI SERV IZIO DOCUMENTAZIONE E PUBBLICAZIONI ARCHIV ISTICHE

Premessa ALBERTO GROHMANN, Parole di apertura MARio CARAVALE , Le istituzioni temporali della Chiesa agli albori dell'età mode rna PETER PARTNER, La Camera apostolica come organo centrale delle finanze pontificie IVANA ArT, Per il controllo militare delle terre della Chiesa: l'Hermandad di Alessandro VI, organizzazione e finanziamento MARIA ANTONIETTA QUESADA, La provincia di Benevento tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli durante il pontificato di Alessandro VI FRANCESCO PIRANI , Camerinofra signoria varanea e occupazione borgesca ENRico ANGIOLINI, La politica dei Borgia in Romagna ROLANDO DONDARINI, Il declino della pseudosignoria bentivolesca e Alessandro VI ERSILIA GRAZIANI, Aspetti della fiscalità pontificia nella Marca di Ancona alla fine del Quattrocento CLAUDIO REGNI, Le istituzioni comunali a Perugia al tempo di Alessandro VI MARIA GRAZIA BISTONI CoLANGELI, La presenza di Alessandro VI a Perugia MARIA GRAZIA Nico 0TTAVIANI, Cesare e Lucrezia Borgia nei loro rapporti con le città e i castelli dell'Umbria PA1RIZIA BIANCIARDI, Cesare Borgia in Umbria CARLA FROVA, Alessandro VI e le sedi universitarie PAOLO PRom, Alessandro VI e la sovranità pontificia MAsswo MIGLIO,

Direttore generale per gli archivi: Salvatore Italia Direttore del Servizio: Antonio Deutoni-Litta

Comitato per le pubblicazioni: Salvatore Italia, Presidente, Paola Carucci, Antonio Deutoni-Litta, Ferruccio Ferruzzi, Cosimo Damiano Fonseca, Guido Melis , Claudio Pavone, Leopoldo Puncuh, Isabella Ricci, Antonio Romiti, Isidoro Soffietti, Giuseppe Talamo, Lucia Fauci Moro , segreteria .

© 2003 Ministero per i beni e le attività culturali Direzione generale per gli archivi ISBN 88-7125-255- 1 Vendita: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato-Libreria dello Stato Piazza Verdi 10, 00198 Roma

Stampato dalla Union Printing SpA

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INDICI delle abbreviazioni dei nomi delle fonti manoscritte

Durante i lavori del Convegno è stata presentata anche la relazione di LuciANo PALERMO, Le finanze pontificie al tempo di Alessandro VI che non è stato possibile acquisire agli Atti .


PREMESSA La proposta interpretativa più suggestiva - e che meglio risponde an­ che all'idea che l 'immaginario collettivo ha del papa Borgia - è quella di Alessandro VIpontifex-imperator. Potere spirituale e potere temporale so­ no in lui tanto intimamente e profondamente connessi che la sovranità pon­ tificia si esplicita nel rapporto tra capo della Chiesa e sovrano di un territo­ rio . Questa è anche, probabilmente , l' anima della sua ideologia e l'essenza del suo progetto . Un progetto che non può essere ridotto alla sola costru­ zione di un forte potere signorile per la propria famiglia. Il nepotismo ac­ quista con Alessandro significati diversi: non solo promozione familiare, ma vero e proprio strumento di dominio e di rafforzamento del potere. Il convegno di Perugia è forse quello, tra quanti stiamo organizzando , che me­ glio consente di capire quale era il suo progetto politico ed istituzionale. L'azione politica del pontefice nel suo stato può dare elementi di lettura es­ senziali per l' analisi del suo pontificato . Machiavelli caratterizza in modo incisivo i principati ecclesiastici: «Costoro soli hanno stati e non gli difendono; hanno subditi e non li go­ vernano . E gli stati, per essere indifesi, non sono loro tolti; et e subditi, per · non essere governati, non se ne curano , né pensano , né possono alienarsi da loro» . Al controllo ed al sistema difensivo del territorio sono dedicati inter­ venti in questo incontro . Machiavelli aveva anche già affermato che si ot­ tengono «O per virtù o per fortuna, e sanza l'una e l' altra si mantengono»; non so, in questo caso, se più attento alla biografia di Rodrigo o a quella di Cesare. La sovranità spirituale e temporale di Alessandro VI sembra fortemen­ te radicata nel saldo possesso dei territori pontifici, e gli strumenti che han­ no consentito al B orgia di assumere un ruolo rilevante vanno sicuramente ricercati nella sua azione, nel funzionamento delle strutture papali e nel lo­ ro rapporto con il territorio , le istituzioni, la società. La sua è una vera e pro­ pria sovranità spirituale e temporale radicata fortemente nel possesso saldo dei territori; i suoi modelli non sembrano solo i pontefici medievali (anche se la loro ideologia è fortemente presente) , ma le signorie quattrocentesche. La storiografia ha sempre privilegiato il ruolo internazionale della po­ litica di Alessandro VI; la sua azione politica sullo Stato pontificio è emer­ sa più lentamente. Nel percorso storiografico che le manifestazioni del Co­ mitato nazionale tracciano , con il tema Alessandro VI e lo Stato della Chie­ sa si vuole porre attenzione più che all'ideologia al progetto politico ed i­ stituzionale. Lo Stato pontificio a fine Quattrocento è una realtà complessa e diver­ sificata, segnata da un forte particolarismo nei diversi «domini» . Alessan­ dro VI, che conosceva perfettamente le sue strutture, per gli importanti in­ carichi ricoperti nei tantissimi anni di permanenza in Curia, perseguì una politica di stretto controllo, favorì la creazione di ufficiali centrali, colpì le


8 ndite signorili derivanti dall'allevamento, accentuò l'incameramento dei lanci ordinari a favore della Santa Sede, intervenne sul collegio cardina­ lizio, che dalla nobiltà romana era influenzato, con la sottrazione dell'ap­ poggio napoletano ai baroni ro��ni. L� Romagna: l� Marca d� �cona, Pe­ rugia, l' Umbria, Benevento verificano Il suo quotidiano eserciZIO del pote­ re sul territorio e il lavoro su queste realtà consentirà una valutazione non convenzionale di aspetti ancora non del tutto chiariti (talvolta appiattiti sul­ la situazione dei decenni successivi) relativi alle fondamentali strutture po­ litiche ed amministrative dei domini papali e agli assetti istituzionali delle terre e delle città della Chiesa, al ruolo dei vicari nelle terre mediate su­ biecta e, all'importanza complessiva delle oligarchie in quelle immediate

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subiectae.

L'azione politica di Alessandro VI trasformò l'assetto che da qualche tempo si era costituito all'interno delle terre della Chies a, e aprì, in certo qual modo, nei riguardi della grande nobiltà, nuove prospettive , che sareb­ bero state realizzate in seguito dai successori. Utiliz zò il crollo degli equi­ libri italiani e delle accese lotte tra le potenze europee per il predominio nel­ la penisola, per tentare di attuare un proprio progetto; eliminò antichi vica­ riati; ridimensionò il potere feudale di grandi famig lie baronali; promosse la costituzione di potentati a lui fedel i. Non possiamo però attribuire alla sua azione politica, la volontà di attuare un govern o fortemente centraliz­ zato, che egli non tentò mai di realizzare, preferendo invece la creazione di signorie per i figli . Resta comunque il giudizio del Machiavelli: «Surs e dipoi Alessandro VI, il quale , di tutti e pontifici che sono mai stati, mostr ò quanto uno papa e col danaio e con le forze si poteva prevalere [ . . . ] E benché la 'ntenzione sua non fussi fare grande la Chiesa, ma il Duca, nond imeno ciò che fece tornò a grandezza della Chiesa: la quale dopo la sua morte , spento il duca, fu erede delle sue fatiche . Venne di poi papa Iulio ; e trovò la Chiesa grande». MASSIMO MIGLIO

Presidente Comitato Nazionale A lessandro VI

PAROLE DI APERTURA Autorità, Signore, Signori, cari colleghi, in qualità d� Dire�tor� del Di� partimento di Scienze Storiche dell'Università di Perug1a ho 1l pmcere d1 porgere loro il saluto alla seduta inaugurale di q�esto conv�gno su «Ales­ _ sandro VI e lo Stato della Chiesa», che ha visto Il nostro Dipartimento tra enti organizzatori, gli �nit_amente_ all� Regi?ne dell' l!�bria � a Roma nel _ di grande ril1evo e mteresse cul­ Rinascimento di una numone scientifica turale. Conve no che, unitamente agli altri già s:oltisi nella Citt� del Vati­ cano e a Roma, (1-4 dicembre 1999) e a Valencia (23-26 febbr�IO 2000) e a quelli che si terranno a Bari- Monte Sant'Angelo (22-2� niaggw 2000�, � Bologna (29-31 ottobre 2000), a Viterbo (19-2� marzo 2001), a �aglian . del �aticano _ (17-19 maggio 2001) e nuovamente nella C1tta (d1cem?re 2001), consentirà di approfondire le conoscenz� e porre m luce nuov� p1ste _ e dell Euro­ d'indagine su una fase fondamentale per la st�r�a dell� Chiesa pa nel suo complesso, quale fu �uell� del � ontlfic�to �e� s��dro YI Bor­ _ gia (1492-1503). Arco cronologico ncc� modlficazwm ?l nh�v? m cam­ . po economico , politico, culturale e rehgwso, che segna il defm1t1vo passaggio verso l'età moderna. . . . , La scelta dei relatori e dei temi da trattare m queste gwrnate perugme effettuata dai componenti del Comitato Scientifico, tr� i quali son� presen­ _ Nico ?t ­ ti le mie colleghe di Dipartimento Carla Frova e Mana Grazia �� viani, fa prevedere che sia possibile giungere a una messa a punto d�flmtI­ _ va su una vasta serie di conoscenze scientifiche sullo Stato della C:hiesa � questa fase storica, consentendo all� st?riografia �tali�na e in�ernazwn_ale d1 poter fare un consistente salto qualitatlv? . Alcum d�I relaton presenti �a�: no una lunga frequentazione sulle tematiche che qm �erranno trattate, 1 pi� _ �e notev li_ pprofond1 giovani hanno avuto la possibilità di effettuare gtà � � � � menti , grazie anche alla partecipazione al gruppo di ncerca, mtltolato «Nm _ delle Terre della Chiesa . Centralismo e periferie nello Stato della Ch1esa» ,

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che da tempo è stato posto in essere da un nutrito gruppo di stu?iosi . . Lo schema del nostro convegno coniuga felicemente tematlche di am­ pio raggio ad approfondimenti su singol� rea�t� geogr�fi�h� d��lo Stato del­ la Chiesa avvalendosi di competenze d1 stonci e archivisti; c1o fa prevede­ re che il uadro che se ne potrà dedurre sarà ricco di problemati�he e con­ _ sentirà, come ogni impegno scientifico di rilievo, di poter porr� m evlde �­ za argomenti e temi sui quali in futuro potrà svolgersi un ultenore e proficuo lavoro.

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ALBERTO GROHMANN

Direttore del Dipartimento di Scienze storiche dell' Università degli Studi di Perugia


MARIO CARAVALE

Le istituzioni temporali della Chiesa agli albori dell'età moderna l. li tema delle istituzioni temporali della Chiesa all ' inizio dell'età mo­ derna continua ad essere oggetto di attenzione da parte degli storici ed io stesso ho avuto occasione di occuparmene più volte negli anni passati. In questa sede non potrò non esporre idee e osservazioni già formulate in pre­ cedenza, scusandomi per la ripetizione con quei pochi che le hanno già u­ dite o lette. Per trattare in maniera corretta il tema in esame, ritengo indispensabi­ le mettere da canto principi, categorie ed istituti relativi all ' ordinamento statale che si è formato in seguito alla Rivoluzione francese e si è consoli­ dato nel secolo XIX, uno Stato che si è affermato come unico titolare della sovranità, che ha separato nettamente la sfera del diritto pubblico da quella del privato, che ha riservato alla sola legge- cioè all 'espressione della sua volontà normativa sovrana - la creazione del diritto, abolendo ogni altra fonte, che ha affermato, di conseguenza, l ' inesistenza del diritto prima e al di fuori di se stesso. Tale tipo di ordinamento è quello che ancora oggi- pe­ raltro con non poche, e non irrilevanti, modifiche- è in vigore ed è, quin­ di, quello a noi più familiare: di modo che siamo naturalmente portati a u­ tilizzare i suoi elementi, a richiamare i suoi caratteri, anche quando pren­ diamo in esame ordinamenti unitari di età precedente. Dobbiamo, invece, acquisire la consapevolezza che questo tipo di ordinamento è il prodotto di una lunga evoluzione delle istituzioni e della società occidentale e, in quan­ to tale, non può esistere al momento iniziale di detta evoluzione. Appare, quindi, necessario cercare di interpretare gli ordinamenti della prima età moderna sulla base della realtà concreta del periodo, estrapolando da questa i criteri ed i principi giuridici adatti a fornirne la giusta lettura. Se, allora, volgiamo la nostra attenzione al dominio temporale della Chiesa negli anni del pontificato di Alessandro VI, dòbbiamo sforzarci di evitare ogni ricorso a categorie interpretative legate allo Stato contempora­ neo, quali- ad esempio- Stato, sovranità, autonomia, e guardare le istitu­ zioni politiche delle terre pontificie nella loro effettiva e concreta realtà so­ ciale, con occhi liberi da schemi preordinati. Alcuni dati emergono subito da tale realtà, ed appaiono inconfutabili. A partire dall ' alto Medioevo le regioni dell'Italia centro-settentrionale era­ no riconosciute appartenere o al dominio dell'Impero o a quello della Chie­ sa, distinte tradizionalmente - come erano - in terrae Imperii e terrae Ec-


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MARIO CARAVALE

clesiae. Nell'opinione generale e nella cultura giuridica dell'epoca la natu­ ra della potestà che il pontefice e la Chiesa esercitavano sulle seconde era ritenuta identica a quella che sulle prime spettava all'imperatore. Si deve ri­ levare in proposito che mai gli storici hanno pensato di interpretare que­ st'ultima avvalendosi di categorie e principi propri dello Stato contempora­ neo; e bene hanno fatto, dato che hanno saputo cogliere l'inadeguatezza di tali categorie e di tali principi in ordine alla ricostruzione di una realtà giu­ ridica complessa, articolata, contraddittoria e plurima quale era quella che disciplinava di fatto l'autorità imperiale nelle regioni italiane a lei spettan­ ti. Sorge, allora, spontanea la domanda sui motivi che hanno, invece, solle­ citato tanti storici a far ricorso a quegli stessi principi e a quelle stesse ca­ tegorie in riferimento all'ordinamento delle terre della Chiesa che aveva na­ tura identica a quello delle terre imperiali. Per le terrae Imperii gli studiosi appaiono oggi prevalentemente con­ cordi nel definire il diritto spettante all'imperatore come dominium. Un e­ sempio significativo di tale interpretazione è costituito dalla lettura delle ri­ vendicazioni avanzate da Federico I nel secolo XII e da Federico II nel se­ colo successivo nei confronti dei comuni dell'Italia centro-settentrionale. Per lungo tempo dette rivendicazioni sono state giudicate, soprattutto dalla storiografia legata ai miti risorgimentali, come espressione della volontà imperiale di sottomettere le città alla propria sovranità statale. Oggi sono più correttamente considerate dagli studiosi nell'ambito del diritto di domi­ nium spettante all'imperatore sul territorio cittadino e, quindi, messe in re­ lazione alla volontà di quello di sostanziare detto diritto- peraltro mai con­ testato dagli stessi comuni- con l'esercizio di una concreta giurisdizione1• L'esempio delle terrae Imperii sembra positivamente utilizzabile per le terrae Eccelsiae: anche per loro si trattava non già di una potestà 'sovrana' della Chiesa, bensì del dominium ad essa riconosciuto. Una conclusione, questa, che trova conferma nella distinzione, affermatasi già alla fine del Medioevo e conservatasi in età moderna, delle terrae Ecclesiae in terrae immediate subiectae e terrae mediate subiectae, cioè terre di dominio di­ retto e terre di dominio mediato, una distinzione che, separando due forme di dominio, definiva l'autorità temporale della Chiesa come ovunque costi­ tuita da detto diritto. Si può, allora, affermare che la Chiesa nelle sue terre era riconosciuta domina in termini affatto identici a quelli in cui l'Impero era dichiarato dominus nelle sue regioni. Resta, perciò, da capire il signifi­ cato del dominium nella cultura e nell'esperienza giuridica della prima età moderna.

1 In proposito rinvio a quanto detto in M. CARAVALE, Ordinamenti giuridici del­ l'Europa medievale, Bologna 1994, pp. 377-380, 458 .

LE ISTITUZIONI TEMPORALI DELLA CIITESA

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2. Dominium nell'età intermedia era un diritto ben più complesso ed articolato di quanto non sia il diritto di proprietà a noi familiare che è stato disciplinato dai codici civili, entrati in vigore in molti paesi europei a par­ tire dall'inizio del secolo XIX, quale diritto di natura esclusivamente priva­ ta. Al titolare del dominium era riconosciuta una potestà di ampia portata i cui contenuti di governo, giustizia e norffiazione, radicati nell'autorità di banno spettante al signore fondiario, presentano natura sostanzialmente u­ guale a quella della superiore autorità pubblica che negli ordinamenti oggi vigenti spetta in via esclusiva allo Stato. Il dominium, infatti, comportava la titolarità della jurisdictio sulle terre oggetto del dominium stesso e sulle co­ munità che in esse risiedevano e lavoravano: e la jurisdictio consisteva in un complesso di potestà che andavano dalla difesa militare delle terre dagli attacchi esterni alla tutela della pace interna da ricercare attraverso la tute­ la dei diritti consuetudinari maturati presso le comunità residenti, alla gui­ da di quest'ultime, all'organizzazione del loro lavoro e alla discipl�a de�a loro produzione, all'imposizione di ordini che tutte dovevano esegurre e n­ spettare. Di modo che nel dominium si trovano inscindibilmente unite fa­ coltà concernenti l'utilizzazione del fondo rurale e potestà attinenti al go­ verno dei soggetti che nel fondo vivevano, cioè facoltà che oggi riferiamo alla sfera del diritto privato e potestà che oggi reputiamo appartenere al so­ lo ambito del diritto pubblico. Non solo. La superiore potestà riconosciuta al dominus era intesa come contropartita della protezione militare e del mantenimento della pace da lui assicurate alle comunità del fondo. Quando queste funzioni non riuscivano ad essere assolte in maniera esclusiva dal si­ gnore bannale ed era necessaria un'integrazione della sua autorità da parte di altro soggetto, anche quest'ultimo pretendeva autorità superiore nel fon­ do in questione. Lo stanno a dimostrare, ad esempio, le tante richieste a­ vanzate, soprattutto nell'alto Medio�vo, dai signori più po�enti verso quel­ li meno forti in cambio della protezwne che a costoro offnvano; lo stanno a dimostrare gli interventi dei grandi signori laici sui benefici ecclesiastici cui prestavano difesa armata; lo stanno a dimostrare, in particolare, le re­ gole dell'ordinamento feudale, le quali stabilivano che il beneficio conces­ so al vassallo continuava a rimanere all'interno del patrimonio del concedente. La complessità della situazione, fonte di non pochi contrasti e conflitti, fu ben presto avvertita dalla scienza giuridica, la �uale all'inizio d�l �:­ colo XII aveva cominciato a proporre un nuovo ordme della moltephctta, contraddittorietà, varietà delle norme nate dalla consuetudine attraverso il loro inquadramento in scherni, categorie, casi, istituti, principi disciplinati dal diritto giustinianeo e quindi dotati di inconfutabile autorità. Già ne!la seconda metà del secolo XII la scuola dei glossatori, in particolare con Gio­ vanni Bassiano formulò la teoria del dominium diviso, secondo la quale l'antico diritto ;ornano di signoria sulla terra perdeva la sua natura unitaria


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MARIO CARAVALE

e poteva articolarsi in più gradi: l'utile spettante a chi gestiva correntemen­ te la signoria, il directum riconosciuto a chi integrava l 'autorità del primo; la conseguenza era che entrambe le signorie erano inserite nella disciplina giustinianea del dominium e trovavano ordine e sistemazione grazie a det­ to inquadramento2• La successiva dottrina approfondì il problema e propo­ se un'ulteriore articolazione dei gradi di dominio . Sul medesimo bene, dunque, si avevano varie forme di signoria che la dottrina leggeva come altrettanti gradi di dominium e a ciascuno legava una forma di jurisdictio. Il problema, allora, riguardava i modi di conciliazione tra i due - o più - dominia, con le connesse due - o più - jurisdictiones, sul medesimo bene. L'autorità del comune dell'Italia centro-settentrionale sulla città e sul distretto nasceva dal dominio che su tale territorio esso vantava, un dominio che nella cultura giuridica non era considerato unico ed esclusi­ vo, bensì affiancato da quello di un altro soggetto, che nelle terrae Imperii era l 'imperatore. Se torniamo al caso, prima ricordato, del contrasto tra i co­ muni lombardi e Federico I possiamo ben vedere che nessuno dei due met­ teva in discussione il dominio dell'altro, ma ciascuno cercava di esercitare unajurisdictio significativa, a danno di quella dell'altro, sull'area sottoposta alla signoria cittadina. E possiamo aggiungere che unica eccezione alla du­ plicità di dominio vissuta da tutte le città era considerata Venezia: al comu­ ne veneziano era assegnato il dominio esclusivo dell 'area su cui sorgeva, a motivo del fatto - come spiegava Baldo degli Ubaldi - che Venezia aedifi­ cata est in mari e il mare era definito res nullius, una res - cioè - il cui do­ minio si acquista in maniera originaria con l 'assunsione del possesso . Per questa particolare condizione del suo dominio, Venezia era celebrata già nel secolo XIV come il comune libero per eccellenza3. Se sulla base di quanto abbiamo cercato fin qui di dimostrare ci rivol­ giamo alla condizione giuridica delle terrae Ecclesiae nel tardo Medioevo, possiamo dire che la loro appartenenza al dominio della Chiesa non esclu­ deva la presenza di altre forme di signoria. Agli ordinamenti locali, sorti spontaneamente dalle necessità e dalla storia delle comunità residenti, spet­ tava un dominio che si aggiungeva a quello della Chiesa. Nelle terrae im­ mediate subiectae il dominium d�lla Chiesa si intrecciava con quello di co­ muni, comunità minori, benefici ecclesiastici; in quelle mediate subiectae il collegamento tra il dominio superiore della Chiesa e quello degli ordina­ menti locali era ulteriormente complicato dalla presenza del dominio del signore fondiario . In entrambi i tipi di terre l' equilibrio tra i domini- e tra 2 E. CORTESE, Il problema

della sovranità nel pensiero giuridico medievale,

Roma 1966, p. 38.

3 U. PETRONIO, Civitas Venetiarum est edificata in mari, in Studi offerti a Gae­ tano Cozzi, Venezia 1 992, pp. 171-1 85 .

LE ISTITUZIONI TEMPORALI DELLA CHIESA

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le relative jurisdictiones- dipendeva dalla concreta realtà politica che si af­ fermava in ciascuna di loro: non rispondeva ad un'unica categoria, ma da­ va vita a situazioni diverse da luogo a luogo e nello stesso luogo cambiava col tempo. 3. L'autorità temporale della Chiesa, dunque, nasceva dal dominio , di­ retto o indiretto, sulle terrae Ecclesiae ed aveva natura del tutto analoga a . quella goduta dall'imperatore nelle terrae Imperii. P�r c�m�render�e 11 contenuto appare interessante confrontarla con la potesta umtana esercitata nei loro regni dalle monarchie che nel corso degli ultimi secoli del Me­ dioevo erano riuscite a svolgere nelle loro regioni un significativo ruolo di signorie territoriali. In proposito si possono richiamare gli esempi della mo­ narchia inglese e di quella siciliana, quest'ultima per i periodi normann� e svevo. Limitiamoci a segnalare alcuni tratti essenziali di queste monarchie. In primo luogo, esse affidarono all'ordinamento feudale la disciplina del rapporto tra il loro dominio e quello dei grandi signori fondiari . In In­ . ghilterra prima, nell 'isola di Sicilia poi, il sovrano �i �ropose c?m� titolare . del dominio superiore di tutte le terre, tenne per se, m s1gnona duetta, la maggior parte di queste e concesse molte altre a titolo di feudo a� s�oi ca­ . valieri più fedeli, i quali, a loro volta, cedettero parte del benef1c1o ncevu­ to in suffeudo ad altri cavalieri4. Il re di Sicilia riuscì nella seconda metà del secolo XII ad estendere il medesimo sistema, già instaurato nell'isola subi­ to dopo la conquista, alle regioni dell'Italia meridionale, �ove :re�e co�­ solidato nella prima metà del secolo successivo durante gh anm d1 Feden­ co Il. Nei regni inglese e siciliano si affermò così una disciplin� tenden­ . zialmente ordinata dei rapporti tra signori fondiari: le norme del dmtto feu­ dale, infatti, regolarono il servizio militare, i reciproci diritti e doveri di fe­ deltà e di protezione, il versamento dei sussidi straordinari dovuti dai vassalii al loro signore. Non è del tutto superfluo ricordare, al riguardo , che il diritto feudale regolava esclusivamente le relazioni tra signori f?ndi�i . Il rapporto va�sal­ latico nasceva quando il titolare di un vasto patnmomo cedeva a propn fe­ deli alcune delle aziende fondiarie che quel patrimonio componevano in cambio di fedeltà, di auxilium e di consilium, assicurando a sua volta pro4 Per il regno inglese si vedano, ad esempio, F.M . STENTON, The first century of Englishfeudalism. 1066-1166, Oxford 1 932; F. BARLOW, The feudal king�om of England, London 1963 ; R . ALLEN BROWN, The Norman Conquest, «!ransac.tw�� �f the Royal Historical Society», ser. 5 , 1 7 (1967) , pp. 120-127. Per l Isola d � S1c�li� rinviamo a S. TRAMONTANA, Popolazione, distribuzione della terra e classz soczalz nella Sicilia di Ruggero I il Granconte, in Ruggero I il Grancont� e l'ini.zio dello Stato normanno (Atti delle seconde giornate normanno-sveve, Ban, maggio 1975) , R�ma 1977, pp. 215-240.


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MARIO CARAVALE

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t�zione e aiuto �i concessionari. L con essio ne non comportava la separa­ � � . ZI?ne del beneficio feudale dal patnmomo del signore: questo rima neva do­ mmus d�l!a te a ceduta · come si diceva, quando sarà definita la dottr r: . � � i­ . to na del �mtto diviso v rra nconoscm come signore diretto e al contem­ � po l�sc�ava a� concess1on�o l'esercizio della potestà bannale sull'azienda fond1ana a lm assegn t , d1 modo che anche il beneficiario sulla medesima �� ten:a vantava un doffilolli (che, come sappiamo , la dottrina giuridica preci­ . ) sera come utile . � �oncedente, dunque, cedeva esclusivamente l'esercizi o del g?verno, quotidiano e continuo, del bene ficio. Questa situazione non ca��lava �u�ndo il signo e concedente era anch e sovrano di un regno. Co­ : stui, mfatti, �� sum_ vas alh poteva attribuire soltanto la potestà di banno sul­ � le te�e ? �t� m fe�do: m altr parole, la sua conc essione non poteva riguar­ dare I dmtti rega!1 e la sup n� re autorità di giustizia che gli spettavano non � ? come mero dommus fond1ano, bensì in quan to autorità unitaria punto di raccord�, ?I. una pluralità di ordinamenti parti ' colaris. Arvri ia�o ��sì, �l s condo aspetto della pote � stà monarchica. I re d'In­ : g�. lt�rra e d1 S1cll �a nusc�ono a definire una propria, esclusiva, autorità u­ mtaria, una p:opna su� nore jurisdicti o. Que sta consisteva nel coordina­ � mento della difesa dell mtero territorio del regno contro i nemici esterni e n �lla �utela della ace dell'ordine interno � . La tutela della pace e dell'or­ �me SI reali. zzava�1� pnm o luog o attra vers o la garanzia del rispetto dei di­ ntti. dell� c?mum. ta e d gl.1 ordinamenti particolari spontaneamente sorti � nelle regw�u �el regno, c1oe, garantendo la gius tizia. Il re medievale era so­ pratt�tto gmd1ce perche_ la ragion d'essere della propria funzione risiedeva prop?.? nella tutela del complesso, articolato e pluralistico diritto delle co­ mu�ta del suo regno. �na f nzione, quella della giustizia, che nei suddetti regm assunse contenuti parti�colarmente inter essanti. Innanz� �tto il �ovrano a sicur va che gli ordinamenti particolari sa­ � � reb ero stati nspettati. In Inghilterra 1 conquista tori normanni tennero in vi­ . ta l ordmame�to della tradizione popolare angl o-sassone insieme con quel­ lo del a pr?pna natio , rispettarono quello della signoria fondiaria, introdus­ ser? l ordmamento �eudale, �ffrirono prote zione e rispetto a quello della Ch1�sa. Tale �rotezwne degli ordinamenti particolari riguardava l'intero . amb1!o del dmt �o, nel senso che non si limitava alle norme di diritto so­ stanziale, ma comvolgeva quelle processuali - come appare evidente dalla _

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può ricordare al riguardo che il giurista Andrea d ' Isenùa affermava che la con?ess10ne da parte del sovrano napoletano a suoi vassalli di pote stà a lui in origi­ ne nservate doveva ssere tenut a distinta e separata dalla concessio ne del beneficio feudale «cum non Slt feud?m nisi rebus immobilibus et solo coherentibus»: AN­ DREAE DE ISERNIA Super uszbusf eudorum, Lugduni 1541 , f. 20r, n. 2.

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continuità delle corti di giustizia definite da ciascun ordinamento- e le for­ me di autorità cui ogni ordinamento aveva dato vita. Una tutela del tutto a­ naloga venne garantita nell'isola di Sicilia da Ruggero I e nell'Italia meri­ dionale dai sovrani siciliani nella seconda metà del secolo Xll e negli anni di Federico II. In secondo luogo il sovrano si presentava alle comunità del suo regno come superiore autorità d'appello cui ci si poteva�rivolgere di­ rettamente quando era possibile - non è un caso che la corte regia fosse i­ tinerante- oppure per rimediare ad un torto subito dai giudici degli ordina­ menti particolari. In questo secondo caso si aveva una sorta di appello al so­ vrano, appello che- deve essere chiaro- era sostanzialmente diverso da quello a noi familiare previsto negli ordinamenti giudiziari degli Stati con­ temporanei. L'appello odierno, infatti, si dipana all'interno di un unico or­ dinamento giuridico, quello dello Stato, cui spetta il monopolio della giu­ stizia, e si pone come obiettivo la revisione della sentenza del giudice di primo grado che le parti processuali ritengano inadeguata o errata. Nei re­ gni medievali, invece, il giudizio si esprimeva nell'ambito del singolo or­ dinamento particolare competente: il sovrano non avrebbe potuto interve­ nire nel giudizio senza violare l'individualità di quello stesso ordinamento che egli stesso si era impegnato a tutelare e a rispettare. Pertanto l'appello al re non poteva avvenire che per casi eccezionali. E due erano i casi cor­ rentemente accettati, quello della giustizia denegata - che si verificava quando il giudice particolare ometteva di fare giustizia- e l'altro della giu­ stizia errata, che si aveva quando la corte locale applicava una consuetudi­ ne inesatta. La funzione di giustizia dei sovrani inglesi e siciliani non si arrestava, peraltro, a questi compiti, ma aveva acquisito nuovi settori di particolare importanza. Essi erano, infatti, riusciti a definire un settore di esclusiva competenza della giustizia regia, costituito da quei reati che, per la loro gra­ vità, erano particolarmente rilevanti ai fini del mantenimento dell'ordine pubblico. La conoscenza di tali reati venne sottratta alle corti di giustizia degli ordinamenti locali ed affidata a quelle regie nella convinzione che so­ lo queste ultime potessero garantire una giustizia corretta, equa ed efficace. Le inglesi Leges Henrici I e le siciliane Assise di Ruggero II e costituzioni sveve raccolte nel Liber Augustalis indicarono i reati di esclusiva compe­ tenza regia. Inoltre in entrambi i regni nella prima metà del secolo XIII co­ minciarono ad operare grandi corti di giustizia, presiedute dal sovrano o da un suo rappresentante e composte da esponenti di ordinamenti particolari, che si riunivano in occasione di richieste di contributi straordinari avanza­ te dal monarca e giudicavano non soltanto della legittimità e dell'opportu­ nità di tale richiesta, ma anche delle vertenze interessanti gli ordinamenti in questione e sorte o tra loro o tra alcuni di loro e il sovrano. Il Magnum Con­ silium inglese, definito in maniera corretta dalla Magna Carta primo mo­ mento della suprema corte del parlamento, e le curie regionali del Regno si-


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LE ISTITUZIONI TEMPORALI DELLA CIITESA

c�Ii�no �n età sv�va costituiscono l'espressione di questa ulteriore funzione . che 1 sovrani dei due regni svolgevano. d1 gmstizia Ed, infine, la giustizia regia in Inghilterra e in Sicilia si arricchì di un ulteriore elemento che risulta diverso da regno a regno. In Inghilterra già nel�a _ sec_on�a �età _ d�l secolo XII i giudici itineranti regi cominciarono a defmrre 1 prnm casi d1 common law, precisando in maniera tassativa i ca­ s_i i� c�i l'ordinamento �ella tradizione popolare, comune a tutti i sogget­ ti_ h?en - anche a quelli sottoposti all'autorità bannale del signore fon­ dian� o c?mun�ue su?ordinati ad altri liberi -, prevaleva sugli ordina­ menti p�rt1��l�n. Un ns�ltato analogo non venne, invece, conseguito nel Regno d1 �Iciha, probabilmente a causa dell'assenza di una tradizione po­ polare �mvoc_a �d a�t?revole come quella inglese. In Sicilia, comunque, la funzwne di gmstizia del monarca si espresse anche sotto la forma di �anifestazione di volontà legislativa. Il sovrano, infatti, sin dalla fonda­ ZIOne del Regno, rivendicò alla propria autorità di giustizia la potestà di a_brogare ,le co�suetu�ini l ?c�lmente vigenti contrarie al principio supe­ nore d�ll aequltas e di sostiturrle con proprie leggi che traducessero in ius l ' aequltas. Affermava, infatti, che il proprio dovere di tutelare e far ri­ spettare il diritt? �o�suetudinario spontaneamente formatosi nelle regioni del su? regno s1 h�ta_v� �Ile_ norme eque del diritto medesimo e non po­ teva nguardare gh USI Imqm, perché altrimenti avrebbe contraddetto il c�mpito di ?iustizia sostanziale che Dio stesso gli aveva affidato. I proe­ � pr �mess1 _da Ruggero II alle Assise e da Federico II al Liber Augusta­ h� �piegano m maniera chiara l'aspetto legislativo della funzione di giu­ stizia spettante al monarca6. 4 . Se confrontiamo le potestà unitarie, assunte sin dai secoli XII e XIII

da�e monarchie inglese e siciliana, con l'autorità unitaria esercitata dalla Chiesa nelle sue terre alla fine del Medioevo, rileviamo con ogni eviden­ z_a che �uest'ultima risulta priva sia di un significativo ruolo di guida nei nguardi delle comunità delle sue regioni, sia di una effettiva funzione di co �rdinamento degli o:dinamenti giuridici particolari in esse vigenti. La Chiesa non assunse mm come compito a sé riservato il coordinamento del­ la difesa delle sue terre da nemici esterni, lasciando tale funzione alle au­ torità territoriali spontaneamente formatesi. Né riuscì mai in maniera si­ gnificati:a a sv_ol�ere_ un ruolo di tutela dell'ordine e della pace interna. La s�a funz�o�e �� gmstizia superiore risulta per più versi manchevole. Non s1 ha notizia d1 una sfera di giustizia criminale riservata: quando, dopo il 6 Sul tema della giustizia regia in InghilteiTa e in Sicilia rinvio a quanto detto M. CARAVALE , La monarchia meridionale. Istituzioni e dottrina giuridica dai Normanni ai Borboni, Roma-Bari 1998 , pp. 25-69. .

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ritorno della S. Sede a Roma con Martino V, compaiono in modo regolare i registri dei tesorieri provinciali, appare evidente che l'autorità pont�ic�a non possedeva il monopolio dei reati più gravi, dato che le entrate cnnn­ nali, riportate in quei registri, appaiono poche e sa�t�a�ie7 a testimonianza del fatto che altre autorità, diverse da quella pontificia, avevano compe­ tenza in merito agli stessi reati. Non si ha notizia di un sistema co�rente e generalizzato di appello: lo stess? pote�e. di �vocaz�one alla prop�I� �ort� di vertenze in corso presso corti mumc1pali, che Il rettore pontifiCIO di Campagna e Marittima era riuscito ad esercitare di frequ�nte_ nel corso del secolo XIII, venne sensibilmente ridimensionato da Bomfac1o Vill con la bolla Romana Mater del 1295 che riconosceva al giudice locale la preven­ tio , cioè il diritto di opporsi alla richiesta del rettore8. Mancava, poi, una _ e corte superiore di giustizia presieduta da �n ral?pres�ntante del p_ontefice composta da esponenti degli ordinamenti partic�lan para?o��b�le al Ma­ gnum Consilium del Regno inglese e incancata d1 tutela�e 1 dmtt1 de�le co­ munità: l'unica corte che si avvicina a questo modello nsulta essere 1l par­ lamento della Marca, istituito nella seconda metà del secolo XIV, che �b­ be un funzionamento incerto e discontinuo e, comunque, non estese ma1 la sua funzione al di fuori della regione, né sollecitò l'istituzione di �nalog�e corti generali nelle altre province9• Né i pontefici crearono pro�ne speci­ fiche corti di giustizia per la tutela dei diritti locali: fino al ternnne del se­ colo XVI tale funzione risulta svolta dal tribunale della PienaCamera, una

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7 Si veda, ad esempio il primo registro del tesoriere di Campagna e Marittima risalente all'anno 1427: ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Campagna e Ma­ rittima, Lazio e Sabina, b. I,reg. l . In proposito P. PARTNER, The Papa! �tate under

Martin V: The administration and government of the temporal power zn the early fifteenth century, London 1958, p. 106. . . . 8 Il testo della bolla in Bullarium diplomatum et przvtlegzorum sanctorum Ro­ manorum pontificum, IV, Augustae Taurinomm 1859, pp. 629-632. Su�� bo�a G. ERMINI , Le relazioni fra la Chiesa e i Comuni della Campagna e Manttlm� zn un _ _ Patna»,48 documento del secolo XIV, «Archivio della R. Società Romana d1 Stona (1925), pp. 185-187; ID . , La libertà comunale nello Stato della Ch�esa ?a Inno­ : cenza III all'Albornoz (1198-1367), ll. L'amministrazione della gtusttzta, Roma 1927,pp. 64-66; PARTNER, The Papal State cit., pp. 125 e ss.; D. W�EY, The Papa[ State in the thirteenth century, London 1961, p. 76; A. EscH, Bonifaz IX. und der Kirchenstaat, Ttibingen 1969, pp. 485-491; P. COLLIVA, Il cardinale Albornoz, lo Stato della Chiesa, le «Constitutiones aegidianàe» (1353-1357), Bologna 1977, pp. 264, 271, 283-286; G. FLORIDI, La «Romana Mater» di Bonifacio VIII e le libertà comunali nel Basso Lazio, Guarcino 1986, pp. 18-34; D . WALEY, Lo Stato papale dal periodo feudale a Martino V, in Storia d'Italia, diretta da G. GALASSO, Vll/2,

Torino 1987, p. 286. 9 D. CECCHI Il Parlamento e la Congregazione provinciale della Marca d'An­ cona , «Annali della Fondazione Italiana per la Storia Amministrativa», 2 (1965).


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delle articolazioni della Camera apostolica e titolare di una vasta e artico­ lata giurisdizione, di modo che bisognerà attendere l'istituzione della Sa­ cra Consulta e quella della Congregazione degli Sgravi da parte di Sisto V per avere presso la Curia pontificia corti di giustizia specificamente inca­ ricate di detta tutela1°. L'autorità temporale della Chiesa, allora, sembra limitarsi alla titolarità d�l ?ominio sulle sue terre. E si deve aggiungere che l'esercizio di tale do­ numo non era regolato in queste regioni dal diritto feudale, nel senso che il po�te�ce non si proclamava signore vassallatico di tutti i grandi signori Io­ cali, n� pretendeva che tutti i domini fondiari fossero inseriti all'interno di un ordin�ento piramidale dipendente da lui quale suzerain feudale. E se il ponte?ce n�orreva al rapporto feudale- come accadde, ad esempio, con gli Este I quali nel1471 ottennero con Borso il titolo ducale e quindi ricevet­ : tero m feudo da Paolo n il dominio su Ferrara ed il suo territorio- ciò av­ ven_i�a in maniera sporadica ed occasionale, senza mai dare avvi� ad una politica tendente a far riconoscere come benefici feudali concessi dalla S. Sede tutte le signorie presenti nelle terre pontificie. La mancanza di ordi­ namento feudale che inquadrasse l'intero territorio della Chiesa lasciava la d isciplina dei rapporti tra dominio diretto della Chiesa e dominio utile del . signore alla specifica tradizione del luogo e alla concreta evoluzione dei rapporti politici ed economici tra i due signori. 5. Il ritorno della S. Sede a Roma con Martino V alla conclusione del concilio di Costanza che mise termine al Grande Sci;ma, è correntemente visto come l'inizio della trasformazione in senso statualistico del dominio temporale della Chiesa. In realtà a partire da quel momento i pontefici si proposero non già di acquisire un inedito ruolo unitario nelle regioni che a loro facevano capo, bensì soltanto di conferire nuovi contenuti al dominium di cui �rana accreditati nelle terrae Ecclesiae. In particolare, stante l'accre­ . scmta Importanza per le finanze pontificie delle entrate temporali, cercaro­ . no di trarre �alle loro terre regolari e crescenti proventi . Un obiettivo, que­ sto, persegUito con prudenza e con piena consapevolezza della concreta realtà politica ed istituzionale territoriale, mai cercato con la forza ma co­ stantemente tentato appena le condizioni locali lo rendevano possibile. Nel­ l� terre di dominio mediato i pontefici si limitarono a vantare il diritto alla nscos�ione di un censo: di fatto i� �ersamento fu occasionale e sporadico e . manco del tutto da parte di alcum signori. Nelle terre di dominio immedia­ to, invece, la Chiesa adottò vari metodi. Per lo più mantenne inalterato il si-

I� proposito rinvio. a quanto detto in M. CARAVALE, Le istituzioni temporali . della Chcesa sotto Sesto V, m Sisto V, Roma e Lazio, a cura di M. FAGIOLo-L.M. MA­ DONNA, I, Roma 1992, pp. 41-58. 10

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I DELLA CHIESA LE ISTITUZIONI TEMPORAL

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ole comunità, limitandosi a sovrap­ stema di prelievo vigente presso le sing o n_i cm_nunità, all�ra, ve�eva con­ porre· ad esso la propria autorità esa�tiva: � lllllO, sia la potesta esattiVa a det­ fermate sia la prevalenza del propno doil della Chiesa il dom. inio o riconosceva . . to dominio collegata, ma al contemp l� s . s eece, o11 . In alcum comum, m� e, di conseguenza, le versava un cens quello di o dominio sullo stesso pmn de riuscì a far riconoscere il proprio posto com ad un gove�o diar�hico municipale, di modo che si dette vita ntan rese rapp �a te ?el papa, �mscu�� m da magistrati cittadini e da un agen Cit­ e : �ntra le e lll .ta f nna di doiDlO della giurisdizione collegata alla prop� ? apostolica: e que­ era Cam la e dma c1tta era Cam tadine vennero divise tra la tra le due componenti del go�erno sto il caso di Perugia - dove l'equilibrio tivi nel corso del secolo XV m re� cittadino conobbe cambiamenti significa tico tra il papato ed il c?mune12 -, d� lazione allo sviluppo del rapporto poli e, a Roma, dove la Chiesa persegUI ·Città di Castello13 e eH Ascoli14. Infin nel governo cittadino al �me di .ren­ una politica di progressivo intervento città sede del papato, sm dagh an­ dere sicura e stabile la sua autorità nella o pressoché completo delle entrate ni di Martino V si realizzò. un passaggi apostolica15 . riscosse dalla Camera Urbzs alla Camera ivi al secolo XV mostrano con oI registri dei tesorieri provinciali relat tata .nella sua azi?n� fiscale. dalla gni evidenza la cautela e la prudenza adot ata d1 conse�are � n�onoscnnen­ Chiesa, la quale era soprattutto preoccup rchie locali e, qumd1, acc��tuav� to del proprio dominio da parte delle oliga non urtasse contro le pr�te.se ��� titol� il suo prelievo solo quando questo zione della loro gmnsdlZlone . Gli locali del dominio e contro la lunga tradi difficoltà di esercizio da parte della stessi registri testimoniano anche delle imoniali cioè, che a partire dal sec�­ s. Sede degli iura regalia, i diritti patr nziali del dominio spettante al silo Xll erano riconosciuti come parti esse

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ificato di delle finanze papali durante il pont c. BAUER, Studi per la storia pp. 3337), (192 50 a», di Storia Patri

Romana Sisto V' «Archivio della R. Società Medioevo, II, Milano 1930, p. 288 .. nel ificie pont nze fina Le , 337; L. NINA cy in the government of Perugw, 1488 Papa Ii CF. BLACK, Commune and the , 7 \196 4 � iva», istrat n mi la Storia Am 1540, «Annali della Fondazione Italiana per Hiish Engl «The 0, -154 1488 gia, ts ofPeru pp. 164 e ss.; ID., T he Baglioni as tyran ss. e 254 . p. 0),p (197 85 . ew», Revi storical a dc Cctta dei registri della tesorena apostolcc 13 L. FuMI , Inventario e spoglio di Roma, Roma 1900, p. VII. di Castello del R. Archivio di Stato 20 ag.oo registro della Tesoreria di Ascoli. 14M. CRJSTOFARl MANCIA, Il prim Fonti e . Stato (Pubblicazioni degli Archivi di sto 1426-30 aprile 1427,Roma 1974 . . Sussidi,VI). esse per uno studw sulla orgamzPrem s. Urbi IS era Cam La , ARDO LoMB . M.L V, Ro­ Roma durante il pontificato di Martino zazione amministrativa della città di 6). branarum Italicarum, ma 1970 (Fonti e Studi del Corpus mem .

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gnore superiore, a cominciare dall'imperatore, nelle terra e Impe rii. L'eser­ cizio di tali diritti risulta sporadico, concretizzand osi nella glie sul grano -i dazi, cioè, sull'esportazione del prod riscossione di ta­ confini delle terre pontificie- in alcune, poche, regio otto al di fuori dei le- cioè il monopolio del bene-in poche altre16. ni e nella tassa del sa­ , La pr_udenza che caratterizza l'esercizi da parte della Chiesa della po­ testa esattiVa contenuta nel dominium sulle osue terre non è gli aspetti della politica cauta e realistica condotta dalla altro che uno de­ S. Sede nei con­ fronti delle autorità territoriali affermatesi nelle terre med esime. L'indiriz­ zo seguito costantemente dai pontefici nel corso del seco lo XV risulta se­ g�ato dalla ricerca di un equilibrio tra la jurisdictio lega ta al proprio domi­ mum e q�e�a spettante ai signori loca li o ai comuni, un equilibrio che te­ neva reahstlcamente conto della concreta situazione di fatto. Di modo che lajurisdictio pontificia era sensibilmente marginale là dove il dominium del signore o del comune era solidamente radicato nella tradizione e nei con­ creti �n_teressi delle oligarchie locali, mentre si esprimev autont� quan�o svolgeva un ruolo di maggior significa a in una più ampia Es�m_PI del pnm� caso possono essere trovati non solo to per la comunità. tonali, ma anche m alcuni comuni come Bologna ed nelle signorie teiTi­ Ancona dove il domi­ nio de� municipio appare nel corso del secolo XV netta esempi del secondo in comuni come Perugia, dove-co mente prevalentel7; venne instaurata una sorta di governo diarchico. L'ac me abbiamo visto dell� c?nc�et� situazi?ne di fatto da parte dellaChiesa cettazione realistica u� �llllte: il nconosc1mento da parte dell'autorità loca trovava, comunque, ilill O della S. Sede. Quando questo veniva meno, od le del superiore do­ loChiesa si _muov�va contro l'autorità locale. Esem era messo in dubbio no �a lotta d1 Martmo V contro Braccio da Montonepie di questa politica so� tro 1 Malatesta. Una volta restaurato il 1ispetto del prop quella di Pio II con­ sa tornava alla sua tradizionale politica di rispetto dellerio dominio, laChie­ situazioni locali. Lo 16 Per l 'analisi dei registri dei tesor rimando a quanto rilevato in M. CARA ­ VAL�, Le entrate pontificie, in Roma capitieri ale (1447-1527), (Atti

del IV Convegno di studio del Centro di studi sulle civiltà del tardo medioevo , San Miniato 27-3 1 otto­ bre 1992), a cura di S . GENSINI, Pisa 1994, pp. 73-100. 17 Per B ologna si vedano C.M . ADY, The Bentivoglio ofBologna. A study in de­ . SP_Otlsm, Oxford 1937 : R. BELVEDERI, I Bent ivoglio e i Malvezzi a Bologna negli an­ m 1463-1506, «Annah della Facoltà di Magistero dell'Univer sità di Bari» , 6 (1967), pp. 49 e ss.; A . GARDr, Lo Stato in prov incia. L'amminis

trazione della Legazione di Bologna durante il regno di Sisto V (158 5-1590), Bologna 1994, pp. 93-105; A. DE BENE�ICTIS, Repubblica per contr atto. Bologna: una città europea nello Stato del­ la C�ze�a, Bologna 1995, pp. 137-164. Per Anco na, R. RoiA, L'amministrazi one fi­ n�nzzarza de� Com ne di Ancona nel secol � o XV, «Atti e- Memorie della R. Deputa­ _

ZIOne d1 Stona Patna per le Marche» , ser. 4, 1/2 (1924), pp. 142-144; P. PARTNE R,

The lands of St. Peter, London 1972, p. 403.

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sta a dimostrare, ad esempio, l'esito della lotta contro i Malatesta: aCese­ na, dove l'oligarchia municipal� pre�erì e�are l' au�orità sig�o�ile e pa�­ sare al dominio diretto dellaChiesa, il pontefice accetto tale decisione ed m cambio garantì alla comunità cittadina un ambi�o giurisdiz� nale ? e� �upe­ riore a quell? d� cui q�ella _ aveva _ goduto sotto � Mal�t�st� �; a _ Rimim, do­ ve invece gh oligarch1 decisero di conservare l autonta s1gnonl�, la S. . s�­ de accettò tale soluzione accontentandosi del rispetto del propno donumo superiore sulla città 19. . . . . . Se quanto andiamo dicendo è vero, appare poco condiVIS lbile la tesi che segnala come momento essenzi�le de�la j�risdicti ? �ontifi�ia sulle sue _ m particolare ad a­ tene la tendenza a ridurre i contenuti degli altn donum, bolire le signorie al fine di trasformare in dominio i�ediato il maggior numero possibile di terre di dominio mediato. Un_a tesi, _ q�esta� che prete�­ de di applicare alle tene pontificie della fine Medwevo-rmz1. eta mo�e�a 1� paradigma istituzionale dello _Stato _cont��poraneo - dove son� el�nnnat1 tutti gli ordinamenti intermedi tra c1ttadm1 e Stato e _d�ve_ q?est ultrm� ha saldamente nelle sue mani il monopolio della sovramta, cwe del supenor� potere pubblico -, senza tener in alcun conto la realtà �torica _concreta e 1 termini giuridici nei quali questa si dipanava. Un� tesi c�e VIene palese­ mente contraddetta dalla politica adottata da alcum pontefici. nel corso. del secolo XV i quali, posti di fronte alla necessità di assicur�e �na pi� effica­ ce difesa ad alcune regioni verso cui si orientava l'espanswmsmo d1 p�ten­ ze ostili decisero non già di trasformare in diretto il dominio dellaChtesa, che sull� stesse era stato fino ad allora mediato, bensì di dar vita ad una nuova signoria, affidandone il comando a persona loro l�gata da vinco!i di sangue e, quindi, di �icu�a fedeltà_. E' il caso ?eli� signor�a - �t� da PIO II. nelle Marche e da lm affidata al mpote Antomo P1ccolonum���, e il caso, al­ tresì, della signoria costituita in Romagna da Sisto IV e da lui assegnata al nipote Girolamo Riario21• 6. La situazione istituzionale fin qui descritta non sembra aver co�o: sciuto sotto Alessandro VI sensibili trasformazioni di sostanza. L: a�ton�a dellaChiesa nelle sue terre risulta ancorata esclusivamente al domzmum n18 J . ROBERTSON, The return of Cesena under the direct dominion ofthe Church after the death of Malatesta Novello, «Studi romagnoli» , 16 (1965), P�: 126-!61. 19 P.J. JoNES, The Malatesta of Rimini and the Papal State . A polztlcal hzstory,

Cambridge 1974, pp. 243-248. . 20 L. MANciNI, Sinigallia dai Malatesta ai Rovereschi. 1463-1474, «Atti e Me­ morie della R. Deputazione di Storia Patria per le Marche» , ser. 4, 3/2 (1926), pp. 183-185. . . 21 J . ROBERTSON, The signoria of Girolamo Riario in Imola, «Histoncal Stu­ dies» , 15 (1971), pp. 88-117.


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conosciutole sulle sue terre, senza assurgere ad una funzione unitaria di na­ tura diversa, in qualche modo assimilabile a quella - prima ricordata - del­ le monarchie inglese e siciliana. Continua a mancare alla S . Sede una si­ gnificativa funzione di coordinamento militare in difesa dell'intero territo­ rio pontificio . Il progetto di difesa militare, illustrato in questo stesso con­ vegno da Ivana Ait, risulta dì particolare importanza e di grande significa­ to, in quanto attesta l'idea di far superare alla Chiesa l'ambito ristretto del mero dominio e assegnarle nuove funzioni unitarie: ma il suo fallimento sembra confermare l'incapacità del potere pontificio ad uscire dai binari della tradizione. Continua a mancare anche un significativo ruolo di giusti­ zia superiore: nessuna modifica si registra, infatti, nella funzione delle cor­ ti di giustizia, né si ha prova di alcuna sollecitazione verso la definizione di un ambito di giustizia riservata al pontefice. La Chiesa, dunque, continuò ad esercitare la jurisdictio legata al suo dominio, nelle varie forme che di questo erano state definite dalla tradizio­ ne; e proseguì nella consueta politica realistica che suggeriva di accettare le giurisdizioni locali fin tanto che non fosse messo in pericolo il riconosci­ mento del dominio pontificio. I registri dei tesorieri provinciali testimonia­ no dei modi in cui la S . Sede esercitò la potestà di prelievo legata al suo do­ minio. Scarse appaiono le novità eli rilievo rispetto agli anni precedenti. In Campagna e Marittima il tesoriere continuò a riscuotere i focolini dalle so­ le comunità di dominio immediato, senza ricevere censo alcuno dai signo­ ri, e ad incamerare poche entrate dei malefici, dato che la parte maggiore dei reati rimanevano di competenza delle corti signorili o municipali. Nel Patrimonio il tesoriere proseguì la riscossione di sussidi da comunità di do­ minio diretto e da alcuni vescovati, la tassa sul sale e alcuni dazi di transi­ to: anche qui non risultano versati i censi da parte dei signori, mentre nes­ suna notizia si ha delle entrate della giustizia. A Perugia le entrate cittadine continuarono ad essere divise tra la Camera municipale ed il tesoriere pon­ tificio, la cui quota appare modestamente aumentata negli anni in esame. Nella Marca il tesoriere continuò a riscuotere le tratte sull'esportazione dei cereali e per la prima volta anche le cosiddette.fraudes grani, le multe, cioè, per l'esportazione del prodotto senza autorizzazione. Infine a Roma, nel Pa­ trimonio e nella Marca operavano salare, uffici competenti a distribuire il sale tra le comunità di dominio diretto e a riscuoterne il prezzo: negli anni di Alessandro VI la salara della Marca risulta competente anche per la città ed il territorio di Spoleto22. Anche l'equilibrio tra lajurisdictio legata al dominio pontificio e quel­ la relativa al dominio delle potestà locali, rispettose dell'autorità signorile

ti rispetto agli anni della Chiesa, proseguì senza significativi cambi�me_n assolut�­ u ontm ale comu ità � ad ess�re _ � � precedenti. Ad Ancona l' autor nato da� BentiVogli mente prevalente ; a Bologna il ?o�e�� c1ttadm� ��� a Perugia per un lun confermò la marginalità della gmnsd1z10ne pontifiCia, governo � n�ttamente a go periodo l'equilibrio all'interno della diarchia al - o d l 1503 o, all'.Imz � . � vantaggio della componente municipal e,_ fino a quand ver s1 VI andro Aless di e i_fi�o la rot­ mort della tro, _ pochi mesi prima, peral Cesare Borgia, a Roma tura tra i Baglioni, che quel governo donnnavano, e su uel a c n unale, an­ proseguì l'incremento della giurisdizione p_ontificia � � � : �_ un ce­ ttiva m c1tta � che grazie alla crescente presenza econonnca � produ no e Refor'}latwnes A­ to di mercanti e banchieri sostenuto dalla Cuna: le � nda mnov�z10n� �el �o­ lexandri del 1493 , se non costituiscono una profo voluziOne Istituzioverno cittadino23 , sono comunque una conferma dell'e . . . nale vissuta da Roma24 . . e25 ; m� fmo a unqu , locah m donn dei _e oni � sdizi giuri delle Rispetto _ _ io , non fosse m pen­ quando il dominio pontificio non fosse messo m dubb secolo K_V aveva rea­ colo. Quando ciò accadeva, la S . Sede nel co�so del randosi con le aut�­ scont gito _ come si diceva pril.l_la - in �?do energico, Cosi, Al da ata �s� andro yr. rità locali. La medesima lmea politica fu adott po­ la olire mdeb d1 iava risch di fronte alla potenza dei baroni romani, che mo­ l n tto tt r so te, sta �� � _ � testà pontificia nell'Urbe e nella regione circo � 1 �s1c�n, 11 pon­ entat � eran o Regn il con ni confi � i � stess gli cui in ? mento _ e� 1 Colonna. tam a 1 , Orstm C? � tefice promosse una decisa azione contro gli dt te�e baro­ tone pnaz espro l' za 11 successo militare ebbe come conseguen Chtesa, m_a della o dirett minio d nali, le quali , peraltro , non pass�ron� al � papa, SI­ del te paren un ad ata afftd vennero a costituire una nuova stgnona, d veva IV isto S da e II Pio d ate � gnoria che - al pari di quelle speriment _ mo, _ an orch�� me­ donn al stme e , � garantire la conservazione delle _terre � �� rese�tano l azto�e d1 Ce­ diato , della Chiesa. Ed il medesnno stgmftcato � n ne la regiOne. Yer­ sare Borgia in Romagna e l'istituzione della sua stgno � � _ , an l'esp do izza indir �10�smo vene�tan� � so la Romagna, infatti, si andava nn­ costltu�va u�a �ena mentre la presenza francese nel du��t� milanese confma�tl. L assegna­ zone nelle ftcto pontl naccia all'integrità del dominio la forma d1 feudo , avvezione a Cesare Borgia delle terre romagnole sotto

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VALE , Le entrate pontificie cit., pp. 100 e ss.

CARA

, /! papa Borgi a, Novara 1 � 69,p. 142. fall E The Borgias. The rise an of a Renaissance famlly, London

Come ritiene , ad esemp io, O . FERRARA 24M. MALL T,

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. . . . . . pohuca 1Stltuz10nale d1 lessand�o Per la valutazione complessiva della XIII e m V rinvio a quanto detto in Lo _ _ IX , m V CARACCIOLO, Lo 1971, pp. 198 e ss. 2s

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CHIESA LE ISTITUZIONI TEMPORALI DELLA

MARIO CARAVALE

CARAVALE-A.

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�­ gorw Stato pontific!o �a Martin� a aGre _ Id Stona Pw mo Mart da cw . pontifi Stato

talia cit. , XIV, Torino 1978, pp. 159-163.


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MARIO CARAVALE

nuta con l'attribuzione del titolo ducale, consentiva allaChiesa · 1 n badrre · 1 propn· doil · o llill med" ato sulla regione e di difenderlo militarmed"nte � . m mamera efficace26. La giurisdizione temporale della s Sede nel pen. odo d"I Alessandro VI · ' dunque, ad essere radicata al dom contmuo, · ini d n ter;;_ae Ecclesi ae, senz aprirsi a con tenuti nuov� . �i:;I�s� �� ����i� �df:i � � s a r a el��ata, senza a��à �nitdi�ridi� più �:n� s����p ��� d������= �� �� � l potes e e a m il�tare .e di giu­ stizia sup eriore nei confronti dell'i�t�r� �o� � � p esso � e patn momo ecclesiastico. E anche la difesa del d . . ��. = e tr i ina dizione. Le forme decise e viole���i �� � � � ? ri dell� tra� f � s r � obiettivo, la p rticolare :�� �r��e�: �;o ����� :i�� ::rc�a:!�i���reprequest sso I con poranei e soprattutto ress o gli ston. ci. non devono far velo alla corretta tem .d . a na li SI Il' e aziO ne Istit . . uziO .Pnale dellaChiesa in quel periodo. ·

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26 La storiografia più . . . . recente semb con dIVIdere l ' Idea di. leggere l 'imp Cesare Borgia e le iniziative resa di militari d " e�sa�dro YJ nell e te�e pontificie nel qua­ dro della rottura degli equ . ilibri politic -IStituzwnali dell a pemsola provocata dalla discesa dei Francesi nella . peni·sola I. talIana . in proposito s1· veda 1'T''h · • p ' 1494_1495 a cura d"1 D. ABULAFTA, Aldershot 1 995. '

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PETER PARTNER

La Camera apostolica come organo centrale delle finanze pontificie

Dal Duecento in poi laCamera apostolica è al centro delle istituzioni pontificie. Così fino alla fine dello Stato pontificio: rimangono, a testimo­ niarlo, i palazzi sei/settecenteschi dellaCamera apostolica a Tolfa nel La­ zio e ad Avignone nel comtat Venaissin. In pieno Ottocento abbiamo lo stu­ pendo sonetto del Belli sulla Reverenna Cammera Appopretica: «StaCam­ mera deCristo è una puttana: l Bbeati quelli che la panno fotte, l E ddajje che sse sentino le bbòtte l Sino ar paese de la tramontana», che presuppone una conoscenza popolare di che cosa fosse la reverendaCamera apostolica. Ciò non sorprende se si pensa all'enorme spazio amministrativo attribuito dai papi alle mansioni della reverendaCamera apostolica. I suoi compiti, nella prima metà del Quattrocento - secondo la bolla di Eugenio IV - erano di sorvegliare i negozi spirituali e temporali in tutti i lo­ ro aspetti, sia per quanto riguardava gli affari di tutte le chiese e monasteri (il che voleva dire delle chiese e dei monasteri che rendevano ubbidienza allaChiesa romana), sia per quanto riguardava le città, le tene, i castra e gli oppida, i villaggi e ogni altro luogo appartenente allaChiesa romana1. LaCamera era responsabile della gestione delle finanze papali in tutti i suoi aspetti, e anche della gestione - soprattutto di quella economica - degli Sta­ ti pontifici. Se pensiamo agli aspetti prettamente finanziari, gli orizzonti dellaCa­ mera erano divenuti molto più ristretti in seguito alle concessioni fatte dai papi alle 'nazioni' dopo ilConcilio diCostanza, terminato nel 1418, e alle concessioni fatte in seguito ai concordati realizzati con diversi stati. Accan­ to alle somme enormi che affluivano in oro nelle casse dei papi avignone­ si, le rendite - dette spirituali- erano nel Quattrocento di molto diminuite. Le decime, una volta importantissime, erano state abolite, se escludiamo un debole tentativo quattrocentesco di rilanciarle nel contesto delle crociate.Ci fu anche una netta riduzione nei cosiddetti servizi comuni, i tributi papali imposti alle chiese e ai monasteri maggiori concessi dai papi, e così anche nelle annate imposte sui benefici minori. Papa Sisto IV, nei primi anni ottanta, pensava ad una riforma di base 1 P. PARTNER , The papa! State under Martin V:· The administration and go­ vernment ofthe temporal power in the earlyfifteenth century, London 1958, pp. 132

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della prassi fiscale dellaCamera apostolica, pianificata allo scopo di rende­ re la macchina fiscale papale più efficace e più veloce. I suoi autori mette­ vano una netta enfasi sulle rendite 'spirituali', cioè sulle rendite da servizi ed annate2. Troviamo la stessa enfasi in riferimento ai proventi spirituali in un documento di orientamento generale sulle finanze papali, l'Informatio­ ne data al nuovo tesoriere papale, AdrianoCastellesi, quando per la prima volta assunse le mansioni di tesoriere nel 1 500. Il tesoriere era il secondo ufficiale dellaCamera apostolica, nell'ordine, dopo il cardinale-camerario. Il documento di quell'anno, indirizzandosi al tesoriere, si riferiva allo spi­ rituale: «quale è membro maggiore, e maggiore diligenza se deve havere». Insisteva che gli ufficiali dellaCamera apostolica dovevano seguire la pra­ tica consueta di controllo sull'andamento delle bolle che avevano a che fa­ re con il pagamento sia dei servizi sia delle annate: «Et in questo vostra pa­ ternità [il tesoriere] deve havere grandissima et extrema cura, che in questo il papa può essere gabbato»3. L'enfasi sullo spirituale riguarda rendite che una volta erano al centro della pratica fiscale del papato; anche se la loro entità globale era ridotta rispetto al secolo precedente, servizi ed annate erano sempre importanti . I papi quattrocenteschi difendevano ancora tenacemente questi diritti tradi­ zionali. Esse offrivano anche possibilità notevoli di guadagno per i ban­ chieri, e non soltanto per i diritti sul trasferimento del denaro. I banchieri avevano, sempre nel Quattrocento, speculato sui servizi comuni; per e­ sempio, sotto Callisto III i Medici avevano comprato i diritti dellaCame­ ra apostolica sulle bolle di certi benefici tedeschi, ottenendo uno sconto che poteva raggiungere il 33 per cento rispetto al valore nominale del ser­ vizio dovuto4. Quando papa Innocenza VIII realizzò il primo appalto delle rendite spirituali ad un consorzio di banchieri nel 1486, queste erano stimate nel co1_1tr�tto tra i 44.000 ed i 54.000 ducati all'anno. La stima risultò troppo ottnmsta: le banche persero sul contratto, ed alcune, quelle più sfortuna­ te, è vero, ricavarono soltanto circa il 45 per cento delle somme investi-

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tes. Dobbiamo constatare però che l'appalto delle rendite spirituali, anche tenendo conto della novità del metodo adoperato, venne realizzato nel contesto del vecchio ordinamento finanziario papale, cioè dietro autoriz­ zazione del cameriere papale e servendosi del personale dellaCamera apostolica. . . . Certamente i banchieri, in generale, nmasero delusi da questo pnmo appalto della rendita spirituale. �on �- però l'ult�mo; nel 1525 un'altr� sti­ ma delle rendite papali fatta dagh uff1c1, per fare 11 calcolo del valore d1 ser­ vizi e annate prendeva come base la somma del 3 per cent� delle a_m�ate de�­ laChiesa che era stata recentemente ricevuta dal banchiere Lmg1 Gadd1. Tenuto c�nto di quello che aveva ricevuto il Gaddi, gli autori del bilancio del 1525 facevano il calcolo che le annate avrebbero dovuto rendere ses­ santamila ducati. Sembrava loro prudente però, se «si ragiona a buon con­ to» fissare il valore annuale delle annate a cinquantamila ducati l'anno6. All� fine del Quattrocento possiamo dire che in modo molto approssimati­ vo, le rendite spirituali ammontavano alla metà delle rendite temporali e, come proporzione delle rendite spirituali, i servizi e le annate ammontavano alla metà di queste. . . . . Non è facile, infatti, fare una stima attendibile delle rendite spmtuali papali. La difficoltà di base sta nel fatt? eh� no� �u�i i paga�enti effettua­ ti rispetto a servizi ed annate erano registrati ne1 libn contab1h d�llaC�m�­ ra apostolica. Si può fare ricorso ai conti tenuti dallaCamera dm cardmali, che avevano diritti sulla metà dei servizi comuni incassati dai pontefici .Co­ sì in qualche modo si può colmare la lacuna che troviamo negli archiv� del­ laCamera apostolica. Pm·e, secondo DavidChambers, che nel 1499 1 car­ dinali avessero ricevuto 23 .000 fiorini per il conto dei servizi comunF; dun­ que il papa, attraverso laCamera apostolica ed altri dicast�ri, ne avrebbe ri­ cevuti 46 .000 , somma che corrisponde più o meno alle stime fatte sotto Innocenza VIII . Si può illustrare la natura delle lacune cospicue che trovi�m? n�gli a::chivi rinascimentali dellaCamera apostolica, tenuti secondo 1 cnten trad1-

�, 5 M.M. BULLARD, Farming spiritual revenues: Innocent VII/'s 'Appalto ' of, 148 I, FI­

in Renaissance Studies in honor of Craig Hugh Smith, a cura di 2 P. PARTNER, Papal financial policy in the Renaissance and Counter-Refor­ "!ation, «Past & Present», 88 ( 1 980), p. 2 1 . Cfr. anche M. ANsANI, Camera Aposto­ bca: Documenti relativi alle diocesi del Ducato di Milano, 1458-1471, Milano 1 9 94, p. 1 1 .

3 P. PARTNER, A financial Informatione under Alexander VI, in Italia e t Ger­ mania, Liber Amico rum Arno ld Esch, a cura di H. KELLER-W. PARAVICINI-W. SeRIE­ DER, Tiibingen 200 1 , pp. 237-255.

4 A. CLERGEAc, La Curie et le Bénéfices Consistoriaux, Parigi 1 9 1 1 , pp. 216-217.

A.

MoRROGH 's Debt, in Es­ Pope the g andfundin Capital Raising , . EAD e 29-42; pp. 1985, renze says in honor ofEugene F. Rice Jr. , a cura di J. MoNFASANI-R.G. MosTO , New York l

The 'Budget' of the Roman Church in the Renazssance P_erzod, m J Italian Renaissance Studies: A tribute to the late Cecilia M. Ady, a cura di E.F. A1 9 9 1 , pp. 23-32. 6 P. PARTNER,

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COB , Londra 1 960, p. 278. . . D . CHAMBERS , The economie predicament of Renazssance Cardznals , «Stu297, Medieval and Renaissance History», 3 ( 1 966), pp. 289-3 13 (in part. p. dies

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zionali, partendo dai lavori compiuti dal compianto Hermann Hoberg. Egli, in due saggi pubblicati nel 1 976 e nel 1977 8 , fece un'analisi, basata in pri­ mo luogo sui libri di Introitus et Exitus, delle somme ricavate per servizi co­ muni nel 1517, cioè l'ultimo anno nel quale laChiesa romana ricevette li­ beramente sussidi da tutta la cristianità occidentale. Ma il tentativo andò a vuoto.Confrontati i dati incompleti trovati nei volumi di Introitus et Exitus, monsignor Hoberg rimase perplesso: ma l'incompletezza era dovuta alla politica fiscale papale dell'epoca e ai suoi riflessi sul modo di tenere i con­ ti; aspetti questi di cui Hoberg si mostrò perfettamente consapevole. Non soltanto le rendite tradizionali erano entrate in un processo di graduale de­ cadimento, ma la pratica usuale del loro pagamento era stata gradualmente modificata tanto da togliere allaCamera apostolica per buona parte (forse fino alla metà) la responsabilità principale di questo tipo di tributi. n primo ufficio papale ad ingerirsi nelle cose spettanti laCamera apo­ stolica fu quello della Tesoreria segreta. Dal pontificato di papa Bonifacio VIII in avanti, i camerieri segreti avevano messo le mani su molte rendite, che in questo modo non anivavano mai nelle casse del tesoriere apostolico a vantaggio dellaCamera apostolica, ma affluivano nella cosiddettaCame­ ra segreta per coprire le spese del nepotismo papale - che in certi pontifi­ cati, quello di Alessandro VI incluso, erano ragguardevoli - e per pagare le spese di moltissime altre cose che avevano a che fare con gli interessi par­ ticolari del pontefice. Dai pontificati di Pio II e Paolo II, cioè dalla metà del Quattrocento, le ingerenze degli ufficiali delle finanze segrete negli affari dellaCamera apostolica erano diventate tali da rendere sporadica la revi­ sione dei conti della st�ssa9. Sotto Alessandro VI laCamera segreta era an­ cora importante nelle finanze papali: ad esempio, fu uno dei mezzi adope­ rati per la spedizione dei soldi che dovevano finanziare le guene del Va­ lentino in Romagna1o. A due secoli dali'inizio dell'attività dellaCamera segreta, permane nel­ laCamera apostolica una reticenza, programmata, fondamentale per l'an­ damento delle finanze segrete. Due documenti informano sulla pratica del­ laCamera apostolica nel tardo Quattrocento: l'Informatìone per il tesorie8 H. HoBERG, Die Einnahmen der Apostolischen Kammer am Vorabend der Glaubenspaltung, «Réimische Quartalschrift» , Supplementheft 35 ( 1 977) , pp. 6985; ID., Der Anteil Deutschlands an der Servitienzahlung am Vorabend der Glau­ benspaltung , «Réimische Quartalschrift» , 74 ( 1 979), pp. 178- 1 8 5 . 9 T. FRENZ, Das Eindringen humanisticher Schriftsformen in die Urkunden und Akten der piipstlichen Kurie im 15. Jahrhundert, «Archiv ftir Diplomatik» , 1 9

( 1 973), p . 305 . 10 ASV, Cam. Ap ., Intr. et Ex., 532, ff. 140b- 152a. Il frammento del conto del cameriere segreto , Ventura Benassai, era conosciuto dal Pastor.

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re del 1500 e l ' Orda Camere di papa Sisto IV, elaborato vent'anni prima. Essi insistono molto sulle pratiche di controllo da seguire nei riguardi del­ le rendite dette spirituali, intendendo principalmente con queste i servizi co­ muni e le annate. Ma ci si può chiedere fino a che punto quest'insistenza sia dovuta al rispetto della tradizione dell'ufficio, e fino a che punto rifletta la realtà delle pratiche burocratiche del tempo. . . Dal pontificato di Martino V (1417-143 1) , molti. pagamenti. di. s�rv1z1 0 annate (ma specialmente qu�lli rigu_ ardanti le anna�e) erano effettua�I fa­ � miliari papali, che versavano 1 denan nelle casse �nvate del _ pap� (c1?e al­ la Camera pape) . Qualche volta questi versamenti eran? reg:strati sm c?n� ti camerali come fatti ad lntroìtum et Exìtum, ma molti altri pagamenti di simile natura avvenivano senza alcuna registrazione. Dal pontificato di Eu­ genio IV in poi l'andamento di molti pagamenti di _ questo �ipo, eventual­ mente trasmessi alla Camera pape , può essere segmto nel hbro tenuto dal camerario segreto, ma i pagamenti non compaiono nei li�ri di l�troìtus et Exitusn . Importanti nella pratica erano i magìstri del_ registro d1 lettere apostoliche. . . . . . . un ufficiale Rientra in questo tipo di prauca della cuna che divenne nn� portante soltanto nel tardo Quattrocento - il d�tario - formalmente colm che datava le suppliche presentate al papa, registrando la data della lor� concessione· costui si interessava non soltanto di indirizzare i pagamenti che doveva�o finire nella casse della Camera pape, provenienti dalle anna­ te, ma anche dei denari pagati da supplicanti allaCuria pei� composi�ion�, che egli tendeva ad inglobare nelle sue attribuzioni. Sotto Sisto IV, �e1 pn­ mi anni ottanta, il datariato comincia ad assumere una certa_ autononna, � eb­ bene limitata, se non altro, dalla mancanza di personale . Sisto IV autonzza il datario a tenere con sè due qualificati francescani per aiutarlo nello svol­ gimento dei suoi doveri12: è diffi�ile pensare al dat�Ii_at� come ad un nuovo dicastero, quando disponeva d1 un personale cosi limitato . . , nella stona Come in tante altre cose, il pontificato di Alessandro VI e, delle finanze pontificie, a cavallo u·a la tradizione e la modernità. Duran�e il pontificato alessandrino il datariato è già _ un dicaster? im�ort�n�e, m quanto le funzioni del datario, che era s�ato pnm� un _ funzwnano d1 hvello abbastanza basso, erano cambiate. n pnmo datano di Alessandro VI, Juan Per esempio , ASR, Camerale I, 1468 . È il conto tenuto da Francesco dal Legname, più tardi tesoriere apostolico . Cfr. P. PARTNER � France�co el _legname: a curial bishop in disgrace, in Florence and ltaly: Renmssance Studzes zn hon?�r ofNicolai Rubinstein, a cura di P. E��Y-C . ELAM, ondra 1988 , p . 396 . Ma Cl nmangano per il Quattrocento pochi hbn del camerano segre o . . . . . 12 N. STORTI, La storia e il diritto della Dataria Apostolzca dalle ongznz az nostri giorni, Napoli 1939, pp. 74-75 .

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�opez, è uomo di fiducia del papa, ex-segretario del Borgia prima del ponti­

ficat? , prm:r�osso nel l496 al cardinalato. n suo successore - come datruio fu G�ova� Batt�sta Ferrari, uomo temuto ed odiato nella Curia, promoss o anc� egli �l ��rdmalato nel 150013. La Segnatura di Grazia si occupava di pratiche smnli a que�le trattate dal datario, e il rapporto fra datario e Se­ . . gnat�ra divenne saldissirn o . Da quando Ferrari succedette a Lopez datario nel 1496, il datario occupò sempre anche l 'ufficio di referen della Segnatura di Grazia . Nel l497 il datariato era già abbastanza importante per ricevere un rno­ �I. to n_el contest? della commissione di riforma della Curia, da parte del­ l u�ICIO del Reg�stro, per la condotta poco corretta dei suoi ufficiali a pro­ posit? alle supRhche . L' ammontare dei soldi che passavano nelle casse del d�tanat� er� g�a, tra quelli provenienti dalle composizioni, vendite di uffi­ CI venali e 1n_dulgenze , quasi uguale alle rendite globali ricevute dalla Ca­ rner� apostolica da pagamenti per servizi ed annate. Le finanze del dataria­ to d1pend�vano dall' �rbi�ri? �ersonale del papa. Durante il pontificato di . Leone X, Il datario nusc1, mfme, ad inglobare l 'ufficio del Registro tra le sue �ornpetenze. Hoberg osservò , riferendosi alle rendite spiiituali, che le . rendite della Datana, a que�to punto, erano divenute di molto superiori a uelle ? ella C rne · a�ostoli ca14. Questo periodo segnò l'avvento del data­ � � �� no �ra I grandi �ff1c1ali della curia. Quando il giovane Giovanni Matteo Gi­ . berti, il futuro rif?rmatore c�ttolico, fu nominato primo datario da Clemen­ te �II nel 1?�3 , il Bernb �� ralle rò con il giovane prelato, promosso «a � � cosi gra_n nnn_1stero com. e il datanato di un papa» 15. Ma in un certo senso la crescita dei poten'. del d��ariato non toglieva nulla alla Carnera apostoli­ ca che n?n le fosse stat� g�a tolto due secoli prima dalla pratica stabilita in quel penodo per la gestione delle finanze papali dette segrete. . Senza dubbio nel peri?do rinas in1entale il ruolo più importante as­ � sun�o dalla Caniera apostolica nelle fmanze papali fu quello di dirigere tut­ t� l asses�arnento dello �tato papale, che già nel corso del Quattrocento era divenuto I� nerbo dell� �manze pontificie . Era in questo controllo esercitato . s�lle re?d�te t�rnporali m contmu a crescita che la Carnera rimaneva ufficio . d� pr�nnssnna Irnpmtan�a. I suoi chierici erano sempre collocati in posizio­ ni c��ave della burocrazia papale: l 'esempio del govemo temporale sembra deciSI�? · Per la rnag?ior � arte d�l XV secolo la politica dei papi aveva cer­ cato di nnpone negli Stati papali un'amministrazione diversa da quella ti·e-

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• 13 Per datanato · sotto Alessandro VI cfr L. CELIER , Les Dataires du XVe siè. . cle e� es ongmes �e l� Daterie Apostolique, Parigi 1 9 1 0 , pp . 60-66. HoBERG, Dle Emnahmen der Apostolischen cit. , p. 85, nota. 1 5 PIETRO BEMB � , Opere , m, Venezia 1729, p. 5 1 . Cfr. A. PROSPERI Tra e­ . vangellsmo e controriforma: G.M. Giberti (1495-1543) , Roma 1969, pp. ' 3 3-3 5 .

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atori e com­ centesca, fondata non più sui legati ed i cardinali, ma su govem so la Ca­ attraver papa del ti confron nei ente direttam miss ari responsabili molto scelti erano che sari, commis e tori govema questi A mera apostolica. con­ il affidato era stessa, ica apostol Carnera della le persona spesso tra il tradiziona­ trollo di regioni e suddivisioni amministrative diverse da quelle regÌille fiscale li. Lo scopo essenziale della nuova politica fu di impmre un to dii·etta­ più oneroso di quello anteriore, il cui controllo venne esercita o , parte mente da ufficiali camerali che non facevano più , come nel Trecent nel come i della curia rectoris . Vi cariati apostolici venivano ancora concess merce­ stessi passato , ma graduahnente i tiranni e i signorotti (spesso essi che avenari militari) perdevano quel controll o politico sopra i loro Stati, vano esercitato in passato. Negli ultimi anni del secolo XV, probabilmente in seguito a decisioni in qua­ prese da Innocenza VIII, la riscossione delle rendite temporali era, di ap­ sistema un so si tutte le province papali, affidata a banchieri, attraver e del Egidian utiones palti. n tesoriere provinciale, descritto nelle Constit siste­ il , poi in za Innocen di Trecento, praticamente sparì, e dal pontificato i pro­ ma tributario fu basato sull' appalto 1 6. L'appalto si trova, per i tesorier , e gli to Duecen dal fin i, vinciali dello Stato papale, anche in periodi anterior Quat­ il tutto per i normal erano appalti delle dogane dei pascoli di Roma trocento . Ma un approccio sistematico all'amministrazione fiscale fu una novità del tardo Quattrocento, già Ìlllpiantato quando Alessandro VI arrivò al pontificato. La data di questa svolta di politica amministrativa non è ancora precisata. Dare la maggioranza dei tesmierati in appalto a laici fu una novità nei riguardi della politica fiscale delineata da Sisto IV nell' abbozzo per un Or­ del­ do Camere . Un'appendice al documento dice, per esempio, che i notai chie­ i che spiega laici; non e i chieric essere o la Camera apostolica debbon rici in questo contesto possono essere più riservati e di maggior fiducia. La bolla fa presente anche che in genere le questioni della Camera apostolica ri­ non debbono essere, se possibile, trattate da laici: questa sfiducia nei ap­ ere conced di linea la con ta accorda sarebbe si guardi dei banchieri non palti che fu scelta dai successori di Sisto IV. La scelta dell' appalto come dal metodo preferito per riscuotere le rendite temporali dovette originarsi arie: finanzi bilità disponi ri maggio di papale o govem del desiderio urgente da molto tempo il deficit papale stazionava ad un minimo di trecentomila 16 M . CASSANDRO , l banchieri pontifici nel XV secolo, in Roma Capitale (1447-1527), (Atti del IV Convegno di studio del Centro di studi sulle civiltà del

tardo medioevo , San Miniato 27-3 1 ottobre 1992), a cura di S . GENSINI , Pisa 1994 , pp. 207-234 (specialmente alle pp . 230-23 1 ) ; cfr. anche M. CARAVALE, Le entrate pontificie in Roma capitale cit., pp. 74- 106, e M.G. PASTURA RUGGIERO , La Reve­ renda Camera Apostolica e i suoi Archivi (secoli XV-XVIII) , Roma 1987.


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fiorini cioè un po' al di sotto delle rendite globali papali di un anno. Una .' ros� di scelte possibili si propose per colmare il deficit, tra queste la vendi­ ta di un numero maggiore di uffici papali. n sistema di 'monti' della for­ mazione di un debito pubblico attraverso luoghi di monti trasferibili che frutt�vano un interesse prestabilito, dovette aspettare fino al secondo papa Mediceo ne�li anni venti del Cinquecento . Ma nel contesto del tardo Quat­ trocento il_ sistema di_ appalti_ offnva forse la possibilità di una politica fi­ scale quanto meno più agile di quella seguita in precedenza. Consisteva in eff�tti in un sist�rna di prestiti a breve termine, fatti dai banchieri al gover­ no m bas� alla Sicure�za delle rendite concesse. Il beneficio per il governo non consi�tev� sern�hcernente nel gettito lordo degli appalti, ma anche nei pagamenti fatti dagli appaltatori in anticipo. La concessione di appalti era conosciuta in una forma o nell'altra in q� asi tutta Europa. Nel Regno di Napoli, per esempio, era pratica norrn'ale , pm o meno nello stesso periodo come nello Stato pontificio17. In sé il siste­ ma n?n ind�boliva �l governo: i finanzieri (gens d'affaires) saranno per e­ s�rnpio onmpresenti nella Francia cinquecentesca e seicentesca, al servizio di un governo che non si può chiamare debole. Al contrario delle rendite spirituali, _la Carnera �postolica aveva la piena responsabilità degli appalti delle rendrte temporali. Era pratica normale concedere gli appalti pubblica­ mente, nelle sedute della Carnera apostolica; per esempio , la vendita delle gabelle di Ci�tà di Castello , nel 1470 , ebbe luogo in una seduta della Ca­ mera apostolica nel tribunale della stessa Carneral 8 . M a l a <:arnera era re�p?nsabile anche perché l 'intero sistema dipende­ v� al fu�zwnarnento efficiente dei tesorierati provinciali, cioè da un' arn­ llllmstra�wne pro�inciale per la quale la Camera apostolica era quasi l'uni­ _ co dipart �ento di stato responsabile. Nelle pratiche per la concessione de­ _ gli appalti potevano intervenire interessi particolari, soprattutto perchè un nu��ro �ag�uardevole i chierici di camera proveniva da famiglie di ban­ chie�I . GI�lio I,I su�cessivarnente emanò una bolla contro la partecipazione abusiva di terz1 ne1 contratti di appalti negoziati dai presidenti della Carne. ra apostol1ca 1 9 . sernbra che Alessandro VI non abbia soffe1to delle preoc-

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17 . Molti esempi nel The rise ofthe Fiscal State in Europe, c. 1200- 1 8 1 5 , a cu­ ra dr R. BONNEY, Oxford 1999, particolarmente nei capitoli scritti dallo stesso B on­ ney e da Carlo Capra. 18 C.D. THEINER, Codex Diplomaticus Dominii Temporalis Sanctae Sedis III ' Roma 1861-1862, p . 467, nota 399.

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1 9 Bullarium diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum

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V, A g stae au inorum 1 859, p. 420 . Cfr. P. PARTNER, The Pope 's Men: The pa­ pa[ ClVll servzce m the Renaissance, Oxford 1 990 , p. 109.

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a possibili conflitti i interessi fra cupazioni del suo successore rig� ardo tatare per esern�IO che sot:o A­ banchieri e agenti camerali . Poss1arno cons a degli Spamwcchi a Roma, 11 _ se­ less andro il fattore principale della banc di banchiere e venne creato _pnma nese Ventura B enassai, lasciò il mestiere del papa e quindi vescovo di Mas­ chierico di camera, poi tesoriere segreto e da papa ul!o. II . !nfatti, com� sa2o . Fu in seguito destituito per _corruzio� am ullar , e mutil� aspettarsi ha spiegato in un bel libro Melissa Men ne d1 appalt1 da pmte d1 un goveruna politica equa in materia di concessio . no dell'Ancien Regime. la sc�lta d1 bannto, uece Cinq del o ento ttroc Qua del _ Per un governo ntel a, dalle alleanze poht�che, da tut­ chieri dipendeva dalle relazioni di pare ' amicizia' . Per esempiO, l� anc� ti gli elementi compresi nell'espres�ione _ a, era al centro ella politica d1 degli Spannocchi, toscana ma non f1�rentm _ nocch1 era stata 1�po�ante �el­ Alessandro VI. La banca senese degh Span Rodr�go 1455 , quando lo zw l' amministrazione fiscale pontificia dal de c o Span io brog �o�Ita­ Am � Borgia, papa Callisto m, aveva nominato _ conti? r c1p d In­ dei e � o razi � �� rio apostolico , responsabile per l ' amminist II Pw d1 to if1c pont del fme fino alla � _ , troitus et Exitus . Ricoprì tale incarico g1 Bor go r Rod che , � ert22 Gilb � x nel 1464 . Fu naturale , come osservò Feli 1 brog A d1 i ered agli ? isse nfer � , co quando assunse il pontificato nel 1492 _ gm­ s n } che e anch rale natu � o; ohc Spannocchi l'ufficio di depo�ita�io apos� delle Marche, delle s�lan� d1 Ro­ to conferisse agli Spannocchi gh appalt1 lto della ga? ella d�l vmo � orna ? ma, della Romagna e di Perugia, e l' appa zzazione m _ funzw�e . dei b1sog� detta 'gabella dello studio' per la sua utili anche altn appalt� , � tut�o o � dell o Studio romano . n pontefice concesse c�hi , come pe: esempio 1 Gh�nucc1, pmt e, ai soci e agli amici ?eg Spanno d1 Fae�� mp1egato degli Spannocch1, les��n o 0 ad un altro senese ed ex-1 sab1� spen nnero i so�te��o:1 md1 za. In questo modo gli Spannocchi dive ra di guer a nei momenti cnt1c1 dell della politica dei Borgia, specialmente . . Romagna . . . i dm pap1 quattrocenteschi per conIn fin dei conti i vari modi adoperat anc � se qualc?e volta s� evano seguire i loro scopi politici e finanziari, del dmtto canomco , son? pm o �e­ dubbi sulla loro correttezza nei riguardi i papi avevano e1:ed1tate dm lo­ no conformi alle pratiche burocratiche che ento della su� elezwne nel 1492 , ro predecessori . Rodrigo Borgia, al mom _ o drre capo della buroposs1am era vice-cancelliere della Chiesa romana,

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. . . The Pop e's Men cit., pp. 7 8 , 108, 220 or and Fznance m SzxFav ici: Med the and zzi Stro po M .M. BULLARD , Filip , Cambridge 1980 . . teenth-Century Florence and Rome s. 1980 , pp. banker and Venice , Cambndge Mas 22 F. GILBERT, The pope , his 20 21

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PETER PARTNER

���zi: papale, p�r t:entacin�ue ann i; come pontefice si serv ì di uomini d'af­ e d scrup?l� , e con?ann��ili per la loro � n: avarizia e per i loro met�d1 :r�t���r a UOilllm i. Ma Alessandro VI non tr a :�. :: ��I�ava' , se mi permespetteertite,eunabilTho mas Cromwell per servi�� ::Ì c homas Cromwell avrebbe in seguito serv

ito Enrico VIII d'In. .. Alessa ghilterra . �dro VI non voleva rivoluzionare la Curia romana eh stesso aveva ervito per l mag ior � � � parte della vita . Se riflettiamo sull met.a �postolica durante Il . pontificato di Alessandro VI , trovia mo una bo. . · . rocrazia che 1 n e · Il tesoriere aposto�ico, l 'u� iciale esecutivo prin . . e sandi:o. Il tesorie e �driano Castel Ìesi, in : c a v sandr Tre tesonen apostolici furo : no fatti cardinali da Alessandro U rand e nob ile Ale ssan dr ' � F�rnese, ma gli altri due eran u : carr a. Erano le nm J? e promozwm del genere fatte dai tempi di Martino V nel terzo decenmo del secolo . La Camera a st l'I s rv . v papa A­ lessandro con tutta l 'ubbidienza . . p� ? C� � � � davuta,. m digmta, m gmnsdizwne, non perdeva nulla.

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IVANA AIT

Per il controllo militare delle terre della Chiesa: l 'Hermandad di Alessandro VI, organizzazione e finanziamento

Al compito di elaborare un progetto super fraternitate fienda in terris Ecclesie , affidato ai due cardinali Antoniotto Pallavicini e Bernardino Car­

vajal, fece seguito la formulazione delle norme di carattere militare da a­ dottare per rendere più sicure le vie di comunicazione, in particolare quel­ le interdistrettuali e i nuclei abitati di indubbia importanza strategica, pre­ sentata al concistoro del l 4 dicembre 1498 . n testo, rimasto finora inedito 1 ' testimonia la chiara e decisa volontà di Alessandro VI di trovare una solu­ zione adeguata al grave, ricorrente problema del brigantaggio. L'iniziativa, che si collocava sul solco di analoghi tentativi sia da parte del comune ro­ mano che dell'autmità pontificia, pone peraltro una serie di interrogativi . Una prima riflessione muove dal parallelismo tra la fraternitate promossa da Alessandro VI e quell'Hermandad Genera! che rappresentò un'impor­ tante pedina della struttura politico-amministrativa nonché militare del re­ gno di Isabella di Castiglia e Ferdinando il Cattolico. Nella formulazione ed elaborazione dei capitoli del documento pontifi­ cio che, come dichiarato esplicitamente, erano esemplati sul modello spa­ gnolo, ebbe senz'altro un ruolo di primo piano il cardinale Bernardino Lo­ pez de Carvajal. Il testo fu altresì letto dal porporato spagnolo in lingua ca­ stigliana al collegio cardinalizio riunito, ed in tale lingua è riportato nel libro concistoriale, tenuto dal vicecancelliere della Curia, il cardinale Ascanio Maria Sforza2, linguaggio evidentemente noto, oltre che al papa valenzano, pure a tutti i porporati presenti al concistoro, o perlomeno alla maggioranza. Si nota inoltre l 'assenza di riferimenti all 'imminente scadenza giubi­ lare mentre l' attenzione appare centrata, in diversi modi, su quelle com­ ponenti della società romana, le famiglie dell'aristocrazia baronale in par­ ticolare Orsini e Colonna, protagoniste di pericolose alleanze in funzione

1 Si veda Appendice doc.

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da P. DE Roo, Materia[for a History ofPope Alexander VI, his Re­ latives and his Tùne, ill , Bruges 1924, pp. 375-376 e da M. MALLETI, The Borgias. The rise andfall of the most infamousfamily in history, Granata 1 98 1 , pp. 229-230, non è stato fatto oggetto di uno studio specifico . 2 Sègnalato


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SA RE DELLE TERRE DELLA CHIE PER IL CONTROLLO MILITA

IVANA AIT

antipapale3. Collegata al testo dell'Hermandad è inoltre la clausola fina­ le nella quale veniva sollevata la questione di Viterbo «pro rebus illis componendis». Questi due aspetti, Hermandad e Viterbo, venanno tratta­ ti separatamente anche se appaiono strettamente conelati fra loro . Inoltre, tenuto conto che il successo del piano di controllo militare centralizzato dipendeva dalla sua effettiva realizzazione, attraverso l'ana­ lisi incrociata di una serie svariata di fonti ho tentato di inquadrare il do­ cumento concistoriale alla luce della politica attuata da Alessandro VI per il controllo giurisdizionale, militare ed economico dei tenitori pontifici in particolare delle aree più vicine a Roma, menzionate esplicitamente nel documento concistoriale . Si tratta naturalmente di argomenti di grande ri­ lievo sui quali la ricerca finora non si è adeguatamente soffermata; molti sono ancora gli aspetti da esplorare, in particolare riguardo alla struttura, organizzazione e finanziamento dell'esercito papale4, il cui assetto, so­ prattutto a partire dalla seconda metà del '400, mostra dei segni di cam­ biamento5 . Non avendo nessun intento esaustivo con questa analisi si in­ tende offrire un ulteriore elemento di riflessione sulle modalità adottate da un pontefice, valenzano di nascita ma culturalmente e politicamente

per affrontare il Ii. ana6 ' alla ricerca di strumentipie one cresciuto nellaCuna romes lo scontro fra la na affermazi �. nt�t? dal a . deva pren to corrente problema rapp� ns ques per dIziom signorili ' e. che . . ali d l roprio potere e le gmenze di altre realta, .Istl . tuzwn adelio analoghe esperi

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ro papato»7 I . «Aparecchiarsi un du

rio generale . . III comandante e commissa Nomi_nato dali� ZIO Callistoost ce che, appis stu non olico in Spagna9 ' dell'esercito papal� e leg�t_o _aop Alessandro VI manif estasse apertamente pena salit� al so� :�:e�: ��� �ostre equitationi magna copia gentium ar­ um. · i. m una vocazwne � d b omnibus fuit minus laudat s ' r ete p t ? fm ;L ter morum � � � ;��sia� cardinalium, predecesserunt plu­ Ice e VI m, stm _ no m Nam ordme mplures alie sunt prelatos m et qua oru arm m tm gen e atr squ D . et rii res balista. . l anceis et plenis armis»l . . ppo cum ute · sec tes t an eqm cem tifi post pon ratore fiorentino a Roma , Fihf s­ sulla linea del � urcardo , nche pl'o sa � o ontefice notava come qualco asw­ occ in Valon_ , che a proposito del �eehe:, lett to stra mo era si andro VI ess Al per to tan n no l tol bia se cam '

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3 A questo proposito si rinvia all ' analisi di M. CARAVALE, Lo Stato pontificio da Martino V a Gregorio XIII, in M . CARAVALE-A . CARACCIOLO, Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, in Storia d'Italia, diretta da G. GALASSO , XIV, Torino 1 978,

pp. 3-371 (in part. alle pp. 1 43- 148). Per gli articolati e spesso conflittuali rappmti del papa spagnolo con l a feudalità romana si rinvia alle relazioni presentate in oc­ casione dei Convegni organizzati per Alessandro VI, in particolare si veda contri­ buto di A . REHEBERG , Alessandro VI e i Colonna: motivazioni e strategie nel con­ flitto fra il papa Borgia e il baronato romano, ringrazio l ' Autore che gentilmente mi ha fatto leggere saggio ora pubblicato in Roma di fronte all'Europa al tempo di Alessandro VI, a cura di M . CHIABò-S. MADDALO-M . MIGLIO-A.M. OLNA (Atti del Convegno Città del Vaticano-Roma, 1 -4 dicembre 1 999) , I, Roma 200 l (Pubblica­ zioni degli Archivi di Stato . S aggi 68) , pp. 345-386; e F. ALLEGREZZA , Alessandro VI e le famiglie romane di antica nobiltà: gli Orsini, ibid., pp. 33 1 -344. Sulla stretta relazione fra l ' allestimento dell'esercito e controllo tenitoria­ le si rinvia al recente studio di M.N. CoVINI, L'esercito del duca . Organizzazione militare e istituzioni al tempo degli Sforza (I450-I480), Roma 1 998 (Nuovi Studi Storici, 42) . 5 Cfr. M. MALLETI, L'organizzazione militare di Venezia nel Quattrocento, Ro­ ma 1 989, p. 1 14 . Per il dibattito incentrato sul passaggio fra un modello feudale di gestione e controllo del tenitorio a quello di stampo moderno si rinvia agli studi di CARAVALE, Lo stato pontificio cit., in pmt. alle pp. 1 39-163 e di P. PRODI, Il sovra­

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no pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moder­ na, B ologna 1 982.

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. pazione . cirea la sua attiva parteci 6 Diverse .sono le testimomanze editus» annota Si. . imp e " m tud e al v i ms eterea nunquam defuerat,

segreCuria: «Senatm pr� pontificio , fu, tra I' al�ro, conosci"tore dell ' ambiente ale Bor­ dm cm e · van gismondo de ' Con �he, _ gio del ito Isto IV a aI· �rIO n a propos , SrGI­ tario di vari pontefiCI da rima pecuniae causa fecit» ae omnes VIa� no .it' plu 5 al l51 0, II, Roma gia sottolinea che «pecum

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stone det suoi tempi dal l47

5 3 , 27 . 1 8 8 3 , rispettivamente alle ano del banco dei M�em re. 149 2 ' il gerente rom sett 8 l m ste parole ' 7 Con que VI , ASF' MAP ' 1 4 ' c . 300 ' . ta e1 zione di Alessandro 465 pp. , ) 928 1 o lan dici annunciava l ' �vv nu Mi t. 1 98 1 , (ris vmezza dt Leone X ' Roma G .B . Prcorrr, La gw cfr. DE Roo ' . 466 . . zio Callisto III nel 145 7 ' s Tale ufficio gh v_enne affidato . dallo la prestigio­ eva otten del 1457 , n , doc. 65, nel dicembre Materialfor a history Clt. re ibid_., Il , d - l . ' sa nomina a vicecanc�llie . · · cardinale Borgia durante ma de at lVIta svolta dal a Per una dettagliat disam . 170 -203 . · to IV, t"bid ., n ' · XXIIl usque ad anil pontif1cato d"1 s IS rum ab anno MCCCCLX nota r IO J0HANIN S BURCKARDI Libe . . 7-1 9 10) , p. 40 1 . . ANI , rusz 32/ 1 ( 190 a Piero de ' Medici num MDVI, a cura dl E . CEL oni abu Torn fri No da ta a a . . u L' 8 settembre 1492 , la notlZ Il · . rom ana veniva accom. · massnm vertici de a Chi esa t o enu avv nto me . aggi che_ bel_l cono. del cambia timori nutriti da person che ai nvel a nt m com un da a' parecchiarsi �n du­ pagnat _ a _ ale Rodrigo B orgia: «A anche Leone X cit ., pp . di a scevano la Cuna e qumdi rcoTII , La giovinezz 3 c. , 4 1 , P MA F, ' ro papato » , AS 465-46 6.

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PER IL CONTROLLO MILITARE

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ne della sua prima uscita ufficiale con grandissima pompa 1 2, quanto piut­ tosto per il fatto che, a differenza dei suoi predecessori, «la Sua Sanctità haveva dinanzi ad se tre squadre di cavalli legieri armate di tutte arme, e provigionati della guardia in corazina con corgierini, partigiane et im­ bracciature in modo che la crocie posta avanti a pena si vedeva. Drieto al­ la S. Santità andarono due squadre di gente d'arme con lancie lunghe ar­ mate come se andassino a combattere: che questo etiam tempore belli li altri pontefici mai hanno consueto fare»; e, nel rilevare questa diversa modalità di approccio alla nuova dimensione di capo della Chiesa e di comportamento adeguato piuttosto ad un grande condottiero, aggiungeva: «Per tutto Roma è suto parlato assai di questo modo et biasimato gene­ ralmente, non mancho per essere inconsueto et per non convenirsi ad uno pontefice andando maxime ad una devotione»13 • Accanto quindi ad una particolare preparazione e cultura politica, A­ lessandro VI doveva, per quanto attiene al nostro assunto, essere senz'al­ tro ben informato sui provvedimenti adottati dai Re Cattolici per la co­ struzione del sistema di organizzazione politica della monarchia. In que­ sto ambito appare rilevante il ruolo di BernardinoCarvajal al quale il pa­ pa aveva affidata l'elaborazione del progetto dell'Hermandad da istituire nei territori pontifici14. Figura chiave Bernardino Lopez de Carvajal, ca­ stigliano, uomo della regina Isabella15, che per lungo tempo ricoprì il du1 2 In particolare per quanto attiene ali' elaborazione letteraria della tematica del trionfo abbondantemente sottolineata nelle feste per l'incoronazione e il possesso di Alessandro VI si rinvia al saggio di M.G. BLASIO, Retorica della scena: l'elezione di Alessandro VI nel resoconto di Michele Ferno, in Principato ecclesiastico e riu­ so dei classici. Gli umanisti e Alessandro VI (Atti del Convegno, Bari-Monte Sant'Angelo, 22-24 maggio 2000), a cura di D . CANFORA-M. CHrABò-M. DE Nrcm­ LO, Roma 2002 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi 72); in genere sul trionfo si veda F. CRUCIANI, Teatro nel Rinascimento. Roma 1450-1550, Roma 1983 . 13 La lettera fu scritta a Roma l'ultimo giorno di febbraio del 1493 , ASF, Otto di Pratica, Carteggio . Responsive, 9, f. 247, cit. in BURCKARDI Liber notarum cit., I, p. 401 nota 3 . 1 4 Cfr. C. EUBEL, Hierarchia catholica Medii Aevi sive summorum Pontificum,

S.R.E. Cardinaliwn, Ecclesiarum Antistitum series ab anno 1431 usque ad annum 1503 perducta , Monasterii 19142 • Il Carvajal fu l'uomo di fiducia di Rodrigo Bor­

gia, creato cardinale all'inizio del suo pontificato e nominato titolare di Santa Cro­ ce in Gemsalemme il 14 marzo del 1495; l'altro e"stensore del documento Anto­ niotto Pallavicini, già cardinale all 'epoca dell'elezione di Alessandro VI, aveva as­ sunto il titolo di Santa Prassede dal 14 marzo 1489, cfr. L. VON PASTOR, Storia dei papi dalla fine del Medioevo, III , Roma 1912, p. 342. 15 Si veda a questo proposito M. VAQUERO P!NEIRO, I funerali romani di Gio­ vanni e della regina Isabella di Castiglia: rituale politico al servizio della monar­ chia spagnola , in Roma difronte all'Europa cit., Il, pp. 641-655 (in part. p. 649).

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SA DELLE TERRE DELLA CHIE

ttolici.' dive�v.a . e r ol � di. legato apostolico e ambasciatore dei ReCa di re Per di­ hc p 149 3 su diretto interessamento del e mbr sette 20 Il ale Alessann sso di ste ar o c l ue, come o forse anche piùl'del General ad and rm nando 16. Anehe l ui dunqla l e f lità del He dro VI, conos.c�va. bene fonstrd� ::t:le s:��i la monarchia aveva p�ggi�­ che, rivelatasi il p�astrosentava come I"l nn. gliore strumento per avviare Il . e baronall" . to il suo potere, SI . pree delle prerogativ . . processo di. rIll11:"ta�Ion ue d".1 t ov e già nel 149 4 alcuni scntti autogra� �� Non meraviglia dunq progetto di controllo militare u a m de � SI ali qu � i ne V I17 dro e in . strategica 1mportanzats · Senza entrar fi di Alessan . di che mi cono eoe g per le aree . . c di. documenti di straordinario valore, SI vuo1e cif spe nello �? . l e.. l'amministrazione finanziaria e questa sede m pa i ett asp �e � su riflettere � ���n � per il raggiungimento dei s�oi o­ . ali qu nti pu re, hta nn con­ l'apparato .·I u d invece alla struttura dei e, o o l erem n to mo pri � Sul �ef c�U:issario pontificio della pro­ biettivi. o an com al sti po , ati arm tingenti u

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3 06 . riere, e che Alessa ndro VI indirizzava al teso che ra lette una 17 In particolare m ti alrifer i prim . imen unno del 1 494 , si trovano 1 mente all' aut · vavem , . ere p1aus1·b"l ica . stol apo era si può ascnv Cam . contm a spese della che n I Tta l illl f gen · Gh , ZZA di IRA ne ' la formazio · G . GASCA QUE l m . di. . ce paparl , l"l document. o e, ed"to vm rm pro ade le nel (Qu ti 9 pos 195 ino no dis Tor , is» Arc . Jh uvu l re ' andro VI nell' «A e, stata scritti autograifi dl Aless 16·, una copia di questa lettera 15P 1 1 e 10 c. doc 3), , nza ORl ma ' ? d·es dels Boria Filologia Ro a cura di M. BATLL , BarJ Cartes trza . ma ' Ro , a · za m apenc l a V De in edita . pp. 190-19 1, di cui si riporta la trascnz�oneare per articol p H n In celon.a 1998 , docc. 6 1. , p. 199, 57 ,to d . nanda " · , dIretto raffron con 1l testo . dell' e tuttavia alcum. elementi· m­ · Pendice per un pm 4· novembre 149 ' del a dat l a e pon si· pro me tore due o l'au . uno 57 il doc . ta di pr?memoria sia stato stilato inun ad a enn acc si ducono a ritenere che questa sor tro o , fra l'al tobre. dI queIl'. ann . avrebbe preparato per arn. vare ad . car Prima' forse fra l.1 settembre e l'ot l rsill O e l . . o Co1onna, e a dm 11 . o S-'"LOI. Za , con Prospero e Fabnzi contro che A1essandro VI con . · + n-· · am Asc e nal d l . un accordo , trailll · te il car· a il 2 novembre . Inoltre l· we r Sf l qu ll n c e eb come si sa il papa � � ? � v��d::n�i ch� tirginio Orsini avrebb� dovuto a­ uti crrca l pro . om. o fanno l·potizzare che sm stato rementi in esso con . ten 11e 1ocalità del Patnm e d sa dife la per . l ch tali richieste erano state attuate (Apdottare le nsu LETI , datto prima del doc . 61 d�� quaort sti scritti si sofferma anche MAL : u q l �� a anz lffip l Sul 5). e 4 pendice docc. .. 8 e 144 . .I d a Alessandro VI sia a livello militare, The Borgias cit. , pp. 137-13 van� . !8 Tale processo venne portato � nel setdeIle terre della Chiesa, .siaanze no l nsc a p1ù e ' e Id ' ca e de1zon . le · io e delle fm . Per il con. trollo del . o, con una p.m' razionale gestwne del domm v·, l' o o Nicc ativ da istr tore ammin già avviato o quant e a , d l r s a c sl � do c DI, ? di la Camera apostolica ven�� di?quest�u�tim o SI vedano le considerazioni PRO Per quanto riguarda la.politica109 c1t ., PP· - 112 · Jl sovrano pontefice ·

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IVANA AlT

vincia dei Patrim o . Tu . di S pl� · tro m la form azione di oni scia, alle modalità da se . i qu esta · a e �II� stra sorveglianza di terre, m l�� �egie da mettere in at��rre pe r citt à e stei h S p dopo precisato in mo ura quanto sarà quattr�er l � do più o 1_ 0 I refig ' ���� u� atten7!one partic���: � r� I :s � ��:�ist?riale. 'In questia;;: e cano n tono cui controllo Alessan«che sia be� _g uardato» fino alla roccaad est di Rom di Tivor er ; VI des ma un conting m�ndo di Giovanni dro rr ente ; � di 2 / '� oI 0 D Seg uo a min a 2 o �Ida�o d� un conestabile, sceÌt��: �esodr�ppello formato da 50 s;lda� � _onti�eih2I entrambe le form . r nere, era previsto per la rocca d" ' azi :I�ano papal e, D nicoCapra��a�� �� bero �tate s�bordinate al com � t occupare dellaome rocca e delle tene di. R olt�e I_I tesonere si sarebbe dovitaCasteii�na . Stessi oncigho Sutri, Vetral � la ti davevano essene, vernatore di Spoleto accorgimen re presi dal nu 0 Ci. per m . quei � pure ne la rocca di sp��t�o� � � � ���� � i ��� t t � �e� a aren�ecog1I?I avv r � e e. . . vano p osto Alessandro emmenti che' in modo VIOle nto e repentino VI d" f · e oc po c t i re di p ese � r rci ata � � �� z ?ne nt� �c nazionale, p� � e� a cia, sulle �ato dai due �r�:�i � l a i? cui si venne a trovar� � _signorie italiane e la su��r�mazw pap ato ne dei baro�I. Iom di . . fronte ali'ap_erta m­ . _am, che portò cità dello Stato della alla luce I 'evi f · g1· I· e ba onali, fu ChIesa d1 tener t= ta �Ile con�inue dente m capa­ Ii��azwne di� un urg rono determ inan�i � onentare I l p ribellioni delle . amma di apa verso la readi. promuovere la staente quanto reciso PIOgr intervento in grad bilità intern� eh sto o p e nto sen div zial e � eniva anche pre� � nel processo di �e�&�� I�f� 1 : � spon::a:� gi�������� �r::� � d� carattere_ �����: ���ec���t��� � � an a garant re, fra l' ��� � t altro, i rifornimen�i r

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PER IL CONTROLLO MILITARE DELLE TERRE DELLA CHIESA

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19 Loca " , al miglio XVI della VIa. Tib. romano, cfr. lG.Ita urtina rappresentava I.l li . t d , To MAssETTI , La Campagna Ro ed. a cura di L. CHIUME illl e ell agro mana antica' me . dzoevale e moder NTI-F. BILANCIA VI Frre 20 a·IOVanm. na, ' lli nze 1979 ' p. 600 · arra nel 1493 era 'coilll ASR c{/:zera�e /,Sag ssan· o nella provincia della M ati 855, f. 46r . ZI Marca' mcanco fu dand . . ato rob. �bil. ment� � Gwrgio Duxan nruo 1494 riceveva la sua pprovv . igiOne di fiOrini 1 12 e bolo , o. D. usay, che il 18 gen­ !nn: et Ex. 526 f 146 v, I 3 6, ASV, Cam. Ap ., e d an _ �e Io sostitui;a �mo Olzm � ASR, Camerale l, Mancfa���55, a, zbzd., Mandati 856 . Nel 1495 a favore di. a·Gi�c f· 94r e passzm I·1f.pn71r Iacomo de 01zma ·mo mandato · castellano Arc . 22 Al Cap ' ca proprio . is M.ontzc" ellorum è del 2. lu_ glio 1495 . m.. Il 5 ottobre raru del 1493 D omerperuc. lao CdI"fìesa di· Tivoli erano stat" gm. , In. VIati 100 · y- li s/ �r�v:���oa���n�of��o��l����o, Aa:�����1:::���u;��:��:���; �i �;stell:�i I Ietro Antomo emesso in d ata 26.settembre. a f. 61 •

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granari, era la discesa nelle tene dellaChiesa diCarlo VIII, e certo, non da ultimo, la presa di Ostia23, avvenuta proprio nell'ottobre del 1494, da parte di Prospero e FabrizioColonna, di Antonello Savelli e di Girolamo d'Estouteville, che comportò un immediato ed evidente danno economi­ co: «et tenenola de facto occupata et hanno robato et impedischono, o fac­ to robare et impedire le victuaglie si portavano et se portano a la corte di Roma, per mare o per terra»24• Dunque anche se mai esplicitato, l'attacco di Alessandro VI appare ancora una volta diretto in modo principale con­ tro le forze baronali che, fra l'altro, nel 1493 erano state duramente col­ pite da un provvedimento fiscale con il quale il papa le privava di uno dei maggiori cespiti finanziarF5 . Si avverte chiaramente negli scritti autografi di Alessandro VI del 1494 e qualche anno dopo nel testo concistoriale la preoccupazione a munire di ar­ mati le località della provincia del Patrimonio, ossia l'area dove si aveva da un lato la massima concentrazione di centri strategici di particolare interesse economico per laCamera apostolica - per la produzione dell'allume oltre che per l'approvvigionamento granario - e dall'altro la più intensa presenza ed e­ stensione di possedimenti appartenenti alle famiglie baronali romane: Orsini, Colonna, ma anche Farnese, Savelli . I contingenti militari erano così destina­ ti alla sorveglianza delle strade di intenso traffico di uomini e di merci, zone dove di frequente si erano manifestati episodi di b1igantaggio: Bolsena26, 23 n periodo era particolarmente grave, la minaccia proveniente dalla discesa del re di Francia, Carlo VIII, diveniva ancora più incombente per la presenza in que­ sti teiTitori delle forze baronali ostili al pontefice. li 18 settembre 1494 Ostia era sta­ ta presa dai Colonna e vi si erano insediate le milizie francesi: «i Colonna e i loro partigiani rendevano il Lazio mal sicuro, e porgevano al nemico la mano», F. GRE­ GOROVIUS, Storia della città di Roma nel Medio Evo, IV, Roma-Torino 1902, p. 45. 24 JOHANNIS BURCHARDI ARGENTINENSIS Diarium sive rerum urbanarum com­ mentarii (1483-1506) , a cura di L . THUASNE, I , Paris 1885, pp. 536-538. Il l3 ot­ tobre venivano abbattute le case di Prospero Colonna e quella di Girolamo, ibid., p. 539 e nota l . 25 S i ricorda in particolare il breve del 16 ottobre del 1493 che, a favore della pastorizia e della dogana delle pecore, veniva a colpire uno dei maggiori cespiti del­ le rendite baronali, CARAVALE , Lo Stato ponti ficio cit., pp. 140 e 143-144. 26 Bolsena è una località 'recuperata ' dalla Santa Sede al tempo di Niccolò V che ne riprese il dominio alla morte di Con-ado Cerbara nel 1450. La città e la zona circostante (quella citata nel testo in esame) non appartenevano al Patrimonio, in quanto non facevano capo al legato di Viterbo, ma essendo immediate subiecte il pa­ pa vi aveva inviato un cardinale con il titolo di governatore perpetuo, R. VoLPI , Le regioni ìntrovabilì. Centralizzazione e regionalizzazione dello Stato Pontificio, Bo­ logna 1983, p. 56. Alla fine del XV secolo vi troviamo Giovanni de' Medici, cardi­ nale legato dal 1494 fino al momento in cui occuperà la cattedra di Pietro con il no­ me di Leone X.


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E DELLA CHIESA ITARE DELLE TERR PER IL CONTROLLO MIL

IVANA AIT

. · li one 21 Sutri, B accano28 V<� tra Castellana3o e AnguilRonCig . 11a29 , Crvrta , . ' _ questI" centn. delimitalara3I . Posti sull' asse viarr·o de11a vra Franclgena32 . , . · · acrta · , commerno 1 area di notevole capacr"ta' produttrva e dr maggwre VIV . . . . " crale che, controllata dalle famrglre b aronah romane33 e �I· a, nel Trecento . tenestrr e marittime da oggetto di forti scontri34 per il contro11o dell e vre .

. . 27 Evangel is t a de Maristella d i Sutri · :;scovo dr. Trvol l , era il castellano di Arm. XXXIX, t . .17 ' f . 1 r, nel documento Evangelista' il 1 5 settembre 1494 si rivolgeva al tesonere perchè «per. poterse mantenere della guar-

Ronciglione, ASV,

' . . . dra de decta rocha li bisognano denan per pagare rI su m· fantr». Ronciglione era passata sotto il dominio diretto della Chie� a nel l465 quando Paolo II sconfisse gli . . . Anguillara con l ' intenzione dr· realrzzare r1 passagg·IO d"I a1cum. tenrton tra cui anche Vetralla, Capranica Nepr· Mont"ree11"I ed altre roeche de11a zona. Negli anni ' ' . . . s so �� questa località che nel l494 era successiVI non mancarono lott .1 � por ad Alessandro V I , CARAVALE , in mano ai Colonna i quali do e t -

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!�:�:

Lo

Stato fontificio cit . , p . 8 9 . . . .. . 2 Le selve di B accano furono abbattute sotto il po_nti!rcato dr GmliO II , inizia. . . ti�a portata a compimento da Leone X · ttava mf�tti dr luoghi di rifugio privile­ ' � �: . lll e terre della regione romana. gr_atl per i malviventi, G. SILV ESTRELLI , i . 'acll�ste anno. 1800 , II ' Rorna l 9 40, p . 542. Rlcerche di sto. ria medievale e moderna smo 29 Alle difese del castello di Vetrall� fuxosto GIOvanni Antonio Nurtinengus, cfr. il mandato del 28 settembre 1494 A V rm . XXXIX, t . 1 7 , f . 146r. 3o Fino al 9 agosto 1494 era c aste' 11ano' del_la rocca di Civita Castellana messer . .

Alfonso Petroni di Siena al quale succedeva il 1 5 novemb_I e 14 94, rl cubiculario ' . pap_a_l e, Alfonso Basan , che teneva quest a co per q� asr due anni e mezzo, in­ n ASR, Tesofat�r rl 23 april e 149 7 , gli subentrava Alo i

� ��,; ����antls, .·

2

rene

Camerale I,

137r. Lo

I e_g . 8 5 , f. 1 41r; reg. 8 6 , f. f{ovinc�ali , Patrimonio, b. 25 , reg. 84, f. . ' Angmllara , postazione particolarmente st a grc � anche per la sua vicinanza � � . in a Roma, era stata infeudata a Virg io OIsrm, frg I O d r Napoleone , CARAVALE,

. . �

Stato pontificio cit., pp. 140- 1 4 1 . . . prù importante �2 �iene ricordata anche VeÙetri che. si. trovava sull ' asse vrano .

che numva tutte le provenienz·e dal mendIOne . Da Napoli p_er raggmngere la città . . del papa SI passava per Pozzuoli, Fondi , Tenacma e Velletn oppure per Pozzuoli , . . Pontecorvo , Ceprano Valmontone e M anno M RoMANI, p ' ' · . . . . [ VlvT[ , Milano 1948 , P 2 "' , srtuata velletn e XIV 1 A ' · · . . . cfr. V oLPI , m que11a zona, enti·o le 40 miglia , ch"ramata anche cit. , pp . 59-65 . . . Anche se, soprattutto nel corso del XV secol o, sempre pm mtensa divenne . . m queste zone la presenza e l ' attivit' d ll ' nsto razra mercantile, cfr. I . ArT-M . VA ­ � � d S. ERO P!NEIRO ,

. e viaggiatori ellegnm secolo dlstnctus Urbis, Le re-

ne ll' econonua di Roma dal a gioni �ntrovabili , 3 · . e Dai casali allafabb�··lca .l Pletro. I Leni uomini di affari del RiQU nascùnento,. Roma 2000 (RRined"t a, saggi 1 7 ) , pp. 1 7 - 1 8 e 50 · 34 sI· rmvra. a questo pr ·t I· fon?amentali �tudi di L. pALERMO , Il porto di Roma nel XIV e XV secolo. !r����r: socw-e�onon�lche.e statuti, Roma 1979 . e In . , " e Rmascunento, I . Il mercato distrettuale Mercati del. grano a Roma tra Medwevo del grano m eta, comunale, Roma 1 990 . l

45

ma35 , presentava gra­ rnimento granario di Ro rifo so stes lo eva end cui dip grini che dal nord I­ che per viaggiatori e pelle inoltre essenziale , an zza ure sic di mi ble vi pro ltava o la città del papa36 • Risu talia si dirigevano vers diari , garantire il libero fon ri rieta dei grandi prop to ricat al re cede n no per ed approdi del tratto e dei più importanti porti ch an zza ure sic la e to transi documentazione perve­ Corneto e Terracina37 . La fra o pres com iero cost tati da Aless andro VI già ire i provvedimenti adot segu di e sent upava che il con aci nut colare nel l493 si preocc parti in to; fica ponti tuta red­ agli inizi del suo provvedesse «Ut itinera o , man Ger co nces Fra civitatibus, suo funzionario , sint ac iustitia domibus, pos ari vers con e liber a zona dantur et ubique i»38 . Così a protezione dell enmoni Patri re nost ie vinc terris et locis pro dell ' allume39 , che rappres o situate le tre industrie di Tolfa , dove eran s ottop osto al ento granario veniva dell ' approvvigionam tore set ta funzio ­ nte ' ques porta e L im Si trovano a svolger miss ari com o , depu­ ciali mond spe Rai di e controllo sario f. 1 44r , tino Ctisp o , commis 526 , Mar , , Ex. 494 nel l ne, , cfr. ASV, orneto C a di 29 di­ zon del la mandato tato a controllare si veda anche il per Martino Ctispo 4 ; le co­ 149 ari naio zion fun gen A questi in data IO Mandati 8 5 5 , f. 68r. altri­ ne ASR, uzio in prod ' 1494 loro e la , cembr ente a prezzi 'politici alm natur rap­ , ndere per ve te munità dovevano o proposito la paten ioni , si veda a quest sanz uf­ gravi ed tani in ano capi menti incmTev ai batis elli , podestà, 1495 veniv a concessa cora bre an va otto ave 7 il non che e che ano pre sagli l a comunità di Alvi della Chiesa c ontro ario Eusebio ficiali delle terre frumento al commiss del ale du resi ota qu na u are segn con provveduto a 5 1 , f. 60r. conti del XVI e risulta da reso com a post ortanti luoghi di , città; a l ' I­ oma «R Si trattava di imp a: Inigli cificata la distanza in spe anche viene 6; a secol o , dei quali te Rosi, borgo , m. borgo , m.7; a Mon a 9; 8 ; a S an Lo­ m . m . , ria, sola, hoste Montefiascone, città rbo , città , m . 1 0 ; a castello , m.8; a Vite cfr. 1575 renzo , castello m.9» , SCO in P IETRO FRANCE pp . 354-3 5 5 . XIII, Venezia 1 57 5 , marina o l ' attuazione di una ficat signi e colar parti esto cont esto Assume in qu GuGLIELMOTTI , Ales sandro VI, A. pontificia proprio con 473 -484 . onio del 20 maggio l, Roma 1 8 8 6 , pp . barisello del Patrim to di nomina del umen tuiv a lo spagnolo sosti Si veda il doc o Francesc 17 , ff. 142 -143 ; t. , XXXIX gio 1493 , era de­ 1493 , ASV, to in carica i1 4 mag del pap a, che , entra liare fami m orte si ap­ a , Tapi Alfonso f. 139r , della sua veda nomina del Tapia si spagnolo di e tro brev Pie il anni per to, Giov cedu di suo socio , Antonio dal ta oltra in esta prende dalla richi somma di denaro ex creditore di una certa abitante in f. 143 r. delle coevince dalla lista loro importanza si la e anti impi 2. egli doc. Il numero d 498 , cfr. Appendice spese militari nel l alle te fron far per munità tass ate

35

supra grano. ad Castrum Novum et Cam. Ap., Intr.

Camerale I,

Div. Cam. , de Cimschis de Ameria, ASV, Cam. Ap., 36 Ronci­ Baccano, sì a glione, a a diverse partiodel mondo ­ ANoNIMUS, Viaggi da RomZINo pon nel , L' anno sant a, post la per me giornate co tificato di N.S . Papa Gregorio 37 Storia della marina pontificia,

38

Arm.

castri Fabrice, onsi, ibid ., Alf ti dic nario 39

v

r

ibid. ,

salario ordi-


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PER IL CONTROLLO MILITARE DELLE TERRE DELLA CHIESA

IVANA AIT

tavano uno dei gettiti più importanti per la Camera apostolica, destinato al finanziamento della Crociata, veniva deputato, il 4 giugno 1494, Do­ menico di Pietro alias Martoriano di Viterbo40 quale commissarium, con­ servatorem ac custodem silvarum nemorum et arborum del tenitorio di Montalto . Si cercava, è chiaro , di tutelare i boschi che alimentavano que­ sta attività produttiva «ac locis undique ibi circumvicinis et aliis in doha­ na Patrimonii consistentibus thenure, silvas et illarum plures» e che, ab­ battuti o distrutti gettavano «in grave Camere Apostolice dannum et iac­ turam»41 . Due anni dopo Petro Rolla, commissario aluminum Sancte Cru­ ciate, era incaricato di provvedere affinché venissero ben tutelate, «ut be­ ne conserventur (silvas et nemora) tantumodo ad usum ipsarum alumina­ :un: adhiben_d? in illis custodes necessarios ne ab aliquibus exinde ligna mcidantur msi a fabricatoribus et ministris illarum dantes tunc et conce­ dentes plenam facultatem custodes deputandi»42. Il controllo veniva esercitato dunque dando ai funzionari papali, commissari e bariselli, ampie prerogative giurisdizionali ed insistendo sull'appoggio fornito dalle comunità locali. Allorché il 3 settembre del 1496 , veniva affidato al legum doctor Galassia de Franceschinis di Or­ vieto, il governo del comitato di Todi, Alessandro VI ordinava che nel ca­ s � in �ui fossero sorti aliqua scandala , si richiedessero auxilia sia agli a­ bitanti di_ Acquasparta sia aliorum circumvicinarum e per questo Galassia veniva nominato commissario «cum piena et omnimoda potestate omnia gerendi et exequendi quam in illis necessaria»43 . Si ravvisa dunque, fin dai primi anni del pontificato, il tentativo di av­ viare un progetto di riordinamento militare tenitoriale in grado di frenare le autonomie di impronta baronale. D 'altronde Rodrigo Borgia era ben consa­ pevole che, per costruire e mantenere uno Stato era necessario un esercito,

guidato da persone di fiducia, c� sì come a pers�ne di f�ducia andavano af: _ _ fidate le massime strutture di difesa e di ammstrazwne, operando cosi uno stretto e forte controllo delle fortificazioni e del teni�o�o second� quanto già facevano i grandi principati. E i provvedirr;tenti piÙ mteressanti appaiono proprio quelli collegati al problema della sicurezza dell� strade della provincia del Patrimonio; vennero fra l'altro decretate n� ove u_npost� per sostenere le spese per la formazione � �l ��ntenimento di c?ntmge�ti _ armati locali, mentre si avverte sempre pm mcisiva la presenza di �o�Is­ sari e bariselli che, in qualità di delegati del potere centrale, erano �canea­ ti di provvedere all 'armamento44, la cui funzione appare sempre piÙ legata alla volontà ad beneplacitum di Alessandro VI45. . . Per chiarire meglio il reale significato della scelta programmatlca di Alessandro VI si è ritenuto opportuno delineare brevemente i caratte:i dell' Hermandad General realizzata nella penisola iberica dai Re Cattoli­ ci al fine di ottenere il consolidamento del potere interno. -

-

2 . L'Hermandad Generai dei R e Cattolici Hermandad, che tradotto letteralmente significa fratellanza/frater"' nità era una sorta di confederazione tra città e luoghi abitati, e si sviluppò into�o alla fine del XII secolo nel regno di Castiglia allo scopo di difen­ dere le strade e le campagne dal brigantaggio46 o per affrontare particola-

�

44 Valga per tutti il caso del conestabile Galeotto corso che il 3 sett�mbre 1495 diventava stipendiario papale, in tal modo si realizz�va la f�rma�w�e dt un eserci­ _ to stabile, non più mercenario , A. DA MosTO, «Quellen und Forschungen aus ttahem­ schen Archiven und Bibliotheken» , 5 ( 1 903) , pp. 19-34 (in part. alle pp . 26-27) . 45 È l ' espressione usata in diversi contratti con i bariselli o i commissari ella provincia del Pattimonio, si veda fra gli altri la nomina di Antonello barisello di Todi, in ASV, 53, f. 72r. della Castiglia si rinvia a D. CLEMENCÌN, Madrid 1 82 1 , in part. pp. 134- 14 1 . Ringrazio Miguel An­ gel Ladero Quesada che gentihnente mi ha fornito preziose ind cazioni ibliografi­ _ che e il materiale specifico riguardante l ' spagnola, tl nngraziamento va esteso a Manuel Vaquero Pifieiro per la disponibilità dimostrata nel guidarmi all ' e­ satta comprensione del documento concistoriale in lingua castiglian� del tard� Quattrocento. Risale al 1 3 15 di Burgos, creata dur�nt� il regno dt Alfonso IX, per fronteggiare il banditismo che infestava le grandt vie dt_ collega­ mento e al l344 la formazione di simili leghe nelle province basche; sempre al XIV ' secolo si ascrive la cosidetta (Vecchia Fraternità) dei pastori e dei p�oduttori di miele di Toledo, Talavera e Ciudad Real il cui scopo era quello di «sco-

sche dello Stato Romano dal 1430 al l470,

40 Nel 1493 era commissario delle fabbriche dell'allume Lorenzo Nuzolo

de

Cossis, ASR, Camerale I, Mandati 856, f. 5r. 41 ASV, Cam. Ap., Div. Cam., 50, ff. 193v-194r. 42 È del 1 4 ottobre del 1496 il mandato al commissario pontifico Petro Rolla, . . lhld . , 5 1 , ff. 145r-146v. Il commissario sottostava in questo caso ad un govematore preposto alla direzione delle allumiere di Tolfa e Civitavecchia, emica ricoperta nel 1493 dal chierico Giovanni Gerona , ASR, Camerale I, Mandati 856, f. 7v , mentre nel 1496 e nel 1499 si trova a svolgere questa funzione Domenico Capranica cfr. ibid., ff. 54r e 72r. Dal gennaio al novembre del 1497 venne sostituito da Girolamo de Comitibus, ibid., ff. 55v e 60r, infatti la carica aveva durata semestrale secondo quanto riportato dai mandati di pagamento. Il 27 novembre del 1 500 Adriano Ca­ stellesi ricopriva l 'ufficio di tesoriere e govematore delle allumiere di Tolfa e di Ci­ vitavecchia, f. 76v. ASV, 5 1 , f. 133

43

ibid., Cam. Ap., Div. Cam.,

r v. -

47

Monticulo 46 Sull ' hermandad na Cat6lica doiia Isabel,

Ordmamentl lmhtan delle �ol�at� ­ �

de Conradls de Elogio de la Rei­

Cam. Ap., Div. Cam., hennandad

l ' hermandad

Hermandad vieja

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PER IL CONTROLLO MILITARE DELLE TERRE DELLA CHIESA

IVANA AIT

ri periodi di sconvolgimenti politici . Una volta raggiunto il tron o, fu preoccupazione di Ferdinando d'Arago na e di Isabella di Castiglia recu­ perare questo progetto e renderlo funz ionale alla nuova realtà istituziona­ le quale si venne configurando con l 'unione delle due corone di Aragona e di Castiglia . In particolare allorché nel 147 6 i Re Cattolici davano vita all'Her­ mandad Genera! dividevano il Reg no castigliano nelle otto province di Burgos , Palencia , Segovia, Avi la, Vall adolid, Zamora, Leòn e Salaman ca, pone_nd? a cap o di ognuna un dep utat o. Gli otto deputati formavano il c_ons�glio della J:Iermandad, al quale . erano attribuiti ampi poteri giudizia­ n e fiscali, con Il compito . , fra l 'altro, di riscuotere le tasse destinate al fi­ nanziamento degli armati47 . A questo scop o, in modo da ottenere delle r�ndite sicure, venne introdotta una nuova imposizione indiretta che ve­ mva a gravare sul traffico commercial e, la sisa4s. La forza �lit r dell 'H rmandad era �� rappresentata soprattutto dalla . cavallena, la disposizione regi�a prev edeva il reclutamento di tre uomini a cavallo e due soldati semplici per ogn i 300 abitanti , e nessuna comunità ur­ bana pot�va sottrarsi a� ' obbligo di fom ire armati. La storiografia spagnola �a sottoli�ea�o, an he di recente, l 'imp ortanza di questa organizzazione mi­ � litare te:nt?nale sia er la struttura che si caratterizza per le rappresentan . J? . ­ ze locali, Sia per Il cnteno con cui si concedevano e amm inistravano i con­ �ribut� ma soprattutto per la funzione che venne '. a svolgere: l 'Hermandad �f�tt� �tr�duce:a un n�ovo equilibrio 'nelle relazioni fra la . corona e gli al­ tn tipi di gmn. sdizwne sia di carattere municipale che feudale49 ed in gene-

ragg�are i �agabondi e i malfattori nelle zone di montagna», in questo caso aveva la funzrone dr proteggere un importante settore produttivo, cfr. I. PEREZ, Isabella e Ferdinando, Torino 1991, p. 115. 47 Alla presidenza del Consiglio generale veniva nominato il vescovo di Car­ tagena e in qualità di capitano generale il fratello del re. 48 Alonso de Quintanilla aveva studiato diverse soluzioni fra le quali quella di un 'censo' dell' l per 100 da applicarsi sulle rendite in modo da colpire anche hi­ dalgos Y clerigas, L. SuAREz F'ERNANDEz, Las Reyes Cat6licos, I. La conquista del trono, IT. Fundamentos de la monarqufa, Madrid 1989-1990, p. 67, si veda anche R.

ARIAs, Estudio hist6rico-cr{tico de Alfonso de Quintilla, contador mayor de las Reyes. Cat6licos, Oviedo 1909; M.D.C. MORALES MuN!z, Alonso de Quintil­ la. U� astur�a.no en la Corte de �os !?eyes Cat6licos, Madrid 1993. 9 Tradrzronalmente le relazwrn tra la corona e le oligarchie cittadine erano ba­ sate sulle cortes; tuttavia, alla fine del XV secolo, di fronte all'avanzare dell'auto­ �it�ri�mo regio, le cortes furono svuotate del loro ruolo politico e nel 1476 veniva �����mta una Her.ma�d�� u�icata eh� avrebb� assolto, fra l'a.Itro, alle funzioni po­ F'u:ERTES

litr�he d�lle c�rtr. � rrnz�atrva fu consrderata dr fondamentale rmportanza in un pae­ se m cur da drversr anm regnava l'insicurezza: si erano moltiplicati furti, omicidi,

.

