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IIILITARE
Direttore Responsabile Giovanni Cerbo ' ROMA · NOVEMBRE ICJ9.1 Proprietà letteraria artìsttea e scientif1ca riservata
CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI
L'IMPATTO ECONOMICO DELLE SPESE MllJTARI IN EMILIA ROMAGNA: CASE STUDY SU BOLOGNA
'-'-'IRIVInA miLITARE
L'IMPAITO ECONOMICO DELLE SPESE MILITARI IN EMILIA ROMAGNA: CASE STIJDY SU BOLOGNA a cura di Nomisma
La presente ricerca, rcalizzata da Nomisma solto la rc:-.ponsabilità scientific-a del Don . .\Jarco Brunclli. t: stata coordinata c dirclla dal Don. Alberto Bolognini e ad es.;;a hanno collaborato i Dou.ri .\larco Degli E..;;posli . .\!arco Rodolfo Di Tommaso c Picrgiorgio Pallara. In particolare ad A. Holognini 'anno atlribuiti i paragralì 1.2. 1..3. 1.1. 2.2. 2.3. V-1. 2.5. 3.3, 3.'-1; a ~1. Degli t-:..,posti il paragrafo 3.2 c l"appcndkc 2: a .\I.R. Di Tommaso il paragr.tfo l. l c l'appendice 3: a P. Pallara il paragrafo 3.1 c !"appendice 1. Il rapporto è staiO commis~>ionato a Nomisma dai :-.cgucnti emi: Cc.J\l i.S.S., Comune d i Bologna, Hcgionc Emi lia Romagna, Camera di Commercio di Bologna, Camera di Commercio di Ravenna, ER\'ET.
SOMMARIO
l TEST DELLA RICERCA
pag.
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SUMMARY
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Capitolo l - ASPE1TI METODOLOGICI DELLE VARIE MATERIE TRATIATE
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l.l Problemi legati allo studio degli impalli economici
sulle microaree 1.2 Gli effetti della presenza militare sull'economia di una microarea l .3 Costi opportunità legati atresistenza di reparti: aree occupare. tecniche di stima del loro valore e primi indicatori per il loro eventuale riutilizzo
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Capitolo 2 - FORZE ARMATE E SISTEMA ECONOMICO CITIADINO: ALCUNE CONSIDERAZIONI QUANTITATIVE E QUALITATIVE
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2. l Flussi di reddito complessivi legati alla presenza militare a Uologna 2.2 Redditi c componamenti di spesa dei militari di carriera e del personale civile dipendente 2.3 Contributi delle famiglie c spese dei miliwri di leva 2.4 Spese dei rt:pani c gestioni fuori bilancio 2.5 La spesa non collegata alla presenza di reparti: commesse centralizzate c delle altre regioni militari
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34
47 57 68 78 97
Capitolo 3 - PROSPE1TIVE DI SVILUPPO URBANO E NUOVE ESIGENZE MlllTARI A CONFRONTO
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3.1 La situazione attuale delle aree in uso alla Di tesa
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3.2 La popolazione militare e le sue esigenze abitative pag. 117 3.3 Le diverse posizioni delle amministrazioni civili e militari in merito alla destinazione d'uso delle aree attuali 127 3.4 Il patrimonio militare: vaJutazione e stima, prime con142 clusioni e spunti per un dibattiro a venire Appendice 1: SCHEDE INFORMATIVE SUllE SINGOLE INFRASTRUTTURE MILITARI
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Appe ndice 2: I BENI IMMOBILI IN USO AllA DIFESA, PROBLEMI LEGATI ALLO STATUS GIURIDICO E UMITI AllA CIRCOLAZIONE Appe ndice 3: L'EVOLUZIONE STORICA DELLA PRESENZA MILITARE A BOLOGNA
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BffiUOGRAFIA
237
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SINTESI DELLA RICERCA
Poche cifre sono sufficienti per dare una prima descrizione della presenza mil itare a Bologna. Nel 1990, prima quindi dello scioglimento della brigata ¡Trieste•, erano presenti in provincia: 541 ufficiali, 969 sottuffÏciali, 113 impiegati, 534 operai, 3840 graduati e milita ri di truppa (di cui 280 volo ntaii). Questa presenza generava un flusso lordo di denaro pa1i a 133,3 miliardi di Lire. A disposizione degli oltre 1.500 ufficiali e sottufficiali presenti il Ministero della Difesa aveva 435 alloggi, ovvero un alloggio ogni 3,5 militari di carriera . Nel solo territorio de l Comune di Bologna il Ministero occupava 158,85 ettari, cui andrebbero aggiunti 18,52 ettari di aree il cui utilizzo o riutilizzo era comunque forma lmente o informalmente vincolato da esigenze militari. Se si sommano ai flussi di denaro generati dalla presenza dei reparti le commesse centrali e quelle provenienti da altre regioni mil itari si ottiene un flusso lordo di 180 miliardi. Queste cifre non rispecchiano, tuttavia, i flussi netti eli spesa che vengono immessi nell'economia locale. Per calcolare questi ultimi , infatti, è necessario depurare la spesa lorda di alcune componenti. Gli stipendi militari e civili includono, acl esempio, una importante quota di risparmio che entra nel circuito dei finanziamenti. Inoltre, la particolare provenienza geografica del personale militare e, in misura minore, civile, fortemente sbilanciata verso alcune regioni del paese, rende panicolarmente interessante il fenomeno delle rimesse, ovvero di quella parte eli risparmio che, sottratta al circuito bancario locale, viene inviata alle famiglie di provenienza o utilizzata per effettuare investimenti nelle regioni d'origine (acqu isto di abitazioni, etc.). Una volta stimata in questo modo la quota di stipendi che viene destinata al consumo, i consunti netti locali possono essere calcolati 7
per differenza con la quota di imposizione indirena e la quota di consumo effeuuato al di fuori della provincia. Difficoltà sostanzialmenle sùniH si incontrano per le spese auribuite alla truppa. Per quanto riguarda gli acquisti dircuamente effcuuati dal Miniswro, sia anraverso allri comandi regionali. sia per commesse gestiLe cemralrnente da Homa l'unica voce da depur.tre è rappresentata dalle imposte indireue. Sugli acquisti effenuati in sede periferica da i reparti presenti, è stata, infine, condona un'apposita rilevazione da parte della RMTE. che ha consentito di ricavare con certezza il dato degli ordini distribuiti fuori provincia da ogni livello gerarchico: regione milimrc. ente c distaccamento, e quindi di quantificarnc csauamentc la dispcr.ionc. Alla luce degli aggiustamenti sin qui dcscriui. il Ausso dci consumi netti legato al sistema d ifesa a Bologna nel 1990 può essere stimato in circa 133 miliardi. Sono due i fenomeni salienti nella spesa militare bolognest:: a) i rcpani localizzmi a Bologna sono prop<m:ionalmente più capitalizzati rispeno alla media dell'Esercito, O\"Yero sono caranerizzati da un rapporto maggiore: spese di funzionamento oneri per personale. Rispeno, infatti, alla situazione regiona le, Bologna riesce a raccogliere oltre il 65,3% della spesa dei reparti, pur ospitando solo il '-!5,6% del personale; b) il sistema imprendito1ialc locale riesce a procurarsi una quota significlli\'a di commesse. pur in assenza dei vantaggi localizzati\'i coiJegati alla presenza di alti comandi e di un'industJia bellica vera c propria. L'economia bolognese è riuscita infatti a cauurare nel 1990 ordini proven ienti direttamente dal M inistero de ll~1 Diresa per circa 35 miliardi, cui si deve aggiungere un significativo !lusso di commesse per 12 miliardi gestite da altre Regioni Militari. L'analisi dell'occupazione indoua offre ulteriori spunti di riflcs..,ionc. Oltre ai 15 JO militari di carriera e ai 6-17 ci,·ili occupati dircuameme dal tvlinistero. pari a circa il 3,o/''o dell'occupa;rione non-market <:inadina. va infaLti aggiunto il numero d i addetti loca li (occupazione indiretta) equ iva leme al redd ito complessivo genernto dall'intero sistema difesa che è Mato stimato in 1.863. O\'\'Cro 1'1.25% dell'occupazione-market.
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Di questi, 160 sono collegabili alle commesse esterne, ben 551 alle d'acquisto dci reparti locali. mentre stipendi e spese dei militari di truppa attivano rispettivamente 471 e 381 addeui. Si può notare come, a causa dei diversi settori auivati, importi simili provenienti da tipologie di spesa diverse, pur avendo un eguale impatto sull'occupazione nazionale complessiva. comportino livelli di occupnzione locale molto diversi. I n particolare, le spese legate ai consumi del personale, specie quello di leva, si traducono in un'occupazione locale maggiore di quella generata da pari ammontari di commesse dei reparti o. sopratrurro, di commesse centrali. Queste ultime infarti. essendo maggiormente legate al mondo produnivo industriale in senso streuo (anziché ad esercizi commerciali cd al terziario locale in genere) tendono a disperdersi maggiormente sul territorio e a far sentire i loro efferti anche in regioni relativamente distanti. Questa constatazione spiega anche perché spesso provvedimenti di chiusura o trasferimemo di reparti che comportano per un'economia locale l'inremtzione di flussi di denaro relativamente modesti, provocano invece da ptute delle ctttegoric economiche reazioni molto accese che tendono a focalizzarsi proprio sulla fìgura dei militari di leva come consumatori. Quanto detto in precedenz;:t dimostra, infatti, che, a parità di condizioni, per ottenere lo stesso impatto occupaziona le indireuo a livello locale attraverso l'assegnazione di commesse industriali sarebbe necessario impegnare somme molto maggiori. Prescindendo dalle spese dei reparti di appartenenza, si può, ad esempio, calcolare che a Uologna la presenza di 3,2 militari di carriera sia sufficiente a generare le risorse che garantiscono l'occupazione di un addeno (retribuzione, imposte, contributi previdenziali, contributi saniwri, margine di profitw etc.), e lo stesso dicasi per 5,3 dipendenti civili. o 10 militari eli truppa. Stando a questi dati. in soli consumi dei militari eli leva, fenomeno di per sé abbaswnza atipico da essere socialmente molto avvertito, un battaglione a pieno organico genera occupazione stabile per un centinaio di persone all'anno. spe~c
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Non è pertanto azzardato affermare che, sotto il profilo occupazionale, la decisione d i chiudere o di trasferire un reparto con quel numero di effettivi produca a livello locale, gli stessi effetti dell'improvvisa chiusura di un'unità produttiva industriale di dimensioni medie. Nel 1990, alle spese collegate ai reparti erano interessare 1512 dine. pari a circa il 4% delle imprese locali. La · fotografia generale degli effeni della spesa militare periferica sul tessuto produttivo locale bolognese vede un primo gruppo di 70 ditte dividersi 13 miliardi, ed altre 50 ditte di fornilllre pubbliche incassare ulteriori 7 miliardi fmo a portare a circa 20 miliardi la quora destinata a questo primo ristretto gruppo di 120 imprese. Nei settori dell'alimentare, dei combustibili e dei servizi pubblici si distribuisce quindi quella grossa fetta deiJ'irnpano che resta relativamente concentrata. Maggiore rilevanza economica e sociale hanno invece i 17 miliacdi spesi in infrastrutture, che si disperdono in un tessuto di 470 imprese che formano il nerbo dell'impano, soprauuno occupazionale, locale. In maniera abbastanza singolare, dunque, anche la spesa militare a livello locale concentra il suo effetto attivante su quel settore edilizio che è stato tradizionalmente utilizzato, attraverso i lavori pubblici. come leva di politica economica. Il settore alimentare e quello dei combustibili, che sono quelli pote nzialmente inte ressati ad evitare trasferimenti di reparti, sono altamente concentrati, il che conferisce loro limitate capacità di protesta palese, ma forti interessi alla pressione riservata. Inoltre, trattandosi per lo più di imprese di commercio all'ingrosso, sono i più attrezzati per affrontare problemi di reperimento di nuova clientela. Negli altri settori, il trasferimento di un reparto, per quanto attiene alle spese ad esso direttamente collegate, comporta per i singoli operatori un danno troppo modesto per essere avvertiw distintamente, anche se si traduce in una situazione di malessere generale che per un'economia locale può interessare qume significative del PIL. L'alto grado di frazionamento della spesa militare nell'economia bolognese fa sì che gli effeni di una sua eventuale diminuzione vengano avvertiti solo ad una certa d istanza di tempo e possano non essere collegati alla causa che li ha generati. Se questo panern di spesa si riproducesse in maniera abbastanza
lO
omogenea sul territorio nazionale, potrebbe costituire esercizio interessante misurare la diminuzione di PIL o di occupazione loca le verificatasi in località a forte presenza di reparti a distanza di uno o due anni dal loro trasferimento. È anche ipotesi da considerare che le imprese più legare alle commesse dei reparti, in caso di un loro trasferimento, centino dì seguir/i, almeno per un cerro periodo ed entro un:~ certa distanza, contribuendo ad attenuare le conseguenze negative nel breve periodo. L'impatto delle commesse centrali sulla realtà produttiva bolognese si traduce in un flusso lordo stimato di circa 36 miliardi, riguardanti 6 grossi rami industriali: l'agroalimentare col 32%, l'industria meccanica col 22,6%, l'industria edile col 21%, le costruzioni navali e l'elettronica con rispettivamente il 10,6% e il 9,1%, infme la chimica fme col 4.6%. La particolare composizione merceologica delle commesse effettuare dalle altre regioni militari non può essere ulteriormente commentata senza conoscere nel dettaglio la prassi amministrativa periferica dell'Esercito e le ripartizioni dei compiti fra i vari comandi locali. Se in certi casi, infatti. vengono confermate alcune delle osservazioni già effettuate per la spesa dei reparti locali, altre voci appaiono invece prima facie incongmenti con tale analisi. l consumi complessivi dalla truppa a Bologna nel 1990 sono stati stimati in 25,1 miliardi lordi: 7,9 miliardi (pari a circa il 32%) sono stati spesi in ristorazione, 8 in consumi ·pseudolocali· e, fra questi 3,5, in trasporti e in telefono. La spesa in spettacoli, locali c sale giochi è stata pari a circa 3 miliardi, mentre le altre voci seguono con in1por1i sempre più trascurabili. Da questa spesa complessiva, s i è poi proweduto a stimare una quota di dispersione presunta in consumi extralocali legati ai periodi di licenza, ai trasferimenti e alle esercitazioni, che è risultara pari a circa il 100Al. ln panicolare le pizzerie godrebbero di un flusso di consumi annuo di circa 3,7 miliardi, i piccoli ristoranti e le trattorie di 2,1 miliardi, le paninoteche e i fast food di poco più di l miliardo. Fra le altre categorie di esercizi particolarmente interessate alle spese della truppa, seguirebbero le sale giochi con entrate per 840 milioni, i cinema e i teatri con 618 milioni e infine le discoteche con 540 milioni. 11
La capacità di spesa complessiva del volontario a ferma prolungata è risultata eli circa 1,9 volte superiore a q uella del collega di leva.
L'impo1tanza relativa de i settori attivati dalla p resenza dei reparti di Bo logna fatto 100 il maggiore sarebbe pertanto la seguente: 100 1) Commercio ingrosso mat.costmz. e affini 2) Ristorazione 76 3) Imprese edili 55 4) Servizi pubblici (acqua, luce, gas) 53 5) Comme rcio ingrosso di combustibili 50 6) Commercio ing rosso eli viveri 47 25 7) Comme rcio minuto d i viveri 8) Comme rcio minuto mat. costr. e affini 22 9) Industria alimenta re 13 Il proble ma delle infrastrutture militari soffre di un'ine rzia legislativa che si trascina da decenni per non d ire da sempre. A u na po litica esplicita delle infrastrutture militari l'Amministrazio ne della Difesa ha dovuto sostituire una ·no n politica· basata sul semplice riutili zzo de ll'esistente . C'è, quindi, una grossa resistenza da pa11e del demanio militare a sdemanializzare un'area anche quando non serve più e magari ne servirebbe un'altra . Si preferisce sempre conservare in vista d i imprevedibili esigenze future anche le aree del tutto clismesse; se accorreranno saranno già prome, g ià demaniali, già interne al sistema militare. C'è certame nte in questo la preoccupazione per le lungaggini amministrative, part icolarme nte pericolose per una struttura come q ue!Ja militare per cui possono essere necessari tempi brevissimi e non prevedibili . Un tipico esempio di questo mecca nismo ine rzia le s i ritrova a Piacenza e Bo logna che, elette nel 1860 città piazzeforti, l'una continuando una lunga tradizione, l'altra al posto d i Ferrara che aveva esercita to fino ad allo ra ta le ruo lo, riuniscono ancora oggi b uo na parre de lla p resenza milita re in regio ne. I fo1ti investimenti allora sostenuti con l'acquisizio ne di terre ni e la requisizio ne el i n1o lte delle struttu re re ligiose disponibili, hanno messo a disposizio ne de U'a mministrazio ne militare una ricca dotazione infrastrutturale che costituisce ancora oggi una pa rte consistente del suo patrimonio immobiliare.
