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SALVATORE BONCI NELLA CULTURA DELL’OTTOCENTO PARTE II

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PUBBLICAZIONE DEGLI ARCHIVI DI STATO SAGGI 76

SALVATORE BONGI NELLA CULTURA DELL'OTTOCENTO ARCHIV1STICA, STORIOGRAFIA, BIBLIOLOGIA

Atti del convegno nazionale Lucca, 3 1 gennaio 4 febbraio 2000 -

II A CURA

DI

GIORGIO Toru

MIN ISTERO PER I BEN I E LE ATTIVITÀ CULTURALI D IREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVI 2003


SOMMARIO

DIREZIONE GENERALE PER GLI ARCHIVl SERVIZIO DOCUI\IENTAZIONE E PUBBLICAZIONI ARCHIVISTICHE

Direttore generale per gli archivi: Salvatore Iralia Direttore deL Servizio: Antonio Denroni-Litra

Saluto del Sindaco di Lucca, Pierro Fazzi Saluto del Presidente della Provincia, Andrea Tagliasacchi Saluto del Sottosegretario di Stato, Giampaolo D'Andrea

�

�

Comitato per le pubblicazioni: Salvatore Iralia, presidente, Paola Carucc , Anton o . Denroni-Litra, Ferruccio Ferruzzi, Cosimo Damiano Fonseca, Gutdo Melts, Claudw Pavone, Leopoldo Puncuh, Isabella Ricci, Anronio Romiri, Isidoro Soffierri, Giuseppe Talamo, Lucia Fauci Moro, segretaria.

15 17 21

Salvarore Iralia - Direrrore generale per gli Archivi. Presentazione del

Convegno.

25

Giorgio Tori - Salvatore Bongi (1825-1899).

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LIMPEGNO POLITièO

Viro Tirelli, All'indomani delL'Unità italiana: riflessioni su Salvatore

35 37

Anronio Chiavisrelli - Zeffìro Ciuffolerri, Salvatore Bongi e gli avvenimenti del 1848: impegno civile e partecipazione politica

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Bongi

LO STORICO, L'ERUDITO ED IL BIBLIOFILO

Giovanni Cherubini, Salvatore Bongi storico del Medioevo Emilio Crisriani, Le <<Annotazioni ai Bandi Lucchesi» Mario Ascheri, L' Invenrario dell'Archivio di Sraro in Lucca: un'in-

troduzione istituzionale Armando Perrucci, Bongi paleografo? Mauro Morerri, Daffe carte di Salvatore Bongi: gli studi storici e le isti­ © 2003 Ministero per i beni e le arrivirà culturali Direzione generale per gli archivi ISBN 88-7125-2 1 8-7 Vendita: Isriruro Poligrafìco e Zecca dello Sraro - Libreria dello Sraro Piazza Verdi l O, 00198 Roma Finito di stampare nel mese di marzo 2003 matteoni starnpatore, Lucca

tuzioni culturali deL suo tempo Silvano Priori, Dal carteggio di SaLvatore Bongi e di Cesare Guasti: iti­ nerario di una amicizia Giovanni Sinicropi, Le "parole" deL Bongi Marco Paoli, Gli Annali di Gabriel Gioliro de' Ferrari: storia di una edizione

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Sommario

Franca Nardelli, La biblioteca di Salvatore Bongi: le legature Giuliano Catoni, Incontri senesi del Bongi bibliofilo: il matto e la cor-

tigiana

. Roberto Perrici, Manzoniani in Toscana: Giovanni Sforza e la pnma edizione dell'epistolario di Alessandro Manzoni Umberto Cirri, Salvatore Bongi e L Enciclopedia in Lucca LARCHIVISTA Arnaldo D'Acidario, Originalità ed esemplarità del lavoro archivistico

Sommario

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di Salvatore Bongi Paola Carucci, Dalla guida del Bongi alla Guida generale degli Archi-

vi di Stato italiani Laura Giambastiani, Salvatore Bongi e la Direzione dell'Archivio di Stato in Lucca Sergio Nelli, La famiglia Bongi dal secolo XVI al XIX. Laurina Busti, Salvatore Bongi studente dell'Università lucchese Marina Brogi, L'Epistolario e gli Inventari Bongi: innovazione nella continuità di una tradizione archivistica Maria Virginia Paradisi, Salvatore Bongi segretario dell'o ffizio di bene­ ficenza di Lucca (l 851-1859)

309 317 353 363 379 403

II BONGI ED I L METODO STORICO I N ITALIA Antonio Romiti, Salvatore Bongi e il Metodo storico Gigliola Fioravanti, Gli Archivi Toscani nel Ministero della Pubblica Istruzione nello Stato unitario {1861-1874) Rosalia Manna Tolu, Ragguagli sugli archivi tra Bonaini e Gachard Stefano Vitali, L'archivista e l'architetto: Bonaini, Guasti, Bongi e il

problema dell'01dinamento degli Archivi di Stato toscani

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Paola Benigni, Agli es01di dell'o rganizzazione archivistica nazionale:

l'attenzione al patrimonio archivistico non statale ai tempi di Francesco Bonaini e Salvatore Bongi

565

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Carla Zarrilli, L'istituzione dell'Archivio di Stato di Siena ed i primi

ordinamenti Giovanna Tanti, La figura e l'opera di Clemente Lupi tra Archivio e

Università Olga Raffo, Giovanni Sforza fondatore e ordinatore dell'Archivio di Stato di Massa (1887-1903) Daniele Pesciatini, Pietro Vigo tra 'eruditismo' e 'spigolatura' Carlo Vivoli, Gli archivi delle "provincie" tra Granducato di Toscana e

Regno d'italia: il caso di Pistoia e Pescia Donato Tamblé, Salvatore Bongi e l'Archivio di Stato di Roma: il car­

teggio con Enrico De Paoli Pierluigi Feliciati, Tra erudizione e amministrazione: l'archivistica a

Parma nel secondo Ottocento Felicita De Negri, L'archivistica napoletana nella seconda metà del XIX secolo.

Roberto Navarrini, Un ordinamento "logico" o "razionale" ovvero ''en­

577 599 613 623 635 657 739 76 1

ciclopedico·�· il sistema per materia nel Lombardo-Véneto Angelo Spaggiari, Francesco Bonaini e la scuola archivistica toscana nell'affermazione del '1netodo storico" presso gli archivi modenesi ed emiliani Daniela Ferrari, Interventi di ri01dinamento tra Cinque e Settecento. Il caso mantovano Gino Badini, Salvatore Bongi e Ippolito Malaguzzi Valeri: il processo formativo dell'Archivio di Stato di Reggio Emilia. Clara Cutini, "Le indagini predilette'�· Francesco Bonaini e Perugia

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TAVOLA ROTONDA: Il metodo storico e l'archivistica del2000 Antonio Demoni-Litta Maria Guercio Elio Lodolini

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BONGI ED IL METODO STORICO IN ITALIA


ANTONIO ROMITI Salvatore Bongi e il Metodo storico

Nella storiografia archivistica sviluppatasi in Italia durante il secolo scor­ so, in particolare per merito dei contributi che hanno visto la luce negli an­ ni compresi tra la prima e la seconda metà, sono stati affrontati con intensità i temi relativi all'applicazione del «metodo storico»; in tale contesto, come più particolarmente preciseremo, sono emersi incisivi riferimenti alle origini di tale criterio di intervento sulla documentazione archivistica e non di rado ci si è soffermati sulle personalità che con le loro attività, hanno realizzato ri­ levanti e consolidati interventi di riordinamento e di inventariazione. Una nuova riflessione sulla figura di Salvatore Bongi, uno degli archivisti italiani di maggiore rilievo nel panorama della seconda metà dell'Ottocento, nel quale emerge l'opera illuminata di Francesco Bonaini, ci consente quindi di rivisitare gli aspetti storici relativi a questo particolare momento e di dedi­ care una specifica attenzione a quegli elementi realizzativi che, proprio in con­ siderazione della loro concretezza, consentono di far conseguire una visuale ancora più ampia all'intera tematica. Bongi fu senza dubbio colui che con maggiore diligenza applicò le in­ novative linee metodologiche suggerite dall'illustre Maestro e che, con nuo­ ve intuizioni, contribuì alla loro rielaborazione, proponendo soluzioni che derivavano dal diretto contatto con la documentazione; gli intendimenti bo­ nainiani, rivolti al riordinamento degli archivi del passato, si rifacevano al re­ cente principio della <•provenienza» e si caratterizzavano per una specifica connotazione che si basava sulla conoscenza dei <<soggetti produttori», sul ri­ spetto della loro storia, sulla individuazione della loro struttura istituzionale, sull'analisi delle caratteristiche che stavano alla base delle proprietà formati­ ve delle srrunure archivistiche: elementi che, in una significativa misura, han-


Antonio Romiti

Salvatore Bongi e il Metodo storico

no contrassegnato quello che, solo in un momento successivo, fu individua­ to con il termine di metodo storico 1 Il rapporto tra gli archivisti toscani e le innovative procedure di riorga­ nizzazione e di descrizione del materiale archivistico, che in ambito europeo trovarono una embrionale fase proposiriva a partire dagli anni Venti dell'Ot­ tocento, parrebbe quindi muoversi sopra un rapporto che potremmo consi­ derare di una «consapevole» intensità e che acquisisce un qualificato rilievo dal momento nel quale la loro attività, coincidendo proprio con gli albori di tale metodologia, può essere considerata un elemento di massimo interesse per lo sviluppo ed il progresso delle nuove idee. In Italia, così come in Europa, l'attenzione «teorica» nei riguardi dei prin­ cipi attinenti al metodo storico si mostrò con crescente intensità e si sviluppò attraverso interventi che, in particolare a partire dagli inizi del Novecento, condussero ad una sempre più ampia accettazione di elementi che si consoli­ davano proprio a seguito di continue esperienze pratiche; con gli studi che vi­ dero il loro compimento negli anni Trenta del Novecento si verificò un significativo punto di arrivo dell'evoluzione della teoria archivistica, poiché si definirono i confini del concetto di archivio e si delinearono i contorni ed i collegamenti con il metodo storico; si trattò di una complessa riflessione che influì sulla teoria e sulla gestione archivistica che distinse i decenni immedia­ tamente successivi. Nella fase focale di tale procedimento, le conclusioni di Giorgio Cencetti si mossero in prevalenza prestando attenzione ad alcuni ele­ menti sostanziali ed irrinunciabili per la comprensione dei principi generali e basilari attinenti alla formazione ed alla riorganizzazione degli archivi.

Nel dibattito, eminentemente teorico, furono tuttavia collocati sopra un piano secondario quegli aspetti che, costituiti dai contributi arrecati dalle opere degli archivisti del passato e in particolare caratterizzati da risultati pra­ tici, al contrario avrebbero indubbiamente potuto fornire elementi utili ad una maggiore comprensione dell'evoluzione delle nuove idee e della rinno­ vata metodologia relativa all'attuazione del metodo storico 2. Non deve essere trascurata la considerazione per la quale non è possibi­ le presentare il metodo storico racchiuso in una unica ed univoca definizione, poiché è evidente come, nell'ambito di quasi due secoli di presenza, in con­ siderazione della diversità delle realtà archivistiche, esso abbia subito conti­ nue interpretazioni, modificazioni, trasformazioni e applicazioni, sia che lo si ponga in riferimento al mero dibattito teorico, sia che lo si rapporti alle di­ verse situazioni applicative, riconducibili alle differenti aree locali, nazionali ed europee, nelle quali si sono sviluppare proprie tradizioni archivistiche che han­ no contribuito logicamente a determinare linee spesso discordanti. È opportu­ no ricordare inoltre come la contrapposizione del «principio di provenienza» al «principio di pertinenza» abbia configurato, sia in Italia che in Europa, fa­ si non sempre collimanti di intensità e di elaborazione e come da tale situa­ zione siano state condizionate le differenti proposte attinenti alla elaborazione, alla delimitazione ed alla specificazione delle teorie e delle tec­ niche proprie del metodo storico. I n questo inquadramento, il riferimento agli «archivisti toscani» risulta comunque ancor più doveroso poiché, senza ombra di dubbio, essi risulta­ rono tra quelli più pronti all'introduzione ed all'applicazione dei modelli in-

1 A. D'ADDARIO, Per un'indagine sull'adozione del «metodo storico" in archivistica, in «Ar­ chivi per la Storia», Rivista dell'Associazione nazionale archivistica italiana, a. V, n. 2, ( 1992), pp. 1 1 -37. E. LODOLINI, L'ordinamento dell'archivio: nuove disct1ssioni, in «Rassegna degli Ar­ chivi di Stato>>, XLI, ( 198 1), pp. 38-56, poi in Archivistica. Principi e problemi, Milano, Fran­ co Angeli editore, 1985, p. !52 :<<'Metodo storico' fu detto da Francesco Bonaini questo principio di ordinamento, non perché esso avesse per scopo di servire allo studio della sto­ ria, ma, al contrario, perché la ricostruzione dell'ordine originario delle carre si basava sulla storia dell'istituto e dell'archivio; la storia, dunque, è il presupposto, il mezzo, e non il fine dell'ordinamento archivistico». Lodolini riprende quest'affermazione dalla <<voce» compilata da G. PRUNAI per il Dizionario biografico degli italiani, vol. IX, Roma 1969, mentre D'AD­ DARIO, La w/tura lucchese de/1'800 e l'opera di Salvatore Bongi, Accademia Lucchese di Scien­ ze lerrere ed arri, Lucca, 1989, afferma che il 'metodo storico' con tale terminologia sarebbe stato enunciato solo durame il ventesimo secolo, sia pure per definire le metodologie adot­ tate dagli archivisti toscani.

2 Non mancano fondamentali arresrazioni circa il rilievo della produzione archivistica toscana e bongiana: P. D'ANGIOLINI - C. PAVONE, Guida generale degli Archivi di Stato ira­ liani, Vol. I, Introduzione, p. 30: «gli Inventari realizzati da Salvatore Bongi sono definiti «il capolavoro dell'archivistica italiana••. A. L. CASSESE, Teorica e metodo/ogia. Scritti inediti di paleograjìa diplomatica e archivistica, a cura di M. CAPRONI, Salerno, Pietro Laveglia editore, 1980, p. 46 . Volendo procedere alla definizione dell'archivio, afferma: «Per validi morivi dob­ biamo rivolgerei, perciò, alla tradizione archivistica toscana che ci offre una preziosa espe­ rienza teorico pratica, la quale ci pone in grado di enunciare una definizione di archivio semplicissima nella sua compiutezza logica». All'origine del «metodo storico», come ha acu­ tamente rilevato D'Addario, stava «il problema costituito dalla necessità di ricomporre i fon­ di archivistici che le traversie subire tra Sette e Orrocento avevano in gran parre danneggiato, scomponendone la strurrura formatasi nel corso dei secoli passati e disperdendone le com­ ponenti - le serie o singoli pezzi in gran numero - per assegnarle in dotazione a uffici e a magistrature che, in molti casi, non ne avevano valutato, o non sapevano valurarne l'impor­ tanza né ai fini pratici del servizio, né tanto meno ai fini della ricerca storica», D'ADDARIO, Per un'indagine mi/'adozione del "metodo storico" . ci t., p. 32.

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Antonio Romiti

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novarivi. Tra coloro che hanno proposto l'attenzione verso il fenomeno rosea­ no, Isabella Zanni Rosiello mise in evidenza il problema delle distinzioni che stavano alla base di ogni realtà archivistica, i pregi ed i limiti che attenevano a determ �nare scelte ed affermò che: «l'organizzazione data dal Bongi alla docu­ me�taziOne lucchese era fondata su un concetto non storico cronologico ma . secondo il quale, come aveva detto Bonaini, a ogni com­ stonco - raziOnale, plesso docu ��ntar�o si dà 'il �osto che loro assegnano la materia e il tempo' »; con tale posiziOne mtese prectsare che «si trattava però di un modello non fa­ cilmente esportabile» poiché «la eredità documentaria della repubblica lucche­ se era, nel panorama archivistico italiano, un caso abbastanza eccezionale»3. Nonostante quanto sino ad ora si è premesso, se analizziamo le vicende r�guardanti l'� rigine del metodo storico non crediamo di poter individuare uni­ et ed assoluti elementi di «paternità», pur se non possiamo non rilevare la evi �ente inno�ativa parrecipazione da parte degli archivisti toscani all'appli­ . . che st stavano sviluppando in Europa a seguito caziOne delle lmee teonche dell'introduzione del «principio di provenienza», ovvero di quelle collocazio-

3 E.

LODOLINI, Lineamenti di storia dell'archivistica italiana. Dalle origini alla metà del Roma, La Nuova I�alia Sci�nt !fi�a, � 99 1 , in .parricolare al capitolo 9 :»La grande afferm�z10r�e del merodo srorrco o prrncrpro dr provenrenza». «Francesco Bonaini e la scuo­ la archtvrsrrc� �oscana». •:Archivistica e principio di nazionalità» (pp.l23-1 3 1 ). I. ZANNI Ro­ SIELL?, Arcluvr � m�n�orra storica, Bolo�na, ii Mulino , 1 987, pp. 93-94, i limiri dell'opera di _ per la quale la documentazione esisrenre Bongr sono da rndrvrduarsr nella consrderazrone presso aree non � ucc hesi «rinviava ad alrre tradizioni conservative, olrre a più complesse vi­ _ uzronal _ r che ne avevano cararrerizzaro la formazione», pur se si riconosce cende storrco-rsrrr . _ fonuna ebbe «il merodo con cui l'aveva affronrara» . A. D'AD­ che una pur non rmmedrara DARlO, Per una storia della "Swola" Archivistica Toscana, in «Archivio Srorico Iraliano>> (�993), disp; Il, �P: 347-4 �7. 1� quella sede, in riferimenro all'inventario bongiano, fu pre­ _ aro a�che una problemarica che, in definitiva, le è pro­ crs aro che «l archrvrs�a ha rndrvrd _ drvenendo srudro non delle �rsrrruzronr _ _rn se sresse, ma del loro concrero, quotidiano, prra, ope�are; quello che, nella realrà del divenire storico, ha richiesro, e richiede ancora, la pro­ _ �el documenro come srrumenro operativo e, più rardi, come «me­ duzr?ne e la conser:azrone morra» e «prova» dr quel drururno operare. Sulla via di quesro muramenro di conrenuri e di merodologie, l'esperienza compiuta in Toscana, arrua.ndo le inruizioni archiviste del Bonai­ ni e dei �uoi collaboratori, cosriruisce un� rappa di grande imporranza ed una premessa sul­ la quale e opporruno non mar�car dr_ medrrare, per rrarne, magari, ancor nuovi insegnamenti» (pp. 446-44?): Pe� qua�r? arrre�e a! r�m� specifico delle ccscuole archivistiche», collegare con le srrurrure rsrrruzronalr, rn Iralra, sr rrnvra al n. 2, a. II, luglio - dicembre 1989 della Rivi­ sta deii'ANA1, ccArchivi per la storia», dedicata a Scuola d 'archivio. Trad izione e dottrina con conrriburi, rra gli alrri, relativi alle scuole di Palermo, Napoli, Bari, Cagliari, Roma, Per�gia, _ Manrova, Trieste, Genova e Torino. Bologna, Modena, Parma, Mrlano, secolo XX

Salvatore Bongi e il Metodo storico

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ni teoriche che in area francese avevano visto il sorgere di una interessante posizione merodologica che coincideva, nella fase applicativa, con il princi­ pio del «rispetto dei fondi». Indipendentemente da tali consapevoli e significative premesse, il meto­ do storico vide il consolidamento di questa sua prima organica rappresenta­ zione «teorica» solo negli ultimi anni dell'Ottocento ed elementi evidenti di esso si ritrovarono nel famoso Manuale degli archivisti Olandesi; alcuni de­ cenni più tardi, con la ricordata «fissazione» di alcuni acquisiti principi, si realizzarono fondamentali progressi del pensiero. Lenunciazione del concer­ to di vincolo naturale, determinato e necessario, costituì una conquista di ri­ lievo che contribuì a sanzionare anche il riconoscimento dell'istituto del metodo storico. Nei decenni che seguirono, dagli anni Quaranta ai primi an­ ni Ottanta, dopo una fase di totale adesione alle fresche teorie, si prospetta­ rono nuove soluzioni che provenivano da critiche proposte di revisione di quegli elementi che parevano inattaccabili e decisamente consolidati: tali idee si svilupparono in Italia con intensità a partire dalla fine degli anni Sessanta e furono evidentemente sollecitate dalla pubblicazione della traduzione, per opera di Renato Perrella, del manuale di Archivistica di Adolf Brenneke 4. Nella cospicua consistenza degli scritti a stampa di Bonaini, di Guasti e di Bongi, ovvero di coloro che sono unanimemente riconosciuti i «padri» del­ la moderna archivistica toscana, non emergono in verità esplicite ed espresse le dichiarazioni di elaborazioni teoriche circa l'applicazione del principio di provenienza, a chiarimento di quella linea che poi fu consolidata nel metodo storico; d'altro lato, non deve trascurarsi come, in particolare nelle «note uf­ ficiali», ma ancor di più nelle intense corrispondenze privare, non siano rari i riferimenti diretti a puntualizzare il significato storico e istituzionale delle at­ tività archivistiche in atto, lasciando intendere come questo elemento fosse sostanzialmente alla base dei criteri di riordinamento e di inventariazione. Ad

4 S. M U L LER, J. FE ITH, R. FRUIN, Ordinamento e inventario degli archi11i, traduzione ita­ liana di G. BONELLI e G. VJTTANI, Unione Tipografica, Torino, 1908. L. CASSESE, Teorica e metodologia, cit., pp. 229-230 ricorda che Bonaini «rra il 1 852 ed il '60 fondò gli Archivi di Sraro di Firenze, Lucca, Siena, Pisa, ed in quesra sua opera giganresca offrì l'esempio di un ordinamento srorico, anricipando in pratica principi non ancora teoricamenre fermati. A. BRENNEKE, Archi11istica. Contributo alla teoria ed alla storia dellitrchi11istica europea, Tradu­ zione italiana di R. Perrella, Milano, Giuffrè, 1968. ZANNI ROSI ELLO, Archivi. . . c i r., pp. 9394, dopo avere riconosciuto la priorità metodologica all'opera bongiana, precisa che «i seguaci e gli estimatori di quello che a livello di domina e di pratica è staro chiamaro 'me­ rodo srorico' divenrarono col rempo più numerosi.


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Antonio Romiti

Salvatore Bangi e il Metodo storico

esempio, entrando nella fase di applicazione, Bangi, come vedremo, chiamò con insistenza il prodotto del suo lavoro un inventario «illustrato», assegnan­ do a tale attributo un'etichetta ben definita che si discostava dalle forme dei tradizionali mezzi di corredo ed anticipando una terminologia che si ricolle­ gava con le acquisizioni teoriche ormai in fase di consolidamento, sia a livel­ lo nazionale che internazionale, rappresentate proprio da alcuni principi basilari, quali quello della «provenienza» e quello del «rispetto dei fondi», or ora ricordati s. Per una migliore comprensione di queste brevi note, attraverso rapidis­ simi cenni, mirati solamente a richiamare alla memoria aspetti ampiamente noti, crediamo opportuno fornire ora alcuni elementi biografici riguardanti coloro che, in riferimento alle loro funzioni ed alle loro opere, possiamo con­ siderare i tre maggiori archivisti che in Toscana hanno ricoperto un ruolo pri­ mario ed incisivo particolarmente nelle vicende relative al metodo storico. Iniziamo da Francesco Bonaini: naro a Livorno nel 1 806, divenne So­ printendente degli Archivi Toscani dopo aver percorso quell'insegnamento universitario che, per alcuni lustri, lo aveva visto attivo sia nel diritto canoni­ co, sia nella storia del diritto sia, con particolari contributi innovativi, nella sto­ ria delle istituzioni; riteniamo che proprio l'interesse verso quest'ultima disciplina avesse contribuito a realizzare una simbiosi con il mondo delle bi­ blioteche, degli archivi e della ricerca sul campo e da tali contatti scaturì l'e­ laborazione di quei metodi innovativi che conducevano alla conoscenza ed all'approfondimento dei percorsi documentari. Fu in tale contesto che Bo­ naini si dedicò all'edizione di fonti. L'incarico di Soprintendente, attribuito­ gli nel 1 852 dal granduca Leopoldo II, gli consentì di operare proficuamente; promosse l'istituzione degli Archivi di Stato di Firenze, Lucca, Siena e Pisa e ne curò l'organizzazione; la sua attività superò i limiti regionali e si estese al­ l'Emilia, all'Umbria ed alle Marche. Fu attivo nel dibattito culturale nazio­ nale circa la collocazione degli archivi nello Stato italiano postunitario,

offrendo il prezioso bagaglio del suo sapere, pur spesso bloccato da una lun­ ga, ricorrente e penosa malattia 6. Cesare Guasti, pratese, per tradizione familiare profondo conoscitore del­ l'arte tipografica, uomo di ampia cultura, più letterato che giurista, dedicò la massima parte del suo impegno scientifico all'edizione delle fonti ed allo stu­ dio delle memorie, cosiddette, «di storia patria». La sua attività archivistica, dapprima quale segretario di Francesco Bonaini, poi quale Soprintendente, fu molto intensa e, nella sua continua corrispondenza con Bangi, non rara­ mente intervenne a livello di indicazioni e proposizioni, anche in attinenza agli aspetti istituzionali; preziosi furono i suoi suggerimenti nella fase della stampa dei volumi dell'Inventario lucchese, ma ogni intervento fu sempre misurato e destinato a non incidere troppo visibilmente sulle scelte altrui. Certi suoi comportamenti lasciano infatti comprendere come non intendes­ se ingerirsi, con eccessivo spessore, in un lavoro che l'amico stava conducen­ do con grande impegno, con passione e con indubbie capacità 7.

s BRENNEKE, Archivistica... cir., p. 87: il principio di provenienza «ebbe la sua prima formulazione in Francia e precisamenre nella Circolare del Minisrro francese dell'lnrerno sul­ l'ordinamenro degli archivi dipanimenrali e comunali del 24 aprile 1841» nella quale si pre­ scrisse «il rispeno dei fondi per i corpi archivistici formatisi per cause storiche>>. In Danimarca il principio di provenienza fu adonaro nel 1 8 6 1 . ZANNI ROSIELLO, Archivi . . . ci r., p. 126: si afferma che l'opera di Bongi «ha sempre costituiro un vanro dell'archivistica italiana, ma quando fu pubblicata gli archivisti che l'avevano progenata e realizzata, non erano affatro ceni che avrebbe completamenre soddisfano le esigenze dei doni••, in panicolare per la non elevata analiticità della sezione descriniva.

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6 La bibliografia relativa alla figura di Francesco Bonaini è molto ampia; in questa se­ de ci limitiamo a ricordare lo srudio di A. PANELLA, Francesco Bonnini e l'ordinamento degli Archivi italiani nei primi anni del regno, in «Archivio Srorico Italiano>>, XXl ( 1 934), pp. 28 1307, dello stesso Aurore, Francesco Bonnini, in «Rassegna degli Archivi di Stato>> , a. XVII, (1957) che, alle pp. 1 8 1-202, per cura di G. PAMPALONI, comprende una completa indica­ zione delle sue pubblicazioni, mentre rra le opere di sinresi più incisive si segnala la «voce>> , curata dal G. PRUNAI, inserita nel Dizionario Biogmjico degli italiani, Istituto della Enciclo­ pedia Italiana, Roma, 1 969, pp. 3 1 3-3 1 6. D'ADDARIO, Per una storia della "Swoln". . . ci r., contiene una anenra e circostanziata riproposizione della figura e del lavoro archivistico di Bonaini che, è bene puntualizzarlo, ebbe la cattedra di diritto canonico presso l'Università di Pisa a soli venri anni e nel 1 840 passò all'insegnamenro di Storia del diritto italiano (p.416). - Il primo resto in ricordo si ha In commemomzione di Cesare Guasti. Parole dette dal

prof Cesare Pnoli ai propri alunni nel R. Istituto di Studi Superiori In mattina del dì 15 feb­ braio 1889, Firenze, Tip. Cellini, 1 889, pp. 1 -8. Tra le opere più recenti si indicano Cesare Guasti: w1 erudito nella Tosmnn dell 'Ottocento, catalogo a cura di G. BADIANI, C. PAOLElTI, L. DRAGHICI, Prato, Biblioteca Comunale - Comune di Prato, 1 989, pp. 1 - 1 44; Bibliogra­ fia di Cesare Guasti a cura di F. DE FEO, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali,

Ufficio Centrale per i beni archivistici, 1 992, pp. l-282. Non può non ricordarsi l'impe­ gnativa edizione del carreggio guastiano: Carteggi di Cesare Guasti a cura di F. DE FEO, Fi­ renze, Olschki editore, 1 970 - 1 987: l - Carteggi con Carlo Livi e Fe1dinando Ba/danzi, 1 970, Xl, pp. 1 -529; II - Carteggio con Emico Bindi. Lettere scelte, 1 972, XlV, pp. 1-378; III - Car­ teggi con Gino Capponi e Niccolò Tommnseo. Lettere scelte, 1975, XlV, pp. 1-3 1 1 ; IV - Car­ teggifamiliari, 1976, VIII, pp. 1-434; V - Carteggio con lsidoro Del Lungo. Lettere scelte, 1 977, VI, pp. 1 -4 17; VI - Carteggi con gli archivisti fiorellfini. Lettere scelte, 1979, X l i i , pp. l-648; VII - Carte di Cesare Gumti. Inventario, 1 9 8 1 , X l V, pp. 1 -521; VIII - Carteggio con Giovnc-


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Il personaggio che in questa sede ricordiamo, Salvatore Bongi, lucchese, chiamato alla direzione dell'Archivio lucchese quasi trentacinquenne, aveva avuto un breve e poco significativo passato operativo, dedicato alla gestione amministrativa di un ufficio di Beneficenza in Lucca; nonostante tali appa­ renze, risultava provvisto di una buona cultura storica, di una rilevante capa­ cità critica e si presentava, è opportuno non dimenticarlo, dotato di un concreto bagaglio di utili studi giuridici, un patrimonio di sapere che, conse­ guito anche a seguito di successivi approfondimenti realizzati in età matura, risultò molto più solido di quanto non avesse potuto dimostrare durante il normale corso di studi universitari per il raggiungimento di quella laurea in giurisprudenza che, per complessi motivi, non aveva potuto raggiungimento. Riuscì ad assimilare rapidamente i concetri elaborati da Bonaini li mise in pra­ tica apportando ad essi con estrema duttilità quelle modificazioni che le esi­ genze archivistiche locali richiedevano. La sua figura è stata ampiamente illustrata in più frangenti ed in modo veramente significativo in occasione del­ l'allestimento della Mostra Documentaria a lui dedicata 8. Questi personaggi si muovevano in un mondo archivistico che stava vi­ vendo significative fasi evolutive: agli inizi deli'Otrocento, per quanto atrene­ va alle metodologie di riordinamento degli archivi, era ancora diffuso ed operativo il principio della pertinenza, attraverso il quale si mirava ad assegnachino Limberti. Lettere scelte, 1982, VIII, pp. 1-629; lX - Carteggi con gli archivisti lucchesi. Lettere scelte, 1984, X, pp. 1-569; X - Carteggi con gli artisti. Lettere scelte, 1985, Vlll, pp. 1-380; XI- Carteggi con Alfonso Capecelatro e Giovanni Pierallini, 1987, X, pp. 1-639. 8

Per la conoscenza della figura di Salvatore Bongi possiamo urilizzare un'ampia bi­ bliografia, che inizia nei momenti immediatamente successivi alla sua morte. A ticolo mera­ mente indicativo, ricordiamo il contributo di G. S FORZA, in Ricordi biografie lucchesi, Lucca, 1918, pp. 735-758, arricchito da un'accurata bibliografia, che compare anche nella Miscellanea lucchese di Studi storici e letterari in memoria di Salvatore Bongi, Lucca, Tipogra­ fia Artigianelli, 1931, ove si crova anche una noca introduttiva di Augusto Mancini alle pp.Vll-XXXIV. Negli anni Ottanta la figura di Bongi è stata nuovamente presa in esame in un volume di notevole interesse contenente i Carteggi di Cesare Guasti con gli archivisti luc­ e/mi. Lettere scelte, a cura di F. DE FEO, IX, Firenze, Olschki, 1984. Lopera più recente e piì.1 esauriente sull'Archivista lucchese è rappresentata da Salvatore Bongi. 1825-1899. La vi­ ta e le opere, Mostra documentaria, Lucca, 18 dicembre 1999, Ministero per i beni e le atti­ vità culturali, Archivio di Stato di Lucca, con contributi di S. NELLI, La famiglia (pp.13-45), di L. BUSTI, Il «Cttrsus Studiorrml» {pp. 47-75) di M. BROGI, Amici e Politica {pp. 77-119), di L. GtAMBASTIANl, La Direzione dell'Archivio di Stato (pp. 121-165), di G . TORI, Le Ope­ re (pp.167-239); il volume è veramente prezioso anche per la ricca documencazione che pre­ senta, sino ad ora quasi totalmente inedita. e

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re alla documentazione una struttura che corrispondesse non tanto alla situa­ zione scrunurale storica e istituzionale originaria, quanto a criteri collegati c?n la materia oggeno del documento; scopo pri�cipale consi.steva .n�l conse� tm� di ritrovare, con una certa facilità ed immedtatezza, pamcolart t� formaz10111 necessarie per soddisfare prevalentemente esigenze di �atu�a erudtta, . p_ur ??n trascurando istanze che provenivano da un mondo scten.n,fìc� �he SI mdt�tz­ zava con sempre maggiori accelerazioni verso altre modaltta dt ncerca stonca. Gli archivi osservati alla luce di tale visuale, avevano assunto una concre­ ta rilevanza neÌI'ottica dell'assimilazione ad altri modelli culturali del tempo, non ultima l'impostazione enciclopedica, che pareva esse�e quella ��ggwr­ _ �e(� mente indicata e più confacente per tale fi�alità. _ I � _ossequw _al prmctpw pertinenza, si effettuarono decisi e talora dtstruttlv� mterv� n� t sulle orgamctta archivistiche, realizzando progetti_ assolutamente mnovanvt e sc�nv�lgendo situazioni attinenti a memorie secolari . Se è vero che la Lombardta, tl Vene­ to ed il Piemonte furono le zone ove con maggiore peso si operò in �al se_n� so, è pure vero che anche presso altre a�ee non mancar�no . stg_ _m �canvt interventi: nella Toscana lorenese, ad esempto, una delle apphcaztom dt m�g� giare spessore in tal senso fu qu�lla rel�tiv� all� riorga_nizzazi�ne degli «arch�vt diplomatici», attraverso la creazwne dt un untca. «sen�» _ d�s�mata a t_�ccoghe­ re, seguendo un mero ordine cron�lo�i�o: fondt �rchtv_tsttct prodotti da sog­ getti diversi e così nuovamente nunm con�tderazwne della natura del supporto, trascurando le personalità dei soggem produtton_ e le loro forme di attività 9. . È opportuno precisar� eh� quest'ultimo �le.�ento, ovv�r� il su�porro, � n , parte indubbiamente cosm�nv? d�lla ma�en� tta dell archtv!O, puo avere m _ ma effetti una influenza sopra crnen orgamzzanvt. della documentaziOne, non può essere assunto quale momento f�ndamentale_ e primario per attiv�t� di riordinamento, in special modo ove st. tntervenga dtsgregando complesstta 111

1

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Per quanto attiene alla evoluzione del pri.ncipio di pe�ci_n�ll� in Italia �i _vedan? gli ani del seminario cenucosi Milano il 26 gennaio 1993 per 1111Zianva del Serv1z1 o b1b�1�ce­ _ Rivista che e beni librari e documentari della Regione Lombardia in «Archivi �er la S�ona>>, dell'Associazione nazionale archivistica italiana, a.Vll, n. 2 (1�94), e p�rncolare P. CA RUCCI, Gli archivi peroniani, pp. 9-14; G. Pou CAGLIARI, Il SIStema peromano, pp. 15- 2�; . A. BELLÙ, Il sistema peroniano all'Archivio di Stato di Mil�no, �P: 23-28; M. � AS�t, � orr­ _ gine del sistema di ordinammto per «m�tene• negl arclnVJ delle dot ato pere pu nul anesr, pp. � � : � t. 29-71. In relazione all'iscimzione dell Arch1v1o d1plomanco coseano, _nsalenre al decreco �el granduca Pietro Leopoldo del 1778, si veda �'AD DA RI? , Per una stona della · �wo!m• . ·:Clt:, � p. 432 e G. PA>\If>ALONI, L'Archivio DiplomatiCO jìorentmo (1778-1852). Not1z1e d1 stona chivistica, in «Archivio scorico italiano», n. 123, a. 1965, pp. 177-221. a

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documentarie prodotte da più soggetti che hanno operato autonomamente. Nel caso specifico, l'applicazione del principio della pertinenza agli archivi rea­ lizzati su supporto membranaceo fu introdotta nell'ambito delle operazioni che in Toscana si resero possibili in conseguenza dell'attuazione delle sop­ pressioni degli ordini religiosi, ma fu in seguito considerata un esempio di grande rilievo, fu seguita estesamente da altre entità territoriali e istituziona­ li e, particolarmente con le ulteriori soppressioni decretate in epoca napo­ leonica ed . in . epoca unitaria, divenne un modello generalmente diffuso e ancora oggt vtgente. Il principio della pertinenza, anche quando fu riconosciuto non corretto dalla comunità scienti fica, continuò periodicamente ad essere applicato, tal­ volta per semplice ignoranza, talvolta con consapevolezza, in special modo quando si awerrì l'esigenza di una sua adozione in ambito «terriroriale» 1 0. Già alla fine del diciottesimo secolo non indifferenti erano le posizioni di awersione nei riguardi del principio di pertinenza e, particolarmente in Ger­ mania, le opposizioni non mancarono di farsi sentire, sino a giungere alla no­ tissima proposta dell'Accademia di Berlino che, nel 1 8 1 9, sconsigliò di perseverare nell'applicazione di questa merodologia, per sostenere una linea operativa con essa in netto contrasto. Si auspicò l'introduzione di quel princi­ pio della provenienza che, riferito inizialmente a situazioni di rilevanza territo­ riale, ebbe successivamente, owero durante gli anni quaranta dell'Ottocento, un ulteriore riconoscimento, altamente innovativo, questa volta in area fran­ cese, a seguito dell'enunciazione della necessità di rispettare l'unità dei fondi, vietando così quella disgregazione che era dettata da esigenze non più corri­ spondenti alle moderne istanze di ricerca 11 •

Senza volere escludere una consapevolezza da parte di Bongi e di Guasti, ormai completamente immersi nei problemi archivistici, riteniamo che Fran­ cesco Bonaini dovesse essere a perfetta conoscenza delle fasi evolutive del prin­ cipio di provenienza, poiché altrimenti non avrebbe potuto giungere a livelli così elevati di progettualità e di operarività nell'ambito storico-istituzionale. Le nuove metodologie apparivano inoltre in piena consonanza con il bagaglio culturale e scienti fico di Bonaini che era approdato agli «archivi» portando con sé, come si è accennato, un complesso di conoscenze conseguenti alla sua plu­ riennale attività di ricerca sulle fonti librarie e documentarie, acquisire a se­ guito di una notevole esperienza operativa, derivata dall'intensa attività espletata nella riorganizzazione degli archivi dell'Italia centrale. Le sue relazioni tecniche e organizzative, contenute in documenti che pre­ disponeva per corrispondere alle esigenze d'ufficio, le sue riflessioni circa i. me­ rodi di riordinan1ento sono testimonianze di una piena consapevolezza e dt una notevole conoscenza delle problemariche generali e particolari, frutto senza dubbio di concezioni in lui ben radicare non dettate da mera improwisazione. D'altra parte, le situazioni archivistiche che si presentavano alla metà dell'Ot­ tocento al Soprintendente degli archivi toscani ed ai Direttori degli Archivi di Stato si basavano sopra elementi di livello differenziato, strettamente collegare con le differenti situazioni storiche. Vi erano inoltre due ordini di problemi: da un lato ci si trovava di fronte alla necessità di intervenire al fine di riorganiz­ zare gli archivi nei loro «Contesti generali>>, fornendo anche nuove soluzioni a livello istituzionale e tecnico, ad esempio quando si trattava di comprendere le caratteristiche della struttura organizzariva statale, vista nella sua complessità, allo scopo di definire gli ambiti dei rispettivi settori archivistici; d'altro lato era evidente la necessità di adempiere al compito di fornire, con modalità più spe­ cifiche, un ordine alla documentazione interna alle singole serie1 2.

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10 Il principio della «pertinenza territoriale», nonosrame il suo disconoscimemo da par­ re della comunità sciemifìca archivistica, non ha mai cessato di essere applicato e preseme­ meme si possono segnalare frequemi esempi, non di rado giustificati dalla necessità di risolvere più estesi problemi basilari. Crediamo che sia suffìcieme ricordare gli innamrali tra­ sferimemi di molti archivi «parrocchiali» dalle loro sedi agli Archivi Diocesani, che diven­ gono così anche «archivi di concentrazione», consigliati dalla necessità di non abbandonar� quella preziosa documemazione presso edifici che, non essendo più preseme la figura del Par­ roco, non ne garamiscono la conservazione. 1 1 B RENNEKE, Archivistica . . . ci r., p. 86 : «con la decisione dell'Accademia di Berlino si sconsigliò il Governo prussiano di frammischiare i diversi archivi». Brenneke affermò che «il principio della provenienza non è qui ancora chiarameme espresso» e successivameme, in­ troducendo il principio della provenienza «liberameme applicato>> precisò (pp. 1 1 2-1 13) che «l'anivirà dell'archivista, che per gli olandesi non era più che quella di un semplice restau­ ratore, divema una funzione creativa; si trana di saper captare del fondo, con anisrica capa-

cità di immedesimazione, le segrete leggi del suo divenire e del suo crescere e di saperle espri­ mere poi in estrinsecazioni morfologiche>> . 12 Nell'ampia bibliografia degli scritti di Bonaini, riportata in S. BaNGI, Della vita e de­ gli scritti di Francesco Bonaini, in «Archivio Storico Italiano>>, s. III, n. 2 1 , ( 1 875), si avver­ te la tendenza a non dare alle stampe, salvo casi specifici avemi più una funzione amministrativa che culturale, quelle disposizioni in materia strettamente archivistica che compaiono con buona intensità nelle note di ufficio ovvero, non di rado, nelle corrispon­ denze privare. Sul principio di provenienza, BR.EN�EKE, . Archiv�·stica . . . .ci r . ,. affr�ntò la n�a­ reria c6n grande profondità (pp. 1 1 1- 1 15) e tra gh alm aspetti, alcum de � q�1a� 1 m. segu1to preciseremo, pumualizzò che «il principio di provenienza si estende al pnnc1p10 d1 ncerca che assume una rilevante imponanza per la scienza delle fomi storiche» (p. 1 1 5).


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I due aspe�ri comprendevano quei problemi aninenri agli inrervenri sul­ la docume� taz10ne �he ten�ev�no ad inrrodurre sistemi di «periodizzazione» anc?ra ogg1 per cern aspetti d1 non facile soluzione. I fondi, pur presenran­ dos� collegan, dovevano essere affronrati quasi autonomamenre, riconoscen­ do.si n�lla �o�tanza, ma �enza espresse enunciazioni teoriche, la opportunità pnmana d 1 ndare �d �ss1 la loro organica naturale collocazione generale e ri­ tenendo d1. poter nnv1are ad un secondo momenro, tuttavia non avulso dal programma di base, la definizione dell'ordine inrerno. In riferimento aii'Arc.hivio di Stato lucchese, nel quale Bongi si era tro­ vato ad operare �on propn� resp?�sabilità direna a partire dal luglio del 1 85 9 e eh� era stato munito» ali ArchiVIo cenrrale di Firenze già a partire dal 1 856, possiamo af�ermare che la s �tuazione, pur nella s.ua indubbia complessità, fos­ se rapport.abde a �uanto ��. e affermato . La Sopnntendenza, acquisita la com­ petenza, SI mosse Immediatamente per conoscerne lo stato di ordinamento e nel marzo dell_'anno 1 8 57 rese pubblici i risultati di un primo censimenro, b.asato sostanzialmente sopra un'accurata analisi e sopra una precisa descri­ ZIOne che era stata effenuata agli inizi del secolo da Girolamo Tommasi ' direttore dell'archivio lucchese fino al 1 827 1 3. II .doc� mento informò che le scrinure dell'Archivio del periodo della Re­ pu�bhca nsultavano divise in Cinque Serie, contraddistinte da lenere alfa­ benche e collocate sopra scaffali denominati «armari». Sotto la lenera A vi erano i documenti della Tarpea o Archivio Segreto, dotati di indici analitici; con le lenere. B e C erano classificate le carte di uffici e magistrature, senza l� P.resenza d1 alcun mezzo di corredo; la lettera D conservava manoscritti e l1bn a stampa relativi a Lucca e alla sua storia e infine alla lettera E vi erano le pergamene, parim.e �ti prive di in.ventari � . l!n problema a parte era rap­ pr�s��tato dagli archivi ottocenteschi, del PnnCipato e del Ducato i quali, ac­ quisJt� da �?co, dopo la re.ve�sione anticipata del 1 847, impersonavano il matenale p1 �1 rec.ente � costituivano una propria sezione. Già da questa pri­ SI poteva comprendere come si fosse in presenza di un ma .schemanzzaziOne ordmamento che non nspenava alcun criterio storico istituzionale e che era denaro da elementi assolutamente contingenri 1 4.

Effettuata questa prima operazione, la Soprinrendenza comprese che la documentazione relativa al periodo degli antichi regimi, nello specifico della Repubblica, aveva necessità di un nuovo ordinamento «poiché il vecchio, se mai fu buono, non fu tale che qualche secolo addietro, quando era necessa­ rio per il Governo della Repubblica tener separati i documenti che per loro natura non si sarebbero dovuti disgiungere» e rilevò come «l'aver voluto ri­ spenare l'antica giacitura delle carte portò sempre a nuova confusione••; fu messo inoltre in evidenza come lo stesso Girolamo Tommasi non avesse man­ cato di evidenziare le oggenive incongruenze nell'avverrimenro premesso al Tomo IV dell'Indice Manoscritto delle cane della Tarpea, ovvero proprio quelle della Serie individuata con la lenera A. Furono menzionare, quali responsabili di quella non idonea situazione, le attività di riordinamenro e di inventariazione realizzate nel corso del diciotte­ simo secolo, a partire dall'incarico affidato nel 1 707 al notaro Paolino Ser­ giusti, per giungere alle attività condone tra il 1 7 1 6 ed il 1 7 1 7 dal notaro Bernardino Pippi; fu precisato inoltre come in occasione del rrasferimenro del­ le scrinure dal palazzo Pubblico ai locali di San Romano, compiuto agli inizi dell'Onocento, si fossero rispenate le collocazioni attribuite dal Sergiusti e dal Pippi, pur rendendosi necessarie variazioni, modificazioni e nuovi mseri­ menti, richiesti dalla presenza di materiali nel conrempo sopravvenuti. Le mo­ dalità inrrodone nell'assegnazione delle segnature, decisamente complesse e complicate, rendevano ancora più arduo l'accesso alla documentazione 1 5. Questi rilievi, in massima parte già esplicitati da Girolamo Tommasi, che evidenremenre non si mostrava in consonanza con i metodi archivistici in uso nel dicionesimo secolo, furono ripresi e farri propri dalla Soprintendenza fio­ rentina che in breve tempo realizzò un inventario molto sommario di tuno il materiale lucchese, al fine di avere un quadro generale di partenza sufficien­ temente concreto. La serie di maggior rilievo risultò quella costituita dai fon-

. 1 3 A. R��11TI, �e origini e l'impin Jt �e!L'Archi io � � � di Srnto in Lucca nel cm'teggio u!Jìcin­ !�fi.'fl Snlvn_tole B�ngt e Fmncesco Bonnou , «Nuovi Annali della Scuola Speciale per archi­

prederro ha collocaro rurre le carre, libri, ec., che apparrengono al lavoro dei riderri Sergiu­ sri e Pippi, risperrando la numerazione ch'essi dererminarono. Ha egli però repuraro conve­ nienre di adorrare una forma piLI semplice di quella usara dai prederri collaborarori nel dar sesro ai resperrivi documenri. l quali furono da essi disposri enrro vari libri o filze, col di­ sringuere ranro gli uni quanro le alrre medianri numeri parricolari, e diversi dal numero del­ l'armadio, e da quello che correva progressivamenre, documenro per documenro ed armadio per armadio».

che l'Avvertimento premesso dnl comigliere Girolamo Tommnsi n/ Tomo !V dell1ndice mano­ scritto del/n Tarpen, in ASLu, Archivi Pubblici, nn. 48-5 1 . 15 Avvertimento cir., pp.V-Vl: circa l'arrivirà del Tommasi si precisò che «l'archivisra . .

VISti

e bJbhorecart>>,

l-l

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I, 1 987, pp. 1 1 9- 1 56.

�'Archi�i� di Stato in Lucca n/ tempo in mi venne sottoposto n/In Soprintendenw Gene­ mie deglr Arcbrvr del Gmnducnto. Agosto l 856, Tipografia Galileiana, 1 857. lvi si rrova an-

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di contenuti nella Tarpea (lettera A); a titolo meramente esemplificativo, for­ niremo alcune descrizioni, utilizzando le registrazioni inventariali ottocente­ sche, che si limitavano ad indicare il primo e l'ulrimo pezzo di ogni singola serie collocata nell'armario, facendo accompagnare questi elementi da una utile annotazione riassuntiva marginale . È ad essa che, per esigenze di sinte­ ricità, ci rapporteremo per far comprendere quali fossero i metodi di riordi­ namento generale realizzato nel corso dei primi due decenni del Settecento, rilevando quanto tali criteri fossero dettati da elementi di natura contingen­ te e comunque privi di diretti collegamenti con le realtà istituzionali, ovvero con gli aspetti strutturali che alla metà dell'Ottocento guidavano le attività archivistiche di riordinamento e che ancora oggi caratterizzano le metodolo­ gie riorganizzative 16. Per non estendere eccessivamente queste osservazioni, rivolgeremo l'at­ tenzione solo ai primi dieci «armari)), tralasciando tuttavia l'armario primo, poiché privo di sintetica indicazione; nel secondo troviamo la presenza di «scritture antiche e moderne dell'Ospedale di San Pellegrino)), nel terzo «Scrit­ ture del tempo di Castruccio e del Conte Francesco Castracani e loro discen­ denti)), nel quarto «scritture diverse)), nel quinto «Scritture delle cose fatte in tempo che dominavano i tiranni, di più anni)), nel sesto «Materie di Minuc­ ciano e suoi annessi)), nel settimo «Scritture stampate e manoscritte del Volto Santo di Lucca)), nell'ottavo «scritture appartenenti al Castello di Camaiore et alla sua vicaria, et alli castelli di Monteggiori e di Rotaio)); nell'armario nono comparivano «scritture concernenti Castiglione)) e nell'armario decimo «scrit­ ture concernenti le cose trattate in Francia, tanto avanti al re che con i suoi ministri)). Si consideri inoltre che le Riformagioni Pubbliche del Consiglio Ge­ nerale si trovavano collocate nella parre finale della serie denominata A e più esattamente in più armari, compresi tra il trentorresimo ed il cinquantottesi­ mo, con una media di circa diciotto registri per ogni armario. Da queste prime frammentarie indicazioni si rileva come l'ordine strut­ turale fosse assolutamente assente e come in esse non fosse possibile reperire

alcun principio logico. Tale incongrua situazione era esresa �ella �en�ralirà a�li alrri armari, nei quali si trovavano collocati, senza un. prec1so �nren? , «Sene)) 0 frammenti di «serie)) non aventi tra di loro elementi comum e ral1 comun­ que che ne consigliasse�o una. vicinanza fisica: �d esen:pio, nell'arn:ario �e� ri­ cinque si trovavano sei pezzi della Scuola dez Testor�, . nove p�zz1 .relanvi .al Collegio Sinibalda di Bologna, tredici p�zzi ri.guard�nt� Il Colleg_w dez Dott�n e dei Notari e quattordici pezzi contenenti DeliberazJO� I, �aghene � Processi ar­ rinenti all' Offizio sopra Le SeLve, realizzandosi collocaz.JO� I c?e co.rnspondev.ano più a principi occasiona!i che a vere e �r?prie. scelte IS�Jtuzionali, burocranche e archivistiche. Si aggiunga che la descnzwne mvenrar1ale, estre.mamente s? �­ maria e sintetica, nel contempo, non contribuiva molto a formre elemenn m­. dividuativi circa lo srato di ordinamento "interno" del materiale descritto Riteniamo tuttavia che queste pur non organiche indicazioni siano su�cienti per far comprendere quale fosse la �ondizione di ?rd.inamento del matenale a �­ chivistico, resa formale dalle menziOnare operaz10111 settecentesche che, desti­ nate in origine più ad un intervento di inventariazione ��e di rior�i��mento e di riorganizzazione, in effetti produssero conseguenze p1u che sensibili anche in quesri ambiti 1 7. Francesco Bonaini, trovandosi di fronte ad una struttura generale dell'archivio lucchese che non rispettava assolutamente i suoi canoni di riferi­ mento, avendo rilevato le indiscutibili incongruenze, d'altra parre già segnalate, seppur non troppo esplicitamente, dalle osservazioni di Gir?lamo Tommasi , decise di intervenire dalle fondamenta, fornendo alle «sene)) ar­ chivisriche una organizzazione basata sopra prin�ipi s�orico-istituzio�ali: �l primo presupposto, essenziale per arrivare t�e radicale mterven�o, fu mdivi­ duato nella necessità di avere in Lucca un mrerlocutore affidabile, che aves­ se una formazione giuridica e che fosse anche in possesso di conoscenze storiche: la scelra, cadura su Salvatore Bongi, preannunciò in cerro modo la giubilazione del direttore allora in cari��· ral .Al�ssan?ro Tom�asi, figlio del­ l'illustre Girolamo, ritenuto, per espliCita dichiaraziOne fornita dallo stesso

16 Avvertimento . ci r., pp. 2-33; nella nora del Tommasi si precisa inoltre che «l'Indi­ ce ed il repertorio segnano sempre per ciascuno articolo rre numeri, quello dellibro o filza, quello del documento, e quello dell'armadio; mentre adesso il primo è svanito affarro, né occorre punto renerne conto, quando si ricorre all'Indice o al repertorio. La soppressione to­ tale delle filze, come pure di que' libri ne quali erano cuciti con poca stabilirà, e con ordine saltuario, i progressivi documenti, ha dato luogo a cerri libri apparenti che conservano que­ sti documenti sciolti e li guarentiscono vantaggiosamente dalle ingiurie del tempo» (p. VI). . .

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11 L'Archivio di Stato in Lucca al tempo . ci r., pp. 2-5; altri elementi, che conferman.o rale precaria impostazione di ordinamemo, che non considera_ i'asperro fo :marivo dell'archi� vio, possono ricavarsi dal citato Avvertimento (p.VI), .ov.e prec1sa c ?e. «ha molrr.e luog?, negh armadi, che dal N . 23 procedono sino al N. 58, a vane mreressanrtsstme marene, la p tu. par­ re delle quali concerne: Affari di Culto, Sentenze di confi.ni .dello S�ar�, Conv� nz�o � t con Principi esteri, Corrispondenza epistolare renura �oi �nedestmt, Isr�uzwnt e relaztont dt Am­ basciatori, Processi Camerali, e Leggi e Riformag101ll, tanto pubbliche che segrete del Consiglio Generale».


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Bonain ! , non a?atto e non adeguato a condurre tale incarico nel delicato mo­ mento 111novanvo 1 s . Risolto 9ues_to primo n?n piccolo problema, l'occasione per prospettare _ un Idoneo nordi �ame_nto �� pr�sentò . proprio allo scadere degli anni Cin­ qua�t�, �uando decise d1 real1zzare t! trasferimento della documentazione archivlstJca nella _ nuova. �ede di Piazza Guidiccioni: la Soprintendenza, in vi­ st� di_ tale oper�z1on �, gia �el mar�o del 1 85 9 aveva fornito Istruzioni per L'or­ dma r:z�n �o dell '/}- rch � v�_o dt Sta!o m Lucca, nelle quali erano stati precisati i term111I norg�mzzanv1 generali, nel rispetto di quei principi informativi che, con un te�mtne att�ale, pot_remmo definire di «periodizzazione». A parte le scelte tecmche relat_lve al p�1mo settore, aventi ad oggetto la documentazio­ ?e contenuta nel D1plomanco, �o� c�ndizionata da cesure cronologiche, per t! �e�ondo settore fu proposto di numre tutto il materiale concernente l'Ar­ chiviO della Rep�bbli �a,_ nel terzo settore fu previsto l'Archivio del Principa­ �o, nel �uarro l ArchiviO �el � uc�to Borbonico. Ma, in aggiunta a tale 1mp?staz1one, la nota entro pm. ali Interno delle problematiche e continuò precisando che l'Archivio della Repubblica avrebbe dovuto essere diviso in carte g�vernative, in carre di entrata e uscita e in carre di magistrature, stabi­ lendo tal modo non solamente un criterio specifico, sia pure molto ab­ bozzato, ma offrendo anche uno schema generale di metodo che lascia comprendere quale fossero le linee teoriche di base Le_ istruzioni Soprinten?en.� Toscana, quindi, in questa fase prelimi­ _ �ro chedells1� dovessero nare, nch1es md1v1duare tre grandi settori all'interno della ?ocu �entazwne relat�.va al periodo della Repubblica Lucchese, comprendenti tn pn �o luogo le sene concernen_ti l'a�ività degli Organi deliberativi e di go­ verno, secondo luogo quelle attmentl alle Funzioni contabili, in terzo luogo

quelle espletate dalle particolari Magistrature: con tale impostazione si offrì un primo sommario schema generale di riordinan1ento del materiale, preannun­ ciando tuttavia linee dottrinarie e tecniche che successivamente furono riprese e proposte a livello teorico da altri archivisti in opere a stampa a carattere pre­ valentemente manualistico. Basti pensare sia al citato testo degli Archivisti Olandesi, alle conclusioni di Cencetti, per ritrovare uno stretto collegamento con i suggerimenti avanzati da Francesco Bonaini Tale proposta organizzativa, pur nella semplicità della enunciazione, ri­ chiedeva un rilevante lavoro preliminare, assolutamente necessario per la ri­ costruzione delle «serie archivistiche» e si basava sul rispetto dei soggetti produttori, ovvero degli Organi, degli Uffici e delle Magistrature che aveva­ no avuto la gestione dello Stato durante gli amichi regimi, in un ambito cro­ nologico definito comunemente «periodo della Repubblica». È questo, a nostro avviso, l'elemento focale di partenza che ha costituito le fondamenta del complesso lavoro affrontato e realizzato nei decenni successivi dagli ar­ chivisti lucchesi. È vero che, già tenendo presente lo schematico elenco do­ cumentario, redatto sulla struttura degli «armari», non sarebbe stato impossibile giungere alla individuazione di molteplici nuclei archivistici, al fine di procedere conseguentemente ad una loro organica riunione, per un'a­ zione ricostitutiva, ma è pur vero che senza una consapevole conoscenza dei «soggetti produttori», della loro collocazione territoriale, politica e istituzio­ nale, della loro struttura e della loro attività burocratica, tali operazioni avreb­ bero rischiato di approdare nuovamente a risultati insufficienti, specialmente se si fossero basati su principi meramenre meccanici e non scientifici, ovve­ ro se non si fosse considerato l'elemento storico - istituzionale. È stato proprio quello della conoscenza del «soggetto produttore» il prin­ cipale ambito nel quale si è mosso il complesso lavoro di Salvatore Bangi il quale, partendo dalla struttura costitutiva, a seguito di ricerche e di indagini atte ad individuare le figure politiche, amministrative e burocratiche attive nello Stato lucchese, giunse alla definizione della organizzazione dello Stato e, di conseguenza, fu in condizione di offrire un quadro molto bene delineato della documentazione archivistica conseguentemente prodotta. Il riferire la documentazione al suo contesto istituzionale originario, così come è stato

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Alessandro Tommasi entrò a far parre dell'Archivio pubblico lucchese il 27 marzo � l 3 1 marzo 1 84 � ebbe la carica di Archivista e assunse l'onere della conduzione del­ le �t�JVJ �a, (ASL, Ar�btvio, n . 1 3, f�sc. II, ad annum, 1 9 dicembre 1 857). Linrenzio ne del Bo­ _ fl1 temp1 brevJ nel Palazzo namJ d, trasfeme Guidiccioni le carre dell'Archivio di Staro _ e granducal " secondo la nsoluz10n e del 1 7 novembre 1858 , co11dusse ad una decJsJone · · d1 nn. . novament? plutrosto rap1da. ROMITI, Le origini . . ci r., pp. 1 3 1 - 1 35. 19 lbiden , pp. 32-1 3 In riferimento agli Indici, dispose che «quelli antichi che po­ � � tess�ro tr�vars1 negl1 ArchJvJ: s1 accoderanno a ciascuno di essi come carre di corredo», men­ . rre d nfenmenro agiJ_ Statun. fU altrerranro preciso: «che nella serie degli Statuti si porrà un esempi:U:e dello Srat� t? a srampa, quando ne consti che fosse stampato di ordine pubblico» , _ a garanzia del pnnc1p10 d1_ «fede» e del signifìcaro di «validità giuridica» della documenta­ . _ _ _ ZIOne archJvJsnca.

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20 G. PLESSI, Compendio di archivistica, Bologna, Clueb, 1 990, p. 27: «È incontestabi­ le che presupposti della enunciazione del Cencerri siano le intuizioni operative del Bonaini, le formulazioni di principio degli Olandesi, le basilari ricerche del Casanova». MULLER FEITH FRUIN, Ordinamento e inventario . ci r..

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prospettato in riferimenro a questa prima fase di riordinamenro, può essere considerato senza dubbio un aspetto applicativo del «principio di provenien­ za», ma l'indagine diretta alla ricostruzione dell'ambito operativo del «sogget­ to produttore», in riferimento alla sua nascita, alla sua figura, alle sue funzioni, ai suoi uffici, alle sue attività amministrative e burocratiche, alle modalità di organizzare la propria memoria rappresenta indubbiamenre un ulteriore ele­ mento caratterizzante di quello che successivamenre fu definito metodo storico. La merodologia attuata da Salvatore Bangi si svolse in più fasi articolare, che possono tuttavia essere considerare quali momenti di un unico progetto: in primo luogo fu realizzata una preliminare riorganizzazione del materiale nel ri­ spetto dello schema bonainiano; in secondo luogo, individuati i «soggetti pro­ duttori», rappresentati massimamente dagli organi deliberativi e di governo, dagli uffici e dalle magistrature, lo stesso Bangi si dedicò a studi e ricerche sul­ le fonti archivistiche primarie e secondarie, per comprendere le idenrirà e le qua­ lificazioni dei sudderri organismi; in terzo luogo, in parallelo, iniziò le operazioni di spoglio della documenrazione effettuando, «serie» per «serie», una descrizione analitica di ogni unirà archivistica ed introducendo una sia pur som­ maria descrizione conrenenre il tirolo del pezzo e degli estremi cronologici . Attraverso questo complesso lavoro furono posti in essere così quei mezzi di corredo che vennero denominati «inventari d'uso», destinati per loro natura a rimanere manoscritti, ma fondamentali, per la loro funzione, nell'ambito del­ l'arruazione del complesso progetto. Questa ripologia di mezzo di corredo fu compiuta materialmente dagli impiegati dell'archivio di Stato in Lucca, a se­ guito di un lavoro di grandi dimensioni condotto per un periodo di quasi tren­ ta anni, sotto direzione e la supervisione di Bangi, il quale successivamente utilizzò il materiale così realizzato, sia effettuando inrerventi di «sintesi», sia ri­ producendo analiricamenre i pezzi, sia completando le descrizioni con l'appo­ sizione di ulteriori considerazioni e di elementi tecnici 2 1 . Se analizziamo le soluzioni avanzate da Salvatore Bangi, nel corso delle sue periodiche comunicazioni ufficiali con la Soprinrendenza di Firenze e nel2 1 Nell'Archivio di �raro in Lucca, la serie degli «inventari d'uso» costituisce ancora oggi. uno strumento essenziale per la gestione della sala di studio. La loro presenza risultò fon­ dame�tale per l.a fase.di.compilazione degli inventari a stampa, poiché contribuì a completare indagini necessarie per �uegh. �l�menn prehmman che erano stati rilevati a seguiro delle l acquiSIZIOne delle conoscenze di carattere srorico-isriruzionale. Gli «inventari d'uso» con­ s�nrirono �i. a�giung� re alla conoscenza istituzionale dei soggetti, quella reale della produ­ zwne archJvJsnca, unle per comprendere le merodologie con il quale originariamente si è operaro per realizzare la formazione delle diverse serie archivistiche.

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l'ambito del suo ancor più nutrito carteggio privato posto in essere con Cesa­ re Guasti, successore di Bonaini, possiamo rilevare come nella sua concezione fossero presenti tre distinte tipologie di inventario: - la prima, definita ripetutamente inventario d'uso, corrispondeva alle caratte­ ristiche sopra presentate, era redarra in forma descrittiva manoscritta, era rife­ rita analiticamenre ad ogni unità archivistica ed era distinta con l'apposizione di elemenri idenrificativi, costituiti da una intitolazione non necessariamenre testuale e dalla segnarura degli estremi cronologici. La denominazione di in­ ventario d'uso pareva avere anche una inrerprerazione estensiva, poiché il con­ cetto di «USO» richiamava un collegamento con una funzione che tale mezzo di corredo era tenuto a svolgere, particolarmenre all'interno dell'Istituto archivi­ stico di produzione: in sostanza un elemenro prevalentemente ad uso interno; - la seconda, detta inventario, senza ulteriori specificazioni, da realizzarsi even­ tualmente anche a stampa, destinata a contenere elemenri descrittivi più arti­ colari e più complessi di quanto non si effettuasse negli inventari d'uso, senza tuttavia avere necessità di realizzare sempre rappresentazioni analitiche delle unità archivistiche, redatta anche per una fruizione esterna e, comunque, uti­ le per conseguire una conoscenza generale e destinata alla descrizione per «se­ rie» della documentazione archivistica di un fondo o di un archivio; - la terza, denominata inventario illustrato, consisteva nella forma più com­ pleta, poiché era costituita da ampie ed approfondite sezi� ni inrrodut� ive e da sezioni descrittive tecnicamente, formalmente e sosranz1almenre articola­ te e nel conrempo strettamente interconnesse con gli elementi inrrodutrivi, sino a formare un'unica realtà; l'inventario illustrato rappresentava una inno­ vazione poiché era basato sopra inrroduzioni, aventi carattere storico e isti­ tuzionale, che consentivano di recepire, preliminarmenre alla lettura della sezione descrittiva, notizie circa il contesto storico-politico, circa la struttura costitutiva e istituzionale, circa il soggetto produttore, circa la sua attività e circa le modalità di formazione e di conservazione dell'archivio 22. 22 A. Ro�IITI, L'edizione dell'Inventario nel carteggio tra Salvatore Bongi e Cesare Guasti, in Inventario. Archivio di Stato in Lucca, a cura di S. BONGI, ed. anastatica, Lucca, Istituto Storico Lucchese, 1 999, parre I, pp. XXXV*. In una lettera di Bangi a Guasti si legge: «il lavoro d'archivio non scorgesi rutto; perché serie raccolte che qui compendiosamente ven­ gono descritte, nè cataloghi d'uso, farri contemporane�� ente, s? n? regi� rrare e. descr!rre pez­ zo per pezzo, il che non è fatica da disprezzare; e quesn mvenran d uso s 1 compilano 1n bozza e si copiano poi in miglior forma». Il concerto di «illustrazione» nella terminologia bongia­ na si riferiva chiaramenre alla sezione introdurriva alle «serie», detta recentemente «cappel­ lo»: «fra un mese conterei d'avere in pronto rutta la illustrazione della parre giudiziaria, la quale è più uniforme e meno complicata delle parti già farre. Ma c'erano sempre delle mas-


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Salvarore Bangi, nei suoi scrini relativi alla pubblicazione dei quattro vo­ lumi, riporrò sempre la denominazione di inventario illustrato, caratterizzan­ do così con precisione la tipologia del lavoro che stava effettuando; con l'uso di tale terminologia mostrò inoltre di possedere una piena conoscenza in ri­ ferimento al mezzo di corredo in fase di realizzazione, lasciando anche traspa­ rire una consapevolezza teorica e tecnica che tutravia, pur presente nei risultati, non venne mai dichiarata espressamente. È opportuno rilevare che, proprio nella seconda metà dell'Onocento, quando Bangi stava operando con la mas­ sima applicazione, si ebbe il consolidamento in tuna Europa del «principio di provenienza», mentre il parallelo passaggio da tale principio al «merodo srori­ co», come si è accennaro, si stava realizzando tacitamente e con naturalezza, attraverso applicazioni che si muovevano dalla originaria base storico-territo­ riale, elemento caranerizzante il primo momento di introduzione del princi­ pio, alla base storico-istituzionaLe, che atteneva alla seconda fase operativa e che concerneva anche la individuazione dei «soggeni produnori», alla fase storico­ burocratica, relativa alla individuazione delle modalità di funzionamento de­ gli uffici stessi ed infine alla fase storico-archivistica, collegata con le modalità di realizzazione e di conservazione della documentazione. Turri questi momenti, rientranti in un'operazione veramente complessa, risultano presenti nell'opera di Salvarore Bangi; alcuni compaiono in forma più evidente, in quanto probabilmente sono il risultato di una maggiore con­ sapevolezza scientifica e tecnica, altri sono evidenziati con una minore in­ tensità, lasciando trasparire come alcune metodologie, in quesro periodo assolutamente pionieristico, si trovassero ancora in una fase di elaborazione e di meditazione. Tale non sempre livellata uniformità applicativa, presente nei quattro diversi momenti inventariali sopra ricordati, d'altra parte ampia­ mente giustificata, non solo non limita assolutamente il significaro del lavo­ ro svolto presso l'Archivio di Stato in Lucca, ma rappresenta una significativa testimonianza srorica delle modalità adottate per la realizzazione di questa opera che, è opportuno ricordarlo, non è stata indirizzata all'ordinamento ed all'inventariazione di un fondo archivistico, più o meno complesso, ma ha avuro ad oggeno rutro il materiale prodotto da uno Stato, dal periodo alto medievale al 1 847. A piena ragione, quindi, crediamo di poter affermare che l'anività realizzata da Bangi si è ispirata ad un metodo-storico-istituzionaLe-bu­ rocratico-archivistico, applicandolo con molta intensità, pur attraverso una personale forma di interpretazione, che assume maggiore significaro in con­ siderazione del momenro storico nel quale l'impresa viene realizzata. Abbiamo già ricordato come, in particolare a partire dalla seconda metà del Novecento, si sviluppò in Italia una interessante riflessione sul metodo-sto-

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sulle caratteristiche ad esso aninenti, sul suo significaro a� plicat.ivo nel­ la fase di riordinamento, evidenziandone in un primo tempo 1 preg1, fino a pretendere di farlo divenire un elemento perfetro e qua� i i� discutib.ile, waie anche alla direna correlazione con la sua stessa enunc1azwne. Il d1batmo, �he solo successivamente pose l'accento sopra alcuni basilari difetti, vide qua­ li protagonisti nomi di rilievo nell'ambiro dei te�rici dell'� rchivistic� it� lian� : ci limitiamo a ricordare, quali rappresentanti. d1 correnti talora comCldentt, talora non perfenamenre assonanti, talora più o meno ap�rramente c�ntrap­ poste �iorgio �e.nceni, �nronio Panell.a: Leopoldo �;;dn, Arnaldo d Addario, Eilo Lodohn1, Claud10 Pavone e Fli1ppo Valenti . Di fronte ad un atteggiamento solidamente strutturaro assunto dagl! ar­ chivisti appartenenti alla corrente che sosteneva co.n decise . co.nvi�zioni la ineccepibilità del «merodo storico» quale unica soluzwne. P.er '1 n�r.dmame�­ to archivistico, Pavone e Valenti si mossero con proposiZIOni. cnttche, scn­ vendo sull'onda di riflessioni conseguenti alla pubblicazione in lingua italiana dell'opera di Adolf Brenneke; l'archivista tedesco, interpr� tand? il «pri�cfP_i� di provenienza» con modalità non r.igide, avev� proposto mfatt� la poss1bli1t: . cast di intervenire nell'ultima fase apphcandolo «liberamente», del!m1tando la portata del significato operativo del rn_etodo - storico � c� ns� n�en�o agii. ar­ chivisti di agire con una cena autonomia nelle operaz1on1 d1 r�ordmo, .al fi­ ne di rendere più corretta l'organizzazione definitiva del matenale. d�st�nato a permanente conservazione, senza essere eccessiv�ent: sott�pos.tt a1 vmc?­ li strunurali proposti dalla «registratura»: questa nfles� 10ne �� sv1 � uppava �� considerazione della non sempre cena come1denza tra l orgamzzaz10ne archi­ vistica relativa al momento formativo e quella attinente all'ultima fase ed inoltre della non palmare riflessione tra il soggetto produttore, la sua strut­ tura e la realtà documentaria. Tali elementi, insiti d'altra parte nella evoluzione della storiografia archi­ vistica tedesca, quale risultaro di almeno tre secoli di elaborazioni dottrinarie,

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se di libri, specialmente criminali, non inven�ariate e ha bisognato lavorarci tutti per mette­ re in completo gli inventari d'uso, che sono il fondamento del. lavoro» (p. �1.1x ). 23 MULLER - FEITII - FRUIN, Ordinamento e inventario. . . clt.. Questa pubbhcaz10ne, per decenni al centro dell'attenzione archivistica internazionale, è stata recentemente criticata da C. DEKKER, Che ne è stato della "Bibbia" degli archivisti olnn�esi, traduzione da� fr�nc�se di Marina Raffaeli, in L'archivistica alle soglie del 2000, a cura d1 O. BUCCI, Pubbhcaz10n1 del­ l'Università di Macerata, Collana di Informatica e Dowmentazione, 2, Ma�erata, . ' ?9_2, P P· 67-77. Per quanto attiene alla più recenti teorie, si veda D. TAMBLIO. La t�orra �rck/V/Sttca tta­ liana contemporanea. Profilo storico critico (1950- l 990), Roma, Nuova !talla Sc1ent1fica, 1 993.


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furono individuati e proposti per essere confrontati con le teorie svilupparesi in Italia dopo le riflessioni di Giorgio Cencetti; in effetti, contribuirono a met­ tere in una crisi di identità una corrente di pensiero che pareva ormai ampia­ mente consolidata. Le osservazioni, applicate alla situazione italiana, trovavano la loro motivazione nell'intendimento di contrapporre alla rigida teoria che aveva ispirato il metodo-storico, a livello di enunciato indiscutibile, una linea me­ todologica che, pur continuando a considerare l'aspetto storico quale elemen­ to di base, poneva l'attenzione sopra altri elementi, non solo intrinseci al soggetto produttore, ma anche estrinseci, che potevano risultare altrettanto es­ senziali e basilari per una corretta operazione di riordinamento 24 . Il dibattito, condotto su livelli molto elevati, si affievolì con gli anni Or­ tanta lasciando vive alcune indecisioni interprerarive, ma anche la certezza del­ la realizzazione di uno sviluppo teorico che aveva ampliato gli orizzonti della dottrina archivistica. In questa sede tuttavia non intendiamo tanto riprende­ re una discussione che porrebe essere senza dubbio stimolante; crediamo op­ portuno tuttavia porre in evidenza come i lavori archivistici di Salvatore Bongi, da un lato trovino una generale e specifica corrispondenza con il metodo sto­ rico, secondo l'impostazione elaborata da Giorgio Cencerti, mentre d'altro la­ to presentano una diretta assonanza con le ricordare proposte modificative e innovative emerse nel corso delle discussioni presentate tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta dello scorso secolo. t vero che Bangi nulla ha scritto di specifico in merito a questi aspetti, ma è altrettanto vero che per lui, ac­ canto ad alcuni passi rilevabili dai suoi copiosi carteggi, sono testimoni e par­ lano i quattro monumentali volumi dell'Inventario. Questa osservazione ci porta a puntualizzare ancora una volta il significato altamente innovativo in ambito strettamente archivistico dell'opera bongiana 2 5.

A sostegno di queste nostre asserzioni, crediamo che porrebbero portare ancora più valide testimonianze wtti quegli studiosi che nell'arco di quasi cen­ totrenta anni hanno avuto occasione di utilizzare tali preziosi «mezzi di cor­ redo», di leggere le magistrali premesse generali, le incisive introduzioni alle serie, elementi assolutamente indispensabili in una struttura inventariale, le sezioni descrittive, sempre calibrate in conseguenza della valutazione dei fon­ di e delle esigenze delle singole «serie», ma anche quegli Indici ragionati che rappresentano uno strumento mirabile per penetrare nei non sempre agili per­ corsi archivistici. Concludendo, ci permettiamo di consigliare coloro che ancora non aves­ sero avuto l'opportunità di consultare e di utilizzare l'opera di Salvatore Bon­ gi, di avvicinarsi ad essa per verificarne direttamente il livello di validità, anche al fine di comprendere il rapporto esistente tra tale lavoro ed il meto­ do storico, inteso proprio alla luce delle più recenti idee innovative. Siamo cer­ ri che porrà così emergere ancora una volta il significato scienti fico, tecnico e pratico di questa monumenrale opera: si comprenderà infine perché, no­ nostante la verusta età di stampa, questi Inventari, ora finalmente riprodotti in edizione anastatica per cura dell'Istituto Storico Lucchese, continuino ad essere il mezzo principale e privilegiato per accedere alla ingente e comples­ sa consistenza documentaria conservata presso l'Archivio di Sraro in Lucca.

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H BRENNEKE, Archivistica ci r., pp. 1 1 1 - 1 1 5 : Nel rappono tra registrarura e archivio, panendo dal principio che «le nostre moderne registrarure non mosuano più quella forma perferra e quella struttura di precisione che le regisrrarure prussiane del periodo aureo pre­ sentano, non possiamo più !imitarci a !asciarle esistere nella forma in cui si trovano o re­ staurarle semplicemente, ma dobbiano prenderei la libenà di riformarle radicalmente. Perciò ci siamo in realtà allontanati, nella pratica, già da tempo, dall'originario principio della re­ gistratura, quale era stato formulato nel 1 8 8 1 , e siamo pervenuti ad un principio della pro­ venienza liberamente applicato, che tuttavia non ha ancora trovato una formulazione ed una giustificazione sul piano teorico». 25 La storiografia archivistica ha riconosciuto opportunamente i meriti di Bonaini, ma non sempre quelli di Bongi, se non in forma indiretta: ad esempio PLESSI, Compendio . . . ci t., p. 27: «Si era distinta da tutte le alue l'opera di Francesco Bonaini per la validità di alcune intuizioni teoriche da lui seguite in attività operative di riassetto di archivi toscani ed emi. .

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liano romagnoli», ovvero CASSESE, Teorica e metodologia ci t., p. 229 trattando del metodo storico, afferma che «il metodo oggi universalmente riconosciuto ed imposto dalle varie leg­ gi e regolamenti nella disposizione dei fondi archivistici di un archivio generale, è quello sto­ rico. Questo merodo, che nel Bonaini, il pii1 insigne archivista italiano, trovò il più geniale espositore e il più convinro assertore, è un vanto panicolarmente degli studi storici italiani, i quali concorsero brillantemente a gettare le basi dell'archivistica moderna; costiruisce inol­ tre un merito altissimo della schiera di archivisti roscani i quali proseguirono sulle orme del maestro e, alla luce del suo insegnamento contribuirono con esperienze personali al perfe­ zionamento delle linee fondamentali della domina archivistica». . .


GIGLIOLA FIORAVANTI Gli archivi toscani nel Ministero della Pubblica istruzione nello Sta­ to unitario (1861-1874)

Il neonato Regno d'Italia ereditò dagli antichi Stati strutture e istituti cul­ turali anche nell'ambito dell'organizzazione archivistica, che si presentava nel 1 861 secondo un quadro terrirorialmente differenziato. Gli effetti delle innovazioni indotte dal periodo rivoluzionario francese nel settore archivistico si erano estesi e si erano radicati in Europa nell'età na­ poleonica e neppure nel corso dei decenni della Restaurazione si interruppe quel processo di modernizzazione. 1 Partendo dall'Italia meridionale al tempo del regno di Murar, nel 1 807 1 808 furono istituiti gli archivi dipartimentali in alcune provincie e l'archi­ vio generale; venne anche istituita nel 1 8 1 1 una Scuola di paleografìa e di­ plomatica presso l'Archivio di Napoli. Ferdinando I non solo confermò l'istituzione degli archivi, ma la volle completare portando a termine la crea­ zione degli Archivi in ogni provincia. Al ritorno del sistema degli antichi Stati, dopo l'età napoleonica, anche il Regno di Sardegna adottò misure che avrebbero creato archivi pubblici, mi­ sure che provvidero alla creazione nel 1 826, presso l'Università di Torino, del­ la cattedra di Paleografìa. Sul versante venero, l'amministrazione austriaca concentrò a Venezia ai Frari nel 1 81 9 i diversi archivi locali, mentre nel 1 852 il Granducato di To­ scana riunì tutti gli Istituti archivistici sotto un'unica direzione, annettendo1

Sulle conseguenze apportare in Iralia dalla rivoluzione francese nella concezione e nel ruolo degli archivi nel sec. XLX cfr. G. CENCETTI, Archivisti di ieri e di oggi, in «Rassegna de­ gli Archivi di Sraro», XXIII (1963), n. 3 12-320.


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Gli archivi toscani nel Ministero delkl Pubblica istruzione (I 861-1874)

Gigliola Fiora vanti

vi le Scuole di diplomatica e paleografia. Il modello toscano fu poi adonato altrove, per l'ordinamento degli Archivi di Genova, Bologna. e . �odena. 2 Nel complesso, all'atto dell'unificazione nel set�� re archlvlSti�O forte era la consapevolezza, a livello di élite culturale e polmca, del �eb1to ver�o la Francia rivoluzionaria per l'avvio di un processo di così amp1a modermzza­ zione di cui l'affermazione della consultabilità degli ani costituì la base di un principio di grande rilievo civile e culturale. 3 . fina!� del!� C:om­ In tal senso è utile riprendere un passo della relaziOne missione Cibrario là dove presenta una sorta di «manifesto» de�li arch1v1: <� La rivoluzione di Francia aprì gli archivi: li aprì per disperderne 1 docu� enu� � gran parte n'andò pur troppo dispersa. Questo vi. fu. di buono, c�� gl1 arch1v1 non si chiusero più. Né di richiuderli aveva orma1 b1sogno la polltlca, �ent�e alla scienza premeva d'entrarvi. Gli uomini di Stato non volevano. fam soli­ dali d'un passato che a contar gli anni, non era lontano; ma per le 1dee, pare­ va di secoli: la politica nostra (dicevano essi) ha tant� poco c.he f�re c�n quell.a de' tempi trascorsi, che il Governo può ammettere d p�bbhco a suo1 se� ren, senza paura e senza scrupolo. Alla storia, e non alla polmca apparteng?no ' do­ cumenti delle dinastie che regnarono, e dei Governi che non sono p1ù». Dunque, se è vero che la Francia rivoluzionaria aveva rappresentato, un punto di riferimento per gli archivi e per. le bi? liotech� d: Eu�op� dell'e.tà con­ temporanea, è anche vero che con alcuni Stati europei, l Italia� part� c?lare, sviluppò e rielaborò tale patrimonio culturale in mod� crea�1�o .e . on.g1�ale, nel cui contesto di grande rilievo fu il ruolo svolto dagli archivisti Italiani. All'atto della sua istituzione nel 1 852, la Direzione generale degli archivi toscani inquadrata nel Ministero delle finanze, già dal . l � 56 con la deno� i­ nazione di Soprintendenza generale fu sottoposta al M � mste�o. della pub.bl.'c� istruzione, dalla quale, quindi, dipesero direttamente gli archlVI go:ernanv1 d� interesse storico del Granducato. All'epoca, la Direzione generale, 111 realtà, SI identificava con l'Archivio fiorentino, diretta filiazione dell'archivio diploma111

Gli Archivi di Stato italiani, Roma, Tip. Delle Mantellate, 1903. '

Cfr. C. SALVAREZZA, A. D AD­ La leneratura in materia è piunosto ampia. Sui decenni dopo l'UJ� ità.vedi: 1874), (1860nrtnno t Stato dello ionnle z � DARIO, La collocazione degli archivi nel quadro istilll PAVO­ INI-C. ANGIOL D P 5; 1 1-1 1 . p , ) 97 1 ( XXXV Stato», ? p in «Rassegna degli Archivi di . PP· 1 6 59-169_ l ; 1973, Emaud• Tonno, enti, Docum I V, d'Italia, Storia in . Archivi, . NE, Gli .', �egau e A. ROMIZI, Storia del Ministero della Pubblica Istruzione, parte II, M1lan�, Albngh straz•o<<AmmJm one), formazi e (genesi Stato dello Archivi Gli SANDRJ, c. Edirori, 1902; L. ne civile», V ( 1 961), pp. 409-431 . 2 J

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tico, sorto nel 1 778 per volere di Pietro Leopoldo che con motu proprio sta­ bilì che nell'archivio diplomatico si conservassero i documenti membranacei di tutte le magistrature, comunità, conventi soppressi, ecc. , del Granducato. Nel 1 852 il progetto della Direzione generale prevedeva la riunione in un'unica sede dei diversi archivi di inreresse storico esistenti in Firenze e la concentrazione dell'antica documentazione esistente in Lucca, Pisa e Siena. Ben presto l'idea fu abbandonata poiché sembrò illogico strappare la do­ cumentazione dalle rispettive sedi e si preferl istituire nelle città toscane di Lucca, Pisa e Siena, archivi generali che però ebbero, almeno inizialmente, lo status di sezioni staccate dell'Archivio centrale di Firenze. Fu solo alcuni anni dopo, a motivo del fatto che quelle città potevano vantare il ruolo di ex capi­ tali che, esse poterono vedere riconosciura ai loro archivi una vera e propria autonomia, seppure soggeni alla Soprintendenza generale, a sua volta dipen­ dente dal Ministero della pubblica istruzione.4 In questo ordinamento è evidente come il modello francese di archivio pubblico e come istituto di cultura avesse messo radici ben salde in Toscana, grazie all'attività di Francesco Bonaini, professore all'Università di Pisa, poi direttore dell'Archivio di Firenze e infine soprintendente archivistico per la Toscana5. Egli, infatti, aveva impegnato tutte le sue forze e la sua attività nel Granducato perché prevalesse il concetto e la funzione degli Archivi come istituti di cultura, piuttosto che come uffici amministrativi . Aveva, inoltre, preso a modello l 'Eco/e des chartes, per quanto concerne i programmi ivi adot­ tati, nell'organizzazione delle scuole di Archivio per la formazione degli ar­ chivisti . Successivamente, con lo Stato unitario, aveva progettato di estendere tale modello a tutte le scuole d'archivio italiane, scuole in cui si sarebbe for­ mato un personale «capace di produrre pubblicazioni degne 'a volere che la istituzione si mantenga viva e cresca in forma'» 6. Tuttavia nell'Italia pose-unitaria rimaneva ben salda non solo la dimen­ sione amministrativa del concetto di archivio e della figura professionale de­ gli archivisti, per cui «l'anima» amministrativa dei funzionari d'archivio non era 4 LI,

Per la legislazione in materia di archivi nel Granducato di Toscana, cfr.

G. GIANNEL­

La legislazione nrchivisticn del Granducato in Toscana, in «Archivio srorico italiano», CXJV

(1956), pp. 258-289. Per un profilo biografico di Bonaini, cfr. la voce Francesco Bonaini in Dizionario bio­ grafico degli Italiani, Roma, lstiruro dell'Enciclopedia Italiana, 1969, vol. Xl ; A. PANELLA, Francesco Bonaini e !'01dinamento degli Archivi italiani nei primi mmi del Regno, in Scritti ar­ chivistici di Antonio Pane/In, a cura di A. D'AooARJO, Roma, 1955, Ministero dell'Interno, Pubblicazioni deli Archivi di Stato, XIX, pp. 193-21 3 ' 6 I n D AoDARJO, L a collocazione degli archivi. . . cir. 5


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Gli archivi toscani nel A1inistero della Pubblica istruzione (1861-1874)

stata soppiantata, ma semmai la dimensione c�tural� d�lla l�ro professione si era con quella sommata. Su questa dicotomia dt funz10m e dt com�etenze ne­ gli istituti archivistici si è molto scrit�o e discuss? già allo�a per .s� n?lmeare qua­ le complesso mrriculum accompagm la formaziOne degb ar�htvtstL Un'analisi attenta di quelle che furono le tappe e le vtcende �he a� co�­ pagnarono l'esistenza degli archivi toscani nei primi anni del!� stona u�ttana, può essere condotta con buoni risultati consultando � na ptccola sen� p�o­ dotta dal Ministero della pubblica istruzione, Segretanato generale, DIVISIO­ ne II, Archivi di Stato, conservata presso l'Archivio centrale dello stato.? Dalla documentazione generale e da quella concernente gli affari per le province toscane emerge il ruolo svolto dal binomio Bonaini e G�asti, bino­ mio che fu al centro, dalla metà del secolo fino alla morte del pnmo, avve­ nuta nel 1 874, del progetto di riunione e dell'effettivo ordinamento storico degli archivi delle magistrature fiorentine. Anche do�o .la sc� mparsa �e� �o­ naini, morto nel momento del passaggio della Arnmmtstraz10ne archlVlsnca al Ministero dell'interno, si ebbe tuttavia una continuità scientifica del lavo­ ro intrapreso con l'impegno e l'attività di Cesare G.uasti. E nel novero di. quel� la eccezionale generazione di archivisti, formata un quadr� armom�o d1 studi giuridici, letterari e di grande erudiz.ione, op.erò .d Bong1 presso l Ar­ chivio di Stato di Lucca e su cui tornerò p1ù avann . 8 Da questa documentazione ho tratto l'oggetto della presente comunicazione. Tornando alla Toscana e agli archivisti, è da ricordare che tra le battagbe. sostenute con impegno, convinzione e passione civile, quella del�'amibu�io­ ne degli Archivi al Ministero della pubblica istruzio�e fu tra le p� ù acc�mte: Già nell'ottobre 1 860 Bonaini in una lettera a Gmseppe Alas1a espnme 1l suo punto di vista in merito a quale dicastero attribuire quella competenza.9

Pur riconoscendo che in quasi tutti i paesi essi dipendevano dal Ministe­ terno, eccezion fatta per gli archivi giudiziari, notarili e dei comuni, dell'in ro il Bonaini correla il fatto che nei grandi Stati europei «gli Archivi si ebbero solamente in conto di depositi di carte, utili soltanto all'Amministrazione pubblica e ai negozi dei privati, e ciò è provato (fra le altre cose) dalla qualità delle persone che v'erano preposte; qualità, dico convenienti, a un buon am­ ministratore, ma non ad un archivista come oggi s'intende». È proprio nel contesto del nuovo Stato, egli osserva, dopo il processo risorgimentale nazio­ nale, che gli archivi sarebbero diventati memorie storiche e quindi, caratte­ rizzati da una naturale dipendenza dal Ministero della pubblica istruzione. Erano le molte qualità, oggi diremmo professionalità richieste «agli uffi­ ciali addetti agli Archivi» a suggerire un'attenta collocazione dell'istituzione nel momento in cui si voleva fare degli archivi «un'istituzione letteraria» . La conoscenza delle discipline classiche (Diplomatica e Paleografia) andava a suo avviso accompagnata dal possesso di una buona erudizione e dalle lingue mo­ derne, onde accedere all'ampia bibliografia nei settori tradizionali. «Un tiro­ cinio di studi ampio e articolato era la condizione perché gli archivisti fossero poi in grado di pubblicare opere che dessero non solo lustro all'istituto di pro­ venienza, ma fossero strumenti per «aumentare il patrimonio della scienza storica o di agevolare agli studiosi la ricerca delle fonti storiche)). In ultimo, Bonaini sosteneva la necessità di creare, almeno nelle grandi città, una Scuola di Paleografia annessa agli archivi . A tale personale scienti­ ficamente e storicamente qualificato, alla produzione scientifica, alle Scuole di Paleografia non poteva che presiedere il Ministero della Pubblica Istruzio­ ne, affinché fosse a tutti chiaro «che tale istituzione è riguardata dal Governo dal lato più nobile, che è lo scientifico)). Traspare in tutta la lettera la convinzione che gli Archivi non sono da considerarsi depositi di carte ma luoghi di studio e ricerca. Alcuni mesi più tardi, nel gennaio del 1 86 1 , sollecitato da Terenzio Ma­ miani, ministro della Pubblica Istruzione, Bonaini torna ad esprimere il suo pensiero nel momento in cui si profilava la questione dell'attribuzione degli Archivi al Ministero dell'interno. 10 Il problema era di mantenere una qualche dipendenza dell'istituzione dal Ministero della pubblica istruzione e la solu­ zione suggerita avrebbe potuto ricondursi all'età storica dei documenti con­ servati, lasciando quindi sotto la giurisdizione dell'Interno quelle sezioni di

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7 La serie, arrualmente articolata in 20 buste recenremente riordinata e invenrariata, p re­ senra una suddivisione dei fascicoli in affari generali e affari per provincia. Si segn�a t�a fa� scicoli generali la documentazione della Commission� Cib�ario, consisre,nte neg_l1 ongma! l dei verbali delle adunanze, oltre alla relazione finale de1 lavon, dalla quale e rrarro ti brano portato a p. 476. . . .. . . 8 Per un profilo biografico del Bongi, cfr. E. LAZZARESCHI, Archwrstt Jta!ltlm: Salvatore Bangi, «Notizie degli Archivi di staro», III ( 1 943), n. l , pp. 59-6 1 ; caralogo della most�a al­ _ lestita presso l'Archivio di Staro di Lucca nel dicembre 1 999 e ded1cara alla figura e ali opera poliedrica del Bongi. . . . . . . centrale dello Staro 9 «Parere di F. Bonaini sulla dipendenza deglt archiVI» Arch1v1 d'ora in avanri ACS, Ministero della pubblica istruzione - d'ora in avanri MPI -, Segretaria­ generale, Div. Il, Archivi di staro 1 861 - 1 874, b. l , fase. 2, lerrera del 1 8 otrobre 1 860. l

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1861.

In ACS, MPI, Segr. Gen. , Div. Il, b. l , fase. 4, «Memoriale di F. Bonaini>>, 21 genn.


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Archivi «necessarie alla presente Amministrazione, così politica e giudiziale, come economtca>>. Una soluzione alternativa - quella che Bonaini sembra preferire - avreb­ be separaro invece le competenze tra i due dicasteri, attribuendo all'Interno «tutro ciò che spettava ai locali, alle spese di prima montatura d'archivi e al loro annuale mantenimentO>>, mentre alla Pubblica Istruzione tutta la mate­ ria correlata alla formazione degli archivisti, alla istituzione di nuovi Archivi, all'<<ordinamento delle carte stesse, alla loro riunione, agli acquisti di nuovi documenti e alle pubblicazioni>>. La consultazione ai fini di ricerca e la sua re­ golamentazione, di conseguenza, avrebbero costituiro un compiro_ dell'Is�ru­ _ zione, mentre qualunque altra ricerca, oggi diremmo, a uso ammtntstranvo, fatta da uffici pubblici o da privati avrebbe riguardato la giurisdizione del Mi­ nistero dell'interno. Così pure la ripartizione delle spese nel bilancio dei due dicasteri avrebbe ribadito la suddivisione delle funzioni. Nella stessa lettera, infine, Bonaini esprime il programma e i percorsi formativi delle scuole che sarebbe stato necessario istituite presso gli archivi centrali d'Italia sul model­ lo toscano. Tali scuole avrebbero avuto l'esclusiva dipendenza dal Ministero della pubblica istruzione mentre al direttore della scuola fiorentina di diplo­ matica sarebbe stata affidata la direzione dell'Archivio srorico italiano, dalla cui direzione Vieusseux intendeva esonerarsi a motivo dell'età. A quella relazione il ministro Mamiani rispose con una nota a stampa 11 in cui aderiva all'avviso di Bonaini, ma poco dopo per le insistenze di Mio­ ghetti, ministro dell'Interno, consentì che gli archivi delle provincie dell'E­ milia passassero sotto la dipendenza di quel ministero incontrando un'aspra censura da parte degli ambienti culturali da fermare il governo nel progetto di assoggettare tutti gli istituti archivistici ad un unico dicastero. Tuttavia, accadde che, come segno evidente del progetro di unificazione, anche per gli Archivi roscani, le spese per il funzionamento di questi ultimi furono portate nel bilancio del Ministero dell'interno. Solo l'intervento di Ri­ casoli, presidente del Consiglio succeduto a Mi nghetti il l o settembre 1 86 1 , governatore della Toscana, finché durò l'auronomia ammi�istrativa, _ con un decrero riportò gli Archivi toscani al Ministero della Pubbltca IstruziOne (28 senembre 1861). Per la verità l'iscrizione al bilancio dell'Interno degli Archivi toscani e di Napoli proseguì anche nel 1 862_ 1 2 1 1 Ibidem. 1 2 Ibidem, fase.

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La voce d_i Bo�ai_ni,_ formalizzata l'unificazione, rimase alquanto isolata nel momento cut st dtscusse della <<questione archivi>>. Il Castelli, direttore generale degli Archivi del Regno, inviando al ministro della Pubblica Istru­ zione nel luglio 1 861 , le sue considerazioni a riguardo, sottolinea il ruolo in­ cisivo che gli Archivi e le carte che essi conservano e continuamente acquisis�ono d�gli uffìci statali, rivestono un'«importanza più particolarmen­ te ammm_.ts�ranva>>, sp �cte_ qu_ando ricevono documentazione prevalentemen­ te dal Mm1stero degl1 esten e da quello dell'Interno, all'epoca con vaste competenze su tutta l'amministrazione statale. l3 �ur �ibadendo l'alt� con_1pito d�gli archivi nel custodire le carte per la _ condotte da dotti nazionali ed esteri sodd1sfazwne «delle sronche mdagml>>, egl � affer�a decis_a�ente c�e sotto_po_rre gli Archivi al Ministero della pubbli� ca IStrUZIOne, ass1mtlandolt alle Btblwteche e applicando loro «il sistema di ��bblicit� pr?prio di tali stabilime� ti>>, men_rre non darebbe loro un maggior n!te�o sctennfìco, creerebbe grav1_ mconven1enti dal punto di vista ammini­ strativo, - ruolo che p�re sono chiamati a svolgere, a morivo della probabile cautela che le_ Arnmm1str��_ ���_ �vrebb�ro ad�tta�o nel depositare o meglio �el versare < doc��enn p1u n�evantt o deltcatJ>>, con grave ricaduta sulla tmpo�t�n � dell :archiVJo stesso. Dt fronte poi all'eventualità, pure avanzata da B�n�1111, �� separare _ la pane storica da quella a valenza prevalentemente am­ m�nlstranva, Castelli sottolinea l'improponibilità di «un lavoro di durata illi­ m_nat�, trattand?si di �comporre in ogni sua parre un'opera bisecolare e di eSito mcerto>>. Lesempto della Francia, poiché spesso veniva additata come modello, avrebbe comportato, da un lato, l'istituzione dell'Archivio storico dall'altra che ciascuna Amministrazione costituisse un suo proprio archivio: d�v� mantenere le carte fin tanto che non fossero «passate interamente al do­ �11110. della sroria». A sostegno delle sue considerazioni, Castelli rammenta la sttuazwne e l'esempio degli archivi di Napoli e Sicilia, devoluti alla soprin­ tendenza del Ministero dell'interno, nonché quelli di Parma e Modena che e�ano anne�_si alla Pubblica ,Istruzi �ne, m� questa non era disgiunta dal' Mi­ ms�ero d�ll Interno. Dopo l annesswne de1 Ducati furono anch'essi aggregati ag!t Archtvt. del Regno. Ad altre is �iruzi �ni, i �1�ne, sarebbe andata la cura per l'incremento e la dt.�us1_ �ne degl_1 st�d1 s_ronc1, att�ave�s� la creazione di c�ttedre di Paleografia e d1 Dt�lomanca 111 dtverse Un1verstta che ne erano pnve, la costituzione e promozwne delle Deputazioni di sroria patria, sottoposte al controllo della Pubblica Istruzione. 111

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13 Ibidem,

fase. 6, lenera del I 7 luglio 1 86 1 .


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Nel quadro della discussione relativa all'arrribuzione degli archivi al bilancio afferente a più dicasteri, il Segretario generale deii'Intern? nell'apr.ile del .1 �62 af­ fronta con il ministro della Pubblica Isrruzione la quesnone deglt «archivi gene­ rali governativi», e della improrogabile necessità di ricondurli s�rto un'unica giurisdizione - quella dell'Interno -, rio�dina� doli � u �� a base. unifor�e. 14 Era rempo, a suo avviso, superare Il regime gmnd1co de1 governi tempo­ ranei della Toscana e delle province meridionali, in quanro con l'ann�ssion� delle stesse al Regno, cosrituiro nell'Italia settentrionale, doveva nreners1 abrogaro. A ragioni di ordine legale, egli aggiunge altri e � iù forti c�nsidera­ zioni connesse ai temi della comunicazione dei documenti al pubblico e alle modalità e alla disciplina delle «restrizioni» da individuare per la loro consul­ tazione, non da parre del Ministero della pubblica istruzione bensì ��la au.­ torità che esercita le «discipline di polizia». Concludendo la missiva, Il Capriolo giunge alla conclusione che «la natura assai riservata di quesro ramo del pubblico servizio», come anche il personale che lo gestisce, vadano sotto­ posti al Ministero dell'interno, con la conces� ione al . dicastero d�II'Istruzio�e di ogni competenza riguardante la pubblicaziOne de1 documenti e la compi­ lazione di notizie «sopra gli stessi Archivi». In realtà allorché alla Camera nella cornata del 1 3 marzo 1 861 Minghet­ ti aveva presentato il suo progetto di decentramento, le Regioni avrebber? vi� sto loro affidati molti degli istituti dell'Istruzione superiore, le Accademie d1 belle arti e gli Archivi storici. . Sappiamo che, in seguiro, come ministro delle Finanze.' � Farmi, presi­. . denre del consiglio - Minghetti ritoccò l'argomento «�chivi» nel d1scors� sulla situazione finanziaria, fatto alla Camera nel febbra1o 1 863, parlando d1 affidare la «Cura» di parte degli archivi alle provincie e ai com.uni, con il � on espliciro intento di lasciare i soli archivi del Regno - :�e. a due della caplt�­ le Torino - amministrati dal governo. Lo stesso Bona1111 111 una lunga e arti­ colata Relazione al ministro della Pubblica Istruzione Michele Amari, nel marzo del 1 863, sulla «Dipendenza degli Archivi»,15 mostra grande preoccu­ pazione per quel disegno a motivo dell'esperienza riscontrata di quanto poco o nulla i comuni facciano per i loro archivi, !asciandoli in un completo staro di abbandono . I timori erano più che fondati, considerando che Peruzzi, mi­ nistro dell'lnrerno nel 1 863, aveva presentato ai primi di marzo la proposta di legge di modifica della Legge comunale e provinciale del 23 ottobre 1 859, con la quale pur non accennando nulla sugli Archivi, stabilì all'art . 241 che

sarebbe stato dichiarato per Decreti reali quali istituti sarebbero passati ai co­ muni e alle provincie. Se i vertici governativi discutevano dell'ordinamento istituzionale degli archivi, Bonaini operava nella direzione di una sempre più accentuata collo­ cazione culturale della Soprintendenza toscana non solo sul territorio nazio­ nale ma anche estero . Ne sono un esempio nel 1 862, l'orgoglio e l'impegno che mise per l'accettazione della partecipazione degli Archivi toscani alla Esposizione di Londra, nella classe avente per titolo «opere e metodi relativi all'educazione». Accanto ai Musei e alla Biblioteche, avrebbero figurato alla mostra di Londra anche gli Archivi toscani «fra le isriruzioni di pubblica istru­ zione» perché cosrituiri e predisposti a promuovere gli srudi della «più riposta erudizione». Così scriveva al ministro della Pubblica Istruzione nel maggio del 1 862, il Bonaini, aggiungendo che rale era stato il favore con cui il Regio Co­ mirato Italiano per l'esposizione aveva apprezzato il proposito di partecipa­ zione degli Archivi toscani all'Esposizione, da volerne sostenere rurre le spese. L'attività culturale rivolta alla cura delle carre custodire negli istituti to­ scani s'intrecciava agli interventi che Bonaini continuamente intraprendeva con il Ministero, molto più frequentemente con il Ministro. «Le Istruzioni all'archivista di Siena» per la compilazione degli inventari appaiono contenu­ te e chiaramente espresse in un «offì.ciale» del 3 febbraio 1 862 al segretario (oggi diremmo direttore) dell'Archivio di Srato di Siena, come in precedenza aveva farro per gli Archivi di Lucca e Pisa. Quelle istruzioni, andavano, infatti, a cadere nel momento in cui si era chiusa l'erà dell'acquisizione e della riunione degli archivi che potevano co­ stituire la totalità delle carre, e allorché si doveva compilare il nuovo inventa­ rio nella prospettiva «di porlo a suo tempo alle stampe». [ . . . ] Egli scrive: «quindi occorre che Ella compili analogo progetto da appro­ varsi, nel quale si trovino le module che caratterizzino le varie serie secondo la rispettiva indole loro. Quesr'invenrario che abbraccerebbe rurre le serie del­ l'Archivio Senese, formerebbe poi un volume a scampa, della mole, e in rut­ to simile a quelle dei Capitoli deL Comune di Firenze. Ciò non coglierebbe che delle serie più imporranti, [ . . ] si stampassero Regesri e volumi speciali, co­ me fu farro pei suddetti Capitoli fiorentini. Insomma chi scrive vuole che si faccia a Siena quello che fu già approvato e ora si eseguisce a Lucca e che in breve si farà a Pisa. Ciascun archivio debba avere un volume che offra la serie dei documen­ ti che lo compongono . Sarà un'ampliazione parcamente erudita, del somma­ rissimo elenco che fu posta a stampa per ciascuno di essi quando vennero aperti al pubblico.

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Ibidem, fasce. 9-1 O. Su quesra parre vedi Ibidem, fasce. 1 1- 1 2.

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Il buon criterio, l'amore alla cosa, lo studio diligente, saranno ottime gui­ de ai compilatori per dare il necessario nel rappresentare ciascuna serie di do­ cumenti e di atti, e trarne il troppo ed il vano. In sostanza il sottoscritto vuole che si faccia un'opera durevole da porsi alle stampe, e che non si ordinino più lavori provvisori, che nuocciono anche per questo, perché ingeriscono in chi opera la mala abitudine di lavorare di­ sattentamente, né mai con quell'ardore che dat intellectum. » La lettera termina con l'invito a partecipare ad una prossima conferenza alla quale sarebbero intervenuti anche il Bongi e il Tanfani e il segretario di Pisa, volendo che i lavori procedano con metodo e criteri uniformi . La sede prescelta sarebbe stato l'Archivio di Lucca. La lettera ebbe un immediato ri­ scontro da parte del segretario generale della Pubblica Istruzione, Federico Napoli, che si complimentò per l'iniziativa che, a suo avviso, avrebbe con­ dotto ad un ordinamento uniforme e approvò i lavori. Con grande soddisfazione anche per l'interesse portato dal ministero, Bo­ naini con un ampio rapporto al Ministro della Pubblica Istruzione, Domeni­ co Berti, nell'aprile del 1 866, riferisce sui lavori di inventariazione e di registrazione che si stanno compiendo negli archivi sottoposti alla Soprinten­ denza generale degli Archivi toscani. Bonaini ricorda che fin dal 1 852, aveva individuato come precipuo compito degli Archivi, quello di redigere inven­ tari e elaborare regesti, seguendo ciò che si faceva all'estero e in Francia, in particolare . Nella puntuale elencazione dei lavori compiuti o in fase di attua­ zione, egli sottolinea che i direttori degli archivi debbono privilegiare questo tipo di attività, lasciando «alle società storiche e ai dotti individualmente» la pubblicazione delle cosiddette «Raccolte diplomatiche». Aggiunge che la qualità e l'alacrità del personale dell'Archivio centrale di Firenze sono stati di esempio agli altri istituti toscani, i cui lavori di riordina­ mento sono stati seguiti con controlli mensili, con visite e conferenze. È un vanto per Bonaini affermare che negli archivi toscani vige al mo­ mento un unico metodo di lavoro, un uniforme e condiviso linguaggio scien­ tifico. Illustrando analiticamente la situazione per istituto Bonaini parla di Bongi e dell'Archivio di Stato di Lucca in questi termini: «La fortuna volle che fosse posto a dirigerlo il cav. Salvatore Bongi, il quale non ebbe e non ha altre idee che le nostre. Coi suoi buoni e diligenti impiegati [ .. ] potè con­ durre a termine tutti gli inventari dei volumi concernenti gli atti d'una Re­ pubblica. [ . . ] Vuolsi poi notare, che mentre Firenze aveva già costituito e ordinato un suo proprio Archivio diplomatico, questo a Lucca mancava affatto. Ora vi ha un Archivio diplomatico, cogli spogli di tutte le pergamene, che sommano a

parecchie mi�liaia, e l'Archivi_o �ucchese_ può, qua1_1do si v_oglia, trovarsi in condizione dt apprestare lavon d Inventan, se non dt Regesn, per la stampa» . Sappiamo che con il 1 872 cominciò la pubblicazione dei 4 voli. dell'Inventa­ rio dell'Archivio di Stato di Lucca, terminata nel 1 888 quando già da tempo gli archivi toscani erano incardinati nell'amministrazione dell'Interno. Poco più tardi, completato l'inventario di ciascuno dei tre Archivi dipen­ denti dall'Archivio di Stato di Firenze, Bonaini organizza a Lucca presso l'Ar­ chivio di Stato una speciale seduta-adunanza degli archivi toscani (Lucca, Siena, Pisa), dei loro segretari e del restante personale dell'Archivio di Stato di Lucca, al fine di provvedere ad una sollecita pubblicazione dei lavori. In quella seduta del 14 febbraio 1 867, Bonaini, ribadisce come i lavori dell'Archivio debbano principalmente consistere negli Inventari e nei Regesti, benché ai primi vadano diremmo in prima battuta, riservata maggiore attenzione. Solo l'inventario, a suo avviso, è in grado di offrire allo studioso «come in uno specchio» tutte le serie dei documenti, garantendo anche un sicuro e razionale criterio al lavoro stesso dei Regesti, con la selezione di «quelle categorie di documenti» che ab­ biano maggiore rilevanza sugli altri. Bonajni è consapevole che la finalità di quelle operazioni è la pubblicazione che sola può far conoscere all'interno del paese e all'estero, il materiale storico conservato negli archivi toscani. In quella circostanza, vengono ancora ribaditi i criteri per la compilazio­ ne degli inventari, delineandone la struttura e la conseguenzialità delle serie 1 6 • Così il Diplomatico doveva costituire la prima parte, e doveva essere com­ pilato seguendo l'ordinamento cronologico, riportando la provenienza di cia­ scuna pergamena, illustrandola con brevi note storiche e diplomatiche e «ricordando infine gli Indici e Spogli antichi e moderni di cui sono provvedute». Avrebbero seguito gli Statuti, con l'accortezza della separazione tra statu­ ti delle città e quelli dei comuni a quelli sottoposti . Per l'inventario degli In­ trumentarii il lavoro del Guasti, relativo ai Capitoli del Comune di Firenze, veniva posto come esempio da imitare. Quanto agli «Uffici minori e temporanei» si sarebbe dovuto procedere or­ dinandoli e disponendoli secondo la dipendenza che avevano avuto con gli uffici principali e permanenti del Comune. Nel caso del Comune di Lucca, dove quella dipendenza mancava, l'ordinamento dei documenti si sarebbe ispirato ad «un concetto storico» . L'Inventario degli atti de' Podestà, deputati «ad amministrare giustizia nei tre comuni» sarebbe stato stampato sull'esempio di quello del Comune di Fi-

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Ibidem, b. 5 fase. 62.


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renze, la cui pubblicazione era in un'avanzata fase di lavorazione. In merito a quella particolare documentazione, il Bonaini non mancò di fare al Bangi, se­ gretario dell'Archivio di Stato di Lucca, raccomandazioni per un «accuratissi­ mo studio» a motivo delle «speciali condizioni e ai modi tutti propri degli antichi lucchesi nel serbare siffatto genere di documenti» . Nel completare il quadro degli elementi che avrebbero concorso alla pub­ blicazione dei tre Inventari, venne posto l'accento sull'«Illustrazione storica» e sugli indici, quali essenziali complementi di un lavoro a stampa. Il ricorso alla stampa, appare in quel giro di anni uno strumento essen­ ziale nelle mani degli archivisti toscani per far conoscere il proprio lavoro quotidiano e per proseguire quella battaglia, iniziata prima ancora dell'Unità a favore del Ministero della pubblica istruzione quale dicastero cui sottopor­ re gli istituti archivistici . A più riprese e con successo Bonaini chiede fondi straordinari per pubblicare memorie, carreggi, interventi, in quella direzione e a favore della causa. Copie della pubblicazione, ad esempio, della corrispondenza intercorsa con Antonio Panizzi, già primo bibiotecario del British Museum, sarebbero state di­ stribuite e diffuse anche in Parlamento e a tal fine Bonaini chiede nel settem­ bre 186717 un finanziamento straordinario al Ministero. Ancora, nell'ottobre dello stesso 1 867, da Firenze, giunge al ministro, a fir­ ma congiunta di Bonaini, quale soprimendente generale degli archivi toscani, di Trinchera, direttore generale degli archivi nelle provincie napoletane, di Gar, direttore dell'Archivio generale di Venezia, una sorta di appello, elaborato nel corso delle discussioni interne alla questione Archivi nel quadro del Congresso internazionale di statistica. Dinanzi al Parlamento si poneva di nuovo la scelta di un unico dicastero, quale organo centrale per tutta l'Amministrazione ar­ chivistica. l tre direttori, nel riaffermare ancora una volta la necessità delle di­ pendenza dei loro archivi dalla Pubblica Istruzione, si dicono convinti che particolarmente in Italia, nel corso del secolo, proprio a seguito dei rivolgimenti politici, gli Archivi hanno assunto un «carattere scientifico», riconosciuto anche dallo stesso Congresso internazionale di statistica. Nel caso in cui gli Archivi non avessero potuto ritrovarsi sotto il dicastero che presiede agli studi, sarebbe stato comunque da evitare l'assoggettamento al Ministero dell'Imerno. Una so­ luzione possibile, suggeriscono i tre, avrebbe potuto essere quella di tener con­ to della storia d'Italia, così varia sia nella cultura che nelle forme di governo da rendere improbabile un'unica autorità per tutti e un unico direttore. La lettera

ap�ello si �hi �de con un:esortazione a voler sostenere con autorevolezza i prin­ cipi e�unc1a?. Al fine d1 rafforzare la struttura organizzativa auspicano la for­ mulazwne d1 un regolamemo che tuteli gli imeressi scientifici e amministrativi d�gli �chivi, magari prendendo spumo dal riconoscimemo dei «pregi della le­ g1slazwne napoletana», proponendo allo stesso ministro una stretta collabora­ zi�n� in s�de � redazi_one �el testo normativa. In effetti i tre proposero al mm1stro d1 red1g�re essi ste�si la «I�odula» di un decreto reale e il consegueme regolamento e chiesero d1_ ntrovam a tal fine a Napoli, dove i lavori che ne se­ guiro�o pre�e�o ispir���ne da vari modelli: il regolamemo del l o agosto 1 843 per gli ArchiVI della Sicilia, Ii. regolamemo degli archivi dell'Impero francese del 12 novembre 1 856 e il successivo decreto reale del 2 1 marzo 1 859 che aveva portato al riordinamemo degli Archivi del Belgio. La difesa di Bonaini diviene ancora più accorata al momemo della nomina nel Ministero di Emilio Broglio quando, in sede di discussione di bilancio, al­ l'inizio del 1 868 si ripropose il tema dell'unico dicastero. Questa volta Bonaini parla di «sciagura che la scienza europea non potrebbe che deplorare» La documemazione conservata in Archivio Cemrale dello Stato è ricca di spumi, inoltre, per gettare la luce sull'intensa e imelligeme attività ammini­ strativa e tecnica di quegli anni in cui gli archivi toscani dipesero dal Mini­ stero della pubblica istruzione. Furono intrapresi lavori per l'adattamemo delle sedi, specie di Lucca, furono elaborate le «piame numeriche» degli isti­ tuti, si ebbe l'occhio attemo alle acquisizioni, specie quelle che si potevano ef­ fettuare sul mercato da privati e dalle famiglie nobili. Il Bangi, in particolare, si fece promotore presso la Soprimendenza di Fi­ renze, nel richiedere finanziamemi per importami acquisti. Cito la lettera del (5� settembre 1 86 � con l a quale �ongi se�nala l'opportunità della compera de1 5 volumi_ del d1ano_ d1_ Domenico Merli, un personaggio vissuto tra la 2a metà del 700 fino al 1836, particolarmente attento a riportare fatti, evemi e curiosità della Lucca del suo tempo. La «ragione archivistica» che egli adduce è quella che il diario avrebbe util­ meme co_mpletato, la serie delle Cr?nache di Lucca per l'età comemporanea. Il Mm1stero, e da osservare, dimostra sempre grande considerazione e di­ sponibilità anche in questo settore, anzi, la sensibilità del Ministro del Se­ gretario generale o del capo della Divisione si spinge fino a osserv�zioni di n atura archivistica sugli acquisti proposti. Nel caso della richiesta per l'archi­ VI_ ? d�! Ma�chese Giugni, Federico Napoli, segretario del Ministero della pub­ blica I�truzi?�e.' espo�e il �ui:t? di v_ista dell'amminist�azione, favorevole più che ali acquiSIZione d1 «curwsna stonche», pur sempre mteressanti, all'indivi­ duazione di grandi e complete serie documentarie.

17 Ibidem,

fase. 62, sf. 8 1 .


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Gigliola Fioravanti

Gli archivi toscani nel Ministero del/<7 Pubblica istmzione (1861-1874)

Il fatto è che proprio a ragione della struttura scheletrica del centro ma anche della sua forte caratterizzazione tecnica e culturale, sul tavolo del tito­ lare del ministero e del suo Segretario generale, giungevano i grandi come i piccolissimi problemi, tracce cospicue dell'attività di tutta l'amministrazione periferica anche degli archivi. Senza alcun filtro questioni minute e di dettaglio e questioni di fondo, si affollavano presso il ministero che in quegli anni '60 del secolo era chiamato costantemente ad esprimersi in modo personalistico su ogni caso, stabilendo un diretto e continuo rapporto tra centro e periferia. A connotare fortemente il Ministero in quella prima fase, contribuì non poco il fatto che a gestire il sistema a livello centrale non furono burocrati ma intellettuali di grande levatura. I ministri, infatti, venivano dal mondo degli studi e dall'Università e non a caso Romizi nella sua storia della Pubblica istruzione 18 ebbe a dire, guardando indietro alle origini del ministero, che seppure in diversa misura, «tutta la dotta Italia» aveva collaborato con l'am­ ministrazione della Pubblica istruzione. Proprio in questa forte caratterizza­ zione del Ministero in una direzione culturale sta l'allocamento degli ambienti archivistici toscani alla dipendenza dal Ministero della pubblica lStrUZlOne. In realtà, nel periodo in cui gli archivi toscani unitamente a quelli del Ve­ neto e agli archivi napoletani, furono incardinati nell'amministrazione del Ministero dell'istruzione, la questione archivistica significò sistemazione da dare agli istituti esistenti - compresi quelli che dipendevano dal Ministero dell'interno - così come si presentavano nei diversi Stati. Poco o nulla fu in­ trapreso dal 1 860 al 1 874 per disciplinarne la gestione e l'organizzazione nor­ mativa, come si deduce dallo spoglio della Collezione celerifera delle leggi, decreti, istituzioni e circolari . 1 9 Durante i lavori della Commissione Cibrario, lavori che come sappiamo posero le basi per una definitiva sistemazione degli archivi in un quadro uni­ tario, ovvero sotto un unico dicastero, Guasti, che ebbe funzione di segreta­ rio, portò avanti ancora la battaglia ideale e culturale del Bonaini, che non potè partecipare ai lavori della commissione per motivi di salute. Opponen­ dosi alle ragioni del Cibrario, Guasti affermò con forza la valenza storica de­ gli archivi, asserendo che «che prevalga il carattere amministrativo per la ragione che gli archivi e i dicasteri e i privati hanno più frequente ricorso de­ gli studiosi non parere a lui né poter sembrare a quanti credono che l'ecce!-

lenza di una cosa non si debba misurare dall'uso maggiore che se ne fa». Nel concludere per il sostegno della dipendenza degli archivi dal Ministero della pubblica istruzione, si dichi�ra:a convint� che q�el dicastero pur governand? gli archivi u�i.tament� alle b1biloteche e a1 muse1, non per .quest? .avrebb� di­ menticato gh mteress1 dello Stato, salvaguardando anche gh archlVl sotto li lo­ ro profilo amministrativo e quello della riservatezza. Al contrario, il Ministero dell'interno, assai più sensibile alla salvaguardia della riservatezza e troppo im­ merso negli interessi dello Stato, non avrebbe avuto l'attenzione necessaria per gli archivi quali. i�tituti .«a cui i dotti i :al.iani � gli �t :anieri g�ardano». Completan lavon della Comm1sswne li m1mstro del! Interno pro tem­ pore, Giovanni Lanza - anche presiden �e del co �siglio -scrive al _ministr? �el­ . . . a la sua d1spomblina la Pubblica istruzione, Cesare Correnn20, d1ch1arando dare seguito alle decisioni della Commissione Cibrario, che in realtà aveva chiuso il suo operato indicando solo che la riforma degli Archivi dovesse es­ sere affrontata con l'unificazione sotto un unico ministero. Del resto, lo stes­ so Cibrario non aveva alcuna opinione intorno alla dipendenza degli Archivi, rassicurato dal fatto che nessuno dei due dicasteri ammettesse la consultabi­ lità illimitata delle carte. Lanza rivolgendosi al suo collega si dichiara convinto che il giudizio del­ la Commissione fosse nella direzione di un aggancio degli archivi al suo di­ castero. Pertanto, propone di addivenire ad un accordo che fissi al l o gennaio 1 87 1 la decorrenza giuridica della riforma. Aggiunge anche che con il decreto di unificazione si sarebbe potuto pub­ blicare il rapporto finale della Commissione «perché non sembri si voglia sol­ levare una discussione sovra argomenti che i due ministeri vollero definire col mezzo di una apposita Commissione» . Con l'arrivo di Antonio Scialoja, nell'agosto 1 872, quale ministro della Pubblica istruzione, la questione tornò ad essere sollevata dopo un periodo di inutili trattative. Scrivendo, a sua volta, a Giovanni Lanza, ancora ministro dell'Interno e Presidente del Consiglio, si dice pienamente convinto che il peggior «partito» sarebbe quello di prolungare l'incertezza di una decisione, fatto questo che non potrebbe che nuocere allo sviluppo e al buon andamen­ to delle istituzioni archivistiche. Inoltre, a rendere più pressante la riforma, sopraggiungeva il problema della sistemazione degli archivi delle Corporazio­ ni religiose di Roma .

18 19

.

Cfr. ROMIZI, Storia del Ministero . cit . , 1902. Cfr. I 5 Provvedimenri in materia di archivi dal 1 860 al 1 874, p.25 .

1

lo

. ACS. MPI, Seg1: Gen. . . . ci

Cfr

r.,

b. 5, fasc.62, lwera del

lo

luglio 1 870.


490

Giglio/n Fiomvnnti

De resto, osserva Scialoja, il suo predecessore non aveva posto le mani al problema e secondato il suo collega dell'Interno a ragione della mancanza di una precisa e risoluta decisione della Commissione Cibrario, decisione che po­ tesse fugare qualsiasi dubbio. Inoltre, a ben vedere i voti per una dipendenza degli archivi dal Ministero dell'interno, furoro quattro (Castelli, Osio, Cane­ strini, Pallieri) e tre (Gar, Trinchera, Guasti) per la Pubblica Istruzione, con l'aggiunta dell'autorevole parere del Bonaini, giunto per iscritto alla Commis­ sione, a ragione della sua non partecipazione ai lavori, per la sua malattia. I vo­ ti, quindi, deduce Scialoja, si erano divisi a pari numero tra le due parti. Ad aggiungere incertezze e tentennamenti, aveva anche contribuito l'invito della Commissione a introdurre negli Archivi di Stato un insegnamento di Paleo­ grafìa e di Diplomatica, insegnamento che avrebbe dovuto essere assunto dal­ la Pubblica Istruzione anche per l'onere degli incarichi relativi . Al fine di dare un taglio alle polemiche e ai ritardi, e per la soluzione del problema, Scialoja propone l'istituzione di un arbitrato, chiedendo ai colle­ ghi preposti ai Ministeri della Giustizia e dell'Agricoltura, Industria e Com­ mercio di individuare i componenti nel Consiglio di Stato, nel Consiglio della Pubblica Istruzione e nella Magistratura. Solo in tal modo, con una decisione condivisa, «possono derivare molti vantaggi ad istituti supremamente importanti» . Solo dopo quattro anni dalla conclusione della Commissione Cibrario, costellati di polemiche e insistenze fu possibile la riunificazione degli archivi di Stato compresi quelli toscani, di Napoli, Venezia e Mantova, sotto il Mi­ nistero dell'interno, data la coincidenza di incarichi di Girolamo Cancelli, ministro di due dicasteri. Solo allora iniziò concretamente l'unificazione legi­ slativa e organizzativa degli archivi di Stato.

ROSALIA MANNO TOLU Ragguagli sugli archivi tra Bonaini

e

Gachard

«( . . . ) costituire l' archivio di Firenze in modo da ap�arir �ommendevole all' Europa tutta, era grave cosa; gravissima governarlo �� gUtsa che. potesse riuscire ad un vero istituto istorico» 1 . Con queste parole, nvolte nel dtcembre 1865 al ministro della pubblica istruzione, Francesco Bonaini evocava lo s:a­ to d' animo con cui si era accinto - un quindicennio prima - alla fondazto­ ne dell' Archivio centrale di Stato a Firenze e, successivamente, all'organizzazione degli Archivi di Stato di Lucca, Siena e Pisa. . Questa citazione introduce una riflessione .su �lc� nt �spem. della cos� r�t­ zione bonainiana, colti nel contesto delle relaztont sctennfiche e culturalt cui essi presero corpo e si svilupparono, a partire dagli anni. i�� ediatamente precedenti l' istituzione della Direzione centrale deglt. Archtvt dt Stato toscani, nel febbraio 1852. . alLa pubblicazione degli opuscoli di Johann Friedrich Bohmer - Czrca l'ordinare gli archivi e specialmente gli archivi �i F!renze -, avvenuta n� l 1 865 . cura di Bonaini, con testi risalenti al magg10-g1Ugno 18502, cosmutsce �n primo elemento meritevole di un'attenta considerazione - gi� peraltro da ptù parti e più volte autorevolmente prestar� .-' .111s1. � me con al men� frequ,� n­ tati da storici e archivisti, sui quali vorret parncolare soffermarmt, con l 111111

a

m

111

1 F.

BONAINI, Rapporto sugli Archivi toscani fotto n S. E. il barone Giusepp� Nntoli sena­

Inven­ tore del regno e ministro del/n pubblica i�truzione, i� ! Capitoli del Comune dr Frrenze. p. Y1I. tario e regesto, ! , a cura di C. GUASTI, Ftr� nze : Galtle �ana, . . . . . 2 Opuscoli di G. F Bohmer circa n/1 ordmnre gli mdnVJ e spmnlmente glr nrchrvr dr Frrenze, Firenze, Cellini,

� �66,

1 865.


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Ragguagli sugli archivi tm Bonaini e Gachard

Rosalia Manno Tolu

tento di aggiungere qualche utile elemento di conoscenza alla storia del pro­ cesso formativo degli Archivi di Stata tOscani e del merodo con cui essi furo­ no ordinati e descritti. Nello scenario europeo l' istituzione dell'Archivio centrale fiorentino giunse tardiva e dettata da circostanze politiche, che indussero l' ultimo gran­ duca - superata la grave crisi apertasi nel ad un gesta di apertura e di liberalità, che gli avrebbe dovuto conquistare l' apprezzamento degli intelle­ tuali più avveduti, mettendolo al passo coi tempi in un ambito fondamenta­ le nell' ideologia dei ceti colti dell' epoca, la ricerca storica3. «La quiete inter­ na permetteva fare qualche miglioramento: fra questi uno dei più importanti si fu la sistemazione degli Archivi - scrive a questo proposito Lepoldo nel suo diario -. Furono i pubblici Archivi ridotti in uno e disposti sotto li Uffì­ zi di Firenze ( . . . ): il professar Francesco Bonaini ( . . . ) fu proposto all' ordi­ namento, lavoro vasto e difficile. Il Regolamento fu fatto. Si provvedeva alla conservazione di carte importanti e si dava modo ad utilizzare tanti tesori per studi storici, in cui il professar Bonaini fra i nostri era andato avanti coll' esempio ( . . . ) e riescì cosa sommamente buona e decorosa»4. Tra gli archivi che confluirono nel nuovo istituto figurava l'Archivio di­ plomatico, fondato nel dal granduca Pietro Leopoldo, con intenti con­ servativi, a tutela dei diritti pubblici e privati attestati dagli antichi documenti in pergamena, e per servire all' erudizione e alla storia. Le finalità eminente­ mente culturali cui il Diplomatico doveva corrispondere ne improntarono l'organizzazione e l'attività, efficacemente illustrate da Guido Pampaloni, che individuò nella scuola pratica di studi paleografici e diplomatistici, subito messa in funzione e frequentata anche da estranei all'Archivio diplomatico, la matrice della scuola che sarebbe stata istituita nel presso la Soprinten­ denza generale degli archivi toscani, e riconobbe, nella biblioteca specializza­ ta che si venne costituendo presso l'Archivio diplomatico, i l ricco nucleo ini-

1 848

-

II

1 778

1856

Il 25 giugno 1841, l' Avvocato regio Capitolino Murri aveva presenraro al granduca un «progerro di riforma» per una riorganizzazione della gesrione degli archivi fìorenrini, che andasse inconrro alle esigenze dei «lerrerari e scienziari, che si occupano degli srudi sroricin; il documenro è srato pubblicato da G. PA.J\!PALONI, Proposte di creazione di nuova Con­ servazione genera le degli archivi toscani in una relazione deLL' Avvocato regio del 1841, in «Ras­ segna degli Archivi di Srato>>, XVII ( 1 957), pp. 360-366. Sugli osracoli burocrarici e censori a lungo frapposri, a Firenze, alla ricerca srorica negli archivi, cfr. S. VITALI, Stato e organizza­ zione deLla ricerca storica: gli archivi fiorentini neLLa prima metà deLl' Ottocento, in «Passato e presenren, Xli { 1 994), n . 3 1 , pp. 9 1 - 1 06. 3

11/lfl

4 IL Govemo difomiglia in Toscana. Le memorie del gra nduca Leopoldo II di L orena (1824-

1859},

a cura di

F.

PESENDORFER, Firenze, Sansoni, 1 987, p.408.

493

ziale della biblioteca dell'Archivio centrale di Stato, sapientemente alimenta­ ta da Bonaini5. Il progetto di affidare a lui la «sistemazione degli archivi» iniziò a deli­ e, nel tempo trascorso da allora alla formalizza­ nearsi nell'autunno del zione dell'incarico, egli raccolse opinioni ed elementi che lo aiutarono a ma­ turare una visione dei problemi, che andava ben oltre i confini della Toscana e nasceva anche da un confronto dialettico con la realtà dei paesi d' Europa più evoluti ed attivi negli studi storici e nell'organizzazione archivistica. Dei consigli ricevuti dal Bohmer, dotto condirettore dei Monumenta Ger­ maniae Historica, ideatOre e autore dei Regesta lmperii, Bonaini stesso riferì ampiamente, facendo di ciò un uso funzionale al perseguimento dei suoi obiettivi. Non è casuale, infatti, che l'edizione bonainiana dei già citati opu­ scoli del Bohmer sia avvenuta nel e non prima; in una lettera scritta dal soprintendente generale agli Archivi toscani a Leopoldo Galeotti che, impe­ gnato nella preparazione del suo articolo sull'Archivio centrale di Stato di Fi­ renze al tempo della sua inaugurazione pubblica6, gli aveva chiesto di poter vedere «quel tale lavoro o rapporto del Professore tedesco»7, Bonaini sottoli­ neava: «l'articolo di Bohmer è uno scritto confidenziale direttO a me, e da me rimesso al Governo a conforto delle mie idee in modo offìciale. Tu vedi - ag­ giungeva - che un terzo non può usar di quest' arme ne' a difendere ne' a of­ fendere: nel primo caso, parrebbe che te l'avessi somministrata io, nel secondo mostreresti di avere abusato di una confidenza poco prudente»8. Esattamente dieci anni dopo, il soprintendente avrebbe trasmesso al M inistero dell'istru-

1849

1865

> Cfr. G. PAl\!PALONI, L'Archivio diplomatico fiorentino (I 778-1852). Note di storia ar­ chivistica, in «Archivio storico iralianon, CXXJII ( 1 965), pp . 1 94-202 . Sui mezzi di corredo elaboraci dal più anrico isriruro archivisrico toscano cfr. S. MARSINI, Gli stmmenti di ricerca realizzati nel pubblico Archiz1io diplomatico di Firenze dal 1 779 al 1852, in Tra Libri e carte. Studi in onore di Luciana Mosiici, a cura di T. DE ROBERTIS e G. SAVINO, Firenze, Franco Ce­

sari, 1 998, pp. 1 57-22 1 . 6 L. GALEOTTI, L'Archivio centrale di Stato nuovamente istituito in Toscana neLLe sue relA­ zioni con gli studi storici, in «Archivio storico iralianon, n. s., r. II, parre 2• ( 1 855), pp . 631 1 5. Archivio di Srato di Firenze (d' ora in poi ASFi), Archivio della Soprintendenza genera­ le degli Archivi toscani { d' ora in poi Soprintendenza), f. 7, affare 75, lerrera di L. Galeoni a F. Bonaini, serina da Pescia l' 8 ortobre 1 855. 8 Ibidem, minura aurografa del soprinrendenre a L. Galeoni, dell' 1 1 onobre 1 855; nel rispondere a quesra lenera, lo storiografo pesciarino insisteva: <<Siccome ( . . . ) non si rrana che di vederlo, spero cesseranno le rue diffìcolrà a comunicarmelo» e chiedeva in cosa consisres­ se <<il sisrema del Gachardn, a cui Bonaini si riferiva per gl' invenrari (ASFi, Carte Bonaini, b. IV, fase. 6, lenera serina da Pescia il 1 2 ortobre 1855). 7


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Ragguagli sugli archivi tra Bonaini e Gachard

Rosalia Manno Tolu

zione pubblica del governo italiano gli «opuscoli del celebre bibliotecario di Francoforte al Meno», deceduto nel dichiarando: «Io gli volli pubbli­ cati perché si vedesse col conforto di quale autorità si era proceduto tra noi nel fondare l'archivio di questa Capitale ( . . . ). Volli anche per questo mezzo apprestare una valevole autorità a chi volesse, come è mia opinione, adope­ rarsi nel far considerare gli archivi come cosa pertinente principalmente agli studi» 1 0. Le lettere del Bohmer furono quindi pubblicate da Bonaini in un conte­ sto politico radicalmente mutato, con Firenze assurta a capitale dell'Italia uni­ ta, la sede dell'Archivio centrale sconvolta dalle esigenze di spazio del Senato del regno e gli argini temporali stabiliti al momento della fondazione - la do­ cumentazione raccolta nelle stanze degli Uffizi si arrestava al -, rotti dal­ la necessità di accogliere gli archivi prodotti dagli uffici del cessato Stato re­ gionale. Quell'equilibrio che aveva caratterizzato l'Archivio al suo nascere e che aveva fatto del sapiente ordinamento bonainiano quasi un' opera d' arte ispirata alla storia e alla cronologia, appariva irrimediabilmente perduto. Bo­ naini, sappiamo, visse drammaticamente quella rottura e l'edizione degli scritti del Bohmer fu da lui voluta quale arma di difesa - per usare la sua stes­ sa espressione - dell'istituzione da lui creata, che vedeva fortemente minac­ ciata nella sua stessa integrità 1 1 . Tra le cose suggerite dall'erudito tedesco nell'ormai lontano alcu­ ne erano apparse fondamentali al professore di storia del diritto dell'Univer­ sità di Pisa, candidato alla direzione degli archivi toscani : la preparazione e la pubblicazione da parte dello Stato di efficaci strumenti di conoscenza e di ac­ cesso alle fonti, rapporti sulla storia, la struttura e i contenuti degli archivi, in­ ventari ragionati, regesti, edizioni integrali dei documenti di maggiore inte­ resse; la pubblicazione di un journal, una rivista dedicata agli archivi, per i nformare gli studiosi e guidarli nelle loro ricerche, sottoponendo così al giu-

1 8639,

1815

1 850,

A. Reumonr ne pubblicò il necrologio neii'<<Archivio srorico italiano», n.s., r. XVIII, 1 6 1 - 1 66. 10 ASFi, Soprintendenza, f. 63, affare 299, minuta del soprinrendenre al Ministero dell' istruzione pubblica, dell' I l orrobre 1 865. 11 Sull' originario ordinamento generale dell' Archivio centrale di Sraro e le sue trasfor­ mazioni ottocentesche cfr. i contributi redarri dagli archivisti fiorentini in occasione del re­ c�J� te trasferimento dell' isrir� ro dalla sede degli Uffizi a quella di Piazza Beccaria, pubblica­ _ n 111 <<Rassegna degli Archtvt dt Sraro», XLVl l (1 987), pp. 398-459 , in particolare, V. ARRIGHI, A. BELLINAZZI, A. CONTINI BONACOSSI, L. MACCABRUNI F. MARTELLI, D. Toc­ p.re

9

1• ( 1 863), pp.

CAFONDI, C. VIVOLI, Il problema dell'ordinamento dell'Archivio di Stato di Firenze: preceden­ ti storici e prospettive, pp. 437-453.

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dizio del pubblico colto i lavori intrapresi 1 2; la costituzione di una biblioteca che forn isse al lavoro scientifico da realizzare negli archivi il necessario sup­ porto di pubblicazioni specialistiche, italiane e straniere; una scuola annessa all'Archivio, dove venissero insegnate la paleografia, il diritto pubblico e la storia del paese; scuola che a Firenze «porterai ancore plus de fruits que l' É­ cole des chartes à Paris» 1 3, affermava Bohmer. Gli interventi da lui consiglia­ ti nascevano dalla conoscenza diretta delle principali istituzioni culturali eu­ ropee, di cui veniva enumerando le pubblicazioni archivistiche più rilevanti in ambito medievistico. Bonaini condivise a tal punto gli obiettivi indicati negli Opuscoli da far pensare che si trattasse di testi da lui stesso ispirati, come ritennero tra gli al­ tri, Panella, Valenti 1 4 e Prunai; secondo quest'ultimo Bonaini «nel formulare tali progetti fu abilissimo, riuscendo ad ottenere l'appoggio di dotti italiani e stranieri, col fingere di aver ricevuto profonde e vaste istruzioni da ]. F. Boh­ mer sui principali canoni dell'archivistica» I 5 . Certo non sarebbero mancate a Bonaini le conoscenze necessarie per in­ dividuare autonomamente quegli obiettivi, ma è chiaramente documentato che la consapevolezza della rilevanza dell'incarico che stava per essergli affi­ dato lo spinse a cercare, sui temi pil.t ardui e problematici, il conforto dell'o­ pinione di esperti di altri paesi, con cui da tempo era in contatto, grazie ai suoi studi e alle sue ricerche erudite. Si adoperò nel contempo per far giun­ gere a Firenze pubblicazioni che avrebbero potuto costituire utili modelli nel lavoro che si accingeva ad affrontare per la Toscana.

1 2 Sul <<Giornale srorico degli archivi toscani», pubblicaro dal 1 857 per sette anni dalla Soprintendenza generale agli archivi del granducaro, cfr. L. PAGLlAJ, Un periodico archivisti­ co dell'Ottocento, in «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», Vlll O 994), pp. 1 73-193. Bonaini, nel presentare ai !errori il nuovo periodico, annesso all' «Ar­ chivio storico italiano», ricordava i consigli dari dal Bohmer a proposito del <<journal histori­ que pour la Toscane» da lui auspicato, in <<Giornale storico degli archivi toscani», I (1 857), pp. III-VII. 1 3 Opwcoli. . . ci r., p. 20. 1 4 Cfr. A. PANELLA, Scritti archivistici, Roma, Ministero dell'inrerno 1955, pp. 2 16, 245, e F. VALENTI, Parliamo ancora di archivistica, in <<Rassegna degli Archivi di stato», XXXV (1975), nuovamente edito in IDEM, Scritti e lezioni di arciJivistica, diplomatica e storia istitu­ zionale, a cura di D. G RANA, Roma, Ufficio centrale per i beni archivistici, saggi 57, 2000, pp. 45-8 1), p. 1 80. Sono molto grata a Filippo Valenti per avere !erro in anteprima questo studio, comunicandomi utilissime e puntuali considerazioni. 1 5 G. PRUNAI, Bonaini Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, Xl, Roma, Isti­ tuto dell' Enciclopedia italiana, 1969, p. 5 1 4.


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18

Ragguagli sugli archivi tm Bonaini e Gachard

1 850,

In particolare, il aprile il Ministro degli interni belga scriveva al principe Poniatowski, ministro plenipotenziario della Toscana a Parigi, an­ nunciando l'invio del Rapporto sull'Archivio generale del Belgio, redatto dal­ l'archivista generale Louis-Prosper Gachard; 1 6 era stata così accolta la richie­ sta partita il febbraio dello stesso anno dal governo granducale, su proposta di Bonaini. Questo episodio, riferito da Arnaldo d' Addario 1 -, riveste una no­ tevole importanza per il campo d' indagine che mi sono proposta e uova con­ ferma e sviluppo in documenti che ci aiutano a capire aspetti non secondari del lavoro scientifico e organizzativo, compiuto negli archivi toscani negli an­ ni compresi tra l'emanazione del motuproprio del febbraio e l'uscita del primo volume dell'inventario lucchese di Salvatore Bangi. Il nome di Gachard torna ripetutamente nella letteratura archivistica to­ scana di quel tempo. Per primo, Bhomer aveva segnalato ripeturamente a Bo­ naini l'archivista che, fin dalla nascita del Belgio come nazione, aveva presie­ duto all'organizzazione dell'Archivio generale del regno. «Les différents Rapporrs qu' il a faits - si legge nella lettera del maggio ( . . . ) sur l'état des archives du Pays, et sur l es actes relatifs à l'histoire de la Belgique qui se trouvent dans les Archives de la France et de l'Espagne, sont des modè­ les pour de tels uavaux»18; e Bonaini riferiva, Bohmer « ( . . . ) agli altri lavori d'inventari d'archivio da imitarsi preferiva quelli stampati dal Gachard per il Belgio» 1 9. All'epoca, però, dovevano essere già noti al futuro soprintendente gli im­ portanti e pionieristici lavori archivistici trasmessi dal Ministero degl'interni belga. Non si trattava soltanto del Rapporto sull'Archivio generale del regno che, abbiamo visto, era stato richiesto dal governo toscano; nella spedizione, ad esso erano stati uniti sette volumi, tra i quali tre di inventari appartenenti alla collana edita, a partire dal dalla Commission royale d' histoire e in­ titolata «Inventaires des archives de la Belgique, publiés par ordre du gouver­ nement, sous la direction de M. Gachard, archiviste-général du royaume» e il primo tomo della Correspondance de Philippe II sur /es affaires des Pays-Bas , pubblicato per le cure di Gachard nel

6

20

22

1 852

1 850 -

1 837,

1 84820.

16 ASFi, Ministero degli esteri, A./fori diplomatici, b. 1 502, pror. 423, aff. 18. 17 A. D ADDARIO, Per una storia della «scuola» archivistica toscana, in <<Archivio storico

italiano», eu ( 1993), pp. 393, 4 19-420. Opuscoli. . . cir., p. 4. 1 9 Ibidem, p. IV. .L elenco dei volumi inviati si trova nella lerrera prima ricordata (cfr. la precedente no­ ra 1 6) . '

18

lO

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Prima di analizzare più in dettaglio alcune delle opere di Gachard, giun­ nella primavera del sembra necessario tracciare un suo pur Firenze te a breve profilo biografico21 . Nato nell'anno a Parigi, giunse nell'allora regno dei Paesi Bassi nel stabilendosi a Tournai, dove il padre aprl una manifattura di tabacchi. Il giovane Gachard, che non sembra aver seguito un regolare corso di stu­ di superiori, dopo un periodo di intenso lavoro in una tipografia, nel fu assunto dalla «Régence)) - l'amministrazione municipale - di Tournai, dove fece una rapida carriera. Naturalizzato belga nel iniziò a consultare gli archivi della città per poterne scrivere la storia. Attratto però da orizzonti più vasti, il agosto inviava al re Guglielmo Io un memoriale sull'orga­ nizzazione degli archivi del regno, proponendo anche la creazione di una scuola di archivistica, ispirata alla parigina École des charres. Nominato nel segretario aggiunto all'Archivio del regno di Bruxelles, ne divenne ar­ chivista generale nel all'indomani della rivoluzione che portò alla na­ scita della nazione belga, con il distacco dal regno dei Paesi Bassi. Avrebbe ri­ coperto quella carica per oltre cinquant' anni, fino alla morte sopravvenuta nel dicembre Condensare le tappe della carriera di Gachard e i risultati della sua prodi­ giosa capacità di lavoro non è impresa facile. Sembra però di poter affermare che suoi obiettivi principali furono l'organizzazione di un affìcace servizio ar­ chivistico a Bruxelles e nel territorio del regno, l'inventariazione degli archivi pubblici, la conoscenza e, quando possibile, il recupero della documentazione pertinente al Belgio, conservata in altri paesi europei, in ragione delle domi­ nazioni subite da quel paese nel corso dei secoli. A questo scopo l'archivista belga svolse numerose e impegnative missioni in archivi e biblioteche di Fran­ cia, Olanda, Germania, Austria, Spagna e Italia. Grande attenzione rivolse an-

1 800

1817,

25

1 825

1 826

1 850,

1821,

1 81 9

1831,

1 885.