•·

;

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re nell' assetto politico . L'Hermandad General50 veniva a limit::rre c�sì le prerogative signorili contribuendo in modo decisivo a far consolidare il potere centrale dei Re Cattolici51 . . . . . . Per quasi vent' anni funzionò con est�ema �ffic��Ia � Il modo di gm­ dicare e punire appare improntato al massrmo �rgore drmostrandosr,. fra ' . la lot­ l'altro, il principale mezzo con cui la monarchia porto, � buon fme ta contro gli Arabi, sconfitti nel 149� a Grana�a . Termmato questo gran­ . de ultimo impegno militare nella perusola rbenca, quando nel .1 �9 � , sotto . la pressione delle guene d'Italia, si dovette adeguare la c�pa�rta dr mter� . vento militare alle nuove esigenze imposte dalle guerre d It�h � , 1 sovram provvedevano a sciogliere questa or� ani�zazione �a armar �� era com­ piuto l'ultimo passaggio verso la nascrta dr un esercito professionale a carattere permanente . ,. . Im­ . Alla luce di quanto emerso per la realta, spagnola, un mnegabrle portanza e significato assume la progettualità insita nel docum�nto pre­ sentato al concistoro del 1498 che si propone�� dunque dr. applica�e alle . . tene della Chiesa il modello di un organismo utilizzato d�1 �e Catt?hc1 per l'affermazione del potere della monarchia s�i partico� a.nsnn l ? cah. Pre�e sottolineare come finora dagli studi condotti sul pontrfrcat? . dr �es sandra VI non siano stati analizzati gli eventuali legall_li tra _la p �htica dr �averno del tenitorio pontificio e il modello spagnol? dr re�hzzazwne dell egemo­ . nia politica ed è immediata a questo punto l rpotes1 che, quanto contenuto

violenze e incendi ai danni dell'.a.gricolt�ra, �entre la gi�s.tizia sembrava incapac� ·· i di catturare e punire i responsabrh. Tra l altro 1 Re Cattolici utilizzavano . u�a tem� nologia e degli argomenti conosciuti dal porolo: la �e.rmandad non co�trtmv� en­ te di rivoluzionario; si trattava di un'istituziOne tradrzr?nal�, be� .nota m Cas;r�h. � e piuttosto rassicurante «Chi mai avrebbe potuto opporsi al nstab�ento dell ordme pubblico, effettivamente turbato a causa delle crisi politiche eh� il reg?.o. c?n?sceva ormai da molti anni a quella parte? La differenza, questa volta e che l nnzratrva ve­ niva assunta dalla corona», PEREZ, Isabella e Ferdinando cit., pp. 1 15-116. . 50 Sulle motivazioni alla base della costituzione dell 'Hermandad Genera! �� , rinvia ai lavori di C. L6PEZ MARTiNEz, La Santa Hermandad de las Reyes Catolzcos, Siviglia 1921; SuAREz FERNANDEz , Las Rey�s Cat6licos ci�. .. . 51 Alla metà del XV secolo, in un periodo pmttosto travagliato � c:rt�co, drver­ se hermandades avevano offerto il loro aiuto ad Enrico IV di Castrgli� m almen� due occasioni: a Fuensalida nel l464 e a Medina del Campo nel 1�67; m entra��� i casi si trattava di far fronte all'insubordinazione di alcune fr.a�gre della nobilta. Sull' hermandad A. PAZ MELIA, La Santa Real Hermandad vzeJa y la nueva Her­ mandadgeneral del Reino, «Revista de ar�hivos», �897; LoPEz MARTINEZ, La Santa Hermandad cit.; PEREZ, Isabella e Ferdmando crt. 52 Nell'elogio funebre per la regina Isabella, il vescovo di Barce�ona nc. �rda­ va il rigore da lei espresso proprio attraverso l ' hermandad, CLEMENCIN, Elogw de la Reina Cat6lica cit., pp. 136-137 . y


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negli atti del concistoro in merito alla formazione di contingenti armati preposti al controllo delle strade delle province dellaChiesa, non avesse a­ vuto una reale applicazione e rimanesse solo a livello teorico53. Tuttavia proprio l'importanza assunta dall'Hermandad nel processo di consolidamento della monarchia spagnola e l'organizzazione così minuzia­ sa del reclutamento e delle funzioni dei contingenti militari, previste nel te­ sto papale, pone in evidenza la volontà di programmare un esercito in fun­ zione della difesa e dell'offesa inducendo a riflettere sul significato del do­ cumento concistoriale del 1498: il progetto presentato per garantire la sicu­ rezza delle strade in vista dell'anno santo potrebbe a questo punto celare un supporto ideologico che andava ben al di là della celebrazione giubilare. È quanto fra l'altro confe1mano i primi sondaggi condotti soprattutto nelle fonti camerali del periodo compreso fra l'ascesa al soglio pontificio di Ro­ drigo Borgia ed il 1500 dai quali sono emersi elementi chiarificatori circa i tentativi effettuati al fine di realizzare un sistema di controllo militare in grado di reprimere le forze baronali romane che costituivano una costante minaccia interna alla politica papale: «è molto necessaria la provvisione de le genti d'arme contro questi demonii che non fuggono per acqua sancta»54 .

53 Fa riflettere la presenza del documento concistoriale all'interno di miscel­ lanee successive che contengono le disposizioni papali ritenute più importanti: i e gli i due volumi della fine del XVI e inizi XVII secolo . Per quel che riguarda le trascrizioni successive del documento in esame occone fare alcune pre­ cisazioni. Nell'ASV, nel fondo 5 9 , il testo dell'h ­ si trova alle carte 9 1 O ma per la parte in castigliano ci sono differenze notevoli rispetto alla stesura del 1498: si tratta di un manoscritto del 1 564, Lo stesso testo è ripqrtato anche negli 6 1 , ossia i il testo in questione si trova alle cc. Infine gli 44

Memorabilia rerum consistoralium Acta consistoralia in summario et rebus substantialibus, Arch. Concist., Acta Mise . , er mandad r v, Memo­ rabilia rerum consistorialium ab Alexandro Papa VI usque ad nostra tempora. Acta Miscellanea, Decreta consisto­ rialia selecta ab anno 1498 ad 1589. Pars prima, 2v-5v. Acta Miscellanea, (Acta consistorialia in swnmario et re­ bus substantialibus ab anno 1498 sub Alexandro VI usque ad Innocentium X et sic per totum pontificatum Urbani VIII) contengono la trascrizione di buona parte del Liber Vicecancellarii preso in esame e riportano fedelmente anche il testo del­ l ' hermandad alle cc . 2r-5r. Si tratta della trascrizione più tarda rinvenuta, relativa al d0cumento in questione, e risale presumibilmete al peiiodo intorno al 1 644. Contemporanei a questo manoscritto sono gli Acta nonnulla consistorialia ab an­ no 1498 usque ad annum 1644 contenenti la traduzione del testo castigliano, cfr. ASV, Arch. Concist., Acta Mise., 64, cc. 1r-3v. 54 FRANCESCO MATARAZZO , Cronaca della città di Perugia dal l492 al 1503, a cura di A . FABRETTI, «Archivio Storico Italiano», 16 (185 1 ) , p . 73. -

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A DELLE TERRE DELLA ClllES

e finanziamento . ssandro VI: organizzazione 3 . L'Hennandad dl Ale

a. Organizzazione . l. l 1 4 dicembre del 149 8 veniva istituzionalizzata CUl on c nto e cum do il ordinaria impmianza VI appm·e du que di stra dro ssan Ale di d da an e. dotare per risoll' Herm to il pon�efice si voless n me stru . le qua di ere d pren om per c terntono more hzs· pano ' Ilo e della sicurezza del ro t n co l de ma e bl pro vere il ne programmatlca cn11o spagnolo. L'enunciazio e d mo l u o s lat ese e _ D!� dunqu . � rendere sicuri i boschi e le strade delle terre ere vved pro di a ssit ce orre alne ca la o I. . one delle località da sottop pr con 1 te p sa quella Chie ar o e . � ::� �� � � moni della _ �g � provincia del Patri p ta. arma a anz m fruc­ egli el to sorv 'vis . sott lin a peraltro la necessità la � si m tti Mari e na fra pag ce, . vin Cam pro di da coprire tutte le um.�a, l: modo tre anche re zza . erreali l'B di del ri o' t dl" delineati i caratte . n de ESP_OZeta· vengono qu . m tanza sti·ategica delle aree concui la legatw ' por . ll' nn · accenn . lae ora ci soffermeremo su alcum aspetti· . ato mandad papale. sl e g1à : isto nc co o ent siderate nel docum � n l'intenzione di costituire un eserqualificanti del progetto c�,esu�asist:�: �i finanziamento, torneremo oltre. . dei quah cito regolare e pe�anente di contingenti armati, ognuno Un non precisato. n� ma fo ti, � vano la a �ti alla leg. gera e da 50 fan appaw no le no­ composto da 50 cavahen �� iale Rilevanti . ro struttura dell' H�rmandad su1?Ita�s�. p ����men�o degli armati e le funzio­ � vità introdotte errea la modms descritto non si può org� �o ���are. L'assettoe ma ni attribuite a questo va visto. piuttosto . ua. dramento stabil .mq certo con. s1"derare P1·ova di un itonale che Aterr e zzazwne mi li·tare su bas come pnma forma dell' orgam nte notare cossa ere l attuare. Tuttavia è int lessandro VI st�v� cerca_nd? d" provvedere al no eva spese dov rie ch en va l c , s1a fanti � h �d�ti��� il pueblo della provincia di riferì­ me sia i ass o van � vem o, ent am loro arm . rana inoltre chiamati , due volte al­ n contl I dad. an er ell' H n J: ��uare le muestrasss . Di cosa si tratmento d : a bre tte� s e o ggi � ma _ ' della c v nzione stipulata nel l' aprile del 1 ' anno ' a toh pi c d evince m � si _ o �a�illo de 'Aquila56 . Nell' articolato tasse lo tom An tro Pie llo ise bar il con 149 9 ' ·

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. ata per la festa di San ro dovutl Presentare alla par elo Michele veniva ang arc l' del a t L a fes . mesi dl maggio e dl settembre · : . nei . e ion e, mentre hel Mic cm si· ri·cordava l ' appariz . . t 1' 8 maggw ' m . Gargano; A · nte celebrata m due d"1Ver se da e.· Mo del d 1 tempio rdata l a ed" il 29 settembre veni�a rico _ Milano 196 9. dito da A . ECAPPELLI, il documento è stato e XXXN, t . 1 1 , 56 ASV, . · · · , P .

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sarebbe 55 Fanti e cav . . n Sl . alie

c��::����o ;erpetuo, Cronologza, cronografi�.�1 72r-1 73r; Arm . . z"l controverso problema r! uta . non debent"alla zmprobzs rep . . S OSITO "Vìrz pr�bz Pr? onio fine del Quattrocento, rim Pat del _ cza ovzn p , a nell sz cor dez za . sen pre della 3 (1995 ) , pp. 67-98 (m part . pp. 93-95) . «Rivista Storica del Lazio» , ·

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IVAN A AIT

� �:fa�=t� ������n��:�niva, fra � : altro, ordinato al prefatu baricellus i su on mge�te, COJnposto da 30 sbal istrariis equitibus e 80 peditibus ' dal f � . g mno m CUI fiecent. sua mo .

nstram57 , e ogm· mese - ed ogmqualvolta ne fos se stato rich iest o era tenu to afiacere mon. . Analog · sizw · · ne era InVIata neli , estate del 149 . . cia . a dIspo 9 al tesoner e deIIa provm del Patrimonio perché verificasse che la gente arruolata fosse «idonea et sufficiente ad usu de b . soIdat1. et servI·r�o de 1a provm · cia, · et procurate etiam che lui alogi inom sa servire»ss: f,Significa(Iva p are peraltr terr.e murate perche meglo pos­ che i mirtI an ossero alloggi�ati� all'inte o la sollecitazione a provvedere di nuclei fortificati Al comando dell 'Hermandad fa;:rno . . · o pre �Isti q�attro dep utatos , di cui due eletti dagli stessi soldati fra i e eos � l gentl les hombre del . la pro­ vincia, i rimanenti , dI' n�m m a papale , vemvano selezionati all's inte una rosa di se· e . otrebbe configurarsi così la funzione rno di �;�� esercitata dai baris � elli e s ari· che, e vedremo sempre pm · , ve · I:ran o scelti. secondo criteri che appaiono com � . , o ispirati al des�· cÌeno pr�nsiblle da par­ � te di un papa straniero, di circond � arsi di. peisone ?I fiducia , oltre che di competenze specifiche59 Il pontef_re� . · rva va moltre la designazione del provincia! che per l; man . o c SI nse e avrebb m ' carico, un periodo di almeno :: anm. , app f s�olto e la durata dell'in­ � nifesta chiaram t . e are a figura preminente e manI l' am nis!razio � � : �� : : i % � ���o ti�: e � �i t. lcontmgenti armati� vem�vano dotati . . i, una politica e giudiziaria l , altra mirt p d'I due tond. amentah funzwn er to ad ogni squadriglia era ricon� :�f�to qu�nto nguar�a �l �ri.mo aspet­ colpire «con mas rigar» tutti i reati co����� rie�t�:� gm�Is d�zwnale per za secondo le le�:I·�· n VI· �or .. cattur . udi. car itor10 d1 competen­ re, g � e i ma tori ed anche � � punirli con la pe m?r e m caso di reati commessi inlfat zone non popo­ late o come viene precisat con me no di ' 50 cas � e, oss ia al di fuori dei : centri abitati . Vengono percw date pre . cise disposizioni sull'inseguimenstram .

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:; �SV, Arm. XXVXI , t. 11, f. 1?2v.

E quanto si legge in un documento del 18 . tegrali� 149� allorche, . rem va Francesco Germano nell 'uff . elio dellug icio d' b ans Patnmomo , ASV, Arm. XXIX, t . 17 , ff. 204v-205r, la citazione è a f. 205 X r. 59 s · segnala la presenza fra . . i fun . zion p pali d pe�.sona�gi illustn. come il le­ gum doctor Francesco de' Fra schini di ari .N�nn� che nomm ato Il 31 agosto del 1492 per un anno verrà riconfermatonceiù il 5 settembre 1493 l'illustrissim� d v�lte��b�d:�. , off.Te133r, 135r, 142v; a lui succederà �aldes�h� di Norcia, a questi, fra l'altro, si vietava di far esercitare l'��f�o d ost i t , b d., ff. 145.v- 146r; o an­ cora Giacomo Antonio de Rogeriis di Sutri nel 1�98, �lbt?d.,tf.t 192r, e Piet de Sancto Severino, ibid ro Antonio ., ff. 216v-217r. SI

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to, l'arresto dei banditi e sulla stretta osservanza dei confini entro i quali ogni ·squadriglia poteva operare, dopodiché sarebbero subentrati gli ar­ mati della compagnia del territorio confinante. Emerge a questo punto lo scopo offensivo che assumeva l'Herman­ dad papale allorché il malfattore si fosse rifugiato presso il territorio o la forteleza di un senor, ricevendone protezione: in caso di rifiuto di rimet­ terlo alla giustizia, gli armati erano autorizzati ad intervenire para ire a le combatir. Si tratta di una decisa affermazione della piena potestà di que­ sto organismo militare che veniva chiaramente a limitare le giurisdizioni signorili. Particolari incentivi in denaro erano inoltre previsti per quanti avessero consegnato il bandito o ne avessero facilitato la cattura, e natu­ ralmente, come si vedrà oltre, opportunità di arricchimento erano offerte ai soldati. Un altro aspetto va segnalato in quanto riveste un particolare signifi­ cato. Come si è avuto modo di notare nell'esplicitare il sistema di reclu­ tamento dei militari, su base locale anche per il corpo di comando, e le modalità di intervento, si trova il non casuale richiamo, attraverso l'uso di termini quali plebeos, gentiles hombres e senor, all'articolazione interna della società che in diversi modi veniva coinvolta nel progetto. L'equivalenza semantica fra senor e barones appare chiara: con il primo termine infatti vengono nel documento identificati quanti posse­ dendo una forteleza, chiaramente un castello, esercitavano delle giurisdi­ zioni signorili . Ed è per l'appunto nei confronti di questi, visti come pos­ sibili spalleggiatori di banditi e malfattori, che l 'Hermandad veniva dota­ ta di ampi poteri di intervento militare. Un intervento che peraltro era la­ sciato alla discrezionalità del gruppo di comando dell'organizzazione Ini­ litare, ossia di deputatos e provincia!, rappresentanti delle due compo­ nenti sociali urbane, plebeos e gentiles hombres , che, per lo più di nomi­ na papale, costituivano il bacino di reclutamento privilegiato della mili­ zia60. All'interno di questi due gruppi vi era un'ampia diversificazione: con plebeos si fa evidentemente riferimento alla componente sociale più eterogenea, composta da piccoli artigiani e commercianti, oltre che dalla più cospicua compagine di lavoratori oscillanti fra occupazione e sottoc­ cupazione, che dal servizio armato traeva diversi vantaggi non da ultimo quello rappresentato dal bottino di guerra, aspetto quest'ultimo di non se­ condaria importanza come e sul quale torneremo oltre. Senz'altro con gentiles hombres si indicano gli esponenti dell'aristocrazia del denaro, la cui ascesa era avvenuta grazie alle attività econoiniche, e che potevano Si tratta della consolidata bipartizione della società romana tardomedievale sulla quale si sono soffermati diversi studiosi soprattutto per l'ambiguità della ter­ minologia che, al di là di una facile e scontata interpretazione, potrebbe celare l'ar60


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NANA AlT

�::ttersi � 'act �ouisto,di un' armntatura � il mantenimento di un cavallo . Era l� più/olpita dall'esercizio dei didtti si�!�:At�� ������)��: �g�Ie?c�aro giorrnente interes sata e coi f lla r �a l r_ornane e per questo rnag­ hzz zl ne di �ontingenti armati in grado di ottenere l'ordin:;���:co e ��l gar�anti�re la Sicurez p

za interna6I che equivaleva al buon andamento degli · aff an «ut . pro vm clal es quieturn vivere et se exercere valeant»62 . Rl. S lta , . c sl evl ente la con trap � � � posizione fra il 'pueblo' nella sua duplice ar·t1co l azw ne d1 ple b eos · y gen tL hombre s, chiamato' a fornire le for ze 1111Tt1 an. · e l. senor o barones chezesmin acciavano hanc fraternitatem . Che l'Hermandad si pro .. logi�arnente orientato , viene ����=r:� �:r ���;�:��ar� politico, ideo1 az one della nob�ltà feudale in ��e�t�e;t�i���� ��� � :��� :�� 0 f ��r�����;;� o �m causa propno le famiglie dei Colonn . . '? ' aed li fa f�����- ?;;��:ft�r�ea���cl�siv_a l� più �ignificativa per cornprend e;e z riale del potere centrale si att�av� ;r� ��� ������� ���rern�zi� t �rito­ n . � n cm Sl c�ledeva la collaborazione per la riuscita del� ro ra ·

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� :E:H��;:i:.PL�p��t����� a��'/e�"Je��{:�;��::r:A: c1:;,��7��:�;,� senza essere conslderatl anc . .

h'e ssi dI quel !a­ . dl·arte �olpevoli dell msicurezza e pericolosità delle Vle cornum_ cazwne e der territori pontifici . a u c ri' ce��=�: ��:������ �a�: ;�zf��-�� la _ l?tta ar�ata contro i ' rnalfactoso la tattica degli attacchi rivolti contro�lta�� ?el baron:s che, attraver­ l. em l mercanti o della Chiesa , sfiancavano l 'economia oltr. he ' , to nta di strategie di opposizione �l� \l-��ca dfllo S tato pap ale . Si trattava solidati . Testimonianze a quest��·ig�ar.J0ap� e secondo modelli gi� ,con­ se . G1a nel Trecento l'Anom· rno Rornano segnai v Sl trovano num . ero 1 t. ' z r romani , che controllavano buona part: �etl����� �o��i���=� f:: �i�;��i� trones

ticolazione interna al grnppo mercantile· . 'l eno. I � f do dr. formazw. ne e per le ca­ ? ratteristiche che assume ' J! si ' rinv ia �na . dt� RCARoccr, Una nobiltà bipartita . Rappresentazioni sociali e lignaggall i r metà del Trecento «Bullettino dell 'Ipst�tumtzno eSnton l � ama_ nel Duecento e nella p rima co Italiano per · 1 Med'IO Evo e Ar' 95 (1989) PP 71 ch . · Murato. rian.o» ' 122 . ' 61 Appawno mfattl esclusi i bar· ones' 1�c· · hiamati,· con questo appellativo nel testo concistoriale solo . in chr'ave provocatona. ' 62 È t t� nell 'at:o �el � 1 febbrai? 1 498 con il. quale v:�: ��:;:��::��o�:s::1��u���:gw . ova il comando dr armati destinati «ad purgandum . . .Am�.o dr Crvrtan aliis malefactoribus», ASV, Ann . .=����J.�.r������ .malis hominibus, corsis et SI

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il Gar·igliano, e la soldataglia che, al loro soldo, razziava la Campagna ro­ mana63 . A più di un secolo di distanza il cronista Stefano Infessura indi­ viduava nei còrsi gli elementi di cui si servivano le potenti famiglie baro­ nali64. Protagonisti di un preciso e significativo atto di brigantaggio per­ petrato ai danni di Cesare Borgia furono alcuni còrsi alle dipendenze dei Farnese che nell' agosto del 1498 assalivano nel bosco circostante il lago di Bolsena una carovana di muli con una cospicua quantità di sete e broc­ cati destinata a lui65 . Emblematiche appaiono inoltre le convenzioni sti­ pulate nel 1 499 con il barisello Pietro Antonio Camillo de Aquila inviato con il suo contingente «contra corsos et alias rnalefactores e alias viarurn grassatores»66 . Nello specificare i luoghi dove avrebbe dovuto svolgere il servizio - «vallis marine, Saxi, Tulfe aliorurnque locorurn et tenutarurn ac terrarurn mediate et immediate Sancte Romane Ecclesie subiectarum et tenitorii Senarurn» - si sottolinea che «ubicurnque opus fuerit prout ei rnelius videbitur expedire [ . . .] etiarn per terras et loca rornanis baronibus subiecta» 67 . Finora individuato soprattutto per altri contesti, è proprio nel rappor­ to tra brigantaggio diciamo così 'feudale' e brigantaggio ' sociale'68, che va inquadrata la continua e senza tregua lotta che Alessandro VI condus­ se contro le bande di malviventi, composte in larga misura dai còrsi69. Do­ tati di particolare attitudine alla lotta armata, con conoscenze e capacità 63 ANONIMO ROMANO , Cronica, ed. G. PORTA, Milano 1979, p. 248 (cap. XXVli, 365-366) . 64 Come nel caso dei còrsi al servizio degli Orsini che nel 1484 portarono un duro attacco ai beni di Antonio Leni, membro di una delle famiglie dell ' aristocrazia del denaro di Roma, Diario della città di Roma di Stefano Infessura scribasenato, a cura di O. TOMMASINI, Roma 1890 (Fonti per la Storia d'Italia, 5), p. 124, sulla connotazione di questa famiglia si rinvia a AIT-VAQUERO P!NEIRO, Dai casali alla fabbrica di S . Pietro cit., in particolare per questo episodio p. 1 14 . Sui còrsi al ser­ vizio di Niccolo Orsini di Pitigliano, R. CARDARELLI, Confini tra Magliano e Mar­ sigliana, «Maremma», 2 (1925), p. 185. 65 Per questo atto di pirateria D . DAL RE, Discorso critico sui Borgia con l' ag­ giunta di documenti inediti relativi al pontificato di Alessandro VI, «Archivio della Società Romana di Storia Patria», 4 (1880), p. 102. 66 ASV, Arm . XXXIV, t . 1 1 , f. 172v. 67 lbid. , f. 173r. 68 G. CHERUBINI, Appunti sul brigantaggio in Italia allafine del Medioevo, in Studi di storia medievale e moderna per Ernesto Sestan, I, Firenze 1980, pp. 103133, la citazione è a p . 119; si vedano inoltre gli studi di B. GEREMEK, Uomini sen­ za padrone, Torino 1992, pp. 144-145 e O. RAGGIO , Faide e parentele. Lo stato ge­ novese visto dalla Fontanabuona, Torino 1990. 69 Sembrerebbe trattarsi di uomini ben agguerriti con una decisa vocazione guer­ riera, cfr. EsPOSITO , "Viri probi pro improbis reputati non debent" cit., pp. 73-74 . lT.

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IVANA AIT

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soprattutto riguardo alla guerriglia fu .on msen�r nello stesso organico ' . oro raggiun�ero i più militare pontificio, all'interno d l alt� verticFo talora inquadrati i p t . _o unque sra, , ap�are ' chiaro dalle disposizioni papali contro i còrs eqmva enza con l azw ne . condotta a reprimere il brigantagg·IO d'I rmpr ?nta baronale, che prendeva di mira principalmente la zona compresa fra I porti di Corneton e Civita. vecchia73 e i laghi dr· B raccwno e Bolsena. , : E evrdente il marcato valore politico che assume il. documento con. e determinata cistoriale del 1498 nel mom to . n m. mam. est� la precrsa volontà del papa di contin re . a ma repressw�e soprattutto nei con. . . . fronti della nobiltà romana che , vedendo danneggrate l e gmns d'rzwm sr. . gnonh, poneva forti resistenze .

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. n mmato . barisello Il l o luglio 1497 lo spagnolo Giovanni Car�ona vemva � del Patrimonio prendendo il posto del c,ors Lu a dr �ozone. Questi, conestabile del papa, aveva iniziato il suo incarico in ��:�ta, . dr� bansello della provincia del Patri­ monio il 4 settembre del l495 e terntino ; � �no 1497 ' cfr. ASR, Camerale I, Te­ sorerie provinciali, Patrimonio b 25 ' :e� . 8 ff. 121 v-12�r . Luca aveva preso il posto di messer Francesco Ger:m�no , lbld., ff. 104v� 106r. Sr tratterebbe dunque . personedi militari .non destinati unicamente alla guena contro 1 còrs I, ma pmttosto dr · · . . nel settore . che vemvano utilizzate per la loro preparaziOne . . . . 7 1 D a1 1492 al serVIZIO del papa a capo. di un drappello � arma�r pontifici, Ga. . leotto còrso e Stefano còrso dal 149S divemvano stlpe_nd�aru papali, cfr. il manda, mvrato ac.l clVltatem to del 10 settembre 1492 ' a favor·e d' Galeotto corso · · Cesene, ASR , Camerale I, Mandati 855, f. 8r' il 23 settembre del 1495 a Galeotto veniva pa. · gata la somma di 1009 ducat' nostra» 1 d'1 C amera «pro suo salario et pro comrtrva · . d' A!essa dro VI, dal 15 gennaio dovutagh. per i primi tre amlÌ del tifreato deÌ � 1495 veniva arruolato in pianta st;��e . con u�o. strpen�IO �ensil� , ASV, Cam. Ap., Div. Cam., 51, ff. 51 v-52r. Lo stesso gr�rno e nconos.cmto il debrto di ducati 1249 e bolognini 49 nei confronti dr· Stefano corso conestabile ad st'lpendza· pape . Al mar· . e, riportato il saldo del deb'to m. data 6 ottobre 1495 ' l'b l'd ., f. 52v. gme · smrstro . papale Bernardino Algas, A Cometo' veniva insediato da�Prim�lo scudrero H d la nolllÌna è dell icembre 1492 SV' . rm. �· t. l7, ff. 127v-128r, cfr. ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali pttnmomo, 25 ' reg. 84, f. l l 3r. A Ber­ nardino subentrarono altri due fanlliiari d� p �a,Fer:ano G.ualbe� e Antonio da Vil­ lanova, ibid. , f. l l3r e reg . 85, f. 129r t e Battrsta Cnspo dr �orneto il 3 set­ tembre del l492 veniva nominato cast�lla:o della tone del porto dr Cometo, ASV, Arm. XXXIX, t. 17 ' f. 122r. Il 4 ottobre di quello st�sso anno Battista moriva e al suo posto era designato Alessandro Pepe 'bl'd. , f 124 . . . 73 Martmo Crispo, appartenente anch ' e li Iia fannglia papale, succedeva a . Matteo Delfo e Iacobuzzo da Civitavecchi� Xs�'An'! · JCXJ!�· t. 17, f. 118v. . Agli inizi del 1493 risalgono i ri provve�entr di Alessandro VI per nnforzare la rocca, come si evince da �n mandat dr pagame to emesso il 21 feb­ braio di quell ' anno a favore di p·::tr� Sp1�occhi?«pro rebus �mfrascriptis et munitionibus lllÌssis ad arcem Civite tu e », R , camerale i, Mandati 855, f. 18v. 7o

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b . Finanziamento

tingenti ne del finanziamento dei con Passando alla delicata questio a una prini verifica alcuni aspetti significativi da dell' Hermandad emergono oltre che dai libri one delle tesorerie provinciali effettuata nella documentazi ra dello specifico capi­ la Camera apostolica. A copertu di entrata ed uscita del due tipi di gettiti: la testo concistoriale il ricorso a tolo di spesa si prevede nel pagate alla Came­ veniente dalle imposte fiscali quarta parte del la rendita pro la sisa . Con eviden­ tà74; e una tassa straordinaria, ra apostolica dalle comuni successivo anno lo , la sisa per il 149 9, e per il te richiamo al modello spagno generi di pri­ dei sulle transazioni commerciali licitata l'a­ santo , sarebbe stata applicata esp ne ne e pesce75 , anche se non vie ente essere ma necessità, pane, vino, car alm ntu imposta indiretta poteva eve io previsto liquota. Ad ogni modo questa rav agg L' un aumento del focatico76 . ivano e­ sostituita facendo ricorso ad ven o altr per ogni due anni dal quale zia m­ cra era in questo caso di un carlino isto l'ar del bres , ossia quegli esponenti più nte me sentati i chierici e i gentil hom ica nom eco è detto , con il ceto sociale ali, fisc ivi barra, identificab ili, come si ent inc ti vis olavano erano inoltre pre di­ alla ne dinarnico77 . Per quanti si arru zio ipa tec par i forma di tributo, e la i­ ntif qua n in particolare l'esenzione da ogn No . e78 ital i esecuzione cap ogn per aro den in mi pre di e stribuzion o per i delitti mismebbe stata ridotta di un terz cata quest'ultima ricompensa E , Le en­ rinvia a M. CARAVALstud ste forme impositive siti del io del Per un quadro di queital di no 7), (At IV Conveg a cap e (1447-152evo 2), a 199 bre otto 31 trate pontificie, in Rom 27iato Min San , dio me o tard del iltà civ e sull i stud Centro di a 1994, pp. 73- 106 . i chierici e i pellegrini. cura di S. GENSINI, Pis ne fossero esenti solo o piano nei sistelllÌ impositivi dei co­ che 75 Era previsto avere un ruolo di primdesto delle attività produttive e com­ lta risu o atic 76 n foc inguono per il tono mo io medievale. No ­ muni laziali che si dist nei comuni del LazSto NESI, L'imposta diretta ria Patria» , 105 merciali, cfr. A. CORTO di ietà Romana ione, «Archivio dell-18a Soc te sui sistemi di ripartiz 7). (in part. pp. 177 , 186ani spa ia ai contributi (198 2), pp . 175 -19 8caz gnoli e italiani si rinvcon urb ppi gru dei e iles en la 77 Sulla classifi ion arqufa y poderes , cej ACHÌA HERNANDO, Olig es urba­ Elit TE R E di J.C. MARTfN CEA-J .A:ba. BoN AR NAV GUERRERO e y perspectivas; Y. CUR de la o­ res ado Castilla bajomedieval goslanc tebr ver s Eje , UIL I y Cuenca; F. SABJUÉ Bur : XV o del Tre­ sigl lia el Sici en a nas à ed élites urbane nell alufia; P. CoRRAO , CittSEL icos y n6m eco s ligarqufa urbana. en CatONA acio Esp LES G6MEZ, VrzcAfNo-E. CRU no­ eco es elit y as Quattrocento; R NARB itic pol ufas XV, in Oligarq o sigl del ia enc Val la ' en », a val ltic die pol Me d a tòri socieda os XN-XVI) , <<Revista-19d His bajomedievales (sigl814. -21 193 1, mica en las ciudades ent , 127-153, 173 delitti minori, va­ alle pp . 17-39, 104tta 9 (1998), rispettivamensa,e che di un terzo per i rido a stat bbe sare nelle mani 78 Tale ricomp consegnare il malfat. ltore di do gra in i stat o ser fos nti qua per he anc . a lev , v. Appendice doc della giustizia o ne avessero facilitata la cattura

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nori. Un'ulteriore importante opport uni.fa dI' guadagno vem. va dalla con dei beni dei condannati Si tratta fisca d' � � so di Perugia allorché � partire da� ��;teressante novità �isc.o�trata nel ca­ accresciute con il ricavato della vend . l� �nt�ate della. gr.us�IZia criminale, omicidio, vennero destinate in mo Ita d em espr?pr:ati m c�ndannati di �.eg� me per retnbu.rre funzwnmi papa­ li ed ufficiali di quella provincia79 .do del gettito dei malefici per la retiib . cm a ?el 1500 vemvano destinati i 2/3 plures bm·iselli cum pagis triginta»�z. �ne �quadr� di mmati.: «deputati sint su a m ogm c�s che I pagamenti alle forze militmi venivano effettuaf ? I daIle stesse comum . . ta . alc urb.aneSI . S I segnalano mfme . . . uni int erv ent � �� li' am mr ms trazrone delle tesorer . ie che . si potrebbero 1·mputare a11. e nov · lare la desrgnazron . rta mtrodotte, m partico e a tesoriere della provmcra d l e · Pat ri mo mo 82 de1 mercante senese Alessandro Francio83 al qu a 1 e, ne1 maggr. o del 149 4, venivano con'

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rileva nella sua anar · CARAVALE, Le entrate pontificie cit. , pp. 101 -10 2. 8;f motu proprio del l4 febbraio 1500 si tro va in ASV Cam Ap. , Dzv. 53 f . ' Canz., 18 Si veda il caso d'r Gw· vamu· Ma de Martino, ibid. f 95 . 82 Non appena sali.to al soglio pontteo . tifi ci o Alessandro. VI provvedeva a sostitu re Il tesoriere Nofrio Tornabuo . p i� TIco Bonello AS Y", :tn 126v, affiancato da un altro fio�n��� crom n. XXXIX, t. 17, f. . co em Alamamu, qualità di vicetesoriere, ibid., f. 118v. ' 83 I � Fra ncio otteneva l 'ufficio di tesoriere d p . . . e 79

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l atnmomo venendo a sostituire Penna dr Francesco di Viterbo , cll , . . sulta da un mandato del 27 maggw . e l o aff'ranc' o quarea d' vrceteson.ere , come ri149 4 , l ' b lc. l ., ff. 142v-143r. Per nel dicembre del l493 aveva preso il posto reo Banello ibid., ff 139v- 14ino gura dr Alessandro Francio ched'npe acr'f' . Or. Spr. cca la fi' zioni non solo nel l'amministra . on1 g�o d' poc� te�po assurgeva alle maggiori fun­ ll pr:�vr�cra del Pat�monio ma anche tri settori di particolare rilevan� � lit � co � � tare , come evrdenzra. la sua nomininaal­ castellano della rocca di Orviet� � l 16 agg�o �a parte di Cesare Borgia, ibid a 193v. Un mandato del 5 ottobre 4 6 e, a�avo ., f. re �� Alessandro Franci. O, tesoriere del la, pro. vincia del Patrimonio , che ave va ottenuto . azw . ne alto deIla tesoren. a a fronte del-l antrcrp di 2 000 ducat· d' Came a pro no1 tapp · .b s, ASV, Cam .Ap ., ·l·s necessltan IJ_iv. Cam ., 51, f. 133 r. Alessandro Betti . na, era plausi de Fra�c�. o, mercante dr�Sre bilme�te un agente del banco Spa ­ nno · cch � � om f � �ebbe suppone un mandato del l o maggio 1493 a favore di Alessandr o de an�lO bancho de Spannocch Camerale. I,. Mandati 855 , f 36r. Certa AS R' mente sr trattava di un per.sonaggiO . iis, . spre . co · neIl , ail dr lilll111strazione della città d' . l R ma ? l � . tre che quella pontificia come si può appurare dalle cariche dr· r·r'liev . no, str durante I'l ponti'f·reato borgra l'altro, nel 1495 e nel 1497 eraodche nve . egli, fra . · o della Ca n osr t a mera alcu rbis, ni com ma i § f! e ndati si evince dei queg da l anni , A R , camerale I ' Mandati . .re . p . , a .ncop 856 ff: 80r 85 r, oltre , m occasioni, fra il 1 494 e il l 497 n 1, . e , uffiCIO dr. dogamere della grascia dr Roma, ibid., ff. 89r-91 lll

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ferite anche le altre due principali funzioni amministrative, quella di de­ positario e di esattore della tassa dei malefici84 . Il significato del provve­ dimento appare ancor più evidente alla luce dell'intervento del 1 o gennaio del 1497 che introduceva una nuova significativa variante: si affidava in­ fatti al commissario del Patrimonio85 la funzione di esattore p ecuniarum taxae maleficiorum del Patrimonio86. In tal modo si riconosceva al fun­ zionario papale, posto al comando della milizia della provincia con pieni e ampi poteri di carattere giurisdizionale87, l'autorità di riscuotere le mul­ te inflitte ai contravventori delle leggi vigenti, sia di ambito civile che pe­ nale, con l'uso anche di forme coercitive: «illas summas et taxas huius­ modi exigere» . Con questo provvedimento il gettito fiscale proveniente dalle ammende versate per i reati commessi nella provincia del Patrimo­ nio diveniva di esclusiva competenza del funzionario papale preposto al controllo militare del territorio88 . Tali pubblici ufficiali garantivano dun84 Ad iniziare dal 4 novembre 1494 ad Alessandro Francio veniva pagata la somma mensile di 23 ducati di Camera, del valore di 72 bolognini per ducato, di cui si specifica 23 ducati gli spettavano per la tesoreria, 6 ducati per le mansioni di e­ sattore e 2 ducati per la depositeria, ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Patri­ monio, b. 25, reg. 84, ff. 103v-104r. 85 Tale ufficio in quel periodo era ricoperto da Pietrapaola Loddi di Viterbo, ASV, Arm. XXXIX, t. 17, ff. 181 v-182r. 86 Nel 1495 l'esattore pecuniarum maleficiorum del Patrimonio era Giovanni Graziano di Civita Castellana, come si legge nel breve del 7 febbraio 1495, ibid. f.

150r.

87 Si veda ad esempio la nomina di Cesare de Coppis di Monfalcone commis­ sario per Todi e il suo comitato, l'atto è del 26 marzo 1500, ASV, Cam . Ap., Div. Cam., 53, f. 81 v. Così allorchè il 26 agosto del 1500 veniva assegnata la massima carica del Patrimonio, e il govemo della città di Viterbo al vescovo di Massa Ma­ rittima, Girolamo de Comitibus, ASV, Arm. XXXIX, t. 17, f. 213v, venivano altresì conferiti ampi poteri faciendi, gerendi et administrandi terre, persone e ufficiali «presertim diete civitatis Viterbii ut te ad dictum gubemii officium visis presenti­ bus recipient et admittant, tibique in o11lllibus ad illud spectantibus tam quam no­ stre proprie persone pareant et intendant». In una lettera del 29 ottobre viene spe­ cificato il valore dei 100 ducati del suo salario mensile, non espresso nel breve di nomina, che si vuole si intendano ducati d'oro di Camera, ibid. , f. 214v. Era stato in precedenza governatore di Viterbo, Rainaldo de Santa Cilia, notaio del papa, ibid., ff. 188v-189r, atto del 7 agosto 1497. Girolamo de Comitibus succedeva al­ l 'arcivescovo di Cosenza, Ludovico Agnelli, deceduto nel dicembre del 1499; in attesa della nuova nomina, aveva avuto l'incarico Francesco de Burga, iuris utrius­ que doctor, luogotenente di Ludovico Agnelli, ibid., ff. 207r e 209r-v; ai ff. 2llv212r è riportata la vendita di beni di Ludovico Agnelli pei' far fronte ad alcuni de­ biti. 88 E plausibilmente fu proprio per le delicate e vitali funzioni demandate a que-


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que l� gestione e il contro llo che la formazione dI. . una struttura llll. hta stanztale rendeva ineludibi re lis9 . Tuttavia la prevista op · rtU Ita d"1 �celta �ra i gettiti potizzare una, seppur mi fiscali lascia ini u on? a gesti nale delle peravano secondo precise I calità che o­ � . val�t zw .? m egate ad Istanze politi economiche È uanto c co-sociali ed nferma la c ntabilità della tesoreria della pro­ vincia del P�tri onio C �e per periodo 4 noveJ_Ubre 149 8-4 no vembre 14999o il prov�nto ­ e . a dest�. n�ta «pr? stipendio commissarii ac peditum dic tor um et equi � · �ati ncavabili. dal documento questione92 offrono il quadr o deIIe local�Ita che parteci· . in · anZia p�rmw �1 fm mento e alla ripartizione degli on�n. · 93 . Co unque quah cn. ten venissero seguiti a questo proposit � o non v ene sp!ICitato nep pure nel provvedi­ mento del 21 febbraio de � l 14 98 h pred�t� m_ina il versam d� parte delle medesime ento comuni p i omo J d un�� dman. a per far fronte alle Impost� straor spese richieste da mant � � ni c�e, al comando del com mi ssario Giorgio �m ro di� J_U�nto deg�I armati . Civitanova, m serviZio fmo al 1 9 novembre 1499 95 erano destmati� «ad purgandum provincia '

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sto funzionario, che l ' ufficio della provincia del Patrimoni di commissario ed esattore pecum.arum maleficiorum .. I ato ad un senes e, QUir1 . quale il. 23 settembre del 1500o ven.ne aff"d co d1" G1a como al · vem . va , 1 . nuo vam ent e nn nov ato 28 agosto di quell'anno faceva mc . anc o, e il venerdì . . il suo . . mgresso a V1terbo dove SI· trov gl1 ufftct centrali deli' amministrazl. 0ne, ava la sede de" " l bld ., f.. 214.r.. . 89 Sono dunque da Ide ntif dettato concistoriale, doveva essicarsi nei co�ssa� I deputatos ai. qu�h,. secondo il ere te al mantenimento del la mil1z1a . . affidata a gestiOne delle entrate fiscali destina. 0 9 ASR, Camerale I' Tes · cla· h,· Patrimoni oren· e provm o, b . 26, reg. 87, f. l02r, v. Appendice doc. 3 . 9 1 Il motu proprio è del 21 febbraio 1498 ASc' V A�m. XX,XIX t. l?, �· 19l r. Da contr�tto stipulato con il barise l questi sarebbero andati 25 duc llo Pietro Anto�o .a�llo de AqUll. a SI ncava che a ati d' oro mes e al mera apostolica e 10 ducati dalla ·w " s · . , di CUI 15 ducati versati dalla Ca­ Cl a dl Iena, ment e la paga dei era quantificata in 3 ducati d'o soldati semplici � cati d'oro, per un totale mensi r������� e ���Ila det. bal.estri�ri a cavallo in 5 du­ cat ?ro, dl CUI vemva pattuit fossero a carico della Came le ra apo sto l" Ica e I\ rrmanente della comunitào che i 3/5 AS V9 rm . x:or!V· � · n f 173 di Siena, . r. Ultenon verifiche' non si posson . . o effi mancanza dei relativi registri . ttr;e �er Il penodo SUCcessivo per la della tesorena e atrtmomo, per tutto il pon di Alessandro VI. tificato 93 Appendice doc 3 . . 94 In questo document . . che non risultano invece nelo si trovano le fiabnce alunu.ms e 'le terre dei Farnese' d ocu me . nto d . el 149 1ì 9 d o ve due centn, Marta e Gradoli, ven �ono menzwnati. altri ' . 26, reg . 87, f. 102r , v. Appe ASR , C nerale I, esorene provmciali, Patrimonio, b. ndice do . 2 .

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Patrimonii malis hominibus , corsis et aliis malefactoribus» 96 . Gli introiti provenienti dalle comunità rnediate e immediate subiecte potrebbero dunque ascriversi a diverse forme di esazione fiscale, anche se il caso di Viterbo porterebbe ad ipotizzare il ricorso ad un'imposta, la si­ sa che, come si è detto , veniva a gravare sui dazi e pedaggi che colpiva­ no le transazioni relative a prodotti di primaria necessità97 • Allorché nel 1499 il consiglio dei priori di Viterbo prendeva una serie di provvedi­ menti per il controllo armato della città e del territorio circostante98, deli­ berava anche sulle imposizioni da adottare per il mantenimento della mi­ lizia. Era prevista sia l 'introduzione di una tassa diretta proporzionale al­ la capacità contributiva dei cittadini, a partire da un imponibile minimo di due ducati, dunque una sorta di 'libra' ; sia un'imposta straordinaria sul commercio di beni primari, il cui onere aggiuntivo si quantificava in un bolognino per ogni salma di grano e di fieno e di due bolognini per ogni salma di orzo e di spelta, importati a Viterbo99; quest'ultima tassa poteva essere sostituita da un'eventuale addizionale sul focatico. Ora dal prov­ vedimento adottato il l3 luglio del l499 sappiamo che per far fronte alle spese militari si optò alla fine per le entrate ex pecunis gabelle vini, cioè per il gettito garantito dalla gabella che gravava sull'importazione del vi­ no durante tutto l'anno santo 100 . 96 ASV, Ann . XXXIX, t. 17, f. 191r-v. Appendice doc. 2. 97 Il 20 luglio del 1493, per far fronte alle spese della flotta, veniva incaricato

lo spagnolo Giacomo Pardo di esigere un directum, ossia un ' imposta del 2% da ap­ plicarsi «supra rebus et mercantiis ad Ripam diete Urbis», ASV, Cam. Ap., Div. Cam., 50, ff. 144v-145r. 98 In data 5 giugno 1499, i Priori comandarono che, per stroncare i latrocini nel­ le campagne, ciascun agricoltore si dovesse recare nei suoi possedinlenti armato di una balestra o di una lunga lancia, detta volgatmente partigiana, e con lo scudo in braccio, sotto pena d'un carlino d ' ammenda, ammonendo i portinari della città di non lasciare uscire agricoltori disarmati. Posero a catico del comune il pagamento di una taglia quale premio a chiunque uccidesse uno dei fumiusciti ribelli o ne procurasse in qualunque modo la morte, premio da proporzionat·si alla qualità dell'ucciso. Suc­ cessivamente, poiché la indetenninatezza di questa taglia non aveva spinto nessuno a guadagnarla, decretarono che fosse tassativamente stabilita in 150 ducati per chiunque catturasse uno dei ptincipali libelli e lo consegnasse vivo in potere del co­ mune e in 100 ducati qualora lo consegnasse mmto. Veniva inoltre stabilita una ri� compensa anche per la consegna dei tibelli di minor conto e per i loro seguaci, per i quali si fissava in 50 ducati il premio se consegnati vivi e 20 se morti. I fuoriusciti infine che avessero ucciso o consegnato prigioniero un loro compagno, avrebbero duplicato il compenso e sarebbero stati riammessi in città con l'assoluzione di tutti i loro misfatti, Viterbo, Bibl. degli Ardenti, Reformationes Comunis Viterbii, reg., XXVI, cc. 93v-94r. 99 Ibid., cc. lOv l lr . Ioo lbid., c.lOOr v. A Roma l'aumento della gabella sul vino forestiero venne

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Comunque, sia che si gravassero le imposte indirette sia che si uti­ lizzassero le entrate delle taxae maleficiorum , appare chiaro che si era realizzata una forma di finanziamento dei contingenti militari ben diffe­ r�nte da q�el a prevista qual.che anno pri�a che si fondava sui gettiti di . tipo s1gnonle 01: la somma d1 2 .000 ducati d'oro ' del cardenal Ursino' l02 c�e nel 1494 Alessandro VI destinava alle necessità militari, era plausi� bilmente parte , forse residuale, del denaro richiesto dal papa a Virginio Orsini103 per l 'infeudazione dei castelli di Cerveteri e Anguillara104. La parzialità della documentazione esaminata induce ad evitare faci­ li generalizzazioni tuttavia è evidente che Alessandro VI nel porsi il pro­ blema di dotarsi di strumenti di governo più efficaci e diretti per garanti­ re l ' ordine interno si trovò ad affrontare il fondamentale problema delle risorse disponibili per sostenere non solo le spese di carattere militare ma anc�e per stipendiare il nuovo personale qualificato, a livello quasi pro­ fessiOnale, necessario per amministrare il teiTitorio105. Per le casse ponti-

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rio , un'ottima risorsa era · sempre più bisognose di numera f.ICie, , · ne delle rocche I06 . Un ll . strazw aillil. m

rappredell sione conces dalla ra sentata ·anco alla luce degli �trett1· 1egam�· aspetto questo che and�ebbe ind�gato a�che nel caso degh Spannocch1 di interessi con i grandi operaton senes1 come . o dei ChigF07 . . I raff�rTuttavia appare chiaro come Alessandro VI si preoccupass � d. forme d1 . fmanzm� zare la posizione finanziaria e di gove�n� at�rave�so . ng1�ent� �� mento regolari della milizia e interventi fmahzz�ti al raggm am�n�dell to una uniformità di gestione e di un coiTetto funziOnamen possibireso era Tutto questo . strazione della provincia del Patrimonio108 . .. con sempre avant � le da una ddefinizione dell' assetto politico �ortata qu con ne raZI collabo m �­ � grande attenzione alle realtà locali anzi talora m attuate a, Perugi a rate nelle ricordate novità riscont ste , come si ravvisa . . · an:· bo m , o per . vIter a autononna del comune 109 marcat di to momen un , � . . h1a ohgarc l fra s1 mteres d1 bedue i casi, infatti, si avverte una comunanza cittadina e il papato . ·

Arr , Il fi­ nanziamento dello Studium Urbis nel XV secolo: iniziativa pontificia e interventi dell'élite municipale, in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de "La Sapien­ za", a cura di L. CAPo-M.R. DI SIMONE, Roma 2000, pp. 35-54.

destinato al pagamento dei salari per i professori dell'Università, cfr. I.

101 A ca o di quello che si profila come una sorta di 'ministero degli � interni' , era !l. tesonere generale, cfr. Appendice doc. l . Al tesoriere era affidato 1 'incari­ co di recarsi a Tivoli e Monticelli insieme al Segarra e ad un conestabile di sua fi­ ducia. Dal mandato di pagamento del 21 marzo 1494 si apprende che in quell'anno �ra c?mmiss�rio papale per la città e il territorio tibmtino, e per il castello di Mon­ ticelli, Antomo Zoccolis, ASR, Camerale I, Mandati 856, f. 92v. 102 Su questo personaggio si veda R. GREGOIRE, Il sacro collegio cardinalizio dall'elezione di Sisto IV all'elezione di Giulio II, in L'età dei Della Rovere, (V Con­ vegno Storico Savonese, Atti e Memorie), Savona 1989 (Società Savonese di Storia Patria, XXV), pp. 209-232 (in part. p. 220). 103 Plausi"bilmente m · un pnmo · momento il cardinale Orsini appoggiò questo programma, come fra l'altro si evincerebbe da uno scritto papale del 1494 , un pro­ gramma che nel frattempo trovava una precisa realizzazione con la sostituzione ai vertici dell'apparato difensivo papale dei detentori delle castellanie, e la nomina di commissari per il controllo delle provincie, v. Appendice doc. 5 . 104 Virginio Orsini, vassallo del re di Napoli, aveva acquistato da Franceschet­ to Cybo i castelli di Cerveteri e Anguillara, contratto che innescò una controversia fra l'Orsini ed Alessandro VI tale da indurre Ferrante ad intervenire per cercare una composizione, che fu raggiunta il 1 6 agosto del 1493 quando, in cambio di 35.000 ducati, il pontefice gli dava l 'investitura di questi beni come di feudi eccle­ siastici, GREGORovrus Storia della città diRama cit., pp. 27-28 e 33-34. 105 Su questa linea si muovevano le grandi signorie italiane, cfr. G. CHITTou­ NI, Alcu�e note sul ducato di Milano nel Quattrocento, in Princip i e città alla fine del Medwevo, a cura di S . GENSINI, San Miniato-Pisa 1996 (Collana di Studi e Ri­ cerche, 6), pp. 413-43 1 . VI.

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stesso Alessandro VI ad anticipare forti somme per poter effet­ fio­ tuare i cambiamenti desiderati. È il caso di un prestito di 400 fiorini (si tratta delave­ quale l � fronte a la o Scali Guido da to � effettua i) baiocch . rino del valore di 60 va avuto la rocca di Citerna: era la modalità usata per il rimborso degli mteressi sul­ la somma anticipata. Quando il 1 8 settembre del 1493 Alessandro VI d�sponeva.c�e ne divenisse castellano Giacomo Olzina, era la stessa Camera apostolica a restitui­ re i 400 fiorini allo Scaliola, con la clausola di un rientro attraverso le trattenutt? sul salario dell'Olzina, cfr. ASV, Cam. Ap., Div. Cam., 50, f. 152r. proprio in que­ 1°7 Si trattava delle grandi compagnie mercantili e bancarie che questo propo­ a ca, apostoli Camera della lucrosi più appalti gli ano sti anni detenev volume. sito si rinvia alla relazione di P. Partner in questo stesso 1os Anche in altri ambiti è possibile seguire tale processo . Il 20 luglio 14�3 il mercante spagnolo Giovanni Poiads era nominato «commi�sariu� �c cameranu� in Ripa et Ripetta alme Urbis», venendo così ad accentrare m un umca persona, di fiducia del papa, le due importanti funzioni che fino ad allora e�ano �t�te �p?an� naggio di due mercanti romani, Evangelista de : Rubeis, �vol.ge:a mfattl l ufficiO di commissario, e Prospero Boccamazzi, quello di camerano d1 Ripa, A�V, Cam. �P ·; danm provocati �� Div. Cam., 50, f. 142r. Tale disposizione veniva giustificatac1ah . d�iapud dohanam Rzcommer interessi mercanti, ed in genere a quanti avevano pam, a causa di un loro presunto assenteismo. . . 109 È quanto sottolinea, fra l'altro, Caraval� (�e entr�te pontificze .c�t ·; p. IO�) a proposito del potere giurisdizionale e finanziano che il :egato pontifiCIO co�ti­ nuava a svolgere anche nel momento di maggiore autononna del comune perugmo sotto il governo di una ristretta oligarchia. 106 Talora è lo

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4. Il caso di Viterbo e l'Hermandad della provincia del Patrimonio Ce�t�mente l'accordo che le maggiori famiglie della feudalità roma­ n� , Ors1m e Colonna, raggiunsero nel luglio del 1498110, con «evidenti o­ bi�tti':'i antipontifici>� 11 1 , fu determinante nella decisione di rendere pub­ bhc� 1l programma di Alessandro VI, che si basava sull'organizzazione di contmgenti armati regolari su base territoriale, dipendenti dal pontefice, secondo quel modello spagnolo che aveva dato i migliori risultati proprio nel :�fforzame?�o del potere centrale112• Funzionali a questo fine erano al­ cu.m I�portanti mterventi in campo militare, da segnalare in particolare lo s�wglnnento delle c.ondotte attive fino a quel momento1 1 3, e disposizioni di carattere economico tese al progressivo esautoramento delle forze ba­ r�nali, �o?Je n�l caso del decreto del 1497 con il quale il papa vietava l Im�osizwne .di nuo':'� e.sazioni e tasse nelle terre della Chiesa absque li­ centza Romanzs Pontificzs114• Il moto proprio di Alessandro VI diretto in �odo particolare a. «omnes �t si.ngulos domicellos et barone� aliaeque s�ngula� persone etiam ecclesiastice vel seculari», che in caso di inobbe­ dienza. mcor�evano in gravi reati - «rebelliones, tumultuationes, scanda1�, raJ?:nas ahaque scelera enormia que committentes sub excomunicatio­ ms aliisque pe?is . et censuris ecclesiasticis in litteris apostolicis» -, sot­ traeva .alle fannghe baronali uno dei più importanti poteri giurisdizionali. J?Iverse com�n_ità urbane furono attivamente coinvolte nel program­ ma di controllo militare delle terre della Chiesa. E, anche il caso di Viter­ bo, cap.oluo�o della provincia del Patrimonio e sede del governatore, og­ getto di particolare attenzione da parte di Alessandro VI al termine della seduta. concistori�l� �el . 1� �cembre 1498. Il suggerimento proposto da Ant�motto Pallavicim di mviare nel capoluogo della provincia del Patri­ mom� un lega�o pontific�o con uomini a�·mati non venne accolto dal pa­ pa � p10penso pmttosto a nsolvere la questwne «sine aliquo strepitu [ . .] ad ev1tanda scandala». A tale fine Alessandro VI invitava il cardinale Ales.

1 10 La pa�e co clusa dalle due casate a Tivoli nel luglio del 1498 veniva a co� stiturre un seno pencolo per il papa, GREGOROVTIJS, Storia della città di Roma cit., IV, pp. 98-99 . 111 CARAVALE, Lo Stato pontificio cit. . 112 L'h.ermandad nsu l ta.va m.vece I?adeguata per la guena contro la Francia, , ma servi, di base nell orgamzzazwne di un eserCito permanente e professionale, , _ SUP,REZ FERNANDEZ, Las Reyes Cat6licos cit. pp. 67-68 e 149 . Cam., 5 1 , f. 188r-v; il provvedimento del 1 o aprile 113 ASV, Cam. Ap., Dzv. l�97 era �ettato no� d� ultimo dal fatto che le condotte erano spesso appannaggio d1 membn delle failllglie della nobiltà feudale, si veda per Milano CoVINI, L' eserci­ to del duca cit., pp . 101-122. 114 ASV, Cam. Ap . , Div. Cam . , 5 1 , f. 195r-v. .

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ceperat · di San Giorgio1 15 , «ut qua modo· rem ' u? sandrlno , Giovanni Antonio IVa d spe gia Bor a pap o, il 1 8 dicembre, perficeret» . Pochi giorni1 16dop ni suo di vio l'in a J?ot� , il quale com. unicav · pacif'Icare 1 e fazw · c1ttam breve. ai priori di Viterbo 11nel 7, con. l'in . coc .d1t. 11 8 . . can cardmale Giovanni Borgia di . . �I 1 fuonus 1 : dine e permettere il rientro e tut che VIend v1 � rne �lte ed h evo � mer mnu le rdar . rico Non starò qui a :a �1ttadma, �a­ te le due principali famiglie dell' ?h ?arch pos trap dero con baronali rofannghe . l'alt.ro alle maggwn fl' · m · segm' to . · ganzesi e Gatteschill9 legati fra Itti con di ano scen · · uo., legami dai quali era scatunto uno ne ma ad . quali si era creata una generale insicurezza nella zona,. ' dando ongme121 ' al tenere ancora pm teso 1' l cl1ma . episodi che avevano contribuito a man •

di Alessandria, fu per spontanea vo­ ta e nella prima creazione cardinalizia effettua lontà di Alessandro VI fatto cardinal . 6 i cit., � · 30. . . dal nuovo papa, PASTOR , Storia dei pap stn delle nforma�ze �el c��une !16 n breve, Valde solliciti , è riportato ne1 reg1 enti , Reformationes Comums Vzterbu, reg. di Viterbo, cfr. Viterbo, Bib l. degli Ard . XXVI cc. 56v- 57r a in ibid . , cc. 60v 61 v, nel ver1 Ì1 La nomina, avvenuta il 19 dicembre, si trov . . bale del consiglio del l gennaio 1499 rnatore di. VIterbo l , arc1._vesc�vo ?os�ntrno gove a inav nom 11s Giovanni Borgia olo contingente di armati. Ne1. re?1stn della Ludovico Agnelli, al comando di un picc ovi o Agnelli, governatore d1 VIterbo, eh� � Camera apostolica si trova il nome di Lud raiO ad agosto del 1499 con la �o�a . �I veniva retribuito per il suo incarico da febb o cosi npartlt�: ., Intr. et Ex., 531 . I pagame�ti so� 125 fiorini mensili: ASV, Cam . Ap elli, vescovo Cosentino, �'lceveva un� sti­ nel mese di febbraio 1499 Ludovico Agn rbo (f. 128v); el mes� d1 marzo lo stipen­ . � pendio di 125 fiorini per la custodia di Vite v1ene fatto Il n?me (f. non pero e qual del rbo Vite di ore rnat dio era accreditato al gove ) dove � anno­ 14lr) e nel mese di ?i�g�o �f. 148r 134r); così nel mese di maggio (f. gnati per lo asse itum); 125 fwnm gli sono tata anche la causale (pro provisione 40 ped ). 159r (f. o mese successiv . stesso motivo nel luglio 1499 (f. 154v) e nel necessita di ulteri�re. ap�ro�ondim e�t? , 119 L'aspetto di maggior rilevanza , che . a dell ah n i �nni tra le due fam1g�e. � . c1t�a e è il rapporto che si venne instaurando negl m ss1 ggre �� � tl m tag � inuamente pr? � � I Gatteschi e i Maganzesi si erano resi cont g1?rn.1 �l fosse n�ot­ que d1 e com are pens il � ccio apri racc «fa vendette vicendevoli; persone» scrive 11 PJ_UZI rifere.n�os� al­ ti a non aver più sicurezza delle cose e delle 1498 , cfr. C. PINZI, Stona della cztta dz Vìla situazione creatasi attomo alla fine del , p. 377 . 1913 . presso gli. terbo lungo il medioev o, IV, Viterbo g10 pog a to trov no eva a � R 120 � . I Maganzesi, fuoriusciti da Viterbo, ti de1 Savelli e dei Colonna. allea o eran i esch Gatt i tre men ti Con i e Orsini nnesi sp.ingeva all' acco:do an­ 1 21 La rico;data pacificazione tra Orsini e Colo raggmngere alcun nsultato ltro a pera che le famiglie confederate di Viterbo senzzione parve degenerare, vennero per­ duraturo . Anzi nei mesi successivi, la situal. degli Ardenti , Reformationes Comu­ tanto aumentate le dife se, cfr. Viterbo, Bibaltro, fu deci so, «Ut maior campana Co­ fra l' nis Viterbii, reg. XXVI, cc. 18v- 19r; tur, ut opus inceptum ad optatam perfecgere fran one cann do icien conf munis pro !15 Giovanni Antonio Sangiorgio, vescovo

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Sono numerose le misure discusse nei consigli dei priori per un'adeguata difesa del territorio e degli abitanti della città . Ed è proprio dali' esame delle disposizioni che si trovano molti riscontri riguardo all'oggetto della mia analisi, come peraltro è emerso anche dall'esame delle modalità di or­ ganizzazione e finanziamento del corpo militare cittadino. In particolare l' 1 1 maggio del 1498 veniva affidato a Galeotto Gaoz­ zi l 'incarico di preparare una squadra di balestrieri e armigeri per far fron­ te alle ostilità intraprese dai fuoriusciti Maganzesi, e per questo si richie­ deva l 'alleanza delle città di Rieti, Terni e Amelia e di Rodolfo Baglioni, signore di Sipicciano122. Qualche giorno dopo furono assoldati 50 equites balistrarii e 30 fanti che, al comando di due buoni ed esperti caporali, a­ vrebbero controllato noctu die l'agro viterbese 123, dunque in linea con quanto disposto nel testo concistoriale. In seguito a falliti tentativi di pacificazione 124, il 1 8 febbraio 1499 A­ lessandro VI ordinava che si dichiarassero ribelli e si punissero con la confisca dei beni tutti quei fuoriusciti che non avessero fatto ritorno in città entro sei giorni, con la proibizione agli abitanti di Viterbo di presta­ re loro aiuto o soccorso 1 25. E poco dopo veniva fatta una significativa ag­ giunta: «Unicuique liceat exbanditos et rebelles predictos persequi, cape­ re, occidere, redimere pecunia, ac cetera omnia que acciderent pro huiustionem perducatur», ibid. , ff. 39v-40v. La decisione di rafforzare le difese in città fu presa il 21 ottobre 1498, mentre è del giorno successivo la risoluzione sulla fu­ sione della campana comunale al fine di realizzare un cannone. 122 Ibid., f. 14r-v. Alcune disposizioni contenute nei superstiti libri delle Rifor­ manze del comune di Viterbo hanno permesso di verificare, fra l'altro, che nella stessa seduta veniva anche accordata l'esenzione perpetua dalle gabelle comunali a tutti i parenti dei caduti nella battaglia combattuta a Monte Calvello tra Gatteschi e Maganzesi: «Patres, fratres, filii et alii descendentes eorum qui pro patrie liberatio­ ne sanguinem effunderunt, et propriam vitam apud castrum Montis Calvelli expo­ nere minime recusarunt, fient exempies et immunes in perpetuum de omnibus solu­ tionibus gabellarum», ibid. ff. 7v-9r, riportato anche in PINZI, Storia della città di Vi­ terbo cit., p . 378 , che aggiunge che di tale scontro non è rimasta traccia in nessun documento. 123 Per questo provvedimento del 18 maggio 1498 cfr. Viterbo, Bibl. degli Ar­ denti, Reformationes Comunis Vìterbii, reg. XXVI, f. lOv. 124 n nipote del papa, nel tentativo di risolvere pacificamente l'ingarbugliata questione, pubblicava un bando che notificava: «ad tucti et singuli exititii de Viter­ bo, li quali per ragioni di pa1tialità sono fore, che da ora inanti et per tucto domane possono liberamente et senza sospecto tornare in Viterbo et alle loro case; et cussì li se comanda per lo presente banno socto pena de ribellione, la quale ipso facto in­ cureranno ciascun d'essi non venendo nel termine predicto, senz'altra dichiaratio­ ne», ibid., f. 56r. 125 Il breve pontificio è riportato interamente ibid., ai ff. 76r-77r.

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. une liceat» I26. È chiaro a questo punto che . . VI stesse a modi executwne o�bus Im a �e;. a�� Pinzi che ad Alessandro dissensi solo o non è es atto . �uan�o ntene gioc : ome se fossero in cuore la ?ac�fic az�one dellh cittfr� la demagogia dei Gatteschi, imperante personali , dimtnti�a�d;h�a ��i Maganzesi profughi al di fuori, s� t:o_vava idi. che del comune e a _o Ig r d " saccheggiatori d'incendiari e d'o . mic . nce revole I . . ' ti» . .In un. numero conside rca o ti . non uisi sol o pumtI , ma neppure inq. . le del l498 aiU muno .a�eva ma. i ' ona cist I _aIla luce dell' atto con . 127 realtà l ns c��tn do�cument arttiv VI dro ssan erato di Ale a. sull . m'o tano a modlficare a �r�spd�sposizt · arco di pochi me. si il consiglio ell' � o ato I UI_l sussegurrsi dl I . � n provvedeva dun ue all' allestimento di un contmgente ar� pno dei 1 del territorio circostante , al cm co­ " nza de11a �ittà . a28 ' et Altobello da Canale con la retribu­ per la sorveglIa mando � 13 lugli_o _1499 v_e�IV o r:::�n� ione et stramina; fur�no anche elet� zione di l 00 carlim mensili plta� dt. a . . strare la giustizia1 29. E ' come st dell'im­ ti due probi viri c?� la _ f�c � em_ mmm a pa �ta attraverso l'aumento e itar mil ta um v_ sta que to, det . :u �e tutto l'anno santo13o Lo stesso è d post� s�ll� i�{i�r enza della squ�driglia auto­ �:����:a ;Ji ::�iti �f�ompetreb � � cos commu­ e la giustizia e «?ccidere e lesl�t ��� �:�t� �d ��ercpitar e� e� �; ��� d �� nitatis Viterbii reda:i, capti�os red si, fra i � o�. p. � o ei sene · Nello stesso penodo vemva cos lnou trivestrr 1 32 e gli SpannocchI il conquali un ruolo di primo piano sembra '

126 Jbid. , f. 69r . . 127 _Lo stesso gov��atore_ e�s.e

nominalb ndo i1 24 febbraio 1499 in cui rbo Vite entro o. in ndo loro di far ritorno ainiu ra alcuna»; mente nchi. amava tutti l fuonusciU . né t enza im edimento te, s 7� e _75r, ff. , ibid. �uattro giorni <�come hè condece ni, be dei e isca tot ut v � rov p � bbe avre ano u con _ . · m caso sto caso non si ottenne il ntor­ l'elenco del fu�nus�ltL A�che ..in que viene .riportato . colo era ancora presente nei territor . ai · he' la s1tuazw. ne d. 1 pen . ne essa no de1 fuonusc1· U· e pmc nec me nor ne ilire alcu rbo , furono gli. stessi pnon a stab circostanti Vite .sicuro -94 1 r. 93v , ff "b"d , · an d ? on · 1l· c1rc mantenere cum· armigeri alle porte della citta per 12s Il 17 ottobre 1499 vemvano p1azzaU a evitare disordini, ibid., f. 107r-v.

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129 Ibid. , f. 1 3 1 v. Ibid., f. lOOr-v. 13 1 Ibid., ff. 99v -100 r. Ed i1 5

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. faloniere della ge� � 150 0 venne eletto un gononib us et huiuslatr dum gan a s ad illas pur giustizia «ad. custodiam stratarum et (ff 1 1 9v- 120r) . modi scelestls horm· m"bus prov1·deri»o pres· so Il barre? sp nocc_hi di Roma e Anto132 Il contratto veniva stipulat _ o Pietro ntomo Calnillo de Aqui­ isell bar il per nte gara va face si cchi nno nio Spa r. la , ASV, Ann . XXXIV, t. 1 1 , f. 173 no

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. capitoli dei . tingente armato al quale si è più volte acce;ato. C!h. art_Icolati patti, conclusi il 3 apiile 1499 fra il pap_a, Iena e Il bansello Pietro Anta. ono part olmmente emblematici . Innanzi­ nio Camillo de A uilam t o per so I quattro mesi a far data dalla pritutto il contratto v niva st _ precis ab"l · . ma mostra d' anm· che pur non meglio I e SI· puo ntenere prendes. . ' · l' orgaruzzaziOne del se avvio all'inizio della stag10ne estiva . Inoltre crrca . . che la mi­ contingente e i luoghi da sottoporre al controllo armato s�. evmce . . . apt s et m militia expertos lIZia doveva essere composta da 30 <�b li�trarws � ac bene et sufficienter armatos et qm a e;nt et eqmtent equos bonos e 80 ene armato s, e c�e tale numero t pedites etiam in mmis praticos e . _ _ s�ue ulla pemtus dinnnutlone»!34. doveva rimanere integro et suf:Ùc . Per quanto riguarda l'area di nterv�nto l _mtere� se sem�ra c�ncentrarsi in modo particolare lun o la zon co� tlera e il c�nfme con Il territorio senese . ' tuttavia è chiaro che n tal modo SI volevano mtegrare 1e d"IVerse formazw. m operanti nel territoriol35 L'insieme dei vari con�ingenti :Darmava dunque quella organica struttu. ra militare in rado di ��rantrre Il. controllo dell� provincia del Patrimo­ niol36: l'Herm ndad e lsp �sta �er_ sfe��e l'u�tlmo decisivo attacco alle · ad una nuova forze baronali nel m ento In cm SI venf1cava il pass aggiO . forma di gestione delle terre della Chiesam .

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. possit ad loca se . I33. Viemvano . dati. a Pietro Antonio 30 duc�ti. . d ' oro «ut Ipse conferre et dictam suam comitivam conf"!Cere», lbld. 134 Ibid.,. f.. 172v. . . . . Amaro di. Civitanova, 135 s·I dIstmguono il contingente al comando d"I G"wrgw . attivo perlomeno fra il 4 novembre 1498 e "1 4 novembre 1499 , cfr. ASV, Cam . Ap . Int. et Ex., 53 1 , f. I l Or ; quello di Pietro Gi�corno Della Staffa «de Hermanus, cum p ad UI·bem et al"Ia loca», 50 equitibus ad custodiam strati" s a onte Centeno usque f . . . . l"b "d. , f. 123v, il quale percepiva il salario di 20 IOI i ,_ lhld . , f. 116v; ed ancora di � GIOvanni Battista Flori de Galer dr���u�td custodwm stra�s Baccani nei me­ si di ottobre e novembre 1498 , ib�d .' · p v ' o stesso personaggiO compare ancora , al connel febbraio 1499 ibid ., ff · 111 v e 1 2·7v onte Centeno �' una 1oca1·Ita, posta fme settentrionale' del Patrimonio cfr. �ONIMUS.' Viaggl da Roma cit., p. 354: «da San Lorenzo castello a Ponte .Cen�eno b orgo la distanza è. di .8 miglia» . 136 Alessandro VI aveva moltre provv. eduto all. a �ost�tuzwne di una stabile marina pontificia, v. GUGLIELMOTTI, La manna pontificw Cit., I, pp. 469-484 e II, pp. 8-12. 137 S I" bbe propno. m. questo �en.· �do 1:. 1i�mazwne dei due ducati di Sermo_ , Jl liber arrenneta e di Nepi affidati a Lucrezia orgia, c I. l . VAQUERO PINEIRO . , · della S ocieta damentorum dei ducati di Nepl· e Sermoneta ( 501-1503) ArcbiVIO . . _ R_oma�a. di Storia Patria», 117 (1984) , p . 171_1 8f . Pe� qua?to nguarda la vicenda di Nepi mteressanti notizie si trovano n�gli attI. de notaiO Giacomo Celsi conservati nell' ASVt, Archivio notarile di NepT. , prot · 3 1 , ff. 108v-109v. "lll

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de Spoleto e dubbio seguita nella legation za sen fu ura ced pro ga Analo primo piano Marittima13 8, dove un ruolo di e a agn mp Ca di cia vin Giovanni Bat­ nella pro ·e di Velletri che, agli ordini di litm mi ra ttu stru la dal del progetfu svolto fondamentale alla realizzazione uto trib con un a dav , nti tista Co é rinsaldare i legato borgiano i39 . politica è evidente allorch , per oggio ricevuto, n realismo di questa per l' app urbane e quale riconoscimento mi con le comunità alla ricerca di un con­ e, ali fisc ori e privilegi fav eva ced con VI ro nd ne degli statuti Alessa ittimazione , avviava la revisio leg di so ces pro un di e senso appare formata cittadini140 . ttura dei contingenti armati A partire dal 150 l , la stru ordini di un barisel­ di soldati contra corsos , agli olo nip ma un da che e oltr bili, composte o­ zioni militari organiche e sta zza ani org due da he anc , lo legger a, e da 50 ba­ , i cavalieri con mmatura del dettato del­ gnuna da 50 equitum levium personaggi che, in conformità e fama e, non lestrieri141 , agli ordini di due io no godere di particolare prestig dominus Gu­ s l' atto concistoriale , doveva icu gnoli. Uno di questi è il magnif a caso , erano entrambi spa ni Borgia, duca di fratello del cardinale Giovan glielmo Raimondo Borgia,

Caetani VI confiscava le proprietà dei 1 38 Il 22 settembre del 1499 Alessandro ze e di Sez di tà uni com i armati tra le sa uno dei tanti scontr i Cae­ e gia Bor i tra «utilizzando come scu a net mo La signoria di Ser O, EIR PrN RO QUE VA terri­ M. un a», di net Sermo iali e nilturali ni. Dinamiche politiche, soc -14 1 125 . pp , 9 199 tani , in Sermoneta e i Caeta ma . RANI , Ro moderna, a cura di L Fro torio tra medioevo ed età (in par1 t . p . 126) . ia di Alessandro VI di trovare nelle comunità l'appoggio necesSI­ 39 La strateg dalla relazione di G. PE dale emerge chiarameropntea cit. io raz ring 4, -70 657 sario a reprimere la9-1nob503iltà, infeuRom pp. , difronte all'Eu a 149 a: RI, Sermonet tiloscritto . ha fatto leggere il datapp emblemal'Auto14re che gentilmducentatoe midi Ser are particolarmentestat pi Ne moneta e di . Ri­ 0 Il caso del li deg na gia per la revisione bor disposizioni relautitive politica fiscale sia tiva a tico sia per l'accortaa ed le del za sen l'as , ma nor ata col mti u­ ricc ten no pur era la nel salli salta, e, che fino ad alloraLai vas luogo quello militarVA signoria di Sermo­ quei servizi, in primo O, rNE1R P RO QUE zia s, come eviden i le funzio­ ti a rendere al domdiinupar i capitoli riguardantl'al no aio app se res inte lare tico e ; 132 tro della p. , neta cit. itaneus responsabile tra a autorità locale, il capistr da un ato anc affi ni attribuite alla massim adina, l'ammin azione cittuna inale, oltre che delcio lisi al ana a liat tag det giurisdizione crimun lefi rum. Si rinvia per ma us ari not da e es socius mil IRI, Sermoneta cit. dalla Camera apostolica regolarmente ocitatol41contributo di PES ibuiti ati ati Tutti gli arm venivanoo retr to lacunose, dei sold e liste, peraltro piuttos sull atic em sist oro du­ a lav sull , nto me gni mese. Un luta rec di ità le modal arimenti sui bacini emin potrà fornire ulteriorei chi istrazione militare. 'am sull le era gen in più rata degli incarichi,


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Camerino e Nepil42, l'altro , al . . . . comando dell ihz a destmata alla provineia della Campagna e Maritt ima e, .l conesta I e Mi�chele �e F_onterabia . Alessandro VI era dun ue � on a ev e h la capaci. ta d e mantenere in modo adegu _o � � i . organizzare o le forz �!�an ns�ltava esse�ziale servare e accrescere il contro per con­ llo del terntor o. Co I per �e glio fronteggiare � le ostilità della nobiltà romana � av d ev escogrtato di appli re della Chiesa quell 'Herm �are anche alle ter­ and ; e, c me SI. e, det to, SI era già dimostra­ ? ta efficace nel caso spagnolo· l �e coi�vo�gend nel suo dis garchie urbane raggiungeva egno le oliÙ . duplIce obIettivo di? frenare . . la cwle, mclusa quella proven VIo lenza so. . iente d ll' e c .zw dei ��teri signori�i, e di mo­ nopolizzare questa violenza al ser iz e papat 3 .. «Surse dr POI. sandro VI, il quale, di tutti i Ales­ pontefici ehe sono mm?stati,. mostro, quanto uno papa e col danaio e con le . forz ot va prevalere» e così pap «trovò la Chiesa grande ave a Giulio ndo u a a omagna et ess endo spenti e baroni di Roma e, per le bat�itur e di Al exandro, annullate que lle fazioni» I44.

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142 M MENOTTI , I Borgz. . cronista romano Sigismondo Ca sto.ria e .iconogwJ..r;,a ' Rorna. 191 7 . pp. 401 -402 . dal . on ' t 1 sap pra . mo che tzs palatznae; dell'altro , Mi . avev� I·1 trto1o dr prefectus coh' orchele de Fuente Rabra non sr sa al momento nulla di pre ciso. 143 E' quanto evidenzia per la Spagna M .A . L ADERO QUESADA, La Espafia las Reyes Cat6licos, Madri de d 1 999 , p. 202 144 NICCOLO, MACHIAVELLI De Princi:pa . � "b u�' a cura dr G. lNGLESE, Ro (Fonti per la storia del l'Italia � ma 1994 ed·revale. Antzquzta tes , l), p. 234 .

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APPENDICE l . ASV, Archivio Concistoriale, Acta Vicecancellarii, l , cc. 1 5r-17r *

1498 dicembre 14, Roma.

Testo dell' hermandad presentato al concistoro del 14 dicembre 1498 . Rome in die veneris Xliii decembris 1498 fuit consistorium et expe­ dita fuerunt infrascripta. Cum Sanctissimus Dominus Noster quesivisset a rev.mis dominis Sancte Praxedis et Sancta Crucis num quid ipsi excogitassent super fra­ ternitate fienda in terris ecclesie ad detenendos puniendosque latrones more hispano quam illi he1mandad vocant, reverendissimus dominus Sancte Praxedis dixit per reverendum Dominum Sancte Crucis formata esse capita huius fraternitatis que fuit in Hispania a quo melius sua sanc­ titas , cum et ipse hispanus sit, rem talem percipere posset. Et ita predic­ tus reverendissimus Sancte Crucis legit cedulam inferius de verbo ad ver­ bum notatam. En la materia de la hermandad 1 Porreteria que en la legation del Patrimonio nuestro senor toviesse L.ta cavallos ligieros y L .ta peones asu costa por un anno y otros tantos en la legation de Campania para segurar los caminos y los bosques de Vulse­ na, Ruysellon, B acano , Belitre et silva del allo et en todo favoreçer la her­ mandad la qual a lo menos se hiziesse en estas dos legationes y tambien saria necessaria en la legation de Espoleto; que despues hecha en una par­ te et visto el fructo della se haria en todas las provincias de la Iglesia. La qual hermandad en cada pueblo toviesse dos deputados uno de los plebeos y otro de los gentiles hombres et cada anno en principio del anno se nombrassen por el pueblo seys y la Santidad de nuestro Senor esco­ gesse dellos los dichtos dos y en cada provinçia un provincia! escogido de la provinçia por la S .ad de n.ro Senor ad triennium; y a estos se diesse iu­ risdiçion para punir por saeta todos los delitos que fuessen cometidos fue-

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* Ringrazio il prof. Miguel Angel Ladero Quesada per la cortesia e disponibi­ lità mostratami nella trascrizione del testo in lingua castigliana. 1 ASV, Arch. Concist., Acta Mise. 64, ff. 3v-4v, si trova un tentativo di tradu­ zione, effettuato presmnibilmente attorno al 1644, data ultima dei documenti inse­ riti nella miscellanea.


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LA CHIESA ITARE DELLE TERRE DEL PER IL CONTROLLO MIL

IVANA AIT

. ra de poblado o en lugar menos de L .ta casas apellatwn y composition re.ress en muerte cometi?os en des poblado mota et los delitos que no mereç � . puni essen segud las leyes de la provmcra et con mas ngor y c d p estas dos provincias se deputassen del pueblo tan­ tos de e egun uesse el lugar, los quales fuessen obliga­ r os muesras en el anno por los dias de Sant dos de tener sus armas . . m ndailll ento de los de­ Miguel de mayo y setiem 0 ec or cada vez que fue­ putados o del Provinçial cont a . . re neçessario fasta el lugar r xr asr lo� del otro lugar fasta el otro os , et SI alguno se acogesse alugar repicando las campanas en o que fuesse de qualquer senor l f �s en a protestar quelo entregasse o t a q a oti ente �e dexasse catar el lugar et la fort l e a a r man a para Ila S .ad de nuestro Seiior se iunt s s �o l re a le combatir el lugar o casa fasta haver el mal hechor. · I açwn de esta gente que a de ser. en cada pueblo se podian E para sas t'f . fazer tres o quatro cosas . La pnmera exeptar la tal gente de alguna impoa qua ta pa te dela renta del publico en los sition La 2o de as commun�dades . La 3 o poner l lugar�s que nos i o y el del Jubrleo, en que no con­ una sisa en todos los lugares or . tribuyan los clerigos ni los r rnipetast en pan vmo y carne y pescado, de . alguna poca cosa en cada libra y e � rsa et quart� � arte dela renta se dies se a los deputados para pag�r 1 a rc a gente y ofiçwles o si la dicha ' . uego un carlin por dos sisa no pareciesse bien que s annos exceptando los clerigo i · . el deputado oviesse de Item por cada iustitia que fiziesse d� �uerte . su derechto [* **] duc�dos y de otras mstrtlas menores el 3 o . o en ma�os de la herp e o . l s man r o . Item que todos los bienes muebles Y. rayzes de los drchtos malfecho. res que commo dicho c t essen d�lrto el_l despoblado se aplicassen a la dicha hermandad p a y a pagar los drchos derechos gentes e oficiales . . Item que (todos) se elijan cada afio dos s�d'rcos por la S .ad de nueI os a l os de­ stro Seiior que tomen cuenta de l os d'meros avrdos y espend'd . . . . atio de la haputados y provinciales et los m d e asi en la admr. �rst � eputados et provmçral den fianças zienda commo en la iustitia lo u de estar a su sindicado en fin d l anno . . . . Qua lecta cum fuisset factum verbum hanc fratermtatem potlssrmum . . consistere si barones in ea co�current rccrrco fuit conclusum ut scribe. rentur ad Columnenses et Ursmos bre q 'b 8 d n , c alios q�i interes � j r ., luIlllel nsmm et Ursmorum poterit scribi postea ceteris Baronibus .

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73

Viterbien­ S .mum Do rninum nos trum de per o nti me ta fac t e ess m Cu videri illuc esse Sancte Praxedis dixisset sibi nus dorni s .mu R t lice sibus ponendis cum maio­ armigeris pro rebus illis com cum m atu leg um d ten roit it ad evitanda scan­ omnium S .tas tamen sua dix tate uri sec et e at nit dig ri i ut ordinavit R .mo e aliquo strepitu illas tractar sin eri vid i sib ius pot a dal t. modo rem ceperat perficere domino Alexandrino ut quo 1 7 , f. 1 9 1 r-v 2. ASV, Ar m. XX,XIX ma. Ro , 1 1498 febbraio 2

alità da applicarsi ad alcune loc all' imposta straordinaria Provvedimento relativo rimonio . della provincia del Pat

erariu sa. cardinalis , domini pape cam R . Sancti Georgii diaconus tempore pro et no vincie Patrimonii moder ostoli­ Ap Spectabili viro thesaurario pro ra me Ca . Cum ex deliberatione in er hoc sup existente salutem in Domino ape p tro to sanctissimo domino nos icii ad off ca facta et de speciali manda tus ria era to ac auctoritate nostri cam acto­ lef ma vive vocis oracolo nobis fac s alii et sis malis hominibus , cor sit um vis purgandum provinciam ipsam pro t, ean val s vivere ex se exercere ­ ssa mi ribus et ut provinciales quietu com ova itan Civ ius Amaru s de org Ge s inu dom d quo tum i­ et ordina peditum et bal utatus est cum certo numero rius in eadem provincia dep essario negocio nec tam ut facilius hinc rea pte pro ac rum est equ um starior commodum istius Provincie que exinde s ate nit mu com cum r iatu odi fa­ subven habeant et ad impensam huiusm ere suff s onu uod aliq , e itur sunt hab e et delibera­ speciale mandato , auctoritat de e, uir trib con rito me m cienda criptis certa tati ac modo et forma infras uni com t libe cui tis dic pre tione unitates sol­ singulis mensibus per illas com ita pos im t fui m aru uni pec a tax mus ut singulis sentes committimus et manda pre per is vob e ind pro da ven ut sequitur con­ proximi futuri incipiendo et rtii ma is end kal in bus nsi me criptis summas gulis communitatibus infras sin et us nib om ab um and tinu commissarii deinde pro stipendio dictorum et e ger exi odi usm hui as tax et inta ducatorum et usque ad summam octuag ac peditum et equitum videlic ex eadem cau­ domino Georgio commi ssario auri in auro de camera eidem pterea eisdem sdem Camere. Mandantes pro sa solvere debeatis nomine eiu quolibet men­ s spectat ut vobis dictas taxas comunitatibus et illis ad quo solvere distule­ quadrupli seu quoquomodo se solvere debeant sub pena tas earumque er hiis communitates predic rin t, dantes etiam vobis sup bus pro salario baroncelli er taxa imposta comunitati a) sul margine sinistro : sup


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PER IL CONTROLLO MILITARE DELLE TERRE DELLA CHIESA

IVANA AIT

personas publicas et privatas compellendi ad solvendum et exequendi contra easdcm plenam et omnimodam harum serie facultatem et potesta­ tem, ratumque habendum et haberi mandandum quicquid per vos super hiis actum, gestum, solutum et receptum ac executum fuerit, non obstan­ tibus statutis et consuetudinibus ac privilegiis et indultis , illis in genere vel in spetie concessis ceterisque contrariis quibuscumque . Datum Rome in Camera Apostolica sub impressione nostri sigilli die XXI februarii MCCCCLXXXXVID, pontificatus santissimi domini nostri domini Alexandri p ape VI anno sexto. Comunitates que debent solvere taxas sunt videlicetb Castri ducatos auri V Barbarani v Tene rev.mi domini cardinalis Farnesii VIII Terre domini prothonotarii de Farnesio vm Proceni III Aquapendente v Sancti Laurentii IV Grittarum IV Bulsene VI Montalti IV Cometi XII Tuscanelle VII Civitevetule v Tulfe III Vetralle VI Blede III Montisflasconis VIII Capranice VI Sutrii IV Roncilioni III Tres fabrice aluminis pro qualibet tres ducatos IX Parnesi v Philippus de Pontecurvo.

b) sul margine destro: visa Donrinicus de Caprinica apostolice camere clericus manu propria

75

p crali ' atrimorno, b . 26 reg . 87 ' f. 102r 3 . ASR , Camerale I, Tesorene provm 1 499 novembre 1 9 .

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. . Patrimonio nell'anno 1499 Entrata straor�mana . della T s eria rovinciale del sono riportate fra le eunon e entrat ste Qu per un totale d1 duc�tl 3 8 3 bo . trate dei cap1sold1 ·

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. e infrascripEntrata extrao:d'man� . La .Camera apostolica deve baver . te comunità per la taxa ad lor inte summe di den�n e�ac�l da nfrascri . issario deputato nela osta per lo salano dl nnsser eorgiO maro comm 1 499 .· m·emma contra li corsi per insino a dì 1 9 novemb_re i. . . dalla comum't'a di Bieda2 ducati a bol. 72 per ducat bologmm 4 1 ducati 1 3

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À.

Vetralla Proceno Castro Ronciglione Martha Corneto ., le pagati al detto messer Georgia in pm part't Montalto Tolfa Aquapendente Montefiascone Civitavecchia Grotte Graduli Capranica Sutro Thoscanella . San Lorenzo m L acu3

2 Attuale Blera. 3 San Lorenzo Nuovo.

50 18 29 22 11 45

11 26 37 30 12 15 12 20 10 6 10

54 12 36 18

18 18 36 36 36 60 30 18 30


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IVANA AIT

PER IL CONTROLLO

4. [Roma, 1494]

MILITARE DELLE TERRE DELLA CHIESA

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5.

Nota autògrafa d' Alexandre VI 4

[Roma , novembre (?) 1494]

.

Apunts d' Alexandre VI.

Pfimo , ab lo tresorer sob re los dos rru1ia ducats d' OI. . del cardenal Ur­ sm o . Item que lo tresorer vaj . a a Tfb l ull" e M ontrce llo , e porte ab si Segarra ab XX companyons bon s est r a roca de Tibuli , e un con ble ab Lta. infants per �sta esta­ re on Ice o, e que es recorde lo tresorer proveir dites roques de vit de ualles per rru_ g a y, e que lo Ponte Lucano sia ben guardat. ltem parlar·a' � dr"t tresorer ab rrusser Dorru, · . rc� de Crapa, mc corru. ssan,. e recomanarà- li a, la custòdia de Tfuuli,. e COm� Ja h have?l tramès cent altres infants pe r via del sen �. Vrgr . TI, per guardar f veir a la roca e terra de Ro ! uuli. Item ro­ nsello e o s mblant a Sutn e Vetralla p proveir a Cività Castellana l ' . Item tem p tx vernat�r d Spolet , e que proveeixca bé la roca, e d � � �l que e r i l n Narm. , zn tra � com encara en Spoleto, e inf nsltu suo , ormar-lo bé de tot. tem tra metre los breus al senyor Galeaços ltem trame tr·e lo macer per a acompa nyar 1os embar. xadors de França, e· escriure , al cardenal de Fren ,es . Ite . m parlar ab lo prior de Roma de fra Teseo etc ftem . d' una I?�rs na de casa ab ponte Mol · lo; Marti, p �laf X in{ants a re �· e proveu b e? l o cas tell de Sant Angel .

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4 I docc. 4 e 5 sono tratti . da De Vialenc , za a Roma cit. , docc. 6 190-19 1. 1 , p. 199 ; 57, pp. s Probabilment e Gian Galeazzo Sforza.

Ab lo senyor Virgili6:

Primo , pendre deliberaci6 d ' an havem de tenir tota la gent d ' armes , et notandum est, aixi per l 'estat e seguretat nostra com del senyor Virgili

e casa Ursina, és bo tenir la més gent d ' armes que es puixa en Roma, e to­ ta l ' altra en les terres nostres e del senyor Virgili, fins que vejam les co­ ses com iran. Item que los embaixadors de rei don Alfonso facen encontinent tres mr1ia infants , com han promès . Item que lo senyor Virgili estiga en Roma. Item que lo senyor Virgili proveeixca immediate sine mora vinguen dos o tres milia rujos de gra en lo burga e en Roma, e en açò se pro­ veeixca immediate . Item comunicar· ab lo cardenal Ursìno e ab lo dit senyor Virgili si es poria fer qualque inteHigència per Initjà del cardenal Ascànio ab Pròspe­ ro e Fabrfcio Colomna per conservaci6 de l ' estat nostre e del rei don Alfonso, prometent-los estat e conduta, aixi de part nostra com del rei Alfonso. Item proveir a Urbieto de dos-cents infants . Item parlar ab lo senyor Virgili de les provisions que es deuen fer en Monticello, Cometa e en Ventralla e Ronsillone e Sutri e en Cività Vecha; e aixi mateix en les terres del senyor Virgili e en Vicòvaro . Item que volant s ' escriva al rei don Alfonso que trameta molt gra a Vicòvaro e a Tfuuli per los respectes que saben etc . E en açò nit e dia lo rei use extrema soHicitud, perquè importa molt; i encara se consultarà si seria bo que dit senyor rei don Alfonso s ' acostàs a Vicòvaro per poder parlar e conferir ab sa majestat7.

6 Virgilio 7

Orsini. Si tratterebbe di un'allusione a Carlo VIII di Francia.


MARIA ANTONIETTA QUESADA La provincia

di Benevento tra Stato della Chiesa e

Regno di Napoli durante il pontificato di Alessandro VI

.

'

«La Città di Benevento [ . . ] fu lungamente posseduta da' Pontefici Ro­ mani ed ancorchè sovente fosse stata interrotta la loro possessione da Ro­ berto Guiscardo, da Ruggiero I re di Sicilia, da Guglielmo II , dall'Impera­ dar Federico II e da altri re, secondo che le congiunture della guerra o d'i­ nimistà portarono, nulladimanco sempre poi ne' trattati di pace fu alla Chie­ sa restituita, riputandosi questa Città come fuori del Regno; poiché quando di queste Provincie se ne formò un Regno si trovava già da questo divisa e separata e sotto l'ubbidienza de' Romani Pontefici; ond'è che in tutte le in­ vestiture fu sempre quella eccettuata»1 . L'essere per estensione una delle più piccole province dello Stato ponti­ ficio, l'essere molto distante da Roma e, soprattutto, il ritrovarsi completa­ mente inserita nel territorio del Principato Ultra costituiscono elementi deter­ minanti per la storia della provincia beneventana. Lo stretto collegamento con il Regno di Napoli rappresenta una costante minaccia alla continuità del le­ game del piccolo territorio con Roma e né consegue che la pressione eserci­ tata indirettamente da questo stato di fatto finisce con il gravare e influenza­ re l 'atteggiamento del papato verso la provincia. Ne è un chiaro indizio, ad e­ sempio, la concessione del 'vicariato e govemo' di Benevento e Terracina da parte di Eugenio N, il 23 settembre 1443 , a favore di Alfonso d'Aragona die­ tro corresponsione annuale, come omaggio feudale, di una coppia di sparvie­ ri2. L'episodio è conseguenza dell'occupazione di Benevento attuata dal so­ vrano nel 1440 nell'ambito della disputa tra la casa aragonese e quella an­ gioina per la successione nel regno dopo la morte di Giovanna II. L'occupa­ zione termina nel 1459 e non perché Penante, rispettando gli accordi firmati il 17 ottobre 14583, alla morte del padre restituisca la città al pontefice ma piuttosto perché Pio II, con bolla del settembre 1459, scioglie i beneventani dal giuramento a qualsivoglia sovrano o signore feudale4. Alla morte di

300.

l

PIETRO GIANNONE, !storia civile

,

del Regno di Napoli,

m, Venezia 1766, p .

2 STEFANO B ORGIA Memorie istoriche della pontificia città di Benevento, III, rist. Bologna 1968 (Roma 1764) , pp . 358-385. 3 Ibid., p . 391 . 4 G. lNTORCIA, Civitas Beneventana. Genesi ed evoluzione delle istituzioni cit­ tadine nei sec. XIII-XVI, Benevento 1981 , p . 54.


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LA PROVINCIA DI BENEVENTO

MARIA ANTONIETTA QUESADA

Alfonso, infatti, nel 1458 Fenante occupa a sua volta la città contro la volontà dell'allora pontefice Callisto ID, lo spagnolo Alfonso Borgia, che vuole inve­ stime il nipote Ludovico5 • n successivo sbarco nell'autunno del 1459 presso il Volturno di Giovanni d'Angiò riapre la disputa per il Regno ed ancora una volta in Benevento si riaccende l'antagonismo, sempre latente, tra le due fa­ zioni, quella 'di sopra' filoaragonese e quella 'di sotto' filoangioina6. Episodi c�e �tte�t�no il perdurare di una incidenza napoletana sulla storia della pro­ vmcra s1 npetono frequenti nel corso del secolo ed ogni volta ne deriva una interruzione nei rapporti tra Benevento e Roma che trova riscontro nella cor­ rispettiva assenza delle fonti relative alla gestione della provincia da pmte della Camera apostolica. E' quanto si registra anche nei primi tre anni del pontificato di Alessandro VI nel corso dei quali la provincia non risulta in ma­ no alla Camera apostolica7 ma piuttosto sottoposta ad una costante ed 'ocu­ lata sorveglianza'8 da parte del re di Napoli . La difficile situazione in cui si trova il tenitorio induce, già nel 1490, Innocenzo VIII ad inviare, come commissario apostolico, Antonio de Gio­ chis e a concedere, il 18 novembre, un aiuto straordinario di 159 ducati d'o­ ro di Camera a favore del governatore, forse Francesco Maria de Scelloni­ bus vescovo di Viterbo e Toscanella9, «pro nonnullis occurentis in dieta ci­ vitate» 10. Questi interventi straordinari, però, non sono sufficienti a tran­ quillizzare la città e non riescono ad evitare che in Benevento nel 1492 di­ laghi la rivolta capeggiata da Tirello Mansella . Questi, signore di Tonerog­ gia e di altri feudi vicini nonché uno . dei maggiori esponenti della nobiltà beneventana, entrato armato in città uccide Bmtolomeo Capobianco, altro rappresentante di spicco del patriziato cittadino e suo personale nemico . n timore che la situazione possa aggravarsi spinge Innocenzo VIII a rivolger­ si a Fenante11 il quale, il 20 aprile 1492, invia a Benevento Cola de Reno «per intendere meglio la cosa como sia passata et per offerire al Governa� tore de quella cita adiuto» 1 2, ed invita il suo segretario, Giovanni Pontano, 5 Ibid. , p. 54. 6 BoRGIA, Memorie

cit., p. 396, ricorda che nel 1460 anche l ' arcivescovo di Benevento, Giacomo Della Ratta, è favorevole al partito filoangioino. 7 Solo nel novembre 1495 la provincia toma ad essere amministrata dal tesoriere provinciale e lo rimane sino al 1500. 8 lNroRCIA, Civitas Beneventana cit., p. 56. 9 BoRGIA, Memorie cit., p. 424. 10 ASR, Camerale I, Mandati 854, c. 42v . 11 BoRGIA, Memorie cit., p. 425 .

12 Codice aragonese o sia lettere regie, ordinamenti ed altri atti governativi de ' sovrani aragonesi in Napoli riguardanti l'amministrazione interna del reame e le relazioni all'estero, a cura di F. 'TRINCHERA, II/l , Napoli 1 868, p. 82.

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che il re assume nel corso di ad infonnarne il pontefice . L'atteggiamento con�erma l'opinione ch.e questo intervento in Benevento in aiuto del papav1ta . nmase un� �ua conti­ «il posses so di Benevento finché Fenantessebbe �ante�ere e�1c1ente quel nua aspirazione e continuo fu il suo i�ter� � enel lutti dovra �ncor� ��u: partito a lui favorevole e che .tant� ag1t�:10m tanti una completa d1spombilita sare» t3 . Difatti, nonostante nbad1sca pm volte tudin e sua occorrera dever­ ad assecondare i desideri di Roma, «si ala Beati effe�to sua Santità c� la se fare per nui una cosa più che un altra ad quisto s1a et de sua Beatitu­ faccia intendere che nui per servitio dela sancta eccle are�? de fare o.Ilelll_ dine et anca per quiete et bene de dieta città non manc ta ne sera sigm­ Santl sua cosa ad nui possibile ad quisto effecto et che per che a citta se stea quell in ficata che in vero nui precipuamente desideramo di non habia �e si1 i� fa­ 1_1 in pace per riposo de soa Santita adcioche omne mge­ di ivo tentat te costan e essivo progr un luce in mette nte stidi» t4, Ferra pos­ si a erenz interf di renza nella guida della città . Evidenti manifestazioni la sostituzione del go­ de sono individuare nell'insistenza con cui il re richie deve avere «persona vernatore , arrivando anche a precisare le qualità che quella cita» 1 5, e nella mansueta morigerata et bona apta al quieto vivere dena di Lucrezio «figlio netta opposizione da lui espressa nel 1492 alla nomi dell'arcivescovo di Vienna» 16 a tesoriere pontificio . lettera che il re scri­ Particolarmente significativa, al riguardo, risulta la ion� �l soglio ve, sempre al Pontano, il 1 6 agosto pochi giorni dopo l'elez estra a lamat � on la �e1ta �lle co­ pontificio di Rodrigo Bm:gia . In essa, fatti, � � . wne e quel­ mtenz sua umca l che se di Benevento e la dec1sa affermazwne sia et eccle sanct de entia obedi et . e» 17av1ene . la di «manutenerla unitamente a la fidelità • v1ve qmeto e bene m_es� � procurare che omne homo actendesse al m entam benev 1 contro ta assun one sad in realtà in discussione dalla decisi ap­ n�i ? ince con . Poco gno el ri territo � . :� q ali viene �roibito di avvicinarsi ai presa d1 pos1z10ne: paiono le motivazioni che Penante usa per gmstif1care laper nostro>� , «non per fare vendecta o dannificareli in cosa alcuna ma honore 1l contro atore govern dal to assun mento e l'addebitarne la causa all'atteggia re «semp dice re il ro, peralt quali, dei sito Mansella ed il d'Aquino, a propo

39 13 A . ZAZO, Benevento e le sue lotte civili nei secoli XV e XVI, «Sanmium»,

(1966), p. 171 . 14

Codice aragonese cit., p . 82. Ibid. , p. 1 65 . Cat�ne. 1 6 Ibid. , pp. 215, 2 1 8 . S i tratta �i Lucrezio Catone. f�glio �i �ngelo pmtma a V1enn e non ta locah Cfr. ZAZO , Benevento e le sue lotte c1t., p. 170. La 15

tosto Vienne nel Delfinato. 17 Codice aragonese cit., p. 149.


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LA PROVINCIA DI BENEVENTO

MARIA ANTONIETTA QUESADA

affectionati et servitori a la felice memoria del serenissimo signore Re no­ stro padre ed ad nui» . Viene da pensare, dato l'evidente legame della coro­ na con i congiurati1 che il re non sia del tutto estraneo alla vicenda e che, an­ cora un� volta, sullo stat� di �gitazione della città agisca in maniera signifi­ _ l «assoluta s catlv � �bordma�rone alla Corona» della nobiltà locale la quale n�n nesce ad «esercrtare mm un molo sociale e politico autonom o, anzi con­ tnbuendo ad ostacolare la evoluzione di ogni forma di gestione autono­ ma»18 - Le mire di Ferrante sulla città appaiono più manifeste quando, nella stessa lettera, avanza la proposta che il papa «voglia liberamente riposare in nm_ de l� co�e de quella cita per dui o tre misi o per quillo tempo piacerà ad su� beatrtudme p�rche pro_me�timo socto fede de bon re che se viverà piu . qm�tamente et umtamente m dieta erta che in qualsivoglia terra de sancta ec­ clesra et lo governatore che venerà serà piu obeduto che mai fosse officiale in quella cita che sapite nui non voleriamo ne volimo che essa cita sia a la obedientia et fidelita de altro che de sancta ecclesia ne desideriamo havere fortezza ne superiorità in essa ma salurn che quilli gentiluomini steano a le ca�e loro a la fidelita de Nostro Signore et obedientia de soi officiali» I9. È evrdente che per il sovrano nàpoletano il ritrovare , all'interno del suo esclu­ sivo dominio, un territorio , anche se piccolo come quello beneventano, sot­ top�sto alla sovraill_tà pontificia rappresenta un danno al suo prestigio e lo fa sentrre «un sorvegliato entro la sua stessa casa»20. Nelle lettere successive, però, non si fa più cenno ad un tale progetto ma . . sr ncordano , almeno sino ai primi giorni di luglio 1493 , i disordini e tumul­ ti che persistono a Benevento e dei quali il re dice di venire con «diffama. . tione»21 considera to responsabile. Alessandro VI, d'altra parte, non avrebbe potuto accettare la proposta di concedere il diretto dominio di Benevento al re dal mom�nto �h� , nel settembre 1492, i rapporti con Napoli sono nuova­ ment� pe?groratl d�ventando particolarmente difficili e tesi a seguito della v�n�rt� �I Ce�e�en �d �guillara da parte di Franceschetto Cybo a favore dr Vrrgmw Orsmr e di cm vengono ritenuti responsabili Ferrante e Piero de' . MedICI" 22 . Ancara una volta un avvenimento che riguarda prevalentemente il . Regno SI npercuot e sulla provincia beneventana mantenendo il clima inter­ no alla città difficile al punto che Alessandro VI, il 1 5 giugno 1493 , autoriz­ za un prestito di 500 fiorini d'oro di Camera a favore di Francesco de' Mas.

1 8 lNTORCIA, Civitas Beneventana cit., p. 5 8 . 19 Codice aragonese cit., p . 149. 20 lNroRciA, Civitas Beneventana cit., p. 56. . 21 cod"zce aragonese crt., parte II, p. 120. 22 L. VON PASTOR, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo III ' p. 271 .

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perché «in simi , governatore e castellano apostolico della città di Benevento, 23. neatur» dieta offitio conservetur et per S .D .N. manute Ferrante , comunque, non abbandona il suo progetto su Benevento co­ , prin­ me dimostra la lettera del 1 3 luglio 1493 che scrive al figlio Federico difficol e � �à al papa. ienza � bbe dar �? cipe di Altamura, inviato a Roma per _ suo prano che, m Il parte m re modifica del momento, però, spingono il re a questa occasione, vi�ne co�ess? con l'al�ra propost_a d� cui spera �i �ote� _ dr trarre dei vantaggi: il matnmomo della mpote Sancra d Aragona, frgha ro Alessand di ito terzogen Borgia, Goffredo Alfonso duca di Calabria , con VI. Difatti, suggerisce al figlio di usare dolce manere perché «quando non passate adaptare per noi lo facto . d� Benevento �t de Terracina �t de P?n�e­ , corvo viderete adaptarlo per lo frgholo» ed aggmnge «sua Santrta deli drc­ ti lochi sente poco utilita et como voi sapete ad noi et alle cose nostre da_ria grande accongio»24; la costituzione di un vi� ariato . di � enevento , Terracma e Pontecorvo da assegnare a Goffredo Borgra «Satrsfana ad tucto quello s� recerca e desidera»25 . Il progetto non ha seguito poichè Fenante muore il 27 gennaio 1494 ed il matrimonio tra Goffredo e Sancia, che p�rta in do�e il principato di Squillace e la contea di Cariati, viene celebrato il successivo 7 maggio. II nuovo sovrano Alfonso II, incoronato 1'8 maggio , non dimostra lo stesso interesse di Ferrante verso B enevento , dal momento che il 9 maggio preferisce investire il genero Goffredo del titolo di l�goteta e protonotari_o del Regno di Sicilia. Cambia l'oggetto della concessiOne ma no� la moti� vazione dietro la quale è ancora individuabile la ricerca a sanare 1 rapporti con la Santa Sede; «nosque maxime moventibus et inducentibus singulari­ bus amplissirnis ac memoratu dignissimis beneficiis erga nos et statum no­ stmm pie collatis ab eodem sanctissimo et beatissimo domino nostro papa Alessandro sexto patmo vestro cui ob suam in nos pietatem amorem ac summam benignitatem multum debere cognoscimus nec umquam pro �e­ collatis satisfacere nec gratrtuneficiis a sua beatitudine cumulatione nobis . . dinem nostram eque ostendere sue sanctrtatr possemus»26 . La nuova minaccia alla stabilità del Regno aragonese, rappresentata dal riaccendersi da parte della Francia delle mire sul Mezzogiorno d'ltali� , riporta Benevento all' attenzione dei contendenti. Il successo della spedi­ zione di Carlo VIII che il 26 dicembre 1494 giunge a Roma e, dopo aver

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Trento 1 896

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23 ASR, Camerale I, Mandati 855, c. 45 . 24 Codice aragonese cit., pp . 141-143 . 25 Ibid., pp. 175-180 . 26 J. MAzzoLENI, Regesto della cancelleria aragonese di Napoli, Napoli 195 1 , p . 285.


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prestato obbedienza al papa il 1 9 gennaio 1495 , ottiene da Alessandro VI la bolla di libero passaggio nel tenitorio dello Stato ecclesiastico27, spinge Alfonso II ad abdicare il 21 gennaio a favore del figlio Ferdinando . n 22 febbraio Napoli è in mano al re di Francia ed uno dei primi atti di Carlo VIII è il diploma, rilasciato il 4 marzo, con cui concede capitoli e grazie alla città di Benevento28 nel quale afferma che vuole «manutenere sub fidelitate sancte ecclesie eo modo quo fuerunt» . Alla città, peraltro, si era già rivolto, il 4 febbraio, Ferdinando II chiedendo agli otto consoli di mandare due lo­ ro rappresentanti a Napoli per parlare con la regina madre e con il principe di Altamura per «intendere quanto ne occone»29. Benevento è , quindi, an­ cora una volta al centro degli interessi del vicino Regno . In questa occasio­ ne, però, il coinvolgimento della città nelle questioni napoletane non sem­ bra aver inciso sulla stabilità interna della città che riesce a mantenersi pa­ cifica per tutto il periodo di permanenza di Carlo VIII in Napoli . La situa­ zione cambia e si fa difficile quando, partito il re, il Regno viene lasciato nelle mani del vicerè Montpensier che assume un atteggiamento diverso30 . Questi brevi cenni poco chiariscono sulla realtà beneventana come pro­ vincia pontificia ma servono per comprendere il ruolo del tutto patticolare che assume la città e che rappresenta una sua peculiarità almeno per tutto il Quattrocento e, al tempo stesso, il punto di forza per la sua stessa sopravvi­ venza; quello di 'pedina' nello scacchiere dei rapporti politici e diplomatici tra i due Stati. Alla costante opera di vigilanza esercitata dai sovrani napole­ tani fa riscontro una continua azione di tutela del tetritorio da parte dei pon­ tefici. Negli atti d'investitura del Regno che i pontefici concedono ai sovra­ ni aragonesi, difatti, sono sempre presenti puntuali disposizioni per la salva­ guardia dell'autonomia di Benevento. Le si titrovano, formulate sempre con la stessa modalità, anche nell'atto del 7 giugno 149731 con cui Alessandro VI investe del Regno Federico d'Aragona. n papa, difatti, non solo specifica ex­ cepta civitate beneventana ma precisa anche che la città con il tenitorio, di­ stretto e sue pertinenze «per nos seu romanum pontificem distinctis vel di­ stinguendis cum eorum incolis prout illa sibi dudum prefata romana Eccle­ sia specialiter retinuit et reservavit harum serie nobis et prefate Ecclesie re­ servamus»32 ed aggiunge ancora che «in eius proprietate libere remanebit nullo jure in eis tibi vel cuicumque alii de regno prefato retento seu quomo-

27 PASTOR, Storia dei Papi cit., pp. 299-306. 28 P. LONARDO, Privilegio di Carlo VIII alla città di Benevento, «Rivista Storica del Sannio», 4 (1918), pp. 75-82. 29 Ibid., p. 30 Ibid., p . 78. 3 1 ASR, Commissariato generale della Camera apostolica, 941 , cc. 69-86. 32 Ibid., c. 73v.

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dolibet reservato»33. Inoltre, il pontefice prescrive che a favore d�lla città re­ paranda, reficienda etfortificanda da parte della Chi_ �sa rom�m 1� 1:e conce­

da per sette anni il legnm_ne ed il �ateriale nec�ss�n? per g�t edtft�l_ senza pregiudizio alcuno e la sicurezza at benevent�m dt �bera crrcolaztone per tutto il Regno di Sicilia; esige la conferma degh statuti e la revoca delle nor­ me contra libertatem ecclesiasticam et civitatis eiusdem; vieta che nel futu­ ro vengano emanate leggi che possano creare pregiudizio e chiede «pro a­ postolicae sedis et b�a�i Ba�tholomeiy atr�ni dicte civitati� reverentia �iden­ . _ _ . Infme, st nbadtsce tias ab ornnibus rennttt factatts» che 1 beneventam pos­ sono liberamente godere ed arnntinistrare le vigne e tetre di loro proprietà senza sottostare ad alcuna esazione o muneris donatione34 . Per poter conoscere quale sia la realtà di Benevento come provincia dello Stato pontificio in questo particolare periodo storico bisogna aspetta­ re la fine del 1495 quando riprende la gestione della tesoreria provinciale da patte del funzionario camerale c� e si protrae sino �l gen� aio 1 5�0 �ome _ dt tesonere, net cmque attestato dalla relativa documentazwne. La canea anni del pontificato di Alessandro VI per i quali esiste la relativa cont�bi­ lità, è ticopetta da Gabriele da Aversa per il periodo 1495- 1499, � da N�co­ lao de Medici per il 1 500. n breve del 1 5 novembre 1495 con cm Gabnele da Aversa viene incaricato della tesoreria di Benevento precisa che l'inca­ rico, «cum salario emolumentis honoribus et oneribus consuetis» , ha la du­ rata di un solo anno, che non può essere esercitato da un sostituto, non può essere percepito altro compenso ed ancora che entro quindici giorni dalla presa di possesso deve esserne informato il collegio dei segretari apostoli­ ci. Il tesoriere prima di cominciare l'esercizio del suo incarico deve presta­ re il solito giuramento nelle mani del cardinale diacono di San Giorg�o ca� merlengo35. Le stesse regole sono riportate anche nel breve dt_ nonnna dt Nicolao de Medici del 30 luglio 149936 . L'esame della documentazione mette in luce una stretta connessione tra gli interessi comunitativi e quelli camerali ed una conferma in tal senso la si ritrova già negli statuti quattrocenteschi37. In essi è attestata per l' am­ ministrazione civile la doppia presenza di un rettore, missus per Sedem A­ postolicam, e di un consiglio di dodici cittadini, «tres videlicet nobiles tres

33 Ibid., c. 79. 34 Ibid., cc. 79-80 35 ASR, Camerale I,

. Tesorerie provinciali, Benevento, b. 2, reg. 8 nel verso della carta di guardia. L'intero documento è pubblicato in Appendice. 36 ASR, Camerale III, Atti per luogo, b. 353 , fase. 2. 37 Ci si attiene alla trascrizione offerta dalla Intorcia nel suo libro Civitas beneventana cit., pp. 91-169.


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mercatores tres artifices seu ministeriales et tres massarij»38, la cui elezio­ ne, si dice, avviene «ad honorem et fidelitatem S ancte romane ecclesie et Sedis apostolice et pro conservatione boni status civitatis»; al loro interno poi vengono scelti gli otto consoli. Mentre, quando descrive il ruolo che viene assegnato al tesoriere39 , il capitolo degli statuti in maniera evidente crea un legame diretto tra il funzionario locale e quello inviato da Roma: «item quod per saniorem partem universitatis anno quolibet de mense au­ gusti donec sanctitas apostolica disponet satisfieri officialium per universi­ tatem et per ipsam percipi redditus iura et proventus curie ordinet unum de civibus thesaurarium hominem fidedignum sollicitum et discretum ad cuius officium spectet procurare iura proventus per officiales fiendos et gabellas curie et universitatis easque vendere et locare viris idoneis plus offerentibus curo consilio assensu duodecim de consilio et decreto rectoris et in defectu rectoris ipsas commictere ad credenciam procurandas personis idoneis et assuetis gabellas emere et conducere ipsosque redditus et iura recolligere studeat infra tempus sui officij et si quod recolligere obmiserit in suo in­ troitu agregabitur pro recepto nisi servire constituisse et sui negligentia non extitisset cuius thesaurarij officium expiret infine cuiuslibet mensis augusti et si non sit amotus et suum officium duraverit careat gagis nisi de novo es­ set confirmatus»40. Il ritrovare segnalate, nella contabilità della provincia inviata a Roma per l ' approvazione e quindi come spettanze dell'ufficiale camerale, tra le voci di entrata anche la gabella del vino e quella della carne, tipiche più di un' amministrazione locale, è una prima conferma che a Benevento non vi sono due ambiti distinti di giurisdizione fiscale. Alla gabella del vino, per altro, gli statuti dedicano un capitolo specifico molto articolato41 nel quale si trovano riferimenti precisi anche alla gestione della gabella stabilendo i vari casi in cui deve essere pagata e da chi la terzaria42 , e i periodi dell'an­ no in cui c'è libertà di vendita e quelli in cui vige il divieto assoluto . Solo gli otto consoli possono intervenire modificando i capitoli «per honorare et bene dela dieta cita et soa comunita et utilia dela gabella predicta et hono-

38 Ibid., p. 106. 39 Gli statuti prevedono che nel caso non sia nominato un tesorier

e le sue funzioni vengono assunte dal sindaco; cfr. ibid., p. 108 . 40 lbid., pp. 107-108. 41 lbid., pp. 162-164. 42 Terzaria indica la terza parte dei frutti di cui si deve rendere conto gnore, �fr. C. DU CANGE , Glossarium mediae et infimae latinitatis, VIII , Graz al si­ p. 82. E il termine con cui sul registro della Tesoreria si indica la gabella. 1954,

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re e stato sempre de la saneta ecclesia e de nostro signore»43 . Nel 1496 la gabella del vino è concessa a Belardino Mascambruni per un anno a cento­ dieci ducati ed il tesoriere afferma che tale somma è inferiore a quella con­ sueta per un eccesso nella produzione di vino in quell' anno, «per quando la cita fa vino assay la cabella delo vino se venne poco»44. Una riduzione nel prezzo di assegnazione si registra, sempre n�l 1496; �nche �er la gabella della carne che viene venduta a meno perche manca Il bestrame per fare carne per la cabella45 a causa della guena. La provincia di Benevento , la cui estensione tenitoriale è lirnit�ta al�a sola città ed all'immediato circondario, ha in realtà una scarsa gestione fi­ scale la quale, in massima parte, si esaurisce al suo interno . Infatti è co­ stante, negli anni in esame, il caso in cui l 'ammontare delle uscite supera quello delle entrate; ne consegue che la provincia non partecipa al finan­ ziamento della capitale. Lo scarso gettito fiscale è imputabile, in particola­ re alla scarsa incidenza che, sul complesso delle voci di entrata, ha la ri­ sc�ssione dei censi. A Benevento, provincia priva di comunità dipendenti, tale voce si riduce alla sola esazione del canone di affitto per case o botte­ ghe in città o per piccoli appezzamenti di terreno di proprietà cameralé6. Nel 1496, ad esempio, dai censi il tesoriere introita solo 88 ducati a cui do­ vrebbero aggiungersi altri 26 non ancora riscossi. Nel concreto, nel primo periodo di conduzione della tesoreria da parte di Gabriele da Aversa dal novembre 1495 al gennaio 1497 , che è anche l'u­ nico documentato da un registro contabile, la gestione si conferma passiva con un disavanzo tra entrate ed uscite di 858 ducati; ai 1506 ducati delle pri­ me corrispondono i 2364 ducati delle uscite. La contabilità viene presenta­ ta in Camera il 17 maggio 1497 e viene approvata, come testimonia il visa dei chierici apposto alla fine della stessa, il successivo 2 giugno . Le voci di entrata, rappresentate dalle gabelle della regalia o del passo, del vino, della carne, la dogana, i macelli, il mulino della corte, i danni dati, i censi, i malefici e la cassetta, voce usata per indicare l'attività del mastro­ datti47, non producono un gettito sufficiente a coprire le numerose uscite per 43 INTORCIA, Civitas beneventana cit., p. 164. 44 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Benevento, b. 2, reg. 8, c. 14. 45 Ibid., c. 1 1 . 46 Lo si ricava dal Libro dei beni esistenti in Benevento redatto nel 1484 dall'al-

lora tesoriere Battista di Mantova nel quale sono ripmiati analiticamente i possedimenti della Camera apostolica. n volume è conservato in ASR, Camerale III, Atti per luogo, b. 353 , fase. l ed è stato pubblicato in A. ZAzo, Le "Regalie " della Camera apostoli­ ca in Benevento nella seconda metà del sec. XV, «Samnium», 1-2 (1970), pp. 1-21 . 47 n mastrodatti è il funzionario che, nel Regno di Napoli, è addetto alla rice­ zione, registrazione e custodia degli atti al quale, in seguito, vengono affidate anche funzioni giudiziarie in sostituzione del giudice.

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le provvigioni e per tutte le altre spese natura dive rsa e straordinaria stret­ tamente collegate al particolare petiododi. Ciò appa re evid ente se si raffronta­ no la previsione48, che Gabriele da Aversa rip01ta ad inizi o di registro , con le somme realmente da lui riscosse49, indicate alla fine del regi stro nel sunto fi­ nale alla sua contabilità, e con le cifre 1ip01tate nel risco ntro finale operato d�lla Camera apostolica50 dopo l'approvazione ed anch 'esso . pres ente nel re­ gtstro: Ne nsulta eh� dalla gabella della regalia si prev ede un guad agno di 480 . ducati ma �e ne realizzano 4 1 8; dalla gabella della carn e se ne prev edon o 360 ma se ne nscuotono 318 ; dalla dogana si presume un intro ito di 300 duca �a . se ne ricavano solo 171 ; dai macelli si prevede di ticavare 78 ducati ti ma s.l nscu oton? solo 47 ducati; ai 100 ducati che si prevede di ricavare dal mu­ lino ne_ cornspondono 98; dai censi si prev ede un guadagno di 1 1 6 ducati ma s� ne ncavano 109; dai danni dati si presume nscuotono 75 . Tutte queste somme nelle quandititàricavare 72 ducati ma se ne . soriere vengono confermate in Camera, l'unica eccerealmente riscosse dal te­ la ga?ella del vino che anziché diminuire aumenta zione è rappresentata dal­ tesonere prevede un inti·oito di 1 89 ducati in real rispetto alla previsione. Il Camera risultano 204. Il raffronto non si può fare tà ne tiscuote 202 ma alla Perch� manca la �·elativa v ce di previsione; il loroper i malefici e la cassetta . � introito per il tes01iere è �spettivamente dt 54 ducati per i plimi e di 9 ducati per la seconda5 1 ma nel nsconti·o della ca��ra, che l conteggia insieme, tisultano maggiorate di un � ducato, 64 anzt. che 1 63 che nsul tano al riere. La differenza escludendo queste ultime due voci non presenti nellateso prev e, è di 257 d�cati . Lo stesso confronto operato sulla voce ision di usci . provvtgio� agli ufficial� evidenzia una variazione ta rappresentata dalle non solo tra la previsio­ . del teso ne e la venftca nere ma, per alcune, anche tra quanto effe ttivamen­ te pagato dal tesoriere con quanto riscontrato in Cam era La prev . isione di spesa assegna al governatore 600 ducati, al castellan o 480 duca ti, al vicario 72 ducati, al t so ie ·e 4 � ducati, al man � isca � � lco 36 duca ti, al proc urat ore fi­ scal� � duca�1, m gmrati 7 ducati ed al custode delle p01t e 1 2 duca ti. fu realta il tesonere segnala che al governatore Alb erto Mag alot ti di Orv ieto 52 vengono pagati 505 ducati insieme con il vice lega to; al cast ellan o Carl o Rocca 560 ducati cui si aggiungono altri 175 duca ti per il doppio incarico

:: ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Benevento, b. 2, reg. 8, c. 2.

Ibid ., c. 77. 50 Ibid., c. 78v.

5_1 �e voci relative alla riscossione della 'cassetta' sono inserite tra quelle dei malefici alle carte 27 e 31 del registro. 52 BoRGIA, Memorie cit., p. 428.

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di castellano e governatore53; per la carica di vicario c�e viene �icoperta n�l tempo da personaggi diversi vengono �agati 82 ducat1; Il. tesoner� percepi­ sce 64 ducati; ai giurati veng?no p�gati 6 ducatt;. al procuratore ��!cale du­ cati 5; al maniscalco 24 ducab; per il custode delle porte 1 6 ducat� . fu que� sto caso le somme in uscita nella verifica fatta dalla Camera nsultano dt molto diverse da quelle indicate dal tesoriere; a favore del governat?re so­ no imputati 525 ducati, al castellano sono ascritti 898 ducati, al �amscalc? 52 ducati ai vicari 90 ducati mentre al tesoriere sono confermati 64 ducati . È probabile che nella verifica finale la voce relativa ai vari ufficiali com. prenda spese imputate agli ufficiali ma d�vers� dal sala�10. . questo La scarsa produttività della tesorena puo essere tmputata, m specifico contesto, anche a due dive�si p �riodi di i�terruzion_e che acc�d� ­ no e che vengono puntualmente registrati dal tesonere . Il pnmo, che SI n­ trova confermato per ogni voce d'entrata, riguarda il periodo 7 ma�zo-23 aprile 1496 durante il qual� «jntro la �aysta de lo S . �e F�na�.te5�. m Be­ nevento con tucto lo eserctto per dubtto de li. franzost». Ct si. nfensce al­ l'occupazione che sembra sia stata sollecitata da Alessandro VI al re na­ poletano per osteggiare la minaccia di occupazione di Benevento da p�rte del vicerè Montpensier. Il 15 marzo 1496 , per altro, Alessandro V� s cn:� al comune di Benevento per «congratularsi della prontezza ed ?fftci_ os�ta con cui aveva accolto il Re Ferdinando e per esortm·lo a prestargh ogm_ am­ to e servizio come se fosse la sua stessa persona»56. In realtà, stando alla diretta testimonianza del tesoriere l'intervento napoletano non è stato del tutto pacifico dal momento che «sachizaro tucto lo grano che era guada­ gnato alo di molino per lo mese de frebaro � mar�o lo qu�le gra�o era con­ servato in una chiesia chiamata Santa Mana deh Martun ruopiro �e po�t� de dieta chiesa e ssachizaro ollllel cosa che fo ala summa de sunn dudiCl de grano»57. Il 23 aprile, alla partenza del re, in Benevento r�ane «don Federrico» e riprende la riscossione della gabella della regalia per parte della cammara58 .

Il secondo periodo di intenuzione si verifica ad ot�obre dell� stes �� an­ no ed a causarlo, questa volta, è la peste che sembra sta stata un eredtta la53 Dal mese di novembre 1496 le due emiche risultano gestite entrambe da Carlo Rocca; ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Benevento, b. 2, reg. 8, cc. 52-53 . 54 Ibid., c. 77v. 55 Si tratta senza ombra di dubbio di Ferdinando II che viene chiamato anche Fenandino 0 Penante il quale regna dal 28 gennaio 1495 al 7 ottobre 1496, data del­ la sua morte. 56 BORGIA, Memorie cit., p. 429. 57 ASR, Camerale I, Tesoretie provinciali, Benevento, b. 2, reg. 8 , c. 19. 58 Ibid., c. 4. .

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s�iata nel Reg�10 dai francesi59 e che si protrae per diversi mesi per cui «per­ d�o�e la pr,actica e tucti li cabellati protestaro errenonzaro le cabelle»6o . n diVIeto all eserc�_ z�_ o della gabella della regalia viene esteso a tutto il cir­ _ «e uctl h varuni convecini vetaro loro vassalli appena la vyta»61 . con?ano � A_ d1cemb�e � �_ to�ar:e de�a gabella della carne rinuncia all'incarico perché d1ce «tuctl h �1tat1m fug1ero e in dela cita rimase poca gente»62 . Un'altra br�ve sosp�nswn� , �a questa volta limitata alla sola dogana, si ha nei pri­ _ _ nn qumdic1 g1?rm d1 �g?sto del 1496 e si conclude dopo che il castello di San Marco de1 Cavoti s1 arrende a Ferrante per cui dal 15 agosto «foro a­ perte l� porte di_ Be?evento zoe porta de calore»63 e riprende l'attività. _ lare mteresse appaiono alcuni pagamenti fatti a messer Si­ D1 part1c � nolf_o secretarw64 da parte di alcuni ufficiali per la tassa dei segretari apo­ _ stoli�!._ La tassa v1ene pagata al collegio dei segretari per il rilascio del bre­ _ 5 ve d� no�ma6 per gli uffici del govematore, del manescalco, del vicario a c�1_ SI ag?m�ge quello del mastro d'atti. La meticolosità del tesoriere nel re­ gistrare 1 d1versi pagamenti permette di cogliere che la moneta usata per questi_ pa���enti n_on è il ducato napoletano, usato nmmalmente per l'inte­ r� contab1hta, ma 1l ducato d'oro di Camera che ha un valore diverso. Lo d�mostra l� stess� tesmiere che nel contabilizzare queste uscite rapporta la _. valore del ducato napoletano per cui i 50 ducati d'oro �ifra al c_omspett1vo m oro d1 Camera che vengono pagati per l'ufficio di govematore COITi­ spandono a 60 ducati66 napoletani, gli 8 per la carica di manescalco corri­ spo?dono a 1067, i 13 per l 'ufficio di vicario corrispondono a 1468 ed ' infine, 1 15 per i masti·i d'atti equivalgono a 1869. �ignificati�a è l'uscita a favore della 'Università' di Benevento di 127 ducati e ?ue tar1 e mezzo sulle entrate delle gabelle che il tesoriere addebi­ ta «per h cento ducati deputati omne allllo per la Santità de Nostro Signa-

. 59 F: GREGOROVlUS, Storia di Roma nel medioevo, V, rist. Roma 1988 ' (VeneZia e Tonno 1866-1876), p. 210. 60 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali ' Benevento ' b . 2 ' reg. 8 c . 14 . 61 Ibid., c. 5 . 62 Annotazioni simili si ritrovano per ogni voce di entrata. �SR, Ca:nerale �' Tes?r�ri� provinciali, Benevento, b . 2, reg. 8 , c. 6 . E probabil� ��e s1 �ratti di Smulfo di Castel Ottieri, protonotario, a l quale Si­ sto l': �el 1�7 1 �a l mcanco d1_ trovare nuovi uffici. vacabili, ricordato in G. MoRo­ N!, D��wnarw d1 erudizione storico ecclesiastica, LXXXVII, Venezia 1858, p. 87. ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali Benevento b 2 reg 8 c 59 ' 66 Ibid., c. 47v. 67 Ibid., c. 48v. 68 Ibid. , c. 54v . 69 Ibid., c. 58v. '

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e polise dici mesi e viene �ttestato «per bo�ore re». n pagamento riguarda quin pro­ lten un'u sta essa Universita»70. E que de loro mano e con sigillo de esis l­ que e ia tific pon e tra l'amministrazion va dello stretto rapporto che delltea dog 100 i i evat prel o gon ana, invece, ven la comunitativa. Dagli introiti pagati al cardinale di Benevento71 «per com­ o ducati che ogni anno vengon missione della cammara apostomissione de nostro signore e anco per com lica»72 . ducati inscritta a favore del Altrettanto interessante è l'uscita di 200 nito gia terzoge di Alessandro VI, che ot­ principe di Squillace, Goffredo Boronio con Sancia d'Aragona . Il pagamen­ tiene il titolo in seguito al matrimdi farina beneventana che viene concessa to, in realtà, riguarda cento some e generale della �amera �p? stoh_ ca. Altre al principe per volere del tesorier no a 32 ducati e 5 carh m, vengono de­ 65 tomola di grano, che corrispondo Camera e vengono assegnate al legato tratte dall 'introito del mulino della cap . . . m,. di Napoli e quindi trasportate nella reseitale provv1gw e dall che oltre e, ntat rapp te usci e dell Dallo spoglio di restaur� ag�i . edifici p_ub�l�ci e dai pagamenti per i corrieri , dai l�vori o una sene d1 mforma�IO� mte� da acquisti di materiale vario, si ncavan icolare momento stanco m cm ress anti anche per la conoscenza del part il perdurare di un costante legame vive Benevento dalle quali si evince invi ato in città dal legato di Napoli con Napoli. Il 12 giugno 149 5 viene e affid ata la carica di govematore Rinaldo de Sancta Cilia al quale vien ti Per la celebrazione di alcuni . per un mese in sostituzione del Magalot sempre dal legato, co�e .com­ ato, invi e vien nti' orta imp e 'cos processi di io . Strettamente collegati ar pro­ mis sario Moyses de Malisiis di Montorurar della minaccia francese so­ blemi di sicurezza della città per il perd è ea favore di Filippo Ciciliano no altri due pagamenti straordinari . Uno ti, viene inviato sempre dal le­ che, su richiesta del govematore Magalot quindici compagni ' a favore dell a gato di Napoli come connestabile conenti per sette mes i percependo 135 corte' . Da giugno 149 6 risultano pres e, ven gono assunti a seguito di un ducati sette fanti che, afferma il tesorier breve di papa Alessandro VI . a Roma, infra quinnici dì , e Il 26 febbraio 1496 il tesoriere è chiamatop�r il viagg�o 30 t�rì73 . . Nel­ era spende per fomire informazioni alla Cam to il legato d1 Napoh e s1 ren­ l'ottobre del 149 6 risulta presente a Benaleven della Rocca . Tale presendono necessari alcuni lavori di pulizia palazzo

70 Ibid. , c. 57 . 7 1 Ibid., c. 54. 72 Ibid., c. 52. 73 Ibid., c. 63 .


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za è da collegarsi alla morte di Ferdinando II , avvenuta il 7 ottobre dal mo­ mento che il giorno dopo vengono pagate 18 tavole di legno per far� la 'bar­ desca'7� alla Rocca quano morse Re Ferrante. Di grande interesse sono, i­ noltre, 1 pagamenti per i conieri per i quali viene sempre indicata la natura del servizio che rende possibile stabilire come nei mesi di settembre e otto­ �r� 1495 in Benevento hanno luogo episodi di ribellione nel corso dei qua­ li il g�vern�tore Magalotti viene sequestrato e minacciato di morte . Degli _ avvemment1 vengono informati non solo il papa, ma anche il re di Napoli ed il legato pontificio. del tesoriere conferma come la provincia beneventana . foUn'annotazione Sia temente condizionata dal vicino Regno. La decisione, presa a fine � gennaiO 1497 dal nuovo re di Napoli Federico75 , di svalutare le 'cinquine' passando da un valore di quattro per un carlino a dieci si ripercuote sulle entrate della Camera apostolica che subiscono una perdita: «de la quale mo­ neta me ne trovai in mio potere de le entrate de la camera ducati sectanta cinco le quale monete avea rescosse dele cabelle e dele composiciuni, per­ de la camera alo diete monete ducati quarantacinque e anco per le monete frazose le quale so state vetate»76. La svalutazione scaturisce dal fallimen­ to dell'iniziativa sollecitata dalla città di Napoli al re di introdurre nella zec­ ca due ufficiali che controllassero l'uso della giusta lega nelle monete d'ar­ gento. Il perdurare del disordine affama la città e porta il costo della farina a trenta carlini il tornolo «laonde nel dì 28 di gennaio del 1497 fu il re a­ stretto � prescrivere che le cinquine si spendessero sol per un grano quanto probabilmente era il loro intrinseco valore»77. Il 12 febbraio 1497 il castellano solleva dal suo incarico il tesoriere Ga­ briele da Aversa78 : �'intei�·uzione dura sino al luglio successivo e potrebbe collegarsi_ . alla declSlone d1 Alessandro VI del 7 giugno di erigere Beneven­ t� , Tenacma e Pontecorvo a ducato e di investirne il figlio Giovanni Bor­ gta, duca di Gandia. L'improvvisa e cmenta morte del duca avvenuta il 14 g�u�no, annu�la la decisione e restituisce a Carlo Rocca iÌ governo della citta e a Gabnele da Aversa la tesoreria.

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Il registro della tesoreria evidenzia un'altra singolarità del tenitorio beneventano: l'anno a Benevento comincia sempre il l o e coincide con l'anno indizionale secondo la consuetudine greca o costantinopolitana. L'estrema sintesi della contabilità del periodo 7 luglio 1497-ottobre 1500, rappresentata da semplici schemi riepilogativi della gestione an!ma­ _ e co­ le non consente analisi approfondite. Il disavanzo tra entrate ed uscite st�nte non ci sono variazioni di rilievo nelle voci che costituiscono gli in­ teressi camerali ed anche in questi anni è sempre presente la voce dei 100 ducati in uscita a favore della comunità. Non è più segnalata, invece, l'as­ segnazione di farina al principe di Squillace o al legato di Napoli. Nel �SO? è attestata dal tesoriere la presenza a Benevento come governatore di NI­ colò Bonafede di Fermo, oriundo di S . Giusto, «soggetto allora di grandis­ simo credito nella corte pontifizia e che aveva lasciata dovunque era stato da prima adoprato dai papi costante fama d'inconotta giustizia e di �onsu­ mata prudenza»79. La presenza costante in questi doc�menti, per og�I voc� , del rimando ai fogli di un registro nonché l'affermaziOne del tesonere NI­ colao de Medici «Ut apparet in libro computi eiusdem», presente nell'indi­ cazione del ricavato dalla gabella della regalia80, lasciano intendere chiara­ mente che in origine questi registri dovevano esistere. Si può ipotizzare, al riguardo, dato anche l'accertata commistione esiste�te tra l'amministrazio­ ne del comune e quella camerale che forse tali_ reg1stn_ se non sono perve­ nuti a Roma, insieme con la documentazione della tesoreria, potrebbero an­ cora trovarsi nascosti tra la documentazione comunale.