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Al modello formale di amministrazione del patrimonio immobiliare dello Stato previsto dalla legge di contabilità genemle si è sostituito di fano un modello reale in cui: il Ministero della Difesa : a) si pone nella condizione del monopolista in quanto è l'unico soggetto che può determinare il rientro nel circuito economico di un immobile; b) allo stesso tempo, però, non può incamerare direttamenre i proventi delle dismissioni, che si tradurrebbero pertanto, in mancanza eli nuovi investimenti, in un decremento netto delle risorse complessive a sua disposizione; c) avverte come politicamente prudente conservare e tt'asformare resistente, anziché impegnarsi in nuovi investimenti, poiché non esiste un attendibile sistema di contabilizzazione del costo-opportunità delle risorse totali messegli a disposizione. mentre il costo esplicito dei nuovi investimenti viene palesato dal bilancio ed è sottoposto a discussione pubblica: d) infine gode di una sostanziale autonomia edificativa, ma manca spesso dei necessari mezzi finanziari (diretti) per realizzare le opere. I Comuni: a) si pongono nella condizione del monopsonista, in quanto sono naturali acquirenti di aree che un'esperienza storica consolidata ha dimostrato essere loro destinate nel lungo periodo; b) non hanno una particolare freua o urgenza nella conduzione delle trattative, specie in momenri, come quello attuale. caranerizzati da ristrettezze di bilancio; c) dispongono poi, attraverso la programmazione urbanistica, eli un'arma potentissima per determina re il valore delle aree suddette, o adclirittur~l per porle di fano ·extra commercium· nel momento stesso della loro dismissione. L'equilibrio si viene a determinare in un punro in cui: molte delle aree occupate sono militarmente subottimali, sia per quanto riguarda la loro localizzazione che per le infrastrutture presenti;
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alcune di queste aree restano inutilizzate anche quando rappresentano le uniche zone rimaste a disposizione per operare interventi urbanistici eli un cerro spessore nei centri urbani; nessuno degli attori pubblici è intenzionato a impiegare risorse finanziarie del proprio bilancio per avviare un processo di riutilizzazione, nelJa speranza di poter costringere la controparte a farlo e, nel contempo, ciascuno mira a porsi nella posizione di maggior beneficiario possibile di risorse ombra, ovvero di risorse derivanti dall'utilizzo di beni e servizi non contabilizzati né palesati a costo reale nel proprio bilancio; non si lasciano affluire risorse priv-ate, in mancanza di un accordo per la ripartizione delle stesse fra i vari soggetti pubblici interessati. Il momento attuale sembra però propizio a riconsiderare il problema delle infrastrutture militari e della loro compatibilità con gli ambienti urbani: da un lato si fanno pressanti le richieste di liquidare cespiti patrimoniali dello Stato per far fronte ai problemi della finanza pubblica, dall'altro il nuovo modello di difesa con la sottesa evoluzione in senso sempre più professionjstico dell'Esercito fa apparire ancor più dranunatico il problema delle infrastrutture. Tende quindi a ripresentarsi il problema già affrontato e parzialmente risolto durante il fascismo, eli spostare i reparti operativi dalle città e di avvicinarli ad idonee aree addestrative, seguendo un processo che ha riguardato in varia misura tutte le forze armate occidentali e che viene solitamente definito come il processo di ·ruralizzazione• dell'Esercito. Là ·lentezza statica· dell'Esercito nell'amministrazione del suo patrimonio immobiliare ha però fatto sì che all'interno dei centri urbani si conservassero fmo ad oggi delle aree intatte, assolutamente uniche, vere e proprie ·proprietà autonome, assolute, rispetto al resto della città•. Il loro riutilizzo, proprio per la loro assoluta specificità e unicità, richiederebbe pertanto che si tenessero in considerazione, ancora più del solito, fattori di lungo periodo propri di chi è consapevole di utilizzare un patrimonio che si è costitui,to in maniera secolare. Un problema parallelo, che meriterebbe da solo specifici approfondimenti, è quello degli ex-conventi ancora adibiti a sede eli uffici militari. Un problema completamente nuovo e finora totalmente trascurato
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che si pon-à comunque quando si dovrà procedere al riammodernamento infrastrutturale dell'Esercito e al graduale rilascio delle aree ritenute inadeguate sarà quello della conservazione delle architetture militari d'inizio secolo. L'unico stmmento previsto dal nuovo modello di difesa per risolvere il problema infrastnttturale delle FF.AA. è il richiamo al cosiddetto peli Botta. Tale progetto prevede il finanziamento di un nuovo prograrnma eli costntzioni mediante il riconoscimento al Ministero della Difesa della facoltà di dispone nella maniera più ampia degli immobili ad esso affidati, escludendo pertanto l'ammjnjstrazione fmanziaria da ogni decisione inerente la futura destinazione di quelli non più idonei. Per massimizzare gli introiti realizzabili dall'amministrazione, esso tende a far sì che le permure e le alienazioni awengano sulla base di una valutazione dei beni che sia la più elevata possibile, e a tal fme non esita ad imporre ai Comuni l'adozione di varianti obbligatorie agli stmmenti urbanistici, volte ad adeguare destinazioni d'uso ed indici di edificabilità delle zone militari dismesse a quelli medi delle aree limitrofe. Tale soluzione viene giustificata dai presentatori come mezzo atto a prevenire l'awio di fenomeni speculativi, il che può essere vero nelle zone periferiche, ma diventa paradossale a mano a mano che ci si awicina alle zone centrali. È evidente come una tale proposta, quandanche approvata, non potrebbe che ingenerare seri conflitti con i Comuni, che potrebbero fondatamente minacciare di incostituzionalità ogni ipotesi di riparametrazione automatica delle destinazioni delle aree militari dismesse. U problema del riuso delle aree militari si inserisce più propriamente all'interno del più generale problema dei rapporti fra sedi periferiche di amministrazioni centrali dello Stato ed enti locali nella gestione del territorio. Proprio nei centri urbani d i maggiori dimensioni la strumentazione urbanistica fornita dalla vigente normativa si è dimostrata inadeguata a garantire un equilibrato assetto del territorio nei confronti di quella rete di poteri pubblici, di livello superiore ai governi rappresentativi della collettività urbana, preposti alla cura di interessi facenti capo all'intera comunità nazionale , che oggi prescinde di fatto dai vincoli territoriali delle pianificazioni locali.
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Se la soddisfazione dei nuovi interessi di rango superio re è sempre stata garantita con deroghe espresse alla normativa generale, è rimasta invece costantemente assente dal nostro ordinamento una sede nella quale programma re un intervento sul territorio metropolitano che fosse veramente comprensivo delle esigenze di tutti i soggetti interessati. Si è rimasti sostanzialmente fermi alla prassi napoleonica per cui: gli edifici d emaniali vengono conside rati come disponibili più o meno per qualsiasi altro uso statale o pubblico, senza ulteriori ricerche troppo approfondite sia sulle caratteristiche degli stessi sia su quelle delle zone in cui si trovano; viene data priorità assoluta al fatto che di ·quegli· edifici e di q uelle aree c'è la pubblica disponibilità, con relativ:a rapida possibilità di attuazione dei progetti e conseguente esclusio ne in partenza d i ogni altra area alternativa, nonché di ogni criterio per ricercarla; vie ne vanificata ogni reale pianificazione dei centri urbani (specialmente oggi che la dislocazione dei servizi assume una importanza vitale nel governo della città), rinunciando a qualsiasi scelta delle località in relazione al loro rapporto con l'utilizzazione delle altre aree e con l'intreccio sul territorio delle molteplici funzioni - di produzione e di consumo - che determinano il modo di vivere di una collettività. Questo quadro di generale mancanza di coordinamento porta le amministrazioni a programmare ed agire non solo le une all'insaputa delle altre, ma spesso le une sospettose delle altre. Appare, quindi, quanto mai auspicabile la creazione di un tavolo, anche informale, in cui le varie amministrazioni statali periferiche e gli enti locali espongano con regolarità i loro problemi e le loro necessità, e in cui si cerchi di dare ordine alle varie esige nze, permettendo una maggiore osmosi fra patrimoni che sono comunque pubblici, e regolarizzando le attuali confuse situazioni proprietarie. In un tale contesto, le Intende nze potrebbero assumere il ruolo, o ltre che di coordinamento delle varie amministrazioni statali locali, di garanti della correttezza finanziaria delle operazioni e della tutela degli interessi patrimoniali coinvolti, mentre agli enti locali andrebbe riservato il ruolo propositivo delle politiche di gestione del territorio.
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Si potrebbero così evitare i conflitti e gli scavalcamenri di competenze che sono usuali al primo accenno di abbandono di aree militari. La stessa legislazio ne amministrativa più recente sancendo l'improponibilità di rapporti •autoritari• fra diverse amministrazioni pubbliche, indica viceversa come oppotnmo il ricorso a fo1me di coordiname nto . Le leggi 142/ 90 e 241/ 90, in particolare, mirano a generalizzare l'utilizzo di tutto quell'ampio ventaglio di strumenti giuridici (compre nde nte le intese, le conferenze di servizi, gli accordi di programma) volti a realizzare forme di collaborazione fra le diverse branche della pubblica amministrazione. Va inftne ticordata l'istituzione ad opera dell'art. 17 della legge di riforma delle amonornie locali (n. 142/ 90), di quei nuovi soggetti amministrativi che sono le •aree metropolitane•. Considerando che ad esse competerà in futuro l'attuazione della pianificazione urbanistica su un'area più vasta di quella degli attuali comuni, dovrebbe 1isultare più agevole trovare una soluzione complessiva ai problemi infrastrutturali delle Forze Armate, almeno per quanto riguarda la localizzazione dei nuovi insediamenti.
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SUMMARY
A few fìgurcs are enough lO provide a fìrsl descriplion of the military presence in Bo logna: in 1990, before the dissolution of thc ·Trieste• brigadc, there were 541 offìcers, 969 non commissioned officers, 113 employees, 534 workers and 3,840 troops (of which 280 volumeers) in the province. This presence alone provided an estimateci gross cash Aow of 133.3 billion Lire. The 1,500 offìcers and non commissioned offìcers had at their disposal 435 military quarters, i.e. a quarter eve1y 3.5 families and in the territory of the city of Bologna alone the Milit~uy Administrarion covered 158.85 hectares, to which 18.52 hectares of areas whose utilisation or re-use was however formally bound to military requirements must be added. lf to the cash Aows provided by the presence of units are added the centrally administered orders and the purchases coming from other military regions a gross flow of 180 billion lire is obtained. However those fìgures do not reflect the nel expenditure intro duced into the loc.-al cconomy. In ordcr to estimate this net expenditure, il is necessary to deduct some elements from the gross Aows. The military and civil salaries include, for instancc, an important saving share which emers the circulation o f financing. Funhermore, the particular geographic piace of origin of the military staff and, to a )esser extent of thc civil staff, which is strongly skewed towards some regions of tbc country, makcs thc phenomenon of lransfers, that is of savings which are removed from lhe local bank circulation and sent lo the famiJies of origin or utiJised in order to make investments in the regions of origin (purchase of housing etc.), particularly inreresting. Once the share of salary set aside for consumprion is estimateci, the net locaJ sha.re may be cakulated in comparison with the indirect taxation and the share of consumption spent outside the province. There are similar diffìculties regarding the troops expenses.
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As regards purchases made directly by the Ministry both through other regional headquarters and through orders centrally administered in Rome, Ăš1e only element to be removecl is represented by indirect taxes. On the purchases made outside rhe region by the local militaty unil:s a special survey was catTied om by the militai)' regional heaclquarters and mis survey allowecl us ro obtain the share of orders distributecl outside the province by each hierarchical leve!: milirary commands, mUitaty units and detachments and merefore ro calculme exactly their spatial leakage. Afrer the adjustments so far described, the ner consumption flow relared ro the miliraty system in Bologna during 1990 was calculated lO be about 133 billion lire. There appeared to be two main phenomena relareclto mese fĂŹgures: a) units stationecl in Bologna wcrc proporrionally more capilalised rhan 1he Army average, mat is lO say rhey were clistinguished by a greater ratio of functioning expenses/ staff charges. In fact, Bologna was able to collecr more than 65.3% of the militaty regional expenclirures even if it hosred only 45.6% of the regional staff; b) rhe local entrepreneurial system was able w obtain a significant share of centrally administered orders, even in the absence of those advantages deriving from the presence of high level military headquarters and of a rea l military industty. In 1990 me Bologna industriai system was able ro obtain ordcrs directly administered by the Ministry of Defence for an amount of roughly 35 billion lire, to which a significant flow of orders amounting ro 12 billion lire and adminlstrated by other Militaty Regions are to be added. The analysis of induced employment gives rise ro funher remarks. In addition to 1,510 officers and to 647 civilians directly employed by the Minis[ly, roughly equal to 3.9% of the non-marker city employment, the number of local jobs relatecl ro tl1e income produced by the whole defence sysrem was estimateci at 1,863, i.e. 1.25% of the rotai employment market. Of Ăš1ose, 460 may be relared ro rhe industriai orders, no less than 551 to rhe purchase expenditures of local units; while milirary person-
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nel salaries and conscripts expenses were estimateci to account for 471 and 381 jobs res pective ly. It can be noticed how, because of the different sectors of induced employment, similar amounts of resources coming ·from diffe re nt expenditu re typologies imply different local employment levels, even if they can ha ve an equa! impact o n the national overall employment. In pa11icular, expenses related to the sraff cons umption, most of ali conscripts' consumptio n, explain a local employment which is greate r than the employment produced by equa! amoums of units' purchases or of centrai o rders. In fact , these o rde rs, far more strictly re lated to industriai production rather than ro commercia! business or rhe tertiary service, tend to be dispersed over the territory and their effects affect even distant regions. This explains the reason why measures concerning d1e closing or tl1e U<lnsfer of bases i.mplying per se smali losses for the local economy often cause vocal reactions of the economie categories which focus on t11e conscripts as consumers. These results show iliat, ceteris par·ibus, in order to obrain the same indirect local employment in1pacr through a llowances of industriai o rders, it wou ld be necessary to commit g reater amounts of money. Leaving aside tl1e expenditures of tl1e milit<11y units, it is possible to estimate tl1at in Bologna ilie presence of 3.2 offi cers is enough to produce resources which warrant the employme nt of a local employee (sala•y. taxation , social security contributions, health contributions, margin of profìt, etc.) and tl1e same may be said for the presence of 5.3 civil employees or 10 conscripts. In accordance witl1 these figures, onJy the consumption of the conscripts of a full ranked barralion provides steady employment for 100 people a year. Therefore, it is not rash to affirm that, as far as e mployment is concerned, the decision to dose or to transfe r a batta lion cause, at a local leve!, the same effects of ilie sudclen closing of a medium-sized firm. In 1990 1,512 local firms , equa! ro the 4% of aJI Bologna enterprises, had business with some military units. The generai picture of the effects of tl1e local milita•y expendiru re on ilie Bologna procluctive 21
system, shows a fÏrst group of 70 fu¡ms accounting fo r 13 billion lire, and another 50 suppliers of public services which accumulate a further 7 billion lire, thus bringing up to about 20 bilJion lire the share set apatt for this fu¡st Jimited group of 120 fums. This large share of economie impact which remains in a few hands is distributed in the food, fuels and public services sectors. On the other hand, the 17 billion lire spent in infrastructure are divided among 470 firms , so representing a great part of the local occupational impact and having a far greater social importance. In a pecuHar way, we can say that even the military local expenditure concentrates its activating impact on the building sector, which has been, through public works, one of the traditional tools of economie policy utilised in Italy for years. The food and fuel sectors which are also potentiaiJy interested in avoid ing base closures are highly concentrateci and therefore they have a limited capacity for clear protesr preferring probably some form of rese1ved pressure. Fu1thermo re, since in mosr cases they are w ho lesale traders they are used ro fmding new cusromers. In the other secto rs a base closw-e imply for the single e ntrepreneur too slight a damage to be clearly fe lt, even if it may cause for a local economy a gene rai uneasiness which may involve significant shares of the gross product. The high leve! of subdivision of military expenses in d1e economy of Bologna works in such a way that the effects of any decrease in military presence can be reaHsed only after a certain lapse of time and they might not even be easily related to d1e cause which produced them. Should this pattern of expendirure be reproduced throughout the whole country in a homogeneous way, it could be interesting to measure the decrease of the gross product or of the employment level which would take piace in localities with a strong military presence one or two years after base closures. Another supposition ro take into account, should a base closure occur, is that the ftrms more re lated to the units' purchases would try to remain the ir suppliers, at least for.some peliod and w id1in a certain distance, thus contributing to minimise the negative consequences in the shott time .
