MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STATO SAGGI
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GLI ARCHIVI PER LA STORIA CONTEMPORANEA ORGANIZZAZIONE E FRUIZIONE
Atti del Seminario di studi Mondovì,
23-25
febbrai')
ROMA 1986
1984
UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHIVISTICI DIVISIONE STUDI
E
PUBBLICAZIONI
Co111italo per le p11bblicazio11i: Renato Grispo, presidmte, Paola Carucci, Arnaldo D'Addario, Antonio Dentoni Litta, segretario Romualdo Giuffrida, Lucio Lume, Giuseppe Pansini, Claudio Pavone, Vilma Piccioni Sparvoli, Luigi Prosdocimi, Leopoldo Puncuh, Isabella Zanni Rosiello. Cura redaziollnle: i\[anuela Cacioli, Lucia Fauci Moro, Emma Mana.
Il seminario di Studi è stato organizzato dall'Istituto storico della
Resistenza
in Cuneo e provincia e dalla Regione Piemonte, Assessorato alla cultura, con il patrocinio del Ministero per i beni culturali e ambientali e la collaborazione
Distribuzione e vmdila:
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - Libreria dello Stato, Piazza Verdi, 10, ProprietĂ letteraria riser\'ata
00198
Roma
della Soprintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, l'Archivio di Stato di Cuneo e l'Archivio di Stato di Torino.
SOMMARIO
Saluto di Vincenzo Gallil�t�ri, vicedirettore generale i Beni archivistici .
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Salti/O di Guido Quazza, presidente dell'!stilli/O nazionale per la storia del Movimmlo di liberazione in Italia .
ASPETTI
LEGISLATIVI E
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PRASSI ARCHIVISTICA
Piero D'Angiolini, Limiti alla conmltabilità dei dommmti per la storia contemporanea Guido Gentile, La docummtazione contemporanea degli archivi non statali e i problemi di 111tela con riferimento alla silt�azione piemontese .
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29
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43
icola Vassallo, Problemi di censimento e di conservazione della doc/11/JCIIIazione contemporanea: l'esptrienza dell'Archivio di Slato di Cimeo .
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Isabella Ricci, La dommmtazione contemporanea negli Archivi di Stato: pro ))
blet!Ji teorici ed esperienze concrete Marco Carassi, La scuola di arcbivistica e i problemi deJJa dommmtazione
))
ronle111poranea
55
63
TIPOLOGIA DEGLI ARCHIVI
Paola Carucci, Tipologia, caratlere della dom/1/e�tazione, problemi organiz ))
zativi . Franco Della Peruta,
Fonti arcbivisticbe per la storia della Lombardia
71
))
91
))
97
Luisa Finocchi, Gianni Mariani, Mauro Zerbini, Esperimze di ordina mento in Lombardia: l' arcbivio della Fondazione Amo/do e A/berlo M6ndadori .
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Fabrizio Zitelli, Un arebivio di partito: l'lstitfllo Gramsci di Roma
))
105 7
Mario Maggiorotti, Gli archivi su nastro 111agnetico: alcuni aspelli del
Dora Marucco, L'archivio storico-sindacale della CISL presso la fondazione Vera Nocmtini di Torino
Pag.
111
))
119
Aldo Agosti, Re:1ata Jodice, Problemi di organizzazione archivistica di fondi sindacali: il caso della Ca111era confederale del lavoro di Torino Maurizio Magri, Arrhivi privati, archivi sindacali e 111etodo storiro
))
127
Franco Bonelli, Archivi d'i111presa: /'archivio storico Ansa/do
))
135
.
))
Alessandro Lombardo, L'autoi/Jazione dell'archivio storico Ansa/do
STRUMENTI
DI
RICERCA,
TIPOLOGIA
Claudio Pavone, Proble111i di
E
111etodo
1 43
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Gianni Perona, La storia della Resistmza, lo storico e l'architùta: gli in
))
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1 67
))
177
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185
Roberto Rossetti, La Discoteca di Stato
))
193
Daniele )alla, A proposito di dom111mti e archivi sonori .
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201
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213
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221
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225
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Giovanni Verni, Esperienze d'archit1io sulla storia della resistmza SCOllO
ARCHIVI DI
NUOVO
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263
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269
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287
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295
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305
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317
Corrado Fanti, Gli archivi fotografici: problemi di analisi, catalogazione .
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Pierfrancesco Borsetta, Giuseppe Segrc, L'utilizzo di stru111mti inforllla zioni .
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lntervmto di Daniele falla
))
certi confini di t/Ila figura professionale.
235
tici nella ricerca storica e nelfm,OI·o d'archivio: almne pri111e sperùmnla-
Gaetano Grassi, La Guida agli archivi della Resistenza: problemi, ipotesi, .
...
Peppino Ortoleva, Le 111olte sfide dell'archiviazione audiovisiva
E11ropa . . ))
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stione del patri111onio di audiovisivi .
Eugenio Lo Sardo, Banche di dati e riarca storica negli Stati Uniti e
mll'invmtariazione, catalogazione,
Pag.
Stefano Balassone, Iniziative RAJ nel sellare della conservazione e ge-
Paolo Buonora, Indicizzazione a11tolllatica e collegammto tra basi di dati
ranea ...
..
Paola Scarnati, L'archir,io storico audiovisiro del IIJOIIimento operaio
e conservazione
USO
preparazione di strummti di corredo degli archivi per la storia ronte111po-
prospettive di lavoro .. .
problema della conservazione .
Pie!Jionle ..
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dell'Asseuoralo
. alla
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m/tura
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della
Regione
To-
TIPO
Pietro Clemente, Voci su banda 111agnetica: proble111i dell'analisi e della coli servazione dei docummti orali.Note italiane . . ..
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Mimmo Boninelli, L'archivio della m/tura di base: proposte e risultati del siste111a bibliotecario di Berga111o .
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Faustino Dalmazzo, La tutela del dirillo d'autore per le fonti sonore e audiovisive .
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Anna Bravo, Problemi etici .ne/ lavoro con le storie di vita
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Saluto di Vincenzo Gallinari Vicedirettore generale per i Beni archivistici
Signor sindaco, signore e signori, cari aiJiici, gli archivi di storia contemporanea -che sono l'argoiJiento di questo incontro nel quale sono lieto di rappresmtare l' Uffi cio centrale per i beni archivistici-possono seiJibrare la parte più faci!JIIente acces sibile del patri111onio archivistico, in quanto si tratta di dommenti che sono espressione di tempi più vicini a noi, testimonianza di 1111a storia che conosciamo pi11ttosto bene, di istituzioni e di strutture sociali c/;e operano sotto i nostri occhi.
È vero invece
pro
prio il contrario: gli archivi formatisi fino al secolo scorso sono il prodotto di una sele zione e di 11na sedi111etJtazione che vorrem/J/0 poter dire natwa/i, Se nOli sapessi!!IO q11anta influenza ha11110 avuto in questo caiJ/po l'inmria e il 111alvolere di 111olti uo111ini, e la Cifra
illimitata di pochi altri. Questi archivi ci presentano essmzialmente problemi
di ordinamento, di conservazione, di resta11ro: sul fatto che questi problemi debbano essere affrontati siamo tutti sostanziaiiJiente d'accordo, anche se poi le opinioni possono dijfermziarsi per la parte applicativa. Il tempo passato dalla formazione degli archivi antichi, coprmdo con la sua patina tutte le carte in essi contenute, ci induce a conser IJar!i nella loro interezza. Per gli archivi conte111poranei, le cose sono 111olto diverse.
Per ciò che riguarda gli archivi contemporami, possia111o essere noi a deciderne la coll
servazione e, anche per qmsto, i prob!eiJii teorici degli archivi contemporanei sono stati risolti solo parzialmmte e così pure quelli giuridici. lVatural!llente IJii guardo bme dal tentare di risolvere questi proble111i. Non
spetterebbe a 111e, che archivista a pieno titolo non sono. Vorrei soltanto esporre alcune considerazioni che si possono anche ritenere puramente personali. Intanto, sempre a proposito degli archivi conte111poranei, potreJJJ!!IO confessare che forse l'attenzione cre scmte che dedichia111o ad essi ci è stata suggerita anche dal risoluto volgersi della ricerca storiograftca verso teJ!Ipi assai vicini a noi. Io però ritengo che in realtà siatJJO perven11ti a mat11rare l'idea di pilotare deliberatamente la conservazione degli archivi del nostro tempo, perchè, archivisti e 11011, siamo t11tti ftnalmmte concordi mi considerare l'archi vio COli/C uno Strii!JIC!ItO essenziale per /a vita m/tura/e, a qualsiasi livello territoriale la si voglia considerare. Se vogliamo inserirei in JJJodo operante ed efc!ì ace nel q11adro della crescente difu f sione di quella che chiamerei cosciC!Iza archivistica, dobbiamo però
sollevare un mo111ento il naso dalle nostre carte e guardarci intorno, dobbiamo osservare
11
Vincenzo Gallinari come sia cambiata la società in mi viuia1110 e q!la!i siano i modi in mi si formano le decisioni che contano e quelle che di giomo in giomo deteriJJinano lo suolgersi della storia. E allora il problema archiuistico cessa di essere retrospettiuo, divime invece neces sariamente la matrice di 1m progetto, quello di conservare i documenti significatirJi della nostra storia, dei giomi che viviaiJJO. La nostra storia nel suo svolgersi quotidiano è il frutto di una società pluralistica orientata da decisioni molteplici, prese a livelli e in luoghi diversi, con peso IJJolto diffe rente sull'insieme, ma mai senza peso, così come il mercato, secondo lo schema della economia moclassica, è la risultante di moltissime decisioni indipmdenti degli operatori economici, mssuna di per se' determinante ma tutte concorrmti ad 1m certo risultato. La storia ormai non nasce più dalla volontà del principe e dei suoi ministri o dei suoi antagonisti, !JJa da numerosi centri di potere e di scelta indipmdmti. lvii vengono in !JJente le parole che Cesare Pascarella mette in bocca a 1111 popolano romano, in rmo dei suoi poemetti « ... e invece siamo tutti mila storia». La nostra stmttura archivistica deve adeguarsi a questo JJJutammto, gli Archivi di Stato, quelli delle Regioni e degli Enti locali, debbono essere in grado di continuare a raccogliere i doCimJenti che testimoniano l'attività delle istituzioni della Repubbiica. In questo ca!JJpo t11tto è previsto dalla legislazione in vigore, ognuno sa o deve sapere « cosa» va fatto; il « come» è questiom di preparazione professionale e di intelligenza del proprio tempo: se ci sono probleJJJi, e ce 11e sono molti e !JJolto gravi, essi riguardano la parte logistica, essenzialmmte i contmitori e gli arredi. Dove molto è ancora da fare è invece in callJpo extra-istituzionale: qualsiasi lettore di giomale sa quanta parte della nostra storia attuale si sviluppa attraverso i partiti politici, i sindacati di lavoratori e di imprmditori, le imprese di ogni categoria e dimensione. Ad essi si aggiungono forllJe diverse di aggregazione, dagli istituti mi tura/i alle organizzazioni religiose, alle associazioni dai fini più diversi. Il vero pro ble!JJa degli archivi per la storia contemporanea sta a mio parere proprio qui: co111e ottenere che la massa ingentissi!JJa di docummti prodotta da tutto qt1esto pulsare di vita non vada per sempre perduta? Come evitare che gli storici dei secoli che verranno abbiano della nostra epoca flllfl visione limitata e perciò deforllJata? Dico subito quel che non c'è bisogno di dire, cioè che solo una piccola parte di questa massa di carte an drebbe conservata, altrimmti ne saremmo sommersi, ma anche da quella parte più grande e ti/CliO importante che andrebbe necessariamente scartata, le tecniche statistiche dovrebbero consmtirci di trarre un limitato campione sicuramente rappresentativo. Così co111e c'è plt�ralisi!IO mila produzione dei domiJJenti storici, così potrà esserci pluralismo nelle forme di conservazione degli archivi. Perché questo possa T·ealizzarsi, smza danni allo stesso patrimonio documentario, è essmziale il diffondersi di quella coscienza archivistica e della relativa preparazione tecnico-professionale di mi parlavo 12
Vincenzo Gallinari
poco fa. 011ale circolo, quale organizzaziom politica, sindacale o m/tura/e, quale i!JJ presa che tenga alla propria immagine non tende a costituire tlllfl propria biblioteca, Perché 11011 dovrebbe avvenire lo e anzi a metter/a in bella IJJOSira nella propria sede? stesso per gli arcbivi? In questo aiJJbito potrebbe trovare 111/rt giusta collocazione anche la storia orale, o per meglio dire la docuiJJentazione storica orale. b ovvio che l'amllli nistrazione archivistica non può assolutaiJJ enle disinteressarsi degli arcbivi di questo tipo: essa è pronta a compiere tutto il proprio dovere t•erso di essi sia nel campo della t11te/a giuridica sia in quello della tutela materiale. Essa è pronta soprattutto ad incoraggiare e ad aiutare, nei !iiJJiti dei mezzi disponibili, tutti coloro che vorranno prmdere iniziative per la costmzione di nuovi Ìsfi/11/i di COnservazioJie. Forse ho parlato troppo, pur senza acccnJ!f!re ad altri illlportanti problemi archi vistici. Il prograiJJ/1/rt di questo convegno così acc/lrrtlrt/1/entc predisposto dall'Istituto Storico della Resistenza della pro11incia di Cumo - che voglio ringraziare q11i molto cordiali/lente - prevede interessanti interventi di collegbi 1/JO!to più esperti di 1Jie, vari aspetti del problema degli cbe poi esperto 11011 so11o. Spetta ad essi l'analisi dei arcbivi contemporanei c sono sicuro tbc converrà ascoltarli con attmzione. Io volevo solo riafferiJJare la piena c col/sapevo/e disponibilità dell'A11111i1 nistrazione archivi stica statale nei col/fronti di l11tti coloro, persone ed enti, cbe vorranno concorrere alla conservaziom e alla valorizzazione dei docu!llcnti cbe ci sono stati tramandati dal passato, ancbe qNello più recente, e di qNclli che giomo per giorno ed ora per ora ven gollo prodotti in questo nostro te111po così dijjicilc e confuso 111a forse proprio per questo ta11to stilllolalltc. Grazie.
13
Saluto di Guido Quazza Presidente dell'Istituto
nazionale
per la storia del Movimento
di
liberazione
in Italia
Ringrazio il prof Lorenzo Burzio - presidmte dell'lstit11to Storico della Resistmza di Cuneo - che ci ha offerto la opportunità di ritrovarci a dismtere sul te111a della conservazione e della fmizione degli archivi di storia contm1poranea, e ringrazio anche in generale i convegnisti per essere ven11ti qui, in questa bellissi111a città, Mondovi, da sempre forte di tma propria reale autono111ia di comportamento, sede in passato di tma imporla/Ile 1111iversità, pur per 11n breve periodo, e ancor oggi ce11tro notevole di smole e di istituziolli mlt11rali. Nell'aprire i lavori sotto il profilo proprialllmte scielltifico, io vorrei portare in primo luogo il sal11to dell'Istillllo Nazionale per il Movimento di Liberazione ÙJ Italia alla mi famiglia appartiene, certame/Ile tra i 111igliori, l'Istil11to Storico della Resistenza 11ella provincia di C1111eo. U11a fa111iglia, credo di poter dire, con le carte i11 regola per q11esto tipo di iniziative. Voi sapete che l' lstit11to Nazionale -fondato
Ilei 1949 da Fermccio Parri - ha da allora fatto
f(l/
lllngo Caiii!Jiino ed
è
ora smz'al
tro il più grande lstit1110 di Storia Conte111poranea del 11ostro paese, ed 11no dei più
grandi del/1/olldo. Rappresmta l'Italia anche nel Comitato Intemazionale della Storia della Seconda G11erra Mondiale, comitato che vede ri11niti moltissi111i paesi di t11tte le parti del mondo. Inoltre esso ha raccolto, 1111
è
da sottolineare in questa circostallza,
patri111onio archivistico che credo si possa definire i111ponmte: abbia111o nei nostri
istituti più di tre 111ilioni di pezzi, co111e ris11lta dalla seconda edizione della G11ida
agli archivi della Resùtenza, che proprio l'alll!lil nistraziolle degli Archivi di Stato ci ha ai11tato a p11bblicare, ed
è
mr
concorso di collaborazione che resta tm ese111pio di
quanto si possa fare, un ese111pio al q11ale teniamo moltissi111o. della Resistenza
è
La
Guida agli archivi
in realtà 1111a g11ida a patrimoni dom111mtari che vanno -per porre
in atto il dettato dell'articolo 1° della legge costitutiva del nostro lstit11to - dalla
fine della Pri111a G11erra Mondiale fino ad oggi.
E'
la storia del IIIOVi!llento di libera
ziom - COli/C a!llava chialllarlo Parri con lilla formula che poi
è
diventata la for!llula
dei grandi 11/0Vifllmli degli anni cinquanta e sessanta in t11tto il mondo - 111a del 1110vùnento di liberazione inq11adrato nella storia d'Italia e nella storia intemazionale. L'Istituto Nazionale oggi
è
al centro d'tma federazione di 50 organismi regionali
e provinciali che coprono l'intero territorio nazionale C0111prese le isole, la Sicilia e la
15
Guido Quazza
Guido Quazza Sardegna. E' proprio sulla base di questa concezione di una storia del 1/JOVÌ!IIento di liberazione inquadrata nella storia d'Italia e nella storia intemazionale che noi abbiamo ritenuto necessario studiare anche i 11/0IJilllellti, di grande importanza, awe
nuti in Sicilia dopo lo sbarco degli anglo-americani e in Sardegna fin dall'i!iizio della
lotta di Emilio Lussi! contro il fascismo. In q11esto semo l'Istituto affronta tutta una
serie di problemi che, in quanto sono i grandi problemi del panora111a storico conle!Jt
poraneo, non possono essere studiati con la necessaria profondità senza la collaboraziom degli esperti, dei
«
temici
»
delle raccolte domli/entarie, dci nostri archivisti, che io
quindi colgo l'occasione per ringraziare COli grande calore
forse anche perché vengo dallo studio della storia
. modema,
E lo dico senza enfasi: do1;e 11011 si può fare
11111/a senza l'ai/IlO degli archivisti. Per i problemi della storia contemporama la do
C/11!/eiltazione
è
ben più imponente, e in parte da raccogliere e COI!JIInqlle da riordinare:
ecco perché il rapporto tra storici e archivisti
è
forse ancor più centrale.
Ringrazio i colleghi archivisti anche perché sono venuti in cospic11o llll!llero e sono
della migliore qualità, sono /Jerai!Jellte i maggiori espo11e11ti della nostra organizzaziolle
archivistica. Ringrazio p11re coloro, tra i presenti, che lavora11o a quegli i11terventi politico-orgallizzatiiJi del più recente fra i Niinisteri, il Mi11istero dei Beni Cllltll
rali, i quali sono i11dispensabili per il 11ostro lavoro Ancbe il loro aiuto è vitale ed è . 1111 certo tipo di burocrazia: i11 q11esto posso/lo
vitale proprio per superare i pesi di
darci lilla mano a svolgere la necessaria aziolle di stilllolo. L'istitll/0 per parte Sila
svolge con molta costanza e presenza q:�est'aziolle, e durante il convegno a/Jremo la
possibilità di di111ostrarlo. E qui 111i consmtirete di i11serirc
1111
vivo ringraziai/lento
per la Regio11e Pie111011te, la quale sembra essere particolarmcllte cosciente del compito
Da parte nostra saranno 1 a fion 1 J' ISC da quelle tradizionali. l·aiVC . de e guardare t11 1CtJe . orgamzzatl. dag1.'' Isii.� nto i frutti dei molti seminan assu to . ques ere iung ragg a ul�li delle foniJ o�all, maggiore uso nel nostro paese un e a scenz coflo iore migl tu l· er una .nsul . gimenti per trarre da queste fonlr uali sono in prima linea gli accor a fm lt destinalo a con sarie a non fame 11110 slmmenlo r ora 1 con le precauzioni neces tali e1ab · avver tenza cbe, /' ts · · pnm · tn ;l e . 11/oda ' Precauzioni fra le qua SIIIJJarSI COl passaf·e della · , esse noti sono elsla emporan i necessarie per lo storico cont se le fionli orali sono orma essere controllate, confronono debb a 111 o · 1·1 da so/e per il nostro lavor ' . Slf;,n;, JIC JCII tuttavJa · · re da quelle e fionlt· a co!IJ111Cta ro cbe comprenda tutte le altr ' tale, inserite in lffl quad izionali ». . . . . . . ' . che cbia1!1iamo « trad . f1l diversi IJPI dt fiont� e dl · . e ampta er questo per questa attenzion pr r J era z!One nali e legislativ , per la cons _ reriment agli aspetti istituzio ; . .i p cbiV 111 SIano . ' . slmtture del 1/Jalenale document . delle e !One zaz . mz orga i' ' l . 'l . dei problenn de . sta bCl� con� o cbe d snnnano co!IJC quella piemontese, cred . : tua ioni locali particolari . diretti, e 11110 del responsabll . e lo dico con la simrezza cbe mi viene dal 11011 esser � cept o' . i di Stato. Sam tentato . Istituto di Cuneo e gli arcbivist . . . a, Jell' . Cl alli/ ; l g ece mv o · ,t;ca cbe son arcbtvlstlca e stonograp e io stesso sulla 1/Jetodologia . re ualcbe considerazion la cbe que d rontandola co1 i a noi più vicini, ancbe conf � : iar dello studio dei le!IJp ro Risorgzmmto. Rivoluzione francese e al nost P.t·gua d.a i secoli dal Rinasci!IJento alla e quello gen�rale dello s�bema presenlarvi il senso specifico ,E 111�1 attirerebbe l'idea di per. ' ro. Ma prefen 1 'l' sco non farVI . u. dr ltlvo dt questi. gton . abba alo per il programma ue, dunq qm, e rale, a essere soltanto un saluto augu tro lei/Jpo per quello cbe volev dere •
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ter111ino.
istituziollale di tutelare il patri111onio m/tura/e e di promuoveme il migliore 1JJallteni1JICIIto e la più e.flìcace fmizione. L'aiuto finallziario cbe essa ba dato all'Istituto m1/Cesc per organizzare questo conveg11o
è
una tangibile prova della sensibilità del 11ostru
111aggiore E11te decentrato. Altretta11to vorrei - lo dico solo di passata - cbe si po
tesse dire dei supremi organi legislativi e esecutivi del Paese: ci troviamo come istit11to nazionale i11 grandi a11g11stie finallziarie:
è
in corso di esame al parlammto
1111
disegno
di legge firmato da tutti i presidenti dei gmppi parlaf!lentari del Senato e da alcune gra11di personalità della Resistenza.
Vorrei esprimere la speranza cbe dawero u11a
volta tanto i nostri organi politici centrali scelgano la m/tura invece di scegliere altre
cose certamente meno importanti per la sorte del nostro paese. Ecco /'auspicio cbe la generosità della Regione !JJÌ spinge a esprimere.
Natura/li/ente le cose che qui faremo si dovranno giudicare alla fine dei la/Jori,
111a io oso affermare già ora cbe il progra11/fl/a
è
liari aspetti delle esigenze doc/11/Jentarie di
istituto di storia contemporanea cbe
1111 programma di grande densità e
in grado, attraverso la presenza di relatori particolar111ente esperti, di toccare i pem
16
1111
17
ASPETTI LEGISLATIVI E PRASSI ARCHIVISTICA
Piero
D'Angiolini
LIMITI ALLA CONSULTABILITA DEI DOCUi\IENTI PER LA STORIA CONTEi\IPORANEA
I documenti che affluiscono agli Archivi di Stato possono contenere notizie che, almeno quando furono redatti, erano segrete o riservate. Questi segreti vanno mantenuti? E quali? Per quanto tempo? Lo Stato tutela solo i suoi segreti - detti appunto segreti pubblici - o anche quelli privati? A questi interrogativi dà una risposta l'art. 21 della legge archivistica (d.p.r. 30 sett. 1963, n. 1409). « I documenti conservati negli Archivi di Stato sono liberamente consul tabili ». È questa la prima dichiarazione dell'articolo. È facile riconoscere in queste parole l'affermazione del principio della pubblicità degli archivi, il quale ha origine nel periodo che segue la caduta dei vecchi regimi. Guardando al diritto positivo siamo qui in presenza di una concreta attua zione del dettato costituzionale che nell'art. 21 proclama la libertà di pensiero. Questo diritto implica la possibilità di trarre informazioni dalle carte degli archivi per esercitare la libertà di stampa e in genere per esprimere con qualsiasi altro mezzo il proprio giurlizio o le proprie cognizioni desunte dalla consultazione di atti pubblici. Di recente la dottrina ha riconosciuto un diritto all'informazione come diritto di informarsi, e non solo di informare, diritto che si risolve nella pre tesa di accedere alle fonti di informazione. S'intende chiaramente come esso dovrebbe ricondursi, quali che siano le sue caratteristiche, all'art. 21 della costituzione il quale non può essere inteso nel significato più ristretto ma, come si esprime l'art. 1 9 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1 O novembre 1948, come « diritto di cercare, ricevere e diffondere infor mazioni e idee ». A tale diritto sembra dunque doversi ricollegare anche quello di consultazione delle fonti d'archivio, sebbene quest'ultimo tocchi anche, e più particolarmente, la libertà di ricerca scientifica. Il punto di vista dal quale dobbiamo guardare alla tematica dell'art. 21 del decreto n. 1409 del 1963 è quindi principalmente quello costituzionale. L'art. 21 prosegue ponendo tre limiti alla consultabilità.
21
-
Piero
lità dei docu/lel llti Lilllili alla consultabi
D'A11giolini
Uno di questi possiamo senz'altro considerarlo incostituzionale. È quello che vieta la consultabilità dei processi penali prima dei 70 anni dalla conclusione del procedimento. Tutti sanno che in uno Stato democratico la pubblicità è necessaria, specie nei processi penali, per garantire la regolarità e l'esito conforme a giu stizia di un dibattimento. I processi, come è noto, sono pubblici in un duplice significato : nel senso cioè della partecipazione del pubblico alle udienze e della pubblica informazione che del dibattimento dà la stampa. Se la pubblicità è la regola, eccezionalmente però può servire meglio gli scopi della giustizia il mantenere temporaneamente segreto il contenuto di taluni atti. Per i processi penali è vietata, a termine dell'art. 164 del codice di procedura penale, la pubblicazione degli atti istruttori nonché di quelli dei processi tenuti a porte chiuse . Ma questi ultimi non devono essere esclusi tutti dalla pubblicità. Lo ha dichiarato la Corte- costituzionale che ha considerato illegittima una parte del citato articolo del codice di procedura penale. Il divieto che questa dispo sizione stabilisce non si limita infatti a prendere in considerazione solo alcune delle ipotesi di dibattimento tenuto a porte chiuse ma le include tutte ; mentre non tutti i motivi che possono sconsigliare la partecipazione del pubblico alle udienze sono validi per escludere anche la pubblicazione a mezzo stampa. Non è legittimo - secondo la Corte - il divieto di pubblicità per i processi tenuti a porte chiuse quando sono motivati da « riprovevole curiosità o da « pubblica igiene » o da « manifestazioni che possono turbare la serenità del dibattimento »: motivi che l'art. 423 prende in considerazione per l'esclu sione del pubblico dall'aula ma che non possono giustificare anche l'esclusione di quell'altra forma di pubblicità che è data dalla cronaca giornalistica. La sentenza mette in luce indirettamente anche la incostituzionalità del l'art. 21 della legge archivistica ; l'art. 21 anzi non si limita a vietare la consul tazione dei soli documenti dei processi tenuti a porte chiuse ma addirittura li vieta tutti. Cosicché si giunge a questo paradosso : che documenti pubblici durante lo svolgimento del processo - e di cui ha magari dato notizia la stampa - divengono inconsultabili una volta entrati negli Archivi di Stato. Questa norma andrà dunque abolita in una eventuale revisione della nostra legge. La sentenza ci dà anche una indicazione positiva su quali possono essere i soli motivi che giustificano, insieme al dibattito tenuto a porte chiuse, anche la segretezza degli atti: l'interesse dello Stato alla sua sicurezza e quello dei >>
. vl l. possono essere presi in considerazione anche dopo l� . . t mo i est urah, mi.norl. Qu 'tsposti per motivi proced d pre o . son n no é ich po so, ces pro . ento, ma toccano altri interessi desti. tm chmsura del validi fino alla conclusione del dtbatt · portante e puo, generalizzarsi a ogni specie nati a durare . hen ·più a lun�t�tm ssa a e ' e on nzt · tstt d . vts· ta di un determinato a est Qu ret. ezza tn seg la no tela t u e norm e alcun . sce m l'lmiti di tempo ristretti. n. sedi segreto: . · un esa st che re, nge gm risultato da rag , . quest.i cas.t al d't l'a del raggiungimento del ns. ul· senso m pm a h non to gre . un processo, ma anche la conclusione dt un , · dt o t en 1 gtm svo lo : sso ste . , essere preso in considerazione quando tato . non può pereto . . o; ttv stra mtm atto am Stato. È queate agli Archivi di s r ve o son te car . le e so clu con ai ffi f re è orm . l' afa t etto « segreto d t' u cto . nto - del cos'dd a un dt'rt'tto sto 'lt caso - al)pu tale . segretezza come essenz docum enti in _\\tre norme wv.ece tutelano laato a durar.e nel tempo. I tin des sse ere wt un ad o o red tiv . vtsta del quale furono atti, sogget . lo scopo rn . sta che le qua i ret seg tal senso .' edt. atamente pubblici alla conclusione dell'affare ma p�s� tmm chtvt non divengono he dopo il versamento negli Ar sono protrarre la loro segretezza anc eressi, di Stato. ' o v1·sto a due soli int tam bb a e com o ·f ann n st t ess per to cre titi; In. con --:- cttt . ad'rnt,. costituzionalmente garan det e to Sta o Il d e e rispettivament . rezza » e per · secondi quello che steu « sua la ne cer con che il primo quello · ia.le. » . . gli altn. due limiti di cui si occupa tutela la loro « pan· d·tgmta' socsti sst ere wt que a riti rife o unt app o Son l'art. 21. reto di Stato ; il secondo i seg il to , det che llo que ne cer mo con Il pri . re 'll segreto di Stato' queste . rndtca . per usa . ». l'. ar·t tco · lo l vat pn i ret « seg . t. :li politica estera o interna � ttv a l � r to rva nse re atte car di i ent parole : « docum . ercsse po . tl . Cl O el�o Stato ricollega indub rnt all' o ent rim rife n to Sta lo del · e a quella usata dal legt. slatore negli articoli del ston res esp ta . costttu biamente questa . · zto a sta · na!mente corret tch'ess e dir l vuo , non Cto ale. pen . do ice cod odo fascista). La ns l gono al peri (non dimentichiamo che �uest.e n�rme cod�tce penale e noi possiamo estendere trina ha infatti criticato gh arttcoh delca Sulla tracct.a del vecchio codice Zatale critica anche alla legg� ar�hivisti deIl Stato » si è sostenuto che l'intea solo dt « stcurezza nardelli che. parlav segretezza solo se 1do motivo di � l va · . ere ess ssa po » rno tnte « . lo del capo I del codice penale, resse poltuco sso tlto ste lo e is ger sug e com , iare acc min ò � pu dello Stato ». la stessa « personalità internazwnale .
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Il tema è stato riaffrontato di recente dall «istituzione e ordinamento dei servizi per a l. 24 ott. 1977, n. 801 sulla le sulla disciplina del segreto di Stato». L'art. informazioni e la sicur�zza e 12 ha così ridefinito il segreto di Stato: «sono coperti dal segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie le attività e ogni altra cosa la cui diffusion e sia grità dello stato democratico, anche in rela idonea a recar danno alla inte� zione ad accordi internazionali alla difesa delle istituzioni poste dalla Cos tituzione a suo fondamento al li� bero esercizio delle funzioni degli organi costituzionali, alla indipe�denza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione c alla difesa militare dell o Stato. In nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell'ordine costituzionale». Questa definizione ci sembra corretta ed è quella che dovrebbe recepire una legge archivistica che volesse innovare in materia. Oggi, una volta che le carte sono entrate negli Archivi di Stato il rico noscimento del segreto, assieme ai perm essi di consultazione, è a�ribuito esclusivamente al ministero dell'Interno. È questa un'anomalia della nostra legislazione sulla quale torneremo. Va ricordato che in legislazioni stranier e viene talvolta preventivamente fissaro per legge o regolamento, almeno per alcune categorie di atti ricondu cibili ad un unico tipo, il momento in cui divengono consultabili; per le altre categorie, o singoli atti speciali, lo stab iliscono, o preventivamente o succes sivamente, su richiesta di studiosi interess ati, i rispettivi ministeri, eventual mente interpellati dal ministero dei ben i culturali. In alcun legislazioni straniere infinenaturalmente di paesi dcmocra . . - tl. terrru� lct ne d po il qu le � dive ngo no � consultabili gli atti in origine segreti e dt. 35 e anche d1 30 annt;� da noi il termine è ancora di SO anni, peraltro temperato dalla prassi delle autorizzazio ni solitamente fino ai primi anni della rico per motivi di studio concesse struzione postbellica. L'altro limite cui accennavamo, posto dall 'art. 21 della legge archivistica alla consultabilità, riguarda i «docume nti...riservati relativi... a situazioni puramente private di persone, che divengo no consultabili dopo 70 anni dalla loro d�ta». L'espressione «situazioni puramente private di persone» non tro:a nscontro nelle leggi penali che tute lano il segreto nei confronti dei pri vatt; e neppure nella legge sul diritto d'au tore. Quest'ultima poi, anche al di là degli «scop i scientifici, didattici o cultu rali» prevede numerose eccezioni al segr eto. La legge archivistica sembra non tener conto di tali ecceziolli,.A guardar ben e vi è tuttavia nella definizione della _
Limiti alla coJwtltabilità dei docuiJJeflli
nuova legge archivistica, pur nella sua vaghezza, una parola �he l� di_fferenzia dalle espressioni usate dalle leggi che l'hanno preceduta: sttuaztoru «pura mente» private. Sembra che il legislatore abbia voluto c�n quest� pa�ol� stabilire una contrapposizione tra situazioni che sono solo pnvat� e sttuaz�ont che hanno anche un rilievo pubblico o che si sono espresse 10 pubbhco, sottraendo alla pubblicità tutte le situazioni private, ma purch.é siano .(>"m� 11u11te tali e non anche commiste con altre di interesse pubbl1co. Costcche di un uo:Uo di Stato non daremo in consultazione quei documenti che, p�r capitati in un carteggio politico o in �n �ascic�lo personale, conteng�no noti zie le quali non hanno attinenza e nfenment1 alla sua oper� p.u�blica � che non sono, in definitiva, necessarie alla ricostruzione del gtudtzto stanco e politico. , Ci rimane da dire qualcosa sul secondo comma dell art. 21 e cwe sulle autorizzazioni alla consultazione dei documenti riservati. Malgrado la costi. tuzione del ministero per i Beni culturali, un decreto del 30 dicembre 197�, n. 854, ha mantenuto tale potere, come si è detto, al minist�ro �egli Interni, predisponendo anche un apposito ufficio nell'ambito della D1rez1?�e generale degli afaf ri generali e del personale, un Ispettorato centrale cu1 e preposto un prefetto. . . . La consultazione a termini dell'art. 21, è permessa «per mot1v1 d1 stu ' dio». In effetti è da ritenere che «i motivi scientifici» possano giustificare una più ampia permissività. La libertà della ricerca scientifi�a �· secondo la dottrina prevalente, una libertà «privilegiata». Questa puo. g1ust1fi�are alcun� eccezioni alla segretezza che non troverebbero giustificazioni nel confronti della sola libertà di pensiero, intesa in senso generico. Il concetto di libertà privilegiata nasce dalla particolare menzione che la costituzione fa di alcuni diritti, quali quelli attinenti alla sfera religiosa (art. 19) o a quella scientifica o artistica (art. 33). Le relative libert� s� s�ttrag gono ad alcuni vincoli (la libertà scientifica, ad esempio, esclude t� ltmtte de� «buon costume») e quindi si ritiene siano privilegiate anche ne1 confronti del vincolo della segretezza. La norma, però, a mio aYviso, non dovrebbe trovare applicazione per il «segreto di Stato» che, se è veramente tale, n?n �uò �ssere c�municato . neppure per motivi di studio. Riceve invece una gmst1ficaz10ne ltrrutat �mente ai «segreti privati» per i quali anche la legge penale ammette che VI poss� essere una «giusta causa» di rivelazione, giusta causa esclusa dal segreto dt Stato. .
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Li111iti n/la comultabilità dei docui!Jellti
Nei segreti privati l'oggetto della ricerca può, fra l'altro, non collimare con quello della segretezza. È possibile così fornire tempestivamente alla scienza i materiali per la riflessione, pur mettendo il privato a riparo da pos sibili offese. Pensiamo agli atti giudiziari : anche la cronaca usa, ad esempio, tacere in alcuni casi i nomi delle persone che potrebbero ricevere danno dalla pubblicità, quando non vuoi rinunciare al suo compito di informare; a mag giore ragione la scienza, che meglio può astrarre dai casi individuali ed offrire notizie meno grezze, può conciliare la sua funzione con l'osservanza del limite della riservatezza. Riteniamo così che possano esser dati in consultazione, dopo un ragionevole periodo di tempo, anche atti preclusi alla cronaca ; ai motivi già visti - di colleganza con un interesse pubblico - si aggiungerebbe anche il motivo specifico di una ricerca di studio che non riferirebbe casi di singole persone ma dati impersonali (ad esempio, statistiche), riflessioni astratte e giudizi critici. Rimane ora, per concludere su questo tema della segretezza, da dire qualcosa sui documenti fuori dagli Archivi di Stato, in particolare su quelli prodotti dalla Pubblica amministrazione. Dalla consultazione specialmente di questi ultimi documenti si misura il grado di democraticità di uno Stato. Quale è dunque il regime che vige per gli atti nell'Amministrazione italiana, la pubblicità o la segretezza? Una risposta la dà l'art. 22 della legge archivi stica che afferma : « Le disposizioni dell'articolo precedente » cioè quelle del l'art. 21 sulla consultabilità degli atti presso gli J\rchivi di Stato « sono applicabili, in quanto non siano in contrasto con gli ordinamenti particolari; n) agli archivi correnti e di deposito degli organi legislativi, giudiziari e am ministrativi dello Stato ; b) agli archivi degli enti pubblici ». L'importanza di queste ultime disposizioni sta proprio nel fatto che esse estendono alle carte di tutti gli archivi pubblici, assieme alle eccezioni, anche il principio della libera consultabilità (sia pure con le limitazioni che - co me vedremo - possono derivare dai « particolari ordinamenti »). Questa opinione non è da tutti condivisa. Vi è chi, come il Sandulli, ritiene che la norma abbia sì carattere di norma generale ma vada estesa agli archivi dell'amministrazione dello Stato solo dopo 40 anni. L'art. 22 cioè, com'egli si esprime, « sembra da intendere nel senso che i documenti conser vati in qualsiasi pubblico archivio sono liberamente consultabili a partire dal momento in cui avrebbero dovuto esser versati all'Archivio di Stato e cioè a partire dal quarantunesimo anno dall'« esaurimento » dell'« affare » cui si riferiscono - anche se tale versamento in effetti non ebbe a verificarsi ».
Tralasciando le molte obiezioni che si potrebbero fare alla tesi del San dulli mi basterà qui osservare come sia difficile negare ch'esse, nella loro formulazione letterale, stabiliscono il principio della consultabilità dei docu menti per qualsiasi ragione e quindi - si badi - non solo per « motivi di studio » (quei motivi cioè per i quali è predisposto principalmente il servizio degli Archivi di Stato) ma anche per semplice informazione a titolo di cronaca o per motivi privati. Alla argomentazione tratta dalla formulazione letterale della norma si aggiungono quelle desumibili dalla loro collocazione nel contesto delle altre disposizioni. La normativa - che è tutta nel medesimo titolo, il titolo II sembra voler ricollegare strettamente la consultabilità alla demanialità ; l'uso pubblico generalizzato dei documenti discende cioè, in questo caso, dal col legamento degli artt. 21 e 22 con l'art. 1 8 che definisce la loro condizione giuridica, che è quella della demanialità (si ricordi che un bene è demaniale quando è destinato direttamente a un uso pubblico). Naturalmente va sottolineata la diversa posizione dei documenti negli artt. 2 1 e 22, a seconda che essi si trovino cioè presso gli Archivi di Stato o presso gli uffici che li pongono in essere. La consultabilità degli atti è la regola per le carte versate negli Archivi di Stato la cui demanialità deve intendersi volta a soddisfare principalmente l'uso pubblico di ricerca. Non altrettanto può dirsi per le carte conservate presso gli uffici amministrativi che servono direttamente ad altri scopi. Anche per esse vale il principio della pubblicità, questo è però fortemente limitato - come si è accennato - da « ordinamenti particolari » che possono in vario modo impedirne la consultazione, così da dare di fatto assai più spazio alla segretezza ; in pratica si tratta di disposizioni che prevedono varie ipotesi, ma tutte riconducibili al segreto d'ufficio. Va rilevato infine - fra l'altro - che in ,·irtù dell'art. 22 in esame il termine dei 50 anni previsto dall'art. 21 come limite massimo alla consulta zione degli atti riservati prodotti dagli organi dello Stato si estende - e questo è fuori discussione - anche ai documenti rimasti presso le pubbliche amministrazioni .
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Guido Gentile LA DOCUMENTAZIONE CONTEi\1IPORANEA DEGLI AR CHIVI NON STATALI E I PROBLEMI DI TUTELA CON RIFERIMENTO ALLA SITUAZIONE PIEMONTESE
Le considerazioni che esporro 1n questa relazione ricalcano, in buona misura, un consuntivo sulla situazione degli archivi non statali da me trac ciato, sulla base e nei limiti della mia esperienza di responsabile della Soprin tendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, in occasione del con vegno che s'è tenuto ad Alessandria, lo scorso dicembre, sul tema « Archivi nell'Alessandrino. Piccola storia, grande storia ». Chiedo venia a chi può avermi già ascoltato in quella sede e cerco di evidenziare, nel quadro dello stesso consuntivo, gli aspetti che più dappresso toccano i problemi della conservazione, o meglio della tutela, e della fruizione delle fonti della storia contemporanea. Scorrendo la tipologia degli archivi prodotti da soggetti ed istituzioni diversi dallo Stato, e solitamente consevati fuori degli Archivi di Stato, vedia mo innanzi tutto in quali condizioni versino gli archivi degli enti pubblici c dei comuni in particolare (1 . 283 tra Piemonte e Valle d'Aosta) che impegnano molta parte dell'attività del mio ufficio. Sappiamo che secondo la vigente legge archivistica gli enti pubblici devono conservare ed ordinare i propri archivi ed istituire una Sezione sepa rata per la documentazione relativa a pratiche definite da più di quarant'anni: separazione che nel corpo dell'archivio non vuole ovviamente segnare, alla scadenza del quarantennio, quasi un'improvvisa insorgenza di significato storico, ma solo articolare, secondo un criterio di mera opportunità ammini strativa, agli effetti pratici, di gestione, due fasi nelle quali si presume preval gano, rispettivamente, l'interesse operativo (archivio di deposito) e quello culturale (archivio « storico »). Il terreno degli storici contemporanei deborda naturalmente di qua da questa mobile demarcazione cronologica, demarca zione che, fra l'altro, sta per coincidere con un termine nodale della storia di questo secolo, il 1945 . Sebbene le nostre preoccupazioni, vuoi di funzionari di tutela, vuoi di storici contemporanei, concernano la conservazione e l'agi bilità del materiale che appartiene ad entrambi i versanti cronologici, e sebbene problemi diversi si ravvisino concretamente nei due settori d'archivio (più
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La dom!llentazione rontemporama degli archivi
Guido Gmtile
o meno chiaramente distinti), possiamo assumere come indice di una regolare, o almeno passabile, sistemazione del complessivo organismo documentario il fatto che si sia istituita la Sezione separata di cui all'art. 30 del decreto n. 1 .409 del 1963. In effetti tale istituzione - di cui la Soprintendenza è solita mente informata da parte degli enti interessati e che si manifesta anche nella redazione di un inventario dell'archivio (almeno per la sezione separata) lascia intendere come il lavoro di riordinamento, connesso con l'adempi mento della prescrizione di legge, abbia investito tutto il materiale documen tario, di deposito e « storico », anteriore e posteriore al termine quarantennale. Ora, dal 1 963 ad oggi, in base alle risultanze di cui dispone la Soprintendenza, poco più del 1 8 % dei comuni piemontesi hanno adeguato la sistemazione del proprio archivio alla normativa vigente istituendo la « sezione separata» di cui ho detto. Aggiungendo a questi casi quelli in cui le amministrazioni locali hanno provveduto al riordino dei propri archivi senza informarne la Soprintendenza (il che pur capita e si scopre in occasione d'ispezioni), si giunge a non molto più di un 20 % d'archivi comunali completamente siste mati in epoca recente. Nel restante 80 % dei comuni troviamo archivi più o meno agibili, che presentano zone variamente assestate o dissestate, ser bano a volte tracce d'interventi di sistemazione, effettuati con particolare frequenza negli anni '30 di questo secolo, a volte paiono complessivamente abbandonati, salvo che per le ultime annate di pratiche. Di fatto gli enti locali negli ultimi decenni hanno visto crescere le proprie funzioni istituzionali e le funzioni ad essi delegate, senza un parallelo sviluppo delle strutture e delle risorse, con fenomeni, anzi, d'involuzione operativa. Sviluppando un'interpretazione che, al convegno d'Alessandria prima ricor dato, è stata brillantemente esposta da Giangiacomo Fissore, potremmo osser vare che il comune, dopo la liquidazione dell' antico patrimonio fondiario che un tempo aveva motivato tanta parte della sua attività e che svolgeva di per sé funzioni di pubblica rilevanza, si è progressivamente ridotto al ruolo di fornitore di servizi : il che, sul piano della documentazione d'archivio ed della sua tenuta si è tradotto, sovente e tendenzialmente, nell'oblio degli antichi « titoli», delle scritture già salvaguardate a presidio di beni e interessi permanenti, di lunga durata, e nel prevalere di una visione effimera della funzione documentaria, legata appunto a fatti e rapporti immediati, a breve scadenza. Di qui le cure (anche sommarie) limitate all'archivio corrente, al deposito recente suscettibile di controlli contabili, e insieme l'abbandono del materiale più vecchio, sempre più lontano per tipologie documentarie, linguaggio, contenuti istituzionali. Tali considerazioni m'inducono a rite30
statali
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nere auspicabile, de i11re condendo, un ravviciname�to del t�rmine, ora �ua rantennale, stabilito per il passaggio delle prattche defimte alla « seziOne . prattct, separata» (o archivio « storico ») ·· infatti' la caduta degh Interessi . o l'individuazione di un archiviO 01 depos1�o, avviene 10 che giustifican . . genere in tempi ben più corti c, pe� altro verso, tl r tconosctmento norma tiva della rilevanza culturale e stanca de1_ documenti,_ prevalente ��Ila loro cessata o minima utilità amministrativa, può giovare ad una ptu atte�ta conservazione delle carte meno recenti che adesso restano escluse dalla « seztodecisamente « antico». ne separata» e a volte sono più trascurate del materiale , . " . Dico ciò perché, sebbene il panorama complessivo . c� e ho sott �cch 10 sta _ oca incoraggiante, devo constatare come accanto at nordmament1 deterrru_ ati da preoccupazioni amministrative (per a� inistrare è �u� �e�pre neces sario un minimo di memoria organizzata), affionno qua e la. truztattve dt_ recupero di quanto è considerato « archivio storico », per puri intendimenti culturali. Ed è un motivo dt speranza, se sapptamo assecondare e sostenere tecnicamente queste iniziative. Ma in qual modo gli enti pubblici, e i comuni in particolare, rispondon� alle disposizioni, peraltro chiare e per niente bisognose del com�lemento d1 _ ardo regolamenti d'attuazione, che il decreto n : 1409 del 1963 enuncia ngu _ . _ alla tenuta dei loro archivi? In che modo s1 adeguano alle Istanze dt efficienza amministrativa e di valorizzazione culturale che possono concernere il rior dinamento e una migliore conservazione del patrimonio documentario? Molto spesso mi capita di notare come il personale addetto agli uffici delle amministrazioni locali, ed incaricato della tenuta del protocollo e dell'archivio corrente sia fornito di una ben modesta professionalità sotto il profilo della consape�olezza tecnica e della preparazione richi �sta dal ser:izio che �u � . interessa. Basti constatare il modo affatto sommano e sbngattvo con cu1 st effettua in molti uffici, la registrazione degli atti, senza classificazione alcuna, sicché Ìa documentazione, male organizzata sin dal suo formarsi, può risul tare presto ardua alla consultazione e subire gravemente le occasioni di dis _ sesto che le vicissitudini degli archivi di deposito le riservano. L'attenziOne che alcuni amministratori e funzionari, preoccupati d'altre più vistose esi genze operative, dedicano al servizio di protocollo e �rchivi� è a dir poco _ _ ; « qut st_ protocolla insufficiente' anche in enti di non modeste dtmenswm troppo» è uno dei detti memorandi che h� raccolt� a��and� per uffici. _ . Salvo, poi, riporre ingenue speranze nelle nsorse mtrabtlt dell tnform ��ca applicata alla memoria documentaria, ignorando ·quanta part� della tr�dizt� nale metodologia e logica archivistica sia postulata da questi procedtmentl. .
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Guido Gentile L'accumulo del materiale, male o punto classificato, spesso stratificato e stipato in spazi carenti, può superare le capacità di ricerca e di recupero che il personale può impegnare nel governo e nell'uso dell'archivio. Per raggiun gere convenienti condizioni di consultabilità e di conservazione degli atti si usa allora ricorrere ad operatori esterni, che alleviano le amministrazioni di problemi ritenuti altrimenti irresolubili. D'altra parte l'impiego di personale interno nei necessari lavori di riordino trova gravi difficoltà nei limiti ora imposti alle prestazioni straordinarie. Si incentiva così l'industriosità semi sommersa di « specialisti » del riordino, le cui competenze possono esser vagliate dalla Soprintendenza, spesso, solo a cose fatte, senza che questa sia stata messa in grado di parare guasti o di indirizzare convenientemente i lavori. Capita infatti che i provvedimenti di incarico (nonostante le raccoman dazioni e le circolari della Soprintendenza) non siano portati a conoscenza dell'ufficio di vigilanza per i pareri che (logicamente) esso dovrebbe esprimere (taluno ha affermato che la Soprintendenza deve occuparsi solo di archivi « storici »). In una provincia del Piemonte è addirittura invalso l'uso di appal tare i l riordino degli archivi comunali a ditte fornitrici di stampati. In realtà uno dei rischi più frequenti è che questo personale di oscura qualificazione, pratico al più di documenti attuali, ponga mano alla sistemazione di materiale « storico » delle costituende sezioni separate. Tralascio, per non indulgere all'aneddotica, esempi di confusioni e fraintendimenti trovati in archivi che furono manipolati da riordinatori disinvolti. Altro problematico risultato di interventi atecnici o scarsamente tecnici può essere la rozza selezione del materiale accantonato per lo scarto. E qui il rischio è gravissimo. Il controllo di cumuli o sacchi di carte designate come « di nessun valore » può essere spossante per chi, come il funzionario di So printendenza, deve rendersi conto dell'effettiva qualità delle carte destinate all'eliminazione. La cultura dello scarto presso gli archivi comunali continua a nutrirsi di quel testo sorpassato e pericoloso che è la circolare del Ministero dell'Interno del 1 4 luglio 1917. Ignorando le cautele che pur sarebbero sug gerite dalle premesse di quella circolare, i riordinatori condannano carteggi significativi per ricostruire l'incidenza locale di indirizzi e metodi di governo, riflessi ideologici, campagne di propaganda, comportamenti effettivi degli amministratori e delle popolazioni sotto il regime fascista o durante l'ultima guerra; espungono pratiche intere relative ad opere pubbliche o provvedi menti assistenziali, perché obliterati ; lacerano manifesti e stampati, perché « non costituiscono documento », sino ad eliminare, per esempio, un bando ciclostilato dell'autorità nazista contro una popolazione ritenuta complice
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La documelltazione contemporanea degli archivi
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di attentati a soldati germanici. Quando ci si deciderà a sostituire la vecchia circolare con uno strumento normativa, un « massimario » più aggiornato e prudente? Se insisto nel descrivere una patologia ampiamente riscontrata nella gestione degli archivi degli enti locali non è per generalizzare una riprovazione comodamente moralistica : non mancano certo nell'insieme valide iniziative ed espressioni di nuove, positive tendenze, ma le carenze, i rischi ricorrenti sono ancora troppo consistenti per non mettere a dura prova l'impegno e le risorse, a volte ancora critiche, del servizio di vigilanza archivistica svolto dalla Soprintendenza. Le sollecitazioni da questa ripetute nei riguardi degli enti locali per addivenire a rapporti preventivi di consulenza e di informazione, in modo da assistere almeno con indirizzi tecnici appropriati le scelte delle amministrazioni nella sistemazione e conservazione dei loro archivi, stentano ad ottenere una rispondenza. Quali le cause di queste difficoltà di contatto, di dialogo? Dobbiamo precisare che un'attività essenziale quale il servizio di ispezione degli archivi vigilati, per assicurare l'effettiva presenza dell'ufficio su di un territorio vasto e complesso quale quello del Piemonte e della Valle d'Aosta, avrebbe avuto bisogno di forze che per anni sono mancate in modo quasi assoluto. Dalla carenza di personale, specificamente tecnico-direttivo, siamo ora usciti, in qualche misura, grazie anche all'impiego di giovani assunti in base alla legge n.285 del 1 977. Ma permangono, in ogni modo, altre condizioni di svantaggio. Tra l'altro, la Soprintendenza non può dispensare contributi agli enti di cui sollecita l'attività; i l che, forse, per alcuni, basta a qualificare il suo eventuale intervento come meramente prescrittivo e foriero di complicazioni. Dunque mancano incentivi che, di là dalla più o meno efficace attitudine dei funzionari a svegliare la responsabilità e la sensibilità culturale degli amministratori locali, favoriscano la consultazione e la collaborazione per la salvaguardia e il ricu pero dei « beni archivistici ». Dall'altra parte, dobbiamo pure ammettere che la specifica tecnicità dei problemi inerenti alla conservazione degli archivi, in quanto beni culturali, non è facilmente percepita dalle amministrazioni locali, se mancano, nei loro apparati, soggetti capaci di mediare le sollecita zioni della Soprintendenza o le istanze dei possibili utenti, di rappresentarle ai responsabili in modo tale che non siano subito eclissate da altre urgenze e istanze. La stessa domanda d'uso culturale espressa dalla popolazione locale nei confronti del patrimonio documentario è di solito estremamente tenue, persino assente nei centri minori. Nella diffusa mancanza di un'adeguata nozione della specifica tecnicità del servizio di archivio possono poi farsi stra-
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Guido Gentile
La dommmtazione contemporanea degli archivi non statali
da ipotesi atecniche di soluzione dei problemi di conservazione degli archivi « storici ». Mi riferisco all'idea ricorrente di addossare tale conservazione alle biblioteche locali, che agli occhi di taluno assurgono quasi ad istituzioni cul turali onnicomprensive, capaci di soddisfare (o meglio fatte apposta per essere delegate a soddisfare) ogni istanza di valorizzazione del patrimonio culturale. Sennonché i responsabili di queste biblioteche, tranne rare eccezioni, non hanno preparazione archivistica, e sono già assorbiti dal servizio di lettura, quando non anche da incombenze di promozione ed animazione didattico culturale, e perciò non hanno tempo né modo d'occuparsi attivamente d'ar chivi. Altra risoluzione atecnica, non priva di una sua tradizione, è quella d'affidare (o di lasciare) la cura degli archivi a certi cultori di ricerche storiche, eruditi a modo loro, ma (salvo rare felici eccezioni) ignari di questioni di metodologia archivistica: il babau dell'archivio, paventato o rimosso, viene così affibbiato a chi, per le sue propensioni culturali, sembra padroneggiarlo. Ma ben più frequente, abbiamo visto, è i l ricorso a mestieranti punto qualifi cati riguardo alla documentazione storica, o meglio alla percezione della sto deità dei documenti. In realtà gli operatori preparati, capaci di porsi problemi metodologici, di intrattenere opportuni rapporti di reciproca informazione e consultazione con la Soprintendenza non mancherebbero, almeno in certe aree : sono i molti giovani che conseguono il diploma di archivistica, paleografia e diplo matica presso le apposite Scuole di Archivi di Stato e che, peraltro, in man canza di una consistente domanda di riordinatori e curatori d'archivi degli enti pubblici, non restano a lungo disponibili, preferendo ovviamente altre occasioni di lavoro. Prima di accennare a qualche rimedio, a possibili indirizzi da proporre per reagire a questo stato di cose, vorrei ancora esaminare le condizioni di conservazione d'altri tipi d'archivi. Innanzi tutto, nell'ambito degli enti pubblici, specifici, gravi problemi presentano gli archivi degli enti ospedalieri. In generale, con l'attuazione della riforma portata dalla legge n. 833 del 1978 e l'estinzione dei vecchi enti ospedalieri, i rispettivi archivi, già segnati da momenti di crisi affini a quelli che si riscontravano in altri archivi di enti pubblici, ma non di rado mantenuti in condizioni di tradizionale leggibilità, hanno conosciuto situazioni di pratico abbandono, specialmente là dove il centro amministrativo dell'Unità Sanitaria Locale, subentrata ai vecchi enti, s'è insediato in altro edificio, in altro luogo, lontano dai depositi documentari dei vecchi ospedali. Questo fisico distacco sembra comportare una radicale discontinuità tra la nuova e le vecchie istituzioni sanitarie, una scissione
verificabile vistosamente a livello degli archivi, anche quando i vecchi « pre sìdi » ospedalieri continuano a svolgere attività terapeutiche e di ricovero. Di fatto gli archivi dei vecchi enti, eccettuata la parte più direttamente inte ressante per la gestione dell'Unità Sanitaria Locale, sono degradati al rango di « archivi morti », con gravissimi rischi di materiale deperimento o di disper sione. Talché sorge in me, quanto mai motivato, il sospetto che l'insieme delle norme concernenti, nella legge n. 833 del 1978, la devoluzione dei « beni mobili ed immobili e attrezzature degli enti ospedalieri, degli ospedali psi chiatrici ... » al patrimonio del comune in cui sono collocati, con vincolo di destinazione alle Unità Sanitarie Locali, si riferisca a beni economici e strumen tali, tra i quali male si potrebbero riconoscere gli archivi (almeno per la parte non più occorrente alla prosecuzione delle funzioni) ; anche perché gravi incertezze sussisterebbero riguardo alla loro condizione e tutela giuridica (si veda in particolare la formulazione dell'ultimo comma dell'art. 66). In presenza di una normativa siffatta mi sembra più che lecito porre il problema se non resti tuttora in vigore, per gli archivi di questi enti soppressi, il disposto dell'art. 32 del decreto n. 1409 del 1963, che sancisce invece la loro devolu zione al demanio archivistico statale, e,- ad ogni modo, una tutela ben più tecnica di quella che la legge n. 833 lascia intravvedere (con delega di norma tiva alle Regioni) riguardo a certi non meglio identificati « beni culturali ... connessi » (si badi all'improprietà della locuzione) ai beni degli enti ospeda lieri. Ad ogni modo la disattenzione del legislatore riguardo alla sorte di questi archivi non giova certo alla loro salvaguardia. Ma vi sono altri pro blemi, specialmente per la conservazione degli archivi sanitari, dei cospicui depositi di cartelle cliniche che il timore di eventuali richieste per uso legale induce a conservare (o a lasciar sussistere) ben oltre i limiti usuali dell'interesse scientifico e propriamente sanitario, spesso in stato di progressivo abbandono. A dire il vero certi recenti appelli alla salvaguardia di questi fondi documentari come fonti per la storia della medicina e della patologia non paiono aver ancora influito sui modi della loro conservazione (devo eccettuare, nell'ambito della mia diretta esperienza, almeno due casi di recupero con intendimento storiografico di fondi di cartelle o « schede nosologiche », presso i vecchi ospedali psichiatrici di Alessandria e di Collegno). Per facilitare a fini di docu mentazione pratica l'uso di questi materiali si sta sempre più diffondendo i l ricorso alla microfilmatura, l a quale però viene attuata fuori delle condizioni e delle modalità regolamentari che conferirebbero alla riproduzione su sup porto fotografico il valore di sostituto legale degli originali e quindi consenti rebbero, con una buona programmazione, il progressivo alleggerimento di
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congestionatissimi archivi mediante lo scarto dei documenti riprodotti. Natu ralmente la Soprintendenza si sta adoperando perché siano adottate regolari procedure di microfilmatura, secondo modelli sicuri, autorizzati e di facile applicazione. Problemi simili a quelli degli archivi degli enti ospedalieri si sono deter minati, in forme non meno gravi, negli archivi delle antiche Istituzioni di beneficenza e assistenza, soppresse in attuazione del decreto n. 616 del 1 977, art. 25, ed ora, dopo la dichiarazione d'incostituzionalità dello stesso articolo, nei modi dell'autoscioglimento. L'assoluta assenza d'ogni specifica considera zione del patrimonio culturale di tali enti, che si riscontra nelle norme che sbrigano la questione della devoluzione dei loro beni, ha indotto la diffusa convinzione che anche gli archivi delle istituzioni soppresse seguano il rispet tivo patrimonio economico-strumentale, il quale viene assegnato ai comuni con vincolo di destinazione a servizi di assistenza sociale. Anche qui, secondo l'ottavo comma dell'art. 25, le Regioni dovrebbero disciplinare il trapasso dei beni, ma nulla è detto specificamente riguardo ai beni culturali. Talché sorge di nuovo il dilemma: o vive ancora il disposto dell'art. 32 del decreto n. 1409 del 1963 oppure gli archivi delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) passano pacificamente ai comuni, e aggravano la crisi, più sopra lamentata, dei carenti (o assenti) servizi archivistici comunali. Intanto, anche in questo settore, alla cessazione delle istituzioni ed attività che produssero e conservarono, bene o male, gli archivi, seguono situazioni d'incertezza o di pratico abbandono di fonti documentarie così rilevanti per la storia antica e recente del nostro paese. La Soprintendenza procede, o meglio continua, nel censimento degli archivi dei cessati enti ospedalieri e assistenziali, ma gli strumenti d'intervento sono incerti e spesso d'ardua applicazione. Altri soprintendenti hanno rite nuto di accedere a soluzioni diverse da quella che, almeno in linea di diritto, si configura nell'art. 32 del decreto n. 1409 del 1963. Ammiro la loro iniziativa. Tuttavia un residuo di formazione giuridica mi induce a desiderare un sicuro chiarimento del quadro normativa, entro il quale, all'occorrenza, possano trovare luogo soluzioni d'affidamento (in senso lato) degli archivi in questione a strutture diverse dagli Archivi di Stato, purché idonee, attrezzate e soggette ad efficace vigilanza. E però, insieme, temo fortemente i disorientamenti e le precarietà che per la tutela e la fruizione del patrimonio documentario potreb bero derivare da una moltiplicazione dei luoghi di conservazione, di là dal sicuro novero delle sedi istituzionali (gli enti titolari degli archivi, finché esistono, o gli Archivi di Stato) previsto dalla legge archivistica vigente. 36
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docuiJJentaziom co111eiJJpora11ea degli archivi 11011 statali
Riassumendo la problematica degli archivi degli enti publici possiamo individuare alcune generali esigenze e linee d'azione. Innanzi tutto avvertiamo quasi ovunque la necessità di un'adeguata preparazione e professionalità del personale addetto agli archivi co�renti, personale che, s� ben addestrato e riconosciuto nel suo ruolo operauvo, deve poter curare l assetto della docu mentazione in modo che questa serbi la sua logica struttura e leggibilità anche nel passaggio agli archivi di deposito; lo stesso personale, fornito delle nozioni e delle metodologie indispensabili, potrebbe anche curare l'ordina mento e la tenuta di archivi meno recenti, almeno nell'ambito della documenta zione di questo secolo. Fondamentale, ad ogni modo, è la necessità di assic� rare un'efficiente continuità nella gestione degli archivi attraverso le vane fasi o sezioni in cui si svolge la loro naturale vicenda, con particolare riguardo anche alla preparazione delle operazioni di scarto. E per ciò ottenere dobbiamo organizzare corsi di formazione, in primo luogo, per gli operatori degli archivi correnti e recenti. Ho collaborato già a due corsi di tal fatta organiz zati per il proprio personale dalla Regione Valle d'Aosta e devo raccomandare analoghi esperimenti alle maggiori amministrazioni piemontesi, che, a volte, conoscono non lievi problemi nell'organizzazione dei propri servizi e depo siti archivistici. Naturalmente la sistemazione e la gestione degli archivi storici, specialmente di quelli che comprendono materiale di data anteriore a questo secolo, ma anche di complessi archivi contemporanei esige gradi superiori di qualificazione professionale e basi culturali appropriate. A q�esti e�etti, come altri meglio proporrà nel corso di questo convegno, dobb1amo svllup pare le risorse e i programmi delle Scuole annesse agli Archivi di Stato,. in modo da differenziare o almeno arricchire la preparazione da esse forntta, con riguardo alla specifica tipologia degli archivi, antichi e moderni. E si possono organizzare corsi specifici, in connessione con le stesse Scuole o con la loro collaborazione, come già in alcune regioni si è sperimentato, par ticolarmente per archivisti di enti locali. Le esigenze di gestione degli archivi storici degli enti pubblici (e non solo dei comuni) possono ancora trovare nella formula del consorzio archivistico prevista dall'art. 30 del decreto n. 1409 del 1 963 una conveniente soddisfa zione. L'istituzione di tali strutture, tramite la messa a disposizione di un archi vista qualificato, può risolversi anche a vantaggio della tenuta degli archivi di deposito, giacché tale operatore, fornito di una professionalità completa, potrebbe almeno seguire i lavori di ordinamento del materiale di deposito da parte degli impiegati addetti agli archivi correnti e curare, di concerto con «
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questi, e con particolare sensibilità per la salvaguardia della documentazione d'interesse storico, le operazioni di scarto. S'è detto che l'archivista consor ziale dovrebbe essere l'interlocutore e il collaboratore ideale della Soprin tendenza archivistica, nella tutela degli archivi locali (anche di quelli non com presi nel consorzio), ed inoltre il referente istituzionale per le amministrazioni e gli utenti agli effetti della valorizzazione culturale del patrimonio documenta rio. Purtroppo, nell'ambito della mia diretta esperienza, la soluzione offerta dalla formula del consorzio archivistico per i vari problemi di conservazione degli archivi locali non sembra trovare ancora un persuaso accoglimento : l'onere rappresentato dalla retribuzione dell'archivista consorziale, pur suddiviso tra gli enti partecipanti al consorzio (i quali peraltro non possono essere troppo numerosi se si vogliono rispettare i giusti limiti operativi entro cui può agire l'archivista in questione), continua ad apparire non compatibile con le risorse finanziarie degli enti interessati. Inoltre la tipica destinazione del servizio consorziale alla tenuta degli archivi storici, nonostante i buoni riflessi cui sopra ho accennato in rapporto agli archivi di deposito, non basta a convincere della convenienza della soluzione i moltissimi amministratori preoccupati, piuttosto, dell'agibilità della documentazione attuale e recente (tanto più se, come ha affermato di recente un organo di controllo esaminando u.no statuto di consorzio archivistico, la conservazione degli archivi di depo stto è compito istituzionale degli uffici dei singoli comuni). Può darsi peraltro che, con qualche incentivo e una miglior propaganda, la formula del consorzio archivistico abbia qualche successo (per esempio nell'ambito delle Comunità montane che paiono ad essa non disinteressate e persino favorevoli). Tuttavia, nonostante le aspettative che riguardo alla fortuna dei consorzi noi archivisti nutrimmo qualche anno fa, non credo che tali istituti possano moltiplicarsi oltre .determinate zone. Allora, senza perder di vista anche quella soluzione, dobbtamo lavorare parimenti per altre soluzioni, di più limitato impegno, . su mtsura dei singoli enti e comuni, per l'efficienza dei normali servizi d'archi vio corrente e di deposito, per l'impiego di archivisti qualificati nei riordina m�nti: per la formazione di operatori affidabili. E ben vengano anche i con tnbuu, purché condizionati a programmi e impegni ben definiti. Se poi in determinati luoghi non si potrà conseguire in tempi ragionevoli il normale obi�tt�vo d.ella sicura e conveniente conservazione degli archivi presso gli entt tltolan, dovremo ricorrere alla misura del deposito delle costituende Sezi�ni separate �i tali archivi presso gli Archivi di Stato competenti per ter . ntono. A tale efletto gioverà non tanto il ricorso alla procedura problematica del deposito coattivo, di cui all'art. 33 del decreto n. 1409 del 1963, quanto 38
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il rimedio del deposito « volontario », o concordato, di cui all'articolo succes sivo, superando, con l'offerta di un servizio culturalmente e tecnicamente idoneo (quale è assicurato dall'Archivio di Stato competente per territorio) le resistenze e le gelosie (purtroppo improduttive) di certa « cultura locale ». Ma la tipologia degli archivi rilevanti per la storia contemporanea non si limita al settore, così imponente e tribolato, degli archivi degli enti pub blici amministrativi. Altri in questa sede parlerà degli archivi delle organizza zioni sindacali, dei loro problemi di strutturazione, di certe felici iniziative di riordino e di valorizzazione. Direi che in questo campo il salvabile è in via di salvamento. La ricognizione di tali archivi e l'interessamento delle organizzazioni responsabili per la loro conservazione, cui l'ufficio che rappre sento sta procedendo nell'area di sua competenza, trova validissimo ap poggio nelle istituzioni che s'occupano della storia dei movi��nti sinda cali. Anzi, presso una di queste, la Fondazione Vera Nocenttru cut. sono affidati gli archivi della CISL torinese, si è tenuto recentemente un seminario per operatori degli archivi sindacali, in collaborazione con la S�pr�t�n . denza e i funzionari dell'Archivio di Stato di Torino. Confido che uuztatlve simili ed altre connesse prendano piede, anche colla collaborazione della Regione Piemonte. Il tipico settore degli archivi privati, economici, familiari, di associazioni, individuali, costituisce ovviamente uno dei fronti sui quali l'opera di rico gnizione e di tutela cui è tenuta la Soprintendenza archivistica trova maggiori difficoltà. Ciò non dipende solo dalla condizione privatistica di tali beni, che comporta l'imprescindibilità di una qualche collaborazione dei titolari per la presa di conoscenza, l'applicazione dell'eventuale vincolo (preferisco parlare di riconoscimento dell'interesse storico), l'instaurazione di condizioni di consultabilità. Sappiamo quante remare d'ordine psicologico, quante riserve, anche motivate, possano condizionare o pregiudicare, dalla parte dei pro prietari, l'apertura di questi archivi sia agli studiosi, sia ai funzionari-archi visti. L'estrema vulnerabilità di questi beni documentari, il rischio di compro metterne la sussistenza o l'accessibilità con un passo inopportuno, m'hanno sempre indotto a cautela: per me, l'istituzione della salvaguardia legale, rap presentata dalla dichiarazione di notevole interesse storico, va preparata con un conveniente lavoro di persuasione; l'ultima rntio della dichiarazione « presuntiva » (anche se fondata su ottimi indizi), nei pochi casi di cui ho esperienza, ha avuto effetti assolutamente opinabili e inadeguati alle occor renze della tutela. Ritengo che non poco possa giovare all'auspicabile rap porto di fiducia e collaborazione, che dobbiamo ricercare nei riguardi dei 39
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privati proprietari o detentori d'archivi, l'opera di sollecitazione culturale svolta da istituzioni di ricerca. Altro buon effetto può produrre l'applicazione di opportuni benefici fiscali (come è previsto anche per i beni archivistici dalla legge n. 512 del 1982), se non di diretti sussidi, all'opera che i privati possono degnamente svolgere per la conservazione dei propri archivi. Inoltre va sviluppata la politica di acquisizione del materiale documentario privato a favore di istituti pubblici, quali gli Archivi di Stato o altre qualificate e idonee istituzioni, per le vie dell'acquisto e del deposito, nonché della dona zione convenientemente incoraggiata e gratificata con una degna valorizza zione culturale delle carte donate o comunque affidate agli stessi istituti. Particolari problemi si incontrano nella ricognizione e nella tutela degli archivi industriali. Le modalità della loro conservazione possono variare notevolmente: dall'ipotesi dell'impresa familiare (tipica del settore tessile : si veda l'esemplare identificazione presso i Sella di consorzio familiare e lanificio), in cui la persistenza d'interessi e di vincoli assicura (finché questi sussistono, anche trasformati) la permanenza della memoria documentaria o presso l'impresa stessa o presso la famiglia dei titolari, sino all'ipotesi opposta della grande industria o complesso industriale, strutturato a guisa di holdiJJg, dove la memoria documentaria si moltiplica e segue vicende diverse secondo le articolazioni organizzative. Direi che i problemi tecnici più grossi, sotto il profilo della conservazione del materiale d'interesse storico, si trovano proprio in tali complessi, nei quali credo la salvezza degli archivi possa essere raggiunta solo ottenendo che l'organizzazione stessa programmi la raccolta dei documenti, dismessi, per così dire, dai vari settori, in un archivio storico generale, capace di controllare anche lo scarto, o meglio di effettuare una con veniente selezione del materiale da conservare. Tutto ciò peraltro esige un rapporto complesso tra gli uffici della vigilanza archivistica e le imprese, rap porto in cui possono essere opportunamente coinvolte commissioni di studio o di censimento e possibilmente le associazioni industriali, in specie quelle di categoria. L'ampiezza dell'argomento esula dai limiti di questo mio inter vento. Ricorderò almeno i problemi di salvaguardia connessi con il caso di estinzione e liquidazione delle imprese: sovente arriviamo per tutelare i loro archivi a cose fatte, quando i materiali sono già stati spediti al macero ad opera dei liquidatori (come è capitato per alcune illustri imprese cotoniere piemon tesi in anni non lontani). E quando un tempestivo contatto con la proprietà o i liquidatori porta alla possibilità d'influire sulla sorte degli archivi, spesso la loro ricezione presso gli istituti archivistici statali o pubblici in genere può creare difficoltà notevoli per la sistemazione e il riassetto dei materiali. Per 40
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questo, insieme con il diretto impegno dell'Amministrazione archivistica, . la occorre una più ampia politica di promozione e tutela, volta a favonre creazione di luoghi e istituti di conservazione ben attrezzati e forniti di per sonale appositamente preparato. Per concludere vorrei accennare ad alcuni dei significati che per me, funzionario della vigilanza archivistica (preferirei parlare di tutela anche se il termine, in uso presso gli altri settori dei Beni culturali, non si riscontra nella stessa accezione nella legge degli Archivi), riveste un convegno come questo, in cui si è impegnato un Istituto storico della Resistenza. Isti tuzioni siffatte, sempre più inclini ad occuparsi globalmente di storia contem poranea, possono contribuire in modo determinante alla valorizzazione e alla difesa del patrimonio documentario d'ogni condizione : fra l'altro, solle citando una più matura sensibilità nelle amministrazioni locali riguardo alla sorte dei rispettivi archivi, promovendo la conoscenza e lo studio di fondi documentari pubblici e non, interessando determinate categorie di cittadini alla valorizzazione culturale dei loro archivi e documenti particolari, acqui sendo anche presso i privati documentazioni appropriate alla natura e alle finalità degli istituti stessi, investendo e coinvolgendo gli studiosi, come oggi accade, in un allargato colloquio sulla fruizione e sulla tutela, tecnicamente intesa, delle fonti contemporanee. In tutto ciò vi è materia per una concor danza d'intenti fra gli Istituti storici e l'Amministrazione cui appartengo. Auguro quindi che sappiamo sviluppare, nei rispettivi ruoli, contatti fruttuosi e costanti, coordinando se possibile le iniziative e informandoci dei rispettivi problemi nonché dei risultati che ci è dato di raccogliere. «
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Nicola Vassallo PROBLEMI DI CENSIMENTO E DI CONSERVAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE CONTEMPORANEA: L'ESPERIENZA DELL'ARCHIVIO DI STATO DI CUNEO
Mentre l'Amministrazione archivistica italiana ha appena cominciato a misurarsi con i complessi problemi di tutela e di conservazione degli ar chivi automatizzati, possiamo constatare che restano ancora da risolvere sul piano metodologico e pratico alcuni rilevanti problemi degli archivi tradi zionali, specie per la documentazione più recente. In base al d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, gli uffici statali, centrali e periferici, versano i loro documenti negli Archivi di Stato competenti per territorio quarant'anni dopo l'esaurimento degli affari 1• Fino al momento del versamento gli uffici conservano la propria documentazione, sulla quale l'Amministrazione archivistica esercita compiti di controllo 2 mediante ap posite Commissioni di sorveglianza 3 istituite presso i ministeri e gli uffici periferici, a composizione mista (ogni commissione è composta da due fun zionari dell'ufficio, un funzionario del ministero dell'Interno, un archivista di Stato). Il funzionamento delle commissioni, cui spetta tra l'altro il compito delicatissimo di selezionare i documenti per la conservazione permanente e di proporre lo scarto 4 per i documenti meno rilevanti, è condizionato da 1 Fanno eccezione, come è noto, le liste di leva e di estrazione, che sono versate 70 anni dopo l'anno di nascita della classe cui si riferiscono, e gli atti ricevuti dai notai, che vengono versati 100 anni dopo la cessazione della attività del notaio. Vedi d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, art. 23. 2 Vedi artt. 25 e 27 del citato decreto. Sulla necessità e finalità del controllo dell'Amministra zione degli Archivi di Stato sugli archivi in formazione vedi il commento all'art. 25 (Commissioni di sorveglianza ) della relazione al progetto del d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, ed inoltre A. SPAGGIARI, lmfxJrlanza e uopi del controllo dell'amministrazione degli Auhivi di Stato mgli auhivi in for mazione, in « Rassegna degli Archivi di Stato ll, XXXVI (1976), pp. 155-163. 3 Vedi d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, artt. 25 e 27. Il carattere non permanente delle commissioni di scarto presso gli uffici a circoscrizione inferiore a quella provinciale (tali commis sioni funzionano soltanto occasionalmente per esaminare proposte di scarto avanzate dagli uffici produttori) rende quanto mai !abili i rapporti dell'Amministrazione degli Archivi di Stato con ar chivi di deposito talvolta di non trascurabile rilevanza, sparsi in territori provinciali di notevole estensione. 4 Sui problemi dello scarto vedi P. CARUCCI, Lo J(arlo tome elemmto qualijitanle delle fon/i per la sloriograjia, in « Rassegna degli Archivi di Stato ll, XXXV (1975), pp. 250-264 e I. ZANNI Ro StELLO, Spurghi e dislmzioni di carie d'archivio, in << Quaderni storici ll, 54, XVIII (1983), n. 3, pp. 985-1017. 43
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una serie di difficoltà pratiche che di fatto possono limitare il regolare ed effi cace controllo dell'Amministrazione archivistica sugli archivi statali in for mazione D'altra parte la necessità di un collegamento più stretto e costante con l'Amministrazione attiva è determinata dalla tendenza sempre più preoccu pante ad affidare la tenuta del protocollo e dell'archivio, in mancanza di per sonale appositamente qualificato, a volenterosi spesso sprovvisti non solo di un'adeguata preparazione tecnica, ma anche della necessaria conoscenza dell'organizzazione e delle funzioni dell'ufficio di appartenenza, indispensa bile per assicurare una corretta classificazione dei documenti e un'ordinata efficiente sistemazione dell'archivio corrente 6• La conseguenza facilmente intuibile e più volte lamentata è la crescita caotica e incontrollata di depositi di documenti che si accumulano senza cri teri logici e in cui spesso è arduo orientarsi nel momento in cui occorre ef fettuare le operazioni di scarto e predisporre i versamenti per l'Archivio di Stato. Per avere un quadro della situazione degli archivi dell'Amministrazione attiva l'Ufficio centrale per i beni archivistici ha promosso un censimento degli archivi degli Uffici statali, affidandone la realizzazione agli Archivi di Stato 7• Si tratta di un progetto di notevole portata che mira a conoscere la con sistenza degli archivi correnti e di deposito al fine di una più precisa program5•
5 I membri delle Commissioni di sorveglianza sono nominati « ad personam >> con decreto del ministero da cui dipendono gli uffici presso cui sono istituite e durano in carica 3 anni. Non sono previsti supplenti. L'eventuale sostituzione di uno qualsiasi dci commissari richiede un nuovo de creto del ministro. Un ulteriore non meno grave ostacolo al regolare funzionamento di questi orga nismi è rappresentato dalla norma che prevede che di essi facciano parte i capi degli uffici presso cui sono istituite, o loro delegati della carriera direttiva, e il direttore dell'Archivio di Stato o suo dele gato. Con queste disposizioni contrasta la generale penuria di funzionari della carriera direttiva ne gli uffici periferici dell'Amministrazione statale, Archivi di Stato in primo luogo, dell'Italia setten trionale. Non è raro pertanto che in talune provincie del Nord il direttore dell'Archivio di Stato si trovi da solo a fronteggiare la complessa attività di sorveglianza in un numero considerevole di uffici con competenze e tipologia documentaria dive.rsissime tra loro. Su questi aspetti dell'attività di sorveglianza e sull'opportunità di una qualificazione degli archivisti che v i sono addetti in rap porto alle competenze degli uffici e alla varietà della documentazione, vedi I. ZANNI RosiELLO, Sul mestiere dell'orrbivirlo, in (( Rassegna degli Archivi di Stato », XU (1981), pp. 72-73 e Io., Spllr gbi e dislruzioni... cit., pp. 1007-1008. 6 La tenuta degli archivi correnti e di deposito degli organi centrali dello Stato è tuttora rego lata dal r.d. 25 genn. 1900, n. 35. Sull'organizzazione del servizio di protocollo e archivio nella pub blica amministrazione vedi R. DE FELICE, L'archivio moderno nella pubblica amminirlrazione, Roma 1969. 7 Il censimento è stato promosso dal ministero per i Beni culturali e ambientali, Ufficio cen trale per i beni archivistici, con circolare deii'S gennaio 1983, n. 43.
Cmsimcnlo della docmmntazione conle111poranca a Ctmeo
mazione dei versamenti che dovranno essere effettuati nel prossimo futuro agli Archivi di Stato. Se ne dovrebbero avvantaggiare anche i ricercatori di storia co�temporanea che potranno contare su una più rigorosa politica di conservaztone. Per quanto riguarda la provincia di Cuneo, l'istituzione piuttosto recente dell'Archivio di Stato e la cronica carenza di personale, tuttora irrisolta, han no notevolmente limitato in passato sia un regolare controllo sugli archivi degli uffici statali, sia la possibilità di svolgere una funzione di stimolo e di sensibilizzazione per una più corretta tenuta degli archivi in formazione. In occasione del censimento l'Archivio di Stato di Cuneo, non dispo nendo di personale sufficiente, ha dovuto affidare agli uffici « produttori la rilevazione dei dati inerenti ai rispettivi archivi, mediante l'invio di un questionario 8• Poiché la rilevazione è in atto, è possibile anticipare per il momento sol tanto alcune considerazioni di carattere generale, che è possibile formulare sulla base delle risposte al questionario finora pervenute. Partendo dai locali destinati a sede di archivio, molti uffici ne hanno se gnalato la scarsa idoneità: sono ubicati generalmente nei sottotetti o in umidi s�tterr�nei, e la insufficienza di spazio comporta in alcuni casi una pericolosa disperstone della documentazione in depositi diversi, spesso sottratti al di retto controllo dell'ufficio L'inadeguatezza delle sedi riguarda per lo più la documentazione che dovrebbe costituire l'archivio di deposito, mentre migliore sorte sembra in generale riservata all'archivio corrente. L'impressione tratta dalle risposte al questionario e confermata dalle ispezioni dirette sinora effettuate è che l'arco cronologico dell'archivio cor rente tende a dilatarsi oltre ogni ragionevole limite mentre il resto della do cum��tazione, ritenuta non più strettamente necessaria allo svolgimento di affan Jn corso e non suscettibile di prevedibile riesame, viene condannata ad un oblio, direttamente proporzionale all'età dei documenti stessi. »
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8 Il <;JU�tionario inviato agli uffici statali della provincia di Cuneo mira essenzialmente a ri levare: �b1caz1one dell'archivio di deposito; idoneità dei locali ad esso destinati storiche sull'ufficio e s.ua ?rgani� ion�; des�rizione �inteti � delle serie documentari�· notizie possedute; esi stenza ed appl �c:_tzlon� d t urol�no; �tstenza d1 mas� 1mario � i s rto; otizie su scarti effettuati. . � ':l 9 � notiZie su1 localt. d arch1v1o contengono tnformaztont esclusivamente sull'idoneità dal . . unto d t v t sta volumetrtc o e delle condizion.i �sic�mbient�li. Anche limitatamente a questi aspetti p ti pa??rama n �n . è c?nfortante, mentre le vtstte effettuate d tmostrano come la situazione dei locali adtbttl ad archtvto sta a':lcora pi� preoccupante di quella che appare dalle risposte al questionario, p�r . la ma':lcanza generaltzzata d1 adeguate cautele e prevenzioni contro pericoli di inondazion i e dt tncendt.
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CensifJJmlo della dommentazione conlef/Jporanea a Cuneo
Lo stato eli disordine dell'archivio di deposito riflette in genere una scar sa o inesistente organizzazione del servizio d'archivio. Dalle risposte al que stionario e dalle verifiche effettuate emerge un diffuso empirismo nelle tec niche e procedure di registrazione e classificazione (quest'ultima pressoché inesistente) degli atti e una scarsissima e imprecisa applicazione del sistema titolario-protocollo. La registrazione si riduce per lo più alla numerazione progressiva e ad una descrizione sommaria nel registro di protocollo. Nella maggior parte dei casi la documentazione si costituisce empiricamente in fascicoli presso i funzionari incaricati di trattare le varie pratiche, i quali spesso trattengono i fascicoli fino al presumibile esaurimento dell'affare. Nella fase successiva i fascicoli sono destinati a quella specie di limbo che è l'archivio di deposito, nel quale ben presto le esigenze di spazio rendono precaria la conservazione delle carte. In genere l'ufficio convoca la Commissione di sorveglianza quan do vuole recuperare spazio 10• Si può constatare che la parte dell'archivio che più frequentemente è soggetta a danneggiamento o a dispersione per carenza di spazio è quella di mezzo, quella cioè che non riveste più utilità ai fini operativi dell'ufficio ma non è ancora abbastanza antica per far sor gere quel senso di « rispetto » che talora suscitano i documenti più vecchi, la cui rilevanza storica è più facilmente intuibile. Nel corso della rilevazione sugli archivi dell'Amministrazione statale del Cuneese si è così scoperta l'esistenza di documentazione antica, di data anteriore in alcuni casi a quella già versata all'Archivio di Stato di Cuneo. È una scoperta che induce, nonostante tutto, a ben sperare e che nel panorama non certo ottimistico che è dato intravvedere per le sorti della do cumentazione degli ultimi decenni apre qualche spiraglio almeno per i de cenni precedenti : per quella documentazione cioè che una serie di avveni menti catastrofici, quali quelli susseguitisi alle due guerre mondiali, faceva ritenere più lacunosa. Note di speranza che per l'Archivio di Stato di Cuneo potrebbero concretizzarsi, compatibilmente con la disponibilità di spazio dell'attuale sede, nell'acquisizione di notevoli fondi, quali quelli del Tribu nale di Cuneo, comprendente serie pressoché complete a partire dalla metà del secolo XVIII, del Tribunale di Alba, che dovrebbe possedere serie com plete dal 1823, del Tribunale di Saluzzo, che pur avendo già effettuato un ver-
samento ha rivelato nel corso eli una recente visita l'esistenza di documenti eli epoca anteriore, a partire dal 1750 1 1 • La documentazione proveniente da uffici giudiziari dovrebbe inoltre arricchirsi con l'acquisizione di archivi di parecchie preture soppresse. Dal censimento è infatti emerso che la documentazione di numerose tra queste è passata a quelle che ne hanno ereditato le competenze. I trasferimenti dei documenti hanno provocato comprensibili problemi eli conservazione agli uffici riceventi e gravi dissesti nell'ordine delle carte : soltanto in pochi casi è stato osservato per le preture la disposizione dell'art. 24 del decreto n. 1409 del 1 963, che prevede il versamento degli archivi di uffici statali sop presi all'Archivio di Stato competente per territorio. In altri casi, invece, la soppressione di uffici statali ha avuto come natu rale esito il versamento dell'archivio : così è avvenuto per l'archivio dell'Ispet torato ripartimentale delle foreste con documenti risalenti al 1861, per quello dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura che parte dal 1940, recente mente integrato con la donazione di una interessante raccolta di pubblica zioni in materia agronomica e zootecnica, per quelli dell'Amministrazione dei canali demaniali della provincia di Cuneo con documenti e mappe ori ginali dal sec. XVIII ai nostri giorni 12• Analogamente anche alcuni enti pubblici dichiarati estinti negli ultimi anni hanno versato il proprio archivio all'Archivio di Stato 1 3• La salvaguar-
to Nella prassi amministrativa di molti uffici dell'Amministrazione statale le competenze at tribuite alla commissione di sorveglianza sono ridotte alle delibere di scarto di materiale documen tario ritenuto inutile o superfluo.