74 ll termine 'bertesca' individua un'opera difensiva annessa alle antiche forti­ ficazioni. 75 Federico ottiene l'investitura del Regno da Alessandro VI con breve del 7 . gmgno 1497. Cfr. ASR, Commissariato generale della Camera apostolica ' 941 ' cc . 69-86.

�� ASR, Camerale I, Tesore:ie provi�ciali, Benevento, b. 2, reg. 8 , c. 5 3 . c

L. BIAN HINI, Della stona delle finanze del regno di Napoli, Napoli 1 834, pp. 227-228 . 78 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Benevento, b. 2, reg. 8 , c. 1 1 .

79 PASTOR, Storia dei Papi cit., p. 432. , b. 2 , reg. 8, c. 80v. 80 ASR , Camerale I, Tesorerie provinciali , Benevento


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MARIA

ANTONIETTA QUESADA APPENDICE

ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Benevento, b . 2, reg. 81 Libro de la tesauraria de Beneventi administrata per Gabriele Daversa a­ bitante in Beneventi. Lentrate de la quale sono moneta ducati de carlini dieci per ducato comincio a primo de novembre de !anno 1495 per fino a ultimo de genaro de 1497211

Dilecto filio Gabriele de Aversa thesaurario civitatis nostrae BeneventP Alexander papa VI Dilecte fili salutem et apostolicam benedictionem . Inducimur virtute et pro­ bitate tua fideque et devotione erga nos et apostolicam sedem ut te speciali­ bus gratiis et favoribus prosequamur cum ratione moti ac sperantes quod que tibi commiserimus bene et laudabiliter exequeris te thesaurariam civitatis 1 Registro cartaceo (mm. 28 ,7 x 2 1 ,2) , con legatura in pergamena, di cc. (numerazione antica); sono bianche le cc. 17, 34-45 , 72 , 76-77, 79, 8 1 , 83-84; il1 -83 gistro è stato foliato in epoca moderna, cc. 1 -212, partendo dalla carta di guardia re­ ed arrivando sino alla fine; fa parte del volume anche un foglio sciolto denominato Al­ legato A. Nella redazione del testo si possono individuare tre diverse mani: ma è quella del redattore della contabilità di cui non è possibile determinarelail pri­ me; la seconda, utilizzata per segnalare alla fine di ogni carta la somma contabi no­ per redigere alcune annotazioni a chiarimento del testo, è del tesoriere provinc le e iale come dichiarato in quella posta a c. 46r «pacatti per me Gabriele presente tesamie Ii»; la terza mano è quella di Domenico Capranica, uno dei chierici di Camera , ­ al quale si deve il riscontro per la quasi totalità delle voci di uscita con la formula «Do­ cuit Dominicus de Capranica» presente la prima volta a c. 46r e che segue in forma abbreviata «Doc. Dom.» . Nella trascrizione si è scelto di rendere in corsivo tutti gli interventi del teso­ riere mentre si è preferito, per non appesantire il testo, segnalare in nota solo gli in­ terventi di Domenico Capranica diversi dalla formula di approvazione. Nel com­ plesso si è conservata la grafia del testo originale tranne per l'uso delle maiusco le, che sono state adeguate alla prassi moderna, e nella resa dei raddoppiamenti fono­ sintattici. Nella trascrizione le somme, relative alle singole voci che nel registro no riportate in colonna all'esterno della descrizione, sono riprodotte di seguito al so­ te­ sto separate da un trattino . n numero della carta indicato nella trascrizione è riferi­ to alla numerazione antica. 2 L'intestazione è riportata nella carta di guardia. 3 n testo del breve di nomina , di sicuro aggiunto al testo posterio rmente, è nel verso della carta di guardia.

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

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nostrae Beneventi ad unum annum inchoandum cum primum te illuc contu­ leris et ut sequitur finiendum cum salario emolumentis honoribus et oneri­ bus consuetis facimus et tenore presentium deputamus. Mandamus guberna­ tori dictae civitatis et aliis ad quos spectat quatenus te visis presentibus ad huiusmodi officium recipiant et admictant tibique de salario integre respon­ deant et curent responderi. Non obstante concessione de dieta officio forsan facta guam interim suspendimus ceterisque c�ntrariis quibuscumque. Volu­ mus autem quo huiusmodi officium per substltutum non exerceas quodque intra quindecim dies ex qua illud ingressus fueris diem tui. ingressus Co�e­ gio secretariorum nostrorum significes ac quod anteq�a?I illud �xercere 111cipias de eo iuste et fideliter exercendo deq�e n�n rec1p1endo . ahqu� d g.enus muneris preter esculenta et poculenta qua 111 tnduo consurm poss�t mxta formam iuris communis in manibus dilecti filii nostri reverendi Sanctl Geor­ gi diaconi cardinalis camerarii nostri debitum prestes in forma solita iura­ mentum. Datum Rome apud Sanctum Petrum sub anulo piscatoris die X\1 novembris MCCCCLXXXXV pontificatus nostri anno quarto4. L. Podochatarusll c. l r Intrate delo thesaurerato de Benevento per uno anno videlicet comenzando dalo primo de novembre delanno 1495 14 indictione et finita infine del me­

se de genaro de !anno 1497 che sono mesi 15 et tanto se tenuta questa administratione

Item deve avere dala cabella dela regalia per uno anno - ducati 480 Item deve avere dala doana per uno anno de grani - ducati 300 Item deve avere dala cabella dela carne per uno anno - ducati 360 Item deve avere per la cabella delo vino per uno anno - ducati 1 89 Item deve avere per li macelli per uno anno - ducati 78 Item deve avere per lo molino per uno anno - ducati 100 Item deve avere per li danni dati per uno anno - ducati 72+ Item deve avere per li cenzi per uno anno - ducati 1 16 Item deve avere per li malefici civile e criminalis Item deve avere de la cassectall

c. 2r Cabelle regalie de lo passo . Item adi ultimo de sectenbro recepi da Salvatore Comrmto cabelloto dela cabella dela regalia per lo sopradicto mese - ducati 40 Item adi primo de novenbro recepi da Salvatore Commito per la cabella dela regalia per lo mese de octruso - ducati 40 4 Segue quinto depennato


MARIA

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Item adi 3 de decenbro recepi da Salvatore Commito per la cabella dela re­ galia per lo mese de novenbro - ducati 40 Item adi primo de gennaro recepi da Salvatore Commito per la cabella del­ la regalia per lo mese de decenbro - ducati 40 Item adi ultimo de frebaro recepi da Salvatore Commito per la cabella dela regalia per lo mese de gennaro - ducati 40 I�em adi 4 de marzo recepi da Salvatore Commito per la cabella dela rega­ lia per lo mese de frebaro - ducati 40 Summa ducati 240// c. 3r Item adi VII de marzo intro la maysta delo signore re Fen·ante in Beneven­ to con tucto lo sua esercito per dubito deli franzosi e da quello di se perdio la practiea de tucte le ca5 cabelle de Benevento essoa maysta ordeno che tue­ te le robe che veneano per la grassa delo canpo non pagassero cosa alcuna aczoche la grassa potesse venire liberamente e ala pena dela vita che nesu­ no inpedesse la grassa e per li sopra dicti secte di de marzo recepi per mano de Antonio de Pieri Iohanni e Salvatore Commito - ducati 3 tari l+ Item a di 23 de abrile se paìtio la maysta de rre da Benevento e rremase lo signore don Federrieo in dela dieta cita ed alo di sopra dieta passi a rresco­ tere la cabella dela regalia per parte de la Cammara Iacobo dela Porta e An­ tonio de Pieri Iohanni e compagni in guardia de dieta cabella// c 4r Cabelle regalie Item agio recepi da Antonio de Pieri Iohanni e da Iacobo dela Porta e con­ pagni dali 23 de abrile che partio la maysta derre per si alultimo de mayo ducati 22 tari 4 grana 1 8 Item adi ultimo de iugno recepi da Antonio de Pieri Iohanni e da6 da Iaea­ bo dela Porta e compagni per la cabella dela regalia per lo sopra dieta me­ se - ducati 1 8 tari 4+ Item adi ultimo de iulio recepi da Antonio de Pieri Iohanni e da Iacobo de­ la Porta e compagni per la cabella dela regalia per lo mese de iulio - duca­ ti 19 tari l Item adi ultimo de austo recepi da Antonio de Pieri Iohanni e da Iacobo de­ la Porta e compagni per la cabella dela regalia per lo mese de austo - duca­ ti 14 tari l Item adi ultimo de sectenbro recepi da Salvatore Comito per la cabella de la. regalia per lo mese de sectenbro - ducati 40 Summa ducati 115 tari l grana 8// .

5 Così nel testo 6 Così nel testo

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

ANTONIETTA QUESADA

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c 5r Cabelle regalie to per Item adi VII de octruso se comenzo a pperdere la practica de Beneven practi­ nesuno che contorno lo tucto per vetato accasane dela peste e ffo casse in Benevento e tucti li baruni convecini vetaro loro vassalli appena dela vyta e per questo tucti quelli che teneano le cabelle renonzaro diete ca­ belle per accasane dela peste Item adi ultimo de octruso recepi da Antonio de Pieri Iohanni e da Salvato­ re Commito per la cabella dela regalia coesacturi per nome e parte dela Cammara apostolica posti per lo signore governatore a rrescotere diete ca­ belle per parte dela corte recepi - ducati 22 tari 2 grana 3 Item adi ultimo de novenbro recepi da Antonio de Pieri Iohanni e conpagno per la cabella dela regalia per lo mese de novenbro - ducati 15 tari 3 Item adi ultimo de decenbro recepi da Antonio de Pieri Iohanni e conpagno per la caìJella dela regalia per lo mese de decenbro - ducati 13 grana 11 Item adi 3 de frebaro recepi da Antonio de Pieri Iohanni e conpagno per la cabella dela regalia per lo mese de gennaro - ducati 9 grana 16 Somma ducati 60 tari l grana 10// .

c. 6r Introytus doane grani Item adi 2 de marzo recepi da Gasparra de Laurenzo doanieri dela doana de Benevento per quatro misi zoe novenbro decenbro e gennaro e frebaro - du­ cati 100 Item di VII de marzo intro la maysta de rre in Benevento con tucto lo eser­ cito e perse se la practica dela doana Item a di ultimo de iulio recepi per mano de Franzischiello dela Cava delo grano guadagnato ala doana da quello di che sse partio la maysta de rre da Benevento per si alultimo de iulio tomola ventuno che foro venute per ma­ no delo dieta Franzischiello - ducati 10 tari 4 grana 5 Item adi XV de austo se arrenio uno castello che sse chiama Santo Marco deli Cavoti ala maysta de&rre e da quello di comenzao la practica e fforo aperte le porte de Benevento zoe porta de Calore Item adi ultimo de austo recepi per mano de Franzischiello dela Cava dele intrate dela doana per lo mese de austo - ducati 15 tari 2+ Somma ducati 126 fari l grana 1511

c 7r Introytus doane grani Item adi 2 de octruso recepi da Antoni de Pieri Iohanni per la doana per lo mese de sectenbro - ducati 27 tari 2+ Item adi 7 de octruso se per dio la practica per la peste e fforo renonzate tucte le cabelle de Benevento .


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ANTONIETIA QUESADA

Item adi ultimo de novenbro recepi per mani de Franzischiello dela Casa7 dele in!ra!e �ela doana per lo mese de octruso e de novenbro de grano to­ mola vmti cmco e mmezo che fo venuto carlini vinti duy la soma che sum­ ma - ducati 13 tari 3-;Item adi ultimo e iudem novenbro recepi per mano de Franzischiello dela Cava �e li denari guadagnati ala doana per lo pisa e canecature per li dicti duy nns1. zoe octruso e nnovenbro - ducati 3 tari 2-;Somma ducati 44 tari 3 grana l Oli

c . 8r La cabella dela carne ltem adi 5 de decenbro recepi da Gaspana de Laurenzo e da Marco Fiorii­ lo per la cabella de la carne ducati trenta de carlini deyci per ducato zoe ducati 30 li quali sostati per lo mese de novenbro Item a di 2 de genaro recepì da Gaspana de Laurenzo e da Marco Fiorillo per la cabella dela carne per la paga delo mese de decenbro ducati trenta de carlini a deyci per ducato che sso - ducati 30 Item adi 6 de frebaro recepì da Marco Fiorillo e da Gaspana de Lauren zo per la �a?ella de la carne per la paga delo mese de gennaro duc(a) ti trenta de carhm dec1. per ducato so - ducati 30 Item adi 3 de marzo recepì da Gasparra de Laurenzo e da Marco Fiorili o per la paga delo mese de frebaro ducati trenta de carlini a deyci per ducato so ducati 30 Somma ducati 1201l

c . 9r La cabella dela carne Item resta � dare G�spana de Laurenzo e Marco Fiorillo per lo mese de mar­ zo e de ab:·ile ducati sessanta dice non volere pagare per accasane dela guena per �he ah secte de marzo intro in Benevento la maysta de ne colo esercit oe p�twse ali. 23 de abrile e dalo dieta di perfi alo primo de mayo recepi per la dzcta cabella dela carne due(a)ti quactro tari quactro zoe - ducati 4 tari 4 I!em adi primo de iugno recepi da Gaspana de Laurenzo e da Marco Fio­ nllo per la paga delo mese de magio ducati trenta de carlini a deyci per du­ cato so - ducati 30 Ite� adi 2 de i�lio recepi da Gaspana de Laurenzo per la paga delo mese de mgno ducati trenta de carlini a deyci per ducato so - ducati 30 Item adi 3 de austo recepi da Gasparra de Laurenzo per la cabella dela car­ ne per la paga delo mese de iulio duc(a)ti trenta de carlini a deyci per du­ cato so - ducati 30 7 Così nel testo ma è evidente che si deve leggere Cava

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

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Item a di 4 de sectenbro recepi da Gaspana de Laurenzo per la cabella de­ la carne per la paga de lo mese de austo ducati trenta de carlini a deyci per ducato so - ducati 30 Somma ducati 120/l

c l Or La cabella dela carne per lanno dela XV inditione 1496 Item adi primo de sectenbro fo vennuta la cabella dela carne a sSalvatore Commito e a Gaspana de Laurenzo per preczo de ducati ducenta quaranta sey de carlini deyci per ducato e stata vennuta meno per accasane dela guer­ ra che tucte le bestiame erano perse e non sene trovavano per fare carne per la cabella Item adi primo de octruso recepi da Salvatore Commito per la cabella dela carne per la paga delo mese de sectenbro ducati vinti e mmezo a deyci carlini per ducato so - ducati 20 tari 2+ Item adi ultimo de octruso recepi da Salvatore Commito per la cabella de­ la carne per la paga delo mese de octruso ducati vinti e mezo a carlini deyci per ducato so - ducati 20 tari 2+ . per la cabella Item a di ultimo de novenbro recepi da Salvatore Commito dela carne per la paga delo mese de novenbro ducati vinti e mmezo a carli­ ni deyci per ducato so - ducati 20 tari 2+ Somma ducati 61 tari 2 grana 10// .

·

c. l lr La cabella dela carne Item adi 4 de decenbro lo cabelloto de la carne renonzo la dieta cabella per accasane dela peste che tucti li citatini fugiero e in dela cita remase poco gente e per questo fo consignata dieta cabella a sSalvatore Commito che la sarcesse nomine Cammare Item adi 8 de frebaro recepì da Salvatore Commito perla cabella de la carne per quello che ssene esigio per lo mese de decenbro e gennaro ducati si­ dici e mezo de bona moneta a ccarlini deyci per ducato avenno facto lo re­ falco per lo menoyre dele monete zo le cinquine che e moneta frazosa la quale fo vetata e per questo ho avuto dalo dieta de bona moneta - ducati 16 tari 2+ Item a di XII de frebaro lo castellano me levo lo o:fficio de lo thesaurerato e llevaome tucte le intrate tanto delo passato quanto lo presente/l c . 12r La cabella delo vino per l'ano 1495 Xliii indictione Item adi 2 de gennnaro recepi da Bartolomeo Commestabele cabelloto de la terzaria delo vino recepi per parte de dieta cabella ducati quaranta de car­ lini a carlini deyci per ducato so - ducati 40


1 00

MARIA ANTONIETIA QUESADA

Ite� adi 6 de magio recepi da Bartolomeo Connestabel per parte dela ter­ zana delo vino ducati tredici e tari uno a ccarlini deyci eper ducat o so du­ cati 1 3 tari 5 8 Item adi 7 de iugno recepì da Bartolomeo Connestabele cabelloto dela ter­ zaria delo vino ducati trentasecte de carlini adeyci per ducat o so ducat i Item adi ultimo de iugno recepi da Bartolomeo Connestabele per parte 37 cabella delo vino ducati vintitre de carlin i adeyci per ducato so - ducat dela i 23 Item adi 1 5 de iulio recepì da Bartolomeo Connestabele per parte dela bella delo vino ducati quindici de carlini a deyci per ducato so - ducat ca­ i 15 Somma ducati 1291l

c . 13r La cabella delo vino Item adi ultimo de iulio recepi da Bartolomeo Connestabe per parte dela cabella delo vino ducati vinti de carlini a deyci per ducato le so ducat i 20 Item adi ultimo di austo recepi da Bartolomeo Connestabe lultima pa­ ga dela cabella delo vino ducati quaranta de carlini a ccarlileniper deyci per du­ cato che so - ducati 401l Somma ducati 6011

c . 14r Lii cabella delo vino delano 1 496 XV indictione Item adi primo de sectenbro fo venuta la cabella delo vino a Belardino scambruni per uno anno per preczo de ducati cento e deyci de carlinMa­ ccarlini deyci per ducato e ffo venuta meno per accas one che li Bene i a avea vino assay quello anno per quando la cita fa vino assay la cabelvento la de lo vino se venne poco quello anno Item adi 23 de sectenbro recepì da Belardino Mascambr cabelloto dela terzaria delo vino perparte de dieta cabella ducati cinco uni de carlin i a deyci per ducato so - ducati 5 Item a di 4 de octruso recepi da Belardino Mascambruni per parte bella delo vino ducati deyci de carlini a deci per ducato so - ducatidela ca­ Item adi 7 de octruso comenzo la peste in Benevento e per diose la 10 practi­ ca e tucti li cabelloti protestaro e rrenonzaro le cabelle Somma ducati 1511

c. 15r Li danni dati delano 1 495 Xliii inditione Item adi V de magio recepi da Iohanni de Iorio comperatore deli danni ti per parte de dicti danni dati ducati cinco de carlini a deyci per ducat da­ o che so - ducati 5 8 Così nel testo

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

101

Item adi 5 de sectenbro recepi da Iohanni de Gi?ri? p.er parte deli. d�nni da­ ti in doy partite per mano delo castellano ducati vmtl sey de carhm a ccarlini deyci per ducato che so - ducati 26 . . . Item adi 15 de sectenbro recepi da Iohanm de Iono per parte del� danm da­ ti per mano delo castellano ducati vinti de carlini a ccarlini deyci per ducato che so - ducati 20 . Item adi 28 de decenbro recepi da lohanni de Girorio per li d�� dati �e� mano de Antonio de Pieri lohanni ducati vinti quactro de carlini a ccarhm deyci per ducato so - ducati 24 .

Somma ducati 7511

c. 17r Li macelli per uno anno deli 1 495 Xliii inditione Item adi 2 de decenbro recepì da Gasparra de Laurenzo conp�r�t?re de d�. c� ti macelli per duy misi recepì ducati tridici tari uno grana tndici a ccarhm deyci per ducato e ssostati per li sopra dicti duy misi zoe sectenbro e octruso - ducati 1 3 tari l grana 1 3 che li tocca per mese duc(a)ti sey tari tre grana sey e mmez� Item adi 5 de decenbro recepì da Gasparra de Laurenzo per h macelli. per la paga delo mese de novenbro ducati sey tari tre grana sey e mezo che so ducati 6 tari 3 grana 6..;. Item adi 2 de gennaro recepì da Gasparra de Laurenzo per h. macelli. per l� paga delo mese de decenbro ducati sey tari tre grana 6..;- zoe - ducati 6 tan 3 grana 6..;. Item adi 6 de frebaro recepì da Gasparra de Laurenzo perli macelli perlo mese de gennaro ducati sey tari 3 grana 6..;- zoe - ducati 6 t�ri 3 gra�a 6..;­ ltem adi 3 de marzo recepì da Gasparra de Laurenzo perh macelli per lo mese de frebaro ducati sey tari tre grana sey e denari quactro so - ducati 6 tari 3 grana 6..;.

Somma ducati 39 tari 4 grana 19.11

c. 1 8r Li macelli per lanno 1 496 XV inditione Item a di primo de sectenbro foro vennuti li macelli ali beccari per preczo de ducati sey e tari tre e grana sey e mezo lo mes� Item adi primo de novenbro recepì da lacobo Pedmo beccaro perh. macelli. ducati tre tari duy e mezo - ducati 3 tari 2..;ltem adi 2 de novenbro recepi da Micco de Mecidio beccaro perli macelli ducati tre tari duy e mmezo - ducati 3 tari 2..;ltem restano appagare perii macelli li infrascricti beccari videlicet Roberto de Vitulano ltem Vitu Antueni de Micco Item Salvatore Musto


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MARIA ANTONIEITA QUESADA

Item Biasi gennero de Iacobo Pedino Item Mocho de Mecidio Item Agnilo Iascone e Iacobo Pedino Item tucti questi so tenuti de pagare per fia quillo di che fIcero lo protesto per accasane dela peste/ Somma ducati 711

c. 19r Lo mol0o per lanno 149 5 Xliii inditione � � 2 �� nnaro recepì dalo molinara de la corte per tre misi per la o e : :�:e �e octruso novenbro e decenb ro ducati vinti ciuco de carli: a yCI per ducato so - ducati. 25 . o de Item adI. ultim gennar recepì molinari de9 dela corte perla paga delo mese de gennaro ducati? octo taridali uno e mmezo e grana tre e mmezo so ducati 8 tari l grana 13 -;-I o Item adi 7 de marzo intro la . d 1 sign ore � Ferrante in Benevento colo esercito e li soldati sachi:;;t et o gran o c e era guadagnato alo di molino perlo mese de frebaro � o lo uale ?rano era conse:vato iJ_I una chiesia chiamata Santa Maria e artun.� ruo prro le ??rte de dieta chiesi e ssachiza. ro onne cosa che fo ala summa d e sum . e dud ici de grano Item adl 9 de magio recepì dalo molina ra dela cor te pe� mano delo vece­ leato ducati quactro de carlini a deycl. pei. . qua uca d to li li denan. sostati per lo mese de abrile so - ducati 4

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Somma ducati 37 tari 1 grana 13 -;-//

c. 20r Lo molino Item adi 9 �e magio fo dato lo molino alo terzo zoe le duy parte ala corte e una ali. mo lmari per accasane dela guerra che stea . . no le porte senate . Ite d 9 d = cepi elo grano guadagnato alo molino per lo mese de :a i to ; Item adi ultimo de iugno rece i· de1o gra no guadagnato alo molino dela corp te per lo sopradicto mese de mgn o so tom ola - 10-;. recepì t;: . eode die deli denari guadagnati dele some macena te a denari a a?sto recepì delo grano guadagnato alo mo lino dela corte to. e mmezo !�% .q a t dICI zoe - 14-;Item meodem die reeepi· de1e some mac enate a denari per lo molino dela corte O tari 5

� � ��� �� � � � � � �� -

9 Così nel testo 10

Così nel testo

�

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

103

Item adi ultimo de austo recepì delo grano guadagnato alo molino perlo so­ pradicto mese de austo tomola - 12-;Item ineodem die recepì deli denari guadagnati alo molino per le some ma­ cenate a denari per lo sopradicto mese de austo - tari 2-;Item summa intucto lo sopra dieta grano tomola 54 che fo vennuta la soma duc(a)ti duy tari uno recepì perlo dieta grano recepì - ducati 29 tari 3-;che fanno la summa de ducati 32 tari l grana l O Somma ducati 32 tari l grana l DIl

c . 2lr Lo molino Item adi primo de octruso recepì dali molinari dela corte per lo molino per lo mese de sectenbro ducati octo tari uno e mmezo grana tre e mezo zoe ducati 8 tari l grana 13-;-n Item adi ultimo de octruso recepì dali molinari dela corte per lo molino per la paga delo mese de octruso ducati octo tari uno grana tredici e mezo - du­ cati 8 tari l grana 13-;Item adi primo de decenbro recepì dali molinari delo molino dela corte per la paga delo mese de novenbro ducati octo tari uno grana tridici e mmezo che so - ducati 8 tari l grana 13-;Item adi 7 de decenbro fo dato lo molino ali molinari alo terzo per accaso­ ne dela peste che fo senrate le porte dela cita Item adi 26 de gennaro recepì delo grano guadagnato alo molino per lo me­ se de decenbro e genaro per mano deli molinari tomola12 mezo tari tre de bona moneta che suma ducati tre tari tre grana secte e mmezo zoe - ducati 3 tari 3 grana 7-;- . Somma ducati 28 tari 3 grana 811

c. 22r Li cenzi de lanno del 1495 XIIII inditione Item recepì deli cenzi dela Cammara apostolica delo tenpo delo thesamieri pas­ sato ducati vintiuno tari quactro a ccarlini deyci per ducato so - ducati 21 tari 4 Item recepì per li cenzi delano dela Xliii inditione 1496 ducati octanta oc­ to de carlini a ccarlini deyci per ducato che so - ducati 88 Item resta ad avere la Cammara dali cenzuarii per lana sopra dieta ducti vintisey de carlini li quali denari so a rrescotere/l c. 23r Le connenaciuni civile e criminale Item adi 1 8 de decenbro recepì da Lancilocto spagnolo per una conposicie­ ne delo civile - tari 2 grana O 11

12

Così nel testo Segue le parole ( . . . e) quatto depennate


�.' ��lf, .l .

i

104

MARIA ANTONIETTA QUESADA

105

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

Ite� adi 27 de gennaro recepi da Iohanni de Cella per una conposicione tan l grana 1 O Item adi ultimo de genaro recepi da Catalano per una conp osicione � tari 1 grana O Item ineodem die recepi da Benedicto Parente per una conp osicione - tari 1 grana O Item ineodem die recepi da Ferrante Pecza per una comp osicione - tari O grana 1 1 Item adi 8 de frebaro recepi da Vinzenzo de Ventuzo per una conposicione - tari 2 grana 10 Ite� adi 23 de frebaro recepi da Antueni de Mercane per una conposicione - tan l grana O Iten: �di ultim? de abrile recepi da mastro Antueni de Sopi no per una con­ posicione - tan l grana O Item adi predicto recepi da Bartomeo Visolupo per una conp osicione - tari O grana 13-;Item adi 16 de magio recepi da Minico dela Rocca per una conposicione tari O grana 15 ·

·

Somma ducati 2 tari l grana 19-;-//

c. 24r Connenaciuni civile e criininale I�em adi 19 de mayo recepì da Coviello Tartaglia per una conposicione - tan l grana 10 . Item ineodem die recepi da Cataudo Carcararo per una conposicione - tari O grana 13-;Item adi predicto recepi da Carlo Moscato per una osicione - tali O grana 10 Item adi_ 22 de mayo recepi da Benedicto Parenteconp per una conposicione - ta­ ri l grana O Item adi 29 de mayo recepi da mastro Remedio per una conposicione - du­ cati 13 gmna O I�em a ult�o de mayo recepi da Biasi de Iacobo Pedi no per tre conposi­ cmru_ - tar1 7 grana l O I�em adi 2 de iugno recepi da Benedicto Parente per una conposicione - ta­ n O grana 14 Ite� adi 9 e iudem recepi da Allisandro Perchiecto per una conposicione tan l grana O . It�m adi 9 e iudem re epi da Stefano delo Collo per una conposicione de P1etn. sua fratello - tan� 4 grana 10 Item adi 9 e iudem recepi da Iannuzo Carcararo per una conposicione - ta­ ri l grana O ·

Somma ducati 16 tari 3 grana 7-;-//

c. 25r Conennaciuni civibile e criminale . . - ta­ Item adi 20 de iugno recepi da Donato de Paduli per una conposiciOne ri l grana O . - tan. Item adi 24 e iudem recepi da Macteo Torcione per una conposicione l grana O . . de Srmone . per una conposi-. Item adi 26 e iudem recepi da Bartomeo figlio cione - tari l grana O .'. - tan. Item adi ultimo de iugno recepi da Luca Scano per una conposiciOne O grana 15 . . - tar1. l Item adi 5 de iulio recepi da Austino Perrocta per una conposiciOne grana 10 . . - tan. l grana 5 Item ineodem die recepi da Sorraco per una conposicione _ _ - tan� 5 Item adi 10 e iudem recepi da Minico de Viso per una conposicwne grana O . de Tafano per una conItem adi 14 e iudem recepi da Gabriele de Dannano posicione - tari 7 grana l O . . - tar1. 7 Item adi 18 e iudem recepi da Antrea Franco per una conposicione grana 10 . . per una de Antuem. Tartaghone Item adi ultimo de iulio recepi dalo flgho conposicione - ducati 6 grana O .

.

Somma ducati Il tari 21l

c. 26r Connenaciuni civile e criminale . - tar1. O Item ineodem die recepi da Cola de Cercello per una conposi. Cione grana 10 . - tan O grana Item adi 4 de austo recepi da sSarrillo per una conpos1c10ne 10 . . ecora per Item adi ultimo de austo recepi da Pietro gennero de Donnruco p una conposicione - tari O grana 10 Item adi ultimo e iudem recepi dalo figlio de Terrangnolo per una conposi-. cione - tari O grana 6-;. . Item adi ultimo de austo recepi da Belardino Torcella per una conposiciOne - tari l grana O . de Iacobo per una conposi-. Item ineodem die recepi da Antonella moghere cione - tari O grana 10 . de Antav1lla . per una Item ineodem die recepi da Iacobo figlio de Bactlsta conposicione - tari 7 grana O . . Item adi ultimo e iudem recep1. da Iohanm. Fontanarosa per una conposicione - tari O grana 10 Item adi primo de sectenbro recepi deli denari de la cassecta - tan. 15 da quello di chene pigliay possessione .

.

·


106

MARIA ANTONIETTA QUESADA

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

Item a�i 10 de octruso recepì da Belardino Capolongo per una conposicio­ ne - tan l grana O Somma ducati 5 tari l grana 16-7-//

c. 27r Civile e criminale Item a�i 10 de oc�ruso recepì da Bartomeo de Proetrillo molinara per una _ conposicione - tan 2 grana O Item ineodem die recepì da Dominica de Preta per una conposicione - tari 3 grana O Item adi 10 e iudem recepì da Coviello Cecpa per una conposicione - tari 2 grana 10 Ite� adi 11 e iudem recepì da Todone de Iafonnaro per una conposicione tan l grana O Item ineo dem die recepì da Pietri Gammatesa per una conposicione - tari O grana 10 Item �di 11 e iudem recepì da Parcella per una conposicione - tari 1 grana o Item m� ? dem di� recepì da Vituantueni e da 13 e da Antueni Sepe per una conposicwne - tan l grana O ltem adi sopra dieta recepì da Palma de Fenicia per una conposicione - ta­ ri O grana 15 Ite� i nnalia mano recepì da Fiora figlia de Fenicia per una conposicione tan O grana 15 _

Somma ducati 2 tari 2 grana l Oli

c. 28r Connenaciuni civile e criminale Item a�i 12 de octruso recepì da Baltesarra dieta Cella per una conposicio­ ne - tan 5 grana O Item ineo dem die recepì da Bartomeo Visillo per una conposicione - tari 2 grana O ltem adi 12 e iudem recepì da Cola Pedino per una conposicione - tari 1 gra­ na 10 Item adi 13 e iudem recepì da Meulo delo Collo e da Antonio Tomasiello per una conposicione - tari l grana 10 It�m ineodem die recepì da Vinzenzo e da Micio de Cieco Tartaglione e da Mica g�rzone ?e Nardo Perrocta per una conposicione - tari 4 grana o l�em_ adi 1 3 e msdem recepì da Iohanni de Petracatiello per una conposi­ Cione - tan_ 3 grana O l�em adi 13 e iusdem recepì da Gabriele Ferrarisi per una èonposicione - ta­ n 2 grana 10 1 3 Così nel testo

107

ltem adi 14 de novenbro recepì da Pietri Masarante per una conposicione tari � grana O ltem ineodem die recepì da Iuliano de Montesarchio per una conposicione - tari 2 grana O ltem e piu recepì da Marchionno Cognatella per una conposicione - tari O grana 10 Somma ducati 4 tari 4/1

c. 29r Connenaciuni civile e criminale ltem recepì da Benedicto Parente per una conposicione - tari l grana O Item recepì da Volpe per una conposicione - tari l grana O ltem e piu recepì da Vinzenzo de Antrea de Paduli per una conposicione tari 2 grana O ltem recepì da lacobo Zolla per una conposicione - tari 5 grana O ltem e piu o rreceputo da14 da Antobello de mastro Cristofano Lomardo ­ tari 2 grana 10 ltem recepì da Ianni de Masi per una conposicione - tari l grana O ltem recepì da Carlo Roczolo per una conposicione - tari l grana 10 ltem e piu recepì da Iacobo Pedino per una conposicione - tari l grana O ltem recepì da Antrea Tavernaro per una conposicione - tari O grana 10 ltem e piu recepì da Risa mogliere de Sanzone per una conposicione - tari O grana 10 Item e piu recepì da Simone garzone de notare Iohanni Flore per una con­ posicione - tari l grana 10 Item recepì da Salvatore de Luca per una conposicione - tari 3 grana O Somma ducati 4 tari O grana l O!!

c. 30r Connenaciuni civile e criminale ltem recepì i nnalia mano dalo dieta Salvatore per una conposicione - tari 2 grana O Item recepì da Mocho bucceri per una conposicione - tari O grana 15 ltem recepì da Ranaldo de Pecza per una conposicione - tari 2 grana l O Item recepì da Iacobo de Bactaglia per una conposicione - tari l grana O Item e piu recepì da lacobo Pedino per una conposicione - tari 7 grana 10 Item agio recepì da Antonio de Pieri Iohanni deli denari dela cassecta che ave riscossi per nome e parte mia - ducati 6 tari 3 grana O ltem recepì da Marino de lanniccolo per una conposicione - ducati 2 tari O grana O ltem e piu recepì da Franzisco Scano per una conposicione - tari l grana 10 ltem e piu recepì da Iohanni Scano per una conposicione - tari l grana O 14 Così nel testo


108

MARIA ANTONIETTA QUESADA

Item recepi da Sorece per una conposicione

- tari 2 grana 10 Somma ducati 13 tari l grana 1511

c . 3 lr Connenaciuni civile e criminale Item Item recep� da Bastanello per una conposicio Item recep1 da Bartomeo de Iacobo Ianni ne - tari l grana O per una conposicione - tari 1 gra­ na O Item da �anza �arino per una conpos ne - tari 1 grana 5 Item e pm recep1 da Mercuri Tartagliaicio per una conposicione - tari 2 gra­ na 10 ��� recepì da Mactia fell1e111 na de Iacobo Agn ilo Fiorella per una conpo­ SiciOne - tan. O grana 1 5 Item recepi dalo figlio de Ciriello Polisan o per una conposicione - tari 2 grana 10 Item e piu :ecepi da �archiano de Alifi per una conposicione - tari 5 grana o Item recep1 da sSamllo per una con posicione - tari 1 grana O Somma ducati 3/1

c. 32r Connenaciuni civile e criminale Item e piu recepi da Luca Scano per una con posicione - tari 2 grana 10 Item re�ep1. da ?abn. ele delo Pesco per una con posicione - tari 2 grana o Item e pm �·ecep1 da F�ITante SoiTentino per una con posicione - tari 1 grana 10 Item recep1 dala mogliere de Ianerdone per una conposicione - tari O grana 10 Som c. 44 v Usitta

ma ducati l tari l grana l 011

c. 45r

I:a Cammara deve dare per lo salario deli offi

ciali delanno dela XITII indi­ tiOne 149 5 Item de avere lo governatore per ano - ducati 600 Item deve avere lo castellano per uno uno anno - ducati 480 Item deve avere lo vicario per uno anno ducati 72 Item deve avere lo thesaurieri per uno ann Item deve avere lo menescalco per uno anno - ducati 48 Item deve avere lo precoratore fiscale - duco - ducati 36 Item deveno avere li iurati per uno anno ati 8 - ducati 7 Item la Carnnrara deve dare ala Ull1u111 nita C de Benevento onne ano sopra le cabelle - ducati 100

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

109

Item la Cammara deve dare per anno per parte dela doana alo cardenale de Benevento - ducati 100 Item deve avere lo portararo che seiTa le porte dela cita per anno - ducati. 12 Item deve avere lo molino per la spesa dela palata Item deve avere la rocca perla spesa per frabeche e altre bisogni per essa e lo palaczo de dieta Rocca/l c. 46r Salario de lo governatore per Item adi 7 de novenbro pagay amesser Aliberto nostro governatore pe� par­ te delo sua salario delo governo de Benevento secundo appare per polisa de soa mano15 ducati 36 Item e piu ho pagato alo dicto messer Aliberto gov�rnatore per mam. de messer Belardino Mascambruni in doy partite - ducah 40 li quali so stati per parte delo salario delo mese de sectenbro e. octruso de­ lo tempo delo thesaurieri passato li qua�i ducati quaranta s?stat1 dela cabel­ la dela terziaria delo vino che tene lo dtcto messer Belardmo Item adi 1 8 de decenbro pagay a mmesser Aliberto nostro gove:natore per lo sua salario per lofficio delo governo per parte delo sua salano secunno appare per polisa de sua mani - ducati 146

Somma ducati 182 16 pacatti per me Gabriele presente tesaurieri ducati 182 tantum cioe/1

c . 47r Lo salario delo governatore . Item adi 2 1 de frebaro pagay a mmesser Aliberto per parte del? sua salano per lo guverno secunno appare per polisa de �ua mano - ducah 50 Item adi 7 de magio pagay a mmemesser17 Aliberto per parte delo sua sala­ rio per lo officyo de lo governo secunno appare per polisa de soa mano ducati 30 Item adi 12 de iugno pagay a messer Rinaldo de Santa Cilia veceleato in Be­ nevento per vigore de uno breve de Nostro Signore e per uno mandato d�lo re­ verendissimo leato per lo salario delo governo conceso a ysso messer �aldo per la assencia de messer Alibetto lo qu�le stea alofficio de Sessa - duca�t l50 Item adi 26 de iulio pagay amesser Altberto per patte delo s�a salan� per lo officio delo governo seconno appare per polisa de soa ma� - ducah 30 Item e piu ave avuto messer Aliberto per parte de lo sua salariO secundo ap­ pare per unalto polisa - ducati 23 tari O grana 7 Somma ducati 283 tari 2 grana 711

15 Nel margine sinistro compare per la prima volta docuit Dominicus de Capranica 16 Segue 222 - depennato 17 Così nel testo -


1 10

MARIA

ANTONIETTA QUESADA

c . 47v Governatore Item pagay alo reverendissimo messer Seno lfo secretario ducati cinquan­ ta 18 doro in oro de Cammara per lo dieta mess er Aliberto governatore de Benevento per la tassa de uno anno de dieta suo governo como appare per la quitanza de dieta messer Senolfo sono de carlini - ducati 60//

c . 48 r Robe date alo illustrissimo ptincipe de Squillace Item ave avuto lo illustrissimo prenzepe de Squillace dele intrat e dela Cam­ mara per commissione de lo reverendissimo thesaurier i gener ale de nostro signore secunno appare per una polisa de soa mano date infar ina some cen­ to dela mesura beneventana che so incantanti ducati duecento de carlin ia ducati duy la soma so - ducati 200 Item pagay a mmesser Moyses de Malisiis de Montorio comm issario man­ dato in Benevento per lo reverendissimo leato affare certi proce inportante pagay alo sopra dieta per parte delo sua salari secunssi de cose do appare per polisa de soa mano - ducati 6 tari 2+ Item pagay amesser Aliberto nostro governatore salario delo mene­ scalco per sey misi ducati dece docto de carlini aperlo ccarl ini per ducato zoe per lo mese de sectenbro per si alultimo di frebaro so - deci ducati 1 8 1 9

questa posta semeete accunto delo menescalc o a foglio atergo Somma ducati 206 tari 2+11

c . 48v Salario delo menescalco Agnilo de Vrovieti menescalco de Benevento intro in delo officio a V de sec­ tenbro delanno 1495 con salario de ducati tre lo mese et de dare ducati de­ cedoto decarlini pagay amesser Aliberto gover natore per isso menescalco per sey misi finiti alultimo de frebaro zoe carli ni - ducati 18 Item pagay alo castellano dela Rocca per lo fficio delo menescalcato che luy sele pigliava per lo dieta officio per tre misi zoe iogno iulio e agusto - ducati 9 Item e piu ho pagato alo dieta castellano per lo dieta menescalcato per cin­ co misi zoe dalo primo de sectenbro per si alulti mo de gennaro ducati quin­ dici de carlini - ducati 15 Item e piu h o pagato a mmesser Sinolfo per lofficio deli secretarii per lo dieta menescalcato de uno anno ducati 20 acta doro e carlini quactro como appare per una quitaza delo dieta messer Sinolf o de maiore summa sono de carlini deyci per ducato - ducati l O tari 2 Somma ducati 52 tari 2/1 18

Segue -qu- depennato

20

Segue una -d- depennata

19 Depennato

111

LA PROVINCIA DI BENEVENTO c . 49r

Salario dela It�rr;t pagay a ����tellano per parte delo sua salario dela Rocca per quactro m1s1 zoe sectenbro octruso novenbro e .decenbro ducati centosesanta de carlini a ccarlini deyci per ducato - ducati 160 . Item agio pagato alo castellano perlo s�ario dela Rocca �er d�y ::� z�: a e frebaro secunno pare per pohsa de sua mano uca l o gennero . r a deyci per ducato so - ducati· 80 �::e piu pagay alo castellano per lo sua sa�ario per lo mese de marzo secunno a�pare per polisa de soa mano - ducati 40 . Item e �m pagay alo castellano per Io sua salario de tre mmisi zoe . ab_nle desoa mano ducati cento e vmtt de mayo e mgno secuno appare Per polisa . carlini deici per ducato so - ducati 120 . Somma ducatl 4001/ c . 50r

el

�

l

a

��: ���� f� castellano perlo . salario de secte � n!:i �ft: �� �:� � :� ��� � de Nostro Signore secunno p are per no breve �

Santità � �? . gay per li dicti secte fanti per tre rrust zoe abnl� may_o e I�gno ducati ses­ santa tre de carlini a ccarlini deyci. per ducato h quali fanti pagay a ducafl tr er uno lo mese che so - ducati 63 n:! e piu ho pagato alo castellan_o perlo _sua salario dela rocca ?�Olo mese quaranta de carlini a deyci per ducato so - ducat� de l"ulio ducati . castellano per lo salario de secte fanti per lo meItem e pi� pagaY . alo. dieta . _ 2 secundo appare se de mi10 ducat1 vmti uno de carlini . 21 1 a deyci per ducato er polisa de soa mano so - ducati rt� item e piu pagay alo castellano per lo salario de quillo che �sena l�epocarnove ducati so che mese lo per nove rru·sl· a rr·agione de ducato uno . lini a deyci per ducato che so - ducati 9 . Somma ducatz 133/1

c. 5 1r Castellano �tem p�g�y al stellano er lo officio de lo menescalcato per tre misi zoe a deyci per ducato secunno appamgno mlio e �u��o ducati �ove de carlini . 22 9 ducati so re per polisa de soa mano . . a a alo castellano per lo sua salario per duy rrusi zoe austo e �sec�:r� Ju�ati octanta de carlini a deyci per ducato secunno appare per polisa de soa mano so - ducati 80

!

21

22

-

Nel testo la parolafinisce con un doppio ni - depennato Voce depennata da un segno obliquo; nel margine sinistro

.

vz

sono due an-


1 12

MARIA ANTONIETTA QUESADA

Item e piu pagay alo castellano per lo salario de secte fanti per duy misi zoe austo e ssectenbro ducati quaranta duy de carlini a deyci per ducato che so - ducati 42 Item pagay alo castellano per lo sua salario per lo mese de octruso ducati quaranta de carlini a deyci per ducato secundo appare per polisa de sua ma­ no so - ducati 40 Item e piu pagay alo23 alo dicto castellano per lo salario de secte fanti per lo mese de octruso ducati vinti uno de carlini a deyci per ducato che so ducati 2 1 Somma ducati 1 83// c. 52r Castellano Item e � iu pagay a messer Carlo Rocca como a gubern atore e castellano per lo sa�a�1� delo guverno � dela rocca ducati cinquanta octo24 e tari uno e gra­ na tndici e mez? a rragwne de ducati secte cento lanno de carlini a deyci per ducato che h tocca per mese ducati cinquanta octo tari l grana tridici e �ezo e ssostati per lo salario per lo mese de novenbro secunno appare per polisa de soa mano so - ducati 58 tari l grana 1 3-;.. Item e piu pagay alo castellano e governatore per lo sua salario per la roe­ c� e per lo go�erno perlo mese de decenbro e genaro ducat i centosydici ta­ r� tre grana sei e mmezo a ccarlini deyci per ducato secun no appare per po­ hsa de soa mano so - ducati 1 16 tari 3 grana 1 3-;.. Item ave avuto messer Carlo Rocco nostro governator e per lo salario dele menescalc? p�r c�n�o misi o secten�ro octruso neven bro decenbro e gen­ � naro ducati qumdici de carhm. a deyc1 per ducato se cunno appare per poli­ sa de soa mano che so - ducati 1 525 Somma ducati 1 75 26 grana 711 c. 53r Castellano Item agio pagato alo si nor castellano e governatore per secte misi per quillo ? che sena le porte dela cita ducati secte de carlini zoe per lo mese de27 iulio pernotazioni menescalco, redatte dal tesoriere, e poste a foglio 48 che possono asseg­ narsi a Domenico Capranica 23 Così nel testo 24 Segue una -d- depennata 2_5 Voce depennata d� un segno obliquo; nel margine sinistro una doppia an­ notazwne, menescalco dz mano del tesoriere e, la seconda posta aconto delo menescalco a foglio 48 che può assegnarsi a Dome nico Capranica 26 Segue 1 90 depennato 27 Segue de depennato

1 13

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

si alultimo de gennaro secunno appapare28 per polisa de sua _mano - ducati 7 Item lultimo de gennaro la maysta delo signor� re Feden�co demenoyo le monete zoe le cinquine valeano quactro a ccarlino e alult:mo �e genaro le calo a deyci a ccarlino dela quale monet� me nne trovay m nno potere de­ le intrate dela Cammara ducati sectantacmco le quale mon�te avea rescos­ se dele cabelle e dele conposiciuni perde la Cammara ale diete monete du­ cati quarantacinquezoe ducati 45 e anco per le monete frazose lequale sostate vetate Somma ducati 4752 2911 c 54 r La provisione delo connestabelle . . . . Item pagay a :fFolippo Ciciliano connestabele m � e�evento con q�mdici conpangni mandato in Benevento per lo reverendissnno leato e per com­ missione de messer Aliberto nostro governatore per �aor� dela �orte pagay alo dicto connestabele e conpagni in piu partite ducati quar�ntacmco de car­ lini a ccarlini deyci per ducato secuno appare per una pohsa de soa mano so - ducati 45 Item pagay alo factore delo cardenale de Benevento � er_ la parte dela doana per cornmisione de nostro signore e ��co per _ c�mnns_swne dela Cammara apostolico3o ducati cinquanta de carh� a carlnn deyci per ducato secunno appare per polisa de soa mano - ducati. 50 . Item pagay alo vicario per lo s_ua_ sa�ano de sey �si zoe �ect�nbro octruso - a deyci per ducato scon­ de carhm Persi alultimo de frebaro ducati vmtwcto . . tana lo semestri delo breve so -ducati 28 tan 131 .

.

a messer Sivero de Orvieti vicario Somma ducati 123 tari 1 3211

c. 54v

Vicarii Beneventi . Jtem a mmesser Siveri vicario de Benevento pagay per lo s��a salano de sey misi finiti per si alultimo de frebaro delanno 1496 a duc�tl sey lo r:rese so­ no ducati trentasey retenuti ducati octo per la tassa deh secretarz restano ducati vinti quatro - ducati 24 . Jtem epiu 0 pagato a messer Franzisco Pipa de �essa ducatz decedocto pe: _ lofficio delo vicariato de Benevento per duy mzsz e mezo zoe marzo e abrzle ducati quindici zoe - ducati 15

28 Così nel testo 29 Depennato

30 Così nel testo 31 Voce depennata con due segni obliqui

32 La somma è inesatta perché considera anche le ultzme cifre annullate .

.


1 14

MARIA ANTONIETTA QUESADA

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

aa �er lo o!ficio i i t �e�:::�:: ::;;t� ��e/::J:r�;:1.;atr�emisi Je � � � ! � � �:� mag 1o per s1 ala mmlta de austo pagay _ ducati 9 Item e piu pagay a mes Pietri de Geremia per loJJ' •-FR.cw. del? vz.can.ato de Benevento per duy misiser zoe ducati sey zoe - ducati 6 dala mita de austo per sz ala mlta de octruso i olfo. per la tassa deli secretari ducati tridici de 0_ �delo :;��:��s�am;:s;;:t�l vn_zcar u per uno anno como a'PPare per una qul.tanza dict? messer Sinolfo - duc ati 14 tari 3 It.em � p zu pagay a messer Richec nte Corvino �er lo offic. w. delo vzcanato de Benevento ducati decidtoocdeto Mo per lo sua salano de tre misi finiti alultimo de gennaro - ducati 1 8 Somma ducati 90 tari 3// c. 55r

Vicario de Benevent033 Item pagay a messer Franzischo p· o lo officio delo vicariato de Benev:; de s essa ?�mo a llocotenente e per p�r duy llllSl e mezo zoe marzo e abrile ducati vinti de carlini a ccar·l·1m. dec1 .l1sa de soa per ducato seconno appare per pomano _ ducati 2034 Item pagay ad Antoni Delisi ferr per1 o off'lClO · �e�o menescalcato per lo mese de abrile e de magio ducata�·oqua ctro de carh m a deyci per ducato so - ducati 4 Item adi ultimo de austo pagaym: b de1a �orta �er lo sua salario per la guardia dele porte per quactro sIl.aco zo mayo mgno mli. o e austo ducati duy tari octo so - ducati 2 tari 8 Item ineo de die pagay a Mazacrocco t. er duy llll. Sl e mmezo per la guardia dela porta delo castello - ducati O tari Somma ducati 2 7 tari l grana 1 o 36// c. 56r : �l � ; a�� o ����t c � o �}er la guardia dela porta per e _ a 1 Item meodem die pagay �d Antomo . n. Ioh · de Ple anni e a sSalvatorere37 Commito per lo loro salano per quactro . no mli Inis i zo may o mg o e austo ducati dudici de carlini a dey l· per duca C to che so - ducati 8

.

�� ; �! � : �

� �f

33 Depennato 34 Voce depennata con tre seg ni obliqui 35 Così nel testo 36 somma depennata

37 Così nel testo

.

115

Item adi ultimo e iudem pagay messer Ponzo deli Pastori per tre mmesi per lofficio delo vicariato electo per lo veceleato zoe per lo mese de mayo e per lo mese de iugno e de iulio ducati nove de carlini a deyci per ducato che so - ducati 938 Item a di 14 de octruso pagay a mmesser Pietri de Geremia per lo officio delo vicariato per duy mesi e mmezo deputato per lo governatore zoe per lo mese de austo sectenbro e perfi ala mmita de octruso ducati sey tari secte zoe - ducati 6 tari 739

Somma ducati 25 tari 3 grana 1 7-7-40!1

c. 57r

Item pagay a mmesser Richecto de Monte Corvino per lo officio delo vica­ riato de Benevento deputato per lo governatore per tre misi ducati deèe­ docto de carlini a deyci per ducato seconno appare per polisa de sea mano - ducati 1 841 Item e piu ave avuto Astorgio per lo officio delo iurato per parte delo sua salario ducati duy tari quactro che so - ducati 2 tari 4 Item e piu ave avuto Antonio per lo officio delo iurato per parte delo sua sa­ lario - ducati 2 tari 3 Item adi ultimo dt:f gennaro offacto conto cola Universita de Benevento de quello ave avuto dele intrate dela Cammara per li cento ducati deputati an­ ne anno per la Santita de Nostro Signore dele intrate dele cabelle ho paga­ to ala dieta Universita per quinnici misi ducati cento vintisecte tari duy e mmezo secunno appapare per hone polise deloro mano e con sigillo de es­ sa universita so - ducati 127 tari 27

c. 58r

Somma ducati 150 tari 4 grana lO 42

Item agyo pagato alo factore delo cardenale de Benevento i nnalia mano per lultimo pagamento deli cento ducati per la parte dela doana ducati cin­ quanta secunno appare per polisa de soa mano che so - ducati 50 Item agio pagato ad Antonio e sSalvatore per si alultimo de gennaro per lo loro salario per lo sarcicio dele cabelle per quactro misi zoe octruso noven­ bro e decenbro e gennaro ducati octo de carlini a deyci per ducato che so ducati 8 Item pagay a cConforto per la guardia dela porta delo castello per quactro mesi zoe octruso nonvenbro dece(n)bro e gennaro ducato uno - ducati l Item adi ultimo de gennaro pagay a Iacobo dela Pmta per tre misi e mme38 Voce depennata con due segni obliqui

39 Voce depennata con tre segni obliqui 40 La somma è inesatta perché considera anche· le cifre depennate 41 Somma depennata; nel margine sinistro è annotato posta a fianco 42 La somma è inesatta perché considera anche la prima cifra depennata


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MARIA ANTONIETIA QUESADA

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

zo per la guardia de porta Rofina per la cabella zoe octruso novenbro de­ cenbro persi ala mmita di gennaro - ducati 2 tmi 2 grana 5

Item ineodem die pagay per la fatica de cinco femmene per carricare le prete ala palata - tari 2 grana O . . Item'adi 21 e iusdem pagay alo maystro e cmco open per fare la palata delo molino - tari 3 grana 10 Item adi 22 e iusdem pagay a cColantueni de Sassis per ducenta sessanta frassine e per cento cinquanta pali per la palata tari - tari 15 grana O . Item ineodem die pagay a48 a Iulio dela Rocca per uno centenaro de pali tari 5 grana O Item adi 3 de novenbro pagay a mMichele Pastore per uno centenaro de pali per la palata - tari 5 grana O . Item adi 6 de novenbro pagay a nNardo Lasco per doy centenara de fassine per la palata - tari 10 grana . Item ineodem die pagay a cCola Raynone per uno centenaro de pah per la palata - tari 5 grana O Somma ducati 9 tari l grana 7.;-ll

Somma ducati 61 tari 2 grana 511

c. 58 v Denari pagati ali secretari Alo Reverenno messer Sinolfo secretario ducati quindici doro de Cammara e carlini duy per la tassa deli mastri de Benevento li quali denari an­ no voluto dele intrate delo thesaureradacti to de vento diceno la Cammara apostolica esserli oblicata como appare perBene soa scrita de magiore quanti­ fa so43- ducati 18 tari lll c. 59r

Item pagay a Iohanni de Vari per conzare lo macello dove taglia Iacobo Pe­ dino - ducati O tari O grana 1 5 I�em a di �ltimo de genaro pagay alo officio de lo thesa urerato per sidici mi­ SI � ducati quacto lo mese secuno appare per breve de Nostro Signore du­ cati sessanta quactro de carlini a deyci carlini per ducat o che so - ducati 64 Item pagay alo revereno messer Sinolfo per nome e parte delo collegio de­ li secretarii come a ctesaurieri de dieta collegio per la tassa deli brevi deli officiali de Benevento zoe per lo governo e per lo vicari ato e per lo mene­ scalcato ducati octanta secte doro [laryg] de camma e ca(r)lini octo che so de carlini ducati cento e quactro tari duy zoe - ducati 104 tari 244 Item ave avute lo reverendissimo leato dele intrate de lo molin o dela Cam­ mara apostolica de grano tomola sessanta cinco lo quale abbe infarina la quale sela fe portare ili Napoli so [2 carlini a io(r)nati] - tomola 6545

c. 6 l r Item adi predicto pagay a ILanzilocto spagnolo per uno centenaro de fassine per la palata - tari 5 . Item e piu pagay a ILaurenzo Mercuraczo per uno centenaro de pah per la palata - tari 5 . . Item adi octo de novenbro pagay a cCola Fmscone per octanta pah per la palata - tari 4 . Item adi 9 e iusdem pagay i nnalia mano per uno centenaro de pah per la palata - tari 5 Item ineodem die pagay a mMinichiello Cassano per tre centenara de prete che per incordare la palata - tari 4 grana 10 Item adi 12 e iusdem pagay a mmastro Pierri de49 de Pianche e quactro conpagni per tre iornate ala palata pagay - tari 9 grana 10 Item adi 7 de gennaro paga a mMichele Pastore per uno centenaro de pah per la palata - tari 5 grana 10 Somma ducati 7 tari 3 grana l 01l

a tari duy e mmezo lo tornolo che so ducati trentaduy e carlini cinco - du­ cati 32 tari 2..;-46 Somma ducati 265 tari 2 grana 1511 c 60r

.

.

Spese facte per la palata delo molino per lanno 1495 Xliii indictione Item adi 17 de octmso pagay per cinco cisti per47 per porta re le prete ala pa­ lata - tari O grana 17..;43 Segue -du- depennato

Voce depennata con un segno a croce di penna ; nel margine sinistro sono ri­ portate le seguenti annotazioni di mano del tesoriere: conto del Governatore a foglio 47 ducati 60; conto del meneschalco a foglio 48 ducati 10 tari 2 · A conto de vicarij a foglio 54 ducati 14 tari 3; A li secret arij a foglio 58 ducati 1 8 ari 1 45 Depennato 46 Infondo alla carta è annotato et tomola 65 di mano del tesoriere 47 Così nel testo 44

A

A

·

�

1 17

l

c. 62r Item adi 8 de gennaro pagay a Iaparente per uno centenaro de fassine per la palata - tari 5 grana O . . . Item adi 9 eiusdem pagay a mmastro P1em e duy conpagm per conzare la palata - tari l grana 17 + . . . Item a di I l eiusdem pagay i nnalia mano a mmastro P1err1 e tre conpagm per duy di ala palata - tari 4. grana 1 3

48 Così nel testo 49 Così nel testo


l.

118

Ite� adi 13 eiusdem pagay a mmastro Pierri50 e e conpagni per lovare lar bon che avea porti la fortuna sopra la palata pagay - tari 3 grana 10 Item a di_ 27 de gennaro pagay i nnalia mano a mmastro Pierri e duy con­ pagm_ p �r annectare la palata per la fortuna de lacqua - tari 2 grana O Item adi 5 de �ayo pagay a mmastro Pierri e conpagni per annectare lo fer­ male delo molino per mani deli molinari - tari 7 grana 10

_

Somma ducati 4 tari 4 grana l0711

c. 63r Spese facte ala palata de lanno dela XV indictione Item �di 27 de sectenbro pagay a mMichele Pastore per unaltro centenaro de pali per la palata - tari 5 grana 19 Item adi 28 e iusdem pagay alo gennero de Iacobo dela Porta per uno cen­ tenaro � mmezo de fassine per la palata - tari 8 grana 15 Itei? adi 3 de octruso pagay a Iohanni Zollo per51 per quactro centenara de pali per la palata tari vinti duy zoe - tari 22 grana O Ite� adi 4 � iusdem pagay i nnalia mano a Iaparente per doy centenara de fassme - tan 1 1 grana 10 I�em ine�dem die pagay a cColantueni de Sassis per uno centenaro de fas­ sme - tan 5 Item adi 4 e �usdem pagay alo figlio de Bmiomeo Fiorella per doy iomate con doy bestie a ccarriare li pali per la palata - tari 2 Item a di 4 e iusdem pagay alo maystro e ssey conpagni per una iomata a ffare la palata - tari 4 grana 16

Somma ducati 12 tari - grana -Il

c. 64r La palata Item a�i 6 de octruso pagay alo maystro e dudici opere per uno di ala pala­ ta - tan 8 grana 6 Item adi 6 e iusdem pagay per la fatica de quidici femmene per carriare pre­ te ala palata - tari 3 Item ineode� die pagay a mMinichiello Cassano per secte centenara de perteche per mcordare la palata - tari 10 grana 10 Item ineodem die pagay a Iohanni de Sassis per uno centenaro de fassine e perteche per la palata - tari 5 grana 10 Ite� adi predicto pagay a nNardo de Castello pote e a cCola de Isscaro per taghare le sopradicte fassine - tari l Item adi 25 de octruso pagay per mano de Bartomeo Fiorella i nnalia mano per conzare la palata per che era de bisongno farece certe accordate tucte danovo 5° Così nel testo 5 1 Così nel testo

1 19

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

MARIA ANTONIETTA QUESADA

pagay per fassine e pali e iom�te de mastri per mano de�o dicto_ Bartomeo Fio­ _ - ducati 20 tan 4 grana 7 rella secunno appare per una lista facta per Isso

Somma ducati 26 tari 2 grana 1311

c. 65r Spese facte per lo palaczo dela Rocca per lanno 1495 Xliii indictione Item adi 10 de sectenbro pagay per uno centenaro iacte per conzare la capella - tari O grana 107 . Item adi 15 e iusdem pagay a cColella napoletano per tre fmestre mgerate per la cammara delo governato - tari 6 grana 15 . Item e piu ho pagato per cinquanta pinzi per coperire la cappella e per cm­ tanta inbrici - tari 4 grana O Item ineodem die pagay per uno centenaro e mmezo deiacte per la cappel­ la - tari O grana 16 Item a di 18 e iusdem pagay per cento cinquanta mautuni per quatrellare la cappella - tari 2 grana 12 Item ineode die pagay per vinti some de rena - tari O grana 10 Item adi 20 e iudem pagay a mmastro Benedicto frabecatore per coperire la cappella per duy di per ysso e lo manypolo - tari 2 grana 16 Item adi 23 e iusdem i nnalia mano pagay a mmastro Benedicto e lo mani­ polo per uno di a mmautunare la cappella - tari l grana 8 .

Somma ducati 3 tari 4 grana 7711

c. 66r Item ali 27 de sectenbro pagay dausti per corta mandato in Napoli per lo si­ gnor governatore alo leato - tari 3 grana O Item adi 28 e iusdem pagay a mastro Bartomeo dela Preta e lo conpagno per· conzare la cocina del palaczo - tari l grana 12 Item adi 19 de novenbro pagay alo castellano per la despesa facta a uno pre­ sone che stea perla vita chiamato Giorgio lo quale stecte presone in rocca misi duy52 e per commissione delo governatore pagay alo dicto castellano tari vintinove zoe - tari 29 grana O Item adi sopra dicto pagay alo manivoldo per fare la iusticia delo dicto ior­ zo e per la camecza - tari 5 grana 3 Item adi 16 de frebaro pagay per cinco centenara de chinzi per coperire lo banco dove se tene ragione pagay per mano de lo precoratore fiscale duca­ ti ciuco zoe - tari 25 grana O Item adi 26 recepi una lectere dela Cammara che vista la presente me devesse presentare in Roma infra quinnici di per informare la Cammara de alcune co­ se e spicialemente dela cassecta pagay per la mia despesa - tari 30 grana O

Somma ducati 18 tari 3 grana 15/1

52 Segue

tre depennato

-

-


120 c. 67r

Item adi 20 de abrile gay per uno mis so mandato in Roma ala Cammara ae­ zoche la cassecta non perdesse per che alcuni cercavano volerla occupare tari 17 grana 10 Item adi 27 e iusdem pagay per commissione delo governatore a uno mis­ so mandato alo leato in Napoli - tari 3 grana O Item adi 8 de mayo pagay per secte quinterny de carta per fare lo libro do­ ve se scriveno le accuse criminale - tari l grana 15 Item adi 10 de iugno53 pagay per uno libro per scrivere l e intrate dela Cam­ mara in Benevento - tari 2 grana O Item e piu pagay per uno quinterno de carta - tari O grana 5 Item 15 e iusdem pagay per mano delo castellano per conzare le mascature dela rocca - tari 2 grana O Item adi primo de octruso pagay a mmastro Macteo chiavectieri per duy mascature granni per le porte delo palaczo dela rocca - tari 3 grana O Somma ducati 5 tari 4 grana 1011

c . 6 8r Item adi primo de iulio pagay per uno quinterno de carta dato alo notare de­ lo criminale - tari grana 5 Item adi primo de octruso pagay a uno iudio per annectare lo palaczo zoe le stalle per la venuta delo leato stecte di tre pagay - tari l-;- grana O Item adi 8 de octruso pagay per decedocto tavole per fare la verdesca alo palaczo quano morse re Ferrante - tari 10 grana 12 Item ineodem die pagay per quaranta chiodi grossi e doy centara de chiodi tavolari - tari 2 grana 10 Item e piu pagay per mezo centenaro de chi(o)di e per tre para de vertechie - tari O grana 15 Item agyo pagato alo precoratore fiscale per coperire lo banco dove se tene ragione y conparare lengname e chingy e per pagare li mastri per mano de Antonio de Pieri Iohanni vecethesaurieri li quali pago per commissione de lo governatore - tari 25 grana Somma ducati 8 tari - grana 121l

O

c. 69r

Item e piu pagay a mmastro Belardino Panniello per uno paro de manecte per li presuni per mano delo menescalco - tari l grana O Item e piu pagay a cCola Posta iurato dela corte per commissione delo ve­ celeato - tari 2 grana O Item e piu pagay a fFalzone serviente de la corte per parte delo sua salario - tari 3 grana Somma ducati l tari l grana 011

O

53 Corregge iulio

121

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

MARIA ANTONIETTA QUESADA

·

c. 70r Spese facte ali corrieri Ill indictione pagay per uno Item adi 15 de sectenbro delanno 1495 XI governatore �er che a�cu­ delo ne essio messo mandato in Roma per comm pagay alo dieta - tan 17 ni beneventani se erano rebellati contra la corte . grana 10 . . ato per lo vican a sSesItem adi 21 eiusdem pagay per unaltn nnsso mand Benevento per alcune desa alo governatore che vista la presente venesse in . scordie de cetatini - tari 3 grana 15 ato per la maysta delo SIItem adi 22 eiusdem pagay a uno trommecta mand issione delo governatore gnore re in Benevento alo quale pagay per comm tari 3 grana O o governato.re per uno Item adi 18 de octruso pagay a messer Aliberto nostr re como alcum beneven­ misso mandato in Roma per avesare nostro signo cita pay - tari 17 grana O tani lo aveano sequetato per lo ammazare per la per avesarelo delo semItem e piu pagay aunaltro misso madato alo leato mele - tari 3 grana O Somma ducati 8 tari 4 grana 511 .

.·

c. 72r tione . Spese facte ala doana per lanno 1495 XIIll indic de calcma pese a trent per y paga tione indic 14 dela so octru Item adi 25 de . per conzare la casa dela doana - tari 6 grana O rena - tan l grana . lO Item adi 29 e iudem pagay per sessanta some de ammortare la calcma - taItem e piu pagay per quaranta some de acqua per ri 2 grana O . 3 grana O . Item e piu pagay per sessanta some de prete - tan o per cmco wrnate e Cauc o Item adi 2 de novenbro pagay a mmastro Iacob lo manipulo - tari 7 grana O Iacobo Cauco e a maItem i nnalia mano a di 7 eiudem pagay a mmastro stalle dela doana - tale care stra Bartolomeo dela Preta per tre dy per frabe ri 4 grana 19 . . l g�ana 10 Item e piu pagay alo manipolo per tre w�ate - tan nre la casa dela doacope per y Item e piu pagay per doy centenara de chmg na - tari 10 grana O Somma ducati 7 tari O grana 191l .

c. 73r · 1�aro Item adi 20 de novenbro pagay a Giasso Carcararo per uno nng · de rnautuni per rnautonare54 la cammara dela doana - tari 7 grana 10

54 Segue -qu- depennata


122

MARIA ANTONIETTA QUESADA

LA PROVINCIA DI BENEVENTO

Item adi ultimo e i dem pagay a mas tro Iacobo Cauco e a mastro Bartomeo � dela Pre�a per tre d1 a mm utonare la c mmara dela doan0ss - tari 4 grana 10 � Item e p�u pagay alo mampolo per tre� Iomate - tari 1 grana 10 Item e pm pagay alo iudio per deyci some de acqua per lo cucinaro - tari o grana 10

Item e piu pagay a Giasso i nnalia mano per octo pese de calcina - tari 1 grana 10 Item adi 13 de decenbro pagay per fare conzare la porta granne dela doana e le por�e de le stalle per tavole e chio di e ffactura - tari 4 grana Ite� adi 24 de gennaro pagay per fare le mangnatore pagay per uno travo e tre wm ate de mastn_ e lo manipulo tmi 5 grana 5 Somma ducati 4 tari 4 grana 1511 c . 74r Spese facte per Ii macelli Item a�i X� de mayo pagay per duy canne de tavolo per fare le porte deli macelli - tan 4 grana I(tem) e piu pagay per octo stilli per fare le porte - tari 3 grana I em e pm pagay a �a�tro Bar�ommeo Fiorentino per la factura de quac­ tro por_te dele stancw deh macelli tari 5 grana Item pagay per vei1echie e ch(i)odi - tari 2

O

�

O

O

Somma ducati 2 tari 411

O

c. 76v De:1ari pagati per lo thesaurieri per li salari deli officiali e per altri biso­ gm reducte tucte in quisto foglio assumate It m pa�ay alo officio delo governo a messer Aliberto e alo ve(ce)leato in pzu� partite - ducati 505 tari O Item pagay alo prencep e so - ducati 200 tari O de Squyllace per some cento de farina data a ys­ Item pagay alo castellano per lo salario dela rocca per qua ctordici misi ducati 560 tari O Item pagay alo castellano i nnalia mano per lo salario de lo governo e per la rocca - ducati 1 75 tari O Item pagay alo castellano per un anno e terzo per quello che serra le por­ te - ducati 16 tari O Item pagay alo conesta per isso e li fanti - ducati 45 tari !tem pagay alo cardenabele le de Benevento - duca"ti l 00 tari O O Item pagay per lofficio lo vicariato ducati 82 tari O Item pagay per lo sarcirededele cabelle - ducati 23 tari 3 grana 1 7-7Item pagay per lo officio delo thes aurerato - ducati 64 tari O 55 Così nel testo �

123

Jtem pagay amesser Sinolfo per li brevi deli officiali - ducati l 04 tari 2 [tem pagay alo leato infarina - ducati 32 tari 2 -7[tem pagay ala cumunita de Benevento - ducatz_ 127 t�rz. 2-7. . a du­ [tem pagay alo castellano per lo salario de secte fantz per secte nusz cati tre per uno lo mese - ducati 147 tari O Jtem pagay per lofficyo deli iurati - ducati 6 tari 2 [tem pagay per fare la palata delo molino - ducati 58 tari 4 [tem pagay per la spesa delo palaczo e per li corr�ri duc�ti 3756 tari 4 4-7ltem pagay per la reparacione dela doana - ducatz l2 tarz O Item pagay per fare le porte deli macelli - ducati 2 fari 4 Item pagay alo precoratore fiscale per parte delo sua �alario � ducati 5 tari O ltem pagay per lo officio delo menescalcato - ducatl 24 tarz 0// c. 77r Denari receputi dele intrate delo thesaurerato de Benevento per uno anno e terzo reducte tucte in quisto foglio e ssummate partita per partita ltem recepi dela cabella dela regalia - ducati 418 Item recepì dala doana - ducati 1 71 Item recepì dala cabella dela carne - ducati 318 Item recepì dala cabella delo vino - ducati 202 Item recepì delo officio deli danni dati - ducati 75 Item recepì dali macelli - ducati 47 Item recepì dalo molino - ducati 98 fari 3 Item recepì deli inzenzi - ducati 109 Item recepì deli maleficii civile e criminale - ducati 54 Item recepì dela cassecta - ducati 9 Die XVII maij 1497: Supranominatus Gabriel . thesaurerius Beneventi pro­ duxit in piena camera presentum librum computorum dictae thesaureriae et iuravit ea vera esse et non habere diversa ab eis Et fuerunt commissa rationis presentibus Dominis Dominica de Capranica Octaviano apostolice Camerae clericis Stephanus de Narnia// c. 77v Visis et diligenter examinatis conputis diete thesaurarie civitatis beneventane retentis et iuratis ut moris est per honorabilem virum Gabrielem de Aversa the­ saurarium diete civitatis repertum est introitum huius libri qui continetur da fo­ lio secundo usque ad folium quadragintaquatuor adscendere ad summam du­ catorum millequingentorum sex et grana quatuor ad rationem carlenorum de-

56 Corregge

-

44 depennato -


124

TO LA PROV1NCIA DI BENEVEN

MARIA ANTONIEITA QUESADA

cem pro singulo ducato. Exitum vero quo continetur da folio quadraginta sex usque ad folium septuagintaquatuor ad scendere ad summam ducatorum simi­ lium duomilia tricentorum sexagintaquatuor tari 3 et grana 12 et sic exitus su­ perat introitum in ducatis octingentisquinquagintaocto tari 3 et grana 8 sive du­ cati 858 tari 3 et grana 8 similibus salvo tamen semper veriori calculo et sic approbamus nos Ottavianus57 episcopus Marianensis et Dominicus De Capra­ nica Camere apostolice clerici et commissarii suprascripti super hoc speciali­ ter deputati presentibus reverendis patribus dominus episcopo Regina viceca­ merario ac episcopo Theanensis Sanctus Dominus Noster thesaurario genera­ li nec non L(udovico) de Agniellis episcopo dusino Adriano Castellensi et Ventura Buffalino diete camere clericis nec non Stephano de Namia notario camere ac Stephano Calvago diete camere conputiste. Rome in Camera apo­ stolica die secundo mensis iunii MCCCCLXXXXVll pontificatus Sanctissimi Domini Nostri Alexandri pape sexti anno V Ita ste Dominicus de Capranica manu propria Ita est Octavianus episcopus Marianensis et clericus Camere manu propria// c. 78v Entrata de la thesauraria de Beneventi administrata per lo antedetto Ga­ briele de Aversa et p(act)o a carlini x per ducato - d(ducati) r(eceputi) Thesaurieri de dare di quelli a ritratto dala gabella regalle del passo de du­ catti de (carlini) come apare in questo da foglio 2 per fino a foglio 5 in sum­ ma so - ducati 418 tari 4 grana 8 Ittem de la dohana del grano in mesi 15 come da foglio 6 et 7 apare in sum­ ma - ducati 171 tari - grana 5 Ittem de la gabella dela carne come apare da foglio 8 per fino a foglio 1 1 in summa - ducati 318 tari - grana Ittem de la gabella del vino in mesi 1 5 come a foglio 12. 13 et 14 apare in summa - ducati 204 tari - grana Ittem de li datti58 datti in mesi 17 come a foglio 15 - ducati 75 tmi - grana ­ Ittem de la pisone deli macelli come a foglio 17 et 18 - ducati 47 tari - grana ­ Ittem de come59 a noy de li molini come da foglio 19 per fino a foglio 21 in s(uma) - ducati 98 tari l grana 11 Ittem de censii annali come a foglio 22 in s(uma) - ducati 109 tari 4 grana Ittem de condempnatione civile e criminale e capsetta come da foglio 23 per fino a foglio 32 - ducati 64 tari 4 grana 8 In suma in tuto ducati 1506 tari - grana 4 Resta creditore detto thesaurieri segando detto libro che suma piu lusitta che !entrata in ducati 858 tari 3 grana 8// 57 Ottaviano de Fornariis. 58 Così nel testo 59 Segue censij anuali ducati 109 tantum depennato

125

c. 79r o et p(act)o controt c(arrm ' ) x per ducat Usitta de la tesauraria dmpag re a foglio 46 et 47 apa e rn:tore com gov a che � ere bav ? a rieri Thesau ana c�t� 525 ��1 in pmtite 8 in summa - �uacl me a foglio 48 - ducati 2006 tari � a l pa rm hil Sc de ipe nc pri Ittem al dato come a foglio 48 - ducati n ma fo che rio ssa mi com o un Ittem ad 2 grana lO . . o a fo.�lio 48 _ ducati 52 tari 2ue ad fo­ alc sch ne me del e lon vlS pro la . 49 usq Ittem a cha e altn off'lCll come da foglio Ittem al castelano per la rr�m tari 898 f a; d i 45 glio 53 impartite � 5 apare summ e f���: bantute a foglio 53 - ducat c te ne mo te cer de ssl ere int per Ittem a fotari strissimo reverendissimo legatto illu do n ma e l b'l a est con o un ad Ittem . ale de Beneventi per ordine de la Cammara p�r glio 54 - ducati �5 �ari - dm car o rm 1ss nd ere 100 tan ­ rev al m Itte e a f gIi? 54 et 58 apare _ ducduaticati 90 tati com an doh la de � sua te pat cia ter la e a �ogllO 54 impartite 6 Ittem ali vicarii de Beneventl com cati 26 n 7 come a foglio 55 usque 57 - du tt�� : ;erti straordinarii impartite ca­ tari - grana · ore a fatta ala Comunita a foglio 57 - du Ittem ala gratia che Nostro s lgn . . . partite 3 come a foglio 58 - ducati 1 1 tari 2 ti 127 tari 2 g�ana l . rn Ittem per certl extraordma lm grana 5 .. de rl danari de la Cammara a foglio 58 - ducati . arn ret sec Ittem ali signon i . . 18 tari l grana nn'si 16 a foglio 59 _ ducati 64 tar Ittem al salario del thesaunen operfo Ii 59 - ducati 32 tari 2 grana l ga Ittem per grano datto al Letta · m�li�i da foglio 60 usque ad foglio 64 in l � e lla pa la de xa Ittem ala spe summa - ducati 60 tari 2 g_roana come da foglio 65 per fino a foxe sp e altr et acl pal � del a ric Itte. m ala fab · . cat.i 37 tan 4 grana 4 grana tan 8 glio 69 apare m summa _ duala i cat du _ r 7o 0 og f � e com rl cav a e cio ri rie ue 74 in su­ Ittem ali cor · com l e a foglio 72 usq l ce ma et a han do la de a ric Ittem ala fab . . 12// ma - ducatt 14 tan 4 grana l In suma ducati 2364 tari 3 grana .

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c. 80v 150060 die XX novembribs co pend'l comtento thesaurarii Beneventi vide­ . � tus incepti de mense ottobris 1499 Intt·oitus - hic ponetu� �u pn:: Iicet Nicolai de MedlClS et rrmo m:��diti onibus in mm·gine apossint cum 0 0 5 l nse me em eod de et finiti ato 60 Corregge MCCCCC depenn


126

MARIA ANTONlETTA QUESADA

�:�;p�i pro gabel!� re?alium pro uno anno incipiente ob ultima octobris

. . r atwne .v�nditiOms facte xxrro maij in pluribus partitis ut app aret in l1bro computi emsdem - sunt 306 61 Item pro doana frumenti - sunt 1 866 2 Item pro gabella polancarum - sun t 60 Item pro gabella carnium sunt 270 63 Item pro gabella vini - sunt 100 64 Item pro offitio danpnarum datarum - sunt 43 Item pro molendino nichil quia dici t que fuit restitutus I:�m pro c��sibus sub die 1 6 februari i 1 500 et ultima maii et 1 8 ottobns .· m · tubus part1t1s - sunt 105 .3 .565 Item pro cassetta d�it ue Camera donavit eam magistris actorum � Ite� pr? col_ldepnatiOmbus civilibu s et criminalibus sirniliter in pluri . . bus partitis mcipiendo a d1e 1 9 octobris 149 9 et finiendo die ulti ma septembns · 1 500 - sunt 198 .4.4 _

Summa introytus ducati 1 268 carlini 7 grana 9 Fuerunt poste pro errore//

c. 8 l r Exitus primi� fuerunt saluti gubernatori videlicet Nicolao Bon e Fidei pro66 �no arcis et gubemi� civitatis scilicet pro salario sep tem mensium in � PI �d a mense octobns novembris decembris ianuarii februarii marcii et a­ pn Is UI.�� anm. 1 500 ad ratione pro singulo mense ducatorum67 90 arci· s68 et guberm1 - 63069 Item fuerunt s luti eidem pro sala rio aliorum quinque mensium hoc . ? emm pro parte salano - sunt 359 Ii et (gratia ..) ut dixit?o .

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l margine sinistro è annotat o Venditio apparet ex contract u celebrato t Nel marg ne s n stro è annotat o Venditio fuit facta ut supra de gabella 4 Nel marg ne s m z stro annotato Non apparet cont � ractus 6 . . argzne sznzstro e annotato app aret contractus fmmato sub die l o septembris 9

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65 s?mma depennata; nel mar gine sinistro è ànnotato nota que . non reddit ratIOne ms1 pro uno anno ' 66 Segue pro uno anno depennato 7 6 Segue 90 intotum depennato . 68 segue mtotum depennato N !margine sinistro è annotat o habet quietantia sub die prim o iuni 1500 c e e ' remanent ad hoc idem gubemat r Ò et castellanus credito­ rum du t e ennate . Nel margine sinistro è annotato habet quiectantia sub die octo I

.

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LA PROVINCIA DI BENEVENTO

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Jtem fuerunt saluti ducati tres vicario in temporalibus - sunt 371 Item ducati 39 saluti Guilliermo Tauraro vicario in temporalibus pro sex mensibus incoatis die 26 iunij et finitis X72 ianuarii - 39 - sunt 3973 Item Item solvit Cole Mosselnmio vicario in duobus partitis - 48 -sunt 4874 Item pro salario tesaurarii et hoc est pro uno anno - 48 - sunt 48 Item saluti marescalcho pro parte salarii ad rationem trium ducatorum pro quolibet mense - sunt 17 tari Item saluti duobus iuratis quibus datur unicuique carleni 24 in totum - 48 sunt 4875 Item pro quinternis et cartis datis curie - 1 .3 - sunt 1 .3 Item pro diversis reparationibus et munitionibus arcis et palacii in pluribus partitis - 22.7 .9 - sunt 22.7 .9 Item saluti comunitati qui fuerunt relaxati eidem comunitati - l 00 - sunt l 00 Item saluti mensa archiepiscopali pro parte doane grani in tribus pmtitis de mense octobris 1500 - 62 - sunt 62 Item pro expensis factis per eum in duabus vicibus in prima pro diebus 25 in r(egul)a discessit 22 octobris - 10 - sunt 10 Summa exitus in aurum ducati 1 345 cm-lini 4 grana 9 Summa introytus ducati 1268 carleni 7 grana 9 quo76 deducti ex pecu­ niis77 exitus remanet ereditar in ducatis sexanta sex ad carlini decem per ducato et tari septem/l Allegato A l : Entrata dela Thesauraria de Benevento administrata per Gabrie­ le da Versa comenzata adi VII de luio 1497 fino adi ultimo de augusto 1498 Item pro diverse gabelle da foglio l sino a foglio 8 - ducati 454 tmi O grana 8 Item pro diversi censi como a foglio 9 - ducati 141 tari 4 grana 8 Item pro danni dati como a foglio l O - ducati 15 Item pro extraordinarii et compositione del civile e criminale da fogliò 10 sino in 14 - ducati 147 tari - grana 1 2.;Somma ducati 758 tari - grana 8.;- Il

Exito dela contrascripta thesauraria administrata per el contrascripto Ga­ bliel daVersa78 7

Nel margine sinistro è annotato pecunie fuerunt debite longe annus temporus sui tesaureratus 72 Segue nona ianuarii depennato 73 Nel margine sinistro è annotato Solvit pro duobus mensibus predecessoris sui 74 Nel margine sinistro è annotato habet quietantiam 75 Nel margine sinistro è annotato In alio computo non reperitur 7 6 Segue quo deducti ex in depennato 77 Segue ducatis depennato 78 All'intestazione seguono i simboli del ducato tari e grana in colonna con le sottostanti somme. 1


128

MAR IA ANTONIETTA QUE SAD

A

�:� a� ;astellano e governatore como a foglio 1 5 e 1 6 - ducati 505 tari

a l tem per lo salar�o. del vicario a foglio 17 - ducati 20 tari l grana 20 tem per lo salar o de lo manescalc o a foglio 1 8 - ducati 5 tari 3 � tem per lo salano del procurato re foglio 19 - ducati 5 tari 4 tem ala comum. ta de Benevento com o a foglio 20 - ducati 95 tan. - gra na 20 Item per lo s l rio del thesaurier �� o a foglio 2 1 - ducati 48 em per mu�twne dela r cca a fog lio 22 - ducati 65 tari l grana 20 ? . em per salarto deh. JUra tt a foglio 23 - ducati l tat.;. � - gra na Item p er s �1arto · de quello che serra e ropre le porte 24 - ducati 4 Item per dtverse expese co o n: a foglio 24 in 28 - ducati 41 tari - grana 10 Extto somma ducati 791 tari 2 gra na 13 Entrata ducati 758 tari - grana 8-;ducati 33 tari 2 grana 4-;. Resto R a. a l dtc�o thesaurario secu do que sto conto facendoli ba� n r li e de carlini X per ducato et tari 2 grani 4 l e a �

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�.��:a�� �;s;��·��a d.ela thesauraria d� Benevento amministrata per Ga-

pnmo de septembn 149 8 per tutt o septembre 1 499 Ite d' se dohane e gabelle como da foglio 30 in 35 - ducati 8 8 1 tari g a Item per diversi censi como a fog lio 36 - ducati 98 tan. 4 gta . na 7 Item per li danni dati a foglio 37 - ducati 29 Item per maleficii civile e crim . inale a foglio 38 in 40 - dueat'I 78 tan 2 grana 12-;-

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Somma ducati 108 7 tari 2 grana 1 6//

;���� �:l�e�����!��t� �esaurmia amministrata per el contrascripto Ga­

r ri Item al castellan e governatore a foglio 41 in 43 - ducati 1 193 ? tan. l Item per lo salm· o delo vicario a foglio 44 - ducati 48 tari 2 � Item per !o salano del thesaurari o a foglio 45 - ducati 48 Item al dtcto a dieta foglio duc ati 1 2 Item al maniscalco a foglio 4 6 ducati 1 1 Item ali imati a foglio 47 - duc ati 4 tari 2 Item ala comuni!a �e Benevento a foglio 49 - ducati 35 tari 2 Iten; al reverendtSSlillo cardinale di Benevento a foglio 50 - duca t'I 43 Item per expese extraordinarie a foglio 5 1 in 52 - ducat' 15 gra na 1 3 Somma ducati 1 4 1 0 tari 3 grana 2 ducati 108 7 tari 2 grana 1 6 Restat ducati 323 tari o grana 6

FRANCESCO PIRANI

Camerino fra signoria varanea ed occupazione borgesca

Premessa il petiodo di pontificato di Alessandro VI - e soprattutto gli anni 15021503 - segnò nella storia della città di Cametino e del suo Stato tenitmiale un momento di frattura assai marcato . In quegli anni, infatti, si produsse al­ l'interno delle mura cittadine una serie di rivolgimenti politici contrassegna­ ti dall'alternanza al potere di due famiglie: i Varano, signori di Camerino da ormai due secoli, e i Borgia. L'occupazione della città appenninica si inseri­ va nel più ampio progetto politico tenacemente perseguito da papa Alessan­ dro VI entro i confini dello Stato pontificio: istituire cioè un dmninio diret­ to sulle 'terre' della Chiesa, grazie anche al sostegno tnilitare di potenze del­ la famiglia Borgia1 . A Camerino come in altri centri dello Stato della Chie­ sa la presenza borgesca smtì anche come effetto quello di approfondire una frattura già esistente tra i Varano e l'oligarchia cittadina: la rottura di tale precario equilibtio segnò così la fine del periodo signorile tardomedievale e il passaggio verso nuove forme di governo cittadino rappresentative dell'età moderna. Non mancano cetto per Camerino le fonti che testimoniano il momento di straordinaria instabilità politica dello Stato nei primissimi anni del Cin­ quecento. Nella memorialistica locale un posto di rilievo occupano i diari i­ nediti di Pierantonio e Bernm·dino Lilii2, così come la più importante storia della città, data alle stampe da Camillo Lilii a metà Seicento3; anche il ricco materiale ufficiale e privato redatto dai coevi diplomatici veneziani come Ma­ rin Sanuto ed Antonio Giustinian, nonché gli scritti di Nicolò Machiavelli ri­ sultano testi indispensabili per ricostruire le vicende e il clima politico di que-

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_

1

1 Cfr. M. CARAVALE, Lo Stato pontificio da Martino V a Gregorio XIII, in M . CA­ RAVALE-A. CARACCIOLO, Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, in Storia d'Italia, diretta da G. GALASSO, XIV, Torino 1 978, pp. 32-371 , specialmente pp . 148-163. 2 Camerino, Bibl. Valentiniana, rispettivamente Jura familiae de Liliis, mss . 142,144. Per una descrizione dei volumi, cfr. Camerino. Biblioteca comunale, a cu­ ra di G. BocCANERA-D. BRANCIANI, Firenze 1 993 (Inventati dei manoscritti delle bi­ blioteche d 'Italia, 107) . 3 CAMILLO LILII, Dell 'historia di Camerino, Macerata 1 649-1652; rappresenta­ tiva dell'emdizione civica settecentesca invece l'opera di 0TIAVIO TuRcm, Came­ rùium sacrum seu de Ecclesie Camerinensis pontificibus, Romae 1762.


1 30

FRANCESCO PIRANI

gli anni4. Ma è soprattutto alla doc riodo del donllnio borgesco che umentazione prodotta durante il breve pe­ occorre rivolgere l 'attenzione: bale della presa di possesso del un breve ver­ governo della città da parte del cardinale Gio­ vanni Borgia nel settembre 150 2, compilato dal notaio della Camera aposto­ lica Stefano di Alessandro5; un coevo intitolato Ragioni e des del Ducato di Camerino6; una Reteslaztoion crittione dello stato di Camerino a pa lessandro VI redatta nel 1503 dal diplome atic pa A­ o Ludovico Clodio7. Si trattav di una documentazione molto a più ricca qualitativamente che mente, assai indicativa del fat quantitativa­ to che i Borgia intendevano disporre di ampi strumenti conoscitivi per poter impmre il proprio controllo sul la città appen­ ninica. Le fonti ora elencate consenton o di articolare su due livelli lo quei tumultuosi anni con cui studio di si aprì il XVI secolo nella sto ria di Camerino. Da un lato si possono osserv are le del potere e la spettacolarità deg contingenti circostanze legate alla presa li avvenimenti militari, fatti su cui verte per gran patte l 'attenzione della memorialistica coeva e di pub blicazioni recen­ ti8; dall'altro vengono alla luc e alcuni elementi strutturali ope ranti nella so­ cietà camerinese, elementi che proprio in quei convulsi avveni no un momento di chiarific menti trova­ azione. Di conseguenza anche l'organizzazione

4 Una silloge di questi testi è rac

colta nel saggio di S . CORRADINI i Borgia: Cronistoria dell 'occ , Camerino e upazione e Inventario del Ducato (luglio 1502-àgos 1503) , in Studi camerti in to onore di Giacomo Boccan era, a cura di merino 1 993 , pp. 55- 103 (la par te della cronistoria occupa le pp. G. TOMASSINI, Ca­ 63- 76) . 5 L'atto si conserva in cop

Parma, cfr. A. RoNCHINI, Documia autentica fra i documenti dell'Archivio di Stato di ti e Memorie delle Regie Deput enti borgiani dell'Archivio di Stato in Panna, «At­ n. ser., l ( 1 877), pp. 47 e ss.; edazioni di Storia Patria per le Provincie dell'Emilia», so di storia camerinese, Camerin in copia moderna di mano del Feliciangeli, studio­ 6 ll testo è incluso nel fondoo,EstBibl. Com. Valentiana, Carte Feliciangeli, D 3e. ense dell'Archivio di Stato di Mo to edito integralmente in CORRA dena ed è sta­ DIN I, Camerino e i Borgia cit., pp. 7 Il testo è conservato in Bibl. Ap 77- 103 . . Vat ., Borgh. lat. 282 (cc. 28r-40 to pubblicato in A.A . BITrARELLI v) ed è sta­ , Ludovico Clodio scritto re e politico premachia­ vellico , «Studi macerate si» , 5 ( 1 969 ), pp. 1 29- 160 (in part. 8 Gli avvenimenti cam erinesi degli ann i 1 502-1 503 sonalle pp. 148 - 1 60) . no, ambiente, storia, arte, Camerino 1 976 , pp. 64-67; CORRADo esaminati in Cameri­ INI, Camerino e i Bor gia cit., pp. 55-62; BIITARE LLI, Ludovico Clodio cit. , pp. 1 34- 137 ; P.L . FAL ASCID , La­ signoria di Giulio Cesare da V (Atti del Convegno di Studi sularano, in Camilla Battista da Varano e il suo tempo rino), Camerino 1 987 , pp. 1 5-3 8V centenario del monastero delle Clarisse di Came­ (con ampia bibliografia in append RONr , Giovanni Maria Vara ice) ; F. CIAPPA­ no duca di Camerino , ibid ., pp. 39- 1 1 8 ; J.E . LAw, City Court and contado in Cam , erino, c. 1500, in City and Coutrys and Renaissance Italy. Ess ays presented to Philip Jones, ide in late Medieval WICKHAM, London 1 990 ed. by T. DEAN- C. , pp. 1 7 1 - 1 8 1 (specialme nte pp. 173 - 1 75) .

CAMERINO FRA VARANO E BORGIA

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. · . ��1 P aragrafo che segue troverà spazio la nartesto sara, b�part�ta. di questo . · razwne es�enZia1� dei .fatti p ol1t1co-mill·tari· ' mentre in quello successivo l'esame degh as�e�tl sociarl che quei fatti intervennero a sconvolgere, acce1e­ rando la transiZIOne ve�so nuovi. equilibri. n campo cronologico in esame . sarà necessariamente nstr�tto �ella pnr;Ia parte i mentre si allargherà sue­ . cessi��mente in modo da nuscrre a cog ere le d namiche di lungo periodo che g avvenimenti di quei tormentati anni seppero produrre. .

1 . Le fasi di alternanza del potere

· ento Allo schiudersi del XVI sec�lo , l' atteggmm politico di Alessandro . vers1·ane di tendenza riVI nei confront�. dei· V:arano r�g1stro, una netta m spetto a qu�llo fmo ad allo�a dm�� �trato dai suoi predecessori . Papa Borgia infatti, deciso a fm·e dello tato : merino un territorio posto sotto il suo . 'ilegi che dalla metà del Trecento stretto controllo, interruppe la sene 1 �n� . . in . pm l pontef"ICI· avevano concesso al s1gnor·1 della città · Qualche tempo · paolo II aveva concesso ne1 1468 a Giulio Cesal·e da Vaprnna, ad eser�piO, rana il gubernzum e :e�t�r��us d� : ��"ttà� elar� izione che sottintendeva probabilmente la trasrmssibihta ere .l r d l do nio familiare, diversamente . da quanto previsto nella concessiOne del v z·carz"atus , formalmente rescindi. . . . . bile9 . Nei pnrm anni. del Cmquecento Alessandr·o Borgia per preparare Il ' . terreno e giustifi_care l'occupaz:on � a�m_ata della città;tornava ad avocare a é s dal punto di VISta formale la z ur!sdz ctz o su Camerin : in un infuocato col. · enuto con l'amb. asciatore venezi·ano Antonio Giustinian nel loqmo mtratt . giugno 1502 l"l papa sosteneva - secondo quanto annota quest'ultimo - che . ft l de signoria e che salurn era goveGiulio Cesare non aveva «muno empo se aveva usurpato quel stado rantor, ma per lunghezza de qualc che è della Chiesa»10 . Nel marzo dello stesso anno l1 papa aveva già dichiarato Giulio Ce_ maggwre · . . e dell'anatema di sare, signore de�l a �Itta, reo di scomumca spergiuro e sacnlegw per aver s� speso l"l. � agamento del censo alla Ca· e _.per aver dato ncetto al nb ell"I della Chiesall : nell' atto mera apostolica _ oltre m . colpato, in modo assolutamente pretestuoGiulio Cesare vemva m

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9 L'ipotesi è avanzata m A_. �RlG? , Honorabilibus amicis nostris carissimis. .

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1

Lettere inedite dei Da Varano dr amenno al Comune di Montecchio (Treia) (13811426) , Camerino 1 996, p. 1 8 . . . . ambascza . 10 Dispacci di Antonw_ Gzustmwn, tore veneto a Roma dal 1502 al 1505, a cura di P. VILL� , I, Firen_ze 1 7 8 � p 2 I l Il testo dell'atto dl scom ca, ata o � � � 150 1 è conservato fra i do­ �m cumenti dell'Archivio di Stato dl Parma.. cfr. RoNcHINI Docu�nenti borgiani cit. pp.

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57-59.

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so, persino della morte del cugino Rodolfo, insieme al quale aveva con­ cordemente retto la signoria per quasi un ventennio dal 1443 al 1464 1 2 L'inca�ico di ?rganizzare militarmente la conquista della città appennini� ca vemva aff1dato dal papa al Valentino, il quale ritardò momentanea­ mente l'impresa poiché occupato nell'impresa di Urbino, espugnata ai Mo�tefe�tro soltanto alla fine del giugno 150213• Il vecchio signore di Ca­ ��nn� , u�tu�ndo �e 1nire del pontefice, tentò di correre ai ripari, inviando gia nei pmm mesi del 1502 suo figlio Giovanni Maria con il tesoro del­ la famiglia, a Venezia per chiedere aiuti miliarF4. Ma Ìa sorte della città era già decisa: il 20 luglio anche Camerino dovette capitolare di fronte ai dun. attacchi militari inferti da un esercito di circa 4000 umnini guidato da Francesco Orsini, duca di Gravina e da Oliverotto Eufreducci di Per­ m� : ad .in�or�ar�i dell'accaduto è lo stesso Cesare Borgia in una entusia­ stica nnss1va mvmta da Urbino alla sorella Lucrezia15. La memorialistica locale ricorda inol�re che dur�nte l'ass�dio della città un giovane apparte­ nente alla borghesia mercantile camennese, Giovanni Antonio Ferraccio­ li, in�oraggiò la popolazione alla resa data la mancanza di vettovaglie, in­ neggiando alla fme della signoria varanea16. A ripro�a di quanto il papa avesse a cuore l'occupazione della città si puo, ad�urre Il fatto che non appena giunse a Roma la notizia della presa di Came_rmo, Alessandro VI fece suonare a festa la campana del Capitolo maggiOre e celebrò un grande trionfo in piazza San Pietro con luminarie e 12 FALASCID, La signoria di Giulio Cesare cit., pp. 32-36. 13 Dispacci di Antonio Giustinian cit., p. 37. 14 Ca�erino, �ibl. Com. Valentiniana, Jurafamiliae de Liliis, ms. 144, c. 1 28r.

La scelta di Venezia traeva ragione dal fatto che fra il signore di Camerino e la Re� pubbli�a er�n� intercorsi, alla fine del Quattrocento, intensi rapporti: nel 1484, ad esempio, Gmho Cesare aveva assunto il comando delle milizie verrete come gover­ natore generale (CIAPPARONI, Giovanni Maria cit., p. 40 nota 4). L'avvertimento che la politica e�pansionistica di Alessandro VI potesse costituire una minaccia per lo Stato camermes� traspare già da una missiva del 29 maggio 1498 inviata da Giulio C�s�e a Ludovico Sforza duca di Milano, cfr. A. MAssARI, Regesto delle lettere di G1ubf Cesare Varano, Signore �i Camerin� , «Studi maceratesi» , 1 0 (1 974) , p. 300 . 5 E. ALVISI , Cesare Borgra duca d1 Romagna. Notizie e documenti, Imola 1 878, pp. 297 e ss. .1 6 Seco�do quanto sostiene LILII, Dell'historia di Camerino cit., p. 257, Gio­ va�m Anto�o Fenaccioli aningava dicendo: «Per il signore, Camerino hoggi si può ch_iamare pm tosto sepolçro che stato di dominio». Da parte sua, Giulio Cesare re-. plicava con una amara espressione: «Pazienza, io sarò l'allesso e loro saranno l'ar­ rosto !», dimostrando di aver piena consapevolezza che le mire del pontefice avreb­ be trav?lto anche gli oppositori della signoria varanea che dal rivolgimento spera­ vano �� trane vantaggi politici personali (cfr. FALASCID, La signoria di Giulio Ce­ sare Cit., pp. 34-35).

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CAMERINO FRA VARANO E BORGIA

FRANCESCO PIRANI

�i dell 'occ�pa�i?ne. P ?nti!'ic�a, i membm­ fuochi d'artificio17 . All' indomanisub are, fatti pngiomen: GI�lio Ces della fmniglia da Varano venneroe rincitohius o nell a fortezza dt. Per�ola,. dove mai in tarda età, fu imprigionato bre dello stesso anno da �n s1�a no d�1 Bor. stato strangolato il 9 otto bbe sare signore , del sa sorte toccò a tre dei figli gt. a , Michelozzo da Valenza1 8 . Stes te nena n ame vettero la morte nspettiV Annibale, Pino e Venanzio, che rice o19. tim �estav� a rocca di Pesaro l'ul rigione di Cattolica i primi due e nell van G10 anto eredi maschi dell a stirpe varanea ,solt sto del 1502�e ;ncora in vita fra gli ezia ago a a Verona nell .­ Maria in salvo a Ven : la sua preasenz ss Ma re rato mpe all'i � ta o ri o aiut di iest � � probabilmente legata ad una rich qm. sta della citta Alessandro �I ?e affi­ con la o Dop o2o. urg Asb d' miliano o l'Infante romano , u? f1gho natu­ dava il governo a Giovanni Borgia, i,dett tre la reggenza ve'?va offerta a� rale del papa di appena quattro annfammen a, Francesco Borgia, vescovo ?l un altro componente della stessa Statigli o di Camerino, che comprendeva I? Cosenza2I . Il 2 settembre 150 2 lo ntes (in tenitorio ur?-bro), �ateh� quel momento anche le 'tene' di Mo iva anto inn�lzato dal �ont�f1ce �l titolo d1 ca, Caldaro la, Cerreto e Belforte vena Cam enno so�en?-I cenm?n!e .nel co�­ ducaton. I1 14 settembre si tennero ernatore le chiavi del�a citta: il c?nsi­ so delle quali vennero offerte al gove dei viginti boni honun s pe1: ogm .ter­ �mom . glio speciale dei capita� delle �t� d1. svolgrm a, delibe­ cen a dell ento ziere aveva fissato precise modahtahomagio e vass �llagio prestando»23 . � . ne dovette �. �­ rando «supra iuramento fidelitatis, della congmr g1 Ma di a ? io isod l'ep 2 Nel l'ottobre 150 t�ando de�a SI­ rofi ap tti, Inf . erte cam � ato � duc del i sort fluenzare anche le ento, GIOvanni Mana - eh� s1 trotuazione politica delineatasi in quel mom a Guidobaldo da Montefeltro .m convava in quei giorni ad Urbino insiemeque ltimo24 - progetto d1' nentrare comitanza con il ritorno al potere di st'u ·

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sia Giovanni Burcardo ed . E: �n�m 15?6, � . arum ab ann (JoHANNIS BURCKARDI Liber Not c1 d1 pac ) che Antomo Gmst1man .(D1s -338 337 pp. , ) 942 1 11 19 ( 32/2 CELANI rus2 rtata m LILII , Del9); la notizia viene inoltre ripo Antoni� Gius�inian cit., I, pp. 68-6 . . l'historia di Camerino cit., p. 260 35-3 6, BITIARELLI, Ludovlpp. cit., re Cesa lio Giu di oria sign La 1 s FALASCHI, co Clodio cit., p. 1 3 6 , nota 46 . . . 19 CoRRADINI , Camerino e i Borgia cit., p. 60 ni Maria Varano c1t., p. 42 sulvan Gio ONI, PAR CIAP da ta enu 20 L'ipotesi è sost uto. la base di una testimonianza di Marin San O, Borgia, Giovanni, in DBI , 1 2 , Roma CAR DE G. 21 Su questi personaggi cfr. ncesco, in ibid. pp. 709-7 1 1 . 1970 , pp. 7 1 9-72 1 ; Borgia, Fra 261 -263 . 22 LILII Dell'historia di Camerino cit., pp. te Feliciangeli , D 3e, c. 6r. Car , iana 23 Cam�rino , Bibl. Com. Valentin o cit., p. 43 . 2 PPARONI, Giovanni Maria Varan ggiamenti 11 Concordano col rifetire dei grandiosi feste o 1483 usq te a� a

4 CrA


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CAMERINO FRA VARANO E BORGIA

nella sua città Grazie all' a· uto d " a1 · � . m f orms�iti e al sostengo militare di Oliverotto da Fermo ribedatosr· Ial "'�u va l entmo Grovanni M · nus · cr, a farsi. ' à apn·re le porte delle citt il 25 ottobre 150225. U a volta alana potere il da Va­ _n . rano instaurò un regime assai du nfr?nti degh_ opposit�ri della sua famiglia: fece condannare a mmt:o an�r co_nr ver invitato Giulio Cesare a bacia;e gl �s� ��od �� tal Premuccw, reo di at �:n la:ua uscita come per auspic�r�g�f�� n�n�� e � � � f f 1 � . � l p rmanenza a capo del emo del du . . � ca t o p enn mrc o p non veva durare per molto: il Valentinogov do. _. tti. SI r�. �ppr�pno m breve tempo dei territori perduti, rientrando prima ' dinfa ' rino , il 22 dello stesso mese27 _ Di:ersU b � � 9 drc�mbre, e poi a C:ame­ necessmio un assedio armato alla citt a�� �� alla pnma vo_lt� no� SI rese m?lto probabilmente manovrate con à m fu:��o e �pposrziOne r�teme, Grovanni Maria a lasciare la città per abilit� d . a e�tmo, che costnnsero Venezia o ancora il Regno di Napoliz�.na meta rmprecrs ata : forse Perugia o . . . n npnstmo del regime borg . . . esco non v�nne �ttavia accettato di buon grado nella città aPPennm iCa. secondo la testimomanza di Camill .., · fatti," aila facrhta . . . . o LlT"n, me rapidità con cui i B . a .a o nus crti a r meri_no corrispose un' altrettanta «dif �en�r�re � Ca­ _ g�oh per ridurre la città alla divozioneif c. ���� c�� f�contra:ono l numstn spa­ del Al duca GIOvanm» nuovamente nomm .' . , ato . govematore29 _ Per questo motivo es sandro VI m traprese nus. ure pm decrse rispetto al periodo della p:.u· . . � a occupazrone �l fme di stab�lire un govemo duraturo e stabile nel due nn di precise informazioni sulle cond�zf� ��� tto gli ?c�orreva drspone questo motivo ordinò a Ludovico Clo ni" po r _ rc e e sociali della città: per re un' accurata relazione sull'indole d d_ IO, arcwret_e di Caldarola , di redigeer camennesi, sulle fazioni politiche e

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P 44, nota 10: la data si ap end att . na le�tera viata al doge di· Venezia il 24 nove da questi in� l�02 il� cm�averso mbre tes �o vren� nportato da Marin Sanuto; della presenza di Oliverotto da F��o a Ca�enno da, mvece notizia l' basciatore veneziano Giustinian . Dzspa . am­ che ricorda la strage di militari �pagno �c dl An�onl? Giustinian cit., pp. 174-17 5, lI da quest ultlillo operata . 26 CIAPPARONI , Gw. va ml. M rw. Vara � � 27 Coru:AD� , Camerzn e Borgia no cit. , p. 46, nota 15. cit., p. 6 1 . 28 La vrvacrta delle oppoosiz ioni inte rne il. g�o dato a queste dal Valenti­ no e da Paolo Orsini sono attestate ne g li scu � ti �l?:arm �anuto : fr, Pfto-RONI, Giovanni Maria Varano cit. � ancora CIAP­ . drventata la città di residenza di m�l� · 4_9 ' n��a 22. Ven�zra, alla fme del 150 2, era Guidobaldo di Montefeltro Pand Iiio Mi s�gnon sp�destatr_ dal Valentino, fra i quali . · �:o�a�m Sforza ,_ il �esc_o�o Giulio Vit�� la testimonianza di 'una �ga ver a � o � � � qur a e resa da Gurccrardllli , mentre le crtta di Perugia e Venezr·a son . quest'ultimo attesta poi la presenozamdid"rcate com. e met. e p 1ausr·br·_li da Marin Sanuto; 29 LILrr' Dell'hzs" torza. d"l Camerzno . G"I?vanm Man· a a Venezra nel marzo 150 3 · crt. , p. 266. z

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sull'assetto sociale della città appenninica30. Fu così che prese forma il te­ sto della Relazione31 , senza dubbio la fonte più interessante per la storia po­ litica e sociale di Camerino del primo Cinquecento, acuta testimonianza dei profondi mutamenti in atto in quei tormentati anni. La scelta di incaricare il Clodio per la redazione del testo può trovare facile spiegazione nel fatto che quest'ultimo era nato e vissuto per gran parte della sua vita entro i confini del ducato camerte32 . n Clodio aveva infatti ricoperto fino a quel momento importanti incm·ichi fiduciari per conto del pontefice nella Marca, soprat­ tutto in campo militare: nel febbraio 150 1 , ad esempio, era stato eletto giu­ dice per le cause spirituali nella Marca d'Ancona33. Gli interventi decisi nel 1503 dal govemo borgesco, cui era associato anche il Clodio, investirono sia il campo istituzionale che quello militare. Dal punto di vista dell'ordinamento venne istituito un consiglio dei Ses­ santa, composto da venti persone per ogni terziere in cui era suddivisa la città, dotato della stessa autorità di cui fino ad allora avevano goduto i ca­ pitani delle Arti34. Dal punto di vista della difesa militare della città si de­ cise invece di edificm·e una rocca lungo il perimetro sud-ovest delle mura urbane probabilmente su disegno di Ludovico Clodio, apprezzato architet­ to militare: i lavori ebbero inizio nel maggio di quell'anno, sotto la vigilan­ za dello stesso Clodio; vennero condotti con grande solerzia, tanto che do30 La volontà del papa di poter dispmre di precise informazioni su tali argomen­ ti traspare da un'annotazione di Marin Sanuto risalente al 17 gennaio 1503 (MARINo SANUTo, I Diarii, IV, a cura di N. BAROZZI, Venezia 1880, col. 599). Tale data può es­ sere considerata un terminus a qua della redazione del testo del Clodio, privo di data. 3 1 Cfr. sopra nota 7 . 32 In apertura della Relazione infatti lo stesso Clodio adduce a riprova dell'at­ tendibilità delle sue informazioni la «lunga esperienza che ho avuto di Camerino e delli uomini di quella terra» (BITIARELLI, Ludovico Clodio cit., p. 148). 33 Per un profilo di questo attivo personaggio cfr. ibid., pp. 129-133 (non sem­ pre però suffragato da inoppugnabili prove documentarie). li Clodio, già designato soprintendente alle rocche di Osimo ed Offida nel 1492, venne nominato ambascia­ tore da papa Alessandro VI presso re Ferdinando di Sicilia nel 1496; l'anno succes­ sivo risulta castellano nella rocca di Offida, mentre nel 1498 era inviato da papa Borgia contro il bandito Angelo da Passignano; nel febbraio 1501 riceveva la no­ mina di giudice super spiritualibus nella Marca di Ancona per due anni. Clodio fu presente all'assedio posto a Camerino dall'Orsini nel luglio 1502 - al momento del­ la prima occupazione borgesca - in qualità di co1llilsli sario papale presso le milizie. Successivamente, sotto il pontificato di Giulio II il Clodio ricevette ulterimi rico­ noscimenti: nominato castellano della fmtezza di Bologna nel 1507 venne eletto ve­ scovo di Nocera Umbra l'anno successivo e poi governatore di Civitavecchia; morì nella sua città natale, Caldarola, nel 1514. 34 La testimonianza è addotta da Bernar·dino Lilii nei suoi diar·ii (Camerino, Bibl. Com. Valentiniana, Jurafamiliae de Liliis, ms. 144, c. 128r) .


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FRANCESCO PIRANI

po pochi mesi il baluardo poteva dirsi quasi terminato e dotato di cannoni ed anni di ogni genere35 . Nonostante i coraggiosi interventi intrapresi dal governo borgesco nei primi mesi del 1 503 anche il ducato di Camerino do­ vette seguire le stesse sorti che ebbero gli altri stati retti da membri della fa­ miglia Borgia all'indomani della mmte di Alessandro VI, avvenuta il 18 a­ gosto di quell'anno. Probabilmente il consenso dei da Varano non era mai venuto meno nella città appenninica e ancor più nel suo contado, se le te­ stimonianze coeve tramandano che la notte stessa in cui si diffuse la noti­ zia della morte del pontefice il governatore Perez, accompagnato dal Cio­ dio e da trecento militari spagnoli, dovette lasciare in tutta fretta la città36. Le porte furono così riaperte a Giovanni Maria, che si reinsediò ai verti­ ci del potere del ducato il 29 agosto, uionfalmente acclamato dal popolo ca­ meiinese37. Non appena ebbe rivestito nuovamente l'autorità, il da Varano procedette - così come era accaduto al momento del suo primo ingresso in città - ad una decisa epurazione degli avversari politici, i cui beni vennero prontamente confiscati: fra i condannati a morte vi era anche quel Giovanni Antonio Ferraccioli che per primo aveva inneggiato alla fine della signmia varanea favorendo la p1ima occupazione borgesca38. Non appena si placò il clima di feroce repressione il signore di Camerino fece rientrare in città la madre Giovanna Malatesta, 1ifugiata a Venezia, e le spoglie di Giulio Cesare, alle cui memoria vennero celebrati solenni funerali39. L'anno seguente papa Giulio II confermò il dominio di Giovanni Maria su Camerino, inaugurando così un periodo di tranquillità e stabilità nelle relazioni fra autorità romana e ducato, reso possibile anche grazie alla costante partecipazione del da Vara­ no come comandante nelle file dell'esercito pontificio. A coronamento di questo processo di stabilizzazione politica, Giovanni Maria fu investito nel 1515 da Leone X della dignità ducale e si vide riconosciuta l'autorità su va­ sti te1ritori che spaziavano fino alle rive dell'Adriatico, comprendendo Civi­ tanova, Sassoferr-ato, San Ginesio e Visso40 . 35 Cfr. a proposito i saggi di A.A. BITTARELLI, Camerino . Storia della mura ur­ bane e di P.L. FALASCID, Una lettura storica complessa: le mura urbane, entrambi in Le mura di Camerino, a cura di C. ZuccoNI GALLI FoNSECA, Camerino 1999, ri­

spettivamente pp. 53-58 e 85-95 . 36 Così annota Pierantonio Lilii nei suoi appunti (Camerino, Bibl. Com. Va­ lentiniana, Jura familiae de Lilii, ms. 142, c. 128r) . 37 LILII, Dell' historia di Camerino cit., p. 269 rievoca I' accoglienza entusiasti­ ca riservata a Giovanni Maria al momento del suo ritorno a Camerino, ove fu ac­ colto al grido «Varano! Varano !». 38 Jbid . , pp. 270-271 . 39 Il cerimoniale è descritto con dovizia di particolari nei diarii di Pierantonio Lilii (Camerino, Bibl. Com. Valentiniana, Jurafamiliae de Liliis, ms. 142, c. 49v). 4° CIAPPARONI, Giovanni Maria Varano cit., pp. 52-58.

137 BORGIA CAMERINO FRA VARANO E . dei rincipali fatti camerinesi . costru ziOn . n eve br :arà !zioso visualizzare in uno Al termine di questa n no e fors , colo se XVI . noria varanea ed occupazio­ del . co le fasi di alternanza fra sig dei. pn"mi anniogi sehema cronol cedutesi in quel pen. odo: ne borgesca suc . e: reglm Cesare) data: luglio 1502 Signoria varanea (Giulio ) sca ne borge azio cup . oc fino al l9 ra nm. M ana ottobre 1502 Signoria varanea (Giova 20 luglio - 24 2 150 e mbr ca dice ges 23 bor . 25 ottobre na occupazione Man. a) nni ova 2 - 28 agosto 1 503 1 50 (Gi e ea mbr an ce var di ia nor 4 2 Sig . portanti . Pas siamo ora dopo il 29 agosto 1 503 . , nn . entl. pm emm avv li g e e t a d le n'alternanza di Queste dunque _ stl� tur:�� r he produssero u _ lll l rag le are � , arg o necessariamente il cam�o croinvece ad esamin successiO ne all' mterno ida regirni così in rap and l'evoluzi�One de11a società camerine. seon er d . e l'età sign "le. nolo gico e consl" ere�mstaurat . e dal Varano durant pot delle stmtture di

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2 . La rottura deg li

equilibri politici e sociali

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. mtante stato il quale l ' avea l� SIImp ono bu llo, be . un � . ' è rdo - , dal toQuello Stato . eto e s1curo» . con il rico qm o . mo lt mo to dot n e sar .l - d ll pace che regnava a Camerino nell ulti gnore Giulio Ce . dio4 1 : ni forse un po ' nostaloglSl� apr.e\l �esto della Relazione di Lud�vic� Clo p�esl uarto del XV secol are da Varano, eh�;:sse la si noria negli anm co� ca� . ifi pac di Ces ca io ta politi ten � a � effetti, Giul un di l ago rot � era reso p . ata politica culturale e di f�a 1464 e. 1502 , si ché una ra. ffm dl e otor m pro non , . . ca. . ,; z10ne soc1ale mstl - la �ltt ea an var ria gno si la del un'intensa attività urba - l' et'a aurea de Alla fine del Quattrocentoalto contrafforte appenninico fra le valli per un e appenm. nica ' arroccatadisus · se in breve tempo l.l severo volto medie· val �� ll'It � d za, tali ten men Po asci � 1V i rin cort . Chienti e del nti ga . ele d e Cl V e pm � _ hitetti42 . Ad imitazwnedl. l­ arc trasfigurarsi in una delle ed ri itto p rns ma u o _ o ederico da Montefelu·o, il progett lia cenu·ale , frequentatoa da bm Ur ad izzat real va quanto ave «

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citato Clodio cit. , p . l 8 . BITT'ARELLI, Ludovico ca e culturale d�l GI.ulio Cesare cfr., oltre al già da ur p il t · ) r po etico l lità i 42 Sulla persona . emamente sint ' utile _ perno Clt . (di. taglio estr V ara 0 , a 1 90 a are d Rom Ces re di Camerino , FALASCHI Giulio esare Vara o fine del Qua�tro� tato T. Z�ETII, Giulio �e. l _ c ale a Camerino alla r:antalicio e la cor (d "I AL le appendici �ocumeLntaJ isti camerinesi. Il . E L per le Mmche» , cento si da mvece utazione di S. ton· a_ p tna«Elogia», «Studia Picena», p De ella d rie emo M e l s oi rana , « i e ARELLI ' Varino Favonno pp . 1 67 -195; A.A . B rrr . 44 (1977) , pp. 215-229 41

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FRANCESCO

PIRANI

f�cat�rio e ii gusto tico del signore SI. espi.es . . f�caziOne e nella dem1is se prm cipalmente cor azi one d I l g�o del p ot�re familiare : c�le, segno visibi!e delnell 'edi: ��:t � � � al d ICio attese prob abilme pres tiCIO Pontelli noto m·chitet prog tt to m Bac il"t � re c h e lavo che su co�ssione pap rò in questo periodo nente lle ale Ma . 43 r= a a nc h Lanciano - nella parte c · � la .trasformazione dei castello di on m are d e l te n1t . viil ono. .caTI_Iei1e - m · una splen · scimentale testimonia . a nna dida in modo Sign� stica d�l signore e dell Ica tiV o l a s nsibilità umani­ a sua fami lia44 . Alla fm . � secolo � palazzo cittadin � �eg a�m Ot�anta dei XV lettera nsalente all ' aprileo dei V�ano poteva ?rrsi m�m m ternunato : in una dei 149a' 3 Isabella d Este, m arc comunicava al marito hes a . di M Fra antova nce c onza-?a ?l e� servi stata osp veva l 'edificio come un itat a e o de descri: i i� eI eganti d Itaha, «molto apparato»4s. In una sala be llo e b en a issimo p ia n teneno dei palazzo, il s tramandare Ia memoria ign ore av eva del voluto le u nozz on iovanna M ne1 I45 I att alatesta avvenute G . raverso un raffinat� �Ic. io d�I acffr i. du. e sposi vengono ritr chi46 . NeIl a ·a presentaz atti in atte ia en�o es :� ione .n e InVItati ed agli umnin Seie � conviviale accanto ad � i iilu stii , de t�.antichita classica mentre un rito con Io stemma dei Var ano , a fasce bIanc mello . Ia cen. moma: la presenza de·I g1.and"1 pe he e azzurre , scand"Isce i tempi delrsonaggi de11a stona voler etemare il co · antica se ., . . to nuziale e ancm. pm mbra dell a stiipe vm·anea4ntrat leg ittimare l'autmità polit 7. ica . La fortuna che i Varano seppei.O costmrr. si. nei sec oli XIV-XV affonda-

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43 Cfr. S . ORRADlNI, Ilpalaz zo di Giulio Cesm.e Var n e l'a on�e�b,. «StudCi m aceratesi», 5 � � rchitetto

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(19 69) Bac s�azt mtenu. appare ben � J; · 1 8 6�220. La distnbuzione e l'uso degcio des critt li a in � u e tano p alazzo redatto � el �in�u�cento; nell 'el e i mi an­ nei nco si legge c�e �e standel pl figlio di Gmho Cesare . dere una ze occupate da Giovanni Mar·I·a , m�n· �· , erano conedate' aoltre a compren saIa gr�nde e erse ca . mere e caglie di quest'ultimo, inol nche di uno s�di�l� e da �na hbrei:ia; div rina Cybo, mo­ ze per tenere gli uccelli etre, aveva a di :���I�n� pm di. venti locCate fra cui due stan­ altro !tudio e una stanza una sal a Iung pie I e l arga 44, adoali rnata da arazzi, un Ioggiata. A.A . TARELLI, Il castel lo di Lanciano , . Studz. camerti como foccanBIT era cit ., pp . 33-46 . in onore di Gia4 111

B . FEL ANGELI , Isabella d'Este Gonzaga marchesa no e a PioracoICI a ' prile I49 '4, Ancona 1 9 1 2, pp . 21 e ss . di Mantova a Ca111e1.z-. . 46 P�r una lettura Iconogr afica de li 'kffreschi,. cfr. nella 1·eszdenza di Giulio Cesare . ThonoRI, D ipin ti murali fon�azione dell'orto botanico di Vara�o � ��upen. ed ipB otesi, Camerin ( marzo 182 7 - 28in Documenti sulla ra di ;; . RE��I, Ca aprile 1 82 8), a �erino 1 99 1 , pp

. 3 1 -50 . Sull utihzza e p oliti ca del tem� degh. e�OI. �u�ttrocento , cfr. Mzwn classici nelle .M . .

cu-

corti italiane del NATo , Gli eJ oz OJ�a czclz umanistici di uominiDO m tra stor � ia ed ex emp fam I primi in M neri e i temi ritrovati, Torino 1osi ell'antico nell'arte italialum 9 S5 , PP �;::;�2 na," n. I ge.

CAMERINO FRA VARANO

E B ORGIA

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va le sue radici essenzialmente sulla professione miliare da questi svolta a servizio dello Stato della Chiesa e delle più potenti formazimù statali italia­ ne. Giulio Cesare era infatti uno dei generali mercenari più apprezzati del se­ condo Quattrocento: nel l 484 veniva ad esempio nominato da Sisto IV go­ vernatore generale delle milizie della Chiesa, mentre l'anno successivo si trovava come capitano delle tmppe veneziane in Romagna per l'impresa di Rimini; ricoprì inoltre la carica di luogotenente generale di Ferdinando re di Napoli: i Varano avevano infatti costantemente intrattenuto ottiini rapporti politici con i re m·agonesi48. All'apprezzata preparazione in campo militare si associava, nella strategia di consolidamento del potere dei Varano, l'abi­ lità nella costmzione di alleanze matrimoniali: verso la metà del XV secolo la famiglia di Cmnerino risulta infatti imparentata con tutte le più influenti dinastie signorili dell'Italia centro-settentrionale: gli Sforza, gli Estensi, i Gonzaga, i Malatesta, i Montefeltro, i Trinci49. I modi ed i mezzi con cui i Varano raggiunsero e conservarono il potere nella città appenninica risulta­ no tutto sommato molto tradizionali: la famiglia, che si era fatta strada at­ traverso le istituzioni comunali, impose la propria autorità durante il primo Trecento grazie una costante adesione al sistema guelfo e ricevette successi­ vamente l'istituzionalizzazione fmmale della signoria da parte pontificia at­ traverso il riconoscimento del titolo del vicario in temporalibus, concesso a Gentile II nel 137550. Gli elementi stmtturali che stavano alla radice del potere dei Varano differivano però profondmnente da quelli che erano alla base della prospe­ rità economica di Cmnerino nel Quattrocento. Se infatti la famiglia signo­ rile poteva contare sui ricchi proventi de1ivanti dalle condotte militari, la città appenninica si qualificava invece come un vivace centro artigianale con una chiara vocazione mercantile51 . Durante gli ultimi secoli del me48 Cfr. FALASCID, La signoria di Giulio Cesare cit.,passim. 49 Basta un rapido sguardo ad una genealogia familiare per averne un rapido ri­

scontro: fra le ricostruzioni dinastiche, la più recente è quella di MERIGGI, Honora­ bilibus amicis nostris cit., p. 2 1 . 50 Per uno sguardo d'insieme sull'affermazione del potere della fainiglia, cfr. M.T. GUERRA MEDICI, Famiglia potere in una signoria dell'Italia centrale . I Va­ rano di Camerino, «Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Mar­ che», 103 ( 1 998), pp. 289-321 ; sui concreti modi di costruzione della signoria mol­ to significativo il saggio di P.L. FALASCID , Berardo l da Varano signore di Cameri­ no, «Studi maceratesi» , 1 8 (1983), pp. 9-76; ID . , Intorno al vicariato apostolico "in temporalibus", «Atti e Memorie. della Deputazione di Storia Patria per le Marche», 103 ( 1998), pp. 157-197 . 5 1 Cfr. il recente e documentato saggio, basato su uno spoglio sistematico del­ la documentazione notarile, di E. DI STEFANO, Una città mercantile, Camerino nel tardo medioevo, Came1ino 1998 , da cui sono tratte le informazioni che seguono ri­ portate nel testo. e

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CAMERINO FRA VARANO E BORGIA

FRANCESCO PIRANI

dioevo C �merino, che contava allora forse poco più di 8000 abitanti co­ nobbe un mtenso sviluppo manifatturiero ed una fiorente attività merc�nti­ le, sosten�ta da v_ivaci relaz�oni commerciali , intrattenute principalmente _ nteneva la città appenninica «più ch'altra de la con Venezia. Flavw Bwndo _ Marca popolata e ncca» . Il settore di punta dell'economia locale era rap­ presentato da�a pr�d�zione di panni lana, ma anche l'arte della concia con­ . ta�a �mmerosr rscr�tti; le cartiere che sorgevano nell'appennino camerte, _ prmcrpalmente a Proraco, consentrvano inoltre la commercializzazione di un prodo�to assai richiesto ed apprezzato . Ecco alcuni rapidi riscontri di ti­ _ po quantrt�trvo: sul mer:cato romano, la fornitura di pannilana, pari a oltre 4.5?0 pe�zr nel ventenmo antecedente il 1476, era seconda soltanto a quel­ la fwrentma; t�l� «tod�sche» e tele «Veneziane» comparivano inoltre mol­ to s��sso nel hstmo der �erca�ti camerinesi, alcuni dei quali avevano inte­ ressi m !utta Euro�a, dar portr catalani a quelli olandesi , da Ragusa ad A­ less�ndna In par�rcolar� , dalla documentazione emerge con chiarezza il : raggr� dr_ mteressr e _ � grr? d'affari di un mercante camerinese nel primo Quattrocento P_aoluc�ro dr maestro Paolo, il principale corrispondente epi '. stolare marchigrano dr Francesco di Marco Datini di Prat052 Dur�nt� tutto il XV secolo lo sviluppo economico e co�erciale ave­ va contn_bmto al cons�l damento di un ceto mercantile, che costituiva la ?arte soc�a ente e politr�an;tente più attiva della società cittadina . In realtà, I c��tornr dr quest? ceto sr drmostrano assai sfumati: da un lato, infatti , dot­ ton m le�ge, n�t �1 ed �spon�n�i dell'aristocrazia di tradizione rurale erano s pe�so com�oltr socr�ta, dr tipo mercantile e risultavano talora possesso­ n dr fondacr, a altro � mercatores erano non meno interessati al reinve­ _ stnnen �o f�ndrano degli utili acquisiti. Fra i casi di ascesa meglio docu­ ntat �� r_ P_'l� essere addotto quello dei Paolucci, intraprendenti mercanti at­ tiVI all . llllZIO Qu�tt�o�ento fra Firenze, L'Aquila e Venezia , impegnati a tes­ sere con queste crtta frtte trame politico-diplomatiche oltre che commerc·a­ li:_ a c?ro�ame�to dell' att vit svolta, nel 1414 l 'imperatore Sigismon o co11f�;;va mfattr a Paol�ccw dr aolo e a t�e suoi nipoti il titolo di conti pa­ latir:r Nel del�_ neare 1 caratten del ceto Imprenditoriale e mercantile ca­ �ennese lung? rl corso del XV secolo , è interessante osservare che le fon­ ti coeve r�_ pmtmo l'e�di�di nobilis vir et merchator54: tale espressione desi­ gnava efficacemente rl trtolo attribuito agli esponenti del ceto mercantile lo-

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54 S�ll.a definizione del ceto arisctocratico-mercantile camerinese' cfr. l 'anali-

svolta lhld . , pp. 123- 136 .

società e di contrapporsi in v�­ cale, capace di coagulare larghe forze della instaurato dai Varan o . Nelle VI­ ri casi efficacemente al regime signorile secolo urti e rotture fra oligar­ cende camerinesi della prima metà del XV no infatti a ritmo pressoché chia mercantile e regime signorile si susseguiro a degli anni 1434 e 1443 , costante culminando nell'esperienza repubblican amenti comunali sot­ ordin gli un dece nio in cui vennero ripristinati in città Anc e ne a�ni Arti. elle ni to l'egida di un ristretto consigli� dei �apita regnne srgnorile del nto rtnne dr sovve 1448- 1449 vi fu un nuovo tentativoenti delle Arti: l'ul­ o mond del punta di varaneo, capeggiato da alcuni espon icazione opacif della a prim i catos timo episodio di instabilità interna verifi . . . , . perata da Giulio Cesare55 . ta fra srgn�n e Nei primi anni del Cinquecento la latente confhttuah ad esplodere grazre ar ri­ la città e aristocrazia mercantile tornò nuovamente sca. ! tum_ultuosi �v­ borge zione ccupa volgimenti di regime provocati dall'o ero mf�ttr la f\tnzro­ svols -150� 1502 venimenti politici e militari degli anni _ m e strati della fazro se diver neva oppo ne di catalizzatore nello scontro che lettura approfondita del società camerines e, così come ciò emerge da una matico articola infatti la testo della Relazione di Ludovico Clodh Il diplo nsabili della instabilit sua esposizione in una serie di cinque «Ca�se» r�sp? _ proposti _ di» e «nme politica di Camerino, cui segue l'enucleazrone dr cmqu del testo l'autore ?e­ al papa per corroborare il fragile governo . In apertura _ da controllare prù dr o­ nuncia che lo Stato appenninico era allora difficile governo degli tri St�­ gni altra formazione statuale ed «alieno in tutto dal se «volontadr» , ossra ti d'Italia»56 . Individuava poi l'esistenza di due diver politico: la prima viene parti della società diversamente orientate in campo ano la libertà» , mentre descritta come «una immutabile di quelli che vorri eschi» . La pr ma, ag­ l' altra si qualificava come quell a «mutabile de' varan no «facultadr, paren­ giunge ancora Clodio , era propria di coloro che aveva mercantile , la seconda tado, animo e ingegno» , in breve dell'aristocrazia i lebei, P?veri e con­ raggruppava invece tre categorie sociali ben definite: p _ rl do�nn_ no der Vara­ tadini, sul cui consenso poggiava fondamentalmente , aggmnge che la vo­ no57. Il diplomatico , con una ferrea logica schematica «duchesca» , cioè fa­ lontà libertesca mostrava allora due «affezioni»: l'una ma «a ezi?ne;> , a su� vorevole ai Borgia; l'altra «varanesca» . Que�t'ulti _ quello mmontarro di chi volta, era ulteriormente suddivisa in due partiti:

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da ancora a� �p�st 55 Sul rapporto fra mercanti e potere, si riman43) e le sue rstrtuz1om cfr. anche '

Cfr., a pro s1to, EAD . , Il carteggio di un mercante camerte con France. sco d: Marco Datm , «Proposte e ricerche» , 37 ( 1 996) , pp . 78-93 . 3 EAD ., Una cltta mercantile " c1t . p 1 34 s2

141

ibid., pp. 1 36-14 4; sul periodo repubblicano ( 1434i civitatis Camerini ( la densa introduzione a Statuta comunis et popul di F. CrAPPARONI , Roma 1 977 . 56 BITIARELLI, Ludovico Clodio cit., p. 148 . 57 Ibid., p. 149.

1424) , a cura


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FRANCESCO

PIRANI

appoggiava i discendenti di Rodolfo N e le pretese della casa d'Este su Ca­ merino58 e quello maggioritario di chi sosteneva il ramo di Giulio Cesare ed auspicava il ritorno del figlio di questi, Giovanni Maria . Secondo la fine a­ nalisi dell'ecclesiastico, entrambe le «affezioni» apparivano però in realtà nient'altro che «simulazioni», poiché accomunava tutti un comune deside­ rio di «fare la libertà»59 . Difficilmente, dunque, a parere di Clodio, i Borgia avrebbero potuto accattivarsi l'appoggio dell'aristocrazia mercantile loca­ le: il progetto politico del ceto egemone a Camerino, infatti, coincideva molto probabilmente con quello attuato settanta anni prima, nel 1434, quan­ do vennero ripristinate le stmtture di governo comunale sotto l'egida delle Arti maggiori e minori . In pochi rapidi tratti l'inviato del papa, esperto conoscitore della realtà cam�ri?ese, individuav� l'elemento di maggior instabilità nello Stato ap­ pennrmco: la presenza dr una forte oligarchia locale - di impronta schietta­ mente �ercantile, aggiungiamo noi - dal cui orientamento politico dipen­ devano m quel frangente le sorti politiche camerinesi . «Quel sasso - osser­ và Clodio verso la fine della Relazione - è piccolo, e la nimicizia di trenta o quaranta Case per questa via importa grandemente»60: senza il consenso polit�c ? del manipolo di famiglie mercantili capaci di imprimere un forte condiziOnamento nelle scelte politiche locali i Borgia non sarebbero infatti riusciti a stabilire un effettivo controllo della città. Le famiglie dell'aristo­ cra�i� m�rcantile camerinese trovavano la loro espressione e rappresentan­ za IstituziOnale nel collegio dei capitani delle Arti, che fra Quattro e Cin­ quecento, appariva la più alta magistratura cittadina61 . Le cronache cittadi­ ?e attestano infatti la presenza in prima fila dei capitani delle Arti nelle più Importanti cerimonie di potere dei primi anni del XVI secolo6z. 58 Rodolfo IV, fratello di Giulio Cesare, con cui era stato associato al coman­ do d�lla s g�oria varane� fi�o al 1464, anno della sua morte, aveva infatti sposato Cannlla, frgha natmale dr Nrccolò III d'Este: i suoi discendenti, Ercole e Piergenti­ le, vantavano pert�nto diritt sulla signoria appenninica . Nel luglio del 1 502 i pre­ . tendenti avevano mvano chresto ad Asti l ' appoggio di Luigi XII re di Francia per sostenere le loro pretese dinastiche · di successione su Camerino (ALVISI Cesare ' Borgia cit., pp. 330 e ss). 59 BnTARELLI, Ludovico Clodio cit., p . 149: il significato politico dato al ter­ mine 'libertà' da Clodio è naturalmente quello tutto medievale di autonomia di go­ verno scevra da ogni ingerenza esterna. 60 lbid. , p . 1 5 8 . 6 1 Per una analisi delle istituzioni camerinesi i n questo periodo, cfr. CIAPPARO ­ NI, Giovanni Maria Varano cit. , pp . 69-74. 62 Ad e��mpio , secondo la testimonianza di Pierantonio Lilii, per solenni fune­ . rali celebrati m onore del rientro delle spoglie di Giulio Cesare nel novembre 1503 fu costituito un cmteo capeggiato dai capitani, dal podestà e dai dottori dello Studio (Camerino, Bibl. Com. Valentiniana, Jura familiae de Liliis, rns. 142, c. 49v) .