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The impact of the centrai orders on the productive system of Bologna imply a gross estimateci flow roughly amounting to 36 billion lire, concerning six major industriai sectors: the food industry with a percentage of 32%, the mechanical inclustry with 22.6%, the builcling industry with 21 %, the naval ancl electronic industries respectively with 10.6% and 9.1% and the fine chemical industry with 4.6%. The particu lar market composition of the purchases made by other military regions cannot be further commented upon without knowing in cletail the peripheral aclminjstrative procedure of the Army and the subdivision of tasks among the local headquarters. If in some cases some observatjons made about !oca! units expenses may be confirmed, other entries are sometimes inconsistent with such analysis. In 1990 the comprehensive troop consumption in Bologna amounted to 25.1 gross billion lire: 7.9 billion lire (roughly equa! to 32%) concerned the catering industry, 8 billion lire were spent in •pseudo local¡ consumption and, among the laner, 3.5 billion lire in transportation and telephone. Expenditure for entertainment and game halls amounted about to 3 billion lire, while the other entries were increasingly negligible. From these overall expenses, a share of estimateci leakage in extralocal consumption related to leaves, transfers ancl to manoeuvres was ralculated to be equaJ to 10010. In particular pizza shops (pizzerias) registered a yearly consumptiQn flow of about 3.7 billion lire, small restaurants and trattorias of 2.1 billion lire, snack bars and fast foods a little more than l bilHon lire. Among the other concerns interested in the troop expenses there were the game halls with an income equa! to 840 million Hre, cinemas, theatres with an income of 618 million lire and lastly discos with 540 million llie. The comprehensive expenditure capacity of the volunteer soldier during his period of voluntary service was found to be about 1.9 times greater than that of a conscript. The relative importance of sectors activated by the presence of uruts in Bologna would be the following: 23
1) 2) 3) 4) 5)
6) 7) 8) 9)
wholesale trade of building materials and associated ~vares catering industry building firms public services (watcr, electric energy, gas) fuels wholesale trade foodstuffs wholesa le U<tde foodstuffs retail trade building materials and allied wares retail trade food indusuy
100 76 55 53 50 47 25 22
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In ItaJy the problem of militai)' barracks is due to a legi larive inactivity which has dragged on for decad es, not to say from time immemorial. The Defencc Administration had to replace a non-policy based on the re-use of what was stili in existence to an explicit policy of barracks' buiJding. Therefore, rherc is a great resisrance by rhe milil<liY establishment ro give up an area even if il is no long useful or cvcn if another area would be necessa1y. It scems preferable to also kecp Ăš1e areas which are not in use in vicw of future unforeseable necessities; should they be necessary they will be ready, belonging ro the state and already inside the miHtary sysrem. The reason for this is the worry that administrative delays would be particularly dangerous for those military structures that require very short and not foreseeable times to be put in piace. An example of this inactivity mechanism is represented by the ciries of Piacenza and Bologna which in 1860 were elected fortresses, the firsr one continuing a long tradition, the orher one instead of Ferrara which had had that task up to then, and that stilJ today accounts for most of the regionaJ miHtary presence. The large investments born by the military administration with the acquisition of land and the requisition of many available religious srructures, gave thc adminisrrarion a rich infrasrructural endowmem which constitutes stili roday most of its real estate. The formai pattern concerning the real estate administration of the state as provided for by the generai accounting law has de jcecto been replaced by a real pattern in which: the Ministry of Defence:
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¡a) is put in rhe condition of the monopolisr because it is the only subject which can decide the return in the economie circulation of rea! estate; b) at the same lime it cannot direcdy confiScate d1e profirs deriving from me dismissals (alienations) and rhar, in d1e absence of new investmentS, would decrease itS available comprehensive resources; c) it believes it to be politically wise to keep and to transform what is stili in existence, instead of making other investments because there is no reliable accounting system of the cost-opportunities of rhe global available resources, while the explicit cost of the new investments is disclosed by the state lbuclget and submitted to public discussion; d) in rhe end, even if it benefitS from a subsrantial planning-free building autonomy, it often does not obtain d1e direct financial means necessary for me works. Local Aumorilies: a) put memselves in the condition of me monopsonist, because mey are me natura\ purchasers of areas which over a consolidateci historical experience proved ro be resetved to them in d1e long term; b) do nor have a patticular urgency in carrying out negotiations, especially in periods, such as the current one, characterised by budget restrictions; c) furrnennore, through town planning, they can rely on a powerful weapon in order to determine me value of dismissed areas, or even Lo pul d1em out of d1e market at me same rime of d1eir alienation. Therefore the siruation balances when: many of the areas taken are militarily suboptimal, both for rheir localisation and for meir structure; - some of the above-mentioned areas are not urilised even when they are the only available areas to cany out impo1tant town planning interventions in town centres; - no player has the intention of spending financial resources of his own budget in order to sta1t a process of re-use, mus hoping to oblige d1e opposing party to do so and, in rhe meantime, each player aims to be d1e main beneficiary of shadow resources, i.e. of resour-
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ces deriving from the utilisation of goods and services which are neither kept coumed nor disclosed at their real cosr in the budget; in the absence of an agreement concerrung their division among the interested public subjects, private resources are nor allowed to pour in. The presem may be a suirable moment to reconsider the problem of military barracks and of their compatibility with the urban environment: from one side the demands ro sertle estate resources in order to meet the problems of public fmances are increasingly urgent, on the other hand the new dcfence srraregy with its implicit professional evolurion of the Army, makes the problem of barracks even harder. Therefore, the problem faced and panially resolved during Fascism to move operative units from towns and ro bling rhem nearer ro the training areas, following a process wruch involved, lO variOUS degrees, ali western armed forces, is stili present. On d1e other hand the •Static slowness· of the Army in administering its rea! estacc allowccl intact areas, which are renlly absolute independent estate as to the resr of the town to be kept up unti! today. Therefore their re-use would require, given their unique characteristics a greater considerarion and awareness of utilising a secular estate. A paraJiel problem. which should be specifìcally examined, is the problem concerning monasteries and convents which are stili used as headquarters. A completely new and neglected problem, which will arise as soon as the renewal of the Army lakes piace togcther with the graduai release of the inadequale areas, is the preservation of examples of military arcrutecture which dates back to the beginning of me century. However unti! now the only instrument backecl by rhe Military Administration to resolve the barracks problem of the armed forces, is rhe so called Borra proposed bill. Such a bill provides for the financing of a new building project which acknowledges to rhe Mirusuy of Defence lhe power to seU or barter the rea! estate il uscs, rhus excluding the Revenue Offìce from every decision concerning lhe future use of no longer suirable estates. In order to maximise profits, it tends to work things in such a way that barters and alienalions bave to reach the highesl cvaluation, and
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ro that purpose it imposes on ù1e Local Authorities ù1e adoption of compulsory variations to wwn planning instruments, in order to conform destination of use and building rates of the dismissed milita1y areas ro the average rates of the neighbouring areas. Such a solution is justified by their invenwrs as a means to prevem speculations, but alt:hough it may be true in the outskirts, it becomes paradoxical nearer the centrai areas. Ir is obvious that such a proposal, even if agreed, could be the cause of conflicts w ith the Local Authorities which could threaten the unconstitutionality of every assumptio n of auro matic red rawing of paramerers concerning these dismissed areas. The problem of the re-use of the military areas has become a pan of the more generai problem of relations among peripheral seats of the State centra! adrninistration and the local authorities as far as rerritorial management is concerned. In the main urban centres ù1e town planning instruments provided for by ù1e law in force nlfned out to be inadequate to guarantee a balanced territorial order especially rowards centrai administration requirements. The sarisfaction of new interesLs has always been guaranteed through express derogation of the generai regulations, but on the otl1er hand in our sysrem tl1ere has never been an intervention o n the metmpoliran territory comprehensive of tl1e requiremenrs of ali the subjects involved. In fact the procedure in force dates back to Napoleon and therefore: the buildings belonging to the state are considered available for any other state or public use, wirhout canying our further surveys concerning boù1 their characteristics and rhe characteristics of the areas in which they are locatecl; top priorit)' is given to the fact that those buildings and those areas are available, and therefore there is the possibility to accomplish projects with the consequent exclusion of ali other alternative area, as well as of any criteria aimed to identify iliem. ali planning of urban centres (especially today when the dislocation of services is of a virai importance for the city management) is frustrateci, thus giving up any choice based on the re lation of the va1ious places with the utilisation of other areas and with the inter27
section on me territory of the rnany functions - of production and of consumption- which determine rhe way of )ife of a cornmuni[)'. The above-rnenlioned generai picrure of a lack of co-orclinarion Jeads rhe adminisu·ations to p ian and act wimout mutuai knowledge of their p roposa ls, thus creating noth ing bur a climate of generai suspicion. The creation of a round table, even if informai, would be desirable in which ali me peripheral state administrarions and the local boards could explain meir problems and projects, ancl in which ali their requirements are ordered in order to allow a greater communicarion arnong the public est:ates and the regularization of me existing confused propricror siruations. In such a context, the Hevenue Offices coulcl rake not only the role concerning thc co-ordination of the local state administrations, bur also of guarantor of the financial fairness of the opermions and of the p roteclion of thc involved estate interests, while the local boards should bave rhe rolc of proposing suitable rhe tcrritory management policies. In this way ali ù1e possible conflicts conccrning ù1e competencc of rhe different bodies arising ar the flrst sign of dcscrtion of rhe milirary areas woulcl be avoided. The recem administrative legislation conftrmed that rhe ..aurhoritarian· relations berween the public administrations cannot be proposed, and, on the contrary, rhe legislarion considers rhe recourse to cooperation to be advisablc. In parricular, rhe laws numbcr 142/90 and 241/90 airn to urilise ali rhose juridical insrrumcnrs (inclucling agreements, services meetings, program agreements) in order to achieve cooperation among the different branches of rhe administration. In the end. due 10 artide 17 of the Local aulonomics rcform La\Y (n° 142/90), rhe crearion of new adrninistrarive subjects, the so called •metropolitan areas•, is LO be mentioned. In consideration of the fact thar the accomplishmenr of town planning on a larger area than the currenr areas of rhe tO\Yns shall lie within their comperence, il should be easier ro find a comprehensi\'e solulion of me infrastrucluml problems of me Armed Forccs, at least as far as the location of the new settlements is conccrned.
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Capitolo l ASPETTI METODOLOGICI
DELLE VARIE MATERIE TRATTATE
1.1 Problemi legati allo s tudio degli impatti economici sulle microaree Agli srudi di impatto territoriale è richiesto sempre di più di prevedere con ragionevole approssimazione in che modo una piccola pa1te del sistema economico nazionale può reagire a decisioni pol itiche pill generali, come variazioni nella composizio ne e nel livello della spesa pubblica, un d iverso asseno dei sistemi di trasporto o un nuovo modello di difesa. La possibilità che una strategia di intervento pubblico risulti veramente efficace dipende infatti in larga pa1te dalla capacità di prevedere gli effetti sul sistema socio-economico che essa può generare. Se questo è vero in riferimento alle politiche pubbliche atruabili su scala nazionale in generale, lo è Lanlo di pill su quelle destinate a dispiegare i loro effetli in maniera differenziale sulle va rie aree del Paese. L'acquisizione delle conoscenze necessarie per queste anal isi locali richiede però il superamento di due impattanti problemi metoclologici, l'uno riguardante la precisa definizione dei criteri stessi di misurazione clelJ'impatto e l'altro inerente alla delimitazione spazia le dello stesso. Il prù110 problema riguarda, in pratica, l'inclividuazione del tipo di ricadute sul territorio che si intendono analizzare. Queste ultime si compongono infatti di tutta una serie di variazioni socio-economiche e territoriali che non possono essere compiutamente analizzate ricorrendo a i soli usuali indicatori economici sintetici quali il reddito o il livello d'occupazione. La decisione di ridislocare le truppe e di costruire in una località una caserma, ad esempio, andrà a determinare non solo delle moclificazioni nei livelli occupazionali e nel reddito disponibile dell'area cù·-
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costante, ma anche una diversa composizione demografica ed un diverso assetto urbanistico della stessa (all'interno del quale si avrà, ad esempio, una svalutazione o una rivalutazione degli immobili siti in prossimità della nuova infrastruttura), in aggiunta al manifestarsi di più o meno significative ripercussioni sull'ambiente. L'influenza ( positiva o negativa) che l'attività di un soggett'), come nel caso precedente l'Esercito, determina sul livello complessivo del benessere sociale, al di fuori del sistema delle transazioni di mercato. viene definita all'interno dell'analisi economica come l'insieme delle esternalità legare allo svolgimcmo di quell'attività. La loro contabilizzazione, per quanto difficile, sarebbe necessaria qualora si intendesse valutare in pieno, per restare all'esempio precedente, la convenienza relativa di programmi alternativi di loca lizzazione tenendo como del loro impatto complessivo sul territorio t. Tuttavia, l'a pproccio che si adotterà in questo lavoro si limiterà a considerare prevalentemente quegli effeni che possono essere oggetto di valutazione da parte del mercato mediante il sistema dei prezzi. Questa decisione è dovuta non solo alla necessità di circoscrivere l'ambito dell'indagine, ma anche al fano che solo in questo campo sono disponibili, oltre che dali ce11i 2, strumenti analitici sufficientemente affinati applicabili, a determinate condizioni. nella maggior parte dei casi. La delimitazione spaziale dell"ambito di analisi rappresenta il secondo problema di ordine metodologico da affrontare perché influisce sul tipo di modcllistica utilizzabile per simulare l'azione reciproca delle forze economiche. La rappresentazione simbolica delle interdipendenze esistenti fra le
l li princip-.ile metodo di valutazione in grado di contabilizzare anche questi effetti ·esterni· o ~ociali· è c~tituito an:ualmentc dalla co~iddetta ·anali;,i ~ti-benefici·, alla quale l'operatore pubblico ricorre sempre più frequentemente ogniqualvoha sia chiamato a stabilire l'ordine di prioritt\ fra più progeui di Investimento. L' n'esauriente tratta· zione di quc,ta metodologia di analisi ;,i tro\'3 in: 'lllli F., L 'analisi costf·belle.flcl, t.>d. li Mulino, Bologna. 1987. 2 La tradizionale ri1ocrvatezza esiMente sugli argomenti di intere.,;,e militare rendt."rcbbe difficile non solo una quantifìcazionc com::ua dci costi c dci bcncfìci, ma oMacolerebbe sopr:muuo l'idcntifìt~tzione a priori degli oggetti stessi dell'indagine. Si pcn:;i. ad esempio. a problemi ambientali noti solo all'interno dell'organiu.nione.
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attività produttive tipica di una tavola input-output trova, ad esempio, nel riferimento a sistemi territoriali estesi i l suo naturale ambito di applicazione. In questi contesti, lo studio dei legami che rendono interdipendenti i diversi aggregati economici (investimenti, domanda, consumi, tassi di accumu lazione, ecc.) può avvenire ricorrendo ai tipici aggregati dell'analisi macroeconomica. I sistemi territoriali di notevole estensione possono essere infatti assimilati a piccoli stati nazionali, •autosufficienti rispetto al massimo numero di beni e setvizi simili· 3 e comunque con un'apertura agli scambi con l'esterno determinabile con sufficiente precisione. Al verificarsi di queste condizioni è possib ile il ricorso a strumenti di analisi dell'impatto economico inteso in senso reddituale o occupazionale i quali, pur non consentendo un apprezzamento delle differenziazioni spaziali nel manifestarsi dello stesso, riescono comunque a fornire una buona approssimazione della sua entità complessiva. La ricerca applicata alle microaree necessita invece di un approccio di tipo diverso, essenzialmente perché occorre considerare: la maggiore apertura agli scambi con l'esterno di aree di ridotta estensione, che d etermina l'impossibilità di analizzare gli effetti prodotti al suo interno da una modificazio ne nel livello di una qualsiasi variabile economica in isolamento dal resto del sistema economico 1; l'importa nza che, in un 'indagine condo tta a livello locale, deve necessariamente ri vestire l'analisi di tutti quegli •aspetti peculiari che sono, in quanto tali, diversi da area ad area• 5. Uno studio di impatto su una microa,·ea condotto utilizzando i tradizionali strumenti di analisi rischia di comportare una perdita di informazioni essenziali tale da intìciare la validità dei risultati ottenuti. 3 Cfr. lsard W., /llfrOdllziolle alle scienze tt>gionali, 1975. l Viene qui assunta implìcitamente la condizione c he il sistema economico oggetto dell'anali;,i di impallo sia quello tipico delle economie avan7~te. nel quale ~i rìsconlra un elevato grndo di imerdipcndenza frn i v:ui M!Uori produuivi. È evidente, inf:mi, che in un'economia di sussistenza potrebbe invece verificarsi un ele\':ltO grado di bolamento di una porzione limitata del territorio con il reMo del sistema economico. ; Cfr. .Magni C., Angelini E., tmerdipendenze se/loria/i e sviluppo economico. Una propostametodologica per l'analisi di microaree, Ed. F. Angeli, Milano, l 985, pag. 23.