21 Sulla sua vira cfr., in particolare: CII. P!OT, Notice mr Louis-Prosper Gachmd, in «An­ nuaire de I'Académie des sciences, des lerrres er des beaux-arrs de Belgique,, UV ( 1 888), pp.193-236; J . CUVELIER, Cachard (Louis-Prospe1), in Biogmphie nationale publiée par I'A­ cadémie royale des sciences, des lettres et des beaux-arts de Belgique, r. XXJX, suppl., Bruxelles 1957, pp. 584-608 . .L archivio di Gachard si conserva presso l' Archivio generale del regno a Bruxelles ed è corredato di un inventario a stampa: Inventaire des papiers, notes et manuscrits de Louis-Prosper Gachard, archiviste génémle du royaume (1800-1885), a cura di R. WELLENS, Bruxelles, Archives générales du royaume, 1983. Devo alla straordinaria gentilezza e compe­ tenza del collega Robert Wellens se ho potuto efficacemente e rapidamente consultare le Car­ re Gachard, durante una missione di studio presso l' Archivio generale di Bruxelles. Deside­ ro quindi esprimergli la mia più viva e sincera gratitudine.


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Ragguagli sugli archivi tm Bonaini e Gachmd

Rosalia Manno Tolu

che agli archivi comunali, oggetto di sue numerose visite, alle biblioteche e agli archivi ecclesiastici e alla documentazione contemporanea22. All'azione svolta da Gachard è riconducibile anche l'istituzione, nel 1 834, della «Commission royale d' histoire», che annoverava tra i suoi com­ piti fondamentali l 'edizione di fonti storiche, letterarie e archivistiche, e la pubblicazione del «Bulletin», ave frequentissimi furono i suoi interventi. Al­ tro ist_ituto che si giovò della sua attiva collaborazione fu l'«Académie royale cles scrences, cles lertres et cles beaux-arts de Belgique» . ivista _gene:�e svolse quindi un ruolo fondamentale nell'organizza­ . I.:arch zwn � ?egli_ �rudr stonCI de� Belgio che, divenuto Sra�o indipendente g:azie ai n:oti hb�r�1 che scoss�ro l Europa nel 1 830-3 1 , vemva trovando negh archi­ VI le radrcr delle propna storia. Le fu�bli�azioni prima_ ric?rdare giunsero a Firenze un anno e mezzo pri­ ma dell istrtuzwne della Drrezwne centrale degli Archivi dello Stato e della �om!na della Co� mis�ione incaricata «di proporre la riunione degli archivi, l o �d�narnento der ruoh, e un regolamento»23; è quindi presumibile che Bo­ nawr le avesse potute agevolmente consultare quando fu formalizzata la sua n� mina nella ,Com� i.ssion�, di cui facevano parre anche l 'Avvocato regio e il Difettare del! ammwrstraz10ne del Registro e Aziende riunite, in ragione del­ le loro vaste competenze in materia di archivi24. Nel Regolamento riportato nella «Rappresentanza» redatta dalla Com­ missione il 1 6 giugno 1 8 52 si sottolineava l'importanza dei lavori archivistici per I_a tut�!� dei docu.me� ti e !a frui.bi.lirà d.egli archivi «ad incremento degli studi �tonCI, e per gh us1 del! ammwrstraziOne»2 s. Evocata a suffragio delle propne proposte «la grave autorità dell'insigne dottor Giovanni Federigo S:f�., a questo proposito, C. TIHON, Gachmd et !es archives contemporaines, in «Archi­ ves et Bibhothèques de Belgique», XLII ( 1971), n. 1-2, pp. 266-282, e R. WELLENS, Le dé­ 22

parteme�t �es archives contemporaines aux Archives génémles du Royaume à Bruxelles, in <<Archi­ ves et Bibhothèques de Belgique>>, LIX, n. 3-4, 1 988 (Miscellanea Cécile Douxchamps-Lejèvre),

pp.

2 1 9-221 .

I

23 Cronaca degli Archivi, i n <<Giornale storico degli Archivi toscani», ( 1 857), p. 74. 24 sull' assetto dei più importanti complessi archivistici fiorentini ereditati dal passato,

. . . �el penodo Immediatam� nte precedente la riorganizzazione decretata nel 1 852, cfr., in par­ ticolare, S. VITALI, Pubblicità degli archivi e ricerca storica nella Toscana della Restaurazione in Ò Istituzioni e soci�tà in Toscan� nell'Età moderna, in Atti delle giornate di studio dedicate a u­ . s�ppe Pmwm, Firenze, 4-5 dicembre 1 992, Roma, Ministero per i beni culturali e ambienta­ h, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1 994 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 3 1 ), II, pp. 952-991 . 25 Decreti sovrani, rappresentanza della Commissione e regolamenti, Firenze, Galileiana, 1 853, p. 1 2 .

499

Bohmen>, la Commissione, ma meglio sarebbe dire Bonaini, precisava in co­ sa questi lavori archivistici dovessero consistere: «parrebbe che dovessero essere di un triplice genere, ed eseguirsi con quest' ordine. Innanzi runo, uniformandosi a quanto con tanta lode ha fano di recente il Gachard, archivista generale del Belgio, converrebbe che si compilassero dal soprintendente al­ cuni brevi rapporti o relazioni direrte in principal modo ad istruire i l ministro da cui gli Archivi dipendono, sullo stato loro, e su ciò che meglio potesse giovare pel rior­ dinamento di cui abbisognano. Dovrebbero quindi redigersi gli inventari sul sistema tentato dallo stesso Gachard ri­ spetto agli archivi della Corre dei conti del Belgio; ne' quali in brev' ora avremmo descrirti sommariamente, ma con turta esattezza, i titoli e le altre più essenziali ca­ ratteristiche dei vari registri, volumi, fì.lze ec., per constatarne l'identità, e per perve­ nire al terzo genere di lavori da tenersi nel primissimo conto. Vuolsi dire dei regesti, che usano compilarsi per tante schede separate quanti sono i documenti da transuntare, e nei quali si notano la data, il contenuto, la lingua; se siano originali o copie, e le due o tre parole onde principiano, e le due o tre parole fì.nali. Su i quali regesti sarebbe poi faci lissimo formare ( . . . ) gli indici di materie e di nomi»26.

I riferimenti ai lavori archivistici di Gachard fatti dalla Commissione suggeriscono un breve esame di alcuni di essi. Di rapporti rivolti al ministro dell'interno - dal quale in Belgio dipen­ devano gli archivi -, Gachard ne aveva redatti molti a partire dal 1 82627 e al­ cuni di essi furono spediti a Firenze nel 1 850; Rapports assai più consistenti si trovano però inseriti negli inventari e nelle edizioni di fonti allora inviati : i primi tomi dell Inventaire des archives des Chambm des compte?8 e della Cor­ respondance de Philippe II sur !es affaires des Pays Ba?9. In particolare, l'inventario dell'archivio delle antiche Camere dei conti, il cui primo volume inaugurò nel 1 837 la collana degli archivi del Belgio, co­ stituisce un' opera innovativa e pionieristica, che non conosce ugual i nell'Eu'

26 1bidem, p. 13. 2 7 Cfr. R. WELLENS, L epremier rapport de Gachard sur !es Archives du royaume{1826), i n

<<Archives et Bibliothèques de Belgique», . 28

LVI (1 985), nn. 1 -4, pp. 1 5-45.

Inventaire des archives des Chambres des comptes, précédé d' une notice historique sur ces anctennes institutions, I, a cura di L. P. GAC HARD , Bruxelles, Commission royale d' histoire,

I , 1 837.

29 L P. GACHARD, Correspondance de Philippe II sur /es ajfoires des Pays-Bas, I, Bruxelles, . Librairie Ancienne et Moderne, 1 848; gli altri tre volumi furono pubblicari da Gachard ne­ gli anni 1 8 5 1 , 1 858 e 1 86 1 .


500

Rflgguagli sugli archivi tra Bonaini e Gflchflrd

Rosalifl Manno Tolu

rapa del tempo, per la complessità della sua struttura e per i criteri con cui fu concepita e redatta. Il primo tomo - nel formato in si apre con il Rapport al ministro del­ l'interno, che precede un' ampia introduzione di carattere storico istituziona­ le, la N_otice historique sur Les anciennes Chambm des comptes de La Belgique, di documenti, le «pièces jusrifi­ pag1 11e; a suo corredo, segue l'edizione di catives», datati dal al quindi, l'analisi delle vicende attraversate dagli archivi delle Camere dei conti, il ricordo dei vecchi inventari e l'esposi­ zione dei criteri seguiti nell'ordinamento e nella descrizione dei documenti precedono l'inventario dei primi registri; segue l'elenco cronologico dei documenti citati a vario titolo e il volume si chiude con la Table alphabétique et raisonnée des matières. Consapevole dei rischi connessi con la novità del la­ voro compiuto, Gachard chiude la nota metodologica con queste parole: ·

4° -

70

80

1 386 1 794;

1 776

<<Nous recevrons avec reconnaissance !es observarions et !es conseils de la cririque. Mais nous osons espérer au moins qu' on jugera norre travail avec indulgence, si l'on prend égard aux difficulrés qu'il présenrait; si l'on veur considérer aussi que c' est la première publicarion de ce genre qui ai t été fai te, et que nous n' avons eu, pour nous guider dans cetre grande enrreprise, que nos propres lumières>>3°.

Nel Rapporto iniziale il curatore sottolinea come l'inventario, in più to­ mi, avrebbe riguardato registri prodotti dalle Camere dei conti delle Fiandre e del Brabante, ordinati i n serie, ciascuna inerente a tipologie omogenee di conti, mentre non avrebbe compreso alcune migliaia di buste e rotoli provenienti dalle stesse istituzioni. La storia delle due istituzioni è rico­ struita dal XlV secolo alla riforma del che le unificò, lungo un percor­ so che si interseca con le travagliare vicende politiche del Belgio e delle sue province, non trascurando la sorte dei documenti dalle Camere prodotti, la cui diversa provenienza istituzionale - sottolinea Gachard - viene mantenu­ ta distinta nel riordinamento operato. La descrizione dei singoli registri for­ nisce dati essenziali, estrinseci e di contenuto. Nel considerare il metodo seguito nell'ordinamento è necessario tener presente come la struttura originaria degli archivi presi in considerazione si presentasse assai compromessa e sconvolta dall'incendio che, nel aveva colpito il palazzo del principe d'Orange, ove quei fondi erano conservati, ne' potevano giovare gli antichi inventari, che Gachard definiva <<très incomplèts

32.000

21

1 735,

1 820,

30 Inventaire des archives. .

.

ci r., p. 1 94.

501

et dépourvues de roure méthode»3 1 . Egli affrontò questo lavoro in un com­ plesso archivi�tico di proporzioni impone� ti, al�uni an ?i prima che in F�ancia venisse prescntto _!l «respect cles fonds»32, 111 un epoca 111 cui_ - ha sottol 1 11eato d' Addario - «l'archivistica, ai suoi incunaboli ottocenteschi, si configurava più come una conoscenza erudita delle fonti documentarie che come una meto­ dologia consapevole di propri principi e di proprie specifiche finalità»33; ciò che appare anricipatore nel lavoro di Gachard è il largo spazio da lui dato al­ la scoria delle istituzioni produttrici delle carte e l'aver chiaramente correlato quella storia a quella dell'archivio e al problema del riordinamento; inoltre, la chiara enunciazione dei criteri usati e gli indici che corredano il volume co­ stituiscono ulteriori meriti sulla strada della costruzione di un metodo valido di descrizione archivistica. Dall'analisi delle scelte operate dall'archivista belga nell'affrontare il pro­ blema dell'ordinamento e dell'inventariazione dell'archivio della Camera dei conti emergono, però, interventi rivolti ad una semplificazione del lavoro, che egli limitò alle serie dei registri, espungendo dall'originaria struttura del fon­ do il materiale documentario costituito di rotoli e buste, che meno si presta­ va ad una definizione sintetica e uniforme, e ciò avvenne a discapito dei nes­ si giuridico-amministrativi che legavano tra loro le varie serie e tipologie documentarie in un complesso archivistico unitario34. Il puntuale esame del-

3 1 Ibidem, p. l 9 1 . 32 Per u n raffronto rra i l «metodo storico» e i l «respecr des fonds» cfr. E . LODOLINI, «Me­

todo storico», «Provenienzprinzip>> e «Respect des fonds» i n «Archives er Bibliorhèques de Belgi­

que», L ( 1 979), n. 1-4, pp. 1 - 1 5. 33 A. D' A DDARIO, Rico1do celebmtivo, 5fllvatore Bongi (15 Gennaio 1825 - l O Dicem­ bre 1899), in AcCfldemia lucchese di scienze lettere ed flrti, Lucca 1999, pp. 70-7 1 . 34 Per una considerazione complessiva dell' archivio della Camera dei conti e dei criteri con cui è sraro ordinato e invenrariaro, a parrire dall' opera fondame di Gachard, cfr.: J . LE­ FI:.\'RE, La Chmnbre des comptes, in «Archives, Bibliorèques er Musées de Belgique», XXV I I I (1957), pp. 1 7 1 - 1 96; A. DIERKENS, A propos des archives de la Chambre des comptes flux A. G. R., in XLV Congrès de lfl Fédération des Cercles d' archéologie et d' histoire de Belgique. 1 er Con­

grès de L' Association des Cercles Jrancophones d' histoire et d' archéologie de Belgique. Congrès de Comines, 28-31. VIII. 1980. Actes-Hflndelingen-Akten, del. IV, Komen, 1 983, pp. 3 55-373; E. AERTS, Geschiedenis en flrchiefvan de Rekenkamers, Bruxelles 1 996, con ricca bibliografia;

sono assai grata all' aurore di quesro imporrante lavoro, per le urilissime indicazioni critiche e bibliografiche che mi ha genrilmenre forniro sul lavoro dell'archivista Gachard. Un'alrra opera di Gachard - 1'/nventaires des cflrtes et plam, manuscripts et gravés, qui sont conservés aux Archives genemles du royaume, Bruxelles, M . Hayez, 1 848 - rivela i merodi improvvisati e semplificatori seguiti dall' aurore, che creò una collezione di materiale cartografico, estrapo­ landolo da archivi diversi. Nell' inventario - dotaro di corposi e utili indici - non si trovano riferimenri ai fondi di provenienza dei singoli documenri descrirti. La mancanza di una soli-


502

Rosalia Manno Tolu

Ragguagli sugli archivi tra Bonaini e Gachard

1 957

l'intera struttura dell'archivio della Camera dei conti, compiuto nel da Jean Lefèvre35, evidenzia - alla luce dei principi odierni dell' archivistic� - i li­ . . d 1 aver miti e le ragioni delle scelte di Gachard, cui va com� nq� e il ment � � affrontato un lavoro del tutto nuovo, continuato da1 suo1 successon e ancor oggi da completare a causa delle sue straordi �arie � ro p orzioni36. . . Insieme con l'inventario delle Camere de1 conti, gmngeva a F1 renze 1 l pn­ mo volume di un' altra opera monumentale di Gachard - e numerose altre se ne porrebbero citare37 - : l'edizione in regesto del carteggio del re Filippo II, i nerente al governo dei Paesi assi, publiée -� i legge nel tito�o d'aprés le_s or�­ ginaux conservés dans les Archwes royales de Szmancas; precedee d , �n e nottce �z­ , storique et descriptive de ce célèbre dépot et d'un rapport à M. le mzm.stre de l m­ terieur-38. In questo caso, il rapporto rivolto al ministro consta d 1. oltre 200 . pagine, dedicate alla storia dei Paesi Bassi desun:ibile dal c �rteg�10, e precede . un' ampia notizia storico-archivistica su 1 fond 1 conservati a S1mancas; G �­ chard fu, infatti, il primo studioso straniero a frequentare quel celebre Archi­ vio, aperto con decreto reale alla ricerca scientifica nel l 84439. Fu, questa, una delle sue numerose missioni svolte presso Archivi e Biblioteche europee, alla ricerca delle fonti della storia del suo paese d' adozione, con particolare ri­ guardo al XVI secolo; l'epoca in cui i violenti contrasti religiosi, i nnestando.

�

-

si nella lotta contro la dominazione spagnola, avevano provocato la ronura tra i Paesi Bassi cattolici e quelli protestanti, tra il Belgio e l'Olanda. Uno di que­ sti viaggi di studio avrebbe portato Gachard nella nostra penisola dall'ottobre 1867 al giugno 1 868 e, a Firenze, avrebbe incontrato Bonaini, ormai proiet­ tato verso la soluzione dei problemi archivistici dell'Italia unita. Tornando alla fase iniziale dell'organizzazione archivistica toscana e alle scelte allora fatte, gli elementi fondanti di un metodo nuovo, scientifico e tut­ to improntato ad una visione degli archivi come prodotto della storia, sono ravvisabili proprio nell'ordinamento generale concepito da Bonaini per l'Ar­ chivio centrale di Stato40; la sua idea di un percorso attraverso le stanze degli Uffìzi, che fosse anche un itinerario lungo la storia di Firenze, materializzata­ si nell'ordinata successione degli archivi delle istituzioni che la determinaro­ no, nasce dalla sua cultura di storico del diritto e di erudito, e questa idea fu il punto di partenza di una costruzione che andò poi allargandosi agli altri ar­ chivi roscani41 e portò con se' ulteriori obiettivi da perseguire, per rendere du­ revole e fecondo l'impianto iniziale.

4o

da formazione storica ed erudita è all' origine della disinvoltura con cui Gachard procedette nei suoi lavori archivistici. Cfr., a questo proposito, C. VLEESCHOU\�ERS, Archiviste: et pro­ fesserm: le débat sur !es méthodes d' édition en Belgique autour de 1830, m Secretum scnptorum. Liber alumnorum Walter Prevenier, a cura di W. BLOCKMANS, M . BaoNE, TH. DE HEMTINNE, Lovanio, Apeldoorn, 1999, pp. 165-1 80. . . . 3S Lefèvre considera ed analizza le serie dell' archivio della Camera de1 conr1 e sottolmea l' importanza di quelle non comprese dall' inventario dei r�gisrri, iniziato da Gachard (romi I-III, Bruxelles, 1 837, 1 845, 1 8 5 1 ) e continuaro da A. Pmcharr (tomi IV e V, Bruxelles, 1 865, 1 879), H . Nelis (r. VI, Bruxelles, 1931; « revisé» da A. Dierkens, R. Laurent, ,Br�el­ les 1 995, voll.2), P. Gorissen, A. Dierkens, R. Laurenr (t. VII, Bruxelles, 1996). Ali ongme della complessa struttura dell' archivio della Camera risiede la sua lung� sroria istituzionale, che vide il confluire presso l' unica Camera dei conti, introdotta dalla nfor� a del 1 735, de­ _ delle gli archivi delle disciolte Camere delle Fiandre, del Brabante e della Gheldna, la pnma quali istituita alla fine del XIV secolo. . . . . 36 A. Dierkens, nel saggio citato nella nota 34, a p. 371, md1ca quale poss1b1le e unle . strumento di ricerca una «Guide cles archives des Chambres des comptes», che supen m mo­ do virruale le artificiose divisioni operate in quel complesso archivistico e recuperi cosl un or­ dinamenro il più possibile rispondente ai crireri propri dell' archivistica contemporanea. 37 Si veda, a questo proposito, la bibliografia edita in Notice. . . ci t., pp. 220-236. 38 GACHARD, Correspondance . . . ci r., l. . . . . . 39 Cfr. A. BRENNEKE, Archivistica. Contributo al/� teorra ed alla stona archwrstrca euro­ pea, traduzione italiana di R. Perrella, Milano, Giuffrè, 1968, p. 236. .

503

Sul contributo dato alla genesi del metodo srorico dagli archivisti fiorentini che, tra il

1822 e il 1 826, dopo lo scioglimento della «Conservazione generale>> creata dal governo na­

poleonico, operarono il «grande spurgo» e l' inventariazione della documenrazione superstite degli archivi delle Regie Rendite e dei fondi ad essi riuniti, cfr. G. PAJviPALONI, La riunione de­

gli archivi delle Regie Rendite ne/granducato toscano (1814-1852). Scarti ed inventariazione di fondi. Ordinamento storico, in « Rassegna degli Archivi di Staro», XVII ( I 957), pp. 87-125. Un giudizio più problematico sul merodo usaro in quegli intervenri esprimono P. B EN IG NI e C. YIVOLJ, Progetti politici e organizzazione di archivi: la documentazione dei Nove, in «Rassegna

degli Archivi di Stato», XLIII ( 1983), pp. 79-80. 4 1 La rievocazione dell' ordinamenro generale daro all' Archivio cenrrale di Staro da Bo­ naini risulta parricolarmenre eloquenre nella narrazione di S. BONGI, Francesco Bonaini, in «Archivio srorico italiano», s. I I I , t. XXI (I 875), p. 163: «!manto che i murarori e gli artefi­ ci di ogni qualità lavoravano, gli archivisti erano intenri ad ordinare e disporre le carte, se­ condo un sistema che aveva giustamente concepito e risolutamente abbracciato. Lasciava nel­ la sua integrità l'archivio diplomatico, ossia la gran collezione delle pergamene disposte per ordine cronologico ( . . . ) e questa metteva in testa all' Archivio, quasi come introduzione. Se­ guitava tutto il resto delle scritture, disposte prima secondo l' ordine dei governi ch'ebbero istituzioni e forma diversa, poi per ordine di consigli, uffici e magistrature politiche, econo­ miche e giudiziarie. Dopo il fatto, apparve che quesro sistema fosse non solo il migliore e più naturale, ma che proprio non se ne potesse neanche immaginare uno diverso ( . . . ) quando si pensi che tanti altri Archivi d'Italia e fuori, erano stati scompigliati colle distinzioni di carre storiche e amministrative, di aurografl e di copie, e da altre classazioni arrificiali, onde, per concetti astratti, s'era fatta violenza alla natura de' documenti ed a quell' ordine stesso col quale ci erano stati trasmessi dagli antichi».


Rosa/in Manna To/11

Ragg11agli s11gli arc!Jit,i tm Bo1lflini e Gachmd

Mi riferisco soprattutto al problema degli inventari e delle pubblicazioni archivistiche, necessarie per comunicare agli srudiosi le fonti conservare e, quindi, alla formazione di addetti che fossero in grado di predisporli, per un insieme di archivi tanto vasto e complesso. Della necessità di una scuola annessa all'Archivio Bonaini era consapevo­ le già nel periodo in cui si apprestava a ricevere l'incarico di soprintendente e sottopose il progetto da lui ideato al giudizio di Louis De Mas Latrie, segreta­ rio e docente dell' École des charres, con cui era da tempo in contatto per le ri­ cerche sulla storia di Cipro, che questi stava conducendo anche su documenti toscani. Tra le lettere scritte al futuro soprintendente dal dotto francese, una, inviata da Roma il 2 1 aprile entra nel merito del progetto dell'« École de diplomatique», comunicatogli da Bonaini42. Riteneva la scuola un comple­ mento indispensabile del progetto complessivo inerente agli archivi toscani e pensava che dovesse esserci «une certaine communité» tra la scuola iporizzara e l' École des charres, anche se il piano sottopostogli prevedeva per gli allievi un solo anno di studi e un solo corso da svolgersi prima dell'ammissione al «ser­ vice paléographique». La paleografìa e la diplomatica, costituivano l'oggetto del corso fiorentino, ma De Mas Latrie suggeriva a Bonaini di considerare la possibilità di prevedere altre materie, per avvicinare la scuola a quella di Pari­ gi: qualche nozione di diritto, alcune lezioni sulle isriwzioni dell'amica repub­ blica fiorentina e sulle istituzioni ecclesiastiche e, ancora, sui differenti dialetti della lingua italiana e sul loro uso nella redazione degli atti pubblici, la geo­ grafia medievale e la bibliografia. Un corso di un solo anno gli appariva asso­ lutamente insufficiente e suggeriva di porrarlo a due, dedicando magari il se­ condo anno alla bibliografia e al metodo di classificazione degli archivi. A distanza di due anni da quella lettera, quando ormai il sistema archivistico to­ scano era stato avviato, De Mas Latrie scriveva al soprintendente dicendosi di­ spiaciuto che la scuola non fosse stata istituita e chiedeva notizie del progetto di cui avevano discusso in passato43. Bonaini rispose facendo presente che ciò era statO determinato dalla difficoltà di offrire un impiego agli allievi usciti dal­ la scuola, difficoltà che esisteva anche per l' École cles charres, conveniva De Mas Latrie , anche se gli ottantasei archivi dipartimentali francesi offrivano certo più sbocchi occupazionali dell'Archivio centrale di Stato di Firenze44.

La scuola in seguito istituita presso l'Archivio centrale avrebbe avuto pro­ porzioni più modeste rispetto a quella ipotizzara dal dotto archivista france­ se; «( . . . ) In ciò fui ben l ungi dallo sperare un che di rassomigliante alla cele­ bre Scuola delle carte, di cui si gloriano i Francesi - scrive Bonaini -; volli solo fosse seme tra noi fruttuoso a questo nobile genere di studi»45. Le lezioni del primo corso iniziarono il 29 maggio e Bonaini or­ renne , per integrare i due insegnamenti fondamentali, che i due alunni - Ce­ sare Paoli e Clemente Lupi - potessero seguire, come uditori, le lezioni di «<stituzioni civili» presso il liceo cittadino, l'attuale liceo classico «Dante», e fossero ammessi a frequentare la Biblioteca Palarina per i loro studi46. Nel di­ scorso tenuto in occasione della solenne inaugurazione, il soprintendente ge­ nerale osservava tra l'altro:

504

1851 ,

12 ASFi, Carte Bonaini, b. V, fase. 5 1 . 13 Ibidem, lettera scritta da Parigi il 5 marzo 1 853. 4 1 Ibidem, lettera di L. De Mas Larrie, serina da Parigi il 24 orrobre 1 853. Di lì a poco, ri­

facendosi alle esperienze già realizzare in Francia e negli Archivi di Napoli, Torino, Milano e Ve­ nezia, L. Galeoni avrebbe auspicaro con molra enfasi l' isriruzione di una «scuola d' isroria e pa­ leografia,. presso l' Archivio cenrrale roscano, cfr. GALEOTII, L'Archivio Centrale. . . cit. , p. 1 1 2.

505

1 858

«Le relazioni ai minisrri sulle condizioni degli archivi che da essi dipendono, farre di ragion pubblica, e gl'invenrari a stampa delle varie serie dei documenti, sono un ulte­ riore benefizio, e pur grandissimo, recato alla erudizione storica ed alla stessa incolu­ mità delle carre: e in questo può pareggiarsi, ma non vincersi la benemerenza acqui­ statasi dal Gachard per gli archivi del Belgio e per l'aln·o di Simancas; al cui esempio fu già sapienremenre ordinato dovessimo noi stessi arrenerei: con questo però, che dei vari e più pregevoli documenti si desse anche una notizia pitl minuta, compilando que' regesti la cui importanza fu dal Bhomer, meglio che da altri, dimostrata»4-.

Tornano, quindi, il binomio Bhomer - Gachard e la distinzione che Bo­ naini associa ai due nomi, in relazione a differenti tipologie di lavori archivi•s BONAINI, Rapporto . . cir., p. XJ. Sul progetto presenraro pochi anni dopo da Bonai­ ni al minisrro Mamiani, con parricolare riferimenro ai corsi eli perfezionamenro da renersi presso l'Archivio cenrrale fiorenrino, cfr. I. PORCIANI, L'uArchivio storico italiano". O!ganiz­ -rtr.inne della ricerca ed egemonia moderata nel Ris01gimento, Firenze, Olschki, 1 979, pp. 224225. 46 Sugli esordi della scuola cfr. ASFi, Soprintendenza, f. 1 7, affari 203, 204, 206, 208; si vedano anche le norizie riporrare nel «Giornale srorico degli archivi roscani», I ( 1 857), pp. 77, 3 1 1 e Il ( 1 858), pp. 74-75. «Volli dunque che la Scuola di paleografia e diplomarica avesse se­ de in quesro Archivio - avrebbe affermaro Bonaini -, e quasi in me1.zo alle prove e ai mareria­ li delle sue reorie e de' suoi esercizi ( . . . ). La erudizione minura e disgregara ha avuro il suo rem­ po ( . . . ). La Scuola nosrra perranro s'adoprerà sempre in addesrrare i suoi alunni nel rilevare qual sia la imporranza vera del rale o ral alrro documenro [ . . ] conrro il pericolo di urrare ne­ gli scogli di vane fariche»: SOPRJNTENDENZA GENERALE DEGLI ARCHIVI TOSCANI, Adunanza de/ .

.

26 novembre 1862.

Su i lavori e le p11bb/icazioni degli Arcl1ivi sottoposti alla Soprintendenza ge­ ntmle, Firenze, Galileiana, 1 862, p. 14. 4 7 So/erme apertum del cor;o di lezioni di paleogmfia e di diplomatica. Discorso pronunzia­ to dal Soprimendeme generale, in «Giornale srorico degli archivi rosea n i», II { 1 8 58), p. 1 57.


Ragguagli mgli arcfJii,i tra Bonaini e Gachard

Rosalia Manno Tolu

506

stici. Lo schema corrisponde ancora a quello disegnato n� lla «Rappres� ntan­ za•• della Commissione del e sottende una propensiOne del sopnnten­ dente toscano per i regesti in rapporto agl'inventari, � he ved� come srrume n . . : ti indispensabili per la consultazione e il governo degl 1 archivi, ma �.� necesSita sommari e incapaci di esprimere i contenuti dei singoli � ocu� en t1 : La lunga . . pratica di studi storici del soprintendente gli faceva s� nn re piU vicmo e con­ . . geniale il lavoro dell'illustre aut� re dei Regesta lmpm�� nspetto a q� ello del­ . . . l'archivista belga, che pur ammlfava profondament� . Se verso B � � mer la . stima nasceva dalla condivisione di una cultura erudtta, svduppatast mtorno a ricerche incentrate su documenti di particolare rilevanza e rutti riferibili al­ l'età medievale, l'ammirazione per Gachard sembrava scaturire dalla perce­ zione di un atteggiamento diverso, reso a dominare grandi co� ple ss i archivi­ . stici, a studiarne l'origine, la storia e la struttura, a descr� verlt. m � odo essenziale. Le ampie sintesi, che Gachard faceva precedere �gli J. � ventan e a�­ le edizioni di fonti cinquecentesche, nascevano d� lo s�� dt? det docum� nn, ma miravano alla composizione di un quadro stonco d msteme, che gutdas­ se l'uso e la comprensione dei documenti descritti o pubblicati, senza passare attraverso l'applicazione del metodo critico-filologico. . . . . Bonaini sapeva che ottenere risultati altrettanto rap 1 d 1 nella descnz 1 0ne degli archivi fiorentini non sarebbe stato possibile, p� r la lor? va� tità, per l� vicissitudini da essi attraversate, per l'importanza eccez1 0nale nvesnta da moltt documenti e per i criteri scientifici che riteneva nec�ssario app lic�e . La Sopri � ­ . . tendenza mise in cantiere un intenso programma dt lavon , d1 cut nmane testi­ monianza nelle redazioni manoscritte o a stampa restate incomplete e tuttora consultate e nei verbali delle adunanze in cui quei lavori vennero discussi, ma ­ sappiamo - a Firenze per molti anni ancora non furono editi inventari49.

1 852

«Archivio Sui conrrasri inrercorsi rra Bonain i e l'ambienre che gravitava inrorno i all' f?nri di edizion nelle usaro lui da o lìlologic criricomerodo dal . degli studr� ub­ srorico italiano», a causa ;to­ mentl Onenta , blicare nella rivista fondata dal Vieusseux, cfr. M. FUBINI LFL!ZZI I , 1 983, p. 5 1 4. Sugl .m­ I XI », sroriche he «Ricerc in rici in Toscana durante il Risorgimento, cfr. M . .no,.Ha!Iana rendimenri politico-culturali perseguiti con l' «Archivio» dall'.edirore . ginevri », sronca «Rivista n , italiano o 1 BFRENGO, Intellettuali e centri di cultura nel/' Ottocent . . . LXXXVI I ( 1 975), p. 1 37. u!trmr cenSu questi remi cfr.: A. D' ADDARIO, Archiui ed archi11istica in Toscana negliIntorno alle R. MANNO TOLU, to anni, in «Rassegna srorica roscana», I ( 1 955), pp. 44-47; ToCCAFO� Dl, D. d1 cura a a, er n· della ri strumen Gli in ne, fiorenti � � pubblicazioni archivistiche . anca, Firenze 1 997 (Archivio di Sraro di Firenze, Scuola d1 archivisnca, paleogralìa e d1plom 6), pp. 79-94. •s

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Quelli dell'archivista belga erano presi a modello e circolavano tra gli ar­ chivisti50, ma appare rivelatrice la risposta di Bonaini ad una lettera con cui Cesare Guasti lo ayeva informato della visita all'Archivio centrale del «pro­ fesseur adjoint à l'Ecole cles charres••, Vallet de Viriville; «Non astante la leg­ gerezza propria di que' Monsieurs - aveva riferito Guasti, alludendo con fine ironia all'atteggiamento di superiorità spesso ostentato dai colleghi d'Oltral­ pe -, pure apprezzò molto i nostri lavori, i metodi ecc. Mi domandò se co­ noscevamo le pubblicazioni Des Archives de L'Empire; e gli feci vedere che per l'appunto eran sul mio banco. Allora m' incalzò con la domanda, veramente francese, se noi avessimo preso l'esempio da loro: gli risposi col dargli una co­ pia dei due Bollettini•• 51, i verbali delle adunanze sulle pubblicazioni, presu­ mo; rispondeva il soprintendente a questo proposito: «Se noi c' ispirammo ai precedenti del Gachard, è però vero che i metodi nostri diversificano molto ancora in ordine ai meri inventari. A dirla come io penso i francesi si sono po­ sti sul serio all'opera degli inventari e regesti quando hanno avuto informa­ zioni dei lavori nostri••52. E qui torna la distinzione, che vedremo ricomporsi nell'«lnventario e regesto'• dei Capitoli del Comune di Firenze, il cui primo volume, curato da Guasti, uscì nel 1 866, introdotto dal «Rapporto sugli Ar­ chivi toscani••, indirizzato dal soprintendente Bonaini al ministro della pub­ blica istruzione del governo italiano53, seguendo in questo il cliché inaugurato dal collega belga54. Nell'inviare a questi il volume, Bonaini avrebbe sottoli-

so L l 1 dicembre 1 860 Piero Berri scriveva a Guasti: «Di commissione del nostro So­ prinrendenre le rimetto due volumi del Gachard per l'uso opportuno» ( Carteggi Guasti . . . ci r., Vl , p. 245). S I Ibidem, p. 1 69: lenera serina da Guasti a Bonaini, da Firenze, il 1 5 settembre 1 864. s2 Ibidem, p. 1 70: Bonaini rispondeva, da Viareggio, il 16 senembre 1 864. Cfr. la precedente nora l . Sull' edizione dei primi lavori archivistici inerenti ai fondi d�ll' Archivio _centrale, cfr. MA:\�0 TOLL:, Intorno . . . ci r. e EAD., Le fonti archivistichefioren­ nella storrografia internazionale, in L' Archiuio di Stato di Firenze, a cura di R. MANì•m Tow e A. BELUNAZZI, Firenze, Nardini, 1 995, p. l O. s4 Il 1 5 marzo 1 865, Bonaini aveva serino a Gachard, preannunciando l' invio del vo­ lu �e di . reges_ri dei Capiroli (ARCHIVES GIÒNI:RAI ES DU ROYAUME, Bruxelles, Papim Gachard - d ora po1 soltanto Papiers Gachard -, 58 ) e quesri aveva risposto, dicendosi molro inte­ ressato alle «innovarions sur le rrésor historique que vous possedez» e segnalando al soprin­ r�ndenre toscano l' uscita del libro dello storico inglese R. BRO\�, L'archivio di Venezia con '�gt1a1d� speciale alla storia inglese. Con 1111a nota preliminare del conte Agostino Sag�·edo, Vene­ Zia, Tonno, G. Amonelli e L. Basadonna editori, 1 865: cfr. ASFi, Carte Bonaini, b. IV, fase. 4, lerrera serina da Gachard a Bonaini, da Bruxelles, il 6 aprile 1 865. I l volume di R. Brown figura nel catalogo della Biblioteca dell' Archivio di Stato di Firenze, redatto nel 1 875. SJ

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Rngguagli sugli archivi tm Bonaini e Gachard

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nearo che il suo esempio aveva daro buoni frurri presso gli archivisti toscani, precisando però: «Le pubblicaz ioni della soprintendenza si conterran no den­ tro certi limiti, ma oltre agl'Inventari daranno anche i Regesti di certe serie che sono per la scoria italiana di un' importanza capitalissi ma. La serie dei Ca­ piroli del Comune di Firenze è certamen te di questo numero ( . . . ) in tre vo­ lumi dei Regesti potremo avere da quattrom ila documen ti, che dal sec. XII al XY1 concernon o alla storia di un Municipio che tenne il supremo luogo tra quelli della Toscana e dilatò la sua i nfluenza a turta la Penisola»55. Di lì a poco il soprintendente toscano fece giungere a Gachard la sua re­ lazione su Gli Archivi delle Provincie dell'Emilia e le Loro condizioni alfinire del 1860 ed egli rispose prontamente per esprimere il proprio apprezzamento, au­ spicando un'analoga pubblicazione sugli archivi fiorentini, che pensava avreb­ be spinto ad analoghe iniziative gli Archivi di Stato di Torino, Milano e Na­ poli. Allegava alla lerrera il suo recente Rapporto al ministro degl'interni sull'amministrazione dell'Archivio generale del Belgio dal da quando cioè ne era diventato archivista generale56. Da tempo Gachard stava pensando ad una missione di studio presso i principali archivi e biblioteche italiani, da esplorare «dans l'intéret de l'histoire de la Belgique»57, come aveva fatto a Si­ mancas, ed era perciò molto interessato a conoscere le possibilità che quegli istituti offrivano alla sua ricerca. Bonaini, nel ringraziare con ostentata reve­ renza il collega belga dello «Stupendo lavoro» inviatogli - il Rapport - e della lerrera «che in certa parte oso riguardare come un' approvazione di quel poco che posso aver farro per questi archivi toscani», aggiungeva, quasi a volersi giu­ stificare circa l'auspicata pubblicazione sugli archivi di Firenze: «Può credere se io ne avrei il desiderio; ma è cosa da pensarsi assai e che richiede che io possa associarmi persone che abbiano valore maggiore al mio» 58, sopratturto a causa dei numerosi altri incarichi che gli venivano affidati dal Ministero.

1 831,

lenera serina dal sopr! nrendenre all' �chivista ge­ nerale il14 maggio 1 866. Nella citazione si sono riporrate le sonolmeature presenn nel resto. 56 Cfr. ASFi, SoprintendenZfl, f. 60, aff. 64, lettera di Gachard a Bonaini� �a Brux?.lle�, del 22 ottobre 1 866 e L. P. GACH ARD , Rapport ìt M. Alph. Vandenpeereboom, mumtre de l rnte­ 55 Papiers Gachmd, reg. 8, c. 134 r. e

v.,

de riem; sur l'administration des Archives générales du royaume depuis l 831 et mr la situation 866. 1 roi, du imprimeur Gobbaerrs cet établissement, Bruxelles,

57 Minuta di Gachard al minimo degl'inrerni belga, serina da Bruxelles il 1 2 agosto 1 867 (Papiers Gachard, reg. 8, c.3). Da questa minuta apprendiamo che già il 4 aprile 1 853 la Com­ mission royale d' histoire aveva proposto al minimo degl'inrerni belga di inviare Gachard in Italia, ma difficoltà finanziarie avevano ostacolato l' accoglimenro di quella richiesta. 58 ASFi, SoprintendenZfl, f. 60, aff. 64: minuta autografa di Bona i ni a Gachard del-l' 1 1 dicembre 1 866.

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Se Gachard era ormai soprarrutto impegnatO nella ricerca e nella pubbli­ cazione delle fonti per la storia del Belgio del secondo Cinquecento, Bonaini dedicava, infarti, tutte le sue energie alla causa degli archivi italiani, sia sul versante scientifico - si pensi alle missioni svolte in Emilia, nelle Marche e in Umbria - che su quello legato al dibarrito intorno all'organizzazione politico­ amministrativa da darsi agli archivi nello StatO unitario. Anche restando nel­ l'ambitO più propriamente tecnico-scientifico, la differenza tra i due archivi­ sti appare notevole, soprarrutto nel modo di affrontare i problemi; un approccio meditatO, oserei dire rormentaro, arrento alla definizione di un me­ rodo fondato sulla scoria e la critica delle fonti, quello di Bonaini, che nella costruzione del sistema archivistico toscano non agiva da solo, ma coinvolge­ va - a Firenze, Lucca, Siena e Pisa - le persone che dovevano coadiuvarlo, creando così intorno a se' quella «scuola» che è stata studiata a fondo, nella complessità delle sue componenti, da Arnaldo d' Addario; un approccio più diretto quello di Gachard, che colpisce sopratturto per la rapidità e la quan­ tità delle sue realizzazioni, per le soluzioni pragmatiche e innovative, che emergono dai suoi lavori e intendono costruire un metodo, prescindendo da astrarre definizioni teoriche, non disdegnando scorciatoie semplificatorie, pri­ ve di coerenza critico-filologica. Un recente studio di Cyriel Vleeschouwers offre uno spaccato illumi­ nante del clima culturale e scientifico che cararrerizzava gli studi srorici ed eruditi nel Belgio dei primi decenni dell'Orrocento59. Tra gli studiosi amarti nel da Guglielmo I d' O range dalla Germania, per corroborare le neoi­ stituite Università dei Paesi Bassi, lo storico del dirit to Léopold-Auguste Warnkoenig insegnò nelle Università di Liegi e Gand e «y introduisit des méthodes plus rigoureuses pour l'érude du droit et de l'hisroire du droit»60.

1817

59 La mancanza di una tradizione scientifica rigorosa nelle Università del Belgio, viene contrapposta all'intensa attività di ricerca svolta nell' Ottocento da storici e studiosi dell'A­ cadémie royale e della Commission d'histoire da H. PIRENNE, Histoire de Belgique, VII, Bruxelles, Ma�rice Lamerrin é? · • 1 _948, pp. 267-270; «S'il y a cles savants belges, il n'y a pas , . d école sctennfique beige», eglt scnve annoverando tra i benemeriti studiosi anche Gachard: «L his �oire en parriculier, favorisée par l'éveil du senriment national ( . . . ) se développa avec une vtgueur exceprionnelle. Sous l'impulsion de Gachard, donr les découverres à Simancas renouvelèrenr la connaissance du XVl• siècle, les recherches d' archives furent poussées avec . une vtgueur extraordinaire». 60 VLEESCHOUWERS, Archivistes et proftsseurs. . . ci t., p. 1 65; cfr. la biografia dello stu. dtoso tedesco: G. WILD, LeopoldAugust Warnkonig 1794-l 866 Ein Rechtslehrer zwischen Na­ turrecbt mrd historischer Scinde rmd ein Vermittler deutschen Geistes in Westeuropa, Karlsruhe, . 1961 (Fretburger Rechts- und Staatswissenschafdiche Abhandlungen, vol. 1 7).


Ragguagli sugli archivi tra Bonaini e Gachard

Rosalia Manno Tolt1

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Le sue idee e le sue realizzazioni scientifiche erano affini a quelle di Bohmer, Gustav Hugo e Friedrich Cari von Savigny. Era suo propos! to la �on?az�one in Belgio di una scuola di storia del diritto, improntata a ngorost cnten. ec­ dotici, ma i suoi intendimenti si scontrarono con tendenze metodologtche opposte e scarsamente sensibili alla filologia, il cui principale e po�ente s?s.te­ nitore era proprio l'archivista generale Gachard. Deluso p�r le dtfficol�� 1�­ contrate e per il fallimento delle iniziative editoriali e sciennfiche da dUI tspt­ rate, Warnkoenig abbandonò il Belgio nel 1836, lasciando così campo libero al «César cles Archives»61. Nello stabilire un nesso tra la vicenda brevemente evocata e le relazioni intercorse tra Bonaini e Gachard , notiamo come emergano anche da queste i segni di un diverso approccio alle fonti e alla storia, che connotava i . due eminenti archivisti. A ben guardare, il «fenomeno» Gachard non aveva dtetro di se' una tradizione di studi e una scuola, ma nasceva dalle non comuni do­ ti organizzative ed operative e dall'evidente capacità e vol?� tà di aut� promo­ zione che caratterizzavano il belga. D' altra parte, Bonamt era colpito dalla novità e dalla quantità delle sue realizzazioni, ma non per questo a�dica:a � metodo critico-filologico, che gli derivava da una vasta cultura stonco-gmn­ dica ed erudita, molto più vicina a quella dei tedeschi Bohmer e Warnkoenig. Nell'autunno del l867, mentre si svolgeva a Firenze il congresso interna­ zionale di statistica, che vide l'ottava sezione dedicata ai problemi degli ar­ chivi, con la partecipazione attiva di Bonaini62, giunse in Italia Gachard per la sua missione attraverso gli archivi e le biblioteche italiane. Il compito che si era proposto era molto ambizioso: in un rapporto dal tit�lo «�es Archives et \es Bibliothèques d' Italie» avrebbe fatto conoscere l' organt.zzazwne gener�­ le e particolare degli archivi e delle biblioteche italiani, tracCtandone la stona e illustrando il patrimonio posseduto da ciascun istituto, gl'inv� ntari e i cat�­ loghi esistenti, le regole in uso. Larchivista belga intend�va redt�ere u.na ?ut­ da per gli studiosi italiani e stranieri, simile a quella edtta venti anm pnma per l'Archivio reale di Simancas63. ci r., V11, VLEESCHOUWERS, Archivistes et projèsserm. . . ci r., p. l 80. P i renne, Histoire.ll'. . C? rroce �­ d Trenta anni negli ; p. 268, stigmatizza la situazione degli srudi storici in �e.lgio pns ava1ent qu pement dévelop ux prodtgte «du turro to, sottolineando come vi si ignorasse s' u historiq et iques philolog es disciplin �> en AJlemagne les . . . �tato 62 Cfr. A. D'AnDARlO, La collocazione degli archrvr nel quadro �stttuzronale dello 111 « Rassegna deglt Ar874), l (1860dibattito e ricon·ent un unitario. Motivi ottocenteschi di . ,. chivi di stato», XXXV ( 1975), pp. 69 e segg. . . al m.' �1srro degl 111tern1 belga, 63 Papiers Gachard, reg. 8, c. I l r e v: r;n in� ta. di G�chard , NELIS, serina da Bruxelles il 1 2 agosto 1 867. Sul v1agg10 111 ltalta dell arch1v1sta belga cfr. H. 61

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Litinerario italiano di Gachard e le sue risultanze emergono con chiarez­ za dalle carte, conservate presso l'Archivio generale del Belgio; dal 22 settem­ bre 1.8�7 .al 31 m�ggi� 1868 fu questa la d �rata del viaggio - egli visitò gli Archtvt di Stato dt Tonno, Mtlano, Genova, Ftrenze, Napoli e Venezia; a Ro­ ma,4 nonostante un netto rifiuto iniziale, riuscì ad accedere all'Archivio Vatica­ no6 . La sua indagine si estese anche alle principali Biblioteche delle città ove sostò. Non è questa la sede per riferire in generale sulla missione, cui non se­ guì la pubblicazione del rapporto preannunciato da Gachard prima della sua partenza per l'Italia, sottovalutando la vastità e la complessità del patrimonio storico e archivistico cui si sarebbe trovato di fronte. Egli pubblicò alcuni ri­ sultati delle ricerche effettuate, ma non quelli relativi al soggiorno fiorentino65. La notizia del prossimo arrivo a Firenze dell'archivista generale del Bel­ gio, giuntagli dal ministro dell'istruzione pubblica, era stata accolta da Bo­ naini con trepidazione; «lo non potrei esser chiamato ad un ufficio più am­ bito, quanto è quello di porgermi ad ogni richiesta di un uomo così valoroso, e al tempo stesso di un governo che tanto largamente favorisce gli studi - si era affrettato a scrivere al ministro plenipotenziario del re del Belgio presso la eone italiana - ( . . . ). Tanto invero ( . . . ) si deve da noi più particolarmente co­ me segno di gratitudine a questo valentissimo che da sì lunghi anni presiede agli archivi del suo Paese, perciocchè le sue classiche opere nella materia ed i :-

� mission litt�mire de Gachard in !talie au point de vue de l' histoire de Belgique (1867-1 868), Hommage a Dom Ursmer Berlière,

Bruxelles 1 93 1 , pp. 1 77-1 82. lo stesso Gachard a rievocare il tentativo di efferruare una missione in italia farro n�l 1 � 53, per v�sitare gli. Archivi di Venezia e Parma e l'Archivio Vaticano; l'accesso � que­ . st, ulnmo, dali� 111 formaz1on1 allora assunte, er� risultato vietato <<à tout le monde sous peine . d excomm�mcanon». Nel 1 867, pre�arandos1 alla partenza, notava: «depuis Ics grands évé­ nemenrs qu1 se sont accomphs en ltahe, toutes Ics archives de la Peninsule, celles du Vatican excep.tées, sont devenues publiques» (Papiers Gachmd, reg. 8, cc. 4r e 6v: minuta della lette­ ra scnr.ta da Gachard al Ministro degl'interni, da Bruxelles, il 1 2 agosto 1 867). A Roma, dal 28 ap.nl.e 1 868 Gachard fu ammesso a consultare i fondi dell' Archivio Vaticano: cfr. NELIS, .' Lfl_ nwron . . . c1r.; L. P. GACHARD, Les Archives du Vatican, in «Bulletin cles séances de la Com­ � ffiiSSIOn royale d'histoire», s. IV, r. I ( 1873), pp. 2 1 1-386 e Papiers Gachard, 569, cc. 1 - 1 65. 65 Cfr., in particolare, L. P. GACHARD , Mission littémire in !talie, in «Bulletin des séan­ c� de la Commission royale d' histoire», s. III, r. X ( 1 867-1869), pp. 94-96 · Io. La Bi' des princes blrothèqr e d.es prtnces CZng · �·, a Rome, ·b·d 1 1 em, pp. 2 19-244; ID., La Bibliothèque . . � . Cormu a Rome, 1n «Bulleun des séances de la Commission royale d'hisroire», s. III, r. Xl (1869-1 870), pp. 27-202; ID., Les archives Farnésiemres, à Naples, ibidem, pp. 245-344. Do­ . �t�en u � �otizie relativi all'organizzazione degli Archivi e delle Biblioteche visitati in Ialia � ;;c; IVISta belga e al patrimonio da essi conservato sono raccolti in Papiers Gachard, regg. 5 tn

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Ragguagli sugli archivi tm Bonaini e Gachmd

di lui accuratiSSimi mventari, posti a stampa, serviron di norma, fino dal alla nuova fondazione degli archivi toscani, alla quale ha poi sempre mostrato, come a chi la dirige, particolare benevolenza»66. Con questo spiri­ to il soprintendente toscano accolse Gachard, che giunse a Firenze intorno al dicembre e vi restò un mese, durante il quale divise il suo tempo tra l'Ar­ chivio e la Biblioteca nazionale. I rigori del freddo invernale, che si faceva no sentire in parricolar modo all'Archivio - il cui Regolamento, severamente ap­ plicato, non consentiva alcuna forma di riscaldamento -, resero difficile il la­ voro dell'archivista belga, al quale Bonaini consentì di consultare i documen­ ti nella meno gelida sala di lettura della Biblioteca nazionale, posta al primo piano degli Uffizi6-. Carrenzione di Gachard si concentrò sui carreggi dei residenti toscani presso le corti dell'imperatore Carlo V e del re Filippo Il68, mentre Bonaini colse l'occasione per chiedergli per iscritto notizie sull'organizzazione archivi­ stica del suo Paese, con particolare riferimento agli aspetti allora in Italia piti dibattuti e controversi69. Le risposte, fornite puntualmente e senza retorica,

disegnavano i l quadro d i un' amministrazione inserita nella Divisione di let­ tere , scienze ed arri del Ministero degl'interni, dalla quale dipendevano l'Ar­ chivio generale e sette Archivi di Stato provinciali; nessuna possibilità d' in­ tervento , per lo Stato, nei confronti degli archivi ecclesiastici; una professione, quella ?ell'arcl: ivista, poco remunerativa e quindi poco ricercata: «ies jeunes gens qu 1 ont fa 1 t de bonnes études, !es poursuivent pour devenir avocats ou professeurs. Les aurres préfèrent entrer dans l'industrie ou le com­ merce»; da ciò derivava l'assenza di un'« É cole cles charres», mentre il Bureau Paléographique di Bruxelles non aveva allievil0. Dal tono di questa lettera emerge come Gachard, pur avendo avuto, nell'organizzazione degli archivi del Belgio, un ruolo trainante e incontrastato, non fosse riuscto a conferire al­ la memoria storica del Paese un'altrettanto eminente posizione istituzionale. Partendo, per proseguire a Napoli le sue ricerche, Gachard chiedeva al so­ vrintendente di volergli inviare successivamente le copie dei documenti che non aveva potuto trascrivere, cosa che sarebbe puntualmente avvenura7 1 ; Bo­ naini avrebbe poi farro giungere al collega belga - in vista della preannuncia­ ta pubblicazione dei risultati della sua missione - gli opuscoli contenenti la descrizione sommaria dei fondi conservati negli Archivi di Stato di Firenze, Lucca, Siena e Pisa, con dari quantitarivi e cronologici aggiornati. Intratten­ ne a questo scopo una fitta corrispondenza con i direttori di quegli Archivi, chiedendo il massimo rigore nell'aggiornamento delle notizie che dovevano essere trasmesse «ad un uomo competentissimo com' è il signor Gachard»72. Insieme con quegli opuscoli inviò le pubblicazioni inerenti agli archivi tosca­ ni non ancora possedute dall'archivista di Bruxelles e l'elenco di quelle da lui curate «che si trovano già nella nostra biblioteca, all'intento - precisava - che possano, per favore, attenersene le continuazioni così desiderate»7J Queste sa-

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ASFi, Soprimendenza, f. 76, aff. 300. 67 Papiers Gacbmd, reg. 8, cc. 34 - 42: tre lerrere scritte da Gachard al ministro dell' in­ terno belga, dalla capitale roscana, tra il 20 dicembre 1867 e il 1 8 gennaio 1 868; nel reg. 568, cc. 36-37: annotazioni di Gachard sull' Archivio cenrra1e di Staro di Firenze - che risulta aper­ to al pubblico dalle ore 9 alle 1 5 -, ove si legge, rra l' altro, «L1 nouvelle constiturion donnée aux archives en a fait, par un savant arrangemenr et de prévoyanr reglements, une insrirution scientifìq_ue qui ( . . . ) est d'un avanrage immense pour le progrès des études historique». 68 « A Florence, des collections dont la richesse n'est égualée nulle parr ailleurs, lui onr offerr de précieux documenrs adressés aux Médicis, notammenr une correspondance qui commence en 1 537 et qui embrasse, sans inrerruption, la sui te clu règne de Charles Quint et tout le règne de Philippe II,, riferiva il «Bullerrin cles séances de la Commission royale d' hi­ sroire», s. 1 1 1 , r. X ( I 967- 1 869), pp. 63-64, sulla base di una lettera scritta da Gacharcl il 24 dicembre 1 867, da Firenze. 69 ASFi, Soprimendenza, f. 76, aff. 300, cc. 48-5 1 , 53, lettera scritta dal soprintendente Bonaini al commendaror Gachard il 25 dicembre 1 867: «La visita ch' Ella ha farro in questi giorni all' archivio di Firenze - vi si legge - mi è stata di sommo onore e consolazione aven­ do potuto conoscere personalmente l' uomo illustre e veneraro, dalle cui opere colsi tanti am­ maestramenti, senza i quali confesserò che non avrei potuto farmi all' opera difficile dell' isti­ tuzione degli Archivi roscan i . Ora permetterà che l' antico discepolo le diriga qualche domanda che possa sempre piì.1 istruirlo ... Bonaini chiedeva quindi di conoscere da quale au­ rorità governativa dipendessero in Belgio gli archivi, quali possibilità di interventO avesse il governo nei confronti degli archivi ecclesiastici («ha farro suoi gli archivi ecclesiastici o alme­ no esercita qualche tutela su quei depositi, che pure contengono tanta parre di scoria?»), che tipo di formazione specialistica fosse richiesta agli archivisti; era obbligatorio l' insegnamen­ to della paleografìa e della diplomatica e si svolgeva presso gli Archivi o nelle Università? t noro come qualche mese prima Bonaini avesse chiesro ad Antonio Panizzi, modenese, bi66

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h lio�ecario presso il Britisch Museum di Londra, di esprimersi in merito alle possibili solu­ . da dare ai principali problemi organizzativi degli archivi italiani; cfr. la lettera scritta da Bonaini il 2 maggio 1 867 e la risposta di Panizzi del successivo 1 5 maggio, in F. BONAINI, Dr alcune prmcipali questioni sugli Archivi italiani. Lettere di F Bonaini e A. Panizzi, Lucca, tip. Giusti, 1 867. . 70 Papiers Gacbard, reg. 8, cc. 1 40r - 1421: lettera scritta da Gachard al soprintendente, da Ftrenze, i l 2 gennaio 1 868. . 71 Ibidem, cc. 1 38 r - 1 39r, lettere scritte da Gachard a Bonaini, il 2 gennaio da Firenze c 11 7 marzo 1 868 da Napoli, e cc. 1 4 3 r - 1 4 5v, lettere di Bonai n i a Gachard del 3 gennaio e 4 marzo 1 868. 72 �SFi, Soprintendenza, f. 76, aff. 300, lettera scritta il 1 7 gennaio 1 868 dal soprinten­ dente a1 segretari degli Archivi di Staro di Lucca e Siena. . 73 Ibidem, f. 73, aff. 72 e Papiers Gacbard, reg. 8, cc. 148r - 1 49r -, lettera scritta dal soprm tendente all'archivista generale del Belgio 1'8 giugno 1 868 . Oltre alle guide - inventaZIOni

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Ragguagli mgli archivi tra Bonaini e Gachard

rebbero giunte puntualmente di lì a poco, quasi a suggellare i � so� alizio tra i _ due archivisti, nato vent' anni prima, proprio con uno scambiO d 1 pubbllca­ zionj74. Il contesto culturale europeo, nel quale Bonaini voleva inserito l'Archivio centrale di Stato di Firenze, trova proprio nella biblioteca dell'istituto un'ul­ teriore conferma. [attività scientifica a questo demandata doveva trarre fe­ conde occasioni di confronto dalle pubblicazioni archivistiche edite in altri Paesi, che il soprintendente cercava di acquisire, promuovendo acquisti, scambi e donj75. Il nucleo fondante della biblioteca dell'Archivio centrale, derivava - ab­ biamo visto - dalla ricca raccolta libraria dell'Archivio diplomatico fiorenti­ no, che annoverava, tra l'altro, la prima edizione del De Re Diplomatica del Mabillon e i primi volumi, editi in Germania, dei Regesta Imperii del Bohmer e dei Regesta Pontificum Romanorum di Philip Jaffé. Le due collane furono scrupolosamente incrementate da Bonaini e dai s� oi � uc� esori76. . . . . Fin dal fu richiesto al governo francese l mv10 d 1 volumi relatiVI agli archivi, in cambio di pubblicazioni inerenti alla storia toscana77; e, di fronte

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rio aggiornare degli Archivi di Stato di Firenze, Lucca, ? ie� a e Pisa, Bonajni inviav� a r�el� les ventisecre pubblicazioni inerenti agli archivi toscant e t l cc Catalogo delle pubbhcazton• d t . _ M.r Gachard che si trovano nella Biblioteca dell' Archivio di Stato di Ftrenze questo dì 8 gtu­ gno 1 868». Esso tontava tredici titoli: ocro Rapports , editi n�gli ann 1 838-1 866, rivolti ai . ministri degl'interni e concernenti gli archivi di Bruxelles, Dtjon, Pans, Gand, Mons, Tour­ nai, Lille, il primo tomo della Correspondance de Philippe II. . . ci r., l'Inventa res des �artes . . . cir., la Notice historique et description des archives de la ville de Gand- ccMémotres de l Acadé­ mie royale de Belgique», XXVII ( 1 853) -, i primi tre tomi dell' Invent�ire des archives des Chambres des comptes, i Documents inédits concernant /es troubles de la Belgzque so11s le re,gne de /' empereur Charles VI, voll.2, Bruxelles, 1 838, 1 839. . , . . 74 Papiers Gachard, reg. 8, cc. 1 53r- l 54v, lecrera senna d l archlVIsta generale al so­ _ printendente Bonaini, da Bruxelles, il 1 5 luglio 1 868. Ga�har � �uella lenera annunc t�va , l' invio all' Archivio di Stato di Firenze di alcune sue pubbhcaz10n1: tl quarto volume dell In­ ventario degli archivi delle Camere dei Conti, i tomi II-IV dell'edizione del carreggio del re Filippo Il, la Notice historique et descriptive des archives de l' abb_aye et principa11té de Stavelot conservées lr Dwseldoif(ccMemoires de l'Académie royale d� Belgtque» XXI, 1 848) e un Rap­ .' port al Ministro dell' interno sulla seconda missione da l �t svolta a St ��?cas. 75 Di ciò resta testimonianza anche nel vasto carreggw che Bonamt mtranenne con nu­ merosi studiosi europei (ASFi, Carte Bonaini, buste I - VII). 76 Nella coperta dell Additamentum tertittm ad Regesta Imperii inde ab armo J:JCCCXIIII usque ad annum MCCCXLVII, a cura di J . F. BOHMER, Innsbruck 1 65! pubblicato p ostu­ _ mo, si legge la dedica di pugno dell' editore al soprintendente Bonamt, cctn benevolo ncordo dell' autore». 77 Il 28 gennaio 1 853 Bona i ni � criveva a <? iovanni Balda�se_roni (ASF , Mil�istero degl . esteri, b. 1 566, pror. 459, aff. l ) , chtedendo dt mteressare tl Mmtstero degh esren, al fine dt

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all'atteggiamento d i scarsa disponibilità mostrato dai francesi, Bonaini scrive­ va,_ a s os�egno della sua richiesta, « ( . . . ) i ministri di un Governo intelligente _ __ e c!vd!SSlmO ( . . . ) non possono 1 gnorare come e quanto la Francia letterata va­ da d �bitrice �la nostra Toscana>>, per le ricerche da tempo esperite nei suoi ar­ . _ chlVl da studiOSI, a�che per incarico di ministri quali Thiers e Guizot, e cita­ va a questo proposito le «liete accoglienze che furono fatte a costoro>> e le «agevolezze ?i ogni �ani � ra, e talvolta accompagnate da non lieve dispendio>>, usate a p� rme dagli ann � Trenta nei confronti di studiosi, tra i quali citava Jean-Mane Pardessus, G1useppe Canestrini, Louis de Mas Latrie, Antoine­ Frédéric Ozanam7B. Nel � l'Archivio c�n �rale fiorentin�-acquistava, a condizioni agevolate, ,. , l mtera coll �z1?n e della «B 1 blwtheque de l Ecole cles chartes» e, di lì a qualche . _ ann ?, Bon �n1 SI �tnvava _ per ottener� l'invio degli inventari degli archivi di­ _ partimentali, la cu1 pubbhcazwne vemva sovente segnalata sulla rivista79.

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ottenere per la biblioteca dell'Archivio centrale , ccsenza dispendio veruno», le seguenti ope­ re pub_b! tcate dal governo francese: Les documents inédits mr /' histoire de France - collana di eu! , �� mforma lo stes�o onaini, erano già apparsi 97 volum i -, Le Assises de jémsalem ott Recued des ouvrages dep nsprudence composée pendant le XIIY � siècle dam !es royaumes dejéru­ salenl et de Cypre y ubb hcaro d conte Beugnot (voli. 2 in folio, Paris, Imprimerie royale, 18� l - 184 ). Il pnm� volume d t Le catalogue gé! éral des Manus crits des Bibliothèques de Fran­ � _ ce, ti Fac-smule d s d � tp�omes sur papyrm des archwes du royaume, Le Catalogzte général des car­ _ tl mres es Arc we! epartementales. Il governo toscano avrebb e potuto offrire in cambio _ to ronco l <<Arcluv ttaltano» con la sua «Appendice», il Dizionario geografico, fi � sico, storico del­ la Tosc�na dt Emanuele Reperti (voli. 6, Firenze 1 833-1 846), gli «Annali» delle Università to­ scane, t! Rapfor�o generale della pubblica esposizione dei prodot ti naturali e industriali della To­ scana, fotta m F�renze nel no mbre MDCCCL (Firenz e, Tipogr �� afia della Casa di Correzione, _ _ a dt 1 8 5 1 ) , la Flo�a ttaltan Ftltppo Parlatore (probabilmente i primi due volumi editi: Firen7e, Le Monnt�r, � 848 e 1 852), � «la quinta impr sio�e» del Vocabolario degli Accademici � _ _ volum della Crusca, 1 cut undtct i sarebbero apparsi tra tl 1863 e il 1 923. . 7 8 ASFi, Ministe �·o. degli �steri, Affari diplomatici, b. 1 5 7 1 , prot. 46 1 , aff. 68, lenera del soprm ten e te Bona n' al mistero delle RR. Finanz ? e, del 3 1 marzo 1 853. Il 25 novembre !. 1853 �_ � mtstro dell tsrruzt �n� �ubblica e dei culti francese aveva chiesto al ministro pleni­ . ot�nztano dt Toscana a Pangt, m cambw _ delle pubblicazioni richiesre da Bonaini, le opere edtcate alla nproduzto e delle opere d' arte di Palazzo Pitti e degli Uffizi, in corso di stam­ � pa: Nel genna.t ! 854 'ung vano da Parigi quattro dei numerosi volumi richiesti un anno � 7 _ l? _ pnma _da Bonamt per l Archtvw cenrrale dt Stato: due tomi delle Assises de jérusalem e due volumt del Catalogue généml des cartulaires (ASFi, Ministero degli esteri, Affori diplomatici b. 1586, prot. 469, aff. 27) . Per le favorevoli condizioni di a q isto elle a.t111 te 1 8391 854 della «Bibliorhèque � � � , d cole d� �hartes», ottenute da Bonat t grazte all_ � mtc� Louis De Mas Latrie, cfr. ASFi, � c te Bonamr, b. V. fase. 5 1 , lettera scmta da Pangt dali archivista francese 1'1 1 giugno

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Rosalia Manno Tolu

Ragguagli sugli archivi tra Bonaini e Gachard

Analoghe premure furono indirizzate al governo britannico; nel richie­ dere al M inistro degli affari esteri di far giungere alla Soprintendenza toscana le pubblicazioni degli archivi inglesi, Bonaini ricordava le proficue relazioni intercorse con Adolfo Panizzi, primo bibliotecario del Britisch Museum, at­ traverso il quale erano giunte a quel Museo le copie di numerosi dispacci de­ gli ambasciatori toscani presso la corte d'Inghilterra. In questo caso la rispo­ sta fu pronta e generosa e arricchì la biblioteca dell'Archivio centrale di l volumi, 38 dei quali appartenenti ai Calendars of State Papers e gli altri alla collana intitolata The Chronicles and Memorials, e il massiccio invio non fu che l'inizio di una periodica e regolare trasmissione all'Archivio fiorentino delle pubblicazioni archivistiche inglesi80. Lintensa attività svolta da Bonaini a vantaggio degli archivi italiani si sa­ rebbe conclusa premaruramente8 1 , ancor prima che vedesse la luce il primo tomo dell'inventario dell'Archivio di Stato di Lucca ad opera di Salvatore Bongi; questi avrebbe scritto, riferendosi alla sua fatica e al soprintendente: «( . ) nel lungo e non facile lavoro niuna cosa è stata di tanto conforto, quan­ to il pensare che lui ( . . . ) me ne dette commissione e mi incoraggiò a metter­ vi mano animosamente senza curarsi se il lavoro stesso fosse insolito e senza esempi. ( . . . ) le generalissime regole che in questo proposito mi suggerì a boc­ ca ed a modo di consiglio, sono state quelle sole che all'atto pratico ho speri­ mentato sicure»82.

Per la prima volta veniva pubblicato l'inventario complessivo dei fondi di un Archivio di Stato, dove un apparato storico-istituzionale straordinaria­ mente ricco si associava alla definizione rigorosa, ma essenziale dei documen­ ti, coniugando, nella sicura applicazione del metodo storico, cultura erudita ed efficace sintesi descrittiva83. A ben guardare, l'inventario lucchese costitui­ va anche l'altissimo punto di arrivo dell'elaborazione scientifica e metodolo­ gica che contraddistinse il processo di formazione degli Archivi di Stato to­ scani, avvenuto alla luce di una cultura attenta e partecipe delle esperienze europee più avanzate in questo campo, nell'ambito della quale Bohmer e Ga­ chard costituirono due poli opposti e paradigmatici.

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. .

1 85 5 . Il 20 aprile 1 866 il soprintendente scriveva al direnore della srarisrica del Ministero dell' agricoltura, indusrria e commercio: «riconosco sempre più il bisogno d' aver son' occhio le ultime pubblicazioni fanesi in Francia in corno agli archivi dipanimentali ( . . . ) inventari che si stampano a spese dei diparrimenri, grazie al concorso dei Consigli generali» e chiede­ va di volerglieli procurare (ASFi, Soprintendenza, f. 60, aff. 48). 8° Cfr. ASFi, Soprintendenza, f. 60, aff. 53. La fortunata vicenda fu aperra da una lene­ ra serina dal soprinrendente coseano al Minisrro degli affari esteri, il l o giugno 1 866. In quel­ la lenera Bonaini riassumeva le vicende degli Archivi inglesi, a parrire dal 1769. 8 1 Un ampio profilo biografico di Bonaini fu pubblicaro dallo srorico tedesco Reumonr, legaco al soprinrendenre coseano da una lunga amicizia (A. VoN REUMONT, Fmncesco Bo­ naini, in IDEM, Biogmphische Denkblatter nach personsichen Grinnemngen, Leipzig, Berlag von Duncker & Humblor, 1 878, pp. 349-378. Un esrrarco manoscrirco, in lingua francese, di questa biografia si conserva in Papiers Gachard, 458, e ciò non stupisce, perché il Reumonr nelle sue lenere a Bonaini e a Gachard usava dare notizie a l'uno dell' alrro: cfr., ad esempio, ASFi, Carte Bonaini, b. V11 , fase. 1 4 , lenera da lui serina a Bonaini da Bruxelles il 7 mag. 1 866, e Papiers Gachard, 330, lenera serina da Bonn il 3 agosco 1 87 1 all' archivista genera­ le del Belgio. 82 MINISTERO PER l BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, ARCHIVIO DI STATO DI LUCCA, Sal­ vatore Bongi, 1825-1899. La vita e le opere. Mostm documentaria, Lucca 1999, p. 202, docu­

menro del febbraio 1 88 1 , pubblicaco da Giorgio Tori. Per dovere di cronaca e a testimonianza

�el perdurare della corrispondenza tra l'Archivio fiorenrino e l' archivista generale del Belgio, SI

segnala la lenera con cui, l' I l febbraio 1 874 Gachard scriveva da Bruxelles al soprinren­ denre Guasti, ringraziandolo dell'invio del primo volume dell' inventario lucchese, che ri­ cambiava con la sua Notice sull'Archivio Vaticano (ci rara nella precedenre nora 64), ASFi, So­ printendenza, f. 1 1 9, aff. 445. 83 Si scelse, precisava Bongi, «di resrringere anche ad una sola indicazione le raccolte di più volumi che riuscivano uniformi, ed allargarsi invece nella descrizione dei libri svariati e delle raccolte saltuarie e difformi ( . . . ). Ad ogni serie ci parve bensl necessario d' anreporre una notizia sopra la magistratura o l' istituzione ( . . . ).era necessario del pari che si dicesse del­ la pr�venienza e delle vicende delle rispenive scritture ( . . . ).credemmo sempre uno degli ob­ _ bhghl maggiori dell' archivista l' aiutare per ogni via gli studiosi ( . . . )»: S. BONGI , Inventario del R. Archivio di Stato in Lucca, l , Lucca, tip. Giusti, 1 872 (Documenti degli archivi cosca­ _ n! pubblicati per cura della R. Soprintendenza generali agli archivi medesimi), p. XX .


STEFANO VITALI L'archivista e l'architetto: Bonaini, Guasti, Bongi e il problema del­ l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani*

Premessa La tradizione archivistica nazionale, in buona parte per merito di Anto­ nio Panella, ha attribuito al fondatore dell'Archivio centrale di Stato di Fi­ renze, Francesco Bonaini, la prima formulazione di quel «metodo storico» che costituisce la versione italiana del principio fondamentale dell'archivistica contemporanea, altrimenti noto come «rispetto dei fondi» o «dell'ordine ori­ ginario» o, ancora, «del principio di provenienza» 1 • Come in ogni operazione di elaborazione della tradizione, anche in questo caso, la canonizzazione di un pensiero e di una pratica, la loro elevazione a regola e a modello «universali», ha inevitabilmente collocato su uno sfondo un po' sbiadito la loro pesante storicità e, nello stesso tempo, ha operato una selezione fra i molti motivi e le diverse accentuazioni che ne avevano, all'epoca, costituito la trama, per of­ frime una lettura compatta e priva di sbavature. Ciò può aver rappresentato un'impresa importante di filtraggio di esperienze e di idee, di consolidamen·

Per evirare ripetizioni e, in alcuni passi, la sovrapposizione fra i diversi significati di «ar­ chivio», ricorro nel teseo al termine «fondo», utilizzandolo sostanzialmente come sinonimo di archivio, anche se sono perfettamente consapevole che si rrarra di un uso fortemente ana­ cronistico, non essendoci perfetta corrispondenza fra il significaco che nel presente s i attri­ buisce a «fondo>> e ciò che nell'Orrocenco si intendeva per «archivio». 1 «Principio di provenienza, unirà e inscindibilirà dei fondi, unica orientazione la storia degli istituti, questi i fondamenti dell'ordinamento bonainiano»: A. PANELLA, Francesco Bo­ naini, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XVII ( 1957), l , p. 1 88. Come è noto Panella ven­ ne via via pubblicando anche relazioni ed altri scritti inediti di Bonaini, rraendoli dall'archivio della SoprintendenZtl generale agli archivi toscani, conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze. Cfr. anche E. LODOLINI, Lineamenti di storia dell'archivistica italiana, Ro­ ma, La Nuova Iralia scientifica, 1 9 9 1 , cap. 9: «La grande affermazione del metodo storico o principio di provenienza», pp. 1 23-128.


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Srefimo Vita li

Bonaini, Guasti, Bangi e / (ndinammto degli /lrcbiui di Stato tosmni

ro di un modello, offerto come aurorevole punro di riferimento per l'operare delle generazioni successive. Ma per conseguire questo risultato un prezzo è sta t � ii:evitabil mente pagato. La vocazione a cercare in Bonaini e negli altri ar­ . . chivisti roscam che da lui presero le mosse una tradizione teorica, ha portato spesso a sminuire la ricchezza della loro esperienza, privandoli di quella robu­ sta dinamicità di pensiero, che ne costituisce una delle caratteristiche salienti. Il tentativo che in queste pagine si è cercato di fare è staro quello di ri­ collocare le concezioni e il concreto operare di Francesco Bonaini e dei suoi conrinuarori in tema di ordinamento degli archivi nell'alveo dei più ampi e complessi progetti di politica culturale che li mossero. Osservata in questo contesto, la questione dell'organizzazione dei fondi perde certamenrc non po­ co di quel sapore dominale, che ha sempre suscitato l'interesse degli archivi­ sti c, pur ridotta ad uno fra i molti strumenti attraverso i quali a quei progetti fu dato corpo con soluzioni volta a volta diverse e cangianti, acquista una di­ mensione più intrigante ed uno spessore indubbiamente problematico.

ta idea-forza che fece delle proposte e delle realizzazioni bonainiane, non so­ un elemento di reale rottura nella tradizione archivistica ro�c� n� , m� a�che u a esperienza assolucamenre originale nel panorama archivisnco Italiano p eunit ario, all'interno del quale la confluenza, fra Sette ed Otrocenro, degli rchiv i non più utili al disbrigo degli affari correnti in istituti di concentra­ ione fu dominata da esigenze di carattere politico-amministrativo, mentre la loro apertura alle istan�e della ric� rca sto: ica si attuò, in ge� ere, sol� ! n un � e­ . condo momento, costituendo un evoluziOne non sempre lmeare d1 IStitUZIO­ ni scaturite da altri tipi di esigenze ed organizzate secondo modalità diverse. Per questa vocazione culturale che gli archivi storici ormai mostravano, essi <<non si dovevano - a giudizio di Bonaini - più risguardare come inser­ vienti in principal modo all'amministrazione e ai giornalieri negozi, ma qua­ li collezioni di monumenti storici, non altrimenti che le gallerie e i musei»4. Ciò aveva, com'è noto, delle profonde implicazioni. Istituti concepiti per <<agevolare agli studiosi la rice�ca delle fonti sroriche>� 'i, essi dovevan ? p reve� . . . dere con <<oculata liberalità»6 l ammiSSione del pubblico dei c<letteran», Il cui accesso alla documentazione doveva essere reso possibile da un insieme di la­ vori archivistici caratterizzati da un'alta qualità scientifica e divulgati attraver­ so la stampa. Ne conseguiva che anche la figura dell'archivista doveva essere profondamente rinnovata. Se negli archivi di un tempo, « inesorabili conser­ vatori dei diritti delle Corone»", c<le qualità necessarie agli ufficiali addetti ( . . . ) potevano ( . . . ) ristringersi alla onoratezza e a una sufficiente pratica nel trovar le carte», adesso che gli archivi diventavano <<un'istituzione letteraria», gli ar­ chivisti dovevan esser provvisti di un ampio bagaglio di conoscenze sroriche, paleografiche e diplomatistiche, che permettesse loro di produrre quei lavori d'archivio, destinati certo ad avere «un secondario rapporto con gli interessi delle amministrazioni», ma ad essere non di meno indispensabili ad «aumen­ tare il patrimonio della scienza srorica»8.

L 'archivio come istituzione culturale ed il mo ordinamento N �l progetto di Bonaini, non è certo possibile riconoscere un disegno . Ideale 111 sé coerente, una «teoria» definita e compatta, che, concepita prima astrattamente, si è poi attuata linearmente nella pratica. Si possono semmai individuare alcune idee-forza che ne orientarono l'attività di archivista nei pur diversi momenti nei quali essa si articolò, fra la fondazione dell'Archivio centrale di Stato e la battaglia sull'unificazione dell'organizzazione archivisti­ ca nazionale. Fra queste idee forza quella che nel corso del tempo, forse più di altre, rimase perno costante del suo pensiero fu la concezione della natura e degli scopi delle istituzioni archivistiche. Gli archivi dovevano costituire dei '' '.'er [i] istitut[ ! l sci � ntific[i] ( . . . ) pr�c! puan: ente desti�at[i] a vantaggia �e �e . . disciplme stanche,- ed a queste finalita stanco-culturali dovevano essere Ispi­ rati i criteri per la loro organizzazione e il loro funzionamento. La centralità di questo aspetto nel progetto bonainiano è stata ampiamente argomentata e documentata 3 e se vale la pena di insistervi ancora è perché fu proprio que-

tolr,.

.

Rapporto sugli /lrcbivi rosmni forra 11 sua ecce/lmw il barone Ciweppe Na­ l Cap1tolr del Comune di Firmze, ln1'entmio e regesto, a cura di C. GLJASTI, l , Firenze,

" F. Bo:-:AI:-:: 1 ,

1n

rip. Cellini, 1 866, p. V l l , XI. 1 Quesra concezione degli archivi è ad esempio largamente dimosrrara nella ricosrruzio­ ne del dibarriro sull'ordinamenro degli archivi all'indomani dell'Unirà farra da A. D'ADDA­ RIO, La collomzione degli arcbiui nel quadro istituzionale dello stato unitario (1860- 1874), in « Rassegna degli Archivi di Srato», XX)...'V ( 1 975), 1 -2-3, pp. 1 1 - 1 1 5 .

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4

Cfr. la premessa di

F. Bo�AI:-.:1, agli Opuscoli di

G. F

Boelnner cirm all'ordinare gli ar­

Firenze, rip. Galileiana, 1 865, p. VI. Alasia, segretario generale del Ì\ linisrero della Giuseppe a rappono del 5 Cfr. la minuta pubblica isrruzione, .. da Bologna,., otrobre 1 860, i n ASFi, Soprinrendenw generale agli tirchi­

chivi e specialmente gli arcbi11i di Firenze,

vi toscani, 86, fase. l . 6 Decreti s01m111i, mppresmtanut della Commissione e regolamemi,

na,

1 853, 7

p.

Firenze, rip. Galileia-

13.

Di a/m ne principali questioni mgli arc!Jil'i italiani. Lettm• di F Bonaini e /l. Panizzi,

Lucca, rip. Giusti, 1 867, p. 8. 8 Cfr. l a minuta del rapporto a Giuseppe pubblica isrruzione, cir.

Al asia, segrerario generale del

Ì\ 1inisrero della


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Stefono Vitali

Bonaini, Guasti, Bongi e l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

Ed all'interno di questa visione degli archivi come ceneri di promozione e di organizzazione degli studi storici si innestava ed assumeva rilievo anche la problematica dell'ordinamento dei fondi, che, come è noto, significava per Bon � i � i no? solo � o m �glio sarebbe dire non tanto - intervento sui singoli . . archivi, mdlVlduazwne d 1 un criterio per loro sistemazione o ricomposizione9. Né l'accento batteva in modo determinante sulla loro specifica identità, quan­ to sulla loro collocazione all'inrerno di una definita sequenza materiale, all'in­ terno, appunro, di «un razionale ordinamento», che in un archivio concepito come arsenale della storia non poteva che «nell'istoria» essere ricercato 1 o. Or­ dinamento voleva dire, quindi, disposizione degli archivi, negli spazi fisici del­ l' edificio che li accoglieva secondo una sequenza evidente e significativa, . capace d1 evocare, attraverso il posto che ciascun archivio vi occupava, la sto­ ria che essi, nel loro insieme e ciascuno singolarmente, narravano. Storia in questo contesto significava fondamentalmente storia dei sistemi politico-costituzionali, delle forme di organizzazione del potere politico che si erano succedute nel tempo. «Firenze - spiegava il Bonaini pubblicando la pri­ ma Guida dell'Archivio centrale di Stato di quella città - si resse prima a co­ mune; e b? e poscia un sovrano». Da ciò «lo spartimento degli Archivi . . fiorentini m due ( . . . ) grandi sezioni, la Repubblica e il Principato». Grazie a questa «disposizione che - come scrisse Tabarrini - si raccoman­ da[va] per la stessa sua semplicità», l'Archivio fiorentino non solo costituiva una grande racco �ta di documenti, ma si presentava esso stesso «anche per il . suo matenale ordmamento [come] una storia documentale di Firenze e della Toscana ( . . . )» 1 1 , sì che la stessa sua Guida edita nel come sottolineava lo stesso Bonaini, poteva essere «risguardat[a] come un sommario storico e

cron ologico degli avvenimenti e delle mutazioni a cui [era andato] soggetto il (... ) Paese»12. La rappresentazione icasticamente più efficace di questo nesso fortissimo fra la disposizione degli archivi e il loro contenuto di memoria storica fu co­ munque quella, giustamente famosa, formulata da Leopoldo Galeotti in un articolo ispirato dallo stesso Bonaini e dai suoi collaboratori 1 3. A giudizio del­ l'avvocato pesciatino, l'opera di spazializzazione del tempo e della storia, che nell'ordinamento degli archivi il sapiente archivista realizzava, era assimilabi­ le alla costruzione di un edificio: l'archivista era come l'architetto e l'uno e l'altro esprimevamo una identica ricerca di intima coerenza fra le forme ester­ ne, l'intrinseca struttura e la funzione della loro creazione 1 4. La scelta del cri­ terio di ordinamento di un archivio doveva essere - scriveva Galeotti -

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1 855,

.9

c � e in Bonaini vi fosse un inreresse preminenre al problema dell'organizzazione dei . . . fon di all . 1 nrerno d1 un archivio «generale» p1 utrosw che a quello del riordinamento dei sin­ . . . goli fondi nsulta non solo dal complessivo orienramemo della sua attività e delle sue rifles­ sioni, ma anche da sue significative dichiarazioni. Ad esempio, ad una richiesta del gonfaloniere d 1 Arezzo, Domenico Finocchierri di istruzioni sul mewdo migliore per riordi­ nare �·arcl� ivio comunitativo, Bonaini rispondeva di non essere in grado di dare istruzioni ge­ nerali, poiché sulla base dell'esperienza quotidiana in Archivio di Stato rilevava come fosse difficil� espri mere indicazioni di massima poiché il metodo migliore era di «provare e ripro­ . vare pnma d1 conoscere quale ordinamenro meglio conven[isse] alla carre che sia d' uopo w­ . . giiere dalla confusione»: cfr. la lerrera di F. Bonaini a Demetrio Finocchierri, Firenze' 1 3 giugno 1 854 . in ASFi, Soprintendenw gt'lleralF agli arc!Ji/li tosmni, 4 , affare 74. 10 Il R. Archivio Centrale di Stato in Firenze nel giugno 1855, Firenze, ti p. Galileiana, 1 85 5 , p. 5 . 11 [ M . TA�ARRit-:1]. (. e R. Archivio Centmle di Stato, i n «Moniwre Toscano», 4 luglio . 1 855, p. l . Veddo anche lll ASF1, Soprint('lldenw generale agli archivi toscani, 7. affare 67.

rigorosamente consequenziale e dipendente dalla indole stessa dei documenti, dalle vicende storiche, e dalla forma di governo che ebbe lo stato il cui archivio vuolsi rior­ djnare. Parmi, in una parola, che un bene ordinato archivio di stato debba offrire nella distribuzione dei documenti la immagine esteriore della struttura organica del­ lo stato, come appunto un architetto che intende il magistero dell'art� , ti lascia in­ dovinare dalla facciata la destinazione e struttura interna dell'edifizio 1 )

E la stessa configurazione dei cosiddetti Uffizi lunghi, destinati ad acco­ gliere l'archivio fiorentino, con la sua lunga teoria di stanze che si stendevano in duplice fila sull'omonimo p iazzale, sembrava dare corpo quasi naturalmen­ te a questa compenetrazione profonda fra contenitore e contenuto, fra strut­ tura architettonica dell'edificio e disposizione dei fondi archivistici 1 6.

12

BONAJNI, Rapporto sugli Archivi toscani fotto a sua eccellenw il barone Giuseppe Nato­

li. . . ci r. p. Vl.

13 Come s i deduce dagli «Appunti e notizie sull'Archivio Centrale d i Staw. 1 7 agosto 1 855, trasmessi al sig. Avvocaw Galeorri» (ASFi, Soprintendenw generale agli archivi toscani, 7, affare 75), che rappresenta la traccia di base sulla quale L. GALEOITI elaborò il saggio L' Archivio centrale di Stato nella sue relazioni con gli studi storici, in <<Archivio swrico italiano», n. s., I l ( 1 855), 2, pp. 6 1 - 1 1 5. 1 4 Qualcosa di simile ha notato Pau! Ricouer a proposi w delle relazioni fra racconro sto­ rico e la costruzione di un edificio: «l'acre de construire se donne comme l'équivalenr spatial de la configuration narrative par mise en imrigue; du récit à l'édifice c'est la meme inrention de cohérence interne qui habite l'inrelligence du narrateur e du barisseurn; P. RlCOEUR, La mémoire, l'histoire, l'oubli, Paris, Seui!, 2000, p. 1 86. 15 GALEOITI, L'Archivio centrale di Stato. . . ci r., pp. 83-84. 16 Per la disposizione materiale degli archivi all'imerno degli Uffìzi cfr. la ricostruzione operata in occasione del convegno «Dagli Uffìzi a Piazza Beccaria», Archivio di Stato di Fi-


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Stefono Vitali

Bonaini, Guasti, Bongi e l'ordinamento degli Archi11i di Stato toscani

Lo spazio fisico così interpretato era carico di risonanze. Ai visitatori che avessero passeggiatO per le sale degli Uffizi, nelle quali si erano andati a col­ locare uno dopo l'altro gli archivi della Repubblica e del Principato, non sa­ rebbe sembrato tanto di percorrere le stanze di un maestoso edificio quanto piuttosto di attraversare il tempo e la storia1-. Un archivio ordinato in modo da riprodurre nell'architettura della disposi­ zione materiale dei singoli fondi la successione dei sistemi politici possedeva, perciò, un grande forza rappresentativa. Esso mostrava a prima vista come gli archivi fossero ormai diventati davvero strumenti di storia. Costituiva perciò un veicolo formidabile di promozione di quella funzione culturale delle istituzioni archivistiche, che come abbiamo visto, costituiva il nocciolo delle concezioni bonainiane. Come ebbe a scrivere la stesso Bonaini qualche anno dopo:

Pubblicizzato con accortezza dal fondatore del Centrale di StatO - la cui at­ re>> cenz ione ai problemi della comunicazione e la cui abilità di «Comunicato . . - 1·t «merod o sronco» d'1 non è stata forse fino adesso sottolineata a suffìc1enza · 19 g1. «addem· a1· l avon» o rra so c non l colpo ente · immediatam fece ord' namenro . 1 . 0 all'interno del milieu intellettuale roscano che gravitava attorno all' <<Areh 1 ripetutamente ci· storico italiano», come gli articoli di Tabarrini e Galeotti, vw . . . cat1, indicano chiaramente, quanto nella pitl genera le opm1one pu bbl'-1ca co·l ta, rima roscana poi nazionale. Ne erano testimonianza le paro l e con cu1 un g10rale senese salutava l'inaugurazione dell'Archivio di Stato di quella città:

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Cardine storico degli avvenimenti in lralia ha suggerito al Cav. Bonaini la piLI naru­ rale distribuzione dei documenti. La Repubbli�a e � l _Principaro forma�o le � ue g1an � � di divisioni: ognuna di esse si divide nelle parn polmca, econom 1 ca e g1ud1cwle .. Cos1 fì­ �onaml cav. l I ). . . . ( con una sintesi ammirabile si abbraccia la storia i nteramente _ magg10r d reso ha scritri, nalmente tanto benemerito della sroria iraliana per i suoi servigio all'Iralia con l'ordinamento ch'egli fa degli archivi toscan_ i, � oi_ch� prepar� _ così l'unico modo di srudiare e fare la stona; e quando ogn1 Provli1Cia nallana avra saputo raccoaliere ed ordinare i documenti e le memorie del suo passato solo allora 20. gli iraliani p rranno conoscere veramente la loro sroria

per questa distribuzione suggerita, a dir così, dalla successione dei farri e dalla produ­ zione dei documenri che ne serbano la memoria, per lo stesso ordinamenro materia­ le a cui mirabilmente porgevasi l'edificio prescelto a sua sede, l'Archivio di Firenze prese un asperro singolare per i dorri, e fìno ai più volgari parve inrelligibile 1 8 .

�

La suggestione provocata dagli archivi disposti se� 01: do il metodo bonai­ niano di ordinamento poteva essere così profonda da !Splrarne una lettura pa­ triottica, da farne il prisma attraverso il quale intravedere il pro � ressivo confluire delle singole storie cittadine e regionali nell'alveo della stona della nazwne.

renze, 8 maggio 1 987, c pubblicara i n « Rassegna degli Archivi d i Sraro» XLVII ( 1987), in parricolare le ravole fuori resro A/ l; N2, N3 e le relarive didascalie, il cui signifìcaro è così sinrcrizzaro in una delle relazioni al convegno: «Al momenro della inaugurazion e, nel 1 855, n elle sale lungo il piazzai degli Uffìzi vennero collocari, dopo i l Diplomatico, runi gli archi­ � _ VI della Repubblaca ; segu vano gli archivi del Principaro, 1 dislocari, olrre che nell'ala nobile degli Uffìzi lunghi, anche nei mezza nini e al pian rerrenon: V. ARRlG l l l , A. 8UJ I :"\AZZI, A. Co:--:T I:"\1 8o:--: .-\COSSI, L. .\L\CCABRl':-\ 1, E .\ !ARTI LLI, D. Tocc.AFO:-.:DI, C. VI\'01 1, Il proble­

Archeologia dell'01dinamento storico

ma dell'ordinamento deii'Arc!Jil,io di Stato di Firenze: precedei/li storici e prospettive, ivi, p. 440. Cfr. anche Il R. Archi11io Centrale di Stato in fìrenze nel giugno 1855, cir., p. 5, per una de­

Le ricostruzioni del pensiero e dell'opera di Bonaini hanno spesso lascia­ tO nell'ombra i processi dai quali sono scaturite le sue vedute in tema di or-

scrizione sinrerica della disposizione degli archivi. 1 - È quanro ribadiva ancora 8onaini nel 1 864 di fonre alla minaccia, poi avverarasi, di dover cedere le prime sei sranze degli Uffìzi al Senaro del Regno, insediarosi a Firenze con il rrasferimenro della capirale, ripercorrendo le fasi della creazione del Cenrrale di Sraro: «Mi parve che il Vasari avesse pensaro a mc, o dirò meglio, agli archivi nosrri. Chiesi l'ala mag­ giore degli Uffìzi, e l'onenni ( . . . ) l'ordine delle sale avrebbe conferiro l'ordine ai documenri: ( . . . ) come nel corridore di sopra [cioè nella Galleria degli Uffìzi, n . d. r.] si va considerando � sulle pareri la sroria delle Arri, così in quesro saremmo andari legoendo la sroria di una Re­ pubblica illusrre e di un Principaro cirradino .. . F. 801\'AI�I. L'Arci/'/11io centrale di Stato in Fi­

1'1

Già nel scrrembre 1856. ad esempio, l'archivisra della Comunirà civica di Pisroia, Alessandro Fiorincschi chiese a Bonaini isrruzioni su come realizzare nell'archivio pisroiese un ordinamenro basaro sullo schema fìorcn rino: cfr. ASFi, SoprintendmM genemle agli archi­ vi toscani, 1 O, a fEue 85: .. Archivisra [Alessandro Fiorineschi] della Com unirà civica di Pisroia. Lerrera al Soprinrendenre in occasione della isriruzione della Soprintendenza.. , I l scrrembre

renze.

Letrera delprof Francesco Bona ini al dirrttore del giornale ìorentino La nazione, Firenze, J Tip Galileiana, 1 864, p. 5. 1 " 80:"\Al:-.:I, Rapporro sugli Archil•i rosranifimo a sua rccel!enM il barone Giuseppe Nato­ li. . . ci r. p. V I .

1 856.

�u

Cfr. l'arriccio

minisrrarivo.., [Siena]

---

!/ R. Llrchiuio di Sttlfo in Siena. in .. La Provincia, giornale polirico am2 orrobre 1 862, 1 1 1 , 23 1 . pp. 1 -2 .


Srejàno Vira/i

Bonaini, Guasti, Bongi e l 'ordinamemo degli Archi11i di Stato toscani

ganizzazione degli archivi o, detto alrrimenti, hanno scarsamente indagato su quelle che porremmo definire le «fonti» delle sue concezioni archivistiche. Ep­ pure si rratta di un indirizzo di ricerca che può dimostrarsi fecondo, come hanno mostrato, per alrri aspetti, alcuni degli interventi al convegno lucche­ se2 1 . Anche per quanto concerne il rema dell'ordinamento dei fondi, occorre infatti rilevare come l'esperienza bonainiana non germogliasse su un terreno totalmente vergine, ma si confrontasse non tanto con la tradizione toscana quanto con un insieme di realtà, italiane e straniere, che non erano affatto sconosciute a Bonaini e ai suoi collaboratori, ma, al conrrario, oggetto di at­ tento studio e di confronto. Lo stesso Bonaini, del resto, aveva avuto modo di visitare, alla fine degli anni Trenta, nel corso delle proprie ricerche su Pisa nel X I I I secolo, vari archivi in Italia e all'estero, fra i quali quelli di Napoli, di Genova, di Torino, di Avignone, di Marsiglia, di Venezia. Dal «meraviglioso Archivio generale del Governo veneto nel quale [erano] in rrecentoventinove camere olrre a dieci milioni e diaciassenemila inserti di documenti», era ri­ masro particolarmente colpito. «L'ordine mirabile di un tale archivio>> aveva reso «facile la ricerca de' monumenti antichi assai più di quello che a prima giunta porrebbe alcuno supporre»22. È difficile dire se l'allora professore di di­ ritro all'Università di Pisa avesse cairo «la vasrità del respiro progenuale»23 con il quale Jacopo Chiodo aveva voluto organizzare quell'Archivio, e vi aves­ se in travisto l'aspirazione che, seppure confusamente, vi emergeva a rico­ struire, arrraverso l'ordinamento dei fondi, il «corpo regolare e sistematico delle membra ( . . . ) di una macchina ch'era mirabilmente legata e connessa nel­ la veneta singolare cosriruzione»24. Certo è che, anni più tardi al momento della fondazione dell'Archivio centrale di Stato, sia l'ordinamento dell'archi­ vio veneziano che quello degli altri archivi italiani non sembrarono offrire ri­ ferimenti utili, non tanto per la specificità dei criteri di «classazione» adottati,

i[i]», quanto per l'assenza in es­ che si dimostravano «precon cett[i] ed arbirrar _ di un principi o logico chiaram ente riconosc ibile ed intrinsec amente asso­ la cronolo �ia» poteva iabil e alla natura degli archivi, quale solo «la storia e s re res� mto con l � e rapp resenrare25. Ma il criterio che sembrava dovesse � � _ _ e assim a nettezza era quello della distinzio ne fra «arch1v1 stonCI» «arch1v1 gli archi­ mmini srrativi» , che caratterizzava, secondo gli archivist i fiorentin i, te della ricorren o obiettiv vero il quesro vi fran cesi e che, sopranu rro, - ed era pre­ e, personal el � a polem ica - era � taro rip _ro ��st? n � lla prima organizz � ione -6 vista dai decreti sovrani d1 IStitUZIO ne del Centrale d1 stato . Non negli archivi quindi, ma fuori di essi, è allora da cercare la «fonte» d'i­ spirazio ne del «metodo storico» b � 1:ainiano. Si porrebbe di �e: semplicemente, conoscen­ che esso è figlio della sua epoca. E d prodotto della centralJta della ro­ za srorica in quella temperi e culturale che vede gli ultimi bagliori dell'età mantica sfumare nella piena affermazione delle ideologie positivisr e. Ma ben più di questo generico riferimento al _contesto, a dar _con �� delle. ve.dure bonai­ niane in rema di archivi è piuttosto 1l suo complessivo ltlnerano Intellettuale e, in primo luogo, i suoi studi di storia del dirit_to e il quadro _di suggesti.o �li _e richiami culturali in cui essi si svolsero. In effem, nella conceziOne orgamcJstJ­ ca del rapporto fra archivi-m agistrature-stato che trapela dalla volontà di dar corpo ad un ordinamentO nel quale «ogni archivio continuasse a rappresenta-

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21

Cfr. , in quesro stesso volume, il conrriburo di R. MA:--: :--:o TOLL·,

chilli rm Bonaini e G'flcl;ard.

Ragguagli sugli tlr­

�� Cfr. il rapporto di F. Bonaini al Granduca sulle ricerche ctTenuate negli archivi e nel­ le biblioteche di varie cinà italiane e straniere, 1 7 dicembre 1 838, i n ASFi, Ministero dell 'in­ remo, 1 947, 1 034. �.� Cfr. l'illumi nante articolo di F. CA\ 'AZZA:--:A RO:-- IA:-.:ELLI, Gli archivi l 'eneziani rm con­ servflzione e consultflzione: progetti e stmtegie nellfl rmdzione i ouocmresca, in AssOCIAZJO:--:E NAZIOi':ALE ARCIIJ\'JSTICA IT:\1 1.-'X-\, SEZJO:\E VE:\FTO, Archivi e cittadino. gmesi e sl'iluppo degli flttuflli sistemi di gestione degli arr/;it,i. Ani della giornata di studio, Chioggia, 8 febbraio 1 997, a cura di G. Pl·SZO OORJA, Sotromarina (VE), Il l eggio, 1 999,per 1.1 citazione p. 95. �4 La frase è rratta da un Promemoria per il recupero degli archivi giudiziari da San Gio­ vanni in L1rerano, 23 febbraio 1 820, di j.Jcopo Chiodo, ciraro ivi, p. 95.

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�

�

�s Gli appumi prepar.Hi per Leopoldo G.tleor� ! esprime\·ano giudizi assai severi sull a si � . ruazione degli archivi italiani. u l Napoletani - si aHermava n e l doc� mcnto � hanno assa1 be� . _ regolamenti per gli Archivi. ma basta aver frugato un poco 1n que1 deposltl per persuadersi che quei regolamemi sono rimasti nello stato di un mero prog� rto o poco p iì.L. Così è del . grande Archivio di Venezia ammasso spavemevole d1 carte non d1sposre. ( . . . ) 1 t-- hlanes1 han­ . _ no gran copia di memorie non ponna però vamare d1 aver fatto grand1 progressi nella SCien­ za per cui vengono bene ordinate»: ..Appunri e notizie sull' Archivio Centrale di Stato (. .. ) .. .. ;�. H Galeotti, nel proprio articolo, sfumava i giudizi, dando più articolare e dettagliare no­ tizie delle diverse modalità di organizzazione o di ordinamemo dei fondi vigenti nei diver;i archivi, notizie che gli erano stare fornire, su sua richiesta, dagli archivisti fiorentini, a con­ ferma di quanto a costoro esse fossero ben fa miliari . (cfr. G.-\LEorn. L'Archi11io cemmle di Sta­ to . . . ci r., pp. 84-85 nora). Z6 Il primo ruolo del Centrale di Stato prevedeva infarri la ripartizione del personale fra archivi storici (Diplomatico, Riformargioni, t-.!ediceo) e archivi amminisrrarivi (Regie rendi­ re, Momi e Corporazioni religiose soppresse, Decime granducali) esemplara sulle concentra­ zioni di archivi, esistemi prima della fondazione del Centrale: cfr. I e R. ARCHI\10 CE:\TRAI E DI STATO, Decreti soz•mni, mppresemanz.tt della Commissione e regolamemi, Firenze, tip. Gali­ leiana, 1 8 5 5. in particolare, pp. 27-28. Per alcune considerazioni critiche sull'assetto uscito dai «sovrani decreti" di istituzione del Centrale, cfr.: «Appunti e notizie sul! Archivio Cen­ trale di Stato (. . . )" c i r.; cfr. anche G AL FOTII , L'Arrhi11io cemmle di Srmo. . . ci r., p. 84.


528

529

Stejimo Vitali

Bonaini, Guasti, Bangi e l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

re un'istituzione, una magistratura; ma che l'insieme degli archivi ( . . . ) afferis­ se come la sroria del Popolo Fiorenrino, e successivamenre del Governo rosca­ no))27, sembra di cogliere le suggestioni di concezioni storico-giuridiche, quali quelle di Savigny e della scuola srorica tedesca, che erano penetrate in profon­ dità nella cultura giuridica roscana degli anni Trema e Quaranta e la cui in­ fluenza sul Bonaini non rimase limi rara al campo specifico degli studi di diritto srarurario28, ma, come è possibile ricavare dalle sue lezioni pisane e dalle pro­ lusioni in modo particolare, si estese alla concezione generale della sroria del diritro29. Nelle riflessioni sul merodo per dare un ordinamenro efficace e den­ so di significati agli archivi, tale concezione sembra agire sotto traccia e rie­ mergere talvolta in alcune efficaci formulazioni. Negli archivi ordinari secondo la sroria, scriveva ad esempio Bonaini, si poteva leggere non solo «la compiuta amministrazione di uno stato)), quanro «l'inriera vira di una popolo))3°. In­ somma, come nel dirirro poteva cogliersi il genio, l'identità, lo spiriro di una nazione, così gli ordinamenri e le istituzioni erano l'espressione della vicenda collettiva di un popolo e la sroria dei popoli era soprarrurro la sroria del loro cosriruirsi in sistemi di istituzioni. Un rapporto stretto quindi fra sroria nazio­ nale, istituzioni, archivi che emergeva con ancor maggiore nettezza nella pro­ posta di riordinamenro dell'archivio di Venezia:

Negli archivi, insomma, aleggiava lo spiriro del passaro, ma solo il loro ordin amento «srorico)) avrebbe restituiro vita a quello spirito.

chi enrra oggi nell'Archivio veneto, - avrebbe serino Bonaini nel 1 867 - trova ( ... ) in una medesima stanza materie e date disparatissime. ( . . . ) Eppure in quelle 1 8 4 stan­ ze, in quei 200 mila registri o filze, in quella mole indigesta, sono elementi d'ordine bellissimi; eppure, ove tutto si disponga storicamente, io credo che percorrendo quelle stesse sale il veneziano direbbe: Sento la vira della mia vecchia Repubblica. E lo studioso ( . . . ) troverebbe dove riposare la mente, che ora si ravvolge non sazia e in­ saziabile in un turbinio di memorie3 1 .

Centrale di Stato in Firenze nel giugno 1855. . . ci r., pp. 4-5. Sulla formazione giuridica di Bonaini, cfr. L. PAGLIA!, Fmncecso Bonaini: la formazio­ ne e l'imegnamento nell'Università di Pisa, i n Studi in onore di Arnaldo D'Addario, a cura di L. BORGIA, F. DE LUCA, P. VITI, R. M. ZACCARIA, IV, Lecce, Comi, 1 99 5 , pp. 1 537- 1 5 53. Testi delle lezioni di Francesco Bonaini sono conservare in ASFi, Bonaini Fmncesco, cfr., in particolare, la b. 28; cfr. anche F. BONAINI, Prolusione alle lezioni di storia del diritto detta nell'f. e R. Università di Pisa il giorno 23 gennaio 1841, Pieraccini, Pisa, 1 84 1 . 30 Minuta di «Rapporto sull'ordinamento e le discipline introdotte negli archivi tosca­ ni>> a firma Bona i n i e Guasti (Firenze, 25 agosto 1 858), ASFi, Soprintendenza genemle agli ar­ chivi toscani, 1 7 , affare 224: «L e R. Governo d'Austria. Rapporto sull'ordinamento e le disciplina introdotte negli archivi toscani, dimandare da quel governo>>, luglio 1 3 -agosto 2 5 . 3 1 La relazione del Bonaini è pubblicata in A. PANELLA, L'ordinamento storico e la for­ mazione di un arciJiz,io genemle in una relazione inedita di Fmncesco Bonaini, i n IDEI\!, Scritti

27 Il R. Archivio 28

29

Il «metodo storico» alla prova: l'ordinamento del Centrale di Stato All'arto della sua prima sistemazione fra il 1 852 e il l 855, l'Archivio fio­ rentino fu, come si è visto, ripartito nelle tre sezioni del Diplomatico, degli Archivi della Repubblica, e degli Archivi del Principato, disposte secondo un piano perfettamente riconoscibile nelle stanze degli Uffizi Lunghi. La sezione degli Archivi della Repubblica e quella degli Archivi del Principaro furono a loro volta suddivise ulreriormenre in alcune divisioni: risperrivamenre in «go­ verno della Repubblica)), «Enrrara e uscita della Repubblica)), «Magistrature della Repubblica)) e in «governo del Principato)), «Magisrrarure del Principa­ to e uffici del Principato))32. Questa suddivisione, evocava la ripartizione in funzioni (politica o legislativa, amministrativa o esecutiva, giudiziaria), che la cultura giuridica dell'epoca individuava come le componenri fondamenrali di ogni appararo sratuale, «gli elemenri più semplici - come scriveva Galeotti cui si riduca ogni ordinamenro di sraro))33. Questo ordinamento si apriva con una apparente conrraddizione. O al­ meno tale è stata spesso considerata la riproposizione anche all'inrerno del Centrale di Stato dell'Archivio Diplomatico, per il modo come questo si era costituito (l'estrapolazione dai fondi originari dei documenri in pergamena) e per come esso era ordinato (in unica sequenza cronologica, sulla base della da­ ta della pergamena). Queste caratteristiche sono sembrate infatti poco coe­ renti con il disegno bonainiano di far sì che ogni «archivio conrinuasse a rappresenrare un'istituzione)), sono insomma apparse in conrraddizione con quel principio del rispetto del fondo o dell'ordine originario, la cui prima for­ mulazione in Italia è stata sovente, come si accennava in principio, arrribuira al fondarore del Centrale di Staro. Ma nella logica bonainiana la contraddi­ zione non esisteva e le motivazioni per ribadire la continuità fra il precedenArchivistici, Roma, Ministero dell'inrerno, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, pp. 2 1 5-2 1 7 ,

per l a cir. p . 2 1 7. 32 In seguito alla riforma dei ruoli del 27 agosto 1 856, le tre divisioni in cui le sezioni degli archivi repubblicani e medicco-lorenesi, erano articolare, furono denominare nello stes­ so modo cioè degli archivi governativi, degli archivi amministrativi, degli archivi giudiziari. Cfr. Soprintendenza genemle agli archivi del gmnducato, in «Archivio sraorico italiano>>, n. s. t. IV ( 1 8 56), p. I, pp. 230-236. 33 GALEOTII, L'Archivio centrale di Stato . . . ci r., p. 96.


Stefono Vitali

Bonaini, Guasti, Bongi e l 'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

te Archivio Diplomatico e il nuovo Centrale di Stato erano molteplici e si­ gnificative. Innanzitutto il nucleo più antico e rilevante del Diplomatico po­ teva proporsi come una sorta di «antefatto» rispetto a ciò che seguiva dopo, una sorta di «preistoria» degli ordinamenti statali fiorentini e toscani. In se­ condo luogo, questa eredità del gusro settecentesco per il collezionismo e per i musei diplomatici poteva dimostrarsi funzionale al disegno bonainiano di rendere evidente anche attraverso l'ordinamento il ruolo culturale degli ar­ chivi, poiché la disposizione cronologica delle pergamene, tipica d'altronde anche dei coevi codici diplomatici, metteva in particolare evidenza i docu­ menti pil.1 antichi, esaltandone proprio per questa qualità, il loro carattere di testimonianze rare e preziose, di monumenti da studiare ed apprezzare nella loro singolarità. Inoltre, la conservazione del Diplomatico si proponeva come un'eco presrigiosa di quel mito leopoldino, così caro alla classe dirigente to­ scana della prima metà dell'Ottocento, che anche la sopravvivenza della pil.1 nobile creatura archivistica voluta da Pietro Leopoldo contribuiva a perpe­ tuare. Infine la scelta di ribadire una continuità, anche giuridica, fra l'Archivio Diplomatico e il Centrale di Stato - come stabiliva l'art. 7 del Regolamento per l'istituzione del Centrale, che confermava la piena vigenza del motupro­ prio del dicembre 1 778 di fondazione del Diplomatico - si presentava co­ me uno strumento per pretendere o sollecitare - così come era previsto in quel motuproprio - il deposito delle pergamene da parte di istituzioni toscane pub­ bliche o private, che le detenessero ancora. Ma il carattere saliente dell'ordinamento del Centrale era comunque rap­ presentato dalla scansione periodizzante Repubblica/Principato. Come essa incidesse nella configurazione degli archivi che allora furono concentrati nel Centrale di Stato, stato mostrato, anni fa, in alcuni interventi al convegno svoltosi in occasione del trasferimento dell'Archivio di Stato di Firenze dagli Uffizi a Piazza Beccaria. Le considerazioni allora svolte, sono state conferma­ te dai lavori archivistici e dagli studi sui fondi fiorentini condotti negli anni successivi, mostrando una fecondità che le rende ancora attuali34. La prima conseguenza dell'ordinamento bonainiano fu, per così dire, la destrutturazio­ ne di quelle concentrazioni di archivi che si erano andate consolidando fra epoca leopoldina e primi decenni dell'Ottocento e la cui confluenza aveva da­ to vita al Centrale di Stato35. Nuclei documentari appartenenti a quelle con-

centrazioni furono distribuiti all'interno ora dell'una ora dell'altra delle varie sezioni e divisioni nelle quali si articolava il nuovo istituto. Ciò avvenne ad esempio per le carte che provenivano dall'Archivio del Monte e Demanio, la cui configurazione, nel suo nucleo centrale, era rimasta fino ad allora36 quel­ la derivante da un riordinamento effettuato alla fine del '700 da Francesco Della Nave. Fu così trasferita alla divisione della Repubblica per confluire nel­ la cosiddetta «Entrata e uscita della Repubblica», buona parte della docu­ mentazione tratta dall'Archivio Segreto o delle Prestanze, mentre il resto per l o più, attribuito alla sezione amministrativa della divisione del Principa­ to, ponendo le premesse per ulteriori interventi per mezzo dei quali furono, successivamente, enucleati nuovi fondi37. La ((concentrazione» sulla quale si operò con maggiore intensità fu l'Ar­ chivio delle Riformagioni, che aveva avuto origine, come ben noro, in epo­ ca comunale e che fra la fine del Settecento e gli anni Quaranta dell'800 aveva costituito il polo di attrazione per la documentazione repubblicana fino allo­ ra conservata in altri archivi di concentrazione38. Le linee di intervento seguire mirarono in primo luogo a smantellare la ripartizione in classi e distinzioni che era stata attribuita all'Archivio delle Riformagioni a partire dai riordinamenti del Pagnini, realizzati, nel corso del­ la seconda metà del Settecento, per rispondere ad esigenze dettare dalla stra­ tegia riformatrice di Pietro Leopoldo ed era stata riproposta, con qualche variazione, dai successivi riordinamenti del Brunetti, alla fine del XVIII seco-

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24

è

. . 1· 4

Gli atti del convegno «Dagli Uffizi a Piazza Beccaria» (8 maggio 1 9 87) sono pubbli­ « Rassegna degli Archivi di Sraro», XLVII ( 1 9 87), 2-3, pp. 398-472. 35 Gli archivi di concentrazione allora conAuiri nel Centrale di Sraro erano: il Diplo­ matico, l'Archivio delle Riformagioni, il Mediceo, l'Archivio delle Regie Rendite, l'Archivio

can

111

531

fu,

è

delle Corporazioni religiose soppresse e del soppresso Monte comune, l'Archivio delle Deci­ me Granducali. Maggiori dettagli in S. VITALI, Pubblicità degli archivi e ricerca storica nella Toscana della Restaurazione, in Istituzioni e società in Toscana nell'età modema. Atti delle gior­ nate di studio dedicate a Giuseppe Pansini. Firenze, 4-5 dicembre l992, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1 994, pp. 952-99 1 . 36 Meglio sarebbe dire fino a qualche anno prima ( 1 845) quando un cospicuo nucleo documentario era sraro rrasferiro nell'Archivio delle Riformagioni, che, negli anni immedia­ tamente precedenti alla fondazione del Centrale, rendeva a configurarsi come l'isriruro di conservazione degli archivi «srorici» per eccellenza: cfr. ivi, p. 983 e O. CAMPANILE - S. VI ­ TALI, Gli archivi delle Corpomzioni religiose soppresse e del /V/onte comune e demanio, in Dagli archivi all'Archivio. Appunti di storia degli archiuifiorentini, a cura di C. VIVOLI, Firenze, Edi­ fir, 1 99 1 , pp. 1 62 - 1 63. 37 Per un esame più approfondiro delle vicende occorse agli archivi del Monre dopo il loro ingresso nel Centrale di Sraro, cfr. P. BENIGNI, O. CA.\IPA�ILE, l . COTTA, F. .K.I.EIN, S . VITALI, Riflessioni sul censimento generale dei fondi dell'Archivio di Stato di Firenze, in « Rasse­ gna degli Archivi di Sraro», XLVII ( 1 987), 2-3, pp. 4 1 0-4 1 6 . 38 Una prima complessiva informazione sulla sroria dell'Archivio delle Riformagioni è in C. ROTO�DI, L'Archivio delle Rifonnagioni fiorentine, Roma, Il cenrro di ricerca, 1 972.


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Stcfìmo l 'ira/i

Bonaini, G��twi, Bo11gi e l'ordilltlll/ento dt'gli /lrchit•i di Staro rosm11i

lo c nel corso della prima metà del secolo successivo19. Si .. disfece - come notò a suo tempo Bernardino Barbadoro - la classificazione del Bruneni, ma [si] la­ sci[arono] imegre le diverse serie», conservando in genere l'ordinamenro che esse avevano e che, per le principali di esse, non corrispondeva cenamenre al modo in cui la documentazione si era originariameme sedimenrata, ma, nel­ le sue linee fondamemali, derivava piurrosro, come gli srudi dello stesso Bar­ badoro dimosrrarono, qualche decennio dopo, dal riordinamenro compiuro arrorno alla metà dd secolo XVI da Gabriella Simeoni'10. Ciò non escluse lo spostamenro di pezzi da un fondo all'altro ed operazioni piLI o meno signifi­ cative di smembramenro e di riaccorpamenro, ispirate, in genere, dall'idea di f�u corrispondere l inearmente agli archivi dei soggeni istituzionali� 1 . Con l'e­ liminazione delle classificazioni sene-orrocenresco, fu eliminato anche l'invo­ lucro, o meglio sarebbe dire, la suurrura in cui fondi e serie erano incasronati, cioè l'Archivio delle R.iformagioni, che fino ad allora aveva salvaguardato re­ lazioni ed intrecci che fra quei fondi e quelle serie si erano instaurati nel cor­ so dei secolari processi di sedimenrazione e di trasmissione documentaria. L'altra conseguenza dell'applicazione del criterio di disrribULione della documentazione sulla base di una scansione storico/cronologica fu la neces­ sità di intervenire su quegli archivi che mal si p restavano ad una ripartiLione del genere. Si tranava di molti archivi prodotti da istiruzioni centrali, da ma­ gistramre e tribunali di origine repubblicana che erano rimasti attivi nel cor-

5'' Per i riordinamenri serrecenreschi e i loro presupposti politico-.lmminisrrMivi S. \'I1:\LI, Rijònne tlllllllinisrmtil•e t' nmbi11nlmze arcbiuùriche nella Tosmna di Pietro Lcopoldo, di prossima pubblicazione su ,, Ricerche storiche>; per l'Archivio delle Riformagioni nell'Ono­ cento cfr. Vi 1'.\ll, Pubblicità degli arcbil•1 t' ricerctl srorim ne/111 Tosmntl del/ti Restaumzione. . cir.. pp. 952-99 1 . Per un giudizio molto critico sulle classificazioni setre-otwcentesche. che riAene l'opinione di Bon.lini c dei suoi collaboratori, cfr. GALH1T li, l'rlrcb il'io et'ml'tde di Sta­ to . . . ci t., pp. 78-80. '" B. BARilADORO, Le fomi rft•l!tl più amica legisltlziom· Jìormrina, Bologn.l , Zanichelli. 1 954, pp. 7-2 1 , p. 9 per la citazione. ' La disrribuzione dei singoli pezzi dell'Archivio delle Riformagioni all'interno dei fon­ di del Centrale di Stato è in buona p.1ne ricavabile dalle note poste a margine Jell'lnl'ellfario l'tlgionmo cd istorico dei codici dell'tlrcbiuio del/t• Riformagioni di f-ilippo Bruneni, ASf-i, ln­ t•entnri, lm•ellftlrio 1 913, 66 1 -665. Un esempio ripico di come fu re.dizzara tale distribuzio­ ne è costituito dal trattamentO risen·aro alla disrinzione l della classe I I . Statuti e leggi generali .. , della classifìcu.ione brunerri.llla, che conteneva -9 pezzi e da cui fu tratto il fondo Sraruri rlel Comum• di fì'renze (che nella guida stampata in occasione dell ' inaugurazione del Centrale contava 44 pevi: Il R. /lrchil'io Cmrmlc di Sttlto in Firenu nel giugno 1855. cir., p -). collocando altrove gl i altri pezzi, .1d esempio, inserendo gli sraruti di singole magi�rratu­ re negli cm:hi,·i di queste. Ringrazio Giuseppe Biscione di questa segnalazione.

533

so del principatO mediceo e , talvolra, anche nel primo periodo di quello lorc­ nese e che erano srari in genere soppressi solo con le riforme leopoldine della seconda merà del '700. Per rendere logico e coerente in ogni sua pane l'ordi­ namento ideato, si dovene procedere, in buona sostanza, alla loro divisione in due parti e ad anribuire alla sezione della Repubblica la documentazione an­ teriore al 1 530, a quella del Principaro la documentazione successiva. Fu lo stesso Bonaini ad esporre il criterio adonaro in una rappresentanza al Gran­ duca del gennaio 1 855. pochi mesi prima della solenne inaugurazione del Cenrrale di Sraro.

ParYemi - scriveva Bonaini - che la sroria di Firenze c'indicasse una di\'isione degli archivi desrinari a contenere i documenri che più l'illusrrano; don� era frequenre il vedere conrinuar<l una serie di memorie dal 1 200 al 1 700, come se in quesro rempo quel magisrraro, e quell'ufficio non avesse subira nessun<\ modificazione; quand'an­ che ali fosse ri masra la speciosirà d'una stessa denominazione. Volli perranto che dal­ l'arch ivio delle Riformagioni si separassero rurri quei documenri che olrrepassavano il 1 53 1 ; e per qucsra separazione n'è emerso. olrre a una bene ordinara disposizione, un quasi nuovo archivio, che porrà denominarsi del Principato'12 In realrà, non solo gli archivi provenienti dalle Riformagioni, ma anche altri archivi furono ripartiti sulla base della scansione Repubblica/Principato, enucleandone fondi che furono assegnati all'una o all'altra sezione. Tale ope­ razione fu compiuta, olrreché per gli archivi provenienri dai Monri e dalle Decime secondo quanto p i l.1 sopra segnalaro, per quelli dei tribunali civili e dei rribunali criminali, quali gli Ono di guardia c balia, il Magistrato de' pu­ pilli, il Consiglio di GiusriLia e per altri archivi quali le Trarre, dci Capitani di Parre Guelfa, dei Cinque conservarori del contado ed altri ancora'"'' ·

.

Il perfezionamento dell'ordinammto e i /,wori di « illwtmzione., nel Centm­ /e di Stato. Copcra intrapresa negli anni immediatamente successivi alla costituzione del Centrale, duranre la sua fase, per così dire, ueroica» che si prolungò al­ meno fino all'Unità d'Italia, mirò a perfezionarne l'ordinamenro e, soprattut-

..

·� ASFi. Soprintt'lldc•nz<t gmelillt• agli archil'i rosmni, 6. aH:ue l : «Rappre�enran a dei S >­ � _ _ � printendcnte per proporre una ritorma nel ruolo co 1 nornulc come nomm.1le del! Arch1v1o Centrale di Stato, 4 gennaio 1 855». •·1 11 R. /lrchil'io Cmrmle r/1 Sr,uo 111 1·/rmze nel giugno 1855 . . . ci t. ftlssim. .


534

Stefo no Vitali

Bonaini, Guasti, Bangi e l'ordinamemo degli Archi11i di Stato toscani

ro, a realizzare quello che, come abbiam visro prima, doveva costituire un al­ tro dei punti di forza della visione bonainiana dell'archivio come istituro cui­ rurale, «dispensaror[e] ( . . . ) della scienza srorica»44: i lavori, come allora veni �an definiti, di «illustrazione>> degli archivi. E noto - e nel Convegno lucchese sono state anche bene messe a fuoco le fonti dalle quali Bonaini trasse ispirazione - che tali lavori dovevano essere fondamentalmente inventari, regesri ed indici. I primi, secondo le parole uti­ lizzare dallo stesso Bonaini nel rapporto compilato per il aoverno austriaco, che già abbiamo avuto occasione di citare, dovevano forni :'e

Questa differenziazione fra «opere di lunga lena>> ed «inventari sommari>> era la conseguenza del fatto che non tutti gli archivi erano sottoposti allo stes­ so genere di trattamento. La distinzione fra archivi «Storici>> e archivi «ammi­ nistrativi>>, respinta da Bonaini in teoria, rifiutata in sede di ordinamento del Centrale ed abolita nella riorganizzazione dei suoi ruoli varata nell'agosto 1 856, riemergeva nella pratica, sia dal punto di vista della qualità del perso­ nale cui gli uni e gli altri erano rispettivamente affidati, che da quello dei la­ vori archivistici che erano loro riservati. Così, alla seconda e terza sezione della divisione del Principato - le sezioni cioè degli archivi amministrativi e giudi­ ziari, nelle quali erano ricompresi in larga parte gli archivi di più rilevante in­ teresse per l'attività corrente degli uffici e per le esigenze di certificazione dei privati -, furono adibiti archivisti che provenendo, per così dire, dai ruoli del­ l'amministrazione attiva, avevano scarsa preparazione storico-erudita, ma lun­ ga esperienza di ricerche giuridico-amministrative e che si dimostrarono particolarmente abili nel mettere a punto quel genere di inventari sommari che si riteneva dovessero essere sufficienti per quelle ricerche. E di questi in­ ventari, nei primi tempi del Centrale, ne furono prodotti moltissimi, ad ope­ ra in particolare di Telemaco del Badia, già archivista presso l'Archivio delle Corporazioni religiose soppresse e del soppresso Monte Comune48. Si tratta di inventari in buona parre tuttora utilizzati nella sala di studio dell'Archivio di Stato di Firenze, ancor oggi fondamentali e assai consulrati strumenti d'acces­ so. Paradossalmente sono essi il lascito più prezioso della fase aurorale del Centrale di Stato, almeno per quanto riguarda gli strumenti di ricerca 49.

una tal descrizione che non serve solo ad assicurare l'identità del manoscritto, ma porge indicazioni così minute da offrire a chi lo consulta un'idea bastantemente esat­ ta delle materie che vi sono contenure4 5 .

Il regesro, stando allo stesso rapporto, doveva essere un «transunt o fede­ le del documen to, fatto in italiano, non senza riportare le frasi più notevoli nell'isresso idioma originale », senza trascurare «le dare, i nomi delle persone e dei luoghi». Questi ultimi dovevano poi confluire in indici, che, come nora­ va Galeotti , dovevano costituir e il compim enro sommo, il fine ultimo di rut­ ti i lavori archivist ici, poiché «[erano] quelli che serv[ivano] realmente per la ricerca dei documen ti»46. «Oper[e] di lunga lena>>, prodotti d'erudizi one che potevano confrontarsi alla pari con il lavoro degli storici, gli inventari e i re­ gesti, dovevano, come è noto, darsi alle stampe e così contribu ire all'incre­ mento delle conoscenze sroriche . Ma c'era anche un altro genere di strumen ti, non destinati alla pubblica­ zione, che gli archivisti dovevano redigere. Si trattava degli «inventa ri som­ mari>>, di elenchi, cioè, di filze e registri, che ne riportavano sinteticamente il tirolo e le dare estreme e che, oltre a sopperire alle esigenze della conservazione, s � ri :eneva �oss: ro �<bastevoli per le ricerche giornaliere» ordinare dal governo o nch 1 esre da1 pnvan per ragioni di carattere giuridico-amminisrrativo4�. Di alcune principali questioni . . . ci r., p. 8 . « Rapporto sull'ordinamento e le discipline introdorre negli archivi roscani» . . . ci r. . ·•6 � riveva l'avvocaro pesciari no: « � i vede dunque che il lavoro degli inuemmj, deve es­ � � _ , per sere ti p1u sbnganvo porer po1_ commCiare 1 regesti, senza i quali non è possibile avere gli mdro, che sono quelli che servono realmente per la ricerca dei document i»: GALEOITI, L'Ar­ chitJio cemmle di Stato . ci t. p. 83; i corsivi sono nel resro. 4, Su quesra ri p�logia di. inv�ntari, olrre il «Rapporto sull'ordina mento e le discipline in­ rrodorre neglt arch1v1 roscanl», c1r., cfr. la minura della « Relazione [al Ministero della Pub­ blica istruzione] sopra i lavori d'inventari e regesri che si compilano negli archivi sorroposri alla Sopr111rendenza generale degli archivi wscani», Firenze, I l aprile 1 866, in ASFi, Soprin­ tendenza generale agli archilJi toscani, 60, affare 26. ��

4�

. .

4s

535

Norizie su Telemaco Del Badia in CA�II'A:-:ILE - VITA l i , Gli arc!Jit,i delle Corporazioni

religiose soppresse e del i\fome comrme e demanio . . . ci r., passim.

4 9 Ad onor del vero, e a riprova della grande arrenzione riposra dallo sraro maggiore del Centrale di Staw all'effettivo superamenw della distinzione fra archivi swrici ed archivi ,tm­ ministrativi, occorre segnalare che nel 1 858, il Sovrintendente agli archivi wscani indirizzò alcune isrruzioni a Telemaco del Badia relative alla redazione degli im·enrari, nelle quali, do­ po aver ricordato come gli «archivi che formano le sezioni Il e I I I della Ili divisione ( . . . ) non essendo srati soggerri alle esplorazioni degli studiosi come quegli delle altre divisioni, che pitl da vicino interessano la swria c la erudizione, hanno meno fermata l'arrcnzione degli archi­ visti che gli ebbero in consegna», ribadiva la necessità che gli strumenti di ricerca elaborati non si limitassero a presentare «Una mareriale e nominale notizia degli archivi amministrati­ vi e giudiciali», ma contenessero «una razionale e circostanziata esposizione, onde emerga la storia delle magistrature e degli uffìzi a cui quegli archivi un tempo servirono, e la norma cer­ ra e facile per poterei penetrare ed usarne ... A quesra constatazione faceva seguire una serie di «norme generali che [avrebbero dovuto] seguirsi nella compilazione degli inventari••, che è di estremo interesse riportare per lo spessore problematico c la modernità dell'approccio agli ar­ chivi che esse rivelano: " l . Si darà il titolo preciso di ciascun archivio, e si noterà �e in pro-


Bonam1, GutlstJ, Rongr t· l ìndintllllt'llfO drgli ,-J.rdJJr•r di ,\ttito tosctll/1

').)6

I

lavori piLt impegnativi e complessi furono naruralmenrc riservati a que­

gli archivi che soli potevano qualificare l'Archivio come effettivo centro d i or­ ganizzazione degli studi storici e che non potevano non essere quelli cui si rivolgevano le tendenze storiografiche di gran lunga prevalenti e che, d'al­ tronde, suscitavano anche gli i nreressi sroriografici ed eruditi degli archivisti fiorentini, che all'interno di quelle tendenze s'iscrivevano spontaneamente. Così fra il

1 857 c

il

1 86 1

furono messi in cantiere vari lavori di regestazione,

i q uali, oltre a proseguire, per quelle pergamene che ne eran prive, i tradizio­ nali spogli del Diplomatico, si confrontarono con le Provvisioni - cui attese­ ro, dapprima, Luigi Passerini e. successivamente, Cesare Paoli e Clemente Lupi - con i Capitoli del Comune di Firenze - cui lavorarono Piero Berti, Ce­ sare Guasti e Paoli - con i Libri Fabarum - c u i si dedicarono Paoli, Lupi c Guasti. Ad essi s i affiancò una massiccia opera di schedatura che doveva porre le basi per la pubblicazione degli inventari cosiddetti «descrittivi» e che si con­ centrò soprattmto sulla documentazione relativa alla cosiddetta «Entrata e uscita della Repubblica», la quale, come già abbiamo accennato, era stata for­ mata con il materiale estrapolato dall'Archivio del Monte comune e da quel-

lo della Decima. Come suggerisce anche la denominazione alquanro generi­ ca e priva di chiari riferimemi istitll!ionali , si trattava della parre certamente meno conosciuta degli archiYi del Comune fiorentino, la cui esarra identità e narura, da quanto si intuisce dai rapporti sui lavori archivistici del Direttore della Prima sezione Luigi Passerini, era stata resa meno riconoscibile proprio dalle modalità con cui si era proceduto alla sua aggregazione alla sezione del­ la Repubblica all'atto del primo ordinamento del Centrale'i0. Il lavoro si di­ mostrò così assai piLt complesso e lungo di quanto Bonaini si aspettasse e, soprattutto, non in grado di sboccare i n tempi rapidi i n pubbl icazioni che po­ tessero mosrrarc la qualità del lavoro per il quale il Centrale di Sraro si voleva caratterizzare agli occhi del pubblico. Verso la fine del 1 858, fu allora deciso di sospendere la schcdarura analitica dei fondi finanziari della Repubblica, e di avviarne una piLt sintetica final izzata alla rcdaLione di un « inventario somma­ rissimo delle fìlze, registri, ecc..», dell'intera sezione della Repubblica, che do­ veva comporsi attraverso il semplice rilevamento «del tirolo della filza, registro ecc., colle respettive note cronologiche» 5 1 . Attorno alla medesima data, la sche­

darura sommaria del �fediceo del Principato, realizzata da Gaetano M ilanesi e degli altri addetti alla l sezione della divisione del Principato, dette un contri­

buto decisivo alla definizione dell'identità non solo di quel fondo, ma, per con­ t �·asro,

grcsso di tempo col c.t mbiare dell'uffÌLio o della nugi\rrarura, v.uiò i l t iro l o primitivo. 2. Si e'porr:t con Lt possibile larghcu.t quJnro concenw Jlla \tori.t dc l l ' u ffì z i o o ddLt 111 <t gi >r r.Hu ra . dò sogger ro .t perdite. !>purghi . pp.t rrenne. 3. Si note r.t se l'archivio m a cui Li.tscun ardli\·io t cc<.. . : indicandonc l ' epoche, c le fòmi da cui tali notizie si traggono. 4. Si terrà wmo degli ar­ chivi che possono essen� emr<tri in un <trchivio, si.t per dispmi1.ioni superiori. come per la riu­ . Lhivio !>i Uo\·assero i nw nra ri amichi. nione d'u(fìzi. m .tgis rraru re . ccc. 'i. Se.: in quakhe tr memc . 6. S i darà i l numero delle fìlze, polosa u cr s notc.:rà si rc.:ges ri d i documenti. spogli ecc., registri, ecc �. � � nmer:t l ' cpou pitt amiLJ e Lt pitl re cc mc dei documeJ1(i comenuti in cia­ �cun archivio. 8. Quando \"i siano l.tcune. dovrà non solo notarsi, ma srudiare se può ri nvc­ n i rsene la causa, e avere indi1i dd luogo in cui prcsenremenr e pmsano rrovarsi carre gi:t apparrenenri a un ta l e archi\·io. 9 . r:inalmeme si noteranno i nessi che un ,trchivio può ave­

re con l'aln·o; non t<IIHO nel ca�o che un uffìtio o una magistr<Hura sia succeduta ad un'altra nelle medc!>imc arrribuzioni; m,t anche quando la !>O l lll i onc di un aflt re inizi.uo p resso un uf­ ficio vuoi trovarsi in un altro: per cui le carre d i u n solo e medesimo negozio non sono tut­ re in un archi\·io.• Cfr. ASfi Sopriml'lldt•nu gt•nemlc agli archil'i rosmni, 1 4 . affare 4 1 : Archivio di Stato i n Firenze. Sezione I l e I I I della Divisione I l i . Ordine a quell'archivi!> ta di

..

1 6 no\'embre t:t r com p i l a re una norizi<t storica degli archivi compresi nelle dette sezioni Carteggio con VI: ho, DI r:. di t cur. a Guasti, Cì•san• di Carreg_'l,i in anche 1 8'i8. pubbl icato gli tlrchiuiui .fìort'IIIÙIJ. Lcrtt'l"l' JCeltt', F i re n ze , Olschki. 1 989. pp. 3'i-36. L'etTerro di queste istruzioni fu che gli im·enr�tri co mpi l a ti succcssivamen re cominci.trono a riportare una som­ maria introduzione che senza d.tr conto del complesso degli aspetti sui qu.tli il sonllltenden ­ . succinramenr e l e vicende tònd.uncnrali tc .tvev.t attirato Lntenzione. tunavia ri perco rre\ 1 •,

della storia delle istituzioni produmici.

5r

�ell'inrera

costellazione di fondi che era emersa fìn dalla prima

s�stemaz10ne nel Centrale delb. documentazione di quello che era stato, a par­ nre dalla seconda metà del Settecenro, l'Archivio Mediceo'2. �.. ASri, Soprimenden211 gl'llt'•;de agli tlrc'l>il•i toscani: l O. aftare 36: .. Rapporti del diret­ tOre della l e I l divisione dell'Archivio di Sr.no ... 1 856: I l , atltre 5�: ..t\rchivio d i Stato in Firenze. rapporti mensuali del dirc:trore archi\ i!>t<t de l l.t l e I l di\·isione dal gcnn.t io al diLc.:m­ br�" 1 857: 1 4 , .tfEt re .P: "Archivio di Stato i n Firenze. R<tpporti mensuali del D i rettore ar­ : chiVISta della l e I l di,·isione · , genn.tio-dicembre 1 85ù. . �1 Lemra di Francesco 13onaini a Gae� tno ;-.. lilanesi, 1 7 senembre 1 858. ASh. Soprin­ � tentt, il::.l genemlt• agli tzrcln r•r to.il'tli/1, l 'i , .t Ha re 38: .. Archi\ io di Sta w i n Firenze. R.t pporro . _ [per rapporn- n. d. r.[ del D 1 renore arch l\·1qa della setione prinu. divisione 11 ... agosto-di­ cembre 1 858. ' � Per l a sched.nura del .\ ledicc:o. L h e sfociò nella red.uione dell' ·hl\"enrario dell'archi­ vio mediceou, in tre \"Olumi ,\Sfi, lm•t•llfa�·i. lm•t'llftli'IO 1913, 360-562, cfr. ASFi, Soprin­ : rendenZil gmemlt• t�gll. ard•n•J to.<mn � , 1 4 , afbre 38: .. Archivio d i Stato i n Firenze. Rapporto [per rapporn] del D1rerrore arch1v1sta della sezione prima, divisione 1 1 ... agosto-dicembre 1 858; 20, aff�trc 63: Archi vi o di Swo in hrcnze. Rapporti del Di rerrore a�chivista della l s��10ne de l la Di\·isione I I I •. gennaio-dicembre 1 859. Cfr. anche S. B-\(;(,10 - P. H-\R( Hl, L mventariazi nt drl/t1 ,\fi,cel/,znctl mcdicctl: problemi d1 mcrodo, in D,1gli mdm•r a/1/lrchil'io, � . Cl t., pp. 74-7) e A. Bll i i'.AZI - C. L-\.\ 110:\1. lmroduzionf i n ARt Ili\ IO DI S IAlO DI Fuus­ z�, Cm·reggro 1111/I 't'I"Silll' di Cosrmo l de A/alici. lm'l'llfflrio, l ( l 536-15'-1 l), Fire me, Giuma re­ gionale toscana, l.a :-\ um·.t ltali.t . 1 982, pp. l X-LX11.


538

Bon,zilli, G!lilsti, Bo11g1 t' !'OJdinalllt'llto degli rlrchil•i di Stmo toscani

Nel corso di questi lavori, si realizzarono nuovi interventi sulla disposizio­ ne dei pezzi consolidando l'ordinamentO da�� ai fondi i ? p re�edenza oppure . _ enucleandone di nuovi (o ponendo le cond1Zlo111 perche cto tosse fatto dalle successive generazioni di archivisti) oppure ancora redisrribuendo i pezzi fra un fondo e l'altro sulla base delle conoscenze che emergevano dalla loro scheda­ tura. Così, ad sempio, si procedette �d aggre�are i r�gisrri conta ili cons� rva� _ _ ri originariamente fra la documenraztonc dell ·chtvt � det Mon �t alle_ s� ne dt carreggi delle rispettive magisrrarure che ptovemv� no 11 :vece dall Arc tvto el­ _ : le Riformagioni, come nel caso deglt sranztamentt deglt Orro dt Pranca e t �e­ gisrri di entrata e uscita dei N ?ve della Mil izi � e degli Ufficiali d elle _ Casrella�3 : _ , 111 ral ut 1 _ cast l sc10gl La riorganizzazione del marenale comporto, � mcnro det _� : � _ registri, il riordinamentO dei documenti contenuttvt tn tmg t�re sene cronolo­ gica e lo sposramenro in altri fondi di q �elli a c ui presenza st meneva non con� grua. Ciò fu ad esempio fatto per alcunt regtstrt_ delle C� nsulre e prattche e det Capiroli, in applicazione di decisioni che, come suggensce un breve appunto preso per memoria nell'archivio della S� prinrendenza, non doverr� ro essere as­ sunte tanto facilmente dallo sraro magg10re del Centrale e sulle cut conseguen­ _ ze Bernardino Barbadoro espresse a suo tempo qualche riserva)�.

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' ' ASFi, SoprintmdmZII gmeml1• agli arcbit•i tosmni, 1 4 dhr� 3-, cit . _ > ibidem, .1ffare 40: Archivio di Sraw in rirenze. R1cordo d una c ? nferenza rt:nur � pt:r dt:cidere cos.1 rdariva ai IJ.vori d'Archivio", 22 s e ttem b r<: 1 858. Reciu l .1 ppunro _ .'\dd1, 2 2 settembre 1 858. Con fer<:n ZJ. tenuta nella stanza dd cav. �op �i nrenden r_e, � rescnn 1 �l eno Passerini e G. i\ l ilanesi, l'.lSS isrente C. :-. li lanesi, il sortoarchl\'lsta Berti. Loggcrr? fu d1 de­ terminare se convenisse, nel risconrro che si va bcendo de i Clpitoli, il togliere v1.1 da e�s1 e riportare fin d'ora mate rial mente .d le _l oro sedi i docu menri spcttann a �\ altre sez1 0 n1 �eli Ar­ _ _ c.hivio ddla Repubblica. ( consu tann lurono d1 unan1me r:u:e �e che s�" : L� d�c '.'' on� f�' at­ . _ _ . P1�:tro ruata nei mesi successivi, come SI deduce da1 rapporn d1 LLllgl l .1ssenn1 mll atn\ n.1 _ Ca dc1 hbn da1 arar<: sq a arreso mc con ha rapporto: primo un in scriveva, Beni, del quale � � pitoli quei documenti eh<: non po�sono né debbono averu p.ur<:, ed 1 co d1cl che sono sran _ _ sciolti sono in numero di quindiCI», c 111 un secondo, ha �on me comp1uro la �epa� al one

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l . dai libri dei Capitoli dt:i documenti e delle Grte che non , , hanno rapporto; e cii po1, posta <�ppena mano all'inventario delle Consulte e pr•Hiche, si � sospeso per sCioghers � 1 t'.'v�m co � _

dici miscellanei che erano g1à sran posn da parre, e per n p01_ rare qu1nd1 l �n med lat.lllH : n re al _ _ le rispettive serie i documenti che se ne scparcr.1 nno, SICCo �11e ancora quel h che S<;J!lO sr �n toln -Ar­ : dai Libri dci Capitol i , ASFi Soprimmdt'IIZII gmmdt• agl1 ardlll'l tomuu, l 'l, afbre 5_ _ . . chl\·1sra _ddl 1 l e l� dl\'l � lone·:· chivio di Stato in Firenze . Rapporti mensuali del Direttore u gennaio-dicembre 1 858. Bernard ino B.ubadoro, Lcfonri c/c/1,1 più flllflt"il lt>gHiaZ1�11t'fwrmtlsegnalando l'inserimento nelrarchivio delle_ Tra ne th «a!cune c rre d1 un cothc� 11a, ci r., p dei Capitoli, in base all' aflinirà dell.1 maren<l", lo arrnbu ,�ce ad u �1a fase posr enore .. ma sen�a _ citare la fonte della norizi<L E' probabile quindi che: si n tenssc p1urrosro .11! ep1�od10 descnr-

,

9,

ro nel resro.

.

a .

539

Il frutto pii.t tangibile dell'indefessa artiYità degli archivisti fiorentini nei primi anni del Cenrrale furono le migliaia e migliaia d i schede fra «grandi» e «piccole ..�\ ancora conservare nell'Archivio della Soprinrendenza agli archivi roscan i, religiosamente custodire e tramandare dalle generazioni successive, probabilmente anche consultate e riuril izzare nel quadro dei lavori che sulla medesima documentazione sono srati via via intrapresi nei decenni successivi. Talu ne sono stare anche riordinare e, sistemare in grosse cartelle, sono venu­ te a costituire strumenti di corredo di cui ancora oggi ci si serve nella sala di studio dell'Archivio fiorentino come è avvenuto per le schede relative all'ar­ chivio della Camera del Comune o a quello degli Ani del Podestà%. Nella maggior dei casi esse sono tunavia rimaste nello stato primigenio e, soprat­ runo, non hanno mai dato vira a quei lavori a stampa per i quali erano state compilare e di cui dovevano costituire soltanto la fase preparatoria5-. La parabola dei progeni di edizione degli «im·t'nrari descrittivi» costitui­ sce in realtà una sintomatica rappresentazione delle difficoltà e delle aporie che, dal confronto la concreta realtà archivistica, vennero via via emergendo nel disegno bonainiano e che investirono anche il modello di ordinamento del Centrale così come era stato concepito all'ano della sua fondazione. Nel­ la formulazione del primo organico piano di pubblicazioni, sonoposro al Mi­ nistro della Pubblica lsrrlllione nell'agosto del 1 8 59, all'indomani del passaggio del Centrale sono il controllo di quel ministero - altro momento ss Le cosidderrc: "sched[e] gr.l nd[i] indica [v.m o] lavoro definitivo e si disri ngue\·ano dalle cosidderrc schede piccole . � ho: servivano .1lla semplice idenrilicl!io nc dei pezzi c a ' ri­ trovare - come spi egava il Guasri nella relazioni 5ui lavor i compiuri nei primissim i anni del Cenrrale di Stato - le fìl� e o reg isrri ( . . . ) che occorrono»: cfr. ASFi, Soprimend enu1 genemli' agli arcbit•i tosm11i, 4 , .1 f ue 83: Qrdi n.l mcmo degli archivi. Stato dci lavori eseguiti fìno al l. settembre 1 85'! ' · 56 Cfr. ASFi, lm·emilri, Ùll'nlfilri sala m({lio, rispettivam ente \'/493-V/5 1 4 e ';-!./25-

"

..

1'.,23 .

s- Tal i schede conrenev.1 no una accurara descrizione di tipo codicologico, anenra ai ca­ ratteri estri nseci del registro, di cui ,.elli,·ano riportati il tirolo esterno c quello inrerno, il sup­ porto, la carrulazion e. !.1 lcgarur,l. lo stato di consef\·azionc Riportavano poi informazioni sul conrenuro, ralvolra sinr<:ricam enre, lim itandosi a segnalar l.1 pri ma e l ' ulti ma registrazion e, e talarra pi LI distesame nte. come nel caso delle porr.ne al carasro del contado, di cui venivano de rragl iaram enre ind ic.Hi i nomi dei pivicri c dei popoli compresi nel registro, ma sempre come segnalava Passerini nel novembre 1 816 trasmetten do al Bonaini quelle redarre dJgli ar­ chivisti della Repubblil.l e deiL1 l -.czione dc:l Pri nciparo - u abbasranz.l diffuse e ben<: arre a dare idea dd registro .1 cu i sono reLuive" (R,tpporr o di Luigi Passerini t F. Bonain i , 29 no­ ve m bre 1 856, ASFi. Soprimendt'IIZ<I gmcmlt• agli archil'i tommi. l O, aHàre 36) cosicché risul­ tavano, come lo stesso Passerini spe�so scgnal.wa "schede assai lunghe.. (Rapporto d i Luigi Passenn i a Bonai n i. 50 dic . 1 8'l6. /{)f{/em ).