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FRA VARANO E BORGIA

�e� Per comprendere le dinamiche sociali camerinesi del primo �inq attiVI ggi persona ali princip i uare individ no cento appare dunque opportu · de11 ' o�cupazwn� nelle fila del ceto merca�tile l �ca�e durant�. la tempe�w . espon�nti borgesca. Ludovico Clodw attnbmsce alla . mdolenza di �lcum i la seguac loro der e Stenaco di Paolo ni Giovan di i, della famiglia Medic ac�te�­ prima delle cause della ribellion� ai Borgia63. In realtà, osserva condell oli­ amento rafforz al che altro no mrrava non costoro za il diplomatico, . garchia mercantile locale appoggiando i Varano . solo p�1� o�por�msm? po­ �el� litico , come dimostra il fatto della loro presenza m qualita dr �rnng1�ton mod � dr l'assemblea cittadina convocata il 14 settembre 1502 per decrdere lomatrc i � tributare onori al neo-designato duca Giovanni Borgia64 . I� � � membn ar i benefic e tilment in are dispens non di papa al dunque � consiglia del ceto egemone locale: ciò non avrebbe sortrto alt�o effet�o. se. non quello­ � di accrescere ancor più il desiderio di autonomia ner benefr�rati: al contr si­ co a do � Ira mte» senza na t la � � «te?ere va occone , Clodio y dice rio, � '. . 5 derare «tutti eguali senza rdoh e bassi quanto sia possrbrle» . _Apparr':a : l e sc dunque ormai insanabile il conflitto fra il governo borg� ? m?sto�razia mercantile, orientata ai traffici e coagulata dal punto �I vrst� rstrtuzw�ale nelle magistrature di tradizione comunale. La ri�erca �I la�ghi �ons�?si al�1 l'interno di questo ceto si dimostra�a del . resto rm�r�trcabil� vr�ppm p�rse c� Varano: per questo motivo Giovanni Mana, dopo Il nto:no m citta, d�ZIO­ ?PPOSI ll' d a matic t si oculatamente di procedere ad una eliminazione � � . � ne politica per potersi garantire il governo d�lla c�t�a. I �r�crp�h espone�­ ti della famiglia Medici e lo Stenaco furono I�fath �mpngwna�I ed assassi­ nati nel castello di Sentina all'indomani del pnmo nentro del signore , m�n­ tre Angelo Paolucci, Pierantonio Perozzi, alcuni de� Pier���edet�i e Grodr� vanni Antonio Ferraccioli vennero decapitati dopo il defrmtrvo nentro ­ Giovanni Maria66. Una punizione esemplare toccò a quest'ultimo, squarta to e impiccato nella piazza principale della città: soltanto una volta sepolto e disseppellito fu celebrato un regolm·e processo a suo . carico67. e Dunque ' nell'impossibilità di garantirsi l'appoggio del ceto egemon . ?. . B orgta 1 are att potuto ero avrebb o � di Camerino, quale strategia di govern A questo proposito il Clodio ha una risposta pronta da formre a papa A·

63 BI1TARELLI, Ludovico Clodio cit., p . 1 5 1 . 64 Camerino, Bibl. Com. Valentiniana, Carte Feliciangeli, D 3e, c . 6r . 65 BI1TARELLI, Ludovico Clodio cit. , p . 155. 66 LILll Dell'historia di Camerino cit., rispettivamente pp . 264, 272.

67 Que ta la testimonianza addotta da Pierantonio Lilii .CCameri�o,. B i I.. Com. Valentiniana, Jura familiae de Liliis, ms. 142, c. 88r.) . Con 1 Fenacc�oli �mlio Ce­ sare da Varano aveva ricercato un'intesa attraverso un'alleanza matnmomale, dan­ do in nozze ad uno della famiglia una sua figlia natmale, Cassandra, ed esentando inoltre i primi dal pagamento di dazi e prelievi fiscali (LlLrr, Dell'historia di Came­ i rir o cit., p. 2 1 8) .

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FRANCESCO

l�ssandro VI: occorreva «tenere oppressi i liberteschi come galline» e «far­ li stare m�rcanti, eguali, bassi, vili et ignoranti», mirando al contrario ad _ delle classi subalterne così come era riuscito fare fino ottenere l appoggio ad allora a Giulio Cesare68. Nella Relazio�e di Clodio infatti, a ben guar­ dare, emer�e la proposta di un modello di governo statuale ben preciso, quello realizzato da Giulio Cesare negli ultimi quaranta anni del XV seco­ lo. I� si�n?re ave_va infatti saputo realizzare per un lungo periodo la con­ �or��a CIVile grazi� ad un atteggiamento paternalistico nei confronti dei ce­ ti pm poven_ e de1 contadini. La soluzione proposta dall'inviato di Ales­

s �ndro VI coincideva pertanto nella restaurazione delle forme di domina­ zw�e messe in atto da Giulio Cesare alla fine del Quattrocento: scrive in­ fatti Cl?di? che al govemo borgesco «serve quei medesimi modi e stile che fa�eva Il Signor Vecchio, che son veri e perfettissimi per le nature degli uo­ . mim»69 · La dominazione varanea, infatti, a differenza di quella borgesca, pote�a v�ntare una presenza secolare nella città appenninica e grazie a ciò era nuscita a guadagnarsi l'entusiastico appoggio di plebei, poveri e con­ _ _ tadmi. C�o�io ?evoca, con vivo realismo ed evidente venatura nostalgica, lo . d1 VIta stile mstauratosi in città sotto l 'autorità di Giulio Cesare detto nel testo «Sig?�r -y cchio» , offrendo al contempo uno straordinari� spaccato � s�ll� quotidiaruta e la condizione dei ceti sociali più bassi nella Camerino di fme Quattro�ento Nella «terza causa» della sua Relazione , il diplomati­ co lamentava mfatti,: all'indomani dell'occupazione borgesca , la perdita . . . dell' �b"Itud"me alla «ncreazwne» d1 tutta la cittadinanza presso il palazzo . del Signore e r�cordava come la gente di Camerino fosse solita andare spes­ so a corte «chi a scaldarsi, chi a giuocare, chi a ronfa, chi a tavolieri, chi a _ nuove, chi s�ntrr a parlare al Signore, fino a tre, e quattr'ore di notte; poi il _ gwrno chi a giuocare alla palla, chi a uccellare col Signore, e questo sem­ _ pre ad ogm tempo»70 . Ora, privato di tal «ricreazione» ogni uomo se ne sta­ va «la s�ra al foco dicendo: "Ove sta casa Varana ?"» 7 1 , vagheggiando il ri· · Anche le donne, aduse a partecipare alla «ricreatorno de1 vecehi s1gnon. . ZIOne» ne lamentavano l'assenza: per questo motivo sarebbe risultato op­ portu?o che il governatore borgesco avesse avuto accanto a sé una donna che SI fosse occupata degli svaghi femminili72 . Lo stil� �i vit� del signore appariva dunque capace di cementare culturalmente l d1vers1 strati della società locale, mentre l'assistenza economiBITIARELLI, Ludovico Clodio cit., pp. 1 53-154 . Ibid., p . 155. 70 Ibid., p . 1 5 1 . 71 Ibid., p . 1 52. 72 Ibid., p. 1 56 . 68

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CAMERINO FR A VARANO E BORGIA

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ca fornita ai poveri garantiva il signore da ribellioni popolari. Clodio ricor­ da infatti che la famiglia Varano forniva vitto e vestiario a 250-300 uomini della città e accondiscendeva inoltre alle varie esigenze di questi ultimi, detti «plebei» nel testo73. Anche il gradino più basso della scala sociale, oc­ cupato dai poveri, godeva dei favori della più importante famiglia cameri­ nese: i Varano dispensavano infatti laute elemosine giornaliere, quantifica­ bili in «un ducato e mezzo di solo pane»74. Se dunque i Borgia non avesse­ ro voluto inimicarsi quest' ampia porzione della società locale, secondo il diplomatico, avrebbero dovuto prevedere in bilancio una spesa di mille du­ cati l'anno a vantaggio dei poveri, in modo da non far rimpiangere a questi ultimi le buone condizioni di vita loro assicurate dai Varano75. I contadini, infine, apparivano beneficiati dai vecchi signori della città, che li favoriva­ no «più che i cittadini in audienze e ogni altra cosa» , riservando loro una somma di mille ducati l' anno76: anche in questo caso, se i Borgia non a­ vessero potuto contare sull'appoggio dei coltivatori della terra, conclude Clodio, non sarebbe bastato il controllo militare di dieci rocche per tenere saldo il ducato di Camerino77. La scollatura esistente a Camerino fra regime signorile e aristocrazia mercantile, in ultima analisi, non consentiva dunque altra possibilità di go­ vernabilità del ducato se non ricorrendo al paternalismo adottato a fine Quattrocento da Giulio Cesare. Si può dunque assumere come chiave di let­ tura delle tormentate vicende camerinesi dei primi anni del Cinquecento l'inconciliabilità di posizioni fra principato e oligarchia locale: quest'ulti­ ma, pur di mantenere saldi i propri interessi, favoriva il rapido susseguirsi a capo dello Stato appenninico dell' autorità di due famiglie diverse, i Vara­ no e i Borgia, senza peraltro consentire che nessun sensibile intervento di tipo istituzionale intervenisse a mutare i quadri della scena politica cittadi­ na. La temperie di quei primi anni del secolo XVI, tuttavia, doveva abbat­ tersi anche sul ceto egemone camerinese, segnando l'avvio di una impor­ tante trasformazione all'interno della società locale: dopo la sistematica e­ liminazione dei più importanti esponenti del mondo politico delle Arti at­ tuata da Giovanni Maria al momento del suo definitivo ritorno , prendeva infatti l' abbrivo un processo di lunga durata contrassegnato dalla inesora­ bile decadenza economica della città e dalla progressiva chiusura del ceto egemone locale, che andava progressivamente formalizzandosi in un patri-

73 Ibid., p . 74 Ibid., p . 75 Ibid., p . 76 Ibid., p . 77 Ibid. , p .

152. 153. 157. 153. 157.


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ziat? cittadino78. li pontificato di Alessandro VI segnò dunqu e un momen­ to d1 profond� frattura �ella storia del centro appenninico , marca ndo il pas­ sagg�_ o da un epoca ali altra: da un versante quella di una fioren te corte ri­ n�scime�tale pop�lata da umanisti, pittori e poeti inserita in un tessuto so­ _ cmle a�ato �a mteressi economici di respiro internaziona le, dall'altro quella di una città della periferia pontificia d'età moderna.

ENRICO ANGIOLINI

La politica dei Borgia in Romagna

Cercare di affrontare da un punto di vista complessivo, al di là dei pu­ ri eventi, il dominato borgiano in Romagna nella persona di Cesare Borgia significa provare a riflettere sui caratteri politico-istituzionali del progetto stesso, cioè cercare di riconoscere se veramente dietro questa indubbia ope­ razione di potere vi fu davvero anche una più spiccata ed originale politica di creazione di un dominato in proiezione statuale, accentrata o meno, op­ pure se quella azione non fu piuttosto per più aspetti un innesto senza ec­ cezionalismi di una prevedibile politica nepotistica su di una abbastanza coerente continuazione della plurisecolare politica pontificia di recuperatio dei territori romagnoli, quale fu perseguita da quasi tutti i pontefici tra dif­ ficoltà, avanzate ed arretramenti dettati dalle situazioni contingenti e dai mutevoli rappmti di forza, e quale giunse a coronamento soltanto col finire del Cinquecento . Si tratta di vedere, quindi, se anche l 'azione borgiana fu condotta sen­ za rotture clamorose col passato, intendendo con ciò la condivisione della necessità della mediazione e dell'equivoco del compromesso con le forze locali che la politica pontificia aveva tradizionalmente dovuto praticare fi­ no ad allora. Per fare questo bisognerà innanzitutto scavalcare la pletorica bibliografia che si è affastellata sui casi borgiani in Romagna, in buona par­ te frutto - anche quando gli autori hanno tutti e due i piedi già ben piantati dentro il Novecento - di approcci romanzeschi o moralistici, localistici o fi­ nanche scandalistici e certamente non storiograficP: fanno naturalmente ec­ cezione a questo fine uno dei frutti migliori dell'erudizione storiografica ot­ tocentesca in Romagna, l'amplissima raccolta di notizie e di documenti su Cesare Borgia in Romagna compiuta da Edoardo Alvisi2; l ' appassionato studio generale di Gabriele Pepe3 , ancora informato ceitamente ad un pun­ to di vista fortemente influenzato dalla filosofia della storia propria dell'i­ dealismo , appassionatamente attento com'è al tema della moralità nella po­ litica e delle virtù civili, con una forza che si inquadra meglio ripensando al momento storico (il l 945) in cui Pepe dava alle stampe il suo lavoro; la bio-

. 78 Sulla formalizzazione del patriziato cittadino a Camerino verso la metà del

DI STEFANO Una città mercantile c1"t pp 144 153 p · ' m· genera1e ��N�B I, �e "ben regolate città". ne pontifi: cze zn eta moderna, Roma 1 994. Modelli politici nel governo delle perife­ Cmquecento , c r. B .G

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1 Per la rassegna bibliografica completa sul tema cfr. A. VASINA, Cento anni di studi storici sulla Romagna. 1861-1961. Bibliografia storica, l , Faenza 1 962, pp. 40-42. 2 E. ALVISI; Cesare Borgia duca di Romagna. Notizie e documenti, Imola 1 878. 3 G. PEPE, La politica dei Borgia, Napoli 1945 .


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ENRICO ANGIOLIN I

LA POLITICA DEI BORGIA

grafia complessiva pubblicata da G mo lavoro di raccolta di memon . arlustlca .tavo � acerdote nel 19504, un vastissinografiche (ben 890 riproduziom_ d � , di do�u�e�tazioni e di. fonti icoche - mantenendosi correttamente l1 documenb ongmali , quadn e stampe) . o da concessioni al mo ralistico e al leggendario - fa un punto molto prea �en _ _ Iso della vicenda di Cesare Borg1. a, pur � sugli aspetti cronologi. ci e materiali mtenogandOSI· ancora se l progetti bor gla · m· potessero essere dirett'l a concre tare il. seco1are «I'deale di. un Regno. . It, aliCO» , In una pol itic a l · n cm sare e stato «d'ff . . dere nettamente l ICI' l e scm l aspira . ale zione dinastica da queIla nazbbwn »s. . E malint · esi presupposti, alistici 0 eJo · arono ad aleggiare I_Ti lo, contmu attomo al «caso Borgia» ancaide ra neg l' I . anm Cm q uan a, t · anm Soranzo , riconosci awv . quando. ad .ese. mpio ·uto che «procurare a crasc uno deI sum figliuorI [ . . .] un pn. nci. pato [ ] allot·a . . l o . SI n ten eva qua , · · SI · un d ave.re per un Papa» , arr. ivava pero a prospettare che Al ess an d ro . VI ave sse d eciso di. «attuare il piano da altn Papi concepito ma non . . osato, d� ncondurre sotto il diretto govem o della Chiesa tutto lo s' tato e met . . . . . ' edrr. e agli. stramen d'I farsi signon di tutta Italia> 6 . terlo m grado d' rmp � re. «di contro allo straniero» I·n Itali.a. un «f�rt� Stato della Chiesa» per essenon SI VId . . e m m, · · caso mm· fu Il. contra. no , con conseguenze sulla tmm . azw ne pol itic a , e civ ile del l'Italia che si spingono fino ali età contemporane a Solta�to negli anni Ses san . mente un mquadramento del tuttatoe S �rttan. ta del Novecento SI e VIS. to final­ rea isti co della forza - e soprattutto delle debolezze - di Cesare Borgi. a, con . a l voc . e curata da Gilbert per il Dizionano bwgrafico degli Itall·am·7 . pOI. , nel l'am bito d'l grand'l ston· e generali . deIlo s tato pontificio CotTado 'v·IVa nti . '8 e Ma ' mente crrcoscritto sia pur necess ana . me . r·IO carava1e9 han. no matura' qua · esi, la vicenda · a nel conetto horgian . nte m forma d'I smt dro d'I n1e ·.ç .nm ent , o st · on · o-I · sbt uzw · nal e. Cosi, dopo aver inquadrato nei suo . i caratten� la Romagna prima di Ce·

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, Cesare Borgza. · La sua vita, la sua famiglia, i suoi tempi, Mi. . Ibid. alle pp 8 1 5 e 338 nsp ettiVamente. G. SORANZO , Due singolari . del secolo XV e dei primi anni deliudco'�osul governo _temporale dei Papi dellafine XVI, «Studi Romagnoli» , 1 1 ( 1 960), pp. 335 -;47 (specialmente pp. 344-345 )� F. GILBERT , Borgia Cesare in DBI l 2, Ro a 1 970 , pp . 696-708 V . s e . IVANTI , La storta politi�a e soci�l e. spagnola, in R. ROMANO-C VIV: Dal a Dall�avvento delle signorie all'Italia XVIII, in Storia d'Italia, co�rdin�� R �O caduta dell'Impero romano al secolo . MANo-C . VIVANTI, il, Torino 275-�27 (specialmente pp . 1 974, pp. 355-364). M . CARAvALE, Lo Stato ont . ificio Mart�no V a G_regor�o Xlii, in M . CARA VALE-A. CARACCIOLO , Lo Sta to � ont iificio �� Martmo v a Pw IX Storia d' T+ z1a, · d' retta da G GALASSO , XIV, 1ì onno 978 1 , pp . 1 -371 (specialmen ·

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SACERDOTE

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te pp. 1 50- 152).

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IN ROMAGNA

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sare Borgia e quale si presenta davanti a lui - intendendo che, se pure non bisognerà mai sovrapporre a forza l'una all'altra le diverse identità dei membri della famiglia, certamente Alessandro VI e il figlio Cesare nelle co­ se di Romagna agirono quasi fino all'ultimo sempre di stretta e coordinata intes a 'dinastica' -, si dovrà passare a mettere in pratica la parola d'ordine di 'tornare alle fonti' . Ma le fonti documentarie, che fanno solitamente pre­ mio su quelle narrative per gli studi di storia politico-istituzionale, sono scarne e frammentate e con ragione, poiché si hanno testimonianze di mol­ te deliberate damnationes memoriae inflitte in età immediatamente post­ borgiana alla documentazione prodotta sotto Cesare, per colpire anche sol­ tanto la memoria dell"odiato tiranno': 'odiato' principalmente proprio dai signori spodestati che, ritomati temporaneamente al loro posto, riservarono a quelle carte il trattamento consueto in questi casi. Le fonti documentarie disponibili in loco - a parte, naturalmente, il riferi­ mento alle fonti conservate presso l'Archivio Segreto Vaticano - e di cui qui ci si avvarrà sono quindi assai ridotte, come il Libro Madonna conservato presso l'Archivio di Stato di Forll, registro che continua a cavallo tra la signoria di Ca­ terina Sforza Riario (1488-1499) e il govemo bm·giano (1499-1503)10• A que­ ste dispersioni è logicamente conseguito che i pochi nuclei un po' più ampi di documenti dell'età di Cesare Borgia siano facilmente confluiti nelle collezioni private: così è per i documenti raccolti nella Collezione Zanotti ora presso l' Ar­ chivio di Stato di Rimini11 , o nelle Carte Romagna delle Collezioni Pianca­ stelli, ora presso la Biblioteca Comunale Aurelio Saffi di Forll 12 • Le ridotte testimonianze documentarie e l'ampia tradizione cronachi­ stica di Cesena sono già state sistematicamente spogliate da Pier Giovanni Fabbri13; mentre nulla in originale è rimasto a Faenza, la cui memoria do-

10 Guida generale degli Archivi di Stato italiani, ll, Roma 1 983 , pp . 237-238 . Consigli, m a purtroppo assai frammentari, al punto da es­ 11 Ibid., 12 Inventari dei manoscritti delle biblioteche d'Italia, XCill [Forli, Bibl. Com. A. S affi, Collezioni Piancastelli - Sezione Carte Romagna, A-B] , a cura di P. BRI­ GLIADORI-L. ELLENI, Firenze 1 979, pp . 274-275 . 13 ll rinvio è al complesso delle opere di argomento cesenate di P.G. FABBRI, L'oc­ cupazione di Cesena da parte di Cesare Borgia nell'anno 1500, «Romagna arte e sto­ ria>>, 27 (1989), pp. 5 1-62; ID., La conquista di Cesena da parte di Cesare Borgia nel­ la storiografia del Cinquecento (1500-1576), «Nuova Rivista Storica>>, 7 1 (1987), pp. 357-376; ID.,llgoverno e la caduta di Cesare Borgia a Cesena (1500-1504) nella Cro­ naca di Giuliano Fantaguzzi, ibid., 72 ( 1988), pp. 341-388; ID., Cesare Borgia a Ce­ sena. Istituzioni, vita politica e società nella cronaca di Giuliano Fantaguzzi dal 1486 al 1500, «Archivio Storico Italiano» , 148 (1990), pp. 69-102; poi rifusi ed ampliati nel volume: ID., Cesena tra Quattro e Cinquecento. Dai Malatesta al Valentino a Giulio II: la città, le vicende, le fonti, Ravenna 1990.

lvi s i conservano anche i sere inutilizzabili. p. 275 .

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ENRICO ANGIOLINI

. la cum republica Veneta postborcumentaria comincia proprio c,0n 1 C�pltu ·

important'I sr. recuperano. in giani del 15Q3 14 , e per cm pero . . alculll materiali copia più moderna . NuIla sr conserva ovvmmente a Ravenna, aIlora pmzzaforte veneziana e poi vittima di r, ;/: ri d��l; �rammatica cesura del ;r e 2 saccheggio seguito .a�la battagli� ded : c�::�:a�o �����o gli arc�ivi stor�ci co��nali, con s due �;��a�t����� cc si torne�a - per l Arc�vw Storico . e cospr uo Archivio Comunale di Santarcangelo di Roma na ' ��;e� antrco � Segreto contiene concessioni borgia:e e ' : o�um�ntr. coevi nelle copie fatte trarre a Roma dal prefetto degrI arehIVI vatiCalll Gaetano MarinFs ' e per Savignano sul Rubicone . . . delle fonti documentaLa pressoché totale p d't (s�ess� .ab ongme) rie dovrebbe quindi rende:: s�r:ftegica Interpretazione de�e fonti narrative che - come quell.a dr �esare Borgia coeve, raccolte attorno ad una ha sempre esercitato forte attra�f��: lo ��tuzm .o mfamata. per fe­ rocia, e che certo ha contribuito alla fm �:i�:� I un �leto stereotipo sul­ la ' sanguinosa' storia romagnola Cert.amente no� . si. puo non menzionare il . soprattutto da FabCaos di Giuliano Fanta.guzZI : gia ampiamente utilizzato . brii6 '. nonche, I'l Chromcon di Andrea B ernardl detto ' Novacula' che il 21 dicembre 1500 ottenne dal '"aient'mo f'manche. il pr'IVilegw deIl''esen�wne frsca�e ad personam in qualità di 'vero l· nst?nco • 17 . Qu��to stava a dnno­ strazlone di qualcosa che certamente non nguardava pm che tanto l' ap·

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. ill , Roma 1986, pp. 899-900; Cfr. Guida generale degli Archivi di Stato �It., Archivi storici in Emilia-Romagna . Guz'd�fenera e deglz. archivi storici comunali, a cura di G. RABOTTI, Bologna 199 1 , p . 7 . L'arehzvzo ' . storico del comune d'z Santa�cangelo dz. Romagna . Inventario, a . . cura di G. RABOTTI Roma l 9 Pubblicazioni d�gli Archi�er�0�eli���e{ 6o ,per re Borg1a; alle pp. vi di Stato, 65) , all� pp . 22 , n:;�� .�es �proprio ' ' pero: gli. Attz� conszlzarz 97, 183-185 per Alessandro VI·, mancano per gli anni 1499-1503. . 16 Fmora edito modernamente soltanto in edizioni P arziali dalle VIcende tar­ . mentate (Caos- Cronache cesenat' P�bbl'��e ora per la przma volta di sul manoscritto, a cura di o . VANCINI Ces� ' a 90� , IULIANO FANTAGUZZI, "Caos"- Cronache cesenati . . , su d'I esso cfr. C. . . del sec. XV' a �ura d�D BAZZOCCID , Cesena 1915)· RlvA, Gzulzano Fantaguzzi e il suo "Caos , S tud' Romagnoli» 22 (1971) , pp. 251' . . Fantaguzzi, 274; A MOROLDo, Remarques sur les O hurent�· e et n?ve de Gzulzano . 24 (1973), pp. 415-445·' FABBRI, ;;: conquzsta dz Cesena cit., e soprattutto il zbid., . . ' Repertorio della cronachz'stz'ca eJnz'lzano-romagnola (secc. IX-XV) , con mtroduzw. . . . ne dt A. VASINA' Roma. 199l (NuOVI stud'1 stonct, 1 1), pp. 86-90 . Cro:a���!;����. �z.!�er7:rdi (Novac�la). dal l476 al l517, a cura di G. MAZZATIN 5 ' rgza cit. , pp . 146-148 e 485-486 ; Repertorio della cronachistic� cit. , ;� . l��� tl�� 14

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AGNA LA POLffiCA DEI BORGIA IN ROM

volontà di ac­ che era anche un segnale dellana, di un' atten­ prezzamento personale , ma adi confronti dell'identità citt creditarsi favorevolmente nei positiva da e' gin ma truzione di una sua 'im attraverso zione forte del Borgia allaporcos teri pos i e anei - ed eventualment veicolare presso i contem riogra fici coevi. sto ste fonti nari media pubblicistici e non var rile e la minor attendibilità di que E però non si può tuzionale , ia isti stor la del tuale' - ai fini o piut­ rative - utilissime per la storiaesc'fat iron sub lli, ave chi luso lo stesso Ma anche perché i contemporanei, nonalità di che llo live un ad Cesare Borgia tòsto il fascino della person figurazione di un 'culto della personalità' ante quando non lo si legga a pre ativo di una certa matura considerazione, da pre signific litteram - è pur sem are e di accreditare la propria 'immagiparte del Borgia, del bisogno di cur ne > � 8 . uadrare la Romagna nei suoi caratteria Ma si diceva del bisogno di inq e della Chiesa ' , era quella che più generali19: la Romagna, tra tutte le 'ten ·

a rifuggire generalmentequadallso­e e gli storici tendonoerna In questo senso - se pur tore Ramiro de Lor Cesare Borgia e il suodagov attualizzazioni - proprio ativa operata da Giorgio ' attualizzazione profon e signdiificord no stati al centro didiunLor ini spietati obbediente re uto esec do fred le qua qua o fatt ha che li, Cel volontà di potenza accettare che la stessa fini mento, pronto cioè adrivo contro di lui ­ fino all ' autoannullafan pri per i pro a devozione si ' lga pipoiassa ralmente è i: che ha servito con 'volatic natu ent rec più i tem di i efic carn rosi ente dei tore cipa prende a prete­ · un anti ale e drammaturgica, che to con nitida forza morper nte xx un discorso , condot' inci del lare agli uomini declina piente XVI secolo par am­ co (Dr l'Or sto gli uomini dell secolo del iro Ram di . G. CELLI, Vita e morst.te Le . Vita ere pot ed incipiente XXI ), in. Cfr ni del azio tent Fau a CELLI, Da Borgia Bol 36. ma notturno in un atto ogna 1997 , pp. 15l'Orco e altri dranuni,agnolif en­ e morte di Ramiro delenta ra autonomie cittadine e acc Rom A,/ er. Cfr. i fondam li: A. VASIN Pet St. of ds Lan The R, TNE PAR 1965; P. nze Fire te, Dan di 'età nell ale A­ pap V A. ; ento 972 1 tram ly Renaissance, London Middle Ages and the Ear ), I-XVI oli XII The Papal State in the (sec iodo delle Signorie a 1975 , pp. 675-74in8; o-romagnolo nel perBER SINA, Il mondo emilian A. SELLI, I, Bolognetà moderna , Bologna Romagna, a cura di tific Storia della Emilia unit agna in governo pon io in ,Rom C. CASANOVA, Com reaà eemi . CRACCO-A. CASTAGNETTI-A . G in ola agn liana e rom trale: Veneto, 198 1 ; A. VASINA, L'a lia nordorientale e cen uni e signorie nell'Ita VII/l, Torino O, VASINA-M. LUZZATI, Com ASS GAL G. da tta a, in Storia d'Italia , dire rtino V, in Emilia-Romagna, Toscan Ma a Stato papale dal periodo feudale 198 7 , pp. 359 -559 ; D. WALEY, Lo .-C. MA:IRE VIGUEUR-R. MANSELLI, Comuni e si­ T-D. WALEY-J in Storia G. ARNALDI-P. ToUBERdor Umbria, Marche e Lucca,e città io, Laz e: tral cen e ale ient nor lia 'Ita nel­ nell rie ale gno erno pap 198 7, pp. 229-320; S . CARUCCI, Gov alla fine del Medioed'Italia cit., VI2I/ , Torino cipi e città i sul Quattrocento, in224Prin lo Stato della Chiesa.SINIStud . 51l pp. 6, 199 vo, a cura di S. GEN , Roma 18

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AGNA

LA POLITICA DEI BORGIA IN ROM

ENRICO ANGIOLINI

buon diritto si poteva definire 'ecclesiastica' , in punta di diritto fin dai tem­ pi di Carlo Magno; ed era, quello del papa su di essa, un dominium ancor più asseverato dalla 1inuncia formale ad ogni pretesa imperiale da parte di Rodolfo d'Asburgo, intervenuta nel 1278 . Eppure questa nel pieno Me­ dioevo è stata una terra tra le più difficili per i vicari di Pietro , per la com­ presenza di poteri intermedi , comunali e signorili, abbastanza forti per con­ trastare le rivendicazioni pontificie20, ma non abbastanza forti perché una delle sue città potesse aspirare a divenire egemonica e a configurarsi come nucleo di aggregazione di un futuro stato regionale, rimanendo così que­ st'area esposta alla penetrazione degli espansionismi delle potenze extrare­ gionali: questo avvenne con il più o meno effimero successo prima di Bo­ logna comunale (finché la si può dire una potenza regionale) e poi di Mila­ no viscontea; con il consolidato successo di Firenze nell'area appenninica · che diventerà stabilmente 'Romagna toscana' e con il forte successo - infine - di Venezia nell'epoca che qui interessa, quando domina Ravenna e Cervia2 1 , gode della sostanziale acquiescenza estense e si proietta verso la valle del Lamone . Perciò la Romagna diviene, sempre tra le terre Ecclesie, una delle ter­ re d'elezione di quella forma di compromesso continuamente negoziato ­ o combattuto - per vedersi riconosciuto in qualche modo l'esercizio del proprio dominium, patteggiato con le potenze locali nelle forme del vica­ riato . La Romagna che Alessandro VI eredita quando ascende al soglio pontificio è ancora, dopo secoli, precisamente questa: Ravenna è in mano ai Veneziani , la bassa Romagna sarà ancora per un secolo estense, Imola e Forlì sono in signoria dei Riario , Faenza è dei Manfredi e Rimini è anco­ ra ai Malatesti; soltanto Cesena è terreno di un più o meno organico do­ minio diretto del papa. Un'eredità problematica quindi? Fino ad un ce1to punto: perché non si può non osservare come la Romagna non sia assolutamente un problema subito ali' ordine del giorno nella politica di Alessandro VI per quasi tutto il primo decennio del suo pontificato, almeno dal 1492 al 1499, e perciò si è voluto ritenere che l 'avventura di Cesare Borgia in Romagna sia nata sotto un segno quasi di casualità, perché si sarebbero indirizzate in quella dire­ zione le ambizioni di Cesare - e del papa per Cesare - che non avevano po-

2° Cfr. l 'ancora assai valido ritratto dei 'signori di Romagna' di J. LARNER, Si­ gnorie di Romagna. La società romagnola e l'origine delle Signorie, Bologna 1972. 21 Cfr. l 'ancora fondamentale W. BARBIANI, La dominazione veneta a Raven­ na, Ravenna 1 927, e Ravenna in età veneziana (Atti del Convegno , Ravenna, 9-1 1 dicembre 1983) , a cura di D. BoLOGNESI, Ravenna 1986.

ntino avrebbe altrove22 .' salvo poi sostenere che il Vale nismo statale . tuto trovare s?occo orga un di ne azio . rente politica di form . m. m . cm Sl. e, d'b l a. ttuportato avanti una coe e esempio delle contradd.!Zro t n agra . odio b orgm Q�esto e un fl no ' ep1s sull la agno grafia tradizionale rom 2 a dall 3 vale ta �ua:l tutta 1 t r Cara io Mar da o rvat ' re ato sagacemente osse Cesa pmche , come g do quan da che vero pur conseguenza · È . premessa non den.va l a rto ancardinalato e gli ordini minori, in un r�ppo � il ato . asci dive avendo _questi l era anm Giov ito ogen prim ffi c la morte del vulso dr c �usa .ed e t erano si lui per orale, temp one' mazi q lche ' siste nuto candida�Ile ad ato gravitante at. t'lZZate vane soluzi. Om_ , tra cui la creazione di un . domin . . (e l'tarIPD in tutt' altra direzione pohtlca � geograflCa tomo ad ltamur uindi sbocco a iliare' borgiana avrebbe prediletto uno se davvero la pol. �i a 'fam che . oltre 'ù vicina per tradizione e cultura, sud verso Na�oh, �olu�1 ef­ liare che in un'ipotetica volontà di ritag ­ fuo�·i del Patrzmonz u�). , Patrimo del orale a Cesare - anche a danno fettivamente �n dom mo tem vedere nulla di originale. All' interno della eb � stato a nium - no� �l sarbor aveva sperato di g!ana papa Callisto III ( 1455 -1 458) e wn stessa tradiz al governo di Napoli col nipote Pedro, du­ soppiantare Alfon�o d Ara�onaiV veva favorito i Della Rovere e i Riario a . e SISto ca dl .G�ndia·, cosi com gia . ca oliti nepotistica era uno schema diffuso, propno m Romagna. questa . � papi e di cui non si dovrebbe dare una lettu­ l applicato da tutta una sene d . ica list ona ra eccezi . ' l ovente sembra la pura e semplice ' sistemam · tt0sto , . a col oro cm 1 p,m . a ' affari di casa' , essendo la Romagna la pnm zwne del r amp oIlo' e degli troto potu bbe avre ti , e che altrimen . l e a trro per questo dr·segno piazza ufl ale centralità di lungo pen. odo della izion trad l vare sfogo altrov Ì fi g progettualità p�­ i api e la conseguente organica Romagn_a nella p i c Romagna si n­ della rogetti per un riassetto pale al nguardo; s g �he d"1 situazione più la do quan a ia papale soltanto prende a parlare ne a _ lpl quando è già è (cio uati liano offre spazi adeg gen�rale dello �c cchiere allora per l a nto solta che o . i eneziani e papa) . Ecc pa�tita la lega di r agna ac�m � a Rom dell e nom il VI dro ssan Ale di � o a p�ma volta nel p pontificia come centro di nu?ve operaziO� srsce un ruolo ne a diplomazia i­ . d affidabile annalistica veneta npresa da Alv e! come testin:�om. a l' a dello ista agon prot vero del nza a non belligera si, que�to avviene c mento , Venezia, cui la diplomazia p �pale pre­ mo del scacchier� romagn . . nei limiti della legittima recuperatzo. senta ovvmmente ogm aziOne ,

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va. . cl't ., PP 149- 150; per l'idea di una certa Cfr. PEPE La l . c1t., · E, RDOT " bl" li' cfr. anche SACE rcambra rietà di obiettivi tra loro mte . ' p. 328 . Clt . , p . 1 5 1 . ifi' 23 CARAVALE, n

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po ztzca dez. Borgz'a ,

Lo Stato pontz czo

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Cesare Borgza ·


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ENRICO ANGIOLINI

Di ridefinizioni degli eq��· 1I·bn· SI· p r1 . a mfatti. per la prima volta l , 1 1 � sett . em bre 149 9 qua ndo l'altro Gwvanm Borgia mp . . . Iato · ote e card"male, vie InV ne a Venezi'a per esporre di •

«avere il papa col favore de1 re " · da ricuperare alla Chies l n t I . o a e [dI Francia] i ea i [di Ve�=z� ] �i :;�� �r � ; ;i af::� 1�0����:� a � ���: � e pare che Il legato nominasse non solo Imola Forlì e pesar.o pos-' sedute dagli Sforzeschi, ma anche Fae ' nza e Rimini» . ' per sentirsi rispondere che Serenissim . . . m. non puoi pe1mettere che 'l [ apala] se , Imp a «quant� a F�enza e Rinn n azz a, ma de I altn luoghi , che la non farà proibition alguna»2�. II fatto è che, molto semplicemente l a R. �m�gna SI. presentava ancora come un mosaico di dominii edIa ' " " rI d� teonci VIcari che si com portavano da 'signori' e non pagavano p�m, . cen . 1 stessi predecessori di Alessandro VI si apostolici·� sI· ?non· che peraltro gh. avevano contnbmto a semi .e p . d b01�zz� 0 nepotis. mo , soprattutto Sisto � la ai Ri : IO e �em­ gallia ai Della Rovere· il tutto in uno IV che die.de Imo �­ . . potenza di riferimento'· e non a caso �cacch"I.er.e :n cm oramai è Venezia la che è gradito a San M�rco quanto ancl hopera I�ll�Ia contro gli Sforzeschi, il e a L. mg1 XII. Ma Il. papato sa di. muoversi in n am to 'audace' e 'originale ' im� resa bo� . bIente c� si co� dizionato : la tan­ messo di Venezia e del re di Ft. nci. a,giana n?n pu� partire se non col per­ ed è tanto più vero ehe " l papa SI� mu e negli spazi concessi da Venezi.a25 ; ove come un pa� a de1 pieno · Medwevo, che è ancora chi cer1 ca di sottomett . dei. VI. ar re�el el� � e � non solutum, che proprio per non form�. .gh un app : � per canone igli o gm ndi camente in­ controvertibile e di quest n r n s e Fae � nz , in cui pure � Astorgio Manfredi è moroso del c�n�� : �s�o� � cerca di farlo p agare uesto cen� o p �o.' n un pnmo momento Venezia �ifmtato dal papa, da suoi procu­ ratori in Roma26 E be� s�·��p�. c� per ' m che : perché no� si interrotta via � di favore per. Fa�nza e la a I arn one alla comumcaz�wne tra Ravlaenn a

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Cesare Bargia c ·t. , pp. 59-60; CARAVALE, Lo Stat o pontificio cit., p .

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tanto spesso dimenticato d . · gra. ra locale rom n t�w quanto er� già chiaro ai con agnola per . temporanei com chiavelli. «A!essandro sest volgendosi a tòne quello dell o [ . . .] , . a Chiesia , sapeva che el uc � dr Milano e Viniziani non gnene consentirebbano» Nrc coL6 M �1 L I, c n introduzio . ROCACCI, a cura dr S. BER lano 198 49, p. 35. TELLI, Mi25

ma deca di Tito Livio, � ALmsr, Cesare Borgia cit., pp. 68, 87 e 1 1 6. 26

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veneziana e i capisaldi appenninici come Meldola, tenuta dai Malatesti ma per conto della Serenissima27 . L'altra sponda del cano di Cesare Borgia è rappresentata dalla Francia di Luigi XII: questi cercherà sempre di coordinare - e di subordinare - il favore concesso al Borgia con la propria politica italiana; la trama di rap­ porti che li iega è fittissima, e va dai favmi concessi dal papa al re, in ter­ Inini di dispense matrimoniali, al matrimonio dello stesso Cesare con Car­ lotta d' Albret e alla concessione del titolo nobiliare di Valentinois che di­ venà suo eponimo . Questo stretto rappmto sarà formalizzato fin dall'inizio dell'azione di Cesare con quel titolo di 'luogotenente del re' che sarà per lui una copertura ma anche un condizionamento, per gli obblighi che ne deri­ vavano verso il sovrano; certo è però che egli prediligerà sempre farsi chia­ mare e firmarsi, prima d'ogni altra cosa, come 'Caesar de Francia' , titolo che gli spettava quale parente acquisito del re . Questo appoggio Inilitare e politico ad un tempo si manifesta fin da quando Luigi XII scrive a Bologna perché si dia alloggio alle truppe che ha concesso a Cesare in quanto suo luogotenente comandato alla recuperatio di «Imola et Furly, qui sont - camme demonstré nous a esté - du dommai­ ne de la diete Ecclise»28. Ma l'azione di Cesare Borgia, per cominciare da Forlì anivando da ovest lungo la via Emilia, si deve porre il problema di Imola: questa fu sì esortata dal figlio di Caterina Sforza, Ottaviano Riario, a resistere, ma gli imolesi hanno così poca dedizione ai Riario da mandare subito ambasciatori a dire che aprirmmo le porte, e addirittura inviano let­ tere come quella di Giovanni Antonio Flaininio in cui, scomodando a para­ gone col Borgia Alessandro il Grande ed Alcibiade, Pericle e Temistocle, Annibale e Scipione - e questo prima ancora che il novello Scipione abbia sparato un solo colpo - lo si invita caldamente a venire, perché gli imolesi «iamdiu animo et votis omnibus tui sunt»29 . La città aprirà le pmte; la roc­ ca tenuta da Dionigi Naldi si anenderà dopo una difesa più o meno di fac­ ciata nel dicembre 1499 e, continuando nella mimesi di procedure tipiche della sovranità mediata, 1 ' 1 1 marzo 1500 Cesare darà capitoli a Imola co27 In particolare sul governo veneziano di Meldola cfr. i classici studi di: P. MA­

ponte dei Veneziani in Meldola, I Veneti e i principi Pio da Carpi in Meldola dal 1503 al 1531, ibid., Storia di Meldola e del suo territorio, Dall'età protostorica al secolo XVI, Dal 1500 ai primi del '600, Cesare Borgia Cesare Bor­ gia Cesare Borgia Cesare Borgia STRI, Il

«Atti e Memorie della Deputazione di Sto­ ria Patria per l'Emilia e la Romagna» , 2 ( 1 936-1 937) , pp. 1 1-33 ; ID . , 5 (1939- 1 940), pp. 113131; G. ZACCARIA, I. Meldola 1974; II. Meldola 1 980. 28 li documento , conservato nell'Archivio di Stato di B ologna, è edito in AL­ VISI, cit., p. 465 ; è tradotto e riprodotto in SACERDOTE, cit., rispettivamente alle pp. 340 e 358. 29 ALVISI, cit., p . 467; SACERDOTE, cit., pp. 347-348.


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me dominus mediato apostolico della città: capitoli assai larghi sulla carta� cui si cassano con un tratto di penna tutte le «condemnationes et senten tiae �riminales» contro cittadini e comitatini imolesi - e anche i procedi­ n:entr pendenti -; si ottiene la facoltà «quia mutatione temporum iura va­ nantur humana» di «reformare mutareque in melius, corrigere et emenda­ re» gli statuti e si danno di nuovo tutti i dazi comunitativi che i Riario ave­ vano avocato a sé30. La fortuna di Cesare si costruisce anche così, più che con le anni; quest'amplissima concessione è un caso classico di tattico lar­ gheggiamento che nulla ha, finora, di più ampia progettualità . Ma tornando a Forlì, Caterina Sforza e i figli vengono dichiarati deca­ duti per «continuata mora et manifesta [ ...] in solutionem dictorum cen­ suum» con bolla del 9 marzo 15003 1 e delle città di Imola, Forlì e San Mau­ ro si investe Cesare: il punto è giuridico e in questo senso è tutto regolare� della più bell'acqua feudistica. Caterina obietterà infatti, a questa decaden �a dal vicariato per censo non pagato, che il marito vantava cospicui credi­ ti �resso la Camera apostolica, per i suoi servizi di capitano generale, con cUI effettuare compensazione32 . E se a Forlì si ebbe l'episodio reso celebre dall'acerrima resistenza op­ posta da Caterina Sforza nella rocca di Ravaldino, che ne ha fatto il model­ lo della virago rinascimentale ancora una volta tanto cara a certa storiogra­ fia33 - e in eu� però si mostra in chi l'ha coltivata una scarsa comprensione per Il_ senso di appartenenza, di solidarietà e di causa comune familiare (o 'cianica' , se si preferisce) che caratterizza queste famiglie signorili e le d?n.ne non meno degli uomini -, tuttavia quello che si omette quasi sempre di ncordare è che l'accesa resistenza nella rocca (che è anche topografica­ mente defilata rispetto all'abitato stmico forlivese) riguardò un ristretto nu­ cleo di fedeli e aventi causa, mentre la città si diede conìe ad un «liberato­ re» per conto della Chiesa sperando di limitare i danni, con deliberazione degli Anziani34 e continuando poi la sua vita sotto il nuovo «signore» che il sommo pontefice aveva deciso di dare alla città. in

30 ALVISI, Cesare Borgia cit., pp. 469-473 . 3 1 lbid., pp. 468-469. 32 lbid., pp. 70-71 . 33 Sulla figura di Caterina Sforza cfr. i vali contributi contenuti negli atti del Con�egno di studi per il vo centenario della nascita di Caterina Sforza, «Atti e Me­ mone della Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna» , n. ser. , 1516 (1963-1965), pp. 39-309, e Caterina Sforza, una donna del Cinquecento: storia e arte tra Medioevo e Rinascimento, Imola 2000. 34 Cfr. ALvrsr, Cesare Borgia cit., pp . 77-78; N. GRAZIANI, Fra medioevo ed età moderna: la signoria dei Riario e di Caterina Sforza, in Storia di Forlì, II. Il Me­ dioevo, a cura di A . VASINA, Bologna 1990 , pp. 239-261 (in part. alle pp. 254-261 ) .

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Tutto senza eccezionalismi, dunque, e lo si può vedere al meglio nel Li­ bro Madonna35, registro delle adunanze del consiglio dei Quaranta - che è

l'organismo deliberativo economico che dà facoltà ai dodici Anziani «Ut possint dispendere o�es i�troitus c?n:munis», �he s� o�cupa della locazio­ ne dei dazi e che autonzza 1 mandati di spesa - m CUI si passa senza scosse dalle registrazioni «pro illustrissima domina nostra domina Catarina Sfor­ tia»36 a quelle «pro illustrissimo ac excellentissimo Cesare Borgia de Fran­ cia [ .. ] domino Forlivii Imoleque pro Sancta Romana Ecclesia» del 22 gen­ naio 15003\ titolazione che è riconoscimento chiarissimo•del proprio status e che è iterata ancora il 20 dicembre 1502, quando dovrebbe essere in corso il tentativo statuale borgiano e quindi ci si aspetterebbe qualcosa di più in te­ ma di «accentramento» almeno sul piano protocollare: e però lì Cesare è det­ to essere ancora signore di una serie di città - e non di una provincia - e per il Papa: «dominus Forlivii, Faventie, Imole, Cexene, Arimini, Pesauri et Pa­ ni pro Sancta Romana Ecclesia»38• Questo senza tralasciare il fatto che le deliberazioni sono opera di un novero di Anziani composto grosso modo dal medesimo nucleo di persone, senza traumatiche epurazioni, anzi con una so­ stanziale continuità attraverso ogni passaggio di potere. I protocolli degli stessi documenti che non furono compilati da funzio­ nari locali, ma vennero dati presso la cancelleria personale di Cesare, inse­ riscono precisamente il suo governo nel solco della continuità anche se­ mantica con la tradizione del dominio mediato: all'obiezione che potrebbe trattarsi di questioni puramente formali, nominalistiche o verbali , oppure di opportunistiche finzioni, va opposto come la 'semantica del potere'39 ed il suo protocollo non siano mai questione formale. Le titolazioni che si sce­ glie di darsi - o che ci si lascia dare - dicono sempre dell'adesione ad un modello e ad un sistema di potere, volontaria o necessaria che sia questa adesione; dicono di ciò che si è o si vuole mostrare di essere, potendo sce­ gliere di farlo; insomma, nei tennini a suo tempo definiti da Pietro Costa, identificano il sistema di simboli e di valori a cui il potere fa riferimento per ottenere validazione. Perciò se si fosse potuto o voluto scegliere - ancora nel 1502 - la via di una più consapevole, maggiore o totale rottura della .

35 ASFo, Libro Madonna, 1491-1505. 36 Jbid., c. 133v. 37 Jbid., c. 135r; cfr. ALvrsr, Cesare Borgia cit., p. 84, nota l . 38 ASFo, Libro Madonna, c. 220v;

39 Sulla semantica del potere medioevale cfr. il classico saggio di P. CosTA, Iu­ tisdictio . Semantica del potere politico nella pubblicistica medievale (1100-1433), Milano 1969; recentemente cfr. M. GIANSANTE, Retorica e politica nel Duecento. I notai bolognesi e l 'ideologia comunale, Roma 1999 (Nuovi Studi Storici, 48) per la cultura e il linguaggio politico ed ideologico del mondo notarile al servizio del co­ mune bolognese.


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cont�uità �emantica col passato, e non dirsi più rector o dominus pro Ec­ clesw, lo si sarebbe fatto . . . Non si in�ende qui ricostruire una specie di itinerarium ducis Valenti­ m m Romandwla , che è già ben noto, ma ribadire che ogni azione di Ce­ sare formalmente non è � ai un atto d'imperio o un'avventura, ma è pre­ ceduta da una corroboraziOne, da una legittimazione all'azione da parte del pa� a �ttraverso �e f�rme de�la più tradizionale concessione di vicariat040 e, qm�di, alla sostituziOne dei precedenti titolari di sovranità mediata, prima fatti formalmente dec��ere. 9�esta �zione, sempre adeguatamente inqua­ drata nel contesto pohtico-nuhtare crrcostante, in particolare con l'atteni­ mento .della rimozione dei veti veneziani su Faenza e su Rimini41 , è poi si­ stematlcame�te ac�ompagnata e seguita, com'è nella tradizione tanto pa­ . . pale qua.nto signorile, dalla ncerca di un appoggio interno alla città di una accettazi�ne da parte del già consolidato tessuto dei ceti dirigenti ' urbani romagnoh. Questo �i vede bene, ad esempio, già nel caso di Faenza, in cui pure �esare Borgia trovò la più forte opposizione: la maggior parte della città si difese a lungo e strenuamente , compatta dietro i Manfredi in armin'ndal no­ vem�re 1500 fino all'aprile 1501 e, dopo la resa, Astorgio e Giova i Man­ fr�dt fur?no c.on�otti prigionieri e poi trucidati a Roma42. Ciò non di meno gh stessi capttol .I �l o�cessi dopo la resa di Faenza il 25 aprile 150 1 , per qu�nto opportu�st ci potessero essere, largheggiano non soltanto nel man­ tem�e�to �eg_h �t�tuti, . ma anche nella conservazione dei privilegi patri­ moruali e gmnsdtziOnali del ceto dirigente cittadino sul 'suo' contado dal­ la s�lvaguardi� dei benj mobili e immobili dei faentini in Val di Lamo�e al­ l � n�erva de?l: <<,gfficii della città di �aenza e suo dominio [ . . .] alli huomi­ . , dappnma abolito, m dt detta Citta» . Il podesta, fu prestissirno ripristina40 Non per caso sancito 1'1 9 marzo 1 500 , assieme ai titoli di gonfaloniere e ca. . pitano gene�ale della Chiesa, a sua maggior 'copertura ' , dopo che Cesare era torna­ to a Roma m quanto la sua azione verso Faenza e Rilnini era stata fermata diplo­ . maticamente dalla Ser�ni�sima. Si cfr. cit., pp. 87 e 9 1 ; SA­ CERD E , Cit ., pp. 372-374; C . FuSERO, ! Varese 1 965 , p . 279. cit., p. 400. 42 ALVISI , cit. , pp. 145- 146 e 1 69-176. Cfr. in particolare: uo CESARE rist. anast. Bologna 1 967 (Faenza 1 675) , pp. 556-560, A. MEssERI-A. CALZI, Faenza 1 909, pp. 214-222; DoNATI , La Torino ' 1 938. 43. Per i capitoli faentini del 25 aprile 1 5 0 1 cfr. Faenza, B ibl . Com. Manfredia­ na, ms. 48 l A: GREGORIO ZuccoLO ,

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�{' Cesare Borgza

ALVISI, Cesare Borgia Borgia,

SACERDOTE, Cesare Borgia Cesare Borgia Gm­ �oNDuzzr, Historie di Faenza, Faenza nella storia e nell'arte, G. fine della signoria dei Manfredi in Faenza

Storia del secolo decimo sesto, o sia dal l500 al l606, delle cose accadute in tal tempo nella città di Fdenza pp. 365-368 · ToN­ DUZZI, Historie di Faenza cit . , pp. 560-562; ALVISI, Cesare Bor�ia cit., pp. 49 i -493 ; SACERDOTE, Cesare Borgia cit., pp. 428-429 .

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di Faenz:a fu poi co�cess? sì a.� unfidel�s. bor�iano, ' esso faentino , come Gtacomo Past45 e st avvto una politica di con­ m a �lnOch revoli impieghi militari a li più nobili e stimati della città ceSS ne di «hono . .m · arh· »46 . do con be�eftc . . . per captivarseh talamo stto non tanto acqm e poter dt caso esto mamf più il è Cesen a La stess o con forze omess compr un di su ente osi fortem con le armi, quanto basand · ' d1" vero · gta a omagn R d ll a e l' umca era praticamente locali: poiché la città Santa Sede e perciò .rett� da. un . governatore papale, dominio diretto della al Valentmo m vtcartato eretto ex novo e' essa fu anche l'unica che fu .data bbe perc1· 0 pensare che qm· la volonta potre n tolto ad un altro signore Si e più chiara e dire�t� , e inve�e pur� � Cesena. la ��centratrice potesciose fuesser una volta tradiziOnale, gmcche l accettaziO­ pol'tic � a di approc tteancora uta, come al solito , calibrando la mi­ e n: el vicariato dove essercuiotten si fece che scarso ricorso - con la non poi ccia dell'u so della forza ggiarsi. . � appo eu città o alla . . . . �celta del partitodaintem a lotta tra 1 parentadi der Ttbertt acces dall divisa Cesena era tempo za come il massacro del la­ e dei Martinelli, con episodi di estrema«loasprez vespero ceciliano cesenaticho» ; lio 1495 che fu detto da Fantaguzzi essere già stato al soldo di Caterina Sforz a, si. offrì di �chille Tiberti, dopo dell' accettazione da parte di Cesena del Borgia come divenire magna pars a parte dell'oligarchia cit­ vicario, ma incontrò l'iniziale resistenza di buon erso la magistratura dei Con­ tadina; titolare del controllo della città attrav hia con il governatoservat ri, che govemava in regime di sostanziale diarc . . . . re pontificio . e al progetto dt nL'aris !�crazia cittadina cesenate dappnma si oppos apparenza paradossal­ cevere un signore mediato, e lo fece - soltanetoa insé conveniente - profes­ mentefin realtà con una distinzione rigorosa rensibilmente preferito rima­ sando edeltà alla Chiesa, di cui avrebbe comp , dotata di maggior margine di mano­ nere suddita immediata (cioè , di fatto _? parte ��i Tiberti �avette vra per il proprio privilegio) : il i giug�o 1500 ela!otton e , ma da lì - e da perciò ritirarsi nelle terre avite dt questi a Mont

1044 ; il titolo di vicario

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p . 224 . Faenza nella storia e nell'arte cit.,Faenz a �it., p. 562; B.ER­ di rie Histo uzzr, ToND , a cura di A. ventzna entafa monum e aliaqu a brevior ca NARDINO AzZURRINI, Chroni , . . 498 . p cit ia VISI, Cesare Borg M:EssERI , RIS', 28/3 (1907 -1929) , p . 266;zaAL . 565 p . , . t ci 46 Così ToNDUZZI, Historie di Faen M:ESSERI-CALZI, 45 Per il diploma di nolnina cfr.

44

to S aracen o , nella provincia di Forli 47 Località dell'o dierno comune di Merca FAB­ cfr. P.

G.

a partire dalla metà del XV secolo, e Cesena. Sui beni dei Tiberti ivi, � BRI, c1 e di RomaProvm le per Patna Stona d1 e «Atti e Memorie della Deputazion . 83-93 gna» , n. ser., 50 ( 1 999) , pp.

Da un registro notarile nell'archivio ve.scovi�e di S�rsina: i Tibe�ti M�nte [ot­ tone,


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LA POLITICA DEI BORGIA IN ROMAGNA

ENRICO ANGIOLINI

Roma - �on�inuò (con �plo azia, �acce e corruzione) a preparare il ter­ reno J? er il n_entro compmto �m luglio, quando Polidoro Tiberti aveva ormai or�amzzato rl 'consens� '48, e solennizzato il 2 agosto 1500, quando la 'par­ te fav?revo�e �l �.alent�no _cavalcò per la piazza gridando per «lo duca de Valentma, drgmssrmo vrcano de Santa Ghiesia de la cità de Cesena»49. Pu tropp?, per?, �ancano gli atti ufficiali che diedero forma a questo nuovo re peculiare vrcarmto50. È vero che con b�eve giunt� a Cesena il 30 agosto seguente Alessan �r? VI cassava la magistratura der Conservatori - in evidente sintonia di po­­ h�rca �onc�rda�� con il figlio51 -, ma questo non vuoi dire che Cesare Bor­ gm pm sc�mccr m modo risoluto gli ottimati cesenati, pur appoggiandosi in tutto per il governo al commissario Giovanni Olivieri. Da un lato questi v�ngono da subito ingraziati con le consuete, corpose concessioni fiscali· vrer:e �reata una p �rvenz� di sfarzosa 'vita di corte' e vengono proposti pro � gett� dr opere architettomche ed urbanistiche degne di una piccola capitale; _ lato a�che a Cesena sr_ cerca di privilegiare il rapporto di fedeltà dali altiO pers�nale _ p��;mato da parte del vicario in tennini di favore nelle nomine funzwna_nal� curando , n�l fratt�mpo, di ricucire certi strappi del tessuto della so�daneta', ce�al� der_ maggrorentl_ cesenati, urtati dall'eccessivo spa­ �rone?gmment� der Trbe�r, proprio emarginando progressivamente quei fe�e� , della pnma ora, gr� adeguatm_nente utilizzati come scalini per una pac�rca ascesa al potere, gmngendo fmo alla loro cacciata e alla distruzio­ ne dr Monte Iottone53 . _ Inso�a.' ?i�tro �uesti aspetti di una politica almeno all'apparenza , antl�ag natl�ra sr �uo affe�are che vi sia un più consapevole disegno , no� s_tatu�le �a pmttosto srgnorile' , di contrasto del potere dell'oligar­ chia crttadina mtesa come blocco sociale coeso - in modo da non avere a che fare con un sen�tus mala bestia in cui l'aristocrazia si possa coalizzare - attraverso un ampro favore accordato invece ai singoli membri dello stes_

:: CAS�OVA, Comu�ità e go�ern� pontificio cit., p. 59.

Per I_ excursus SUl rapporti fra il Borgia e Cesena, cfr. FABBRI, Cesena tra Quattro � Cznqu cento c�t.: pa�sim; J. RoBERTSON, Cesena: governo e società dal sacco �el Bretonz� al domznw dl Cesare Borgia, in Storia di Cesena, II. Il Medioevo �;�oh XIV-XV) , a cura di A. VASINA, Rimini 1985 , pp. 5-89 (specialmente pp. 76) . 50 ALVISI, Cesare Borgia cit., p. 120; ROBERTSON, Cesena: governo e società Clt., p. 80. 51 F�BRI, Il gover_no e la caduta di Cesare Borgia cit., pp. 345-346; ID. , Ce­ sare Borgza a Cesena crt., pp. 73-74. 52 �K. lsAA�s, Cesena a li inizi del Cinquecento, in Storia di Cesena, ID. La _ ��)�znazwne pontijiCl_a, a cura dig_ A . PRoSPERI, Rimini 1989, pp. 17-61 (in part. pp. 2753 FABBRI, Cesena tra Quattro e Cinquecento cit., p. 76. •

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crescente orga­ ceto dirigente cesenate, premiati e promossi per la loro sopr :base della fede�tà indivi�uale �tt�tto attraver��cità al potere - sulla esco e cor­ pnncrp nanato di rilievo m un funzro 0 la concessione di cariche � tut�e in trollate co c� altre car � !l �igiano, ovvero anche attraversotalecuria . le terre mo­ trprco un . , questo E, cra pontrfr della Chiesa da una ben dispos quel­ , co� vicino più pio l'esem _ dello signori le, confrontabile, solo per fare u�zr. dr o_ss�r­ a Fantag te permet che e , Ferrara in Estensi dagli _ icato appl lo sravare come, già nel 1502, tanto il governatore quanto rl podesta dr Jes1 . 4 no tutti cesenati di nomina borgiana5 o, Lo stesso meccanismo di tessitura di rapporti di favore e di captati dopo alsa ri p opria la rcitare es � vo��sse � � più accentuato in favor� di chi . 1 Malatestl, e messo m luce per sotto esrh ed he confrsc patire a avuto ver a faccio' , che si era la città di Rimini , da cui Pandolfo Malatesti detto 'Pandolsenza colpo ferire, andò ne se le, genera già ampiamente alienato il favore 150055 : La O ottobre I ?el � capi�o n c città � _ pattuendo la consegna della borgmno erno o il sott Rimim er ti emana � � :r � maggior parte dei documenti o con­ govern dr azrom parte a 56 Zanotu ione e conservatisi nella Collez iti forauss de que qualun con pratica alcuna «tener suete, come il divieto di gen­ 18 del armi portare di one proibizi la o 150157 et inimici» del 4 gennaio ag� naio seguente58 - sono appunto rescritti:e_d atti tra�messi dal Val�ntino resti­ la e favorrr per sswne mterce di scopo a , Rimini uditori delle cause in di mani­ tuzione di beni confiscati al tempo di Pandolfo Malatesti, ovvero festazione di benevolenza e di privilegio a vario titolo verso privati e comunità di maggiore o di minore prestigio. Si va dall'intercessione del 13 gennaio 1501 in favore di Borso, cugibeni no di Nicolò Maria d'Este vescovo di Adria, perché possa recuperare ne degli petizio in Rimini sottrattigli «da uno venitiano»59, al rescritto alla 5. 54 FABBR I, Il governo e la caduta di Cesare Borgia cit., pp.L.354-35 Storza. Cl­. ToNINI, e 482-483 e 129-130 pp. cit., 55 Cfr. ALVISI, Cesare Borgia , pp. 330-33 5, n.

vile e sacra riminese, V/2, rist. anast. Rimini 1971 (Rimini 1 882) CXLill. pezzi, risalente 56 ASRi Collezione Zanotti , b . 6 (con doppia numerazione dei nevano al terzo

a una preced�nte rilegatura in tomi, in cui questi documenti apparte tomo della collezione) . 486 e in ToNINI , 57 Jbid., c. 22, nn. 3-8 , edito in ALvrsr , Cesare Borgiai cit., p.(Rimini 1 888) , p . 1971 Rimin anast. rist. VI/2, Storia civile e sacra riminese cit., 773 , n. ill .

Cesare Bor58 ASRi Collezione Zanotti , b. 6, c. 24, nn. 3-10, edito in ALVISI, p. 774, n. VI/2, cit., e rimines . sacra e civile gia cit , pp. 487-488 e in ToNINI , Storia

v.

Collezione Zanotti, b . 6 , c. 23 , nn. 3-9, edito in ToNINI, Storia civile e sacra riminese cit., VI/2, pp. 773-774, IV. 59 ASRi,

n.


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LA POLffiCA DEI BORGIA IN ROMAGN

ENRICO ANGIOLINI

«homini di Santa Maria in Cereto» del 19 febbraio 1501 , che contestano un '.amm�nda di 40 bolognini «per inobedientia in la quale se dice essere lo­ ro mcursr per non haver facto dui punti in la cuntrata» come ordinato dal locale vicario, «la qual cosa non se trovarà mai esser de verità che dicto vi­ cario h �bbia facto tale comandamento»60; dalla trasmissione della supplica del 3 gmgno 1501 da Faenza con cui Giovanni Francesco del fu Lamberto Balacchi, della famiglia che fu già signora di Santarcangelo ed esule da tempo «propter in�ollerabilem Mal<at>estorum tyrannidem», ora, «liberata e�d�m patria», chrede la restituzione dei beni «inyuste occupata»61 , all'atto dr nvalsa per conto di Galeotto del fu Giacomo «de Rozzis» di Montefiore� dell� stesso giorno (in cui evidentemente il Borgia accordò udienza a di versi ex �u��sciti antimalatestiani riminesi), per beni di cui fu spogliato al tempo dr Srgrsmondo Malatesti62. . _M� , co�� è prevedibile, questo favore è sempre diretto piuttosto ai no­ tabili crtta�rm.: le comunità del contado non vedono particolari segni di fa­ vore del prmcrpe ad alleviare i loro obblighi, se già il 28 settembre 1502 Ce­ . da Imola ai reggitori riminesi per lamentare che: «ce maravi­ sa�e scnve g�ran:o che, �ome c.e è referito, quelli nostri fideli et dilecti subditi contadi­ . m anmmens � recusmo volere pagare le taxe a li balestrieri per noi deputati a le occurentie de questo nostro stato, con dire haver per capitoli di non ha­ vere ad pagarle, se non per cavalli existenti lì»63 . certamente anche i sostenitori .riminesi si videro premiati coll'a­ . �delle p:rrsr porte di una più facile carriera funzionariale, sia nelle cariche drrettamen.te controllate da Cesare Borgia sia in quelle raggiungibili at­ t�·averso l'mtercessione in ambiente curiale: quella della più o meno ef­ frm�ra �ortuna che debbono aver incontrato i 'sudditi' romagnoli del Va­ lentmo .m .tu.tte le ter�e d.el�a Chiesa, come i cesenati nominati ai posti di potere Jesrm s �pra cr�atr, e una storia ancora tutta da scrivere, che po­ trebbe es � ere ncostrmta soltanto attraverso una vastissima indagine do­ cun:e.ntana . a .�appeto sul funzionariato in carica negli anni 1500-1503 in tutti 1 domrrur ecclesiastici. Tracce se ne possono rinvenire fortunosa­ n;ent.e, co�e nella lettera - confluita nella collezione di autografi del­ l anti�u �no modenese Luigi Azzolini (1847- 1910) , poi acquisita dal grandrssrmo raccoglitore di cose romagnole Carlo Piancastelli (1867-

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A

�rlo in Rom� il. 5 no_ven:bre �5� 1 e diretta a �crta 193 8)64 _ data dal Borgia ­ esph rma affe s1 cm m , Anmmensl» de Maschiis equiti et doctori ate, b to ... erna gu ] [ erie Am et ne Interam . . fec nm mente che «[te] civitatum Rhe cons.trtm � · us» 65 rem a sanctissimo domino nosetro nde di San Marmo che, facendo Stessa morale si può trarr dalle vrce altro �he nominalmente , dopo tut�' sa' ancora parte delle 'terre dell a Chie di Venezia e pm avere dato· obtorto collo aver Cercato invano la protezione di appoggi� a Cesare Borgia, d. ovett� inf"Isegni diplomatici di devozione eerno accogliendone le truppe rl 2 1 gmgno ne sottostare di fatto al suo gov afia, municipale sammarines e, così �tten­ 150266. Anche la migliore storiogr netto di libertas perpetua senza mter­ ta a cercare di tracciare un percorso ra Repubblica è per q�alche .mese sog­ ruzioni, non può negare che «la nost ti; ciò risulta da un hbro dr sentenze, getta a Valentino, ed alli suoi magistra nagioni del 1503»67 . . . . , . 0 come allora si diceva, di condan a pohtrca borgrana , c10e dell ma sum una i quas è e ines mar sam n caso attrav�rso. la mi�accia d�lle . � della filosofia di conseguire il dominio verso l'istituzron� ,d� rapp?rtr ,rnvrl�­ ma, di fatto , di mantenerlo poi attra ntera comumta prennata e a dr­ giati che , quando vanno a favore di un'i o. alt.ro che au�e�tare la frammenta­ scapito di un'altra 'punita' , �o� f�� 10m ed esenz1om sovrapposte e con­ zione e la contraddittorietà dr gmnsdrzmar inese qu�sto vuoi . dire acco.rdare trastanti: nel caso del territorio sam� rrav alle ne confronti della remtente maggior favore alla megli.o disposta �a - che cosi� recupera rango ed autoSan Marino, per cui la pnma comumt «

·

.

o­ acquisizione documen�aria �el c�llezi 64 Sulle vicende di questa impmtante. _J �

� , Le c rte del u�zl �nan este�,�

lli cfr. E ANGIOL nista fusignanese Carlo Piancaste

e Collezl�nl Pl�nca�tellt a_ dell te tra le "Cart� Romagnone si in Romagna conservaInve DeputaziOne d1 Stona Pa­ della Mem e io, «Attl di Forlì (1393-1598) - ientar 9. enesi», se�. X:I, 16 (19�4), pp. 67-_9 . tria per le Antiche Provinc Mod al secolo XI�! � grafi Auto elll, Pwncast 65 Forlì, Bibl . Com . A. S affi, Collezwm o e pu�bli­ c1tat lo quel con re tifica iden mento si può al secolo XVIII, b . 1 1 . n docu �on. e.da­ ve � d . , rispettiva�e�te alle pp. �3 � e 515 : cato in ALVISI, Cesare Borgia cit o:1gma� � l 1d v_ egli se Sl e non è spec1f1cato da Alvl ta alcuna segnatura archivistica che dl lston one Mem INI, TAGL BAT CO GAETANO le trasse il documento da FRANCES da pare e ) 1789 (com rist. anast. Rimini 1976 , (Bologna Rimino e de' suoi signori, 1). .. . , . ALVISI, Cesare Borgia cit . , p. 232 , notiaa cit. Al nguardo v1 e l op�ra specif�. 503 p. , Borg re Cesa TE, 66 Cfr. SACERDO dl San ManI, Cesare Borgia e la Repubblica ca qua non vista - di A.A . BERNARD . dl. San na, Firenze 1905 . GOZZI, Epitome delle memone. stan.che della Repubbllca 67 Cfr. A . MEN di E. Rrom lWANEJKO, Marino raccolte dal Cav. Melchiorre Delfico (!831), a cura 0

�o ASRi Collezione Zanotti, b. 6, c. 26, nn. 3-12, edito in ALVISI, Cesare Borgw. clt., pp. 489-490 e in ToNINI, Storia civile e sacra riminese cit. , VI/2, pp. 775776, nn. V1.

pp.

·

Collezione Zanotti,

6 1 ASRi, b. 6, c. 48, nn. 62 c. 49, nn 3-27. 63 c . 60 , nn 3-35 , edito in ToNINI,

Ibid., Ibid.,

786-787, n . XVI.

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3-26.

Storia civile e sacra riminese cit., VI/2

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Bologna

198 7, p . 213 .


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GIA LA POLITICA DEI BOR

ENRICO ANGIOLINI

nomia n�i �onfronti della sua 'protocapitale' - è una de11e poche che nei. . momenti dI cn· �I· SI· de.ve esser� schierata effettivamente col Valentino68 ' in PresumibI'Ie ottIca antisammannese. . Questo antagonismo si rispecchia assolutamente nel pn'v'lI egw conces· cm. 1. serraso da Cesar e a serrava11e, dato da Roma il 20 giugno 150369 , m . valles1 «qui proxim? b�llo per �efectionem et rebellionem statuum no­

�tro�u� �rbmatls , Montlsferetrani et terre Sancti Marini exhor­ o ' n . I e nostr� permanentes, assiduis hostium nostrorum et �� I/.ssimum oppidanorum .s ancti Marini incursionibus temptati crrcun:ses.si, non modo Illorum impetum et conatus fortiter et constanti ammo substinuistis ' sed male mulctatos reppulistis»

�i vedono confe:mati �<st�tuta ve.stra» e ottengono che «oppidumque et. obligationis et subi'ect'wms Po. pu um vestrum» siano liben «a cumscumque . vmculo et onere. qm'b�s �PP.I· d� · comum et populo Sancti Marini tenebamini [ . l in liqms �ub mnsdictlon� et regimine locumtenentis in civitate nostra kimi . p<ro em>p�re futun vos subesse decernentes». ,� C osi ai serravallesi SI concede di essere sottratti ad ogni obbl' . ti però ali� c.ompetenza del lu� �:e���� r o :: � im e f:f�0��:� �� : �os� destinate a tro:arc applì:."z':o ::' ,f� : :, � o o�� .� . o l �amm�n.nesi, «al momento del tumulto eccitato in . Urh'mo, di­ scacciano il �residiO ed il magistrato del Borgia» l 'obiettivo �o Ioro so­ n� appunto «I cittadini di Serravalle . . stati in quel �unto infede a a Repub­ blica» che «o pentiti 0 intimonti, tornano dopo pochi mesi alla nostra [di San Marin�] divozio�e»7o . Dunque il governo borgiano nel suo co le; s ���er quel che �� pu� leggere, fu affatto tradizionale: la stessa no�a i uogotenente , pOI

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ALVISI, Cesare Boroia cit ' p 384 D . cfr. in generale C. MA' nnese · Per la documentazione samnia dl' .eta, b?rgwna LAGOLA, L'archivio governativo del �f-�i:lzc� �1 Sm� ':farina, rist. �nast. Bolo­ e 6 Qm Il documento e stato visto gna 198 4 (Bologna 18 9 l ), pp. 97_9f�1 . . ' Bibl · co . A S aff1, Collezwm nelle copie fotografiche che si · c onservano a Forlì m r . . . Pzancastellz, Carte Romagna b 427 ['S an Marm� � ' � · 5�-54. Anche questo do· ALvrcumento è da identificare cod q�ello edI' to, senza md1caz10m archiVIS · t'1che, m SI, cesare Borgia cit., pp. 572_573 . 701 Cfr· ME�GOZZI, Epztome · delle memorie storiche cit ., p . 213 . . GIOvanni Olivieri 7 pnma vescovo d'Isemi e l?ogotenente generale, di cui si . Satonco conservano brani di. carteggio p'resso l'ArchiVIO Comunale dl· Imo1a (ALVI­ SI, Cesare Borgza Cit., pp. 227-228) '· poi dalla fme d'I novembre del 1501 Ramiro de Lorqua, col titolo di 'governatore' . 69

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IN ROMAGNA

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a anche conto del signore lo fu72 , giustificat perché governatore ' di Romagna'giaper nte asse pre poi in effetti quasi sem il con­ tò dal fatto che Cesare Bor chigera frut che ese iano , toscano o bologn impegnato sui fronti marse, ancora una volta ottenuto per via di forza mi­ trollo di Castelbologne 3 -; e anche la politica delle capitolazioni favo­ nacciata e non dispiegata7 opportunistici iniziaiF4, non era certamente revoli, con tutti gli elementiieste di armi, di vettovaglie e di alloggiamenti bilanciata dalle pesanti rich rogative esercitate, nei limiti del possibile, da di truppe che sono però pre ranità . tutti i detentori diasov are Borgia che , stando al MachiavelE anche sull questione del Ces ne fa un exemplum, dopo aver prova­ e ncip Pri del o itol cap VII nel che li zese») delle «arme ausiliarie» (la5 «gente fran ta l'in sicurezza e l'infedeltà to e cer­ «alle [armi] proprie»7 , cioè avrebb e mercenarie, si sarebbe vol aut na composta di romagnoli fedeli e cato di costituire una milizia saocto une - questione toccata con un po' coinvolti in una missione di dife com

zione e regionalizzazione dello

vabili. Centralizza 72 R. VoLPI, Le regioni intro 3 , pp. 47-48 .

ogna 198 Stato Pontificio, Bolsu ata per via diplomatica Bologna soltanto minacciata ed evittific ; G.L . 73 Per l'azione AVALE, Lo Stato pon io cit., p . 155 bre 'otto e per la 'protezione' francese, cfr.: leCAR dell one razi anni dei Borgia in un'o BETTI, La "libertà " bolognese epp. 71-7 8; N . ZANARD I, L'ombra del duca Valen­ 2), 1502 , «<l Canobbio» , 8 (198 bolognese» , 35 (198 5), velli, «Strenna storica gio Ma colò Nic tino su Bologna e seriore dellchia in Villa Fonta­ 'istrumento dato il l o mag 150 1 ione pp. 359 -40 1 . Copia di Castel­ cess la per provincia di Bologna) li, Car­ na (oggi frazione di Medicina, inBib stel nca Pia oni lezi Col i, Saff l. Com. A. iosa­ glor bolognese si può leggere a Forlì, se'] gia] Bor «havendo [Cesare [ ...] nza te Romagna, b. 99 ['Castelbologne agn, n.a, et15:retr Fae et la Imo fra ovandosi

mente facto aquisto de tutta la Romnifica comunità de Bologna», ed avendo egli respecti Castello Bolognese, loco de la mag tale luoco» , ora «mossi da urgenti curo ef­ «demostrato [ ...] desiderio de havere re vole de to [di Bologna] resoluto sfare il [ ...] , se è il prefato magnifico regimen sati et , tità San tra Nos la Beatitudine de dell 'i­ là fecto gratificare de dieta castello sim di o signor duca» . Il documento , al tti: aspe prefato illustrissimo et excellentisiamente più per permeato , è interessante pocrisia diplomatica di cui è ovvcimento che Cesare Borgia manifestava più un'e­ per l'abbastanza esplicito riconos ai suoi dominii , con l' eliminazione di un pez­ sigenza di dare coerenza territorialetra Imola e Faenza , anziché di cogliere il frutto zo interposto sulla sua scacchieraBologna; nonché per l'affermazione ancora una ancora acerbo rappresentato da azione diretta alla «Beatitudine de Nostra San­ volta che tale cessione è una gratificalla persona del Valentino. Cfr. ALvrsr, Cesare tità» non meno di quanto lo fosse . Borgia cit. , pp. 495-497agli inizi del Cinquecento cit. , p . 26 , nota 26. 74 IsAACS , Cesena p. 59. 75 MAcmAVELLI, Il Principe cit.,


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ENRICO ANGIOLINI

più di profondità soltanto da Larner, per ammettere che «this militia has heen more often praised than dcscribed»76 -, bisogna valutare meglio fi­ no a che punto , pure quando Cesare B orgia dispone che le città gli forni­ scano quantitativi di armati (di solito nella misura di «un uomo per ca­ sa»77), non si limiti a continuare consapevolmente la tradizione degli ob­ blighi di prestazione militare che (diretta o convertita in denaro, nelle for­ me della «cavalcata» o altro) esistevano da lunghissimo tempo. Su questi obblighi si erano basati per un certo periodo gli eserciti comunali, mentre essi avevano continuato ad essere esplicitamente previsti nel diritto statu­ tario tanto di età comunale quanto signorile, quale prerogativa sovrana tra quelle di più lunga tradizione di ogni signore mediato o immediato . Queste 'leve' sono tramandate soltanto dalle fonti narrative78, e quindi sfugge la precisa immagine giuridica dell ' atto compiuto; ma si può credere che una verifica della presenza di romagnoli tra le truppe del Valentino sa­ rebbe del tutto negativa - poiché le stesse cronache qualificano insistente­ mente il grosso e il meglio delle truppe di Cesare come 'guasconi' del re di Francia79 -, senza dimenticare mai la frequenza con cui i romagnoli dell'e­ poca, soprattutto provenienti della Val di Lamone, intraprendevano la car­ riera di condottiero professionale. E perciò si può ben credere quello che giustamente già Larner ipotizzava, cioè che gli 800 fanti della Val di La­ mone citati da Machiavelli nel 1502 altro non fossero che mercenari roma­ gnoli del condottiero Dionigi Naldi80. E nonostante tutto questo vi sarebbe ancora da osservare, in definitiva, che le poche volte che il Borgia fu impegnato seriamente sul campo, cioè a Forlì e a Faenza, durò sempre fatica ad avere la meglio: egli, insomma, non aveva di certo alcun 'tocco magico' in campo militare al di là dei rapporti di forza effettivamente messi in campo, e Machiavelli proiettò ce1tamente ex post su di lui, fatto modello, le aspirazioni indotte dalle sue drammatiche esperienze fiorentine. Piuttosto è la creazione di un 'banco di Rota' in Romagna - con sede a Cesena, attivo forse dall'ottobre 1502 ma che sedette per la prima volta

76 J . LARNER, Cesare Borgia, hiavelli and the Romagn a[ militia, «Studi Romagnoli» , 17 (196 6), pp. 253-268Mac (in part. p. 254) . 77 Ibid ., p . 256 . 78 Cfr. ibid. , pp. 256 e ss. 79 Molto chiare sono le notizie fornite dal Caos fantaguzziano su di un eserci­ to per stragrande maggioranza compost o di stipendiarii stranieri: PEPE , La politica dei Borgia cit., pp. 178 -180 . 80 LARNER, Cesare Borgia cit., p. 258 . ·

L A POLITICA DEI BORGIA IN ROMAGNA

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so1ennemente soltanto il 5 lugli0 150381 _ ad essere argomento da valutare . Questa scelta �, certamente quella che più si avvicina a dar prova d'l una qualche volonta di 'statualità' ' e certo la proposta di creare un tribunale p�­ competenze non soltanto civili e criminali ma anche benefliferico . : con . r · . · borgiani ' incontrò l'opposizione del s acro co11�g1· o ' che clali nel terrlton temeva la 'concorrenza ' per la Rota romana82'. .pur tuttavia propno questa - pro . . bbe potuto essere usata m favorevole funzwne azl. one che meg lio avre . . d empor con m percepita fu voluto, fosse si lo ase senso t tal in pagancÌ·IStica l an­ dover non «per amministrativa lificazione sem d' nei come un fattore dare .sempre a Roma» · Esplicito al riguardo il prediletto «vero instorico» hm-giano Bemm·dl· , per cui il banco sorge per chi «non poteva andare �l han . . I se plati molte «le che evitare per via» la de lunghezza a per Roma de co ' a a perd ; : cad�e anch' �sso sott� l 'immancabile sarcasmo � del gioco di parole di Fantaguzzi, per cm Cesare. _

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«gratava el cielo con le unghe, insatiabile di regno [ .. .] ; e volea fa_ re a Cesena: palazo, canale, rota, stud'10 [ ...] , ma non . abrando be.· ne .Lerma l a rota , de' volta e trabucollo col capo di sotta che pnma» s4. .c

Per. l � qua�l. totale assenza di documentazione e notizie su ques�a R?!a che non srano mdu'ette ' è estremamente difficile circoscriverne le fmahta: ·' a1 di. là dell'imitazione d1- passi'bil'l moden1· contemporace�iamente, pero, _ _. nlievo gli elementi di maggiOr �el, sopr_attl?tto tosca�; ���Ili che paiono nconoscmt da Ann t ine Isaacs - sono senz'altro: la scelta d� �om­ Citta del pone. la Rota con magis. trat'l autoetani ' un 'advocato' per ciascuna . · · leta rottura con la tradizione comunale e s1gnon'l� de1. m��s=��: e il ruolo di consilium domini che la Rota pare gwcare m asse�: p _ · e · e �����= questi due cm·atteri si �uò prop�rre di leggerli c�me � . spe segno di più�olontà convergenti: di garantire, effettivamente, una pm

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. . 8 1 Cfr ALVISI , Cesare Borgw Cit., PP- 389 390 · ROBERTSON Cesena: governo - ' . ' . , : . Clt., e soczeta c1t., alle PP- 83 e ss ., IsAACS ' Cesena agli inizi del Cznquecento · pp. 29

_ - seduta so1enne così è Fantaguzzi: «e sedettero una ora Sulla prima - e ultima . . p. 3 1) . : ��i fenno vacatione �er : mi�i in sempite�_o» (zbzd., Per le. informazwm al ng�ardo_ cfr. zbzd., p. 32 : 83 C't. In S . BERTELLI ' Machwvellz e le Romagne, m Machiavelli e le Romagne, a cura d1. R · CAPORALI ' Cesena 1998, pp. 1 1 -24 ( ' part · P · 20) · t . , p. 28 . 84 IsAAcs, Cesena agli inizi del Cznquecento 82

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. . " dita risoluzione delle cause civili·' m . , a .an�he dl . acqms�e �no �t�umento di governo in loco che lasci le mani. pm �beie �l sig�ore; mfme di Istituire at­ traverso la Rota un legam� funzw�anale pnvi. legiato con le .personalità di . . primo piano tanto dell' arlStocrazia quanto della c ltu:� g�undi�a : . onde d coinvolgerle, premiarle e farle parte della stabilità d�i n , con . una ra�pr�s�nta?�a equilibrata di tutte le possibili �� spint � lo ��� i n per ca. . so lo «mdiciO civile nel mezzo della ��:: ti z� ':;';����:::: . o Indubbiamente a questa�o��ta�wn� p� eseropm1� personaggi di asso-. luto Iilievo come Tommaso p va accw ' ll grande gmreconsulto di ori ., ne e era gia stato al servizio degli Sforza a Pesaro86 ' . Oddanto!� h � . tutte personahta, che, a teGualdi di Rimini Da��1 ;.I Cesena o Galeotto . . . ' stimonianza della solidita' della loro posizione ' confmueranno pm· bri·llanti. . carrwre sotto i papi successivi. · otesi· di un coerente 'accentramento' in uno 'Stato' e, coInsomma, l' Ip . . stantemente smentita: e se anche ' a partire dal 1 o ma?g�_o 150 1 , Cesare com. pare per la prima volta nella documentaZI�ne co? il _ti�olo complessivo di Romaniae dominus87� 1�osegue la concessiOne . di pnvilegi con vasta parcellizzazione funzio a t �� :�����:to ?i. un� più ampia fe�: ::: : � � pnvl1eg1 che, se da un a. deltà, ma di �na fedeltà i t · lato contribuiranno a garantire un certo maggwr seguito, dall'altro già. all'Alvisi par�vano produrre «una stragrande varietà nell'amministrazwne . nei · ved� anco megho del Ducato» s . Quest = I rapporti con i centri mino� Ù ri lungo la via Emi a�. ques I �ent�I che - con loro grosso sacrificio anche economico - mandano ambasciaton a parlamentare direttamente a Roma e

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AGNA LA POLITICA DEI BORGIA IN ROM

ENRICO ANGIOLINI

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85 MACHlAVELLI, Il Principe cit . , p 37 · · . 86 ALVISI, Cesare Bar · It · p 89 . Per la sua figura c�r. H. KANTOROWICZ, La

!��i� i'n �ToMASI DIPLOVATATli Llber de clans· luns · · concurantib F�S��:-�� ���OROWICZ-G. RABOTTI, Bononiae �C�XVIII (Studia Gr��an , . vita di Tommaso D iplovat · pars posterior sultls

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un trattamento 'di anticip o, si riserva in prima battuta e. offrono dedizioni ine un' risd ulteriore frammentazione giu izional favore ' che produc29 settembre 150 0, Cesare , in quanto «temporale vicario Da Roma, il nissiini capi­ Britinoro» , concede ad esempio buo iconia Ac­ Rub a de la cità de Cesena et idedep dell eca ati presso la Bibliot lo dei mu­ trol toli a Savignano - ogg Ruosit con del ma 9 -, con confer oné bic sul ano ign Sav di a de­ i cadem dal censo apostolico , imposizione one le nna trie one nzi ese vi, tati uni lini com utto , esenzi tativi anche ai forestieri e, soprattena salvo il solo gli obblighi fiscali comuni Ces di lo gel inale del bar crim e ile civ ne izio risd giu i ogn va rila­ da angelo , cui già Alessandro VI ave tarc San A . atis iest ma e lesa en tre crim io con cui si rimetteva ogni censo per ileg priv il 0 150 ile apr 10 il to va agi scia patiti dal territorio mentre Cesare ario ni dan i per izzo enn ind le qua s i vic ann anae Ecclesiae in temporalibus te­ l'ul «contra nonnullos [ . . .] Sanctae Rom itum non solventes»90, seguirà poitti in un censum Camerae Apostolicae deb angiolesi ottennero di essere ere di Ce­ riore concessione con cui i santarc giurisdizione tanto di Rimini quanto vicariato proprio , sottratto alla la, abitanti di Santarcangelo erano insorti sena9 1: d'altra parte, per attener papgliale . Così si fabbricano fideles pro tem­ in forze e questa fu la risposta stato più di quanto avessero saputo fare tutcerto uno pore, non si fabbricai me diati precedent i. nor ti i vicari e i sig sse chiaramente opportunistiche e­ Senza entrare nel merito delle prome o del i piuttosto quanto è ancora nel solc e-a volte a fini di captatio, si verifichitol ich nist ortu azioni - ancorché opp i coi la tradizione che si facciano cap vol ore fav no favorevoli , di solito più si condizioni caso per caso più o menon che ero ovv za; oppongono resisten centri minori o più deb oli, cheal contado»92• Si sottolinei però come l'es­ conservi «una certa autonomia vilegiati' , scontornati dalle competenze sul . sere di nuovo questi centri 'printi , indebolisca appunto le città che si sono contado delle loro città dominain contrasto con le 'blandizie' contempora­ proiettate sul loro territorio - ti cittadini -; e come certo non possa fa­ neamente riservate ai ceti dirigen , anzi riaumenti la frammentazione. vorire un progetto di centralizzazione

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Cf!. ALVISI, Cesare Borgia cit ., p. 1 8 1 Ques.to titol? fu. usato per la prima a VIcar�o cesenate di Gia­ volta, a quanto pare, nel già citato di�loma di nomma ggw seguente yenne conferito orno Pasi (ibid., p. 498) ; il 1 5 ma � , (SACERDOTE Cesare Borgeffettivamente na · ci"t ., p . 444, ; �ILBERT, Il titolo di 'duca di Romag w . . . B orgw, Cesare cit., p. 700) . Il titolo duc;le - ma sulle smgole citta di Imola, p Faenza, Cesena R.iinini esa.ro Fano - � arebbe stato conferito già nel conci .. EPE, La pollflca · storo (P 14 no �embre ls OO incontrand ovi forte opposizwne del ' . . . del Borgw Cit., p. 170 ·, FABBRI , Il governo e la caduta di Cesare Borgia cit., p. 349) . 88 Cfr. ALVISI, Cesare Borgia cit., pp. 246-248. ·

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89 Editi ibid ., pp. 480-48 1 . Su di essi G.

ole . GASPERONI , Note storiche romagn di due

io inedito veneta a Savignano , 2. Cartegg Cesare Borgia e la dominazione dei Capitoli ento mm fra Statuti di Savignano con un abati del secolo XVIII, 3 . Gli 2; 3-1 1 90 1 , FABBRI, dei Rangoni in appendice , 101 -10 9; 190 2, a, agn Rom la su ici stor i agna. Rom di o ID. , Saggio di stud tell Un cas vicende di una comunità, . ) Fra Cinque e Settecento: le 217 . p 2 17-286 199 7 , comune Savignano sul Rubicone, 4; cfr. L'archivio storico del -47 473 gia Bor 9° ALVISI, Cesare 185 . di Santarcangelo 230-23 1 5 1 3-5 1 5 . 9! ALVISI, Cesare Borgia 55. CASANOVA, Comunità e governo pontificio 92 l.

Savignano

Cfr .

Verucchio cit. , pp. cit. , p. cit. , pp.

ripreso integralmente in: alle pp. P.G. pp. Imola in (in part. pp. e

cit. , p.


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ENRICO ANGIOLINI

. . Non per caso questi capitoli costituir·ann? il lascrto pm, duraturo del Va. lentmo, conservati dalle comunità erch�' -: m quanto emanati pur sempre da un vicario apostolico - non er/o d� vrgo:e e sono spe�dibili anche in seguito; emerge chiaro il percfé di :�a e�ozwne anche drffusa, ma otte­ nuta - come già altri avevano saPut far� m pr�cedenza - a prezzo di di· tutta la sua sarticolanti privilegi · Questa parceD?rzzazwne sr manifesta m , forza quando, per ovviare alla llll . dr' ff'!Col �a dello scontento crescente dei suoi . . . a drnttura · a •zra · submfeudazioni condottieri, Cesare Borgr a c0mprere d . . cedend o, esempro quasi (tutto rl .contrario del mitico 'Sta.to accentrato') con . sempre Ignorato 'Terra Cesarma ' - nuovo effrmero nome dr· Castelbolo. feudo' alaPaolo gnese - m Orsini93 . e borgrano Gli stessi atti draconiani del di Romagna, Ranrir� �e Lorqua, quando sono di mat��:�:�� �� e non pertengono alla pena ca­ pltls sono costante oggetto di ricorsi pe�. grazre. al duca Valentino o - spes. . so - allo stesso papa '· grazie temperantr usualmente . . concesse, con gh atti del Lorqua frequentemente contraddetti94 . m un gwco delle parti tra gover­ natore 'cattivo' e signore 'buono ' che sr sa' cosa costerà alla fine al Lorqua · Questi infatti con durezza ' preoccupato certamente soprattutto del. . governa . . col l ' arncch nnento personale , ed e, cosr, che frmsc � prestare il destro al suo arresto del 22 dicembre 15 02 e alla sua .esecuzrone de1 25 seg�ente per ac. cuse dr· corruzione e di iniquità95: fatt�� eu� convergono per rl Borgia di­ . uramente usurpati dal suo verse opportunità, dall'irnpadronir·si d e� s� governatore all'accattivarsi ancora un: vo ta meno temporaneamente il . come capro espratono · delle ingiustifavore della 'piazza' ' usando Lmqua . . .. . · · zre e dei sopmsi .che certamente SI erano venfrcatr · Vieramente, mfme, pare si possa moderare l 'I'dea d'l uno ' Stato accen. . . . 'm trato fie se si ricorda che l'l B orgra. stesso ' non appena sottomessa praticamente tutta la Romagna papal e, crea non solo un governatore della pro. · vmcra, bensr, anche tutta una sei.�· � dI' ' gove�atoratl'. locali in cui i suoi territmi sono di nuovo non m · s �ltanto suddivisi in maniera u� P? ' .più geograficamente �� a�t�: �. � o� mo1� e Faenza; Cesena con Rimmr e Pesaro) e - si crede di poter. drre - diretta pmttosto a "sparigliare" le aree signorili preesistenti96 . d'I questo muoversi. m un universo . ::IV1_a la vera, chiara dimo�trazione .Istituzionale da dominus mediat , f'l fatto, che potrebbe apparire quasi · ovvio dopo tutti gli elementi for:it� mora, che Cesare Borgia figura - al·

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GIA IN ROMAGNA LA POLITICA DEI BOR

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stolica il cen­ regolarmente alla Cameradiapo are pag ente o tutto si ri­ m fatt al rneno form e feudatario della Chiesa: è chiaro che di quel­ ndri m mea co nei to so dovu , ovvero si sarà dispersovenivano tenute nella giro' di a artit 'p na u certamente solve in rallele' e 'segrete' che Ales sandro VI; tuttavia questo at­ to le contabilitàsto'pa sot nto solta non e piano lica, Camera apo mun el carattere istituzionale, esul d o ativ ific sign que eria to rimane co il rapporto ancora in corso tra centro romano perif formale , che ha da Marromagnola . abili erano già state notate256 cont nti ime mov sti que e 35 Le tracce di mento di «ducati 3 . versa il ge iun agg si esse d co Fantuzzi97; a so dovuto alla Chiesa sulle terre di Romagna» compiuto ere b aiocchi per cen e segnalato da Pepe tra gli Introitus et Exi tus Camchi­ l'Ar gia da Cesare Bor eriori testimonianze se ne reperiscono pres so no del 15 0298 . Ma ultnale di Santarcangelo di Romagna, dove si conserva rcan­ mu vaticani dal santa vio Storico Co erosi atti tratte dagli archivi m nu di e copi le prefetto: tra queste vi tti era nfa i 8 1 5 ) quando ne 421 17 ni ( Mari o mere» an giolese Gaet o 54» e «55 DiversommdelCa1503 , ditom «eX ere lett le el e d sso giorno sono l e copi il 28 giugno 1502 e lo ste con cui Alessandro VI, spone: cto filio et numerata pecunia a dilentine a mpt pro in se epis rec que r mu «fate ncia, Romandiole Vale tane Fra de rgia Bo e sar Ce o viro capi nobili Ecclesie confalonerio et duo milia ane Rom cte San et ro nost s duce, Camera b oni et iusti ponderi Sarsinaten­ generali , Floreno s auri de ni, rimi ii, A onor ne , B rit Cese e, Imol i, vi Forli ule et ensu Meld c pro itatum, necnon tenarum Vallis Amo­ civ entie Fav et uri Pisa sis, s dioecesis, ac comunitatiset locmum ac Sancti Maori, Cesenatensi , tenarum , fortilitiorum tus concesso­ nis, aliorumque castrorumvic ariatum sub titulo duca comitatus sibi per nos in iles Trecentos pro civitate Fani , Montis­ rum; necnon Florenos simrum castrorum , comitatuum , territorio­ florum , Mondaini et aliom sibi similiter per nos concessorum prerum et districtuum suoru sentis anni debito»; gior par­ oli di mezzo per la mag

menti ravennati de' sec rie Ravennati, e di 97 M. FANTUZZI, Monu , contenente l e Memo al n. CXXXV

93 AL.\liSI, Cesare Borgia cit. p 267 · ' · 94 Cfr. ibid. ' p . 258 . 95 Ibid., PP · 353-356 e 554-555 · 96 BERTELLI , Machzave · Il'l e 1e Romagne cit. , pp. 20-2 1 .

1 802, 29-379 , riporta a p . te inediti , ill , Venezia chivio Vaticano , pp. 3 l'Ar del enti um andio Mon Romagna estratte da Cesare B orgia Duce Rom tio Census facta a

1503 . Solu 362 l a memoria: «An. nciae». tum] eiusdem Provi vit[a Ci Borgia cit. , pp. 257 ario] lae & Vic [ EPE , La politica dei . P 532 , Ex. et Jntr. 98 ASV , Cam . Ap ., 258 .


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LA POLITICA DEI BORGIA IN ROMAGNA

ordinando poi ai camerali

Questi dati, relativi ad una · trata e in uscita a teorico a eeh�ara contemporanea registrazione in eugi Ob non �orrispondono certamente quelli forniti dalle altre fon� : �are con che incrociate, se queste fossero po b.:;� a sottoporre a ulteriori verifi­ ssl l l con �ltr� �ocumentazioni est ne; tuttavia riman ono com al a tnte Slgmflcativi anche soltanerper la loro stessa ;sistenz� o eT oro contesto giuridico ass olu to ' mente tradizionale. tan fatto che pare assodato . . è che l ' azione borglana Sl muove in zonte mentale, politico e giun.di un oriz. . . fortemente le?ato m· pm · , tradl-. zwna1l canom propriamente medico ancora . diato: è chiara la preferenza delloevarl dl" affermazwne dl un dominio mero VI per l' auermazwne dl. un dominio indiretto - piut s tesso Alessand tos to c?e per 1. 1 governo drret . to - l . . zone più turbolente del Patnm ne le . . on um z , a ff lda to per ò a domzn z d1" provata fedelta (e principalmente famili . · ) · . ' sta sia la prova di un certo se��� · c' �n un �ert� senso pare proprio che que­ lano sull'effettiva pos sibilità di un più incisivo governo . E certo �sm �essorg o s o Ce e era perfettamente consapevole della aleatorietà della sua . . ne sar pos 1z10 rom agnala, d·l quanto ess a foss e legata alla presenza fisica d" Al l ess and ro VI , che venne meno il 1 8 agosto 1 503 . n 'progetto' di Cesare Bo a' no� fu certo dl. uno 'Stato accent anche storicamente abbastanza rgi rato ' · m l lbl.le, ma non per qu�sto fu meno Cl. do; fu bensl, un coerente pro ettplaus ln-' . �re�z�. on� d1. un donunat 1 d � legittimato nella fOima più tr�d ·Zl . to aposto o personale, � ona � � Vlcana lico e potenzialmente ereditario : una 'signa ' terr1tonalmente ornogenea e ms · 1stente pn.nC.ipalmente su terre della China . esa , go ern ata e ges tlta :r attraverso tutt le mediazioni politiche del caso n l. rap � pOiil con l � éli�es locali. Quello delevicariato apostolico poi era l 'umc o modello pratlcablle che fosse in gra ' ' do di

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resistere alle prevedibili tempeste del 'dopo Alessandro VI ' , qualora si fos­ sero verificate tutta una serie di condizioni che poi non si verificarono . Ed era questo, sicuramente, un progetto dinastico condiviso e sostenu­ to organicamente dal papa, anche nella piena consapevolezza dei limiti che _ dal punto di vista 'temporale' - esso portava geneticamente con sé1 00• Dal punto di vista di Alessandro VI nel dominato di Cesare potevano ben con­ vergere, in petfetta sintesi, l 'aumento tanto delle fortune familiari quanto della stabilità delle terre della Chiesa nel loro turbolento quadrante più set­ tentrionale: l 'azione dei due, padre e figlio, marciò parallela sicuramente al­ meno fino agli inizi del 1503 , quando forse la spinta di Cesare verso la To­ scana fu il primo ed unico segnale di una direttrice di marcia fuori delle ter­ re del Patrimonium per cui Alessandro VI non si impegnò maF0 1 • Tutti gli elementi che oramai da cinque secoli sono stati giustamente chiamati in campo per spiegare la rapida rovina delle fortune di Cesare do­ po la morte del padre - dal venir meno del favore francese all'affennazio­ ne di un pontefice determinato e nemico implacabile come Giulio II, alla machiavellica mezzadria trafortuna e valore nelle cose del mondo - si rias­ sumono sostanzialmente in una formula; logica conseguenza dell'essere stata l'azione del Borgia l'ennesima politica di potere personale in Roma­ gna (certo con un ovviamente più intenso favore apostolico): cioè nel fatto che anche Cesare Borgia si trovò ad essere allora a sua volta nelle medesi­ me condizioni degli altri 'signori di Romagna' suoi predecessori e da lui spodestati, ovvero una comparsa più o meno debole tra soverchianti poten­ tati esterni; in possesso di titoli di sovranità mediata non invalidati e nego­ ziabili, certo, ma esposto ai rischi di una dialettica tra potenze di più ampia scala strategica che ora passava molto sopra la sua testa e che non esiterà a sacrificarlo rapidamente ad altri disegni . Così Giulio II mediterà di utiliz­ zarlo in funzione antiveneziana per poi liberarsene . Cesare, poi, come qualsiasi altro signore romagnolo precedente alla sua affermazione, non poteva dirsi niente affatto sicuro né della forza di 'ar­ mi sue' né di una troppo decantata obbedienza dei sudditF02; ché anzi, ve-

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99 I due documenti, conservati in AS CS R , Arch . . zvw Segreto, b. 7, nn. 197 sono editi in: G. CASTEL . 198 LANI Il d W lentz o. Due do un ent marie della Deputazione � � i inediti, «Atti e Me­ . di tori u· �r e Pro:mcie di Romagna» , ser. ( 1 895 - 1 896 ), pp. 76-79 per III , 1 4 . stan cui cfr. L'are zvw ' co del comune di Santarcang lo cit. , p . 1 85 . e-

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Il vertice di questa strategia 'pontificia' e 'familiare' ad un tempo, pmtata avanti di comune accordo, si può riconoscere nel matrimonio tra l'erede al ducato di Ferrara Alfonso d 'Este e Lucrezia Borgia, con cui si otteneva una sostanziale ' co­ pertura' della Romagna verso nord, in un territorio che Venezia non avrebbe ancora tollerato fosse controllato direttamente dalla Chiesa, o da chi per lei. Cfr. L. CHIAP­ PlNI, Gli Estensi, Varese 1967 , pp. 198-208. 101 CARAVALE , Lo Stato pontificio cit., pp. 158- 159. 102 Una 'fola' , quella del buon governo di Cesare, per PEPE, La politica dei Bor­ gia cit., pp. 185-186, che «esce da alcune frasi del Machiavelli del Principe, che scri­ veva per polemica, e dal libro del semianalfabeta Bernardi, stipendiato del Valentino» . 100


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n�ta me�o la �ua pres�nza fi�ica �i� rima della fine del 1502 , la superf � . _ z1 ne d 1 nsso cial� p �cU:1c s1 ceti dmgenti che aveva saputo assicurarsi i­a � � � colpi di pnvile�I, canche ed esenzioni andò subito in pezzi: con la sua par­ _ tenza le lotte di parte npre sero con «sconcei1anti parossismi nelle città e n�lle comunità minori»103. Il senso spietato della precarietà della sua situa­ ZIOne ��a da subito patrimonio comune nella dìplo mazi a conte _ , �ove gia � aZI�ne v_erso la To�cana era stata considerata una «fugmporanea, a in avan­ ti» perche «gli stati che ha d1 presente sono in puntelli e da perde rli facil­ ment� dopo la morte [di Alessandro VI]»104 In effetti, più . che una vera e propn� 'fedeltà' delle città romagnole a Cesare, vi fu soltan to il consu eto atten�1smo _fino al chiarirsi della situazione, che troverà anco ra una volta i �agg10�ent1 e la popolazione pronti a passare più o meno celer ment e a Gin­ ho I�, nm�nendo f�de�i soltanto le rocche spess tenute da castellani spa­ gnoli legati a doppio filo al destino borgiano, cheo saran no comunque quasi tutte perdute già prima della fine del 1 503 . Quindi, al più, _il lascito al fut�ro �e� � orgia in Romagna risied . nello ette pro­ pno sco�pagmamento quasi defimtlvo delle forze signorili roma gna­ le s_enza che SI provocassero rotture insanabili negli equilib1i delle élites cit­ t�dme1 05, che si indirizzarono progressivamente a quella a secon da dei ca­ s_I :- �a�seg�at� o seren�mente opportunistica accettazione del gove mo pon­ . tif�cio 1 CUI pnrm frutti sarebbero stati colti temporaneamen te da Giulio II P?I dagli altri vicati di Pietro fino a Clemente VIII . Aveva visto bene da su� b1to , stavolta, il di�lomatico fiorentino : «e, benché l'inte nto suo [di Ales­ sandro VI] non fuss1 fare grande la Chiesia, ma il duca, non di meno ciò che fece tornò a grandezza della Chiesia; la quale dopo la sua mort e, spent o el duca, fu erede delle sue fatiche»106 . Se vi fu una 'pr?vviden�� della sto�a' nell' azione borg iana, questa _ ando, a tutt� favore deiyontefici successiVI : preparò la 'Romagna dei papi ' con la sanziOne della fme della 'Romagna dei signori' .

3 C. ��SANOVA, La R magna negli anni di Cesare Borgia: la fine dei pie­ . _ � col! szgno n , m Leonardo artzsta delle macchine e carto grafo , (Catalogo della mo­ stra Imola, l o ot�obre 1994- 1 0 gennaio 1 995) , a cura di R. CAMPIONI, Firenze 1 99� , pp . 6�-? � (m �art. p . 70) , poi ripres o in EAD . , Gentilhuomini ecclesiastici. Cetz e mobzlzta soczale nelle Legazioni pontificie (secc. XVI-XVIII) , B ologna 1 999, pp . 13- 1 5 . 104 PEPE, La politica dei Borg ia cit., p . 239. 105 . CASANO"vA , Comunzta e governo pontificio c1t., p . 55. 106 MACHIAVELLI, Il Principe cit., p . 52. 10

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Il declino della pseudosignoria bentivolesca e Alessandro VI

Un conflitto dalle premesse lontane Chi credesse ai presagi del destino, sarebbe probabilmente portato a ritenere che gli infelici esiti dei rapporti tra Alessandro VI e i vertici del­ l'oligarchia bolognese fossero già stati annunciati addirittura fin dall'a­ gosto del 1492, quando a Bologna giunse la notizia dell'elezione del pon­ tefice spagnolo . Durante i relativi festeggiamenti, svoltisi in città come in ogni simile circostanza, prese fuoco il cappello della Torre dell'Orologio - quella che dall'angolo sud occidentale sovrasta piazza Maggiore - e ne cadde la campana 1 . Naturalmente perché tale episodio possa essere con­ siderato un segno premonitore, si dovrebbe dare per scontato che davve­ ro il pontificato del Borgia abbia avuto un peso determinante nella suc­ cessiva scomparsa dalla scena politica italiana dei Bentivoglio, ovvero della dinastia che stava ormai guidando la comunità bolognese e assu­ mendo prerogative chiaramente signorili, benché non ancora avallate da unanimi riconoscimenti formali . Ma in realtà uno sguardo meno frettolo­ so, che non si limiti alle testimonianze lasciate da quegli specifici fran­ genti, può rivelare che su tali esiti influirono pesantemente evoluzioni in atto da tempo, rispetto alle quali i fatti contingenti non furono che un'ag­ gravante e una sorta di coronamento . In primo luogo, per non farsi trane in inganno dalla parvenza più imme­ diata delle fonti, occone ricordare che in quegli anni tra le due controparti ­ papa Borgia e Giovanni II Bentivoglio - si svolse un accorto gioco diploma­ tico, nel quale molte mosse furono improntate a far presumere all'avversmio una forza ed una sicurezza superiori a quelle effettive . Inoltre è necessario ti­ levare come le difficoltà e le contese reciproche detivassero mmai da moti­ vazioni e cause sia prossime sia remote . Esse si erano man mano sommate a 1 D'altronde, anche chi già allora vi avesse rilevato un cattivo presagio , di lì a qualche giorno sarebbe stato smentito , quando , il 27 agosto , gli ambasciatori invia­ ti al nuovo papa ne ottennero la conferma dei patti che in precedenza avevano re­ golato i rapporti tra la città e il pontefice, coi privilegi riconosciuti a Giovanni II: ASB , Comune, Governo, Privilegi (bullae etfacultates) , reg. 2, cc. 1v-3r; Della fii­ storia di Bologna parte terza del R.PM. Cherubino Ghirardacci bolognese, a cura di A. SORBELLI, RlS2, 33/1 ( 1 912-1932), pp. 267-268 .


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�artire da b�n �lima dei dissidi recenti tra i due protagonisti diretti 0 di uel­ · li pr�ce�e�t1 e m qualche modo connessi - come i conflitti che nel co cardmali�10 avevano già div�so Giuliano Della Rovere, vescovo di Bolo . �a� Borgia - t�nto d� �over nsalire fino agli equivoci che da molti decenr in� f1cmvano ogru possibile affermazione di una signmia cittadina. Tanto su queste ascendenze quanto sui divari tra le situazioni reali e 1 ap �renze della �iplom�zia e della propaganda politica, le indagini storio gr �che hanno �� volt� m volta riflettuto, calcato la mano, oppure glissato . mamfest�ndo differenti disponibilità ad accreditare le prime evidenze d ' cume�tane e le �ff�rm�zioni di parte o a vagliarle con sospetto, cercando oltre 11 s1pano degli atteggiamenti esterimi2 Data questa presu e �screpanza tr� quanto �omparv� s_ulla scena d�lla tragedia colletti� · cm � protagomsta la gmda mmat nconosciuta della comunità bolo­ . gnese e cw eh� realm�nte accadeva dietro le quinte, è quanto mai arduo ac­ . certare le re�h mtenzwni eh� le parole e i gesti dei protagonisti nasconde­ vano. Tuttavia un percorso d1 avvicinamento alla realtà può esser intrapre-

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u�e vicende degli ultimi anni della preminenza bentivolesca a Bologna le ope­ r; d'��e��men� sono: C.M. ADY, I Bentivoglio, Varese 1965, pp. 31-32 (ed. or. The en vog l� if ?lagna, Oxford 1937); R. BELVEDERI, I Bentivoglio e i Malvezzi a Bo­ lo�na negll annz 1463-1506, Taranto 1968; F. BoccHI , Vicende dell'archivio Bentiv g������m.ente �onser�ato all 'Archi�io �i S�ato di Ferrara, «Atti e Memorie della D�­ i . :1 Stona Patna pe� le �rovmc1e d1 Romagna», n. ser., 17-19 (1965-68), pp. �51_364 . · SORBELLI,/Bentzvoglzo, Bologna 1969; F. B occm , Unafonte di reddito dei e tzvo glz militari, «Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per � ; 1. ? : � condotte , 20 ( 196�), pp. 429-44:2; E�. , Il patrimonio Benti­ o �>O,, n.Bolser.ogna v:le:�� ��:: �e.� :�� li EAD., I Bentzvoglzo da cittadini a signori, . dl�970, «Atti e M;�one de � D�putazwne Storia Pau:ia per. le Provincie di Romagna>>, n. ser.,.22 ( 1. k PP · 43 64, EAD., ll potere econom1co del Bentivoglio allafine della lo­ r l�norz�,. « Can· obbio», 2 (1976), pp. 77-89; L. BERTI, Giovanni II Bentivoglio. Il P�:e�e polztzco a Bologna nel secolo decimoquinto Bologna 1976 · G L BETTI , La "l' berta". bolognese e le arm1· de1· Borgza zn. un ,orazione ' dell'ottobre' del· ·1502 «n CarrobbiO» 8 (1982) · magnificentia. Principe e cultztra' a Bolo. pp. 71 -78·' Bentzvolorum ' a cura di B. BASILE, gna nelR'.znascunento, Roma 1984·' N. ZANARDI, L'ombra lel du. . ca Valentino su Bolagna e M'1col'o Machzavell1, «Strenna storica bolognese» 35 (1985) . pp. 359 ' -40 l A · DE BENEDICTIs, Dalla s1gnon·a bentzvolesca · al sovrano pontefice in' Storza. 1·zzus�··ata d. 1. Bolof!na, Milano 1989, pp. 1-20; R. DONDARINI, Il tramonto del �ola szgnorza bentzvolesc� (secoli XIV-XV), in Bologna, III . Da una crisi all'altra ��;; ( l:XJV_-XVII), Atlante Stonco delle città italiane, Bologna 1997, pp. 1 1-56 · ID Bologna medzevale nella storia delle . 2000 , pp · 329-341 , con ampia: b:b1' liocittà, Bologna grafia sun;. ;· c�nde de11a Chie. �a bolognese m quadri cronologici più estesi: Storia della Chtesa 1 0.gna, a c�ra d1 .P. PRom-L. PAOLINI, Bologna 1997; e in ampia sintesi E AN � , Chles� e chz�se dz Bologna, cenni di storia ecclesiastica bolognese dalle o;igin��l pzeno medzoevo, m DONDARINI, Bologna medievale cit., pp. 116-136. 0

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GNORIA BENTIVOLESCA E ALESSANDRO VI DECLINO DELLA PSEUDOSI

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dispo­ le lacune lasciate da letture acritiche delle fonti so rilevando proprio nibili. studiosi che hanno affrontato questi terni In più occasioni alcuni degli ente e acquisizioni discutibili e spesso palesem sono partiti da convinzioni nel ti esibi la fondatezza di alcuni dei postulati distorte , dando per scontata ­ moti dei uno , co del tempo . Come accennato dibattito politico e diplomati fi­ ogra stori gini di partenza insiti in alcune inda vi di fondo di questi difetti che fatal­ ip bentivolesca a Bologna - difetti che sulla fine della leadersh a - è dato tativ eguente debolezza argomen mente hanno indotto ad una cons si preten­ e volt a ologica e tematica con cui da quella certa ristrettezza cron manife­ sua della e cogliendola solo all' apic de di affrontare una questione pmtata ttiva effe sua sue premesse , della stazione, senza tenere conto delle Questa nze. egue cons tarne implicazioni e e dei suoi sviluppi e senza valu di tra­ essi proc e di eventi , fenomeni tendenza a rimanere alla superficie ico­ part è terni ti mol ti periodi e per sformazione - riscontrabile per mol n o aggi pass al cano collo iu ture che si larmente incombente per quelle cong e te iden 'Occ dell a stori la mente divisa tra i periodi in cui si è convenzional alen prev iate stud ni uzio figure e istit per temi come quelli dei rapporti tra ioni . temente da proprie specifiche angolaz storiografia bolognese, si può agedella si sinte di gran le Se si sconono del XVI secolo vengano general­ volmente verificare come i primi anni he quasi antitetiche, addirittura pri­ mente considerati la cesura tra due epoc tivoglio - e per alcuni una presun­ ve di fasi di transizione: da un lato i Ben io II e lo Stato della Chiesa, ovvero ta autonomia cittadina - dall' altro Giul della società e delle istituzioni nel il periodo del preteso lungo assopimento - della Chiesa romana. Fortunata­ grembo - più di matrigna che di madre si sono contrapposti i lavori di que­ mente a questi atteggiamenti prevalenti sull 'intero transito tardomedievale, gli studiosi che hanno condotto analisi presupposti e svolgimenti dei femettendo a fuoco le relazioni tra origini, nomeni. e e delle etichette più usuali ocPer sfuggire agli inganni delle apparenz lo spessore della questione dei rap­ cone imporsi di considerare per intero bolognese e la Santa Sede. Soltan­ porti tra i vettici politici della comunità rapporti tra Giovanni II Bentivo­ to così si potl·à cogliere cosa e quanto nei nte nuovo ed originale , distinguen­ glio e Alessandro VI ci fosse di vera!lle stanze e dagli obiettivi del mo­ do ciò che è stato enfatizzato dalle circo sia fondato parlare di svolta bor­ mento. Sarà così possibile capire quanto tra Bologna e Roma, ma anche al giana in rifetimento non solo ai contrasti declino dei Bentivoglio . si intende lanciare un breve Sono essenzialmente tre gli aspetti su cui ente emersi in successione, ma sguardo retrospettivo : aspetti cronologicam ti a creare il contesto in cui le mi­ i cui sviluppi si sono strettamente intreccia VI e di Giovanni II Bentivoglio si re, le attese e le strategie di Alessandro


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ROLANDO DONDARINI

incontrarono e si scontrarono . li primo in ordine sia di rilevanza sia di an­ tecedenza c�o�ologica è quello della dipendenza di Bologna dalla Chiesa; i due .s �ccess1v1 sono quello dell'emergere di un'élite politico-economica ai _ bolognese; infine vi è quello della crescita al suo inter­ vert1c1 della società no del rilievo dei Bentivoglio.

Bologna della Chiesa to riguarda il primo aspetto, senza vole esagerare _Per quan nella retro­ cessiOne dello sguar�o , si deve pur sempre ricordarerche alm eno sul pia­ _ no f?rmale - l� amb1z10m_ e le pretese di auto nom ia da part e dei ceti diri­ genti bolognesi avevano ricevuto un colpo mortale fin dall a fine del XIII se­ colo quando Niccolò � �rsini el 1278 3 onfi dand o sulle _u diffi colt � à degli Asburgo e sulla loro ntrosia ad Impegna '. m una pericolosa politica italia­ n� , �veva ottenuto da parte dell'imperatrsi ore Rodolfo la rinuncia al suo do­ �mo sulla _R?mag�� e quindi anche la cessione alla Chiesa delle prer oga­ tlv� ��_ do?U? IO politico s� Bologna . Benché in quel l'occasione il dise gno politico d1 J?Iena affermaziOne del proprio dominio da part e di pap a Orsi ni f?sse stato mterrotto dalla sua morte, si può affe rma re che da allor a la sto­ n� P ?litica e istituzionale di Bologna nne una lunga sequela di sotto­ misswm_ �ltern�te da transitorie fasi didive com promesso , in cui comunque le pres�nt� s1gnone non furono che pseudosigno ovvero quel tramite della m�d�azwne tra centro e periferia, tra dominanrie, te e pm reso permanente nel cosiddetto senato bolo dominata che si sarebbe B ologna non furono quindi quasi mai complet gnese. Città e territorio di amente autonomi, se non ov­ _ ente nei VIam brevi periodi di aperta ribellione; senza trasc urare poi che non mancarono nemmeno fasi di sottomissione a Mil ano e ai suoi emissari che comunque sempre ambirono ad essere riconosciuti quali vicari della Chie­ sa. A parte �l brevissimo periodo (1327) , in cui Bertrando Del Pog­ getto mcarno c�ntemporane�mente la figu1334 ra di lega pontificio e quella di _Signore una s1gnona anch essa eqm_ voca, come hato opp ortunamente rile­ vato Augusto Vasina4 - i governi bolognesi furo no guid ati da vicari del­ l'autorità pontificia e non certo da casate çome quelle degli Este, che, per 3 In realtà la longa ma�us della Chie sa su Éològna si era già manifestata a più npre�e soprattutto durante il XI II secolo e fin dai priìni decenni anch e per le que­ stlom connesse allo Studio: ibid . 4 A . VAsi A , Bologna nello Stato della Chiesa: autorità papale, clero locale, comune e Studw fra XJIJ�e XIV seco lo, in .

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Cultura universitaria e pubblici pote ri a Bologn� dal XII al XV secolo (Att i del 2° Convegno Bologna, 20-21 maggio 1 a cura di

O. CAPITANI, Bologna 1990 , pp. 1 25-1 50 (in patt

. pp . 128- 129) .

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DECLINO DELLA PSEUDOSIGNORIA BENTIVOLESCA E ALESSANDRO VI

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quanto anch'essi sotto la veste di vicari, se�pero t:ovar� nella con�inuit� di­ nastica il sostegno alla loro piena affermaz10ne signo�e. Anc�e Il penodo della cosiddetta signoria del Popolo e delle Arti,_ segm�a a�a nb�llione �el 1376 al legato pontificio, si svolse sotto l'assetto del VIcanato, nconoscm� _ degli to dapprima a Giovanni da Legnan� e poi �Ila sua morte al collegiO _ Anziani e Consoli . E dunque, anche m quell ultnno quarto del Trece�to ge� neralmente considerato il periodo del 'secondo comune' , Bologna v�sse di un'autonomia limitata, riconosciuta formalmente come un one�oso VIcan. �­ to e sostanzialmente goduta solo per le difficoltà congiunturali della cuna romana. Il periodo cruciale in cui q_uesta dipe��enz� ��as� costante ass�n­ _ sempre pm defimb SI ebbe tra la fme se contorni istituzionali e normativi del XIV e la metà del XV, ovvero tra il pontificato di Bonifacio IX e quel­ lo di Niccolò V. Non a caso per i bolognesi tali pontefici rappresentaron? poi due modelli alternativi di sott?missione: Iispettivamente �u�llo �el VI­ cariato che, per quanto oneroso, SI era tradotto, anche per le d1ffi� olta �o-?-­ tingenti di quel pontificato, in una d�lega pressoché com_pleta dell eserciziO del potere in sede locale; e quello di una �o���rtec1_ �az10ne al gove�o d�l legato pontificio da un lato e degli_ orgam CIVICI dall alt�o, s�mpre pm gm­ dati dal collegio dei Sedici riformatoii dello stato della hberta: ovvero quel modello diarchico sancito da i Capitoli di Niccolò V e che il Comelli definì all'inizio del secolo scorso 'governo misto' . Dopo le travagliate vic�-?-de dei primi a�i del Quattrocento e la fine della singolare parabola politica del Cossa5 , 1 Bolognesi_ dovettero attende5 Per richiamare le tappe fondamentali di questa fase evolutiva, basti ricordare che dopo la breve parentesi di inizio secolo della signoria di GiovaTI?i Bentivoglio , si era avuta una nuova subordinazione alla Chiesa che, connotandosi con la presen­ za in loco dapprima del potente legato B aldassane Cossa, poi addirittura del a cor­ te pontificia, si richiamava a quei p eri?d che ��r �nte il Tr�c�nto avevano visto la _ _ città direttamente subordinata agli mvwtl pontifici. La posiZione del Cossa aveva assunto i contorni di una signoria personale nel quadro dei travagli che la Santa Se­ de era costretta ad affrontare in una delle fasi più critiche dello Scisma. Nel 1405 la corte pontificia fu costretta da una rivolta a �asciare Roma per V�terbo. Allo:a il Cos­ sa fece della sua sede legatizia a Bologna Il fulcro della propna �ffermaz�one per­ _ sonale associando una stretta sorveglianza su ogni accenno di dissenso mterno a freque�ti repressioni dimostrative. Il suo potere dovette comu�que avvalersi del so­ _ stegno di quelle forze economiche che �omin�v�no la scena Cittad�na, a �avor� d�l� le quali non mancò di prendere provvedimenti dt cara�ere ec�n nnco e f��nzi�no. , come quando alla fine del 1406 fece battere quei nuov� �uattr�t con l e�ftgie di san _ Petronio recante in mano la città, che sarebbero nmastt m uso fmo alla fme del XVI secolo. Inoltre si hanno prove che durante la sua legazione continuarono anche su iniziativa privata i lavori di restauro e di adeguamento degli opifici ad e�ergia idrau� lica. L'interesse fu. reciproco poiché, a giudicare dalle accuse c�e gli furono �m mosse sembrerebbe che egli non si sia fatto alcuno scrupolo nel dtspone a suo pw­ cimen�o delle risorse e del denaro della città. A conferma della rinomanza e soprat-

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re la fine del concilio di Costanza e gli indirizzi che avrebbe preso il nuo-

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IL DECLINO DELLA PSEUDOSIGNORIA BEN

ia. Qu.a�. le loro effettive possibilità di autonom mivo pontefice per mis. urare. Mai cert e utor rloc inte ;�o V diede loro un . lll· e r�sto,nz . · d 1 141 7 la nonnna dI cui ,..tra iO cess con . �ol richieste e rifiuti, � r:.n lung, o .confronto in o e ZIO l l onul d il e mer assu uali modalità dovesse gnazio ni , SI t�nto di co���:d��e ; desi sulla trollo _ne con s e sere il suo grado di oon fi � z fun le are lic esp o � � se es lici ed entro quali limiti si po . . ��g u� asan � e nec eiO . �!�: . ubb cess nfa l SI l r · Benché entrambe le pmt ­ lll l bolo I r p sse re inte e � olm rtic eva di p� par nti, ede � prec � �� r � �� � e­ me �; �;: · od� de1 s.e�o. 0 prec . 'ultrmo' pen marsi ai patti sperim . ti nell . enta gnesi· n· chia rita pontificia avevaauto . hé dell allora le contmgent1 difif colt'a den o iale delega a favore dell 'apparato po-­ o. I·%fo ��l far prevalere una sostanz Diverso !' atteggiamento del nuovo pon � o e mministrativo bolognese6.ire lit l'autorevolezza del suo ruolo dopoula� t�tIC � , Ho sforzo di ricostituvolont à di prefigurare per lungo temp� la tava ifes man , . fme ��ll� s��sma . . . . · dipendentemente dalle concessiOll m , ap­l effletti. domm1o pontifICIO, ancheento un . Infatti egli poi non pretese che SI:. �servava di elar.gire sul. mom concordato finale ' conclus. o nel. 1420�-, prIcaz ne puntuale e rmmedIata del tà manifestate dai bolo �nesi per I pag vene :o così incontro alle difficolcord prevedeva fr� l altro che sol� I� men� e le forniture pattuite . li con altreatomagistrature di Bologna amnnllla li Anziani e le d a e forme consuete; contado e le altre terre pos sedute nell � f i d�� s�:�� o l e dovuto un cens? an� a ' a a si dovesse giurare fedeltà e foss ma . Tuttavi gh , segno ìnequivocabile di subordina�i�ine � ri ; i � . �� nuo�� d� un;ato che . ... rono nuovi conflitt a�tntl mter a c�to dominante iimesca sum i e .ra�pr�­ dialogo col pontefice gmnsero a:tm enompere più volte ilndo Olll cit­ fazi e dell le alteme fortune sentanti7 e d�ll' altro portar?no.' s�.cocm. dal 1420 al 143 5 furono vittime gli tadine, a reciproche espulsiolll, l ·

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tutto dell'autorevolezza di cui godeva la sua sede legatizia, nel 1410 il nuovo papa Alessandro V preferì venire a Bologna con tutto il suo seguito, piuttosto che torna­ re in una Roma appena riconquistata, ma ancora infida. Per qualche tempo la città visse l'agitazione procurata dalle cerimonie, dall'andirivieni di sovrani, signmi e ambasciatori e dalla presenza della corte pontificia e dei cardinali. Quando dopo qualche mese il papa morì dovette apparire quasi naturale non solo che il conclave si tenesse a Bologna, ma anche che ad essere eletto fosse proprio il Cossa, col no­ me di Giovanni XXIII . Tuttavia i suoi metodi di governo e la sua esosità avevano creato sacche di malcontento, contenute e represse solo con un dispotico controllo; inoltre, se fino alla sua elezione la debolezza politica del soglio pontificio era stata funzionale alla sua ascesa, da allora sarebbe stato lui stesso a pagarne le conse­ guenze. Quando nella primavera del 1411 partì per Roma, in città scoppiò una ri­ volta che dapprima portò all'occupazione di tutte le sedi pubbliche, poi alla nomi­ na di nuove magistrature. A promuovere la sommossa erano state le componenti po­ polari; tuttavia una certa concordia generale fu mantenuta finché si dovette tener te­ sta ai tentativi di riconquista condotti su incarico del Cossa dalle truppe di Carlo Malatesta che occupava San Giovanni in Persiceto. I ceti aristocratici erano co­ munque insofferenti rispetto al nuovo regime e dopo vari tentativi, riuscirono a ri­ prendere il controllo della situazione politica nell'estate del 1412 con un colpo di mano istigato dal Cossa e guidato da Giacomo Isolani, che in cambio della promes­ sa del cardinalato, fu sollecito a riconsegnare la città alla Chiesa. Su consiglio del Cossa, il nuovo legato, il cardinale genovese Ludovico Fieschi, instaurò un duro re­ gime repressivo che contava però sull'appoggio e il coinvolgimento di 15 esponen­ ti delle più eminenti famiglie cittadine, tra le quali i Bentivoglio avevano di nuovo assunto un rilievo primario. Nel marzo del 1414, a pochi mesi dal suo ritorno a Bo­ logna, Giovanni XXIII si apprestava a raggiungere Costanza, dove il concilio con­ vocato per l'autunno successivo avrebbe dovuto metter fine allo scisma. La sua au­ torità era evidentemente subordinata alle decisioni conciliari e, benché in città si continuasse a riconoscere la sovranità della Chiesa, l'ovvio allentamento delle ca­ pacità di controllo degli apparati ecclesiastici nell'attesa che si pervenisse a deci­ sioni certe consentì agli organi di rappresentanza locale di esercitare un ' ampia li­ bertà di azione. Quando poi da Costanza giunsero notizie che il Cossa non sarebbe stato riconfermato papa, molte delle famiglie dell'aristocrazia cittadina decisero di liberarsi di nuovo dei rappresentanti della Chiesa, disorientati e in parte delegitti­ mati dalla caduta in disgrazia di chi li aveva nominati. Nel gennaio del 1416, occu­ pate le sedi pubbliche, furono rieletti gli Anziani e poi i Sedici riformatmi che prov­ videro a pacificare la città e alcune delle comunità del territorio in lotta fra loro, an­ che per la mancanza di un efficace 1iferimento politico. Nelle trattative di pace con Braccio da Montone, capitano della Chiesa, e nei successivi sviluppi che portarono ad una nuova subordinazione ad essa ebbe un peso determinante Antongaleazzo Bentivoglio, ormai in grado di influenzare profondamente la politica cittadina. Su queste vicende fra gli altri, G. ZAOLI, Libertas Bononie e papa Martino V, Bologna 1916, pp. 3-8; A. GARDI, Lo stato in Provincia. L'amministrazione della Legazione di Bologna durante il regno di Sisto V (1585-1590), Bologna 1994, pp. 102-103 .

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itoli di Nic�;����� 'l::.�0J�::�i<���� l� dei .Lmce�», 3�6 ��· IT�mmie della Deputazione di ti dell'Accademia Na�wna zvoglzo, :;x:(1953) ' pp. 1- 192 (in palt . p. 82). omica sulla sz�no.rza .de z Bent ria econ a>>, n. ser. , 3 agn Rom d1 · 1e vmc Stona patri. aper le Pro ano. che ne1 1420 e l Bentlvogho porle lotte tra i Canetoh . 7 Fu m questo scen zione di An�ongaleazzo, c�e nu��{oa�e�Ji��t;iu���ìea-, tarono ad una breve afferma �a�r;tt� ��b�a::��/���a sua sede di Firenze il guaci ne: colle�i� dei Sedicisurifor ttl � �ollo cont di n dotato di pot� . ntone ad truppe di Braccio da Mo Can�to esi-1-;ati inviò leglio iarla a� papa, .anche l�ti�ato dmnns !asc a e i patt . a ire ven a en pres o iÌ Bentivo assediare la citta e cost eea Cas io a. di un lungo esil da cm telb_olognese... prim. a tappiso. le�ato papale andandosen 143 5 per esser quasi subito ucc sa ebbe rientrato solo nel 6 G. ORLANDELLI : Conside.ra�ion� sui Cap

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. stessi Bentivoglios Anch u . . novo dei patti tra Santa s:! :ndd;i �!���e��a al nconoscimento e al rin­ ture politiche che sovrintendevano al t oc ' perma�e�a tra le due strut­ sentata dagli organi locali e quella le atTove�o della �Itta - q�e�l� rappre­ pre pronta a sfociare in conflitto ape� .zia �na convi:enz� diffici�e'. semo Sorv g liandosi a VIcenda, 1 nspet _

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8 Forti della rivincit . a ottenut gato per consolidare la loro o . . a' i canet�rl esercrtarono mfatti pressioni sul lescaprto della fazione bentivolesca, pi, Antongaleazzo e il frate o i cui , uro no tenuti. lontano anche dopo la loro ca­ con cili azio ne ricol pap . a . Si instauro' cosr, . zwn e e dr convivenza tra autorità le a I. . per qualch.e anno. una fìorma di coliaborale ulteriori precisazioni sui reciproc � Zra e� orgaru localr che si avvalse anche del­ r apporir concordate quando i Bentivo vettero abbandonare la scena poll· trea glio do· local e. l Canetol . . . ne polrtrc a si erano avvalsi dell' appo. ggio dell ' .· , i , che .P�I· Ia loro affermazroa uton ta legatiZla , nel . no . a trasformare la loro preilll·nenza. m egemoma. Con una SOiloll ssa142 . 8 riuscirosrst vms enza dei partigiani bentivoi�seh esp ero u1 ero Il lega e posero loro seguacla recollegi degli Anziani, der· Sed·rcr ruo i nei : }'rmaton� e. soprattuto tto �eg1I. 0tto ��. Baha della Pace, un organo creato allora e dot . mento autonomista tentarono ancheato di. ampr pot�n. · P�r rafforzare rl loro esperi­ darono i loro interessi a quenI· d�l papdi comvolg�re I Be.ntrvoglio, che rifiutando sal­ �to per· Ia nconqursta della città.. Colpita da inter·detto , assediata da "u ppe ost1 li u , pnv volta nella sua storia essa dovette . ata dell'acqua .der· sum· canali, per la. prima subrre un cannon. eggramento. Infattr· tra l 328 � la primavera del 132 1a fme del . 9 il ca itano . den . hiesa Gra como Caldora fece batte­ re la crttà dalle bombarde piazzate me, poi a Santa Maria del Monte appnm'a I ron.te a p�rta Galliera e a porta La· lt'a, 1a comu .ta rata e m dI·ffreo seppe comunque tener testa ai tent. Benche. .accerch ru . fuoriusciti bentivoleschi fino a . ativ·I dt mcm.srone delle truppe pontificie e dei · r cerc ve trattative di pace. Si �iunse c �re u�a via .d'uscita co� nuo­ nuovi patt� che ncalcavano m te la precedente spartizione di t . .t p par. d z� tra glr e�� sari ponti�ici e gli organi locali . Tuttavia perman t . t tra. le fa.nnglie che doilllnavano la scena politica cittadina (Caneto · · st l l Z a b c e Gnffom) � i �unzio ari �apali, che per molti mesi preferirono rim � a �re o i e, appoggratr dar Bentivo gamzzare altri tentativi di con uist lio, or­ a Trt . , aturalrne te accompagnati� da un blocco delle chiuse del Savena � venne ad una sistemazione , quand del eno. o o �ella �nmavera del 143 1 si pero il suc . ore dr Martrno v, Eugemo . · IV, non solo nco ncordò coi rappresentanti bol og cess esr c le lausol d e ella co mpart legato pontificio e degli organi loc ecipazione del sede del prossimo concilio già co livo e o: no della citt�, m� pro�ettò di farne la asil. · La srtua.zwne mtema era co­ munque tutt'altr·o che definita: la lott at a tr a l e f ann g e e�emom per controllare l'accesso alle magistrature pmiò ad u , .· . a�w e i po ere n�lle mani dei Canetoli e ad espulsioni di espon lt a r�va I, am eccar.r e Grifof ni, che confluirono fra i fuoriusciti guir ti dati dai . B en ti vog . lio. Con queste vrce trecciavano i comportamenti de gov ema.t�n pontifici che, ell'intento di nde si in­ : re la leadership dei Canetoli g:uns contrasta­ � mano e di rientro dei fuoriusc'I. tI. ero pm volte ad appoggrare tentativi di colpi di

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DECLINO DELLA PSEUDOSIGNORIA BENTIVOLESCA E ALESSANDRO VI

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tivi rappresentanti cercarono a più riprese di approfittare dei momenti fa­ vorevoli per disfarsi dei rivali, giostrando nel mai sopito conflitto tra la coa­ lizione filopontificia e il ducato di Milano9. Una certa stabilità si raggiunse dopo gli accordi di pace tra le due coa­ lizioni dell'agosto del 1435 . Anche se ancora una volta si vollero concor­ dare i limiti delle competenze dei rappresentanti del papa e degli organi lo­ cali, il governatorato che si instaurò allora ebbe modo di essere assai più au­ toritario, potendo contare per qualche tempo sull'assenza della Ininaccia vi­ scontea10. Ma tre anni più tardi, come reazione al mancato mantenimento delle promesse papali per un concilio da tenersi a Bologna, prevalse la pro­ spettiva di consegnare la città al duca di Milano e si preparò il colpo di ma­ no che avrebbe consentito la sua occupazione da parte delle truppe del ca­ pitano visconteo Niccolò Piccinino . La sua conquista fu favorita dagli espo­ nenti della fazione bentivolesca, fermamente determinati a trame vantaggio per riassumere quella funzione di guida già altre volte esercitata. L'illuso­ rietà del loro progetto si dovette però rivelare negli atteggiamenti tirannici di Francesco, il nipotè del Piccinino a cui fu affidato il governo di Bologna; tanto che nel giugno del 1443 si giunse alla rivolta che portò alla definitiva affermazione dei Bentivoglio alla guida della città. Nel 1447 l'elezione a pontefice del cardinale Tommaso da Sarzana, che da poco era stato nominato vescovo di Bologna, consentì di riaprire il dialogo tra i vertici cittadini e il papato . Dopo qualche mese di trattative e 9 La precarietà politica aveva naturalmente ripercussioni sulle sorti della città, tenuta in un continuo stato di allerta e ancora privata di un pacifico e proficuo rap­ porto coi centri del suo tenitorio, alternativamente in mano agli eserciti dell'una o dell'altra parie o ai fuoriusciti, tra cui vi erano i Bentivoglio in attesa di un'occa­ sione favorevole per forzare il rientro. 10 Forti di questa circostanza, i delegati del papa riuscirono a scalzare dalle lo­ ro posizioni di predominio i Canetoli e i loro seguaci e a far rientrare e reintegrare nei loro possessi la gran pmie dei fuoriusciti: in pmiicolm·e i Bentivoglio, gli Zam­ beccari e i Griffoni. n rigore esercitato in quei mesi sfociò spesso in repressioni cruente di cui fu vittima anche Antongaleazzo Bentivoglio, fatto uccidere alla fiue del 1435 a pochi giorni dal suo rientro, per il timore che il consenso di cui godeva fosse d'intralcio all'autorità degli ufficiali pontifici. n rigore e l'autoritmismo del­ l'apparato legatizio furono giustificati anche dalla prospettiva dello svolgimento a Bologna del concilio indetto da Eugenio IV, che effettivamente nella primavera del 1436 si stabilì in città richiamandovi la curia pontificia. La sua lunga pem1anenza do­ vette comportare un notevole incremento di attività e di entrate per tutti i settori com­ merciali e di servizio. D 'altronde si presumeva che ben più lucrosi sarebbero stati i proventi che avrebbe pmiato l 'imminente concilio . Fu in questa proiezione che si soppmiò l 'eccezionale pressione fiscale imposta per finanziare il trasferimento dei personaggi invitati, tra cui l'imperatore bizantino . Ma queste speranze divermero il­ lusioni quando all'improvviso, nel germaio del 1438, la corte pontificia abbandonò Bologna e quando poi si seppe che il concilio si sarebbe tenuto a Fenara .