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Basti pensare a tutti quei dati che in un modello nazionale non vengono considerati in quanto non rappresentativi di un modello generale di sviluppo, ma che in un contesto locale risultano essenziali per individuare i meccanismi evolutivi del sistema economico, come, ad esempio, le modalità che hanno storicamente caratterizzato l'evoluzione, oltre che della stnmura produttiva, delle •tradizioni• pr0.Jutti,·e vere e proprie di una certa area. Le difficolt<ì che inevitabilmente si incontrerebbero qualora si intendesse utilizzare gli strumenti statistici propri dell'analisi macroeconomica per effettuare un'indagine di impano su una microarea risultano evidenti considerando le principali condizioni che determinano l'applicabilità degli stessi. Le tavole intersettoriali dell'economia (deue anche tavole input output di W. Leontief) costituirebbero lo strumento più adarto per le analisi di impmto, in virtù del fatto che consentono una rappresentazione del sistema produttivo mediante la rilevazione statistica di tutte le transazioni concernenti i beni intermedi. La particolarità di questo strumento di analisi è, infatti, quella di non limitarsi ad evidenziare gli effetti di una variazione della domanda finale o di alcune sue componenti sul reddito disponibile e sull'occupazione, ma el i consentire altresì di stabilire verso quali settori e in che misura si dispiega il fenomeno eli attivazione. L'uti lizzo della tavola input-output nell'ambito di un'economia ape•ta e in un contesto territoriale limitato potrebbe in teoria essere ugualmente possibile qualora si riuscisse ad ouenere un grado di disaggregazione della tavola estremamenre spinto e qualora fossero disponibili dati attendibili relativi ai flussi economici che si stabiliscono fra l'area in oggetto e il resto del sistema economico. In particolare, la disaggregazione di una tavola riferita ad una microarea dovrebbe comprendere, oltre a quella di tipo settoriale, anche una disaggregazione territoriale dei nussi del tipo seguente: flussi prodotti all'interno della microarea, flussi provenienti dal resto della regione, flussi provenienti dal resto della nazione, flussi provenienti dall'estero. È agevole comprendere come anche la semplice identificazione delle diverse transazioni economiche che compongono i suddetti flus-
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sì presenti già notevoli dìflìcoltà, che sarebbero destinate ad aumentare ult..:rìormente qualora sì procedesse ad una loro quantìfìcazìone. Mancando infanì pressoché interamente istituzioni aue ad effettuare questo tipo di rilevazìonì in contesti territoriali limitati, occorrerebbe costruire la tavola per via diretta 6. In tale caso, però, per far sì che il campione dì riferimento risulti significativo, occorrerebbe prevedere una sua estensione assai prossima all'intero universo delle imprese e delle famiglie. Problemi assai simili a quelli appena descritti si riscontrerebbero poi qualora si intendesse procedere nelrànalisi di impatto facendo ricorso al moltiplicatore di tipo Keynesiano, il quale può essere visto come una forma sintetica dell'analisi di Leontief limitata soltanto alle informazioni relative alle variazioni dei livelli di reddito e dell'occupazione di un cerro sistema economico determinate da una variazione della spesa globale (pubblica o privata). I fattori che limitano forcemente l'applicabilità di ta le strumento negli sllldi sulle microaree sono anche in questo caso riconducibili alla diffìcoltà di stimare in maniera attendibile quelle fughe che sottopongono a perdite di reddito il processo moltiplicativo (leakage) e che dipendono principalmente da : la propensione al consumo delle \·arie categorie di percenori di reddito-: la propensione all'importazione dal resto del sistema economico, disaggregata secondo le considerazioni sviluppate in precedenza. Preso dunque atto della !imitaLa applicabilità e della limitata attendibilità delle analisi concione con la modellistica macroeconomica in una microarea, le rilevazioni che più opponunameme potranno essere effettuate in questo studio si 1ifcriranno ai soli effetti di primo impano che una variazione nel livello della spesa militare determina sul sistema economico bolognese e saranno, pe1tamo. necessariameme souostimate. b Con que~to termine \iene definita una ta\·ola basata sull'impiego di fonti ~talistiche progettati! c realizzate appositamente per la costruzione della ta,·ola ste'>Sa, a differcnza ddlc tavolc COl>truite per ' 'ia indiretta che si avvalgono di dali Matbticì già dbponibìli ~ul mercato. ~ Se l'ouenimento di questo dato rifcrilo all'intera economia nazionale risulta abbaManza agevole, altreuanto non può dil'lti per un'economia locale, considerando anche la pratica impossibilità di estendere per analogia il dato nazionale.
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In altri termini, le principali considerazioni che potranno essere sviluppate riguardo all'incidenza sull'economia bolognese del sistema di transazioni che fa capo al Ministero della Difesa visto come ·generatore di reddito• (flussi reddituali p rodotti e lo ro distribuzione all'interno dell'economia, unità produttive attivate e incidenza sul mercato del lavoro locale) saranno accompagnate solo da una prima stima degli effeni indireni (fra i quali, ad esempio, un incremento occupazionale determinato dall'innalzamemo del livello di reddito dell'area) ad essa legati. Quanto agli effeni non reddituali, ci si occuperà in maniera specifica del solo aspetto urbanistico legato all'utilizzo delle aree militari visto in chiave sia storica che prospettica, con una pa1ticolare attenzione ai meccanismi amministrativi che ne hanno finora caratte1izzato la gestione.
1.2 Gli effetti della presenza militare sull'economia di una microarea
Le spese militari, come ogni altra attività di spesa dello Stato, attivano sia a livello nazionale che a livello locale un processo che va ad incidere sui consunti, sul reddito, sulla produzione, sugli investimenti, sull'occupazione, sul commercio con l'estero e sui prezzi. Bisogna, però, usare molta attenzione nel passare dalla constatazione di questi effetti inevitabili a considerare la spesa militare come uno strumento di politica economica: ciò che viene stanziato per la difesa dovrebbe essere innanzitutto determinato sulla base di precise esigenze politiche, stmtegiche e militari; tale spesa non andrebbe, quindi, annoverata tra le variabili utilizzabili per attivare, ad esempio, politiche di espansione della domanda di matlice keynesiana. Nel nostro paese, invece, specie a Livello locale fin dall"opera di Nitti s, è stata viva la coscienza del bilancio dello Stato, e quindi anche di quello militare, come strumento di redistribuzione del reddito e di trasferime nto inte rno di risorse. s Cfr. P.S. Niui, !l bilancio dello Stato dal 1862 al 1896-97. Napoli, 1900 e F.S. nn, Nord e Sud -Prime linee di una incbiesta sulla ripartizione temtoriale delle entrate e della spese in Italia, Torino, 1900. Una completa rassegna bibliografica degli srudi sull'argomento è contenuta in N.Pam1entola, Dis!libuzione territoriale delltt spesa pubblica: rassegna di studi e nsultali di una ricerca, in ·Economia Pubblica·, n. 3 1983.
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Da allora, l'accento sull'analisi dell'intervento pubblico si è incentr<Ho prevalentemente sulle dimensioni del bilancio e sugli effetti territoriali della politica delle entrate e delle spese perseguita attraverso di esso, tanto da segnare profondamente in più punti il nascere stesso delia Costituzione repubblicana . In particolare, le commesse pubbliche sono state viste per lungo tempo come strumento per favorire lo sviluppo di aree economicamente arretrate e, a tal fine, non si è esitato ad introdurre istituti come quello della riserva, che spesso si sono risolti in meccanismi perversi che amplificavano gli stessi squilibri che intendevano eliminare. Proprio l'istituto delia riserva, ad esempio, pur riuscendo a convogliare la spesa verso specifiche realtà locali, ha determinato la nascita di economie -assistenziali·, dipendenti in tutto e per tutto dalle commesse statali e quindi deboli. Questo approccio eli politica economica, che del resto ha attecchito molto fonemente in tutte quelle culture dove il ruolo deiJo Stato nella vita economica era particolarmente radicato, è arrivato ad estendersi in molti paesi fino al punto di considerare anche la spesa militare distribuita attraverso lo stanziamento di repani come strumento per favorire lo sviluppo di determinate aree. Tale meccanismo fa, ovviamente, riferimento ai processi moltiplicarivi che la sola presenza di un'installazione militare è in grado di generare. La scelta di dove localizzare le installazioni mil itari è così spesso diventata una scelta di politica economica, specie nel caso delle caserme d'addestramento, nelle sedi dei comandi e in generale in tutti quei casi di srrum1re non direttamente legate alla difesa del territorio e la cui localizzazione non era, quindi, determinata da motivi strettamente strategici. Quasi sempre, però, queste considerazioni, e il dibattito che ne è seguito, sono rimaste nel ristretto ambito delle burocrazie ministe riali. Solo in rarissimi casi, come in Svezia, la questione è divenuta pubblica ed è assu11a ad argomento eli esplicito dibattito parlamentare, rendendo così la dislocazione dei reparti addirittura l'oggetto di accordi e trattative fra gruppi politici. Molto più frequentemente, il problema è divenuto pubblico nel
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senso opposto, ovvero non come esplicita pressione per Ottenere l'assegnazione di repa1ti, ma come profonda opposizione al loro scioglimento o trasferimento. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Departement of Defense (DoD) avve1tì il bisogno, nel periodo di d isarmo che seguì la fme della gueJTa in Vietnam, eli istituire un apposito ufficio detto Office of Economie Adjustmenr (OEA) che aveva il compito di aiutare le comunità locali colpite dalla chiusura di una base a riconvertire la propria economia. Come abbiamo detto la logica implicita in questo interesse va ricercata in quel processo moltiplicativo innescato dalla presenza dei reparti, i cui effetti, anche se solo in pa1te, dovrebbero ricadere sulle economie locali. Tale processo può comare su due -scintille· generatrici: gli stipendi del personale militare e civile che si può immaginare siano spesi per la maggior parte ne/luogo oue si presta servizio; gli acquisti d i beni e servizi promossi d irettamente dagli Enti e dai Distaccamenti e rivolti prevalentemente ad 1111a realtà imprenditoria le locale: si pensi alle spese per l'acquisto eli generi a limentari deperibili, a quelle per i servizi in economia, a quelle di manutenzione, a quelle urgenti e a tutte le altre voci di rifornimento non gestite a livello centrale. L' insta llazio ne militare posta in una zona depressa viene quindi considerata come generatrice di una .sona di ·economia turistica artificiale•, in grado di attivare q uelle imprese di servizi e di vendita al dettaglio che proliferano nelle località turistiche che possono contare sull'afflue nza p ressoché costante di visitatori/consumatori. In altri paesi, come la Gran Bretagna, l'attenzione si è invece incentrata sul rapporto fra localizzazione degli alti comandi e localizzazione dell'industria della difesa 9. In molti casi, infatti, specie in materie tecniche, la loro vicinanza fisica è necessaria per promuovere rapporti di collaborazione fra imprese specializzate nel ramo difesa e il Mjnistero. Il principio del moltiplicatore è molto semplice, e si basa sul fatto che i percettori di un reddito decideranno di spenderne parte in consumo. Si determina così una crescita nella domanda di beni di consumo che porrà essere soddisfatta dai produLtori d i tali beni, andando 9 Cfr. MJ. Breheny, Defence expendilul'f! and regional development, Londra, 1988.
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così ad alimentare nuovi redditi. Questi, a loro volta, saranno in parte reimpiegati in consumi perpetuando un meccan ismo eli p ropagazio ne che si riproduce indefinitivameme lO. Il problema che in questa sede è importante porsi è se, con quale intensità e per quanto tempo il processo moltiplicativo si manterrà alrinterno dell'area in cui è localizzata l'installazio ne miJitare . A tale proposito, sembra lecito ipotizzare che in ciascuno stadio successivo la spesa in consumi diminuisca secondo un determinato t-apporto (propensione al consumo), ma sopt-attutto che la domanda di beni e servizi si allontani progressivamente dalla zona dell'installazione. La rilevanza dell'impatto è comunque limitata da una serie di variabili che, a seconda della loro intensità, rid imensionano la portata dell'intetvento iniziale. Si pensi innanzitutto alla propensione a l risparmio che, per ovvi motivi, limita le spese in consumi 11. Concentrandosi sul nostro caso, sarà qui nd i importante stabilire quale possa essere la propensione al risparmio dei militari: a tale proposito, è lecito ipotizzare che questa vari a seconda del grado, dell'età e dello stato civile e che possa essere condizionata dai ·fringe benefits• messi a disposizione dall'amministrazione. Queste ipotesi, insieme ad altre che avanzeremo in seguito, possono portare acl una stima delle propensioni, ma, in sede di programmazione, non bastano a prevedere comportame nti che per definizione sono instabili. È noto, ad esempio, che le abitudini di consumo, oltre che funzione del reddito, sono anche condizionate da una serie di situazioni contingenti e da caratteristiche soggettive: si pensi alle previsioni dei consumatori sull"andamento dei prezzi e dell'economia in generale o alla situazione dei beneficia ri della spesa antecedente all'immissione di questa nel sistema. Altre fomi di ·leakage• nel processo moltipl icativo possono de rivare dall'effeno iniziale sui prezzi, dall'esistenza di scorte eccedentarie, to Tale processo si verifica a condizione che esi sta disoccupazione involontari a, mobilità della manodopera, <.-apacità produttiva inutilizzata e offerta di capitale relativamente elastica. 11 Si considerino in particolare gli effeni della resaurizzazionc, in quanto il risparmio investito provoca a sua volta, attraveso ulteriori effeni moltiplicativi, aumenti eli redditO e consumi.