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Sr�fàno \ 'itali

8011t1ini. Gu,uti. Bont<J e l'ordinamemo dtgli Archil•i di Srato IOJCtlll i

imporrante per la qualificazione culturale dell'Archivio fìorenrino - Bonaini propose, come prima possibile opera da dare alle stampe, l' •< I nventario de­ scrittivo dell'Archivio della Repubblica. Serie dei documenti che concernono l'entrata e l'uscita del Comune di Firenze, dal secolo XIII al secolo XVI» , che il Soprintendente dichiarava ormai quasi concluso �8. Un anno e mezzo dopo, nella ••adunanza del 1 5 febbraio 1 86 1 su i lavori e le pubblicazioni degli ar­ chivi sottoposti alla Soprintendenza generale», l'orientamento era i nvece so­ stanzialmente murato. In quell'occasione Bonaini ribadì infatti l'urgenza della «pubblicazione di qualche lavoro [archivistico] ( . . . ) per mostrare la uti­ lità che gli studi storici trarrebbero dalle cure, e dalle riforme operatesi» negli archivi e confessò di «essere stato alquanto dubbioso a quale lavoro fosse da darsi la preferenza; se, cioè, fosse da porsi per primo alla luce un semplice In­ ventario di alcuna serie dell'Archivio, o piunosto ( . . . ) uno dei ( . . . ) regesti», di­ chiarando infine che il dubbio era stato sciolto in ràvore della seconda opzione e che era stato deciso di dare alle stampe il regesto dei Capitoli, di cui già si era ottenuta l'autorizzazione da parte del i\linistero e già si erano tirati saggi di stampa'9. E nonostante che nell'adunanza del novembre dell'anno successivo il Soprintendente facesse ancora riferimento alla possibilità di pub­ blicazione, in futuro, di qualche inventario (la solita «Entrata ed uscita della Repubblica••, gli «Atti del Podestà», il Mediceo del Principato, il Principato d'Urbino, ecc. ) , il candidato più probabile a seguire il regesto dei Capitoli, era ancora un regesto, quello della Provvisioni della Repubblica fiorenti na60. La decisione d i prediligere l'edizione di regesti (o di documenti partico­ larmente rari e preziosi, come avvenne di lì a poco per i diplomi arabi61) ri-

spandeva a l desiderio d i mostrare a l pubblico colto quanto i l lavoro archivi­ stico fosse direnamente apparentato con l'erudizione e la storia e di mostrar­ lo con quell'evidenza che non avrebbe certamente consentito la pubblicaLione di inventari, «della cui importanza ( . . . ) difficilmente - ricordava Bonaini - si capacitano taluni uom ini anche eruditi, forse perché l i reputano umili trop­ po»62 . Una scelta, quindi, determinata da foni ragioni taniche, che va lena, ancora una volta, nel quadro della battaglia ingaggiata dagli archivisti rosca­ ni dopo l'Unità per il riconoscimento della funzione culturale degli archivi, ma una scelta, anche, che si sarebbe trasformata, di lì a poco, in una decisio­ ne definitiva con il rapido ridimensionamentO degli articolati progeni edito­ riali bonainiani e la rinuncia conseguente alla pubblicazione di veri e propri inventari dei fondi fiorentini. A spiegare le ragioni di questo ripiegamento contribuiscono probabilmente una serie di motivazioni, per così dire, indi­ rette, quali l'impegno profuso da Bonaini nella costituzione degli alrri archi­ vi roscani e la lona in trapresa per scongiurare la m inaccia che, con l'unificazione della legislazione archivistica, gli archivi «non fossero pitt ri­ sguardati come istituti speciali di studi ardui e nobilissimi, e si genassero nel novero dei mille uffici amministrativi,6·'� . Ma vi furono, probabilmenre, an­ che cause di natura diversa, direnamente collegare ai problemi di srrunura e di ordinamento dell'archivio fiorentino che. come cercheremo di mostrare tra breve, finirono per incrinare la fiducia del suo stato maggiore sulla perfezio­ ne dell'assetta che ad esso era stato dato al momento della fondazione. Ma prima di esaminare distesamente ragioni e conseguenze di questa crisi, occor­ re, come si d iceva nei romanzi d'appendice, ràre un passo indietro e richia­ mare sommariamente alcuni aspeni del processo di fondazione degli altri archivi di stato toscani che furono istituiti in quegli anni.

')40

'' uLe pubblicalioni che la Soprinrendcnza generale agli archivi dello Sraro sull'esempio del Belgio e d'alrre nazioni inrendc di fare - Kriveva Bonaini al i\ linisrro - sono: a) invenrari desuirrivi e ragionati delle piLI notevoli serie di documenri che compongono l'Archivio di Sraro; b) regesri di documenri, rrarri dalle serie ,1 cui non basra la pubblicazione di un sem ­ _ ce dr­. plice lnvenrario; c) documcnri pubblicati nella loro inregrirà; come sarebbero una Cotll plomatico toscrrno, Carreggi della Repubblica c d�l Principaro, �c�azioni d'?ratori e . come de1 granduchi mediCet": ASF1, Sopnnten­ ambasciarori così della Repubblica fìorennna denu gmemle agli archit•i 10scrrni, 1 4, aHàre 1 75 : u Proposta fart,l dalla Soprinrendenza al Mi­ nistero di varie pubblicazioni storiche diplomaristiche .. . 4 - 1 9 agosto 1 859; le sorrohneature sono nell'originale. . ,., R. SoPRJ:-\TF:--:D E:--: i'.A GE:-\fRAL� Al.LI ARCHI\1 TmcA:--: 1 , rldunrmu1 del 15 ftbbrfllo 1861 m i lal'ori e le pubblicazioni degli Archiui sortopoui alla Soprimendmu genemle, Firen­ ze, rip. Galileiana, 1 862 pp. 5-6.

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L'esportazione del modello fiorentino di ordinamento. Fin dalla prima visita negli archivi di Lucca e Siena compiuta fra il set­ tembre e l'ottobre 1 856 all'indomani della istituzione della Soprintendenza generale agli archivi roscani, Bonaini si convinse che anche negli archivi di stato che si andavano a costituire nelle due cinà toscane si potesse applicare 61

1''1 Ibidem, Adunanw del26 noi•embre 1862 su i lm•ori t' le pubblicazioni degli Arc/;it•i sottoposti alla Soprintendenz<� gmemle, Firenze, rip. Galileiana, 1 863, p. 9. . " 1 l diplomi ambi del Regio Arc!Jit,io jìorentino, a cura di ,\ l . A.\ lARI, Firenze, Le � lonnter,

R. SorRJ:--: !1-.:--o m:-.. LA

1862. . . ci r., p. .

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6·1 B0:-\.-\1:-\1,

lr . . . ci r., p. XXII.

1 86 3 - 1 867, voli. 2

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GI·:--: ER:\LE :\l,J I ARt i li\ 1

To�C:\:-\ 1 , Adun,mz,1 dt•l 26 not't'mbl't

Rapporto suglr Arc/;il'i rommiforto r1 :;uri t'callt•nZf! il baroni' (,ittst'ppt' i\'ruo-


Stefono Vitali

Bonaini, Guasti, Bongi e l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

quell'ordinamento periodizzante che, basandosi sulle cesure politico-istitu­ zionali che avevano caratterizzato la storia di quelle città, contribuisse a far emergere, come era avvenuto a Firenze, il carattere eminentemente scientifi­ co di quegli isri tu ri64 . Così le istruzioni «per l'ordinamento dell'Archivio di Stato in Lucca» ste­ se dal Guasti nel 1 859, al momento dell'effettiva riunione nel nuovo istituto dei precedenti archivi di concentrazione lucchesi (l'Archivio di Sraro, le carte giudiziarie provenienti dall'archivio nora�·ile, quelle della Segreteria di Gabi­ netto dei Borboni), stabilivano:

venienri dall'Archivio dei contratti, dalla Prefettura, dall'archivio della Comu­ nità e da altri depositi minori, Pietro Berti, inviato a coadiuvare gli archivisti senesi, metteva a punro nell'ottobre 1 85 9 uno schema di ordinamenro arrico­ laro nelle «tre d � v� sion � già pra.ricare per l'Archivio Centrale in Firenze, le qua­ li sono: I. Arch 1 v1o D 1 plomanco; II. Archivio della Repubblica; I I I . Archivio del Principato» e che prevedeva, per queste ultime due, la separazione della do­ cumentazione alla data della sottomissione di Siena a Firenze nel 1 55 566. Le vedute del B �naini � le linee indicare dagli archivisti fiorentini guida­ rono cosl, nella fase 1 mmed�aramente successiva l'attività di ordinamento dei due nuovi archivi di stato roscani, determinando una serie di scelte concrete e di conseguenze pratiche, che vale la pena di delineare rapidamenré7. La costituzione di sezioni diplomatiche, rappresenrò per Lucca e Siena, che non avevano conosciuto istituzioni simili al Diplomatico fiorenrino, una innovazione ben pitl profonda che per Firenze. Essa, se condusse a realizzare, allora, � uella separazione fra perg� mene e fondi di provenienza che nel capo­ . luogo SI era compiuta nella massuna parre già nel Settecento, si dimostrò al contempo efficace strumento per rafforzare il peso istituzionale dei nuovi ar­ chivi e corrob �rare le aspirazioni del Bonaini a concentrarvi anche le perga­ mene che connnuavano ad esser conservare presso altre istituzioni. Fu infatti facendo leva sulla continuità fra l'antico Diplomatico fiorentino e i nuovi isri­ ruri che � onaini rive �dicò e ri �scì ad o �renere le pergamene conservare presso Ospedali ed opere pie lucches 1 e senes1 e, soprattutto, presso l'archivio della �or� unità .senese e le bi �li�reche delle due città, vincendo la resistenza di quei b1blwrecan e, nel caso di S 1 ena, anche degli amminisrrarori della Comunirà6s.

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2. l:Archivio che deve costimirsi riterrà, per quanto è possibile, le stesse divisioni dell'Archivio Centrale di Staro di Firenze, indicate nel libretto a stampa. Quindi verrà in primo luogo: a) l:archivio Diplomatico, che comprenderà le pergamene in rorolo, collocate secondo l'ordine cronologico, e raccolte in mazzi. b) I.:archivio del­ la Repubblica Lucchese. c) I.:archivio del Principaro Baciocchi. d) I.:archivio del Principaro Borbonico. 3 . I.:archivio della Repubblica Lucchese riterrà queste principali divisioni: a) Gover­ no della Repubblica. b) Enrrara e uscita della Repubblica. c) Magistrature della Re­ pubblica. 4. Nella distribuzione degli Archivi de' due principati si procurerà di attenersi alle medesime divisioni, ove i documenti lo concedano65.

Ugualmente per Siena, nel cui nuovo Archivio di Stato si andavano a riu­ nire le carre dell'Archivio delle R.iformagioni e altri nuclei documentari pro<" In tale senso si espresse nelle due rappresentanze al presidente del Consiglio toscano, Giovanni Baldasseroni dell' 1 1 orrobre 1 856 dopo la prima visita a Lucca e Siena. Cfr. ASFi, Soprintendenw generale agli arrhi11i toscani, 1 O, affare 47: «Archivio di Srato di Lucca. Visita del Soprintendente a quell'Archivio. Prima rappresentanza a S. E. il l\linisrro del 27 settem­ bre. Seconda rappresentanza degli l l ottobre» e affare 5 1 : «Archivio delle Riformagioni e Di­ plomatico di Siena. Visita del Soprintendente. Primo rapporto de' I l ortobre» 6� ibidem, 23 affare 230: «Istruzioni per l'ordinamento dell'Archivio di Stato in Lucca», 1 2 marzo 1 859 a firma C. Guasti. Sull'istiwzione e l'ordinamento dell'Archivio di Stato luc­ chese, oltre a A. RO/\HTI, Le origini e l'impianto deii'Archi11io di Stato in Lucm nel mrteggio uf Jiciale Jm Salvatore Bongi e Fmncesco Bonaini, in «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», I ( 1 987), pp. 1 1 9- 1 56, cfr. Carteggi di Cesare Guasti, a cura di F. o� F EO, IX: Carreggio COli gli archivisti lucdmi. Lettere scelte, Firenze, Olschki, 1 984; per la storia e la situazione degli archivi lucchesi al momento della concenrrazione nel nuovo Isri­ ruto cfr. L'Archivio di Stttto in Lucm al tempo in mi venne sottoposto alla Soprintendenw gene­ mie agli Archivi del Gmndumto. Agosto 1856, Firenze, Ti p Galileiana, I 856 e S.B ONG I, Prefazione in bwentario del R. Archi11io di Stato in Lucm, I: Archit,io Diplomatico. Carte del Comune di Lucca, Parte I, Lucca, ti p. Giusti, I 872; il primo ordinamenro dell'archivio luc­ chese è descrirto in il Reale Archiz,io di Stato in Lucm nell'aprile 1860. Nora delle serie, [Luc­ ca, Giusti, 1 860].

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� <;fr. ASFi, Soprintendenw genemle agli archivi tosettni, 24, affare 302: «Beni Pietro. Suo nch1amo a Firenze e suo rapporto, 1 859 I 2-1 8 ottobre». Sull'Archivio di Sraro di Siena ol rre al contributo di C. ZAIUULLI, L'istituzione deii'ArcbilJio di Stato di Siena e i suoiprimi or� . dmament1, IIl questo sresso volume, EAD., L'Arcbiuio di Stttto, in Storia di Siena, a cura R. 8AKL.ANTI, G. CATONI, l\ l. _DE GREGORIO, II: Dal Gmndumto all'Unità, Siena, 1 996, pp. 38_5�40.0; G. CECCHil\: 1 , il n01dmanw1t� dei('Archivi� di Stato di Sena, in «Notizie degli Ar­ chiVJ dJ StatO>>, vm ( 1 948) pp. 38-44; d pnmo ordlllamento deli Archivio senese è descri t­ . to 1 11 il R. Archivio di Stato in Siena nel settembre del 1862, [Siena, 1862] . 67 Le fonri da cui traiamo le informazioni sugli ordinamenti allora realizzati a Lucca e Siena s?no c?sriruire �lal carreggio fra �li ar� ivisri di q �elle cirrà e la Soprinrendenza gene­ . . . rale agii archivi t�scaJ� I, co�servaro nell archivio d1 quesr ulnma, e dalle guide agli archivi luc­ chese sene�e edae �Ispemvamente nel 1860 e nel 18�2, citate nelle note precedenri. Il C U I cancelliere faceva, d.altronde, notare che d moruproprio leopoldino del 24 di­ cembre 1?7�, sulla cui base le pergamene erano stare concenrrare nel Diplomatico, si riferi­ va al rermono dello Stato vecchio e perc! ò non comprendeva Siena. Cfr. per Lucca, ASFi, . . Sop�m�endenw genemle agl1 nrclnlJI tosmm, 23, affare 24 1 : «Pergamene passare dalla pubbli­ . ca biblioteca d1 Lucca alla sezione diplomatica dell'Archivio di Sraro», 3 1 marzo - 1 7 giugno

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Stejìmo Vitali

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Bonaini, Guasti, Bongi e l'01dinamento degli Archivi di Stato toscani

Per il resto, si provvide, in buona sostanza, a destrutturare quegli archivi di concentrazione che erano confluiti nei due nuovi archivi di stato e che, co­ me nel caso di Firenze, si erano originati, per lo pil.t, in epoca comunale ed erano stati consolidati nel corso di riordinamenti settecenteschi, scaturiti da interventi di riforma dell'assetto dello Stato o motivati comunque da esigenze politico-amministrative, senza subire poi trasformazion i di rilie�o nella prima _ metà dell'Ottocento69. Si provvide altresì ad aggregare m un umco fondo nu­ clei documentari conservati fino ad allora separatamente, a Lucca, nelle due diverse partizioni dell'archivio di Stato, a Siena,_ nelle Riformag� oni e nell'ar­ _ _ _ chivio comunitativo7°. Attraverso queste operaziOne dt scomposlZlone-ncom­ posizione, si pervenne all'enucleazione dei singoli fondi o, come scris� e il Bangi, di «serie che generalmente corrispond[eva]no ad altr�ttante a� torlta' � _ magistratuw/ 1 e che vennero distribuite all'interno delle dtverse seztont det due Archivi di Stato. Questa ricerca di un rapporto unilineare fra documentazione e istituzioni comportò, in alcuni casi, lo smembramento di documentazione prodotta all'origine e conservata poi come corpo unitario e la sua attribuzione all'uno o all'altro ufficio. Fu questo, ad esempio, quanto si verificò nell'ordinamento dell'archivio senese, nel corso del quale, come rilevò Cecchini anni fa, furo­ no scomposte alcune serie delle antiche R.iformagioni, come i carte�gi e i co­ pialettere, nelle quali si era sedimentata unitariamente documentaztO ne _del!� _ magistrature della Balia e del Concistoro, distribuendo le lettere net dtverst archivi «secondo che ( . . . ) [fossero] indirizzate alla Balia o al Concistoro»72. 1 859; per Siena, ASFi, Soprintendenw generale agli archivi toscan�, 28, affare 23 �: «A�chivi� del Comune di Siena c Biblioteca Comunale. Consegnano moln documenn_ all arch1v1o d1 Sraro mentre passano alla biblioteca dall'Archivio di Stato alcuni mss. 1 8 58 gennaio 5 - 1860 ottobre 1 Q, e, per il passaggio d i cospicui nuclei do� ume_nrarj dall��rchivio della Comunità di Siena al nuovo istimro, S. MOSCADELLI, lntroduzrone, 10 L'Arclnmo comunale dr_ Srena, in­ ventario della Sezione storica, a cura di G. CATONI e S. MoSCADELLI, Siena, Amministrazio­ ne Provinciale di Siena, 1 998, pp. 35-40. . . . Era sraro quesro il caso delle Riformagioni senesi, così come del_l'Archivi � �� S�ato d1 Lucca che all'arto della concentrazione delle carte nel nuovo Isrimto, nsultava diviso 1 n una parre ;,segreta», la Tarpea, nella quale si conservano i documen�i , esrrarri da vari archivi, sui quali si fondavano sovranità e diritti dello Sta�o ed �� a «pubbh�a», o �Imeno «non segreta», le Cancellerie, dove si conservavano invece gli archivi delle vane magistrature della Repubblica: cfr. BONGI, Prefazione . . . ci t., p. X:V. . . 70 Per la costituzione dell'archivio della Cancelleria di Siena e dove era conAu1ta, 111 se­ guito alla riforma leopoldina della Comunità di quella città, documenrazio_ne proveniente dagli archivi della Biccherna e della Balia cfr. MOSCADELLI, lntroduzrone . . . c1t., pp. 8 - 1 3 . -1 BONGI, Prefazione. . . cit., p. XXVlll . n CECCHINI, Il riordinamento dell'Archivio di Stato di Siena . . Cl t. p. 4 1 .

69

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Oppure si procedette all'enucleazione, ancora dalla documentazione della Ba­ lia e del Concistoro, di quelle «Balie speciali», da cui sarebbero derivati fondi autonomi quali i Dieci conservatori, gli Otto Sopra la Guerra e vari altri, che, in realtà non costituivano entità istituzionali autonome, ma semplicemente denominazioni diverse che per brevi periodi «la normale Balia prendeva per una ragione o per l'altra»73_ [applicazione del modello fiorentino, comportò due ulteriori conseguen­ ze. La prima fu la riproposizione anche per Lucca e Siena di quei fondi, Sta­ tuti e Capitoli, con i quali si apriva, nell'archivio fiorentino, la sezione della Repubb lica e quindi cominciava il vero e proprio «ordinamento srorico». La documentazione in essi conservata costituiva il fondamento del diritto inter­ no e delle prerogative sovrane del Comune e rappresentava, perciò, anche la base giuridica e logica di tutto l'ordinamento dello stato e dell'organizzazione degli archivi che lo doveva rispecchiare. Armonizzare anche per questo aspet­ to la struttura degli archivi toscani non era evidentemente privo di forte si­ gnificato simbolico e per farlo si vennero formando quelle che lo stesso Bangi nell'introduzione al proprio inventario, definì «serie artificiali», attraverso l'ag­ gregazione di documentazione, cui a Lucca e Siena erano stati dati, nel corso del tempo e fino ad allora, assetti diversi da quelli fiorentini e che recava an­ che denominazioni proprie (ad esempio a Lucca l'equivalente dei Capitoli fio­ rentini era la raccolta dei Libri delle Sentenze, a Siena erano i Caleffi). Altrimenti si procedette all'estrapolazione vera e propria di documentazione dall'archivio originario per collocarla in queste «serie artificiali». A Lucca, fu questo il caso delle trascrizioni delle riforme degli statuti delle comunità sog­ gette, che furono estratti dall'archivio degli Anziani, per essere incluse nella serie, esemplata su quella fiorentina, degli «Statuti delle comunità soggette». A Siena, oltre ai Caleffi furono aggregati nei Capitoli «documenti tolti alle va­ rie serie del Diplomatico, del Concistoro, della Balia, ecc., ( . . . ) solo perché contenevano documenti pubblici del Comune»74. [altra conseguenza fu che, come a Firenze, anche nel caso degli altri ar­ chivi toscani la realizzazione di un ordinamento esemplato sulla periodizza­ zione politico istituzionale comportò la divisione degli archivi e delle serie in nuclei distinti che furono attribuiti all'una o all'altra sezione a seconda dell'e­ poca cui apparteneva la documentazione. A Lucca, la separazione interessò gli archivi del principato e del ducato, molti dei quali, come avrebbe rilevato lo stesso Bangi anni dopo, pur mostravano una propria continuità che scav��ca73

74

Ibidem, p. 4 2 . Ibidem, p. 4 1 .


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Bont/1111, Guam, Bongi t' l'ordinttlllt'llfo dt•gli /lrchit•1 di Sttlfo rosmni

Srefono l'irtdi

va il mutamento d i dinastia-s. A Siena fu riproposra la medesima distribu­ zione degli archivi fra la sezione della Repubblica e quella del Principato che era stata realizzata a Firenze, ma con conseguenze assai più dirompenti, co­ sicché, data la conservazione della gran parre delle istituzioni cittadine anche do_p � l � conquista cosimiana, la frattura finì per coinvolgere, non solo gli ar­ chivi d1 governo della città, come Balia e Concistoro, ma anche l'insieme di quelli finanziari e giudiziari quali la Biccherna, la Gabella dei Contratti, il l\1agistraro di Dogana, la Dogana dei Paschi, l'Ordinario, il Capitano di Giu­ stizia ed altri ancora. I casi di Lucca e Siena danno conto, forse meglio di quello fiorentino, di cosa implicasse, per la concreta configurazione degli archivi, il passaggio dal­ la enunciazione di principio all'attuazione pratica del progetto bonainiano di disporre gli archivi secondo un ordine che raffigurasse la storia di un popolo e dei suoi governi. La necessità di i ntervenire, anche pesantemente, sull'asser­ to degli archivi così come era stato forgiato dalle vicende della loro produ­ zione e della loro trasmissione derivava dal farro che l'adozione della «storia e della cronologia» quale criterio di ordinamento significava l'assunzione di un punto di vista che non era in grado di restituire nella loro pienezza i complessi e problematici processi che avevano presieduto alla sedimentazione e alla or­ ganizzazione degli archivi nel passato. Operava al contrario delle inevitabili semplificazioni, ignorando, in primo luogo, la pluralità dei tempi della storia e la non necessaria coincidenza dei livelli di continuità e dei momenti di frat­ tura: alle rotture politico istituzionali di venice non sempre avevano corri­ sposto, nella storia toscana, equivalenti rrasformazioni delle strutture ammin istrative, delle pratiche burocratiche e dei relativi archivi. Ma il dise­ gno bonainiano non teneva neanche conto che a sistemi polirico-cosriruzio­ nali differenti potevano corrispondere differenti modalità di oraanizzazione della memoria documentaria da parre dei soggetti pubblici. Non onsiderava, ad esempio, che nel corso dell'età comunale e per buoni tratti dell'amico regi­ me non vi era srara coincidenza fra produzione e conservazione della docu­ mentazione. Le singole «magistrature - come ha osservata Giuseppe Biscione - non possedevano un proprio archivio organizzato e unitario e ( . . . ) il l uogo ( . . . ) dove la memoria si sedimentava e intesseva relazioni col presente, il passa­ to e il futuro non era l'istituzione•• della cui attività le carre erano il prodotto, ma erano altre istituzioni, Camere degli arri, Archivi delle Riformagioni e via

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dicendo -6. Gli stessi organismi che si prendevano cura ed organizzavano la doc umentazione «correnre" (le cancellerie) potevano, inoltre, essere comuni a pil.1 magistrature e sedimentare, perciò, archivi comuni a pil.1 istituzioni. Il quadro era vieppil.t complicato dalla distinzione degli archivi o parti di essi in pubblici e segreti e dal rapporto che le famiglie dell'oligarchia dominante in­ trecciavano con archivi che erano sentiti come parre integranre del proprio passato. Solo con il consolidamento dello stato-apparato e lo sviluppo della sua burocrazia nel corso del XV I I I e del XIX secolo finì per affermarsi defi­ nirivamenre una forma di organizzazione della memoria documenraria basa­ ta sull'ident ificazione fra produzione e conservazione e sul diretto controllo da parre degli apparati burocratici sulla documentazione prodotta (ed in par­ re anche di quella storica), con la conseguente ridefinizione del rapporto fra documentazione «segreta» e «pubblica» e la completa separazione fra oliaar­ 0 chie dominanti e? archivi cittadini -- . In un cerro senso si porrebbe quindi pa­ radossalmente affermare che l'i nsraurazione di un rapporto li neare fra archivi ed isriruzioni, così come era perseguita nel modello bonainiano di ordina­ mento, comportava una sorta di applicazione retrospettiva di modalità di or­ ganizzazione della memoria documentaria, che si erano d ispiegare pienamente fra XVI I I e XIX secolo, ad archivi originari in altre epoche storiche e caratte­ rizzati da forme differenti di organizzazione. D'altronde già durame il Settecento, nel corso dei massicci interventi sul­ la documentazione ereditata dal passaro realizzati sull'onda delle riforme am­ min �sr rar ive, si era d� ro avvi � ad un processo di scomposizione degli amichi archivi_ d1_ concenrraz10ne e J1 ricomposizione della documenrazione secondo logiche che erano strettamente connesse ai processi di riorganizzazione del­ l'app� raro s� arale e che ridisrri uiva1: o il materiale documentario ad immagi­ : JstrazJOne. Quindi, da un !aro, gli archivisti del ne de1 nuo�'l assetti_ del! . ammm Centrale d1 Stato, nella loro opera di desrru rrurazione delle concentrazioni ar­ chivistiche e di ridefinizione delle identità dei fondi, da un cerro punto di vi­ � L " non fecero altro che continuare - seppure con motivazioni e finalità diverse, cioè di carar rerc culturale piuttosto che amministrativo - un'impresa che già _ era stata avv1ata nel secolo precedente; dall'alcro, essi si trovarono ad i nrerve-

�

_-6 Cfr. G. BISCIO:\F, !l mml'ritde dommemttrio dtlllllt'ggiflto dallidlitl'iOnl' dt•l rurt�IOIIe, problemi t' prospertit•e in Dagli Ujjìzi a Pùzzz.t Bt•cctzritt, atri della giornata

l 966: si­ di studio dell 8 m 1ggio 1 98� s �tl rrasferimenro dell'Archivio di Srato di Firenze, pubblicari in Rasse­ gna d � glt� Archi\'! d 1. Sraton, 47 ( I 987), p. 435. _ Cfr. VJT\11, Rijònm• ttmministmtit•l' e ttlllbimll'nze archit•isric!JI' nella fòsmna di Pil'fro Leopoldo . . ci r. •.

., S. Ro'\CI, At•t'l'rteJ/Zit in illl'ellttlrio del R. ,.J,.rciJit•io di Stttto in Lucm, Srmo d1 Lucm, Partt' /, Lucca, ti p. Giusti. l 880 . p. \' 1 .

I I I : Gnu dt•llo

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Sre_Fmo l'ir11li

548

nire su una realtà archivistica già sensibilmente condizionata dagli interventi settecenteschi che avevano fortemente alterato il profìlo degli archivi di con­ centrazione così come si erano formati ed avevano funzionato nel corso del­ l'età comunale e dell'antico regime. Ceno è che l'introduzione di una cesura in corpi archivistici che avevano conservato una propria unirarietà attraverso i secoli, in corrispondenza delle fratture di vertice degli assetti politico-costi­ tuzionali, costituiva comunque una sensibile alterazione della logica propria con la quale essi si erano sedimentati che poteva, alla fìn fìne, suggerire un'im­ magine relativamente distorta anche delle vicende istituzionali del Granduca­ to, laddove la continuità non era dovuta a siwazioni strettamente archivistiche, ma era la conseguenza delle forme istituzionali che avevano da­ to corpo allo stabilirsi di determinati equilibri di potere, come era avvenuro per la conservazione delle magistrature repubblicane nel passaggio dalla re­ pubblica al Principato che era stato uno degli effetti del compromesso allora raggiunto fra l'oligarchia cittadina e la di nastia medicea.

Ripemmnenti e revisioni Ma la riflessione sui problemi dell'ordinamento non si arrestò con la fon­ dazione degli archivi di Lucca e Siena. Al contrario, anche se non è possibile ricostruirne gli sviluppi passo dopo passo, appare abbastanza evidente che nel corso degli anni Sessanta prese corpo un vero proprio generale ripensamenro sulle conseguenze pratiche della rigorosa applicazione del criterio periodiz­ zanre nella idenrifìcazione e disposizione dei fondi. Protagonisti di questa ri­ considerazione furono gli immediati eredi del Bonaini, archivisti come Guasti, Bangi e Banchi, destinati, negli anni successivi, a prenderne il posto e a continuarne l'opera. Ma per quanto avare, le fonti pur lasciano intravede­ re o fondatamente ipotizzare una partecipazione, forse un primo impulso del­ lo stesso fondatore del Centrale di Stato, alla messa in discussione delle linee fìno ad allora seguite. La prima traccia di questo percorso è infatti costituita da una iniziativa bonainiana che ebbe ad oggetto proprio l'Archivio nel qua­ le, come si è avuro modo di sottolineare, l'applicazione del criterio di perio­ dizzazione aveva inciso probabilmente piLI che altrove sull'assetto dei singoli fondi, cioè l'Archivio senese. Nel dicembre del 1 864 il Sovrintendente tosca­ no incaricò il suo aiuto, Cesare Guasti, di recarsi a Siena per verifìcare lo sta­ to dei lavori di ordinamento e di inventariazione che in quell'archivio si stavano portando avanti. La necessità d i procedere ad una sona d i ispezione derivava proprio dalle riserve che cominciavano acl emergere sull'ordinamen-

Bontlini, Gu,/sti. Ro11gi t• l'ordinalllt'lltO degli /lrcbil•i di Sttlto tommi

549

w che era stato dato all'Archivio senese e che era rispecchiato nella Guida di quell'Archivio pubblicata nel

1 862:

Il librerro che ( . . . ) dà conto :Jell'ordinamenro] - scriveva Bonaini - ( . . . ) fu stamparo in frena, in occasione del congresso degli scienziati, e perciò senza rroppo esame. E senza rroppo esame fu rono, io credo, divise e classare le varie serie delle carre

Aggiungeva che un altro difetto era stato <<nell'essersi lasciati guidare dalla imitazi one circa la divisione delle cose fatte qua>>, cioè nell'Archivio fìorenrino-s. Le opinioni di Guasti non dovevano essere molto diverse da quelle di Bo­ naini e le conclusioni scaturite dall'analisi condotta sull'ordinamento ed i lavo­ ri intrapresi dovettero essere assai critiche, se dall'ispezione risultò la richiesta al Banchi di formulare un nuovo progetto di disposizione degli archivi, che Banch i, egli stesso probabilmente assai d'accordo con i rilievi guastiani, nel gi ­ ro di poco tempo mise a punto e sottopose al Sovrintendente agli archivi to­ scani. Vale la pena di soffermarsi su qualche passo del rapporto dell'archivista senese, proprio per la chiarezza delle affermazioni che vi sono contenute-9 . La recenre ispezione che ( . . . ) Cesare Guasri ( . . . ) fece in quesro Archivio di Sraro, scriveva Banchi - recò tra gli alrri benefici quello di porer conferire intorno a un nuo­ vo ordinamento da darsi a una parre non piccola delle serie che in quesro Archivio so­ no raccolte. Osservava il signor Guasti come quella parrizione principalissima e srorica e per ogni parre lodevole di repubblica e pri11cipmo, perché forse con troppo ri­ gore osservata nel primo ordinamento dell'Archivio, avea porraro a spezzare in due al­ cune serie che, non senza qualche inconvenienre, si acconciavano a una sparri1.ione siffarra.

Ne discendeva la necessità di prospettare un nuovo ordinamenro ( . . . ) subordinato a quesri due principali concerri: conservare, è possibile, la parrizione anrica di repubblim e di pri11cipato; non obbligare a

quanro

qt•rsra parrizione quelle serie che riguardano uffici

e

magistrature che, nate nel libe­

ro comune, conservò comcchessia il principato che alla repubblica succederre.

-, Lcrrera di F. Bona i n i ,t C. Guasri. Firentc. l O dicembre 1 864 in Carteggi di Ct•sart• Gumti, V1: Ctlrtrggio co11 gli arrhit•i.i!i.fìorl'lltilli . . ci r., p. 1 74. .

-,, Cfr. .. Di u n num·o ordi n.1 1nento da darsi ad <tlcune serie del R. Archivio

Siena. Relazione al Soprinrendenre Generale degli Archi' i Tmcani .. , d i gennaio

1 865,

ASh, Soprimcndmz,, gt•na,tfc 11gli trrchil'i tosmni,

54.

Intorno al nuovo ordinamento d.t dar�i .td alcune 'cric dcii 'Archi,·io...

L.

di Sraro in Sien,t 1 2

Banchi,

afhre

.)'iO:

. Relazione

.


550

Stefono Vitali

Il nuovo ordinamento avrebbe comportato la riunificazione di un cospi­ cuo numero di fondi quali il Consiglio genemle del popolo, deno della Campana, il Concistoro, la Balia, Tratte e riseduti, la Biccherna, la Gabella dez. contratti, il Magistrato di Dogana, la Dogana dei Paschi, il Capitano di Giusti­ zia, la Curia del Campano o del Danno dato e vari altri di minor importanza che erano stati a suo tempo suddivisi. Per ciascuno di essi Banchi delineava con cura le ragioni che ne consigliavano il riaccorpamento, come nel caso del Concistoro, «collezione rilevantissima di documenti ( . . . ) la più disacconcia, la più ribellantesi a un ordinamento razionale e severo», che può essere ben as­ sunto a simbolo di come le comraddinorie esigenze che dovevano esser sod­ disfane attraverso l'ordinamento sfociassero alla fine in una proposta di complessivo recupero dell'assetto del fondo, così come si era :enuto sedi� . memando ed era stato trasmesso nel corso del tempo. Il Concistoro mfattt «istituzione, dapprima, eminentemente politica, [era finita] con l'essere � na magistratura giudiciale»: la conservazione del suo arc� ivi o c01:ne corpo � n tta� . rio da sola sarebbe bastata «a rappresentare le mutazwm subtte dalla cma, dt Siena, e le riforme dell'amministrazione dello Stato imrodone dal magistrato popolare dei Nove sino alle leggi rinnovatrici e feconde di Pietro Leopoldo». E tunavia «al riunire le carre in unica serie [potevano] fare ostacolo le muta­ zioni subite, massime dopo la metà del secolo decimottavo», quando �<il ��n � cistoro [era stato] chiamato a succedere a varie magistrature gtudlZlalt soppresse». Si poteva perciò ipotizzare una cesura alla �a�a del 1 777 se non .' . . . che «Cotal divisione, facile a immaginarsi» era «dtffiCiltsstma a pom m atto perché qualcuna delle attribuzioni amiche>> erano state conservate anche � o­ po le riforme leopoldine. Non restava quindi altro che pr? porre «la totale nu­ nione dei documenti che ( . . . ) apparren[evano]» al Concistoro. Sono argomentazioni che sembrano segnalare quanto lo sviluppo ? i una più intima familiarità con gli archivi e con le lo�i �h � che av�vano ��esteduto . alla loro sedimemazione determinasse negli arcluvtstl toscani una ptu attenta percezione dello spessore dei problemi che erano impl icati nell' o�dina mento . . dei fondi e, soprattutto, una maggiore consapevolezza dt come la dmamtca che sottostava alla sedimentazione degli archivi fosse tutt'altro che destinata a na­ turalmente conciliarsi con criteri di ordinamento ispirati a logiche «altre», qua­ li quelle tratte dall'avvicendarsi dei regimi politico-co� tituzionali, che �veva dominato il primo approccio bonainiano a queste temanche. Confrontar�! c?n gli archivi in modo più ravvicinato cor:nport�va c� glier � e st� utture, relaztont � . . intrecci che si imponevano adesso, aglt occht deglt archtvtsn toscani, molto dt più di quanto fosse avvenuto in una prima fas� e solleci �ava� o un ripensa­ mento generale delle scelte compiute fino allora m tema dt ordmamemo.

Bonaini, Guasti, Bongi e l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

551

Il nuovo ordinamento guastiano Se a Siena, a partire dalla relazione del Banchi, prese avvio un percorso, durato decenni, che avrebbe portato ad una progressiva riconfigurazione del­ l'organizzazione dei fondi e ad un superamemo delle scelte a suo tempo at­ tuate80, anche a Firenze l'ordinamento fu investito da una serie di revisioni e rettifiche che, se non è del tutto improbabile fossero scaturite da dubbi e per­ plessità del suo stesso ideatore, furono, fondamentalmente, il frutto di iniziati­ ve intraprese ad opera di Cesare Guasti, il quale, in seguito all'allontanamento di Bonaini dalla direzione della Soprintendenza, ne venne prendendo il posto, fino a sostituirlo definitivamente con l'aggravarsi delle condizioni di salute e la morte del fondatore del Centrale di Stato. I tempi e le linee attraverso le quali p rese corpo il ripensamento guastia­ no, furono individuate ed attentamente indagate nel convegno fiorentino del 1 9878 1 . In quella occasione fu mostrato in modo assai convincente come l'e­ spansione dell'Archivio di Stato fiorentino all'interno della fabbrica degli Uf­ fizi, realizzatosi fra la seconda metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta82 avesse portato non solo ad una nuova dislocazione topografica dei fondi, ma anche alla loro riorganizzazione all'interno di una diversa sequenza, che non rispettava più quella originaria basata sulla scansione fra Repubblica e Princi­ pato, ma che era ispirata ad un altro, ben riconoscibile, principio di classifi­ cazione. In sostanza, il criterio di ordinamento per grandi funzioni dell'apparato statale, che nel modello bonainiano rappresentava un criterio accessorio, subordinato a quello periodizzante, fu assunto, nella sistemazione guastiana, a criterio principale di ordinamento e sulla base di esso gli archivi furono ripartiti in archivi politici, finanziari e amministrativi, giudiziari e se­ condo questo schema ripartiti all' interno della fabbrica degli Uffizi83. 80 Per i lavori di riordino dell'archivio senese, olrre al conrriburo di Carla Zarrilli nel pre­ sente volume, cfr. G . CECCHINI, !! riordinamento dell'Arc/;ivio di Stato di Siena, ci r. 81 ARRlG H I , BELLINAZZI, CONTINI 80NACCOSSI, MACCABRUNI, MARTELLI, TOCCAFON­ DI, VJVOU, Il problema dell'ordinamento dell'Archivio di Stato di Firenze. . ci r., pp. 446-449 e tavole allegate. 81 «LArchivio, fra il 1 865 ed il 1 882, conquistò un terzo di più di spazio, allargandosi a tutti gli Uffizi 'corri'»: ivi, p. 446. 83 «Appena l'acquisizione di nuovi spazi lo permise, Guasti procedette a formare la se­ zione degli archivi politici aggregando agli archivi governativi della repubblica e del periodo mediceo quelli delle segreterie e ministeri lorenesi; subito dopo ebbe inizio il raggruppa­ mento degli archivi finanziari medievali con quelli moderni (Monti, Prestanze, Catasti, Deci­ me, ecc.). Lopera di risrrurrurazione organica dell'archivio ( . . . ) si concluse ( . . . ) nel 1 884-85, con la sistemazione degli archivi giudiziari»: ivi, pp. 446-447. .


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Queste modalità di ordinamenro, esse pure sosranzialmenre estrinseche al­ la narura delle magisrrawre dello Stato giurisdizionale di antico regime, che non aveva conosciuto la divisione dei poteri tipica dello Stato moderno, dovevan o apparire meno irrispettose della configurazione dei fondi archivistici, così come era stata forgiata nel corso della loro originaria sedimenrazione e delle successi­ ve vicende della tradizione documentaria. Permettevano, in primo luogo, di re­ cuperare quella conrinuità di lungo periodo delle serie che superava la precedente frattura fra Repubblica e Principato . Ed infatti una delle conse­ guenze della complessiva riorganizzazione guasriana degli archivi nei vecchi spa­ zi e di quelli via via acquisiti dall'Archivio fiorenrino all'interno degli Uffizi, fu la ricomposizione di fondi che erano stati separati nella prima sistemazione del Centrale (è il caso delle Tmtte o della Zecca) o almeno il riaccosramento mate­ riale di quelli che, invece, conservarono la ripartizione a suo tempo introdotta (come ad esempio il Magistrato dei Pupilli e gli Otto di guardia e balia). Allo stesso tempo, se la collocazione all'interno dello schema di ordinamento di ar­ chivi prodotti da istituzioni la cui natura era difficilmente ascrivibile all'una o all'altra delle grandi parrizioni dello Sraco, non condusse a pesanri interventi di destrutturazione, ciò fu cerro dovuto ad una interpretazione tutt'altro che rigi­ da dello schema stesso, ma dipese anche dal fatto che molti archivi già avevano conosciuto, nel secolo precedente, una sorta di riconfigurazione secondo crite­ ri simili a quelli guasriani. lnfàtti una delle linee seguire nel corso delle molte operazioni di scomposizione e ricomposizione di concenrrazioni archivistiche e singoli archivi, realizzare nel :>...'\' 1 11 secolo, ;n·eva proprio reso a rispecchiare nel­ le carre quella separazione dell' «economico» dal «Contenzioso», cioè dell'am­ ministrativo dal giurisdizionale, che era stata una delle diremici fondamentali dell'arrivirà di riforma di Pietro Leopoldo e della sua opera di smanrellamenro delle strutture di antico regime�'"-�. Ben evidenti nella concreta disposizione dei fondi, le vedute del Guasti in rema di ordinamento sono rimaste, fino alla loro « riscoperta» nel l 987, poco, o addirittura niente affatto, considerate. Eppure esse hanno lasciato traccia sia nelle fonti d'archivio che in quelle edite, soprattutto perché gli interventi con­ dotti all'imerno dell'Archivio fioremino si svolsero nel corso dell'ultima fase della discussione sull'unificazione della legislazione archivistica cosicché le scelte allora compiute finirono per intrecciarsi con le posizioni assai ben do­ cumentate assunte via via dagli archivisti toscani, e da Guasti in particolare, nel dibatti m sull'organizzazione archivistica dello Stato unitario, all'interno ,., Cfr. \'i i.\ll, Leopoldo . . ci t.

Rijònnt' tlllllllinisrmril•,• t' mnbn•,d/'1/u ilrcl•ti'Ù(Ic/;t nel/11

lòsc'illlil

t'

l'ordinmnmro dq;li ;-lrchil'i di Stato tosmni

553

del quale anche il rema specifico delle direttive da dare sull'ordinamento fu af­ fronraro seppure senza quella cemralirà di altre ben piLt cruciali questioni. Che esista un parallelismo fra scelte a livello locale e posizioni sostenute nel dibattito nazionale è evidente. Più difficile è srabilire come e Guasti da quanto le prime inAuenzassero le seconde e viceversa. La riAessione sui prov­ vedimenti da prendere in ambito nazionale, infatti, non solo implicava l'as­ sunzio ne di un orizzonte problematico piLt ampio e complesso, ma significava anch e confrontarsi piLt da vicino con le soluzioni elaborare altrove. Fra le qua­ li, in rema di ordinamenco, spiccava, per la sua coerenza e comparezza, quel­ la adottata nel Grande Archivio di Napoli, dove i fondi erano stati ripartiti prima in tre divisioni («legislazione e diplomatica.,, «Finanza, demanii e co­ munale», «Giudiziario») e successivamente in cinque classi (politica e diplo­ matica; amministrazione inrerna, amministrazione finanziaria, atti giudiziari, guerra e marina)8': «non ( . . . ) una classificazione empirica», secondo France­ sco Trinchera, allora direttore del Grande Archivio, ma un ordinamentO con un «suo fondamento incrollabile nel giure pubblico, cui strettamente si con­ giunge, e ne dipende», poiché quelle «categorie rispond [evano] ad altrettanti organi essenziali della vira dello Stato in rutti i tempi e in rurr'i ltwghi,86. Cerro è che già nella bozza di regolamento per gli archivi di stato del Re­ gno, chr Guasti stese su incarico di Bonaini in vista dell'incontro di questi con i direttori degli archivi di Napoli e Venezia, Francesco Trinchcra c Tom­ maso Gar, che si renne a Napoli nell'ottobre 1 867 con l'obiettivo di elabora­ re una proposta di unificazione dell'amministrazione archivistica nazionale da sorroporre al Ministro della Pubblica istruzione, egli inserì un articolo che prescriveva un'uniforme suddivisione degli archivi di sraro in tre sezioni (ar­ chivi «diplomatici,, «archivi giudiciarii», «archivi amminisrrarivj,), esempla­ re sulla base di una classificazione degli archivi per funzioni. Nelle note stese a commento della boaa, Guasti giustificava questa proposta con il desiderio di evirare il rischio di una riproposizione della distinzione fra archivi storici e archtvi amministrativi e con l'esigenza pratica di contare su una ripartizione degli archivi sulla quale innestare una razionale organizzazione del lavoro.

bS Tale divisione era fìss.ltJ. ndl'.micolo 1 2 ddl.1 Legge organica degli archi"i del Regno d�l 1 2 novembre 1 8 1 8: cfr. A. l R.-\'-:ITO, legislazione posiril'll degli archit•i del Rt'gno. 1apoli l 1p. di Ferdinando RJ.imondi, 1 85'), p. 1 82 ; cfr. anche F. TRI:"'( lll'll\, Dt'gli 11rdm•ii napole­ tani, riprodutione �lll.l>t.HiL.I. 0:apoli, Archivio di '\raro l 99), pp. 2 2 . .11 -.12. Cii .1rchivi pro­ vinci ali meridionali erano stati .1 loro voha suddivisi in tre saioni: amministrazione, interna, amminis trazione fìnanzi.1 ri.1 , ani giudizi.1ri. bù Ibidem, p. 52.

di Pietro

.

...


Bonaini, Gumti, Bongi e l'ordinamento degli Archivi di Stato tosCIIn i

Stefano Vitali

55 4

Ho evitato la divisione formale di archivi storici e archivi amministrativi, - scriveva perché oltre ad e�sere falsa è anche pericolosa. Vorrei che si riconoscesse per isrorico _ qu_al_unque �rchivio come q ual unque documento. Ma senza concedere o negare agli ar­ c? I:I quel molo, è pur necessario dividerli in sezioni: né mi si presenta una migliore . divisione e nomenclatura di q uesta87 . _

Una posizione analoga, Guasti la sostenne anche in seno alla commissio­ ne nominata nel dai ministri della pubblica istruzione con l'incarico di elaborare un proposta di unificazione dell'organizzazione archivistica nazio­ nale - la cosiddetta Commissione Cibrario, dal nome del suo presidente -, quando si trattò di discutere il nono quesito posto dai ministri alla Commis­ sione: «Devono stabilirsi per rutti gli archivi norme uniformi d' ordinamen­ to?». Di fronte al netto rifiuto dell'uniformità, espresso da Castelli («!'ordinamento non può essere uniforme poiché non turri gli archivi si pre­ stano alle stesse divisioni»), alle simili perplessità del Gar («Il comm. Gar, guardando �1l'�rchivio di Venezia, dove la varierà degli uffici fu grande, non crede che gl 1 s1 possa adattare l'ordinamento d'un alrro archivio ( . . . ) Egli in­ somma pensa che l'archivio debba piuttosto dare le norme dell'ordinamento c h� ricever! �; e che �er�iò o�ni archivio abbia ad avere la propria») e alla po­ _ _ SI � IOne ��dtatnce ?t Ctbrano, che sembrava riecheggiare certe preoccupazio­ n � bonau1 1 ane (<�R.ispe �rare gl � ordinamenti attuali; raccomandando però ai _ _ _ dtre�r�n dt mtglwrargh, massima col procurare che l'Archivio, per quanto è posstbde, rappresenti la costituzione dello Stato e gli elementi della vira civi­ le»), il futuro sovrintendente toscano, che rappresentava l'archivio fiorentino,

1 870

La bozza di regolamento è in ASFi, Soprintendenw generale agli archivi toscani, 86, af­ fare _1 4 «Confer�nza renura a Napoli ( . . . ) e proposta di un regolamento generale per gli ar­ chi_�!». _L� sortolm �arure sono nel resto. Che la bozza, che è di mano di un copista, debba arrnbu1rS1 a Guasn e non a Bonaini (cui invece l'attribuisce A. PA.."'ELLA, Francesco Bonaini e l'o1dinmnento degli archivi italiani nei primi anni del Regno in I DE/vf , Scritti archivistici, Ro­ ma, MmJStero dell, mrerno, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, 1 955, p. 2 1 2) è conferma­ r� dalia lettera d1 C. Guasti a F. Bonaini, Galciana 1 2 ottobre 1 867 («ho lavorato questi due g 10rni sul noto Regolamento, e domani spero di merrerlo a pulito») in Carteggi di Cesare Guasti VI: Carteggio con gli archivisti jìoremini . . . cir. p. 1 98. La proposta del Guasti non : conAu 1 nel progetto fìnale elaborato dai tre direttori, che sul rema dell'ordinamento sosran­ zialmen �e glissava. Né la pav�n .rara �rar�ura fr� a �chivi storici e archivi amministrativi preoc­ cupava 1n quella fase Bonam 1, e 1 d1rerton d 1 Napoli e Venezia, i quali, al contrario, punr�vano propno ad una regolamenrazione che non coinvolgesse rutti gli archivi, ma solo quell1 _d�l Venero, Toscan_a, e Mez�ogiorno, di cui doveva essere riconosciuta la dipendenza dal M miStero della Pubblica Isrruz1one, lasciando gli altri sono il controllo del Ministero del­ l'Interno: su questi aspetti cfr. D'ADDARIO, La collocazione degli archivi nel quadro istituzio­ nale dello stato unitario . . ci r., pp. 72-73. 87

:

.

555

in assenza del Bonaini già in precarie condizioni di salute, si dichiarò invece convinto che «delle norme generali si pot[essero] dare», precisando che le carre governative, l'amministrazione della giustizia, e la fi nanza sono già rre gran­ di catego rie, che tutti gli archivi di Stato hanno.

Non pare casuale che il solo Trinchera dichiarasse il proprio completo as­ senso affermando che «le stesse divisioni si trovano nel grande Archivio di Napoli» 88. In realtà, le opinioni espresse all'interno della Commissione Cibrario, non erano indicative soltanto delle visioni ormai maturare da Guasti in rema di ordinamento, ma anche di ambiguità e debolezze che eran loro proprie. In­ farri, se la coincidenza di opinioni con Trinchera, marcava bene la distanza fra l'ordinamento storico bonainiano e il nuovo reorizzato e praticato dall'archi­ vista pratese, le argomentazioni guastiane adombravano implicitamente, se non rivendicavano apertamente, una sostanziale identità fra i due modelli di ordinamen to89. Il grado di ambiguità della posizione guasriana emerse, in realtà, con an­ cor maggior nettezza un paio d'anni dopo nell'opuscolo edito in occasione della partecipazione degli archivi toscani all'esposizione universale di Vien­ na90. Nel ripercorrere la storia dell'istituzione e delle successive vicende del­ l'Archivio fiorentino, l'opuscolo dedicava un intero capitolo alla descrizione

ASFi, Soprintendenw generale agli archi11i toscani, 97, affare 346: «Verbali copia au­ tentica. Rapporto 13 aprile», quarta adunanza. Nel rapporto fìnale della Commissione (con­ servam in minuta nella medesima busta) era la posizione contraria all'uniformazione ad avere la meglio, seppur rerrifìcara dalle indicazioni metodologiche suggerire da Cibrario: uvorrebbe la Commissione - era scrirro a questo proposito - che fosse lasciato ai Soprintendenti una di­ screta libertà; sì perché gli archivi d'una parre d'Italia, anche marerialmeme, non si riscontra­ no in rutto con quelli d'un'altra; sì perché a guastare un ordinamento meno buono si pena poco, ma sosriruirne uno migliore non è sempre agevole. In questo concordi, che l'Archivio deve rappresentare, per quanw è possibile, la costituzione dello Sraro e gli elementi della vira civile». Ampio resoconro dell"arrivirà della Commissione Cibrario è in D'ADDARIO, La collo­ cazione degli archivi nel quadro istituzionale dello stato unitario . ci r., pp. 83- 1 1 1 . «Alla parrizione che diremo di materie o di affari [cioè all'ordinamento per funzioni] - spiegava Guasti - va parallela quella che può dirsi istorica» e, dopo aver proposro di gene­ ralizzare la costituzione di archivi diplomatici, sull'esempio del fìoremino, aggiungeva che ulo stesso ordinamenro, che la Soprintendenza diede all'Archivio di Firenze, poré essere applica­ to senza veruno sforzo agli archivi di Lucca, Pisa, e di Siena. Lo che prova ( . . . ) che certe norme generali d'ordinamenro vi sono»: ASFi, Soprintendenwgenerale agli archiui toscani, 97, affare 346. 90 Gli Archiui di Stato toJcani alla esposizione uni11ersale di Vim11a, firenze, Cellini, 1 872. 88

89

..


556

Stefono Vitali

Bonaini, Gumti, Bongi e l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

III)

del primo ordinamento bonainiano (cap. e citava ampi brani dell'artico­ lo di Leopoldo Galeotti che ne riportavano fedelmente e con molta efficacia caratteri e principi ispiratori9 1 • Veniva così delineata e dettagliatamente illu­ strata la triparrizione Diplomatico-Repubblica-Principato, sulla quale quel­ l'ordinamento si era incardinato. Ma, una trentina di pagine dopo, nel capitolo conclusivo dedicato allo «Stato presente degli Archivi di Stato tosca­ ni», pur richiamandosi ancora a «quel primo ordinamento delle carte», veni­ va presentata una situazione tutt'affatto diversa: l'Archivio centrale di Firenze, e quelli di Lucca, Siena e Pisa ( . . . ) serbano quel primo ordinamento delle carre di che si

è parlato

nel cap.

III.

Può quindi considerarsi cia­

scun Archivio ordinato in tre grandi sezioni: politica, amministrativa, giudiciaria. Ogni sezione poi segue il procedimento storico9 2 .

E con una singolare marcia indietro rispetto alla concreta opera di sman­

tellamento delle amiche concentrazioni di archivi esistenti prima della fon­ dazione del Centrale, venivano presentati come un corpo unitario gli «archivi dei Monti e della Liquidazione francese» e il loro «grand'allegato ( . . . ) gli ar­ chivi della Corporazioni soppresse nel 1 8 1 O [ rectius 1 808] per decreto di Na­ poleone, dacché i beni servirono a estinguere il debito pubblico toscano»93, riproponendo così il vecchio Archivio delle Corporazioni religiose soppresse e del soppresso Monte comune, mentre assieme all'archivio Mediceo si ricor­ dava la costellazione di altri archivi (il Mediceo avanti il Principato, il Ducato d'Urbino, le Carte strozziane) che aggregati a quello erano pervenuti al Cen­ trale. Si ritessevano così le fila, più che delle grandi rotture della storia politi­ co-costituzionale del Granducato, delle lunghe continuità archivistiche, degli intrecci e delle relazioni fra i fondi, del loro aggregarsi in «famiglie», sulla ba­ se di una storia comune.

91

q!

Ibidem, pp. 22-25. Ibidem, p. 56. La presenrazionc dell'ordinamento fiorentino così proseguiva: «Nella

sezione polirica, per Firenze, precedono le carre diplomariche, gli sraruri, le riformagioni o provvisioni, e i carreggi della Repubblica: seguono i congeneri documenti Medicei; e vengo­ no appresso i Lorenesi. La sezione amminisrrariva comincia con la finanza, e abbraccia rurre le diverse magisrrarure civili che, sorro varie denominazioni, ne' rre periodi Repubblicano, Mediceo, Lorenese, amminisrrarono la cosa pubblica. La rerza, finalmente, comprende gli ar­ chivi giudiciari del Podesrà e del Capirano fino ai moderni rribunali. Sra a capo di rurre le serie il Diplomarico ( . . . )>>: ibidem, pp. 56-57. 9' Ibidem, p. 62.

557

Scaturita, come si è visto, da un ripensamemo sull'impatto che la logica dell'o rdinamento periodizzante aveva avuto sulla struttura e l'identità dei fon­ di, la proposta guastiana, rimase tutto sommato sotto tono. Lungi dal riven­ dicarne l'originalità e limitandosi a darne, in documenti «interni», motivazioni di ordine pratico, connesse alla divisione di responsabilità fra gli archivisti, Guasti sembrava volere sminuire, almeno all'esterno del mondo ar­ chivistico, la novità della propria concezione e cercava di mimetizzarne quasi gli effetti, per porre il proprio operato rutto dentro la rassicurante eredità bo­ nainiana, un'eredità che godeva di così tanta autorevolezza, non solo dentro gli archivi, ma anche fuori di essi. È probabile che ciò derivasse, almeno i� rutta una prima fase, dalla presenza, seppure sullo sfondo, dello stesso Bonal­ ni. Ma non è da escludere che nell'archivista pratese vi fosse la consapevolez­ za, più o meno pronunciata, della minore forza comunicativa della propria proposta rispetto a quella bonainiana, della difficoltà di sostituire il «discor­ so» bonainiano sugli archivi che tanta eco aveva avuto, con un altro altret­ tanto convincente fondato su presupposti diversi. E per quanto nel 1 874 Guasti potesse anche proporre una sorta di nuova inaugurazione dell'Archi­ vio fiorentino a conclusione dei lavori di recupero dei locali ceduti a suo tem­ po al Senato del Regno, la non realizzazione del progetto, �emb �a':'a indicare, assieme cerro al diminuito rilievo politico e culturale degh archiVI soprattut­ to se confrontato agli ultimi tempi del Granducato, la difficoltà di giustifica­ re e sostenere la propria richiesta con convincenti argomentazioni che avessero una reale capacità di incidere sul piano politico-culturale94 . Risulta­ va così una sorta di discrasia fra l'approccio agli archivi cui la logica dei pro­ cessi di sedimentazione e di trasmissione richiamava gli archivisti e il «discorso» che su di essi veniva rivolto all'esterno. Né fra l'uno e l'altro sem­ brava facile la conciliazione. In realtà la vicenda dell'ordinamento porrebbe essere ben presa a para­ digma di una più generale condizione che, dopo i tempi eroici della sua isti­ tuzione, veniva vivendo l'archivio fiorentino. Quello che allora era apparso un disegno compatto ed in sé coerente si veniva adesso sfaldando di fronte alle contraddizioni che in esso emergevano, alle difficoltà pratiche che si erano aperte con l'Unità d'Italia e, soprammo, alla riconfigurazione del ruolo di ar­ chivi e archivisti che il processo di costituzione dell'organizzazione archivisti9 1 Cfr. la lerrera di C. Guasri al Minisrro dell'inrerno, 27 aprile 1 874, in AS Fi , Soprin­ tendenZ/1-genemle agli archivi toscani, 1 23, affare 82; cfr. anche ARRIGi ll, BELLINA ZI, CONTI­ . NI BOi'\ACCOSSI, MACCABRUNI, MARTFLLI, TOCCAF0:--1 0 1, VIVOLI, [/problema del/ ordrnamento dell'Archivio di Stato di Firenze . . . ci r., p. 447.

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Stefano Vitali

Bonaini, Guasti, Bongi e l 'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

ca nazionale stava compiendo. I processi di concentrazione della cospicua massa di documentazione dei ministeri e degli altri uffici cenuali del Gran­ ducato, da un lato, la sottoposizione al Ministero dell'Interno, dall'altro, ten­ devano ad esaltare i compiti amministrativi dell'Archivio, determinando una profonda scissione fra la dimensione quotidiana, in gran pane affogata nella routine burocratica95, e la vocazione culturale che aveva largamente presiedu­ to alla sua istituzione. Era il complessivo progetto bonainiano che aveva ormai perso la propria forza propulsiva, segnando la crisi delle sue singole componenti, che così strettamente erano connesse e, fra esse, anche di un altro pilastro della visio­ ne bonainiana: la redazione e pubblicazione, non episodica, ma costante e continuata, di lavori archivistici di alto livello culturale e scientifico. Mentre Bonaini aveva fino all'ultimo ammonito che i «lavori ai quali [avrebbero do­ vuto] attendere gli addetti agli archivi» dovevano essere «lavori d'inventari e regesti», dai quali «soprattutto ne [avrebbero avuto] incremento le scienze storiche»96, le generazioni successive di archivisti avrebbero pensato in modo radicalmente differente e avrebbero piuttosto considerato <<noiosissime ope­ razioni, [quelle] che si chiamano ordinamenti di carte, inventari, repertori, ecc.»97. E nella difficoltà di intravedere una dimensione culturale in quei la­ vori «tanto più ( . . . ) quando le scritture [erano] di data recente e di una im­ portanza relativa», essi avrebbero cercato altrove una legittimazione del proprio ruolo di custodi della memoria storica, cosicché, come scriveva Gua­ sti nel 1 884, era facile che preva[lesse] il concetto che i documenri [fossero] per loro, e non essi per

i

documenri; o in alrri termini, che il soddisfare la propria curiosità erudita e il fare li­ bri per la propria gloria, [fosse] lo scopo finale del loro ufficio98.

9 5 La larga prevalenza dei compiri burocratici nell'arrivirà quotidiana dell'Archivio è ben evidenziata da alcuni dari riportati nella relazione al convegno fìorenrino del 1 987, citata nel­ la nora precedenre, p. 445: «già poco dopo il 1 86 5 le [pratiche con finalità burocratico-am­ ministrative] sono più numerose delle [ricerche a carattere srorico], rappresenrando il 65o/o delle pratiche complessive evase nel periodo 1 865-1 869; raggiungono il 76o/o nel quinquen­ nio successivo e divengono l'attività esterna quasi esclusiva deli'Isriruro nel periodo 1 8751 879, coprendo ben il 94o/o del rotale» 96 La «Memoria per chi terrà il mio ufficio di Soprinrendenre ed alrri uffici dopo di me», di Francesco Bonaini è conservato nelle Carte GufiSti, presso la Biblioteca Roncioniania di Pra­ ro, e ci taro in Carteggi di Cesare Guasti, VI: Carteggio con gli archivisti fiorentini. . . ci r., p. 65. 97 Cfr. il rapporto di Cesare Guasti al Ministro dell'interno, 24 marzo 1 884, ivi, p. 44. 98 Ibidem

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E se è probabilmente vero che, come ha notato Enrico Artifoni, il ritrarsi degli archivisti ed eruditi fiorentini (si pensi, per fare qualche esempio, ad Alessan­ dro Gherardi e a Demetrio Marzi) ( . . . ) dalle loro incombenze d'ufficio per darsi a re­ gestazioni e a ricerche specialistiche legate ai loro personali interessi sroriografìci ( . . . ) roccò i n qualche misura la capacità progettuale interna agli archivi, ma non intaccò - avvenne anzi il contrario - i l rapporto saldo che si stabilì fra gli storici e le istitu­

zioni deputate alla conservazione dei 'monumenri' 99 ,

è altrettanto indubbio che i n assenza di nuovi strumenti di ricerca, per ri­ spondere alle richieste di quegli stessi storici si dovesse tornare, nella sala di scudio dell'Archivio fiorentino, ad utilizzare l'antico inventario dell'Archivio delle Riformagioni, redatto da Brunetti alla fine del Settecento, integrato dal­ le nuove collocazioni del riordinamento bonainiano 1 00. Non poteva darsi de­ stino più paradossale per l'opera di chi, proprio dalla polemica e dalla contrapposizione ai riordinamenti settecenteschi dell'archivio delle Riforma­ gioni, aveva cominciato la propria riflessione archivistica.

Salvatore Bongi e l'inventario dell'Archivio di Stato di Lucca Se la rinuncia agli ambiziosi progetti di pubblicazioni archivistiche può essere considerato come la conseguenza dello sfaldarsi dell'orizzonte proget­ tuale nel quale si muovevano Guasti e l'Archivio fiorentino, la realizzazione dell'inventario dell'Archivio lucchese testimonia l'esatto contrario, cioè la te­ nuta del progetto bongiano. Le ragioni di questo risultato sono molteplici e non è questa la sede per richiamarle ancora, vista la forza con cui sono emer­ se anche nel corso di questo convegno. Ma se motivazioni quali il notevole grado di identificazione dell'Archivio e del suo direttore con la città e la sua storia o l'indubbia qualità personale del 99 E. ARTIFON!, Salvemini e il Medioevo. Storici italianiJi'a Otto e Novecento, Napoli, Li­ guori, 1990, p. 2 1 . 100 Cfr la lettera di Alessandro Gherardi a C. Guasri, 23 agosro 1 876: «Ieri l'alno, nel consegnarle le chiavi, m i dimenricai di dirle che ( . . . ) nello sresso palcherro in fondo allo stes­ so armadio [nella sala di srudio] ( . . . ) sono quei quaderni di invenrario delle Riformagioni col­ la corrispondenza della vecchia indicazione brunettiana con la nuova; che possono far comodo per rispondere alle domande di sala di srudion, Carteggi di Cesare Guasti, VI: Car­ teggio con gli archivisti fiorentini . . . ci r., p. 322. Gli invenrari segnalati da Gherardi, e da noi già ricordati precedenremenre, sono in ASFi, Inventari, Inventario 1913, 661-665.


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Bangi, spiegano molro, dal nosrro osservatorio non possiamo non segnalare, fra le cause di questo successo, la capacità che il direttore dell'archivio luc­ chese dimosrrò di conservare un quadro d'insieme coerente e convincente sia dal punto di vista della periodizzazione storica che da quello delle logiche del­ la sedimentazione archivistica, nel quale ricomprendere la descrizione dei sin­ goli archivi; un quadro (un ordinamento, insomma) che cercava di adattarsi problematicamente alle vicende delle istituzioni e agli archivi descritti. Anche Salvarare Bangi nel corso dell'elaborazione degli ultimi volumi dell'inventario lucchese ebbe modo di mutare opinione sull'ordinamento ori­ ginariamente dato all'archivio il quale, applicando la ripartizione della docu­ mentazione secondo il modello bonainiano, prevedeva, come si è visto, sezioni distinte non solo per la Repubblica lucchese, ma anche per ciascuno dei governi che si erano succeduti nella città nell'Ottocento, prima dell'an­ nessione al Granducato. Riesaminando le carre che dovevano essere descritte nel terzo volume dell'Inventario, relative al principaro napoleonico, alla fase di diretto controllo ausrriaco e al ducato borbonico, Bangi si venne invece per­ suadendo dell'opportunità di «ordinare i diversi uffici dei tre reggimenti ed uno dietro l'altro, p. es. la segreteria napoleonica, poi quella tedesca, poi quel­ la borbonica, e così di seguito in tutte le alrre serie» . Il motivo era che, come scriveva a Guasti, «spesso vi sono delle raccolte che comprendono tutti i tre reggimenti, e libri anche che vi è stato scritto sotto più governi» 1 0 1 e il con­ servarle unite era necessario per non disrruggere, ma anzi per recuperare quel­ l'identità degli archivi che il precedente ordinamento tendeva a distorcere. In somma, - proseguiva l'archivista lucchese nella stessa lettera a Guasti - l'Archivio lucchese verrà diviso per le carte di Governo in Comune di Lucca, ch'è la parte già stampata e comprende dai più antichi tempi alla cessazione dell'ultima repubblica che ebbe per fondamento il Comune e il suo statuto; in carre del Principato detto genericamente, cioè dal 1 805 al l 847 in cui cessò l'autonomia; ed in Provincia, che comprenderà le carre di là da venire, le quali incominciano ora a venire in Archivio, e che saranno descritte dai nosrri successori.

Come aveva già scritto nell'inrroduzione al primo volume dell'Inventa­ rio 1 02 e come ebbe a ripetere in quella al terzo volume, era con l'epoca napo1 0 1 Lerrera di Salvarore Bongi a C. Guasri, Lucca 2 1 dicembre 1 877, in Carteggi di Ce­ sare Guasti, IX: Carteggio con gli archivisti lucchesi. Lettere scelte. . . ci r., 1 984, p. 359. 102 Con l'occhio rivolro sopranurro a giusrifìcare l'ordinamenro in serie conrinue delle cane della sezione comunale, ma con considerazioni che già evidenziavano un approccio me­ todologico che sarebbe sraro applicare anche alla fase successiva, scriveva infarri il Bongi:

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Bonaini, Guasti, Bongi e l'ordinamento degli Archivi di Stato toscani

Stefono Vitali

�1ificati_va ro_t,­ leonica che, a detta del Bangi, si era verificata la vera, rea!� e sig t nuovt e ptu e lica Repubb ica dell'ant rura istituzionale fra gli ordinamenti moderni assetti. Dopo di allora, scriveva, ima somiglianza nelle i s_r i ­ salvo le origini e gli umori diversi dei Principi , fu grandiss

tzioni e nelle forme del loro Governo, e tale, che cerri uffìzi, e quindi certe qualità la carre formarono dei corpi che avrebbe bisognato spezzare, �e si fosse adottata mo­ a v�eva. divisione per dinastie ; menrre invece l'ordina_mento . c� mp_les�tv� ( . . . ) U IOI1 1 d1 quet g1 0r111; tanto t l t S 1 smgole elle storia la a evidenz e � strare colla maggior te, o seccarono del quelle che durarono inalterate, quanto l .alrre che vennero Interrot . c . t·1 e neIle mcombenze 103 az10111. ne1. ttto tutro, 0 andarono soggette a rrasrorm

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Qui stava la coerenza e la forza delle scelte del Bangi: stava. i� � na con�i­ derazione del rapporto fra sistemi politici, istituzioni ed arch tvt, mdu?bta­ mente più problematica e complessa di quanto fosse quell� che vedeva eSIStere � voi t�, fra i rre livelli connessioni lineari, dirette e un po' meccantche, . come, dmamt ­ alle oragg1 anc � emergevano nello schema bonainiano. Era in questo . at� s allo 1e 1 re � che profonde delle istituzioni, quali il .passa.ggio dall'anr�co � � est­ _I che , polmca stona della vemce dt rotture alle moderno, piuttosro che . dt un� . pubbltca vna la «tutta di mento genza di dare conto attraverso l'ordina . Stato)) t o4 finiva per conciliarsi, quasi naturalmenr�, con le l���c�e della sedt­ menrazione e della uasmissione della documentaziOne archiVIStica. Conclusioni

Per entrare nel circuito della ricerca storica gli archivi dovevano essere guardati sotto una nuova luce, una luce che �e svelasse inedi.ti caratteri e ne indicasse significati alternativi rispetto a quelli che erano stati fino allora dep� r� urare delle sresse magistraru­ . . . ) u niformità o somiglianza di scrirrure, derivara dal nsconrra 1n &ene�ale dal secolo e, r a rn � v go di modi e pubblici re, meglio, di ceni ordini nel! o�dmamen ro �el­ XIII al principio del XIX; ed anche quesra sola rag1one sa �ebbe valsa

«l:(

SI

0,

a sequela d1 cane . Infat� l fu l'Archivio, per considerare come una stessa sez1one, una cos1 lun� . . ord1111 r um el �ag1sr le che francese, ro principa del ungere �arure e gb solamente col sopraggi _m gran parre o on. c1, � CI u gb � reggi menro lucchese, mutarono nomi e regolame nri ( . . ) . c 1 bureaux, con 1111p1egan mutevoli a semestre 0 ad anno ( . . . ) successero allora 1 1111111Sten modo modern o»: In­ fìssi a sripendio, facenri capo al principe, rappresentanre dello Stato al . ventario del R. Archivio di Stato in Lucca . . . c1r., p. 30. 103 BaNGI, AvvertenZ/1 . . cir., p. Yl . _.

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Stejàno l 'i�t�l!

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Bon1uw. (,u.zm.

clinati. Ha scritto Lucien Febvre «che per scoprire gli archivi, rianimarli, met­ terli a frutto, ci volevano poeti c non guardiani»10'. Ceno se non i poeti, ci volen almeno uno sguardo nuovo, capace di rradursi in linguaggi i n grado di fàr emergere davvero l'intimo nesso fra archivi e storia. Uno sguardo di que­ sro genere poteva solo provenire dall'esterno di quello che era sraro fino ad al­ lora il mondo dei «guardiani», il mondo di coloro che negli archivi di corre, in quelli pubblici, nelle cancellerie o negli uffici di registrazione e prorocollo, si erano presi cura della documentazione c avevano sovrinreso alla sua utiliz­ zazione nella politica, nell'amministrazione, nella vira ciYilc. E fuori di quel mondo aveva le proprie radici culturali, come crediamo di aver dimostrato, il complessivo progetto bonainiano, che con l'idea di un ordinamenro degli ar­ chivi che rappresentasse quella sroria di cui gli archivi erano il prodotto, pa­ reva daVYero illuminarli di luce nuova e parlare un li nguaggio che il nesso fra archivi e storia sembrava in grado di evocare con immediatezza e di comuni­ care con indubbia forza persuasiva. Una forza persuasiva che rimase a lungo i ntatta, nonostante le difficoltà che i progetti bonainiani erano destinati ad incontrare all'indomani dell'Unirà e nonostante le aporie che nella concezione dell'ordinamenro srorico vennero rapidamente alla luce dal confronro con la concreta realtà della sedimenrazio­ ne archivistica. Le idee del «padre» degli archivi roscani continuarono così ad aH�tscinarc gli archivisti delle generazioni successive c ad offrire loro un con­ vincente punto di riferimenro sulla base del quale orientare quel lavoro di rac­ colra e di organizzazione degli archivi che veniva dipanandosi con l'istituzione dci nuo\'i archivi di Staro, promossa dallo Staro unitario, e con il consolida-

1

sti.

'' Lener.l di S . Bongi a C. Gu.t5ri, Lucca. 26 serrembn: 1 8-2, C1nrggi di

IX: Carteggio con gli arrl>il'isti lucdll'si. p. 233.

G·san·

Gua­

1 ' \'aie la pena di ci rare piì. di5resamcn re l e consideraz ioni di Febne, rill:rirc 1 1 . Jules Ì\ !i­ l..heler, che, d.1l 1 830 al 1 852, era sraro 1 capo della sezione degli archivi swrici nelle t\rchi­ \'es :\'arionales di Parigi: ( ... ) per scoprire gli archi,·i, rianinurli, menerli a frurro. ci ,·olc\'ano poeri c non guardiani. rurri i deposiri d'archivi imperiali, reali, principeschi , in rurre le for­ re/le in c u i !J prudenza dci principi chiude,·a fascicoli che, per loro, .1\'e\·ano v,tlore di con­ quisra, in rurri i deposiri blindari dove i grandi della terra nasconde\'ano qucsr'alrra aniglieria: i loro riroli - �,.'erano delle guardie diligcnri, merin>lose, se\·cre ai ropi una uc­ cia inesorabile ( . . . ) . ;\la per LI Sroria, cosa usci\'a di lì? i\!ichckr è \'enuro. lui ( . . . ), qud poe­ ra. come si dice con disdegno, quale gr.111 poera, in d'ferri, il piì.1 grande lirico del nosrro sewlo - è lui che fece rienrrare gli arçhivi nell.t vira, che da tarre monc, rirò fuori per primo s.tngue caldo c vi\'o». Le frasi sono rrarre dal çorso su ,\fichelt•t t t la RmlliSSi/1/Ct ' ', ci rare in Ì\ ! . ;\ ! \\I'ROl. Rl l,URI, Il /JiiiiiOsamo lllft'I'I'Otto di ,1ft�re 8/ocb, Pisa-Roma, !sriruri editoriali c po­ li grafici inrernazion ali, 1 995, pp. 1 1 2- 1 1 3.

B'iii,!!J ,

l indintllllc'l/tO degli

,-Ire !til'i di �telfO rosc.z11i

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mento di quelli già csisrenri111" . A Bonaini e all'esperienza degli archivi to� ca­ ni . ad esempio. si sarebbe esplicitamente richiamato Cesa �·e l\lalag�la nel! or­ dinare, fra la seconda metà degli ,!l1ni Settanta e la pnma degli Ottanta. l'Archivio di Stato di Bologna c nel disporre gli archi"i secondo 9 ue! «I:1� to� do storico. ormai riconosciuto il pil.t semplice e il pil.1 naturale». Dlstri �)LI Itl gli . archi\'i sulla base di uquei cambiamenti di gO\·erno, che rec;mo sosranzwh mu· der: l a d'1 razioni altresì nella forme politiche», egli ne aveva. btta «comspon . sposizione progressi,·a ( . . . ) nelle sale che si sussegu [ I\'ano] nel Palazzo Cah·an1, in modo che l'ordine delle sale segui[sse] quello delle carte». ·

Così che. - spiega,·a :--. lalagola. indicando l'cffcrro p i ti suggesri\'(> che era scaruriro da . uesra disposizione - percorrendo [le sale] succcssivameme, si pass[a] dali �rclm:ro :M

t

omune nel Pontificio. dal Po111{/icio nel ,\Jodemo, d.tl Modem� in quello degli .En:r . Autonomi, passando ord111arJmcntc in rassegna b srona dello Suro e della Pro\'ll1 ':_1 J Bolognese ne' suoi periodi

c

nelle suè \ <Hic isriruzioni Jalle anrichc alle odierne10 .

LArchivio assumeva così le scmbianze di un ,·ero e proprio «tempio del­ la memoria storica da esibire e da �àr conoscere con l'orgoglio di appartenere · d'1na» lllS · a una racl,tcara rrac\'1/.IOnc Citta A distanza di ccnrocinquanr'anni. pur con un orizzonte problematico or­ mai totalmente murato, visioni come quelle di Bonaini c dei suoi colbbora­ rori continuano a suscitare negli archivisti profonde risonanze emoti\'e e ,1 richiamare alla mente interrogativi, sui quali essi, casomai sotro altr� forn: e� hanno continuato e continu<lno ad arrovellarsi. Ormai da tempo gl1 archl\'1 non son pil.1 «luoghi-tempio», son diventati semmai. «luog[h � ] -labirinro che� nell'immagazzinare grandi quantità di documentaziOne, fìmsc[ono] �na�an involontariamente per occulrar)a, 1 0". Eppure, nel tessere, per mezzo d1 gu1dc e inventari pil.t o meno tradizionali, oppure di moderne b;!Ilche dari o di piì.1 . complessi sistemi informatizz.ari di ricerca, quel filo d'Ananna che ser\'e ad · .

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' Sul l.t penerr.v ione del merodo srorito di ordinamt'IHO all'inrerno del mondo .uthi,­ _ visrico iraliano nel cor�o degli cii rimi decenni dcii'Onocenro. dr. l. Z.\ ":--: 1 RtNI I I n . Ardttr'i e memori11 srorictt, Bo l og i�.t. l Ì\ !ulino. pp. 9'!-96. . . . . , , I ·- Cfr. C. Ì\ l \ 1 \l,OL\, L/lrdtit•io di StctiO di Bologntl d,r/la sutt rSliiiiZIOilt' tt lllfto r/ 1 88}. in ../uri e memorit del !.t R. Deputuione di �mria parria per le pro,·incic di Ronugn.I . �. 1 � . 1 --. Tune le �orroh­ ! ( 1 882-8.1). pp. 1 '6-220. i n p<�rricol.ue per l e cirazioni. p. neawre sono nel resto. P.tbzzo G.llv.ll1i era !.1 prima sede dcii Archi\'IO bologne!\e. IO� Cfr. l. z \'-'\;l RlN fl l n. l'n luogo di (01/St'I'MZiOIIe della 1111'1110/'111, i n 1\! }'\;� \ n RO l'r R . dr 1 BE:-: l ClT!TR_\ll 1 A\IRII:XI\1 1 . CHICill Cl '\;TR_\U l'l R l B E:--:1 AR< 1 1 1\'ISTIU. l ,-lrd>n·ro Stato di Bologllir. J-ie,ole. �ardini. p. 1 9 f{Jidcm.

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564

Stefono Vitali

orientarsi nel labirinto, l'archivista non ha mai cessato di intertogarsi non so­ lo e non tanto su come condurre più speditamente e senza inurili diversivi là dove il ricercatore vuole arrivare, quanto, e spesso soprarrurro, su come far emergere con quell'evidenza e quella forza comunicativa con le quali ci era riuscito Bonaini, quei significati «altri» che gli archivi recano con sè, altri da quelli che possono leggersi nelle loro carre o da quelli che rinviano ai sogget­ ti che li hanno prodotti; significati storici e insieme simbolici, che balzano agli occhi non appena ciascun archivio è collocato, al posto giusto, all'inter­ no di strurrure che lo menano in relazione con altri archivi. Trovare le sequenze, la disposizione, un ordinamento insomma - oggi probabilmente più «virruale» che materiale - capace di non penalizzare i mol­ teplici significati, le lerrure plurime cui gli archivi si offrono, costituisce an­ cora un problema sul quale gli archivisti si arrovellano e continueranno probabilmente ad arrovellarsi. Non diversamente, d'altronde, da Bonaini e dai suoi seguaci, un secolo e mezzo fa.

PAOLA BENIGNI Agli esordi dell'organizzazione archivistica nazionale: l'attenzione al patrimonio archivistico non statale ai tempi di Francesco Bonaini e Salvatore Bongi

L'esperienza culturale e professionale di Salvatore Bangi e quella di coloro che, come Francesco Bonaini e Cesare Guasti, gli furono maestri ed amici ma­ turò e si svolse, come è noto, nell'arco di un periodo che, definito da Bene­ detto Croce come «il secolo della storia», ebbe tra i suoi cararreri peculiari il forte legame che, prima i n vari paesi d'Europa e poi anche in Italia, si stabilì tra gli ideali e le istanze della politica liberal-moderata e gli studi storici. A questi ultimi, infani, in prevalenza fondati sulla ricerca, la raccolta, l'e­ dizione e la critica delle fonti dell'età medievale, la borghesia liberai-modera­ ta affidò, negli anni immediatamente precedenti e seguenti l'unificazione, il non facile compito di costruire e diffondere il senso di un'identità nazionale le cui primitive e più autentiche manifestazioni andavano, appunto, ricerca­ te nei documenti del passato. È in questo clima che prende corpo il progetto di una Storia d'Italia che, preceduta da puntuali ricognizioni documentarie e da minure analisi, si sa­ rebbe dovura successivamente costruire come grande sintesi di turre le ricer­ che condorre in precedenza 1 • È ormai universalmente noto, grazie in primo luogo agli studi di Arnal­ do D'Acidario, come proprio in virtù di questa particolare temperie cui si è

1 B. CROCE, Storia della storiograjìa italiana nel secolo decimonono, vol. I, seconda ed.,

��ri, 1 930, in parr. il Cap. I Il «Secolo della sroria», pp.

1-20 e il Cap. V, Il senrimento po­ lmco nazionale e il suo inconrro col pensiero sroriografìco, pp . per una puntuale ri­ costruzione della temperie politico-culturale nella Toscana del XIX secolo e del ruolo in essa svolto dall'«Archivio Srorico Italiano" si rimanda a I. PORCIAJ'll, L'Archivio Storico Italiano, or­ ganizzazione della ricerca ed egemonia modemta nel Risorgimellto, Firenze, passi m .

97-1 1 9;

1 979,


E'tg/i t'sordi dell 'organizzazione archil'istim nazionale

Jltioltl Bmign i

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fatto cenn o ed in particolar modo negli anni che grossomodo vanno dal 1 85 0 _ maturare, anche per quan :o rigL�arda gli archivi, scelte impor­ al l �?O, stano _ della creazione dt Ismun_ che, come afferma a tanti-. E quesro sia sul ptano � nel 1 865 Bonaini, ebbero il fine di «procurare che i documenti e le memo ne ra�c? l t� g·IOvas ; er � ag1 i st �Idi dell a sroria e meglio servissero alla pubblica am _ _ ; sta sul ptano, plll, generale, della struttura (accentrata 0 de­ mmtsn aztonew centrata?) e delle finalità (culturali o politico-amministrative?) da attribuire all'organizzazione archivistica nazionale nel suo complesso . In questo periodo che vede succedersi in Toscana gli ultimi anni della do­ minazione lorenese, il Governo Provvisorio ed infine l'annessione e l'inseri­ memo nello stato unitario, parallelamente alla progressiva definizione della struttura e delle finalità del nuovo Sraro, si assiste ad un nuovo modo della classe politica di rapporrarsi e recepire le istanze del mondo della cultura - in studi storici e degli parricolar modo, per ciò che si è detto - di quello deali 0 archivi. Come ha osservar? in un suo recente saggio Stefano Vitali dopo il '48 an­ _ che alcuni Intellettuali toscani, riuniti intorno a Vieusseux e all'Archivio Sto­ rico Italiano, sulla scia del metodo filologico-critico già applicato allo studio dei documenti medievali da insigni studiosi, tedeschi e francesi, mawrano una nuova consapevolezza dell'importanza degli archivi e della loro libera consL �lr�zione". Tra essi un posto sicuramente imporrante spetta a Francesco Bona1111 che, promotore negli anni '50 dell'istituzione in Firenze dell'Archi­ vio Centrale dello Stato e dal 1 856 Soprintendente Generale agli Archivi del GranducatO, aveva in gioventLt insegnato diritro canonico e sr�ria del diritto n�ll' �ni,:ersità di Pisa e si era distinto, oltre che nelle assidue e pazienti inve­ sngaztont condotte nelle biblioteche e negli archivi dell'intera penisola, anche nella raccolta e nell'edizione critica di numerosi documenti: dalle cronache, ai diplomi, dai carreggi, agli statuti .

: A. D'ADLHRIO, f.t1 collomzimw drgli archil·i lit'l q11t1dro ùtit11ziona/,• dt•llo Stato llnirn­ 11/0tl/'1 orrocent,•sd•i di 11n ricorreme dibauito ( 1 860- 1 8-4). in .. Rassegna degli Archi"i di �raro . X�X\'1 1 -2-3. ( I T5 ) . pp. 1 1 - 1 1 5 . ' F. Bo:-\ -\1:-\I, Rapporto negli nrchii•i tosctlni,Fmo '' S. E. il barone Ciwc•ppe i\ 'ato!i st'nllfo_ irmze dicnnbrt 1865. in l Capitoli &l Co1"1' dd Reg10 r 1\II wrro della Pubblim fstruzio11e F � ! 111/llle d� hn•nzr. 11wenuno e regesro la cur,1] di C. GL A5TI, r. l , Fi n: nze 1 866, pp. 1 1 1 -.\'X l l . ' S . \'1 1 \LI, P11bblicitti dt�<t,li arc!Ji!•i r ricl'rm SfOI·irtl nelltl !òsmnn della Rt'sttllllilZione, in fstit11zi�ni : s?cir:,ì 111 losc:ma 111'1/i'ttÌ modt>m, , Arri delle gionure di srudio dedicare a Giu­ seppe l .ulSini (Firenze 'f-) dicembre l 992). firenze 1 994, pp. 952-99 1 . .

no,

Un esaurien te e significa tivo profilo della sua intensa attività di studioso è noto, dramm aticame nte dalla malatti a e di orga nizzatore, troncata, come e Bangi nell'opu scolo « Della vira Salvator nel 1 874 , ce lo ha lasciato proprio i " pubblic ato nell'Arc hivio Storico Italia­ e deali studi di Francesco Bonain . . · sivo a quello della sua morte . no ;ell'ann o immed iatame nte succes da Da Bongi, cui giustamente premeva mettere in risalto il ruolo avuto docu­ la azione conserv di Istituti i apposit Bonaini nel riunire ed ordinare in stati preunit ari tosca­ ment azione prodott a dagli organi cenrrali degli antichi e il 1 850 vide davvicin o ni, sappi amo che egli «fermato si a Firenze tra il 1 849 più alro e con maggior cogni­ i mali degli Archivi , a tutti noti, ma ne parlò zione d'o gn i alt ro» 5. Sarebbe tuttavia ridutrivo - e, come vedremo tra breve, sostanzia lmente esclusiva­ errato - pensare che l'in teresse di Bonaini si fosse allora appunta to to mente sulla documentazione che, ereditata dalla Repubb lica e dal Principa , Mediceo il gioni, Riforma (le città la e concentrata in vari archivi sparsi per dif­ di ta, conserva mal le Regie Rendite, i Contratt i ere.), era effettivam ente par­ ficile accesso per gli studiosi ed oggetto, per di piLt, di frequent i furti da stesso re dei procacciatori di autografi i quali, come osservava in questo 6. mercaro fiorente un periodo Federigo Bohmer, alimenta vano ln realtà Bonaini convinto , come reorizzerà più tardi, che •<la costituzio ­ ne politica e la condizio ne economi ca, la vira privata e pubblica , nei Comu­ ni liberi, nelle città soggerre, nei piccoli Stati italiani, non possono altrimen ti essere studiati che negli statuti, negli estimi, negli stessi libri d'entrate e usci­ re. . . >> e che «l'erudizi one abbraccia dunque ogni specie di documenti e la scienza srorica ha fatto suo l'Archivi o dal diploma alla bolla, fino alle \'ac­ cherre su cui il padre di famiglia e il mercante registra le sue piccole spese . . _ ,-, rivolge sin dal 1 850 la sua attenzion e agli archivi dei Comuni della Toscana. Questi, allora concentr ati sotto la responsab ilità del Ministro del Censo nei capol uoghi di Canceller ia, dipendevano dalla Direzione del Pubblico Censi­ mento e, oltre agli atti del catasto orrocenresco e a quelli dell'amm inistrazio -

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� S. Bo·w-;1, Dt•lla I 'Ùtl t' degli smdi di fiiiiJCt'SC"O Bonaini, Soprintendente degli Elrcl•n•i !ò­ e n·sitlt'lltc dt•ll,, Crwca, in .. ,\rchivio Srorico lraliano" disp. prima, XXJ,

Elcmtlemiro

( 1 875},

pp. 3-27.

R, Quelq ues pemées sur Ics arclm•t•s de la Tosmnt', 1-lorence 2- mai 1 8 50, in Opuscoli di G.F Bolnner orm all'ordintm' gli archit•t e specitl!mmte gli ttrrhil'i di Firt'llze. a cu­ ra di F. Bo:--. AI :-\ 1, Firent.e 1 865. in part. pag. l J. - ARCHI\10 DI SrAm DI FIRE:-\ZE (d'or,t in poi ASFi). Elrchit•io dd/,, \"oprintendmZ<I 86,

6 F. BOH:--1 1

fase. 8

n _.________________________..

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Paola Benigni

Agli esordi dell'organiZZilzione nrr!Jit,istim nazionale

ne corrente conservavano anche documenti che risalivano al XlV secolo, non­ ché gli archivi di quei giusdicenti che dal XV secolo in poi avevano rappre­ sentato il potere centrale nei territori soggetti a Firenze. Ottiene nel maggio del la facoltà di essere ammesso «nell'uffizio)) del­ la Direzione del pubblico Censimento «a fine di desumerne notizie circa le più moderne condizioni degli archivi dei nostri municipi»8 e nel luglio dello stesso anno è l'ispiratore di una circolare inviata a questo scopo dal direttore del Pubblico Censimento ai Cancellieri Minimi del Censo. Le informazioni richieste affrontano in maniera chiara e concisa proble­ mi ancora oggi di grande attualità: indicazioni sul numero e qualità degli ar­ chivi; se le filze di una comunità, servite da una medesima Cancelleria, siano divise in serie comunità per comunità o sia vero costituiscano insieme un so­ lo e medesimo archivio; il luogo ove l'archivio risiede e il numero comunale che segna lo stabile; se le stanze destinate agli archivi servono esclusivamente ad uso dei medesimi o anche ad altri usi; se ciascun archivio è corredato di un regolare inventario; se nello speciale servizio degli archivi si tenghino impe­ gnati individui stipendiati dalle comunità e in caso affermativo con quale ti­ rolo e quale stipendio9. Non sappiamo se i Cancellieri Ministri del Censo abbiano risposto o me­ no ai quesiti del Bonaini, che tuttavia, come risulta da diversi stampati della Direzione del Pubblico Censimento annotati di suo pugno e a tutt'oggi con­ servati tra le sue carre, si preoccupò di raccogliere, anche per conto proprio, le informazioni che maggiormente gli premevano (quelle cioè sulla docu­ mentazione fino al 1 8 1 4) 1 0. Quel che è cerro è che essi, preposti dal Governo Centrale a capo di va­ ste circoscrizioni amministrative con compiti di controllo sulla gestione fi­ nanziaria e contabile delle singole comunità e con l'obbligo di conservarne i rispettivi archivi concentrati, come s'è detto, in quello della Cancelleria, in-

vestiti, per di piì.t, della responsabilità diretta di gestire ed aggiornare gli atti catastali, erano portati dalla natura e dall'ampiezza delle loro attribuzioni ad occuparsi esclusivamente della documentazione corrente. Preso atto di questi problemi Bonaini in una memoria indirizzata nel maggio del 1 854 al Ministro delle Finanze del Granducato, dopo aver sottoli­ neato come «negli archivi municipali si abbia riguardo solo ai documenti del catasto)) e che «i documenti storici giacciono obliati; e lo studiarli non è fatto possibile a chi n'abbia vaghezza)), affronta alcuni nodi centrali del problema: l o l'autorità che il governo vorrà spiegare su questi archivi (»sono questi [i Municipali n.d.r.] gli archivi sul cui il governo vorrà spiegare autorità meno diretta, ma son forse gli archivi su cui è d'uopo spiegarla piì.1 energica»); 2° la necessità, sempre per il governo, di provvedere non solo alla comervazio­ ne di queste carte ma al loro uso proficuo nonché al loro ordinamento. (»volen­ do provvedere alla conservazione, non solo, ma all'uso proficuo degli Archivi))) A tal fine propone di lasciare alla competenza dei Cancellieri Ministri del Censo i documenti e i campioni del catasto, a quella del Gonfaloniere tutte le carte dopo il 1 8 1 4 , mentre prevede per il rimanente, <<jJassato nel dominio della storia», la figura di un vero e proprio Conservatore. Questi, stipendiato dal Comune e dipendente dalla Direzione Generale, dovrebbe provvedere, di concerto con quest'ultima, alla conservazione, all'ordinamento, all'inventa­ riazione e alla consultazione dei documenti 1 2. Su problemi analoghi si esprimerà piì.1 tardi anche Marco Tabarrini in una memoria non datata, ma attribuibile agli anni intorno al '60, che intito­ lata «Riordinamento degli archivi comunali ,, Bonaini, certo non a caso, con­ servò tra le sue carre. In essa Tabarrini, dopo aver circoscritto l'importanza storica dei docu­ menti conservati negli archivi comunali solo a quelli più antichi come gli sta­ turi, i contratti, gli estimi e le deliberazioni che, a suo parere, «nascondono

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'50

ASFi, Arcbi11io del/n Soprintendenw 1 854, IV, parte l , aff. 65, in parr.la «1\lemoria del Soprintendenrc a S.E. il l\ linisrro 1 3 gennaio 1 854,, in cui il Bona i n i sresso ricorda: upro­ posromi nel 1 850 d'isriruire srudi e ricerche quali e quante ne abbisognassero ad avere una basrevole cognizione dello sraro presente degli Archivi del Granducaro orrenni dalla disrinra bomà e corresia di VE. [rrarrasi di Giovanni Baldasseroni, allora Minisrro delle Finanze n.d.r.] per minisreriale risoluzione del dì 7 maggio di quel medesimo anno di essere ammes­ so neii'Uffìzio della Direzione del Carasro a fìne di desumerne norizic circa le più moderne condizioni degli Archivi dei nosrri municipi». &

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ibidem. ibidem, Carre Bonnini 39 (ex 1 6), fase. XI e segg.

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Per le arrribuzioni dei Cancellieri Minisrri del Censo, credi dei Cancellieri «fermi» dei Nove progressivameme isriwiri in rurre le comunirà dello Sraro Vecchio fìoremino nel corso della seconda merà del XVI secolo, si veda l a fondamcnrale opera di G. BECATI'I�I, il Can­ celliere Ministro del Cemo ed i nuot'i Municpi, i in parr. il vol. I, Colle Val d'Elsa 1 8 5 1 . l! ASFi, Archivio del/n Soprintendenw 1 854, IV, parre l a , aff. 73, ul\ le moria rimessa a S.E. il 1\linisrro per rendergli conro della condizione generale degli archivi di Toscana», 23 maggio 1854; per l'arrenzione riservara da Bonaini agli archivi municipali, si veda anche A. D'AGOSTINO, Arcbit1io storico del Comune di Arezzo: l'inventario del 1859 e il contributo di Ubnldo Pnsqui, in Studi in onore di Leopoldo Snndri, Minisrero per i Beni Culrurali e Am­ bienrali, Pubblicazioni degli Archivi di Srato l, Roma 1 983, pp. 381-396, in cui è pubblica­ ra parre della memoria del 23 maggio 1 854.


Paola Benigni

Agli esordi dell'organizzazione arc!Jii,istim nazionale

una parte affatto ignorata della nostra storia municipale . . . », ne denuncia la dispersione ad opera dei moderni Cancellieri. . . . . «A me scrittore - sostiene - toccò una volta a vedere uno d 1 quesn codici lasciato in mano dei figlioli del Cancelliere per farne trastulli, siccome cosa inutilissima». Per tali motivi propone di raccogliere in archivi «provinciali» tutte le car­ te «importanti» degli archivi comunali che, dopo lungo argomentare, circo­ scrive alla fine solo agli statuti e ai Capitoli delle confraternite ed auspica che il Governo voglia impedire «la totale dispersione dei documenti delle amiche costituzioni municipali toscane». «Di queste provvidenze - conclude - gli saranno grati gli studiosi di cose istoriche mal sofferenti che si disperdano o si rendano difficilissimi a rintrac­ ciarsi i monumenti di una parte importantissima della nostra storia munici­ pale che resta a farsi tuttora . . . »13. Il decreto sovrano del 27 agosto 1 856 con il quale la Direzione dell'Ar­ chivio Centrale di Stato assumeva il titolo e il ruolo di Soprintendenza Ge­ nerale agli Archivi del Granducato, oltre a prevedere Archivi di StatO a Lucca e a Siena come Sezioni del Centrale fiorentino, recepiva, sia pure parzial­ mente, le indicazioni di Bonaini, in ordine alla sorveglianza che lo Stato avrebbe dovuto esercitare sui documenti che si trovavano negli archivi gover­ nativi, sparsi per la Toscana; sia in quelli «principalmente inservienti al l'isto­ . ria» o appartenenti a Uffici soppressi, immediatamente soggem alla Soprintendenza Generale; sia in quelli che servono ancora ai bi� ogni dell'am­ ministrazione corrente sotroposti soltanto alla sua «alta sorveglianza». Quanto agli archivi dei Luoghi Pii e dei Municipi si disponeva in parti­ colare che il Ministero da cui dipendevano (quello delle Finanze n.d.r.) aves-

se cura di consultare la Soprintendenza Generale ogni volta che si trattasse della loro buona conservazione «e molto più poi quando ne venisse proposto un o spurgo o diminuzione qualunque». La formulazione del sovrano decreto che riservava ai singoli Ministeri, da dipendevano gli Uffici che conservavano i vari archivi, la facoltà di «pro­ cui vocare» la sorveglianza della Soprintendenza Generale e quella di consultarla in ordine ai problemi della conservazione e dello scano, rese di fatto imprati­ cabile la sua applicazione 1 4. Nel maggio del 1 858 Bonaini, dichiarando apertamente al Ministro del­ Finanze che la Soprinrendenza è «all'oscuro sulla condizione degli Archivi le che da lei quantunque non immediatamente dipendono», chiede «un ordine su periore» che imponga ai capi dei vari uffici o dipartimenti di depositare presso la Soprintendenza stessa l'inventario del loro archivio. «Forse - argomenta Bonaini - la cognizione speciale di ogni depositO . . . potrà indicarci delle nuove fonti di storia; massime per quello che spetta alle istituzioni proprie di un paese che nella modestia delle loro forme esteriori possono aver avuto un'importanza non piccola nelle vicende politiche o eco­ nomiche della patria. Ora di queste spicciolate nozioni, di questa erudizione municipale si forma la generale cognizione della storia di un popolo . . . » 1 5. Richiama qui l'idea, cara agli ambienti politico-culturali liberai modera­ ti, che fosse indispensabile, ai fini della formazione e della più ampia diffu­ sione del sentimento dell'identità nazionale, procedere alla pubblicazione di una STORIA o'ITAUA, quale sintesi di tante singole storie municipali. Subentrati ai ministri di Leopoldo II quelli del Governo Provvisorio Bo­ naini reitera la sua richiesta e dichiara di aver fatto nel frattempo copiare gli inventari degli archivi dei Comuni che i Cancellieri Ministri del Censo de­ positano presso la Direzione del pubblico Censimento 1 6. Nel marzo del 1 860, presentando al Ministro della Pubblica Istruzione la •<proposta di un decreto per sottoporre più direttamente alla Soprintendenza gli Archivi Municipali, dei Contratti e i governativi sparsi per la Toscana», proposta che non avrà alcun seguito - osserva che «la Soprintendenza degli Archivi a malgrado del pomposo suo titolo è rimasta poco piLI circoscritta al-

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1 3 ASFi, Carte Bonaini 39 (ex 1 6) fase. Xl, in pare. uR.iordinamenro degli archivi co­ munali». E' possibile anribuire quesra memoria agli anni immediaramenre s�guenri l' �nirà in base al suo conrenuro; in essa, per di più, si rrova a proposiro dello sraro d1 conservaz1one . dei documenri conservari nelle Cancellerie Municipali, in parricolar modo degli srarun, un'immagine ripresa sul medesimo rema anche da Bonaini nella l errera al Panizzi d�l � mag­ . gio 1 867. Afferma infani il Tabarrini: «Aboliri peralrro gli srarun come Legg1 Sp�c�ah s� ne . rrascurò la cusrodia ed a me scrinore roccò una volra a vedere uno d1 quesn Cod1c 1 lasc1aro in mano dei figlioli del Cancelliere per farne rrasrulli, siccome cosa inurilissima»; ed il Bo � naini uQuanro amore siffarri ufficiali [i Cancellieri Minisrri del Censo n.d.L] porrassero a1 documenri lor confidari lo dice quesro; che in un ral luogo delle nosrre provmce a1 figliuoli del Cancelliere si dava per rrasrullo uno Sraruro di quel Munic � pio scrirro su pergan1e1�a» (cfr. . . in Di alcune principali questioni sugli archivi italiani, Lettere dr F Bonamt e A. Pamzzr, 2 ed., Lucca 1 867)

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1 "' Si veda su quesro Soprimendenza generale agli Archit'i del Granducato, in «Archivio Srorico Iraliano», nuova serie, IV, parre l a , ( 1 856), pp. 230-236 1 5 ASFi, Ministero delle Finanze 478 Pror. Dir. 3, n. 2, lenera di Francesco Bonaini a Giovanni Baldasseroni, l\ linisrro delle Finanze, 8 maggio 1 858 16 Ibidem, Ministero del/n Pubblica fstmzione 147 bis, pror. 29, u Rapporro presenraro a S.E. il Minisrro della Pubblica Isrruzione dal Soprinrendenre Generale agli Archivi dello Sraro».


Paola Benigni

Agli es01di dell'organiZZilzione archivistica nazionale

la cura degli Archivi di StatO di Firenze, di Lucca e di Siena. I capi d'uffizio invero non hanno mai creduro di dover profittare per i loro archivi dell'aiuto che per l'indole della istituzione la Soprintendenza Generale poteva lor dare per migliorarne le condizioni, cosa che, d'altronde, pei Regolamenti la So­ printendenza non avrebbe potuto fare di proprio moto. Quello che sembra anche meno regolare si è che due categorie d'archivi siansi tenute fuori da ogni rapporto colla Soprintendenza Generale: gli archivi municipali e gli ar­ chivi dei contratti» 1 - . In effetti il quadro politico generale sta rapidamente mutando e il movi­ mento che, nel corso della prima metà del secolo, aveva attinto linfa vitale ed ideali dagli studi storici basati soprattutto sulle fonti si appresta ora a darsi una struttura e un'ideologia di governo. Il dibattito che si apre in Parlamento all'indomani dell'unificazione na­ zionale sul modello da scegliere per l'Amministrazione del nuovo Stato «in­ centrato» o «discentrato>> coinvolge, come noto, anche il destino degli Archivi di Stato. Bonaini che pure, come si è visto, in linea di principio fu convinto as­ sertore del valore storico di tutta la documentazione ereditata dal passato in­ dipendentemente dalla sua natura giuridica, che ebbe chiare le potenzialità culturali anche delle cane correnti le quali, come amava ripetere, diventano ogni giorno che passa «meno moderne e più storiche» si trovò costretto a me­ diare; ad introdurre nelle sue argomentazioni - e finanche nelle sue proposte - pericolosi distinguo (tra documentazione storica e documentazione ammi­ nistrativa); si dovette, infine, attestare su posizioni di mera difesa dell'esisten­ te e perciò stesso di retroguardia. In questo periodo - più che alla ridda di proposte e controproposte che pure elabora - egli affida le sue convinzioni più autentiche a quella comunità degli studi di cui si era sempre sentito parte integrante. È infatti su sua iniziativa che il Congresso I nternazionale di Statistica, apertosi a Firenze nel affronta nella sua sezione il problema degli ar­ chivi. Il rapporto che di questa tornata dei lavori fece il professar Giovanni Mi.iller tocca, in effetti, tutti i temi già affrontati da Bonaini e a lui cari. Va­ le la pena riconsiderarlo nella sua versione integrale:

«Fra le importanti discussioni delle quali ebbe ad occuparsi l'ottava sezione d:l nostro �ongr�s �o � ri�a fu qu�lla che il relatore a ben ragione chiamò que­ . snone degli archJ� I. SJmdJ. I. smuzwm. solamente nei tempi moderni si presero . . a considerare md 1 pendenremente dai servigi amministrativi che possono ren­ dere come mezzo potentissimo per cui gli studi storici si promuovono. La no­ vella scuola invero dell'istoria cerca di ricostruire su tutt'altra base, le nozioni a cui s'informarono gli studi srorici dell'età passate. Però mentre biblioteche, musei e raccolte di belle arti da tutti sono ricono­ sciute come mezzi indispensabili per l'avanzamento della cultura universale, il loro uso come comune dirittO di chi vuole istruirsi nelle più nobili disci­ pline, v'ha ancora chi dubita che anco gli archivi debbano essere considerati nel modo istesso come i sopradetti istituti, retti con massime congeneri, aper­ ti liberalmente agli studiosi, agevolate le ricerche di questi con lavori posti a st �n_1 p� c �e servano di � ui �a alle ricerche, considerati infine come veri e pro­ pn JSntun lettera n_ e sc1ennfici . . . !mportante a de�idersi era se la pubblica autorità possa estendersi agli ar­ . chiVI che non sono direttamente proprietà dei Governi, proprietà dei Comu­ ni e di altri Istituti. La sezione gelosa del principio così fecondo di libertà, �onsiderand� i da�ni eh � ve � rebbero d'una soverchia ingerenza dei governi, lieta accolse d nobde des1deno che codesta ingerenza debba avere la più vera ed e�cace 9 ualità di TUTELA. Su di che fu avvisato alla necessità di proce­ dere mnanz1 rutto alla compilazione d'una statistica generale di siffatti archivi, risultato della quale sarebbe che si avessero que' desiderati inventari, utilissimi alla scienza ed all'amministrazione . . . » 1 8. Nonostante simili «voti» nel decennio che va dal al fu di fat­ to con� pletamen te elusa, dalla classe politica dello Stato unitario, la parte più . del pensiero di Bonaini: quella che considerando . autenticamente mnovarnce storici, o potenzialmente tali, indistintamente tutti gli archivi ne chiedeva il progressivo ingresso negli archivi di stato, oppure, nel caso della documenta­ zione non statale, forme di censimento e di sorveglianza da porre in essere al­ lo scopo di salvaguardarne il valore culturale e di garantirne la consultazione. s arebb : pletoric� , in questa sede, cercare di riassumere quanto venne pre­ . . dalla Comvisto 1 11 ordme a tann e tali problemi dalla Bozza Rezasco

1 " ASFi, ArciJit,io della SoprintendenZil 1 860, XXV, 64 bis, «Proposta d'un dccrero per . sparSI. per sotroporre alla Soprintendenza gli Archivi Municipali, dei Contrarr � e. i gover� anv1 la Toscana"; la proposta è sorro forma di lerrera indirizzata da Bonam 1 al Mmtstro della Pub­ blica Istruzione; - sul fronrespizio dcll'inserro che la conriene si legge l'annotazione: «Non eb­ be seguiro".

18 Ibidem, Archivio della SoprimendenZil 86, ins. 1 3 ; sul medesimo argomenro si veda a�ch� •Compte-rendu d es travaux de la Vl e sessi on du Congrés inrernational de statistique reunt a: Florence le 29-30 Sepr., 1 -5 Ocr. 1 867,, Florence, Barbèra 1 868, pp. 1 49- 1 52 c pp.

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1 867,

8•

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1 860 1 870

(1 865),

267-27 1 .


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Agli esordi de!/'01ganizzazione archivistica nazionale

missione Cibrario ( 1 870) ed, infine, da rurra la legislazione Archivistica dei primi decenni del XX secolo 1 9. Basti dire che Antonio Panella ancora negli anni dal 1 934 al '38, denun­ ziava la sostanziale rimozione del problema costituito dagli archivi centrali e periferici dell'amministrazione corrente, da quelli dei Comuni ed in genere da turri i documenti non direrramente conservati dallo Stato, posta in essere dalla metà dell'800 in poi; individuava in Bonaini «un precorritore» e si au­ gurava, infine, che i suoi «ammaesuamenri» fossero tenuri nel debito como in un momenro come quello presente i n cui, diceva, «il problema degli ar­ chivi sembra ad avviarsi a soluzione»20. Le successive leggi del 1 939, del '53 e del '63, pur segnando innegabili e sostanziali progressi in materia di vigilanza degli archivi non statali (e che pu­ re introdussero il concetto di tutela) non murarono sul piano della culrura giuridica, né tantomeno su quello della mentalità, la funzione prevalente­ mente politico-amministrativa già attribuita a tutti gli archivi sin dal lontano 1 874. Perché questi ultimi fossero inseriti, sia pure all'ultimo momento, tra i Beni Culturali con una soluzione che, come ebbe ad osservare Claudio Pavo­ ne, non fu priva di ombre e di contraddizioni, fu necessario attendere fino al 1 9742 1 . Il resto è storia dei nostri giorni: di un <<nuovo» Ministero, della relativa Bozza di regolamento e di un testo unico o «Nuova» legge di tutela che inse­ risce decisamente tra i Beni Culrurali anche gli archivi e i singoli documenti degli enti pubblici e dei privati, questi ultimi purché dichiarati di notevole in­ teresse stanco. È indubbio come, sia pure tra barrute di arresto e contraddizioni, molta strada sia stata farra! Si ha turravia l'impressione, condivisa da alcuni, che anche oggi - come accadde già alla metà dell'800 e negli anni '70 del Novecento - la discussione più generale sul modello di Stato (accentrato o decentrato) e sulla conse­ guente attribuzione e «spartizione» delle competenze abbia fatto spostare, an-

cara una volta, I'atcenzione dall'esigenza di un rinnovamento sostanziale dei sistemi della tutela e degli obierrivi della politica dei beni culturali a quella della mera riorganizzazione e della nuova istituzione di uffici centrali e peri­ ferici 22. Preso atto, infatti, come ha più volte osservato Isabella Zanni Rosiello che il progerco conservativo fatto proprio dallo Stato unitario, ed in seguito più volte sostanzialmente riconfermato, finì per privilegiare di fatto solo la documentazione pil.t amica definibile come <<Statale»23 e che, come ha affer­ mato Claudio Pavone, lo Stato otto-novecentesco non si è rivelato un buon cusrode neppure della sua stessa memoria24, è necessario sottolineare un dato obiettivo su cui - a mio avviso - è opportuno riflettere. E cioè che la documentazione cosidderca non statale quella rimasta, co­ si me è visto, in buona parre esclusa o comunque relegata decisamente ai mar­ gini del <<disegno» conservativo otto-novecenresco, si appresta ancor oggi a scontare dimenticanze e ritardi. E questo appare tanto più grave in termini di potenziale perdita della me­ moria storica, in quanto questo genere di documenti (di Comuni, Province, Regioni, Opere Pie ed Istituti assistenziali, di Banche, Imprese, Partiti, Sin­ dacati, famiglie e singole persone), già tradizionalmente cospicuo e diffuso sul territorio (si è giustamente parlato in proposito di <<policentrismo della con­ servazione»), è oggi in sensibile incremento per efferco di vari e diversi pro­ cessi in atto nella società contemporanea. Il complesso delle riforme istituzionali ed amministrative tutt'ora in cor­ so che comporta la delega di interi sercori di attività, tradizionalmente svolta dallo Stato, a soggetti pubblici e privati, la liquidazione di intere branche del sistema delle partecipazioni statali, con le conseguenti privatizzazioni, oppu­ re fenomeni quali la crisi del sistema dei partiti e quella dell'economia, con­ tribuiscono a spostare una notevole mole di materiale documentario da uno status giuridico ad un altro e pongono nuovi problemi in ordine alla loro con­ servazione e alla loro trasmissione25.

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Si veda ancora per questo l'arricolo di A. D'Addario citato alla nora 2 !O A. PANEUA, Fmncesco Bo1lflini e l'ordinamento degli archi11i italiani nei primi anni del Regno; IDEi\!, In mmgine alla relazione del l870 per il riordinamento degli Archil1i di Stato, in Scritti Archivistici, Pubblicazioni degli Archivi di Stato XIX, Roma 1 955, pp. 1 93-2 1 3 c pp. 2 1 9-236. 2 1 C. PAVONE, Gli archivi ne/ lungo e contmddittorio cammino della riforma dei beni ml­ wmli, in <<Rassegna degli Archivi di Stato», XXXV ( 1 975), pp. 143-1 60.

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11 Su questi remi si veda l'imeressanre arricolo di S. CASSESE, l beni cultumli da Bottai a Spadolini, in « Rassegna degli archivi di Stato», XXXV ( 1 975), pp. 1 1 6-142. 23 l . ZANNI ROSIEII.O, Cbe fine fomnno gli archilli del «presente,?, in «Contemporanea»,

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n.2 aprile 1 998, pp. 253-262. 14 l� D'ANGIOLINI, C. PAVONE, Introduzione in Guida genemle degli Archivi di Stato Ita­ liani, I, Roma 1 98 1 , p. 29 lS M. GIA:\:\ETTO, Le tmsjòrmazioni degli appamti pubblici e gli arcfJil,i: il molo de!l'Ar­ chillio Centm!e dello Stato, in uLe Carre e la Storia" l , 1 / 1 995, pp. 87-91


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Paola Benigni

A fronte di ciò, non sembra che neppure la pitl recente normativa ema­ nata in materia di beni culturali e di archivi abbia tentato di delineare, sep­ pure a grandi linee, quel progetto conservativo di massima oggi reclamato, anche per la documentazione non statale, non solo dagli archivisti, ma anche da autorevoli esponenti del mondo della ricerca storica26. Concludendo occorre ammettere che l'idea che anche gli archivi siano beni culturali e che di conseguenza tutta la documentazione (statale e non) ha una valenza storica - idea, come si è visto, già presente alla generazione di Bo­ naini - è oggi, almeno in linea di principio, accettata e diffusa. Essa, tuttavia, non ha la forza di rradursi in una politica nuova, cioè a di­ re in una stmtegia d'intervento complessiva che, magari concerrara rra pitl sog­ getti, disponga di strumenti legislativi, forze umane e mezzi finanziari per essere realizzata. Senza questa strategia e questi mezzi quell'idea, che pure è stato impor­ rante affermare e che è alrrettanto imporrante difendere, è solo mera retorica.

CARLA ZARRlLLI L'istituzione dell'Archivio di Stato di Siena e i suoi primi OJdina­ menti "'.

I..:Archivio di Stato di Siena fu istituito con moruproprio granducale del 1 7 novembre 1 8 5 8 , 1 ed in esso nel giro di pochi anni confluì una grande quantità di materiale archivistico. I due grandi depositi da cui giunse la mag­ gior parre della documentazione furono l'Archivio Diplomatico e delle Rifor­ magioni2 e l'Archivio Generale dei conrrarri.1. Desidero rin graz i a re vivamenre Ste fa no {\ loscadelli per i preziosi consigli da rimi nella stesura di quesro anicolo. 1 Bflndi e 01dini dfl osst'll'flrsi m•/ Granducato di Toscanfl, cod. 65, Firenze, Scamperia Granducale, 1 868, n. CIV, 2do . . �. LArch ivio Diplomatico e delle Riform.tgioni era l ' archivio pubblico per eccellenza del­ , . la Cl((a e del! a1; nco Sr.aw sen �se, del quale comervava la documemazione prodorra dagli or­ . . gam cenrrali LArchl\'10 era g1.1 sraw sorroposw, con decrew granducale del 27 auosro 1 8 56, alla Sovrintendenza Generale agli Archivi del Granducaw e consideraro una sezi ne dell'Ar­ chivio cenrrale di Firenze, ibidem, cod. 63, Firenze 1 8 56, n. LX-'{)(. . . 1 I.:Archivio Genera e dei con rrarri ' isriruir � nel 1 562 per la conservazione degli arri no­ . . ranl � e della ocumemaz1one rclanva a1 processi celebrati di fronre ai Capitani, Vicari e Po­ . d�sra op�rann nel ternwno dello Stato, contene\'a anche gli arri processuali prodotti da alcuni tnbunali. cenrrali - i l Giudice �rdinario e la Ruora -, documenrazione proveniente da anti­ che mag1� r�arur� soprarru�w finanziarie, varie l�liscellanee, nonché ben 20.000 pergamene. , Sull Arch1v1o de1 contram e su quello delle Riformagioni v., quali contributi generali, AR­ liniste­ CI IIVIO DI STATO DI SIE�t\, Guida-In/lentario deii'Archiuio di Stato, I, Roma 1 9 5 1 , ro dell ' lnrerno; Pubblicazioni degli Archivi di Stato - da qui in avanti PAS -, V), �'!t1·oduz10ne; A. D'ADDt\R�O, Unr1 relazione s;memle sullo stato degli Archi11i toscani prima del . ltOJdtnflmento bonannano, 111 «Rassegna degli Archivi di Stato», XV II l ( 1 958), pp. 362-364; 368-369; A. GIORGI, ll mrteggio dt•I Conc�storo della Repubblica di Siena (spogli alle /ett1•re: . 125i- 137LJ), 1 11 «Bullemno Senese d1 Stona Parria .. , XCVII ( 1 990), pp. 230-250; C. ZAR­ RILU, Glt arcbiui di'i giwdirmti dell r111tico Stato smese. Dalla precoce conccmmzione af z,ers11-

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�t> Si vedano su questi re mi I. ZA��� Ros 1 �11 o, La tutela e ilpolicell trismo della coml'r­ llaziont• in Atti di'Ila Confèmtza nazionall' degli ArcfJit,i, in Pubblicazioni degli Arc hiv i di Sra­ (0, S agg i 50, Ronu 1 999, pp. 57-70 e G. 1\IEUS, Preselltflzionl', in «Le Cane e la Swria.., l,

1 / 1 995, pp. 7-9 e IDF:-- 1, " Visione feudale» degli archi11i e storia delle istituzioni contl'mporanee in «Le Carre e la Swria», IV, 1 1 1 998, pp . 57-6 1 .


L'istituzione deii'Arcbir1io di Stato di Siena e i suoi primi ordinamenti

Carla Zarrilli

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Una volta sorto il nuovo Istituto, che ebbe subito sede nel Palazzo Pic­ colomini4 - in cui tuttora è ospitato- Francesco Bonaini5 vi ordinò il trasferi­ mento di tutte le «Cartapecore, filze e carte di ogni genere», sparse nei vari archivi cittadini, che avessero carattere «governativo», legate cioè alle compe­ tenze statali e anteriori al 1 8 1 46. Seguendo tali indicazioni fu trasferito in toto il materiale dell'Archivio del­ le Riformagioni, mentre dal versamento dell'Archivio Generale dei contratti fu­ rono esclusi gli atti notarili, non trattandosi di documentazione propriamente «governativa»; tale documentazione sarebbe giunta, infatti, in Archivio di Stato quasi un secolo dopo, nel 1 9397. Il trasferimento avvenne in tempi estremamente rapidi: il 3 giugno 1 859 troviamo attestato che era pervenuto il materiale proveniente dall'Archivio Generale e solo qualche mese dopo, l' 1 1 ottobre, risulta completato il trasfe­ rimento dell'Archivio delle Riformagioni, iniziato nel settembre precedente8.

mento nell'Archivio di Stato di Siena (1562-1859), in Modelli a confronto: gli archivi storici co­ mrmali toscani. Atti del convegno (Firenze, 25-26 settembre 1995), a cura di P. BEl'-:IGNI e S.

Firenze, Edifir, 1996, pp. 85-97. Su Palazzo Piccolomini, magnifico esempio dell'archirenura rinascimenrale a Siena e sulle sue trasformazioni ed usi, v. U. MORANDI, Il palazzo Piccolomini sede dell'Archivio di Stato di Siena, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XXVIII (1968), pp. 163-178; P. P ERTI­ Cl, La città magnificata. Imerventi edilizi a Siena nel Rinascimento. L'U fficio dell'Ornato, Sie­ na, Il Leccio, 1995, pp. 53-54; 118-120; C. ZARRI LLI, L'Archivio di Stato, in Storia di S�ena. Il. Dal Gmnducato all'Unità, a cura di R. BARZANTI, G. CATONI , M. DE GREGORIO, S1ena, Alsaba, 1996, pp. 385-386; P. TURRJ NI, «Per honore et utile de la città di Siena». Il ro �mme e l'edilizia nel Quattrocento, Siena, Tipografia senese, 1997, pp. 174-177; IDEM, Il nobrle Col­ legio Tolomei, in L'Istituto di Celso Tolomei. Nobile Collegio - Convitto nazionale (1676- 1997), a cura di R. GIORGI, Siena, Tipografia Senese, 2000, pp. 17-48. 5 Su Francesco Bonaini mi limito a rimandare a G. PRUNAJ, Bonaini Fmnresco, in Dizio­ nario biogmfìco degli italiani, XJ, Roma, Isriruto dell'enciclopedia iralia�a, l �69, Pf· 513�5 � 9 e all'ampia ivi bibliografia cirara; v. anche E. LODOLINI, L emnentJ _ dr st?rra de/l arclnvrstrca _ italiana. Dalle origini alla metà del secolo XX, Roma, La Nuova lral1a Sc1ennfica, 1991, pp. 123-128. 6 I l documento è in Archivio di Srato di Siena (d'ora in poi ASSi], Concistoro, 2577, fil­ za la, parre 2a, doc. 104. Sugli ordini per la concentrazione degli archivi presso il nuovo Isri­ wto, v. anche ASSi, Prefettum, 731, ins. 1546, cc. 1411: - 1441:, [1856 nov. 17-22] ' Sull' Archivio norarile e il suo versamento in Archivio di Srato, v. ARCH IVIO DI STATO DI SIENA, L'architJio notarile (1221-1862). Inventario, a cura di G. CATONI e S. FINESCHI, Roma 1975, (PAS, LXXXVI II), Inn·oduzione. s ASSi, Carteggio dell'Archivio di Stato, anno 1 859, c. 51 per il versamento della docti­ menrazione dell'Archivio Generale dei conrrani, e cc. 69; 87 per il versamenro della docu­ mentazione dell'Archivio delle Riformagioni.

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Sempre nel corso del primo anno di vita del nuovo Istituto veniva fatto il versament? dell'archivio della Gabella dall'Ufficio del Registro9 e di altra documentazw?e � carattere fi �anziario dall'Ufficio della Dogana I O, mentre la Prefettura tra d dtcembre del 59 ed il marzo del '60 versava il materiale an­ teriore al 1 8 1 4 conservato nel proprio archivio 1 1 . Nei primissimi mesi del 1 860 è attestato anche l'arrivo in Archivio di Stato delle unità archivistiche provenienti dalla Regia Università ed appartenenti all'archivio dell'antica Sa­ pienza e del Collegio medico oltre che della «moderna» Università'2. Parallelamente a tale processo di concentrazione, il Bonaini cominciò una sua decisa azione per portare in Archivio di Stato sia la documentazione arc� iv�stica �onservat� presso la Biblioteca comunale, sia alcune serie degli _ annc h� u � ct della Balia e della Biccherna confluite presso l'archivio della co­ . . munita CIVICa al momento della sua istituzione, avvenuta nel 1 786. La documentazione �on�e n_'ata �resso la Biblioteca civica era srata in gran parre sottratta durante gl 1 ulttm1 annt della dominazione francese dall'Archivio delle Riformagioni dall'abate Luigi De Angelis, bibliotecario della Biblioteca pu bblica, che ! 'aveva salvata cosl da funi e danneggiamenti 1 3. Il versamento di _ r� 1 docu �enn n?n presentava quindi da un punto di vista prettamente giuri­ _ dico parncolan d1 fficolrà. Nonosranre ciò la vicenda non fu aliena da contrasti � anche aspri, rra Francesco Bonaini da una pane e Giacomo Chigi, biblioteca . no della pubblica Bib � iorec�, �all'altra. Solo nel settembre del 1 860 - dopo un anno e mezzo dalla pnma nch1esta del Bonaini formulata il l 0 marzo dell'anno precedente - è atresraro, infarti, il completo trasferimento del materiale in Ar­ chivio di Sraro14 .

Ne� giugno_ d�l 1859 ,è arr�srato _ �l versamento da parre della Direzione del Registro ed Aziende unite d1 S1ena ali Archivio d1 Stato d1 «Registri, Filze e carre inreressanri l'amiche ga?elle de conrrarri nonché in parre la cessata Amministrazione Francese ed il soppresso Uf­ _ d1_ Rapolano», ibidem, c. 66r. e fiziO del Registro 10 Il versam�nro del materiale della Dogana avvenne in 2 tmnches nel corso del dicem­ bre 1 859, dappnma fu �ersara la documentazione risalente al periodo repubblicano e poi quell� pro?orra durame d Granducaro, cfr. ibidem, cc. 139r.; 144r.-145r. e 161r.-l63v. 1 Ibrdem, �c. 139r. e v.; 152r.-153r.; 184r.-187v.; ibidem, anno 1860, cc. 67r.-69. In parn. �olare alle Citare carre 185r.-1 87v. è riportato l'elenco del materiale versato dalla Prefet­ tura, I n rorale 4074 unirà archivistiche, divise in «Parre governativa», <<Parre amministrativa», _ francese», «Pergamene e loro indici». •Arclu_ v10 1 2 Ibidem, �c. 4r.-7r.; 3 l r.; _ 36;.-39v., in queste ultime carre è registrato l'elenco derra­ ' del matenale versato, cosmu1to da 1300 pergamene corredare da indici e 304 filze. glIato 13 Sul materiale ar�hivisri�o «sa�varo» dal! 'abare De Angelis, v. ASSi, Concistoro 2575, _ Jmncese (1808-1814), in «Rassegna ins. � e G �A�ONI, Glr m·chiVI seneSJ durante rl dommro degli Archivi d1 Stato», XXVI (1966), pp. 1 33-134. 14 E!emenri per la ricostruzione di rale vicenda sono forniti da S. MOSCADELLI nella sua Introduzrone a L'Archivio Comunale di Siena. Inventario della Sezione storica, a cura di G. CA.

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Carla Zarril/i

L'istituzione dell'Archivio di Stato di Siena e i suoi primi ordinamenti

Ben più complessa era da un punro di vista sia giuridico che squisita­ mente archivistico la vicenda delle serie della Balìa e della Biccherna, di cui il Bonaini rivendicò la proprietà per l'Archivio di Sraro e che riuscì ad ottenere seppure in misura inferiore alle sue richieste . Relarivamenre a tale complessa vicenda, ricostruita recenremente nei der­ ragli da Stefano Moscadelli, basti in questa sede richiamare, in estrema sinre­ si, il giudizio daro dallo stesso studioso, secondo il quale «la volonrà, pervicacemente dichiarata, di ricomporre gli antichi fondi della Biccherna e della Balìa in seno all'Archivio di Stato determinò una serie di operazioni che fecero venire meno quella che era la fisionomia, formata storicamente, degli archivi di cui i fondi dei due uffici erano entrati a far parre)) 1 5 . Si espresse cioè in tale vicenda quella che è l'impostazione di fondo del­ l'azione bonainiana e cioè la prevalente attenzione verso le istiruzioni e quin­ di verso gli archivi come pura espressione di tali istituzioni, piurtosto che verso la storia degli stessi archivi e le loro proprie vicende . Il tentativo quindi di ricostruire gli archivi della Balìa e della Biccherna nel rispeuo di quella che era stata l'istituzione produttrice, portò ad agire, disgre­ gandoli, su altri archivi, quelli appunto comunali, di cui tale documentazione era entrata a far parre a pieno tirolo ed in maniera giuridicamente corretta.

Del resto in una relazione dell'agosto 1 856, stilata dal Bonaini al mo­ mento della sua visita ispettiva agli archivi senesi, egli aveva aià delinea to il piano di ordinamenro della documenrazione archivistica che �i era conten u­ ta, una volta che fosse confluita nel nuovo Isriruro 1 6. Il Sovrintendente scriveva che la documenrazione andava divisa tre grandi divisioni: la prima doveva essere il Diplomatico, in cui secondo ilinmo­ dello del Diplomaric? fiorentino voluto da Pietro Leopoldo d'Asburgo Lore­ na, dovevano confluire tutte le pergamene: quelle conservare nell'Ar delle Riformagioni, le circa 20.000 dell'Archivio Generale dei contratti chivio e tut­ re quelle reperibili nella Biblioteca pubblica o sparse in altri archivi cittadi La sec�nda divisione avrebbe dovuto essere costituita dagli archivi prodotni.ti nel rer.IOdo comunale e rep �bbJicano; iJ nucleo cenrrale sarebbe Stato quindi cosmuno dalla do_cumenraz10ne_ conservata nell'Archivio delle Riformagioni, che doveva essere Integrata con 1 documenti anteriori al 1 559 conservati nel­ l'Archivio Generale. L'ultima divisione avrebbe dovuro essere costitu ita dalla documentazione del periodo mediceo e lorenese sino al 1 808. '!'�e sc�ema fu s�gui �o alla lettera dagli archivisti senesi, che con grande alacrna SI_ diedero al nordm amento ed all'invenrariazione del materiale archi­ vistico, a mano a mano che esso perveniva nel nuovo Istituto. Di particolare interesse sull'andamenro di tali lavori sono una lettera ed una relazione ambedue del 1 5 ottobre 1 859 . La prima, indirizzata dall'archi­ �isra _Lu�iano ��nchi_ al nu�vo_ direr_tore dell'Isriruro senese, Filippo Luigi Po­ IIdo.�I, �a notiZia � u1 Ia:on d1 ordmamenro, che cominciati sotto la guida dell mv1aro fiorentmo Pietro Berti stavano conrinuando. La seconda è una re­ lazione del medesimo Beni sui lavori intrapresi durant e il suo periodo di per­ manenza a Siena 1 -.

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TONI e S. Ì\IOSCADELLI, Siena, Amminimazione Provinciale di Siena, 1 998, pp. I l ; 34-36 e nella Appendice dommemaria del medesimo volume, doc. n. 1 8 , pp. 5 1 3- 5 1 5 . In particolare Moscadelli evidenzia come il 1 5 marzo 1 859 il Magimaro comunitativo di Siena deliberò il complero trasferimento del materiale richiesro dal Bonaini senza alcuna condizione, mentre il 20 aprile seguente corresse la sua decisione chiedendo in cambio alcuni libri e manoscritti in possesso dell'Archivio di Staro. A ciò possiamo aggiungere che dopo un primo versamen­ to di 62 codici effettuato dalla Biblioteca il 1 6 novembre 1 859 (ASSi, Carteggio dell'Archivio di Stato, anno 1 859, cc. 1 23r.-1 24v.) scoppiò la querelle tra Giacomo Chigi e Francesco Bo­ naini. Il bibliotecario, infatti, si rifìutò di versare ulteriori 48 unità archivistiche sostenendo che esse apparrenevano alla Biblioteca anteriormente al De Angclis (ibidem, cc. I 6? r.-1 69v:), e manifestò una certa disponibilità a continuare nel versamento solo se avesse ncevuto 111 cambio altri codici dall 'Archivio oltre a quelli già avuti. Luigi Filippo Polidori, all'epoca di­ rettore dell'Istituto senese, assunse una posizione conciliante (ibidem, cc. 1 7 1 r.-1 74v.). Il Bo: naini invece fu assolutamente inflessibile; la sua linea non si discosta da quella che -come SI vedrà in seguito- sostenne nello scontro con la Comunità civica per le serie archivistiche d�l : la Balìa e della Biccherna. In una lettera dai toni decisamenre aspri inviata a Giacomo Ch1g1 chiese la consegna senza condizioni di rutto il materiale su cui aveva deliberato il Ì\ lagisrrato comunitativo il 20 aprile 1 859, non accettando assolutamente la distinzione fatta dal biblio­ tecario su documenti giunti in Biblioteca grazie al De Angelis o anteriormente (ibidem, cc: 177r. - 178r., copia della lettera indirizzata a G. Chigi, il 22 dicembre 1 859). La vicenda SI concluse il 29 settembre del 1 860 con il trasferimento in Archivio di Stato del restante ma­ teriale (ibidem, anno 1 860, c. 1 77r.). 1' MOSCADELU, introduzione a L'Archivio Comunale di Siena . . . ci r., p. 40. L'intera vi­ cenda è ricostruita alle pp. 33-4 1 .

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16 !1 documento è in Arc�ivio di Stato di Firenze [d'ora in poi ASFi], SoprimendenZtl agli _ _ toscani, fìlza X, 1 856, ns. n. 5 1 . Il rapporto - indirizzato al Ministro delle Finanze e Arci�JVI 1 Pres1den re del Consiglio dei Ì\ linistri- non è fìrmato (si tratta di una minuta), ma è certa­ mente d1_ mano del Bonaini. 17 Ambedue i documemi sono in ASFi, SoprintendenZtl agli ArciJiJ,i tosmni, Siena fìlza XXl:', ! 859, p. 6, ins. 302. Luigi Filippo Polidori fu nominato di renore dell'Archivio tÙ Sta­ to d1 S1�na con Decrero del 28 agosto 1 859 in sostituzione del primo direttore Francesco Corbam, professore di Economia sociale presso l'Università di Siena, che contemporanea­ mente fu eso�:raro dall'incarico. L F. Polidori non prese, però, immediatamente possesso . del! � �nca e l mtemn fu affìdato a Pietro Berti, sono-archivista dell'Archivio centrale di Sta­ to d � F1renze, inviato a Siena proprio per coadiuvare il Corbani nel lavoro d' ordinamento (cfr ASS 1, Carteggio deii'Archim·o di Stato, anno 1 8 59, c. 66). In seguito, con Decreto del Gover� n_o toscano del 26 settembre 1 8 59, il Polidori fu confermato nella carica di direttore e Lu­ Ciano Banchi, già impiegato della Cancelleria comunitariva di Montalcino fu nominato ' commesso sono-archivista presso l'Archivio senese, ibidem, c. 77.


Carla Zarrilli

L'istituzione deii'ArciJù,io di Stato di Siena e i suoi primi ordinamellli

Gli archivisti senesi delineano in cali documenti, seguendo le indicazione bonainiane, lo schema di ordinamenro dell'Archivio e danno notizie sul pro­ cedere dei lavori. Tale schema è sosranzialmenre quello di cui darà como la pri­ ma pubblicazione sul nuovo Isriruro, che verrà edita 3 anni dopo. Da n � rare . però che cale modello di ordinamenro veniva percepno come qualcosa dt so­ sranzialmenre esrrinseco all'Archivio medesimo, applicaro ad esso dall'esterno. Scrive, infarti, Pietro Berti nella sua citata relazione: «N.B. vuolsi avvertire che l'ordine qui daro alle presenti serie non è forse il più logico, e che piuttosto che una legge è desso una nora da sorroporsi all'esame ed alla decisione della So­ printendenza prima di procedere alla definitiva sistemazione». Se l'auspicaro placet arrivasse poi o no da Firenze non è daro sapere, anzi la lettera del Bonaini al Guasti e la relazione del Banchi al Bonaini di qualche anno dopo -che verranno esaminare in seguiro- �àrebbero pensare ad un pro­ seguire dei «senesi» sulla loro strada in questa pri �11a fase senza a � re ndere ulre­ . . riori conferme da Firenze. In ogni caso i lavon, seguendo rab l111ee-gutda, doverrero procedere in maniera molro rapida: solo quattro anni dopo la fon­ dazione dell'Archivio fu pubblicato, infarri, un opuscolo inrirolaro Il R. Archi­ uio di Stato in Siena nef settembre deL 1 862 18, in cui si delinea l'ordinamento daro dal Polidori e dal Banchi all'Archivio. Si legge nell'introduzione di tale li­ bretto: «A capo d'ogni altra collezione si giudicò necessario porre 9 uelb ond' costituito il Diplomatico. Del resro l'Istoria di Siena come quella dt molte cma iraliche, suggeriva a prima giunta una spartizione principalissima, quella di Repubblica e quella di Sraro Senese sono il Principaro»1'J. . . Tale ordinamento riproduceva sostanzialmente a Stena la medestma orga­ nizzazione data qualche anno prima dal Bonaini all'Archivio centrale di Fi­ renze e su cui hanno riAetturo i colleghi fiorentini, specialmente nel momento in cui rrasferendosi l'Archivio di Stato di Firenze dalla sede degli Uffizi a quel­ la di Piazza Beccaria hanno dovuto affrontare non solo dal punro di vista pra­ tico, ma anche teorico il problema dell'ordinamento complessivo da dare al nuovo lstituro20. Le conclusioni da loro proposte sono, a mio giudizio, estensibili nella so­ stanza anche al caso senese. Hanno scritto infatti: « Lordinamenro bonainia­ no si configurava, quindi, in ultima analisi come il renrativo di ricostruire,

attraverso la disposizione dei fondi e il loro interno collegamento, il quadro storico istituzionale dei due grandi periodi in cui si vede articolata la storia di Firenze e della Toscana la Repubblica e il Principaro.» Poi conrinuano: « È da notare come la coerenza di questo disegno portasse a spezzare materialmente alla data del 1 532 [ . . . ] gli archivi di tutte quelle magistrature amministrative che, nate in periodo repubblicano, continuarono a svolgere le loro funzioni anche sorro il Princi paro [ . . . ] . Egli -Il Bonaini- procedene così non solo a ra­ gliare i singoli fondi alla data del passaggio dalla Repubblica al Principato ma [ . . . ] a rompere alcune formazioni storiche di archivi che la pratica ammini­ strativa [ . . . ] aveva concorso a creare»2 1 . Se ci soffermiamo proprio sull'ultima frase d i tale citazione possiamo sot­ tolineare come anche a Siena il rapidissimo ordinamento del nuovo Isriruro portò alla rottura di quello che era sraro il complesso archivistico pil.t antico di Siena: l'Archivio delle Riformagioni. Analizzando molti anni p i ù tardi, nel 1 948, i primi ordinamenti dari al­ l'Archivio di Sraro, il direttore Giovanni Cecchini - in un articolo in cui ven­ gono evidenziare, forse in maniera un po' contraddittoria, luci ed ombre di tali ordinamenti - sottolinea come «gli archivi pil.t antichi costituivano un tempo l'archivio delle Riformagioni, la cui divisione in fondi era completa­ mente diversa e pil.1 logica», e fa un lungo elenco di «archivi smembrati» di cui risultava ormai impossibile ricostruire l'antica identirà22. Quelle che erano le 5 serie fondamentali dell'antico Archivio delle Rifor­ magioni (Cartapecore, Concistoro, Balìa, Consiglio Generale, Carreggio) ri­ sultano i n fatti profondamente rimaneggiare nell'ordinamento del 1 862. Innanziturro venne applicata la suddivisione in due tronconi : Repubbli­ ca e Principaro, suddivisione che risulta particolarmente forzata in quanto a Siena non solo gli archivi delle magistrature amministrative, ma anche di quelle politiche avevano avuro una loro continuità per nulla inrerrorra dalla caduta della Repubblica senese2·�.

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l ' Copuscolo è privo di norc ripografìche, ma fu cerramenre srampJro J Siena nel 1 862. �"1 Il R. ArciJù•io di Stato in Sima nel sl'trembre del l 862, p. 4. '" Gli arricoli su rali remi, redarri a piì1 mani dagli archivisri dell'Archivio di SrJro di Fi­ renze, sono ediri con il ritolo complessivo Dagli U.fjìzi a Piazut Becmria, nel n. 2-3 della Archivi di Sraro,., XLVTI ( 1 987), alle pp .198-472. .. RJssegna tleoli b �

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2 1 Dagli Ulfizi a Piazut Beccaria . . . ci r., pp. 440-44 1 .

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G. CFCCIII:-.:1, Il riordillfii/Jelllo del/ilrchit•io di Staro di Siena, in �orizie degli Archi­ vi di Srarou, VIII ( 1 948), pp. 38-44; in parricolare la cirazione è a p. 4 1 . C fr. anche S. \1()­ SCADFLLJ, Introduzione a Lilrchillio Comunale di Sit•na . . . ci r . , pp. 40-4 1 , nora 1 1 7. l_l La cominuir:t delle �erie archivisriche risponde pien.uneme alla cominuirà delle magi­ srra rure senesi, siano esse politiche o .tmminisrrarivc. La maggior parre delle magistrarure sc­ . nes l «nare in farri nel l\ 1edioevo furono abolite solo o .di.! fine del ·-oo d.ti riformismo di Pierro Leopoldo, o - ed i:: quesro il ctso pii1 frequente - nel 1 808 dalla dominazione napoleonica. che segnò un pumo di non rirorno anche per l'organizzazione sraruale senese. Al conrrario un av­ vcnimenro srorico di imporranza fondamenrale, quale è la cadura della Repubblica e l'infcu-


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Carla Zarrilli

L'istituzione deii'Archi11io di Stato di Siena e i suoi primi o1dinamenti

Tali divisioni a loro volta «divise -cito sempre dall'introduzione all' opu­ scolo del 1 862- secondo i respettivi uffici e cronologicamente ordinare, si ri­ partivano ciascheduna in tre sezioni; governativa, cioè, amministrativa e giudiciale»24. Anche in questo caso si tratta della medesima struttura voluta dal Bonaini per l'Archivio centrale di Firenze. In questo schema si inserivano poi una serie di archivi, che si voleva cor­ rispondenti alle magistrature che avevano governaro Siena nei vari periodi della sua storia. Non è il caso qui di elencare rali magistrature. I..: immagine che si ricava dalla lettura complessiva di tale inventario è quella di una parcellizzazione del patrimonio archivistico in una serie di piccoli fondi e serie i cui rapporti re­ ciproci sono spesso difficili da stabilire. Non è chiaro cioè, forse anche per una cattiva impostazione tipografica, se in alcuni casi ci troviamo di fronte a una serie di archivio o a un fondo a sé stante25.