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E ALESSA UDOSIGNORI A BENTIVOLESCA DECLINO DELLA PSE

NDRO VI

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mentre la conquista del ducato di Milano da parte di Francesco Sforza al­ lentava le tensioni e le minacce di guena, papa Niccolò V approvò le con­ dizioni, enunciate in capitoli, che avrebbero regolato le competenze e le modalità del governo di Bologna. Con esse i bolognesi, ribadendo la loro obbedienza al papa e attenendone l 'assoluzione per tutti i loro affronti con­ tro i predecessori, gli riconobbero tutte le giurisdizioni sulla città, sul con­ tado e sul distretto. In cambio si instaurava un regime in cui vigeva un re­ ciproco controllo tra il legato pontificio e le magistrature locali, la più im­ portante delle quali 1imaneva il collegio dei Sedici riformatorF1 . Le dispute e le frizioni che, aldilà del dettato dei Capitoli, avevano continuato ad alimentare l'ostilità di papa Niccolò V nei confronti dei ver­ tici bolognesi erano state sul punto di risolversi definitivamente solo nel­ l'imminenza della sua morte (1455)12, ma poi i suoi successori, Callisto ID 11 ASB , Comune, Diritti e oneri del Comune. Convenzioni, trattati e obbliga­ zioni, b. 3. Un'utilissima e lucida esposizione dei moventi e delle varianti di questo lungo dialogo in A. DE BENEDICTIS, Repubblica per contratto . Bologna una città eu­ ropea nello Stato della Chiesa, Bologna 1995. Andrea Gardi ha rilevato l 'impor­ tanza che ricoprirono in questa evoluzione sia il modello albonorziano sia tali Ca­ pitoli, la cui attuazione favorevole alla città «venà poi considerata ideale da tutte le forze che in seguito si troveranno a guidare il Comune» (GARDI, Lo stato in Pro­ vincia cit., pp. 21-26 e 98). 12 I Capitoli di Niccolò V hanno assunto nella storiografia bolognese un enor­ me rilievo , probabilmente imputabile ad una lunga stratificazione di studi politico­ giuridici. In effetti anche dal presente profilo sintetico si può cogliere come essi si pongano come una tappa, per quanto importante, di quel lungo cammino del con­ fronto tra sede apostolica e vertici locali iniziato fmmalmente nel 1278, ma mani­ festatosi in maniera concreta fin dalle ricmrenti pattuizioni del XIV e del XV seco­ lo , per poi giungere alla successiva stabilizzazione del 1466 e agli ulteriori e defi­ nitivi accordi del XVI secolo. Al momento della promulgazione fra l 'altro essi non furono affatto un punto d'arrivo, cioè il risultato di volontà concordi decise a stabi­ lire una volta per tutte le condizioni di reciproca collaborazione e i limiti delle ri­ spettive competenze nel governo della città, bensì un compromesso parziale e prov­ visorio stipulato da controparti che vi si adattavano in attesa di poterlo superare quanto prima a proprio vantaggio, non appena l 'evoluzione delle condizioni gene­ rali l'avesse permesso. Da parte di entrambi si confidava in una situazione ancora estremamente fluida sia nei rapporti tra stati sia negli equilibri interni. Continuava insomma il braccio di feno attraverso cui il papa puntava ad un dominio diretto sul­ la città e gli esponenti locali ambivano ad un'autonomia quanto più estesa. ll quoti­ diano confronto tra le due strutture parallele che conconevano al governo di Bolo­ gna attraversò fasi alterne, ma ebbe alcune manifestazioni di particolare evidenza. Nel novembre del 1449 ad esempio il vescovo di Perugia, mandato dal papa come nuovo governatore, venne accettato dagli organi locali solo dopo che truppe ponti­ ficie furono inviate con la minaccia di riprendere sotto il dominio diretto Bologna.

IL

so. te manifestarono difif denze e che e PIO II ( 145 8 - 1464) più volina An à citt . la e ent da .P��f���'tl' d' dom re direttam far intende� spetti accm_np�gn.ati ;ntificato ( 1464- 147 1)situvolazii�One consent� paolo II nel pr U::U t�mpl s�nza intennediari. La govern arla re ogm . ura ngi . sco a re la sua volonta dinti idi . tivi val presenta locai! dl oppor li mo Sfo.rsco nce Fra di o però ai. rap lan . esa al �ucato di Mi iO ogg . rCon l asc app dall' o . ser tentatiVO m tal. senso tras , di Annibale lio fig II Va IO C pm sia � e ant 'a ad una garanzia rispetto alle velleità pon­ za sia S e l qmva che e v_ ello unt p sideraducale un la quiete raggiunta e in con del e . iOn vaz ser con la del e om n I n . bolognesi dal duca milanese m caso dl' . tifi. cle. ' al t a l ant gm e ion tez : pro a l tefice, quelli che zione del. . m nuovi patti col pon ne ven per Sl 6 146 nel a, or f � prove d � dello scontro con Alessandro VIla. Ch. esa, dal erano vigel_lt� �nche al mmdl_nento � en �nza sem re più continuativaudo one In deflm�lVa da ta la � sign pse le del più :e al avute �utt' o r Sl le ma fm no � pla ilsul bab almeno a questa costante·· anche se pro to cer iva . gg sfu n no II i nn Va IO e d G' e o anch . su l. 'vil egi al suo erede aveva vist l l-' l e d o ent � im osc on ri e col mente . �mt. a, dm � ca che ne avrebb e potuto perpetuar �:� ti con lla que o pn ita­ pro lim rsi ne nea za di una figura legatizia che la preminenza, perm�neva ae presen va l'autorità , se non il poter .

( 1 455-1458)

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La cerchia dei potenti

anche focalizzare, si può affermare che eogn Passando. al secondo aspetto daero bol nti ore . selezl·onato di maggi nov . liva a nsa il processo dl emersiOne .di uniVe . tico . campo economico e poli si capace di dettare le dirett m ·

. ne nei confron. one di procedimenti e di condan . e Altri attriti SI ebbero �n o�cas� lica 144). Con imp ziono idelin pmt 't g za d 145 � ggi ma ti di ecclesiastici (D��la Hzstor nel lse o � � si svo ! o, diverse, ma ancor rm clamoro� lio Ginevra Sforza, l a figlia dodicenne del SI­ g tlvo durante le nozze di � ante Ben a dl. Mila o Lo sfarzosissimo e immenso corteo , du gnore di Pes aro e �pot� del � . l. S . �nato si vide chiudere in faccia le p�r­ h i dI V � olesc v t ben ' palazzi i mossosi dai che volle impedrre l cardmale le gato Bessarione ' de e din or per o rom Pet te dl San ano vesti e gimelli prmdonne del s g 'to che sfoggiav anto po­ l'ingresso in chiesa di q� elle tuti appena promulgati. Altrett suntuane contenute neg, s lungò. pro e o . com biti dalle norme Gia San in . . sposto l a cernnmila che te San l d' a t os cznsp Dzs . la nze lemica fu . . inganni delle appare Gli LLI ARE . G c � en am ggi este � que i In � 94. M gio 93. per M �to ino 199 6, pp edioe�o , Tor . ed . lve mat tz e ornamentz .alla fin nor se stes e Plina dz ves dell e . . ad assumere l a. veste di garant . caso era Il legato pontifICIo un' affelmazione delle propna ad a lev e h o paladi� locali, ma con un intent? pol�� esto desse al legato il molo di il at che SI e ogh der ti autorità. Non tr·a�c�rabile pm gan arro me pu . che di. fronte alle no dell'universahta delle nor sonaggi della citta. concedevano i più potenti per .

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tempi molto lontani rispetto ai fatti che qui si prendono in esame, ovvero �osso modo ali' affermazione dei ceti borghesi durante il Due e Trecento m loro contrasti e intrecci con la preesistente aristocrazia e al trascinarsi delle lotte di fazione sotto diversi raggruppamenti e leaders . Nei rap�orti coi potentati estemi il patriziato bolognese adottava spes­ so un strategia opportunista che già si era manifestata durante i conflitti e le oc�upazio�i del Tr�cento: piuttosto che sottostare alle restrizioni imposte dm goverm popolan, tanto valeva rinunciare all'autonomia cittadina e pun­ _ ta:e ad una c�llaborazwne con 1_ rappresentanti degli stati pretendenti al do­ .io s lla c1�tà; la �ondi ione essenziale era che i dominatori garantissero U:UU � � m magg�orenti locali che SI prestavano a quel gioco una supremazia in cam­ _ po politico analoga a quella acquisita in campo economico e sociale.

Negli ultimi anni del XIV secolo le tendenze oligarchiche affiorarono e si resero ben manifeste anche in ambito istituzionale, a coronamento di quei_ fenomeni in atto già da tempo di affermazione e di consolidamento di una cerchia di detentori delle principali leve finanziarie ed economiche del­ la città. Attraverso il selettivo accesso agli organi varati in via straordinaria e apparentemente provvisoria, come i Dieci di Balla o i Sedici riformato­ _ questo gruppo di personaggi in competizione tra loro stava concen­ n13, trando �m�i pote1i deliberativi e di controllo ed esautorando gran parte del­ le funzwm delle tradizionali magistrature. . !1 prototipo d�l col�e�io che i patti quattrocenteschi con i diversi pon­ t�fici conobbe�·o m vertici della struttura politica e amministrativa di pmte . CIVIca fu propno l 'organo dei Sedici riformatori dello stato della libertà· na­ to in via temporanea e straordinaria alla fine del XIV secolo durante l� co­ siddetta signmi� del _ Popolo e delle Arti (26 dicembre 1393) con il compi­ to e la pre�·o�atiV� d1 prendere provvedimenti come quelli che competeva­ n? �l cons��lw de1 Se1ce�to. Era stato concepito per far fronte alle lungag­ gini e agli Impacci_ che m campo deliberativo derivavano dai continui e troppo frequenti avvicendamenti nelle magistrature14, ma in realtà, senza

. . 13 Co��·ariamente a quanto si continua a sostenere, con queste due denomina-

zwm non s� I�tesero sempre le varianti numeriche del medesimo collegio. Probabil­ _ ongme - tra la fine del 1393 e l'inizio del 1394 - quello dei Sedici riforma­ mente �� _ ton sostituì quello dei �ieci di Balìa e anche in seguito il numero dei suoi componenti fu momentaneamente nportato a 10, come avvenne nel 141 8 . Ma, sia per la fine del _ per buona parte della prima metà del XV secolo, si hanno anche pro­ XIV secolo sia ve della co�si�tenza dei Sedici con organi più ristretti dalle competenze in pmte di­ verse � detti di Balia perché dotati di ampi poteri - più spesso composti da 10 com­ ponenti, ma a volte anche da un numero leggermente diverso (da 8 a 12). Sull'argo­ mento ':· DE BBNEDICTIS , Repubblica per contratto cit., pp . 121 - 131; G. TAMBA , [ do­ cume_ntz del governo del Comune bolognese (1116-1512), «Quademi culturali bolo­ gnesi;� 2/6 ( � 9? 8� , PP: 19-21 e 58-59; GARDr, Lo stato in Provincia cit., pp. 347-353 . I Sedici di solito duravano in carica un am10.

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dare alcuna parvenza di mutamento nell'assetto degli organi di govemo previsti dagli statuti, aveva consentito di attribuire potere e stabilità ad una magistratura solo apparentemente suppletiva, che proprio per la sua mag­ gior efficienza divenne sempre più centrale. TI processo di concentrazione di risorse economiche e di potere politi­ co all'intemo del ristretto ambito di famiglie che gravitava attorno al colle­ gio dei Sedici traeva principalmente impulso dalle loro risorse e attività pri­ vate15 , ma trovò anche ulteriore spinta dalla pmtecipazione alla vita pubbli­ ca e continuò durante tutto il Quattrocento . Tra gli episodi decisivi in tal senso vanno ricordate la rivolta che seguì la destituzione del Cossa nel cor­ so del concilio di Costanza (1416) e la successiva instaurazione di un regi­ me che vide il legato pontificio appoggiarsi alle quindici famiglie più po­ tenti, con un assetto quindi che appare già sul cammino del ' governo misto' e che si sarebbe affermato durante il secolo a seguito delle ripetute pattui­ zioni coi pontefici e i loro rappresentantP6. Fu da questi frangenti che i maggiorenti locali, sollecitati dalla necessità di ridare impulso alle attività cittadine, assunsero decisamente il controllo politico ed economico della città, traendo enormi profitti dalla gestione delle risorse pubbliche. Dappri­ ma con i conispettivi dei loro interessi sulle prestanze alle casse pubbliche, che consentirono loro di assumere la gestione e i proventi dei mulini pub­ blici; poi con una significativa escalation ad altri cespiti di entrata, come quando nel 1434 ottennero anche quelli delle gualchiere comunali e nel 1440 la gestione dell'intera Tesoreria del Comune. Era all'interno di questo gruppo di famiglie egemoni che si svolgeva la lotta politica; ed era con lo­ ro che qualsiasi interlocutore esterno doveva confrontarsi17. Il loro riconoscimento si ebbe non solo nei Capitoli di Niccolò V, ma anche nei successivi patti con Paolo II (1466), in base ai quali la città sa­ rebbe stata governata dal legato pontificio e dal senato locale formato da 2 1 cittadini ( i Sedici più 5 soprannumerari), l a cui ·carica era a vita e poteva es-

ne

zione di seta portò all'istituzio 15 La crescita di peso economico della produ . ziali innovazioni tecnologiche Se­

della fiera dei follicelli che si affiancò a sostan fondamentale nel si­ condo le ultime indagini di Enzo Della Bella quell' evoluzionedi incrementare enor­ stema di utilizzo dell'acqua dei canali che avrebbe consentito sec. Essa si ottenne spo­ memente la produzione serica cittadina ebbe inizio nel XIVenergia meccanica dalle in ica idraul nergia stando i punti di trasformazione dell'e interne poste nelle cantine ruote esterne collocate lungo il corso dei canali a quelleattrav erso una serie di deri­ e raggiunte dalla pressione dell'acqua, in esse costretta, ruotanti nei torcitoi: fusi dei ro nume il vazioni che consentirono di moltiplicare 16. p. cit., na GUENZI, Acque e industria a Bolog . GARDI, Lo stato in Provincia cit., pp. 16 ZAOLI, Libertas Bononie cit., pp 3-8; 102- 103 . 1 7 Ibid.


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sere trasmessa ai primogeniti di più di 30 anni. Mentre gli altri 20 senatori dovevano avvicendarsi ogni anno in due turni semestrali di 10, a Giovanni II Bentivoglio fu conferito il privilegio di essere sempre presente e di di­ sporre di due voti. Con la concessione dei nuovi capitoli da parte di Paolo II si sanciva il raggiungimento di un assetto stabile nel governo cittadino basato su un si­ stema dualistico di convivenza e di conconenza di due strutture che parte­ cipavano alla stessa impalcatura politico-amministrativa; due strutture che avevano al vertice i rappresentanti delle rispettive autorità, quella centrale e sovrana espressa dal legato pontificio, e quella locale concentrata nel gruppo eminente e ristretto, a carattere permanente ed ereditario dei Sedici , ovvero il prototipo di quello che si sarebbe poi definito il Senato18.

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La breve avventura di Giovanni F-0 non consentì alla sua famiglia di trane giovamenti economici. Non si sa quasi nulla delle risorse di Antongaleazzo, che pur svolse un ruolo di spicco quale interlocutore con la Chiesa nel delicato quinquennio 1416/20 - quello successivo alla destituzione del Cassa e alla conseguente rivolta - soprattutto nelle trattative con Martino V. Di certo Annibale lasciò alla sua morte una situazione deficitaria, an­ che se l'attribuzione del dazio delle carteselle aveva posto le premesse per i successivi anicchimenti che si sarebbero verificati per Sante e soprattutto per Giovanni II. Senza riperconere la cronaca di vicende spesso intricate e complesse, si può affermare che l'ascesa definitiva dei Bentivoglio si ebbe solo alla metà del Quattrocento per la confluenza di molteplici fattori21 • Tra essi, il

L'ascesa dei Bentivoglio

Dato che nel conflitto con Alessandro VI era la preminenza di Gio­ vanni II ad essere posta in discussione, si possono ora prendere in esame le premesse e l'essenza della autorità fonnale e del potere effettivo di que­ st'ultimo, anche in relazione al gruppo oligarchico che presiedeva. I vari studi condotti sull' evoluzione patrimoniale dei Bentivoglio han­ no consentito di rilevare come, diversamente dai percorsi più comuni, la lo­ ro preminenza non sia derivata da un'iniziale potenza economica e finan­ ziaria - al contrario di quanto si era verificato per i Pepoli , ad esempio . An­ zi questa anomalia rimase un handicap con ben poche compensazioni fino alla metà del Quattrocento, quando anche Sante prima e Giovanni II poi, fu­ rono in pratica cooptati a godere dei privilegi economici del gruppo aristo­ cratico che ruotava attorno al collegio dei Sedici. Alla fine del Trecento, quando i B entivoglio comparvero tra i protago­ nisti della scena politica bolognese, si era certo registrata una consistente crescita della loro base patrimoniale, che però non era ancora ad un livello primario19. 18 G. CmiTOLINI, La crisi degli ordinamenti comunali e le origini dello stato nel Rinascimento , Bologna 1979 , G.M. VARANINI Dal Comune allo stato regiona­ le, in La Storia d'Italia a cura di M. FlRPo-L. 'TRANFAGLIA, II/2, Il Medioevo . Popo­ li e strutture politiche , Tmino 1986, pp. 689-720; DE BENEDICTIS , Repubblica per contratto cit.; GARDI, Lo stato in Provincia cit., pp. 99-105 . 19 Raggiunto questo alto livello borghese, Selvuzzo e Giovanni entrarono più ,

decisamente dei loro predecessori nella competizione politica e impegnarono gran parte dei loro beni, perdendoli. Si salvò solo quella porzione che il padre Antonio­ lo aveva reso inalienabile per testamento: Boccm, Il patrimonio Bentivolesco cit.; EAD. , Il potere economico dei Bentivoglio cit., pp. 77-89.

Dai ripetuti conflitti interni di fine Trecento, era emerso Giovanni Bentivo­ glio che prevalse sui rivali dopo aver conquistato con la forza il co�trollo della pi�z: za e delle sedi pubbliche. n 28 febbraio 1401 si fece proclamare srgnore della crtta per poi procedere alla nomina di suoi seguaci in tutti gli organi politici. Quasi subi­ to però dovette misurarsi con la debolezza politica della sua posizione. Non solo non ottenne dal papa di essere riconosciuto come suo vicario, ma fu anche costretto ad una scelta di campo a fianco degli interessati tutori esterni - dei Fiorentini o dei Vi­ sconti - sapendo che l'alleanza con gli uni comportava l'automatica inimicizia de­ gli altri e che entrambi erano troppo potenti per potervi tener testa in un'eventuale neutralità. Giangaleazzo Visconti approntò subito un'offensiva militare e nel 1402 le truppe milanesi, con l'apporto dei fuoriusciti, vinsero i vani tentativi di resisten­ za, invasero il tenitorio e occuparono la città. Alla cattura di Giovanni I Bentivoglio e alla sua uccisione seguì un periodo di sottomissione al ducato milanese; breve, ma sufficiente per anecare alla città gli oltraggi dei presidi militari di un esercito di oc­ cupazione. La successiva controffensiva dell'esercito pontificio spinse i Visconti a concludere accordi di pace, in base ai quali Bologna tornava sotto la Chiesa. L'arri­ vo delle truppe del cardinale legato Baldassane Cossa fu quindi salutato come una liberazione. n ritorno sotto il dominio papale rinnovò e liconfermò il legame di stretta dipendenza del grado di autonomia dei bolognesi dalle vicende e dall'auto­ revolezza dei personaggi di vertice della Chiesa. 21 Dopo le lotte dei primi decenni del Quattrocento, gli esponenti dei Bentivo­ glio, benché come altri avessero prevalentemente perseguito i loro interessi puntan� do alla propria affermazione, erano ormai visti da buona parte dei bolognesi come 1 rappresentanti simbolici degli aneliti '}ll'autodetelTllinazione e degli ideali civici. Alle loro figure e al loro nome si associavano ormai atteggiamenti e comportamen­ ti opposti rispetto a quelli delle componenti aristocratiche più cinicamente disposte a consegnare la città in mani estranee pur di conservare il loro ruolo di privilegio. Atteggiamenti e comportamenti che forse non erano stati soltanto frutto di scelte eti­ che o ideologiche, ma che erano stati consegnati alla memoria civica dalla tragica fine di personaggi quali Giovanni e Antogaleazzo, soppressi da dominatori esterni per impone il loro dominio o per vanificarne il consenso. 2o


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relativo assestamento dei rapporti con la Chiesa, conseguente ai Capitoli di Niccolò V, l'appoggio di Firenze e di Venezia, la fine della signoria vi­ scontea con la morte di Filippo Maria e l'avvento di Francesco Sforza, che Pertanto, per gli aderenti alla loro fazione, la guida di un Bentivoglio aveva il si­ gnificato di un vessillo autonomistico da proporre a tutta la comunità. Fu in questa chiave che, in assenza di discendenti legittimi di Antongaleazzo, se ne volle rin­ tracciare un figlio naturale, il giovane Annibale, educato all'arte militare e impe­ gnato sotto le insegne angioine. Chiamato e accolto a Bologna nel settembre del 1438, si vide conferire una sorta di primato di prestigio in ambito cittadino. Dato che si deliberò di incentivare il suo rientro con entrate pubbliche, appare evidente che si stava instaurando un connubio tra la fazione dominante e gli organi di rap­ presentanza della città: (ADY, I Bentivoglio cit., pp. 31-32) . Dopo le entusiastiche accoglienze, dovette però accorgersi di essere un ostaggio nelle mani delle famiglie e dei personaggi di spicco della fazione bentivolesca, in particolare di Raffaele Fo­ scherari che, avendo promosso il suo arrivo, pretendeva di continuare ad imporgli la sua volontà. Per emanciparsi da quella tutela Annibale il 4 febbraio 1440 uccise il rivale e assunse decisamente la guida dei suoi sostenitori. La sua inaspettata in­ traprendenza lo rendeva però fatalmente un avversario troppo pericoloso per la do­ minazione di Niccolò Piccinino. Pertanto Francesco, il figlio di quest'ultimo che fungeva da governatore, nell'ottobre del 1442 lo fece arrestare e rinchiudere in una fortezza nel parmense. La sua avventurosa liberazione e il suo ritorno furono il pre­ ludio e il segnale della rivolta che nel giugno del 1443 portò alla fine del dominio del Piccinino e alla definitiva affermazione dei Bentivoglio alla guida della città. Per le sorti della comunità si trattò di una svolta importante, poiché si compiva un pas­ so decisivo verso quell'assestamento della leadership politica che avrebbe determi­ nato le sue vicende per oltre mezzo secolo. L'insurrezione non portò subito al rista­ bilimento di nuovi equilibri duraturi, ma il suo esito vittorioso accrebbe l'ascen­ dente di Annibale il cui primato fu sottolineato dal dono per 5 anni delle entrate del dazio delle carteselle (ibid., p. 131). Una simile preminenza sembrava introdurre ad una fase di generale pacificazione interna nel cui nome si consentì anche il ritorno di quegli esponenti dei Canetoli che in esilio avevano cercato di trarre profitto dal­ le discordie tra il Piccinino e i Bentivoglio. Tuttavia la riconciliazione non durò che un paio d'anni e la non sopita competizione per la conquista di ruolo preminente espose la comunità cittadina a nuovi sussulti. Insofferenti d'aver perduto l'antico prestigio e confidando sull'appoggio del duca di Milano e delle sue truppe di stan­ za in Romagna, il 24 giugno 1445 i Canetoli tentarono di dare il via ad un'insurre­ zione attraendo in un tranello e uccidendo Annibale. Invitato al battesimo del figlio di Francesco Ghisilieii, Annibale fu assassinato, dando inizio al tentativo di colpo di mano dei Canetoli. Con un'immediata reazione Galeazzo Marescotti, i Pepoli, i Malvezzi e i Fantuzzi con l'assenso degli Anziani presero il controllo della piazza e del palazzo e chiesero rinforzi ai contingenti di stanza a Budiio, a Cento e a Pieve. A loro volta i Canetoli mandarono a chiamare le truppe pontificie del duca in Ro­ magna. Si è ipotizzato che tra i moventi dell'assassinio vi fosse quello legato agli interessi di coloro che avevavo preso in appalto per dodicimila lire di bolognini la Tesoreria del Comune istituita nel 1440 già sotto il Piccinino e gestita da famiglie di maggiorenti (Bolognetti, Bolognini, Caccialupi, Caccianemici, Desideri, Fantuz-

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sua assicurarono alla città e a Sante Bentivoglio un periodo di quietela22r.�La ten � si empo � � sempre più indiscutibile preminenza suscitò per un certo dei 10m s � pre mue � con le sotto che papa, del e legato del izione l'oppos za e _ _ fuoriusciti, adottarono nei confronti degli uni e degli altn una politica altalenante. Nel periodo in cui Sante, pur non potendo assumere ihitolo di signon­ re dominò la scena bolognese (1446- 1463), si andarono dunque smorza inter­ politico quadro il no d� alcune delle residue inquietudini che agitava del no ed esterno23. Per diversi anni continuarono le occupazioni di centri ­ Dappri citi. fuorius dei parte da contado i tentativi di rientro e i complotti iominacc rmente ulterio rese e ma le lo�o fila furono addirittura ingross ate zi, Gozzadini, Ingrati, Ludovisi, Lupari, Malvezzi, Poeti, Ranuzzi, Sanuti, Zambec­ cari) in parte presenti tra i Sedici, che vedevano nell'ascesa di �n�ib�le e nel suo tentativo di ridimensionare il potere dei tesorieri con continue reviswm un grave n­_ schio per i lauti proventi che ricavavano dall'appalto. Gli scon�ri durissi� che �e seguirono videro prevalere i bentivoleschi che �ecimaro�o gli a�ver� an. � fall1� _ de cont ge t mento del colpo di mano dei Canetoli non scongmro, altn tentativi � � �� milanesi di occupare la città, di nuovo costretta a perdere il controllo d1 quasi_ tu�t1 1 suoi centri minori, a rinunciare all'acqua dei suoi canali e a ricorrere ad un p1strmo per ogni panocchia per poter macinare il grano. Per dive�si mesi si visse n�ll'incer­ tezza, tra un inutile tentativo di pacificazione col papa e 1l reclutamento di un eser­ cito cittadino, nel vano intento di riprendere i centri del territorio. A causa dell'�c­ cisione di Annibale e della tenera età del figlio Giovanni si riproponeva alla fazw­ ne bentivolesca il problema di trovare un capo che, per ambire �Ila s� gnoria . s�lla città, traesse cmisma dall'appartenenza alla discendenza dei Bentlv?gho. Al rifiuto in tal senso di altri esponenti della famiglia si rintracciò e si fece g mnger� a Bol�­ gna Sante, un figlio naturale di Annibale (13 n�v�mb�e 1�46). A lm_ f� �ssic�rato il primato sulla città e la permanenza in un cons1gho d1 sei compo�ent1 m cm �rano rappresentate le famiglie più potenti che lo sostenevano (Pepoli� Mar�scottl.' Ca­ stelli Malvezzi e Fantuzzi). A solo otto anni dall'analoga cooptazwne d1 Anmbale, anch� per Sante si trattò di divenire all'improvviso protagonista della scena politica bolognese. . 22 A quel graduale assestamento degli scenari c�ncor� ero oltre al citato avvi-. _ cendamento alla guida del ducato milanese - con la nnunc1a di Francesco Sforza � rivendicare il dominio su Bologna - la politica dell'equilibrio imposta ne1_ rapporti interstatali con la pace di Lodi (1454). Quelle perturbazioni che a Bolog�a � er qual­ che anno rimasero a movimentare le relazioni interne e quelle col tenitono erano tutte ripercussioni delle precedenti scosse, ma valsero comunque a mettere in luce le questioni ancora aperte. . stabilita . 23 Effettivamente in quest'ottica occone ammettere che una relativa interna si raggiunse proprio dal 1446, quando anche Sante co�ciò a part�cipar� agli utili della Tesoreria. Di qui l'interpretazione �en: orlan�e� c�e vede �ei C�pl­ toli di Niccolò V un 'grande passo' rispetto alla nchiesta d1 VIcanato, pmche, nco­ nobbero la Tesoreria: ORLANDELLI, Note di storia economica cit., pp. 110-117. .

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se da �sside�ti della fazione bentivolesca, insofferenti dell'eccesso di con­ c�ntr�ziOne d1 pote�e nelle mani di Sante; ma a lungo andare furono emar­ gmatl �al ge��ra�e m�e�es �e a non turbare gli equilibri precari che faticosa­ mente 1 vert1c1 c1ttadm1 nuscivano ad instaurare con ogni nuovo pontefi­ ce24. Il prim�to bentivolesco fu poi consolidato, dopo la morte di Sant (1463) , dal nnnovo �ei patti con Pa�lo II (1466) con i quali Giovanni II, c � _ n:e Sante, ottenne d1 esser nconoscmto membro permanente e presidente a v1ta del collegio dei SedicFS. �a fissa�ione �ei nuovi patti e il consolidamento della posizione di pri­ . vile�lo d1_ G1ovanru II Be�t�voglio concorsero al conseguimento di quella . stabilita, che era sta�a �anif1cata per decenni dalle divisioni interne e so­ pra�tutto d�lle press10m che dall esterno vi facevano leva. Egli stesso e i sum sosten�ton doveva�o essere be� consapevoli che la convalida acquisì­ t� e la relativa _autononna eh� ne denvava si erano rese possibili anche gra­ , zie all appoggio del duca nnlanese. In effetti, dati gli accordi stipulati con

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�4 Nel gi gno del ! 451 si ebbe il più cruento tentativo condotto da B attista Ca­ ne oh appoggiato al signore di Carpi e dai fuoriusciti, che riuscirono anche a con­ qms ar porta Galliera e tentarono di conquistare piazza Maggiore , prima d"l essere respmtl: Della Historia di Bologna cit., pp. 138-139. _ 25 G�az1e al a maggiore st bilità politica, tra gli orientamenti generali dell'edilizia p bblica e _P Iva a s avano nprendendo spazio non solo l'edificazione e la ristrut­ turazion de li 1 p1ant1 per la lavora i e della seta - ormai entrati a far parte delle _ pecuh� ta, c1ttad e tanto da essere es1b1t1 con orgoglio agli ospiti più illustri _ ma an­ che li mt rve tl volti a perseguire la comodità, l 'igiene e il decoro della città sia _ qu ll f alizzatl a cu m;ne l' ag ne . i intervenne anche sulla rete viaria e su uel­ _ · li , furono la 1dnca. furono selciati con cwttoh d1 fmme diversi tratti delle v1·e pn"nc1pa . . scavaf1 1· condott1· fognan, pe1t1 nuovi canali e coperti altri: ibid., pp. 179, 1 8 1 , 182. · che, nguar · 0me · Occoneva del resto confern·e una degna cornice a quelle cenm dando . . . gli venti· anche pn:atl de1 andi personaggi pubblici, acquisivano un particolare si. g Icato e blem�tlco P r l' ter comunità. Già si è ricordato il fastoso corteo nu­ Ziale allestito per il matnmomo d1 Sante Bentivoglio con Ginevra Sforza. Particolar­ m nte curate fur no le sc n?grafie delle stesse esequie di Sante, della successiva no­ mma a gonfalomere del f1glio ventenne di Annibale Bentivoglio, Giovanni II (1462), _ · · . Maggwre nonche, delle sue nozze con Gmevra, la vedova di Sante (1464) . La piazza . · · pnnc1p · · ali SI avviavano pertanto a divenire teatro per le grandi ce1imonie pube 1e VIe _ bliche e do evano e seme all' alte za Esigenze di immagine erano alla base anche : . _ dell� m rose �abbnche d1 prest1gws1 palazzi privati che costellarono la città in quei dec nm, m quah facevano da controcanto le ville patrizie che le stesse famiglie co­ strm ano nel co tado. Tra ta dimore naturalmente emergevano ad un esclusivo va­ lore rappresentativo ue e de1 Bentivoglio. Già Sante ti·a il 1459 e il 1460 aveva com­ r t numerose case via Castagnoli, vicino alla residenza di Annibale e aveva dato _ _ llllZIO alle l ro emoliziom e alle fondazioni per edificare un sontuoso palazzo .· Boecm, Il patrlmonw Bentivolesco cit., pp. 57-68.

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nità, quell ' appoggio e quel rapporto la Chiesa e che ne ribadivano la sovra anomali e contraddittori . In privilegiato con Milano potevano apparire prerogative di Giovanni di­ delle realtà in quel contesto la stessa dicotomia primo luogo egli non era In veniva funzionale al compromesso raggiunto. il vicariato, pertanto non uto ricev a il signore della città e neppure ne avev suoi comportamenti pri­ i tra e zion vi poteva essere un' automatica identifica certa libertà di azio­ una a entiv cons vati e la sua funzione pubblica e ciò gli vo che negli anni moti to ques per ente ne a livello personale. Fu principalm un condottiero al servizio di successivi accettò di buon grado di divenire raddizione insita tra i suoi Galeazzo Maria Sforza. Inoltre la stessa cont raddizione per cui, mentre gli compmtamenti pubblici e privati - quella cont città governata in concorso veniva riconosciuto un ruolo di vertice di una geva la funzione di capitano al con l'autorità legatizia, nel contempo svol di un doppio puntello su cui si servizio del ducato milanese - ebbe l'effetto cità di tener testa all' auto­ reggevMo i suoi margini di autonomia e le capa dei SedicF6. La sua assunzione rità lega tizia e ai suoi sostenitori all'interno za insostenibile a livello poli­ a livello personale e privato di una dipenden naturalmente quanto mai gra­ tico e pubblico dallo Sforza che sarebbe stata forte capacità di intromis­ dita al duca milanese , che conservava così una torio da sempre ambiti, resse sione e di controllo su di una città e un terri controllo e di mantenimento finché tra i pontefici prevalse una strategia di delle posizioni raggiunte. potuto portare al riAltri pass i importanti sulla strada che avrebbe oglio sottoforma di signoria cono scimento della supremazia del B entiv IV nel 1473 ad Annibale furono il privilegio conferito da parte di Sisto edere al padre e nel 1494 la primogenito di Giovanni, del diritto di succ liano di battere moneta27 . concessione da parte dell' imperatore Mas simi 26 ADY , l Bentivoglio

ico di questa am­ cit . , pp. 103-1 19. Un episodio emblemat IV, che, com­ Sisto papa con io iò un dissid biguità si ebbe nel 1479 , quando scopp che Giovanni do sapen e ze Firen o contr , li battendo insieme a Penante, re di Napo di prepa­ nesi bolog i fiorentini, intimò ai Bentivoglio era alleato con Milano e con o l'im­ nend oppo se rispo si Gli suo repmto. rare gli alloggiamenti per l ' anivo di un intanto ma ; peste di ia idem un'ep di causa a possibilità di predispone l ' accoglienza del quio collo burrascoso e intimidatorio si chiamarono truppe milanesi. Dopo un an­ i ducat 3000 anni Giov a ntini offrirono papa con l' ambasciatore bolognese, i fiore a, perché rimanesse al servizio del duguen di o temp in 6000 e pace di o nui in temp . papa ca senza cedere alle pressioni del su otte militari, Giovanni II poteva contare 27 Oltre che sui proventi delle cond car­ delle dazio il come , liche pubb di entrate quelli che gli derivavano dalla gestione sul dazio della mercanzia e su quello del­ teselle, le quote sulle importazioni di sale, nale e la disponibilità dei beni confi­ le ' moline' , la gestione della Tesoreria comu ­ storia economica sulla signoria dei Benti scati ai banditi: G . ORLANDELLI, Note di Rodi incie Prov le per a Patri a Stori di o, «Atti e Memorie della Deputazione

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La figura di Giovanni Bentivoglio raggiunse l'apice della sua paraboto di ulterio incarichi e pri­ vilegi da parte del duca di Milano, gli venne generalmenteri ricono la 'fama' di signore. Alle fortune politiche e al prestigio seppe abbinaresciuta il con­ senso che acquisiva sul piano intem o, dimostrando capacità di govem o in merito alle delicate questioni riguardanti l'approvvigionam ento di provv i­ ste e le conseguenti esigenze di una pianificazione demografica e territo riale, affrontate con prontezza ed efficacia durante le ricorrenti carest 2 ­ Le sue sorti cominciarono però a declinare quando dovette reprimere leie 8. me sovversive dei Malvezzi (1488 ) , che fino ad allora erano stati tra tra­ più fidati sostenitori. Si circondò allora di un alone di sospetto e di i suoi tenore, riconendo spesso a esasperate inquisizioni di avversari e a repres cruente che lo pm1arono ad un progressivo isolamento dal resto dellasioni munit à. Anche i precari equilibri esterni si infransero, sconvolgendo le co­ si su cui poggiava il suo ruolo . Nonostante il progressivo declino del ba­ consenso e della sua autorevolezza, Giovanni Bentivoglio conservò suo anche nell'ultimo ventennio della sua signoria gli indirizzi fondamentali della politica urbanistica , almeno fino a che glielo consentì la disponibilità sua sorse, prima che fossero assorbite dalle nuove incombenti minacce di ri­ carestie e dalla guerra29. ' dalle 1� ne�li anni Ottanta, quando, per il conferimen

magna», n. ser., 3 (1953 ), pp. 207-3 98; Boccm, Il patrimonio Bentiv olesco cit., pp. 1 1-35 e 81-83 ; ADY, I Bentivoglio cit., pp. 13 1-132 . 28 Nel 1483 , di fronte a gravi carenze di generi di necessità, era riu­ scito a calmierare i prezzi immettendo nel mercato scorteprima a metà . I Sedici poi, per limitare il numero delle bocche da sfamare, obbligarono prezzo tutti i foresti eri che erano venuti ad abitare nel bolognese negli ultimi 4 anni a lasciar e la città e il territorio entro 8 giorni e raccomandarono ai monasteri che fosse so altre sedi la metà dei loro monaci: Della Historia di Bologna cit.,mandata pres­ pp. 226-227. Nel contado Giovanni II, oltre a fabbricare proprie prestigiose dimor e, fece co­ struire o restaurare varie fortificazioni e bonificare le valli tra San Giova nni Crevalcore e Sant'Agata. ' 29 Conscio della sua funzione di guida della comunità, Giovanni promosse mol­ teplici interventi sull'intero impianto urbano; sulle strade e sulle piazze no acquisire un'ampiezza e una dirittura impedite dal dedalo di viuzze , che doveva­ tadino. La cornice della grande piazza Maggiore fu a più riprese curata del centro cit­ e abbellita per le feste, i pallii, le giostre , i giochi col pallone, le rappresentazioni allegm tei nuziali che Giovanni concertava con grande maestria. Nel 1487 in iche e i cor­ matrimonio di Annibale, Giovanni fece rinnovare le botteghe e i banchiprevisione del di legno che e:ano nella piazza di fronte al palazzo degli Anziani, rendendola più spazio sa e fece nmuovere d�lle vie circostanti i banchi di legno che le ingombravan o. Agli ospiti il­ l��tn_ provementi da tutti i maggiori casati occorreva esibire un ordine �t� che andasse ben oltre le effimere occasioni di festa. Pavimentazio e una prospe­ ni di piazze , ret­ tifiche e allargamenti di strade si succedettero in quei decenni con alcuni periodi di

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Ormai al limite tra valore privato e pubblico, gli interventi al suo gran­ de palazzo e nelle aree circostanti mante�ero un fort� valore rappresenta� tivo;. del resto opere di sistemazione e di decoro contmuarono anche negh spazi pubblici" 30 . . . . Ma queste tappe, benché sembrassero avvicmare al ruolo di gmda svolto _ � da Giovanni II quella sanzione formale che lo avrebbe potuto nconoscere tutti gli effetti signore di Bologna, non rimuovevano i motivi di fondo eh� v� si frapponevano. Giovanni e i Sedici rimanevano una sola delle componenti di particolare intensità. Come nel 147? quando si decise �i v�etare �i U:gombrare le stra­ de davanti alle botteghe con banchi che sporgessero pm di due piedi e mezzo e di_ sel­ ciare la piazza di porta Ravegnana con mattoni ben cotti, �o�� s�era fatto nell'epo�a più florida del Medioevo, mentre per tutte le altre strade SI np�eg� sUI_ �eno cos�osi e più resistenti ciottoli di fiume. Tra il 1477 e il 1481 fu costmito il �o�Ico su� f�anc? settentrionale della chiesa di San Giacomo per volontà e consenso di Giovanni Benti­ voglio e di Virgilio Malvezzi, che avevano le case proprio lì vicino, in strada S : Do­ nato (ora Zamboni), proseguendo l'attività di valorizzazione dell'area urbana residen� ziale dei Bentivoglio. La spesa fu copeita con una trattenuta di un quattrino per og� lira spesa dalla Camera del comune. Non era solo Giovamri a promuovere. intervent� urbanistici ed edilizi. Anzi le delibere dovevano esser prese dal senato - m cUI_ egli aveva ampi appoggi, ma non un consenso automatico - in accordo col legat? . La _m�­ nificenza e il mecenatismo dei Bentivoglio furono imitati dalle altre grandi farmghe cittadine che fecero a gara nell'edificare palazzi e ville di pmticolare prestigio. Era l'a­ poteosi dell'ostentazione della ricchezza raggiunta da quel gmppo elitmio en�cleato­ si dalla società cittadina nei decemri precedenti. Naturalmente anche lo StudiO trasse ampi vantaggi dalla relativa stasi politica della seconda metà d�l �V secolo. A�canto alla prestigiosa scuola giuridica, stavano crescendo per fama e nch1am? gli_ studi_ uma­ _ pu�­ nistici, quelli di matematica e di medicina. Come �el resto dell� mamfestazwm _ bliche anche nella vita universitmia prendevano piede cenmome e feste che sottoh­ neava�o i momenti cmciali di ogni anno accademico, come la disputa di un pallio in occasione dell'elezione dei rettori degli scolari. A dottmi, rettori e funzionari si riser­ vavano posti d'onore nella vita pubblic� e nelle sue c�r��nie. Le auto�ele�razioni e i riconoscimenti dovevano fra l'altro stnnolare una digmta e un orgoglio di apparte­ nenza che valessero come antidoto alla concmrenza di altre sedi universitarie. D'al­ tronde in questo sforzo di tutela e valorizzazione dell : ateneo bolognese si �pegnaro­ no sia Giovamri II sia i Sedici, soprattutto quando si tratto, di_ attrane o di trattenere con alti salari dottori di particolare fama (ADY, I Bentivoglio cit., PP: 210-2�0). . 30 Tra le realizzazioni più ambiziose e costose promosse da Gwvanm II Benti­ voglio, vi fu il prolungamento fino all'intemo delle mura della navigabilità del Re� no che già in precedenza consentiva di raggiungere Ferrara, pa�e�do dal porto nei pressi di Corticella (tre miglia a nord della città). Dopo due anni di lav�n,_ nel g�n­ naio del 1494, proprio da quel pmto partì il convoglio inaugurale delle nnbarcazw� _ dei _ ni - tra cui il bucintoro che ospitava lo stesso Giovanni e il seleziOnato segmto suoi ospiti illustri - che raggiunse il nuovo pmto _all' !ntemo �i �ort� Galliera tra l� acclamazioni delle autorità e del popolo. Tuttavia l opera SI rilevo ben presto di scarsa utilità comportando enormi spese di manutenzione.


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qu�lla diarchi� c�� gove�ava Bologna; certo la component e più continua, ap­ panscente ed mcisiva a livello locale , ma pur sempre subor dinata all'altro ele­ �ento port�nte di tal� dualità, quello rappresentato dalla struttura legatizia Lo . ncordava �ancabllmente ogni avvicendamento al soglio pontificio, in q�a�to ogm nu?vo pontefice puntualmente rimetteva in discussione le pattui­ zwm precedenti e spesso faceva balenare fino alle minac ce una riconversione verso una soggezione diretta della città e del tenitorio bolog nesi. A questa costante di fondo si aggiunsero insospettat e o dissimulate in­ crinature interne di cui la congiura dei Malvezzi del 1488 probabilmente non fu che la punta emergente . Decisive infine furon o le irruzioni dei mo­ narchi francesi che sconvolsero lo scenario italiano di fine secolo e che de­ terminando la fine del ducato milanese, trascinaron o nella rovina tut�e le entità satellite, compresa la meteora bentivolesca. C�e ai temp� del pontificato di Alessandro VI l'apice della parabola po­ . . l�. tlca di G10v anm II fosse già alle spalle , lo attestano fra l'altro gli eventi di fme secolo, quando gli sviluppi della congiuntura intern azionale mutarono profondamente le prospettive31 . Verso la fine di un equivoco

In def �iva al �amento dei fatti che qui si prendono in esame la pre­ . nza di�ni rmne Giovanm II aveva ormai riposato a lungo sulla citata ambi guità dovut� al fa�to che nella sua stessa figura confluivan o mire, atteggiamenti . e funz10m diverse se non addirittura antitetiche: da un lato era depositario delle prerogative riconosciutegli dalla Chiesa che, quale dominante , era la sola autorità a potergli concedere i privilegi di cui godev a; dall'altro era il tramite delle ambizioni di controllo di Bologna da parte del duca di Mila­ no, di cui Giovanni era divenuto un condottiero Un doppio puntello quan­ . . to mm contraddittorio , dati i continui contrasti tra Rom a e Milano , ma irri­ gidito e reso stabile dalla tenuta dell'e quilibrio instauratos i in Italia. nella seconda metà del XV secolo. �pa:tendo da q�este premesse, si possono ora esaminare con maggior . ia doviz di elementi. di valutazione i fatti e i documenti relat ivi allo scontro 31 Una prima grave avvisaglia si ebbe nel 1494, allorché le notizie sulle inten­ z�oni di .c�lo _v:IT �i venire in Italia provocarono un repentino ritorno alle opere di difesa Sia m citta, sia nel contado. Nell'ultimo quinquennio del secolo le minacce sembrarono svanire nel clima favorevole ricreatosi dopo il rientro in Francia del so­ vrano francese e prima che nuovi pericoli si facessero incombenti. Anche se era uscito indenne dai pericoli delle prime spedizioni dei sovrani francesi Giovanni Bentivoglio dovette presto pagare la debolezza della sua posizione di s;stegno dei duchi milanesi.

IL DECLINO DELLA PSEUDOSIGNORIA BENTIVOLESCA E ALESSANDRO VI 1 97 tra Alessandro VI e Giovanni II, scontro che come tale non costituiva asso­ lutamente una novità, ma che si svolse in circostanze nuove, soprattutto sul fronte della società bolognese. Benché per sommi capi, è quindi necessario riperconere le vicende che portarono a tale scontro . Sono due le fas� congiun�rali che ev�denziano l'incombenza della minaccia papale sul pnmato bentiVolesco e si colloca­ no a cavallo della momentanea ed illusoria tregua che si ottenne coi patti del l o maggio 1501 . . . I pericoli cominciarono a profilarsi come è noto soprattutto m segmto all'alleanza del 1 499 , tra il papa, Venezia e Luigi XII e al contestuale patto di spartizione dei rispettivi obiettivi, che, destinan�o la co'?'quista del �u�a­ to di Milano a quest'ultimo e garantendo al pontefice la piena sottormssio­ ne delle Romagne, rese insostenibile la dicotomia della figura di Giovanni II, quale suddito del papa e nel contempo capitano di u'?' suo avv�rsar�o3 . La caduta degli Sforza e il fallimento del loro successivo tentativo di n­ scossa lo lasciarono disarmato di fronte alla possibile rappresaglia del so­ vrano francese vincitore. L'onerosa pacificazione con Luigi XII pagata nel 1500 a caro prezzo dai contribuenti bolognesP3, determinò una frattura si­ gnificativa tra la comunità e la sua guid�34 e di �onseguenza il manifestar­ si di un dissenso anche nell'entourage anstocratico dove la crescente debo­ lezza dei Bentivoglio suscitava rinnovate ambizioni di leadership. Sventata la minaccia del re francese, si prospettò quasi subito quella in­ dotta dalla nomina a gonfaloniere della Chiesa di Cesare Borgia, la cui in-

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32 Dato che, in base a tale patto, la conquista di Milano e del suo ducato di­ venne la meta riconosciuta del sovrano francese, l'equivoca posizione di Giovanni II emerse in tutta la sua ambiguità. Suddito, per quanto privilegiato, del papa e nel­ Io stesso tempo capitano di un suo grande avversario - Ludovico Sforza - quando inviò a costui un contingente di rinforzo, fu minacciato da Luigi XII . 33 Nel l500 il suo vano appoggio al tentativo di Ludovico il Moro di riconqui­ stare il ducato di Milano lo costrinse a scongiurare la spedizione punitiva di Luigi XII col pagamento di 40.000 ducati. Oltre a dover affron�are le �iffico�tà d�l perio­ . . del­ do la comunità cittadina si vedeva così costretta a tassarsi per gh erron polit1c1 Ia �ua guida, che incrinarono fortemente i reciproci rapporti. Fu indetta una pre­ stanza per raccogliere 43 .000 ducati (40 .000 richiesti da Luigi XII e 3 .0�0 per il ba­ rone francese che aveva fatto da mediatore): Della Historia di Bologna cit., pp. 299300. Da questo momento i Bentivoglio dovettero adottar� ogni s�rategia v?lta a coa­ gulare in propiia difesa la solidarietà civica e a far percepire le rmnac�e nei loro cm�­ fronti - comprese le successive ingiunzioni papali - come attentati all'autonomia cittadina. 34 Ovvio che i successivi esborsi versati al Valentino nel dicembre del l502 per distoglierne le velleità di conquista su Bologna e la sempre pi� bla�da protezi?ne offerta dal sovrano francese, benché comprata a caro prezzo, mcup1ssero ultenor­ mente le prospettive del casato bolognese.


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com�enza si �ece s �mpre più opprimente35, con un crescendo proporziona­ l � a� a��rossm�.arsr delle sue conquiste �n Romagna e delle sue pretese ter­ �rtonah . Tr� l autunn_o del 1500 e la pnmavera successiva in città si visse � ur,to stato �� apprensiOne e di mobilitazione, con episodi che rivelano ten­ swm comum, �a anche dissensi crescenti . Tuttavia la strategia di far sup­ porre al condottiero papale che per conquistare Bologna avrebbe dovuto af­ fro�t�re un� tenace �esistenza, unita alla ricerca di sostegni esterni per la ven�� q�elh ott:nutr furono assai scarsi - consentì di giungere ai patti si­ glat.r rl 1 maggro 1501 . La tregua - ottenuta anch'essa a caro prezz037 _ fu su�rto .offuscata dalla sanguinosa .repressione di una presunta congiura in­ . tema. nvelata �allo st�sso ambasciatore del Valentino38 . Lo scampato peri­ colo mdusse Gwvanm II a concentrare ulteriormente il potere intemo a in­ stau�are un regime ?ispotico e a ricorrere a periodiche ambasciate pr;sso il re franc�se per assicurarsene la protezione in funzione di dissuasione nei co�ronti delle vel!eità di conquista del Valentino . Nell'estate del 1502 però l . e �r�o delle e�es�e a��a�ciate la�ciò in�uieti � vertici bolognesi, poiché Lmgr XII mamfesto a pm nprese l mtenzrone dr non volersi curare delle faccende della Chiesa. Era una sorta di disimpegno che sembrava lasciare Bologna al �u� destino, tanto che la reazione fu quella di ricorrere a nuovi reclutamenti dr truppe mercenarie . Era l'avvisaglia di una nuova offensiva d�l ,Valentino, che infatti non tardò a farsi minaccioso, adducendo la volontà dr liberare Bologna dalla tirannia dei Bentivoglio . La seconda fase congiunturale presa in esame inizia da qui ed è senz'al­ tro quella più rivelatrice. Si aprì il 2 settembre 1502, quando il Valentino con_

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35 Q�e�te �pprensioni valsero a rivelare una forte opposizione intema e nei me-

SI successrvr spmsero Giovanni a nuove odiose purghe.

3� Al di là de�li irn:un:erevoli accostamenti che.si son fatti tra comportamenti del Valentmo e le teonzzazwm del Machiavelli, tali pretese dimostrano abbastanza chia­ ram�nte com� la stra�e�ia di Ce�ar � o�·gi� risp�ndesse ad una coerenza e ad una pre­ � . me�rtazwne m�.Iscuti?ili.. �on e diffrcile infatti scorgervi quell'atteggiamento che . a t��tr condottieri e capr politico-militari disseminati nella storia ha consentito irresisti­ bili �va�ate ba�ate sulle �nacce e sul progressivo indebolimento della controparte; : la s�ategra dr chi con una sistematica aggressività riesce a ottenere cedimenti continui dagli avversari i �uali nell'intento illusorio di arginarlo , lo rafforzano ulteriormente e : nel contempo linntano sempre di più le loro capacità di difesa. 37 C�n fr� l'al.tro �a ces�ione di castelbolognese e il pagamento per tre mesi di . cento merce�an da nn �r�garsr. n �lla remtegrazione dei Medici alla guida di Firenze, nel socc so recrproco e ar nspettrvr �eati: [)_ella Historia di Bologna cit., p. 304. �� �uesta volta �e. �u�o :rttime gli ex f�delissimi Marescotti. Nel maggio del . . 1�0 1 , Ermes u�o der frgli dr Gwvann.i elrmmo alcuni membri di tale famiglia, una dr quelle che pm avev�no sostenuto i Bentivoglio nella loro affermazione (non a ca­ s� �arescottr, Can�tolr - n �ici sto�ici d i Bentivoglio - e Malvezzi sostennero poi � � Gmlro II nel suo drsegno dr nconqmsta dr dominio diretto sulla città).

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eluse il suo incontro con Luigi XII, avendone ottenuto un implicito permesso ad espandere il proprio dominio fino ad includere Bologna. Ciononostante quell'impresa, divenuta in tal modo possibile e .imminente, dov.ette e� ser p�·o­ di MagtO­ crastinata a causa della riscossa del duca di Urbmo e della congmra ne. Fu in questo frangente gravido di ansia, nell'attesa delle prime mosse del condottiero, che a Bologna si misero in atto contromisure prevalentemente dis­ suasive. Ai tentativi dei Borgia di minare il presunto legame tra la comunità cittadina e i Bentivoglio, costoro risposero cercando di esibire una coesione in­ dissolubile tra loro e una comunità dotata uno spirito civico indomito, pronta alla strenua difesa e sdegnata dalla rottura dei patti da parte di Cesare Borgia . All'ingiunzione che a metà settembre papa Alessandro inviò a Giovanni II e ai suoi figli perché si recassero alla cmte papale per rendere conto del loro ope­ rato, si decise di rispondere proprio manifestando tale coesione . I Bentivoglio e i loro fedeli aprirono allora un duplice fronte rivolto da un lato naturalmente verso l'estemo, per indurre il papa e il Valentino a re­ cedere dai loro propositi e per trovare solidarietà e appoggi tra i tanti sotto­ posti ad analoghe minacce; dall'altro verso l'intemo, pu.nt�ndo a far perce­ pire ai concittadini l'incombenza di una comune sottormsswne e della con­ seguente perdita della presunta libertas civica in vista dell'ulteriore prelie­ vo che si stava prospettando . n primo aspetto fu ovviamente curato attraverso le decisioni di vertice e le relazioni diplomatiche. Su una ben presumibile pressione di Giovanni II, le componenti dell'aristocrazia bolognese furono indotte a manif: stare un'assoluta compattezza, opponendo alla convocazione del papa ner con­ fronti dei Bentivoglio il loro divieto a che questi ultimi lasciassero la città . Naturalmente il pontefice non ammise la fondatezza della scusa e ne attri­ buì l'invenzione agli stessi Bentivoglio che, meritando in tal modo la sco­ munica, avrebbero dovuto sottoporsi al giudizio di alcuni cardinali . Fallito questo tentativo e terminato il suo effetto dilatorio, per i Benti­ voglio divenne essenziale far risaltare la strenua resistenza che la città avrebbe opposto a qualsiasi prova di forza . Sul fronte intemo, per coinvolgere e mobilitare l'intera cittadinanza, si mise in atto un piano propagandistico capace di raggiungere tutti i capifa­ miglia. Da quel lato il momento era delicato, non solo per l'incombenza delle minacce papali, ma anche e soprattutto perché si profilava la necessità di gravare di nuovo sui contribuenti bolognesi con .i prelievi necessari al� l'accumulo di somme adeguate o al reclutamento dr truppe o ad eventuali proposte di riscatto. È evidente che era interesse di Giovanni II e dei suoi fedeli riuscire a far identificare le loro sorti con quelle dell'intera comunità cittadina, chiamata comunque a nuovi sacrifici . In un clima di mobilitazio­ ne generale la domenica del 16 ottobre 1502, in quattro delle chiese princi­ pali della città - San Giacomo, Santa Maria dei Servi, San Francesco e San Domenico - i capifamiglia dei vari qumtieri furono convocati per ascoltare


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gli appelli pronunciati da oratori accuratamente prescelti: rispettivamente Filippo Beroaldo, Bonifacio Fantuzzi, Virgilio Ghisilicri e Floriano Dolfi39 . Riconendo spesso ai toni drammatici consoni ad un'ora fatale, le loro orazioni fecero perno sulla difesa dell'autonomia, ma con una moderazio­ ne di contenuto che tradisce il contemporaneo intento di mantenere aperto il dialogo con Roma. Per infiammare gli animi e predisporli alla difesa ad oltranza, si inneggiava sì alla libertas, ma poi il riferimento esplicito non era ad un'autonomia assoluta, bensì a quella limitata e regolamentata dei Capitoli di Niccolò V. Anche perché in tal modo ci si appellava ad un si­ stema riconosciuto e sperimentato a lungo, in cui istanze locali e autorità pontificia si integravano, pur mantenendo la dovuta riverenza al dominio papale . Ricordare poi che quei patti avevano avuto ripetute conferme dai pontefici precedenti consentiva di mettere sotto accusa le pretese di Ales­ sandro VI, che apparivano ancor più contraddittorie se si considerava che anche lui stesso per due volte li aveva approvati. L'evidenza dell'errore del papa venne utilizzata anche per dedurne la vanità delle sanzioni spirituali comminate ai bolognesi , che al contrario anche al cospetto di Dio avrebbe­ ro potuto contare sugli indubbi meriti di chi difende la propria patria. Alle argomentazioni di carattere politico gli oratori aggiunsero gli enco­ mi nei confronti dei Bentivoglio, artefici e difensori di quel sistema ideale ba­ sato sulla mediazione e sulla moderazione alle quali si contrapponevano gli scenari catastrofici dell'occupazione da parte del Valentino , noto per la cru­ deltà nei confronti dei suoi sudditi . Erano questi i passaggi necessari per por­ tare le orazioni al loro scopo immediato : quello di indmTe tutti i cittadini a par­ tecipare alla raccolta dei contributi necessmi ad approntare le difese . Su que­ sto punto l'orazione tenuta dal Dolfi in San Domenico appare particolarmen­ te significativa, in quanto rivela un timore che doveva essere evidentemente sentito presso la cerchia oligarchica che attomiava i Bentivoglio. Ammetten­ do che era stata la nobiltà a beneficim·e maggiormente delle attività e delle pre­ rogative degli organi di governo, l'oratore volle prevenire una dissociazione dei cittadini esclusi da quel sistema. La 'diabolica tentazione ' di non soccor­ rere la causa comune andava respinta sia in considerazione della generosità sempre dimostrata dai nobili per la libertà, sia in nome del premio in gloria e beatitudine che spetta a chi difende la propria patria . La defezione dei ceti ormai esclusi dalle leve del potere doveva dun­ que essere considerata quanto meno possibile, se non probabile e vi si cer­ cava di oppone il richiamo ad una solidarietà che desse per scontato che la salvaguardia dell'indipendenza cittadina si identificava con la conservazio­ ne del primato dei Bentivoglio e del patriziato che lo circondava . Su tale postulato la perdita della coesione civica avrebbe consegnato l'intera co-

una munità in mano al Valentino e sarebbe andata . a scapito di tutti, poiché città sconfitta ha ben poco da poter rivendicare. . . . Se, come è presumibile , le orazioni rispecchiavano attese e nchteste d1 Giovanni II, se ne può dedurre che egli era ben consapevole che al �o­ mento le minacce per il suo primato non gli giungevano solo dal Valentmo e dal papa, ma anche dall'interno , dove i sintomi del logor.amento del .suo potere si manifestavano anche nelle tensioni e negli eccessi delle congmre più o meno presunte. . . . La difesa dei Bentivoglio dai Borgta fu dunque ncercata �appn�a .con l'appello alla solidarietà civica e P?i, grazie ali? sf�r�o collettivo det c�tta­ dini bolognesi, ottenendo l'appoggio oneroso dt Lmgt XII . Fu questo ntro­ vato appoggio a fm· desistere il Valentino d� ':ln'impr�sa che era alla su� por­ tata, ma che l'avrebbe condotto ad un possibile conflitto col sovrano france­ se . Fu in queste circostanze che si pervenne alla pace separata,, che da un .la­ to salvò il primato bentivolesco a B �l?gna e �a� '.altr� garanti al Valentm? un ulteriore sostegno economico e rnihtare. Dtfftcile dtre se � a lung� termi­ ne e senza che intervenisse la morte di Alessandro VI, quegli accordi avreb­ bero potuto reggere, dato che in fondo Giovanni II vi aveva giocato la sua ultima carta, compromettendo in pratica un eventuale futuro sosteg�o del so­ vrano francese e presentandosi di nuovo dismmato al suo avversano: �erto così egli conservò il suo primato su Bologna, m� ad un pre�zo elev�ttsstm�, quello di un ulteriore indeboliment� dell� sua �tgura d1 gmda,. u� mdeboh­ mento che si sm·ebbe manifestato ne1 suOI stessi comportamenti dt fronte alle pressioni di Giulio II neU' �nenz� �ella definitiva cadut�. . In conclusione, alla luce d1 una vtswne che supera la loro brev� dura­ ta, penso che si possa affermare che gli eventi di inizio secolo fec�ro m �ra- . tica precipitm·e una situazione già ampiament� compromessa per 1 � enttvo­ glio, una situazione che li spinse . a, tentm·e .il tutto per tutto ��li es�remo sforzo di aggregare l'intera comumta nella difesa del loro donnmo, presentandosi come alfieri dell'autonomia civica. . . . Solo così si può spiegare l'esplosione �i :a�cor� sop�to eh� s� coghe nel messaggio che nel 1 507 i Quaranta constghen des1g�at1 d� Gmli? II a!­ fidarono all'ambasciatore mandato a Luigi XII. A proposito dei Bentivo.gho da poco fuggiti occmTeva fargli intendere «c�e, non � vero. eh� l?1�o s�ano desiderati dal popolo né da alcuno di ques�a c1t�a, a�1 pe�· � so� snns�n. de­ portamenti sono molti exosi a tutti i magistrati, alli nobili, alli artefici, al popolo, alla plebe et a tutti li sudditi dell� �ità. et contà di Bologna p�r. non se trovare persona che non sia stata lesa nnunata, oppressa et danmiftcat� da loro in le persone, in l'honore o in la r�bba nel t�mp� che occupav�no il dominio in questa città, in modo che da crascuno s1 d�s1derava l� partt�a �t la expulsione et absentia loro»40. Certo una camaleontica espressione d1 dt-

39 FLORIANO DOLFI, Orazione in difesa della patria (1502), a cura di V Gmsn, Bologna 1900; DE BENEDICTIS , Repubblica per contratto cit., pp. 156-164.

40 R. PATRIZI SACCHETTI, La caduta dei Bentivoglio e il ritorno di Bologna al

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sprezzo nei confronti di un vinto, ma che qualche fondamento lo doveva pur avere! non so se da questi episodi si possa trarre qualche conclu­ . eSinceramente sw � sulla strategia complessiva di Alessandro VI e del Valentino. I continui aggmstamenti e un'indubbia attitudine a sfruttare le opportunità del momen­ to non sembrano deporre per una chiara e puntuale programmazione di un progetto . �he pu.nta�se ali' edificazione di uno stato centralizzato. Quello che �el l?ro Itmerarw SI può scorgere è la volontà di riportare sotto controllo ter­ nton della �hiesa in cui signori o pseudosignori esercitavano di fatto un po­ ter� spes�o � �onflitto con l'autorità papale. Dunque ben poco di nuovo nel­ le mtenzwru nsp.etto a quanto tante volte altri papi e capitani della Chiesa avevano pe�segmto, soprattutto nei primi tempi dei pontificati, quando era oppmtuno naffermare l'effettiva pmiata di un dominio non solo fmmale. Ciò che semmai Iispetto a questi atteggiamenti ricorrenti connota l'azio­ ne del Valentino è la determinazione e una certa lucidità nel cercare di far le� v� sulle c?�trad�i�ioni di ?gni. pote�·e. consolidatosi a livello locale . Aspirazio­ ru e conflitti sopiti erano li a disposiziOne, nelle oligarchie cittadine come nel­ le c?nfmmazioni teiritoriali. Ciononostante mi sembrerebbe strano che il Va­ �entmo ?on avesse �lmen� un progetto complessivo per la sua impresa, che � ?ene ncord�"lo.-nmase mcompleta, come spesso accade nella stmia, più per l nnponderabile mtervento del caso che non per un manifesto fallimento. Dopo la morte di �lessan�ro VI ( 1503), la comunità bolognese, già gravata dalle spese previste dagh accordi,_ fu colpita da una serie di calamità naturali - un'ennesima carestia, un'epidemia e un te1Temoto - che la pro­ strarono ulteriormente. reludio alla conclusione di una stagione di assestamento delle . E�a il �mterne dmannche alla società bolognese, nella quale l'illusorio avvicina­ mento all'autonomia aveva assunto le sembianze e lo sfarzo del suo ultimo 'quasi signore'41

domi!1i� de�la Chiesa, «Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Provmc1e di Romagna», n. ser., 2 (1950-1951), p. 139. . 41 Con l'ingresso di Giulio II (11 novembre 1506) la magistratura dei Sedici fu abolita e dal gennaio 1507 sostituita da un consiglio di Quaranta membri designati dal pap� e � �·es�aurata (anche. se non er� mai scomparsa) l'autorità del legato secondo i Capzt()lz di �Iccolo, V. Tra Il 20 maggio 1511 e il giugno 1512, col rientro di Anniba. . 1� Ben�IVoglio s� ebbe il ripristino del collegio dei riformatori (3 1 sotto la presidenza di Anmbale); pm do�o la nuova espulsione di quest'ultimo si tomò al consiglio di no­ rm..na papale. In segm�o, con la morte di Giulio II e l'avvento di Leone X , il consiglio dei Quaranta venne di nuovo abolito a favore di un collegio di 39 componenti chia­ mato senato, che aveva le stesse prerogative che erano state dei Sedici rifmmatori se­ condo i Capitoli di Niccolò V. Questo 'senato' si sarebbe mantenuto fino al 1796 :

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Asp etti della fiscalità pontificia nella Marca di Ancona alla fine del Quattrocento

Dall'esame dei registri dei conti dei tesorieri provinciali, conservati presso l'Archivio di Stato di Roma, e delle fonti dell'Archivio Segreto Va­ ticano emergono, alla fine del Quattrocento, nella Marca di Ancona, carat­ teristiche precocemente innovative dell'ordinamento fiscale pontificio che portano a compimento processi già in atto durante i pontificati dei prede­ cessori di Alessandro VI Borgia. Nel 1733, Leone Pascoli così introduceva l'analisi delle rendite della provincia: «Potendo la Marca per la fe1tilità non meno che per la popola­ zione giustamente chiamarsi la Lombardia dello Stato della Chiesa, da es­ sa più che da ogni altra provincia trae di sugo e di frutto il nostro princi­ pe»1. Ricorrendo ad un'efficace similitudine, il Pascoli sintetizzava il dato peculiare e caratteristico della provincia in rapporto alle altre: la cospicua capacità contributiva confermata, peraltro, dall'esame delle fonti per tutta la durata del secolo XV. Per un periodo scarsamente documentato, il Part­ ner nello studio dedicato al pontificato di Martino V Colonna, calcola gli introiti delle taglie2 della Marca di Ancona ascendere nel 1426 ad un totale di fiorini 34.2863, destinati in larga paìte al pagamento delle truppe merce­ narie. Un'entrata sicuramente considerevole, qualora si consideri che nello Colonia LEONE PASCOLI, Testamento politico di un accademico fiorentino , 1733, p. 95 . castelli doveva­ 2 Per l a taglia, che era i l contributo che i l comune e i suoi one e della strazi mmini no ogni anno alla Camera apostolica, per le spese dell'a ze papali, finan delle storia difesa della provin cia, cfr. C. BAUER, Studi per la, 150 (1927 ), p. 334; D. CEe­ » Patria Storia «Archivio della Società Romana di provinciale della Marca di Anco na, Mi­ CHI, Il Parlamento e la Congregazione registro della tesore­ lano 1965, pp. 105-1 08; M. CRISTOFARI MANCIA , Il primo to 1974, pp. 47-49; -Spole Roma , ria di Ascoli (20 agosto 1426-30 aprile 1427) ale della Marca gener ere tesori i Fatat io Anton di E. LODOLINI, I libri dei conti Deputazio­ della rie Memo (1449-1453) nell 'Archivio di Stato di Roma , «Atti PARTNER, P. 44; 143-1 pp. ), (1966 4 ne di Storia Patria per le Marche» , ser. VIII, the tem­ of t nmen gover and ion istrat admin The Papa l State under Martin V The 16. 113-1 , 1 1 1956, pp. 110-1 poral power in early fifteenth century, London della ciale provin ia tesorei della i 3 n calcolo è confermato dall'esame dei registr del­ uscite Le 6. e 5 regg. 2, b. , Marca ciali, Marca,ASR, Camerale I, Tesoreiie provin iia tesore della i registr Nei 45. 4 32. fiorini a ntano ammo la tesoreria nello stesso anno 38 o 40 di , ducato il o provinciale della Marca è usata come moneta di conto il fiorino 1

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stesso anno il Patrimonio di S . Pietro forniva 1 3 .000 fiorini, il ducato di Spoleto circa 3 .000 fiorini, e la regione dominata da Perugia (esclusa Città di Castello), poco più di 3 .000 fiorini4. Il trend positivo della provincia è confetmato alla fine del Quattrocen­ to dal bilancio della Camera apostolica del 1480-8 1 , edito dal Baueii, dal quale si evince che la Marca ha un gettito complessivo di circa 24.000 du­ cati non comprensivi dei redditi delle licenze per l'esportazione del grano (tratte), che ammontano a 8 .500 ducati, a fronte di spese di ducati 14.0006 . Nell'inventario, per cespiti, delle entrate e delle uscite della Camera apostolica del 1525, pubblicato dal Monaco, le entrate della tesoreria della Marca, sommate però a quelle della tesoreria di Ascoli, del ducato di Spo­ leto e della salara della Marca, assicurano un'entrata di due. 32.100, in ra­ gione di giuli 10 per ducato, a fronte di spese di poco superiori ascendenti a due. 32.3967. Tra il '500 ed il '600 il positivo andamento della provincia non si in­ terrompe e lo Stumpo rileva come essa occupasse un posto di particolare ri­ lievo nell'analisi della fiscalità dello Stato della Chiesa, in quanto conside­ rata da Roma e dalla Camera apostolica una delle provincie più ricche del­ l'intero Stato e delle più densamente popolate. Nel 1 576 la sola tesoreria forniva un gettito di ben 62.015 scudi di moneta e altri 65.460 scudi prove­ nivano dal sussidio triennalé: la più alta quota in assoluto tra le provincie, seguita a distanza dalla Romagna e dall'Umbria (rispettivamente, 43 .300 e 42.196 scudi). Il progressivo aggmvarsi del carico fiscale in tutto lo Stato della Chiesa non rispanniò neppure la Marca le cui entrate nel 1619 e nel 1657, in percentuale, costituivano, rispettivamente, il 1 8 ,2% ed il 1 8 ,8 % delle entrate di tutto lo Stato. Fra il 1 576 e il 1657 il gettito fiscale della

bologillni . n bolognino corrispondeva a 24 denari. Cfr. CRISTOFARI MANCIA, Il primo registro cit., pp. 29-30, note 1-2; LODOLINI, I libri dei conti cit., p. 143 . 4 PARTNER, The Papa[ State cit., p . l l5. 5 BAUER, Studi per la storia cit., pp. 342-343. 6 Per superare la difficoltà rappresentata dai diversi tipi di monete usate nelle tesorerie provinciali, il Bauer effettua il computo dei proventi in base al rapporto l ducato 72 bolognini. 7 M . MONACO , L a situazione della Reverenda Camera Apostolica nell'anno 1525, Roma 1960 , pp. 84-85; ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Marca, b. 22, reg. 6 1 . 8 n sussidio triennale fu imposto da Paolo ill con bolla del 2 settembre 1543 , nella misura annua di 300.000 scudi d'oro a ragione di giuli l l per scudo, e sostituì l'aumento del sale e tutti gli altri pesi straordinari, che vennero aboliti. Cfr. E. Lo­ DOLINI, L'archivio della S. Congregazione del Buon Governo (1592-1847), I, Roma 1956, p. Lill . =

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Marca venne triplicato e essa, dopo Roma, divenne la più importante fonte di entrate dello Stato9. Questa circostanza sicuramente stimolò la cura con cui i pontefici nel corso del Quattrocento, esplicarono nella provincia un'attenta politica di re­ cupero e di salvaguardia delle competenze del potere centrale a partire da Martino V, che attuò tale disegno attraverso la centralizzazione ammini­ strativa e finanziaria e la lotta contro i signori ribelli, che una volta abbat­ tuti, non ebbero più alcun peso politico10. Altro elemento di cui tener conto è l'assetto territoriale della provincia, in cui le varie formule di governo locale e la posizione delle singole terre di fronte al pontefice fanno sì che essa si presenti frammentata in polarità istitu­ zionali e politiche che si moltiplicano nel corso dei secoli XV e XVI senza tuttavia, come avverte lo Zenobi11, contrastare una serie di motivazioni e di istituti che danno ragione alle perduranti concezioni unitarie della provincia della Marca estesa dal Foglia al Tronto, riscontrabili nella dottrina e nella sto­ ria locale dal sec. XV al XVlll. Alcuni comuni, quali Ancona, Macerata e Fermo, conservarono una notevole sfera di autonmnia rispetto al legato; l'e­ lezione dei magistrati cittadini spettava al popolo, mentre il rappresentante pontificio non aveva sostanziali poteri nell'amministrazione delle città e del contado. Nelle città situate sui centri montuosi, la realtà comunale non aveva mai raggiunto una fmie consistenza per le sfavorevoli condizioni geografi­ che, che non petmettevano la costruzione di adeguate vie di comunicazione e il fabbisogno alimentare era soddisfatto piuttosto dalla produzione del la­ tifondo feudale; nella campagna marchigiana era diffusa una ricca feudalità che contendeva ai ceti popolari il governo dei comuni minori e il controllo del contado12 . Le comunità della Marca, nel corso delle contrapposizioni e delle controversie che si presenteranno durante i secoli XV-XVIll, in ordine allo status e al grado di ciascuna di esse, tanto rispetto al pontefice, come rispet­ to ai signori e alle altr·e comunità, faranno ricorso ed appello alle Costituzio­ ni egidiane e, patiicolatmente, all'elenco che le suddivideva, in base alla ca­ pacità contributiva, in maiores (Ancona, Fermo,.Camerino, Ascoli, Urbino),

9 E. STUMPO, La gestione delle tesorerie provinciali nello Stato della Chiesa Roma fra Cinque e Seicento , in La Marca e le sue istituzioni al tempo di Sisto V,

1991 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 201), pp. 53-54. PARTNER, The Papa[ State cit., pp. 195-196. B .G. ZENOBI, L'assetto territoriale dal XV al XVIII secolo , in La Marca e le sue istituzioni cit. 12 M. CARAVALE, Lo Stato pontificio da Martino V a Gregorio XIII, in M. CAd'Ita­ RAVALE-A . CARACCIOLO , Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, in Storia 13-14. pp. 1978, lia, diretta da G. GALASSO , XVI, Torino 10 11


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magnae, mediocres, parvae e minores13• Lo Zenobi scrive che «i tratti gene­ tici del potere pontificio in periferia hanno un forte sapore pattizio che si con­ tinua fino al secolo XVIII» , per cui i pontefici non possono mantenere il con­ trollo temporale dei propri Stati senza ottenere un minimo di consenso tra le forze dominanti in periferia14. In un primo momento, fra XIV e XV secolo, nel pieno della crisi, lo scopo viene perseguito attraverso l 'utilizzo dell'isti­ tuto del vicariato apostolico in temporalibus15 , gravemente lesivo delle entra­ te fiscali della Santa Sede e dell'unità delle province assoggettate. Nella se­ conda metà del '400, si manifesta nella provincia della Marca, in ordine al­ l'assetto territoriale, un trend che, a parere dello Zenobi, persiste fino all'età napoleonica e che è rilevatore dell'atteggiamento del potere centrale nei con­ fronti degli spazi e delle forze della petiferia. L'accentuata persistenza di go­ verni separati va ricercata nelle ricorr-enti tentazioni nepotistiche dei vertici della gerarchia ecclesiastica. Attraverso la concessione in signoria a favore di personaggi fidati, quali i propri congiunti, in sostituzione di vicari troppo riot­ tosi o difficilmente controllabili, quali i Malatesta e Francesco Sforza, che co­ stituì la sua signoria nella Marca dal 1433 al 1447 , i pontefici perseguirono, nel corso del '400, una politica di controllo del territorio che non poteva pre­ scindere dal consenso dei poteri operanti in periferia16 • Alla fine del secolo XV ad una Marca sempre in gran parte sottoposta al rettore ormai stabil­ mente residente a Macerata, si sottraggono ormai segmenti parziali come il ducato dei Montefeltro (prossimi all'estinzione e che detengono Urbino, Fos­ sombrone, Cagli, Gubbio, il Montefeltro stesso e la Massa Trabaria), le si­ gnmie degli Sforza a Pesaro, dei Della Rovere a Senigallia, dei Piccolomini a Montemarciano, degli Ottoni a Matelica, dei Varano a Camerino e il gover­ natorato di Fano, sottratto ai Malatesta17. A fronte di questa realtà caratterizzata da una notevole frammentazio­ ne istituzionale, nel periodo compreso tra il concilio di Costanza e il conci,

1 3 B .G. ZENOBI, Ceti e potere nella Marca pontificia, Bologna 1976, pp. 22-23. 14 ZENOBI, L'assetto territoriale cit., p . 22. 15 Sull'istituto del vicariato apostolico cfr. CRISTOFARI MANciA, Il primo regi­ stro cit., pp. 3-5; PARTNER, The Papa! State cit., pp. 186-192. 16 · Già Martino V aveva rafforzato Guidantonio da Montefeltro, marito di sua nipote Caterina, per meglio controllare la situazione territoriale della Marca; nella seconda metà del secolo, Pio II colloca i nipoti Piccolomini a Montemarciano (1463); Senigallia e il vicariato di Mondavio, resi liberi dal crollo malatestiano, ven­ gono assegnati dal pontefice Sisto N al nipote Giovanni Della Rovere (1474); nel 1508 Giulio II Della Rovere concede al nipote Francesco Maria l'investitura del du­ cato urbinate alla morte dell'ultimo Montefeltro, consentendogli di mantenere Se­ nigallia e il vicariato e di aggiungervi Pesaro all'estinzione degli Sforza (1512). 17 ZENOBI, L'assetto territoriale cit., pp. 16-21.

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lio di Trento, lo Stato pontificio perseguì un'azione politica concreta e rea­ listica, quella cioè di impon-e la propria autorità fiscale solo negli spazi con­ sentiti dagli ordinamenti particolari territoriali, rifuggendo dal tentativo di impone un'imposta generale che colpisse tutte le terr-e di dominio diretto, i vescovadi e le signorie18. Tale ordinamento fiscale, solo in apparenza sem­ plice e lineare, testimonia che la Sede Sede non aveva elaborato un proget­ to teorico unitario per l'esazione temporale, né tanto meno si proponeva di impon-e uguali provvedimenti fiscali in tutte le terr-e del suo dominio, ma proprio dalla stretta aderenza alle diverse situazioni locali scaturiva l 'atti­ colata complessità e varietà delle forme e dei contenuti di tale ordinamen­ to. Questa è la tesi ribadita dal Caravale19, a conclusione di un saggio nel quale vengono esaminati pmticolmmente alcuni registri delle tesorerie pro­ vinciali dello Stato pontificio, insieme con documenti generali di entrate e uscite del sec. XV, per tratteggim·e i vari momenti dell'evoluzione del si­ stema fiscale pontificio che è il fmtto della mediazione di due opposte esi­ genze: il rispetto degli ordinamenti locali da un lato, e l 'affermazione del dominio temporale della Chiesa dall'altro. Tale posizione interpretativa, in parte difforme dall'altra che tratteggia un quadro di fmte crescita dei pote­ ri papali con il conseguente sviluppo di un organismo statale dal carattere assolutista e relativamente accentrato20, individua nel sec. XV il periodo del consolidamento di tale sistema, a partire dagli incetti inizi del pontificato di Martino V fino all'introduzione dell'innovativo sistema dell'appalto delle riscossioni, affermatosi alla fine del secolo. Fonte primaria per lo studio dell'evoluzione del sistema fiscale ponti­ ficio sono indubbiamente i libri di entrate e uscite delle tesorerie provin­ ciali, raccolti nel fondo Camerale I dell'Archivio di Stato di Roma. Sebbe­ ne riferita alla situazione della metà del Cinquecento, l 'avvertenza dello Stumpo sull'uso di tali fonti per cui: «il semplice spoglio dei registri delle tesorerie provinciali non è sufficiente a cogliere il peso fiscale gravante sul­ la provincia»21 , va accolta anche per quanto riguarda il '400 , quando si ri­ levano nella Marca, accanto alla tesoreria, altre e diverse realtà fiscali e isti­ tuzionali.

18 BAUER, Studi per la storia cit., p. 336. 19 M. CARAVALE, Le entrate pontificie, in Roma capitale (1447-1527), (Atti del Convegno di Studio del Centro di studi sulla civiltà del tardo Medioevo, San Mi­ niato 27-31 ottobre 1992), a cura di S . GENSINI, Pisa 1994 (Collana di Studi e Ri­ cerche, 5), pp. 240-241 . 20 S. CAROCCI, Governo papale e città nello Stato della Chiesa. Ricerche sul Quattrocento, in Principi e città alla fine del Medioevo (Atti del Convegno di Studio del Centro di studi sulla civiltà del tardo Medioevo, San.Miniato 20-23 ottobre 1994), a cura di S. GENSINI, Pisa 1996 (Collana di Studi e Ricerche, 6), pp. 149-150. 21 STUMPo, La gestione delle tesorerie provinciali cit., p. 52.


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L'esame condotto sui registri della tesoreria per il Quattrocento attesta un assetto piuttosto stabile delle entrate e delle uscite della provincia che, del resto , a confronto con le altre, si presenta quella con la fisionomia più precisa dal punto di vista amministrativo22. Le tesorerie provinciali, costi­ tuiscono il cardine della fiscalità temporale ed anzi la loro introduzione co­ stituisce, a parere dello Stumpo, la prima novità di rilievo dell'ordinamen­ to pontificio rispetto ai coevi sistemi fiscali degli stati cittadini e di quelli feudali, mentre la seconda innovazione va ricercata nella loro gestione tra­ mite l 'appalto a compagnie bancarie private23 . Il tesoriere provinciale, le cui competenze erano state fissate dalle Costituzioni egidiane, riscuoteva nella provincia le imposizioni di natura statuale dovute alla Camera dalle singole comunità e con tali introiti pagava le spese della curia provinciale; amministrava la giustizia fiscale per mezzo di un suo tribunale, distinto da quello del governo della provincia e concordava con il governatore le com­ posizioni sulle pene. Era la figura preminente dell'amministrazione provin­ ciale; nell'esercizio delle sue prerogative era autonomo24 e spendeva, su or­ dine del capo della provincia, soltanto per quelle spese che rientravano nel­ la competenza dell'alto magistrato (essenzialmente stipendi) , per tutte le al­ tre dipendeva direttamente da Roma. Tra la fine del Quattrocento e la pri­ ma metà del Cinquecento , ricorda la Pastura, si assiste ad una radicale mo­ dificazione della natura della carica: da funzionari stipendiati alle dirette di­ pendenze della Curia romana, i tesorieri si trasformano in appaltatori delle entrate camerali, legati alla Camera nori solo e non più da un rapporto di di­ pendenza gerarchica, ma da un contratto di appalto25 . Certamente la diffu­ sione del sistema dell'appalto garantiva alla Camera apostolica un'entrata sicura e consistente, costituita dal prezzo di locazione delle tesorerie e per­ metteva, inoltre, di chiedere alla compagnia mercantile appaltatrice prestiti garantiti dalle riscossioni dell'ufficio stesso. D 'altro canto l'appaltatore

22 R. VoLPI, Le regioni introvabili. Centralizzazione e regionalizzazione dello Stato pontificio , Bologna 1983 , pp. 35 e ss. 23 STUMPo , La gestione delle tesorerie provinciali cit., p. 5 1 .

24 La Cristofari Mancia scrive che, all'inizio del dominio temporale, l'esazio­ ne delle rendite nelle province fu affidata ai rettori e solo successivamente ai teso­ rieri che, nel sec. XIII, erano ancora alle dipendenze del rettore in qualità di suoi uf­ ficiali. Ma dall'inizio del sec. XIV fino al pontificato di Mattino V, che ne ampliò le competenze, le prerogative del tesoriere vennero rese autonome dal rettore della provincia. Cfr. CRISTOFARI MANciA, Il primo registro cit., p. 23; PARTNER, The Pa­ pa! State cit., pp. 102-105 . 25 M.G. PASTURA, Tesorerie e depositerie, in La Marca e le sue istituzioni al tempo di Sisto V, Roma 1991 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 201), pp. 191-192.

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aveva tutto l 'interesse a rendere vantaggioso e continuo il prelievo che gli era stato attribuito per arrivare ad un bilancio attivo della propria gestione; in tal modo le comunità venivano sottoposte ad una pressione fiscale più ef­ ficace rispetto al periodo precedente, mentre la sovranità pontificia ne usci­ va rafforzata26. Il sistema delle riscossione delle imposte, basato sull' appal­ to delle tesorerie provinciali e dei tributi diretti e indiretti nello Stato pon­ tificio, decollò potentemente nel corso del Cinquecento e del Seicento e si conservò forse troppo a lungo, tanto da diventare nocivo. Lo Stumpo ricor­ da, in proposito, la critica condotta nel 1733 da Leone Pascoli a tale siste­ ma che aggravava i costi di gestione della riscossione delle imposte, pena­ lizzando i contribuenti. I profitti, inoltre, essendo gli appaltatori in maggio­ ranza forestieri, non rientravano nel circuito dello Stato ma erano goduti al­ l'estero27 e, per di più, l' appalto delle riscossioni impediva la formazione di un ceto burocratico medio nell' ambito dello Stato, ostacolando la centraliz­ zazione burocratica dell'apparato statale28. L'attuazione del processo di trasformazione del molo del tesoriere, da funzionario pontificio ad appaltatore, varia nei tempi e nei modi da luogo a luogo, anche in considerazione di quelle che erano le rendite garantite dal­ le singole tesorerie. La tesoreria della Marca, pertanto, proprio per la co­ stante e cospicua capacità contributiva, non poteva non attirare precoce­ mente l'interesse dei ceti mercantili tanto che, attraverso l'esame dei docu­ menti contabili della tesoreria, è possibile focalizzare il primo manifestarsi di quel fondamentale processo di trasformazione della fiscalità pontificia in età moderna rappresentato, appunto, dall'alienazione, a partire dalla fine del sec. XV, delle rendite fiscali e patrimoniali dello Stato alle grandi case mercantili romanam curiam sequentes e il conseguente avvio di una più stretta alleanza tra Curia pontificia e case bancarie. Il pontificato di Alessandro VI, che aveva rivestito la carica di lega­ to della Marca nel 1457, è considerato il momento nel quale più solidi si fanno i rapporti tra la Curia e le grandi compagnie bancarie attive a Ro­ ma che, per tal via, finiscono per influire in maniera determinante sullo svolgimento della politica temporale del papato. A loro il governo ponti­ ficio delega la riscossione delle entrate temporali, rinunziando a far fun­ zionare l 'antico apparato burocratico-finanziario al cui miglioramento i

26 M. CARAVALE, Lafinanza pontificia nel Cinquecento. Le province del Lazio, Napoli 1974, p. 11. 27 PASCOLI, Testamento cit., p. 57. 28 E. STUMPO, Il capitale finanziario a Roma fra Cinque e Seicento . Contri­ buto allo studio della fiscalità pontificia in età moderna (1570-1660) , Milano 1985, p. 99.


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pontefici del Quattrocento avevano dedicato particolare cura e il sostegno delle grandi case mercantili e bancarie diventa indispensabile al Papato per la conduzione dell' azione spirituale e temporale. Nella tesoreria della Marca questo processo si rileva in anticipo rispetto alle altre tesorerie pro­ vinciali. Nel periodo marzo 1484-1 ottobre 1486, ricopriva la carica di tesorie­ re, ancora in qualità di funzionario pontificio, B artolomeo Della Rovere, fratello del pontefice Sisto IV, che non esercitò la carica personalmente ma delegò il cognato, Urbano Vegerio, in qualità di vice tesoriere. Rispetto al­ la contabilità rappresentata dai registri della prima metà del secolo, si rile­ va una più ampia potestà esattiva del tesoriere ed una vieppiù progressiva e consistente migrazione delle entrate della tesoreria verso le casse centrali dello Stato. Nella prima metà del secolo, infatti, le entrate della tesoreria vengono destinate quasi integralmente al pagamento delle provvigioni dei funzionari provinciali e alle spese militari. Bartolomeo Della Rovere, a conclusione del suo mandato come tesoriere, versò in successive riprese al­ la Camera apostolica, tra il 21 ed il 27 novembre 1487, circa 10 .000 fiorini di cui era debitore; con tale cifra vennero ammortizzate le rate di un mutuo da lui concesso alla Camera e quelle di un credito, vantato da Giovanni Borgia, vescovo di Fenara ed ex castellano di Castel Sant'Angelo; venne­ ro pagati gli stipendi delle tmppe al servizio di Innocenza VIII , nella guer­ ra contro Fenante d'Aragona, le provvigioni del tesoriere e quelle di suo fi­ glio Leonardo , che ricopriva la carica di prefetto di Roma29. Nello stesso periodo, il 25 novembre 1487, l' entrata rappresentata dal pagamento della rata di locazione della salara (fiorini 3 .500) , versata da Arcangelo Arcange­ li di Pemgia, venne assegnata in uscita al cardinale Giuliano Della Rovere, legato della Marca e futuro pontefice Giulio II, in deduzione delle rate di un mutuo concesso alla Camera e garantito sulle entrate della tesoreria e della salara della Marca30. Negli anni 1486-1487 nella Marca venne imposto un sussidio straordi­ nmio per sostenere l'assedio di Osimo, dove Boccalino Gozzoni, con l'ap­ poggio del re di Napoli, si era ribellato al pontefice ed era diventato tiranno della città. Per sedare la rivolta, il pontefice aveva inviato il legato della pro­ vincia, Giuliano Della Rovere, ma dal momento che l'assedio si prolungava senza esito e Boccalino, per ottenere aiuti, aveva inviato una serie di patti al sultano turco Bajazet promettendogli il dominio della Marca e poi quello di tutta l'Italia, Innocenza VIII si rivolse a Lorenzo de' Medici che, abilmente, convinse Boccalino a lasciare la città (2 agosto 1487) , dopo avergli corri-

29 ASR, Camerale I, Mandati 852, cc. 133v-136v. 30 Ibid., c. 135v.

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sposto 7 .000 ducatP1 . Per un breve periodo, dal 1 agosto al 26 ottobre 1487, la tesoreria della Marca venne gestita dal banchiere fiorentino Carlo Martel­ li32, che 1 ' 8 agosto 1487 con il socio , Pietro Ricasoli, aveva concesso alla Ca­ mera apostolica un mutuo di 5 .500 fiorini d'oro di Camera, garantito sulle entrate della tesoreria, da ammortizzare per la metà con le entrate del primo anno e la parte restante alla conclusione dell'incarico33 . Ma il Martelli ven­ ne destituito dalla carica prima della conclusione del primo anno di eserci­ zio e dalla scarna notazione contabile nulla più si evince34. In realtà il suo al31 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Marca, b. 14, reg. 40. Sulla vicenda di Boccalino Gozzoni cfr. S1EFANO BoRGIA, Memorie istoriche della pontifizia città di Benevento , rist. Bologna 1968 (Roma 1769) , p. 424; G. FABIANI, Ascoli nel Quat­ trocento , I, Ascoli Piceno 1958 , p. 132; G. MoRONI , Dizionario di erudizione stori­ co-ecclesistica, XLIX, Venezia 1 848 , p. 263 . 32 Carlo Martelli (1440-1499), fattore della filiale medicea di Roma, negli anni 1457-58 si occupava del reparto commerciale della filiale romana del banco Medici. Successivamente, partecipò con Tommaso Zaccherelli da Fano, in rap­ presentanza del papa, ad un'ambasceria pontificia inviata nei Paesi Bassi nel 1472, per ottenere da Carlo il Temerario l'esecuzione del trattato concluso il 5 maggio 1568 con Tommaso Portinari, direttore della filiale medicea di Bruges, che assicurava al banco Medici o a qualsiasi altro agente papale, il monopolio del­ la distribuzione dell'allume nei domini del duca. Il trattato sollevò l'opposizione degli abitanti autoctoni e la missione degli inviati del pontefice si risolse in un fal­ limento. Carlo il Temerario fu costretto ad emanare l'ordinanza del 7 giugno 1473 che permetteva l'importazione di qualunque allume cristiano in concorrenza con l'allume papale. La notizia che Carlo il Temerario aveva respinto il trattato rap­ presentò un duro colpo per la filiale romana del banco Medici. Nel l474 le gravi perdite conseguite sulla piazza di Bruges per il ribasso dei prezzi dell'allume acui­ rono le lagnanze di Giovanni Tornabuoni, direttore della filiale romana, verso il Portinari ed il Martelli, accusati di chiudere in ritardo i conti a Bruges e di pro­ vocare crisi di liquidità alla filiale romana che era costretta a negoziare gravosi mutui ad interesse. Malgrado la mediazione di Lorenzo, i contrasti tra le due fi­ liali non cessarono ed il Tornabuoni fu contento di sapere nell'ottobre 1477 che Carlo Martelli tornava a Roma, per sistemare le differenze relative all'affare del­ l'allume. La successiva attività bancaria, intrapresa dal Martelli in società con Pietro Ricasoli, non decollò e già nel 1488 , Giovanni Tornabuoni consigliava di premunirsi contro il fallimento incombente di Carlo Martelli, cfr. R. DE RooVER, Il banco Medici dalle origini al declino, Firenze 1963, pp. 227-228, 235 , 236, 3 12-3 1 3 , 3 1 8; I. AlT, Credito e iniziativa commerciale: aspetti dell'attività eco­ nomica a Roma nella seconda metà del sec. XV, in Credito e sviluppo economico in Italia dal Medioevo all'età contemporanea (Atti del primo convegno interna­ zionale della Società italiana degli storici dell'economia, Verona 4-6 giugno 1987) , Verona 1 988 , pp. 8 1 -95 . 33 ASR, Camerale I, Mandati 852, c. 93r. 34 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Marca, b. 1 5 , reg. 43 , c. 136r.


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lontanamento fu il risultato di una manovra finanziaria condotta da Nofri (Onofrio) Tornabuoni, che dal 1487 era subentrato allo zio Giovanni nella direzione della filiale romana del banco Medici35 . Solo dopo alcune resi­ stenze, il Martelli abbandonò i suoi diritti sulla tesoreria e sulla salara della Marca, senza tuttavia mancare di notare che egli aveva acquistato tali uffici solo dopo aver consultato Giovanni Tornabuoni e aver riscontrato che tali entrate non interessavano il banco Medici. In un successivo mandato del 23 ottobre 1487, il mutuo di 5.500 ducati d'oro di Camera concesso alla Came­ ra apostolica da Nicolò Calcagni, subentrato al Martelli nella carica di teso­ riere della Marca per conto dei Medici, da recuperare sulle entrate della te­ soreria ad beneplacitum del mutuante, veniva assegnato a Martelli e Rica­ soli, in risarcimento del mutuo precedentemente concesso36. Attraverso questa operazione che p1ivò l'ex socio e banchiere Carlo Martelli dell' appalto della tesoreria e della salara della Marca, il Tornabuo­ ni tentava un risanamento della filiale, il cui credito era stato gravemente compromesso dal finanziamento concesso al pontefice Innocenza VIII per l'acquisto delle terre degli Orsini (Cerveteri) , da assegnare a Franceschetto Cybo. Oltre alla tesoreria e alla salara della Marca, che Nof1i Tornabuoni nella conispondenza con Lorenzo, definì 'un bel mulino'37, la banca otten­ ne la tesoreria del Patrimonio38, e tutto questo nonostante le entrate delle te­ sorerie non costituissero un credito realizzabile a breve scadenza. In una let­ tera indirizzata a Lorenzo, in data 2 aprile 1488, Nofri prevedeva, infatti, che la tesoreria della Marca non avrebbe reso nulla per due anni, il che signifi­ cava tenere 7000 ducati sospesi, per 'morti' per un periodo tanto lungo39 . Della contabilità di Nicolò Calcagni, agente del banco Medici, resta traccia nei registri , dal 26 ottobre 1487 al 19 giugno 148940. II 17 gennaio 1488 Lorenzo, sulla garanzia dalle entrate della tesoreria, concesse in mu­ tuo alla Camera due. 5000 d'oro, «quos sua Sanctitas habere voluit pro cer­ tis negotiis»41 . L'alleanza con Lorenzo de Medici improntò la seconda fase

35 M.M. BULLARD , Fortuna della banca medicea a Roma nel tardo Quattro­ cento, in Roma capitale cit., pp. 240-241 ; EAD., Loren zo il Magnifico . Image and anxiety, politics andfinance, Firenze 1 994, pp. 167-1 68. 36 ASR, Camerale I, Mandati 852, c. l l5r. 37 BULLARD, Lorenzo il Magnifico cit., p. 168. 38 ASV, Cam. Ap ., Div. Cam., 46, cc. 246r-247v. 39 BULLARD , Lorenzo il Magnifico cit., p. 178 . 40 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Marca, b . 1 5 , regg. 43 (1487 -1488) e 44 (1488- 1489) . I 4 ASR, Camerale I, Mandati 852, c. 156r. ·

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del pontificato di Innocenza VIII che aveva fortemente bisogno di tale so­ stegno per risanare le finanze, uscite depauperate dalla guerra contro Fer­ rante d'Aragona ( 1485-1486) e per superare l'isolamento in cui il pontefi­ ce era venuto a trovarsi per effetto della guerra stessa. Ma la gestione della tesoreria affidata al Calcagni non era giudicata soddisfacente. Nel luglio 1488, mentre la tesoreria era in debito con la ban­ ca e protestava per l 'aumento delle tasse che er� c� stretta a pa?are, il !or­ nabuoni nella conispondenza con Lorenzo, attnbmva alla cattiva gesttone di NicolÒ Calcagni nella provincia la riduzione degli introiti42. Al Calcagni subentrò nella carica di tesoriere della provincia il fiorentino Bernardo Ca­ stigliani (16 ottobre 1490-3 1 ott. 1491). Alla fine del Qua�trocento, l : ordi­ namento tributario della provincia rimane sostanzialmente 1mnmtato nspet­ to a quello della metà del secolo, con alcune significative variazioni. Nella contabilità del Castigliani si segnalano, tra le voci di entrata, le somme per­ cepite dalla vendita dei beni degli ascolani43, il che rinvia alle tormenta�e _ commivicende della città colpita in quegli anni da interdetto e scomumca,

42 ASR Camerale I, Tesorerie provinciali, Marca, b. 1 5 , reg. 43 (27 ott. 148717 ott. 1488) e reg. 44 (16 ott. 1488-19 giugno 1489) . Nel reg. 43 ad un introito di f. 35 .506 corr-isponde un esito di f. 3 8 .388 , con un disavanzo di f. 3 .�00 ; il s�condo _ _ registro viene presentato in Camera il 14 novembre 1490, ma manca Il gmdtzio con­ tabile. Cfr. BULLARD, Lorenzo il Magnifico cit., p. 178 . 43 Nel maggio 1490 si riaccendevano le ostilità tra Ascoli e Offida che venne oc­

cupata da Astolfo Guiderocchi. Per ricondune la città sotto il dominio po�tificio, v�n­ ne inviato sul posto Niccolò Orsini, conte di Pitig�ano, che era stat� �ommato c�p�ta­ no generale della Chiesa da Innocenza vm (27 gmgno 1489). La Citta venne ufficial­ mente riconsegnata al legato che impose agli ascolani di dare sicurezza che non avreb� bero ripetuto il tentativo, in appoggio alla fazione ghibellina. Ma in Offida i co?trasti tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini, si riaccende:ano, fomentati_ dagli asco­ lani che avevano tutto l'interesse a mantenere tale stato di guena permanente. n 27 giu�o 149 1 , le truppe ascolane scesero di nuovo in campo co�tr� Offida, per so�t�­ nere i fuoriusciti ghibellini che vi erano rientrati a forza tre mesi pnm�. �a I gu��� �­ . pontif�ci� . fugiati nella rocca chiesero aiuto al governatore della Marca e alle mth�Ie Gli anziani di Ascoli parlamentarono con il legato Giovanni Balue e con il conte di PI­ tigliano per raggiungere l'accordo secondo cui gli ascolani avrebbero ritirato le truppe, a patto che i capi dei guelfi avessero abbandonato la �i�à. Ma il legato �ece occ�pare _ degli ascolarn che Castorano e Monteprandone per tenere a freno le velletta aggressive si rivolsero a Penante d'Aragona. n re di Napoli, che stava suscitando torbidi nello Sta­ to della Chiesa, inviò sul posto il duca di Bracciano, Virginio Orsini, con un buon c�n­ tingente di truppe. L'Orsini chiamò a raccolta gli ascolani_ e con un poderoso esercito passò il Tronto e marciò contro.Monteprandone che fu npres� senza ve�sare �angu� (settembre 1491) . n sopraggiungere di questo poderoso esercito, �he mm�cctava . d1 inoltrarsi nel cuore dello Stato della Chiesa, impressionò talmente il pontefice da m­ durlo a chiedere soccorsi a Venezia, Milano e Firenze. Caduti nel vuoto i suoi appelli e dietro sollecitazione del collegio cardinalizio e dei romani, stipulò un accordo con


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nati dal legato della provincia, Giovanni B alue, per le incursioni condotte contro Offida, con l'appoggio di Ferrante d'Aragona (1491) . Accanto alle entrate tradizionali, si percepiscono le tratte dei suini e le tratte del grano, distinte per mare e per terra, mentre la salara della Marca, a partire dal 1490 , risulta competente anche per il ducato di Spoleto . Nel corso di una ricerca di gruppo avviata presso l 'Archivio di Stato di Roma, con l'intento di indagare sistematicamente gli archivi camerali con­ servati presso questo Istituto e presso l 'Archivio Segreto Vaticano, per uno studio sulle linee evolutive della fiscalità pontificia nel territorio , è stato re­ perito quello che, al momento, risulta essere il più antico contratto di ap­ palto delle tesorerie, stipulato tra la Camera apostolica e il mercante ban­ chiere senese Antonio Spannocchi il 3 1 maggio 149344. n Morandi, nel do­ cumentato studio sulla famiglia Spannocchi, aveva già evidenziato come l ' avvento al trono pontificio di Alessandro VI B orgia nel 1492 avesse fa­ vorito l' ascesa dei fratelli Giulio e Antonio Spannocchi, figli ed eredi del grande mercante-banchiere Ambrogio e che, alla morte del padre ( l o aprile 1478) , avevano costituito la ditta denominata ' eredi di Ambrogio Spannoc­ chi e socii' , subentrando ai Medici nell'incarico di depositari della Camera apostolica45 . Giulio Spannocchi venne nominato anche tesoriere della città di Perugia (15 agosto 1 500) per un triennio, con diritto di proroga, e poiché non poteva esercitare la carica personalmente si fece sostituire dal perugi­ no Alfano Alfani 46, mentre Antonio fu tesoriere della Marca di Ancona e si fece rappresentare, in qualità di vice tesoriere, da Riccardo Cervini, diret­ tore della sede romana del banco Spannocchi e padre del futuro papa Mar-

Fenante, reso noto il 27 gennaio 1492, che prevedeva il ritiro truppe napoletane dal tenitorio di Ascoli. Fin dal 26 agosto 1491 , il legato avevadelle scomu post? all'int�rdetto le sue chiese. Ascoli, priva dell'appoggio del re di nicato Ascoli e con Il pontefice una pace che fu a lungo negoziata (1 1-17 ott. 1491) . Fu Napol i, stipulò infatti, nell'autum10 dell'anno successivo, a compone la faccenda e a Alessandro VI, dali 'interdetto, cfr. FABIANI, Ascoli nel Quattrocento cit., pp. 133-142. liberare la città 44 ASV, Arm . XX,XIV t. 13, cc. 228r - 232v (nuova numerazione: cc. 232r-236v) . n contratto è edito in Appendice . 45 U. MORANDI, Gli Spannocchi: piccoli proprietari terrieri, artigiani, piccoli, medi e grandi mercanti-banchieri, in Studi in memo ria di Federigo Melis' III Napoli 1978, pp. 92-120. ' 46 ASSi, Notar ile antecosimian o, 995 , n. 8 1 3 . Ringrazio la dott.ss a Carla Zar­ ril�, direttric� dell'Archivio di Stato di Siena e il dott. Daniel lai, per aver facilit. ato la ncerca dell'atto, rogato dal notaio Pietro Landini ile16Mazzo agosto 1 500 , con il quale Giulio Spaunocchi nomina Alfano Alfani suo sostituto nell'uff riere della città di Perugia. Dalla consultazione del documento, si deducicio di teso­ mina di Giulio Spannocchi avvenne il 15 agosto 1 500 e.non nel 1492, e che la no­ come si po­ teva enoneamente argomentare da quanto scrive il MoRANDI, Gli Spann occhi cit., p . 1 12.

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celio rr47 . In realtà la compagnia Spannocchi aveva già concesso alla Ca­ mera apostolica dei mutui gar�ntiti sulle entrate della tes�reria de�a �ar� a, . tanto che il 31 marzo 1486, nceveva un assegnamento dr 1552 fwnm d o­ ro in estinzione di un mutuo di 3 .000 fiorini d'oro48. Esattamente dieci anni prima del fallimento del banco Spannocchi (1503) , nel contratto del 3 1 maggio 1493 rogato dal notaio � tefano di Ale�­ . sandro di Nami e stipulato fra Ludovico Agnelli, protonotano apostolico , m rappresentanza del decano, Francesco Borgia, presidente, e i cinque chieri­ . ci di Camera da una parte, e Antonio Spannocchi dall'altra, quest'ultrmo ot� teneva l ' appalto della tesoreria della Marca per u� triennio, prorogato po� con una postilla di un biennio, a decorrere dal gmgno 1493 , al prezzo d1 15 .000 fiorini annui, a ragione di 10 carlini per fiorino49. Le competenze e le funzioni del tesoriere vengono elencate in 15 prescrizioni. II tesoriere do­ veva amministrare l'introito e l'esito e, a questo proposito, per ciascuna co­ munità si specifica nel contratto, in dettaglio, l 'impo1to delle taglie, dei cen­ siso e degli affitti dei beni camerali5r . n tesoriere doveva, inoltre, riscuote­ re il subsidium cleri52 e il subsidium hebreorum53 , le retentiones offitialium

47 n Cervini, dopo la morte di Ambrogio Spaunocchi, aveva collaborato con la vedova Cassandra Trecerchi, che amministrò i beni nell'interesse dei figli in età pu­ pillm·e. Il Cervini andò a dirigere la sede romana del banco e meritò talmente �a fi­ ducia dei due fratelli che essi, divenuti maggiorenni, per ricompensarlo, penmsero l' aggregazione dei Cervini alla casa Spannocchi. Cfr. MoRANDI, Gli Spannocchi cit., pp. 108- 109. 48 ASR, Camerale I, Mandati 85 1 , c. 177r. . 49 ASV Arm. XXXIV, t . 1 3 , cc. 228r-232v. 5o Per i 'censi pagati dalle comunità, come tassa sulla tena e dai sig ori, in cor� rispettivo della concessione del vicariato cfr. CRISTOFARI MANCIA, !l �ru�o reg!.s�ro cit., p. 4; PAR1NER, The Papa! State cit., pp. 188-190; LoDOLINI, I lzbn dez contz Cit., p. 148 . . del. . conispettlvo . 11l . ' 5 1 Per gli affitti, somme versate dalle comumta al tesonere la concessione di possessi fondimi di proprietà demaniale della Curia romana, cfr. BAUER, Studi per la storia cit., p . 332; LoDOLINI, I libri dei conti cit., p. 148; PARTNER, The Papa! State cit., pp. 117, 1 88-189. . d1. An­ . 52 Pagano questo sussidio loco tallearum i vescovi e il clero delle dmcesr cona, Ascoli, Osimo, Camerino, Cagli, Jesi, Feimo, Fano, Fossombrone, Ma�erata, Re­ _ crt., p. 339 canati, Pesaro, Senigallia, Urbino, Umana, cfr. BAUER, Studi per la stona : 53 Gli ebrei sono soggetti ad un trattamento fiscale a parte e pagano un subsz­ dium che è probabilmente un'imposta sul reddito. Cfr. BAUER, Studi per la storia cit., p . 339; LODOLINI, I libri dei conti cit., pp. 15 1 -152. n Partner ricorda eh� la t�s­ sa era imposta sulle grandi colonie di ebrei resi�ent� nella Ma:ca e n�l Patl�omo, che godevano sia della protezione del pontefice sra dr quella _dei gr�n�1 con:um. Par­ ticolarmente numerosa era la colonia attirata dal commercio manttnno di Ancona cfr. PAR1NER, The Papa! State cit., pp . 1 17-1 1 8 .


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ossia pagamenti, effettuati da giudici o funzionari, di somme pervenute nel­ le loro mani54, gli impmti delle condanne e delle composizioni per il reato di frode nell'esportazione del sale, del grano e dei porci55 e le entrate delle tratte del grano e degli altri cereali, per mare e per terra56. Era tenuto al pa­ gamento degli stipendi dei funzionari (legato, governatore di Fano, tesorie­ re, giudici, maresciallo della provincia, avvocato e procuratore fiscale, no­ taio della Camera e del tesoriere, ufficiale delle rassegne) e dei castellani e a saldare le spese straordinarie, concernenti anche la riparazione delle roc­ che ed il munizionamento, su espressa licenza, per queste ultime, del pon­ tefice o della Camera. Il tesoriere aveva anche diritto ad un aggio di entità variabile, da dividere con la Camera, sul cambio delle monete da detelTlli­ narsi, nei modi e nelle forme, da parte della Camera apostolica prima che il tesoriere entrasse in carica. Si prescriveva che l 'aggio venisse percepito tanto sulle monete papali che su quelle non papali, sia auree che argentee, con le quali venivano rimesse alla Camera stessa le entrate della provincia ed anche su quelle che, a qualsiasi titolo, il tesoriere pagasse. Nella pre­ scrizione si diceva espressamente che tale clausola era richiamata nelle mo­ re dell'emanazione della nuova norma, che avrebbe disciplinato l 'esazione dell'aggio57. Ma nella nota marginale di commento , si precisava che l 'ag­ gio non veniva pagato sulle monete papali e che la nuova norma prevista 54 LODOLINI, I libri dei conti cit., p. 23 . 55 Le condanne sono i proventi di carattere giudiziario riscossi dalla corte del

rettore. Le composizioni sono transazioni concordate tra i rei e i rappresentanti della Camera apostolica (governatore e tesoriere provinciale), in virtù delle quali l'espiazione della pena viene commutata nel pagamento di una somma di denaro, cfr. CARAVALE, Le entrate cit., pp. 8 1-82; LODOLINI, I libri dei conti cit., p. 1 52; PASTURA, Tesorerie e depositerie cit., p. 191 . n Partner sostiene che in ogni pro­ vincia i processi criminali celebrati nella curia generale erano un'importante fon­ te di reddito. Da Roma vennero emanate frequentemente disposizioni contro le sentenze ineseguite, per favorire le composizioni dei condannati con il tesoriere. La cernita sulle composizioni non interessava solo i processi celebrati nella curia del rettore ma anche quelli celebrati nelle curie dei podestà comunali. Commissa­ ri papali avevano l'incarico di girare nei comuni e di fare alcune composizioni;di concerto con il cancelliere del comune interessato . Le composizioni non riguar­ davano solo crimini di individui, ma anche di comunità, cfr. PARTNER, The Papa! State cit., pp. 1 1 8 , 124-130; BAUER, Studi per la storia cit., pp. 335-336. Per le tratte del grano e di altri cereali, che erano concessioni di licenze di esportazione non solo tra una provincia e l'altra, ma anche tra città diverse apparte­ nenti alla stessa provincia, cfr. BAUER, Studi per la storia cit., p. 335; LoDOLINl, I li­ bri dei conti cit., pp. 1 52-155; PARTNER The Papal State cit., pp. 122- 123 ; L. PA­ LERMO, Mercati del grano a Roma tra Medioevo e Rinascimento , Roma 1990 (Fon­ ti e studi del Corpus Membranarum Italicarum) , pp. 1 -406. 57 Nel successivo contratto di locazione della tesoreria della Marca, stipulato sempre con Antonio Spannocchi (19 gennaio 1499), viene omessa qualsiasi prescri 56

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non venne mai emanata, in quanto il calcolo dell'aggio sulle monete non papali era già disciplinato dalla consuetudine. Partic?l�rment� impor_ta_nte � la prescrizione del contratto riguardante le com� osiZion� sm ma�ef1c1, sm . proventi, cioè derivanti dalle multe e dalle confische dei bem �e1 co� d�n­ . nati per vari reati, che costituiva un'importante fonte di reddito. Richia­ mando la bolla di Paolo II, era fatto espresso divieto al luogotenente della provincia di effettuare composizioni sull'esazione dei benefici, se non in presenza del tesoriere. L'accresciuta ampiezza delle compe�enze del teso­ . riere su questa cospicua voce d'entrata è ancor megho preCisata nella nota marginale dove, facendo appello ai brevi pontifici e alle costituzioni p�o­ vinciali, si faceva espresso divieto al governatore e al legato del� a provm­ cia non solo di effettuare composizioni sui malefici, ma anche di ntardare processi in corso, senza l'esplicito consenso del tesoriere. . . Dopo la scadenza del quinto anno di locazione della tesoren.a, Il 19 . gennaio 1499, il contratto veniva rinnovato ad Antom� Spannocch1 pe� un triennio, con deconenza dal l giugno 1498 , al medesimo prezzo previsto nel precedente contratto e senza sensibili variazioni nel cap itolato58. Le vo­ . . ci passive della precedente gestione ammontavano a f10nm 40.705 , P er �e . taglie, i censi e gli affitti non percepiti. Dal l o giugno 1501 , Ia tesorena n� sulta ancora appaltata per un triennio ad Antonio SpannoccJ?_ , P er effett? d� . un nuovo contratto, rogato dal notaio della Camera, Bomfazio Coppi d1 Montefalco, che prevedeva il pagamento annuo, per la locazione, di 21 .500 . ducati di Camera in ragione di 10 carlini per ducato59. Pnma dello scadere della quarta cond�tta, Antonio Spannocchi morì (21 agosto 1503)60 e gli �u­ bentrò nella carica di tesoriere, Nicolò Calcagni, che la ricoprì per un qum­ quennio e prima della scadenza del qu�to a�o di l.ocazione �l o ;naggio 1508)6I , venne di nuovo confermato per il qumquenmo successivo6 .

303r-309r zione riguardante l'aggio sulle monete cfr. ASV, Arm. XXXIV, t. 1 3 , cc. (nuova numerazione cc. 267r-273r) . 58 Ibid. 59 ASR, Camerale I, Tesorerie provinciali, Marca, b. 21 , reg. 55, c. 294r . il te� repent� � � sto del contratto notarile, rogato da Bonifazio Coppi , non è stato ancora contabil1ta Ha � o relativ o registr del ame dall'es i desunt dati sopra ripmtati sono stati Spannoc­ e gestwn del periodo 1 giugno 150 1 -3 1 maggio 1502, che è l'ultimo della . Marca chi conservato nell'archivio della tesoreria della P. RoMANO, Ponte, Roma 194 1 , p. 50; ASR, Ospedale del SS. Salvatore a.d .

60

ilem ad notandum negatza Sancta Sanctorum, Liber ordinatus per Nicolaum Signor Societatis Recommendatorum , c. 194r. 61 ASV, Cam. Ap., Div. Cam., 58, c. 43v . . 62 Ibid., 62, cc. 202r-206r (nuova numerazione cc. 198r-202r)


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ERSILIA GRAZIANI

APPENDICE ASV, Arm. XXXIV, t. 1 3 , cc. 228r-232v 1493 maggio 31 Contractus thesaurarie Marchie cum Spanochiis1 In Dei nomine amen. Anno ab eius salutifera nativitate MCCCCLXXXXIII indictione XII, die vero ultima mensis maii, pontificatus sanctissimi i� Christo patris et domini Alexandri divina providentia pape VI, anno primo. Pateat universis presens publicum instrumentum visuris, audituris et lecturis quod reverendus pater dominus Ludovicus de Agnellis2, prothonota-

1 Il contratto di appalto della tesoreria della Marca che si trascrive è conserva­ to in copia nell'ASV, Arm. XXXIV, t. 13, cc. 228r-232v (nuova numerazione cc. 232r-236v), in un registro che contiene instrumenta della Camera apostolica dal 1475 al 1503, concernenti transazioni di varia natura. n contratto miginale fu rogato dal notaio Stefano di Alessandro di Nami. La SClit­ tura della copia conservata è una corsiva piuttosto regolare, non priva di rutifici can­ cellereschi. Ha un ductus posato, con un andamento piuttosto inclinato a destra e cor­ retta sepru·azione delle parole, con frequenti legamenti e dovizia di segni abbreviativi. Nella trascrizione ho rispettato fedelmente la grafia dell'originale, ma ho ri­ condotto all'uso moderno le maiuscole e la punteggiatura. Ho usato le parentesi quadre solo per le eventuali integrazioni, necessarie alla comprensione del testo, so­ prattutto quello delle note marginali. Ho collocato sotto il testo un duplice apparato di note: nel primo, ho colloca­ to, con numerazione progressiva, le note bio-bibliografiche su singoli personaggi; nel secondo, ho indicato gli interventi di correzione, le conuttele del testo e ho tra­ scritto le note di commento marginali, attribuibili a mano diversa da quella che ha scritto il testo del contratto e che contengono spesso 1ichiami e citazioni di disposi­ zioni apposte, forse, da chi leggeva per documentarsi in vista della redazione di con­ tratti della stessa natura. Per quanto 1iguarda le monete, nel contratto si esprime il prezzo della locazione in fiorini (a ragione di 10 carlini per fiorino). Nelle tabelle delle entrate e delle uscite della tesore1ia si usa, invece, come moneta di conto, il fiorino della Marca, del valore di 40 bolognini, e di 24 denrui per bolognino. Per indicru·e tali monete, sono state uti­ lizzate le seguenti abbreviazioni: fl. per fiorini; bo. per bolognini, den. per denari. Dal­ l' esame sincronico condotto sui lib1i dei conti dei tesorieti, risulta che il valore del fio­ ?no della Marca o del ducato oscilla, nel corso del secolo XV, tra 40 e 38 bolognini, m rapporto al deprezzamento della moneta argentea l'ispetto al ducato. Nelle note mar­ ginali il commentatore ha espresso il 1iass�nto delle entrate e delle uscite della pro­ vincia, 1iconendo al fiorino della Marca (a ragione di 8 cru·lini per fiorino) ma per cal­ colare il saldo attivo delle entrate 1ispetto al prezzo annuo della locazione, si è servi­ to dei2 ducati di Camera (a ragione di 10 carlini per ducato). Per Ludovico de Agnellis, chierico di Camera, vicario generale della Marca, nominato nel 1497 arcivescovo di Cosenza, successivamente inviato a Viterbo con

ASPETTI DELLA FISCALITÀ PONTIFICIA

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rius apostolicus apostolice Camere clericus, loco domini Decani absentis , cum presentia, consensu et voluntate reverendomm patmm dominomm Ga­ sparis Blondi3, Sinolfi de Castro Ottelio4, Iohannis Alimentis de Nigris5 , Iohannis Gerona6 et Petri de Lenis7 ipsius Camere apostolice clericomm ac venerabili viri domini Francisci de Borgia8 in eadem Camera presidentis, omni meliori modo, via, iure et forma quibus melius ac validius potuit et de­ buit, vice et nomine sanctissirni domini nostri pape et Camere apostolice predictomm ac de speciali mandato sue sanctitatis eis, ut asseruemnt, super hoc facto, vendidit et titulo vere venditionis tradidit, locavit cessit et con­ cessit spectabili viro domino Petro Francisco de Senis, iustitutori heredum Ambrosii de Spannocchis in romana Curia pro domino Antonio de Span­ nocchis , uno ex dictis heredibus quem idem sanctissirnus dominus noster thesaurarium provintie Marchie per suas litteras in forma brevis deputavit; nec non pro heredibus predictis et eorum iure ac nomine presenti, ementi,

funzioni di governatore con il cardinale Giovanni Borgia, cfr. L. GASPARINI , Agnel­ lis, Ludovico de, in DEI, l , Roma 1960, pp. 424-425 . 3 Per Gaspare Biondo, notaio di Camera, magister registri, scrittore apostoli­ co, clericus Camere apostolice numerarius, cfr. la voce di V. FANELLI, in DBI, 10, Roma 1968, pp. 559-560. 4 Per Sinolfo Montmio da Castellottieri, membro di una nobile famiglia di ori­ gine senese, chierico di Camera, abbreviatore apostolico, notaio, protonotario apo­ stolico, sollecitatore, scrittore apostolico, segretario dei brevi e vescovo di Chiusi nel 1497, morto a Roma il 14 gennaio 1503 , cfr. P. CHERUBINI, Iacopo Ammannati Piccolomini, Lettere, I, Roma 1997, p. 2361; E. FUMAGALLI, La facciata quattro­ centesca di palazzo Medici in piazza Madama: un disegno e alcune considerazioni,

«Annali di architettura», 3 (1991), pp. 26-3 1; D. GNOLI, Il palazzo del Senato già Madama, «Nuova Antologia», 56 (1926), pp. 249-264. 5 Giovanni Alimento Negri, congiunto e familiare di Bianca Maria Sforza, pro­ tonotario apostolico, aveva ottenuto nel 1462 la commenda dell'abbazia di S . Sim­ pliciano nel milanese, che detenne fino al 1499, anno della sua morte, cfr. CHERU­ BINI, Iacopo Ammannati Piccolomini cit., p. 414. 6 Giovanni Moles de Margarit, vescovo di Gerona, giunse a Roma in qualità di legato del re di Spagna, eletto cardinale del titolo di S . Vitale da Sisto IV nel 1483, cfr. Il Diario romano di Iacopo Gherardi da Volterra dal VII settembre 2 MCCCCLXXIX al XII agosto MCCCCIXXXIV, a cura di E. CARUSI, RIS , 23/3 (1904-1911), p. 184. 7 Pietro Leni, conservatore della città di Roma, chierico di Camera e canonico di S . Pietro, protonotario e segretario apostolico, cfr. I. AlT-M. VAQUERO PINEIRO, Dai casali allafabbrica di San Pietro. I Leni: uomini d'affari del Rinascimento, Ro­ ma 2000 (RRinedita. saggi, 17) pp. 43-44. 8 Per Francesco Borgia, cubiculario, tesoriere generale nel 1493, vescovo di Teano e arcivescovo di Cosenza (1499) , poi cardinale dei SS. Nereo e Achilleo, de­ stituito dalla carica cardinalizia e scomunicato da Giulio II per aver partecipato al­ l 'iniziativa scismatica che portò alla convocazione del conciliabulum pisanum (1511), cfr. la voce di G. DE CARO, in DBI, 12, Roma 1970, pp. 709-7 11.