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dall'effetto psicologico di politiche di deficit di bilancio e, naturalmente, dall'eventuale indisponibilità dei fattori della produzione. La ·fuga· ptincipale cui il processo moltiplicativo è soggetto rimane comunque legata alle ·importazioni". Ci si riferisce a tutte quelle spese che sono riconducibili alla presenza dell'installazione militare, ma che si traducono in consumo di beni o servizi che vengono prodotti al di fuori della microarea. In questo caso l'auspicato effetto moltiplicativo si attiverà al di fuori della zona che ospita l'installazione, che di tale presenza subirà solo i costi, le cosiddette esternalità negative, senza ottenere praticamente alcun vantaggio. Evidentemente ta le ·fuga• sarà tanto più ri levante quanto più l'installazione che genera domanda di beni e se1vizi sarà localizzata in un tessuto econom ico c he non ha la possibilità di adeguarsi alla domanda per mancanza del necessario potenziale produttivo, delle infrastrutture o di un sistema imprenditoriale competitivo. Pa radossalmente, quindi, è proprio l'area sottosviluppata, che sloricamente ha già perso nel processo competitivo nazionale rispeno alle a ltre realtà locali, quella che appare meno capace eli sfruttare gli eventuali effetti moltiplicativi. In queste aree depresse difficilmente si sviluppa un tessuto imprenditoriale nuovo, mentre può nascere un'economia fortemente dipendente dalla presenza della base militare. Tale presenza non costituisce, però, lo stimolo iniziale all'attivazione dei processi moltiplicativi attraverso cui un'economia depressa può trovare le forze vitali per rinascere, ma rischia di restare semplicemente una fonte sicura eli sostegno artificiale. Da l punto di vista operativo, questi criteri di localizzazione rischiano al contrario eli essere molto pericolosi, nel momento in cui esigenze militari che rendessero necessaria una redislocazione dei reparti si dovessero scontrare con le forti resistenze provenienti dai comuni interessati, traducenclosi in una dislocazione subottimale. 1.3 Costi opportunità legati all'esistenza di reparti: aree occupate, tecniche di stima del loro valore e primi indicatori per il loro eventuale riutilizzo
Uno degli argomenti più dibattuti all'interno degli studi d i analisi
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costi-be nefici dei progetti pubblici riguarda l'opportunità di inserire fra i costi e i benefici anche i cosiddetti ·effetti secondari•. È questione infatti tutt'altro che chiara se questi rappresentino effettivameme risorse inutilizzate all'interno dell'economia, che .il progetto è capace di mobilitare, o non piuttosto effetti redistributivi del reddito camuffati. Così, ad esempio, l'apparente sviluppo che in cett e zone può avvenire a seguito dei consumi legati alla presenza di personale militare può essere visto come semplice redistribuzione di reddito legata al trasferimento fisico dei consumi dei miUtari di leva ed ai minori consumi dei contribuenti tassati per mantenere il setv izio. Mentre l'analisi teorica degli effetti degli aumenti locali di domanda è a livello ancora molto empirico, l'idea dell'esistenza di uno -sviluppo indotto• continua ad esercitare un notevole fascino su politici e amministratori. I giudizi economico-politici che si formano in sede locale sulla presenza militare dipendono fortemente da alcune sue panicolarità: l) è altamente localizzata e quindi comporta l'esistenza di molti uomini in aree tistrette; 2) è altamente simbolica, incarnando per una comunità locale il potere stesso dello Stato centrale. Da ciò scaturisce che il rappotto fra un'installazione militare e il territorio in cui essa è inserita si articola su più piani: un piano socio-politico dove trovano espressione gli eventuali motivi di confHtw col Governo centrale, sia da parte delle amministrazioni locali, sia da parte della popolazione residente in generale; un primo piano economico legato ai costi e ai benefici locali connessi alla natura stessa dei servizi forniti dall'amministrazione della Difesa; un secondo piano economico connesso agli effetti reddituali derivanti dalla presenza dei reparti sul territorio; un terzo piano economico legato ai rapporti finanziari che si generano fra ammi nistrazione militare e enti locali proprio in viJtii di tale presenza. Essendo i fenomeni di tipo socio-politico legati a particolari situa-
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zioni locali e quindi non sistematizzabili. riflessioni di carattere generale possono essere tratte·solo dai fattori economici. Per q uanto rigua rda il primo punto, rappresentando la Difesa l'esempio più puro di servizio pubblico indivisibile, ogni cittadino e quindi ogni comunità, con la probabile eccezione delle zone di confine çlove la percezione della minaccia è più acuta, avrebbe in teoria il massimo interesse a seguire un comportamento opporrunitico del tipò ·beggar your neighbour policy• 12, usufruenclo comunque del setvizio el i difesa, ma lasciando ad altri l'incombenza di ospitare le installazioni militari e di diventare, in tempi di guerra aerea, un possibile bersaglio. D'altra parte, esiste un beneficio potenziale atteso legato ai possibili concorsi che i repatti dell'Esercito porrebbero fornire in caso di calamità naturali o per problemi locali di svariata natura. In periodo di pace, la quanrifìcazione economica di questo tipo di rischi e d i potenziali vantaggi appare però trascurabile di frome all 'apprezzamento del beneficio derivante dalla spesa legata ai consumi dei singoli militari e dei reparti presenti. La presenza di questi ultimi comporta, infarti, la generazione di un flusso d i reddito e l'attivazione di un mjni-sistema economico anorno alle installazioni stesse. Fra i vari costi-opportunità legati alla presenza eli repatti, quello che in realtà urbane ha sicuramente suscitato la maggiore attenzione è il costo delle aree occupare e dei loro possibili utiljzzi alternativi. Per avere una prima idea della forza eli pressione che hanno all'interno dj una comunità questi utilizzi alternativi si può ricon·ere ad alcuni indicatori sintetici elementari, il primo dei quali potrebbe essere una sorta dj •tasso di rendimento annuale· dell'installazione militare: T=FIP dove F è il flusso di reddito annuale legato alla presenza di reparti su un territorio e P è il massimo valore commerciale ipotetico delle aree occupate. Già l'ossetvazione di questo indice elementare potrebbe facilmeme 12 !)el tulto opposte sono, ad esempio, le considerazioni che possono essere fauc sulle caserme di pubblica sicurezza dove esiste un rapporto diretto c posith•o fra presenza c servizio rornito.
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consentire all'amministrazione della Difesa di prevedere quando lo scioglimento di un repano riesca foJtemente sgradito ad una comunità locale e quando, al contrario, siano presenti potenti forze interessare al trasferimento delle installazioni militari. Applicato alla realtà bolognese, questo tasso di rendimento si situa in un intervallo compreso fra il 12,3% e il 190!0, con un valore medio di circa iJ 16%. Il dato appare molto elevato specie se raffromato a queiJo d i altre amministrazioni pubbliche e arriva a porre le installazioni deiJa difesa immediatamente a ruota delle realtà produttive industriali o artigianali. Un altro indicatore sintetico elementare potrebbe essere iJ differenziale di PIL/ ha. In pratica, si tratterebbe di calcolare il PIL di un Comune, di dividerlo per la sua superficie e di metterlo a confro nto col prodotto generato dalla presenza di repaJti diviso per la superficie da essi occupata. Evidentemente aJ crescere del gap fra questi due rappolti, aumenteranno anche le potenziali pressioni per ottenere l'espulsione dei repani militari. I dove:
I
=
PILe
=
PlLM Te
TM
=
PILC!rC - PILM/ TM
indicatore di tensione prodotto lordo comuna le = reddito generato dalla presenza militare = superficie comunale = superficie occupata dalle installazioni militari
Come tutti gli indicatori grezzi, anche quelli appena descritti sono passibili di infinite possibilità di affinamento. Si porrebbe, ad esempio, introdurre un meccanismo di ponderazione sia del diverso tipo d i superficie comunale (pianura, collina, montagna) sia dei diversi tipi di installazione miUtare (demanio storico, aree intensamente fabbricate, aree addesrrative), o ricomprendere all'interno del calcolo anche gli alloggi esterni al perimetro delle ins~llazioni. Inoltre, il secondo indicatore permette assai meglio del prin1o di tener como del fatto che al diminuire dell'importanza economica di un·area, e quindi del suo prezzo, aumenta la desiderabilità della presenza militare, ma non oltre il punto in cui, pur avendo un bassissimo
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prezzo, un terreno può comunque avere un alto valore per una comunità in quanto fonte di attrazione paesaggistico-ruristica, come accade ad esempio in certi poligoni costieri o montani. L'aspetto reddituale deve essere ormai ritenuto prevalente anche rispetto ad ogni altro legame finanziario fra l'amministi-azione rniHtare e gli Enti Locali. Si è, infatti, da tempo esaurito il periodo dei gemlemen agreemem fra Esercito e Comuni che vedevano il primo localizzare le sue caserme quasi esclusivamente all'interno deUe cinte daziarie e quindi contribuire in maniera signifk.uiva alle fmanze dei secondi. Oggi i rapporti di tipo finanziario si sono ridorti praticamente al pagamento della sola tassa sui rifiuti, la cui entità è del resto abbastanza trascurabile se si pensa che in runa la provincia di Bologna comporta il passaggio di circa 1,2 miliardi dalle casse dello Stato a quelle comunali.
1.3.1 Un esercizio di calcolo dell'·indicatore di tensione· applicato a Bologna Malgrado l'estrema sempHcità degli indicatori proposti non sempre
è facile disporre dei pochi dati richiesti per il loro calcolo. La stima dell'·indicatore di tensione-, ad esempio, presuppone una valutazione del PIL a livello comunale. Al contrario, gli unici dati di questo tipo utilizzabili sono un indicatore del reddito disponibile per comune, aggiornato al 1987 13, e una stima del reddito disponibile provinciale aggiornata al 1989 14. Per calcolare il primo rapp01t0 incluso nell'indice ci si è pertanto basati sul dato comunale del 1987, che è stato rapportato a quello provinciale del 1989 sulla base dell'ipotesi che fosse rimasto nel frattempo costante il rapporto fra reddito comunale e reddito provinciale. Per il calcolo del secondo rapporto, è stato invece utilizzato il dato
13 Il reddito nei co1m111i italiani 1987, Quaderni del Banco di Santo Spirito. Torino,
1989. 14
lst. G.Tagliacarnc, Reddito disponibile, consumi e risptmnlo delle famiglie nel
1989, bozza, Roma,
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M:m~o
1992.
relativo alla spesa provinciale generata dalla presenza dei re parti 15, così come lo si è potuto ricavare dalla prima parte della nosu-a ricerca con rife rimento al 1990, depurandolo forfettariamente di c irca 10 miliardi che corrispondono, ne ll'ipotesi da noi formulata, alla spesa legata ai reparti dispersi fra i comuni di Budrio, Caste lmaggiore e Ozzano nell'Emilia . Come superficie occupata dalle installazioni militari si è, infine, indicata non solo quella effettivamente occupata, ma anche tutta quella il cui riutilizzo è comunque vincolato da esigenze o interessi militari, ad esempio perché dismessa i.n via solo temporanea. Malgrado l'evidente sovrastima del rappotto reddito militare/ territorio così calcolato, l'indicatore di tensione rife rito al Comune d i Bologna fornisce un valore positivo, il che si presta ad essere letto come una prova dell'insufficiente conu·ibuto che, sul piano strettamente economico, la presenza militare assicura alla città. I = RDcso/'Tc - RDM90"'fM90 I = 0,74 - 0,61 = 0,13
Nella nostra ipotesi, infatti, per raggiungere una situazione d i sostanziale equilibrio tra reddito complessivo e reddito prodotto d alla p resenza militare, la superficie occupata da quest'ultima dovrebbe ridursi di circa 34 ettari, ferma restando la spesa complessiva, o, a parità di superficie occupata, si dovrebbe avere una maggiore spesa di circa 23 miliardi. Per meglio compre nde re il significato di questi dati, si tenga presente che alcune considerazioni empiriche mostrano come la presenza militare cominci a risultare socialmente gt-adita ad una comunità nel momento in cui ad essa viene a corrispondere un indicatore di tensione negativo dell'ordine di -0,10 - -0,20, e che solo a pattire da tale valo re si possono addirittura prevedere forme di protesta plateali contro il trasferimento o la chiusura di reparti. Lo studio del caso di Budtio, ad esempio, potrebbe rivelare l'esistenza di una situazione di questo tipo. 15 Tale dato è ovviamente maggiore del reddito prodotto localmente dalla presenza milita re, perché parte della spesa effettuata in provincia genera va lore aggiu nto al di fuori di essa.
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Al contrario, in presenza di indicatori maggiori di zero è lecito attendersi dalle amministrazioni locali prese di posizione tese a non osteggiare, quando non addirittura a favorire, eventuali processi di ridislocazione della presenza militare.
13.2 l metodi di calcolo del valore del patrimonio immobiliare mili-
tare Nel paragrafo precedente si è introdotto un conceuo di massimo •valore commerciale· del patrimonio immobiliare ad uso militare. che necessita di alcuni chiarimenti. Non esiste, infaui , una stima univoca del valore del patrimonio immobi liare messo a disposizione dell'amministrazione della difesa. Viceversa, il valore di ciascuna delle aree che lo compongono è funzione sia del tipo d i destinazione data all'arca sia degli interessi panicolari del soggeno che esegue la stima. Ad esempio il va lore di una caserma può essere individuato in più modi a seconda del punto di vista privilegiato: - per l 'a mministrazione militare. il valore di una <.<1serma è fondamentalmeme il suo valore di surrogazione. ovvero il costo di riproduzione o il prezzo di acquisto di un bene che svolga le stesse funzioni di quello da stimare; per un privato, la stessa struttura vale prevalentemente come area fabbricabile, ovvero per il suo valore di traiformctzione in un bene che abbia una valutazione di mercato; per un'amministrazio11e municipale. il prezzo di una caserma dipende sostanzialmente da un giudizio politico sull'importanza relativa degli obieuivi sociali ottenibiH con il suo riutilizzo rispeno al complesso delle risorse disponibili per l'auuazione delle intere politiche comunali. Se però. si assume il punto di vista della collelliL1ità, l'uso di valori monetari non è più possibile, in quanto deve essere tenuta in considerazione l'esistenza di beni pubblici per i quali non possono essere farmari p rezzi. Jn questo caso, per aggirare il problema della mancanza di prezzi si ricorre genera lmente a tecniche di vario tipo quali l'analisi costi-bene-
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fici, analisi costi-efficacia, ecc. che consentono comunque di dare una valutazione monewria ai beni non commerciabili 16 auraverso l'individuazionc di prezzi ombra. Tuttavia questi mcwdi incontrano due limiti: da un lato. infaui, essi sono solit~tmente dircni alla valutazione di due progetti già definiti e mal si prestano a scegliere fra molte alternative o a individuarle; dall'a ltro al lo ro interno risulta in molti casi assai difficile, se no n impossibile, definire dci corretti prezzi ombra che catturino tutti gli effeni direni e indireni prodotti sul benessere della collettività. Qualunque sia il metodo seguito, appare in ogni caso ardua la valutazione di progetti con ~[!etti pluridecennali come quelli di trasformazione delle aree militari, che richiedono la determinazione di una sorta di ta.sso di sconto sociale legato al problema dei trasferimenti di risor-
se fra generazioni. Di conseguenza si è rinunciato a ricercare un ipotetico valore •per la collenività• del patrimonio milita re, !imitandocisi a considerare un valore commerciale che prescinde dalle esternal ità e rappresenta il massimo valore per un ipotetico singolo proprietario. Tale valore coincide con il valore di trasformazione, che, pur avendo una sua autonomia dal punto di vista estimativo, può essere considerato come una categoria di valori:: concettualmente de ri vata dal valore di mercato. Anzi, l'esigenza di determinare questo valore è sorta proprio partendo dal presuppoMo della mancanat di un mercato specifico del bene da ~timare. Questo concerto appare evidcl"tl· tuando si consideri che, ai fini della sua stima, è necessario procederl.' alla determinazione: a) del valore di mercato del bene trasformato: b) del valore di costo occorrente per la trasformazione. In realtà, si può ritenere che sussistano due distinte configurazioni del valore di trasformazione:
t<> l metodi a cui si ricorre ::.ono solitamente quelli della ·COntingem evaluation· e quello dc1 ·prezzi edonici", ~r cui, ad e;,cmp10. il prezzo dato da un individuo a un giardino pubblico viene ricavato dal differenziale frJ i prezzi mcdi deg(j appanamcnti posti in vicinanza del giardino stesso e la media dei prezzi degli appartamenti.
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l) la prima s• nscontra quando il giudizio di valore ha lo scopo di determinare il valo re di un bene nell'ipotesi di ricercare la trasformazione più conveniente o di operare un confronto con il valore di
mercato; 2) la seconda quando il valore di trasformazione viene utilizzato come procedimento per dete rminare in via indiretta il valo re di mercato. Questa seconda configurazione del valore di trasformazione, che verrà utilizzata in questo caso a causa della nota scarsa trasparenza del mercato de lle aree fabbricabili e della conseguente assenza di dati campionari anendibili, fa sorgere alcuni problemi. In primo luogo, bisogna prevedere la trasformazione che, a prescindere dalla figura del proprietario del bene, la maggior parte degli utilizzatori realizzerebbe. Non esistono alternative in questo senso: l' utilizzazione •Ordinaria· dell'area no n può che essere unica, in quanto coincidente con la più probabile. Ino ltre, il costo d i trasformazione deve prevedere, oltre ad alcune voci tipiche de lla situazione amministrativa italiana quali gli oneri fìscali e i contributi all'urbanizzazione, anche un'aliquota di profino e una quota di risorse da destinare alla copertura degli o neri finanziari per il tempo necessario alla realizzazione de ll'opera. In caso contrario, l'ipotesi della coincidenza fra valore di trasformazione e valore di mercato verrebbe a cadere 17.
17 Se considerassimo, acl esempio, nullo il profano, il valore clell';~rea d;~ stimare risulterebbe lorda di una quanti !~ eli denaro che nella reah:1 esiste e che verrebbe impro priamente auribuiw al proprlt:t<lriO come sovrarendiw.
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Capitolo 2 FORZE ARMATE E SISTEMA ECONOMICO CITTADINO: ALCUNE CONSIDERAZIONI QUANTITATIVE E QUALITATIVE
2.1 Fluss i di reddito complessivi legati alla presenza militare a Bologna U sistema difesa l nel suo complesso, che a Bologna è rappresentato quasi esclusivamente dall'Esercito, nel 1990 ha immesso nell'economia provinciale un flusso lordo di denaro per circa 180 miliardi. Una quota di questa somma (circa 1"8,5o/o) rappresenta la spesa che i militari di truppa hanno potuto sostenere grazie ai loro risparmi personali o ai contributi dei familiari. Tuno il resto (165 miliardi di lire) riguarda spese dire ttame nte effettuate dall'Amministrazione della Difesa, ai vari livelli (Fig. 2.1): retribuzioni del personale civile e militare 2 (27,7o/o del rotaie), decadi dei soldaù (5,6o/o), commesse esterne alla regione (25,8o/o) e spese eli funzionamemo dei reparti locali (32,3o/o). Complessivamente, risulta impegnata in provincia di Bologna una quota del bilancio 3 del Ministero della Difesa corrispondente a circa 1"8,5 per mille del totale. Tenuto conto che la maggior parte della presenza mHitarc e delle commesse industriali si concentrano nel capoluogo, dove risiede altresì il 7,25 per mille della popolazione nazionale, ne deriva per Bologna una distribuzione della spesa grosso modo proporzionale alla popolazione residente.