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Il 11 versamento e il riordinamento della documentazione proveniente dagli uffici giudiziari della provincia di Cuneo potranno offrire nuovo materiale e nuovi spunti alle ricerche attualmente in corso sull'amministrazione della giustizia nel cuneese all'inizio del secolo a cura di alcuni docenti e laureandi dell'Università di Torino. Vedi A. ConiNO, Criminalità contadino e giurlizio borgbere: 1mo rùerro mll'ommini rlrozione dello giurlizio nelle campagne rimetti all'inizio del reco/o, in u Sociologia del diritto n, 1983, n. 3, pp. 97-131. 12 Il recente trasferimento delle competenze degli uffici citati e di altri uffici statali alle Re gioni ha provocato notevoli problemi di recupero dei rispettivi archivi agli Archivi di Stato com petenti, cui devono essere versati ai sensi del d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, art. 24. Il passag gio di competenze avvenuto non sarà senza conseguenze per l'ordine della documentazione e chi vorrà studiare le vicende connesse alle competenze degli uffici trasferiti si troverà di fronte a diffi coltà connesse alle frammentazione della documentazione tra amministrazioni diverse, organiz zata in modi diversi anche per quanto attiene alla conservazione. Un discorso a parte, che esula dai limiti di questo intervento e di questa nota, andrebbe fatto per l'organizzazione archivistica delle Regioni. A oltre dieci anni dalla loro istituzione non risulta infatti cbe questi enti, subentrati localmente allo Stato in molti importanti settori amministrativi, abbiano ancora affrontato organicamente i problemi della conservazione dei propri documenti. Per questi aspetti, in riferimento all'esperienza della Regione Toscana, vedi A. ANTONJELLA, Gruppi di lavoro per lo gttlione degli orrbivi regionali torroni, in u Rassegna degli Archivi di Stato n, XLIV (1984), pp. 257-267. 13 Vedi MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI, UFFICIO CENTRALE PER l BENI ARCH!VISTICI, Guido gmerole degli Archivi di Sto/o ilo/ioni, I (A-E) Roma 1981, pp. 1026-1027. Agli archivi di enti pubblici ivi citati occorre aggiungere due interessanti archivi ospedalieri acqui-
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Censimento della dommentaziom conle!Jiporanea a Cuneo
dia di questi archivi che, in seguito alla recente smobilitazione di numerosi enti pubblici di beneficenza e assistenza, corrono seri rischi di dispersione e comunque di ulteriori dissesti, non è certamente agevolata dai conflitti di competenze che in qualche caso si verificano per l'opposizione di alcuni Enti locali alla destinazione agli Archivi di Stato (prevista dalla legge) della documentazione di enti pubblici estinti e non più necessaria al proseguimento dell'attività da parte di quelli che ne hanno ereditate le competenze. È su perfluo dire che non si tratta soltanto di dover rispettare la legislazione vi gente, ma soprattutto di impedire la dispersione dei documenti e di assicu rarne la conservazione più idonea e la libera accessibilità a chi intenda con sultarli e utilizzarli a scopo di studio e di ricerca. Ho accennato agli archivi degli enti pubblici, che non rientrano tra quelli oggetto del censimento in corso, per ricordare che gli Archivi di Stato non conservano soltanto documentazione degli uffici dello Stato e per evidenziare il fatto che la presenza degli Archivi di Stato in un'area territoriale circo scritta come quella provinciale, o subprovinciale nel caso delle Sezioni, pos sa contribuire a fare di questi Istituti, adeguatamente attrezzati, un utile punto di riferimento per i problemi di conservazione degli archivi prodotti in quel l'ambito territoriale, qualunque sia la natura dei soggetti considerati. Per restare nei limiti della storia contemporanea e del territorio cuneese, penso ad esempio alla documentazione di cui dovrebbero essere gelosi cu stodi gli istituti di credito locali, che per la nostra area s'identificano in nume rose Casse rurali e artigiane, istituzioni creditizie a carattere cooperativo, sorte circa un secolo fa allo scopo di offrire nuove forme di credito al mondo agri colo 14•
Allo stesso periodo storico e alla stessa matrice cooperativistica risale la documentazione tramandata attraverso decenni di vita tormentata e di non facile sopravvivenza dalle Società di mutuo soccorso e da alcune delle numerose Società e Unioni agricole, che ebbero una notevole fioritura nel primo quarto del secolo 15. La caratterizzazione agricola dell'economia cuneese, almeno sino agli anni Cinquanta di questo secolo, è riflessa anche nella documentazione super stite della locale Camera di commercio, agricoltura, industria e artigianato. Da segnalare in particolare tra la documentazione di questo ente, quella relativa agli anni in cui le sue competenze furono assorbite dal Consiglio pro vinciale dell'economia, che contiene interessanti informazioni e dati sulle attività agricole, industriali e commerciali del Cuneese durante il regime fa scista 16• Si tratta di una documentazione tanto più preziosa in quanto si deve purtroppo dare per persa la contemporanea documentazione archivistica di pertinenza della locale Prefettura. La funzione di coordinamento e di controllo sui vari settori della economia provinciale attribuita istituzionalmente al Con siglio provinciale dell'economia, in particolare a partire dalla fine del 1926, allorché divenne di fatto un organo dello Stato, fece sì che ad esso confluisse una abbondante messe di documenti (relazioni statistiche, bilanci annuali, re soconti, prospetti di dati) inviati da organismi economici e sindacali, oltre che dalle principali imprese industriali della provincia. Grazie alla conservazione di questo prezioso materiale documentario, che va integrato con la documentazione di pertinenza degli organi centrali dello Stato conservata presso l'Archivio centrale dello Stato, è oggi possi-
siti recentemente: l'archivio dell'Ospedale S. Croce di Cuneo e l'archivio dell'omonimo ente di Mondovi. Un provvisorio censimento degli archivi di ospedali ed opere pie esistenti nel cuneese anno vera 5 enti desti�ati allo svolgir:'e�to di a �tivi �spedaliere e 215 destinati a compiti d i assistenza. . . . Molti de1 suddem enti sono stati d1ch1arat1 estmtl per effetto del d.p.r. 24 luglio 1977, n. 616, e della l. 23 gennaio 1978, n. 833. Per gran parte di questa documentazione resta ancora da risolvere il problema di un'adeguata conservazione. Un primo censimento di questo tipo di istituzioni per il territorio cuneese fu fatto da M. ABRATE, Fonti e materiali per lo storia dello 1111/lllolità e dello çooperozione nel momw mrole piemontese tJei in Amoli dello Fondozion� G: Poi/ore, Mila!1o 19�6 pp. 225-234. Sul cooperati d�mmi � � nel Cuneese, d1 cu1 le casse rurah e art1g1ane furono uno dei fenomeni vismo d1 matrice cattohca più noti, è in corso una ricerca a cura dell'Istituto di Storia economica della Facoltà di Economia e c�m�erc !o dell'Università di Torino. Vedi a questo proposito C. B R O D, Lo çooperozione di crtd o m Pumonle e Volle d'Aoiio: çomiderozioni milo metodologio di rkerço Iloriço in « Bollettino del lf l'Arch ivio per la storia del movimento sociale cattolico in Iralia », XIX (1984 , n. 3, pp. 289-305. . Una ncognizione degli archivi degli istituti di credito del Cuneese è in corso a cura dell'Archivio di Stato di Cuneo.
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15 M. ABRATE, Fonti e IJtolerioli.. cit., pp. 227-229; vi sono enumerate ben novanta Società di mutuo soccorso esistenti nel Cuneese all'inizio del secolo. Notevole documentazione relativa a que sto tipo di enti, a cooperative e ad associazioni di vario genere, in particolare nel settore agricolo, si trova nei fondi già segnalati degli archivi giudiziari. Sull'associazionismo cuneese in generale vedi l'interessante elenco di statuti, regolamenti ecc. esistenti nei cc Fondi minori » della Biblioteca nazio al nale centrale di Firenze, pubblicati da A. SARDELLI, Soçitfà, mti e ùtitllzioni del Crmme dal in cc Notiziario dell'Istituto Storico della Resistenza in Cuneo e Provincia », 1984, n. 25, pp. 47-163; sull'associazionismo agrario vedi C. NAN, Lo tuudto dell 'oiiociozionùmo agrario milo provinçio di C11neo, in cc Agricoltura e mondo rurale nella storia della provincia di Cuneo. Bollettino della Società di studi storici, archeologici e artistici della provincia di Cuneo », 1981, n. 85, pp. 357-369. Sulla documentazione riflettente l'attività del Consiglio provinciale dell'economia vedi E. MANA, Lo silllozi one delle çorle dell'orçbivio dello Camera di ço11mttrcio. Ipottii e problemi per 11110 storia dello economia çmJetie, in cc Notiziario dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e Provincia • 1980, n. 18, pp. 49-57. Tale documentazione, depositata temporaneamente presso l'Istituto storie della resistenza cuneese, dovrà essere riunita al resto dell'archivio della Camera di commercio di Cuneo ai fini dell'istituzione della sezione separata d'archivio, di cui è responsabile l'Ente camerale, che ha peraltro già manifestato la volontà di procedere ad un complessivo riordinamento della propria documentazione.
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Cmsif!Jento della docmJJelltazione conlef!Jporanea a Cuneo
bile ricostruire, sia pure a grandi linee e con non poche lacune per i vuoti documentari sopra accennati, le vicende economiche e sociali del Cuneese durante il ventennio. È anche possibile gettare qualche raggio di luce sull'at tività di organismi sindacali e assistenziali operanti all'epoca nella provincia (quali la Federazione dei sindacati fascisti degli agricolt�ri, l'Unione p�ovin ciale dei sindacati fascisti dell'industria o del commerc10, l'Opera naz10nale donne, l'Opera nazionale balilla o l'Ente opere assistenziali), nonché su anti che e prestigiose istituzioni risalenti al secolo precedente come la Cattedra ambulante di agricoltura e i Comizi agrari, di cui purtroppo non è rimasta documentazione diretta 17, non essendovi continuità documentaria tra questi ultimi e l'Ispettorato provinciale dell'agricoltura, che nel 1937 ne ereditò le competenze e il cui archivio è ora conservato pres�o l'Archivio di �tato d� . cuca la conservaz10ne d1 Cuneo. Qualche speranza è ancora lecito nutrue almeno una parte degli archivi di alcune importanti aziende industriali attive nel territorio di Cuneo, con le quali sono in corso contatti per una ricogni zione del materiale documentario posseduto e per sensibilizzare i detentori alla conservazione di documenti utili ai fini della ricerca storica, oltre i ristretti limiti previsti dal Codice civile e dalle in�deguate disp�sizioni di legge.. Cito, come esempio di aziende di particolare mteresse stanco e con una pm, an tica e radicata presenza nel nostro territorio, la Burgo di Verzuolo, operante nel settore cartario e prima ancora nello sfruttamento delle risorse idroelettriche, e la Manfredi-Bongioanni di Fossano per il settore metallurgico-meccanico 18• In attesa di una verifica sull'esistenza e sulla consistenza degli archivi industriali, si segnala la presenza di documentazione relativa ad imprese più recenti, ma di non minor importanza, negli archivi giudiziari, in particolare negli Atti di società dei Tribunali di commercio, poi Tribunali civili. 11 I Comizi agrari, centri promotori dell'associazionismo agrario, oltre che di propaganda,
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assistenza e istruzione tecnica, furono attivi tra il 1870 e il 1925. Nel Cuneese ce n'erano 5 : a Cuneo, ad Alba, a Mondovl, a Saluzzo e a Savigliano. L'unic� ancora vivo � c e �onserva parte d�l �uo ar . _ chivio è quello di Mondovl. Un'indagine documentana sulle JStJtuZIOnt d1 caratt�re as�octatl�o d�l . cuneese dovrebbe comprendere le Cantine sociali (una decina almeno era10 gtà attive_ ali _mlZJO . � agncole del secolo), i Consorzi agrari, anch'essi sorti ali inizio d�l �eco!o, e operative sia _d! ven dita che di consumo. Un interessante elenco d t queste tstltuz!Ont atti�� nel cuneese alla v�gtha el l'avvento del fascismo, che ne determinò la fine o un lungo torpore, e tn C. NAN, La namla tk/1 aJsodazionùmo.. cit., pp. 364-368. . . . 18 La sensibilizzazione alla conservazwne documentana �a estesa n��ralment� a tutti 1 se� _ tori economici privati, oltre che pubblici, ed inte�essa _anc e aztende prest1g10se dJ ptù re�ente ori gine come la Miroglio e la Perrero d t_ Alba o la Mtchehn d t Cuneo, per fare qualche esempiO, _al fine di preservare documentazione insosti_tuibile per ricosti�ir� ed int�rpretare storicamente lo sviluppo _ _ trenta ann1. St potrà m tal m d forse e J. re quel che socio-economico di queste aree negh ult1m1 � ? �� s i è verificato in passato per l'industria serica cune�e, travolta d� una cr1s1 _trreverstbtle, se� a sciare apprezzabile testimonianza della sua determmante e plunsecolare presenza nel terntor1o.
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Un accenno a parte merita la Società Nazionale delle Officine di Savi gliano. Di questa antica industria, nata verso la metà del secolo scorso per iniziativa governativa e attiva ancora oggi dopo alterne vicende e varie tra sformazioni societarie produttive, è rimasta una testimonianza documentaria lacunosa e discontinua rappresentata da qualche raro libro-matricola, dai libri sociali a partire dal 1882, e da una cospicua documentazione tecnica, quest'ultima conservatasi quasi intatta per la sua permanente ed attuale vali dità ai fini dell'attività svolta dall'azienda che ne ha ereditato la ragione so ciale 19• L'Archivio di Stato di Cuneo è non solo interessato e impegnato a cen sire e a far conoscere le fonti documentarie concernenti la storia locale sotto tutti i suoi vari aspetti, ma anche a mettere a disposizione le strutture di cui dispone e la competenza tecnica del proprio personale per la conservazione, il riordinamento e la consultazione dei documenti che enti pubblici e privati detentori intendessero affidargli al fine di consentire e agevolare la consul tazione di documentazione di riconosciuto interesse storico. Numerosi sono stati dalla sua istituzione ad oggi gli archivi privati do nati all'Istituto cuneese per essere messi a disposizione degli studiosi, dopo il riordinamento che di norma deve precedere la consultazione pubblica di ogni fondo archivistico. Per l'età contemporanea l'archivio privato di maggior prestigio donato all'Archivio di Stato di Cuneo è quello dello statista Mar cello Soleri, che i familiari hanno voluto conservato a Cuneo, sia pure con uno smembramento artificioso che ha fatto sì che l'archivio, dotato di una sua originaria organicità e di un assetto attribuibile allo stesso Soleri, sia ora diviso in due tronconi d.iflicilmente ricomponibili se non sulla carta. Il riordinamento e l'inventariazione in corso dei due tronconi d'archi vio permetteranno di fornire insieme ai documenti riguardanti l'attività goe
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19 Parte della documentazione citata è stata utilizzata da A. DoNVJTO, G. GARBARINI, Smz'al lra fonllalità çbe il ruiproço preavvùo. Le Offiçine di Savigliano, 1904-1914, in <<Italia contemporanea » 1984, n. 157, pp. 47-62. Il d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, prevede non solo per gli enti pu blici, ma anche �e� i privati, la possibilità di depositare (i privati possono anche fare dono, lascito o legato) arch1v1 e documenti di riconosciuto interesse storico (art. 39). Ai privati depositanti o donanti la legisla zione concede particolari garanzie di riservatezza circa la consultabilità dei documenti relativi agli ultimi 70 anni (art. 21). 20 Vi stanno attendendo Emma Mana per la parte conservata dall'Istituto storico della Re sistenza di Cuneo e chi scrive per le carte conservate dall'Archivio di Stato di Cuneo. I criteri per il riordinamento, discussi preventivamente e verificati mediante l'esame congiunto dell'intero com plesso di documenti acquisiti dai due istituti, dovrebbero consentire di ricostruire almeno sulla carte l'ordine originario dell'archivio e di elaborare un inventario omogeneo corredato dei neces sari collegamenti e rinvii.
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Cmsùmnto della domiJJentazione conte111poranea
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vernativa svolta da Soleri presenti nei fondi dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio, oltre che nei fondi del periodo fascista, conservati press� l'Ar chivio centrale dello Stato, informazioni rilevanti non solo per la stona po litica e amministrativa cuneese, ma anche per quella nazionale dall'inizio del secolo al secondo dopoguerra 21 . Si può anticipare che, �e�tre le carte conservate dall'Isti�t� �t�rico. �ella Resistenza in Cuneo e provmcta documentano grosso modo l atttvtta pohttco amministrativa e pubblicistica svolta dal Soleri in ambito locale (egli fu l'ani� matore del locale « Corriere Subalpino e sindaco di Cuneo), oltre che 1 rapporti con l'elettorato anche successivi all'elezione a deputato e all'assun zione di incarichi governativi e i problemi della terra d'origine, la documenta zione donata all'Archivio di Stato di Cuneo riflette l'attività parlamentare e governativa dello statista cuneese dall'elezione al Parlam�nto (1913) alla su� morte avvenuta mentre era ministro del Tesoro del prtmo governo Parrt. Attraverso questa seconda parte delle carte Soleri concernenti l'attività di governo, in momenti cruciali della storia itali�a, è ��ssibile �ipercorrere ed analizzare minutamente, più di quanto non sta poss1bile med1ante la let tura delle sue note « Memorie autobiografiche, alcune vicende politiche e istituzionali non ancora completamente esaurite dalla ricerca storiografica contemporanea 22• È auspicabile che, sull'esempio degli eredi di Marcello Soleri, altre famiglie cuneesi siano indotte �d affidar� ai �ocali istitut� a�:hi�istic� i loro ar� chivi e le carte di personagg1 che abbtano 11lustrato ne1 pm dtversl setton. d1 attività la propria terra. Non meno meritoria ed apprezzata sarà comunque l'opera di conservazione di quanti, avendo ereditato e detenendo a qualunque �itolo docu� menti di interesse storico, vorranno opportunamente segnalarli e metterh a disposizione, nei modi e con le garanzie di riservatez�a previste ?alla :i gente legislazione archivistica, di chi int�nde consulta�h a ��opo ?1 studlo. . . Soltanto dalla varietà e pluralità delle font! documentane sara infatti poss1btle ricostruire fasi e vicende ancora scarsamente documentate della recente sto ria italiana. Per quanto attiene all'ambito locale è indubbio che più ricca e articolata potrà essere la conoscenza della storia cuneese del primo cinquan»
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tennio di questo secolo, se, per esempio, accanto alle carte di Giovanni Gio litti 23 e di Marcello Soleri si potranno un giorno consultare le carte e le te stimonianze dei loro avversari e concorrenti politici e avere inoltre a dispo sizione, opportunamente riordinate e inventariate, le serie documentarie delle istituzioni pubbliche locali, nelle quali questi e altri meno noti personaggi fecero H loro apprendistato di pubblici amministratori e di politici Questa rapida panoramica sulla situazione documentaria dell'area e dei settori di competenza dell'Archivio di Stato di Cuneo, necessariamente in completa, non vuole essere fine a se stessa, ma al contrario sottolineare le carenze e le inadempienze rispetto alle necessità di intervento che la situazione locale sollecita. 24.
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21 Un'interessante sintesi dell'attività politico-amministrativa e degli avvenin;enti di. cui Mar cello Soleri fu protagonista e testimon� si può leggere �el �e autobiograficheA�emone, To�1?0 1949. 22 Parte della documentazione d1 carattere finanz1arto delle carte Solen è stata util�ta d� E. BALLETI'A, Per la storia della politka finanziaria in Italia. L'opera di Marcello So/m, Napoh 1983. 52
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Per le cMte di Giovanni Giolitti conservate presso l'Archivio centrale dello Stato, vedi
�ftNISTERO PER I BL'II CULTURALI E AMBIL'ITA!.l, UFFICIO CL'ITRALE PER l BENI ARCHIVISTICI,
cit., p. 251 . La storiografia relativa alle vicende cuneesi dell'ultimo secolo è piuttosto carente. Vi ha senza dubbio contribuito la scarsa disponibilità di fonti documentarie locali . Gravi perdite furono provocate nel corso dell'ultima guerra e della lotta partigiana dalle rappresaglie nazifasciste. Per la d?cun;entazionc comunque superstite non si possono tacere ritardi c inadempienze da parte _ degh enu che dovrebbero assicurare la conservazione e gli adempimenti necessari a facilitarne la consultazione. Sulla storia cuneese dell'ultimo secolo, oltre a opere di carattere regionale come V. CASTRONovo, Il P_iemonlt, !orino 1977, c a saggi su aspetti specifici come E. M.ANA , La società mneue tra le due guer re, 10 (( Agrtcolrura e mondo rurale nella storia della provincia di Cuneo. Bollettino della Società di studi storici, archeologici e artistici della provincia di Cuneo >>, 1981, n. 85, pp. 393-412, si pos sono vedere : Cuneo 1862-1962, 1111 secolo di vita economica, Farigliano 1963; A . l\!oLA , Storia dell'Am ministrazione provinciale di Cuneo dall' Unità al Fascismo (1859-1925), Torino 1971; Io., Stampa e vita pubblka di provincia nell'età giolilliana (1882-1914), Milano 1971. Più ricco è il panorama storiografico del secondo dopoguerra, per cui si rinvia ai numerosi saggi pubblicati sotto l'egida dell'Istituto storico della Resisten7A'l in Cuneo c provincia e in parti colare nel " Notiziario.. . pubblicato dallo stesso ente. Guida... 24
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Isabella Ricci LA DOCUMENTAZIONE CONTEMPORANEA NEGLI AR CHIVI DI STATO: PROBLEl\H TEORICI ED ESPERIENZE CONCRETE
Quale il rapporto tra lo storico dell'età contemporanea e la documenta zione che l'amministrazione centrale e periferica dello Stato produce? Sulla problematicità dei contenuti di tale tipo di fonte si è più volte discusso, come del resto si discute sulla problematicità dei contenuti di ogni fonte: il mestiere di storico è diretto a dirimere l'ambiguità sottesa ad ognuna di esse e quella contemporanea non è più ambigua di altre. In questa sede l'osservazione è però spostata al momento che precede l'interpretazione; ci si propone infatti l'esame dell'attività tesa a creare le condizioni ottimali perché lo storico possa venire a contatto con la fonte a lui utile, nella specie, la fonte prodotta dall'amministrazione dello Stato. L'intervento apparirà diretto più alla corporazione degli archivisti che a quella degli storici, ma il fine comune alle due famiglie è la salvezza della fonte documentaria, non sempre garantita né tanto meno assicurata. Teoria e pratica, dunque, dell'acquisizione e conservazione della docu mentazione prodotta dall'amministrazione centrale e periferica dello Stato. L'attenzione sarà particolarmente diretta agli archivi dell'amministra zione periferica dello Stato (meccanismi differenziati, se pur affini, si pongono per gli atti dell'amministrazione centrale) ; nei riguardi della documentazione dell'amministrazione periferica può essere affermata l'omogeneità degli stru menti di intervento e l'omogeneità dei risultati conseguenti; si tratterà solo di una differenziata quantità documentaria in rapporto alla variabile dimen sione della competenza territoriale degli uffici produttori, ma la qualità giu ridica e sostanziale rimane confermata. In ordine a tale documentazione si pongono problemi teorici da una parte, ed esperienze concrete dall'altra : la dialettica opposizione tra i due termini fa intravvedere la divaricazione tra l'ipotesi ideale e la situazione di fatto. La teoria. Da tale punto di osservazione, nella formazione del patrimonio documentario prodotto dalla pubblica amministrazione si profila un mecca55
La
Isabella Ricci nismo quasi perfetto ; due componenti ne determinano la qualità : una giuri dica, l'altra tecnico-dottrinaria. Dal punto di vista giuridico, la fonte docu mentaria, che nasce dalla attività dell'amministrazione statale, porta con sé dall'origine una garanzia di sopravvivenza. L'atto amministrativo, infatti, che si sostanzia in un documento scritto, talora ha alla base della propria efficacia un elemento formale : la forma richie sta ad substantia111. La memoria giuridica è cioè legata alla necessità di permanenza di quella fisicità di cui l'atto doveva essere rivestito all'origine. Ma anche quando si esca da tale ipotesi non viene meno dal punto di vista giuridico la garanzia e la tutela alla conservazione degli atti che l'ammini strazione produce. Al sistema, sanzionato penalmente, concorrono una pluralità di norme che dall'ipotesi di omissione d'atti d'ufficio (art. 328 c.p.) sino a l reato di falso per soppressione (art. 430 c.p.) copre tutta una rete di responsabilità correlata alla mancata tutela di un bene demaniale e al danneggiamento del patrimonio storico. Pare dunque che già l'organizzazione di un sistema sanzionatorio di carattere generale possa garantire la perfezione del meccanismo ; ma se all'or dinamento generale si aggiunge poi il complesso di norme specialmente mirate che il d.p.r. 30 sett. 1963, n. 1409, quand'anche privo di sanzioni, rivolge alla tutela del patrimonio archivistico, l'ipotesi di perfezione teorica cresce ulteriormente. Il meccanismo pare perfetto ma come tutti i meccanismi basta poco per ché, una volta rotto l'equilibrio, la macchina si inceppi fino alla paralisi. Osserviamo dunque quale realtà si opponga a tale sistema teorico. Paola Carucci nel suo recente manuale segnala come, a compimento del lavoro di redazione della Guida generale degli Archivi di Stato italiani, siano emerse, soprattutto in relazione alla documentazione contemporanea, gravi lacune, prodotte dall'incuria della Pubblica Amministrazione nella gestione dei propri archivi correnti 1 • Una conferma poi viene, per gli anni successivi alla redazione della Guida gmerale, dal quadro delle recenti acquisizioni che la « Rassegna degli Archivi di Stato » segnala relativamente al periodo 1977-1982. I fondi archivistici l P.
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CARUCCI. Le fonti archivistiche: ordinnmmto e conservazione, Roma 1983, pp. 73-74.
domiJJentazione conte111poranea negli Archivi di SIalo
acquisiti sono tipologicamente pochi e nelle ipotesi atipiche le quantità di doc�menti versati sono di rilevanza minima. Sarà l'occasione buona per l o stanco d _t mostrare l a sua abilità in assenza di fonti? 2 La divaricazione tra teoria e pratica emerge magistralrnente in proprio dall'articolo di Isabella Zanni Rosiello, Spurghi e distmzioni di Archivi; in esso l'autore delinea un quadro della realtà archivistica presso la Pubblica Ammini strazione : il vuoto tra teoria e pratica vi appare illuminato chiaramente. Quella illustrata dalla Zanni Rosiello è la pratica quotidiana dell'archi vista di Stato quando, a tenore dell'articolo 25 del d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, dà attuazione all'attività di sorveglianza. Enunciare le lacune, le carenze, gli abbandoni, le ironie e divaricazioni tra funzionari delle varie amministrazioni e archivisti, nei confronti del pro blema della tutela documentaria, pare qui superfluo. Si impone invece l'indi viduazione precisa delle cause di tale situazione per tentare di individuare i rimedi. Le cause possono così essere schematizzate.
(/) Incuria della Pubblica Amministrazione : essa nasce da carenza di spazi e di personale, ma soprattutto da carenza di sensibilizzazione alle responsa bilità giuridiche e culturali che la gestione dell'archivio della Pubblica Ammi nistrazione impone;
b) carenza di attività da parte dell'Amministrazione archivistica impos sibilitata ad applicare a tale grave situazione tutte le forze necessarie ; le facoltà di intervento che la legge offre vengono sovente non usate. Rivisitare con la Zanni Rosiello tali mancati approcci è molto illuminante. Ma proprio dalla conoscenza dei termini del problema può nascere un metodo per invertire la tendenza; uno scettico isolamento di incomprese sensibilità non giova. Mi pare utile qui portare una testimonianza dell'intervento operato all'interno dell'Archivio di Stato di Torino. Il censimento di fondi archivistici presso la Pubblica Amministrazione di cui alla circolare dell'Ufficio centrale per i beni archivistici del marzo '83,
� Il t.er:na. è riproposto. in un recente articolo da: I. ZANNI RosiELLO, Spurghi e dùtmzione di carte d arch1v1�, tn « Quaderm storici >>, 54, XVIII, (1983), n. 3, pp. 1011-1012; cfr. pure J. LE G?r-r-, ln�en:utn ml(a storia, � cura di F. Maiello, Bari 1982, p. 71, e F. FuRET, I metodi delle SCienze SOCJah tu/la rtcertn stoncn e la << storia totale 11, in La teoria della storiografia oggi, a cura di P.
RoSSI, Milano 1983.
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La dom!IJentazione contemporanea negli Archivi di Slato
Isabella Ricci
realizzato dall'istituto torinese nell'ambito della provincia di Torino, ha offerto verifiche di antichi timori ma pure risultati e indicazioni positive. Sono stati visti in un anno 42 archivi, alla media di 6 in un anno per cia scuno dei 7 impiegati (archivisti e documentalisti) dell'istituto torinese addetti a tale compito; essi risultavano impegnati tra l'altro nella gravosa gestione delle due sedi dell'Archivio di Stato, e quindi si poteva contare su una esigua capacità di intervento. Ma l'applicazione delle poche forze disponibili non è parsa impossibile, per un'attività svolta su tempi lunghi e condotta paralle lamente a quella delle Commissioni di sorveglianza. La situazione emersa è senz'altro quella indicata nella letteratura archi vistica citata. Ma il censimento ha innescato risultati che contraddicono il pessimismo che in tali ambiti emerge e connota ogni discorso. « Conoscere » si è rivelato momento essenziale per governare una realtà che pareva incon trollabile. Nella provincia di Torino sono stati individuati e schedati 62 Uffici periferici dell'amministrazione dello Stato; già la sola individuazione degli uffici è apparsa opera difficile, in mancanza di strumenti ufficiali indicanti la loro collocazione organica sul territorio. Per ciascuno di essi gli archivisti responsabili hanno redatto una scheda in collaborazione con il capo dell'ufficio periferico visitato di persona. Essa fisserà, a partire dalla sua compilazione, condizioni oggettive e responsabilità in ordine ad ogni eventuale dispersione. Si danno qui i primi risultati: Censi111enlo degli 11jjìci.
Protocolli e rubriche in ordine Uffici privi di massimario Uffici dotati di circolari e massimari poco chiari . Uffici mancanti di titolari per la classificazione delle pratiche •
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62 47 42
Situazione emersa s11 4 2 censimenti al/Nati.
Uffici con archivi anteriori al 1944. . . . . n. Uffici con archivio di deposito disperso cause belliche e depauperamenti vari Uffici con archivio a partire dal 1947 . » .
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m. lineari
3.600
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m. lineari
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Stato dei locali.
Ottimo Buono Discreto Pessimo •
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Per sei archivi si è impostato il riordinamento dell'archivio (14 %). Sono apparse dunque situazioni di incuria e degrado in cui un ruolo non secondario gioca la mancanza di sensibilità della Pubblica Amministra zione, ma è apparso pure che incidere su tale insensibilità è possibile. L'uso di strumenti giuridici e culturali, di cui il meccanismo, come abbiamo visto� è in teoria dotato, diventa talora un elemento per invertire la tendenza. E e�erso �e il ce�si'?ento è stata un'occasione propizia per verificarlo) . . grav1 sltuaztoru che le pm possono essere risolte purché tale sensibilizzazione venga operata. Rimarranno chiaramente zone più aspre di resistenza ma un primo risul tato, percentualmente espresso nel recupero funzionale del 40 % dei casi puo nteners1 pos1t1vamente ottenuto. In tale fase gioca quale elemento indispensabile la qualità dell'intervento dell'archivista : responsabile, tecnicamente preparato e dotato di strume;rt'i di cultura istituzionale e storica adeguati. Quale però il cammino ancora da percorrere e con quali mezzi? L'attività di chi opera in periferia non può rimanere isolata da un più vasto piano dell'Amministrazione archivistica centrale. Nei rapporti avuti con i vari uffici un dato costante è emerso : nelle diffe r�nti branche dell'amministrazione statale molta più efficacia esplica una cuc�lare proveniente dall'interno della propria Amministrazione piuttosto che tl dettato dell'ordinamento giuridico generale. '
Uffici individuati nella provincia di Torino . . . . . . . . . . . . n. Commissioni istituite ed attive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Censimenti attuati fino al 1 5 febbraio 1984
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Dotazione di stm11Je11ti di corredo.
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Isabella Ricci
La dommelltazione conteiJJporanea negli Archivi di Slato
Pertanto un'opportuna attività a livello di direzioni generali (le Commis sioni di sorveglianza degli organi centrali dello Stato dovrebbero essere il costante e attivo tramite) potrebbe salvare quel residuo 60 % di casi che sten tano a muoversi nonostante l'attività di sensibilizzazione operata dall'archi vista di Stato in periferia. Altro spazio in cui l'attività dell'Amministrazione archivistica centrale può far sentire il suo influsso è quello della predisposizione e revisione dei massimari di scarto, discussi strumenti di ausilio nell'attività di sorveglianza e scarto 3• Su tale argomento non tutti gli archivisti sono concordi. Si tratta di strumenti con gravi peccati di origine in quanto nascono talora con limiti e distorsioni concettuali; ma se essi vengono assunti da chi li adopera non come legge inderogabile dello scarto \ strumenti a cui riportare cioè auto maticamente l'attività di selezione, ma invece correttamente intesi come in formazione di massima sulle serie documentarie a cui l'attività di scarto si riferisce, potranno utilmente risolversi in mezzo indiziario di conoscenza e di approccio alle differenziate realtà archivistiche presenti presso l'ammini strazione periferica dello Stato, realtà talora ignota a chi ad essa si avvicina per decretarne la distruzione senza poter preliminarmente scendere all'analisi dei singoli documenti. Solo in tal caso la conoscenza perfetta sarebbe raggiunta. D'altronde in presenza di vecchi massimari o peggio di successive e disperse circolari a cui talune amministrazioni sogliano riferirsi, un'opera di revisione e di descrizione di massima appare urgente e improcrastinabile da parte dell'Amministrazione archivistica centrale : l'alternativa è affidare lo scarto a una conoscenza fondata su campioni documentari proposti all'analisi della Commissione, campioni ridotti e pertanto riduttivi di quella certezza necessaria per un'operazione così delicata. L'analisi specifica e approfondita delle Commissioni centrali nella preparazione di massimari (più che il veloce esame in sede di Commissione di scarto, ove l'archivista è costretto a rapide _ 3 P . CARUCCI, Lo uarto rome elemento qualifiranle per le fonti della sloriograjia, in « Rassegna degli Clt., pp. 985-1017. 4 Sulla competenza delle Commissioni di sorveglianza ad apportare variazioni ai massimari di scarto cfr. circolare del Minjstero dell'Interno, Direzione Generale Archivi di Stato no 13/72 prot. l\L3.3269J8901.19(5) dell'11 marzo 1972. Si veda pure la Relazione o/ progello di decreto tkl Pre sidente dello Repuhhlico: « Norme relative all'ordinamento ed o/ personale tkgli Archivi di Sto/o », in MINI STERO DELL'INTERNO, DIREZIONE GENERALE DEGLI ARCHIVI DI STATO, Lo /egge mg/i Archivi, Roma 1963, p. 107, e E. LODOLJNJ, Organizzazione e legùlozione archivùtica italiano, Bologna 1983, pp. 298-300.
� rchlVI_ d1 Stato >>, XXXV (1975), pp. 250-264; cfr. pure I. ZANNI RosiELLO, Spurghi e distruzioni . .
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scelte affiancato da funzionari pressati dal proprio lavoro, che viene presen tat� s�mpre come più urgente e importante dei compiti assolti in quelle ope _ raztoru) potrebbe offme un parametro di riferimento di qualità talora irrag giungibile in periferia. Massimari corretti, risultato di studio e di una lunga applicazione, con libertà di applicazione degli stessi in relazione alle situazioni contingenti della documentazione dei singoli uffici e delle realtà periferiche, appaiono essen ziali alla chiara conoscenza della globalità della documentazione al di là della quale la singola serie archivistica esaminata talora può perdere il suo s gnifica�o. Senza contare le gravi ansie di giovani archivisti alle prime espe nenze di scarto senza un supporto conoscitivo specifico. Nel censimento, inoltre, su 42 casi affrontati si è posto in quattro ipotesi . 1l problema della documentazione registrata su banda magnetica (serie di Questura, serie URAR, serie di Uffici del Lavoro. Ferrovie dello Stato) ; dinanzi a tali ipotesi dobbiamo rilevare non solo una carenza di formazione professionale ma altresl la mancanza di un piano programmatico e normativa dell'Amministrazione archivistica. Certo rimettere al futuro il problema, con tando sulla lentezza dello Stato, non sembra una soluzione. Un intervento in tal campo per lo meno a livello di ricerca e di program ma si impone onde precostituire un minimo apparato normativa di tutela s. Pare qui opportuno rilevare, ancora, come la salvezza della fonte docu mentaria passi necessariamente anche attraverso un chiaro piano di edilizia archivistica. È urgente ormai che l'Amministrazione lo predisponga su scala nazionale: le fasi operative nasceranno solo quando un programma esisterà. Non si può censire, rilevare, individuare la fonte documentaria, e poi !asciarla esposta ai rischi di perdita, o peggio trovarsi nei confronti di terzi in situazione di mancato adempimento degli articoli di quella stessa legge di cui si impone l'osservanza in altre sue parti. Ma in carenza di spazi, o peggio in condizioni disastrose di conservazione, tutta l'azione svolta rischia di essere vanificata. Quali le conclusioni tratte dall'approccio pragmatico al tema della con servazione delle fonti contemporanee?
�
5 _ GRUPPO ?l STUDIO PER L'INFORMATICA DEGLI ARCHIVI DI STATO ITALIANI, EsperÙIItnli . _ du mezr.J. lellroni i allo ricerco d'archivio, in Informotique el Histoire médiévole, Eco le dJ applcozJone � � � de Rome, �ala1s Fran_ça1se Farnese, Rome 1976; cfr. pure Acles du congrès internolionol: ùiformolique _ L1ège 1981. el scJmces humomes,
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Marco Carassi
Isabella Ricci Si impone un'azione costante e programmata dell'Amministrazione archi vistica diretta ad attivare tutti gli spazi di mancata osservanza di quei doveri che l'ordinamento giuridico generale e norme particolari pongono all'ammi nistrazione dello Stato. Nessuna rinuncia ad intervenire o tacito consenso in nome del realismo dovrebbero essere presenti. Né pare da sostenere in via generale l'assunzione da parte dell'Ammini strazione archivistica, allo stato delle forze presenti, di oneri di gestione di situazioni di degrado indotte nella documentazione dall'incuria della Pub blica Amministrazione ; a tale riguardo la grave e più volte discussa questione degli archivi intermedi si riaffaccia di tanto in tanto. I due dati citati da Fausto Pusceddu in relazione agli archivi intermedi dell'Amministrazione centrale francese6 (quantità di personale e metri lineari di scaffalatura necessari) sono illuminanti e si commentano da soli per un'Am ministrazione che stenta ad assicurare la custodia di quanto oggi la legge le affida. Sui temi posti dalla salvaguardia del patrimonio documentario contem poraneo l'Amministrazione archivistica deve interrogarsi, apprestando da un lato strutture idonee ma dall'altro pretendendo da chi ha precisi doveri l'osservanza del principio fondamentale su cui si regge lo Stato di diritto : rispetto della società civile (che sulla documentazione basa interessi legittimi e diritti soggettivi) prima ancora dell'inderogabile rispetto delle norme giu ridiche e del diritto della comunità di conoscere se stessa in prospettiva storica.
6 (1971),
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E.
pp.
PuscEoou,
486--491.
Gli archivi ntermedi i ùz Francio, in « Rassegna degli Archivi di
Stato ll, XXXI
LA SCUOLA DI ARCHIVISTICA E I PROBLEMI DELLA DOCU MENTAZIONE CONTEMPORANEA
Il C0!11puter intravisto dai partecipanti al convegno nell'ufficio dell'Istituto alberghiero di Mondovì durante l'intervallo per il pranzo ha ricordato a tutti la velocità con la quale si succedono i mutamenti negli archivi contemporanei. Ci si può quindi chiedere se le Scuole di archivistica, paleogra6a e diplo matica istituite presso diciassette tra i maggiori Archivi di Stato italiani possano reggere la sfida dei tempi nuovi conservando l'orientamento origina rio di scuole nate un secolo e mezzo fa sotto l'influsso di interessi storia grafici prevalentemente medievistici. Una conferma ai primi dubbi può venire dall'individuazione del tipo di utenti delle scuole. Per quanto riguarda la Scuola di Torino, dopo alcuni anni di notevole affluenza di giovani insegnanti interessati al diploma essenzialmente come titolo per le graduatorie, l a maggioranza è ritornata a studenti e ricer catori universitari che chiedono strumenti di lavoro e orientamenti di metodo. Non mancano tuttavia alcune persone che già lavorano come archivisti di enti locali o di altre istituzioni che sentono la necessità di un supporto tecnico alle loro attività di organizzazione della memoria storica. Gli allievi più motivati sono spesso quelli che già lavorano presso un Istituto storico della Resistenza, un sindacato, un ente ecclesiastico. Ma sono anche gli allievi più desiderosi di un insegnamento più specificamente orien tato ai loro interessi immediati. Infatti essi non solo sopportano come un martirio le lezioni di paleogra fia e diplomatica medioevale, ma non apprezzano nemmeno un insegnamento di archivistica che può spesso apparire troppo astratto, specie se si dimentica che da una solida base teorica possono discendere razionali soluzioni per i problemi concreti. La prima impressione di assoluta inutilità dei programmi attuali delle Scuole di archivistica per chi deve operare su archivi contemporanei può tuttavia essere molto ridimensionata e forse capovolta se si riflette su alcuni aspetti dell'insegnamento già oggi impartito e sui suoi possibili sviluppi.
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!lifarco Carassi Si pensi in primo luogo ai contributi di metodo, applicabili per analogia a situazioni molto diverse. Se l'apprendimento della paleografia latina può essere ritenuto superfluo da chi si preoccupa unicamente di poter leggere una lettera di Giolitti o di Farinacci, non si può tuttavia negare che una disciplina come quella citata possa avere un valore formativo di carattere generale. Parimenti, riflettere sui caratteri estrinseci (carta, inchiostro, tipo di scrittura, mezzi di autenticazione, autore, data ...) ed intrinseci del documento (tipologia giuridica, particolarità del linguaggio, terminologia specifica, con tenuto informativo, eventuali contraddizioni interne o rispetto ad altre fonti sicure . . . ) con lo scopo di accertarne l'autenticità ed il grado di attendibilità, significa sperimentare meccanismi logici d'indagine che potranno guidare la soluzione di problemi posti da fonti di epoche anche molto diverse. Così, ancora, potrà essere utile anche per il contemporaneista constatare i rapporti organici che intercorrono tra i documenti costituenti un archivio medioevale o settecentesco e rendersi conto che l a reciproca posizione dei documenti nella struttura archivistica ha un valore che va al di là della mera somma dei contenuti informativi di tutti i singoli documenti che dell'archivio fan parte. La presenza della copia di un piano di rastrellamento tedesco nell'archivio di una formazione partigiana ha un significato ben diverso se inserito tra i documenti strappati al nemico durante gli scontri seguiti al rastrellamento medesimo o se inserito tra gli appunti relativi alle contromisure prese prima dell'inizio dell'operazione. La seconda collocazione rende verosimile la pre senza di un informatore simpatizzante per i ribelli nel comando tedesco o presso altra autorità al corrente del piano anticipatamente. Da qui l'evidente delicatezza dei riordinamenti di archivi storici, la cui sistemazione apparente mente perfetta nasconde talvolta lo sconvolgimento dei nessi interni della originaria struttura archivistica. Una formazione professionale completa, in cui l'organico nesso tra archi vistica e diplomatica non venga dimenticato, potrà giovare anche al contempo raneista che, in casi di reali difficoltà di riordinamento, saprà ricorrere a parti colari modalità di redazione dell'inventario e di altri strumenti di consultazione. Si consideri l'ipotesi che sia stata integrata la raccolta di opuscoli, mani festi e volantini, contenuta nell'archivio di un militante del movimento operaio di fine Ottocento, con materiale analogo reperito sul mercato antiquario : a chi abbia chiara la nozione del valore giuridico-diplomatico del documento apparirà evidente che deve essere lasciata traccia in inventario di quali pub-
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Smola di archi11istica
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dommentazione conle111pomnea
blicazioni provengono da ciascun fondo, per non perdere notizia, in una serie apparentemente ben classificata di documenti, di quali opere siano sicuramente servite a quel personaggio per la sua attività politica e quali invece siano state raccolte e inserite successivamente. Sembra quindi assumere valore generale e interesse attuale un insegna mento dei principi fondamentali dell'archivistica, anche se basato su esempi lontani nel tempo, con l'ovvia riserva che l'applicazione dei principi ai casi concreti richiede sempre intelligenza e buon senso. l\Ia sotto un altro profilo la Scuola può rivelarsi utile agli archivisti con temporanei : ed è quello della conoscenza degli organismi che hanno prodotto archivi. Pur non attribuendole il ruolo di materia autonoma, da un certo numero di anni la Scuola di Torino dedica una certa attenzione alla storia delle istitu zioni pubbliche e private, nella convinzione che non solo lo Stato e gli enti locali ma anche istituzioni para-pubbliche, assistenziali, di associazionismo politico, culturale, professionale, hanno tutte, sia pure in modi e misure diverse, costanti organizzative che individuano solitamente organi rappresen tativi, esecutivi, di controllo. Tali articolazioni si prestano, entro certi limiti, a generalizzazioni utili per una prima comprensione di altri casi concreti. Varrebbe la pena sviluppare quanto finora fatto in questo campo nelle Scuole, puntando l'attenzione non solo e non tanto su di uno studio accade mico e astratto delle istituzioni così come risultano dalle norme che avrebbero dovuto regolarne l'attività, ma soprattutto studiando come veramente le istituzioni funzionano. Occorrerebbe cioè integrare leggi, regolamenti, cir colari, prassi consolidate o deviazioni provvisorie ed altri fenomeni del vasto campo della patologia burocratica per avere una immagine non statica ma storicizzata della vita dell'istituzione. In altre parole sarebbero da studiare più i bilanci consuntivi che non quelli preventivi e più le contabilità riservate che non gli stessi consuntivi. Ne deriverebbe una attitudine a pensare non in termini di documento isolato e prescrittivo, ma piuttosto in termini di insiemi complessi di fonti unite da legami organici tra di loro, che riflettono se non l'evoluzione nel tempo dell'istituzione in tutti i suoi aspetti, almeno l'evoluzione del modo di concepire e documentare la propria attività. La vecchia Scuola d'archivio anziché essere considerata un monumento intangibile da venerare, posto al servizio esclusivo di una piccolissima élite di super-eruditi, dovrebbe tendere - pur conservando le sue peculiari caratte ristiche - ad arricchirsi, assumendo al suo interno gli strumenti di compren sione di mutate realtà burocratiche-documentarie. 5
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Marco Carassi
ScHola di archivistica e doCHI!Ielltazione conle111pora11ea
Vi sono problemi tipici dell'archivistica contemporanea ai quali occorrerà che le Scuole dedichino maggiore attenzione, anche servendosi dell'esperienza di archivisti impegnati in commissioni di sorveglianza e in attività di vigilianza. Forse la via da battere è quella indicata dalle esperienze toscane di una diversi ficazione dei corsi, che si potrebbe ottenere affiancando al biennio previsto dalla legge altri corsi più brevi e più specificamente mirati ad esigenze parti colari. Ciò che non dovrebbe andare disperso nell'eventuale diversificazione e decentramento dei corsi è un coordinamento dell'attività didattica che eviti dispersioni di forze (alcune parti di corsi diversi potrebbero essere svolte in comune) e contradditorietà teoriche. Tra i problemi dell'archivistica contemporanea che ora, nell'economia generale del corso, sono appena sfiorati, c'è indubbiamente quello della cre scita massiccia della produzione cartacea e quello dell'introduzione della informatica, fattore quest'ultimo che non sempre ha effetti di rallentamento dell'altro. La quantità di carte da trattare rende ormai quasi impossibile affrontare in tempi accettabili l'inventariazione tradizionale documento per documento ed analoga considerazione si può fare per lo scarto, al quale talvolta si rinuncia perché manca il tempo di effettuare la selezione : ci si accolla in tal modo la conservazione di carte inutili o si ricorre, per la medesima ragione, allo scarto clandestino dissennato e totale. Tra i problemi destinati a divenire sempre più importanti nell'archivistica contemporanea, e che come tali non potranno molto a lungo rimanere esclusi dalle Scuole, vi sono indubbiamente quelli connessi all'introduzione della informatica. E ciò sotto il duplice profilo dell'applicazione di strumenti informatici all'ordinamento ed inventariazione di archivi storici, da un lato, e dall'altro delle nuove tecniche di memorizzazione e gestione di archivi che nascono informatizzati fin dall'origine. Entrambe le prospettive appaiono al tempo stesso entusiasmanti e pericolose: la complessità delle loro implicazioni ed il piccolo numero di tentativi finora attuati negli Archivi di Stato ne sottolineano la problematicità. Ma i pochi archivisti che hanno avuto il coraggio di affron tare l'argomento sono una pattuglia troppo esigua per coprire le necessità didattiche delle Scuole d'archivio italiane. Ciò sembra rendere necessario il ricorso alla collaborazione di esperti esterni all'Amministrazione archivistica. Con tali esperti tuttavia occorrerà instaurare un rapporto di collaborazione e di reciproca integrazione poiché, se è vero che alcuni archivisti possono trovarsi a dover prendere decisioni
su acquisti di macchine e su impostazioni di programmi senza avere alcuna nozione di informatica, cosi pure può accadere che l'« esperto », ignaro dei principi dell'archivistica, presenti come indispensabili soluzioni magari spe rimentate nell'industria, in tutt'altro ambito e del tutto inadatte ad essere applicate altrove. Per il caso di applicazione delle nuove tecniche ad inventariazioni « sto riche » la Scuola dovrà fornire almeno alcuni criteri generali per valutare il rapporto costi-benefici (dove per costo s'intende non solo l'investimento in denaro ma anche quello di personale e di tempo). Nell'altra ipotesi di archivi informatizzati sin dall'origine, la Scuola dovrebbe far conoscere almeno le caratteristiche fondamentali dei procedi menti per mezzo dei quali facilmente si creano, manipolano e distruggono gli archivi su supporto magnetico, normalmente organizzati per ottimizzare la gestione a breve scadenza e non per conservare memoria storica delle attività dell'ente. Tali conoscenze sono necessarie non solo per accedere ai fini di ricerca storica ai dati così immagazzinati, ma anche per organizzare l'acquisizione, la gestione e la selezione conservativa, funzioni di fronte alle quali l'archivista privo di strumenti culturali adeguati finisce per ratificare, senza comprenderle, scelte operate da altri. Altro problema sul quale sarebbe opportuno dare indicazioni ai diplo mati delle Scuole di archivistica è quello della tendenza, emersa particolar mente nel mondo anglosassone, alla trasformazione degli archivi storici in banche dati che forniscono agli utenti singole notizie frutto di elaborazioni dei dati di base. A tal proposito occorrerà riflettere su di un problema di correttezza che esige la comunicazione allo studioso dei criteri con i quali i dati sono stati acquisiti ed elaborati o meglio ancora che gli offra la possibilità e le cono scenze necessarie per provvedere direttamente all'elaborazione. Sembra infine opportuno segnalare che, accanto ad una generale utilità dello studio tradizionale sotto il profilo metodologico ed accanto a nuove materie da trattare con l'apporto di consulenza specialistica, vi sono ancora due campi di conoscenza in cui le Scuole possono fornire contributi a chi debba occuparsi di archivi contemporanei non solo come studioso. Si pensi all'indispensabilità di conoscere i principi essenziali della tecno logia archivistica per saper almeno riconoscere se vi sono in atto processi di deterioramento fisico delle carte e per poter eliminare le cause e riparare i danni, facendo ricorso alle giuste competenze professionali specifiche.
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Marco Carassi E si pensi anche alla necessità di saper organizzare razionalmente l'atti vità burocratica dell'ente del quale si abbia la responsabilità impiantando u n protocollo funzionale, anche per assicurare la regolare acquisizione e conser vazione delle pezze giustificative di attività che spesso comportano la gestione di pubblico denaro.
TIPOLOGIA DEGLI ARCHIVI
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Paola Carucci TIPOLOGIA, CARATTERE DELLA PROBLEMI ORGANIZZA TIVI
DOCUMENTAZIONE,
La parola « tipologia » indica lo studio della classificazione e descrizione dei diversi tipi di un genere. Si tratta di un concetto che applicato agli archivi, senza adeguate cautele, può generare confusioni ed errori. Possiamo infatti rilevare che la ricerca di costanti o la messa a fuoco di p�culiarità nella struttura di una pluralità di archivi e nell'iter burocratico delle pratiche è essenziale per l'ordinamento delle carte ; così come dallo studio delle norme che regolano l'attività di enti o istituzioni che abbiano le stesse competenze si accresce la possibilità di identificare la natura dei loro documenti e le funzioni di cui i documenti costituiscono le testimonianze scritte. Possiamo anche constatare che è oggi indispensabile indirizzare la nostra attenzione sull'individuazione delle serie archivistiche che costituiscono la testimonianza di funzioni analoghe svolte da istituzioni diverse e delle fun zioni più caratterizzanti di ciascuna istituzione anche per valutarne la rilevanza al fine di una programmazione razionale dello scarto periodico dei documenti. Ma se da questo tipo di indagine si vuole dedurre che gli archivi possono essere classificati in tipi determinati e per l'ordinamento di ciascun tipo si possono adottare schemi precostituiti, ancorché fondati sull'analisi comparata di vari archivi, si compie un'operazione fuorviante e antistorica. L'ordinamento e l'inventariazione delle fonti e l'acquisizione della docu mentazione più recente, cui si collega lo scarto di parte delle carte, sono aspetti specifici del lavoro dell'archivista, per il quale si richiede una forma zione culturale giuridica e storica e una particolare attitudine al rigore filo logico, unita alla capacità di collegamento e di sintesi di una pluralità di dati di diverse provenienze, spesso lacunosi. Sebbene si tratti - per chi ne sappia cogliere le finalità e i nessi con la storia delle istituzioni e con la storia della storiografia - di un lavoro complesso e appassionante nonostante la ripe titività di molte operazioni, spesso chi opera nel settore degli archivi non ha un'idea chiara della propria identità professionale, identità che si presenta in
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Paola Camcci
Tipologia degli archivi
maniera ancor più problematica per chi sia chiamato ad occuparsi di singole fonti al di fuori di strutture culturali istituzionalizzate. È ben vero che avere a disposizione una pluralità di fonti induce l'archi vista a porsi di fronte ad esse nel ruolo di più immediata gratificazione proprio dell'utente, quello cioè di chi fa ricerca storica attraverso i documenti; tuttavia, professionalmente il suo compito è diverso e comporta un'attività che è anch'essa di studio e di ricerca, ma ha caratteristiche peculiari nell'am bito di un servizio svolto per la collettività. Anche autorevoli archivisti sono portati a ridurre l'autonomia disciplinare dell'archivistica considerando qualificante solo il lavoro di ricerca storica attraverso l'uso delle fonti e mera mente strumentale rispetto ad esso il lavoro di ricerca connesso all'acquisi zione, all'ordinamento e inventariazione delle fonti stesse. Questa posizione rivela in alcuni archivisti la scarsa conoscenza della propria professione, in altri - realmente qualificati - costituisce una rea zione un po' snobistica ad un altro atteggiamento, anch'esso abbastanza frequente, di enfatizzare gli aspetti teorici e dottrinali di una disciplina che invece si definisce e si qualifica essenzialmente sul terreno dell'intervento diretto sui documenti. L'archivista deve sapersi muovere non soltanto tra le fonti che riordina, ma tra tutte quelle che possono rientrare nella sua sfera di competenza, anche se necessariamente potrà raggiungere un grado di più profonda conoscenza soltanto per le istituzioni di un determinato periodo storico o di una deter minata area storico-geografica. Infatti nello svolgimento dei suoi compiti si rivela essenziale la possibilità di comparare dati e esperienze di lavoro ma in quest'opera di comparazione l'analisi di caratteristiche omogenee e la ricer ca di elementi costanti o di varianti significative è metodologicamente produt tiva quando muova dalla consapevolezza dei problemi storico-istituzionali cui va riferita l'attività delle magistrature considerate. Ne consegue la necessità di favorire una più articolata specializzazione degli archivisti che - a mio avviso - deve sempre essere collegata agli ordi namenti politici e istituzionali che si sono susseguiti nell'arco di tempo com preso tra il Medioevo e i nostri giorni, e quindi riferita ai territori su cui gli organi dei diversi ordinamenti esercitarono la loro potestà. La complessità delle situazioni istituzionali e la specificità di certe funzioni (si pensi ad esem pio ai compiti dei notai, al regime fiscale o all'amministrazione della giustizia) aprono, nell'ambito di ciascun ordinamento, ulteriori campi di indagine. Per quanto attiene alle fonti contemporanee, le possibilità di specializza zione non sono condizionate soltanto dai problemi storico-istituzionali, ma
anche dalle innovazioni tecnologiche che incidono sulla forma del documento e tendono a trasformare radicalmente il sistema della comunicazione e della informazione. Occorre dunque soffermare l'attenzione su quale debba essere l'elemento da considerare quando si voglia parlare di tipologia degli archivi. Va distinta infatti la tipologia degli archivi dalla tipologia dei soggetti che producono gli archivi. Nel primo caso avremo archivi cartacei, archivi di testimonianze orali, archivi audiovisivi (sonori, fotografici, cinematografici, televisivi), archivi automatizzati, cioè un'articolazione che discende dalla forma del documento, dal modo di produrre e tramandare l'informazione. Sarà sempre fondamentale identificare la provenienza ai fini di una conservazione che non si ponga come mero deposito delle unità, ma come mediazione culturale tesa a favorire l'uso critico delle fonti. Ma la specificità del mezzo tecnico non rappresenta una semplice differenza di supporto : infatti - soprattutto per le fonti orali e audiovisive, come potremo constatare anche dagli interventi delle prossime giornate - la forma, in connessione con l'autore, la data e il contenuto del documento, è elemento sostanziale e determina e qualifica le valenze di espres sione e di significatività di fonti che vengono costituite intenzionalmente come interpretazione e rappresentazione della realtà. Se invece vogliamo tentare di definire una tipologia in relazione ai sog getti che producono gli archivi possiamo esaminare il problema sotto diversi aspetti, rivolgendo la nostra attenzione in particolare agli archivi cartacei; ad essi può essere opportuno fare riferimento per analogia quando si voglia affrontare il tema della conservazione e della condizione giuridica degli altri tipi di archivi. In base alla legge sugli archivi, questi vengono considerati in relazione alla natura giuridica dell'ente produttore e pertanto avremo archivi prodotti da organi centrali e periferici dello Stato, archivi di enti pubblici territoriali e non territoriali, archivi privati. Questa tipologia è essenziale per qualificare la natura e il ruolo di incidenza dell'intervento dello Stato in ordine alla con servazione e alla tutela delle carte. Lo Stato ha piena competenza sugli archivi statali, compiti di vigilanza sugli archivi degli enti pubblici (cui compete l'ob bligo della conservazione della propria documentazione anteriore all'ultimo quarantennio) e su quelli privati, che deve individuare e dichiarare di « note vole interesse storico ». A i fini dell'individuazione degli archivi non statali esistenti sul terri torio è invalsa la tendenza a procedere per censimenti di archivi prodotti da
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soggetti che svolgevano la stessa attività prescindendo dalla natura giuridica dell'ente : sono stati perciò presi in considerazione archivi prodotti da confra ternite, da ospedali (pubblici e privati), da parrocchie, da banche e da industrie (pubbliche e private), e così via. Tali censimenti vengono condotti in genere su base regionale, provinciale o interprovinciale. Ai fini dell'ordinamento delle carte questi due criteri, quello giuridico previsto dalla legge e quello per tipo di attività, attuato per i censimenti, rivelano dei limiti perché danno luogo a raggruppamenti nei quali trovano posto soggetti che si differenziano notevolmente sia per la natura delle attri buzioni sia per l'ambito territoriale su cui esercitano la loro influenza e da cui, pertanto, discendono differenze qualitative non indifferenti. È forse opportuno, tenendo presenti entrambi questi criteri, tentare una prima distinzione tra archivi prodotti da un soggetto singolo e archivi pro dotti da una pluralità di soggetti regolati da una normativa comune ; l'archivio dell'Istituto centrale di statistica è prodotto da un soggetto singolo, gli archivi delle Intendenze di finanza sono archivi di soggetti regolati da una norma tiva comune. Saranno così prodotti da un soggetto singolo gran parte degli archivi privati, siano essi di famiglie, di imprese, di associazioni varie, nonché un buon numero di enti pubblici e di uffici statali specie di organi centrali. Saranno archivi di soggetti retti da una disciplina comune gli archivi delle sedi periferiche di una banca, le varie agenzie di un istituto di assicurazioni, gli uffici periferici delle diverse amministrazioni statali. È evidente che da una normativa comune discendano funzioni e competenze dello stesso tipo che si riflettono - sia pure con modalità che possono variare - nell'organizzazione dell'archivio e, certamente, nella qualità dei documenti, anche quando manchi un titolario comune o comunque direttive sulla tenuta delle carte. Tratti comuni si troveranno pure negli archivi di quei soggetti che svolgono fun zioni analoghe all'interno di una struttura istituzionale complessa che manchi tuttavia di norme di funzionamento, quali ad esempio le camere del lavoro e in genere gli uffici locali delle organizzazioni sindacali e dei partiti. Caratte ristiche comuni possono trovarsi anche nel caso di archivi prodotti da soggetti singoli che svolgono attività affini : così nel caso di aziende agricole della stessa epoca e della stessa area geografica, così le cooperative costituite, ad esempio, per la costruzione di edifici ad uso abitativo, così gli archivi di fami glie che dispongono di grossi patrimoni terrieri. Nel caso dei soggetti singoli certi aspetti comuni dell'archivio possono derivare da disposizioni di legge che i singoli soggetti, pur nell'individualità
di ciascuno di essi, debbono rispettare per l'esercizio della loro attività : così ad esempio certi obblighi di legge imposti alle imprese di medie e grandi dimensioni determinano alcune registrazioni, la tenuta di scritture contabili o il deposito in tribunale di certi atti nel caso di fallimento. Ma proprio se pensiamo agli archivi di impresa, cui possono ricondursi enti pubblici, aziende private e imprese a partecipazione statale, osserviamo che si tratta di soggetti così differenziati per varietà di funzioni, di dimensioni e di competenza ter ritoriale da dar vita ad archivi altrettanto fortemente differenziati : come com parare l'archivio di un bottegaio con quello della SME, quello di un'impresa agricola con quello di una banca, quello dcll'IRI con quello di una casa edi trice, quello di un'azienda municipalizzata con quello di un'impresa a condu zione familiare? Ne consegue che se vogliamo trovare dei tratti comuni utili ai fini dello ordinamento dobbiamo approfondire ulteriormente le nostre indagini di carattere storico e giuridico-economico, per configurare raggruppamenti di archivi omogenei. Per l'analisi della organizzazione interna degli archivi in rapporto alle forme di governo, un punto di riferimento è costituito dalla Guida generale de gli Archivi di Stato italiani, che mettendo a confronto, nella stessa opera e sulla base di un'impostazione sistematica per la descrizione dei fondi, una plura lità di archivi comunali, di archivi signorili, di archivi di magistrature cen trali e periferiche degli Stati preunitari e dello Stato italiano, di archivi nota rili, offre la possibilità di un primo approccio per individuare certe linee caratterizzanti nell'evoluzione dell'organizzazione della memoria storica e tende altresì a orientare, sulla base di una rigorosa applicazione del principio di provenienza, i criteri per i futuri lavori di ordinamento, la cui necessità improrogabile è stata evidenziata dalla stessa Guida. Impostare i lavori di ordinamento alla luce della ricerca delle analogie che necessariamente debbono scaturire da una normativa comune, o comun que dall'esercizio di funzioni simili, costituisce un passo avanti, da un punto di vista metodologico, rispetto alla convinzione diffusa della unicità e irripe tibilità di ciascuna realtà archivistica, vale a dire di ciascun fondo da riordinare. L'affermazione della unicità e irripetibilità di ogni archivio, che contiene elementi di verità, connessa a quella del rapporto di identità tra archivio e istituzione, ribadita a lungo in maniera acritica e riduttiva e giustamente messa a un certo punto in discussione, sono il risultato di riflessioni maturate in clima di rinnovato idealismo. Queste riflessioni, almeno nelle formulazioni
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più acute di G. Cencetti, si ponevano in antitesi alla diffusione di classificazioni tipologiche di archivi e singole serie e di schematizzazioni eccessivamente semplicistiche, affermatesi tra la fine del secolo scorso e i primi decenni di questo, di cui è espressione emblematica il manuale di Archivistica di E. Casanova, ma ancor più i vari piccoli manuali in uso presso alcuni archivi comunali, quali ad esempio quello del Pecchiai, conservatore dell'archivio comunale di Milano, usati spesso anche dagli archivisti di Stato. Questa tendenza classificatoria di matrice positivista, oggi in varie forme riemergente - un po' per l'uso talora sconsiderato dell'elaborazione elettronica sugli archivi tradizionali, un po' perché a una maggiore sensibilizzazione sulla importanza degli archivi corrisponde un aumento disorganico di persone chiamate a ordinare le carte senza un'adeguata preparazione specifica - ha contribuito in passato a conferire scientificità al lavoro di schedatura e di inventariazione ; ma ha portato anche ad allontanarsi, salvo rare eccezioni, dalla tradizione archivistica sviluppatasi soprattutto in area toscana alla metà del secolo scorso, fondata sull'individuazione delle magistrature e delle loro trasformazioni in rapporto all'evoluzione storico-istituzionale, e testimoniata non solo da saggi e relazioni ma anche da un'intensa opera di invcnta riazione. Sottolineare la correlazione tra l'apparato normativa, i singoli soggetti operanti nella società e i documenti da essi prodotti contribuisce a porr:" in termini corretti le finalità dell'ordinamento storico e a evidenziare i limiti di una concezione delle fonti tendente a identificarle e ordinarie in base a una tipologia astratta e precostituita. Con l'ordinamento storico infatti si mettono in evidenza da un lato le funzioni dell'ente e la sua organizzazione, dall'altro i suoi modi concreti di operare. Non sempre l'ente esplica tutte le attività previste dalle norme isti tutive e di funzionamento e, per di più, in molti casi la sua attività si accresce e si sviluppa di fatto, senza neanche ricevere sempre una successiva istituzio nalizzazione, o viene talora influenzata da norme e situazioni ad esso esterne, che possono incidere sostanzialmente sulla sua attività : di conseguenza anche nell'archivio ci si troverà di fronte a serie di formazione empirica. Inoltre ed è questo un punto essenziale per una corretta applicazione del metodo storico - la struttura dell'archivio è in genere più semplificata rispetto al complesso delle funzioni e delle competenze dell'ente, e a seconda dei criteri di classificazione adottati, risulta più o meno aderente alle forme che di fatto assumeva nel tempo l'attività dell'ente.
L'ordinamento storico tende dunque a restituire alle carte l'ordine con cui queste sono state poste in essere. 1 aturalmente quando l'ente non si sia preoccupato di organizzare in origine il proprio archivio, o quando le carte abbiano subito pesanti rimaneggiamenti o vicende molto fortunose che ne hanno alterato la fisionomia, l'applicazione del metodo storico presenta pro blemi di difficile soluzione. Recentemente è emersa la tendenza - specie tra chi si occupa occasio nalmente di archivi - di riproporre il criterio dell'ordinamento per materia, nella convinzione che in tal modo si faciliti per i ricercatori l'uso delle carte. L'mo delle carte, invece, viene agevolato - come ormai dovrebbe essere oyvio - dai « mezzi di corredo » (inventari, elenchi, schedari, repertori, indici). L'inventario ben fatto di un fondo correttamente riordinato si compone di tre parti: introduzione, descrizione delle carte, indici. L'introduzione deve comprendere un sobrio profilo istituzionale del soggetto che ha prodotto le carte notizie sulle vicende subite dall'archivio e una nota tecnica sui criteri adot :ati nell'ordinamento e nella compilazione dell'inventario. Da questa introduzione e dalle note premesse alle varie serie dell'archivio debbono de sumersi i nessi di significatività esistenti tra le serie, vale a dire in che modo si pone il rapporto tra funzioni istituzionali e formazione delle serie. Il ri cercatore infatti deve essere messo in grado di capire la natura delle compe tenze riflesse nei registri e nei fascicoli descritti nell'inventario. Quanto più riesce all'archivista di ricostruire con chiarezza la distribuzione delle fun zioni tra i diversi uffici dell'ente e l'iter burocratico delle singole pratiche e le finalità di determinate registrazioni, tanto più si potranno evitare descri zioni troppo analitiche delle unità archivistiche. In ogni caso nella descri zione di esse si dovranno distinguere gli elementi obiettivi (classificazioni, numerazioni e titoli originali) che identificano ciascuna unità, da elementi di integrazione introdotti dal curatore dell'inventario. Infine, corredando la descrizione delle carte con indici adeguati, si forniranno le chiavi di ri cerca ritenute più opportune. Il tentativo di sistemare le carte secondo il principio di provenienza va fatto comunque, anche nei casi apparentemente più disperati, perché spesso si rivela non solo attuabile sia pure con qualche intervento suggerito all'archi vista dal buon senso, ma addirittura più semplice di criteri che riflettono comunque scelte soggettive dell'archivista. Ma qual'è il margine di intervento consentito all'archivista chiamato a riordinare le carte già prodotte da un ente? Possiamo tentare una risposta
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- peraltro problematica perché in ogni caso gli archivi sono storicam ente determinati in varia maniera - se ci poniamo con chiarezza le finalità che intendiamo pe�seguire . Quando ordiniamo le carte non ci dobbiamo porre il . problema d1 d1 �porle 1� modo da renderle più facilmente consult abili; que sto problema s1 pone Invece - come abbiamo visto - in sede di inventa riazione. Molte manipolazioni arbitrarie operate nell'ordinamento derivan o dalla co� f� sione degli obiettivi propri di queste due operazioni, concett ual mente d1stmte, anche se di fatto alcune fasi di esse si svolgono contem pora neamente. Con l'ordinamento storico ci proponiamo di individuare le funzioni del l'ente, di ricos �ruire att�aver�o quale organizzazione burocratica (uffici e . con:petenze� tali funz10m veruvano esercitate, di comprendere in che modo vemva classificata e sistemata la documentazione prodotta nell'esercizio delle funzioni individuate. Un archivio ben or�anizza �o, almeno sulla base di un'ampia indagine da _ _ statali e non me condotta s �gli archivi statali dei secoli XIX e XX, può avere la documentazione classificata o in base a un titolario o in base a ordine cro nologico. In quest'ultimo caso venivano di solito compilati, contest ual men_te alla formazione del fascicolo, schedari onomastici o per materia che _ costitUivano con la serie cronologica un unico, inscindibile sistema . Nell'ipotesi �ell'archivio basato sul titolario, questo può essere per _ �ffic10 o per funziOne e, nell'ambito di una di queste due ripartizioni, è ar _ categor t�col� to 1n ie. Prescindendo da le ulteriori articolazioni deJJe catego _ _ per ufficiO ne st avra, �he nel t1tolano le categorie riflettono competenze . _ propne dt ciascun ufficio, in queJJo per funzioni le categorie posson o riflet tere competenze esercitate da uffici diversi. Se si tratta dell'archivio di un ente complesso � molto proba ile che vengano adottati criteri misti. Singole _ _ Infine sene o smgole categone possono trovarsi in ordine alfabetico. Nella documentazione si riflette certamente l'attività svolta dall'ente e ovviamente, si può supporre che un ente svolga comunque delle funzi 1 (nonostante l'alto numero di enti inutili solo in parte soppressi). Capita però che, anche quando esista un'organizzazione burocratica, non sia affatto certo eh� i documenti ve�gano sistematicamente e razionalmente classific ati. Quando , po1 I ente non abbta neanche una struttura burocratica definita è molto pro _ babtle che l'archivio non conosca alcun ordine sistematico. Ma l'archivio, sia se posto in essere in maniera più o meno sistema tica sia se posto in essere senza alcun ordine dato, costituisce di per sé testimo�
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nianza storica del modo di funzionare dell'ente. Non è in genere casuale che certi enti sentano l'esigenza di una organizzazione burocratica c di un archivio funzionale mentre altri agiscono in maniera estemporanea e senza preoccuparsi dei documenti prodotti. Tuttavia anche negli archivi disorga nizzati si rivelano delle costanti che testimoniano le esigenze immediate dell'ente. È difficile che almeno qualche nucleo di documenti non si presenti aggre gato in base a un criterio identificabile : certi elementi formali dei documenti e dei fascicoli possono ricondurci a una funzione specifica, o viceversa l'analisi delle funzioni dell'ente può consentire di individuare delle costanti che giustificano eventuali aggregazioni delle carte. Così ad esempio nella documentazione dei sindacati, che per molto tempo non hanno sentito l'esi genza di organizzare razionalmente i propri archivi, si può essere formata di fatto una serie per le vertenze o si può trovare aggregata o aggregabile la docu mentazione relativa ai congressi. Dal confronto dei modi in cui si presentano gli archivi prodotti da enti dello stesso tipo si possono desumere elementi che consentono, ad esempio, di far comprendere che l'ente attribuiva rile vanza a parte delle sue carte e si disinteressava completamente di altre, che l'esercizio di certe funzioni richiedeva un minimo di ordine mentre per altre non si poneva neanche l'ipotesi che i « precedenti » potessero servire. Spesso per gli enti che non hanno un'organizzazione burocratica stabile certe aggregazioni dei fascicoli possono desumersi riconducendoli alle persone che di fatto svolgevano certe funzioni ; nel caso di enti istituiti dopo la guerra - ma anche per molti di data anteriore è essenziale il ricorso alla testimo orale, sia per il recupero di vari nuclei di documentazione, sia per nianza avere notizie o conferma di ipotesi, formulate nel corso dell'ordinamento, su come l'ente funzionava e sulle persone che in esso operavano. La difficoltà dell'ordinamento in questi casi discende dal fatto che l'ente, anche quando non abbia adottato alcun criterio di classificazione, ha comun que prodotto documenti che, per la natura degli affari trattati, avrebbero ri chiesto un quadro di classificazione. Se però mancano riferimenti formali, la sola analisi dell'oggetto del singolo documento spesso non ne consente l'aggregazione certa agli altri documenti che costituiscono una determinata pratica : se viene esaminato soltanto in base all'oggetto un singolo documento può essere logicamente aggregato a pratiche diverse. Ne consegue che per gli archivi in cui non era stato previsto un sistema che predeterminasse le interrelazioni dei singoli documenti, sarà ben difficile operare in sede di ordinamento un'organizzazione delle carte che non sia arbitraria. Di qui la -
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necessità, anche per gli archivi che si formano in maniera disorganica, di non intervenire (se non nei casi di evidente disordine sopravvenuto per cause accidentali) sui singoli fascicoli, pretendendo di ricostruire - smembrando e riaggregando le carte - pratiche ben sistemate. Tale pretesa può essere facilmente indotta dal fatto che negli archivi formati senza un quadro di classificazione sono frequenti i fascicoli con documentazione eterogenea. Ma quell'eterogeneità originaria può suggerire al ricercatore connessioni rile vanti ad esempio sul modo in cui si è giunti a una decisione, sulla documenta zione usata per pronunciare un discorso, e così via. Quando manchi qualsiasi criterio di classificazione precostituito o empi rico e, anche dallo studio delle funzioni dell'ente e dall'analisi degli elementi formali della documentazione, non si riesca a dedurre alcun nesso di aggrega zione, resta il fatto che in ogni caso la documentazione si sedimenta in sequenza temporale : vale a dire che, in analogia con quanto più frequentemente avveniva per gli archivi antichi, dovremo constatare che l'unico ordine pos sibile è quello cronologico. Si renderà allora necessaria, come per molte filze miscellanee degli antichi regimi, una descrizione più analitica delle singole unità e, di conseguenza, un più articolato sistema di indici. In tal modo si consentirà al ricercatore una più libera e corretta interpre tazione dei documenti, anche se è evidente che la ricerca in archivi prodotti senza classificazioni precostituite presenta maggiori difficoltà : una corretta o ordinata gestione degli archivi correnti è infatti necessaria anche in vista della loro futura utilizzazione per fini storici. Va da sé che quanto più un archivista è esperto, tanto più saprà cogliere nessi di collegamento tra le carte, difficilmente decifrabili per chi non abbia l'abitudine all'analisi diplo matica dei documenti. Nel rapporto tra le funzioni dell'ente, l'attività effettivamente svolta e i modi di formazione delle serie si realizzano dunque quelle differenze che caratterizzano i singoli archivi anche se prodotti da enti regolati dalle stesse norme istitutive e di funzionamento : non solo potrà darsi il caso che alcuni di questi archivi si riveleranno più o meno ben sistemati e altri invece saranno variamente disorganizzati, ma si potrà constatare che ad esempio una stessa funzione istituzionale può dar luogo a documentazione che si differenzia per quantità e qualità in conseguenza di situazioni locali differenti. Gli archivi contemporanei, inoltre, solo eccezionalmente possono essere conservati nella loro integrità : poiché le lacune non si presentano uguali in tutti gli archivi prodotti dallo stesso tipo di ente, l'ordinamento storico
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consente - meglio di qualsiasi altro criterio di ordinamento - di rilevare queste lacune (attraverso i fascicoli mancanti nelle s�qu�n�e originali, i salti di numerazione o di altri segni di classificazione) e qutndt dt comparare queste diverse situazioni ai fini di una più completa ricostruzione storica dell'istituzione. È evidente che se riordino l'archivio di una cassa di risparmio e ne studio il funzionamento, i risultati relativi alle funzioni della cassa potranno essere utilizzati da tutti quelli che riordinano altri archivi di casse di risparmio: il profilo istituzionale, cioè, una volta ricostruito è utile in tutti i casi in cui si riordinano archivi di enti retti da una normativa comune, ma l'ordinamento di ciascun archivio può presentare di volta in volta problemi peculiari deter minati sia dai modi in cui era orgaruzzato l'archivio sia dalle vicende cui di fatto sono state sottoposte le carte, che vanno studiati e risolti caso per caso. Se riordino l'archivio di una società per azioni, individuerò sia il rapporto tra gli obblighi imposti dalla legge e la documentazione c�e n� è testi�oni�nza _ socteta,. sia certe funzioni che quasi sicuramente saranno propne dt quals1as1 ma la storia di ciascuna di esse varierà e pertanto a seconda dell'origine della impresa potrò trovare carte di famiglia dell'imprendit�re frammiste a carte _ di gestione, spezzoni di archivi di altre imprese f�se 1n qu�lla constderat �, _ serie nelle quali non si rilevano differenze formalt ev1dent1, nonostante tl trapasso, supponiamo, da società in accomandita s�mplice a _ so�ietà p:r azioni, e così via. Solo per certi tipi di atti quali ad esempto verball, g10rnali d1_ cassa, registrazioni imposte alla legge ecc., la documenta�ione . ha c��atteri formali che impongono la costituzione di serie facilmente tdenttficabtlt. Per tutta la attività che si esplica in forma di corrispondenza sistemata in singole pratiche, l'articolazione interna data ad essa in ciascun archivio può variare. Far scomparire queste peculiarità, imponendo uno schema di ordina mento uguale per tutti gli archivi prodotti da soggetti retti da una normativa comune o da soggetti singoli che svolgono attività analoghe, sopprime la possibilità di ricavare dalle caratteristiche pro�rie di cias�un archivio ele�enti _ _ arch1v1 _ pro utili alla ricerca storica. Se viceversa dall'ordinamento di dtverst dotti da una pluralità di enti dello stesso tipo si delineeranno serie che presen tano le medesime caratteristiche, potremo certamente disporre queste serie secondo un comune schema logico, a meno che non si rilevino delle numera zioni e classificazioni originali che ne impongano un diverso ordine. Ma anche in questo caso sarà possibile - rispettando nel singolo i�venta�io �i og�i archivio l'ordine originario - compilare ad esempio una gutda de1 van archt vi considerati che presenti i dati secondo uno schema comune.
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Un archivista esperto può limitarsi - se nell'economia dei suoi program mi di lavoro si rende necessario - alla ricostruzione dell'ordine origim!rio della serie fondandosi solo sui dati formali dei documenti senza necessa::i:: mente approfondire lo studio dell'ente : la cosa in diversi casi è possibile c anzi quando si tratti di archivi di enti già studiati e sia possibile riordinare senza particolari difficoltà l'archivio, non ha senso perdere tempo per cipro porre uno studio che non dice niente di nuovo o di utile. Ovviamente quando ci troviamo di fronte ad enti pubblici singoli o ad archivi privati, ciascun archivio rappresenta un soggetto a sé che può meritare di essere studiato anche quando la documentazione non presenti peculiarità o problemi notevoli ai fini dell'ordinamento. Quando ci proponiamo, in sede di ordinamento, di ricost::uire l'originaria struttura dell'archivio, alludiamo all'archivio dell'ente nel periodo in cui questo operava, anche se - poiché l'archivio riflette l'attività di un soggetto dina mico e inoltre sopravvive ad esso - lo studio delle modifiche dell'archivio subite nel corso del tempo pone all'archivista ulteriori problemi, anche di natura storico-istituzionale, che deve risolvere cercando di comprendere quali delle modifiche che hanno inciso sulla struttura originaria vanno mante nute e quali invece vanno rimosse : deve cioè decidere se sia il caso - o ve sia effettivamente possibile - di ripristinare l'archivio nelle sue forme d'ori gine o se invece gli interventi successivi debbano permanere in tutto o in parte. Comunque il lavoro su schede consente di studiare con calma le varie ipotesi, prima di adottare quella giusta, e anche quando la prudenza consigli di non operare spostamenti di carte della cui opportunità non si è del tutto certi c'è sempre la possibilità di una ricostruzione dell'ordine sulla carta e di collegamenti mediante diversi strumenti di ricerca, per stabilire le correlazioni tra l'archivio nelle supposte forme originarie e le varie modifiche determinate dalle vicende connesse alla storia dell'ente che lo ha prodotto e quelle che le carte hanno subito quando ad esso sono subentrati altri enti. Così ad esempio se la regione subentra a un ufficio statale nell'esercizio di certe funzioni, una parte dell'archivio dell'ufficio statale dovrà passare necessariamente alla regione per la prosecuzione dell'attività. Quando si porrà il problema dell'ordinamento e dell'inventariazione dell'archivio di quell'ufficio statale si dovrà fare neces sariamente un rinvio all'archivio della regione e probabilmente potrà rive larsi utile in qualche caso ricostruire « sulla carta », cioè facendone l'elenco completo, tutta la documentazione dell'ufficio statale, anche se di fatto una parte di questa sarà entrata a far parte dell'archivio della regione.
Gli archivi dei secoli XIX e XX sono dunque caratterizzati dall'uso del titolario, cioè di un quadro di classificazione che prefiguri le connessioni dei propri documenti, ma, come abbiamo visto, questo non significa che tutti gli archivi di quest'epoca nascano ben sistemati, anzi spesso è vero esat tamente il contrario. Però è senz'altro propria di questo periodo l'esigenza di dare vita a singole pratiche, di raccogliere, cioè, in fascicolo i documenti attinenti a un affare : anche se un soggetto non predispone un sistema di clas sificazione per i suoi documenti, entrerà senz'altro in contatto con altri sog getti, alcuni dei quali hanno un archivio ben organizzato. L'esigenza di conser vare alm::no per qualche tempo i documenti c quella di ritrovare facilmente i precedenti si diffonde sempre di più, anche per l'esercizio di attività non pub bliche. Per la documentazione dei secoli XIX e X X osserviamo che da un lato disponiamo di raccolte di leggi, di censimenti, di repertori, di pubblici regi stri che in teoria ci consentono di individuare i soggetti operanti nella società ; dall'altro incontriamo difficoltà notevoli nel reperire gli archivi c quando anche li abbiamo trovati, l'ordinamento spesso può presentare difficoltà ancora più complesse di quanto non avvenga per gli archivi antichi. E questo non soltanto per la mole maggiore di documentazione prodotta, cui spesso si accompagnano scarti indiscriminati che alterano la fisionomia dell'archivio, ma proprio a causa della obiettiva necessità di più articolati criteri di classificazione dei documenti, determinata dai problemi imposti dall'organizzazione più com plessa dello Stato moderno e di molte altre istituzioni della società contem poranea. Cioè per quel che riguarda i documenti la mole maggiore di carte prodotte non rappresenta solo un problema quantitativo, ma anche qualitativo. La alfabetizzazione della società e la maggior diffusione della carta hanno portato a scrivere cose imporranti e cose meno importanti venendo a mancare così quella sorta di selezione naturale scaturita anteriormente dal costo (non solo in senso economico) della informazione scritta : oggi il problema dello scarto, o se si preferisce, della selezione dci documenti, si presenta in termini quasi drammatici in tutti i paesi. Se non si riesce a impostare correttamente il pro blema dello scarto periodico dei documenti, puntando sulla semplificazione dell'iter delle pratiche e sull'adozione di titolari e massimari di scarto funzio nali, e quindi sullo snellimento delle procedure burocratiche e sulla razionaliz zazione degli archivi correnti, si favorisce la distruzione indiscriminata delle carte, sotto la spinta sempre più pressante del bisogno di spazio e dell'impos-
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Tipologia degli archivi Paola Carucci di fronte a quantità sibilità di operare la selezione dei documenti da conservare ciente. sterminate di carte classificate spesso in maniera insuffi ratici sempre più buroc ti La documentazione scritta è il riflesso di appara ità svolta quoti l'attiv complessi e farraginosi, in cui spesso il rapporto tra uenziale. E anche dianamente e le finalità istituzionali non è afl-atto conseg di interrelazione tra enti che operano in maniera funzionale, dato il sistema dure lente e spesso i diversi soggetti, si scontrano costantemente con le proce illogiche della burocrazia statale e locale. . . . tra 1st1tuz10m Il fitto scambio di corrispondenza tra centro e penfena, ess? di inform�zione pubbliche e istituzioni di d.iversa natura, crea un compl 1o della cornspon scritta variamente articolata e interdipendente. Dallo scamb alla classificazione to esplici ento denza basato in linea di massima sul riferim a conferma della nto del d cumento cui si risponde, emerge un ulteriore eleme ine. Questo infatti utilità di risistemare le carte ripristinando l'ordine d'orig talora superflua la permette l'uso di rubriche e repertori coevi, che rendono _ ver�fica delle _Jacu�e compilazione di nuovi strumenti di ricerca ; facilitano la nc� rc�e di st� r�a nelle tutto provocate da scarti e dispersioni, utile soprat . � o da1 .rifer�ment1_ l� quantitativa ; consentono il rapido reperimento, muove 10 o d1 altn arch1v1. un documento, di ulteriori documenti dello stesso arch1v dalla sequenza Le modifiche dei destinatari di certi documenti, rilevabili ci riferimenti fornir o posson ordinata di fascicoli di una serie archivistica, ssa, . pr� sente intere ci utili sia per il reperimento di altra documentazione che ma tras o� �10n1 el e negli archivi dei diversi destinatari, sia per lo studio delle_ ongmane e s1 sta procedure burocratiche. Quando siano ricostruite le sene conservata, e pertanto compreso a quali funzioni risponde la documentazione ti certi dati, si facilita risultino chiare le finalità per le quali sono stati raccol dati forniti per i la possibilità di valutare l'attendibilità della fonte : certi ente più rispondenti censimenti, con la garanzia dell'anonimato, sono certam i; se per la presenta alla realtà di quelli forniti per la dichiarazione dei reddit d'appoggio è assai zione dei bilanci un ente non è tenuto a produrre pezze relazioni non fir probabile che quei bilanci si riveleranno fantasiosi. Certe del Partito nazio mate conservate nei fascicoli delle Federazioni provinciali chiaro il sistema d.i nale fascista sono difficilmente utilizzabili perché non è corretta analisi delle informazione adottato dal PNF, mentre è possibile una noto il meccanismo informazioni confidenziali della polizia perché ne è più cui corrisponde ed è stato reperito il registro con i nomi degli informatori, ssa. un numero che identifica ogni informazione da essi trasme .
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L'evoluzione storica della gestione degli archivi prodotti dagli uffici statali è diversa da quella degli archivi non statali, per i quali si sono deter minate le soluzioni più varie. Per gli archivi delle istituzioni dello Stato, pur nella pluralità di forme degli Stati preunitari, si è verificato ovunque, sebbene in tempi diversi, il concentramento delle fonti in appositi Istituti archivistici, destinati, a partire dalla fine del secolo XVIII, alla pubblica consultabilità. Questa soluzione che, a mio parere, appare la più favorevole alla buona conservazione degli archivi, sia per i minori costi di gestione, sia per le possibilità di studio e di confronto che può derivare solo da un lavoro articolato su una pluralità di fonti, fa sì che le nostre riflessioni teoriche sulle istituzioni e sui loro archivi, e l'elabora zione dei criteri di ordinamento e di inventariazione, si fondino prevalente mente sullo studio dei documenti prodotti dallo Stato. Ma, contrariamente a quanto molti ritengono, questo non significa affatto che nei corsi di archivistica si sia in grado di fornire una preparazione specia listica sulle magistrature statali adeguata ai problemi che l'archivista incon trerà nell'ordinamento delle carte. Anche nei casi in cui esista un'ampia biblio grafia giuridico-istituzionale o storico-istituzionale relativa a determinati ordinamenti statali o a magistrature di certi periodi storici, non risultano mai prese in considerazione tutte le magistrature operanti, né si trovano facilmente notizie sulle procedure burocratiche e quindi sui meccanismi che regolano il funzionamento di ogni magistratura : a tale fine si rivelano più utili commenti alle leggi coevi alla loro emanazione e una trattatistica minore prodotta da funzionari e magistrati - purtroppo non sempre facilmente reperibile - cer tamente più aderente alle questioni quotidiane trattate nell'esercizio delle funzioni istituzionali. Opere pregevolissime sotto il profilo storico e giuridico - fondamentali quindi per la formazione culturale dell'archivista - si rivelano di scarsa utilità ai fini del lavoro d'archivio. Nel corso dell'elaborazione della Guida Ge11ernle sono moltissime le magistrature individuate, sia antiche sia moderne, su cui l'indagine bibliografica non ci ha rivelato quasi nulla e anche per quelle più studiate si sono posti, dal confronto con le carte prodotte, problemi istitu zionali di difficile soluzione. È questo un campo nel quale gli archivisti hanno un proprio spazio specifico : l'ordinamento e l'inventariazione delle carte infatti consentono un approccio particolare alla storia delle istituzioni, che parte dall'analisi di elementi formali che caratterizzano la produzione dei documenti secondo la prassi adottata dalle varie magistrature e richiede un costante lavoro di indagine e di verifica.