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ERSILIA GRAZIANI

conduc�nti et stipulanti omnes et singulos introitus, redditus et proventus _ quam extraordinarios, undecumque et qualitercumque prove­ t �m ordmanos _ mentes et ad d1ctam thesaurariam diete provintie Marchie quomodocumque spectantes ac spectare solitos et consuetos tam subsidii sive tallearum cleri comitatum, censuum, affictorum, subsidii hebreorum, condenmationema : bonorum Camere, fraudum salis, grani et porcorum, tractarum grani tam per mare quam per terram et aliorum bladorum ac penarum et aliorum quorum­ cumque proventum prout inferius annotabuntur, pro tribus annis proxime fu­ �ris �alendis m�nsis iunii immediate sequentis incipiendis et ut sequitur fi­ mendis, pro pretlo et nomine pretii quindecim milium florenorum Il decem carlinis pro quolibet floreno computatis, pro quolibet anno dictm:um trium annorum, cum infrascriptis pactis, conventionibus et conditionibus solemni stipulatione intervenientibus et per singula capitula repetita. In primis quod prefatus dominus Antonius habeat predictam thesaurarie offitium pro dictis tribus annis libere expeditum cum honoribus oneribus sa�ru�o et emolumentis consuetis et debitis, exceptis legauis mon;tarum qu; ex1g1 debeant modo et forma infra dicendis et non aliter neque alio modo. Item quod supranominatus thesaurarius teneatur et debeat solvere quinde�im �ia ducatorum predictorum depositario Camere apostolice, proport10nab1hter de quatuor mensibus in quatuor menses, videlicet in fine cuiuslibet quadrimestris, ducatos quinque milia. Item quod preter et ultra dicti .XV. milia ducatos teneatur et debeat sol­ vere on:mes et singulos exitus ordinarios quorumcumque offitialium ipsius prov1_ ?tle a� castellanorum nec non reverendissimi domini legati et guber­ natons Fam, pro ut de presenti solvuntur et salvi soliti sunt ac solvi debue­ runt p�o preteritos thesaurarios et pro ut in fine specificabitur, quibus ca­ stellams pacto expresso, convento teneatur solvere de duobus in duos men­ ses int�gre. Itaque non debeant ipsi castellani recipere ab eo ultra duas pa­ gas et m plure non remaneant creditores et hoc ut arces bene custodiantur et amoveatur onmis suspitio pericoli et iniqui casus. Item quod si forte sanctissimus dominus noster faceret aut fecisse ali­ uam grati �m �licui commutati, clero sive private persone eiusdem provin­ � tle de s �lutwm�us q�as ordinarie sunt soliti et obligati facere, ipsi thesau­ _ humsmod1 gratle deducantur et deduci debeant de summa dictorum rane quindecim milium ducatorum proportionabiliter de tertiaria in terziariam et intelli�atur et locum habeat quando sanctitas sua huiusmodi gratias fecis� et aut sm predecessores et ipse sanctissimus dominus noster observari man­ daret et vellit, eo casu, deduci debeant ut supra et non aliter. Il Item quod si forte fiunt guerra sive bellum, cuius vigore aliqua comu-

a)

Così nel testo per

condemnationum

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ASPETTI DELLA FISCALITÀ PONTIFICIA

nitas non solveat, pro ut teneri saltem ante finem presentis locationis liceat dieta emptori retinerc de dicto pretio quindecim milia ducatorum, tam sum­ mam quam dieta comuilltas reperiretur non solvisse in ultima tertiaria dic­ torum trium annorum, remaneat tamen actio exigendi huiusmodi ipsi Camere apostolice. . . Item quod dictus thesaurarius teneatur et debeat ex1gere omma residua quorumcumque introitum ipsius thesaurarie ipsi Camere que sibi ex nu�c consignantur pro dieta Camera, cum amni diligentia de quibus debeat reti­ nere dictum bonum computum. Et que residua convertantur et exponantur in solutione castellanorum pro eorum stipendis hactenus debitis et non so­ lutis ac aliorum debitorum Camere de tempore felicis recordatioms Inno­ centii et sanctissimi domiill nostri pape modis infrascriptis. Item quod onmes expense extraordinarie, munitiones et reparationes arcium que fecit pro tempore debeant deduci ex dictis quindecim milia du­ catis sed fieri non possint aut debeant, sine licentia sanctissimi domini no­ stri aut Camere apostolice. Item quod dictus thesaurarius ad effectum ut consequatur diete thesau­ rarie offitium, teneatur restituire et solvere reverendo domino episcopo Clu­ sino moderno thesaurario, tam summam que deficeret pro rata temporis de sexc�ntis ducatis quos ipse solvit pro dieta offitio habendo, reverendissirnis dominis cardinalibus quibus contigit in sortem in principio presentis pontificatus. Item, pacto espresso inter ipsas partes, conventum fuit quod dictus conductor et thesaurarius possit exigere sive capere lagia monetarum tam papalium quam aliarum quarumcumqueb et tam aurii _quam �rgenti et �tia� in recipiendo quam in solvendo salurn et dumtaxat hls mod1s et �orrms qm et que ipsi thesaurario dabuntur in scriptis per Cameram apos_tolicam ante­ quam vadat ad dictam thesaurariam usque quo Camera pred1cta dab1t_ no­ varo fonnamcet novum modum negotio Il monetru·um predictarum. Tenea­ turque de lagiis huiusmodi idem thesaurarius tenere bonum computu� prout sibi fuerit ordinatum. De quibus lagiis, medi�ta� sit Camere �postoh­ ce ultra dictos .XV. milia ducatos et alia medietas 1psms thesaurru·11. Item quod dictus thesaurarius utatur omni exactissima diligentia in exi­ gendis debitis antiquis et residuis ipsius thesaurarie et de illis tenebit bonum .

b) Nota quod de papalibus non solvitur lagium aggiunto sul margine sinistro . c) Hec nova fonna non fuit data quia non erat necessaria, cum consuetudo declar�vent quate­ vu�tur So gravan se mitterent pe non nus lagia solvi deberint; preter summam provinciales � : _ enim tantum lagia de monetis non papalibus videlicet boloneru duo novi de Marchia vr�ehcet de quatrenos V pro quolibet boloneno, videlicet pro s gulo floren? mo�e�e non ? apalis sol­ vuntur boloneni novi 50 qui valent carleni 8 et quatreru X. Et hoc m recrprendo, m solvendo autem nullum est lagium aggiunto sul margine sinistro

�

�


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ERSILIA GRAZIANI

computum et pro residuis huiusmodi teneatur et debeat satisfacere Castel­ lanis qui erant creditores ipsius thesaurarie de tcmpore felicis recordationis domini Innocentii, ratione stipendii arcium quas adhuc habere in custodia hoc modo, videlicet, quia teneatur et debeat solvere cuilibet sit creditori ca­ stellano unam pagam sui crediti veteris singulis duobus mensibus dieta triennio durante, incipiendis prima die presentis locationis et ut sequitur, donec omnibus respective fuerit satisfactum. Et si in fine anni cuiuslibet dicti trienni, reperiatur dictus thesaurarius plus solvisse quam exigisse, ex dictis debitis et residuis possit illud plus sibi retinere ex ultima tertiaria an­ ni cuiuslibet dictorum quindecim milia ducatorum, si vero plus exegerit quam solverit; illud plus teneatur restituire Camere apostolice ultra pretium predictum. Item quod si contingat in dieta provintia casus guerre aut pestis gene­ ralis, ita quod verisimiliter dictus conductor damnificmi possit in aliqua summa notabili debeat fieri defalcatio pretii predicti arbitrio Camere et non aliter et dictus conductor acquiescere teneatur et debeat. Item fuerunt concordes quod si forte sanctissimus dominus noster prohibeat tractas grani per mare, propter prohibitionem huiusmodi defal­ centur de dictis quindecim milia ducatis pro uno anno, florenos duo milia, de carlenis vm pro quolibet floreno . Item voluerunt partes ipse quod locumtenens diete provintie non pos­ sit componere super malleficiisd sine presentia domini thesaurarii iuxta bui­ lame Pauli pape II // Item quod si contingat exoriri aliquam differentiam in premissis aut aliquo premissorum sive emergentibus et dependentibus ab eis quomodo­ cumque et qualitercumque stari debeat iuditio et declarationi Camere sim­ pliciter. Tenor autem cedule introitus et exitus ultra quam in nullo dicti locator et conductor respective in nullo fuit vicissim obligati alias iuxta continen­ tiam supradictorum capitulomm sequitur et est talis:

d) Nel margine sinistro laterale è scritto: Per brevia et contitutiones provenciale s ac bulla s apostolicas , gubernator provincie nec legatus non possunt componere maleficia vel processus suspendere nec retardare sine consensu thesaurarii e) segue pp. depennato

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ASPETTI DELLA FISCALITÀ PONTIFICIA

rcomunitàl

Talee

Census

Affictus

Anchona Asculum Auximum Amandula Appignianum Belforte Camerinum Civitanova Cingulum Corinaltum Castiganum Consignanum Caldarola Castrumficardum Domus Exium Item pro censu Accole Firmum Fanum Fabrianum Furce ' Macerata Mons Florum Mondainum Monticulum Mons Milonis Mons S .Marie in Cassiano Mathelica Mons Bodius Mons Novus Mons filiorum oootrani• Murrumvallium Mons Luoonus Mons Sanctus Mons Causarius Mons Granarius Mons Ulmi Mons S.Marie in Georgia Mons S .Petri de Alliis Mons Iulianus • Mons Floris ' Mons Altus Mons de Novem Mons Eloerus Mons Sancti Martini

34 fl. 3400 fl. 3600 fl. 550 fl. 300 fl. 60 fl. 150 fl. 2400 fl. 500 fl. 600 fl. 150 fl. 235 fl. 60 fl. 125 fl. 200 fl. 37 fl. 748 fl. 4 bo.12 fl. 3360 fl. 1350 fl. 1300 fl. 120 fl. 500 '/2 fl. 200 fl. 46 fl. 350 fl. 100 fl. 160 fl. 600 fl. 250 fl. 80 fl. 200 fl. 275 fl. 250 fl. 350 fl. 125 fl. 125 fl. 400 fl. 400 fl. 100 fl. 150 fl. 120 fl. 90 fl. 90 fl. 1 80 fl. 200

fl. 36

fl. 1 6

fl 20

fl. 5 fl. 2 bo.3 fl. 2 bo.12

fl.55 bo. 20

fl.18 bo. 8 fl.13 bo.26

f) -ce corretto su -ee espunto g) -ni corretto su -tii espunto h) Mons Robianus aggiunto sul margine sinistro i) -ris corretto da -rllk .

fl.19 bo. 8 fl.13 bo.28

fl.2 bo.37 fl.3 bo.28

fl.22 bo.32

fl.6 bo.36

fl.1 bo.32

fl. 22 bo.32 fl. 22 bo.32

fl. 22 bo.32 fl.26 fl. 54 bo.24

fl. 31 bo.16 fl. 34 bo.24

fl.8 fl. 1 1 bo16 fl. 1 1 bo.16 fl. 4 bo.24 fl.11 bo.16 fl. 5 bo.20 fl. 2 bo.32 fl. 5 fl. 4 bo.24 fl. 9 bo.4

fl. 13 bo.28 fl. 34 bo.24 fl. 56 bo.36 fl. 34 bo.24

fl. fl. fl. fl.

fl. 34.24 fl. 33

fl. 1 1 .16 fl. 4.24 fl. 3 bo.28 fl. 3 bo.28 fl. 4 bo.28 fl. 4 bo.24

fl. 22 bo.32 fl. 45 bo.20 fl. 10 fl. 13 bo.28

fl. 15 bo.20 fl. 1 8 bo.8

2 bo.12 9 bo.12 9 bo.4 19 bo.28


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ASPE1TI DELLA FISCALITÀ PONTIFICIA

ERSILIA GRAZIANI

rcomunitàl

Talee

Census

Affictus

Mons Fortinus Mons Monachus Mons Gallomrni Mons Fanus Offida Pirum Porcula Petrignorium Penna Sancti Iohannis Rachanetum Ripatransonum• Rocha Contracta Rotella Sanctus Severinus Saxoferratum Staffulum Samarium Sanctus Eliioidius ad mare ' Sanctus Iustus Sancta Victoria Serra Comitum Serra Sancti Ouirici Sanctus Genesius Tollentinum Salaria Fani

fl. 100 fl. 180 fl. 180 fl. 46 bo.32 fl. 250 fl . 175 fl . 65 fl . 65 fl. 220 fl. 1250 fl. 300 fl. 400 fl. 30 fl. 900

fl. 20 fl. 17 bo.24 fl. 1 8 .8 fl. 3 fl. 25 bo.20

fl. 2 bo.32 fl. 2.32 fl. 2 bo.32 fl.35 bo.6 fl. 16 fl. 4 bo.24 fl. 23 bo.28 fl. 2 bo.12 fl. 4 bo.24 fl. 22 bo.32

fl. 150 fl. 350 fl. 300 fl. 180 fl. 270 fl. 100 fl. 250 fl. 590 fl. 150 fl. 426

fl. 11 bo.16

fl. 9 bo.12 fl. 2.12 fl. 22 bo.24 fl . l bo.36 fl. 13 bo.20 fl. 18 bo.20 fl. 2 bo.12 fl. 45 bo.20 den.12 fl. 22 bo.32 fl. 6 bo.36 fl. 6 bo.36 fl. 36 bo.36 fl. 3 bo.8 fl. 20 fl. 3 bo.28 fl. 4 bo.24 fl. 54 bo.24 fl. 11 bo.16 fl. 68 bo. fl. 59 bo.4 fl. 7.12 fl. 77 bo.l2

�ubsidium

Clen

�piscopus et clems Auconitanus �piscopus et clerus Asculanus Episcopus et clerus Auximanus Episcopus et clems Camerinensis Episcopus et clems Calliensis Episcopus et clerus Exinus �piscopus et clerus Firmanus �piscopus et clerus Fanensis �piscopus et clems Forisempronii Episcopus et clems Macerate Episcopus et clerus Rachenatensis Episcopus et clerus Pisauriensis Episcopus et clerus Senegaliensis �piscopus et clerus Urbini �piscopus et clems Humane

fl.47 bo.20 fl.65 fl. 90 fl. 141 bo.28 fl. 20 fl. 37 fl . 101 fl. 70 fl. 50 fl. 20 bo.lO fl. 33 fl. 45 fl. 30 fl. 69 bo.16 den. 9 fl. 10

j) alias Mons Sancte Marie in Lapide aggiunto sul margine sinistro Ripatuccursonum, per evidente errore del notaio l) ad mare aggiunto sull'interlineo

k) nel testo

�uosfclium hebreorum

Hebrei Anchone Hebrei Asculi ){ebrei Auximi Hebrei Camerini Hebrei Cinguli IHebrei Civitenove Hebrei Castrificardi Hebrei Castignani Hebrei Exii iHebrei Firmi iHebrei Fani lffebrei Fabriani f[ebrei Forcis Hebrei Macerate [Hebrei Monticuli Subsidium hebreomm Hebrei Montis Milonis Hebrei Mathelice Hebrei Montis Bodii Hebrei Murrivallium IHebrei Montis Luponis IHebrei Montissiti Hebrei Montisulmi Hebrei Montis S . Marie in Georgio Hebrei Montis Flomm Hebrei Montis Alti Hebrei Montis Elpar (i) !Ifebrei Montis Actonum Hebrei Offide iHebrei Penne Sancti Iohannis Hebrei Rachanacti [Hebrei Ripetasonis [Hebrei Rocchecontrate m

n

m).-erini corretto da -arini sull'interlineo n) così nel testo per Montis Sancti

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fl.39 bo.20 den.20 fl.79 bo.ll den.16 fl.ll bo.39 den ..2 1 fl.73 bo.l5 den.20 fl.16 bo.37 den.12 fl.22 bo.23 den.8 fl . l bo. 1 6 den. l l fl . 8 bo.18 den . 1 8 fl.25 bo.16 den.6 fl.56 bo.l8 den.8 fl.42 bo.10 fl.47 bo.39 den.14 fl.2 bo.32 den.22 fl.19 bo.30 den.lO fl.4 bo.9 den.9 fl.2 bo.32 den.22 fl.9 bo.35 den.5 fl.ll bo.39 den.21 fl.6 bo.14 den.l fl.5 bo.25 den.20 fl.7 bo.2 den.7 fl.12 bo.28 den.3 fl.ll bo.ll den.16 fl.8 bo.l8 den . 1 8 fl . 9 bo.6 den.29 fl.3 bo.21 den.3 fl . l . bo16 den . l l fl.12 bo.28 den.3 fl.2 bo.4 den.16 fl.43 bo.30 den.5 fl.ll bo,l l den. 1 6 fl . 5 bo .25 den.20


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ERSILIA GRAZIANI

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ASPETTI DELLA FISCALITÀ PONTIFICIA

IS!!_DSutium nebreorum

ifiebrei Sancti Severini Hebrei Samani Hebrei S . Elpidii Hebrei Sancti Iusti Hebrei S . Victorie Hebrei Serre S . Quirici Hebrei Sancti Genesi 'Hebrei collectirci

fl . 1 9 bo.30 den . l l fl.6 bo.1 4 den.9 fl . l bo.1 6 den. l l fl.3 bo.2 1 den.3 fl.9 bo.35 den.5 fl . 1 bo.16 den.12 fl . 1 8 bo.l 3 den.8 fl.15 bo.21 den.1P

0

Introitus incensus Item Franciscus Nicolai Angeli de Sancto Iusto pro fructibus legitime filii fl.3 bo .13 sui homicide solvit annuatim Retentiones offitialium fl.37 bo .30 den.8 Exitus Thesaurarie

!Keverend1ss1mus dommus legatus quol1bet mense tl. .V. m anno Gubemator Farri quolibet anno [fhesaurarius Marchie in anno udex civilium et criminalium udex appellationum udex spiritualium !Marascallus provintie �dvocatus fiscalis [l'l_otarius Camere IProcurator fiscalis lt'l_otarius Thesaurarii Officialis Resigne Castellanus Farri pro paghis 25 �astellanus Mundaini pro paghis 12 Castellanus Cesene pro paghis 72 Castellanus Montis Florum pro paghis 1 5 Castellanus Saxoferati pro paghis 12 Castellanus Fabriani pro paghis 8 Castellanus Verruculi q pro paghis 14 Castellanus Rochecontrate pro paghi 8 Castellanus Britonorii pro paghis 20 �astellanus Sancti Archangeli pro paghis 20 Castellanus Auximi pro paghis Castellanus Rotundi Castellanus Offide Castellanus Civitelle pro paghis 9

tl. bOOO

fl. 1080 fl. 600 f!. 1 80 fl. 144 fl. 144 fl. 360 f!. 144 fl. 360 fl. 48 fl. 60 fl. 144 fl. 900 fl. 432 fl. 2592 fl. 840 fl. 432 fl. 288 fl. 504 fl. 288 fl. 720 fl. 720'// fl. 300 fl. 72 fl. 540 fl. 324

q) corretto su enerniculi espunto r) A questa registrazione fa seguito una linea orizzontale che la separa dalla seguente di cui si trascrive di seguito il testo:

o) così nel testo per Tollentini p) Nel margine inferiore è ripor te da una linea orizzonta le:

. tata la seg uente nota, sepm. . ata dalla regzstrazcone precedende k(arl _

Thesauraria de la Marcha risch ote dele taglie de tutte le terre Item de censi in summa Item de afficti in summa Item de subsidii de cleri in sum ma Item de subsidii de ebrei in sum ma Item de Ioha e Francisco Nico lai Angeli � Item de retentwne de officiali [Totale]

fl. fl.

fl.

fl. fl. fl. fl. fl .

em) 8 il f(oreno) 31518 1121 490 829 694 3 37 34695

30 5 25 34 13 13 30 31

8

9 5 8 6

Theasuraria paga al reverendissirno domino legato locotenenti magiori ordinarii in summa Item castellani in summa Item cavallari, cursori et altre spese ordinarie et extraordinarie, secondo l'ordine de legato in summa [Totale] a K(arleni) 8 il floreno [Totale entrate] [Totale uscite]

Reducti a K(arleni) .X. pro ducato soooo:

et a diversi altri officiali 9264 fl. fl. 8952 fl. fl.

1010 19226

fl. fl.

34.695 .31 .6 1 9 .226

fl. 1 5 .469 .3 1 .6 due. 12.376 due. 1 5 .000 due. 2 625


228

ERSILIA GRAZIANI

Caballarii Camere tres habent singulis fl.4, omnes sunt Cursor unus Faber pro aconcimine artilarie arcium Expense viaticorum et extraordinariorum iuxta deputationem legati

fl. fl. fl.

144 18 48

fl.

800

9ue omnia et singula supra in presenti instrumento contenta et expressa, ut mc�nt partes pr�fate et quelibet earum attendere etc. Actum in Camera apo­ �to�rca, presentlbus dominus Aloisio de Campania et Francisco Biondi rpsms Camere notariis , testibus etc. Et ego Stephanus quondam Alexandri civis Narniensis etc. Die XXVIIII mensis aprilis 1496, reverendissimus dominus Camerarius as­ siste�tibus et co�sentientibus reverendis dominus Franciscus de Borgia ge­ nerali Thesaurarro, A(ntonius) de Viterbio, Sinolfo, domino Octeviano Ha­ driano et Ventura supradicte Camere clausulas, virtute mandati sancti;simi domi� nostri pape infrascripti , pronogaverunt tempus supradictum in pre­ c�dentl contractu appositum supra nominato Petro Francisco presenti etc. et . stipulanti ut supra ad biennium incipiendum primo triennio finito . In do�bus prefati reverendissimi domini Camerarii presentibus domino Accurs1 0 de Petra et domino Achille Maffeo testibus etc.

CLAUDIO REGNI

Le istituzioni comunali a Perugia al tempo di Alessandro VI l . «Magnifici signori commendati, notifico a le v.m.s . el papa è mor­ to et in questa matina in su el far del dì lo anno publicato morto et questo è certo. Questa cità è piena de arme e Dio conceda gratia che le cose pas­ sano con buona quiete [ . . . ] La morte sua fo stanotte passata da sey ore ben­ ché non l ' anno publicata sennò al dì»1 . Con queste parole Baglione Vibi, ambasciatore del comune di Perugia a Roma2 comunicava il 26 luglio 1492 ai priori perugini la morte di Innocenza VIII lasciando trasparire tut­ ta la preoccupazione e l 'incertezza provocata dalla scomparsa del papa, preludio , forse, di una altrettanto incerta elezione pontificia. Scarsa, dal punto di vista emotivo , la risonanza dell' avvenimento a Perugia dove le cronache cittadine indugiano più su particolari un po' folcloristici: «A dì 27 ditta vene la nova in Perogia come era morto papa Innocentio. Se dis­ se che morì iere, che fo a dì 26 detto a ore 1 8 , e avea lassato in Castel S . Agniolo un gran tesoro . Anco cie lassò pregione el Gran Turco, el quale fo preso in una guerra del Gran Maestro de Rode, e esso lo mandò pregione a S . Santità»3 . Lo stesso Baglione, qualche giorno dopo, comunicava ai magistrati pe­ rugini l'elezione del nuovo pontefice con considerazioni miste di timore e di speranza: «Magnifici et potentissimi domini observatissimi, commenda­ ti et cetera. Pensando essere grato a le v.s . essere prestamente avisati de la creatione del vostro et nostro signiore el papa, pertanto significamo a quel­ le che oggie che semo adì undece del presente è stato per li reverendissimi s. signiori cardenali publicato el novo sommo pontifice cioè el cardenale vece cancelliere Alisandro sexto. Pregamo Dio che sia secondo lo abisognio de la universale cristianità e de la santa Chiesa e de lo stato de vostre si-

1 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 121, c. 127v. 2 POMPEO FELLINI, Della historia di Perugia, ill , rist. anast. Pemgia 1970, (Ve­ nezia 1664), p . 30 . s) corretto da sinpuli

3 Cronaca perugina inedita di Pietro Angelo di Giovanni in continuazione di quella di Antonio dei Guarneglie (già detta del Graziani), a cura di O . ScALVANTI, «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria», 9 (1903), pp. 370-371 (d'ora in avanti Cronaca di Pietro Angelo) .


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CLAUDIO REGNI

gnorie e de tucta la cità no alia»4. Interessante il passo della Cronaca di Pie­ tro Angelo: «A dì 11 dc Agosto vene la nova, come era chreato per novo pontefice, Alexandro sesto, el quale è da Valenzza in Spagnia, e era stato Cardinale 40 anni in circa, benchè a questi dì passate che fo a dì 4 ditta, li nostri Magnifici Signori Priori mandaro a tutti li conventi de questa città, li quali dovessero pregare Iddio, che se chreasse un Papa secondo la volontà deli Baglioni»5. Seguono le notizie dell'andata a Roma di alcuni membri di casa Baglioni, senza incarichi ufficiali, mentre solo in un momento succes­ sivo il comune invia i propri ambasciatori per riverire il papa6. Dunque, nel 1492, almeno da tale fonte, la posizione a Pemgia di casa B aglioni è consi­ derata decisamente dominante. Quanto questa famiglia sia stata determinante nella mticolazione del rapporto istituzioni comunali-potere centrale pontificio risulta evidente già all'indomani del ritomo di Pemgia sotto l 'alto dominio della Chiesa avve­ nuto nel 1424 con la stipula dei capitula tra la città e Martino V' . In un cer­ to senso già preparata dalle precedenti esperienze signorili, a volte dm·issi­ me, come quella sotto re Ladislao o Braccio da Montoné , la città ricono­ sce senza alcuna difficoltà che «civitatem Pemsinam eiusque comitatum, tenitorium et districtum [ . . . ] ad s.v. et sacrosantam Romanam Ecclesiam spectasse et pertinuisse, ac spectare et pertinere pleno jure»9. Sconendo poi il contenuto dei capitoli, già peraltro ampiamente esaminati dal Partner10, si ha l'impressione di trovarsi di fronte alla stipula di una convenzione dalla quale il comune cerca di trane più vantaggio possibile ed il papa di conce­ dere quanto non può negare considerando «la forza economica e militare della città interessata, lo stato delle sue libertà civili e la sua posizione geo-

4 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 121, c. 129r.

5 Cronaca di Pietro Angelo cit., p. 371 . 6 Ibid., per la precisione il 19 e il 20 agosto per quanto riguarda i Baglioni men­

tre è del 23 l'ambasceria ufficiale. 7 n testo dei capitoli si legge in L. FUMI, Inventario e spoglio dei registri del­ la Tesoreria Apostolica di Perugia e Umbria, «Bollettino della Deputazione di Sto­ ria Patria per l'Umbtia», 7 (1901), pp. XXX-XLIX. 8 Per tali dominazioni vedi C. REGNI, Il conte di Montone e Perugia: una si­ gnoria annunciata, in Braccio da Montone e i Fortebracci (Atti del Convegno in­ ternazionale di studi, Montone 23-25 marzo 1990), Roma 1993 , pp. 129-146. 9 FUMI, Inventario e spoglio cit., p. XXXII. 10 P. PARTNER, Comuni e vicariati nello Stato pontificio al tempo di Martino V, in La crisi degli ordinamenti comunali e le origini dello stato del Rinascimento, a cura di G. CHITIOLINI, Bologna 1979, pp. 230-231 . (li saggio è la traduzione da P. PARTNER, The Papal State under Martin V: The Administration and Government of the Temporal Power in the Early Fifteenth Century, London 1958, pp. 159-161; 169-182; 1 83-192).

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23 1

grafica»1 1 . Rimangono dunque inalterate le stmtture comunali, di fatto però sottoposte ai funzionari pontifici; i consigli dei priori e dei camerlenghi continueranno a riunirsi dietro licenza del legato e a deliberare su ordini del giomo preventivamente approvati dallo stesso; l 'elezione del podestà spet­ ta al papa, mentre il capitano del popolo sarà sostituito dal giudice degli ap­ pelli; conservatori della moneta e massari, gli ufficiali finanziari del comu­ ne, continueranno ad occuparsi delle entrate e delle uscite della città, ma sa­ ranno affiancati dal tesoriere apostolico che avrà il compito di controllare e sovrintendere a tutta l'organizzazione finanziaria. Per quanto conceme l 'amministrazione della giustizia, il comune ottiene che tutte le cause, sia civili che criminali, tanto in prima istanza quanto in appello, non possano extrahi extra curiam perusinam ma siano trattate nella curia del podestà e del legato o govematore12. Questi, per sommi capi, i punti salienti dell'accordo del 1424 che la­ sciano comunque vedere un affiancamento, quando non una sovrapposizio­ ne, come in campo finanziario, dei funzionari pontifici alle magistrature co­ munali che a Pemgia erano di lunga tradizione e che avevano trovato la lo­ ro stabilità e definitiva fisionomia agli inizi del Trecento (1303) con l 'isti­ tuzione del priorato delle atti, espressione del popolo minuto e «chiave di volta del nuovo sistema nato da una piccola rivoluzione all 'intemo del re­ gime popolare»13. Questo regime sarà in grado di resistere per tutto il Tre­ cento agli attacchi della nobiltà che riuscirà ad impossessarsi del govemo

11 Ibid., p. 228. 12 FvMI, lnventario e spoglio cit., pp. XXXIV; XXXVill-XXXlX; XLII-XLill .

Per quanto concerne l'amministrazione finanziaria, non esiste un capitolo preciso che disciplina i rappmti tra tesoriere apostolico e camere finanziarie pemgine (an­ che se al cap. XXV, ad esempio, funzionario pontificio e magistrature comunali ap­ paiono gestire insieme uscite ordinarie); evidentemente è dato per scontato sia dal comune che dal papa il fatto che in città sarà di nuovo presente il tesoriere provin­ ciale con i poteri a lui concessi fin dal trattato stipulato tra il comune e Bonifacio IX nel 1403, confennato nel 1405 da Innocenza vn, con cui si stabiliva che «Conser­ vatoribus monete comunis Pemsii et massariis debet adiungi unus thesaurarius pro domino nostro papa et Sancta Romana Ecclesia per prefatum dominum Johannem eligendus, qui thesaurarius una cum dictis conservatoribus et massariis et dicti con­ servatores et massarii una cum eodem possint et debeant exercitare dictum officium et quod sine bullectis domini Johannis vel sui locumtenentis alieni non solvantur nec possint conservatores et massarii sine thesaurario prefato aliquid disponere de pecunia que ad eomm manus perveniret». ASP, ASCP, Consigli e rifonnanze, 48 , c. 174r; cfr. C. REGNI, L'amministrazione politico-finanziaria del comune di Perugia nei suoi rapporti con la Camera Apostolica, in Ricerche su Perugia tra Due e Quat­ trocento , Pemgia 198 1 , p. 168. 13 M.G. Nrco-C . REGNI, Il Palazzo come sede del governo comunale, in Il Pa­ lazzo dei Priori di Perugia, a cura di F.F. MANciNI, Pemgia 1977, p. 135.


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CLAUDIO REGNI

dell a città solamente nel 1416 quando Braccio da Montone ne diventerà si­ gnore14. Anche allora comunque le strutture c l'apparato burocratico-am­ ministrativo comunale vennero confermati, anche se posti sotto il controllo diretto dei luogotenenti del Fortebracci; muta però il quadro sociale di rife­ rimento: con un decreto del 1417, infatti, abrogando le nonne contrarie con­ tenute negli statuti delle arti, il luogotenente di Braccio ordina ai rettori e ai camerlenghi delle stesse di ammettere nei loro collegi qualsiasi persona di qualsiasi condizione o stato sociale ne avesse fatto richiesta 15 . Sfruttando così la tradizionale struttura «popolare» delle mti, la nobiltà affiancherà il ricco ceto mercantile nella gestione del potere ed i comuni interessi econo­ mici e politici realizzeranno nella Perugia del Quattrocento «la fusione in un solo ceto egemone della nobiltà imborghesita e della borghesia feuda­ lizzata» 1 6. E sm·à proprio con questo ceto egemone che Martino V, quanto i suoi successori, si dovranno confrontare nel governo della città17 . 2 . Nei suoi numerosi studi dedicati a Perugia tra i secoli XV e XVI, Christopher Black18 ha formulato l'ipotesi di un'oligarchia di circa una trentina di famiglie che deteneva il monopolio delle cariche pubbliche e del governo della città. Suggeriva inoltre una distribuzione di queste famiglie dominanti in un'oligarchia ristretta composta da una decina di casati - i più antichi e potenti come gli Oddi e Baglioni - e un'oligarchia allargata dove si collocano rami minori dei casati dominanti, come gli Oddi Novelli, o ric­ chi borghesi feudalizzati (per riprendere la terminologia usata dal Groh­ mann) come i Narducci19 . 14 Cfr. REGNI, Il conte di Montone cit. 1 5 Ibid., p. 141 . Il decreto si legge in ASP, ASCP, Miscellanea, 54, c. 14v. 16 A. GROHMANN, Città e territorio tra Medioevo ed Età moderna (Perugia, secc. XIII-XVI) , I, La città , Perugia 198 1 , p. 253. 17 I rapporti tra i vari pontefici e Perugia da Martino V in poi hanno trovato ot­

tima sintesi nel volume dedicato allo Stato della Chiesa da M. CARAVALE-A. CA­

RACCIOLO , Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, in Storia d'Italia, diretta da

G. GALASSO, XIV, Torino 1978 . CH.F. BLACK, Commune and the Papacy in the Government of Perugia, I488-1540, «Annali della Fondazione Italiana per la Storia Amministrativa», 4 (1967), pp. 163-191; ID . , The Baglioni as Tyrants of Perugia, 1488-1540, «The En­ glish Historical Review», 85 (1970), pp. 245-28 1; ID . , Politica e amministrazione a Perugia tra Quattrocento e Cinquecento , in Storia e ·cultura in Umbria nell'Età mo­ derna (Atti del VII Convegno di studi umbri, Gubbio 18-22 maggio 1969), Perugia 1972, pp. 101-116; ID . , Perugia and the Papal Absolutism in the Sixteenth Century, «The English Historical Review», 96 (1981), pp. 509-539; ID . , La grande politica le politiche locali: il problema di una signoria umbra, in Signorie in Umbria tra Medioevo e Rinascimento: l' esperienza dei Trinci, Perugia 1989, pp. 91-111. 1 9 BLACK, The Baglioni cit., pp. 254-255, nota 2. 18

e

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In seno all ' oligarchia ristretta un ruolo di primo piano è svolto dalla f�­

miglia B aglioni proprio all'indomani della morte di Braccio Fortebracci. E Malatesta I infatti che si incarica di convincere i perugini a ritornare sotto il dominio della Chiesa e per questo il B aglioni fu ricompensato da Marti­ no V con la concessione del dominio su Spello insieme al fratello Nello e ai loro discendentF0. È questo l 'inizio di una lunga, proficua e sostanzial­ mente stabile collaborazione tra papato e casa Baglioni riassumibile in que­ sti tennini: i membri del casato entravano come condottieri al servizio del papa che poteva quindi contare, in teoria, sul loro appoggio; i servigi dei Baglioni erano pagati non solamente con le condotte, ma anche con con­ cessioni di terre e vicariati. Esemplificando , Braccio II, figlio di Malatesta, militò sotto le insegne della Chiesa servendo tutti i pontefici da Eugenio IV a Sisto IV21; Rodolfo fu numerose volte con i propri uomini a fianco delle truppe papalF2; Giampao lo, per !imitarci a quelli che interessano il nostro discorso , nel 1500 entrò al servizio di Alessandro VI e fiancheggiò Cesare Borgia nella lotta contro i Colonna, obbedì a Giulio II, servì Leone X23 • Sull'altro versante, Braccio nel 1437 succede al padre nella signoria, oltre che di Spello, di Bastia, Cannara e Collemancio24. Nel 1463 i B aglio­ ni si impadroniscono con la forza di Tor d'Andrea togliendola ai marchesi d'Assisi e di Tor Chiagina togliendola ai Baldeschi. Nel 1488 Montaiera, sottratta agli Oddi, divenne feudo della famiglia; nel 1516 Giampaolo B a­ glioni è governatore e conte di Bettona. Nel 1530, infine, Malatesta IV al­ larga i propri feudi verso l 'orvietano, insignorendosi di Collelun go, Ripa­ bella e Graffignano . Riceve inoltre i vicariati di Bevagna, Limigiano e Ca­ stelbuono. In aggiunta a questi feudi la famiglia Baglioni possedeva azien­ de e poderi di notevoli estensioni concentrati soprattutto nei contadi di por­ ta S . Pietro e porta Eburnea25 . In conclusione, «normalmente i papi voleva- ­ no avere il servizio dei Baglioni come condottieri; i Baglioni volevano ricevere pagamenti dai papi, e vicariati o feudi fuori di Perugia»26. . . Sicuramente, nessun'altra famiglia perugina poteva vantare un s1rnile dispiegamento di forze e potenza che valevano ai suoi membri l 'inserimen­ to in una fitta rete di relazioni ed alleanze conseguite talvolta anche con un'accmta politica matrimoniale: i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano (matrimonio della nipote di Francesco con Braccio Baglioni); i Vitelli a Città 20 21

G. DE CARO, Baglioni, Malatesta, in DBI, 5, Roma 1963, pp. 229-230. R. ABBONDANZA, Baglioni, Braccio, ibid., pp. 208-211. 22 ID . , Baglioni, Rodolfo, ibid., pp. 240-247. 23 G. DE CARO, Baglioni, Giampaolo, ibid., pp. 217-220. 24 ABBONDANZA, Baglioni, Braccio cit., p. 207. 25 BLACK, La grande politica cit., p.107. 26 Ibid., p. 97.


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CLAUDIO REGNI

di Castello; il duca Francesco Maria Della Rovere ad Urbino . Ognuno di questi avrà modo di favorire i B aglioni nella conquista o mantenimento di una posizione dominante sulla città, rafforzata da uno stile di vita che po­ tremmo definire ' signorile' : feste, tornei, committenze artistiche, mecenati­ sm� ; tutto contlibuiva a dare lustro al casato e, di riflesso a Perugia. A ciò si aggmnga la presenza costante dei membli più prestigiosi della famiglia ai vertici dell'amministrazione comunale e si comprenderà perché si è parlato , per l'epoca di Braccio, «di un graduale trapasso da un regime oligarchico al­ la velata signolia personale, attuata senza eliminare le strutture costituziona­ li esistenti»27; o, più in generale, per la famiglia, di ' signoria occulta' che tro­ va un parallelo nella Firenze medicea di Cosimo il Vecchio28• La stoliografia più recente, in seguito agli studi condotti dal Black su do­ cumentazione archivistica, ha accettato e fatto proplia la tesi dello storico in­ glese che configura i B aglioni come terza forza all 'interno di un potere diar­ chico rappresentato , rispettivamente, dal papato e dal governo comunale29.

È

una tesi talmente nota che non è neppure necessalio lipercorrere tutte le mo­ ti�azioni che, secondo il Black, hanno impedito il decollo di una signoria ba­

glionesca (mancanza di coesione all'interno del casato , opposizione della li­ manente oligarchia, presenza continua e fattiva dei funzionali papali) , ed è talmente convincente da aver costituito la chiave d'interpretazione delle vi­ cende politico-istituzionali della Perugia di fine Quattrocento in opere di sin­ tesi generale30 e di studi più miratP 1 . Ora, mentre non v'è alcun dubbio sulla presenza continua degli ufficiali pontifici ai vertici dell'amministrazione cit­ tadina credo non sia inutile chiedersi e, se possibile, verificare quanto la se­ conda componente della diarchia, il governo comunale, sia stato espressione dell'intera città, o, meglio, della sua oligarchia, o piuttosto sia stato condizio­ nato, quando non manipolato, dalla famiglia Baglioni per i propri interessi particolali. Per lispondere a questo quesito prenderò in esame due elementi

d

?ià pr�ficuamente utilizzati da altli, ovvero la fiscalità e la composizione e il funziOnamento delle magistrature cittadine32.

27 ABBONDANZA, Baglioni, Braccio cit., p. 211. 28 F. FRASCARELLI, Nobiltà minore e borghesia a Perugia nel sec. XV Ricerche sui Baglioni della Brigida e sui Narducci, Perugia 1974, p. 53. 29 Vedi nota 18, in part. BLACK, The Baglioni cit. 3° CARAVALE-CARACCIOLO, Lo Stato pontificio cit. 31 S. CAROCCI, Governo papale e città nello Stato della Chiesa. Ricerche sul Quat­ trocento, in Principi e città alla fine del Medioevo (Atti del Convegno di Studio del

Centro di studi sulla civiltà del tardo Medioevo, San Miniato 20-23 ottobre 1994), a cu­ ra di S. GENSINI, Pisa 1996 (Collana di Studi e Ricerche, 6). 32 Il riferimento principale è il sopracitato lavoro di S . Carocci, (Governo pa­ pale) ; ma ovviamente anche il Black un po' in tutti i suoi studi su Perugia ha tenu­ to in considerazione questa chiave di lettura appuntando la sua attenzione princi­ palmente sulla composizione ed il funzionamento delle magistrature.

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so­ Per ciò che concerne la fiscalità, a Perugia, dopo il 1424, la Chiesa provin­ tesorelia La e. comunal quello vrappose il proprio sistema fiscale a dai capitula ciale infatti liscuote sia il tributo di 12.000 fiolini annui previsto entrate co­ delle parte sia IV, Eugenio da con Martino V, lidotti poi a 8 .000 ente dal direttam gestite ze, comunan gabelle, di munali, delivanti dall' appalto magi­ due le insieme Sempre moneta. della tori tesoliere insieme ai conserva , contado del à comunit dalle dovute imposte le e strature incassano le entrate paga­ e effettuar può cittadina camera la tesoliere ma solo su mandato del lio comu­ menti. Le imposte dirette 1imangono di pe1tinenza di un funziona 3. sussidio3 del to pagamen il per lmente essenzia servono e , nale, il depositalio degli studio lo 4, Umblia3 ed Perugia di tesoreria della Lo spoglio dei registli come il con­ stessP5 e i liscontli nella documentazione locale36 dimostrano parte del te­ da i comunal e finanziali ture magistra sulle e trollo sulle finanze ed efficace . puntuale sempre stato sia i pontific ri funziona altli saliere e degli ai re­ accanto quando , '70 anni degli fine alla na perfezio si n sistema exi­ et introitum Libri i no compaio tesoreria della uscita e gistri di entrata entrate del varie le tra ne distinzio una con e perusin ce apostoli tum Camere quando i re­ tesoriere e della Camera perugin a; e soprattutto dopo il 1490 momento che le gistli relativi alla gestione della tesoreria diventano tre, dal conservatori, a entrate municipali si riferiscono , oltre che alla camera dei tali novità sono quella dei massari37 • A tal proposito Caravale annota che nsione della com­ particolarmente interess anti in quanto «attestano un'espa riscuoteva le petenza tributaria della Chiesa all 'interno del Comune , dove che perveni­ ali entrate della giustizia criminale e quote di tributi municip ne avveniv a espansio vano alla camera dei massali. Si deve notare che tale o il qua­ perugin in uno dei periodi di più accentuata autonomia del Comune ac­ aveva aglioni, B dai le, sotto il governo della ristretta oligarchia guidata la ue Comunq . legato» cresciuto la sua giurisdizione a scapito di quella del n­ compete tive significa di stessa documentazione mostra il legato «titolare vista fiscale, dunze in campo giulisdizionale e finanziario»38 . Dal punto di

33 PARTNER , Comuni e vicariati cit., pp. 230-234; M. CARAVALE, Le entrate del Centro pontifici e, in Roma capitale (1447-1527), (Atti del Convegno di Studio

di studi sulla civiltà del tardo Medioevo, San Miniato 27-31 ottobre 1992), a cura di S. GENSINI, Pisa 1994 (Collana di Studi e Ricerche, 5), pp. 82-86. 34 FuMl, Inventario e spoglio cit., alle pp. 365-367 c'è l'elenco completo dei te­ sorieri provinciali. 35 CARAVALE, Le entrate pontificie cit. Il lavoro si basa sull'esame diretto dei registri delle varie tesorerie provinciali depositati nel fondo Camerale I dell' Archi­ vio di Stato di Roma. 36 REGNI, L ' amministrazione politico-finanziaria cit., pp. 175-188 . 37 CARAVALE, Le entrate pontificie cit., pp. 97-99, 101 . 38 Ibid., p. 101 .


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CLAUDIO REGNI

que, sembra che si sia attuata la completa soggezione di Perugia alla Chie­ sa, che il governo diarchico sia una efficiente realtà, che in questo campo i margini di manovra della famiglia Baglioni siano inesistenti. Più mticolato e, a mio parere, suscettibile di mutamenti e diverse in­ terpretazioni, il quadro relativo al controllo degli ufficiali e delle magistra­ ture preposte al governo cittadino. Come è noto , la modalità di nomina de­ gli ufficiali comunali era disciplinata dallo Statuto cittadino che prevede­ va la creazione di una commissione di venti insaccolatori, i quali ogni cin­ que anni dovevano predisporre per ogni magistratura il sacco o borsa de­ gli uffici, cioè l 'elenco delle persone che nell'arco del quinquennio pote­ vano essere estratte a sorte, per ricoprire qualche incarico39. Tale procedu­ ra viene consolidata da Martino V il quale, dopo aver confermato gli uffi­ ciali esistenti nella città al momento della stipula dei capitula, accetta che gli stessi «in futurum insacculentur, eligantur et extrahantur modo tradito per formam statutorum» con l 'aggiunta però «de consenso legati»40. Con­ fermati al potere, i nobili impongono una discriminante censitaria per ac­ cedere all'ufficio di insaccolatore41 . È chiaro come la formazione delle borse fosse nello stesso tempo simbolo di supremazia e oggetto di discor­ dia tra il comune, ovvero l 'oligarchia dominante, e il pontefice: il control­ lo del sistema elettorale costituiva infatti lo strumento principale per indi­ rizzare le scelte politiche ed economiche del governo cittadino, magari fa­ vorendo, o contrapponendosi, ad interessi particolari. Non meraviglia, quindi, assistere, nel corso del secolo , a violenti scontri tra pontefici e co­ mune per arrogm·si il diritto alla formazione delle borse e a frequenti in­ terventi dei Baglioni nella disputa, apparentemente a difesa delle preroga­ tive comunali. Un momento di forte attrito si ha nel 1466 quando papa Paolo II, per contrastare l'eccessiva autonomia di Perugia e per abbattere il predominio che alcuni dei principali cittadini e soprattutto i Baglioni detenevano in città, prende una serie di drastiche misure: nomina diretta di alcuni ufficia­ li, incameramento di alcuni beni comunali , cassazione di un'alleanza tra Perugia e Firenze, progetto, e tale rimase, di erezione di una rocca da op­ porre al palazzo dei Baglioni tanto somigliante ad una fortezza; ma soprat­ tutto ottiene dal governatore perugino l'invio a Roma di cinque cittadini a cui impone, sotto minaccia del carcere, di indicare 900 perugini tra i più fe­ deli alla Chiesa; di questi ne inserisce 300 nelle borse per il quinquennio successivo. E che la compilazione del sacco fosse un momento politico par­ ticolmmente importante e delicato è testimoniato dal positivo giudizio che

39 BLACK, Commune and the Papacy cit., pp. 178-181; ID., Politica strazione cit., pp. 107-109. 40 FuM:r, Inventario e spoglio cit., pp. XXXVI-XXXVII . 41 BLACK, The Baglioni cit., p . 256.

e

ammini­

237

gli ambasciatori del marchese di Mantova danno dell'operato di Paolo II che così facendo, ha tolto «el credito a principal i li quali prima facevano el saccho a lor modo e cussì distribuevano li officii come volevano, de che se facevano li pmtesani»42. E questo non basta: sugli insaccolatori pendeva an­ che l 'accusa di corruzione; il cosiddetto Diario del Graziani riporta infatti per il 1466 la notizia che «li ditti insacoladòri la notte uscivano de palazo, et andavano per le case dei citadini facendo pacte e contracti; et così ven­ devano li ditti offizii»43 . Nel l471 1'ufficio ritorna a Perugia, ma già nel '76 Sisto IV ordina che «el sacco del regimento de Perugia se dovesse fare a Roma»44. Nel 148 1 il sacco è di nuovo a Perugia . In questa occasione l'o­ ligarchia perugina si divide per la scelta degli insaccolatori: la famiglia Ra­ nieri si opponeva infatti alle richieste avanzate da casa Baglioni di avere due rappresentanti per porta Sole. Nascevano disordini che coinvolgevano anche il legato che alla fine riuscì finalmente a comporre la questione. Nel 1486 , ammaestrato dalle esperienze precedenti, Innocenza VIII imponeva che la borsa venisse rifatta a Roma e convocava gli esponenti della nobiltà. Anche in questa occasione l 'oligarchia si divise: la maggioranza dei nobili con gli Oddi in testa, dichiarò di accettare le decisioni del papa; Guido e Rodolfo Baglioni si opposero decisamente, ma inutilmente, acuendo così i già profondi dissidi che dividevano le due famiglie45 . Nel 1492 infine , i B a­ glioni, ormai sbarazzatisi dell' opposizione degli Oddi, sembrano in grado di manipolare l'elezione, avendo ben 7 tra i 20 insaccolatori; tuttavia l'ana­ lisi dei nominativi condotta dal Black porta lo storico inglese a concludere che «non si può affermare che i Baglioni abbiano potuto manipolare facil­ mente il processo elettivo ed il sistema amministrativo»46. Se volessimo dare un significato più preciso a questo avverbi o, forse dovremmo approfondire il discorso sul periodo che va dal 1488 al 1500, il periodo cioè nel quale funzionò la magistratura dei Dieci dell' arbitrio , con­ siderata il centro di potere di casa Baglioni. Gli eventi che portarono alla creazione della nuova magistratura sono abbastanza noti. Si è già accenna­ to al fatto che l 'oligarchia perugina, soprattutto quella 'ristretta' , era divisa al suo interno e questo provocava continuamente , soprattutto nella seconda e metà del secolo , disordini e lotte di fazione che insanguinavano la città 42

CAROCCI, Governo papale cit., pp . 214-215 .

43 Cronaca della città di Perugia dal l309 al 1491 nota col nome di Diario del io

(d'ora in avanti Diario del Graziani) , a cura di A. FABRETII, «Archiv Storico Italiano» , 16/1 (1850), p . 585. Cronaca di Pietro Angelo cit., p . 100. ; Per 45 queste vicende vedi BLACK, Commune and the Papacy cit., pp. 178-181 ID., 223; . p cit., Guido i, ID . , The Baglioni cit., pp. 256-257 ; ABBONDANZA, Baglion Baglioni, Rodolfo cit., pp. 242-243 . 46 BLACK, Politica e amministrazione cit., p. 109. Graziani 44


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CLAUDIO REGNI

delle quali le cronache riportano ampio eco. Le ambizioni , gli interessi, i rancori , gli odi, le vendette si coagularono intorno ai principali casati citta­ dini, ovvero gli Oddi ed i Baglioni. Numerosi sono gli scontri tra i rappre­ sentanti delle due famiglie e i loro aderenti. Si è già detto dell'ultimo attri­ to causato dalla formazione delle borse del 1486. Il regolamento dei conti arriva nel 1488 quando il 30 ottobre, dopo violenti scontri , gli Oddi sono costretti a fuggire dalla città insieme con i propri alleati47. Il 3 novembre, dopo aver provveduto a rifare le borse andate distmtte nel tumulto, i primi ed i camerlenghi creano la magistratura dei Dieci dell' arbitrio, detta prece­ dentemente anche dei Dieci della guerra48 . Si tratta di una magisu·atura straordinaria, ma non nuova, sperimentata in passato per periodi molto bre­ vi e per crisi contingenti: lo stesso Braccio B aglioni vi aveva partecipato una prima volta nel 1455 ed una seconda nel 147 149 . Questa volta però , an­ ziché rappresentare un momento grave e di pericolo per l a vita comunale, rappresentò un vero e proprio mutamento istituzionale ai vertici dell ' am­ ministrazione. Prorogata infatti per un anno nel 1489, la magistratura fu poi confermata ininterr-ottamente fino al 1500 anno in cui venne sciolta da Ales­ sandro VI50 . Ai Dieci vennero attribuiti poteri straordinari, pari, se non su­ periori, a quelli detenuti dal consiglio dei priori e dei camerlenghi ed in par­ ticolare: competenze in materia di guerra, di reclutamento di «gentes armo­ mm tam pedites quam equites» , di mantenimento dell'ordine pubblico, di approvvigionamento alimentare con facoltà di attingere a tutte le entrate della città con poche eccezioni; inoltre viene loro messa a disposizione la somma di 25 .000 fiorini che potevano usare per la difesa della città, per il mantenimento della pace e per i bisogni dello Stato5I . Non è difficile intra­ vedere nella costante preoccupazione della difesa della città dai pericoli esterni, soprattutto quelli derivanti dai fuoriusciti, la difesa della posizione e degli interessi dei Baglioni. 3 . Se dovessimo prendere in considerazione il giudizio che le cronache hanno dato della magistratura dei Dieci dell' arbitrio in rapporto alla fami­ glia Baglioni, pur con tutti i limiti di questa fonte storica, non vi sarebbe al­ cun dubbio sul molo che essa ha svolto nell'ultimo decennio del secolo.

47 Lo scontro Oddi-Bag lioni, con le sue motivazioni, è narrato diffusamente nel sopracitato Diario del Graziani, pp. 684-688 . Cfr. ABBONDANZA, Baglioni, Guido cit., p. 224. 48 ASP, ASCP, Consigli e riformanze , 120 , cc. 91r-92r; Diario del Graziani cit., pp. 688-689 che però riporta al 4 di novembre la creazione della magistratura. 49 ABBONDANZA, Baglioni, Braccio cit., pp. 209-210. 50 ID., Baglioni, Guido cit., p . 224 . 5 1 ASP, ASCP, Consigli e riformanze , 120, cc. 91r-92r.

LE ISTITUZIONI COMUNALI A PERUGIA

239

Pietro Angelo di Giovanni: «A di 4 de 9bre for fatti li diece dela guer­

ra overo delo Arbetrio, e for fatti dali Signori Priori e Camorlenghi, con au­

torità che li detti X possano disponere de ogni facultà del camuno de Pero­ gia per lo stato dei B aglione [ . . . . ] . A li quali X delo Arbitrio for venti dali sopredetti Signori Priori et Camorlenghi fiorini 25 mila per mantenimento e bisognio delo Stato per essi aquistato»52 . E ancora: «E a questi dì (4 mar­ zo 1490) de continuo li X de lo Arbetrio vano a fare conseglio nel palazzo deli signori Priore; e neli lor consigli non cie vano li Signori Priore, anzi se partono dala loro audienza e dale lor ca�ore, perc�é vedano �he li �etti X non se fidano; e quasi a tutte l 'ore li detti X stano m casa deli B aghone, e quando li detti Baglione escono da casa, sempre li fanno coda insieme con altri gentilomeni, e cettadini e menano inanze bone guardie»53 . Graziani (ovvero Diario del Graziani): «E continuamente tutti li gen­ tilomini de la nostra cità, tanto quelli che sonno contenti quanto li malcon­ tenti, tutti vanno a cortegiare e a far coda alli Baglioni, maxime a Guido e a Ridolfo»54. Maturanzio: «De le diece governatore, la magnifica casa Bagliona ne aveva seie» e ancora «et finaliter, la magnifica casa Bagliona era domina dominantium, e quello che loro facevano era fatto; ma niuno de li altri avria fatta alcuna cosa senza licenzia de quelli, perché quelli erano quasi signio­ re a dominio»55. Sulla scia delle cronache, molti storici moderni hanno sostenuto la tesi secondo cui, proprio grazie alla magistratùra dei Dieci dell'arbitrio, i Baglio­ ni sono stati in grado di esercitare un dominio personale sulla città56. In epo­ ca recente Robeiio Abbondanza, confmtato dai giudizii di Machiavelli «con stipendi e provvissioni (Lorenzo il Magnifico) manteneva suoi amici Baglio­ ni in Pemgia»57 e di Niccolò Michelozzi ambasciatore dello stesso Lorenzo al quale Iiferisce prima un «motto» di Rodolfo Baglioni «Ser Nicolò, quest? sta� to lo vogliamo per noi, né vogliamo ci sia to�to: prima per goder�o nm po� : perché lo goda il magnifico Lorenzo»; e pm un parere di_ Camillo VItelli

52 Cronaca di Pietro Angelo cit., p. 3 10. 53 1bid. , p. 342. 54 Diario del Graziani cit., p. 692. 55 Cronaca della città di Perugia dal 1492 al 1503 di Francesco Matarazzo

detto Maturanzio (d'ora in avanti Cronaca del Maturanzio), a cura di A . FABRETI1, «Archivio Storico Italiano» , 16/2 (1851), pp. 139-140 . 56 Cfr. a questo proposito R. CHIACCHELLA-M.G. Nrco OTTAVIANI, Perugia tra Quattrocento e Cinquecento: un difficile equilibrio , in U�a santa, una città (�t�i del Convegno storico nel V centenario della venuta a Perugia di_ Colom�a d� Rieti, Pe­ rugia 10-12 novembre 1989), a cura di G. CASAGRANDE-E. MENESTO, nst. Spoleto l99F, p . 16. 57 ABBONDANZA, Baglioni, Guido cit., p . 224.


240

LE ISTITUZIONI COMUNALI A PERUGIA

CLAUDIO REGNI

«Questi Baglioni, se sono abandonati da quelli in chi hanno fede, et che il pa­ pa li perseguiti, nonché altro , si daranno al diavolo de lo infemo, perché non vogliono lasciare lo stato in modo alcuno»58, proprio Abbondanza sostiene che «ogni altra magistratura - massimamente quella dei Ptiori, insieme ai quali i Dieci avrebbero dovuto deliberare, ma che finivano sempre per ade­ guarsi alle decisioni dei Dieci - venne esautorata, pur formalmente conti­ nuando a sussistere. I Dieci, praticamente onnipotenti, diventarono lo stru­ mento essenziale dell'esercizio e della conservazione del potere da parte dei Baglioni a Pemgia» . E, parlando del provvedimento che interessò l 'ufficio dei capitani del contado afferma che questo «rafforzò il reggimento strettamente oligarchico di quello che potrebbe essere senz'altro chiamato lo stato baglio-

nesco»59.

·

A questa tesi il Black contrappone il fatto che i funzionari pontifici, le­ gato e vicelegati in primo luogo, furono sempre presenti in città e coopera­ rono con il consiglio dei priori e dei Dieci, non perdendo mai il controllo della situazione; che il consiglio dei priori deliberava sempre sulle questio­ ni più importanti della vita del comune, spesso da solo, talvolta con i Dieci e che non è affatto chiaro «quanto fosse dmninante il controllo dei B aglio­ ni su questo consiglio»6°. E qui giungiamo al cuore del problema. Se l 'affermazione del Matu­ ranzio «de le diece governatore la magnifica casa B agliona ne aveva seie» vi�ne dal Black, credo giustamente, giudicata poco attendibile in quanto pnva di nomi e dati e quindi non è possibile affermare che sei Baglioni sono presenti effettivamente nella magistratura, qualche elemento di no­ vità può essere portato in merito alla questione che solo a volte le Rifor­ manze danno i nomi dei Dieci che partecipano alle sedute coi priori; che riportano solo quelli di Guido e Rodolfo tra i B aglioni; che i due fratelli non compaiono mai insieme in una stessa seduta61 . Lo spoglio delle Rifor­ manze degli anni 1488- 1500 ha permesso infatti di acquisire nuovi ele­ menti in merito alla composizione ed al funzionamento della magistratu­ ra dei Dieci dell'Arbitrio in relazione alla posizione dei Baglioni nella città di Perugia. Innanzitutto i Dieci si riuniscono sempre insieme ai prio­ ri delle Arti, quasi mai con i camerlenghi62, in tre occasioni, nel periodo

58 ID., Baglioni Rodolfo cit., p. 244. 59 Ibid.

60 BLACK, La grande politica cit., pp. 100-101 . 61 Ibid. 62 Ho reperito due sole sedute nelle quali sono presenti contemporaneamente

priori, camerlenghi e Dieci: il 21 febbraio 1492 con un ordine del giorno di scarsa rilevanza - si tratta della promessa di rappacificazione tra due cittadini - (ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 121 , c. 97r); e il 1° maggio 1495 per l'elezione degli �ffici�li dell'abbondanza (ibid., 122, c. 138r). Troppo poco per azzardare qualsiasi 1potes1.

241

immediatamente successivo alla creazione della magistratura, priori e Dieci sono una cum civibus nobilibus63 . Nei dodici anni di esistenza - ma noi possediamo la documentazione di dieci anni in quanto mancano com­ pletamente il 1489 e il 1490 - i Dieci ed i priori deliberano insieme 99 volte e solo in 30 sedute non compaiono i nomi dei Dieci che partecipa­ no al consiglio, nomi che a questo punto credo utile riportare: B artolomeo degli Armanni e Gerolamo degli Arcipreti per porta S . Angelo; Pierfilip­ po Della Corgna e Giovanni di Giacomo Piccinino per porta S . Susanna; Guido Baglioni e Rodolfo Signorelli per porta Eburnea; Rodolfo B aglio­ ni e Vincenzo di Montevibiano per porta S . Pietro; Berardino Ranieri e Francesco di Nicolò di Tommaso di Montemelino per porta Sole64. Anche se viene rispettata la tradizionale rappresentanza per porta, non si può non notare la presenza di due membri di casa Baglioni nella magistratura dei Dieci. La partecipazione dei due fratelli ai vari consigli dei priori è pun­ tuale e costante: nelle 69 sedute in cui sono riportati i nomi dei Dieci che vi partecipano , Guido è presente da solo 22 volte65 , Rodolfo 1 466; i due fratelli compaiono insieme in ben 30 sedute come si può osservare nella tabella di seguito riportata.

Non si tratta ovviamente di una magistratura, ma, possiamo suppone, dei creazione dei rappresentanti di quella parte dell'oligarchia che aveva favorito la quest'u ltima è (in re novemb 15 e 10 4, del amente rispettiv Dieci. Nelle tre sedute, ni decisio nti specificato il numero dei nobiles cives, 25) vengono prese importa gio di unqua­ li: l'elezione del notaio dei Dieci e del depositario comunale, l'ingagal papa, laco­ nestabile per la difesa di Perugia, la nomina degli m·atores da inviare suo sostitutri­o mozione del cancelliere del comune Stefano Guarneri e l'elezione del stanziamento (4 novembre); l'elezione del notaio sopra i registri (10 novembre); lo to da rega­ di 25 fiorini per il dono al nuovo legato e di 100 fiorini per vasi d'argennovembre). lare al legato uscente Maurizio Cybo, fratello di Innocenzo VIII (15 Guar­ ASP, ASCP, Consigli e riformanze , 120, cc. 92r-93v; 95v; 97v. Per Stefano al 1466 dal Perugia a iere cancell Osimo da neri cfr. U. NICOLIN I, Stefano Guarneri . 1-28 1 pp. 1993, Napoli 1488, in ID., Scritti di storia, tto ASP, ASCP, Consigli riformanze , 120, cc. 91r-92r. Per notizie , soprattu cfr. Dieci dei i membr i patte o facevan di natura economica, sulle famiglie di cui GROHMANN , Città e territorio cit., pp. 421-426, 428-443, 489-492, 519-522, 527, 545-554, 564-567. 65 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 120, c. 95v; 121, cc. 50r, 52v, 55r, 56r, 61v, 63v, 115r; 122, cc. 5v, 20v, 25r, 80v, 81r, 138r; 123, cc. 27r-v, 140v, 159r, 208r, 225r; 124, c. 24r. 66 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 121 , cc. 69v, 73v, 74r; 122, cc. 60r, 62r-v, 63v, 128r, 155r, 179� 123, cc. 11v, 143r, 185v. 63

64

e


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Tab . l Riunioni del consiglio dei priori e dei Dieci (con i nomi) con la con­ temporanea presenza di Guido e Rodolfo Anno

Riunioni Presenze consiglio di G. e R. 5

149 1

120, cc. 92r, 102r-v, 103v*

15

6

1 2 l , cc. lv, 60v, 6lr, 63v, 66r, 67v

1492

5

4

1 2 1 , cc. 85r, 105v, 14lv, 142r

1493

9

l

122, c. 1 8r-v

1494

11

9

122, cc. 8 lv, 88v, 94v, 105v,10 6r, 1 06v* ,l07r-v

1495

6

2

122, cc. 1 3 l r , 179r-v

1496 •

6

2

123, cc. 2lr, 55r 123, c. 102r

3

l

3

-

1499

4

-

1500

l

-

Totale

69

30

Data

Consigli e riformanze

6

1498

Tab. 2 Delegati di Guido Nome

Fonte: ASP,

1488

1497

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LE ISTITUZIONI COMUNALI A PERUGIA

Adtiano B aglioni Adriano B aglioni Astorre Baglioni Rodolfo B aglioni Rodolfo Baglioni Rodolfo B aglioni Rodolfo B aglioni Rodolfo B aglioni Rodolfo Baglioni Troilo Baglioni Troilo Baglioni

15

nov.

149 1

2 dic. 149 1 *

Fonte: ASP, Consigli e riformanze 1 2l , c. 69v 1 2 1 , c. 73v, 74r

feb. 1493** 13 nov. 1493 2 dic. 1493

122, c. 60r

1 1 dic. 1493

122, c. 63v

13

mar. 1495 lug. 1495* 24 feb . 1496 3 l lug . 1496** 4 apr. 1497**

122, c . l l v

122 , c . 62v

9

122, c . 128r

18

122, c . 155r 123, cc. l lv-12r 1 23 , c. 43v 123 , c . 83v

*La sottolineatura indica due sedute. ** Sedute nelle quali non sono presenti né Guido né Rodolfo.

*La sottolmeatura mdJCa due sedute.

Delegati di Rodolfo

Nell� tre sedute in c�i nessuno dei due fratelli è presente, casa Baglio­ . m e, rappresentata da Tro�o che nel febbraio 1493 fa le veci del padre Ro­ dolfo e �a Astorre che agisce a nome del padre Guido67; sempre da Troilo nel lug�o 14 �6 «loco magnificomm Guidi et Rodulfi»68; e ancora dallo . d1 Rodolfo che nell' aprile 1497 sostituisce lo zio Guido69 stesso figlio Per comodità, ma secondo me, utile ai fini del nostro discorso f�rni­ ' sc? un� tabella riassuntiva di tutti i sostituti di Guido e Rodolfo nel consi­ glio de1 priori e dei Dieci dell' arbitrio?o .

Data

Nome Guido B aglioni Troilo Baglioni Troilo B aglioni Baglione di Montevibiano Troilo Baglioni Baglione di Montevibiano Guido B aglioni Rodolfo Signorelli Guido B agliÒni

ott. 1 49 1 feb. 1493** 1° mag. 1495 28 apr. 1496 3 1 lug. 1496** 4 apr. 1497** 29 ott. 1497 1 3 lug. 1498 21 ott. 1499

Fonte: ASP, Consigli e riformanze

23

12l , c . 63v

13

122, c . 1 1 v 122, c. 138r 1 23 , c. 27r 1 23 , c . 43v 123 , c. 83r 1 23 , c. 1 15r 1 23 , c . 159r 1 23 , c . 225r

**Sedute nelle quali non sono presenti né Guido né Rodolfo.

:� A�P,ASCP, Consigli e riformanze, 122,

. Ibzd., 123 , c . 43v 69 Ibid., c. 83r.

. .

c.

l lv . ·

70 La· te�nologia delle Rifonnanze è quanto mai varia: in vece, vice et nomi­ ne, gerens nomme, loco, nomine suo et e, più frequentement e, gerens .

Si nota agevolmente come Guido si faccia rappresentare in primo luo­ go dal fratello (sei volte) , poi dai figli (Adriano e Astorre) e da nipoti (Trai­ lo) senza quindi mai uscire dalla cerchia familiare. Rodolfo in tre occasio­ pi delega il fratello, tre volte il figlio Troilo, mentre in altre tre occasioni è sostituito da elementi esterni alla famiglia (Baglione di Montevibiano e Ro­ dolfo Signorelli); il che potrebbe essere indizio di un alto grado di fiducia del Baglioni nei confronti di questi membri del consiglio. . A questo punto diventa oltremodo interessante vedere anche chi sono i mem­ bri dei Dieci che delegano Guido e Rodolfo a rappresentarli in loro assenza.


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Tab. 3 Deleghe dei Dieci a Guido Nome

Fonte:

Data ASP,

Consigli e riformanze

Angelo Piccinino

19 ago. 1491 23 ott. 1491 25 ott. 1491

121 , c. 55r 121 , c. 63v 121 , c. 63v

Francesco di Montemelino

23 ott. 1491 25 ott. 1491 4 mar. 1493 28 apr. 1496 12 ott. 1496 29 ott. 1497 26 mar. 1498 21 ott. 1499 22 mar. 1494 12 ott. 1496 29 ott. 1497 26 mar. 1498

121 , c. 63v 121 , c. 63v 122, c.18r 123 , c. 27r 123 , c. 55r 123 , c.1 15r 123, c.140v 123, c. 225r-v 122, c. 81v 123 , c. 55r 123, c. 1 15r 123 , c. 140v

28 apr. 1496 29 ott. 1497 26 mar. 1498

123 , c. 27r 123, c.1 15r 123 , c. 140v

Cherubino degli Armarmi

Gerolamo degli Arcipreti

Deleghe dei Dieci a Rodolfo Nome

Dallo spoglio delle Riformanze, inoltre, si deduce che nei dodici anni di vita, la magistratura dei Dieci è composta sostanzialmente dalle stesse persone. Quando vi sono cambiamenti, questi avvengono all'interno dello stesso casato come si rileva dalla seguente tabella. o

rbitri Tab . 4 Composizione della magistratura dei Dieci dell'a

Anni 1499 1500 1488 1491 1492 1493 1494 1495 1496 1497 1498

Nomi Battolomeo degli Armanni Gerolamo degli Arcipreti Pierfilippo Della Cm·gna Giovanni Piccinino Guido Baglioni Rodolfo Signorelli Rodolfo Baglioni Vincenzo di Montevibiano Berardino Ranieri Francesco di Montemelino Cherubino degli Armarmi Pietrapaola Della Corgna Averardo di Montesperello Periteo di Montesperello Baglione di Montevibiano Angelo Piccinino

Fonte:

Data ASP,

Consigli e riformanze

Pierfilippo Della Corgna

25 ott. 1491 2 dic. 1491 *

121 , c. 63v 12l , c . 73v

Cherubino degli Armarmi

2 dic. 1491 * 30 mar. 1496

1 2 1 , c. 73v 123 , c. 21r

Rodolfo Signorelli

2 dic. 1491 * 24 dic. 1495 30 mar. 1496 12 ott. 1496

121 , c. 73v 122, c. 179r 123 , c. 21r 123 , c. 55r

Giovanni Piccinino

22 mar. 1494 8 ott. 1494

122, c. 81v 122, c. 105v

Francesco di Montemelino

22 mar. 1494 8 ott. 1494 24 dic. 1495

122, c. 81v 122, c. 105v 122, c. 179r

Gerolamo degli Arcipreti

24 dic. 1495

122 , c. 179r

*La sottolineatura md1ca due sedute .

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formulare qualche A questo punto si hanno documentati elementi per ipotesi. che nel 1500 - queRodolfo Signorelli compare in tutti gli anni tranne registrate solo due riu­ sto anno è però poco significativo in quanto sono va alcun partito e che nioni - e quantunque il Black affermi che non segui B orgia71 , tuttavia il fatto anzi fece parte dei consigli speciali sotto Cesare nel '95, altre due nel che in ben cinque occasioni (due volte nel '91 , una indicare una certa so­ '96)72 abbia nominato Rodolfo suo sostituto potrebbe si fa rappresentare da lui, lidarietà nei confronti del B aglioni che a sua volta come uomo pronto alla mentre la sua adesione al Borgia lo configurerebbe collaborazione con il più forte . 7 1 BLACK, La grande politica cit., p. 101 . 72 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 121 ,

55r.

c.

73v; 122,

c.

179r; 123 ,

cc.

21r,


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CLAUDIO REGNI

LE ISTITUZIONI COMUNALI A PERUGIA

Pie1filippo Della Corgna è presente nel 1488 e nel 1491, ma la fami­ glia è successivamente e continuativamente rappresentata dal figlio Pietro­ paolo . Ricordo solamente che i tumulti del 1488 furono causati dalla guer­ ra scatenatasi tra Oddi e Della Corgna per la terra di Passignano e che i Ba­ glioni si schierarono decisamente al fianco dei Della Corgna. Nel 1491 Pierfilippo nomina in tre occasioni Rodolfo suo sostituto . Bartolomeo degli Armanni è presente solo nel 1488, poi il suo posto è occupato costantemente dal figlio Cherubino anche lui schieratosi accanto ai Baglioni e ai Della Corgna nei fatti del 1488. Cherubino sembra avere un rapporto privilegiato con Guido che fa le sue veci nel 1494, nel '96, nel '97 e nel '98, ma anche Rodolfo lo sostituisce in tre sedute. Vincenzo Montevibiani è presente fino al l 494, poi il suo posto è pre­ so dal fratello Baglione di Ugolino che continuerà a far parte dei Dieci fi­ no al 1500. Secondo il Black Vincenzo Montevibiani «con certezza aderì strettamente a Guido»73• Francesco di Montemelino è sempre presente dal 1488 al 1500 e do­ veva certamente riporre piena fiducia nei due fratelli se per otto volte si fa rappresentare da Guido e per tre da Rodolfo . Più complesso valutare la posizione di Gerolamo degli Arcipreti, uno dei principali ispiratori della strage dei Baglioni del 1500. Decisamente schieratosi a fianco dei Baglioni nel 1488 contro il fratello Agamennone che patteggiava invece per gli Oddi, potrebbe essere stato chiamato da Gui­ do e Rodolfo a far parte dei Dieci proprio per la sua presa di posizione. II rapporto potrebbe essersi incrinato nel 1495 quando, nel tentativo di torna­ re in città, gli esiliati assalirono Perugia , ma furono respinti sanguinosa­ mente dai Baglioni. Nel corso degli scontri morì Agamennone degli Arci­ preti. Sicuramente si ruppe nel 1498 quando Gerolamo aiutò il duca di Ur­ bino a �ogliere di mezzo un nipote di Niccolò Piccinino, Angelo , per impa­ dronirsi delle terre e dei diritti, che egli vantava sulla torre di Magione e dei quali Angelo aveva fatto donazione a Sigismondo Baglioni figlio di Gui­ do74. La documentazione attesta la presenza di Gerolamo fino agli inizi del 1498, quando per la terza volta Guido agisce anche a suo nome. Giovanni di Giacomo Piccinino fa parte dei Dieci fino al 1495; in due occasioni delega a rappresentarlo Rodolfo . È sostituito dal figlio Angelo nel '91 e nel '96 il quale, a sua volta, si fa rappresentare da Guido in tre occa­ sioni. Si è detto dell'amicizia che legava Angelo a Sigismondo Baglioni, per cui si possono ipotizzare buoni rapporti tra i due casati.

Berardino Ranieri è presente nei Dieci solo nel 1488 e nel '91 e nessun altro Ranieri occupa poi tale carica . Pur imparentato con i Baglioni man­ tenne sempre una posizione ambigua: nel 1482 sostiene gli Oddi, nell'88 preferisce lasciare la città e tomare quando tutto è finito . Forse fidando nel­ la sua neutralità e nel legame di parentela è chiamato a far parte dei Dieci, ma quando nel 1491 suo figlio Costantino si schiera a fianco degli Oddi guidandoli nel tentativo di rientro, Berat·dino scompare dal Consiglio75. Unica famiglia non presente fin dall'origine è quella dei Montesperel­ li . Periteo entra nella magistratura dei Dieci nel 1492 proprio quando non sono più presenti i Ranieri ed è sempre in carica fino al 1500; in alcuni an­ ni si altema con il fratello Averardo . E, difficile valutare la posizione dei Montesperelli in quanto Periteo sembra non schierato mentre Averardo è, secondo Black, decisamente contrario ai Baglioni76. Se è vero poi che Guido e Rodolfo sembrano disinteressat·si alla cari­ ca priorale, non altrettanto si può dire degli altri membri dei Dieci che in­ vece compaiono anche nel consiglio dei priori. Senza entrare nel dettaglio di una lista di nomi, mi limito ad alcune, secondo me, significative segna­ lazioni . Rodolfo Signorelli è priore nei bimestri luglio-agosto 1491 e maggio­ giugno 149477; contemporaneamente è attestata la sua presenza nel consi­ glio dei Dieci78; Cherubino degli Armanni è priore nel novembre-dicembre 148879: nelle sedute dei Dieci di questo anno il suo nome non compare mai tra gli assenti80; Francesco di Montemelino fa patte del collegio dei priori nel 1490, ma di questo anno non possediamo le Riformanze per il riscontro, e nel bimestre maggio-giugno 14948 1 , mentre è anche membro dei Dieci82; Pietropaolo Della Corgna è priore nel secondo bimestre del 1489 e nel pri- . mo del 149583 . 75 PoMPEO PELLINI, Della historia di Perugia, II, rist. anast. Bologna 1968, (Ve­ netia 1664) , pp. 796-797 , 854, 858-859; ID, p. 20; Cronaca di Pietro Angelo cit., pp. 1 93 1 95 , 309 , 3 61-3 62 . 76 BLACK, Politica e amministrazione cit., p. 111. Anche se nel 149 1 , Averar­ do, zio di Costantino Ranieri, è il primo a trafiggere con una lancia il giovane ca­ duto in mano ai Baglioni nel tentativo di rientrare in patria, cfr. Cronaca di Pietro Angelo cit., p. 361 . 77 ASP, ASCP, Offici, 12, c . 119r; 13, c . 102r. 78 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 121 , cc. 50r, 52v, 55r, 56r; 122, c. 88v. 79 ASP, ASCP, Offici, 12, c. 96r. ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 120, cc. 92r, 95v, 102rv, 103v. 81 ASP, ASCP, Offici, 13, c. 20r. 82 ASP, ASCP, Consigli e riformanze , 122, cc. 88v-89r. 83 ASP, ASCP, Offici, 12, c. 98v; 13, c. 25r. In questo caso non abbiamo ri­ scontri espliciti di una sua contemporanea partecipazione al consiglio dei Dieci, pur facendone parte nel corso dell'anno. -

80

73 BLACK, Politica e amministrazione cit., p. 109 . 74 PELLINI, Della historia cit., pp. 95-96; V. ANsiDEI, La pace del 6 luglio 1498

fra Guidobaldo I duca d ' Urbino e il comune di Perugia, zione di Storia Patria per l'Umbria», 5 (1 899), p. 750.

«Bollettino della Deputa­ '

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Potrebbe essere pretenzioso fors' anche pretestuoso imbastire un di­ scorso solo con questi dati: il fatto comunque che questi membri faces­ sero parte simultaneamente di entrambi i consigli potrebbe voler dire qualcosa. Soprattutto se hanno una qualche validità l ' analisi della com­ posizione della magistratura dei Dieci e la disamina dei rapporti che pos­ sono essersi instaurati tra i B'aglioni dominanti e i componenti la stessa magistratura. Comunque, tanto per concludere questo discorso, se è ve­ ro , come sostiene il Black, che il consiglio dei Dieci dell' arbitrio non rappresenta solo gli interessi dei B aglioni , ma anche quelli di una ri­ stretta oligarchia, mi sembra anche vero che l' appellativo di domini do­ minantium mutuato dal Maturanzio, con cui lo storico inglese li defini­ sce, sia riduttivo della loro effettiva posizione in città. A mio parere an­ che il noto caso della formazione del sacco del 1492 può avere una di­ versa valutazione. Forse è esagerato dire, con il cronista che «chi volea offitio alchuno afferiva ali Baglione»84, d' altro canto mi pare però di po­ tere affermare che i B aglioni avevano possibilità di controllare i venti in­ saccolatori, non tanto perché erano in numero di sette, quanto perché tut­ ti i Dieci facevano parte della commissione. E se è vero, come è vero , che gli ufficiali pontifici continuavano ad essere presenti nei vari consi­ gli e a deliberare con loro, è anche vero , a mio parere, che l ' altra com­ ponente della diarchia, le magistrature comunali , priorato in testa, pote­ vano essere controllati dai B aglioni tramite un tessuto di alleanze, di cui i Dieci sono l 'espressione più evidente85 . Il consiglio dei priori e dei Die­ ci, infatti, appare blindato dalla presenza continua e costante di Guido e Rodolfo e solo la mancanza della discussione nella verbalizzazione del­ le sedute non ci autorizza a dire una parola definitiva sul peso che i due fratelli hanno sullo stesso Consiglio nel quale vengono gestiti tutti gli af­ fari della città: quelli di politica estera, come la guerra con Assisi e con Urbino , i rapporti col papato , con Firenze, con le comunità del territorio , nomine di castellani; quelli di politica interna come concessioni di citta­ dinanza, elezioni di ufficiali, ad esempio quelli dell' abbondanza; emana­ zione di provvedimenti per il rifacimento del catasto , contro i fuorusciti , in favore della giustizia, a difesa della città con l ' assoldamento di mili­ zie; quelli di natura strettamente finanziaria come emissione di bolletti­ ni di pagamento , stanziamenti di denaro a vario titolo , provvedimenti nei confronti dei debitori del sussidio, gestione dei beni demaniali del co-

84 Cronaca di Pietro Angelo cit., p. 368 . 85 A titolo di esempio per le altre magistrature, riporto una annotazione degli

Offici: «Die martis XVITII junii 1492 de mandato MDP et X Arbitrii [ . . . ] descripti et registrati fuerunt ad officium fancellatus conservatorum [ . . . ] Carolus Bortolatii et Ferracius Ferrazolis». ASP, ASCP, Offici, 13, c. 5v.

LE ISTITUZIONI COMUNALI A PERUGIA

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mune e così via86 . Un' attività, quindi, piena che si affianca a quella già do­ cumentata dal Black87 per cui se c'è stato come a me pare controllo dei Ba­ glioni sul consiglio dei Dieci e dei priori, si può parlare anche di contro�lo dei B aglioni sulla città. L'obiezione della mancata unità del gruppo Baglio­ DÌ è più che giusta, ma, a mio parere, valida se riferita all'intera fa�glia, non altrettanto se rapportata al ramo dominante rappresentato da Gmdo e Rodolfo. A parte infatti sporadici, anche se profondi motivi di attrito - la successione alla carica vescovile a Perugia ognuno per un proprio figlio (149 1) e la militanza in campi avversi di altri due figli ( 1498)88 - i due fra­ telli sembrano condurre una politica sostanzialmente univoca. Allo stesso modo dedurre che Gerolamo degli Arcipreti è da subito un nemico di Gui­ do e Rodolfo perché nel l 500 parteciperà alla congiura di sangue, mi sem­ bra un po' azzardato tanto più che, come si è visto , con Gerolamo vi sono reali e documentati motivi di contrasto solo dopo il 1498 , data dalla quale non compare più nella magistratura dei Dieci. Come non si può affermare ad esempio che Pietrapaola Della Cm·gna è contrario ai B aglioni perché nu­ merosi Della Corgna partecipano alla congiura. La divisione tra il ramo do­ minante dei B aglioni e gli altri della stessa famiglia si verifica anche al­ l'interno delle altre famiglie dell' oligarchia perugina così che la partecipa­ zione dei Della Corgna alla congiura è rivolta in ultima analisi alla elimi­ nazione dei propti parenti del ramo dominante che reggono il loro quartie­ re e che sono protetti dai Baglioni89 • 4 . Questa, dunque, la situazione politico-istituzionale di Perugia al mo­ mento dell'elezione di Alessandro VI, il quale, ancora prima di essere con­ sacrato, invia il 25 agosto una lettera indirizzata ai magistrati e al popolo perugino con cui li fa partecipi della sua elevazione al pontificato9� . Suc­ cessivamente il papa manterrà sempre uno stretto contatto con Perugta. _B a­ sti pensare che il fondo Diplomatico dell'Archivio di Stato conserva ctrca una settantina di brevi di papa Borgia e che nei Copiari di privilegi, bolle, brevi e lettere sono trascritte all'incirca novanta lettere papali delle quali soltanto un 20% circa è conservato in originale. Se vi fosse qualche dubbio sull'effettiva presenza dei funzionari pon­ tifici a Perugia, l'esame di questa documentazione non lascia margini in

86 Molti pagamenti vengono effettuati attingendo a quei 25 .000 fiorini che i priori avevano attribuito ai Dieci al momento della creazione della magistratura. Tutte le attività del consiglio sono desunte da: ASP, ASCP, Consigli e riformanze , 120-124. 87 BLACK, La grande politica cit., pp. 100-10 l . 88 ABBONDANZA, Baglioni, Guido cit., p. 225 . 89 Cronaca di Pietro Angelo cit., pp. 1 14-115. 9° ASP, ASCP, Diplomatico, C. 16, n. 544.


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proposito. La corrispondenza è diretta per la maggior parte al legato, al go­ vernatore, al podestà - che già dal 1424 Partner configurava come un uffi­ ciale pontificio -91 , al giudice degli appelli e dei danni dati (giudice Climi­ naie) per comunicare loro la nomina o la riconferma dell'ufficio . Agli stes­ si e ai priori comunica poi i suoi ordini riguardanti i vari aspetti della vita cittadina: giustizia, politica, concessioni di privilegi ed immunità e così via. E proprio l 'aspetto dell'ordine pubblico , il clima di violenza e di odio che si respirava in città, testimoniato anche dalle cronache, sembra preoccupa­ re molto il pontefice. Numerosi sono i brevi diretti ai priori e ai propri fun­ zionari con i quali prende provvedimenti per fronteggiare la situazione. È del giugno 1493, ad esempio, quello indirizzato al tesoriere ed al governa­ tore con il quale concede loro la facoltà di rivedere tutti i processi per omi­ cidio dai tempi di Pio II e di giungere ad una definizione degli stessi se tra i rei e la parte lesa, ovvero i familiari, viene stipulata la pace. In tal caso i due funzionari possono far rientrare in città i condannati all'esilion. In un altro breve indirizzato ai giudici ed a tutti i governanti di Perugia nel mese di ottobre Alessandro ribadisce la pena da infliggere agli omicidi: l 'esilio a più di cinquanta miglia dalla località dove è stato commesso il delitto. Rien­ trano in questa nonna anche coloro che si sono macchiati di questa colpa «in terris et districtibus ad dilectos filios, familiam de Ballionibus pertinen­ tibus»93. Forse è proprio approfittando dello stato di disordine in cui versa la città, disordine acuito da continui tentativi di Iientro dei fuorusciti nel 1490-91 , sempre duramente stroncati nel sangue dai Baglioni e seguiti da altrettante violente rappresaglie, che ancora nell'ottobre 1493 c'è il primo provvedimento pesante del pontefice in campo giudiziario: Alessandro in­ fatti conferisce al governatore la facoltà di chiamare chiunque in giudizio fuori dai tlibunali ordinari della città94. E, credo , sempre nel tentativo di controllare direttamente il territorio perugino, nello stesso anno nomina di­ rettamente i capitani del contado provocando le proteste ed il risentimento generale dell'aristocrazia cittadina95 . La magistratura, nata nel 1428, era in­ fatti diretta espressione degli accordi intercorsi tra Mmtino V e l ' oligarchia al potere alla quale il pontefice doveva il suo ritorno a Perugia ed a cui do-

91 PARTNER, Comuni e vicariati cit., pp. 231 , 238. 92 ASP, ASCP, Copiari di privilegi, bolle, brevi e lettere, 4 , c. 109r. 93 Ibid., c. l lOr . 94 ASP, ASCP, Diplomatico, C. 16, n. 553. 95 Cronaca di Pietro Angelo cit., p. 375 . Il braccio di feno con i governanti pe­ rugini sembra continuare anche nel dicembre dello stesso anno quando, dovendosi provvedere alla nomina di un capitano del contado, Alessandro invia un breve al go­ vernatore attribuendogli questa facoltà e invitandolo a considerare solamente «fa­ vorem nostrum pacemque atque tranquillitatem civitatis et populi perusini» . ASP, ASCP, Copim·i di privilegi, bolle, brevi e lettere , 4 , cc. 111-112r.

LE ISTITUZIONI COMUNALI A PERUGIA

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veva necessariamente appoggiarsi. I suoi membri erano di nomina comu­ nale, ma giuravano nelle mani del governatore. Senza dilungarmi oltre, ci­ to due giudizi su di essa che danno l'esatta misura dell'importanza della magistratura. n primo è di Compm·ato: «Le radici del potere oligarchico so­ no nel contado, giacchè la forza economica nobiliare riposa largamente sul­ la proprietà agraria. L'ufficio permette la tutela di privilegi acquisiti e il conseguimento di nuovi»96. n secondo è di Pmtner: «Nonostante che gli statuti (del 1428-29) riconoscessero un largo intervento del comune nella designazione dei capitani, è pressoché ce1to che, fin dal loro apparire, i ca­ pitani risultarono uno strumento validissimo di cui i Governatori pontifici si valsero per assumere il controllo del contado»97. Non meraviglia quindi né l 'enorme interesse che i Baglioni ebbero per questa carica - avevano più posti di quanti gliene spettassero, soprattutto nei contadi di pmta S . Pietro e pmta Eburnea98- né l 'intelferenza del pote­ re centrale nella elezione. Nel 1472, ad esempio, Sisto IV nominò diretta­ mente gli ufficiali che reputava più idonei per tale carica. Innocenza VIII nel 1485 confermò l 'avvenuta elezione dei capitani, avvertendo però che avrebbe sospeso quelle future in quanto voleva decidere insieme al gover­ natore99. n 10 maggio 1494 un provvedimento voluto, sembra, da Guido e Rodolfo B aglioni, detenninò una ulteriore chiusura oligarchica del governo perugino: vennero designate 48 famiglie fra le quali soltanto potevano es­ sere scelti i capitani del contado100. La risposta di Alessandro VI non si fe­ ce attendere: il 1 8 dello stesso mese inviò ai priori un nuovo breve con cui annullava la nomina dei capitani fatta dal comune101 mentre il 7 luglio en­ travano in carica quelli nominati dal governatore102 . Dalla documentazione presa in esame, seppur rapidamente, non mi pa­ re emergano altri punti di fmte attrito tra il pontefice e le istituzioni cittadi­ ne. E del resto non era certo intenzione di Alessandro, come non lo era sta­ ta dei papi precedenti, alterare il sistema istituzionale perugino esistente e

96 V.I. CoMPARATO , Una magistratura di transizione: i capitani del contado pe­

rugino nella diarchia comunale-pontificia (1428-1450) , «L'educazione giuridica», l (1981), p. 200; sull'argomento vedi anche ID . , Il controllo del contado a Perugia nella prima metà del Quattrocento . Capitani, vicari e contadini tra 1428 e 1450, in Forme e tecniche del potere nella città (secoli XIV-XVII) , «Annali della Facoltà di

Scienze Politiche» 16 (1979-1980) , (Materiali di storia, 4) , pp. 147-190. 9? PARTNER, Comuni e vicariati cit., p. 239. 98 BLACK, Politica e amministrazione cit., p. 111.

99 F. BRIGANTI, Città dominanti e Comuni minori nel Medio Evo con speciale riguardo alla repubblica perugina, Perugia 1906, pp. 155, 157. 100 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, cc. 87v-88r. 101 ASP, ASCP, Diplomatico, C. 16, n. 557. 102 ASP, ASCP, Offici, 13, c. 20v.


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neppure abbattere i vari centri di potere che si coagulavano intorno alle più importanti famiglie della città come i B aglioni. La dialettica politica inter­ na, ancorché faziosa e violenta, giocava a favore del potere centrale in quanto, in teoria, impediva la formazione di un potere forte ed autonomo. Quel potere forte che, alla luce di quanto prima detto, mi sembra ben rap­ presentato, almeno fino quasi alla fine del secolo, dal casato Baglioni. Due episodi, sui quali non insisto più di tanto, in quanto oggetto di altra rela­ zione103, potrebbero essere letti sotto questa luce. Quando nel giugno 1495 il pontefice venne a Perugia per evitare d'incontrarsi con Carlo VIII fece la richiesta, forse con secondi fini, di un torneo; la risposta di Guido fu l 'of­ feita dello schieramento delle proprie truppe: non se ne fece più nulla104. Quando poi in segno di gratitudine per il soggiorno perugino il pontefice prorogò da due a sei mesi il periodo della carica dei priori105 , un successi­ vo decreto del governatore riportò tutto ai tradizionali due mesi, adducen­ do un errore di scrittura106. Sembra non estranea al provvedimento la pres­ sione dei Baglioni che non volevano l 'ingerenza pontificia nelle istituzioni comunali 107. Le cose cambiano dopo il l495 . Aumenta il disordine: nel 1496 si de­ ve creare una nuova magistratura - i riformatori della giustizia - per il ri­ stabilimento della legalità108; vi sono guerre esterne contro il duca di Urbi­ no nel 1498 e soprattutto c'è divisione tra Guido e Rodolfo in occasione della guerra tra veneziani e fiorentini, dove i figli Astorre e Giampaolo mi­ litano in campo opposto109; diminuisce il numero delle sedute dei priori nel­ le quali sono presenti i Dieci dell'arbitrio: 11 nell'ultimo triennio contro le 28, le 33 e le 27 dei trienni precedenti, come si desume dalla seguente ta­ bella.

103 Cfr. M.G. Bistoni Colangeli in questo stesso volume. 104 PELLINI, Della historia cit., III , p. 62; Cronaca del Maturanzio cit., pp. 38-39. 105 ASP,ASCP, Copiari di privilegi, bolle, brevi e lettere , 4 , c.l 15r, (13 giugno

1495) .

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CLAUDIO REGNI

Tab. 5 Riunioni dei Dieci con i priori (per bimestre)

Anno 1488 1491 1492 1493 1494 1495 1496 1497 1498 1499 1500

Totale

gen.-feb. mar.-apr. mag.-giu. lug.-ago. set.-ott. nov.-dic. 3

l l

4

6 2 7

l

2 2

3

3

3

3

l

2 4 l 2

l

3

l

l

3

2

2

l

2

2

4 l

l 3

2

9 4

l

4 l

Totale 9 18 6 9 18 8 9 11 4 5 2 99

�e­ A questo punto papa Alessandro si sente abbastanza forte da sciog ss soppre �o­ re, nell'aprile 1500, la magistratura dei Dieci1 10 e il fatto che la rn­ be ne non provocò alcuna reazione - fu pubblicamente accettata - potreb sti che dicare debolezza e contrasti all'interno del casato e dei Dieci, contra nozze delle si manifesteranno poi, in tutta la loro drammaticità , nella notte del rno all'inte rosse che segnò la fine del predominio di Guido e Rodolfo casato e di Perugia111. preso Dopo la morte di Guido e Rodolfo, il ruolo dei due fratelli viene ga­ dell'or ve1tici ai da Giampaolo , che, rientrato in città dopo la fuga, crea ale person potere o nismo comunale una nuova magistratura dove si fondon del­ enti Presid e ni e riconoscimento dell 'autorità pontificia: i «Gentilhomi atore e lo Stato Ecclesiastico Perugino»112 . Ed effettivamente legato , govern come città in agire ad e tesoriere pontifici continuano ad essere presenti quan­ , 1503 del o gennai il hanno sempre fatto e come faranno anche dopo magistra­ do terminata l 'influenza di Cesare Borgia su Perugia e sciolta la za e con presen alla , eranno tura dei ' Gentilhomini' , i priori delle Arti proced

106 Ibid., (25 giugno 1495) . 107 Cfr. L. BONAZZI, Storia di Perugia dalle origini al 1860, rist. Città di Ca­

stello

1960 ,

(Perugia 1 879) , p. 5 .

108 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 21r. Da notare comunque che gli

eletti sono: Troilo Baglioni, Astorre Baglioni, Periteo di Montesperello, Vincenzo di Montevibiano, Gerolamo degli Arcipreti, Giulio Cesare Della Corgna. 109 Cfr. ABBONDANZA, Baglioni, Guido cit., pp. 224-225 ; ID . , Baglioni, Rodolfo cit., p. 244; per la guerra contro il duca di Urbino vedi anche ANSIDEI, La pace del 6 luglio cit., pp. 750-761 , dove i due fratelli compaiono come primi firmatari del­ l'accordo con il duca.

in ibid., ASP, ASCP, Diplomatico, C. 1 7 , n. 596; ma si ha registrazione purenze , 124 , riforma e li Consig e 38r-v 1 Copiari di privilegi, bolle, brevi e lettere, 4 , c. c. 24r. . Per questa drammatica vicenda cfr. Cronaca del Maturanzio cit., pp. 1 12-121 olo Giampa ni Baglio CARO, DE 112 Per la figura e la politica di Giampaolo cfr. cit., pp. 217-220. no

m


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il consenso del legato, ad una nuova creazione dei Dieci dell'arbitrio a cui . conf�riscono la plenitudo potestatis et arbitri il13. E difficile a questo punto esprimere giudizi sul potere di Giampaolo e di casa B aglioni in generale. Se da una parte egli agiva liberamente e indi­ sturbato dentro la città, dali' altra poneva le sue armi al servizio di Alessa n­ dro VI e di Cesare Borgia. Forse per questo non c'è l 'intervento diretto del pontefice contro di lui: forse il papa aveva bisogno del suo aiuto per i suoi progetti oppure riteneva sufficiente l 'azione dei funzionari pontifici in città a garantirgli il controllo del comune. La documentazione non offre molto per questo pe1iodo e comunque necessita di ulteriori approfondime nti. Quello che dalla stessa lni pare sia emerso , tuttavia, è che, pur condiv iden­ do la tesi di una diarchia, che caratterizza il rapporto papato-govern o co­ munale nel secondo Quattrocento a Perugia, esistono validi e docum entati elementi per ipotizzare l 'esercizio di un potere 'signorile' da parte della fa­ lniglia Baglioni. Potere che non poteva assolutamente essere ricono sciuto dal papato , che gli stessi Baglioni non hanno mai cercato di legittim are, ma che, nella pratica , hanno detenuto e i funzionari pontifici subìto. In partico ­ lare durante gli anni '90 , quando, tralnite il consiglio dei Dieci dell'ar bitrio Guido e Rodolfo, rappresentanti del ramo dominante, furono in grado, se� condo me, di esercitare un effettivo controllo sulle magistrature cittadin e, p�orato in primo luogo, che così si saldarono con gli interes si, le ambizio­ m e la potenza di casa Baglioni.

113

ASP, ASCP, Consigli e riformanze ,

125, c. 3r.

MARIA GRAZIA BISTONI COLANGELI

La presenza di Alessandro VI a Perugia Sullo scorcio del secolo XV la situazione politica, econolnica e socia­ le di Perugia e del suo territorio è particolarmente complessa. Le fonti do­ cumentarie, così come quelle cronachistiche, fanno continuo riferimento al­ l'elemento della precarietà, una costante che investe tutti i settori dell'esi­ stenza. Le frequenti carestie provocano crisi alimentari ricorrenti e favori­ scono l'insorgere e il diffondersi delle epidemie; il rapido alternarsi di al­ leanze e di contrasti tra i membri dei gruppi al potere e, soprattutto, i mu­ tamenti di fronte dovuti a segrete intelligenze, a 'congiure' , come allora si diceva, sono causa di violenze e di incertezza; i rapporti tra gli stessi grup­ pi dominanti e i rappresentanti del potere centrale sono improntati a diffi­ denza e alla ricerca di strumentalizzazioni reciproche quando non sfociano in contrasto ape1to; nel contado permane la presenza inquietante dei fuoru­ sciti, continuamente impegnati in tentativi di 1iscossa ai danni di coloro che detengono il predolninio dentro le mura; le città e le rocche poste ai margi­ ni del territorio direttamente controllato creano non pochi problelni di fe­ deltà e di stabilità, con l ' appoggio dei fuorusciti e dei signori circonvicini. Se, da un lato, Perugia è coinvolta in lotte e contese locali, in continuità con quanto avvenuto per tutta l'età medioevale, è, dall' altro, inserita nel più ampio contesto della politica italiana attraverso una fitta rete di rapporti di­ plomatici con tutti i signori della penisola. Sul piano locale si oppone ad Assisi, nella persona del conte di Ster­ peto che gode dell'appoggio del duca di Urbino, e a Foligno, sue tradizio­ nali rivali; tenta di recuperare il castello della Fratta occupato dai fuorusci­ ti; è percorsa da lotte interne all'oligarchia cittadina, caratterizzate da scon­ tri aperti e da odi dissimulati; sul piano nazionale è presente con uomini d' arme e capitani di ventura su molti campi di battaglia e con emissari, agenti e ambasciatori presso le corti e la Curia. Al tradizionale organo amlninistrativo dei priori delle Arti è stata af­ fiancata, a partire dal 148 8 , la magistratura straordinaria dei Dieci del­ l ' arbitrio . Come risulta dai consigli, le decisioni vengono prese congiun­ tamente, ma tra i due organi e all'interno di ciascuno non mancano !ace­ razioni e contrasti: si pensi, ad esempio, che nel numero dei Dieci com­ paiono, accanto a numerosi rappresentanti della falniglia B aglioni, anche Bernardino Ranieri e Girolamo Della Penna che avranno un ruolo non se­ condario nella congiura del 1500 . Girolamo, tra l ' altro , per la condotta spregiudicata e la crudeltà usata anche nei confronti di collegati e con­ giunti incontra il disprezzo del Maturanzio che ne mette in risalto l'asso-


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LA PRESENZA DI ALESSANDRO VI A PERUGIA

MARIA GRAZIA BISTONI COLANGELI

Iuta mancanza di scrupoli definendolo «homo sbardelato senza regola de sua vita»1 . In tale ottica si spiega, ad esempio, l a cura con cui l a città individua i gruppi familiari dà cui possano provenire i capitani del contado e l'atten­ zione con cui, successivamente, affida i singoli incarichi2. Una questione, in relazione a tale delicato argomento , era già insorta con il pontefice nel 1493 , allorché era stato inviato a Roma Carlo Ales­ sandri occasione insacculationis capitaneorum comitatus3 . I perugini, in­ soddisfatti della decisione del pontefice di intervenire direttamente nella scelta, ripropongono l ' argomento tra i punti da trattare nell'ambasceria del 10 settembre successivo , accennando alle discordie provocate da tale designazione, sottolineando l 'importanza dell'ufficio , cui è affidata la si­ curezza di tutto il contado e chiedendo di differire la scelta perché possa essere maggiormente ponderata4. Nella successiva ambasceria del 9 no­ vembre, affidata a B aglione di Montevibiano , si chiede, più esplicitamen­ te, che la formazione del sacco venga effettuata dal governatore di Peru­ gia alla presenza dei notabili cittadini5. Alcuni mesi più tardi è il pontefi­ ce a reagire in modo molto duro alla notizia che i capitani delle porte so­ no stati nominati senza l ' autorizzazione e l' approvazione sua e del go­ vernatore, in contrasto con una consuetudine ormai consolidata; ne impo­ ne la revoca immediata, sotto pena di scomunica e di diecimila ducati di ammenda6.

1 Cronache e storie della città di Perugia dal MCL al MDLXIII, ed. F. BONAI­ NI-A. FABRETTI-L. POLIDORI, «Archivio Storico Italiano», 16/2 (1851), p. 105 . I ri­ sultati di una riflessione approfondita su tale argomento sono stati presentati, nel corso del presente convegno, da Claudio Regni al cui contributo si rinvia. 2 ASP, ASCP, Consigli e riformanze , 122, c. 87v. Cfr. V. l. COMPARATO, Il con­

trollo del contado a Perugia nella prima metà del Quattrocento . Capitani, vicari e contadini tra e in Forme e tecniche del potere nella città (secoli XIV­ XVII), «Annali della Facoltà di Scienze Politiche», 1 6 (1979-1980), (Materiali di storia, 4) , pp. 147-190. 3 li 6 agosto si delibera di assegnargli nove fiorni pro residuo dicti sui viatici. ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 43v. 4 Ibid., cc. 49v-50r. 5 Ibid ., c. 59v . 6 ASP, ASCP, Diplomatico , C. 16, n. 557 . Il testo del provvedimento è riporta­ to nel verbale della seduta dei priori del 6 giugno 1494; vengono menzionati espres­

1428 1450,

•

samente e dichiarati decaduti dall' incarico Simonetto Baglioni, Girolamo degli Ar­ manni, Guido di Teseo Della Corgna, Ottaviano Baglioni e Felice di Pietfilippo Montevibiani (ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 90v).

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La situazione perugina si inquadra nell'ambito di una più generale pre­ carietà estesa a tutta la penisola ove si muovono forze in campo che tesso­ no alleanze effimere con lo scopo dichiarato di mantenere equilibri e il se­ greto proposito di acquisire prerogative anche a scapito dei sedicenti allea­ ti; su questo , la minaccia incombente delle potenze straniere che proprio in questo periodo inaugurano quella che divenà in seguito una prassi consoli­ data: condune i loro eserciti in Italia non tanto e non solo per pm1are aiuto ai signori locali quanto per costituirvi centri di potere personale. Come abbiamo già sentito, il pontificato di Alessandro VI si pone per­ fettamente in linea con tali tendenze; il pontefice entra nel gioco delle al­ leanze nazionali ed internazionali; partecipa, tra l 'altro, alla cosiddetta Le­ ga Santa, intrattiene rapporti diplomatici molto stretti con le città dello Sta­ to ecclesiastico, con i governanti degli altri Stati italiani e con le potenze europee, segnatamente con Spagna e Francia; svolge una politica matrimo­ niale molto attiva per mezzo dei suoi figli, particolarmente di Lucrezia; ap­ poggia Cesare, il figlio maschio superstite, nei tentativi di costituire un pro­ prio dominio nell' Italia centrale. Su tali elementi si innestano complesse vi­ cende familiari, spesso fosche e drammatiche, che hanno in passato capta­ to l 'attenzione di molti studiosi condizionando pesantemente i giudizi sul pontificato di Alessandro. Nei rapporti con Perugia ciò che risulta più evidente è l 'intensità degli scambi, caratterizzati da una fitta corrispondenza, sia in arrivo che in par­ tenza, relativa a questioni di natura strettamente politica, economica, di si­ curezza dello Stato o di più breve momento7. La presenza fisica di Alessandro in città è limitata a pochi giorni e de­ terminata non da libera scelta, ma dalla situazione contingente che gli con­ siglia di sottrarsi all'incontro con Carlo VIII di ritorno dal Regno di Napo­ li. La sua presenza morale è, però, assidua; non di rado è volta ad influen­ zare le scelte politiche della città cercando, come si è detto, di intervenire sulla composizione e sulla durata del 'sacco' degli uffici8 e confermando anche per più volte una stessa persona nell 'incarico di podestà, di giudice o di bargello. Già in precedenza sarebbe attestata un'altra presenza dei Borgia a Pe-

7 Nel Fondo Diplomatico del comune di Pemgia sono conservati 63 brevi in­ viati da Alessandro VI (ASP, ASCP, Diplomatico, C. 16, nn. 548-605 e C. 17, nn.15); nei Copiari sono un centinaio i suoi documenti (ASP, ASCP, Copiari di privile­ gi, bolle, brevi e lettere, 4) . Il testo di alcuni, tra i più significativi dal punto di vi­ sta politico, è trascritto nei regist1i di Consigli e riformanze (ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122) .

8 li fenomeno è particolarmente rilevante all'inizio del pontificato. ASP, ASCP,

Diplomatico, C. 16, nn. 545 , 546 e 549 .


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rugia: quella di Cesare, studente presso la locale Università nel tratta di una notizia presente nella

Legenda

1490;

si

della beata Colomba da Rieti e

non confermata dalle fonti, che però , per quell'anno , sono prive dei registri dei consigli comunali9. La presenza di Cesare potrebbe essere stata men­ zionata dal p. Sebastiano Angeli, confessore e biografo della beata, per av­ valorare l ' autenticità e la rilevanza di uno dei primi miracoli di Colomba di cui il Valentino sarebbe stato testimone10• Nicolini interpreta l ' atteggiamento tenuto da Cesare e da Grifonetto B aglioni in quell' occasione come di scherno nei confronti della donna, che ha richiamato in vita un bambino mmto1 1 .

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L'aspirazione di Carlo ad ottenere l ' investitura del Regno non è stata tuttavia soddisfatta e sarà destinata a rimanere tale per la tenace opposizio­ ne del suo rivale. Il passaggio delle truppe francesi non ha lasciato indenni le finanze perugine; nel mese di dicembre del

1494 vengono

effettuati pagamenti

per vettovaglie da inviare a «li Francio si paxati per lo nostro contado» , per l ' araldo dei francesi venuto a chiedere approvvigionamenti , per rafforzare i presidi militari a difesa della città, per donativi di pesce ed altre vettovaglie al comandante delle truppe francesi «a ciò non damni­ fichi el contado » 1 5 .

Sia per Cesare che per Lucrezia s i ricordano gli incarichi e l a perma­

L'onere viene poi ripartito tra le comunità del territorio secondo quote

nenza a Spoleto; il Pelli:rii segnala per quest'ultima il passaggio a Perugia

prestabilite16. Un altro elemento dissuadente è l'instabilità della situazione perugina;

in concomitanza con la presenza del padre, presenza di cui le fonti docu­ mentarie comunali non parlano12. Riguardo alla venuta di Alessandro va precisato che nell'inverno del

1495 già B aglione di Ugolino

di Montevibiano , in rappresentanza dei prio­

ri e dei Dieci dell' arbitrio , aveva invitato il pontefice a recarsi a Perugia ri­ cevendone un diniego. Le motivazioni addotte dal pontefice per declinare l 'invito sono impegni non meglio definiti:

varia incommoda, che lo tratten­

gono a Roma e gli rendono impossibile qualunque movimento13. La situazione politica è in quel momento particolarmente difficile per Alessandro: Carlo VIII ha ottenuto da pochi giorni il passaggio attraverso le terre della Chiesa dopo essere entrato in Roma ed essere assmto a una posizione di forza: ha il possesso di Civitavecchia e ha condotto con sé Ce­ sare Borgia, ufficialmente inviato come legato pontificio ma di fatto tratte­ nuto in ostaggio14.

9 Lo spoglio degli indici dei registri stessi non ha fornito alcuna indicazione al riguardo. 10 Il passo della Legenda relativo all'avvenimento è riportato in G. CASA­

GRANDE-P. MONACCHIA, Colomba da Rieti di fronte ad Alessandro VI, in Roma di fronte al!'Europa al tempo di Alessandro VI (Atti del Convegno, Città del Vaticano­ Roma, 1-4 dicembre 1999) , a cura di M . CIDABò-S. MADDALO-M. MIGLIO-A.M.

OLIVA, Roma 2001 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 68), pp. 917-960. 11 U. NICOLINI , I Baglioni e la beata Colomba, in Una santa, una città (Atti del Convegno storico nel V centenario della venuta a Perugia di Colomba da Rieti, Pe­ rugia 10-12 novembre 1989), a cura di G. CASAGRANDE-E. MENESTÒ , Firenze 1990, pp. 8 1-82. 12 POMPEO PELLINI, Della historia di Perugia parte m, rist. anast. Perugia 1970, (Venezia 1664), p. 62. 13· «Qui discessus hinc noster ipsi urbi et curie hoc tempore admodum incom­ modus et permolestus esset» . Il breve è redatto in Roma il 23 febbraio (ASP, ASCP, Diplomatico , C. 16, n. 562). La delibera con cui viene inviato al papa Baglione di Ugolino è del 29 gennaio (ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 117r) . 14 G.B . PICOTTI, Alessandro VI, papa, in DBI, 2, Roma 1960, p. 200.

essa costituisce per il papa una continua fonte di preoccupazione, talvolta di vero e proprio allarme, come traspare da alcune missive anche attraver­ so il filtro del linguaggio ufficiale.

In un breve del novembre 1494, ad esempio, egli parla di «difficulta­

tes et turbationes» che impongono di controllare la situazione «vigilantissi­ mis oculis» per mezzo di «custodiis diurnis atque nocturnis» e di guardarsi da ciò che le sentinelle non sono in grado di rilevare, cioè «ab intestinis in­ sidiis et secretis machinationibus»17: pochi termini che forniscono una lu­ cida interpretazione della realtà e quasi un' anticipazione di quanto sarebbe

accaduto di lì a poco.

Nulla altro trapela dalle fonti documentarie sulle successive intenzioni

di Alessandro fino all' annuncio della sua imminente venuta ad Orvieto in­ sieme al collegio cardinalizio per incontrarvi il re di Francia «pro nostra mutua visione et colloquio»18. S arà pertanto necessario provvedere ai biso­ gni della Curia raccogliendo da tutto il territorio e inviando ad Orvieto ogni sorta di vettovaglie «in magna abundantia» . L'operazione dovrà essere ef­ fettuata «sollicite et diligentissime» . Ma il proposito di Alessandro non è quello di attendere l' arrivo di Car­ lo, che prima di raggiungere Orvieto farà tappa a Virterbo, quanto piuttosto di evitarlo spostandosi verso Perugia, nonostante i rischi cui si è fatto cenno . La notizia della imminente venuta del pontefice giunge improvvisa: i priori e i Dieci dell' arbitrio , che non hanno ancora deliberato l 'invio a

1 5 ASP, ASCP, Depositario tesoriere, 77, cc. l v, 2v e 4v. 16 Ibid., c. 13v. 17 ASP, ASCP, Diplomatico, C. 16, n. 561 . 18

(ibid.,

La notizia è trasmessa a Perugia con un breve dato da Roma il 25 maggio C. 16, n. 566).


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Orvieto degli approvvigionamenti richiesti, stanziano immediatamente una somma di 1 3 1 8 fiorini per abiti di rappresentanza per tutte le autorità cittadine che andranno ad accogliere il papa. Si tratta di un notevole sfor­ zo finanziario determinato dal desiderio che l' accoglienza sia degna del­ l' ospite19 . La disposizione è corredata dall'indicazione dei colori degli abiti dei singoli magistrati ed è reiterata per tre volte, tra il due e l' otto di giugno, al­ lorché è sottoposta al consiglio dei camerari delle Arti20. Emerge la preoccupazione di far fronte alla nuova spesa straordinaria senza dover rallentare gli interventi edilizi già programmati , in particolare la ristrutturazione ed il completamento della cattedrale , e si precisa che, co­ munque, il pagamento dovrà essere effettuato dal depositario dell'anno suc­ cessivo21 . Null' altro è registrato tra le spese straordinarie in relazione all'evento; il 17 luglio viene concessa ad Alberto Baglioni, e indicata tra le uscite or­ dinarie, la somma di 1 12 fiorini, 66 soldi e 6 denari per avere provveduto , insieme a persone da lui designate, «ad honorandum sanctitatem domini no­ stri pape Alexandri dum stetit in hac sua civitate»22. La deliberazione è di quasi un mese successiva alla partenza del papa ed è estremamente generi­ ca e stringata, tanto da indurre a ritenere che i Baglioni siano intervenuti, anche per la ristrettezza dei tempi a disposizione, con propri finanziamenti e proprie strutture nell'ospitalità al pontefice e al suo seguito e che siano poi stati rimborsati, in tutto o in pmte, dal comune. A questo proposito va ri­ cordato che Alessandro prese alloggio presso i domenicani, in porta San Pietro , nell' area della maggiore concentrazione delle proprietà e della pre­ senza dei Baglioni23 . Documenti e cronache sorvolano sui particolari della permanenza del papa a Perugia, ad eccezione della Legenda della beata Colomba da Rieti, per la parte relativa ai due brevi incontri avvenuti tra il pontefice e la bea-

ta. Se ne ricava l'immagine di un Alessandro che si comporta come un mo­ nm·ca assoluto: attraversa la città ieratico e fisso, «cum la factia in deric­ to»24, senza uno sguardo per la folla che si accalca al suo passaggio lungo il borgo di porta San Pietro . n giorno successivo manifesta insofferenza per il protrarsi dell'estasi di Colomba che gli ha affenato le vesti e non lo lascia andare, ma resta colpi­ to dal suo compmtamento e , volendo saperne di più, apostrofa il padre Se­ bastiano con tono minaccioso: «habbie guardia, patre, che io so el papa e ri­ ferisceme de quista ciò che ne sai e la pura veritade» . Alessandro sembra m·­ restarsi e riflettere solo davanti alla manifestazione del soprannaturale. L'immagine miniata che i registri comunali conservano di lui all 'inizio del qumto bimestre del 1495 è anch'essa ieratica e fissa; interpretata come un topos artistico, uno stereotipo, è forse più aderente al vero di quanto i critici abbiano ritenuto25. La presenza di Alessandro in Perugia è caratterizzata, nella documen­ tazione ufficiale, da una serie di refirme , di confetme di magistrati e ammi­ nistratori cittadini per un ulteriore mandato . La prassi era consolidata, già più volte utilizzata dallo stesso pontefice e dai suoi predecessori nel caso di persone che avessero mostrato capacità e fedeltà nello svolgere il loro incarico e dalle quali ci si aspettava che avrebbero agito de bono in melius. Tra il settembre 1492 e la fine del 1498 si contano 19 disposizioni emanate in tal senso26. Esse si riferiscono ad uf­ ficiali e magistrati su cui si esercita la diretta giurisdizione del potere cen­ trale: podestà, bargelli e giudici. Solo nel periodo di permanenza del papa a Perugia vengono estese ai camerari e ai priori delle ArtF7 . È noto come la conferma dei priori costituisca un clamoroso equivoco . Il breve di concessione parla di conferma per il semestre successivo alla fi­ ne del mandato: «pro semestri inchoando et continuando immediate post fi­ nitum tempus vobis alia exordinatione huius civitatis constitutum» e come tale è ripmtato nei copiari comunali. L'ufficio dei priori ha, però , durata bi­ mestrale, contrariamente a quanto accade per gli incarichi di natura giudi-

1 9 Le vesti sono destinate al governatore, ai priori e al loro notaio, ai camerari, al cancelliere, al cappellano e al nunzio; saranno «di rosato» o «di paonazzo» o «di colori inferiori» e avranno costi differenziati secondo la dignità dei destinatari (ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 144v). 20 Ibid., cc. 144v, 145v e 147r. 21 Ibid., c. 148r. La spesa è regolarmente registrata tra le extraordinaria im­ pensa da Ludovico di Cesareo, depositario comunale per il 1496 (ASP, ASCP, De­ positario tesoriere, 79, c. 32r). 22 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 148r. 23 L'uscita è registrata in data 25 luglio 1495, «sopra l'onorare la Santità de no­ stro signore papaAlisandro VI [ . . . ] per loro spese in più cose oportune per detta ca­ gione» (Ibid., 77, c. 16v).

24 Legenda, cap. 34. Si veda il già citato contributo di G. Casagrande e P. Mo­ nacchia. Anche la cronaca romana redatta dal maestro di cerimonie del papa, ric­ chissima di particolari sui fatti anche minuti dell'esistenza di Alessandro, si inter­ rompe per il periodo aprile-dicembre 1495. JOHANNIS BURCKARDI Liber notarum ab anno MCCCCLXXXIII usque ad annum MDVI, a cura di E. CELANI, RIS2, 32/1-2 (1907-1942). 25 M.G. BISTONI CoLANGELI, Deferenza per l'autorità, in Carte che ridono. Im­

magini di vita politica, sociale ed economica nei documenti miniati e decorati del­ l'Archivio di Stato di Perugia. Secoli XIII-XVIII (Catalogo della Mostra Perugia

1984-1985), Sesto Fiorentino 1987, p. 93 . 26 ASP, ASCP, Copiari di privilegi, bolle, brevi e lettere, 4. 27 Ibid., Consigli e riformanze, 122, c. 1 15r.


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ziaria, e prolungarlo di un semestre equivale a quadruplicarlo, con eviden­ te sproporzione rispetto alla prassi consueta e con un probabile travisamen­ to delle intenzioni del pontefice. L'errore risulta evidente e viene emenda­ to , con breve dato da Perugia il 28 giugno , non senza attribuire la colpa del­ l'errore allo scriptor, certamente il più modesto e il meno influente dei per­ sonaggi presenti ali' avvenimento28 . Nel tempo si è voluto interpretare il fatto come un tentativo di eccessi­ va ingerenza del papa nell'amministrazione della città e come una risposta dei perugini più influenti per indurlo a recedere; l'esame dei documenti ren­ de piuttosto convincente l'ipotesi di un errore involontario e della reale in­ tenzione del pontefice di non voler prorogare il mandato oltre il bimestre, definito tempus iustum. I cronisti riferiscono che la città nutriva maggiori aspettative da questa visita: qualche gesto significativo e determinante per ristabilire la tranquil­ lità e la pace, un intervento energico contro i fuorusciti asserragliati alla Fratta. li papa ha più volte ribadito il proprio appoggio contro i fuorusciti e si è rivolto ai loro alleati per isolarlF9 , ma, a un tempo, non è mai intervenu­ to concretamente a favore della parte dominante alla quale non ha conces­ so più di generiche promesse. Un solo accenno ad aiuti concreti è fatto il l 5 giugno 1495 , data della registrazione di un pagamento a Filippo di Braccio Baglioni , commissario «a conduciere l'esercito del papa verso la Fratta»30. Alessandro non è disposto ad appoggiare in modo significativo i Ba­ glioni, non intende favorirne l' ascesa incontrastata e tenta di !imitarne quel­ le prerogative che li pongono al di sopra e al di fuori della legge3 1 .

28 «Scriptor pro bimestre scripsit semestre quando ex vive vocis oraculo Bea­ titudinis Sue nos ipsi intellexerimus confirmationem predictam fuisse ad bimestre videlicet». ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122, c. 152r. 29 Molto significativo in merito è il breve del 26 marzo 1495 (ASP, ASCP, Di­ plomatico , C. 16, n. 563) . 30 ASP, ASCP, Depositario tesoriere, 77 , c. 14v. 3 1 A questo proposito possono essere citati più esempi: con breve dell'8 otto­ bre 1493 ordina che i rei omicidi debbano essere banditi per almeno 50 miglia dal luogo del delitto, senza eccezione per le tene dei Baglioni (ASP, ASCP, Diplomati­ co , C. 16, n. 551); il successivo 12 ordina ai magistrati perugini di mettere in atto tutto quanto necessario per riportare la pace a Gualdo Cattaneo, dove Simonetto Ba­ glioni ha compiuto omicidi e suscitato tumulti (ibid. , C. 16, n. 552). Dieci giomi do­ po invia una reprimenda perché nulla è stato fatto al riguardo, anzi la situazione di Gualdo si è aggravata per la presenza di Astone e Giampaolo Baglioni, di Girola­ mo Della Penna, di Averardo Montesperelli e Vincenzo Montevibiani (ibid., C. 16, n. 554).

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Alessandro si ferma a Perugia per il tempo strettamente necessario; ac­ cetta l'ospitalità e la presenza dei B aglioni ma incontra anche altri notabili dai quali cerca di conoscere quale sia il consenso di cui essi godono , visita la città con particolare interesse per i luoghi più notevoli dal punto di vista strategico, e infine chiede a Guido che vengano organizzati un trionfo e un torneo , forse con il segreto proposito di cogliere in un punto tutti i Baglio­ ni per elirninarli32. Per Guido è questa un' occasione per mostrare l 'orga­ nizzazione e il valore dei membri della propria casata e dei loro collegati e, forse, per intimorire il pontefice, ma prima ancora che il torneo possa ave­ re luogo, giunge la notizia che Carlo di Francia è risalito verso nord; Ales­ sandro lascia immediatamente Perugia per iniziare la marcia di riavvicina­ mento a Roma, dove sarà accolto trionfalmente il 27 luglio successivo33.

32 Cronaca della città di Perugia dal 1492 al 1503 di Francesco Matarazzo », 16/2 (1851) , detto Maturanzio, a cura di A. FABRETII , «Archivio Storico Italiano

p. 39.

33 Prcorrr , Alessandro VI cit., p. 200.


MARIA GRAZIA NICO OTTAVIANI

Cesare e Lucrezia Borgia nei loro rapporti con le città e i castelli dell ' Umbria Massimo Miglio ha più volte e in più occasioni ripetuto che parlan­ do dei Borgia, nelle persone di Alessandro e dei suoi figli più noti Ce­ sare e Lucrezia, bisogna stare bene attenti a non «annullare la specificità e l ' individualità dell'uno negli altri»; è invece opportuno arrivare a de­ finire meglio l'identità e il peso di ognuna di quelle figure , sia pure al­ l ' interno di un unico grande piano e progetto familiare . Il che è, a ben guardare , uno dei tanti temi e problemi legati ai personaggi sopraddetti accomunati non a caso nella tradizione dall' immagine dei tre corpi con un'unica testa, visione che recenti studi tendono quanto meno ad atte­ nuare se non decisamente a contraddire1 . I due brevi saggi che seguono non hanno la pretesa di risolvere il pro­ blema, ma solo di riprenderlo nelle sue motivazioni di fondo , e collegarlo ad un osservatorio specialmente umbro , nel tentativo di trovare tra la docu­ mentazione locale qualche conferma o qualche smentita all' assunto inizia­ le e, proprio partendo da quello, si è pensato di distinguere nella trattazio­ ne i due personaggi, Lucrezia e Cesare, perché inevitabilmente diversi fu­ rono per ognuno di loro trattamento , aspettative, coinvolgimenti nella pur 'totalizzante' vicenda borgiana. L'osservatorio umbro è affidato ad una discreta documentazione archi­ vistica, segnatamente di Riformanze cittadine, registri di uscite e copie di lettere papalil, e ad una efficace cronachistica che si colora di tinte più o

1 M. MIGLIO, Le ragioni di una revisione storica, in Roma di fronte all'Euro­ pa al tempo di Alessandro VI (Atti del Convegno, Città del Vaticano-Roma, 1 -4 di­ cembre 1999), a cura di M. CHIABò-S . MADDALO-M. MIGLIO-A.M. OLIVA, I, Roma 2001 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 68), pp. 15-18. 2 ASP, ASCP, Consigli e riformanze, 122; Bolle, Brevi e Diplomi; Carteggio Alfani. Per Spoleto: Sezione di ASS, ASCS, Riformanze, 56, 60, 63 , 64 (nuova nu­ merazione 69 , 75 , 77, 78) e Camerario, 223 , 238 , 244, 245 ; ringrazio il personale

della Sezione di Spoleto e in patticolare il dott. Luigi Rambotti che mi ha dato sug­ gerimenti e indicazioni circa il materiale relativo a Lucrezia, oggetto di cataloga­ zione in vista di una mostra allestita presso la Sezione nell'agosto 2000.


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CESARE E LUCREZIA BORGIA

MARIA GRAZIA NICO OTIAVIANI

meno scure a seconda del nanatore e del suo coinvolgimento negli avveni­ menti narrati 3 . Dunque, gli anni del pontificato alessandrino sono coperti dalle opere citate , i cui autori (pur con tutti i problemi che pone la loro identificazio­ ne)4 puntano specialmente l 'indice sul ' mal di vivere' di Perugia, ovvero sulle lotte intestine che avevano reso invivibile la città, divisa tra i fautori degli Oddi (presto cacciati) e dei B aglioni sempre più potenti e capaci di raccogliere un forte consenso popolare (cosa su cui tutti i cronisti concor­ dano) . In questo clima si inseriscono e interferiscono le presenze , le aspet­ tative , infine le ingerenze dei Borgia, appena sfiorati nella nanazione di Pietro Angelo di Giovanni (che si intenompe al 1494) , più ampiamente trattati dagli altri , che ora vedono il papa come possibile pacificatore, ora lo accusano di bassezze e di violenti e ambiziosi progetti di dominio si­ gnorile a favore dei figli e a scapito della stessa Perugia. È Maturanzio quello che usa i toni più aspri , condizionato come è dalla sua adesione al

3 Tra le cronache: Cronaca della città di Perugia dal 1309 al 1491 nota col no­ me di Diario del Graziani (d'ora in avanti Diario del Graziani), a cura di A. FA­ BRETII, «Archivio Storico Italiano», 16 (1850), pp. 67-750; Cronaca perugina ine­ dita di Pietro Angelo di Giovanni in continuazione di quella di Antonio dei Guar­ neglie (già detta del Graziani), a cura di O. SCALVANTI, «Bollettino della Deputa­ zione di Storia Patria per l'Umbria», 4 (1898), pp. 303-400; Cronaca della città di Perugia dal 1492 al 1503 di Francesco Matarazzo detto Maturanzio, (d'ora in avanti Cronaca del Maturanzio) a cura A. FABRETII , «Archivio Storico Italiano» 16/2 (1851), pp. 1-243 . A queste vanno aggiunte almeno la poderosa opera di PoM PEO FELLINI, Della historia di Perugia, parte m, rist. anast. Perugia 1970, (Venezia 1664), e quella annalistica del Crispolti (Perugia, Bibl. Com. Augusta, ms. C 32, An­ nali delle guerre civili di Perugia descritti da Cesare Crispolti perugino Canonico et Dottore) , relativa agli anni 1488-1588. Su queste ed altre opere valutate in rela­ zione alla famiglia e alla presenza dei Baglioni, si sono soffermate R. CmACCHEL­ LA-M .G . Nrco 0TIAVIANI, Perugia tra Quattrocento e Cinquecento: un difficile equilibrio , in Una santa, una città (Atti del Convegno storico nel V centenario del­ ­

la venuta a Perugia di Colomba da Rieti, Perugial0-12, novembre 1989), a cura di G. CASAGRANDE-E . MENESTÒ Spoleto 199F, pp. 13-16. 4 ll Diario del Graziani si deve in realtà ad almeno due autori: Antonio di An­ drea di ser Angelo dei Guameglie (fino al 1450) e Pietro Angelo di Giovanni (dal 1450 al 1494), cfr. O . ScALVANTI, Sul ritrovamento di un codice di cronaca perugi­ na, «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria», 2 (1896), pp. 155166. ,'\nche la paternità del Maturanzio è stata oggetto di una lunga e attenta disa­ mina da parte di G. ZAPPACOSTA, Francesco Maturanzio umanista perugino, Berga­ mo 1970, pp. 7-3 1 . Dei primi due cronisti è abbastanza pacifica la loro appartenen­ za 'popolare' , mentre è certa quella nobiliare del Maturanzio, per altro sempre sot­ taciuta; ibid., p. 10, nota 5. V. anche M. DoNNINI, Un umanista, una città: France­ sco Maturanzio, Perugia al tempo della beata Colomba da Rieti, in Una santa, una città cit., pp. 35-60.

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partito dei Baglioni, che unici si opponevano a quei progetti papali covan­ don� altri non molto dissimili anche se meno ambiziosi. Anche Pellini a di­ re il vero non va leggero nel tocco, e rinunciando a tratti a quella impar­ zialità che l ' avrebbe reso famoso, esprime giudizi negativi su Alessandro VI e sul Valentino , strumento quest'ultimo del padre in un' ottica tutta ne­ potistica, seguendo la quale il papa mirava «a far grandi i figliuoli, che molti erano, e tutti cupidi di grandezza e di stati»5. Cesare Crispolti, dot­ tore in legge e canonico della cattedrale perugina6, usa toni (apparente­ mente) meno aspri , forse condizionato in ciò dal suo stato clericale , e non dimentica mai di sottolineare il grande amore del papa B orgia verso la città di Perugia, più volte dimostrato con la sua accorta presenza7 . Da ultimo il Mariotti, che riunisce in un opuscolo manoscritto titolato Della venuta di Sommi Pontefici in Perugia8, appunti e notizie anche sul papa Borgia desumendoli principalmente dalle Riformanze (Annali decemvirali nel testo) , dalle cronache cittadine ed in particolare da Pellini, di cui riporta ampi brani; Mariotti dichiara di non voler dare giudizi, trincerandosi astutamente dietro quelli altrui, che sono sempre guarda caso negativi, e affida le conclu­ sioni alle Ricordanze di Francesco di Niccolò di Nino (presso di lui) , intro­ dotte con apparente imparzialità: «lo non so per qual motivo né voglio dire se a torto o se a ragione in Perugia questo Papa fosse poco ben veduto»9. Dunque, una letteratura non certo ridotta e sicuramente multiforme, co­ me per altro quella recente che nelle diverse valutazioni sui componenti la famiglia, e specialmente sul papa Borgia, dichiara la sua appartenenza a uno dei tanti filoni creatisi in decenni di studi, ognuno con una sua connotazio­ ne, o apologetico-recuperativa, o scientifica di stampo cattolico , o scientifi­ ca non confessionale, o ancora semplicemente divulgativa10•

5 FELLINI, Della historia di Perugia cit., p. 34. 6 G.B . VERMIGLIOLI, Biografia degli scrittori perugini e notizie delle opere lo­

ro, I, rist. anast. Bologna 1973, (Perugia 1829), pp. 360 e ss.: lo definisce 'seniore' per distinguerlo dall' omonimo nipote, considerato talvolta autore di questa opera di cui in realtà fu soltanto il curatore. 7 In merito alla venuta del papa in Perugia nel giugno 1495 narra: «Volse il pa­ pa andar vedendo e considerando con gran diligenza la città e ogni giorno andava a spasso per una porta di essa», ma prosegue criticamente: «e allora credo che andas­ se rivolgendo nell'ambizioso animo suo che questa nostra città sarebbe stata molto a proposito per darla ai suoi figli i quali egli disegnava di far signori di gran stato ancorché non solo la Chiesa ma il mondo tutto ne fosse restato offeso»; Annali cit., f. 52r. 8 Perugia, Bibl. Com. Augusta, ms. 1672, in part. ff. 40-42. 9 Ibid., f. 42v . A questo proposito vedi ancora MIGLIO , Le ragioni cit., pp. 16-17, e special­ mente M.C. DE MATIEIS , Alessandro VI: alle origini di un mito negativo, in Roma di fronte all'Europa cit., pp. 84-97. 10


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Già nel convegno romano Giovanni Pesiri , ma anche Stefania Tarqui­ ni, hanno parlato , trattando di Sermoneta, Nepi c Civita Castellana, della presenza e delle funzioni svolte da Lucrezia Borgia in quei luoghi 'borgia­ m' ovvero legati alle vicende della famiglia1 1 • Il caso che si pone per l'Um­ bria, e già da loro annunciato e per altro molto noto , è quello di Spoleto e di Foligno , di cui la bella figlia del papa fu nominata governatrice nell'e­ state del 1499. Breve la sua presenza (circa cinquanta giorni) , ma signifi­ cativa ed efficace, come dirò . Intanto non sarà inutile, prima di qualunque valutazione, ticordare i fat­ ti principali , prendendo le mosse un po' più da lontano ovvero da quella se­ duta del consiglio spoletino del l o giugno 1494 dove viene presentato e di­ battuto il breve inviato da Alessandro VI alla città per annunciare «de adven­ tu illustlissirni domini Ioannis Sfmtie Pisauli et domine Lucretie de Borgia eius consortis cum eorum comitiva» . Volontà di sua Beatitudine era che gli illustri ospiti fossero accolti «abbundanter sumptibus comunitatis»; ecco dun­ que la sollecitazione a che il consiglio prenda le opportune «provisiones»12• Il matrimonio con Giovanni Sforza signore di Pesaro , frutto della po­ litica pontificia favorevole al ducato di Milano , era stato celebrato l'anno prima con grande pompa e rimangono desctizioni della cetimonia, delle fe­ ste, dei doni e infine del vestiario della sposa13• Le nozze ebbero come no-

11 Luoghi dove è appellata e si presenta come domina et patrona; cfr. G. PESI­ RI, Sermoneta: 1499-1503 e S . TARQUINI , Nepi e Civita Castellana, in Roma difronte all'Europa cit., pp. 657-704 e 705-7 1 5 . 12 Cosa che puntualmente fece pur con qualche difficoltà ricorrendo alla «lo­ catio campionis comunitatis Spoleti pro quatuor annis»; ASS , ASCS, Rifonnanze, 56 (nuova numeraz. 69) , cc. l 5 l r-v e 160r, e ancora alle cc. 154v- 155r, 157v-158r, 1 80v delibere dal l o al 12 giugno circa l ' accoglienza e i doni «pro domino de Pi­ sauro et Lucretia de B orgia» . Per i pagamenti «hospitatoribus spoletinis pro expen­ sis factis comitive et equitibus» , vedi Camerario, 223 , c. 5 lr, 1494 giugno 5 . Del­ l'avvenimento tratta ovviamente SANSI, Storia del Comune di Spoleto dal sec. XII al XVII, II, rist. Spoleto 1972 (Foligno 1 884) , pp . 103-106. 13 P. MARzETII-L. ZANONI, Memorie manoscritte di Pesaro , ms. presso la Bibl. Oliveriana di Pesaro, ff. 30-35 . F. GREGOROVIUS, Lucrezia Borgia, a cura di A.M. ARPINO, Roma 1982, pp. 74-77 e 303-307 (Minuta delle tavole nuziali tra Lucrezia B orgia e Giovanni Sforza); ID ., Storia di Roma nel medioevo, cura e trad. di V. CAL­ VANI-P. MAccHIA, Roma 1972, pp. 1 83-184 . Lucrezia in una lettera al padre dichia­ rava la sua contentezza per la grande «demostratione de amore de tuto el populo» e per la fastosa accoglienza ricevuta in Pesaro dopo le nozze; ASV, A A., Ann. I-XVIII, 5027 , f. lr, 1494 giugno 1 0 . La lettera è stata esposta insieme ad altti preziosi do­ cumenti nella mostra di documenti e manosctitti alessandrini presso l ' Archivio Se­ greto Vaticano in occasione del Convegno svoltosi a Roma Roma di fronte all'Eu­ ropa al tempo di Alessandro VI e riprodotta nel Catalogo Alessandro VI Borgia, a cura di RoMA NEL RINASCIMENTO , Roma 1999 .

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to vita breve; i Borgia avevano deciso di eliminare Giovanni per stlingere amicizia con Napoli; lo Sforza riuscì a porsi in salvo e il matrimonio fu sciolto invece che a colpi di spada, a colpi di . . . carta, come dirò tra poco . Ma ancora in compagnia del marito Sforza nel 1495 , Lucrezia «sen venne» a Perugia ed «entrò per la porta di S . Angelo» ricevuta da ben cin­ quanta gentildonne per congiungersi con il papa ed il fratello Cesare che il 6 giugno erano giunti in città accompagnati da un buon numero di truppe. La loro permanenza durò quattro giorni durante i quali Lucrezia e malito furono alloggiati nel palazzo del governatore e «furono preparate feste, tor­ nei et giostre per dare spasso a quella signora»14• Il soggiorno a Perugia del papa fu dettato come noto dalla volontà di non incontrarsi con Carlo VIII in ritirata da Napoli , e non già dal deside­ rio espresso a Baglione Vibi ambasciatore perugino di venire in questa città perché da lui amatissima15. Non mi dilungo su questi fatti, ampia­ mente affrontati e dibattuti da altri in questa stessa sede16• Ho voluto però accennarvi giusto per ricordare la contemporanea presenza di Lucrezia subito dipinta a tinte forti dai cronisti prima ricordati , ma che trovò un al­ leato proprio in un perugino , ovvero in quel Matteo Baldeschi, bisnipote di Pietro, fratello del più famoso B aldo17, anch'egli come molti membri della famiglia giureconsulto , «sacri palatii apostolici causarum auditor» almeno dal 1498 , cui il Collegio dei cardinali affidò la causa per lo scio­ glimento del matrimonio dallo Sforza, ottenuto il 20 dicembre 1497 , ap-

·

A.

14 A. Rossr, La venuta di Lucrezia Borgia a Perugia nel 1495 (per le nozze di Cecilia dei Conti Pucci-Boncambi), Perugia 1 875 , p . 6 . 15 ASP, ASCP, Bolle, Brevi e Diplomi, III P. 8, n. 563, 1495 febbraio 23 . Del 25

maggio e del 4 giugno sono altri due brevi da Roma e da Orvieto che ugualmente preparano l'evento (III P. 8 , n. 566 e III P. 9, n. 568). Se ne parla iri Consigli e rifor­ manze, 122, c. 145v, 1495 giugno 3 . 16 Sui rapporti tra Perugia e Alessandro VI vedi i contributi iri questo volume di C. Regni e M.G. Bistoni Colangeli. 17 Sulla genealogia della famiglia vedi, oltre alle molte cose note sia mano­ scritte che a stampa, almeno il recentissimo studio di P. MoNACCHIA, Le case che habitamo . Riflessioni patrimoniali su Baldo e la sua famiglia, «Ius Commune. Zeit­ schrift fur Europaische Rechtsgeschichte» , 27 (2000) , pp. 3-25 , in patt . p . 1 7 . In par­ ticolare su questo componente della famiglia, vedi JoHANNIS BURCKARDI Liber no­ tarum ab anno MCCCCIXXXIII usque ad annum MDVI, a cura di E. CELANI, RIS2, 32/1 , (1907- 1 9 10) , p. 100, nota l, dove si precisa che il B aldeschi «uxore primum ducta», in seguito «religioni ascitus» , fu creato da Alessandro VI nel maggio 1498 vescovo di Nocera (e molti videro nella nomina un immediato compenso), dove ri­ mase fino al l508 anno del suo trasferimento a Perugia (cfr. C. EUBEL, Hierarchia Catholica Medii Aevi, II, Monasterii 1916, p. 205).


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pellandosi alla integrità fisica della fanciulla. E sulla vicenda il Maturan­ zio malignamente annota: «tutte ne ridevano» 1 8 . M a Lucrezia, «riuscita fanciulla dalle mani degli avvocati» , come si esprime il SansF9, non ebbe certo miglior fortuna con il secondo marito , Alfonso duca di Bisceglie, figlio naturale di Alfonso II di Napoli, sposato il 2l luglio 149820. Cambiata ancora una volta la politica papale e cambiate le alleanze, l' amicizia con la Francia rende non gradito il Bisceglie che, com'è noto , verrà poi brutalmente ucciso21. Una letteratura poco attenta ha preteso di trovare un collegamento tra la nomina di Lucrezia a governatrice di Spoleto e l'intento del papa di le­ nire la sua sofferenza per le 'disgrazie' del marito22 . Ma come vedremo , ben altre istanze e necessità e volontà c'erano dietro quelle manovre che non a caso riguarderanno , dopo la città umbra, anche Nepi e Sermoneta. Seguiamo in breve le tappe di avvicinamento a Spoleto così come era­ no state previste e preannunciate23 . Partita da Roma l' 8 agosto in gran pom­ pa, seguita forse dallo sguardo amorevole del padre (Giovanni Burcardo an­ nota «premisit multas salmas bonorum que papa in lobia superiore supra portam palatii contemplabatur» ?4, Lucrezia è accompagnata da numerosa comitiva, come si addice a dama altolocata25 , e durante i sei giorni di viag-

18 Cronaca del Maturanzio cit. , p. 72. «Bella peccatrice» la apostrofa G. Bo­ NAZZI, Storia di Perugia dalle origini al 1860, II. Dal 1495 al 1860, rist. Città di Ca­ stello 1960 (Perugia 1 879), p. 5 . 19 SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit. , p. 130. 20 BURCKARDI Liber notarum cit . , pp. 9 1-95 . 2 1 Lucrezia pare ne fosse particolmmente e sinceramente addolorata. «Le sue la­ crime mostrarono che aveva un cuore» commenta Gregorovius nella sua Lucrezia Borgia cit., p . 1 15 e ancora pp. 136-138; così anche un passo del Diario di Sanudo ri­ portato da SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit., p. 130 (ella «non fa che pianze­ re») . 22 Ibid. , p . 1 3 1 : «Sembra che egli (il papa) volesse allontanarla d a s é a cagio­ ne dei lamenti che faceva, e per distrarne il dolore con questi onori, e con le cure di cui avrebbe dovuto occupare la mente» . Recentemente TARQUINI, Nepi e Civita Ca­ stellana cit . , p . 710: «per distogliere la figlia dalla fuga verso il regno di Napoli» . 23 ASS , ASCS, Riformanze, 60 (nuova num. 75) , c. 89r: i preparativi erano sta­ ti affidati «dilecto filio magistro Gaspari Puteo [ . . . ] penitentiario et commissario nostro» . 24 BURCKARDI Liber notarum cit., pp. 1 57-158; SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit., p . 1 3 1 . 25 Tra i componenti il corteggio, i l fratello Jofrè e Fabio Orsini mmito della cu­ gina Girolama. Sull'argomento viaggi si veda S . MAZZI, Oltre l'orizzonte . In viag­ gio nel Medioevo, Torino 1 997 e soprattutto Altrove . Vzaggi di donne dall'Antichità al Novecento, a cura di D. CoRSI, Roma 1999; si parla di Lucrezia a p. 374, nota 10.

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gio seguendo la Flaminia passa per Narni26 e da lì prosegue per Sangemini, Carsoli, fino a giungere a Porcarìa dove «cum ornnibus suis cmialibus pran­ dium facere debet, et Spoleti cenam» . E a sera appunto la duchessa si insedia nella rocca, per ricevere il giorno dopo, nell'occasione solenne della festa del­ l' Assunta, l'omaggio dei Piiori della città27. Sono conosciuti i due documenti esibiti da Lucrezia: il plimo è il notissi­ mo breve di nomina dato da Alessandro VI il giorno 8 agosto 1499, di cui è la­ trice la figlia stessa28 . Questo è preceduto di poco da un analogo ma non iden­ tico documento dato il 6 agosto e letto nella seduta del consiglio spoletino del 9 agosto, con il quale si impartiscono ordini per preparare l'arlivo dell'Illu­ strissima29. È diretto «universis et singulis presentes nostras licteras inspectu­ lis» cui si licorda «cum in presentia mictamus dilectam in Christo filiam no­ stram mulierem Lucretiam de Borgia ducissam Biselli ad gubernium Ducatus spoletani et Fulginei» per il cui arlivo è necessmio predisporre al meglio «pre­ seitim in locis legationis dilecti filii nostri Iohannis Sancte Marie in Via Lata diaconi cardinalis Borgie subiectis», per cui si raccomanda di obbedire in tut­ to «tamquam nostre prop1ie persone» al penitenziere e commissmio Gaspare de Puteo precedentemente citato nel documento . Di questo nipote Giovanni, vescovo di Melfi e cardinale di S . Maria in via Lata, è documentata la presen­ za in Umbria, anche come governatore di Spoleto, almeno nel 149430.