• È opponuno ribadire che alcuni dei flussi finanziari legati al complesso funzionamento del sistema difesa non sono stati presi in consìdernzione, alcuni per sceha volontaria: Arma dei Carnbinieri e Marina Militare, altri per obiettive difficoltà nell"ottenimento dei dati: flussi di domanda interregionali delle varie am1i e subfomirure delle commesse dell'industria bellica. · 2 Si tr:ma in questo caso di retribuzioni nette. 3 Sono ovviamente escluse le somme riservate all'Arma dei Carabinier i.
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Fig. 2.1 - Composizione percentuale della spesa lorda militare in provincia di Bologna (totale: 180.38 miliardi)
Spese reparti 32.3$
Altre regioni mll.
6.7$ Decadi truppa
5.6$ Contributi truppa
a5%
Commesse centrali 19.1$
Fo nico colabotul on l Nom lo mo
Flussi lordi per aggregati
Spese rapar ti 32.3%
Fonto :
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colaboto~lonl
Nomloma
Lo stesso non può dirsi per la provincia nel suo insieme. Anzi gli :;quilibri individuati: 8,5 per mille di risorse assegnate, contro 1'1,6% di popolazione residente, confermano come l'Emilia Romagna sia stata finora, insieme alla Lombardia, uno dei principali •net loser• nel processo di ridistribuzione del reddito operaw dal bilancio della Difesa 4. Se la massa complessiva di risorse del bilancio della Difesa destinata alla città è proporzionale alla sua popo lazione, diversa ne è invece la composizio ne interna, che presenta, rispetto ai valori medi nazionali. una relativa minore incidenza degli oneri per il personale. A motivo di ciò si possono addurre due spiegazioni: a) i reparti localizzati a Bologna sono proporzionalmente più capitalizzati rispetto aJia media dell'Esercito, ovvero sono caratterizzati da un rapporto (capitale = spese di funzionamemo)/ (lavoro = o neri per personale maggiore) 5. Rispetto, infatti, alla situazione regionale, Bologna riesce a raccogliere o ltre il 65,3% della spesa dei reparti, pur ospitando solo il 45,6% del personale, fra miJ itari di carriera, truppa e civili. Con ciò essa bilancia praticamente da sola una situazione regionale che, con le sole eccezioni di .Modena e Parma (entrambe in equilibrio), si caratterizza per una quota più che proporzionale di presenza di personale rispetto alle ~pe~e di funzionamento dei reparti (Fig. 2.2). b) li sistema imprenditoriale locale riesce a procurarsi una quota signilìc-.1tiva di commesse, pur in assenza dei vantaggi localizzalivi collegati alla presenza di alti comandi e di un'industria bellica vera e propria. L'economia bolognese è riuscita infatti a catturare nel 1990 ordini provenienti direttamente dal Ministero della D ifesa per circa 35 miliardi, cui si deve aggiungere un significativo flusso eli commesse per 12 miliardi gestite da alu·e Regioni Militari. Le cifre sin qui evidenziate non rispecchiano, tuttavia, i flussi netti
• Procc~<;<> di ridistribuzione che fìnora ha avYantaggiato soprattutto l.;a;.io. Liguria c Pugha Cfr. P. Bellucci, il rapporto tra le Forze Armate e gli Emi locali: il comribliiO de~li insediamenti militari all'e conomia regionale. Rappono di ricerca per il Cci\LiSS. Roma. 1990. ~ Ciò non deve snapire se si pensa che a Bologna sono presenti unità relativamente capita i intensive quali, fra le alLrc, il Rgt. Genio Ferrovieri, un Btg. Carri, un repano riparazioni dell'aviazione leggera, olarc natumlmente all'area industriale della Sta.Moto.
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Fig. 2.2 - Confronto fra quote regionali di spesa dei reparti e di personale presente
80'l'o ...................................................... · ....................................................................................................
60'!'o
40'!'o 20'!'o
..
Fonto: ol a bornl o n l Nomlo m a ou dali RMT E
Differenza fra quota di spesa dei repart i e quota di personale (percentuali relative)
l . -· -·-·- .-----··-·· .
20%~~~------------------------------------------,
10'!'o
O'!'o
-10'!'o
-20% ~~----~----~----~----~----~----~----~~
BOLOGNAMODENAPI ACENZA FORLI' RAVENNA PARMA FERRAR~EGGIO E.
D
Spesa - Personale
Fonto: alaboru.lonl Nom lom a ou d oli RMTE
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di spesa che vengono immessi nell'economia locale. Per calcolare questi ultimi , infatti, è necessario depurare la spesa lorda di alcune componenti che non sono indicative di una spesa che viene effettivamente trattenuta dal territorio. Gli stipendi miJimri e civili includono, ad esempio, una impormnte quota di risparmio che entra nel circuito dei finanziamenti. Per tenere conto di mie quom, occorre dete rminare in che modo le particolari condizioni di vita del personale militare di carriera influiscono sulle sue abitudini di risparmio. Il problema è reso particolarmente complesso dal fatto che all'interno dell'universo degli ufficiali e dei sottufficiali coesistono gruppi nettamente eterogenei per compormmento di ·COnsumo e, quindi, propensione al risparmio. Inoltre, la particolare provenienza geografica del personale militare e, in misura minore, civile, fortemente sbilanciata verso alcune regioni del paese, rende particolarmente interessante il fenomeno delle rimesse, ovvero di quella parte di risparmio che, sottratta al circuito bancario locale, viene inviata alle famiglie di provenienza o utilizzata per effettuare investimenti nelle regioni d'origine (acquisto di abitazioni, etc.) 6. Una volta stimata in questo modo la quota di stipendi che viene destinata al consumo, i consumi netti locali possono essere calcolati per differenza con la quota di imposizione indiretta e la quota di consumo effettuato al di fuori della provincia. Difficoltà sostanzialmente simili si incontrano per le spese attribuite alla truppa. Non ponendosi in questo caso problemi legati a modalità di formazione del risparmio o a rimesse verso l'esterno, se non in minima parte per i V.F.P. 7, ma verificandosi al contrario in più casi fenomeni d i distruzione del risparmio e di rimesse in entrata, sono solo da stimare le quote di consumo disperse fuori provincia e quelle imputabili all'imposizione indiretta.
6 È stata parimenti considerata l'ipotesi di rimesse in entrata effettuare da pe rsonale militare (soprarruno ufficiali) bolognese che presti servizio fuori provincia. 7 Volontari a Fenna Prolungata.
51
Per quanro riguarda gli acquisti direnamente effeuuari dal Minisrero. sia anra' erso altri comandi regionali. sia per commesse gestire centralmente da Roma l'unica voce da depurare è rappresentala dalle imposte indircue. Sugli acquisri effcuumi in sede periferica dai reparti presenti è srara, infine, condotta un'apposita rilevazione da parte della !{l'viTE. che ha consentito di ricavare con certezza il dalo degli ordini distribuili fuori provincia da ogni livello gerarchico: regione militare, ente e distaccamento, e quindi di quantificarnc esartameme la disper:.ione. Alla luce degli aggiustamemi sin qui descrini, il flusso dei consumi nerù legato al sistema difesa a Bologna nel 1990 può essere stimato in circa 133 miliardi (Tab. 2.1 ). Tab. 2.1 - Scomposizione det j7w;.,; tll denaro origintlli t/(11/a pre.wnza mililt/1"<' a IJoloRIW (mifittrdl di lin•J lmpil'Rhi 1-ìmt/
1'/u ....,//tml/
Hlmt'>.\t'
Ri>pttnllt
ili pnwlll< lit
Stipendi miHtari Stipendi ci\'ili Spc.~e rcpani Tn•ppa decadi Tmppa contributi
36.86-1 13.029 5$.0"'I0.2'i6 15.109
Subtotale 133.335 Commesse cemr.tli 31.925 Altre regioni 12.2.90 Rimesse in enll<Ha 0.500 Totale
181.050
2.215 0.381 0.000 OY2 0.000 3.198 0.000 0.000
-1.169 2.160 0.000 0.000 0.000 6.329 0.000 0.000
3.198
6.829
'"'""·''('
C<m,ml/tltmlt mdin•lft• e\·tmpnwtucutlt
f1tL\..'I 1/(1/li' 111
pnwiucia
-1.555 1.598.509 l.-l22 2.219 18.302 S.699 2.005
25r 0.699 5.933 0.968 l Sll 11.6·19 0.000 0.000
23.358.192 -13.635 -.293 11T9 93.8529.226 10.285
26.007
11.6-19
133.367
o.soo
Fonte: clabor:vJoni '\ombma
La composizione di que:-.to flusso neuo risulta leggermente diversa rispeuo al corrispeuivo flusso lordo. Nel dettaglio, decresce l'importanza relativa degli stipendi, che coprono ora il 23,6% del totale. mentre aumentano pr<>porzionalmenre quelle dei repani (dal 32,3 al 32.80.-1>) e delle commesse esterne (dal 25,8 al 29,6%), mentre rimangono stabili quelle della lruppa. che passano dal 14,2 al 14% (Fig. 2.3).
52
Fig. 2.3
Comp.oeh:lone
~_,.Nale
d.na •oee•
F1u.. l ,.,.t d per
netta tnWtate lrt ~ di DOLOGNA , ....... ..,:Uonltlatcl)
..... ,.., az..l'l.
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.
t7~·
Jrfuer•~MII'IIL
'·"
o.c.:~NJP*
~ C*'lltal
(Dn.ubld u ""
2US
Confronto fra flussi di spesa militare lordi e netti a BOLOGNA (perc en tuale sul totale)
Stlpondl
S poso reparti
ffiill Lordi
Spose t ruppa
Commeuo esterno
~ N etti
Fonte: elaborazioni Nomlsma
53
A livello locale, riveste quindi grande importanza il ruolo di attivatore diretto de!J'economia esercitato dal Ministero della Difesa aJrinterno della spesa pubblica statale. La parte direttamente legata ad acquisti di beni e servizi r'<ippresenta, infatti, oltre il 60o/o de lla spesa complessivamente trattenuta in provincia, mentre l'attivazio ne indiretta legata agli stipendi e alla presenza fisica dei soldati è limitata al 40010. L'analisi dell'occupazione generata a Bologna da questa spesa militare offre ulteriori spunti di riflessione. Tale occupazione è costituita dai 1.510 militari di carriera e dai 647 civili occupati direttamente dal Ministero, pari a circa il 3,9% dell·occupazione no n-markct cittadina, cui va quindi aggiunto un numero di addetti locali (occupazione indiretta) equivalente al reddito complessivo generato dal sis tema difesa a Bologna. È bene rico rdare, a questo proposito, che si trana comunque di una valutazione per df(ello, in quanto no n comprensiva dcll'imero effetto mo lriplicativo, ma limitata per così dire al suo primo manifestarsi B. Ci rife riamo in a ltre parole, all'occupazione che corrisponde al valore aggiunto immediatamente generato a livello locale dalle imprese che effettuano forniture o servizi al sistema difesa, e non a tutta l'occupazione attivata dalla spesa stessa. Quest'ultima infarti, tende a disperdersi in rutto il territorio nazionale seguendo i vari passaggi del ciclo produttivo, e può essere stimata in un numero di addetti complessivi circa doppio rispetto a quello locale. L'occupazione locale indirettamente attivata dal sistema difesa a Bologna si può stimare in 1.863 addetti pari a circa 1'1,25% dell'occupazione-market 9. Di questi, 460 sono collegabili alle commesse esterne, ben 551 alle spese d 'acquisto dei reparti locali, mentre stipendi e spese dei militari di truppa attivano rispettivamente 471 e 381 addeni ( Fig. 2.4). 8 In pratica ciò equivale ad ipoùzzare che il reddito netto immesso nelreconomia circoli solo una volta in un ~mno, senza dar vita ad ulteriori fenomeni di consumo. im·estimento. 9 Per occupazione-market si intende quella finanziata dai consumatori mediante tmnsazioni di merca to, mentre per occupazione non-market (in pratica il pubblico impiego) si intende quella direuamente finanziata dallo Stato auraverso la tassazione o il deficit di bilancio.
54
Si può notare che, a causa dei diversi settori attivati, importi simili provenienti da tipologie di spesa diverse. pur avendo un eguale impano sull'occupazione nazionale complessiva, comportino livelli di occupazione locale molto diversi. In particolare, le spese legate ai consumi del personale, specie quello di leva, si traducono in un'occupazione locale maggiore di quella generata da pari ammomari di commesse dei reparti o, sopr.urutto, di commesse centrali. Queste ultime infatti, essendo maggiormente legate al mondo produttivo industriale in senso stretto (anziché ad esercizi commerciali ed al terziario locale in genere, come accade per le spese dei soldati) tendono a disperdersi maggiormente sul territorio e a fare sentire i loro effetti anche in regioni relativamente distanti. Questa constatazione spiega anche perché spesso provvedimenti di chiusura o trasferimento di reparti, che comportano per un'economia locale l'interruzione di flussi di denaro relativamente modesti, provocano invece reazioni molto accese che tendono a focalizzarsi proprio sulla figura dei militari di leva come consumatori. Quanto detto in precedenza dimostra, infatti, che, a parità di condizioni, per ottenere lo stesso impano occupazionale indiretto a livello locale attraverso l 'assegnazione di commesse industriali sarebbe necessario impegnare somme molto maggiori. Prescindendo dalle spese dei reparti di appartenenza, si può, ad esempio, calcolare che a Bologna la presenza di 3,2 militari di carriera sia sufficiente a generare le risorse che garantiscono l'occupazione di un addetto (retribu zione, imposte, contributi previdenziali, contributi sanitari, margine di profitto etc.), e lo stesso dicasi per 5,3 dipendenti civili, o 10 militari di truppa (Fig. 2.4). Stando a questi dati, in soli consumi dei militari di leva, fenomeno di per sé abbastanza atipico da essere socialmente molto avvertito, un battaglione a pieno organico genera occupazione stabile per un centinaio di persone all'anno. 'on è pertanto azzardato affermare d1e, sono il proftlo occupazionale, la decisione di chiudere o di trasferire un reparto con quel numero di effelliui produca a livello locale, gli stessi effetti dell'improvvisa chiusura di un'unità produttiva industriale di dimensioni medie.
55
Fig. 2.4 - Stima dell'occupazione indiretta generata dalla spesa militare a Bologna Totale addetti: 1863
Fonte: olaboraz.lonl Nomlama
Rapporto fr a presenze e addetti attivati a prescindere dalle spese dei reparti 12.-----------------------------------------~
o p r
e
s e n z e
Militari dJ carr iera -
Personale civile Presenze per addetto Fonta olaboradona Nomllma
56
Truppa
2.2
Redditi e comportamenti di spesa dei militari di carriera e del personale civile dipendente
2.2.1 I rnilitari di carriera A Bologna risiedevano nel 1990 1510 militari di carriem, destinatari di un nusso di retribuzio ni annuo al netto di imposte dirette e contributi di quasi 37 miliardi. Personale militare di carriera prt-sent(• a Bologna al1990 Celibi
Sposati
Totale
Stipendi (milion i)
l ffiuali gcmernli l fficiali superiori l'flkiali inferio ri Sottufficiali
o
2
2
7 277 357
162 93 612
169 .370
969
107.00 5852 ..3-t 8772,63 22132,13
PEHSO'\ALE J\I!LITARE
641
869
1510
36864,10
Fonte: dati Regione Militare Tosco Emiliana
Di questi r miliardi, il 600/o costituiva le retribuzioni dci sotturfìciali. mentre il restante -tOO/o afferh·a a quelle degli ufficiali. comro frequenze relative di presenza rispettivamente del 64.2o/o e del 35.80/o. Flwlut•nze relatit-Y! di presenztt dd personale miliUttY! a Bologna ttl 1990 (quota% sul towle)
llffil'iali ~enemli Ufficiali superiori l ffiuali inferiori 'iottufTidah PFH.'>O'\.\LE
~IIUTARE
Celibi
SfXJSllli
Totale
Stipendi
O.<Y'-'1 0.5" l
0,1% IO. i%
0.1% 11.2' u
18.3''
6.2"11
2-t.S%
2.3.6"
40.5%
6-t,2' 1ll
0.3°'o 15.9'1u 2.3.8">11 60.0%
12.5°
;-.so o
100.0'1-u
IOO.<Y'AI
Fonte tbt1 Regione Militare To;;co Emiliana
Per comprendere ca ratteristiche sociali e componamento di spesa
57
d i questo particolare universo di consumawri si è ricorso alla rielaborazione dei dati ottenuti con l'indagine campionaria regionale 10. Rispetto al precedente universo il militare eli carriera bolognese si differenzia soprattutto perché è proporzionalmente meno -stanziate•: in città si conta un 600A> d i residenti da oltre 5 anni ed un 42% da oltre 10 anni, contro percentuali regionali rispettivamente del 700A> e del 50%. Questa maggiore tendenza a lla mobilità s i ripropone anche ne ll'incidenza percentuale di coloro che hanno presentato rece ntemente domanda di trasferimento (17,1% contro una media regionale del 12,5%). La più alta mobilità dipende sia da una presenza re lativameme forte di ufficiali, categoria di per sé molto più mobile della media, sia dal maggior grado di disagio che devono sopporrare coloro che, non potendo usufruire di alloggi demaniali, devono rivolgersi al mercato degli affitti locale. In una tipologia abilaliva sostanzialmente assimilabile a quella media regionale, degna d i nora appare, infatti, la maggiore incidenza della quota di abitazioni detenute in p roprietà e, quindi , dei mutui richiesti, che sono certameme riconducibili alle note tensioni sul mercato degli affitti. A Bologna viene q uindi confermata, e per certi versi esasperata, la sperequazione esistente fra chi può usufruire di alloggi demanialj o comunque agevolati e chi, per i motivi più diversi, non può godere di tale fac ilitazione. La relativa maggiore mobiJità dei militari di carriera e la competizione esistente sul mercato del lavoro di una medio-grande città risultano ostacolare le possibil ità d 'occupazione delle mogli di ufficiali e sottufficia li, che riescono a trovare un impiego nel 40% dei casi (50% su scala regionale), mantenendo comunque la propria predilezione per le occupazioni di insegnante o impiegata (64%). L'ambiente urbano sembra po i contribui re a limitare ulterio rmente sia il numero di parenti conviventi per famiglia , sia il numero medio di figli per coppia. In generale, si può concludere, sulla base di considerazioni relative al potere d 'acquisto e al salario reale, e non entrando qu indi in valuta10 Si veda, a proposito, la prima parte dello sn1dio, relativa alrimpauo delle spese miliwri sull'economia dell'intera Emilia Romagna.