Tra i fondi che subirono in maniera più grave tale processo di rimaneg­ giam ento vi furono certamente quelli del Concistoro e della Balìa ed in par­ ticolar modo le serie copialettere e carreggio, oggi ricondotte a tali fondi. Nell'ambito dell'antico Archivio delle Riformagioni esisteva, infatti, un uni­ co copialerrere senza distinzione tra Balìa e Concistoro, così come unica era stata la Cancelleria della Repubblica e ciò è tuttora evidenziato con chiarezza dalle amiche segnature dei regisrri26. Una volta giunta in Archivio di Stato, invece, la serie fu artificiosamente smembrata dividendo, appunto, i registri rra Balìa e Concistoror. Molto più complessa risulta la storia del carreggio, ugualmente distinto nell'inventario del '62 tra Concistoro e Balìa: carreggio che in origine però doveva essere anch'esso unico 28. Si tratta di una vicenda tuttora da ricostrui­ re, poiché allo stato attuale della ricerca non possiamo stabilire con esattezza quando e perché il carreggio della Repubblica fu diviso in questi due tronco­ ni. In ogni caso già all'indomani del loro arrivo in Archivio di Stato su que­ ste importantissime carre cominciò ad essere condotta un'infelice operazione di riordinamento e di ricondizionamento , che continuò poi con maggior vi­ gore sul finire del secolo durante la direzione di Alessandro Lisini. Attraverso la documentazione conservata nel fondo Carteggio delL'Archivio di Stato di Siena è possibile seguire sin dall'inizio le fasi di questo ordinamen­ to. È il direttore Polidori in una lettera indirizzata il 7 luglio 1 860 al Bonai­ ni2'> ad evidenziare per la prima volta i problemi presentati dall'ordinamento di quello che viene definito «il difficile archivio delle Lettere scritte alla Re­ pubblica». Le lettere, specifica il Polidori, erano pervenute ordinare sostanzial-

dazionc, nel 1 557, di Siena a Cosimo l de' l\ ledici, non sconvolse da un punro di vista co­ stituzionale ed amministrativo la strurrura dello Stato senese, che pure enrrò a far parre co­ me «Stato nuovo» nel Ducato di Toscana. Cerramenre le amiche magistrature repubblicane videro forremenre ridimensionata la loro capacità polirica, a rurre si sovrappose il Governa­ tore, che rappresentava in Siena il Granduca fiorentino, ma l'organizzazione dello Stato restò sostanzialmenre la medesima. Gli antichi ordinamenri nella loro strurrura essenziale soprav­ vissero alla fine dell'indipendenza e garantirono alla cirrà, ed a quello che conrinuava ad es­ sere il suo Stato, una notevole autonomia amministrativa. Ciò si tradusse per gli archivi in una grande continuità: nella prosecuzione delle serie cominciare in età medievale.» (ZA RRIL­ LI, L'Archiuio di Stato. . . ci r., pp. 3 9 1 -392). Per un approfondimento sull'organizzazione sta­ ruale senese dopo la fine della Repubblica v., quali contributi complessivi, D. J\ 1ARRARA, Studi giuridici sulla Toscana medicea, Milano, Giuffré, 1 965; E. FASA;-.;o GuARJ:--: 1 , Lo Stato mediceo di Cosimo I, Firenze, Sansoni, 1 973; S . t\ !OSCADEI LI, 01gani periferici di go1'emo e istituzioni locali a Siena dalla metà del Cinquecento all'Unirà d'Italia, in Il palazzo della Pro­ llincia a Siena, a cura di F. BISOG;-.;1, Roma, Ediralia, 1 990, pp. 1 3-54 e L. t-.1A:--: :--:o RI, Il so­ llmno tutore. Pfumlismo istituzionale e accemmmmto amministmti11o nel Principato dei i\ledici,

t\ lilano, Giuffré, 1 994. 11

ci r., p. 4. La cattiva impostazione tipografica può essere dovuta anche alla frerra con cui fu stampato l'opuscolo. CArchivio di Stato volle, infarri, inserire la pubblicazione di tale som­ maria guida tra le iniziative culturali realizzate in occasione del decimo Congresso degli scien­ ziati italiani. Il Congresso fu inaugurato a Siena il 1 4 serrembre 1 862, dopo essere stato a lungo rimandato per morivi politici, visto che era stato previsto per il 1 848. In quell'occa­ sione fu anche allestita in Archivio una mostra documentaria. l tempi per la realizzazione di turro ciò doverrero essere molto brevi, visto che solo nel dicembre del '61 era stato ufficial­ menre comunicato al direttore Polidori dalla Comunità civica che nel settembre seguente si sarebbe renuto a Siena l'imporranre Congresso (cfr. ASSi, Carteggio deii'Arc!JiL,io di Stato, an­ no 1 86 1 , n. 60; sulla mosrra documentaria, ibidem, anno 1 862, n. 49). Su tale Congresso v. Diario del decimo Congresso degli Scienziati italiani, Siena, t\ lucci, 1 862. ��

Il R. Archi11io di Stato in Siena . . .

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16 Su tale imporranre serie archivistica e sul suo smembramento, v. ARCHIVIO DI STATO SI E• A, L'archi11io del Concistoro del Comune di Siena. bwentario, Roma 1 952, (PAS, X), pp. 282-307; ASSi, Archiuio di Balìa. /nuemario, Roma 1 957, (PAS, XXVl), pp. 88-106. 1- Lo smembramenro dovette avvenire in rempi molto rapidi, già infani nella citata re­ lazione di Pierro Berri dell'onobre del 1 859 (cfr. supm nora 17) nell'elenco delle serie che co­ stituivano la parte politica o governativa dell'archivio della Repubblica è compreso il «Carreggio della Signoria» articolato in « Regisrri o copia lenere mandare», e «Filze di lenere ricevute», mentre la Balìa è divisa a sua volra in varie serie rra cui « Registri di Lerrere», la di­ visione in due tronconi del copialettere della Repubblica quindi era già avvenuta. Tale divi­ sione viene ripresa, ovviamenre, nell'opuscolo del 1 862, in cui nella I l parrizione «Governo della Repubblica» abbiamo una serie «Carreggio» arricolara in «Lettere missi11e. Minutari di Letrere, dal 1 368 al 1 5 55» e «Respomille. Lettere originali e copiari, dal 1 2 5 5 al 1 5 55», e una serie «Collegio di Balìa» arricolata, tra l'altro, in «Lenere missil•e e respomi11e dal 1 4 5 1 al 1660», Il R. ArciJilliO di Sttlto in Siena. . . ci r., pp. 5-6. 1R i d;il,io del Concistoro . . ci r., pp. 309-338; ASSi, ArciJi11io di Su tali serie v. ASSi, L u Balìa. . . ci r., pp. LXXX; l 06- 1 79 e GIORGI, Il carteggio del Concistoro . . ci r. 1 q ASSi, Carteggio deii'ArciJi11io di Stato, anno 1 860, cc. 1 1 6- 1 1 8 .

DI

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L'istituzione dei!'Arcbivio di Stato di Siena e i moi primi ordinamenti

Carla Znmili

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mente secondo i mittenti e divise in due categorie: la prima costituita da mis­ sive scritte da sovrani, dalle repubbliche, da cardinali, duchi, marchesi, ecc., e l.a �eco�da formata da lettere di diversi, poste in ordine cronologico . Molte mtsst:'� multavano poi cucite in forma di libro. Un tipo di ordinamento e di condlZlonamento che spinse il Polidori a soprassedere su un intervento im­ mediato sul carreggio, ed a rimandarlo a dopo la redazione dell'inventario sommario di tutto l 'Archivio di Stato. In ogni caso però era sua ferma volontà riordinare tale documentazione visto il giudizio estremamente negativo dato sull'ordinamento preesistente. In un'altra missiva indirizzata al Bonaini il 4 marzo 1 861 il Polidori srigmatizzava, infarti, «lo stato di confusione indescri­ vibile nel quale i Cancellieri predecessori ci lasciarono questo Archivio» e con­ cludeva: .«La �·� illustrissima si predisponga ad allogare qui qualcuno che per prospettiva dt vtta, per sanità ed altro, possa affrontare la colossale fatica del radicale e completo riordinamento di questo Archivio»3o . Benché il Bonaini non «allogasse» mai nessuno a Siena per procedere a tale lavoro, ad esso misero certamente mano gli archivisti senesi, che adotta­ rono per tutta tale immensa massa di lettere un unico ordinamento cronolo­ gico. ·'· � ro�r�ssi d i tale. �rdinamento sono . seguibili attraverso i rapporti mensdt mvtatl dali'Archtvto senese alla Sovnntendenza fiorentina, in cui il Polidori tr� i lavori svolti elenca costantemente la classificazione per epoche del carreggw della Repubblica3 1 • Nel. corso di tali operazioni fu cancellara così definitivamente ogni traccia del! ,ordmamento precedente. Le antiche filze furono disfatte, la successione '0

Ibidem, anno 1 8 6 1 , n. 1 4 , minuta non firmata. Ad es. ibidem, anno 1 863, nn. 4 1 , 42, 45, 5 1 , 58 bis, 6 1 , 64. Il Polidori ed i suoi col­ laboratori dovevano essere estremamente convinti della bontà della loro scelta metodolooica � sui carreggi. In un'altra lettera indirizzata al Sovrintendente (missiva del 6/4/ 1 8 6 1 , ibldem, m­ no 1 86 1 , n. 20), il P�lidori, inf.1 tti, proponeva di adorrare lo stesso merodo usato per il car­ _ reggio della RepubbliCa per le 203 filze di lettere indirirtare all'Auditore Generale e che risult�vano divise in 5 ,,titoli " d !versi, ordinare cioè secondo i mirrenri. Il Polidori proponeva _ , _ d1 un � rle rur re 1 ns1eme 1,1� u n un1ca sen_ � «Lett� re scrirre all'Auditore Generale», di fronre però _ _ . alla d1fficolra d1 ?are all u� s1�me un un1co ordme cronologico, visto che ogni filza copriva più _ ann1, ch1ese lum1 al l3onamJ. La nsposra del Soviintendente (lettera del 7/41 1 8 6 1 ibidem n. �Oa) . fu invece di sei�so completamenre opposto. Il Bonai n i impedì, infatti, che f�sse disf;tto l ? rdm� mento prees1srente, sostenendo �he «queste divisioni hanno una ragione troppo ma­ Illfesra 1 n lo�o stesse e comspondono po 1 almeno per una parre, alle consimili che si hanno in questo Arch1v1_� Centrale. oltre al farro che trattandosi di materiale archivistico, già ampia­ �ei_lte noto. e Cl taro_, qu�st_a era già di per sé una ragione sufficiente per non procedere a rior­ dmJ ra? Jcali. Il Polidon SI attenne all e prescrizioni di Firenze, tanto è vero che tutt'oggi i l _ carregg1 o del fondo Governatore è ordmaro secondo i mittenti, cfr. l'inventario sommario del fondo in ASSi, Guidn-lnllelllario dell'Archivio di Stato, II, Roma, 1 9 5 1 , (PAS, VI), pp. 1 5-23. .l i

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cronologica data dall'ordine di legatura persa per sempre. Si venne così a crea­ re una grandissima raccolta di lettere, a cui fu daro un ordinamento cronolo­ oico univoco secondo lo stile ab incarnatione, stile che invece poteva non essere �uello adottato nella missiv_a e cosa più grave molti al�egari alle l�ttere e mol­ te lettere senza data, che pnma avevano una loro prectsa collocaziOne, furono estrapolati e collocati altrove, rendendoli di difficilissima urilizzazione32. Se alcuni fondi archivistici, quindi, subirono in maniera particolare un processo di smembra,'?enro, rutta la struttura �ell'inve_ntario_ del 1 862� come già sottolinear? , è �Il ms�gna della fra��1e1: taz10ne det fo_nd1._ Questa tmm�­ gine di parcelltzzaz10ne nsulta an_cora p_tu evtdente se cons_tdena�o qu_at� to n­ costruito da Stefano Moscadellt relativamente alla stona dell Archtvto del Comune di Siena. Osservando infatti le attuali segnarure delle unità archivi­ stiche passate su richiesta del Bonaini dall'Archivio comunale all'Archivio di Sraro, possiamo notare come tali unirà - parte integrante a pieno tirolo giuri­ dico dell'Archivio della Comunità civica - risultino oggi divise arbitraria­ mente in una serie di fondi corrispondenti ad antiche magistrature senesi o addirirrura in fondi del tutto firrizi33. Si può dire a questo punto, in estrema sintesi, che i citati recenti srudi d'ambito fiorentino e senese, nonché l'intervento di Stefano Vitali pubblica­ to in di questo volumél, hanno messo in luce come proprio la forza e la no­ vità dei principi bonainiani: il volere, cioè, fare dell'archivistica una disciplina storica, sortraendola ai criteri classificatori settecenteschi e porrandola, inve­ ce, a trovare il suo fondamento nelle istituzioni, rischiava di condurre ad una totale identificazione tra istituzione ed archivio e faceva passare in secondo piano l'autonomia della trasmissione archivistica. Di qui, nel caso senese, la rorrura dell'antico Archivio delle Riformagioni e la sottrazione di materiale all'Archivio della Comunità civica, per poi incasella­ re gli archivi in una corrispondenza spesso forzata con le antiche magistrature. Sempre secondo lo schema bonainiano fu poi organizzato il Diplomati­ co dell'Archivio di Stato, schema a sua volta mutuato dall'Archivio Diplo­ matico fiorentino istituito da Pietro Leopoldo nel 1 77835. Jz

p. 525.

Cfr. ASSi, Archi11io di Balìa. . . ci r., pp. l 06-107 e L'ArchilliO Comunale di Siena.

33 V. «Tavola di raffronro J.l

. . ci

r.,

l » in L'Arcbi11io Comunale tli Siena. . . cir., pp. 523-544. Cfr. in questo volume S. ViTALI, L'arc!Jivista e l'architetto: BoJiflini, Guasti, Bongi, e il

problema de!l'otdinnmellto degli ArciJit,i di Stato toscani. 35 Sul Diplomatico fiorentino, v. G. PA.\fi'ALOì\' 1 , L'archiIlio diplomatico jìorellfino (l 7581852) note di storia archi11istJca in «Archivio Storico Italiano», CX.Xlll ( 1 965), pp. 1 77-22 1 .


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Furono quindi riunire i n un unico fondo le pergamene dell'Archivio del­ le Riformagioni, circa 6.000, ed il nucleo più consistente di circa 20.000 pro­ venienti dall'Archivio Generale dei contratti, a cui si aggiunsero già prima del 1 862 quelle provenienti dalla Prefettura36, dall'Universiràr, dalla Biblioteca pubblica38 , dal Patrimonio dei resti ecclesiastici39, dall'Opera Merropolita­ na40 e l'incremento continuò negli anni seguenti. Si formò così i l «Diploma­ tico» dell'Archivio di Stato di Siena, l'unico fondo che dalla fine dell'800 sino ad oggi non ha subìto rimaneggiamenti, ma si è soltanto accresciuto. Le per­ gamene furono e sono tuttora ordinate cronologicamente a prescindere dal fondo di provenienza. Già nelle prime relazioni redatte nel 1 85 9 da Luciano Banchi e da Pietro Berti abbiamo chiare informazioni sui criteri adorrati nell'ordinamento ed il condizionamento delle cartapecore, che già erano giunte nell'archivio di nuo­ va istituzione. Gli archivisti avevano cominciato ad operare sul primo nucleo, cioè le 20.000 provenienti dall'Archivio dei contratti e, nell'ottobre del '59, circa duemila cartapecore erano già state arrotolate e disposte in ordine cro­ nologico. Negli anni seguenti tale lavoro continuò, ma evidentemente non con suffic iente alacrità; o almeno così lo giudicò il Bonaini che i n una lerre­ ra del 1 860 rimproverava il Polidori perché gli archivisti senesi si dimostra­ vano più lenti di quelli lucchesi nell'inventariare cronologicamente le pergamene, arrotolarle e munirle dei debiti richiami a similirudine del Di­ plomatico fiorentino4 1 . Mentre in una missiva dell'anno seguente alla richie­ sta del Polidori di escogitare un metodo più veloce per l'ordinamento del Diplomatico, rispondeva seccamente che non esisteva altro merodo42. Il Po­ lidori si convinse, tanto che nel novembre del medesimo anno informò il So-

vrinrendente sul procedere del lavoro di ordinamento delle pergamene, che venivano estrapolare dai fondi di provenienza e disposte in mazzi, secondo l'ordine cronologico43 . I n seguito poi nei rapporti mensili, che venivano in­ viati dall'Archivio senese alla Sovrintendenza fiorentina, costantemente tra i lavo ri svolti viene menzionato l'ordinamento delle pergamene, a cui era ad­ detto Luciano Banchi, coadiuvato spesso dal copista Ignazio Vegni44. Anche per quanto riguarda il Diplomatico, il principio del respect des fonds fu ampiamente �!uso e l� crea�i? ne fort� m� nte _voluta �al �� naini di �i­ plomarici alla fiorentma negl! arch1v1 toscani d1ede 111 realra ong1ne a dec1se critiche , di cui si ha riscontro già dalla fine del XIX secolo45 Se infatti a Siena la tradizione - nata per ragioni eminentemente pratiche _ di conservare le pergamene separare dal restante materiale archivistico, risali­ va ai primordi dell'età comunale e nell'ordinamento dell'Archivio delle Rifor­ magioni il Diplomatico era una delle 5 � lassi i� cui era diviso l'archivi� , così . come a sé stanti erano le pergamene del! Arch1v1o Generale de1. contram, cosa ben diversa era fondere a posteriori cune le pergamene in un'unica collezione. Nonostante tale discutibile metodologia, va sottolineato però che l'iden­ tità dei fondi di provenienza delle pergamene non fu mai dimenticata. Già Pietro Berti, infarti, nella sua citata relazione affermava di voler realizzare un catalogo generale cronologico del Diplomatico, e «uno spoglio es� tto ?e' sin­ goli documenti di_v iso per prove1: ienze, mantenuta p �:Ò sempre l � Ciascuna di esse la cronologia». Le «provemenze» che avevano g1a uno spoglio lo dove­ vano mantenere, con i dovuti richiami46 . Attualmente poi benché la grande maggioranza delle cartapecore formi­ no un insieme, ed esista un unico schedario cronologico generale del Diplo­ matico, la memoria dei fondi di provenienza continua ad essere conservata. Da un punto di vista pratico infatti ad ogni pergamena è cucito un cartelli­ no su cui è riportata, oltre alla data, la denominazione del fondo di prove­ nienza e nei moderni inventari, così com'era negli antichi spogli tuttora in uso, esse sono elencate fondo per fondo. Per quanto riguarda la conservazione materiale, per tutta questa grande massa di pergamene fu sempre il Bonaini ad imporre il sistema di arrotolar­ le. Tale sistema, che viene generalmente considerato tipico dei diplomatici se-

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36 Le pergamene provenienti dall' archivio della Prefettura pervennero in Archivio di Sra­ to il 3 1 dicembre 1 859; di esse una piccola parte era legata in 2 volumi, mentre la maggior parre era contenuta in 64 sacchetti e corredata di «descrizioni» posre in rubi di latta (ASSi, Carteggio dell'Archivio di Stato, anno 1 859, c. 1 84) . 37 Le pergamene p rovenienri dall'Università erano in rutto 1 300 corredare da indici e giunsero in Archivio di Srato nel gennaio del 1 860 (ibidem, anno 1 860, cc. 4-7; 3 1 ) . 38 V. supm nora 1 4. 39 I.:Amminisrrazione del Parrimonio Ecclesiastico consegnò all'Archivio di Sraro, nel giugno del 1 86 1 , 3 1 60 pergamene, divise in mazzi custoditi in 29 cassette, ibidem, anno 1 8 6 1 , nn. 29 e 29A. 40 Le 1 594 pergamene dell'Opera Metropolitana giunsero in Archivio di Stato nel set­ tembre del 1 8 6 1 , ibidem, anno 1 8 6 1 , nn. 34 e 39; anche L'archivio dell'Opera della Men·o­ politana di Siena. Inventario a cura di S. MOSCADELLI, Mi.inchen, Bruckmann, 1 995, p. 34 1 . ASSi, Carteggio dell'Archivio di Stato, anno 1 860, cc. 228-230. Ibidem, anno 1 8 6 1 , nn. 32 e 34.

•

13 Ibidem, anno 1 86 1 , n. 56.

v.

41

4!

64;

44

Ibidem, anno 1 862, nn. 23, 33; anno 1 863, nn. 8, 1 4, 22, 33, 36, 42, 5 1 , 58 bis, 6 1 ,

anno 45

16

nn.

1 864, l , 9 , 1 7, 24. Cfr. LODOLINI, Lineamenti di storia

deii'Archiuistim. . . ci pp. 1 49-1 53. ASFi, Soprintendenza agli Archivi tosmni, Siena, fìlza XXIV, 1 859, p. 6, i ns. 302. r.,


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591

Cnr/n Znrril/i

L'istituzione dell'Archivio di Stato di Siena e i suoi primi ordinamenti

condo l'uso toscano e di antica origine, in realtà a Siena fu esteso a tutto il Diplomatico solo nel secondo Ottocento. Se, infatti, un consistente nucleo di pergamene giunse probabilmente arrotolato, in altri casi, come hanno dimo­ strato recenti studi4�, le pergamene furono arrotolate solo una volta versate in Archivio. Di particolare i nteresse è poi la vicenda del Diplomatico Riforma­ gioni. In età comunale tali pergamene erano con tutta probabilità arrotolate e custodite nei cassoni48, mentre non erano più così condizionate quando giunsero in Archivio di Stato. Dalla citata lettera del Polidori del novembre del 1 86 1 apprendiamo, infatti, che gli archivisti avevano «dovuto sciogliere i volumi delle pergamene dell'antico archivio delle Riformagioni, volumi ove esse non solamente furono legate, ma anche tenacemente congiunte a strisce di carta che occorre disgiungere dalle pergamene». Il periodo successivo al 1 862 fu particolarmente importante e fecondo per l'Archivio senese. Innanzitutto, così come avvenne in molti Archivi italiani, sia a seguito dell'unificazione amministrativa del Regno, che in conseguenza del Regolamento generale degli Archivi italiani pubblicato del 1 875, ci fu un no­ tevole incremento di documentazione49. Pervennero, infatti, i documenti degli organi politici che governarono Siena dopo il 1 8 1 4, chiamati convenzional­ mente «Governo di Siena», le carte della Prefettura di Siena e della Sottoprefet­ tura di Montepulciano50, nonché, sul fronte della documentazione giudiziaria, gli archivi dei tribunali civili e militari sempre posteriori al 1 8 145 1 Lincremento non si limitò però al patrimonio contemporaneo. Dall'In­ tendenza di Finanza, infatti, furono versate 1 2 1 unità archivistiche relative ad amichi catasti, comprese in un periodo che va dal 1 3 1 4 al 1 79252.

D a Firenze tornarono a Siena, nel 1 867-68, le carte e le pergamene appar­ tenu te ai conventi soppressi da Napoleone53. È da notare che anche in questo caso , così come era avvenuto per gli altri fondi, le pergamene furono separate dal resto della documentazione e fatte confluire nel Diplomatico generale, pur con le modalità già viste. Sempre del Diplomatico generale entrarono a far par­ te le 5795 pergamene dell'ospedale di S. Maria della Scala, che pervennero in Archivio nel 1 87054, mentre le filze ed i registri di questa importante istituzio­ ne giunsero in seguito, in tre tranches: nel 1 897, 1956 e 1 98555. Non furono fatte, invece, confluire nel Diplomatico generale, anche per­ ché già rilegare in grossi registri, le 4273 pergamen_e �ostitu �m_i la raccol_ra la­ sciata all' Archivio di Stato nel 1 872 dal come Sctptone Btchi Borghesi, per legato testamentario56. . . . . . Senza continuare con nowse elencaz10111 S I puo certamente parlare d1 un importante incremento del materiale documentario dell'Istituto senese nella seconda metà del secolo XIX. Al notevole incremento corrispose una altrettanto vivace opera di inventariazione. Lanima di tale lavoro fu Luciano Banchi che ricoprì la carica di diretto­ re dal 1 867 al 1 887 e che secondo Giovanni Cecchini deve considerarsi il ve­ ro fondatore dell'Archivio senese5-. Per delineare i criteri di tale lavoro possiamo esaminare le pagine relative all'Archivio di Stato di Siena della Relazione sugli Archivi di Stato Italiani pub-

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47 Sicuramente non pervennero arrorolare, ma lo furono in Archivio di Sraro, le perga­ mene dell'Opera Merropolirana (Cfr. L'archivio deii'Opem della Metropolitana. . . ci r., p. 34 1 ) e del Comune di Sinalunga (Cfr. L'Archit1i0 Comunale di Sinalunga. bwentnrio della Sezione storica, a cura di A. GIORGI e S . MOSCADELLI, Siena, Amminisrrazione Provinciale di Siena, 1 997, p. 97.) 48 Cfr. ARCHIVIO DI STATO DI S I Eì'<A, bwentnrio delle pugnmene comervnte nel Diploma­ tico dall'anno 736 all'anno 1250, a cura di A. LISINI, Siena, Tip. e Lir. Sordomuri, Dina L. Lazzeri, 1 908, pp. Y11-XJV; ARCHIVIO DI STATO DI SIEì'<A, Guida-Inventario . . . ci r., l , p. 2. 49 R. Decrero 27 maggio 1 875, n. 2552 per l'ordinamenro generale degli Archivi di Sraro. 50 Su quesri fondi archivisrici, cfr. ARCHIVIO DI STATO DI SIE :-IA, Guidn-bwentnrio. . . cir., Il, pp. 262-278. ' 1 Su quesri fondi, cfr. M. A. CEPPARI, Noteper uno studio sull'nmministmzione della giu­ stizia nel compartimento di Siena dal 1814 al 1865, in "Bullerrino Senese di Sroria Parria», XCIV( 1 987), pp. 390-402. 52 Cfr. MINISTERO DELL'INTERNO, Relazione sugli Archivi di Stato Italiani, Roma, 1 983, pp. 275-76.

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53 Cfr. ARCHIVIO DI STATO DI SIE;-;A, Guidn-bwentnrio. . . ci r., l, p. XVl l l ; Il, p. 1 57. 54 Ibidem, l, p. 1 5; ASSi, Carteggio deii'Archit,io di Stato, anno 1 870, i ns. 20.

Sul Diplomarico Ospedale di Sanra Maria della Scala, v. ARCHIVIO DI STATO DI SIE­ NA, Guidn-lnventflrio . . . ci r., l, pp. 1 4 - 1 6 . Sul complesso dell'archivio (salvo l'ulrima tmnche per cui è disponibile solo un elenco di consisrenza}, v. ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Archi­ XXXVI I VIO dell'Ospedale di S. Maria della Scala. Inventario, Roma, 1 960-62, voli. 2 (PAS, c XXXVll l ) . 56 ARCHIVIO D I STATO DI SIE;-;A , Guidn-lm,enfflrio . . . c ir., l , pp. 46-47. Orro­ 57 Luciano Banchi ( 1 837-1 887}, figura di primo piano nella Siena del secondo cemo, fu archivisra, dircrrore dell'Archivio di Scaro, aurore di molrissimi saggi a cararrere sro­ rico e giuridico ed inolrrc ricoprì la carica di Sindaco della cirrà e numerosi alrri incarichi pubblici. Cfr. G. CECCHINI, Luciano Banchi, in « Rassegna degli Archivi di Sraro», XVII ( 1 957), pp. 1 75- 1 80; S. i\IOSCADFl.l i, l Come/'1/fltori riuniti femminili di Siena e il /oro m·-. _ chivio, in «Bullenino Senese di Sroria Parria», XCV( 1 988), p. 1 7; LODOLINI, Lmenmenfl d1 storia dell'Archivistica . . . ci r., pp. 1 2 3 - 1 24 ; M. PIERINI, Catalogo delle opere, in Tito Snrrocchi 1824-1900, Siena, Proragon Edirori Toscani, 1 999, p. 27; L'Archivio storico dell'orfimotrojìo S. Marco e delle più antiche istituzioni senesi per l'infonzin povem. b/llentnrio a cura di S . BAR­ BElTI'e A. MA:-ICINI, Siena, Archivio Comunale di Siena, 2000, pp. 2 1 -23. 55


Carla Zarrilli

L'istituzione dell'Archil'io di Stato di Siena e i suoi primi ordinamenti

blicata nel 1 883 dal Ministero deii'Interno58. Si tratta, va precisato subito, di una descrizione del patrimonio estremamente succinta e pubblicata nell'am­ bito di un volume, che aveva più che altro un carattere amministrativo e mi­ rava ad attestare l'incremento del patrimonio archivistico ed i lavori di inventariazione realizzati o in corso negli Archivi di Stato italiani nel periodo 1 874 - 1 882. Pur nell'ambito di questi limiti la Relazione è imporrante. Nella brevissi­ ma introduzione all'elenco dei fondi, si fa infatti in poche righe la storia del­ l'Archivio di Stato di Siena. Si afferma che il primo riordinamento era stato condotto a termine nel 1 862 secondo il modello fiorentino «se non che es­ sendosi chiarito coll'andare del tempo che la divisione e distribuzione adot­ tata era poco opportuna rispetto a non poche raccolte di carte, fu forza pensare per queste ad una pÌLI razionale classificazione, che venne incomin­ ciata nel 1 880, ed alla quale si attende tuttavia.» Nulla di più viene detto su questa «pÌLI razionale classificazione». Esami­ nando però l'elenco che segue, appare chiaro che il fulcro è costituito dalla sostituzione della partizione dei fondi tra archivi della Repubblica ed archivi del Principato, con la loro suddivisione nelle tre categorie modellare sui tre poteri dello Stato moderno: governativa, amministrativa e giudiziale. Nell'ambito di ciascuna di queste categorie vengono così riaggregati gli ar­ chivi che nel primo ordinamento risultavano divisi tra Repubblica e Principato. Più difficile risulta stabilire quando si fosse messo mano a tale classifica­ zione. Nella Relazione sì dice, infatti, che essa era stata iniziata nell'80, ma in realtà una riAessione critica sul primo ordinamento dato all'Archivio di Stato di Siena era cominciata non appena esso era stato compiuto. Risale al dicembre del 1 864, infatti, una lettera indirizzata a Cesare Gua­ sti da Francesco Bonaini, in cui il Sovrintendente esprimeva critiche ali'OI·di­ namento senese ed in particolare scriveva: «Altro difetto io vi ravviso nell'essersi lasciati guidare dalla imitazione circa la divisione delle cose fatte qui», e concludeva ordinando al Guasti di condurre un'ispezione a Siena60 . Frutto di tale ispezione fu una lunga relazione indirizzata da Luciano Banchi al Bonaini il 1 2 gennaio 1 8656 1 •

In tale interessantissima relazione il Banchi accettava sostanzialmente le critiche che sulla scorra delle brevi parole del Bonaini erano stata fatte da Ce­ sare Guasti all'ordinamento senese. Luciano Banchi scriveva infatti: «Osser­ vava il signor Guasti come quella partizione principalissima e storica e per ogni parte lodevole di repubblica e principato, perché forse con troppo rigo­ re osservata nel primo ordinamento dell'Archivio, avea portato a spezzare in due alcune serie che, non senza qualche inconveniente, si acconciavano a una spartizione siffatta»62 . Per porre rimedio a ciò l'archivista senese proponeva di conciliare i due cri­ teri: da una parre conservare la divisione tra Repubblica e Principato, dall'altra non forzare in questa parrizione gli archivi di magistrature che, nate in epoca comunale, erano continuate pressoché inalterate con la Repubblica ed il Prin­ cipato. Nell'elenco che segue, in realtà poi, proponeva il superamento della par­ tizione per la grande maggioranza degli archivi delle magistrature senesi, siano esse politiche (Consiglio generale, Concistoro, Collegio di Balìa), amministra­ rive (Biccherna, Gabella dei contratti, Magistrato di Dogana, Dogana dei pa­ schi, ere.) o giudiziarie (Ordinario, Capitano di Giustizia, Corte di Mercanzia). Nella lettera di risposta al Banchi, il Bonaini si limitò a lodare la premu­ ra con la quale si erano secondare le sue istruzioni, ed a rinviare a tempi suc­ cessivi l'esame delle proposte fatte 63. Difficile dire se gli archivisti senesi cominciarono subita a mettere in at­ to tali proposte innovative o se alla revisione dell'ordinamentO si diede inizio solo negli anni Ottanta, così come indicato nella citata Relazione, cerro è che l'organizzazione dell'Archivio, così come descritta nell'83 corrisponde in pie­ no a quanto proposto dal Banchi nel '64. Al di là del momento in cui fu rea­ lizzato, tale nuovo ordinamento appare come un compromesso tra il primo criterio «bonainiano» (anzi come si evince dalla relazione e dalle lettere ora esaminate «eccessivamente bonainiano») adottato in prima istanza e gli ordi­ namenti «per funzioni>> che venivano realizzati in quegli anni negli Archivi, a seguito del RegolamentO degli Archivi di StatO del 1 87564.

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'5 Ì\lli':ISTERO DFII'I :--:TER:-.=o, Relazione mgli Archivi di Struo !talitmi ci r. La parre de­ dicata all'Archivio di Srato di Siena è alle pp. 270-282. 59 Ibidem, p. 27 1 . 611 La lerrera del l O dicembre 1 864 è ed ira in Carteggi di Cemre Cumti, a cura di F. DE FFo, VI, Carteggi con gli archit,istijìorentini. Lmere scelte, Firenze, Olschki, 1 979, p. 1 74 . 6 1 La relazione è in ASFi, SoprintendenM Vecchia, 5 4 , Aftàre 350. 'làle imporranre do­ cumenro è srato reperito da Stefano Virai i, cfr. VITALI, L'nrchit,ista e l'architetto . . ci r. Rin. .

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grazio sinceramenre Stefano Virali per avermi fornito, prima della pubblicazione del presen­ te volume, la trascrizione da lui redana della relazione del Banchi ed avermi permesso di usar­ la nell'ambito di questo articolo. 61 ASFi, ibidem. 6·1 Lenera del 1 6 gennaio 1 865, ibidem, lettera reperita anch'essa da Stefano Vitali. Da notare che in seguito il Sovrintendenre non tornò piì.1 sull'argomento. 1" Regio Decreto 2 7 maggio 1 875, n. 2552. Gli articoli 5, 6, 7 di tale Decreto stabiliva­ no che «Gli ani dei dicasteri centrali dei Governi cessati costituiscono una sezione di archivio che si dice degli atti di Stato. Gli altri ani archiviati vanno ripartiti in tre sezioni, cioè degli at-


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L'istituzione dell'Archivio di Stato di Siena e i suoi primi ordinamenti

Anche in questo caso può essere utile un paragone tra questo ordina­ mento e la nuova struttura data nel medesimo volgere di anni all'Archivio di Stato di Firenze dallo stesso Cesare Guasti, succeduto nella carica di diretto­ re a Francesco Bonaini. Nuova struttura anch'essa esaminata dagli archivisti fiorentini nel loro citato saggio65. Una volta accertato che in ambedue gli Archivi il fulcro del nuovo ordi­ namento era il superamento della cesura tra Repubblica e Principato, va però evidenziato che a Firenze la nuova metodologia di organizzazione degli archi­ vi, secondo lo schema di divisione dei poteri dello Stato, venne applicata in maniera più energica che a Siena. Se nell'Archivio di Stato di Firenze, infat­ ti, come è stato ricostruito, in ogni sezione furono aggregati tutti gli archivi ad essa afferenti dal periodo repubblicano a quello Lorenese, segnando così una «distanza incolmabile rispetto all'ordinamento del Bonaini»66 a Siena la situazione, come già accennato è più articolata e si può parlare - a mio vede­ re - di un compromesso. Da un lato, infatti, vennero fatti rientrare nella medesima sezione e quin­ di riunificati, archivi precedentemente separati, dall'altro la periodizzazione tra Repubblica e Granducato fu in parte mantenuta. Nell'elenco, infatti, ab­ biamo prima tutti gli archivi di magistrature nate in periodo repubblicano e continuate sino a Pietro Leopoldo di Lorena o a Napoleone I , che si susse­ guono nell'ordine: governative, amministrative e giudiziarie e poi gli archivi di magistrature sorte dopo la caduta della Repubblica, anch'essi disposti nel medesimo ordine, senza però aggregazione tra i due settori. Per fare un esem­ pio: l'archivio del Governatore, magistratura politica per eccellenza del pe­ riodo granducale, non è posto, nella Relazione del 1 883, all'inizio nella sezione governativa insieme al Concistoro, ma è elencato dopo tutti gli ar­ chivi di magistrature senesi nate in epoca repubblicana. I due tipi di ordinamento quindi fondamentalmente si contemperano e non vi sono distanze incolmabili tra il primo ed il secondo, né tanto meno a Siena si arrivò- come avvenne in altri Archivi italiani- a sconvolgere i fondi per far rientrare forzatamente la documentazione nell'ordinamento per funzioni67.

A mio giudizio il primo ordinamento dato all'Archivio senese rimase so­ stanzialmente in vigore anche dopo i l Regolamento del 1 875 e nelle sue linee guida potrei dire che è giunto sino a noi. Il grande mutamento è certamente rappresentato dal superamento della cesura tra Repubblica e Principato e non è un cambiamento da sottovalutare, ma al di là di questo lo schema generale rimane i l medesimo. Dopo la Relazione del 1 883, un'immagine complessiva del patrimonio arch ivistico senese e del suo ordinamento ci viene data dall'Indice sommario delle Serie dei documenti al i o gennaio 1900, volume edito a Siena proprio in quell' anno68. Tale indice fu pubblicato dopo la morte del Banchi, ma a giudizio del Cecchini, esso rappresenta in realtà il piano di ordinamento da lui iniziato e rimasto interrotto per la sua morté9. Si tratta di un'opera certamente più ampia e più articolata rispetto all'o­ puscolo del 1 862 ed anche alla Relazione dell'83, ma l'impressione comples­ siva che si ricava paragonandoli è quello di un impianto ormai consolidato che nelle sue linee fondamentali, una volta superata la cesura tra Repubblica e Principato, non muta. Ciò non vuoi dire, ovviamente, che tutto rimanesse identico e tanto meno che all'interno di questo schema non si procedesse poi a riordinamenti ed inventariazioni dei singoli fondi. Di tali lavori realizzati da Luciano Banchi e poi da Alessandro Lisinìl0, suo successore nella carica di direttore, dà conto nel citato articolo Giovanni Cecchini. Difficile è distinguere, a giudizio dello stesso Cecchini, l'intervento del Banchi da quello del Lisini, anche a causa della perdita degli schedari redatti dal Banchi, ma Giovanni Cecchini imputa al Lisini dei rimaneggiamenti anche

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ci giudiziarii, degli ani amministrativi, degli ani notarili. Cogli ani che non provengono da magistrature, da amministrazioni, da norai, sono costituite sezioni speciali. Gli arri di ciascu­ na sezione sono disposti separaramenre per dicastero, magistratura, amministrazione, corpo­ razione, notaio, famiglia o persona, secondo l'ordine storico degli affari o degli arri». 6S Cfr. Dagli Ujfìzi a Piazza Beccaria . . . ci r., pp. 446-447. GG ibidem, p. 447. 67 I..:inrroduzione del Regolamento del 1 875 portò in alcuni Archivi italiani ad un'ap­ plicazione del principio della divisione dei poteri a ritroso, ad epoche a cui era coralmente

e.maneo <<spingendo gli archivisti a conseguenti arbitrarie sistemazioni dei fondi, nelle quali si rifaceva strada, a grandi e imprecise linee, il metodo «per materia» o forse si direbbe me­ glio <<per funzione», M I NISTERO PER l BENI CULTURALI E fu\IBIENTAL!, UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHIVISTICI, Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani, I , Roma 1 9 8 1 , bJtro­ duzione, p. 7. 68 R. ARCHIVIO DI STATO IN SIENA, Indice sommario delle serie dei documenti al l o gen­ naio 1900, Siena, Tip. e Lir. Sordo-Muri di L. Lazzeri, 1 900. 69 CECCHINI, Il riordinamento dell'Archivio di Stato . . ci t. p. 39. 70 Su Alessandro Lisi ni ( 1 85 1 - 1 945), direttore dell'Archivio di Sraro di Siena dal 1 889 al 1 9 1 2 ed in seguito di quello di Venezia sino al 1 9 1 8, aurore di moltissime pubblicazioni a cararrere archivistico e srorico, nonché come il suo predecessore Sindaco della cirrà, v. C. Clfu\!POLINI, Alessandro Lisini, in « Bullenino Senese di Storia Patria», LI-UV ( 1 944-47), pp. 6-30. .


Cnla Zm·il!i

gravi dd la,·oro iniziaro dal suo predecessore. Soprarrurro il Lisini «intraprese una divisione per materia, che porrò allo smembramenro di numerose serie, con [ . . . ] molro danno per l'unità dei fondi, creando anche serie nuove, k quali non a:·ev�mo giustifìcazione maggiore del cambiamento di nome che, per cerri pe­ nodl, avevano avuto alcune magistrature politiche e amministrative.,- 1 Certamente in tale novero \'a f�uro rientrare l'archivio di Balìa, anche se in questo caso probabilmenre Alessandro Lisini si limitò ad accerrare e ad en­ f:uizzare una frammentazione del fondo, che era stata iniziata da altri prima di lui. L'archivio di questa magistratura, che affìanca,·a prima salruariamente e poi dal secolo XV in maniera stabile il Concistoro nell'esercizio del supre­ mo parere politico, risulta, infàtti sia nella Relazio11e dell'83 che neii'I11dice del 1 90 0 di,·iso in una serie di piccoli fondi (Balìa, Dieci Conservatori della li­ herr:l, i\hgisrraro del Capitano di popolo e Reggimento, Orto sopra la guer­ _ ra, UHìciali delle Pecunie), che prendono il nome da alcune delle Balìe speciali succeduresi nel corso dei secoli, c furono creati arrifìcialmenre smem­ brando serie degli archivi della Balìa e del Concistoro. Probabilmente anche quesro processo di fì·ammenrazione era cominciato all'indomani del versamento dell'Archivio delle Riformagioni i n Archivio di �raw; Archivio delle Riform.1gioni di cui l'archivio di Balìa cosriwiva -come già visro- una delle 5 serie fondamenrali. Già nell'indice del 1 862 viene elen­ cato, infàrri, accanto al fondo «Balìa,. un fondo denominato genericamente "Balì e speciali••, c il processo sicuramente negli anni seguenti venne approfon­ dito. La creazione di rali fondi risultò talmenre artificiosa che acl essa si cercò di porre rimedio con l'inventario analitico moderno dell'archivio di Balìa, edi­ to nel 1 9 57. In tale invenrario si volle, infarri, ricomporre - nell'ambito del possibile - l'unitarietà del fondo, riunifìcanclo le serie arbitrariamente divise e segnando così, a differenza di quanto avvenuto per molti altri archivi, un pun­ to di completa rottura con le guide e gli invenrari precedenti-�. [rrimediabilc si è invece rivelaro il danno apportato ad alrre serie del Concistoro e della Balìa. Nello scorcio del secolo XIX vennero portati a ter­ mine, infarri, il nuovo condizionamento ed il riordino dei carreaai 0 del Con­ cistoro e della Balìa ed un'operazione simile venne condona � u un'altra importantissima serie del Concistoro, k cosiddene «scritture concistoriali». Anche in questo caso fascicoli che conrene\'ano la documentazione di corre1

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Hl'\1, Il riordnitl/1/t'llfO de/1/lrchit•io di Sr,uo . . . ci r. p. 39. DI �lE:--\, /lrchit·io di Balìa. . . ci r . , lnrroduuont' pp. LÀ.."\.\:­

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i suoi pm111 ordiluzJnt'liti

d alle istanze presentate al Concistoro, e che erano giunri in Archivio di Staroo ordinati cronologicamente, vennero disfarti e le carre ordinate secondo la · · ' d e Il' aff:are e renmateria o secondo le persone, d1srruggendo cos1' l' unl(arteta : " �o �s o m issi dif!ìcil di materiale il quindi dendo �_ ti graw danno apportato alle Se il Cecchini ascrive ad Alessandro L1s1n1 scritture concisroriali- 1 , un giudii'. io positivo viene da lui espresso, in\'ece, su­ ali alrri lavori archivistici del Lisini-� vale a dire l'lnuentario Generttle del R. A rchiuio di Stato iii Sima, ediro in 2 pani nel 1 899 e nel 1 9 1 5 e l'!nl'entario delle pergamme COiiSI'I'l'tlte nel Diplommico d,dl�nmo ""'3 6 all'rt;mo 1250 pub­ blica to nel 1 908-6. Giudizio positivo che nasce soprattutto dall'analiticità di tali inventari, chiara resrimonianza di una conoscenz<l reale ed approfondita dei fondi. La pubblicazione dell'fill'l'J/ttlrio Genemle nelle sue 2 pani segn,l, senz<l dubbio, un imporrante passo avanti rispetto all'opuscolo del 1 862 ed anche all'Indice del '900: da guide o progetti di ordinamenro si passa ad edizioni di veri e propri i nventari analitici. Tale lnl,elltario -c� me ha �orrol �n�aro Arn:11do O'Addario- «dopo quello compilato dal Bong1 per glt archl\'1 lucches1 e l'fn11enttlrio Sommario del Gherardi, fu il terzo lavoro di respiro farro dagli ar­ chivisti toscani sulle orme del Bonaini». -- L'opera però, così come l'lnumta­ rio Sommario deii'Arc!Jillio di Stato di Firenze curaro da A.lessandro Gherardi �s e ovviamente la coincidenza non è usu.1lc, era relativa solo ai fondi pitl an­ ri�hi: la prima pane era dedicata agli invenrari dei fondi Dipl � m�ric?, Sraru­ ri e Capiroli, mentre nella seconda era edito quello �el C �n� 1gl1o Gene.ralc. Per tutte le altre magistrature, soprattutto per quelle nnanz1anc e del penodo granducale, mancavano ancora inventari analitici ed a questa opera di inven­ tariazione si dedicarono Giovanni Cecchini e gli archivisti che lavorarono con lui neali anni '40 e ' 5 0 del '900-9. [nventariazione che continua a muoversi ·

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., lbidon, p . .)9. . . !nt•emario Gm,•r,de del R. /I re/lil'io di .�r,uo in Sima (,t cura d 1 A. p.un: l (Diplomtltico, S(lifllli, (tlpiroh) . Sic:rta, rip. e Lir. �ordo-:\luri ?i l . IJZ7� ri. p.mc: Il ( Con­ _ siglio gmendt'), �ienJ, �rab. Arn grJhche L1zzen (Trp. Sordomuti), l :) l ..., e AR( Hl\ IO D I ST..\TO S u \:.\, lnl'enttlrio dt•l!e pngt�mem. . . cir . - A. D'Ani HRIO, �rchù•1 cd tirchil'imm in 7ommt1 negli u!rimi cmto tllllli, in "Rassegn.t

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nell'ambito che sin qui ho cercato di delineare. Nonostante le critiche espres­ se dal Cecchini ai precedenti ordinamenti la sua posizione fu poi in realtà quel­ la di accettarne sostanzialmente le linee guida. Egli stesso illustra così la sua scelta: «abbiamo così preferito conciliare la teoria con l'opportunità pratica, mantenendo intatto il principio fondamentale di ogni ordinamento archivisti­ co, cioè quello di rispettare il più possibile gli ordinamenti esistenti da tempo, correggendo i difetti mediante buoni inventari analitici e dando tutte quelle notizie e rinvii che guidino rapidamente lo studioso nelle sue ricerche»80 . Se poi il Cecchini riuscì in questo suo intento e quale sia la valutazione stessa dell'ordinamento da lui attuato, e ancora oggi sostanzialmente rispetta­ to, è una problematica che esula dai limiti di questo articolo, che ho voluto dedicare solo ai primi ordinamenti dati all'Istituto.

G IOVANNA TANTI La figura e l'opera di Clem ente Lupi tra Archivio e Università

È stato scritto a proposito della generazione di archivisti alla quale ap­ partenne Lupi che «c' [era] qualcosa di impressionante in questa attività in­ tensissima a volte anonima, quasi il marchio di una generazione erudita che scelse spesso di oggettivarsi totalmente, e fino a scomparire nel proprio lavo­ ro. . . » 1 il giudizio è riferito in primo luogo a Cesare Paoli, coetaneo di Lupi e suo compagno di studi, del quale lo stesso Lupi, scrivendone il necrologio, parlava come di un uomo logorato da una attività eccessiva2. Formatisi en-

gli inventari analitici del Consiglio Generale (ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Archivio deL Con­ siglio Generale deL comune di Siena. Inventario, Roma 1 952, (PAS, IX), della Biccherna (AR­ CHIVIO DI STATO DI SIENA, Archivio della Bicchema deL comune di Siena. Inventario, Roma 1953, ( PAS, Xli), del Concistoro e della Balìa precedenremenre citati. 5° CECCHINI, !l riordinamento dell'Archivio di Stato . . . cir., p. 44.

1 E. A RTIFONI, Salvemini e iL Medioevo. Storici italiani .fra Otto e Novecento, Napoli, Li­ guori, 1 990, p. 84. L' Aurore dedica pagine imporrami a descrivere il clima culturale e l'atti­ vità che si veniva svolgendo nei ceneri di irradiazione della nuova sroriografìa, si sofferma i n panicolare s u Cesare Paoli che svolse un ruolo autonomo ed originale « d i cerniera istituzio­ nale fra mondo accademico e mondo archivistico» in una fase delicata dovura all'affievoli­ menro dell' iniziale impulso bonainiano al programma di redazione di srrumenri di corredo archivistico, determinato dall' allonranamenro degli adderri agli archivi dal loro lavoro isti­ tuzionale, per dedicarsi a ricerche specialistiche seguendo i loro personali inreressi sroriogra­ fici, pp. 1 8-22. Il volume di Anifoni è di grande inreresse per la storia della storiografìa italiana posruniraria, per l' attenzione dedicata alle correnri ideali che la sottendono e per le pagine relative all' organizzazione degli srudi storici. Riguardo al primo asperro l'Aurore sor­ mlinea gli elemenri di conrinuirà rra gli storici di fine secolo e quelli dei due decenni prece­ denri ranco che la vicenda della scuola «economico giuridica» rappresema «assai piì.1 che un capitolo della storia del marxismo italiano un capitolo di storia culrurale dell'età del positi­ vismo», posizione che ci sembra di grande rilievo al fine di chiarire il significato che assume r. affermazione � l� difesa del «metodo storico» quale frutto di quell' humus culturale gene­ ncamenre defin1bile come posirivisra. Per un commento approfondiro del libro di Arrifoni cfr. M . MORETTI, IL giovane Salvemini fra storiogmjìa e «scienZII sociale», in «Rivista Storica lraliana», CIV ( 1 992), pp. 203-245. 2 C. LUPI, Commemorazione di Cesare Paoli, esrrarro da «Archivio storico italiano», s. V, XXIX, 1 902, pp. 3-22, in particolare scrive a p. 1 2: « . . . alla fine del 1 899, [Paoli come Lupi


Giovanna Tanti

La figura e l'opera di Clememe Lupi tra Archivio e Unizm·sità

rrambi nella scuola fiorentina di paleografia e diplomatica vissero la stagio ne «eroica» della costruzione della nuova Italia e pur nella diversa statura dei due personaggi, maggiore sicuramente quella di \a? li, . s! dedicarono ad o �g�niz­ zare ed a far funzionare ali archivi seguendo l tndmzzo dato da Bona1111 che per primo ne aveva pro�osso � na vision � ampi� n: ente. s �ori � a. Al .d � là ? i una funzione meramente conservanva per hm ammmtstranvt ali arch1v1o SI guar­ da come ad un servizio culturale fornito a chi vuole affrontare studi storici , anzi, andando oltre la lezione strettamente archivistica sono ora i temi del rin­ novato dibattito metodologico sulla ricerca storica a qualificare gli archivi co­ me luoghi di formazione della nuova «scienza storica» cosrruita con il sostegno delle fonti documentarie3. . È il 1 866 l' anno in cui Pasquale Villari pubblica il suo celebre sagg10 «La filosofia positiva ed il metodo storico, manifesto, come è stato definito, per la costruzione di un nuovo ceto intellettuale laico per l' Italia unita4, un ceto che si verrà formando nei nuovi istituti di didattica e di ricerca, il più noto quell' Istituto di studi superiori di Firenze, presso il quale tra il 1 868 e il 1 869, do­ po una fase sperimentale, verrà trasferito l'insegnamento di paleografia, pri-

ma praticato all'interno dell'archivio5. È su questa cattedra che Villari chiama Paoli, ma il nuovo docente non è solamente un esperto di tecniche ausiliarie della ricerca storica: è sempre Lupi a scrivere di lui che « . . . il campo che col­ tivò con pitl amore e con più successo fu quello storico, nel quale sembrava veramente trovarsi come su terreno suo proprio»6. Sotto l' influenza di Villari e dell'ambiente culturale fiorentino, del quale sicuramente l'Istituto rappre­ sentava l'espressione più alta, Paoli svolse un ruolo importante di mediatore nei rapporti non sempre facili tra archivio e Università e non solo fino al mo­ mento in cui scelse di lasciare gli archivi per la carriera universitaria. Promo­ tore di quello che doveva essere un vero e proprio laboratorio per la ricerca srorica fece della scuola di paleografia la palestra nella quale esercitare tecni­ che di apprendimento mai avulse da un più vasto sapere storico. La lezione di Yillari trovava una particolare traduzione sul piano della didattica delle disci­ pline ausiliarie e non solo, visto che anche nella produzione storica Paoli sem­ brava recepire stimoli e suggestioni di quella nuova storiografia che ci è ormai nora con la denominazione di «Storiografia delle antitesi>/. Sia Paoli che Lupi fanno parre della famiglia che si raccoglie intorno alla figura di Francesco Bonaini ed entrambi trovano in Cesare Guasti un nuovo maestro e protettore sollecito; la corrisponenza con quest'ultimo ci consente di ricostruire le loro aspirazioni, i progetti di lavoro, le inquietudini e le in­ soddisfazioni. Il progetto che accomuna questa generazione di archivisti ai primi allievi di Villari è quello della costruzione di una nuova scienza storica, fondata su quel metodo storico che oltre ad essere la formula nella quale si compendiano i criteri da seguire nell'ordinamento degli archivi è, in un sen­ so più ampio e sul versante della nuova storiografìa «positiva>>, il metodo da seguire nell'esercizio di qualunque disciplina, di ambito umanistico, aspiri ad uno staruto di scientificità, cosicché il metodo storico diventa l'equivalente del metodo sperimentale nelle scienze naturali.

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erano nati nel 1 8401 dopo aver presa viva parre alle onoranze rese al Villari, più che il vole­ re poté l' infiacchimemo, e fin d'allora si tenne da tuni come un. uomo finito. Esso. pure ��­ be coscienza del suo stato e ne provò grande sconforto. Annunztando. poco �a nel! Arcln�w storico la morte di Paolina Viesseux, usciva in queste parole, che, se nspecchtano la sua vtta operosa, suonano altresì come lamento di un morib?ndo: «t:'o n pot� re, non d?vere più . la­ vorare o per l' età che si aggrava o per le forze che st affievoliscono, e � n "�1onr� a pezzt» come diceva Gino Capponi - è un sopravvivere dolorosamente al propno dtssol � tmento>>. Si deve soprammo alla presenza di PasqualeVillari, che dall' anno accademtco 1 865-66 presiede la sezione di filosofia e filologia dell' Istituto di _studi sup_erio �i di Firenze, l' impt�lso dato ad una considerazione degli archivi come laboraton per la clidamca della ncerca stonc.1., all' imerno di un progetto sciemifico nel quale l' idea di _scienza veniva a coinci?ere con l' id.ea sressa di sapere, comribuendo così all' emarginazion.e d t �uelle renden�e ret?nch� �d estenz­ zami che più frequememenre parevano trovare spazto ali tmerno degli studt stonct e lenerari. Su tuna la questione cfr. ARTIFONI, Salvemini e il Medioe11o... ci t pp. 58-61 Il saggio di Villari nasce come prolusione alle lezioni di storia per l' anno accade �1.1c? 1 865-1 866 e viene pubblicato sulla nuova serie del «Politecnico» nel gennato 1 866, sul st gm­ ficato di questo resto rispetto all' insieme della produzione di �il_la�i cfr. M. l\�oRErn , ."�, !ta-. . lia, la civiltà latina e la civiltà germanica» (1861). Sulle ongun degh_ studi medJeLIISfiCI �� Pasquale ViIlari, in Italia e Germania. Immagini, modelli, miti fra d�te popoli nell' Ottocento: ti . ti Mulmo-Duncker& Humblot, J\1/edioello, a cura di R. ELZE, P. SCHIERA, Bologna-Berltn, 1 988, pp. 299-37 1 , in parr. p. 342; ARTIFON!, Salvemini e il Medioevo . . �i r. p . 1 9 ; G. G IAR­ . . RIZZO, Pasquale Villari, lo storico in Pasquale Villari nella c�tftum, nella pohttca e neglt stlfdl sto­ rici, Atti del convegno di studi, Firenze, 20-21 marzol997, «Rassegna sto �tc� tos.cana» XLIV. 1 998, 1 pp. 9-42 e in parr., per l'ampia e significativa citazione del testo dt Vtllan, pp. 2 1 -23. .l

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5 Sull'Istituto fiorentino resta fondamemale il saggio di E. GARJN, L'Istituto di Studi Su­ periori di Firenze (Cemo 111111i dopo) (1960}, in ID., La mltum italiana tm '800 e '900, Roma -

�.ari, Laterza, 1 9764, pp. 29-69. Sulle vicende relative all'insegnamento della paleografia al­ dell'Istituto fiorenrino cfr. AIUIFONI, Salvemini e il Medioevo. .. cir. p. 20 e pp.56-60. l tnrerno 6 LUPI, Commemomzione... cir. p. 1 5 . Sonolinea Arrifoni come il Lupi sia stato l' unico, . nel delmeare la figura di Paoli, a dare la giusta importanza alla parre della sua opera non srret­ ram�nre paleografico-archivistica, l' anivirà di ricerca propriameme storica assume infani un �a�ncolar.e rilievo quando vi si rintraccino gli stimoli ad una storiografia professionale e non nptegara una mera prassi erudita, ARTIFONI, Salvemini e il Medioevo. . . cir. pp. 74-75. 7 t l'espressione comunememe adonata per definire la medievisrica affermatasi fra i due secoli, definizione legata alle celebri critiche di Nicola Onokar, come ricorda opportuna­ mente Arrifoni nel resto più volte citato, ARTIFONI, Salvemini e il J\fedioe11o... cir. pp. 27-30. 111


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Giovanna Tanti

La figura e l'opera di Clemente Lupi tm Archivio e Università

Del pregiudizio filosofico che si accompagna a questo modo di intende­ re la storia e il lavoro dello storico scriverà Croce, in quello che è diventato un classico sulla storiografia del secolo XIX, pregiudizio che, tuttavia, dopo aver sgombrato il campo da male intese filosofie e astrattezze metafisiche e privilegiando il concreto lavoro sulle fonti, con maggiore rigore filologico , preparava inconsapevolmente le condizioni di una più complessa filosofia.8 A conferma dell'attualità del tema in discussione e di come filtrasse anche nell'ambiente degli archivi, una delle prime lettere di Lupi a Cesare Guasti: «Mi piacerebbe, scrive, di fare uno studio sulla fil �sofia della storia. �er d�sgr� ia non c'è professore di questa scienza a Pisa; ma m1 sembra che spoghato J! V1 co, esa­ minata la Città di Dio, si possa anche senza lezioni speciali, profittare un po', aiutandosi anche colle altre scienze che si insegnano in questa Università, e spe­ cialmente colle filologiche, che sono una delle due colonne della filosofia della storia. Frattanto mi informerei se il Sig. Prof. Ferrari ha un sistema qualunque in questo insegnamento che fa a Firenze se per la mediazione del buon Prof. Sig. Carlo Milanesi avesse la gentilezza di comunicarmelo»9. Ma Guasti è perento­ rio nel commentare «Se te l'ho a dire, mi pare che né tuoi studi tu sia poco ri­ soluto. Quando mi parli di fare studi su Vico, sulla Città di Dio per cominciare credo che tu dica per celia ... Ora io vorrei che tu, senza andare tanto per la sot­ tile, ti mettessi a studiare la storia come la studiavano il Muratori e il Maffei. I quali (te lo giuro) si messero in corpo tanta filosofia della sroria senza neppure avvedersene quanta non è capace a raccattarne uno dei nostri se stesse a spazza­ re la scuola del Ferrari per tutta la vita. Per carità non perdere il tempo in fan­ tasticare: studiando alla semplice ti troverai fornito di quel tesoro di criteri che è prodotto dalla cognizione dei fatti e non dalle asrrattezze» 1 0.

La prima lettera che Lupi invia a Guasti dalla nuova sede di Pisa è del 2 5 m arzo 1 866 e nulla lascia presagire i l drastico mutare d i una situazione ini­ zialmente soddisfacente, «All'ufficio, scrive, va bene assai. Il Tanfani con un po' più di pratica si farà un buon archivista; un impiegato coscienzoso è già... Di lavori ho cominciato l'inventario dell'archivio del Comune e dètto (per volontà del Tanfani) allo Scorzi quello sommarissimo dell'archivio di S. Ste­ fano , che è il più ricercato dal pubblico, a quanto pare.» 1 1 Nemmeno due an­ ni dopo il rono delle lettere diventa drammatico e dopo aver espresso il desiderio «di scrivere un po' di storia» e aver ricordato al maestro di aver ap­ preso da lui che non si devono «Sacrificare a uno spoglio di quasi inutili per­ gamene le speranze d'un giovane» arriva a parlare di «materiale e ingrato lavoro degli spogli srefaniani che avrebbero finito per far carne della mia par­ re divina e istupidirmi come un operaio di un opificio inglese» 1 2. Con questo stato d'animo che presto sarà aggravato da lutti famigliari 1 3, mentre cresce l'insoddisfazione per il lavoro in archivio - da qui il desiderio di occuparsi di filosofia della sroria e l'ambizione di scrivere un po' di storia, quasi a voler scongiurare il pericolo di inaridimento - peggiorano i rapporti con il Tanfani, diventato nel frattempo direttore dell'archivio: «Si persuada», scrive a Guasti il 23 dicembre 1 868, «che in questo ufficio è un sistema di diffidenza mantenu­ to con minute e meschine astuzie di un cavilloso leguleio, che si vuole usufruire a vantaggio proprio quel po' di buono che altri possa fare ... » e ancora «Anche il far prevalere certe idee archivistiche, che altrove si chiamerebbero corbellerie, col peso dell'autorità gerarchica senza che chi le deve eseguire possa opporvisi,

s B. CROCE, Storia della storiogmjia italiana nel secolo decimonono, Bari 1 9473, vol. II, pp. 23-24. Sul giudizio crociano vedi le importanti ri Aessioni contenute in. M . MORETII . . . Note su storia e storici in Italia neLprimo venticinquenmo postumtaro, In Gustav Schmoller e d suo tempo: la nascita delle scienze sociali in Germania e in Italia, a cura di P. S� HIERA-F. TEN­ BRUCK, Bologna-Berlin, 1 989, pp. 55-94, in part. pp. 6 1 - �3. Importante m1 sembra �nche il suggerimento contenuto in un altro intervento di Morem là dove, senza per quest_o !�ten­ dere ribaltare il giudizio crociano e proporre ingiustificate riabilitazioni, ma semmaJ svilup­ pando una riflessione dello stesso Croce, ne rip �opo�e l' i �vito a spostare l' anen �ione dali� . . »qualità del pensiero storiografico al. lavor? de�h st� nc1 1�1 M. Mo�TII, StonCI �ccademr­ . ci e imegnamento wperiore della stona ne!L'Italra umta. Datr e questronr prelmunarr,. 111 <<Qua­ derni Storici>> n. s. 82, XXVIII, l , 1 993, pp. 6 1 -98, in part. pp. 64-65. Lenera di C. Lupi a C. Guasti, Pisa, 1 4 gennaio 1 867 in BIBLIOTECA RONCIONIANA DI PRATO (BRPr), Carteggi di Cesare Guasti, b. 400, i ns. l ; cfr. Carteggi di Cesare Guasti a cu­ ra di F. DE FEO, VII , Carte di Cesare Guasti. Inventario, Firenze, Olschlci, 1 98 1 , p. 328. IO L' opinione di Guasti è riportata in L. PAGLIA! Clemente Lupi, in <<Archivi o Storie � . Italiano» Anno LXXVI I, I, l e 2, Firenze, 1 9 1 9 , pp. 1 99-2 1 6, in part. p. 202. SUI rapporti '

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tra Lupi e Guasti cfr. Carteggi di Cesare Guasti a cura di F. DE FEO , VI, Firenze, Olschki, 1 979, interessante la citazione dal <<Rapporto» che Guasti invierà al Ministero il 30 marzo 1886, a distanza dunque di quasi venti anni, nella quale esprime le sue apprensioni per la sor­ te degli archivi, osserva che la nuova generazione di archivisti non corrisponde alle qualità di quella che fu la generazione vecchia , legata agli archivi quest' ultima da un rapporto che non esita a definire di affetto, mentre la nuova, attratta dalle prospettive della carriera accademi­ ca non esita ad abbandonare gli archivi preferendo l' insegnaJllento universitario: <<Del Paoli - scrive- si può dire, actum est: la cattedra nell' Istituto di Studi superiori gli è assicurata. Al Lupi, fallitagli la canedra di archeologia nell' Università di Pisa, il Ministero dell' Istruzione pubblica prepara qualche altro incarico; e gli archivisti devono continuare ad avere nel Lupi un mezzo impiegato, infino a tanro che, convertito l' incarico in una cattedra vera e propria, lo perderemo affatto. La qual perdita io giudico preferibile (come ora avviene del Paoli) al­ l'avere un impiegato a metà.», pp. 40-4 1 . 1 1 Lenera di Lupi a Guasti, Pisa, 25 marzo 1 866, in BRPr, Carteggi Guasti 400. 1 2 Ibidem, Lettere di Lupi a Guasti, Pisa, 28 gennaio, 9 marzo, l agosto 1 868. u Nel 1 868 gli muore il figlio primogenito, cfr lettera di Tanfani a Lupi, 6 novembre 1868, nella quale chiede a Lupi di rientrare in servizio, non giustificandosi la sua assenza, no­ nostante la morte del figlio in ASPi, Archivio b. 4.


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Giovanna Tnnti

La gura e l'opera di Clemente Lupi tra Archivio e Università

è cosa che fa rabbia ed umilia coloro che non per nulla sono stati a imparare il mestiere dove si sapeva insegnare». E pochi giorni dopo descrive Tanfani come autoritario e geloso del lavoro e del prestigio che altri si potrebbe procurare e, dopo aver promesso che «questa [sarà] l 'ultima lettera che parli di tali cose>> conclude «Tanto, se vogliono credermi e provvedere n'avanza di quel che ho detto, se no è inutile abbaiare all'aria ed è meglio andarsene poiché col Tanfa­ ni non potrei seguitare a stare un altro poco se non colla certezza d'esserne fra breve separato, sia che dovesse venire a Firenze o lui o io» 1 4. Non ci sarà nessuno spostamento, Lupi dovrà aspettare la morte di Tan­ fani 1 5 per succedergli alla direzione dell'archivio di Pisa dove concluderà la sua tormentata carriera, sempre in conflitto tra il desiderio di passare all'Univers ità e il rimpianto di non aver ricevuto dagli archivi i meritati riconoscimenti. Gli anni '70 sono ricchi di novità per la carriera di Lupi: dopo aver son­ dato la possibilità di ottenere l'insegnamento straordinario di paleografia presso l'Istituto fiorentino 1 6, si mette a lavorare al manuale e sembra avere

fretta di arrivare alla pubblicazione in modo da produrre un titolo vadido per aspi rare all'incarico di insegnamento della materia; il 1 4 marzo 1 873 scrive a Guasti: «Il mio manuale temo debba smarrirsi per la strada. I successori Le Monnier me lo stampano a centellini, sicché è una vera agonia . . . » 1 7. A fine anno chiede apertamente l'appoggio di Guasti per passare definitivamente e in modo stabile all'insegnamento universitario: «Mi lasci uscire dagli archivi», scrive in tono quasi accorato,»dove mi pare di essere stato umiliato e dove, per forza delle circostanze o per qualunque altro motivo che non conosco né mi importa di conoscere, mi vien fatta una posizione intollerabile. Ormai all'ar­ chivio io sono un malcontento, fuori farò quel che Dio Vorrà ma non peg­ gio» 1 8. Ma l'evento più significativo è il viaggio a Parigi. Si è sottolineato che uno dei limiti dell'Istituto fiorentino è stato quello di non aver saputo coordinare il suo ruolo di scuola specialistica post-univer­ sitaria con l'offerta di strumenti atti all'addestramento professionale; la diffi­ cile convivenza tra gli studi pratici e quelli di perfezionamento accompagnò i primi dieci anni di vita dell'Istituto finché con il sopravvenire di nuove esi­ genze di natura finanziaria, nel 1 870, su proposta di Ruggiero Bonghi si parlò di sopprimere la sezione di filosofia e filologia che pure, grazie all'impegno di Villari, aveva trovato una sua precisa configurazione, diventando nei fatti una Scuola Normale che oltre a fornire diplomi per l'insegnamento aveva conser­ vato la sua caratteristica principale di scuola superiore di perfezionamento. Nel-

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1 4 BRPr, Carteggi Guasti 400, lenere di Lupi a Guasti d�l 23 e. 28 dicem ? re 1 868. A comprendere lo sraro d' animo di Lupi può essere utile leggere ti seglllro della pnma lettera:, L: ultima soddisfazione (quella delle pubblicazioni personali) è rolra a.ncl�e quella pe:ch.é è sra­ ro preso runo il campo srorico e si è lasci.aro solamenre qu.ell� _ c?e ncluede �norm 1 e mgrare fatiche per comporre con garbo una pagma. Ed anche qu 1 c e �� s�o perch�, .e se. non. fosse troppo lungo lo direi. Badi che sul terreno legale ho rono, perche s1 sa che gli 1111p 1egan deb­ bono obbedire al capo e lavorar per l' ufficio. Se la lettera uccide eh� import� ? La l�nera del regolamento non uccide mai chi deve farlo osservare. Insomma. a�b1amo un •.m peno assolu­ ro ed esclusivo che non rormenta i sudditi materialmente ma h d1sprezza e conduce colla massima. «salus populi suprema lex esro>>; ossia crepino wni questi babbuini ma non si. roe­ chi una rignola dell' archivio; è un magistero eserciraro con burbanza (forse per supplire al di ferro della scienza vera) sopra discepoli che non vogliono essere ammaestrati perché, se non altro, sono srari a scuola prima del professore. Non produco �ani in prov�, percl� é son � trop­ po lungo anche senza questi; e concludo che sono o.ffeso nell amor propno, nell avvenire de� gli swdi srorici e nell' interesse>�. Conclude sonolmean�o d1 . e�sere .rra coloro c?e «che s illudevan credendo di avere afferraro il vero concetto degli arch1v1 sronci>� mentre trova ora costrerro a «far fagottO>� per fuggire alla «schiavitù morale,. nella quale viene re� uro. . 15 Tanfani muore il 9 settembre 1 905 e Lupi oniene uffìcialmeme la nomma a direnore dell'archivio di Pisa con decrero del 1 6 giugno 1907 . Cos) scrive a Guasti il l maggio 1 872: «Carissimo sig. Cesare, se avessi. poturo vem­ re a Firenze avrei volentieri parlaro con Lei di quello che sono per dirle qui e l' avrei avuto più caro per più rispeni. Dovendomi conrenrare di questo mezzo, le fo sapere. �ome. è stato mio pensiero da più tempo di chiedere, come straordinario e non co� e definn Ivo ti posto d' insegnante di Paleografìa all' lstiruro. Ora Lei mi può dire più cose unpo� rann,. ciOè. l Se la mi crede ano a coprirlo e capace di perfeziona� mi in modo da re� derm 1 po1 d,egn? della nor.:ina definitiva. 2° In caso di risposta affermanva, se la canedra s 1a anness� ali ls� It� ro o all' archivio o a turri e due i posti ... Se mai si trattasse di istituire una cattedra In ArchiviO nel SI

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modo proposro dalla commissione sugli archivi di cui Ella fu relarore, sarebbe inutile ogni notizia perché non potrei aspirarvi per diverse ragioni; fra le quali non è ultima quella che l'insegnamenro non mi l ibererebbe dall'orario dell' impiegato, che è il mio peso, la rovina della mia povera salute>�, in BRPr, Carteggi Guasti 400. 17 Della stesura del manuale scrive già nella leHera a Guasti del 7 dicembre 1 872, nella quale dopo i ringraziamenti per l' invio del volume dell' Inventario dell'archivio di Lucca e del­ l� Memoria sugli archivi roscani per l'esposizione di Vienna , dice di essersi già serviro di alcu­ ne notizie della Memoria per inserirle nel suo manuale e chiede l' aiuro di Guasti nel rivedere le bozze di stampa, «perché l'edizione venga meno scorreHa e perché abbia sempre tempo a le­ vare qualche castroneria che Ella vi notasse. Alla forma non ci guarderà, che non ci ho guar­ dato nemmeno io. Ormai in farro di stile ho perso il pudore, e memre non mi accordo con chi sostiene non doversi guardare alla forma, riconosco che per me è vano sforzo, e sarei contenro di rimanere italiano nella parola... Entrambe le lettere in BRPr, Carteggi Guasti 400. 18 Ibidem, lenera di Lupi a Guasti, 1 9 dicembre l 873. Nella stessa lenera Lupi informa Guasti di aver chiesro a Rezasco, di essere nominaro insegnante straordinario di paleografia nell' università pisana. Il Rezasco, segretario generale alla pubblica istruzione, potrebbe, se­ c�ndo Lupi, domandare un parere in meriro a Guasti e Lupi chiede l' appoggio di quesr'ul­ nmo. Sul giudizio che più tardi Guasti avrebbe espresso in meriro al desiderio di uscire dagli a�chivi di quelli che pure considerava tra i migliori allievi della scuola fioremina cfr. n. l O, CIÒ può spiegare gli accenni a incomprensioni fra i due contenuti in alcune lenere di Lupi.


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Lt1 Ji'gum

Giol'tlnna limti

la proposta di Bonghi la sezione avrebbe dovuw essere sostimita da una scuo­ la di formazione per archivisti e bibliotecari sul modello deii'Ecole des chanes parigina. Caduta l'ipotesi della soppressione della sezione e r�ggiunra una so­ luzione riguardo al finanziamento deii'Istimto con la convenzione del 1 872, la questione dell'insegnamento di paleografia rimarrà aperta e sarà causa di scon­ tri rra Vi Ilari e Guasti 1 9. Sono queste sommariamente le vicende che fanno da sfondo alla decisione di Lupi di recarsi a Parigi per smdiarvi l'organizzazione degli archivi e l'annessa scuola . Alla vigilia del viaggio scrive a Guasti: <<Ella ve­ de Sig. Cesare, che ogni giorno più mi adopero a conseguire l'intento deside­ rato. Il mio proposito è ormai così vecchio da escludere in ognuno l'idea che sia derivato da gelosia; ed è così costante da far credere davvero che l'abbia crea­ to la necessità» e più avanti «Con ciò non creda che io abbia perso l'amore agli archivi e molto meno alle persone che m'hanno diretto nella mia carriera. Tutt'altro! Diverse circostanze si sono riunire a rendermi grave l'ufficio attuale e piì.1 di tutte la nessuna speranza di migliorare la mia condizione,�0. Anche la visita agli archivi parigini con la relazione che ne segue sono una tappa del cammino ormai intrapreso per guadagnarsi in posto permanente nell'Università e lasciarsi alle spalle gli archivi e come scrive nell'ultima lette­ ra citata «sarebbe una vera carità l'aiutarmi a camminare e giungere alla cima del dilerroso monte". Giunro a Parigi scrive a Guasti: «Vi ho notato più lar­ ghezza di mezzi che sapienza di ordinamento. Firenze non ha nulla da invi­ diare a Parigi se non un 20.000 lire di piì.t nel bilancio degli archivi,� 1 • Al rirorno inizia a scrivere la relazione sul viaggio che vedrà la luce con il tirolo «Gli archivi c le scuole paleografiche in Francia e in Iralia,�2, inizialmente è rentaro di aggiungervi un progetto di legge e di regolamento da contrappor-

t' l'opt'lit di Clt•meme Lupi trtl /lrchn•io

e l 'nù·1·rsÌttÌ

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re a quello �i Giuseppe Silves rri2\ ma e,·id�ntemenre la cautela suggeriragli _ . da G uasn gli ta abba.ndonare d. proposito e " �ema scortante, perché di que. . · vien sto SI rrarra , della dipe ndenza degli archivi e rrarraro nella< re1 az10n · · c 111 · . . · rerm1 n1 c h e non urtin o d min istro dell 'Inte rno «C'e ra 1' 1 pe1·1· colo », scnv e a Guasti, " di entrare I n lotta c on c �1i aveva scrit to e propugnato opin ioni di, . d1co verse . . . ? altra pa �-re la pole mica la veri rà non mi fa paur a e mi par qua­ . . SI natUi ale alla mia mdo le sebb ene non abb1. a avut o occasione di met . term i in cam �o . M � a ceva pau ra il mi n isrro dell' I nrern o a eu i sostengo doversi toglie­ . :e gl1 a1 chn 1. Ma facevo ranre carezze al Can relli, senza nom inar lo, entravo m argo men to con r nre riser ve � � � e mi pareva dovesse egli rene rmi per un ca­ so �ua� t� nqu e � he d1s enre � a lu1 m qu sra senza rrov � arci mat eria di delitto»2-l. � �a Ielaz10n � � Ivenr a l ? ccaswne che evi � ente men te Lup i cercava per espr ime­ le le s �1e opm ioni � u dive rse quesnon nguardanri gli arch ivi, in part icola re la � Io :o dip ci� d� nza e 1 cnre n. per dere rmm arla: «No n è indi ffere nte» , scriv e, « che . �!1 a.rchivi d1pe � dano da que� to o da quel min ister o, perché il prim o bene e �l pnm � male �:Iene sem p �-� d'. lassì.I. Pa �r� inu rile riroccare una ques tion e che I ! g?ve I no � a llso � ura. Ne 10 111rendo d1 farm i. giudice di arri com piut i, e, se . h �� �dica ssi dovrei ap rovarlo. L'ave re infa tti riun ito gli archivi sort o un solo p mm 1srer o fu � ro�'vedun mo lode volis simo e da lung o tempo desi dera to. Le � premUI :e � lre non del �1g. Min istro dell' Inte rno lo rendono bene mer iro di . questa I Stltu ziOn . . . ma rutto ciò è mer ito di � min istri c non di min isteri e al­ l � ra la quesr .I on e e erso nale Però se non dees p i bada re alle conr inge nzc ma al­ . : l mdo le dell . lsnru z1 ne, se gwv raccomadarla agli � uffic i e non agli uffic iali, il � . vantaggio recato agl1 arch . ·'. da1 Min istri dell' Inte : rno non prov a nulla in [1_ . . ero ; vore del loro M Inisr ... -'" · I n sosta nza, se cerc hiam o le ragioni di . una di­ pendenza c erch 1amo le, sosri ene Lup i, nell' uso che si fa delle carre e se «l na �ura degli_ a �·chiv � è pitt stori ca e lette raria che amm inist rativ a è chia ro eh essi avranno p1Ì.1 affìn irà colle bibl ioteche e i mus ei che colla Qucsrura, e il io.

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1 Sulle vicende ddl' brituro cfr G \Rl :-\ , L' istituto di Studi S"uperiori. . ci r. e per una . · puntuale ricosrruzionc della vicende di cui si trarra cfr. �!ORI- Ili, Storici ac demici. . . ci r. i n parr . n . 22 p p . 9 1 -92, con l ' accenno significativo alle rensioni fra Villari e Guasri i n meriro all' insegnamenro della paleografìa. �o Lerrera di Lupi a Guasri, Pis�1, 1 7 giugno 1 874, in BRPr, Carrl'ggi Guasti 400, cir . Il viaggio che Lupi compie a Parigi nell' esrare 1 874, sarà la causa dei prm·vedimenri iscipli­ nari che lo colpiranno al suo rienrro, per non .1ver scguiro le procedure regolamenran al fine di orrenere l'aurorizzazione al viaggio che peraltro Lupi ha farro a sue spese, sulla vicend a cfr . lerrera d i l upi a Guasri , Parigi, 4 luglio 1 874, i n BRPr, Cmeg._'l,Ì Guasti 400, cir. e ASP1 /lr­ r!Jil'io b 3. � 1 lbidnn, Lerrera di Lupi a Guasri, P.uigi, 4 luglio 1 8�4. �� C. LL"PI, Gli archil'i l' lt• smoll' paleogmjìc!Je 111 Fmnoa l' m Jwlia. Discorso di Cl mm ­ ft' lupi, Pisa, P.:isrri, 1 875. C i ro da quesra edizione ma il resro della reL1zione di Lupi viene

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pubblicaro anche in ..�uova Anrologi,l ", X-'\\'lll

( 1 8-5),

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596-6r.

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�-' Il Silve srri, rrastèriro nel 1 864 da Torin o a P'derm o e d a,l 1 86� L.lposenon · e ne1 c·,rande A r ll i. .Io d"1 pal ermo - ve � �rà promo;;o d i r_errore dell' archi \·io di sraro e sopri nren denr . . . e a"li c � SICI�I ant nel l �8�-, SI er,1 espresso a tamre della dipe nden za · degli .�rchi vi dal � l i n i s ­ e Intern o . .tnch�.: >c llll sresso «Con . fessa che per la deCisa rendenza de' . . nos. t ri re111p 1· all 1 srona non ossia mo estmerc �· d� l CO S I'd erare gli archi p vi come parre essenziale e inregrale I . � de' nost n s n td l �r rerm e SCI�n . nfìCI dr. f t'l'l. Gli t r hil'i l' Il' smol1• pall'ogmjìriJI'. . . ci�. J. 30, er . at re csp �.:sso d 1 Sdve srn \'Iene cnar o a p. 6, il suo i nren•enro � Sullo stato e sull rifor/fl � a tt'gH_ /.flZIOI/1' d1'1� pubblm md•n•1 m /r,dw, Paler mo 1 8 - 1 . Lerre ra d i Lupi ·� Cuas ri, Pisa, 9 orr? bre 1 874, i n BRPr, Cmeggi Guasti 400. Ll i'J, Gli. arcl>m e le smole pt�lcogn�ficht• . Li r . , pp. 28-3 1

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La jìgum e l'opem di Clemente Lupi tra Archivio e Uniltersità

ro protettore dovrà essere il Minisrro della Pubblic� Isrr�� ione»2� . N � nostan­ te il desiderio di Lupi di mantenere apena la quesnone SI e orma1 avv1aro, co­ me è nora, quel processo di risrrunurazione del servizio archi� istic� che, ad opera in primo luogo del minisrro Cantelli, connoterà per moln anni la realtà archivistica italianar. Su alrre due questioni trattate da Lupi nel suo discorso vale la pe n � s? f. fermarci, per chiarire meglio la sua posizione i� meriro al l� voro archiv�s� IC? . . . e alla sua personale collocazione sempre al b1v1o tra archivio e Un � vers� t�: 1l metodo di ordinamento e le scuole di paleografia. Riguardo alla pnma e un­ portante confrontare le posizioni teoriche c he dic � ia ra di condividere e s� lle . . quali si dilunga nella relazione cit�ta con � lavon d1. ? rd� nan: en :o effew:a­ mente eseauiti, così come vengono Illusrran nelle relaziOni penod1che che m­ via alla So� rintendenza e nelle cane di lavoro che ci sono rimaste. � opo ave� definiro l' ordinamemo col merodo srorico analogo a quello che 1 francesi chiamano ordinamento perfonds, così ne riassume le regole essenzia li: « l ) eh� . . . la divisione delle carte di un paese deve farsi per classi secondo le IStltUZIOI11 rappresemate dalle carre stesse; 2) che l� :lassi ?evono �ividersi per serie se� . condo la qualità dei documenti; 3) che 1 IIbn d1 una sene debb?� o ordmar� I . secondo i tempi»28, dove per classe è da intendersi il fondo archiVlsnco com­ spandente all'ente produtrore. Ora, se è vero, da un la ro, che l'uso del meta� . ad e so conness e do è spesso più difficile di qualsiasi discussione teonca � � anche vero che sono questi gli anni nei quali si vanno determmand o e ch. I�­ . rendo i fondamenti della domina archivistica e quello che è per noi acqulsl­ ro e chiaro si veniva allora definendo spesso a contatto con le concrete difficoltà del lavoro di ordinamenro. «Lacquisiro e il chiaro», scriveva Rug­ a iero Moscati, «è, sempre, quello della non possibilità di distinzione tra ar­ �hivi srorici e archivi amministrativi; l'acquisiro e il chiaro è quello della «necessarietà» del vincolo che unisce le scritture tra loro perché si possa par­ lare d'archivio; l'acquisito e il chiaro è sempre la unicità �el me �?do st? rico, o del principio di provenienza per l'ordinamenro delle scrmure»-9. Agglllngo

!6 !"

Per un'ampia e denagliara ricostruzione di wrta la vi �en?a cfr. A.

Ibidem.

D,ADD:\RIO, La col-

(1860- l874), 111 « Rassegna degli Archivi di Srato», XXXV ( 1 975), 1 -2-3, pp. l 1 - 1 1 5. !s LUPI, Gli arrhi11i e le smole paleogmjìche.. . Cl L, pp. 1 1 - 1 2 , . . . A ttr. del l !•• R. Ì\ IOSCATI, Archivistica, in La storiogmjìa italiana negli ultmu oentannr. . congresso nazionale di scienze storiche, Pemgia, 9- l 3 ottobre I 96-, Ì\ l ila no, Marzoran, 1 970, pp. \ 8 1 -79 1

locazione degli archioi nel quadro istituzionale dello stato umtano

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che rutto ciò è vero per noi, oggi, ma sarebbe ingenuo olrreché ingiusto sot­ tolineare gli errori di Lupi quando a proposiro del riordinamento dell'archi­ vio storico del Comune di Pisa scrive di aver «cominciato la separazione materiale delle filze e registri componenti la parte governativa dell'archivio del Comu ne, da quelle spettanti particolarmente all'amministrazione municipa­ Je30» e che «tale operazione benché preparata sulle schede e preceduta da stu­ di sulle istituzioni... non potrà mai compiersi perfettamente secondo i moderni criteri di ordinamento senza sciogliere più filze formate con concet­ to diverso da alcuni cancellieri del secolo passato»31 . Oppure quando a pro­ posito di ordinamenti di archivi moderni, in particolare della Prefenura, interp reta l'archiviazione per fascicoli di affari come ordinamento per mate­ ria e propone interventi di riordinamento che distinguano «invece i docu­ menti secondo la loro qualità, ossia tenendo separate in serie proprie le lettere dai contratti, i contratti dalle perizie ecc. e disponendo ciascun documento per anni, mesi e giorni»32. Resta da vedere quanto sulla sua personale lettura e applicazione del me­ todo storico abbiano influito le tendenze storiografìche dominanti, come sembra suggerire Mario Luzzana quando a proposito dell'ordinamento del Comune di Pisa eseguito da Lupi scriveva che l'ordinamenro è stato oggetto di varie ed autorevoli obiezioni. Le principali si possono così riassumere: ir­ razionalità delle divisioni, basate su distinzioni cronologiche che hanno un valore nella storia politica generale, ma non sempre corrispondenza nelle se­ rie d'archivio, specialmente quelle rispecchianti l'ordinaria amministrazione in organi periferici; confusione tra l'espressione ��Comune» nel senso medie­ vale di centro di una città-staro con quello pitl vicino all'uso moderno; in­ certezza sulla realtà della distinzione delle due cancellerie del Comune e del Popolo, stabilita dal Lupi, in parte anche forse per suggestione di tendenze storiografìche allora dominanti»33. Quella tradizione di studi storici che si è andata formando dopo l'unità, scegliendo come terreno privilegiato la storia medievale e in particolare l'età comunale, che a Firenze si identifica con la pri­ ma e la seconda generazione di allievi di Villari e che darà i suoi frutti migliori nell'ultimo decennio del secolo, inaugurando l'indirizzo economico-giuridi-

30 Relazione del quarro bimesrre 1 887, in ASPi, ArciJit,io, b. 9 3 1 Ibidem.

.l! C. LUPI, Pemiamo agli mdJit;i, esrrarro da «Rassegna Nazionale» XIX, 1 897, 2 , pp. l . 35, 111 parr. pp. 29-33 . . .IJ. Ì\ l . LlJZZATO, L' 01dinamento dell' �rcbittio del Comune di Pisa, in «Notizie degli Ar­ chivi d1 Sraro», XIII, 1 953, 1 , pp. 93- 1 0 1


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La figura e l'opem di Clemente Lupi tm Archivio e Università

Giovanna Tanti

co, aveva a suo fondamento l'idea che i cambiamenti istituzionali germinano dal profondo della società, campo di forze in continua opposizione; è forse in omaggio a questa storiografia che Lupi vuole rintracciare forzatamente nel­ l'archivio pisano i segni di quelle trasformazioni sociali e insieme istituziona­ li34. Lui che aveva, già nel dato alle stampe i suoi «Documenti pisani intorno fra Girolamo Savonarola)) quale modesto contributo agli studi sul fra­ te, fornendo in particolare u n documento in più a sostegno delle tesi di Vii­ lari sui rapporti tra la Signoria fiorentina e il Savonarola35. Sappiamo come Lupi non abbia mai abbandonato il proposito di procu­ rarsi un insegnamento universitario per motivi di ambizione personale ma an­ che per motivi economici36. La sua convinzione che l'insegnamento della paleografia dovesse praticarsi all'interno dei normali corsi accademici e non in scuole speciali, come viene sostenuto e argomentato nella relazione di cui sui tratta37, viene certamente incontro alla sua aspirazione di ottenere quel posto presso l'Università di Pisa, terrà invece sempre un corso libero senza che ciò gli permetta di abbandonare gli archivi, e la sua amarezza è tale da fargli scri­ vere «la paleografia è per me un mestiere fallito))38. Eppure niente riesce ad esprimere meglio la profondità del conflitto che da sempre lo accompagna dell'esempio che sceglie per descriverlo a Guasti: «Mi pare che avvenga a me

1 871

34 Su quesri remi cfr. ARTI FON l, Salvemini e il Medioevo . . . ci r. 35 C. LUPI, Documenti pisani intorno .fra Girolamo Savonarola, esrrarro da «Archivio sro­ rico italiano» Xlii, ( 1 8 7 1 ) , 3, I, pp 1 1 1 36 Soprarrurro dopo il riemro dal viaggio a Parigi e per wrro il 1 875, anno d i edizione del suo manuale di paleografìa, si fanno più insisremi le pressioni di Lupi per orrenere l'in­ carico di insegnamemo di paleografia nell'università in modo da parer lasciare definiriva­ menre l'archivio, le lerrere a Guasri sono in quesro senso sempre più esplicite sia nel chiedere la sua imercessione sia nel dichiarare aperramenre, come nella lerrera del 25 marzo: «Non ab­

61 1

come a �le ragazz� �he van �o a marito, le quali giunte al momento di poter ap­ pagare l loro voti, mvece d t abbandonarsi alle gioie, piangono nel separarsi dai . paren ti che allora sembrano a loro più cari, e nel lasciare la casa ove sono na­ re>>39. La nomina a direttore dell'archivio di Pisa nel l 907 conclude la sua car­ r,iera negli archivi, all'Univ� rsità si � nel frattempo aggiunto l'incarico per . . l �nsegname 1to �� ar�heologta, matena alla quale si dedica con passione com­ pten �o studt� e vtaggt40; per gli archivi lavora alle Provvisioni degli Anziani, il . solo mventano che verrà pubblicato41 mentre l'ordinamento del archivio co­ mu �ale si v}ene arenando tra molte ! ncertezze e difficoltà. Sulla «Rassegna . . Nazwnale)) e usctto nel �l suo dtscorso Pensiamo agLi archivi 42 dove ri­ . . pren d� la pol �n : tca dt annt pnma e sottolinea l'importanza della tutela degli . archtvt pnvan: msomma, come lui stesso scriveva in una delle ultime lettere a Guasti, continua a servire due padroni43. Lupi muore il 23 febbraio 1 9 1 9 , da pochi mesi sul fronte italiano della Gran �e guerra il coman �o austriaco ha firmato la resa definitiva segnando la � �e dt un eve � to ch e «ptù e olrre - assai più e assai oltre - che un evento po­ .. !t ttco o s �rate �tco mtlttare fu essenzialmente un gigantesco fatto culturale))44, ., cto che ct las ctavan: o alle spal ! e era il mondo di ieri nel quale non poteva tro­ . , . vare s�azto l eredtta del conflmo mondiale e, in primo luogo, la necessità di . nesammare, come scrive Moretti, «i caratteri di una cultura storica, e del comportamento degli storici, anche in quanto questi erano divenuti stru­ menti di guerra))45.

1 8_97

.-

bia scrupoli per l' archivio, io v'apparrengo solranro di farro e col fermo proposiro d' uscirne ad ogni cosro. Non le dispiaccia adoperarsi affìnchè la mutazione avvenga in meglio per me p iunosro che farmi correre il pericolo d' una risoluzione disperata. Non mi neghi l' aiuro che dopo rame difficoltà superare può condurmi in porro, nè voglia ch'io mi logori più la vira e sciupi un' arrivirà che, se non dev'esser volra a' cataloghi, può spendersi in alrre cose non me­ no uri! i», in B RPr, Carteggi Gumti 400. A d isranza di qualche anno, nel 1 88 1 , viene nuova­ meme respinra dal mi nistero la proposta avanzata dalla facolrà di lerrere e filosofia per la isriruzione di un insegnamemo sussidiario di paleografia ed amichirà, nonosrare che la facolrà avesse «più volte direrro preghiera al ministero della Isrruzione Pubblica perché venisse i n quesra università istiruiro l'insegnamenro delle amichirà medievali e d i paleografia e che que­ sro insegnamenro fosse affìdaro al docenre privaro in quesra Università Sig. Clemenre Lupi.» Lettera di A. Paoli al Renore, 9 dicembre 1 8 8 1 , ASPi, Università 1861- 1945, b. 5. 37 LUPI , Gli architJi e le scuole paleogmficbe. . . ci r. pp. 42-45 38 Lettera d i Lupi a Guasti, Pisa, 1 5 dicembre 1 877, in BRPr, Carteggi Guf/Sti 400.

39 Ibidem, Lerrera di Lupi a Guasri, s. d. , in BRPr, Carteggi Gumti 400. 40 L �rrera di Lupi a Guasti, 1 2 agosro 1 878: «Ora ho da darle una notizia che in questa

. ��ccola cmà, do�o ranre cose, è per fare un po' di fracasso. Io ho orrenuro l'abilitazione al­ l mseg�amenro bbero d'Arch eologi a con efferri le?ali presso quesra Università . » Sempre dal­ . . . la cornspondenza con uasn sa�� 1amo del v•agg•o compiuro a Pompei nel 1 879; nel 1 884 . , da alle s tampe una relaz1one, mdmzza�a al mi nister� della pubblica isrruzione, sulle terme pi­ sane e l .anno dopo vedranno l � luce � Nuovt. Studt sulle antiche terme pisane, nel frarrempo Pubbhca sul la " �ova Anrolog1a» un mrervenro a sosregno dell'insegnamenro dell'archeolo­ . . g•a nelle umvemra. 4 1 01dinamento e invemario delle pro/JIIisioni e consigli degli anziani del popolo, Pisa, 1 90 1 .

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�

42

V. sopra n. 32

;� Lerrera di Lupi a Guasri, Pisa, 1 5. marzo 1 884, in B RPr, Carteggi Guasti 400.

E. GALLI DELLA LOGGIA, IntroduziOne a P. FussEL, La Gmnde Guerm e la memoria mo­ dema, Bologna, Il Mulino, 1 984, p IX. 45 M . MOREITI, La «respomabilifà, dello storico e il mso italiano, in «Passaro e presenre»,

XVI ( 1 998), 44

, pp.

95- 1 1 1 .


OLGA RAFFO Giovanni Sforza fondatore e ordinatore dell'Archivio di Stato di Mas­ sa (1887-1903)

Già nel lontano 1 987, in occasione del l o centenario della fondazione dell'Archivio di Sraro di Massa, ho avuto modo di illustrare l'operaro di Gio­ vanni Sforza, quale fondarore e primo direttore deii'Isriruro massese olrreché profondo conoscirore del materiale archivistico prodorro dalle istituzioni dei governi preunitari relativi a Massa ed a Carrara, ed anche minuzioso racco­ glitore, favorendone il versamento, di tutti quei documenti anteriori all'u­ nirà d'Italia, che ancora erano conservati presso gli archivi contenenti le car­ re poste in essere dalle nuove istituzioni e magistrature del Governo italiano. Valga in tal senso la relazione redatta dallo Sforza nel 1 87 41 su commis­ sione del Ministero dell'Interno, inerente al censimento delle fonti archivi­ stiche esistenti nel territorio di Massa e di Carrara, la cui consistenza e qua­ lità avrebbero dato l'opportunità dell'istituzione di un archivio di stato in terra apuana. Così pure il saggio L'Archivio di Stato di Massa: brevi lineamenti

sull'istituzione e sulla formazione del suo patrimonio documentario ad un seco1 Sull'argomemo si veda il saggio : O. RAFFO, La Relazione di Giovanni Sforza sugli ar­ chivi cemiti a Massa e a Carmm nel 1874, in: Atti del Convegno di Studi: Ilprimo centenario dell'Archivio di Stato di Mas;a (18-19 dicembre 1987), Biblioreca Civica di Massa, Annuario

1985-1986, Massa, 1 986 pp.43-56; sulla figura e l 'opera di Giovanni SforLa, si rimanda al­ la bibliografia cirara nel saggio; si veda inolrre: G. TORI, La formazione archivistica di Gio­ vmmi Sforza: Salvatore Bongi e l'Archivio di Stato di Lucca, in Atti del Convegno di Swdi . ci r., pp. 1 1 -3 1 ; F. BONATII, Giovanni Sforza editore delle fonti storiche lunigianesi, ibidem, pp. 33-4 1 ; A. fu\tBROSI, Manoscritti del «Fondo Giovanni Sforza" nella Biblioteca Ci!Jica «Ubaldo Mazzini» di La Spezia, ibidem, pp. 57-68; L. BERTOCCHI, Gio/Janni Sforza nella tm­ dizione storiogmjìca lunigianese, ibidem, pp. 69-76. . .


Olga Rajfo

Giovanni Sforza fondatore e ordinatore deii'AS Mt1Ssa (I 887-1903)

Lo dalla sua fondazione2 nel quale si è proceduto ad una analisi delle varie fa­ si della formazione del patrimonio documentario dell'Istituto massese, il quinto in Toscana, sia attraverso versamenti, che depositi, che acquisti, con particolare riferimento, per quest'ultimo aspetto, all'iniziale formazione del­ la Biblioteca, pazientemente realizzata dalla costante attenzione dello Sforza che, con 'fiuto' e determinazione, riuscì a raccogliere un cospicuo numero di manoscritti, facenti parte della allora denominata «Biblioteca Lunigianese,,, at­ tualmente riconosciuta archivio a tutti gli effetti sotto la denominazione di

collaboratori straordinari, che tuttavia non potevano vantare l e sue stesse capa­ cità ed esperienza. È proprio per questo motivo che il riordinamento del Du­ cale sarebbe stato onere dello Sforza, mentre ai collaboratori avrebbe conferito incarichi di riordinamento di materiale documentario, sia pure risalente al pe­ riodo preunitario, ma che presentavano minori problematiche Da quanto apprendiamo dalla corrispondenza dello Sforza con il Guasti, all'epoca Soprintendente degli archivi per la Toscana e dalle tabelle informa­ rive bimestrali, possiamo farci un'idea di come procedessero nell'inventaria­ zione sia del materiale già conservato presso Palazzo Ducale, che di quello che gradualmente veniva versato dagli uffic i periferici. Potendo disporre solamente di pochi e incompleti inventari dell'epoca e non delle schede per la redazione dei medesimi, come già evidenziato, i dati sono sta­ ti ricavati dalle tabelle bimestrali, finchè esistenti5 e dalle relazioni annuali. Non si hanno molte notizie dirette sull'attività di riordinamento dello Sforza, anche se è possibile asserire che il ripristino dell'Archivio Ducale è stata opera dell'illustre archivista. Il medesimo, resosi conto dello stato di confusione della documentazione, aveva proceduto ad un inventario som­ mario per serie e cronologico, a cui avrebbe fatto seguito un inventario ana­ litico a schede, relativo alle buste 282 - 289 ( 1 550 - 1 574), inerente al car­ teggio intercorso fra il Principe Alberico ed i suoi corrispondenti. Dalle tabelle bimestrali del 1 887 si apprende che Ernesto Raybaud, a se­ guito del versamento delle carte del Tribunale Civile e Correzionale di Massa, comprendente l' archivio del Tribunale di Prima Istanza di Massa e di Car­ rara inerente all'ultimo decennio del dominio estense, unitamente alla do­ cumen razione prodotta dalla Corte d'Assise di Massa o Circolo d'Assise ( 1 8 6 1 - 1 877), aveva proceduto, nel corso del secondo bimestre, all'inventariazione degli atti, non prima di aver suddiviso gli stessi per tribunale, distinguendo di conseguenza il carteggio del Presidente da quello del Giudice Istruttore e del Procuratore, che abbracciava un arco di tempo dal 1 802 al 1 870. Le operazioni erano rese ancor più difficili dal precario stato di conser­ vazione e soprattutto di disordine che caratterizzavano gli atti giudiziari esten­ si, come evidenziava con incisività lo Sforza nella relazione annuale: «Le car­

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Raccolte e miscellanee3. Non è il caso di insistere più di tanto su questi aspetti, già esaurienta­ mente analizzati, ma piuttosto sull'infaticabile attività di riordinatore e di coordinatore nell'ambito dei riordinamenti, dell'illustre montignosino, do­ vuta sia allo stato di profondo disordine in cui versavano gli archivi preuni­ tari, che alla trascuratezza con la quale erano state conservate anche le carte più recenti di quelli postunitari. Notizie, scarse del resto, sulle problematiche che si ponevano allo Sfor­ za ed ai suoi collaboratori, sono state rinvenute nelle relazioni annuali e nel­ le tabelle bimestrali, redatte dagli stessi impiegati e vistare dallo Sforza, ed in seguito trasmesse al Ministero dell'Interno. In quella relativa al 1 887, anno dell'istituzione e dell'apertura al pubbli­ co dell'archivio stesso, lo Sforza, prima di illustrare le fasi dei vari versamen­ ti di materiale archivistico, esamina attentamente le varie serie degli archivi preunitari che rappresentavano il nucleo principale di quello che sarebbe sta­ to l'Archivio di Stato di Massa, suscettibile di futuri e cospicui incrementi. Infatti descrivendo quello che era, ed ancora lo è, il 'cuore' dell'Istituto massese, e cioè l'Archivio segreto o Ducale o più precisamente l'Archivio dei Cy­ bo-Malaspina, non esita a definirlo: « . . . un ammasso di carte senza ordine di sor-

ta che comprende più archivi confusi fra Loro, da separarsi e ordinarsi.»4•

.

Effettivamente doveva regnare il caos più completo nelle carte dell' archi­ vio preunitario, con particolare riferimento a quelle più antiche, ed è facilme nte . immaginabile la preoccupazione e lo sgomento dello Sforza, costretto ad Im­ barcarsi in un'impresa titanica, sebbene coadiuvato sin dai primi tempi, da due

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te giudiziarie del periodo estense, essendo Juor d'uso, jù.rono considerate come un ingombro inutile, e tenute senza una cura al mondo, per conseguenza son dive2 O. RAFFO, L'Archivio di Stato di Mt1Ssa: brevi lineamenti mlltt istituzione e sulla for­ mazione delpatrimonio documentario, ad un secolo dalltt sua fondazione, in I principali aspet­ ti istituzionali a Mt1Ssa, Carram e Lunigiana dal XV al XX secolo, Sarzana, 1 987, pp.1 1 -30. J Raccolte e Miscellanee. Manoscritti, in Guida Genemle degli Archivi, Roma, 1 983, v. Il,

p. 843. 4

Relazione mmuale 1887,

in AS M s,

Archivio della Direzione, b. 1 ,

fase.

6

5 A partire dal 1 894, a seguiro di ci rcolare del Minisrero dell'lnrerno del 2 maggio, 1� .8900.38, venne abolira la sresura delle rabelle bimesrrali relarive all'arrivirà degli impiega­

n,

che da quel momenro doveva risulrare dalla relazione annuale redarra dalla d i rezione.


Olgn Rnjjò

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nute un ammasso informe di fogli, confusi e arrujfoti tra loro. Qualunque ricer­ ca è in essa impossibile ed il ri01dinamento vi sarà lungo e fastidioso. » 6 Ma se il Raybaud riscuoteva la stima del Direttore, non altrettanto si po­ teva asserire per il collaboratore Parri, impiegato ritenuto dallo Sforza svo­ gliato e poco portato per il mestiere di archivista. Incaricato di invenrariare l' Archivio del Governatore degli Stati di Massa e di Carmm, relativo agli an­ ni 1 8 1 6 - 1 848, già di per sé in buon ordine, i l Parri si era limitato alla nu­ merazione delle buste ed a trascrivere l'oggetto dei fascicoli, senza effettuare alcun riscontro all'interno delle stesse, pur lamentandosi di non aver ricevu­ to altri incarichi dalla Direzione. Da un esame dell' inventario compilato dal­ lo Sforza, sulla base delle schede redatte dal Parri, si ricavano molte notizie urili poiché, nell'ambito del carteggio inerente al Governo degli stati di Mas­ sa e di Carmm, le medesime, sia pure scritte in modo pedissequo, erano più esaurienti dell'invenrario sommario redatto e pubblicato molti anni dopo, in modo eccessivamente sintetico7. Inoltre, scorrendo pazientemente le carte del­ l'inventario, balza agli occhi che, contrariamenre a quanto si può verificare og­ gi, negli strumenri di corredo a disposizione, lo Sforza aveva unito ai protocolli ed al carteggio, con un unico numero di corda, anche la serie dei Rescritti e di­ spacci sovmni ( 1 8 1 5 - 1 859). A prescindere dall'indiscutibile operato dello Sfor­ za, punta di diamante dell'attività in questo primo anno, o, per meglio dire, in questi primi mesi di vita dell'Archivio apuano, era l'instancabile Raybaud, sia pure coordinato dal Direttore, che procedeva ai lavori di riordinamento dei fon­ di presenti al momento della fondazione dell'archivio massese. Ne è l'esempio l'inventario dell Archivio della Polizia Estense, compren­ dente gli Atti della Direzione dell'Alta Polizia di Massa, poi Direzione di Poli­ zia delle Provincie oltre l'Appennino ( 1 822 - 1 859), poi Ufficio di Pubblica Si­ '

curezza ( 1 859 - 1 863)8. I medesimi furono trascritti di pugno dallo Sforza dalle schede redatte dal Raybaud, che procedeva anche alla schedatura dell 'A rchivio Notarile di Massa, impiegata pil.t tardi dallo Sforza per la stesura di un inventario som­ mario, meglio sarebbe definirlo elenco di versamento, sia pure dettagliato, in ordine alfabetico, a cui faceva seguito quello in ordine cronologico. Sempre scorrendo le tabelle bimestrali, non si può ignorare il modo con cui lo Sforza rimarcava il componamenro del Raybaud, da esso definito «ec-

Cfr. Relazione nnnunle. . . ci r. - Cfr. Sezione di Archivio di Sraro di /\lassa, lnl'entnrio sommario deii'ArcfJil,io di Stato, [a cura di R. /\l ori], Roma, 1 952. 8 Cfr. hl/lentnrio manoscritto, in Guida Gencmle . . . cir., v. II, pp. 8 3 1 -832. c.

Giol'flnni Sforza fondatore e ordinntore deii'AS Afnssn

(l 887-1903)

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ce/Lente impiegato, scrupoloso osservatore dell'omrio e della disciplina, infaticabile ed intelligente nel lavoro, docile, obedientissimo, pieno di zelo e di buona volontà»9.

Ben presto, purtroppo, lo Sforza avrebbe dovuto chiederne l'allontanamento, non per il rendimento nell' ambito del lavoro, ma per il comportamento nel­ 10. la vita privata, non consono al ruolo che ricopriva Nel corso di questo primo anno di attività dell'Istituto apuano, inarresta­ bile è l'operosità sia dello Sforza che del suo collaboratore principale, il Ray­ baud, mentre l'altro impiegato, il Parri, anch'esso collaboratore straordinario, non dimostrava volontà ed impegno, anche perché tanto del suo tempo era assorbito da una ricerca storica dal tirolo: Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Sa­ voia nella guerm della successione spagnola, la cui pubblicazione avrebbe avuto luogo l'anno seguente, a cura della casa Editrice Hoepli. Continui e costanti furono nel corso dell'anno gli incrementi di materiale documentario versato dagli Uffici Periferici . Mentre il Raybaud, come già accennato, avrebbe dovuro lasciare ben pre­ sto il servizio, su richiesta dello stesso Sforza, il Parri, nonostante l'iniziale e deludente comportamento, cominciava a dar prova di buona volontà proce­ dendo, nel corso del 1 888, all'inventariazione <<per materia>> ed in ordine cro­ nologico, dell'archivio della Pretum di Massa, consistente in: <<circa ventimila

carte giunte all'archivio in una situazione a dir poco disastrosa» 1 1

Con l'arrivo del Papaleoni, sottoarchivista, lo Sforza, pur coadiuvato dal copista Frediani, anch'esso nuovo elemento, continuava a lavorare indefessa­ mente al riscontro e, ove necessario, al riordinamento dei fondi <<già conserva­ ti e che progressivamente fitrono versatiH, riscontro in primo luogo, se possibi­ le, con gli inventari esistenti; è il caso degli Atti dell'Archivio della Gmfognana, o meglio dell'A rchivio Genemle della Sottoprefèttum di Gmfognrma, risalente al 1 866, redatto dall'allora sotroprefetto cav. Vittorio Dellanave. 9 Cfr. rabella bimesrrale di Ernesro Raybaud, dove è riporraro il lusinghiero giudizio dello Sforza, in ASMs, Arcbi11io del/n Direzione, b. l , fase. 24. 10 Dal carreggio inrercorso fra lo Sforza e Cesare Guasri si apprende che il primo, in una lerrera del 29 serrembre 1 887, comunicava al Soprinrendenre che il Raybaud aveva un comporramenro eccellenre in ufficio, ma non alrrerranro encomiabile risulrava il suo com­ porramcnro nella vira privara. lnfarri aveva sapuro che era solito indebirarsi, frequenrarc per­ sone di dubbia risperrabilirà, olrre ad avere un arreggiamenro di pessimo gusro nei confron­ ri delle giovani popolane che inconrrava casualmenre per srrada, urrando, in una parricolare occasione, l'amor proprio di un padre di famiglia la cui figlia il Raybaud aveva aposrrofaro Cfr. Cesare Guasti, Giol'flllni Sforza e I'Archi11io di Stato di Afnssn, in Carteggio di Cesare Guasti, a cura di F. DE FEO. Firenze 1 984, p. 543. Cfr. Relazione nnlnude. . . ci r. ·

11


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Olga Raffò

Giol'tmni Sforw fondatore e ordinatore deii'AS Massa (l 887- 1903)

Linventario è dotato di un indice degli atti più antichi, conservati, pri­ ma del versamento, «nella Torre della Rocca di Castelnuovo Garfagnana>>, e da quello moderno, con la descrizione delle serie di quest'ultimo. Particolare cu­ ra era stata riservata dal compilatore alla serie degli Atti del Governo della Gar­ fagnana ( 1 520 - 1 5 58), cuore del carreggio. I l Dellanave redasse la cronorassi dei commissari e dei governatori gene­ rali della Garfagnana, partendo dal 1 432, anche se la documentazione rela­ tiva ha inizio dal 1 520; le annotazioni riportate, anche se di seconda mano, poteva ? o essere � i u�a �er �a u� ilirà. Seguiva la numerazione �elle filz� c?n gli _ estremi cronologici ltm!tatl ali anno; nella seconda parre dell . mventano d cav. Dellanave aveva proceduto ad una analisi della documentazione contenuta in ogni filza, con una numerazione progressiva ad ogni lettera o rescritto i nvia­ to dal duca al commissario, segnalandone la data cronica, l'argomento, ed a lato la soluzione del problema posto dal Commissario 12 . Il Sottoprefetto, ave­ va procedudo all'inventariazione degli Statuti rurali e Memorie e Capitoli del­ le Comunità della Garfagnana, per località ed ordine alfabetico 1 3. A questo inventario, fanno seguito due elenchi di versamento relativi agli anni 1 860 - 1 876 e 1 877 - 1 896. Unitamente a questo primo inventario, ne è stato re­ perito un secondo, manoscritto e non datato, che riprende in parre dal pre­ cedente, ma sovvenendo l'ordine delle serie, ponendo i n primo luogo quel­ la relativa alle Memorie, Capitoli e Statuti Rurali della Comunità, cui fanno seguito, con un unico numero di corda, le schede degli atti del Commissa­

gli Archivi Toscani, redatta però dal Papaleoni, s i evince che l'archivio era for­ mato da 238 fascicoli o <•ÙlcartamentÌ>>, come li definisce testualmente il rior­ dinarore, anche se nella parte finale della lettera viene citata una suddivisio­ ne del materiale documentario in 238 fascicoli contenenti «documenti>> e 76 fascicoli contenenti il «carteggio», per un totale di 3 1 4 unirà. Da una recen­ tissima ricognizione, tenuto como che quattro diplomi imperiali furono in­ seriti nell'Archivio Cybo Malaspina, oltre alle undici pergamene facenti par­ re del diplomatico, risulta la presenza di 3 2 1 fascicoli anziché 238, dato, quest'ultimo, c� nfermaro a nche dal Papp aianni nel l ? 37, nel suo i � ventario _ _ redatto in occas10ne della ncorrenza del cmquantenano della fondaziOne del­ l'Archivio di Stato di Massa e dal Mori stesso, nella guida del 1 9521'. È inol­ tre visibile la discrepanza tra il reale numero dei fascicoli e quello ottenuto dalla semplice somma dei dari. Da un esame della corrispondenza intercorsa tra lo Sforza ed il prof. Al­ berto Del Prato, possessore della documentazione suddetta, emerge chiara­ mente che era stato redatto dal Papaleoni un inventario che sarebbe stato, in seguito impiegato come documentazione per il perfezionamento della prati­ ca di acquisto. Al momento della consegna, in via informale, degli atti malaspiniani, non doveva esistere alcun elenco, nonostante si sia indotti a pensare che il materia­ le fosse già in qualche modo fascicolato. È quanto emerge dal carreggio del­ l'Archivio della Direzione, pur non nascondendo perplessità sul metodo di in­ venrariazione 1 6, ricavato dalla titolazione dei fascicoli stessi. Infatti non è stato rispettato l'ordine cronologico, specialmente della corrispondenza, tra l'altro molto fitta, i ntercorsa fra i Marchesi Malaspina di Olivola e le corri italiane ed europee. Allontanatosi anche il Papaleoni, in quanto rrasferitosi in Sicilia con l'incarico di insegnante di storia e geografia in una scuola di Messina, lo Sfor­ za si sarebbe avvalso, d'ora in poi, della collaborazione del Frediani e del Giampaoli 1 -.

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riato, poi Governatorato Generale della Garfagnana.

Non è dato sapere chi sia stato il compilatore di questo strumento di cor­ redo, tuttavia da un suo esame emergono molte inesattezze, che, purrroppo, sono state riportare anche nella Guida a stampa del 1 952 1 4. Non sono, sfor­ tunatamente, pervenute le schede redatte dal personale dell'Archivio di Sta­ to di Massa, né rantomeno un inventario coevo. In questo periodo, venne compilato dal Papaleoni, anche l'inventario dell'Archivio privato dei Marchesi Malaspina di Olivola (secc. XIV-XVIII); ac­ quistato dallo Sforza nel 1 890, e del quale non è stata rinvenuta traccia d'in­ ventario né tanto meno copia dell'elenco previsto per la pratica di acquisto, anche se da una minuta di lettera inviata dallo stesso alla Soprintendenza del!

Cfr. Inventario manoscritto, pp.250-369. Cfr. Ibidem, pp.373-406. 11 Cfr. Sezione di Archivio di StatO di Massa, lnuentario sommario . . . ci r . , pp. 75-82, da confrontarsi con Archi11io della Gmfognana, iJu,emario sommario, a cura di B. Pn:;-.;ucn, (in corso di completamento e consultabile, in forma dattiloscritra, presso l'Archivio di Staro di ,\!assa) u

IS Cfr. ASMs, Archiuio della Direzione, b.4, fase. ! .; G . PAPPAIAi'::\1, Massa e il suo Ar­ chivio di Stato, Genova, 1 937, pp. ! O 1 - 1 02; Sezione di Archivio di StatO di Massa, Invemario sommario. . . cit., p. 1 14 ; Guida Generale . . . ci t., p. 243. 16 Cfr. AS� ! s, Archizn'o della Direzione. . . ci t.

1 " Il problema della collaborazione ncll'anività scienrifica crucciava enormemente lo Sforza tanro che, in via confidenziale, scriveva al Guasri, alla fine di marzo del 1 888, la ne­ cessità di avvalersi di alunni e di averne individuati due in loco, dei quali uno in particola­ re, lo Staffetti, che invece avrebbe reso onore alla città non come archivi�ta ma come stori­ e? locale (cfr. Cesare Guasti, Giol!flnni Sforw . . . ci t., p. 550). Sulla figura di Luigi Staffcrri, SJ veda la brevissima aurobiobibliografia, in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Pa­ tria per le Provincie Modenesi, s. IV, vol. X, � lodena, 1 900, pp. 4 56-4 58.


Olga Rajfo

620

Lanno 1 89 1 sarebbe stato caratterizzato da vari versamenti di atti relati­ vi alla Prefettura di Massa, al Reale C01po del Genio Civile, alla Pretura di Gar­ fagnana e Pretura di Massa. In questo periodo i due «ufficiali» procedettero al riordinamento ed inventariazione per serie e cronologico delle carre del Tri­ bunale di l o Istanza di Carrara, dal 1 836 al 1 859, per poi proseguire, nel cor­ so del 1 892, al riordinamento ed inventariazione, in ordine cronologico e per serie, delle carte della Pretura di Gallicano (l 877 - 1880), limitatamente agli anni 1 877- 1 878, come risulta dall'inventario pervenuto, contenente la regi­ strazione, in ordine cronologico, dei Processi penali, dei Verbali di istruttoria in cause civili e Verbali diversi. Per quanto attiene alla parte più amica delle carte giudiziarie sia della Lu­ nigiana che della Garfagnana, le medesime versavano in grande disordine, co­ me si deduce da una considerazione dello Sforza, trattando degli atti dell'Ar­ chivio della Pretttra di Fosdinovo (1860-1880), pervenuti all'archivio apuano, che riunivano anche le carte prodotte durante il dominio dei Marchesi Mala­ spina e degli Estensi, conservate sotto la denominazione «Miscellanea». Gli anni novanta furono anni di intenso lavoro sia per il Direttore che per i suoi collaboratori, i quali gradualmente ma costantemente procedeva­ no al riordino e alla inventariazione del materiale documentario. Vedevano così la luce gli inventari della Pretto-a di Fosdinovo, per serie e cronologico, li­ mitatamente al periodo postunitario e precisamente agli anni 1 878 - 1 880, dei Processi penali (è quanto ci è pervenuto), unicamente ai Verbali di istrut­ toria in materia civile del Tribunale di Prima IstanZil di Can-ara, mentre lo Sforza procedeva all'inventariazione della raccolta dei Bandi dei Cybo in or­ dine cronologico, oltre a riordinare l'Archivio del Cardinale Innocenza Cybo, con particolare riferimento al carreggio politico dell'alto prelato 1 8. Nel corso del 1 894, causa l'assenza dell'alunno Giampaoli in quanto chiamato ad espletare il servizio militare, non ci fu un'attività particolarmente intensa nell'ambito dei lavori archivistici, nonostante i numerosi e cospicui versamenti che si verificarono in quell'anno e ci si limitò a dare inizio all'in­ ventariazione dell'Archivio della Pretura di Carrara 1 9 quasi subito interrotto a seguito della partenza del Giampaoli, e al completamento di quello inerente alla Pretura di Fosdinovo zo. Il rinvenimento di un inventario, o meglio di parte di esso, ci ragguaglia solamente sulla serie dei processi penali, numerati all'interno di ogni busta e 18

19

10

Cfr. Relazione annuale 1893, in ASMs, Archivio della Direzione, b. l O, fase. 1 3 . Ibidem, 1894, b . 1 2 Ibidem, 1897, b. 1 6, fase. 4 5

Gio11anni Sforza fondatore

e

ordinatore deii'AS Massa (1887-1903)

62 1

registrati i n ordine cronologico ( 1 878 - 1 880). Invece per quanto attiene all' archivio della Pretto-a di Carrara, è stato rintracciato unicamente un inven­ tario sommario dei Verbali di Istruttoria, anch'essi registrati in ordine crono­ logico e numerati all'infinito. Così pure, nel corso del 1 897, rientrato definitivamente il Giampaoli dal servizio militare, ebbe luogo il riordinamento degli Atti di Prefettum ( 1 859 - 1 875) «In gmndissima parte nel più deplorevole disordine>>2l . Lanno seguente furono redatte le schede di 1 7 buste di Atti di diversa natura, versate dal Tribunale Civile e Correzionale di Massa, che, al momen­ to della consegna, erano in un grande disordine, Istanze diverse, Cauzioni per libertà provvisoria, Macinato, Minute di mdinanze, inerenti agli anni 1 860 188 1 . Purtroppo non rimane che una parte dell'antico inventario, e limita­ tamente ai Processi penali ( 1 859 - 1 8 80), inventariati in ordine cronologico. Dalla relazione annuale dell'anno 1 899, si apprende che si era proceduto al riordinamento delle serie degli Atti Civili ( 1 830 - 1 859) e Atti Criminali (1849 - 1 8 54), relativi al Tribunale dell' Alta Lunigiana, con specifico riferi­ mento al periodo della dominazione di Parma e Piacenza, Modena e Firenze22. Pur non disponendo dei relativi inventari, è chiaro il riferimento alle Giudica­ tttre delle località dell'Alta Lunigiana, in particolare a Pontremoli, Bagnone ed inerenti al periodo preunitario23. Così pure venne curato il riordinamento dell' Archivio dell'IntendenZtl di Finanza ( 1 862 - 1 884), anch'esso in uno stato di grande confusione. Dell' inventario, redatto molto probabilmente su schede, non è pervenuta traccia mentre si è in possesso di un elenco di versamento, nel quale sono descritte le varie serie dell'Ufficio del Tesoro e Ragioneria, allo­ ra competenza della Intendenza, unicamente a carteggi relativi all' Ufficio del Registro di Carmm, di FiviZZilno, Aulla, Castelnuovo, Pontremoli, per un tota­ le di 32 unità: solo cento anni dopo, e precisamente nel 1 970 ne sarebbero state versate ulteriori, contenenti documentazione coeva a quella consegnata con il primo versamento. Ma se lo Sforza non nascondeva il suo disappunto e la sua preoccupa­ . ZIOne per lo stato di conservazione di questi archivi finanziari, che si presen­ tava disastroso, non meno preoccupante e caotico era lo stato in cui versava l'Archivio del Provveditomto agli Studi ( 1 859 - 1 882), il cui disordine era in­ descrivibile, tanto da indurlo a scrivere che: «quei fogli pareva che fossero sta­ tt.

per giorni in preda alla bufera. Quasi pigliava lo sgomento a mettervi le ma21

2�

23

Ibidem, 1899, b. 20, fase. 22. Sezione di Archivio di Sraro di Massa, Inventario sommario Cfr. Ibidem, Relazione annuale 1900, b. 22, fase. 22.

...

ci t.,

p. l O l .


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0/ga Rajfo

ni»l4. Non è restata traccia delle schede del riordinamento, attualmente ci si può avvalere unicamente dell'elenco redatto, anni dopo, �robabilme nte dal Frediani, facente riferimento agli anni 1 876 - 1 883, e d1 quello d1. versa­ mento, dattiloscritto, inerente alle carte relative al periodo 1 892 - 1 903, ordinate cronologicamente e per serie. . Venivano anche schedari ed ordinari gli Atti civiLi del Supremo Tnbunale di Giustizia ( 1 8 1 6 - 1 833), ma particolare attenzione veniva dedicata alla Mi­ scellrmea Civile del Tribunale d'Appello di Massa, del Tribunale di prima Istan­ za di Massa, poi Giusdicenza di Massa ( 1 8 1 8 - 1 883)25. Correva l'anno 1 903, quando col decreto del 2 luglio, lo Sforza veniva trasferito all'archivio di stato di Torino, sede senz'altro più presrigiosa di quel­ la massese, dove darà prova della sua indiscutibile capacità di archivista; elo­ quente in tal senso è la ricca bibliografia delle sue opere, testir�10nianza i ne­ . quivocabile della sua frenetica attività e del suo amore per la ncer�a storlca. . . Prima di prendere servizio nella nuova sede, volle condurre a termme d r�or­ dinamento per serie e cronologico dell'Archivio Ducale o Cybo Malaspma, lavoro che lo aveva impegnato per tutto il periodo della direzione e che avreb­ . be dovuto permettere ai successori la stesura di un inventario, atto a valonz­ zare pienamente il «cuore>> della documentazione conservata nell'archivio di Stato di Massa. Passato alla direzione dell' Istituto torinese, dove avrebbe concluso la car­ riera, oltre ad essere responsabile per un semestre, sia pure a scavalco, anche di quello di Venezia, lo Sforza avrebbe ancora dato dimostrazione del!� sue innate capacità archivistiche, del suo fiuto di fine ricercatore e di «coscien­ zioso ed innamorato del vero»26. A riprova della stima di cui godeva, in occasione del cinquantenario el­ . la sua carriera negli archivi, il comitato promotore delle onoranze gli dediCa­ va una MisceLLanea di saggi redatti da illustri uomini di cultura del tempo, a testimonianza di una riconoscenza e di un'ammirazione che i posteri avreb­ bero mantenuto sempre vive27.

�

Ibidem, b. 26, fase. 2 1 Ibidem. 16 Cfr. Onomnze al Conte Gio!Jflnni Sforza, in Miscellanea di studi storici in onore di Giozmnni Sforza, Lucca, 1 920, p. 20 .

DAN IELE PESCIATINI Pietro Vigo tra 'eruditismo' e 'sp igolatura'

«Noi chiamiamo gli archivi campi di battaglia contro il tempo, che par si arresti un poco dinanzi alla porta degli archivi e volga altrove la sua ala di­ struggitrice», perché «quasi solamente» in essi la storia «toglie di mano al tem­ po gli anni fatti suoi prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li richiama in vita, li passa in rassegna, li schiera di nuovo i n battaglia». 1 Queste parole pronuncia­ te da Pietro Vigo il 30 aprile del 1 899 a Livorno per l'inaugurazione dell'Ar­ chivio storico cittadino, bastano da sole ad illuminare le concezioni e la linea d'azione che hanno ispirato la sua vita d'intellettuale vocato quasi esclusiva­ mente allo studio del passato, principalmente attraverso l'analisi delle testi­ monianze scritte giunte fino a noi. Eugenio Lazzareschi sottolineò a suo tempo che Francesco Bonaini e Ce­ sare Guasti erano stati i maestri di una vera e propria «rinascita degli studi, ri­ volti a illustrare la storia patria» mediante un accorto utilizzo delle fonti do­ cumentarie, «ordinate con metodo critico ed esplorate con sagace dottrina». 2 Naturalmente a questi due nomi occorre aggiungere quello del Bangi, ma vi sono stati anche altri studiosi che nelle rispettive realtà locali, ispirandosi al loro magistero, tanto hanno fatto per ricercare e salvaguardare le 'carte' di­ sperse o dimenticate. Spesso erano in contatto diretto oppure tenevano rela­ zioni epistolari con i padri fondatori della 'domina archivistica', chiedendo

�4 �5

�, Purtroppo la pubblicazione ebbe luogo dopo la sua mo te, avvenuta ti l 0 ottobre � 1 922, come afferma il Boselli nella prefazione al volume, datata ti 20 dello stesso mese.

1 P. VIGO, L'Archivio storico cittadino di Livomo, in «Archivio storico italiano», t. XXIV, 1899, pp. 327-328. 2 E. lAzZARESCIII, Archivisti italiani: Salvatore Bongi, in «Notizie degli Archivi di Sta­ tO» , n. l , 1 943, p. 60.


P1rtro l'igo tm 'audirismo· e 'spigolallmt'

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consigli o ind icazioni metodologiche, e se non ne avevano il nerbo teoretico condividevano però lo stesso amore per le fonti storiche. Appartiene appun­ to a questa nutrita schiera Pietro Vigo, fondatore dell'Archivio storico citta­ dino di Livorno, primo nucleo essenziale di quello che sarà l'Archivio di Sta­ to, costituito tardi\'amente come Sezione nel 1 94 1 . ·' Naro nel 1 856 nella città labronica, frequentò il liceo G . B. Niccolini presieduto in quegli anni da G iuseppe Chiarini,"' successivamenre effettuò gli studi universitari di lettere e lìlosolìa a Pisa, ottenendo l'amm issione alla Re­ gia Scuola normale superiore. Qui i suoi punti di riferi mento formativi furo­ no Alessandro D'Ancona ed Enea Piccolomini. Ai nostri occhi l'aspetto più i nreressanre di questo periodo è l'assidua presenza nell'Archivio di Stato di Pi­ sa, ove conobbe Clemente Lupi� che lo iniziò agli srudi di paleogralìa e di sto­ ria medievale; il loro rapporto si consoliderà nel corso del tempo trasforman­ dosi in affettuosa amicizia.<> La propensione per le ricerche sroriche si era già manifestata con eviden­ za negli anni del liceo, adesso si dimostrava qualcosa di piLI di un fuoco fatuo adolescenziale; tanto è vero che Vigo estese la sua frequentazione agli archivi di Fireme, Siena, Lucca - città che erano stare capitali di Stato - entrando in contatto con i migliori archivisti della 'scuola toscana'. Questo amore diretto in particolare verso la sroria e la c;ocietà medievale lo porrò a real izzare uno studio dal titolo <<Le danze macabre in Italia», inco­ raggiato in tale impresa dal D'Ancona, che lo convinse a tàrne oggetto di

6y _)

22 dicembre 1 9.19. 1 965. n. 1 409.

pubbli cazione in abbinamento con un poemerro inedito della Riccardiana, denominato <<El ballo della morte». - L:opcra è animata da un intenta compa­ rativo con le analoghe rematiche presenti nell'arre e nella letteratura europea, mirando a comprendere la specificità che le caratterizza quando nascono o so­ no mutuate nel contesto della koinè storico-culturale italiana. Vigo percorreva insomma il solco tracciata dal suo maestro, manifèsran­ attenzione per tutte le forme espressive tipiche delle tradizioni let­ grande do popolari;8 porremmo definire in generale questo tipo di propensione terari e come un eredità romantica in dote al merodo storico d'impronta posirivisri­ ca, di cui appunto D'Ancona e Comparerri furono esponenti. La Firenze del Bonaini e del Guasti è del resro considerata uno dei principali centri di dif­ fusione del nuovo indirizzo, in particolare l'Istituto di studi superiori dove in­ segnavano Villari e Comparerri. 9 Per i positivisti italiani l'evoluzione complessiva della società influenza di­ rettamente le espressioni della sfera culturale sorroponendole ad un continuo processo di cambiamento; ne deriva l'impossibilità di prescindere dal conre­ sro che condiziona ogni - mani festazione intellettuale. Questi assunti spieo-ano b il morivo della loro prderenza per lo studio del tessuto sociale e per le disci pline ad esso inerenti, ovvero la sociologia, la psicologia collettiva, l'antropo­ logia del 'sacro', il folclore. Come stato efficacemente osservato da Asor Ro­ sa tale impostazione correva il rischio di confondere rra <<analisi delle condizioni che portano alla genesi dell'opera d'arre o del farro storico c ana­ lisi delle condizioni formali interne all'opera d'arre o al fàrro storico>• . ' o Il saggio comparativo elaborato da Vigo appare permeato pienamente da questa prospettiva generale e quindi non resta scevro del limite evidenziato; la conclusione della sua ricerca lìniva col coincidere con un daro di farro sto­ rico, ovvero la nascita e la diffusione del Rinascimento in Italia. Appellarsi al

Questi aveva fondato <l L ivorno il Circolo filologico imieme <Id Orra,·iano Targioni lozzerri; nell'inrcnzione dei crearori ralc l. >sociazione dowva CO\tiruire un polo di aggrega­ zione per turri coloro che nurrivano inreressi di ripo LL.Ituralc. Sempre nella cin:1 L1bronica Chiarini dires�e ,Jnche · Il .\!are", un memile a cararrere letterario. Vigo dichi,1 rer:1 pubblica­ mente il >UO debito d'.1 ffeno e di magisr.:ro ver�o di lui: " I llustre critico e scrirrore, al qu;de io sino dai primi anni dei miei srudi mi era al"fe?ion.lto e che poi mi fu di così grande inco­ raggiamenro»; cfr. P. ViGO. RlcordfliiZII glOI'tlll i!t•, in Enrico ,\f,IJ'rr, l ivorno. 1 89'-1. ' Aurore. com'è noro. di un 1. pprezuro m.ulu;lle di paleografìa: cfr. C. LL'PI. ,\f,mutz!c di pa!cogrt!fÌt! delle Ctll"fl'. f-irenze, 1 8 �5. Cfr. .111che Clcmellff' Lupi. in Archivio storico itali.lnO», l , 1 9 1 9, pp. 1 99-206. Il 1 6 agmto del 1 894 l'archivist.l pisano 'i recò a trov,J rlo. visitando anche la sua bi­ bliorec.t. :\'el registro tlelk visi re l.! sciò scrirra que�ta dedica: "Diogene cerca\ .1 un uomo, molti cer�.1 no un amico. Quanro son fortunato io che un uomo ed un amico nel migliore '>enso delle due parole. ho rrovaro da un pezzo nel mio carissimo prof Pietro \'igo! : cfr. ASLi. Bibliotecl, Fondo Pinro l '1go. n. 20.

- P Vit.o, Lf' d,mzc J/ltlCtlbn· in /ialiti. l ivorno. 1 8-8. ' Scrivendo al Gll.l�ti per �hiedcrgli il ,·olume ..Le feste di '\. Giov.tnni .1 1-irente nel :.c­ colo Xl\'.. SOttolinea il SUO inreresse p.micolare per .. le COStumanze popolari del ,\ledio e\'On e per la ..vira inrinu d egli italiani in quell'età ... In quella occa�ione f1 anche riferimenro al .,uo opuscolo .. [a frsta dc!!�SS/illt!l in Pistl m·! Se'Colo Xl\�. che <1\"CV.\ precedentemenre imùro al collega di Firenze: cfr. BIIILitlfH .-\ Ro�t I0:--. 1:\:--. -\ DI PR-\TO [d'ora in poi BRPo]. Cm,• Gu,r­ sti, b. 42 1 , im . .B . 1 5 aprile 1 88 5 . Cfr. :\. ;\\OR RLlS.\, Lt! m /rimi , in S10rit1 d 'frt!litl. Dall 'l'nittÌ ad oggi. vol. IV. r. I l , le. nno, 1 975. pp. 8,8-900; V. SA:-.:TOLI. Gli srudi di !maatum popolare. in Cinquanta tlll//1 d1 _ lllffl mtellmu ale ita/it1na. 1apoli. 1 966, pp. 1 23- 1 4 8; R. ;\ !, .>,�SEI L I , La s10riogm_fì,1 dal ro­ mamicismo al positit•ismo. in Cìt!tum l' sonera in /mlia nf'lli·r,i umbarina. Problemi t' riarcht•, � lilano. 1 98 1 . pp. 1 89-2 1 6. 1' A\OR ROS:\ , La mllllm. . . ci t., p. 88-.

' L"Archi,·io di Sr.no di Livorno fu isriruiro come Sezione nel 1 94 l , in forz.� della legge n. 2006; divenne Archivio di Sraro in �eguiro al D.PR . .10 �em:mbre

è

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Daniele Pesciatini

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Pietro Vigo tra 'emditismo' e 'spigolatura'

conclamato senso estetico ed alle «tendenze artistiche del popolo nostro, in­ gentilire dalla precoce imitazione della natura e dallo studio dei classici me­ dievali» non poteva bastare per cogliere le radici profonde del fenomeno pre­ so in esame. Ne scaturiva solo un generico richiamo al 'gusto' delle genti latine avverse «a quel grottesco e a quell'orrido che ( . . . ) si aff'a pel contrario alle popolazioni del settentrione». 1 1 Considerando i vari aspetti della sua fase formativa non bisogna sonova­ lmare l'importanza dei rapporti diretti che intrattenne con i migliori intellet­ tuali italiani, conosciuti nella tipografia del padre in occasione delle loro visi­ te di lavoro. Francesco Vigo era in quel periodo il massimo tipografo - editore della città, ormai apprezzato in ambito nazionale grazie alla sua abilità nel contattare i giovani intellettuali emergenti e nel pubblicarne le opere. Tra le sue edizioni basti ricordare «La poesia popolare italiana» del D'Ancona, il «Virgilio nel Medio Evo» del Comparetti, 1 2 gli «Studi letterari» del Carducci, le «Myricae» del Pascoli. Dopo essersi laureato brillantemente Vigo insegnò per qualche anno sto­ ria e geografia nel R. Istituto tecnico ed in seguito concorse con successo alla cattedra d'italiano e storia nella R. Accademia navale da poco istituita. Sempre in questi anni pubblicò un volumetto d'introduzione alla crono­ logia e una serie di manuali destinati alle scuole, caratterizzati dalla moder­ nità dell'impostazione metodologica; aspetto che non deve stupire perché avrà sempre molto a cuore la didattica della storia, dedicando vari articoli in giornali e riviste ai problemi connessi a questo tipo d'insegnamento. Il suo punto di vista è bene illustrato da una lunga recensione apparsa sul Marzoc­ co del 1 7 dicembre 1 905, in cui esorta i docenti a non esporre la storia «Co­ me una sequela di nomi e di date», ma piuttosto a metterla in relazione «col­ le presenti condizioni della cultura», illustrando i nessi esistenti con «gli altri rami di studio, specialmente gli artistici ed i letterari».13 In particolare consi­ derava troppo esiguo lo spazio dato alla storia dell'arte nei libri di testo, poi­ ché «senza qualche cognizione sicura intorno alle vicende delle arti belle, la cultura storica nasce tronca». 14

Quanto si è finora illusrra �o ci aiuta a c? mprendere la sua posizione po­ . . le mica nei confro�ti del!� .stonografia : radiZlon� le che s.' occu �ava es? luslv�­ mente «di battagbe e polmca, mentre l economia pubbbca e pnva�a, l an_lm �­ nist razio ne, l'edilizia, la topografia, il costume, la fede e le sue manifestaziom, le feste, gli spettacoli, le c�nsuetudini, il comm � r.cio erano quasi el tutto nedeterminante a forglen i». 15 Si tratta di aspetti che concorrono tutti m modo . . mare il quadro co. mpless ivo d"1 un'� p� ca mostrand?Cl v� ran:� nte l a stona. (( �o: . me testimone de1 tempi»; tralasClarll comporta l adagiarSI 1 11 una parz1alna 1 e. 16 irreparab"l . . . . . . :Lenergica nvend 1 cazwne d 1 un approcciO stonografico globale era accom pagnata dalla convinta certezza che la ricerca e la critica �elle fonti è im­ prescindibile per lo storico, anche quando elabora opere demnate alla d!. :ul­ . gazione o alla didattica. Lo espliciterà chiarame � te nella presentazwne d1 u � suo manuale di storia moderna, sottolineando d 1 avere spesso ((fatto parlare 1 contemporanei agli avvenimenti narrati».17 In effetti ad ogni argomento trat­ tatO faceva seguire l'indicazione delle fonti storiche coeve e la citazione degli Istituti dove queste potevano essere reperite, ((il che è cosa di poco ma n uova nel concetto». 1 8 Tuttavia ogni intellettuale, pur concependo soluzioni precorrirrici o colti­ vando intuizioni innovative, deve pagare comunque il suo tributo all'epoca cui appartiene, al 'gusto' del su ? milieu; \_' igo non fa e�cezione a questa �·e�ola, pubblicando un manuale d 1 genealogia sosterra_ reClsamente che ogn 1 mse­ gnante di storia deve dare ampio spazio a tale materia, indispensabile per ((po­ ter render ragione» 1 9 di molti avvenimenti che altrimenti rimarrebbero oscuri. All'inizio di questo contributo si è ricordata quella rinnovata attenzione merodologica verso le testimonianze documentarie e quel fervore di studi sto­ rici a cui Francesco Bonaini e gli altri archivisti toscani presero parte attiva, anzi per certi aspetti fecero da battistrada. Questa nuova sensibilità comporrò anche un particolare interesse per le tradizioni locali, la storia cittadina e quel-

�

1� Per un suo giudizio sui risultati conseguiti dalla scuola economico - giuridica e sul­ l'importanza del «fanore economico e commerciale.. cfr. P. VIGO, Libri di storia, W V!LL.ARJ, l primi due secoli della storia di Firenze - G. ARIAS, Sistemi della costituzione economica, poli­ tica e sociale nell'età dei Comum), in ccii Marzocco», 2 1 gennaio 1 906. 1 6 VIGO, L'Archivio storico . . . ci r. p. 327. 17 P. VIGO, Disegno della storia dell'Ello .t\lodemo ad liSO delle smole secondarie, classiche, tecniche e militari, Livorno, 1 890, p. V. 18 Ibidem, p. VII. 19 P. VIGO, Genealogia storica ad uso delle scuole secondarie, Livorno, 1 888, p. III.

t t VIGO, Le danze. . . ci r., p. 1 1 7. t ! A quest'opera bisogna anribuire una qualche inAuenza sul suo imenso amore per Dame, cui dedicherà in seguito una sala monotematica della sua grande biblioteca. 13 P. VIGO, Un prezioso contributo all'imegnamento della storia. - L'opera del dott. Emilio Reich, in cdi Marzocco,, 1 7 dicembre 1 905. 14 P. VIGO, Un comiglio ai professori di storia, in «Arte e Storia», n. 1 5, 1 888.

.......


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Dnniele Pescintini

Pietro Vigo tm 'eruditismo' e 'spigolntum'

la normazione fondamentale degli organismi comunirarivi che permise fin dal­ le origini il regolare svolgimento della vira locale. D'altronde la rivendicazione di un atteggiamento critico verso le fonti implicava l'uso sistematico dell'arma filologica e quindi si risolveva nell'analisi e nell'edizione delle stesse. 20 Sappiamo del resto come Bonaini medesimo si fosse applicato fin dall'i­ nizio allo studio approfondito dei resti srawrari italiani, stimolato dal dibat­ tito e dalle indicazioni ascoltate al Congresso degli scienziati, tenuto a Vene­ zia nel 1 847 . Se lo studioso livornese si dedicò in particolare alle raccolte pisane, Bangi da parre sua editò lo srawto lucchese del 1 308 e il Banchi quel­ lo senese del 1 3 1 O. Quest'ultimo, in una lettera indirizzata all'erudito ope­ rante di là dal Serchio, si definì addirittura «divoratore di statuti», pur rite­ nendo che i resti posteriori alla seconda metà del Duecento non potessero «ormai dare gran luce alla storia generale d'Italia, benché talvolta riescano proficui per la storia del proprio Comune». 2 1 Accanto alla serie di motivazioni fin qui esaminare, dobbiamo tenere pre­ sente il condizionamento psicologico che influenzava una generazione ancora troppo vicina alla conclusione del processo di unificazione nazionale, facendo­ le avvertire la necessità di riscoprire le radici storiche delle comunità locali. Quegli organismi collerrivi22 erano adesso parti subordinare di un unico aggre­ gato, ma l'intenso dinamismo della loro vira associativa era stato un elemento determinante nella formazione dei «caratteri originali»23 del nuovo complesso. Naturalmente Vigo condivise in pieno questo orientamento generale e per diverso tempo si mise alla ricerca dei piLJ antichi resti normativi che re­ golavano la vita della città labronica. Colse quindi l'occasione della visita di Umberto l , venuto per inaugurare il monumento a Vittorio Emanuele II, e con abile tempismo ottenne un finanziamento dall'organo di governo locale,

potendo così pubblicare in veste presrigiosa il volume «Statuti e provvisioni del Castello e Comune di Livorno».24 Anche l'ammirazione per gli studi del Muratori lo spronava alla ricerca accu rata di carte e documenti sui quali poggiare la ricostruzione del lento cammino percorso da un'intera comunità; non a caso alla sua grande biblio­ teca formata da quindicimila volumi darà il nome dell'archivista che operò al servizio degli Este. Lo studioso labronico coltivò a lungo l'idea di dare seguito agli «Annali», finalmente nel 1 908 pubblicò il primo di una serie di volumi che illustrava­ no la storia dell'ultimo rrenrennio del secolo XIX, con l'intenzione di «ricon­ nerrerla alla narrazione ( . . . ) incominciata dall'immortale Lodovico Antonio Muratori»25 Non gli sfuggivano peraltro i limiti di quell'opera, nella presentazione renne infatti a specificare che il suo intento era «SÌ bene narrare i farri, colle­ garli fra loro, alla vira politica associar la vira civile, non dimenticando i gran­ di farri contemporanei d'altre nazioni».26 Non quindi un saggio a carattere enciclopedico e di sola consulrazione, né un'ottica parziale in quanto limita­ ta alle cose italiane, ma piuttosto una vera analisi storica, destinata ad un pub­ blico colto più che ai soli specialisti. t significativo che riservasse l'ultimo vo­ lume alla storia della cultura «il più largamente intesa»;r da sempre convinto come gli altri posi rivisti iraliani28 che «nelle lettere, nelle arri, nelle scienze, in­ somma in rutta l'attività intellettuale di un'età, si riproduce egregiamente il suo carattere storico». 29 Semmai in questi volumi si fa sentire il suo bigottismo religioso e la 'que­ stione romana' diventa l'epicentro interpretarivo del periodo. Vale anche per queste pagine la precisazione orgogliosa del Vigo in riferimento al suo ma­ nuale di storia medievale, ovvero che non vi «spira certamente l'odio settario

10 In cerri inrellerruali quesro asperro del 'nuovo merodo' si congiungeva col richiamo alla rradizione srorico - erudira locale ed a quella auronomisrica sempre viva in Toscana; cfr. G. CAROCCI, Snfvntore Bongi, «Rassegna degli Archivi di Sraro», XXVII, 1 957, pp. 203-2 1 O. 21 ASLu, Archivio Bongi. Cnrteggio, n. 1 57, lerrera di L. Banchi, 4 dicembre 1 867. 12 Anche gli orienramenri sroriografìci del periodo risenrono di quesro clima, ranro da farci rerrodarare il giudizio di Federico Chabod, icasrico e alrrimenri direrro, ma perrinenre ad � na c�ncezione del Comune visro come «Deus agirans» di cui «parevano dire «omnes ca­ lesctmus dio»; cfr. CHABOD, Gli studi di storin del Rinnscimento, in Cinqunntn mmi . . . ci r . , pp. 1 43-238, in parricolare p. 20 1 . 2·1 Per quesra definizione cfr. Storin d'!tnlin - l mmtteri originnli, Presentnzione dell'edito­ re, Torino, 1 972, vol. I , pp. XIX-XXXVI, in parricolare p. XXXI II.

24 Stntuti e provvisioni del Cnstello e Comune di Livorno (1421-158 1), a cura di P. VIGO, Livorno, 1 892. Per quesra pubblicazione si avvalse anche di un documenro che gli aveva se­ gnalaro Salvarore Bangi; cfr. ASLu, Cnrte Bongi, n. 5 1 20, lerrera di P. Vigo, 27 novembre 1890. 25 P. VJGO, Annnli d'!tnlin, Storin degli ultimi trent'anni del secolo XIX, vol. I, Milano, 1 908, Presentnzione. 26 Ibidem. 27 Ibidem. 28 Cfr. in quesro sresso saggio p. 3. 29 P. VIGO, Disegno del/n storin del Medioet;o, Livorno, 1 890.