26 E. MARTINORI, Cronistoria narnese, a cura di A. DIAMANTI-C . MARIANI, Ter­ ni 1987, p . 355 . 27 ASS , ASCS, Riformanze, 60 (nuova numer. 75) , c. 92v; SANSI, Storia del Co­ mune di Spoleto cit., p . 134; alle pp . 132- 133 Sansi pubblica la notula delle spese sostenute dal comune per «apparecchiare» la cena durante la quale furono servite carni di vitello e castrato , piccioni, polli, capponi, accompagnati da insalate e in­ naffiati da abbondante vino. 28 ASS , ASCS, Diplomatico, 550; Riformanze, 60 (nuova numer. 75) , c. 92v. SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit., p . 134 e ID., Saggio di documenti tratti dal­ l'archivio del comune di Spoleto, 1ist. Spoleto 1972 (Foligno 1861), pp. 8 1 -84; GRE­ GOROVIUS , Lucrezia Borgia cit., p . 1 1 5 . Una copia è conservata anche presso ASFol., Priorale, Registri, 129 , c . 1 9 1 v. 29 ASS , ASCS, Riformanze, 60 (nuova numer. 75) , c . 89r-v. Ne accenna senza editarlo SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit., p . 129, nota l . 3° Ibid., p . 107, nota l . Su questo Giovanni nipote del papa, detto il Melfiense, vescovo e cardinale, fratello del cardinale Ludovico di cui alla nota 46, v. EUBEL, Hierarchia Catholica cit., pp . 67 , 1 1 8 , 189, da non confondere con l ' altro nipote Giovanni anch'egli vescovo (di Monreale) e cardinale e protettore di Spoleto nel 1492 (ibid., pp . 21 e 196) . Uno stemma del Melfiense, insieme ad altri borgiani, so­ vrasta la porta del primo circuito della rocca albornoziana di Spoleto; v. la relazio­ ne di G. BENAZZI, La rocca di Spoleto: assetto interno e decorazioni pittoriche dal­ l'Albornoz a Alessandro VI, in Le rocche alessandrine e la rocca di Civita Castel­ lana (Atti del Convegno Viterbo, 1 9-20 marzo 200 1 ) , a cura di M. CmABò-M. GAR­ GANO, Roma 2003 (Pubblicazione degli Archivi di Stato. Saggi, 78) , pp. 159-170.


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ll secondo breve è indirizzato alla «dilecta in Christo filia» cui il papa riconosce potestà, facoltà, arbitrio , salario , emolumenti, onori ed oneri con­ cernenti la carica, dandole «plenam potestatem et auctoritatem omnia et singula faciendi, gerendi et administrandi» . Un governo di fatto , in buona sostanza: gli ufficiali «pareant et intendant» e il tesoriere , in particolare, ri­ sponda «de salario consueto predictis guberniis singulis mensibus» . Sansi sottolinea che «nelle scritture pubbliche s 'incontrano alcune orme del governo di Lucrezia»31 . E così è infatti: molto nota è la vicenda che vede coinvolta la governatrice nell'intento di comporre una vertenza seguita ad una incauta azione di razzia commessa da alcuni giovani spoletini ai danni di alcuni ternani. Risolutivo pare (dico pare perché non si conosce in effetti la conclusione della vicenda) l'intervento dell'uditore di Lucrezia, Antonius de Humiolis de Gualdo, attento a usare le parole giuste (verborum elegantia et facundia) per convincere gli spoletini a stringere una tregua di tre mesi im­ posta dalla governatrice in previsione di una pace definitiva32. Ricordo per in­ ciso che nelle Riformanze spoletine così piene in questo lasso di tempo di Borgia e cose borgiane, è copiata la lettera di nomina di Antonius de Gualdo incaricato di recarsi «ad civitatem nostram Spoletanam [ . ] factums que tibi dieta ducissa iniunxerit et offitio auditoratus incumbent»33. Se poi alla documentazione comunale aggiungiamo alcune lettere con­ servate a Todi, date tra l' agosto e l' ottobre del 1499 ex arce spoletina34 e . .

31 SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit . , p. 135. 32 ASS, ASCS, Riformanze, 60 (nuova numer. 75), cc. 97r-98r e 109r, datate 22, 25 agosto e 1 1 settembre. Della sollecitudine della Borgia si ha conferma anche dalle Rifor­ manze temane, dove è annotato che Lucrezia aveva scritto di voler concludere la pace e aveva richiesto che le fossero inviati legati presso la rocca. Si scelsero in effetti due cit­ tadini «honorabiliores reperiri possunt in civitate Interanme qui sint bene instmcti, docti et intelligentes de pertinentibus ad causam pacis quam prefata domina Lucretia facere in­ tendit:>>; L. SILVESTRI, Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle antiche

riformanze della città di Terni dal 1387 al 1816 relative al suo stato politico morale ci­ vile industriale ed ai suoi rapporti colle altre città e luoghi convicini non che alla storia contemporanea, a cura di E. CioccA, Terni 19772, p. 1 82; a p. 175 un accenno a «gravi

discordie [ . . .] fra il nostro Municipio e quello di Spoleto» risalenti al 1489. 33 ASS, ASCS, Rifonnanze 60 (nuova numer. 75), c. 1 13r; la lettera di nomina del papa è datata 6 agosto 1499. 34 Le lettere, un tempo presso l ' Archivio storico comunale, sono da alcuni an­ ni conservate a Todi presso la Bibl. Com. L . Leoni, Arm. IV, in un dossier che ne raccoglie alcune anche di Cesare e pochissime di personaggi eminenti, come B mto­ lomeo d'Alviano . Solo quattro recano la numerazione impressa da G. Pensi primo curatore dell'Archivio alla fine dell ' Ottocento . Le epistole di Lucrezia sono state edite da F. MANCINI, Lucrezia Borgia governatrice di Spoleto , «Archivio Storico Ita­ liano» , 1 1 5 (1957) , pp. 1 82-1 87; su di esse è tornato più recentemente G. CoMEz, Lucrezia Borgia e i Priori di Todi, «Volontà Nuova», 5 ( 1 979), pp . 25-27 . Cfr. S AN SI, Storia del comune di Spoleto cit . , p. 136, note l e 2. ­

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scritte dal segretario Cristoforo Piccinino (con esclusione di una soltanto?5 , dove ella si sottoscrive «Lucretia Borgia de Aragonia ducissa et Spoleti Ful­ gineique gubernatrix», il panorama dei suoi interventi si amplia ulterior­ mente, coinvolgendo come si vede la città di Todi. La governatrice si impegna presso i priori della città circa la «recupe­ ratione del furto facto al castellano vestro» e promette «in quisto mese pu­ nire el delinquente , in exemplo de' suoi pari»36; assicura aiuti contro Alto­ bello da Canale37 , infine impone agli stessi priori di rendere giustizia ai fi­ gli di un tal «Thomasso da Vallo destrecto de Spoleti» ucciso e dembato «presso la porta de testa vestra cità» , intimando loro che entro dieci giorni dal ricevimento della lettera «debiate avere proviso a la effectuale satisfac­ tione et indempnità de li prefati figlioli de Thomasso circa li octanta duca­ ti robbati et le spese per tal causa facte» , aggiungendo in altra missiva che gli «iniurati et poy menati in longum» debbano essere soddisfatti, avvisan­ do che in caso di inerzia, «se procederà contra li vostri homini a la execu­ tione reale et personale»38. Appare certamente di maggior peso la seconda questione: l ' aiuto a de­ bellare Altobello da Canale che già da anni insieme al fratello Vittorio combatteva la parte guelfa e con essa la famiglia eminente dei Degli Atti, costretti a fuggire nel 1496 e a riparare nei castelli del contado tuderte messi per questo a ferro e fuoco dai da Canale . Una questione di notevole peso, che viene immediatamente legata nella risposta della Borgia al ri­ spetto dell' autorità pontificia. La duchessa si mostra all ' altezza della si­ tuazione: dopo aver ringraziato del dono ricevuto - accompagnato proba­ bilmente alla missiva - esprime la sua «displicentia et amaricazione» cir­ ca «ad quel tanto che ce scrivete delli insulti et cmdele occissione et altre enormità proxime perpetrate da Altobello» , cose degne «de acerrima punì­ tione» , causa di «grandissima calamità et mina de tucta la provincia». Si rende dunque garante di un intervento del pontefice che - dice Lucrezia «farrà in zò celere et opportuna provisione ad tal che simile excesso passe in exemplo de tucti altri rebeglie de Santa Chiesa» . Di fatto Alessandro VI mandò suoi soldati, la governatrice mandò truppe da Spoleto e Altobello,

35 Nominato per volontà papale cancelliere del comune, procuratore e notaio della Camera apostolica di Spoleto per tre anni. 36 Lettera non numerata, 1499 agosto 2 1 ; MANCINI, Lucrezia Borgia cit. , p . 1 8 5 , n . I. 37 Lettera n. 20, 1499 settembre 14; MANCINI, Lucrezia Borgia cit., pp . 1 851 86 , n. III . Una trascrizione molto scorretta si può leggere in L. LEONIJ, Vita di Bar­ tolomeo di Alviano , Todi 1 85 8 , pp. 156-157. 38 Lettere nn. 44 (1499 sett. 9), 77 (1499 sett. 14) , 1 68 (1499 ott. 7); MANciNI, Lucrezia Borgia cit., pp. 1 85- 1 87, nn. II, IV, V. Su questa ultima vicenda che si pro­ trae nel tempo vedi in particolare COMEZ, Lucrezia Borgia e i Priori cit., p . 27.


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asserragliato in Acquasparta, fu sconfitto e lasciato impietosamente alla rabbia dei suoi nemici39. Questa come le altre risposte appaiono davvero senza tentennamenti, sicure e impregnate di ponderata partecipazione, senso della giustizia, garbo e fermezza, suggeriti probabilmente dall' accorto segretario Piccini­ no o da quell'Antonio da Gualdo il cui nome appare in sigla in almeno due lettere40. Le vicende fin qui succintamente narrate, ma sulle quali una letteratu­ ra locale si è ampiamente intrattenuta, dando così il destro a recentissime ricostruzioni di cortei in manifestazioni di metà agosto, consentono invece qualche riflessione sulle ragioni di quella nomina papale, ragioni che esu­ lano senz'altro dalla necessità di distrarre la figlia dalle dolorose, recenti vi­ cende, o di impedirle il ricongiungimento con il marito. Quelle ragioni si possono intendere meglio guardando a Lucrezia come a uno degli attori del­ la trama borgiana, con un suo ruolo e sue capacità, tuttavia all'interno di progetti e disegni pensati 'al maschile' . Si può forse intravedere in quella nomina anche il proposito di 'for­ mare' la figlia e, con l'esperienza diretta delle cure pubbliche, darle così ac­ cortezza, misura diplomatica e tutto ciò che occorrerà al ruolo che avrebbe avuto con l' altro , prossimo, importante matrimonio con l'Estense41 . Ma questo non può essere, a ben vedere, che un effetto secondario del­ la nomina della figlia a governatrice di un territorio piuttosto vasto e non esente da grane politiche, come il ducato così pericolosamente vicino a Pe39 Una dettagliata ricostruzione dei fatti e del peso che ebbe nella risoluzione della vicenda il condottiero B artolomeo d'Alviano, anch ' egli della famiglia Degli Atti, si può leggere alla voce Alviano (Liviani), Bartolomeo, curata da P. PIERI, in DBI, 2, Roma 1960 , pp. 587-591 . Sulla crudeltà dell ' Alviano insiste L. LEONIJ, Me­ morie storiche di Todi, rist. B ologna 1978 (Todi 1 856) , pp. 342-346 . Cfr. La crona­ ca todina di Joan Fabrizio degli Atti, a cura di F. MANciNI, in Le cronache di Todi (secoli XIII-XVI), a cura di G. ITALIANI-C. LEONARDI-F. MANCINI-E. MENESTÒ C . SANTINI-G. ScENTONI, Spoleto 1 9 9 1 (Quaderni del Centro per i l Collegamento de­ gli Studi medievali e umanistici nell'Università di Perugia, 4) , pp . 540-541 , 543, 545 , 547, 552; Cronaca del Maturanzio cit., pp. 148- 15 1 ; PELLINI , Della historia di Perugia cit . , pp. 136- 137. 40 MANCINI , Lucrezia Borgia cit., p . 1 84 . 41 Diario ferrarese di Bernardino Zambotti appendice a Dia­ rio ferrarese dell'anno sino al di autori incerti, a cura di G. PARDI, RIS>, 24/7 , 2 ( 1 934- 1937) , pp . 308-337 , dove sono dettagliatamente descritti i viaggi e la composizione della comitiva che partì da Ferrara per ricondurci Lu­ crezia degnamente accolta. V. anche L . MARINI, Lo Stato Estense, in L. MARINI­ G. Tocci-C. MozzARELLI-A. STELLA , Ducati padani. Trento e Trieste in Storia d'Italia, diretta da G. Galasso, XVll, Torino 1979, pp . 3-2 1 1 (in part. pp. 24-33); La corte e lo spazio: Ferrara estense, a cura di G . PAPAGNO-A . QuoNDAM , Roma 1982, IV, Scena e festa (in part. pp . 3 8 1 , 5 17-5 1 8 ) . -

1409

1502

(a. 1476-1504),

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rugia e ai Baglioni, ed anche Caravale vede in quella nomina «uno stru­ mento del suo governo (del papa) in una regione che la S. Sede controllava con difficoltà»42. Claudio Regni, trattando in questo convegno dei rapporti tra Ales­ sandro VI e la città di Perugia nel lasso di tempo analizzato, ha sottoli­ neato una diffidenza del papa nei confronti della potente famiglia dei B aglioni ' quasi' signora della città, ed una insofferenza di quest'ultima (ma è da leggere di Guido e Rodolfo) nei confronti dell'ingerenza pa­ pale mediata attraverso governatori e legati. Ma un cambiamento avvie­ ne proprio a partire dal 1495 : sono gli anni del ' disordine' , sono gli an­ ni della guerra di Perugia contro Guidubaldo I duca di Urbino ( 1498) , quelli dei contrasti tra i due fratelli Guido e Rodolfo , il che rende esa­ sperato l' ambiente perugino almeno fino alle nozze 'rosse' del luglio 1 500 . Con esse finisce un'epoca o una fase, come si vo�lia, della storia dei B aglioni e ne inizia un' altra, quella di Giampaolo43 . E possibile dun­ que intravedere un cambiamento anche nelle posizioni dei Borgia (pa­ dre e figlio) , un passaggio da una fase di relativa debolezza nei con­ fronti dei B aglioni, il che consigliava di mettere persone di assoluta fi­ ducia in posizioni geograficamente vicine a Perugia (Spoleto e Orvieto) ad una seconda di più evidente sicurezza, specialmente dopo l' adesione di Giampaolo alle armi del papa, il che produsse un' azione audace e re­ pentina e politicamente significativa come la abolizione della magistra­ tura dei Dieci dell'Arbitrio , senza però tralasciare in tutto questo di cu­ rare quei presidi dove continuano ad essere nominati esponenti della ca­ sa Borgia44. E Pesiri per parte sua ha evidenziato, oltre al motivo sopraddetto , an­ che la necessità di assicurare i collegamenti tra Campagna/Marittima e Marchia, il che avrebbe indotto a nomine oculate in territori a rischio: dun­ que Lucrezia a Spoleto e Foligno e Cesare governatore perpetuo in Orvie­ to45 . Dopo la partenza della figlia, lo dicevo sopra, altri Borgia ricopriran­ no l'incarico a partire da Ludovico nipote del papa per parte della sorella Juana, arcivescovo di Valencia e poi cardinale del titolo di S . Maria in Via

42 M.

stato pontificio da Martino V a Gregorio XIII, in M . CA­ Lo stato pontificio da Martino V a Pio IX, in Storia d'Ita­

CARAVALE, Lo

R AVALE-A . CARACCIOLO ,

lia, diretta da G.

GALAsso, XIV, Torino

1 978, p . 1 5 1.

43 Così C. Regni nel suo contributo all'interno di questo volume. , 44 Molto dettagliate le notorie in P. DE Roo, Materia! of a History of Pope Alexander VI, his Relatives and his time, ID, Bruges 1924. 45 E. FuMl, Alessandro VI e il Valentino in Umbria. Notizie storiche raccolte da documenti inediti per le nozze del cav. G. Francesco Gamurrini patrizio aretino colla signora Anna Giulietti di Orvieto, Siena 1 877, pp. 29-3 1 .


T 276

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Lata46. D �po la nomina a governatore dell' 8 dicembre 1 500 , questi risulta ancora comvolto nelle cose spoletinc nel luglio 1 503, quando in consiglio sono presentate sue lettere patenti47, e nello stesso lasso di tempo invia al consiglio della città lettere di rassicurazione circa la rimozione di France­ s�o M �a�is cast�llano corrotto, di raccomandazione all'inverso per l'ele­ ZIOne d1 Pietro Dies de Moia <<nostro dilectissimo servitore» a capitano del­ la rocca e ancora «pro componendis inimicitiis illorum de Morichettis et R_achanis» , due notissime famiglie in discordia, ma «il cardinal Borgia ve­ mva ponendo gran studio per sedarle»4s. . II: def�tiva si_ pu? ?ire che la sequela di nomine non fu , mi pare, che 1 ' ap­ licazi ?�e d1 un pnnc1p10 al quale il papa si era attenuto e si attenne per tutto � Il pontU:I�a_to,, ovvero l'�tilizzazione di familiares in posti di governo e re­ sponsabilita. E la nota pzetas erga parentes che non fu certo una novità intr·o­ dotta da Alessandro VI ma che nel suo pontificato dette significativi risultati49. In ultimo non va dimenticato che a Lucrezia toccarono le rendite non in­ di:ff�renti d�l te:�torio spoletino, cui si aggiungeranno, due mesi dopo, quel­ _ le d1 Nepi d1 cm il papa la mise in possesso togliendola ad Ascanio Sforza suo 'grande elettore' ; e lo stesso accadrà per Civita Castellana e Se1moneta affi­ data quest'ultima in terza battuta a Rodrigo figlio di Lucrezia e Alfonso di Bi­ sceglie. E non è un caso che gli avvenimenti che coinvolsero i Borgia, Nepi, Sermoneta e Spoleto avvenissero quasi contemporaneamente, tra l'estate e l'autunno 1499, cioè dopo il ritorno di Cesare in Italia dalla Francia con la netta consapevolezza che quell'alleanza sarebbe stata di ostacolo ai suoi, e del papa, progetti territoriali. Meglio allora rivolgersi, subito con abilità e de­ terminazione, verso possessi magari ridotti ma vicini, controllabili e utile per 46 EUBEL, Hierarchia Catholica cit., pp. 24, 67 , 261 . Ma una lettera non nu­ merata contenuta nella busta 2 della ricchissima serie di Lettere ai Priori di Todi conservata presso ASCT, data ex arce Spoleti il 25 agosto 1500, reca la firma di Lu� dovicus !3orgia nepos che già si fregia del titolo Ducatus Spoleti Narnieque Guber­ �ator. R1cord� �he la_ ga�� �egli scriventi ai priori è vastissima e comprende pra­ attivi all'epoca, oltre ai Vitelli, Orsini, priori di Perugia, di tica_mente tutti �agliom Fohgno ecc. (v. particolare buste l bis e 2) . :� A�S, ASCS, Riformanze, 64 (nuova numer. 78) , cc. 286v-287r. Ibzd:, cc. 286v-287r e 288v-289r, 1503 , 26 e 28 giugno. Sulle famiglie cfr. SANSI, Stona del Comune dz_ Spoleto cit., pp. 1 60 e. l96. 49 V. il saggio �i Angiolini in questa stessa sede, La politica dei Borgia in Ro­ magna, oppure basti solo pensare allo zio Callisto ID; cfr. M. NAVARRO S oRNI Ca­ lixt III i Z'"f!sglés�a d�l seu temps, in Els temps dels Borja, Valencia 1 996, pp. 57-77. Sul ��potismo puo vedere S. CARoccr, Dominazioni signorili e lignaggi aristo­ c�atzcz nel Duecento e nel primo Trecento, Roma 1993 ; ID., Il nepotismo nel Me­ dzoevo. Papi, cardinali e famiglie nobili, Roma 1999; e ancora A. MENNINI lPPOLI­ TO, Il tramonto della Curia nepotista. Papi, nipoti e burocrazia curiale tra XVI e XVII secolo, Roma 1999, in part. pp. 7 1- 126. I

m

SI

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la dinastia dei Borgia' ; controllare altli; il tutto finalizzato ad uno 'stato per dominio diretto della fa­ uno 'stato ' da identificarsi con ambiti territoriali già te un abile e attento migha; uno 'stato ' voluto creato perseguito anche trami delle rocche al­ ione programma di interventi che andarono dalla ristrutturaz 0. iani'5 l'elaborazione e approvazione di nuovi statuti 'borg ed anzi prop1io al Prima della definitiva partenza di Lucrezia da Spoleto one di un suo estazi manif periodo della sua permanenza si fa risalire l'ape1ta ia. Dei rap­ Perug in allora , forte interesse nei confronti di Colomba da Rieti romano gno conve al to parla porti dei Borgia con la Beata domenicana hanno a ri­ solo qui rò limite mi cui Paola Monacchia e Giovanna Casagrande , per vol­ in da Legen la più ancor e ti cordare che la Vita di Colomba sCiitta dal Viret an man fonti e quest di là di � ?a gare scritta dal confessore p. Sebastiano (al e 1tudm sollec sulla mano soffer si , tutt'oggi documenti d'archivio in proposito) tale fu che zelo lei, di o press e sullo zelo di Lucrezia perché Colomba venga persecuzione, rispetto da diventare o essere sentito dalla Beata come una vera «Colomba enza: resist ta . . non si poalla quale il p. Sebastiano oppose una ostina n»51 . . p . erugn 1 te e fortem do � . teva partire e non si partì da Perugia ostan nale d1 mato gove za enen l'esp lusa Con l'ottobre 1499 si può dire conc componenti della fami­ Lucrezia che, come detto , lascia l'incarico ad altri una missiva sempre a di più invia cui ne glia e resta in contatto con il comu nistrazione52. firma sua e del Piccinino su terni di ordinaria arnrni dell'Umbria per recittà e alcun da te amen Nel 1502 Lucrezia passa nuov

50 PESIRI, Sermoneta cit., pp. 660 e ss. (in part. p. 672) dove l'Autore non esclu­ de capacità di programmazione e innovazione nel govemo di Lucrezia; anche TAR­ QUINI, Nepi e Civita Castellana cit., pp. 7 10-7 12. Sulle comunità citate v. anche GREGOROVIUS, Lucrezia Borgia cit., pp. 1 17 e 139-142. De Caro ci dice che del du­ cato colonnese di Nepi fu investito Giovanni l'Infante romano (Borgia, Giovanni, detto l'Infante romano, in DBI, 12, Roma 1 970, p. 270). Ma, per restare in Umbria, il 1 o ottobre del 1500 una bolla approva la donazione ai figli di Lucrezia, tra altri numerosi beni anche di Pidilucum cum eius lacu; v. M. VIRILI, Piediluco, castello e territorio. A;punti per un restauro della memoria, Arrone 1990 (Collana di studi e ricerche locali, 22) , pp. 98-99; la Tarquini ne parla alle pp. 7 13-714. 5 1 G. CASAGRANDE-P. MoNACCIDA, Colomba da Rieti di fronte ad Alessandro VI, in Roma difronte all'Europa cit., pp. 9 17-960. 52 Pro facto cancellarie Spoletane; ASS, ASCS, Riformanze, 64 (nuova numer. 79), c. 290r; SANSI, Storia del Comune di Spoleto cit., p . 138. Per altro i Prio� �i Spo­ leto ancora nel settembre-ottobre in un «Memoriale [ . . . ] delle cose da expedrrsi», fan­ no scrivere a c. 1 6v «recordare continuo alla Illustrissima madona Lucretia et sou ad­ ditare debbia indifferentemente ministrare rascione». Molto interessante relativamen­ te al govemo di Lucrezia e familiari è il Liber Arrendamentorum per il quale v. M. VA­ QUERO P:!NERO, Il «Liber Arrendamentorum» dei ducati di Nepi e Sermoneta (I501I503), «Archivio della Società Romana di Storia Patria», 1 1 7 (1994), pp. 171-186.


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carsi a Fenara, sposa dell'erede estense. Il matrimonio, celebrato dapprima per procura nel dicembre 150 1 , fu 'un segno tangibile della potenza dei Borgia'53. Anch� questo viaggio, stavolta realmente 'di nozze' , viene preparato . nei dettagli ed e, preceduto da lettere del papa ma anche di Alfonso d'Este con sollecitazioni a che nulla sia trascurato «pro honoranda dieta comitiva dominorum et nobilium pro traducenda dilecta in Christo filia [ . . . ] ad di­ lectum nobilem virum Alfonsum Ferrarie ducalem primogenitum consor­ tem suum»54. L'itinerario prevede varie soste55: a Terni e Trevi che sono avvisate con il solito breve papale perché si provveda all'ospitalità56 ; a Narni dove si fe­ ce grande festa per accoglierla degnamente e così a Foligno, dove fu rice­ vuta dai Priori57; ma ancor più suntuosa fu l'accoglienza a Spoleto. Il Sansi commenta: «Vedesi da' libri pubblici un insolito da farsi e mol­ ti essere i cittadini destinati a diverse incombenze, intorno ai viveri, ai fo­ raggi, agli alloggi e sinilli»58. E davvero molte sedute del mese di gennaio e parte di febbraio sono dedicate all'argomento , rispetto al quale la preoc­ cupazione principale è il reperire denaro piuttosto che il timore di sfigura­ re. Lucrezia in effetti si trattiene a Spoleto solamente due giorni; il 10 di gennaio la comitiva (di cui fa parte anche il cardinale Francesco Borgia) si allontana dalla città lasciando una scia di conti da pagare, bollette, debiti di cui ancora per un po' di tempo si continuerà a parlare nelle pubbliche scrit­ ture. E chi se ne dovrà preoccupare realmente saranno gli undici «cives de numero super honoranda illustrissima domina Lucretia Borgia» , eletti allo scopo già il 2 gennaio59.

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Dopo la partenza Lucrezia non tornerà più in queste tene e trascorrerà come noto anni qualitativamente intensi a Ferrara, ma non v'è dubbio che le permanenze a Spoleto, sia pure con r� oli d� versi e di diversa durat� , �b­ . biano lasciato una certo non labile traccra a livello documentano e brblio­ grafico, con tutti i rischi di esagerazione e enfatizzazione che il passaggio della figlia di un papa, dunque di un 'personaggio' , poteva comport�re. . Di quella non labile traccia, mi piace a conclusione ricordare 1 versi composti dal cancelliere del comune (ego cancellarius infr_ascri�t?' compo­ . . sui) , e a lei presentati al momento della partenza, versi nei quah ms1eme a termini encomiastico-augurali un po' di repertorio, appaiono lodi dirette al suo governatorato, espresse con lessico pacatamente elogiativo: O cui felicem servaverunt numina smtem Post varios casus nos convenit illa precari Borgia Fenarie dux sis futura perennis Cum bene te deceat ducalia sceptra tenere Nos bene testari populos cum rexeris Umbros Dent ergo felicem iam tibi numina prolem Cesarea eius pars sit redimita corona Clavigeri divi sacram regat altera puppim60 •

53 F. GILBERT, Borgia Cesare, in DBI, 12, Roma 1970, pp. 696-708 (in part. p . 70 1);

GREGOROVlUS , Lucrezia Borgia

cit. , pp. 147 e ss.

54 ASS , ASCS , Riformanze, 63 (nuova numer. 77), cc . 7 1 v-72r, 150 l dicembre

l (il breve papale è datato 7 dicembre); c. 102r-v, 1 502 gennaio 5 (si dà solo noti­ zia delle lettere dell'Estense, non copiate alla c . 102v, lasciata bianca allo scopo) . 55. Elencate in una lettera spedita da Foligno il 13 gennaio 1 502 dagli ambasciaton fenaresi al duca: «si deliberò di riposare un gion'lo a Foligno [ . . . ] domani andre�o a Nocera; sabato a Gualdo; domenica a Gubbio; lunedì a Cagli e martedì a Urbmo» (GREGOROVIUS , Lucrezia Borgia cit . , pp. 193- 194) . 56 Per Temi v. SILVESTRI, Collezione di memorie storiche cit., pp. 1 83-184 e no­ ta a) con l 'edizione del breve. 57 Per Narni v. MARTINORI, Cronistoria narnese cit . , p . 358: per Foligno v. no­ ta 53. 58 SANSI, Storia del comune di Spoleto cit. , p . 144. 59 ASS , ASCS , Riformanze, 63 (nuova numer. 78) , cc . 99r-v, lOOr-v, 103v104r 106r-v, 107r-v, 108r-v, 1 12v, 121v, 163v, fino a giugno . A c. 107v si parla di un «liber expensarum factarum in transitu prefate Ill . domine Lucretie et eius comi­ tive» . I relativi pagamenti sono nel Camerario, 244 , cc. 48-49, 5 l r-v, 54r, 55r-v, 56r ed anche reg. 245 , cc. 77v, 78v, 80r, fino a dicembre 1 502.

�

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•

.

60 ASS , ASCS , Riformanze,

63 (nuova numer. 78), c. 105v, 1 502 gennaio 10.


PATRIZIA BIANCIARDI

Cesare Borgia in Umbria L'anno indicato per l'atTivo di Cesare Borgia a Pemgia è il 1489 1 . Tra­ dizione vuole che il giovane Cesare sia stato per qualche tempo nello stu­ dio di Pemgia, ma finora di ciò non vi sono sicure prove documentmie2. Gli studiosi locali parlano brevemente del suo soggiorno da studente, dei suoi rapporti con i padri domenicani e della sua ammirazione per Colomba da RietP; del resto il Valentino stesso - come racconta Francesco Maturanzio nella sua Cronaca ebbe modo di mandare a dire ai pemgini nel momento della sua massima potenza, che «amava nostra Città de vero amore; eo maxime perché da quella havve le prime lettere nello gennasio studio»4, o come ripete Cesare Crispolti quasi un secolo dopo, «per havere apparato le lettere nel suo almo Studio» , dunque per aver qui perfezionato la sua pre­ pm·azione di grammatica e retorica5 . n suo soggiorno in città durò appena due anni poiché nel 149 1 già si era trasferito a Pisa a studim·e diritto canonico, ma sicuramente ebbe in Pe­ mgia modo di conoscere esponenti della vita politica e culturale ai massiini livelli . È quasi superfluo ricordare i rapporti di casa Borgia con il Pinturic­ chio, i lavori affidatigli6, la protezione dispensatagli della quale fa fede an­ che una lettera di Cesare al vicetesoriere della Camera apostolica, il pem-

1 F. GILBERT, Borgia, Cesare, in DEI, 12, Roma 1970, pp. 696-708 . 2 Cfr. G. ANGELETTI-A. BERTINI, La Sapienza Vecchia, Perugia 1993 , p . 178.

3 O . GURRIERI, I Borgia, Firenze s .a., pp . 23-24. 4 Cronaca della città di Perugia dal I492 al I503 di Francesco Matarazzo det­

to Maturanzio (d'ora in avanti Cronaca del Maturanzio), a cura di A . FABRETTI,

«Archivio Storico Italiano» , 16 ( 1 850) , pp . 210 e 219. Cfr. il volume pubblicato po­ stumo di G. ZAPPACOSTA , Il "Gymnasiwn" perugino e altri studi sull' Umanesimo umbro, a cura di V. LICITRA, Roma 1984. 5 Perugia, Bibl. Com. Augusta, ms. C 32, Annali delle guerre civili di Perugia descritti da Cesare Crispolti perugino Canonico et Dottore , l . III , f. 139v. 6 Sugli appartamenti Borgia in Vaticano e sul ciclo pittorico «come program­ ma della nuova monarchia papale» si è a lungo soffermato P. Prodi in questo con­ vegno (Alessandro VI e la sovranità pontificia) , per cui rimando a lui e ai numero­ si studi di S . Poeschel intervenuta anche al convegno romano (L'orientalismo e l'i­

dea della pace nella pittura romana dell'epoca di Alessandro VI) .


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PATRIZIA BIANCIARDI

gino Alfano AlfanF , ove preme che siano dati aiuti per l' edificazione di una casa «a Berardino Pintoricchio da Perosa qual sempre averno amato [ . . . ] per la qual cosa desideramo sia in ogni sua facenda reconosciuto per nostro familiare» 8 . Un' altra città umbra pare godesse del suo amore e della sua protezio­ ne: Orvieto, di cui nel 1493 fu cardinale legato e di cui fu creato da Ales­ sandro VI governatore perpetuo9 con un breve pubblicato da L . Fumi, nel quale il papa dichiara che «circumspectio sua (del figlio), nostris inherens vestigiis, isti peculiari civitati et populo mirum in modum afficitur»10. Ancora nel 1495 , Cesare si trova a toccare altri luoghi della regione: nel gennaio, ostaggio in pratica di Carlo VIII , riesce a fuggire dal campo francese di Velletri, passa per Roma, si rifugia poi nella rocca di Narni11 , da lì nella fida e sicura rocca di Spoleto dove avrebbe dimorato diversi giorni, ossequiato e fatto segno di doni preziosi12. Nel giugno dello stesso anno lo sappiamo con il padre a Perugia, dove li raggiunse anche Lucrezia e del­ l 'ingresso fastoso di quest'ultima possiamo leggere in questi stessi Atti 1 3 •

7 Alfano Alfani appattiene alla nota famiglia de Alphanis o de Aifanis, origina­ riamente nomine eorum de Saxoferrato ovvero discendente da B attola da Sassofer­ rato; cfr. A . GROHMANN , Città e territorio tra Medioevo ed Età moderna (Perugia, secc . XIII-XVI), I. La città, Perugia 1 98 1 , pp . 249-252 e 412-4 1 5 . Per il ricco cartu­ lario, di cui tredici lettere sono del Valentino , v. G. CECCHINI, Il Carteggio di Alfa­ no Aifani nell'Archivio di Perugia, «Archivi. Archivi d'Italia e Rassegna Interna­ zionale degli Archivi» , 10 (1943) , pp. 1-4 1 . Un caustico giudizio sull'Alfani che fu vicetesoriere per quasi trenta anni , si può leggere in L . BONAZZI, Storia di Perugia dalle origini al 1860, II. Dal 1495 al 1860, rist. Città di Castello 1960 (Perugia 1 879) , p . 250: «avrebbe fatto meglio di badare a' suoi studi senza impacciarsi di co­ se pubbliche» . 8 La lettera n. 69 del carteggio Alfani; su di essa v. F. BRIGANTI, Le case del Pinturicchio (per le nozze Muzi-Scalvanti) , Perugia 1912, p . 37. 9 Diario di Ser Tommaso di Silvestro (a. 1481-1514), ed. L. FUMI, RIS2, 15/5 , (1922-1929), p. 223 , nota 3 . 1 0 L . FUMI, Alessandro VI e il Valentino in Orvieto , Orvieto 1 877 , pp. 29-3 1 e 80-84. 11 E. MARTINORI, Cronistoria narnese (1600 a.C.-1926), a cura di A. DIAMAN­ TI-C. MARIANr, Narni 1987, p . 35 1 . 12 Cfr. A . SANSI , Storia del Comune di Spoleto dal sec. XII al XVII, II, rist. Spo­ leto 1972 (Foligno 1 884) , p. 1 1 1 che cita le Riformanze alle cc. 389-390: nel consi­ glio del l o febbraio si propone «quod Reverendissimus Cardinalis Valentinus ve­ nisset in arce spoletana ibidemque permanere [ . . . ] pro aliquibus diebus» ; è previsto anche un dono del valore di 25 fiorini.

1 3 M.G. Nrco OTTAVIANI, Cesare e Lucrezia Borgia nei loro rapporti con le città e i castelli dell' Umbria, in questi stessi Atti; A . Rossi , La venuta di Lucrezia Borgia a Perugia nel I495 (per le nozze di Cecilia dei Conti Pucci-Boncambi) , Pe­ rugia 1 875; Annali cit., ff. 5 1 v-52r.

CESARE BORGIA IN

UMBRIA

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Nel 1498 la svolta, annunciata quasi un anno prima al solito Alfano Al­ fani dal più famoso Giulio Spannocchi in una lettera datata 16 febbraio 1497 , con le lapidarie parole: «De novo non si dice altro si non di questa co­ sa di Valentia, che ognuno afferma lassare el cappello (non è fatto nessun no­ me) et io così credo» , aggiungendo «donna Lucretia che fu moglie del Si­ gnore di Pesaro si tiene sarà moglie di don Alfonso» , e chiudendo infine non senza sottile ironia, «e così andaremo vedendo a la giornata di belle cose»14 . Dunque Cesare, deposta la porpora e cambiato il titolo da vescovo di Valenza a duca di Valentinois , sposata Carlotta d' Albret, della corte france­ se, intessuti e consolidati quei legami con la Francia che in seguito concor­ reranno fortemente a determinare la politica sua e quella pontificia, è ormai pronto per le imprese che lo renderanno famoso. R. Dondarini e E. Angiolini hanno ampiamente trattato dell'impresa bor­ giana in Romagna, della fitta rete di relazioni tra il Valentino e il re di Fran­ cia e Venezia, delle intese tra padre e figlio per creare una signoria per que­ st'ultimo, finalizzata anche al rafforzamento della potestà papale e all'accre­ scimento dello Stato della Chiesa come guida per i nati o nascenti stati euro­ pei . Dunque, mentre il Valentino attende al suo personale progetto, riconqui­ sta anche, con i mezzi messigli a disposizione dal papa, le provincie della Chiesa, che avevano eccessivamente allentato i rapporti con la Sede aposto­ lica, per cui giustamente A. Tenenti nella sua relazione romana ha sottolinea­ to che «il ritorno di terre alla Chiesa tramite il Valentino fu definitivo»15 . E quel ritorno passò in eredità ai successori di Alessandro in quanto papa, ma non a quelli di Cesare in quanto signore. Pertanto - e ricorrendo ancora a Pao­ lo Prodi - «le vittorie di Cesare Borgia non vanno perdute ma costituiscono il fondamento per l'affe1mazione della sovranità statale»16. Ma mentre in quel progetto la Romagna e la Marca devono essere ricon­ quistate, scompaginando equilibri signorili fino ad allora funzionanti, il duca­ to e le sue città e la stessa Perugia presentano problemi diversi: ce1tamente non la concentrazione signorile della Romagna ma una «quasi» signoria come quella dei Baglioni che agiscono come «terza forza» all'interno di un sistema felicemente definito «diarchico»17 . ll problema Umbria o ducato si identifica per i Borgia con i Baglioni che rappresentano il principale baluardo alla loro 14 Si tratta della lettera n.

58 del carteggio . Cfr. A . TENENTI , Tra due età, in Roma di fronte all'Europa al tempo di Alessandro VI (Atti del Convegno , Città del Vaticano-Roma, 1-4 dicembre 1999), a cura di M. CmABò-S . MADDALO-M. MIGLIO-A.M. OLIVA , Roma 2001 (Pubblicazio­ ni degli Archivi di Stato. Saggi, 68) , pp. 19-26; ma anche P. PRom, Alessandro VI e la sovranità pontificia, in questo stesso volume. 16 P. PRODI, Lo sviluppo dell'assolutismo nello Stato Pontificio, B ologna 1968 , pp. 57-59, ma anche il suo saggio in questo stesso volume. 17 Cfr. in questo stesso volume C . REGNI, Le istituzioni comunali a Perugia al

15

tempo di Alessandro VI.


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penetrazione nel territorio, e proprio per limitarne l'impatto Alessandro VI aveva nominato parenti in sedi chiave, come sostiene M.G. Nico Ottaviani in questo Convegno. Ma le cose si evolvono repentinamente a seguito dell'al­ leanza tra Cesare e Giampaolo Baglioni, che da un certo momento in poi com­ batte a fianco del primo (e ugualmente dicasi di Vitellozzo dei Vitelli di Città di Castello)18; quindi più che una «conquista dell'Umbria» da parte del Valen­ tino (come l'ha vista Caravale) 19, si potrebbe parlare dell'Umbria come di una p�dina n�l loro scacchiere, una terr-a da controllare, infine una terr-a di passag­ giO obbligato, passaggio di armate e di carriaggi ed anche - a seconda delle necessità della guerr-a - luogo di saccheggi, vessazioni e distruzioni. Già nel giugno del 1499 Terni, tra le prime, aveva dovuto vettovaglia­ re l'esercito pontificio accampato nelle vicinanze di Bracciano20: muli cari­ chi di �ibo , di armi, di vestiario, di denari e persino crateribus argenteis, il t�tto stunato per circa mille ducati d'oro . La carovana tra l 'altro fu aggre­ dita da una squadra delle milizie degli Orsini, capitanata dai fratelli Ma­ nassei, «avversi per gli interessi dei propri stati al Pontefice» che «rappre­ sagliar per dritto di guerr-a l'intero convoglio»21 . Nell'ottobre dello stesso anno i pontifici passano da Narni e il suo ter­ ritmio: con il solito sistema dell'invio di un breve, Alessandro VI aveva già ordinato alla città - così come alle altre da cui sarebbe passato l'esercito ­ di prestare servizi di ogni genere e preparare approvvigionamenti22. Il Fellini dà un succinto ma denso assaggio delle scorretie del Valentino c�e, a novembre dell'anno dopo, incontratosi con Giampaolo Baglioni, con V1tellozzo Vitelli e con l'Orsini, dimorò «con tutte le sue genti in Deruta per andare a Pesaro et indi a Rimini per ricuperarle [ . . . ] quattro giorni, con gran­ dissimo danno di quel luogo per le molte insolenze che vi usavano li soldati suoi et indi per lo Pemgino passando, ove fu di tutte le cose necessarie pro­ veduto, se n'andò prima ad Ascesi, che fu anch'egli trattato male, et poscia alla Fratta». Tornato indietro, a Fossato, prende il castello, lo saccheggia «et mbato ancho Sigillo, che non aspettò l'assalto, se n'andò a suo viaggio verso Faenza»23.

18 G. DE CARo , Baglioni, Giampaolo, in DBI, 5 , Roma 1963 , p. 217. 1 9 M. CARAVALE, Lo Stato pontificio da Martino V a Gregorio XIII, in M. CA­ RAVALE-A. CARACCIOLO , Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, in Storia d'Ita­ lia, diretta da G. GALAsso, XIV, Torino 1978, p . 158.

20 L. SILVESTRI, Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle anti­ che riformanze della città di Terni dal l387 al l816 relative al suo stato politico mo­ rale civile industriale ed ai suoi rapporti colle altre città e luoghi convicini non che alla storia contemporanea, a cura di E. CIOCCA, Temi 1 977', p . 177. 21 Ibìd. , p. 118. 22 MARTINORI, Cronistoria narnese cit., p . 356. 23 PoMPEO PELLINI, Della historia di Perugia, III, rist. anast. Perugia 1 970 (Ve­

nezia 1 664) , pp. 139-140.

UMBRIA

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Assai più cruda, ma non meraviglia il tono, la testimonianza del con­ temporaneo Francesco Maturanzio: «marani e spagnoli» (da lui stimati in circa diecimila) «intrarono nel contado de Peroscia, cum grandissima piog­ gia; et intrarono in Diruta, e parte in Torsciano e in Bettona [ . . . ] li quali fur­ no messe tutte a sacco, comma inimici. E qui usarono grande esorbitanzie; e primo e ante omnia non remase alcuna cosa da mangiare e anco non re­ mase vino che cum quello lavavano li piedi a li cavalli; e quello che non poddero bevere e operare, gettarono via per terra [ . . . ] Et finaliter el campo del Duca se partì da Deruta e da l'altri Castella e andò ad Asese; et shnil­ mente fu tractato Asese, comma Deruta, e un poco peggio [ . . . ] et andamo a Fossato» dove gli «homine avevano ordinato le vittuarie a ciò che non in­ trassero dentro» ma invano; infatti «amazzaro molti homine e robbarono tutto el castello, insino svergogniarono le donne» . Il duca, poi, bruciò di propria mano la rocca. «Onde - anticipa il Maturanzio - el magnifico Gio­ van Paulo incominciò a venire in dissensione cum lo Duca»24. Significative parole queste, con le quali il cronista, pmtigiano dei Ba­ glioni, sottolinea le distanze tra Giampaolo e le atrocità del Valentino e pre­ para il riscatto morale del primo attraverso il suo allontanamento (per alcu­ ni, tradimento) dal Borgia. Ancor più si evidenzia quella «dissenzione» du­ rante l'assedio di Faenza quando Giampaolo chiese licenza di tornarsene a Perugia, «perché non volse più stm·e in suo favore», dice il Maturanzio25, ma in realtà perché si era trovato nella necessità di operare un rapido ritor­ no per tagliare la strada di Perugia ai fuorusciti26. Claudio Regni ha brillantemente illustrato in questo convegno la situa­ zione perugina da molti anni caotica e pericolosa per discordie intestine, lotte tra consorterie nobiliari, continui disordini e tumulti che causavano nella città un clima di fmte tensione: «si portavano generalmente l' armi e spesso hor questo hor quello si sentiva essere ingimiato , et battuto, et poco pareva che la giustizia [ . . ] potesse le forze sue dimostrare» , commenta amaramente Pellini27. Il disordine morale e politico e la conseguente esigenza di pace sono testimoniati nelle cronache ed anche nelle lettere che Francesco Maturan­ zio, qui non cronachista ma umanista elegante, invia ad amici come Alfano Alfani e Lorenzo Astemio e che talora fanno riferimento ai sanguinosi av­ venimenti verificatisi in Perugia e nel perugino . La città - dice - è «in ar­ mis dies et noctes» a causa delle sedizioni. «Nullus iustitie locus, nulla cuiusque dignatio [ . . . ] Nos miseri interim perìmus [ . . . ] concussus et labe.

24

Cronaca del Maturanzio cit., pp. 155-156.

25 Ibid., p. 159. 26 DE CARO, Baglioni, Giampaolo cit., p . 2 1 8 . 27 PELLINI, Della historia cit., p . 794.


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factus civitatis status est [ . . . ] Hic vero omne in audacia et armis decus, dex­ tras admirantur, non linguas, solusque, eiectis prope Musis , urbi praesidet et dominatur Mars» , rimarcando con rimpianto: «Non est [ . . . ] non est illa Perusia quae pueris florebat nobis»28. In quel disordine i Baglioni godevano di una indiscussa preminenza, ma gli Oddi fuorusciti e la loro parte non mancavano di trascorrere in armi il territorio né di occupare ora l 'uno ora l'altro castello. Non ripetiamo co­ se già dette in questo Convegno, ma solo ricordiamo che Giampaolo Ba­ glioni, il padre e il cugino presero infine in mano la situazione creando una sorta di triumvirato carico di conseguenze politiche29. Intanto Cesare costretto a sospendere l'assedio di Faenza a causa di Ludovico il Moro e tornato a Roma, si dedicava ad ordire lo sciagurato as­ sassinio di Alfonso di Bisceglie, senza tralasciare di attendere anche ad af­ fari di quotidiana amministrazione, pure in relazione alle città umbre. Ne fanno fede alcune missive inviate ai priori di Todi e conservate, come le al­ tre della sorella, presso la locale Biblioteca comunale30. In una di esse, datata 17 febbraio 1 500, inviata da Spoleto, il Valentino si lamenta fortemente della «longa dilatione [ . . . ] interposta a la satisfazione del resto de li dui milia ducati» di cui i tude1ti risultano debitori nei confronti della Camera apostolica che, pare, avesse ripianato un loro debito con gli Or­ sini; il duca infine non si trattiene dal minacciare «più gravi remedi, come serrà forza farse quando ala receputa de questa non diate effecto»31 . Ancora nel maggio, da Roma, ritorna sull'argomento, non avendo an­ cora i tuderti ottemperato all'obbligo loro . Dopo aver iniziato abbastanza pianamente ricordando le tante dilazioni nel soddisfare gli Orsini del resto della somma, li avverte che avendo essi trasferito alla Camera apostolica il loro debito, il tesoriere ha dovuto pagare 700 ducati e 18 carlini di interes­ si. Ricorda severamente che «voi havete retracta dal vostro popolo et con­ tado la predicta quantità», svelando in qualche modo, oltre ad un interesse più generale dello Stato, anche una sorta di preoccupazione per la tutela della comunità32. Perentoriamente pone il termine di pagamento alla perso­ na del suo emissario: «se fra cinque o vero octo dì al di più non sirà da voi

28 Sulle epistole, di cui alcune famose, vedi G. ZAPPACOSTA, Francesco Matu­ ranzio umanista perugino , Bergamo 1970 , pp . 225-256 . 29 D E CARO, Baglioni, Giampaolo cit . , p . 217; M.G. Nrco-C . REGNI, Il Palaz­ zo come sede del governo èomunale, in Il Palazzo dei Priori di Perugia, a cura di F.F. MANCINI, Perugia 1997 , pp. 149-150.

30 Per le lettere qui di seguito citate vedi Appendice. Delle epistole di Lucrezia Borgia ha parlato in questo convegno M .G . Nico Ottaviani. 3 1 Appendice, n. l (n. 1 1 della numerazione moderna -apposta da G. Pensi) . 32 DE CARo, Baglioni, Giampaolo cit., p. 217, che sottolinea proprio questo at­ teggiamento.

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pienamente satisfacto [ . . . ] possiamo interponere li giusti et efficaci remedi quali confidamo [ . . . ] non bisognino»33. Le lettere pmtano la firma del segretario , Agapytus, da identificarsi con l' amerino Agapito Geraldini, della nota famiglia curiale di cui fanno parte anche Camillo, Angelo e Alessandro34. Una posizione, quella dell'umbro, di potere, delicatissima, per svolgere la quale accorrevano doti spiccate di diplomatico astuto e di abile organizzatore, di cui certo si servì anche per avvantaggiare la sua città. Fu proprio lui, ad esempio, a consigliare al comune di Amelia di im­ plorare la protezione del duca fin dal 150 l , e il duca «accepta volentieri» offrendo «la defensione et tutela sua» . C'è ovviamente come contropartita la revoca delle convenzioni con i vecchi protettori, i Colonna e i Savelli, in­ visi al Valentino e al papa35 . È sempre il Geraldini che scrive, a nome di Cesare, un'altra lettera piut­ tosto significativa con cui avve1te i tude1ti (siamo nel dicembre del 1 502) di aver preso in «spitiale protezione la città de Terani con tutti soi cittadini et be­ ni» con l'animo di difenderli da offese ed ingiurie né permettere che siano molestati. Todi avrebbe dovuto opporsi a chiunque avesse manifestato tale in­ tenzione . E la chiusa non lascia adito a tentennamenti: «senà in voi obviare, ce1tificandove che quanto del contrario, ce reputaremo offesi, tanto in questo ce gratificarete»36. Quando all'inizio dell'estate del 1502 il Valentino riprende la sua guer­ ra di conquista con l'obiettivo dichiarato di prendere Camerino37, inizia quella catena di avvenimenti che porteranno prima al fatidico incontro di Magione, poi alla strage di Senigallia. L'aumento di potere dei Borgia, i successi rapidi, le risoluzioni pronte

33 Todi, Bibl. Com. , Arm. IV, Lettere s .n . , 4 maggio. Altre lettere di Cesare scritte dal fido Agapito e che trattano materia di ordinaria amministrazione (racco­ mandazioni di persone fidate in posti significativi) si trovano in ASCT, Lettere ai Priori di Todi, b . l bis. 34 C. CANsAccm, Agapito Geraldini di Amelia, primo segretario di Cesare Borgia (1450-1515), «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria» , 58 ( 1 96 1 ) , pp. 44-87. V. anche M. MIGLIO, La curia papale tra XV e XVI secolo, in Alessandro Geraldini e il suo tempo (Atti del Conve�o storico internazionale, Amelia, 19-21 novembre 1992) , a cura di E. MENESTÒ, Spoleto 1993 , p . 20 e nello stesso volume R. CIDACCHELLA, L' Umbria e Amelia al tempo di Alessandro Geral­ dini, pp. 35-53 e ancora M . SENSI , La famiglia Geraldini di Amelia, pp. 55-85 (in part. pp . 68-69 e 83) . 35 CARAVALE, Lo Stato pontificio cit . , pp. 146-148, 155-156. 36 Todi, Bibl. Com., Arm. IV, Lettere s .n., 28 dicembre. 37 DE CARo, Baglioni, Giampaolo cit., p. 220.


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e cruente avevano dovunque generato inquietudine e certamente i Baglioni e i Vitelli, ma non solo, temevano che alle città e castelli dell'Umbria sa­ rebbe toccata la sorte riservata a quelle della Romandiola e della Marca. Tant'è vero éhe Cesare, approfittando dello sgomento seguito a Seni­ gallia, dirige velocemente i suoi passi ad ovest: Città di Castello, morti o fuggiti i Vitelli, gli si dà immediatamente (5 gennaio 1503)38. Cesare lasciò un suo luogotenente tanto che pochi mesi dopo i tifernati chiederanno al pa­ pa di avere il duca per vicario perpetuo , e il papa assicura che prenderà in considerazione la richiesta39. A Perugia Giampaolo Baglioni abbandona la città, ritenendo impossi­ bile resistere all'urto del Valentino. «Era tutto el popolo pauroso, temendo che lo exercito de lo Duca non intrasse in Peroscia, non potendo a quello contradire, non ce essendo el temone del magnifico capitano»40. Cesare aveva scritto da Corinaldo una famosa lettera datata 2 gennaio 1 503 indirizzata ai «magnifici et potentes domini amici tamquam fratres» perugini nella quale, dopo aver giustificato i fatti di Senigallia («le cose predicte averno facto costrecti dalla necessità in ne la quale ce hanno con­ ducti li predicti») , si dichiarà pronto a «sublevarvi da la rapace e sanguino­ lenta tyrannia» ed esmia a «removere qualunque altro iugo», minacciando infine di «reducerli» con la forza41 . Subito vengono nominati ambasciatori per cercare di ridune al minimo il danno , che era poi quello del ritorno dei fuorusciti . Pare che il Borgia, contattato a Sassofenato manifestasse «gran­ de alegrezza» alla notizia della partenza del Baglioni. L'ambasceria perugi­ na ottenne successo: il duca non solo promise di non passare dalla città (an­ che se precisò che «ben convenia» passare per il suo «teneno») , ma che non sarebbe stato rimesso in Perugia alcun fuoruscito, «benchè in veritade» commenta maliziosamente il Maturanzio - «lui a quelli havè promesso sot­ to mille iuramente de remetterli in casa loro» . Come commissario , con l'in­ tento anche di rassicurare la città, il duca inviò il fido Agapito che ne rice­ vette anche la cittadinanza42. Nel ricco carteggio del tesoriere Alfano Alfani è possibile rinvenire

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tracce borgiane in coincidenza con gli avvenimenti sopraddetti43. Alcune let­ tcre trattano di stipendi, di sgravi fiscali, di raccomandazioni, di rifornimen­ ti di salnitro e zolfo e di requisizione di chiodi, ma altre fanno diretto riferi­ mento ai fatti appena accaduti. Si chiede, anzi si ordina reiteratamente «la inquisitione et dispositione de tutti li beni mobili pe1iinenti ad li Baglioni et loro complici et adherenti ribelli a la santità di Nostro Signore»44• Ma il se­ vero provvedimento non ebbe attuazione, a quanto è dato di sapere. Pochi giorni dopo i fatti di Perugia, l'esercito giunge ad Assisi dove si rinnovano saccheggi e devastazioni; la stessa sorte tocca a numerosi castel­ li. Nella sua marcia verso Città della Pieve, dalla quale il Valentino si pro­ poneva di varcare la Chiana e recar guena a Siena, in disaccordo con il pa­ dre, si disfaceva «ognie cosa [ . . . ] robando, apredando e abrusciando iusta a più non posso»45. Lo stato di timore, di tragica miseria seguita al passaggio delle truppe lo si ritrova anche nel Diario di ser Tommaso di Silvestro d'Orvieto: «om­ ne dì andava la vectovaglia di qui d'Orvieto, ciò è pane, vino et bestie pe­ corine insino al Castello della Pieve et ad Montelione . Quale Montelione ebbe allora una grande bastonata che non ce rimase quasi niente, chè le gen­ ti d'arme et fanti che alloggiaro dentro [ . . . ] ornne cosa se mangiaro» . E ad Orvieto si chiedevano forze e bestie . Così come ad Allerona, Castelviscar­ do e Monterubiaglio, piccoli castelli della zona. Ma aggiunge il cronista: «Et vennaro qui molte famigle povare piangendo et lamentandose; et in tal modo fuoro tractate, che se fussaro stati inimici et quodadmodum turchi, non haveriano facto pegio, tanto nel contado de Peroscia quanto de questo d'Orvieto»46. La morte del papa Alessandro, di lì a poco, come ben si sa, tronca an­ che la fortuna del figlio. Così che l'orvietano Monaldo Monaldeschi può concludere i suoi Commentari: «La città d'Orvieto [ . . . ] quasi doma e stan­ ca, si riposava»47. E con Orvieto riposano, anche se per un breve periodo, tutte le città e i castelli dell'Umbria che avevano vissuto ed erano stati coinvolti, e in al­ cuni casi travolti, dalle vicende borgiane.

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Cronaca del Maturanzio cit., p . 208; A. FABRETII, Biografie dei capitani venturieri dell' Umbria scritte e illustrate con documenti, II, Montepulciano 1 846, p . 421 ; M.G. Muzi, Memorie civili di Città di Castello, II, rist. Città di Castello 1988 (Città di Castello 1 844) , pp. 9 1-92. 39 Ibid. 4° Cronaca del Maturanzio cit., p. 209; DE CARO , Baglioni, Giampaolo cit., p . 218. 41 Annali cit . , ff. 13 1v-133r, registrata nei libri della cancelleria III , c . 148. 42 Cronaca del Maturanzio cit., p . 210.

43 G. CECCHINI, Il Carteggio di Alfano Alfani cit. , pp. 1-4 1 . 44 Ibid., n. 132, 1503, febbraio 4 . 45 Cronaca del Maturanzio cit., pp. 210-21 1 . Sui dissensi circa l o ' sconfina­ mento' senese v. CARAVALE, Lo Stato pontificio cit., p. 157 . 46 Diario cit., pp. 192, 194. 47 FUMI, Alessandro VI e il Valentino cit., p. 63.


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APPENDICE*

3 . Todi, Bibl. Com., Arm. N, Lettere, n. 14 1 500 maggio 4 , Roma

l . Todi, Bibl. Com . l , Arm . IV, Lettere, n. 1 1 1 500 febbraio 1 7 , Spoleto

Cesar J? orgia de Francia Dux Valenti nois ac Regms Generalis Locuntenens Agapytus

2. Todi, Bib l. Com ., Arm . IV, Let tere, n.. 10 1 503 agosto 8 , Roma

Magni�ici viri nostri chm"issimi salu tem . Per le mtercessioni de alcuni · s a ghrate p�r medico de �nella Città vostra Mastro Fra n i . c da Trevi, el quale ce e refento essere persona de suff icientia . Datum Romae, in Palatio Aposto lico , VIli Augusti MDIII ·

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Cesar Dux Romandiole Valentiaeq ue Agapytus

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* Colgo · l' ���a���� · e �:: ��= la dott.ssa Fausta Renzini, responsabile de�a Biblio ��a, l · Le brevi rnissive di Cesare · blioteca Comunale di Todi "Lor BoIgia �.�· tud�rtl· sono conservate presso la Bitra questi, Lucrezia Borgia ma a:��� M:�;: �nsie�e ad altre di vari personaggi ­ d'Alviano ,Vitellozzo ViteiÌi - in un fasci e: � �= �la�p��o B �glioni, Bartolomeo Le ettere non o in stretto ordine cronologico · un elenco somcol . l mano le numera senza contrassegnson ' arle .

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Magnifici viri, amici nostri charissirni, salutem. In remedio de tante dilatione quanto havete messa in satisfare a li Illu­ stri signori Ursini del resto de la summa, li sete obligati et per supplire a llo­ ro occurrentie ce è bisognato farli pagare per el nostro thesaureri ducati set­ tecento et dicidotto de carlini, con haverce trasferito in noi el credito loro. Attento adunque le prolixe et vane dilationi da voi interposte per tanto tempo, et che come sirno da persone veridiche certificati, voi havete retrac­ ta dal vostro popolo et contado la predicta quantità. Et sotto colore de quel­ la assai maior summa ve exhortamo desistiate pensare de più differire tal pagamento per lo quale restate obligati ad noi proprii: Et ve mandamo l'ap­ portatore de questa Messer Valentino de Victorelli familiare nostro con or­ dine che se fra cinque o vero octo dì al più non sirà da voi pienamente sa­ tisfacto de tucta la summa predicta et de spese che per vostra cascione si­ ranno in ciò facte finir a la piena satisfactione, torni incontinente ad darce­ ne aviso , ad ciò possiamo interponere li iusti et efficaci remedi, quali con­ fidamo provederite alla receputa de questa non bisognino; et provedendo serite dal prefato Messer Valentino pienamente quietati. Datum Rome, in Palatio Apostolico , IIII Maii MD Cesar Borgia de Francia Dux Valentinois , de Sancta Romana Ecclesia Confalonerius et Capitaneus generalis Agapytus 4. Todi, Bibl. Com., Arm. N, Lettere, n. 15 1502 luglio 15, Urbino

Magnifici vil-i, amici charissimi salutem. Havemo havuto piacere intendere per vostre lettere li boni portamenti del Magnifico Doctore nostro fedele et dilecto subdito messer Ioanni de Iseo nostro Capitaneo , et essendo così ce pare conveniente cosa che le sue bone opere siano gratamente remunerate; el che exhortandove a fare ve re­ cercamo . Vogliate anchora per nostro respecto usarli ogni humanità et pia­ cevoleza et honorarlo et tractarlo bene. Ad noi serrà gratissimo. Datum Urbini, die XV Iulii MDll Cesar Borgia de Francia, Dux Romandiole Urbinique et Valentie, Princeps Hadrie et Dominus Plumbini Agapytus


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5 . Todi, Bibl. Com ., Arm. IV Let tere n 17 1 502 dicembre 28 , Roma ' ' ·

CARLA FROVA

Magnifici Viri Amici nostri charissimi salutem ' e Per che novament . . ·. havemo r � t et p�gliata m sp�tiale �rotectione la Città de Terani con tucti soi citta��� m genere et � spe�Ie con ani­ mo et deliberatione de defenderli totalmet n � :� qu�lunque uuun� et offen­ sio�e né permettere siano per alcuno . a eb mo d � md �t��ente o�esi et mole­ stati, ce è parso notificarlo ad v . ciò informati da questa nostra i���nc�mo a lo�o VICiru et anuci nostri, ac­ sentissiate contra li predicti o in comwn� P ?Ssiate . ad q�alu�que cosa pre­ biate per nostro respecto opponerv um o m particulan se mtentasse, ha­ t per questo senà in voi obviare, certificandove che quanto del contran�o. Erep utarem0 ouesi· , tanto m questo ce gratificarete. Datum Romae, in Palatio Apostolico, XXVIII decembris MCCCCCII +-�'

·

Cesar Borgia de Fra a Dux . Romandw le Valentieque, Plumbini Dominus nci et cetera Agapytus 6 . Todi, Bib l. Com ., Arm . IV Lettere n 16 ' 1 503 maggio 1 4 , Roma ' · Ma?nifici viri, Amici nostii cha imi salutem . Scnve a le vostre Magnificentieriss la C am e�a Apostoh. ca de commissio. . ne de la Sanctità de Nostro Si Oie biate fare removere ogni impedken;oSIsec�:ne I��enderr:o. comet�endovi de­ vato, circa el possesso de p0dere. com a per h vostn, m publico o in pri· de quella vostra Cit. ta, per messer Iacobo Gerard t"lO f prato nel ten.itono _ e sua mil� a " e et cub icu ano beatitu ! dine, et per Nichola suo frate!� Èt . � pm c e semo desideros�i che cossì in­ · questo come in · 1r c l Beatitudine �t li officiali d'issa siano obediti, et speti���n �a ��� � sua ; ues ta tosa pertmente al prefato messer Iacobo , el quale amamo stect��� e meliti soi , exhortamo et stectame�e r��� . a predecta fa�i�arit� et per altii rcamo le Magmficentie vostre debiano operare con pi"eno e+-�'ecto con . ed"Ime . al pre t ra qua lunque rmp nto sia sente a lui dato sopra el possedere la _ d" Icta ten uta sia rem.ess oyer modo che . rament 1m· pos sa libe e possedere et adere l uo. d f nch scn_pte cause non siamo astr ecti int -� � � da le - �opra; rpo ner : · al � pm ri efficaci remedu . . Datum R ome, m Palatw Apostolico, Xliii maii MDIII Cesar dux Romandiole Valentieque et cetera Agapytus

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Alessandro VI e le sedi universitarie

Per la seconda volta ho l'occasione di svolgere un tema di storia del­ l 'università nel contesto di un convegno che si intitola (con un proposito già felicemente sperimentato nei convegni di «Roma nel Rinascimento» per Si­ sto IV e per Martino V) alla figura di un pontefice1. L'idea di Iiservare un'attenzione specifica, nell'ambito dell'analisi di un singolo pontificato, alla politica universitaria può sembrare un po' pretestuosa. Nella storiogra­ fia specializzata, in effetti, questa linea di interesse non è molto presente, neppure nel caso del papato avignonese, un momento che ovviamente, per la sua obiettiva rilevanza, è tra i più frequentati dagli stmici dell'università2 . Anche fra i papi avignonesi, nessuno, mi sembra, è stato studiato in manie­ ra analitica nei suoi rapporti con le diverse sedi universitarie. Eppure que­ sta prospettiva può dare qualche risultato: lo dimostra bene, per esempio, il saggio che Paolo Nardi ha dedicato ai «rapporti con l'autorità» nel primo volume della History of the University in Europe di Cambridge: in un'e­ sposizione che è programmaticamente molto sintetica, proprio l'attenzione ai caratteri distintivi dei diversi pontificati riesce a dare ragione di svolte si­ gnificative nella storia universitmia dei primi tre secoli3 . A partire dalla più rilevante di queste svolte, quella segnata dal ponti­ ficato di Bonifacio VIII e dalla fondazione dell'Università di Roma, parla­ re della politica universitaria dei pontefici significa occuparsi di due sog­ getti distinti: da un lato degli interventi della Sede apostolica nei confronti degli studi universitari della cristianità, dall'altro delle iniziative che i pon­ tefici mettono in atto nell'ambito dei loro domini, per promuovere e orga­ nizzare l'istruzione superiore nei tenitori della· Chiesa. La mia ricerca, co­ me è evidente, avrebbe dovuto limitarsi a questo secondo aspetto, non sol­ tanto per non esorbitare dal tema di questo Convegno pemgino, ma soprat­ tutto perché, tra Quattro e Cinquecento il primo aspetto sembra rivestire un interesse piuttosto mm·ginale per la storia delle università europee. 1 C. PROVA, Martino V e l'università, in Alle origini della nuova Roma. Marti­ no V, a cura di M. CHIABò-G. D 'ALESSANDRO-P. PIACENTINI-C. RANIERI, Roma 1992 (Novi Studi Storici, 20) , pp. 1 87-203 . 2 Un lavoro complessivo, che può costituire un modello, è quello di E. DELA­ RUELLE, La politique universitaire des papes d'Avignon - spécialement d' Urbain V- et

lafondation du Collège Espagnol de Bologne, in El Cardenal Albornoz y el Colégio de Espafia, a cura di V. VERDERA Y 'TuELLS, II, Bolonia 1 972 (Studia Albornotiana, 12) pp. 7-39.

3 P. NARDI, Relations with Authority, in A History of the University in Europe, I, a cura di H. DE RIDDER-SYMOENS , Cambridge 1992, pp. 77-107 .


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ALESSANDRO VI E LE SEDI UNIVERSITARIE

CARLA FROVA

Come � ben n�to, alla fine del Medioevo lo sviluppo unive rsitario di­ �en�e ormm escl�s1vam�nte dall' �ziativa dei poteri sovrani, re e principi, m dmlog� con gh or �msnn. che m sede locale sono per tradizione gli in­ ? terlocuton dell ,autonta centrale per i problemi dell'univers ità: di volta in v?lt� e con varia dialettica le istituzioni municipali, il vesco vo e le istitu­ . z�o_n� �ccles1astiche cittad� · gl organismi corporativi dei dottor � � i. La pos­ �Ibilita �he hm.mo le autonta umversah. della Respu blica Christianorum di mtervemre attivamente in questo dialogo è mmai estrem amente ridotta: . compito del papa è quasi soltanto di garantire i privilegi indispensab ili alla completezza e al regolare funzionamento giuridico degli studia locali . A questo punto non si può certo parlare , fuori dei territori della Chiesa di una po�itic� universitaria dei diversi pontificati; si potranno registrare 'singoli ep1sod1, che sa:anno da leggersi soprattutto alla luce dei rappo rti che la Se­ . . de apostolica 1_ntratt1ene con le diverse realtà locali. Tuttavia, proprio in q_uesta prospettiva , penso che non sia inutile , anche per Aless andro VI, con­ siderare attraverso alcuni esempi se e come egli sia stato presente nella realtà universitaria europea. al�ora, _n�n si �uò trascurare, trattando del rapporto fra Aless andro �� e l umvers1ta, la crrcostanza che tra i primi atti del pontefice ci fu la no­ . tlfic� d�lla propria elezione alle sedi universitari e. Questa procedura si era connnc� ata ad a�ermare con una certa regolarità dopo lo scisma, anche se com� nsultato d1 processi di lunga durata e piuttosto comp lessi, ai quali . non e oppor�uno ap�hcare la semplificazione del post hoc ergo propter �o� . � �uest �po�a SI tra�ta �?munque ormai di una prassi consolidata, cui e difficile attnburre un s1gmficato specifico. Consideriam o tuttavia un fat­ to: l� sedi destin�tarie �ella notifica non sono solo e tanto grandi sedi uni­ . versitane, le sed1 che, mterlocutrici importanti del papat o a livello cultu­ rale e dottrinale, ricevevano nel Duecento e nel Trecento le raccolte di de­ . cre�ali p�� quella che è considerata una forma di 'pubb licazione' : oltre a . sedi d1 pm lu_nga tradizione, come Avignone4, sono anche sedi piccole e di . e, recente costituziOn come Caen (fondata sotto Martino V)5, Valence

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4 L'origine dell'università di Avignone risale ad un privilegio di Carlo II (1298) e .alla ?�II.a di _Bo�acio VIII (1303): cfr. J. VERGER-CH. VULLIEZ, Naissance de l'u­ mversue, m Hlstmre des universités en France, dir. J. VERGER, Toulouse Ptivat 1986 p. 46; per la lettera di notifica dell'elezione di Alessandro VI cfr. M . Fo�RÒ Le; statuts �t p�i�i�èg:s des universités françaises, II/l , Paris 1891 , p. 498 , n . 140 . Su �uccess.IVe IlllZiatlve del pontefice nei confronti dello Studio avignonese Iitomeremo m segmto. 5 FoURNlER, Les status et privilèges cit., III/ l , Paris 1892, p. 238 , n . 1702, del . 26 agosto 1492. Successivamente Alessandro VI invierà a Caen altre due bolle en­ tr�mbe del 29 marzo 1498, per concedere particolari giurisdizioni ai chierici �em­ bn del collegio dei dottori utriusque iuris: ibid., III/l , pp. 261-263 , nn. 1714, 1715;

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(1452)6, Mainz (1467?. Le sedi universitarie .sono ormai per il pontefice

molto più delle interlocutrici politico-diplomatiche che _non d�ll� mterlocu­ . trici dottrinali8, e già l 'esame di questi primi documenti uff1cmli l? co�fe�­ ma. Si legga ad esempio la lettera indirizzata �1 26 agosto 14�2 «dilectis fl­ liis doctoribus et scolaribus universis Maguntme commorant1bus» , che, ac­ canto ai motivi topici più generici - la inadeguatezza del neolet!o all'alto . dalle ufficio che gli è stato affidato - o più specifi�i, m� _? ià ricol!e�tl fm origini nei documenti papali indirizzati all 'umvers1ta - la nnsswne educa­ trice dei dotti espressa attraverso la metafora della �u_ ce -, �on t�ascura �a . doctl. , m promessa di un'attenzione speciale del nu?vo pon�1�ato .m vm . particolare a quelli operanti press� �o Stu�1o d1 M�� ; e ��tro�uce anche riferimenti - la minaccia turca - di llllilel d1ata attuahta politica1 . Per approfondire ora alcuni aspetti delle r�laz�oni �he Alessandro YI . . della cnstm­ stabilisce nel corso del suo pontificato con sedi umvers1tar1e nità sarà utile considerare alcuni episodi pmticolari. Prima, ancora una bre­ vissima, e forse troppo ovvia, premessa: consid�r�ti c?�plessiva�ente, questi episodi rientrano nella tendenza genera�e cm s1 e, gm accenn�to. mo­ strano che lo sviluppo universitario dipende m questo �omen�o m modo pressoché esclusivo dalle iniziat�ve locali: che_il �onte�1ce dec1�e d1. ass�­ . . . condare. Ma naturalmente l'analisi delle situaziOni particolan puo arricchi­ , re l'interpretazione di ulteriori e più puntuali elementi di giudizi? . . . n processo che doveva condurre alla costituzione del� 'Umversit� �l . Valencian (la sede che è quasi obbligatorio ricordare per prrma) s1 era 1m-

cfr. A. DE BoURMONT, La jondation de l' Université de Caen et san organisation au XVe siècle, Caen 1883, pp. 83-84, nn. 147-148. 6 FoURNIER Les status et privilèges cit., III/ l , p. 407 , n. 1 843 . 7 VALE�S FERNANDUS DE GUDENUS , Codex diplomaticus anecdotorum, IV, Francofmti et Lipsiae 1758, pp. 497-498 , n. 236. . . . . s Diener attribuisce in questa prospettiva partlcolare. s�gnific�to .a� fatto che, da� punto di vista diplomatistico, la forma usata per le notifiche cm SI e accennato . � quella delle Zitterae clausae: H. DIENER, Die hohen Schulen, ihre Lehrer und Sch�­

ts, m ler in den Registern der piipstlichen Verwaltung des 14. un�. 15. J�hrhunder . , Sig­ ers Mlttelalt spaten und hohen des Wandel sozialen im Studium und Schulen

matingen 1986 (Vortr·age und Forschun?en, �0), pp. 35 1-374 (in J?art. P · 3?6)_ . . 9 «Nos autem dispositi sumus, Umversitatem vestr�m, quarna� studiOSI _lit.te­ rarum lumen vere virtutis aliis prebere solent, habere m vera �m'ltate specialms commendatam, et ea agere, per que docti viri de nostra assumptwne letare et gaudere merito debeant» , DE GUDENUS , Codex cit. . Nel sollecitare i suoi interlocutori perché lo sostengano con le loro preghiere i Alessandro VI chiede in particolare che si preghi «Ut perfidi Turci no.n salurn a su s ausibus retrahantur, sed ape divini auxilii, et presidio nostro et cathohcorum re­ gum et principum penitus conculcentur» ibid., p . 497 . . (H�.­ 11 Tra le opere più recenti v. J. TEIXIDOR Y TRILLES , Est��dl.�S de Val�n�za fia storia de la Universidad hasta 1616) , Valencia 1976, con nnvto alla btbliogra 10


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CARLA FROVA

zia�o prima dell' avve�to al pontificato di Alessandro VI. All'origine, un'o­ . . ngme ormm lontana nspetto al periodo di cui stiamo trattando, c'era stata una sollecitazione del sovrano: poco dopo la conquista Giacomo I aveva progettato di ottenere lo statuto di Studium generale per le scuole che era­ no smte in città dall'inizio del secolo XIII , e nel 1245 aveva ottenuto da In­ nocenza N una bolla che tuttavia non fu seguita da una realizzazione con­ creta12 . Ma a ridosso dell'effettivo decollo dell'istituzione fu decisiva la pressione delle autorità municipali, che già dall'inizio del '400 avevano do­ tato la città di scuole pubbliche, tutelate e dotate di statuti. Certamente l'av­ vento al pontificato di Rodrigo Borgia poté accendere nuove ambizioni e suggerire anche sul piano pratico le strade più efficaci per ottenere la costi­ tuzione dello Studio generale (utilizzando come d' abitudine la mediazione di personalità cittadine vicine al papa) ; ma anche in questo caso le due bol­ le spedite da Alessandro VI il 23 gennaio 1 500 non furono che l'ultimo at­ to del processo di costituzione dello Studio. Prima, tutto era stato predispo­ sto dalla città, sul piano pratico e su quello giuridico: progetti, reperimento degli edifici per le scuole, e soprattutto redazione degli statuti , requisito ne­ cessm·io a mettere in moto il meccanismo della richiesta dell'approvazione � ap.ale13 (facendo un salto indietro di duecento anni , pensiamo al dettaglia­ tissimo quadro normativa che i perugini avevano predisposto già nel 1306, e dunque due anni prima di ottenere finalmente, dopo estenuanti tentativi, la sospirata bolla, quella del 1308) . Tornando a Valencia, nella bolla istitu­ tiva Alessandro VI dà notevole rilievo alla petizione della comunità cittadi­ na, sostenut� dal �escov? , ed ai motivi che questa, senza discostarsi troppo dal repertono de1 luoghi comuni utilizzati per simili occasioni adduceva circa l : oppo�tunità della fondazione dello Studio. Per quanto lo ;iguarda, il pontefrce attmge anch'egli con larghezza ai temi utilizzati nei documenti di fondazione emanati dai suoi predecessori; di questi temi il documento, alla cui stesura come è chiaro la cancelleria ha dedicato un particolm·e impegno , presenta una rassegna straordinariamente completa: dalla lode della scien­ za come propiziatrice di crescita spirituale e di successo sociale al ricono­ scimento della funzione dell'università come baluardo della f�de e della �·etta dottrina, all'insistenza sulla sollecitudine che la Sede apostolica ha per il progresso culturale di tutti gli uomini affidati alle sue cure. D ' altro lato, naturalmente, Alessandro VI non rinuncia a un riferimento più personale al precedente; cfr. anche A. FELIPO , La Universidad de Valencia durante el siglo XVI Valencia 1 993 (Monografias y Fuentes, 18).

(1499-16Il),

12 M. GALLENT MARCO, Las estudios 'rnedievales,

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ALESSANDRO VI E LE SEDI UNIVERSITARIE

in

Universidades Valencia­

nas, Valencia 1987. 13 FELIPO, La Universidad de Valencia cit . , p . 19: la rubrica 55 degli statuti pre­

vede:a appunto che i magistrati locali sollecitassero i privilegi pontifici e regi che autonzzassero lo Studio a concedere i gradi dottorali.

legame che lo unisce alla città natale: accondiscendendo alle richie�te dei valenzani, dice, «civitatem , a qua originem trahimus , et commum�atei? huiusmodi praecipua quadam et singulari dilection� pr?sequTI:nur �t m Vl­ sceribus gerimus charitatis, eorumque decus et amphtudmem srncer�s aff��­ tibus exoptamus» . Degno di nota è anche il contenuto �e�a parte d1s�osrt1� va del primo e soprattutto del secondo documento: essi s1 segn�la�o .mfatt� per la ricchezza e la precisione delle norme relative alla tutela �mndrca de1 maestri e degli studenti che, come il pontefice si augura, afflmranno nello Studio di nuova istituzione. Tutti gli elementi che abbiamo rapidamente sot­ tolineati confermano che quello di Valencia è in qualche modo un caso par­ ticolare: resta confermata, per l'avvio dello Studio, l'importanza dell'ini­ ziativa locale; ma è evidente, da parte del pontefice , la volontà di non lilni­ tarsi ad assicurare il riconoscimento giuridico della nuova istituzione, ma di presentarsi in qualche modo nelle vesti del 'fondatore ' , quali potevano es­ sere ancora indossate dai papi del Trecento 14. Ancora in Spagna, durante il pontificato di Alessandro VI sorge un'altra università nuova: per questa, il termine di ' fondazione' , sia pur general­ mente utilizzato, può risultm·e a questo punto un po' ingannevole . La na­ scita dello Studio di Alcalà ci mostra ancora, in un' altra possibile forma, la dipendenza dell'intervento papale dalle iniziative locali. La bolla che diede origine all'università fu concessa infatti da Alessan�r? VI, nel 1499 ? su pe­ tizione dell'm·civescovo di Toledo: e notiamo che qm il nucleo genetico non furono le scuole municipali, come a Valencia, ma il collegio di S . Ildefon­ so secondo il modello di college-university, che come si sa è soprattutto in­ gl�se, ma che è anche rappresentato in Spagna, oltre che a Alcalà, a Sigiienza (1476-8 9) e a Siviglia 15 . . . . trovare esemplifiSe ora dalla Spagna ci spostiamo in Scozia, possiamo cata una terza possibilità. Nella fondazione dell'Università di Aberdeen è in­ fatti in primo piano l'iniziativa congiunta del re Giacomo N e del vescovo William Elphinstone. Se quest'ultimo è l'ispiratore, e quasi �e:ta�ente l'e­ stensore, della supplica, datata 6 febbraio 1494, con la quale s1 nchiedeva per 14 V. DE LA FuENTE, Historia de las universidades, colegios y demas estableci­ mientos de ensefianza en Espafia, I, Madrid 1 884, pp. 346-354, nn. 38 e 39. Il rico­

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�t­ noscimento papale fu seguito il 1 6 febbraio 1502 dal privilegio di Ferdinando i mrzro aver potessero generale Studio dello corsi i perché tolico , concesso in tempo il 13 ottobre. 1 5 La definizione di college-university è già in H. RASHDALL , The Universities of Europe in the Middle Ages, rist. a cura di F.M. PoWICKE-A.B . EMDEN, n, O ord ­ 19883, pp. 105-106; ma si veda specialmente J .M . FLETCHER, he Co lege- n�ve�

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sity: its Development in Aberdeen and Beyond, in Scottish Umv�rsrttes: Dzstmctl­ veness and Diversity , a cura di J .J . CARTER-D .J. WHITRINGTON, Edmburgh 1992, pp. 1 6-25 . Per Alcalà, v. DE LA FuENTE, Historia de las universidades cit., n , p. 66; RA­ SHDALL, The Universities of Europe cit., n , pp. 105-106.


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CARLA FROVA

lo Studium Aberdonense il confmto dei consueti privilegi pontifici (non a ca­ so la tradizione dell'università lo celebra come 'fondatore'), il sovrano ne è l'autore ufficiale, ed è sostenitore convinto del progetto. Ciò che qui più im­ pmta, �rop1io il fatto che la 1ichiesta abbia il sigillo dell'autorità regia risulta determmante per ottenere ad essa l'approvazione di Alessandro VI16. Chia­ mato per la p1ima volta in causa per questioni universitarie, il papa ha l'oc­ casione di sperimentare come una bolla di fondazione possa essere uno stru­ me�to per intrattenere buoni rappmti con una corte sovrana: e quella scozze­ se, m quel momento, era fra quelle che gli stavano a cuore. La bolla conces­ sa da Alessandro VI, molto ricca e articolata, uno dei più bei documenti di qu�st� genere, inserisce nel solito schema topico alcuni tratti più miginali, _ �umd1 stancamente più interessanti17• C'è subito l'affermazione programma­ bea che la Sede apostolica favmisce gli studi universitari Catholicorum prin­ cipum votis favorabiliter annuendo. n papa, riprendendo poi il testo della suppli�a, ricorda che «in pmtibus Borealibus seu Aquilonalibus dicti regni sunt aliqua Iaea ab aliis pmtibus ipsius Regni per maris bracchia et montes al­ �issim�� dis�antia in quibus habitant homines rudi et littermum ignmi et fere m�onntl qu: propter nimiam distantiam a locis in quibus vigent studia gene­ ralia et penculosum ad Iaea huiusmodi transitum studiis littermum vacare non possunt quinimo litterarum earundem adeo sunt ignari ut nedum ad ver­ bum Dei populis illarum partium predicandum sed etiam sacramenta eccle­ siastica ministrandum viri ydonei non reperiantur» . Naturalmente non è solo un pezzo di colore, per il quale sono a disposizione stereotipi ben consolida­ �i sui costumi e il carattere di quegli uomini boreali: è la giustificazione di un mtervento nella geografia universitaria che evidentemente il re e il vescovo 1 6 Non sembra del tutto accettabile la ricostruzione di CH.A. UPTON, Founda­ tion and Failure: The Scottish Universities in the Later Middle Ages, in Le univer­ sità minori in Europa (secoli XV-XIX) . Convegno Intemazionale di Studi, Alghero (30 ottobre-2 novembre 1996) a cura di G.P. Bruzzr-J. VERGER, Rubettino 1998 , pp . 67-73: questo autore, oltre ad attribuire la supplica esclusivamente ali 'Elphinstone, t cend del fatto che essa è scritta nella persona del re, non dà conto dell 'approva­ ziOne d1 Alessandro VI, che fu immediata: ciò che consentì appunto allo Studio di Aberdeen di avere la sua bolla di fondazione in data 10 febbraio 1494. Al contrario Leslie Macfarlane, che ha ricostruito puntigliosamente l'intensa attività svolta in quei mesi dal vescovo Elphistone presso la Curia romana per seguire gli interessi della sua sede e del regno, sottolinea come dalla documentazione riguardante la ri­ chiest<l dell'università emerga con chiarezza «the pope's willingness to concede Elphinstone's requests as long as they had the king's support»; in questo contesto non si trascura di sottolineare che «the supplication bore the king's seal, not the bi­ shop's»: L.J. MAcFARLANE, William Elphinstone and the Kingdom of Scotland The Strugglefor Order, Aberdeen 1 995, pp. 290-295 . 17 Fasti Aberdonenses. Selectionsfrom the records ofthe University and King 's College ofAberdeen, Aberdeen 1 854, pp. 1-5 (2) , n. l .

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1431-1514.

ALESSANDRO

VI

E LE SEDI UNIVERSITARIE

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tengono a presentare nel migliore dei modi, di fronte al prevedibile allarme delle sedi universitarie più vicine, St. Andrews (la cui fondazione era avve­ nuta nel 1411 nel contesto dello scisma) e Glasgow (nata nel 145 1) , che si po­ tevano supporre preoccupate della concorrenza18: come lo stesso Giacomo N ricorderà in un successivo documento per Aberdeen (ed è come se volesse stabilire una rassicurante continuità nella politica universitaria della corona) , quelle due sedi erano state riccamente dotate di privilegi dai suoi predeces­ sori, Giacomo I nel caso di St . Andrews, Giacomo II nel caso di Glasgow19. Alessandro VI, per tomm·e alla sua bolla, attlibuisce infine a una commissio­ ne formata dal vescovo, da maestri e scolati e da almeno due consiglieli del re la responsabilità di redigere gli statuti del nuovo Studio generale di Aber­ deen. E tomerà ancora ad intervenire nella vita di questa università, la prima, come si è detto, che sia stata oggetto della sua attenzione: per annettere allo Studio l'Ospedale di S . Germano, con i relativi proventi, che dovevano con­ sentire il pagamento dei maestli e il mantenimento degli scolari poveri20; per tutelare e confermare i ptivilegi dello Studio, soprattutto contro i tentativi di usurpazione dei redditi21; per dispensare gli ecclesiatici dal divieto dello stu­ dio del diritto22. Alle iniziative di Alessandro VI fin qui Iicordate bisognerebbe aggiunge­ re quelle che hanno per oggetto Studi universitari che sorgono nelle tene del­ l'Impero, per i quali il pontefice interviene di concerto o in subordine all'im­ peratore, oltre che per sollecitazione di autorità locali: citiamo la bolla che è agli inizi dello Studio di Francofmte sull'Oder (1500), senza effetto fino alla 1iconferma con Giulio II, che si unisce a un'iniziativa di Massimiliano23, e la conferma delle libertates et immunitates concesse all'Università di Vienna dai precedenti pontefici, accanto a quelle date a regibus et pricipibus (queste, nel­ l'età di Massinliliano, ce1to molto più numerose e significative?4 . 1 8 Sulle aspettative (in larga misura coincidenti, ma anche specifiche, nell'ambito ANE, William Elphinsto­ delle rispettive giurisdizioni) del vescovo e del re v. MACFARL terza università scozze­ una di tuzione ne cit., pp. 297-308 . Mentre Upton vede nell'isti lane suggerisce una di­ Macfar regia, e zzazion centrali della se un segnale del fallimento nel corso del Quattro­ che lavoro suo il tutto in infatti a sottoline : tazione versa interpre a con la repressione avveniv non cento l'imposizione della volontà regia sul territorio poteri e delle am­ dei te efficien più uso un so attraver del regionalismo, ma al contrario bizioni regionali. 19 Fasti Aberdonenses cit. , pp. 1 1-1 5 (2) , n. 5 del 22 maggio 1497 .

20 Ibid., pp . 9-1 1 (2), n. 4 . 2 1 Jbid., pp. 33-36 (2), n . 1 9 . 22 Ibid. , pp . 36-39 (2) , n. 20. 23 RAsHDALL, The Universities of Europe cit., II, p. 33 1 . 24 R . FrNK , Geschichte der kaiserlichen Universitiit zu Wien, I/2, Wien 1 854,

ato «universis scola­ pp. 304-305 , n . 41 del 6 maggio 1500: il documento è indirizz tibus collegii universitatis Studii Wiennensis» .


300

30 1

CARLA FROVA

ALESSANDRO VI E LE SEDI UNIVERSITARIE

In tutti i casi l 'interessamento di Alessandro VI a questioni universitarie nelle diverse aree europee è conseguenza, in qualche occasione forse anche strumento, delle relazioni che il papa intrattiene con le diverse realtà locali. Ciò è vero anche quando si tratti di relazioni estremamente conflittuali: come accade per l 'Università di Parigi. Nella vicenda, come si sa, si intrecciano mo­ tivi antichi e nuovi: nel quadro della sempre più forte identificazione dell 'U­ niversità parigina con la monarchia francese, il conflitto tra Alessandro VI e il re di Francia recupera e ripmta in primo piano quasi tutti i temi di un contra­ sto mmai secolare. I momenti di crisi più fmte sono due. Nel 1497 - seguo la ticostruzione dei fatti proposta da Egasse du Boulée, che nella seconda metà del '600 raccoglie i documenti e la tradizione dell'Università di Parigi - Car­ lo VIII «cum post suum ex Italia reditum setio Ecclesiae Refmmationi in­ cumbere vellet:>> , consulta la Facoltà di teologia su questioni che riemergono da un lontano passato , riguardando l ' autmità del papa e del concilio25 • il re­ sponso che la commissione di 12 dottori dà dopo una discussione che l'ha im­ pegnata per parecchi giorni (responso che è approvato concordemente dalla Facoltà) tipropone le tradizionali posizioni conciliariste: il papa è tenuto a con­ vocare ogni dieci anni il concilio «et maxime nunc, cum tanta sit deordinatio in Ecclesia, tam in capitibus guam in membris, guae cunctis notmia est»; in caso di mgente necessità, o tr·ascorsi dieci anni, in caso di negligenza del pon­ tefice, la chiesa universale sarà rappresentata dal concilio indetto da una sua parte patte bona magna et notabili. A commento dell'episodio Bulaeus ticor­ da che il re era «iratus Alexandro VI summo pontifici Valentino Hispano quod Ferdinando Hispaniae Regi faveret, Venetos concitasset, Maximilianum Im­ peratorem advocasset, sibique struxisset insidias , cum ex Italica expeditione in Galliam reverteretur». Cm'lo Vill morirà l'anno successivo. La solenne coreo­ grafia del suo funerale mostr·erà con evidenza visiva quanto fosse fmte il le­ game che univa il re di Francia alla sua «figlia prediletta» , all'università. Lo stesso sovrano, come riferl dopo la sua morte una persona a lui molto vicina, si era preoccupato di dispone che al cmteo degli universitari fosse riservato, dmante le esequie, un posto di grandissimo onore26. Motivo di contrasto con Parigi è poi naturalmente il sostegno dell'U­ niversità al gallicanesimo della chiesa di Francia. Esso ebbe numerose oc­ casioni di manifestm·si, ma è pmticolarmente ben documentato in occasio­ ne del dibattimento , dell' aprile 1 502, nel quale l'Università sostenne le ra­ gioni della chiesa parigina che si opponeva al versamento delle decime, «pro defensione Imium et Libertatum Ecclesiae Gallicanae»27 • Tutto ciò è

troppo noto perché ci si debba trattenere oltre28. Non stupisce, in conclu­ sione che la tradizione dell 'Università di Parigi sia concordemente ostile ad Al�ssandro VI, a proposito del quale accredita le nanazioni più fosche, ultima quell a della meritata morte per veleno29 . . . Nell'affrontare ora la seconda parte del nostr·o discorso, quella relattva al­ le iniziative di Alessandro VI per le università che si trovano in aree sotto di­ verse fmme pertinenti al dominio della Chiesa, ritomo anzitutto all'Università di Avignone, che abbiamo già visto tra le sedi destinatarie del documento co� . il quale Rodrigo Borgia annunciava nel 14�2 la sua e�evaz�one alla ��tte�ra �l . Pietr·o. Gli interventi di Alessandro VI net confronti dell Umverstta dt Avi­ gnone (presente come nessun'altr·a nel dossier della politica univ�rsitaria d� questo pontificato) si debbono leggere anzitutto in 1:ela�ione alle vtcende det suoi rapporti con Giuliano Della Rovere, vescovo dt Av��one d�l � 474 e le� gato nei domini oltramontani della Santa Sede dal pontiftc�to d� Ststo IV, di . cui com'è noto era nipote, a quello dello stesso papa Borgta. Gmliano Della Rovere che in virtù del suo ufficio era anche cancelliere dell'Università, ben­ ché i n�merosi incarichi lo tenessero spesso occupato in altr·e parti d'Emopa, dedicò una costante attenzione a questa istituzione: proprio lui aveva solleci­ tato a Sisto IV interventi particolmmente favorevoli allo Studium avignonese, che quindi, sul finire del XV secolo, si presenta come una sede animata da f�r : ti ambizioni, e non semplicemente raggiunta dall'onda lunga della �rospenta goduta nel secolo precedente. Dmante il pontificato b?rgi�n� , il cardmal lega­ . to moltiplicherà i provvedimenti in favore dello Stu�I� , s1� m. �n�a persona, , stgniftcattvt sono la sia in esecuzione della volontà del papa. I momentr pm fondazione di un collegio per studenti poveri, dotato di patrimonio e di privi­ legi, che prenderà il nome di Collegio de Ruvere3� , � l' e�an�zione, nel 1503 : . dei nuovi statuti, iniziativa che vanà al futmo Gmlio II il nconoscnnento dt nuovo fondatore dell'Università di Avignone31 .

25 CAESAR EGASSIUS BULAEUS , Historia Universitatis Parisiensis, Parisiis 16651 673, V. Ab anno ad an . 1 ., Patisiis 1 670 , pp. 821-822. 26 Ibid., p. 822. 27 BULAEUS , Historia cit., VI. Ab anno ad an. 1600., Parisiis 1673 , pp. 4-1 1 ; alle pp. 6-1 1 du Boulée pubblica estratti dai registri del Pat·lamento relativi al dibatti­ mento nel quale l'Università appoggiò le Iivendicazioni di ispirazione gallicana.

1400.

500

1500.

28 Cfr. anche RASHDALL, The Universities of Europe cit . . , I , pp. 582-5 83 . 29 BULAEUS , Historia cit., VI, p. 1 3 : all ' anno 1503: «Hoc anno obiit Alexander

VI, hausto veneno quod aliis paratum erat» . emb e 3° FoURNIER, Les status et privilèges cit . , II/ l , p. 500, n. 1408 del l o set disposi a te importan � 1496; p. 508 , n. 1414 del 3 novembre 1498; patticolarmente collegiO (collegt zione che sottomette gli aspiranti ai gradi all'esame del rettore del di San Sebanostri de Ruvere) oltre che del priore della confraternita studentesca stiano: ibid., pp. 502-503 , n. 1 4 1 1 dell' 8 luglio 1497. . . . pene 3 1 Si dice di lui, nel proemio degli statuti, che «praedictam umversitatem recor­ sanctae ue medio itui s i si qu nov de sed vit, collapsam, nedum restaura � � � . : . , pr�ventib s et dationis domini Sixti papae quarti , patrm sm, pnvilegns , r�tns auXIt». La emolumentis pro doctorum legentium stipendiis dotavit, mumvit e e: cfr. tbtd., Avignon ad to vicelega suo , Galeotto nipote ma fu da Giuliano affidata al 1503 (testo aprile 29 del 1421 n. 8-535, 1 5 pp. e 503 1 aprile 5 del 1420 p. 5 1 8 , n. degli statuti riformati) .

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302

ALESSANDRO VI E LE SEDI UNIVERSITARIE

CARLA FROVA

Gli interventi di Alessandro VI si presentano come dettati dalla stessa sollecitudine che, nei confronti dello Studio avignonese, anima il suo lega­ to . Il pontefice si preoccupa di confermare ai dottori i diritti di precedenza, rispetto ai magistrati cittadini, che erano stati riconosciuti loro da Giuliano Della Rovere fin dal 148 132 ; dà disposizioni sull' ordinatio delle letture e sul salario dei dottmi33; autorizza i maestri, in mancanza di dottori e di licen­ ziati, a farsi sostituire nelle letture da bacellieri34; conforta della sua appro­ vazione l'istituzione di collegP5 . Di questa attività gli statuti del 1 503 pren­ deranno atto: pur attribuendo il maggior merito della ripresa dello Studio a Sisto N e al nipote Giuliano , ricorderanno nell' introduzione che «per sanc­ tissimum dominum nostmm papam Alexandmm edita et decreta fuere sta­ tuta aliqua» , e recepiranno di fatto nel corpo statutario alcune delle dispo­ sizioni appena 1icordate36. Ma al di là di questi provvedimenti, il rapporto di Alessandro VI con la sede universitmia avignonese non fu p1ivo di difficoltà. Se fmmalmente egli si presenta come continuatore della politica di sostegno allo Studio iniziata da Sisto IV, nella sostanza operò spesso nella direzione opposta. Lo orienta­ va in tal senso, insieme ad altre considerazioni, la volontà di non dm·e trop­ po spazio al potente cardinal legato , nei confronti del quale, com'è noto , l ' at­ teggiamento di Rodrigo Borgia fu di pe1manente diffidenza e, a tratti , di aperto contrasto . Entravano così nel gioco le relazioni con la corona france­ se e, in sede locale, il rapporto con i dottori avignonesi, da sempre interes­ sati a sfmttare le risorse offerte dalle istituzioni ecclesiastiche operanti nel territorio, affiancando all'insegnamento cariche remunerative37 . Dall'esame dei documenti con i quali Alessandro VI interviene nella fondamentale que­ stione del finanziamento dello Studio tutto ciò emerge con una ce11a chia­ rezza, anche se per un giudizio definitivo i dati dovrebbero essere più pun­ tualmente analizzati alla luce della precedente politica sistina nei confronti della sede avignonese, e degli specifici contesti nei quali si originano i sin­ goli provvedimenti. A non molta distanza dall' assunzione al pontificato, nel­ l' agosto del 1493 , Alessandro VI conferma al primicerio e ai dottori dell'U­ niversità gli uffici loro riservati nella rettmia del contado Venassino e i rela­ tivi proventi, che secondo quanto disposto nelle bolle di Sisto N (1479) e di 32 Ibid., p. 498 , n. 1403 del 6 settembre 1493 . 33 Ibid., pp. 498-499, n. 1404 del 13 settembre 1493; p . 499, n.

tembre 1493 .

1405 del 30 set­

34 Ibid., p. 508, n. 1413 del l 8 giugno 1498. 35 Ibid., pp. 499-500, n. 1407 del 29 aprile 1496; pp. 5 16-517, n.

1418 del 30 aprile 1499 . 36 Cfr. nota 3 1 . I documenti ripresi negli statuti riformati (alle rubiiche 11 e 12) sono quelli indicati con i nn. 1403 e 1413 della raccolta di Fournier: cfr. note 32 e 24. 37 Cfr. Histoire des universités en France cit., p. 104.

303

Innocenza VIII ( 1488) costituivano un'importante fonte di finanziamento delle cattedre3s. E tuttavia la posta in gioco non era questa, bensì l' incorpo­ ratio all'Università degli uffici giudizim·i del rettorato della Camera aposto­ lica di Avignone, a suo tempo disposta dallo stesso Sisto IV dopo che le pre­ cedenti concessioni non avevano soddisfatto le richieste dell'Università. Su questo punto l 'intervento di Alessandro VI è del tutto deludente _Per le as�e!­ tative dei dottori avignonesi: appena dieci anni dopo il provvedimento SlStl­ no , il papa Borgia ristabilisce il rettore nella sua originaria autonomi� di gi�­ _ dice speciale della S . Sede e esecutore delle lettere apostohche, nommato di­ rettamente dal papa; il controllo del tribunale del rettore sfugge così all'U­ niversità cui resta solo la metà dei proventi dell'ufficio39. La delusione, che il provv;dimento suscitò ad Avignone, emerge dalle prosteste che furono �­ dirizzate al pontefice, e in particolare dal documento del 1 8 marzo 1494, m cui il consiglio cittadino, rifacendo la storia dei benefici gar�ntiti �n'Uni­ versità da Sisto IV, fa presente che il venir meno dei provent1 del tnbunale del rettore obbligherebbe le finanze cittadine a farsi carico degli stipen�i d�i lettori, e poiché queste non sono in grado di far fronte al nuovo �nere, n� c�m di 1idurre lo Studio alla rovina40. Non sembra che tale prospettiva abbta m­ dotto Alessandro VI a 1ivedere le sue posizioni. In confronto ad Avignone, le università italiane dello Stato della Chie­ sa offrono motivi di riflessione molto più limitati. Accenno appena a due episodi sui quali la storiografia è ritornata più volte, ma che in questo con� testo rivestono un interesse poco più che aneddotico . Del problema degli studi di Cesare Borgia nell'Università di Pemgia si è già fatto cenno in una relazione di questo convegno41 . Qualche parola di più sul passaggio del pa­ dre nell'Università di Bologna. Secondo la convinzione più diffusa, fissa3 8 FoURNIER , Les statuts et privilèges cit., II/l , p. 498, n. 1401 del 24 agosto 1493: il documento è edito in V. LAVAL, Cartulaire de l'université d'Avignon, Avr­_ gnon 1884, pp. 167-168, n. 35: dal testo del breve si ricava che negli anni precedenti i diritti in questione erano stati largamente usurpati. 39 FoURNIER, Les statuts et privilèges cit., II/l , p. 498, n. 1402 del 5 settembre 1493: il documento è edito in LAVAL, Cartulaire cit., pp. 181-187, n. 39. 40 FoURNIER, Les statuts etprivilèges cit., II/1, p. 499 , n. 1406 del l8 marzo 49 . � � 4 1 Cfr. M.G. BISTONI CoLANGELI, La presenza di Alessandro VI a Perugza, m questo stesso volume. Per la documentazione cfr. A .F. VERDE, Lo Studio fiorentin? 1473-1503 . Ricerche e documenti, III/ l : Studenti. «Fanciulli a scuola» nel 1480, PI­ stoia 1977, pp. 217-220. Verde segnala anche la presenza nello Studio di �isa, nel _ il_ pnmo che 1476, di un nipote (figlio della sorella Giovanna) di Rodligo � orgia, Alessandro VI elevò al cardinalato: ibid., p. 447. Per entrambi, cfr. P. CHERUBINI , Studenti universitari romani nel secondo Quattrocento a Roma e altrove, in Roma e lo Studium Urbis. Spazio urbano e cultura dal Quattro al Seicento (Atti del Conve­ gno Roma, 7-10 giugno 1989), Roma 1992 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 22), pp. 101-132 (in part. pp. 126-127) .


304

ALESSANDRO

CARLA PROVA

tasi già con il lavoro di Giorgi del 1 890, Rodrigo Borgia avrebbe soggior­ nato a Bologna poco più di un anno , tra 1455 e 1456, e dunque avrebbe do­ vuto godere, per il dottorato in diritto canonico, che ottenne il 1 3 agosto 145 � , della dispensa o? ligatoria per �oloro che non avessero atteso agli . . studi per un qumquenmo 2. Nel 1 976 Ptana pubblico_ due documenti che at­ testano la presenza del futuro Alessandro VI a Bologna nel 1452- 1453 , e postulò che da allora egli rimanesse a Bologna frequentando i corsi (Piana dà JJer certo che abbia avuto come maestro Bornio da Sala, presente nei ro­ tuli dal 1450 al 1456) , e laureandosi poi regolarmente. La questione non mi sembra definita nel senso indicato da Piana, e resta comunque aperta, come most�·a anche i� recente intervento di Domenico Maffei nel primo di questi nostn convegm, quello tenuto a Roma43 .

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42 F. GIORGI, Rodrigo Borgia (poi Alessandro VI) allo Studio di Bologna, «Atti . e Memone della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna», ser. III , 8 (1890), pp. 159-195. Testimonianze certe si ricavano dal documento relativo al­ la laurea, ora edito in Il Liber secretus iuris Pontificii dell' Università di Bologna: 1451 1500, a cu�a di C. PIANA, Milano 1989 (I, f. 95r): «d. Rodoricus Borça, proto­ � notanus apostolic�s et s. d. n. papae Callisti III nepos, sacrista vulgariter nuncupa­ tus, exannnatus fmt [ .. .] et approbatus, nernine discrepante. Et illico private doctora­ tus est. Insignia dedit sibi d. Baptista de S . Petro, et donavit bireta pulchra cum ciro­ tecis de c�mossa .doctmibus»; e già dal Ghirardacci, il quale, ricordando l'ingresso in B.ologna, Il 29 gr�gno dello stesso anno, del governatore Ludovico Mila, anch'egli mpote del papa, ncorda che «Venne anche con il detto governatore, per studiare in B.ologna, Roderico Borgia, nipote del papa per parie di sorella, il quale era assai bel �rovine, et alloggiò nel palazzo Gregoriano»; pochi giorni prima, il 18 giugno, Cal­ listo III aveva raccomandato ai Riformatori lo stesso Ludovico «et dilectum filium m�� · �odericum �� �orgia notarium nostmm, nepotes valde caros», i quali cumfa­ m�lzan�us et conutlvts dovevano passare per il tenitorio bolognese. A queste due te­ stnnomanze sulla presenza del futuro Alessandro VI nello Studio di Bologna se ne può forse aggiungere un'altra, sempre relativa al 1455: C. PIANA, Nuove ricerche su le Università di Bologna e di Parma, Florentiae 1966 (Spicilegium Bonaventuria­ num: 2), pp. 2�7-269 �ub�lica un documento del 30 luglio 1455, con il quale le uni­ versttates degli scolan affidano la cura della cappella S. Mariae de scholaribus bur­ g� S. Mammae �i religi? si ?ella congregazione di S. Girolamo di Fiesole: tra i rap­ present.an.ti. degli scolan c , e un «rev. pater d. [ ...] de Borgies protonotarius ac nepos d. Callisti papae III et studens Bononiae in iure canonico» , che secondo Piana po­ tr·eb.b� e�sere il. futuro Alessandro VI (la lacuna del manoscritto consente solo sup­ posrzro� e del resto lo stesso Piana avverte che nella documentazione bolognese di quel penodo compare un altro Borgia protonotario apostolico, Ludovico). 43 C. PIAN_A, Nuovi documenti sull'Università di Bologna e sul Collegio di Spa­ gna, II, Bo�oma 19�6 (Studia Albornotiana, 26), p. 902, doc. 2257 e p. 904 , doc. 2264: Rodngo Borgia canonicus et sacrista Valentinus compare in due documenti notarili, rispettivamente del 7 agosto 1452 e del 9 marzo 1453, in entr·ambi i casi co­ me teste in una procura. Per il significato attribuito dal Piana a questi documenti del­ la biografia scolastica del Borgia, v. ibid., pp. 196-197: ammesso che nel 1452 il fu-

VI

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E LE SEDI UNIVERSITARIE

marginale episo­ Può sembrare strano che questo oscuro e certamente rto fra Ales­ rappo sul liere raccog a riesce si dio sia quasi l ' unica notizia che e constata­ ertant sconc vista prima a i effett in ta sandro VI e B ologn a. Risul pontefice nei confronti re la pressoché completa assenza di iniziative del che nel momento del dell' alma mater studiorum. Sorprende soprattutto andro VI abbi� rinun­ confronto più duro con la signoria bentivolesca Aless cose bolognesi spesso ciato a fare uso di uno strumento di intervento nelle il raccordo con le istitu­ sperimentato con successo dalla Sede apostolica: Studium. Si tratta , come zioni , i corpi e singoli esponenti del mondo dello oni molto diverse nel­ sappiamo , di uno strumento che assume forme e funzi di Bolog na, che certo , co­ la lunga storia dei rapporti fra papato e Università he recenti, non offre l ' u­ me hanno molto giustamente messo in risalto ricerc ituzionale estremamente nica chiave di lettura di una vicenda politico-ist costante44 . Chi guard'1 sucomplessa, ma che comunque si deve ritenere una o il collegamento con bito oltre 1' età di Alessandro VI potrà constatare quant una possibile ri­ come to lo Studio stia a cuore a Giulio II, che lo usa appun one�te do�­ com� la che sorsa per il controllo della città. A ciò si aggiunga la stgnona quah sulle e torale dell a società cittadina non fu certo fra quell è stata essa , ario contr al Bentivolesca abbia potuto stabilmente contare; o�an­ testim o hann si non é spesso un luogo di coagulo del dissenso . Perch mter­ ra frattu a quest di e ze che Alessandro VI abbia pensato di approfittar R?­ di zione rel la gno, conve . . � na? Una risposta l ' ha data, nel corso di questo o vogh Bentt 1 o mattc dram ente lando Dondarini: in un momento particolarm qua­ nel me, unani te iamen dinar sono riusciti a suscitare un consenso straor . Ci sarebbe anc�e u�a r�­ le gli stessi dottori sono evidentemente coinvolti45 de della stona SI svi­ vicen le che sposta più sbrigativa : non si può pensare risposte, almeno altre Forse hi. luppino come le fasi di una partita a scacc A�essandro VI che ca politi a l con parziali, possono venire dal confronto dt Roma. e ia Perug di ie rsitar svolse nei confronti delle due sedi unive di Alessan­ ficato ponti il fatti, nei che, Anzitutto, Perugia. È indubbio sia �u­ sero, afflis che zioni disfun gravi dro VI non riuscì a porre riparo alle abbtaNon to. rocen Quatt il tutto quasi re non regolarmente, lo Studio per

che dai documenti non ri­ turo Alessandro VI fosse già a Bologna come studente (ildella richiesta della dispen­ quello con e erebb sulta con chiarezza), il dato si concili uativa di Rodrisa solo ipotizzando per gli anni successivi una presenza non contin . europea go Borgia nello Studio bolognese. A. DE BENEDICTIS, Repubblica per contratto . Bologna: una cttta nello Stato della Chiesa, Bologna 1995 . ione che Ini ha offerto 45 Ringrazio il collega Dondarini per gli spunti di rifless ni delle quali il Conrsazio conve le te non solo con la sua relazione, ma anche duran vegno è stata occasione. ,

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CARLA FROVA

�o del re�t_o prove �he questa fosse effettivamente l'intenzione del ponte­ fice. I sum mterventi, c?e per Perugia, contrariamente a quanto accadde per _ Bologna, furono sufficientemente numerosi e significativi, mi sembra che test�onino in primo luogo, più che una preoccupazione per l'efficienza di­ dattica (dalla quale naturalmente sarebbe potuto venire allo Studio un recu­ pero di p.uestigi?· e florid.ezza) , l'intenzione di definire meglio il profilo dei _ collegi_ dottorali, fissando, certo, doveri e obblighi, ma soprattutto conce­ d�ndo preroga�ive. Dagli interventi di Alessandro VI, che è possibile co­ ghe:e, aln:eno m questa fase della ricerca, soprattutto negli aspetti di rifor­ _ dei dottori risulta significativamente potenziata: _ ma 1st1tuzwnale, l' autontà n?n soltanto, mi sembra, dalla concessione di privilegi (il che è del tutto ov­ vio) , ma anche dalla stessa insistenza sugli obblighi, che ha altri risultati non secondari, accanto, certo, a quello di un recupero di efficienza. Tende da un lato a tenere il corpo dottorale sotto controllo (e quasi utilizzando lo s�rumento �e�a minaccia) , dall' altro a propome un'immagine più rispetta­ �Ile, pr�p:1� m qu,anto controllat? dal meccanism? istituzionale. Alla vigi­ l�a �ell m:zw dell a�no a�cadennco 1495 1_ dotton e maestri perugini sono nchi�matl dal pontefice m loro doveri didattici e agli inadempienti sono mi­ nacciate le consuete pene pecuniarie; ma occone tenere presente che il cor­ po cui sono indirizzati questi ammonimenti già dal 1493 è stato anicchito, dallo stesso Alessandro VI, di notevoli prerogative: in sostanza del mono­ polio della concessione dei gradi, che, in base alla bolla del 23 aprile, pos­ sono essere decretati solo e unicamente dai collegi dottorali, restando al ve­ scovo il compito del conferimento ufficiale46 • I provvedimenti successivi di Leo�e X (eh� t1:a l : altro in�rementerà i poteri giurisdizionali dei collegi) . preciserailllo :I sigmficato di questa riforma, che, nella situazione perugina, sembra propno essere quello di mettere a disposizione del pontefice un cor­ po che gli consenta di esercitare un controllo maggiore sullo Studio, limi­ tando l' autorità e le capacità di intervento delle magistrature cittadine. Una dinamica c�e trova riscontro anche altrove, benché non ovunque: sappiamo bene come m questo periodo non si possa inquadrare in un unico modello la �nzione che i collegi dottorali svolgono nel complesso intreccio dei rap­ P?Iii �he legano, intorno all'istituzione universitaria, principe , magistrature Cittadme e quello che resta delle universitates studentesche47. 46 G. ERMINI, Storia dell'Università di Perugia, I, Firenze 1971 (Storia delle univ�rsità italiane, 1), pp. 159-172. 47 Recenti spunti di riflessione in V. COLLI, Cattedre minori, letture universitarie

e C:o�le?io de� dottori di diritto civile a Bologna nel secolo XV, in Sapere e/è potere . DzsClplzne, Dzspute e Professioni nell'Università Medievale e Moderna . Il caso bolo­ gnese a confronto, ID. Dalle discipline ai ruoli sociali, a cura di A. DE BENDICTIS, Bo­ logna 1990; S. DI NOTO MARRELLA, «Doctores» . Contributo alla storia degli intellet-

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ALESSANDRO VI E LE SEDI UNIVERSITARIE

Perugia è davvero l'unica sede universitm�a nei _territori della C�esa _ di un nella quale il pontificato di Alessandro VI abbia lasciato una trac�Ia qualche rilievo dal punto di vista istituz��nale, �ale �a poter essere mt�rpre­ _ tata come la manifestazione di una «politica umvers1tana». Nella stona del­ l'Università di Roma, dove una riforma del meccanismo della concessione dei gradi simile a quella decisa per Perugia da Alessa�dr? Y_I (e che �arse potè in qualche modo costituire per questa un pun�o di nfenmento) si er� _ del avuta come è noto , sotto Sisto IV, con la concessiOne del monopolio : dottm ati in diritto al collegio degli avvocati concistoriali48, l'immagine di Alessandro VI è di tutt'altra natura. La documentazione, relativamente ab­ bondante, mette in luce altri aspetti del suo rapporto con l'Università. V� anzitutto ricordato che sono di questo periodo gli ultimi registri conservati della gabella dello Studio, la fonte di gran lunga più ricca di �nformazio� _ 1l sulle popolazioni studentesche dei primi due secoli d�llo Studntm D_rbls: numero dei lettori di cui ci danno testimonianza (mediamente una cmquan­ tina, nel 1494, '95 e '96) , confrontato con quello degli altri registri super­ stiti non è sensibilmente inferiore a quello relativo agli anni 1473 , 1474 e 148 1 mentre è inferiore di circa un terzo rispetto a quello relativo al 1482 e '8349. Soprattutto nel periodo di Alessandro VI sembra esserci una dimi­ nuzione abbastanza sensibile dei lettori di diritto, non compensata dall'a�­ mento di quelli di medicina (ma qua�to pe� a sulla J?recisione d�l calc lo Il . . _ _ . ) . In numero rilevante di dottori del_ quali non e 1dentif1cata la dlSClphna complesso , almeno dalla documentazione della gabella, non sembra �ssere _ giustificato il giudizio negativo che la men:oria dello Stu�ntm Urbls �ra­ manda del pontificato di Alessandro VI, affidata a un anommo memonale di età barberiniana già utilizzato dalla Blasio, che ha suscitato �·ecentemen­ te un rinnovato interesse50. Ma l'immagine di decadenza assoCiata a questa fase dello Studio è naturalmente speculare all' esaltazione di Leone X , che fu storicamente il secondo fondatore dell'università romana, e come tale è consegnato alla memoria dell'istituzione. Sembra che non conti nulla il fat-

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Sapere e potere . tuali nella dottrina del diritto comune, I, Padova 1994; D. FIORETTI, La nobiltà del­ Note sul Collegio dei dottori «legisti» dell'Università di Macera�a,delin XXXI I Conve­ (Att1 cultura carriere, , patrimoni : XVI-XVIII secoli nei Marca la gno di Studi maceratesi), Macerata 1998 (Studi macera�esi, 3 �), PP: 6_9-103 48 G. ADoRNI, Statuti del Collegio degli Avvocatz Conczstonah e Statutz dello pp. 293-355 . Studio Romano «Rivista Intemazionale di Diritto Comune» , 6 (1995), ca a 49 M .C . D;RATI DA EMPOLI, I lettori dello Studio e i maestri di grammati (1980), 40 Stato», di Archivi degli a Roma da Sisto N ad Alessandro VI, «Rassegn pp. 98-147 . Bibl. Ap. Vat., Vat. lat. 7400. Cfr. anche M.G. BLASIO, L'edi!or�a umverszStudzo Cit.,pp . 289-. taria da Alessandro VI a Leone X: libri e questioni, inRoma e lopontificia da alcum Sapienza nella costumi di e · studi 312 G. RITA Decadenza di 4 (2000) . italiane», università delle storia di «Annali , XVII-XIX secoli i de i me�wrial ·

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308

CARLA FROVA

to che Alessandro VI sia stato il pontefice che ha immaginato e iniziato la fabbrica della Sapienza! Non mi soffermo ovviamente su questo punto, co­ me del resto sugli aspetti del mecenatismo, che esulano dai propositi del mio lavoro51 . Mi preme invece affrontare, avviandomi alle conclusioni, un ultimo aspetto della politica universitaria di Alessandro VI. Anche Rodrigo Borgia, come i pontefici che lo precedettero e lo seguirono, utilizzarono largamen­ te l'università come strumento per dispensare favori a singoli personaggi legati loro a diverso titolo . La concessione di titoli dottorali 'di grazia' , che è una delle manifestazioni di questa tendenza, è nel suo caso ben docu­ mentata. Il Chartularium Universitatis Portugalensis, ad esempio, registra casi di concessioni che avvengono in deroga agli impegni che legavano i candidati con le Università di Perugia e di Pavia52. Accenno in sede con­ clusiva a questo punto, per tentare di approfondire un giudizio che ho espresso sopra in forma certamente troppo sbrigativa e senza un'adeguata motivazione. Parlando di Perugia, ho ritenuto di poter dire che i provvedi­ menti in apparenza miranti a contrastare l'assenteismo e la negligenza dei dottori non sono in realtà ispirati da preoccupazioni per un buon funziona­ mento dell'istituzione. L'ampio ricorso alla concessione di titoli dottorali 'di grazia' , pratica che attenta ovviamente a quelle prerogative dei corpi dottorali che per altro verso Alessandro VI sembra voler potenziare, non ri­ sultano in realtà contraddittorie se si pensano come forme diverse di con­ trollo e di utilizzazione degli ambienti universitari, controllo e utilizzazio-

5 1 A . BEDON, Il palazzo della Sapienza di Roma, Roma 1991 (RRinedita, 4); EAD . , La fabbrica della Sapienza da Alessandro VI allafine del Cinquecento, in Ro­ ma e lo Studium cit., pp. 471-485 . Tra gli interventi a favore dello sviluppo dello Studio Ivana Ait ha recentemente segnalato il motu proprio dell'8 novembre 1499 con il quale il papa riduceva la gabella sui libri importati in città: I. AIT, Il finanzia­

mento dello Studium Urbis nel XV secolo: iniziative pontificie e interventi del!' éli­ te municipale , in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de «La Sapienza», a cu­ ra di L. CAPo-M.R. DI SIMONE, Roma 2000, pp. 35-69 (in patt. p. 53). 52 Chartularium Universitatis Portugalensis (1288-1537) , IX . (1491-1500),

Lisboa 1985, pp. 139-140, n. 3547 del 9 giugno 1494 e p. 143 , n. 3550 del 24 luglio 1494: si concede a Rodrigo de Santa Cruz, eremitano di Lisbona, studente di arti e teologia a Bologna e a Perugia, di ottenere la licenza e il magistero dal magister sa­ cri palacii o addirittura da'uno dei vescovi che seguono la Cmia romana o dal mae­ stro generale del suo ordine, nonostante il giuramento prestato a Perugia di non prendere il magistero se non secundum ritUm et morem diete universitatis; ibid., pp. 172-173 , n. 3582: analoga concessione è fatta afrater Martinus de Valencia, eremi­ tano , che ottiene inoltre la dispensa dall'incorporazione nell'Università di Pavia, e dalla lettura di teologia come baccelliere per un anno, condizioni necessarie ordina­ riamente ad ottenere il dottorato.

ALESSANDRO VI E LE SEDI UNIVERSITARIE

309

ne che implicano anche la capacità di operare scelte di volta in volta diver­ se a .seconda dei luoghi, dei momenti e delle persone. Non è certamente un caso cbe molti dei titoli concessi al di fuori delle procedure regolari siano di teologia: la natura e la funzione dei collegi dei teologi, nel quadro delle realtà cittadine nelle quali lo Studium si trova ad operare, non sono certo le stesse di quelle dei collegi dei giuristi. Con queste ultime osservazioni abbiamo toccato un aspetto del tutto marginale del rapporto fra Alessandro VI e le sedi universitarie: anch'esso tuttavia rafforza la convinzione che gli interventi del pontefice in questa materia non si possano in nessun caso comporre in un disegno organico di politica universitaria, ma offrano invece lo spunt_o per indagare, anche pe� . questa via, le relazioni che egli intrattenne con smgole persone, orgamsnn e istituzioni nello spazio europeo.


PAOLO FRODI

Alessandro VI e la sovranità pontificia

Premessa Eppure anch'io conoscevo bene la sentenza classica dei romanzi gialli che l' assassino finisce per ritornare sempre sul luogo del delitto: avrei do­ vuto rispondere di no all'invito gentilmente rivoltomi di tornare a parlare della monarchia papale del Rinascimento anche se sono passati quasi vent' anni dal mio intervento precedente, ma ci sono ricaduto. Il problema è che non sarò solo io a pagare per questo enore ma anche coloro che mi han­ no invitato e tutti i presenti. In effetti dopo il volume sul ' sovrano pontefi­ ce' sono partito per lidi molto lontani dallo Stato pontificio, per esplorare i territori del rapporto tra il sacro e il potere, il patto politico e il giuramento, il disciplinamento sociale, la giustizia e la separazione fra n01me giuridiche e norme morali, fra peccato e reato . Già allora alcuni critici notarono giu­ stamente che la mia attenzione non era tanto rivolta al funzionamento del­ le strutture statali e al loro rapporto con la società quanto alla figura del pa­ pa e del rapporto in essa tra la funzione di capo della Chiesa e di sovrano, come lo stesso titolo del volume del resto denunciava, per un discorso più generale sullo Stato moderno e sulla Chiesa dell'età moderna. La ricchezza dei contributi che la più nuova storiografia ha dato invece in questo ultimo ventennio proprio sullo sviluppo delle strutture statali pontificie - ricerche . delle quali sono qui presenti tanti protagonisti - ha fatto compiere alle no­ stre conoscenze grandi passi avanti e il convegno di questi giorni è partico­ lmmente utile per riprendere la discussione alla luce dei nuovi elementi emersi. Di qui forse l'utilità, al termine di questi lavori, di ripropone anche il discorso sulla sovranità pontificia, non certo per aggiungere qualcosa a quanto è stato detto in questo convegno sullo Stato papale o per avanzare ipotetiche conclusioni, quanto per aprire il discorso verso ulteriori sviluppi, al di fuori dei problemi specifici dello Stato, previsti in successivi conve­ gni. Da questo punto di vista forse il mio intervento può non essere del tut­ to inutile, anche se si tratta soltanto di alcuni accenni, di pochi spunti che meriterebbero una ben più ampia trattazione. Forse la cosa più imp01tante è che si sia potuto progettm·e un'intera se­ rie di convegni su Alessandro VI. Cinquanta anni fa Giovan Battista Picot­ ti concludeva il suo noto saggio in polemica con Giovanni Soranzo con l ' af­ fermazione che probabilmente la Provvidenza aveva voluto mostrare «co­ me fosse nella Chiesa di Roma una divina vlitù , per cui neppure l 'umana indegnità del suo Capo riusciva a sommergerla nel fango. Forse non è sen-


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ALESSANDRO VI E LA SOVRANITÀ PONTIFICIA

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za un profondo significato che nipote in linea diretta di papa Alessandro VI e di Vannozza de' Cattanei fosse san Francesco Borgia c che Alessandro Farnese, che doveva la porpora a Giulia, divenisse Paolo III, colui che, fra incertezze ed errori, condusse la riforma cattolica sul trono papale»1 . Oggi vediamo il problema in modo diverso: occorre cercare di capire, senza tra­ scurare gli apporti della visione storica tradizionale sugli intrighi e sulle ne­ fandezze dei Borgia, quale era il progetto religioso e politico di Alessandro VI, quali erano i suoi condizionamenti, quali furono le cause del suo falli­ mento e quanto di esso è sopravvissuto alla sua morte. Il progetto

Penso si possa dire che Alessandro VI aveva al momento della sua ele­ zione la chiara consapevolezza di un progetto. Non si può certo pensare che esso possa essere ridotto unicamente all'ingrandimento nepotistico - o, per meglio dire direttamente, filiale - della sua famiglia trasformando la mo­ narchia papale in una dinastia ereditaria. Il suo scopo era quello di utilizza­ re lo Stato pontificio, rafforzato e ammodernato nelle sue strutture, per fon­ dare un Tempelstaat, uno Stato in cui potere temporale e potere spirituale fossero totalmente fusi, come strumento per poter affermare la leadership della Chiesa romana nel nuovo mondo emergente dei nuovi Stati europei. Penso sia ancora utile richiamare questa vecchia espressione del Gregoro­ vius secondo il quale il predecessore di Innocenza VIII e di Alessandro VI, Sisto IV, può essere considerato il primo papa-re e Giulio II, il successore (non considerando il brevissimo pontificato di Pio III) , colui che portò a compimento questa costruzione destinata a soccombere o trasformarsi radi­ calmente nel nuovo panorama nato dalla frattura religiosa2. Il pontificato di Alessandro VI non può quindi essere considerato come una parentesi: la sua indubbia intelligenza e la sua lunga esperienza, la sua autorità di quasi un quarantennio come cardinale vicecancelliere della curia romana non per­ mettono giudizi semplicistici e in ogni caso coinvolgono non soltanto la sua persona ma una intera classe dirigente e un'intera epoca della storia della Chiesa e dello Stato papale. Di fronte ai problemi posti dalla politica del suo tempo egli cerca una strada per affermare l'autorità di Roma, in coe­ renza con la linea già avviata dai papi precedenti, nel nuovo sistema degli Stati, italiano ed europeo: non si vogliono negare ovviamente gli eccessi del tutto-personali e le sue responsabilità nell' aver contribuito a inserire l'Italia 1 G.B . PICOTTI, Nuovi studi e documenti intorno a papa Alessandro VI, «Rivi­ sta di Storia della Chiesa in Italia», 5 (1951), p . 240. 2 Cfr. P. PRom, Il sovrano Pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia pa­ pale nella prima età moderna, Bologna 1982, pp. 43-45.

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in un gioco diplomatico e bellico delle grandi potenze europee, gioco che la ha prima ridotta ad un campo di battaglia e poi emarginata. Anche per quanto riguarda la politica interna - se possiamo usare questa espres�ione -: i recenti studi sul nepotismo ci hanno insegnato una nuova valutaziOne di esso come strumento di dominio e di rafforzamento del potere centrale. il problema che egli ha davanti è quello di affermare un'autorità uni:ersale _ che era entrata in crisi con il conciliarismo e che doveva orgamzzarsi come nuova sovra-statalità ma partendo proprio dalla statualità pontificia: una nuova dottrina della sovranità, una nuova struttura costituzionale della Chiesa-Stato, lo sviluppo di una politica estera e di una politica interna ade­ guate. Lo Stato pontificio non è ancora un'appendice del potere spirituale, una necessità difensiva e forse dolorosa per mantenere l'indipendenza del­ la Santa Sede (come sarà definita da Gaspare Contarini e altri esponenti del­ la riforma cattolica) ma è parte integrante e fondamentale di questo proget­ to destinato a pesare in ogni modo nella storia dei secoli seguenti. «Con Alessandro VI, Giulio II e Leone X la sovranità civile dei papi, seguendo il corso delle monarchie europee, spiegava la forza della sua virilità». In que­ sta affermazione apologetica del secolo scorso di uno storico della dipl� ­ mazia pontificia, Giulio Audisio, sembra riflettersi un cammino molto di­ verso e visto ancora con nostalgia3. L'ideologia

Non sono certo molte le testimonianze dirette del pensiero di Alessan­ dro VI ma non vi è adito a dubbi nella lettura dei documenti ufficiali, sino ad ora conosciuti in piccola parte e in ordine sparso . Dal primo all'ultimo con estrema coerenza (ma sarebbe opportuna un'analisi molto più ap­ ce profondita non limitata a quelli editi) emerge un pe��iero fort�: il pon�efi _ DI di cano . ?, è signore di tutta la tena sulla base della sua auton�a �ome :'I. m s «authoritate mnnipotentis Dei, cuius vices , quamvis Immenti, genmu an­ tenis» , questa è l'espressione continuamente ripetuta. No_n si tratta soltl , af­ to di una giurisdizione sul peccato per la salvezza delle amme secondosanc­ fennazione tradizionale della teocrazia medievale, secondo l' Unam di­ di molto tam di Bonifacio VIII pro necessitate salutis , ma di qualco sa na verso: la sua è una vera e propria sovranità spirituale-terre in cui con­ Im­ fluiscono la successione apostolica a Pietro e la successione all'antico dello a te menso �. pero romano. Non sto qui naturalmente a riprendere l'in: co�­ cnsi della fme la dopo papale chia monar sulla a dottrin della o svilupp pertimente diretta ciliarista: mi limito soltanto ad alcune osservazioni più nenti ad Alessandro VI. 3 lbid., p .

3 13.


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Nella sua visione, nel suo panorama culturale e politico , il Sacro Ro­ mano Impero come creazione storica del Medioevo , è completamente scomparso (per quanto ho potuto vedere), assorbito completamente nel pas­ sato . Alessandro aspetta la venuta a Roma del re dei romani Massimiliano per l'incoronazione ma lo tratta come tutti gli altri sovrani: il papa è 'padre' - secondo l 'espressione con cui spesso il papa si definisce nelle corrispon­ denze diplomatiche - degli Stati come delle Chiese. Egli può tollerare l'ir­ risione scherzosa dell ' ambasciatore veneto (mi mostri Vostra Santità la do­ nazione del Patrimonio di san Pietro e sul retro troverà la concessione ai ve­ neti del mare Adriatico4) ma soltanto perché la donazione di Costantino è ormai 1itenuta non necessaria ad un papa che possiede saldamente i suoi ter­ ritori e divide l 'intero orbe terraqueo tra i sovrani di Spagna e di Portogal­ lo donando nel 1493 ai sovrani di Castiglia e di Aragona (con richiamo al­ la recente conquista di Granada) tutti i territori nuovamente scope1ti ad oc­ cidente di cento leghe dalle isole Azzorre e di Capo Verde: «auctoritate om­ nipotentis Dei nobis in beato Petro concessa, ac Vicariatus Jesu Christi, qua fungimur in terris, cum omnibus illarum Dorniniis , Civitatibus , Castris, Lo­ cis , et Villis , jmibusque et jurisdictionibus ac pertinentiis universis, vobis, haeredibusque in perpetuum tenore praesentium donamus et assignamus: vosque et haeredes ac successores praefatos illarum dominos cum piena, li­ bera, et omnimoda potestate, auctmitate, et jurisdictione, facimus , consti­ tuimus, et deputamus»5 . Simili sono le espressioni contenute nei documen­ ti nei quali dispone dell'Africa nel 1494 in favore degli stessi Ferdinando ed Isabella («libere donamus , concedimus et assignamus») o con i quali pa­ trocina nel 1496 la Spedizione «adversus infideles Africae» di Emanuele del Pmtogallo regolando la concorrenza con la Spagna6. É il sovrano del mon­ do che anche come supremo capo militare progetta e organizza negli anni successivi la guerra della cristianità contro la ' tirannide' dell'impero otto­ mano rivolgendosi «omnibus Christifidelibus incolis et habitatoribus»7 . L'operazione gigantesca progettata dal Caucaso all'Ungheria, alla regione dei Balcani, al Mediterraneo contro il Turco fallisce, almeno nel breve pe­ riodo, ma non può certo essere sottovalutata l 'impmtanza ideologica del ri­ chiamo, nello stesso nome del pontefice, alle imprese asiatiche di Alessan­ dro Magno e forse andrebbe rivalutato il suo influsso di lunga durata, dopo

4 D. MAFFEr , La donazione di Costantino nei giuristi medievali, Milano 1964, pp. 345-346. 5 Magnum Bullarium Romanum, Ill/3 , Roma 1740, pp. 233-235 (ma questo e gli altri documenti del 3-4 maggio 1493 andrebbero analizzati frase per frase) .

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0DORICUS RAYNALDUS,

Cardinalis Baronius...

293-294.

Annales ecclesiastici ab anno MCXCVIII ubi desinit

(con note di D. Mansi), XI, Lucae 1754, pp. 239-242, 274 e

7 Jbid., pp. 334, 354, 380-392, 407-408.

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gli sbandamenti seguiti alla frattura religiosa. In occidente la linea di divi­ sione dell' Oceano sconosciuto ha formato un punto fermo per secoli (erosa soltanto dall'ascesa delle nuove potenze marittime) e ha costituito non sol­ tanto una linea geografica ma il segno che ha marcato l 'inizio del l 'ordina­ mento spaziale dell'intero globo terrestre e del nuovo diritto internazionale e interstatale, il nuovo nomos della terra8. li soggetto di questa autorità è indifferentemente il mondo, la Chiesa o la respublica Christiana. Nella politica interna, nei riguardi dello Stato pon­ tificio l 'atteggiamento è analogo: il richiamo non è certo ai predecessori medievali ma alle nuove signorie del Quattrocento, in particolare a quel Si­ gismondo Pandolfo Malatesta, condannato come eretico da Pio II, che nel­ la sua Rimini aveva costruito (anche fisicamente con il Tempio civico pro­ gettato dall ' Albe1ti) un modello in miniatura del Tempelstaat ripreso da Alessandro in scala più grande9. Molto della ideologia del Malatesta (uso di nuovo quest' espressione in senso specifico per indicare il rapporto tra un'i­ spirazione culturale e il potere) viene fatta propria dal papato alcuni decen­ ni dopo: il condottiero generale dello Stato pontificio aveva tracciato le li­ nee di recupero dell a classicità, di un uso spregiudicato del fattore religio­ so e spirituale al servizio della politica di potenza che saranno sviluppate in Roma a partire dal l 'ultimo decennio del secolo. Non percepisce quindi Alessandro VI alcuna distinzione tra le armi temporali e le armi spirituali contro i sovrani non obbedienti e contro i feudatari interni riottosi e ribelli «propter quae excommunicationis maioris et anathematis sententiam, pe­ riurii et sacrilegii reatus, nec non multipliciter rebellionis et laesae maiesta­ tis crimen damnabiliter ipso facto incurrerunt»10. Se vogliamo percepire si­ no a qual punto la fusione tra il potere spirituale e il potere temporale è in lui totale, forse è opportuno discendere per un momento alla sfera per così dire privata (che non svaluto affatto anche se non ne parlo) cioè alla sco­ munica da lui minacciata a Giulia Farnese concubina papae, se avesse ab­ bandonato Capodimonte, dove al momento era, per raggiungere il marito: «Et niente de meno per tenore della presente sub pena excommunicationis late sententie et maledictionis eterne te comandamo che non te debi partire de Capodimonte o de Marta, ni manco andar a Basanello per cose concer­ nente l 'estato nostro»11. Non credo che il papa scherzasse.

8 C. ScHMITI, Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «lus publi­ cum europaeum», Milano 1991. 9 Cfr. ora la poderosa ricerca di A. TuRcHINI, Il tempio malatestiano, Sigi­ smondo Pandolfo Malatesta e Leon Battista Alberti, Rimini 2000.