58
:doni più generali sulla qualità della vita, la sede di Bologna possa risultare abbastanza sgradita per chi sia destinato ad esservi trasferito, specie se costretto ad accollarsi l'onere della ricerca di un'abitazione. Aumenta, in compenso, la facilità d'accesso al luogo di se1vizio, con un 42,$)0h di intervistati che afferma di risiedere a meno di 15 mjnuti dall"installazione e la proporzionale 1iduzione della percentuale di coloro che abitano a meno di mezz'ora e a meno d i 45 minuti, mentre resta costante la quota di pendolari con tragitti di un'ora e più (11%). La relativa vicinanza media all'installazio ne contribu isce a ridurre !"uso dell'automobile, che passa dal 59% al 45%, e ad aumentare il numero di coloro che dichiarano di recarsi sul luogo di servizio a piedi (dal 27% al 43% compresi colo ro che vivono all'interno delle installazioni). Resta una certa avversione per L'uso dei mezzi pubblici, che sono utilizzati solamente dall'Il% degli intervistati (14% su base regionale). La percentuale comunque alta di militari che fa uso dell'automobile dipende ancora una volta caso dai numerosi casi di persone che possono usufruire di un servizio di trasporto a carico dell'amministrazione. Per quanto riguarda. infine, g li indicatori rappresentativi della tendenza a disperdere i consumi, stabile è la percentuale del personale che dichiara di trascorrere i period i di licenza ne lle zone d'origine (34,3% conrro il 35% dell'indagin e regionale), mentre la realtà urbana scoraggia decisamente coloro che decidono d i trascorrerli a Bologna: 14,3% a fronte di un dato medio regionale del 33%.
2.2.2 Il cornportan1e11lo di !.pesa dei militari di carriera 1
on si sono registrate significative differenze fra la composizione media della spesa del militare bolognese e quella del militare emilianoromagnolo in genere. Trova così conferma lo scostamento già rilevato rispetto al pattern di consumo medio delle famjglie degli italiani t l. L'universo del miLita re di carriera-consumatore resta pertanto analizzabile ricorrendo alle tre tipologie seguenti: Il Restano, quindi, confermate differenze signifìcarive per voci quali l'affìuo. l'abbigliarnemo, l'arredamento e le spese per la casa e i clivenimemi.
59
c. o celibi con un'altissima propensione al consumo; 2) personale militare sposato residente in alloggi del demanio: 3) personale mi litare sposato residente in abitazioni private in affitto o in p roprietà. Rientrano nel p rimo c~tso gli ufficiali inferio ri molto giovani o di complemento c i sottufficiali celibi, spesso sotto p osti a obblighi d'accasermamento, con un 'età media complessiva di circa 29 anni. elle altre due tipologie il comportamento di spesa si caratterizza invece per il differente grado di rilevanza che assume il problema dell'abitazione. L'analisi del comportamento di consumo dci militari di carriera e del suo imparro su di un'economia locale comporta la preventiva soluzione di alcuni problemi dd tuno particolari: l ) Lo starus m ilitare favorisce una propensione al ri:;parmio maggiore, pari o m ino re a quella med ia nazionale? 2) In che misura compo rta la particolare provenienza geografica di ufficiali e souufficia li, mo lto squilibrata verso alcune regio ni del paese, un trasferimento di risorse intcrregionale (per acquisti di terreni o abitazioni nei luoghi d'origine. rin1esse alle famiglie. etc.)? 3) Quanta pane della restante massa di consumi viene spesa nell'economia cittadina e quanta si disperde invece al di fuori? I casi finora analizzati in letteratura. essendo riferiti per lo più a realtà anglosassoni 12, banno preso in considerazione soprattutto il terzo punto. In q uei paesi, le basi militari sono situate spesso in località isolate e ospitano al loro interno numerose attività di servizio (spacci, etc.), il che fa sì che la quota di consumo che ricade sulle economie locali si limiti al 40 -50% del totale. el caso emiliano appaiono invece relativamente più importanti i primi due punti, in quanto le basi militari sono l ocaliz;r~ne per lo più in prossimità dei centri urbani maggiori e, al loro interno. le gestioni fuori bilancio assumono un peso certamente non rilevante. La soluzio ne dci primi due quesiti comporta, tuuavia, numerose difl) militari giovani
12 Cfr. Lynch .J., Local ecrmomic detfelopment tifter militm:)' hasC! clos/ll'r!. '\icw York. 1970 c Short J., Grccnwood 1) .. Militai)' installatioi/S rmd /oca/ eCOimmies: the .lfOr(~)' alr stations. ASIDES, 197:1.
60
ficoltà, riconducibili essenzia lmente all"esrrema cterogene itù delle situazioni possibili. Attraverso una simulazione dell"universo militare bolognese con un modello che assegna di\ erse propensioni al risparmio ai diversi gruppi di ·consumatori militari·, si è arrivati a determinare una propensione media al risparmio leggermente inferiore a quella naziona le, il che rispecchierebbe una realtà dove i compo•tamenti di forte consumo del personale giovane e i disagi connessi all"abirazione sarebbero più che compensativi dei fringe-benefits forniti dall"amministrazione della difesa ai suoi dipendenti. Quanto alle rimesse c agli investimenti e>.'traprovinciali, si è ritenuto prudente stimare, sulla base dei modelli di vita emersi dal campione, una quota di circa il 300/o del risparmio totale. La quota eli consumi attratta dall"economia cittadina è stata invece quantifìcata in oltre il 9001<> del totale: si sono, infatti, ritenuti significativi i soli fenomeni d i dispersione legati alle vacanze fuori regione, mentre è stato attribuito effetto netto nullo ai casi d i penclolarismo intraregionale. sia al loro interno, sia nei confromi dei casi di licenze trascorse in città. Tnfìnc, si è ipolizzato che, malgmdo alcune differenze nella composizione della spesa rispetto alla realt:"l media m1zionale o regionale, l'aliquota media d'imposizione indiretta rimanesse sostanzialmente assestaw sui valori nazionali. In bast.: a queste .semplificazioni, il nusso di consumi netto legato alle retribuzioni dei militari di ca rri t.:ra che è entrato nell'economia bolognese nel 1990 può essere stimato di poco superiore ai 23 m iliardi di lire. Questa cifra risulta distribuita abbastanza omogeneamente sul territorio. con una certa ov' ia preferenza per le zone dove sono presenti sia le abitazioni dei mi1itari di c~miera sia le installazioni vere e proprie. Secondo i risultati dell'indagine, gli acquisti quotidiani vengono efferruati nei pressi della base dal 23% degli intervistati, il 51% preferisce le vicinanze dell'abitazione. mentre un signifìcativo 26% dichiara di non avere preferenze. Per i beni acl acquisto meditato i centri cinad ini esercitano ancora una forte attrazione (34%); aumenta leggermeme la preferenza per le
61
periferie e i piccoli centri dell'himerland (17%), mentre si mantiene forte la predilezione per i grandi centri commerciali (43% dei casi). È interessante notare come appena una quota stimabile attorno al 7% di questi consumi netti ricada sull'economia locale dopo aver transitato per le gestioni fuori bilancio interne all'amministrazione militare. La frequenza ai circoli riguarda, infatti, molto assiduamem(' solo il 20% del campione (almeno 2-3 volte a lla settim~na) , assiduamente il 6% (almeno l volta alla settimana), sporadicamente il 14% (meno di 4 volte al mese), mentre la gran parte del personale (60%) vi entra mo lto di rado (meno di una volta al mese). Più e levata della media regionale (46% contro 41%), soprattutto per la maggior presenza di infrastrutture, si presenta invece la percentua le di utilizzo di impianti spo rtivi militari. QUADRO R1ASSUNTJVO DEl DATI RELATM AL QUESTJONARJO S01TOPOSTO AD UN CAM PIONE DI UFFICIAI.I E SOITUFFICIA!.I PRESENTI A BOLOGNA Tempo di permanenza meno di l anno l -3 anni 3 - 5 anni 5 - 10 anni più di 10 anni
ER
BO 11 ,4% 17,1% 11.4% 17 .1% 4 2.9%
8,3% 15,0% 7.5% 19,2% 50,00Al
37,1% 42.9% 8 .6% O.OOAI 11,4%
20,80.-il 35,9o/o 22.5% 10,0% I O,SOAI
4 2,9% 11.4% 45.7%
26,8% 14,6% 58.6%
40.0% 0.0% 17.1% 40.0% 2,9%
38.3% 2,5% 20.0% 34,2% 5.0%
Distanza dall'installazione O minuti fino a 15 minuti fino a 30 minuti fino a 45 minuti fino a l o ra e più Mezzo di traspo110 usato a piedi mezzo pubblico autovettura Tipo di abitazione
demanio affino ente pubblico affino privato proprietà altm fom1a
segue
62
ER
BO Luogo p referito per tmscon ere le ferie in regio ne fuori regio ne ciuà d'origine a casa propria
5,7% 45,7% 34,3% 14.3%
2,5% 29,2% 35,00A, 33,3%
Luoghi preje1ìti per gli acquisti commodity vicinanze abitazione vicinanze base ovunque
5 1,4% 22,9"Al 25,7%
62,5% 20,0% 17,5%
Luogbi p reje1ìti per gli acquisti sboppi11g centro periferia centri commerciaii ovunque
34,3% 17,1% 42,9"Al 5,7%
38,3% 10,9% 45,SOA> 5,00.-1>
Frequenza a i circoli almeno 2/3 volte set. almeno l volta set. meno 4 volte al mese meno 1 volta al mese Uilizzo impianti m ilita 1ì
20,0% 5,7% 14,3% 60,0% 45,7%
13,3% 9,2% 11,7% 65,SOA> 40,8%
Fonte: elabor<tzioni
omisma su dati campionari
2.2.3 il personale civile A Bologna, nel 1990, erano direttamente impiegati negli uffici e nelle attività industriali della Difesa 647 dip endenti civili. D i questi, 1'82.5% era costituito da operai, cui andavano 10 dei 13 miliardi annui complessivameme erogati in città dal Ministero per il p agamento di stipendi e salari del personale civile. Personale civile del Ministero della Oifesa presente Cl Bologna ctf 1990 Celibi Impiegati Operai PERSONALE CIVILE
23 163
186
Sposati
90 371 461
Totale
Stipendi (m ilio n i)
11 3 534 647
2723,30 10306.20 13029,50
Fome: dati Regione Milita re Tosco Emiliana
63
Dalle frequenze relative di celibi e sposati è facile intuire che si tratta di personale abbastanza anziano. il che può forse essere spiegato con la mancanza di una volontà di ricambio degli organici da parte dell'amministrazione in vista di una più volte dichiarala futura contrazione degli effettivi civili. Frequenze relatit•e di presenza del personale cil'ile a totale) Celibi 3.6"~
Bolo~na
al 1990 rquota % sul
'iposatt
Totale
Stipendi
13.~
Impiegati Operai
25.2"b
57,3'
b
,-.5"-o 82.5''
- 9.trb
PERSONALE C!Vli.E
28,8"<1!
71,2%
IOO,O''u
100,0'\u
20.9'
Fome: dati Regione 1\lilitarc Tosco Emiliana
Il comportamento di spesa di questo personale civile è stato ritenuto sostanzialmente assimilabile a quello del consumatore cittadino medio con pari reddito, senza bisogno di stimare per esso una specifica propensione al risparmio. Inoltre. in quanto vincitori di un concorso nazionale. si è assunto che operai e in1piegati della Difesa siano responsabili di una modesta quota di trasferimento del risparmio in altre regioni. oltre che, naturalmente, di consumi extraprovinciali. In base a questi assunti, il flusso di consumo netro immesso nell 'economia bolognese dal personale civile è risultato essere di poco superiore agli 8 miliardi. Altre due voci avrebbero potuto essere inserire in via indirerra nel flusso di denaro generato dal sistema difesa a Bologna. La prima riguarda le pensioni nette pagare direttamente dal Ministero della Difesa al personale militare 13, per un ammontare complessivo di 7.4 miliardi. La seconda. considerata nel pn:cedente srudio. si riferisce ai redditi dei coniugi occupati.
1.~
Per il personale ch•ilc pr<w,cdc im·ece direuamcntc il \linbtcm del Tesoro.
PF'\SI0'\1 EROGATE DAL ~11'\ISTERO DELLA DIFESA AL PERSONAI.E l'l Ql iESCE.' \ZA RESIDE'\'TE A BOLOG:'\:A (in miliardi> lJ)ìciali 11 .
115
SottuJlìciali
miliardi 5.513
11.
Tolti/e
miliardi
75
11.