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dei neoghibellini», né vi si può trovare la «pece dell'odierna empietà o indif­ ferenza religiosa». 3° Il vivace ambiente intellettuale della Livorno di quegli anni costituì un fertile humus che alimentò la sua particolare sensibilità per i temi del dibatti­ tO culturale nazionale. Nei decenni di fine secolo praticavano la città Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli che insegnava latino e greco al Liceo. La sua ca­ sa era uno dei centri di ritrovo dei cenacoli letterari ed artistici, particolar­ mente affollati nella stagione estiva, quando per le 'bagnature' venivano a Li­ vorno Giovanni Marradi, Pietro Mascagni, AugustO Ferrera ed altri. Anche l'abitazione di Ottaviano Targioni Tozzetti3 1 - uno degli «amici pedanti»32_ fungeva da polo di attrazione per questO gruppo di 'chierici vaganti'; mentre la fiaschetteria di Pilade Cipriani era il luogo di riunione dei poeti.33 Ma la sintonia con quanto accadeva nel magmatico panorama culturale doveva sapersi tradurre compiutamente nell'alveo concretO dell'opera indivi­ duale, dove invece si fa sentire una mancanza di respiro dell'architettura ana­ litica di fondo. La ricostruzione srorica, basata sulla valorizzazione di docu­ menti e cronache inedite viene spesso travolta dall'«entusiasmo» per la storia cittadina, per «lo studio dei fatti illustri e gloriosi i quali si svolsero nei luo­ ghi ove trascorremmo la nostra vita», il solo che «ricolma l'anima di dolce e serena letizia». 34 Questa caratteristica di fondo segna anche l'iniziativa di dar vita ad una rivista di studi storici. Vigo si riprometteva di farne una tribuna da cui poter stimolare con maggiore efficacia l'amore dei concittadini per il passatO della comunità, spingendo soprattutto i giovani allo studio delle carte che giaceva­ no neglette nell'archivio; si sarebbero così create le condizioni favorevoli per supportare il suo tentativo di valorizzarle adeguatamente.35 ASLu, Archivio Bongi. Carteggio, lerrera di P. Vigo, n. 5 1 1 7, 22 orrobre 1 885. Nel novero delle sue molteplici i niziative rienrra anche la scelta di fondare la «Società della cultura popolare». u Era il nome del gruppo formaro da Carducci, Gargani, Chiarini e appunro Targioni Tozzerri che si proponeva finalità anriromanriche in campo lerrerario; cfr. DIZIONARIO BIO­ GRAFICO DEGLI ITALIANI, Carducci Giosuè, vol. XX, Roma, l 977 , pp. 1 7- 1 8. 33 La frequenravano Pascoli, Carducci, Toci, Bevilacqua, Marradi, Micheli, Marrini, Zuccagni; cfr. G. ROSSI, I caffè letterari in Toscana. Memorie di una civiltà, Lucca, 1 988, pp. 1 09- 1 1 0 . 3 ·1 P. VIGO, Livorno prima dell'Ottocento, in Livorno nell'Ottocento, Livorno 1 900, pp. 35-36. 35 Vigo colse l'occasione offerragli dalla conferenza rcnura al «Circolo filologico» nel marw del 1 900 per lanciare questa proposta: «Porrebbero merrersi le basi d'una Società sro­ rica l ivornese che avesse una pubblicazione periodica la quale fosse palesrra a chi coltiva o vo30 31

Pietro Vigo tm 'eruditismo' e 'spigolatura'

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Nel marzo del 1 894 riuscì a fare uscire il primo numero della pubblica­ intirolata «Miscellanea livornese di sroria e di erudizione», avvalendosi ne, zio della collaborazione di professori ed eruditi locali. Le attese dello studioso non uovarono riscontro nella realtà livornese e la rivista ebbe vita saltuaria fi­ no al giugno del 1 898; questo non gli impedì di replicare l'iniziativa nel 1 9 1 0 , resistendo per un solo anno. È però significativo che ne venisse muta­ to il nome in «Miscellanea di storia ed erudizione l ivornese», quasi a rappre­ senrare simbolicamente un graduale ripiegamento, in gran parte dovuto all'i­ nadeguatezza delle premesse di partenza. 'Eruditismo' e 'spigolatura', da una parte l'eccessivo compiacimento nel­ ricerca di nozioni minuziose, dall'altra la mera raccolta di dati sparsi, furo­ la no i limiti principali del Vigo e contrassegnarono quali chiaroscuri la sua at­ tività di storico. Tuttavia anche in questo era testimone di una tendenza generale, se - come è statO rilevato da Sestan - l'erudizione storica italiana ha dato il meglio di sé nel periodo precedente la prima guerra mondiale. Del re­ sto «il termine stesso erudizione è molto ambiguo, né sempre si sa dove fini­ sca l'opera dell'erudito e dove cominci quella dello storico».36 Si può attribuire anche a Vigo quello che Angiolini ha scritto del Man­ froni, ovvero che era «animato da una fiducia tutta positivistica sulle oggetti­ ve capacità esplicative del documento»;37 quando però l'allievo del D'Anco­ na finalizzava l'analisi ai singoli documenti la sua esegesi era indubbiamente approfondita e spesso di alro livello. Se le sue iniziative in campo editoriale o associativo non trovarono quel riscontro che peraltro meritavano, la sua lunga e tenace azione per dare alla città labronica un archivio storico ebbe invece uno sbocco positivo.38 lesse coltivare lo srudio delle nostre memorie. Di materia a srudi, a monografie, anzi a libri rroverebbesi esuberanza nell'archivio nosrro cinadino [ . . . ). A che sarebbe uri le l'istituzione di un archivio, se non sorgesse per la scoria cirradina un po' d'enrusiasmo che spingesse a vi­ mario e srudiarlo?,; cfr. VIGO, Livorno prima dell'Ottocento . . . ci r., p. 34. . 36 SESTA.'I, L'erudi�ione storica in Italia, in Cinquant'anni di vita . . . ci r., p. 480. La figu­ ra vmcenre del nuovo mtellenuale apparrenenre al mondo accademico - ben delineata nel c?nrriburo di M. Moreni in questi stessi Ani - si caratterizza al conrrario per la specializza­ z�one e per la proiezione verso il conresro culturale europeo, rendendo a sganciarsi da condi­ ZI�namenri localistici. In quesro senso studiosi come Bongi e Vigo che spaziavano dalla bi­ _ alla paleografia apparrengono per formazione all'orienramenro tradizionalistico. bliologia 37 F. ANGIOLIN!, Il Granducato di Toscana, l'Ordine di Santo Stefano e il Meditermneo (secc. XVI - XVIII), in Ordem Jvfilitares: guerra, religiiio, poder e cultura - Actas do III Encon­ tro sobre Ordem Militares, vol. I., Lisbona, 1 999, pp. 39-6 1 , in parricolare p. 40.

. 38 Vigo rivendicherà per sé il solo merito «d'aver avuro l'animo che vince ogni battaglia e d' aver operato e lonaro costantemente, nello spazio di undici anni, perché l'idea (. . . ) di­ . venisse un fano»; cfr. Vreo, L'archivio storico . ci r., p. 328. . .


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Pietro Vigo tra 'emditismo' e 'spigolatura'

Pitt volte l'amministrazione comunale aveva avvertita l'esigenza di una si­ stemazione dell'archivio; a dire del Vigo ci sarebbe stata una n·arrativa con lo stesso Bonaini, non andata a buon fine per l'esiguità delle somme messe a di­ sposizione. Tra il 1 866 e il 1 882 furono create più volte commissioni39 e in­ caricate singole persone senza che il lavoro fosse non solo portatO a termine, ma seriamente impostatO. Nel 1 888, dopo ripetute insistenze, il nostro or­ renne finalmente l'agognata nomina e dal primo momento finalizzò la sua azione verso un solo obiettivo: far diventare quel cospicuo agglomerata di car­ te che per molti anni era stato «pasto del tarlo e della polvere [ . . . ] il nucleo di un Archivio di Stato».40 Vigo sapeva bene che l'impresa non era da poco, bisognava effettuare il completo riordino e un'adeguata inventariazione di quella massa di docu­ menti. Perciò scrisse subito una lettera a Cesare Guasti per merrerlo al cor­ rente della novità e «per essere istruito di tutto»;4 1 avanzando inoltre una cau­ ta richiesta delle filze 'fiorentine' attinenti alla città labronica. Con la stessa umiltà si rivolse anche a Salvatore Bangi per avere una copia del suo «mira­ bile» inventario, dichiarandosi convinta che in quell'opera fossero espressi «con sicurezza e chiarezza)) i criteri generali «che debbono guidare ogni rior­ dinarore d'archivio».42 Effettivamente nell'istituto appena inaugurato le antiche carre comunali occupavano soltanto una parte delle ventiserre stanze del deposito, perché Vi­ go era riuscito a raccogliere i documenti di rutti gli uffici governativi perife­ rici; l'archivio rappresentava quindi «la storia della città in tutte le sue espli­ cazioni» e doveva definirsi cittadino, come aveva chiesto all'Amministrazione comunale che accettò questa imposrazione.43 Il desiderio di vederlo un giorno diventare Regio Archivio di Stato sotto la sua direzione rimarrà tale, nonostante il colloquio con Pasquale Villari a Fi­ renze, dal quale aveva ricevuto una garbata attenzione e il rispetto dovuto, ma anche l'esplicita ammissione di non paterne soddisfare le richieste.

Vigo doveva trovare una sede adeguata per caratteristiche e collocazione, volendo che «l'Archivio stesso fosse storico anche nella sua ubicazione)),44 per ques to scelse di limitare il raggio d'azione della ricerca all'antico quartiere del­ la «Venezia», così chiamato per la presenza di canali e ponticelli che ricorda­ vano le forme architetturali della famosa città. Nel settecentesco palazzo Franceschi-Bicchierai vennero collocati sedici­ mila 'pezzi', tra filze e registri, senza considerare in questa quantificazione l'e­ siguo diplomatico e le carre del conte Mauruzi. I problemi organizzarivi furo­ no innumerevoli, dovuti soprattutto alla mancanza di adeguati finanziamenti, tanro che per l'acquisto di scaffalamre e suppellettili si dovette ricorrere ad una sottoscrizione popolare che fruttò la somma di mille lire. La sua pertinace azione fu determinante per preservare dalla distruzione e dalla dispersione documenti fondamentali per la storia della città e del suo territorio, ma anche per le vicende del GranducatO e pitt in generale del Me­ diterraneo. Basti ricordare la totale eliminazione delle carre che costituivano l'archivio dell'antica magistratura doganale, avvenuta proprio nei decenni di fine secolo. Con l'acquisizione dei documenti in deposito presso il Tribunale, la Ca­ pitaneria di Porro, gli Ospedali riuniti, venivano alla luce fondi antichi perti­ nenti a magistrature o istituti le cui competenze o funzioni erano state suc­ cessivamente assorbire da altri organi . Per questo si può affermare senza ombra di dubbio che solo da quel momento fu possibile avere una visione complessiva della storia di Livorno suffragara da una solida e articolata docu­ mentazione; come Vigo stesso ebbe occasione di dimostrare validamente nei suoi saggi pitt interessanti.45 Lo studioso si era prefisso di redigere l'inventario di ogni 'fondo' apparte­ nente all'archivio in forma definitiva per la pubblicazione,46 ma non riuscì ad attuare questo progetto perché la direzione del nuovo Istituto veniva esercita-

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1 4 ibidem, p. 335.

Nell'agosto del 1 873 fu deliberata la formazione di una commissione e Francesco Do­ menico Falcucci che ne faceva parre scrisse un arricolo di prima pagina sull' «Indicatore com­ merciale», elogiando l'iniziativa c proponendo la trasformazione dell'archivio storico in «una sezione del Dicastero degli studi»; cfr. F. D. FALCUCCI, L'archivio antico del Colmme di Livor­ I/O, in «Indicatore commerciale», 23 aprile 1 874. 4o VIGO, L'archivio storico . . ci r., p. 329. " BRPo, Carte Guasti, b. 42 1 , i ns. 33, 23 luglio 1 888. 1 � AS Lu Archivio Bongi. Carteggio, n. 5 1 1 8 , lettera di P. Vigo, 29 luglio 1 888. H VIGO, L'archivio storico . . . cir., p. 329. 3?

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45 Vigo era ben consapevole di ciò; nel recensire un volume di Gino Guarnieri fu espli­ cito su questo punto: «La storia di Livorno, per lunghi e lunghi anni ancora, io credo, non si potrà che preparare col comributo di molti studiosi, che dopo accurate indagini di archi­ vio e di biblioteche forniscano utili e nuove notizie e presenrino imporranti rnonografìe»; cfr. P. VIGO, [iz,orno nei 11iaggi di esplorazione e di scoperta. A proposito d'una pubblicazione recen­ te, in «Miscellanea di storia cd erudizione livorncse», fase. Il, 1 9 1 O, pp. 1 9-25, in parricola­ re p. 25. Per la bibliografia delle sue opere cfr. Pietro Vigo . . cir., Elenco degli scritti di Pietro Vigo (1867-191/, a cura di P E. SPREAFICO, pp. 1 58- 1 74. 46 P. VIGO, Atti go11ematiz,i nrii'Archiz,io cittadino di Li11omo, in «Archivio storico iralia­ no», t. XXXIII, 1 904, p. 399. .


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ta a titolo gratuito, costringendolo a mantenere l'attiv tà de � l'ins�gnamenro che ormai sentiva gravosa. A ciò si aggiunga il pred.ommare 1� lUI della p �­ sione per le ricerche storiche, così intensa da penalizzare le esigenze prop ne dell'attiv ità di tipo archivistico. . . Negli ultimi anni inoltre fu vittima di una progr�ss.Jva decadenza psich ica; per molti versi la sua parabo la umana finì col som1gh are a quella del gran­ de Francesco Bonain iY Anche in questo caso il tempo si è incaricato di ?imosrrare la :'� i� ità dei criteri adottati dal Vigo per attuare il programm � d� nscoperta archiVIS � l�a d�l­ le fonti pertinenti al territorio labronico; senza l esistenza de� suo �chiv.l � Cit­ tadino non sarebbe forse potuto costitu irsi a Livorno, neglt anm trag1c1 del grande conflitto mondiale, un Archivio di Stato.

CARLO VIVOLI Gli archivi delle «provincie» tra Granducato di Toscana e Regno d'ita­ lia: il caso di Pistoia e Pescia.

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Nel mio intervento si cercherà di affrontare, partendo da due casi con­ creti situati in Toscana e più precisamente nella attuale provincia di Pistoia, Pistoia appunto e Pescia, il tema del controllo sugli archivi periferici, sia quel­ li dei comuni che quelli degli uffici «governativi», cercando di mettere i n lu­ ce gli elementi di continuità e di differenziazione presenti nella politica sugli archivi per così dire minori o, come si diceva alla metà dell'Ottocento, delle «provincie», perseguita prima dal granducato e poi dallo stato unitario. Occorre dunque partire dalla situazione che si era venuta a creare tra Ser­ re e Ottocento nel Granducato di Toscana, dove il controllo sugli archivi «provinciali», come è noto, si venne facendo sempre più serrato in età mo­ derna specialmente grazie al ruolo svolto dai cancellieri «fermi» o comunira­ tivi 1 , ai quali venne affidata, tra l'altro, «la funzione di archivista e custode di tutte le carre e dei documenti che venivano prodotti dalle istituzioni che ope­ ravano nell'ambito di ciascuna circoscrizione di Cancelleria: i carreggi ammi-

1 Sulla figura del cancelliere «fermo» nell'organizzazione periferica del Granducaro di Toscana si rimanda agli ormai classici lavori di E . FASANO GUARII\ ! , Potere centrale e conm­ nità soggette nel Granducato di Cosimo I, in «Rivisra Srorica Iraliana», LXXXIX, 1 977, pp. 490-538 e L. MANNORI, IL sovrano tutore. Pluralismo istituzionale e accentramento ammini­ strativo nel principato dei Medici (secc. XVI-XVI!l), Milano, Giuffrè, 1 990; sul ruolo delle cancellerie, ognuna delle quali comprendeva più leghe e podesrerie e a cui fu affidaro il con­ trollo sulle arrivirà amminisrrarive e finanziarie di più comunità, nella renura degli archivi cfr. A. ANTONIELLA, Cancellerie comunitative e archivi di istituzioni periferiche nello Stato vecchio fi�rentino, in Modelli a confronto. Gli archivi storici comunali della Toscana, arri del convegno 47

Morì il 4 orrobre 1 9 1 8.

d1 srudi, Firenze, 25-26 serrembre 1 995, a cura di 1 9-33.

P BENIGNI

e S.

PIER!,

Firenze, Edifir, pp.


Carlo Vi11oli

Gli archim' delle •provincie» rm Gmnducnto di Toscana e Regno d 'italia

nistrarivi e gli ani catastali, di cui era il diretto responsabile, le carre delle sin­ gole comunità, gli atti dei giusdicenti periferici (vicari e podestà) e i docu­ menti delle locali opere pie.»2 Sono rre le tappe fondamentali, la prima alla metà del Cinquecento, la seconda negli anni '70 del Settecento, la terza negli anni '20 del secolo XIX, dell ' evoluzione di questo controllo che, sia pure in maniera non omogenea su rutto il territorio e spesso anche in maniera discontinua, si sviluppa nella To­ scana medicea e poi lorenese. Un controllo che possiamo definire sostanzialmente amministrativo e le­ gato indissolubilmente a ragioni di natura fiscale: la tenuta dei dazaiuoli cioè i ruoli fiscali e gli estimi nelle comunità dello stato mediceo, la «consegna» della decima nel periodo leopoldino, owero il trasferimento alle comunità riformare dell'amministrazione della decima inglobata nella nuova tassa di re­ denzione, il nuovo catasto lorenese della Restaurazione, dopo la parentesi a questo proposito decisiva della dominazione francese. Affrontare queste rematiche partendo dal caso concreto rappresentato dal territorio Pistoiese e dalla Valdinievole può essere utile dal momento che in queste zone si assiste ad una situazione particolare, proprio dal punto di vista di quei cancellieri cui si faceva riferimento in precedenza. Situazione che si specchia, quasi specularmente, nel censimento degli ar­ chivi voluto da Pompeo Neri nel 1 746. Ai quesiti posti dal funzionario lore­ nese rispondono ben 7 cancellieri della Valdinievole (Buggiano, Massa, Montecarlo, Montecatini, Pescia, Uzzano e Vellano) e nessuno del Pistoiese; da questa zona si hanno solo tre risposte, una del cavaliere Banolo Parenti per conto del podestà di Tizzana, una, un po' risentita ad un sollecito, del giudi­ ce del capitano di Cutigliano, che giustifica la precedente non risposta con il fatto che non vi è alcun archivio presso quella sede, una terza da Clemente Salucci, giudice e luogotenente del Capitano della Montagna, da San Mar­ cello che con molto ritardo risponde il 1 2 novembre citando solo due libri di leggi e bandi 3.

Pistoia e il suo territorio infatti arrivano solo tardi alle cancellerie «fer­ me». Soprattutto la cirrà mantiene per rutta l'epoca medicea un saldo con­ uollo del suo territorio, dal momento che, come ha affermato Giuliano Pinto nella recente Storia di Pistoia, prendendo spumo dai lavori di Chirrolini e Mannari, «l'inserimento di Pistoia all'interno dello stato fiorentino allentò indubbiamente, ma non recise i vincoli che univano le comunità dell'antico conrado alla vecchia dominante. ( . . . ) Così per tutta l'età moderna le massi­ me magistrature fiorentine riconobbero a Pistoia la vigenza dello statuto cit­ tadino come solo ius genemfe del suo antico contado; alla città fu riconosciuta inoltre la facoltà di approvare gli statuti delle comunità rurali, salva natural­ menre l'ultima conferma spettante alla Pratica segreta di Firenze. Si trattò di un privilegio non secondario - di cui ad esempio non godette Pisa - che con­ senriva alla classe dirigente pistoiese una forma di controllo sulle comunità rurali - che tale diritto naturalmente contestavano - con l'obiettivo di difen­ dere gli interessi concreti dei cittadini» 4. Privilegi che ben si riflettevano anche nella tenuta delle carte: nel territo­ rio pistoiese fino alla metà del secolo XVII vi era in pratica un solo grande ar­ chivio, la cosiddetta «cancelleria del pubblico», dove secondo le prescrizioni statutarie, oltre alle carre del comune, dovevano essere versati «li civili di tutte le potesterie» ed affidata dal 1 564 alle cure del «fiscale», un funzionario di no­ mina granducale. Dove, secondo gli statuti seicenteschi, anche il capitano del­ la Montagna doveva «relaxare in Camera communis Pistorii in manibus notarius ipsius Camerae» tutte le scritture prima di abbandonare l'ufficio. In effetti le carre pitl antiche del capitano della montagna, fino al 1635, erano in­ fatti depositate in questo archivio, come risulta dagli inventari settecenteschi'. Una situazione che sembra pitt vicina, rispetto al modello imposto dai «Nove conservatori» nello Stato vecchio fiorentino, a quella dello 'Stato nuo­ vo' di Siena dove, come testimoniano gli studi di Catoni, Giorgi, Moscadelli e Zarrilli, «non si afferma la figura del cosiddetto cancelliere fermo, tipica espressione della politica accentratrice medicea. Anzi, il tentativo nel 1 580

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2 Cfr. S. PIER!, Il sistema dellejòmi e gli nrc!Ji11i storici dei comuni della cintura fiorentina, in Possidenti Contadini Artigiani, Inpopolazione tm '700 e '800 nei documenti degli archivi sto­ rici comunali, Firenze, Manem, 1 996, pp. 87-88. 3 Cfr. ASFi, Comultn, 457-46 1 , Sllb-!loce; sul censimento di Pompeo Neri si rimanda a G. PRUNAI, Gli archi11i storici dei comuni della Toscnnn, ROi\IA, 1 963, (Quaderni della Rasse­ gna degli Archivi di Stato, 22) e a P. BENIGNI - C. VJVOLI Progett! p�li�ic! e orgnniZZtlzÌ�J�e

� di arc!Ji11i: storia della dommentnzione dei No11e comer11nton della gnmsdiZIO!Ie e del dom11110 fioremino, in «Rassegna degli archivi di Stato , XLIII, 1 983, pp. 5 5 e sgg.

..

637

4 Cfr.

G. PlNTO, Silltesi finale, in Storia di Pistoia. !Il. Demro lo stato Jìorellfino, dalla a cura di G . PlNTO, Firenze, Le Monnier, 1 999, p. 443. Per un quadro d'insieme delle istituzioni pistoiesi si rimanda ai lavori di E. ALTIERI

metà de 5

XIV allafine del XVII secolo,

�AGLIOZZI, Istituzioni comw1nli n Pistoia prima e dopo l'inizio della dominazione fiorentina, •n Egemonia Jìorellfinn ed autonomie locali nella Toscana nord-occidentale del primo Rinasci­ mento: 11ita, arte, wltum, Pistoia, Centro italiano di studi di storia e d'arre, 1 978, pp. 1 7 1 205 e L'archivio del Comune di Pistoia comer11nto nell'Archivio di Stato. Inventario, Firenze, La

Nuova Italia, 1 985 (lnvemari

c

cataloghi toscani, 26).


Carlo Vivo/i

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Gli arciJit,i delle «provincie" tra Granducato di Toscana e Regno d'Italia

d'istituire anche nello Sraro nuovo (come i Nove Conservarori avevano farro nello Sraro vecchio) un'ampia rete di cancellieri (orro nelle sedi di capitanato e dieci in alrrerranre comunità del Senese) direrramenre nominati dal centro, ebbe breve durata. Già nel luglio del 1 588, infatti, il Granduca, allo scopo di sgravare le spese alle comunità, ordinò di sopprimere tutre le cancellerie del­ la Maremma, eccetto quella di Grossero, e di ripristinare la tradizionale figu­ ra del cancelliere locale»6. Dove erano consegnati all'archivio generale dei conrrarri della cirrà di Siena gli atti civili e criminali del terrirorio: «in una si­ tuazione che si prospettava amminisrrativamenre piLt difficile, il ceto dirigen­ te dello Stato nuovo preferì non lasciare la documenrazione giudiziaria nelle varie comunità» 7. A Pisroia questo modello, ancora valido per tutto il Cinquecenro, si in­ crina solo nel corso del Seicenro, quando alla metà del secolo XVII la «Prati­ ca segreta di Pisroia», la magistratura fiorentin� eh� av�va giuris? izione su . tutto il rerrirorio pisroiese e sulla monragna, dectde d1 U11 1 formam m qualche modo al sistema fiorentino istituendo un cancelliere della monragna a San Marcello e poco dopo un cancelliere delle podesrerie, quest'ultimo peraltro senza una sede fissa, come risulta da una relazione settecentesca, dove si dice che il «dr. Clemente Querci [di Pisroia] esercita al presente la suddetta carica ( . . . ) in virtù di benigno rescritto di S.M. l . del dì 30 marzo 1 757 e successi­ vo decrero di derra Pratica del 5 aprile seguente, tiene in qualunque giorno aperro l'uscio di casa ave abita della quale non ne � aga pigione per ess�re la sua famigliare, non essendo sraro mai per detta canea dal sovrano destl �1ato altro luogo e due stanze terrene della medesima servo �10 una per renerv1 ,? r­ . dinari rutti i libri e scritture arrenenti alle comunità d 1 che appansce nell m­ ventario, sente ivi a qualunque ora le persone che vengono avanri il medesimo, si fanno ivi quasi tutte le trarre degli ufizi e gli altri atti occorren­ ti, e l'altra serve per scrivere al lungo la sera e renervi udienze parricolari,,8. 6 Cfr. G . CAT0:-.1I, Produzione e comervazione dei dowmenti nelle comunità del Senese dal Xlii secolo fino alle riforme leopoldine, in «Le carre e la storia>>, I I I , 1 997, pp. 20-24, ci r. p. 2� 7 Ibidem, p . 23; si vedano anche i conrriburi di A. GIORGI - S. MOSCADELLI, /1 are/n­ _ vi delle comunità dello stato senese: prime riflessioni mila loro produziOne e comervazrone (secc. XJII-XVJII) e soprarrurto di C. ZARRILLI, Gli archil1i dei giwdicenti dell'antico stato senese. _ MoDalla precoce concentrazione al versamento nell'archivio di Stato di Siena (I562-1859), 111 , delli a conji-omo . . . ci r. risperrivamenre alle pp. 63-84 e 85-97 . . . : s Cfr. ASFi, Comiglio di reggenza, 1 90, ins. 3, «Cancellena delle poresrene d1 P1sroia»; sulla isriruzione dei cancellieri nel pisroiese mi permerro di rimandare a C. VIVOLI, Tra au­ tonomia e controllo centrale: il territorio pistoiese nell'ambito della Toscana medicea, in Comu­ nità e poteri centrali negli antichi stati italiani. Alle origini dei controlli mmninstmtivi, i a cura

�

639

Sono comunque le riforme leopoldine della seconda metà del '700, che segnano il superamento definitivo del ruolo particolare di Pisroia rispetto al suo rerrirorio, a determinare una vera e propria inversione di tendenza nel­ l'accenrramenro della documentazione prodotta nel distretto pistoiese, e a provocare, come vedremo, una imporrante diminuzione del patrimonio ar­ chivisti co della città. Con tre motupropri, uno del 24 aprile e due del 7 giugno 1 775, collega­ ti alla riforma comunirariva disposta dai regolamenti generali del 1 774 per il contado e per il distretto fiorentino, vengono infatti istituire nella «provincia di Pistoia» la nuova comunità della Montagna, con sede e archivio nella Ter­ ra di San Marcello e le nuove comunità delle corrine e delle podesrerie di Pi­ stoia per le quali viene espressamente prevista la tenuta di un «archivio comu nirarivo delle potesrerie di Pistoia,, e di un «archivio comunitarivo delle corrine», ambedue con sede nella città capoluogo9. Due anni più tardi con il regolamento del l o settembre 1 777 relativo alla nuova comunità civica di Pi­ stoia si conclude in qualche modo l'opera riformatrice di Pietro Leopoldo che aveva progressivamente portato alla soppressione di una serie di enti e di ma­ gistrature di Pistoia e del suo territorio risalenti al periodo medioevale. Il § 45 del Regolamento si occupa in particolare degli archivi di questi enti: «E pre­ mendoci la conservazione e buon'ordine dei libri e fogli pubblici della Città di Pistoia, ordiniamo che la nuova Comunità e per essa il Magistrato comunira­ rivo, restituito alla nostra Camera l'Archivio concernente i fogli e documenti attenenti alla medesima sinora conservato dal soppresso Cancelliere del pub­ blico sorto nome di Cancelliere Camerale, faccia di tutti gli altri fogli, libri e documenti spetranti al Comune di Pistoia, alle soppresse opere di S. Jacopo, e della Sapienza, all'opera di S. Gio. e S. Zeno, ed a quella della Madonna del­ l'Umiltà un Archivio generale da conservarsi bene ordinato e spurgato dai fo­ gli inutili nel Palazzo del pubblico rilasciando per altro all'Amministrazione di ç Gio . e S.Zeno ed a quella dell'Umiltà quei libri e filze che possono occorre­ re al servizio corrente e ordinario di dette Amministrazioni» •o. Nello stesso tempo si prowedeva a trasportare «la cancelleria delle corri­ ne ( . . . ) nel palazzo pubblico della Comunità di Pistoia con tutti i fogli, libri ed altro apparrenenre alle comunità delle Corrine e l'isressa cancelleria dovrà anche servire alla nuova comunità di Pistoia e in essa conservarsi tutto ciò che

.

di L.

M.A..'>::-\ORI,

Napoli, CUEN,

1 997,

pp.

178

e sgg.

9 Cfr. risperrivamemc Bandi e ordini, VII, per le podesreric e le corrine di Pistoia. 1° Cfr. Bandi e ordini, VIli, n. CXIV.

XLVII

n,

XXXVl l, per la Monragna e nn.

XLVl

e


640

Cnr/o Vil'oli

Gli nrchioi delle «pro11incien tm Gmndumro di

alla medesima sarà per apparrenere senza promiscuare i fogli e cose spettanti a questa comunità con i fogli e cose di apparrenenza alle comunità delle cor­ rine» 1 1 . L'anno successivo, infine, prendono la via di Firenze, ben 1 6. 1 03 perga­ mene, apparrenure al comune di Pistoia, all'Opera di San Jacopo e ad altri en­ ti laici ed ecclesiastici, «rimesse» all'archivio diplomatico istituito da Pietro Leopoldo con il motuproprio del 24 dicembre 1 778 . Le pe �gan�ene pi� ro ies i, . . . . a differenza di quelle pisane e senesi riconsegnare agii arch1v1 d1 stato IStitUI­ ti nelle due città alla fine del Granducato, sono ancora oggi conservare nel­ l'Archivio di Stato di Firenze 1 2 . Se dunque la maggior parte dei documenti in pergamena della città ven­ gono trasportati a Firenze, a Pistoia rimangono i docume � ri più a1: richi ?el­ . la città in quello che si configura come un vero e propno archivio sronco. Nello stesso tempo si istituiscono nella città, o forse è meglio dire si istitu­ zionalizzano, due archivi di deposito o correnti, comunque di amministra­ zioni attive, quello della cancelleria di Pistoia e delle cortine, con sede nel palazzo Comunale, dove era situata anche la precedente cancelleria e quello della cancelleria delle podesterie, nel palazzo già sede dell'Opera di San Jaco­ po nella piazza dello Spirito Santo a Pistoia, dove non a caso e �·a conservato l'altro grande archivio cittadino, quello appunto della Opera d1 San Jacopo, che sin dal secolo Xlii aveva avuto, tra l'altro, compiti di conservazione degli arri del comune, e che proprio in questa occasione era stato concentrata, co­ me si è detto, nell'archivio generale istituito da Pietro Leopoldo 1 3. Di fatto, anche perché la normativa non prevedeva diversamente, si crea una cesura tra l'archivio storico, dove restano peraltro gran parre delle carre camerali che secondo quanto disposto dal regolamento avrebbero dovuto es­ sere restituire ai nuovi organi periferici del governo centrale, e gli altri archi­ vi dei nuovi uffici e delle nuove istituzioni pistoiesi. l i primo infatti diventa sostanzialmente, come vedremo, un archivio chiuso, nel quale, successiva­ mente al 1 778, vengono versati solo gli arri civili dei podestà fino al 1 808, ma non gli arri delle due cancellerie comunir�rive, né quel li, g?ve �na �ivi, pro dor� . . . ri dai rappresentanti del potere centrale, d comm1ssano e d v1cano, desnnan

1 1 Ibidem. Sulle vicende delle pergamene pisroiesi si veda . Il

RAUTY, lfondi

diplomatici pis�oiesi, in Archi11i e ricerm storim. Fonti nrciJii,istiche pistoiesi tnrdomedie11nli e rinmcimmtnli, (Am del­

la giornara di swdio, Pisroia, Archivio di Sraro, 25 novembre 1 983), Siena, 1 984, pp. 47-76: Su quesra isriwzione si veda L. GAI - G. SAVI '0, L'Opem di San jncopo 111 Pmotn e d suo primo statuto in Jlolgnre (l313), Pisa, Pacini, 1994. u

Tosmnn e Regno d'Italia

64 1

a dare luogo ad un altro grande concentramento archivistico ered itato poi dalla sottop refettu ra di Pistoia . Sugl i a �chiv i delle d�e ance llerie poss iamo aver e qual che indic azio ni da­ � .. . gli mventan c � e 1 canc el11en eran o obbl igati a redigere al mom ento delle con­ segne. Con Pietro Leopoldo, l'atti vità e il ruol o dei canc ellier i viene infarti ulteriormen �e precisata, non so! o on l u ve istru zioni del 1 779, in prati ca � �� � un resto un �co delle pr�cedentJ di posi ZIOn i, ma soprattut to con il «Regola­ � . men to del smdacaro de1 canc eliien com unira rivi tanto del dipa rtim ento fio­ . . rennn o che del pisan o» del 1 5 dicembre 1 777, dove si stab iliva che il cancelliere, «com p ira che sia la fu zione del sindacato ( . . . ) dovrà procedere � . . . alla consegna degli estimi o catasti dei beni delle com unit à addette alla sua cancelleria , del campione di strade com unirarive , del libro di delib erazi oni 0 p: rriri e di tutti gli alrri lib �i, filz , fogli e di ogni altra cosa � che avrà presso di . se e sotto l � sua custodia d1 � ernn enza com unirariva e detta consegna . dovrà . farsi al magistrato com un1tat1vo per mezzo di inve ntar io da formarsi dal can­ celliere del sinda caro» l4. Inve ntar i, la cui impo rran za non sfuggì cerro al Bon aini che così com ­ mentava in una mem oria del 13 genn aio 1 854: «Seb bene non sia da dirsi che i pren ? mi � ati in:enta ri degli archivi dei nost ri com uni fossero sempre redar­ . n c ll ordm e e siste m meg lio � desid erab ili, pure � non posso fare a meno di . espnm�re la m1a qual 1 � q �esias i o inio 1e che da ssi qual i attua lmen te gli � . possed�am ? , pos�ano, s1a l uom o d�affan� s1a lo studioso, desumere un prim o e m�l ro Utile �vv1amento alle ncerche delle qual i facesse loro mest ieri. Invero . neg� 1 m ventan di c he r�gion si, nota i semp re disti nti i regis tri, le filze, gli in­ � . ser: I de1 docum enn. e vidi. po1 co1 co piacenza non trala sciato in essi p resso­ . : � che n:a1. d. num ero, come dice si, d1 corda necessarissimo, se non altro al n:ate�Iale a setta ento . Oltreché notarsi che per quanto ai com pilatori �� tali lavon� non�m.com �esse in guisvuoi a alcu na il dipanarsi da erud iti, pure non SI m?stra1:ono n giigenti com e potrebbe supp orsi delle cose d'an tica data , le � quaii a pnm a guis a P te\'� sem b are a h i ? . � . no � sia molt o esperto di tali mare­ ne che f� s�ero com e mutd1. per l�amm mist raziOne. E di questo porr ei addu r­ re esempi 10 num ero pressoché infin ito» 15.

1 Cfr B�ndi � o1dini, VIli, n. CXLV; sugli inven ari senecenreschi della cancelleria del: le od�4 srene _ I, lntroduztone, � fntJen sofferma A. 1\lARL'CELL tnrio delf'nrchillio storico co11111_ na�e c lt Mom le,a c ra di A. lv1AR 'Cl:LL I, Firenze, All'Insegna del Gigli o, L . . 1 990, (Ben i culruraii,. Prov�111c1a d1� P1sro 3), pp. 8- 1 1 . 15 Cfr. ASFi , Soprimendia,enzn, 4, 65, «min ura della memoria del soprimend eme al mini ­ delle finanze.,, 13 genn. 1 854 . SI

srro

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642

Carlo l'ivoli

Gli archi11i di'Ili' upro11incit•,

Un giudizio, quest'ultimo, non del tuno condiviso da Marco Tabarrini, che volendo sostenere l'esigenza di una qualche forma di centralizzazione in uno serino non datato dedicaro al riordinamento degli archivi, ma attribui­ bile agli anni rra il 1 859 e il 1 865, sosteneva che le carte antiche uscite «da gran tempo dall'uso amministrativo son quelle appunto che negli archivi co­ munali si cura meno di conservare e non è raro il caso di rrovarle in alcuni miseramenre disperse» 1 6. Anche il Bonaini, nel mutato clima politico dei pri­ mi anni del Regno unito, sembra uniformarsi al pensiero del Tabarrini, tan­ ro da contraddire decisamenre la sua precedente tesi quando afferma, nella sua corrispondenza al Panizzi, del 1 867, che « i comuni non pagano un uffi­ ciale che n'abbia la cura [degli archivi] . E gli inventari, dove sono (parlo de'­ Toscani perché gli conosco), sono una povera cosa; compilati tempo addietro dai Cancellieri Ministri del Censo, tanro per prendere e dare la consegna di una o pil.t stanze piene di carte. Quanto amore siffa rri ufficiali portassero ai documenti lor confidati, lo dica questo: che in un tal luogo delle nostre pro­ vincie ai figliuoli del Cancelliere si dava per trastullo uno Statura di quel mu­ nicipio, serino su pergamena» 1 - . Inventari che ci permettono comunque, sia pure con molte lacune e con gli opportuni distinguo, di avere un'idea approssimativa della situazione set­ tecentesca di questi archivi dove erano conservati ancora i documenti delle opere pie destinati ad essere concentrati nell'archivio del patrimonio ecclesia­ stico e quelli catastali, dopo l'unirà trasferiti alle nuove agenzie del carasto18. Ben diversa e quasi opposta appare la situazione nella Valdinievole, dove si assiste alla metà del Cinquecento ad una proliferazione delle cancellerie, un dato già messo in luce dalla carra istituzionale della Toscana ai tempi di Co­ simo I di Elena Fasano Guarini e confermaro, come si è già ricordaro, dalla inchiesta di Pompeo Neri 1 9. Una proliferazione probabilmente originata dal-

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Gmnducato di lòsmna

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Rl'gno d '!wlia

643

la parti colare conformazione della Valdinievole: un rerrirorio strategico, di fro ntiera, e privo di una cinà aggregante (Pescia, senz'altro il centro pil.t im­ porra nte, lo sarà solo dal l 699), ma segnaro anche da una forre identità loca­ le, com e hanno messo in luce vari studiosi20. Qui ha pieno vigore, sin dal secolo XVI, nma la normativa emanata dai «L ove» con le istruzioni del 1 575 e del 1 635 circa gli obblighi dei cancellieri, oggerro degli studi di Giulio Pru­ nai21 . Qui si installano, tra il 1 565 e il 1 570 i cancellieri « fermi» di nomina ao ra nd ucale studiati da Elena Fasano Guarini22 . In questa zona le riforme leopoldine operano quindi nel senso opposto rispe no a Pistoia, verso una forre riduzione: vengono soppresse le cancellerie di Vellano, Uzzano e Monrecarlo aggregate a quella di Pescia e di Massa e Cozzile aggregata a Buggiano. Ma si assiste anche ad una relativa incidenza delle riforme leopoldine sugli archivi, che non sembra vengano sorroposti al­ le corrispondenti concenrrazioni2·1 . Anche la più forte incidenza degli interventi sugli archivi durante il pe­ riodo francese, quando si opera la prima soppressione delle cancellerie, non sembra provocare grossi traumi agli archivi della Valdinievole, soprattutto perché in questa regione, inserita nel circondario di Pisa del Dipartimento del Mediterraneo, la nuova circoscrizione rerritoriale voluta dai francesi non fece in sostanza che ripristinare lo sraro precedente alle riforme lepoldine e anco-

lO

Si rimand<l, solo per una prima sommaria indicazione, J.ll'ornui classico la\'oro di G.

CHIITOU:-;1, Ricerchi' sull'ordiwwJt'llfO territoriale del dominio.fìorentino agli inizi dt•l secolo X\� IDE�t. La fonnaZIOIIt' dello stato ngionale e le istituzioni del comado, PAZZ..\GI I , Fmniglit• e paesi. t\Juttl/1/l'lltO e idemità lo­ rnle in una (011/UIIÙÌI tosrt1n11: Buggiano dal XV!! al XJX snolo, Ì\ 11 PRL':-;AI, Gli archil•i srorici dri comuni . è A:-;IO�IELL\, Cwccllail' C0/1/IIllitfltù'e . . r.,

ora in 1979, pp. 293 e sgg. e al bel volume di R.

Torino, Einaudi,

Venezia, !arsi! io, 1 996. . . ci t. ; più recentemente tornJ.to su que­ Cfr. ste rematiche . ci al quale si rimanda per la ulte­ riore bibl iografìa. Cfr. FA�A:\0 GL'ARJ:-\ 1 , Potne mmale e comunità. . . ci in parr. pp. 5 1 3-520 e ,\ IA:-;­ NORJ, Il SOI'mno tutore. . ci r., pp. I -2-1-9 e 263-265; ma anche per gli spumi comparativi

Cfr. ASFi, Carte Bonaini, 39, I l . ,- Cfr. F. BO:-\AI�I, Di alctmr principali questioni sugli archivi italiani. Letterr di F Bo­ naini e A. Panizzi, Lucca, Giusti, 1 867, p. 12. '' Inventari che, come già accennato a proposito dell'archivio del comune di l"dontale, sono stati ampiamente utilizzati dai vari riordinatori degli archivi comunali della provincia di Pistoia; non è possibile dare conto in questa sede dell'opera di riordinamento porrara avanti daoli enti locali e coordinata da � !etello Bona n no dell'assessorato alla culwra della Provincia di P istoia con il sostegno della Soprintendenza archivistica per la Toscana e della Regione To­ scana; si può solo ricordare che quasi wrri gli archivi storici dei comuni della provincia sono stati riordinati e che gli inventari o sono già stati pubblicati o sono in corso di pubblicazione. '9 Cfr. E. FASA:-\0 GCARJ:-\1, Lo Stato mediceo di Cosimo I, Firenze, Sansoni, l 973, p. 53; per i riferimenti archivistici e bibliografici del censimento del Neri si rimanda a quanto cita­ to alla precedente nora 3 . 16

1"

r.,

.

M. BERJ-.�GO, L 'Europa rll'llr città. Il 1•olto della socierà urbana europea tm Jlfrdioe1•o t'd EttÌ mo­ derna,

Einaudi, Torino, 1999, in parr. pp. 82-86, che sottolinea fra l'altro come ula parre che cancelliere hJ. a\'LitO nella gestione degli alfari municipali è così implicita nelle fomi, scon­ tata e quasi assorbita in esse, da poter essere ravvisata e disti ma solo con difficoltà» (p. 85). Per gli intervemi di Pietro Leopoldo in Valdinievole cfr. Ltoggi l' Bandi, VIII, nn. XX­ VII-)()..'X.IV: con 8 provvedimenti del 23 gennaio �--5 furono istituire le comunità delle Due terre (i\!onsummano Ì\lonteverrolini), di Vellano, di Uzzano, di Pescia, di Ì\lontecar­ lo, di Ì\ lontecatini, di Ì\ lassa e Cozzile e di Buggiano; devo le informazioni sugli archivi alla cortesia del collega e amico ,\ bssimo Br.1ccini che ha attentamente analizzato il caso di Pc­ scia in un la,·oro di prossima pubblicazione intitolato l uit�ggi dtogli arc!Jiui: P�'�' una storia del­ lr carte pesriatine e che ringrazio per la sua disponibilità. un

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...


644

Cr11lo Vivo/i

Gli archi11i delle «pro11incie" rra Granducato di Toscana e Regno d'Italia

ra testimoniato dalla dislocazione degli archivi, con l'istituzione delle m11iries di Borgo a Buggiano, Massa e Cozzile (inserite nel cantone di Borgo a Bug­ giano), del cantone di Montecarlo, delle mairies di Monsummano e Monte­ vettolini, Montecatini Val di Nievole (inserite nel cantone Val di Nievole), delle mairies di Pescia, Uzzano e Vellano, (inserite nel cantone di Pescia). In pratica solo Montecatini avrebbe dovuto ricevere parte della documentazione conservata nella cancelleria di Monsummano, ma non risulta dagli scudi di Paolo Franzese, autore dell'inventario dell'archivio storico preunitario del co­ mune di Momsummano, che vi siano state in quell'occasione particolari ri­ percussioni arch ivistiche24. Come noto, la Restaurazione in Toscana, pur ripristinando la situazione precedente alla dominazione francese, innova profondamente per quanto ri­ guarda ruolo e figura del gonfaloniere che secondo Aquarone non è più «il de­ positario, insieme alla magistratura municipale, delle autonomie locali, ma al contrario un vero e proprio funzionario governativo»25. Il possibile depoten­ ziamento della figura e delle competenze del cancelliere, legato non solo alla riforma organica delle comunità del Granducato del 1 8 1 6, ma anche all'in­ troduzione nel 1 825 degli ingegneri di circondario, verrà però evitata con l'o­ perazione del nuovo catasto quando, «terminata la fase di rilevazione, avviata intorno al 1 820, si procedette all'impostazione dei nuovi atti (campioni, tavo­ le indicative dei proprietari, manuali) la cui conservazione e il cui aggiorna­ mento furono affidati, per i comuni compresi, alle cancellerie che, in relazione

a ciò avrebbero assunto, nel 1 849, la nuova denominazione di «cancellerie e uffici del censo» ben presto volgarizzata in quella di cancellerie del censo»26. Nel frattempo si era aperta, sia in Valdinievole che nel Pistoiese, la sta­ gione degli interventi sugli archivi: a Pescia l'iniziativa della redazione di un inventario delle carre comunali, negli anni '20 del secolo XIX, sembra rical­ care da vicino le motivazioni che furono alla base degli i nterventi nei fondi fìorenrini aggregati all'archivio delle regie rendite: l'inutilità amministrativa delle carte piì.t antiche e l'esigenza di fare spazio agli uffici del comune27. Nel 1 827 il magistratO comunicativo incarica l'aiuta cancelliere Antonio Finali del riordinamento dell'archivio, riordinamento che si conclude con la propo­ sta di un ingente «spurgo» delle carte piì.t antiche, anteriori al 1 750. Scano che in un primo momento non ottiene il parere favorevole del sottoprovve­ dirore della Camera delle comunità, Antonio Moggi, tanto che la città ricor­ re al sovrano ottenendo infìne il sospirato benestare28. Più o meno degli stessi anni è anche l'inventario dell'archivio della cancelleria di Buggiano che in­ nova quello precedente, del 1 784. Tra il 1 833 e il 1 835 si procede, sulla fal­ sariga di quanto avviene a Pescia, prima allo scano degli atti ritenuti inutili, quindi alla redazione del nuovo inventario, peraltro sembra senza l'interven­ tO di alcuna superiore aurorizzazione. Piì.t singolare la vicenda dell'archivio del comune di Massa e Cozzile, dove dopo l'opposizione del magistrato co­ municativo al trasferimento presso la cancelleria di Buggiano si nomina dal 1 8 1 9 tutta una serie di archivisti, mentre negli stessi anni il massese Angiolo Barli, ministro dell'archivio dei contratti a Firenze, porta a termine «l'inven­ tario di tutti i libri e filze dell'archivio di questa Comunità [di Massa e Coz­ zile e restaura] diversi libri nel medesimo esistenti, il tutto a proprie spese e con dimostrazione di lodevolissimo zelo e sincero amor di Parria»29.

!4

Cfr. fn11entario dell'archivio preunitario del Comune di lvlowullllllflliO, a cura di P. Pisroia, Nuove Esperienze, 1990, (Beni culturali/Provincia di Pisroia, 4), pp. VII­ VIII, dove si parla invece del trasferimento degli arri giudiziari presso il tribunale di prima istanza di Pisa e della loro riconduzione poi a Montecatini; sarebbe interessante invece capire quali conseguenze derivino ai vari archivi del territorio pistoiese dall'istituzione nel circon­ dario di Pistoia, inserito nel Dipartimento dell'Arno, delle mairies di Sambuca, Cutigliano, Pieve di Piteglio, San Marcello, in precedenza comprese nella comunità della Montagna, e di Montale, Cantagallo, Lamporecchio, Marliana, Serravalle c Tizzana in precedenza facenti parre della cancelleria delle podesterie di Pisroia, che sicuramente venne soppressa e lo stabi­ le affinato. Si tratterebbe cioè di vedere come venne applicata la «Circolare ai maires del di­ partimento sulla separazione degli archivi delle comunità», del 14 febbraio 1 809, in Raccolta degl'atti della prefettura del dipartimento dell'Amo, dal primo gennaio a/31 dicembre 1809, Fi­ renze, Guglielmo Piatti, 1 809, ma da alcuni indizi presenti negli inventari e ripresi da Ro­ berto Barducci sembra si possa affermare che si assista, come in altre zone della Toscana, ad un effettivo trasferimento degli archivi. Cfr., Inventario dell'Archivio Storico del Comune di San Marcello Pistoiese, a cura di R. BARDUCCI, Pacini, Pisa, 2000 (Beni culturali, Provincia di Pistoia, 1 9 , p. l 5 . ! 5 Cfr. A . AQUARONE, Aspetti legislmivi della restaurazione toscana, in « Rassegna srorica del Risorgimento», XLIII, 1 956, pp. 3-34, la cir. a p. 2 1 FRA:-IZESE,

645

Cfr. A ì\TOì\I E LLA, Cancellerie comunitatirw. . . cit., pp. 27-28. Sulle vicende fioreminc si veda BENit,ì\1 - VIVOLI, Progetti politici e o1ganizzazione. . . . cJt., pp. 72 e sgg e G. PMdi'ALOi'-:1, La riunione degli archivi delle Regie Rendire nel Granduca­ to to�cano (i�l '!-1852). Smrti ed inventariazione di fondi. Ordinamento storico, in « Rassegna degh ArchiVI dt Staro», À'VIl, 1 957, pp. 87- 1 25; più in generale sugli scarti del primo Ono­ cento cfr. anche I. ZA:-.::-.:1 ROSI ELLO, Spwghi e distruzioni di carte d'nrchi11io, ora in L'archivi­ sta sul confine. Scritti di Isabella Zanni Rosiello, a cura di C. BI�CHI c T DI ZIO, Ufficio Centrale Beni Archivistici, Roma, 2000, (Pubblicazioni degli archivi di staro, saggi 60), pp. 273-3 03. 28 Cfr. Le deliberazioni del Comune di Pescia. Regesti, a cura di M . BRACCINI, Ufficio Cemrale Beni Archivistici, Roma, 2000, (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, mumenri CX­ LIV) , pp. 24-25. 29 Cfr. la delibera consiliare del l O marzo 1 836 in ARCHIVIO STORICO DEl Cm1U:-.:E DI MASSA E COZZILE, Cominità di Massa e Cozzile, Deliberazioni magistrali e comiliari, l 026 e 26

17


646

Carlo Viz;oli

Anche a Pistoia, dove in definitiva era presente, nella prima metà del se­ colo XIX, l'unico vero archivio dorato di un archivista, l'iniziativa del riordi­ no è presa direttamente dal nuovo archivista Benedetto Ricci, subentrato nel 1 8 1 9 al defunto Giosuè Matteini. Per cautelarsi, data la situazione estrema­ mente disordinata dell'archivio comunale, che era stata oggetto di una me­ moria dello stesso Matteini all'inizio del secolo, il Ricci chiede ed ottiene la nomina di una commissione che si esprime per il riordinamento, riordina­ mento che si prolungherà per oltre quaranta anni e che coinvolgerà anche il successore del Ricci, Alessandro Fiorineschi30. Volendo semplificare, possiamo dire che l'interesse verso gli archivi pi­ stoiesi nel suo complesso da parre del Granducato, se si affaccia con Pietro

a cura di A. M. ONORI, Paci n i, Pisa, 1 995 (Beni culrurali, Provincia di Pistoia, I l) , p. XJI l ; per Buggiano cfr. lnven­ tm·io dell'Archivio Storico preunitario del Comune di Buggiano, a cura di A.M. ONORI, Paci ni, Pisa, 200 l (Beni culturali, Provincia di pistoia, 1 7) pp. 20-21 . 30 Sulle vicende dell'archivio pistoiese mi permerro di rimandare a C. VI \ OLI , Alla ri­ l'Inventario dell'archivio preunitario del comune di Massa e Cozzile,

'

cerm di una tmdizione cittadina: la conservazione delle fonti storiche pistoiesi tm la nascita del­ la Società di storia patria e l'istituzione dei!'Archi11io di Stmo, in ccBullerrino Storico Pistoiese»,

rerza serie, XXXIII, 1 998, pp. l 07- 128; la memoria del Mancini è in BNCF, Mss. Rossi Cas­ sigol i, Miscellanea 3, 5 1 . Il Fiorineschi, proprio in occasione della trasformazione dell'archi­ vio fiorentino in soprintendenza nel 1 856, scrive l' I l settembre al Soprinrencleme proponendo eli ordinare l'archivio pistoiese secondo lo schema adorrato nell'ordinamento fiorentino . Per invitare il Bonaini si muoverà anche Enrico Bindi, amico di Cesare Guasti, futuro vescovo di Pistoia e Prato e poi arcivescovo di Siena, allora insegnante nel seminario pistoiese e successivamente del liceo cirradino Forreguerri, che imeressa il magistraro civico. Questo con deliberazione del 1 5 maggio 1 857, ccclopo aver rilevato che l'attuale ordinamen­ to di esso [archivio] non è tale che possa conferire sì alla buona conservazione di essi docu­ memi sì alla facilità delle ricerche che possano farne gli srudiosi delle patrie istorie, e che gli archivi dello stato ai quali è pur bene che i municipali siano coordinati hanno ultimamente ricevuto egregio ordinamento mercè le dotte cure dell'illustrissimo sig. cav. Francesco Bo­ naini soprintendente generale di essi archivi, incaricò il gonfaloniere di invitare il Bonaini stesso a venire a pigliare cognizione del nostro archivio acciò egli possa prescrivere quelle nor­ me che crederà migliori pel desiderato ordinamento>> (cfr. G. DE FECONDO - P. FRA.'lZESE, Archivistica e storia degli archivi: i 50 mmi dell'archivio di stato di Pistoia, in cc Rassegna degli Archivi di Stato, LII, 1 992, pp. 82-l 05, la ci a p. 97). Nonostame un ulteriore interessa­ mento del Bindi, che scrive all'amico Guasti alla fine di maggio del '57: «Quando vieni a Pi­ stoia col Bonaino? La lettera gonfalonieresca dev'essere a quest'ora arrivata. C'è molto da vedere per questi archivi i. Molte cose curiosissime sono anche nella Fabroniana, massime per ciò che riguarda la storia del giansenismo. Vi sono anche epistolari imporranti. Uno del card. Ludovisio in l O volumi; un altro in due grossi volumi del Mazzarino ecc.; un altro origina­ le che ha la corrispondenza fra il card. Chigi (Alessandro VII) il Pallavicini e l'ambasciator di Spagna. Insomma, delizie, venire e vedere" (cfr. Carteggio di Cesare Guasti, II, Carteggio con Enrico Bindi: lettere scelte, a cura di F. D E FEO, Firenze, Olschki, 1 972, p. 202), la visita del Bonaini agli archivi pistoiesi non si concretizza. r.

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Gli archivi delle •<provincie» tra Granducato di Toscana e Regno d'italia

Leopoldo, �urore dei primi i �rer �enti specifici, è destinato a farsi più incisi­ vo sol ? nel! Ott?cento con 1. nordmamenti, gli scarti massicci, gli sposramen­ . . n e gl1 mventan. Resta però sempre un interesse puramente amministrativo il pisroies� non vi �ne infatti i nteressato dal progetto del Bonaini che pur� . troppo VISiterà la cmà solo perché negli ulrimi anni della malattia sarà inter­ nato in una casa di cura pistoiese. Così come non risultano interessi di alcun tipo verso l'archivio comunale di Pescia da parre della Soprintendenza rra il 1 856 e il l 860. Non è facile capire quale sarebbero stare le mosse del Bonaini e dei suoi col­ laboratori se avessero potuto avere più tempo a disposizione, anche se è cerro che c'erano senz' � �ro p �obl emi di risorse scarse, così come di difficili rapporti . con le altre ammmistraziOnl. Del resto un giudizio critico sull'attività della So­ prin �endenza istituita con i ! decreto del 27 agosto 1 856 lo si deve proprio agli . . steSSI Bona1· n1· e Guasn che 111 un rapporto del 1 8 58 ribadivano la giustezza del­ le scelte farre e .�� n �cessirà di av� re più tempo a disposizione: «La provvidenza . . . d1 quesn ordm1 e d 1 per se, mamfesra (. . . ) confesseremo peraltro che solo dal tempo è spera�ile un'esecuzione di questo decreto che solo parzialmente venne fi � ad ora ap�licaro non cerro per colpa della Soprintendenza Generale, che ve­ gl �a come puo � do�e può. M a la legge esiste; il volere del Principe è manifesto; e li tempo, lo npenamo, farà che sia pienamente adempiro))3 I . Quello che è cerro è che questo tentativo di trasformazione dell ' interesse verso la �oc �men razione locale non viene sostenuto con uguale lungimiran­ . za dop? l u ? 1ficazwne, anche se per alcuni anni la questione degli archivi co­ munali resto aperta e ben presente nel dibattito archivisrico32.

Si veda la minu.ta di «rapp � rro sull'ordinamento e le discipline inrrodorte negli archivi toscani» a � rma Bonam 1 e Guast � , 2� ago. 1 858 in Jl:S �i, SoP_rintendenza, 1 7, 224 «l. e R. . . Rappor . �overno d Ausrna to sul l ordmamenro e le dJsc 1 phne Introdotte negli archivi tosca­ . 1 3 agosto nt, .doma�dare da 9uel govern� , 185 8 luglw 25». Che vi fosse comunque il preci­ _ � so mrendm_1ento d t esrendere l all(ont�, del �o nnre11denre agli «altri archivi della p _ provincia» rraspa�e �h � aramente dalle �agme _ Italiano (cfr. Soprimendenza dell ArchlVlo Srortco generale . _ Sronco ltaltano ag/1 A1c�w� deL Grandumto, 111 «A chtvJO », serie II, r. IV, 1 856, p. I, pp. 230� . _ 236 ed e �tbadtro, sempre sulla nvtsta_ fondata dal Vteusseux dal giudizio dell'arc hivisra _ novese Mtchele GILisep pe Canale che mtervenendo sulla sostanza del provvedimento del ge­ 27 agosto 1 856 sosr� n va che c<lungi dall'esse e un ingordo raccoglimento in un solo luogo di quanto era propr� eta� s �cra ed ornamento dt� moln,. [esso doveva assicura la .Toscana t! patrunonw delle s �e memorie», cfr. M. G. CANALE, Degli re] ad ogni parre del­ arc/;ivi di Venezia, di _ Vmma, d1_ F1renze e d1 Genova, 1 n «Archivio Storico Italiano» serie II r. IV 1 856 p II pp. . 49-73, Cl(. p. 64 . ' ' Sullo sca.rs? interesse dello Srato per la documentazione cclocaJe,. si sofferma I . ZANNI ROSI ELLO, Archi/JJ e memoria storica, Bologn a, Il Mulino, 1 987, p. 3 1 , alla quale e alla bi31.

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Carlo Vi11oli

Gli arc!Jiz,i delle "pro11incie» tm Gmnducato di Toscana e Regno d'Italia

Molte cose sono state già dette a questO propositO anche in questO con­ vegno, molte altre erano state già scritte da Panella, D'Addario, Zanni Ro­ siello e altri, a me interessa solo cercare di riportare il caso concreto del mio ternrono. A Pescia continua a prevalere un interesse esclusivamente di tipo ammi­ nistrativo, così il prefetto di Lucca non aspetta la fine del dibattitO apertosi nella commissione Cibrario per rivendicare il suo controllo sugli archivi co­ munali. Il 30 marzo 1 870 scrive al sindaco di Pescia richiamandolo all'osser­ vanza dell'art. 1 1 1 della legge 20 marzo 1 865 che stabiliva non solo l'obbligo per ogni comune della redazione dell'inventario dei beni mobili, ma anche l'invio di una copia alla Prefettura competente . «Quantunque io debba rite­ nere per certo - ribadiva il prefettO - che anche in cotesto comune siasi ot­ temperatO alla compilazione di quantO sopra, pure nella mancanza dello invio di tali inventari non ho indicazione degli anni in cui furono redatti, indica­ zione d'altronde che mi importa grandemente di avere anche per riferire al Ministero dell'Interno in un lavoro da Lui richiestomi sulla regolarità dei ser­ vizi amministrativi»33. Pescia prende tempo, le cose si intrecciano con il trasferimento agli uffi­ ci delle Agenzie delle imposte dirette degli atti catastali stabilita dal R.D. 26 luglio 1 865 n. 2455 e con quello successivo degli atti giudiziari alle cancelle­ rie delle preture (R.D. l o settembre 1 870 n. 5859). Il 20 settembre del 1 865, infatti, probabilmente a causa dei pochi spazi a disposizione per gli uffici della città, erano stati consegnati all'agente delle tas­ se, insieme ai locali dati in affitto, non solo gli atti catastali, come prevedeva la normativa, ma tutte le carte antiche del comune, come dimostrano i passaggi di consegna tra un agente e l'altro nei quali si dichiarava che venivano presi in consegna «tutti i libri e filze riguardanti gli estimi antichi e moderni» (versati poi all'archivio di statO di Lucca) e che si era semplici depositari riguardo «ai documenti e libri amministrativi e agli atti dei tribunali»34. La nota della prefettura del 30 marzo, ma soprattuttO il decretO del l o settembre 1 870 obbligarono il Comune di Pescia ad intervenire. Con una de­ libera del consiglio comunale del 1 9 maggio 1 8 7 1 si stabiliva di rientrare in pieno possesso delle carte comunali e di istituire una commissione di due per-

sone incaricata di procurare «il modo migliore di sistemare e gli atti civili e le carte comunali e al tempo stesso assistere alla consegna degli atti medesimi»35. Così il 22 aprile del 1 872 gli atti giudiziari furono consegnati alla pretura di Pescia (dalla quale sono poi stati riversati all'archivio comunale ai primi anni del secolo XX), e il 1 0 maggio la stessa commissione prese in carico le carte com unali, con l'eccezione degli «estimi» rimasti presso l'agente delle tasse, mentre per l'inventario accorsero altri tre anni ed un numero infinito di sol­ lecitazioni da parte del prefetto36. Anche a Pisroia, come risulta dagli inventari richiesti dalla sottoprefettu­ ra in applicazione del già richiamato art. 1 1 1 , ai comuni della piana (Lam­ porecchio, Marliana, Montale, Serravalle e Tizzana) e a quelli della Montagna (Cutigliano, Piteglio, San Marcello e Sambuca) erano state consegnate le car­ te loro afferenti e fino ad allora conservate nelle due cancellerie delle pode­ sterie e della Montagna. Lo stesso era accaduto per i quattro comuni delle cortine (Porta al Borgo, Porta Carratica, Porta Lucchese e Porta San Marco), poi soppressi nel 1 878, ai quali furono versati gli atti di loro spettanza, desti­ nati, dopo la soppressione, a rientrare nell'archivio comunale pistoiese r. Non si sana tuttavia, nemmeno in questa occasione, quella cesura tra l'ar­ chivio storico, precedente in gran parte alle riforme leopoldine, e quello del­ la comunità civica sia prima che dopo l'unità, come risulta dall'inventario a stampa pubblicato all'inizio del '900 da Alfredo Chiti38 . Al deposito di cane stOriche voluto da Pietro Leopoldo, come annota lo stesso Chiti, erano stati inviati in epoche successive, oltre agli atti delle pode­ sterie fino al 1 808, solo pochi documenti ottocenteschi dei tribunali. A Pistoia infatti con una delibera del Consiglio Comunale del 26 settembre 1 87 1 era sta­ ta richiesta ed ottenuta l'autorizzazione a non separare gli atti da consegnare al­ la Pretura di Pistoia sulla base di quanto prescritto dal R.D. l o settembre 1 870 n, 5859. E questO per ragioni di risparmio, garantendo comunque l'accesso e la disponibilità degli atti alla cancelleria della Pretura 39. Gli atti catastali già conservati nella «cancelleria e ufizio del censo della civica comunità di Pistoia», sottoposti ad un riordinamento del 1 856, curato

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Ibidem, Comune di Pescia postunitario, 5, p. l 03 Ibidem, 1 72 e 173, fase. 1 .4. 1 , «Biblioreca. lnvenrari» e «Archivio. Invcnrario». r Cfr. ASPr, Sottoprejettum di Pistoia (1861 - 1874), 2 1 , «Amminisrrazioni comunali», 3'

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bliografìa da essa cirara, si rimanda più in generale per il conrrollo della memoria documen­ taria da parre dello Sraro iraliano. .u Si veda in SASPe, Comtme di Pescia postunitario, 1 68 , fase. 1 .4.2, «Archivio comuna­ le civile e criminale». Ibidem, Biblioteca, lnvenrario dell'archivio del 1 827, c. 96 ·1'

ins. «lnvenrari comunali». Pubblicaro in Gli archivi della storia d'Italia, III, a cura di G. MAZZANTINI, Rocca San Casciano, Cappelli, 1 900-190 l , pp. 33-74. 3'1 Cfr. ASPr, Comune di Pistoia, posttmitario, « Prorocollo delle deliberazioni del Consi­ glio Comunale», 1 870-7 1 , n. 43, XX. ·18


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Gli archivi delle «provincie" tra Granducato di Toscana e Regno d'Italia

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da Baronto Pellegrini furono invece consegnati, insieme a quelli della cancel­ leria delle podesterie, alla agenzia delle imposte dirette di Pistoia, nella quale furono inventariati nel 1 8 9 1 e dalla quale furono poi consegnati, nel 1 93 1 , al direttore della Biblioteca Forteguerriana al momento della concentrazione de­ gli archivi che darà poi luogo all'Archivio di Stato, formalmente istituito co­ me Sezione nel 1 94 1 40. Nella sostanza, anche a Pistoia, negli anni immediatamente successivi al­ l'unità d'Italia non vi fu comunque nessun intervento da parte dell'ammin i­ strazione archivistica come testimoniano le vicende dei principali nuclei archivistici dopo l'unificazione, nonostante che da parte della città e della stessa amministrazione comunale vi sia stata, sia pure tra mille difficoltà e in­ certezze, la volontà di valorizzare i l patrimonio documentario più antico. Nella seconda metà del secolo XIX le principali preoccupazioni dell'am­ ministrazione comunale in materia di archivi riguardano soprattutto i docu­ menti membranacei ancora conservati in Pistoia. Un primo interessamento si ha nel 1 87 4, quando Francesco Berlan si occupa, a quanto risulta per la prima volta, delle pergamene conservate nell'archivio del Comune 4 1 . Sulle pergame­ ne pistoiesi ritorna pochi anni dopo Lodovico Zdekauer, a lungo ispiratore delle iniziative scientifiche e per quasi tre lustri presidente della Società pi­ stoiese di storia patria costituita a Pistoia nel 1 898, il quale con la collabora­ zione di Guido Macciò riprende ed amplia la ricerca del Berlan, provvedendo ad un riordinamento complessivo delle pergamene pistoiesi42. Più o meno negli stessi anni in cui ci si occupa dei documenti membra­ nacei, intorno agli anni '80 del secolo XIX suscita l'attenzione della città un altro archivio o meglio due altri archivi altrettanto importanti di quello co­ munale: quello degli «spedali riuniti» e quello del «patrimonio ecclesiastico», le cui vicende per circa un secolo sono peraltro comuni. I n questo caso si pren,

4° Cfr. ASPt, Inventari, s.n., «Agenzia delle imposte dirette di Pistoia. Inventario», 1891; per le notizie sui riordinamenti di questo materiale si rimanda a quanro indicato nei «cam­ pioni» in ASPt, Catasto granducale, 1 19 1 e sgg. 4 1 Il Berlan riferisce con una relazione datata Pistoia, 1 6 gennaio 1 874, alla quale è al­ legato un «Prospetto delle pergamene dell'Archivio comunale di Pistoia provenienri dalle soppresse Abbazie di S.Michele in Forcole e di S.Salvatore a Taona, riscontrate e riordinate seguendo la vecchia divisione degli involti negli anni 1 873-74», cfr. AS PT, Comune di Pi­ stoia, postunitario, «Documenti di corredo al protocollo generale», 1 875, l 05. 42 Cfr. L. ZDEKAUER, Riordinamento delle pe�gamene nell'Archivio del Comune di Pistoia, in «Archivio Storico Italiano», 1891, pp. 381-385; su questa attività dello Zdekauer si sof­ ferma G. SAVINO, Introduzione, in Regesta Chartarum Pistoriensium, Alto medioevo, 4931000, Pistoia, Società Pistoiese di Storia Patria, 1973 (Fonti storiche pistoiesi, 2).

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dono l e mosse dalla grave crisi in cui versa l'ospedale della città alla metà de­ gli anni '70 dell'Ottocento e dal pericolo che con il commissariamento dello stesso le carte dei monasteri pistoiesi debbano prendere la via di Firenze 43• Il consiglio comunale, in seguito ad un'interpellanza del consigliere Gio­ van Carlo Rospigliosi, interviene sulla questione il 2 ottobre 1 883, perché gli pareva che «il con�i�lio comunale debba essere come u �a sentinella a�anza�a . per denunziare e vigilare 9 ualunque atto che � on solo viOli, ma eh� dimmui­ . , e come tale era vissuta una sca il patrimomo economico e morale della citta» risoluzione che rischiava di far finire a Firenze le carte del Patrimonio ecclesia­ stico. Sulla vicenda si pronunzia anche la Giunta municipale, il 7 aprile del 1884, con una delibera sulla quale vale la pena di soffermarsi per alcune pre­ cisazioni: la Giunta, dopo aver ricostruito brevemente la storia del Patrimonio ecclesiastico («al quale fu commessa la custodia nelle proprie stanze di tutti i libri, documenti, contratti e memorie sottratte agli enti soppressi, così far­ mossi un archivio proprio, nel quale, per la detta sua origine è manifesto che si dovessero contenere molti ricordi preziosi riguardanti la storia della città e delle sue istituzioni», poi assegnato alle cure del commissario dell'ospedale), muove una larvata critica all'Amministrazione comunale, rea di non essersi mossa in tempo, al momento del trasferimento delle carre dall'ospedale all'a­ bitazione privata del subeconomo e ribadisce l'intendimento già espresso dal Consiglio, di confermare alla città la piena disponibilità di questo materiale o per lo meno di «quella parte che si riferisce ad illustrare la storia del paese e dei suoi monumenti», chiedendone la cessione. La Giunta coglie l'occasione per riaffermare, nell'ipotesi di una riunione dell'archivio del Patrimonio ecclesia­ stico alla «rispettabile collezione di atti e documenti che appellano alla sua sto­ ria», conservata dal Comune, la necessità di riordinare l'archivio comunale e di «aprirlo regolarmente al pubblico (in ai cuni giorni ed ore da stabilire), come hanno fatto o stanno facendo tanti altri municipi del Regno» 44• Si incaricano così Alberto Chiappelli e a Filippo Rossi Cassigoli di indi­ viduare nell'Archivio del Patrimonio ecclesiastico «i documenti che possono interessare la storia del paese e del Comune», ma i due deputati scrivono il 5 43 Cfr.

VIVOLI, Alla ricerca di una tradizione ci t., pp. 1 1 6 e sgg. Si vedano le delibere con il carteggio e la relazione alla Giunta dei deputati Chiap­ peUi Rossi Cassigoli (in un primo tempo era stato incaricato il Rospigliosi che declina l'of­ ferta perché spesso fuori Pistoia), del 5 luglio 1 885 in ASPe, Comune di Pistoia, postunitario, «Documenti relativi al protocollo generale», 1 883, l 03, «estratto del protocollo delle delibe­ razioni della Giunta municipale del 7 aprile 1 884, oggetto: archivio del già patrimonio ec­ clesiastico, premure>>. 44

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Cnr/o lfi11oli

Gli nrchi11i delle uproz,incie" tm Gmnducnto di Toscana e Regno d'Italia

luglio 1 88 5 che questi documenti «si riferiscono quasi rutti ai monasteri, con­ gregazioni ed opere di chiese della città e del circondario di Pisroia: compren­ dono i libri d'amministrazione, i capitoli, contratti e testamenti, campioni di beni, ricordi ecc. e se non rutti hanno eguale importanza costituiscono però per ciascuno di questi Enti una collezione che non converrebbe in alcun modo se­ parare». Favorevoli quindi ad una completa rivendicazione dell'Archivio, il Chiappelli e il Rossi Cassigoli propongono alla Giunta di richiedere, in subor­ dine e in ultima istanza, la cessione da parte del governo almeno dei documen­ ti degli enti cittadini, individuandone quasi cento e concludono la relazione, in sinronia con quanto già espresso dalla Giuma, facendo «notare come, perché la cessione sia fatta piLt agevolmente occorra che il Comune s'impegni presso il go­ verno di rendere più facilmente accessibile al pubblico l'Archivio Municipale che anderà ad accogliere siffatta collezione e che assicuri il governo medesimo di non percepire rassa alcuna per diritti di collazione e copia di quei documen­ ti che accorressero all'Amministrazione del Patrimonio ecclesiasrico»45. Nonostante le assicurazioni dell'Economato dei benefizi vacami di Firen­ ze che risponde all'inizio del 1 886, precisando che farà «conoscere le definiti­ ve deliberazioni che saranno prese circa la domandata quisrione», rutto resta sospeso dopo un'ulteriore richiesta del Comune rimasta senza risposta. Anche l'archivio proprio dell'ospedale viene interessaro nell'occasione: in seguiro all'ispezione del commissario governativo Fortunato Fanelli nel 1 884, si constata la mancanza dell'inventario prescritto dalla legge sulle opere pie del 1 862 e il disordine in cui versa l'archivio, con grave danno patrimoniale. L:isperrore ordina così la redazione di un nuovo inventario che viene effetti­ vamente fatto nel corso dell'es rare del 1 884 dal personale amministrativo del­ I'Ospedale46.

Nonostante gli interventi dell'Amministrazione comunale, le carre del Patri monio ecclesiastico non trovano una loro sistemazione: prevale in questa fase, a prescindere da quelle che parevano essere le intenzioni del Rospiglio­ si, del Chiappelli, del Rossi Cassigoli, una visione burocratica della docu­ mentazione, sia di quella dell'ospedale che viene inventariara solo per morivi di gestione del patrimonio, che di quella degli enti ecclesiastici soppressi che resta a disposizione del funzionario governativo. Come rurto burocratico è pure l'inrervento del prefetto di Firenze su un altro importante nucleo documentario della città, quello che si era andata concentrando presso la Sorropreferrura, quando nel 1 877 il sorropreferro Della Nave in seguito ai «rilievi formulari l'anno precedente, a seguito di un'i­ spezione che aveva riscontrato delle irregolarità nella renura dell'archivio del­ la Sorroprefettura» si propone di adeguare l'ordinamento dell'archivio alle norme previste dalla circolare n. 8508 del l o giugno 1 866 r. Anche la risposta nel 1 882 del Sindaco di Pistoia alla circolare del sotto­ prefetto che chiedeva notizie a seguito di un'indagine promossa dal Ministe­ ro dell'Interno sulle condizioni degli «archivi antichi» dei Comuni si distingue per la totale assenza di interesse per questa documentazione. Più o meno negli stessi anni in cui la Giunta si esprime sulla necessità di riordina­ re l'archivio comunale e di «aprirlo regolarmente al pubblico (in alcuni gior­ ni ed ore da stabilire), come hanno farro o stanno facendo tanti altri municipi del Regno», il Sindaco risponde ad un sollecito alla circostanziata richiesta del sottopreferto che chiedeva conto della consistenza del materiale ameriore al 1 860, della clara del documento piLt antico e delle caratteristiche degli arri più preziosi, dell'esistenza di un inventario delle carre e delle caratteristiche della loro classificazione per data o per materia, della separazione o meno dell'ar­ chivio antico da quello corrente, dell'idoneità del luogo di custodia e della presenza di un responsabile, con un laconico e tranquillizzante <d'archivio di questo comune, come uno dei più antichi e meglio cosriruiri travasi in otti­ me condizioni di conservazione rantochè i dotti che spessissimo vengono a consultare raluno dei documenti storici ivi esistenti non ebbero che a lodarsi della tenuta di detto archivio»48.

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Ibidem.

Sulle vicende che ponarono al commissariamcnro dell'ospedale cfr. ASPr, Sottopreftt­ tum di Pistoia, ins. 1 64, Ospedali riuniti di Pistoia. Sospensione del R. Commissario», 1 880-81 e 1 8 1 , « R.Spedali di Pistoia», 1 883-84, dove si rrova la relazione del Fanelli dell'a­ prile 1 884, per il nuovo inventario cfr. ASPr, Spednli ritmiti, 761 , dove, in allegato all'in­ ventario del 1 839, si trova lo «Inventario delle filze, libri documenti componenti l'archivio dei RR speciali riuniti di Pistoia compilato l'anno 1 884 a forma del decreto di riordinamen­ to del sig. cav. Commissario in data 14 marw 1 884», cfr. anche la relazione di Luigi Marini in ASPt, Sprdnli ritmiti, 65, fase. 5 1 . Relarivamenre scarsa la bibliografia sullo Speciale del Ceppo di Pistoia come nora da ultimo D. LAMBERINI, Lo Spednle del Ceppo di Pistoia. Lettu­ m storim per il restauro e In tlnloriZZilzione, in Lo Spednle del Ceppo di Pistoia. Indagini preli­ minari per llndil!idunzione di nuot'e funzioni delle parti monmnentnli, Firenze, Polisrampa, 1 997, pp. 5-18, cui si rimanda anche per i riferimenti documentari e bibliografici curari da L. Cuniglio e B. Giannessi. '6

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Si soffermano su questa operazione e su alcune sue incongruenze DE FECO:--J DO­ Archillisticn e storia . . ci r., pp. l O 1 -1 02, cfr. anche Arrbi11io di gabinetto della Sot­ toprefottum poi Prefottum di Pistoia (l 861-1944), a cura di P FRANZESE, Roma, 1 998, Pubblicazioni degli archivi di stato, Srrumenri, CXXXIV. Cfr. ASPr, Comune di Pistoia. Postunitnrio, «Documenti di corredo al Prmocollo ge­ nerale», anno 1 882, n. l 08. Un precedente inreressante della circolare del 1 882, sulla quale si sofferma ampiamenre anche Stefano Moscadelli a proposito dell'archivio comunale di Sie1'

FRANZESE,

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Gli archivi delle "provincie" tra Granducato di Toscana e Regno d1talia

Carlo Vivo/i

Nonostante questo discontinuo e molto parziale interessamento della città, che peraltro non era capoluogo di provincia e non sarebbe quindi rien­ trata nemmeno nei progetti che prevedevano la istituzione di un archivio in ogni capoluogo di provincia, i documenti pistoiesi e pesciatini restano prati­ camente abbandonati a se stessi come dimostrano, per concludere, le vicende dei primi anni del secolo XX, legate all'entrata in vigore del nuovo regola­ mento per gli archivi del 1 90249. A Pistoia la circolare inviata il 20 ottobre 1 906 dal direttore dell'archivio di stato di Firenze, Alessandro Gherardi «alle Provincie, ai Comuni e agli al­ tri Enti morali laici compresi nella circoscrizione del R.Archivio di Stato in Firenze» sulla compilazione degli inventari dei loro archivi, arriva con una no­ ta del sottoprefetto del 25 novembre 1 906, con la quale si richiamava una precedente nota del 6 luglio dello stesso anno inviata sempre dalla Sottopre­ fettura sull'osservanza delle disposizioni previste dall'art.69 del regolamento sugli archivi del 1 902. I l Sindaco risponde alla prima nota il 1 2 luglio, indi­ rizzando direttamente al direttore dell'Archivio di Stato di Firenze e ribaden­ do che «l'archivio di questo Comune si divide in due sezioni cioè archivio antico dall'anno . . . all'anno . . . ed è notevolmente voluminoso occupando 7 sale ed archivio moderno dall'anno . . . ad oggi che occupa una vastissima sa­ la. Per ogni sala dell'archivio antico vi è un indice delle filze esistenti e delle materie, ma non esiste un vero e proprio inventario analitico di tutte le carte e VS. comprende quale immenso lavoro e non facile porterebbe la redazione

na - cfr. L'archivio comunale di Siena. Inventario della sezione storica, a cura di G. CATONI e S. MOSCADELLI, Siena Amminisrrazione Provinciale di Siena, 1998, (Inventari degli archivi comunali della provincia di Siena , 2 l ) , pp. 49 e sgg. - è rappresenraro dall'iniziativa della So­ vrinrendenza agli archivi romani che, con una circolare del l 877, sorto pose a vari enri un questionario con domande relative alla divisione in classi del loro archivio, alla natura, con­ sistenza e datazione degli arri di ciascuna classe, ai documenti di particolare valore e alla even­ tuale esistenza presso l'enre di archivi di altri isriruri soppressi. Al questionario risposero quasi rutti i comuni del Lazio, dell'Umbria e delle Marche, «fornendo le notizie richieste circa la consistenza quanrirariva dell'archivio srorico, le dare iniziali e terminali degli arri, la divisio­ ne in categorie», cfr. E. LODOLINI, Aspetti de!/,1 vigilanza de/Lo stato sugli archivi degli enti pub­ blici non statali, in «Rassegna degli Archivi di Sraro», XV, l 955, pp. l 20- l 40, ci r. a p. 1 26. 49 Carr. 69 del R.D. 9 serrembre 1 902, n . 445, stabiliva infarti che «Le provincie, i co­ muni, gli enri morali, ramo civili quanto ecclesiastici, e gli isrituri da essi dipendenti debbo­ no conservare in buon ordine gli arri dei loro archivi e depositare copia dell'inventario degli arri stessi negli Archivi di Sraro della propria circoscrizione. Nel caso d'inadempimenro, verrà dal Ministero dell'Inrerno srabiliro un termine perenrorio, trascorso il quale saranno posti in ordine ed invenrariari, a cura del Governo ed a spese dell'ente possessore, gli arri che fossero da ordinare ed invenrariare», cfr. Ibidem, p. 1 27.

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di un inventario esatto d i tutto l'archivio. Ciò premesso, dato iL numero esi­ guo di personaLe che ha questa Amministrazione e La sua scarsa o affatto man­ cante conoscenza deLLa paLeografia, per ciò che riguarda l'archivio antico, che ha documenti numerosi dei secoli XI-XV, debbo prevenire la S. V Ill.ma che oc­ correrà moltissimo tempo per poter compiere questa opera e quindi propor­ rei il limitare tale inventario al solo Archivio Diplomatico»50. Una proposta peraltro destinata a cadere dal momento che l'inventario dell'archivio comu­ nale resta quello del Chiti e di interventi sulle pergamene pistoiesi, nono­ stante il lavoro svolto dallo Zdekauer e le proposte del sindaco, si comincerà a riparlare solo nel 1 973, quando la Società di storia patria decise di affron­ tare il problema dell'edizione delle fonti diplomatiche, «riconoscendo la ve­ rità dell'ammonimento che lo studioso boemo aveva rivolto all'allora giovane società pistoiese: che non si poteva progredire nel lavoro di sintesi storica, sen­ za un'indagine metodica ed esauriente dei documenti»5 1 . A Pescia, che non rientrava nella giurisdizione dell'archivio fiorentino, della circolare del 1 906 non c'è ovviamente traccia, ma la vicenda dell'archi­ vio comunale negli anni immediatamente successivi all'entrata in vigore del nuovo regolamento del 1 902, resta comunque significativa: già prima dell'u­ scita del regolamento, il segretario-capo Paride Chelini, in una relazione al Sindaco del 28 maggio 1 902 rilevava come «lo stato dell'archivio del Comu­ ne sia tale da riuscire pressoché impossibile il rintracciare, per entro la farag­ gine delle carte e delle pratiche confuse e senza traccia di un ordine purchessia, un documento od un incarto che eventualmente potesse abbisognare»52; suc­ cessivamente una commissione nominata alla fine del 1 903 concludeva la sua

Cfr. ASPr, Comune di Pistoia, postrmitario, «Documenti di corredo al prorocollo ge­ nerale», l 906, 47, n. 6 1 . Dalla minuta della nota del sindaco non risultano gli estremi cro­ nologici delle due sezioni, menrre dell'originle spediro al direrrore dell'Archivio di Staro di tìrenze non vi è traccia nella busta 354 dell'archivio della Soprinrendenza, dove è conservaro l'inserto relativo alle risposte dei vari enri. Dal momenro che anche il sorroprefetro sollecita una risposta, sorge il dubbio che la nota non sia mai srara spedita né al direrrore dell'Archi­ vio, né al sotropreferro di Pisroia Cfr. RAUTY, Ifondi diplomatici ci p. 53; in realtà delle pergamene pisroiesi si era­ no già occupate Mirna Bellucci e Simonerra Bruschi in due tesi di laurea discusse risperriva­ menre nell'anno accademico l 962-63 e 1964-65 con il Prof. Renaro Piarroli nella facoltà di Lerrere dell'Università di Firenze, cfr. Le carte deLl'abbazia Vallombrosana pistoiese di San Mi­ chele in Forcole dei secoli XI e XII, edizione e illusrrazione a cura di M. BELLUCCI e S. BRU­ SCHI, Le carte del secolo XI dell'Abbazia di San Salvatore a Fontana a Taona, in «Bullettino Storico Pisroiese>>, s. III, l, l 966, pp. 39-46 e 98-107. 52 Cfr. SASPe, Comune di Pescia postunitario, 221 , fase. 1 .4.2, «Riordinamenro dell'ar­ chivio comunale e di Pretura». ;o

>1

. . .

r.,


PIERLUIGI FELICIATI Tra erudizione e amministrazione: L'archivistica a Parma neL secondo Ottocento

«Si mise mano al riordinamento dell'Archivio di Stato, o per dir meglio a formarne un nuovo dello stesso nome, il quale, non solamente doveva cre­ scere forse piLI che tre volte tanto per il numero delle scritture, ma per aver distribuzione del tutto mutata e nuovi regolamenti». 1 Così Salvatore Bongi, nell'Introduzione al primo volume del suo esem­ plare inventario dell'Archivio di Lucca, accennava a un tema su cui sarebbe tornato ancora nell'Avvertenza al terzo e al quarto volume2: senza dar segno d'incertezza egli affronta la questione dell'arrivo in massa delle carte «ine­ splorate e confuse» prodotte dalle magistrature appena cessate in virtù del ri' volgimento istituzionale dovuto all'unità nazionale.

1

S.

BONGI,

!nvelltario del R. Archivio di Stato in Lucm,

XXIV. 2 BONGI, Inventario... cir., vol.

vol.

I,

Lucca, Giusri,

1 872;

p.

III, 1 880, p. VIII si legge, ad esempio: «nell'arto che ci risolvemmo di corredare le descrizioni dei documenti di brevi norizie, specialmente sopra i cararreri c le vicende delle diverse isriruzioni senrimmo la convenienza d'imporre a noi sressi alcune norme [ . . ] L:alrra regola fu di rrarrare indiffe renrementc ogni parrre della nosrra sro­ ria, illusrrando con la sressa pazienza rurre le isriruzioni, qualunque ne fosse il soggerro e il fì­ ne>>; e ancora: «La sroria che viene esposra in qucsro volume apparriene rurra al secolo nosrro; ma esso è ranro innanzi negli anni, che gli uomini di cui son ricordare le azioni, possono dir­ si rurri scomparsi dalla scena del mondo, ed ignori, come persone, alla maggior parre dei pre­ senri e per benefici e per ingiurie». Neii'Avvertenz.fl, vol. IV, 1 888, p. V, si legge inolrre, a giu­ srifìcarc il rirardo nell'uscira dell'ulrimo volume: «il primo lavoro cui si doverre arrendere fu di rivedere le carre già possedure dall'Archivio vecchio; ricevere da alrri uffìzi e deposiri pub­ blici le collezioni che dovevano esservi aggiunrc, di cui molre erano consegnare in massa, ine­ splorare e confuse; quindi coordinare il vecchio col nuovo». .


Pierluigi Feliciati

Tm erudizione e amministrazione: l'archivistica a Parma nel secondo Ottocemo

Questo fenomeno fu senza dubbio di grande portata nell'attività degli Archivi nei primi decenni postunitari, pur tenendo conto dei differenti con­ testi esistenti sul territorio italiano: la sfida era coordinare funzioni pretta­ mente culturali con altre a forre matrice giuridico-amministrativa. Tale siner­ gia - così peculiare dell'archivistica come oggi la intendiamo - era turr'alrro che scontata nel clima di quegli anni in cui si combinavano l'entusiasmo per la nuova prosperriva nazionale e l'orgoglio (talvolta in un'ortica fin troppo di campanile) delle tradizioni locali. I nfatti, da una parte gli istituti archivistici nati dopo l'Unirà come «ar­ chivi amministrarivi»3, a far gruppo con quelli già esistenti ma caratterizzati da una tradizione in questo senso, affrontarono come prioritario l'ordina­ mento delle carre d'amministrazione, così da metterle a disposizione delle nuove autorità dello Stato unitario. D'altro canto, nel caso degli archivi di concentrazione di tradizione secolare, tra cui quello di Parma di cui qui si tratterà, i dirigenti si trovarono all'improvviso a dover fronteggiare problemi fino allora pressoché sconosciuti, sia in merito alla enorme quantità del ma­ teriale documentario versato tutto in una volta, sia al suo ineluttabile vinco­ lo con la recentissima - ma cessata - attività dei soggetti produttori. Il lavoro necessario per rendere avvicinabili gli archivi ottocenteschi - vale a dire uti­ lizzabili per le molte ricerche di contenuto prettamente amministrativo - non sembrava cerro lasciare spazio agli affondi eruditi di cui molti tra quegli ar­ chivisti erano specialisti. La fase cruciale di cui si tratta, quella del trapasso allo Stato nazionale e delle direzioni del Bongi a Lucca e e del Ronchini a Parma4, vide in un pri-

mo tempo gli Archivi italiani suddivisi tra i dicasteri della pubblica istruzio­ ne e dell'interno, poi riuniti sotto quest'ultimo, dopo un dibattito politico e culw rale raffinato che durò quindici anni. Si formò allora una generazione di archivisti italiani responsabili, con la loro opera e le loro riflessioni, della de­ finizione, almeno in via di principio, di una metodologia comune e forte­ mente segnata dall'esperienza toscana nel ricevere il versamento e nel riordi­ namento degli archivi5. L'approccio agli archivi amministrativi, come spesso si definivano le serie docu mentarie prive di immediata interesse per la storiografia e nell'immedia­ ro utili fondamentalmente per la cerrificazione di diritti, oltre che per cucire insieme, adeguandole al nuovo assetto istituzionale unitario, le pendenze bu­ rocratiche dei tanti uffici degli Stati preunitari, implicava allora delle precise scelte operative (cfr. tav.4). In questo senso, tra gli altri, il direttore dell'ar­ chivio lucchese si distinse per la straordinaria e innovativa efficacia del suo ap­ proccio a tale urgenza. Bongi perseguì, infatti, con sostanziale coerenza me­ rodologica il suo lavoro di riordinamentO e descrizione delle carre lucchesi, senza cedere alla tentazione di imporre una netta soluzione di continuità tra antico e moderno, elaborando piuttosto un apparato storico-critico sulle dina­ miche istituzionali del PrincipatO e del Oucaro che a tutt'oggi fa da base per ogni studio in quel senso6. Per citare una delle tante dimostrazioni della eccezionalità dell'azione bongiana, basti qui ricordare una circolare del 5 febbraio 1 88 1 , firmata dal ministro Depretis e diretta ai Soprintendenti degli Archivi italiani7. A propo-

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-' Valga fra rutti l'esempio dell'Archivio di Roma, naro per raccogliere insieme gli srru­ menri documenrari per meglio prendere in mano le redini amminisrrarive dei rerrirori pon­ tifici. In proposito cfr. L. LONDEI, Orientamenti politici e ricerche storiogmjìche nei!'OJdina­ mento dei fondi dei'Archivio di Stato di Roma nei primi decenni eli attività, in «Archivi e archivistica a Roma dopo l'unirà. Genesi srorica, ordinamenri, inrerrelazioni», Arri del con­ vegno Roma, 1 2 - 1 4 marzo 1 990, Roma, Ufficio Cenrrale per i Beni Archivistici, 1 994, pp. 8 5 - 1 00. 4 Amadio Ronchini (Parma 1 8 1 2- 1 890). figlio di Luigi, srudiò epigrafia larina dall'aba­ te Ramiro Tonani, lerrerarura iraliana col Giordani e Sroria con Angelo Pezzana. Fu, dal 1 840, professore onorario di Epigrafia nell'Università di Parma, ridotta però a Srudio Supe­ riore dopo i mori del ' 3 1 . Enrraro nell'Archivio dello Sraro nel 1 836, come segretario archi­ vista, successe a Tommaso Gasparorri dopo la morre di quesro, nel 1 847, come direrrore, ca­ rica che renne fino alla morre. Dopo l'unirà nazionale, nel 1 875, ebbe anche la carica di Soprinrendenre agli Archivi emiliani. Si devono al Ronchi n i la Relazione offìcia/e imomo al­ l'Archivio Govemati11o di Panna, in «Archivio Srorico Iraliano», s. II! , r. V ( 1 867), l'edizio­ ne degli Sraruti medievali del Comune di Parma all'inrerno della collana A1onumema Histo-

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rica ad Provincias Parmemem et Placmtinam perrinmtia, da lui sresso creata in collaborazio­ ne con Luigi Barbieri, e l'individuazione e pubblicazione di molri documenri per la Sroria dell'arre e della lerrerarura conservati nell'Archivio parmense. Sulla bibliografia del Ronchini cfr. E. FAI COl\!l, Amadio Ronchini. Note di archi11istica e saggio bib/iogmjìco, in «Aurea Parma», a. XXVl fase. Ill, 1952, pp. 1 3 1 - 1 40. 5 Per orienrarsi in quesro periodo cfr. E. LODOLINI, Organizzazione e legislazione archi­ vistica italiana, Patron edirore, Bologna, l ed.1 980. 6 D'alrra parre la «sequenza inrerminara di riforme, per cui non fu mai fermo né il nu­ mero dei diparrimenri, né le arrribuzioni loro» per gli archivi dello Sraro di Lucca fu affron­ rara anche dal Bongi con una forzatura del metodo seguiro fin allora: mise ccgli uffìzi di gra­ do inferiore, avvicinandoli fra loro per ragione d'affinità, e distribuendo infine queasri gruppi secondari secondo il loro cararrere polirico, amminisrrarivo e giudiziario»; La forzatura srori­ ca creata da quesre scelte era comunque chiara all'archivista lucchese: «Conosciamo già le obiezioni che porrebbero opporsi al temperamento preferiro; ma siamo cerri ad un rempio, che ogn'alrro avrebbe condono ad inconvenienti più gravi» (bwentario . . . , vol. terzo, Avver­ tenza, p. Vll). - Cfr. Archivio di Stare di Parma (d'ora in poi ASPr), Raccolta manoscritti, b. 50. -


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Pierluigi Felicinti

sito dell'oggerro «Ordinamento degli arri e compilazione degli inventarii» si ricordava come fosse «ufficio sostanziale degli Archivi raccogliere le carte ad essi assegnate, ordinarie metodicamente, e custodirle con ogni cura a pro tan­ to dei diritti e interessi pubblici e privati, quanto degli studi». Essendo dun­ que «necessario complemento dell'opera la formazione e la pubblicazione de­ gli inventari», il ministro era costrerro a notare che «se si eccerrua qualche imperferra pubblicazione di tal genere, non si ha altro vero inventario di quel­ lo dell'Archivio di Lucca», e a stigmatizzare l'opera di quei tanti archivisti che «meritano biasimo o per inerzia, [ . . . ] o per inosservanza dell'orario d'ufficio, o per impiego di quest'orario in lavori, studi ed occupazioni di natura affatto privata». Abuso, quest'ultimo, che più avanti è meglio chiaritO notando i ca­ si in cui «cioè, talun impiegatO intercetti per suo uso esclusivo documenti gio­ vevoli a qualche impreso suo privato lavoro, e ne ricusi con mentiti ostacoli l'uso agli studiosi»8. Il contributo che qui si presenta vorrebbe mettere a fuoco le peculiarità, ben lontane dal modello bongiano, dell'attività dell'Archivio di Parma in que­ gli stessi anni ed evidenziare come le tendenze (o mancanze) di quella fase ab­ biano segnato gravemente l'integrità e la consultabilità anche odierna del pa­ trimonio documentario dell'OttOcento parmense. Per far ciò, è dovere accerrare di buon grado il rischio di intaccare, pur con il massimo rispetto, una certa agiografia ronchiniana9.

8 Il Ronchini, come molti suoi colleghi del tempo, usava trattenere presso di sé i docu­ menti da esaminare per i suoi studi, estraendoli con naturalezza dal contesto archivistico ori­ ginario per dis/ordinarli in nuovi fascicoli e faldoni, organizzati per temi di ricerca. La Rnc­ coltn Ronchini, la Rnccoltn Storica e la Rncco!tn Manoscritti dell'Archivio di Parma sono i risultati di decenni di questa pratica, ceno non votata al «riordinamento degli atti e la com­ pilazione degli inventari» e per «offrire alle ricerche e agli studi ben conservato e ordinato il patrimonio delle antiche scritture». 'l Penso soprattutto, nella letteratura recente, al saggio di FALCONI, Amadio Ronchini. . . cir. in cui l'aurore, pur addebitando al suo predecessore del secolo precedente alcuni errori e ingenuità, propendeva per collocarlo in una posizione intermedia «tra il vecchio e il nuovo», avviato «alla ricerca di una soluzione [dei problemi legati alla custodia dei documenti d'ar­ chivio] quasi da moderno». Sulla base delle nostre conoscenze attuali, molti dei meriti attri­ buiti al Ronchini ci paiono francamente eccessivi, e propenderemmo per giustificare la sua mancata attuazione di quanto previsro da quello che Falconi definisce «il famigeraro decreto ducale», specie in merito alla ripanizione in otto sezioni delle carte parmensi, pensando più alla incapacità di affrontare un lavoro tanto ingente che al perseguimento di «Un ordina­ mento nuovo e razionale».

7hz

erudizione e nmministmzione: l'archivistica n Pnrmn nel secondo Ottocellto

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L'emergenza da affrontare, il raddoppiarsi o addirittura triplicarsi del pa­ trimonio documentario da conservare e rendere consultabile fu simile per molti degli Archivi italiani, specie - ovviamente - per quelli delle ex capitali preunitarie. Anche considerando le impegnative responsabilità del Ronchini (la guida della neonata Soprintendenza emiliana, in anni in cui si costituì tra l'altro l'Archivio di Bologna e quello di Reggio Emilia), resta comunque tutt'altro che scontata l'interpretazione della scarsità di risultati ottenuti dal­ l'erudito direttore parmense nella correrra gestione delle carte a lui quasi con­ temporanee 1 0. Disgraziatamente, una linea per così dire «antichista» fu proseguita sen­ za sostanziali soluzioni di continuità dai suoi successori 1 1 : l'importante (non solo quantitativamente) patrimonio documentario post ancien régime relativo ai terrirori parmensi e piacentini arrivò all'appuntamento con le bombe del 1 944 1 2 i n uno statO di confusione pressoché completa e la guerra ebbe agio di disperdere una buona parte di ciò che ancora non era mai stato ordinatO e descritto efficacemente. La sroriografia risorgimentale parmense, dal canto suo, si è caratterizzata a lungo per una certa predilezione prosopografica, spe­ cie per ciò che concerne l'età di Maria Luigia d'Austria (se si eccettuano al­ cuni studi sui moti del 1 83 1 e sulla codificazione, prodotti anche da eminenti

10 A proposiro della vaghezza di cognizioni del Ronchini sul diritto pubblico a lui con­ temporaneo, in un manoscritto a lui attribuibile (ASPr, Rncco!tn manoscritti, b.99, «Cenni storici della legislazione Parmense»), databile presumibilmente ai secondi anni '50, si legge tra l'alno: «serbaro il debito riguardo alla costituzione [sic] ed alle consuetudini del Paese, do­ mina principalmente lo spirito delle leggi francesi, cui eravamo già ammaestrati ed abituati. Ed anzi in alcune pani ove non sia dalle nostre espressamente provveduto, è costume di ri­ correre a quelle leggi che, o promulgate qui appositamente, od emanate dal Governo Fran­ cese dopoché questi Stati erangli soggetti, ritengosi tuttora in vigore, in ciò che non ha rice­ vuro una deroga panicolare da posteriori Decreti nostrali, e per quanto può conciliarsi colle attuali nostre condizioni politiche e civili». Nei ducati parmensi, eccettuata la prima fase del Ministero di Staro negli anni 1 8 1 4- 1 8 16, la legislazione francese fu totalmente abolita, al punto che già nel 1 820 entrarono in vigore i nuovi codici civile e penale. 1 1 I successori del Ronchini alla guida dell'Archivio di Parma, fino alla seconda guerra mondiale, furono: Carlo Callegari ( 1 890-91 ), Pietro Vayra ( 1 891-98), Carlo Ubeno Gabbi ( 1 898-1 900), Albeno Amadei ( 1 900-1903), Adriano Cappelli ( 1 903-1 926), Ermanno Loe­ vinson ( 1 927-1930), Giovanni D rei ( 1 930-1950). Cfr. L'attività de/L'Amministmzione archi­ vistica nel trentennio 1963-1992. !ndngine storico-statistica, a cura di M . CACIOLI, A. DEN­ TONI-LIITA, E. TERENZONI, Roma, Ufficio Centrale Beni Archivistici, 1996, p. 344. u l n merito alle perdite documentarie subite dall'Archivio parmense nel 1 944 cfr. Dan­ ni subiti dagli Archivi di Stato, voce «Archivio di Stato di Parma», in «Notizie degli Archivi di Stato», anni IV-VII ( 1 944-47), p.28, e G.DREI, La nuovn sistemazione delL'Archivio di Sta­ to di Pnnnn, in «Notizie degli Archivi di Stato», VIII, 1 948, n. l , pp. 55-56.


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Yi11 erudizione e amministmzione: l 'arciJiuistira a Panna nel secondo Ottocento

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srudiosi, durante il ventennio) 1 3. L'impossibilità di consultare la maggior par­ te delle carre dei governi francese e della Restaurazione ha ovviamente contri­ buito a impedire l'elaborazione di quadri storiografici ampi e documentati l4, favorendo da un lato l'irrigidimento su alcuni topoi storiografici mai verificati efficacemente e intralciando dall'altro i tentativi di aggiornamento attendibili scientificamenre. Non va dimenticato, in questo quadro, il lavoro paziente di Errore Fal­ coni, che seppe «spogliare d'ogni personale predilezione di studio» (per usare un'efficace espressione del Bongi) la sua direzione dell'Archivio di Parma e riuscì a recuperare, nei due decenni successivi al secondo dopoguerra, una parre di quell'ingente massa di carte, consentendo una pur timida riapertura delle ricerche storiche sull'800 parmense . D'altro canto, attraverso un'appli­ cazione del metodo storico un po' troppo irrigidita sull'identità uffici/archi­ vi, il mai concluso lavoro del famoso diplomatista ha semplificato l'intricata dinamica «a singhiozzo» delle istituzioni parmensi della Restaurazione15 con­ segnandoci a conti fatti un sistema documentario - che oggi non sarebbe pos­ sibile rimettere ancora una volta in discussione attraverso un riordinamento - che corrisponde a uno schema decisamente irrigidito della storia istituzio­ nale 1 6, non restituendoci granché degli originali vincoli tra le carte e del te­ nore effettivo dell'amministrazione attiva. L'Archivio di Parma si presentava all'appuntamento con l'unificazione nazionale con una tradizione di concentramento di documenti pubblici in un

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isriruto a ciò dedicato che datava almeno al 1 593, data della nomina del pri­ mo archivista ducale da parte di Ranuccio Farnese 1 - . Se nulla di preciso co­ nosciamo però sul funzionamento e le regole dell'Archivio segreto farnesiano, salvo quello che si può dedurre da alcuni antichi elenchi e inventari di carte, nel secondo XVIII secolo, gli anni dell'illuminato primo governo borbonico, furono dettate precise e avanzatissime norme tanto sull'ordinamento delle carte dei precedenti governi che sul versamento di quelle prodotte dalle ma­ gisrrarure dello Stato borbonico, «non essendovi cosa più gelosa, ed insieme più interessante, quanto la custodia delle Carre. . . » 1 8. Si affermarono così con­ cezione e prassi di attribuire duplici funzioni allo stesso istituto: archivio sto­ rico a uso quasi esclusivo della corona e archivio di deposito degli atti pro­ dotti dagli uffici, incitati a «tenere separati i Carteggi a materia per materia nella guisa prescritta in queste nostre Costituzioni». Con il contemporaneo funzionamento fin dal 1 678 di un ben congegnato sistema di «Archivi pub­ blici» per la conservazione delle copie degli atti notat·ili su cui lo Stato era in grado di esigere i diritti di riproduzione e registro 1 9 e superata la fase del­ l'amministrazione francese, queste tendenze di organizzazione archivistica fu­ rono sostanzialmente confermate dal governo della Restaurazione. Nelle «Costituzioni dell'Archivio Generale dello Stato» emanate dalla du­ chessa Maria Luigia d'Austria 1 8 1 620, dopo aver premesso che «una Istitu­ zione grandiosa è dovuta alla dignità dello Stato, all'utile del Governo, e al­ l'interesse delle Classi numerose che hanno relazioni coll'Amministrazione>>, si destinava il nuovo «deposito centrale» a conservare « l Tutto quello che contenevasi nell'antico Reale Archivio segreto all'epoca del 9 Ottobre 1 802. o

u Si rimanda alla esaurienre bibliografia, che non mancava di sottolineare la carenza di smdi complessivi , a cura di M . L.TREBil.lA0.'1, I durati emiliani. Ducato di Panna, Piacenza e Guastalla, in «Bibliogmfia dell 'età del Ris01gimenton in onore di A.M. Ghisa/berti, voi . I I, Leo S. Olschki edirore, Firenze 1 972, pp. 65-82. 1 4 C. SHUPFER, l precedenti storici del diritto amministmtitJO vigente in Italia. 01ganizza­ zione mnministmtiua degli Stati italiani aumzti l'unificazione legislativa, in V.E.0RLA1':DO (a cura di), Primo tmrtato di diritto amministmtiuo italiano, Milano 1 90[.], pp. l 089-1 270, ad esempio, resta l'unica opera complessiva sulle isriruzioni parmensi della restaurazione, pur es­ sendo cosrruira unicamenre - e con alcune imperfezioni - sulla Raccolta ufficiale delle leggi de­ gli Stati Parmemi, senza i necessari risconrri con l'amministrazione attiva. 1' Basri da esempio l'incertezza legislativa dimosrrara a proposito del Consiglio di Sra­ to, su cui cfr. P. FELIClATl, Il Comiglio di Stato dei ducati parmemi (1814-1859), in «Clio», a.XXXIII - 1 997- n . 3 , pp. 40 1 -45 1 . 1 6 Sui fondi «risorgimentali» dell'Archivio di Sraro di Parma vedi E. FALCONI, Guida ai fondi «risOJgimemalin dell'Archivio di Stato di Parma (1814-1859), in «Srudi Parmensi», a. IX, ( 1 959), voi.II, pp . 1 03- 1 58, oltre namralmenre alla Guida genemle, a cura di M . PARE0.'TE, in Guida genemle degli Arcbi11i di Stato italiani, voce «Parma», vol. III, pp. 36 1 -438, Roma 1 986, e alla Synopsis ad in11enienda. L'A rchi11io di Stato di Panna attmtJe/'SO gli srumenti della ricerca (l 500- 1993), a cura di P FEl iCJATl - A. BARAZZ00.'1, Parma 1 994, ad tJOWn.

1 - Sulla storia dell'Archivio di Parma prima della seconda guerra mondiale cfr. G . D REI , L'Arcbi11io di Stato di Panna. Indice genemle, storico, descritti/lo ed analitico, Bibliothèque cles «An nales lnsrimtorum», vol. VI, Biblioreca d'Arre Editrice, Roma 1 94 1 . 1 8 Vedi sopratmrto i derragliati «Piano, e Costituzioni da osservarsi nel Nostro Archi11io Se­ greto», dato dal duca Ferdinando in Colorno il 7 dicembre 1776, ora in ASPr, Inventari, n. 272.05e.

l? Regole, e Capitoli per l'eretione, e mantenimento degli Archi111j publici delle Città di Par­ ma e Piacenza estese, e stabiliti per comando del Serenissimo Signor Duca Ranuccio Secondo Far­ nese, Sign01; e Padron Clementissimo dall'Eccelso Duca! Conseglio di Panna, e Piacenza. u l n Par­ ma Per Galeazzo Rosari S[amparor Ducale MDCLXXVTII», ASPr, Comune di Panna, Gridario, b.2 1 40. � o Decreto e Costituzioni deii'Archit1io Genemle dello Stato, Colorno (PR), 1 5 otrobre

1 8 1 6, in « Raccolta Generale delle Leggi per gli Stari di Parma, Piacenza e Guastalla», Tipo­ grafia ducale, Parma, 1 8 1 6. Per la trascrizione dei brani più significativi di questa norma cfr.

BARAZZ00.'1, Gli strumenti di ricerca nella storia deii'ArciJù,io di Stato di Panna. Indicazioni sta­

tistiche,

i n Synopsis ad invenienda . . ci r., pp. 3 1 -4 1 . .


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2° I Documenti e Carreggi in seguiro provenuti dai diversi Dicasteri ed Am­ ministrazioni cessate, e Corporazioni soppresse. 3o Le Corrispondenze tutte, Proclami e Decreti dell'attuale Governo, i Trattati e le Convenzioni di qual­ sivoglia sorta coi Governi e colle Corti estere» (art.8). Tutta questa documen­ tazione che stando al dettato della legge avrebbe dunque compreso le perga­ mene altomedioevali come i prospetti riassuntivi dello staro civile dell'anno precedente a quello corrente, «qualunque sia la provenienza delle Carte», ap­ punto, sarebbe stata classificata in otto «sezioni»2 1 . Questa norma positiva - almeno nelle intenzioni ducali - doveva essere il riferimento per l'istituto archivistico parmense fino al fatidico 1 859, ama­ verso i governi provvisori del 1 8 3 1 e del 1 848 e i l ritorno nel 1 847 della di­ nastia borbonica, fino allora in attesa a Lucca. Nei fatti, stando a quanto co­ nosciamo dell'andamento dei versamenti da parte dei dicasteri parmensi dal 1 8 1 7 al 1 859, l'Archivio governativo, oltre a curare con massima attenzione � � Nell'art. 42 della legge ci rara, sono così elencare: " l . a Legislativa. 2.a Diplomatica e d'Alto Governo. 3.a Amministrativa. 4.a Topografica. 5.a !storica. 6.a Parrimoniale. 7.a Giu­ diziaria. 8.a Militare. 9.a Della Casa Dominante.>> E piì.t avanri (arre. 43-5 1 ) meglio spiega­ re: «Arr.43. La prima Sezione comprenderà una raccolta completa di rurre le Leggi, Sraruri, Decreti, Bandi, Ordini, e Regolamenti sì generali che particolari emanati dall'epoche più ri­ mare sino al presente, e quella delle Gride, Proclami ed Avvisi. Arr.44. Alla seconda si riferi­ ranno i Documenti concernenri la Sovranità dei Ducati, le Relazioni e Convenzioni con l'E­ stero, i Privilegj e Concessioni di Nobiltà e Cirradinanza, Diritti di Successione ne' forestieri, i Feudi e le Signorie, gli Affari per ragione di Sraro, e quelli implicanti la Suprema no che la Territoriale Giurisdizione. Arr.45. Le Carre della Computisteria Generale, quelle del Com­ partito, delle Tesorerie, Ferme e Regie, le Corrispondenze dell'Amministrazione Generale de­ gli Srari di Parma , e Preferrure Francesi dal Novembre 1 802 in avanri cadranno sono la ter­ za. A questa si ridurranno le Classi Borboniche di Azienda e Commercio, le moderne d'Amministrazione Pubblica, Azienda e Conri, e i Documenri descrirri ai N. i 4 5 dell'Ar­ ticolo 8 del presenre, a misura che saranno deposi rari. Arr . 46. La quarta comprenderà le Car­ re generali e parricolari dello Sraro, non che la Collezione esistente in Archivio delle Mappe, Pianre e Disegni diversi. An. 47. La quinra dovrà conrenere Manoscrirri Originali e Memo­ rie di cose patrie, se accaderà di scoprirne, e rurr'alrro relativo alla Storia del Paese, ed al pro­ gresso dei lumi, delle Scienze, delle Lerrere, e delle Arri. Arr.48. La sesra comprenderà le Car­ re provenute dai Conventi e Corporazioni soppresse, ramo all'epoca dol 1768, che a quella del 1 805 e 1 8 1 O, come pure l'Archivio dell'amica Ducal Camera, Direzione Generale, Su­ premo Magistrato e Consiglio delle Finanze. Arr.49. Gli Archivj, che porranno essere depo­ sitari di antichi Governatori, Giusdicenri, Uditori Civili e Criminali, apparterranno alla set­ tima Sezione. Vi sarà pure riunita quella parre di Archivio Ducale che riguarda gli Affari cosl derri di Grazia e Giustizia. Arr.50. Alla orrava Sezione si riferiranno gli Archivj della Collare­ reria Generale, i Piani e Carreggi relativi alle Fortificazioni, alle Soldaresche, alla Guerra, e ad ogni o<><>erto di Disciplina e d'Amministrazione milirare. Arr. 5 1 . La nona Sezione sarà for-. IT mara dalle Corrispondenze concernenri gli Uffiziali delle Case Regnanti dello Stato, gj i E11em delle medesime, e rurr'alrro relativo alla interna Amministrazione della Corte». e

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emdizione e amministmzione: l'archiuistica a Panna nel secondo Ottocento

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quanto descritto nel comma 3 del citato art.8, cioè gli atti originali dei so­ vrani e i trattati con l'estero, si caratterizzò soprattutto come istituro a forte matrice erudita, più in connessione con l'attività della Biblioteca Palatina e dell'Accademia di Belle Arti che con quella degli uffici dello Stato, soggetti produttori degli archivi. Di certo la pigra classe dirigente parmense (impe­ gnata, sembrerebbe, in una sorta di resistenza passiva all'ingerenza austriaca nel governo, attuata rallentando più possibile la macchina amministrativa22) non ricevette molte sollecitazioni ai previsti versamenti di carte a cadenza biennale da parre dei due direttori dell'Archivio - Tommaso Gasparotti fino al 1 846 e Amadio Ronchini fino al 1 890 - disegnatore specializzato nella co­ pia imitativa dei documenti e segretario dell'Ordine Costantiniano di S. Gior­ gio il primo, brillante epigrafista, studioso dell'evo farnesiano, ma anche edi­ tore di statuti medievali il secondo.23. Un fascicolo con titolo originale di mano del Ronchini, «Pensieri intorno al riordinamenro degli Archivi»24, contiene alcuni documenti che possono contribuire efficacemente a chiarire l'atteggiamento dell'erudito parmigiano nei confronti delle sfide organizzative e scientifiche che il nuovo assetto archi­ vistico nazionale poneva. Innanzitutto, in un «Brano di lettera al Sig. Carlo Malagola25 del 1 9 aprile 1 878»26, il direttore di Parma osservava ( i corsivi so-

Cfr. FEUCIATI, Il Comiglio di Stato. . cir., pp.448-450. La parrecipazione di Amadio Ronchini alla Commissione presieduta da Luigi Cibra­ rio, che elaborò nel 1 870 il celebre rapporto in merito all'ordinamenro degli archivi del Re­ gno, fu solo formale: infarri, nonosranre egli fu efferrivamenre nominato con la funzione di segretario, non prese mai parre alle riunioni. La relazione della commissione, Sul riordina­ mento degli Archivi di Stato, in «Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia», n.338, Firenze, 9 di­ cembre 1 870. 2� ASPr, Raccolta manoscritti, b.44. Il Malagola, che iniziò la sua carriera nell'amministrazione archivistica con il sostegno del Ronchini, fu direrrore degli Archivi di Bologna (1 882- 1 898) e di Venezia ( 1 898- 1 9 1 O). Il suo operato nell'istituto felsineo fu dererminanre per la fisionomia della documentazione conservata; al Malagola si devono: L'Archiuio di Stato di Bologna dalla sua istituzione a tutto i/ 1882. Memoria, in Atti e memorie della deputazione di storia patria per le provincie di Ro­ magna, s. III, I ( 1 883), pp. 145-220 e L'Archivio di Stato di Bologna da/ 1887 a tutto il 1892. Relazione, ibidem, s.IJJ, XI ( 1893), pp. 1-25. Questo documento è attribuibile alla mano di Carlo Callegari, con tirolo di mano del Ronchini «Dipendenza degli Archivi di Sraro: se meglio sia dal Min. dell'Interno, o da quel­ lo d'Jsrruz. Pubblica». Il Callegari (Parma 1 8 17-1896), figlio di un professore di disegno al­ l'Accademia di Belle Arti di Parma, fu prima impiegato presso la locale Scuola d'incisione, poi segretario dell'Accademia, a fianco di Paolo Toschi. Nel 1 861 entrò come impiegato nel­ l'Archivio di Sraro di Parma, dove, conquistata la fiducia del Ronchini, percorse mrri i gradi della carriera fino al grado di archivista di Stato, insegnante di paleografia presso la scuola d'Archivio, sosriruro del direttore negli suoi ultimi anni di vira e, infine, per un anno (1 890-1 891) diretwre dell'istituto parmense. 21

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Tra erudizione e amministrazione: l'nrchivisticn n Pnnnn nel secondo Ottocento

no miei) che «ciascuno de'nosrri Archivii ha due pani ben distinte, che com­ prendono: l'una i documenti antichi e storici, l'alrra i moderni ed amministra­ tivi. A queste due parti risponde il personale diviso in due categorie, che si oc­ cupano: la prima di paleografia, diplomatica e storia; la seconda di affari d'amminisrrazione moderna. Le carre, che si riferiscono a questa seconda par­ te, sono (noti bene, La prego) sono oggetto di ricerche frequentissime, pressoché quotidiane e spesso urgenti. Esse riferiscono ai Ministeri de' cessati Governi, a Tribunali, a finanza, a dogane, a' lavori pubblici, a sanità pubblica, a polizia, a carceri etc. etc. Ora vorrebb'Ella che un poliziotto (pognamo), un carcerie­ re, un gabelliere, per notizie desumibili da tali carre, avesse rivolgersi al Mi­ nistero dell'Istruzione pubblica? Non le parrebbe di far discender le Muse da­ gli splendidi loro seggi del Parnaso nella luridezza di una taverna? Ad evirare una simile sconvenienza v'ebbe chi propose di scindere ogni Archivio in due [ ] . Partito pessimo! Poiché le carre antiche spesso dan lume alle moderne, e converso; e quelle, che oggi diciam moderne, diverranno un giorno antiche e storiche. Il loro nesso è indissolubile, oltreché non è semprefoci/e il segnare un li­

Se completiamo questa testimonianza direrra sulle opinioni del direttore dell'Archivio di Parma con quanto da lui affermato in una lerrera preceden­ te, diretta al professore dell'università di Bologna Luciano Scarabelli e riguar­ dante il nascente Archivio di concentrazione della cirrà felsinea29, il quadro teorico-pratico viene ulteriormente chiarito. Il Ronchini legge infarti Bonai­ ni interpretandolo «alla parmigiana»: i documenti disordinati vanno innanzi wrro disposti «in ordine di tempo», lasciando poi che sia «la Storia» a guida­ re l'archivista per «distinguerli in tanti periodi, quanti furono i varii reggi­ menti di Bologna, ed ad ogni periodo, secondo la varietà de'reggimenti, le carte potrebbonsi ripartire per materia». Viene alla mente, come esempio di messa in pratica di questi criteri ordinatori, il Carteggio fornesiano e borboni­ co interno di Parma, dovuto soprattutto alla iniziativa del Ronchini: la Segre­ teria ducale, una volta estratte - ma non sistematicamente - le carre relative al culto, all'istruzione pubblica, ai taearri e spettacoli, agli ospizi e così via, fu distribuita in più di mille scatole. In queste il carreggio ducale, in ordine cro­ nologico, con sporadici fascicoli «temarici» (di origine archivistica quanto mai

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mite netto fra le une e le altre.»27

L'orientamento del Ronchini funzionario pubblico, dunque, favorevole al mantenimento dell'amminisrrazione archivistica alle dipendenze del dicaste­ ro dell'interno era legato a una correrra interpretazione ami-gerarchica tra carte «Storiche» e carre «moderne», queste ultime indubbiamente gruppo «che dà luogo al maggior numero di ricerche». Allo stesso tempo il Ronchini eru­ dito temeva il «pericolo (grave invero) che questo secondo Ministero [dell'in­ terno] , nel cui personale scarseggia l'elemento lerrerario, prediliga negli Ar­ chivi la parte amministrativa e moderna, e trascuri il resto», timore che sembra quasi in contraddizione con le precedenti considerazioni sulla «Conti­ nuità» nella memoria documentale28.

�- Nel Regolamento per I'Arc!Jit,io di Stato in Parma, compilato dal Ronchini il 25 aprile 1 8 7 1 e approvato dal t\linisrero dell'Interno il 28 dello stesso mese (a stampa, in ASPR, Rnc­ colfll manoscritti, b . 44), al paragrafo 2 si legge, tra l'altro: « Ritenuto che rurre le carre del­ l'Archivio costituiscono due sezioni, una delle carre antiche, l'altra delle moderne, gl'impie­ gati subalrerni vengono dal Direttore addetti all'una od all'altra sezione, secondo la loro arriruclinc ed abilità». �8 Si deve tener conto, come si specificherà piLI avanti, della mancanza a Parma, a par­ rire dal direttore, eli «persona assolutamente pratica del sistema amministrativo vigente nel tempo a cui quelle carre appartengono•• per porerle rendere disponibili al «frequentissimo uso» (ASPr, Arc!Jivio dell'nrcbivio di Stato, Corrispondenza dell'nrchivistn, 1 8 7 1 , minuta della risposta al questionario del Segrerariato Generale del t\ !inisrero dell'interno, Firenze 5 gen­ naio 1 87 1 ) .

�9 ASPr, Raccolta manoscritti, b. 43, lettera del 1 874, giugno 1 9 , Parma. La si trascrive per intero, visto l'interesse anche per la storia dell'istituto bolognese. «Prima dalla Relazione del Bona i n i [Gli Archivi delle prot,incie dell'Emi/in e le loro condizioni alfine del 1860. Studi delprofessor Francesco Bonni11i, Firenze, rip. Cellini, 1 8 6 1 ) ed ora da quella di V.S. sono in­ dotto a credere che codesti Archivii bolognesi (parlo principalmente del Comunirarivo e del Governativo) contengano materiali assai, c per la storia veramente preziosi, ma poco o nulla curari sin qui, e non disposti con ordine razionale, quasi (se mi è lecito dirlo) una mdis in­ digestaque moles. V.S. colla sua Relazione mostra di aver frugato e visto più degli altri per en­ tro alla mole indigesta. Ella s'è studiata eziandio di segnar una traccia delle classi principali, a cui dovrebbero essere ridotti i documenti; ma (a confessarle quel ch'io ne sento) il disordi­ ne appunto di tante carre fa sì che qualunque Relazione, per valente che il Relatore sia, non valga a porgere ai lettori un'idea a bastanza chiara delle cose, e lasci in me sempre più vivo il desiderio che qualche valentuomo, depurato dal Governo, ponga mano all'intricara matassa, e cominci una buona volta a ridurre gli Archivii di Bologna al debito ordine. Le norme (lo disse benissimo il Bonaini) che dovrebbero guidar l'Archivista ordinatore, son due: la Crono­ logia e la Storia. All'ordine cronologico innanzi rutto vorrebbesi ridorri i documenti, e quel­ li per primi che furono inconsultamente legati in volumi. Sciolti que' volumi, com'Ella rico­ nosce esser da farsi, ogni documento prenderebbe luogo secondo il tempo, cui appartiene. Ma l'impresa è grande e faticosa; vuole farri, piLI che parole; richiede la cooperazione costan­ te di giovani intelligenti e robusti; e ciò nullameno non è eseguibile entro pochi anni. Con­ dona che sia l'impresa a buon punto, allora soltanto io direi che una Relazione può dare idea giusta degli Archivii bolognesi. Del resto, rebus sranribus prour sranr, V.S. ha eletto, e detto bene, quanto era possibile a dirsi; ed io non ho che a congratularmi con lei de' savii suggeri­ menti che ha dari al Governo in questo importantissimo particolare. Ella mi ha chiesto un parere schietto e da amico, ed io glielo espongo schiettissimo, professandomi ad un tempo, Di Lei, Chiarissimo Professore, Affezionato Amico e collega A. Ronchini».


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Tra erudizione e amministrazione: l'archivistica a Parma nel secondo Ottocento

varia), nessuno strumento di corredo, con una divisione forzosa tra le età far­ nesiana e borbonica, dimenticando naturalmente i 1 5 anni di dominazione austriaca che dividono le due dinastie30. D'altra parte l'arrenta lettura della celebrata «Relazione officiale» del Ronchini, compilata (o, perlomeno, datata così in calce) nel 1 862 in seguito alla visita del Bonaini e pubblicata sull'Archivio Storico Italiano nel 1 867, non fa che confermare l'impostazione «cronologico-storica» data dall'erudito parmense al suo istituto. Il metodo non escludeva, evidentemente, l' orgo­ gliosa creazione di una «Sezione Storica e letteraria»3 1 giustificata con natura­ lezza affermando che «le serie di carte [ ] mentre costituiscono in generale u n Archivio amministrativo, presentavano nella loro copia e varietà un buon numero di materiali per formare, come si è fatto, una sezione puramente sto­ rica e letteraria». Quest'ultima era (ed è tuttora) composta da una Raccolta diplomatica di pergamene estratte dagli «Archivi degli aboliti conventi» e formata dichiara­ tamente per servire «ai giovani per lo studio della paleografia», da una Rac­ colta epistolare nata e cresciuta col dichiarato intento di mettere in risalto le carte di «letterati ed artisti», di «pregevoli scrittori di nostra lingua» e di «re­ gnanti», a partire dal nucleo originario del carteggio del cardinale Alessandro Farnese. Infine, la Raccolta storica fu costituita per raccogliere «i manoscritti che, non avendo rapporti né coll'amministrazione, né colla storia degli anti­ chi Ducati, non troverebbero conveniente luogo nelle collezioni precedenti»32 (anche se così andò definitivamente perduto il valore storico della loro collo­ cazione originaria). Tornando alla questione della crescita straordinaria degli archivi nei pri­ mi decenni dopo l'unità, a Parma aveva preso avvio il versamento in Archi­ vio di migliaia di pezzi costituenti gli archivi dei soppressi dicasteri ducali (cfr. tavole 1 -3), con ogni probabilità ordinati a puro uso degli impiegati di que­ gli uffici, secondo classificazioni più di comodo per il disbrigo quotidiano de­ gli affari che corrispondenti alle «Sezioni» di quella sorta di generico titolario previsto dal Regolamento del 1 8 1 6. Questi archivi erano stati prodotti quasi per intero nel corso dei 55 anni della Restaurazione, anche se il noto feno­ meno della continuità della pratica amministrativa aveva fatto sì che presso gli uffici del governo ducale si fossero conservate consistenti serie documen-

tarie risalenti al decennio francese o addirittura all'antico regime, necessarie al corretto disbrigo delle pratiche non concluse oppure come base informati­ va per l'istruzione di nuove. Mutatis mutandis, urgenze simili, come si è già accennato, dovevano se­ gnare il lavoro degli amministratori del costituendo Regno d'Italia: mai come nelle fasi di trapasso politico l'importanza degli archivi emerge con tanta evi­ denza e i funzionari della pubblica amministrazione intonano i mea culpa per averne mal curato la tenuta i n precedenza! Di fronte a questa gran massa di carte «Contemporanee», tendenzialmen­ te disordinate ma da rendere velocemente consultabili per utenti «speciali» quali erano i pubblici funzionari o le autorità militari, peraltro introdotti il più delle volte da lettere del Prefetto, sia il direttore Ronchini sia i suoi impiegati dovettero trovarsi del rutto impreparati sia logisticamente che tecnicamente. D'altra parte, nonostante l'immagine offerta dalla citata Relazione Officiale ronchiniana, anche le carte farnesiane, borboniche e di origine conventuale (l'archivio «Storico») risultavano tutt'altro che ordinate e corredare di efficaci strumenti di ricerca33. Si imponeva così una scelta di destinazione dello spazio e delle risorse umane a disposizione: concentrarsi sulla valorizzazione delle car­ te dei tempi antichi, della nobile corre farnesiana e della Crisopoli borbonica o impegnarsi nella sistemazione delle carte «amministrative» dei tempi recenti? Dal punto di vista della sede, nella Relazione officiale del 1 862 il Ronchi­ ni, trattando dei «depositi che restano a farsi - bisogno di un ampliamento

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JO Cfr. P. F E LICIAT I Introduzione, in ASPr, Carteggio fomesiano e borbonico intemo. ln­ velltario sommario, a cura di V. BARCA e P. FELICIATI, Parma 1 9 9 1 (inv. 294). 3 1 RoNCHINI, Relazione offìciale. . cir . , p. 50. 3l Ibidem, p. 53. ,

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33 l grandi archivi della Camera e della Segreteria ducali, come accennaro, erano srari or­ dinari o cronologicamenre oppure suddivisi non coerentemente in rami piccoli fondi corri­ spondenti a materie senza peralrro compilare degli strumenti che giusrifìcassero le scelre ef­ fetruare. Quasi paradossalmenre, o piunosro a confermare quanro qui si argomenta, anche le fonri urili a ricosrruire l'attività dell'isriruro archivisrico parmense rra il XIX e il XX secolo sono in pessimo sraro di conservazione e non ordinare. L'archivio di deposiro e srorico del­ l'Archivio di Parma, infani, era conservaro in un'ala del palazzo della Pilorra che fu interes­ sata dai bombardamenri alleari del 1 944 e dal dopoguerra non si è recuperaro quel mareria­ le, già del rurro privo di srrumenti di corredo che non fossero i regisrri di prorocollo, anch'essi d'alrra parre danneggiati o perduri. Lo scrivenre ha avviaro negli anni recenti l'idenrifìcazio­ ne delle centinaia dei mazzi e registri individuabili nel caos del «mareriale bombardaro", riu­ scendo a ricosriruire fìsicamenre le serie della Corrispondenza dell'archivista, delle Minute dei certijimti, serie che si citeranno qui pur non essendo dorare ancora di srrumenri di corredo. Inolrre, nell'ambiro di quesro lungo e complesso progetro di recupero archivistico si colloca l'idenrifìcazione di due buste di carre relative alla Scuola di paleografìa, diplomarica e domi­ na archivistica dell'Archivio di Sraro di Parma dal 1 876 al 1 9 4 1 , riordinare e invenrariare da Michela Franchi, con il coordinamento dello scrivenre, nell'ambiro del Percorso di Inseri­ mento Orienrarivo Personalizzaro Professionale deii'ENAC di Fidenza (PR) in collaborazio­ ne con l'Archivio di Parma.


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dell'Archivio»34 aveva lamenrato di «non aver luogo assoluramenre per rice­ vere ulteriori depositi di qualche mole» e doveva ammettere che la gran par­ re delle carre parmensi deli'Ottocenro «trovansi tuttora nel palazzo già mini­ steriale, ove di presenre ha sede la Prefettura della provincia», e che solo in seguito al compimento della già ufficiale cessione all'Archivio governativo de­ gli ultimi piani della Rocchetta Farnese «l'Archivio porrà esser ridotto al suo desiderabile stato di compimento». Nei primi anni '70 le autorità cittadine, messe di fronte all'urgenza di liberare alcune tra le vecchie sedi del potere dal­ le masse di carre che vi giacevano e all'obiettiva impossibilità dell'Archivio di Stato di contenerle, avevano scelto di vendere il palazzo Tarchioni, antica se­ de della Camera dei Comi e ancora conrenitore dell'ingente archivio di quel­ l'ufficio, e di destinare all'istituto diretto da Ronchini il palazzo già sede del Supremo Tribunale di Revisione dei ducati, praticamente adiacente alla Pi­ lotta. Il Ministero dell'interno approvò il progetto e finanziò l'adattamento di alcune sale a deposito archivisricoY5. Il desiderato allargamento dello spazio a disposizione nella Rocchetta, che pure fu esaudito negli anni seguenti, non era comunque sufficiente a contenere i versamenti che si susseguirono. '; RO:-\CIII'\1, Relazione ojjìciale.. cir., punto XXXJX , pp. 53-55. " Nella risposra al quesrionario «urgente e riservaro.. dell'inizio del 1 8- 1 sonoposro dal Segrerariaro generale del Minisrero dell'inrerno a rurri i direrrori d'archivio dipendenri da quel dicasrero, dopo la soppressione della Direzione Generale degli Archivi in Torino (in ASPr, Arrhi!tio dell'arrhi11io di Stato, Corrispondenw dell'arr!Jillista, 1 87 1 , minura . . . ci r.), al­ la domanda riguardante i locali occupari dall'Archivio Ronchi n i rispondeva: «due sono i lo­ cali sraccari dall'Archivio governarivo: il primo, che fu sede del soppresso Tribunale di Revi­ sione, è a pochi passi dall'Archivio sresso, al Sud, verso la Piazza della Ghiaia. È sraro daro recentemente in visra dei nuovi deposiri di carre richiedenti un'ampliazione di locali. E' ora tn corso la cosrruzione delle scansie che vi occorrono per lo scopo al quale fu desrinaro. Il se­ condo è siruaro a circa 400 merri dall'Archivio, nel palazzo derro -làrchioni dal nome del­ l'amico proprierario, ed occupa il luogo ov'erano gli uffizi della cessara Camera dei Conri parmense. Quivi è appunto per buona parre l'archivio della Camera predena, il quale dev'es­ sere concentraro nel Governarivo. Seguiro che sia quesro concenrramenro, il locale verrà dal­ l'Archivio ri nunziaro al Demanio, che ne ha la proprierà». Già nel maggio di quello sresso . anno, tnfam, la Preferrura parmense scriveva al Ronchini che, avendo il i\!inisrero dell'imer­ no approvaro la realizzazione delle scansie nei locali dell'ex-Tribunale di Revisione, conre­ srualmenre si predisponevano «i preliminari per la vendica del palazzo già Tarchioni, nella in­ relhgenza che le carre ivi esisrenri, e componenti l'archivio della già Corre dei Comi porranno essere rrasporrare nell'edifizio del già Tribunale di Revisione fra una cinquanrina di oiorni, cioè non appena ultimari i lavori». Il dispaccio preferrizio proseguiva specificando chei l ver­ samento delle carre della Camera dei Comi pareva avvenire «dietro semplice invenrario per fascicolo salvo l'obbligo ai funzionari dell'amminisrrazione finanziaria di compire nei locali sressi deii'A rchivio turre le alrre ? perazioni che avrebbero dovuro precedere quesro versa­ . menro" (Ibidem, lerrera della Prdenura di Parma del 1 5 maggio che rrasmene un dispaccio del �!inisrero dell'interno del 1 2 maggio).

erudizione e annninistmzione: l'archùtistica a Parma nelsecondo Ottocento

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Per quanto riguarda invece l'urilizzo degli impiegati, una soluzione di comp romesso dovette sembrare quella di proseguire l'opera di ordinamento «cronologico-storico» delle carte d'ancien régime adibendovi il personale in­ remo e attribuendo a personale esterno - ad «amministrativi» diremmo oggi il compito di trattare le carte recenti. Amadio Ronchini domandò così al Ministero di porersi avvalere di alcuni «diurnisti», vale a dire anziani impie­ gati in pensione delle amministrazioni produmici degli archivi versati, paga­ ti mensilmente per compiere la necessaria opera di rendere consultabili le car­ re. Nella risposta al questionario «urgente e riservato» del Ministero dell'interno, alla domanda riguardante la ripartizione delle attribuzioni e dei servizi tra gli impiegati dell'Archivio, il direttore si era visto così costretto ad aggiungere che, per le «ricerche di documenti, che occorrono nelle carre del­ la cessata Camera de' Conti parmense, situare in un locale lontano dall'Ar­ chivio, è destinato provvisoriamenre (con retribuzione mensuale consentita dal Ministero delle Finanze) il sig. Bartolomeo Belicchi pensionato»36. Lo spoglio delle relazioni annuali e della corrispondenza ufficiale del Ronchini ci rivelano che, oltre al Belicchi, la direzione dell'Archivio aveva ottenuto di po­ rersi avvalere anche dell'opera di un cerro Luigi Trenchi e che ambedue era­ no addetti al riordinamento delle carte del dicastero dell'interno, e non già di quelle della Camera dei Contir. Il Belicchi cessò peraltro la sua collabora­ zione già nel marzo 1 872, per infermità, e nonostante le riperure insisrenze del superiore Ministero perché all'opera fosse impiegato anche «il personale della direzione, onde cessi al p i ù presro la ragione di questa spesa straordina­ ria» il Trenchi procedette da solo alla sistemazione di più di 1 600 buste in po­ chi anni {vedi tav. 5). L'interruzione, dal luglio 1 874, della presenza tra le car­ re d'ufficio delle minute delle relazioni mensili sull'attività dei diurnisti ci impedisce di seguirne l'attività olrre questa data, che sappiamo però non fu portata a compimento, essendo tuttora disordinata e priva di strumenti di ri­ cerca una parre consistente dell'archivio della Presidenza poi Dipartimento dell'interno parmense38. Nella relazione annuale della Sovrintendenza agli Archivi emiliani sui lavori del 1 87639 non si cita più l'attività di riordino di quelle carte, essendo intervenute nel frattempo nuove urgenze: il versamento _

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Ibidem. r U fondo, composto oggi da 882 pezzi, è oggi consulrabile solo suUa base eli w1 i.nvenrario som­ mario redarro nel l 960 (ASPr, Cvnem e Tribunale dei Conti. Soimntuio, inv. IO); cfr. Synopsis ad inve­ niencla. . cir., pp. 1 6 8- 1 7 1 . 38 Cfr. Synopsis ad ilwmienda ci r., pp. 280-286. 39 ASPr, Archivio del!'ttrciJilJio di Stato, Corrispondenza dell'archilJista, 1 877. . .


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Tra erudizione e amministrazione: lizrc/;iz,istica a Parma nel secondo Ottocento

delle carte del Ministero delle Finanze ducale, «5287 rra mazzi, cartelle e re­ gisrri in deplorabile disordine» che andavano ad aggiungersi a quelle già ver­ sate a suo tempo e ancora disordinate, il cui ordinamento era reso necessario «dalle frequenti ricerche di documenti risguardanti a materie finanziarie» e il ritorno da Torino, dove erano state rrasportate subito dopo l'Unità, delle car­ te del Dipartimento militare parmense (vedi rav. 1 ) . S i rralascia qui d i soffermarsi oltre sui consistenti versamenti d i carte che si susseguirono negli anni seguenti a Parma, rimandando su questo alle tavo­ le allegare, ottenute dallo spoglio delle fonti a disposizione per quei decenni, e alle pubblicazioni ufficiali di carattere statistico o riepilogativo sull'ammini­ strazione archivistica che, a partire da quella voluta da Napoleone Vazio nel 1 883, contribuiscono in modo determinante a illuminarci sull'effettivo teno­ re dell'anività svolta presso gli istituti di conservazione riuniti sono il Mini­ stero dell'interno40. Quello che si intendeva sottolineare è ampiamente visibile dall'esame di questi dari: la gravità delle scelte attuare sulle carte dei dicasteri dei governi della Restaurazione è purtroppo resa più evidente da un raffronto anche per campioni con la situazione odierna dell'Archivio parmense. Buona parte del­ le carte che per il Ronchini erano «moderne» e «amministrative», anche non tenendo conto di quelle che sono andate perdute oppure ulteriormente con­ fuse a causa del secondo conAitto mondiale, sono tuttora da inventariare per

renderle consultabili. La tradizione erudita, a Parma già avviata dal predecesso­ re di Ronchini, che percepisce quelle decine di migliaia di buste e registri come una scomoda gatta da pelare, unita alla tuttora urgentissima questione della se­ de dell'istituto con i limiti che questa pone per pianificare una strategia di re­ cupero delle carre disordinare, ha segnato tra alti e bassi tutto il secolo scorso, che si è chiuso emblematicamente con la scoperta che più di 1 200 mazzi, in­ consultabili da sempre e individuati con la generica definizione di «Carte di am­ ministrazioni comunali», altro non erano che l'archivio del Governatore di Par­ ma e dei sottoprefetti francesi di Parma e di Borgo San Donnino41. Il metodo storico, dunque, per essere efficace nella fase di riordinamento effettivo delle carte, deve essere preceduto da una politica archivistica che ten­ ga conto di rutti gli aspetti inerenti la conservazione, la valorizzazione e la fruizione dell'intero corpus documentario di un istituto totalmente scevra da pregiudizi sul valore delle carre, e che guardi al parrimonio archivistico, come Bongi e molti alrri ci hanno i nsegnato, con un occhio davvero «spogliato d'o­ gni personale predilezione di studio».

"'0 Per il periodo che qui si esamina si rimanda, soprarrurro, ai preziosi verbali delle sedu­ re del Consiglio degli Archivi, organo arrivo dal 1 874 composro da personalirà eminenri non dipendenri dal Minisrero e vero coordinamenro dell'amminisrrazione archivisrica (ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero dell 'interno, Direzione generale degli Archivi di Stato, Comi­ glia mperiore degli arc/;iz,i, voli. 1 - 1 6) , alla Relazione sugli Archivi di Stato italiani (1874-1882), Minisrero dell'inrerno, Roma 1 883, a cura di N. VAZIO. Nel capirolo dedicaro all'Archivio di Parma (pp. l 67- 1 74) si legge come ancora nel 1 882 inolrraro, resrasse invariaro il problema del­ la penuria di spazi per le carre in arrivo, visro che «parecchi uffici e magisrrarure insisrano per ispogliarsi e far deposiro di masse di carre» e ci si chiedesse se era opporruno aggiungere nuo­ vi locali a quelli già posseduri oppure rrasferire l'inrero Archivio in una nuova sede più ca­ pienre. Inolrre, srupisce che nel personale si annoveri ancora un «collaborarore srraordinario», visro che si dichiara che «poche quanrirà di scrirrure, nel periodo dal 1 874 a rurro il 1 882 so­ no venure ad impinguare il parrimonio di quesro Archivio» (elencando poi ben l 0780 pacchi o mazzi arrivari in quegli ono anni successivi alla legge sugli archivi). Nel paragrafo dedicaro agli srrumenri di ricerca si fa riferimenro solranro a quei 9 volumi oggi cosidderri «Guida Ge­ nerale Ronchini» (ASPr, Invenftlri, n. 7 1 1 -9) sorrolineando come «molri però di essi invenrari abbisognano di essere riformari in parre e in parre rifarri per servir meglio al loro scopo». Da norare, infine, che nell'elenco delle «classi munire d'invenrario» mancano del rurro gli archivi dei dicasreri orrocenreschi che non sono compresi nelle formule apparenrernenre onnicom­ prensive di «arri del Governo di M. Luigia d'Ausrria» e «atri del Governo Borbonico».

4 1 ASPr, Governatorato di Parma (1805-1860), invenrario a cura di M. Parma 2001 (inv. 373).

GNil'\ELLI,

Pr\l.AZZINO - L To­


756

7i"fl erudizione e nmministmzione: l'nrchivisticn n Pnrmn nel secondo Ottocento

Pierluigi Felicinti

TAVOLE Tav. l - Regio Archivio di Stato di Parma, dati sui lavori archivistici

(.

. (dal manoscntto Depo.Hti � an uisu l1 carte e manoscrim)

ANNI

1864

1865

1866

AUMENTO

350

STATO DI ORDINAMENTO

DEPOSITI E ACQUISTI

gi ordinato

CONSIGLIO DI STATO (1814-1859)

1867

1868

1869

1870

3458

3975

3468

1873

5322

1874

1875

1876

1877

32

3274

3807 5

1879

00

1880

49

1881

875

1885

DEMANIO FRANCESE (1802 1814) l TIPOGRAFIA 1 / CAVAMENTI(XV XIX) DUCALE(1830-186:2

�:�m���mrr��i�

118..