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Paola Carucci
Tipologia degli archivi
La configurazione della società moderna ha fatto emergere, soprattutto a partire dal secolo scorso, accanto alle magistrature statali, ai comuni, alle istituzioni religiose ed ecclesiastiche, alle famiglie di antica e nobile casata, una pluralità di soggetti di natura pubblica ma non statale e di soggetti pri vati, i cui archivi costituiscono fonti essenziali per lo studio della storia contemporanea. La legge italiana sugli archivi prevede il versamento negli Archivi di Stato per la documentazione degli organi centrali e periferici dello Stato, ma lascia ampia autonomia di gestione per gli archivi non statali, attribuendo allo Stato - come si è prima accennato - soltanto un'attività di vigilanza, che si realizza mediante una serie di funzioni tese a garantire l'osservanza degli obblighi posti dalla legge per gli archivi degli enti pubblici ed estesi agli archivi privati solo quando per essi sia intervenuta la dichiarazione di notevole inte resse storico. Questa attività di vigilanza non esclude, anzi presuppone, che il soprintendente archivistico abbia un ruolo di impulso e di coordinamento o di collaborazione con le varie iniziative per la salvaguardia degli archivi prese nel suo ambito territoriale dalla regione, dagli altri enti locali e da varie isti tuzioni culturali pubbliche e private. I problemi relativi agli archivi statali sono certamente ancora numerosi e complessi, ma per essi, nonostante le difficoltà connesse da un lato alla cat tiva gestione della pubblica amministrazione, cui corrisponde la formazione di archivi male organizzati, dall'altro a questioni pratiche, quali ad esempio quella di trovare sedi idonee o quella dello stanziamento di somme elevate per il restauro, esiste tuttavia una situazione ben definita e di fatto, per vari aspetti, funzionante. La situazione degli archivi non statali, pubblici e privati, presenta invece problemi di più difficile soluzione. Per quanto attiene all'ordinamento e alla inventariazione non esistono differenze metodologiche sostanziali tra gli archivi degli uffici statali e quelli prodotti da soggetti diversi dallo Stato. Si pone invece in termini un po' diversi il problema della preparazione profes sionale di chi ne debba curare la conservazione. Il mestiere dell'archivista presuppone - come già si è accennato - una preparazione culturale di buon livello ma si apprende, salvo un minimo di cognizioni di base, in forma artigianale, operando accanto a un archivista più esperto, considerando criti camente guide e inventari compilate da chi ci ha preceduto, studiando atten tamente rubriche e repertori coevi che spesso ci offrono la chiave per compiere le ricerche e per ricostruire l'ordine originario delle serie, facendo indagini su una pluralità di archivi diversi, confrontando le caratteristiche formal i dei
documenti, studiando leggi, regolamenti, disposizioni di carattere generale o disposizioni interne (spesso peraltro reperibili solo tra i documenti da rior dinare) relative all'organizzazione e al funzionamento dell'ente produttore, studiando l'ordimmento politico e amministrativo nel quale operava l'ente di cui si riordinano le carte o della cui gestione si è comunque incaricati, seguendo la produzione storiografica che ha fatto uso delle fonti di cui ci si occupa o di fonti analoghe. Ma la pluralità di iniziative sorte negli ultimi anni nel settore degli archivi non statali rende indispensabile la possibilità di preparare in tempi rapidi operatori, mediante corsi di qualificazione professionale. Non sono stati ancora messi a punto - salvo casi particolari - programmi adeguati e metodi efficaci di insegnamento, né vi è un numero di docenti sufficientemente pre parati a un tipo di insegnamento che deve ormai necessariamente articolarsi in indirizzi specializzati. Per gli archivi non statali possiamo avere varie soluzioni di conservazione : vi sono Istituti con personalità giuridica pubblica o privata, che conservano istituzionalmente non soltanto il proprio archivio ma anche archivi di altre provenienze (Istituti storici del Risorgimento e della Resistenza, Fondazione Einaudi, Istituto Feltrinelli, ecc.). In questo caso procedere al censimento dei fondi, all'ordinamento, alla predisposizione di guide e inventari non pre senta differenze sostanziali - salvo quelle connesse alle diverse dimensioni degli istituti - dal bvoro che si svolge negli Archivi di Stato e che offre L1 possibilità di operare con modalità e tempi adeguati alle difficoltà che pre senta il lavoro d'archivio, stabilendo delle priorità, procedendo gradualmente dai lavori più semplici di condizionatura o di mera elencazione a quelli più difficili di ordinamento e inventariazione. A parte questi casi e quelli rappresentati da Sezioni separate d'archivio di enti pubblici e da archivi privati correttamente conservati presso il pro prietario - che nell'insieme non rappresentano la maggioranza - per gli archivi non statali, conservati presso il soggetto che li ha prodotti o fin iti altrove, si pone in primo luogo l'esigenza di sapere quali sono e dove stanno; in secondo luogo, quando siano stati reperiti, si pone quella di provocarne l'ordinamento e l'inventariazione e di assicurarne la consultabilità per gli utenti. Quanti siano gli enti pubblici e privati che conoscono gli obblighi deri vanti dalla legge sugli archivi è difficile dire, ma debbono essere pochi, se si pensa che la legge sugli archivi è in genere poco conosciuta anche presso gli uffici statali, ove in genere la si applica più per prassi che per conoscenza
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Paola Camcci
Tipologìa degli archivi
diretta. Si dà il caso che questa legge sia poco conosciuta o deliberatamente ignorata anche da chi prende iniziative, per certi aspetti benemerite, tese alla salvaguardia degli archivi. Laddove lo Stato può intervenire gratuitamente e con competenza (o almeno con maggiore esperienza), oggi si tende a creare nuovi organismi, nuove forme di consulenza, spesso non qualificata, intorno a cui girano parecchi soldi. Talora ci si trova nell'impossibilità di operare per mancanza di fondi, talaltra ci troviamo di fronte a stanziamenti eccessivi del tutto sproporzionati ai costi necessari per la conservazione dei documenti. Se la pluralità di iniziative è senz'altro stimolante e proficua, va tuttavia rilevato che la tendenza a privatizzare o comunque a svincolare dalla colla borazione con le Soprintendenze archivistiche l'opera di censimento e ordina mento delle fonti, comporta solitamente un rischio per la libera consultabilità dei documenti. Archivi di imprese o di banche, di partiti o di famiglie sono spesso feudo riservato di storici graditi all'ente produttore, mentre l'Ammi nistrazione archivistica statale compie una politica generale antidiscriminatoria negli Archivi di Stato e la legge sugli archivi si propone lo stesso fine per le Sezioni separate d'archivio degli enti pubblici e per gli archivi privati dichia rati di notevole interesse storico. Non a tutti è noto che per gli enti pubblici si applicano le stesse norme relative alla consultabilità dei documenti previste per i documenti dello Stato. All'Amministrazione degli Archivi di Stato va però fatto carico di non essere riuscita a potenziare al momento giusto e in maniera adeguata le Soprin tendenze archivistiche e, mentre ha dedicato e dedica troppo tempo e denaro per attività promozionali, soprattutto mostre, negli Archivi di Stato, i quali a mio parere non hanno tanto bisogno di iniziative pubblicitarie quanto di strumenti di ricerca in sala di studio, non ha voluto invece - salvo ecce zioni dovute all'iniziativa di singoli archivisti - un'opera sistematica di infor mazione verso i detentori di archivi non statali. Ho detto prima che per gli archivi non statali il primo problema è quello di sapere quali sono e dove stanno. La legge prende in considerazione gli archivi non statali in base alla natura giuridica : enti pubblici territoriali, regione, provincia, comune ; enti pubblici non territoriali, che sono (compresi quelli soppressi) varie decine di migliaia operanti in una pluralità di settori, economico, finanziario, dell'istru zione, dell'assistenza sanitaria, della cultura, ecc. ; archivi privati (famiglie, persone fisiche, persone giuridiche, operanti anch'esse nel settore econo mico, finanziario, del commercio, dell'artigianato, della politica, dell'informa zione e in tutte le possibili ..ipotesi in cui si possa dar vita ad associazioni per
qualsiasi finalità) : ci si trova quindi di fronte a un numero incalcolabile - varie centinaia di migliaia - di potenziali produttori di archivi la cui rilevanza ai fini della ricerca varia col variare delle istanze della storiografia. Per i soggetti che operano attualmente si deve tendere a garantire, nel caso degli enti pubblici, che questi salvaguardino l'archivio corrente in vista della costituzione della Sezione separata d'archivio per i documenti anteriori agli ultimi 40 anni, e ave abbiano documentazione di quell'epoca, che ottem perino agli adempimenti previsti dalla legge. Anche nel caso degli archivi privati si dovrebbe riuscire a promuovere la salvaguardia degli archivi cor renti; comunque si deve procedere poi alla dichiarazione di notevole interesse storico, che per la documentazione recente parte da una presunzione in merito del Sovrintendente, dal momento che il possessore o detentore degli archivi privati è obbligato a denunciare il possesso solo di carte anteriori all'ultimo settantennio: la dichiarazione di interesse storico per documentazione recente trova, naturalmente, un'ostilità da parte di chi la produce molto più forte che per gli archivi antichi. Infine per il recupero degli archivi non vanno presi in considerazione solo enti e istituzioni operanti attualmente, ma anche quelli estinti o assorbiti interamente o in parte da altri. on basta cioè leggere la Guida Monaci per individuare gli eventuali produttori di archivi rilevanti, bisogna anche com piere ricerche storiche per sapere quali erano i soggetti rilevanti che operavano in passato. Ne consegue che, data la vastità e l'imprevedibilità del campo d'azione, non si possa procedere se non per censimenti settoriali, sia in rapporto al territorio considerato, sia in rapporto al tipo di attività, tenendo presente che nell'ambito di una stessa attività possono operare sia enti pubblici che istitu zioni private. Ecco quindi che per gli archivi non statali emerge la necessità di indivi duare varie categorie di enti e di istituzioni, di studiarne le caratteristiche istituzionali, di censirli per tipo. Anche chi lavora in un Archivio di Stato o in altro Istituto di concentrazione, ha il problema - che però si pone in ma niera diversa - dell'acquisizione di nuove fonti ; tuttavia il suo lavoro è determinato essenzialmente dalla presenza nell'Istituto di archivi da ordinare e inventariare. Per chi lavora nelle Sovrintendenze o nell'ambito di altre isti tuzioni amministrative o culturali interessate alla salvaguardia degli archivi gestiti da chi li produce, il censimento presuppone - come si è detto l'individuazione dei vari tipi di enti cui rivolgersi, lo studio delle funzioni dell'ente e l'indagine storica per conoscere quali enti effettivamente operarono.
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Paola Carucci
Poiché i censimenti vengono in genere effettuati da gruppi di persone, è necessario coordinarne l'attività, attraverso l'elaborazione di schede tipo per la rilevazione dei dati essenziali, tra i quali possono essere segnalate serie presunte sulla base delle competenze accertate, per verificarne l'eventuale esistenza. Il censimento, cioè, prevede uno schema precostituito (si � pur di massima): una o più schede da riempire secondo criteri omogenei. E facile pertanto ---: soprattutto se poi l'ordinamento viene affidato a persone addestrate per Jl censimento - che si generi la convinzione che il metodo e la scheda adot tati per censire vadano applicati acriticamente anche per ordinare le carte : ma qui ritorniamo al punto di partenza e ai limiti che ho cercato di segnalare quando si pretende di passare dall'indagine sulla tipologia degli enti ed even tualmente delle serie prodotte, a un ordinamento che voglia imporre uno schema precostituito alla documentazione, mortificando l'individualità e la storicità di ciascun soggetto.
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Franco Della Peruta FONTI ARCHIVISTICHE PER LA STORIA DELLA LOM BARDIA
La storiografia italiana, a partire soprattutto dagli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, ha aA.rontato con nuovo impegno i problemi relativi alla storia contemporanea, obbedendo all'esigenza di ricer care nel passato più o meno lontano le radici di quei problemi. Così, nel mutato clima politico caratterizzato dalla riconquistata libertà, dall'avvento della repubblica democratica e dalla lunga e tenace lotta per il suo consolida mento, dalla crescita della partecipazione popolare alla vita politica e dal rin novato vigore del movimento sindacale, accanto ai filoni di ricerca che mira vano a mettere in rilievo e a ricostruire i grandi momenti politico-istituzio nali, la formazione delle decisioni di vertice, le svolte ideologico-culturali, hanno trovato spazio sempre più ampio i temi relativi alle vicende economiche e sociali, alle modificazioni delle collettività associate, alla formazione o al mutamento delle mentalità, ai modi di essere dei singoli nelle loro relazioni con i gruppi e le istituzioni. E di conseguenza anche la individuazione e la utilizzazione di quei serbatoi della memoria storica che sono gli archivi hanno allargato il loro raggio d'azione, investendo più o meno sistematicamente nuove fonti e nuovi tipi di documenti e sollecitandoli in maniera diversa che nel passato per cercare la risposta a rinnovati bisogni di conoscenza. Questo rinnovamento della storiografia ha interessato anche la Lom bardia, con una serie di ricerche e di iniziative i cui risultati sono generalmente noti, e sui quali non è quindi il caso di soffermarsi. In questa sede sarà invece più interessante richiamare sommariamente la vasta gamma delle fonti archi vistiche che possono interessare la storia della regione a partire dall'unità in avanti, per soffermarsi di volta in volta su considerazioni relative alle possi bilità di utilizzazione dei vari tipi di depositi archivistici. Per quel che riguarda gli Archivi di Stato le serie più importanti per rico struire vicende e momenti della storia delle singole province nei decenni che vanno dall'Unità alla seconda guerra mondiale sono quelle della Questura e della Prefettura. Le carte di questi uffici periferici dell'amministrazione dell'Interno - e specie quelle del gabinetto - conservano infatti testimonianze 91
Franco Della Perrfla Fonti archiuistiche per la storia della Lo111bardia preziose per ripercorrere la storia del movimento operaio e contadino e dci partiti di sinistra dal 1861 in avanti (testimonianze raccolte da quegli uffici nella loro opera assidua di sorveglianza sui « sovversivi » reali e potenziali, e in generale su tutto il vasto mondo organizzativo costruito dalle classi lavo ratrici e dai ceti popolari nel corso delle loro lunghe e tenaci lotte politiche e sindacali). E basterà ricordare le relazioni periodiche sullo « spirito pubblico », i rapporti dei « confidenti » infiltratisi nelle associazioni e nei gruppi oggetto di sorveglianza, i materiali a stampa - circolari, opuscoli, numeri unici, giornali - sequestrati o procurati dagli stessi « confidenti », le informazioni dei vicequestori e dei commissari : materiali essenziali (anche se da utilizzare, specie i rapporti degli « infiltrati », con il necessario spirito critico) per lo stu dioso della vita politica e del movimento operaio c contadino della regione nei suoi vari aspetti (dal mutualismo alle Camere del lavoro e alle leghe di resistenza, dalla Confederazione operaia lombarda al partito comunista e a quello socialista, ecc.). Così pure nelle filze di questi archivi trovano spesso documentazione più o meno larga le attività sociali dci cattolici, transigenti o intransigenti che fos sero, specie per il periodo relativo all'Opera dei congressi (le cui carte, con servate a Venezia, sono anch'esse indispensabili per documentare l'azione dei cattolici fino al cuore del periodo giolittiano). È così possibile far rivivere le vicende di quella miriade di segretariati del popolo, cooperative di consumo, casse rurali, società per l'assicurazione contro la moria del bestiame, scuole popolari, società per le affittanze collettive di fondi rustici, unioni professio nali, che costellarono soprattutto le province dell'alta Lombardia, e in parti colare quella di Bergamo, come ha messo in rilievo una ricerca abbastanza recente fondata in parte proprio sul fondo dell'Opera dei congressi 1• E per quel che riguarda il mondo cattolico è ovvio sottolineare il rilievo che va dato agli archivi vescovili (con le loro « visite pastorali ») e agli archivi parrocchiali (con i diari dei loro parroci 2, le carte relative alle congregazioni di culto, agli oratori, e a volte anche alle organizzazioni mutualistiche ed economiche). Per non dire poi del rilievo che, per il periodo preunitario, assu mono i registri parrocchiali per quella demografia storica che da alcuni anni sta compiendo notevoli progressi anche nel nostro paese.
l C. CoLmiBELLI PEOLA,
Il movimmto soriole collolico 11elle rompog11t bergomosrht (189-1-190-1),
Milano, Sugarco, 1977. 2 Si veda per es. ;Memorie di 1111 porroro rremo11tst. di A. Ft.PPANt, Milano, Sugarco, 1975.
Dal diario di do11 Gioocrhi11o Bo11vicùti,
a cura
Ma tornando alle Questure e alle Prefetture, i loro fondi possono offrire una buona messe di dati anche per una serie di problemi più direttamente attinenti alla « storia sociale ». Così, ad esempio, recentemente un giovane storico dell'industria ha utilizzato i materiali di un'inchiesta sanitaria sulle fabbriche del Milanese del 1872-1874, rinvenuti nel fondo Prefettura dell'Ar chivio di Stato di Milano, per approfondire proficuamente nei dettagli una situazione lavorativa la cui durezza era stata messa in evidenza nelle sue linee di fondo da un'indagine come quella di Stefano l\iferli 3. E altre possibili direzioni di ricerca, lungo le quali si sono avuti o si stanno per avere risultati lusinghieri, sono quelle relative alla storia delle malattie e delle epidemie , che per le loro dimensioni è giusto definire « sociali », quali la pellagra, il morbo che minò la fibra di centinaia di migliaia di contadini lombardi nel corso dell'800 4 • Un altro grande serbatoio documentario è costituito dagli archivi comu nali. Sebbene in molti casi le condizioni di conservazione di questi depositi (che in Lombardia sono circa 1 .500) non siano tranquillizzanti, per la scarsa cura ad essi prestata dalle amministrazioni locali, e sebbene nel passato si siano verificati scarti ingiustificati e dispersioni anche gravi, pur tuttavia molti aspetti centrali della vita passata delle singole comunità - specie dall'unità in avanti - sono ricostruibili soltanto con l'utilizzazione delle testimonianze raccolte nelle sezioni « storiche » o di « deposito » degli archivi dei comuni. Queste testimonianze non riflettono infatti soltanto la vita politico-ammini strativa, la dialettica decisionale dei consigli e delle giunte, gli interventi delle autorità dei singoli centri nelle materie di loro competenza, ma gettano luce su tutti i molteplici e intrecciati momenti della vita delle collettività piccole e grandi, da quelli economici a quelli demografici, da quelli edilizi a quelli scolastici, da quelli assistenziali a quelli sanitari. E, per rendersi subito conto dell'ampiezza di prospettive che a una « storia locale » modernamente impostata aprono le « categorie » in cui il materiale degli archivi comunali è ordinato, basta gettare uno sguardo su alcuni dei censimenti o delle descri zioni sommarie che in questi ultimi anni si sono venuti moltiplicando 5• 3 S. MERLI, Proltloriolo difobbriro t capitalismo i11dmtriole. Il coso itoliollo : 1880-1900, vol. I, Firenze, La uova Italia, 1972. Il lavoro cui si fa riferimento è R. Ro�IANO, L'i11rhiesto so11iforio m/le fabbriche del 1872-1874. Lo provÌI/tio di Milo11o, in « Socicrà c storia », 1979, n. 4, pp. 49 e seguenti. 4 Si pensi ad esempio a A. DE BERNARDI, Il mal dello roso, Milano, F. Angeli, 1984. 5 Si veda ad es. la descrizione dell'Archivio comunale di Cremona, curata nel 1980 da Maria Luisa Berti e Rossellina Gosi (edita dall'Istituto provinciale cremonese per la storia del movimento di liberazione), e anche l'invcmariazionc sommaria in corso, ad opera dell'Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia.
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Franco Della Pemta
Fonti archivistiche per la storia della Lombardia
Ma, è bene ripeterlo, l'utilizzazione di queste fonti dipende in larga misura dalla capacità che Stato, Regione ed enti locali dimostreranno di accogliere e fare proprio il discorso, ormai annoso, sulla necessità di meglio provvedere non soltanto alla conservazione, ma anche all'inventariazione o almeno alla descrizione sommaria degli archivi comunali. Il problema è certamente com plesso, e forse la sua soluzione potrebbe essere accelerata dalla istituzione di quei « consorzi » archivistici, ventilata ormai da tempo, che - unendo le forze e le disponibilità di più comuni finitimi - sarebbero probabilmente in grado si assolvere i compiti prioritari della custodia e dell'inventariazione. Sistema, quello dei consorzi, che riprende del resto un'idea contenuta nella vecchia « riforma » dell'ordinamento comunale della Lombardia austriaca pubblicata da Maria Teresa nel dicembre 1775 ; per evitare la dispersione delle « scritture » delle comunità e regolarizzare il funzionamento dei loro archivi la sovrana infatti aveva ordinato di dividere ogni provincia « in diversi com partimenti composti di un numero conveniente di comunità », e di individuare all'interno di ogni compartimento « la terra più cospicua, e più comoda per costruirvi un Archivio pubblico in una casa pubblica da scegliersi a tale effetto », riunendo in quella « tutte le scritture appartenenti alle comunità situate nel compartimento » G. Nella tipologia degli archivi un altro settore di grande rilievo è quello degli archivi delle Opere pie, che interessano in maniera particolare la storia sociale. È ben noto che, in tempi in cui l'intervento dello Stato nel settore bene fico-assistenziale era assai esiguo rispetto a quello della « carità » privata, ad occuparsi dei problemi dei poveri (in generale la maggioranza delle popola zioni dei singoli centri), dei malati, degli infanti, dei vecchi, dei disoccupati, degli inabili al lavoro, e di tutte le varie fasce di « emarginati » fu la rete capil lare di strutture assistenziali create dalla « beneficenza », le quali si concen trarono di preferenza nelle città e nei centri maggiori, ma estesero le loro pro paggini anche nelle campagne. A dare un'idea delle dimensioni e dell'artico lazione di questo insieme di « luoghi pi i », spesso dall'esistenza plurisecolare, sarà sufficiente ricordare che le opere pie esistenti nella Lombardia alla fine del secolo scorso erano circa 4.000 (con un patrimonio di circa 400 milioni di lire del tempo), così articolato quanto alle funzioni svolte : Congregazioni di carità, opere pie elemosiniere, sussidi per l'istruzione, scuole per l'istru zione elementare e superiore, istituti di dotazione, sussidi a favore di vedove,
sussidi di latte e baliatico, sussidi a orfani e abbandonati, opere pie per cura a domicilio, sussidi alle p:�erpere, fondazioni di soccorso ai detenuti, istitu zioni di patronato pei liberati dal carcere, ospedali, ospedali per cronici ed incurabili, ospizi marini, istituti a favore di hnciulli rachitici, trasporto di ammalati, seppellimento d::i morti, opere pie di maternità, brefotrofi, asili per lattanti, asili infantili, orfanotrofi e collegi, riformatori pei giovani discoli, pi:! case d'industria, istituti per ricovero di vedove, case eli ricovero e ricoveri per m':!nclicità, manicomi, istituti per sordomuti, istituti per ciechi. Ma anche a proposito degli archivi eli queste istituzioni si deve ripetere, e in maniera più pressante, il discorso fatto in tema eli situazione degli archivi dei comuni. A parte le numerose eccezioni, molti, troppi archivi delle opere pie corrono ancora oggi, nonostante la crescita della coscienza archivistica, il rischio della falcidie e della dispersione. E valga il caso delle situazioni emerse nel corso di un'indagir.c conosci tiva avviata alla metà del 1979 e pubblicata qualche anno fa dalla Regione Lo:nbardia 7 sugli archivi degi ospedali esistenti nelle nove province, che ha fornito una descrizione essenziale di circa 400 realtà archivistiche. Le rela zioni dei ricercatori hanno abbastanza spesso messo in rilievo situazioni di questo tipo. L'Ospedale di circolo di Luino « ha tutto il materiale ammuc chiato alla rinfusa per terra in locali anche non idonei », tanto che non è stato possibile appurare la data del documento più antico. Gli ospedali di Tirano e Morbegno (Sondrio) tengono i loro archivi storici in alcuni sottotetti, del tutto inadatti alla bisogna. Non migliore risulta la situazione degli archivi del San Mattero di Pavia, dell'Ospedale psichiatrico di Voghera e dell'ospe dale di Vigevano. L'archivio dell'Ospedale di circolo di Cittiglio è conservato in un vano ass:1i umido e qualche volta inondato dallo straripamento di un vicino corso d'acqua. E l'esemplificazione potrebbe continuare a lungo. Questo grido d'allarme ricorrente dovrebbe essere levato anche quando si passi ad indicare un'altra delle fonti più prezios::: per la storia dell'economia : gli archivi delle aziende, sia industriali che agricole. Una recente indagine promossa da un ricercatore dell'Università degli studi di Milano, volta a indi viduare gli archivi interessanti le vicende dell'industria cotoniera in Lom bardia, si è in generale imbattuta o nell'indifferenza, o nella confessione che le vecchie carte erano state mandate al macero o donate ad enti benefici. Eppure
6 _ Citazione
da E. RoTELLI, Lo Regione e gli orrbivi locali ùz Lo7Jbordia, in << Quaderni di docu mentaziOne regionale n. 23, 1976, p. 41.
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7 REGIONE LOMBARDIA- SETTORE CULTURA E INFOR�IAZIONE, Gli orr!Jivi Iloriri degli ospedali lombardi. Cemimmlo durrillivo, in << Quaderni di documentazione re"'ionalc ll n.s. n. 10 1982 pp.
XI-1577.
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Fra11co Della Perrlla quanto questi archivi possano essere preziosi lo testimonia uno dei pochi casi fortunati in cui si è imbattuto questo ricercatore : quello degli eredi di una dinastia di imprenditori brianzoli che avevano conservato il vecchio patri monio « cartaceo » dei loro avi, la cui consultazione ha permesso allo studioso in questione di dare al nostro paese una delle poche ricerche di storia « im prenditoriale » condotte con intenti non encomiastici ma criticamente fondata sulle fonti s. Ma questa elencazione di fonti potrebbe continuare a lungo. Per conclu dere sarà invece più producente indicare alcune delle iniziative in corso. L'Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione (in colla borazione con i rispettivi Istituti provinciali), nel quadro di un'indagine mirante a censire gli archivi di maggior interesse per la storia della Lombardia contemporanea nei suoi molteplici aspetti, ha pubblicato (nei « Quaderni » editi dall'Assessorato regionale alla cultura e agli enti locali) la descrizione di 26 realtà archivistiche delle province di Milano, Bergamo, Pavia e Cremona 9. Sulla base di questa esperienza lo stesso istituto ha avviato una seconda fase della ricerca, proponendosi l'obiettivo di una rilevazione organica e siste matica degli archivi relativi alle vicende dell'agricoltura e delle campagne lombarde 10. Un'altra istituzione di recente costituzione, il Centro lombardo di storia sociale, ha impostato a sua volta una ricerca che si propone di individuare le fonti archivistiche relative alla storia demografica di Milano dalla metà del '700 alla prima guerra mondiale. Come si vede, accanto ai « gridi di dolore » si possono moltiplicare age volmente anche le segnalazioni di iniziative che si muovono nella direzione giusta. Una delle carenze principali è però la scarsità delle occasioni per otte nere quella circolazione delle informazioni che è la base indispensabile per procedere nel modo più razionale, evitando sovrapposizioni e sperimentalismi e facilitando il confronto. E il convegno di studio promosso a Mondovì dall'Istituto di Cuneo va in questa giusta direzione ; ed è quindi doveroso ringraziare gli organizzatori per la loro iniziativa. 8
R. Ro�IANO,
I Capro/li. L'avvmlura economica e umana di una dinastia ùrdustriole della Brianza,
Milano, F. Angeli, 1980.
9 La storia contemporanea negli arcbivi regionali, in « Quaderni di documentazione regionale >>, n.s., n. 9, 1980. IO Un primo risultato è stata la pubblicazione del volume Fon/i per la storia dell'agricoltura lombarda postrmilaria, apparso nella nuova collana « Fonti e strumenti >> del Settore cultura c informa zione della Regione Lombardia, Milano 1984.
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Luisa Finocchi, Gianni Mariani, Mauro Zerbini ESPERIENZE DI ORDINAMENTO IN LOMBARDIA : L'ARCHI VIO DELLA FONDAZIONE ARNOLDO E ALBERTO MON DADORI
Desideriamo esporre in questa breve comunicazione un'esperienza ori ginale che si ritiene possa fornire interessanti punti di discussione su alcuni temi toccati in questa sede dalla relazione di Paola Carucci. Intendiamo parlare della Cooperativa archivistica e bibliotecaria per i l riordino delle fonti della storia lombarda, nata nel 1979, che opera princi palmente nella città di Milano e in provincia. Si tratta di un'iniziativa che in pochi anni è stata in grado di riunire intorno a sé circa una ventina di collabo boratori che svolgono per conto della Cooperativa attività di consulenza presso enti pubblici e privati, in qualità di archivisti e bibliotecari, sempre con la supervisione scientifica delle competenti autorità in materia. Questo ci porterà a parlare non solo di archivi, ma forse soprattutto di archivisti, diversi dall'archivista inteso in senso tradizionale, perché si occupano prevalentemente di archivi di storia contemporanea. La Cooperativa è stata prima ideata e poi realizzata da un gruppo di giovani laureati nelle discipline storiche che, posti di fronte alla quasi totale chiusura dell'Università, ma motivati a continuare gli studi intrapresi, riten nero di poter individuare uno sbocco lavorativo nel settore dell'ordinamento e dell'inventariazione, della catalogazione e della valorizzazione delle fonti, sia archivistiche che bibliotecarie. A differenza di quanto si era verificato nel passato, però, non si trattava di un momento di transizione verso l'accademia, bensì della scelta consapevole di una precisa attività professionale. Ben presto abbiamo avuto modo di rilevare come la Cooperativa fosse effettivamente in grado di rispondere ad una diffusa domanda di mercato : poteva infatti risolvere quelle improvvise esigenze di servizio che, negli archivi come nelle biblioteche, richiedono un immediato intervento di uno staf! esterno all'amministrazione e qualificato, capace di progettare e realiz zare un piano di lavoro autonomo e autosufficiente e in grado di colla borare attivamente con gli organici esistenti.
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LHisa Fi11occhi, Gia1111i Maria11i, Ma11ro Zerbi11i
L'archivio della Folldaziom Mo11dadori
Si è andato quindi configurando in questi anni un nuovo tipo di archi . vtsta, un po' malato di schizofrenia perché diviso spesso tra il mestiere dello ar hivio e quello della ricerca, ma dotato di alcune caratteristiche positive : in pnmo luogo quale studioso di storia locale si trovava preparato di fronte allo ?rdinamento di fondi in genere caratterizzati da un accentuato regionalismo ; 1n s c?ndo luogo, a conoscenza delle difficoltà incontrate dall'utente degli archtvt, era largamente disponibile a promuovere quelle iniziative volte alla valorizzazione delle fonti e alla creazione di nuovi strumenti accessibili ad un pubblico sempre più vasto. Ma soprattutto ciò che ha consentito a questi nostri collaboratori di uscire dal proprio ambito necessariamente ristretto e specialistico e di venire a conoscenza di diverse metodologie di intervento, di diverse tecniche di a chiv azione, e più in gener�le della più ampia problematica legata all'orga . . ntzzaztone det beru culturali, dal momento del reperimento fino all'ordina mento dei fondi, è stata la possibilità offerta loro dalla Cooperativa di mettere a c nfronto in più occasioni di dibattito le proprie esperienze con quelle di . altn collaboraton che lavoravano presso archivi comunali, di fabbrica o privati, ma anche presso le biblioteche di pubblica lettura o specializzate. Le maggiori difficoltà si sono incontrate, almeno fino ad ora, al momento della formazione dello sta degli archivisti. Insufficienti, o comunque carenti dal nto di :is a delle materie trattate - se si escludono gli insegnamenti . . teonct det pnnctpt fondamentali dell'archivistica, come ricordava prima di me Marco Carassi - si sono dimostrate quelle che il Cencetti ironicamente definiva le « nostre scolette » di archivistica, paleografia e diplomatica, più adatte a preparare buoni archivisti per l'ordinamento di fondi antichi che a fornire i primi rudimenti necessari a muoversi fra le carte di un archi,io di commissione interna o di impresa, o al momento dello scarto in un archivio di deposito. Si · sono quindi intraprese due strade : da un lato la « formazione sul campo », secondo quella che potremmo definire l'antica pratica dell'apprendi stato in bottega ; dall'altro, di fronte ad una larga richiesta da parte degli archivi comunali, si è pensato di avviare un corso del tutto informate e ad uso esclu sivamente interno, rivolto alla formazione di archivisti comunali. Anche in questa occasione, come in tutti i nostri altri lavori, fondamentali sono stati l'apporto scientifico e i suggerimenti venuti dalla Soprintendenza archivistica. Si tattava del tentativo di ricalcare l'esperienza dei corsi promossi dalla Regione Lombardia, dando ancora più spazio alle esercitazioni pratiche con l'inten-
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zione di rivolgersi, a differenza dei corsi regionali, a persone esterne alle amministrazioni comunali. Gli aspiranti archivisti, dopo un breve ciclo di lezioni propedeutiche e teoriche, che si proponevano di fornire le prime nozioni sugli aspetti legisla tivi e sulle competenze dei comuni, sono stati chiamati ad inventariare alcune annate dell'archivio di deposito del Comune di Lecco e tutto il fondo dell'Ente comunale di assistenza. Al di là della delusione, per altro prevedibile, e della precoce caduta di illusioni intorno al mestiere dell'archivista, che nulla ha a che vedere con lo studio delle fonti già ordinate ; al di là dello scetticismo e dello scarso interesse di fronte alle carte più recenti dell'amministrazione comunale dimostrato dai nostri neo-archivisti, penso che nel complesso si possa dare un giudizio positivo su questa esperienza che ha consentito alla Cooperativa di ampliare lo sta degli archivisti con alcuni elementi decisamente motivati a questo lavoro. Allo stato attuale riteniamo di poter concretamente affermare che con le nostre forze, e per i motivi già accennati da P. Carucci, è molto più efficace e meno rischiosa la formazione diretta sul campo, l'affiancare cioè ad un archi vista già esperto la persona che intende imparare, e questo nonostante gli alti costi sia personali che economici : personali per chi deve insegnare e chi deve apprendere nel minor tempo possibile ; economici per la Cooperativa che vede rallentare i lavori e ridurre gli utili. Ma, tralasciando per ora i problemi legati alla figura dell'archivista, alla sua formazione e alla sua motivazione al lavoro, ed entrando nello specifico del tema di questa sezione , vorremmo esporre brevemente due tipologie di archivio in cui la Cooperativa si è trovata ad operare, due tipi diversi di inter vento per due committenze diverse, una pubblica e una privata. In primo luogo si vorrebbe parlare delle amministrazioni comunali da cui , come si accennava prima, proviene il maggior numero di richieste di collaborazione. Secondo il decreto n. 1409 del 1963 come è noto in ogni comune dovreb be essere creata una Sezione separata d'archivio, co:nposta dall'archivio pre unitario chiuso e dall'archivio postunitario aperto alle nuove accessioni pro venienti dall'archivio di deposito, dove gli atti devono rimanere per 40 anni e dove avvengono le prime operazioni di scarto sulla base dei massimari ufficiali e con l'approvazione della Soprintendenza. Nei comuni di piccole e medie dimensioni prevale la figura dell'archivista protocollista, che privilegia nell'impostazione del suo lavoro i problemi e le ricerche legati alla vita della amministrazione pubblica. Scarsa è stata del resto,
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L'archivio della Folldazione Mondadori
Lttisa Finocchi, Gianni Mariani, Ma11ro Zerbini
tranne forse negli ultimi anni, come ricordava anche recentemente A. Anta niella (autore dell'unico manuale sull'Archivio colli/male postrmitario, edito nel 1979 da La Nuova Italia), l'attenzione scientifica agli archivi postunitari, e scarsa è nella maggioranza dei casi la competenza in questo settore da parte della comrnlttenza, nonostante vada riconosciuta l'efficace opera di sensibiliz zazione svolta negli ultimi anni dai corsi regionali e dal recente censimento promosso dalla Regione e dalla Soprintendenza archivistica sugli archivi comunali, al quale la Cooperativa ha avuto il piacere di collaborare attivamente. Questa mancanza di competenza da parte degli amministratori, in molti casi affiancata ad una reale mancanza di disponibilità finanziaria, ha creato inevitabili problemi di incomprensione, sottovalutazione del lavoro, mancanza eli collaborazione, proprio di fronte ad un lavoro che richiede da parte di chi deve portarlo a termine una notevole competenza e una rilevante responsabi lità, in particolare al momento dello scarto. Non sempre il comune è disposto a istituire la Sezione separata d'archivio per ordinare e inventariare adeguatamente le carte, trovandole una sede idonea; in genere all'amministrazione preme in primo luogo il riordino delle annate più recenti, e, soprattutto, per problemi di spazio, chiede che venga effettuato lo scarto da persone competenti e che si assumano la responsabilità della operazione. In genere di fronte a queste richieste la Cooperativa, pur adeguandosi alle priorità di carattere prevalentemente amministrativo, richiede per iniziare i lavori che nel contratto sia previsto l'intero riordino dell'archivio, anche se per ultimare l'inventariazione in questo modo occorrono diversi anni di lavoro. Un caso singolare nel quale ci siamo imbattuti e che vorrei in questa sede segnalare, solo marginalmente perché già altrove abbiamo avuto modo di parlarne, è stato quello del Comune di Milano, dove, per motivi di ordine burocratico e per mancanza di spazio, rischiava di andare disperso anche quel poco che era rimasto dell'archivio postunitario fino al 1927. Oggi, grazie all'intervento della Cooperativa e alla sensibilità di alcuni funzionari comunali, non direttamente responsabili di questo fondo, si è potuto realizzare un'inventariazione analitica (conservando le categorie ori ginali, diverse da quelle previste dalla circolare Astengo del 1 897) corredata da un inclice accurato dei nomi e dei soggetti, come era stato già fatto per il fondo preunitario. Fra gli interventi più significativi della Cooperativa il più prestigioso, per la rilevanza del materiale trattato e per i numerosi apprezzamenti positivi che va ricevendo da più parti, è forse quello in corso presso la Fondazione 100
Arnoldo e Alberto Mondadori. Si tratta infatti di un'esperienza originale di intervento sui materiali prodotti da una casa editrice di grandi dimensioni come la Mondadori. La parte principale dell'archivio è costituita dalla corrispondenza dei d�� . editori con autori, collaboratori, consulenti della casa edttnce, personaltta della politica e della cultura italiana e internazionale dag� i anni Venti fin� ai più recenti anni Settanta : autori noti e spesso consacrati da fama �ondta�e� . 0 altri ormai dimenticati, progetti ambiziosi di libri, collane, testate dt penod1c1 che hanno senz'altro costituito una parte rilevante della nostra storia culturale in periodi eli/ferenti quali gli anni del primo dopoguerra, quelli del fascismo, della seconda guerra mondiale, della resistenza e della ricostruzione. Il fondo « Arnoldo Mondadori già interamente riordinato, copre tutto l'arco di tempo durante il quale si è sviluppata l'attività dell'editore di Poggio Rusco, vale a dire dal primo decennio del Novecento all'anno della s�� morte: avvenuta nel 1971 ; questo fondo, che comprende oltre 900 fascicolt �ntestat� ad altrettanti corrispondenti, risulterà, una volta aperto alla consultaz�o�e, dt particolare interesse non solo per le vicende inter�e della casa edttnc� o per uno studio eli carattere prevalentemente letterano, ma anc�: per la nco . e poltttca del paese. struzione di momenti e aspetti legati alla storia economtca Il fondo Alberto Mondadori non ancora completamente riordinato, com prende invece oltre 1 200 corrispondenti, dalla �e �e? � i anni Trenta alla metà degli anni Settanta, con riferimento non solo ali atttvtta da lut. svolta n �lla casa editrice paterna ma anche, dal 1958, in quella da lui fondata, Il Saggt�tor� Per questo materiale è stato studiato un tipo di inven�ariazione sm�ettco ma al contempo sufficientemente analitico, secondo modult �he cons�nttsser� all'occorrenza di trasferire questa massa di dati su supporto tnformattco, �os� da ampliare le possibilità di selezione e correlazione tra loro delle informaztoru desiderate. Entrando nel merito della metodologia di schedatura, anche se solo per grandi linee, per ogni corrispondente è stata r�datta una scheda . . guida nella quale sono state segnalate le dat: del cartegg10 fra t due corn . spondenti ed è stato indicato eventuale ma�ertal� dJ �ltr� �enere pres�nt: n:l fondo (lettere di terzi, fotografie, manoscnt�.J, ntaglt dJ g10rnale.' �ttl gt�d� ziari, contratti, ecc.) ; inoltre sono state reallzzate delle schede dt spoglio , per rubare un termine alla biblioteconomia, in cui sono segn �late le :ollane Mondadori, periodici, le case editrici e soprattutto le opere cltate � et docu menti. Questa schedatura consente infatti, e le prime ricerche esegutte per la realizzazione del Catalogo storico Mondadori lo hanno dimostrato, dt. acc�dere grazie a queste diverse chiavi di lettura alle informazioni contenute nel due »,
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Luisa Finocchi, Gianni Mariani, Mauro Zerbini
fondi, e permette quindi di ricostruire non solo le vi�ende puramente e:lito riali (dall'ideazione di una collana, alla stronc�tura d1 un v_ol�me, �cc.), ma _ anche di fornire nuovi spunti e nuove suggesttve sollecttaztoru per tl futuro ricercatore. Accanto a queste carte si sono riordinati poi per �l�ni omogenei, C::�no logicamente e cercando di mantenere, laddove posstbtle, nella defintztone dell'oggetto di ciascun fascicolo la titolazione originaria, le ca:t� dell'Acca demia Mondadori (fondata nel 1924), l documenti della casa edttnce durant� la Repubblica Sociale Italiana, la corrispondenza di Arn?ldo �ond�don dall'esilio volontario in Svizzera (1943-1945), le carte relattve all espenenza dei Consigli di gestione, nonché quelle relative all'attività editoriale nell'Africa orientale italiana. Oltre all'intervento su queste carte, che erano state donate alla Fondazione dalla famiglia Mondadori, lo staff della Cooperativa archivistica e biblio tecaria ha ritenuto indispensabile recuperare quei carteggi degli autori con la casa editrice che si potrebbero definire complementari ai fondi personali di Arnoldo e Alberto. Grazie ad un vasto e accurato sondaggio compiuto in casa editrice, partendo da un'attenta analisi degli organigrammi passati e presenti, si sono individuati quegli uffici in cui veniva conservato quel mate riale che avrebbe consentito, unito agli altri fondi, di ricostruire l'intero iter del libro, dalla proposta fino al ' visto si stampi '. È stato quindi localizzato come materiale degno di un immeditato riordino quello conservato nello archivio autori )), comprendente i rapporti tra la direzione letteraria della casa editrice e gli scrittori italiani, ricco di interessantissima doc� m��taz��n� per la storia e la critica della letteratura italiana conte��oranea: gmdt�t crt�lct, epistolari, schede del comitato di lettura della casa editnce, propo� te dt vanan _ ti ai testi, ecc., il tutto reso ancor più significativo dalla partectpaztone alle scelte editoriali di uomini come Vittorio Sereni o Elio Vittorini. Per tutta questa parte di nuova accessione si è ritenuto opportuno mantenere i medesimi criteri di riordino e schedatura già adottati per i fondi Arnoldo e Alberto Mondadori. Si è ritenuto invece per ora inopportuno procedere all'analisi e al rior dinamento dell'archivio d'impresa, la sezione più strettamente economica e commerciale, operazione che richiederebbe una lunga e non facile ricerca incentrata, tra l'altro, anche sulle Officine grafiche di Verona, sulle cartiere di proprietà del gruppo ed in generale su tutti quei settori coperti �ella Mon dadori nella sua pluridecennale attività, compito oltretutto sicuramente dispendioso per le forze della Fondazione.
L'arcJJivio della Fondazione Mo11dadori
Ad ogni modo la sensibilità dimostrata nei confronti di questi problemi non solo dal consiglio di amministrazione della Fondazione, ma anche dai principali responsabili della casa editrice, che ben presto si sono resi conto dell'importanza del lavoro svolto dalla Cooperativa, ha consentito di pervenire ad un accordo tra la Fondazione e la casa editrice affinché il materiale di alcuni uffici, individuati come produttori di documentazione di possibile interesse storico, venga sottoposto all'attenzione degli archivisti della Fonda zione stessa, che potranno porre un veto allo scarto e al conseguente, fino ad oggi inevitabile, macero. Si tratta di un inizio soltanto, che a nostro parere va però nella direzione indicata dalla Zanni Rosiello nell'ultimo numero di Quaderni storici )), quando suggeriva l' inserimento della figura dell'archivista conservatore anche al momento della formazione dell'archivio. Non ci resta che augurarci che la Fondazione Arnoldo e Alberto Monda dori raccolga i suggerimenti venuti da più parti di divenire un centro studi sulla storia dell'editoria, colmando in questo modo una lacuna consistente nel mondo culturale italiano. In questa veste sono numerose le iniziative che potrebbe intraprendere per la salvaguardia degli archivi editoriali, prima fra tutte l'auspicato censimento dei fondi delle case editrici. «
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Fabrizio Zitelli UN ARCHIVIO DI PARTITO : L'ISTITUTO GRAMSCI DI ROMA
Un riferimento preciso agli archivi dei partiti italiani è impresa difficile da parte nostra perché non siamo oggi in grado di avere un quadro completo o anche solo abbozzato dell'esistenza ed accessibilità di fondi di partiti deposi tati presso le sedi centrali di Roma. Siamo invece al corrente della esistenza di archivi della Resistenza bene organizzati con documenti di partiti in alcune città ove la passione di singoli prima, e l'aiuto di comuni, province, e regioni poi, sono stati determinanti per reperire, accorpare, catalogare e selezionare documenti. L'Istituto Gramsci di Roma può presentare un quadro certamente incom pleto di una documentazione di partito, in sostanza, del partito comunista italiano. Ci limiteremo quindi di proposito a dire dei fondi depositati al « Gramsci », consapevoli che il disegno sugli archivi dei partiti è ancora ben lontano del l'essere realizzato. L'archivio del PCI è stato praticamente costruito fin dagli anni della clandestinità, quando una disciplinata e ferrea conservazione del « documento » era motivo primario di pratica affermazione di quanto era stato detto, scritto e discusso, di quanto veniva deciso e poi faticosamente realizzato; una prassi, in sostanza, e un « costume » che hanno lasciato, tra alterne e difficili vicende nel periodo clandestino, i loro frutti poi. Oggi si presentano difficoltà grandissime per la « costruzione » degli archivi dei partiti; sono difficoltà che muovono soprattutto da un disinteresse generale degli organismi dirigenti dei partiti, ed anche, va detto, da una sorta di alterne velleità di organizzazione di centri di consultazione come proposte che cadono nel nulla al primo impatto con l'esigenza di lavorare sul concreto. In sostanza siamo pessimisti e non crediamo, anche se le nostre esperienze sono limitate, che basti una decisione dall'alto per costruire archivi od orga nizzare fondi, ben inteso, perché vengano consultati da più persone. Non vogliamo peccare di immodestia, ma crediamo che la fonte degli archivi dell'Istituto Gramsci di Roma sia una delle poche in Italia - esclusa
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L'Istilttlo Gramsci di Roma
ovviamente la grandissima e ricchissima raccolta degli Archivi di Stato che permetta una consultazione di carte per conoscere periodi anche difficili della storia d'Italia dal '17 agli anni 'SO. Già oramai anche fuori dai nostri confini il fondo « 1917-1939 » è conside rato - dopo il « Feltrinelli », che per altro ha attinto dall'archivio dell'Istituto Gramsci - molto consistente e ricco. Si tenga presente che esso contiene pur trattandosi in prevalenza di documentazione della sezione italiana dell'In ternazionale comunista - documenti e notizie sui vari partiti comunisti e movimenti clandestini europei. L'archivio che qui chiamiamo per comodità « '17-'39 » è contenuto in microfilm purtroppo in fase di deterioramento e in fotocopie, da quei micro riprodotte, che talvolta non permettono una lettura chiara e comprensibile. Questo della conservazione è l'argomento chiave di questo convegno, ma di proposito lo evitiamo perché certamente avremo molto da imparare da esperti di grande valore che intervengono con com petenza. Il fondo di cui parliamo dunque non può contare su fogli originali, che sono depositati presso l'Istituto del marxismo-leninismo di Mosca. Il fondo, che supera, grosso modo, i cinquantamila fogli, è ordinato cronologicamente e comprende verbali di dirigenti e delegazioni ai congressi, riunioni di Pre sidium, comitati esecutivi, congressi e conferenze nazionali e federali, verbali di ufficio politico e corrispondenze tra i membri della direzione e dirigenti locali. Sono contenute relazioni del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista, documenti sulla situazione italiana, dati e corrispondenza con i carcerati e confinati, produzione a stampa, ispezioni di partito, rapporti dal centro interno al centro estero, soccorso rosso ecc. Anche dalla sommaria descrizione si comprende come la documentazione costituisca una base per lo studio della storia del PCd'I, anche se la ricerca deve essere integrata da documenti conservati negli Archivi di Stato, docu menti preziosissimi sottratti al partito e intercettati dalla polizia. L'Archivio dell'Istituto Gramsci si presenta, abbiamo detto, in ordine cronologico. I documenti di quel periodo venivano spediti dall'Italia attra verso il legame organizzativo clandestino del PCd'I con l'organismo inter nazionale ed era un invio che aveva un preciso intento : quello di salvaguardare i documenti evitando le scelte personali e soggettive. Diversamente da altre sezioni dell'Internazionale comunista che inviavano documenti saltuariamente, quella italiana ha inviato con maggiore continuità fogli e scritti grazie ad un filo continuo e rarissimamente interrotto. Ed oggi, a differenza di altri partiti
comunisti, quello italiano ha potuto disporre di notizie che altri non hanno avuto. Accanto a questo filone fondamentale dei documenti sulla travagliata formazione del PCd'I prima e del PCI poi, l'archivio conserva anche mate riali del PCI del periodo della lotta clandestina armata dal 1 943 al 1 945. Separata e salvaguardata negli anni di guerra partigiana in tre località diverse, separata appunto per evidenti ragioni cospirative e per evitare che tutto cadesse nelle mani dei nazifascisti, la documentazione in gran parte oggi raccolta si riferisce alla presenza politica e alla lotta armata al nord e in parte al centro Italia. Con l'unificazione dei tre blocchi di carte, l'archivio è stato ordinato cronologicamente ed è oggi accessibile per zone e per regioni. Il fondo contiene direttive alle organizzazioni, lettere di dirigenti, rela zioni da zone e provincie, informazioni sui contatti con le forze partigiane e direttive per la costituzione dei GAP e SAP, contatti con altri partiti, inizia tive con le forze operanti all'interno delle fabbriche e dei luoghi di lavoro. Particolarmente nutrita la parte che si riferisce ai comitati segreti di agi tazione, molto consultata e riportata in fotocopie in vari archivi di città e province italiane. Questo secondo blocco può contare su 30-35.000 fogli. Integrano questo fondo le carte dei Gruppi di difesa della Donna e della com missione femminile del PCI 1 944-1945, una documentazione sul lavoro fem minile del PCI per la difesa delle popolazioni dalla fame e dalla miseria al nord. Il materiale è prevalentemente di Milano, Torino e Genova e proviene in gran parte dalle carte Piccolato. Nel fondo sono contenuti alcuni docu menti di segreteria del PCI, del comitato di direzione femminile al nord e verbali sommari sui quadri del 1944. Completa il quadro di questo periodo il deposito presso il « Gramsci » dei documenti provenienti dai comandi centrali e periferici dalle Brigate Garibaldi, documenti già ampiamente conosciuti e riprodotti da archivi della Resistenza di gran parte dei centri del nord. I documenti di questo fondo sono stati utilizzati per la stesura dei tre volumi delle Brigate Garibaldi editi da Feltrinelli. Il terzo grande filone della documentazione sul PCI raccoglie materiali in fotocopia della costruzione legale del partito di massa dagli anni 1 943-1944 al 1 948. Per alcune regioni l'Istituto Gramsci dispone di documenti fino al 1952 e si sta completando per quell'anno la documentazione per tutte le regioni del paese. La ricchezza di questa parte dell'archivio e la validità dei documenti ai fini di uno studio preciso e articolato sulla creazione delle federazioni del
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L'Istituto Gra!!Jsci di Ro!!Ja
PCI in tutto il territorio nazionale è confermata dalla presenza di verbali dei Comitati federali con il loro ordine del giorno, che sono la più sostanziosa informazione, non solo per la situazione locale, ma soprattutto per la forma zione dei nuovi gruppi dirigenti nati nel vivo delle aspre lotte nell'immediato dopoguerra. Questi ordini del giorno riuniti per argomento possono offrire un quadro molto preciso del clima politico di quei momenti. Oltre ai verbali di segreterie provinciali vi sono tracce di corrispondenza, anche saltuaria, tra federazioni e direzione e una documentazione completa, là dove il verba lista compiva un lavoro da certosino, dei primi congressi costitutivi delle strutture di partito. La raccolta di questi documenti ha un particolare valore soprattutto per lo studio della formazione del partito dopo la liberazione, in particolare per il Mezzogiorno, con riferimento al peso delle lotte contadine per il riscatto delle terre. Completano il quadro le elezioni degli organismi dirigenti periferici delle sezioni e la costituzione dei primi organismi di massa. La consistenza in fogli di questa parte non è quantificabile poiché la entrata di documenti è continua, grazie alla trasmissione da parte dell'ufficio documentazione del PCI all'archivio dell'Istituto Gramsci di nuove carte ed informazioni. Su questi tre fondamentali gruppi di documenti che coprono un arco di anni dal 1 917 al 1952 si appoggiano e si appoggeranno in futuro alcuni nuovi raggruppamenti di carte che andranno anche divisi per settore o tema o, se si preferisce, per argomento, anche se questa operazione, per ora nella sua fase iniziale e sperimentale, comporta alcune difficoltà di isolare in « concetto settoriale » documenti che non sempre, così separati, agevolano una ricerca completa e (ci si passi il termine) interdisciplinare soprattutto in un archivio di partito. Le spaccature multiple in temi politici od organizzativi, infatti, non giovano alla esatta comprensione ed allo sviluppo formativo della forza politica. Ci suggerisce questa linea anche l'approccio all'archivio di tanti giovani laureandi, soprattutto alla loro prima esperienza di « consultazione ». A comporre l'insieme degli archivi dell'Istituto Gramsci contribuiscono i fondi dei dirigenti nazionali del partito comunista, le carte « personali » che sono spesso un determinante contributo alla comprensione di momenti della storia nazionale. Vogliamo accennare - respingendo di proposito la illustrazione della loro forma di collocazione per non tediare l'uditore ai fondi singoli, dalle carte Togliatti 1 944-1964, intese come cronologia di scritti e discorsi che aprono alla comprensione sulla formazione del partito di
massa alle carte Serrati, E. Curie!, Sereni, Grieco, Romagnoli, Scoccimarro, Ame ;dola, Luzzatto, Longa e tanti altri, di cui va conservata la biografia e le memorie storiche come contributo di testimonianza, a quelle di Lucio Lombardo Radice e altri, in fase di ordinamento. Vogliamo concludere qui la presentazione sommaria degli archivi de « Gramsci » ricordando che la conservazione dei Quademi dal carcere d1 Gramsci e delle lettere ci è stata assicurata già con il contributo determinante dell'Istituto centrale per la patologia del libro. Nel 1983 l'Istituto ha potuto contare su una affluenza agli archivi di circa 150 ricercatori e studiosi, tra cui gli stranieri hanno rappresentato il 30 per cento. L'intento e l'obiettivo che, non da o?�i, s è posto l' st tuto � quello di trasmettere, nel modo più completo posstblle, 1 documenti a1 centn « Gramsci » periferici, una tendenza che si è rivelata concretamente fruttuosa con il « Gramsci » di Palermo, di Bari, di Torino e dell'Emilia Romagna.
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Dora :Marucco L'ARCHIVIO STORICO-SINDACALE DELLA CISL PRESSO LA FONDAZIONE VERA NOCENTINI DI TORINO
Affrontando il tema degli archivi sindacali, conviene rifarsi ad esperienze concrete. Una di queste è rappresentata dall'archivio storico-sindacale con servato presso la Fondazione Vera Nocentini di Torino. Istituito con atto pubblico nel 1978, inaugurato nel 1980, è da allora aperto alla libera consultazione. Esso, come del resto la Fondazione, ha sede in via Barbaroux 43, al IV piano dell'edificio che ospita gli uffici dell'Unione pro vinciale della CISL e di molte delle sue categorie. Due sono, a mio parere, le sue caratteristiche peculiari. La prima concerne la natura dell'archivio : esso è formato prencipalmente, anche se non esclu sivamente, dalle carte della CISL e viene alimentato dall'annuale consegna, da parte dell'Unione e delle categorie, dei documenti risalenti a cinque anni prima. La seconda si collega al fatto che l'iniziativa di crearlo è stata presa dal sindacato, sulla scia di una precedente esperienza della FIM. Quest'ultima a metà degli anni '70 aveva raccolto e ordinato il proprio patrimonio documentario, elaborando un particolare schema di riordino. È importante rilevare da chi sia partita l'iniziativa : in questo caso è stato il sindacato a predisporre il materiale perché si studi la sua storia. Con la decisione di creare un archivio, però, il sindacato intende non soltanto of frirsi come soggetto passivo di studio, ma esserne il primo utente. Raccogliendo e ordinando i suoi documenti esso pensa di attingervi per la formazione e l'ag giornamento dei suoi militanti. Emerge, quindi, un valore nuovo attribuito dal sindacato alla fonte documentaria, punto di riferimento a cui ancorare la riflessione sulla propria vicenda e da cui partire per la proiezione nel futuro della sua politica e della sua strategia d'azione. Poiché un'iniziativa di tale genere non rappresenta una costante nella storia del sindacato, bensì una recente novità, maturata più sul piano della prassi che su quello dell'elaborazione teorica, un giorno o l'altro, quando la riflessione storica avrà investito gli anni che stiamo vivendo, sarà opportuno
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L'archivio della CISL di Torino
Dora lvfamcco
interrogarsi sul perché in quel particolare momento il sindacato abbia mani festato una specifica attenzione alle testimonianze del suo passato. La seconda peculiarità dell'archivio storico-sindacale della CISL con cerne lo schema per l'ordinamento dei fondi. Esso è stato predisposto in modo da poter essere applicato sia all'archivio storico che a quello corrente. Si tratta, infatti, di un modello articolato in poche voci di massima, sei in tutto, individuate sulla base dei meccanismi di funzionamento del sindacato e dei suoi campi di attività. Esse sono: a) attività interna; b) attività sindacale ; c) rapporti con livelli sindacali diversi ; d) rapporti con l'esterno; e) leggi, regolamenti, sentenze; f) varie. Per l'ordinamento dell'archivio storico ogni voce prevede un'ampia gamma di sottovoci; ma lo schema nella sua essenzialità si presta ad essere applicato anche negli archivi correnti dell'Unione e delle categorie. Data la particolare natura dell'archivio CISL che, se vogliamo, è addirit tura emblematizzata dal trovarsi fisicamente collocato nella sede del sindacato realizzare questa sorta di continuità nell'ordinamento dei documenti è sem brato indispensabile per non creare fratture fra due momenti diversi, ma non contrapposti nella vita delle carte di uno stesso organismo. L'elaborazione dello schema di ordinamento, non facile sia per la natura particolare dell'istituzione sia per i diversi compiti a cui deve assolvere l'archi vio, ha richiesto un'intensa e stretta collaborazione tra competenze diverse: quella dell'archivista innanzitutto, quella del sindacalista, come esperto del funzionamento della macchina-sindacato, quella dello studioso come abituale frequentatore degli archivi per la ricerca scientifica. I responsabili dell'Archivio di Stato di Torino hanno dato prova non solo di grande disponibilità, ma di vivo interesse sia per la tutela di questo patri monio documentario sia per le nuove sollecitazioni che un archivio diverso rivolge alla scienza archivistica. Quale è il patrimonio di dotazione dell'archivio storico-sindacale della Fondazione V. Nocentini? Molto sinteticamente, circa 300.000 carte, corrispondenti a 1 .700 faldoni, che coprono 170 metri lineari. ,
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i vanno dal 1935 alla Gli estremi cronologici dei documenti possedut . fine degli anni Settanta. . ne Plera della Regw Oggi, grazie al concorso dell'Assessorato alla cult� so 1l Centro stampa della monte che ne ha consentito la pubblicazione pres di una Guida all'archivio . nt� regionale la Fondazione V. Nocentini dispone Glu . ' o della FIM-CISL d' Tormo. storico-sindacale e di una Guida all'archivi sta :pato l'inventario Nella prima, oltre una serie di dati generali, è n ese e un elenco, CISL tonn delle carte dell'Unione sindacale provinciale della i n:ll'emer t ca. ol racc �� . . � per ora provvisorio, dei periodici sindacali . 1, g� m�en� ess1v succ coh fasc1 m do, lican pubb rla, Si prevede di completa icaz10� ubbl completo delle p tari degli altri fondi ordinati, nonché l'elenco . do ad elencare � d�cume�tl periodiche possedute dalla Fondazi?ne. Passan . e le carte dell Uruone sill conservati nell'archivio, conviene c1tare per pnm (solt�nto nel caso della FIM è dacale provinciale, poi quelle delle cate?ori� _ ato secondo uno schema stato acquisito un archivio vero e propno, g1a ordmle Uni ni sind cali zonali de� � . ? particolare, che ovviamente, è stato mant�nu�o),. ter l � l nt c 1 � 1pa n �1ton?. pro� � � � (ossia, delle sedi distaccate della CISL nel pn. : e m1htant� t1 1gen d: d1 atl 1 pnv � vinciale), degli enti. Inoltre vi si trovano arch1� sono statl che ca acale e pohu del sindacato, nonché fondi diversi di natura smd affidati alla Fondazione. di testat�, d�i periodici nazioÈ poi da aggiungere la raccolta di una serie ederazwru e del pad�onato nali della CISL e delle categorie, delle altre conf prodotti. sotto euchetta i, ecc.) ai periodici (riviste, bollettini, num�ri unic . e, e a quelli. - sempr� nch fabb nelle o e gon cate dalle o ne, Unio dall' 0 CISL azioni sindacali e non, ma d1 uscit; 1n provincia - a cura di altre organizz le. . . non ra 1da sicuro interesse per lo studio del sindacato loca d1 e e � faci on � ro, lavo un o A proposito delle testate è in cors . � stanco, u a sezw�e 'arch1v10 dell � . o tern all'in e, zzar reali per conclusione, p1ù facile d1 e anch bbe tere risul . p eriodici che, oltre all'indiscusso interesse, . acahstl. ed immediata consultabilità da parte dei sind di archivi sindacali per lo ione ituz Soffermarmi sull'utilità della cost contemporanea mi pare quanto sviluppo della ricerca storica e non sull'età . tatJ. . to dal. nsul meno superfluo in questa sede. . nsal . m ss1 10 tl, aspe ni talu are enzi � � Mi preme soltanto evid . d1 fond1. upo to ques a o gend attin otti cond i stud dei primi , di. cos altre le tra no, ento � cons e acal sind ivio I documenti di un arch il contesto in cui è insento e considerare il sindacato nel suo rapporto con l
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Dora Marucco
L'archivio della CISL di Torino
in cui opera, di osservarne i reciproci condizionamenti e di evidenziarne le variazioni nel tempo. La centralità di questo rapporto e la possibilità di abbracciarlo con inda gini globali (penso a questo proposito a ricerche svolte su due zone sindacali, quella di Susa e quella di Pinerolo, la prima di esse già pubblicata) porta a ridi mensionare la rilevanza della connotazione ideologico-politica del sindacato e del riferimento obbligato sindacato-partito a cui è in larga parte legata, anche per necessità data la carenza dl altro tipo di documentazione, la storiografia sul sindacato, per fare posto, invece, all'esame del ruolo del sindacato nella realtà locale e dei legami da esso concretamente instaurati nel suo radicamento nel tessuto sociale, dell'omogeneità o discrasia della sua azione rispetto alla domanda delle forze sociali in loco. In questa luce, con la possibilità di indagini empiriche approfondite, tutto il tema della contrattazione, ad esempio, può essere rivisitato e proba bilmente riletto con esiti per nulla scontati. Ma anche il sindacato, come istituzione, sì presta ad essere indagato, al dì là delle sue politiche, dei dibattiti interni, delle decisioni. Ad esempio, gli uomini che lo compongono: gli iscritti, i dirigenti, i funzionari, gli impiegati. Chl sono, da dove vengono, dove vanno non sono interrogativi a cui sia sempre impossibile dare un'adeguata risposta. È importante poter collegare gli attori con i loro contesti di provenienza, individuare il formarsi di gruppi omogenei, studiare i motivi e le basi delle aggregazioni, evidenziare i momenti di ricambio, verificare l'incidenza nelle carriere sindacali di variabili quali la fascia generazionale, l'esperienza pro fessionale, l'appartenenza a talune piuttosto che ad altre categorie, il grado di istruzione, ecc. Anche in questo caso penso ai risultati di una ricerca svolta sulla dirigenza della CISL torinese negli anni 'SO e '60. È interessante poter ricostruire car riere tipo, confrontarle, vederne la variazione nel tempo. Anche temi appa rentemente minori e che solo archlvì del sindacato (indispensabili in questo caso quelli degli uffici amministrativi) consentono dì studiare - quale la vita quotidiana dell'organizzazione nella sua sede centrale, in quelle periferiche, nelle segreterie delle categorie - risultano tutt'altro che irrilevanti per una ricostruzione più articolata e forse anche più veritiera dell'esperienza sindacale. La giornata « tipo » di un funzionario sindacale, il calendario degli im pegni, la distribuzione delle attività e il peso relativo delle varie incombenz e : quanto all'attività « politica », quanto a quella organizzativa, quanto a l disbrigo
delle pratiche e via dicendo, è certamente una delle espressioni più autentiche della vita dell'organizzazione. Ed ora alcune considerazioni conclusive che riguardano la situazione generale degli archivi sindacali, la loro capacità di sopravvivenza, di incre mento e di fruibilità da parte degli studiosi e di quanti, a vario titolo, sono interessati alla realtà sindacale. Se dalla costituzione degli archivi sindacali e dalla loro apertura alla libera consultazione è ragionevole attendersi un contributo primario allo sviluppo e al rinnovamento degli studi, è però necessario che si rifletta sull'onere dì mantenere un archivio non come mera sede di deposito e conservazione, ma come strumento valido ed efficiente della ricerca. Non si vuole qui presentare un cabier de doléances, ma esprimere alcune osservazioni e proposte quali sono emerse negli incontri con i responsabili dell'Archivio storico dell'Istituto Gramsci di Torino. Istituzioni culturali quali quelle a nome di cui parlo, ma certo molte altre ancora, esistenti sul territorio regionale, credo si iscrivano a buon diritto (anche perché svolgono un'attività gratuita e aperta a tutti) nel quadro dei servizi culturali offerti dalla città e dalla provincia di Torino. Sarebbe naturale attendersi dagli enti pubblici locali non soltanto. un riconoscimento della opera svolta, ma anche un aiuto che garantisca la continuità nel tempo delle iniziative, la possibilità di migliorare il servizio e di intraprendere attività volte ad utilizzare il patrimonio documentario. Il silenzio degli enti pubblici locali, il loro scarso e comunque sempre sporadico contributo è da un lato scoraggiante, dall'altro assai poco confacente con le esigenze di programmazione dell'attività che si impone ormai a qual siasi istituzione orientata ad operare in modo organico e continuativo. Sono note a tutti le difficoltà finanziarie in cui si dibattono in questi anni gli enti locali; ciò non toglie però che all'ente Regione, a cui sono delegate particolari competenze nel settore dei beni culturali, si guardi oltre che per un intervento diretto, per la sollecitazione e il coordinamento dì interventi da parte dei comuni e delle province. Se non possono essere erogati che in quantità limitata dei contributi, potrebbero almeno essere forniti dei servizi, e questa pare la linea verso cui opportunamente va orientandosi la Regione Piemonte. Ad esempio, non sarebbe possibile mirare alla costituzione di un catalogo unificato dei fondi ordinati esistenti nei vari archlvi, e di un catalogo dei periodici che interessano il movimento operaio presenti non solo nelle sedi specializzate, ma anche nelle biblioteche pubbliche e private?
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Dora l\1arucco Per le istituzioni di cui abbiamo parlato esiste poi un non piccolo problema di personale, e di personale qualificato. Ma le disponibilità degli archivi con sentono al massimo di garantire la presenza di un archivista, in qualche caso parzialmente retribuito sul piano morale con l'affezione e l'interesse che reca ai temi intorno a cui gravitano i documenti. Perché non pensare, allora, a periodi di comando di personale specializ zato dipendente dagli enti pubblici, che garantisca l'esecuzione di taluni lavori, l'ordinamento di fondi particolari, il completamento delle emeroteche e così via? Più in generale, sarebbe utile che la Regione effettuasse un censimento degli archivi specializzati in storia del movimento operaio esistenti sul ter ritorio in vista di un coordinamento di questi pur nel rispetto dell'autonomia di ciascuno. Creare occasioni di incontro, di scambio di esperienze, di dibattito dei problemi comuni sarebbe certamente utile e più facilmente realizzabile a seguito di un'iniziativa dell'ente Regione. Infine, ancora un problema che riteniamo di dover segnalare all'atten zione di tutti e in particolare della Sovrintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta. Esistono archivi sindacali, quelli delle commissioni interne e dei consigli di fabbrica, che si sono costituiti sulla base dell'attività comune o unitaria dei sindacalisti delle tre confederazioni. Di questi nessuno si è finora occupato ed essi corrono i l rischio di andare dispersi o quanto meno saccheggiati. Quali iniziative si pensa di prendere in proposito? Alcune e diciamo pure le principali richieste avanzate a febbraio nel con vegno di Mondovì non sono state affatto disattese dalle istituzioni pubbliche regionali. Oltre all'offerta del servizio stampa da parte dell'Assessorato alla cultura della Regione Piemonte - a cui si è accennato parlando delle Guide all'archivio storico sindacale della Fondazione Nocentini, già pubblicate - è stato costi tuito, sempre su iniziativa dell'Assessorato alla cultura, un gruppo di lavoro, composto da responsabili delle confederazioni sindacali e degli archivi sto rico-sindacali della Fondazione Nocentini e dell'Istituto Gramsci, per prepa rare un incontro seminariale, da tenersi in un prossimo futuro, sui problemi specifici di questo tipo di archivi. Per parte sua la Sovrintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, in vista di questa scadenza ma con un interesse che travalica la data immediata, ha predisposto un censimento delle istituzioni che raccolgono
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L'archivio della CISL di Torino stabilmente documentazione di natura sindacale. La sollecita risposta da parte delle pubbliche istituzioni ad alcune delle princ�pali e � iù ur�enti richieste _ formulate a Mondovì è un segno confortante : s1 ha rag10ne d1 considerarlo il primo passo sulla strada della collaborazione tra libera ini� iativa � ul�ural� e intervento pubblico, nel rispetto della reciproca autonomia e de1 dtversl compiti di ciascuno.
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Devo premettere che questo intervento è in qualche modo complementare a quello di Dora Marucco, alla quale demandiamo l'esposizione dei problemi in cui si dibattono i nostri archivi, in particolare di carattere economico e gestionale, e quindi l'illustrazione di alcune proposte concrete. Vorrei intanto cominciare col presentare brevemente l'archivio storico dell'Istituto Gramsci di Torino. Sorto circa 8 anni fa ad opera di un gruppo di storici e di militanti della sinistra, particolarmente sensibili allo stato di dispersione e di incuria in cui versavano i materiali documentari sulla storia del movimento operaio, si prefiggeva di essere, ed oggi è, un centro dl raccolta dl fondi archivistici di privati e di organizzazioni inteso sia a salvaguardarli dalla dispersione, sia a renderli fruibili agli studiosi e ai militanti. Si trattava insomma di fornire un servizio alle organizzazioni del movimento operaio per la gestione dei loro archivi storici, qualora avessero difficoltà ad instaurare proprie strutture, e contemporaneamente di individuare e raccogliere le carte o gli archivi di privati militanti o dirigenti del movimento operaio. Il risultato di questa attività sta nel milione di carte depositate presso il nostro istituto da UDI provinciale di Torino, Alleanza cooperativa torinese, PCI Federazione di Torino, Camera confederale del lavoro di Torino e vari suoi sindacati di categoria, Consigli di fabbrica Michelin e AEM, a cui bisogna aggiungere gli archivi privati donati da tre dirigenti del movimento operaio (Mario Giovana, Giorgina Arian Levi, Mario Montagnana) e le carte conse gnateci da una cinquantina dl militanti e di dirigenti. Gli archivi delle organizzazioni citate sono depositati presso il nostro istituto sottostando a convenzioni che ne stabiliscono la proprietà, l'eventuale tempo di deposito e le norme per l'utilizzazione. L'Archivio dell'Istituto Gramsci, nell'intento di far conoscere e valoriz zare i fondi già ordinati, ne pubblica le guide; attualmente sono già state
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L'archivio della Camera del lavoro di Torino
stampate quelle relative al fondo UDI e al fondo FIOM - Commissioni interne FIA T; in corso di stampa è la guida del fondo FIOM provinciale. Inoltre, nell'ambito della promozione dell'attività di ricerca, va citata la pubblicazione in quattro volumi della « Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte », frutto del lavoro di un gruppo di ricerca coordinato da A. Agosti e G. Mario Bravo. Per il futuro intendiamo promuovere altre ricerche ed attività culturali che abbiano per centro l' Ar chivio. Vogliamo ancora accennare al nuovo settore di attività dell'Archivio : la raccolta di fonti sonore, per ora limitata alla registrazione su nastro delle storie di vita di militanti e dirigenti del Partito comunista torinese e di licen ziati per rappresaglia. La costituzione dell'Istituto Gramsci va inserita nella tendenza, partico larmente accentuata nell'ultimo decennio in tutto il nostro paese, alla forma zione di centri culturali, soprattutto a livello locale, che nell'ambito delle loro attività contemplano anche la raccolta di materiali librari, archivistici e fotoiconografici, quale risposta alle esigenze di documentazione per ricerche storiche, economiche e sociali legate alle problematiche del movimento ope raio, non facilmente recuperabile presso le organizzazioni o presso le strut ture pubbliche ed universitarie. Questi istituti, dipendenti o indipendenti da partiti e sindacati, sono stati istituiti per lo più grazie alla buona volontà dei fondatori nell'organizzarli e soprattutto nel reperire i finanziamenti per la loro sopravvivenza. Inutile sottolineare la loro funzione di pubblica utilità e, di conseguenza, le richieste che sono legittimate a rivolgere all'ente pubblico, loro naturale interlocutore ; ma per questi aspetti rimandiamo, come si è già detto, all'intervento di Dora Marucco. Consideriamo ora gli archivi della CGIL ed in particolare quelli della Camera confederale del lavoro di Torino. Nell'ultimo decennio, la CGIL nazionale e varie Camere del lavoro ter ritoriali (ma analogamente, in misura diversa, anche le altre centrali sindacali), hanno sviluppato delle iniziative e formato dei centri (ad esempio IRES nazio nale e regionali) aventi la funzione di estendere la riflessione culturale e la ricerca nel sindacato ; si trattava, tra l'altro, di produrre e raccogliere una docu mentazione puntuale ed approfondita sulla sempre più complessa realtà econo mica e sociale del nostro paese. Accanto a questa esigenza, legata all'attualità ed allo sviluppo futuro dell'azione sindacale, si è anche posta la necessità di guardare al passato, di studiare l'ormai lunga storia della CGIL e non soltanto per capire il presente. Da qui la formazione, tutt'ora in corso, di archivi a
vari livelli (nazionali, provinciali, di categorie ecc...) aventi la funzione di reperire la documentazione storica recuperandola dalle varie direzioni in cui si è diramata, di organizzarla e di renderne possibile la fruizione al sindacato e al pubblico in generale. Complementari a questa documentazione di parte sindacale sono natu ralmente da considerarsi gli archivi delle organizzazioni degli imprenditori e di singole aziende, che possono permettere uno studio d'insieme dei pro blemi del mondo del lavoro. L'ampiezza dell'opera che sta svolgendo la CGIL è immaginabile consi derando la diffusione di questo tipo di attività a livello locale e non solo nazio nale, segno da una parte dell'accresciuto interesse per la storia locale, e dalla altra parte di un impegno per la salvaguardia futura della documentazione locale con il suo continuo convogliamento in centri a ciò preposti, cosa che garantisce l'applicazione del concetto che ogni archivio storico deve rimanere preferenzialmente legato o comunque in rapporto con la struttura che lo ha prodotto. I risultati ottenuti dai vari centri archivistici della CGIL possono essere valutati scorrendo la guida degli archivi della CGIL, pubblicata dall'ESI nel 1981 , ed oggi certamente ampliabile. La lettura di quella guida permette una serie di considerazioni di carattere archivistico, che mette in luce il livello ancora sperimentale dei riordinamenti e quindi la necessità di giungere ad un approfondimento teorico. Risulta evidente che la maggior parte dei centri si rifà ai dettami fondamentali dell'archivistica : il rispetto della provenienza dei fondi e l'uso del criterio storico ; tuttavia si pone un primo problema sull'applicazione di questi due criteri, dovuto al carattere degli archivi correnti del sindacato, sia passati che attuali (di questo parleremo più diffusamente in seguito riflettendo sul modo di lavorare del sindacato). Infatti archivi correnti organizzati secondo criteri più o meno precisi, per lo meno a livello locale, non sempre esistevano, per cui molto spesso all'archivio storico giungono delle enormi « miscellanee » che tali in realtà non sono poiché raccolgono materiali su attività fondamentali ed istituzionali del sindacato. L'intervento dell'archivista storico, di conse guenza, spesso consiste nell'ordinare e non riordinare dei documenti che in origine venivano accatastati senza un ordine preciso. Si pone quindi il pro blema, per il necessario rapporto che deve intercorrere tra archivio storico ed archivio corrente (non parliamo di archivio di deposito perché non sembre rebbe un'esigenza del sindacato), che il sindacato stesso si doti di un titolario eventualmente unico e valido per tutta la complessa struttura della CGIL o
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anche soltanto per fascie di strutture (ad esempio : Confederazione nazionale, CGIL regionali, Camere del lavoro territoriali, sindacati di categoria nazio nali e provinciali, ecc ...) come già avviene per enti quali ad esempio i comuni. Solleviamo un secondo problema di natura teorica : dalla lettura della guida sembrerebbe emergere nelle varie realtà locali una tendema di organiz zazione degli archivi che si colloca tra un centro di documentazione ed un archivio vero e proprio, a seconda dei casi più vicino all'uno o all'altro estremo. La documentazione sindacale, infatti, per la sua estrema varietà, si presta a questo duplice tipo di organizzazione. Per nostra esperienza abbiamo potuto verificare che una parte del mate riale, quella relativa alla vita interna del sindacato (congressi, attività di orga nismi dirigenti e degli uffici, amministrazione, formazione, ecc...), può e deve essere organizzata secondo criteri archivistici, ma che il materiale di documentazione di carattere esterno (ad esempio attività delle C.I., lotte, contratti ed accordi, documentazione sull'attività nel campo delle riforme, sulla situazione economica ecc . . .) si presta ad un'organizzazione per parole chiavi, più o meno dettagliate, come avviene in un centro di documentazione. Anche per questo secondo problema, non ci sentiamo di indicare una soluzione valida per tutti, ma soltanto di esporre come abbiamo risolto il problema per l'archivio della CGIL locale. Fatto questo quadro, limitato e molto breve, di problemi generali, pas siamo ora ad esporre la nostra esperienza specifica sull'archivio della Camera confederale del lavoro di Torino e di alcuni suoi sindacati di categoria. In risposta alle sollecitazioni generate dal dibattito sugli archivi sindacali, di cui si è accennato, nel 1980 la CGIL Piemonte e la Camera del lavoro terri toriale di Torino hanno deliberato di depositare la loro documentazione sto rica presso l'Istituto Gramsci, delegando a questo l'opera di ordinamento e la cura della pubblica consultazione. Questa soluzione è stata decisa per la difficoltà della CGIL locale di attrezzare in tempi brevi una struttura adeguata ad accogliere il materiale documentario, che rimane di proprietà del sindacato e provvisoriamente collocato presso il nostro istituto. Da un punto di vista pratico, questa soluzione ha permesso l'immediato recupero del materiale dalle cantine della Camera del lavoro, allagatesi più volte nel passato. Il materiale pervenuto all'Istituto Gramsci, il cui riordino subito iniziato è tutt'ora in corso, consta di circa 300.000 carte ricoprenti un periodo che va dal 1917 al 1980. Esso non costituisce tutta la documentazione storica della CGIL locale, che giunge in archivio poco per volta, man mano che viene rinvenuta in qual-
che sgabuzzino dimenticato o in qualche angolo di ufficio dove si è deciso di fare pulizia. La maggior parte della documentazione pervenuta era conservata nella cantina, dove erano ammassati da una parte l'archivio storico della FIOM provinciale, e dall'altra parte, in modo molto miscelato, fascicoli e documenti sparsi provenienti da più uffici o sindacati. Ne facciamo un elenco : segre teria della Camera confederale del lavoro, Ufficio studi, CGIL Piemonte, sindacati tessili, edili, oltre alla già citata FIOM, Ufficio contratti e vertenze della Confederazione fascista lavoratori dell'industria di Torino (il materiale anteriore al 1 945 proviene da questo ufficio), Associazione piemontese inqui lini, Ufficio di Sulotto. A questi fondi provenienti dalla cantina bisogna aggiungere gli archivi provenienti dai sindacati FIDAE-FNLE (elettrici ed energia) e dal sindacato scuola. Il nostro primo intervento è consistito nello schedare tutto il materiale, dopo averlo sottoposto ad una sommaria pulizia dalla polvere e dalla fuliggine, senza far riferimento ad un eventuale schema di riordinamento che non eravamo in grado di formulare in questo primo stadio di lavoro. Questa prima sche datura tendeva ad individuare la provenienza del materiale (importante so prattutto per quel blocco di documenti che si presentava particolarmente miscelato), l'autore, la qualità, l'arco temporale ricoperto e l'indicazione di eventuali serie archivistiche. Svolta questa prima fase del lavoro, che potrem mo definire conoscitiva, abbiamo svolto un'analisi delle schede e della strut tura organizzativa del sindacato per poter rapportare la produzione documen taria all'attività ed alla struttura dell'organizzazione sindacale. Ne è scaturito un progetto di ordinamento sintetizzato in uno schema di classificazione adat tabile con piccole modifiche a tutte le organizzazione della CGIL locale e che vuole rappresentare la loro struttura e l'attività nello svolgimento quoti diano nel corso degli anni. Ci rendevamo conto di lavorare in modo sperimentale, su di un terreno nuovo, i l che ci ha fatto procedere in modo molto cauto ed attento. Le varie carte sono state suddivise per fondi di provenienza: fondo CGIL regionale, fondo Camera confederale del lavoro, un fondo per ogni sindacato di categoria, fondo CFLI (Confederazione fascista lavoratori dell'industria), fondo Associazione piemontese inquilini (questi ultimi due da considerarsi archivi acquisiti dalla Camera del lavoro), fondo Sulotto. Cioè un fondo per ogni struttura verticale o orizzontale del sindacato ed un fondo o una raccolta di carte per ogni dirigente.
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Abbiamo poi dovuto affrontare il problema della collocazione di quelle carte di cui era evidente l'autore e l'argomento ma non la provenienza ; abbiamo risolto il problema inserendo quelle carte, generalmente prodotte da qualche struttura sindacale, nel relativo fondo di quella struttura, considerando che in un ipotetico archivio corrente questi documenti avrebbero potuto essere presenti. Il primo grosso problema da affrontare è consistito nel fatto che solo in minima parte il materiale presentava un barlume di ordinamento originario (ad esempio i congressi, la corrispondenza e l'amministrazione della FIOM; la serie di cartelline raccoglienti documentazione su vari temi, approntate dall'Ufficio studi ; la serie di documentazione sui vari sindacati approntata dalla segreteria della Camera del Lavoro ; l'archivio dell'Ufficio Contratti e Vertenze della CFLI ; e poco più). Come si può comprendere, solo per questo ultimo si può parlare di archivio vero e proprio organizzato sin dall'origine ; le altre parti elencate costituiscono quella minima documentazione per la quale in origine negli uffici si sentiva l'esigenza di un'archiviazione. Per cui il primo grosso problema è consistito nello studiare un ordinamento e non un riordinamento, nel quale tuttavia si potessero inserire, senza essere modificate, quelle parti che erano già state organizzate in origine presso gli uffici. Insomma dovevamo organizzare un archivio di carte di cui le strutture produttrici nel corso della loro attività non sentivano l'esigenza se non per quella minima parte sopra elencata. E qui vorremmo introdurre alcune riflessioni sul modo di « archiviare » i documenti in origine, conseguenza di un modo di lavorare. Archivi correnti istituzionalizzati, in passato come anche a tutt'oggi, in pratica non esistevano e questo perché il modo di lavorare del sindacato, strettamente collegato all'attualità, s'incentra molto sulle capacità professio nali del dirigente sindacale o del gruppo nel suo insieme, il quale non sembra aver bisogno di un vero e proprio archivio, ma tutt'al più conserva sulla propria scrivania o negli scaffali del proprio ufficio personale quella documen tazione, spesso disorganizzata, che occorre per lo svolgimento dell'attività. Questa documentazione per lo più è composta da relazioni, qualche circolare o lettera, giornali, appunti, ecc . . . Nel momento in cui il dirigente cambia attività o decide d i pulire il pro prio ufficio per lasciar spazio alla nuova documentazione e quindi alla nuova attualità i materiali, nella migliore delle ipotesi, vengono trasferiti in un altro locale (per esempio in cantina, sgabuzzini di cui si finisce per perdere la me moria, ecc.... ).
L'esigenza che appare sottesa a questo modo di lavorare non è tanto quella di un archivio corrente vero e proprio, quanto quella di un centro di documen tazione che permetta al dirigente sindacale di avere informazioni sulla sempre più complessa realtà. Ovviamente il dirigente chiederà al centro di documenta zione materiali sull'argomento di suo interesse prodotti sia dal sindacato che da altri enti o persone. Dunque l'« archiviazione » del materiale « vecchio » viene attuata soltanto se la persona incaricata o lo stesso dirigente ha la consapevolezza del valore storico dei documenti e della necessità di salvaguardare la memoria storica della organizzazione. Per questi motivi il materiale giunto fino ai giorni nostri è spesso monco e non rappresenta tutta quanta l'attività nel corso degli anni della CGIL locale. Ciò spiega « l'artificialità » dell'operazione che stiamo svolgendo, tentando di inserire i documenti in un'ordinamento che, come si è già detto, vuole rappresentare il sindacato nella sua struttura e nello svol gimento della sua attività quotidiana nel corso degli anni. Per fare una battuta potremmo dire che se davvero volessimo essere fedeli all'organizzazione ori ginaria delle carte, come ci insegna l'archivistica, dovremmo trovare il modo di mantenere il caos e renderlo leggibile. Lo schema di classificazione è strutturato in grandi partizioni o sezioni, valide per tutti i fondi: a) struttura ed organizzazione interna ; b) struttura ed organizzazione interna unitaria; c) politica sindacale e contrattuale. Possono essere aggiunte, a seconda delle necessità, altre sezioni che pos sano raccogliere ad esempio una miscellanea o i manifesti che, per mole e forma, mal s'inseriscono nelle precedenti sezioni. Le prime tre sezioni indi viduano tre tipi di attività fondamentali del sindacato : la prima di carattere interno, formata da congressi, documentazione sulle riunioni degli organismi direttivi (purtroppo i vari fondi pervenutici sono quasi del tutto sprovvisti dei verbali di riunioni che, per lo meno in passato, venivano compilati), corrispondenza, attività di formazione o di singoli uffici quali l'amministra zione ecc... La seconda sezione si riferisce ad un'attività analoga alla prima, ma uni taria con le altre due confederazioni o federazioni se si tratta di sindacati di categoria. La terza sezione vuole rappresentare l'attività verso l'esterno, sulla realtà, da noi indicativamente denominata « politica sindacale e contrattuale ». Essa raccoglie documenti sui e dei Consigli di gestione e Commissioni interne; su
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Aldo Agosti, Renata Jodice lotte per accordi, contratti e riforme ; sull'organizzazione del lavoro e sull'am biente; sulle retribuzioni, sulla situazione economica in singoli settori ; sulla legislazione del lavoro; su aspetti particolari quali terrorismo, antifascismo, difesa delle libertà democratiche ecc ... Abbiamo dovuto affrontare parecchie difficoltà nell'individuazione delle categorie e sottocategorie di quest'ultima sezione, dovute alla varietà dell'intervento del sindacato su più temi e su più livelli (territoriale, aziendale, settoriale, intercategoriale ecc...) in modo parti colare per gli anni più recenti, in cui, com'è noto, l'attività sindacale si è estesa, toccando maggiormente che per il passato la sfera politica, sociale ed economica generale. Volendo fare un inventario sufficientemente particolareggiato, senza con questo scadere nell'eccessiva analiticità che spesso rischia di mettere in diffi coltà chi consulta, abbiamo tentato d'individuare i temi ed i livelli d'inter vento e dare loro una sistemazione leggibile. Ogni sezione è suddivisa in categorie e sottocategorie che possono anche essere variabili a seconda del fondo da ordinare; infatti pur tentando, fin dove era possibile, di mantenere una certa omogeneità tra le categorie dei vari fondi, abbiamo, per così dire, lasciato alla documentazione stessa la scelta delle categorie e sottocategorie da formare, per evitare di obbligarla ad entrare forzatamente in voci pregiudizialmente ed arbitrariamente costituite. Per il prossimo futuro intendiamo studiare un titolario o più titolari, a seconda delle strutture cui si riferiscono, che possano essere utilizzati nella for mazione degli archivi correnti e quindi costituire anche quel legame che neces sariamente deve intercorrere tra archivio storico ed archivio corrente. Il vero problema di questa nuova fase di lavoro consiste nel fatto che dovremo svolgere un'ampia opera di sensibilizzazione delle strutture CGIL locali, tendente all'instaurazione ed istituzionalizzazione di archivi correnti, facendo cambiare le vecchie abitudini, di cui si è già detto, cosa che come si può ben immaginare non sarà facile. Comunque cercheremo di studiare delle proposte di archivi correnti assieme agli interessati, in modo che possano essere funzionali e compatibili con un certo modo di lavorare, cosa che d'altra parte è il fine primo e ultimo di un archivio.