Dagli editti del giugno 1496 e dell'agosto 1501 contro gli Orsini, i Colonna e i Savelli in RAYNALDUS , Annales ecclesiastici cit., pp. 267-268 e 365. 11 Prcorrr, Nuovi studi cit., p. 259 (minuta autografa del 21 ottobre 1494). 10


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Penso che il concetto del papato di Alessandro VI sia in ogni caso più percepibile visivamente nel cerimoniale e nella liturgia seco1arizzata di corte (sulla quale non ci soffermiamo anche se l ' opera del grande cerimoniere Gio­ vanni Burckard meriterebbe ancora un'analisi più attenta alle nuove indica­ zioni della storiografia sui simboli del potere) . Qui vorrei fermarmi qualche istante sul ciclo pittorico dell'Appartamento Borgia in Vaticano che sembra molto più significativo dei documenti ufficiali come programma della nuova monarchia papale e che è già stato studiato in profondità dal punto di vista iconografico e ideologico in una recente ed esemplare ricerca12. Mi dispiace non aver potuto dotarmi degli stmmenti per illustrare con immagini diaposi­ tive gli affreschi delle varie stanze: forse avrei dovuto limitare il mio inter­ vento soltanto a questo. Subito dopo la sua elezione papa Borgia incaricò il Pinturicchio (Bemardino di Betti di Biagio) di dipingere nelle stanze private un vero e proprio programma culturale e politico, la cui trasctizione pittorica occupa l 'artista per circa due anni, dal 1493 al 1495 , con un misto di affre­ schi e tempere, culminante, nell'ultima stanza, in quello che già Jacob Burckhardt definì «un intero ciclo della giustizia divina e umana»13. Anche soltanto la scelta di illustrare le sale dell'Appartamento del pontefice rappre­ senta una novità impattante rispetto all' impegno dei predecessati nella deco­ r�zione della Cappella Sistina, ma l' aspetto più impattante è che il piano pre­ ctso dell'operazione pittorica fu affidato (così sembra) al domenicano Annio da Viterbo (Giovanni Nanni) noto studioso delle antichità ma soprattutto abi1� falsificatore e impostore14 . Non sono in grado di sviluppare un' analisi pre­ . cisa (uno studiO su questo punto sarebbe forse una delle ricerche più impor­ . tanti per comprendere Alessandro VI) ma qui ci basta dire che al centro di ogni suo sforzo è l' assorbimento delle antichità giudaiche, greche e romane all'intemo della istituzione papale. Indubbiamente le radici di questo erano molto antiche e profonde già trent'anni prima, nel cardinale vicecancelliere che aveva costmito a Viterbo per la processione del Corpus Domini l'arco trionfale per accogliere il pontefice che lo stesso Pio II ticorda nei suoi Com­ mentarii: «Attollite pattas principes vestras et introibit rex Pius, dominus mundi. Intus apparatu magnifico quinque reges, et armatomm cohors prohi­ bere videbantur ingressum, qui, auditis angelis: 'Et quis est iste rex Pius?' re­ spondemnt, et angeli propter sacramentum, quod Pius in pompa ferebat: 'Do12 S. PoESCHEL, Alexander Maximus. Das Bildprogramm des Appartamento Borgia im Vatikan, Weimar 1999. 1 3 J. BURCKHARDT, L'arte italiana del Rinascùnento. Pittura. I generi, a cura di M. GHELARDI, Padova 1992, p. 39. 14 C. VASOLI, Profezia e astrologia in uno scritto di Annio da Viterbo, in I mi­ ti e gli astri, Napoli 1977, pp. 17-50; Annio da Viterbo . Documenti e ricerche, a eu­ ra di G. BoNUccr CAPORALI, Roma 1981 (Contributi alla storia degli studi etruschi ed italici, l ) .

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E L A SOVRANITÀ PONTIFICIA

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minus ' , inquiunt 'potens in orbe'»15 . Ma ora questo diviene il programma del pontificato. . Percorriamo velocemente, con qualche accenno , le cmque sale dell ' Appattamento Borgia, con la guida della recente e affascinante analisi al­ la quale possiamo rinviare come sicuro tiferimento16: la Sala dei Misteri la della Fede , la Sala dei Santi, la Sala delle Arti liberali, la Sala del Credo, ac­ alcun senza entata rappres è a S ala delle Sibille. La storia della salvezz il ri­ cenno alla Passione e si conclude con il Cristo risorto trionfante, con testi­ come ma tente commit e semplic tratto di Rodrigo Borgia non come ter­ mone e rappresentante : «a me è stato dato ogni potere in cielo e sulla è che Mosè di figura della tà centrali la è a ra»17. Ma ciò che più ci interess re apo il è papa il come così ebraico � capo politico e religioso del popolo .� tnfedeh ligi oso e il condottiero politico della cristianità nella lotta contro gli Gran�­ (non bisogna dimenticare che pochi mesi prima è stata conquistata ato Il present è oriente vicino del e rica dell'Af da) . Nelle leggende dei santi che e riunion ità, cristian alla to ritorna naneo disegno di un nuovo Medite la ra incorpo che ma o 'ebraism l con o rapport un di a non è soltanto problem con , Osiride ed Iside di mito il con , Grecia della e cultura dell' antico Egitto religione Ermete Trismegisto , con la fusione della sapienza pagana e della percorso cristiana, delle arti e della teologia. n punto culminante di questo e del­ penso possa essere visto nella rappresentazione congiunta d�i profeti (nella le sibille: essa costituisce forse in questa fine secolo - con m mezzo tra i lunetta) il papa come signore dell'universo e suprema autorità tenena

a cura di L . ToTARO , Mi­ E . Miintz (Les ar�s à la da ripreso lano 1984, pp. 1600-16 02. Il passo era già stato p. 43) a proposito del 1882, Paris , Il siècle, XV/e le et cour des papes pendant le xve Borgia. le cardina potente già ma giovane del gusto artistico 16 Oltre all'opera citata a nota 12 vedi anche i precedenti saggi della stessa au­ ng trice: S . PoESCHEL, Pinturicchios Fresken im Appartamento Borgia. Die Gestaltuzur ungen Bemerk ater. V heilige der Borgia, er Alexand EAD., e einer Papswohnung; ilie Borgia. Authentizittit der Borgia Bildnisse im Vatikan, in Die Renaissancefam . 52-67 e 28-50 pp. 1992, Geschichte und Legende, Sigmaringen 17 Ibid., p. 49 ove è riportato un passo dal Clypeus monarchiae ecclesiae di Ro­ drigo Sanchez de At·evalo: «Nam Christus dixit post resunectionem omnia [traham ad me ipsum [ . . . ] . Et iterum data est mihi onmis potestas i� c.oelo et in ten� . ...qu] . Ex �te­ quibus patet imperium romanum debere cessare post Chrrst1 adventum ms1Rodngo Su . etur» instituer um obsequi e ecclesia et eius in vicarium nus per Christi II, Sanchez de Arevalo castellano e carceriere di Castel Sant'Angelo sotto PaoloSan­ Rodrig ., .J S TRAME .H. R v. diretto potere teorico dell' assolutismo papale e del the Papacy, Wa­ chez de Arevalo 1404-1470. Spanish Diplomat and Champion of su questo per­ o, adeguat shington 1958 (ritengo che un nuovo studio, criticamente à papale delsovranit della gia l'ideolo sonaggio sia fondamentale per comprendere la seconda metà del Quattrocento). rs

ENEA SILVIO PrccOLOMINI (Pro Il) , I Commentarii,


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pianeti figli del divino Apollo - lo spiraglio più interessante della nuova ideologia pontificia18. Non sembra inesatto dire che Alessandro VI rappre­ senta nella sfera del potere e della sovranità la proiezione di quell'umane­ simo sincretista che proponeva la fusione della sapienza pagana con il mes­ saggio ebraico-cristiano sullo sfondo, ancora confuso e contraddittorio, del­ la cabbala e dell'astrologia da una parte e della scienza e della tecnologia nei suoi primi vagiti dall'altra. Ma per affermare questo in modo documen­ tato credo occonano altri studi su personaggi e contesti concreti come sul rapporto con Pico della Mirandola, riabilitato in qualche modo da papa Borgia dopo le precedenti condanne, con Pomponio Leto e con tanti altri in­ tellettuali umanisti riconquistati alla causa pontificia. Non è senza significato che - non soltanto per ragioni estetiche e per il giudizio negativo del Vasmi19 - il ciclo del Pinturicchio sia stato dimenti­ cato (rispetto alle Stanze di Raffaello già appartenenti ad un altro clima spi­ rituale) come corpo estraneo nella Roma papale dei secoli seguenti; ancor oggi il suo recupero è soltanto quello di uno spazio museale, non presenta­ to nel suo organico messaggio culturale e politico, come se si trattasse di una realtà ancora imbm·azzante. L'assetto costituzionale

Può sembrare a prima vista strano parlare di assetto costituzionale a proposito di un personaggio connotato da simile ideologia assolutista ma usiamo questa tenninologia per indicare che Alessandro VI inserisce que­ st'ideologia in una concreta costruzione del potere: noi sappiamo da molto tempo che assolutismo non vuol dire onnipotenza e che una delle cose più interessanti da osservare sono proprio i limiti della sovranità in un regime assoluto, patiendo già dai condizionamenti che accompagnano l'ascesa al potere. Non affrontiamo il problema generale degli Herrschaftsvertrage, delle capitolazioni o contratti di signoria che sono lo strumento quotidiano con il quale si mettono i primi mattoni per la costruzione dello Stato e che sono stati illustrati anche in questo convegno con interessanti esempi ri­ guardanti città, signori o pseudosignori. Per l'elezione di Alessandro VI ci troviamo di fronte al problema non ancora affrontato delle 'capitolazioni 18 Per l'interessante e antico problema della cristianizzazione delle sibille v. il poderoso saggio di I. CERVELLI, Questioni sibilline, «Studi Storici», 4 (1993), pp. 895-1001 .

19 GIORGIO VASARI, Le vite de' più eccellenti architetti, pittori et scultori ita­ liani da Cimabue insino a ' tempi nostri, a cura di L . B ELLOSI A . Rossr, Presenta­ zione di G. PREVITALI, Torino 1986, pp. 509-512: «il quale;ancora che facesse mol­ -

ti lavori aiutato da diversi, ebbe certo più nome assai, che per le opere sue non ave­ va meritato».

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elettorali' , cioè dei patti giurati che tutti i cardinali sottoscrivevano e giura­ vano prima di iniziare le operazioni del conclave e che il neo-eletto ponte­ fice doveva confermare con giuramento prima della sua proclamazione. Non possiamo entrare nel problema più ampio del significato storico delle capitolazioni elettorali che avevano luogo tra il Medioevo e l'Età modema ad ogni elezione imperiale, regale ed episcopale, ovunque corpi elettorali dovessero scegliere uno dei membri per l'esercizio del potere20. n collegio dei cardinali tende a rafforzare i propri poteri di fronte al papa proprio quando questi sviluppa al massimo il principio della potestas absoluta e con Innocenza VI nel l352 le capitolazioni giurate dal papa insieme con i confratelli cardinali prima della sua elezione (sono stati censiti 25 testi dal­ la metà del XIV secolo al 1 676 ma altri potrebbero essere ancora ritrovati, con prassi continua di quattro secoli) assumono un chiaro significato costi­ tuzionale sia per il govemo della Chiesa che per quello dello Stato. Nel pe­ riodo dello scisma e del conciliarismo, a Costanza e a Basilea, il potere del collegio aumenta e solo nella seconda metà del Cinquecento la loro validità viene posta in discussione . Rimane però il fatto che l'epoca del papato che qui studiamo è ancora caratterizzata nella prassi dalle capitolazioni elettorali come testi fondamen­ tali per una programmazione del futuro govemo e come sistema di gm·anzie per i sottoscrittori e per il sistema di interessi che ad essi faceva capo. Non penso che il collegio cardinalizio sia già ridotto alla fine del Quattrocento ad una aristocrazia di corte e a vertice della burocrazia papale, secondo l'evo­ luzione che avrà inizio certamente dopo mezzo secolo: esso mi sembra in­ vece divenuto in questi decenni uno dei pilastri del progetto della nuova so­ vranità pontificia, sia in campo ecclesiastico che statale. Eppure la storia­ grafia tradizionale su Alessandro VI ignora quasi completamente questo pro­ blema: l'attenzione degli storici è stata puntata unicamente sul problema del­ la simonia, dell'acquisto della tiara da parte del Borgia per le concessioni da lui fatte in conclave: mi sembra evidente il tentativo apologetico della più in­ telligente storiografia apologetica di parte cattolica, dagli Annales di Odmi­ co Raynaldi in continuazione di quelli di Cesm·e Bm·onio sino a quella più recente, di buttare a mare la figura del Borgia come ' mostro' storico per sal­ vare l'istituzione papale: sforzo assecondato se non favorito e prodotto da un certo laicismo che ha considerato il papa Borgia soltanto come esempio di doppiezza e corruzione21• Questo credo sia un falso problema perché il con20 Per una sintesi e per la relativa bibliografia cfr. P. FRODI, Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale del!' Occidente, Bologna

1992, pp. 186-200.

. . . 181-207 (par. III: «L elezwne s1momaca d1 Roce1ti eh� tutto drigo Borgia»). Alla nota 137 il Picotti afferma: «Anzi non siamo del elettorali, capitoli dei giuramento il e e nel 1492 fosse conchiusa una capitolazion 21

PicoTTI, Nuovi studi cit., pp.

'

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fine tra la simonia e la liceità morale non è assolutamente possibile quando l'intreccio del potere politico e del potere religioso è così forte come in que­ sto caso. Sarebbe forse comodo poter accusare soltanto il Borgia di questo crimine, di aver comprato il papato , ma sappiamo che non è così: ogni asce­ sa al potere implicava se non altro una ridistribuzione dei poteri , delle pre­ bende e dei benefici che il neo-eletto deteneva (e quanti ne aveva accumu­ lati il vice-cancelliere in tanti decenni! ) , una ridistribuzione che toccava in �od? inseparabile le strutture ecclesiastiche come quelle statali, le legazio­ m e 1 governatorati come gli episcopati. Conosciamo nella loro interezza, perché editi nel celebre diario del ce­ rimoniere Giovanni Burcardo, i capitoli del conclave che aveva portato nel 1484 all'elezione di Innocenza VIII22; non sono riportati nel Diario e sono quindi rimasti ignorati i capitoli sottoscritti e giurati dal neo-eletto Ales­ sandro VI perché il Diario ha una intenuzione di alcuni mesi nel l 494 e du­ rante il conclave il gran cerimoniere era probabilmente lontano da Roma. Riteniamo per questo interessante riportame in appendice il testo trascritto da una raccolta di capitolazioni di conclavi conservata manoscritta nell' Ar­ chivio Segreto Vaticano23. Certamente i capitoli giurati da Alessandro VI sono molto simili a quelli giurati dal suo predecessore e possiamo sentire il Borgia pronunciare come tutti i cardinali presenti la fmmula: «Ego talis , electus in sumrnum pontificem, premissa et ornnia promitto, voveo et juro observare, adimplere in omnibus et per omnia, pure et simpliciter, bona fi­ de, realiter et cum effectu ad literam sine aliqua excusatione et tergiversa­ tione et interpretatione verborum, sub pena perjurii et anathematis. A qua nec me ipsum absolvam nec absolutionem alieni committam: ita me Deus adjuvet et hec Sancta Dei Evangelia». Purtroppo devo !imitarmi ad una in­ dicazione soltanto sommaria: nelle capitolazioni di Alessandro VI infatti, almeno nel testo che ci è stato conservato, abbiamo capitoli giurati relativi alle concessioni finanziarie, alle garanzie varie relative nella disponibilità dei benefici, alle libertà e ai privilegi dei cardinali in generale, in una reda­ zione pressoché identica a quelle del 1484, ma non abbiamo le clausole che

perché il testo non è stato trovato». In realtà questo testo esiste (v. nota seguente). Anche negli storici che cercano di cancellare la macchia di simonia non troviamo un'adeguata valutazione delle capitolazioni, v. F. LA TORRE, Del conclave di Ales­ sandro VI papa Borgia, Firenze 1933. 22 JOHANNIS BURCKARDI Liber notarum ab anno MCCCCIXXXIIJ usque ad an­ num MDVI, a cura di E. CELANI , RIS2, 32/1 , (1907-1910) , pp. 30-43 . �3 Nu�erosi testi sono presso la Bibl. Ap. Vat., Vat. lat. 12192 e 12343 (in que­ st 'ultnno m ff. 31-40v le capitolazioni giurate nel conclave che portò all'elezione di ��essandro VI). Il testo delle capitolazioni di Alessandro VI riportato in Appendice e m Vat. lat. 12343, ff. 30-39v. Ringrazio il dott. Massimiliano Albanese a cui è do­ vuta la trascrizione del testo.

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oggi diremmo più propriamente ' costituzionali' che si trovavano nelle pre­ cedenti capitolazioni di Tnnocenzo VIII come l'impegno a non prendere de­ cisioni importanti («graviora et magni momenti») senza la consultazione e l' approvazione del collegio cardinalizio; l 'organizzazione della guerra del­ la cristianità contro il Turco e l 'impegno quindi a reperire le risorse neces­ sarie; la riforma immediata della curia romana «in capite et in membris»; la convocazione entro tre anni di un concilio generale «ad concitandos princi­ pes et populos Christianos ad defensionem fidei et generalem contra infi­ deles expeditionem ac ad reformandam universalem Ecclesiam circa fidem, vitam et mores, tum respectu clericorum secularium et regularium quam re­ ligiosorum militum et tam respectu principum quam cornmunitatum, in et super eo quod pertinebit ad judicium et provisionem Ecclesiae»24. Non si può dedune da questa mancanza, che può derivare soltanto da una lacuna della fonte consultata, il passaggio verso un potere pontificio assoluto, sem­ pre più svincolato dal controllo del collegio cardinalizio preminente nel pe­ riodo precedente, anche se una valutazione d'insieme potrebbe portare a formulare ipotesi in questa direzione. Tra le ricerche più importanti da fare (e spero che questa esortazione possa essere raccolta da qualche giovane ri­ cercatore) per lo studio della sovranità papale dovrebbe essere proprio un' analisi comparata delle capitolazioni elettorali giurate nei conclavi sino al loro tramonto nella seconda metà del Cinquecento. Non credo sia produttivo pone al centro della riflessione sulle capito­ lazioni il problema della loro effettiva esècuzione da parte dei pontefici che le avevano sottoscritte e giurate, pur essendo questo ovviamente importan­ te: come vediamo capitare anche intorno a noi possiamo osservare che ven­ gono mantenute le promesse più concrete e immediate mentre gli impegni di principio sui grandi temi rimangono sfuocati. Qui mi interessa soprattut­ to coneggere almeno in parte le conclusioni di Walter Ullmann: che i car­ dinali, come i più alti ufficiali e dignitari ecclesiastici con lo strumento dei patti elettorali hanno eroso l' autorità papale e esposto il già indebolito pa­ pato ai virulenti attacchi del partito riformatore25. Penso che i patti eletto-

24 BURCKARDI Liber notarum cit., p. 40 . 25 W. ULLMANN, The legal validity of the papal electorals pacts, «Ephemerides Juris Canonici», 12 (1956), p. 275: «a not negligib1e comibutory reason fmthe ra­ pidity with which the 'Reformers ' ideas spread, can be found in he constitutional de­ vices of the cardinals. It may be safe to say that for the generai upheaval in the early sixteenth centmy the college of cardinals cannot escape its due share of responsa­ bility: it was very largely they as the highest ecclesiastica! officiers and dignitaries who mainly through the instrument of electoral pacts had eroded the papal office and exposed an already weakened papacy to the virulent attaks of the 'reforming' party». Ristampato nella raccolta di saggi The Papacy and politica[ Ideas in the Middle Ages, London 1976.


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rali e più in generale le concessioni al collegio cardinalizio come organo di collegamento tra Roma e le varie regioni della cristianità (pensiamo all'im­ portanza in questo periodo dei cardinali protettori degli Stati e delle nazio­ ni) siano anche stati uno degli strumenti del papato rinascimentale, insieme ai concordati e alle nunziature stabili , per mantenere ed accrescere l'auto­ rità papale nello Stato pontificio e per combattere le forze centrifughe nel govemo della Chiesa universale , nei riguardi delle Chiese locali sempre più attratte nell'orbita dei nuovi Stati; questi sono anche gli anni in cui si co­ mincia a formare il sistema dei cardinali protettori delle nazioni, nel quale io penso che Alessandro VI vedesse forse il principale strumento per risol­ vere il problema delle tensioni centrifughe all'intemo della cattolicità26. Nel pontificato di Alessandro VI troviamo il primo grande salto quan­ titativo e qualitativo rispetto al senato cardinalizio dell'età precedente: il numero dei cardinali passa da quello di 24 fissato in Costanza e Basilea e ancora vigente al momento del suo conclave (con piccole oscillazioni) , a quello di 45 nel 1 503 (38 sono i cardinali che si riuniscono nei due concla­ vi immediatamente successivi alla sua morte), mentre la percentuale degli italiani è calata da circa il 90 al 60% . All'intemo delle scelte dominano i membri delle grandi famiglie principesche italiane ed europee ed anche le scelte nepotistiche e matrimoniali sono pianificate in vista di queste allean­ ze (non dimentichiamo - basta dare un'occhiata all' albero genealogico ­ quanto sangue Borgia scorrerà nei secoli futuri in molte dinastie italiane; nel suo stesso albero troviamo anche if papa Innocenza X, Giovan Battista Pamphili, 1 644- 1655) . In seguito l'importanza dei patti elettorali diminuirà per il mutato ruolo dei cardinali (da vero e proprio senato a vertice della cu­ ria e della burocrazia romana) e le pressioni delle potenze saranno concen­ trate soprattutto sulle elezioni papali e sulle nomine cardinalizie, con la for­ mazione dei partiti, il diritto di esclusione etc., tutti fenomeni ben cono­ sciuti; ma il progetto di Alessandro VI era ben più ambizioso: legare a sé gli Stati italiani ed europei con la partecipazione dei membri più qualifica­ ti delle grandi famiglie italiane e i rappresentanti delle grandi potenze al collegio dei cardinali27 . Durante il suo pontificato anche l'appello ai princi­ pi cristiani contro il papa come suprema minaccia per la sua destituzione ri­ mane un'arma spuntata, anche nella grande protesta di Girolamo Savona26 J. WODKA, Zur Geschichte der nationalen Protektorate der Kardinale an der romischen Kurie, Innsbruch 1 938. 27 Un esempio si può trovare nel ruolo primario assegnato ai cardinali nella re­ lazione dell'oratore veneto Paolo Cappello dell'anno 1500 al suo 1itorno a Venezia (in I diarii di Marino Sanuto, III , a cura di R. FuLIN, Venezia 1880, coli. 841-848) ,

ma il tema andrebbe esplorato sul piano politico come è stato fatto sul piano eco­ nomico da B . HALLMAN McCLUNG, Italian Cardinals, Reform, and the Church as Property, Berkeley-Las Angeles-London 1985.

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rola28 . Quando l'importanza costituzionale del senato cardinalizio dimi­ nuirà, allora soltanto sarà possibile una condanna dei patti elettorali simo­ niaci come quella contenuta nella bolla Cum tam divino di Giulio II con­ fermata nel V Concilio Lateranense29, ma questa è un' altra storia che pre­ e P lude già al distacco da Roma e alla �ascita de�e Chi�s� t��toriali ci _ ? ­ a: ess1, m rifonn d1 iVI tentat de1 ento fallim del ne il più generale problema c della mmis� tto proge e grand il � anche piti, qualsiasi modo fossero conce e d1 laziOn formu a da appro (che 1497 nel VI andro sione costituita da Aless eman della s�a �­ una proposta organ ica, arrestandosi soltanto al momento 11 tutto fallire zione ed attuazione) , se attuati ed applicati, avrebbero fatto resi­ una di to progetto costituzionale del papa: non s� tratta .quin�i soltan ra nel suo struttu alla cm nnnac una d1 ma i rvator conse stenza dei circoli più concreto ema insieme3o . Occorre fare quindi almeno un accenno al probl della prassi della sovranità. La prassi della sovranità

Mi limito ancor più su quest'ultimo punto ad alcune ri�essio� gen� ­ rali perché i lavori di questi giomi dimostrano quanto la stonografm abbia scavato e stia scavando nei labirinti della politica quotidiana, confermando a mio avviso alla luce delle nuove metodologie di indagine sul funziona­ mento delle strutture statali, i giudizi di Niccolò Machiavelli e di Francesco Guicciardini sul pontificato di Alessandro VI come spartiacque tra la de�o­ lezza del tradizionale patrimonio di S . Pietro e il nuovo Stato della Chie­ sa31 . Non oso nemmeno entrare (in presenza di Peter Partner) nel problema del 'Papal Civil Service' , nell'esame del funzionamento e dello svilupp� degli uffici della curia e della corte romana nell'età di Alessandro VI. Qm interessa affermare, riprendendo quanto detto all'inizio, che anche ��lla prassi non esistono due separate sovranità, una ec�lesiastica e una politica: . il progetto del Tempelstaat sarà travolt? �alla st�n� ma propno per �u�sto è sbagliato leggerlo attraverso gli occhiali postenon della frattura religiosa

l, KOln­ 28 H .-J. BECKER, Die Appellation vom Papst an ein allgemeines Konzi Wien 1988, pp. 224-23 1 . Bologna 19732 , pp. 600-602. 29 Conciliorum oecumenicorum decreta, del collegio cardinalizio, in Chie­ orma rif di 30 H . JEDIN, Proposte e progetti PP: � 56- 1 92; R .. D� MAI_D , Sa­ 1972, ia Bresc , storia della sa della fede e Chiesa - 1 1 9 (1v1 anche la b1bhograf1a prevonarola e la curia romana, Roma 1 969, pp . 1 1 . . cedente) . . . efiorentme e delle Stone 3 1 Non riprendo i noti brani del Principe, delle Iston fice cit., p . 106. fiorentine riportati anche in PRODI, Il sovrano ponte


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e della Riforma (compresa quella tridentina) così come è impossibile sepa­ rare una politica interna da una politica estera. Agli occhi dei contempora­ nei può apparire ancora un sistema vincente, con due punti deboli: la man­ canza di una trasmissione dinastica del potere e quindi la necessità di con­ tinue pattuizioni e la fatica di Sisifo di ricostruire da capo lo Stato nel pas­ saggio dall'uno all' altro pontificato, la debolezza di fronte ai ricatti interni ed esterni; la commistione del potere spirituale con il potere temporale che, mentre in un primo tempo accelera la costruzione dello Stato, s i dimostra poi incapace di combattere i privilegi clericali impedendo quindi il proces­ so di razionalizzazione delle strutture. Alla fine del Quattrocento Roma appare comunque come la vera e uni­ ca capitale d'Europa, non ancora il 'teatro' della politica, come apparirà un secolo dopo, ma vero e proprio ' luogo' della politica europea, con centinaia di ambasciatori residenti e migliaia di procacciatori di affari che trattano in modo totalmente commisto problemi secolari ed ecclesiastici: le ambascia­ te di obbedienza al nuovo pontefice da parte di tutti gli Stati rappresentano anche la prima regolamentazione di sovranità e di rango dei potenti di Eu­ ropa; in periferia, in tutte le capitali europee, nasce la prima organizzazio­ ne stabile dei rappresentanti papali, i nunzi, che in questi primi tempi non sono solo ecclesiastici ma anche laici: la prima grande innovazione che fon­ da l a moderna diplomazia stabile e quindi pone le basi del sistema degli Stati europei. n progetto al di là delle tattiche, delle transeunti mosse di le­ ghe e contro-leghe è quello di creare un sistema in cui l'Europa ritrova in Roma il suo baricentro sulla base di una nuova «societas saecularium prin­ cipum» che vede il papa al posto dell'imperatore . É il papa che traccia le li­ nee di divisione tra gli imperi sugli oceani e che gestisce all' interno di que­ ste linee le leghe e le paci tra i principi cristiani. Dal punto di vista economico il panorama è ancor più evidente: le im­ mense ricchezze che arrivano a Roma da tutte le parti della cristianità ven­ gono in qualche modo riciclate nell'acquisto di migliaia di uffici di curia che vengono creati e posti in vendita con la creazione non soltanto di un corpo immenso di ufficiali di curia ma anche di una specie di società per azioni e che crea nuove architetture finanziarie e giuridiche nei collegi e nelle «societates officiomm»: un enorme numero di persone viene coinvol­ to nella gestione dello Stato e della Chiesa pmticolarmente dalle varie re­ gioni italiane ma anche da oltr 'Alpe . Scricchiolii e rumori cupi annuncianti tragedie imminenti certamente se ne udivano , in particolare negli anni 1497-98 con la morte del figlio du­ ca di Gandfa e soprattutto con la condanna e il rogo di Savonmola si affac­ ciano oscuri presagi. Ma anche a questo proposito mi sembra che la storia­ grafia tradizionale abbia esagerato l ' influsso di questi avvenimenti sul pa­ pa come se Alessandro VI si fosse, per un breve momento , convertito (con la sottintesa tesi che se egli fosse stato più perseverante sulla via della virtù

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le cose avrebbero poi potuto andare diversamente). In realtà i grandi pro­ getti di riforma di questo periodo (rimasti del resto, come si è accennato, non soltanto senza applicazione ma anche senza pubblicazione ufficiale) non toccano per nulla i problemi stmtturali dello Stato-Chiesa ma si limita­ no soltanto a provvedimenti di moralizzazione di fronte. ai fenomeni più macroscopici di corruzione. Concludendo penso si possa diTe che la verifica di quanto siamo venu­ ti dicendo si ha nel giubileo dell'anno 1 500 : a mio avviso uno dei più gran­ di successi nella centenaria storia dei giubilei papali e che dà avvio anche dal punto di vista urbanistico alla Roma moderna, modello per tutte le ca­ pitali europee dei secoli seguentP2. Non si vuole soltanto congiungere la città celeste con quella terrena, trasformare Roma in una Città Santa, in una nuova Gemsalemme ma si progetta di riunire storicamente e visivamente la Città Santa con l 'antica Città Imperiale, coerentemente con la nuova fusio­ ne tra sacro e potere nel papato del Rinascimento. La processione del 24 di­ cembre 1499 per l ' apertura della Porta Santa, descritto così minutamente dal cerimoniere Giovanni Burckard, rappresenta uno degli avvenimenti più trionfali dell'intera storia europea. L'Europa appm·e in tutta la sua giovani­ le aggressività, in espansione sugli Oceani, sul punto di regolare i vecchi conti con l ' Islam e sul cammino della pacificazione intema, nell' esplosio­ ne delle scienze e delle arti: «0 saeculum, o literae! juvat vivere ! » , secon­ do l 'espressione di Ulrich von Hutten33 • n tentativo di creare centri con­ centrici di sovranità dal nucleo dello Stato pontificio, dove le strade sono state rese sicure per i pellegrini dagli attacchi dei banditi e dei ribelli, all' I­ talia, pacificata dalla lega, all' Europa, all'intero mondo, è al suo culmine. In questo trionfo giubilare del papato nulla, almeno in superficie, poteva la­ sciar presagire una crisi imminente se non nelle profezie diffuse e negli oro­ scopi oscuri che venivano emarginati o assorbiti funzionalmente dai ceti dominanti e dalle corti . Certo fu sottovalutato il costo che tutto questo com­ portava come perdita dell' autorità del papato sul piano ecclesiale in con­ traddizione con il dualismo tra potere spirituale e potere temporale che or­ mai era alla base della cristianità occidentale. Lo svuotamento del molo re­ ligioso del papato lascia lo spazio libero agli uomini per un diretto contato con la Scrittura e ai principi per la rivendicazione del controllo delle Chie­ se dei loro Stati . Occorreva che questo progetto di sovranità pontificia fai32 M. GARGANO, Verso l'Anno Santo del l500: la Via Alessandrina tra «ma­ gnificentia» e «liberalitas», «Topos e Progetto» , a cura di M. MANIERI ELIA, l ( 1999) , pp. 3 1 -42. 33 H. ScHILLING, Neue Welten und die Spaltung der Kirche - die «Zeit der Reformationen», in Das Jahrtausend im Spiegel der Jahrhundertwenden, Berlin 1999, pp. 205-240.


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lisse perché il papato potesse imboccare la strada diversa delle riforme pa­ storali. «Questi germogli non erano ancora venuti alla luce - ha scritto Hu­ belt Jedin - la 1iforma cattolica non era ancora abbastanza forte da conqui­ stare a sé il papato e la chiesa, quando giunse la catastrofe. Soltanto lo sci­ sma aperse la strada al linnovamento tridentino della Chiesa»34. Io tenderei a sviluppare ulteriormente questa diagnosi: soltanto il fallimento di questo progetto di sovranità pontificia costrinse il papato a imboccare una nuova strada per recuperare, sia pure parzialmente, l'autorità spirituale nel nuovo mondo degli Stati modemi . Come ha scritto H . G . Koenigsberger, è stato pa­ radossalmente lo shock della Riforma a dare alla Chiesa romana nuove op­ portunità per la sua sopravvivenza come chiesa universale almeno in una patte dell'Europa e ad impedire la completa trasformazione della cristianità medievale in un sistema di chiese territoriali statali35 .

34 H. JEDIN, Storia del concilio di Trento, I, Brescia 1973', p. 39. 35 H.G. KOENIGSBERGER, The Unity of the Church and the Reformation, in Po­

ticians and Virtuosi, London-Ronceverte

1986, p.

176: «hunically, it was the shock

of the actual Reformation which gave the Catholic Church new opportunities far survival as a universal church in at least pmt of Europe. The Refonnation convin­ ced those who stili wanted to preserve the old Church that it was necessary to have a thorough reform of its pastoral and educational work, and of its adruinistrative structure and personnel as well as a clear definition of ce1tain controversia! dog­ mas» .

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APPENDICE Bibl. Ap. Vat. , Vat. lat. 1 2343 , ff. 30r-39v Capitulafelicissimi conclavis sanctissimi in Cristo patris et domini no­ stri domini Alexandri Divina Providentia pape sixti .

Cum reverendissimi in Cristo patres et domini Sancte Romane Eccle­ sie cardinales membra sint summorum pontificum eisque assistant continuo et onerum omnium ac consiliorum pmticipes sint, equum censendum est et officio patris in filios consentaneum, ut ampliori quam ceteri gaudeant pre­ rogativa et quo plures substentande dignitatis causa habeant ministros , eo illis maior ad benemerendum prebeatur facultas . Hinc est quod nos omnes et singuli Sancte Romane Ecclesie cardinales infrasclipti pro bono et felici regimine ac quiete nostra juramus et vovemus Deo Omnipotenti et sanctis apostolis Petro et Paulo atque omnibus sanctis Ecclesieque Sue Sancte pro­ mittimus, quod si aliquis ex nobis electus fuerit in papam, ille statim, ante publicationem electionis de se celebrate, jurabit et vovebit pure, simpliciter et bona fide servare, facere et cum effectu adimplere omnia et singula ca­ pitula infrascripta, necnon tres cedulas infrascripta capitula continentes ma­ nu propria signabit sub forma verborum sequentium: «Ego talis , electus in summum pontificem, premissa et omnia promitto, voveo et juro observare, adimplere in omnibus et per omnia pure, simplici­ ter et bona fide realiter et cum effectu ad litteram, sine aliqua excusatione et tergiversatione et interpretatione verbomm, sub pena perjulii et anathematis . A qua nec me ipsum absolvam, nec absolutionem alieni committam. Ita me Deus adiuvet et hec sancta Dei evangelia. Ac volo quod diete cedule et ea­ rum quelibet vim decretalis et constitutionis perpetue inviolabiliter observa­ re cum decreto irritante habeant et si quicquam secus per me factum fuelit et in l 30v aliquo contravenire vel dispensare tentavero. Id nullius sit roboris vel momenti et nihilominus ipsa capitula et quodlibet ipsomm in suo robore et firmitate promaneant quodque cedulas predictas tenere et conservare apud se debeant tres cardinales cuiuslibet ordinis priores ad peticionem eomm sa­ cri collegii nulli unquam eos assignaturi sine omnium cardinalium expresso consensu, necnon infra tres dies post coronationem meam dabo tres bullas eiusdem tenoris servandas per pliores cuiuslibet ordinis ut supra. Tenor ve­ ro capitulorum predictomm sequitur et est talis: Ego N . , electus in papam, voveo, promitto et juro Omnipotenti Deo et sanctis apostolis eius Petro et Paulo et omnibus aliis sanctis ac Ecclesie Sancte Dei prefate, facere, attendere et observare ac efficaciter adimplere omnia et singula infrascripta, videlicet: I . In primis de proventibus camere apostolice dare et solvere, seu dari et solvi facere centum florenos auri de camera omni mense cuilibet cardi­ nali non habenti integre de proventibus ecclesiasticis et capello quatuor


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millia florenorum annuatim quovisque ei provisum sit de dieta summa in redditibus et cardinales mm1es habentes quecumque beneficia ecclesiastica etiam incompatibilia in titulum vel in commendam manutenebo et defen­ dam in possessione eorundem. II. Item, ut mihi ab eisdem cardinalibus libera proveniant consilia, non apponam nec per quempiam apponi permittam manum in persona vel bonis ali�uius ex eis, nec aliquid in eorum statu et provisione mutabo quacumque r�t10ne, ca�sa ve� occasione sine expresso consilio et consensu duarum par­ tmm ex tnbus d1ctorum dominorum cardinalium, nec aliquo modo l 3 I r procedam aut procedi mandabo vel permittam conti·a aliquem ex eis, nisi . ass1stentibus et consentientibus et assistentibus tribus cardinalibus , videli­ cet uno ex quolibet ordine eorum per ipsos cardinales, seu maiorem partem eorum ad id deputandis , nec danmabo aliquem ex eis, nisi convictum nu­ mero testium expresso in constitucione Silvestri facta in synodo generali, que incipit "Presul vero danmetur", servaboque eos liberos et exemptos ab amni dacio et gabella prout tempore felicis recordationis dominorum Nico­ lai quinti, Calisti tertii Romanorum pontificum predecessorum meorum fac­ tum fuit, nec eis ecclesiis, monasteriis et aliis beneficiis ecclesiasticis per eos pro tempore obtentis ullum decime subsidii aut alterius oneris quocum­ que nomine nuncupati gravamen quacumque ratione vel causa imponam et ab eisd�� cardin�libus pro ecclesiis et monasteriis - quibus eos prefici et . . �eneflcus qmbushbet ecclesiasticis , de quibus eis pro tempore provideri in tltulum vel commendam continget, sub annatarum seu mediorum fructuum, minutorum servitiorum aut alio quocumque nomine - nil penitus exigam a�t ab eis etiam spante offerentibus et solventibus recipiam, seu exigi fa­ cwm vel permittam quoquomodo directe vel indirecte privilegiaque eorum o�ia et singula illesa - qualiacumque sint - conservabo et si alique obli­ . camera apostolica ratione predictarum annatarum reperirentur, gati�nes m eos m totum aboleri et cassari faciam. III. Item cum cardinales Sancte Romane Ecclesie assistant summo pontifici et proinde debeant specialibus prerogativis et privilegiis gaudere, ex nunc concedo ipsis cardinalibus plenariam et liberam dispositionem om­ nium et sin?ulorum monasteriorum, prioratuum, prepositurarum, preposita­ . tuum, d1gmtatum, personatuum, administrationum et officiorum, canonica­ tus et prebendarum aliorumque beneficiorum ecclesiasticorum l 3 1 v cum cura et sine cura ad collationem, provisionem, presentacionem, electionem, confirmationem, institucionem, seu quamvis aliam similem et dissimilem dispositionem eorundem ratione ecclesiarum et titulorum cardinalatus eo­ rum et etiam ecclesiarum, monasteriorum et officiorum aliorumque benefi­ ciorum ecclesiasticorum quibus presunt et que obtinent eosque preesse et pro tempore obtinere continget in titulum vel in commendam, seu alias quo­ cumque jure titulo quomodolibet spectantium quidemque expectative gra­ . speCiales . tle reservationes mandata de uniendo et quevis alie dispositiones

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ac regule cancellarie dignitatum maimum et principalium aliorumque be­ neficiorum etiam familiarium cardinalium aut Romanorum pontificum, seu eorundem aut diete sedis officialium, seu alios quovis modo reservationes generales, sive speciales continentes, sive inducentes constit�cionem et�am precedentium innovantes aut alias quomodolibet effecta fac1e�t�s ad dieta . monasteria, prioratus , preposituras, dignitates, personatus, adnnmstrat10nes et officia, canonicatus , prebendas aliaque beneficia nullatenus se extendant. Sed de ipsis pro tempore quomodolibet extra Romanam cur�am etiall_l ces­ santibus commendis illorum que commendata forent vacantlbus cardmales ipsi libere disponant perinde ac si gratie expectative speciales et alie �eser­ vationes, affectiones, uniones , constituciones et mandata huiusmod1 non apparerent . Cum vero illa in dieta curia vacare conti��et nisi de expr�sso . . consensu ipsius cardinalis ordinarii seu commendatam m exped1t1one litte­ rarum desuper adhibendo - sine quo provisiones ipse nullius sint penitus ro­ boris vel momenti - ecclesiasque, monasteria, prioratus, preposituras, pre­ positatus, dignitates, personatus, administrationes ve� offitia, canonicatus et . prebendas reliqua ne benefitia ecclesiastica, seculana et ordmum quorum­ . �· cumque regularia l 32r cum cura et sine cura qualiacumque per ob1t � promotionem, seu quamvis aliam dimissionem vel dispositionem fannlia­ rium continuorum commensalium cardinalium eorundem pro tempore, etiam apud sedem prefatam vacantia, eciam si familiares ipsi decedent�s il­ la in titulum vel ut unita aliis beneficiis ecclesiasticis per eos obtent1s ad eorum vitam obtinuissent et illa obtinentes apostolice sedis notarii, capella­ ni , cubicularii, nuncii, litterarum apostolicarum abbreviatores, sc1�ptores seu alios eiusdem sedis officiales aut quavis alia qualitate aliquam aham re­ servationem generalem vel specialem seu affectionem inducente qualifica- . ti et mei ac predecessorum meorum Romanorum pontificum familiares continui commensales antea fuissent et imposterum erunt de consensu car­ dinalis eorum in litterarum desuper expeditione adhibendo et non conferam aut disponam de eisdem ita ut si secus egero id totum sit nullius robor�s v�l momenti et si benefitium aliusdem vacare quomodocumque cont1gent cuius collatio jure ordinario ad aliquem ex dominis cardinalibus spec�ave­ . . o per 1. u do num rit et pmtinuerit volo quod illius collati� et prov1s � p� � � cardinalem collatorem fiat . Et si illud obtmens altenus famil1ar1s contmuus commensalis fuerit, de quibus fiat specialis regula in prima forma et pona­ tur in libris cancellarie et publicetur in ea dum et quotiens eisdem cardina­ libus videbitur et placebit, et ultra dictam regulam expediantur bulle singu­ le pro quolibet cardinalium teneantur turo i� quibus p er � a:dina�es pref�t�s . . contigerit pro tempore providere de benef1c11s ecclesiasticis humsmod1 di­ spositioni apostolice alias generaliter reservatis vel �ecti� et in qu?:·um fa­ . vorem alias contingeret per ipsos cardinales d1spom de e1sdem, SI 1lloru� fructus, redditus et proventibus annuum valorem xxrvor florenorum aun de camera secundum comunem extimationem excederent, desuper novam


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provisionem l 32v vel aliam dispositionem a sede prefata infra octo si ultra e� �uatuor mefolse� si citra montes consistcrent beneficia ipsa a die habite pa­ cifice possess1oms eorundem obtinere. Et ex toto etiam quo ad cameram apostolicam jura illi propterea debite solvendo litteras apostolicas desuper expedire. Alioquin beneficia ipsa dictis mensibus decursis vacare censean­ tur eo ipso nisi legitimo desuper impedimento detenti vel ipsis petentibus huiusmodi novam provisionem et protestantibus quod per eos non stat con­ tigerit illam denegari. Quo casu ob non obtentam novam provisionem in nullo eis preiudicetur. IV. Item quod omnes et singuli cardinales in electione mea presentibus et qui pro tempore fuerint - quacumque de causa a Romana curia se absen­ tare contigerit ad ecclesias suas , vel quecumque loca etiam remota et extra Italiam - cum licentia mea, vel verbo, vel in scriptis , gaudeant omnibus et singulis privilegiis consuetis, perinde ac si existerent in omnibus et per om­ nia absque alia interpretacione vel tergiversatione. V. Item omnes et singulas absolvendi, disponendi et alia faciendi fa­ cultates, privilegia, concessiones et indulta, que a felicis recordationis Six­ �o papa IV10 ac Innocentio papa VIII et quocumque alio predecessore meo m favorem cardinalium eorundem in genere vel in spetie quomodolibet hactenus emanarunt, approbabo et confinnabo, manutenebo et observabo , quemadmodum in presenti approbo et confinno, manuteneo et observo et ­ s� id voluerint - de novo concedam in amplissima fmma ita ut plenum pos­ smt et debeant sortiri effectum. VI. Item cum in prefata curia pro confluentium ad illam celeriori ex­ p �d�tione dudum fuerunt proinde instituta cancellarie apostolice et pecu­ �ane ac camermiatus officia sintque cardinalibus illa pro tempore obtinen­ tlbus l 33r de antiquo stilo et inveterata consuetudine prefate curie, seu ex­ pressa concessione predecessorum memum certe concesse facultates vel auctoritates et quedam propterea attributa emolumenta et ex ipsorum offi­ ciorum alteratione ac perturbatione possent curie prefate varia incommoda provenire, statuam et ordinabo ac ex nunc statua et ordino ac volo quod ve­ nerabiles fratres mei episcopus Portuensis Sancte Romane Ecclesie vice­ cancellm"ius et Jul . episcopus Ostiensis qui pecuniarie prefate curam gerit ac dilectus filius Ra. Sancti Georgii ad Velum Aureum diaconus cardinalis cafollerarius noster et qui pro tempore erunt maior pecunimius , vicecancel­ l�nus ac camerarius, dieta eorum offitia supra antiquas et solitas eis conce­ di facultates concessasque eis et cuilibet eorum a felicis recordationis Cali­ sto te�io pro secundo ac Paulo etiam secundo, necnon Sixto quarto ac In­ noc�ntw VIII Romanis pontificibus predecessoribus meis in litterarum apo­ stohcarum et pecuniarie scriptores , abbreviatores , sollicitatores , procurato­ res et notarios aliosque officiales cancellarii pecuniarie et camere earundem eorumque officia superioritatem, potestatem, dispositionem et quamcum­ que facultatem, auctoritatem ac litteras absque aliqua restrictione, modifi-

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catione, limitacione, alio quoque impedimento quocumque libere per se ipsos. vel locumtenentes per ipsos deputandos exercere et solitis emolu­ mentis potiri debeant et quod eos aut aliquem eorum in eorundem emolu­ mentorum libera perceptione ac officiorum sumum collatione, executione privilegiorum et facultatum eis ut prefertur concessorum et competentium ad unguem juxta litterarum eis desuper ut prefertur concessorum continen­ ciam ac formam usum per me aut quoscumque alias auctoritate mea nulla­ tenus perturbato aut alias quomodolibet impediam aut perturbari vel impe­ diri permittam ymmo litteras ipsas eis concessas et in illis contenta si no­ luerint approbabo et l 3 3v confinnabo et pro pociori cautela illa omnia eis de novo concedam, prout etiam tenore presentium ex nune concedo et etiam concedam de expresso ipsi pecuniario maimi in casibus consuetis tempore sancte memorie summorum pontificum Nicolai quinti, Calisti ac Pii, Pauli, Sixti ac Innocentii predecessorum meorum predictorum. Vll. Preterea cum periculum sit quod hii, qui summo pontifici in exe­ cutione pastoralis offitii frequenter assistunt, aliquo casu excommunionis, interdicti vel suspensionis sententiam incunant, statua, decerno et declaro quod cardinales prefati, etiam si non contingat eos aliquibus constitucioni­ bus , ordinationibus, sententiis, preceptis aut mandatis , que a predecessori­ bus meis hactenus emanassent aut a me in futurum emanarent in genere vel in spetie, in quibus etiam de ipsorum cardinalium personis expressa mentio fieret directe vel indirecte, tacite vel expresse, palam vel occulte de cetero quomodolibet contravenire censuras et penas ecclesiasticas aut alias in ta­ lia facientes in eisdem constitucionibus et ordinationibus sententiis precep­ tis et mandatis forsan fulminatis , etiam per litteras que leguntur in cena Do­ mini minime incunant, nisi salurn et dumtaxat in quibus pro huiusmodi contraventione ex aliqua constitucione in torpore juris clausa constaret, quod talis pena in eosdem cardinales specialiter esset inflicta et non alias , nec alio modo, et non fulminabo aliquos censuras adversus aliquos vel ali­ quem cardinales, nisi de consensu duarum partium ex tribus eorundem et tunc tantum in casibus a jure expressis. VIII Item cum juri et equitati conveniat quod illis, qui Romane Ec­ clesie in suis necessitatibus prompta voluntate subvenerunt, de eiusdem ec­ clesie facultatibus debita satisfactio impendatur, voveo, juro et promitto l 34r quod salvi faciam realiter et cum effectu cuilibet ex cardinalibus , tam presentibus, quam absentibus, onme id et totum in quo constat et constare poterit infuturum eos esse creditores felicis recordationis Sixti pape IV1i et Innocentii VIII et aliorum predecessorum meorum, seu apostolice camere et sedis quacumque ratione vel causa, et illos ex eis quibus pro eorum cre­ ditis ab ex predecessoribus loco pignorum tradita hactenus forent et con­ cessa - civitates, castra et loca jocalia, alia bona Romane Ecclesie aut pro recuperatione eius debite quantitatis aliqui redditus assignati in pignorum et assignamentorum possessione - manutenebo et augmentabo concessasque .


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ex desuper litteras et scripturas approbabo et confirmabo meis litteris cum suppletione quorumcumque defectuum ad uberiorem illorum conservatio­ nem. IX. Item cum sedis apostolice plurimum intersit quod littere apostoli­ ce, que ad diversas mundi pmies deferuntur, accurate et diligenter juxta sti­ lum Romane curie expediantur et propterea in cancellaria apostolica sint dudum plura offitia instituta et - ut facti experientiam demonstrat - littere, que aliunde quam per cancellariam apostolicam expediuntur, pro tempore persepe in stilo et aliis necessariis sint defective, intersit quoque eiusdem sedis quod illmum sic expeditarum registra fideliter annotentur et conser­ ventur in uno eodemque loco. Idcirco pari modo voveo, juro et promitto non expedire aut expediri permittere aliquas litteras apostolicas aliunde quam per cancellm"iam prefatam et illius officiales , litteris officiorum, civi­ tatum et locorum temporalis dominii Romane Ecclesie et illorum tempora­ litatem concernentium dumtaxat exceptis - faciamque et mandabo illas om­ nes in registro generali litterarum apostolicmum dumtaxat - et non alibi re­ gistrari, nisi essent littere officiorum et temporalitatis et reverendissimorum dominorum cardinalium l 34v personas et alia secreta ac importancia nego­ eia concernentes , quos in camera apostolica aut in libro secreto apud secre­ tarium registrari permittam. X. Item quod, cum a nonnullis asseratur quosdam Sancte Romane Ec­ clesie cardinales , timentes ne Romanus pontifex eos sub colore legationis compellat a Romana curia secedere, nonnumquam abstinuisse et abstinere a libere consulendo in consistorio ea que eis videntur, intersit quoque Ro­ mane Ecclesie et Apostolice Sedis quod ipsorum cm·dinalium animus sit in consulendo liber et cesset in consiliorum exhibitione omnis formido omnis­ que timor; pari modo juro, voveo et promitto non mittere aliquem cm·dina­ lem invitum in aliquam legationem - nisi necessitas mittendi vera et non ficta foret, sed dumtaxat volentes et expresse consentientes - nec eos indi­ recte ad volendum et consentiendum per aliqua mala media indicere quo­ quomodo. XI . Et insuper puritati conscentiarum eorundem cardinalium consule­ re volentes prout optare videntur eos et quemlibet eorum a quibuscumque criminibus, excessibus et delictis quantumcumque enormibus et gravibus per eos hactenus quomodolibet commissis et perpetratis qualiacumque sint, etiam si talia forent que in generali expressione huiusmodi non com­ prehenderetur et requirerent nudam et specificam confessionem nec veni­ rent et ad obtinendam eorum absolutionem ex quavis ordinatione indivi­ duam expressionem exigerent essetque eorum absolutio specialissima pon­ tifici reservata ex quavis causa necessario exprimenda, necnon a quibus­ cumque excomunicationis suspensionis et interdicti aliisque ecclesiasticis sententiis censuris et penis a jure vel ab homine qùavis occasione vel cau­ sa latis inflictis seu promulgatis etiam talibus quorum absolutio reservata

ALESSANDRO VI E LA SOVRANITÀ PONTIFICIA

333

similiter foret et profertur apostolica auctoritate l 35r plenarie in utroque fo­ ro absolvo et totaliter libero ac super quacumque irregularitate per eos aut aliquem eorum quomodolibet contracta � s��ter �n utroque. �oro. qua .a� omnes ordines et in illorum etiam altans nnmsteno ac pontif1cahs offltn executione necnon presidendum ecclesiis ,. monasteriis et in aliis locis ec­ clesiasticis illaque et quevis beneficia ecclesiactica ac quoscumque actis exercendi, pienissime dispenso aboleoque et deleo omnes inhabilitatis et in­ famie maculam ex premissis provenientem, qua quomodolibet respersi fo­ rent, remittoque eis et eorum cuilibet omnes singulos fructus pe� eos forsi­ tan ex ecclesiis , monasteriis et beneficiis ecclesiasticis quahtercumque usque in hodie male perceptis eosque et quemlibet eorum ad pristine inno­ centie statum, in qua erant tempore susceptionis sacri baptismatis , plenarie restituo, repono et reintegro . Et si qui eorum forent qui specialius absolvi et secum dispensari aliaque premissa fieri forsan quovis respectu affectarent, cuilibet eorum concedo ut confessar idoneus , quem duxerit eligendum pre­ sbiter secularis vel religiosus cuiusvis ordinis etiam mendicantium erga per­ sonam eligentis innovanda absolutione, dispensatione, abolitione et restitu­ tione predictis etiam criminibus et censui"is specificatis eadem prorsus pl�­ nissime et absoluta potestate et auctoritate fungatur, qua fungor ego, et Cn­ sti vocarint Petrique successor nihil penitus nobis reservanda. XII . Item cum Romani pontifices post editas in crastinum assumptio­ nis eorum regulas et constituciones in quarum editione adhiberi consueve­ runt oportune diligentie et intervenire nonnulli ex eisdem c�rdinalibus et aliis Romane curie officialibus persepe consueverunt edere alias regulas et constituciones in quarum editione persepe tanta accurata diligentia non adhibetur, voveo, juro, promitto in hiis que per me edi /f. 35v contigerit re­ gulis et constitucionibus post primam editionem solitam numquam cardi­ nales includere, nisi ille eorundem cardinalium favorem concernerent, vel consilio eorundem cardinalium maioris partis eorum ederentur, de qua con­ stet per subscriptionem trium priorum ordinui? eorundem in constitucione . et regula que sit edita, ad cancellariam apostolicam legenda transnntteretur. Inhibeo quoque vicecancellario et eius locumtenenti ne aliquam regulam et constitucionem, in qua cardinales expresse nominarentur, favorem eorum non concernentem in earum cancellaria promittat, aut in libro regularum eius annotari et describi, nisi dum et quotiens de consensu ipsorum cardi­ nalium facta fuerit, et per tres priores ordinum eorundem subscripte. Xill . Item [cum?] ex concessione specialium reservationu m, quas Ro­ mani pontifices predecessores mei et presertim felicis recordationis Sixtus papa N et Innocentius VITI concesserunt, varia in�o�oda et s?andal� per­ sepe sint exorta crediturque opinione omnium cunahum exp�drre .s�dl apo­ stolice et Romane curie ab illarum concessione quos comums op1mo dam­ nat abstinere, voveo etiam atque juro et promitto null i speciales refonna­ tiones , que per cancellariam apostolicam juxta illius stilum solite non sunt


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concedere, et ab eamm concessione penitus et omnino abstinere et non per­ mittere quod aliquis hactenus concessis , et quas concedi contingat, utatur et ex eis effectum reportet quoquomodo. XIV. Item cum provide consideratum sit quod castelle et terre Sancte Romane Ecclesie, que in locis propinquis hinc alme Urbi sunt, in plena et stabili obedientia sedis apostolice et cum maiori subdictomm satisfactione et consultatione gubemabuntur, si singule l 36r singulis cardinalibus tenen­ de ac possidende cum ipsarum arcibus et integra jurisdictione et omnibus redditibus assignabuntur et tradentur, que si coniunctim gubematmibus eiusdem ut hactenus factum est retinerentur - unde magistra experientia re­ tro actis temporibus adveniente sedis vacatione, et nunc potissime comper­ tum est, defectiones et rebelliones ipsamm tenamm provenisse cum maxi­ mo dedecore et detrimento - idcirco huiusmodi consideratione moti , atten­ dentes etiam quod alias talia per superiores pontifices predecessores meos excogitata fuerant, licet executioni minus demandata, juro et promitto quod unicuique dominorum cardinalium, qui nunc sunt et pro tempore fuerunt, unam tenam seu castellum in locis propinquis ut supra, cum illius arce - si tam habuerit - ac piena jurisdictione et singulis redditibus et proventibus il­ lius tradam et assignabo ad vitam dumtaxat illius cardinalis regendum, te­ nendum et possidendum, ut etiam ipsi domini cardinales , locum aliquem specialem. In quem libere vel ad declinandum restem, vel recreationis cau­ sa possint se recipere . Ita tum quod idem cardinales in manibus meis jura­ bunt quod castellanos et officiales suos, quos in huiusmodi terris et arcibus deputabunt, obligabunt sub speciali et expresso juramento quod superve­ niente obitu cardinalis aliquam tenam vel castellum, sic possidentis illam, vel illud cum arce , si habuerit, in manibus meis vel successorum meorum libere et expedite statim sine ulla exceptione tradent et consignabunt. XV. Item cum multis ex dominis cardinalibus hic presentibus nonnul­ las ecclesias , cathedrales, monasteria, prioratus , preposituras , prepositatus , dignitates , administrationes , officia et alia ecclesiastica beneficia secularia, vel quorumvis ordinum regularia, que obtinebant, l 36v resignaverint, seu eomndem commendis cesserint et in postemm que obtinent et possident aut obtinebunt et possidebunt - resignare, seu cedere in aliomm favorem in­ tendant, promitto , juro et voveo concedere prout in presenti concedo ipsis dominis cardinalibus , qui huiusmodi ecclesiastica monastetia et cetera et alia beneficia ecclesiastica et cetera resignaverint, aut resignabunt sine eomm comendis , cesserint aut cedent in posterum quatenus cedentibus aut decedentibus hiis qui huiusmodi resignationem sive cessionem ecclesias , monasteria ipsa et cetera et alia beneficia ecclesiastica et cetera obtinuerint liberum ac plenissimum ad easdem ecclesias , monasteria et cetera et eccle­ siastica beneficia et cetera habeant regressum eomndemque possessionem ipso jure repetere et de novo capere libere ac amplissime possint et valeant, etiam si non habuetint bullas regressus a pontificibus Sixto et Innocentio .

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XVI. Item promitto , voveo et juro quod omnem favorem et subsidium, auxilium et auctoritatem meam interponam quod tam cardinales Sancte Ro­ mane Ecclesie, quam alii qui beneficia ecclesiastica canonice assecuti fue­ lint et ad possessionem eorum non admitterentur, vel hactenus admissi non forent, seu eorum fructis quomodolibet in beneficiis pacificis hactenus pos­ sessi o impedirentur, integre ac libere et bona fide etiam percepti restituan­ tur et adhibebitur circa hoc - ut jus et equitas postulat - omnem diligentiam nihilque pretermittam. XVII. Item promitto , voveo et juro quod canonicatus et prebendas ba­ silice Sancti Petri, Lateranensis ac Sancte Marie Maioris de Urbe ecclesia­ mm et alia omnia et singula beneficia in dictis basilica et ecclesiis ac aliis quibuscumque vacantia, seu deinceps l 37r vacatura, non conferam, nec commendabo neque de ipsis aliquo modo aliis providebo quam civibus Ro­ manis , etiam si monasteria, prioratus vel quevis alia beneficia quorumcum­ que ordìnum regularia forent et id facturos se obtulerunt et obligamnt do­ mini cardinales de beneficiis ad ipsorum collationes spectantibus ratione ti­ tulorum aut commendamm suarum, quos in Urbe obtinent, seu pro tempo­ re obtinebunt. Et similiter de officiis huius alme Urbis consuetis dari civi­ bus Romanis non providebo, nisi ipsis civibus Romanis eciam de protho­ notariatu Capitolii, non obstante eius unione facta hospitali Sancti Spilitus in Saxia per felicis recordationis dominum Sixtum papam IV predecesso­ rem meum. XVIII. Item, cum persepe contingat cardinales ad palatium apostolicum se conferre variis ex causis et pontificem pro tempore existentem oc­ cupatum illico eos audire non possit detrahaturque non modicum eorum di­ gnitati, dum cardinales ipsi expectantes audientiam permixtim cum aliis non cardinalibus in aliquo loco stare contingit, prout numquam factum fuit retro actis temporibus , ut huiusmodi abusus submoveatur - ut decet - et tante dignitati non detrahatur, pari modo ordinabo locum debitum et hone­ stum eisdem cardinalibus pro huiusmodi expectacione in palatio apostolico et loco residentie. In qua me esse contigerit, assignare et sub gravissimis censmis et penis cubiculariis et aliis, ad quos attinebit, inhibere ne ullo pre­ textu in illum aliquem introducant, etiam oratorem imperatoris, regum et aliorum potentatum, etiam cum ipsorum cardinalium inibì pro tempore exi­ stentium expresso consensu, sed locum ipsum liberum dimittant receptioni et expectacioni ac collocutionibus cardinalium predictorum. XIX. Item promitto, voveo et juro quod in spiritualibus l 37v et tem­ poralibus , que graviora sunt et magni momenti, statum ecclesie quoquomo­ do concementibus , nullam jutisdictionem aut administrationem perrnittam aut dabo quovis quesito colore cuiquam homini laico vel seculari cuius­ cumque conditionis , gradus aut dignitatis existat. XX . Item promitto, voveo et juro quod, si contigerit aliquem ex po­ tentatibus et principibus secularibus occasione fortassis displicente concep-


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PAOLO PRODI

te ex voto alicuius cardinalis in presenti electione Romani pontificis , aliter quam voluisset dato , redditus beneficiomm ipsius cardinalis occuparet, tunc et eo casu de propriis pecuniis et introitibus Romane Ecclesie eidem cardinali tantum providebo et satisfaciam, quantum ex dieta occupatione de introitibus suis amiserit. XXI. Item omnia gesta et facta sede vacante per obitum prefati Inno­ centii papa octavi predecessoris mei, per sacrum collegium, vel eius prio­ res , sive deputatos ab eadem sacro collegio speciales commissarios , grata et firma habebo, tenebo et observabo, prout nunc habeo, teneo et approbo, cum facta fuerint urgente necessitate libertatis electionis . XXII . Item quod suprascripta capitola omnia et singula ad unguem servabo sub pena anathèmatis, nec unquam sub eisdem penis requiram car­ dinales , ut in aliquo contraveniant predictis capitulis, quod si petere volo quod nullo pacto consentiant, ymmo, observent omnia sub dictis penis et maledictionis eterne. Et se secus gratia vel timore fecerint accedenti aucto­ ritate et determinatione mea obligant, similiter quicquid per me contra vel preter predicta quacumque ratione factum vel gestum fuerit, sit ipso jure ir­ ritum et inane nulliusque momenti et roboris l 38r et pro infecto habeatur. Et nihilominus predicta et quodlibet ipsomm in suo vigore et observantia firma promaneant, in cuius rei fidem et testimonium nos omnes manibus propriis subscripsimus: Ego R. episcopus Portuensis vicecancellarius predicta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu mea propria subscripsi. Ego O. episcopus Sabinensis cardinalis Neapolitanus predicta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu mea propria subscripsi. Ego Iul . episcopus Ostiensis cardinalis Sancti Petri ad Vincula predic­ ta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu prop1ia me subscripsi. Ego B. cardinalis Sanete Marie in Porticu promisi, vovi et juravi et ad fidem me manu propria subscripsi. Ego Io. episcopus Prenestinus cardinalis Sancti Angeli predicta promi­ si, vovi et juravi et ad fidem manu propria subscripsi . Ego G. episcopus Albanensis cardinalis Ulixbonensis predicta promi­ si, vovi et juravi et ad fidem manu propria me subscripsi. Ego Hier. tituli Sancti Grisogoni presbiter cardinalis Rachanattensis predicta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu propria me subscripsi . Ego Do. tituli Sancti Clementis presbiter cardinalis predicta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu propria me subscripsi . Ego P. tituli Sancti Sixti presbiter cardinalis predicta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu propria me subscripsi. Ego Io. tituli Sancti Vitalis presbiter cardinalis de Comitibus vovi et ju­ ravi et ad fidem manu propria subscripsi. Ego Io. cardinalis Parmensis predicta promisi, vovi et juravi et ad fi­ dem manu propria me subscripsi.

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Ego L. tituli Sancte Cecilie presbiter cardinalis Beneventanus predicta promisi, vovi et juravi et ad fidem manu propria me subscripsi. l 38v Ego A . cardinalis Aleriensis predicta promisi , vovi et juravi et ad fidem manu propria subscripsi. . preEgo A . tituli Sancte Praxedis presbiter cardinalis Sancte Anastas1e . i subscri a � propr anu p� dicta promisi, vovi et juravi et ad fidem � . et JUEgo M. cardinalis et patriarcha Venet1amm pred1cta pronus1, vov1 psi. ravi et ad fidem manu propria subscri juro , Ego F. cardinalis Sancti Eustachii premis sa promitto , voveo et manu propria subscripsi. . . . . . 1, vov1 Ego R. cardinalis Sancti Georgii et cameranus prenussa pronus et juravi et ad fidem me propria manu subscripsi. . . ?e�. s Ego Io. B . Sancti Nicolai in carcere diaconus c �rdmahs de Sa subscnps1 . premissa promitto, voveo et juro et ad fidem me pr�pn� manu Colu de mahs � car us diacon Aquiro �a pre­ in Ego Io. Sancte Marie ps1. subscn manu propna me fidem ad et missa promis i, vovi et juravi sa premis Ursinis de lis cardina us diacon Nove Ego B . Sancte Marie si. p subscri man propria me fidem ad et � promitto, voveo et juro _ et Ego As. Ma. cardinalis Sfortia Vicecomes prenus sa pronutto , voveo juro , manu propria subscripsi. . . . . 1s preEgo Io. Sancte Marie in Dominica diaconus car�mahs de M�d1� ps1. dicta promis i, vovi et juravi et ad fidem manu propna me subscn . predic­ Ego F. Sancti Theodori diaconus cardinalis de Sancto Severino psi. ta promis i, vovi et juravi et ad fidem manu propria me subscri .

XXIII . Item volumus , promittimus et vovemus quod quecumque pri­

essores n�� vilegia, etiam reservationes , uniones , concessiones per predec e �ccles1e Roman stros Romani pontifices et per nos concedenda S ancte lane l 39r cancel s cardinalibus , tam coniunctim, quam divisim, per regula ficabimus modi , us aliasque constituciones et litteras nostras , non revocab� _ _ o et ex­ cons1li de aut limitabimus , nec in toto , nec in parte tollemu s , ms1 co ce si presso consensu omnium cardinalium, �ui�us aut _q�oi?m . rebus _ ? � hnutac aut s catwm :o­ sunt. Quinymmo illa in eventum revocatwms , modifi sm­ eomm et eis illa ictis nis vel ablationis , sine consilio et consenso, suprad conce�imus, gulis respective ex nunc, prout ex tunc et e converso de nova, reguhs no­ lane cancel et us non obstantibus quibuscumque constitucionib stris in contrarium edendis. ntifice� , Ego Alexander sextus , electus et assumptus in summum P? ere m ad1mpl �t ervare ob juro et � premissa omnia et singula promitto , voveo ef­ cum et r realite f1de, bona et omnibus et per omnia, pure et simpliciter am absolv ipsum me nec quibus a , ? fectu, sub pena perjurii et anathematis hec sancta De1 nec absolutionem alieni committam. Ita me Deus adiuvet et evangelia.


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PAOLO PRODI

XXIV. Postremo, quia non salurn justicie et equitati consentaneum, verum etiam debitum est, quod ea, que Deo et venerabilibus fratribus no­ stris Sancte Romane Ecclesie cardinalibus tot votis et juramentis prornissa sunt, pure, simpliciter et integri observentur. In hiis presertim que ipsorum cardinalium interesse et farniliarium eorundem commodum ac subventione concemunt. Que quidem ipsi cardinales et felicis recordationis dictus Inno­ centius papa VIII predecessor meus in sua ad apostolatus apicem assump­ cione servari voluerunt circa collationem, provisionem et dispositionem be­ neficiorum ecclesiasticorum, prout in capitulo horum capitulorum tercio in­ cipiente "Item cum cardinales Sancte Romane Ecclesie assistant summo pontifici" et cetera motu proprio et ex l 39v certa scientia prornittimus , de­ claramus , volumus , decernimus et mandamus capitulum tercium predic­ tum, tam in beneficiis, que tempore prefati domini Innocentii pape VIII va­ carunt, quam etiam que perpetuis futuris temporibus vacare continget, in ornnibus et per omnia servare ad unguem et servari facere non secus ac si capitula ipsa publicata, observata et in viridi observantia extitissent et es­ seni. Mandantes omnibus et singulis sacri palatii causarum auditoribus ce­ terisque judicibus et comrnissariis quibuscumque, etiam si cardinalatus di­ gnitate fulgeant, quatenus in causis beneficiorum huiusmodi ecclesiastico­ rum capitulum tertium predictum concementibus capitulum ipsum ut pre­ fertur in ornnibus et per ornnia in eorum judiciis observent sublata eisdem et eorum cuilibet amni et quacumque aliter interpretandi et judicandi facul­ tate decementes ex nunc irritum, penitus et inane, si secus super hiis a quo­ quam quavis auctoritate vel causa interpretatum, seu judicatum fuerit. Qui­ buscumque legibus , regulis cancellarie apostolice seu constitucionibus , de­ clarationibus , mandatis , privilegiis, indultis et derogationibus prefati domi­ ni Innocentii predecessoris nostri. Quorum omnium et singulorum tenores ac si de verbo ad verbum specialis et expressa mentio habenda foret pro suf­ ficienter expressis haberi volumus non obstantibus et quo quisque jus suum commodis in provisionibus beneficiorum huiusmodi prosequi possit, volu­ mus quod copia capituli tercii predicti cum hac nostra additione et declara­ tione subscripta manu propria trium dorninorum cardinalium priorum, vi­ delicet primorum et presbiteri et diaconi S ancte Romane Ecclesie cardina­ lium cum eorum sigillorum impressione unicumque suum interesse putan­ ti, et copiam ipsam requirenti concedi et tradi debeat cui quidem copie da­ ri volumus in juditio et extra indubitatam et plenissimam fidem» .

INDICI


INDICI

ABBREVIAZIONI

ASB

= Archivio di Stato di B ologna

ASCSR

= Archivio Storico Comunale di S antarcangelo di Romagna

ASCT

= Archivio Storico Comunale di Todi

ASFo

= Archivio di Stato di Forli

ASFol

= Archivio di Stato di Foligno

ASP - ASCP

= Archivio di Stato di Perugia = Archivio Storico del Comune di Perugia

ASRi

= Archivio di Stato di Rimini

ASR

= Archivio di Stato di Roma

ASSi

= Archivio di Stato di Siena

ASS

= Archivio di Stato di Spoleto

- ASCS

= Archivio Stmico del Comune di Spoleto

ASV

= Archivio Segreto Vaticano

ASVt

= Archivio di Stato di Viterbo

341


INDICI

343

INDICE DEI NOMI

Abbondanza R . : 239-240

Algas B ernardino: 56

Aberdeen: 299

Aliberto: v. Magalotti Alberto di Or-

- ospedale di S . Germano: 299

vieto Allerona: 289

- Studium: 297-299 Accole: 223 Accursius de Petra: 228 Achilles Maffeus: 228

Allisandro Perchiecto: 104 Aloisius de Campania: 228

Acquasparta: 46, 274

Alviano: 45

Altamura: 153

Adriatico , mare: 136, 3 14

Alvisi E . : 147, 153 , 163 , 1 6 8

Africa: 3 14, 3 17

Amandula ( o Amendola): 223

Agnelli Ludovico: 5 9 , 65 , 125 , 2 1 5 ,

Amaro Giorgio di Civitanova: 54, 60 , 6 8 , 7 3 , 75

218

Agnilo de Vrovieti: 1 1 0 Agnilo Iascone: 102

Amelia: 66, 1 63 , 287

Ameria: v. Amelia

Ait I . : 24, 308

Ancona: 22, 25, 205 , 2 1 5 , 223 , 225

Alamanni Domenico: 58

Andrea d'Isernia: 1 6

Albanese M.: 320

Angeli Sebastiano: 258 , 26 1 , 277

Alberti Leon B attista: 3 1 5

Angelo da Passignano: 135

Albret Carlotta d' , sorella del re di Na-

Angiò Giovanni d' , duca di Calabria:

vana: 1 5 5 , 283

80

AlcalĂ :

Angiolini E.: 276 , 283

- collegio di S . Ildefonso: 297

Anguillara: 44, 82

- Studium: 297

- castello: 62

Alcibiade: 155

Anguillara, famiglia: 44

Alessandri Carlo: 256

Annibale: 1 5 5

Alessandria: 140

Annio d a Viterbo: 3 1 6

Alessandro di Faenza: 35

Anonimo Romano: 54

Alessandro Magno: 1 55 , 3 14

Antobello de mastro Cristofano Lomardo: 107 Antonella, mogliere de Iacobo: 105 Antoni Delisi: 1 1 4 Antonio d a Gualdo: v . Antonius de Humiolis de Gualdo

Alessandro V, papa (Pietro Filargo): 1 80 Alfani, famiglia: 282 Alfani Alfano: 214, 282-283 , 28 5 , 288 Alfonso TI d'Aragona, duca di Calabria, re di Napoli: 77 , 83-84, 270

Alfonso V, detto

il Magnanimo, re di

Aragona: 79-80 , 1 53 Alfonso

IX, re di Castiglia: 47

Antonio da Villanova: 56

Antonio de Pieri Iohanni: 96-97 , 10 1 , 107, 1 1 4 , 120 Antonio

di Giovanni Pietro, spagno-


344 lo : 45

Avignone: 27, 303

Antonio Tomasiello: 106 Antonius de Humiolis de Gualdo: 272, 274

- collegio

de Ruvere: 301

- confraternita di San Sebastiano: 301

- Studium: 294, 3 0 1-303

Antonius de Viterbio: 228 Antrea,franco: 105 Antrea, tavernaro: 107 Antueni de Mercane: 104 Antueni de Sopino: 104 Antueni Sepe: 106 Antueni Tartaglione: 105 Appignianum: 223 Aquapendente: 74-75

Bactista de Antavilla: 105

Aragona, regno di: 48

B aglioni Adriano: 243

Avila: 48

Azzolini L.: 1 62

Azzone , isole: 3 14 B accano: 44-45 , 68 , 7 1 B aglioni , famiglia: 25 , 230 , 232-242, 246-252 , 254-255 , 260 , 262-263 , 266-267, 275-276, 283 , 285-286, 288 , 289

Aragona Alfonso d' , duca di Bisce­ glie, secondo marito di Lucrezia B orgia: 270 , 276 , 286 Aragona Ferdinando I d ' :

v. Penante I

d'Aragona

Aragona Ferdinando n d ' :

v . Fenandi-

no d'Aragona

Annanni B artolomeo degli: 24 1 , 245246 Annanni Cherubino degli: 244-247

262, 275 , 284-28 6 , 288, 290

254 , 263 , 275 B aglioni Malatesta I: 23 3 , 290

B aglioni Ottaviano: 256 B aglioni Rodolfo : 66, 233 , 237, 239249 , 25 1-254, 275 B aglioni Sigismondo: 246 B aglioni Simonetto: 256 , 262

Ascesi: v. Assisi

B aglioni Troilo: 242-243 , 252

Asese: v. Assisi

B alcani: 3 14

Asti: 142

B aldeschi B aldo: 14, 269

Astorgio: 1 1 5 Attavantis Aloisio de: 44

B aldeschi Matteo: 269

Audisio G.: 3 1 3

B aldo degli Ubaldi:

Austino Perrocta: 105 Auximum: v. Osimo

B aldeschi Pietro: 269

v. B aldeschi B aldo Baltesarra, dieta Cella: 106

B alue Giovanni, card.: 213-214

150 , 167, 173

v. Pin-

v. Britinoro

B evagna: 233

Biasi, gennero de Iacobo Pedino: 10 1 , 104

Bieda: v. B lera B iondo Flavio: 140 B iondo Gaspare: 2 1 9 B istoni Colangeli M . G . : 252, 269 Black Ch.F.: 232, 234, 237, 240 , 245-

Benevento: 8, 79-86, 89-9 8 , 100, 102,

Blasio M.G.: 307

249

109- 1 1 0 , 120- 121 , 123-124 , 127-

Bleda: v. Blera

128

B lera: 74-75

- pmte:

B aldeschi, famiglia: 233

B ernardi Andrea, detto Novacula:

Benedicto, mastro : 1 19 Benedicto Parente: 104- 105 , 107

B alacchi Lamberto: 1 62

Assisi: 248 , 25 5 , 284-285 , 289

192 B entivoglio Selvuzzo: 1 8 8

B ettona: 233 , 285

Benassai Ventura: 30, 35

- chiesa: Santa Maria

Astemio Lorenzo: 285

B entivoglio S ante: 1 8 5 , 1 8 8 - 1 8 9 , 191-

Bertinoro :

B elforte: 1 3 3 , 223

B ajazet n , sultano: 210

B alacchi Giovanni Francesco: 162

175 , 177,

1 8 5 , 188-189, 1 9 1 - 1 99 , 201

Bessarione Giovanni , card. : 1 8 5

Belardino Capolongo: 106 Belardino Panniello: 120 Belardino Torcella: 105

Bembo Pietro : 32

B entivoglio Giovanni I : 179 , 1 8 8 - 1 89

B entivoglio Giovanni n:

B eroaldo Filippo: 200

B auer C.: 204

B aglioni Nello: 233

B entivoglio Ercole: 1 82

turicchio

B attista di Mantova: 87

Belli Gioacchino: 27

1 89-190 B entivoglio Antoniolo: 1 8 8

B ernardino di Betto di Biagio:

Bastanello: 108

B aglioni Malatesta IV: 233

Annanni Girolamo degli: 256

225

1 1 9 , 121- 122

B aglioni Filippo di Braccio: 262

B entivoglio Antongaleazzo: 1 80-183 ,

B entivoglio Ermes: 198

Bartomeo, figlio de Simone: 105 Bartomeo de lacobo !anni: 108 Bartomeo de Proetrillo: 106 Bartomeo Fiorella: 1 1 8 - 1 1 9 Bartomeo Visillo: 1 0 6 Bartomeo VĂŹsolupo: 104 Bartommeo, fiorentino: 122

B astia: 233

Asburgo, famiglia: 178 Ascoli: 2 1 , 204-205 , 213-2 1 5 , 223 ,

Bartolomeo (o Bartomeo) dela Preta:

B aglioni Braccio: 233-234, 23 8

B aglioni Guido: 237 , 239-249 , 25 1 -

Ariminum: v. Rimini

Bartolomeo d'Alviano: 272, 274, 290

Bassiano Giovanni: 1 3

Baglioni Grifonetto: 258

246 , 249 , 252

B artolomeo , connestabile: 99-100

B aglioni Astone: 242-243 , 252, 262

Aragona Sancia d ' : 83 , 9 1

Arcipreti Gerolamo degli: 24 1 , 244-

Bartolo d a Sassoferr-ato: 282

B asanello: 3 1 5

B aglioni Giampaolo: 233 , 252-254,

202

Baronia Cesare: 3 1 9

B aglioni Alberto: 260 B aglioni Braccio n: 233

B entivoglio Armibale: 1 85 , 1 89-194,

Barbamnum: 74

Basan Alfonso: 44

Arcangeli Arcangelo: 2 1 0 Arcipreti Agamennone degli: 246

345

INDICI

INDICI

deli Marturi:

89, 102

- - de Calore: 97 - - Rofina: 1 1 6 - rocca: 1 0 9 , 1 1 1 - 1 1 2, 1 1 9-120

- Studium: 90, 1 1 5 - tesauraria: 94-95 , 124-125 B entivoglio, famiglia: 25 , 175 , 177178, 1 80- 1 8 3 , 1 8 8-192, 195 , 19720 1 , 305

Boccamazzi Prospero : 63 B ologna: 22, 25 , 152, 1 5 5 , 165, 1751 8 1 , 1 83 - 1 84, 1 89-19 1 , 196-199 , 20 1 , 304-305 - archivio di Stato: 1 55

S. Mariae de scholaribus burgi S. Mammae: 304

- cappella - chiese:

- - S . Domenico: 1 99-200 - - S . Francesco: 199 - - S . Giacomo: 1 8 5 , 195 , 199


346

INDICI

- - S . Matia dei Servi:

199 1 82

130 , 219, 27 1

B orgia Giovanni , n duca di Gandia:

- - S . Maria del Monte: - - S . Petronio :

1 85

92, 153 , 324

135

- fortezza:

B orgia Giovanni , detto l ' Infante ro­

- palazzi:

mano:

69 , 133-134, 143 , 277 270

194 - - Gregoriano: 304 - piazza Maggiore: 175, 192, 194

B orgia Goffredo , principe di Squilla­

- porte:

B orgia Guglielmo Raimondo:

- - degli Anziani:

182, 192, 195 1 82 - - Ravegnana: 195 - Studium: 178, 195, 303-305 , 308 - torre dell ' Orologio: 175 - - Galliera: - - Lame:

- vie: - - Castagnoli:

192

- - S. Donato (ora Zamboni) :

190 B olognini, famiglia: 190 B olsena: 43 , 55-56, 7 1 , 74 B onafede Nicolò: 93 , 126 B onello Pacifico : 58 Bolognetti, famiglia:

B onifacio Vm, papa (Benedetto Cae­ tani) :

19, 30, 293-294, 3 1 3

B onifacio

IX, papa (Pietro Tomacelli):

179 , 23 1

83, 9 1 , 270

ce:

69 B orgia Lucrezia: 68 , 132, 173 , 257258 , 265 , 268-279, 282-283 , 286, 290 B orgia Ludovico , card .: 27 1 , 275-276 B orgia Ludovico , nipote di Callisto m:

80

stolico:

304

153 B orgia Rodrigo, figlio di Lucrezia B orgia:

84, 89

3 5 , 129- 130, 133134, 136, 141-143 , 145 , 174, 199, 201 , 257 , 265-266, 269 , 272, 275278 , 28 1 , 283 , 287 , 3 12, 322 B orgia Cesare, detto il Valentino: 7 , 25-26, 3 0 , 5 5 , 5 8 , 132, 134, 147153 , 155- 174, 197-202, 233 , 245 , 253-254, 257-258, 265 , 267, 269 , 272, 276, 28 1-292, 303 B orgia Francesco, card. : 133 , 2 1 5 , 219, 228 , 278 B orgia Francesco , s . : 312 B orgia Giovanna: 275 , 303 B orgia Giovanni, card. (t 1500): 154, 210, 27 1 B orgia Giovanni , card. (t 1 503): 65, B orgia, famiglia:

276

304 300 Bracciano: 56, 284 B ornio da Sala:

B oulée Egasse du:

B raccio da Montone:

v. Fortebracci

169, 171 211 Budrio: 190 Bullard M .M.: 35 Britinoro:

Bruges:

Burcardo Giovanni:

3 9 , 133 , 270 , 320,

325 Burckhardt Jacob: Burgos:

316

47-48

Caccialupi , famiglia:

190 190

Caccianemici, famiglia: Caen:

328 , 330-33 1

Carlo Roczolo: 107

20-2 1 , 27-30, 3234 , 36, 4 1 , 43 , 46, 57, 60, 63 , 65 , 69 , 73 , 7 5 , 80 , 87-89 , 9 1-92, 9697, 99, 103 , 109- 1 1 0 , 1 1 3 , 1 1 6 , 120 , 125-126, 128 , 130- 13 1 , 1 5 6 , 169-17 1 , 203-204, 208 , 210-212, 214-216, 2 1 8 , 220 , 221-222, 28 1 , 286, 290, 292, 327 , 330-33 1 Camera Urbis: 21 Camerino : 129-137 , 139-146, 205206 , 2 1 5 , 223 , 225 , 287 - Studium: 142 Camelino , ducato di: 1 3 1 , 133, 136, 145 Camera apostolica:

Camilla, figlia naturale di Niccolò m

142 1 9 , 24, 5 1 , 69-7 1 , 275 Canale, famiglia: 273 Canale Altobello: 67 , 273 Canale Vittorio: 273 Canetoli, famiglia: 1 8 1- 1 83 , 190- 19 1 , 198 Canetoli B attista: 192 Cannara: 233 Capo Verde, isole: 3 1 4 Capobianco B mtolomeo: 80 Capodimonte: 3 1 5 Cappello Paolo: 322 Capra C . : 34 Capranica: 44, 74-75 Capranica Domenico: 42, 46, 74, 76, 94, 109, 1 12, 123-124 Caravale M . : 63, 148, 153, 207 , 235 , 275 , 284 Cariati, contea: 83 Carlo n d'Angiò , re di Sicilia: 294 Carlo Vm, re di Francia: 43 , 77 , 8384, 196 , 252, 257-259, 263 , 269, 282, 300 d'Este:

B orgia Pedro Luis , I duca di Gandia:

Andrea

B orbone Gilberto di, conte di Mont­ pensier:

B orgia Girolama:

B orgia Ludovico , protonotario apo­

1 85

347

INDICI

294

25 , 69 206, 215, 278 Calcagni Nicolò : 212-21 3 , 217 Caldarola: 133 , 135 , 223 Caldora Giacomo: 182 Caetani , famiglia:

Cagli:

Callisto m , papa (Alfonso B orgia) :

28 , 35 , 39, 80 , 153 , 184, 276 , 304,

Campagna:

Carlo

il Temeratio , duca di B orgogna:

211 Carlo Magno , imperatore:

Carlo Moscato: 104

152

56 234 Carolus Bortolatii: 248 Carsoli: 271 Carmona Giovanni: Cm·occi S.:

Carvajal Bernardino L6pez de, card. :

37, 40 Casagrande G . :

26 1 , 277

Cassandra, figlia naturale di Giulio

143 165, 170, 1 8 1 , 198

Cesare da Varano : Castelbolognese:

233 223 , 225 Castellesi Adriano: 28, 36, 46, 124 Castelli, famiglia: 191 Castelviscardo : 289 Castiganum: 223 , 225 Castiglia , regno di: 47-49 Castigliani B ernardo : 213 Castorano: 213 Castro: 74-75 Castrum Novum: 45 Castrunificardum: v. Castelfidardo Catanei Vannozza: 3 1 2 Cataudo, carcararo: 104 Caterina, nipote di Martino V: 206 Catone Angelo: 8 1 Catone Lucrezio : 8 1 Cattolica: 133 Caucaso: 3 14 Celli G.: 1 5 1 Celsi Giacomo: 6 8 Cento: 190 Ceprano: 44 Cerbara Corrado: 43 Cerreto : 133 Cerveteri: 62, 82, 212 Cervia: 1 52 Cervini , fatniglia: 215 Cervini Riccardo: 214-215 Cesena: 23 , 149 , 152, 157, 1 59-160, 1 66-171 Chambers D.: 29 Chiana, fiume: 289 Castelbuono:

Castelfidardo :


348 Chienti , fiume:

137

Chiesa:

7 , 9 , 34 , 42, 79, 84, 129 , 139 , 148 , 177, 203-205 , 207, 209, 2 1 3 , 232, 257 , 283 , 303 , 3 1 1 3 1 3 , 322-323 , 325 - terre della: 8, 12, 14-15 , 20 , 26 , 4 1 , 43 , 45 , 49, 5 1 , 64, 68, 70, 129 , 1 5 1-152, 161- 163 , 172- 173 , 258 , 293-294, 307 Chigi, famiglia: 63 Ciciliano Filippo: 9 1 , 1 1 3 Cingoli: 223 , 225 Ciriello Polisano: 108 Citema, rocca: 63 Città del Vaticano , Archivio Segreto:

149 , 203 , 214, 268 , 320 Città della Pieve: 289 Città di Castello: 2 1 , 34, 204, 233234 , 288 Ciudad Real: 47 Civita Castellana: 42, 44, 76, 268 , 276 Civitanova: 136, 223 , 225 Civitavecchia: 46, 56, 74-7 5 , 77 , 135, 258 Clemente VII, papa (Giulio de' Medi­

32

Clemente VIIl , papa (Ippolito Aldo­ brandini) :

- Congregazione degli Sgravi:

174

130, 134-137, 141145 Cola de Cercello: 105 Cola de Isscaro: 1 1 8 Cola de Reno: 80 Cola Fiascone: 117 Cola Posta: 120 Cola Raynone: 117 Cole Mosselmnio: 127 Colella, napoletano: 119 Collelungo: 233 Collemancio: 233 Colomba da Rieti: 258 , 260-26 1 , 277 , 281 Colonna, famiglia: 25, 3 7 , 43-44, 54 , Clodio Ludovico:

Cybo Caterina: Cybo Maurizio:

1 82, 3 19 , 322 - B ologna: 183 - Costanza: 20 , 27 , 1 80 , 187, 206, 3 1 9 , 322 - Ferrara: 183 - Lateranense V: 323 - Pisa: 219 - Trento : 207 Conforto , guardiano: 1 14-1 1 5

Dal Pozzo Gaspare:

Congregazione di S . Gimlamo di Fiesole: 304 Conradis Antonello de: 47 Consignanum: 223 Contarini Gaspare: 3 1 3 Conti, famiglia: 65 Conti Giovanni B attista: 69 Conti Girolamo: 46, 59 Conti Sigismondo: 39, 70

245-247,

249

217

133 223 , 288 Corneto : 45 , 56, 74-75 , 77 Corticella: 195 Cassa Baldassarre: v . Giovanni XXIII Cossis Lorenzo Nuzolo de: 46 Costa P.: 157 Costantino , imperatore: 3 1 4 Coviello Cecpa: 106 Coviello Tartaglia: 104 Crevalcore: 194 C1ispo B attista di Cometa: 56 Crispo Mattino: 45 , 5 6 Crispolti Cesare: 267, 281 Cristofano Lomardo: 107 Cristofari Mancia M.: 208 Cromwell Thomas: 3 6 Curia pontificia: 20, 25 , 3 1-32, 36, 3 9 , 209, 215, 219, 255 , 259 , 298 , 308 , Carella Michele:

Corinaldo:

270-27 1 Dandini Oddantonio: 168 Datini Francesco di Marco : 140 De Caro G.: 277 De Lignamine Francesco: 3 1 Degli Atti , famiglia: 273-274 Del Poggetto B ertrando: 178 Delfo Matteo: 56 Della Bella E.: 1 87 Della Corgna, famiglia: 246, 249 Della Corgna Giulio Cesare: 252 Della Corgna Guido di Teseo: 256 Della Corgna Pierfilip po: 241 , 244-

255 , 262 Della Ratta Giacomo: 80 Della Rovere , famiglia: 153-154 , 206

Della Penna Girolamo:

59

Della Rovere Bartolomeo: . 2 10 Della Rovere Francesco Mmia:

206,

234 301 206 Della Rovere.-Giuliano: v. Giulio II Della Rovere Leonardo : 210 Della Staffa Pietro Giacomo :· 68 Deruta: 284-28 5 Desideri, famiglia: 190' Diener H.: 295 Dies de Moia Pietro: 276 Diplovataceio Tomma so: 168 Dolfi Florian o: 200 ; ' .· Domenico di Pietro (alias. Martoriano di Viterbo) : 46 Dominica de Preta: 10.6 Domus: 223 . ' Donato de Paduli: 105 Dondarini R.: 28:3 , 305 . Della Rovere Galeotto :

Della Rovere Giovanni:

·

·

·

·

42

3 17

Elphinstone William: Emilia, via:

246

Coppi B onifazio di Montefalco: Coppi Cesare di Montefalco:

62, 82, 212

Della Corgna Pietrapaola:

Egitto:

297-298

Emanuele I, re del Portogallo:

241

Concilii: - B asilea:

20

138

Cybo Franceschetto :

349

Dusay (o Duxan) Giorgio:

312, 329-330, 332-333

64-65 , 233 , 287 , 3 1 5 4 1 , 43 , 77 Colonna Prospero: 4 1 , 43 , 77 Comelli G .B .: 179 Colonna Fabrizio:

- Stato della:

ci):

INDICI

INDICI

314

155 , 168

Emico IV, r e d i Castiglia:

49

Emico VIII , re d'Inghilterra: Ermete Trismegisto:

36

3 17

v. Spoleto 20, 139, 142, 161 , 178 Este Alfonso d' , duca di Ferrara: 173 , 278 , 283 Este B orso d': 20, 1 6 1 Este Ercole d ' : 142 Este Isabella d': 1 3 8 Este Niccolò III d' : 142 Este Nicolò Maria d ' : 1 6 1 Este Piergentile d' : 142 Estouteville Girolamo d' : 43

Espoleto:

Este d' , famiglia:

Eufreducci

Oliverotto

di

Fermo :

132, 134 Eugenio IV, papa (Gabriele Condul­ mer) :

27 , 3 1 , 79 , 1 82- 183 , 233 ,

235 9, 34, 140 , 301 , 324-326 de Cimschis de Ameria: 45 Evangelista de Maristella di Sutri: 44 Exium: v. Jesi Fabbri P.G.: 149- 150 Fabriano : 223 , 225 Fabrica: 45 Faenza: 149, 152, 154, 157-159, 1 62, 165-166, 168 , 170-17 1 , 284-286 Falzone , serviente: 120 Fano: 1 57 , 168, 17 1 , 206, 215-216 , 220, 223-225 Fantaguzzi Giuliano: 150, 159, 16 1 , 167 Fantuzzi, famiglia: 190-191 Fantuzzi Bonifacio : 200 Fantuzzi M . : 171 Farnese, famiglia: 43 , 55, 60 Famese Alessandro: v. Paolo III Fmnese Giulia: 3 12,, 3 1 5

Europa:

Eusebio

·


350

INDICI

Federico I, imperatore: 1 2 , 14 Federico

II, imperatore:

Fornariis Ottaviano de: 123-124

12, 1 5 , 17- 1 8 ,

79 Federico d' Aragona, re di Napoli, principe di Altamura: 83-84, 8 9 , 92, 96

Geraldini Angelo: 287

Gradoli: 60 , 75

233

Geraldini Camillo: 287

Graffignano:

Montone) : 22, 1 80-1 8 1 , 230, 232-

Germano Francesco: 45 , 52, 5 6

Granada: 49 , 3 1 4 , 3 1 7

233

Gerona Giovanni: 46

Grecia: 3 1 7

Forum Semproni: v . Fossombrone

Gherardi Iacobo: 292

Gregorovius F.: 270 , 3 1 2 Griffoni, famiglia: 1 82- 1 8 3

Foscherari Raffaele: 190

Gherardi Nicola: 292

Grittarum: v . Grotte

v. Ferrante I

Ghinucci, famiglia: 3 5

Fossombrone: 206 , 2 1 5 , 224

Ghirardacci C . : 304

Grohmann A.: 232

Foumier M.: 302

Ghisilieri Francesco: 190

Grotte: 74-75

v . Ferrandi­

Franceschini Francesco de' , di Narni:

Ghisilieri Vrrgilio: 200

Gualbes Ferrario : 56

Giacomo I, detto il Conquistatore , re

Gualdi Galeotto di Rimini: 168

Cattolico, re

Franceschinis Galassia de, di Orvieto:

Ferdinando I d' Aragona: d'Aragona

Ferdinando II d' Aragona: no d'Aragona

il

Fortcbracci Andrea (detto Braccio da

Fossato: 284-285

Feliciangeli B . : 130

Ferdinando II, detto

351

INDICI

52

d' Aragona: 37, 4 1 , 48 , 297 , 300 ,

3 14

Francesco dal Legname:

Fermo: 205 , 2 1 5 , 223 , 225

v. De Ligna­

Francesco del Burga: 59 132,

1 3 6 , 143 Ferrandina d'Aragona, re di Napoli: 84, 89-90 , 92 , 96, 102, 120 , 1 3 5 Ferrante I d'Aragona, re d i Napoli: 62, 79-83 , 1 3 9 , 1 93 , 210 , 2 1 3-214

Ferrante, sorrentino: 108 Ferrante Pecza: 104 Ferrara: 20, 1 6 1 , 1 8 3 , 1 9 5 , 274, 278279

Gualdo Cattaneo : 262

Giacomo I, re di Scozia: 299

rnine Francesco

Ferraccioli, famiglia: 143 Ferraccioli Giovanni Antonio:

46

d'Aragona: 296

Francia: 34, 42, 64, 83 , 196, 257, 270 , 276 , 283 , 300

Guameglie Antonio di Andrea di ser

Giasso, carcararo: 1 2 1 - 122

Guameri Stefano: 241

Giberti Giovanni Matteo: 32

Guglielmo II, re di Sicilia: 79

Giacomo IV, re di Scozia: 297 , 299

Gilbert F.: 3 5 , 148

Giochis Antonio de: 80

Guicciardini Francesco: 134, 323

Giorgi F.: 304

Guiderocchi Astolfo : 213

Franciscus Biondi: 228

Giorgio: 1 1 9

Guilliermo, tauraro: 1 27 Hadrianus: 228

Studium: 299 Franzischiello dela Cava: 97-98 Franzisco Pipo (o Franzischo Pimpo) de Sessa: 1 1 3 - 1 1 4 Francoforte sull'Oder,

Fratta: 255 , 262, 284

Giovanna II d'Angiò , regina di Napo­

Hoberg H.: 30, 32

Giovanni

Humana: v. Numana

li: 79

XXIII , antipapa (Baldassar-

re Cassa): 179- 1 8 0 , 1 87 , 1 89

Giovanni Antonio Nurtinengus: 44

Frova C.: 9

Giovanni B attista

Fuensalida: 49

Giovanni da Legnano : 179 Giovanni Graziano di Civita Castella-

Fieschi Ludovico, card.: 1 80

Fumi L.: 282

Fiora, figlia de Fenicia: 106

Furce (o Forcis): 223 , 225

Frrenze: 140 , 1 52 , 1 8 1 , 190, 1 93 , 1 9 8 ,

Gabriele da Aversa: 8 5 , 87-88 , 92, 94 , 109, 123-124, 127-128

Foglia, fiume: 205

Gabriele de Damiano de Tafano: 105 Gabriele delo Pesco: 108 Gabrile Ferrarisi: 106

Foligno: 255 , 268 , 27 1 , 275-278

Gaddi .Luigi: 29

Flaminio Giovanni Antonio: 155

Fondi: 44

Galeotto , conestabile: 47, 56

Fonzo deli Pasturi: 1 1 4- 1 1 5

Gaozzi Galeotto: 66

Forlì: 152, 1 54- 1 5 7 , 1 5 9 , 1 66 , 170-

Gardi A.: 1 84

171 - archivio d i Stato: 149 - biblioteca comunale ' Aurelio S affi' : 149 - rocca di Ravaldino: 1 5 6

Gubbio: 206, 278

Francigena, via: 44

Ferrari Giovanni B attista: 32

2 1 3 , 233-234 , 236 , 248

Angelo dei: 266

Francio Alessandro: 58-59

Ferrazolis Ferracius: 248

Flaminia, via: 27 1

Gualdo Tadino: 278

Giacomo II, re di Scozia: 299

Flori de Galera: 68

na: 59

Giovanni Matteo de Martino: 58 Giovanni Paolo di Stenaco: 143

Giulio II , papa (Giuliano Della Rove-

re): 34-3 5 , 3 9 , 44, 70, 135-136, 173-174, 176- 177 , 1 9 8 , 20 1 -202, 206 , 2 1 0 , 2 1 9 , 233 , 299, 301-302, 305 , 3 12-3 1 3 , 323

Giustinian Antonio:

129 , 1 3 1 , 133-

Hutten Ulrich von: 325

Iacobo , figlio di Bactista de Antavilla: 105

Iacobo Agnilo Fiorella: 108 Iacobo Cauco: 121- 122 Iacobo de Bactaglia: 107 Iacobo (o Iacob) dela Porta: 9 6 , 1 14115, 118 Iacobuzzo da Civitavecchia: 5 6

Ianerdone: 108 !anni de Masi: 107 Iannuzo, carcararo: 104 Iaparente: 1 1 7- 1 1 8 Imola: 152, 154, 1 56-157 , 1 62, 1 65 , 1 6 8 , 170- 1 7 1

134

- archivio storico comunale: 1 65

Garigliano, fiume: 55

Glasgow,

Gasparra de Laurenzo: 97-99, 1 0 1 Gatteschi, farÌ:llglia: 65-67

Gonzaga Francesco: 138

Inghilterra: 1 5 , 1 8

Geraldini Agapito: 287-28 8 , 290-292

Gozzadini, famiglia: 1 9 1

Ingrati , famiglia: 1 9 1

Geraldini Alessandro: 287

Gozzoni Boccalino: 210-2 1 1

Innocenza IV, papa (Sinibalda Fie-

Studium: 299

Gonzaga, famiglia: 139

Infessura Stefano: 55


352 schi):

296

65-67 Magione: 133, 199, 287 - torre: 246 Magonza, Studium: 295 Malatesta, famiglia: 22-23 , 139, 1 52, 155, 1 61-162, 206 Malatesta Carlo: 180 Malatesta Giovanna: 136, 138

Maganzesi, famiglia:

sta Cybo): 28-29 , 33 , 80 , 210, 2 12213, 221-222, 229, 237, 241 , 25 1 , 303 , 3 1 2 , 320-321 , 330-33 1 , 333334, 336 , 338

138 Lancilocto ( o Lanzilocto), spagnolo: 103 , 1 1 7 Landini Pietro: 214 Larner J.: 166 Laurenzo Mercuraczo: 1 17 Lazio: 27 , 43 Leni Antonio: 55 Leni Pietro : 219 Leòn: 48

Innocenza X , papa (Giovan B attista

Leone X , papa (Giovanni de' Medici):

Malatesta Sigismondo Pandolfo:

85 Ioanni de Iseo: 29 1 Iohanne Francisco Nicolai Angeli: 226-227 Iohanni de Cella: 104 Iohanni de Giorio (Girorio o loria) : 100-101 lohanni de Petracatiello: 106 Iohanni de Vari: 1 1 6 lohanni Flore , notaio: 107 Iohanni Fontanarosa: 1 05 Isaacs A.K.: 1 67

32, 43-44 , 136, 202, 233 , 306-307, 313 Leto Pomponio: 3 1 8 Lili i Bernardino: 129 , 135 Lilii Camillo: 129, 134 Lilii Pierantonio: 129, 136, 142 Limigiano: 233 Lisbona: 308 Loddi Pietropaolo di Viterbo: 59 Lodi: 191 Lombardia: 203 Lopez Juan, card.: 3 1-32 Lorqua Ramiro de: 1 5 1 , 1 64, 170 Luca di Sozzone, corso: 56

Isabella, detta la Cattolica, regina di

Lucharini Franceschino de, da Trevi:

315 Malisiis Moyses de, d i Montorio: 9 1 , 110 Malvezzi, famiglia: 190- 1 9 1 , 194, 196, 198 Malvezzi Virgilio: 195 Manassei, famiglia: 284 Manfredi, famiglia: 1 52, 1 5 8 Manfredi Astorgio: 154, 158 Manfredi Giovanni: 158 Mansella Tirello: 80-81 Maradis Francesco: 276 Marca (di Ancona) : 8, 19, 24, 42, 135, 140, 203-207 , 210, 212, 2 15 , 2 1 8 , 220-221 , 275, 283 , 288 - salara: 24, 204, 210, 212, 214 - tesoreria: 204, 209-212, 215-2 1 8 , 226

Innocenza VI, papa (Stefano Aubert):

319

· Innocenza Vll, pap a (Cosimo de' Mi­

23 1

gliorati):

Innocenza VITI, papa (Giovanni B atti­

Pamphili):

Interamnis: Intorgia G.:

322

v. Terni

Castiglia:

37, 40, 48-49, 3 14

317 325 Isola: 45 Iside:

180 Italia: 1 1-12, 14- 1 5 , 1 7 , 45 , 49, 83, 137-139, 141 , 148, 196, 210, 257, 276 , 300 , 3 12, 325 , 330 Iuliano de Montesarchio: 107 Iulio dela Rocca: 117 Jedin H.: 326 Jesi: 2 1 5 , 223-225 Koénigsberger H.G.: 326 L'Aquila: 134, 140 Ladero Quesada M.A . : 47 , 7 1 .

Ladislao d'Angiò Durazzo, re di Napoli:

290 260 191 Luigi Xll , re d i Francia: 142, 1 54-155, 1 97- 199 , 201 Lupari, famiglia: 1 9 1 Macerata: 205-206, 215, 223 , 225 Macfarlane L.: 298-299 Machiavelli Niccolò : 7-8 , 129, 15 1 , 1 54, 165-166, 168, 173, 198, 239, 323 Macteo, mastro : 120 Macteo Torcione: 105 Mactia, femmena de Iacobo Agnilo Fiorella: 108 Maffei D . : 304 Magalotti Alberto di Orvieto: 8 8 , 9192, 109-110; 113, 121- 122 Ludovisi, famiglia:

Isolani Giacomo:

230

Lamone, Jiume:

Lanciano, castello:

Ludovico di Cesareo:

Islam:

152

353

INDICI

INDICI

Malatesta Pandolfo, detto Pandolfac­ cio:

Marti, palafreniere: 76 Mattinelli , famiglia: 159 Martino V, papa (Oddone Colonna):

19-22, 3 1 , 36, 1 8 1-182, 1 89, 203, 205-208, 230 , 232-233 , 235-236, 250, 293-294 Martinus de Valencia, eremitano: 308

Martoriano di Viterbo: v. Domenico di Pietro

Mascambruni B elardino:

134, 1 6 1 1 62,

Marcello ll, papa (Marcello Cervini):

215 Marco Fiorillo: 98 Marche: 23 , 35 , 138 Marchiano de Alifi: 1 08 Marchionno Cognatella: 107 Marescotti, famiglia: 1 9 1 , 198 Marescotti Galeazzo: 190 Marini Gaetano : 150, 1 7 1 Marino: 44 Marino de Ianniccolo: 107 Mariotti Annibale: 267 Marittima: 19, 24, 5 1 , 69-70, 275 Marta: 60, 75, 3 1 5 Martelli Carlo: 211-212

87 , 100, 1 09

Maschiis Carlo de: 1 63 Massa Trabaria: 206 Massimi Francesco de:

82

Massimiliano d' Asburgo, imperatore:

133, 193 , 299, 300, 3 1 4 133 , 206, 223, 225 Maturanzio Francesco: 239-240, 248 , 255 , 266, 270, 28 1 , 285 , 288 Mazacrocco: 1 14 Mazzolai D . : 214 Medici , famiglia: 28 , 143 , 198, 214, 233 Medici Cosimo, il Vecchio: 234 Medici Ferrante: 82

Matelica:

Medici Giovanni: v. Leone X

Medici Lorenzo, detto il Magnifico:

210, 212-213 , 239 85, 93 , 125 Medici Piero: 39, 82 Medicina (Bo): 165 Medina del Campo: 49 Meditenaneo , mare: 3 14, 3 1 7 Meldola: 155 , 1 7 1 Melfi: 271 Mercato Saraceno: 159 Mercuri Tartaglia: 108 Meulo delo Collo: 106 Micca (o Mocho) de Mecidio: 101102 Michele de Fonterabia (de Fuente Rabia): 70 Michele Pastore: 117-1 1 8 Michelozzi Niccolò: 239

Medici Nicolao:

Michelozzo da Valenza: v. Carella


354

Michele

Mons Sancti Petri de Alliis: 223

- Principato Ultra: 79

Micio de Cieco Tartaglione: 106

Mons Sanctus: 223 , 225

Nardi P.: 293

Mica , garzone de Nardo Perrocta: 106

Mons Ulmi: 223 , 225

Nardo de Castello : 1 1 8

Miglio M . : 265

Montalera: 233

Nardo Lasco: 1 1 7

Mila Ludovico: 304

Montalto (di Castro) : 46, 74-75

Nardo Perrocta: 106

Milano: 64, 152, 178 , 193 , 196-197,

Monte Calvello: 66

Narducci, famiglia: 232

Monte Gargano : 5 1

Narni: 76, 27 1 , 278 , 284

213 , 233

355

INDICI

INDICI

Osiride: 3 17 Ostia: 43 Ottoni, famiglia: 206 Paesi B assi: 2 1 1 Palencia: 48 Pallavicini Antoniotto , card.: 37, 40 , 64 Palma de Fenicia: 106

Milano, ducato di: 1 83-1 8 5 , 197, 268

Monte !ottone: 1 59-160

- rocca: 42, 282

Minichiello Cassano: 1 1 7- 1 1 8

Montefeltro, tenitorio: 164, 206

Negri Giovanni Alimento: 219

Pamphili Giovan B attista: v. Innocen­

Minico de Vzso: 105

Montefeltro , famiglia: 132, 1 3 9 , 206

Nepi : 44, 268 , 270 , 276 Niccolò III , papa (Giovanni Orsini) :

Paolo II, papa (Pietro B arbo): 20, 30 ,

Minico dela Rocca: 104

Montefeltro Federico: 137

Mocho, bucceri: 107

Montefeltro Guidantonio: 206

Moles de Margarita Giovanni, card. :

Montefeltro Guidubaldo I, duca di Ur-

219

bino: 133-134, 275

Monacchia P.: 26 1 , 277

Montefiascone: 45 , 74-75

Nepi, ducato di: 68-69 178

Niccolò V, papa (Tommaso Parentu­ celli): 4 1 , 43 , 179, 1 83-184, 187, 190- 1 9 1 , 200, 202, 328 , 33 1

Monaco M.: 204

Montelione: 289

Monaldeschi Monaldo: 289

Montemarciano : 206

Nico Ottaviani M.G.: 9 , 284, 286

Mondavio (o Mondainum, Mundai-

Montemelino Francesco di Nicolò di

Nicolini U.: 258

num): 17 1 , 206, 223

Tommaso: 24 1 , 244-247

Mons Actonum: 225 Mons Altus: 223 , 225 Mons Bodius: 223 , 225

Nocera Umbra: 1 3 5 , 278

Monteprandone: 2 1 3

Numana: 215 , 224

Monterosi: 45

Oddi, famiglia: 232-23 3 , 237-23 8 ,

Monterubiaglio: 289

246-247 , 266, 286

Montesanto : 133

Oddi Novelli, famiglia: 232

Mons de Novem: 223

Montesperelli, famiglia: 247

Offida: 2 1 3-214, 224-225

Mons Elperus: 223 , 225

Montesperelli Averardo: 245 , 247 ,

Mons Causarius: 223

Mons Fanus: 224

262

Mons Filiorum Opptrani:. 223 Mons Floris: 223 Mons Florum: 17 1 , 223 , 225

Montesperelli Periteo: 245 , 247 , 252

Olzina Giacomo de: 42, 63

Montevibiani B aglione di Ugolino:

Orlandelli G . : 1 9 1

243 , 245-246 , 256, 258

Mons Fortinus: 224

Montevibiani Felice di Pierfilippo :

Mons Gallorum: 224

256

Mons Granarius: 223

Montevibiani Vincenzo: 24 1 , 245-

Mons Iulianus: 223

246 , 252, 262

Mons Luponus: 223 , 225

- rocca: 135 Olivieri Giovanni: 1 60 , 1 64

Monticelli: 42, 44, 62, 76-77 , 223 , 225

Orsini, famiglia: 25 , 3 7 , 43 , 54-55 , 64-

Orsini Fabio: 270 Orsini Francesco , duca di Gravina: 132, 1 3 5

Orsini Giovanni: v . Niccolò III

Orsini Napoleone: 44

Orsini Niccolò , conte di Pitigliano:

Mons Sancte Marie in Cassiano: 223

Murrumvallium: 223 , 225

Mons Sancte Marie in Georgia: 223 ,

Naldi Dionigi: 1 5 5 , 1 66

225 Mons Sane te Marie in Lapide: Mons Gallorum Mons Sancti Martini: 223

Napoli: 44, 84, 9 1 , 1 1 6 , 1 1 9- 120, 153 , v.

269 Napoli, regno di: 34, 79-80 , 87, 90 , 1 34 , 1 5 3 , 257 , 259, 269

Paolucci Angelo: 143 Paolucci Paoluccio di Paolo: 140 Pardo Giacomo: 6 1 Parentuccelli Tommaso: v . Niccolò V Parigi: 300 - Studium: 300-301 - - facoltà di teologia: 300 Parma, archivio di Stato: 130 Partner P.: 63 , 203 , 215-2 1 6 , 230, 25025 1 , 323 Pascoli Leone: 203 , 209 Pasi Giacomo : 159, 1 68 Passignano: 246 Pastor von L . : 30

Montpensier: v. B orbone

Mosè: 3 17

36, 74, 204, 3 1 2

Paolucci, famiglia: 140

Pastura M.G.: 208

Morandi U . : 214 Morichettis de, famiglia: 276

222 , 236-237 , 3 17 , 330-33 1

Paolo III , papa (Alessandro Farnese):

3 15

Mons Milonis: 223 , 225 Mons Novus: 223

44, 1 3 1 , 1 8 5 , 1 87- 1 8 8 , 192, 217,

65 , 77 , 212, 276, 284, 286, 290 ,

Mons Monachus: 224 Mons Robianus: 223

zo X

55 , 213 Orsini Paolo: 134, 170 , 284 Orsini Virginio , signore di Bracciano: 41 , 44, 62, 76-77 , 82, 213 Orvieto: 46, 5 8 , 77 , 8 8 , 259-260 , 269, 275 , 282, 289 Osimo: 1 3 5 , 2 10 , 2 1 5 , 223 , 225

Patrimonio di S. Pietro: 24, 4 1 -43 , 4547 , 5 1-52, 5 8 , 60 , 63-64, 68, 7 1 , 1 5 3 , 172-173 , 204, 212, 2 1 5 , 3 14, 323 Pavia, Studium: 308 Pedino Cola: 106 Pedino Iacobo: 101- 102, 107 , 1 1 6 Fellini Pompeo: 25 8 , 267 , 284-285 Penna Sancti lohannis: 224-225 Pensi G . : 272, 286 Pepe Alessandro: 56 Pepe G.: 147 , 1 7 1 Pepoli, famiglia: 1 8 8 , 190- 1 9 1


356 Pergola, fortezza: Pericle:

133

Perino d i Francesco d i Viterbo:

58

Peroscia: v . Pemgia 143 8, 21 -22, 24-25 , 3 5 , 5 8 , 63 , 134, 204, 214, 229-237, 239-24 1 , 246, 249-250 , 252-263 , 266-267 , 269 , 275-276, 28 1 -283 , 285-286 , 288-289 archivio di Stato: 249 Camera cittadina: 235

Perozzi Pierantonio: Pemgia:

-

- palazzi: - - B aglioni :

236

- - del Governatore:

269

- porte:

233 , 24 1 , 25 1 237 , 241 - - S . Angelo: 24 1 , 269 - - S . Pietro: 233 , 241 , 25 1 , 260-261 - - S . Susanna: 241 - Studium: 258 , 28 1 , 303 , 305-308 - tesoreria di Pemgia ed Umbria: 235 Pesaro: 154 , 157, 168, 1 70- 1 7 1 , 206, 2 1 5 , 268 , 284 - rocca: 133 Pesiri G.: 268 , 275 Petrignorium: 224 Petroni Alfonso di Siena: 44 Petrus Franciscus de Senis: 219, 228 Philippus de Pontecorvo: 74 Piana C.: 304 Piancastelli C.: 1 62- 163 Piccinino Angelo: 244-246 Piccinino Cristoforo : 273-274, 277 Piccinino Francesco: 1 83 , 190 Piccinino Giovanni di Giacomo: 241 , 244-246 Piccinino Niccolò: 1 8 3 , 190, 246 Piccolomini , famiglia: 206 Piccolomini Antonio: 23 Pico Giovanni della Mirandola: 3 1 8 Picotti G.B .: 3 1 1 , 3 1 9 Pidilucum: 277 - - Eburnea:

- - Sole:

143 Pierri de Pianche: 117-118 Pietri de Geremia: 1 14-115 Pietri Gammatesa: 106 PietJ·i Masarante: 107 Pietro, gennero de Dominica Pecora: 105 Pietro Angelo di Giovanni: 230 , 239, 266 Pietro Antonio Camillo de Aquila: 5 1 , 5 5 , 60 , 67-68 Pietro Antonio de Sancto Severino: 52 Pietro Antonio da Tolentino: 42 Pieve: 190 Pinturicchio B ernardino : 281-282, 3 16 , 3 1 8 Pinzi C . : 65, 67 Pierbenedetti , famiglia:

155

357

INDICI

INDICI

Pio II, papa (Enea Silvio Piccolomi­

22-23 , 25 , 30, 3 5 , 79, 185 , 206 , 250 , 3 1 5-3 1 6 , 3 3 1 ni):

Pio IIl, papa (Francesco Todeschini Piccolomini):

3 12

140 Pirum: 224 Pisa: 28 1 - Studium: 303 Pisaurum: v. Pesaro Pioraco:

95 28 1 Poeti, famiglia: 191 Poiads Giovanni: 63 Pontano Giovanni: 80-81 Ponte Centeno: 68 Ponte Lucano: 42, 76 Pontecorvo : 44, 83 , 92 Pontelli Baccio: 138 Porcarìa: 27 1 Parcella: 106 Porcula: 224 Portinari Tommaso: 211 Porto Sant'Elpidio: 224, 226 Potenza, fiume: 137 Podocataro Ludovico:

Poeschel S .:

Pozzuoli: 44 Premuccio:

1 34

Proceno :

Rodrigo de Santa Cmz, eremitano :

Prodi P.:

308 Rogeriis Giacomo Antonio de: 52 Rolla Petro : 46

74-75 28 1 , 283 Puteo Gaspar de: v. Dal Pozzo Gaspare Quintanilla Alonso de: 48 Quirico di Giacomo: 60 Rachanetum: v. Recanati Rachanis de, famiglia: 276 Ragusa: 140 Raimondo , commissario: 45 Rambotti L.: 265 Ranaldo de Pecza: 107 Ranieri, famiglia: 237 , 247 Ranieri Averardo : 247 Ranieri Berardino: 241 , 245 , 247 , 255 Ranieri Costantino: 247 Ranuzzi , famiglia: 191 Ravenna: 150, 152, 154 Raynaldi Odorico: 3 1 9 Recanati: 2 1 5 , 224-225 Regni C.: 256, 269, 275 , 285 Remedio, mastro: 104 Reno: 1 82, 195 Renzini F.: 290 Rheate: v . Rieti Riario, famiglia: 1 52- 156 Riario Girolamo: 23 Riario Ottaviano : 155 Ricasoli Pietro: 2 1 1-212 Richecto de Monte Corvino: 114-115 Rieti: 66, 1 63 Rimini: 23 , 139, 152, 154, 157-1 5 8 , 1 6 1 , 1 64, 168-17 1 , 284, 3 15 - archivio di Stato: 149 - Tempio civico: 3 1 5 Rinaldo de Santa Cilia, governatore: 59, 9 1 , 109 Ripabella: 233 RipatJ·ansonum: 224-225 Risa, mogliere de Sanzone: 107 Roberto de Vitulano: 101 Roberto i l Guiscardo: 79 Rocca Carlo: 88-89, 92, 1 1 2 Rocha Contracta: 224-225 Rodolfo d'Asburgo, imperatore: 152, 178

Roma: - archivio di Stato:

203 , 207, 214,

235 - banche:

39, 211-212 58, 67, 2 14-215 - Campidoglio: 335 - Castel Sant' Angelo: 76, 229 , 3 17 - grascia: 58 - ospedale d i S . Spirito in Sassia: 335 - piazza S . Pietro : 132 - ponte Mollo: 76 - Studium: 35, 62, 293 , 305, 307-308

- - Medici:

- - Spannocchi:

- Vaticano: - - appartamento Borgia:

28 1 , 3 1 6-

3 17 - - - sala dei Miste1i della fede:

3 17 - - - sala dei Santi:

3 17 3 17

- - - sala del Credo:

317 3 17 - - Cappella Sistina: 3 1 6 Romagna: 8 , 23 , 25 , 30, 3 5 , 70, 139, 147-149 , 1 5 1-154, 159, 165, 170171 , 173-174, 178, 190, 197-198, 204, 283; v. anche Romandiola Romandiola: 158, 288 Ronciglione: 44, 7 1 , 74-77 - castello: 42, 45 Rotella: 224 Rozzis Galeotto de, di Montefiore: 162 Rozzis Giacomo de, di Montefiore: 1 62 Rubeis Evangelista de' : 63 Ruggero I, re di Sicilia: 17, 79 Ruggero II, re di Sicilia: 17-1 8 Ruysellon: v . Ronciglione Sacerdote G . : 1 48 - - - sala delle Arti liberali: - - - sala delle Sibille:


358

INDICI

S alamanca: 48 Salvatore Commito: 95-97, 99, 1 14115 Salvatore de Luca: 107 Salvatore Musto: 1 0 1 S an Ginesio: 136, 224, 226 S an Giovanni (Bo): 1 94 San Giovanni in Persiceto: 1 80 San Giusto: 93 , 224, 226 San Lorenzo, castello: 45 , 68 San Lorenzo Nuovo : 74-75 San Marco dei Cavoti, castello: 90, 97 S an Marino: 163-164 San Mauro: 156, 171 San Severino : 224 , 226 Sànchez Rodrigo de Al·evalo: 3 17 Sancta Victoria: 224, 226 S angemini: 27 1 S angiorgio Giovanni Antonio, card.:

65 270-272, 278 Sant'Agata (Bo): 194 Sansi A . :

S antarcangelo di Romagna:

1 62, 1 69 150 , 171

- archivio stmico comunale:

191 129 , 134-135, 270 Sanzio Raffaello: 3 1 8 S amano: 226 Sarnarium: 224 San·illo: 105 , 108 S arsina: 1 7 1 Sassis Colantueni de: 117- 1 1 8 Sassis Iohanni de: 1 1 8 Sassoferr-ato: 1 3 6 , 224, 288 S avelli , famiglia: 43 , 65 , 287 , 3 1 5 S avelli Antonello: 43 S avena, fiume: 1 82 S avignano sul Rubicone: 150, 169 S anuti, famiglia: Sanuto Marin:

- biblioteca della Rubiconia Accademia:

169

S avonarola Girolamo :

Saxum: 55 63 Franzisco: 107

Scaliola Guido: Scano

322, 324

INDICI

Iohanni: 107 105 , 108 Scellonibus Francesco Matia de: 80 Scipione: 155 Scozia: 297 Segana Giovanni: 42, 62, 76 Segovia: 48 Senigallia: 154, 206, 215, 287-288 Sentina , castello: 1 43 Sermoneta: 69, 268 , 270, 276 Sermoneta, ducato di: 68-69 Serra Comitum: 224 Serra San Quirico: 224 , 226 Senavalle: 1 63- 164 Sessa: 109 , 121 Sezze: 69 Sforza, famiglia: 139, 1 68 , 1 97 , 206, 233 Sforza Ascanio Maria, card. : 37, 4 1 , 77 , 276 Sforza Bianca Maria: 219 Sforza Caterina: 149, 155-157, 159 Sforza Francesco: 1 84-185, 190- 19 1 , 206 , 233 Sforza Galeazzo Maria: 193 Sforza Gian Galeazzo: 76 Sforza Ginevra: 185 , 192 Scano

Sisto IV, papa (Francesco Della Rove­

Scano Luca:

re): 23 , 25 , 27 , 3 1 , 33 , 39, 90, 1 39 , 153-154, 193, 206, 210, 2 1 9 , 233 , 237, 25 1 , 293 , 30 1-303 , 307 , 3 12, 330-33 1 , 333-335 Sisto V, papa (Felice Peretti): 20 Sivero (Siveri) de Orvieti, vicario di Benevento: 1 1 3 Siviglia: 297 Soranzo G . : 148 , 3 1 1 Sorece: 108 Sorraco: 1 05 Spagna: 39, 42, 70-7 1 , 230 , 257 , 297 , 3 14 Spannocchi , famiglia: 63 , 67, 21421 5 , 2 1 8 Spannocchi Ambrogio: 3 5 , 214-2 1 5 , 219 Spannocchi Antonio : 67, 214-2 1 7 , 219-220 Spannocchi Giulio: 214, 283 Spannocchi Pietro : 56 Spello: 233 Spoleto : 24, 7 1 , 76, 258 , 268 , 270273 , 275-279 , 286 - rocca: 42, 27 1 , 282 Spoleto , ducato di: 204, 214 Squillace, principato di: 83 St. Andrews , Studium: 299 Staffulum: 224 Stefano , corso: 56 Stefano delo Collo: 104

Sforza Giovanni, signore di Pesaro:

134, 268-269 Sforza Ludovico , detto il Moro:

132,

197, 286 Sforza Riario Caterina:

v. Sforza Cate-

rina

1 5 , 17-18 , 85 Siena: 55, 60 , 68 , 289 - archivio di Stato: 214 Sicilia:

140 241 , 243-245 , 247

Sigismondo , imperatore: Signorelli Rodolfo:

Sigtienza: 297 Sùnone , garzone de notare Iohanni Flore: 107 S inolfo Montorio da Castellottieri (Castel Ottieri): 90, 1 10 , 1 1 4 , 1 1 6 , 123 , 219, 228

Stefano di Alessandro di Nami, no-

taio: 123-124, 130 , 215 , 21 8 , 228 Stephanus Calvagus: 124 Stumpo E.: 204, 208-209 Sutri: 42, 44 , 74-77 Talavera: 47 Tapia Alfonso : 45 Tarquini S . : 268 Tebaldeschi Robetto di Norcia: 52 Temistocle: 155 Tenenti A . : 283 Terani: v. Terni

359

66, 163, 272, 278 , 284, 287 , 292 Terracina: 44-45 , 79 , 83, 92 Terrangnolo: 105 Thomasso da Vallo: 273 Tiberti , famiglia: 159-160 Tibetti Achille: 159 Tiberti Polidoro : 1 60 Tibmtina, via: 42 Tivoli: 42, 62, 64 , 76-77 - rocca: 42 , 76 Todi: 46, 59, 272-273 , 286-287 - archivio storico comunale: 272 Terni:

- biblioteca comunale 'Lorenzo Leoni' : 272, 286 Todone de Iafonnaro: 106 Toledo : 47 Tolentino: 224, 226 Tolfa: 27 , 45-46 , 5 5 , 74-75 Tommaso di Silvestro d' Orvieto:

289

233 Tor d'Andrea: 233 Tor Chiagina:

Tomabuoni Giovanni:

2 1 1 , 212-21 3

Tomabuoni Nofri (Nofr·i o , Onofrio):

39, 58 , 212 285 Toscana: 173-174 Toscanella: 74-75 Torsciano:

Trecerchi Cassandra: Trevi:

215

278

139 205 , 213 Ullmann W.: 321 Umana: v. Numana Umbria: 8 , 204, 235 , 268 , 27 1 , 277 , 28 1 , 283-284 , 288-289 Ungheria: 3 1 4 Upton Ch .A.: 299 Urbino : 132-134 , 137 , 164, 205-206 , 2 1 5 , 234, 248 , 278 Val di Lamone: 154, 1 5 8 , 166, 171 Valence: 294 Valencia: 230 - Studium: 295-297

Trinci , famiglia: Tronto , fiume:


360 Valladolid: 48

44 Valori Filippo: 39

Valmontone:

47 129, 131 , 133, 136139, 141 , 143-145 , 206 Varano Annibale: 133 Varano Gentile II: 139 Varano Giovanni Maria: 132- 1 34, 136- 1 3 8 , 142- 143 , 145 Varano Giulio Cesare: 13 1- 134, 136139, 141- 142, 144-145 Varano Pino : 1 33 Varano Rodolfo IV: 132, 142 Varano Venanzio: 133 Vasari Giorgio: 3 1 8 Vasina A . : 178 Vegerio Urbano: 210 Velletri: 44-69 , 7 1 , 282 Venaissin , contado: 27 , 302 Venezia, detta la Serenissima: 14, 132-134, 136, 140 , 152- 154, 158, 1 63 , 173 , 1 90, 197 , 213, 283 , 322 Ventura Buffalino: 124, 228 Verde A .F.: 303 Verona: 133 Vetralla: 42, 44, 74-77 Vibi B aglione: 229, 269 Vicovaro : 77 Vìctorelli Valentino de: 291 Vienna, Studium: 299 Vienne (Delfinato) : 8 1 Villa Fontana: 165 Vìnzenzo: 106 Vinzenzo de Antrea de Paduli: 107 Vìnzenzo de Ventuzo: 104 Viretti Domenico: 277 Visconti, famiglia: 1 89 Visconti Filippo Mmia: 190 Visconti Giangaleazzo: 1 89 Visso: 136 Vitelli, famiglia: 233 , 276, 288 Vitelli Camillo: 239 Vitelli Giulio: 134 Vaquero Pifieiro M.: Varano , famiglia:

INDICI

INDICI 284, 290 3 8 , 43 , 45 , 54, 59-6 1 , 63-67 , 179 , 2 1 8 , 259, 3 1 6 Vituantueni: 106 Vitu Antueni de Micca: 101 Vivanti C . : 148 Volpe: 107 Voltumo , fiume: 80 Zaccherelli Tommaso da Fano: 2 1 1 Zambeccari , famiglia: 1 82- 183, 1 9 1 Zamora: 48 Zanza Marino: 108 Zanilli C.: 214 Zenobi B .G . : 205-206 Zoccolis Antonio: 62 Zolla Iacobo: 107 Zolla Iohanni: 1 1 8

361

Vitelli Vitellozzo:

Viterbo:

INDICE DELLE FONTI MAN O SCRIT TE

Acta Vicecancellarii 71

B OLOGNA

ARcmVIo

m

STATo Archivum Arcis, Arm. I-XVIII 5027: 268

Comune Diritti e oneri del Comune . Convenzioni, trattati e ob­ bligazioni

b . 3:

1 84

Govemo, Privilegi

(bullae

et facultates) reg. 2 175

CAMERINO

BIBLIOTECA COMUNALE VALENTI­ NIANA Carte Feliciangeli D 3e: 130, 133 , 143 Jura familiae de Liliis 142: 129, 136, 142-143 144: 129, 132, 135 CITIÀ DEL VATICANO

Arm. XXXIV t. 1 1 : 5 1 -52, 55, 60, 67-68 t. 13: 214-215, 217-218 Arm. XXXIX t. 17: 44-45 , 52, 54, 5 6 , 58-6 1 , 73 Camera Apostolica Diversa Cameralia 46: 212 50: 46, 61, 63 5 1 : 45-46, 56, 58, 64 53: 58-59 58: 217 62: 217 Introitus et exitus 526: 42, 45 531: 65 , 68 532: 30, 171

BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA

ARCIDVIO SEGRETO VATICANO Archivio Concistoriqle Acta Miscellanea 44: 50 59: 50 6 1 : 50 64: 50, 7 1

Borgh. lat. 282: 130 Vat. lat. 7400: 307 12}92: 320 .12?43: 320, 327


INDICI

INDICI

3 62

Consigli e rifonnanze

FAENZA

BIBLIOTECA COMUNALE MANFRE­ DIANA

48:

23 1

77:

260

I A:

1 2 1 : 229-230 , 241 -245 ,

158

247 , 249 122: 241 -245 , 247 , 249, 25 1 -252, 256-258,

FOLIGNO

260-262, 265 , 269

ARcmVIo DI STATO

b . 22, reg. 61: 204 b . 43: 2 1 2-213

BIBLIOTECA COMUNALE AUGUSTA c 32:

266 , 28 1

1 672:

b. 44: 212-213

267

120: 23 8 , 241 -242 , 247 , 249

ms. 48

363

123: 24 1 -245 , 249

Patrimonio b. 25 , reg. 84: 44, 56, 59

PESARO

reg. 85: 44, 56 reg. 86: 44

BIBLIOTECA 0LIVERIANA

b. 26, reg. 87: 60, 75

P. MARzETTI-L.

ZANONI, Memo­ rie manoscritte di Pesaro: 268

Camerale III Atti per luogo

124: 24 1 , 249 , 253

Priora/e, Registri

125: 254

129: 271

Copim·i di privilegi, bolle, brevi e lettere

FORLÌ

4:

250 , 252-253 , 257 , 26 1

b. 353, fase. 1 : 87

RIMINI

fase. 2: 85

ARCHNIO DI STATO Collezione Zanotti

149 1 - 1505: 157

BIBLIOTECA COMUNALE AURELIO SAFFI Collezioni Piancastelli Carte Romagna b . 99: b. 427:

165 164

Autografi dal secolo XIII al secolo XVIII b. 1 1 :

163

PERUGIA

ARciDVIo DI STATO - ARCIDVIO STORICO DEL COMUNE DI PERUGIA

77:

259, 262

79:

260

Diplomatico 249 C 1 6 , n. 544: 257 C 1 6 , n. 545: C 1 6 , n . 546: 257 C 1 6 , nn. 548-605: 257 257 C 1 6 , n. 549: C 1 6 , n. 5 5 1 : 262 C 1 6 , n. 552: 262 250 C 1 6 , n. 553: 262 C 1 6 , n. 554: C 1 6 , n. 557: 25 1 , 256 259 C 1 6 , n. 56 1 : 258 C 1 6 , n . 562: 262 C 1 6 , n. 563: 259 C 1 6 , n. 566: 257 C 1 7 , nn. 1 -5 : C 1 7 , n . 596: 253

54:

232

n . 566: 269

III P. 9, n. 568: 269

ARcHNro DI STATO Camerale I: Mandati: 85 1 : 2 1 5 852: 210-2 1 2 8 5 5 : 42, 45 , 56, 5 8 , 83 856: 42, 46 , 5 8 , 62

Campagna e Marittima, Lazio e Sabina

b . l , reg. 1 : 1 9

Marca

12:

247

13:

247-248 , 25 1

DI ROMAGNA

ARCIDVIO STORICO COMUNALE Archivio Segreto b . 7 , n. 1 97 : 172 n. 198: 172

Benevento b. 2, reg. 8: 85, 87-94 SIENA

ARciDVIo DI STATO Notarile antecosimiano 995 n. 8 1 3 214

reg . 6: 203 b. 14, reg. 40: 2 1 1 reg. 44: 212

Offici

SANTARCANGELO

Tesorerie provinciali:

b . 1 5 , reg. 43 : 2 1 1 -212

Bolle, Brevi e Diplomi

III P. 8 , n. 563: 269

ROMA

b. 2, reg. 5: 203

Miscellanea

84-85 , 92

Ospedale del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum Liber ordinatus per Nico­ laum Signorilem ad notan­ dum negotia Societatis Re­ commendatorum: 2 1 7

Depositario tesoriere Libro Madonna,

94 1 :

1 6 1 - 162

b . 6:

ARCHNIO DI STATO

Commissariato generale della Camera apostolica

b . 2 1 , reg. 55: 217

SPOLETO

ARCIDVIO DI STATO


INDICI

364

16: 17: n . 20: n . 44: n . 77: n. 168: n.

ARCIDVIO STORICO DEL COMUNE

n.

DI SPOLETO

Camerario 223: 265 ' 268 238: 265 244: 265 , 278 245: 265 , 278

292 292 273 273 273 273

VITERBO

Diplomatico 550: 27 1 Rifonnanze 56 (nuova num. 69): 265 , 268 60 (nuova num. 75): 265 , 270-272 63 (nuova num. 78): 265 , 278-279 64 (nuova num. 79): 265 , 276-277

TODI ARCHIVIO STORICO DEL COMUNE DI TODI

Lettere ai Priori di Todi b. 1bis: 276, 287 276 b. 2: BIBLIOTECA COMUNALE LORENZO LEONI

Ann. IV: Lettere

272

(1499 , agosto 21): 273 s .n . (1500 , 4 maggio): 287 s .n . (1502, 28 dicembre): 287 n . 10: 290 n . 1 1 : 286, 290 n. 14: 291 n . 15: 291 s.n.

ARCHIVIO DI STATO ARCHIVIO NOTARILE DI NEPI

31:

68

BIBLIOTECA DEGLI ARDENTI

Reformationes Comunis Vìterbii reg. XXVI:

6 1 ' 65-67


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ALESSANDRO VI E LO STATO DELLA CHIESA by Biblioteca Militare - Issuu