1862) l RACCOLTA

PREFETIURA DI PARMA, ATI! VARI / CARTE FEUDALI

ACQUE E STRADE (181&--1859) l PRESIDENZA FINANZE PRESIDENZA INTERNO(181&-1859 ll MS. VARI(XVii DIPARTIMENTO MILITARE (1814 1859)

ordinati

da ordinare da ordinare

da ordinare da ordinare

da ordinare

1862

carteggio df!ll '.lrc:hhista c dai \"crbali di versamento)

DEPOSITI

STATO DI

ORDINAMENTO

o dinate r

CAMERA E TRIBUNALE DEl CONTI (1827-46} (inv.7/8.146} l DIPARTIMENTO AFFARI ESTERI

li1848-59} 13667

PROTOCOLLI DEl NOTAI DI PARMA (168(}-1862}

la ordinate

data del versamento incerta, tra 1862 e 1870 (in cui

1863 1864 1864 1885

368

CONSIGLIO DI STATO (1814-1865}

ordinato

1866 1867 1868 1863

1871

448

SOTIOPREFETIURA DI BORGO TARO (1814-1866)

da ordinare

1874

1034

CONTRIBUZIONI INDIRETIE (1818--60)

da ordinare

(pi

o. dal

erano gi in archivio, vedi copiateHere} l COMMISSIONE ARALDICA DI PARMA

ORDINE S.LODDVICO (1849-59) l UFFICIO DI STATISTICI ordin ati

P

m

1861

1Bn

manoscntti var1 dt antichtt

136

CAMERA DEl CONTI (1835-59} carte presso la disciolta ordin ate con e ssit di Commissione temporanea (vedi carteggio e inv. 7/8.149} l ARCHIVIO DEMANIALE presso l'INTENDENZA DI

ordinato

FINANZA(1588-1 853 1

n

ce

lper maneggiarle

archivista esperto

1873

1875

429

AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO DELLO STATO non dichiarato

1255

AMMINISTRAZIONE MILITARE (1773--1859} versato dal non ordinate

1823--1862}

1876 1877

m 236

1890

949

1878

DIREZIONE DELLE POSTE (1815--60)

da ordinare

SIFILOCOMIO CENTRALE (XIX sec)

1879

da ordinare

1880

UFFICIO DI LEVA DI BORGO S.DONNINO (1832 59) l da ordinare TRIBUNALE SUPREMO DI GUERRA E MARINA (181!;--59 PdS E CASA . l DEMANIO FRANCESE+DIREZIONE DUCALE(1 80&--187 1

0

1891 4402

1893

CORTE PARMENSE (1803---1859) l SOTIOPREFETIURE ordinate e da ( 1820-70) l CATASTI BORBONICI l PUBBLICA ordinare ISTRUZIONE (1821--6 l UDITORE CIVILE (1560-1679) l DE (181 !;--1859) l N 8 �

� ��6�� ��:t-����� m�� �i�

quanttt mtmma

1894

solo pergamene e manoscnlti

1895

solo pergamene e manoscnttt 1n quanttt mtnima

1896

127

1897

189

1898

281

1900

1204

TOTA L E

1995

ordinati

1889

1899

1859

1870

1887

1892

AUMENTO

INTERNO, MINIERE E ACQUE MINERALI (1842--62)

1 888

1888

c mtc

ANNI

:!:�RA DI SORAGNA �'ò�� �m�8T1�sT�6��8����> ��i�x�: :-;,��TA

1882

1884

da ordinare

SOTIOPREFETIURA FRANCESE (180&--1814) t GOVERNATORATO DI PARMA (181 !;--1859) l PRESIDENZE CESSATE (1 81&--1 8591 CAMERA DEl CONTI (1840-1859)

solo pergamene e manoscritti in quanttt mintma

1878

1883

dati sui lavori archivistici (1859-1880) Tav. 2 - Regio Archivio di Stato di Parma,

ll (dalle rclazìon1 annuah al .\hm�tcro d

1860

1871

1872

( 1 864-1900)

594

34244

m

�����f) Y

ILE E GOVERNATORE DI PARMA T 1 POSTE E TELEGRAFI DI PARMA (1860-1 886)

ordinate

����NNE��� ��R���1r ��wSTATO (1814--60) t E 1 7 � REGIA PREFETIURA (1882 1887)

9

(1882 UFFICIO SCUOLA REGIA PREFETIURA TRIBUNALE DI PARMA(1680-1 88 1

r

da o dinare da ordinare

ordinate 1887) /

ordinate

TOTALE

2188

Comm. Militare di Parma (inv. 7/9. 162-163--164}

757


•

' 58

e tllllllllillSfi<IZt011t•·. ,t ·,z,·r·l.•il •i.<rictl 11 Ptll'llltl nel secondo Ortocento [rtl erlid.IZI·011e ·

Pierluigi Feliciati

Ta\". 3 - Regio Archi\ "io di Stato di Parma, De ositi di carte fatti dopo p i/ 1862

(dal manoscntlo. databile tra 1881 e 1883. tn ASPr. Raccolta Manoscntt1 b 44)

Ta'.· .., -Archivi ·

·

di Parm a, B o l ogna. Lucca

2) dJ11J R'·lnun, ,11..1! (1 87�-8 ' ElaboraZione �

ANNO QUANTIT, 1865

350

1869

320

1869

2238

1869

9Xl

1870

3975

1871

2338

ARCHMO, CRONOLOGIA E STATO DELL'ORDINAMENTO

Consiglio di Stato

(1814--1859) - ORDINATO

Sottoprefettura francese di Parma Governatorato dt Pam>a

DA ORDINARE

(1815-59)

SI STA ORDINANDO

Camera de1 Cont1. ad integrare quanto gi versato ORDINA TO Demamo francese poi Patrdel/o Stato ORDINANDO

al

1871

1050

1873

5287

1875

700

1876

3807

1879 1880 1881

220

Ferma miSta Morardet

1881

644

Ferma mtsta Testa

Tipografia ducale

(1840-59)

SI STANNO

(1830-52) - ORDINATO

BOLOGNA

1171

12740

571

363

681

1&1

5-!2

7972

2423

28%

1 3287

1%

148 7

36%

37236

315

159

365

306

28

25

31

110

343

184

396

416

pnvato clle per tnteresse

ttolale ricerche :r' uale ricerche per studio t:cent �l totale delle n cerche

rsludios1 nazionali 'Siudtos i stramen ttoi31e studiosi -

Congregaz1one de1 cavament1 - SI STA ORDINANDO Mmtstero delle finanze parmense. a comptmento etc ftno al SI STANNO ORDINANDO Acque e Strade. poi Lavon pubbliCI (1814--59) IN PARTE

(1814--59) - DA ORDINARE

17

Ordme dJ S Lodovico

(1849--59)

49

Pretura d1 Soragna

(1816-60)

1862-

DA ORDINARE

Dtpart1mento Mtlttare

21 981

I;;Gei �;;e'

]s:'..1t

PARMA

attvo per uso ammtntstr

stud10 re/le per

Prestdenze. ad mtegrare quanto versato a suo tempo -ABB ORDINATO

1871

TOTALE

(1806-14)

Roma. Ricerche amministratil·e e di studio

.Jru1111 t\:mbtero dell mtemo. R<llll.l.

r""-"

;cer l;clle

c

r• ricerche per uso amministrativo • ricerche per interesse privato

ORDINATO ORDINATO

(1814--26) - ORDINATO

(1826-35) - ORDINATO PARMA

BOLOGNA

LUCCA

LUCCA

ROMA

595

5825

350

23-139

21%


Pierluigi Felicimi

Ta,. 1869

5

_

la,·ori dci diurnisti Trenchi e Bclicchi p er i l riordino delle carte versate pezzi archivistici ordinati

mese/anno TRENCHI BEUCCHI 70

60

lmcmo ( lstmllone pubb l ica )

feb 1 872

73

mar

1 8 72

70

55

lntcmo

aor 1872

74

111<11! 1872

lntemo ( btruzione pubbl i ca . Culto)

76

In temo

1872

77

lntemo

lug 1 872

69

Interno

ago 1872

68

Interno

I!IU

set l 872

67

Interno

70

In temo

nO\ 1 872

66

Interno

d1c 1 872

71

Interno

gen 1873

65

lntcmo

feb 1 873

72

Interno

mar 1873

64

lntemo

apr 1 873

60

In temo

mag 1873

61

lntemo

!!Ili 1873

62

lntemo

lug 1873

63

Interno

ago 1873

64

Interno

set l 873

73

In temo

Ott 1 873

59

In temo

l 873

58

lntemo

dic 1873

56

lntcmo

tota l i

1 60 8

170

( I struzione pubblica. Culto)

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L'archivistica napoletana nella seconda metà del XIX secolo

lntcmo ( I struz ione pubblica. Culto)

Ott 1 872

110\

n el

CARTE

!!Cn 1872

55

FELICITA DE NEGRI

�

t � �·

Nel lungo periodo in cui Salvatore Bangi resta alla guida dell'archivio di stato di Lucca, dal I 859 alla fine del secolo, a Napoli si succedono tre diret­ tori: Francesco Trinchera, Camillo Minieri Riccio, Bartolommeo Capasso. Più precisamente, Trinchera riceve la nomina di soprintendente generale nel I 861 e muore in servizio nel maggio 1 874, M i n ieri regge il Grande Archivio fino al I 882, mentre la direzione Capasso si chiude nel I 899. Minieri e Capasso pervennero ai vertici dell'Istituto per chiara fama, gra­ zie agli studi eruditi che avevano loro assicurato una posizione di rilievo nei circoli culturali; la nomina di Trinchera 1 fu invece di natura politica, non di­ versamente da quella di Luigi Dragonetti, che lo aveva preceduto solo per po­ chi mesi nell'ufficio. Del resto, molte furono le nomine decretate fra la fine del '60 e l'inizio del '6 I , con le quali il governo luogotenenziale intendeva ri­ sarcire i vecchi patrioti delle passate sofferenze e legarli a sé nel nuovo ordine. Trinchera, come Dragonetti, poteva vantare un passato di liberale 1 : infatti nel '48 aveva aderito al governo costiwzionale, scelta che successivamente gli co­ stò la prigione ed un lungo esilio. Quando fu posto a capo dell'amministra­ zione archivistica napoletana, l'ex capo ripartimento del gabinetto Troja era completamente estraneo al mondo degli archivi e della ricerca storica; i suoi interessi, prevalentemente letterari e filosofici all'origine, durante l'esilio pie­ montese si erano volti al campo del diritto e dell'economia, discipline che

1 Cfr. P. F PALL'.\IBO, Per In storia di Ostuni, Lecce 1 98 1 ; IDE.\1, Francesco lì·inchera e gli Arcbivi napoletani (1861-74), in AA.VV., Studi in onore di Leopoldo Snndri, III, Roma 1 983, pp.66 1 -78; E DE MATTIA, Per In storia del Grande ArcbilJio, Napoli 1 997; F. DE NEGRI, Note sulla vita e l'opera di Francesco lì·incbem, in «Frammenri», 1 997, nA-5, pp. 129-58.


762

Felicita De Neg;-i

continuò a coltivare anche durante gli anni della direzione. Ciononostante, fra i direttori dell'Archivio napoletano Trinchera è forse quello che ha lascia­ to la traccia più durevole nella storia dell'archivistica. Nel 1 872 infatti pub­ blicò una guida descrittiva del materiale documentario conservato all'epoca nel Grande Archivio, opera che ha costituito per lunghissimo tempo - e per taluni versi costituisce ancora oggi - uno strumento prezioso di conoscenza2 . La direzione Trinchera coincide con un momento storico molto difficile per l'ex Regno, momento di trapasso e di profondi cambiamenti. La nutrita pattuglia dei patrioti napoletani, fra i quali, come abbiamo visto, va annove­ rato anche il nostro, ha conquistato con la partecipazione al movimento risor­ gimentale il diritto di contribuire da protagonista alla costruzione del nuovo stato unitario. In questa fase, i liberali possono cercare di difendere le tradi­ zioni autoctone o, viceversa, accettarne e persino promuoverne la \comparsa; ma, qualunque sia la loro posizione, devono fare i conti con il proprio passa­ to. La dialettica fra vecchio e nuovo coinvolge anche il mondo degli Archivi. Nelle province napoletane l'attività del settore continua ad essere provvisoria­ mente regolata dalla legge archivistica del 1 8 1 8 ; ma le nuove prospettive aper­ tesi con l'unificazione sollecitano fra gli addetti ai lavori una riflessione critica, che si nutre del confronto con le altre normative preunitarie in materia di ar­ chivi, anch'esse ancora vigenti, e guarda al futuro assetto dell'amministrazione archivistica nello stato nazionale. ' Trinchera ha al riguardo posizioni coerenti con le sue più generali con­ vinzioni politiche; liberale moderato, antiborbonico ma favorevole ad un Mezzogiorno indipendente in una federazione di stati costituzionali, il so­ printendente giudica la legge borbonica un modello di sapienza giuridica, al quale la passata monarchia, pur avendola concepita, non ha poi saputo dare una piena e corretta applicazione3. La contraddizione nasce, secondo Trin­ chera, dal carattere dispotico della monarchia stessa che non poteva non pro­ vare diffidenza per la cultura in generale e la storia in particolare e su questo giudizio anche un altro archivista del tempo, per altri versi lontano dal Tr � n­ chera, Giuseppe Del Giudice, esprimerà, come vedremo, analoghe convm­ zioni. Il compito del nuovo stato italiano è dunque per il soprintendeme non tanto di innovare le disposizioni legisìative già esistenti, quanto di renderle ef­ ficaci. Così, ad esempio, in riferimento alla consultabilità della documenta­ zione archivistica: a partire dal 1 824, successive disposizioni del ministero 2 F. TR.INCIIERA, Degli Archivi napoletani. Relnzione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Napoli 1 872. •1 ASNa, Ministero della Pubblica !stmzione, fs 740 I, f. lo 1 7 .

L 'archivistica napoletana nella seconda metà del XIX secolo

763

d�li'Interno borbonico avevano modificato in senso fortemente restrittivo il disposto della legge del ' 1 84, che in origine concedeva a ciascuno di osservare le carre conservate nel Grande Archivio e di chiederne copia. Trinchera acco­ . _ faz10 _ e le nuove direttive della Luogotenenza in materia di gbe c �� � odd1s � _ pub bl1 �1ta degli ar�hlvl:. « � el Grande Archivio di Napoli è data a tutti la fa­ . , �olta d1 consu! ta �·e 1 �OplOSI documenti che v ! si contengono», scrive nel 1 86 1 m tono compiaCIUto ; ma, al �empo stesso, tiene a sottolineare che l e apertu­ re ella Luogot � nenza alle es1genze della ricerca storica non rappresentano _ un . mnov�z10ne m se nso assoluto. Esse consentono piuttosto di superare la _ _ conrraddiZio� e che SI era venuta determinando sotto la monarchia borboni­ ca, c ?me abb1amo detto, fra dettato della norma e prassi amministrativa, e di app ! 1care fina� me � te la legge. I n un solo punto Trinchera è disposto a distac­ cam dalla l �glsl aziOne napoletana: nell'assegnare agli archivi una preminente . _ fun �10 �� sc1enn �ca, dalla quale d1scende, a suo giudizio, la loro appartenen­ za d1 dmtto al d1castero �ella Pubblica Istruzioné. La monarchia borbonica, _ al contrar� o, aveva _mcardmato gli archivi nel ministero dell'Interno con ]'ec­ ' _ cw ?ne d, un brevissimo intervallo di tempo, all'epoca del primo gabinetto _ cosnruz10nale nel 1 84 � . Ma a ques � o proposito, anche fra i partigiani del _ _ no? san � � n1voche. Luigi Dragonetti, per primo no­ n �ovo corso _le opm10111 mmato sopnnt �n �en te agli arch1v1 dal governo luogotenenziale, si esprime _ �er _u �� netta d1s �mz1.one fra la parre amministrativa del Grande Archivio e l � tt1v1ta �<tutta SCientifica» che è propria, a suo giudizio, della commissione d1 plomat1ca; e soltanto questa seconda branca di attività, a differenza della _ pnma, deve dipendere da !la Pubbli ca Istruzione7. Il Trinchera non segue le _ _ mvece orme del predecessore e nvend1ca al Grande Archivio nel suo com­ plesso un'alt � funzion� culturale, alla quale, a suo avviso, la legge del ' 1 8 of­ fre stru �entl ade�uatl � � r se ? el tempo disapplicati. Anche sotto questo . . pr �filo, s'. trat�a d 1 n � ta �d � re, p!U che di modificare, la legge - «monumento Insigne d1 sap1enza giUndiCa» secondo le parole del Trinchera - liberandola dall e sovrasrrutture che con il tempo si erano sovrapposte all'impianto origi­ . nano e lo avevano stravolto. �a legge organica non si era però limitata a fissare la struttura e le fun­ . ZIOni dell'amministrazione archivistica napoletana; insieme al successivo re­ golamento, aveva impresso un'orma profonda anche nell'ordinamento delle

�

� A. GRANIT� DI BELMONTE, �egislazio�re positi11a degli Archivi del Regno, Napoli 1 855.

A� Na, Mumter� della �ubblrca lstmzrone, fs 740 I, f.lo 34. lbrdem, Segretarrato ali/reo, l serie, fs 1 5 . - Ibidem, Ministero della Pubblica Istruzione, fs 740 I, f.lo 1 5. 6


764

L 'archiuistica napoletana nefla seconda metà del XIX secolo

Felicita De Negri

archivi prov incia li. Tale or­ scritture conservare nel Grande Arch ivio e negli prim itiva collocazione in dina men to cararrerizzò i l Grande Archivio nella sua i mutame �ri. di . sed� e di Casrelcapuano e si man tenn e inalr erara arrraverso . 10no suddiv.Jse �� cmque regime; sicchè all'epoca del Trinc hera le carr� appa , fina �ze, w usn�la, guer­ rerna uffici (poli tico- diplo mati ca, amm inisrrazione m. Anra n1o Spm elh, che re­ ra e mari na) così come nel ' 1 8 era srara prescnrro. rrim a mer� dell' 8 � 0, � ri �a stò a lung o al venice del Grande Arch ivio n� lla _ a con chiarezza 1l cnteno come direrrore, poi come soprintendente, c1 sp1eg avev� volura dare all'I­ arare ispirarare dell' ordin amen ra archi vistic o8: il legisl macc hma st �tale e, . a tale stitu ra un'organizzazione simm erric a a quel la della. s1 rrovavano «In cor nspo �­ scopo, i cinq ue uffici nei qual i es.so si arric �lava , nze». Era stara cosi. �ossi­ denza perferra delle regie segretene e loro d1pe nd� lte nel Grande Archivio da bile sistemare una «massa imm ensa di carre», afflu entire il ((più spedira e re­ . provenienze diverse e molt eplic i, in modo da cons o ed (<ogm ramo qualungolare andamento» delle relazioni fra l'Arc hivio stess . . . que» che vi avesse arri di sua perti nenz a. . . .1 f nz1on e � nnci ­ u l IVIO � Arc u ad ente � � ntem � evide sce riferi � Spin elli si . . am � mJsrrazw � e, ciVIle , fi­ pale - siamo nel 1 833 - � ra quel ! � d1 . formre . ali volta 1 n volta SI r� ndevano nanz iaria , giud iziari a, le mfor maz1 0111 che d1 nte, come abb1a �10 �et­ necessarie. Ma anche Trin chera, pur avendo ben prese ad accerrare l ordma­ sra ra la connotazione scien tifica dell'l stitu ra, è dispo alor� �ssolu ra e ��t�st?rico. m� nto in cinq ue uffici ed anzi a certificarne il : fra 1 cmq ue uffici SI 1spua ad La disrribuzione dei fond i arch ivisti ci napoletani essi ri �n � dano �d «altr�ttan­ «Un concetra rigorosamente scien tifico », . perch? . dello stara 111 rurr 1 tempi e 111 turr 1 luog h1 [. .] ti oro-a 0 ni essenziali nella vita deve essere l'im � agin.e . della quale ogni bene ordinato arch ivio gover �arivo e alla Ref�zlOJ1e sugl1 .archi­ scolp ita e parla nte». Così Trin cher a nella prefazw � on rec so del �opnn ten­ vi napoletani, redarra nel 1 8729 ; ma nonostante 1l � � . � sCJen oficl ta del siste ma era dent e che sembra non ammerrere repli che, la ri ? i or iname � to ir�. uso nel­ all'ep � ca turr'alrro che acclarata ed anzi sui crite pnvo d1 accenti aspn . Il rano l'Isti tuto si era aperto un diba rrito serra ra, non ivisti ci, oggi p � ò s� r p�en­ acceso della discu ssion e, su remi squis itamente arch camb iamenn. polmc1 ed di derci; d'altra parre, non va dime nticara che i gra� . zare, d1edero ltbero sfogo istitu ziona li, appena inter venu ti o ancora da realiz e, ma anche al fium e sorrernon solo ad energie e speranze a lung o com press ·

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Ibidem, Ministero de!I'Jmemo, II inventario, fs 3563. TRINCIIERA, Degli Archivi. . . cit., p. 32.

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raneo di inimicizie e risentimenti, in parre personali, in parre politici. Inimi­ cizie e risentimenti si possono certamente scorgere al fondo della controversia che oppone Giuseppe Del Giudice, capo sezione del Grande Archivio, ai suoi colleghi di lavoro; questi sorroscrivono un violento libello 10 conrro il Del Giu­ dice, reo di aver espresso in uno scrirra pubblicato nel 1 87 1 1 1 un giudizio ne­ gativo e sul metodo seguiro fino a quel momento nelle pubblicazioni scienti fiche dell'Isrirura e sui criteri adottati nell'ordinamento dei documenti. Le critiche formulate da Del Giudice invesrano l'intera cerchia degli archivisti napoletani, dove il capo sezione è piuttosra inviso, sia per la fulminea ed in­ spiegabile carriera che, dopo l'unità, lo ha riportato al Grande Archivio - da cui era stato allontanato nel '49 perché «esaltato liberale» - in una posizione di vertice, sia per aver conservatO il posro di lavoro a spese di un più anziano ed apprezzato collega, Michele Baffi, giubilato in sua vece quando, nel '68, viene imposta all'Istituto una sensibile riduzione di personale 1 2• Si aggiunga poi che Del Giudice, pur così critico nei confronti dei suoi compagni di lavoro, non sembra essere stato un modello di operosità e di dedizione ai compiti d'ufficio. Tuttavia la questione meradologica che il capo sezione merre a fuoco, re­ lativamente all'ordinamento delle scritture del Grande Archivio, non è prere­ sruosa né marginale. Si rratra infatti di stabilire se la divisione delle carre nei cinque uffici fissati dalla legge aveva determinato la frammentazione delle se­ rie, come sostiene Del Giudice, oppure se tale frammentazione, laddove esi­ ste, corrisponde comunque alla situazione e alla storia dei fondi archivistici prima del loro versamento, come affermano i suoi avversari. I n sostanza, la discussione prende in esame un solo caso concreto, quello dello sterminato archivio della Sommaria, le cui innumerevoli scrirrure, secondo Del Giudice, si rinvengono frazionate nei diversi uffici e dipendenze: «le carre relative alle investiture, vendite e ricompre dei feudi, dei pesi ed oneri feudali nel primo ufficio, i processi in parre nel ramo interno, in parre nel ramo giudiziario, i conti nel ramo finanziere» e così via. L'errore nasce, a giudizio di Del Giudi10 Anal!si e gir�d�zii delle cose pubblicate da Giuseppe Del Giudice, Napoli 1 8 7 1 ; gli auton sono venn «uffìziaii» del Grande Archivio, la quasi toralirà degli impiegari che in quel mo­ menro presravano servizio neli'Isriruto. 11 G. DEL GIUDICE, Cenno storico critico del Grande Archivio di Napoli, Napoli 1 8 7 1 . . 11 Sulla vira e la carriera di Del Giudice, nonché sulla polemica che l'oppone ai suoi col­ leghi cfr. S. PAL\!!ERI, Di una controversia archivistica del secolo XIX, in «Archivio Srorico del­ le Province Napolerane», CXIV ( 1 996), pp.387-48 1 . Con regio decreto 6 serrembre 1 864 i capo -uffìci del Grande �rc ? ivi� sono ridorri da cinque a rre, menrre gli impiegari di grado . med10 alto passano da dieCI a cmque. Quarrro anni più rardi, con regio decreto 1 8 febbraio 1868, viene sorrrarra un'alrra unirà al numero dei capo-uffìci e alla fascia inrermedia. .


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Somm aria «secondo ce dall'aver volut o distinguere le antic he scritt ure della a stori� a, perc�é gl i ordin amen ti mode rni, contro og�i. princ ipio di scien � . an:o deglt an­ tmstr 1t a ricorda l'arch ivista - nel governo pohn co, feudale e_ � � ,ti poter� le­ tra 0ne dati tempi non è possibile rinvenire una pe_rfet_ta dtst � nz 1 nge c h� l errore SI era gislat ivo, l'esecutivo e il giudi ziario ». Del G � udtce aggt � _ nell a nuova Archtvto determinato nel 1 845, in seguito al rrasfe nmen to dell _ alla ziOne esecu piena sede di San Sever ino, quando era stato necessario dare _ rmav o � che <� pr�ma . � no legge del ' 1 8 e le scritt ure delle anti_ch_e giuri �di �ioni_ fi­ u �fizt d t polm� a, separ ati archivi furono sceverare e dtst 1 11re_ ne � � �v: rst _tto dell ord111e e tscap � a rto, nanz e, dell'i ntern o, di guerra o del ramo gtu_d!Zia vtene negata con forza del concetto storico delle scritt ure» 1 3. Tale ctrcostanza to della sede nul­ dai suoi avversari, secondo i quali , al contr ario, il trasferimen perch é le carte �rana sta­ la aveva innovato rispetto alla siwa zione precedente, _ cut_ erano dtsposte a 111 te collocate in San Sever ino nello stesso modo de lle scritt ure, anc�1 e Caste lcapu ano. Quanto poi al supp osto frazio name nto _ to della Somm � na: questa accusa viene respin ta facen do riferi ment o a� l' �semp . _­ e ne era� o le an_nbu perché «hn da vecch issim i temp i separate separ�ttsstm a m; glt vano dt custo ne e � c zioni , e separati e distin ti gli archi visti o segret� n _ a _ an, � att e ? ttt mas � ro � _ i processi poi erano tratta ti e conservati da _dtverst ta �t tmpr �stat � t» alle grande loro agio e libert à, i quali aveva �� persmo la facol . l t atti della Archt:'IO parti . In conc lusion e, una volta afflum nel G �an_de '. � t. num osto ptutt � . Somm aria, !ungi dall'essere sceve rati, erano stati _ talt � el Gra �­ c uffi deglt parte da ice Giud Del di resi La confutazione delle _ sulla �uale �ss t st e�pn­ de Archivio conti nua con l'esam e della legge organ ica, _ aglt archt vt w m_ d� l mono in senso fortemente posit ivo: «A noi non solo, ma ve opera per fert t �st­ presente regno ed a qualc uno ezian dio d�gli esteri, appar _ _ carte nelle �L! nzt ?nt 111 ma e mirab ile l'ave r scrut ato lo scom pam ment o delle o» p rcto «Sta esso trinse che ed impr eterib ili di quals ivogl ia stato e govern � � ecceztont potra nno ra­ vecchio che nuov o, wtte le funzi oni dello stato senza _ cin �ue classt fissate nelle gionevolmente o impli citam ente essere comp rese _ Gtudtce contro la leg­ dalla legge ». Laccusa di antis toric ità for � ul � ta _da Del no 1 comprendere che ge organica risult a così ribalt ata: è Del Gt_udtCe_ tl solo � � 10 c d n � ovo>> ; essa con� _ la legge in parola abbra ccia «con . wtta sa_vte�z� ti vecc h tsst lungh per e muta conn 111 �lO s''_olg_ere dt are esent rappr «di i sente infatt dt g an fun� 1 0m �ella temp i la storia partic olareggiata e non interr otta del � e � _ mata vtene cttata vita dello stato ». Fra i testim oni a difesa della legge tncnm

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1 ' Le cirazion i sono uane da

DI

L GICDI U , Cenno storico

. . . ci r., pp. 62 sgg.

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l'autorità indiscussa di Michele Baffi 1 4; questi, sempre secondo i nostri uffi­ ciali, «aveva fatto vedere come dalla disposizione logica delle scritture del grande archivio tessere si possa la storia degli eminenti poteri del governo nel­ le sue cancellerie e segreterie, dalla più antica sino all'ultima della dinastia borbo nica, ma anche dei poteri medesimi rivolti ai rami speciali dell'interno, della finanza e così via» 1 5. In verità al Baffi e alla sua opera, Introduzione al repertorio degli antichi atti govemativi16, si era riferito anche Del Giudice, ricordando come il più an­ ziano archivista avesse proposto «la distinzione di tutte quante le scritture del­ l'archivio di Napoli in atti primari e secondari e avesse dimostrato che tale distinzione era la più accomodata alla intelligenza e all'esecuzione della legge organica». Ma poi, secondo Del Giudice, al Baffi stesso non era stato possi­ bile ignorare «quale confusione potesse in generare l'ordinamento delle scrit­ ture anteriori al 1 806 secondo la legge del ' 1 8»; a riprova, Del Giudice citava un passo dell'Introduzione in cui l'autore ammetteva che «in forza dell'antica processura [ . . . ] non è difficile il ravvisare nei vari tribunali antichi mescolato il potere amministrativo col giudiziario, il consultivo con il deliberativo»; ne derivava - sono sempre parole del Baffi- «quella implicazione di poteri che rende ormai difficilissimo un giusto e regolare ripartimento di affari e di atti pubblici il quale corrisponder potesse esattamente ai vari rami della presente nostra pubblica amminisrrazione, 1 �. Alla luce di tale consapevolezza, il Baffi era poi caduto in contraddizione quando aveva accettato «come ragionevole la distinzione delle diverse materie dell'amministrativo, del giudiziario, del le­ gislativo, quali che fossero i tempi, le giurisdizioni e le forme dei governi da cui emanavano>>. Il giudizio è di Del Giudice; il quale concludeva il suo idea­ le confronto con il Baffi affermando che «la distinzione di atti primari e se­ condari si può applicare solo alle scritture della moderna amministrazione, cioè a quella che cominciata dal 1 806 colla distinzione dei poteri dello stato, si è svolta, modificata e perfezionata negli ultimi 50 anni del nostro secolo» 1 s. Di conseguenza, la distribuzione delle scritture nei cinque uffici stabiliti dal­ la legge organica può essere mantenuto, a giudizio di Del Giudice, solo per quella parte della documentazione che riguarda la società del secolo XJX.

11 Cfr. B. FERRA:--:TE, J\!icbele Baffi, f'Ordinamellfo del 1862 e Ullfl sua operetta giudicata dispersa, in «Archivio srorico per le prov i n ce napolerane», CX ( l 992), pp. 275 sgg. 1 � Le ci razioni sono rrarre da Analisi e giudizio . . . , ci r . , passi m . 16 l\l . BAFFI, fmroduzione al Repertorio degli antichi atri gollematil,i, Napoli 1 852. 1 - La ci razione del Baffi è in DI I GtL'DICE, Del Gmnde Arcbi11io . , ci r., p. 69 nora. 1 ' Ibidem, p. 69. . .


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Una leggenda nera ha circondato fino ai giorni nostri l'operena di Del Giudice e il suo autore. E forse non è senza significato la completa assenza della pubblicazione dalla biblioteca dell'Archivio ?apole�a�o, do�e è invec.e possibile rinvenire in più esemplari la ri.sposta de.gb «uffiet.aii>� suo• detrattori. Del Giudice ha pagato con una sorta d1 dnmnatzo memonae .I m� ncato oss�­ quio alla tradizione archivistica napoletana, della quale pure era m l�rga mi­ sura partecipe. Non ci è dato sapere fino a che punto sul suo �ttegg•amento abbiano pesato i trascorsi politici, gli stessi che, a suo te�np? , gli a�evano pro� curato la fama di «esaltato liberale»; certo è che Del G1ud•ce, a d1fferenza d1 Trinchera accomuna nella condanna senza appello della monarchia borboni­ ca anche ii Grande Archivio quale si era venuto caratterizzando nel per.iodo intercorrente fra la restaurazione e l'unità; cioè, non come un «vero IStltuto scientifico e dotto», bensì come un deposito di scritture al servizio degli inte­ ressi dello Stato, dove la ricerca era considerata <<mera curiosità privata, alla quale non si era in obbligo di soddisfare senza la venia �elle alte autorità P?­ litiche di governo». Sicché, fino al 1 860, né «il vero ord111a�e� to delle s�nt­ ture» né «le pubblicazioni storiche» avevano potuto co�p•e:v• progr�ss1. . In seguito, l'unificazione ed il mutamento di regime, �a . d•sp onc? � cosntuzl?­ nale avevano finalmente consentito al Grande ArchiVIo d1 apnm allo studiO e ali� ricerca «senza veruna restrizione». Risorto dunque a nuova vita, l'Istitu­ to, secondo Del Giudice, deve continuare sulla strada tracciata, rinnegando l'eredità borbonica e cercando invece le sue radici ideali nel periodo francese e nelle leggi archivistiche murattiane del 1 808 e del 1 8 1 1 , che per prime - a suo dire - avevano mirato «veramente al progresso della scienza» 1 9. Lo scritto di Del Giudice venne pubblicato, come abbiamo già precisa­ to; nel 1 8 7 1� con l'intento dichiarato di offrire un contributo alla costruzio­ n della nu va amministrazione archivistica, che in quel momento era in cantiere. Ma le sue proposte per il momento non ebbero seguito, né .a livello nazionale, né sul piano locale; anzi, le affermazioni formulate del Tnnch�r�, ad apertura della sua Relazione, circa il metod� seg� i�o nel Grande Arch1v10 per I' ordinamento degli atti, suonano come un •mp�1c1ta !� a sever.a s: ronc�tu­ ra del collega. Probabilmente le animosità personali e gli 111te�ess1 d1 carnera: che muovevano i vari contendenti, impedirono una valutaziOne serena de� problemi. Ma la necessità, allor� segnalata, di inuo�urr� un .nuovo � etodo d1 ordinamento della documentaziOne napoletana resto ali ordme del g10rno per tutto l'ultimo scorcio del secolo XIX e fu anzi oggetto di due successive ispelq Ibidem, p. 40.

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zioni mi.nisteriali disposte dal Consiglio Superiore degli Archivi, la prima nel 1 88 1 , direttore Minieri Riccio, che venne affidata a Pasquale Villari, la se­ conda condotta dal meno famoso Antonio Broccoli, nel 1 899 ' ultimo anno della direzione di Bartolomeo Capasso. Villa:i, in occas!o�e della morte di Minieri, avvenuta poco tempo dopo la sua �1s1. �a ali ,�chiVIo napoletano, contribuirà a bocciare la candidatura di f?el GIUd�ce � ?•rettore, esprimendo nei confronti della sua condotta Iavora­ �n g1Ud1�10 pesantemente negativo20; ciononostante, la sua relazione �·va n�a 1spe � fa registrare . una s.ensibile .co.ns�nanza di idee con il poco apprezzato arch1�1�ta Partendo mfam dalla d1stmz10ne degli atti conservati nel Grande Arch1v10 :1n due grandi categorie - prima e dopo il 1 860 , lo storico ricono­ sce, quant� alla prim�, che «per disposizioni governative del 1 8 1 8, essendosi voluto ord� n �re le. scr�tt�re �ec?ndo le. nuove divisioni dei poteri governativi, e secondo 1 d1vem �1111sten, s1 gettò m esse pel contrario il disordine, per lo smemb.ramento a cu1 ve.nnero �ssoggettate»2 1 . Tuttavia, il Villari non giudica conveniente «voler ora tmmed1atameme ridare un nuovo e diverso ordina­ �ento a quelle carte»; piuttosto, si può procedere per gradi «di mano in mano SI va� n� cono�cendo e studiando» i documenti. Su proposta del relatore, il �ons1gl10 degl• Archivi delibera quindi di chiedere al direttore Minieri Ric­ CIO «un completo e ragionato progetto per una nuova e metodica classifica­ zi.on.e» delle scritture napoletane22. Senonchè il Minieri muore a pochi mesi d1 d1stanza, troppo presto per adempiere all'incarico ed il suo successore, Bar­ tolommeo Capasso, prescelto proprio per la «perizia nelle cose archivistiche» ' non sembra aver ripreso il progetto. -

ARCHIVIO C�NT!�,�LE D ELLO STATO, Comiglio degli Archivi del Regno, verbale relativo al.l a?unaJ�za d.el l � magg1o 1.882. Nella discussione seguita all'annuncio della morte di Mi­ m�n .RicciO, c1r�� ·" suo poSSJbde successore, il consigliere Marco Tabarrini ricordò che Del Gllld1ce �veva �la l.nutdn�enr� presen.raro la sua candidatura nel 1 874 e propose di verificare s.e. ob!Jatl orma1 gli screz1 ed .� rancon allora ancora freschi, si poteva considerarlo idoneo al­ l uffìcJO. Ma a s.troncare ogm prospettiva di carriera per il Del Giudice intervenne il riferi­ ment� del pres1dente del Consiglio, Cesare Correnti, alla recente relazione isperriva del Vdla �\· eh� aveva farro «ben poca lode alla diligenza e all'operosità» dell'archivista. fbtdem, ve rbale re larivo al l'�d�na�1Za del 1 8 febbraio 1 882. Quello napoletano era . . . , ��10 de1_ cmque p1u, grand1 ArchJvJ . Jtalla � J �he ilo Co1�siglio aveva deciso di ispezionare «per .ere es�r �a nor!z1� sullo sraro e SUl mod1 d1 conservaziOne e di classificazione delle carte ne­ gli .ArchJ.v�, sul! esistenza � sul! � preparazione degli indici e degli invenrari, e sui metodi per ess1 seguiti» (verbale relanvo ali adunanza del 22 aprile 1 88 1 ). Ibidem, verbale relativo all'adunanza del 1 8 febbraio 1 882. ,

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Passano così sedici anni e di nuovo viene inviato un ispettore, il consi­ gliere Angelo Broccoli 23questa volta, con il compito di esaminare «quali la­ cune esistano nell'ordinamento attuale delle carte» dell'Archivio napoletano . La corposa relazione ispettiva del Broccoli24 ci rimanda un'immagine dell'I­ stituto in verità poco brillante, molto diversa da quella che la tradizione ar­ chivistica napoletana suole collegare con la direzione di Capasso: <<l'archivio di Napoli è ancora in molte sue pani un limbo inesplorato - scrive l'ispetto­ re - difficili, lunghe e titubanti riescono le giornaliere ricerche a pro dello sta­ to, dei privati e degli studiosi». Ciò non avverrebbe, a giudizio di Broccoli, <<perché 600 mila fra fasci e registri siano difficili ad amministrare da un giu­ sto numero di persone rette, intelligenti e volenterose, ma perché cattiva è la ripanizione organica generale per sezioni»; ed aggiunge: <<tale condizione ne­ gativa di cose durante tanti anni ha frustrato le migliori volizioni ed ha dissi­ pato le maggiori energie». Con il decreto del 1 875, ricorda l'ispettore, gli uffici o sezioni dell'archivio da cinque sono stati ridotti a tre; nonostante l'ac­ corpamemo così avvenuto, Broccoli deve constatare che sussistono a Napoli molteplici esempi di smembramento delle scritture ed anzi osserva che «l'in­ conveniente è proprio congenito dell'attuale sistema di triparrizione degli uf­ fici>>. Eali afferma di non voler per il momento affrontare la questione di «un piano di riordinamento fondamentale dell'archivio sulla base di una ripartizio­ ne generale delle scritture ispirata a un criterio diverso dall'attuale>>. A tal fine bisogna prima procedere alla stesura di «un inventario collettivo e riassuntivo dei rami di scritture conservare in ognuna delle vigenti sezioni»; infatti la rela­ zione Trinchera, per quanro «opera insigne>>, gli appare ormai inadeguata al pubblico e ai funzionari stessi. L'inventario dovrebbe essere compilato, a suo giudizio, secondo un modello «di forma statistica>> di cui allega un esemplare a stampa. Soltanto sulla base dei risultati dell'inventariazione proposta si po­ rrà procedere, secondo Broccoli, «alla riorganizzazione del patrimonio di que�J Naro a Napoli nel 1 842, Broccoli, avvocaro, uomo politico (prima deputato al Parla­ menro, poi consigliere provinciale di Terra di Lavoro) ed erudito, fonda nel 1 889 l'Archivio Storico Camp11110 insieme ad altri culrori di sroria patria della provincia � i Caserta, è co �1po: . ncnte del Consiglio degli Archivi del Regno e membro d ella C? mm1ss1one conservarnce d1 . . monumenri e scavi di anrichità. Alla morte di Capasso, s1 cand1da a succedergh, presenran­ do a corredo dell'istanza la relazione isperriva da poco formulata. Il Consiglio degli Archivi, pur riconoscendogli «coltura di studi srorici e pratica di archivi» gli preferisce un altro con­ correnre, l'archivista napoletano Nunzio Federico Faraglia, il quale sarà a sua volta sopra­ vanzaro dal collega Raffaele Barri (ibidem, verbale relativo all'adunanza dell'8 maggio 1 900). �. Della relazione isperriva esiste una copia manoscritta in A.S.Na, Segretarimo ant1co, l .<erie, b. 56, da cui sono trarre rurre le citazioni.

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sto archivio sia in fatto di materiale riordinamento degli atti di ciascuna serie sia quanto alla compilazione di buoni invenrari, repertori e indici per ciascuna di esse>>. Tanto nel riordinamento quanto negli invenrari e repertori si dovrà considerare come «unirà tattica fondamenrale il complesso di tutte le scritture che si formano nell'archivio di un dato dicastero, giurisdizione, consulta>>. Nel frattempo, le condizioni generali dell'archivio potranno comunque migliorare, ad avviso dell'ispettore, riorganizzando provvisoriamente le scritture in «Sezio­ ni integrali a base cronologica>>. Come si vede, la relazione del Broccoli sembra confermare ralune delle critiche già avanzare da Del Giudice ed oppone all'ordinamento esistente, per sezioni o uffici corrispondenti grosso modo ai poteri e alle funzioni dello sta­ to, un'organizzazione delle carre per archivi, su base cronologica. Ma su tut­ to questo converrà ritornare. Per ora va segnalato che la relazione Broccoli produce qualche risultato; Raffaele Batti, vecchio archivista succeduto al Ca­ passo nella direzione dell'Istituto, intraprende all'alba del nuovo secolo la compilazione di una guida pratica alle scritture che dovrebbe servire - ce lo ricorda Casanova�� - ad indicare ordinatamente stanza per stanza, scaffale per scaffale, i titoli e i numeri delle scritture contenutevi, con opportuni richiami agli inventari delle medesime. Ma ben presto questa utilissima opera viene giocoforza interrotta, a causa dei gravi pericoli di dissesto che minacciano il convento dei SS. Severino e Sossio. Comincia così per il Grande Archivio, sorto la direzione del Casanova, una nuova stagione, caratterizzata dai «vani­ cosi spostamenti>> di cane al suo interno, nei quali vengono assorbiti per anni le energie e gli interessi degli archivisti napolerani26•

�s E. CASANOVA, L'Arcbivio di Stato in Napoli, dal ! gennaio 1899 al31 dicembre 1 909, Napoli 1 9 1 0 , p. 9. �6 F. DE NFGRI, l/ monastero dei 55. Severino e Sossio nella prima metà del '900: opere di consolidamento e di sistemazione gmemle del Grande Archivio ji'fl le due guerre, i n AA.W., Il Gmnde Archillio, Napoli 1 998, pp. l 1 -20 .


ROBERTO NAVARRINI Un ordinamento «logico» o «razionale» ovvero «enciclopedico»: il si­ stema per materia nel Lombardo- Veneto.

Quando si parla degli archivi dell'area geografica, su cui venne fondato il regno Lombardo-Venero, il pensiero corre automaticamente al sistema di or­ dinamento per materie, al metodo peroniano, attuato principalmente negli archivi milanesi, ma diffuso ampiamente in rutto il territorio. Un metodo di ordinamento aspramente criticato dagli archivisti moder­ ni, perché, non rispettando il principio di provenienza, ma fondandosi sul contenuto (materia), rompe il vincolo archivistico, confonde le carre di di­ verse magistrature impedendo la conoscenza della loro organizzazione, della loro struttura, della loro storia. Noto è il giudizio negativo espresso dal Casanova nel suo manuale 1 , tut­ tavia meraviglia che ancora oggi il giudizio di archivisti a noi contemporanei sia improntato solo ad evidenziarne i difetti e le conseguenze, senza tener con­ to dell'ambiente culturale e politico in cui il metodo si è formato e le moti­ vazioni che indussero gli archivisti milanesi ad applicarlo in forme massicce. Il sistema per materie nasceva, infatti, in un ambiente particolare, condi­ zionato da un lato dalla scienza dell'amministrazione che seguiva il principio del «regio servizio» e del «bene pubblico», dall'altro dal particolare movimen­ to culturale conosciuto come Illuminismo, in un periodo caratterizzato dal mutamento del concerto di Stato e di amministrazione. In questo ambito ope­ rarono i Kaunirz e i Firmian, ma anche gli addetti agli archivi milanesi, il Col­ la, il Pescarenico, il Sambrunico, il Peroni, Ilario Corre, che erano persone al regio servizio. La preminenza di questo concetto trovava la sua giustificazione proprio nel fine amministrativo, burocratico, politico che guidava il lavoro 1 E . CASAl':OVA, Arc!Jilllstica, Siena, Srab. Ani Grafiche Lazzeri, 1 928, p. 2 1 1 .


Il sistema per materia nel Lombardo- Venero

Roberto Nal'tlrrini

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dell' ordinatore, in quanto la documenrazione veniva considerata strumento per gestire l'interesse pubblico in un'ottica esclusivamente pratica dell'archivio. Giustificata dai principi dell'Illuminismo, invece, fu la scelta delle mate­ rie, fondata su principi derivati in buona parte dalle scienze naturali, tanto che il Peroni non esita a citare il Buffon e il Linneo2, accogliendo nel riordi­ namento del materiale documentario il principio delle «classi». Raccogliendo e ordinando il materiale archivistico in vari distinti titoli dominanti e subal­ terni, il Peroni era consapevole di costruire un ordine artificiale e affermava, secondo la testimonianza del Fumi3, che «le divisioni in generi, ordini e clas­ si non hanno esistenza che nella nostra immaginazione». Altra grande motivazione, come si è detto, è quella legata all'affermarsi di un nuovo tipo di Stato e di un nuovo rapporto tra Stato e cittadino: «Da una parre c'è lo Sraro che rende ad eliminare le giurisdizioni speciali e a dimo­ strare i suoi diritti; dall'altra sta il cittadino che cerca di dimostrare, invece, di pos­ sedere rali giurisdizioni e i dirini conseguemi. Tamo lo Staro quamo il cittadino nel procedere ad una sistematica revisione della documemazione hanno il precipuo sco­ po di conservare quelle sole cane che vengono giudicare utili a dimostrare queste di­ verse ed opposte posizioni; su quesro imeresse, preminente su ogni altro, che guida i principi dell'ordinamento, poggiano anche la metodologia e la logica dello scarto con il quale si rende a distruggere i documemi che non servono a dimostrare la va­ lidità delle proprie prerogative (o che porrebbero dimosrrare il conrrario . . . ) . Ve­ nendo a comano con grandi archivi familiari, ci si rende conto del fano che, nel Set­ tecento appunto, anche nell'ordinamento degli archivi di famiglia sono stare seguire le medesime direttive applicare dagli archivisti statali: le carre sono ordinare per ma­ teria, raccolte in categorie utili a dimostrare i diritti giurisdizionali, feudali, ecc.: an­ che qui i principi che guidano il lavoro di revisione della documemazione hanno le loro basi fondamentali nel momento storico in cui vengono applicari»4. fu suddetti principi si atteneva anche il «Manuale degli Archivi» di An­ gelo Volpi; nei Prolegorneni elementari con cui il manuale si apriva, si legge che nei mezzi per fondare e conservare lo Stato è essenziale la scrittura «in quan­ tO attestazione del dominio, giacché nella scrittura, che assume le varie forme

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diplomari che del potere e �� ll'amministrazione politica del Principe, si fonda . e � rogred1sce lo Stato d1_ dmtto nelle sue articolazioni civili 5. Un concetto di ev1denre sap �re illuministico che giustificava la preferenza per l'ordinamento _ _ per matene, � n quant� la ! og1 �a voleva che agli atti di Stato, come a quelli dei . « �orp1_ pL� b ? IIcl>> o «pnvau», SI dovesse applicare la classificazione delle «mare­ ne ammmlstrative, ? nanziario-fiscali, ecc. perché l'archivio doveva rispec­ _ chiare e conserv� re l operato del suo Aurore»; in effetti, avverte il Natale, il _ produttor� ammu:lStrava per "materie» (Acque, Tribunali, Uffici), «paradig­ _ . . ma peromano dell Arch1v1o d1 Stato di Milano». � l concerto. delle «materie amministrative» era sostenuto dalla stessa au­ . roma go�rern� uva, come dimostra il caso dell'archivio camerale di Mantova, per d_ cu1 ordma_m enro determinante fu l'intervento del come Firmian, vice _ govet:natore e m1n1stro plenipotenziario della Lombardia, che nel 1 78 1 criti­ cava d pia � o di ordinamento proposto dall'archivista camerale Bridi. . Questi avevay resent� t� u1� prog_etto � i ordinamento, per il quale l'archi­ VIO camerale ven1va sudd1v1so 1n sene pnncipali e in rubriche subalterne se­ COI� do un criterio basato sulla quali tà giuri � ica delle scritture: le serie princi­ . _ p ali era1: o composte � a strumenti, 1nvesmure, atti, commissioni, sigurtà, mve �1 �an � e�c.; l� r � bnche sub� lterne da acquisti, vendite, affitti, permute, credm, dlChJara�IOnl, �agamenu, ecc.; ne derivava la completa avulsione del­ . le pran�he dagli uffio c � merali c �1e ne � rano stati l'origine e il completo smem btamenro delle pranche relanve al smgolo affare. La critica del Firmian . appanva ampiamente giustificata alla luce delle teorie del tempo: « È dunque indi � pensabil� - scriveva il ministro - che l'archivista Bridi s'accinga . pronramen �e a n formare ti p1ano da subordi narsi di nuovo alla Rea! Corre. Egli che ha una nozwne generale delle maren_ � che � �_ contengono in un archivio deve ripor­ _ nel fare che le r 1bn he s1ano precise e chiare . . . Da un buon pia­ re rutt� lo srud1o � . . � nuscita no, OSSI� prosperro, d1pendc la fehce della riordinazione, abbrevia indicibil­ mente ti lavo ro . . . . Le rubrich� p :inc! pali - esemplificava - sono: Magistrato . . ca1�1erale, Ben1 c rag1on1 cameral i, Pnvanvc camerali e tutte le altre raaioni che sono gu1dare colle lettere iniLiali del modello. Le rubriche subalterne ha 1no da essere quelle che rengo �10 a1�alogia colle rubriche principali; per modo di dire da Tesoreria generale, ! a Ra�10 �1en a carn � rale, Bilanci, ere. sono tutte rubriche che dipendono dalla r � bnc� pnne�pale : l\fag1� rraro camerale . . . Portandosi il prospetto a questo me­ , rodo SI vedra regolare l esrens10ne dell'archivio e riuscirà anche facile la coordinazio-

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..An­

ne//' RAP0:-\1, Per la storia dell'ArchiIlio di Stato di Milano. Erudizione e w/tura 1 97 1 , pp. 3 1 3-334. Staro», di Archivi degli a Rassegn .. in 9), 1 9 1 9091 ( Fumi del nuario» io Storico Lombardo,, s. ' L. FL::-- u , L'Arr!JiL,io di Stato di Milano nel 1908, in «Archiv ssg. e 8 9 1 . p 909), 1 ( I IV, vol. Xl, a. XXXV Ani del seminario ' G . CAGLIARI Pou, // sistema peroniano, in Gli rtrchil'i peronir111i, a pp. 1 3- 1 4 ) . e (citazion 8 1 1 l pp. 1994, 1\lilano svolrosi a Ì\\ilano il 26 gennaio 1 993,

. ' A. R. NAr:\1 1 , L e �notivazioni storiche e le ispimzioni jìlosojìthe de/ metodo arciJiuisrico­ . eno;loj edtco da/1'/l!.ummtsmo a l" Rt'Sftmmzione in Lombardia, in «ACME» (Annali della Fa­ �

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colta d' Lerrere e hlosofìa dell Università degli Studi di Milano), XXXVII/2 ( 1 984), . 30 (w. a p. 8).

pp.

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Il sistema per materia nel Lombardo- Veneto

ne delle carte. Per venire a capo d'una perfena e celere ordinazione è d'uopo pre­ menere la divisione generale delle materie mandando, per modo d'esempio, alla ru­ brica Palazzo della Camera alla Favorita ogni istromenro di vendita, affino, voto fi­ scale, decreto, consulta, informazione di visita, dispaccio e qualsiasi altra scrittura concernenre qualunque affare del Palazzo alla Favorita . . . Ceguale massima si ha da tenere per ogni altro oggetto . . . Tuna questa unione di carta a materia per materia si deve preparare al lavoro particolare sulle cane di ciascuna coll'unire per ordine di tempo gli atti e provvidenze in ogni controversia o affare, formargli sulla sopracana l'estratto in succinro del conrenuro colla indicazione del giorno, mese ed anno e po­ scia suddividere e collocare questi fascetti giudiziosamenre nelle classi cui apparten­ gono, secondo la natura ed indole della regalia o Ramo camerale»6 .

Se, dunque, era impossibile recuperare l'ordine delle scritture che giaceva­ no nel massimo disordine nell'archivio generale dello Stato, non era inattua­ bile il recupero delle «materie» che i rispettivi uffici avevano trattato8. Come l'EncicLopedia raccoglieva la conoscenza delle scienze e delle arti, l'applicazio­ ne dello stesso metodo all'archivio avrebbe unificato le attribuzioni docu­ mentarie, avrebbe permesso all'archivista di cogliere l'essenza istituzionale della documentazione governativa; dalle disposizioni generali, dalle occorren­ ze particolari, dai titoli dominanti e subalterni, inoltre, erano ottenibili anche notizie sulle attribuzioni e sulla storia dei singoli uffici e per di più l'applica­ zione del sistema poteva soddisfare, senza bisogno di repertori o di altri stru­ menti archivistici, qualunque ricerca, non solo le occorrenze dell'amministra­ zione, ma anche gli interessi e le curiosità della erudizione. Il Peroni, come è noto, perfezionava il pensiero del suo predecessore, ot­ tenendo l'approvazione «politica» dell'imperatore al suo Prospetto e l'elevazio­ ne al rango di consigliere di Stato; il metodo sistematico divenne materia d'in­ segnamento nella Scuola di Paleografìa e Archivistica, vera fucina di archivisti che in essa compivano e perfezionavano l'addestramento professionale. La convinzione dell'efficacia del sistema peroniano sarà ribadita ancora nel 1 873 dal Muoni, il quale diceva: «Convengono in tale sistema . . . ambo i metodi scientifico e politico»9, quel sistema che l'Osio giustificava nel 1 858, quando insegnava che ogni documento poteva essere considerato in base a quattro aspetti: l'origine, le persone, l'oggetto e la forma, che l'Archivio ge-

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Una vera e propria lezione di archivistica dettata dalla situazione politica del momento! E il momento storico fu appunto quello delle riforme illuminate del se­ condo Settecento, in cui la soppressione di numerosi uffici e magistrature e l'accumulo e la concentrazione conseguenti di masse di cane, in cui erano racchiusi titoli, facoltà, diritti, obbligazioni, immunità e privilegi, costrinse i governi a porsi l'interrogativo di come provvedere alla conservazione di un così vasto patrimonio documentario, fondamento dello Stato. La sola garanzia di conservazione stava nell'ordinamento delle carte, che significava la ricomposizione della documentazione nei singoli archivi con­ centrati, ma la situazione contingente non consentiva una simile impresa; e Ilario Corte si persuase, sotto l'influsso della dottrina del tempo e la pressio­ ne delle esigenze politiche, che la fusione delle scritture dei singoli archivi in un unico complesso, ordinato nelle distinte «materie» che le scritture tratta­ vano, cioè che gli uffici e le magistrature avevano trattato in funzione delle proprie prerogative, avrebbe potuto risolvere al meglio il problema . I l Corte considerava il fatto che erano venuti meno i «corpi governativi», cioè le cancellerie, i tribunali, gli uffici che avevano prodotto la documenta­ zione concentrata, mentre non erano venuti meno gli oggetti, le «materie» trattate dagli uffici soppressi e che, pertanto, sulle materie, considerate nel lo­ ro aspetto di competenze e funzioni, si attivavano i nuovi corpi, i nuovi uffi­ ci, se pure con diverso metodo di attribuzione e di espletamento7.

6 ASMn, Archivio GonZ<tga, busta C, lettera del conte Firmian in data 8 maggio 1 78 1 ; Cfr. R. NAVARRINI, Una magistratura gonZ<tghesca del XVI secolo: il Afagistmto cmnemle, in Mantova e i GonZ<tga nella civiltà se/ Rinascimemo, Mantova 1 977, pp. 99-1 1 1 (ci r. p. l 05).

- NATALE, Le motivazioni storiche e le ispirazioni filosofiche de/ metodo archivistico-enci­ clopedico . . . ci t., p. 8.

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8 Un esempio di tale condotta è dato dall'archivio della Contabilità provinciale di Man­ wva, 1 78 8 - 1 886, conservato nell'Archivio di Stato di Mantova; l'archivio raccoglie la docu­ mentazione delle magistrature finanziarie dalla devoluzione del ducato di Mantova all'Impe­ ro all'unificazione, documentazione che ebbe diversi ordinamenti: dal 1 784 al 1 800 operò la Regia Delegazione di Contabilità ed ai suoi atti vennero aggiunri quelli di una miscellanea della Tesoreria e di spese privare delle Corri Camerali; seguì la contabilità dipartimentale e provinciale dal 1 800 al 1 8 14, i cui arri rimasero in arresa di riordinamento; vennero poi con­ centrati con la conrabilirà Mellas, con i registri di entrare e uscite, consuntivi per gl i anni 1 770- 1 80 l, giornali di cassa, registri di salariati e pensionati, mantenendo un ordine dato da elenchi numerici di versamento e con protocolli contabili incompleti. A questi carteggi ven­ ne aggregata la contabilità della Cassa provinciale dal 1 8 3 1 al l 857 e una contabilità del pe­ riodo preunitario. Larchivio è ordinato per materie; cfr. R. NAVARRINI, Gli archivi delle ma­ gistrature finanziarie del regno Lombmdo- Veneto a Mantova, in Il lombardo-veneto (1815-1866) sotto il profilo politico, economico-sociale, (Atti del convegno storico) Mantova 1 977, pp. 289-299. 9 Ibidem, p. 9; cfr. D. MUONI, Archivi di Stato in Milano - Prefetti o Direttori (14681874). Note sull'origine formazione e concentramento, ora in L'Archivio di Stato di Milano Mmmale storico-archivistico, a cura di A. R. NATALE, Milano 1 976, pp. 2 1 5- 2 1 8 .


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nerale era staro ordinaro secondo la terza base divisionale, dimostrando che «la 'sistematica delle materie archivistiche' non poggiava su basi semplice­ mente 'meccaniche', ma che dipendeva da un metodo di ispirazione teorica: dal 'filosofare' della classificazione documentaria», come avverte il Natale 1 0 . <<Non è mestieri essersi di molto addenrrari nelle discipline filosofiche, per sapere che ogni classificazione riesce di sua natura imperfetta . Noi, perciò, siamo lonrani dal dissimulare le difficoltà di proporne una pei docu­ menti d'archivio, la quale non lasci appiglio a ragionevole eccezione. Resta, tuttavia, sempre che ogni carta si può riguardare sotto quattro aspetti, cioè considerando: l 'origine, donde emanano le carte stesse (sezioni, capitoli, atti emanati da un'autorità religiosa, ovvero dalle autorità politiche). Le persone a cui si riferiscono (pubbliche o privare). L 'oggetto o sia l'argomento di cui trattano (atti sacri e disciplinari, economici, am­ ministrativi, giudiziari). La forma e il norne delle medesime . Queste riescono spesso guide fallaci: l ) perché documenri affatto diversi di natura; 2) e, per converso, documenti per l'intrinseco di identica natura (come decreti e informazioni) assumono sovente forma e nome di­ versi, per es. epigrafi, notificazioni, lettere. Carrenersi piurrosto all'una che all'altra di queste basi di divisione dipende dai fini particolari che si propone l'ordinarore nel caso concreto, o dalla maggiore o minore ricchezza dell'archivio nelle varie specie di atti che racchiude; ma, fatta la scelta, re­ sta un altro lavoro scabroso: lo stabilire acconciamente le ulteriori partizioni. Il nostro Archivio Generale fu ordinato secondo la terza delle basi sovraindicate, ri­ partendo tutti gli atti per <<materie» di circa 30 classi, le quali furono suddivise in più titoli subaltemi disposti per alfabeto e cronologia>> 1 1 •

Anche i n Mantova l'archivio della dinastia gonzaghesca, l e carte riguar­ danti cioè il dominio e il governo della città e dello Stato mantovano, subi­ rono un riordinamento per materie; il viceprefetto dell'archivio Giovanni Battista Baretti nella sua relazione del 7 ottobre 1 79712 scriveva: <<[le carre] sono state separate e disposte per materia secondo le classi principali por­ tate dal piano, e distinte dalle diverse alfabetiche lettere maiuscole, indi è stata divi-

10 NATALE, Le motivazioni storiche e le ispimzioni filosofiche de/ metodo archivistico-enci­ clopedico . . ci r., p. l l . 1 1 A. R. NATALE, Teoria e pmtica archivistica dell'Ottocento nella polemica Sickei-Osio, M i­ .

1 2 P TORELLI,

lano 1 976, pp. 58-59.

L'Archivio Gonzaga di MaJ/tot1a, Ostiglia, Mondadori, 1 920, p. XLI.

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sa ognuna di dette classi principali in altre subalterne contraddistinte con numeri ro­ mani, e queste pure, dov'è accaduto in acconcio, sono state suddivise mediante l'ag­ giunta del coerente tirolo di suddivisione chiamato da numero arabico . . . I n pro­ gresso le carte medesime come sopra divise sono stare classe per classe disposte tutte in ordine cronologico; ne furon formati li rispettivi fasci colle cartelle interne e fron­ tali, colle lettere, numeri e titoli ad ogni classe e divisione competenti, ed indi con giusto ordine progressivo collocare ne' destinati armadi e cancelli»1 3 .

Non tutti gli archivisti milanesi, tuttavia, furono assertori della sistema­ zione <<razionale» delle carte; Gaetano Pescarenico, infatti, aveva proposto, nel 1 766, l'applicazione del sistema cronologico alle serie dell'archivio del Magi­ strato Camerale, poiché nel concetto di serie egli includeva il suo svolgimen­ to nel tempo, incontrando la forte opposizione del Kaunitz, favorevole al si­ stema per materie 14 propugnato dal Corte. Quella del Pescarenico non era la sola voce discorde sull'applicazione del sistema governativo; l'esigenza, che in precedenza si è considerata, di ordina­ re i propri archivi per ragioni giuridiche e politiche, esigenza presente sia nel pubblico che nel privam, aveva determinato una serie di interventi riordina­ tori, che mosrrano, per la loro eterogeneità, come sul finire del secolo XVII I nella Lombardia asburgica fosse predominante l'idea illuministica nel riordi­ no degli archivi, anche se non sempre applicata secondo i principi degli ar­ chivisti milanesi. Anche l'archivio del monastero di S. Benedetto in Polirone15, sul finire del secolo XVIII, si trovava in uno stato di totale abbandono e l'abate Mau13 Nel riordinamento dell'Archivio Gonzaga rientrò anche quello dell'Archivio camera­ le di Mantova, nel quale venne applicato un sistema di riordinamento solo parzialmente ri­ feribile al metodo per materie, infatti, nella citata relazione del Baretti si rag�uaglia � ugl � in � tervenri riordinatori che vennero effettuati soltanto dopo un attento studto deglt tsmun confluiti nel fondo camerale. Una pane della documentazione venne sistemata secondo il principio di provenienza in stretto rapporto con l'istituto p �oduttore; altra venne invece trat­ . tata con il sistema delle materie; si veda P TORELLI, L'Archtvto Gonzaga dt Mantova, p. XLV. Cfr. pure i n E. LODOLINI, Lineamenti di storia dell'archivistica italiana. Dalle origini alla metà del secolo XX, Roma 1 9 9 1 , p. 1 20. 1 4 Cfr. missiva dell'Imperatrice al Duca di Modena, Vienna, Haus-Hofund Staatsarchiv, Lombmdei Korrespondenz, C. l 05 e ASMi, Archivio Ducale, Cancellerie dello Stato, regtStrt, s. X, reg. 5, pp. 1 26- 1 27, citata da NATALE, Le motivazioni storiche e le ispimzionifilosofiche del metodo archivistico-enciclopedico . . ci t., p. 1 3 . . . 1 5 Per la storia del monastero di S. Benedetto in Polirone sono fondamentali gh studt dt BACCHINI, Dell'istoria del monastero di S. benedetto, Modena 1696 e R. BELLODI, Il mo­ nastero di S. Benedetto in Polirone nella storia e nell'arte, Mamova 1 905; sulle vicende storico­ economiche del cenobio si rinunda a M. VAlNI, La distribuzione della proprietà terriem e la .

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ro Mari, nel perseguire lo scopo di riconquistare al monastero un ruolo im­ portante anche sul piano culturale (su quello eco nomico garanri'.'ano anc�ra . beni e proprietà), riusciva ad evitarne la soppressiOne con � na evtde nr� �lo­ . ne politica, consistente nell'istituire una accademia letterana e nel npnstma­ re la biblioteca e l'archivio del cenobio 1 6. La consapevolezza che senza un archivio ordinato non era possibile giu­ stificare il possesso dei beni e che la burocrazia imperiale, affatto indulgente con gli enti religiosi che non fossero in grado di pr�sentare i legitti� i �itoli di proprietà, avrebbe potuto determinare la soppr�sswne del ce � oblO, mdusse . l'abate Mari a rivolgersi ad una singolare figura dt monaco-archtvtsta, don Be­ nedetto Fiandrini, decano del monastero di S. Vitale di Ravenna. Tipico rappresentante dell'ambiente culturale benedettino, il Fia� drini . riteneva - è avvertibile l'influenza del pensiero illuminista - che l'archtvJO do­ vesse essere un libro aperto, facile da leggere e da consultare; la sua prepara­ zione lo avvicinava alle teorie del Le Moine 1 7 e pertanto anch'egli prediligeva un tipo di ordinamento per materie elaborato nell'ambiente benedettino, da cui lo stesso Le Moine proveniva, applicato nelle forme teorizzare dall'avvo­ cato francese. Anche per le carte polironiane l'esigenza della buona conservazione era le­ gara a due fondamentali scopi: una istanza di carattere giuridico che esigeva la . possibilità di attestare diritti ed obblighi; una istanza � iù pragmattca, l� � eces­ sità di facile accesso al precedente, al documento da nchtedere o da estbtre. Dal gennaio 1 790 per sette mesi l'infaticabile monaco si applicò al rior­ dino dell'archivio polironiano, applicando un sistema misto: cronologico per i libri di amministrazione e per materie ( 1 7 voci) per gli atti e i documenti suddivisi in armadi e caselle 1 8. Punti deboli del sistema furono la collocazio-

Il sistema per materia neL Lombardo- Veneto

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ne degli atti deter minata dagli armadi e la diffic oltà di mant enere l'ord ine nel­ le sezio ni tratta�do�i di �n archi io in accre scime nto. Cons apevole dei limit i : . del suo sistema ti Ftandnm. predtspose un Codice diplo matic o del quale eb· be smgo 1are c � r� I 9 : <<P nsat molt o sop a un nuov o sistem a adda'ttato alla qua� � . , In� de mattena!t - scnveva � c�e or��na �avevo. Fissa ta la massima di � sop­ . pnm ere la confusa molt epltC ita degl mdtc t e di ridur il tutto a un Codi ce diplo matic o, in cui fossevi tutto intier o l'estr atto di ciò conti ensi nell'a rchi­ vio . . . »20 compose un c ?dice, in cui «a norma della crono logia delle date>>, pos: accanto alla trascn. z10ne o al regesto dei singo li docu ment i la collocazio­ . ne � � ar� adt, caselle e fascic oli, la segnatura archivistica, forne ndo poi l'ar­ . chiVIo dt una «Tavola» delle materie. _L'ordine del F�andrini non resse alla soppressione, avvenuta dopo pochi annt, da parte del! Arma ta francese; tolto dagli arma di e dalle casel le l'archi­ vi� tor� ò �d esse�e «un infor me ammasso» che, nonostant e le segnature e le sptegaztom del Ftand rini, gli archivisti degli uffici del Dem anio non furono più in grado di riordinare; a tutt'oggi l'archivio cartaceo non ha un ordina­ mento ben defin ito e presenta un inventario grosso modo cronologico utile soltanto per la ricerca2 I . In Brescia, sul finire del secolo XVI II, appare evidente la formazione di un indir izzo archivistico - appare eccessivo defin irlo scuol a - che faceva capo all'archivio dell'O�pedal e grande22. Ancora una volra l'esigenza di ordina­ mento e conservaziOne era strettamente connessa alla neces sità di attestare u f­ ficialmente diritt i ed obbli ghi, per far sl che l'istit uto fosse in grado di ot­ temperare alla severa normativa della Serenissima in mater ia di gestione dei ·

INSABATO, un momento fondmnent le nell'org anizzazione degli archivi di fomiglia in Italia: il . Settece�Jto m l�fiauro della m�morra� (Arn del convegno inrern azionale di srudi sugli archivi d1 fam1glte e d1 persone, Capn, 9- 1 3 serrembre 1991 ) , Roma, Ufficio cenrrale per i beni ar­ •

società mantovana dal 1785 al 1845, Milano 1973; I DEM , La proprietàfondiaria del monaste­ ro di S. Benedetto in Polirone e le vicende dei " Terzaroli», in «Atri e memorie dell'Accademia

Virgiliana di Mantova», n. s., 39( 1 1 97 1 ), pp. 43-69; sulla storia arrisrica del monasrero si ve­ da P. PIVA, S. Benedetto a Polirone. L'abbazia, la storia, Mamova 1 99 1 . 16 Cfr. F. NEGRINI, Una «politica» del restauro: Mauro Mari, l'età delle riforme e il neo­ classicismo mantovano, in l secoli di Polirone, Quisrello (MN) 1 9 8 1 , pp. 404-4 1 1 ; cfr. anche P. PIVA, Per lll storia di un complesso edilizio monastico: S. Benedetto di Polirone, Roma 1 977. 1 7 P. C. LE MOINE, Diplomatique pmtique au tmité de l'arrangement des archives et des tresor d'icelles, Merz 1765; sul personaggio si veda M . LECOI-.!BE, Pier Camille le Moine et son jìls, archivistes au XVII� siede, iiHBibli.ographie mo.dern �"·. 5? -56 ( 1906), p. 1 4 e s�g: . 1s È evidenre, nell imposraz10ne d1 lavoro del F1andnn 1 , l mAuenza della rrarransnca del­ l'epoca anche nelle soluzioni che vengono dare alla sisremazione mareriale delle carre (arma­ di numerari progressivamente e suddivisi in casserri e palcherri), sisrema che si rirr?verà pu­ re in molri intervenri archivisrici efferruari su archivi familiari; sull'argomemo SI veda E.

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chivisrici, 1 977, pp. 289-3 1 O. 19 Il Codi�e andò perduro durante gli sconvolgimenti che . subì l'archivio; si ebbe noriz� a della sua esiS[enza nella raccolra dei codici Chelre nham (cod. 25349 ), ma le sue ricerche nm �ero senza esiro; cfr. F. CARRERJ , Notizie di rm codice diplomatico polironiano, in «Rivisra . sronca benedemna» , IV ( 1 909), p. 585 e seg. e P. F. I<EHR, Regesta Pontijìcum Romanorum. Italia Pontificia, Berolini MCMXXII, pars. I, p. 323 e seg. 20 AR �HIVJO DI STATO DI RAVENNA, Corporazioni Religiose Soppresse, vol. 708, S. Vi­ rale, Autobrograjìa dr. Benedetto Fiandrini, c. 48. 21 Cfr. R. NAVAR RINI, L'archivio del monastero di San Benedetto in Polirone Cesen a Cenrro s �� ri �o Be � ederrin r ra� ian , Sesro Bollerrino ' lnformarivo, 1 975, pp. 9-3 B . ? . ? . � S•m• lan merod� �� nordmamento si rirrovano anche presso le alrre . opere . pie brescia ne e negli � rch1v1 mona UCI, cfr. R ' NAVARRINI, L'Arc/;ivio dellll Congrega della Carità Apostolica � . . dr. Brescra. Serre Eredrtà e Annalr (Monumenta Brixiae Hisrorica Fontes, IX), Brescia 1 988 .


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Il sistema per materia nel Lombardo- Veneto

Luoghi pii; un'attenzione alla documentazione che trae origini da decisioni antiche e divenuta tradizione, se già nello Statuto cinquecentesco dell'Ospe­ dale23, nella rubrica relativa ai «Sindici», era disposto di

All'archivio «confuso e imperfetto»26 veniva, dunque, applicato il solito meto do, consistente nella suddivisione della documentazione per materie e dotato di sussidi per la ricerca: annali, repertori, indici. Nell' «Insegnamento a chi legge», preposto al « Repertorio di tutti gl'instromenti et altre carre estra­ giudiziarie» redarro dall'archivista Giuseppe Bonomini nel 1 726, ad esempio, si davano le regole per il buon uso dell'archivio:

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«procurare che si faccia inventario di quelle scritture, che a loro pareranno necessa­ rie per conserva rione delle ragioni dell'Hospirale, facendone un libro ordinato . . . Sia continuato a farsi un libro de designamenri, cominciato fino all'anno 1 563, d'ogni et qualunque sorte de beni stabeli, livelli, decime, honoranze, emolumenti et ragio­ ni di detto Hospirale . . . Sia farro uno catastro, cioè uno libro, nel quale siano de­ scritti distintamente ogni et qualunque sorte di entrate così ordinarie, come esrraor­ dinarie . . » ; .

al cancelliere era prescritto di «fare la tavola per alfabeto al libro ordinario delle provvisioni di detto Hospitale et al libro degli instromenti deii'Hospirale, almeno da poi che furono uniti gli Hospi­ rali insieme, che fu dell'anno MCCCCXXIX, accioche dette parti et instromenri si possano trovare con facilità et far uno rubricario generale per alfabero di tutte le provvisioni fatte per il Consilio deii'Hospirale, cominciando dalle ultime andando indietro per l i tempi».

Una tradizione archivistica attestata da numerose altre disposizioni e con­ fermata in un verbale del Consiglio dell'8 maggio 1 795, in cui, oltre a prov­ vedere all'acquisto di nuove scaffalature per la conservazione «delle carte, li­ bri e processi»24, restava «eccitato l'archivista e suo coadiutore, acciò entro il termine di due anni, sia fatta la separazione delle carre inutili dalle interes­ santi, e tutti li processi e libri posti al suo luogo col solito mettodo25.

23 Capitula sancita in maf!Ji.fìco Consilio DD. Conjì"fltrum Hospitalis Magni maf!Ji.fìcae ci­ vitatis Brixiae de anno MDLXV/11 per regulatione eiusdem Pii foci, noviter ex 01dinatione ma­ f!lificorum DD. Pmesidentium dicti Hospitalis impressa, Brixiae, apud Policretum Turlinum, MDXCIIl er reimpressa apud Sabbios MDCXVIII. H ASBs, Ospedale f!"tlllde, Decreti, n. 58: «Attesa la relazione dell'illustrissimi signori Sindaci per le occorrenze di quesro Pio luogo rillevare nella loro visira sindicale, (i Presiden­ ti) hanno 01·dinaro quanro segue. Primo. Che nella sala dell'archivio siano aggionre le scan­ zie e cancelli occorrenri per una regolara distribuzione delle carre, libri e processi; e siano in luogo adarraro errerre due scaletre a bovolo per le quali ascender si possa nella ringhiera che dovrasi aggiungere conrornanre la sala medesima, all'oggerro del più facile uso dell'archivio medesimo». 25 Ibidem, Il corsivo è di chi scrive!

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«Per render facile l'uso di questo repertorio per parer con facilità rinvenir le carte oc­ correnri a bisogni, prima ho stimato bene formar in libro separatO un breve som­ mario per ordine di tempi di tutti gl'instrumenti ed alrro così dell'Ospitai maggiore come delli alrri luoghi al medemo uniti sotto il titolo di Annali. Secondo, ho de­ scritto nel presente Reperrorio tutti li nomi e cognomi de contraenti in dette carte nominati sotto la lettera in cui principia tal cognome. Terzo, rutti li contratti ed al­ rre carre sono stati norari al loro tirolo, come di bolle, compre, censi ed alrro, alla let­ rera a cadauno conveniente. Li tesramenri poi si è stimato bene descriverli in libro c repertorio particolare parimenri si sono descritte le materie e ragioni d'acque e si­ milmente tutti li privilegi ed esenzioni in libri separati. Anco le liri tutte sono deno­ tare in altro libro in quale sono specificati in inventario generale turri li processi e poscia anco posti al cognome di tutti quelli hauro tali contese».

Avvenimento ripetuto nei diversi repertori forniti anche di un «Indice di mrre le materie». Tale sistema era ancora attivo nel 1 838, poiché nelle istruzioni direrre agli ufficiali della cancelleria del Pio luogo T, quelle dirette all'archivista recitano: § 20. I relativi oggetti debbano essere classificati per materia suddivisa in altrettan­ ti fascicoli al quale intento le cartelle saranno intestate colla denominazione delle materie principali, cosicché siano indiziati possibilmenre i fascicoli dipendenti con­ tenuti: Vi sarà perciò una matrice a registro di tutte le materie e dei fascicoli rispet­ tivamente inerenti alle medesime, che concordi colla classificazione del prorocollo e del repertorio per facile ritrovamento delle carre. § 2 1 . E siccome accade frequenti volte che alcune ordinazioni esauriscono diversi argomenti, che vogliono essere clas­ sificati e contenuti in diverse cartelle e fascicoli, così l'archivista ne fa i relativi estrat­ ti che riporta alle materie cui appartengono e sui medesimi segni il numero, la data e la posizione dell'ordinanza matrice». <<

Un, ordinamento per materie, dunque, che si ritrova meglio specificato in una «Istruzione sull'attuale pianta dell'archivio dell'Amministrazione degli 26

Ibidem, Verbale del l O glaciale anno r repubblicano (30 novembre 1798). Registro n. 59: Norme agli impiegati del Pio Luogo, 1 838.

1" Ibidem,


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Spedali civili ed uniti LL. PP. della cirrà di Brescia» del 1 864: «Turri gli atti relativi al carreggio dal 1 8 1 8 in poi sono disposti e ordinari sotto ven­ risei rubriche, ciascuna delle quali è contrassegnata da una lettera dell'alfabeto. Ogni rubrica è ripartita in diverse sezioni, distinte l'una dall'altra mediante un esponente numerico applicaro alla lettera stessa della rubrica. Ogni sezione poi è suddivisa in altrettanti fascicoli in ordine numerico, quanti sono i diversi oggetti ch'essa può ab­ bracciare. Ogni fascicolo è pure esso suddiviso in rami fascicoletti secondari, quanti sono i rami dell'oggetto in lui contenuti. Così, a cagione d'esempio, la rubrica Q «Acque e strade» è ripartita in due sezioni, cioè Q' Acque e Q" = Strade. La sezione Q' Acque è suddivisa in 79 fascicoli, quanti sono i vasi e le seriole, cui ha diritto il Pio Luogo. Ognuno di questi fascicoli è suddiviso nei seguenti fascicoletti secondari, cioè: I Convocazione degli utenti; 2° Taglie a pagarsi; 3° Riparazioni ed altre opere; 4o Precarii, cessioni e convenzioni; 5o Oggetti vari. La sezione Q'' = Strade è divisa in 1 2 fascicoli. I primi due comprendo­ no gli arri relativi alle strade della Fattoria di S. Giacomo; i cinque seguenti si riferi­ scono alle strade della Fattoria di Ponregarello; altri due alle strade della Fattoria di Scorzarolo; un altro alle strade della Fattoria di Rodengo; il decimo comprende og­ getti relativi alle strade estranee alle 4 fattorie; l'undicesimo le srrade di città; l'ultimo contiene il carreggio che ebbe luogo in occasione che fu costrutta la ferrovia. Simile ordine di divisioni e suddivisioni si riscontra pure nelle altre rubriche>>28. =

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La descrizione ci riporta a quella dell'articolazione delle rubriche del Pe­ roni! Per ritornare alle vicende degli archivi milanesi, dopo l'Osio, il successo­ re alla direzione, Cesare Cantù ( 1 873- 1 895) non accertava il sistema pero­ niano, turravia non riteneva opportuno interrompere il lavoro degli archivisti suoi collaboratori, peroniani convinti, tra i quali notevole fu la figura di Pie­ tro Ghinzani, il quale sembrava consapevole della possibilità di adorrare un metodo diverso all'ordinamento dell'archivio. Egli scriveva: «Lorribile confusione in cui si trovavano (le carre}, attestata da irrefragabili prove uffi­ ciali, rendendo impossibile la ricostituzione dell'antico ordine e dei primitivi Archivi29, i delegati al generale riordinamento, dopo infiniti studi e prove, pensarono di attenersi al sistema, in vigore in altri grandi Archivi italiani, di dividere le carre stesse per mate­ ria . . . Critica assai frequente su questo sistema si è che, scomparso l'ordine originario

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Ibidem, Prosperro delle pianre del nuovo archivio. 1 864. Il corsivo è di chi scrive!

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degli Archivi e sconvolta la successione srorica delle singole magistrature, non sia più possibile av:r� sorr'occhio il q �adro e la succ�ssione de� diversi Governi e uffici di una . . . regione e dt nassumere la srona ammtmstranva e polmca. Ma la lamentata mancanza di successione è soltanto apparente, anesoché ogni classe, tirolo o materia incomincia precisamente con le disposizioni generali emesse in materia dalle singole e corrispon­ denti magistrature, dai tempi più remoti ai nostri, in ordine strerramente cronologico, alle quali fanno immediatamente seguiro le istituzioni e vicende delle stesse magistra­ ture, uffici e ufficiali che ebbero a trattare la materia stessa nel corso dei secoli. Jl nostro sistema, semplice e razionale, risponde ai bisogni del Governo, dei privati e della scienza, e in ogni tempo se ne vedono gli effetti nella prontezza con cui si eva­ dono le domande e nelle numerose pubblicazioni fatte con i nostri documenti . . . . Quali dei diversi sistemi di ordinamento, ora in vigore negli Archivi italiani, sia a preferirsi, è difficile determinare . . . . I n materia così delicata, è imprudente e perico­ loso manomettere gli ordini antichi e alcuni, che vollero tentare la prova, ne sento­ no ancora le conseguenze. Le difficoltà nelle quali colle nuove esperienze si sono tro­ vati involti taluni archivisti, per ismania del meglio, li ha determinati, forse troppo tardi a rinunciare ai loro nuovi progetti, ed a seguire i sistemi dei loro antenati, quan­ tunque difettosi, corre�gendoli, però, nelle pani mancanti, cogli opportuni richia­ mi, regesti e repertori>> 0.

Lo serino è del 1 880 e testimonia ancora operante nella pratica la teoria dell'archivistica «logica» arruata dal Peroni, pratica presente, peraltro, anche negli archivi delle opere pie milanesi3 1 e nello stesso archivio comunale, co­ me risulta da una lerrera di Gentile Pagani dell'Archivio Storico del Munici­ pio di Milano, con la quale ringraziava l'archivista mantovano Lorenzo Belli­ ni per l'invio di un manuale sulla tenuta degli archivi comunali : «lo considero i l d i Lei lavoro come u n Trattato d'archiviazione recente amministra­ tiva di un merito assolutamente incontesrabile, che mi adopererò perché nella nuo­ va sistemazione che dovrà darsi alla Sezione amministrativa dell'Archivio della Città di Milano, venga adottaro il sistema Bellini cento volte preferibile al viero sistema Corre-Peroni-Daverio, che ancora vi sussiste»32.

La lettera è del 1 87 5 . 30 NATALE, L e motivazioni storiche e le ispirazioni filosofiche de/ metodo archivistico-enciclopedico . . ci r., pp. 2 1-22.

. . . . . Sul sisrema peroniano e i sisremi per mareria anrecedenn appl!can agli archtvt delle opere pie milanesi cfr. M. BASCAPt., L'origine del sistema di o1dinamento per « �nat�rie» adot�a­ to negli archivi delle opere pie milanesi, , in Gli archivi peroniani, Arti del semmano svolros1 a Milano il 26 gennaio 1 993, Milano 1 994, pp. 25-52. 32 L. BELLINI, Della tenuta delprotocollo e dell'archivio negli uffici comunali, Verona 1 878, pp. 1 2- 1 3 . .

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L'i nfl.uenza del metodo �eroni �no _è a"'.'erribile �nche negli archivi berga­ , _ m�s�h, arr:averso l operato d� due 1mp1egan della Direzione generale degli ar­ chivi d1_ M1l� n o, Paolo Magg1 e Carlo Peroni, incaricati dal governo ausrriaco , _ _ nel 1 8 1 6, d1 nordmare le carre del periodo francese raccolte nell'archivio del­ la Pref�ttura d�l _Di�arrin:ento del Serio, che si trovavano in grave disordine. _ . . �II archivis n milanesi, cresciuti alla scuola peroniana, nonostante le dispo­ _ SI�IOni governanve �accomandassero di tenere distinte le carre appartenenti alle d1�erse epoche stor �che (governo veneto, rriennio repubblicano, governo au­ s �na�o del 1 799, remgresso dei Francesi sino al 1 8 1 4 , carre delle RR. Delega­ ZIOI11 dal 1 8 1 4 al 1 8 1 6), applicarono nell'ordinamento delle antiche cane «un metodo in voga . . . id�ato da Ilario Corre ed applicato da seguaci che ne esage­ . _ rarOJ1o la portata: d nordmamento per mareria»33, sul modello applicato agli _ «Atti_ d1 governo>> dell'Archivio di Stato di Milano-H, e inoltre fusero in un uni­ co fondo archi vistic? l � carre della Preferrura dipartimentale con quelle delle Vi­ _ ceprefetture ?' �rev1glw � Clusone e Breno concentrate in Bergamo nel 1 8 1 7 . Il Magg1 e d Peron1 operarono in aperto contrasto con il parere del De­ legato provinciale contrario ad «amalgamare» i fondi archivistici perché: «oltr� al no :1 lieve dispendio che ne sarebbe a derivare al R . Erario, ove si voglia pro­ seg �I re ncll adorrato merodo non lo si ravvisa per niente opponuno, poiché riunen­ _ un solo fascicolo turri gli arri della cessata Prefettura e di tre diverse Vicepre­ dosi 111 _ fetrure che hanno relazione ad un dato affine o ad una materia, si verrebbe ad alterare ne col q il bell'ordi uale venne sistemaro l'Archivio ex preferrizio e ad appenare inol­ _ _ rre confusione ed mcommodo notabile nel reperimento e nell'ispezione degli arri di cu1_ occ�rre l'uso . . . sare � be miglior divisamento per turri i rapporti e d'ordine e di . _ �conom1a, che gl 1_ Ar�I_11V1 delle derre tre Vicepreferrure si dovessero tenere separati l uno dali altro, l'IU111tl nello stesso locale c che la loro riordinazione dovesse unica­ menre limitarsi a riporre le cartelle negli scaffali in ben ordinata serie cronoloaica se­ con ?o le risperriv_e materie, on �e all'evenienza con la scorra degli indici e det='proro­ . colll, abbastanza 111 regola, facdnare il reperimento degli arri in esse contenuti» 3 5 _

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È evidente nel parere del Delegato la consapevolezza dell'importanza del­

l'integrità delle serie archivistiche e del mantenimento dell'ordine dato alle carre dagli enti produttori, in quanto le materie accennare erano quelle di ser­ vizio e non quelle peroniane; ci si sarebbe aspettati l'appoggio del governo al proprio funzionario, fu accolta, invece, la proposta di mantenere separati gli arri delle singole Viceprefetture, purché fossero collocati non in ordine cro­ nologico, ma in ordine di materia; il direttore degli Archivi milanesi, poi, espresse il parere che le carte viceprefettizie «SÌ collocassero non in separati ar­ chivi, ma incorporate nel solo Archivio della cessata Prefettura sotto i rispet­ tivi ritoli»36. Gli archivisti Maggi e Peroni, tuttavia, fecero di più «divisero gli arri per materia usando gli stessi titoli dari a quelle della Prefettura, mescolarono fra loro gli atti delle tre Vicepreferrure e tennero, in quanto all'incorporazione, un sistema misto secondo la quantità degli arri sressi,r. Per ragioni ignote trascurarono 265 cartelle; il Manganelli, quando riprese in mano le scritture dell'archivio bergamasco con l'incarico di scorporare le scritture riguardanti la Valcamonica anteriori al 1 8 1 6 in vista di un loro trasferimento all'Archivio di Stato di Brescia, poiché alla provincia di Brescia quel territorio era stato ag­ gregato nel 1 859, «per ragioni non di principio . . . ma di necessità" ripristinò, per quanto fu possibile, l'ordine dato dal Maggi e dal Peroni, completando la divisione per materia secondo il metodo milanese anche alle 265 cartelle che ancora conservavano l'ordine originario ricevuto nell'ufficio produttore38, nonostante egli stesso avesse espresso parere negativo sul metodo per materia: «Questo metodo, mai abbastanza condannato, svisa gli archivi stessi, rendendo in­ conoscibile lo svolgimento storico delle magistrature e degli uffici, ledendone insa­ nabilmente l'integrità delle serie, e crea delle ibride miscele, poiché mette a contat­ ro scritture delle più disparate provenienze, delle piLl diverse date sol che si riferiscano ad oggetti analoghi od anche appena simi]i,39.

Al Cann\ al quale il Fumi contestava il farro che l'avere fama di valente storico non legittimava una altrettanto valida competenza archivisrica40, suel_l AR�HI\'10 DI s·�-ATO DI BI RGA.\10, Archivio di Direzione, Relazione di Guido t\ fanga­ nel h al Mu11srero dell lnrerno del settembre 1 929; la relazione cirara insieme a quella del l ?3 1 m t sono � rart segnalare � alla �o� r.ss � Juanira Schiavini Trezzi dell'Università degli Sru­ _ . � dt dt Ud _me, gta � tre rrore �ell J\r� htvto dt Sraro dt Bergamo, che ringrazio. Sull'argomento _ _ _ _ _ det nordmt perontant �egli archtv � �ergamesch i si ve�a anche J. SCHIAVI:\1 TRJ·ZZI, Fonti per . _ In sto11n delle pnrroc�IJie neg/, mdm'' 1egf, uj fì_CI stntn/1 (se�. XiX), in I, Diocesi di Bergamo ­ , m" pnrrocc!Jinll della diocesi di Bngnmo. Cemimen­ Cenrro Culturale Ntcolo Rezzara, C/, md to 1997, Bergamo 1 998. : Cfr. C:uidn genemle d�gli Arc!Jiui di Stato ltnlinni, l V, Roma 1 983, pp. 89 1 -99 1 . Relazione t\langanelli del 1 929 cirara. •

:

-16 Rapporro del l O giugno 1 8 1 8, dalla Relazione Manganelli ci rara. -1- Relazione t\langanelli del 1 929 cirara. delle parrocchie negli nrc!Ji11i degli uffici statali (sec. -1� S C H IA\'1:\ 1 TREZZI, Fomi per la stori11 XIX) . ci r., p. 520. ·1'1 Relazione Manganelli del 1 929 cirara. analogo pensiero esprime­ 4° FL:�II, L'Arc!JiL,io di Stato in Milano nel 1908. . ci r., p. 39; a «l'opinio ne in alscompars era non che notare faceva quando Virrani i va piì.t tardi Giovann . .

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cesse, nella direzione dell'archivio milanese, Ippolito Malaguzzi Valeri ( 1 899), studioso di diplomatica e di storia delle istituzioni, che non continuò come il predecessore l'adozione del metodo peroniano nei lavori archivistici, propu­ gnando un «metodo sistematico», in quanto concepiva l'archivio in funzione dell'istituzione che l'aveva prodotto e di cui rappresentava la storia; il Mala­ guzzi Valeri portava nella scuola milanese lo svecchiamento dell'«empirico in­ segnamento dell'archivistica e delle scienze ausiliarie» fermo ancora ai canoni peroniani4 1 e senza alcun collegamento con le dottrine archivistiche moder­ ne. Egli «fermamente voleva la conservazione dei documenti nell'originaria disposizione o la ricostituzione in essa»42. La breve direzione del Malaguzzi fu seguita da quella di Luigi Fumi, il qua­ le, avversario dichiarato del peronianesimo, capì che per innovare non erano sufficienti le nuove teorie e le nuove tecnologie archivistiche, ma che andava­ no cambiate le idee, adeguate la formazione professionale e la preparazione cul­ turale del personale. Il Fumi, dunque, provvide ad operare un cambiamento nell'insegnan1ento dell'archivistica nella scuola milanese affidandone la dire­ zione a Giovanni Vittani, funzionario più aperto agli indirizzi moderni dell'ar­ chivistica43 . Il Fumi ebbe anche il merito di pubblicare, dal 1 909 al 1 9 1 9, l' <<Annua­ rio del R. Archivio di Stato in Milano», la prima rivista archivistica edita in Italia, in cui ragguagliava sull'attività scientifica svolta in archivio e sui pro­ blemi che la dottrina archivistica andava dibattendo in quel periodo, affron­ tando problemi pratici e questioni teoriche, rapportando soluzioni teoriche alla pratica quotidiana.

Il Fumi fu molto critico nei riguardi del metodo peroniano e contestò al­ l'Osio l'incapacità di comprendere la possibilità di applicazione di sistemi di riordinamento diversi da quello milanese, soprattutto perché l'Osio aveva re­ plicato44, se pure con deboli argomenti, agli articoli con i quali, nel 1 858, Teo­ doro Sickel aveva criticato, nella Wiener Zeitunt5, il metodo milanese e aveva tentato di giustificare il principio di provenienza in base al concetto di «svi­ luppo»46, al quale era pervenuto seguendo, in diplomatica, principi conformi allo sviluppo storico, in conseguenza del quale era giunto a sostenere che il materiale documentario doveva essere disposto negli archivi nello stesso mo­ do con cui si era formato nelle cancellerie. Bisogna ricordare che all'ammodernamento del metodo peroniano non fu estraneo un accorgimento tecnico: la scheda; lo stesso Fumi, che citava il Bonaini, quando definiva la scheda «il fondamento, il filo che ci guida nei la­ birinti», ne parla come de «1' embrione di una disciplina scientifica . . . essa constata, afferma e identifica il documento: gli assegna a suo tempo la desti­ nazione, lo indica, lo rappresenta e lo risparmia»47. Nei lavori di riordino i l Fumi ebbe la collaborazione del Vittani, funzio­ nario aperto agli indirizzi moderni dell'archivistica e in contatto con i mi­ gliori archivisti italiani. Con Giuseppe Bonelli, direttore dell'Archivio di Sta­ to di Brescia, il Vittani ha il merito di aver tradotto il manuale di archivistica degli olandesi Muller, Faith e Fruin ( 1 908)48, che introduceva il principio fondamentale dell'unità storico istituzionale degli archivi, facendo discende­ re da questo principio una serie di conseguenze sul piano della tecnica archi­ vistica e dell'unità del lavoro «ricerca storica - ordinamento dell'archivio»49, attribuendo valore scientifico al lavoro dell'archivista. Con il Fumi, il Vittani, il Manaresi e la circolazione di idee nuove si eb­ be una ripresa dei lavori di riordinamento dei fondi archivistici milanesi, ma soprattutto il rinnovamento del metodo da seguire.

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cuni dorri che cene cono�ce�ze, e specialmente la storica, sieno di natura tale da compren­ . dere vmual �enre, �om� t! ptù conriene il meno, anche l'archivistica» (G. VIITANI, La Jor­ m�zwne del!archzvrsta, tn «Annuario del R. Archivio di Stato in Milano per l'anno 1 9 1 7», Milano 1 9 1 7, pp. 77- 1 02 (cit. a p. 82), citato in LODOLINI, Lineamenti di storia dell'archivi­ stica italiana . . ci r., p. 1 72. 4 1 C. PAG�NINI, La scuola archivistica milanese, in «Archivi per la storia», Il/2 ( 1 989), pp. 235-250 (m. p. 247); cfr. pure RAPONI, Per la storia dell'Archivio di Stato di Milano . cir., p. 32 1 . 42 G . YIITANI, Nel l o anniversario della morte del co. lppolito Ma/aguzzi Valeri, Diretto­ re del R. Archivio di Stato in Milano del l906, da LODOLINI, Lineamenti di storia dell'archivi­ stica italiana . . ci r., p. l 67. 43 Il Yittani con Giovanni Bonelli fu il traduttore dell'opera degli archivisti olandesi S . l\_'IULLER, - ]. A . FEIT - R . FRUIN, Anleitung zum Ordmmg und Beschreiben von Archiven, Leip­ ztg 1 905 (tr�duzione italiana con il tirolo: 01dinamento e inventario degli archivi, Torino 1 908), tn cut SI affermava che « È impossibile riordinare un archivio senza averne compresa la costituzione». .

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44 Cfr. L. OSIO, Gli archivi di Milano, osservazioni critiche a cinque articoli intorno ai me­ desimi, pubblicati nelfoglio ufficiale di Vienna dal dott. Sickel, ivi professore dipaleografia, Mi­

lano, Gazzetta Ufficiale, 20, 3 1 luglio e 30 settembre 1 858. 45 A. BRENNEKE, Archivistica. Contributo alla teoria ed alla storia archivistica europea, tr. ir. di Renaro Perrella, Milano, Giuffrè, 1 968, p. 9 1 e 334. 46 Anche il direrrore dell'Archivio di Casa, Corre e Sraro di Vienna, von Arneth, si di­ mostrò contrario alle teorie del Sickel, BRENNEKE, Archivistica. . . ci t., p. 9 1 . 47 FUMI, L'Archivio di Stato in Milano nel l 908 . . . ci r., p . 2 1 1 . 48 S . MULLER - ]. A. FEIT R. FRUIN, Ordinamento e inventario degli archivi, Torino 1 908. 49 RAPONI, Per la storia dell'Archivio di Stato di Milano . . ci r., p. 323. -

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Diversa da quella della Lombardia asburgica si presentava la situazione degli archivi veneri alla caduta della Repubblica di Venezia. Nota è la cura che la Serenissima ebbe per i propri archivi, tuttavia, al momento del dissolversi dell'impianto statuale veneto «le ire politiche e il di­ sprezzo della turbolenta democrazia verso il passato (del quale le pareva di correggere le ingiustizie e i disordini, non curando o distruggendone le me­ morie); le vicende di due governi in otto mesi; l'aver continuato alcuni uffici e magistrature colla giurisdizione e coi metodi della Repubblica, mentre ne era scomparso il sistema governativo»50, causarono gravi disordini nella con­ servazione della documentazione archivistica. Gli archivi, non più apparte­ nenti a magistrature ed uffici vigenti, furono considerati ingombrante me­ moria di un passato al quale si dovevano sostituire nuovi ordinamenti e n uovi principi ammmtstranvJ. Nonostante le conseguenze spesso deleterie dovute ai rapidi cambiamen­ ti di regime - asportazione di intere serie archivistiche, spostamenti, disper­ sione e distruzione di materiale - grazie al senso di sostanziale continuità del­ le funzioni dello Stato, agli archivi del passato regime veneziano - almeno ad alcuni di essi e nella parte più recente - venne riconosciuto il valore di prece­ denti e di fondamento di pubblici e privati diritti. Un ruolo primario gioca­ va poi la consapevolezza che gli archivi costituivano la fonte rilevante di una storia che non si limitava alla Stato veneziano, ma che interessava l'Europa e il mondo mediterraneo, grazie alle relazioni commerciali, politiche e diplo­ matiche di Venezia. Nel 1 8 1 5 fu costituito in Venezia, nel convento di S. Maria Gloriosa dei Frari, per l'instancabile dedizione di Jacopo Chiodo5 1 , l'Archivio generale, in . cui confluirono gli archivi veneri antichi e moderni52. Se per la conservaziO­ ne e la tutela delle documentazioni degli organi centrali della Repubblica di Venezia si giungeva abbastanza presto ad una soluzione che ne consentiva an­ che un uso erudito da parte degli studiosi, non altrettanto attenta era la tute­ la dei fondi documentari, non meno importanti, prodotti nelle città che ave­ vano fatto parte dello Stato veneziano. È ancora il Chiodo a preoccuparsi della salvaguardia degli archivi provinciali, poiché, a seguito dell'incarico avu-

to dal governo austriaco di censire gli archivi delle provincie venete, egli espo­ neva il progetto di fondare un archivio provinciale in ciascun capoluogo di provincia, riunendo in es�o gli �tti «delle diver�e pic�ol� località rr��inciali, , . _ _ e concentrando nell Arch1v1- 0 dt Venez 1 a glt am prez1os 1 , per annchna o per 3 oggetto» 5 . Fu quella l'occasione di raccogliere dati sugli antichi archivi spar­ si nel territorio, dati che confrontati con quelli raccolti quaranta anni dopo dimostrano i danni irreparabili dovuti alla mancanza di provvedimenti, es­ sendo stato respinto dalla cancelleria aulica di Vienna il progetto del Chiodo, ritenuto non vantaggioso per lo stato ed i privati, in quanto relativo alla con­ servazione di atti di poca importanza sia sul piano giuridico, sia sul piano del­ l'utilizzo erudita. Dopo il tentativo del Chiodo ed un piano teorico, proposto da Andrea Gloria, direttore del Museo e dell'Archivio civico di Padova, sugli archivi pro­ vinciali calava il silenzio; quei depositi di memoria furono lasciati nell'incu­ ria, abbandonati e alla mercé di persone di pochi scrupoli. Una memoria, let­ ta da Bartolomeo Cecchetti, funzionario dell'Archivio generale di Venezia, all'Istituto venero nel 1 86554, denunciava una situazione di gravi dispersioni e distruzioni avvenute negli archivi delle provincie55. Nel 1 8 1 5, come si è detto, veniva istituito in Venezia l'Archivio genera­ le, nel quale furono concentrati gli archivi antichi e moderni del Venero, a se­ _ ea guito di un piano risalente ai primi anni del secolo, approvato a Venezia Vienna e sospeso durante il periodo della dominazione francese, attuato sol­ tanto dopo l'aggregazione del Veneto al regno Lombardo Venero. I l massiccio concentramento di cane poneva gravi problemi agli archivi­ sti veneziani, che si trovavano di fronte a fondi archivistici complessi e ordi­ natamente organizzati al loro interno, per cui risultava poco efficace l'appli­ cazione del modello milanese a cui si ispiravano. Gli archivi furono pertanto organizzati secondo un ideale piano sistematico e dislocati negli ambienti dei Frari in modo da ricostruire la struttura istituzionale veneziana, impostazio­ ne tuttora attuale. Grande impulso fu dato all'attività di riordinamento e inventariazione da Bartolomeo Cecchetti, che successe nella direzione dell'Archivio generale a Teodoro Toderini, nel 1 876 a soli 37 anni.

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Statistica degli archivi della Regione veneta, Venezia 1 880, I. p. XV. '1 Cfr. l . FERRO, Jacopo Chiodo, fondatore dell'Archivio di Stato di Venezia, in Ad Alessandro Luzio gli Archivi di Stato italiani. Miscellanea di studi storici, l,. Roma 1 933. . >1 Per sroria dell'Archivio di Staro di Venezia si rimanda alla Gwda generale deglt ArciJI­ vi di Stato italiani, Roma 1 994, IV, pp. 869 ss. >o

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79 1

Statistica degli archivi della Regione 11eneta . . �i r., p. XX. . . B. CECCHEITI, Della dispersione di documenti veneztant e dt alwm arclnvt del Veneto, in «Atti dell'Istituto Venero••, s. III, IX ( 1 865), pp. 439-453. 5> Sul rema cfr. R. NAVARRINI, Osservazioni sugli archi11i della Patria del Friuli in Antico Regime, i n Le due nobiltà. Culli/m nobiliare e società friulana nei Dialoghi di Romanello Ma­ nin (1726}, a cura di L. CASELLA, Roma, Bulzoni edirore, 1 999, pp. 95- 1 17. >3

54

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Roberto Nal'llrrini

delle documentazioni contribuivano olrre al complicato sistema di governo anche i numerosi archivisti che non operavano con uniformità, mancando una prassi comune circa la tenuta degli archi\'i. I l Cecchetti, perranro, non rrO\'<lndo unirà nei metodi in uso nei di,·ersi uffici. guardava a quegli Archivi che. ordinari per materia, rende,·ano piì.t age\'ole la ricerca anche a chi non a\'esse e�perienza b urocratica. L'ordiname nto per fondo degli archi\'i veneri, in quanro disposti per ma­ gisrrarura, non age\'olava sicuramente la ricerca e il Ceccheni \'ide la necessità di compilare indici e rubriche, di cui pochissimi fondi erano dorati, e propo­ .mi secondo \'OCi fondamenta li il piì.t possibile genese la rubricazione deali ::> rali, superando le difficoltà presenti in archi,·i non ordinari per materia. Neii'Archi\'io \'Cnero, pertanto, veni,·a attuaro un ordinamen to secondo il merodo storico tramite l'ordinamen to «reale», adottando cioè nell'ordina­ menro di un archivio amico gli stessi criteri adoperati in origine dall'ente pro­ durrore, giustificand olo, rurravia, non ramo con l'esigenza di rispettare il principio di provenienza , quamo con il Emo che diversamen te si sarebbero resi inurilizzabi li i coevi strumenti di ricerca. Con l'ordiname nto «scientifico », il Ceccherri, pur lasciando inrarro l'ordine materiale delle carre, arruaYa un ordine «teorico·• rispetto .11 collocamen to mareriale delle carre stesse, ma di farro reale rramire i règè�ti c i sunti dei documenti. L'ordinarne nro scientifi­ co, perciò, consentiva di disporre i rispetri\'i appunti secondo una classifica­ zione alfabetica, nel risperro, wrravia, delle cararrerisric he dell'ente e quindi in relazione alle materie dell'Ammin istrazione o consideran do l'origine buro­ cratica delle carre�9, o considerando le mareric generali che costituiscon o cle­ memi di gm·erno''". Il Ceccherri anthl\'a così oltre v del suo predecessore, il Toali inse2:namcnri � (.. derini, il quale, parlando dei merodi di ordinamento, scriveva:

Particolare figura di erudiro, superato il biennio della Scuola di Paleo­ grafia e conseguita l'abilitazione all'insegnamenro e la nomina a periro paleo­ grafo giudiziario, il Cecchetti dall'ufficio di regisrrarura della Luogorenenza passò a quello della Conrabilirà dello Sraro, senza staccarsi mai dall'Archivio, e quando nel 1 863 l'Archivio generale venne riorganizzaro, assunse in esso la direzione della sezione storico-diplomatica e l'insegnamenro di storia venera. Coadiuvò insrancabilmenre dapprima Tommaso Gar56 e poi il Toderini, al quale subenrrò come direttore e soprinrendenre degli archivi del Veneros-; il Ceccherri fu il vero animarore dell'Archivio; soprarrurro al suo impegno si de­ vono una quanrirà di ordinamenti e di srrumenri di corredo, chiavi di ricerca ancora utili per l'accesso a molti dei fondi conservati. Si rrattava però di or­ dinamenri molro afTrettari, di inventari che non offrivano alcuna spiegazione sull'attività degli uffici e delle magistrarure, sulle loro competenze e specifiche funzioni, sulle inrerrelazioni rra uffici, sui controlli parricolarmenre accentua­ ti nella burocrazia veneta. «Nei riordinamenti - scrive il Carbone - si è cercaro di porre un ordine «logico>> secondo criteri soggettivi e schemi preconcetti, perdendo completa­ mente di vism l'ordine «auromarico» e darci in tal modo l'idea concreta del­ l'attività della magistratura e dell' uffìcio,s8. In effetti il Ceccherri distingueva nerrameme rra ordinamento materiale o di farro e ordinamento scienrifico. L'ordinamenro materiale consisteva in una serie di operazioni rendenti alla ricomposizione del fondo archivistico possibil­ menre secondo la disposizione originaria e alla stesura di un inventario più o meno analitico; si rrarrava dell'iter di un ordinamento srorico molro affrerraro a causa della mole del materiale documenrario. L'ordinamenro scientifico con­ sisteva invece nella redazione di strumenri (schedari, indici, rubriche, repertori, regesti, ecc.) intesi a facilitare la ricerca, organizzati per materie e per alfabeto, secondo le linee di un «ordinamento scientifico» propugnaro nel 1 869 dal Gar. A giustificazione dell'operato del Cecchetti si osserva che egli agì nella ne­ cessità di dare ordine ad una enorme quantità di materiale disordinaro e ab­ bandonaro da decenni nei posti più impensati. I l governo veneziano dava vira, infarri, a molteplici uffici, spesso temporanei ed eccezionali, per cui alla caduta della Repubblica alla diversa dislocazione degli uffici e ai diversi ordinamenri

'" A . ZIFC.I R, Archi11isri italiani: Tommaso Car,

( 1 943),

pp .

1 1 2- 1 1 7.

degli Archivi di

«Larchivisra non alreri. non disrrugga per qu.1n1o possa scmbrargli insuftìcicnrc l'or­ dine antico . . . Sappi.1 mo di studi c di proposte, per gran parre nd umpo ideale, di ordinamcmi scienrilìci, quasi che fosse pos�ibilc segnare u n a assoluta c ind penden­ re divisione dci vari rami dello �cibi le . . . Coloro che poi vagheggi�1no (per bcilirà in

�

alcun casi delle ricerche) l'ordinamenro per JiiiiJi t L'Oci di amministliiZiOilt non han-

classi princip.tli c no\'C �ubalrcrne: Polirim: DiplonLHica, Polizia, Sanitit ; ,\lilittm : Giustizia; /;ì·onomitr polirim: Agricoltura, Commercio, Ì\ lilizia, hname; lsrmzionl'

' Sci

in .. Norizie degli Archi"i di Sraro.., III/2

,- Cfr. S. C\RilOè-:E, Bartolomeo Ceccherri e liirchiuio di Stato di \'énezia, � raro .. , XVll/2 ( 1 957) . pp. 243-266. 2 2. " Ibidem,

in

n,·l Loml�t�rt!o- l 'cnt·ro

�larina; pubblica; Culto: Rencfìcenz .l. ' Narrmrli rdati\'e ad oggerri della natura, .t!lo �t;HO primiri,·o l' Nazionali; Scienr�/ìc/J,· gmmrli: Buromrtrchr spt'n,dr; ,-lr<'hir•ùtiche.

"Rassegna

p. 5

•

o di m.tnil.mura; Topiche


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Il sistema per materia nel Lombardo- Veneto

Roberto Navarrini

no pensaco alla impossibilità di attuare tale mecodo, quando in luogo di fogli isola­ ti si trovino dinanzi processi di carte, fascicoli, filze, volumi. Quesco metodo, adope­ rato negli archivi moderni perché non fu seguito l'uso di minutare e trascrivere gli at­ ti in volumi, tuttavia presenra il difetto del numero grandissimo dei richiami e delle voci subalterne alla principale, il modo di classificare a seconda dell'intelligenza, del giudizio e del capriccio dell'archivista. Fortunatamente questi metodi, che con lo sna­ turare la primitiva costituzione rendono inutili classifiche e registri di reperimento e fanno scomparire il magistrato non sono attuabili negli archivi veneri. Gli archivi ve­ neri antichi e moderni furono sempre accuratamente ordinati secondo la primitiva loro costituzione. Se pure ci fosse possibilità di seguire altri metodi, non lo consi­ glieremmo mai perché oltre a tutto l'archivio deve rappresentare anche le magistra­ ture e gli uffici del governo, conservare a grandi tratti la fisionomia politica e civile di un paese, non divenire un indice d i nomi, che nella pretensione ad un sistema scien­ tifico, non possono offrire canoni assoluti, guarentigie costanti e sicure»6 1 .

Molto più confusa di quella di Venezia si presentava la situazione degli archivi nelle provincie un tempo soggette alla Serenissima62; paradigmatico è l'esempio di Udine, dove la sollecitudine per la propria documentazione risa­ le al XVI secolo e precisamente alla deliberazione del 26 marzo 1 583, con la quale il Consiglio ordinava la custodia presso il Monte di pietà delle «carte di maggior rilievo (privilegia et alie quevis scripture publice maioris momentt)»63. Non si può parlare però di un vero intervento archivistico riordinatore; l'in­ tervento era dovuto alla esigenza della buona conservazione delle scritture in vista delle consuete esigenze: un'istanza di carattere giuridico, cioè quella di fornire prove legali e autentiche; un'istanza pratica, cioè il facile accesso al precedente. Si faceva strada, dunque, la volontà di provvedere ad una schedatura del­ la totalità del materiale archivistico, concretizzatasi nella delibera del Consi­ glio cittadino in data 1 4 maggio 1 652, in cui si stabilì di redigere un inven­ tario generale ad uso dei deputati della città. Copera di inventariazione si 61

62

CARBONE, Bartolomeo Cecchetti e l'Archivio di Stato di Venezia . . ci r., p. 257. .

Nel suo ruolo di soprintendente archivistico Bartolomeo Cecchetti promosse un'in­ dagine archivistica nei territori un tempo soggetti alla Serenissima; l'indagine, voluta dal Mi­ nistero dell'Interno, aveva lo scopo di censire il materiale documentario conservato al di fuo­ ri degli Archivi di Stato. Il censimento, realizzato attraverso questionari inviati a Comuni e ad altri enti, fu pubblicato tra il 1 880 e il 1 8 8 1 nei tre volumi della Statistica degli archivi del­ la Regione veneta, una statistica i mperfetta per le difformità dei metodi di rilevazione, che tut­ tavia presenta ancora oggi qualche utilità. 63 L. CARGNELUTII, Indice dell'Archivio comunale antico della Città di Udine, in Archi­ vum Civitatis Utini, l, a cura di P. C. lOLY ZoRATIINI, Udine, Del Bianco, 1 985, pp. 389-41 O.

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protrasse nel tempo e venne portata a termine da Andrea Brunelleschi. Cesa­ me dei risultati dell'intervento del Brunelleschi, e di coloro che l'avevano pre­ ceduto, conferma le finalità a cui l'opera tendeva; il Brunelleschi si rifaceva ancora al documento singolarmente considerato, non avendo acquisito il con­ cetto della globalità dell'archivio. Questa sua impostazione non poteva por­ tare che ad un ordinamento per materia . Il Brunelleschi aveva raccolto in volumi, in ordine cronologico, le delibe­ razioni d.el Co�si�lio (Anna/es), riunendo per materia i provvedimenti oggetto delle dehberaz10111 stesse. Gli atti e i provvedimenti deliberati nelle sedute dei Depurati e del Consiglio venivano a loro volta rilegati, andando a formare la serie degli Acta64. �hivio le carre erano disposte in «pacchetti», senza un ordine pre­ . Nell'ar per cu1 nel 1 760 fu dato incarico a Giovanni Battista Pavona di redige­ Ciso, re un nuovo inventario, il Catastico generale di rutto l'archivio cittadino. Il Pavona procedette nel suo lavoro seguendo il metodo per materia e, trala­ sciando le serie degli Anna/es e degli Acta, che aveva trovato sistemate, operò sulle cane amministrative, tenendo, tuttavia, separati gli atti processuali, che già costituivano un insieme a sé. Il Pavona ridusse tutte le cane custodite negli armadi della cancelleria in 334 volumi «separando le materie con la scorta anca de' segni che erano so­ pra cadauno dei pacchetti e delle caselle nelle quali stavano»65, individuando le materie in base alle esigenze del servizio, in aderenza cioè con le necessità della comunità. Alle due serie principali, più volte citate, si aggiunsero così la serie �ei M_anoscritti miscellanei di atti pubblici e quella degli Atti processuali. La sene de1 �anoscritti miscellanei si compone di 422 volumi che raccolgono atti. prodotti dalla comunità udinese, suddivisi per materie dalla A alla Z; esempio: Astanti, Arti, Accademia, ecc. in un ordine alfabetico approssimati­ vo . Gli Atti processuali (88 buste), sono anch'essi divisi per materia. Lintroduzione dei protocolli e delle tabelle di classificazione mutò il si­ stema di registrazione dei documenti anche in Udine, tuttavia la documenta­ zione prodotta con il nuovo sistema insieme a molti atti trascurati dal riordi­ namento del Pavona, andò accumulandosi disordinatamente senza che le amministrazioni che si susseguirono dopo la fine della Serenissima interve­ nissero a parvi ordine. .

64 CARGNELUTII, Indice dell'Archivio comunale antico della Città di Udine. ci r., p. 39 1 ; . ti ms. del Brunelleschi si uova sotto il tirolo Repertorium renon notabilium sumptum ex anti­

.

quoribus Annalibus. 65 CARGNELUTII, Indice dell'Archivio comunale antico della Città di Udine

.

.

.

ci r., p. 392.


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Roberto Na11arrini

Sarà l'ambiente culturale cittadino a sollevare il problema dell'archivio dopo l'unità con la pubblicazione di articoli sul «Giornale di Udine» e con d � ­ scussioni all'interno dell'Accademia66. Le proteste del mondo culturale udi­ nese portarono il caso dell'archivio in Consiglio comun� e, dove ven �e de­ nunciata la grave situazione in cui versava la docume� t�zw� e: masse d1 carre sciolte, involucri anonimi, sporcizia, tracce di manom1ssionl; nella ste�sa re� a­ zione veniva proposto di intervenire con un riordinamento basato sul molano. Non è dato sapere quanto determinante sia stato nel mond o cult�1rale , _ udinese i l dibattito che in quegli anni stava tenendo desta l attenziOne �� stu­ diosi e archivisti; sembra, tuttavia, che anche a Udine si fosse rifle ttuto Intor­ no ai criteri dell'unità dell'archivio. Venne effettuato un intervento parziale nell'Archivio comunale con la sistemazione del vecchio materiale della fine del Settecento e dell'inizio dell'Ottocento, intervenendo con il sistema per macerie del Pavona e collocandolo, ideale continuazione, di seguito alle serie antiché-. Si evirava così di cadere nell'anacronismo di riordinare una serie di atti precedenti applicandovi i param�tri di class ifica�i � ne delle carte mod� r­ , ne, principio non del tutto vahdo agb occh1. del! archlVlsta moderno, ma giUstificabile per le finalità perseguite. Da quanto si è detto si possono trarre alcune co� si ?erazioni: la prima è che indubbiamente il successo del metodo per marene e dovuto al fatt� che . all'epoca della sua applicazione era fondato su p � incipi c � e tro:avano gi�Stl­ . ficazione nel pensiero filosofico e nel concetto d1 ammu11Str� 10ne eh� SI af­ fermava con la nuova burocrazia asburgica prima e napoleon1ca dopo; Il pen­ siero illuminista e il concetto di «servizio» con cui venivano affrontate le . nuove finalità che lo Stato si poneva nei confronti dei cittadini. Un ordma­ mento, quindi, pienamente giustificato dal la p ra tica � urocratica � he n�lle . materie individuava le competenze e le funzwm d1. magistrature e d1 uffici : Fu soltanto l'aberrante e generalizzata applicazione del sistema a fondi e serie archivistici non attuali che snaturò quelle che in partenza erano state considerate come le matrici di una ordinata struttura burocratica; la subli �a­ zione, se così si può dire, che delle materie fece il Peroni, fu invero 1_1 e�ar�va . . in quanto applicata come fu anche a documentazwne ant1ca senza disnnziO-

66 Sul .. Giornale di Udine» del 24 aprile 1 875 comparve un a nicolo di a rore ign ro in­ ? . � titolato: Deii'ArciJillio Municipale udinese; all'Accademia si ricordano gli Intervenn dello Schiavi e di Vincenzo Joppi sull'argomento. c,- La serie degli Anna/es veniva integrata sino al 1 8 1 9 c veniva costiruira una nuova serie di buste di atti pubblici.

Il sistema per materia nel Lombardo-Veneto

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ne di uffici produttori, errore tuttavia ancora una volta giustificabile alla luce delle domine enciclopediste. Altra considerazione è quella relativa alla persistenza e continuità dell'ap­ plicazione del metodo per materie anche quando la dottrina con l'elaborazio­ ne del principio di provenienza e la pratica di riordinamenti eseguiti con i nuovi criteri avevano dimostrato le lacune e i danni che il sistema peroniano aveva apporrato e continuava ad apportare agli archivi. Una persisrenza che si può giustificare solo con il fatto che gli archivisti erano motivati non dalla esigenza scientifica, quella cioè di studiare l'evolu­ zione dell'istituto produttore e di conseguenza determinarne ambiti e funzio­ ni, ma da una esigenza pratica, quella cioè di giungere con facilità e rapidità alla individuazione dell'argomento di studio o di ricerca. Emblematico, mi sembra, il comportamento del Cecchetti, che se da un lato operava riordinamenti in assonanza con il metodo storico, giovandosi della tradizione archivistica veneziana, dall'altro, nell'approntare gli strumen­ ti di ricerca, ponev� in essere quello che oggi definiremmo un virtuale ordi­ namentO per marene. A ben vedere anche i moderni titolari definiscono i servizi, le materie am­ ministrative dei nostri uffici, la cui applicazione ad archivi precedenti deter­ mina gli stessi danni e gli stessi problemi del vituperato ordinamento pero­ niano. E devo dire che di tali scempi sono stato spesso testimone diretto!


ANGELO SPAGGIARI Francesco Bonaini e la scuola archivistica toscana nell'affermazione del «metodo storico» presso gli archivi modenesi ed emiliani

È noto che l'ambiente archivistico emiliano, cosriwitosi nel periodo im­ mediarameme successivo alla cadura degli stari della Resraurazione e durante i primi anni del Regno d'Italia, ebbe un rapporro del wrto privilegiaro con la scuola archivistica roscana e, segnatamente, con il suo fondatore, Francesco Bonaini 1 • Questi, infarti, su incarico di Terenzio Mamiani, Ministro dell'Istruzione Pubblica del Regno di Sardegna, 2 ispezionò gli archivi emiliani, nei mesi suc­ cessivi al 1 9 sertembre 1 860 e trasfuse i risultati delle varie ricerche in un' ap­ posita opera, edita nel 1 8 6 1 3 . Ovviamente, anche Modena - emiliana a pieno tirolo - venne visitata ed il grande archivista roscano ebbe modo di relazionare in meriro ai numerosi depositi archivistici allora osservabili in cirtà. Il Bonaini infarti volle enumerare gli «archivi di Modena, sia secolari co­ me ecclesiastici, divenuti pel Murarori fondamento alla sroria italiana» e per­ ramo segnalò !'«Archivio segrero del Comune», I'«Archivio Segrero Estense», !'«Archivio delle Segreteria di Gabinerto Austro-Estense», I'«Archivio Dema­ niale», !'«Archivio Generale di Deposiro», !'«Archivio dell'Ufficio di Pubblica Sicurezza», «i vari archivi relativi alle materie delle Finanze», i «due Archivi degli Arti giudiciali», !'«Archivio degli Atri notat·ili», !'«Archivio del Collegio 1 E. Looou:-.:1, Lineamenti di storia dell'arcbivistim italiana, dalle origini a/In metà del sec.XX, Roma, NIS, 1 99 1 . ! C fr. Calendnrio Cmemle del Regno pe/ 1860 ecc. , Torino, UTE, 1 860. ·1 F. BOl':Al:-ll, Gli Archir;i delle Proi,incie dell'Emilia e le loro condizioni n/finire de/ 1860, Studi del Prof Fmncesco Bonaini, Firenze, Cellini, 1 86 1 .


800

Fmnasco Bonaini e la smola archi11istica tosmna

Angelo Spaggia ri

dei Notari••, !'<<Archivio del Catasto», !'<•Archivio dell'Opera Pia», !'«Archivio Vescovile e il Capitolare», «alcuni Archivi privati Modenesi» (Forni, Corres i, Rangoni, Guicciardi, Frosini). . . . . Fra i vari archivi modenesi enumerati dal Bona1111,. nvesrono particolare importanza ai fini del nostro discorso !'«Archivio Generale di Deposito» e j',,Archivio Segreto Estense••. . . . . Dall'unione di questi due archivi - auspicata dal Bona1111 come condzcta siue qu� 11011 «onde M�dena possa avere L� n arc� ivio costituito sulle n�� me del . . fiorentinO» - sarebbe mfam. naro l . Arch1v1o d1 Stato d1 Modena, all 1nterno del quale si sarebbero sviluppati, negli anni, una prassi ed un pensiero archi­ vistici fortemente ispirati alla grande esperienza toscana. Per quanto riguarda in particolare l'Archivio Segrero Estense, rammente­ remo che esso era staro affidato dal governo Farini, il 24 agosto 1 859, ad un vecchio patriota, Giuseppe Campi, che poteva vantare n on solo meri � i poli­ . tici, ma anche una notevole fama di filologo, al punto d1 figurare fra 1 colla­ boratori del Tommaseo, per il grande Dizionario della Lingua Italiana 4. In breve tempo il Campi vide riunirsi sotto la sua direzi0 1: e le varie pa�­ . . ti nelle quali - come abbiamo visto - si suddivid evano gli arch '':' ' ?overnat1v 1, . per cui, dal 1 862 in poi, l'ulrrasettant� nne parr� ota- � l? lo�o gUido una strut­ tura assai simile a quella che sarebbe dl\rentata l arch1v1o d1 Stato d1. !"f oden� . . Nell'economia del nostro discorso, occorre ora fare un passo md1erro e n­ tornare alla visita del Bonaini che si svolse - come detto - «negli ultimi mesi del 1 860»\ in un clima di cordialità e eli simpatia con il vecchio patriota, tant'è che, il Bonaini, nel descrivere l'Archivio Segrero estense, si sentì in do­ vere eli precisare «A questo luogo ci piace ric� rdare le molte ge1: tilezze rice­ vute dagli ufficiali di quell'Archivio e piLI spe� wlmenre dal s� o dlr� ttore Cav. Prof. Giuseppe Campi»6 ribadendo poi, anni dop o, gli. s� es� l sennm� ntl. « . . · . i suoi caratteri valsero a rinnovarmi una memona graclmss1ma qual e quella della personale conoscenza che io potei fare di Lei, degnissimo Signore, negli

nfelician �� . • Cfr. G. RAGAIZI, Giuseppe Campi 1111 patriota e lettemto s� S I AG GIARI , Gmseppe Camp1 arclm,ISfa, 111 Ì\ lodena, Aedes i\!uratoriana, 1 988. V. anche A. . . La Ceccheide, Ferrara, Rubboli, 1 974. 86 , da Ft renze, •.n:. Bi­ ' Cfr. LeHera del Bonain i a Giuseppe Campi del 24 oHobre 1 ? . eli Arclnm o Bona1111 del­ blioteca Estense di Ì\ lodena (BEi\ lo), Fondo Campi, b. A. fasc.30. a questa vicenda. r::elle relativi nti docume altri ano conserv si Firenze, l'Archivio di Stato di se, si ringrazta la rrasmes qui informazioni in proposito, e delle fotocopie dci docum enti, Firenze. di Stato di hivio dott.ssa Rosalia i\lanno , Dircmice dell'Arc 6 BO:-\AI:-\ 1 , Gli Arcbiui. . . cit., p . l 24.

'

o nel Risor i nento,

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ultimi mesi del 1 860. Ed ho veramente goduto di sentire che il rramuramen­ ro dell'archivio modenese procede con così lieti auspici . . . »-. La cordialità dei rapporti fra i due dové far sì che il Bonanini tenesse la mano leggera nei confronti di certe scelte archivistiche del secolo XVIII, che essendo fondamentalmente classificatorie, contrastavano con le teorie e la pras­ si toscane e che, di comro avevano provocato già cospicui danni all'Archivio estense, ossen,abili anche ai suoi tempi (e - diciamo noi - fino ai nostri). Infatti, presso l'Archivio Segreto Estense, su iniziativa dell'Archivista duca­ le Nicolò Pellegrino Loschi era stato formato, nella seconda metà del sec.XVIII, il cospicuo fondo denominato, tanti anni dopo, «Archivio per materie»8. Questo era il risultato modenese del metodo classificatorio serrecentesco che - come ben sappiamo - invitava a costituire serie arrificiali con documen­ ti estrani dalle serie originali o quasi originali. Ebbene, il Bonaini definì, con una certa nonchaùmce, questo cospicuo fon­ do come un insieme di <•posizioni di vario argomento distribuite per materie e collocate per ordine alfabetico . . . »9 dopo aver criticato il Loschi per aver voluto <<formare un sol corpo di tutte le carre che in qualche modo si riferiscono alla letteratura» con la conseguenza di <<danni che ne provengono all'Archivio». In efferri la foga classificatoria del Loschi - come abbiamo detto - non si era rivolta unicamente alla letteratura, ma aveva investito tante altre mate­ rie 1 0, dando vita ad altrettanto piccoli complessi documentari, definiti, nel gergo dell'Archivio Segreto Estense <<articoli per ordine alfabetico» e com­ prendenti materie che andavano da <<Almanacchi di Segreteria» a <<Zecca•• ' ' ·

' Lerrcra del Bonaini al Campi del 24 otrobre 1 863, cir. a nota 5). g Cfr. F. VAl 1':-\TI, Archiz,io di Stato di Modena, in Guida Genemle degli Arc/Jiz1i di Stato !talinni, vol.ll, Roma, Ì\ linis1ero Beni Culturali e Ambientali, UCBA, 1 983, pp.995-l 088. V. in particolare pp. ! O 1 5- 1 O 16. 9 BO:-\AI;o.;l, Gli Archi11i. . ci r., p. 1 1 8. 1 0 F. VALENTI, Profilo storico dell'Archivio Segreto Esteme, Roma-Modena, Soc. Tipogr. Modenese, 1 953. 11 Cfr. ASi\ lo, Archi11io Segreto Dumle, b. 2. Gli «articoli per ordine alfabetico», dai qua­ li sarebbero stati ricavati sia l'attuale Archi11io per A1aterie sia altri piccoli fondi, occupavano ancora nel 1 85 9 una parte della «facciata sotto la ringhiera» di una sala d'archivio del Palaz­ zo Ducale di Modena. Dcni «articoli» erano: Almanacchi di Segreteria, Archivio Ducale, Ar­ ti e Commercio (voce suddivisa in: Acque dit1erse, Agricoltum, Agucchieria, Arti in genemle,

.

Artiglieria, A11orio, Banchieri, Barbieri, Battiloro, Ballimme, Bm,elle, Beccai, Becchini, Brenta­ tori, Calze a telaio, Calzo/m·i, Candele di SeLlO, Campagnoli, Cappe/lari, Carmtori, CarroZZilri, Cartiere, CallfllleriZZII, Cf're, Chimica, Chiodaia, Comici, Commi d'oro, C01dm·oli, Corde da suono, Distillatori, Ebrei per mercimonio, Fabbri fermi, Falegnami, Fiem di Reggio, Filatogli, Fonditori, fòmaciari, Fomari, Fumo di mgia, fìmagni e bmnbacine, Gioil'llieri, Giuochi, Giu-


802

/lngelo Spaggia ri

FmnCt'sco Bonaini e la smola archiuùtira tosmna

Ebbene - ripetiamolo - conrro questo «Archivio per materie», il Bonaini non si pronunciò con la dovuta severità per cui, il vecchio Campi, dopo la farecomulti, fnftlg!imori, Lana, Lardaro/i, Legna, Legis!tlZione sopm le arti, Libmi e st�mpator , Lino, A/anni, 1\fedici e medicine, J\fermllfi, ,\ferciari, 1\funizione, ,\/umtorr, Opt'l"tll, Or�fìn, Orologiai, Ortolani, Osti, Paro ni, Pasticcieri, Pe/f, cani. Pesa da eno, Pesi e 1111 ure, itrori, Poi­ t'el-i, Progeui, Ricami, Saleg/;ini, Sali, Salnirro, Sapone, Sarrorr, Smltorr ed mtagl at r�, Seta: Spedizioni, Sp�ziali, Sublùnato, S�tg/;en, Suonaton, Susanel/1� Tele, Tnuon,_ Torlrtorr.' \ a,cellar�, _ l'eli, \'étri e crrstallr), AvviSI [dali esrero]. Benefizi eccleSiasnCI, Bibhoreca Duca! Esrense, BI­

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ragheria, Bolicna de' Salariati, Bo�sa Segrera, Caccie e p�sche, a rre geogra che-rop?grafi � _ che-idrografiche ecc . , Casa SerenisSima, Ch1ese e Relig1on Cnsnana, Cmmero e cimiren esrraurbani, Collaterali e collareralaro, Concilio di Tremo, Conclave, Confini, CongregaziO­ ne della Beara Veroine e San Carlo, Congressi, Consiglio di Giusrizia, Conrribuzioni, Coro­ grafia, Dazi e gab lc, Dicastero dell'Università degli Srud_i, b �� i, Ecclesiastici, benzioni_ e privilegi, Fabbriche Ducali, famiglie nobili, Ferme e erm1en, F i sco Ducale Forrezza c C! �­ : _ _ radella di i\ lodena, Fonificazioni dello Sraro - a m gliene - munizioni, Gallena Ducale, Gioie Esrensi Giuochi e balli, Giu risdizione Sovrana, Governo domestico, Gride esrere. l nrempe­ rie dell sragioni, Invenzioni e progerri, Investiture Imperiali, Istruzioni pei i\linistri alle Cor­ ri Estere, legnara Ducale, letterari , Letterari in materia legale, Letterarura, Lettere . . non : _ _ _ _ sottoscritte (o con sottoscrizione non intelligibile), i\ led ICI e i\ !ed1cma, i\ Idi rare, i\ hn1ere, . __ t->.lulini e i\lacina, i\lusici e Comici, Naturali, Neofiri, Noran, Ordm1 equesm, Palu per cor­ se di cavalli, Parrocchie dello Sraro, Patrimonio dell'Università degli Srudi, Peste o contagio, Pisrrini o Polveriere, Pittori e Pirrure, Politica, Popolazione degli Srari Estensi, Poste delle Lettere - Corrieri 'avigazioni, Salnirri e Polveri, Santi e Beati, Scude�ie D �,c� li, Spese p�r viaggi, Stampe c Sramparori, Sripe11diari, Su�sidi alem; nni, Tiroli e Cenmon1ali fra ! Com , _ _ � Tivoli Palazzo Estense, Trarramenn con Sran Esren, V d lcggia ture e gi.trdml ducali, \ l(tova­ olie, Uve e vini, Zecca e !\ !onere. Si precisa che l'attuale Arrhit•io per materie, si a nicola nel­ e seguenti categorie (cfr VAL E;-;T I , A rciJ uio di Staro i Modena . . . r., pp. l 0 1 5- l O 1 6): _ _ _ accademie, agricoltura e commercio, alchuma, annch1 ra, arn belle, ar�1 e mesnen , astrOI��­ _ _ _ mia, astrologia e magi.l , banchieri, capitani e compagnie d1 \'ent � ra, cl� Imica e fis1ca, comiCI, _ curiosità e dialetti, duelli e sfide, ebrei, fisica, galleria e museo, giuochi, 1ngegnen, Invenzio­ ni, isrrutione pubblica, legali, lerrer.ui e letteratura, matematici, medici e medicina_, miniere � musica e musicisti, nobili e nobiltà, ordini equestri, poes1e, popolaziOne e descnz1one degli Stati estensi, spettacoli e drammaturgia, storia mruralc, varie. Si nori che l' elenco delle ma­ _ _ terie dell'arruale «Archivio per materie» appare sensibilmente ridono e �10d1ficaro nsperro al­ . _ l'elenco degli ccanicoli per ordine alfabetico>> del 1 859. i\ lo Ire voc1 d1 qucsr ulnmo el t;nco risultano infatti costituire oggi fondi a sé stanti come si porrà ve� ificare scorrendo la cnara _ voce Archivio di Stato di J\lodena della Guida Generale degli Arc!Jivr dr Stato lralrmu. Altre vo­ ci del pii1 volte ciraro elenco degli uarricoJi., del 1 859 risultano invece modificarc rramir� ac­ _ corpamenri o smembramenti, all'interno deii'Arc!JifliO per 1\faterie (per esemp10 le annche voci «Confini» e «Corografia., sono scomparse perché confluire nella v_oce «Po polazionc e de­ scrizione degli Srari Esrensi» . Si veda comunque V.-\LE:O.:TI, Profilo storrro . . . Cl_ t., pag. 40

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l'esrrarro, che afferma: u l n altre parole, gli archivisti della 'sezione storica' del nuovo ArchiVIO Governativo (ricorderemo rra essi G. Campi, F. Cozzi, C. Cerrerri e soprattutto C. Fo ucar�) _ _ si regolarono in base ,1 un criterio rurr'aH:nto opposto risperr? a quello c e avev� ISpiratO Il _ Loschi: quesri si era imeressaro soltanto di scomporre ed analizzare, quelli ora SI Interessaro­ no soprarrurro di riunire e generalizzare».

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mosa ispezione, restò in uno staro di grande incertezza, testim oniat o da una relazione inviata in quel periodo alla Direz ione Generale degli Archi vi 1 2 . In questa relazione, il Cam pi, dopo aver proposto, per l'Arch ivio Esten se una sorta di ordinamento per materie, fa rinvio , paradossalm ente, al bino mio Bome r-Bon aini che, in quegli anni, e in quell i immediata menre successivi, s a­ rebbe diventato quasi sinon imo della teoria del «metodo storic l o» 3. Ma è comu nque il caso di riportare le precise parole del Cam pi, se non altro per aggiungere un tassello agli swdi sul merodo classi ficatorio che in questi anni si sono arricchiti di buoni contr ibuti 1 '�. Dice dunque il nostro Campi « . . . Per le molte carre raccolte già e conservare nell'Archivio Estense sarei di parere che st dovessero separare i n due grandi sezioni: l 0 Medio Evo; 2° Tempi posteriori ai secoli di mezzo . . . suddividendo poi ciascuna delle sudderre Sezioni in altre mol­ te coi r � roli che trascriverò qui sorto in ordine alfabetico, a maggior comodo dei con­ sultanti: Acque e Srrade; Affari pubblici (interni, esterni, ecclesiastici, fiscali, milirari); Ambasciarie; Annona; Appalti governativi; Archivi camerali; Arri liberali, meccaniche, ecc.; Arri governativi, leggi, decreti; Benefizi ecclesiastici; Beni Came­ rali ; Bolle e Brevi pontifici; carre geografiche-topografichc; Censimenro-carasri; Commissarie; Corporazioni religiose; corrispondenze epistolari, debitamente classa­ re, Debito pubblico; Decime; Deliberazioni governative; Demanio; Diplomi; Do­ cumenti diversi o miscellanee; Entrare cd uscire dello Stato; Fidecommessi; Finanze, ordinare ne' suoi diversi rami; Inquisizione e Sanr'Uffizio; Ius-parronari; Legazioni diverse alle Corri; Letteratura; Livelli; Ì\ lagisrrarure; Ì\ fani-morrc; Monti di Pietà, di deposito; l\funicipii, deliberazioni, riforme, sraruri, diritti, ecc. ecc.; Nunzi e Nun­ ziature; Opere Pie; Perizie; Petizioni e rescritri; Polizia; Privilegi principeschi, ecc.; Relazioni-storiche-politiche; Revisioni e sindacati; Rogiri ed arri norarili ecc.; Scien­ ze, divise ne' loro diversi rami; Secrereria di Stato; Trattati di Leghe, paci, ecc.; Tran­ sazioni diverse; Tribunali civili, criminali, d'appello, ecc.; Uffici ed ufficiali di sanità; Zecca ducale. �tre materie, che ora non mi �occorrono alla mente possono tàr luogo ad alrre se­ ZIOni; c provvederanno in proposito gli ufficiali che verranno a ciò depurati . _ .'� Cfì·. " rog�amma sec? ndo. D.1 proporsi pii1 tardi e in rcmpi . p iLI norma li, più riposa­ ti, plll acconci agli �rud1 SIOfiCI . . .. , ASi\ lo, Atti della Direzione deii'Arc/;iflio di Stmo, i\ . lassi­ me, R.ca V.

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'-' LODO! l � l, Linerliii<'II�Ì di sto1-ia . . . ci r., alle pp. l 2 5- 1 27 conrrib uisce a sfatare quel luo­ go comun e, arrnbu endo, 1n linea col Panclla , al solo Bonain i i meriti dell'invenzione del «me­ rodo storico ». 1 ' Da ulrimo i\ l. BoLot; :-.:A, Il metodo peroniano e gli ' usi d 'ujjìzro

..: noft' sull'ordinamen­ to per materie dfl! Xlii/l al XX secolo, in «Archiv io Storico Lombardo>>, CXX I l l ( I 997), pp. 233-280.


Angelo Spaggiari

Fmnresco Bonaini e la smola arciJit,istica toscana

Intorno al miglior ordinamenco dei documenti archivistici, si porrà con profìrto con­ sultare il parere dell'erudiro Dr. Bohmer, Bibliotecario di Francofone sul Meno, pa­ rere raccomandaro dal chiarissimo Cavalier Francesco Bonaini, e che dovrebbe essere pubblicaro in Firenze - Gl'indici poi si porrebbero compilare secondo i l merodo ten­ taro con vantaggio dal Gachard, Archivista generale del Belgio, ne' quali, brevemen­ te ed esarramente sono descrirri i tiroli e l'alrre più essenziali cararrerisriche dei regisrri, volumi, filze, ecc. che contengono i documenti . . . » .

Intanto lo stesso Ognibene sembra essere un archivista che si muove nel pieno rispetto del <<merodo storico» e pertanto non avrebbe potuto giudicare <<giusti» criteri che non fossero in qualche modo compatibili con detto metodo. Inoltre il Foucard sembra essere stato sempre in buoni rapporti con la scuola toscana ed in modo particolare, con Salvatore Bongi 1 �, col quale car­ reggia fin dal 1 864 ed al quale ha cura di inviare, in una data posteriore al del suo pensionamento), un curioso biglietto da visita che qui di 1 887. (anno . seguito npornamo:

804

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.

Non sappiamo bene quale sia stata la ragione che impedì al Campi di rea­ lizzare, nell'Archivio Estense, il suo modesto (dal punto di vista dell'architet­ tura classificatoria) e al tempo stesso devastante piano di suddivisione. Certo le operazioni conseguenti al trasferimento di sede dell'Archivio estense, che lasciava dopo secoli il palazzo Ducale per essere ricoverato ( 1 862) nell'attua­ le Palazzo di Corso Cavour 2 1 , e le altre operazioni conseguenti il «Concen­ tramento» di una gigantesca mole di materiale archivistico, impedirono al nostro di dedicarsi (e di ordinare agli «ufficiali» dell'Archivio di dedicarsi) al­ la deleteria opera di classificazione. Pertanto, con l'archivio estense, rimasto nello stesso ordinamento riscon­ trabile nel 1 859 al momento della caduta dello Stato Austro-Estense, si ar­ rivò, dopo anni di progressivo disimpegno del Campi, che cominciava ad accusare gli acciacchi dell'età (il pove retto venne collocato a riposo alla bella età di ottantacinque anni), al cambio di direzione degli Archivi governativi di Modena. L'incarico toccò a Cesare Foucard ( 1 825- 1 892), veneziano, es peno paleografo, che aveva maturato una discreta professionalità all'interno della Direzione Generale degli Archivi 1 5 . Del Foucard ebbe a dire, anni più tardi Giovanni Ognibene << . . . il cav. Cesare Foucard, uomo di spiriro pronto e di una cultura estesa se .n?n

profonda . . . con giusti criteri, pose mano all'ordinamento delle carre dell'archiVIO, ordinamento che anche al presente, sebbene lentamente arresa la deplorevole man­ canza di personale, vassi conrinuando» 1 6 .

Non essendosi rinvenuti - almeno per il momento - scritti di teoria ar­ chivistica del Foucard, possiamo pensare che i <<giusti criteri» ai quali allude­ va l'Ognibene nel 1 903, fossero proprio quelli del <<metodo storico». 15 Cfr. re. CERRETri ] , Alla 11/ellloria di Cesare Foucard, nel primo anniversario della sua morte, Firenze, Ciardelli, 1 893. 1 6 G . OGNIBENE, Le relazioni della Casa d'Este con l'estero, in «Ani e Memorie della De­

purazione di Storia Pacria per le Provincie Modenesi», S.V, vol . l l l , ( 1 903), pp. 223-3 1 9. frase citata è alle pp. 227-228, v. anche VALE:--:TI, Profilo stor1co. . . or. ·

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«Cav. Cesare Foucard . Già ricercarore e Professore di Paleografìa nell'Archivio Ge­ nerale di Venezia, Commissario sui Monumenti arrisrici e srorici delle Provincie ve­ nere. Segretario della Direzione generale degli Archivi del Regno in Torino. Dirertore dell'Archivio di Stato di \lfodena ora a riposo. Membro corrispondente e d'onore di più Società sroriche ed artistiche italiane ed estere. Villetta propria. Fiesole,. 1 8.

Ed, infine, Cesare Foucard, uomo ligio alle leggi ed ai regolamenti non avrebbe cerro potuto ignorare il Regolamento degli Archivi di Stato del 1 87 5 1 9 che all'art.?, come sappiamo, stabiliva: <<Gli atti . . . sono disposti se­ paratamente per dicastero, magistratura, amministrazione, corporazione, no­ taio, famiglia o persona, secondo l'ordine storico degli affari o degli atti». In effetti, il Foucard nell'introduzione ad una mostra documentaria, or­ ganizzata presso l'Archivio di Stato di Modena nel 1 882, e riguardante i do­ cumenti <<Storici» <<spettanti alla medicina ed alla chirurgia»20 ebbe a dichiarare, a proposito dei riordinamenti eseguiti presso detto Archivio a far tempo dal 1 87 1 , <<Esaminate attentamente tutte le serie degli atti . . . fu ini­ ziato il loro riordinamento in maniera da ricostituire (per quanto è possibile), con criterii storici ed archivistici, la i ntegrità dei singoli archivi, senza altera­ re le antiche distinzioni di cronologia, di nomi, di materie, quando essi cor­ rispondano ai buoni sistemi di classificazione usati dalle antiche cancellerie negli antichi stati italiani)). 1" Olcre al carreggio presente in ASi\ lo, Atti della Direzione dell'Archi11io di Stato, (col­ locazioni varie) ci sembra opportuno far notare che almeno i primi due volumi dell Inventa­ rio del R.. ArciJiz,io di Stato di Lucca, giunsero all'Archivio di Stato di i\lodena durante la direzione del Foucard. Cfr. Protocollo deii'Archi11io di Stato in Modena, anno 1 876, n.9087. 1 8 ARCHIVIO DI STATO DI LuCCA (ASLu), Archivio Bongi. Carteggio, alla voce Foucard. 19 R. D. 27 maggio 1 875, n.2552 «che stabilisce le regole per l'ordinamento generale de­ gli Archivi di Stato» !O [C. FOUCARD ] , Esposizione di dommenti storici dal /X al XIX secolo e di una speciale raccolta di altri spettami alla medicina ed alla chimrgia dal XIV al À.'V/11 secolo, i\ fodena, Ti p. Sociale, 1 882. '


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Angelo Spaggiari

Francesco Bonaini e la scuola archil11stica toscana

Come si vede, i propositi sembrano buoni, ma, nella pratica, l'inrera ope­ razione cui quesro catalogo2 1 si riferiva, si tradusse in un rafforzamenro della voce «Medici e medicina» all'inrerno dell'Archivio per materie dell'Archivio di Staro di Modena. Con il citato Regolamenro del 1 87 5 comunque - per dirla col Lodolini22 «il principio di provenienza [venne] definitivamenre prescritto», così il Ma­ lagola, riordinatore dell'Archivio di Stato di Bologna, poteva affermare pochi anni più tardi23 «Non è qui luogo a parlare dei varii sistemi usati per ordina­ re gli archivi; dirò soltanto come siasi usato il metodo storico, ormai ricono­ sciuto il più semplice e il più naturale>> . .Lambiente archivistico emiliano aveva dunque recepito l'insegnamento della scuola toscana, trasformandosi anche in un veicolo per la diffusione di quel metodo che sarebbe stato definitivamente denominato «storico>>. Resta inteso che il campione del nascenre metodo storico emiliano fu Carlo Malagola24 a Bologna, ma anche da Modena un altro valido rappre­ sentante del metodo storico avrebbe riscattato gli eventuali peccati classifica­ tori dei due primi direttori dell'Archivio di Stato di Modena. Alludiamo all'opera di Ippolito Malaguzzi Valet·i25, Direttore dell'Archi­ vio di Stato di Modena dal 1 888 al 1 899, che qui affinò la propria esperien­ za e la propria fede nel metodo storico; fede che trasferì nell'Archivio di Stato di Milano - culla e covo della tradizione classificatoria - infondendola parti­ colarmente nei suoi allievi Giovanni Vittani e Giuseppe Bonelli.