M a uriz io Ma g ri ARCHIVI PRIVATI, STORICO
ARCHIVI
SINDACALI
E
METODO
Vi sono masse di arti ... nelle quali sussistono le condi zioni per uno sviluppo organico, e che quindi possono essere ponate ad una forma che evidenzi questo sviluppo anche se tale forma non è stata mai prima posseduta dalle stesse •. (AoOLP BRENNEKE, Arcbivistira, trad. di R. Perrella, Milano 1968, p. 44). c
Gran parte delle traversie degli archivi privati moderni e contemporanei nasce probabilmente dalla stessa formazione degli archivisti « professionali » e, in Italia, dalla rigidità con cui si applica il principio di provenienza che da noi prende nome, nell'elaborazione dottrinale che va dal Bonaini al Cencetti, di « metodo storico ». Com'è noto, quest'ultimo fa perno su due assunti fondamentali : 1) identificazione fra l'archivio e la storia del suo ente produt tore (teoria del rispecchiamento) ; 2) rispetto assoluto della registratura origi naria e ricomposizione delle pratiche e delle serie secondo l'ordine ricevuto al momento della loro istruzione. Non vogliamo certo qui dimenticare i meriti che un tale metodo ha avuto, soprattutto nel far dismettere all'archivista quell'abito di disciplina ancillare della ricerca, rivestendola invece di un grado di autonomia tale da far sì che l'archivio trattato con quel metodo non sia più scindibile in tante fonti di documentazione quante sono le unità che lo compongono, bensì costitui sca in se stesso, o meglio nella maglia di vincoli o nessi che intercorrono fra le sue componenti, il documento primario della vicenda gestionale dell'ente che lo ha prodotto. Ma già da questi accenni schematici nascono quelle obiezioni che, se non sono esiziali per il metodo in sé, certamente inducono a correggerne la rigidità e invitano comunque alla cautela. V'è infatti chi ha già osservato come spesso gli archivi tramandino ai posteri un'immagine che l'ente ha « voluto » lasciare, talora mediante un'accorta politica di presenze e scarti 1 ; v'è altresì chi ha criticato l'ipotesi generale del rispecchiamento, affermando che talvolta l Cfr. I. ZANNI RostELLO, Gli Archivi di Stato: tma jom1a di mpere « ugreto » o « pubblico >>?, in « Quaderni storici», 47, XVI (1981), n. 2, pp. 624-638.
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Maurizio Magri più che rispecchiare l'attività o le competenze dell'ente, si assiste alla rappre sentazione in archivio della sua « volontà di autodocumentazione » 2 • A queste obiezioni si è solo in parte risposto adducendo l'argomentazione che in ogni caso le volontà che si manifestano all'interno di un ente (come quella di voler « insabbiare » una pratica derubricando un atto necessario alla sua istruzione) fanno comunque parte della storia di quell'ente 3. Di questo passo però si finisce per giustificare, sempre in base alla teoria del rispecchiamento, anche l'« assenza d'archivio », in quanto derivante da atti inerenti alla natura e alle finalità stesse dell'ente ; ad es. l'ufficio progetti di una impresa « potrebbe » aver distrutto il proprio archivio di progetti non approvati per non rischiare di favorire la concorrenza: ma il « nulla » non può rispecchiare alcunché e quand'anche affermassimo di veder riprodotta in archivio la « volontà distruttiva » dell'ente, nulla sapremmo di ciò che esso aveva fatto prima della distruzione. Al di là dell'inllnita casistica, dalla quale ognuno può trarre esempi a favore delle proprie opinioni, esiste un dato di fatto che dovrebbe indurre alla massima cautela, così nell'azione di riordino come nel trarre conseguenze eccessivamente impegnative sul piano teorico. Occorre infatti tenere in conto che non l'ente in generale produce il proprio archivio, bensì l'apparato di regi stratura di quell'ente medesimo; e lo produce nel senso che esso è il soggetto burocratico-amministrativo che stabilisce il vincolo fra le carte. S u tale que stione si è riposta assai poca attenzione, tanto che da un lato è invalsa tacitamente la prassi di riordinare le sezioni separate d'archivio (ad esempio degli archivi comunali italiani) « correggendo » gli errori del classificatore originario, dall'altra si sono mantenute forti resistenze teoriche a qualsiasi manomissione dell'ordine originario e a qualsiasi compromesso che pregiu dichi la rigida applicazione del principio del rispetto della registratura. È noto che in Italia siamo ben lontani dal concepire qualcosa che assomi gli al record /llanagelllenl, ed è come se si avesse timore di intaccare l'originalità, l'« involontarietà » e la fisionomia stessa dell'archivio nascente; ma credo sia tempo ormai, per l'archivista professionale, di abbandonare i pudori eccessivi e di valorizzare la propria professionalità occupandosi anche di archivi in formazione, poiché la conclamata separatezza tra registratura e « archivio 2 Cosi C. PAVONE, Ma è poi lanlo pacifico che l'archivio rùpeccbi l'ùlilulo?' in « Rassegna degli Archivi di Stato >>, XXX (1970), pp. 145-149. 3 Cfr. E. LODOLINI, L'ordinamento dell'archivio: nuove dimmioni, ibid., XXXI (1981), pp. 38-56.
Archù1i privati, archivi siNdacali
e
metodo storico
storico », unita al rispetto assoluto della registratura, apre la strada alla critica che Brenneke formulava nei confronti degli olandesi, tacciati di essere un semplice « prolungamento del registratore » 4• L'idolatria della registratura porta ad un'altra conseguenza che riguarda in particolare gli archivi privati. Quando uno di questi archivi perviene ad un archivio pubblico oppure - ed è il caso più frequente trattandosi di archivi moderni e contemporanei - all'archivio di « raccolta » di una fondazione o istituto di ricerca, subisce spesso operazioni di riordino tali da distruggerne la fisionomia stessa d'archivio. In effetti, se consideriamo gli archivi d'impresa, sindacali, di partiti politici ecc. ben difficilmente ci troviamo di fronte a regolari registrature; quando queste si son date, è anche avvenuto che, in sede di deposito, l'ordine originario venisse perduto, tanto da esser posto in crisi il vincolo che legava le carte fra loro. A questo punto, stante un'« inconosci bilità » della forma del vincolo, si vien giustificati, sulla scorta della « tradi zione olandese », nella scelta di un metodo di riordino per materia 5, mentre per i seguaci pedissequi del metodo storico « qualunque diverso ordinamento, non coincidendo con la disposizione originaria delle carte, distrugge o quanto meno attenua il vincolo esistente sin dall'origine fra i documenti e che condiziona la stessa qualifica di archivio . .. » 6 (sott. mio). Da queste due posizioni deriva paradossalmente un trattamento « non archivistico » per molti archivi privati, che spesso conoscono smembramenti o accorpamenti che prescindono dall'ente produttore e dalla sua storia e che si riallacciano a contingenti esigenze di ricerca. Non abbiamo più, in questo caso, degli archivi in senso proprio, bensl delle collezioni di carte aventi lo scopo di documentare su « periodi o nodi » di storia economica, sociale o politica, con quali conseguenze per l'uso critico delle fonti è facile immaginare 7• 4 A. BRENNEKE, Arrhil•ùlica, traduzione di R. Perrella, Milano 1968, p. 112. Il riferimento S. l\luLLER, J.A. FEITH, R. FRUIN, Ordinammlo e invmlario degli Archivi, traduzione libera con note di G. Bonelli e G. Vittani, Milano-Roma-Napoli 1908. 5 S. MuLLER, J. A. FEITH, R. FRUIN, Ordinammlo. . . cit., p. 43. 6 E. LoDOLINI, L'ordinammlo... cit., p. 55. 7 Di esempi se ne contano già in buon numero: per rimanere in ambito sindacale, ricorderò qui il riordino delle carte dell'Archivio storico della Fiom di Torino condotto dall'Istituto pie montese di scienze economiche e sociali tt A. Gramsci >>, nel corso del quale è stato in parte adottato il principio di provenienza c in parte quello di pertinenza: infatti fino ad un certo punto (sezioni A e B) abbiamo la rappresentazione (secondo uno schema categoriale che, per esser !atto a poste riori è forse analitico in eccesso vista la scarsità di fondamenti) delle competenze relauve all'aspetto gesti�nale della struttura sinda�le; la sezione C, Politica sindacale e conlralluale, compren�e i�vece carte dei Consigli di gestione, Commissioni interne, Consigli di fabbric.'l di imJ?ortan� • az1ende, . . nconoscere raggruppate sotto il nome delle aziende medesime; m questo modo non è poss1b1le
è naturalmente a
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Archivi prù;ati, archivi si11daca/i e metodo storico La perdita dell'ordine originario in carte che comunque discendono dal l'attività di competenza svolta da un ente non sembra pregiudicare a priori la loro connotazione di fondo archivistico purché sussistano taluni « pre-requi siti » : a) si deve poter ricostruire la storia organizzativa e la struttura buro cratica dell'ente in questione; b) si deve poter ricomporre la trama delle competenze; c) si deve poter tracciare una « tettonica » del fondo archivistico ricostruendo fin che è possibile le serie e i l loro ordine e radunando le unità archivistiche già costituite o ri-costituite secondo la tipologia degli affari trattati o, meglio, delle competenze emergenti. Dando per inteso che l'assenza di uno di questi prerequisiti non ci farebbe demordere dallo scopo che ci siamo prefissati, che è quello di (ri)dar vita ad un archivio pur dovendo prescindere dalla registratura originaria, dob biamo tuttavia domandarci che archivio ne derivi e che tipo di relazione abbia con l'ente che l'ha prodotto. Abbiamo sott'occhio l'esempio fornitoci dagli archivi delle Camere confederali del lavoro della CGIL in Lombardia. Si tratta di carte assai recenti, comprese in un arco cronologico che va dal 1 945 al 1981 : a questa data l'ente ha cambiato di denominazione e di pertinenza territoriale e si è ritenuto di chiudere a quel punto l'archivio came rale, facendone una sezione separata rispetto ai depositi archivistici delle nuove Camere del lavoro territoriali che già si vanno accumulando. Non intendo riproporre qui la discussione sulla formazione e la natura dell'archivio sindacale 8, mi limito perciò a soffermare l'attenzione sulla sua duplice tipologia derivante dalle contestuali funzioni pubblico-private, dall'inventario se si tratti di una vera c propria sezione dell'archivio Fiom, di archivi organici di strutture sindacali aziendali (surrettiziameme inserite nell'archivio Fiom, come propendo a ritenere), o addirirtura di una franche dell'archivio aziendale. Cfr. Toniw 1945-1983. Memoria Fiom, Milano 1985, in particolare alle pp. 129-217, e il prece�ente Arc ivio slor��o Fiom, Commissioni in/eme F�al. Invmtario, Torino 1980. Vi è purtroppo da registrare un ancor p1u marcata carenza metodolog1ca in alcuni invcntari prodotti dallo stesso sindacato, nei quali <� l'ur�cnza dcsc� ittiva >> prcva�c netta . mente sull'attenzione ai nessi rinvenibili fra la struttura orgamzzauva e la sene, tanto che SI nscon trano « sezioni d'archivio >l aventi in realtà una finalità nettamente documentalistica, come la sezione V, Roma e il Lazio, dell'Archivio storico della CGIL Lazio, nella quale so?o con�uiti materia! ! « prodotti dal sindacato o da altri organismi », senza che sia dato sapere a che titolo o 10 base a quali competenze. Cfr. G. SI RCA.'IA, T. Lm!BARDO, Guida all'archivio sloriro della CGIL Lazio, Roma 1983; osservazioni similari valgono anche per CGIL REGIONALE ToSCANA. CENTRO DJ DOCUMENTA ZIONE E ARCHIVIO STORICO, Jnvmlario e catalogo dei periodici, a cura di V. CAROILLI, C. GUASTI, L. 1\[ANGALAVITI, Firenze 1981. 8 lVl i permetto di rimandare a questo proposito a �L C?STA, M. M�GRI, L:'Archivio Stildacale. , Tito/orio e regolammlo per le camere de/ lavoro della Lombard10, Milano 1984; 10 particolare ali Introdu . zione, pp 13-37.
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ovvero politico-economiche, svolte dal sindacato in Italia dal dopoguerra ad oggi, in particolare dalle sue strutture cosiddette « orizzontali ». La convi venza di direzione politica e rappresentanza di interessi genera una sorta di andamento binario nella sedimentazione delle unità archivistiche : un primo « strato » essendo costituito dalle serie di atti propri degli organismi dirigenti statutari, un secondo strato da quelle unità prodottesi nel corso dell'esercizio di funzioni e competenze specifiche che una prassi consolidata imputa all'unico organo camerale dotato di continuità e di un apparato tecnico-funzionariale qual è la Segreteria. A seconda dell'importanza della Camera del lavoro notiamo una maggiore o minore tendenza ad attribuire gruppi di competenze ad uffici particolari, dotati di personale autonomo e diretti generalmente da un membro della stessa Segreteria : in effetti, se per Milano tale tendenza è permanentemente riscontrabile, non così avviene per le altre Camere del lavoro. Negli archivi di queste ultime si è allora preferito dividere le unità archivistiche secondo le competenze legate alla gestione ordinaria e dei servizi da un lato, alle molte plici iniziative nei vari settori del mondo del lavoro e della vita sociale dal l'altro, la separazione degli affari « generali » da quelli « particolari » coincide con la differenziazione degli ambiti di trattazione delle pratiche, essendo i primi di competenza dell'apparato tecnico-funzionariale dedito alla gestione dei servizi interni ed esterni, i secondi di competenza di funzionari general mente membri di segreteria ai quali vien devoluta una certa autonomia di comportamento e di iniziativa entro i limiti del settore di competenza (con un rilievo particolare assunto dalla Segreteria generale, comprendente i l Segre tario generale, responsabile giuridico dell'ente, e il Segretario generale ag giunto). Vediamo, a titolo d'esempio, le ulteriori suddivisioni della Divisione A (Segreteria) dell'archivio della Camera confederale del lavoro di Brescia : A. I - Atti della Segreteria. 1 Verbali e relazioni. 2 - Ordini del giorno, mozioni, convocazioni . 3 - Circolari. A. II - Affari generali. 1 - Protocollo, corrispondenza, velinari. 2 Amministrazione. 3 - Organizzazione. 131
Maurizio Magri Sindacale. Legale. Formazione. Studi.
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A. III - Affari particolari. Pratiche Segreteria generale (es. fascicolo a : « Prefettura : ordine 1 pubblico 1969 » ; fascicolo b : « Vertenza collocamento 1970 » ; ...). Commissioni di lavoro. 2 3 Consigli di zona. 4 Carte personali. -
Archivi privati, archivi sindacali e metodo storico si fosse adottata un'analitica, ma letale classificazione per materia. Ne deriva un tipo di « rispecchiamento » che definiremmo sostanziale e che ci sembra in generale preferibile rispetto a quello formale, ottenuto attraverso la media zione obbligatoria della registratura. In conclusione si può affermare che fra archivi privati e principio di pro venienza (freie!) non v'è incompatibilità, sempre che ci si attenga al manzo niano « adelante ... con juicio ».
Le denominazioni adottate nelle suddivisioni non corrispondono neces sariamente ad « uffici », che nella Camera confederale del lavoro di Brescia, quando sono esistiti, hanno sempre avuto vita stentata e un'autonomia scar samente definita, bensì a nuclei di attività determinati e determinabili, rispec chiati concretamente nelle serie, nei lacerti di ordinamento originario, ovvero desumibili dalla ricostruzione dell'interna articolazione funzionale9• È ben chiaro che in codesto archivio non solo riordinato, ma addirittura « rimodellato », si perde la traccia dell'attività del registratore, se pure vi è stata. D'altro canto la relazione instauratasi tra l'ordinamento dell'archivio e l'ente produttore non è per nulla arbitraria essendo stata condotta in base alle risultanze di un'indagine sulla struttura funzionale, sui ruoli degli apparati e del gruppo dirigente, sull'articolazione amministrativa ; non si sono « in ventati » gli affari, ma si sono intestate all'affare solo quelle pratiche che pote vano dirsi tali, tant'è che nella gran parte degli archivi camerali le serie occu pano un posto preminente. È tuttavia facile accertare, a motivo della stretta correlazione fra struttura dell'archivio e competenze, come il risultato sia rive latore di una certa organicità e il quadro complessivo sia attraversato da un « impulso vitale » (alla Brenneke) che si sarebbe altrimenti perduto qualora 9 La tendenza a rappresentare nello schema di ordinamento la struttura funzionale anziché quella burocratico-amministrativa ci ha guidato anche nella formulazione del titolo III (Competenze specifiche) del titolario succitato destinato ovviamente agli archivi correnti. Il vincolo alla struttura funzionale si giustifica con l'intensa dinamica politica dell'ente, i cui uffici o dipartimenti conoscono una continua ristrutturazione organizzativa e una frequente redistribuzione di ruoli. Verso un tale criterio sono naturalmente critici i difensori « rigidi n del metodo storico (ad es. E. LoooLINI, Archivistico. Principi e problemi, Milano 1984), mentre troviamo un giudizio favorevole nel Monutl d'orchivislique, Paris 1970.
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Franco Bonelli ARCHIVI D'IMPRESA: L'ARCHIVIO STORICO AN SALDO
Entro quali limiti le esperienze che si stanno facendo presso l'Archi vio storico Ansaldo possono essere generalizzate, o comunque assunte, in qualche misura, come punti di riferimento nella ricerca di soluzioni ai proble mi di politica archivistica che sono da ritenersi specifici del settore « archivi d'impresa? ». Alcuni elementi di valutazione, per rispondere a questo inter rogativo, potranno essere ricavati direttamente dai testi che assolvono al compito di presentare tali esperienze 1• D'altra parte l'argomento « archivi d'impresa » è ormai oggetto di una bibliografia che si viene arricchendo a ritmo accelerato e c'è il rischio di ripetere cose già dette. Conviene perciò limitarsi a porre l'accento su quei punti che devono ritenersi meritevoli di approfondimento in quanto consentono di individuare i termini specifici della problematica che questo settore ci propone. Queste circostanze giustificano - se proprio non arrivano a legittimare del tutto - l'elencazione in ordine sparso e in modo quasi telegrafico dei pun ti che verranno esposti. l. Anzitutto occorre considerare un problema di politica archivistica di ordine generale che rientra tra quelli riguardanti la « gestione », nel settore che consideriamo, della legge archivistica del 1963. Non è qui possibile, ovviamente, tracciare un consuntivo di quanto è stato realizzato in questi ultimi anni, ma ciò non deve impedirci di esprimere giudizi e avanzare ipotesi sulle diverse formule che si sono venute propo nendo efo attuando per la salvaguardia e la valorizzazione delle fonti storiche -
t Si ritiene, a tal fine, di poter utilmente rinviare ad una ristampa, in appendice a queste note, cfr. p. 139, del testo con il quale l'Archivio storico Ansaldo si è prefisso di far conoscere le ragioni ed i modi della sua presenza e della sua attività nell'ambito dell'organizzazione aziendale. Si tratta di un testo apparso in data successiva a quella del Convegno di Mondovì, ma che raccoglie ed espo ne la sostanz.� di parecchi degli argomenti allora tranati a voce con l'intervento che viene qui rias sunto e che furono anche oggetto di utili scambi di vedute con operatori archivistici e studiosi pre senti ai lavori.
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Franco Bonelli
Archil1io Storico Ansa/do
aziendali nonché sul ruolo affidato, in ordine a tali obiettivi, alla Ammini strazione archivistica. L'organizzazione, all'interno di una impresa, di un « Archivio storico », il deposito del materiale presso gli Archivi di Stato, la gestione in comune del patrimonio archivistico da parte di imprese apparte nenti ad una determinata area geografica o ad uno stesso gruppo industriale o finanziario, il deposito presso istituzioni culturali private aventi finalità di interesse pubblico : a favore dell'una o dell'altra di queste formule - e di altre ancora che potrebbero essere immaginate - non si possono far valere opzioni di principio, ma solo preferenze motivate dalla considerazione che sussistano le condizioni perché gli obiettivi indicati dalla legge vengano per seguiti nel maggior grado possibile 2• Ciò significa, però, che a fronte della possibilità di ricorrere contestualmente, in via alternativa, a diverse soluzioni, l'Amministrazione archivistica debba proporsi compiti di coordinamento, di assistenza e di controllo in parte nuovi rispetto a quelli impliciti nel suo tradizionale ruolo di « amministratore » delle procedure formali di attuazione delle norme di legge.
comportano una precisa assunzione di responsabilità, in tal senso, nei con fronti dei futuri, potenziali, fruitori. Ciò comporta, come è agevole compren dere, una sorta di rivoluzione nelle qualità professionali dell'operatore ad detto alla schedatura (più che inventariazione) dei documenti ; in quanto l a cultura di questi deve risultare omogenea rispetto a quella dei « produttori di carte » (che è poi la cultura d'impresa tout court) , almeno in misura sufficien te a comprenderne il linguaggio, mentre, per altro verso, deve saperne su perare gli orizzonti, allo scopo di tener conto delle esigenze dei potenziali utilizzatori dei documenti. Inoltre - e questo è il secondo punto che va considerato - tra le con tropartite positive di tale maggior impegno di risorse nella fase di scheda tura dei documenti vi è la possibilità di veder « sdrammatizzato », se non risolto del tutto, il complesso dei problemi derivanti, da sempre, dallo stato miscellaneo e dal carattere frammentario e segmentato di una documentazione sopravvissuta a dispersioni e distruzioni di ogni genere. È abbastanza eviden te, infatti, che una volta che si tenga fede alla parola d'ordine secondo la qua le a parità di contenuto dei documenti deve corrispondere un uguale messag gio, in termini di indicazioni descrittive contenute nella scheda, lo strumento elettronico dispone di una capacità di reperimento dei documenti - qualun que sia la loro collocazione in archivio - che rimane al di fuori delle nor mali capacità umane (con riferimento, ovviamente, ai tempi che sarebbero richiesti per realizzare le stesse operazioni di accertamento).
2. - Un secondo aspetto, di carattere specificamente tecnico, ma sempre di ordine generale, è quello riguardante l'insieme delle innovazioni che deri vano dalla applicazione alla gestione degli archivi di procedure informatiche per la schedatura dei documenti e per la loro consultazione. Anche questo tema è troppo vasto perché possa essere qui affrontato in termini non generici. Per taluni suoi aspetti relativi alla esperimentazione in atto presso l' Ansaldo non posso far altro che rinviare a quanto avrà modo di esporre il dott. Lom bardo che interverrà in seguito. Ritengo, tuttavia, che debbano essere qui sottolineate due importanti implicazioni conseguenti alla disponibilità, da parte di archivisti e fruitori di fonti d'archivio, dello strumento informatico. In primo luogo, l'uso dell'elaboratore per la ricerca dei documenti ri guardanti un determinato argomento può essere reso possibile soltanto da una schedatura dei documenti stessi effettuata in un certo modo : e cioè se la de scrizione non sia stata limitata alle loro caratteristiche formali ma abbia preso in esame il loro contenuto, fornendo indicazioni che, da parte dell'archivista, 2 È evidente, ad esempio, che un « archivio storico >> messo in piedi da una piccola o media imp�esa esposta al rischio di scomparire senza che la sua caduta faccia rumore si prospetta, per de . fintziOne, come una soluz1one che offre minori garanzie sui probabili esiti a lunga scadenza rispetto a quella, analoga, cui si pervenga nell'ambito di una grande impresa, pubblica o privata che sia, . alla cu1 sopravvivenza siano legati interessi diffusi c vitali per una intera area geografica un settore ' o l'intera economia.
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3. - C'è da prevedere - e forse, in un certo senso, anche da temere che vi possa essere, in un prossimo futuro, una sorta di boom di archivi storici aziendali (stando, almeno, alle attenzioni di cui sembra fatta oggetto, a scopi imitativi, l'esperienza Ansaldo nonché alle dichiarazioni d'intenti pro venienti da varie parti). Ebbene, forse non è fuori di luogo precisare, fin da ora, che un « Archivio storico aziendale » perché sia tale di fatto e non solo di nome debba rispondere a determinati requisiti funzionali, nella sua orga nizzazione interna come nella sua prassi operativa. È evidente che la semplice denominazione non dovrebbe essere ritenuta sufficiente ad accreditare presso il pubblico una struttura che fornisca servizi esclusivamente all'azienda o in via privilegiata ad alcuni studiosi e che non sia lo strumento di una vera e propria politica archivistica dell'impresa, di cui sia momento fondamentale la selezione delle carte da destinare a conservazione permanente in base a criteri predeterminati, noti alla Amministrazione archivistica e da questa approvati. 137
Franco Bonelli Occorre aggiungere altresl, che non potrebbe essere definita « Archivio storico », nel senso qui considerato, una struttura che assolvesse al pur meri torio compito di una sorta di banca-dati, attrezzata per fornire informazioni in qualche misura preconfezionate, invece che porsi come strumento di ac cesso alle fonti così come esse si sono costituite. 4. La presenza, nell'ambito di una impresa, di un « Archivio storico » non è un fatto che possa dare i suoi frutti in forza della avvenuta sua istitu zionalizzazione, in una determinata occasione, ma va interpretato come espres sione visibile di un processo destinato a durare nel tempo, di una esperienza in fieri, di più vasti fatti culturali inerenti alla identità stessa delle esperienze industriali di cui l'impresa stessa è sede. I riflessi pratici che possono conse guire da questi due diversi modi di intendere una operazione « Archivio sto rico » possono esser agevolmente immaginati con riferimento ai diversi aspetti che sono stati fin qui richiamati: dall'organizzazione del flusso siste matico di carte dagli archivi correnti o da quelli di deposito all'archivio sto rico, alla schedatura del materiale e, soprattutto, alla formazione delle risorse professionali capaci di assicurare la tenuta di strada della struttura, sul piano del metodo di lavoro come dei servizi.
APPENDICE
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L'ANSALDO E IL SUO << ARCHIVIO STORICO n 1. I documenti di ogni genere, che ogni giorno si accumulano all'interno di una impresa, sono soggetti al destino di veder cambiare nel tempo la loro funzione e, insieme ad essa, il loro va lore. Soprattutto agli occhi di chi si trova ad esserne il depositario. Da strumenti di lavoro, indispen sabili per la gestione di una pratica corrente, vengono assai presto considerati come elementi ingom branti, dopo aver esaurito il loro compito. A lunga distanza di tempo dal momento della loro mor te come « strumento di produzione n, e sempre che nel frattempo siano sopravvissuti a distruzioni preordinate o fortuite, essi possono tornare a far parlare di sé come « strumenti di cultura n. In quanto testimoni superstiti, e talvolta unici, di eventi che si vogliono ricostruire con la maggior precisione possibile, essi vengono cosi destinati ad uno scopo che non ha nulla a che fare con la loro iniziale funzione. La fase più delicata della vita teorica di un documento è certamente quella intermedia, durante la quale esso non serve più ad obiettivi immediati di gestione. In questo periodo, infatti, il docu mento rischia di subire lo stesso trattamento che viene riservato agli impianti in base all'irrinuncia bile imperativo della innovazione, e cioè la distruzione sistematica. In genere, e salvo casi piuttosto rari, a tale sorte un archivio sfugge più che altro per circostanze fortuite: perché resta in giacenza in qualche locale, anche non propriamente adatto alla sua conservazione, dove viene dimenticato per un tempo più o meno lungo, o perché la necessità di recuperare lo spazio che esso occupa non è pressante, oppure perché chi ne è depositario ha deciso di conservarlo fino a quando avrà il potere di farlo, sia per lungimiranza personale sia per altri motivi, ivi compresa la riluttanza ad assumersi la responsabilità di distruggerlo. Comunque, nella maggior parte dei casi, quando giunge il mo mento della riscoperta dei documenti aziendali, si scopre che essi sono andati in tutto o in larga mi sura perduti. -
2. Il giudizio qui espresso sulle ragioni che hanno portato alla distruzione di gran parte degli archivi aziendali è fondato sulla constatazione di quanto accaduto, per decenni, nel nostro come in altri paesi, dove un complesso di preziose testimonianze aziendali sulle modalità concrete dei processi di industrializzazione è andato irrimediabilmente disperso; al punto che, generalmente, l'azione postuma di recupero del materiale superstite riguarda ormai soltanto segmenti e isolati spez zoni della documentazione originaria. Ma occorre anche aggiungere che la responsabilità di tale stato di cose non è tutta degli imprenditori, ai quali, tra l'altro, nelle società contemporanee si chie de essenzialmente e soprattutto di innovare e di superare ogni giorno e con ritmo sempre più ra pido le esperienze passate. C'è voluto molto tempo, infatti, prima che gli studiosi di scienze sociali scoprissero la funzione che le fonti storiche presenti nelle imprese potevano avere ai fini dell'analisi economica, storica e sociologica, per elaborare teorie dell'impresa e dello sviluppo economico, e, -
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Franco Boml/i più in generale, per una riflessione su questo o quell'aspetto della civiltà industriale, sulle sue dina miche, sui suoi esiti. Infine, poiché, a partire da un certo momento, in tutti i paesi furono emanate norme che in materia archivistica dettavano regole e obblighi anche per le imprese, occorre pure riconoscere che una qualche parte di responsabilità sia da imputare a coloro che quelle norme do vevano far rispettare, in primo luogo gestendone l'applicazione in modo atto a renderle accette ed efficaci. A prescindere, comunque, dall'accertamento delle responsabilità di quanto è accaduto, una inversione d i tendenza si è ormai verificata e coinvolge e impegna tutte le parti in causa.
3. - In Italia, forse perché sopravvenuta in ritardo rispetto ad altri Paesi, la svolta è stata più evidente. In anni recenti si è fatta avanti da varie parti- soprattutto dal fronte della ricerca ma anche dei mass-media - e con sempre maggiore insistenza, una domanda di fonti documentarie aziendali. L'amministrazione statale si è venuta proponendo come un inteclocutore sempre più attivo e com
Archivio Storico Ansa/do l'espressione viva e diretta. E la storia dell'Ansaldo è di quelle che sembrano fatte apposta per esal tare le funzioni di un archivio storico aziendale. Essa, come è stato ripetutamente già osservato, pre senta un elevato grado di specularità con le più generali vicende dell'industria italiana al punto da assumere, per alcuni aspetti, un valore paradigmatico per la comprensione del modello italiano d i industrializzazione. Nella sala di studio dell'Archivio vengono mediamente registrati, ogni anno, oltre 250 visita tori, pari ad un migliaio di presenze annue. A questo flusso corrisponde un insieme di attività la cui varietà testimonia i diversi modi di fare ricerca storica o, più in generale, di utilizzare materiale storico. Queste attività comprendono decine di ricerche, trasmissioni radiotelevisive, servizi gior nalistici, visite didattiche, mostre fotografiche, ecc. Ma questi dati non sono in grado di dare la misura del modo in cui l'Archivio si sia venuto c
petente per le imprese. A queste si sono prospettate cosi diverse possibili soluzioni per sottrarre il destino dei loro archivi all'azione di fattori casuali. Ciò ha sviluppato negli imprenditori la consa
si venga costituendo giorno per giorno. Alla formazione del capitale di memorie storiche oggi di sponibile hanno collaborato e collaborano una folta schiera di ex-ansaldini o di loro famiglie, nella
pevolezza che l'adozione di una « politica » archivistica sia, prima ancora di un'esigenza imposta dalla legislazione in materia, un problema organizzativo tipicamente aziendale.
di un'apposita struttura per la gestione del proprio patrimonio archivistico. Inserito nella Direzione
quale sono accomunati azionisti-imprenditori, dirigenti, impiegati, operai, collaboratori esterni, con apporti che assumono un significato culturale, civile ed umano che va molto al di là delle loro dimensioni materiali, siano essi un qualche biglietto o una fotografia, qualche mazzo di lettere o un intero archivio. La collaborazione di questi u soci fondatori >> è stato essenziale fin dal primo annun
Relazioni Esterne, l'« Archivio Storico Ansaldo », come struttura voluta per rispondere ad esigenze
come ad una innovazione che abbia svolto e continui a svolgere una funzione catalizzatrice, che ab
non provenienti solo dall'interno dell'impresa ma anche indotte da mutamenti culturali esterni di
bia l'effetto, cioè, di riportare in superficie c canalizzare le falde di una cultura industriale - nel senso più genuino e vasto del termine c del suo aggett ivo - presenti all'interno dell'impresa e nei
4.
- La soluzione adottata dall'Ansaldo, sul finire degl i anni 1970, è stata quella di dotarsi
più vasta portata, non poteva non presentare fin dall'inizio alcune sue specifiche caratteristiche fun zionali, pervenendo alla messa a punto di prassi operative coerenti (in primo luogo il regolamento) con gli scopi per i quali era stata istituita. L'Archivio è lo strumento con il quale l'azienda ottempera
cio della istituzione dell'Archivio. Si tratta di un processo che induce a pensare all'Archivio storico
suoi dintorni, e delle quali non si era mai potuto accertare origini, percorso e consistenza.
agli obbligh i posti ai privati dalle norme di legge ed opera perciò sotto la sorveglianza della So vrintendenza archivistica. I primi tempi di vita dell'Archivio sono stati dominati dalla preoccupazione di effettuare una serie di operazioni di reperimento e schedatura - ancora in pieno svolgimento - del materiale superstite, dentro e fuori l'azienda. Contemporaneamente, e grazie ai primi risultati di questa attività, si è potuto consentire l'ac cesso del pubblico ad aree documentarie progressivamente più ampie e significative ai fini della ri cerca. l servizi d i libera consultazione sono stati realizzati a condizioni che assicurano parità di trat tamento per quanti si rivolgono all'Archivio per le loro ricerche. Forte di queste esperienze e pre messe, l'Archivio sta ora avviando l'applicazione di procedure informatiche alla schedatura e alla consultazione dei documenti e l'attivazione d i procedure che in via sistematica incrementeranno d'ora in poi il patrimonio archivistico già costituito con i documenti provenienti dagli archivi cor renti. È, quest'ultima, una nuova impegnativa esperienza, durante la quale avrà modo di concretiz zarsi la collaborazione tra i depositari della documentazione da selezionare, gli operatori dell'Archivio e quelli della Sovrintendenza archivistica. S. - In poco più di quattro anni, presso l'Archivio sono state raccolte alcune decine di mi gliaia d i buste, di cui circa 3.000 catalogate c offerte in consultazione assieme a migliaia di foto grafie e disegni tecnici.
Attraverso l'Archivio, anche i più modesti, eterogenei e dispersi spezzoni della documentazione superstite acquistano un valore e una funzione per ricomporre, in una visione unitaria, tutti quei singoli e particolari momenti della vita aziendale d i cui gli stessi documenti erano stati in origine
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Alessandro Lombatdo L'AUTOMAZIONE DELL'ARCHIVIO STORICO ANSALDO
La nostra iniziativa è oggetto di un crescente interesse sia da parte degli addetti al lavoro archivistico e storiografico sia, come vedremo, da parte di un pubblico più vasto. Una prima ragione di interesse va ricercata nelle vicende stesse della nostra azienda. L'Ansaldo ha infatti legato il suo nome alla storia della naval meccanica, della cantieristica, dell'elettromeccanica, della siderurgia e, più recentemente, del settore nucleare italiano (solo per ricordare i settori di mag gior durata e rilevanza), in oltre 130 anni intessuti di trasformazioni societa rie, concentrazioni industriali e finanziarie le più varie. Altre ragioni di in teresse per tale iniziativa derivano dalla complessità e dall'ampiezza dei pro blemi che la decisione di riannodare i fili di una memoria storica tanto arti colata e composita ha comportato. Si collega a queste ultime considerazioni l'oggetto del mio intervento : ovvero l'esperienza da noi sin qui acquisita nell'uso dell'informatica come stru mento per le ricerche d'archivio 1• L'adozione di tale strumento è stata suggerita sia dall'estrema eterogeneità della documentazione da trattare che dalle caratteristiche dell'utenza. Per quanto concerne la prima motivazione basti ricordare che nei nostri fondi - ubicati anche all'estero - sono compresi, oltre ai più diversi generi di do cumentazione afferente a varie funzioni o segmenti dell'organizzazione azien dale, carteggi familiari e privati, giornali, fotografie, filmati, disegni, cimeli e oggetti anche di grandi dimensioni, ecc. Circostanza questa che rende più dif ficile una catalogazione effettuata in base a criteri tradizionali. Il secondo or dine di motivi è da individuare nel tipo di utenza che il materiale sopraindi cato richiama, utenza che è ben più ampia e composita rispetto a quella di altri generi d'archivio. Come esempio basti pensare che nel primo semestre 1 983 quelli che generalmente possono dirsi i fruitori tipici di una struttura l
storico,
Per i diversi aspetti della nostra iniziativa si rinvia al testo L'AnJaldo pubblicato a p. 139 in appendice all'intervento d i Franco Bonelli.
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Alessandro Lombardo
Automazione dell'Archivio Storico Ansa/do
archivistica (storici, ricercatori scientifici, laureandi) hanno costituito sola mente il 25% del totale dei nostri visitatori. Per fronteggiare questi due ordini di circostanze si è deciso di utilizzare uno dei più sofisticati « pacchetti » di injor111alion retrieval - il Mistral IV della Honeywell - oggi esistente sul mercato. Tale sistema è basato sulle seguenti fasi principali : a) attivazione di una « cartella » - unità archivistica di base predisposta in modo da raccogliere il documento od una serie di documenti nel rispetto dell'ordinamento dell'archivio o raccolta di appartenenza ; b) com pilazione, su una corrispondente scheda, di una sintesi del contenuto dei do cumenti componenti la cartella; c) attribuzione - al fine di una esauriente individuazione del documento - di parole-chiave ricavate sia dalla sintesi stessa della scheda che dedotte dalla relazione in cui quel documento si trova rispetto agli altri documenti dell'archivio di appartenenza ; d) completamento della scheda con altri dati essenziali di riconoscimento e di caratterizzazione (datazione, numero e tipo di documenti, stato di conservazione, fondo di appartenenza, collocazione, ecc.); e) introduzione e memorizzazione delle schede, complete di tutti i dati, nell'elaboratore centrale tramite videotermi nale installato presso l'Archivio storico. Tutte le parole-chiave introdotte nell'elaboratore vanno automaticamente a costituire un vocabolario destinato ad autoarricchirsi progressivamente con le nuove parole-chiave di ogni cartella attivata. A questo punto sono dispo nibili tutti gli elementi necessari alla ricerca. Componendo sulla tastiera del videoterminale le parole-chiave che interessano, si possono richiamare dalla memoria dell'elaboratore i dati relativi a quei documenti associati in un qualunque modo al campo tematico individuato. Il sistema consente quindi: di personalizzare la ricerca in funzione degli obiettivi ; di selezionare i documenti per passi successivi di intervento e di ap profondimento ; di analizzare grossi temi o specifici argomenti o periodi scen dendo fino all'indagine automatizzata sulle sintesi dei contenuti, alla ricerca di fatti o argomenti particolari. Questo sistema prevede inoltre la possibilità di utilizzare - qualora ve nissero avviati - tutta una serie di schemi relazionali tra le parole-chiave (relazioni di sinonimia, di gerarchia, ecc.) che faciliterebbero ulteriormente i l lavoro del ricercatore. Già utilizzato ampiamente, soprattutto nella individuazione di serie omogenee di documenti o dati e per soddisfare le richieste di ricercatori non qualificati, questo sistema informativo automatizzato può tuttavia essere an cora considerato in una fase di messa a punto. Infatti non sono ancora stati
completamente risolti i problemi relativi al sistema di rilevazione, e al lin guaggio di descrizione, del contenuto dei documenti; inoltre vi sono ancora nodi da sciogliere in merito alla formulazione delle parole-chiave e di una loro disposizione gerarchica per un eventuale utilizzazione di thesauri o lessici par ticolari. La formulazione di una serie di regole e norme per un linguaggio controllato è il tipo di risposta che andiamo perfezionando per quanto riguar da la sintesi del contenuto dei documenti, mentre per quanto concerne le parole-chiave è in via di definizione una sorta di titolario-guida che verrà utilizzato sia dallo schedatore in sede di inventariazione che dall'utente in sede di ricerca. Su un piano più strettamente tecnico è doveroso ricordare che stiamo lavorando al fine di rendere più sicuri e funzionali i rapporti tra l'archivista ed il sistema informativo. In proposito sono in fase avanzata di studio dei pro grammi di interfaccia che avranno appunto il compito di guidare l'operatore nell'immissione dei dati e nel controllo simultaneo della loro correttezza for male. Si sta anche valutando l'ipotesi di utilizzare un programma di interfaccia per guidare l'archivista nell'uso dei comandi 2• Anche in questo caso, oltre a facilitare il colloquio con il sistema, verrebbero evitati errori di tipo formale. Se da quanto è stato sinteticamente esposto emergono le non poche dif ficoltà conseguenti all'applicazione dell'informatica in campo archivistico, è pur vero che questa, nel prossimo futuro, potrebbe divenire una vera e pro pria risposta per una più produttiva e flessibile gestione dei fondi archivistici.
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2 Per comandi sì intendono tutte le istruzioni inviate al sistema per attivare specifiche funzioni, quali ad esempio la scelta della base documentaria su eu i intraprendere la ricerco primario o la scelta d i uno specifico campo per svolgere la ricerco secondario.
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STRUMENTI DI RICERCA, TIPOLOGIA E USO
Claudio Pavone PROBLEMI DI METODO NELL'INVENTARIAZIONE, CA TALOGAZIONE, PREPARAZIONE DI STRUMENTI DI COR REDO DEGLI ARCHIVI PER LA STORIA CONTEMPORANEA
Poiché parlo all'inizio del secondo giorno dei lavori la mia relazione assumerà necessariamente anche un carattere di intervento. Essa inoltre risentirà dell'oscillazione, tipica di molti discorsi sugli archivi, fra problemi generalissimi e minuzie precettistiche : da una parte, ad esempio, l'interro garsi sul rapporto fra documento ed interpretazione, dall'altra lo stabilire se sia preferibile una numerazione per carte o per pagine, per fogli, per docu menti. In questa oscillazione risiede del resto l'origine di molte delle fru strazioni del mestiere dell'archivista, sballottato fra i massimi problemi e una prassi molto spicciola. Assumo inoltre come scontata la differenza fra gli archivi contemporanei e gli archivi dei secoli precedenti. È una differenza implicita nell'argomento stesso del nostro convegno e confermata dagli interventi finora avutisi. Mi limiterò a ricordare il ritardo con cui sia l'archivistica in quanto disciplina, sia il lavoro d'archivio si sono rivolti agli archivi contemporanei, quasi che essi richiedano, per loro natura, un minor rigore di considerazioni scientifiche e un più labile impegno pratico. Se ad esempio esaminiamo il catalogo delle pubblicazioni curate dall'amministrazione degli Archivi di Stato (che è del 1 976), constatiamo che su 75 titoli della collana principale soltanto 9 riguar dano la storia contemporanea, e di essi 7 sono monopolizzati dalla serie sui governi straordinari e provvisori che ressero le varie parti di Italia nella fase di formazione dello Stato unitario, mentre due si riferiscono ad archivi conser vati fuori degli Archivi di Stato, e precisamente presso l'Istituto per la storia della Resistenza in Toscana (l'archivio di Giustizia e Libertà inventariato da Costanzo Casucci e quello di Aldobrando Medici Tornaquinci, inventariato da Rosalia Manno : entrambi funzionari degli Archivi di Stato). La situazione non è diversa per i « Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato » : su 41 titoli solo 4 si riferiscono ad archivi contemporanei e anche fra questi uno riguarda carte che si trovano fuori degli Archivi di Stato (le carte di Andrea Costa, custodite presso la Biblioteca comunale di Imola, inventariate da Fau sto Mancini). Va aggiunto che è ora in preparazione la stampa di qualche altro 149
Claudio Pavone
Proble111i di 1Jietodo nell'inventariazione
volume di argomento contemporaneo : gli inventari dell'archivio Torlonia 1 e dello spezzone di archivio della FIOM conservati presso l'Archivio centrale dello Stato e la bibliografia dello stesso Archivio centrale dello Stato 2• Debbo infine fare un'altra premessa, che serve peraltro ad avvicinarsi all'argomento specifico che debbo trattare. Mi riferisco al titolo attribuito alla mia relazione, nel quale figura la parola « catalogazione ». Com'è apparso evidente già nel dibattito di ieri, questa parola suona molto sgradita alle orec chie degli archivisti. In effetti, nella distinzione anche terminologica fra le varie categorie di beni culturali e i relativi strumenti di ricerca, catalogo è parola usata soprattutto per le raccolte di beni librari o artistici. Gli archivisti sono troppo gelosi del carattere organico del materiale affidato alle loro cure, del fatto cioè che esso faccia capo fin dall'origine a soggetti produttori unitari, per non vedere di mal occhio applicato agli archivi un termine che sembra sottolineare il carattere occasionale della riunione dei beni presi in considera zione. Al massimo, gli archivisti sono disposti a chiamare catalogo quello che elenca e disciplina raccolte occasionali conservate negli Archivi, quali ad esempio quelle di monete, carte geografiche, sigilli, eccetera. Va peraltro aggiunto che, nel molto parlare che si fa della necessità di avere, finalmente, un catalogo generale dei beni culturali italiani, gli archivisti commetterebbero un errore se, per amore di purezza terminologica, trala sciassero di rivendicare alla Guida gmemle degli Archivi di Stato italiani, di cui sono usciti i primi tre volumi, il carattere di prima e concreta attuazione del « catalogo » inteso in senso ampio e generalissimo. La controversia sulla catalogazione può spingerei ad entrare più diretta mente nel nostro argomento. Ieri è stata posta, nei vari interventi, la distin zione fra ordinamento e inventariazione. Il problema può essere enunciato in questi termini : effettuato l'ordinamento, deve il mezzo di corredo e, in particolare, l'inventario rispecchiarlo fedelmente o può, in tutto o in parte, discostarsene? Che l'ordinamento debba avere come obiettivo la ricostruzione della struttura originaria dell'archivio è principio da tempo professato più o meno universalmente, anche se nasconde complicazioni concettuali e pratiche sulle quali in genere si sorvola con troppa disinvoltura, ma che non è il caso di riesporre qui ancora una volta. Sarebbe comunque molto istruttivo un ca-
talogo (qui si può dire) dei riordinamenti che siano veramente riusc1t1 a ricostituire « l'ordinamento originario » : temo si fermerebbe a ben poche voci. Sul modo di presentare i risultati dell'ordinamento può peraltro riaprirsi un discorso che trova la sua radice nel fatto che, mentre chi effettua i l rior dinamento cerca di collocarsi dal punto di vista del produttore dell'archivio, il quale era anche, di massima, l'unico suo fruitore (una specie di circuito chiuso), chi redige i mezzi di corredo deve porsi dal punto di vista di una generalità di destinatari (i ricercatori) varia ed indeterminata. Nel VII Congresso internazionale degli Archivi, che si tenne a Mosca nel 1 972, il relatore sul tema degli « strumenti di ricerca al servizio della scienza », lo jugoslavo Biljan, optò in maniera netta a favore degli strumenti redatti « secondo la materia » piuttosto che « secondo la struttura ». L'opzione, benché contraddetta dalla prassi seguita dalla maggioranza dei paesi rappre sentati al congresso, era motivata in base all'utilità che avrebbe, per studiosi e ricercatori, potersi orientare nella gran massa dei documenti d'archivio seguendo piste tematiche. Io vorrei qui sostenere (ben sapendo di dire cose vecchie e risapute) : 1) che il massimo di utilità per l'utente deve essere sempre e comunque l'obiet tivo della elaborazione degli strumenti di ricerca ; 2) che questo massimo si ottiene, adottando, anche nell'inventario, oltre che nell'ordinamento, il cri terio della struttura invece di quello tematico e pe materia, con le integra zioni alle quali accennerò in seguito. I l punto 1) appare del tutto ovvio. Ma non sempre gli archivisti lo tengono davvero presente, timorosi, come talvolta ingiustificatamente essi appaiono, che la loro opera di mediatori culturali venga sminuita dall'approntamento di strumenti di ricerca di sicura ed obiettiva validità. Possiamo considerare que sto atteggiamento come un episodio, sia pur minore, della lotta fra il dispoti smo illuminato e lo stato di diritto. C'è caso mai da aggiungere che troppo spesso anche quegli utenti privilegiati che sono i professori universitari prefe riscono trattare con i principi dispensatori di favori piuttosto che affidarsi alla astratta solidità del diritto comune. Il punto 2) può essere schematicamente argomentato come segue:
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Si veda ora: ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, L'archivio dell'ommitlùtrozione Torlonia. Inventario, a cura di A.M. GrRALDI, Roma 1984 (QRAS 52). 2 Biblhgrafia dell'Archivio ceutrale dello Stato (I9JJ-I978), a cura di S. CAROCCI, L. PAVONE, N. SANTARELLI, M. Tosn CROCE, coordinamento di M. PrccrALUTI CAPRIOLI, Roma 1986 (Sussidi, 1).
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a) Innanzi tutto l'inventario redatto secondo la struttura conserva il massimo della polisemia intrinseca all'archivio. Esso garantisce perciò la possibilità di uso da parte di una gamma di ricercatori certo più ampia di quella che potrebbe riconoscersi in inventari tematici, necessariamente selettivi. 151
Claudio Pm,olle
Problemi di metodo m/l'ùu'elllariaziolle
b) Anche l'organizzazione formale dell'archivio (il « vincolo archivistico »), riconoscibile solo attraverso l'inventario secondo la struttura, è un dato signi ficativo, cioè una « fonte ». E questo non solo per gli storici dell'amministra zione, degli archivi e della tecnica della memorizzazione, ma anche per qual siasi ricercatore che voglia correttamente leggere il documento nel suo contesto e ripercorrere l'iter delle decisioni che lo videro nascere, sia che si tratti di decisioni prese da una pubblica autorità sia, ad esempio, dall'editore Mon dadori di pubblicare dei libri (mi riferisco all'intervento svolto ieri da Zerbini).
sempre meno penetrante quando invece ci troviamo di fronte agli archivi dell'età contemporanea. È una obiezione molto forte, ma non tale da capo volgere l'argomentazione sopra tratteggiata. Al limite, quanto più sottile e sofisticata si farà la registrazione delle informazioni necessarie alla vita di un organismo, tanto più l'inventario del futuro non potrà non prendere atto anche di questi mutamenti. In quali forme tutto ciò possa avvenire, non mi sento in grado di prevedere. Posso solo osservare che i titolari, che sono quelli che inquadrano larga parte degli archivi ottocenteschi e novecenteschi, consentono ancora un punto di osservazione notevolmente aderente alla prassi seguita dagli enti produttori dei documenti nel classificare concettual mente gli affari trattati. Anche gli errori e le incoerenze di questa prassi pos sono avere un significato. La seconda obiezione richiama un'osservazione accennata all'inizio, ed è soprattutto un avvertimento : quello di non fare un mito dell'« ordinamento originario ». Questo ordinamento può non esserci stato affatto, o essere stato labile, incerto e mutevole. Voglio fare due esempi molto « contemporanei ». Il primo, in verità, l'ha già fatto Bonelli, quando ha ricordato che gli archivi delle imprese industriali si presentano in genere come « immense miscel lanee ». Bonelli ha detto anche qualcosa di più, e cioè che se i capitalisti aves sero applicato con scrupolo le regole della ragioneria (e, si potrebbe aggiun gere, dei codici civile, commerciale e penale) il capitalismo non sarebbe mai nato, e quindi non avrebbe nemmeno prodotto archivi. A controprova, Gentile ha ricordato come gli archivi delle imprese familiari siano, in ge nerale, quelli conservati meglio. In effetti, la famiglia è il luogo privilegiato per la conservazione ed elaborazione della memoria, mentre l'impresa indu striale ha come principio l'innovazione da imporre e far avanzare sulle ceneri del passato. L'altro esempio riguarda molto da vicino proprio l'Istituto che è stato il promotore di questo convegno. Mi riferisco ai documenti delle formazioni partigiane e dei gruppi politici clandestini, dei quali parlerà Gaetano Grassi a proposito della Guida agli Archivi della Resistellza. L'« ordinamento ori ginario » era in questi casi costretto ad aderire così plasticamente alle mutevoli condizioni della clandestinità e della guerriglia da rendere ardua l'applica zione del concetto stesso di « ordine ». E tuttavia anche in questi casi la in dividuazione del soggetto produttore dell'archivio nel suo complesso, e dell'autore e del destinatario dei singoli documenti, rimane il criterio prin cipale di ordinamento e di inventariazione.
c) Se l'inventario secondo la struttura giova a meglio collocare l'evento, esso a maggior ragione è indispensabile come indicatore - quando c'è della omogeneità dei dati, presupposto necessario di ogni storia seriale e quantitativa. d) L'inventario secondo la struttura consente di fare sulla carta quegli spostamenti che circostanze varie impediscono di fare sulle carte. L'organizza zione unitaria ricostruita nell'inventario può cioè non corrispondere alla mate riale collocazione dei documenti, senza peraltro perdere nulla del suo valore euristico. Parlavamo ieri sera con alcuni amici e compagni dell'archivio Soleri che sta parte nell'Archivio di Stato di Cuneo e parte nell'Istituto della Resi stenza di Cuneo. È possibile e augurabile compilarne un inventario unico, senza materiali spostamenti di carte.
Nulla vieta, infine, anzi è sommamente auspicabile, che l'inventario secondo la struttura sia integrato da un numero il più ampio possibile di indici e guide tematiche, da compilare anche in tempi diversi. È su questo terreno che si recuperano tutti i buoni argomenti adducibili a favore dall'in ventario « secondo la materia ». È su questo terreno, inoltre, che l'apporto delle tecniche informatiche sembra più produttivo. Delle obiezioni che si possono muovere al punto di vista sopra schema tizzato mi limiterò a ricordare, oltre a quelle cui mi pare di aver già fornito implicitamente risposta, alcune altre che possono interessare più direttamente gli archivi contemporanei. La più sostanziosa è che lo scarto fra tecnica dell'organizzazione della memoria e prassi amministrativa (pubblica e privata) è venuto sempre più aumentando, dalla invenzione del titolario fino all'applicazione agli archivi vivi della informatica. Ne consegue che quello sguardo privilegiato sulla organizzazione dell'ente produttore, consentito e sollecitato dall'inventario che segue la struttura quando si tratta di archivi dei secoli passati, è divenuto
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Claudio Pavone La conclusione la possiamo trarre utilizzando, anche se dando loro un altro significato, alcune parole di Adolf Brenneke 3• Il ponderoso e severo trattatista tedesco parla di « principio di provenienza liberamente applicato » : queste parole vanno recepite, al di là delle intenzioni dell'autore, come invito al buon senso. Sta agli archivisti impegnarsi, culturalmente e tecnicamente, perché questa libertà non degeneri in licenza e in arbitrio 4•
Gaetano Grassi LA GUIDA AGLI ARCHIVI DELLA RESISTENZA : PROBLEMI, IPOTESI, PROSPETTIVE DI LAVORO
La presentazione della GNida agli Archivi della Resistenza 1 - uscita nella sua prima edizione nel 1974, nella collana « Strumenti » dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (INSML), e ripubblicata nel 1 983 in una nuova versione, integrata e aggiornata, nella collana delle pubblicazioni degli Archivi di Stato 1 - assume qualche motivo di interesse, inserita in questi incontri di studio, solo se si tengono presenti i motivi di fondo e le finalità che sono alla base di opere di questo genere: primi fra tutti quelli relativi al problema del rapporto tra gli archivi e gli studi di storia con temporanea e del nesso indispensabile tra ricerca e strumenti di ricerca. Come scrivono D'Angiolini e Pavone nell'introduzione alla GHida generale degli Archivi di Stato - e possiamo ripeterlo anche per la nostra GNida - « l'esi genza alla quale ha inteso rispondere la GNida [. .. ] è stata quella di offrire agli studiosi una prima informazione, il più possibile completa e omogenea, del contenuto degli Archivi » 2• A questa, che è la finalità principale e di carattere esterno, sorta, come scrivono gli stessi autori, dal confronto con la realtà data dalle domande che i ricercatori oggi pongono alle fonti archivistiche, se ne affiancano altre, soprattutto di carattere interno all'organizzazione e scaturite dalle condizioni in cui si trovano gli istituti archivistici, rivolte alla denuncia di tali condizioni e alla programmazione di futuri lavori d'archivio 3• Il discorso si può ripetere anche, e con maggior evidenza, per l'organiz zazione archivistica degli Istituti per la storia della Resistenza, fatte natura!l
Guida agli Arrbivi della Ruittmza, coordinamento di G. GRASSI, Milano 1974; ora pubblicata: BENI CUL11JRALI E A�llliENTALI, Guida agli Arcbivi della Ruittmza, a cura della Com
MJNISTERO PER 1
Cfr. A. BRENNEKE, Arcbivùtica, traduzione di R. Perrella, Milano 1968, pp. 1 1 1-115. Nel testo rivisto per la stampa ho tralasciato l'abbozzo di tipologia degli strumenti di cor redo che avevo fatto nella esposizione orale. Per esso rinvio al volume di P. CARUCCI, Le fonti arcbi vùticbe: coJutrvazione e ordinammto, Roma 1983. 3
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missione Archivi-Biblioteca dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, coordinatore G. GRASSI, Roma 1983 (PAS, Strumenti, IC). 2 Cfr. :1\l!NISTERO PER I BEN I CULTURALI E AMBIENTALI. UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHI VISTICI, Guida generale degli Arcbivi di Stato italiani, direttori Piero D'Angiolini e Claudio Pavone, capiredattori Paola Carucci, Antonio Dentoni-Litta, Vilma Piccioni Sparvoli, I (A-E), Roma 1981, Introduzione, p. 1. 3 Ibidem.
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Gaetano Grassi
La Guida agli Archivi della Resistenza
mente le debite proporzioni, ma tenendo sempre presenti la realtà giuridica e i compiti statutari propri di questi istituti, che sono sì di conservazione e salvaguardia del patrimonio documentario della guerra partigiana, ma anche di valorizzazione del contenuto e dell'importanza storica dell'antifascismo e della Resistenza nella vita culturale e civile del paese. Istituti quindi per i quali più chiara si manifesta la stretta connessione tra il settore archivio, che è uno dei settori dell'attività scientifica generale, e la ricerca e l'elaborazione critica delle fonti e dei documenti, visti nella loro più larga accezione e com prendenti, oltre ai documenti in senso stretto, libri, giornali, opuscoli, mani festi, testimonianze, eccetera. Tutte le diverse fasi della storia dell'Istituto nazionale vanno viste e analizzate nell'ottica del diverso modo di concepire tale rapporto tra la ricerca e la strumentazione della ricerca e di impostare i vari piani di lavoro e i mo menti di realizzazione di questo rapporto di base. Nella fase iniziale, in cui si registra l'impegno dei fondatori dell'Istituto nazionale e dei primi Istituti locali per la raccolta e l'ordinamento delle fonti sulla storia della Resistenza, è notevolmente accentuato il distacco fra la ricerca e l'attività archivistica, considerata come prioritaria rispetto al momento ulteriore e non immediato della ricostruzione storica. In fasi successive, nel decennio 1 950-1960, di discus sione sui temi della ricerca storiografica, si afferma progressivamente, prima sotto forma di semplice auspicio, poi attraverso concrete verifiche critiche, la tendenza allo sviluppo degli studi storici; nel contempo si assiste ad una flessione nel campo delle acquisizioni documentarie, rimaste, dopo i risultati ottenuti nei primi anni, allo stadio più di programma che di realtà, con un notevole squilibrio fra i due settori di attività qui presi in esame. Nel periodo a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, acquisita una personalità giuridica e trovata la soluzione dei problemi finanziari e organizzativi interni, l'Istituto nazionale può finalmente varare un programma di attività scientifica generale sul far convergere più strettamente l'opera dell'Istituto nazionale e degli Istituti associati tanto nel campo della ricerca, quanto in quello della conser vazione e dell'accrescimento del patrimonio documentario, dando un notevole impulso all'attività archivistica nella sua funzione di supporto a quella sto riografica. A questo periodo, che risale, come si è detto, agli anni 1 967-1972, occorre risalire per trovare la tappa iniziale del lavoro di costruzione della Guida agli Archivi della Resistenza, da considerare nello stesso momento sia come punto d'arrivo dell'attività archivistica svolta fino a quel periodo, sia come punto di partenza per l'avvio di possibili, ulteriori iniziative collegate al rapporto con
l'attività di ricerca. A questo proposito occorre tenere conto di due diversi squilibri ai quali, a quel tempo, ancora si assisteva tra le due principali attività che oggi ci interessano in questa presentazione della Guida : in primo luogo, la mancata rispondenza tra i risultati ottenuti nel lavoro di reperimento delle fonti e la creazione degli strumenti di consultazione ; in secondo luogo, la mancata correlazione tra l'attività archivistica e quella storiografica. Nel primo caso si assiste al diverso andamento, sia sul piano locale che su quello nazionale, dei due generi di attività, vale a dire quelle di reperimento e di descrizione dei fondi. Si deve notare che gli Istituti, dai quattro esistenti alla fine degli anni Quaranta, erano passati a nove alla fine degli anni Cinquanta, a diciannove alla fine degli anni Sessanta e a ventisette nel 1974, con un au mento notevole del patrimonio archivistico complessivo, derivante tanto dall'ingresso dei nuovi Istituti, quanto dal successivo incremento nelle acqui sizioni documentarie. Mentre sul piano nazionale venticinque anni dovevano passare per la pubblicazione del primo strumento di ricerca, su quello locale, nello stesso periodo, si era avuta una sola autentica opera di tal genere : ci riferiamo al catalogo, curato da Luciano Casali per l'Istituto di Ravenna, uscito nel biennio 1 964-1965 4• Allo stesso modo, per il secondo punto, mentre veniva esaurendosi tra il 1 945 e il 1 955 la fase puramente memorialistica e rievocativa del fenomeno resistenziale e si passava negli anni successivi ad una fase di più attenta indagine filologica e di discussione metodologica, con una sempre più crescente richiesta di utilizzazione dei fondi archivistici, gli Istituti della Resistenza si trovavano ancora nell'impossibilità di rispon ere appieno a tale domanda. I l passaggio, dagli anni 1 965-1968, ad una ultenore fase di ricerca critica di lungo periodo e di analisi delle componenti non solo politiche, ma anche economiche e sociali dell'antifascismo e della Resistenza armata, ha trovato nelle fonti documentarie raccolte presso gli Istituti un consistente ausilio, senza però incontrare negli stessi Istituti un'immediata rispondenza alle esigenze sempre più pressanti della ricerca storiografica. Come per gli altri settori della storia contemporanea, anche per quello relativo alla storia della Resistenza si è assistito in questi ultimi trent'anni alla maturazione via via crescente della spinta a superare la fase della memo rialistica e a ricorrere alle fonti archivistiche. Anche nel nostro caso, se ci chie diamo come hanno risposto gli archivi alle nuove esigenze storiografiche,
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4 ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA, RAVENNA, I/ movimmto di liberazione a Ravmna. Cata logo 11. I : Dommmti, a cura di L. CASALI, Ravenna 1964; Io., Il movimento di liberazione a Ravenna. Catalogo n. 2, a cura di L. CASALI, Ravenna 1965.
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Gaetano Grassi non possiamo non rilevare come la figura dell'archivista non abbia perso, per gran parte del periodo preso in considerazione, il carattere del semplice, mate riale conservatore delle carte o al massimo dello zelante collaboratore che aiuta lo storico a districarsi nel labirinto delle raccolte documentarie. « Il com pito dell'archivista - come osserva Pavone - non può ridursi all'assistenza tradizionale e artigianale ad un ricercatore alla volta, cui l'archivista dovrebbe configurare i segreti e prodigare le grazie degli archivi », ma tradursi in un « compito di mediazione culturale », « razionale ed oggettiva, fondata sulla preparazione di strumenti di lavoro validi scientificamente, e che rispondano alle esigenze della ricerca » 5 • È vero che, per ciò che riguarda gli Istituti della Resistenza, il passaggio da una funzione puramente statica, di mera conserva zione, a quella dinamica, di valorizzazione dei fondi, ha trovato sulla sua strada molte difficoltà di ordine finanziario e organizzativo. Resta il fatto che solo quando l'Istituto nazionale ha potuto adottare una precisa linea di pianifica zione culturale, anche il lavoro d'archivio, perdendo la sua astrazione dalle esigenze storiografiche, è venuto ad acquistare, per lo meno potenzialmente, il suo precipuo carattere. Anche nel campo della storia della Resistenza si è posto il problema, già più volte sollevato da Claudio Pavone e da Isabella Zanni Rosiello, della specifica funzione del responsabile d'archivio nell'orga nizzazione del proprio lavoro e nel rapporto tra ricerca storiografica e ricerca archivistica, soprattutto per mettere in evidenza la « circolarità » (Pavone) che si crea fra i due soggetti del rapporto: « lo storico che interroga quei granai di fatti che sono gli archivi » - come scrive Pavone, riprendendo un'espres sione di Febvre - e gli archivisti che offrono « soluzioni tecniche » utili a chi « intende mettere ordine nel granaio organizzando i fatti ». E - citiamo Zanni Rosiello - i responsabili degli archivi « daranno risposte ' tanto più pertinenti ed esaurienti quanto più possibili domande ' si saranno prefigu rati » 6• Nel nostro caso, qual è la risposta che ci siamo proposti di dare con la G11ida agli Archivi della Resistenza alla domanda che proviene dall'utenza? Anzitutto riteniamo necessario intenderei sul contenuto e sulla natura della documentazione conservata nei nostri Istituti, come del resto facciamo ogni giorno nel nostro lavoro di servizio al pubblico e di messa a disposizione degli utenti del materiale documentario: al fine di suggerire cioè le varie
Guida agli Archivi della Resistenza
chiavi di lettura per l'« ingresso » nella raccolta materiale delle carte. Ci sembra di poter ricavare dalle esperienze maturate in questi anni di lavoro che uno dei primi problemi da risolvere nell'affrontare tale massa documentaria è dato dalla difficoltà di ricostruire le strutture e l'intelaiatura del movimento della Resistenza, al fine di inquadrare nel panorama complessivo dell'organiz zazione partigiana i singoli temi di ricerca : tanto per fare alcuni esempi, i nessi fra i vari organismi, il rapporto fra il centro e la periferia, i possibili col legamenti tra il territorio occupato e quello libero, eccetera. Come si può ricavare dai lavori d'archivio degli anni Cinquanta, del resto, questo risulta uno dei primi impegni di coloro che si sono assunti il compito di riordinare il materiale documentario della Resistenza. Anche allo stato attuale è una delle difficoltà più gravose per chi inizia il proprio lavoro di ricerca negli Istituti e, nello stesso tempo, per chi, come l'archivista, deve fungere da mediatore fra i l singolo utente e gli archivi. Archivi in gran parte da intendere nel senso più largo e generico della parola, in quanto non espressione di istituti, enti o persone operanti in via legale in un determinato contesto sociale (senza voler con questo riprendere alcuna definizione d'archivio), ma al contrario nati nella clandestinità e nella lotta contro le istituzioni. Documentazione che, pure prodotta ai margini della vita legale del paese, presenta alcune proprie regole di produzione e di conservazione, legate all'organizzazione politica e militare e allo sviluppo del movimento clandestino. Una quantità conside revole di materiale che risente delle vicende della guerriglia e quindi delle condizioni malagevoli in cui opera il partigianato (rastrellamenti, cambia menti rapidi di luogo, comunicazioni difficoltose, ecc.), ma che si basa nnllo stesso tempo sui poteri acquisiti dalle forze politiche e militari della Resi stenza e ne rappresenta la manifestazione più diretta. Una consistente fascia di documentazione che si forma in contrapposizione a quella ufficiale e in attesa di una data - quella della liberazione del paese - per la sostituzione del potere nazifascista con quello partigiano. Anche la conservazione - ovvero il procedimento, più o meno marcato a seconda del diverso grado di sviluppo all'interno degli organismi di liberazione, della raccolta del materiale docu mentario - è vista nella prospettiva della futura, parziale o totale, acquisi zione del potere a guerra terminata. Alcuni comandanti partigiani non avevano mancato di organizzare all'interno delle formazioni la raccolta e la conserva zione dei documenti, proprio in previsione degli eventi e dei problemi che si sarebbero trovati ad affrontare al termine della lotta di liberazione. Esistono casi, ritrovati durante il lavoro di riordinamento dei fondi e di pubblicazione delle raccolte documentarie, di costituzione presso i centri di comando di
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5 Dall'intervento di Claudio Pavone al Vll Congresso internazionale degli Archivi, Mosca 1972. Il brano che riportiamo è tratto da un ciclostilato in lingua francese. 6 Cfr. C. PAVONE, La storiograjia m/1'Italia postrmitaria e gli arçhivi nel secondo dopoguerra, in « Ras segna degli Archivi di Stato », xxvn (1967), p. 356; c I. ZANNI RosiELLO, Arrhivi e storia ronlempo ranea, in « Rivista di storia contemporanea », apr. 1973, fase. 2, p. 267.
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Gaetano Grassi veri e propri archivi, da utilizzare nel futuro della lotta per rendere conto del contributo apportato dai partigiani alla liberazione del paese, o di tentativi di raccolta di varie testimonianze per avere dalla « viva voce » dei protago nisti il racconto di episodi della lotta clandestina. Così come si ritrova spesso la preoccupazione, da parte degli stessi comandanti, di conservare con cura gli atti dei processi per poter dimostrare all'esterno la regolarità della giustizia partigiana o, allo stesso modo, di raccogliere i buoni di requisizione per pro vare la procedura regolare delle confische presso privati dei beni alimentari o di beni di altro genere. Come per le formazioni militari, anche per gli orga nismi civili, in particolare i Comitati di liberazione nazionale, si ritrova la medesima preoccupazione di organizzare servizi di segreteria idonei tanto alla produzione e distribuzione, quanto alla conservazione del materiale docu mentario. Primo risultato utile fornito dalla G11ida agli Archivi della Resistenza può essere considerato la descrizione del panorama complessivo del movimento clandestino, al fine di ritrovarne, com'è ovvio, tanto le strutture essenziali, quanto i metodi interni di organizzazione. La descrizione dell'intero patri monio archivistico posseduto dagli Istituti viene a costituire, visto nel suo complesso, il quadro più diffuso, se non completo ed esauriente, della produ zione documentaria espressa dal partigianato italiano. Come si scriveva nella nota introduttiva alla Guida del 1 974, nelle singole guide, che si possono considerare come le « tessere di un unico mosaico, costituito dalla rappresentazione del patrimonio archivistico degli Istituti », « è lasciato al lettore di rintracciare, secondo le ricerche che deve compiere, i fili conduttori, gli elementi comuni e le lacune risultanti dai raffronti fra le guide diverse » 7• Si veda, per esempio, il problema delle lacune. Le Guide ci offrono il quadro non solo di ciò che gli Istituti sono riusciti a reperire della documentazione sulla Resistenza, ma indirettamente anche di tutto ciò che allo stato attuale permane senza un'adeguata documentazione. Le Guide inducono quindi a ricercare le ragioni di tali lacune, ritrovabili in cause il più delle volte legate agli eventi bellici, ma, e non è raro il caso, talvolta connesse anche a problemi interni di organizzazione : come avviene per le distruzioni effettuate in obbedienza a ordini dei comandi superiori e per esigenze legate a ragioni di lotta clandestina. Vale a dire una produzione/conservazione di carte, anche da parte degli organismi della Resistenza, che non è sempre del tutto casuale, ma dettata da particolari esigenze politiche e militari : ci rife7
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Cfr. Guido agli Archivi dello Resirlmza . . . cit., 1974, p. Xlll.
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riamo a « esigenze pratiche di autodocumentazione » (secondo l'espressione di Isabella Zanni Rosiello) 8 che possono essere di volta in volta determinate non solo dalle vicende, interne o esterne, della lotta partigiana, ma anche dalle forme di potere che questa intende assumere, e assume talvolta di fatto (si vedano gli esempi forniti dalle zone libere), nelle prospettive della caduta del regime fascista. Si vedano, a questo proposito, le raccolte degli « atti ufficiali » legislativi degli organismi di governo del movimento clandestino, continua mente riproposti e propagandati per tutto il periodo della lotta partigiana in antitesi ai decreti della Repubblica sociale e fatti valere il 25 aprile come vero e proprio codice penale e civile della Resistenza. Se nell'analisi della documentazione si vogliono ritrovare alcuni fili conduttori, questo ne rap presenta certo uno degli esempi più palesi. Ma altri significativi se ne possono ritrovare nella consultazione dei documenti dei comandanti partigiani sulla vita interna delle bande e sulle leggi che regolano tale « microcosmo di demo crazia diretta » (per usare la definizione di Quazza) 9 nei rapporti con le altre formazioni, con l'autorità civile e le formazioni nemiche, con la popolazione, eccetera. L'archivio partigiano non assume allora soltanto il significato di semplice raccolta della produzione documentaria, ma anche di risultato sia pure limitato dalle contingenze della guerriglia - della volontà di potere espressa dal partigianato. Anche il problema delle lacune può acquistare allora un taglio diverso ed un significato più esteso : non riguarda soltanto le parti dell'organizzazione partigiana che, allo stato attuale, risultano lacunose, ma anche tutto ciò che non trova un'adeguata documentazione nel materiale archivistico degli organismi resistenziali, o meglio tutto ciò che - si pensi alla partecipazione delle donne o dei parroci - non trova espressione o trova un'espressione limitata nei documenti di questi organismi, pur figurando come alcune delle componenti del fenomeno resistenziale. È da dire in ogni caso, anche senza voler entrare a fondo nei punti chiave di questa documentazione, che la stessa pura e semplice descrizione del mate riale conservato nei nostri Istituti risponde ad alcune esigenze primarie della ricerca tanto sul 1 943-1945 quanto sul periodo precedente e successivo a questo. In primo luogo l'esigenza di mettere ordine nella quantità di docu mentazione. Per !imitarci ancora alla Resistenza, è opportuno rilevare che 8 Abbiamo cercato di applicare al periodo qui preso in esame l'espressione ritrovata in I. ZANNI RosrELLO, Gli Arthivi di Sia/o: unoformo di 1opere u Jtgrelo >> o pubblico?, in << Quaderni storici JJ, 47, XVI (1981), n. 2, p. 627. 9 G. QuAZZA, Resirlenzo t Jlorio d'Ilo/io. Problemi e ipoleJi di rùtrto, Milano, Feltrinelli, 1976, p. 234.
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gli stessi organismi partigiani si erano trovati spesso in difficoltà di fronte ai problemi che veniva creando la consistente produzione di materiale. Come scrive Battaglia nelle sue memorie, « una volta messa in moto la macchina, dichiarate ' legalmente ' costituite le varie formazioni, si era presi in un moto continuo di ordini, di risposte, di chiarimenti, di avvertenze : una specie di valanga burocratica si riversava sul comando fino a sommergerlo sotto un cumulo di fogli, sparsi in un così breve spazio da rendere disperato il tentativo di riordinarli [ .. .]. Tutti i più vari momenti della vita partigiana [sono] con segnati a quelle righe, scritte a macchina, a lapis, a penna, come meglio capi tava » 1 0• Sono le stesse difficoltà che si trova ad affrontare l'archivista quando, al presente, cerca di dare una risposta ai vari interrogativi che pongono le carte della Resistenza. E la Guida offre anzitutto il più completo resoconto delle operazioni di ordinamento condotte finora negli archivi degli Istituti. Ma offre nello stesso tempo il resoconto del lavoro quotidiano di studio e di ricerca che gli archivisti hanno portato a termine talvolta di propria ini ziativa, il più delle volte sullo stimolo della domanda esterna. Ci sembra giusto, a questo proposito, riprendere le osservazioni di Henri Michel sulla stretta connessione che si crea fra il lavoro dell'archivista e quello dello storico : i due lavori - egli scrive - sono « talmente legati che difficilmente possono essere compiuti da persone diverse. È infatti impossibile lasciare che si accu muli senza fine una documentazione proliferante : a un dato punto occorre fare una selezione e una classificazione che devono essere attribuite a uno spe� cialista molto accorto, in quanto si tratta di esaminare criticamente questa docu mentazione e di rendersi conto delle lacune, per poterle colmare con nuove ricerche immediate, le quali a loro volta difficilmente potrebbero essere affi date ad altri che agli stessi specialisti » 11 • Ogni considerazione, peraltro, sul ruolo svolto dall'archivista-ricercatore nel campo della verifica critica del materiale documentario alla luce delle varie ipotesi storiografiche non vale soltanto per il periodo della Resistenza sul quale ci siamo soffermati finora. I risultati che emergono dalla lettura delle Guide vanno oltre quelli relativi alla rappresentazione del mondo partigiano, e servono ad introdurre un argomento ulteriore e di carattere generale del discorso sulla Guida : il tipo di richiesta che la cultura pone agli archivi e come gli archivisti hanno risposto alle esigenze create dalla storiografia.
Gli studi condotti in questi ultimi trent'anni sono utili a porre in rilievo tanto la crescente utilizzazione delle fonti archivistiche sulla Resistenza, quanto le diverse domande che ad esse si sono rivolte. Si tenga conto del passaggio che si è verificato dalla fase di pura rievocazione degli anni della Resistenza a quella di più attenta ricostruzione critica del partigianato italiano attraverso indagini settoriali e locali; a quella, inlìne, di superamento dello studio del fenomeno resistenziale come fatto a se stante per una tendenza a inserirlo in una disamina di lungo periodo, nella storia del paese dal fascismo all'Italia repubblicana. Questo estendersi della ricerca si riflette anche nell'attività archivistica svolta nei nostri Istituti : ci riferiamo sia alla valorizzazione di materiale già conservato, ma non ancora utilizzato, sia all'acquisizione di complessi documentari che non riguardano solo il periodo resistenziale, ma anche le vicende anteriori e posteriori al 1 943-1945. Si tratta di una costante, ritrovabile nelle vicende interne agli Istituti più attenti agli ultimi e più signi1ìcativi avvenimenti storiografici, che emerge con chiarezza dalla consulta zione della Guida : gli Istituti della Resistenza, nati intorno a personaggi di rilievo della lotta antifascista e quindi intorno ad un nucleo documentario di base, hanno in seguito allargato il loro raggio d'azione secondo quella tematica di lungo periodo che si è imposta nell'ultima fase della storiografia italiana contemporanea. Per riferirei solo ad alcuni 1ìloni dell'attività dell'Isti tuto nazionale, per esempio, ci basta citare l'espandersi della ricerca, e paral lelamente delle nuove acquisizioni documentarie, ai fondi archivistici e biblio grafici relativi all'emigrazione italiana durante il regime fascista, all'ammini strazione alleata in Italia e al periodo, tuttora quasi inesplorato, del postlibe razione e della ricostruzione del nostro paese. Da tutto ciò deriva una nuova problematica riguardo non solo alla Guida, ma anche alla previsione di nuovi�strumenti di ricerca, mediante i quali si realizzi l'aggiornamento e la continuazione del lavoro finora portato avanti. Accenniamo brevemente ad alcuni punti da tenere presenti nel prosieguo di tale attività. È da tenere conto in primo luogo, come risulta anche da una analisi del materiale descritto nella Guida, che si allarga il panorama delle ipotesi di ricerca e aumenta di conseguenza il raggio di domande che gli archi visti si devono prefigurare per i nuovi campi di studio. Anche per ciò che concerne lo studio della Resistenza, le nuove ipotesi estendono lo spazio di azione delle ricerche d'archivio: le indagini che si sono avviate in questi ultimi anni (ad esempio sul rapporto tra popolazione e bande partigiane, sulla composizione sociale delle formazioni, ecc.) non trovano documentazione nel solo materiale archivistico degli organismi resistenziali e richiedono il
Roma-Firenze-Milano, Edizioni U, 1945, pp. 192-193. in <<Il Movimento di liberazione in Ita
IO R. BATTAGLIA Un uomo, un partgiano, i Il H. La Resùtmza nella sloriografta francese,
MrcHEL, lia )), genn.-mar. 1965, n. 78, p. 82.
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Gaetano Grassi ricorso a fonti anche di diverso genere, fonti che la Commissione di coordina mento dell'Istituto nazionale non ha ritenuto corretto, per ragioni di unifor mità e omogeneità nella descrizione del materiale, comprendere, se non in forma estremamente riassuntiva, nella presente GNida. Ci riferiamo alle « nuove fonti » che, raccolte in quantità considerevole in vari Istituti della Resistenza e già usate in larga misura in opere di notevole validità, richiederebbero un primo impegnativo sforzo di censimento e di descrizione. Lo stesso modo d'impiego della G11ida che presentiamo dovrà seguire, volta per volta, differenti indirizzi, dettati soprattutto dall'esigenza d'inqua drare il materiale documentario finora raccolto dagli Istituti della Resistenza nel panorama generale dei fondi disponibili anche in altri istituti archivistici nazionali e internazionali. Ci riferiamo, tanto per fare un esempio, alle fonti sull'antifascismo italiano tra le due guerre mondiali, per le quali ci sembra opportuno prevedere un censimento sistematico per la preparazione di uno strumento di ricerca analogo, quanto a metodo e risultati, a quello ottenuto per il materiale documentario 1 943-1945. Il discorso sul metodo fa riflettere sulle prospettive che attività di gruppo, già avviate da una decina di anni nei nostri Istituti, come quello delle Guide aprono a coloro che, come gli archivisti, erano per tradizione abituati ad ope rare i �dividuali?ente e nell'ambito del proprio « campanile » e della propria sede dt lavoro. E ciò che scrive Zanni Rosiello quando, in un articolo del 1965, sottolinea i vantaggi - oltre le naturali difficoltà d'ordine pratico - che il lavoro d'équipe offre agli archivisti: « Solo a contatto con altri ' ricercatori ' l'archivista può confrontare, discutere, verificare, rivedere i presupposti teorici generali del proprio lavoro e i metodi con cui affrontarlo » ; auspi cando per questo una proficua collaborazione tra archivi ed altri istituti culturali e centri di studio 12• Resta da vedere che cosa è stato fatto in questo senso. Tale nuovo genere di collaborazione ci pare ancora di là da venire, a circa vent'anni dalla discussione che si era fatta fra alcuni rappresentanti degli Archivi di Stato sulle pagine della « Rassegna » e successivamente in altri articoli delle riviste di storia 1 3• Anche le esperienze di questi ultimi
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anni, abbastanza proficue per alcune aperture verso nuove forme di ricerche operative, hanno dato conferma, da parte degli istituti culturali, di una ten denza all'azione ancora per compartimenti stagni piuttosto che di carattere interistituzionale, ad iniziative occasionali piuttosto che ad una linea di pre cisa programmazione scientifica. L'ultimo punto, direttamente collegato a questo, riguarda il risultato del lavoro finora compiuto. Un risultato positivo di certo, se teniamo conto della bassa percentuale di opere di carattere strumentale finora apparse in Italia rispetto ad altri paesi (si veda la Francia in particolare), e significativo, anche per essere uscito nello stesso momento in cui sono apparse le prime Guide degli Archivi di Stato. Ci pare giusto però sottolineare anche per il nostro lavoro come per quello degli Archivi di Stato che non si tratta tanto di un punto di arrivo quanto di un punto di partenza : « Una ricognizione completa e corretta dello stato di cose esistente - come scrivono Pavone e D'Angiolini - che deve servire come dato di fatto e come elemento di base per l'impostazione di nuovi lavori nel campo della ricerca documentaria ». E, vorremmo aggiungere, nell'intero contesto della programmazione cultu rale degli altri istituti di ricerca.
12 Cfr. I ZANNI RosrELLO, L'archivùla ricerca/ore, in « Rassegna degli Archivi di Stato »' XXV (1965), pp. 476-477. 13 Ci r!feri��o a : C. PAVON�, Gli archivi e la ricerca scientifica, ibid., pp. 299-300; I. ZANNI _ R�SI_EL�O, L archtvula rtcercalore . .. ett.; V. STELLA, Gli archivùli e la ricerca, in << Rassegna degli Ar chtvi dt Stat� ll, XXVI (1966), pp. 191-196; cfr. anche N. TRANFAGLIA, Gli studi di storia contempo ranea: appuntt m/l'organizzazone i della ricerca, in « Rivista di storia contemporanea ))' apr 1972 fase 2' ' pp. 129-150. o
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Gianni Perona LA STORIA DELLA RESISTENZA, LO STORICO E L'ARCHI VISTA : GLI INCERTI CONFINI DI UNA FIGURA PROFESSIO NALE
Il punto di vista che qui si assume, sulla base della recente esperienza dell'Istituto storico della Resistenza in Piemonte e della mia competenza professionale strettamente di storico 1, è necessariamente quello della frui zione, e in funzione di quella si considereranno qui anche i problemi della conservazione e dell'ordinamento. Da questo preciso punto di vista, compito principale dello storico-archi vista è non solo agevolare tecnicamente, ma soprattutto stimolare scientifi camente la consultazione. I problemi di accessibilità ai documenti, negli archivi degli Istituti della Resistenza che sono relativamente esigui, sono infatti rara mente di seria difficoltà sul piano pratico, o investono soprattutto i responsabili nella misura in cui si tratta di consentire un accesso discrezionale a documenti riservati. Problema questo che va al di là delle competenze dell'archivista, il quale tuttavia potrà rendere grandi servigi al ricercatore contemporaneista - così gravemente minorato rispetto ai suoi colleghi studiosi di tempi più remoti - operando selezioni fondate su criteri analitici, in modo da definire con rigore il campo dei documenti da sottoporre a restrizioni, evitando che queste si estendano per cautela burocratica a interi faldoni o fondi. Il compito più importante è comunque di guidare e sollecitare la consul tazione attraverso la produzione di strumenti orientativi. Nell'accogliere le indicazioni dell'Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione in Italia per censire e descrivere i fondi dell'archivio, l'Istituto storico della Resistenza in Piemonte ha cercato perciò di dare ai repertori che si venivano elaborando un carattere propositivo, suggerendo ipotesi e percorsi di ricerca l L'autore di questa comunicazione è stato incaricato della descrizione sommaria e dell'or dinamento dei nuovi fondi, oltre che della gestione ordinaria, dell'archivio dell'Istituto storico della Resistenza in Piemonte, nel periodo 1972-1980. Ha inoltre collaborato a coordinare per i l Pie monte e la Valle d'Aosta le descrizioni degli archivi confluite in MINISTERO PER 1 BENI CULTURALI E A�miENTALI, Guida agli Archivi della Ruùltnza, a cura della Commissione Archivi-Biblioteca del l'Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione in Italia, coordinatore GAETANO GRASSI, Roma 1983 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Strumenti, IC).
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Gianni Perona
La storia della Resistenza, lo storico e l'archivista
non troppo triti. Accanto alla prima e alla seconda descrizione sommaria dell'archivio 2 si è dato anche inizio a una piccola collana regionale i cui primi due titoli, congiungendo indicazioni bibliografiche, suggerimenti di ricerche e descrizioni di archivi, offrono per la Resistenza novarese e per la storia del movimento GL e azionista adeguato supporto a ricerche siste matiche di laureandi e ricercatori 3. Questo orientamento della ' politica ' archivistica verso la produzione di strumenti trovava - all'inizio degli anni '70 molto più di oggi - e trova ancora la sua giustificazione nel fatto che i nove decimi dei materiali conser vati negli archivi della Resistenza sono tuttora inutilizzati, e particolarmente in quelle sezioni che potrebbero fornire serie suscettibili di trattazione siste matica, in vista di una storia sociale della Resistenza che ancora si desidera. D'altro canto tale orientamento si collega al naturale prolungarsi delle ricerche che si svolgono presso gli Istituti in quella che si può definire una gestione dinamica degli archivi. Basta percorrere la G11ida agli Archivi della Resistenza per constatare quanta attività sia stata rivolta a segnalare e descri vere documentazioni conservate in archivi pubblici e privati, e principalmente spogli selettivi per regioni e per temi di alcuni grandi fondi dell'Archivio centrale dello Stato. Si tratta di un'attività praticamente illimitata, che trae impulso dalle esigenze dell'archivista ricercatore, e che per gli archivi del l'età contemporanea crea la necessità di collegamenti nazionali e internazionali, quali sono richiesti da ricerche anche circoscritte e apparentemente locali per l'intrinseca dimensione mondiale della storia contemporanea. Si può considerare esemplare la vicenda delle ricerche su fonti anglo americane. Seguendo le linee di sviluppo di studi che, nel caso del Piemonte, riguardavano la strategia degli industriali durante la guerra e la Resistenza, i condizionamenti esterni del movimento partigiano, i rapporti tra antifa scismo e movimento di liberazione, non soltanto si è dovuto far ricorso alla
documentazione di altri paesi (quella inglese e americana in particolare) ma si sono dovuti superare i limiti che la povertà dei mezzi impone agli archivi pubblici italiani di storia contemporanea. Non si è trattato infatti solo di estendere all'estero le indagini su fonti prodotte fuori d'Italia, ma di esplorare parti di archivi italiani finite oltre frontiera 4, o copie di archivi italiani consul tabili in condizioni più favorevoli 5, o raccolte di documenti prodotti in Italia da amministrazioni straniere, civili e militari 6, insomma di sopperire alla mancanza, a livello nazionale e locale, di una politica di recuperi e acquisi zioni sistematiche per servire alla storia d'Italia. È significativo che lo stesso percorso negli anni '70 fosse seguito da tutti coloro che cercavano di allargare lo studio della guerra e del dopoguerra al di là della ricostruzione di un dibattito politico interno e di vicende resi stenziali storicamente rilevantissime ma spesso subalterne, o addirittura mar ginali rispetto all'operare dei centri di potere influenti sulle vicende italiane. Sicché si è definita spontaneamente una prassi che potrebbe dirsi di attività integrativa degli archivi-centri di ricerca, come gli Istituti storici della Resi stenza, rispetto alle funzioni delle amministrazioni archivistiche pubbliche. Integrazione che si estende dalle fonti alleate a quelle tedesche, troppo trascu rate dopo i lavori pionieristici di Enzo Collotti, a quelle francesi, solo sfiorate dai primi sondaggi, e a quelle jugoslave. Di fatto la struttura mista degli Istituti della Resistenza li designa da sempre, come altre strutture culturali analoghe, a essere sedi di quella ininter rotta dinamica di allargamento e diversificazione delle fonti che è connaturata alla ricerca storica. Non vi è in ciò alcuna novità, né vi sarebbe motivo a riflessioni in questa sede se la decisione di acquisire in tutto o in parte, e siste-
a all'arcbivio, 2 Cfr. G. PERONA, Istituto storico della Resistmza in Piemonte, Torino. Guida sommari in Guida agli Arcbivi della Resistmza, pubblicata a cura dell'Istituto nazionale per la storia del Movi mento di liberazione in Italia, Milano 1974, pp. 193-294, c Guida agli arcbivi dell'Istituto storico della Resistmza ùz Pitmotzle, a cura di G. PERONA, con la collaborazione di L. BENIGNO RA�IELLA, in Guida agli Arrbivi della Resislmza... cir., Roma 1983, pp. 111-246. ll testo di questa seconda pubblicazione, quasi raddoppiato rispetto al 1974 nella parte descrittiva, è però privo, per ragioni di spazio e di uniformità redazionale, di varie note introduttive alle diverse sezioni, concepite con la funzione di guida e stimolo di cui qui si parla. 3 Si tratta di F. 0MODEO ZoRINI, Conosure la Resistenza novarese, bibliografia ragionata, presenta zione di A. ]ACO�IETTI, Istituto storico della Resistenza in provincia di Novara, 1978 (Quaderni di Mezzosecolo, 1) e G. DE LuNA, La rivoluzione democratica e il Partito d'Azione, Torino-Parma, Guaoda, 1979 (Quaderni di Mezzosecolo, 2).
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4 Ad esempio il fondo del Ministero della Produzione bellica conservato all'Imperial War Museum di Londra, in pane acquisito all'Istituto della Resistenza in Piemonte. Cfr. Guida agli Arcbivi della Ruistmza .. . cit., Roma 1983, pp. 194-200. E anche il caso delle copie microfilmate negli Stati Uniti dci documenti della Commissione italiana di armistizio con la Francia. s Si possono ricordare le copie inglesi delle carte della Segreteria particolare del Duce, ben classificate e rapidamente consultabili al St. Antony's College di Oxford, insieme con la cosiddetta Collezione italiana. 6 In primo luogo, ovviamente, le cane prodotte dal Governo Militare Alleato a tu�ti i livc�li _ amministrativi. Per i problemi inerenti alle ricerche sulla documentazione alleata nnv10 al m1o Riurcbe arcbivisticbe e studi m/le relazioni Ira gli Alleali e l'Italia, in « Italia contemporanea», marzo 1981, n. 142, pp. 89-101. I documenti raccolti dagli Istituti storici della Resistenza n�gli arc� i�i alleati sono sommariamente descritti in Guida alle fonti anglo-americane, Milano 1981, m « Nouz1e e documenti >> n. 8, a cura dell'Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione in Italia e degli Istituti associati.
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Gianni Perona mare le fonti che via via si aggiungono 7 secondo criteri elaborati nel contesto delle ricerche, non rischiasse di entrare in conflitto con l'esigenza basilare che la raccolta archivistica rifletta il più possibile l'attività dell'organismo che ha prodotto la documentazione. I l che può avvenire solo con l'acquisizione inte grale e sistematica, e non in base ai criteri selettivi dello storico preoccupato soprattutto della « fruibilità (cioè del tipo di informazioni che da ciascuna fonte si possono trarre) » 8• Ma è questione che dipende da limiti di mezzi e da angustie economiche, non da una incompatibilità tra l'attività di raccolta dello storico e quella di un supposto archivista ' puro '. Lasciando per ora tale questione occorre tuttavia sottolineare con forza a questo proposito il problema empirico, ma che interessa molto da vicino la quotidiana attività di archivisti e ricercatori, e che vorremmo chiamare della fruizione povera, s'intende in senso strettamente economico. Proprio perché le caratteristiche intrinseche della storia contemporanea rendono la ricerca particolarmente costosa e la disperdono su spazi indefiniti, non si può comunque sottovalutare qualsiasi anche modesta accumulazione di repertori e di fonti che permetta di dare al nostro utente istituzionale più importante, lo studente universitario laureando, non solo l'indicazione di serie coerenti che consentano di delimitare campi di ricerca fruttuosi e sicuri, ma anche l'opportunità di sondaggi parziali che permettano comunque un'esperienza almeno tipologicamente completa della documentazione. Né la selettività che presiede alla raccolta di documenti pare culturalmente più rischiosa del7 Talora la specificità della fonte ha richiesto l'organizzazione di appositi istituti o strutture di conservazione. Da tale esigenza è nato, ad esempio, l'Archivio nazionale cinematografico della Resistenza di Torino. Analogo problema si è tentato di risolvere allestendo una mostra permanente e una proposta di classificazione delle bandiere operaie già conservate presso l'Archivio centrale dello Stato, per cui si rimanda a CENTRO STUDI PIERO GoDETTI - ISTITUTO STORICO DELLA RESISTEN
ZA IN PIEMONTE, Un'altro Italia tzelle bandiere dei lavora/ori. Simboli e w/turo dall'unità d'Italia all'avvmto delfouùmo, Torino 1980. L'ampliamento della tipologia delle fonti, convergenti alla definizione di
un oggetto di ricerca, appare con molta efficacia dai lavori condotti dall'Istituto storico della Resi stenza in provincia di Novara sulla politica africana del fascismo: specialmente Si e no padroni del momh, Etiopia 1935-36. Immagine e cottmuo per tm impero, a cura di A. MtGNBII, Novara 1982, e Immagne i coordinala per un impero. Etiopa i 1935- 1936, a cura di A. MtGNEMI, Torino 1983/4. Con finalità dichiaratamente didattiche, analogo ampliamento ha compiuto l'Istituto storico della Resi stenza in Cuneo e provincia con le cartelle di facsimili La provincia di Cuneo dallo gue"a allo Ruùlmza. Fonti storiche, 1. Luglio-Jelfembre 1943, a cura di P. BuRDESE, M. CALANDRI, A. 0REGGIA, Cuneo 1976; 2. Lo guerra m/ fronte russo, a cura di P. BuRDESE, M. CALANDRI, A. 0REGGIA, Cuneo 1977. 8 Le parole citate in P. C.v.IMAROSANO, Problemi di convergenza ùtterdùciplinare nello studio dei castelli, in Castelli, Jloria e archeologia, relazioni e comunicazioni al Convegno di Cuneo, 6-8 dicem bre 1981, a cura di R. Co�IBA e A. A. SETTIA, Torino 1984, p. 24; articolo che sviluppa molte consi derazioni di metodo utili per il nostro argomento, in particolare circa la ricostituzione della storia e della genesi degli archivi.
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La
storia della Resistenza, lo storico e l'archivista
l'uso di edizioni di documenti a stampa, che per l'età moderna e contempora nea sono sempre e parziali e soggettive 9• Un problema a parte, che si collega però strettamente a quello della gestione dinamica dell'archivio e che tocca particolarmente gli archivi della Resistenza, è quello del censimento e dell'accesso mediato alle raccolte private. È ben noto che gli archivi resistenziali traggono la loro origine, e il conse guente ruolo fondamentale che hanno svolto nella fondazione stessa della storiografia contemporaneista in Italia, dalla volontà di democratizzare la conoscenza degli eventi politici e militari di una guerra di popolo che per ragioni cospirative aveva prodotto solo documenti segreti ; ma anche dalla preoccupazione - più viva in tempi politicamente incerti - di affidare la gestione dei documenti a mani amiche e fidate. Ne è rimasta, pur col sedarsi di passioni ormai remote, una ' affinità ' tra gli istituti-archivi e i detentori privati di documenti che fa di quelli i normali intermediari per accedere a questi. È una funzione che svolgono naturalmente quasi tutti gli archivi specializzati, e che dovrebbe prendere carattere di sistematicità attraverso segnalazioni, descrizioni, riproduzioni di sicurezza in fotocopie e microfilm, e ovviamente una disponibilità illimitata ad accogliere in varie forme fondi che probabilmente non sarebbero conferiti ad altre sedi istituzionali. Naturalmente anche in questo campo si deve combattere contro la ten denza a mantenere vincoli e restrizioni che non hanno senso per le materie di vera rilevanza storiografica. Ma l'intreccio delle ricerche locali con quelle internazionali ha fatto crollare molte barriere, e più ne dovrebbe abbattere (anche nelle raccolte pubbliche) quando si constata che documenti riservatis simi o segreti in Italia sono pubblicati a stampa nelle collezioni ufficiali statu nitensi, oppure reperibili in copia microfilmata presso gli archivi inglesi o americani, perfino di detentori gelosi come i servizi di sicurezza 10• Altre riflessioni per lo storico nascono da alcuni caratteri particolari degli archivi della Resistenza. Per brevità si possono ridurre a tre questioni : la complementarità di serie resistenziali e serie pubbliche, la natura e l'autenti cità della documentazione, infine - tema di più vasta portata - il rapporto tra organizzazione dei documenti e storiografia della Resistenza. 9 Su questo restano sempre valide le considerazioni fatte a proposito delle edizioni dei docu menti di Stresemann da E.H. CARR, Sei lezioni mila storia, Torino 1967, pp. 20-23. lO È il caso, oltre che di diverse serie di Caplured Dowmenls, di documenti della Resistenza pervenuti a diversi ministeri alleati, o - tramite I'OSS americano- agli archivi della CIA, resi largamente consultabili ai ricercatori.
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La storia della Resistenza, lo storico e l'archivista
Per complementarità non si intende solo la già ricordata necessità di integrare con altre fonti quelle di provenienza strettamente resistenziale, e neppure la necessità di completare la documentazione degli organi politici e militari della Resistenza attraverso esplorazioni parallele che permettano di reperire la parte di essa che è finita negli archivi di organi corrispondenti, oppure dei servizi di polizia o giudiziari 1 1 , ma si fa riferimento specialmente a organi come i CLN, i quali per avere gestito interinalmente - anche abba stanza a lungo, nel caso delle « repubbliche partigiane » - amministrazioni pubbliche locali, hanno lasciato talora la parte maggiore della loro documenta zione negli archivi comunali e provinciali. I sondaggi compiuti da quasi tutti gli Istituti della Resistenza dimostrano 12 che non si può fare corretta mente storia delle amministrazioni locali nel dopoguerra se non integrando le serie complementari, o semplicemente ricostituendo le serie frantumate da diversi destini archivistici. Il che rende gli archivisti degli Istituti particolar mente pensierosi della sorte degli archivi locali, in special modo comunali. Per questi si va bensì facendo da tempo lo stesso lavoro di segnalazione, descri zione, riproduzione che si fa per gli archivi privati, ma con forze impari allo scopo, e in veste ufficiosa che non consente, senza un'organica cooperazione con l'Amministrazione degli Archivi di Stato, operazioni di vero e proprio salvataggio. Le condizioni degli archivi dei piccoli comuni - che in Pie monte sono più di mille a fronte di poche decine di cittadine e città - si rivelano infatti sovente disastrose, con casi limite di perdita dei registri ana grafici. È dunque compito degli Istituti individuare per quanto possono le documentazioni rilevanti nel loro campo di ricerche, darne notizia, favorirne la conservazione e, conformemente alla loro vocazione, la fruibilità. Il problema della natura e dell'autenticità della documentazione ha carat tere apparentemente tecnico, ma è quello che più da vicino si collega alla questione di portata generale della formazione dei conservatori di archivi contemporanei, sia pure cartacei. La maggior parte dei documenti clandestini che si conservano negli archivi piemontesi della Resistenza - ma anche negli archivi del CLNAI o del Partito comunista - è costituita di dattiloscritti in
copia, talora redatta in una con l'originale, ma non di rado trascritta per ragioni di sicurezza dopo la liberazione 13• Poco frequenti sono le firme auto grafe controllabili, e del tutto improbabile è la datazione indiretta attraverso l'analisi del supporto materiale, in genere una carta senza filigrane chiara mente identificabili. Si tratta dunque di materiali le cui caratteristiche di anonimità e standardizzazione formale, tipiche del documento contemporaneo, sommandosi ai tratti propri dei testi cospirativi, richiedono per la classifi cazione e l'interpretazione esclusivamente procedimenti di critica testuale, in una parola virtù di storico e di filologo più che di archivista. Ora, a questo tipo di analisi non molto giova la preparazione acquisita nei corsi per archi visti pubblici, nei quali l'analisi del documento manoscritto, con il suo conso lidato apparato di regole tecniche, occupa una parte preponderante rispetto a quella dedicata alla documentazione contemporanea, che sotto l'illusoria chiarezza della scrittura nasconde strati di opacità non penetrabili con criteri di analisi formale 14. Nel nostro caso, i documenti della Resistenza sono vir tualmente tutti autentici, se li giudichiamo secondo i canoni della verosimi glianza storica, ma celano non poche possibilità di errore se pretendiamo di sollecitarli al livello di singole frasi o parole, sia per la normale corruzione connessa con la trascrizione, sia per fraintendimenti od omissioni del copista. Toccherà allo storico-archivista individuare, con largo ricorso a conoscenze esterne alle fonti, i modi e le forme di produzione dei documenti, e indicare almeno genericamente il loro grado di attendibilità. Il problema di formare un tecnico di questo genere, che unisca due compe tenze, è stato affrontato dagli istituti della Resistenza con tenacia e con buoni risultati scientifici, ma in mezzo a gravi difficoltà pratiche, prima fra tutte quella di non poter offrire una prospettiva di carriera, anche per questa dif-
Il Pienamente acquisita come metodo per lo studio dell'antifascismo cospirativo, l'indagine sistematica delle carte di polizia, a cui si debbono aggiungere quelle dci documenti militari di varia provenienza, non è tuttavia ancora prassi normale della storiografia della �e�istenza, soprat�tto _ della guerra partigiana. Più complesso discorso si dovrebbe fare per le moltiSSime carte partigiane allegate ai dossier dei processi di epurazione e divenute ina�c�ssibili negli a�chivi dei tribuna�i . . _ m Gwda aglt Archtvl. Si veda il caso di Aosta, ad esempio, attraverso la descriZione sommana dello Resistenza .. . cit., Roma 1983, specialmente pp . 108-109; e l'accurato repertorio delle carte dei CLN toscani, ibid., specialmente pp. 731-767.
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13 Copie furono fatte dopo la liberazione per consentir� il già ricordato inv!o di. document! originali ai tribunali. L'archivio clandestino del Partito com�'!lsta, secondo una tesumo�1an�a resam1 da Pietro Secchia nell'agosto 1967, fu sottopost� a una rev1.s1o?e �ccurata e � una pa:z!ale sc.rema tura ' di originali riguardanti questioni personal!, secondo 1 cntc:n della co�Jddetta � 1g1lanza nvolu . . zionaria, alla vigilia delle elezioni del 18 aprile 1948. Non poch � documenti relativi al penodo clandestino recano in margine l'indicazione « copia ll, tra parentesi. . . . 14 Non è questa la sede per ampliare il discorso. l\la basta pensare quanto d1fficlle Sia ?eter . minare la paternità reale di documenti pubblici. Finiti i te�pi in cui la fu�a d1. un ambas�1atore . fiorentino non faceva prova contro l'autografia evidente d1 un testo mach1ave�hano, ora s1 .sent� sempre più il bisogno che le serie archivistiche siano accom�agnat� da note: c1rca le modah�à d1 funzionamento degli uffici, i livelli di responsabilità che imphcano mtervenu sul �esto e quelh che . implicano solo assunzioni di responsabilità formali, infine i criteri che - col vana�e della leg1sla� zione-vincolano la formulazione dei testi dal punto di vista giuridico. Nato con 11 nascere degh archivi pubblici moderni, questo genere di problemi è divenuto preponderante con la scomparsa dei manoscritti.
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Gianni Perona formità tra la preparazione che si può acquisire nei loro archivi e quella richiesta negli archivi pubblici. Certo in questi anni molte cose stanno cam biando, ma non si può non constatare con rammarico che molti dei collabo ratori che hanno partecipato alla decennale costruzione della Guida agli Archivi della Resistenza hanno dovuto abbandonare al tempo stesso e gli Istituti e la professione. Perché in questa nota s1 msista tanto sulla necessità di un intervento creativo e non solo conservativo da parte dell'archivista, si comprenderà meglio infine trattando il rapporto tra organizzazione dei documenti e sto riografia della Resistenza. Il materiale giunto agli archivi dalle formazioni partigiane e dai CLN si presenta infatti organizzato secondo le intitolazioni che i diversi organi avevano al momento dell'insurrezione nazionale. Esso ha dunque struttura gerarchica molto ordinata secondo le indicazioni del Corpo volontari della libertà, ed è suddiviso per comandi, divisioni, brigate, talora distaccamenti, o per CLN. A mio avviso questa struttura non è senza responsabilità nella costitu zione di un modello generale della storia del movimento di liberazione come storia di formazioni partigiane aventi continuità di attività e di struttura orga nizzata, pur nelle ovvie difficoltà della guerriglia. Questo modello è certo legittimo in alcuni casi, ampiamente trattati dagli storici, ma è certamente fuorviante - in misura più grave nelle zone contadine - e inaccettabile quando da modello tende a farsi proposta interpretativa della Resistenza. Esso ha impedito di vedere chiaramente il ruolo decisivo che ha avuto, nel successo o nell'insuccesso del movimento resistenziale in diverse zone, l'ori gine confusa e spesso ambigua della Resistenza. Nell'inverno 1 943-44, ad esempio, quando in Piemonte sono poche centinaia i partigiani organizzati dai militanti antifascisti, in un precario rapporto con CLN di fatto inattivi, molto più numerosi sono gli uomini inquadrati agli ordini di capi carismatici ', accettati o subìti dagli antifascisti, ma dotati di grande presa sul mondo mag matico degli sbandati e capaci di riunire considerevoli forze per esperienze che vanno dall'eroico sacrificio di Beltrami e dei suoi a Mégolo, al collabora zionismo di un Nicola Prospero nelle valli di Lanzo e nel Canavese, al tradi mento aperto di un capitano Davide ' nella zona di Canelli. Ma di tutto ciò gli archivi di formazione recano solo !abili e fuorvianti tracce. Per diverse ragioni, i l modello della continuità non è neppure in grado di spiegare la profonda ristrutturazione che la Resistenza compie nella crisi dell'inverno 1944-45.
storia della Resistenza, lo storico e l'archivista
Eppure lo stabilimento di cronologie esatte della documentazione e delle loro evidenti lacune, la dimostrazione, tecnicamente agevole, del fatto che la produzione di documenti, specie nell'ultimo periodo, risponde a esigenze di legittimazione a posteriori ', ma non riflette necessariamente l'azione di strutture reali, sarebbero sufficienti a fornire già nella descrizione del materiale d'archivio una proposta interpretativa più valida dei venti mesi della guerra partigiana, di quanto non sia quella che rimanda specularmente dall'ordine burocratico di un ufficio stralcio a una illusoria regolarità del mondo parti giano, che fu conquista tardiva, anche se decisiva, della sola fase insurrezionale. A esigenze come questa, basilare per il progresso degli studi storici attraverso le monografie specifiche, tendono a rispondere lavori come le due Guide agli Archivi della Resistenza, con le loro ricche indicazioni di metodo. Ma molto lavoro resta da fare, al di sotto della necessaria sommarietà delle sintesi com plessive, nel campo dell'analisi e della sistemazione archivistica, fondo per fondo, delle vecchie e delle nuove accessioni. •
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Giovanni Verni ESPERIENZE D'ARCHIVIO SULLA STORIA DELLA RESI� STENZA IN TOSCANA
L'Istituto storico della Resistenza in Toscana fu costituito nel 1953 per iniziativa degli ex componenti del Comitato toscano di liberazione nazionale (CTLN), di cui conserva la rappresentanza paritetica delle forze democratiche antifasciste nel Consiglio direttivo, ma poté iniziare l'attività vera e propria solo agli inizi degli anni Sessanta; da allora ha costantemente perseguito la raccolta della documentazione, archivistica e bibliografica, inerente al fascismo, all'antifascismo ed alla Resistenza toscani e italiani, ampliando progressiva mente i propri interessi, in sincronia con i risultati della ricerca storiografica, fino a comprendere la storia della società toscana, con particolare attenzione alle vicende delle classi subalterne e a quelle del movimento operaio e conta dino, dagli ultimi anni del secolo XIX alla fine degli anni Sessanta. La composizione ed il livello di completezza dei vari fondi dell'archivio riflettono puntualmente ancora oggi le diverse fasi di crescita dell'Istituto. Inizialmente l'archivio era costituito, oltre che da alcune importanti dona zioni private, come le carte Francesco Berti e i fondi Pietro Calamandrei, Foscolo Lombardi, Aldobrando Medici Tornaquinci, dagli archivi del CTLN, del Corpo volontari della libertà (CVL) - Comando regionale toscano e dei Comitati di liberazione nazionale comunali della provincia di Firenze. La lacunosità di questi ultimi fondi, di notevole interesse per la storia della Resi stenza toscana, deve farsi risalire alle disparate vicissitudini subite da tali carte tra lo scioglimento del CTLN e la acquisizione da parte dell'Istituto, avvenuta alla fine degli anni Cinquanta. Superata la crisi causata dall'alluvione del novembre 1966 - che provocò seri danni anche ad una parte dell'archivio, le cui carte alluvionate, però, furono recuperate al 97-98 % per la prontezza e l'idoneità degli interventi l'Istituto è andato sempre più qualificandosi come una struttura di servizio pubblico, grazie ad un sensibile alleggerimento del problema del personale, 177 12
Giovanni Verni
Esperienze d'archivio s11/la storia della Resùtmza in Toscana
in virtù dei comandi di insegnanti previsto dalla legge di riconoscimento dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, e di quello finanziario, mediante una apposita legge della regione Toscana. Tale caratteristica di servizio pubblico 1 ha certamente concorso a favorire l'accrescimento dell'archivio mediante importanti versamenti e depositi da parte di enti e privati 2 e l'acquisizione degli archivi di alcuni CLN comunali e provinciali, consentita dal parere favorevole espresso dalla Sovrintendenza archivistica per la Toscana, con la quale sono intercorsi sempre i migliori rapporti. Purtroppo il sistematico completamento della documentazione prodotta da questi organismi mediante la acquisizione, in fotocopia o micro filrn, dei fondi esistenti presso i singoli Archivi di Stato provinciali della regione - operazione che avrebbe ampiamente facilitato le ricerche degli studiosi della lotta di liberazione in Toscana - è stata impedita dall'Ispetto rato centrale servizi archivistici del ministero dell'Interno, che si è opposto al parere favorevole espresso dagli organi locali, regionali e centrali del mini stero per i Beni culturali e ambientali, sostenendo che l'autorizzazione può essere concessa soltanto per la consultazione degli atti riservati e non per la loro riproduzione 3• L'ampliamento dell'arco cronologico e delle tematiche di ricerca hanno avuto conseguenze di notevole portata sia per la natura e i contenuti dei mate riali d'archivio, che per i l ruolo degli archivisti. Infatti gli ambienti investiti dalla ricerca della documentazione sono cresciuti di genere e di numero, for nendo ciascuno documenti di natura diversa, riflettente le peculiarità della fonte ma tutti afferenti le tematiche interessanti l'Istituto. Si è così costituito un co p11s documentario in continua espansione, che, pur conservando la fon damentale omogeneità tematica, presenta un complesso di articolazioni che gli conferiscono un carattere specialistico non univoco. Contemporaneamente si è venuto innescando un allargamento dell'utenza a fasce e attività non tra-
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t L'Istituto è aperto agli studiosi dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20 dal lunedl al venerdl; il sabato è effettuata la sola apertura antimeridiana. , , . . . . . . A questo proposito basterà ricordare, a mo d esempio� ti f�n�o deglt ar� 1v1 d! G1usttz1.a .
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e libertà, quello della Federazione fiorentina e roscana del paru�o d az1�ne. e, fra 1 fond1 p�rs<;>nal �, quelli di Aligi Barducci e di Cesar� �ollini �er giunger� a qu�ll1, recenuss1mamente versati, d1 Tustano Codignola, Gaetano Salvemlnt e Ferdmando Sc 1avet� 1. . . . . . 3 Comunicazioni all'Istituto della direzione dell Arch1v10 d1 Stato d1 P1sto1a, prot. numero 206. VII.!, 26 gennaio 1981, e della direzione dell'Archivio di Stato di Pisa, prot. n . 363/V.4, 6 marzo 1981.
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dizionali, quali il mondo dell'associazionismo e quello della scuola, soprat tutto per i corsi della media superiore. La molteplicità delle fonti documentarie e del tipo dei materiali, nonché l'ampliamento dell'utenza, hanno determinato notevoli modificazioni nel ruolo e nella qualificazione professionale degli addetti all'archivio, che non sono più chiamati soltanto a curare la conservazione delle carte ed il loro riordinamento, ma sono sollecitati nella fase della ricerca della documenta zione ad una conoscenza approfondita non solo dell'intero periodo storico a cui è interessato l'Istituto, ma anche di una vasta gamma di vicende e aspetti di interesse locale; a livello di conservazione e ordinamento del materiale, data la diversa natura di quest'ultimo, sono chiamati ad affrontare problemi la cui risoluzione è ancora oggetto di discussione 4 ; infine, a seguito delle richieste dei nuovi utenti, spesso non preparati alla ricerca di archivio, sono impegnati direttamente ad entrare nel merito dei documenti per segnalare quelli più idonei a soddisfare la domanda, svolgendo così un vero e proprio ruolo di ricercatori o quanto meno di consulenti. Si è venuto così configu rando per gli addetti all'archivio un ruolo indubbiamente più gratificante di quello tradizionale, che si è rivelato utile anche per l'Istituto in quanto tale impegno spesso porta alla individuazione ed alla acquisizione di nuove, significative documentazioni. Questa situazione, che per quanto mi consta non è riferibile solo al l'Istituto storico della Resistenza in Toscana, da un lato va ponendo con forza sempre maggiore il problema del personale addetto all'archivio, il quale, per le caratteristiche dell'istituto del comando, conserva uno stato di preca rietà che contrasta con la indispensabile, costante qualificazione professionale oggi necessaria; dall'altro acuisce la esigenza di disporre di una sede adeguata - problema che ormai da anni travaglia la vita dell'Istituto toscano, e non soltanto di questo - ove sia possibile mantenere la documentazione, che al momento dell'ingresso sovente presenta uno stato di conservazione tutt'altro che perfetto, nelle migliori condizioni richieste dalla sua diversa natura. È 4 Al riguardo è sufficiente ricordare che, circa i criteri di ordinamento e schedatura del mate riale fotografico, la discussione è tutt'altro che conclusa e quindi non è possibile valutare se tali criteri sono funzionali alle esigenze degli Istiruri storici della Resistenza; altra questione, che in Italia non è stata ancora affrontata in modo deciso, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi europei, è quella dei riflessi sul piano legale dell'impiego delle fonti orali, sulla cui validità scienti fica mi pare che vadano cadendo progressivamente tutte le diffidenze.
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Giovanni Vemi evidente, infatti, che la salvaguardia del patrimonio archivistico su supporto cartaceo 5 richiede strutture e condizioni ambientali diverse da quelle neces sarie per la documentazione di tipo nuovo 6• Tali problemi, unitamente alla lacunosità di alcuni fondi anche importanti, come ad esempio i l già citato archivio del CTLN, hanno avuto ed hanno un riflesso importante sulla fruibilità del patrimonio, in quanto hanno inciso pesantemente sulla possibilità di costruire un sistema di « rinvii » ed anche sull'ordinamento e la redazione di guide e inventari, che assai spesso richie dono anni di lavoro costante, riducendo, così, la possibilità di una consulta zione organica dell'archivio. A tali limitazioni, che tendono ad accrescersi con l'aumentare del patrimonio archivistico, si cerca di sopperire con la conoscenza della documentazione acquisita dagli addetti e con la loro disponibilità. Non deve essere dimenticato, infine, che i problemi dell'archivio si intrec ciano con quelli della gestione della biblioteca e dell'emeroteca dell'Istituto, che oggi comprendono oltre 30.000 volumi e varie migliaia di testate di perio dici e quotidiani, di cui esistono importanti collezioni; i due settori hanno seguito nel loro sviluppo i criteri e l'ampliamento dei limiti cronologici già indicati per l'archivio, al fine di costituire con quest'ultimo un complesso organico a disposizione degli studiosi. È opportuno rilevare, a conclusione di queste necessariamente stringate note, che il complesso di problemi sopra delineato non è determinato da un processo di obsolescenza, ma dalla vitalità dell'Istituto, il quale, ormai salda mente radicato nel tessuto culturale cittadino e regionale, ha conseguito,
Esperienze d'archivio .rulia .rtoria della Re.ri.rtenza in Toscana oltre alla collaudata funzionalità (44 ore di apertura settimanali, fotocopia trici, visori e visori-stampatori a disposizione degli utenti), un preciso carat tere specialistico dalla già ricordata omogeneità del patrimonio archivistico ed emero-bibliografico. Tale aspetto consente all'Istituto di svolgere, rispetto alle importantissime strutture specifiche dello Stato presenti nella regione dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze agli Archivi di Stato provinciali ed alle Università - un ruolo integrativo sia a livello di raccolta del materiale, che della sua utilizzazione.
5 Questo settore dell'archivio dell'ISRT è costituito da circa mille buste di documenti mano scritti o dattiloscritti, che nel loro complesso si presentano in buone condizioni di conservazione. Per la utilizzazione di tale materiale, oltre alla guida sommaria generale compresa nella Guida agli Arrhivi della Resùtenza, pubblicata nel 1983 in nuova ed ampliata edizione nella collana Strumenti del ministero per i Beni culturali e ambientali, sono disponibili le guide analitiche o gli indici, a stampa e dattiloscritti, di alcuni dei più importanti fondi. Di altri archivi, di rilevante interesse per gli studiosi, è in corso di attuazione il riordinamento. 6 Il settore degli archivi definiti di << tipo nuovo,, comprende la fototeca e la nastroteca; per· la documentazione di videotape l'Istituto è orientato ad avvalersi della cooperazione con la Mediateca regionale, di recentissima costituzione. La fototeca dell'ISRT conserva circa 2000 negativi e 5000 stampe concernenti il movimento operaio, il fascismo, l'antifascismo e la Resistenza, ordinate, per il momento, secondo criteri geo grafici e cronologici. La nastroteca raccoglie conferenze, lezioni, relazioni e interventi a convegni storici e tavole rotonde, testimonianze di antifascisti e partigiani per un complesso di oltre 200 ore di registrazione; dispone di uno schedario nominativo con schematiche notizie (dati anagrafici, orientamento politico, arco cronologico ed area geografica coperti dalla incisione) di coloro di cui esiste una registrazione e la collocazione del nastro e della eventuale trascrizione.
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ARCHIVI DI NUOVO TIPO
Pietro Clemente VOCI SU BANDA MAGNETICA : PROBLEMI DELL'ANALISI E DELLA CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI ORALI. NOTE ITALIANE
1 . - Uno dei problemi più rilevanti delle documentazioni orali registrate, allo stato attuale degli studi, è l'estrema plasticità delle loro valenze conosci tive. La possibilità di tenerle sotto controllo e precisarle si avvantaggia anche se non sembra ovvio - dal discutere separatamente del momento con servativo 1 • È ciò che cercherò di mostrare nelle pagine seguenti. Le ' fonti orali ' sono vecchie almeno quanto i l magnetofono, ed hanno avuto una significativa problematizzazione negli studi europei e americani già negli anni '30 . Tuttavia se ne è parlato in anni recenti, e se ne parla oggi, a partire dal fatto che alcune correnti della storiografia contemporanea le hanno assunte come aspetto della propria prassi, attribuendo ad esse una forte valenza critica, e talora alternativa, verso le pratiche storiografiche consolidate. A partire dagli anni '70 il dibattito sul valore innovativo della « storia orale » ha agito di rinforzo sugli studi antropologici, e più specificamente su quelli demologici e dialettologici - che avevano una considerevole pratica docu mentaria - spingendoli a discutere intorno agli assi del dibattito della « storia orale ». È solo uno degli esempi della forza espansiva della ricerca storica. Non è dunque un caso che la « storia orale » abbia imposto a discipline già dapprima impegnate nella documentazione magnetofonica il ritmo e una pro blematica legata alla storiografia : il valore di verità delle fonti, il valore di rappresentatività, l'attacco alle basi epistemologiche dell'oggettivismo storia grafico legato alla tradizione positivistica dei dati e dei fatti. L'effetto per le l Si fa qui un unico rinvio ad alcune opere essenziali : Fonti oro/i, Oro/ sourcu, Sourus Orolu, a cura di B. BERNARDI, C. PoNI, A. TRIULZI, Milano, F. Angeli, 1978; Biogrophy ond Sodely. The Life Hùtory Approoch in/o the Socio/ Sdmm, a cura di D. BERT.WX, Beverly Hills, London 1981 [contiene saggi di Ferrarotti, Bertaux, Gagnon, Kohli, Elder, Chalasinski, Karpati, Denzin, Bertaux-Wiame, de Camargo, Hankiss, Catani, Szczepanski, Synge, Luchterhand, \XIieland, Thompson]; C. BIANCO, Notizie bibliogroftche m/le tuniche di rilevozione delle u Storie di vito n, in u Fonti Orali. Studi e ricerche >>, l (1981), pp. 37-41 ; F. FERRAROTTI, Storia e storie di vito, Bari, Laterza, 1981; M. CATANI, S. MAZÉ, Tonte Suzonne. Une hùtoire de vie socio/e, Paris, Librairie des Méridiens, 1982; L. PASSERINI, Torino operaia e fascùmo, Bari, Laterza, 1984.
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Pietro Clemmle
discipline sociali è stato positivo e mentre la storiografia si arricchiva di antro pologia, suscitava in quest'area stimoli in alcune zone di torpore euristico, valorizzazione e dinamizzazione di zone già vicine al piano di dibattito apertosi. Ma proprio la natura teorica e ideale del dibattito degli anni '70 ha lasciato spazio a zone d'ombra sulle quali è oggi opportuno richiamare l'attenzione. Superata, o più spesso messa da parte, l'opposizione talora difensiva e miope degli anti-oralisti storici, sociologi e antropologi hanno discusso, più che dei documenti, della forza critica che possedevano verso il sapere conso lidato, della potenza conoscitiva e del tipo di rappresentatività storico-sociale, in un disegno di rinnovamento della conoscenza. Si può dire che l'interesse per la storia orale ha prodotto in Italia una docu mentazione finalizzata a delle tesi critico-costruttive (il quotidiano contro la storia d'élite, le rappresentazioni collettive contro la storia dei fatti, la sog gettività contro l'oggettivismo ... ) dando però scarsa importanza mate�iale ai documenti cui si attribuiva, sul piano concettuale, un valore trasformauvo. Si è trattato di un approccio assai fecondo, se si pensa alla distanza che nor malmente intercorre tra prassi storiografica e filosofia della storia, o tra antro pologia ed epistemologia, e comunque tra discipline istituzionali e intellet tualità diffusa legata ai movimenti collettivi. Ma a rileggere testi e dibattiti degli anni '70 si coglie la presenza di uno ' stato di grazia ' intellettuale che sembra poco attento alla natura filologica dei documenti o alla pratica conser vativa di essi. Si tratta di un andamento caratteristico dei momenti di ripen samento totalizzante del sapere, e probabilmente la tematica della conserva zione, così lessicalmente anti innovatrice, poteva apparire come una faccia dell'idolatria del dato, dell'oggettivismo o della filologia positivistica. Inoltre in Italia la storia orale ha avuto largo sviluppo nella ricerca extraistituzionale, privata e volontaria, innestandosi nella storia recente e nel dibattito intellet tuale con componenti quasi generazionali. Il quadro di riferimento comune è stato quello dei confronti ideali, delle collaborazioni e dei coordinamenti propri dei movimenti in slatu nascenti. Prevedibile dunque la scarsa attenzione per la conservazione, schedatura, consultabilità, differenziazione e tipologia dei documenti, per il confronto sui metodi di trattamento di essi. Negi anni '80 è in effetti caduto questo tipo di clima, in buona parte per la diffu sa accettazione di alcuni temi (il quotidiano, ecc.), in parte per l'esigenza di approfondimento emersa dall'interno delle varie componenti disciplinari impegnate sull'oralità. Tra i documenti la biografia ha assunto risalto 0
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maggi?r �, in quanto documento più completo e rappresentativo, mentre non ct st e, soffermatt. abbastanza sulla gamma dei discorsi conoscitivi affidati al nastro magnetico. Tra gli �pporti italia�i pu� torn�r utile �itarn � tre in forma assai sempli ficata. Uno e dato dalla nconstderaztone soctologtca della storia di vita pro post� d� �· Ferrarotti, come base di una riflessione filosofico-epistemologica �u�l'tn�tv�duo . come momento di totalizzazione ' esperienziale rispetto alle tsttt�zlOnt e at g�uppi sociali, e come istanza di raccordo tra sociologia e stona attraverso ti tempo biografico. M. Catani ha proposto, attraverso la storia di vita sociale, un approccio antropologico al problema della soggetti vità (a partire dagli studi di L. Dumont sulla concezione dell'individuo nelle culture orientale ed occidentale): il suo lavoro insiste sull'esperienza individuale come ' storicità interna ' sintomatica di fasi e trasformazioni storico-sociali' di gruppi ed istituzioni. L �approccio di L. Passerini privilegia l'aspetto delle rappresentazioni colletttve, la mappa del culturalmente dato, entro la quale l'individualità produce la propria immagine, ricorrendo a luoghi ' di lunga durata della mentalità collettiva popolare; questo tipo di identità culturale ' appare come un substrato storico-antropologico della percezione politico-sociale della vicenda storica. !utti questi autori si riferiscono a biografie orali o storie di vita. Le pro sp�ttt�e sono net�amente diver �e �a forse integrabili. Ciò che appare neces . . sano e una nflesswne sut puntt dt partenza di queste prospettive teoriche. , . E du � que un'esigenza che scaturisce dalla letteratura esistente, quella dt attestarst su un nodo conoscitivo più basso ' : quello che riguarda la natura d �i �ocumenti e � metodi. Ad esempio L. Passerini utilizza un numero ampio �t bwgrafie relattvamente brevi, tarate ' storicamente e analizzate compara ttvament �, e pr�vilegia i luoghi verbali comuni, le scelte narrative della rap presentazione dt sé; M. Catani lavora invece su lunghe biografie, analizzate come testi letterari s11i gmeris, nella unità e nelle scansioni, che assume a sintomi antropologici individuali e collettivi. È anche la natura dei documenti a differ �nzia�e le di�ez�oni euristiche. A mio avviso occorre allora proporsi alcuru temt comunt dt confronto, ad esempio: c
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a) Una tipologia delle prestazioni orali che si concretizzano in documenti. Non solo la biografia, ma ogni tipo di discorso conoscitivo orale che si con serva come documento dovrebbe essere sondato. A partire dalla natura lin guistica orale di essi, e dalle diverse funzioni intellettuali e conoscitive del 187
Pietro Clemente dialogo come ricerca. Per ciò che concerne la biografia mi sembra importante cercare di definirne dei tipi, in modo tale da controllare metodologicamente i problemi della durata, della qualità, del diverso valore analitico e cercare di capire se si può dare del biografico orale qualche definizione di ' genere ' dal punto di vista del ricercatore che opera sul testo. b) Quale sia il criterio di rappresentatività del biografico, e in quante e quali direzioni possa svilupparsi. Sociologia e antropologia hanno spesso usato un criterio di rappresentatività a posteriori. La biografia vi appare come prova di veridicità delle generalizzazioni concettuali operate con altri mezzi. Senza voler criticare il valore conoscitivo di questa tecnica, si può rilevare che la biografia vi compare come esempio e non come strumento specifico di conoscenza. D'altronde è difficile decidere la rappresentatività di un feno meno che appare per propria intrinseca natura legato all'individualità e quindi all'irripetibilità. Un'altra strada può definire la rappresentatività come punto minimo di individualità, o meglio come modo ' comune ' di autodefinirsi dell'individuo, ma anche qui l'individualizzazione biografica sembra scartare ciò che vi è di più specifico : l'esperienza vissuta del singolo. Si può anche tentare la via di una rappresentatività negativa, che indichi lo scarto tra il livello individualizzato delle pratiche e il livello dei modelli ricostruttivi dello studioso. c) Come si legge un testo orale. Si tratta di affrontare dappresso i problemi dell'analisi circostanziata dei testi, più praticamente delle loro trascrizioni, per confrontare la filologia elementare di essi, o se si preferisce i problemi della esegesi. Inoltre si tratta di riflettere su quali siano le competenze adeguate per avvicinarsi il più possibile ai molteplici piani di intepretabilità di un oggetto complesso e poliedrico com'è la biografia, rispetto ad altri tipi del discorso conoscitivo orale. Mi sembrano questi i temi più urgenti di un ritorno conosc1t1vo alla radice del documento orale. Anche se le aperture problematiche possono essere assai più numerose (i problemi etico-giuridici ; il rapporto tra originale e trascrizione ; l'analisi delle condizioni epocali della ricerca orale, basata sulla produzione di massa di tecnologie, ecc.). Ma è importante non affastel lare le questioni, distinguerle e individuare priorità che consentano, nel dibat tito italiano, un confronto più ravvicinato e la costituzione di una identità di ricerca consolidata. 2. - Il mio modo di vedere rilevanze e priorità è opportunamente segnalato da un contesto di discussione che mira ai problemi archivistici,
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s �para�d � da quelli t�orico-interpretativi. L'accettazione di questa separa Zione e gta un segno nlevante, giacché sottolinea uno stacco dalla fase in cui i problemi potevano affrontarsi solo in modo totale. Accettare procedure di separazione e distinzione proprie delle forme consolidate e istituzionali del sapere non comporta certo una diminuzione del valore innovativo dei documenti di cui si ragiona. Ne dimostra piuttosto una fase di uscita dalla adolescenza, di maturità, in cui il momento critico si consolida e trasforma per definire uno statuto di intersoggettività specificamente conoscitivo rac cogliendo le idealità in un impegno che possa concretizzarsi in un s ttore della ' comunità degli studiosi '. L'approccio archivistico si manifesta dunque come un reagente efficace. Ed è tanto più rilevante in quanto sembra mostrare che, su questo terreno, non vi sono particolari cariche scompigliatrici delle fonti orali, e il problema della conservazione e ordinamento si presenta tecnicamente banale. Si tratta in realtà di scelte che richiedono semplicemente una disponibilità all'accetta zione, come già da diverse parti vien fatto, di un documento solo material effetti non c'è nulla di concettualmente diverso nelle pro mente divers � . . cedure archiv1st1che che concernono i documenti orali. I problemi che vi s ��o, e sono s�ecifici solo fino a una certa misura, sono già emersi e piuttosto rutldamente : s1 tratta di un problema tecnico e di uno etico-giuridico. I l problema tecnico è quello della conservazione del supporto magnetico . . 1n cu1 1l documento è impresso ; è un problema le cui costrizioni e necessità s �no note, che suscita anche una questione a monte, nel luogo della produzione dt esso, ma niente di più. Il problema etico-giuridico è quello assai rilevante della privatezza e della proprietà di documenti che sono necessariamente il risultato di un rap porto tra persone, tra funzioni e ruoli che queste persone assumono, in una dimensione che per sua natura resta ambigua tra pubblico e privato, e quindi rende più delicato il passaggio effettivo alla pubblicizzazione del documento. Il documento è così difficilmente sottoponibile a norme, e non possono valere le stesse in vigore per la consultabilità degli archivi pubblici. Comunque si tratta di un problema controllabile e definibile sia in termini di deontologia che di normativa. Attualmente si tratta soprattutto di etica professionale e credo che su questo piano, a partire dai problemi già posti (vedi interventi di D. ]alla, A. Bravo, A. Dalmazzo), si può pensare di giungere a un dibattito più ampio che tracci le grandi linee del comportamento corretto, sia sul pro blema della proprietà che su quello della riservatezza.
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Ma vorrei commentare quelle che mi paiono le conseguenze della sempli cità con cui si pone il problema archivistico-conservativo del documento orale. Una prima conseguenza è che, visto sotto questa luce, il documento orale diventa finalmente un documento come tanti altri, la cui problematicità, come in altri casi , riguarda più i modi d'uso analitico che la conservazione e l'ordinamento. Rispetto alle non poche posizioni contrarie alle fonti orali per principio, si tratta di un bel passo in avanti : prima ancora di sapere se siano innovative o confusionarie, le fonti orali sono documenti, e ogni docu mento comporta un problema di conservazione e ordinamento. È difficile sotto tutti gli aspetti che si possa negare che cassette e nastri incisi abbiano questa elementare natura documentaria, si tratterà semmai di vedere se le si vuole assumere in carico, ma senza potersi trincerare dietro posizioni ideo logiche. Si potrà discutere se è un documento buono o no, ma a partire da una condizione di fatto. Una ulteriore conseguenza è che i molti che raccolgono documenti orali e lavorano con essi debbono porsi una problematica archivistica, decentrata o centralizzata, privata o pubblica poco importa. Si tratta di trasformare un prezioso materiale diffuso e spesso individuale in un corpus complessivo di documenti di cui si possano fare elenchi, definire consultabilità e riserva tezza, descrivere la natura, farli attingere al pieno statuto della documenta zione. Sarebbe contraddittorio e sospetto che una simile prassi non venisse accettata dagli oralisti '. L'ultima conseguenza è che la documentazione, resa visibile e ordinata, diventa confrontabile. Anche qui è un vantaggio partire da un'ottica ar chivistica, perché questa suggerisce un approccio empirico a degli oggetti documentari concreti. La conservazione non ha bisogno di lunghe premesse su tipi di schede e tipologie dei documenti, è sufficiente la carta di iden tità di essi e una descrizione sommaria. Tutti gli ulteriori arricchimenti in formativi presuppongono l'avvio di una mentalità di studio che accetti la natura banale del documento: il ritardo di definizione di indici tematici, di ' generi ', di tecniche analitiche, non riguarda l'archivio come istanza primaria di conservazione e ordinamento, ma il sistema di scambi e confronti negli studi. L'assumere la produzione documentaria orale sotto l'ottica della conservazione produce una specie di riorganizzazione c gestaltica ' del campo; come tale è sia banale che rivelatrice; ovvia perché mai negata da alcuno, innovativa perché mostra improvvisamente ' la ricerca di fonti orali nella forma di una mappa, contrassegnata da segni che indicano aree, quantità, tipi di documenti che - si suppone - tutti gli studiosi vorrebbero conoscere
e confrontare con i propri. Sono convinto che se questa esigenza già tardiva potrà tradursi in pratiche localizzate e coordinate, si potrà avere non solo una politica ' dei documenti orali, ma una nuova fase di conoscenza di essi. È dall'emersione pratica del documentato che temi come la soggettività del documento orale, l'eventuale irrilevanza rispetto alla documentazione classica ', l'ineffabilità quasi magica del rapporto personale nella ricerca etc. possono diventare fenomeni di cui si discute concretamente. Essendo un corpus che si esprime posi JestHm, quando il documento è già uscito dalla relazione che l'ha prodotto, le sue parti potranno dirci anche come si è fatta ricerca in un certo periodo, che tipi di fenomeni si sono studiati, con quali modi di approccio. E questo può anche dirci come far meglio, e quali sono i mezzi più adeguati per fare ciò che desideriamo.
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3. - Infine sono convinto che entro la particolare vicenda che ne ha definito la rilevanza, le fonti orali hanno già un posto nelle forme del sapere contemporaneo. Si tratta di uno spazio con prevalenza critica e ideale, sugge ritore di nuovi paradigmi ' e visibilità nel campo storico e sociale. Manca un corrispondente spazio documentario, o meglio esso è ancora implicito. Si tratta di delineare il corpHs archivistico disperso e mal conosciuto, i tipi dei documenti, le loro valenze euristiche diverse, il complesso della filologia dei documenti orali. Dai confronti, dagli approcci filologici, dalle tecniche dimostrative, non vi è dubbio che possa trar vantaggio l'archivistica dei docu menti orali, ma anche l'editoria e la letteratura di lavoro, che è come dire i l processo della conoscenza. c
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1 . Gli antefatti: Rodoljo De Angelis e la « Parola dei Grandi ». - A voler indagare sulle origini della Discoteca di Stato, non si può non tener conto di una prima esperienza di Rodolfo De Angelis 1, uomo di teatro, dotato di inventiva e curiosità intellettuale, che negli anni 1924 e 1925 ideò e raccolse una discoteca dal titolo « La Parola dei Grandi » : una serie di incisioni delle voci dei protagonisti della prima guerra mondiale, di politici, di poeti che in quegli anni godevano di grande notorietà. « Gli scopi principali della raccolta » dichiarava il De Angelis « sono : divulgare nel popolo ... la parola di coloro che . . . contribuiscono a mantenere alto il prestigio dell'Italia nel mondo ; tramandare ai posteri . . . la parola di coloro che seppero e vollero lavorare per la più grande Italia ... ». La raccolta 2 fu impostata al criterio della semplice testimonianza sonora : interessava essenzialmente la voce del protagonista, la forza evocativa dei toni e delle esclamazioni, non i contenuti. Testimonianze dove domina la povertà di significato storico. E questo appare evidente soprattutto nelle incisioni che riguardano i protagonisti della Grande Guerra. Ad essi si chie deva solo la rilettura del più conosciuto dei loro discorsi o proclami All'ascolto, la recitazione suona retorica, spesso stonata se non addi rittura straniata. E ciò perché i brani, nati come documenti scritti, destinati alla trasmissione scritta (i bollettini di guerra, i proclami, gli indirizzi ai combattenti), mal si adattavano alla versione sonora ; perché le registrazioni furono effettuate ad anni di distanza dall'evento cui i brani si riferivano: col tempo si era attenuato o perduto il clima d'epoca, o si erano addirittura 1 Rodolfo De Angelis (pseudonimo di R. Tonino, 1893-1965), fu cantante di cafi-rhanlanl, impresario di compagnie di buona fama, autore di canzoni comiche; collaborò con F.T. Mari netti nell'esperimento del teatro futurista; fu imprenditOre discografico, scrittore di racconti e novelle, commediografo e soggenista cinematografico. 2 La discoteca comprendeva tra l'altro le incisioni delle voci di Emanuele Filiberto di Sa voia, duca d'Aosta; Armando Diaz, Paolo Thaon de Revel, Luigi Cadorna, Enrico Caviglia, Gu glielmo Pecori Giraldi, Gaetano Giardino, Pietro Badoglio, Vittorio Emanuele Orlando, Tommaso Tittoni, Carlo Delcroix, Trilussa, Filippo Tommaso 1\Iarinetti.
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dimenticate le circostanze che avevano determinato detti documenti; per ché i personaggi tendevano, forse inconsciamente, giocando sui toni di voce, sulla sottolineatura di certe aggettivazioni, ad accattivarsi l'ascoltatore, ad influenzarlo positivamente distraendolo da severi giudizi storici. 2. La nascita della Discoteca di Stato. - Oberato dal costo della sua inizia tiva, il De Angelis intese liberarsi, dietro compenso, del materiale fonografico raccolto ma si impegnò anche perché le incisioni che desiderava cedere dive nissero la prima dotazione di una auspicata Discoteca di Stato. Nella ricerca di chi potesse aiutarlo nella realizzazione di una tale istitu zione contattò l'Associazione nazionale� mutilati ed invalidi di guerra. E quest'ultima esercitò tali pressioni verso il regime fascista che fini per otte nere l'emanazione del r.d.l. 1 0 ag. 1 928, n. 2223, che appunto istituì in Roma la Discoteca di Stato «allo scopo di raccogliere e conservare per le future generazioni la viva voce dei cittadini italiani che in tutti i campi abbiano il lustrato la Patria e se ne siano resi benemeriti 3• Il decreto n. 2223, se può considerarsi testimonianza di una certa apertura verso le nuove forme espressive e culturali del tempo, non può non essere interpretato anche come l'individuazione da parte del fascismo di un nuovo mezzo propagandistico. Esso, infatti, ben si inserisce nel complesso degli atti legislativi e amministrativi con i quali il regime, per le proprie esigenze, creò nuovi strumenti di comunicazione o rafforzò su quelli già esistenti la sua vigilanza occhiuta. Emblematico, nel senso della caratterizzazione fascista dell'istituzione, è l'art. 2 che dichiara che «al compimento di ciascun anno dell'Era Fascista, il Capo del Governo, di concerto con il Ministro per la Pubblica Istruzione udito il Consiglio dei Ministri, procede alla scelta delle persone la cui voce sia da accogliere nella Discoteca di Stato »
».
3. Il salto m/tura/e. - Fu merito di Gavino Gabriel - direttore dal agosto 1932 al 31 luglio 1934 - se si avviò la trasformazione della Di scoteca di Stato da struttura del regime fascista a istituzione culturale. In1°
3 Al successo dell'impegno dell'associazione non furono forse estranee le proposte e le pres sioni che da anni era andato esercitando presso personalità del mondo fascista e presso autorità governative, per la creazione di una Discoteca etnica nazionale, il prof. Gavino Gabriel, nato in Sardegna nel 1881 e morto nel 1979 etnologo, scrittore, poeta, musicista - che fu il primo direttore della Discoteca di Stato. -
Discoteca di Stato
fatti la l. 1 8 genn 1 934 n 130 dal Gabne · 1 certamente ispirata, «oltre ai fim prev1st1 . .. dal Regio 'Decreto Legge 1 O agos to 1928 n 2223 ... alfidava alla D' . Isco�ec� nuo�e . funzioni, come la raccolta dei dialetti, canti opalari P. mamfestaz10m tradJZwnali, interpretazioni defi nitiv e dell e ope re . d 1 auton: . . e com??slton V1V�nt1,. nonché la documentazio ne di tutto quanto può essere . �1 au�JIJo allo stud1o ��. ogni ramo della scienza ed in particolare delle scienze 10net1che e glottologJChe. Il carattere �ulturale della istituzione si precisò la leg�e 2 febbraiO, n. 467. Nell'art. 2 di questa legg ancor più nel 1939 con e si dichiara che la Disco t�ca dJ St�to h�, t�a l 'altro, come scopo «la racc olta e il coordinamento me diante regJstrazJOn1 ... di tutto quanto, attravers o l'espressione acustica, inte . . tJfica ressa la cultura scJen , artistica e letteraria della Nazione ... .
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4. Gli a1111i del dopoguerra. - La . d·1 Stato : 1
guerra procurò danni alla D'1scoteca a. pratiCa mterruzione di ogni attività, la perdita di parte del materiale sonoro e d1 parte dell'archivio, trasferiti al nord nel 1943. Nel do�oguerra, se riprese l'attività di routi11e con l'acquisizione di di schi. e nastn rodottJ. nel territorio nazionale, fu però trascurata la raccolta � delle �oc1. stanche. Certo, brani di voci di uomini politici, di scrittori, poeti . �omm� della cult�ra e della scienza, vennero pur raccolte, ma questo mate� r�ale nsulta quas sempre di seconda man o: di regola spezzoni di trasmis � SJOm. RAI, o regJStrazwm · · d·1 mcer · ta provenienza e spesso di cattiva qualità. lV�a a fronte del settore delle voci storiche, abbandon ato ad una stanca emo t1vata racc�lta di documenti sonori, uno sviluppo � notevole ricevett� . .co musicale. 1l settore etno-lJngUlstJ �l via a�l� racc�lta sistematica dei documenti folclorici si ebbe dal 1 962, co� � ac�u�. sJzJone d1 una vasta e preziosa quantità di documenti ormai unici e �:1petJb1li,. che portarono ad una prima (1 967) e ad una seconda (1970) ediziOne del catalogo dell'AELM (Archivio Etni co-L inguistico Musicale). . . un temp Nel campo della dJale . 1n ttologJa, o più vicino (1 970), è da ram . ca, condotta su scala mentare l� ncer nazionale dalla Discoteca di Stato, in collaboraz10 e co 1l. �onsiglio nazionale delle ricer � che, per raccogliere una � . �o�u�ent�z10ne, 1l pm possibile fedele e compiuta, dello stato dei dialetti !talla�, pm a che l'affermarsi della lingua comune, attraverso la diffusione dei � nuov1 mezzi dJ. comunicazione di massa, ne attenuasse o addirittura ne annul lasse la fisionomia. ·
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La Discoteca di Stato Roberto Rossetti
Le raccolte etnico-linguistiche musicali dell'AELM sono attua�ente » e nguar 170 per un totale di circa 30.000 documenti registrati « �u campo tte », la alloglo sole t « le e dialetto il istica, dano : la musica etnica e folklor la etc.), bi, prover ti, aneddo e, narrativa di tradizione orale (fiabe, leggend nazion storia sulla �le « memoria storica » (raccolte di testimonianze orali mu la e, �tca dall'unità ai nostri giorni), le rappresentazioni e il teatro popolar liturgica tradizionale (una delle più sistematiche e a.rticolat� racco!t�, preztosa ai fini di una comparazione tra i riti cristiano-medtterranet, �bratcl e musul� mani), testimonianze e racconti di comun�tà italian.e residenti �ll'e�t�ro (Stat� Uniti, Canada, America Latina, Jugoslavta), alcum documenti etruct raccolti all'estero da ricercatori italiani. 4,
anni più rec�nti si è avvia�o il tentativo di indicare per la Discoteca di Stato nuove strategte � metodol�gte. Infatti si stanno mettendo a punto, mutuando anche da espenenze �traruere: nuovi criteri nella raccolta di certe testimonianze orali, ma anche s1 cerca d1 definire un nuovo ruolo di questa istituzione ed evitarne l'emar�inazion.e cultu� rale nel confronto con le nuove realtà create dall'affermaziOne de1 nuov1 organismi rappresentati dai mass media, pubblici e privat� . . Se in Italia la raccolta, l'archiviazione, la catalogazwne, lo studio ?eU� testimonianze orali nel settore demoantropologico hanno alla loro base cnten, metodologie, tecniche, collaudati da anni di. esper.ienz� e di scienz.a �' non altrettanto si può affermare per le fonti orah relattve al « protagorustt della storia ». . Per la raccolta di tali testimonianze orali sono stati ormai abbandonati sia gli antichi criteri in auge nel periodo tra le due g�erre : la �accolta .delle testimonianze ufficiali del regime (i discorsi del duce, det gerarcht, le �egtstra� zioni acritiche delle voci di personalità della cultura, dell'arte, etc.), sta quel!� pm approssimativi ed incerti del periodo del . secondo dopogu�r.ra, fino a1 giorni nostri: i brani di incerta provenienza o d1 seconda mano. S1 e a�ermato ormai il principio che queste testimonianze orali debbano essere ncercate, S.
Prospettive e nuove indicazioni. - Negli
raccolte con criteri il più possibile scientifici, tanto da costituire un materiale di primaria importanza di valore pari, pur tenendo conto dei significati e caratteristiche diversi, alle tradizionali testimonianze scritte. « Trovato un suo posto all'interno delle discipline storiche, non più relegata al ruolo di unica possibilità di conoscenza nell'ambito di società senza scrittura... la storia orale ci si presenta ora in tutta la complessa problematicità conseguente al suo presentarsi, comunque come ' diversa ' »6• Nell'operare nel senso della storia orale si tenta di perseguire l'obiettivo di confezionare la testimonianza in modo che possa assumere la funzione di completamento delle fonti rappresentate dalle testimonianze soggettive, quali diari, epistolari, pro-memoria etc. « A ridare vigore alle fonti orali è sopravvenuta la concezione... di un metodo storico nuovo ancorato all'uso delle testimonianze orali, quali docu menti di vita... » In questo settore, per quanto riguarda l'esperienza della Discoteca di Stato, si è alle prime sia pure promettenti esperienze. Si è ancora nella fase di una studiata sperimentazione che richiede tutta una serie di verifiche, cor rezioni, affinamenti. Un operare cauto per il timore, sottolineato continua mente negli ambienti accademici, che una « storia... articolata sulla base delle interviste, sconfinante nell'individuale e nel privato, più che parziale si confi guri addirittura acritica » La prima sperimentazione vede come coprotagonista della Discoteca di Stato la Società per la Storia Orale 9• In virtù di una convenzione stipulata il 1 8 gennaio 1983 « la Discoteca di Stato e la Società per la storia orale, considerata la affinità dei rispettivi fini e compiti istituzionali per quanto concerne la tutela e la valorizzazione della documentazione orale per la storia politica, sociale e culturale italiana del tempo presente, convengono di collaborare per assicurare la raccolta mediante inter viste, e la conservazione... delle testimonianze orali ed eventualmente visive ». In questa collaborazione la Società per la Storia Orale offre il contributo di competenze scientifiche dei propri membri, mentre la Discoteca di Stato, 1.
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S. CERBONt, Rapporto Ira oueruante ed oueruato mila ricerta storica orale, in Alli del Convegno: La ricerca antropologita in Sicilia 1950-1980, Palermo, Edikronos, 1982, pp. 51-57. 7 1\I.G. 1\IELClllONNr, Il fascino distreto della storia orale, in cc Ricerche di storia sociale c re ligiosa ll, n. 25, 1983. 8 A. R rGOLI, Sul conctllo di etnostoria, in Fenomenologia dell'etnostoria, Messina, EDAS, 1983. La Società per la Storia Orale si è costituita in Roma il 12 marzo 1982. Il presidente è Gabriele De Rosa; ne fanno parte storici dell'età contemporanea, archivisti, antropologi, sociologi, eccetera.
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4 Per le modalità di compilazione delle schede dell'Archivio etnico linguistico musicale cfr.
Appendice, p. 200. 5 La Discoteca di Stato, al fine di rafforzare le proprie presenze ne1 campo d�11a eu1tur� demo. antropologica, ha, tra l'altro, stipulato il 19 gennaio 1983 un� convenziOne con ·� Centr? tnte�na zionale di etnostoria di Palermo. Detta convenzione u è finallzza�a alla raccolta ststemat•�o: -�cten tifica conservazione e pubblicazione delle fonti orali. per la storta contemporanea ?� Ila Stctll�··· ll. ' Ulteriori contatti con altre istituzioni culturali a livello re . l? 10nale so.no �tatt mtraprest per forme di collaborazione simili a quella avviata con il Centro dt etnostorta dt Palermo.
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Roberto Rossetti oltre ad offrire l'apporto delle proprie attrezzature tecniche e a garantire la conservazione e schedatura del materiale raccolto, si riserva la gestione della consultazione dei documenti sonori, ovviamente sempre nel rispetto della legge e della volontà degli intervistati. I criteri delle interviste sono diversi da quelli seguiti nel campo giorna listico : il colloquio non deve essere pilotato, si cerca di lasciare l'intervistato nel libero flusso dei propri ricordi; persino gli errori e le lacune della memoria non vengono corretti. Si deve aver cura che anche l'ambiente, in cui l'inter vista si svolge, sia a dimensione dell'intervistato, meglio se addirittura scelto da lui. Un ambiente anonimo, addirittura sgradevole quale potrebbe essere, ad esempio, uno studio di registrazione, potrebbe incidere negativamente sulla disponibilità alla confessione. L'intendimento di questa raccolta di interviste non è di natura giornali stica : i l materiale così costituito non è destinato alla immediata pubblicazione o alla indiscriminata consultazione; esso deve restare come un complesso documentario e scientifico riservato a ricercatori e interpreti futuri. Spesso questi documenti, per volontà dell'intervistato, possono rivestire carattere di assoluta segretezza. L'eventuale segretezza si ripercuoterebbe sul corredo documentario dell'intervista. Infatti, nella impossibilità del ria scolto delle registrazioni, lo schedatore si troverebbe nelle condizioni di non poter operare per la sistemazione del materiale sonoro 'raccolto. Si potrebbe solo in minima parte superare queste difficoltà con la creazione, da parte dell'intervistatore, di due schede a corredo della registrazione: una tecnica, non segreta, ed una, segreta, sul contenuto dell'intervista. La scheda tecnica potrebbe comprendere le seguenti aree descrittive :
1) Fondo speciale memoria storica, nastro, numero, . . . . 2) Nome del personaggio, data e luogo di nascita, cronologia delle qualifiche professionali, indicazione della qualifica al momento della regi strazione. 3) Nome dell'intervistatore e sua qualifica. 4) Luogo di registrazione. 5) Velocità cmfs. 6) Data della registrazione. 7) Durata della registrazione. 8) Macchine utilizzate, microfono. 9) Descrizione lavorazione, note. 198
La
Discoteca di Slato
1 O) Riversamento da effettuare il ....... . . . . . . . . . . . . . . 1 1 ) Firme del responsabile del fondo, del personaggio, del tecnico to. La scheda segreta, riguardante il contenuto dell'intervista (da allegare alla registrazione), riporterebbe la rivelazione storica, cioè il riassunto fatto dall'intervistatore degli argomenti trattati. In questa scheda potrebbero essere raccolte anche tutte quelle informazioni che ogni intervistatore è solito raccogliere prima dell'intervista e che possono ritenersi utili per una migliore conoscenza del personaggio. Segnalate queste difficoltà, i limiti, gli impedimenti, si può concludere che questo tipo di raccolte riferentesi a coloro che, mutuando dallo stile reto rico del De Angelis, potrebbero definirsi « protagonisti o testimoni della storia », delineano il ruolo peculiare che potrebbe assumere la Discoteca di Stato : quello appunto di raccogliere e conservare materiale sonoro che abbia come finalità quella della documentazione per la ricerca e lo studio, e non per la immediata fruizione ; che abbia come caratteristica non l'effimero dell'at tualità ma la completezza e veridicità delle testimonianze ; che abbia come esigenza non quella di suscitare entusiasmi o emozioni, come si voleva con le antiche incisioni del De Angelis o di Gavino Gabriel, ma al contrario di favorire riflessioni e studi critici. IO Può essere utile confrontare la scheda in uso presso il North \X/est Sound Archive, Clitheroe, . Lancashtre, GB, che prevede anche una convenzione sul deposito : <<Lo scopo di questa Convenzione aul Deposito è di assicurare che il Suo contributo entri a far parte della Raccolta ... (nome dell'indi viduo o dell'istituzione) in accordo con i Suoi desideri. 1) Ha obiezioni a che il Suo contributo venga utilizzato : a) come documento pubblico? SIJNO b) in attività didattiche? (es. scuole, università, ecc.) SI/NO c) in trasmissioni radiotelevisive? SIJNO d) come fonte che possa essere pubblicata? SIJNO e) in un'audizione pubblica? SI/NO 2) Ha alcuna obiezione a che il Suo nome venga menzionato? SI/NO 3) Desidera applicare una restrizione temporale prima che il Suo contributo venga reso accessibile? SI/NO 4) Particolari su altre eventuali restrizioni ........................ .
Genere
del contributo
es. Intervista su ... Firma dell'intervistato/depositante ..................................................... Data .......................... Firma dello storico/archivista Data ............. . ............ I diritti d'autore della registrazione appartengono a . . . . . ». Cfr. K. HowARTH, A&eeu lo tape recorded ora/ hùtory materia/. A code of practice?, in << New sletter >> 9, International Association of Sound Archivcs, UK Branch, Autumn 1984, pp. 11-13. .
............................................................
.
. .. . . ....... ........ .............
199
Daniele J alla A PROPOSITO DI DOCUMENTI E ARCHIVI SONORI
APPENDICE
Di fonti o testimonianze orali, in questi ultimi anni, si è parlato anche
MODALITA DI COMPILAZIONE DELLE SCHEDE DELL'AELi\L
in Italia con una certa frequenza e in un ambito relativamente allargato. Di
Le schede dei singoli documenti della nastroteca dell'AELM sono ordinate per località per genere o occasione. 1.
c
2.
La scheda per i documenti folklorici musicali e linguistici è costituita da:
una testata comprendente: - numero della raccolta (Racc) con un coefficiente indicante il tipo del documento (L = linguistico; },{ = musicale; LM = linguistico-musicale); - Regione, Provincia e Comune (Reg) in cui è stato registrato il documento; - numero (N) del nastro e numero della catena (ossia la numerazione progressiva generale dei documenti all'interno del nastro); - nome del raccoglitore. b) Un riquadro con il numero della bobina (Bob. n.) originale e la posizione del brano (br.) all'interno della bobina. c) Una parte centrale contenente gli elementi caratteristici del brano, c cioè: - località (Loc) del riversamento; - nome dell'informatore (Inf); - titolo del documento (Doc) e l'indpit verbale del documento registrato; - modo di esecuzione (Es) ossia precisazioni che indicano se si tratta di voce maschile (v.m.), voci maschili (vv.m.), strumento, etc. d) Uno spazio riservato alle note (N.) entro il quale vengono riportati i seguenti elementi : - la denominazione locale del genere cui appartiene i l documento registrato (� ttitu, canz.uni, mutu) e la corrispondente denominazione comune italiana (lamento funebre, canto dr lavoro, nmna nanna, etc.); - indicazioni relative al « dove ll, << come ll, « quando >> l'esecuzione ha appreso il brano. a)
e)
del brano .
Uno spazio finale, per l'indicazione della velocità (Vcl) della registrazione
c
la durata
La scheda per i documenti folklorici narrativi, oltre agli elementi sopraindicati, comprende: - il numero di repertorio secondo l'indice internazionale dei Tipi di Aarne Thompson; - il riferimento all'indice dei motivi : l'indicazione (lettera + numero) è preceduto dalla sigla Mf (Motif); - eventuali riferimenti agli indici italiani: il numero di riferimento è preceduto dalla sigla indicante l'indice considerato (LN = Lo Nigro; DA = D'Aronco). 3.
200
esse e del contributo che potevano dare in diversi contesti disciplinari si era in realtà già discusso a più riprese, dall'immediato dopoguerra fino a tutti gli anni '60, soprattutto in rapporto alle ricerche di De Martino, Bosio e Montaldi 1 • Diverso è tuttavia il dibattito che si apre alla seconda metà degli anni '70, non solo per la maggior ampiezza della partecipazione, ma anche perché per la prima volta, nel nostro come in altri paesi, ne sono protagonisti gli storici e la discussione verte innanzitutto sull'uso e l'utilità delle fonti orali in una prospettiva storica 2• A stimolarlo sono le esperienze di ricerca emergenti, quasi contempora neamente, a livello internazionale e in Italia sia in ambito accademico, sia (e forse soprattutto) al suo esterno 3• A tratti assai acceso, esso finisce per intrec ciarsi con altri dibattiti in corso negli stessi anni sui rapporti tra storia e antro pologia, tra storia « locale » e « nazionale », tra macra e microanalisi e al t Vedi al proposito: L. PASSERINI, Le /ulimonianze orali, in Il ì\londo contemporaneo, vol. X, Gli slmmmti della ricerca, 2, II, La Nuova Italia, Firenze, 1983, pp. 1 188-1204. 2 Per un'informazione sul dibattito e le tendenze emerse a livello internazionale si vedano anche: Storia orale. Vita quotidiana e m/tura materiale delle c/aui Jllbalteme, a cura di L. PASSERINI, Torino, Rosenberg e Sellier, 1978; Fonti orali. Antropologia e storia, a cura di B. BERNARDI, C. PoNI, A. TRIULZI, Milano, F. Angeli, 1978; P. THmtPSON, The voice of the posi. Ora/ hùto1y, London, Oxford University Press, 1978; Our Common Hù!OIJ': the Transformalion of &1rope, a cura di P. THOMPSON, N. BuRCHARDT, London, Pluto Press, 1982; P. JouTARD, Cu voix qui nous vienmnl d11 paué, Paris, Hachette, 1983, oltre a L. PASSERINI, Le lulimonianze orali.... citato. 3 Prima tra tutte l'opera di N. RE\'ELLI, Il mondo dei vinti, Torino, Einaudi, 1977. Per una biblio grafia degli srudi e una rassegna sul dibattito in Italia si vedano: A. BoLLI, G. NrcRo, Fonti orali, storie di vita, storia orale: pauato e prumle nella ricerca e nel diballito sloriografico in Italia, in << Storie
storia. Quaderni dell'Istituto storico della resistenza e della guerra di liberazione nel circondario di Rimini ll, n. 3, 1980; A. BENDOTTI, G. BERTACCHI, Fonti orali: per chi? Un diballilo che deve conti l/Ilare, in « Studi e ricerche di storia contemporanea. Rassegna dell'Istituto bergamasco per la storia del movimento di liberazione ll, X (1981), n. 1 6 ; La storia: fonti orali nella scuola. Alli del convegno << L'ùmgnammlo dell'ontifascùmo e della resùlmza: didallica e fonti orali ll, Venezia 12-15 feb braio 1981, Venezia, Marsilio, 1982. Per il periodo 1981-1984 si veda inoltre « Fonti orali. Studi e ricerche. Bollettino nazionale di informazioni a cura dell'Istituto piemontese A. Gramsci », pauim. c
201
A proposito di docuJJJenli e archù•i sonori
Daniele ]alla tempo stesso con quelli sulla storia « militante », sui nuovi soggetti storici ecc. Alla discussione partecipano storici tradizionali e ricercatori locali, inse gnanti e operatori culturali, che danno vita ad un confronto che si sviluppa in una pluralità di sedi e contesti diversi. Trarne le fila è forse prematuro, ma è già possibile affermare che, mentre si precisavano le linee per una più organica critica delle fonti, cresceva anche la qualità e la quantità delle ricer che e soprattutto si faceva strada una diversa considerazione delle fonti orali. A l dibattito di questi ultimi anni credo che siamo soprattutto debitori del fatto che alle testimonianze orali si è iniziato a riconoscere lo statuto di fonti e di documenti storici e che questo consente ora di affrontare, in modo più organico e meno settoriale che in passato, le questioni della loro conser vazione e del loro ordinamento, colmando un ritardo che in Italia è anche maggiore che in altri paesi europei. Esso trova le sue ragioni innanzitutto nei modi e nelle forme che vi ha assunto la ricerca : questa si è infatti svilup pata in gran parte al di fuori delle istituzioni, ad opera di singoli e di gruppi spesso operanti a livello amatoriale e volontario, privi di sedi e di momenti stabili di collegamento e quindi spinti inevitabilmente a dare soluzioni perso nali e private ai problemi della conservazione e dell'ordinamento delle fonti. Anche in tempi recenti, inoltre, molto più peso e importanza sono stati assegnati al confronto sulle implicazioni teoriche e metodologiche della ricerca con le fonti orali che non a un serio esame dei suoi risvolti tecnici e archivi stici. La sottovalutazione di tali problemi non è stata d'altronde contrastata né da parte di quei pochi enti, operanti nel campo della conservazione della documentazione sonora che, come la Discoteca di Stato, pure avrebbero potuto intervenire nella discussione portando i risultati della loro non breve espe rienza in proposito, né da parte delle altre strutture dello Stato preposte alla tutela del patrimonio documentario, la cui assenza dal dibattito pare più giustificata vista la quantità irrisoria di documenti sonori attualmente con servati in Archivi di Stato o pubblici. Dall'incontro e dal confronto tra storici e archivisti, tra enti pubblici e centri « privati » di ricerca e documentazione storica, tra Stato ed enti locali possono, ma soprattutto devono oggi emergere proposte per la tutela e la conservazione di un patrimonio documentario di notevoli proporzioni, di sperso in mille sedi, raramente e difficilmente consultabile, in gran parte sotto posto a forti rischi di « autodistruzione » 4• « Preparare gli strumenti di 4 I. ZANNI RoSIELLO, (1983), n. 54, p. 1012.
202
Spurgbi e diftmzoni i di torte d'orcbivo, i
in « Quaderni storici >>, XVITI
conservazione di questo materiale, la catalogazione, l'utilizzazione ; prevedere nel nostro giro mentale la presenza di questa realtà » come quasi vent'anni fa Gianni Bosio aveva invitato a fare 5 è infatti oggi non solo necessario, ma anche urgente, se si vuole evitare che le prime testimonianze di questo secolo a sparire siano proprio quelle che, benché abbiano più di un secolo di vita, continuiamo a definire « nuove ». Poco più di cent'anni ci separano infatti dal momento in cui la messa a punto di strumenti in grado di registrare e riprodurre i suoni ha permesso di ottenere da un qualunque evento sonoro - fenomeno per sua natura effi mero e immateriale - una traccia fisica, un segno durevole : un documento cioè capace non solo di attestare e rappresentare la qualità (o la dimensione) sonora di un evento, ma di conservarla e riprodurla in quanto tale. L'invenzione del fonografo6 da parte di Thomas Edison e di Charles Cross - l'uno indipendentemente dall'altro, anche se nello stesso anno, il 1 877 - includendo i suoni nell'ambito dei fenomeni che, per la prima volta nella storia diventava possibile « fissare » e riprodurre, doveva avere conse guenze di vasta portata nel campo della documentazione storica, per molti versi paragonabili a quelle già prodotte dalle scoperte di Niepce e di Daguerre, che pochi decenni innanzi avevano per primi captato e fissato « un'immagine del mondo » 1. Conseguenze tanto più significative, quanto più i perfezionamenti appor tati agli strumenti di registrazione e riproduzione sonora ne andavano amplian do le potenzialità e i campi di applicazione. Inizialmente - e per una lunga fase - i progressi più significativi furono raggiunti nel campo della fonografia (o grammofonia che dir si voglia) s, grazie ai quali già alla fine del secolo scorso erano posti in commercio i primi
i dei materiali m naiiro del fondo G . . �OSIO, Elogio _del mogne�ofono. Cbiorimenlo allo ducrizone 1966, pubbhcaiO ora IO G. BOSIO, L'intellelfuole rovmolo i ' Milano' Edizioni Bella' Cl'ao ' ' 1975, p. 171. . 6 Sulla scoperta del fonografo e la sua evoluzione tecnica si vedano: P. GILOTAUX L'i11d111trie . du duq1e, P_ans, Presses Unive�sitaires de France, 1962; G. CA..><TAGREL, Il difco. Guido p;atico per gli . � appomonafl, M1lano, Garzanti, 1981. � J. A. -�nl, .B�eve Iloroi dello fotografia, Torino, Einaudi, 1976, p. 6. Bench7 l t��mm � fonogrofo. e grammofono si riferiscano ad apparecchi diversi, nell'uso comune so�o. entramJ:> I utlhz�atl per des1gnare strumenti « per riproduzione acustica su disco siano essi a 1nc1�1one .e nproduzwne meccanica o elettromagnetica n, cfr. E. CAUDA, Grammofono, in Entido prdta ltoltano, vol. XVII, Roma 1951, pp. 650-656.
5
Ida Pellegmu,
203
Daniele ]alla A proposito di dom!JJmli e archivi sonori cilindri a disco di serie, mentre si andavano costituendo le primissime colle zioni di documenti prodotti per scopi dichiaratamente scientilici 9• Nei decenni successivi queste sono significativamente cresciute di numero, quale risultato di riprese sonore effettuate da linguisti, antropologi e etnografi, o al fine di tramandare esecuzioni vocali e strumentali dei grandi artisti e la voce degli uomini celebri, anche se la fonografia si sviluppava soprattutto nel settore della produzione destinata al mercato. È in questa direzione del resto che essa ha continuato ad orientarsi fino ai giorni nostri, non solo per evidenti ragioni economiche, ma anche perché i procedimenti di incisione fonografica hanno continuato ad essere, per motivi di ordine strettamente tecnico, assai più adatti alla produzione di serie che non a quella di esemplari singoli 10• Nel 1 940 la comparsa di un modello di magnetofono 11, notevolmente perfezionato rispetto al prototipo del 1900, determinava una svolta nel campo della registrazione e riproduzione sonora. Semplice e pratico nell'uso, il magnetofono non richiede alcun processo intermedio per riprodurre i suoni registrati, che possono essere ascoltati immediatamente dopo e, volendo, anche venire cancellati senza difficoltà. Per queste ragioni il magnetofono conobbe una rapida e vasta diffusione che lo ha portato a conquistare una posizione di quasi monopolio nel campo in cui i suoi vantaggi rispetto al fonografo sono maggiori : la ripresa sonora, L'industrie du disque 9 Nel 1900 già esistevano 5.000 titoli sotto forma di disco .sale, . .cit., p. 17). Nello stesso anno in Francia si formava, in occ:tsione della grande esposizione univer la prima importante collezione di documenti sonori prodotta a scopi scientifici dal dott. (G. GrLOTAux,
Azovlay, per conto della Societé d'anthropologie (l\!. F. CALAS, Lu débuls du arcbiru sonoru el vimelles, in « Echnologie française >>, VIli, 1978, 4, p. 331). Sulle prime raccolte di documenti sonori in Gran Bretagna si veda F.E. EvA.'IS, l'be daJ•I tbat we bave um, London, Faber and Faber, 1975, cap. I (trad. it. in Storia orale... cit., pp . 8-10). Più tarde (vedi R. RosSETTI, La discoteca di Stato, p. 193) le colle zioni costituitesi in Italia, anche se un'indagine sugli albori della documentazione sonora nel nostro paese è ancora da compiere. IO Sulle più recenti evoluzioni della fonografia si vedano: H . VAN DER WAL, Indmtria disco grafica: tendenze dei costi, in « lkon », n.s., 10 (1980), pp. 211-245; P. GRONOW, Industria discografica: barriere e Jillemi promozionali, ibid., n. 11, 1981, pp. 59-70; A. l\[oLINARI, F. RAMrr, La ricerca m/ coJiiUIO II musicale e l'induJiria discografica, ibid., n. 12, 1981. Il Il magnetofono è « un apparecchio per la registrazione e successiva riproduzione dei suoni mediante nastro (o filo) magnetico, che sfrutta appunto la proprietà di conservare la magnetizzazione che sia stata loro inizialmente impressa » (L. PIGLIONE, Magnetofono, in Grande Dizionario mcido pediro, vol. Vll, Torino, Utet, 1958, p. 134). Sui principi del suo funzionamento si vedano anche E. LD!ERY, La registrazione a camila: guida pratica per gli appauionali, Milano, Garzanti, 1981; si veda inoltre Nozioni difonetica amslira, Torino, Omega, 1979, e in particolare il cap. IV; Stmmmla zione per mimrazioni amJticbe, (a cura di L.). BoE) alle pp. 83-93; « Sonoricés. Bullettin de I'Associa tion française d'archives sonores », I (1980), n. 1, interamente dedicato agli aspetti tecnici della registrazione magnetofonica.
professionale e amatoriale. Tutta la successiva evoluzione tecnica del magne tofono 12 • ha r sposto a a duplice esigenza di migliorare la qualità sonora della regtstraztOne e d1 accrescere la versatilità delle apparecchiature con l'obiettivo dichiarato di trasformare un numero crescente di consu�atori in _rroduttori diretti di nastri e cassette registrate. Obiettivo che oggi si . puo dire largamente raggiunto, visto che la gamma di modelli disponibili sul m�rcato ha consentito di trasformare il registratore (professionale e non, portatile, a nastro o a cassette) in un diffusissimo strumento di lavoro e in un altrettanto diffuso oggetto d'uso quotidiano. Conseguenza diretta delle trasformazioni prodotte dalla diffusione del magnetofono è la straordinaria e cres �ente m�ltipl ca�ione dei documenti sonori realizzati dal dopoguerra ad oggt, nelle s1tuaz10ru e per gli scopi più vari, da parte dei più diversi soggetti. È ad �semp o acile osservare che negli ultimi decenni si sono moltipli cate le re �tstr�ztom effet tuate da etnologi, antropologi, sociologi, linguisti, . . . mustcologt, pstcologt, e tn tempi più recenti da storici, politologi, geografi, nel �orso elle loro ricerche. L'elenco delle discipline coinvolte potrebbe in realta contmuare e comprendere tutti i settori scientifici in cui la ricerca includa l'osservazione e la raccolta di dati di carattere sonoro. Bisogna infine tener conto del fatto che, accanto a documenti raccolti nell'ambito di ricerche di carattere accademico e nel quadro di progetti promossi da istituti, centri, musei, fondazioni specializzate, o da enti pubblici o privati di un certo rilievo mo ti di e�si so�o stat pro �tti per iniziativa volontaria di singoli, di grupp . o di assoctaztoru locali. Esst tnoltre non rispettano i confini tradizionalmente assegnati ai diversi ambiti disciplinari citati. Tutti questi documenti - indipendentemente dal loro specifico contenuto, dal fatto che il ricercatore si sia limitato a registrare eventi sonori in atto 0 li a?bia dire�tamente sollecitati o provocati col suo intervento, che in questo egli fosse sptnto dalla volontà di costituire un aq::hivio o da ipotesi legate a . un particolare progetto di ricerca - tutti questi documenti hanno in comune il fatto d� essere stati intenzionalmente prodotti per essere fonti e non per diven tare tali solo col tempo e una volta che si sia esaurita o sia passata in secondo ordine una loro diversa, primaria funzione. A differenza dei documenti cui
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:� Su tale �v�luzione si v�da E. LmiE�Y,La registrazione a caue//a.. . cit.,pp. 16-33 in particolare
�on mt . rts�lta c.h� estst� un ccnstmento delle raccolte degli archivi, delle collezioni di d�umentt so.nort eststc:nu t n Itaha, neppure per quanto riguarda la Stato e gli enti pubblici c di dtrt�to pub?hco. Defimte le norme per la descrizione dei materiali sarebbe auspicabile che esso ventsse �ealt�to per sottrar.rc dal terreno delle ipotesi le valutazioni sull'entità e le caratteristiche del patnmomo documentano sonoro attualmente esistente.
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Daniele ]alla
A proposito di dom/Jienti e archivi sonori
tradizionalmente ricorrono gli storici essi, nella maggior parte dei casi, non preesistono cioè alla ricerca, ma ne costituiscono anzi il suo primo risultato. Sebbene questo non determini una differenza strutturale tra i documenti sonori e quelli scritti, ma definisca piuttosto una loro peculiarità 14, è evidente che gli archivi che così si costituiscono, pur contenendo materiali dotati di un loro autonomo valore documentario, danno in primo luogo e contemporanea mente conto delle ipotesi scientifiche e del progetto di ricerca nel cui quadro sono state prodotte. Di natura diversa è un secondo tipo di documenti sonori, presente all'in terno degli archivi prodotti da parte di enti, società, aziende che operano nel campo della radiofonia, dell'emittenza televisiva, della produzione a nastro e discografica. Essi raccolgono e conservano - in una misura che è di norma direttamente proporzionale alle dimensioni dell'azienda e del suo bilancio le registrazioni dei programmi mandati in onda o esecuzioni originali da cui sono state successivamente tratte le copie distribuite sul mercato. Tali docu menti, prima di costituire un'attestazione dell'attività svolta da parte dell'ente che li ha prodotti, rappresentano il risultato stesso della sua attività e una parte non irrilevante del suo stesso patrimonio. La loro conservazione risponde quindi a interessi di carattere innanzitutto economico e non è affatto detto che essi coincidano con quelli di carattere storico e culturale che presiede alla tutela del patrimonio archivistico. Per quanto l'attuale gestione dell'archivio centrale della RAI 1 5 possa suscitare speranze e ottimismo, sarebbe necessario verificare quanto esso rappresenti la norma o non costituisca piuttosto una importante, ma ancora isolata eccezione. Ben peggiore è comunque la situazione dello Stato e di altri enti pubblici, al cui interno la produzione di documenti sonori ha sicuramente proporzioni altrettanto rilevanti della loro rapida e indiscriminata distruzione. È facile stimare in migliaia le ore di registrazione effettuate nel corso delle sedute delle Camere, delle commissioni parlamentari, dei consigli regionali, provinciali, comunali ecc. che, a quanto mi risulta, vengono regolarmente cancellate non appena sono stati realizzati i resoconti scritti e i verbali ufficiali. Ciò avviene sulla base di scelte peraltro perfettamente coerenti coi fini per cui tali regi strazioni vengono effettuate, e per più discutibili ragioni di carattere pratico
ed economico. Ne consegue comunque che continua ad essere esclusa la possibilità di disporre di una documentazione più diretta e immediata sulle modalità e i tempi di svolgimento reale delle sedute degli organi elettivi o sulle forme dell'oralità della classe politica, fornendo al contempo elementi di confronto con la documentazione scritta esistente sugli stessi argomenti 16• Vi è un unico caso in cui è previsto a carico di organi dello Stato l'obbligo dell'archiviazione di documenti sonori, ed è rappresentato dall'acquisizione agli atti di riproduzioni meccaniche come prove nel corso di procedimenti giudiziari e nella registrazione di testimonianze, interrogatori o dello stesso dibattimento 1 7• Va tuttavia notato che l'assenza di norme relative alle condi zioni tecniche e ambientali di conservazione e la situazione in cui versa la maggior parte degli archivi correnti degli organi giudiziari rischiano di com promettere la qualità sonora e la durata di tale documentazione, prima ancora che essi diventino consultabili. Considerazioni analoghe a quelle qui sviluppate per lo Stato e gli enti pubblici valgono anche per aziende pubbliche e private, enti, associazioni, istituzioni, partiti, organizzazioni politiche ecc., in cui l'abitudine di regi strare incontri, riunioni, manifestazioni, sicuramente altrettanto diffusa, non dà luogo a una maggiore attenzione per i documenti così prodotti. Nel concludere questa sintetica rassegna delle principali tipologie di documenti sonori attualmente presenti, è opportuno per lo meno citare la presenza ai suoi margini di un coacervo di materiali, difficilmente classificabili perché prodotti dai più diversi soggetti, in occasioni, per scopi e funzioni anch'essi tra i più svariati e che tuttavia costituiscono delle attestazioni minori, anche se a volte significative, dei suoni e dei rumori di una società, di un tempo e della vita che vi si svolge. Se pensare a una loro tutela può sembrare una follia, dimenticarne completamente l'esistenza sarebbe tuttavia un errore. Se molti sono i produttori di documenti sonori e molteplici i loro conte nuti, ancor più numerosi sono i modi attraverso cui essi vengono normalmente conservati e ordinati, per certi versi inevitabilmente poiché in questi si riflette: la diversità degli scopi per cui sono stati prima prodotti e poi conservati. Ma anche perché scarso interesse è prestato ai metodi con cui il materiale
14 D. ]ALLA, Le fonti orali per la didallica della storia, in La storia: fonti orali nella smola .. cit., pp. 112-113. 15 Sugli archivi centrali della RAI si veda più avanti S. BALASSONE, Iniziative RAI nel sei/ore della tomervazione e gestione del patrimonio di audiovisivi, pp. 259-261. .
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16 Senza voler pensare a una conservazione indiscriminata di tali registrazioni, ci si potrebbe almeno proporre di salvare periodicamente un campione significativo e rappresentativo dei diversi tipi di organo e di seduta, incaricando di tale compito gli enti direttamente interessati. 1 7 Le norme a cui ci riferiamo sono quelle contenute nell'art. 2712 del Codice civile e negli artt. 357, 367 e 496-bis del Codice di procedura civile.