· Questi ultimi, nel fornire la traduzione italiana del manuale deg 1t· arc 111. . . · VI srl o la � de �l - 1a « B'bb' l la deglt archivi» -, che rappresentava il trionfo del . . «pnnct. � to dt provemenza>>, ma, indirettamenre, anche del metodo storico tosca�o, ntennero doveroso dedicare il loro lavoro «Alla memoria del C n r I el e polt �o � alagu� zi �aleri, Direttore dell'Archivio di Stato di Milan ' . . archtvtstiche dtsctplme alle quali ci avviò, insigne cultore>>.26

�1 Del caralogo venne farra anche una seconda edizione accresciuta ed in parre modifi­ cata: [C. Foucard], Documemi storici spettanti alla medicina, chirurgia, farmaceutica, comer­ vati nell'Archivio di Stmo di Modena, Modena, Tip. Sociale, 1 888. � � LODOLINI, Lineamenti di storia. . . ci r., p. 140. 13 C . MALAGOI.A, L'Archivio di Stato di Bologna dalla sua istituzione a tutto i/ 1882, Mo­ dena, Vincenzi, 1 883. La frase cirara rrovasi a p. 29. �4 Del Malagola esisre un inrcressanre carreggio, nell'Archivio Bongi presso l'Archivio di Sraro di Lucca, corresemenre comunicacomi in fotocopia dalla Dorr.ssa Ì\ larina Brogi di quell'Archivio. Per l'importanza del personaggio si rinvia quanco meno a LODOLINI, Linea­ menti di storia ecc. . . . ci r., passim, e a L'Arcbivio di Stato di Bologna, a cura di T . Zanni Ro­ siello, Fiesole, Nardini, 1 995. �; Cfr. Looou:--: 1 , Lineamenti di storia. . . ci r . , pp. 1 65-167 e passim. A pag. 1 65, si legge rea l'alrro «nel 1 899 fu rrasferico a dirigere l'Archivio di Sraco in Milano. 1\ lorì, a 48 anni, il l febbraio 1 905" . . . Per i rapporri del Malaguzzi con il Bongi e con alrre figure dell'ambien­ te archivistico di quegli anni cfr. G. BADiì\"1, Gli arcbivi /Ifa/aguzzi Va/eri, alle pp. 7-42 del vo­ lume lfondi Ma/aguzzi Vtlleri e Care/ani, Reggio Emilia, Archivio di Sraro, 1 993. Si ringrazia il dorr. G. Badini, Dirercore dell'Archivio di Sraco di Reggio Emilia, per il correse invio delle fococopie dei carreggi Bongi - Ì\ lalaguzzi e toucard - 1\ lalaguzzi di quell'Archivio.

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- ) A FEITH R FRu:--: o d/. amento e !.nlleJifario degli ArciJit,i. 7ì'tldu� /� cJ.' Bone,,'Zr� e c'. l� v attanr, 10rrno, UTET, 1908

zione libera CO/l note di

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DANIELA FERRARI Interventi di ri01dinamento

tra

Cinque e Settecento. Il caso mantovano

L'esito dei riordinamenti operati sugli archivi mantovani a partire dalla seconda metà del Settecento non ha avuto conseguenze macroscopiche, co­ me è accaduto per altre realtà circonvicine, come nel caso degli archivi mila­ nesi, tanto per fare un esempio. Tali esiti sono stati determinati da una serie di cause concomitanti 1 . Il paragone con Milano è d'obbligo in quanto il ducato di Mantova en­ tra formalmente a far parre dell'impero asburgico insieme a quello di Mila­ no, con i trattati di Urrecht e di Rasradt ( 1 7 1 3- 1 7 1 4) ; la città virgiliana da quel momento vede il proprio ruolo declassato da capitale di un piccolo sta­ to a provincia periferica posta ai confìni dell'Impero, diventa una città-for­ tezza con funzioni eminenti di difesa militare2. Il ceto nobiliare arroccato nel mantenimento dei propri privilegi rende il tessuto sociale meno ricettivo ri­ spetto a quello milanese e poco permeabile a innovazioni riformistiche, l'on­ da riformatrice arriverà piLI lentamente e con effetti piLI blandi (basti pensa­ re alla realizzazione del catasto che nel capoluogo lombardo viene realizzato a partire del secondo decennio del secolo e può considerarsi realizzato intorno

1 Per la sroria e i riordlll<tmcnri dell'archivio Gonzaga ancora fondamenrali rimangono i volumi di r TORELLI, L'arrbillio Gonwga di Ma/110/la, vol. I, Ostiglia (Manrova), 1 920 e A.

LUZIO L'arcbivio Gonwga di /vlalllotla. La corrispondenw fomiliare, amministrati11a e diplomatira, vol. I l , Verona 1 922; enrrambi gli invcnrari sono stati ristampati in anastatica, ,

per iniziativa di chi scrive, rispettivamcnrc nel 1 988 e nel 1 993.

! C. l\ IOZZARELI.l, L'amministrazione dello stato. i\1antova da capitale a pro/lincia, Mamova nel Settecento, catalogo della mostra, Milano 1 983, pp. 1 3-20.

111


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Danieia Ferrari

Jmementi di riordinamento tra Cinque e Settecento. Il caso mantovano

agli anni Sessanta, mentre nel Mantovano porrà decollare soltanto nel 1 7 7 1 per concludersi nel 1 785)3. Dal punto di vista archivistico costimisce un deterrente molto forte l'e­ sistenza degli archivi di Corte che si erano sedimentati, senza soluzione di continuità, per quasi quattro secoli acquisendo una loro fisionomia, identifi­ cabile nelle linee fondamentali di una strutmra disegnata in modo netto a partire dalla seconda metà del Cinquecento. I Gonzaga detengono il potere a Mantova dal 1 328 al 1 7074. Come le al­ tre signorie italiane, nei primi tempi della loro affermazione si uo�ano di fron­ te a una continua necessità di legittimazione e da quel momento il loro archi­ vio viene assunto a istituto di interesse pubblico, pur conservando un carattere fondamentalmente familiare, accoglie nella propria sede serie documentarie prodotte dall'attività ordinaria di autorità giudiziarie e amministrative. Le prime testimonianze dell'esistenza di un archivio gonzaghesco risal­ gono al 1 3435. Da questo periodo fino al XVI secolo circa si possono indi­ viduare diverse fasi della sua formazione che coincidono con le tappe della evoluzione istituzionale dello stato mantovano. Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento la compagine statua­ le acquista una fisionomia più precisa, decisamente si �noril� , c�n una �om­ piuta organizzazione amministrativa e con u n corpo dt leggt (gli � tatutl del­ . . la precedente signoria bonacolsiana, modellati s � quelli comunali, :engono riformati dai Gonzaga nel 1 404); viene così sanziOnata la trasformaziOne po­ litico-istituzionale compiutasi lungo il Trecento che si consolida nei secoli se­ guenti: nel 1 433 i Gonzaga ottengono dall'imperatore il titolo di marchesi e nel 1 530 quello di duchi. . . Documenti significativi per la ricostruzione dell'archiviO Gonzaga, le cui vicende sono determinate in parallelo da quelle storico istituzionali della si­ gnoria, sono i primi inventari d'archivio compilati a partire dal 1 3 07, ag� . giornati nel 1 432, nel 1456 e nel 1 500- 1 53 5 circa6; essi seguono cnten dt .

J Cfr. M. VAlNI, Il catasto teresiano e i moi risultati, in La città di Mantova nell'età di Maria Teresa, Manrova 1 980, pp. 1 33 - 1 7 5 . . ' Cfr. C. i\IOZZARELLI, Lo stato gonZflglmco. J'v!amor'a dal 1382 al 1707, in l ducatr padani, 7ì·ento e Trieste, Torino 1 979 (risr. 1 987). . . . s Archivio di Sraro di Mamova (d'ora in pOI ASi\ln), Arclnvro ConZflga, b. 28 � 1 ,

copialenere, libro l , c. 37v. Luigi Gonzaga, capirano del popol ? , in una lenera a M�nno della Scala, per risolvere un comenzioso sorro a causa della rona d1 un argme del fìu1:'e Tw��· . presso il mulino del casrello di Casrel D'Ario, cira documenri conservan negli archivi: . «quorum rellarione er aliis insrrumemis in archivis nosms reperm . . 6 P TORELLI, L'archivio ConZflga . . . ci t . , passim. .

».

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alfabeticità e di pertinenza territoriale, poiché sono concepiti come strumen­ ti d'uso quotidiano, funzionali all'azione amministrativa della cancelleria. Tali documenti testimoniano il progressivo accrescimento dell'archivio, anche in relazione alla quantità di corrispondenza proveniente dall'estero; a partire dal 'XV secolo infatti i Gonzaga impiantano una rete stabile di corri­ spondenti accreditati presso i principali srari esteri7. La fervida attività di­ plomatica di ambasciatori, residenti, oratori e inviati è testimoniata dalle co­ piose serie del carreggio pervenute sino a noi pressoché integralmenteB. Intorno al 1 480- 1 4 8 1 esiste un archivio segreto della casa Gonzaga, con­ servato al piano superiore del castello, in un apposito contenitore, il cosid­ detto Cassono da li Signi, una sezione particolare che costituisce il nucleo del futuro archivio di Corre, contenente le carte di immediato interesse per la fa­ miglia in quanto casa regnante in Mantova. Studi recenti hanno portato a un'ipotesi di ricostruzione del Cassono, un mobile che comprendeva una pars superior e una pars inferior, con tredici scomparti, o colti, corrispondenti a tredici rubriche dell'inventario, distinte da lettere alfabetiche dalla A alla S9. Via via che gli affari di stato aumentano, si manifesta l'esigenza di di­ stinguere l'archivio in due sezioni: così a partire dalla prima metà del Cin­ quecento troviamo un archivio piccolo, mantenuto nelle stanze superiori, che custodiva gelosamente le carre più intime riguardanti il principe e la sua fa­ miglia, e un archivio grande o cancelleria al piano inferiore, dove si produce­ vano, si ricevevano e si concentravano rutti i documenti attinenti alle varie branche dell'amministrazione dello stato. Testimonianze del 1 563 ci dicono che l'archivio grande era conservato nella camera del Sole insieme alla cancelleria 1 0. Nella seconda metà del Cin­ quecento la struttura degli archivi di Corte appare dunque ormai delineata e ben articolata; questo periodo è infatti caratterizzato da una riorganizzazione

7 Sull'argomenro è ancora un punro di riferimentO l'opera di R. QUAZZA, La diplomazia gonzaghesca, Milano 1 94 1 , olrre naruralmeme a LUZIO, L'Archivio ConZflga . . . ci r. . s Le serie della corrispondenza assommano a 287 1 busre su un rorale d1 3726, cosriruiscono quindi circa il 77% dell'archivio Gonzaga. Le più cospicue riguardano gli srari regionali iraliani: Roma (233 busre), Milano ( 1 87 busre), Venezia ( 1 72 busre), Ferrara ( 1 00 busre), Firenze (53), e le corti europee: Francia (86 busre), Corre Cesarea (82 busre), Spagna (42 busre). 9 A. BEHN E, Antichi invellfari dell'archi11io Gonzaga, Minisrero per i Beni Culrurali e Ambien rali, Ufficio Cenrrale per i Beni Archivisrici, Pubblicazioni degli Archivi di Sraro, Srrumemi CXVl l , Roma 1 993, pp. 23-29. 1 0 Lerrera di Francesco Tosabezzi del 1 9 giugno 1 563 cirara da P. TORELLI, L'archi11io Gonzaga . . . cir., p. XXXV.


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Da11iela fèm1ri

delle istituzioni nelle forme tipiche dello stato moderno. Il duca Guglielmo Gonzaga nel 1 57 1 istituisce il Senato di Giustizia, magistratura che ammi­ nistrava la giustizia civile 1 1 , e due anni dopo il Magistrato Camerale, con fun­ zioni prettamente amministrative, che ha assorbito le mansioni di uffici pre­ cedenti 12: amministrare le entrate pubbliche e quelle patrimoniali del duca, approvvigionare la città, emettere calmieri, controllare il valore delle mone­ te, provvedere in materia di regolamentazione idraulica. Lo sviluppo di funzioni e competenze, che pona a una gestione separa­ ta e distinta degli affari amministrativi, giudiziari e finanziari, origina dun­ que nuovi uffici e magistrature che danno luogo ai rispettivi archivi. La volontà di riorganizzazione staruale che caratterizza il governo del du­ ca Guglielmo uova riAesso nella gestione e nella tenuta degli archivi di Cor­ te, secondo la concezione teorizzata da H . Bautier che definisce gli archivi dell'età moderna ttrsénales de l'rtutorité, mezzi per esercitare il parere politico, a disposizione dell'autorità come veri e propri strumenti di difesa, ma anche di offesa, al pari delle armiU. La situazione generale si era complicata notevolmente dopo l'acquisizio­ ne dell'archivio del Monferrato 1 1 , pervenuto a seguito del matrimonio di Fe­ derico I I Gonzaga con Margherita Paleologo, celebrato nel 1 53 1 . Nel 1 576 viene dato incarico di riorganizzare gli archivi al giureconsulto Tullo Perrozzani e al procuratore parrimoniale del duca Francesco Bottesini, che tuttavia muore qualche anno dopo 1 5. Un'accurata relazione di Bottesini, del primo dicembre 1 576, costituisce il riAesso puntuale della concezione te­ sté richiamata che intende gli archivi come strumenti del governare e dà la

1 1 �er le vicende istimzionali di questa magistratura. riformata nel 1 7'i0 e soppressa nel 1786, cfr. C. t-- IOii'.:\RI I I I , Il Senato di J\ftiii/Ol'tl: origi11i t'_fimziolli, in ,\f,mtot•a e i Co11Zt1ga 11ell11 ril'ilrà del Ri11asàmmro. arri del com·egno. �!anrO\a 1 9--. pp. 61-98. La magi�trarura ha prodorro un fondo, ancora in arres.t di adeguata im·enrariazione. di -00'1 busre conrenenri gli .mi e i libri delle cause in ordine cronologico per nomi dei cancellieri dei banchi. 1 Cfr. R. N.W.WRI:"l, U11a magistmwm gollZtlgiJesra del ,\111 st>colo: il i\lagisrmto Cilllt'mle. in J\/rmto/11/ t' i Co11z.aga 11ellr1 riz,iltà del Rillasrimenro, cit., pp. 99-1 1 2 . 1 ' R . H. BAL'TI l R. La piJase cmciale de f'hisiOin• dt•s arcbiz,es: la comritutio11 des dlpots d�iniJit·es et la lltlÙSt/1/Ct' de lilrciJil'istique (,\1'1-débur du )\JX siède). in .. Archivum», XVIII, 1 968. pp. 1 39-1 49. 1 ' Per le rra\·agli,tre vicende dell'.uchivio del � lonferrato rimando a D . h RJt.\RI, L t• mrre disperst•. Dommmti rigumdnmi il Alollfi'rmto col/sen•tlti a J\lallfOI'tl ed E. t--IO:"(, l\:-:0, fstituzio11i e nrciJit•i del Mo11jèrmro rm X\ÌI e XV!!! secolo, enrrambi in Sttfollo Guazzo e Cnsnle tm Ci11qut' Seicemo, a cur.t di D . FERil-\RI, .u ri del convegno, Roma 1 997, ri�perrivamenre pp. 1 9--2 1 7 e pp. 2 1 9-240. ' TORI I LI. L i�rrl>it·io Conz,zgtl . . . ci r . . p. X-\.À\'1 l l .

fllten•t'llti rli norrliumllt'llfo tm Cinque

l'

St•trccemo. Il mso llllllltot•ano

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misura dei problemi da affromare e delle soluzioni da adottare, sia eli ordine recnico, come la difficoltà a leggere e interpretare scritture di vari secoli pre­ cedemi, o a redigere mezzi eli corredo - utilizzando anche notizie eli caratte­ re srorico-isriruzionale - sia di ordine pratico, come la sistemazione dei «col­ ti», o contenitori in legno16. Dopo la morte eli Bottesini, un altro giureconsulto, Francesco Borsata, nel 1 582 elabora un piano eli intervento da effettuare in un arco di tempo eli circa quindici-diciotto anni che viene realizzato soltanto in parte dal castella­ no Luigi Olivo e dal cancelliere Antonio Cizzolo. Tale progerro1- individua quattro nuclei principali eli documentazione: innazitutto le scritture riguar­ clanri lo statO di Manrova; quindi scrinure riguardami Casale e il Monferra­ ro, definite <<senza forma, applicatione de' lochi, senza ordine, senza numero e repertorio, et per una buona parre senza rubriche e summarii del contenu­ ro in esse. . . ». Segue un terzo nucleo, clefiniro <denere, registri et instrunioni de negotii, di avisi eli stato o simili materie importanti», da identificare so­ stanzialmente con la corrispondenza interna ed estera, quindi la parte che ri­ guarda le relazioni diplomatiche e l'amministrazione dello staro; questa parte eli materiale risulta priva di classificazioni di sorta e anche in questo caso vie­ ne proposta una suddivisione con criterio alfabetico e cronologico. Anche per il quarto e ulrimo gruppo eli « Lenere, insrruttioni o scritture eli poco rilievo et momentO>>, viene proposto un ordinamento eli ripo alfabetico-cronologico. I primi due nuclei, fondamentali perché attinenti alle ragioni che legini­ mano i titoli del potere dei Gonzaga sul ducato Manrova e sul Monferrato, sono individuati come prioritari; la situazione di maggior disordine sembra ri­ guardare l'archivio del Monferrato, certamente dovuta anche alle operazioni di trasferimento da Casale a Mantova (non è invece chiaro se tale archivio si fosse formato in modo meno organizzato rispetto a quello gonzaghesco) . Alla realizzazione, benché parziale, del progetto Borsaro si deve sostan­ zialmenre la sistemazione della corrispondenza gonzaghesca, il cui assetto, giunto sino a noi attraverso rimaneggiamenti e integrazioni success1ve, è an­ cora oggi riconoscibile nelle sue linee generali 18 •

1' AS� In, ,Jrc!Jiz,io Go11z.aga. b. 259..., , c. 8 1 3r.-\. Cfr. hRR.·\RI, Lt Ctlrtl' disperse. . . ci r., pp. 1 98-200, documento rrascrirro in appendice. 1 - ASt--In, Arr!Jil!io ConZilgil, b. 26 1 7, lcrrera del 13 febbraio 1 582 pubblicata da TORFi ll, L 'nrrliil'io Conz.aga . . . cit .. pp. XXXVI I I-XL l' La corrispondenza gonzaghesca � conservata in olrre sessanta �erie suddivise a loro volta in quarrro sorroserie: istruzioni agli inviati; lerrere originali dei principi o capi di governo presso i quali gli ill\·iari �volgevano il loro mandato; carreggi degli stessi inviati,


fmerventi di riordinamellto tm Cinque e Settecento. Il caso mantovano

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Il riordinamento dell'archivio di Corre è da mettere in relazione alla or­ ganizzazione e alla strunura della cancelleria all'interno della quale esso vie­ ne prodotto. Le principali attività svolte dagli uffici di cancelleria riguarda­ no l a produzione, l'autenticazione e la conservazione degli atti - che per . . tradiZIOne rappresentano altrettanti momenti di emanazione diretta della vo­ lontà del Signore - e la gestione delle relazioni interne e internazionali. Sul finire del Cinquecento la necessità di riformare anche la cancelleria diventa improcrastinabile. La differenziazione di funzioni e competenze richiede un coordinamento dell'attività di governo che non può essere risolto con il con­ tributo personale di alcuni consiglieri del Signore 1 9, né può essere rimanda­ to, in relazione anche alla istituzione delle recenti magistrature; richiede inol­ tre una gestione interna separata e distinta degli affari amministrativi, giudiziari e finanziari, così come la tenuta degli affari con le Corri estere im­ pone specializzazioni non necessarie agli affari interni del dominio, elementi questi che contribuiscono in modo incisivo a ridefinire compiti e ruoli della c �ncelleria. Sotto il du �ato di Vincenzo I Gonzaga spetta a Tullo Perrozzani, gIureconsulto, segretano e consigliere, realizzare un articolato progetto di . r� forma della cancelleria20 che investe anche gli archivi, della cui riorganizza­ ZIOne era stato precedentemente incaricato. E infatti attribuibile alla sua ma­ no una serie di disposizioni2 1 (con un elenco allegato dei funzionari impie­ gati) sulla base delle quali sono redatti nel 1 59 1 gli «ordini da osservarsi nella cancelleria ducale per metodo permanente»22. L'innovazione più significativa

oratori, ambasciatori, residenti e di moltissimi alrri personaggi; scritture miscellanee, ivi �?mprese relazioni complessive e riassuntive dei rispettivi mandati, cfr. in generale l 1nvenrano LUZ IO , L'Archivio GonZ/lga di Mantot1a . . . ci r., passim. 19 C. MOZZARE! LI, Manto11a e i GonZilga, Torino 1 987, p. I 07. �fr. D. �E.RRARJ, La ca�rcelleria gonZilgbesca tm Cinque e Seicento. Carriere e strategie parentalr al sen;rzro der due/n, 111 La celes e galeria. L 'eserci io del collezionismo, a cura di R. MORSE! LI , caralogo della mostra, Manrova, Palazzo Te - Palazzo Ducale, 2 settembre - 8 dicembre 2002, Milano 2002, pp. 297-3 1 8 . 11 Arcbit1io GonZ/lga, b. 3 0 1 3 , cc. 6-22, minuta e copia, entrambe senza data, . ASMn, al 1 59 1 da mano archivistica. Il documento è pubblicato integralmente da A. arrnbuae BOR�OG:'O, Prime indagini sulla cancelleria mantot;ana al tempo della signoria, in •·Ricerche n�ed 1eva!J,., I ( 1 966), pp. 7 1 -74 e parzialmente da Ll;ZIO, L'Arcbi11io Gonz.aga di Mmuotlfl . . . t., pp. 87-88. Da un confronto del documento con le numerose lettere autografe conservare nell'A �chivio G �nzaga, l'inconfondibile grafia minura di Tullo Perrozzani rende pienamenre sosren 1bde sul p1ano grafologico la resi dell'idenrirà di mano. 21 ASi\In, Archivio GonZ/lga, b. 30 1 3, cc. 24-27, documento anonimo e non dararo, il cui tirolo e la clara sono srari arrribuiri da mano archivistica settecentesca, trascritto inregralmente in F E RRARI , La cancelleria gonZilgbesca . . . ci 10

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riguarda l'individuazione d i una cancelleria d i stato, collocata a l piano supe­ riore del palazzo ducale, dove vengono trattati gli affari esteri, mentre al pia­ no terra rimane la cancelleria comune, che tratta turri gli atti ai quali il du­ ca non mene mano direttamente, in quanto ne sono responsabili i funzionari che li sonoscrivono23; la distinzione è tuttavia di carattere più formale che sostanziale, il documento parla infani di cancelleria «di sopra» e «di sono», ma ribadisce che essa deve rimanere un unico istituto. Al vertice della strut­ tura stanno i consiglieri, coadiuvati dai segretari e dai cancellieri; le disposi­ zioni della riforma prevedono che ciascun funzionario effettui una ricogni­ zione degli ani che ha presso di sé affinché vengano riposti in archivio quelli riferiti ad affari conclusi e trattenuti quelli riguardanti affari correnti. In par­ ticolare vengono ridefinire le funzioni del segretario-archivista ducale che vanno ben oltre quelle strettamente tecniche di tenuta e di gestione degli ar­ ri, per surrogare anche molti dei compiti precedentemente assolti dalla figu­ ra del castellano, al quale pure era affidato l'archivio24. L'archivista ducale deve prendere in custodia gli atti rimessi dai segreta­ ri e dai cancellieri, riponendoli in archivio in modo che siano facilmente re­ periti all'occorrenza; oltre che della documentazione nella sua fase corrente e di deposito, egli deve occuparsi dell'archivio in generale, quindi anche della sua parre storica, apponendo descrizioni identificative sulle scritture conser­ vare nei forzieri e nei «colti particolari», redigendo inventari per ogni singo­ lo contenitore da riunire poi in un unico inventario alfabetico generale. Co­ me i consiglieri e i segretari è tenuto a prestare giuramento di fedeltà e di segretezza, deve risiedere in castello e annotare su apposito registro gli estre­ mi delle pratiche che entrano ed escono dall'archivio, mansione che oggi de­ finiremmo «gestione dei Russi documentali». A lui spetta inoltre il coordina­ mento del lavoro dei corrieri e il controllo sul loro operato; è tenuto a compilare liste puntuali delle consegne effettuate dai forestieri alle porte del­ la città, a sottoscrivere le liste degli osti che ospitano persone per conto del­ la Corre, così come sovrintende a funzioni di controllo anagrafico redigendo

GonZilga, b. 30 1 3, c. 1 6 r. castellano era incaricato di sovrinrendere alla discribuzione delle notizie politiche; si crattava di una carica di importanza primaria nella quale si erano avvicendati uomini egregi che avevano appunto anche la responsabilità dell'archivio di Corre, come Giovanni .Giacomo e Sabino Calandra, Francesco Tosa bezzi, Nicolò Guarino, Pieero Ì\ farrire Cornacch1a, Cesare Riva, Luigi Olivo, Cesare Andreasi, fìno allo sresso Tullo Perrozzani, cfr. FERRARJ, La cancelleria gonZilgbesca . . . ci r., passim. 13 14

ASMh,'Arcbivio Il


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lnterl'enti di riordintllllellfo tra Cinque e Settecento. !l caso manto/ltl/10

gli elenchi giornalieri dei nati e dei morti in città25. Dunque il riordinamen­ to dell'archivio è in stretta relazione con l'ordinamento della cancelleria, la cui attività include la buona tenuta e la corretta gestione degli atti prodo tti al suo interno, funzionali all'azione amministrativa e politica del ducato. Con la riforma di Petrozzani l'intera cancelleria risulta perfettamente in­ casellata in un'architettura a maglie strette, articolata secondo un ordine ge­ rarchico di controlli e supervisioni che garantiscono il massimo ordine e la massima efficienza alla macchina amministrativa; vengono inoltre presi altri provvedimenti come un ordine redatto dal castellano Antonio Guarino nel 1 592 che impone agli ambasciatori la restituzione di tutta la corrispondenza d'ufficio; le istruzioni loro inviate e il relativo carreggio scambiato con la can-

celleria sono conservati separatamente per località di provenienza; gli amba­ sciatori hanno l'obbligo di restituire le lettere originali dei principi; i segreta­ ri controfirmano le lettere da loro redatte; le minute di cancelleria vengono conservate26; nei copialettere viene osservata la massima distinzione tra quelli ordinari e quelli riservari, alcuni registri sono addirittura destinati alle lettere autografe del duca, come si evince dalla intestazioni del frontespizio, e porta­ no annotazioni relative ai passaggi di consegna da un segretario all'altror. Anche il servizio postale in arrivo e in partenza è organizzato rigorosa­ mente: corrieri ordinari arrivano a Mantova da Venezia, Brescia e Ferrara il lunedì; da Roma il giovedì; da Milano il venerdì e gli altri giorni da Verona; i corrieri partono invece da Mantova tre volte la settimana per Milano, lu­ nedì, giovedì e sabato; il lunedì per Brescia e per Ferrara, il venerdì per Ro­ ma, Napoli, Firenze, Bologna e la Romagna28. Il tempo in cui Tullo Perrozzani sovrintende all'ufficio della cancelleria rappresenta l'apice della regolarità e dell'ordine e costituisce il presupposto ottimale per una buona organizzazione e gestione dell'archivio, ma il suo pia­ no di lavoro richiede un rigore e una diligenza che i funzionari subalterni non riescono a rispettare e agli inizi del Seicento si torna a una più semplice ri­ partizione degli affari29, come dimostra anche il fatto che dal 1 6 1 1 cessa la registrazione dei copialettere (comunque pervenuti sino a questa data). La piccolezza e l'esiguità dello stato gonzaghesco e la conseguente estre­ ma vicinanza degli organi centrali, comportano del resto un'immediata sem­ plificazione, una serie di assorbimenti di funzioni, di interventi verbali anzi-

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�� " ( . . . ) Il segretario er archiYisra ha d'bavere principal cura di regolare le lerrere er alrre scrirwre secondo che gli saranno rimesse dagli consiglieri er segretari, riducendoli finalmenre quando saranno ben purgare nell'archivio con cena disrinrione che sia facile a rirrovarle, riordinando ancora perciò il sraro presenre di esso archivio er riducendo le scrirrure che sono nelle casse er forcieri nelli colri parricolari, con le loro inscrirrioni più appropriare che sia possibile, er con fare er finire gli invemari parricolari d'ogni colro, per ridurli poi rurri in uno generale per alfabero. Havrà il medesimo archivista da risedere in casrello er serbarà presso di sé una vachena, su quella norando i numeri di pieghi che vanno er vengono. Tenerà cura delle chiave delle porre er di fare er far fare i mandari dell'enrrare er uscire della cinà, sì di none come di giorno, quando si trovassero serrare le porre. Darà essecurione alla spedirione dciii corrieri ordinarii er srraordinarii, sì per il sraro come fuori, che i corrieri da piedi della cancelleria er i chiavari facciano le loro guardie er che quando i corrieri saranno mandari a porrar lerrere debbano al loro rirorno far norare su uno libro apparraro, la relarione come havrà esseguiro er in che rempo, del qual libro renghino cura i giovani che scriveranno nella cancelleria commune er a vicenda uno per settimana, er l'archivista lo rivegga er ancora riceva il giuramenro dalli detti corrieri er chiavari er servirori di cancelleria che sono er saranno, di essercirare l'ufficio suo fedclmenre er dil igenremenre. Alli quali corrieri er alli alrri srraordinarii habbia esso archivista da segnar le loro lisre de' viaggi, er farli sodisfare secondo !,1 limirarione che si leggerà su una ravolerra nella derra cancelleria. Habbia ancora pensiero delle comegne che si fanno de' forestieri alle porre, er all'ufficio delle bollette, procurando che siano servari gli ordini sopra di ciò farri, con farci bavere ogni giorno le lisre d'essi foresrieri ben disrime er parimenri le lisre di quelli che nascono er moiano nella cirrà. Di più visiri er sorroscriva le lisre degli hosri che allogiano foresrieri per conro nosrro, facendo diligenza che non sia commesso errore o ing:u11 1 o er che quanro prima si spediscano perché cessi la spesa. Sia suo carico di far che i pagamenti da farsi alla cancellaria siano conformi alla rassa da noi limirara, della quale una copia sria in publico arraccara, di sopra er da basso in cancellaria, siché possa essere visra da ogn'uno. Er finalmenre anenda l'archivista a rispondere er dar ricapiro a rurro che alrre volre soleva essere aneso da chi era casrellano, er così ancora per le provisioni di carra, cera, spago er simili cose, coll'aiuto in rurre le Slldderre cose, quando n'havrà bisogno del cancelliere che risederà di rempo in rempo in casrello, communicando quando le occorresse qualche difficolrà con li consiglieri che si rrovaranno presenri .. (ASt\ln, ArciJiz,io Gonzaga, b. 3 0 1 3 , cc. 26-27) .

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Qt'AZZA, La diplomazia gonZitglmca . . . ci r., p. 1 8 . S i �'eclano, a rirolo esemplificativo . AS�dn, Arc/;iiJio Gonzaga, b . 2957, copialerrere

399: « Reg•srro delle lettere di mano di Sua Alrezza. Comincia a 4 di serrembre 1 587. Consegnatomi di novembre 1 590. Consignaro al Chieppio a 12 giugno 1 59 1 con le lcrrere da registrare cominciando a l di marzo 1 589. Consegnaro a me Cesare Andreasi il primo dell'anno 1 595 con le lenere da rcgisrrare cominciando a 14 di marzo 1 592 .. , e copialerrere 402: « Regisrro di lerrere scrirrc di mano propria di Sua Alrezza, cominciato da me Cesare Andreasi segretario deii'Alrczza Sua a 8 di genaro 1 59 5 e finiro per rurro il 1 2 di luglio dell'anno medesimo. Er seguito poi da mc ferrando �1auro, parimenre segretario deii'Airezza Sua, cominciando a 30 d'orrobre 1 595, che fu la prima lerrcra che dopo l'arrivo di Sua Alrczza dalla guerra d'Ongaria ella scrisse di sua mano». l copialerrere sono notoriamenrc trascrizioni delle missive spedire, spesso complcmenrari a quelle ricevure, pertanto le due serie dei copialerrere e della corrispondenza inrerna ed esrera sono srrcrramenre correlate e lo srudio dell'una non può prescindere dall'alrra. �8 AS�In, Archivio Gonzaga, b. 2958, copialerrerc 406, c. 43r, annotazione collocata rra due lenere da rare rispcrrivamenre 1 6 agosto e 7 scrrembre 1 595. � q QUAZZA, La diplomazia gonz11glmm . . . cir., pp. 1 8 - 1 9 .


Daniela Ferrari

interventi di riordinamento tm Cinque e Settecento. il caso mantovano

ché scritti, tuttavia l'archivio di Corre, superata la concezione di archivio fa­ miliare, viene a porsi come archivio politico dello stato, anche se si rratta di uno stato a gestione di tipo familiare. Gli archivisti cinquecenteschi calano nell'archivio la concezione dello stato propria dei principi e, attraverso l'in­ ventariazione offrono il modello dello stato gonzaghesco visto nei suoi rap­ porti con i superiori, con i pari e con i subordinati. Non abbiamo invece testimonianze di significativi inrerventi di riordi­ namenro dell'archivio ducale nel corso del Seicento, anche se i Gonzaga di Nevers succeduti al governo del ducato dopo l'estinzione del ramo principa­ le ( 1 628), apportano riforme sostanziali alla cancelleria30. Competenze per così dire miste continuano a essere concentrate nella figura dell'archivista; nel 1 6 1 O il duca Vincenzo Gonzaga aveva nominato archivista maggiore e supe­ riore dell'archivio ducale il giureconsulto Marco Antonio Amadei, già pro­ curatore del patrimonio, al posto di Nicolò Crova, nominato a sua volta pre­ tore di Mantova; l'Amadei con lo stesso provvedimento, che per aluo non specifica nel dettaglio le mansioni affidategli, veniva nominato anche refe­ rendario del Monferrato3 1 • Con il passaggio alla dominazione asburgica e il venir meno della fami­ glia gonzaghesca, all'inizio del Settecento, viene meno anche la distinzione tra archivio grande e archivio piccolo e si ha un unico archivio. Particolare at­ tenzione è riservata al riordino dell'archivio gonzaghesco e alla organizzazione delle nuove magisuature: riordinare e classificare vecchie carte, disporre spazi e strutture per documenti prodotti dai nuovi organismi di governo diventa in questa fase suumemo stesso di buon governo, in grado di restituire l'imma­ gine di una monarchia ben ordinata, dalla cancelleria imperiale fino all'ulti­ mo ufficio periferico, in una visione dell'archivio tipica dell'amico regime, «scrigno degli arcana principis tutelato dalla più assoluta segretezza»32. Problemi particolari riguardano la definizione dei confini del ducato e l'assenza di documentazione comprovante gli esatti titoli di pertinenza com­ plica ulteriormente la situazione. Nel 1 7 1 3 il prefetto alle acque Doriciglio Moscatelli Battaglia è incaricato di eseguire una visita generale per rilevare in

d�ttagli? disordini e �endenze esistenti con gli stati limitrofi33; i l prefetto re­ dige un a�cu �ata rel�z10ne �c�ompagnata da una serie di rilievi topografici il­ . . luoghi Interessati da controversie confinarie. Nel 1 752 lustranti 1 pnnCipali viene is �itui to � n :e ro e pr?prio archivio dei confini, in seno al Supremo . . . Consiglio d1 �ILIS tiZI� (magistratura che ha assorbito le funzioni del prece­ . . con un regolamento che vieta di asportare o estrar­ dent� � en�to d1 Giustizia), re ongmali, se non con un verbale sottoscritto dai funzionari responsabili, e soltanto per trame copie e per breve tempo; tale regolamento prevede inol­ tre una serie di norme di sicurezza antincendio (preoccupazione costante nel­ la gestione dei complessi documentari attraverso i secoli): era infatti vietato entrare in archivio con lumi di qualunque sorte, di conseguenza esso era agi­ bile soltanto con la luce del giorno34. lnto �no al 1 760 p �ende �o �po l'idea di un grande riordinamento gene­ . . rale degli archivi_ ducali d1 CUI SI fa animatore il consigliere Francesco Anto­ ni � "!"a mburini, «ministro delegato sopra l'archivio segreto»35. Così anche l'ar­ c�IVIO manrovano. con le riforme settecentesche subisce manipolazioni che dipendono ?alle n for �ne della stessa a� ministrazione: agli archivi si attinge nel contenzioso che nguarda «preroganve secolari, soprattutto in materia di giurisdizione, di imposte, di feudi e di rapporti con l'autorità ecclesiastica»36 . in p �rt �colare ne! nostro caso gli interventi sono dettati da ragioni contin � genti, nguardanti prevalentemente la questione del Monferrato con i Savoia. In relazione � tali � uestioni la cancelleria imperiale chiede una ricognizione . generale del! archivio del Monferrato, molte carre del quale erano 0<rià state trasmesse a Vienna nel 1 743.3" .

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01dini Cfr. F. FANTINI D'ONOFRIO, Fonti per la storia della cancelleria gonwghesca: gli 39-60. pp. 988, 1 19, n. s., n. a», Mantovan «Civiltà n i 1707, a/ i628 dal dumli ·11 ASMn, Archivio Gonwga, Parenti, libro 8, c. 2 1 8 . e a Mantova tm antico regime ed età 32 D. FRIGO, La mppresentazione dell'mmninistmzion n. napoleonica: palazzi, riti e simboli, in «]ahrbuch fi.ir europaische Verwalrungsgeschichte», 30

6, 1 994, p. 2 1 0.

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33 D. FERRARI, il dumto d! Man�ota nella pri!na 11�età de� Settecento: definizioni di confine . e mppresenta�rone cartografica, 111 SoCJeta: L1gure d1 Stona Patna, Cartogmfia e istituzioni in età modema, am del convegno, Genova 1 987, vol. I, pp. 225-244 . 34 Per i l piano dell'archivio dei confini cfr. ibidem, pp. 242-244.

35 Co�ì viene defi nito il funzionario in u a relazio 1e del vice presidente del l\ lagisrraro � � . Ca�erale d l� febbra1o 1781, cfr. Archivio d1 Stato d1 Milano (d'ora in poi ASMi), Uffici Regt, parre annca, b. 271 . 36 � PAt-:51�1, G(i archi i politici negli Archivi di Stato italiani, i n Ministero per i Beni · � Culturali e Ambientali, UfficiO Centrale per i Beni Archivistici, Gentium memoria archiva. Il tesoro degli archivi, catalogo della mostra, Roma 1 996, p. 89. 37 Lettera del 2 1 settembre 1762 del ministro pleniporenziario come Carlo di Firmian: « �ssendo stare fatte varie diligenze i n codesto archivio, molte carre furono esrrarre, spedire a V1enna e dalla Corre fatte consegnare al ministro di Sua Maestà signor conre di Canale nel l ?.43. Si crede che 1eU'archivio m �l te altre ve ne s iano rimaste. Prego vostra eccellenza � , . d mcanc� re d c�ns•gliere Tan� �unn1 perché, coli aJuto del prefetto e vice prefetto . del! arch1v1o, faccia le dovute d11igenze per rinvenire tutte quelle carre che riguardano il


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fmen'enti di riordinamellto tra Cinque e Settecento. Il mso m1mtoMno

Daniela Ferrari

Si trana di ragioni che rendono impellente l'esigenza di agevolare e ac­ celerare quanto pil.t possibile il reperimento dei documenti e per rispondere agli indirizzi culturali dell'epoca viene adonata la classificazione per tipolo­ gia di ani o per materia, metodo oggi aborrito dalla domina archivistica poi­ ché, considerando i documenti quali singole entità isolate e avulse dal loro contesto di pertinenza, esso va ad alterare la rete di relazioni e di nessi inter­ correnti tra le singole unità, e sopranutto infrange il vincolo archivistico chiave di volta che regge l'impalcatura di ogni complesso documentario ostacola le ricerche di storia istituzionale, in quanto onunde le competenze delle singole magistrature, le loro trasformazioni e modifiche. Gli ordinamenti fondati sui sistemi classificatori notoriamente hanno portato allo smembramento dei fondi archivistici: resta esemplare il caso mi­ lanese che ha riaccorpato negli Ani di Governo, suddivisi per centurie, la do­ cumentazione proveniente da oltre cinquanta fondi38. Se applicate in modo pedissequo le classificazioni degli ani per materie portano alla scomposizione non solo di interi archivi, ma anche dei fascico­ li afferenti a singoli affari: è la dura critica che viene rivolta dal cancelliere Kaunitz a proposito del riordinamento dell'archivio del Magistrato Camera­ le, in merito al quale si era arrivati a proporre, per eccesso di zelo, la suddi­ visione dei documenti appartenenti a singoli fascicoli per tipologia di atti; il vice presidente del Magistrato, Ioannon Saint Laurenr, nella sua relazione di risposta ben evidenzia che «il giudicare degli archivi non è il lavoro di ogni talento)), e afferma: «Se secondo un simile piano si ordinano le carre di un archivio, ogni isrrumento d'acquisto, affitto, vendita, investitura etc., ogni voto fiscale, decreto, consulta, informazione di visita, dispaccio, o qualsiasi altra scrinura concernente qualunque affare, per esempio la possessione ca­ merale di Valdelfino, ne viene ad unirsi in uno medesimo mazzo ( . . . ), que­ sto mazzo è come un libro: le sue carre, collocate cronologicamente, mostra­ no a chi vi cerca tuna la serie delle vicende accadute in diversi tempi con

detta po�sessione camerale. Ordinandosi dietro al prospetto dell'archivio ca­ merale dt Mantova ( . . . ), ciò per la massima parre non succede punto. Al con­ erario arriva che volendosi sapere le vicende della possessione camerale sud­ detta o di qualche altro affare, si deve cercare in molti indici, in molti mazzi, c�n molt? !�:'oro o sovente anch� co1; riuscita dubbia ( . . . ). Travagliandosi . . . dtetro a stmdt rubbnche, o sta gutde, l mstrumento di acquisto della posses­ siot�e Val delfitto, per �sempio, :a in un f�sci �olo, quello d'affitto di detta pos­ _ sesswn e 111 un altro, l 1- nformaz I?ne relanva 111 un altro, e così di tutte le pez­ , . ze dell aff�re medes 1_ 1no: con c1o tutte le membra vengono sbranate dal loro corpo e dtsperse qua e là ( . . . ). Un archivio può considerarsi come una bi­ blioteca di libri non legati. Se una biblioteca di libri non legati si ordinasse i �1 �odo che �i suddividessero i libri in certe classi, per esempio storici, po­ . I mci, filosofici, ma che poi tutti i fogli dei titoli si mettessero assieme in un mazzo, assieme in un mazzo tutti i prolegomeni, in un mazzo tutti i primi, in un altro i secondi e successivi capitoli ed assieme, pure in un mazzo tutti gl'indici dei differenti libri di una classe medesima, ne sortirebbe una ben singolare confusione. L'archivio camerale mantovano è questa biblioteca: la suppli ca, che è l'introduzione all'affare, si mette ora con altre suppliche dif­ . ferenti,_ l'mformazione, che è il primo capitolo del libro, si mette in u n altro mazzo, parimenti con molte altre informazioni, il voto fiscale in un altro. Con ciò non si avrà mai un affare intiero assieme, come nel primo caso non si avrebbe mai un libro inriero o opera intiera assieme))39. Queste osservazioni, quanto mai fondate, determinano in seguito la ne­ cessità di rivedere un progetto di riordinamento dell'archivio camerale, so­ prattutto in relazione all'uso delle carre per necessità amminisrrative4o, men-

. '� ASi\!i : UfJi.ci Regi, parre antica, b. 27 1 , lettera del 1 774, riportata in mdn11r polrtrcr . . . c1r., p. 89.

LODOLiì'\1,

Lineamenti di storia dell'Archi11istica italiana. Dalle origini alla metà del secolo XX,

Roma 1 9 9 1 , pp. 9 1 -99; si vedano inoltre: Gli archivi peroniani, Atti del seminario S/loltosi a J'v!ilano il 26 gennaio 1 993, Milano 1 994, editi anche in «Archivi per la Storia,, anno VII, n. 2, luglio-dicembre 1 994, pp. 9-7 1 ; M. Bot OG�A. Il metodo peroniano e gli «usi d'uffizio»: note sull'ordinamento per materia dal XVIII al XX secolo, in «Archivio Srorico Lombardo», anno CXXIII, serie dodicesima, vol. IV, 1 997, pp. 233-280.

PANSii'-'1.

Gli

'0 «Sarebbe st�ra n� o! ro piì.1 opporr una la visita recenremenre farra dal vice prcsideme de . Sam t Laurei� t de! l arch1v1o �amerale d1 i\ lanrova se fosse stata ordinata ed eseguira serre 0 orro ann1 pnma, 111 conformnà alla lettera che scrissi all'Eccellenza Vostra lì 4 febbraro 1 773 su quell'archivio . . . Frattanto che segua la riforma del piano, nella qual cosa raccomando � Vostra Eccellenza ch'Ella si faccia prontamente ubbidire, si rende necessario che di concerro col Ministero manrova no si prendano le pronte ed opporrune misure per l'unione in un . luo9o so� o d1 quelle scn �ture camerali, parre delle quali riposano nell'archivio segrero e parte nel! arch1v1o camerale. Facend? alrri1�1enri non si farebbe che conrinuare a spendere danaro . per fa� arch1v1 mcomplen e d1ffenos1. . . A che serve che tanta faragine di carre relative ad oggem m� rame1� re camerali si lasci quasi sepelira nell'archivio segreto? Questa sola . denommaz10ne d1 seg�eto fa conoscere che nel riporle in esse si è avuto per il principale fìne la gelosa loro cusrod1a, senza pensare molro a fare l'opportuno e in tante occorrenze •

Monferrato e di mandarmene l'inventario, perché possa in appresso dirle sopra di queste la menre di Sua Maestà» (ASMn, ArciJit,io della direzione, b. 22). ·'8 L'applicazione del riordinamento per materia agli archivi milanesi è sintetizzata in E.

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Dr1111t'lt1 Famri

!nren•t'/1(1 d1 nordilwmenro

tre nova unirà di indirizzo c di intenti il piano di riordinamento dell'archivio Gonzaua che diventa esecutivo nel 1 7-5. A quella data il consigliere Tambu­ rini, d�e nel frattempo ha avuto l'incarico di governare il principato di Casti­ glione delle Stiviere, trasmette un «Piano o sia prospetto dell'archivio segreto», nel quale svolge un ruolo di rilievo il nipote Luigi Marini, avvocato, nonché ufficiale auaiunto e fmuro prefetto degli archivi'� 1 ; il piano presentato è defi­ t> nito in un� lenera del Kaunitz stesso al governatore Firmian «SÌ regolato, chia­ ro e sì compito che può servire di modello nel suo genere>>; la medesima let­ tera sonolinea che se i lavori fossero stati impostati così sin dall'inizio sarebbero già terminati con grande vantaggio comune: «già �aressi �10 a que� t'01 :a a go­ derne il fruno se dal bel principio si avesse travagliato d1etro a tali gwde, ma non essendo ciò seguito ci dobbiamo ora lusingare che il restante dell'esecu­ zione eguaglierà il merito del piano, e che alla fine la perfezione dell'opera ci compenserà del ritardo. Ciò possiamo promenerli se l'ingegno estensore del piano continuerà a vegliarvi ed a cooperarvi con pari zelo»'�2. . Un promemoria del prefeno dell'archivio Alessandro Pagan1 111,. del 23 maggio 1 775, consente di ricostruire l'organico dell'ufficio addetto al riordi­ namento del regio ducale archivio segreto di corre; esso è composto da due ufficiali, cinque ufficiali aggiunti e due ufficiali alunni. Giovanni Battista Ba­ retti, viceprefeno, percepisce uno stipendio di 308 lire mensili, egli è giudi­ cato un ottimo funzionario, diligente, rispenoso dell'orario e «il piì.1 capace

n..:�.:cssario uso <.Ielle camerali . . . Il gi u di zi o che nella sua relalion..: porte! sull'.�r�.:h.i\ i� L.tmeral� il per altro <.leg no vice presideme Saim Laurem fa chiarameme vedere che d g 1ud 1C<He d�gh archi\·i non è il lavoro di ogni talemo, benché capace d1 cose anche grand1. Il con s1ghere Tamburini certamente si è fa�lù finora conosc..:re per u omo assai ve rsaro , non solameme nelle materie dipl o nur ich e ma che ha ch ia re idee d'un archivi?, �Ici suo sistema e ell' uso . da farsene. lo dubito però ch'esso non abbia tempo o forze su�fìe�cnn a d 1 nggere pn1 da VICinO la dovuta operazione . ASf>li, Uffici Regi. parte anrica, b. 27 1 , senza data. .. . ,, ··0:dLumo 1 -69 avevo dato agli i m p ieg.u i un metodo. o p1ano p1u mtretro, ma analogo al presene, da osservarsi nella s�paraz i o1�e delle molte scrinure che si ritrovavano i � monre, dopo che Vostra Eccellenza ebbe la bont:l di compatirlo colla ven: rata sua lettera de _ r ma re d p1ano sull 1dea del suddetto 9 settembre 1 769. Al superiore eccitamento th �o metodo, e sp<.:CÌ<tlmenre sopra q u ell a del prospetto dell'archivio del Dipa rt i lll emo d'Italia, . abbassatomi <h Vostra Eccellenza d'ordine della prelodata Altezza Sua, com1nCI<ll a rravagl1are coll'aiuto del mio nipote, a\TOCato L u igi :-.larini, dietro qu�sr_'opera che non �otei com �iere . per altre incombenze, e specialmeme a morivo della commiSSione d l cu1 ven �11 o.norato h 24 . di l ugl i o dell'anno 1 773, di prendere il poss<.:sso di questo Pnncqmo [d1 Cam gl1 one dell � Stivi�re] in nom.: dcll'Auoustissima Sovran.l. Esscnòo qui col detto mio nipote ne incaricai il medesimo, unitamenr al quale vi ho data l'ultima mano ... , AS!\ I i , Ufjù-i Regi, parte .uuiu, b. 2- 1 , lettera del 23 luglio �--s. AS:-. In, Archiz•io del/il dirt•zione, b. 22. lettera 14 agosto l �-s. ,

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Cinque t' 5aterento. !/ rmo mantouano

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al disimpegno delle incombenze per essere molto pratico delli caratteri an ti­ chi »•.l. E' coadiuvato da Giovanni Vianini, scrittore, al quale è corrisposto uno stipendio mensile d 200 lire; tra gli ufficiali aggiunti si distingue il già citato avvocato Luigi Marini, nominato con provvedimento del 5 dicembre 1 769, insieme al notaio Leopoldo Castellani, entrambi sono giudicati in gra­ do di disimpegnare le incombenze affidategli con capacità. I l sacerdote don Giacomo Buonapace è invece nominato con decreto del 28 luglio 1 773, di­ simpegna anche le incombenze di registrante presso l' ufficio delle regie cac­ ce. Orravio Marchetti impiegato dal 1 767 al 1 773, destinato in seguito al riordinamento degli arri della segreteria di Vice Governo, «si è portato nel di­ simpegno delle sue incombenze con assai lodevole assiduità, attenzione ed abilità». Saverio Bridi, archivista camerale e cancelliere della regia Depura­ zione Araldica, con decreto dell' 1 1 dicembre 1 77 1 è nominato coordinatore dell'archivio segreto, compito che tuttavia non espleta per essere troppo oc­ cupato con il lavoro già assegnatogli, e principalmente nel riordinamento del­ l'archivio camerale. Tra gli ufficiali alunni Giuseppe Epocher, è giovane ca­ pace che lavora per alcuni mesi, ma si allontana dall'archivio per dedicarsi al norariato; infine Carlo Perogo, il quale benché introdotto nell'archivio se­ greto «in parola del Governo», senza provvedimento di nomina, ha prestato giuramento di fedeltà e segretezza. Nel 1 782 l'avvocato Luigi Marini diventa prefetto'�'1; egli è coadiuvato dagli aggiunti Giovanni Battista Baretti e Gaetano Mancina, dai registranti Leopoldo Castellani e Giuseppe Epocher, dai riordinatori sussidiari don Gia­ como Buonapace e Giovanni Vianini, ai quali si aggiungono il cancellista An­ tonio Crespi, l'inserviente Angelo Scaranzoni e lo spazzino Luigi Vezzani45. Della esecuzione del piano si conservano dettagliate relazioni periodiche, relative allo stato di avanzamento dei lavori portati avanti da un gruppo di operatori per oltre un ventennio.

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11 Ibidem, 23 maggio � --s. " Cfr. la relazione del 1 -8� in AS!\Ii, L'.ffià Regi, parre antica, b. T I : .. il prefetto è l ' avvocato collegiato Luigi � lari n i, che come uffìziale destinato alla riordinazione presrò gi uramento lì l O ò i ccm b re 1769 e con reale ces a reo dispaccio de' 28 marzo 1 782 fu promosso alla carica di prefetto, il cui soldo mensuale è di lire picciole di !\ lantova ci n quecen to '' Cfr. AS,\ I n . Regia !ntmdt'llzn Politim. tomo IX, c 4: .. Tabella del p.:rsonale nell'archivio unico di Governo in !\lamova... alleg.ua a lettera del regio I m pe riale Consiglio di Governo di :-.lilano all'Intendenza Politica di .\lanrova del 1 3 dicembre 1 -86. ».


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fnten1enti di riordinamento tra Cinque e Settecemo. !l caso mal/fOllano

Daniela Ferrari

Una relazione del vice prefetto Baretti, datata 7 ottobre 1 797, consenre di ricosrruire l'impianr o conferiro all'archiv io Gonzaga sostanzialmenre giun­ ro sino a noi46: tutti gli atti sono stati leni e corredati di regesti (o sunri, o arrergati) , quando non fossero già presenti, e da sigle alfanume riche _ riferite alle rubriche o materie4- e alle loro suddivisioni, scritte sul verso det docu­ memi o su apposite camicie o carperre, operazioni che hanno prodotto una serie di repertori, inventari, mezzi di corredo, Come informa la relazione Bareni «sono state separate e disposte per ma­ terie secondo le classi principal i portate dal piano e distinre dalle diverse let­ tere maiuscol e». Ogni classe principal e è stata poi suddivisa in classi subal­ terne contraddistinte con numeri romani. Molte classi subalterne sono poi state a loro volta suddivise in tiroli contrassegnati da numeri arabi. Su turri gli ani è stata apposta la risperriva segnatura composta da lerrera mai �scola, numero romano, numero arabo. All'interno di ogni classe i documenti sono stati disposti in ordine cronologico. Innanzitu tro sono state riordinate le carte relative al dominio e al gover­ no della cirrà e dello staro di Manrova . Le rubriche «B. Dominio della cirrà e staro>>, «D. Affari di famiglia dei principi dominan ti», «F. Legislazione e si­ stemazio ne del aoverno» , sono infarri le serie piLt consistenti , costituite dai documenti dell ; cancelleria. Esse formano il nucleo centrale dell'archivio Gonzaga, sono gli ani prodorri dagli uffici e dagli ufficiali. La rubrica B con � tiene i veri e propri documen ri di staro, quelli che testimoni ano mutamen ti di forma, aggregazioni terriroriali, smembra menti, alienazion i, ma soprarrut­ ro quelli che legirrima no il fondamento giuridico dello staro stesso. La ru­ brica «D. Affari di famiglia dei principi dominan ti» è l'archivio di casa nel senso più strerro, quello che doverre costituire il nucleo del cosiddetto «ar­ chivio piccolo», situaro al piano superiore in castello e contrapposro all'«ar­ chivio grande» o di Cancelleria situaro invece al piano inferiore. Spesso le aurorità governative lamentano la lentezza con la quale proce­ dono i lavori di riordinam enro. In efferri gli archivisti svolgono anche man­ sioni nell'archi vio correme: estraggono copie per uffici e tribunali e - da sot­ rolineare - comincia no a svolgere ricerche per esaudire richieste di studiosi: 8 dal 1 776 al 1 780 essi svolgono ricerche «e confronti di ricapiti antichi»4 per "'" Trascrirra in gran pane da TOREII.l, L'archit•io GonZitga. . cir., pp. X_L II-XL�I. . ..- L'elenco delle rubriche o materie dell'archivio Gonzaga, rrarro dagli 1nvcnran p1u volte citati di Pierro Torelli e Alessandro Luzio, è riporrata in appendice. . s ASMn, Archi11io della direzione, b. 22, promemoria del vice preferro Giovanni Barrista Bareni del 1 4 novembre 1 780: «Ha assistiro inrerpolatamenre dal suddetro anno 1776 al .

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Giovanni Battista Visi, prefetto della biblioteca locale, che sta scrivendo una sroria di Manrova commissionata dal Governo, esemplata sui lavori di intel­ lettuali coevi come Scipione Maffei e Girolamo Tiraboschi. Ritengo opportu­ no sottolineare che Visi è in grado di sottoporre a esame critico le fonti do­ cumenrarie grazie anche al lavoro degli archivisti - rimasro invece nell'ombra - che gli consenre di portare un rigore di merodo prima sconosciuro alla sro­ riografìa mantovana49. Sarebbe interessante inoltre individuare nell'ambito di quali iniziative due riordinatori sono impegnati per un trimestre a trascrive­ re il voluminoso carteggio di Baldassarre Castiglione «per ordine superiow)0. Per alcune serie omogenee, come i volumi dei gridari o i registri dei de­ creti, essi producono mezzi di corredo ancora oggi consultabili; si tratta di indici cronologici e alfabetici dei destinatari dei provvedimenti, mentre re­ stano ancora da compilare, per maggior parte, gli indici di altre importami serie documentarie, come i mandati, le patenti e i copialettere51 • Notizie sulle condizioni degli archivi ducali sono pervenute a seguito di un rovinoso incendio che il 29 maggio 1 78 1 distrugge il teatro di Corte di origine cinquecentesca, ristrutturato dal celebre architetto Ferdinando Galli Bibiena nella prima metà del secolo52; adiacente al teatro si trovava infatti l'archivio e il consigliere Tamburini si premura di intervenire immediata­ mente per scongiurare il peggio, dandone pronta informazione al ministro plenipotenziario a Milano, con lettera «spedita per staffetta alle ore 1 2,53.

1780 il signor dotror Giovanni Battista Visi per ricerche e confronti di ricapiti antichi, che gli sono stati necessari di osservare di mano in mano per la nuova storia mantovana». "'9 Si trana delle Notizir storiche della città e dello stato di Mantova, 1 78 1 - 1 782, voli. 2., cfr. M . Yi\1 � 1 . Carlo D'Arco e la m/tura storico-erudita fi"a Sette e Ottocemo, in Giornata di studio in onore di Carlo D'Arco, a cura di R. SIGNORI N!, Mantova 200 l , p. 84. 5 0 ASMn, Archi11io della direzione, b. 22, promemoria del vice preferro Giovanni Barrista Bareni del 1 4 novembre 1 780. �1 LUZIO, L'Archivio ConZirga . ci r., p. 75, afferma: «rranne pochissimi, dotati sin dall'origine d'una rubrica, i copialerrere mancano turri d'indice; questo sarà uno dei compiti più lunghi, piLJ faticosi, ma pilt urili che il personale dovrà imporsi»; chi scrive ha promosso l'indicizzazione dei copialettere di cancelleria, con la collaborazione del personale sono stati fìnora realizzati gli indici relativi agli anni 1 5 1 9- 1 526 e per le serie relative a Margherita Paleologo ( 1 535- 1 559) e a Ercole Gonzaga ( 1 545- 1 5 6 1 ) . Tali indici sono consultabili in forma dattiloscrirra presso la sala studio dell'Archivio di Stato di Mamova. '1 Cfr. P. ORANI, i\1usicn e spettacolo nel Teatro Nuovo di i'vlantova (l732-1898), Mantova 200 l , p. 77 e segg. Il teatro fu successivamenre ricostruito da Giuseppe Piermarini, l'architetto che aveva curaro la costruzione della Scala di l\!ilano, e fu sciaguratamente abbattuto nel 1 898 '·' ASl\In, Archivio della direzione, b. 22, le[tera del 29 maggio 1 78 1 , documentO trascritto in appendice. . .

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fnten,emi di ri01dinamemo tra Cinque e Settecento. [/ caso mantovano

Dan iela Ferrari

Forse anche in conseguenza dell'incendio, nel 1 785- 1 786 gli archivi ven­ gono concentrati nelle sale inferiori del castello di San Giorgio sotto la nuova denominazione di Archivio unico di Governo (non più «segreto»); anche l'ar­ chivio notarile è trasferito dal palazzo della Ragione in castello e va a occupa­ re la celebre camera degli Sposi affrescata da Andrea Mantegna. Dal carteggio intercorso tra l'Intendenza Politica di Mantova e il Regio Imperiale Consiglio di Governo di Milano si evince che la necessità di ampliare i locali per ospi­ tare i documenti e facilitarne il riordinamento ha indotto ad affidare il pro­ getto di ampliamento della sede all'architetto Paolo Pozzo54; il progetto viene tuttavia ben presto accantonato perché troppo costoso e per le intenzioni del­ la Corte di Vienna - non realizzate - di trasferire a Milano la maggior parte degli archivi mantovani, una volta messi in ordine; la soluzione più economi­ ca, proposta da Bartolomeo Sambrunico, regio segretario direttore degli ar­ chivi della Lombardia, consiste nell'adattare degli scaffali ricavati dai solai !i­ gnei di locali adiacenti alla chiesa palatina di Santa Barbara55. A seguito degli interventi di riordinamento iniziati dalla seconda metà del Settecento, non venne attribuita una numerazione progressiva - asse­ gnata successivamente al fondo, con la pubblicazione degli inventari di Pie­ tro Torelli e Alessandro Luzio nei primi anni del Novecento - in quanto l'archivio serviva ancora per un uso interno, amministrativo, funzione per la quale era sufficiente avere il riferimento di classificazione, mentre la nume­ razione di corda diventa successivamente funzionale sia alla movimentazione del materiale dai depositi alla sala studio, sia a una più agile e corretta cita­ zione della collocazione archivistica in sede bibliografica. Dietro gli inventari di Pietro Torelli e Alessandro Luzio si intravede l'e­ norme lavoro di un altro archivista, Stefano Davari ( 1 836- 1 909). Figlio di un rivenditore di dolciumi («scalettiere») originario di Belluno, il 30 dicembre 1 869 egli viene nominato «Cancelliere scrittore», con un concorso per titoli ed esami indetto dalla Amministrazione municipale. Sul finire del secolo è una figura rappresentativa nel mondo della cultura mantovana: i rapporti con gli studiosi italiani e stranieri testimoniano la sua qualificazione come esperto ri­ cercatore delle carte gonzaghesche, ottimo trascrittore e consulente paleografo. icismo, Paolo 5 • Architetto veronese antibarocco che introduce a Mantova il neoclass metà del Settecento e seconda la tra a virgilian città nella operoso rmente particola è Pozzo ioni a palazzo Ducale l'inizio dell'Ottocento, in particolare con una serie di restauri e sistemaz tica che civile, come ecclesias enza committ di sia , pubblici ti interven altri e a palazzo Te e con le di Mantova, cfr. comuna a bibliotec la sistemazione delle sale della bibl ioteca teresiana, oggi 248-256. pp. 965, 1 Mantova III, vol. Arti, Le . E. MARANI, Architettura, in Mantova in appendice. trascritti nti docume 36-39, cc. IX, olitica, P :ut fntenden Regia 5' ASMn,

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· Stefano Davari, schivo e alieno da ogni mira di carriera, ha svolto una m . , . . d��essa amvita nel �-� �rd'1 � are, appuntare, trascrivere. Le relazioni annuali dei d1retton_ parlano det nordmamenti che sta facendo accompagnati da una sene · . · 1 I· e pu bbl'JC�ioni non particolarmente consistenti ma puntuali e semdI amco �re ?�n doc umentan che_ ancora o��i c�s�itui�cono riferimenti bibliografici ba­ s �l �n 5 . M a e, sopratrutto Ii lavor� d1 mdJCIZZazJO�e che ci sorprende per la quan­ ma e pe� la m ole: Stefano Davan ha prodotto cuca quaranta indici manoscritti _ delle vane sene della corrispondenza gonzaghesca, rilegati in volumi autonomi - anco�a oggi insostituibili mezzi di corredo consultati quotidianamente in sa­ la studJ o - e una congerie di note, appunti, sunti, citazioni, riuniti in 23 buste _ denom� nate «Schede Davari», vero e proprio filtro di accesso all'archivio Gon­ zaga, diventato a sua volta più un fondo che un mezzo di corredo. Un ce�1110 �api ?o �Ile vi cende p ost unitarie: nel 1 865 il governo austria­ , _ _ sciOglier� � archiVIo d1 Governo di Mantova; il Municipio co determma _ chiede allora l Intero arc!1IVJO Gon�a�a con la documentazione compresa fi­ no al � 707, cosa che Ottiene. Il Ministero austriaco decreta successivamente �h � g_II atti posteriori vengano spediti all'archivio centrale di Venezia. Viene IStituita �llora u �� Co�missione �ittadina di cui fanno parte, tra gli altri, in­ t:llett�ali ; stoncJ quali Carlo D Arco, Willelmo Braghirolli, Attilio Portio­ cosJCche anche la documentazione posteriore al 1 707 rimane a Mantova m co segna fiduciaria. Il nuovo governo nazionale si trova di fronte al fatto � compiuto e nel � �67 �ancisce l a divisione t �a Archivi ? Storico Gonzaga da , una parte e ArchiVIo d1 Stato dali altra, che viene effettivamente istituito con una legge l'anno seguente. Sul finir� ?el 1 883, a s�guito di u�a delibera comunale dell'anno prece­ , dente, l archiVIo � onzaga viene trasfemo dal castello di S. Giorgio al cosid­ det �o Pal:u-zo degli Studi,_ ex collegio e convento dei Gesuiti, dove tuttora è _ ospitato ms1eme alla Biblioteca Comunale e al Liceo Ginnasio «Virgilio»5�. _

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56 Tra i princi p�li ci t�: Cenni storici intomo a opere e fortificazioni della città di Mantoz1a 1lel �ecolo XVI; Notrzze ston�h mtomo allo Studio pubblico in Mamova, e soprattutto le Notizie � - _he topog ston m che della �ma d1 Mantoz,a nei secoli XIII, XIV, XV, Mantova 1 903, seguono c _

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Studt sul pubblteo orologto dt i\lantova, su Claudio Monteverdi, sul palazzo di Marmirolo, su palaz�? Te, sulla �alaz� i � a Paleologa annessa al castello, ecc. Cfr. anche A. BELLÙ, 11 Davari . e l� sue ncerche nel/ arclnvzo Gon:utga, 111 lv/muova e i Gon:utga ne 'l; ciz,iltà del Rinascimento ' am d e! convegno, Mantova 1 977, pp. 48 1 -49 1 . _ 5 Cfr. T�RELU, L'archivio Gon:utga . . ci r . , pp. _L-LI e !l Pal{/zzo degli Studi. Appunti per

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to�a stol lfl de(l m:uz1one mpe1:10re a MmttO/Jfl. Luogh1 e vicende dal Collegio dei Gesuiti al Liceo _ « Vugdlo», a cura dt U. BAZZOITI e D. FERRARI, catalogo della mostra, Mantova, Gmnas1o

Palazzo Ducale, Sala

ovanta, 8-27 ottobre 1 99 1 , Mantova 1 9 9 1 (rist. Mantova 1 998).


Imer/lenti di rio1diname11to tm Cinque e Settecento. Il mso mantovano

Daniela Ferrari

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d� p�rte d�l di deposito del pr�zio�o fondo un Nel 1 899 si conclude la praticarno, viene così numto sotto umca DIComune al Min istero dell'Inte �ta che . . rezione insieme all'Arc�ivio di erret Sette.cento � tuan a parn·re dalla fine del . enn . I risultati dei riordmam One m h'IVIO· G onzaga, con. la suddiVISI . riflettono l'attuale struttura de Il' aresche ndice; .ne�,l'l andott·o m appe · · bn'che dalla A alla z' secondo lo uovamaderipro · 1 ,p•u voi-. e. con on maz fi n va s1ste . . ni Ven ti del Novecento l'archivio { P l o �orelli e �ess� nd:� �:;�Ìe e :,��al��� te citati inventari a stampa di Pietr direttori del secolo scorso, che ne conrermano ll va or ul · ·� . · ne ch� ·�� d,lVI zionale alla ricerca storica. ersalmente accettato la P?slZlo univ ha . enea le posslbllna d1 O ggi l'Archivis . n limite oggettivo . tica . ' fi c s as l c l z!On pera nelle a du· · � . . contesti di �� �ssi sono stati avulsi dai loro unh�zo del. docu me� t�, I�. ��� ivi «nala. manipolazio . alinee di arch ernnenza m modo meveiSI�b'll e. Ar Mantova . a d' g ��rali», fatta allo �c� po � c���::r� �::t i ��t��������� �� �appli�::�o�e� t�fa�ne del sapere stansnco, a. ento operan. l1an no inciso prevalentemente ti o-li interventi di riordmam ntato sostanzialment� l'Areh'�v. o Gon� . il sulfarchivio di Cancelleria, dive tato a questo, non �l sono .� � ;att�. v�Il���te. danno - per così dire. -. si è limialtri fond i tutt'al plu. contammazioni margl­' co� e aluove, c� m mlsn?n i con fini>> è �rata trasferita nell'archivio Gonza­ nall, per esemp10 la sene C Conerale; la sene. ((z. Arald !Ca», ' pro . dotta dalga da Ilo del Magistrato cam esenta una appr r �ltà, ione dei titoli di nob l' uffici;�:burgico addetto alla .revis te ntal men masn. fondame . . . ne aggi. unta postenormente, maturesonofina·nzia superfetazio diglu . . ne, samtane e l l adotti dalle magistra t o di Sanità, dal Senato to istra ��a���, :;,�r���f J:gisuato Camerale, dal Mag di Giustizia. .

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.APPENDICE l. l dicembre 1 576, t-. lamova Relazione di Fmncesco Bottesini, prowmtore panùnoniale, sugli archivi ducali {ASMn, Archivio Gonwga, b. 2597, c. 8 1 3r.-v.)

Illustrissimo signor mio osservandissimo. Hier sera fra le venti tre e venti quattro hore, ragionai col signor segretario Mondino, nella camera del signor castellano, so­ pra le cose dell'archivo del Serenissimo Signor Nostro, e doppo longo ragionamen­ to andassimo su nel derro archivo e discorressimo molte cose e mi diede cerri me­ moriali delle pretensioni delle quali vostra signoria mi scrisse, eccetto che di quelle del signor duca di Savoia; mi disse che non havea altro memoriale, se non che vi era un sommario in un colto iscritto: processuum trium principum, et cetera, il qual vi­ di e da quello si può facilmente informare di dette pretensioni . Mi diede poi un cer­ to arbore della successione di certi prencipi del Monferrato, dal qual si può cavare qualche giovamenro a regolare le cose dell'archivo et a rrovare quelle cose che pren­ cipalmenre giovaranno al Serenissimo Signor Nosuo. E mi diede ancora cerri altri memoriali, e si è offerto amorevolissimamenre di essere in soccorso nostro se alla giornata nasceranno qualche difficultà in regolare derre scrirrure, del che resro be­ nissimo sodisfatto, quidem plus vident acuii quam oculus. Aviso poi vostra signoria che vi sono molti cassertini o colti, massime delle scritture del Monferraro, i quali sono molto duri da cavar fuori e da riporre, né si serrano bene, et è dubbio che qual­ che sorice [ropo], o altri simili animali, non guastino alla giornata qualche scrirru­ ra, dove saria bene a fargli accomodare a qualche marangone [falegname], acciò che non nascesse qualche danno a Sua Altezza Serenissima e questa sarà opera facile e di poca spesa et il signor Mondino è del mio parere. Di più credo che bisognaria accrescere il numero delli colti volendo regolare le scritture pitl chiaramente e più distinramenre, et su detto signor Mondino crede il medesimo; er in quesro si porrà facilmenre provedere perché vi sono delli colri nelli quali sono poche scritture et in uno se ne porrano doi fare, con il suo inrermedio di assetre surrili, come per es­ sempio si habbiamo rruovaro nelli colti delle scrinure del staro di Manrova e sopra tali colti divisi si potranno anco comodamente fare le iscrittione divise e di tutte queste cose ne ho voluto dare aviso a vosua signoria, per rutto quello che farà bi­ sogno per accomodare l'archivo, perché sarò sempre prontissimo a pormi a questa impresa, co' l'aiuto di Dio Nostro Signore, a sodisfattione di Sua Altezza Serenissi­ ma, nel che veggo chiaramente che oltra la indusrria e fatica grandissima gli andarà ancora più tempo assai di quello che si pensa, perché il leggere er inrendere tutte le scritture porrarà via molto tempo, tanto pitl che gli sono molte scritture difficili da leggere per le qualità delle lettere e per la antichità, come ho visco; pur non istimo, né esrimarò mai fatica alcuna, dove posso e porrò, fare quel che concerne il servitio di Sua Altezza Serenissima. Non restarò ancora di dire a vostra signoria che nel me-


Daniela Ferrari

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Interventi di riordinamento tm Cinque e Settecento. Il caso mantovano

ra o, carico tutto di libri vecchi i zo dell'archivo gli è un banco grande di assi, quad � 111 qual �he luogo . sepa �aro nelare � e quasi. tutti francesi, i quali bisognaria ac�omo le scrmure delh coln, per rere npor l' areh IV0 , perché detto banco sarà necessano da . . . om. e memona . l 1" er f:are a11scnm et . aolarle e leage rle, e scrivere gli indic i e rubriche SI rruovarà se re nen nurar mi à veder si libri detti a : luogo dare nel Et ili. . sin �re cose . a s1gnona d1 rutto cuore b�­ cosa imporrante a Sua Altezza. E con questo fi �e a vostr pregarle conten.ro da no� rro S�­ cio le mani et me le raccomando in buona grana col �re 1 576. D1 vostra s1gnona gnore Dio. Dal castello di Mant�va, il prim o di dice r:n 1111. illust rissim a servitore affettuosiSSimo Francesco Bores

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2. . . . 2 9 maggio 1 7 8 1 , Mantova . . atr� pleJ!tpotel�ztauo a Md mmJS conte al unm Tamb io Anton esco Franc Il consigliere dto mcen un dt e a causa no, dà notizia dei rischi corsi dalL'archivio ducal 22) b. ione, direz della (ASM n, Archivio

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issimo incendio in questo teatro Questa marin a verso le ore 9 si è scoperto un vorac nto. nuovo che in meno di due ore lo ha distrutto e consu la è prossimità del detto teatro a Ciò mi ha posto nella maggiore aggirazione. merc rocco della campana e ho �on­ quesr'archivo segreto. lvi io sono accorso pnma del qualche studio nelle mecamche dorro meco il mio figlio Tadeo, perché avendo fano i, per renderlo dal fuoco salvo ed potessi con esso prestare all'uopo oppo rtuni ripar illeso. per ver.� ta, non h a� �ancato de1� Nel medesimo archivio ho ritrovati gli ufficiali che o prez1oso, . gelosiSSimO luogo dt le maggiori diligenze e premure per preservare ques� . esst rravagha da muratore, ave.n­ Sua Maestà, ed anche in questo momento ognuno dt e fatto come un muro de le pie­ do disfatto un pavimento di una camera superiore dat l og alle fi�r:'e de � l ar.d� n.­ rre levate da esso alle due fenesrre, che temevo poter : � � quesn np7n esegum con mdtclbil re ridetto rearro; e difatti - Deo dante - mercé . 1l tet�o d u � a soprasrante torre a1 prontezza, ogni cosa è andata in bene, quantunque é mvesnto dal fuoco. . nomi nato archivio abbia dovuto essere abbaruto perch ché nella confusiO­ accio 10, esrer cio all'us ti solda di ie guard � fare farro Avevo prim a n1va tener tutto lontano. ne non s'intr oducessero persone, o dann i, dove conve a Sua Altezza Reale e non tutto Per sua quiete potrà Vostra Eccellenza rasse.gnare ciò si partirà da qui se non sarà tutto affatto s1curo. , . . arch1v1o segreto di Corre, lì 29 Sono con profonda venerazione, Mantova, e dali maggio 1 78 1 , alle ore l O .

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3. 27 dicembre 1 787, Milano Bartolomeo Sambnmico. segretario direttore degli archivi, relazione sugli archivi man­ tovani (copia) (ASMn, Regia Intendenza Politica, Tomo IX, cc. 37-39)

�01: vi è dubbio che l'archivio di Governo nel reale castello di Mantova faccia gran­ dlsstmo ostacolo alla celerità della riordinazione. Anche la sua situazione è veramente fredda in ogni stagione. Regge il bisogno urgente di ampliarlo, e per comodo degli operatori, e per render­ lo capace delle carte, che stanno in mal' essere nella così detta ragionareria vecchia, e per trasporrarvi quelle, che sebbene di pertinenza camerale sono nel palazzo della Ragione e altrove, come delle altre che sono nel depositario camerale, che esigono di essere poste in buon lume. Trattandosi però di un archivio che secondo gli ordini della Regia Imperia! Corre deve essere trasferito qui rosroché sarà messo in ordine l'ammasso di carre, che re­ sta ancora confuso, mi pare che non convenga di appigliarsi al progetto troppo di­ spendioso dell'architetro Pozzo proposto da quel regio intendente politico. L'archivio di governo occupa nove stanze e un corritore chiuso, detto magazzino, in tutto a pian terreno in quel castello. Le stanze sono più o meno grandi, alte circa nove braccia sino all'imposta della volta, cogli armadi in giro tutti chiusi, li quali sono all'altezza di circa cinque braccia. Si potrebbero rendere di maggior capacità se a riserva della prima stanza alla destra entrando, ottima ad essere il laboratorio degli ufficiali, sotto gli occhi immediata­ mente del prefetto, si dividessero tutte le altre in corrirori della larghezza di circa un braccio e mezzo, senza tavolato, ma con soli scafali doppi aperti da l'una e l'altra parre, che riuscirebbero poi semplici ad ogni corrirore, coll'avvertenza di fissare li corrirori secondo la dirittura della luce per illuminare quanto si può. Gli scafali avrebbero ad essere senza lusso affatto, ma quali richiedonsi per sostenere a dovere il peso delle carre ad un ordine, ossia scafale, all'altro; l'altezza di ciascuno de' qua­ li sarebbe più comoda di due terzi di braccio circa. Anche sopra gli armadi si ha luogo di collocare sino alla volta in scafali pure aperti. Li legnami usati e segnatamente li scafali della ragionareria vecchia del depositario camerale e dei cinque ben lunghi solari al di dietro della chiesa di Santa Barbara, verso il ponte San Giorgio e il lago di Sotto, dove vi erano piì.1 di ottantamila libri bollette, saranno in questa occorrenza di risparmio alla Regia Camera. Se ciò nonostante non bastasse il siro, le carre di puoco conto e l i dupplicari delle stampe si porrebbero scaricare dal magazzino nel vicino luogo del cessato tribunale di sanità, e sostituire nel magazzino delle carre che si hanno da riconoscere. In ca­ so poi di ulteriore bisogno di allargo di sito, converrà di adattare con semplici sca­ fali aperti anche le stanze che servivano per lo stesso ufficio di sanità.


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Daniela Fermri

fnten,emi di riordinamemo tm Cinque e Settecento. Il cmo malltovano

E siccome ivi si trovano ancora le di lui carte, così sarebbero da passarsi alla Con­ gregazione Municipale quelle che rranano precisamente della salute pubblica, come sono le rappresentanze mediche, il piano e registro de' vasi, li rapporti de' visitato­ ri, il carteggio cogli esteri per le malattie degli uomini e delle bestie. Gli gridari invece dal 1 575 al 1 783, li diciassette amichi libri di pergamene colla rac­ colta delle notizie e comenri, farra coll'esame delle medesime dal signor marchese Za­ neni, ora presidente di quel regio tribunale di appello, circa li principi, tribunali, uf­ fici e famiglie di Mantova, con rutti gli altri libri e scritture del vecchio ufficio della Massarola, stato unito a quello del Collateralato e poscia dell'uno e dell'altro a quello della Sanità ererro nel 1632, sarebbero ben collocati nell'archivio di Governo. È pure necessaria la sruffa che si desidera, essendo questa già stata accordata dal rea­ le Governo con lerrera 7 luglio 1 78 1 e decreti primo e 24 febbraio prossimo passa­ to, esibiti 97 e 1 7 1 Dipartimento I, non resta se non che si osservi la circospezione già inculcata affine di prevenire ogni pericolo d'incendio in qualunque tempo. La diligenza, l'avvedutezza e il buon senso del prefeno, avvocato Marini, garanti­ scono la sicurezza che egli saprà rispondere alle aspenarive del regio Imperiale Con­ siglio, rapporto alla buona direzione del lavoro, alla economia del tempo e alle os­ servazioni degli ufficiali . Ciò è quanto crederebbe il regio segretario direttore degli archivi di subordinare, in conseguenza dell'esibito 1 3 1 4 , Dipartimento I, dal regio ufficio della registrarura, Mi­ lano, lì 27 dicembre 1 787, sorroscrirro Barrolommeo Sambrunico segretario di reno re. Mancina.

cred � ranno meglio ani e servibili a facilitare colla magior econom ia il collocamen­ to dt tune l � carre da r! unirsi nel riferito archivio, facendoli di conseg uenza adatta­ . rmto e ferma r� col maggiOr mp stante la massima di Sua Maestà di non far nelle � �Hcosranz.e presem t che le spese necessarie nei siri e nel modo regolare al divisato mremo, nferendo a suo tempo che ciò siasi eseguito. Il conre di Wilzeck.

4. 3 1 gennaio 1 78 8 , Milano Regio Imperiale Cowiglio di Govemo di Milano all'Imendenw Politica di !11autova, disposizioni sugli archivi (ASMn, Regia Intendenza Politica, Tomo IX, c. 36)

Dopo le convenienti notizie e massime quella contenma nella consulta dell'inten­ dente generale, n. 1 6 , qui annessa in copia, che si trovarono necessarie a procurar­ si, riassunto il pensiero dell'ampliazione da darsi all'armale archivio di Mantova, per renderlo capace alle carre che devono da altri siri riunirsi nel medesimo, si è rico­ nosciuto, e perciò escluso, come troppo dispendioso il progetto dell'archireno Poz­ zo, ed in luogo di questo trovasi assai più economico, proprio ed adano alle circo­ stanze il piano proposto da questo regio segretario direttore agli archivi, anche rapporto alle carre di sanità, il quale si comunica qui unito in copia alla Regia In­ tendenza Politica di Mantova, perché di concerto con il prefeno a quell'archivio, av­ vocato Marini, siano ritirati dalla ragionareria vecchia e dai cinque solari al di die­ tro della chiesa di Santa Barbara gli occorrenti scaffali ed altri legnami che si

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5. Schema del riordi 1am nto per materie o mbriche dell'archivio Gonzag � � a (da P. To RELL� , Larclnv10 Gonwga di !11antova, vol I , Ostiglia, Manro va, 1 920 e A. . LU�IO, L ,archw1o. Gonzaga di i\1antova. La corrispoudenw funilim·e, ammin istrativa e diplomatica, vol. Il, Verona 1 922)

Indice dell'Archivio Gonzaga Rubrica A. Riservati e cancelleria Rubrica B. Domin io della città e sraro di Mantova Rubrica C. Affari de' confini Rubrica D. Affari di famiglia dei principi domina mi di Mamova Rubrica E. Corrispondenza estera Rubr! ca F. Corrispondenza interna e Legislazione e sistemazione del governo Rubnca G. Affari di polizia Rubrica H . Finanze Rubrica I. Commercio e industria Rubrica L. Acque pubbliche e regali Rubrica M . Strade pubbliche e regali Rubrica N . Affari di posta Rubrica O. Affari della caccia Rubrica P. Materie ecclesiastiche Rubrica Q. Istruzione pubblica e belle arri Rubrica R. Affari delle comunità dello stato Rubrica S. Università degli ebrei Rubrica T. Affari dei particolari Rubr! ca U. Trib � nal e di ?iusrizia civile e crimina le e dipendenze .. Rubnca X. Affan mtlttan Rubrica Y. Trattati Rubrica Z . Araldica


GINO BADINI Salvatore Bongi e Ippolito Ma/aguzzi Valeri: ilprocesso formativo del­ L'Archivio di Stato di Reggio Emilia

All'indomani dei fatti del 1 859, l'amministrazione liberale del Comune di Reggio Emilia si impegnava nella realizzazione di un articolato program­ ma ove i problemi della pubblica istruzione e degli istituti culturali costitui­ vano parti qualificanti del progetto politico. Emergeva la necessità di un generale riordino dei fondi archivistici, pre­ ceduto dalla sistemazione della biblioteca civica e del museo. Innanziturto era necessario individuare un edificio adatto ad ospitare le tre istituzioni comu­ nali e soprattutto i materiali dei relativi depositi, già allora abbastanza consi­ stenti. Si ritenne quindi opportuno scegliere il soppresso Collegio dei gesuiti, nella centrale via San Giorgio, poi denominata Farini, a ricordo del patriota risorgimentale cui era stato affidato il governo delle province modenesi subi­ to dopo l'insurrezione. Al noto letterato e scrittore reggiano Prospero Viani ( 1 8 1 2- 1 892), venne dato il compito di formare la Biblioteca civica. Listituto veniva sorgendo dal­ la suddivisione, tutt'altro che pacifica, dei volumi confluiti durante la Restau­ razione nella Biblioteca della carredrale, e sul finire del 1 86 1 Viani aiutato da Prospero Ferrari e in contraddittorio con don Savini e il notaio Giuseppe Tur­ ri, era ormai giunto al termine della compilazione dell'«inventario generale». 1 Si awiava nel contempo, per opera della giunta comunale presieduta da Pietro Manodori, il riordinamento dell'archivio municipale, nel quale erano confluiti i fondi delle corporazioni religiose soppresse, delle opere pie ecc. 2 1 G. BADINI, Pietro Mnnodori benefottore sindaco presidente, Fondazione Cassa di Ri­ sparmio di Reggio Emilia «P. Manodori», Reggio Emilia 2000. ! BADINI, Pim·o Mnnodori . . . ci r.


Gino Brulini

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Iniziava così il cammino trentennale che si sarebbe concluso nel 1 892 con l'istituzione dell'Archivio di Stato di Reggio Emilia. Fra i principali arte­ fici va certamente annoverato il conte reggiano Ippolito Malaguzzi Valeri (Ve­ nezia 1 857-Milano 1 905) definito «creatore vero, organizzatore sapiente e infaticabile»3, anche se, poco prima della creazione dell'istituto archivistico, Malaguzzi, appartenente alla famiglia di Daria madre di Ludovico Ariosto, la­ sciò la propria città per andare a dirigere l'Archivio di Stato di Modena e, dal­ l'anno 1 899 fino alla morte, quello di Milano.4 Fra i principali meriti di Malaguzzi non va dimenticata fra l'altro l'opera intesa ad acquisire archivi privati, vale a dire i tentativi, esperiti con successo, nel convincere alcuni rappresentanti del norabilato locale a depositare i fon­ di documentari di famiglia, e la liberalità che egli dimostrò personalmente nel donare all'Archivio di Stato l'interessante fondo archivistico facente capo alla casa paterna. Un esempio che fu seguito negli anni successivi da altre fami­ glie reggiane. Dopo aver riunito la documentazione municipale e gli archivi aggregati nel palazzo dell'ex Collegio gesuitico (ave sarebbero rimasti fino all'anno 1 969), occorreva provvedere al riordino e all'inventariazione, nonché ai nuo­ vi assetti giuridici che si sarebbero realizzati in due momenti fondamentali, intesi a trasformare l'originario «Archivio privato municipale»: l'erezione del­ l'Archivio generale provinciale nel gennaio 1 887; l'istituzione dell'Archivio di Stato con regio decreto 20 marzo 1 892, e decorrenza dal l o luglio successivo (ridotto a «Sezione» con legge 22 dicembre 1 939, n. 2006, l'istituto riassun­ se il nome di Archivio di Stato con legge 30 settembre 1 963, n. 1 409). Fin dall'ottobre del l 859 la giunta municipale aveva deliberato che si do­ veva conservare con cura e riordinare la documentazione del Comune5; il 1 8 marzo 1 862 il sindaco Pietro Manodori affidava l'incarico di compilare l'inG. BADINI, Gli archivi Ma/aguzzi Vnleri, in Ifondi Ma/aguzzi Vnleri e Cntellnni, colla­ na «Inventari e cataloghi dell'Archivio di Stato di Reggio Emi/in», Tipolirografia emiliana, Reg­ gio Emilia 1 993. " Sulla rilevante operosità scientifica di Malaguzzi Valeri e sugli orientamenti sroriogra­ fici, soprattuttO in relazione al grande meriro di aver valorizzaro la feconda collaborazione f:a cultura italiana c culrura tedesca, vd. O. ROMBALDI, Storici regginnifra Otto e Novecemo, 1n Contributi, n. 17, IX, gen-giu. 1 985, pp. 5 l -86; G. BADINI, Ln corrispondenzn Mnlnguzzi Mercati Ratti (Pio IX), in Strenna del Pio Istituto Artigianelli, l 982, pp. 35-39. � ARCHIVIO DI STATO DI REGGIO El-liLlA [d'ora in poi ASRc], Comune, Carteggio am­ ministrativo, ti XIII, rub. VI, filza l , pror. n. 462 1 . V d. anche U. OALLARI, Il regio Archi11io di Stato di Reggio Emilia, in Gli archivi del/n storia d'!tnlin, serie l l - vol. I (VI della raccolta), direrra da G. DEGLI AZZI, Licinio Cappelli cd., Rocca S. Casciano 1 9 1 O, pp. 32-33. 3

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S. Bongi l' I. M,dnguzzi Vnleri: il processo formativo deii'AS Reggio Emilia

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ventario al dottor Prospero �errari e al profes ��r Prosper? yiani, cui era già stata clara - come abbtamo VIsto - la responsabilna, della Biblioteca civica. Ma . . sopratturro per il complesso lavoro bibliotecario che assorbiv tale mcanco completamente il �ia� i , non �bbe un a felice � onclusioné, tanto che l a giun� . ra nel 1 872 assegno di nuovo Il compito del nordinamento al marchese Fran­ cesco Cusani di Milano. M a anche in questo caso non si ebbe alcun risulraro7. . nel 1 874 veniva invitato Giovanni Livi, al quale andò il me­ Fmalmente rito di ave� dato una pri �1a sistemazione al fondo comunale e delle opere pie (queste ulnme c?mprensive delle corporazioni religiose)8, e di aver consegna­ to un apprezzabile resoconto sul lavoro svolto, con separare relazioni conclu­ sive e con «indici» puntuali sulla consistenza del materiale.9 �i apriv.a .co�ì la srra.da alla fondamentale opera di valorizzazione del patri­ monio archivistico regg�ano esperita da Naborre Campanini (Novellara 1 850 - Reg�io Emilia 1 925) e dal giovanissimo suo collaboratore Malaguzzi Valeri. Fm dal marzo del 1 876, mentre il Livi conduceva il riordinamento del cosi ddet to «Archivio priv�to municipale», il deputato reggiano Giuseppe For­ . . . nacian, m accordo con gl1 amministratori della Provincia, aveva sollecitato il Ministero dell'interno ad istituire l'Archivio di Stato di Reggio Emilia, anche perchè molti fondi documentari erano «sparsi in vari pubblici uffici della città e della provincia e in un infelice stato di conservazione». I O Un ulteriore ten­ tativo venne esperito dalla Deputazione provinciale della città emiliana allor­ ché il l o marzo dell'anno successivo il ministro dell'interno Nicotera presentò al Parlamento un progetto per l'istituzione di archivi nazionali nei capoluo6 /bidem, pror. n. 2083. Vd. anche: Lettera di risposta di Viani in data 25 marzo del me­ . desimo anno {n. 23 1 2) ; documemi sul riordinamento d'archivio (nn. 4988 c 5 1 72 del 6 giu. 1 864); regolamenti e sraruti (n. 7 1 7 1 del 29 ago . 1 864; n. 9574 del 13 dic. 1 866). 7 Ibidem, trattative per il riordinamenro ( 1 872 n. 2439 del 5 mar.; n. 2767 del 14 mar.; n. 5785 del 30 mag.); pagamcmo delle spese (n. 8005 del 27 lug. 1 872); relazione Cusani (n. 8022 del 27 lug. 1 872). 8 /bidem, 1 874: 1 8 feb. n. 1 874; 27 giu. 7 1 46; 22 nov. n. 1 3599; 1 875: 2 1 gen. n. 674; 28 gen. n. 887; 9 feb. n. 1 295; 1 2 mar. n. 2 1 82 e n. 2202 (prima relazione a seguiro del. sopralluogo); 4 on. n. 88 1 2 ; 7 feb. 1 876 n. 1 1 3 5 (relazione); 23 apr. 1 877 n. 3 1 1 4 5 (re­ lazione del compiuro riordinamento); 1 878: 1 4 gen. n. 1 1 647 {copia dell'indice); 5 giu. n. 5021 (lenera Livi). n.

q G . Llvi, L'Archivio di Stato di Reggio Emi/in. Relazione preselltntn n/ sindaco G. F Ghe­ r�rdi!�i: Tipografia di S. Calderini, �eggio Emilia 1 877; L'Archivio delle opere pie in Reggio �'Emrlw. RelaziOne preselltntn n/ presrdeme delle opere pie P Spnllnnznni, Tipografia S. Calde­

rmi, Reggio Emilia 1 877. 10 " R�lazione s �.Jie pratiche f:·1[te per onencre la conversione dell'Archivio provinciale in Arch 1. v1. o d1 Staro.. ASRe. Carreggio d'istituto. , 111


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Gino Badini

ghi delle province italiane. Fu inviato un memoriale dapprima alla presiden­ za della commissione parlamentare, incaricata dell'esame del progetto gover­ nativo, poi nel 1 880 al consiglio degli archivi, ma senza alcun esito. 1 1 Nel frattempo aveva assunto la direzione dell'Archivio municipale il con­ te Ippolito Malaguzzi Valeri, distinguendosi fin dall'inizio non solo per l'o­ perosità, ma anche per la conoscenza della materia storico-archivistica, oltre che per le doti di organizzatore nella gestione dell'istituto che gli era stato af­ fidato. Fra l'altro si intensificarono in quel periodo i versamenti dei fondi pro­ dotti da diversi enti pubblici e, pertanto, divenne insufficiente lo spazio riservato al complesso documentario collocato al pianterreno dell'edificio ex gesuitico, accanto alla Biblioteca civica. Ciò posto, Malaguzzi e Campanini, quest'ultimo consigliere-presidente della commissione amministrativa, proposero e ottennero dal consiglio comu­ nale alcuni ambienti occupati dalla disciolta Scuola-convitto normale, dopo aver ottenuto u n generoso sostegno finanziario dal noto benefattore concitta­ dino e depurato al Parlamento, Ulderico Levi (m. a Reggio Em. nel 1 922), che già nel 1 876 si era reso benemerito donando u n acquedotto alla sua città. Di conseguenza, nel 1 877 il palazzo di via Farini ospitava l'antico archi­ vio municipale e delle opere pie, i fondi delle bonificazioni reggiane, della Bo­ nifica Parmigiana Moglia, gli atti giudiziari (in precedenza collocati nella sede del Tribunale) e si preparava ad accogliere quelli prefettizi. 1 2 1 1 Ibidem. 1 2 Ibidem. Per acquisire la documentazione preferti zia, mal conservata nel palazzo che ne ospi �ava gli uffici, il l 0 luglio 1 886 Mal aguzzi consegnava al sindaco di Reggio un prome­ moria. «Ora rimane da aggiungere - egli scriveva - alle varie serie già passate dal regio gover­ no a questo nuovo archivio, un fondo di vecchi ani governativi dal 1 796 al 1 859, conservati nel palazzo prefenizio. Già ne è posseduta dal nuovo archivio una parte assai interessante. Specialm� nte nel yeriodo 1 796 � 1 8 1 4 . . . E qui vuolsi osservare che altre ragioni concorro­ no a consigliare s1ffarra aggregaziOne. Che il regio Governo procedesse a fare riordinare le se­ rie indicare, dovrebbe, in primo luogo, sostenere una grave spesa, o per trovare locali adartati o per risanare quelli umidi o malsani, in cui al presente gli atti si trovano; dovrebbe mandarsi e spesare personale apposito, perché lo scarso personale dell'archivio prefettizio appena basta al disimpegno delle incombenze giornaliere; dovrebbe provvedere nuovi scaffali, nuove buste ecc., runo questo materiale essendo disadatto e deperito; e da ultimo avrebbe buttato dena­ ro e fatica, perché la sua collezione di arri, se divisa da quella conservata nell'archivio so­ vrai�dicaro, rimarrebbe pur sempre mutila e insufficiente. Laddove aggregandola a questo archiviO (come per le altre collezioni di documenti usò il governo) conseguirebbe più e di­ versi vantaggi. In primo luogo, l'ordinamento (quando delle due parti ne sia fatta una sola e integra) porrà eseguirsi con piena conoscenza della intrinseca natura dell'intera collezione; e le ricerche potranno in seguito esservi praticare con turta sicurezza di non sprecare la fatica. Poi l'ampio e veramente magnifico salone, già destinato alla sezione d'ani di Governo, nel

S. Bangi e l. Ma/aguzzi Va/eri: iL processo formativo de!L'AS Reggio EmiLia

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Qualche anno più tardi veniva costituito l'Archivio generale provincia­ le 1 3, che appena entrato in funzione perdeva lppolito Malaguzzi Valeri, chia­ mato a reggere l'Archivio di Stato della vicina Modena. Va detto tuttavia che il conte reggiano non abbandonò completamente l'impresa né fece mancare il sostegno dei consigli disinteressati per la realizzazione dell'archivio statale: ne sono una prova concreta le m issive e i promemoria sparsi nel suo archivio personale. 1 4 nuov_o loc:ll� ... ca� irà no� so!o l' ! ntegra e ordinata collezione, ma porrà bastare per molti e moln anni ai nuovi depos, n d1 � myrefettizi, se per il continuo incremento degli affari si ren­ _ _ scanch1. Quanto al regime interno ed esterno di queste carte, co­ deran �o necessa:' ulteriori me g1a fu p:e�cnrto dal regio Governo per le altre due collezioni in ugual modo aggregare al _ nuo�o archivio, _n_ � angono. fer�e. le d1sposizi �ni portare dai regi decreti in osservanza negli . archivi governanv': Tu � ro l arch!v!o del resto e sotto la sorveglianza della regia Sovrainten­ . _ _ er111ia denza degli �rchlVI � � l� alla qu�e dali � amministrazione municipale fu sempre ricorso nella formaziOne dell archivio medesimo, riporrandone consiglio e favore>> (ASRe Archivio Ma/aguzzi Va/eri n. v., XVII ) . 1 3 R�lazione. . . ci r. Format si il C nsorzio, l'Archivio funzionò «sotto l'osservanza di pat? � . ti co � um che furon� '_ seguenti, prev1amenre, approvati e accertati da ogni singola ammini­ . srrazi?�e. Che !:ArchiviO dovesse raccogliere gli arri di vecchia data delle magistrature e delle ammi� Istr�IO� l del governo, delle pro�ince, del Municipio, delle opere pie e dei consorzi del­ _ _ Moglia, nonché i depositi di arri di altri corpi mo­ e della Parm1g1ana le ?om� cazwm regg1ane . rali e d1 pnvan che ad esso SI_ volessero affidare. Che le amministrazioni della Provincia, del Comune, d�lle o�ere pi� e dei consorzi predetti, provvedessero consorzialmente alle spese oc­ . correvoli ali �C� Iv1o, g1 usra la seguente tabella, e cogli ulteriori concorsi che si potessero or­ _ 3000; Opere Pie per 1 500; Provincia per I 000; Consorzio delle rene:e: �un�c1p10 per l1re _ Boni fi�,o� I regg1ane 43 � 0; Consorzio della Parmigiana Moglia per 200. Che le ammini­ _ l comteressate osmuiss ro, a mezzo dei rispettivi rappresentanti, un consiglio ammi­ srraziO � � � _ cor:nposto �� �n � res1d�nte e di sette consiglieri. Presidente fosse il regio prefetto nistrativo . della prov� r1Cla e cons1glier� 1! presidente del consiglio provinciale, il sindaco del Comune, un _ asse�sore, Il presidente �Ziano delle opere pie, il presidente della Congregazione di carità, il pres1�enre del C msomo d�lle b� n! ficazioni e il presidente del Consorzio della Parmigiana � dell ArchiVIO fungesse da segretario con voto consultivo. Che il con­ �o_glia. Che Ii_ direttore tenesse due �essioni .?r? i na rie annu�i e più �tre straordinarie convocabili dal presiden­ sigliO . _ _ propna o a nchiesra di qualcuno dei consiglieri o del t� del detto cons,gl w, d IniZiativa _ _ Che Ii consiglio nominasse gl'impiegati d'Archivio, formasse il proprio d� rett�re dell'Archivio. bilanci? · pro�edesse per le spese occorrenti e avesse l'alta vigilanza sull'Archivio. Che il loca­ . _ le per l �chivio fosse gratUitamente fornito dal Municipio, restando le spese di manutenzio­ ne a cane� �el Consorzio. Che l'Archivio prendesse norma in genere dai regolamenti in vigore n�gli_ arc�IVI d1 Stato, � �osse �otto la vigilanza del regio sovraintendente degli archivi emilia­ ni. Che crasc � na am mmistrazwne serbasse intatti i rispettivi diritti sulle proprie serie di atti, _ con facoltà ?l presc�1vere no�me speci� li per l'uso degli atti stessi, ramo nel proprio interesse quanto per Ii pubblico. Che 1 proventi delle tasse fossero erogati a beneficio dell'Archivio». 1 . . 4 ASR�, Arckivio M_�laguzzi Valeri n. v., passim. Vd., in particolare: minuta scritta per Ii smdaco d1 Regg1o Emilia da Malaguzzi, già nominato direttore dell'Archivio di Stato di •


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Gino Badini

S. Bongi e !. Ma/aguzzi Va/eri: il processo fonnati!Jo dei/'AS Reggio Emilia

La nascita dell'Archivio provinciale, così strurturato, aveva turtavia ri­ scosso la piena approvazione del Ministero dell'interno e dell'Amministrazio­ ne archivistica. Vennero quindi erogate dal Governo lire 6 mila per consentire il miglior funzionamento, e autorizzati ulteriori versamenti documentari del­ la Prefettura e dell'Intendenza di finanza. «Per tal modo - si legge nella ReLa­ zione citata - il nostro Archivio, sebbene parzialmente, veniva di fatto a fungere come Archivio di Stato» . La medesima ReLazione si concludeva ricordando che la domanda del Co­ mune di Reggio era stata finalmente sorroposta al Consiglio degli archivi e ave­ va orrenuto le debite approvazioni. 1 5 Le due pagine successive sono riservate ai ringraziamenti, nei quali si richiama Naborre Campanini, che per diverso tem­ po, dopo la partenza di Malaguzzi aveva diretto personalmente l'istituto, ma si tralascia di citare, in modo poco generoso, il conte reggiano, cui andava gran parte del merito dell'avvenuta istituzione. Una damnatio memoriae forse do­ vuta al fatto di aver troppo frettolosamente abbandonato la direzione dell'Ar­ chivio di Reggio Emilia. Della sua opera si accenna poco più avanti in termini generali, allorché si parla dell'attività svolta dalla Commissione amministrati­ va, l'organismo comunale che gestiva l'Archivio e che aveva contribuito «111 modo efficacissimo a mantenerlo in onore entro e fuori del paese.»16

Con il regio decreto 20 marzo 1 892, n. 222 si concludeva il processo for­ mativo del dell'istituto archivistico reggiano, di cui Ippolito Malaguzzi Valeri era stato nume tutelare. «Larchivio del Comune - scriveva il 20 giugno 1 880 a Prospero Viani, suo maestro e sostenitore nell'affidamento dell'incarico di di­ rettore - è il centro al quale si riconducono più particolarmente i miei studi e quindi la futura mia carriera; se mi si togliesse a quel nido, sarei probabilmente tratto ad abbandonare il mio paese coll'accogliere proposte, che mi sono fatte d'altronde, le quali per ciò stesso mi tornano però meno accettabili.»17 Malaguzzi ebbe una forre passione per gli archivi, cui si univa una profon­ da conoscenza delle principali opere ad essi attinenti. È molto probabile, quin­ di, che il conte reggiano nel suo quotidiano lavoro di riordinamento e di ricerca abbia tratto ispirazione dall'opera di Salvatore Bongi e in parricolare dai volumi dell'Inventario, pubblicati proprio nel periodo «reggiano» di Malaguz­ zi Valeri, anche se a dimostrazione di ciò non sono stati reperiti riferimenti te­ stuali. Tuttavia rimane una lettera che ci sembra particolarmente significativa e dalla quale emerge tutta la stima che il giovane archivista reggiano riservava all'opera del Bangi, tanto da mettere al primo posto l'Archivio di Stato di Luc­ ca nell'elenco degli istituti da imitare al momento di erigere l'Archivio di Sta­ to di Reggio Emilia. In una missiva ad una contessa romana di cui non è riportato il nome, e databile intorno al 1 883, egli chiede il sostegno della me­ desima «per la fondazione di un Archivio di Stato di Reggio come ve ne ha a Lucca (corsivo dell'a.), a Siena, a Pisa, a Bologna ecc. Ora è adunque il mo­ mento, che ella colla sua bravura e bontà persuada il senatore Chiesi e quant'altri degli amici di lei che lo possano ad adoperare la loro influenza pres­ so il Ministero perché questi aderisca alla proposta della Deputazione provin­ ciale di Reggio». Nella medesima lertera, Malaguzzi ricorda fra l'altro di avere acquisito una pratica sicura «coll'assidua occupazione di cose archivistiche reg­ giane per quasi cinque anni . . . con riordinamenti, sistemazioni, inventari, re­ gesti e spogli nell'Archivio segreto del Comune, l'archivio Turri pure comunale, e quello generale delle opere pie». 1 8

Modena; lerrere del conte reggian o in dara 28 ma r., l o apr., 30 serr. 1 887 e 2 1 feb. 1 888 (XXXl ll 1 1 2). Vd. inoltre: invenrario in BADINI, ArchiIli Ma/aguzzi Va/eri. . ci r. e le buste: IX/ l (incarto relativo alla trasformazione dell'Archivio provinciale in Archivio di Stato); XVII (conversione dell'Archivio municipale di deposito in Archivio generale provinciale di Reggio Emilia). 1; «In seguito di che, di erro proposta di sua eccellenza il ministro dell'lnrerno, sua mae­ srà il re con suo decreto del 20 marzo ulrimo scorso [ 1 892] cosriruiva in Reggio Emilia l'Ar­ chivio di Srato, che ha cominciato a funzionare regolarmenre il l o luglio . . . Ecco il decreto regio che isriruiva l'Archivio di Srato, uscito nel n. 222 della raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del regno ·" 16 Il 1 2 marzo 1 889 Naborre Campanini aveva ricordato che «Giosuè Carducci, che fu elogiatore di questo Archivio generale provinciale, nell'adunanza dell'Isriruro storico, è rur­ ravia tra coloro che dai nostri documenri attingono notizie e derivano materiali preziosi alle lerrere e alla storia» (Relazione intorno aii'Archillio generale prollinciale in Reggio dell'Emilia nel Il semestre dell'anno 1888). Il 1 3 maggio 1 8 9 1 , l'assessore-presidente della Commissione amministrativa, aveva comunicato che Carlo Malagola, sopraintendenre degli archivi dell'E­ milia e direrrore dell'Archivio di Stato di Bologna, dopo due ispezioni fatte per incarico del Ministero «univa nel passato anno le autorevoli sue alle nostre raccomandazioni presso il Go­ verno». Così anche il barone Antonio Manna «caro ai cultori delle storiche discipline, co­ gliendo resré l'occasione di trovarsi in Reggio ad eseguirvi un incarico del Governo, visitava quest'Archivio e rilevandone l'imporrama storica e l'utilità pubblica e privata, ed elogiando­ ne l'ordinamento, la conservazione e l'arredamento, faceva a me la cortese promessa di ado.

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perarsi con calore affinché il voto suo e dei suoi colleghi . . . abbiano esaudimento e sia cieco­ rara la città di un Archivio di Stato, che porrà essere proposto ad esempio per smuovere al­ tre province a raccogliere, ordinare e conservare degnamente gli sparsi resori delle nazionali memorie.» (ASRe, Carteggio d'istituto, Relazione sul 1 890»). " Ibidem, Archillio Viani, carreggio (serie 3°), 4 , Henzen-Olivieri, 352, Malaguzzi lp­ polito 1 879- 1 8 9 1 . 18 Ibidem, Archillio Ma/aguzzi Va/eri 1/.IJ., :>OG'<li/ 1 1 2. ..


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Gino Badini

Tuttavia la corrispondenza con Salvatore Bongi, conservata nell'archivio personale di Malaguzzi, è posteriore e legata agli anni in cui quest'ultimo eb­ be la direzione dell'istituto modenese.19 Ciò non toglie, come emerge chiara­ mente dalla lettera poco sopra citata, che la formazione di Ippolito Malaguzzi Valeri venne progredendo in quell'ambiente della cultura storico-archivist ica che Bangi aveva contribuito a creare in modo rilevante nel corso di quei de­ cenni così operosi e significativi che seguirono l'Unità d'Italia.

CLARA

CUTINI

«Le indagini predilette». Francesco Bonaini e Perugia

L'espressione inserita nel titolo è riferita a Francesco Bonaini nel necro­ logio dedicato da Salvarore Bangi al proprio maesrro 1 e appare idonea per qualche riflessione su una componente particolare del trattamento terapeuti­ co adottato per lo studioso in occasione della prima degenza presso il Mani­ comio di Santa Margherita di Perugia2: la felice intuizione professionale di Cesare Massari, direttore dell'ospedale, di prescrivere insieme con le cure usuali l'applicazione alle «indagini predilette» doveva infatti rivelarsi fattore fondamentale ai fìni del recupero delle facoltà mentali del paziente. Medico positivista di formazione umanistica, il Massari era altresì conservatore della Biblioteca cittadina, ruolo che lo rendeva pienamente consapevole del peso determinante che nella personalità del Bonaini rivestiva il rapporto con lo studio delle fonti; sulla continuità e sulla forte incidenza di tale rapporro in­ siste del resto la stessa commemorazione del Bongi, il quale rileva che «la mente scomposta dell'erudiro trovò la medicina in quegli stessi studi che or­ mai erano in lui, più che inclinazione, passione profonda»3. Accanto alle relazioni motivate da circostanze di natura medico-sanitaria, che pure nella vita e nello svolgimento della sua attività ebbero un'imponan-

1 S . BONGI, ( 1 875), p. 1 5 5 .

1 9 Ibidem, :X:XIII/35 (BADINI, Archivi Ma/aguzzi Va/eri. .

.

ci r.). Cfr., in questi «Atri» A.

SPAGGIARJ, Francesco Bonaini e la scuola archivistica toscana nell'affermazione del «metodo sto­ rico» presso gli archivi modenesi ed emiliani, pp. 7 8 1 -790.

Necrologio di Francesco Bonaini, in «Archivio Storico Italiano», s. I I I , XXl

1 Francesco Bonaini fu i n cura nel manicomio d i Perugia, «alla seconda rerra con i l ca­ meriere», dal 22 agosto 1 848 al 1 3 serrembre 1 849; un successivo ricovero presso lo stesso istiruro si renderà necessario dal maggio 1 863 al gennaio 1 864. 1 Bo:-�Gr, Necrologio . cir., p. 1 5 5 . . .


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Clnm Cutini

za rilevante, il Bonaini avviò e mantenne a più riprese contatti di amicizia e di lavoro con l'ambiente culturale perugino4; nella fase anteriore al l 852, vale a dire prima di ottenere l'incarico di soprintendenre agli archivi del Grandu­ catO, il colloquio del Bonaini con i principali esponenti dell' er � dizi� ne loc� ­ le riAene ali interessi dei quali era portatore come professore dt stona del dt­ ritro, sol�rte collaboratore dell'«Archivio Srorico Italiano», ricercatore appassionaro dotatO di vasta cultura. Cattività del � onaini archivista - e per dirla con Ernesto Sestan «archivista di gran classe»' - assumerà come è noto forma e contenuti soltanto in momenti successivi al primo prolungaro sog­ giorno perugino; durante il ricovero nell'ospedale di Santa � a� gherita l'ap­ proccio dello studioso con le antiche cane conservare nella BtbltOte� a co � u­ nale si configura come ricerca esclusivamente finalizz� ta alla valonzz aztone . . delle fonti, attività che nella pratica erudita del tempo st prefenva defintre con il termine proprio di illustrazione. Il materiale storico presente a Perugia era in gran parre ancora negletto e comprendeva tra l'altro cronache impo� ranti, la progettata edizione delle quali avrebbe contribuito a colmare, sulla set a d� l­ . lo sforzo muraroriano, vaste lacune esistenti nella conoscenza della srona Cit­ tadina; l'applicazione del Bonaini allo studio di tale tipologia di testi muove­ . va del resro dalla consumata familiarità con le raccolte manoscmre, maturata anche in qualità di bibliotecario presso l'Università di Pisa. Le «indagini � re­ dilette» svolte a Perugia e richiamate dal Bongi manifestavano quella parttco­ lare attitudine alla ricerca merodologica, che consentiva al Vieusseux di affer­ mare, nell'imminenza del ricovero, «Egli è senza dubbio l'uomo il piLt distinto di rutta la Toscana per l'erudizione srorica e filologica»6; saranno proprio le profonde conoscenze culturali e tecniche acquisire che consentiranno al Bo­ naini di sviluppare il progetto già formulata dall'«Archivio Srorico Italiano» per la pubblicazione delle cronache perugine. e Fabrer­ ' Tali rapporti trovano riscomro in due lerrerc inviare da! B01� aini � d Ariodanr 2 1 92, c. mss. BAr], po1 111 ora [d A I G ' L R E P DI AL'GL:STA E ri nel 1 847 (BIBt tOTECA co�w;o-;AL Stato di Firen­ di ivi nell'Arch o conservat te, consisten più � nucleo un in c 7) 1 c. 2206, e 90 Anodanre Fa� ze [d'ora in poi ASFi], costituito dalla corrispondenza con Alessandro Ans1de1, Bon(lllll, Carte (ASF1, Oddi Baglioni famiglia della membri con e brerri, !\!arianna Horenzi le numero­ bb. 1/35, 111/75, 111/ 1 1 1 , Vl/25, Vl/26, Vl/27). Un rilievo parricolare rivestono V/53); l'esau­ se lerrerc inviare al Bonaini da Cesare Massari negli anni 1 849- 1 853 (ibid., b. del l\ lassalure di stato dello i aggravars o progressiv al consegue carreggio mo rirsi di quest'ulti . sari stesso, scomparso nel 1 857. 47), 111 ' E. SESTA,-.: , Lo Srmo Maggiore del primo «Archivio Storico Italiano» (1841-18 .. Archivio Storico lraliano», CIII-CIV ( 1 945-1 946), p. 73. 6 BAI', ms. 2 1 88 , c. 39, lettera di Giovan Pietro Vieusseux ad Ariodante Fabretti, I l agosto 1 848.

uLe indagini predilette... Fmncesco Bonaini e Perugia

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Il convegno di studi offre l'occasione per delineare i conrorni di alcuni momenti della vira dello studioso, nei quali problemi personali legati alle sue condizioni di salute si intrecciarono con gli aspetti professionali, dando luo­ go a una inrermediazione destinata a produrre esiti decisamente positivi. La forma di squilibrio menrale che a periodi alterni costrinse il Bonaini a rico­ veri ospedalieri si era manifestata in tutta la sua gravità nel marzo del 1 848, nei giorni che lo avevano visro «incamminarsi col Battaglione Universitario Pisano per la Lunigiana alla volta di Lombardia»-; è nora come la sopravve­ nuta infermità ponesse termine alla partecipazione a un'impresa militare vis­ suta prevalentemente come coinvolgimento ideale e senso del dovere, ma d'impatto troppo forte sul piano operativo8. Il Manicomio di Santa Margherita di Perugia, istitutO ampiamente affer­ mato per la terapia delle patologie mentali9, accoglieva per la prima volta il Bo­ naini sul finire del mese di agosto e la permanenza doveva protrarsi per poco più di un anno; la cartella clinica a lui intestata si segnala per il voluminoso carteggio che accompagna, integrandoli, i dari riguardanti l'evoluzione della malattia 1 0; di particolare rilievo è la fitta corrispondenza con gli amici dell'«Ar­ chivio Storico Italiano», nonché quella che coinvolge la sfera degli suoi affetti familiari, quest'ultima segnata anche da momenti di sofferta tensione per la posizione assunta nei suoi confronti dalla moglie dopo il ricovero. La casa di cura era allora affidata alla direzione illuminata di Cesare Massari, presidente dell'Accademia anatomico-chirurgica 1 1 e nel contempo direttore della Biblio- Lespressione è desunta dalla relazione di Francesco Torri, medico curante, datata Pisa 31 luglio 1 848; il documento è contenuto nella carrella clinica intestata a Francesco Bonai­ ni, presente nell'A rchivio storico ex Ospedale psichiatrico, presso il Dipartimento di salute mentale dell'Azienda sanitaria locale n. 2 di Perugia, [d'ora in poi Carte/In clinim]. Appar­ tiene allo stesso fondo la serie Diari medici, con annotazioni sistematiche che per gli anni 1 848 e 1 849 consentono di seguire l'evoluzione della malattia del Bonaini [d'ora in poi Dia­ rio medico) . 8 Sugli effetti indotti dal coinvolgimento i n una situazione del rutto estranea alla sua per­ sonalità, cfr. la relazione Torri sopra cirara, p. 3. Richiamando alla menre gli eventi del '48, il Bonaini ne riviveva il trauma imputandone la responsabilità all'allora minimo dell'interno nel governo granducale, Cosimo Ridolfi, marchese di Melero (Diario medico, 9 dicembre 1 848). 'l I..:ospedale perugino, allora considerato superiore a rutti i manicomi dello Sraro pon­ tificio, doveva la sua nororierà anche agli avanzati metodi di cura praticati (cfr. C. AGOSTINI, li Centenario del Manicomio di Pemgin, Perugia, Tipografia Perugina, 1 924, p. 2 1 ). 10 Nella cartella sono conservati anche i documenti informativi del ricovero disposto nel 1 863, contenenri solranro un'esposizione schemarica dei dari clinici. 11 Il l\ lassari era statO docente di anatomia e fisiologia nell'Ateneo perugino fino al 1 851 , quando il governo ponrificio lo aveva esonerato dall'incarico per le sue idee liberali (cfr. G. ER.\It;o-;1, Storia dell'Università di Perugia, Firenze, Olschki, 1 97 1 . p. 9 1 6) .


Clara Cutini

"Le indagini predilette". Francesco Bonaini e Pemgia

reca comunale; l'incontro tra il medico e il professore pisano doveva rivelarsi foriero di una profonda e duratura amicizia, rafforzata sul piano culturale dal­ l'esistenza di comuni interessi umanistici e di un'innata curiosità per le patrie memorie. I s�ntirr:enti di stima e di affetto intercorsi tra i due personaggi sono ben de� mean nel testo della lunga Prefazione alle Cronache perugine: . presentando d lavoro, d Bonaini attribuisce al Massari il merito di avergli ispi­ rato «il pensiero di stringere come in un fascio le Cronache Perugine che ora si producono in questo volume, e con esso gli aiuti di libri a stampa e di co­ dici; e, quel che meglio ancor vale, una cooperazione preziosa di consigli tan­ to sapienti quanto amorevoli» 1 2. Insieme ai farmaci tradizionali, la specifica terapia che veniva applicata al Bonaini abbinava opportune sollecitazioni sulle capacità intellettive median­ te il contatto con le fonti storiche cittadine, così da ridestare nel paziente l'a­ more per lo studio e per la ricerca. Dalla relazione prodotta al termine del ri­ covero emerge che «fu g uesta l'ancora della sua salvezza» 1 3; essenziali in tal senso si rivelarono le visite effettuate alla Biblioteca comunale dove trovò co­ dici imporranti, ebbe l'occasione di approfondire il colloquio con Ariodante Fabretti 1 4 e dove gli fu possibile rileggere, pubblicati, i lavori già prodotti per l' «Archivio Storico Italiano» 1 5. Al favorevole decorso della malattia contribuì in modo consistente l'assidua attenzione manifestata dai colleghi toscani:

come riferisce la stessa relazione, «Fu tutto il poterlo secondare nei suoi stu­ di, fu tutto il carreggio continuato con Vieusseux e Capei, i quali spesso gli davano commissioni archeologiche e storiche» 1 6; i contenuti delle indagini ri­ chieste, riferiti in termini piLI espliciti nel diario medico17, rientravano nel progetto di edizione delle cronache perugine che saranno pubblicate, con la collaborazione del Fabretti e di Filippo Luigi Polidori, negli ultimi due volu­ mi della prima serie dell' «Archivio Storico». Appena dimesso dall'ospedale e animato dal desiderio che fossero ade­ guatamente illustrate le antiche memorie di Perugia 1 8, i l Bonaini presentava ai dirigenti del periodico fiorentino una Proposta organica del piano di lavo­ ro, esponendo in dettaglio il contenuto dell'opera e i criteri da adottare 1 9; in particolare, segnalava di aver già trascritto e annotato le cronache dell'Alfani,

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1 2 F. BONAINI, Prefozione alle Cronache e storie inedite della città di Pemgia dal MCL al MDLXIII, seguite da inediti dommenti tratti dagli archivi di Pemgia, di Firenze e di Siena, a

cura di F. BONAJNI A. FA BREITI - F. L. POLIDORI, in «Archivio Storico Iraliano», XVI ( 1 850), pr. l , p. XI. Il Bonaini riconosce altresì al «chiaro amico e collega» approfondjre co­ noscenze sronche congiunre a elevare qualità in campo medico (ibidem). 1 3 Il resto prosegue: «e cioè a dire il conoscere le sue inclinazioni narurali allo studio, il conoscere i �uoi �rudi predilerri, il ridesrargliene le idee, il secondarne i discorsi, l'aprirgli ogni , via perche_ nsenmse tutto quanro l amore alle sue predilette occupazioni» (p. 3). La relazio­ . n � c�mplessiva, presenre nella cartella clinica, fornisce numerosi dettagli sulle condizioni sa­ . nitane e umane del paz1enre, sintetizzando le quotidiane annotazioni riportate da Cesare Massari nel diario medico. 14 Da Firenze, Giovan Pietro Vieusseux scriveva all'amico Bonaini: «Dunque ho sentito . con molto piacere che voi fate visite frequenti alla biblioteca. Vi ci combinerete col bravo Fa­ bretti» (Cartella clinica, lerrera del 6 dicembre 1 848). Il rapporto con Ariodanre Fabretti si era già da tempo avviato nell'ambito del progetto di collaborazione con !'«Archivio Storico» per la pubblicazione di <� un volume almeno di Cronache e di altre memorie Perugine» (cfr. _ BONAJNI, Prefozrone . . . c1r., p. XI). 1 5 Il 18 dicembre 1 848 Vieusseux comunicava al Bonaini: «Il Sig. Massari mi scrive che avendo trovato !'«Archivio Storico» in codesta libreria, voi passate parte del vostro tempo in­ torno ad alcuni di quei volumi». Il Massari, che agiva da filtro nella corrispondenza inviata al paziente, nel margine della lettera annotava «Non volle rispondere>> (Cartella clinica). -

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16 Cartella clinica, relazione complessiva cir., p. 5. 17 Cfr. Diario medico, 25 agosto 1 849; l'annotazione rinvia espressamente a lavori per ' ! «Archivio Storico» da condurre insieme con il Fabretti. Dalla Prefozione e dalle note alle Cronache emergono l'attento lavoro di riscontro svolto sulle fonti bibliografiche, nonché l'e­ sigenza metodologica del Bonaini di verificare alcuni dati sulle fonti archivistiche, inrerven­ to affidato soprattutto all'abilità del Fabreni (cfr. BONAJNI, Prefozione. . . ci r., p. XXIII). L: im­ pegno di studio in Biblioteca proseguiva presso la casa di cura, favorito dalla disponibilità del personale medico a consentire i necessari conratti anche con i responsabili dell'Archivio sto­ rico cittadino, Giuseppe Porra e Luigi Belforti (cfr. Correzioni e aggiunte, in «Archivio Stori­ co Italiano», XVI ( 1 8 5 1 ) , pt. I l , pp. 687-689). 1 8 Antonio Panella definisce «sorprendenre» la febbre di lavoro manifestata dal Bonaini dopo il rilascio dalla casa di cura; nel contempo rileva come con la produzione editoriale del periodo 1 849- 1 8 5 1 si concludesse la prima fase dell'attività dello studioso (cfr. A. PANELLA, Francesco Bonaini, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XVII ( 1 957), l , p. 1 82). L: intenso im­ pegno profuso in quegli anni precede la futura esperienza nell'ambito degli archivi storici. 19 F. BONAINI, Proposta del professore Francesco Bonaini ai suoi colleghi dell'Archivio Stori­ co Italiano sulla compilazione di un volume di cose storiche pemgine, in «Archivio Storico Ita­ liano», Appendice, 23 ( 1 849), t. VJI, pp. 539-544. Le dimensioni del lavoro già svolto e di quello ancora da affrontare sono immediatamenre rilevabili dalla constatazione che la Propo­ sta porta la data del 30 ottobre 1 849, appena un mese e mezzo dopo aver lasciato Perugia. La Proposta è divisa in due parti: Cronache e Carte diplomatiche; a proposito del progetto di pubblicazione delle carte del Diplomatico, Bonaini scrive: «I documenti ai quali crederei do­ vesse darsi la preferenza nel volume in discorso, dovrebbero essere i più notevoli tra quelli da riporsi in·altuna di queste classi. l 0 Lettere papali d'argomenro politico. 2° Lettere dei Rea­ li di Napoli. 3o Lettere delle Repubbliche e dei Signori d'Italia. 4o Istruzioni agli ambascia­ tori. 5° Carte risguardanri il commercio e le arti>> (p. 544). I documenti selezionati «ad illu­ strazione delle precedenti cronache» costituiscono la parte finale del volume deli'«Archivio Storico Italiano» del 1 8 5 1 . Per le scritture conservate a Perugia il Bonaini si era avvalso an­ che dei regesti redatti da Giuseppe Belforri alla fine del secolo XVIII; la classificazione sug­ gerita costituisce peraltro il risultato di una riflessione personale.


Clara Cutini

«Le ilul.igini predilette». Francesco Bonaini e Pemgia

del Bontempi e del Frollieri20. Tra le considerazioni espresse, affermava che «La storia di questo municipio ( . . ) è di grande momento», ma che <<nessuna carta perugina travasi nelle raccolte del Muratori»; non mancava inoltre di precisare agli amici deii'«Archivio» che gli indirizzi p ropo� ti eran� maturati «in un tempo per me doloroso, quando procurava dt alleviare l . ammo trava­ gliatissimo colla vostra memoria e coll'esercizio degli studi a me già tanto di­ letti»2 1 . In realtà l'iniziativa che il Bonaini veniva ad ampliare in corso d'opera era stata awiata nel 1 843, quando l'editore Vieusseux aveva manifestato al Fa­ bretti il desiderio di dare alle stampe un volume dedicato alle cronache peru­ gine � i � proposito faceva rif�rimento a un «Di ari� c�e va sotto il nome d� l . . J Graztam» e a «Una Cronaca dt un tal Maturanzto» ; d lavoro del Fabrem n­ guardante il Diario del Graziani risultava pressoché ulti �1� to nel 1 � 47, anno al quale risale la notizia di un primo soggiorno del Bonamt a Perugta, non le­ gato a problemi di salute, bensì motivato dalla necessità di effettuare riscon­ tri bibliografici in collaborazione con l'erudito perugino23. Si conferma, in tale occasione, l'esistenza di una rete di relazioni amichevoli estese anche a noti esponenti dell'ambiente culturale cittadino24; altri qualificati rapporti i � Bonaini avrà modo di intrattenere nel periodo di degenza presso la casa dt cura di Santa Margherira2s, risultando comunque privilegiato il legame con Cesare Massari, destinatario in seguito di confidenziali contatti epistolari.

A metà settembre del 1 849, rientrato a Firenze26 e ospite di Pietro Ca­ peir, il Bonaini scriveva subito al Massari fornendo un dettagliato resoconto della propria situazione personale e familiare28; a distanza di pochi giorni, gli comunicava tra l'altro di aver ricevuto concrete proposte di lavoro riguardan­ ti il contemporaneo affidamento di un incarico al Consiglio di Stato e di una «sorveglianza generale sugli Archivi», impieghi con i quali egli riteneva di po­ ter acquistare «quiete nuovamente e forse anche dignità e lucro»29. Con l'abi­ tuale deferenza nei confronti dell'amico medico, Bonaini rimetteva al parere del Massari la valutazione sull'opportunità o meno di aderire alle prospettive segnalare; contorni più precisi assumeva nel frattempo l'offerta di ricoprire funzioni di rilievo nel settore della conservazione degli archivi: «Il Ministro dell'Istruzione mi disse inoltre che si sarebbe pensato di creare per me il po­ sto di Direttore Generale degli Archivi del Granducato ( . . . ). Che debbo fare? Quanto a Pisa, siamo tutti concordi che non sia più luogo per me»3°; le pro­ poste di lavoro annunciare trovavano echi favorevoli nel medico perugino che condivideva altresì i l proposito di lasciare Pisa per Firenze3 1 . L'incertezza del

848

.

-

rrc codici sono cdiri a cura di Francesco Bonaini, in «Archivio Srorico Iraliano», XV1 ( 1 8 5 1 ), pr. II, pp. 245-476. 21 BONAINI, Proposta . . . ci r., p. 539. n BA t', ms. 2 1 88, cc. 3-4, lcrrera del 22 agosro 1 843. l conrarri rra il direrrore dell'·Ar­ chivio Srorico» e il Fabrerri proseguiranno con conrinuirà; nel 1 845 il Vieusseux, anche a nome dci colleghi, manifesrava l' impazienza «di mcrrere le mani a un volume dello Sraro ponrificio» (ibid., c. 2 1 , lerrera del 2 dicembre 1 845). H Alla fine di agosro, nella Biblioreca cirradina Bonaini e Fabrerri rivedevano insieme le annorazioni alla Cronaca del Graziani risconrrandole sulla Historia di Perugia di Pompeo Pcl­ lini (BAP, ms. 2 1 92, c. 90, lerrera di Bonaini a Fabrerri, 28 agosro 1 847). H Nel lasciare Perugia, Bonaini chiedeva al Fabrerri di rendere omaggio a suo nomc alla . . marchesa Marianna Florenzi, personaggio con cui resrerà in comano anche negli ann1 suc­ cessivi (BAP, ms. 2206 c. 17, lerrera del 1 4 serrembre [ 1 847]; ASFi, Carte Bonaini, b. ] 1 1 / 1 1 1 ) . Tra gli inrerlocurori perugini menzionari in seguiro, ma presumibilmenre già frc­ quenrari, ricorrono anche i nominarivi di alrri rappresenranri dell'arisrocrazia: Benedcrro Ba­ glioni, Giancarlo Concsrabile e Luigi Belforri (BONAINI, Prefozione . . . ci r., pp. XII � XLIV). !� Il diario medico segnala i nomi di Gian Francesco Cipriani, Marco Amomo Baglio­ ni Oddi e Mariorro Anrinori (Diario medico, 7 gennaio 1 849, 1 9 agosro 1 849, 1 3 serrembre 2o I

1 849).

849

26 In visra del rirorno di Bonaini a Firenze, il Massari si era premuraro di scrivere al prin­ cipe Andrea Corsini, minisrro degli affari esreri in Toscana, per agevolarne il reinserimenro: <<Ci affidiamo però alla sincera e valevole amicizia dalla quale è legara la E.V. col prof. Bo­ naini perché io possa rinviarlo in Firenze, ove egli vuoi rimanersi alcun rempo senza che si presenrino osracoli di sorre alcuna» ( Cartella clinica, copia della lerrera del 3 serrembre 1 849). 27 Sulla figura del Capei, uno dei compilarori deli'«Archivio Srorico lraliano», giurisra, culrorc di srudi umanisrici e professore a Pisa di dirirro romano, si rinvia a SESTAN, Lo Stato 1\faggiore . . ci r., passim. 28 Cartella clinica, lerrera del 1 5 serrembre l 849. 29 Cartella clinica, lerrera del 26 serrembre l 849. Bonaini valurava subiro posirivamenrc la possibilirà di occuparsi degli archivi, urilizzando l'espressione «il che sarebbe di mio gusro». 3° Cartella clinica, lerrera darara «Firenze, dal 7 al dì l 3 serrembre 1849, (in realrà or­ robre, sulla base della congruenza dei comenuri; cfr. in proposiro ASFi, Carte Bonaini, b. V/53, lerrera di Massari a Bonaini, 30 orrobre l 849). L'amara considerazione sulla necessirà di lasciare Pisa, cirrà di residenza della famiglia Bonaini, cosriruiva un riAesso della rormen­ rara siruazione coniugale connessa con lo sraro di salure dello srudioso; nell'imminenza del ricorro a Pisa, la moglie Maddalena si era infarri allonranara da casa adducendo morivi pre­ resruosi al concrero rimore di una inccrra e difficile convivenza. Durame il ricovero, la cura degli imeressi del malaro era srara affidara a un apposiro «Consiglio di famiglia» che si rivela soprarrurro arrenro alle isranze della famiglia della moglie (cfr., in parricolare, Cartella clini­ ca, lerrera inviara a Massari il 28 agosro l 849 da Mariano Grassi ni in vesre di presidenre del «Consiglio di famiglia»). -'' Nella consapevolezza delle incognire che le rensioni esisrenri nel conresro pisano avrebbero prodorro sul Bonaini, il Massari si prodigava in suggerimenri mirari: <do vi racco­ mando il coraggio, la calma, la prudenza. Se vi rrovare angusriaro per la parre più cara del .


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Clara Cutini

momento continua a trapelare ancora all'inizio di novembre, resa più com­ pless � dall'affern:azione c�e a ? che l'Ateneo pisano insisteva nel rinnovargli la �duCia; t� ndenz1almente melme a maturare lentamente le proprie decisioni, _ d Bona1 m sembra ora optare per le alternative professionali provenienti da Fi­ _ renze: «Il_ Provveditore dell'Università non sa darsi pace che io non pensi a ri­ tornarci, ma in me sta fissa l'idea che ove debba tornare agli impieghi, Firen­ ze e non Pisa debba avermi»32. La corrispondenza con il Massari, spesso intessuta di riferimenti lettera­ ri, �� ll'autunno del 1 849 �ontiene a � notazioni riguar?ant� il coinvolgi mento _ _ , _ . polmco d1 am1c1 comun13 ; Il Massan non mancava d1 aggiOrnare l am1co an­ che su aspetti e momenti del restaurato governo pontificio a Perugia, com­ mentando con amarezza: «Qui i Studi non si riaprono. Le Depurazioni non sono ancora completate dal Tribunale di Censura. Marc'Antonio Oddi è di­ sgustatissimo delle pubbliche cose; ci è stato un acre risentimento col mons. Commissario d'Andrea. Il Conte (insalutato hospite) ha abbandonato le Sale Governative e se ne è ritirato alla sua villa meditando sul mondo e sugli uo­ mini» 34. Da Perugia pervenivano ai compilatori dell' «Archivio Storico Italia­ no» richieste di favorire l'accoglienza e il transito di cittadini esuli che si era-

core, avere un compenso sulla stima e l'amore di tutti, sulla considerazione molta che siete tenut? dal Goven�o e dai buoni. Io vi consiglierei ad accogliere qualunque onorevole ufficio che vt tratteness� 111 Ftrenze ed abbandonare Pisa del turco, qualunque fosse l'esito delle vo­ stre cose dom�s tlche» �ASFi, Carte Bonaini, b. V/53, lettera del 22 otcobre 1 849). L'esorta­ . ZIOne assumera tn segutco forme ancora più esplicite: «Accettare gli Archivi, e lasciate Pisa per sempre» (tbtdem, lerrera del 2 1 dicembre 1 849). 32 C�rtel!a clinica, lettera a Massari, l novembre 1 849; nella richiesta di consiglio rin­ _ novar� ali amtco SI mantfesra con chiarezza l'interrogativo interiore del Bonaini sulle capacità �� avviare u1� perco_rso professiOnale nuovo, quale quello della conservazione degli archivi sco­ nci: «Posso 1n coscienza addossarmi un ufficio qual sarebbe quello di Direttore Generale de­ gli Archivi di Toscana?». 33 Si segnala in proposi co l'esperienza di Ariodanre Fabretti: depuraco dell'Assemblea co. smuente nel governo della Repubblica romana, nell'orcobre del 1 849 era presente a Firenze ( C�rtella cl _ , lettera d1 V1eusseux a Massari, 1 6 ottobre 1 849), ma morivi di opportunità alrre desnnaz10ni; per Fabretti il Vieusseux suggeriva la Grecia in con­ consigliavano ohnca p sideraziOne della sua formazione di archeologo (ibidem, lettera a Massari, 22 settembre 1 849), mentre il Bonaini ravvisava la convenienza del Regno di Sardegna (ibidem, lerrera a Massan,_ 26 serrembre 1 849). 34 ASFi, Carte Bonaini, b. V/53, lettera del 28 novembre 1 849. In occasione delle festi­ vità natalizie di quell'anno, il direttore e il personale dell'ospedale di Sanra Margherita for­ � ulavano_ �� Bo!1a1n1 affettuose espressioni augurali proiettare a un futuro piLI tranquillo, più gtusto e p1u lo_g1co, contrapposco alla situazione politica del momento, caratterizzata in Um­ bna da «tempi veramente perfidi» (ibidem, lerrera del 2 1 dicembre 1 849).

mtca

"Le indagini predilette». Francesco Bonain i e Perugia

851

n o rifugiati nel territorio del vicino Granducato per sottrarsi alla repressione pontificia35. Traspare altresì, nei contatti con Perugia, qualche riflesso del crescente in­ teresse del Bonaini per ambiti culturali orientati alla futura caratterizzazione professionale: nel novembre 1 849, i n occasione di una prevista sosta a Peru­ gia di Giovanni Federico Bohmer, in transito per Roma, il Bonaini aveva rac­ comandato al Massari di prestare adeguata ospitalità all'illustre ospite; la ri­ sposta del medico contiene espressioni di elogio nei confronti del Bohmer, ma riferisce anche le parole di stima indirizzate da quest'ultimo al Bonaini: «Dot­ ta ed amabilissima persona, e molto mi ha parlato di voi, e molto aspetta da voi a gloria del sapere Italiano»36. A distanza di tre anni, il Massari si congra­ tulava per l'avvenuto conferimento della carica di soprintendente degli archi­ vi del Granducato, sottolineando come tale ufficio corrispondesse ai «lunghi ed intensi desideri» dell'amicor; l'emergere, nel carreggio esaminato, di ac­ cenni più o meno espliciti i n proposito contribuisce a chiarire il quadro del­ le circostanze che dopo la cesura del ricovero intervennero a modificare aspet­ tative e scelte professionali del Bonaini: le difficoltà di riannodare i legami familiari e il venir meno della propensione a rientrare nell'ambiente universi­ tario dovettero infatti motivare il trasferimento a Firenze, dove più consistenti si presentavano le occasioni di un reinserimento sociale favorito dal nodo di

35 Lo stesso Bonaini scriveva in proposito al Massari: «Vengo ai refugiari. Qua abbiamo, come sapere, Salvadori, Pennacchi e Fabretti. Volendo giovare a rutti non si gioverebbe a nes­ suno. Noi dunque ci siamo limitari a fare gli uffici opportuni per l'ulrimo di essi. Il Vieus­ s:ux ha scritto al d :Azeglio la lettera di cui vi annetto copia. Abbiamo creduto che l'appog­ gio del Mu11Stro d1 Sardegna fosse necessario. Se Fabretti potesse rimanere tra noi, il suo rem po e i suoi studi non sarebbero andati perduri» ( Cartella clinica, lettera darara <<nel sog­ giorno di Firenze», riferibile all'orrobre 1 849). Il 28 febbraio 1 850 Massari comunicava al Bonaini: «Qua si fanno molre ciarle sul conco de' nostri rifugiati in Firenze. Fare il possibile di proteggere a rurra forza il Fabretti ed ogni altro che inreressa Perugia» (ASFi, Carte Bonai­ ni, b. V/53). 3 6 Ibidem, lettera del 28 novembre 1 849. Il Massari rornerà ancora in argomenro nel giugno dell'anno successivo, commentando in modo negativo la cattiva accoglienza riserva­ ta al Bohmer dalla Biblioteca Varicana: «Non mi sorprende che il ranco illustre ed amabilis­ simo Bohmer abbia alla Vaticana riceuto più sgarbi che gentilezze e ne sia a ragione restaco offeso. In quella Capitale del mondo cattolico né meno tra i Custodi del Sapere conoscesi e si usa urbanità con alcuno. Oh, Roma, Roma, ancor sei quella? Farà assai bene chi pubbli­ cherà anche quest'onta; è bene che nessuna delle tante sue colpe rimanga nascosta alla na­ zioni tutte. lo mi prestai quanto il potei nella sua breve dimora in Perugia, ed era dovere mio sacrosanto usare ad un vostro raccomandaco ed a sì celebre uomo» (ibid., lettera del 1 2 giu­ gno 1 850). r ibidem, lerrera del 20 novembre 1 8 52.


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Clam Cutini

"Le indagini predilette». Francesco Bonaini e Perugia

relazioni con il gruppo dell'«Archivio Storico» e dall'indiscusso apprezzamen­ to riconosciuto al suo nome dalle autorità del governo granducale38. La di­ screzione, non solo professionale, nei confronti del Bonaini induceva il Mas­ sari a dedicare particolare attenzione alla tutela del suo equilibrio psicologico, finalità che il medico continuerà a perseguire anche dopo la degenza quando si imporrà l'imperativo di preservare l'immagine pubblica dello studioso; esemplare in tal senso è la riservatezza della quale il Massari nel 1 852 darà prova nell'assicurare all'amico che avrebbe avuto cura di omettere le notizie cliniche a lui riferite nel rapporto statistico-medico da trasmettere a Firenze per dovere d'ufficio39 _ Nella mutata situazione politica del Regno d'Italia, il Bonaini era confer­ mato nel ruolo di soprintendente generale agli archivi toscani, ora alle di­ pendenze del Ministero dell'istruzione pubblica; l'assetto governativo lo indi­ viduava subito come principale interlocutore nella programmazione delle i niziative dirette a definire il nuovo quadro giuridico ed economico dello Sta­ to, per il quale uno degli strumenti indispensabili era la ricognizione della si­ tuazione documentaria ereditata dalle istituzioni preunitarie. La competenza del Bonaini, ormai archivista di consumata abilità, veniva richiesta in primo luogo per i territori della passata amministrazione pontificia; a partire dal 1 865 tornerà pertanto ancora sulle fonti storiche e letterarie riguardanti Pe­ rugia, estendendo la sua attenzione anche alla produzione relativa agli altri centri umbri: in veste di soprintendente dovrà infatti assolvere all'incarico, conferitogli per l'Umbria e per le Marche, di «proseguire gli studi intorno agli archivi pubblici del Regno già con tanto profitto delle storiche discipline con­ dotti a termine per le provincie dell'Emilia»40. Il lavoro di preparazione ap-

pariva al Bonaini lungo e complesso, soprattutto in relazione alla constatata carenza di fonti bibliografiche sulle quali condurre gli studi preliminari alle ricognizioni; lamentava infatti che «Queste province, quantunque feconde di avvenimenti e assai distinte per il culto della erudizione, non parteciparono (credesi poter dire) che lievemente ai grandi studi storici italiani. Ristrette in loro stesse, ebbero storie scritte con intenti municipali, e perciò poco diffuse, stampate spesso queste opere da uomini solo paghi di giovare al loro paese»41 . I n coerenza con una metodologia operativa che prevedeva l a preventiva ac­ quisizione di un adeguato bagaglio di informazioni non sempre reperibili nel­ le biblioteche toscane, il soprintendente e i suoi collaboratori si ripromette­ vano di colmare tale lacuna nell'ambito dei contatti da avviare con gli eruditi locali42; condotta con solerzia e grande professionalità, l'indagine conseguirà soltanto parte dei risultati previsti essendo destinata a concludersi con il ri­ proporsi dei problemi di salute del Bonaini e con il suo definitivo ricovero nella casa di cura di Colgigliato. Preceduto da una presentazione ministeriale rivolta alle autorità delle lo­ calità interessate all'ispezione, il Bonaini completava nel 1 868 la ricognizione degli archivi e delle biblioteche delle Marche, ripromettendosi di intrapren­ dere poi l'ispezione nelle città capo di circondario dell'Umbria; nel resoconto trasmesso al Ministero, il soprintendente presentava lo stato dei lavori rife­ rendo: «Il 1 868 fu da me impiegato nel visitare le principali città delle Mar­ che. Vidi accuratamente ciò che afferivano in proposito Ascoli, Fermo, Ma­ cerata, Camerino ed Ancona, essendomi compagno, come mi fu altra volta per una parte delle Biblioteche e degli Archivi dell'Emilia, il Segretario Pietro Beni che vi si adoperò lodevolmente, lasciando al collega [Gaetano] Milane­ si43 già rammentato di soccorrermi coll'opera sua per gli Archivi e la Biblio­ teca di Pesaro»44. Per quanto riguarda l'Umbria, il Bonaini aveva ultimato nel 1 866 la visita agli archivi e alle biblioteche orvietané5, nonché quella ai de-

38 I riscontri documentari segnalati forniscono risposte convincemi agli

imerrogativi po­

853

sti da Antonio Panella sui fattori che motivarono la "svolta» del Bonaini nel rapporto con gli archivi: da studioso delle carre a ordinatore e conservatore delle stesse {cfr. PANELLA, France­ sco Bonaini . . . ci r., pp. 1 82- 1 83). 3 9 ASFi, Carte Bonaini, b. Y/53, lettera del 20 novembre 1 852. Massari aggiungeva: «La cosa era per me sì delicata che nemmeno ne avrei concepita la idea>>.