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Daniele falla
A proposito di dom!Jienti e archivi sonori
soria, per viene archiviato : una disposizione e un ordine dati in via provvi priorità nuove di e l'urger per scarsezza di mezzi o per mancanza di tempo, vo definiti un in mano o per colpevole negligenza il più delle volte si trasfor indici e ri abbandono e disordine. I n questo modo, mentre l'assenza di inventa tali adatte ne rende impossibile la consultazione, l'assenza di condizioni ambien enti. docum dei prepara una rapida autodistruzione su Partiamo da quest'ultimo problema : nonostante la registrazione si sia quindi nastro magnetico costituisca una tecnica relativamente recente e e sulle sonori enti docum dei a effettiv lontani dall'avere certezza sulla durata 1 pro rapidi i 8, o period lungo condizioni ideali per la loro conservazione sul in aspetti tre che re gressi raggiunti in questo campo consentono di afferma dei sonora modo particolare condizionano il mantenimento della qualità documenti. in Innanzitutto la qualità della ripresa sonora stessa. E per due ragioni di grado in particolare : perché le tecniche di restauro del suono non sono oggi e perché eliminare che parte dei difetti prodotti da una cattiva registrazione assoluto criterio un re costitui può non se la qualità sonora di una registrazione sonoro hivista dell'arc occhi agli nelle scelte di conservazione, essa rappresenta di ordine un e un fattore tutt'altro che irrilevante o secondario per stabilir
la scelta del nastro magnetico » 21• E se controversi sono i pareri rispetto alla possibilità di usare un registratore a bobine o a cassette al momento della ripresa sonora, i tecnici sono unanimi nello sconsigliare l'uso di queste ultime o di nastri di non ottima qualità quando si tratta di conservare le registrazioni. Dalla (buona) qualità di un nastro dipende la possibilità di evitare la sua rottura, o la sua smagnetizzazione, il prodursi di fenomeni di pre e post-eco per contatto tra le spire e una serie di altri rischi ben noti agli specialisti, ma generalmente ignorati o sottovalutati dalla maggioranza dei produttori di documenti sonori. Terzo e ultimo fattore: le caratteristiche dell'ambiente in cui i documenti vengono conservati. Posti al riparo dalla polvere e dal fumo, essi devono essere tenuti in un locale a temperatura costante (compresa tra i 18o e 21 o) e con un grado di umidità mantenuto tra il 50 % e il 60 %· Deve essere inoltre control lata l'assenza di eventuali campi magnetici e garantita una regolare manuten zione. Di regola inoltre i nastri originali (che non dovrebbero essere mai posti in consultazione) ogni 20, 30 anni vanno riversati su nuovi nastri e, secondo alcuni esperti, essere annualmente avvolti e riavvolti al .fine di limi tare i rischi di copia per contatto (anche se non è certo che i rischi che com porta tale misura siano effettivamente compensati dai suoi vantaggi). Sottovalutare anche solo uno di questi aspetti significa pregiudicare sul breve o sul lungo periodo - la qualità del documento prodotto fino a renderne impossibile o inutile l'ascolto. Eppure, non appena si esce dalla cerchia dei professionisti, la qualità della ripresa sonora tende a decadere in modo molto sensibile e sono certamente pochissimi gli archivi in grado di garantire ai nastri registrati condizioni di conservazione adeguate o per lo meno sufficienti. Mancano i mezzi e le strutture, ma è soprattutto assente una diffusa conoscenza delle conseguenze derivanti dall'uso di strumenti e materiali inadeguati e da condizioni ambientali non controllate e sottoposte a sbalzi di temperatura e umidità. E spesso, quando i segni di decadimento della qualità sonora iniziano a manifestarsi con evidenza, è già troppo tardi per bloccare processi che portano irreversibilmente al suo definitivo degrado.
priorità 19• Non potendoci addentrare in questa sede in un'illustrazione della stru di una mentazione e delle competenze necessarie a garantire la buona qualità tipo dal e ripresa sonora, ci si può limitare ad osservare che, se molto dipend nto im di nastro magnetofono e soprattutto di microfono utilizzati, altretta a pieno re utilizza di tono consen che regole portante è la conoscenza di alcune 20 • le potenzialità della strumentazione utilizzata Secondo: la qualità dei nastri destinati alla conservazione del documento to del registrato : « Se i problemi della qualità sonora cominciano con l'acquis con magnetofono e del microfono, quelli della conservazione hanno inizio Tbe voice of lhe posi.. . cit., p. 186. de C. ABRY, La mise m boile du son. Pelils çoJueils el premiers soim, in « Sonorités. Bullettin 1, pp. 7-11. l'Association française d'archives sonores », I (1980), n. ripresa sonora si vedano, 20 Sulla scelta del magnetofono, del microfono c sulle tecniche di boile du son. .. cit.; M. \XftNSTA m mise La AoRY, C. cit.; ... çauella a one registrazi La LE�tERY, E. oltre history », V (1976), nn. 1-2, pp. 122-130; LEY Some praçfical binls on ora/ hislory inlerviewing, in « Oral one, Paris, Ed. Radio, 1977; C. STORM magnélopb so11 r e ulilis bien el çboisir meni C. D ARTEVILLE, Com », VI (1978), CLARK Some lemiml 11uans for bigber quality: ruording in ora/ bislory, in « Oral, inhistory studi n. 1, p�. 1 1 4 - 1 1 9 ; G. CARLIN, Brevi nole lecnicbe mila ripresa sonora amatoriale « Fonti orali: e ricerche ll, I (1981), nn . 2-3, pp. 49-52. 18 19
208
P. THOMPSON,
21 C. ABRY, La mise e11 boile d11 son.. . cit., p. 7. Si vedano inoltre: P. THO�tPSON, Tbe voiçe of l�e posi... �t_ t., PP·. 1_86-:187; J. Fo�':NET, Come�ls porfT' 'a çom�rv�lion des en�egislremmls mr bandes magne , IJques aud1o el vùlio, tn « Sonorttcs. Bulletttn dc l Assoctatton françatse d'archivies sonores ll, I (1980), n. 1, pp. 1-3; M. MACCIOROTTI, Gli arçhivi s11 naslro magneliw: alumi aspelli delproblema della çoJuervaziom, pp. 235-250. 22 P. THOMPSON, Tbe voia of /be posi. . . cit., p. 187; J. FouRNET, Conseils pour la çonservalion... .
Clt,,
14
pp.
3-6,
209
Daniele falla iativ� È pertanto urgente, sull'esempio di altri paesi, pr�muovere . che diffondano tra i numerosi produttori e conservatori dt. arch1v1 sonon un livello minimo di conoscenze tecniche in proposito, in attesa che la ricerca scientifica metta a effettiva disposizione di tutti i mezzi e le tecniche che già oggi paiono dare soluzione al problema de�a c�nservazione sul lungo p�riodo . di documenti sonori. Ci si riferisce qui ai disch1 a lettura ottlca, garant1t1 come indistruttibili, ma i cui costi di produzione sono attualmente altissimi. Restano infine da affrontare le questioni legate all'organizzazione di un archivio sonoro. Al suo interno deve innanzitutto esistere una netta separa zione tra i documenti originali (e se questi sono incisi su nastri di cattiva qualità 0 su cassette, le copie di sicurezza ottenute riversandoli s� supporti . . più affidabili), da conservare in ambienti climatizzati � le cop1e dt lavoro o : . poste in consultazione. A questi due gruppi di mate �1� h va ag�mnta la do:u mentazione cartacea contenente l'eventuale trascnz10ne de1 documenti e altri materiali ad essi strettamente collegati e utili a interpretarne il contenuto 23• Schede ed altri strumenti di corredo per identificare e descrivere i docu menti completano l'organizzazione dell'archivio. A questo p�oposit� s pu . affermare molto sinteticamente che quando non s1 tratta d1 matenali « dt serie » 24 è lo stesso produttore del documento a dover fornire una descri zione comprendente i dati tecnici relativi alla ripresa sonora e informazioni relative al suo contenuto, alla proprietà e alla consultazione 25•
�
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23 Nel corso di una ricerca possono essere stati raccolti ad esempio altri tipi di documenti _ (fotocopie, lettere, atti, ecc.), che integrano i �ati presenti nella documc�tazton�. Allo st�so mod� _ deve essere possibile consultare, se esist�n?, ti p�ogctto dt_ � _tcerca, �aggt pubbltc�tt_ co� t �atertalt prodotti, le annotazioni c commenti scrtttt dal rtcerca�ore '? �cas10�e delle regtst.ra�tOnt ecc. O� nel caso di documenti sonori relativi a sedute pubbhchc, tnstcme at verbah_ uffictah, documenti presentati e non letti, eccetera. 24 Per tali materiali si vedano le norme ISBD (NBi\1) in lNTER_N�TIONA_L FEDER�T�0::-1 OF LIBRARY AssoctATtONS ANO ISTITUTIONS, lntemalional Standard Biblrographrc Ducr�ptron [or Non-Book Afalerials, London, IFLA Internation�l Office for UBC 1977; l\1: S�ccm, �at�logazron� � e ;oggellaziorre, in La Biblioteca pubblica, a cura d t M: BE,LLOTTI, Mtlano, �octcta Um�mtar;a, 1979, _ F. Po�tPONI BocEDA, La dmriziolle dei dommmli sonor� e l IS BD (NBAI), m « Bollettmo d mformazioni dell'Am n, n.s., XXIV (1984), nn. 2-3, pp.201-206 . . . . . 25 A titolo puramente . indicativo si può affermare che tra t datt tccmct r�lattvt �Ila .r.'pr�a . . · · sonora vanno tnd•cat t t 1 ttpo e la marca del magnetofono del microfono e det nastrt uttltzzatt; Ja velocità di scorrimento, l'uso di sistemi di noù� redu�li?n;' che le .tnformaztOnt · ·. su1 �onten�to de. vono comunque comprendere la data e il luogo tn cut c stata effettuata la rcgtstraztone, · 1 · l autore · e i partecipanti; il titolo, l'oggetto o l'incipit della reg.'. strazto?e, •?dtcaztont s� �rogett? d ' ncerca, . il programma, ecc. (la serie cioè) di cui essa fa parte; m moltt cast (�e� non dtre m ruttt) d t estrema . utilità è un indice sommario del contenuto con rifcrtmemo alla posiZione n�l . na.stro. Il produttore _ . ed evcntuah hmttt. alla sua consul del documento sonoro dovrebbe inoltre indicarne la proprtera tazione. .
.
·
·
·
.
A proposito di dom!Jienti
e
archivi sonori
Una scheda contenente il complesso di tali informazioni - che potranno essere arricchite di volta in volta da dati specifici al tipo di documento sonoro in questione 26 - rappresenta lo strumento di corredo minimo e comunque sempre necessario. Ad esso potranno affiancarsene altri - indici più detta gliati, tematici, per località; indici delle serie, ecc. 27 - finalizzati a facilitare le ricerche su di un materiale che, per la sua natura, può essere consultato con minor rapidità di altri tipi di documenti. Per i l resto l'organizzazione e l'ordinamento di un archivio sonoro non pare discostarsi di molto da quello di un comune archivio cartaceo, nonostante l'apparente differenza fisica dei materiali che vi sono presenti, i diversi modi con cui esso è conservato, i mezzi tecnici necessari alla sua consultazione. E non sarà difficile alla scienza e alla tecnica archivistica adeguarsi all'irruzione di questa nuova tipologia documentaria, che sul piano pratico non pone que stioni né così nuove, né così complesse da risolvere, ma che indirettamente propone invece da un lato problemi di trasformazione del mestiere di archivista, nuove competenze e specializzazioni professionali, e dall'altro una maggior differenziazione e una più diffusa presenza di strutture deputate alla conservazione del patrimonio documentario contemporaneo. Processi di modificazione in tal senso sono in atto. E il problema princi pale è oggi quello di riuscire a ricondurli a unità superando un modello di tipo centralistico che in ogni caso, se applicato al settore della documentazione sonora, mi parrebbe destinato a non sortire effetti apprezzabili.
.
26 Nel corso di ricerche musicologiche, ad esempio, al nome dei protagonisti del colloquio seguirà l'indicazione degli strumenti di ciascuno di essi, così come nel corso di ricerche di carat tere storico viene dato più spazio ai dati biografici degli intervistati, eccetera. 27 Tali indici possono essere prodotti sia a partire dai dati forniti nella scheda principale, sia in base a soggctrari c criteri definiti a posteriori dall'archivista. Essendo questi ultimi strettamente legati alle finalità e alle caraneristiche di ciascun archivio, si è rinunciato a tentare di darne anche una semplice elencazione.
210 211
i\fimmo Boninelli L'ARCHIVIO DELLA CULTURA DI BASE : PROPOSTE i E RISULTATI DEL SISTEi\IA BIBLIOTECARIO DI BERGAMO
Fino dalla sua nascita, intorno agli anni Sessanta, il sistema bibliotecario urbano di Bergamo si è posto, come uno dei problemi centrali del proprio operare, la razionalizzazione e la modernizzazione dei servizi. Esigenze, queste, avvertite da più parti come possibile risposta al consistente incremento dell'utenza bibliotecaria che, in quello stesso periodo, stava assumendo pro porzioni inconsuete sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. A questa urgenza razionalizzante se ne è ben presto aggiunta un'altra, forse più importante e certamente non secondaria : l'impegno a sollecitare pro poste e stimoli, formativi e informativi, fra i differenti tipi di utenza bibliote caria e, in una seconda fase, promuovere la produzione e l'organizzazione di attività culturali in stretta collaborazione con la stessa utenza. Conviene ricordare che, a livello nazionale, l'interesse per i temi della cultura popolare, interesse che si è ulteriormente sviluppato nel corso di questi ultimi venti anni, operava proprio in questo periodo un salto quali tativo di notevole portata. Anche nel territorio bergamasco, alle ricerche e agli stimoli iniziali ope rati da alcuni studiosi fra gli anni Cinquanta e Sessanta (Giorgio Nataletti, lùan Lomax, Diego Carpitella, Gianni Bosio, Roberto Leydi), è seguito il lavoro di singoli ricercatori locali o di piccoli gruppi d'intervento. Volontari che spesso hanno operato in situazioni di totale isolamento e senza alcun aiuto finanziario esterno e che hanno raccolto, nel volgere di qualche anno, una documentazione importante e significativa della tradizione popolare locale. Ma su questi preziosi materiali gravano ancora oggi una serie di pericoli non marginali quali il rischio di dispersione per l'impossibilità di interscambio e collegamento fra i vari ricercatori o quello, più grave ancora, della cancella zione per la non possibile utilizzazione o per la inadeguata conservazione dei materiali documentari raccolti. È di fronte a tale ordine di problemi che l'amministrazione comunale, attraverso il sistema bibliotecario urbano, ha ritenuto utile avanzare alcune
213
Mi1111JJO Boninelli proposte. Già il Regolamento del sistema bibliotecario urbano - approvato nel 1977 - impegnava le biblioteche a « favorire, con ogni mezzo di comuni cazione, la crescita culturale e civile della popolazione ... stimolare l'educazione permanente ed organizzare le attività, onde sviluppare e utilizzare la potenzia lità critica e creativa dei cittadini per il progresso culturale proprio e di tutti ... adottare - infine - le iniziative atte a diffondere la conoscenza della storia, e delle tradizioni locali » (art. 1 ). A partire da questo documento si potrebbero seguire le azioni - positive e in negativo - che il sistema bibliotecario ha intrapreso negli anni. Utile per noi è seguirne una in particolare, quella relativa alle iniziative « atte a diffondere la conoscenza della storia e delle tradizioni locali » e agli strumenti predisposti per rispondere in modo adeguato alle esigenze dell'utenza. Abbiamo già detto delle ricerche intorno alla cultura popolare alle quali si sono sommate quelle più recenti relative alle indagini in contesto urbano. La ricerca sul quartiere Malpensata (1977-1979), condotta autonomamente da alcuni componenti il Comitato di quartiere con l'aiuto di un gruppo di ricercatori « professionali » (Istituto E. De Martino e facoltà di Architettura dell'Università di Milano), è stata poi presa a campione per analoghe esperienze in altre zone della città. Questa prima ricerca fu un esempio pilota in questo settore d'indagini sia per la metodologia adottata (raccolta e uso delle testi monianze orali, ricerca d'archivio, delle fonti a stampa, ricerca di materiali di base - fotografie, diari, lettere, documenti effimeri -, indagine sulle tipologie edilizie e sulla cultura materiale) sia per la forma del coinvolgimento diretto nella ricerca di alcuni abitanti. Del resto, questo lavoro ha ricevuto significativi riconoscimenti sia all'estero (Parigi, 1 979) che in Italia (Triennale di Milano, 1 981) 1• Esso ha così favorito un moltiplicarsi di analoghe iniziative in altre zone della città. Le biblioteche di Colognola, di Boccaleone, di Fontana e di S. Tomaso de' Calvi hanno sviluppato indagini in qualche modo vicine all'esperienza Malpensata. Ma anche in questo caso, come per le ricerche sulla cultura popo lare, sono emersi alcuni evidenti limiti, tra i quali : l'impossibilità di comuni cazione fra le esperienze dei vari quartieri, la difficoltà nell'interscambio delle l A Parigi la ricerca è stata presentata nell'ambito della « Semainc dc la culture populaire italicnnc >> durante gli incontri cc Ethnomusicologie: l'cxperience iraliennc >> (19-21 marzo 1979). Alla Triennale è stata esposta la mostra La Malpemala manda a dire: 1908-1978, cfr. il catalogo a cura di \Y/. BARBERO, Le trasformazioni del centro e della periferia: Torino e Bergamo, :tllilano, Triennale di Milano, 1981.
214
Il
sistema bibliotecario m·bano di Ber.(!,atJJO
metodologie d'intervento adottate e, infine, l'impossibilità di verificare i risul tati raggiunti con esperienze similari realizzate in altri contesti urbani. È di fronte a queste valutazioni critiche, registrate sia in ricerche urbane sia in indagini sul mondo popolare che nel 1982 l'Amministrazione comunale, prima fra le città lombarde, decide di mettere a disposizione del territorio un servizio per la documentazione e per l'organizzazione della conoscenza delle forme espressive popolari. I l servizio, denominato Archivio della cultura di base e coordinato da alcuni ricercatori locali di provata esperienza profes sionale, vuole rispondere in modo adeguato sia ai limiti che alle differenti esigenze più sopra accennate. Dobbiamo ricordare, inoltre, che la Regione Lombardia dispone di un proprio Ufficio per la cultura popolare fin dai primi anni Settanta. Il suo lavoro si è rivolto in modo particolare verso la documentazione e la socializzazione dei risultati di ricerche su taluni aspetti della tradizione popolare lombarda. Questo lodevole intervento si è però sviluppato a scapito di un impegno orga nizzativo e di coordinamento delle realtà locali interessate e, in qualche modo, già operanti localmente. Ora, seguire capillarmente questo aspetto può essere svolto proficuamente da strutture locali che, con maggiore efficacia e perti nenza, potrebbero intervenire puntualmente là dove richiesto. Tra le proprie linee programmatiche l'Archivio della cultura di base prevede, infatti, quella di intervenire anche con questa precisa finalità. L'Archivio si è costituito - da un lato - come centro di documenta zione e catalogazione dei materiali sonori e visivi via via acquisiti; dall'altro, per favorire, stimolare e coordinare le ricerche e gli studi che possono for nire utili indicazioni in contesti diversi, non ultimo quello scolastico. In questo modo, l'ente locale bergamasco si pone ora, a l ivello regionale, fra quelli direttamente impegnati nell'opera di tutela e di salvaguardia di un « bene culturale » quale deve essere considerato il patrimonio espressivo e materiale del mondo popolare. Per l'Archivio, quindi, primo settore d'intervento è quello del reperimento di tutti i documenti, sonori e visivi, raccolti nella provincia di Bergamo in epoche passate e presenti e quello della loro consultabilità. Il lavoro condotto in questa direzione ha permesso l'acquisizione di un notevole numero di materiali sonori (oltre trecento nastri per circa cinquecento ore di registra zione), ora ripartito in undici fondi di ricerca costituiti da archivi personali di singoli ricercatori, da fondi di enti pubblici e privati (Comune-Educazione permanente, ENAIP), da raccolte di gruppi d'intervento, ai quali, tra non molto, si aggiungeranno quelli individuati più di recente.
215
È
Mi111mo Bo11imlli
Il sistema bibliotecario urbano di Bergamo
evidente che questo lavoro può offrire un solido punto di partenza per
chi vorrà indagare in modo più sistematico argomenti già trattati, oppure avviare nuove ricerche su temi non ancora toccati. In questo modo l'Archivio assume non solo la funzione di centro di pura conservazione dei documenti, ma - proprio perché in loco e quindi facilmente accessibile - quella di « archi vio attivo
»,
come Diego Carpitella ha recentemente suggerito. « I libri
egli scrive parlando di documenti etnomusicali, ma affermazione che ritengo estensibile ad altri aspetti della comunicazione orale - sono una
chiusa della tradizione recmsio aperta di una
recmsio
giovani, o quelle sulla nascita e trasformazione dei quartieri connotano i lavori sulla realtà urbana.
È
evidente che questo programma presuppone un
impegno non secondario anche nella formazione di quadri-ricercatori
4.
Altro momento della proposta dell'Archivio è quello rivolto agli insegnanti
1983-1984 è stato pro Didattica e m/tura popolare con una serie di relazioni su Lafiaba di !J/agia nelleproble!JJatiche dell'infanzia e della preadolescmza, ciclo che sarà ripreso anche nel prossimo anno. Per gli studenti della fascia dell'obbligo. Già durante l'anno scolastico gettato un ciclo di incontri sotto il titolo generale di
scritta ; mentre le registrazioni etnico-musicali sono una
di questa stessa fascia sono previsti, in orario scolastico, una serie di incontri
tradizione orale che va ancora documentata e, quindi,
opzionali sulla cultura popolare : si tratta di lezioni-concerto sulla filanda,
periodicamente verificata per misurarne il declino o le trasformazioni. Si potrà obiettare che tutto ciò
è
sulle diverse aree stilistiche del canto popolare in Italia, sulla canzone della Resi
ricerca e non conservazione (nel cui concetto
stenza italiana, ecc. Analoghe iniziative, ma con maggiore problematicità,
mi sembra implicita la staticità). Ma la conservazione, reale, scientifica del
sono state proposte anche per gli studenti delle scuole superiori della provincia.
folklore musicale
è
possibile solo attraverso la ricerca
»
2•
Operare in questo modo significa anche, e soprattutto, avere a disposi zione un archivio interamente catalogato e costantemente aggiornato 3• Pro blema non risolvibile in una situazione caratterizzata da carenze di personale specializzato non facilmente reperibile. Nel piano d'intervento dell'Archivio sono inoltre previsti momenti di stimolo e di promozione delle ricerche con adeguati supporti strumentali e finanziari sia sul versante della cultura orale tradizionale sia su quello del mondo popolare contemporaneo. Se le ricerche sui suonatori di campane nelle valli bergamasche, o su altri aspetti della cultura orale formalizzata, sono riferite al momento rurale delle indagini, quelle sulla storia degli orticoltori della città, sulla storia dei 2 D. CARPITELLA, La 1/IIIJica di tradizione orale (folklorica), in MINISTERO PER 1 BENI CULTURALI A�IBIENTALI, Ricerca e catalogazione della mllura popolare, Roma 1978, pp. 19-20. 3 In questo modo l'archivio sonoro acquista un valore non indifferente: un patrimonio pre zioso per tutta la comunità. Un valore, invece, non riconosciuto dal legislatore; si veda in proposito la legge sul cc Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza >> del 1° aprile 1981, n. 121, una norma che ha suscitato, a ragione, qualche sospetto (cfr. l'articolo di N. D'A�11co, Gli schedari priva/i e pubblici saranno controllali dal Vil/linale, in << Corriere della Sera », 2 novembre 1981). L'art. 8 recita infatti: cc Ogni amministrazione, ente, impresa, associazione o privato che per qualsiasi scopo formi o detenga archivi magnetici nei quali vengano inseriti dati o informazioni di qualsivoglia natura concernenti cittadini italiani, è tenuta a notificare l'esistenza dell'archivio al Ministero dell'interno entro il 31 dicembre 1981 o, comunque, entro il 31 dicembre dell'anno nel corso del quale l'archivio sia stato installato od abbia avuto un principio di attivazione ». Ora, se è vero che la legge è stata promulgata in un difficile e particolare momento della storia italiana, questo non giustifica oggi la persistenza di obblighi che, interpretati nel contesto di altri articoli della normativa, sollevano dubbi e perplessità non indifferenti per chi svolge ricerche che fanno uso di documenti orali. Si pensi semplicemente al problema di testimonianze che l'informatore è disposto a rilasciare sulla base di un corretto rapporto con il ricercatore.
Nel programma per il corrente anno merita un accenno anche il progetto che, nell'autunno prossimo, metterà a confronto ricerche e ricercatori della provincia sui diversi lavori in corso. Per tenere legate le fila di una proposta così articolata, l'Archivio ha pre disposto una propria collana di pubblicazioni che viene incontro a tre diversi filoni
d'indagine :
1)
repertori descrittivi di materiali documentari fissati su nastro ma
gnetico ; 2) inediti sugli studi di tradizioni popolari locali di particolare inte resse storico-scientifico e riedìzioni di lavori da tempo introvabili ;
3)
diffusione degli studi e dei risultati di ricerche realizzate in anni
recenti. La collana, dal titolo « Quaderni dell'Archivio della cultura di base >> ha finora pubblicato quattro lavori 5 e tiene conto nella sua proposta dei diversi
E
216
4 Un impegno che purtroppo sconta i limiti e gli errori del passato; i ricercatori che fino ad ora hanno lavorato autonomamente non sono immediatamente disponibili a un rapporto con l'isti tuzione ed è solo di fronte a un progetto organico di proposte che la loro posizione si modifica. Una politica per la formazione di nuovi ricercatori necessita, invece, di stimoli adeguati e di solito è motivata da un interesse concreto. Per esempio, l'indagine sulla storia degli orticoltori della città, richiesta da alcuni giovani agricoltori direttamente investiti dal problema, ha favorito la realizza zione di un corso per ricercatori nel quartiere di S. Tomaso de' Calvi. Ma il corso, sebbene allar gato ad altre componenti del quartiere, è stato da queste disertato. 5 I titoli pubblicati sono: - Repertorio dei dommenli sonori ori ginali con/muli mi nastri del Fondo Ricrardo Sch!!'allltlll hal a ' cura di 111 . BONlNELLI, 1982, n. 1 ; - M. ANESA e M. RONDI, Filostrouhe popolari bergamasche, 1983, nn. 2-3 ; - A. TIRABOSCHI, L'om10festivo bergamasco, a cura di M. BoNINELLI, 1984, n. 4; - A . TIRABOSCHI, Opere o stampo, a cura di G. BONDIOLI MAGNATI e 111. BONINELLI, 1984,n. S. 217
Mimmo Bo11inelli
interlocutori cui si rivolge. I « Quaderni » rappresentano un primo strumento « informativo e di collegamento per studiosi, ricercatori, insegnanti, biblio teche, scuole e centri d'iniziativa culturale locali » con lo scopo di « diffondere e far conoscere alcuni aspetti delle manifestazioni, delle forme espressive e comunicative - tradizionali e contemporanee - attraverso le quali si mani festa, con le sue ' resistenze ' e i suoi mutamenti, la cultura di base e popolare nella provincia di Bergamo » Gli studi legati al secondo filone d'indagine hanno permesso di trovare una interessante e consistente quantità di documenti, raccolti nel secolo scorso, assolutamente sconosciuti 7• Questa importante scoperta ha spinto all'estensione delle indagini in biblioteche di altre città lombarde, nelle quali esistono fondi manoscritti ottocenteschi contenenti notizie sulla cultura popo lare bergamasca, e di cui si sapeva dell'esistenza attraverso le informazioni di alcuni ricercatori non locali Queste esperienze insegnano che se il rapporto con i ricercatori locali è ovviamente da privilegiare e favorire, ciò non elimina il necessario confronto e lo scambio di informazioni con centri e studiosi che lavorano in altre situa zioni. Lo scopo, non ultimo, è anche quello di giungere al completamento della documentazione sonora raccolta da ricercatori « esterni », i quali hanno fissato su nastro magnetico aspetti espressivi della cultura popolare del nostro territorio. Tutti questi materiali, che entreranno a far parte della nastroteca del l'Archivio, sono i documenti che « permetteranno di tratteggiare - con maggiore precisione - la mappa del c01pus delle registrazioni effettuate nel territorio bergamasco ». 6•
8•
Cfr. la l\•ota redazionale in testa a ogni numero dci 11 Quaderni >>. Durante la preparazione dci Quaderni nn. 4 e 5, in vista anche del convegno organizzato dall'amministrazione comunale 11 Lingue e culture locali. Le ricerche di Antonio Tiraboschi >> (Bergamo, settembre 1984), ho trovato una grossa raccolta di canti popolari bergamaschi della seconda metà dell'Ottocento. Sono circa seicento canzoni, tra testi e varianti, conservati in mez zo alle cMte di Paolo Gaffuri, il futuro fondatore dell'Istituto italiano d'arri grafiche. 8 A Milano : la raccolta di canti bergamaschi nel Fondo Carlo Tenca conservato presso l'Ar chivio delle civiche raccolte storiche di Milano - Museo del Risorgimento. A Mantova: i canti bergamaschi contenuti nel Fondo Ettore Bonzanini presso la Biblioteca comunale. Ambedue le raccolte si possono fare risalire al periodo 1855-1865 c, quantirativamente, sono di poco inferiori a quella di P. Gaffuri. Tutti questi fondi che, sommari, contengono circa un migliaio di documenti, modificano sensibilmente alcune affermazioni sulle raccolte ottocentesche di canti popolari lom bardi. Cfr. a questo proposito A.M. CIRESE, La raccolta romaJca di Bolza, le aggiunte di CaJelli e lm briani e gli J!udi di pouia popolare in Lombardia, in Fonti Lombarde, I : Conii di Como, Somma Lombarda e Varm editi nel 1867 da G.B. Bolza e da A. CaJtfli e V. lmbriani, Milano, Ed. del Gallo, 1967, p. V e p. XIV alla nota 7, il quale afferma che non esistono lavori u sulle ragioni per cui la Lombardia ha avuto tardivi e rari raccoglitori di canti popolari>>.
Il siste11a1 bibliotecario m·ba11o di Berga1110
Il deposito, o la donazione, di documenti sonori presso la nastroteca è regol.at?, secon�o i fimi�i proposti d�l ricercat�re, dalle vigenti norme biblio . tecane � �at�na. L a��z10ne, esclus!Vamente m sede, è consentita a chiunque ne faceta nchiesta, faCllttata dalla consultazione di repertori descrittivi. L'uti lizzazione in qualsiasi forma dei materiali è vincolata dal consenso scritto del ricercatore che li ha depositati. La n�stroteca è organizzata per fondi di ricerca, ognuno dei quali ordinato cronologicamente 9• At�almente non tutti i fondi depositati sono catalogati e questo a causa delle difficoltà che più sopra si indicavano. opost� del sistema bibliotecario urbano ha così prodotto alcuni .L� . p�tsultatt e, s�prattutto, nuove spinte a operare in questa direzione, stbllt se� � . spmte ptu o meno dtrettamente sollecitate dai contributi critici dell'utenza interessata. Riman; �l�imo aspetto, qu�llo del consolidamento di progetti come questo dell ArchtviO della cultura dt base e della loro permanenza viva e fun . ZIOnante nel tempo. La questione, in fondo, è sempre quella di come un ente locale è in grado di porsi in modo corretto e stimolante di fronte ai problemi della promozione culturale. un
6
7
218
.Per i c.riteri di ord.inamento si veda il Repertorio dei dotlllllmfi JOIIOri... citato. Ma il materiale .9 .IVO des�rltt qu! raccolto t1ene conto anche di altri clementi pure essi import ami: qualsiasi reper ton'? d � descnzl.c;>nc- c<?n la sua u. f�edda >> e 11 anonim a >> elencazione di dati, di notizie, di infor . aZIOnt puo 1mpov�nre o, addlrtttura annullare, l'altro elemento costitutivo � e della r1ce!ca: la figura del ricerca tore e la co.llocazione s�orica della ma ricerca. È utile,e acentral questo fine, offnre anche �n quad�o del lavoro del ncer atore, d1 sta 11 prima >> e 11 dopo » il documento s�moro fiss�to. l ,csperte�za compl ss..va del n� ercatorequamo come contributo a una possibile 11 storia della � � . e nurta rtcerca »� SI :veda nel mto �radztom oro/t locale : il Fondo Ricrardo SrhD•a11m1thal, . stesso � Reperl�rto det dommmlt !Otton .. c1t., p. 8. S� 1. cataloghi a livello nazionale si soffermano connello : re a!tenz1onc s.ul doc�mcmo stng lo o su . nccrchc con precise tcmatichc lasciando poco maggio c;> spazio al rtcercatorc, tn amb1�o locale, g�1 clementi delle motivazioni, degli interes si, della l< storia l> del ricer catore e dcl�a �ua rtcerca acquistano un significatO utile c stimola nte come momento di confronto fra gh. stud1os1.
219
Faustino Dalmazzo LA TUTELA DEL DIRITTO D'AUTORE PER LE FONTI SONORE E AUDIOVISIVE
Non ho la pretesa se non di dare una informazione sommaria con qualche indicazione specifica. Gli archivi sonori e audio-visivi ci riportano alle origini stesse del diritto d'autore, che
è
la normativa principale, anche se non la sola, cui fare riferi
mento per la regolamentazione giuridica di questo nuovo fenomeno. Essi sono strumenti di riproduzione, conservazione e diffusione dovuti alle tecnologie più recenti; e ll diritto d'autore nasce con la novità tecnologica dell'invenzione della stampa. Né il diritto romano, né quello medievale conte nevano norme al riguardo. Il problema di una regolamentazione
è
sorto
dalla duplicazione meccanica su vasta scala, rispetto alla copiatura a mano. In un primo tempo
è stato tutelato non l'autore, ma lo stampatore, riconoscen
dogli il privilegio dl essere il solo o fra i pochi autorizzato appunto a stampare ricavando un utile, come corrispettivo degli oneri economici incontrati per organizzare l'impresa. L'autore doveva continuare a contentarsi della fama dipendente dalla qualità, più o meno apprezzata, dell'opera del suo ingegno. Per il riconoscimento di un diritto dell'autore bisogna aspettare l'ultimo periodo dell'ancien
régi111e
in Francia, con le cause promosse dagli eredi di
La Fontaine e di Fenelon, ed arrivare alla rivoluzione francese, che lo ha affermato in tutti i campi e diffuso in tutta Europa come diritto individuale. In Italia la normativa quadro
è
contenuta negli artt.
civile e, fondamentalmente, in due leggi speciali : la l.
2575-2583 del codice 22 apr. 1 941, n. 633,
intitolata « Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio», e il r.d.
18
magg.
1 942,
n.
1369,
che ne
è
il regolamento per
l'esecuzione. Esistono inoltre le convenzioni internazionali cui l'Italia ha aderito o che ha ratificato : fondamentali quella di Berna per la protezione delle opere letterarie ed artistiche del
9
settembre
1 886,
in seguito variamente modificata
e completata ed attualmente in vigore nel testo di Parigi del
24
luglio
1971,
221
FaHstino Dal!llazzo
e quella intitolata Convenzione universale del diritto d'autore », adottata a Ginevra il 6 ottobre 1952 e revisionata a Parigi sempre il 24 luglio 1971. Ho peraltro premesso che la normativa sul diritto d'autore non è la sola a venire in considerazione. Accanto ci sono i diritti della personalità, ricavabili dagli artt. da 6 a 10 del codice civile, nonché dagli artt. 2 e 3 (comma 2) della Costituzione, sui quali si fonda in particolare il diritto alla riservatezza . Fondamento del diritto d'autore è la creazione. Mi posso appropriare, divento padrone, sia pure entro certi limiti, solo di quello che creo. Questo è particolarmente evidente per i brevetti d'invenzione, ma vale per tutte le opere dell'ingegno. Non occorre una grande creazione, basta sia anche minima, però l'elaborato deve essere nuovo (non copiato) ed originale (non costituito da una banalità). La creazione peraltro non è sufficiente. Essa si deve esprimere attraverso un'opera, opera che può essere scientifica, letteraria, musicale ecc., ma deve costituire una concretizzazione della creazione. Quindi accanto all'elemento principale della creazione, occorre l'elemento altrettanto necessario della concretezza. Concretezza che d'altra parte è inclispensabile per la riproduzione. Una normativa specifica, che riguardi gli archivi sonori e audio-visivi, manca. Quindi non ci si può che rifare ai principi generali ed alle norme con le quali si presentano analogie. Affermerei una prima regola: colui che viene registrato deve essere edotto e consenziente sulla registrazione e sull'archiviazione di quanto è stato registrato. Secondo : egli ha eliritto alla paternità di ciò che esprime ; non gli si possono attribuire cose dette da altri e non si possono attribuire ad altri cose dette da lui. Terzo : ha diritto alla integrità, integrità che significa divieto di manipolazioni. Ciò non vuol dire che siano vietate le elaborazioni. Ma l'elaborazione deve essere fedele, nel senso che c'è un obbligo di fedeltà so stanziale verso il testo originario. Non solo : chi viene registrato e poi archiviato deve essere edotto e consenziente anche sull'uso della registrazione. Direi che egli è titolare del c.d. diritto morale d'autore, se quello che ha dichiarato è una creazione (tenendo sempre presente che basta una creazione minima). Quando si racconta si crea qualche cosa; a meno che non si ripetano cose d'altri, si crea qualche cosa. Sarei però perplesso a riconoscergli sic et simpliciter anche il c.d. diritto di utilizzazione economica. Di regola la registrazione è grezza. Occorre chi completi l'opera, iniziata con le registrazioni, elaborandole, organizzandole e presentandole per la riproduzione. «
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Diritto d'aHtore e fonti sonore e aHdiouisiue
Ho già dett� che �olui il quale accetta di essere registrato deve essere ed�tt? e con�e�t�nte �1a ��r la �egistrazione che per l'uso eli questa. La tra smlsstone det clinttl. dt uttlizzazwne deve inoltre essere provata per iscritto (art. 1 1 0 della legge n. �33_ del 1941�. Peraltro la dichiarazione registrata del consenso dovrebbe costltmre un vahdo equipollente. Quanto in�e all'�so degli archivi per scopi diversi da quelli consentiti, c�edo che no_n s1 � lectto senza un ulteriore consenso, sia dei registrati », sta del propnetano della registrazione. I? fondo tutto è possibile, purché si sappia ricorrere a quello che è del resto tl fondamento di ogni convivenza civile, cioè alla convinzione. «
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Anna Bravo PROBLEMI ETICI NEL LAVORO CON LE STORIE DI VITA *
Ringrazio molto l'avvocato Dalmazzo per il suo discorso. Riflettere su concetti come autore, opera, creazione, mi sembra indispensabile per mettere a fuoco problemi centrali del nostro lavoro, per capire la natura degli interro gativi e anche delle ambiguità che avvertiamo. Lo stesso vale per le motiva zioni che Daniele Jalla ci ha invitato a riconoscere dietro certe nostre non curanze per i cosiddetti aspetti tecnici. I punti qui proposti - l'attribuzione di paternità, il deposito, la consulta bilità, etc . - non sono stati particolarmente dibattuti tra noi oralisti, e spesso li si
è
considerati più in termini di correttezza che come problemi di diritto e
nodi teorici. Il vuoto normativa non
è
un ritardo delle istituzioni : ci muo
viamo, come sempre avviene nelle realtà in fieri, in un quadro di indetermina tezza, di scarsa formalizzazione dei criteri deontologici.
È
una fluidità per
molti versi opportuna, perché consente a ciascuno di noi di sperimentare l'adeguatezza di formule e comportamenti; ma
è
necessario chiederci se,
tra latenze normative e scogli teorici, non si perpetui un gioco di rapporti di forza - meglio, di autorità - in cui il testimone resta il polo debole, sottostimato. Parlo qui del tipo di persone cui più spesso ci rivolgiamo, la cosiddetta gente comune, anonima, in genere lontana dal mondo della comunicazione allargata, a volte dal mondo può
mutare
tout court;
in casi diversi la situazione,
è
ovvio,
notevolmente.
Farò un esempio partendo dal problema dell'archivio, che qui può interessare maggiormente, ma che, soprattutto, mi sembra un punto in cui
* Per questa riflessione ho fatto riferimento, oltre che a testi di storia orale, a La nuova stora, i Milano 1980; Fare storia, Torino 1981 (in particolare il contributo di J. Starobinsky); J. ToPOLSKY, La storiografia contemporanea, Roma 1981; a P. LEJEUNE, Le pacte autobiographique, Parigi 1975. L'aiuto più importante mi è venuto da un altro libro di P. LEJEUNE, ]e est un autre, Parigi 1980, in particolare dall'ultimo capitolo, L'autobiographie de WIXqui n'ùrivmt pas, da cui ho potuto trarre moltissimi spunti sul problema dell'autore, sul sistema di firma, sul ruolo del ricercatore. Il libro Gaston Lucas, ser rurer. i Cronique de /'anti-héros, è di A. BLASQUE2, ed è edito da Plon, Parigi 1976.
15
225
Anna Bravo
Proble!Jii etici nel lavoro con le storie di vita
l'esito di quei rapporti di forza si manifesta con più evidenza: il caso spe
mazioni e garanzie offerte dal ricercatore hanno in alcuni casi contenuti inevi
cifico mi riguarda, ma so per averlo verificato che è estensibile a molti altri. Ho lavorato per anni a una ricerca di storia delle donne, raccogliendo personalmente e facendo raccogliere nel corso di seminari un grosso insieme di interviste biografiche di anziane contadine piemontesi; dopo un certo soggiorno a casa mia, cassette, schede ecc. sono ora depositate presso l'Istituto di Storia della facoltà di Magistero, e costituiscono in sostanza un fondo priva to, mio personale. Di questi discorsi ho pubblicato stralci, ho consentito in qualche caso l'ascolto (parziale e anonimo) a colleghe impegnate in ricerche simili. Evidentemente le testimoni erano informate sul mio lavoro, consen zienti alla pubblicazione e all'ascolto da parte di altre persone, in alcuni casi così interessate da farsi in qualche modo parte attiva: ricordo una contadina ed ex-operaia del Canavese che, dopo essere stata intervistata da una stu dentessa, volle intervenire al seminario, conoscerci tutti, vedere com'era fatta l'università, e spiegare in prima persona il proprio racconto. Resta il fatto che, nel momento in cui ho considerato ' chiusa ' la ricerca, e mi sono trovata per così dire sola davanti al materiale raccolto, ho finito per attribuirmi una proprietà di fatto del discorso altrui, una disponibilità personale: lo dico con rammarico. Non rappresento un caso isolato; l'archi viazione, che sia reale o metoforica, che dia luogo a un fondo pubblico o a uno privato, è stata finora soprattutto affare del ricercatore. Sono certa che la gran maggioranza di noi ha condotto queste operazioni con molto scrupolo; ma appunto è significativo che si parli soprattutto di rispetto del testimone, più raramente di osservanza di suoi specifici diritti. Questi diritti stanno invece in primo piano nella fase costitutiva della ricerca, cioè nel colloquio : diritto ad essere minutamente informati, a fissare le condi zioni del dialogo, a dosare vuoti e pieni del discorso; e diritti alla riservatezza, alla paternità, alla disponibilità. Sono condizioni che richiamano per analogia quanto si diceva ieri sul ver samento di fondi privati. Anche qui si stabiliscono dei vincoli, quali possono essere, ad esempio, l'invito a spegnere il registratore in certi momenti, la richiesta di non pubblicare alcuni brani, o di farlo in una veste piuttosto che in un'altra ; anche qui si ripete quel rapporto inverso tra versamento e
�bilmente generici, o provvisori, come quando si parla del tipo di pubblica
ztone o della ' regìa ' secondo la quale verranno accostati i discorsi · d'altro lato ciò che il testimone eroga non è un insieme preesistente di infor
�azioni
� � g�à dato, ma un discorso nel suo farsi, con dilatazioni e ripiegamentl
un fo d
capaci di rimescolare anche linee di dialogo già programmate. L'indetermi natezza ha conseguenze precise : il patto implicito tra testimone e ricercatore
/
che sta alla base di ogni colloquio, deve continuamente reiterarsi e verificars
�
è in fondo il riconoscimento da parte di ambedue di uno stato dl trattativ permanente.
È
appunto questo che mi importa sottolineare : lungo tutta l'intervista
si svolge una negoziazione del dialogo che non è certo riducibile a un intreccio
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d reticenze e di sol eci a ioni. Si tratta in realtà del confronto tra due strategie _ d1 dtscorso, tra obiettiVI e valori diversi attribuiti al colloquio da ciascuna delle due parti : la storia di vita è il risultato dell'incontro tra una domanda e un'offerta. In questa fase il testimone agisce, ed è riconosciuto, come proprietario
?
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creat re-attore del proprio di corso. Ed è stimolato a farsi tale in primo luogo _ dal ncercatore, che sa berussimo come gratificazione personale e buon esito del lavoro si fondino precisamente sulla volontà-<:apacità creativa del narra tore. Non c'è intervista più inutile e frustrante che quella di persone demoti . vate, passive o troppo compiacenti. Man mano che si passa ai momenti successivi della ricerca - trascrizione
deposito, edizione - questa concezione del ruolo del testimone sembra affie� :olirsi, mentre si riducono in concreto gli spazi per un suo intervento attivo; tl suo pote�e negozia�e s � l discorso si perde via via che la parola da parlata . divent� regist:ata, po1 scntta, poi ' lavorata ', poi stampata. Alla fine del per . . . corso l Intervistato da soggetto si trasforma 1n oggetto, da persona in fonte :
separato dal proprio discorso - di cui non dispone più - e insieme suo
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prigi ni ro; assunto, come imbozzolato, dentro la sua forma definitiva. L'ap propnaztone da parte del ricercatore è compiuta. Quando
�cia�o che la testimonianza è frutto
di un rapporto a due,
fruizione, dl cui parlava Gianni Perona, sotto forma di un frequente debor
è meno per rivendicare uno statuto di coautore di fronte all'intervistato che
dare della parola al di qua e al di là della registrazione. Anche qui, soprat
per marcare la nostra proprietà rispetto all'esterno, i colleghi, le istituzioni :
tutto, c'è alla base un rapporto fiduciario tra chi eroga e chi riceve.
come se inconsciamente vedessimo nel primo una nostra creatura, né rivendi
L'analogia, mi pare, deve fermarsi a questo punto. Nel nostro caso l'og getto della transazione fiduciaria è molto meno precisabile. Da un lato infor-
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catrice né competitiva, nei secondi degli estranei intrusivi cui si reagisce con gelosia.
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Problemi etici nel lavoro con le storie di vita
Anna Bravo
Se sto sottolineando maggiormente il ruolo creativo del testi�on� e i suoi diritti è semplicemente perché, nell'indeterminatezza della sttuazt�ne, sono questi a essere più facilmente dimenticati.. Non vo.gh. o affatto reclt�re . : no� do gtu il nostra culpa 0 fare del populismo. Parlando dt appr�pn�z10n . �pendente dizi etici, semplicemente descrivo un percorso la cu1 �uez10�e e 1n dalla volontà del ricercatore; e anche la nostra gelosia dell mtervtsta ha un� · 1·ane non malevola: l'atto creativo sta altrettanto dalla parte d1. ch1 sp1egaz ·' riceve nel suo progetto, nella sua iniziativa, nel suo ascolto, �ella capacita di cre�re un ponte tra mondi diversi. È fuori discuss.ione che chi ha co.n�ott� e trasmettere 1 stgrul'intervista abbia le cbances maggiori di saperne cogliere ficati. . Mi chiedo però perché, nelle tante discussioni sul ra�porto testimonericercatore, non ci si sia fermati a riflettere sul concetto d1 autor�, sul fatt� che, come diceva l'avvocato Dalmazzo, lo statuto .di �utore contiene aspetti . differenti che possono essere separati, o anche condlvlsl. . g10co . : Credo che la difficoltà nasca dal diverso carattere del. problemi. m . aleuru 1·nerenti alla concezione della memoria fatta propria dal ricercatore; · d'laltri legati ai rapporti di forza cui accennavo, �he non r�guardano so1? m . 'd i ma strumenti di comunicazione - l'orahtà, la scnttura -; altri mfine :�n::guenti alla natura dei concetti a nostra disposizione, in primo luogo quelli di autore e di opera. . . . puo mdt�are Sul primo punto, un esempio che, per quanto schemattco, . le differenze di orientamento esistenti tra noi. Parliamo, a �alte 1n alternativa, di raccolta 0 di produzione di documenti orali. Il primo te�mme sembr� a�ludere all'acquisizione di qualcosa che già esiste, di un fondo gtac�nte �he Cl Sl trov.a semplicemente a prendere in consegna. Parrebbe una valonzzaztone �el p�tn monio del testimone, della sua autonomia, ottenuta a prezzo della nduztone alla passività, addirittura all'impotenza.' del ric.�rcatore. Ma nella concezione della memona che p1u o meno dichiaratamente. vi sottostà memoria come ' riproduzione identica ' di ciò che è stato perceptto, come complesso di insiemi preformati che l'esperienza n�n gua' mod'fica.re ---: perde consistenza anche il soggetto na�rante. Se tutto e gt� dato, �e s�u:noli diversi non valgono a rimodellare 1l. dtscorso, allora non c e, che npe�tz10ne meccanica, non c'è dopotutto altro che passività anche dalla parte �el testt�one. Col secondo termine, produzione, molti di noi cercano d1 sottohn�are il ruolo attivo di ambedue i poli del rapporto, rifacendosi a un� conc�zwne della memoria come fatto vissuto (e non solo come racconto d1 un v1ssuto precedente), come comportamento narrativo flessibile, modificabile secondo ,
_
1
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contesti. Qui, forse, il rischio è di enfatizzare all'estremo il colloquio, di farne un momento carismatico che ' crea ' la memoria, che produce ordine e parola dove prima c'erano solo caos e silenzio. Evidentemente, tra queste concezioni del colloquio e gli orientamenti in merito ai problemi discussi qui, esiste un rapporto, che tuttavia di solito non viene esplicitato e analizzato fino in fondo, e che anche per questo può por tare da premesse simili a conclusioni divergenti. D'altronde tutti e due i termini si riferiscono all'operazione dell'intervista, e non dicono nulla del suo uso e del suo destino. A me sembra più convincente considerare l'intervento del ricercatore nel suo insieme, e vederlo come un atto di catalizzazione, formula che mette l'accento sul passaggio da uno stato a un altro, sul fatto che nell'intervista né si crea né si raccoglie, ma essenzialmente si trasforma, e in modo finalizzato : la memoria, che ha le sue leggi e le sue resistenze anche quando sia solo vir tuale o ancora inespressa, è attivata e lavorata in termini che ne prefigurano la trasmissione in un universo differente da quello di provenienza. Catalizzazione è una metafora, che tra l'altro può applicarsi solo ad alcune espressioni dell'oralità, quali quelle non formalizzate di cui sto parlando. Ma credo colga meglio delle altre il ruolo di mediazione attiva assegnato al ricer catore, il suo trovarsi, per così dire, nella posizione di un agente doppio, che partecipa contemporaneamente di due realtà, quella di cui deve cogliere il discorso, quella cui prevede di trasmetterlo : un pubblico, un'istituzione, un mercato. Entra in gioco qui il secondo ordine di problemi, i rapporti di forza. Le linee di divisione tra classi, culture, generazioni, di cui abitualmente parliamo, rappresentano un criterio di orientamento importante, che può però essere notevolmente modificato dal rapporto simbolico dell'individuo e della vita narrata col mondo della scrittura, più in generale col mondo della comuni cazione allargata. Ci sono persone che appartengono indiscutibilmente a questo mondo, che vi hanno un accesso garantito dalla qualità della loro storia: persone che hanno ' una vita da scrivere ', gli ' eroi ', i casi eccezionali, le vedettes di ogni tipo. Che la scrivano personalmente o meno è un fatto secondario, troveranno negri a dozzine sul mercato : i rapporti di forza sono a loro favore, dato che nel loro nome e nella loro storia sta la garanzia dell'effetto che il libro deve produrre. La situazione è capovolta per gli ' antieroi ', per tutti quelli, come sono la stragrande maggioranza dei nostri testimoni, che non hanno una vita da «
»
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Anna Bravo
Problemi etici 11el lavoro · cotJ le storie di vita
scrivere : la loro storia può accendere l'interesse etnologico di chi la vede come _ esempio di una cultura ' altra ', e altra proprio p rch escl sa dalla scrttt ra. . Ma tra i tanti racconti possibili, a passare dal cucu1to d1 p1ccolo rag 10 a
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una Circolazione più ampia sarà solo quello che il ricercatore o lo scnttore . . sceglie di trarre dall'anonimato, conferen ogli i val re a gmnto de11a scnt. . _ tura. Che essa ' traduca ' il discorso, lo c1rcond1 o v1 s1 mtersech1, 1mporta
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poco a questo livello.
. . . . Naturalmente altre componenti possono mterverure a determmare que. sti rapporti di forza. Ma l'importanza dell'accesso al mondo della scnttura
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è un fatto costante. Farò un secondo esempio. Sto partecipando a un alt o . _ lavoro una ricerca sulla deportazione piemontese fondata sulle stone d1 v1ta
i
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lager nazisti reside ti �ella re ione. . . . L'impostazione e il metodo sono s1m1h alla ncerca d1 stona delle
di tutt i sopravvissuti ai
�ensat� e promosso da un'istituzione, l'Associazione nazionale ex dep�rtatl ; �a�a . _ diverso il destino dei documenti, che costituiranno un arch1v1o la cu1 propneta : custodia e responsabilità spetteranno alla associazione stessa. Ness�no d1 . donne che ho citato; è diversa l'origine, dato che il lavoro è stato
noi che partecipiamo a questo lavoro si sente in alcun modo propnetano : consideriamo tali l'ANED e i singoli testimoni.
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In questo caso dunque un potere negoziale rimane, si a livello individu le _ sia per il tramite dell'istituzione : e si delineano rapportl d1 forza che, al d1 là _ delle pur rilevanti differenze di condizione sociale e cu turale mter e al gruppo _ dei sopravvissuti, sono modellati dalla ' protezwn offerta al smgolo dalla . . esistenza di un ente riconosciuto e di una memona collettiva consoltdata.
È
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una situazione abbastanza anomala, anche se non unica ; ma mi pare
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che anche qui sia riconoscibile l'effetto di un rapport
di appartenenza al _ mondo della scrittura. Se non le singole persone, è 1l soggetto collettivo
a farne parte, vuoi per la rilevanza
�el
corpus
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di documenti, vu i per la . _ scelta di attrezzarsi ad essere presente m tutte le fas1 del lavoro, dall.mterv1sta
�
alla pubblicazione, condividendo via via alcune funzioni del ric rcaton . � Non è un caso che problemi come quelli che ho cercato d1 des nvere _ _ mi si siano presentati con urgenza appunto in questo penodo, m particolare
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quelli relativi ai diritti dell'individuo sul propri
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:
discors . . . Credo che il punto più delicato sia l'uso de1 c? cet 1 d1 �ut re e d1 opera. _ Sulla riservatezza, è chiaro che sarà necessario stablltre v ncoh (d1ver 1 �eco d _ i tipi di documenti orali) apparentabili ai criteri adottatl per 1 matenah scnttl :
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non mi sembra che avrebbe un senso operativo distinguere. Ma la tutela della riservatezza riguarda documenti su persone, non documenti di persone,
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creazioni individuali, quali sono i testi orali di cui sto parlando. Qui sono piuttosto in gioco diritti alla paternità, integrità, disponibilità ; e diventa pre liminare chiedersi non tanto chi, tra il testimone e il ricercatore, sia l'autore, quanto che cos'è un autore, e se ci riconosciamo nella convenzione che lo stabilisce. Se oggi autore è per definizione colui che si assume la responsabilità di immettere un messaggio in un dato circuito di comunicazione, questa qualità si adatta automaticamente al ricercatore (o allo scrittore), che fa della creazione un'opera, intervenendovi in vari modi, in ogni caso trasformandola da flusso di voce in pagina, da parola interpersonale in prodotto adeguato ad aspettative di istituzioni e a leggi di mercato. Credo che concretizzare significhi tutto questo. Significa anche firmare. In un lavoro che si serve di autobiografie, la firma è il risultato e il simbolo più evidente dei rapporti di forza. L'' antieroe ' non firma, è l'oggetto del testo : così poco autore, così poco proprietario della sua storia - e in genere anche della sua vita - che il suo nome va spesso
a figurare nel titolo, un po' come marchio di fabbrica di un vissuto ' vero ' :
tori/ court, magari corredato del mestiere (Gaston Lucas, sermrier), (Conversazione cotJ, Storia di).
o in forma
mediata
Accade anche che l'' eroe ' firmi senza scrivere : è una vecchia storia, e riconferma non solo che autore e firma dipendono dalle convenzioni almeno quanto dai fatti, ma che la scrittura mantiene a tutt'oggi un valore carismatico molto forte : l'eroe deve mostrare di possederla, deve farsene un attributo come autore e firmatario. Sono cose note, ed è vero che i nostri problemi non si presentano quasi mai con questa polarizzazione; di solito lavoriamo su serie di interviste, e in ogni caso nel mercato cosiddetto scientifico c'è una minore personalizza zione dell'autore rispetto a quello letterario. Ma, come spero di aver mostrato, l'ordine gerarchico che sancisce la subordinazione dell'oralità alla scrittura tocca anche noi; e sarebbe un paradosso non cogliere questa svalutazione, ignorarne le conseguenze sul nostro modo di lavorare e sulla nostra coscienza. Se non possiamo sovvertire le regole con un atto di buona volontà (sono convinta che esistono autori loro malgrado), possiamo almeno pensare a controsenso, porci domande. Non c'è una simmetria significativa con la nostra situazione nel fatto che prima dell'autore sia stato tutelato lo stampatore, colui cioè che promuo veva la riproduzione del testo e il suo ingresso in un circuito più ampio?
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Anna Bravo
Problemi etici nel lavoro con le storie di vita
Il carattere scindibile e condivisibile del diritto d'autore
non può aiu
larci a immaginare nuovi sistemi di firma e di attribuzione di paternità, nuove formule editoriali? Penso per esempio al cinema, dove ai vari livelli di elabo razione del testo filmico corrispondono diverse figure e diversi statuti. E che senso ha far nostro un concetto di opera adeguato a una certa fase storica, a una cultura, a un universo di comunicazione, e trasferire i suoi criteri di valutazione a un ' prodotto ' del tutto diverso? Non sarebbe più giusto pensare in termini non di opera, ma di genere, un concetto più specifico, che può partire dalle caratteristiche della nuova realtà, e modellarvisi, e trovare confronti utili nella storia e nella regolamenta zione di altri generi?
È appunto pensando all'insieme dei nostri lavori come a un nuovo genere
che mi pongo questi problemi. Mi rendo conto dell'effetto scoraggiante che possono avere questa serie di domande senza risposta, queste difficoltà for mulate in termini estremizzati. Non ho scelto questa radicalizzazione per l'im patto emotivo del tema; l'emotività esiste ed
è un bene,
ma non crea i pro � . blemi e tanto meno pretende di risolverli. Aiuta semplicemente a cogltere det punti dolenti, e questi lo sono, sia per il loro contenuto etico, sia per la plu ralità di punti di vista da cui Indeterminatezza e
è necessario considerarli.
ambiguità sembrano un po' il nostro destino, a
cominciare dalla espressione che ci fa quasi da biglietto di visita, storia di vita : dove restano imprecisati l'autore, il media, e sottintesi gli spostamenti di ruolo nel corso della ricerca. Credo che queste incertezze non debbano affatto ostacolare il nostro
Un'ultima osservazione. Ho parlato soprattutto dal punto di vista di chi lavora con documenti orali ; ma credo che temi come questi non riguar dino solo gli oralisti. Di qualsiasi tipo di documento si tratti, esiste il problema di una sua presenza ' forte ' , di una sua autonomia e indipendenza, in altre parole di una integrità non solo quantitativa da garantire . Esiste la necessità di un'interrogazione specularmente forte da parte dello storico, della sua soggettività dispiegata, di una mediazione capace di riconoscere il valore della fonte e di trasmetterlo a un destinatario diverso, in un altro tempo, in un altro spazio, verso altre culture. E in ogni traccia del passato
è incorporata
una memoria che ora si studia al di là delle distinzioni tra intenzionalità e non intenzionalità, tra monumento e documento. Il binomio tradizionale (lo storico e le fonti),
è sostituito da un trinomio
(lo storico, le fonti, il loro rapporto reciproco), i cui termini rifiutano separa zioni e gerarchie. Se oggi il tentativo
è
di individuare e combattere il divario che può
crearsi tra il progresso della conoscenza e l'autocoscienza dello storico la storia orale ha, con tutte le sue ' complicazioni ', il vantaggio di porre i blemi in termini radicali, per certi versi esemplari.
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Mi pare d'altronde di aver riconosciuto, in molti interventi di questi giorni, una analoga attenzione all'autonomia, alla vita del documento. Poiché autocoscienza nel rapporto con la fonte e impegno di mediazione sono altret tanto importanti nell'atto di ricevere (o cercare) il documento, di ordinario, di conservarlo, mi auguro di poter continuare questo confronto.
fare ricerca; al contrario possono renderei garanti più consapevoli dell'inte grità dei documenti, del diritto che il testimone deve mantenere sul proprio discorso. Oggi a un archivio chiederei soprattutto questa tutela: non tanto un riconoscimento formale di proprietà, quanto la possibilità per il singolo testimone di fissare vincoli aggiuntivi, di rivedere e integrare il proprio racconto nei termini, orali o scritti, che ritenga opportuni, di valutare motivi e finalità della consultazione. Fra l'interesse dell'individuo e quello generale alla conoscenza darei la prevalenza al primo. Che il lavoro sia complicato da esigenze personali, che magari finiscano per coesistere statuti diversi per documenti analoghi, mi sembra meno grave che non la separazione del testimone dal proprio discorso,
e del discorso dal suo universo di provenienza.
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Mario Maggiorotti GLI ARCHIVI SU NASTRO MAGNETICO : ALCUNI ASPETTI DEL PROBLEMA DELLA CONSERVAZIONE
A partire dalla seconda guerra mondiale una crescente massa di documen tazione sulle relazioni sociali tra singoli e tra gruppi è esclusivamente rintrac ciabile in qualche tipo di registrazione magnetica, su nastro o su disco. I dati possono essere in forma analogica o digitale, possono essere associati a carat teri di un testo scritto, a suoni, ad immagini fisse o in movimento; in ogni caso essi sono localizzati sullo strato superficiale di determinati supporti e la loro lettura può avvenire solo col moto relativo di una testina rispetto a tale superficie. Si parlerà qui solo delle registrazioni magnetiche su nastro e di alcune loro caratteristiche tecniche che influenzano il loro uso immediato o differito. I riferimenti concreti che a volta saranno fatti riguardano nastri del tipo utilizzato fino ad alcuni anni fa per le videoregistrazioni dell'Archivio nazio nale cinematografico della Resistenza presso il quale lo scrivente lavora. Tipi di 11astro e loro proprietà fisiche. - I nastri magnetici di cui si parla sono quelli utilizzati o nelle registrazioni analogiche di informazioni video o in registrazioni digitali di dati ; essi sono caratterizzati dalla capacità di conservare una grande quantità di informazione per unità di lunghezza, fatto che ne rende più critico l'uso al mutare delle sollecitazioni ambientali. Si fa riferimento in particolare a nastri i cui processi di fabbricazione sono stati messi a punto dopo la seconda metà degli anni sessanta, trascurando così quelli con supporti in acetato di cellulosa e in cloruro di polivinile. Si ricorda che normalmente un nastro è formato da due o tre strati di materiali non omogenei tra loro : il supporto, il legante con gli ossidi e con eventuali additivi, la copertura dorsale (che talvolta è assente). Nastri come il V 60H o il V 62 Sony (che sono la base del nostro archivio) sono costituiti da circa il 65 % (in peso) di polietilentereftalato, circa il 30 % di qualche 235
Mario Maggiorotti
tipo di poliuretano con ossidi di cromo e additivi, circa il 5 % di poliuretano mescolato a carbonio come copertura dorsale. Tutti questi costituenti hanno diverse proprietà chimiche e fisiche che incidono in modo diverso sulle modalità d'uso e di conservazione ; altri vincoli di tipo fisico discendono dal fatto che un nastro presenta una grande superficie sviluppata prevalentemente in un'unica dimensione ed è avvolto a spirale su di un nucleo cilindrico : eventuali dilatazioni danno luogo ad evidenti variazioni della lunghezza. Un elenco delle proprietà fisiche specifiche di un nastro all'inizio della sua vita e che possono caratterizzarne i mutamenti col passare del tempo è stato dato da J.B. Waites e viene qui riportato : resistenza del supporto alla tensione; elasticità del supporto ; valore dei coefficienti di dilatazione del legante e del supporto (al variare della tempera tura e dell'umidità relativa cambia la lunghezza e la curvatura del nastro il cui bordo non giace più sullo stesso piano); resistenza all'abrasione; adesione tra supporto e legante (una diminuzione può dar luogo al distacco dell'ossido sotto gli sforzi a cui è soggetto il nastro) (cfr. anche E.F. Cuddihy, Higroscopic . .. citato) ; adesione del legante a superfici esterne al variare di temperatura, umidità e pressione (si possono avere irregolarità di scorrimento) ; adesione tra legante e dorso in spire successive del nastro (alti valori possono provocare buchi nel legante e irregolarità di trascinamento); uniformità di distribuzione degli ossidi e delle loro dimensioni (si possono avere variazioni della lar ghezza di banda e del livello nel segnale registrato) (cfr. anche T.D. Lee, P.A. Papin); tendenza alla dispersione di frammenti originali durante il taglio del nastro (il loro passaggio sulle testine dà luogo a cadute del segnale) ; resistività superficiale (influenza la possibilità di trattenere polveri o parti celle) ; abrasività (cfr. anche A. Levy); frequenza delle cadute di segnale nel nastro nuovo (cfr. anche A. Buschman); picco di uscita medio (caratterizza i livelli del segnale utile). Le proprietà elencate sono stretta conseguenza del progetto del nastro e delle modalità della sua realizzazione : esse sono influenzate, oltre che dalle condizioni ambientali, anche dai processi chimici a cui i nastri possono esser soggetti col passare del tempo. Altri fenomeni sono collegati al tipo di pro getto dei registratori ed al loro stato di efficienza: il raggio di curvatura delle guide, l'intensità delle forze di trazione, le deformazioni provocate dalle testine possono modificare la magnetizzazione residua degli ossidi poiché danno luogo ad effetti di magnetostrizione (cfr. in proposito J.G. Woodward; S.P. Clurman; P.J. Flanders). 236
Gli archivi
SII
l/astro n1ag11etico
· · esauProprietà chi111iche. - Le case produttrici non danno informaz10ru .tent . ctrca . . la com�ostztone . . chtmica dei nastri magnetici; in particolare non : � . i tipi di additivi usati ed in quali proporzioni essi e. factle sapere .qualt stano stano mescolati a� l �gante, poiché spesso solo su questa base i prodotti delle . dtverse marche st dtfferenziano tra loro. Studi �ul comp �r.tam�nto dei nastri al mutare delle condizioni ambientali · st. sono rest necessan tn ptù occasioni '· verso la fine degli anru· sessanta 1a nu. · · tt· lizzaz10ne delle regtstraztom dtgttali ad alta densità di dati strumentalt' mtse · ev·�denza tl· fatto che esistevano problemi di deterioramento nu?vame�te Jn · det nastn connesst alla loro composizione chimt'ca. Le analist· errettuate rr tn . . segutto h.anno �tmost�ato che il componente più instabile è il poliuretano, pre�ent� tn quet nastn �ome legante date le sue buone qualità meccaniche . e dt reststenza ali'osstdaz10ne. (Cfr. in proposito E.F Cudd'h 1 Y '. H ·N Bertram, E.F. Cuddihy). Questo fatto è confermato da altri studi effettuati sugli elastomeri dell ,uretano, .e �sendo q��sti impiegati anche nella fabbricazione di vari prodotti ad uso m1lttare e ctvtle (cfr. ad esempio Z.T. Ossefort, p. B. Testroet ,· G. M:g�).s, R · A · Dunleavy, F.E. Critchfield; D.W. Brown, R.E. Lowry, L.E. sn Evide�temente. �gni tipo di nastro magnetico prodotto richiederebbe un ,app��pnata analtst : per avere un'idea della variabilità esistente tra prodotti concepttt nella stessa ep�ca si consideri che i nastri da 1/2 pollice Sony V 60H ha�no uno str�to dt legante che è il 28,2 % in peso rispetto al totale ', mentre 1 nastn. analtzzatt. . da E.F. Cuddihy sempre da 1/2 poll'1ce tn · bob'tna, ' % hanno una �er�entuale dt legante pari al 5,9 · Le reaz10m c�e pos��no int�r:ssare il polietilentereftalato ed il poliure . . :ano son.o qu,elle dt tdrol �st, ptro!tst, o�sidazione; a temperature non superiori �5 C puo prende�e tn constderaztone esclusivamente l'idrolisi a catalisi actda del legame estenco del poliuretano, che segue lo schema seguente : -C02- + H20 -... -OH + -COOH I prodotti della reazione, alcool e acido, hanno un peso molecolare più bass � .� �on hanno caratteristiche di elastomeri ; la loro presenza muta la fless �btlit: del nas�ro oltre a renderne adesiva la superficie. L'equilibrio della r �aztOne e determtnato dalle condizioni di temperatura e umidità dell'ambiente �trcos�ante e dal .fat�o che il nastro si trovi in un contenitore sigillato che impedisca scambt dt gas con l'atmosfera. Tutto ciò concorda con quanto .
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1 Misura effettuata con una bilancia analitica da chi scrive. 237
Mario Maggioro/ti
è stato rilevato sui nastri Sony conservati in Archivio. Dalle misure effettuate da E.F. Cuddihy si possono desumere i diagrammi riportati, con numeri da 1 a 14, che descrivono il comportamento dei diversi componenti al mutare delle condizioni ambientali. Da questi diagrammi si possono trarre i valori di umidità relativa e di temperature che corrispondono a condizioni di equi librio senza dissociazione; è così possibile costruire il diagramma n. 1 5 2, che si riferisce al legante in un ambiente contenente aria. Si nota che esistono (al contrario di quanto accade per l'azoto) diversi punti di equilibrio; per esem pio a 20 oc si ha un valore di umidità relativa del 24 %, a 40 °C un valore del 20 %, a 1 5 oc del 25 o/o. Sulla base delle stesse misure si è potuto verificare che è possibile far regredire il fenomeno della dissociazione; a questo scopo o si mantengono i nastri in condizioni di umidità e temperatura inferiori a quelle specificate nel diagramma n. 1 5, oppure si chiudono in contenitori ermeticamente sigil lati. I tempi previsti perché giunga a termine la reazione inversa sono dell'or dine del doppio rispetto a quelli impiegati nella reazione diretta, però il modello utilizzato da H.N. Bertram e E.F. Cuddihy per effettuare questi calcoli si presta ad alcuni rilievi a cui si accennerà più avanti. Anche le considerazioni precedenti sono coerenti in linea di massima con i fenomeni osservati sui nastri conservati nell'Archivio; si sono infatti notate, al variare delle condizioni stagionali, variazioni nella presenza dei prodotti di dissociazione del legante ; si è notata altresì una certa dispersione dei valori corrispondenti all'equilibrio anche tra nastri apparentemente pro dotti nella stessa epoca e soggetti alle stesse vicende ambientali. Una importante osservazione sperimentale, che trova pure riscontro in quanto si è potuto verificare sui nastri dell'Archivio, è ancora riportata da E.F. Cuddihy : la forza di adesione tra il polietilentereftalato ed il poliuretano decresce col passare del tempo secondo i dati illustrati nel diagramma; è da notare che gli stessi risultati sono stati ottenuti sia con nastri conservati nelle condizioni consigliate dai fabbricanti sia con quelli tenuti in ambiente normale, senza particolari controlli. Questo comportamento può ipotecare seriamente la possibilità di utilizzare nastri molto tempo dopo la data di fabbricazione; esso non è stato analizzato in alcuna delle pubblicazioni che si sono potute rintracciare : dovrebbe essere preso in considerazione accanto all'altro feno2 I diagrammi nn .
1, 2, 3, 4, 5, 6 sono tratti da E.F. Cuddihy, Hygroscopic. . . cit.; i. diagrammi . 10, 11, 12, 13, 14 sono tratti da Io., Aging... cit., il diagramma n. 15 è costruitO con dat 1 tratti da quest'ultima opera.
nn.
7, 8, 9,
238
Gli archivi su nastro hlagnetico
m �n � illustrato nel. diagra�ma n . . 4, .che mos�a altri cambiamenti delle pro pneta del leg�te m ��stn ve�chi di tre anru rispetto a quelli nuovi. . Negli. �tudi cita �! .I �al�n ottenuti dalle misure sono stati interpretati sulla ba�e d una anal 1S1 cm�tica della reazione di idrolisi; sono state calcolate le velo�I�a. �ell� rea��.on� dtretta e di quella inversa; sono state determinate l� cond�ziom di eqUJlibno a vari livelli di dissociazione. È interessante notare l asse�zione c�e t.l .6'7 � ?�l lega�te è già dissolto quando il prodotto è tenuto a 20 C e 40 Yo di umtdlta relativa, condizioni raccomandate dai produttori. Al modello di analisi cinetica proposto da H.N. Bertram ed E.F. Cuddihy sJ. possono fare i seguenti rilievi : - dopo aver :10tato le diverse proprietà di assorbimento del supporto . e del legante descntto nei. diagrammi nn. 1 , 2, 3 e 4 non si è tenuto conto ?elle differenze tr� il legante dei nastri vecchi e quello dei nastri nuovi e si e supp�sta una diretta proporzionalità tra umidità relativa dall'ambiente e peso di . ac�ua che reagisce col poliuretano; tale approssimazione dovrebbe essere gmstificata; - dopo aver constatato che la copertura dorsale ha le stesse caratteri stiche di assorbimento del polietilentereftalato si assimila invece il suo com portamento a quello del legante con gli ossidi; in effetti è stato rilevato che se gli additivi son diversi è anche diversa la reattività con l'acqua ; s� �ssume che il peso �olecolare del polimero non varia col procedere , dell idrolisi senza una valutaziOne dell'errore implicito in questa affermazione '. vedere in proposito D.W. Brown, R.E. Lowry, L.E. Smith. t
-
.
ff!
Di coltà 11�1/a dejilliziolle di COIIdiziolli ofli!Jiali per l'liSO e per la conservazione . der nastrr tJJag1t1e rci. - Come si è visto, le caratteristiche chimiche e fisiche dei
nastri non portano all'indicazione di univoche prescrizioni. Per mettere in evide�za i �incoli c�ntrastanti a cui si è soggetti si sintetizzano qui di seguito alcum punti essenziali : - ogni cambiamento di umidità e temperatura comporta variazioni di �unghezza �i diversa entità nel legante e nel supporto, che causano tensioni Inter�e e piegamenti anomali ; si dovrebbe perciò sempre conservare ed utiliz zare il pr�dotto a 20 °C e 40 % di umidità relativa come consigliato da molti costrutton; consi�erazioni sui fenomeni di abrasione e sulla macchiatura delle . - prescnvono testtne un uso con umidità comprese tra il 35 % ed il 45 o/o. 239
Gli archivi su ·nastro !!lagnetico
Mario Maggioro/ti
Vedere le osservazioni fatte da E.F. Cuddihy e il diagramma n. 5 ; esse sono riprese anche da J.J. Kelly; _ considerazioni sulla chimica del poliuretano prescrivono una conser ivamen�e vazione entro i limiti espressi dal diagramma n. 15, approssimatnecess ano è ne reazio la ire 24 % di umidità relativa a 20 oC; per far regred mantenersi al di sotto di tali valori ; per evitare disturbi e cadute di livello del segnale è necessario chee il nastro venga pulito con adatte attrezzature (cfr. in proposito R. Davis J.B. Waites); per evitare il precoce distacco del legante �al s�pporto, ?iù i nastri non sono vecchi più si rende necessaria la loro riproduzwne m macchme che a messe e ament li sottopongono a sforzi meccanici eccessivi, quindi perfett re esser � � punto appositamente modificate ; sul . nastro non devono e nstlch caratte hanno che etano, pohur del senti i prodotti della dissociazione adesive; _ la tensione del nastro avvolto in bobina deve essere programmata per ogni valore del raggio dì curvatura (cfr. ancora R. Davis e J.B. Waites); _ occorre evitare che fumi e polveri entrino a contatto coi nastri, tenendo anche presente che nei registratori essi son soggetti a ventilazione forzata con aria dell'ambiente ; _ occorre limitare al massimo le manipolazioni dei nastri, in quanto esse causano modificazioni nel rapporto (segnale)f(disturbo). (Cfr. A. Buschman). gne�iche. Criteri da adottare per l'utilizzazione differita di registrazion� videoma tr� In base agli elementi esposti finora si può por.re un.a linea. dt d�marcaztone : eu le e tr � a ed annt t � poc dt ne organizzazioni che operano in tempi dell'ord� . _ ne e _ dtvtst Questa ? finalità implicano tempi che superano la de�tna dt �nnt. p�o at data re ess deve cast due net che tanza � impor a conseguenza della divers blemi tecnici di conservazione; nel primo caso si può parlare dt « banca datt nel secondo di archivio Se prevalgono i problemi di recupero e di conservazione delle registra _ . _ zioni saranno da seguire le seguenti prescnztont: _ condizionamento dei nastri a livelli stabili di temperatura e umidità al dì sotto dei limiti indicati nel diagramma n. 15, in modo da favorire la rico struzione dei legami esterici interrotti; _
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240
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uso di una attrezzatura per regolare la tensione di avvolgimento del nastro operante ai livelli di temperatura e umidità che i nastri devono raggiun gere; la stessa macchina potrebbe essere impiegata per la simultanea pulizia del nastro; vedere R. Davìs ; - effettuazione di copie su supporti adatti per la consultazione, avendo in precedenza riportato l'originale a 20 °C e 40 % dì umidità relativa con simultanea regolazìone delle tensioni meccaniche interne ; il processo richiede 36-48 ore ed altrettante quello inverso (cfr. E.F. Cuddìhy); - manipolazione ad opera dì personale competente in ambienti puliti ed alla temperatura ed umidità ottìmale ; - effettuazione periodica dì test dello stato dei materiali ed eventuale rìversamento su supporti tecnologìcamente più affidabili previa elaborazione dei segnali, per adattarli a nuovi sta11dard eventualmente sopravvenuti. Nel caso che prevalgano finalità produttive, cioè se le attività si svilup pano per tempi dell'ordine dell'anno, ci si può limitare ai criteri seguenti: - conservazione e lavorazione dei nastri sempre alle stesse temperature ed umidità relative, possibilmente coincidenti con quelle raccomandate di 20 oc e 40 % rispettivamente ; - quando si abbiano mutamenti delle condizioni ambientali occorre provvedere all'assestamento delle tensioni meccaniche, riavvolgendo i nastri o con apposite macchine o per mezzo degli stessi registratori utilizzati per la lavorazione, a condizione che questi ultimi possano farlo senza mettere a contatto nastro e testine; - manipolazione dei nastri in ambienti puliti, evitando fumi e polveri. Come si è visto l'utilizzazione a lunga scadenza dì mezzi concepiti prio ritariamente per il giornalismo elettronico può dare luogo ad alcuni inconve nienti; solo se il mercato richiederà ai costruttori una maggiore attenzione verso la conservazione a lungo termine si può pensare di orientare la ricerca scientifica e tecnologica alla soluzione dei problemi che oggi si presentano: sono problemi di scelta degli standard di registrazione, di scelta di materiali e di processi di fabbricazione. L'attuale tendenza a miniaturìzzare le attrezzature e i supporti ed a far crescere la velocità di accesso ai dati rende sempre più critico reperìre l'informazione all'indirizzo a cui è stata memorizzata, quando ciò venga effet tuato per mezzo di parti meccaniche in movimento; una possibile conseguenza potrà essere l'abbandono progressivo delle registrazioni su nastro magnetico. 16
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Mario Maggioro/li
Gli archivi
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SII
nastro magnetico
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Diag. n. t - Condizioni di equilibrio per il nastro completo. In ordinate è indicato il rap porto in millesimi tra il peso dell'acqua contenuta ed il peso del materiale secco.
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UMIDITA' RELATIVA
Diag. n. 3 - Condizioni di equilibrio della sola copertura dorsale. Stessa scala del diag. n. 1 .
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Diag. n. 2 - Condizioni di equilibrio del solo supporto e del supporto con copertura dor sale. Stessa scala del diag. n. 1.
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DI 3 ANNI
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UMIDITA' RELATIVA
Diag. n. 4 - Condizioni di equilibrio dello strato di legante ed ossidi. Stessa scala del diag. n. 1.
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Gli archivi su nastro I!Jagnelùo
Mario Maggioro/li
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C. iag. n. 5 - Crescita del tasso di abrasione con l'umidità.
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Diag. nn. 7 e 8 - Sviluppo dei prodotti di dissociazione del legante in diverse condizioni di temperatura ed umidità relativa. In ordinate è indicato in percentuale il rapporto tra il peso dei prodotti di dissociazione solubili in acetone ed il peso complessivo del nastro.
0 ��--�--������ � L � S N O� S l M L S N O M M N O M M � mesi l 1971 l 1972 l 1973
Diag. n. 6 - Diminuzione dell'adesione tra legante e supporto. In ordinate è indicato in secondi il tempo necessario per il loro distacco, con l'utilizzo di tetraidrofurano.
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Mario Maggioro/li
10
ARIA
10
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Gli archivi
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ARIA
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e 10 - Sviluppo dei prodotti di dissociazione del legante in diverse condizioni
di temperatura ed umidità relativa. In ordinate
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indicato in percentuale il rapporto tra il
peso dei prodotti di dissociazione solubili in acetone ed il peso complessivo del nastro.
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SITTIMANI
- Sviluppo dei prodotti di dissociazione del legante in diverse condizioni
di temperatura ed umidità relativa. In ordinate è indicato in percentuale il rapporto tra il
peso dei prodotti di dissociazione solubili in acetone ed il peso complessivo del nastro.
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Mario Maggioro/li
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Gli archivi
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AZOTO
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TIMPIRATURA
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Condizioni di equilibrio del legante non dissociato in aria.
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Diag. nn. 13 e 14 - Sviluppo dei prodotti di dissociazione del legante in diverse condizioni di temperatura cd umidità relativa. In ordinate è indicato in percentuale il rapporto tra il peso dei prodotti di dissociazione solubili in acetone ed il peso complessivo del nastro.
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Paola Scarnati
Mario Maggioro/ti
L'ARCHIVIO STORICO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO
BIBLIOGRAFIA
i so o repe, avvertendo che gli articoli citat � . . . . a nota la bibliografia utilizzata btbhoteca St segna1a m u� unte la o press re . oppu .tahzzate d i vari istituti universitari . ribili presso le btbhoteche spec licati a cura della d' o ecceztone glt' articoli pubb ,ann . a· c · Ricerehe di Rom ' ton. . . del Consiglio Naztonale de11e . . dei National Archives di Washing · negli Stati Unm su tn tcaztone dry , u•oler in NASA che sono stati reperiti mers eloslo on 0r uretb LD, Stobr'lil)• � S, R A DUNLEAVY F E CRITCHFIE F.B. , G. MA FORT OSSE T z · 1966 39 , l vo , · onmml, Rubber Chemistry and Technology · l envrr oir and mou Technology, vol. 39, e/oslomers, R ubber Chemistry and d'• TESTROET, I-fydrol,)'lic stabilii)• of urelban . . Trans. on Magnetics, IEEE • la"u pie properlrts of magne/rc ruor tr" r 1966 ; E.F. CunotHY, I-f!Ygrouo mognelizolion produced lope " din• recor '•ts in , 1976 · p .] . FLANDERS, Cbalt" h M are 2 , no. -12, MAG vol. , A prmt-lbrougb .' 2 July 1976; M.K. STAFFORD G-1 A vol. cs, M agne on M n ' . by slrus, IEEE Trans. 1\IAG-12 no. 5 September 1976; l r E Trans. on Magnettcs, vo . · E colli/an/ for magnelrc por/relu, IEE . sed in zero ond reverse jields, IEE es Oli magnelrc lopu alrd disks s/res cbong ce mw Rem r , E. DERS L. RY, FLAN P.]. ., D .w wl · BROWN R.E. LoW -13 n 5 September 1977 Trans. on 1\[agnettcs, vo1 . �·!AG ' romolccules, 1980, 13; E.F. Mac s, omer elml . one uretb l s/e . of po!) ogmg s�1 1n1 Kinetiu of b)'dro/ylrc s , voi �!AG-1 6 no. 4, July ' c tt u ' · ,,., r, IEEE Trans on ,nagne ·rru, IEEE Trans. on Magnetics, CuoomY, Aging of mognelrc ruord'mg la 1 xr e . comp d a grud e : some rle /ape ororm Reference 1980; S.P. CLUR�IAN, A sim" . A. BusHMAN, i\lo�nelic /ape certificolion, NASA 1981 er emb Nov 6 ' no. ' Re�e SA NA vol. MAG 17 lope, elic ' mogn f o . � . . R. DAVIS, Cleanin pocking ond winding , Apnl 1075 n Publicatton 1075, Aprtl 1982, icatio Publ e renc Refe A NAS 1. /es r m P:�. l g Y, LEv A. ; , TES, ence Publication 1075, Aprii 1982 tt'on 1075 Aprii 1982'· J.B. WAI u:eor, NASA Re1erence pubi'tca . H.N ; 1982 1982; J. KELLY, Tape and heod ii Apr , 1075 . e Publication magneltc lape, NASA Referenc. Ma on s. Core, hondling ond monogmrml of . Tran E IEE la"e mg d' recor r , · . r tbe bumid agmg of mognelrc BERTRAM, E.F. CuootHY, KmelrCJ o; P A PAPIN Anal,)'sis of dropoul in video EE, L D T ; 1982 er emb Sept 5 no. gneucs, vol. �·�rAG-18 \"V'oooWARD, StreJJ · 18 no 6' November 1982·, J G ' s. on Magneucs, vo1 MAG . November 1982. lo"t! 6 no 18 G r ' IEEE Tran . MA 1. · E Trans. on Magnettcs, vo IEE , ftopu vrdeo in n zolio gmti denus •
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Non è certamente l'unico tra gli « archivi di tipo nuovo » questo Archivio storico audiovisivo del movimento operaio 1, di cui ritengo non privo di interesse sottolineare alcuni aspetti, attraverso i quali si configurano appunto quei caratteri di novità che cominciano ad attirare l'attenzione degli specialisti e delle istituzioni operanti nel campo dei documenti storici e dei beni culturali. La prima osservazione che voglio fare riguarda proprio il termine « ar chivio », che abbiamo scelto al posto di terminologie più alla moda, tipo « banca dati ». Non condivido infatti la sensazione che il termine « archivio » sia sinonimo di polvere, o di oggetti inutili ammucchiati, e comunque di re perti interessanti soltanto per ristrette cerchie di specialisti. Anzi, al contrario, sono convinta che la parola « archivio » debba connotare ciò che vi si raccoglie proprio nella sua definizione storico-etimologica : luogo dove si conservano atti di pubblico interesse. E questo « pubblico interesse » è il dato veramente significativo : più di quello economico - il quale ovviamente esiste - che è esaltato dall'uso di neologismi in cui appare il termine « banca » (tipo « banca dati », e simili). Allora, archivio, e non banca : un archivio audiovisivo. La qualificazione risiede in quell'« audiovisivo ». Il nostro è di fatto, per il materiale che possiede, un archivio sonoro-fotografico-cinematograficol L'Archivio storico audiovisivo del movimento operaio è stato costituito come associazione nel 1979; attualmente sta per concludersi l'iter del suo riconoscimento come fondazione. Il suo patrimonio è composto da materiali cinematografici, videomagnetici e sonori per un complesso di circa 3.000 ore di proiezione e di ascolto, nonché da una collezione fotografica di migliaia di esemplari. Nella pubblicazione Documentazione per il riconoscimento giuridico n i fondazi one dell'Archivio storico audiovisivo del movimento operaio, Roma 1984, sono raccolti i documenti fondamentali sull'ar chivio stesso, compresa una 11 valutazione estimativa del valore patrimoniale dei materiali cinema tografici e fotografici >> dell'Archivio, compiuta da E. V. Marino, conservatore dell'Archivio storico dell'Istituto Luce.
251 250
L'archivio storico audiovisivo del movimento operaio
Paola Scarna/i
. . (statiche o dinamiche) e di vt'deomagnetlco .. cwe, un archivio di immagini i e suom. che possono combmarsl suoni (parole, musiche, rumori) : immagin autonomamente 2. . , nassullllbtli o che .possono esis.tere tvto . arch un di vità atti nali izio trad e e h c tlpt e ll Rtspetto a are-catalo�ar� (e alla ual.� va a nell sequenza ricercare-raccogliere-conserv entale dt dtffondere) ;, c e un . to a nostro avviso il compito fondam . · audwv aggmn · · :o, ed e · tsr un archtvw ente dam fon pro a ress inte che etto as o altr o (mi riferisco a quantl opera�·w quello d�lla produzione. È nostro convinciment no analizzato e approfondtto e coIlaborano con t'l nostro Archivio' che hannon debba soltanto raccogliere . blema) che. un archivio audiovisivo questo pro , la documentazwne che . per li: . dur . ' pro he " anc bba e . ento contemporaneo matenah gta eststentl, ma d emm avv un di . o fatt un di o men eno ,esempio l' c un ' aud tovtstva d'. t L tvto arch d le ena mat « i . ' dire o dop o d1Venta quasi sub'tt o, tl gt'orn · � l è Ja �at-Tv, che �g�t gw più evidente è offerto da un grande apparato quaarn_ cchue pressoche tmme�taproduce materiali audiovisivi i quali v�o adsa. . tamente la fono-video-cineteca della Rat stes ione » si pone un dilemma Naturalmente, anche a proposito della « produz mma è che cosa p�odur�e. il dile analo o a quello « che cosa conservare ». Qui osta scatuns. ce dalle mpettlve Prob:bilmente, per archivi specializzati, la risp ·
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. materiali fotografici, o cinemato. n noi ovis ri, o videomagn�tlcl, eh� . grafi . hivo rafic1, ecc Con il termine .<< audi . (stalle . . ci, 0. sonoareh'lVI· r d'mae o ' ' .ma deatog rotografie• sonon' cmem " immagini clahzzazwne: da off e rte •tà •l I le poss1b gam o Us•am · e. amen nom � auto abb•amo mteso, � mtend'•amo, .dare la enti esist o ") combinati .insieme ra cultu la . ai orm fa come miche) e da suoni (parole, musiche,orurl�on_, così io ut.uvo, �a a�zl assai amp e della informaz quindi questo termine non in mod men . ione i che SI sv•luppa00 nel O:mpo :dell' feno i nuov a1 ta atten e blle . sens1 ma appaiOno certa�ente . e qu• u�a p•ù osito prop o . uest q a ca !emi po pio d�l nicazione. Non SI vuole apnr steriali (per. esem comu . 1 . npetutamente da burocrazie mini n con •1 IVO OVIS audi an pOSIZIOni come quelle espresse « ine smgo term del e . zion stitu h"��dono 1a so porsi in questo ministero dello Spettacolo), le quahmcent !o�o sottoposti . Se uno degli obiettivi da più � è possibile to quan termine « cinematografico n nei docu care unifi di . e g ust mente uello l � quell� di un accordo sull'uso di termini essen settore, ancora informe e framment�no, , �orse anc to da prendere in procedure, metodologie, term!n<?1!logle della paro�a « audiovisivo ll- è un aspet caso è com ione ificaz ident di i zia! . e to eraio si propone infatti statutariamente: considerazione. . . . del �ovlrn , 0�izzazione di materiali audiovisivi (cine 3 L'Archivio storico audiOVISIVO ervaz . 1<?0e e �. �r� a) la ricerca, la raccolta, la cot;s rtorio di attualità' di ricostruzione , fotografie•, sono� • )s:oriiCII,' ie repe etici magn video ci, matografi � mond . .one nel . . ocratiCO In ta la '· rli soltanto a disposiZi narrativa, sul mov•mento operaio e dem erva cons a senz riali e t ma l l" ta l d' nza. osce ' r. b) la diffusione del!� �o� ,. . ; .a . .• pressoché esclusiva di speclahsul'elab ta ç) lo studio, �'analis� e � ��� �a��i�� a��l iovisivo a bene culturale. .oraaz � � d) la promozwne e 1l consol1d m ecializzati in 2 Possono esistere- ed esl�t?no- �reh'IVi sèniscono correttamente secondo la propria spe� s• autode
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specializzazioni. E nel concreto, poi, per archivi audiovisivi di dimensioni piccole-medie la scelta del « che cosa produrre » è condizionata dai limiti economici molto ristretti nei quali opera la totalità di questi istituti. D'altronde, gli archivi audiovisivi piccoli e medi sono caratterizzati, per quel che riguarda la produzione, dalla possibilità di produrre per conservare, e quindi con una precisa finalizzazione della produzione stessa, laddove invece un grande apparato come la Rai-Tv è caratterizzato da una rigida divisione di compiti : c'è chi produce materiali per diffonderli quotidianamente (senza porsi cioè il problema anche del loro contenuto e valore come materiale d'archivio), e c'è un altro settore che raccoglie, conserva e cataloga quei materiali, senza aver potuto in qualche modo contribuire a produrli e a definirne i caratteri (come indirizzo, come taglio, come contenuto, come modalità interpretativa, ecc.). Ma, per quanto riguarda la produzione, c'è un altro aspetto forse finora troppo trascurato, e viceversa di notevole rilievo proprio ai fini di una quali ficazione della documentazione storica audiovisiva, ed è quello di come pro durre. Un esempio concreto chiarirà meglio ciò che intendo dire. Proprio per quel che riguarda la documentazione storica audiovisiva relativa al movimento operaio, c'è una specie di ritualità che si manifesta in un grande numero di materiali cinematografici o videomagnetici su cortei, manifestazioni, assemblee, comizi, ecc. Molto spesso questi materiali sono così simili gli uni agli altri che occorre un meticoloso lavoro di analisi soltanto per determinare la loro data e la loro ambientazione. Una riprova di questa ritualità si è avuta proprio nei primi mesi del 1 984, quando le immagini diffuse dai telegiornali non sono riuscite, a mio avviso, a dare non soltanto l'informazione, ma anche il senso di quella che è stata una situazione di indubbia rilevanza storica come la crisi e l'interruzione di un fenomeno di lungo periodo nel nostro paese : l'unità sindacale. Esaminate nel futuro, per una qualsiasi loro fruizione (di analisi storica, di riutilizzazione in film o in programmi tv, ecc.), difficilmente le im magini telegiornalistiche del febbraio e del marzo 1 984 su manifestazioni e scioperi appariranno diverse - come dovrebbero essere perché diverso è il contenuto dei fatti che esse rappresentano - da quelle di tante altre manifesta zioni, scioperi e cortei precedenti, che già avevano comunque il difetto di essere troppo uguali. L'unica particolarissima eccezione, sotto il profilo audio vtstvo, a questa uniformità, si è avuta con il film SabatoventiqJ(a/lromarzo, realizzato sulla grande manifestazione operaia che ci fu quel giorno, e che si 253
Paola Scamati
presenta come un prodotto audiovisivo di grande rilievo, anche sotto il profilo della documentazione storica 4• La questione del come produrre si configura quindi come un terreno di analisi, che tra l'altro potrebbe essere proficuamente frequentato insieme dai diversi archivi audiovisivi esistenti. Ecco un campo in cui progettare ipotesi di esperimenti che sono probabilmente indispensabili per introdurre modifiche profonde proprio nelle metodologie attuali di produzione audiovisiva rela tivamente agli avvenimenti contemporanei. C'è un altro aspetto, ancora più specifico, relativo alla produzione, che può essere interessante conoscere. Anch'esso scaturisce da un'esperienza concreta compiuta. Il nostro Archivio ha recuperato un film documentario di C. Lizzani, del 1950, dal titolo I fatti di Modena ; è la cronaca dei funerali dei sei operai di Modena uccisi dalla polizia il 9 gennaio 1 950, in uno dei momenti più duri dello scontro sociale di questo dopoguerra. Il visto di censura - che deve per legge « accompagnare » un film, e che abbiamo pure recuperato contiene una nota : « Limitare la proiezione alla parte che ha inizio con l'uscita delle salme dall'ospedale alla fine del discorso di Togliatti ». Ciò signi ficò l'eliminazione di circa il 50 % delle scene del documentario: lo stesso Liz zani, in un articolo apparso su « l'Unità » in quel periodo 5, descrisse somma riamente qual era la struttura del film e quali erano le parti di cui la censura aveva chiesto l'eliminazione. Purtroppo, nonostante tutte le ricerche fatte, non è stato possibile rin tracciare i « tagli » in pellicola positiva o negativa effettuati sul film. (Nel corso delle ricerche, sono stati invece rinvenute alcune sequenze su quei funerali, girate da operatori del cinegiornale « Settimana Incom », e anch'esse in fondo « censurate », dal momento che non furono inserite in alcun numero 4 Sabatovmtiquallromarzo è un film promosso dalla CGIL. Vi hanno collaborato i registi G, Amelio, A. Angeli, G. Arlorio, G. Benelli, G. Bertolucci, L. Bizzarri, F. Crescimone, L. Faccini. M. Felisatti, N. Ferrari, A. Frezza, A. Giannarelli, F. Giraldi, U. Gregorerri, F. Laudadio, C. Liz zani, N. Loy, L. Magni, M. Manuelli, F. Maselli, G. Minello, G. Montaldo, N. Moretti, R. Napo litano, P. NeUi, L. Odorisio, P. Pietrangeli, R. Polizzi, G. Pontecorvo, M. Ponzi, F. Rosati, R. Russo, M. Sani, G. Serra, S. Spina, P. Taviani, V. Taviani, G. Toti, P. Vivarelli. Complessivamente, 110 sono stati gli autori, gli operatori, i fonici, i tecnici che hanno contribuito alla realizzazione del film, coordinato da F. Maselli e montato da R. Perpignani e C. Simoncelli. Naturalmente, la qualità del film è stata determinata anche in modo decisivo dalla qualità di quella manifestazione, assai diversa sorro tanti aspetti da precedenti iniziative analoghe. L'Archivio storico audiovisivo del movimento operaio conserva tutto il materiale girato e non utilizzato nel montaggio del film. 5 C. LrzzANr, La verità bandita dallo schermo?, in « L'Unità», 25 marzo 1950. Si veda anche, su questo aspetto specifico, A. GrANNARELLI, Un regùla in archivio, in << Sapere », luglio 1983, pp. 52-53. 254
L'archivio storico a11diovisivo del movi!Jiento opera io
di quel cinegiornale). Nell'impossibilità quindi di effettuare un vero e proprio restauro, nel senso lettera!e �el termine, di un document o come prese�tato dal fi� I fattt dt Modma, proprio per la perdita irrepquello rap arabile dei . �atenah n�cessan a ricomporre il documento stesso nella sua integrità ori gmale, �bbtamo progettato (e ci auguriamo di realizzarlo presto) un intervento . o produtttvo. Intendtam cioè ricos truire le parti perdu te del documento . se effett attraverso npre uate oggi, con lo stesso Lizzani davanti alla macchina da presa, nei lu�ghi i� cui eg�i �irò 35 anni fa le riprese censurate. In questo cas�, la pr�duzt�ne d1 matenah contemporanei da giust appo rre ai dell epoca e finalizzata alla conoscenza di ciò che una volta, alle materiali origini nel doc�mentan.� c'er�, � oggi � on c'è più; ed è finalizzata anche a capir quah furon� mottvi per cut la censura politica del tempo consideròe m�glio perico _ nendone l'eliminazi lose determtnate scene, Impo one. l!na brevissima osservazione sul problema della catalogazione. La nostra espenenza concreta - basata sia su seminari interni che abbia mo tenut o' sia sul lavoro che ha portato ad alcune pubblicazioni mi conse nte di fare due affermazioni. L� prima è la seguente. Le modalità di catalogazione del materiale conte n�nte . tmmagini dina�iche e suoni debbono essere ulteri orme nte appro fon dtte nspetto alle prattche passate e attuali, in quanto queste ci semb rano ina deguate a catalogare materiali di grande ricchezza informativ a che si manifesta su più piani e su più livelli. ' �a seconda è la seguente. La costruzione di un modello di catalogazio ne . e d1. quelli iù nspo nde�te alie estge P attual ment e pratic ati � comp orterà un . re e da aumento c�nststente d�I. datt da nleva organizzare _ lutamente mdispensabtle la strumentazione elettronica. , per cui appare asso . Siersapongono a questo proposito grossi problemi economici. E si corre VIcev il pericolo di frammentare ricerche, sforzi e investimenti in inizia tive parcellizzate, incapaci o impossibilitate poi a colleg arsi tra di . esse, in modo da consenttre consultazioni e ricerche centralizzate. l
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6 � i riferisc_o al Pr�mo e�mco del male iale di repertorio cimmat ografìco m Roma e il Lazio, a cura � _ tortco audtovtstvo _ d� II'A�c tvto del movtmento operaio, Roma 1982; e al Primo � . elmco del ma/errale �� repertorro "lt"talografìco srr !'Japoli e la Campania, a cura dell'A rchivio storico audiovisivo del _ collabo moVlme�to operat!o tn raztone con la a del lavoro di Napoli Roma 1984 Q t' d cat�loght contengono i dati �elativi al solo Camer ale cinematografico i ; possesso d�ll';;:h� vi�� ess ! s_on� ac�o�pagnat r_ da videocassette chemateri contengono sintesi esemplificative dei materiali de� scmu_ � t-, rt. �rtsco anche � l volu�e prom sso dall'A rchivio storico . ? audiov isivo del movim ento operato L ultrmo schermo. Cmmra dr guerra cmema di pace a cura di C. BERTIERI . . A. GlANNARELLI' u Rossr, B an, Dedalo, 1984, presentato• da C. Zavattini, che dell'Archivio è •il presidente.
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Non c'è quindi dubbio che su questo problema occorre un grosso sforzo di programmazione comune : anche per realizzare finalmente un catalogo generale dei materiali d'archivio oggi inesistente e viceversa s�mpre �iù indispensabile anche per rimediare almeno in parte alla progresstva perdita di tanti testi e documenti. In questa direzione sarebbe veramente auspicabile un lavoro in comune di grandi, medi e picc�li appar�ti, sia pubblici che privati; e,indi:a�ioni �ti _ lissime potrebbero verure propno dalla Rat-Tv, che ha oggt_ l arch1v1o audto visivo indubbiamente più grande esistente in Italia, continuamente incre mentato, e sollecitato a organizzarsi nei modi più moderni sotto il profilo della catalogazione e della consultazione. Ma un ruolo importante potrebbe essere svolto anche dall'altro grande polo pubblico di archiviazione audio visiva, l'Istituto Luce. Intendo infine concludere con un'ultima osservazione, che scaturisce sia da quanto detto a proposito di produzione e di catalogazione, sia da tanti altri aspetti e problemi riguardanti gli archivi audiovisivi. Ecco, proprio per essere « archivi di tipo nuovo », essi pongono anche seri problemi di « nuova professionalità ». Una nuova professionalità alta, tra l'altro, e ricca di nessi interdisciplinari, di competenze multiformi. Proviamo a elencare le attività di un archivio audiovisivo, in modo som mario ma il più possibile completo : ricerca, raccolta, produzione, conserva zione, restauro, catalogazione, analisi, elaborazione, diffusione e socializza zione. Ora, non si vuole certo ipotizzare professionalità capaci di operare al 100 % in ciascuno di questi settori di attività. Si ritiene però corretto ipo tizzare professionalità che siano capaci di operare al 100 % in uno dei settori sopra indicati e che contemporaneamente abbiano anche informazione e preparazione seria, non superficiale, negli altri settori : perché decisiva - an che per il settore specifico di attività in cui si opera - è una conoscenza d'in sieme dei processi e dei rapporti strettissimi che legano tra di loro i diversi settori. Su questo aspetto di una nuova professionalità audiovisiva in grado di operare negli archivi di tipo nuovo » occorre naturalmente coinvol gere le strutture esistenti che svolgono attività di formazione di profes sionalità audiovisive; ma anche, più in generale, i grandi apparati pubblici, gli istituti storici, le strutture universitarie che in qualche modo agiscono in campo audiovisivo; e infine le istituzioni dello Stato, sia quelle centrali che
quelle decentrate, dai ministeri della Pubblica istruzione e dei Beni culturali agli assessorati regionali e comunali alla cultura. Gli accenni fatti, gli aspetti affrontati, gli esempi tratti da esper ienze concrete consentono, io credo, di valutare quanto sia comp lessa l'attiv ità questo nuovo tipo di archivi, e di quanto sia importante una loro consi di dera zione complessiva e organica : perché soltanto con quest'ottica è possi armonizzarli in un sistema che valorizzi la multiformità delle esperienze bile forze che si stanno impegnando in questo nuovo settore della produe delle zione e della diffusione culturale.
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Stefano Balassone INIZIATIVE RAI NEL SETTORE DELLA CONSERVAZIONE E GESTIONE DEL PATRI110NIO DI AUDIOVISIVI
La Rai sta operando da alcuni anni per giungere alla realizzazione di una Banca aziendale dell'Audiovisivo. Gli elementi fondamentali della Banca, e cioè il sistema informativo e il deposito, sono in fase di avanzata realizzazione. Il sistema informativo ha la memoria nel Centro elettronico aziendale e i punti di consultazione nei numerosi terminali installati in ogni sede del l'azienda e in tutte le regioni. Le modalità di consultazione a mezzo video terminale si avvalgono del sistema STAIRS n. 3, realizzato dalla IBM, oppor tunamente adattato dagli specialisti RAI alle specifiche necessità della Banca aziendale. Una apposita estensione del sistema informativo ha permesso di gestire con il supporto delle registrazioni elettroniche tutta la complessa attività di individuazione, prenotazione, movimentazione, lavorazione e reinserimento del materiale audiovisivo utilizzato. L'aggiornamento dei dati informativi della Banca è assicurato, senza specifiche attività aggiuntive di registrazione dati, dai settori che provvedono alla presa in carico e movimentazione del materiale. In tal modo tutto il mate riale audiovisivo in possesso dell'azienda risulta catalogato, almeno a livello dei cosiddetti dati anagrafici e tecnici. Una informazione più densa su alcuni generi di programmi (in special modo quelli di tipo culturale e informativo) è realizzata dai documentatori » che visionano il materiale riportandone la scaletta » sulla memoria centrale. Ciascuna sequenza di programmi docu mentati è altresì contraddistinta da espressioni con funzione di descrittori, organizzate e scelte secondo una logica di thesauro. Il deposito del materiale è organizzato su due Centri di servizio strategici: il primo, già in funzione, collocato accanto al Centro di produzione di via Teulada, è specializzato nella conservazione, visione e lavorazione del mate riale su video cassetta. Le cassette conservate sono alla data odierna circa «
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Stifano
Iniziative RAI nella conservazione degli a11diovisivi
Ba/assone
ed aumentano con una progressione di circa 1 0.000 unità all'anno. Lo strumento di conservazione è costituito da trasloelevatori automatici. Il secondo Centro servizi è stato organizzato presso un immobile situato sulla via Salaria ed acquistato dalla RAI nel 1982. Il Centro servizi della via Salaria è specializzato nella conservazione, visione e lavorazione del materiale filmato o su bobina RVM. È attualmente in corso la installazione anche presso questo Centro di un certo numero di trasloelevatori meccanici che consentiranno di sfruttare appieno l'ampia cubatura dell'immobile e di con centrarvi, ad opere terminate (primavera '85), tutto il materiale che si è venuto accumulando nei vari magazzini della RAI dall'inizio dell'attività dell'azienda e particolarmente dopo l'introduzione della video registrazione elettronica. I pezzi fisici da conservare sono, alla data odierna, circa 1 . 1 00.000. Va sottolineato che è in corso la trasposizione su memoria elettronica di tutte le schede cartacee su cui fino ad oggi sono stati scritti i dati relativi ai programmi immagazzinati. Quando questo lavoro sarà terminato (prevedi bilmente per l'autunno del corrente anno), gli utenti potranno ricevere i dati e potranno esplorarli con tutti i vantaggi della ricerca automatica. In sostanza questo sarà il momento in cui per la prima volta la conoscenza dei dati di questi programmi diventerà un fatto realmente aziendale, non più riservato e affidato alla buona volontà e alla tradizione orale assicurata dai program misti « autori di ciascun particolare programma.
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È chiaro che la prospettiva di una integrazione dei in un unica ba�ca �lettr�nica può essere realizzata solo sulla base dell'indati teress e dei tito lan de1 patnmoni esistenti. Resta alla RAI, essenzialmente in ragio stato molto avanzato delle organizzazioni in corso, il compito doverne dello oso di valon_ zzare, entro una logica di sistema allargato dell'industria a d"lOVlSl · ·Va, . �1 serv1z l"l poten�tale to a cut sta dando vita parten do dalle propr ie specifiche _ d'aztenda. necesstta .
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- Il processo di ristrutturazione sopra descritto, oltre agli obiettivi più immediatamente aziendali, si propone di realizzare le condizioni necessarie per consentire ad altri possessori di patrimoni grandi e piccoli di materiale audiovisivo di entrare a far parte della banca dei dati. In pratica si intenderebbe realizzare per tutto il patrimonio audiovisivo esi stente in Italia un unico catalogo centrale, esplorabile da qualsiasi operatore culturale purché collegato a mezzo di video terminale. Per conseguire questo obiettivo è necessario che i dati vengano raccolti e organizzati su un unica memoria. La proprietà e il possesso del materiale dovrà invece restare a cia scuno degli attuali titolari, che concorderanno singolarmente e direttamente con gli eventuali richiedenti modalità e tariffe per l'uso del materiale. Contatti sono da tempo in corso con l'Istituto Luce, che dispone di un patrimonio filmato fra i più rilevanti, e con altri archivi di filmati organizzati da privati e associazioni in varie regioni d'Italia. Prospettive di sviluppo.
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Peppino Ortoleva LE MOLTE SFIDE DELL'ARCHIVIAZIONE AUDIOVISIVA
L'ingresso dei materiali audiovisivi (nella loro duplice natura di riproduzione meccanica della realtà e di strumento di racconto-rappresenta zione, tanto più efficace perché illusionistico, e tanto più illusionistico in quanto, appunto, meccanico) nell'elenco ormai sterminato delle possibili « fonti storiche », sebbene ancora tutt'altro che incontestato e pacifico, sta già provocando effetti non trascurabili nel lavoro degli storici e in quello degli archivisti, inclusi quegli storici e quegli archivisti che più rigorosa mente si attengono allo studio e alla conservazione delle fonti più « tradi zionali ». Si può dire che, dopo un periodo iniziale in cui ci si è sforzati soprattutto di stabilire delle analogie tra questi documenti e quelli sui quali le pratiche di archiviazione e ricerca erano più consolidate, dopo una fase nella quale si è cercato di stabilire rigorose corrispondenze, se non addirittura identità, fra i modi di catalogare, leggere, interpretare questi documenti, e i modi in cui si leggevano le fonti scritte, ci si è cominciati a rendere conto che la loro pro fonda novità era tale non solo da non prestarsi ad una simile « normalizzazio ne », ma addirittura da rimettere in discussione le stesse pratiche tradizionali di lettura, di conservazione, di interpretazione, degli altri documenti. In altri termini, la fonte audiovisiva propone a storici ed archivisti una serie di sfide che, se correttamente intese, non possono non ripercuotersi anche sul modo di concepire e di lavorare sulle fonti « tradizionali ». Non è mio compito, in questa sede, soffermarrni sul come l'ingresso delle fonti audiovisive nel lavoro degli storici stia condizionando in profondità il concetto stesso di fonte (un tema enorme, e ancora poco studiato, in parti colare per quel che riguarda un tipo di documentazione fondamentale ma gene ralmente trascurato, la fotografia) ; vorrei invece dedicarmi all'altro aspetto, ai problemi e alle sfide che l'archiviazione dei documenti audiovisivi (in parti1.
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Peppino Orto/eva
colare le immagini in movimento, chimiche e magnetiche) pone a chi vt e preposto, e agli stimoli e alle suggestioni che se ne possono trarre per la più generale pratica degli archivi storici. Un primo drammatico problema è quello delle scelte. Chi si occupa di archivi audiovisivi si rende spesso conto di essere sottoposto, dalla società, ma anche dai suoi stessi impulsi psicologici, ad una doppia, e spesso lacerante, spinta : da un lato, la tendenza a conservare tutto, a non buttar via mai nulla, non solo per la considerazione che « tutto può essere importante », che il frammento apparentemente più irrilevante di documentazione potrebbe rive larsi, a nuovi strumenti di lettura, decisivo (questa considerazione è, soprattutto oggi, comune un po' a tutti quelli che lavorano in archivio), ma anche per un motivo più specifico, la riluttanza profonda e radicata a distruggere quello che appare più che una traccia, uno specchio, un frammento di realtà traman dato fino a noi, ma come dotato di propria vita. La riluttanza, che tutti cono sciamo, a distruggere una fotografia, anche di uno sconosciuto, il senso di distruzione di qualcosa di vivo che un simile atto ci comunica (e che si accentua se la fotografia è in movimento) non solo non si attenua, ma mi pare al con trario si rafforzi, in chi per professione conserva simili documenti. Quasi « naturalmente » l'archivista di immagini meccaniche, e tanto più di immagini in movimento, tende a trasformarsi in collezionista e raccoglitore anche di minuti frammenti, e a fare dell'archivio lo strumento di una sfida globale al tempo e alla morte. Dall'altro lato, vi è anche una pressione in senso opposto, all'abbandono, alla negligenza totale di materiali che vengono socialmente concepiti (e con sumati) come naturalmente effimeri, poco rilevanti. Per decenni, anche i paesi con le migliori tradizioni archivistiche hanno trascurato totalmente, proprio per questo motivo, l'archiviazione degli audiovisivi, e ancor oggi il deplore vole stato in cui versano gli enti che dovrebbero istituzionalmente occuparsene (Cineteca di Stato, ad esempio) trae una sorta di legittimazione dell'idea diffusa che la conservazione delle immagini in movimento, per loro natura effimera, e il loro scarso rilievo culturale sul lungo periodo sia, a dir poco, un compito secondario all'interno di una politica di archiviazione nazionale. Tra « conservare tutto » e « conservare nulla » il problema delle scelte si pone in modo più drammatico e spesso più sofferto per chi lavora in questo campo, che per gli altri archivisti. La questione dello scarto si fa più insidiosa 2.
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Le
molte sfide dell'archiviazionr audiovisiva
e, in certa misura, più carica di implicazioni teoriche e per così dire « ideolo giche ». Dirò subito che non credo ci siano dei criteri assoluti ed oggettivi di scarto, che esista una via « corretta » allo scarto che non sia probabilmen destinata a rivelarsi, ad una futura generazione di studiosi e di archivistite più o meno disastrosa. Dirò subito, d'altra parte, che non credo (e tanto piÒ in questo campo, con i costi spaventosi di restauro e conservazion e cui dovremo tornare) al « conservare tutto », che spesso nasconde la scelta di su di scarto inconfessati e poco meditati. Il problema, qui come per tutti glicriteri documenti, ma più drammaticamente accentuato, è quello della responaltri sa bilità dell'archivista, dell'assunzione da parte sua di criteri di scelta, ovvia mente il più larghi possibile, ma anche il più rigorosi e coeren possibile, il più chiari possibile : che permettano a chiunque, in futuro, anchetinon videndoli, di comprenderli, di rendersi conto del che cosa è stato consercondi del che cosa è stato scartato e perché. Vorrei solo chiarire da ultimo vato che ritengo si debba evitare una scelta di tipo estetico, non sol; per la sua 'arbi trarietà e per la sua variabilità con il tempo (gustosa la storia raccontata da un funzionario dell'Istituto Luce su un gruppo di studiosi francesi, che avevano scoperto che l'Istituto stesso aveva inviato al macero alcuni 1vestem all'italiana e avevano gridato allo scandalo perché nel frattempo la critica intern azionale aveva « scoperto » il genere), ma anche perché, per questa via, si finisce con il dare una rigida priorità ai documenti prodotti a fini d'arte su tutti gli altri. )
Ho già accennato come il problema delle scelte e degli scarti sia tanto più difficile, per chi lavora agli archivi audiovisivi, in relazione ai pro blemi economici ad essi connessi. Già Pierre Sorlin, a proposito degli audio visivi come fonte storica, ha fatto notare la difficoltà incontrata da molti stu diosi nel procurarsi materiali il cui valore di mercato è spesso elevatissimo, inseriti in circuiti di distribuzione rigidi e miranti al profitto. Per l'archivista il problema è duplice : da un lato il materiale gli costa, gli costa, spesso, acqui sirlo, gli costa preservarlo, gli costa (cifre, a volte, da capogiro) restaurarlo, tanto che, come si parla per la mancata circolazione di molti film di una « cen sura del mercato », cosi per la mancata preservazione di molti materiali si dovrebbe parlare di un (se possibile ancora più cieco) « scarto del mercato », di una costrizione alla scelta se salvare o lasciar deperire un certo materiale condizionata più da un calcolo di costi che da criteri scientifici di selezione; dall'altro lato, il materiale « di repertorio » conservato in un archivio audio3.
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Le 111olte sfide dell'archiviazione audiovisiva
Peppino Orto/eva
materiali da riutilizzare per i programmi successivi o da replicare (e solo in tempi recenti ha cominciato ad essere concepito come gigantesco « bene culturale », rispetto al quale i diritti indiscutibili dell'azienda non dovevano impedire l'utilizzo da parte della ricerca). L'Archivio nazionale cinematogra fico della Resistenza, nato essenzialmente come luogo di raccolta e conserva zione di documenti filmici della Resistenza, si è trasformato ben presto in un centro di originale produzione delle proprie fonti (le testimonianze orali in video) e di produzione di documentari storici. L'Archivio storico audiovisivo del movimento operaio di Roma, che è nato dalla confluenza di materiali ed archivi di varia origine, ma essi stessi spesso costituiti più per esigenze di produzione che di conservazione, è anch'esso attivamente interessato a partecipare, con i suoi materiali, alla produzione di documentari e rassegne... Sappiamo che, negli ultimi tempi, sempre più spesso si dà il caso di archivi, anche di altro tipo, che « escono all'esterno », con mostre (come quella, esemplare, delle incisioni in rame settecentesche organizzata dall'Archivio di Stato di Torino) ed altre iniziative pubbliche ; sappiamo, cioè, che il pro blema del rapporto tra conservazione e produzione si propone sempre più frequentemente per i più vari tipi di istituzione culturale. Ma per gli archivi audiovisivi, salvo casi rarissimi (come i National Archives americani), la dialettica tra questi due aspetti è intima e, per così dire, costitutiva. È probabile che ciò abbia a che fare con la doppia natura del documento filmico, che richiamavo all'inizio, con l'impossibilità di separare l'aspetto di riproduzione-documentazione da quello di rappresentazione-racconto (è anche possibile che abbia a che fare con la diversa concezione del « pubblico » nell'epoca delle comunicazioni di massa, per cui veramente pubblico è solo ciò che pubblicamente, appunto, viene fruito, non ciò che viene conservato a disposizione, in astratto, della cittadinanza). Sta di fatto che le tendenze a ricorrere, per arricchire gli archivi, ad un'attività produttiva in proprio, o viceversa, per renderli davvero « pubblici », a trame materiali montati per la diffusione cinematografica o televisiva, non sono solo tentazioni ricorrenti per chi si occupa di archivi audiovisivi, ma appaiono bisogni profondi, quasi ineludibili. E lo conferma bene il caso dello sforzo più ambizioso, tecnocra tico, articolato, dell'archiviazione audiovisiva europea in questi anni, quello dell'INA francese, dove i fini di conservazione e quelli di produzione sono statutariamente intrecciati e tali restano nonostante le pressioni da più parti per giungere ad una separazione. Solo che, per questa via, la distinzione classica tra l'attività di chi con serva il documento e quella di chi lo interroga e lo « fa parlare » tende a scom-
v1s1vo ha esso stesso un valore di mercato, spesso anch'esso esprimibile in cifre da capogiro. Anche altri tipi di archivio possiedono, lo sappiamo, dei tesori, che danno non pochi grattacapi; ma nel caso degli archivi audiovisivi non è l'unicità del materiale posseduto a determinarne il valore, bensì, pro prio all'opposto, la sua riproducibilità, la possibilità di inserirlo in copia in una produzione televisiva o cinematografica. Naturalmente, la possibilità di vendere i diritti sul proprio materiale è, per un archivio audiovisivo, una risorsa, essenziale spesso proprio per affron tare gli altissimi costi di conservazione e restauro di cui ho appena parlato. Perché, allora, ne parlo come di un problema? Perché tra la gestione cultural scientifica e quella economica (una gestione economica fatta di alti costi, di alti « immobilizzi » e della possibilità, ma tutt'altro che garantita, di alti introiti da diritti) nulla assicura una perfetta armonia; al contrario. Le scelte dell'archivista finiscono con l'esserne in qualche modo condizionate : se c'è uno « scarto del mercato » nella decisione di salvare documento restaurabile con poca spesa piuttosto che uno il cui restauro comporta una spesa altissima, non potrà prodursi una forma forse ancora più perversa di « selezione del mercato », che indurrà l'archivista a dare la priorità a materiali a cui sa che la produzione cine e televisiva è certamente interessata rispetto ad altri che potranno interessare solo le ricerche non redditizie degli studiosi? L'immissione dell'insieme della vita culturale nel mercato, e viceversa, è un fenomeno di larga portata e in corso ormai da secoli; ci siamo abituati a convivere con l'industria culturale, e ora anche con la sponsorizzazione di mostre, rassegne, musei. La penetrazione della logica di mercato all'interno stesso dell'istituzione archivistica pone problemi nuovi, dilaceranti spesso per la cultura e l'ethos professionale di chi vi è preposto, ma è ozioso discu terne in termini morali; anzi è pericoloso, se impedisce di vedere le novità che avanzano e di farvi attivamente fronte. Anche questo è un segnale che giunge dagli archivi dell'audiovisivo, ma che interessa tutti quelli che si occupano di archivi e di storia. un
Ma proviamo un momento a soffermarci sulle attività di alcuni archivi audiovisivi esistenti in Italia, in particolare di quelli rappresentati in questo convegno. Una cosa che salta immediatamente agli occhi è l'intreccio, nel loro lavoro, della conservazione e della produzione. L'archivio della RAI è nato essenzialmente come strumento produttivo, come repertorio di 4.
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Peppino Orto/eva
?aturalmente a parire, i due ruoli dello storico e dell'archivista tendonopm . gen�rale, .che sovrapporsi. Anche questa è, probabilmente, una te�denza delle fontt stanche si manifesta del resto nella nuova, dinamica concesstonellarga �to del con (si vedano a questo proposito le tesi di Topol� ky); nell'a necesme �ente elesana durre cetto . stesso di fonte ad un'ampiezza tale da mtro ne ; �elselezw mentl di valutazione ed in qualche misura di arbitrio nella 1o tane� 1. · � · .1, tn eu � l'emergere di peculiari fonti, come le testimonianze or.a 1� qu�h at tto � seg ssi proce tutti : o . « crea >> egli stesso il proprio document ne e necessanala concezl·one dell'archivio come puro luogo dt conse . rvazw · . l'aud'wvtst· vo · vt mente messa in crisi. Anche qui, i segnali che gh archtabuladelnarra tm·. inviano a tutti gli storici ed archivisti sono chiar i: de te f
Corrado Fanti GLI ARCHIVI FOTOGRAFICI : PROBLEMI DI ANALISI, CATA LOGAZIONE E CONSERVAZIONE
Nell'affrontare il problema della conservazione delle fonti fotografiche storiche, occorre anzitutto qualche breve riflessione sulla natura dell'oggetto della nostra attenzione, tanto più opportuna quanto a prima vista può appa rire ovvia ogni definizione in merito. Le più aggiornate riflessioni sulla fotografia come bene culturale, pur articolando differenti interpretazioni sul fenomeno in sé e sulle sue manife stazioni storiche, hanno definitivamente affermato la « effettiva capacità di illuminare dappresso quella penetrazione opportuna di conoscenza, quella vitalità informativa, quel lavoro insomma di restituzione conoscitiva e storica che tutti riconosciamo all'immagine e che qualche volta abbiamo invece stolidamente dimenticato >> 1 • Il riconoscimento della importanza della fotografia intesa sia come docu mento sulla realtà storica, sia come fenomeno storico dotato di una specifica peculiarità, è alla base di ogni riflessione teorica atta ad indicare metodi e proposte operative tali da tradursi in prassi di conservazione e servizio di pubblica fruizione. Figlia del secolo della rivoluzione industriale, la fotografia è stata oggetto di un dibattito, ancor oggi fonte di equivoci non sempre risolti, fra i sostenitori di una sua vocazione alla pura oggettività, e, al contrario, fra coloro che so stengono una sua legittimazione nel novero delle arti. Tralasciando l'articolarsi della disputa, intendiamo oggi affermare, pren dendo a prestito le parole di Andrea Emiliani espresse al Convegno « La fotografia come Bene culturale )), tenutasi a Modena nel 1979, che « ... il diaframma dell'immagine, posta com'è a cavaliere fra la realtà e ciò che della realtà l'uomo e la società pensano, è il modello di cultura che l'età cui l'im magine ha dato nascita, ha saputo esprimere >>. Nella fotografia di fatto si l A. EmLrANr, Una ciilà, le immagini, in « Antiche fotografie nelle collezioni civiche mode nesi n, [Comune di .Modena], s.n.t., p. 6 (Quaderni di fotografia, n. 1).
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condensa la duplice esperienza del fotografo, testimone ed interprete, e del l'evento ripreso: essa va definita quale oggetto storico e ipotesi storiografica, atto creativo e frammento di realtà al contempo. Riprendendo un concetto che informa il testo del Bourdieu 2, secondo il quale la fotografia traduce in immagine un concetto che la precede e le dà senso, possiamo affermare che essa ci offre una conoscenza che è principalmente quella della concettualità e del codice che ha informato l'autore piuttosto che una inutilmente invocata conoscenza assoluta. « Dobbiamo poter leggere le fotografie come un modello di interpretazione critica della realtà, dunque non documenti ma discorso critico (o acritico, si badi bene) di storia in senso proprio e completo » 3• Ne viene che per dare luogo ad un corretto intervento di ricerca e siste mazione di tali materiali si prospetta la necessità di qualificare una figura di ricercatore attraverso uno studio che « non separi la fotografia dal contesto ma trasformi la figura dello studioso dell'immagine in teorico delle ideologie che stanno a monte delle immagini » 4• L'organizzazione di una fototeca, i metodi di analisi, i modelli di lettura di una immagine, i differenti modi di raggrupparle ed offrirle alla consultazione, non sono atti tecnici neutrali bensì rappresentano un momento di concettualizzazione e categorizzazione di un materiale che viene ad assumere, in parte, il senso dei criteri cui questi atti sono ispirati. Un metodo di tipo idealistico, volto a sottolineare i soli aspetti estetici di talune immagini « scelte » ed isolate dal più ampio contesto che ne ha visto la produzione, individuate tramite criteri capolavoristici, ha mostrato i limiti di una lettura che ha rischiato di sottolineare l'aspetto antiquariale (valore come merce) della fotografia, piuttosto che arricchire l'indagine in senso storico. Un metodo di carattere storico-sociologico, volto alla ricerca dei conte nuti immediati dell'immagine, ha offerto senz'altro una concezione valida per un superamento del metodo sopra accennato, tuttavia ha mostrato di essere talvolta riduttivo in quanto la lettura dell'immagine si è prevalente mente limitata ad un compito semplicemente illustrativo di tesi già acquisite attraverso altre fonti. Un'attenzione rivolta unicamente al soggetto presente dietro all'immagine ha spesso dato luogo ad una lettura localistica, al limite campanilistica, della
f�tografia, ?r?cludendosi la possibilità di leggere la cultura locale come segno . generale e mostrare come aspetti della cultura e momenti dt problemi di ordme della « grande » storia si esprimano in ambito circoscritto anche attraverso la fotografia. Per un� lettura non puramente monumentale o antiquaria, l'analisi ha . da nvolgersi non tanto alla singola immagine, quanto alla intera serie di cui fa parte, che, nella sua articolazione, presenta con maggiore chiarezza tale capacità interpretativa. Uno studio sistematico dei fondi fotografici assunti nella loro interezza d in � rapp? rto al contesto storico territoriale offre senz'altro risultati di grande Interesse; 10 realtà è dalla ricostruzione della complessa vicenda rappresentata dalla intera atti:i�à �i uno studio fotografico che derivano i criteri per la più . opportuna archivtaztone delle Immagini e per una classificazione atta a per me�terne la ricerca e la consultazione. Un metodo, quello proposto, che consi den « il contesto, il sistema del metodo del fotografare dunque la lingua foto grafica come st�umen�o scelto rispetto ad altre lingue fotografiche contempo ran?e, pe� espnmere 1n un certo mo�o e non in altri proprio i problemi che altnmenti non sarebbero emersi » 5• E dunque opportuno un metodo che sia co�plesso e specifico, che consideri la fotografia come prodotto industriale e senale, che non si limiti alla ricerca delle informazioni sul « soggetto » e ad uso puramente strumentale della immagine adottata come sostituto del reale (considerandola a torto equivalente nelle sue possibili differenti formulazioni linguistiche su di un medesimo soggetto), ma ne metta in rilievo i codici lin guistici attraverso una lettura che non isoli la singola immagine bensì la inse risca costantemente in quell'ampio mosaico di ricostruzione storica di cui �on è che una tessera, e nel contesto culturale di cui è testimonianza, espres sione ed elemento costitutivo assieme. Un metodo che tenga conto della opportuna in�e.rdisciplinarietà di intervento da attuare sulla fotografia at trav�rso ana�s1 artt.�o�ate seco�do metodologie proprie delle discipline stonche, stonco arttsttche, sociologiche, semiologiche, tecnico scientifiche, e�c. e . che, pur in.dividuando i fondamenti epistemologici in dette discipline, ntrovt una propna specificità avendo presente che il risultato sia tale da non precludere futuri differenti sondaggi e letture, considerando che « chi dicesse che esiste un solo modo di guardare all'opera fotografica farebbe afferma zione stolta »
2 P. BouRDIEU, La fotografia,
Rimini, Guaraldi, 1972. 3 A.C. QmNTAVALLE, llfeua a fuoco, Milano, Feltrinelli, 1983, p. XLII.
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Ibid., p.
xxxv.
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A.C. QuJNTAVALLE, Meua a fuoco. . A.
EMILIANI, Una ci/là
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cit., p. 7.
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cit., p. XLI.
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L'oggetto dell'indagine è dunque in primo luogo l'intero fondo foto grafico nel contesto storico geografico e nel più ampio contesto del sistema delle comunicazioni visive. All'atto della sua acquisizione un fondo si presenta sempre ordinato secondo un qualche criterio : tale organizzazione (o mancata organizzazione) costituisce già un fondamentale elemento di conoscenza. La mancata registra zione di tale ordinamento o peggio lo smembramento materiale dei gruppi di immagini (album, buste, scatole ecc.), spesso attuato per ordinarie secondo criteri predeterminati (per autori, soggetti, luoghi, personaggi, eventi o altro) cancellerebbe per sempre importanti informazioni sul senso, sulla finalità, sulle categorie utilizzata dall'autore e quant'altro ; anche nel caso di un fondo foto grafico la sua struttura è qualcosa di più delle singole parti che la compongono. Sul piano operativo dunque la prima forma di restituzione e di restauro consiste nella ricostruzione dell'intero processo di produzione che ha dato luogo alla formazione di un fondo organizzato secondo una precisa struttura. Non solo momento indispensabile alla conoscenza, ma momento di conoscenza, il restauro non si limiterà al restauro chimico (estremamente costoso, propo nibile solo per pochi esemplari e realizzabile unicamente presso centri spe cializzati) o al restauro ottico (ovvero riproduzione fotografica : realizzazione di un negativo di formato ottimale cm 6 X 7 ottenuto per riproduzione da una stampa originale di ottima qualità : operazione realizzabile in termini di massima economia ed in ogni sede decentrata); consisterà invece nella rico struzione dell'intero processo di comunicazione, nella raccolta di tutte le informazioni che, attraverso ricerche, testimonianze di fonti orali e quanto altro, costituiranno la storia generale del fondo. Informazioni che potranno continuamente essere arricchite dalla opportunità determinata dalla loro frui bilità da parte di un pubblico che a volte è stato testimone e protagonista. La vecchia fotografia isolata che ritroviamo sulla bancarella del mercato delle pulci in attesa di un collezionista in cerca di affari e la foto celebrativa riportata nel « libro illustrato » di vecchia concezione è tanto muta quanto vivo e profondo è lo spessore della fotografia che appare come frase di un complesso discorso, arricchito fra l'altro dai contributi offerti dall'uso inte grato di altre discipline quali ad esempio la ricerca antropologica e sulle fonti orali. La proposta che qui si intende rinnovare, per quanto riguarda lo studio preliminare alla sistemazione e schedatura, è di tipo scientifico induttivo: eseguite le ricerche storiche generali sul fondo, registrato ogni elemento di carattere strutturale sulla organizzazione dei materiali, il ricercatore, piut272
Gli archivi fotografici
tosto che ordinare le singole immagini per la loro schedatura secondo cate gorie rigidamente presta�ilite, tenterà una sorta di « sospensione di giudizio » atta a comprendere ultenormente, alla luce dei risultati delle precedenti ricer che, le categ�rie co�cettuali secondo le quali, consapevole o meno, il fotografo aveva �rgaruzzato Il proprio lavoro : in sintesi, il « progetto ». Operando con filologica cautela sarà possibile pervenire ad una scientifica ricostruzione e descrizione del processo di produzione anche in termini quantitativi, statistici ed economici; si potrà insomma pervenire ad un « modello » in scala alla individuazione di una « mappa » del fondo costituita da una suddivisione 'delle im�agini realizzata non già in virtù di valori estetici, di importanza di conte nuti, o secondo categorie di valore prestabilite, bensì realizzate sulla base �elle stesse _categorie che ne hanno informato la produzione. In questo senso Il �o�ello m scala potrebbe essere rappresentato da una serie di immagini _ », nel senso linguistico del termine, dei gruppi, classi e sotto « sigruficative classi in cui è stato possibile ordinare il fondo. Naturalmente una sistemazione siffatta non precluderebbe alcuna successiva diversa ipotesi critica e relativa classificazione. A titolo esemplificativo, ripercorrendo in pratica le tappe concettuali sopra indicate, la ricerca sul fondo, nel ricostruirne la vicenda, vede come mo mento di particolare attenzione l'individuazione della committenza: le istruzioni �iù o m �no espli�ite impartite al fotografo, o quanto il fotografo pensava che Il committente SI aspettasse dal suo lavoro, la finalità ufficiale ecc. La rico struzione �ella vicenda �elle immagini può individuarne un uso anche opposto _ per le quah esse furono eseguite : la diversa formulazione delle alla finahta didascalie può avere in seguito determinato una profonda trasformazione dei significati. Lo studio sull'autore è volto a individuarne la provenienza sociale, la classe di_ appartenenza o nella quale si identificava ed il carattere della sua specializzazione: sono profondamente diverse le motivazioni di chi è arrivato alla fotografia dalla pittura o dall'incisione rispetto a chi veniva da conoscenze c�i�che ed ?t�iche; �ltra cultura è quella del fotografo di bottega, del profes siorusta specializzato In un « genere » ; dall'osservatore attento ai fatti politici, al borghese impegnato in un passatempo d'élite, all'artista che si serve della camera per « appunti visivi » o per sperimentazioni, dal fotoamatore all'impe gnato osservatore della realtà sociale, si riscontrano universi culturali quanto mai vari e significativi per la restituzione di uno spaccato di società. Gli aspetti tecnici, le attrezzature, gli apparecchi di ripresa, i sistemi di illumina zione, le scenografie, i materiali sensibili ecc. vanno indagati con specifiche conoscenze e con la consapevolezza che (ben diversamente da un banale uso 18
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consumistico-amatoriale cui oggi si è ridotto un concetto di tecnica che ha raggiunto in passato un elevatissimo livello di cultura artigianale) tecniche e materiali differenti stanno a supporto di poetiche, di atteggiamenti mentali differenti ; strumenti, supporti e tecniche, in dialettico rapporto con categorie concettuali e finalità espressive, vanno riconosciuti come segni materiali, codici imprescindibili per la comprensione più profonda del portato culturale della fotografia: smarrire tale spessore materiale equivarrebbe a svuotare la fotografia del suo peso estetizzandone l'intero portato. L'analisi sui singoli prodotti va condotta tenendo presente tutto il lavoro di scarto sulle sequenze, di taglio, di inquadratura e di intervento sui materiali di prima realizzazione operato dal fotografo : ogni appunto, ogni elemento utile alla ricostruzione di un procedimento di espressione personale e di esplorazione della realtà, quale può definirsi la fotografia, va attentamente ricostruito. Al termine di questa operazione globale sul fondo è possibile realizzare una sorta di scheda sintetica del fondo che contenga almeno le seguenti indicazioni: nucleo fotografico, ubicazione e possessore ; datazione; ope ratori : qualifica, titoli, provenienza sociale ; materiali e quantitativi; conserva zione e loro ordinamento originale; informazioni tecnico-operative; mappa sintetica del fondo (soggetti, generi, categorie stilistiche, e quant'altro nella logica interna del fondo); notizie di carattere storico amministrativo ; com mittenza, finalità, utilizzazioni; bibliografia ; fonti orali, testimonianze dirette; varie; compilatore e data di compilazione . La realizzazione di una struttura finalizzata alla conservazione ed alla pubblica utilizzazione comporta che si pervenga ad una sistemazione dei mate riali fotografici definitiva e al tempo stesso flessibile, in grado di dilatarsi quan titativamente ed accogliere nuove e diverse informazioni ; che sia la meno personalizzata possibile e che appaiano immediatamente all'utente i criteri di sistemazione dei materiali ; che gli addetti siano intercambiabili diversamente da quanto spesso succede laddove l'assenza dell'impiegato che ha catalogato i materiali preclude sia la possibilità del reperimento delle singole immagini sia la comprensione della loro classificazione. Consideriamo anzitutto tre diversi tipi di esigenze e di richieste formulabili dall'utente: 1) trovare una precisa immagine di cui si conosce l'esistenza ed alcuni estremi ; 2) trovare tutto quello che esiste in un fondo o in una fototeca relativo ad un preciso oggetto (es. le immagini di un luogo, di un soggetto, di un momento storico, ecc.) ; 274
Gli archivi fotografici 3) conoscere in termini sintetici « che cosa c'è » in una fototeca e tro vare immagini significative di una situazione, di un problema, o di elementi �on pr�determ�nati ma individuabili solo nel corso della ricerca stessa, oppure tmmagtm. che Interessano non tanto per quello che rappresentano quanto per « come » lo rappresentano . Distinguiamo quindi le « informazioni » di una foto e su una foto tra ducibili in parole, dalla « immagine » che, sintesi di elementi denotativi e' con notativi, esprime una intellezione, una intuizione sulla realtà raffigurata, pos siede una capacità di rievocazione di vita, esprime una scelta interpretativa su di �n fr�mmento di esistenza assolutamente non traducibile a parole. . pertanto il caso in cui la fotografia è usata strumentalmente St dtsttngua �ome . semplice veicolo di informazioni su di una realtà (caso 1 e 2), dal caso 1� �ut una fotografia rappresenti una realtà complessa non altrimenti acqui stbtle se non attraverso la visione diretta (caso 3). Consideriamo inoltre come la visione sia un processo di organizzazione di dati mentali (mai esaurito e sempre attivo attraverso il confronto reale e mnemonico) sostanzialmente difrerente dal linguaggio scritto. Sulla base di queste considerazioni e della esperienza concreta si può affermare che un sistema di schedatura può avvalersi di sole parole chiave come elementi di riferimento per il reperimento di una immagine nei casi 1 e 2 (e attraverso sistemi meccanizzati di ricerca), ma che, dove la ricerca viene realizzata in maniera diretta e manuale dall'utente, o a maggior ragione nel caso 3, si rende indispensabile la diretta osservazione dei materiali : per di più la visione degli originali dà luogo a tempi di consultazione assai più brevi di quelli determinati dalla lettura della descrizione e della didascalia. La lettura di schede con la sola descrizione verbale e con i rimandi alle rispet tive schede con le immagini scoraggia in realtà chiunque dal portare a termine una ricerca complessa. In ogni caso si tenga presenta che la fotografia, per potere essere letta, dovrebbe avere almeno le dimensioni di cm 6 x 9 ; si sconsiglia quindi l'uso dei provini a contatto 24 x 36 mm. Consideriamo la scheda che raccoglie tutte le informazioni su di una fotografia e che, di dimensioni opportune per contenere una stampa formato 1 8 X 24 cm, costituisce quella che potremmo definire l'unità di consultazione della fototeca; in conformità a quanto sopra espresso, andranno distinti due differenti spazi di informazione : uno relativo alla foto in sé e l'altro riguardante le informazioni sul soggetto della fotografia.
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Il primo spazio di schedatura è quello che si riferisce alla fotografia come « oggetto » e conterrà i dati relativi alla foto originale, essendo opportuno che la fotografia riportata nella scheda ne sia una riproduzione (i cui termini tecnici di realizzazione vanno annotati). In uno spazio di immediata perce zione vanno anzitutto riportate le informazioni fondamentali, ossia la data, il luogo dove la fotografia è stata realizzata, il fotografo ed il numero di iden tificazione ; quindi quelli relativi alla committenza ed alla occasione di ripresa, ovvero al motivo ed alla relazione che ha collegato il soggetto o l'evento storico con l'azione della sua traduzione in immagine fotografica o in sequenza o in intera campagna di rilevamento. Vanno ancora annotati i dati storico amministrativi, tecnici e quant'altro sia determinante a classificare il significato di quella immagine all'interno del sistema della comunicazione visiva. La seconda parte, dedicata al soggetto, ne registrerà eventualmente l'autore (non il fotografo ma l'autore dell'opera), i dati significativi conosciuti quali la datazione, la materia, le misure ed ogni altro elemento, ricorrendo ai sistemi per la classificazione di oggetti, manufatti, architetture, strumenti, paesaggi, elementi geografici, avvenimenti, riti ecc. ; in ogni caso la classifi cazione avverrà nei termini opportuni derivati dalla relativa disciplina che ne affronta scientificamente lo studio. Indipendentemente dalla sua realizzazione grafica, è importante che la scheda mantenga distinti i due piani ; immaginiamo la lastra fotografica come l'elemento di confine fra due spazi : quello « al di qua » della lastra, ovvero dalla sua realizzazione materiale da parte di un fotografo, fino alla sua acquisizione nella fototeca attraverso un progetto, una vicenda, un uso ecc., e quello « al di là » della lastra, lo spazio dove un brano di realtà si è svolto davanti all'obiettivo indipendentemente dall'attività del fotografo (anche se in taluni casi potremmo chiederci come si sarebbe svolto l'evento se non fosse stato contestuale alla sua registrazione fotografica). Realizzata la schedatura delle singole immagini, resta il problema di dare loro una sistemazione che risulti proponibile, tenendo conto di necessità pratiche ed economiche, e che dia risposta alle esigenze espresse nei casi 1 , 2, 3 . Mi sembra evidente che in considerazione della quantità di immagini storiche esistenti, dell'enorme numero di quelle oggi prodotte (quale è il momento in cui una fotografia diventa storica?) e dei problemi derivanti dalla necessità di conservare i fondi nella loro interezza (si potrebbe ipotizzare uno « scarto » informato ai criteri filologici sopra espressi, uno scarto che conservasse un modello in scala del fondo ; comunque anche questa ipotesi lascerebbe irrisolti molti problemi), la soluzione per il tipo di consultazione 276
2 non possa c �e an�are nella �ezione �ella comput:rizzazione. Immagini lettore la quanttta, di parole chiave relative ad una tmmagine descritta in t�rmini esaustivi .moltiplicata per il numero di immagini: per ogni immagine s1 rende necessano un numero di schede di rin1ando che va da un minimo di 7 (data-luogo-fotografo-autore-soggetto-committenza--occasione di ripresa) fino ad un massimo di 20 o 30 per immagini e soggetti complessi; e tutto questo è indispensabile per permettere il reperimento da parte di chi conosca solo alcuni di questi dati o da parte di chi volesse vedere tutto quanto esiste rispondente ad una combinazione dei dati sopra citati. Le possibilità dell'informatica, con alcune riserve e tenendo conto di taluni problemi emersi in questo convegno, sono senz'altro tali da consentire tale schedatura, tuttavia l'uso del co111puter non può assolutamente essere il solo modello realizzato in una fototeca per un complesso ordine di ragioni. In primo luogo la ricerca tramite co111p11ter dà una risposta solo se il sog getto viene ricercato secondo i precisi riferimenti con i quali è stato codificato. Esasperando le cose si potrebbe affermare che la schedatura tramite colllputer sia un atto definitivo che annulla ogni ulteriore, successiva, differente lettura critica, assolutizzando la categorizzazione secondo la quale le immagini sono state schedate, rendendo inattuabile una ricerca che si ponesse domande non programmate. In questo senso, per paradosso, il co111p11ter restituisce princi palmente se stesso come modello di conoscenza prima ancora degli elementi di conoscenza su qualcosa. Inoltre si è già affermato come la sola visione diretta dell'immagine può permettere di comprendere se essa risponda al tema della ricerca o meno, e va rammentato come nella ricerca sia spesso determinante l'opportunità di osser vare cose non ricercate: l'elemento della casualità, di una scoperta, di un con fronto inatteso è fondamentale nel caso di una ricerca che sovente vede il chiarirsi dei problemi proprio nel corso della ricerca stessa. Spesso il problema fondamentale non consiste tanto nella risposta a problemi specifici, quanto nella messa a fuoco di un problema, di una ipotesi di lavoro che nasce per indu zione attraverso l'osservazione dei materiali ed il loro confronto. Queste ultime riflessioni in particolare entrano nel merito dei problemi espressi al punto 3 : si tratta cioè di affrontare il caso in cui la ricerca faccia un uso non tanto o non solo strumentale della fotografia, rivolgendosi ai soggetti in essa rappresentati, ma la consideri nella sua globalità. Difficil mente la ricerca di una immagine tramite cofJiputer potrebbe rispondere alle esi genze dello studioso che ricercasse fotografie espressive di una particolare poetica, che fosse interessato a soggetti marginali nell'immagine colti senza � t1
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Gli archivi fotografici
la precisa intenzione dell'autore, che indagasse su di un tipo di « qualità » fotografica oppure cercasse immagini significative di un preciso problema al di là dei soggetti rappresentati, in quanto questo comporterebbe una scheda tura delle immagini non solo in base agli elementi « oggettivi », ma anche in base ai termini di carattere critico comportando un lavoro difficilmente realizzabile. Solo l'osservazione diretta può fra l'altro permettere al ricercatore di notare eventuali assenze all'interno di un fondo o di un gruppo unitario di immagini. Ancora, attraverso la lettura della singola immagine può sfuggire la possibilità di cogliere il « progetto ideologico », il criterio interpretativo, i registri linguistici, l'articolato sistema chimico-ottico-concettuale, insomma, scelto dal fotografo fra tutti i diversi possibili per dare significato ai soggetti ripresi : questo appare con prepotente evidenza quando si dia atto ad una visio ne globale di una intera serie di immagini analizzate fra l'altro attraverso le possibili comparazioni diacroniche e sincroniche. Sono convinto che una pubblica struttura di consultazione con dichiarate finalità culturali debba in qualche modo forzare a questo approccio l'utente anche più disattento, che vi si fosse rivolto con la sola consapevolezza della capacità « riproduttiva » e documentaria della fotografia. Il modello che si propone è informato ad un criterio che definisce la fototeca non solo come banca dati ma come luogo di cultura, di informazione e formazione, strumento didattico e luogo attivo di riflessione critica. Per rispondere quindi a tali finalità si può ipotizzare una fototeca organizzata secondo il critero della biblioteca a scaffale aperto : se l'unità di consultazione è costituita dalla scheda di grandi dimensioni con la stampa formato 1 8 X 24 cm e tutte le informazioni sopra elencate, il problema del suo reperimento e della sua diretta consultazione è rappresentato dal criterio col quale rag gruppare in unità complesse di consultazione (al pari di monografie o volumi) le singole schede che, in seguito alla analisi critica del fondo, rappresentano le frasi di un discorso compiuto ed omogeneo : di modo che l'intero sistema delle schede appaia suddiviso in gruppi, classi, sottoclassi e risulti gerarchka mente e concettualmente costituito secondo i criteri che ricostruiscono « per corsi visivi » coerenti e compiuti. La struttura da conferire ai gruppi di immagini potrebbe essere la stessa individuata e definita in precedenza come « mappa » del fondo: l'immediata osservazione della disposizione delle immagini così raggruppate e denotate da didascalie sintetiche, offrirebbe all'utente l'indicazione sui criteri strutturali costitutivi del fondo, così da suggerirne una prima lettura atta a ripercorrere
in modo filologico il senso, offrendo cosi basi più corrette per ulteriori parti colari interpretazioni. Nel caso risultasse che la ricostruzione della struttura concettuale del fondo secondo criteri unicamente filologici desse risultati assai poco signifi cativi di contenuti particolarmente evidenti e degni di essere sottolineati, sarebbe la interpretazione storico--<:ritica dello schedatore a dare corpo ad una sistemazione del tutto e per tutto assimilabile ad ogni interpretazione di tipo storiografico. In realtà credo che analisi filologica ed interpretazione storica (condizionate dalla cultura in cui è calato lo storico) siano in qualche misura imprescindibili l'una dall'altra. Si tratta in definitiva di raggruppare le immagini non secondo uniformi e costanti criteri che potrebbero essere quelli dei « generi » quali il paesaggio la natura morta, il ritratto, ecc. oppure secondo soggetti desunti dalle varie discipline, o ancora secondo criteri rigidamente geografici o altro, bensì di volta in volta funzionali ad una immediata percezione del significato del fondo, senza peraltro rifiutare in modo preconcetto sistemi tradizionali di classifica zione qualora risultino opportuni. In questa sistemazione sarà opportuno avere cura che per ogni scheda con relativa stampa venga individuata una sola categoria di appartenenza, ed essa venga collocata in un solo gruppo di schede in quanto il moltiplicarsi di eventuali schede di rimando renderebbe la cosa antieconomica; solo in alcuni casi sarà possibile collocare come rimandi delle semplici copie fotostatiche a puro titolo indicativo. In sintesi, riepilogando quanto detto, per restare nell'ambito di obiet tivi realizzabili anche presso fototeche decentrate, è possibile ipotizzare una struttura dove le immagini sono organizzate nei seguenti termini : a) uno schedario nel quale, con la logica del registro cronologico d'ingresso, in forma di stampe a contatto siano contenute le foto man mano acquisite dall'ente, e nello stesso ordine nel quale si trovavano nell'archivio originale o nel quale sono state rinvenute. A queste stampe a contatto corrisponderanno i negativi ottenuti per riproduzione dagli originali eventualmente restituiti ai proprie tari o conservati opportunamente; b) un terminale nel quale, come sopra accennato, vanno inserite tutte le informazioni sull'immagine, sul soggetto, su ogni elemento conosciuto per una ricerca di tipo « strumentale »; c) un sistema di consultazione a scaffale aperto costituito da contenitori o album contenenti gruppi di schede (unità di consultazione) raggruppate tenendo conto di volta in volta dei criteri con i quali le fotografie sono state prodotte o dei risultati emersi dalla ricostruzione critica della storia del fondo, in
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Gli archivi fotografici
Corrado Fanti
modo che la disposizione degli album rappresenti la mappa concettuale del fondo. Sia i dati analitici registrati su co111puter sia le schede sintetiche dei fondi potranno circolare fra le diverse fototeche e centri di studio per una generaliz zata conoscenza dei materiali conservati nei diversi luoghi del territorio, e nei centri specializzati. Le soluzioni operative sono state ipotizzate non tanto per la sistema zione dei materiali fotografici storici in grandi centri specialistici come il Centro Studi e Archivio della Comunicazione » della Università di Parma, che va considerato quale principale riferimento, e che ci auguriamo di vedere presto aperto al pubblico, quanto per un intervento d'emergenza e di salva taggio di numerosissimi fondi fotografici che rischiano la dispersione se le Amministrazioni locali non saranno in grado di operare un intervento im mediato e corretto. Anche dopo l'eventuale passaggio presso centri specialistici quali quello citato, i materiali in copia originale » (ricordiamo che la riproducibilità tecnica è in fondo una delle peculiarità della fotografia) potranno anche re stare presso le Amministrazioni dei luoghi d'origine quale patrimonio cul turale locale. L'equilibrio fra la scientificità dell'operazione e la sua semplicità e so prattutto economicità è l'obiettivo principale delle linee di metodo qui sug gerite.
APPENDICE
«
«
Per quanto riguarda i problemi della conservazione, in considerazione anche dell'uso continuo cui i materiali sarebbero sottoposti nel tipo di fototeca descritta, l'ipotesi più realistica prevede la duplicazione degli originali e la loro conservazione in luoghi specializzati. Sul piano tecnico, nel caso di stampe originali, la riproduzione più opportuna
è su pellicola pancromatica di media sensibilità (es. PXP PROF.
120 6057)
su for
mato 6 X 7 cm o 6 X 9 cm, sviluppata con rivelatori finegranulanti e compensatori,
avendo cura di riprodurre lo stesso gamma di contrasto ed una gradazione tonale l a più vicina possibile all 'originale, s u d i una stampa d i gradazione morbida o normale. Nel caso di originali macchiati o sbiaditi, sia attraverso l'uso di appositi filtri (per le macchie, dello stesso colore della macchia da eliminare) che attraverso l'uso di rivelatori combinati a pellicole apposite (non consiglio le pellicole professionali Kodak 6127,
4127, 4125, 4154 13 cm
solo nei formati dal 9 X
ecc. unicamente per il fatto che sono disponibili in su, cosa che renderebbe eccessivamente costosa
un'operazione che diverrebbe così di vero e proprio restauro ottico) è possibile
aumentare il contrasto dell'originale fino a produrre una stampa di ottima leggibilità.
Per la scelta dei materiali si vedano direttamente le pubblicazioni Kodak estre mamente dettagliate in proposito.
Nel caso si possiedano originali negativi è consigliabile, manipolandoli con la
massima cura, realizzare delle stampe di elevata qualità delle quali un paio andranno conservate con i negativi originali in luoghi appositi e non accessibili al pubblico, una verrà applicata alla scheda
«
unità di consultazione
alla realizzazione di un negativo 6 X
7
»
dopo avere provveduto
oppure 6 x 9 per riproduzione; la realiz
zazione di un internegativo ottenuto direttamente dal negativo originale compli
cherebbe la serie di operazioni che qui si prevedono per un personale non specia lizzato e che vanno pianificate secondo un iter che prevede i l minimo uso di mate
riali e tecniche differenti.
Il trattamento dei materiali in bianco e nero (riproduzione, sviluppo del nega tivo, stampa), affinché assicuri una lunga durata di conservazione, non deve essere
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Gli archivi fotografici
Corrado Fanti sacrificano l a preciSIOne di trat effettuato con sistemi meccantcl automatici (che a in termini di quantità per tempo) tamento alla rapidità ed alla economicità tradott insuperati : lo sviluppo dovrà restano ma con sistemi manuali ed artigianali che za dei rivelatori e condotto essere eseguito dopo un controllo della assoluta freschez di contrasto desiderato; al nei termini prescritti per ottenere un preciso gamma necessaria per fare diventare fissaggio, in due bagni, della durata doppia di quella risciacquo forzato, l'eliminazione:> trasparente uno spezzone di pellicola, seguirà un iearing >> ed un lavaggio molto del residuo fissaggio tramite l'uso del « Hypo-C è la causa del 70 % dei casi di prolungato (la disattenzione di queste avvertenze enterebbe un completamento deterioramento) ; un ulteriore viraggio all'oro rappres con l'asciugatura non forzata, ottimale di un trattamento che deve concludersi , vapori inquinanti ecc. polvere da lontana da fonti di calore, in un locale esente
nto. secondo tempi non accelerati da alcun interve evitando i moderni materiali poli a eseguit andrà 24 x 8 1 carta su La stampa purtroppo va oggi scomparendo. tenati e secondo una accurata tecnica manuale che mancherebbe di comunicare imativa appross Si tenga presente che una riproduzione precise poetiche, categorie di to quei dati tecnici che si è affermato essere a suppor culturali e finalità espressive.
prossimi ai dati originali Le stampe cosi realizzate nei termini tecnici più ne dal punto di vista della potranno essere sistemate in condizioni anche non opportu consultazione, essen della e esigenz conservazione, ma assolutamente funzionali alle
X 9. done possibile la ristampa dai negativi 6 X 7 o 6 li originali vanno brevemente materia dei azione conserv la e concern Per quanto chimici del trattamento di elencate le principali cause di deterioramento. I residui enti, metallizzazioni ingiallim di cause ali sviluppo e fissaggio sono fra le princip qui una sintesi dei offriamo e ecc. L'elenco dei materiali contaminanti è assai lungo plastiche a base di nitrato più significativi : lacche, vernici, inchiostri, smalti, sostanze metalli ferrosi non smaltati, e formaldeide, cloruro di polivinile, buste di poliestere, grezzo, compensati, trucio buste di carta di cattiva qualità, giornali, cartoni, legno stesse mani, danneggiano nostre le e lati, masonite, vapori, fumo, insetticidi, cere, tto quella solare e fluo la fotografia in modo irreversibile; ancora la luce e soprattu agine : è preferibile usare luce rescente provoca a lungo andare la perdita dell'imm
ad incandescenza a livelli assai deboli. ente controllata : 10 °C La temperatura assieme all'umidità relativa va attentam à l'umidit si conservi fra il 25 % rappresentano una temperatura ottimale a patto che rappresenta un serio pericolo. Per e 50 % ; fino a 21 oc è accettabile e oltre i 24 oc e a l di sotto del 15 %, 25 % quanto concerne l'umidi tà relativa, carte e pellicol dal supporto; i valori ottimali diventano friabili, si incurvano e la gelatina si sfalda
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si aggirano fra i l 25 % e il 50 % mentre restano appena tollerabili per situazioni temporanee a livelli del 40 %, 50 %, e arrivano ai limiti massimi di sicurezza con livell
� s�periori al 60 %:
L'eccessiva umidità relativa provoca l'accelerazione degli
effetti d1 degrado causati da residui chimici, germinazione di funghi e batteri varia
�
�
aggior zioni irreversib l i di formato ecc. In ogni caso si tenga conto che creano . danno sbalzi di temperatura e umidità che condizioni negative ma stabili.
�
Anc e per i materiali fotografici l'inquinamento atmosferico rappresenta u n seno pencolo : oltre a d essere provocati dalle quantità di gas ossidanti presenti
�
pr sso le aree �rbane, industriali e di traffico, danni notevoli vengono provocati _ da1 sali e dal s1hce sospesi nell'aria nelle zone di mare e prossime alla costa.
�
Ivlicrorganismi, funghi e batteri trovano nella gelatina un ottimo terreno di
�
c l tura : freque te è il Lepisllla Sacchari11a detto pesciolino d'argento, che si nutre di carta e gelatma. Allo scopo di disinfettare i materiali è consigliabile utilizzare
ossido di etilene in celle a vuoto.
Ancora danni notevoli provengono da incendi, alluvioni e altri disastri simili; va ricordato che gli effetti delle condizioni sopra esposte sono cumulativi e tali da produrre effetti che aumentano nel tempo in forma geometrica ed in modo irrever sibile. Tuttavia, nonostante il lungo elenco di effetti dannosi, si verifica purtroppo
che una delle principali cause di degrado è l'incuria, l 'ignoranza ed il cattivo inter
vento dell'uomo : collezioni che si erano conservate per decine di anni nelle peggiori delle condizioni sopra citate, sono andate distrutte in brevissimo tempo in seguito alla loro scoperta e ad interventi poco opportuni. Per accennare in maniera estremamente succinta ad opportune tecniche di
�onservazione,
va anzitutto richiamato il consiglio di non dare luogo ad alcun
Intervento e a non modificare le condizioni di materiali recuperati senza avere una
esatta cognizione di quanto si intenda fare : l'unico atto opportuno è quello di rifo
tografare gli originali senza prendere alcuna iniziativa per pulire, lavare o addirit
tura restaurare gli originali senza essere un tecnico specializzato. A titolo di esempio ricordo che l'acqua calda, mentre tende ad ammorbidire se non sciogliere la gelatina, consolida l'albumina ; una soluzione a base di formal deide indurisce l'emulsione di gelatina mentre fa tornare allo stato di negativo u n ambrotipo : ogni intervento s u materiali storici v a condotto solo dopo opportune analisi atte a stabilire i tipi di materiali in esame spesso assai difficilmente distingui bili fra di loro. I materiali fotografici storici vanno conservati all'interno di contenitori d'ac ciaio inossidabile o di metalli smaltati a fuoco o di alluminio anodizzato · come ' portanegativi si consigliano le apposite buste di carta o di acetato di cellulosa. È
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Gli archivi fotografici
Corrado Fanti da impurità e che bene che la carta a contatto con i materiali originali sia esente eventuali colle siano neutre e a base di cellulosa.
buste di Le stampe originali vanno conservate in scatole di alluminio entro
carta esenti da impurità.
re I negativi di vetro vanno posti di taglio e leggermente separati per permette
Scheda con stampa formato
18
x
24
cm.
DATI SULLA FOTO ORIGINALE
commiucnza - occasione della ripresa
la circolazione d'aria. I locali dove conservare i materiali devono essere climatizzati e mantenuti alle condizioni costanti di temperatura (10
oc o 1 5 °C) e di umidità relativa (35 %, 40 %)
con aria depurata e filtrata da ogni sostanza inquinante ; ancora tali locali dovranno
in
essere progettati adeguatamente per la prevenzione di allagamenti ed incendi, con
STAMPA FORMATO
pareti protette da valvole di controllo e con un sistema automatico antincendio ad
cm
emissione di anidride carbonica.
verticale; in ognuno dei due casi
Quanto detto non costituisce che un rapido e sommario accenno ai problemi della conservazione del materiale fo tografico : sufficiente tuttavia per giungere alla
storici e amministrativi tecnici t
questo da
spazio
collocare
va
inserita la
18 x 24
orizzontale
o
resterà rispettivamente scoperta la
t
fascia orizzontale o verticale sulla quale vanno riportati i « dati sulla
conclusione che se il significato e lo scopo della conservazione della fotografia
foto originale ».
risiede nella possibilità di consultazione e pubblico utilizzo nelle forme più acces sibili e decentrate, diversamente la conservazione dei materiali originali va neces sariamente organizzata in maniera specialistica ed accentrata in poche sedi attrez zate a questo scopo.
negar:ivo
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originale D
negativo riprodotto
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LUOGO
committenza - occasione della ripre5a
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negativo
originale
negativo riprodotto
storici e amminisuar:ivi
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t datazione materia
misure intero
SCHEDATORI!
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partic.
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Paolo Buonora INDICIZZAZIONE AUTOMATICA E COLLEGAMENTO TRA BASI DI DATI
Prima di parlare di problemi di indicizzazione vorrei riprendere i temi discussi con più interesse nella mattinata. Ci si è so/fermati con par ticolare attenzione sulle caratteristiche peculiari della documentazione che viene prodotta attualmente : tanto per la documentazione informatica quanto per la documentazione di tipo audio-visivo appare determinante la pre senza di un mezzo meccanico. Il grosso cambiamento rispetto alla docu mentazione meno recente è che mentre lo scrivano del primo periodo del l'unità d'Italia impiegava un tempo considerevolmente lungo a produrre un documento, il ritmo di produzione dei documenti è oggi quasi vertigi noso. Giustamente, si diceva stamattina che non è assolutamente pensa bile conservare tutto quello che viene prodotto, anche invocando l'aiuto del ritrovamento automatico dell'informazione : la mole stessa della produ zione documentale non è assolutamente controllabile, nemmeno con strumenti automatici. Un esempio significativo è quello dell'amministrazione svedese, che ha stabilito la distruzione entro un determinato lasso di tempo di tutta la documentazione prodotta su supporti inadatti alla conservazione perma nente e il contemporaneo trasferimento di parte dell'informazione su supporti più stabili. Vedevamo stamattina l'esempio del nastro magnetico che perde con grande facilità le proprie capacità di conservare l'informazione, in un periodo di tempo che in definitiva non supera i dieci anni ; è da aggiungere che in ogni caso anche le procedure più avanzate nella produzione di questi supporti, la loro conservazione a temperatura costante e controllata, il periodico riav volgimento o ricopiatura su altri nastri ogni cinque o dieci anni, non basta a dare una risposta al problema : il ritmo di crescita della documentazione prodotta, e quindi di quella da conservare, renderà impossibile compiere tutte queste operazioni per tutti i nastri. La risposta sembra venire dalla tecnologia dei video-dischi a lettura laser : il video-disco non è un supporto di natura magnetica, e quindi non è sog getto al deterioramento di cui si diceva : è un disco di metallo protetto da una 287
Paolo Buonora
Indicizzazione auto!Jiatica e collega!lleflto tra basi di dati
pellicola di materia plastica in cui le informazioni sono state tradotte in scal fitture microscopiche, le quali vengono « lette » da un raggio laser. L'infor mazione naturalmente è di tipo digitale, e il mezzo offre capacità di conser vazione nel tempo superiori probabilmente a quelle del supporto cartaceo più tradizionale, che si può considerare più resistente di supporti usati adesso : le stampatrici dei computer non rispondono assolutamente per gli inchiostri ed il tipo di carta usata alle caratteristiche richieste per la conservazione permanente. I video-dischi li abbiamo ormai sotto gli occhi nei negozi di musica : da tempo è stato messo in commercio il lettore laser, e in alta fedeltà si ven dono comunemente i compact-disk. Questa tecnologia si sta dunque diffon dendo a livello commerciale; tuttavia si deve considerare l'alto costo del trasferimento dell'informazione su un supporto del genere, perché l'incisione della documentazione su video-disco può essere giustificata dalla vasta diffu sione di un prodotto di alta fedeltà, ma è cosa ben diversa quando si tratta di produrre un solo esemplare per la conservazione permanente. Teoricamente il mezzo si presta tanto alla conservazione di informazione di tipo verbale - e in questo offre capacità di stoccaggio veramente conside revoli, vale a dire in uno di questi dischi si può immagazzinare l'equivalente di 500.000 pagine di libro - quanto alla conservazione di altri tipi di informa zione : data l'elevata quantità di informazioni digitalizzate che può contenere, il disco-laser offre la possibilità di conservare suoni e immagini. In tal caso i costi cominciano a salire vertiginosamente, mentre il rapporto costo/ren dimento è più ragionevole per la documentazione di tipo verbale. Tutto questo per rispondere ai problemi che Ortoleva sollevava stamat tina. C'è però un altro aspetto della questione: quando anche saremo riusciti a conservare per un periodo di tempo considerevole questa gran mole di documentazione, adeguandoci ai suoi ritmi di crescita, come faremo a ritro vare l'informazione? Con migliaia e migliaia di bobine magnetiche e di film conservati, chi sarà in grado di vederli tutti, per sfruttare le informazioni in esse contenute? Il problema a me pare anche più grosso di quello puramente tecnico della conservazione : indubbiamente, se noi guardiamo a situazioni in cui gli archivi automatici e audio-visivi si sono sviluppati notevolmente, vediamo che ci si trova a livelli critici. Vorrei citare il caso dei National Archives in USA, ove è stata stabilita un'indicizzazione dei versamenti basata su livelli gerarchici di produzione della documentazione, vale a dire un'indicizzazione automatica in base alla
quale i documenti possono essere ritrovati seguendo la via « dipartimento di Stato-divisione-ufficio-çompetenza », anche scendendo ad un buon livello di differenziazione : gli archivisti americani, che pure dispongono di un bilan cio considerevole, non sono assolutamente in grado di procedere in questo caso al tradizionale lavoro dell'archivista di riordinare il fondo ed inventa riarne il contenuto, ricorrendo ad una classificazione predefinita, scegliendo i termini da indicizzare documento per documento o anche serie per serie, e creando una serie di riferimenti incrociati tra gli stessi; se dovessero dedicarsi ad un'indicizzazione di questo genere, tra sessanta anni avrebbero finito di lavorare sulla documentazione di cui sono attualmente in possesso, ed avreb bero naturalmente da iniziare il lavoro per la documentazione prodotta nel frattempo con un ritmo di crescita esponenziale. Pertanto, riguardo a tale valanga di documentazione, il problema del ritrovamento dell'informazione è forse quello che abbiamo più urgentemente di fronte. Ci sono diversi metodi per creare dei sistemi di ùifor!llation retriva/, e diverse esperienze sono state compiute sul piano applicativo. Credo che ieri si sia parlato abbastanza del sistema MISTRAL, che è usato dall'archivio storico dell'Ansaldo, ed è un software prodotto dalla consociata francese della Honeywell: il sistema è usato in alcune basi di dati degli Archives Nationales di Parigi. Si tratta di un pacchetto di programmi che offre diverse possibilità. Anzitutto si può effettuare la ricerca detta « booleana », vale a dire l'incrocio tra diverse parole chiave : posso cercare le unità documentarie che contengono una certa parola, quelle che contengono diverse parole associate, quelle che contengono una certa parola ma non ne contengono un'altra e così via, allargando o restringendo il campo d'indagine. Vi è poi la possibilità di con durre una ricerca sui cosiddetti thesauri: un thesaums è semplicemente l'insieme delle parole-chiave o termini-indice usati per l'insieme di dati, e può avere struttura diversa. Facciamo l'esempio di una delle basi di dati francesi citate, LEONORE, che riguarda le persone insignite della Legion d'onore; si tratta di dati essenzialmente biografici, ricavati da un fondo di circa 218.000 fasci coli, con documentazione di tipo molto omogeneo sulle persone interessate da onorificenze, pensioni di guerra e così via; il thesarmu che corrisponde a questa base di dati ha una struttu.ra alfabetica o cronologica : si può cercare il nome Martin e chiedere la lista dei termini vicini alfabeticamente (Martinez, Marty, ecc.). Questo è un livello di aiuto alla ricerca a mio avviso abbastanza basso : è possibile ricorrere ad espedienti di tipo « enigmistico », troncando le
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Paolo Buonora
parole o aggiungendo altri prefissi, ma tale metodo è sostanzialmente limitato per applicazioni di carattere più concettuale. . . . Gli archivisti francesi hanno impiegato un tbesaums di diverso tipo nella costituzione di una base di dati tratta dal fondo delle Belle arti, nella quale trattando di affari amministrativi relativi alle varie opere d'arte (vendita, com missione, assegnamento a un museo) dovevano poi arrivare a des�rivere l'opera d'arte stessa : per far questo hanno costru�to un tbesaums ger�rchi�zato, in cui si parte da un primo livello di cinque ram1 (scena, personaggio, simbo lismo, soggetto diverso dall'uomo, motivo decorativo) e si arriv� per ra�� cazioni successive a soggetti più specifici. Pe fare un'altro esemp10, l'archivlO dell'Ansaldo ha creato un tbesaums gerarchico per i termini tecnici di carattere navale. Anche questo tipo di tbesaums presenta dei grossi inconvenienti, che riguardano le difficoltà di applicazione di una classificazio�e ger�rchica a soggetti non predefiniti: nella classificazione di. Dewey, organ�zza�a 10 scat�le sempre di dieci elementi, io devo sapere per arnv�re a�a « stona d1 Mondovi.» che devo partire da « storia » ma non da « stona uruversale » bensì « stona d'Italia », scendere a « storia del Piemonte » per arrivare infine alla « storia di Mondovì ». Il problema è che posso trovare riferimenti che mi interessano non solo seguendo quell'unica strada, per arrivare alla fogliolina che è sul l'ultimo dei rami, ma anche in rami diversi (p. es. « storia economica » o « storia religiosa ») : tuttavia non ho relazioni che mi mettano direttamente in collegamento questi soggetti « distanti » e situati a vari livelli della gerarchia. . Simlh . . . a quelli. degli. Ora, se vogliamo cercare situazioni e problemi. più archivi italiani, è opportuno guardare ad un'ambito europeo : in USA gli archivisti hanno a che fare prevalentemente col problema degli archivi con temporanei oppure vi sono università abbastanza ricche da creare basi dati ad boe e compiere ricerche finalizzate a un determinato argomento. Le espe rienze più interessanti in materia di indicizzazione automatica mi sono sem brate pertanto quelle dei colleghi inglesi. Al Public Record Office di Londra sono state sperimentate applicazioni di sistemi creati per la documentazione bibliografica, tendenti essenzialmente alla generazione automatica di indici : nel sistema PRECIS ad esempio un� index-CIJifJ' è costituita da una stringa di termini che possono essere permutati sintatticamente, generando in modo automatico altre index-entries. Inizial mente si sono avuti degli insuccessi, in quanto effettivamente l'informazione bibliografica presenta caratteristiche diverse da quella archivistica ; tuttavia 290
Indicizzazione automatica e collegamento tra basi di dati
si è giunti alla definizione di un tipo di tbesaums molto più « flessibile » di quelli di cui parlavo prima. Ai fondi descritti nella Cwrent Guide degli archivi del Public Record Office è stato applicato un sistema di automazione (PROSPEC) che inizial mente (1972-1974) comportava semplicemente la produzione automatizzata di edizioni aggiornate del testo e degli indici, e successivamente si è spe rimentato con successo un sistema di indicizzazione basato sulla classifi cazione già adottata per la struttura della Current Guide. Si trattava di una classificazione per categorie generali, semplice e facilmente padroneggiabile da un punto di vista logico, una sorta di metalinguaggio esterno rispetto al l'indice vero e proprio, cioè senza riferimento alla serie archivistiche : sotto queste comuni denominazioni (catcb-words) si faceva riferimento a una serie di « entrate » (entries), o termini-indice : sotto « commercio » si poteva quindi trovare « industria », « produzione », « commercio di guerra », « commercio alimentare » e così via; scorrendo poi l'indice formato da questi termini si trovavano i rinvii alla documentazione, ma anche riferimenti ad altri termini indice o ad altre categorie della classificazione generale esterna all'indice. Detto per inciso i termini della classificazione erano scelti arbitrariamente mentre i termini dell'indice erano ricavati dal linguaggio naturale dei docu menti; era stata inoltre abbandonata l'idea di generare automaticamente index-entries permutando l'ordine dei termini : il risultato era sempre una sovrabbondanza di voci, poco funzionale al ritrovamento dell'informazione. Facendo riferimento ad una classificazione esterna era dunque possibile entrare e uscire dall'indice in qualsiasi punto senza compiere percorsi gerar chici; perfezionando all'interno dell'indice il sistema di riferimento o in alto, cioè a termini più generali, o in basso a voci di indice più dettagliate, o in parallelo a voci messe sullo stesso livello, si è arrivati alla struttura logica di tbesaums che viene chiamata in informatica « grafo », nella quale non vi è più gerarchia nemmeno tra una classificazione generale e l'insieme dei ter mini-indice. In un tbesaums di questo tipo è possibile arrivare al fondo o alla serie accedendo immediatamente all'indice se già si dispone di un termine preciso : sotto « debito pubblico » trovo già i riferimenti a determinate serie archivistiche, senza dover seguire un percorso logico « finanza - ... - debito pubblico » (ciò è importante, perché sotto « finanza » potrei trovare molte sotto-categorie, che rimandano a loro volta ad ulteriori sottopartizioni, e per leggerle tutte sarei obbligato a scorrere diverse pagine di indici) ; se vice versa devo arrivare al termine-chiave per passaggi successivi attraverso l'in dice, posso arrivarci attraverso più percorsi : da finanza a debito pubblico 291
Paolo B110110ra
posso trovare un riferimento incrociato che passa attraverso due ternum (« finanza pubblica - finanza governativa »), oppure per un passaggio solo (« debiti »). Non essendovi una struttura predeterminata che limiti il numero delle ifldex-mtries, nel corso di questo lavoro di indicizzazione si possono creare continuamente nuovi riferimenti, nuove relazioni, o evidenziare relazioni fra termini già presenti nell'indice. Questa « flessibilità » sembra oggi il requisito fondamentale per tutte le basi di dati che vengono prodotte. Si tenga presente innanzitutto che il con trollo del linguaggio impiegato è un punto fondamentale nella creazione di una base di dati : dalle esperienze citate, come anche quelle personali nella redazione della GNida gmerale degli Archivi di Stato italiani, emerge la racco mandazione che le entrate all'indice siano o stese da una sola mano, o per lo meno controllate da una redazione centrale. Riguardo poi alle metodologie di progetto delle basi di dati è stato teo rizzato ampiamente sulla distinzione tra sistemi di ritrovamento dell'informa zione e sistemi di gestione di basi di dati, ma la distinzione più importante è forse questa: le basi di dati sono sistemi in cui il produttore è diverso dal l'utente, e le valenze che uno stesso termine può assumere da un punto di vista semantico o l'utilizzo che se ne può fare variano di molto rispetto a ciascuno degli utenti possibili della base di dati ; negli archivi ad esempio ci troviamo ad avere documentazione utilizzata abitualmente da storici, architetti, avvo cati : ciascuna di queste utenze può dare alla stessa parola un signl6cato pro fondamente diverso, e allo stesso modo la struttura della base di dati deve rispettare diversi « schemi-utente »; ma su questo argomento fornirà ulte riori approfondimenti il dott. Lo Sardo nel prossimo intervento. Questo aspetto « multiforme » dell'informazione ci introduce ad una questione di una certa attualità. Lo sviluppo tecnologico dei piccoli computer offre oggi la possibilità non solo di un'utenza, ma di una produzione « dis seminata » di basi di dati; ciò apre molte possibilità, anzitutto in quanto avvicina le basi di dati agli utenti che le producono, ma anche perché crea uno scenario del tutto diverso da quello prima tradizionale : agli inizi del l'« era informatica » si organizzavano faraonici lavori di raccolta e schedatura di dati, compiuti non on-lifJC ma in batch-processing, portando ad un elaboratore centrale di grandi dimensioni il pacco di schede perforate o il nastro che veniva quindi i11puttato dal sistema. Oggi abbiamo viceversa la possibilità di una produzione diretta e disseminata di informazioni tramite sojhvare e hardware diversi e della creazione di sistemi informatici comuni mediante « traduttori » : "
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It�dicizzazione a11tomatica e collegammto tra basi di dati
come � un co�vegno internazionale nel quale ciascuno continua a parlare �a sua ltngua, ctascu� ente può produrre la sua parte di dati e metterla poi 1n comune con altr1 seguendo certi standard, che devono necessariamente essere �ta�iliti a livello locale, nazionale, internazionale; la fruibilità comune d�J. dat1 �l può acquistare successivamente, tramite l'impiego di progra mmi d1 traduz10ne da un software all'altro. La definizione e l'impiego di questi standard dovrebbe impegnare tutti color� che operano nel campo della documentazione, ma sicuramente in mag�10r rrus. �ra chi lavora in organismi statali ed ha più relazioni di carat tere 1nternaz10nale, perché solo tramite questi standard l'informazione può « sco�re�e » nel mercato dell'informazione da un punto all'altro della rete che s1 v1ene a creare; molti istituti di ricerca, pubblici e privati, memorizzano ?gg1_ da�i per propri �.: se nel farlo seguiranno degli standard sarà possibile Jn t�r_np1 molto pross1m1 vendere questi dati, indipendentemente dagli utilizzi �attl Jnte�namente per le proprie ricerche, su un mercato internazionale della informaz10n� c�e si sta sviluppando in maniera impetuosa. Molte ricerche documentan� Sl possono ormai svolgere con facilità dalla propria scrivania . term al ; !e basi di trarrute dati che noi produciamo, che tutti possono pro � � durre a quals1as1 livello grazie allo sviluppo tecnologico dei micro e mini c�mputer, debbono ormai guardare in questa direzione, cioè nella direzione d1 un mercato dell'informazione in sviluppo e non solo di ricerche settoriali ' parcellizzate e specialistiche.
"
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Paolo Buonora BIDLIOGRAFIA ARCHIVI AUTOMATICI - NUOVE TECNOLOGIE: C.i\1. 00LLAR, Computert, tbe Nationa/ Arcbivu and Ruearcbu, in << Prologue », 8, n. 1 (Spring 1976) pp. 29-34; Io., Appraising Macbine-Readable Records, in « The American Archivist >>, 41, n. 4 (October 1978) pp. 423-430; L. BELL, Tbe Archival Implicalions of Marbine-Readable Records, in « Archlvum », XXVI (1979) pp. 85-92; M.H. FISHBEIN, Guidelines for Adminislering Machine-Readable Records, Committce on automation, ICA, 1980; i\1. ROPER, Lu archivu el /es nouvellu teclmiques de l'iliformatique, in « Revue de l'UNESCO pour la
scicnce de l'information, la bibliothéconomie et l'archivistiquc », IV, n. 2 (avril-juin 1982) pp. 115-122; Io., Advanced Tec/mica/ Media: the Conservation and Stornge of Audiovimal and Machine readable Ruords, in « Journal of the Society of Archivists », 7, n. 2 (October 1982); J .M. GRJF· FJTHS, Lu tmdmcu principales dans la lemologie de l'iliformalion, in << Revuc de l'UNESCO pour la scicnce de l'information, la bibliothéconomie et l'archivistiquc », IV, n. 4 (octobre-décembre 1982) pp. 250-259.