40 Tbidem,

b. XVI/I I , nora del

19

dicembre

1 865

trasmessa dal ministro dell'agricolm­

41

ASFi,

Carte Bonaini, b. XX/X, minura della nota del 20 aprile 1 866 indirizz.;ua al

Min istero dell'istruzione pubblica.

42 Ibidem; il Bonaini concludeva affermando di «credere che queste opere si acquiste­ rebbero con gran vantaggio e con poca spesa ( . . . ), e che collocate nella Biblioteca dell'Ar­

ra, industria e commercio al soprimendente agli archivi toscani; l'incarico al Bonaini, dispo­

chivio Fiorentino l'arricchi rebbero assai>>.

sto con il consenso del ministro dell'istruzione pubblica, era motivato dagli smdi che la Di­ rezione di statistica del Min istero dell'agricoltura aveva avviato « i ntorno alle Biblioteche e

in qualità di segretario del Regio Archivio di Stato di Firenze.

agli Archivi del Regno>>

(ibid. , nora del 6 dicembre 1 865). L'indagine sugli archivi delle pro­

43 Come Pietro Berti, anche Gaetano Milanesi era tra i collaboratori diretti del Bonaini

44

ASFi,

Carte Bonain i, b. XX/X, minuta della relazione del l o marzo 1 869 inviata al

vince emiliane era stata commissionata al Bonaini dal ministro dell'istruzione, Terenzio Ma­

Min istero dell'agricoltura, industria e commercio.

1 9 settembre 1 860; i risultati dell'ispezione sono pubblicati nella re­ Gli Archivi delle Provincie dell'Emilia e loro condizioni al finire del 1860, Firenze, Galileiana, 1 8 6 1 .

sari scriveva infatti all'amico: «Mi consola la speranza

miani, con decreto del

lazione

45 La produzione orvierana era in parre già nota al Bonaini; in data 8 luglio 1 8 52 il Mas­ { . . ) di rivedervi e di riabbracciarvi di cuore nella vostra venuta in Orvieto per gli studi di quelli Archivi>> {Ibidem). .


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Clara Cutini

posiri di Città della Pieve, località appartenente allo stesso circondario46; gli altri centri destinatari dell'intervento erano quelli ricompresi nei circondari di Perugia, Foligno, Terni, Spoleto e Rieti. Nell'encomiabile intento di muove­ re da quella che gli sembrava la più attendibile descrizione riferita al territo­ rio umbro, il Bonaini otteneva nel frattempo dal direttore generale degli ar­ chivi di Francia copia del rapporto del prefetto Roederer, redatto il l o luglio 1 8 1 2 sugli archivi del Dipartimento del Trasimeno4-; l'ispezione del soprin­ tendente doveva comunque segnare una lunga pausa per la sua partecipazio­ ne alle trattative con i commissari austriaci in merito alla restituzione di co­ dici e di documenti sottratti agli archivi e alle biblioteche di Venezia48. Rispetto alle intenzioni programmare, tra le quali rientrava anche la pub­ blicazione degli esiti della ricerca, per l'Umbria restano soltanto tracce del la­ varo svolto a Foligno e a Gubbio, costituite soprattutto dai dari desunti dal­ la produzione erudita locale e attinenti a biblioteche e archivi comunali, a fondi di comunità religiose e di soggetti privari49; del rutto scarno è un ap­ punto, privo di data, finalizzato alla ricognizione del materiale archivistico conservato a Todi, Orvieto, Terni, Assisi, Aspra, una realtà che il Bonaini non ebbe poi la possibilità di verificare5°.

�<Le indagini predilette». Francesco Bonaini e Pemgia

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APPENDICE

A integrazione delle considerazioni esposte nel testo, si presentano alcune an­ notazioni desunte dal Diario medico redatto da Cesare Massari nel corso della de­ genza del Bonaini nel Manicomio di Santa Margherita di Perugia; la scelta ha privi­ legiato le registrazioni ritenute meglio esplicative riguardo al ruolo positivo svolto dalle «indagini predilette» sul decorso della forma di «lipemania» diagnosticata allo srudioso; sono stati opportunamente tutelati gli aspetti riferiti alle manifestazioni fi­ siche del male che lo affliggeva. Analogo criterio è stato adottato per il testo della re­ lazione medica che, sulla traccia del Diario, sintetizza le diverse fasi del ricovero. Tratte dal Carteggio, seguono sette lettere che appaiono idonee a trasmettere conte­ nuti e significato dei legami affettivi con gli amici di Firenze e di Perugia: sollecite premure ed espressioni di grande stima pervengono da Giovan Pietro Vieusseux, Pie­ tro Capei e Gino Capponi dell'«Archivio Storico Italiano»; il rapporto con il medi­ co Cesare Massari, intenso fin dai primi contatti, si rafforzerà nel tempo assumendo toni di personale confidenza e di profonda amicizia.

Dal Diario medico.

DIPARTIMENTO DI SAL liTE MEl\TAL E DELlAziENI:'•\ SANITARIA LOCALE N. 2 DI PERUGIA, Archivio storico

ex Ospedale psichiatrico, Diari medici,

rr.

Xl!!

( 1 848), Xl V ( 1849).

22 agosto 1 848 .E arrivato il Prof. Francesco Bonaini alle 7 e un quarto pomeridiane accompa­

gnato dal Dr. Raffaele Nuccorini di Lucca, con dettagliata relazione del Dr. Torri di Pisa. Sparuto in viso, con lunghi capelli scomposti, tutta barba, vestiario negligenta­ to, nettezza del corpo trascurata affatto, dispera della sua salute, teme tutto e di rut­ ti, ha chiesto in grazia di non mangiare e nella sera non ha voluto prendere che un bicchiere di acqua. 24 agosto 1 848

46 Ibidem, minuta della relazione del I o marzo 1 869. Il soprintendente segnalava in par­ ticolare il rilievo della documentazione di Città della Pieve, luogo di origine del Perugino, ai fini degli srudi srorico-arristici. 47 Ibidem, b. XXiX, lenera del 25 novembre 1 867. 48 Ibidem, minuta della relazione del l 0 marzo 1 869; il ruolo svolto in tale occasione è riferito all'anno 1 867. 49 Ibidem, bb. XVlll/4, XVll i/5. so Ibidem, b. XXiX.

Si è alzato da letto, ha passeggiato attorno al Bigliardo. Ha molto parlato con me della conoscenza de' migliori dotti perugini, i fratelli Bini, Colizzi, Antinori, Ver­ miglioli, Canali 1 , con molta sensarezza. Poi si è raccomandato per tornare in letto. Prenderà volentieri l'acqua del Tettuccio per più mattine. Ha pranzato bene. Paure, rristezze, disperazione di più guarire! Perciò apatia in rutto. 1 Vincenzo e Ranieri Bini, Giuseppe Co1izzi, Giuseppe Aminori, Giovanni Bauis•• Vermig1io1i, Luigi Cana­ li, noti studiosi e docenti nell'Università cinadina.

25 agosto 1 848

Lungo trattenimento con lui sempre parlando di scienze, di letteratura, con sen­ satezza e memoria mirabile.


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..Le indagini predilette... fì-rtncesco Bonrtini e Pemgia

Clara Cutini

Mangia poco e non vorrebbe alzarsi da !erro e uscir dalla camera! Timoroso di turri e tristissimo, tranne quando ragiona di studi. 29 agosto 1 848

( . . . ) Ha molto più faticato al tavolino di norre che di giorno . I l gran Carmi­ gnani suo precerrore per tanti anni lo volle abituare alla sua maniera di vivere. Mi parlò assai di questo sommo scrirrore di Criminale. 23 serrembre 1 848

Ieri dopo la mia partenza (ore 23) fu agitatissimo di animo. Non mangiò che della frirrata ed un frurro. Perché? Il servente mi disse che Egli aveva potuto leggere un foglio, che lo vide piangere e che baciava quel foglio! Lo visitai alla sera. Nulla m i disse. Questa mattina ha voluto da me la parola d'onore perché nulla avrei comuni­ caro al Zurli e non danneggiare il servente. Mi si gettò alle braccia piangendo di tut­ to cuore, confessandomi che mentre stava nell'Archivio, e né Zurli né io vi eravamo, rolse dalla casserra dei Documenti la sua posizione e lesse il voto del Torri, la lettera del Puccinotti, quella di sua moglie, e quindi poté rapidamente leggere il presente Diario in ciò che lo riguardava, in un momento libero che poté avere 1 ( ) . •

1 Si contestualina così 1.1 riflessione di Salvatore Bongi: •Quali fossero le vicende della infermità, deve essere serino ne' diari di quel riputathsimo ospedale, che un giorno il povero ammalato. J\'\'CZZO a cercare le notizie delle cose ne' documenti. ebbe modo di leggere di furto.. (cfr. Bo:-.-GI. Nnrologio. . . ci t., p. 1 5 5 ) . • •

28 settembre 1 848

È venuto in società Fabretti dalle 24 all' l di notte per conoscersi e parlare de' loro Studi !storici . Con reciproco piacere si sono trattenuti insieme.

9 ottobre 1 848

Società insieme, parlando di cose letterarie. Tutta la sua tristezza passa nel tem­ po de' suoi discorsi. Prodigiosa memoria, fine giudizio, cognizioni vastissime d'Isro­ ria e di antichi italiani archivi, documenti, ecc. 4 novembre 1 848 ( . . . ) È venuro al mio Studio. Ha riceuro lettera da Vieusseux con l'opera sul Laocoonre. Lcrrera della moglie scritta a Lui ed a me. Non è a dirsi la impressione tenera ma utile che ne ha riceuro i l suo core, e la sua mente. Ha passato poi mtta la giornata in ottima calma, ha ben mangiato ( . . . ) . 1 7 novembre 1 848

Dalle I l della mattina all'una e mezza pomeridiane è staro alla Biblioteca con me e col Boni. Soddisfattissimo. Ha esaminato più Codici; ha tutto veduto il disor­ dine in cui è tenuta. Ha detto sensatissime cose sulle Biblioteche a me ed al Fabret­ ti per due ore continue. Poi è tornato per l a lunga della Fortezza senza essersi accor­ to del viaggio fatto. Ha passato bene rurra la serata.

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22 novembre 1 84 8

Non tanto male. H a promesso, dopo pranzo, venire col Boni ed Albino all'U­ niversità. Vedremo! Venne, e stette dalle I l fino alle 3 pomeridiane all'Università, all'Accademia ed in mia casa, e fu soddisfàtro di tante ore impiegate in soddisfazione de' suoi studi. Vero è che nel caminarc soffre malessere lungo la spina, e la parre destra vacilla piì.t spesso che l'altra obbligandolo a tenersi a braccio di chi lo accompagna, special­ mente in lungo camino. 9 dicembre 1 848 Dalle 24 fino alle due di notte occupato in leggere !'«Archivio Srorico» ove sono

tanti e tanti articoli storici e critici da Lui scritti. Il rivedere le sue fatiche lo anima­ va i n modo da non pensare ad altro, e lesse per due ore più cose, e parlando di sé e delle sue immense occupazioni, viaggi, cure. Poi cominciò a ripetere «mandar me alla guerra! Infame Ridolfi! Io alla guerra! Io morirò, e non potrò terminare tanti aln·i lavori storici incominciati e che mi co­ stano tanto! Ah! Massari mio, per me è tutto finito. Tanro giovane dover morire!? Ah! Cristo, Cristo!» Tante cose gli risposi che pure andò in letto tranquillo. l O dicembre 1 848 Si è occupato nel leggere !'«Archivio Storico», al passeggio con Albino per 0ali Stradoni, in fare scuola all'Adelaide. Ha mangiato bene. I l dicembre 1 848 H a passeggiato poco nel giorno. La sera (in letto) si è occupato con me nel leg­ gere l a nuova opera di Tosti, Storia della lega lombarda, nella quale vi ha fatto là e qua delle sensatissime e dotte riflessioni sulla poca esattezza dell'aurore nella ricerca de' Codici e dei Documenti e sul rapido e non abbastanza maturo tale lavoro . Esi­ geva piì.t erudizione, più criterio e meno frena nel pubblicarlo! Dalle 24 fino alle due della sera si è occupato in ciò. 14 dicembre 1 848 Poco passeggiò il giorno perché troppa nebbia e rigido; però dalle 24 fino al­ l'un'ora e mezza stette meco al caminetto leggendo Botta sulla Fortezza Paolina di Perugia, che ora va distruggendosi dopo rre secoli ed otto anni di esistenza ( 1 540). E qui parlò Egli assai bene della Storia di que' tempi di Paolo I I I ; così si sollevò e non pensò ai suoi mali. Cenò bene. 30 dicembre 1 848

Buona giornata. Ha scrirro lunga e sensatissima lerrera alla moglie, meno terra e piì.t consolante per Lei, parlandole dello zio, degli amici, di Vieusseux. Legge con piacere le Lettere Pittoriche di Mariotti ed altre sue opere.


Clara Cutini

"Le indagini predilette». Francesco Bonaini e Perugia

l gennaio 1 849 Prosiegue nella sua calma, meno tristo nell'animo; si occupa alla lertura e sem­ bra disposto a scrivere una prefazione alla ristampa delle Lettere Pittoriche del Ma­ rioni che tanto le stima, e ne apprezza la critica e la erudizione.

peso di più peccati fra quali, e primo, è l'odio che ha portato a sua madre, e le b sr�mm i e più �olte pronunciate! Vorrebbe leggere L'incredulo senza scuse del Segne . �sposi. neganvamente a rutto perché tornano in vigore i suoi accessi di pazzia reli­ giOsa sofferti alla Certosa di Pisa. Uscì col chirurgo alle 1 1 , dopo il pranzo suo; passeggiò le piazze, vide i lavori del) � �emolizion� del Forre, poi venne in Biblioteca ove si trattenne fino alle 2 po­ . me ndJane 111 vane letture e, fra le altre, si trattenne con molto piacere sulle lettere . s �rme al Vermiglioli dai più ill ustri uomini Italiani e stranieri, rrovandovi preziosis­ sime cose. Tornò in casa, se ne andò in letto.

858

gennaio 1 849 Fu a rrovarlo il nostro Prof. di Pandette, il Cipriani 1 • Ebbero lunga e dotta con­ versazione fra loro dalle 24 all' l e mezza. Si trovarono molto soddisfatti reciproca­ mente. I l Cipriani fu sorpreso dalla erudizione grande del Bonaini sulla Storia della Legislazione e per la conoscenza di tanti scrittori di ogni nazione. Amano di rivedersi più spesso. 7

�11�1.

1

Gian Francesco Cipriani, titolare dell'insegnamento di diritto romano neii'Uni,•crsità di Perugia (cfr. G. ER­ Firenze, Olschki, 1971, p. 897).

Srorit1 drii'Univmirà d1 Prrugùz,

20 gennaio 1 849

Anche col servente parla sempre del suo destino, dell'averlo mandato alla guer­ ra e delle conseguenze che ne sono a lui derivate, e lì da capo! Parlarne pure col servo? Vedi impressione profonda di cosa vera! Ha riceuta lunga lettera da Vieusseux. Si distrae nel sentirsi ricordare da tanti amici, ma poi si pone a piangere, a sospirare per non poter più terminare tanti suoi lavori scientifici incominciati! 2 1 gennaio 1 849

Buona mattinata. Ha promesso star in piedi dopo il pranzo, far la scuola alla Adelaide. Oggi è uscito con me dalle 2 alle 3 e mezzo pomeridiane, lungo i cipressi; poi ha fatto scuola alla Adelajde fino alle 5. Nel passeggio torna sempre a parlare delle sue disgrazie dal decembre 1 847, e più da quelle del marzo 1 848! 29 gennaio 1 849

Sogni non spaventevoli, ma inquietanti. Lungo alterco con Montanelli, chie­ dendogli un riparo a tutti i mali che soffre oggi per colpa della sua Politica! Lungo dialogo con il defunto suo maestro Carmignani in cose scientifiche, e raccoman­ dandosi a lui d'interporre presso il Ministero Toscano una compensazione ai suoi danni presenti! Nello stato sano, poco o nulla sognava. I suoi sonni sempre brevi, ma rranquil­ li. Esso era sempre padrone di moderare la vivissima sua immaginazione. Ora è vin­ to dalla materia: «io non ho più volontà!>> 3 1 gennaio 1 849

Ha confessato aver corso la notte in un sonno tranquillo. Torna a parlarmi di un buon confessore; vorrebbe liberare la sua coscienza dal

859

�

_

8 febbraio 1 849

Fu a fargl i :'i �ita Monsignor Bini, Bibliotecario di Lucca, che va al quaresimale . . d1 Fermo, amiCISSimo suo, cui sono noti rutti gli eventi di sua vira fin dalla prima gioventù. Si rrattenne seco lui nel canapè di mio appartamento per due ore e mezzo continue. I l Bini lo trovò di miglior aspetto, di bel colorito, né tanto denutrito : in­ s?� ma assai m�glio di quel che lo lasciò in Lucca quando fu diretto qua, già mala­ t�ssimo e mal diretto nella sua cura, per cui sollecitò la sua rraslocazione qua. Mi ha ncordato come sua madre, nel partir per l'armata, gli disse: «va', ru morrai come ruo padre!» (pazzo). Da un anno prima del marzo 1 848 egli era già alterato di mente ten­ dendo al suicidio, in una quasi continua melanconia. Così mi assicurò questo Prof. Mons. Bini. 23 febbraio 1 849

Dalle due pomeridiane fino alle 5 in cammino a vedere la facciata di S. Bernar­ dino, i quadri della Chiesa, le ossa di Braccio. Poi al Duomo. Poi è staro fino alle 2 della sera nella camera della Direrrrice. 4 marzo 1 849

Gita in legno a S. Pietro, a S. Giuliana, a S. Francesco di Paola dei Minimi, a Monte Luce, dalle 2 alle 3 e mezza pomeridiane.

aprile 1 849 È indescrivib ile la gioia prodotta in lui dalle notizie del ritorno della Toscana al �ran? uca, del nuovo Municipio nelle persone a lui carissime del Capponi, del Ser­ nsron, ecc., della caduta del Guerrazzi e di tutti i suoi proseliri, degli impieghi rido­ nati a tanti buoni cittadini già suoi scolari, o condiscepoli, o amicissimi . Insomma è un altr'uomo! Non può negarsi che l'ambizione delusa, l'esaltamento liberale e le di­ saventure prodotte dal Republicanismo del Guerrazzi, del Monranelli , ecc. abbiano in Lui, nell'anno passato, agito potentemente a produrre la sua lipemania. 15


Clara Curini

860

1 0 maggio 1 849

È uscito col chirurgo alle l i ed è tornato alle 2 pomeridiane . A S. Domenico, in Forrezza, all'Ospedale [di S. Maria della Misericordia] ove ha veduto la famosa Madonnina di Pierro [Perugino] e l'archivio, ove ha rrovato una bella Pergamena. 2 1 maggio 1 849

Alla Pubblica Biblioteca dalle 12 alle 2 pomeridiane . Poi in mia casa fino alle 3.

22 maggio 1 849

Con me dalle 3 alle G pomeridiane alla Biblioteca Connestabili 1 • A S. Severo. Al passeggio, al caffè, a casa ( . . . ) . Tra le

Cruu Cònmabilr er,l stat.l aa stata

rim·enuc.1 I'Eultstea, l'opera i n versi di Bonif.1cio da Verona che av­

via il \'Oiume delle Cronadu perugine.

24 maggio 1 849

Marrina melanconica! Vorrebbe far testamemo, fare disposizioni a favore di sua moglie, assicurare con arri legali che i numerosi suoi Scrirri non cadessero in mani di altri per farsi doni con le sue fatiche . E dimanda se può farlo qui o fuori di qui ( .).

uLe indagini predilette». Francesco Bonaini e Pemgia

861

17 giugno 1 849

Lesse nello «Statuto», foglio politico di Firenze, l'annunzio della morte del Prof. [Pietro Eliseo] De Regny, Professore in Pisa, suo unico e vero amico. Quale sia sta­ ta la doglia che ne ebbe non è a dirsi. Piami, smanie, gerraro in leno, inconsolabile. Si stette più tempo il chirurgo, me, poi la Direttrice per calmarlo. Raccomò poi piangendo la sroria di quest'uomo, la sua dotrrina, la sua bomà. Si assisterrero re­ sperrivameme alle loro nozze e il De Regny acquistò perfino un terreno vicino alla villa del Bonaini per stare uniti. Tutto è esrremaro il semire del Bonaini. La sua impressionabilità a rutro lo farà sempre infelice sulla terra, e forse non mai padrone delle sue violente passioni. Chi sa quale sarà il suo fine . . . E' uomo da far sempre temere di Lui! 2 luglio 1 849

Agli Archivi Decemvirati dalle l O all'l pomeridiana. A pranzo in mia casa con Cipriani. Allo srudio del fratello. Poi alla Biblioteca Pubblica fino alle 24. Cerca turri i modi di star meno tempo che può allo Srabilimemo! A fronte del­ le tante attenzioni che gli si usano, sembra troppo viva ed esaltata la smania di uscir­ ne!

"

9 giugno 1 849

È venuro in Biblioteca. Si è deciso di pubblicare un Codice della Biblioteca il­ lusrrato da note . E ne ha incominciaro il lavoro.

giugno 1 849 Dalle 1 1 amemeridiane fino alle 3 pomeridiane alla Bibl ioteca, poi in Comune a vedere le pirrure del Bonfigli con il fratello mio, con Cipriani. Il

1 2 giugno 1 849

Ha incominciaro il suo lavoro lerrerario sul Ms. della pubblica Libreria, il Sigi­ smondo 1, con rurra alacri rà. Passeggiata con me a S. Pietro. Non fu potura vedere la Biblioteca od, a meglio dire, non ci fu farra vedere. Chi sa quami volumi hanno nascosro1

Trr Intere dr Sigismondo rmpmuore 111 l'rmgini con lirggitmttt di 1111 com­ pommrmo 111 urw nm,r ojj'erto 11l mtdnimo qumrdo Ii poiÒ m/In loro fÌtttÌ nel 1·133. tomllndo d,rlln coro•wzront ro­ mana. in Archivio Stonco Italiano·, Appendice, 23 ( 1 849), t. \'Il, pp. 'l31 -4'l6. ' l l la\'Oro sarà pubblicato con il 1itolo

giugno 1 849 Dalle 3 pomeridiane fino alle 7 alla Pubblica Biblioteca, poi al passeggio con me fino alle 24. lG

l G luglio 1 849 Dalle 1 1 anremeridiane fino alle 7 pomeridiane occupato sempre: parre negli Archivi Decemvirali, parre alla Biblioteca. 27 luglio 1 849

AfAussionaro di capo e di petto. È qualche giorno che è più rrisro di spiriro e mangia con minore appetito. I l suo animo non è tranquillo, o è in un'alternativa troppo frequente! Questa manina è contento che è srato espulso da Rettore dell'U­ niversità di Pisa il Boninsegni! 23 agosro 1 849

Fu alla Biblioteca Vermiglioli col Fabretri dalle 8 e mezza alle 1 1 . Ne fu molto conrenro e maravigliato delle numerose e grandi opere che vi si contengono. 24 agosro 1 849

Scrisse lunga lerrera sul como suo al Prof. Corridi Filippo, Precettore delle LL. Altezze gli arciduchi di Toscana . Se ne arrende ansiosamente risposta. Fu impostata alle l O della m arri n a. 25 agosto 1 849

Ha riceuro lerrere dal Vieusseux e dal Capei che lo hanno sempre più raccon­ solaro della loro amicizia. Gli hanno daro delle commissioni Archeologico-Srori[ch]e che preparar deve per !'«Archivio» avanti di partire di qui. Da ciò rrovasi Esso piLI occuparo e il Fabrerri lo aiuta nelle ricerche.


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Clara

Cutini

26 agosto 1 849 A pranzo da me con Fabretti. 2 settembre 1 849 Al Teatro con me, perché vedesse il nostro Civico Teatro prima di partire. 1 3 settembre 1849 Partì per Firenze con la diligenza alle ore l O di sera, accompagnato dal march. Mariotto Antinori. Pianti, baci, veri sentimen ti di amore e d i riconoscenza per tutti noi! Dio lo feliciti! Ma . . . ! Parte di qui benissimo, ma . . . a Pisa!

Relazione sullo stato di salute di Francesco Bonaini e sulle terapie adottate dal momento del ricovero nel Manicomio di Santa Margherita di Perugia fino alle dimissioni. Il testo, privo di data e di firma, è redatto in minuta e pre­ senta numerose correzioni e aggiunte.

0IPARTI�1ENTO DI SALUTE MENTALE DELLAziEl"DA SANITARIA LOCALE N. 2 DI PERUGIA, Archivio storico ex

Ospedale psichiatrico, Cartella clinica di Francesco Bonaini.

Il giorno 22 agosto del 1 848 venne nel Manicomio da Pisa il prof. Francesco Bonaini accompagnato dal dott. Raffaele Nuccorini di Lucca e da circostanziata re­ lazione del dott. Torri di Pisa. Sparuto in viso, con lunghi capelli scomposti, t� tta barba, vestiario negl � gent� ­ to, nettezza del corpo trascurata, entrò nel Manicomto conoscendo dove vemva, di­ sperando della sua salute e temendo di tutto e di rutti. Venne verso sera, né volle prendere che un bicchiere di acqua. La notte fu tran­ quilla; e il giorno di poi, quantunque si secondasse nel farlo star� in letto, turta� ia gli si fece fare un bagno di nettezza e gli si fecero acconciare i capelli e la barba. Nei lun­ ghi discorsi che volentieri teneva col medico Direttore, che egli disse di conosc� re as­ sai per le sue opere e cui mostrava moltissima stima, gli faceva conoscere eh� dtspera­ va della sua guarigione a causa di una disposizione gentilizia (aven�o a� t� Il padre � . la sorella morti pazzi) ed a causa del suo temperamento, e delle forti cagtom che 111 lui avevano operato. E questo timore fu poi per qualche tempo uno dei principali suoi sconcerti morali, i quali talvolta avevano qualche calma coi ragionamenti di cose scien­ tifiche e letterarie, che poi si alternavano e coi timori e colla smania del leno. Si stabilì intanto una cura coll'acqua del Tettuccio cui egli si assoggettò volen­ tieri, e questa a fine di riordinare le funzioni dell'apparato di�estivo già troppo alt� ­ rate e per le quali aveva pochissimo appetito e mangiava assai parcamente. E nondi­ meno, in mezzo a queste alterazioni fisiche, alle disperazioni di guarire, alle idee triste e melanconiche che sempre lo angustiavano, al poco sonno da cui era spesso molestato, e ciò anche in forza delle sue abitudini, quando parlava col Direttore

«Le indagini predilette». Francesco Bonaini e Perugia

863

Massa ri di s�ie nze e di lett� re era un altr'uomo e si scorgeva assai chiaro molto sape­ . . . re, e limptdtsstma memona . Era necessario molto studio e molta circospezione nel trattamento fisico e morale di questo malato che tanto interessava ( . . . ) . Si riprese l'uso moderato dell'acqua del Tetruccio che cominciò a tollerare bene e che risponde:a � nche alle indicazioni, ma al solito non si poté dare per lunghi gior­ . ni. Lo stato dt tristezza somma che affliggeva questo malato, l'insonnio pressoché continuo e ribelle ai sedativi, la disperazione di guarire, l'amore sommo che sentiva per la moglie e che più si manifestava quando riceveva sue lettere, che per verità era­ no sempre assai tenere, l'amore alla vira contrastato dal desiderio di finirla perché troppo tormentato dai patimenri fisici e morali, una intolleranza di carattere innata p� r quesr'�sieme di cose, un desiderio invincibile di stare in leno il più possibile, muna voglia a qualunque lettura od occupazione, e d'altra parre i l disordine nelle funzioni digerenri (. . . ) costituivano la forma dannosissima della sua malattia, ribel­ le altronde, per qualche mese, ad ogni cura, ad ogni premura. Tuttavia l'amore e la sri�a p�l medico rir�anev� no sempre, e spesso con esso lui s'intratteneva in piace­ . voli ragwnamentt nei qualt talvolta traluceva chiaro il suo molto e profondo sapere. Ed anzi fu questa l'ancora della sua salvezza, e cioè a dire il conoscere le sue inclina­ zioni naturali allo studio, il conoscere i suoi studi prediletti, il ridestargliene le idee, il secondarne i discorsi, l'aprirgli ogni via perché risentisse rutto quanto l'amore alle sue predilette occupazioni, era ciò che bisognava studiarsi di fare. E veramente dopo che verso il 1 8 di novembre, e così circa 3 mesi dopo venuto nel Manicomio, ebbe visitata la nostra Biblioteca comunale, dopo che ebbe riscontrato in essa molti e pre­ gevoli codici, e quando vide la Università, e quando ebbe dei colloqui col nostro Fa­ bretti � e q �ando rivide e rilesse nell' «Archivio Storico» tutti i suoi lavori, si risveglia­ . . rono 111 lui le annche tdee, le antiche abitudini, e volenrieri incominciò talvolta ad occuparsi patendo allora assai meno gl'incomodi suoi d i salute. Tuttavia, siccome gl'incomodi anche fisici esistevano realmenre, così mentre si medicava il morale col risvegliargli il desiderio de' suoi studi, si medicava altresì il fisico ( . . . ) . Continuava frattanto l a paura della spinite, m a i n generale i n 4 mesi s i era gua­ dagnato assaissimo. E tuttavia anche ad onra di questi notevoli miglioramenti, a con­ frontare i l suo stato con quello nel quale venne qui, la malattia continuava ribelle. I primi 4 mesi dell'anno '49 furono notevolissimi pel continuo combattere che egli fa­ ceva e per le continue cure di ogni genere che si prodigavano. La conversazione con­ �inuara e del medico Direttore, e della Direttrice che molto operò a suo vantaggio, Il renerlo occupato e colle letture di suo genio e colla scuola di francese farra all'A­ delaide, le continue visite del prof. Cipriani ed i lunghi ragionamenti in fatto di scienze legali ed erudire, il consulto avuto col prof. Monti di Ancona il 1 7 febraio dal quale risultò non trattarsi né di spinite, né di vizio precordiale, il consulto avuto col pro f. Bufalini il 2 1 di aprile e rassicurante anch'esso, le continue lettere affettuo­ se della moglie, quelle di Vieusseux e di altri molti dotti suoi amici non valevano a ritornarlo nella piena calma e ragione. Anzi in questi 4 mesi mentre da un canto ave­ va qualche ora, qualche giorno di calma procurata dall'assieme delle cose resré ram-


Clara Cutini

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«Le indagini predilette". Francesco Bonaini e Perugia

memare, dall'alrro camo si mameneva nonostanre assai tristo ( . . . ). Desiderò inten­ samente in questo tempo un Confessore per isgravare la sua coscienza da odii mal concepiti, specialmente contro sua madre, e dopo tante istanze bisognò tentare an­ che questo mezzo, e il Direttore lo pose nelle braccia di Melissano, uomo probo, fi­ losofo e religioso, il quale (bene istruito dal medico) secondò assai lodevolmente la cura morale, e dalle sue replicare conversazioni trasse i l Bonaini conforto, calma e buon umore. Il quale stato dello spirito si accrebbe non poco quando udì il ritorno del Granduca in Toscana avvenuto i l 1 5 aprile ('49) e i l nuovo Municipio, e le nuo­ ve cose di Governo. E così mentre il suo morale andava in ral guisa migliorando, an­ che il fisico migliorava e l'appetito era meglio risvegliato, e faceva più lodevole la nu­

Dal

Carteggio

DIPARTI:>.IE0:TO DI SALLTE �IE0:TALE ex

DEU.'AziE:"'DA

ARCHIVIO DI

STATO

DI FtRF'\ZE,

ternative di giorni tristi e melanconici o perché non semivasi bene ralvol ra, o per ri­ tardo di lettere della moglie, o per le cose di Livorno non tranquille. Il 27 di mag­ gio volle andare alla Messa, era la festa di Pentecoste. Fu la prima volta che volle andarvi e che vi andò in farro, e da indi in poi vi continuò ad andare. Altro notevo­ le avvanzamento al meglio. Così si progredì di bene in meglio fino alla sua partenza. Fu rutto il porerlo se­ condare nei suoi studi, fu rutto il carreggio cominuato con Vieusseux e Capei, i qua­ li spesso gli davano commissioni archeologiche e storiche. Nel 9 di giugno, menrre

�

n.

nn.

7).

DI

1-6).

P ERUGIA, Archivio storico

l.

Prima lettera d i Giovan Pietro Yieusseux farra pervenire a Francesco Bonaini per il tramite di Cesare Massari.

trizione, e le notti erano meno inquiete ( . . . ), e l'abito esterno del suo corpo si faceva Bene che cominuò in farro perché nel mese di maggio fu grande la sua attività

LOCALE :-<. 2

Carre Bonnini, b. V/53 {lettera

Firenze, a dì 1 8 ottobre 1 848

assai pitl lodevole, e rutto andava lusingando al bene. (relativa peraltro al suo fisico) e nel visitare Biblioteche, e chiese, e luoghi dove sono pitture, e con rai mezzi andava per dir così a rifiorire la sua vira, non senza però al­

SA0:1TARIA

Ospedale psichiatrico, Cartella clinica di Francesco Bonnini (lettere

Al Sig. prof.re Cesare Massari Perugia Chiarissimo S ignore, L a Sig.ra Maddalena Bonaini m i h a mandato un pacco alla d i Lei direzione, che le perverrà colla preseme per mezzo del Signor Tarocchi. Avvisato da quella signora che il detto pacco comiene un libro ch'è stato chiesto dal suo marito, l ' infelice mio amico, ho pensato d i cogliere tale occasione per scrivergli e provocare se possibile un carreggio il quale potrebbe forse contribuire a distrarre i l povero infermo ed a ride­ stare in lui l'amore dello studio. Io mi prendo dunque la libertà di mandare a VS. la mia lettera per Francesco Bonaini, ed aperta perch'Ella la possa leggere, e trattener­

già spesso andava in Biblioteca a studiare, si decise di pubblicare un codice del a Bi­ blioteca illustrato da note, ed ivi ne incominciò tosto il lavoro. La sua calma ed li suo

rei consolato se mi vedessi comparire una lettera del caro mio amico.

Regny Professore in Pisa, suo unico e vero amico, della quale si addolorò senza mi­

con stima e considerazione.

risrabilimemo di spirito si turbarono per un momenro quando seppe la morte di De

sura. I conforti dell'amicizia di qui lo ricondussero ad un poco di calma, e continuò i suoi srudii. Nel 1 9 agosto lo visitò il come Marco Antonio Oddi e lo confortò del­

la quando non giudicasse cosa opportuna i l rimerrerla. Superfluo è il dirle quamo sa­ Spero dalla di Lei gentilezza un suo riscontro, me mre ho l'onore di rassegnarm i A Dio. Vostro servo Yieusseux

la sua amicizia, invirandolo anche ad uno splendido desinare. Egli memre cominuava nel bene, si addolorava del ritardo delle lettere d i sua moglie, le quali non erano veramente ritardare, ma non venivano consegnate perché suonavano come non avevano giammai suonato. Si remava di non rivolerlo in To­ scana, e questa cosa bisognava non far trasemire a lui per timore d i ricadura. Tutta­ via scrisse egli lunga lettera il 24 agosto al Prof. Corridi, che fu tosto impostata. Le cose, a cura del medico Direttore carreggiando con Toscana, andarono acco­ modandosi, ed Egli pieno l'anima di riconoscenza e di tenerezza verso di rutti, e sa­ naro perfettamente, ripartì per Firenze i l 1 3 settembre 1 849 dopo un anno e poco

più di soggiorno in questo nostro Manicomio, lasciando molto desiderio di sé e fa­ cendo sentire molta compiacenza pel buon esito d i questa grave e difficile infermità,

riconosciuta tale sì per le disposizioni congenite, come per le cause determinami e per la forma che presemò.

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Firenze, 1 8 ottobre 1 848 M i o carissimo Bonaini, Le migliori nuove che l a Signora Maddalena m i d à di vostra salute sono state per me, e per rutti gli altri vostri amici, un'immensa consolazione; la vostra moglie mi manda un libro per voi ed io colgo con avidità tale occasione per scrivervi, spe­ rando che dal camo vostro vorrete prendere la penna per dirmi di voi e come vi tro­ vate in Perugia. Io credo fermameme, mio buon amico, che lo scrivere di tanto i n tanto a i vostri conoscemi non potrebbe che giovarvi. Col rispondermi m i proverete che gradite le mie lettere, ed io sarò esatto a replicare rispondendo a tutte le vostre interrogazioni, e mai parlandovi di quelle cose che potrebbero dispiacervi.


Clara Cutini

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, f-t• mdagini pl'l'dilate». Fmnresco Bonaini e f>augia

La presenre vi perverrà col mezzo dell'onimo Sig. Ì\ lassari . Il Capei va regolarmenre al Senaro, la martina e la sera da me a prendere il caffè ed a far due chiacchiere. Il Capponi lo vedo pochissimo perché occupatissimo per la cosa pubblica, e così

il Tabarrini ch'è suo segretario a Palazzo Vecchio . Il Canestrini è andaro a vileggiare a Siena.

Il Milanesi da qualche giorno si trova a Pisroia.

�

da Genova, quando vi sarà oporrunirà, egli porrà lavorare per !'«Archivio» con buon _ successo frugando nelle librerie di quella città, e particolarmente col Giunti in casa

Lo Scarabelli vorrebbe avere maggiori occupazioni. Il Gar è rappresentante i n Firenze del Governo di Venezia. Il Polidori, che sempre mi domanda le vostre nuove col piìJ vivo inreresse, è pre­ sentemente a Roma, uno dei compilarori di quella Gazzena. Addio, mio caro Bonaini, vi abbraccio con runo il cuore.

P!Ù

se vi compiacerete di sbrigliare l a vostra curiosità e di dirigermi molte inrer­ . rogaziOm. Ora vi annunzio che l'amico Scarabelli è partito per Genova, ov'egli è stato chia­ mato a � r?fessare la Storia in quel Collegio nazionale. Sono sraro dolenrissimo di do­ . vermi div Idere da t� n coll�b �ratore tanto utile, ma e circostanze sono così triste pel . . co mmerciO lctt �ran o che d nrenere lo Scarabel11 a Firenze senza porergli garantire un . . utde lavoro, e targl1 mancare un buon collocamento, sarebbe stato male. Del resto che

Ora voglio darvi le notizie degli amici.

867

Vostro aff. mo

Pareto. .

� d1

Per oggi basra. Un'altra volta, se non vi annoio, vi parlerò di Peruogia, di Roma

�

tante altre cose. Addio, runi i sonoscrirri vi abbracciano con rur o l'animo af­

terruosamente.

Vieusseux

Vieusseux Carlo Milanesi Eugenio Vicusseux

2.

Paolino Vieusseux

Giovan Pierre Vieusseux, insieme con Carlo Milanesi, Eugenio e Paolino Vieus­ seux, a Francesco Bonaini. ,·l n�r�rgmr. dt

mano

drl .\f,wnri: non volle rispondere.

3. Firenze, l O novembre

'48

M io caro Bonaini,

Giovan Pietro Vieusseux a Francesco Bonaini.

A /Jitlrginr, di /Jiti1/0 del ,\f,mttrr :--.:o n rispose.

Oh! Quanro vi ringrazio d i avermi risposto, e benché la vostra lerrera tocchi un

Firenze, G dicembre

tasto ben doloroso per turri i vosrri amici non potete figurarvi con quanto diletto l'abbiamo !erra, e riveduti i vosrri cararteri, perché ad onta che vogliate dimostrarci che siete seriamenrc ammalato, e che vi compiaciate quasi i n questa melanconica idea, è per noi rutti evidente che stare molto meglio assai di quello che non credere e che se vorrete stare ai consigli dell'orrimo Massari la vostra guarigione è assicurata. Voi non dovere abbandonarvi allo scoraggimento. Il non dormire è una brutta cosa, ma siate pur cerro che dormire sempre un poco. lo spero che i l Sig. Massari vi faccia passeggiare; vedere d i stare poco a !erro e di non coricarvi che quando la stanchezza vi fa desiderare il riposo. Appena avuta la vostra lettera ne ho serino alla Signora Maddalena per conso­ larla con tale notizia . Voi mi dire che la lettera che mi scrivere sarà l'ultima, e voi mi dire una solennissima c . . . a [sic] . Lo scrivermi, e col mezzo mio a turri i vostri mi­

gliori amici, dev'essere una consolazione anche per voi, ed un passatempo, un'utile distrazione, ed il non farlo sarebbe un mancare all'amicizia, sarebbe delitto verso voi medesimo che vi dovere conservare con fermezza c rassegnazione alla famiglia, alla scienza, alle lettere, alla patria che va superba di voi. Ma sapere voi che vi corrispon­ derò con usura, che per ogni pagina che mi scriverete ve ne scriverò quattro, ed an-

1 848

J\Iio carissimo Bonaini, S'io s �assi ali erieherre n n vi scriverei, giacché non � avere ancora replicato al­ . � , l ulnma mia, n a g1acch no 1 v1 c ivo per mera cerimo nia, bensì pel piacere di chiac­ : � � � chierar con voi, pel des1de no d1 ncevere spesso , da voi medes imo le vostre nuove ' eccomi nuovam ente con la penna in mano. t� nque l o sentito con molto piacere che voi fàre visite freque nri alla b ibliote­ ca. � CI comb u ere re co l bravo Fabrerr i. Salurar emelo. Fare, � vi prego, ch'egli mi per­ . . d ? ni d ungo mio sdei ziO, m 1� sono ben deciso a non scrivergli che quando porrò : � dirgi.I d1 mettere sorro d torchio d volume delle cronac he perugi ne, cosa che non oso fare In questo momen to di rovina per il comme rcio libraro . V? i porreste frattanto. mio caro amico, raggionarne col Fabrerr i: anzi dovreste c? n lu � preparare una intr duzion e per quel volume ; c chi sa, mentre vi occupereste ? . d1 sunde lavoro potreste fors rin venire, anche nell'Ar chivio Conne srabili, qualch e � docum ento nuovo. Vedere, ditemi. qualche cosa, incorag giarem i con due parole, im­ perocché ho molto da dir.·i intorno ali'«Arc hivio Storico ». Via le idee rrisre, c mo­ stratevi di nuovo quel brav'uomo che siete.

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C/,tm Cutini

868

«Lt• indagini predileuen. Francesco Bonnini e Perugia

I l Reumonr è sempre i n Firenze, come pure il Gar, ma filologhi redeschi di pas­ saggio non se ne vedono più.

Addio vi abbraccio

5.

Gino Capponi, Giovan Pierro Vieusseux e Pierro Capei a Francesco Bonaini.

VieusseLLx

4.

869

Firenze,

25

aprile 1 849

Amico carissimo, La vosrra correse lerrera a me [Gino Capponi], indirizzara in sosranza anche al

Giovan Pietro VieusseLLx a Francesco Bonaini .

A margine, di mano del J\/nnnri: t--:on \'Oile rispondere).

Vieusseux e al Capei, voleva una risposra collerriva. Non vi faccia perranro maravi­ glia se io non vi do del Lei, né il Capei del ru, perché scrivendo a comune adoperia­ Firenze, 1 8 dicembre 1 848

mo il pitl comune solo nome. Scrirrore poi è il Capei, segno di preferenza alla sua bella mano, che il Sauli appella «piora del garro».

M i o caro Bonaini, I l Sig. Massari m i scrive che avendo rrovaro !'«Archivio Srorico» in codesta li­

quesri ulrimi giorni: perché il mio minisrero avendo farro luogo al minisrero Mon­

breria, voi passare parre del vosrro tempo i nrorno ad alcuni di quei volumi, e pote­ re figurarvi che ciò mi lusinga oltremodo. Rileggendo !'«Archivio» voi penserere a me, e pensando a me vi rammemerete di scrivermi . Dunque asperro una vosrra let­

avrei srimaro ufficio di rrisro cirradino renermi lonrano dalle pubbliche cose, quan­ do i l popolo isresso si era levaro per dichiarare non essere lui reno secondo i suoi de­

tera. E' morro il Vermiglioli. Quel celebre archeologo era fra i corrispondenti deii'«Archivio Storico» ed è debiro nostro di dedicargli un arricolo nell'Appendice, e tale arricolo ho pregato il bravo Fabrerri di farlo perché nessuno meglio di l u i cono­ sceva i meriti ed i lavori del defunro, ed è capace di renderne conto. Ora prego voi che vedere spesso il Fabrerri di srargli dietro. Io gli ho serino che mi basrerà di ricevere la necrologia del Vermiglioli pel fascicolo che pubblicherò nel marzo p. v., nel quale spero di poter inserire anche il lavoro sul Ciampi da ranro tem­ po promessomi dal Polidori. L'amico Reumonr, ch'è rurravia in Firenze, mi ha passaro una rerza i mporran­ rissima Rivisra bibliografica di ciò ch'è sraro pubblicaro in Germania riguardo alle cose d'Iralia. Insomma i mareriali non mancano, ma mancano i comprarori di cose sroriche, ed è per me un gran dolore. Speriamo tempi più propizi. Io spero che il Fabrerri succederà al Vermiglioli. Chi porrebbe concorrere con­ tro il nostro amico? Addio, mio caro Bonaini, vi abbraccio d i cuore.

Vosrro aff.mo Vieusseux

Purrroppo era mio dovere non rifiurarmi all'incarico che mi veniva addossaro in ranelli e Guerrazzi, quando essi credevano porere assai più popolarmenre governare,

sideri e bisogni. Ascriverò perramo i ringraziamenti vostri alla amicizia e corresia vo­ srra, persuaso dall'altro canro che non merira ringraziamenti chi solranro adempie al proprio dovere. Grarissimo ci è riuscito a rurri il sentire che il bravo amico nostro Prof. Bufali­ ni vi abbia visitato, poiché Egli non poreva non confermare le nostre speranze di ve­ dervi rornare in breve tra noi con pienamenre risrabilira salure. Né lasciarevi sopraf­ fare da vani rimori. Turri, quando si nasce, poniamo i n noi il germe della morre, ed è pur certo che rurri dovremo un giorno o l'alrro recarci a quella parria per la quale fummo CI·eari. Ma il prerendere o noi o Voi di sapere quando sarà, e se prima o poi, che scenderemo nella erernirà è cosa che trapassa le forze umane, onde riesce affatro inurile spendere su qucsro punto i nosrri pensieri: piì.1 proverri rurri e tre di Voi , por­ riamo i nvece fondara opinione di precedervi per quella via, e se vi piaccia considera­ re un momenro essere oggimai decorso un anno dacché il trisro presenrimento vi oc­ cupa e nondimeno le vosrre forze vitali durano rurravia le stesse, noi speriamo che vorrete intieramenre deporlo, lasciando a Dio soltanto la cura di pensare e provve­ dere a ciò, per rornare a rendere turri i pensieri vostri alla Sroria e alle Lerrere. I n far­ ri gli atruali muovimemi, quierari che sieno, opreranno (e sia presro) il farro, che le menti si rivolgeranno con p i ù ardore di prima sì alle amiche e sì alle nuove indusrrie. E Voi , che ranra dovizia avere di eruditi srudi, non porere a meno di rornare con l'a­ nimo agli Sraruri Pisani

G l i amici Capei, Canesrrini, Capponi e Milanesi, come pure i miei nipoti, vo­ gliono essere rammenrari a voi e vi salutano afferruosamente.

e ai ranti Documenti per Voi raccolri a illusrrazione eli quel­ li. Qui dovere perranro i ntendere l'animo, in ciò solranto fondare i vosrri pensieri, lasciando di ogni alrra cosa la cura alla Provvidenza che ci assiste tlltri, e più cara­

mente anche Voi, che a\'endo speso la vira in nobili e urili occupazioni avere causa di fondatamente sperare, ne sarere protetto e assisriro quanro vi basri per onorara­ menre compiere la erudira lerreraria vosrra carriera. Il Capei dal canto suo si ha mol­ tissimo a male che parliare di non rivederlo: già egli spera di vedervi presto rra noi


«Le indagini predilette». Francesco Bonain i e Perugia

Clara Cutini

870

tornato. E poi egli sa che la sua Val d i Chiana non è tanto lontana da Perugia da non potere venire costà in un giorno, quando che trovisi in Lucignano. Il male è che con rutti questi frastuoni non gli è permesso muoversi per andare al paesello, sicché il de­ corso ottobre dové passarlo, suo malgrado, in Firenze; e in fin che non possa con ani­ mo libero andare al paesello, non può correre in traccia vostra se non, come spesso fa, col pensiero. Ma egli è persuasissimo di passare con Voi ben presto lunghe e lie­ tissime ore. Lo stesso pensa il Vieusseux che vorrebbe cavare dalla padella l' «Archi­ vio Storico>>; spera che in questi trambusti frigga per necessità, né cesserà se non quando sieno rassettare le cose. Per verità sembra adesso che volgano al meglio, ma rame sono contrarierà, rame le cupide passioni in questi ultimi tempi suscitate, che ci vorrà purtroppo prudenza, temperanza e fortezza per venirne a capo. Se la gente si fosse comentara delle magnifiche libertà costituzionali, acquistare l'anno decorso, e per ogni resto avere arreso i benefizi del tempo, Italia nostra sarebbe adesso assai più felice. Ma speriamo che le vie della Provvidenza ci ricondurranno a porro mi­ gliore. E raccomandandoci turri tre che vogliate concepire e nutrire migliori speranze che turri abbiamo della salute vostra, e rutti volgere i pensieri vostri agli studi in che siete versarissimo, vi abbracciamo di rutto cuore, vi preghiamo a non esserci avaro delle vostre notizie e a sollecitare con le vostre le nostre lettere, e ci ripetiamo cor­ dialissimamente. Vostri affezionatissimi amici G. Capponi Vieusseux P. Capei sottoscritti vogliono anche inviare saluti cordiali ed ossequiosi all'egregio Sig. Massari, all'ottimo amico dell'amico nostro Bonaini. I

6.

Pietro Capei a Cesare Massari.

Firenze, 1 7 settembre '49

Carissimo Professore, buo­ Da Mariotto Antino ri saprete lo stato d i salute del Bonain i durare tuttavia liai ragguag lo sue, cose delle endo discorr nissimo . Sabato mattina dopo colazione, e si, parente di via per portava ne occasio la del vero stato delle cose, secondo come so­ In ne. attenzio minore sopra facesse vi continuando sempre il mio discorso perché immagina­ stanza parlai in modo che il mio discorso ferisse il meno possibi le la sua da vicino. più toccava lo quanto di ignoto zione, ma al tempo istesso nulla gli fosse era già omo cotesr'u di l'animo ma zioni, Così ottenni di risparmiare le subite commo

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troppo esacer�ar? � alla condor ra r�nuta a suo riguardo in famiglia, sicché poi quan­ . do parl ava SI fiSentJ, un paiO di volte POtentemente, ed una proruppe in tali be­ . . . Stemn:ue e s1 � Iene dal suo carattere che 111 quel punto ebbi assai timore per Lui. No � dimeno v111se la ragione e si calmò. �eci n ! una escandescenza. Ma per maledet­ . . ta d1sgraz1a SI tr��o, presenr� ad una sfunara mia contro un comune amico e collega che da due anm 111 qua m1 provocava, senza saperlo, la bile. Uomo sarcastico, ier �attina die' fuoco alla polvere e mi scaricai contro lui; per fortuna eravamo soli, g1acc�é il Bonain i �i era ririraro col Punta. Ma tornati tra noi, quel collega ebbe la . . sconsideratezza d1 nmetterm1 su quel tasto che mi doleva; proruppi dunque in nuo­ va col lera pr�senre l'a�ico, �a il Punta mi consolò dicendo che non potevo con que­ . sta mia sfunata avergli nuociuto. Figuratevi se avrei voluto farlo in presenza di lui! Ma provocato, non seppi contenermi. Ho peraltro rilevato io stesso che niuna im­ pressione sull'animo suo fece questa mia condona a riguardo di un terzo. E questo è buon segno. Segno meno buono è (a mio credere) quel credersi più malato di reni che non è, parlare come fa spesso di morte e ier sera, essendo solo e parlando con la mia donna di servizio, le disse di non pigliarsela ad affanni perché tanto «presto si doveva rutti morire». Vi do questi indizi dello stato suo perché possiate giudicare di Lui. In verità, se rornando rra noi Egli non avesse i �cont�ato altro che oggetti di contentezza, mi per­ . suado faciim�nte che a �ues�e malmcon1e non avrebbe avuto campo di pensare e sa­ . rebbe presto 111 LUI svamta s1ffatta sorte di pensieri. Ma di come sono andare le cose bisogna più che contentarsi del come vanno. La moglie ora è incomodara. Esso starà da me qualche giorno, si carteggeranno; se si riveggono spero che farà più la reci­ proca presenza di cento messaggi e mediazioni. A proposito, io sabato gli lessi la mi­ nuta, che per fortuna avevo farra contro il mio solito, della lettera che vi indirizzai e gi �nto in fondo che f�i, �i dis�e: «va benissimo». Come se fosse stata una pergame­ . , . na. Vedere che un po d1 giudizio l ho adoperato. Ma sa Iddio se ho farro bene o male, malgrado le affettuose intenzioni. Grande argomento di consolazione è che torna ai L! bri con l'amore di prima, e della sua precedente condizione parla come se parlasse d1 un terzo. Non potere poi credere quanta affezione per rutti voi dimostrò ques �'uom�. Sopr�rrurro per Voi che chiama, ed a ragione, congiunto suo, per lo Zurh che snma a �1elo, pe� la Direttrice che amo ancor io sapendola bella, e per quel­ . . la fa ?cJUlla Adelaide dJ trovò un regaluccio di carta di Fabriano nel baule, che lo ha VIvamente commosso. Poi di rutta Perugia che svisceraramenre ama, e in verità vi siete condotti da Eroi, e avere farro bene perché in Lui avere salvato il primo erudi­ to d'Italia, una corale specie di mio discepolo che ha superato il maestro. Anche io pertanto vi sono a rutti obbligatissimo, e se vengo a Perugia la prima . . VISita � v.ostra, quantunque io mi confidi di non mai capitare sotto la vostra cura per espemssuna ed amorosa che sia. Ma Dio vi conceda ogni favore e grazia perché, !a­ SCiatemi aperrame � re di �lo, Voi siete un brav'uomo, cui se rutti o i più si sapesse imi­ . rare, meno d1sgraz1e affl1ggerebbero il mondo. Ma lasciamo là questo argomento, se . no npero le mie sfuriate di ieri ed ho pur io bisogno di risparmiare le mie forze vi-

�UI,

CUI


Clara Cutini

.. [e indagini predilt'tten. Fmncesco Bonaini e Perugia

tali. Non sarà �àcile che io possa mai prestarmi ai vostri servigii, ma quando la occa­ sione si presentasse ricordare di avere in me un uomo da spendere per quel poco va­ lore che si ritrova. Conservatevi alla umanità ed abbiatemi sinceramente come vo­ stro ammiratore ed amico. Pietro Capei

Essendo 8 giorni da che non ho nuove de' miei figli da Monte Carini, ho spedi­ to colà Tirra ed io me ne sto solo all'alloggio de' Scali di S. Rocco, al Bagno di ral nome: ben trattato e contento. Vado al Cavalleggieri in fiacre mattina e sera, e ciò pure mi giova. Finché col ritorno di Titta non saprò cosa fanno i figli che stanno a Monte Carini, io non so se mi tratterrò qui altri giorni, e fare qualche altra doccia, 0 tornerò in Firenze. Nulla posso dirvi; ciò che vi assicuro si è che se rutti ci riuniremo in famiglia, la solita casa del Paradisi ci sarà di alloggio . Già ne è stato avvisato. Dunque è giunta a tal punto la magnanimità fiorentina da rirenermi degno di appartenere alla Società dei Georgofili? Chi ne fu il proponente? Lo so. Gratitudine a tutti, gratitudine sincera e costante . Altro non aggiungo sul momento. Che fa il buon Vieusseux? Deve essere molto sdegnato con voi, e con ragione. Mi pare di udirlo . Egli vi ama, e di cuore. Ascoltatelo qualche volta! Rammenratemi alla Sig.a Nena, a vostra zia, alla Sig.a Cappellini, al Polidori, insomma ad ognuno, che voglio riabbracciare certamente prima di rivedere la Patria. Addio, ottimo amico, scusaremi se vi ripeto il «fermatevi» di Ségur, vi amo trop­ po! Addio. L'aff. mo Massari

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7.

Cesare Massari a Francesco Bonaini.

Livorno, 16 luglio 1 8 5 1

Amicissimo mio, Quando nella mia gioventù andava io leggendo qualche libro che m'informasse la mente e più il cuore al ben vivere, m'imbattei nella Galleria momle di Ségur. Seb­ bene i suoi quadri patissero (come è ben naturale) di Scuola francese, pure ne' loro dettagli piacevanmi. Tra gli altri, uno ve ne era che portava per epigrafe a lettere maiuscole <<Fermatevi». In esso erano dipinti più sommi uomini, i quali per non es­ sersi appunto fermati a tempo, e fin lì, ne' loro faticosi lavori, e non avere a per tem­ po usato il ne quid nimis in rutte cose, naufragarono in mille modi, perderrero la sa­ lute, passarono da errore in errore, e divennero perfino il Aagello della loro vita fisica, intellettiva e morale. Il «fermatevi» di Ségur l'ho io posto in pratica? Posso dire di no, ma di me poco cale. La mia carriera è al suo termine. Ma parlo di voi, scusaremi, e condonatelo alla mia vera amicizia per voi. Faticare troppo! Fermatevi, per amore del voi stesso, della famiglia delle Lettere, della nazione: insomma fermatevi, o modera­ re almeno, da prudente uomo, le vostre occupazioni, i vostri studi, l'excentricirà del vostro vivissimo temperamento. Basti così. Un amico sincero non può tacersi. Il soggiorno di Livorno mi ha molto annoiato, sotto ogni rapporto. Ho farro 1 5 bagni marini nelle Tinozze di Cavalleggieri perché non ho potuto soffrire una tem­ peratura di acqua al di sotto del 26 al 25° grado di Réamur, e il mare è stato sempre tra il 1 8 al 20. Ho però usato 24 doccie forti e fredde lungo la spina dorsale, le quali siccome venivano subito a riscaldarsi le acque con la solita temperatura, così gradara­ mente ho potuto soffrirle: né me ne provò male. Però veggo aver tuttora bisogno di bastone e di un figlio assistente. D'altronde mangio con orrimo appetito, dormo bene e approssimandomi allo specchio mi trovo in faccia un non ramo bruno vecchietto. Che sarà di me? Soli i l Destino e chi lo regge il sanno . Passiamo ad altro. Scrivo più appunti sulla Ambrogiana; aspetto il tempo di farne uso. Qui, favo­ ritO della visita personale del Prof. Baroni, unicamente al Prof. Pacini. Quest'ultimo, nemico acerrimo del Dialogo, parlò sempre, e bene: ma io poche parole potei ri­ spondergl i. Egli solo, in tre. Mi piacque assai la franchezza del suo carattere, e la co­ pia delle sue cognizioni; quando poi dissemi che suo padre aveva dato al mondo 4 5 figliuoli, impierrommi, e gli dissi: «perché vostra Signoria non h a farro altrettanto?>> Qui una risata, e un suo dir morro in tal propositO chiuse la non tanto breve nostra conversazione la quale a dir vero mi tolse molta noia dal dosso.

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TAVOLA ROTONDA


ANTONIO DENTONI-LITTA

Le mie riflessioni sono in linea con quanto già detto da Cerri. In efferri il tirolo di questa tavola rotonda è costituito da un'endiadi i cui termini hanno moltissime implicazioni, molte già note, alcune già dibarrure in questi giorni. Ritengo quindi pil.t utile accennare solo per grandi linee agli asperri che la ca­ rarrerizzano, e cercare di incentrare il mio intervento su un terzo elemento che è quello a cui accennava Cerri: la descrizione archivistica, un elemento che sempre più nell'archivistica moderna è da tenere nel massimo conto. Prima di passare al rema di questa tavola rotonda, per un doveroso tri­ buto a Bangi la cui presenza è tangibile in questo Archivio oltre che in que­ sta giornata, voglio rimarcare come secondo me la sua lezione è ancora di grande arrualità. Un forre legame unisce Bangi alla Divisione Studi, costitui­ to dal rapporto con la Guida (ne ha parlato già Paola Carucci). Riprendendo il discorso voglio sorrolineare che gli inventari del Bongi sono entrati senza grossi sforzi nella struttura della Guida Generale, segno che evidentemente l'impostazione sia della Guida che degli Inventari è più o meno simile, e che gli Inventari bongiani conservano rutta la loro validità, tanto che ancora i col­ leghi lucchesi continuano a redigere i loro strumenti di ricerca esemplari su quelli bongiani e che l'Amministrazione fa propri includendoli nelle Pubbli­ cazioni degli Archivi di Stato. E poi ancora, se analizziamo gli elementi che costituiscono gli inventari di Bongi e li confrontiamo con gli elementi che vengono richiesti oggi per la descrizione informatica troviamo diverse analogie. Gli inventari bongiani po­ rrebbero entrare senza grossi sforzi anch'essi nella srrurrura prevista dalle nor­ me internazionali di descrizione.


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Amonio-Demoni Litta

Per ritornare al rema della tavola rotonda, per quanto riguarda il metodo storico di cui si è ampiamente parlato, mi limito a sottolineare che la lezione piLt attuale che possiamo rrarne riguarda la necessità di condurre il docu­ mento al conresto in cui è stato prodotto, conservato, trasmesso. Se la nostra epoca viene chiamata età dell'informazione, il metodo storico ci insegna che l'informazione archivistica non può essere frantumata, parcellizzara, privata appunto del contesto che ne definisce il significato c il valore. Larchivisrica nel 2000 è caratterizzata principalmente dalle straordinarie possibilità offerte dalle nuove tecnologie, informatica e relemarica, ma anche dalla differenziazione degli utenri che si rivolgono agli archivi e dalle loro ac­ cresciute esigenze in termine di velocità e qualità della risposta e della diffe­ renziazione degli stessi operatori. Accanto agli archivisti di Stato e ai docenti universitari, molto aumentati negli ultimi anni, è ormai consolidata la pre­ senza degli archivisti addetti agli archivi storici di Enti locali, ecclesiastici, economici ecc. e comincia ad apparire consistente il numero degli archivisti liberi professionisti; categorie di archivisti , queste, che si aggiungono alla tra­ dizionale categoria degli archivisti di Stato. A questo scenario è da aggiunge­ re la moltiplicazione delle ripologie di archivi ritenuti degni di considerazio­ ne e dei luoghi di conservazione; quest'ultima proliferazione è probabilmeme conseguenza anche della spinta verso il decentramento che coinvolge tutta la nostra società. In una parola, creata l'innovazione tecnologica, l'archivistica del 2000 appare fortemente cararrerizzara dal pluralismo. Una pluralità di soggerri ha ormai acquistato la consapevolezza dell'importanza del proprio ar­ chivio ed ha rivolto ad esso la propria arrenzione curandone l'ordinamento e prevedendone subito dopo la presentazione verso l'esterno, cioè la descrizio­ ne del suo conrenuro. In questa sede non mi sembra il caso di parlare del­ l' ordinamento, della conservazione, della redazione di strumenti di ricerca. Preferisco passare direttamente alle fase della valorizzazione. Il continuo aumento del numero degli strumenti di ricerca pubblicato è sotto gli occhi di rutti noi, tanto che si è giudicato opportuno procedere a un aggiornamento del Catalogo delle Guide degli inventari editi pubblicato nel '95. Scorrendo l'indice cronologico di quel volume che conriene ben 1 920 titoli, è immediaramenre evidente l'aumento nerrissimo del numero delle pubblicazio­ ni di ciascun anno a partire dagli anni '80. Altrettanto nora è la diffusione de­ gli applicativi delle banche-dari archivistiche, mentre senza dubbio promerre bene la diffusione dei siri web su Inrerner, in continuo aumento, anche se di ben diverso contenuto informativo. Colgo l'occasione per comunicare che da pochi giorni anche la Divisione Srudi e pubblicazioni è presenre nel siro Inter­ net con informazioni sia sull'attività editoriale che sulle ricerche e sugli studi.

Yrwoln Rotonda

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Dunque, se questa pluralità di iniziative è senza dubbio un segnale posi­ rivo non possiamo nasconderei i rischi che essa comporta, rischi di dispersio­ ne, di spreco di energie e di risorse, ma anche, e forse è più grave, rischio di perdita di qualità e caduta del livello dell'informazione fornita. Riprendendo una bella espressione coniata nell'ambito della conferenza nazionale degli ar­ chivi del luglio '98: "unicità della rurela e policentrismo della conservazione", mi sembra che la formula da proporre a proposito della conservazione archi­ vistica sia: "unicità del metodo e policenrrismo delle iniziative". Mentre il po­ licentrismo delle iniziative è una realtà che possiamo semplicemente consta­ rare, l'unicità del metodo rimane ancora un obiettivo da raggiungere. I principi fondanti dell'archivistica che hanno cosriruito oggetto del di­ barrito di questi giorni sono ben conosciuti dagli archivisti italiani, ma la lo­ ro applicazione nella pratica non è cerro pacifica. Vale anche per noi, almeno in parre, la famosa osservazione di Duchain a proposito del principio di pro­ venienza: "come molti principi è più facile enunciarlo che definirlo e definir­ lo che applicarlo". Inoltre l'utilizzazione degli strumenti informatici propone problemariche nuove alle quali sono stare dare risposte non ancora consoli­ dare. Da ciò nasce l'esigenza di occasioni di confronto e di verifica su que­ stioni molto concrete che riguardano l'analisi dei lavori intrapresi, la discus­ sione sui progerri in fase di avvio; esigenza molto diffusa come testimonia la buona risposta che ha avuto su rutto il rerrirorio nazionale l'iniziativa di dare avvio a gruppi di studio sulle norme ISAAR, data la positiva esperienza dello studio delle norme ISAD. A l O mesi dalla giornata di Napoli promossa in­ sieme dall'Ufficio Centrale e dell'ANAI , il bilancio provvisorio redatto in oc­ casione del congresso nazionale dell'ANAI svoltosi a Trento, sembra larga­ mente positivo, sia per le osservazioni presentate che per l'alto numero dei colleghi, oltre 1 30, che hanno aderito, tra i quali figurano rappresentati alla pari, sia archivisti dell'Amministrazione statale che archivisti impegnati in al­ tri archivi o docenti universitari. Inoltre in metà delle regioni italiane si stan­ no svolgendo con cadenza più o meno mensile riunioni che sono appunto momenti di incontro e di approfondimento per archivisti che operano in isti­ tuti diversi ed hanno cosriruito a loro volta uno stimolo per iniziative locali (ricordo che presso l'Archivio di Stato di Torino è in corso una sperimenta­ zione su un fondo imporrante, quale quello dell'Archivio di Corte) sulle qua­ li si sperimentano applicazioni sia delle norme ISAD che delle norme ISAAR : A Perugia tra pochi giorni ci sarà un incontro di lavoro che riunirà i colleght della regione. Con questa fase iniziale che si sta concludendo il lavoro si è ri��lto so­ stanzialmente alla conoscenza e all'analisi del resto delle norme. Tutti 1 grup-


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Antonio-Demoni Litta

pi regionali hanno ricevuto a settembre la traduzione italiana delle ISAD cu­ rare da Vitali su incarico della Divisione Studi; l'hanno letta e discussa facen­ do pervenire osservazioni ed hanno contribuito a definire la stesura finale che adesso è in corso di stampa nel prossimo numero della "Rassegna". Il passo immediatamente successivo è la sperimentazione, già avviata da alcuni ruppi che hanno provveduto a compilare schede a tirolo esemplificati­ vo. Logicamente si stanno mettendo a fuoco in questo modo gli aspetti che non soddisfano, i nodi critici che richiedono un approfondimento particola­ re e sta prendendo corpo in prospettiva quello che appare come lo sviluppo naturale dell'intero lavoro: la definizione di uno srandard nazionale per la de­ scrizione archivistica. Senza dubbio un p rogetto di questa portata non si sa­ rebbe potuto avviare senza u n impegno del Centro e d'altra parre nel corso dei lavori è stata messa a fuoco e ribadita da più parti la necessità di un orga­ nismo centrale che svolga funzioni di controllo e validazione. Sarà interessante a questo proposito - e in questo sono d'accordo con Cerri - prendere in esame la ventennale esperienza accumulata in ambito bi­ bliotecario per verificare quanto siano esportabili le procedure messe a punto dall'Istituto Centrale del catalogo unico delle biblioteche per il sistema bi­ bliotecario nazionale; ma soprattutto è urgente che l'Istituto Centrale degli Archivi sia messo in condizione di operare con risorse umane e disponibilità economiche adeguare. La Divisione V, che ha svolto fino ad oggi una funzione direi di supplenza (ad esempio promuovendo e coordinando questi gruppi di lavoro delle ISAD e delle ISAAR, ma anche creando di farro srandard attraverso le Pubblicazio­ ni degli Archivi di Stato) ritiene giunto il momento di avviarsi con maggiore decisione ad assumere questa funzione di coordinamento ed indirizzo. In pri­ mo luogo intende proporsi come osservatorio autorevole e documentato del­ la profonda trasformazione della descrizione archivistica avviata ormai da un decennio, a seguito dell'introduzione della tecnologia informatica, ed ha quindi deciso di curare una sorta di libro bianco degli applicativi utilizzati nel lavoro archivistico, delle banche-dari realizzare, della diffusione su Internet e la loro rispondenza a una corretta informazione archivistica e scientifica. Si tratta di riprendere, completare ed estendere all'interno del panorama archi­ v:isrico nazionale la ricognizione effettuata in tempi strettissimi nel'98 in oc­ casione della Conferenza nazionale degli Archivi, che aveva riguardato i soli Istituti dell'Amministrazione, e di sottoporre poi ad un'accurata analisi scien­ tifica le informazioni raccolte. Quando parlo di accurata analisi scientifica intendo sia dal punto di vi­ sta archivistico che dal punto di vista informatico. Perché dobbiamo pure sta-

lrll'ola Rotonda

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bilire se rutti gli applicativi messi in essere siano veramente utili ed esporta­ bili in realtà diverse. Manca completamente ad oggi una rilevazione di ampio raggio e le ri­ flessioni disponibili sono veramente poche. Ricordo un articolo di Mariella Guercio sull'automazione degli archivi storici pubblicata nel'95 su "Archivi ed Imprese" e i recenti studi di Valacchi su "Internet e gli archivi storici" ap­ parso sull'ultimo numero di "Archivi e computer". Le inchieste volte a rilevare le modalità di svolgimento e le dimensioni e i particolari ripi di attività del mondo degli archivi non sono d'altra parte una novità per la Divisione Studi che recentemente ha curaro un'indagine storico statistica sull'attività dell'Amministrazione; ma sono molti i lavori di diverso genere che ha contribuito a concludere: censimenti, guide, redazioni di stru­ menti didattici, lavori quali quello che sta coordinando Mariella Guercio per gli archivi elettronici. Per alcune di queste iniziative è stato necessario avva­ lersi, almeno in parre, del contributo di operatori esterni alla Divisione o al­ l'Amministrazione stessa. E anche in questa occasione stiamo valutando l'op­ portunità di stipulare una convenzione con un Ente di ricerca che ci fornisca le risorse umane indispensabili ad intraprendere un'impresa di così ampia portata. Quella che immaginiamo è un'indagine capillare che dovrà riguardare l'intero territorio nazionale ed avrà la presunzione non solo di raccogliere l'informazione completa sulle iniziative e sulle realizzazioni esistenti, ma an­ che di permettere una valutazione critica, sia dal punto di vista delle notizie scientifiche che delle risorse utilizzate. Non voglio tuttavia che si pensi a un intervento autoritario da parre del Centro, una sorta di arcigno giudizio nei confronti di realizzazioni che hanno avuto costi piuttosto alti in termini di la­ voro umano e fondi. Al contrario per la sua impostazione e il suo svolgimen­ to pensiamo di richiedere la consulenza e la collaborazione di quei colleghi, sia interni dell'Amministrazione che esterni, che da piLt tempo e con miglio­ ri risultati si dedicano all'introduzione delle tecnologie informatiche nel no­ suo lavoro e che in parre sono già impegnati anche in progetti realizzati al­ l'esterno dell'Amministrazione. Anche a noi come a Bonaini, Bangi, Trinchera e a tutti quelli che si occuparono degli archivi del secolo scorso, gli evenri hanno riservato un impegno di carattere epocale. I nostri predecessori si impegnarono nel costruire un'unità archivistica nei metodi di conservazio­ ne, di ordinamento e di inventariazione e nello sforzo di concentrare gli ar­ chivi dello Stato in Istituti di conservazione che fossero collegati sia dal pun­ to di vista legislativo che metodologico e posero le basi di quell'attività di tutela che ormai è per noi una conquista. Noi dobbiamo invece cercare l'u-


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Amomo-Demon1 l ìrra

nirà nella divisione e nella proliferazione dei luoghi d i conservazione, nella domanda diversificata da parre degli utenti. Unirà che porremmo raggiunge­ re sicuramente con la base teorica di partenza uguale per rutti gli operatori di archivio, costituita appunto dal metodo storico e dalla condivisione di siste­ mi di descrizione; condivisione che evidentemente non riguarda solo gli ar­ chivi di Stato ma tutti gli archivi italiani pubblici e privati. Se riusciremo a condurre in porro il progetto cui si è farro cenno e che potrà avviarsi solo a seguito della nascita dell'lsriruro cenrrale, avremo sicuramente dotato l'i ntera comunità archivistica italiana, non solo di quella forte coesione che deriva da un lavoro condiviso, ma anche di uno strumento di conoscenza utilissimo per afTrontare con maggiore consapevolezza almeno una parre di quelle sfide con le quali si dovrà confrontare l'archivistica del 2000.

I\1ARIA GUERCIO

1\letodo storico e arc/Jil•isttct7 nel 2000: tra stabilità dei principi e innouazione delle temicbe Almeno tre sono le questioni da qualche anno al centro dell'arrenzione della comunità archivistica nazionale e internazionale in riferimento alle ba­ si concettuali della disciplina e sono turre srrettameme legare alla necessità d i affromare con strumenti adeguati sul piano concettuale e con efficienza le conseguenze dell'i nnovazione tecnologica sui sistemi documentari, sia per migliorarne la gestione che per garantirne una correrra conservazione: - se e come si trasformino le modalità di applicazione del principio del me­ rodo storico nel lavoro di ordinamento e descrizione qualora venga sup­ porraro da suumen ti i nformarici, - se e come il medesimo principio sia applicabile in ambiente digitale agli archivi che nascano o siano acquisiti in forma elettronica soprarrutro nel­ l'attuale regime transitorio, ibrido e incerto, di diffusione e rrarramenro delle tecnologie telematiche, - se esista ancora e quali forme assuma il ruolo degli archivisti nella nuova dimensione della società dell'informazione.

Il metodo storico e lt7 cret1zione di stmmenti di ricerca informatici

I l primo in terrogativo può dirsi oggi - almeno sul piano teorico c nel confronto con le principali e piLt consapevoli esperienze maturare - sostan­ zialmente superato, almeno per quanto riguarda la questione generale del­ l'applicazione del principio di provenienza nell'utilizzo delle tecnologie del­ l'informazione a fini descrittivi. In questa specifica sfera di attività, è ormai, infatti, ampiamente accerta­ to che le tecnologie non solo non mettono in discussione e tanto meno in


1\laria Guercio

Tavola Rotonda

pericolo i principi archivistici su cui si basa il lavoro tradizionale di ordina­ mento e di descrizione, ma anzi offrono strumenti - sia pure di diverso livello di complessità - che hanno grandi potenzialità per il trattamento e la diffu­ sione dei documenti e lo sviluppo di prodotti descrittivi 1 • Naturalmente una riflessione aggiornata e approfondita sarebbe tuttora opportuna sulla effetti­ va capacità degli archivisti di utilizzare e sfruttare appieno le tecnologie, di valurarne le caratteristiche e gestirne in modo appropriato la progettazione. In ogni caso, è ormai ampiamente diffusa negli istituti archivistici di conser­ vazione pubblici e privati, ma anche presso i professionisti che operano nel campo specifico, l'attività di sviluppo di basi dari per la creazione di stru­ menti di ricerca o, nella più semplice delle ipotesi, la predisposizione di pa­ gine web che consentano in accesso remoto di sfogliare inventari e guide e, in sostanza, di fare ricerca, con modalità più o meno sofisticare, nei sistemi archivistici informarici locali. Nessuno oggi mette in dubbio la legittimità di questi sviluppi né ritiene che essi implichino la riduzione del patrimonio informativo archivistico a una generica e informe sequenza di dari. Allo stes­ so modo è stato ormai da tempo riconosciuto che, anziché sminuire il com­ piro scientifico dell'archivista quale mediatore culturale, l'automazione dei servizi di consultazione e della funzione descrittiva ha accresciuto i confini e ha aperto nuovi orizzonti culturali al lavoro professionale2. I problemi ri­ guardano piuttosto il carattere e l'estensione di questa attività di mediazione una volta adottati strumenti telematici di comunicazione. In particolare, re­ sta ancora da risolvere o, comunque, da verificare i modi concreti in cui si realizza oggi la relazione tra la normalizzazione descrittiva e il rispetto della specificità anche in termini di evoluzione del linguaggio documentario. È, ad esempio, possibile e opportuno definire, anche a livello nazionale, quali ele­ menti descrittivi siano essenziali e quali siano le modalità srandard di pre­ sentazione di un inventario o di una guida (così come del resto avviene nei farri da tempo grazie al lavoro massiccio di pubblicazione degli strumenti di ricerca da parre della Divisione studi e pubblicazioni dell'Ufficio centrale per i beni archivistici), lasciando allo studio e alle scelte scientifiche del singolo archivista impegnato in uno specifico lavoro la libertà di integrare e adattare

uno schema condiviso alla infinita varierà dei problemi descrittivi che i fon­ di presentano e di valutare le potenzialità informatiche dell'applicazione uti­ lizzata. Tra i remi che meritano di essere analizzati in questo specifico settore, sta acquistando progressiva rilevanza il problema dei modi in cui sia possibile e opportuno comunicare gli strumenti per la descrizione archivistica in un nuo­ vo ambiente con nuovi mezzi e con un linguaggio significativo ed efficace che tenga conto delle modalità di trasmissione e interrogazione utilizzate di vol­ ta in volta (pubblicazione in rete, consultazione di banche dati disponibili in accesso remoto o nella sala di studio, ecc.), della diversa natura dell'utenza sempre meno specialistica, anzi spesso tanto più inesperta quanto impazien­ te nel recupero dell'informazione specifica ricercata. Non è cerro questione nuova per gli archivisti, anche se spesso trascurata o ignorata: la differenzia­ zione degli strumenti rispetto alla diversità dei canali di comunicazione è un rema sollevato anche in passato, già da Casanova, ma soprattutto da Adolf Brenneke, che proponeva - preceduto dalla tradizione toscana - di distingue­ re gli inventari a stampa dagli strumenti destinati alla diffusione interna3. L'u­ so della rete per l'accesso alle banche dari di descrizione archivistica - una vol­ ta superata l'armale fase di transizione, che richiede tutt'oggi, quasi sempre, la presenza fisica dell'archivista in sala di studio - è destinato a ulteriori svi­ luppi di cui è necessario cominciare sin d'ora a tenere conto soprattutto per quanto riguarda la progressiva riduzione di un ruolo diretto di assistenza e guida da parre dello specialista. Nella prospettiva ora delineata diventerà, ad esempio, indispensabile prestare attenzione al linguaggio di presentazione de­ gli strumenti così predisposti, che dovranno essere semplici e intuibili, senza per questo rinunciare alla ricchezza storico-istiruzionale delle descrizioni, che è particolarmente rilevante nella tradizione italiana e che proprio la com­ plessità della sedimenrazione plurisecolare del nostro patrimonio archivistico rende indispensabile mantenere. È a tutti chiara, peraltro, la difficoltà - non la impossibilità - di rradurre la complessa storia di archivi plurisecolari in strutture informative predefinite o altamente srrutturare. Per ottenere risultati soddisfacenti, olrre alla solida formazione tradizio­ nale e alla ormai indispensabile padronanza delle conoscenze informatiche, .

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1 Si vedano le esperienze ormai molro numerose maturare negli isriruri archivistici ita­ liani e presentate in occasione di recenti seminari, in particolare nell'incontro di Erice (3-5 maggio 2000). 1 materiali saranno presto disponibili sul siro deii'Vffìcio centrale per i be­ ni archivisti all'indirizzo W\V\v.archivi.beniculrurali.ir. � �i veda in p roposi. ro quanto scrive l. ZAì\:--! 1 ROSIELLO, Andare in archivio, Bologna, Il Ì\ lulmo, 1 996, In parncolare nel capitolo «Gli strumenti di mediazione" (pp. 144-148).

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·1 A. BRH\1'-:EKE, Archit1istica. Contributo alla teoria ed alla storia architlistica europea, re­ sto redatto e integrato da Wolfgang Leesch, Milano, Giuffré editore, 1 968 (traduzione ita­ liana di Renato Perrella), pp. 3 0 3 3 . Brenneke presenta una classificazione dei repertori ar­ chivistici sulla base della distinzione tra il loro uso interno di uffìcio («per lo più manoscritti») e il loro uso esterno (per lo più stampati). -


Maria Guercio

Tavola Rotonda

gli archivisti devono acquisire nuove tecniche e nuove capacità, non diversa­ mente peraltro da quello che avviene in altri ambienti professionali, m a con quella difficoltà in più che è conseguenza della compl essa sp� cifici �à d i � trut­ . . tura del patrimonio archivistico. I n questo quadro gh aspem qualrtatlvt del­ l'attività di diffusione/comunicazione acquistano una progressiva rilevanza proprio in materia di fruizione e richiedono nuove competenze e una mag­ giore sensibilità per le esigenze dell'utenza Anche la presunta esaustività di strumenti prodotti in ambiente digitale e l'accresciuta facilità della ricerca costituiscono problemi nuovi che solo recen­ temente cominciano ad essere analizzati a partire dalla facile illusione di com­ pletezza che ingenera la ricerca in una banca dati rispetto alla vigile consape­ volezza critica che l'utente conserva quando si trovi a dover utilizzare gli strumenti inventariali del passato che comunicano in modo in�quivocabile i «vistosi segni del tempo»4 e, quindi, la loro relativa precarietà. E, comunque, del tutto pacifico per gli archivisti che lavorano con strumenti informatici il fatto che le descrizioni debbano essere sempre contestualizzate, anche i n fase di ricerca, per cui ogni unità descritta sarà sempre presentata all'utente all'inter­ no di un sistema di relazioni documentarie, amministrative e giuridiche che si traducono in una serie di collegamenti evidenti e stabili con l'insieme delle ag­ gregazioni superiori di cui l'unità è parte e nella adeguata, esaustiva ed efficiente identificazione del soggetto produttore del fondo di appartenenza. Gli standard internazionali ISAD e ISAAR, sia pure con qualche inge­ nuità in parte corretta nelle nuove versioni, forniscono a chi voglia predi­ sporre guide o inventari utilizzando tecnologie informatiche una guida suffi­ ciente, ulteriormente arricchita dai tanti buoni esempi ormai disponibili sul web5. Questo non vuoi dire che manchino aspetti che richiedano di essere ulteriormente approfonditi. Ad esempio, in questo ambito, non vanno di­ menticati i limiti e le potenzialità del lavoro di indicizzazione, incluso il pro­ blema della soggettazione che, applicato a prodotti informatici, accresce enor-

memente le capacità di ricerca, ma certamente non ha la funzione di sostitui­ re il lavoro archivistico di descrizione né tanto meno privilegiare l'accesso di­ retto ai documenti rispetto al metodo della provenienza. È un concetto cosl ov­ vio per chi opera professionalmente nel campo degli archivi che spesso ci si dimentica di ricordarne le ragioni a chi, con meno esperienza e da altri punti di vista, partecipa agli interventi di automazione in questo campo. La creazio­ ne di sistemi descrittivi informatici è, tuttavia, un campo di intervento multi­ disciplinare che - dopo una prima fase di disorientamento e di esperienze di­ scutibili - ha ormai definito modelli di rappresentazione concettuale dei dati sufficientemente solidi e razionali per orientare il futuro lavoro degli operato­ ri. Allo stesso tempo lo sviluppo di software di qualità per la descrizione - pur costituendo un settore di nicchia difficilmente destinato a ottenere un signifi­ cativo sostegno da parte del mercato - garantisce un utilizzo qualificato delle tecnologie anche a livello di singoli interventi.

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Andare in archivio. . . ci t., p. 148. Senza alcuna pretesa di esaustività, ma solo per citare le esperienze di maggiore com­ plessità e, quindi, utili a un confr�nto approfondi�o, si ri�ordan? in parric�lare i s: ri del­ . . . l'Archivio storico della Camera det deputati e dell Arcl11v10 sronco elemontco dell IRI, ti progetto Archivi del Novecento, il progetto Sesamo s�ilupp� r? dalla Re�i ?n e �ombardia p�r . . . gli archivi comunali e il progetto venero Arcana suglt arch1v1 eccles1asnc1, 1 s1stem1 archiVI­ stici dell'Archivio di Sraro di Bologna, Firenze, Venezia, Milano e Roma. Per un elenco com­ pleto degli indirizzi web si veda la pagina <<Archivi italiani in rete» al seguente indirizzo: http://www.leoner. i r/cultura/sm/i ral.htm. 4

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ZANNI ROSIELLO,

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I limiti della situazione italiana Altre e ancora più pressanti sono piuttosto le questioni che meriterebbe­ ro oggi risposta, soprattutto se si considerano i rischi di disperdere l'esperien­ za maturata e la grande tradizione di cui siamo custodi. Come sottovalutare, ad esempio, il livello di improvvisazione con cui si sono affrontati la proget­ tazione e la realizzazione degli interventi di automazione in anni anche recenti (che certo non possono più definirsi di sperimentazione) e l'insufficienza de­ gli sforzi fatti per definire una strategia nazionale in un campo che, proprio perché lascia ampia libertà di realizzazione, richiede al contempo un quadro di riferimento entro cui sviluppare progetti condivisi che non disperdano ri­ sorse - le poche risorse che il settore archivistico ha a disposizione -, ma le in­ tegrino in un disegno unitario? La mancanza di un tale disegno costituisce proprio il nodo critico di que­ sto ambito di attività e il suo mancato scioglimento rischia oggi di vanifica­ re - come già è avvenuto in passato - qualunque sforzo di razionalizzazione e approfondimento in corso6. È sconcertante l'assenza di coordinamento e di 6 Un recente lavoro di Federico Valacchi (Internet e gli archivi storici. I possibili approcci alle risorse disponibili mila rete e alcune comidemzioni in merito ai servizi telematici offerti daL sistema archivistico nazionale) in «Archivi e computer>>, 1 999, 3, pp. 1 87-208 ha fotografa­ to, tra l'altro, lo stato di dispersione in cui versa la rete degli istituti archivistici che fanno capo al M inistero per i beni e le arrività culturali nel campo specifico degli strumenti di ri­ cerca on line. Accanto a esperienze avanzare, ci sono istituti privi anche dell'indirizzo di po­ sta elettronica, ma è soprattutto evidente la frammentarietà delle iniziative e l'assenza di un progetto unitario significativo che vada oltre la definizione di regole redazionali per la pre-


Afnrin Guercio

Trwola Rotonda

orienramenro nell'uso delle tecnologie per la elaborazione degli srrumenri di ricerca e per la loro «pubblicazione)) o «comunicazione)) in rete: non si riesce da rroppi anni - anche in occasione di convegni e seminari nazionali - ad an­ dare olrre la discussione sugli srandard inrernazionali, menrre rurro tace sui risultati e sulle prosperrive di progerri nazionali di informarizzazione, soprar­ rurro all'inrerno dell'amminisrrazione archivistica che pur avendo la respon­ sabilità e gli srrumenri per promuovere la cooperazione e garanrire l'inregra­ zione, sembra invece divisa in una molteplicità di progetti di cui è difficile inrravedere unirà di obierrivi e soprammo disegno srraregico, se si esclude lo sforzo minimo di definire regole di redazione per la creazione delle pagine web destinare a presenrare i siri degli isriruri archivistici . La possibilità di superare il quadro negativo ora ricordaro è forse nel ruo­ lo - peraltro ancora da definire - del fururo Isrituro cenrrale per gli archivi che rurravia ha davanri a sé una strada molro difficile per i gravi ritardi ac­ cumulati che hanno determinaro: - la diversificazione di scelte e investimenti ormai consolidati anche nel caso di isriruri che fanno capo alla stessa amministrazione degli archivi di Sraro, - un arreggiamento di delusione che questi anni di silenzio e di incertezza hanno conrribuiro ad accrescere per rutti gli operarori di serrare, compre­ si quelli istituzionali. Carrività che, in questo quadro, appare più urgente promuovere è quel­ la della valutazione del lavoro fin qui svolto al fine di definire obierrivi pre­ cisi e concreti che riguardino: - la definizione di requisiti funzionali dei programmi destinati alla defini­ zione di sistemi informatici per gli archivi storici, - la predisposizione di regole nazionali per la comunicazione e l'eventuale condivisione di srrumenri di ricerca informatici: non è infatti sufficiente panecipare alla discussione sugli standard internazionali, se questo non dà luogo allo sviluppo di modi concreti e condivisi per un loro urilizzo nella

descrizione dei fondi e delle loro strutture come è invece avvenuro recen­ temente, ad esempio, nella comunità archivistica francese7. È personale opinione di chi scrive che sia possibile e opportuno un uso intelligenre e i nnovativo degli standard intesi non tanto come generica for­ malizzazione di elementi descrirrivi (di cui l'Italia non sentiva un grandissi­ mo bisogno, grazie alla sua solida e ricca tradizione archivistica e ai suoi mo­ delli ulteriormente rafforzati dal lavoro svolro negli ultimi decenni dai redattori della Guida generale), ma come occasione per risolvere concreta­ mente il problema dello scambio di contenuti informativi senza forzature e imposizioni e in modo indipendente dai singoli programmi applicativi, svi­ luppando, ad esempio, srrutture logiche e linguaggio di comunicazione rico­ nosciuti all'interno della comunità archivistica nazionale. C'è chi oggi ritiene che lo standard EAD (Encoded Archival Descrip­ rion) che si basa sullo stesso principio (ulteriormente qualificaro ) di meta­ linguaggio che ha daro vita a Internet, costituisca un'anima occasione, fino­ ra largamente ignorata, per formalizzare a livello nazionale un vero e proprio strumento di comunicazione: una grammatica e una sintassi capaci non so­ lo di tradurre gli accorgimenti grafici in una srrurrura funzionale comune che turri siano in grado di interpretare, ma anche di fornire - mediante una ri­ gorosa formulazione dei formati descrirrivi necessari per produrre strumenti di ricerca scientificamente validi - informazioni riconoscibili in qualunque ambienre e da qualunque software applicativo, lasciando allo stesso tempo auronomia e flessibilità alle iniziative singole. Sebbene i nuovi strumenti la­ scino un ampio livello di auronomia ai singoli interventi di inventariazione8, gli sviluppi ora proposti richiedono, comunque, una forre volontà coopera­ tiva e inreresse a una sperimentazione coordinata che ancora una volta im­ plicano l'esistenza di istituzioni di ricerca di livello nazionale aurorevoli e in grado di assumere un ruolo di orientamento e promozione.

senrazione delle informazioni gesrionali delle singole isriruzioni. 1\:on si inrende qui sorro­ valmare, naruralmcnre, il porrato posirivo della molreplicirà di esperienze che ha cararreriz­ zato la siruazionc iraliana negli ulrimi anni e che ha reso sicuramcnrc possibile elaborare so­ luzioni spesso molro raffinare, frurro proprio delle ranre e diverse sperimenrazioni e della possibilirà di confronrare soluzioni che proprio quesra siruazione ha reso possibile. Si sono­ linea, rurravia, che - se lasciari alla buona volonrà dei singoli - i problemi complessi di co­ municazione diffìcilmenre porranno rrovare soluzioni organiche e il «Sisrema archivisrico na­ zionale, si limirerà a una dichiarazione di principio, almeno per quanro riguarda la messa a disposizione degli urenri del ricchissimo parrimonio archivisrico srorico.

- C. NOuGARET, Les iustmments de recberc/;e dnm /es nrcbi/les, avec la collaborarion de Bruno Galland, Paris, Direcrion cles Archives de France, 1 999. R La lerrerarura su EAD è esclusivamenre anglosassone, anzi nordamericana, anche per­ ché lo srandard è sraro elaborato da un gruppo di ricercarori dell'Universirà di Berkeley nel 1 993. Un recenre lavoro di G. MICHEITI, Il linguaggio SGML per In desaizione archivistica: analisi di un caso, in «Archivi e compmer>>, 2000, l , pp. 7-33, ricosrruisce le vicende dello srandard e descrive le fìnalirà e la narura del progerto, peralrro ormai ampiamenre sviluppa­ ro e diffuso in Nordamerica. Si vedano in proposito i mareriali disponibili sul siro ufficiale di EAD, gesrito dalla Library of Congress, al seguenre indirizzo: hrrp://lcweb.loc.gov/ead.

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i\faria Guercio

Il metodo storico e la formazione degli archivi del 2000

Se le questioni finora sollevate possono sembrare significative ma solle­ citano, più che preoccupazioni, aspettative e occasioni di riflessione all'inter­ no della comunità archi,·istica, non c'è dubbio che il secondo interrogativo proposta in apertura di questo intervento e connesso alla formazione degli archivi futuri presenta una dimensione tutt'altro che tranquillizzante e non solo per gli archivisti: non si trana, infatti, piLI di un tema ristretto al solo ambiente professionale, ma è già divenuta in Italia e all'estero questione ur­ gente e a volte drammatica per l'intera società civile (almeno per quelle co­ munirà che considerano la memoria srorica un patrimonio culturale comune e insostituibile). I modi concreti con cui amministrazioni pubbliche e im­ prese si preparano ad affrontare il prossimo futuro utilizzando in modo mas­ siccio le tecnologie dell'informazione suscita, allo stesso tempo, grandi timo­ ri e qualche limitata speranza. L'informatizzazione dei sistemi documentari porrebbe senz'aluo costituire una grande occasione per rilanciare e difende­ re la memoria documentaria contemporanea, ma può essere anche all'origi­ ne di perdite gravissime e irreparabili se la grave e progressiva carenza di cul­ tura e sensibilità in questo ambito - che si manifesta in modo pesantissimo ormai da decenni in primo luogo nelle amministrazioni statali - non troverà soluzioni organizzative adeguate. Come si avrà modo di sottolineare, il ri­ schio che oggi si corre è quello per cui si elimini alla radice la possibilità stes­ sa di dare ai documenti in fase di formazione un qualunque ordinamento fim­ zionale e una qualunque strutt11r11, il rischio cioè di abbandonare qualunque prospettiva di organizzazione «archivistica» del sistema documentario. La possibilità di disporre in rete (cioè per turri), rapidamente e a bassi costi, di immagini di documenti scansionati, registrati, classificati, fascicola­ ti (nella migliore delle ipotesi in modo stabile) sta spingendo le organizza­ zioni a utilizzare subito i nuovi sistemi, mantenendo anche gli originali car­ tacei (l'archivio digitale sostitutivo è ancora un'utopia, ma non c'è da rallegrarsene) in ordine pummente cronologico. Saranno queste enormi serie cronologiche di documenti cartacei a finire negli archivi di deposito e stori­ ci di domani: documenti senza vincolo e senza contesto e, quindi, senza na­ tura archivistica, dato che il «vero archivio>> prodotto e utilizzato quotidia­ namente dalla strurrura nello svolgimento della sua attività in forme ordinate e, quindi, affidabili è costituito dall'insieme dei fascicoli elettronici, destina­ ti tuttavia a vita brevissima e, comunque, privi di qualunque garanzia di au­ tenticità. È un fenomeno generale in larghissima crescita e fonte di gravi preoccupazioni per chi ha a cuore le soni future della memoria documenra­ na.

Ttu•ola Roronda

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Il rema è vitale dal punto di vista protèssionale poiché - come si è ricor­ dato - tocca in radice la possibilità stessa di definire e soprattutto mantenere un vincolo archivistico tra i documenri di un soggetto produrrore, di ritro­ vare e comunicare una srrurrura integrata dell'archivio che il metodo storico ha il compito esclusivo di individuare, salvaguardare e descrivere ma che, co­ munque, si deve formare negli archi,·i correnri del soggetto produttore. Lo stato arruale della normativa italiana, ormai in fase di completamen­ to, ha, per ora, risolto solo ròrrnalmenre e per eli più ad un alto e per ora in­ sostenibile livello di compleHit?t temologica e o1gaJJizzati1Ja i problemi di vali­ dità giuridica e di tenuta dei documenti elerrronici, ma non ha considerato i n modo sufficiente il nodo della conservazione, né permette di assicurare nel medio e lungo periodo l'integrità e la provenienza certa dei documenti, cioè la loro autenticità. Si può aggiungere che la debolezza dell'amministrazione archivistica e la scarsa sensibilità delle amministrazioni pubbliche (non solo italiane) per questo rema non hanno contribuito a sciogliere un nodo così ri­ levante. Del resto, l'orizzonte temporale delle organizzazioni (pubbliche e pri­ vare) si è enormemente accorciato e la funzione documentaria ne ha soffer­ to gravemente: sono rimasti solo gli archivisti e qualche amministratore accorro (non dominato solo dai problemi di budget) a preoccuparsi della cor­ retta tenuta degli archivi. Le soluzioni allo studio di molte grandi pubbliche amministrazioni (mi­ nisteri, enri pubblici nazionali) alle prese con la decisione di introdurre in forme pervasive l'innovazione tecnologica escludono per ora l' ipotesi della prod �zione di archivi esclusivamente digitali e propongono quasi sempre la dopp1a conservazione dei documenti, in particolare di quelli protocollati (te­ nuta informatica a fini di gestione e cartacea a fini di conservazione), nelle forme (o meglio nell'assenza di forme) di cui si è detto . Qualora la tradizio­ ne archivistica del soggetto sia sufficientemente consolidata si propone, in ge­ nere, la creazione di un archivio informatico che rifletta perfettamente quel­ lo cartaceo con costi e duplicazioni notevoli e rischi evidenti e continui di disallineamento. La funzione di auro-documentare le proprie attività amministrative è af­ frontata dagli amministratori - come si è sottolineato - con un'ottica tempo­ rale sempre piLI limitata, in una dimensione fisica e logica che si riduce spes­ so alla scrivania del «responsabile del procedimento». Il risultato - da tempo sotto gli occhi degli archivisti e di chi volesse constatare il gravissimo degra­ do dei sistemi documentari nella fase di gestione corrente e soprattutto di de­ posito - è la testimonianza della incapacità a formare archivi in senso proprio ma, soprattutto, denuncia l'inconsapevolezza amministrativa del farro che


A/aria Guercio

Tavola Rotonda

nessuna validità giuridica, nessuna certezza del diritto è assicurata senza una organizzazione stabile nel tempo delle grandi masse documentarie che oggi le amministrazioni e le imprese producono. La fase attuale sembra quindi, alla fine, molto più pericolosa rispetto a un futuro tecnologicamente avanzato, nel quale si potranno produrre e con­ servare con i dovuti accorgimenti documenti in forma esclusivamente elet­ tronica, organizzati funzionalmente in base alle attività esercitate, ovvero clas­ sificati e fascicolati secondo criteri e regole dettati, si spera, da archivisti e amministratori di sistemi documentari forniti di una istruzione specifica di livello universitario. Gli archivi del futuro, ma soprattutto quelli prodotti in forma cartacea in questa fase di transizione tecnologica (che peraltro è destinata a durare, pur­ troppo, ancora a lungo) rischiano perciò non solo di perdere nel tempo la pro­ pria struttura originaria, ma addirittura di non averla mai, qualora l'ente deci­ da di produrre da un lato un archivio informatico privo di garanzie di amenticirà e dall'altro di conservare i documenti a fini giuridici come una sem­ plice «raccolta» delle sole entità cartacee protocollare in entrata e in uscita. Di fronte a questa situazione, è oggi essenziale (per il futuro degli archi­ vi, perché archivi futuri si formino e si conservino) riconoscere che le orga­ nizzazioni (private o pubbliche) non sono piLt in grado di formare in modo stabile e funzionale la loro memoria documentaria (in realtà non lo sono da tempo: l'informatica ha solo accelerato un processo di sfaldamento della cul­ tura documentaria nel settore pubblico, che ha radici ormai decennali). In questo panorama, qualora prevalgano la disattenzione delle ammini­ strazioni e la superficialità degli archivisti, il problema del metodo storico ri­ schia di diventare sempre più marginale: più che archivi, si lasceranno alle fmure generazioni ammassi di documenti nei quali neanche l'archivista piLt attento potrà ritrovare e ricostituire una parvenza di ordine originario.

anglosassone che hanno a lungo ritenuto il rec01ds managament un compito da affidare a figure non specializzate nel settore archivistico, esperte piutto­ sto di scienza dell'informazione e di organizzazione aziendale. I risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti in tutto il mondo e i ri­ schi di futuro senza memoria - come si è detto - sono sempre più alti, tanto che proprio nei Paesi tecnologicamente più avanzati si è avviato da alcuni an­ ni un processo di revisione della tradizione accompagnato da una spinta a in­ trodurre nelle amministrazioni «cultura archivistica» per la gestione dei do­ cumenti attiV I . Se è, quindi, ormai evidente che nel lavoro di riordinamento e in quel­ lo descrittivo le fatiche intellettuali di Salvatore Bangi non potranno mai es­ sere sostituite da un computer, soprattutto nel decidere il livello di dettaglio della descrizione, nel predisporre un inventario-guida che sia allo stesso tem­ po, in modo equilibrato ed essenziale, uno strumento di comunicazione e di ricerca, altrettanto rilevante appare il ruolo degli archivisti nel campo della formazione dei documenti, che la professione in passato non aveva dovuto coltivare (norme generali e amministratori preparati erano condizioni e ga­ ranzie sufficienti), ma che oggi è diventato vitale esercitare per la creazione e la tenuta dello stesso archivio corrente, utilizzando strutture responsabili e dedicate e archivisti qualificati nel campo della gestione documentaria e nel­ l'uso delle tecnologie informatiche. Riferendosi alla necessità di adottare strumenti descrittivi molto analitici per tipologie di materiale «dalle quali la natura e l'opera dell'uomo ha fatto scomparire o grandemente ridotto l'organicità»9, Bangi pensava all'effetto sul­ le carte di una complessa vicenda secolare, certamente non alla incapacità o al rifiuto miope degli amministratori di dedicare alla gestione documentaria quel minimo di attenzione e di risorse con cui l'umanità da secoli ha sempre trat­ tato le proprie memorie storiche e la cui mancanza trasforma inevitabilmente - con o senza strumenti informarici - un patrimonio strutturato in una con­ gerie informe di elementi privi di significato e di valore. C'è tra noi chi so­ stiene che questo processo sia inarrestabile perché questo è lo spirito dei tem­ pi e ritiene che gli archivisti si debbano solo limitare a regisrrarlo. Chi scrive ritiene possibile e necessario operare perché figure attente e preparare in cam­ po archivistico assumano, invece, all'interno delle strutture organizzarive che producono i sistemi documentari correnti con sufficiente autorevolezza, il

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L'intervento strategico degli archivisti nella società dell'informazione I l ruolo stesso degli archivisti, finora limitato per specifiche ragioni al compito di riordinare, o meglio ricostituire l'ordine originario dei fondi ar­ chivistici selezionati per la conservazione permanente è da qualche anno ri­ messo in discussione proprio con riferimento alla necessità di disporre pres­ so gli archivi correnti di figure professionali con la specifica qualifica archivistica, con lo scopo di organizzare e razionalizzare la formazione dei do­ cumenti: si è a lungo ignorata la qualità altamente tecnica di questa funzio­ ne sia in Europa continentale (gli archivisti intervenivano nei Paesi più atti­ vi solo in fase di definizione della normativa e di supervisione) che nel mondo

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9 Inventario del R. ArcbitJio di Stato i n Lucca. /. ArciJit,io diplomatico. Carte del Comu­ ne, parte !, a cura di S. Bm<GI, Lucca, Giusti, 1 872, pp. :XXX-XXXJ.


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Maria Guercio

compito di amministrare i documenti (così come nelle organizzazioni com­ plesse si «amministra» la sicurezza e la efficienza del sistema informatico). Si rrarra di una funzione che comincia ad essere sempre più avvertita an­ che in alcune amministrazioni dello Stato, sia pure in modo approssimativo e sorto la spinta della recente normativa sulla informatizzazione della gestio­ ne documentaria. Se gli archivisti non saranno capaci di assumere questo im­ pegno, in primo luogo aggiornando la loro formazione, è cerro che il vuoto sarà colmato da altri professionisti che già si affacciano in questo serrare, con armi per ora spuntate e conoscenze inadeguate e, quindi, con ulteriori rischi soprartutto per il patrimonio documentario medesimo.

ELIO LODOLINI

Primo intervento lo credo che questa tavola rotonda debba, fra l'altro, fare un po' il bi­ lancio di questa intensa settimana di un Convegno, di così elevato livello, per cui ancora una volta mi congratulo pubblicamente con chi l'ha organizzato, con Giorgio Tori. Credo che l'Archivistica del 2000, anzi quella del terzo millennio, che avrà inizio dal l o gennaio 200 l (so che il Presidente la pensa diversamente circa questa data . . . ) , non possa che proseguire sulla strada che è stata inizia­ ta da Bonaini, da Bangi, da Casanova, da Vittani, da Panella, da Cencetti e da tanti altri, per un motivo semplicissimo: i princìpi fondamentali dell'Ar­ chivistica come scienza (perché io ritengo fermamente che sia una scienza) non possono essere cambiati, così come non è possibile cambiare le basi del­ la matematica e del diritto (e, del resto, io ritengo che l'Archivistica sia una scienza esatta). Per esempio, sarebbe veramente distruggere l'archivio se si vo­ lesse applicare ad esso quella metodologia che è valida per le biblioteche, e che - come ha scritto Cencetti, e su questo io sono perfettamente d'accordo - è «antitetica>) rispetto a quella valida per gli archivi. Si è parlato di «metodo storico)) ma metodo storico che da soggetti di­ ' versi viene inteso in una accezione un po' differente tra l'uno e l'altro, per lo meno per talune sfumature; così come diverso è il significato che viene at­ tribuito da Brenneke e da Papritz, per citare due grossi nomi, all'analoga lo­ cuzione «principio di provenienza)). Papritz ne dà una definizione molto ri­ duttiva, che lo fa quasi coincidere con il semplice rispetto dei fondi. Questo «metodo storico)) nasce - lo sappiamo tutti - con Bonaini, anche se c'erano stati dei precursori (si porrebbero citare, ma la cosa ci porterebbe


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troppo lontano). Come ha già rilevato Romiti, Bonaini aveva insegnato al­ l'Università Diritto canonico, Storia del diritto, Storia delle istituzioni, e da quest'ultima disciplina deriva il suo avvicinamento agli Archivi (mi sembra che proprio questa sia la frase usata dal prof. Romiti), e mi sembra che so­ prammo dalla Storia delle istituzioni derivi il suo metodo storico, anche al di là del merodo stesso. Vitali ha sottolineata come Bonaini derivi la sua concezione da una scuo­ la tedesca di storia del diritto {ha citata Savigny), e come già nel suo inse­ gnamento universitario avesse affermata che la storia di un popolo è la stO­ ria delle sua organizzazione e dei suoi sistemi costituzionali. Quindi l'archivistica stessa, che nasce come disciplina scientifica proprio nel secolo XIX, deriva da un filone del diritto, ed in particolare di sroria del diritto e di sroria delle istituzioni. Tanto è vero, che quando Bonaini dovette scegliere un archivista per Luc­ ca, scelse un soggetta - e anche questo è stata detto - che avesse conoscenza della sroria e un buon bagaglio di studi giuridici, quale era appunto il Bangi. Secondo Bonaini - lo sappiamo {è stato detto pitt volte) - un Archivio di Stato ordinato doveva offrire nella distribuzione dei documenti l'immagine del­ la evoluzione della struttura del diritta pubblico di quello Stato. Se un difetto vogliamo trovare in Bonaini, è questa schematismo eccessivo: studia la storia delle istituzioni e sulla storia delle istituzioni modella l'organizzazione delle car­ te: metodo impeccabile quando tra l'una e le altre c'è assoluta coincidenza, ma che presenta qualche problema quando questa coincidenza non è assoluta. E allora? E allora Bangi modifica alquanto questa schema, anzi, potrei dire, lo capovolge: non più dall'istituzione all'archivio, ma dall'archivio all'i­ stituzione. In altre parole, sroria delle istituzioni sì, ma sroria delle istituzio­ ni come furono effettivamente e non come «avrebbero dovmo» essere in uno schema teorico che non sempre era stato rispettata. Io credo che quella famosa polemica di Valenti e soprattmro di Pavone, «ma è proprio vero che l'archivio rispecchi sempre l'istituto?» nasca da un equivoco. Sì, l'archivio rispecchia sempre l'istituto, ma l'istitutO come fu ef­ fettivamente e non come «avrebbe dovuto» essere. Talvolta l'istitutO è addirittura diverso da quello dalla cui gestione è sraro prodotto l'archivio. È stato detto che esistono istituti non produttori di ar­ chivi: no, non è vero: l'istituto esiste sempre; semplicemente, può essere un istituto diverso. Per esempio: quante Università degli studi sono state gestite nei secoli passati da Comuni, da Vescovi, da Collegi professionali! E allora l'i­ stituto produttore dei documenti, produttore dell'archivio, è il Comune, il Vescovo, il Collegio, ed è quindi il Comune, il Vescovo, il Collegio che con-

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s� rv� e deve conservare l'archivio prodotto dalla gestione dell'attività univer­ Sttana. Quante volte un notaio è stata segretario e cancelliere di più magistra­ ture! Cunirà ?ell : arc�ivio è data i n questa caso dal notaio, non dalle singole . magtstrature t cu 1 am sono e debbono essere conservati dal notaio. Penso, per esempio, alla Camera apostolica ed alle Presidenze e Prefetture camerali, nel­ l'Archivio di Stato in Roma, e a tanti altri casi. Papritz mi pare citi il caso di più Comuni tedeschi che avevano un unico segretario, il quale ne conserva­ va tutte le carte. Cistituzione è questa, così come in Italia nel Medioevo, alla nascita del Comune è il notaio che ne conserva le carte perché dà ad esse pub­ blica fede. Oberro Scriba, di Genova, ha nei propri atti il più antico statuto. Questa è l'istituzione, e c'è quindi sempre un parallelismo fra istituzio­ ne e archivio; ma - ripeta - l'istituzione effettiva può essere diversa da quel­ la che avrebbe dovuto essere secondo una sroria delle istituzioni puramente teorica, non applicata a quelle carre. E Cencetti definisce come «Archivistica speciale» proprio questo studio di storia delle istituzioni studiare non in se stesse o di come avrebbero dovuto essere, ma di come furono, attraverso la sedimentazione della loro attività in fondi e serie di archivio. Questa definizione non è riportata negli Scritti archivistici di Cencetti, ma è nel riassunto della sua relazione al Congresso dell'A.N .A.I del 1 9 5 1 a Salerno sulla preparazione dell'archivista, pubblicata in «Notizie degli Archi­ vi di Stato»1 • Paola Benigni ha sottolineato giustamente il legame tra indirizzi e idea­ li politici e studi storici, e come l'identità nazionale sia stata costruita sulla documentazione del passato, sugli archivi. E questa - aggiungo io - non so­ lo in Italia. Un illustre archivista, Ernst Posner, aveva scritta nel 1 940, po­ nendo il grande sviluppo dello studio degli archivi e la nascita dell'archivi­ stica nel secolo XIX in relazione con l'affermazione del principio di nazionalità (leggo questa frase perché mi sembra molta interessante, dall'«American Archivist» del 1 940): ((I popoli d'Europa divennero gradual­ mente consapevoli della propria identità nazionale e iniziarono ad usare la sroria nazionale come una fonte di incoraggiamentO in tempi di sventure na­ zionali. Il Romanticismo cominciò a glorificare il passato, le sue opere d'ar­ te, la sua letteratura ed i suoi monumenti documentari. Pubblicare le fonti documentarie, rendendole disponibili per la sroria nazionale e scrivendo

1 G. CENCETTI, La preparazione de!l'nrc!Jivista, in «Notizie degli Archivi di StatO», a. XII, ( 1 952), pp. 1 5-34. La definizione di «Archivistica speciale, è a p. 33, punro 6.


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quella storia sulla base del materiale da poco scoperto, divenne lo scopo di un vigoroso ed entusiastico movimento della storiografia»2 . . Del resto, anche Andrea Gloria, se non ricordo male, aveva scntto nel suo manuale di paleografia pubblicato pochissimi anni d� po la riuni?ne del Veneto all'Italia (Gloria insegnava a Padova) che i Governi precedenti aveva­ no ostacolato lo studio della paleografìa e della diplomatica perché dallo stu­ . dio di queste scienze, e quindi dalla lenura dei documenti del passato, st potevano trovare spunti per l'italico Risorgimento. . Quindi questa affermazione di Paola Benigni mi è sembrata molt? mt�­ ressante e da sonolineare. Aggiungo: ma chi è Posner? Forse no� tutti lo n� . . cordano. Posner è un archivista ebreo prussiano, che viene daglt ArchlVI dt Prussia; quindi ha la formazione archivistica di tipica di archivi m ? l�o avan­ . . zati sono l'aspeno scientifico ed anche sono quello pratico. Emtgro m Ame� rica prima della seconda guerra mondiale e fu forse il primo a portare neglt Stati Uniti d'America l'archivistica europea. Ricordo che negli Stati Uniti d'America l'archivistica era molto, ma mol­ to più arretrata rispetto a quella europea, ed è tuttora piuttosto arretrar� Ce . lo ha ricordato di recente Luciana Duranti al Convegno dt Trento per t 50 anni dell'A.N.A.I., due o tre mesi fa, ponendo in rilievo lo sviluppo dell'ar­ chivistica canadese in confronto alla più modesta posizione dell'archivistica degli Stati Uniti d'America. E Lu� iana Duranti cert�ente p�rlava con co­ gnizione di causa, perché per la pnma vol�a un? strantero: cwe la �tessa Lu� . ciana Duranti, era stata eletta per due annt Presidente dell Assoctazwne deglt Archivisti degli Stati Uniti, ed aveva quindi il «polso» dei suoi rappresentati. Un'osservazione su un altro punto emerso in questo Convegno, ancora su un tema relativo ai primi passi dell'archivistica. Da più parti è stato det­ to che il Regolamento archivistico del 1 875, il quale stabiliva la divisione de­ gli Archivi di Stato in sezioni, ha c� stitui�o un �stac� lo �ll'applicazione del metodo storico, perché ha spezzato 1 fondi fra ptu sez10n 1 . . . Anche questo non è vero. Non è stato il Regolamento archivtstlco del . 1 875; è stata l'errata applicazione di quel Regolamento. E�so ordt�ava la �on­ servazione e l'ordinamento dei documenti secondo l' ordme stonco deglt af­ fari o degli atti. Era quindi molto progredito, e la relazione che lo ac�ompa­ gnava è chiarissima. La relazione è del Ministro dell'Interno, Cantellt (che è poi lo stesso dell'unificazione degli Archivi nel 1 874) e spiega così questa af.

z Questa traduzione italiana è nel mio Archivistica. Princìpi e probLemi, Milano, Franco Angeli, a p. 174 della nona edizione, pubblicata agli inizi del 2000.

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fermazione: «ordine stori co»: «Rac colti gli ani, non si faranno in essi novità, né separazioni altro che storiche, bandito ogni diverso ordinamento, affinché al beneficio di serbare le cose come spontaneamente crebbero e si svolsero, n? ny rev�ga la volon tà � utabi�e degli a rchivis ti»: c�oè . . , �onservare o meglio ­ . . . dtret 10 - npns tlnare l ordme ongm ano, m tutti. quei cast, numerosiss imi, che erano, anzi, allora la maggioranza, in cui quell'ordine era stato sconvolto. Il Regolamento del 1 875, inoltre, non ordina affatto lo smem bramento degli archivi in sezioni giudiziaria, ammi nistrativa, ecc., perch é dice: «Gli at­ ti dei dicasteri centrali dei Governi cessati costituiscono una sezione dell'ar­ chivio , che si dice degli ani di Stato», quind i debbono essere conservati tut­ ti insieme, in un'unica sezione. L'articolo successivo dice: «Gli altri atti» [quindi non quelli dei dicasteri centrali dei Governi cessati] vanno ripartiti in tre sezioni, cioè degli atti giudiz iari, degli atti ammi nistrativi, degli atti no­ tarili: quind i gli altri atti sono quelli da ripartire in sezioni. In molti Archivi di Stato - cito Roma, cito Napoli, potrei citarn e altri gli archivisti hanno applicato questo Regolamento al di là del suo significa­ to, che mi pare chiarissimo, dividendo in sezioni anche gli atti dei dicasteri centrali degli Stati preun itari. D'altra parte, chi erano gli archiv isti di quella generazione? Erano gli uomin i che avevano fatto il Risorgiment o, gli uomi­ ni cioè che avevano affermato la teoria di Montesquieu sulla divisio ne dei po­ teri contro gli Stati assolu ti, contro Stati in cui la divisio ne dei poteri non esi­ steva; ovviamente, erano figli del loro tempo e sembrava loro natura le operare questa divisione applicando retroattivamente questi princi pi anche ai docu­ menti prodotti nei secoli precedenti. Direi che non sia il caso di scandaliz­ zarsi per questo. M i fermo qui, e nel successivo giro parlerò della descrizione degli archi­ vi, non dei docum enti, perché l'archivistica non si occupa dei docum enti sin­ goli, ma dei complessi e delle relazioni tra i docum enti.


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Secondo intervento

Roberto Cerri ha dichiarato che la mia affermazione di poco fa, al ter­ mine del primo giro di interventi, e cioè che l'archivistica non si occupa dei documenti singoli, ma dei complessi di documenti, cioè degli archivi, è «una affermazione esrremamente provocatoria». Affermazione che a me sembrava non certo una provocazione, ma una affermazione del tutto pacifica, quasi superflua, essendo la cosa del tutto ovvia per chiunque si occupi di archivi e di archivistica. Un concetto che conosciamo, o dovremmo conoscere, tutti lo ribadisco - è che l'archivistica non si occupa dei documenti singoli, ma dei complessi di documenti e delle relazioni fra i documenti. E se non sappiamo che cosa sia l'archivistica, come possiamo occuparci di archivi? Ma Cerri ha sostenuto addirittura - cito le sue parole - che «se l'archivi­ stica italiana non si occupa anche dei documenti singoli è una scienza mor­ ra; non so se sia una scienza - ha aggiunto -, ma è morra e non ha alcun fu­ turo». Tanto che è sceso anche sul piano personale, definendomi un uomo del ventesimo secolo, ovviamente come connotazione negativa, in quanto do­ vremmo essere invece proiettati rutti verso il ventunesimo nel quale stiamo per entrare, come se i princìpi fondamentali dell'archivistica potessero essere diversi nel ventunesimo secolo da quelli del ventesimo. Ha sostenuto un «ap­ proccio remarico ai documenti», cosa che, a mio avviso, non ci proiettereb­ be verso il ventunesimo secolo, ma ci farebbe arretrare di due secoli, ricon­ ducendoci agli ordinamenti per materia del Settecento, basati proprio su un approccio tematico ai documenti, cioè ad un ordinamento basato sul conte­ nuto dei documenti stessi, sulle i nformazioni i n essi contenute. Ha afferma­ to che «gli archivi sono la somma di documenti singoli», somma di docu­ menti singoli che, come ben sappiamo, è invece la negazione di un archivio. E, ancora, circa la formazione degli archivisti, che i docenti nelle Scuole di Archivio e nelle Università non insegnerebbero la teoria della descrizione ar­ chivistica, cioè una teoria descrittiva condivisa, basata su principi accettati da tutti, in quanto a Firenze si insegnerebbero alcune cose, a Venezia altre, a Mi­ lano altre ancora, e perciò gli archivisti penserebbero con la resta dei loro spe­ cifici formatori, cioè in modo diverso l'uno dall'alrro. Io sono convinto del contrario, in quanto i princìpi dell'archivistica so­ no ormai da gran tempo condivisi da rutti, e persino codificati in norme di diritto positivo, quali quelle contenute nel Regolamento archivistico del 1 875 centoventicinque anni or sono - ed ulteriormente chiariti nella relazione mi­ nisteriale a quel regolamento, che ho letto poco fa. Vorrei altresì ribadire che esistono due problematiche totalmente diverse, ed anzi due discipline diverse: un conto è l'archivistica, che si occupa degli ar-

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ch vi già formati, delle carre che hanno concluso la loro vita attiva presso l'uf­ �CIO produttore, ed un conto la «gestione (prearchivistica) dei documenti», che SI ?ccupa �egli archivi in formazione, della gestione delle carte (uso questo ter­ . mme per lntenderCI, anche per i documenti non cartacei), dal momento i n cui vengono prodotte a l momento i n cui sono mature per essere versate ad un archivio storico, che preferisco chiamare archivio definitivo, o meglio ancora archivio vero e proprio, «archivio» senza altre aggiunte. Sappiamo tutti che i n Italia, i n base alle norme d i diritto positivo, ciò avviene almeno quaranta an­ ni dopo la conclusione dell'affare cui i documenti si riferiscono (non dalla da­ ta dei documenti, quindi, in molti casi, dopo tempi molto, ma molto più lun­ ghi rispetto a quella data). Si tratta di due diverse discipline, pur se strerramente connesse in quan­ to hanno per oggerro lo stesso materiale, ma in tempi diversi. Il rapporto che esiste fra il gestore dei documenti correnti e l'archivista è analogo a quello che esiste fra l'architetto e l'archeologo. L'architetto co­ struisce edifici, monumenti, cirrà; l'archeologo, a distanza temporale ma nel­ lo stesso luogo, scava per riportare alla luce le vestigia di ciò che l'architetto aveva costruito in tempi lontani e per identificarne la strurrura originaria, ri­ componendo i frammenti che trova. Altrettanto fa l'archivista nei confronti dei documenti prodotti nel passato da chi aveva gestito un ufficio, un ente, e per conseguenza aveva organizzato in un determinato modo i documenti man mano prodorri, modo poi spesso modificato e sconvolto da successivi rimaneggiamenti, casuali o volontari. E come un monumento è costituito non solo dalle pierre e dai marroni, ma anche dal modo in cui quelle pietre e quei marroni sono disposti, modo che è compito dell'arc heologo identificare e ripristinare, così un archivio è costituito non solo dai documenti, ma anche dal modo in cui quei docu­ menti erano stati disposi all'origine dall'ente produttore, modo che è com­ pito dell'archivista identificare e ripristinare. Naturalmente, non sempre è possibile all'archeologo identificare la strut­ tura originaria del monumento ed all'archivista identificare la srrurrura ori­ ginaria dell'archivio. Nell'Archivio di Stato in Roma, quando ne ero diretto­ re, avevo i niziato il tentativo di abolizione di alcune m iscellanee. In alcuni casi questo è stato possibile. Per esempio, la miscellanea della Repubblica Romana del 1 798-99, in cui erano scomparsi tutti i fondi di quel periodo, ha potuto essere totalmente abolita, e sono stati ricostituiti i fondi «Senato», «Consolato>>, singoli Ministeri, ecc., mentre dai primi sondaggi nella «mi­ sc�llanea del periodo costituzionale» del 1 848 già era rilevabile la presenza . . de 1 fond1 de 1 due rami del Parlamento dello Stato Pontificio (Consiglio dei


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Deputati ed Alto Consiglio, cioè Senato) e del Ministero dell'Interno. Vice­ versa, ho già citato ieri il caso del così detto «Camerale Il», cioè della secon­ da delle tre parti in cui è stato diviso nell'Ottocento il grande fondo della Camera apostolica nell'Archivio di Stato in Roma, «Camerale Il» costituito da una settantina di miscellanee per materia, erroneamente denominare «Se­ rie», in ordine alfabetico, da «Accademie» a «Zecca», mentre la terza parte, o «Camerale III», è costituita da numerose miscellanee, in ordine alfabetico di luogo e soltanto la prima, formata da registri, ha conservato l'? rdinament� originario in quanto fortunatamente non ha potuto essere c0 1 nvolra negli sciagurati ordinamenti per materia, cioè secondo il contenuto d� i documen­ . . ti, attuari ancora nel sec. XIX. Già Casanova, nella sua «Archivistica», aveva indicato la impossibilità di identificare le provenienze di ogni documento di quelle enormi miscellanee. Ho voluto fare una prova: ho � ncaricato alcuni . colleghi di esaminare, documento per documento, alcu ne d 1 quel le misc�lla­ . . . nee: «Acque», «Appannaggio Beauharnais», «Consolati», «Lavon pubblici», «Sanità» ed altre: una dozzina in tutto. Ebbene, la provenienza ha potuto es­ sere sicuramente identificata per circa la metà dei documenti, mentre per l'al­ tra metà non è srato possibile. Quindi quelle miscellanee porrebbero essere ridotte, ma non abolire. Altra affermazione che ho fatto nel primo giro di interventi è quella se­ condo cui «principio di provenienza» o «metodo storico» può essere, e spes­ so è, inteso in più accezioni. Per abolire ogni equivoco ed ogni possibilità di accezioni diverse, meglio parlare di «ricosriwzione dell'ordine originario», che non si presta ad equivoci. «Ordine originario» dato, evidentemente, in pas­ sato, da altri, cioè dai gestori dei documenti, e non da chi deve «ricostituire» quell'ordine; non, cioè, dagli archivisti che operano oggi su qu� lle carte, a di� . stanza di un tempo più o meno lungo (come ho g 1 à detto, d 1 non meno di quaranta anni, ma per lo più a distanza di secoli). Quin � i, � ua� do p arliamo di «metodo storico», di «principio di provenienza» o d 1 «ncosmuziOne del­ l'ordine originario» non ci riferiamo e non porremmo assolutamente riferir­ ci alle carte correnti, per le quali esso non avrebbe senso. Mi sembra però utile aggiungere una ulteriore precisazione, che spiega, ad esempio, la differenza di opinioni fra Brenneke e Paprirz che ho citato po­ co fa. L«ordine originario», in realtà, è tale soltanto in Italia e soprattutto in Italia. Nella stessa Germania, con il principio della «regisrrarura» introdotto fra il sec. XVI ed il XVII ed apparentemente simile a quello italiano di tito­ lario più registro di protocollo in uso da noi dai primi del sec� lo XIX, i d o­ . cumenri ricevevano il primo ordine non prima di essere trattati, come avvie­ ne in Italia, ma dopo la chiusura della pratica, quando essa veniva inviata agli

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atti e passava dalla cancelleria, cioè dall'ufficio in cui era trattata, alla regi­ stratura, cioè all'ufficio di registrazione. Cosa che pareva avvenire subito do­ po la chiusura della pratica stessa, ma poteva avvenire anche dopo un lasso di tempo più o meno lungo, per esempio se si preferiva di inviare alla regi­ strazione, tutte insieme, un gruppo di pratiche chiuse. Cardine dato dal registratore non era quindi un vero ordine originario, ma un ordine dato a posteriori. Di qui la validità per la Germania, ma non per l'Italia, di quel «libero principio di provenienza» (o «principio di provenienza liberamente applicato)), nella traduzione di Perrella) di cui parla Brenneke. Ho citato nel precedente giro di interventi la domanda di Pavone, che è stata ricordata anche in questo convegno, «Ma è poi vero che l'archivio ci­ specchi sempre l'istituto?», ed ho detto che sì, l'archivio rispecchia sempre l'i­ stituto, ma come fu, e non come «avrebbe dovuto» essere in base ad una astratta storia delle istituzioni che non sempre è stata rispettata nella prassi. Pavone afferma che l'ordine originario rispecchia non la storia dell'istituzio­ ne, ma come l'istituzione ha organizzato la propria memoria. Ma che cosa si­ gnifica questo, se non che l'ordine originario rispecchia proprio l'ordine ef Jettivo dato dall'istituzione ai propri documenti, sulla base della storia effittiva della stessa istituzione? Affermare che l'archivio rispecchia l'istituto che lo ha prodotto non significa affatto che «la dottrina del rispecchiamento in esso dell'istituto» affermi che l'archivio dovrebbe rispettare l'istituto come esso «avrebbe dovuto» essere, ma esattamente il contrario. E proprio qui è il noc­ ciolo della differenza fra «Storia delle istituzioni» e «Archivistica speciale». Questa merodologia, come ho già detto poco fa, è già presente in Bangi. Altri argomenti, trattati in questo Convegno, meritano ancora qualche cenno da parre mia. Circa le ISAD(G), ho scritto in un articolo pubblicato quattro o cinque anni or sono dalla «Rassegna degli Archivi di Stato» come esse siano prege­ voli e per molti versi da condividere, anzi da recepire su alcuni punti, quali la «custodia ininterrotta», da cui discende l'autenticità dei documenti, e la «valutazione», in positivo, in sostituzione della pratica negativa dello «Scarto» contro la quale mi barro da decenni. Per contro, le stesse ISAD a mio avvi­ so sono carenti per quanto riguarda la storia della istituzione produttrice dei documenti. Negli esempi che vi sono riportati la storia dell'istituzione pro­ duttrice è ridotta a pochissime righe, che a me sembrano del rutto insuffi­ cienti. Nel mio inventario dell'archivio della Congregazione del Buon Go­ verno, pubblicato nel lontano 1 956, la storia dell'istituzione produttrice delle carre occupa 1 76 pagine, e credo che ciascuna di esse sia necessaria per ef­ fettuare ricerche in quel grande fondo.


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Si è molto parlato di indicizzazione. M a essa dovrebbe essere già presen­ te negli strumenti di corredo coevi ai documenti. Nei volumi notarili c'è di solito una rubrica alfabetica dei nomi delle parti, talora accompagnata dalla indicazione del tipo di atti (per esempio, «venditio»), e così in altri registri di varia natura. Da quando è entrato in uso il sistema «titolario più registro di protocollo», cioè dai primi dell'Ottocento, quel sistema dovrebbe compren­ dere - è precisato nelle varie istruzioni - anche un repertorio dei fascicoli più una rubrica alfabetica dei nomi di persona, di luogo e degli argomenti. So­ no le prescrizioni per la buona amministrazione date già nell'Ottocento, an­ che se purtroppo non sempre esse sono state effettivamente seguite. Oggi con l'informatica la rubrica alfabetica può essere facilmente trasformata in un in­ dice più comodo e più facile e rapido da consultare. L'informatica, a mio avviso, deve essere gestita da archivisti e non da informatici digiuni di archivistica, i quali pretendono - è già avvenuto in pas­ sato - di applicare agli archivi programmi e metodi validi per altre realtà, qua­ li ad esempio le biblioteche, ma del tutto assurdi per gli archivi. Non mi stan­ cherò mai di ricordare l'affermazione di Giorgio Cencetti, che condivido pienamente, secondo cui la metodologia da applicare agli archivi è «antiteti­ ca» rispetto a quella valida per le biblioteche. Io sono un deciso sostenitore dell'uso della strumento informatico, ma - appunto - come mezzo, come stru­ mento. E sempre ricordando il problema, sinora irrisolto, della «volatilità» della memoria elettronica, tanto che persino una recente norma, il D.PR. 20 ottobre 1 998, n. 428 sul protocollo informatico, ha dovuto ordinare la ri­ produzione, con ritmo almeno quinquennale, delle i nformazioni (ma perché non dei «documenti», pur se immateriali?). Altri temi che sono stati trattati sono quello dei volontari negli Archivi di Stato, previsti dal D.P.R. 30 settembre 1 963, n. 1 409, e quello, in un cer­ to senso connesso, dei tipo di formazione necessario per il lavoro archivisti­ co. Circa i volontari, mi sembra che un equivoco sia costituito da una inter­ pretazione della norma che consente, a chi ha svolto servizio volontario per almeno sei mesi, di essere esonerato dal periodo di prova qualora abbia poi vinto un concorso di ammissione agli Archivi di Stato. Quella norma è stata cioè interpretata come se dicesse che soltanto chi aveva i requisiti per parte­ cipare ad un concorso di ammissione agli Archivi poteva essere nominato vo­ lontario. A mio avviso non è così: è esatto che chi ha svolto servizio volon­ tario è poi esonerato dal periodo di prova, ma nulla vieta che sia nominato volontario anche chi non ha alcun desiderio di dare un concorso per gli A.J:­ chivi e, anzi, addirittura chi è escluso per legge dalla possibilità di partecipa­ re ad un concorso. L'ho sempre sostenuto, tanto che quando dirigevo l'A.J·-

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chivio di Stato di Roma avevo proposto di nominare volontari gli ex-archi­ visti, forzatamente collocati a riposo nel 1 973 a seguito della sciagurata leg­ ge sulla «dirigenza» (legge cui, per la cronaca, avevo dedicato un articolo in­ titolato «La catastrofe degli Archivi italiani»). E dopo una lunga battaglia, il Ministero finì per accettare questa tesi nel 1 996, nominando volontario una persona che aveva superato i limiti di età (di lì a poco poi aboliti) per parte­ cipare ad un concorso, e quindi che era escluso, per legge, dalla possibilità di divenire Archivista di Stato. Si è anche detto che sono stati ammessi coloro i quali avevano dato esa­ mi di storia. Io non mi limiterei alla storia. Secondo me è altrettanto e più importate aver sostenuto esami di diritto, i n quanto il lavoro scientifico del­ l'archivista si basa soprattutto sulla conoscenza della storia del diritto, e spe­ cialmente della storia delle istituzioni (che ne è parte), nella versione parti­ colare che assume addirittura la denominazione di «Archivistica speciale». Circa i tipi di lauree, sempre in aggiunta al diploma in archivistica, per la formazione degli aspiranti archivisti, voglio informare i presenti di quanto è stato operato nella Scuola per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Ro­ ma. Si tratta di una struttura anomala, unica in Italia, con rango di Facoltà, tanto che essa è stata mantenuta in vita i n base alla norma relativa alla con­ ferma di Scuole che rilascino «titoli aventi valore di laurea» (art. 1 6 della leg­ ge 1 9 novembre 1 990, n. 34 1 ) . La Scuola è strutturata su tre Corsi diversi (Archivisti paleografi, Bibliotecari, Conservatori di manoscritti), di durata biennale, cui si accede dopo due anni di altra Facoltà, di modo che la durata di ciascun Corso (avente «valore di laurea») è di quattro anni, pur se i titoli rilasciati si chiamano «diplomi» e non lauree. In pratica, poi, quasi tutti gli iscritti sono già laureati, e le lauree valide per l'ammissione alla Scuola sono all'incirca le stesse valide per l'ammissione al concorso negli Archivi: Giuri­ sprudenza, Scienze politiche, Lettere, ecc. Per la precisione, per la partecipa­ zione al concorso per gli Archivi di Stato alle lauree indicate nel DPR 1 409 del 1 963 sono state aggiunte nel 1 984 (DPR 29 dicembre, n. 1 2 19) quelle in Scienze economiche, ovvero Economia e commercio, ed in Scienze statistiche e attuariali (la ratio di quest'ultima inclusione non riesco a comprenderla; se mai, avrei trovato più logico Scienze statistiche e demografiche) «ed altre equi­ parate», mentre sono state tolte le lauree rilasciate dall'ex Magistero. Ebbene, per l'ammissione ai Corsi della Scuola dell'Università di Roma, da quando ne ero Preside (sono stato Preside della Facoltà per tre mandati consecutivi) abbiamo dichiarato !'»equipollenza» di numerose altre lauree ovviamente, ai soli fini dell'iscrizione alla Scuola - a quelle indicate dalla leg­ ge. I n tal modo, si sono iscritti ai nostri corsi laureati in Agraria, Architetto -


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ra, Fisica, Matematica, Scienze biologiche, Scienze economiche, Scienze geo­ logiche, ecc., ed infine abbiamo ritenuto valida qualunque laurea, in base al­ l'art. l della legge 1 1 dicembre 1 969, n. 1 0, secondo cui «chiunque sia for­ niro di laurea può iscriversi ad alrro corso di laurea», e la Scuola è appunto una Facoltà come tutte le altre. Ed io sono convinto che un laurearo in Ar­ chiterrura, forniro del diploma biennale di Archivista paleografo, sia l' ele­ mento piLI adatto per il riordinamento di un archivio di architettura, un lau­ rearo in Agraria con il diploma di Archivista il più adatto per il riordinamento di archivi di istituzioni ed aziende operanti in quel settore. Aggiungo, per inciso, che sin dal 1 963, sia per l'art. 1 4 del DPR 1 409 del 1 963, sia in base alle norme sulla «dirigenza» (art. 36 del DPR 30 giugno 1 972, n. 748, ed art. 9 della legge 1 0 luglio 1 984, n. 3 0 1 ) , l'Amministrazio­ ne archivistica, sia per la formazione degli archivisti di prima nomina che per la formazione dei dirigenti degli Archivi di Staro, aveva l'obbligo di servirsi con­ giuntamente delle Scuole di Archivio e della Scuola dell'Università di Roma, unica in Italia, e non della Scuola superiore della Pubblica Amministrazione. Tutte queste norme sono state costantemente disattese, ed anche i corsi per dirigenti sono stati effettuati presso la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione. In tal modo si perdura anche l'occasione per fornire, quan­ ro meno agli aspiranti alla dirigenza, quell'aggiornamento professionale e scientifico archivistico di cui tante volte è stata affermata, anche in questo Convegno, la necessità In meriro alla descrizione dei documenti, cioè essenzialmente agli in­ ventari ed alle guide, c'è da rilevare la permanente validità di un merodo af­ fermaro da Bongi, o meglio affermato in una riunione degli archivisti tosca­ ni sotto la presidenza di Bonaini e sistematicamente applicato da Bongi e dai suoi successori. Due, a mio avviso, sono i punti essenziali di questo metodo. Il primo è la necessità di premettere a qualsiasi elencazione del materiale documentario la sroria della istituzione produttrice, nella sua effettiva realtà cioè, ribadisco, come fu e non come «avrebbe dovuto>> essere -, delle sue com­ petenze, della sua struttura, della sua prassi amministrativa e quindi del mo­ do di organizzare le proprie carte all'origine, e relativi muta mente di compe­ tenze, struttura, prassi, modo di disporre i documenti, ove tali mutamenti si siano verificati durante la vira dell'istituzione. Ed, in effetti, mutamenti del ge­ nere non sono rari, specialmente in istituzioni la cui vira sia durata molto a lungo. In molti casi la storia dell'istituzione, o di un particolare serrare di una istituzione, occupa uno spazio di gran lunga maggiore rispetto alla elencazio­ ne del materiale documentario che la segue. Nell'Inventario di Bongi, oltre al­ l'affermazione teorica (vol. I , p. XXX) possiamo vederne molti esempi.

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Io sostengo che questa sroria dell'istituzione, per lo più contraddistinta nell'uso, dal nome riduttivo di «premessa» o «introduzione», è il vero inven� tario, o quanro meno la parte p iù � mporrante dell'inventario, perché è sol­ . tanto attraverso d1 essa che puo po1 essere effettuata qualsiasi ricerca nell'e­ lenco dei registri, dei volumi, dei fascicoli, delle buste, delle filze, che ad essa fa seguito. Ciò, naturalmente, sempre che l'inventario sia redatto secondo i criteri dell'archivistica. Aggiungo eh � più si v� indietro nel tempo e più que­ . . sta pnma e fo �d �me �tal � parte dell mventar 1 o de:e e�sere ampia e comple­ . . ta, anch � se p!U SI va md1etro nel tempo e plll, e, d1fficile redigerla. Possiamo constatare come la padronanza della sroria delle istituzioni, e più in generale del diritto, e specialmente della storia del diritto, sia alla ba­ se del lavoro dell'archivista. Ricordo, del resto, come Bonaini prima di esse­ re archivi � ta fos� e stato professore univ� rsitario di diritto, e come Bangi aves­ . se complllto l mtero corso d1: studi della facoltà giuridica, pur senza conseguire la laurea; così come, anche più tardi, dagli studi di diritto prove­ nisse l'ottanta per cento degli archivisti, almemo sino alla metà del secolo XX, e soprattutto gran parte di coloro che hanno portatO un contriburo determi­ nante alla nostra disciplina, fra cui mi limito a citare Francesco Bonaini, lo stesso Bangi, Carlo Malagola, Luigi Fumi, Eugenio Casanova, Ezio Seba­ stia � i, Antonio Panella, Riccardo Filangieri, Fausto Nicolini, Giorgio Cen­ cem; mentre un altro maestro troppo spesso dimenticato, Giovanni Vittani, entrato negli Archivi con la laurea in lettere, volle conseguire anche quella in giurisprudenza per parer svolgere al meglio il lavoro archivistico. Bonaini af­ fermava che riordinare un archivio significava applicare ai documenti il di­ ritto pubblico dello Sraro che li aveva prodotti. Io non ho dubbi che l'archivistica sia una materia giuridica, appartenente all'area della sroria del diritto, anche se il Ministero dell'Università ed il CUN (Consiglio universitario nazionale) sembrano essere di diverso avviso. Il secondo punto della merodologia di Bangi è la diversità dello spazio dedicato, nella elencazione del materiale documentario, alle singole unità ar­ chivistiche. Anche questo è enunciato nell'Introduzione al primo volume dei­ l'Inventario e puntualmente applicato nello stesso Inventario: ben 79 unità ar­ chivistiche (volumi) del Consiglio generale sono indicare complessivamente in quindici righe in rutto, mentre ad una singola unità (Atti di Castruccio, reg. l ) sono dedicare 1 63 righe. Cosa, questa, che farebbe (e forse fa) rabbri­ vidire un informatico digiuno di archivistica, il quale pretenderebbe di dare lo stesso spazio alla descrizione di ciascuna unità. E non solo un informatico, se la Società degli Srorici italiani, cioè dei professori universitari di discipline storiche, in un ben noto referendum del 1 966, auspicava che venissero redatti


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inventari « uniformi»! Non solo, ma al quesito se l'archivistica dovesse essere insegnata nelle Università, olue merà degli storici italiani dette risposta nega­ riva, menrre un guano circa non dette risposta alcuna, ed appena un quarto rispose affermarivamence. Quindi nel 1 966 i ue quarti dei professori univer­ sitari italiani di materie storiche dimostrarono di non sapere che cosa fosse l'archivistica. Mi auguro che oggi la situazione sia migliorata. Concludendo, mi sembra che due siano i punti fondamentali della me­ rodologia usata da Bongi, entrambi tuttora attualissimi: a) necessità di premettere alla elencazione dei volumi, delle filze, dei regisui, dei fascicoli un resro con la storia effettiva della istituzione produttrice di quei documenti, delle sue competenze, della sua attività, della sua organizzazio­ ne interna, della sua prassi amministrativa; b) grandissima diversità nello spazio destinaro alla descrizione, a seconda del­ la tipologia del materiale documentario; nell'esempio che ho fatto poco fa, di 63 righe per una unità, conuo quindici righe in rurro per 7 9 unità, la pro­ porzione è di uno a 5 4 3 , cioè alla prima unità è staro dato uno spazio pari al 54300% delle seconde; Ancora un punto, e non secondario. Per le istituzioni, per gli archivi, le cesure temporali sono scandite non dai grandi eventi politici, ma dalle rifor­ me amminisrrative. In al tre parole, nell'ordinamenro di un archivio, l'archi­ vistica, ed in particolare l'archivistica speciale (cioè, ripeto ancora una volta, la sroria delle istituzioni viste nella sedimentazione documentaria delle loro carre in fondi e serie archivistiche), deve p revalere sulla storia politica, sulla storia generale. Anche questa è, almeno parzialmente, una anticipazione di Bongi, come già hanno rilevato nel dibattito di ieri sera Antonio Romiti e Giorgio Tori. Grazie.

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INDICE DEGLI AUTORI

Mario Ascheri, I 1 1 7

Rosalia J\fanno Tolu, I I 4 9 1

Gino Badini, I I 8 3 5

Mauro Moretti, I 1 4 5

Paola Benigni, II 5 6 5

Roberro Navarrini, I I 773

Marina Brogi, I 379

Sergio Nelli, I 3 5 3

Laurina Busti, I 363

Marco Paoli, I 2 0 5

Paola Carucci, I 309

Maria Virginia Paradisi, I 403

Giuliano Catoni, I 233

Daniele Pcsciarini, II 623

Giovanni Cherubini, I 97

Armando Perrucci, I 1 3 7

Antonio Chiavistelli, I 7 1

Franca Peuucci Nardelli, I 2 2 1

Zeffiro Ci uffoletti, I - 1

Roberto Perrici, I 2 4 1

Emilio Cristiani, I 1 1 1

Silvano Priori, I l 7 5

Clara Cutini, I I 843

Olga Raffo, I I 6 1 3

Arnaldo D'Acidario, I 2 9 5

Antonio Romiti, I I 4 5 1

Felicita De Negri, II 76 1

Giovanni Sinicropi, I 1 9 9

Antonio Demoni-Litta. I I 877

Angelo Spaggiari, I I 799

Pierluigi Feliciari, II 739

Donato Tamblé, I I 657

Daniela Ferrari, II 8 1 1

Giovanna Tanti, II 5 9

Gigliola Fioravanti, I I 475

Viro Tirelli, I 3 7

Laura Giambastiani I 3 1 7

Giorgio Tori, I 2 9

Maria Guercio, I I 883

Stefano Vitali , I I 5 1 9

Salvatore Italia, I 2 5

Carlo Vivoli, I I 6 3 5

Elio Lodolini, I I 8 9 5

Carla Zarrilli, II 5 7 7


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