INDICIZZAZIONE AUTmiATICA: A. CADIES, Praclical Realitiu of Computer-baud Finding Aids: The A-1 Experimce, in « The 2American Archivist», 42, n. 2 (April 1979) pp. 167-177; DIRECTION DES ARCHIVES DE FRANCE, biformalion historique el gution thmmentaire: lu basu du thnnlu des arcbivu, in <<Note d'information », n. 13 (octobre 1979); H. L'HuiLLIER, L'application PRIAM à la cilé du Arcbivu Conlemporainu de FonlaÌIJebleau, ibid., n. 14 (1980); R.H. LYTLE, Intelle rlual Aueu lo Arcbivu: Provmance and Con/mi Indexing Metbods of Subjecl Retrieval, in << The Ame rican Archivist », 43, n. 1 (Winter 1980) pp. 63-75; Io., /ntel/ectual Acuu lo Arcbivu: II. Report of 011 Experimml Comparing Provma11te and Con/m/ /ndexing Metbodsof Subje&l Retrieval, ibid., 43, n. 2 (Spring 1980) pp. 191-207; A. ARAo, Enregistremenl el /ndexage automatique: /es arcbives de l'Eta/ d'Israel, in « Revue de l'UNESCO pour la science de l'information, la bibliothéconomie et l'archivi stique », II, n. 2 (avril-juin 1980) pp. 127-137; A. ARAD, M.E. 0LSEN, An Introduclion toArcbival Automalion, Committec on [automation, ICA, 1981 ; C.D. CJJALMERS, Computer indexing in tbe Public Record OJ!ice, in << Journal of the Society of Archivist », 6, n. 7 (Avril 1981) pp. 399-413; C.D. CHALMERS, J. B . PosT, A flexible syslem for tbe mmulative gmeral index, ibid., 6, n. 8 (October 1981) pp. 482-492; P. BuONORA, L'iliformali&a mgli arcbivi francesi, in << Rassegna degli Archivi di Stato », XLlli (1983)pp. 152-267; Io. , biformatica e arrbivi: esperimze internazionali, in Le fonti thmmmlarie (Alli del VII Corso di archivistica, Loreto 2-1-28 oli. I98J) Ancona 1984. NARS
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Eugenio Lo Sardo BANCHE DI DATI E RICERCA STORICA NEGLI STATI UNITI E IN EUROPA
Come in ogni settore in rapida evoluzione anche in informatica le defi nizioni terminologiche sono soggette a continue mutazioni. Da una inchiesta di Le Monde dossier del 1 980 si rilevavano ad esempio ' diverse definizioni per i sistemi automatizzati di prelievo, memorizz azione' e trattamento dei dati come : banca di dati, banca d'informazione, sistemi di documentazione. E all'interno di queste varie definizioni le differenze non sono terminologiche bensl sostanziali. Su questo tema è anche intervenuto, al fine dichiarato di giungere ad una convenzione linguistica, l'EUSIDIC (European associati011 oj ùiforiJiation and dommentation seruice), distinguendo tra due strutture fondamentali : biblio graphic file (archivi bibliografici) e data bank (banche di dati). Il primo tipo di archivi automatizzati, il bibliographic file, è costituito da un insieme di infor mazioni, di carattere bibliografico, organizzate in records ( ogni singola rappresentazione di un archivio 1) . Nei records sono poi contenuti gli ele menti necessari per identificare e descrivere una determinata entità alla quale rinviare l'utente (per tale motivo questo tipo di base di dati è anche denomi nata reference data base). Il secondo tipo di base di dati, il data bank, contiene invece il dato informativo ultimo (statistiche, dati numerici, testi completi, descrizione di composti chimici, ecc.) e viene anche detto source data base I reference data base hanno avuto un notevole sviluppo, soprattutto negli Stati Uniti, a partire dalla fine degli anni sessanta. In queste basi di dati sono collezionate schede su autori, titoli ed estratti di articoli, di pubblicazioni e di libri, reperibili in diversi modi. La ricerca avviene per lo più attraverso l'uso di parole chiave, un soggettario gerarchizzato - generalmente con strut tura ad albero - o a jHII text (sul testo pieno degli estratti). Per dare una »
2•
l 2
servizi
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M.B. BALDACCI, R. SPRUGNOLJ, l!iformalica e bibliotecbe, Roma 1983, p. 70. Su questo tema offre notevoli spunti il libro di T.M. LAZZARI Telematica e ' bibliotecari, Roma 1982.
basi di dati nei
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Eugenio Lo Sardo
Banche di dati e ricerca storica t/egli Stati Uniti e in Europa
idea della vastità della materia esplorata da queste bibliografie e della loro crescita vorticosa basta dire che si è passati dalle 98 basi di dati del 1972 alle 135 del 1976, per arrivare alle 600 censite nel 1980. Alcuni archivi inoltre contengono più di un milione di titoli. Queste basi di dati offrono alla ricerca storica utili informazioni a basso costo. Ad esempio, una interrogazione sul file storico della base di dati ame ricana Dialog, una delle più vaste con più di 500 files o archivi, costa circa 50 dollari l'ora. Il costo orario di utilizzazione di un file è comunque sempre indicato sul tabulato quando si chiede di accedere alla base di dati. Altro utile servizio svolto attraverso calcolatore è la possibilità di ottenere imme diatamente microfilm degli articoli o dei materiali che maggiormente interes sano, utilizzando il sistema KOM che permette la riproduzione in microfìlm dei testi memorizzati senza passaggio intermedio su carta. La supremazia americana in questo campo è sempre più schiacciante e pone problemi per lo stesso sviluppo di basi di dati europee. Negli Stati Uniti, infatti, è stato già memorizzato un così gran numero di pubblicazioni, articoli, riviste, volumi, che ripetere altrove questo lavoro sarebbe altamente antieconomico. La via prescelta dalle società europee è quindi quella di una riproduzione e di uno stoccaggio in computers nazionali delle basi di dati americane (accessibili in Europa attraverso il sistema Tymnet). Tale prassi pone dei problemi sia di carattere politico, sul controllo dell'informazione, sia economico dato che il costo delle ricerche, come di mostrano i dati qui di seguito riportati, costituisce una voce negativa del l'interscambio tra Europa e Stati Uniti. Dal 1973 al 1976 si è infatti passati da 200.000 a 1.200.000 ricerche e si è arrivati a 2.000.000 nel 1 977; il costo di una consultazione varia da 40 S ai 300 S all'ora, a secondo del file prescelto, ed il 90 % del mercato mondiale è detenuto da ditte americane. Per far fronte a questa situazione di squilibrio è stata costituita in Europa una rete di basi di dati denominata Euronet (European network). Euronetf Diane è poi l'insieme degli host-co!Jiptders (elaboratori ospiti) in cui sono fisi camente staccati ed elaborati i dati. Le reti di dati sono infatti organizzate, per una necessità di economizzazione dei costi di consultazione a distanza e di sovraccarico delle linee di trasmissione, con computers diffusi in più loca lità. La consultazione avviene, in genere, attraverso la linea telefonica o la linea telefonica commutata. Questa risposta europea a quanto pare però non marcia ancora nel senso voluto. In Italia vi sono ora due reti pubbliche di comunicazione dei dati: una a commutazione di circuito, Rete Fonia Dati, l'altra a pacchetto, ITAPAC
(per le caratteristiche tecniche si rinvia ad un recente libro sull'argomento di Lenzini e Boreggi) Tra le nostre maggiori basi di dati citiamo inoltre il sistema ITALGIURE della Corte di Cassazione e la bibliografia italiana, dal 1975, curata dalla bi blioteca della Camera dei Deputati. Ambedue queste basi di dati sono con sultabili, attraverso terminale, anche presso l'Archivio Centrale dello Stato. Gli sviluppi della tecnologia stanno ora rivoluzionando anche questo avanzato settore delle applicazioni dell'informatica. I nuovi sistemi di gestione di basi di dati tentano infatti di ovviare ad alcuni dei problemi posti dai reference data base, come la struttura gerar chica a cui si accennava, o la catalogazione a soggetto. Agli inizi degli anni '70 si è verificata una divaricazione tra sistemi di rejere11ce data base e sistemi più propriamente chiamati sistemi di gestione di di basi di dati (SGBD o in inglese Data Base Manage!Jient Syste111, DBMS). Gli sforzi degli informatici si sono indirizzati verso il superamento delle metodologie note come infor!Jiation retrieval per giungere alla elaborazione di strutture logiche e fisiche, su cui oltre torneremo, più complesse e flessibili. I DBMS forniscono ora possibilità molto più evolute di interrogazione, una maggiore flessibilità e riducono notevolmente gli errori di un mancato ag giornamento e di ripetizione di un dato. È necessario chiarire il concetto di questa nuova struttura, DBMS, perché offrono allo storico e all'archivista delle opportunità molto adeguate alle esigenze della loro professione, prestandosi ottimamente anche alla descri zione di realtà non omogenee ed in continuo aggiornamento. I dati, nei sistemi di gestione di basi di dati, vengono fisicamente memo rizzati in diversi archivi; il ritrovamento di un dato, tale da fornire l'informa zione coerente alla domanda posta, avviene pertanto attraverso una ' navi gazione ' intelligente all'interno della base di dati. Ad esempio, potremmo immaginare che l'optùmt!ll di utilizzazione di un calcolatore per uno storico sia costituito, oltre che dall'esaustivo ritrova mento dei riferimenti bibliografici relativi al tema di studio, dalla possibilità di rivolgere una domanda del tipo : Quale era il costo medio della giornata lavorativa a Roma e nel Lazio nel 1810? » A questo tipo di domanda una base di dati storico-economici potrebbe, se esistesse, agevolmente rispondere. Ma se tali basi di dati non sono oggi disponibili per lo studioso lo sono vice versa in ambito commerciale. Si sono da lungo tempo formate, infatti, so-
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3•
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3 L. LENZINI e C. BoREGGI, Reti per dati, Venezia 1984.
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Banche di dati c ricerca storica negli Stati Uniti c in E11ropa
cietà specializzate nel reperimento e nell'elaborazione di informazioni che gestiscono basi di dati dalle particolari caratteristiche di flessibilità e di ade guatezza alle domande degli operatori economici. Così se un direttore di IJJarkcting domanda ad una società come l'Eurisko di Milano il prezzo di alcuni prodotti in Italia ed in Nigeria, ad un determinato costo, trova risposta al suo interrogativo. Negli ultimi anni il termine data base, il cui senso tenteremo ora di ap profondire ulteriormente, si è sempre più affermato, nella pubblicistica ame ricana, come « a collection of data structured in a particular way as related to a schema. The term is used to refer instance both to a particular instance of a collection and to a series of instances which are somehow related » 4• E qui, come altrove, nella descrizione di queste nuove strutture di dati l'ac cento è posto sulla centralità dello schema concettuale secondo cui sono or ganizzati sia logicamente che fisicamente i dati. Nella relazione di C. Batini ed M. Lanzerini tenuta al Convegno sulla informatica giuridica del maggio 1 983, troviamo ulteriori elementi per la comprensione dei DBMS. Una base di dati, per gli autori, è un « insieme di archivi di dati che presentano in modo irridondante tutti i dati di interesse di una organizza zione, più l'insieme delle procedure che utilizzano questi dati ». Le basi di dati, a loro giudizio, nascono come evoluzione e superamento della logica settoriale di gestione e di utilizzo dei dati classica dell'infor!llation rctricval. Per gli autori i problemi posti dai sistemi di ùifor!llalion rctricval sono i seguenti : ridondanza dei dati; - mancato aggiornamento in tempo reale tra le diverse copie di un dato ; - mancanza di distinzione tra struttura logica e fisica dei dati, tale che qualsiasi cambiamento nella realizzazione fisica richiede un cambiamento nei programmi. Le basi di dati ovviano a questi svantaggi costituendo una rappresenta zione integrata e irridondante dei dati a cui tutti gli utenti accedono utiliz zando solo la parte che risponde al loro interesse. Una base di dati è strutturata a tre livelli : - schema fisico : ovvero rappresentazione che descrive tutti gli aspetti relativi all'implementazione;
schema logico : rappresentazione integrata dei dati in cui sono descritti solo gli elementi indipendenti dall'implementazione; - i sottosistemi di utente.
5,
Prentice Hall, 1982, pp. 10-11. in « Atti del congresso su l'informatica giuridica e le comunità nazionali ed internazionali», Roma 1983. 4
5
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T.S. TsrCHRrTZrs,
F. LoCHOVSKY,
A partire da questa ripartizione le metodologie di progetto di basi di dati prevedono una sequenza di quattro distinte fasi: I) raccolta ed analisi dei requisiti; II) traduzione dei requisiti in una rappresentazione formale indipen dente dall'ambiente tecnologico, ovvero schema concettuale; III) traduzione del sistema concettuale nelle strutture proprie del siste ma di gestione di basi di dati scelto per la realizzazione; IV) ottimizzazione delle rappresentazioni. Questi nuovi sistemi si sono rivelati di notevole efficienza per la gestione amministrativa e contabile di banche, ospedali, compagnie di navigazione aerea ed anche biblioteche. Questa affermazione dei DBMS, tradotta in cifre, dà un'idea dell'entità del fenomeno: si è passati da 51 basi di dati nel 1973 a 800 nel 1 980, con un aumento dei 1096 % contro una crescita del 65 % dei sistemi basati sull'ùiformation rctricval 6• Anche nel corso dei lavori per la Guida gmcralc degli Archivi di Slato italiani ci si era inizialmente posti l'obiettivo, di difficile realizzazione, di una informatizzazione del lavoro per la costituzione di una base di dati nazionale degli archivi. Si poneva quindi, in primo luogo, un problema interno di analisi della G11ida per individuare gli elementi informativi costanti - come denomina zione, data, consistenza, mezzi di corredo di un archivio - e quelli vice versa particolarmente afferenti alla descrizione storica, istituzionale o archi vistica dei singoli fondi. In secondo luogo si doveva spiegare ai programma tori quali erano gli elementi informativi da salvaguardare comunque nella realtà piuttosto intricata delle istituzioni, degli enti e dei singoli archivi, così come descritti nell'opera. Uno dei rischi maggiori era infatti quello di una semplificazione ecces siva tale da far preferire alla informatizzazione il lavoro a stampa, con i de scrittori tradizionali. Gli unici pregi dell'uso del calcolatore si sarebbero forse, pertanto limitati ad una maggiore velocità di consultazione, problema
Data models,
C. BATINI, M. LANZER!Nl, Le melodologie di progello di basi di dati,
6
T.M. LAZZARl, Telematica e basi di dali. . .
cit.,
p.
73.
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ancora non molto sentito per gli archivi storici, e ad indicizzazioni più veloci e flessibili. Questi vantaggi agli occhi dell'amministrazione non erano poi sufficienti ad autorizzare la costituzione di una base di dati con i costi ad essa connessi. Inoltre alcuni tipi di informazioni che, dal punto di vista grafico, ven gono tradotti con dei codici che ci sono ormai intuitivamente comprensibili (ad esempio una successione cronologica o logica può essere resa con una successione nelle pagine o con la posizione in un elenco), non sono così facilmente traducibili per un computer. Sulla Guida ci si aiuta con differenzia zioni di corpi, di caratteri, di spaziature che possono di volta in volta essere descrittori di carattere storico o istituzionale o di semplice classificazione, e spesso questi descrittori si incrociano offrendo diversi elementi per la identifi cazione di un archivio. Questi accorgimenti grafici non sono semplicemente traducibili in una scheda unica che deve dar conto del periodo storico, del l'inquadramento istituzionale, del rapporto gerarchico, di dipendenza tra organi, ecc. In altri termini negli archivi non è avvenuta quella normalizza zione che permette ai bibliotecari di descrivere con una scheda gli oggetti conservati nella biblioteca, qualsiasi essi siano libri, opuscoli, articoli. Inoltre i rischi della normalizzazione in archivistica sono molto alti' come dimostra l'esperienza dei riordinamenti francesi. Confrontarsi con questa mobilità e varietà del passato, tentando di ren derla comprensibile e traducibile in un linguaggio formalizzato, poneva inoltre fin dall'inizio un problema di comunicazione con il programma tore, come già accennato, che generalmente non ha molto tempo per ascol tare ed ha fretta di terminare. O al meglio, quando la sua disponibilità è meno cara dei costi attuali di mercato, presenta una formazione professionale molto distante dai problemi dello storico e dell'archivista. li Consiglio Nazionale delle Ricerche, proprio nella considerazione di questi problemi, ha previsto per i lavori di informatica una progettazione pre ventiva, uno schema concettuale che sia indipendente dall'ambiente tecno logico, dove deve essere realizzata la base di dati, e dai linguaggi di program mazione. In altri termini il tentativo è quello di costituire una zona neutra di in contro tra le esigenze dell'utente che deve chiarire le funzioni da svolgere con la base di dati, il ventaglio di interrogazioni prevedibile, la velocità o meno delle risposte da ottenere, e il lavoro dell'informatico che non deve essere imputato di disfunzioni laddove non gli sono stati chiariti fino in fondo gli obiettivi del lavoro. In tale ottica lo schema concettuale assume quasi la fi300
Banche di dati e ricerca storica negli Stati Uniti e in Europa
gura di una descrizione preventiva per la stipula di un contratto di lavoro o di consulenza. Questo tipo di progettazione è stata introdotto in Francia anche per tutte le offerte relative a sistemi informatizzati per la pubblica amministrazione. In tal modo è possibile giudicare la rispondenza di un lavoro, i costi per deter minate funzioni, la efficacia delle soluzioni presentate dai programmatori e dai disegnatori di sistemi. Alcuni di questi problemi purtroppo, anche data la scarsità di disponibilità finanziarie del ministero per i Beni culturali e ambientali sono' in Italia in parte ancora teorici. In altri paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, gli archivisti e gli storici si trovano già ad affrontare una seconda generazione di sistemi di basi di dati. Per molti di essi si presentano anche problemi di inadeguatezza delle soluzioni adottate negli anni settanta. Negli Stati Uniti l'utilizzazione di tecnologia avanzata nella automazione degli uffici e dell'amministrazione risale al periodo immediatamente post bellico 7• L'amministrazione militare è stata infatti tra le prime ad utilizzare un computer elettromeccanico, il MARK I, per produrre le matricole dei marinai americani. L'insieme degli archivi prodotti in America fino agli anni sessanta è in gran parte frutto dell'utilizzazione massiccia di questa tecnologia da parte delle forze armate. Il primo ufficio per lo studio e l'applicazione dell'informatica è stato infatti l' O.ffce of flava/ research costituito dalla marina militare nel 1947. Dai dicasteri militari questa tecnologia si è man mano diffusa anche nell'amministra zione civile. Nel 1 976 il numero di co!Jipttters usati dalla amministrazione federale americana si aggirava intorno ai 7.800 8• Questi 7.800 computers producevano circa il 50 % delle informazioni elaborate dalle agenzie federali. Alcuni uffici utilizzano interamente archivi magnetici (ad esempio l'ufficio cifra del Dipar timento di Stato). Il Pentagono è certamente l'amministrazione più avanzata nel settore. Negli Archivi nazionali di Washington sono conservate circa 200.000 bobine magnetiche, risultato della produzione delle amministrazioni federali. ,
,
. 7 Cfr. C.M. DoLLAR, Compulers, lhe Nalional Ar&bives and Rmar&herJ, in « Prologue », 8, n. l, (Spnng 1976) pp. 29-34. 8 Per i dati sull'amministrazione pubblica italiana si rinvia al censimento pubblicato annual mente dal Provveditorato generale dello Stato.
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Ma, a parte i problemi di mole, per la ricerca storica si pone la necessità di conoscere i linguaggi dei calcolatori per poter svolgere le interrogazioni. Tra questi archivi vi sono infatti anche dati di estremo interesse per la storia politica recente. È H caso, ad esempio, del file prodotto dal Dipartimento di Stato per valutare le opportunità di pacificazione nel Vietnam del Sud. Il programma, denominato Hamlet Evaluation Progra!JJ, fu ordinato dallo stesso presidente Johnson. È possibile consultare quest'archivio rivolgendosi alla Rand Corporation. Saper interrogare queste basi di dati diviene per lo storico un dovere, come leggere un documento manoscritto. Ci si pone addirittura il problema di una diplomatica moderna che possa verificare l'autenticità o meno dei dati degli archivi magnetici. A tal riguardo le difficoltà di controllo sono anche maggiori. Come fare ad accertare che un dato, anche se ancora memorizzato, non sia raggiungibHe se non attraverso un codice ignoto? È effet tivamente quella la ' view ' che aveva il presidente Johnson dell' Hamlet Eva/uation Progra111? Ancora una volta si fa vivo il rischio di un rapporto feticistico verso la macchina, verso un nuovo sistema di comunicazione. A questo dobbiamo reagire essendo da un lato consapevolmente diffidenti, dall'altro sforzandoci di approfondire le nostre conoscenze per ridurre i margini di errore, gli abbagli, e infine il pericolo di cadere nei tranelli, spesso, anche volutamente predisposti. Accanto agli affascinanti archivi politici di non minore interesse per la storia economica e sociale vi sono le produzioni delle singole agenzie federali. L' Offìce of econo111ic opporttmity ha costituito ad esempio un file con studi sulla povertà compiuti con i dati dei censimenti del 1960 e del 1970. Sono in esso incluse informazioni sulla razza, il reddito, l'esperienza lavora tiva, l'età, il sesso e l'istruzione di oltre trenta milioni cittadini amerciani. La sola stampa completa dei dati richiederebbe quattro milioni di pagine ed è impensabile, quindi, svolgere una ricerca se non attraverso co111puter. Accanto ai problemi di consultazione si pongono quelli di conservazione di questo delicato materiale : sensibile alla polvere, a minimi magnetismi (una calamita può produrre danni considerevolissimi ed irreparabili), alla temperatura, ecc. Degli 1 1 milioni di bobine, conservate negli archivi del governo americano, gli Archivi nazionali, come dicevamo, ne hanno già ricevute in versamento 200.000, con un incremento annuo stimato del 6 %, cioè di circa 12.000 bobine. Questa quantità porta con sé, oltre ai problemi statici di conservazione, dei problemi dinamici di tecnologia, legati alla riproduzione delle bobine 302
Banche di dati
e
ricerca storica negli Stati Uniti e in Europa
(dopo un certo numero di anni vanno assolutamente duplicate) e alla consulta zione. In altri termini gli archivi devono anche conservare macchine e pro grammi che, altrimenti, una volta usciti dal mercato porrebbero insormonta bili problemi di obsolescenza e di illegibilità. Senza questa attenzione il materiale conservato potrebbe divenire asso lutamente inutilizzabile nel giro di pochi anni. La conservazione di queste macchine induce inoltre problemi di manutenzione, di pezzi di ricambio sem pre più introvabili, di mantenimento in efficienza. Gli archivi si avviano così a divenire dei musei della tecnica informatica. Negli Stati Uniti hanno ela borato in risposta a questi problemi un Guideline, un prontuario di scarto e di conservazione per le bobine magnetiche ; ma quello della conservazione resta comunque uno dei problemi più scottanti e meno risolti per le ammini strazioni archivistiche. Anche nel campo della produzione di archivi automatici a fini archivistici non è sempre facile esser sicuri di aver operato la scelta giusta. Il mercato infatti induce continui cambiamenti; l'introduzione dei 1JJÙIÌ-co111puters, ad esempio, rende possibili delle applicazioni che prima erano realizzabili solo a costo di enormi investimenti. Più J!lini-coll/puters possono unirsi, formando un'unica rete di dati, che permetterebbe una diffusione capillare e notevolmente più veloce delle infor mazioni archivistiche. Gli archivisti americani hanno costituito per lo studio di questa nuova opportunità una Nationa/ ùifor11/ation SJ'SieiJI task force di cui fanno parte pub blici dipendenti e consulenti esterni, come C. Kessner rappresentante la Faxon Company. Nel progetto sono interessate grosse ditte private specializ zate in lavori per biblioteche ed archivi, come la stessa Faxon Company che fornisce informazioni bibliografiche e servizi a più di 20.000 biblioteche americane ed è la maggiore cliente dell'IBM per il Massachussetts. Sulle riviste specializzate statunitensi sono comparsi diversi articoli del Kessner che, anche a fronte degli interessi dell'industria che rappre senta, preme per una introduzione dei DBMS nei servizi archivistici ed ana lizza i pregi ed i costi di una rete di 11Jini-co111puters. In un recente articolo l'autore si sofferma su alcuni degli errori metodo logici, nella scelta dei programmi, commessi dagli archivisti americani. 9
9 R.K. KEsNER, Microcompuler applicalion in Archives: loward a11 informalion inlemalional relrieval mlwork, in << ADPA n, IV, nn. 1-2.
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Anche qui oggetto di critiche è l'uso dell'ùifor111ation retrieval, finora ampiamente usato, oltre che dagli americani, da archivisti inglesi ed israeliani. I DBMS sono invece descritti da Kessner come molto più rispondenti alle esigenze del settore. Gli errori di molti progetti di informatizzazione degli archivi vanno infatti per lui imputati alla mutuazione di tecniche e metodi utilizzati in biblioteconomia, ma non adatti alla complessità delle strutture archivistiche. Uno degli elementi, per Kessner, distintivi dei sojhvares più recenti sono infatti gli operatori booleani, operatori logici utilizzati in informatica, sulla base delle tre fondamentali funzioni della riunione, intersezione e nega zione. Gli operatori booleani permettono, a suo giudizio, ricerche molto più raffinate in sottoinsierni selezionati a partire dagli operatori prescelti. In conclusione accenno soltanto all'esperienza inglese, al sistema PROS PEC, su cui abbiamo ascoltato il precedente intervento, per rilevare il fatto che pur trattandosi di un sistema avanzatissimo di indicizzazione, con alle spalle uno dei maggiori linguisti inglesi, Austin, questo sistema ha una utiliz zazione limitata agli aggiornamenti della Current Guide del Record Office e non è consultabile OJI-Iille 10• Ha quindi funzione solo interna allo staff archi vistico e non presenta le facilitazioni di altri sistemi per il ricercatore storico.
IO C.D. CHALMERS, Computer imkxing in lhe Pub/jç Ruord Ojjice, in «
of Archivist>l,
6, n. 7, (Avril 1981).
L'UTILIZZO DI STRUMENTI INFORMATICI NELLA RICERCA STORICA E NEL LAVORO D'ARCHIVIO : ALCUNE PRIME SPERIMENTAZIONI
1 . PreJJJessa. - La comunicazione si propone di evidenziare i problemi che si presentano nell'interazione tra il settore delle discipline storico-docu mentarie e le nuove tecnologie informatiche. Si mettono in evidenza alcuni aspetti relativi all'utilizzo di banche dati nel campo delle scienze umane e si delineano i contorni della sperimentazione che si avvia presso l'Archivio di Stato di Torino a proposito dell'impiego del calcolatore su alcuni particolari fondi archivistici. Su entrambi i progetti vengono descritte le attività del Csi-Piemonte, consorzio costituito nel 1977 tra la Regione Piemonte, l'Università ed il Politecnico di Torino, ed a cui hanno successivamente aderito numerosi enti locali. 2. Le banche dati. - Le dimensioni sempre più dilatate della massa di dati e di informazioni che sono necessarie per conoscere un problema, affron tare una questione, assumere una decisione operativa, rendono sempre più essenziale oggi, per chi si occupa di pianificare e gestire sistemi complessi, per chi opera nell'ambito della ricerca scientifica efo dell'innovazione tecno logica, per chi semplicemente necessita nel suo lavoro quotidiano di accedere alle fonti informative più autorevoli e aggiornate, l'utilizzo delle banche dati disponibili sulle reti internazionali di telecomunicazioni. L'impiego di questi strumenti si presenta molto interessante anche per un settore, come quello delle discipline storico-documentarie, che fino ad ora è stato solo sfiorato dall'esplosione delle nuove tecnologie legate alla rivoluzione informatica e telematica. Riteniamo infatti che archivi e centri di documentazione, biblioteche e dipartimenti universitari, potrebbero note volmente giovarsi del ricorso alle possibilità offerte dall'informatica, sia dal punto di vista dei contenuti informativi in sé disponibili in strumenti come le banche dati, sia dal punto di vista dei miglioramenti nel modo di organiz zare il lavoro e di accrescere le proprie competenze professionali.
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Pietfrancesco Borsetta, Giuseppe Segre
L'injor111atica 11ella ricerca storica e 11el lavoro d'archivio
In termm1 generali possiamo considerare una « Banca Dati » come un insieme organizzato di informazioni omogenee riguardanti un determinato argomento efo più argomenti affini, gestita da un calcolatore e messa a dispo sizione di utenti non informatici, tramite un appropriato linguaggio di inter rogazione. Le ricerche nelle banche dati simulano un vero e proprio dialogo tra utente e sistema informatico. Il lavoro si svolge pertanto secondo una modalità che viene chiamata online, in quanto all'utente provengono dal siste ma immediatamente (« in tempo reale ») le risposte alle proprie richieste. Le banche dati possono essere di tre tipi : - banche dati di tipo bibliografico, con segnalazioni di documenti originali reperibili in secli specializzate, come biblioteche e centri di docu mentazione ; - banche dati di tipo fattuale, che contengono dati quantitativi (nume rici) spesso in forma di serie storica, prevalentemente di tipo economico o statistico (per esempio tratti dai censimenti) ; - banche dati di tipo testuale, che contengono informazioni che non richiamano documenti esterni, ma che soddisfano subito l'esigenza informa tica dell'utente. Un esempio di questa tipologia di banche dati è offerto dagli archivi giuridici della Corte di Cassazione, che contengono per esempio i testi com pleti delle leggi italiane, come sono sulla « Gazzetta Ufficiale ». I sistemi di calcolo su cui risiedono le banche dati sono connessi alle principali reti di telecomunicazione. I collegamenti tramite satellite artificiale hanno permesso l'interconnessione della rete europea con le reti americane : ed oggi un utente, fornito di un terminale di costo limitato, è in grado di accedere facilmente a sistemi dislocati in Europa o negli Stati Uniti, pagando unicamente il costo della tratta telefonica tra il proprio terminale ed il nodo di accesso più vicino alla rete.
per quanto concerne gli archivi dedicati all'attualità giornalistica, si potrebbero fare numerosi altri esempi. HISTORICAL ABSTRACTS : è un archivio o11/ine di tipo bibliografico, prodotto dallo statunitense American Bibliographical Center. Contiene i riferimenti bibliografici alla letteratura mondiale in campo storico (e disci pline affini) per il periodo dal 1450 ai giorni nostri. I documenti memorizzati in esso coprono un arco cronologico da1 1973 ad oggi, con aggiornamento quadrimestrale. Sul sistema di calcolo della Corte di Cassazione che si trova a Roma ed è interrogabile tramite una propria rete di telecomunicazioni, diffusa capillar mente su tutto il territorio nazionale, sono disponibili numerose banche dati specializzate nella legislazione e nella giurisprudenza. Gli archivi mettono a disposizione tra l'altro : - i testi completi dei provvedimenti aventi forza di legge pubblicati nella « Gazzetta Ufficiale » dal 1972 e i titoli dei provvedimenti pubblicati a partire dal 1961, oltre ai testi completi dei provvedimenti legislativi di tutte le regioni italiane; - i dispositivi di tutte le pronunce della Corte Costituzionale, nonché i dispositivi di tutte le ordinanze con le quali sono state rimesse questioni di legittimità costituzionale alla Corte stessa ; - le massime ufficiali estratte dalle decisioni delle sezioni civili (dal 1962 in avanti) e penali (dal 1966) della Corte di Cassazione. L'archivio MERITO, inoltre, contiene una scelta delle massime estratte dalle decisioni dei giudici ordinari di merito, nonché gli avvisi di pubblica zione, a partire dal 1974. La banca dati CELEX (Comunitatis Europeae Lex), realizzata dal Ser vizio giuridico della Commissione delle comunità europee (Bruxelles-Lus semburgo), è un sistema di documentazione automatica su tutto l'insieme del diritto comunitario. Comprende infatti la legislazione (gli atti promossi dalla CEE e dai singoli stati nazionali), la giurisprudenza (le sentenze della Corte di Giustizia della comunità) e i documenti dei lavori del Parlamento europeo. NYTIS: il servizio di informazione NYTIS (New York Times Informa tion Service) è una realizzazione del gruppo editoriale che pubblica il quoti diano « New York Times ». Si tratta di una banca dati di tipo bibliografico che contiene riferimenti ad articoli di argomento politico, economico e sociale apparsi sul « New Y ork Times » e su altri 50 tra i maggiori quotidiani e pe riodici internazionali a partire dal 1978.
3. Banche dati di argo111e!lto storico, giuridico, giomalistico. - Tra le centinaia di banche dati attualmente disponibili in Europa e nei paesi extra-europei (Stati Uniti, in particolare), scegliamo di esaminare in dettaglio alcune, che possono in qualche misura interessare il lavoro del ricercatore di storia con temporanea. Occorre ricordare che questo elenco si propone uno scopo pura mente esplicativo ed è dunque limitato ai nomi più noti, dato che, soprattutto 306
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L'informatica nella ricerca storica e nel lavoro d'archivio
Pietjrancesco Borsetta, Giweppe Segre
MIDEAST FILE: si tratta di una banca dati (prodotta dalla casa edi trice inglese Learned Information) destinata ad un'ampia fascia di informa zioni relative a vari aspetti della vita e del lavoro nei vari Stati del Medio Oriente. Le fonti utilizzate (provenienti sia dall'interno sia dall'esterno della regione) sono oltre 300 pubblicazioni periodiche, rapporti di ricerca, gazzette ufficiali, pubblicazioni governative, interviste, programmi radiotelevisivi, monografie, atti di convegni, ecc. I documenti sono stati raccolti (a partire dal 1979) per il 65 % da fonti in lingua inglese, per il 20 % da fonti arabe e per il resto da fonti in altre lingue europee.
TEXTLINEJNEWSLINE : questo sistema di documentazione automatica dedicato all'informazione giornalistica specializzata è prodotto dalla società inglese Finsbury Data Services. Contiene le indicazioni bibliografiche (nel sottoarchivio NEWSLINE) ed i corrispondenti abstracts (nel sottoarchivio TEXTLINE) di articoli pubblicati nelle principali testate internazionali della stampa quotidiana. Gli argomenti trattati sono : politica industriale e finanziaria, produzione industriale, interscambio commerciale, politica della CEE, risultati e bilanci delle imprese più significative. La banca dati è aggior nata quotidianamente e comprende documenti dal 1980. LOGOS : si tratta di una banca dati specializzata nell'attualità politica, economica e sociale francese. Si suddivide in cinque sottoarchivi specifici : - BIBLIOS : archivio bibliografico sulle pubblicazioni stampate o distribuite dalla « Documentation Française su testi di carattere ammini strativo, ecc., dal 1970; - CHRONOLOGIE: cronologia della politica interna ed esterna fran cese, dal 1974; - CONSEIL DES MINISTRES : comunicati ufficiali del Consiglio dei Ministri francese, dal 1974; - DISCOURS : discorsi e dichiarazioni del Presidente della Repubblica francese, dei membri del governo e di personalità politiche, sindacali e del mondo imprenditoriale, dal 1974; - PAPYRUS : articoli di quotidiani e periodici sull'attualità francese, dal 1980. LOGOS è curato dalla Direction de la Documentation Française di Parigi, che provvede all'aggiornamento (settimanale efo mensile, a seconda dei sottarchivi). DEA : l'archivio DEA (Documentazione Elettronica ANSA) contiene il testo completo dei dispacci dell'agenzia ANSA a partire dal 1975. È il maggior archivio giornalistico europeo interrogabile online. Contiene infatti oltre 600.000 documenti. Ad esso è possibile accedere tramite chiamata diretta, poiché il calcolatore dell'ANSA non è collegato a reti pubbliche di telecomunicazioni. VIDEONEWS : l'Agenzia giornalistica italiana (AGI) mette a disposi zione sul servizio VIDEOTEL della SIP questa banca dati, contenente i lanci di agenzia AGI sui più importanti settori dell'attualità nazionale e inter nazionale. L'aggiornamento avviene quotidianamente.
4. Considerazioni sull'utilizzo delle banche dati. - Interrogando quindi le banche dati d'interesse per gli studi storici, il ricercatore è in grado di accedere a repertori molto vasti e specializzati che consentono, in pochi minuti di collegamento online ed a costi abbastanza contenuti, di reperire i riferimenti bibliografici e gli abstracts delle pubblicazioni che interessano, con la possi bilità infine di ordinare via terminale anche il documento originale sotto forma di riproduzione fotostatica, microfilm e IJiicroftche. Si va delineando pertanto il concetto di « biblioteca ideale al posto del tradizionale centro di documentazione, inteso come punto di raccolta, conservazione ed inventariazione di documenti. Questa biblioteca, da un lato, si dovrebbe proporre di acquisire essenzialmente il materiale locale, originale, non altrove recuperabile, e dall'altro, dovrebbe permettere l'accesso quanto più rapido possibile ad un vasto patrimonio bibliografico e documentario, condiviso dai ricercatori di tutto il mondo. Si possono inoltre fare alcune osservazioni su ulteriori possibilità offerte dalla consultazione delle banche dati . Infatti l'utente può avvalersi di funzioni più sofisticate, al di là della semplice individuazione di un documento che interessa. Per esempio si può ottenere in modo veloce ed automatico un'analisi della distribuzione delle variabili in gioco. Poniamo di interrogare il già citato LOGOS. È possibile scandagliare la parte giornalistica di questa fonte (PAPYRUS) alla ricerca di articoli che trattino di un particolare fenomeno : gli atti di raz zismo xenofobo nella Francia degli ultimi anni, a titolo di esempio. L'isto gramma che descrive la distribuzione degli episodi, di intolleranza in funzione del tempo può, forse, mettere in evidenza dei picchi in momenti di crisi eco nomica, tensione sociale, particolari avvenimenti di politica estera. L'informa tica riesce a suggerire dunque ipotesi di correlazioni che il sociologo e lo storico contemporaneo potranno poi approfondire e verificare.
»,
»,
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308
j
Pie1jrancesco Borsetta, Gilfseppe Segre
L'informatica mila ricerca storica e m/ lavoro d'archivio
Tuttavia, nel campo delle differenze umane, la ricerca sulle banche dati non presenta, a differenza di quanto avviene nell'ambito delle discipline tecnico-scientifiche, caratteri di sicurezza e oggettività. Infatti il ricercatore può essere interessato a filoni di studio particolare, come per esempio la storia locale, che sono generalmente trascurati dalle organizzazioni che producono le banche dati. Queste infatti adottano criteri di selezione delle riviste e dei periodici ispirati a criteri tendenzialmente americanocentrici. Si pensi al fatto che il già ricordato Historical abstracts raccoglie la bibliografia relativa alla sola storia moderna e contemporanea, come se prima della scoperta del l' America non ci fosse nulla degno di nota ... Non avrebbe d'altro canto senso una ricerca di taglio sociologico sulle basi dati internazionali sul fenomeno della cassa integrazione, che è una figura sociale e giuridica tipica della realtà italiana. Inoltre la ricerca può fallire per la difficoltà di definirne l'obiettivo senza ambiguità, in modo uni vocamente valido, poiché è noto che d sono esigenze informative spesso assai generali e non facilmente formalizzabili. È il caso delle ricerche che stanno al confine tra la storia propriamente detta e la sociologia, la storia del costume e delle istituzioni, e così via. L'utente di questi servizi infine deve conoscere in maniera precisa le modalità con cui sono stati memorizzati e indicizzati i documenti nelle banche dati, avvalendosi di tutta una serie di strumenti di aiuto alla ricerca quali i thesalfri, i lessici di termini controllati, gli schemi di classificazione, che con sentono di comprendere come sono strutturate le informazioni nei differenti archivi. A questo proposito si può analizzare, entrando nei dettagli di un archivio specifico, un caso esemplare. La giurisprudenza di merito memorizzata nell'omonimo (e già sopra menzionato) archivio della Corte di Cassazione non viene raccolta in modo sistematico. È ovvio che questo forse non sarebbe nemmeno materialmente possibile, tuttavia si deve rilevare che non c'è una rigorosa procedura per l'individuazione delle sentenze significative. Infatti è al magistrato estensore della sentenza cui spetta il compito, qualora lo ritenga opportuno, di segnalare la massima alla Cassazione per una eventuale memoriz zazione. Tutto questo comporta come conseguenze che, da un lato, l'archivio MERITO tende ad ampliarsi in maniera disorganica e leggermente squili brata e, dall'altro, che in esso tendono ad essere inserite solo le sentenze rite nute più significative, ma che in ogni caso forniscono un'interpretazione più originale e difforme della legge. Pertanto, se si volesse ricostruire, automati camente, utilizzando questa banca dati, la storia dell'interpretazione da parte
della magistratura di un particolare aspetto della normativa italiana, si rischie rebbe di trovare indicazioni non attendibili, sotto questo punto di vista. Un'altra considerazione potrebbe riferirsi all'ipotesi che organizzazioni o enti istituzionalmente interessati a determinati fenomeni possano proporre la propria collaborazione per integrare il patrimonio documentario fino ad ora raccolto e disponibile sugli archivi della Corte di Cassazione, piuttosto che organizzare basi dati private. Si può pensare al movimento sindacale per quanto riguarda il diritto del lavoro, ma gli esempi potrebbero molti plicarsi. D'altra parte, per le banche dati dedicate all'informazione sull'attualità e sulla politica, queste problematiche si presentano in maniera ancora più viva. Prima di utilizzare servizi di questo genere è molto utile una verifica su: quali sono le fonti tenute in considerazione ; chi ha la responsabilità della stesura degli abstracts; quali garanzie sono offerte circa l'imparzialità nella scelta e nell'indicizzazione dei documenti. È necessario ricordare infatti che oggetti come le banche dati non sono altro che prodotti sviluppati e commercializzati all'interno di un mercato ben preciso, quello dell'informazione, nel quale stanno irrompendo prepo tentemente. Ed è all'interno di questo ambito che ci si muove quando si affronta un discorso sulle basi dati, che sono le componenti di un ben preciso mercato, con i suoi canali di diffusione notevolmente complessi e specializzati, in parte sovrapposti ed in parte autonomi rispetto a quelli tradizionali.
310
5. Le sperimentazioni condotte.
- Per tutte le considerazioni sviluppate sopra si ritiene che l'utilizzo delle banche dati non sia così banale e facile come appare dall'informazione quotidianamente riversata sul pubblico da parte dei 1/Jass media. È evidente infatti la necessità di svolgere un continuativo lavoro di valutazione critica sul contenuto informativo dei prodotti offerti, mettendoli a confronto con gli analoghi prodotti tradizionali. A questo pro posito resta senza dubbio valida l'affermazione generica, ma pertinente pro prio in questo caso, che troppe informazioni creano più « rumore » che infor mazione completa ed esauriente. Perciò si sta rivelando sempre più vitale l'attività di formazione e di consulenza « critica » in questo ambito. In aggiunta all'organizzazione di corsi e seminari dedicati alle problema tiche ed alle tecniche connesse all'impiego dei servizi di documentazione auto matica, è stata curata l'organizzazione di gruppi di lavoro, composti da siste misti del (si-Piemonte e da ricercatori di svariate realtà accademiche, per sperimentare l'accesso agli archivi online in significativi settori della ricerca 311
Pie1jrancesco Borsetta, Giuseppe Segre
L'informatica nella ricerca storica e nel lm1oro d'archit1io
universitaria : chimica, medicina, biologia, veterinaria, ingegneria del terri
4. -
la messa a disposizione di questi inventari automatizzati, mediante
torio, economia, sociologia, psicologia, linguistica, ecc. Per le singole disci
strumenti d'accesso del tipo dì quelli disponibili per le interrogazioni delle
pline i differenti gruppi realizzano un certo numero eli ricerche al terminale,
banche dati, ai fruitori tradizionali dei servizi dell'archivio (prevedendo quindi
in modo da produrre un documento di valutazione complessivo, sia dal punto
tutte le chiavi di ricerca che siano di interesse per lo storico) ;
S. -
di vista dei contenuti, sia da quello del rapporto costi/benefici, che costituisca un utile contributo per i futuri utilizzatori. L'obiettivo che si tenta di raggiungere punti d'accesso alle banche dati
online
il riordino fisico del materiale dell'archivio, una volta portato a
termine questo enorme lavoro di ordinamento e inventariazione tramite ela
è
quello della costituzione di
boratore.
presso biblioteche, centri di documenta
zione, istituti e dipartimenti universitari, dove si sia formata la necessaria competenza per un impiego proficuo di questi strumenti.
Pur continuando a restare ad un livello generalissimo, ci sembra utile rilevare un aspetto a nostro parere particolarmente significativo. Si
è deciso
infatti, per quanto riguarda gli strumenti informatici da utilizzare, dì avvalersi di stazioni di lavoro multifunzionali su cui svolgere le diverse parti del lavoro
6. La collaborazione con I'Archiuio di Stato di Torino. - L'intervento
del
complessivo. Questo
è un aspetto che si presenta interessante, dati gli sviluppi
è un passo molto delicato da studiare
rapidissimi ai quali i prodotti informativi frutto della rivoluzione microelettro
con attenzione ; non è certo pensabile un trattamento indiscriminato di ogni
nica di quest'ultimo decennio ci hanno abituato. Anche se si potrebbe giudi
l'automazione in un Archivio dì Stato
tipo di materiale documentario in esso conservato. L'uso della tecnologia
carlo ancora come un disegno fantascientifico, non
informatica non dovrà portare alla realizzazione di strumenti di lavoro che
all'interno dell'Archivio di Stato a strumenti informatici di piccole dimensioni
siano troppo rigidi e di difficile modifica, come
è
caratteristico delle procedure
informatiche più diffuse e standardizzate. Al contrario, l'obiettivo eli fondo è quello di definire l'uso eli metodologie e di mezzi che permettano eli affrontare il lavoro quotidiano in una struttura di per sé articolata come l'archivio, con
(microco!Jiputers o,
I settori di intervento per i quali si
impensabile pensare
addirittura, personal compffters) per mezzo dei quali, a seconda
delle necessità, sia semplice e immediato ottenere i risultati che fino ad oggi solo un grande elaboratore e con una grande mole di lavoro era in grado di raggiungere.
un miglioramento dei risultati del servizio offerto e della professionalità complessiva del personale.
è
Nel concetto di stazione di lavoro multifunzionale sono comprese tutta una serie di funzioni che attualmente sono affrontate con approcci diversi e
è scelto di iniziare l'attività di speri
attrezzature tra loro indipendenti: l'archiviazione, la ricerca e la stampa dì
mentazione, tenendo conto anche dei progetti già avviati su scala nazionale,
informazioni, e ancora la scrittura di testi, la grafica, la statistica ed infine il
sono :
classico lavoro di tipo amministrativo-<:ontabile, potranno essere affrontate la descrizione omogenea del materiale conservato, naturalmente
tendenzialmente con un unico strumento. Questo oggetto sarà composto
senza entrare nel merito dell'interpretazione storiografica, attività questa
da una serie eli moduli funzionali atti a facilitare al massimo qualsiasi intervento
che resta tipica degli utenti finali dell'archivio: storici e ricercatori;
di modifica (aggiunte ejo sostituzioni dì funzioni disponibili) si renda neces
1.
2.
-
-
la memorizzazione delle fonti archivistiche su supporto adeguato al
trattamento informatico (registrazione su nastro magnetico), previa defini zione eli opportuni standards eli inventariazione (anche in questo caso in stretto collegamento con i progetti su questo specifico aspetto promossi dal mini stero per i Beni culturali);
3. - l'inventariazione dei fondi : operazione che probabilmente sarà diversa a seconda dei vari fondi esaminati e con la quale si intende non la semplice memorizzazione di inventari già predisposti manualmente, ma piut tosto l'inventariazione realizzata direttamente con l'elaboratore ;
312
sario da parte dell'utente finale stesso (il personale dell'Archivio, in questo « esperti » di informatica. È evidente a questo
caso) , indipendentemente dagli
punto che, come già in maniera analoga per quanto riguarda l'aspetto relativo alle banche dati abbiamo avuto occasione di rilevare, diventa decisivo l'obiet tivo della formazione informatica del personale dell'Archivio di Stato. L'obiet tivo principale non «
chiavi in mano
»,
è
dunque la fornitura di un pacchetto di programmi
ma la realizzazione di un organico progerto di formazione
che renda il personale dell'Archivio di Stato in grado di procedere in maniera tendenzialmente autonoma nel futuro. Il primo passo consisterà nel far com-
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L'infor!llatica nella ricerca storica e m/ lavoro d'archivio
Pierfrancesco Borsetta, Gi11seppe Segre prendere qual'è la logica con la quale operano gli strumenti informatici, per adeguare la propria cultura e le proprie conoscenze ai processi messi in moto quando si impiegano macchine e programmi, in modo da non vivere passi vamente la fase di creazione dei prodotti
sojhvare
e giungere ad un uso « co
sciente ». La seconda tappa sarà quella di maneggiare le nozioni basilari della programmazione di un elaboratore, per essere in grado nel tempo di diventare produttori indipendenti del proprio
7. Conc/11sioni.
software.
teorie formali. Tra i metodi utilizzati (semiotica, linguistica, statistica, mate matica, logica, ecc.) ce ne sono ovviamente alcuni più familiari ai ricercatori in scienze umane, altri agli informatici. Quello che qui si vuole enfatizzare è comunque la stretta interazione tra le diverse loro competenze e specifiche formazioni che si realizza operando in questo campo. L'ultimo aspetto sul quale vogliamo soffermarci in questa comunicazione è quello relativo al contributo che le scienze umane hanno dato e stanno dando allo sviluppo dell'informatica, intesa nel senso pregnante che viene dato nei
- In un paese come il nostro in cui esiste ancora un forte
dualismo tra formazione scientifica ed umanistica e dove è consuetudine rifiutare lo strumento tecnico, perché è diffuso il pregiudizio che esso presenti troppe difficoltà di impiego, assume grande importanza il fatto di eliminare ogni tipo di difficoltà per l'utente non informatico. Anche gli umanisti do vranno abituarsi a vivere il calcolatore come uno strumento di lavoro abituale ed insostituibile, così come la carta e poi la stampa, supporti per la registra zione delle informazioni, hanno cambiato il modo di comunicare e fanno parte della cultura e della vita quotidiana di ciascuno. Tentando a mo' di conclusione un sommario bilancio delle applicazioni dell'informatica alle scienze umane si possono a grandi linee sottolineare alcuni punti. In primo luogo l'elaboratore si dimostra utile al ricercatore per alleg
paesi di lingua inglese all'espressione « computer science ».
È
ampiamente
noto come gli attuali progressi nel campo del settore dell'« Intelligenza Arti ficiale » sono dovuti non solo alla rivoluzione nell'hard1vare (sviluppo impres sionante della microelettronica, della robotica, ecc.), ma soprattutto agli svi luppi nel campo del sojt1vare. Ed è infatti proprio questo il settore più ricco di novità dal punto di vista teorico : si tratta di costruire programmi in grado di elaborare informazioni che appartengono molto di più alla sfera della vita quotidiana di ciascuno. Queste informazioni hanno caratteristiche molto di verse da quelle abitualmente trattate dagli informatici, poiché sono in gran parte non numeriche, spesso incomplete, per loro natura ambigue . . . Si può quindi infine avanzare l'ipotesi che le tecniche di formalizzazione definite per arrivare ad un uso « avanzato » dell'elaboratore nelle scienze umane possono fornire un apporto significativo anche allo sviluppo teorico dell'informatica.
gerirlo di tutta una serie di lavori di calcolo e di gestione di grandi masse di informazioni. Esistono infatti sul mercato ormai numerosi e collaudati pro grammi per l'analisi statistica, l'analisi testuale ecc. Tuttavia, ciò che più preme sottolineare in questa sede è il lato meto dologico, piuttosto che quello strettamente tecnologico . Il
coJJJp11ter
impone
allo studioso di aumentare il « livello di rigore » nel suo lavoro, obbligandolo ad operare con sempre maggiore precisione e chiarezza, tanto nella scelta dei dati e nella definizione delle procedure per il loro trattamento, quanto nella concezione degli algoritmi ad esso sottostanti. Si è infatti potuto verificare che l'uso dell'informatica nelle scienze umane costringe alla precisazione di ipotesi di lavoro e modi di operare fino a quel momento vaghi ed intuitivi. In generale inoltre si può osservare che spesso il ricercatore si avvale della informatica come strumento per verificare le ipotesi che sono alla base del proprio progetto scientifico e, eventualmente, per costruire modelli più operativi. Infatti l'approccio informatico costituisce, nella sua essenza, un insie me di metodi di analisi e di rappresentazione della realtà a tutti i livelli, par tendo dall'osservazione empirica per giungere fino alla costruzione di raffinate
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Intervento d i Daniele ]alla Assessorato alla cultura della Regione Pieme�t:
Ne/J'intervmire, al termine di queste tre intmse e 111olto positive giornate di lavoro, mi sia itmanzitutto consentito di portare il saluto dell'assessore alla c11ltura della Regione Pie111onte, Giovanni Ferrera, che, 11on potmdo essere presmte, !JJi ha pregato di rappresentar/o. Vorrei inoltre, e pri111a di cercare di trarre, a caldo, un bilancio del seminario, ripercorreme brevemente la storia, utile - credo - a val11tame 111eglio il smso e il valore. L'idea e la proposta di organizzar/o è venuta dall' IstitHio storico della Resi stmza in Cuneo e provincia, a partire da esigmze e111ergmti dalla Sl(a attività quoti diana e dalla volontà di affrontarle SHIIa base di 11na riflessione sviluppata in 111odo pubblico e collettivo. Per la Regione, a mi questa proposta era stata fatta, 11on è stato dijjicile accoglierla e farla propria : 11on solo per la sHa serietà e per l'organicità del programma che vmiva indicato, 111a anche perché essa rimtrava a pieno titolo nelle attività che l'Assessorato aveva previsto di organizzare nel ca111po degli archivi. Ac certata la convergenza degli intenti si è così pot11to giungere Ùl te111pi, t11tto so!llmato brevi, a risolvere i problemi organizzativi e /emici relativi al se111inario, la mi gestione scimtiftca e organizzativa è stata ajjìdata all'Istituto, con positivi risultati che tutti abbiamo avuto modo di apprezzare in qHesti giomi. Perché ricordare questi aspetti e le modalità che hanno caratterizzato la pre parazione del se!Jiinario? Perché pmso che il tipo di rapporto che si è vemfto a stabi lire in questo caso Ira la Regione Pie!Jionte e l'Istituto storico della Resistmza di Cuneo in rm pri!Jio tempo e, im!Jiediala1!1mle dopo, anche con il 111inistero per i Beni mltffrali, possa rappresentare m1 ese111pio di collaborazione tra enti con co111petmze e vocazioni diverse tra loro. In tf!J senso soprattutto : è abbastanza frequente che alla Regione pervmgano richieste di contrib11to per realizzare iniziative il c11i progra111111a è già in partmza molto stmtturato e definito, CO!Jie non è raro che, dal canto s11o, anche la Regione or ganizzi attività e intervmti smza coinvolgere preventivaJJJCIIIe mila loro ideazione le realtà chiamate a parteciparvi e a fmime. Ciò che ha caratterizzato la preparazione di qHesto seJJJinario è invece la reci proca disponibilità a confrontare in via preliminare le ipotesi, col dichiarato obiettivo 317
Daniele falla
Daniele falla
di elaborare tma proposta non solo comtme, 111a soprattutto capace di temre effettiva mente conto delle differenti esigenze degli enti promotori. Nella fattispecie radicando questo incontro sul piano locale e insermdolo contemporaneammte in rma prospettiva di carattere e valore pirì gemrali, tenmdo conto dei compiti e dei bisogni degli Istituti storici della Resistenza come di quelli della Regione e degli Ujjìci dello Stato preposti alla tutela archivistica. Entrando ora 11el 111erito del bilancio di queste tre giomate di lavoro, credo vada ùmanzitutto evidmziato il grande contributo di esperienza che ci è vmuto da parte del 111inistero per i Bmi culturali: dai rappresmtanti dell' Ujjìcio centrale, co11Je da quelli della Soprintmdenza e degli Archivi di Stato del Piemonte. Frutto di rma competmza professionale nota e indiscussa, tJJa anche a di!Jiostrazione della duttilità di una disciplina, di cui in questi giomi abbia1110 1111a volta di pirì verificato la capacità di affrolltare problemi anche lontani e diversi da quelli su mi essa è nata e si è consoli data sul piano teorico come s11 quello pratico. Lo scambio di esperimze, il dialogo che si è svil11ppato Ira i più diretti detentori del sapere archivistico e rma pluralità di soggetti che ponevano domande nuove e questioni emergmti da realtà e situazioni diverse - credo - da quelle a cui essi sono abituati a confrontarsi solitamente, conforta le speranze co11 cui questo seminario è stato promosso. Se qualmno era venuto a Mondovì credendo di ottmere soluzioni definitive e immediate ai proble111i degli archivi di storia contemporama, sarà forse rimasto de luso. Ma a torto : non era questo l'obiettivo che ci eravamo posti. Scopo del seminario era ùmanzi lttllo quello di riuscire a idmtificare i problemi, a farne 1111 pirì organico inventario, pomndoli per una volta tutti ùuieme s11/ tappeto. Cercando al tempo stesso di individuare i modi migliori per affrontarli, tenendo contemporamamente conto delle esigmze dell'archivistica e della ricerca storica, delle diverse necessità dei soggetti coin volti e delle molte e disparate costrizioni proposte dalla realtà. A questo livello, di risposte e indicazioni il seminario credo ne abbia date 1Jiolte, non solo attraverso le relazioni e le cotmmicazioni presentate - e s11i cui meriti no11 IJJi dilrmgo, essendo essi evidenti a tutti i presmti -, ma anche grazie ai molti inter vmti e al ricco dibattito che si è sviluppato nel corso dei lavori. Mi sia periJiesso di cogliere una dimensione di questo dibattito che fuoriesce i11 parte dall'aiJibito storico e scientifico affrontalo in via prioritario dal seminario e che mi pare di particolare rilievo dal punto di vista dell'Ente che qui rappresmto. AbbiaiJio visto, in questi tre giomi, che dei problemi dell'archivistica contempo ranea, è tanto possibile quanto necessario occuparsi sia ÌIJ m/ottica storica, lavora11do agli archivi di rm passato molto recmte, IJ/a già in qualche modo foriJiati, qua11to ill tervmmdo SII quelli che si va11110 costrumdo oggi. Ma non solo : si può operare pensando in primo luogo agli archivisti di domani, m/l'intento di fomir loro carte già ordinate
attraverso rma più corretta gestione degli archivi corrmti, quanto pmsando ai loro fmitori contemporanei. In q11esto senso mi sembra che il dibattito abbia messo in luce che la questione degli archivi non riguarda solo gli addetti ai lavori - gli archivisti, gli storici, i re sponsabili dei problemi della tutela - ma direi tutti. Divmta in qualche modo rm problema politico, di democrazia nella misura in mi una corretta gestione della docu nJentazione contrib11isce a rmdere pirì trasparente l'operato dell'aiJiministrazione pub blica, dà garanzia di maggior controllo sul suo operato. Lavorare per creare e diffon dere tma cultura archivistica diventa allora 1111 terrmo non solo cult11rale, ma di i1Jipegno civile, con rm interesse e rm significato più ampi di quelli che si è soliti assegnargli. I11 rma prospettiva di questo gemre anche il co11tributo di rm ente come la Regione - che come è noto, non ha competmze dirette mi campo della tutela archivistica diventa pirì chiaro ed evidmte. Il s11o apporto può così non limitarsi solo alla collabo razione COli gli organi dep11tati alla tutela del patrimonio dom!Jiellfario, alla media zione tra qllesti e rma plllralità di realtà presmti sul territorio, sostenendo e finanziando interventi di rec11pero e di riordino, di valorizzazione e conoscmza del patrimonio storico e cult11rale regionale. La Regione può e deve operare anche nel smso di diffon dere tma m/tura archivistica che rig11ardi il presmte, operando sul piano della foriJJa zione degli operatori pubblici e privati, pmsando a/ f11t11r0 1Jia anche a/ presellte, agli storici del domani co/Jie alla C01111mità dell'oggi, ai problemi della ricerca come a q11el/i del migliorammto dei servizi e del controllo democratico sull'ente pubblico e sul suo operato quotidiano. A11che alla luce dei 11mtammti profondi che comporta nella nostra realtà l'infor matica, si tratta di ripensare ai 1110di e alle forme della archiviaziom dei dati e delle informazioni prodotte, cercando di rmderle disponibili, di coi/JIIIIicarle ÌIJ forJJJe e 111odi che consentano Nlla loro pirì allargata e più facile jrNizione. Non si tratta di mettere in discussione i confini tra ciò che è l'archivio e quello che potrebbe essere 1111 centro di docNmentazione, ma di pmsare alle operazioni archivistiche avendo presenti degli obiettivi di coJJJtlllicazione e di ricerca propri di 1111 centro di dommmtazione. L'informatica offre stmmmti adeguati a questo compito ed è necessario iniziare a co!J for!Jlare il 11ostro operato - e penso ÙJ questo se11so a tNt/o il lavoro degli operatori pubblici, !Jla non solo ad essi - a l/Novi obiettivi e forme di lavoro. Ma qNali sono i coJJJpiti che qNesto seJJJinario ha reso più evidenti e Nrgenti? Nel q11adro della stretta collaborazione tra Regione e Ujjìci dello Stato depNtati alla INtela che caratterizza la realtà piemontese (ma certaJJJmle non solo qNesta) credo che alla Regione tocchi operare soprattNito in q11attro direzioni. Mi sembra cioè che il seminario abbia in priJJJo luogo evidenziato l'esigmza di sviiHppare !Jlaggiormcnte la co!loscmza del patrimollio dommmtario regionale, sopra/-
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lutto rispetto a molte delle realtà di mi si è parlato in questi giomi: quanti archivi sonori esistono in Piemonte? E quanti e quali sono i fondi fotografici, pubblici e pri vati? O d'altra parte : quali e quanti sono gli archivi delle Società di Mutuo Soccorso, gli archivi indwtriali, quelli sindacali? Dove sono, come sono conservati? L'elenco delle conoscenze da acquisire potrebbe continuare a lungo, individuando tipologie di archivi e di carte 111olto diverse, s11 cui è 11ecessario realizzare i11dagini. Basti in que sta sede rilevare l'esigenza, ri11viando ad altra sede l'inventario dei bisogni e delle prio rità. Mi sembra importante soprattutto chiarire che senza 11na più esaustiva conoscenza dell'entità e delle caratteristiche del patrimonio documentario, è difficile stabilire 1111a seria programmazione degli interventi. In secondo luogo da questi tre giomi di lavoro mi se111bra sia e111ersa la necessità di approfondire il problema delle forli/C di ordina111ento e conservazione di diversi tipi di dommenti, le mi caratteristiche fisiche pongono questioni in gran parte sconosci11te o irriso/te. Penso cioè alle fonti sonore, ai documenti fotografici o audiovisivi, su c11i è necessario approfondire le conoscenze individua11do apposite sedi di studio e di elabo razione. Penso anche agli archivi auto111atizzati su mi diventa urgente intervenire e rispetto ai quali è necessario dotarsi di co11oscenze e stm111enti atti ad affrontare 1111 proble111a che 110n tarderà a prese11tarsi i11 tutta la sua gravità. Un a11alogo atteggia mento bisogna t11ttavia avere anche rispetto a particolari tipologie d'archivio - penso a quelli sindacali COllie a quelli i11dustriali - che, se non pongono rilevanti questioni teoriche, t"ichiedo11o tuttavia soluzioni pratiche in parte da elaborare e in parte soprat tutto da rendere più omogenee a livello 11011 solo regionale, 11/fl nazionale. Il dibattito sull'introduzione delle procedure informatiche m/ ca111po del lavoro archivistico propone indirettamente 1111 terzo ambito di impegno : quello della forma ziom degli operatori. Un ambito quest'ultimo di vaste proporzioni che comprende non solo la formazione degli archivisti storici all'uso del computer, ma quella degli operatori co1111mali alla gestione dell'archivio corrente, come quella degli addetti ai centri di documentazione. Penso anche a mi'esperienza condotta dalla Fondazione « Vera Nocentini » e dalla Cis/ di Torino 11el campo degli archivi sindacali o alle esigenze espresse in questa sede da molti rappresenta11ti di Istituti di t·icerca. Si tratta anche in questo caso di definire con precisione il tipo di domanda e le risposte formative più adeguate in vista di proporre, ad esempio, all'Assessorato alla formaziom pro fessionale della Regione una serie di proposte da realizzare in collaborazione con /'As sessorato alla cultura, la Soprintendenza archivistica, gli Archivi di Stato e una serie di Istituti ed Enti specializzati. Concludo questo elenco di compiti che il seminario ha indicato esplicitamente o implicitamente alla nostra attmzione con 1111 quarto fronte di attività da intrapren dere. Quello della diffusione delle conoscmze acquisite. Si tratta, credo, di programmare
diversi tipi di slmmmli che portino a conoscenza di un pubblico più vasto di quello degli addetti ai lavori in senso strello, invmlari e guide agli archivi della regione, a 111anua/i con quei consigli pratici e leCIIici che sol/o emersi i11 questa sede e che potranno efl/ergere dalla realizzazione delle attività che ho indica/o in precedmza. Bisog11erà st11diare atte11lamenle le forme di pubblicazione, ma 1m'indicazio11e in tal senso ci è già venuta dall'intervmto di Paola Camcci, quando ha proposto 1ma più vasta utiliz zazione della (( Rassegna degli Archivi di Stato ». E' tifi suggerÌ/l/Cl/IO importante e che condivido ; che andrà ripreso vedendo in quali modi e in quali forme si può pmsare a una diffusiolle più larga. Come sempre, quando un'iniziativa di questo tipo ha raggiunto i suoi scopi, i compiti da assolvere, gli impegni a cui far fronte sono 111aggiori di quelli che erano chiari in precedmza. Ed è quindi con l'augurio di ritrovarci di nuovo presto insieme ad affrontarli che credo ci possiamo lasciare, ringraziando i presenti, tutti i presmti, per il loro contributo e gli organizzatori di questo seminario per averci consentito di darlo nel migliore dei modi possibili.
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Le pubblicazioni degli Archivi di Stato italiano
PUBBLICAZIONI DEGLI ARCHIVI DI STATO l.
ARCIIIVIO
DI
hzventario
STATO
DI
sommario,
FIRENZE, Archivio mediceo del Principato. Roma 1951 (ristampa xerografica 1966) ,
pp. xxxn-290, L. 5.000. Il.
ARCIIIVIO DI STATO DI FI RENZE, Archivio medico avanti il Principato. Inventario, I, Roma 1951 (ristampa xerografica 1966), pp. xxxix-413, L. 5.000.
III.
Ar.CHIVIO DI STATO DI PALERMO, R. Cancelleria di Sicilia. Inventario sommario (secc. X/Il-XIX), Roma 1950, pp. LXXXIV-76, tavv. 2 (esau· rito).
IV.
ARCIIIVIO DI STATO DI TRENTO, Arc/zivio del Pri11cipato vescovi/e. I11· ve11tario, Roma 1951, pp. xxx-243 (esaurito).
V.
ARCHI\"10 DI STATO DI SIENA, Guida-inventario dell'Archivio di Stato, I, Roma 1951, pp. x xirr-308, tavv. 5 (esaurito) .
VI.
ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Guida-inventario dell'Archivio di Stato, Il, Roma 1951, pp. 296, tavv. 3 (esaurito) .
VII.
ARCIIIVIO DI STATO DI NAPOLI, Regesto della Cancelleria Aragonese cura di JOLE MAzzoLENI, Napoli 1951, pp. xxrr-343 (esaurito).
di Napoli, a VIII.
ARCHIVIO DI STATO DI MASSA, Inventario sommario dell'Archivio di Stato, Roma 1952, pp. xu-131 (esaurito) .
IX.
ARCHIVIO DI STATO DI S IENA, Arclzivio del Consiglio ge11erale del Co nume di Siena. hzve11tario, Roma 1953, pp. xxiv-156 (esaurito) .
X.
ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Archivio del Concistoro del Comune di Siena. Inventario, Roma 1952, pp. xxvm-526, tav. l (esaurito) .
Xl.
ARCHIVIO DI STATO DI NA POLI, Archivi privati. Illventario sommario, l, 2• ed., Roma 1967, pp. L-303 (esaurito) .
XII.
ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Archivio della Biccherna del Comune di Siena. Inventario, Roma 1953, pp. xxxiT-234, tav. l (esaurito) .
XIII.
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA, Arclzivio segreto estense. Sezione « Casa e Stato>>. I11ventario, Roma 1953, pp. LI-318, tavv. genealogiche 7 (esaurito).
XIV.
ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Archivi privati. Inventario sommario, II, 2" ed., Roma 1967, pp. XI-291 , L. 4.000.
XV.
DI B OLOGNA, Gli uffici economici e finanziari del Comune dal XII al XV secolo. I. Procuratori del comune - Difen sori dell'Avere - Tesoreria e Controllatore di tesoreria. Inventario,
ARCHIVIO DI STATO
Roma 1954, pp. XLVIII-202 (esaudto) .
Le pubblicazioni degli Archivi di Stato
Le pubblicazioni degli Archivi di Stato XVI.
ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Le hrsignia degli Anziani de/ Comune dal 1530 a/ 1796. Catalogo-inventario, Roma 1954, pp. xvm-327, tavv. 16
XXXIV.
(esaurito) . XVII.
ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, Serie di Nizza e della Savoia. hrven tario, I, Roma 1954, pp. xvin-578 (esaurito).
XVIII.
ARCIIIVIO DI STATO DI FIRENZE, Archivio medico avanti il Principato. Inventario, Il, Roma 1955, pp. 547 (esaurito).
XIX.
ANTONIO PANELLA, Scritti archivistici, Roma 1955, pp. xxx-321, L. 2100.
XX.
ARCHIVIO DI STATO DI ROli1A, L'archivio della S. Congregazione del Buon Govemo (1592-1847). Inventario, Roma 1956, pp. cLxxvr-471 (esaurito).
XXI.
ARCHIVIO DI STATO DI PERUGIA, Archivio storico del comune di Pertt· gia. Inventario, Roma 1956, pp. XLII-474, tavv. 20, L. 4.000 .
XXII.
STATO I1J GENOVA, Cartolari notarili genovesi {1-149) . In ventario, I. parte I, Roma 1956, pp. XXIII-251 (esaurito) .
ARCHIVI
01
XXIII.
ARCIII\"10 DI STATO DI SIENA, Le aule della mostra e i/ IIIIISeO delle tavolette dipinte. Catalogo, Roma 1956, pp. XVIII-163, tavv. 42, L. 4.000.
XXIV.
UFFICIO CENTRALE DEGLI
XXV.
i\DI:l..IZIA DI MOKTEVERG INE, Regesto delle pergamene, a cura di Gio VANNI MONGELLI O.S.B., I (secc. X-Xli). Roma 1956, pp. 351, tavv. I l , L . 4.000.
XXVI.
ARCIIIVIO DI STATO DI SIENA, Archivio di Ba/ìa. Inventario, Roma 1957, pp. Lxxxvrn-479, tav. l (esaurito).
ABBAZIA DI MONTEVERGINE, Regesto delle pergamene, a cura di Gio VANNI MONGELLI O.S.B., II {1200-1249) . Roma 1957, pp. 298, tavv. 10, L. 4.000.
XXVIII.
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Archivio mediceo avanti il Principato. Inventario, III, Roma 1957, pp. 558 (esaurito).
XXIX.
Ano,\ZIA DI MoNTEVERGINE, Regesto delle pergamene, a cura di Gio VANNI MONGELLI O.S.B., III {1250-1299). Roma 1957, pp. 299, tavv. 15, L. 4.000.
XXX.
SOPili:-ITENOENZA ARCII!VISTICA PER IL LAZIO, L'UMBRIA E LE MARCI·IE, Gli archivi dell'Umbria, Roma 1957, pp. 202, tavv. 27, L. 2500.
XXXI.
ARCHIVIO DI STATO DI VENEZIA, Dispacci degli Ambasciatori a/ Senato. Indice, Roma 1959, pp. xvr-409 (esaurito).
XXXII.
ABBAZIA DI MoNTEVERGINE, Regesto delle pergamene, a cura di Gio VANNI MoNGELLI O.S.B., IV (sec. XIV), Roma 1958, pp. 607, tavv. 24,
ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Le b1signia degli Anziani del Comune dal 1530 al 1796. Appendice araldica, Roma 1960, pp. xn-281 (esaurito) .
XXXVI I.
ARCHIVIO DI STATO or SIENA, Archivio dell'Ospedale di Santa Maria della Scala. Inventario, I, Roma 1962, pp. LXXXVI-319, tavv. 3 (esau rito).
XXXV I I I .
ARCHIVIO 01 STATO DI Sm A, Archivio dell'Ospedale di Santa Maria della Scala. Inventario, I I , Roma 1962, pp. Xl-199, tavv. 3, L. 5.000.
XXXIX.
ARCHIVIO DI STATO DI LIVORNO, Guida-inventario dell'Arclrivio di Stato, I, Roma 1961, pp. xxvm-284, L. 3.000.
XL.
ARCIIIVIO DI STATO DI ToRINO, Serie di Nizza e della Savoia. hrventario, I I , Roma 1962, pp. xcrx-5 1 1 (esaurito) .
XLI.
XLII.
A!IDAZIA DI MONTEVERGINE, Regesto delle pergamene, a cura di Gio VANNI MONGELLI O.S.B., V (secc. XV-XVI) , Roma 1958, pp. 617, tavv. 24, L. 5.000.
01 STATO DI GENOVA, Cartolari notarili genovesi (1-149). In ventario, I, parte I I , Roma 1961, pp. 254 (esaurito).
ARCHI\"IO
ARCIIIVJO I>I STATO DI SIENA, Libri dell'entrata e dell'uscita del Co mrme di Siena detti della Biccherna. Reg. 26• (1257, secondo seme stre), a cura di SANDRO DE' CoLLI, Roma 1961, pp. XLIX-232 (esaurito) .
XLI1l.
ARCI JIVIO 01 ST.\TO DI NAI'OLI, Archivio Borbone. Inventat·io mario, I, Roma 1961, pp. LVI-303, tavv. 22, L. 5.000.
XLI\".
ARCHIVIO Ili STATO DI NAPOLI, Arclrivio Borbone. Inventario som mario, II, a cura di AMELIA GENTILE, Roma 1972, pp. XIII-377, tavv. 21 (esaurito) .
XLV.
Gli Arclrivi dei Govemi provvisori e straordinari, 1859-1861, I, Lom bardia, Province parmensi, Provi11ce modenesi. Inventario, Roma
som
1961, pp. xxvn-390, L. 4.000. XLVI.
Gli archivi dei Governi provvisori e straordinari, 1859-1861, I I , Ro magne, Province dell'Emilia. Inventario, Roma 1961, pp. Xlll-377,
L.
4.000.
XLVII.
Gli are/rivi dei Governi provvisori e straordinari, 1859-1861, III, To scana, Umbria e Marcire. Inventario, Roma 1962, pp. xn-48 1, L. 4.000.
XLVI I I .
ARCIIIVIO 01 STATO or BoLOGNA, Rifomragioni e provvigioni del Comune di Bologna dal 1248 al 1400. Inventario, Roma 1961, pp. XLVI-383, L. 5 .000.
XLIX.
L. S.<XX>.
XXXIII.
JOSEPH ALEXANDER \"ON HOBNER, La Monarchia austriaca dopo Villa franca (Résumé de l'an 1859 dal Journal, XIV) , a cura di MARIA CESSI DRUDI, Roma 1959, pp. Vn-184 (esau.-ito).
XXXVI.
ARCHIVI DI STATO, Vita merca11tile italiana.
Rassegna dei documenti degli Are/rivi di Stato d'Italia (in occasio ne del I II Congresso internazionale degli archivi, Firenze 25-29 set tembre 1956), Roma 1956, pp. xix-117, tavv. 32 (esaurito) .
XXVII.
XXXV.
ABIIAZJA or Mo:-�TEVERGINE, Regesto delle pergamene, a cura di Gio VAN�! MoNGELLl O.S.B., VI (secc. X VII-XX) , Roma 1958, pp. 439, tavv. 19, L. 5.000.
L.
ABBAZH DI MONTEVERGINE, Regesto delle pergamene, a cura di GIO• VANNI MONGELLI Q.S.B., VII, Indice generale, Roma 1962, pp. 387, tavv. 12, L. 5.000. ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Archivio mediceo avanti il Principato. Inventario, I V, Roma 1963, pp. 498 (esaurito).
Le pubblicazioni degli Archivi di Stato LI.
LII.
LIII.
LIV.
LV.
Le pubblicazioni degli Archivi di Stato
J\<�··• t\'''l DI S'�'.'.TO DI LIVORNO, Guida-inventario dell'Archivio di Stato, II, Roma 1963, pp. vi-185 (esaurito) .
/\l{C''"''IO ' l l STATO DI LuccA, Regcsto del carteggio privato dei prhr cipi Elisa e Felice Baciocclri (1803-1814), a cura di DoMENICO CORSI,
Roma 1963, pp. XLI-301, tav. l (esaurito).
A:lCHIVIO m STATO DI SIENA, Libri dell'entrata e dell'uscita del Com1111e di Siena detti della Biccherna. Reg. 27• (1258, primo semestre), a
cura di U!!ALDO MORANDI, Roma 1963, pp. XLVIII-237, L. 4.000.
Anr 1 7JA DI MoNTECASStt.:o, I regest i dell'archivio, I (aula li!: capsule f-T//D, a cura di TOllll\1,\SO LECCISOTTI, Roma 1964, pp. LXX-3 12, tavv. 12 (esau.-ito) . Ar.clJIVIO DI STATO DI RO_\L\ , Aspetti della
Riforllla
ALEANDRT B,IRLETTA, Roma 1964, pp. VIII-278, tavv. 32, L. 2.000.
:\.nn IZI.I
!11 r.lc'\TECASSINO, l regesti dell'arcltivio, II (aula Il/: capsule VIII-XXIII), a cura di TOi\1;\!.ISO LECCISOTTr, Roma 1965, pp. LXiV-352,
tavv. 10 (esaurito) . LVII.
LVIII.
LIX.
LX.
i\RClliVIO DI STATO DI NAPOLI, Regia Camera della Sommaria. l conti delle Università (1524-1807). Inventario, a cura di DORA MusTo, Roma
LXVII.
ARCillVIO DI STATO DI SIENA, Libri dell'entrata e dell'uscita del Comune
LXVIII.
LXIX.
LXX.
cattolica e del
Co11cilio di Tre11to. Mostra documentaria. Catalogo a cura di EDVIGE
LVI.
LXVI.
ARc•nvw Ili STATO nr StE:-1.1, Libri deli'entrata e dell'uscita del C0111t111e
LXXI.
i...XXII.
di Sie11a detti dci/a Biccherna. Reg. 28• (1258, seco11do semestre), a CUI-a di SANDRO D!;' COLLI, Roma 1965, pp. XLIII-179 (esaurito) .
LX;\ tri.
1-VID. Fondo di S. Spirito del Morro11e (parte 1: secc. Xl-XV), a cura di TOMl\IASO LECCISOTTI, Roma 1966, pp. XIX-454, tavv. 10 (esau rito).
LXXIV.
LXXV.
AnilAZI.I DI MONTECASSINO, l regesti dell'archivio, IV (aula I/: capsule
LXXVI.
LXII.
� � STATO DI RO.\•IA, Ragguagli borromi11ia11i. Mostra docu mental"ia. Catalogo a cu1·a di MARCELLO DEL PIAZZO, Roma 1968 (ristampa 1980), pp. 368, tavv. 48 (esaurito) .
Gli arcl1ivi dei regi COII!IIIissari nelle province del Veneto e di Mali· tova, 1866, l, I11ventari, Roma 1968, pp. xxrv-405, L. 5.000.
LXIII.
Gli archivi dci regi colllmissari nelle province del Veneto e di MGir tova, 1866, I I , Documenti, Roma 1968, pp. 436, L. 5.000.
LXIV.
Aon;IZIA DI MoNTEC,\SSINO, I regcsti dell'archivio, V (aula 1/: capsule
LXXVII .
LXXVIII.
L'arcl:ivio arcivescovile di Sie11a. lllve11tario, a cura di GIULIANO
C.\TO�I c SoNI!\ FINESCHI, Roma 1970, pp. XXVII-400, tavv. 4, L. 5.000.
/\ttClll\"10 CG\TRALE DELLO STATO, G!i archivi del IV corpo d'esercito e
eli Roma capitale. l11ventario, a cura di RAOUL GUÈZE e ANTONIO PAPA, Roma 1970, pp. xxrv-277 (esaurito) .
1\t:Cil lVJO DI STATO Dl ROMA, Gli archivi delle giwrte pmvvisorie di
govemo e della luogotene11za del re per Roma e le provi11ce ro IIWIIC. Inventario, a cura di CARLA LODOLINI TUPI'UTI, Roma 1972, PP- XVII I-425, L. 4.000.
/�RCiii\'10 DI Snro DI FOGGI,\, L'archivio del Tavoliere di Puglia. 111-
AnBAZIA DI MONTECASSINO, l regesti dell'arcl1ivio, VI (aula Il: capsule XVIII-XXVII), a cm-a di TOMMASO LECCISOTTI, Roma 1971, pp. LX-393, f\l'!>TO N!COLlXI. Scritti di archivistica e di ricerca storica, ra:colti
da BEXCDETTO NICOL!NI, Roma 1971, pp. XX-382, L. 3.000
ARC!-11\'lù
!li STATO 01 SIDIA, Archivi del govemo francese 11el dipar timento dell'Ombrone. I11ventario, a cum di GIULIANO C\TON I , Roma
tav.
l,
L. 1 .500.
Ar: 'ALDO D'ADDARIO, Aspetti della Controri{onna 1972, pp. xn-669, tavv. 25 (esaul"ito) .
a Firenze, Roma
AnBAZIA DI Mo�TECASSINO, l ;·egcsti dell'archivio, VII (aula Il: capsule XXVIII-XL/), a cura di TOMhiASO LECCISOTTI, Roma 1972, pp. XXVI492, tavv. 12, L. 3500.
LXXIX.
ABBAZIA DI MONTECASSINO, l regcsti dell'archivio, VIII (aula Il: capsule XL/1-LVD, a cura di TO_\IhiASO LECCISOTTI, Roma 1973, pp. LXXXVIII380, tavv. 10, L. 3.700.
XIII-XVII) . Fondo di S. Spirito del Morrone (parte III: secc. XVII XVIII - Schede di professione: secc. XV-XV III), a cm-a di TOMMASO
LXXX.
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AB!lAZLI DI MONTECASSINO, l regesti dell'archivio, IX (aula Il: capsule LVI/-LXV/!1), a cura di TOMMASO LECCISOTTI e FAUSTINO AVAGLIANO,
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Le pubblicazioni degli Archivi di Stato
Le pubblicazioni degli Archivi di Stato
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ARCBl\'10 DI STATO DI FOGGIA, L'archivio de/ Tavoliere di Puglia, Inventario, III, a cura di PASQUALE DI CICCO e DORA MUSTO, Roma 1975,
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BARLETTA, Roma 1970, pp. XII-437, L. 5.500.
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ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Libri dell'entrata e dell'uscita de/ Comune di Siena detti della Biccherna Registro 30" (1529, secondo seme stre). a cura di GIULIANO CATONI, Roma 1970, pp. XI-169, L. 4.000.
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ARCHIVIO DI STATO DI Rol\IA, Fonti per la storia artistica romana al tempo di Clemente VIII, a cura di ANNA MARIA CORBO, Roma 1975, pp. 267, L. 6.100.
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Gumo PAl\!PALONI, Firenze al tempo di Dar1te. Docume11ti sull'urba nistica fiore11tina, premessa di NICCOLò Rooouco, Roma 1973, pp. xxxvni-222
ABBAZIA DI MoNTECASSINO, l regesti dell'arcl1ivio, X (aula II: capsule LXIX-LXXV), a cura di TOMli!ASO LECCISOTTI e FAUSTINO AVAGLIA�O, Roma 1975, pp. xxxn-364, tavv. 12 (esaurito) .
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Radio Londra, 1940-1945. I11ventario delle trasmissio11i per l'Italia, a cura di MAURA PICCIALUTI CAPRIOLI, Roma 1976, voli. 2, pp. CXXXVI862, L. 26.500. ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Lettere a Giuseppe Pelli Benciven11i, 1747-1808. I11ventario e docwne111Ì, a cura di MARIA AUGUSTA TIIII·
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ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Guida-inve11tario dell'Archivio di Stato, III, Roma 1977, pp. vm-167, L. 4.850.
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ARCHIVIO DI STATO DI PALERMO, L'archivio dei visitatori generali di Sicilia, a cura di PIETRO BURGARELLA e GRAZIA FALLICO, Roma 1977, pp. 292, L. 9.000.
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ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Filippo Brunelleschi, l'uomo e l'artista. Mostra documentaria. Catalogo a cura di PAOLA BENIGNI, Firenze 1977, pp. 119, tavv. 8 (esaurito) .
ARCHIVIO DI STATO DI CAGLIARI, Jl primo Liber curiae della Procura zione reale di Sardegna (1413-1425) , a cura di GABRIELL� OLLA RE ARCHIVIO DI STATO DI ROIIIA, l/ primo registro della Tesoreria di Ascoli (20 agosto 1426 • 30 aprile 1427), a cUI·a di MARIA CRISTOF,\Rl
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ARCIIIVIO DI STATO DI CAGLIARI, Saggio di fonti dell'Archivo de la Corona de Arag6n di Barcellona relative alla Sardegna aragonese (1323-1479), I, Gli armi 1323-1396, a cura di GABRIELLA 0LLA REPETTO, Roma 1975, pp. 185 (esaurito).
PANARO MORELLI, Roma 1976, pp. XIV-739, tavv. 9, L. 17.500.
XCV.
Dal 1983 le pubblicazioni degli Archivi di Stato sono articolate nelle seguenti collane: « Strumen ti», che continua la numerazio11e della soppressa collana << Pubblicazioni degli Archivi di Stato »; << Fonti», che continua la numerazione della soppressa collana << Fonti e sussidi»; << Saggi » e « Sussidi » (nuove collaru) e « Quademi della Rassegna degli Archivi di Stato», ciascuna con autonoma rl/lmerazione.
STRUMENTI
ABBAZIA DI MONTECASSINO, l regesti dell'archivio, XI (aula Il: capsule LXXVI-LXXXVIII), a cura di ToMMASO LECCISOTTI e FAUSTINO AvA
IC. Guida agli Archivi della Resistenza, a cura della Commissione Archivi - Bi blioteca dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, coordinatore GAETANO GRASSI, Roma 1983, pp. xv-974, L. 39.100.
GUANO, Roma 1977, pp. LXXII-614, tavv. 4 (esaurito) . XCVI.
0RLANDELLI, BIANCA MARIA PISONI AGNOLI, Roma 189, II, pp. xu-587 (voli. 2 in uno), L. 17.800. XCVII.
ARCHIVIO DI STATO DI FOGGIA, L'archivio del Tavoliere di Puglia. Inventario, IV, a cura di PASQUALE DI CJCCO e DoR.� Musro, Roma, 1984, pp. 541, L. 27.000.
Il cartulario di Arnaldo Cumana e Giovarmi di Dorwto (Savona, 1178-1188) , a cura di LAURA BALLETTO, GIORGIO CENCETTI, GI�:\FRA!'<CO 1978,
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ARCHIVIO DI STATO DI NA POLI, Archivio privato Tocco di Montemi letto: Inventari{>, a cura di ANTONIO ALLOCATI, Roma 1978, pp. 473, L. 7.000.
CII. Guida degli Archivi /aure/ani, a cura di pp. XIX-870.
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Le pubblicazioni degli Archivi di Stato
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Italia Judaica. Atti del l convegno illtemaziollaie, Bari 18-22 maggio 1981,
Roma 1983, pp. 518 (esaurito).
3. A11tologia di scritti archivistici, a cura eli ROliiUALOO G t UFFRI OA, Roma 19S5, pp. 847, L. 30.000 4.
La famiglia e la vita quotidia11a ;,, Europa dal '400 al '600. Fo11ti e problemi. Atti del convegno internazio11ale, Mila11o 1-4 dicembre 1983, Roma 1986, p. 523, L. 28.500.
S.
l11{ormatica
c
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2. L'archivio del dipartime11to della Stura 11ell'Archivio di Stato di Cu11co (1799· 18/4). iiiVelltario, a cura di GIOVANNI FORN1ISERT, Roma 1960, pp. 133 (esaurito). 3.
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22. SOVRINTENDENZA ARCIII\'ISTICA PER L\ TOSCANA, Gli archivi storici dei COIIIII11i della Tosca11a, a cura di GIULIO PRUXAI , Roma 1963, pp. 389, L. 1.000.
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2S. FRJ\NCESCO PER ICOL I, Titoli 11obiliari p011tifici rico11osciuti in Italia, Roma 1963, pp. 75, L. 1 .000. 26. FAUSTO M�XCI:\1, Le carte di A11drea Costa conservate 11ella biblioteca conw nale di 1111ola, Roma 1964, pp. 267, L. 1 .000.
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28. DORA MusTO, La Regia Doga11a della mena delle pecore di Puglia, Roma 1964, pp. 115, tavv. 8, L. 1 .000.
Le pubblicazioni degli Archivi di Stato
Le pubblicazio11i degli Archivi di Stato
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38. ETTORE FALCONI, Documenti di interesse italiano nella Repubblica popolare polacca. Premessa per una ricerca e u11 censime11to archivistici, Roma 1969, pp. 140, L. 2.000.
MIN ISTERO DELL'INTERNO. DIREZIONE GENERALE DEGLI ARCIIIVI DI STATO, La legge sugli archivi, Roma 1963, pp. 426 (ristampa 1982).
39. MARCELLO DEL PIAZZO, Il protocollo del carteggio della signoria di Fire11ze (1459-1468), Roma 1969, pp. 273, L. 2.000.
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La serie « Nàpoles Simancas. Docume11ti
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44. ARCHIVIO DI STATO DI ROMA, L'archivio del Commissariato generale per le ferrovie pontificie, a cura di PIETRO NEGRI, Roma 1976, pp. 86, L. 2.185.
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47. ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Una fonte per lo studio della popolazione del Regno di Napoli: la numerazione del fuochi del 1732, a cura di MARIA RoSARIA BARBAGALLO DE DIVITIIS, Roma 1977, pp. 93, L. 2.950.
MI"'ISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI. UFFICIO CENTRALE PER l BENI ARCHI VISTICI, Inventario Archivio di Stato in Lucca, VII, Archivi gentilizi, a cura di GIORGIO TORI, ARNALDO D'ADDARIO, ANTONIO RO�IITJ. Prefazione di VITO TIRELU, Lucca 1980, pp. XIX-747, L. 29500. MINISTERO PER I BENI CULTURALI E ,\.\10IENTALI. UFFICIO CENTRALE PER l BENI ARCHI VISTICI, Guida generale degli Archivi di Stato italiani, I (A-E), Roma 1981, pp. XVIII-1040, L. 12.500; I l (F-M), Roma 1983, pp. XVI-1088, L. 29.200; III (N-R). Roma 1986, pp. XIV-1301, L. 43.100. MINISTERO PER l BENI CULTURALI E Al\IBIENTALI. UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHI VISTICI. UFFICIO CENTRALE PER I BENI LIBRARI E GLI ISTITUTI CULTURALI,
Garibaldi 11ella docume11tazione degli Archivi di Stato e delle Biblioteche statali. Mostra storico·documentaria, a cura dell'ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Roma 1982, pp. xxxn-285, L. 12.000. GIACOMO C. BASCAPÈ- MARCELLO DEL PIAZZO, COn la cooperazione di LUIGI BORGIA, Insegne e simboli - Araldica pubblica e privata, medievale e moderna, Roma 1983, pp. 1064, L. 8 1 .000. MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI. UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHI VISTICI, Le Bicclzeme. Tavole dipinte delle magistrature senesi (secoli XIII XVIII), a cura di L. BORGIA, E. CARLI, M . A . CEP PARI, U. MORANDI, P. SINIBALDI, C. ZARRILLI, Roma 1984, pp. VII-389, L. 56.400.
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(621934 7)
Roma,
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Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - P. V.