1,884
miliardi
190
7,398
fon'IC: dati Regione Militare Tosco Emilian:1
Trattandosi n)navia, in entrambi i casi di voci di cu i èdiscutibile asserire la srrena attinenza col .sistema difesa, si è preferito in sede locale non includerle nel calcolo totale. QUADRO RJASSUJ\TIVO DEl DATI REI.ATIYI AL QUESTIONARIO PROPOSTO AGRADUATI E ~IIUTARI DI TRUPPA MILITARE Classe di elà
Et-1~0
El
AM
FFAA
18 anni 19 anni 20 ann1 21 ann1 22 ~•nni 23 ann1 21 anni 25 anni 26 :mni 27 anni 28 anni
6.7% 32.6% 23.6% 13.5% 12 1°1. 2. .2'1-'o 1.1%
5.7% 29.3% 2<J.2"1o
4.S% 37.5% 13.6"\J 6.8"m 17.<nU
5.3% 32.2% 20.1% 12."'% ]3.1% '1.5%
15.~
1.1%
1.2'1-'o
100.0%
10.8% 2.5% 1.3% 1.9% 2.5% 4.5% 1.3% JOO.O"..V
•.S"'i• LS% 2.,1% 0.0% 100.0"'0
2.9"/U 3.3% 3.7% 0.8% lOO.OO..V
Et;l media
20.5
20.8
20.8
20.8
7irolo di swdio
Et-IJO
El
Ali
FFAA
Liccn7.a elementare Liccn1.a media Qualifica professionale Diploma superiore Laurea
l 5"o 39.3"<•
3.8% 40.8"1o 3.8"k 45.9% 5.7% lOO.OOk
2.3°o 41.3%
3.3% '12.0% 3.7% 46.1% LJ.9"..V 100.0%
1.1%
0.0"'11 5.6% 1.1%
1.5% 17.2"'o 1.5% 100.00/o
s.<nu
3.4% 46.6% 3.4% 100.0%
65
uworo
El-80
El
AM
FFAA
Avevano un Ja,·oro lo manterranno in futuro
83.1% 78.4%
l .ì%
77.9"Al
49.-:"% 7·1.4%
81.6% 76.5%
Classe dì distanza
E/-80
El
Aftl
FFAA
meno di 20 km 20-50 km 50-100 km
ll.:ZOAl 13.5% 19.1% 16.9 15.7%
14.0% 15.3% 14.6% 21.<YYo 13.4% 16.6% 5.11!0
15.5% 20.8% 15.9"1o 20. i% 10.2% 13.1% 4.1% 100.0"11 2o6km
Distanza da casa
100-200 km 200-400 km 100-800 krn pill di 800 km Distan7.:t media
I OO.<YI~
100.~
18.2% 30.7% 18.2% 19.3% t.5% 6.8'\ò 23% 100.0'\u
259 km
251 km
12~
18.~
5.6%
krn
IIIIIU/111111 ili
C/(lsse di d istttnza
fil-BO
El
AM
FFAA
meno di 20 km 20-50 km 50-100 km 100-200 km 200-400 krn 400-800 km pill di 800 km
70.0"11 33.3% 23.5% 33.3% 21.4% O.OOrò 0.0% 25.8%
59.1% 41.-% 21.""% 12. i% 19.<Yio O.<Yiò 12.5%
81.3% 85.2"11 87.5n-o 35.3n-t> SO.<YYo O.<Ylil 0.0"11 65.9",0
68.4% 6-1.7% ·18.""%
29.9"11
·10.0"~
2-I.OOro 0.0"11 10.0% -12.9"{)
Resìdemì i11 prot>ìncìn Provi neiet
El-BO
1;"1
IlM
Bologna Modena Ferrnr:1 Havenna Forlì Reggio Emilia Parma Piacen7.a
15.7% 10.1% 3.4% 2.2%
50.0% 50.0% 5·t.5% 46.2% 5-.11\o 66.7% 66.'% IOO.<Ylil 55.7%
50.0% 50.0"/o IS.S% 53.8% t2.9"o 33.3%
3.4<~o
6.7% 2.2% 3. 1% •17.2%
3:t3n~
O.<Yio H.3nll
FFAA
15.5% 8.:20,0 4.5% 5.3'\u 1-1.3 .0 1.9% 2.·1% 2.on.o 57. 1nb
AllitJilli Sf>011Ìlir.>
El-BO
El
A Il
FFAA
Pr:tticavano attività Continuano a praticarle Utilizzano impianti militari
68.5% t6.9"Al 28.1%
6-t.3% 27.7% 30.6%
60.:ZO,jj 22.6% 21 .6%
62.9% 26.0% 27.3%
66
FAMIGLIA
Classe di ptVl't!llienza del capoftun /glia Agricoltori O perni Impiegati Dirigenti Imprenditori e Commercianti Uberi Profc~'ionisti Artigkmi Pensionati Non dichiarano
S. mddilì in famiglia •
El-BO
El
9.0% 20.2% 10.1% 7.9% 15.7% '1.5•-t 16.9% 11.20.-tl 4.5% 100.0%
8.9o/o 28.0% 10.2% 8.3% 14.6% 2.5% 12.7% 12.1% 2.5% 100.0%
El-BO
El
AJI1
6.8% 26.1% 18.2% 6.8% 18.2% 1.1% 5.7% 14.8% 2.3% lOO.OOAl MI
FFAA
8.2% 27.3% 13.1% 7.8% 1S.9% 2.alto 10.2% 13. 1% 2.4% 100.00/o rT-AA
2.2% 31.5% 37.1% 21.3% -1.5% 0.0% 0.0% 1.1% 2.2% 100.0011
1.3% 31.8% 41.4% 17.8% '1.5% 0.6% 0.0% 1.3% 1.3% IOO.OOAl
Comributi dallttftuniglia
El-BO
El
ILI/
FFAA
Ricevono contributi di cui: usano l>Cr-viz• bancari usano \':.tglia in contanll
95.5%
%.2%
S-1. 1%
96.3%
25.90.-i> 15.3% 58.8%
21.9% 17.9% 60.3%
3·-Llo/o 9..-1% 56.5%
26.3%
Disoccupati Monoreddìto 2 Redditi 3 Redditi <1 Redditi 5 Redditi 6 Redditi 7 Redditi '<on dìchìamno
2.3% 37.5% 40.90Al 17.0% 1.1% 0.0% 0.0% 0.0% 1.1% 100.0%
1.6% 33.9% 41.2% 17.6% 3.3% 0.-1% 0.0% 0.8o/o 1.2% l OO.O"Jb
l I.S'Vo
58.9"-t.
Dislmtza media per COI/Itilmlo (km) Tipologia colllribulo \'aglia Servizi banc:tri
El-BO
El
Aft1
PFAA
6-11
565
q89
128
136
66
5·J7 103
• escluso il militare Fonte: elaborazioni Nomisma >.u dati campionari.
67
2.3 Contributi delle famiglie e spes e dei militari di leva Nel 1990 erano p resenti a Bologna 3.840 fra graduati e militari di truppa, pari al 64% del totale del person ale della Difesa in provincia; di questi, 3.560 erano coscritti di leva e 280 volontari a ferma prolungata. Per determinarne caratteristiche sociali e comportamento di spesa si è ricorso anche in questo caso alla rielaborazione della precedeme indagine a campione sull"universo dei coscritti e dei volontari 14 in regione. L'esclusiva esistenza in città di reparti dell'Esercito ha abbassato l'eta media rispetto a quella regionale (20,5 anni contro 20,8), mentre la moda è rimasta assestata sui 19 anni previsti dalla legge. Il grado di preparazione scolastica riscontrato si è mantenuto abbastanza elevato, come già constatato a livello regionale: la licenza elementare costituiva il titolo di studio del 4,5% degli intervistati, mentre il 39,3% poteva vantare la licenza media inferiore ed il 47,2% quella media superiore. l laureati erano invece scarsamente presenti (4,5%), a riprova della crescente tendenza di questi giovani a prestare servizio in qualità di ufficiali di complememo o di obiettori di coscienza. Quanto al ceto sociale della famiglia di provenienza. prevalevano ancora gli operai, ma con quote inferio ri rispetto al campione regionale (20% contro 28%), seguiti da artigiani (16,90!0), imprenditori e commercianti (16%), pensionati ( 11%) e impiegati (10%); continuavano ad essere scarsameme rappresentati agricoltori (90/o), dirigenti e funzionari (SO/O), e liberi professionisti (4,5%). La maggior parte delle famiglie di provenienza, secondo una tendenza nazionale ben consolidata, era mono o bi-reddito (68,6% del totale). Come già nella precedente fase della ricerca, è stato possibile suddividere i militari di leva e i loro comportamenti di consumo in 4 grandi categorie, legate alla distanza dal luogo di residenza: l) i residenti nella città in cui prestano servizio; 2) i residenti enrro un raggio che consente comunque, volendo, di raggiungere casa pressoché quotidianameme; 11 Per le modalità di effettuazione dcll"indagine campionaria si veda la prima parte di questa ricerca.
68
3) coloro che possono raggiungere casa in occasione dei permessi (i cosiddetti 36 ore); 4) colo ro che possono raggiungere casa solo se in licenza (minimo 48 ore). Per ognuno di questi gruppi, si sono notate significative differenze in alcune voci d i spesa quali la benzina, i trasporti, il telefono e la ristorazione. L'analisi del caso bolognese ha richiesto, poi, di tenere in particolare conto un'ulteriore distinzione: quella fra militati di leva e volontari a ferma prolungata che a Bologna sono per la maggio r parte V.A.F. (volontari allievi ferrovieri). 2.3.1 I militari di leva
Le principali caratteristiche del militare di leva •tipo· presente in città sono l'essere relativamente più lontano da casa rispetto alla media dei suoi commilitoni (distanza media di 259 chilometri contro u n valore su scala regionale di 251 km. per l'Esercito e di 206 km. per il complesso delle FF.AA.), e il trovarsi inserito in un'organizzazione di tipo ·istituzionale•, quale l'Esercito, all'interno di un ambiente urbano avanzato. Ciò sig nifica rispettivamente: a) che la sua gerarchia di spesa tende a privilegiare la ristorazione e il telefono rispetto ai divertimenti o alla benzina, voci tradizionalmente più -sensibili· con il luogo di residenza abituale; h) che sul suo comportamento generale influisce come fattore principale l'oratio della libera uscita; c) che gli vengono offerte numerosi potenziali occasioni di consumo al di fuori dell'installazione. Il parricolare regime di vita mantenuto nell'Esercito e la rigidità degli orari contribuiscono, ad esempio, a ridurre sensibilmente la distanza media che consente di fa re abitudinariame nte rientro alla propria abitazione. Se, infatti, un 25% del campione è risultato risiedere entro i 50 km. dalla propria caserma, solo il 15,7% ha dichiarato di rito rnare a casa ogni sera, consentendo così di stimare in non più di 30 km. il raggio medio di •attrazione· per rientri quotidiani nel luogo di residenza.
69
Per le persone che riescono a mantenere i contatti con l'ambiente d'appartenenza, i vincoli d 'orario sono talmente stringenti che si traducono paradossalmente in una contrazione dei consumi, sia ovviamente rispetto ai precedenti standard civili, sia rispetto ai commilitoni più distanti che vengono a trovarsi maggiormente integrati nell'economia cittadina, potendo disporre di più tempo da dedicare alle spese. Tn media, il militare di leva di sranz.:'l a Bologna è risultato spendere mensilmente una somma complessiva di poco inferiore alle 504 mila lire. ovvero una cifra inferiore sia alia media regionale, a causa dell'esclusiva presenza tli_soldati dell'Esercito, sia alla media dell'Esercito stessa. A questa spesa individuale corrisponde un flusso clj consumi lordo di 21,5 miliardi, 6,4 dei quali provengono dall'amministrazione milirare (decadi), e 15,1 da contributi familiari o dai risparmi personali dei coscritti . La maggior parte di questa spesa viene effem 1ata all'esterno delle installazioni, se è vero che le gestioni fuori bilancio degli spacci non riescono a catturarne che un mero 12%. Particolarmente signifìcativo è il farro che le possibilità offene dalla grande città non sembrano influenzare in maniera apprezzabile il pattern di spesa . In altre parole, il comportamento dii consumo del giovane di leva sembra risentire maggiormente del suo -status• militare: arma d'appartenenza, caratteristiche del servizio, etc .. piuttosto che dell 'ambiente economico in cui si trova inserito . I consumi sono infatti prevalentemente rivolti verso la soddisfazio-
ne di bisogni primari, seguendo un modello che si porrebbe definire di sussistenza, e appaiono abbasta nza rigidi nella loro srrutturazione. L'unico effetto esercitato dalla grande città sta nella dispersione degli acquisti in un numero tale di esercizi che diventa impossib ile identi ficarli a priori come rivolti al consumatore militare, al contrario di quanto invece spesso accad e in p iccol i centri , d ove la minore varietà d 'offerta rende molto più facilmente riconoscibile per la sua atipicità il -sistema commerciale militare•. Trattandosi di soldati dell'Esercito 15, la voce di spesa di maggior ~ ~ La regionalizzazione del servizio è per gli avieri mol to più spinta e maggiori sono quindi le occasioni in cui il pasto serale viene consumato nella propria abitazione.
70
rilievo è costituita dalla ristorazione (pizzerie, trattorie, ecc.), che corrisponde a l 33,5% dei consumi tota li, seguita dalla spesa telefon ica (12,8%), da quella in tabacchi (9,7%) e, infine, da quelle per benzina (7.90A>) e divertimenti (7.8%). La relativa carenza di automuniti (26% del totale) e le scarse occasioni di frequentazione dei tipici ritrovi giovanili (discoteche in primis) contribuiscono ad abbassare sensibilmente due delle voci di spesa di maggior rilievo in ambito regionalè. In compenso, raggiungono i loro massimi le spese in ristorazione, in tabacchi, in trasporti (autobus, taxi e ferrovia) e in libri, riviste e gio rnali, e valori vicini al massimo le spese in telefono e in prodotti alime ntari . Spicca, infine, per il suo contrasto con i trend giovanili attuali il modestissimo ammontare delle spese per attività sportive. Nella voce divertimenti, data la scarsa incidenza delle discoteche, acquistano particolare impo rtanza le spese in sale giochi e in cinema e teatri. La spesa complessiva per divertimenti interessa per il 37,8% le sale giochi, per il 32,6% i cinema e teau·i e solo per il 29,6% le discoteche e i locali simili. La spesa per ristorazione viene effettuata, a sua volta, per il 56% in pizzerie, per il 26,7% in piccoli ristoranti e trattorie, per il 14,7% in paninoteche e fast-food e solo per il 2,6% in bar. In media, la cifra impegnata per il telefono, seconda voce di spesa per importanza, è di circa 64 mila al mese e, come è intu ibile, risulta d irettamente correlata con la distanza dal proprio luogo di residenza. Anche la spesa in p rodotti alimentari (25.000 lire al mese), essendo funzionale acl integrare o sostituire i pasti effettuati in caserma, è collegata alla distanza del militare dalla propria abitazione. Un ulteriore aiuto a comprendere i meccanismi attraverso cui si manifesta la spesa dei militari eli leva, è dato dall'analisi eli come essa si ripartisce all'interno della città. Tolto, infatti , quel 15,7% di ragazzi che conti nua no ad o rbira re attorno ai luoghi di residenza e che mantengono, seppur notevolmente contratte, le precedenti abitudini eli consumo, le spese della parte restante vengono effettuate da un 15,7% del campio ne p referibilmente nei p ressi dell'installazione militare, mentre un 34,8% espHcita la pro71
pria preferenza per luoghi comunque ·lontani· dalla caserma. La scarsa autonomia di movimento dovuta alla mancanza eli automobili ed il frequente utilizzo dei mezzi pubblici portano una grossa parte eli costoro e degli ·indifferenti· 16 (33,7o/o) a focalizzare la propria spesa nel centro cittadino, laddove un'attrazione notevole viene esercitata dal centro telefonico della Sip, che agisce per gli esercizi circostanti come una sorta di collettore eli consumi. Per finire è bene ricordare come una parte consistente della spesa complessiva dei militari di leva non abbia, comunque, legami diretti con l'occupazione e il reddito che si generano nel luogo di accasermamento della truppa. È il caso, ad esempio, della spesa in telefono, in trasporti (pre,•alenrementc auraverso le Ferrovie dello Stato), o in voci pesantemente tassare e controllate dallo Stato quali i tabacchi e la benzina, che nel loro insieme, coprono il 37% dci consumi lordi. Altre voci che tendono a disperdersi nel territo rio e a non ricadere sul sistema economico locale sono una quota della spesa per divertimenti cffeuuata durante i fine.: settimana e quella parte consistente di acquisti di beni durevoli P che \'iene effcnuma di preferenza nella località eli residenza.
2.3.2 I vololllari a ferma prolungata Sensibilmente diverse appaiono le cararrerisliche sociali e il comportamento di spesa dei volontari a ferma prolungata. che a Bologna sono per la maggior parte volontari allievi ferrovieri soggetti a ferma triennale. Lo swdio di questo piccolo universo, che complessivamente non incide in maniera sensibile sull'economia c illadina , può diventare invece particolarmente interessante nel momento in cui si guardi ad esso come una sorta di simulazione di come potrebbe cambiare la Il> 01'\ ero di coloro che non esprimono a priori alcuna prcfcrcn7.a :;ul do\'c pass;1rc il proprio tempo libero. l' Si fa riferimento ad un insiCilll' di prodotti, quali ad esempio la horsa da viaSlgi<>. la mdio l ti-Fi. il wa lk-man, l'asduRacapclli, il msoio· clenrico, il televisore port:uih:, l'automobik· o la moto. che vcn~otono di solito acquislati all'inizio del periodo di le\'a
72
composizione dei consumi della truppa in seguito ad un cambiamemo in senso professionistico dell'organizzazione dell'Esercito. l V.A.F., che aspirano nella totalità dei casi ad essere assumi daUe Ferrovie dello Stato al termine del servizio, sono infaui assimilabili, quamo a motivazioni, al modello di Esercito pensato da coloro che vorrebbero Jendere la ferma p rolungata p ropedeutica al servizio in Polizia o nell'Arma dei Carabinieri. COMPOSIZIONE PER CAPITOLI DELLA SPESA ESTERJ\IA DI GRADUA11 E ~IILITARI DI TRUPPA (lire 1990) Esercito-BO .lledia
%
liserr:lfo .l ledw
Aeronautica '16
.lledia
lJ6
FF.AA
M edia
96
/)oli(/.
Mc•nsile corrente
Ristoranti 168,76-1 33.5 Benzina 39,865 7.9 Divenimenti (l) 39.270 7.8 Telefono 64,404 12.8 Tabacchi 48,685 9.7 Trasponi (2) 33,225 6.6 Alimentari 24.9+l 5.0 Editoria 17.820 3.5 18,269 Ahro <3> 3.6 o.i,719 Spon 0.9 Totale 459.965 9 1.3 Bcm ·durevoli· Vc.'>tiario 12,020 2.4 l'o w 2,705 0.5 Militari:• (4) 2,207 0.4 Towle 16.931 3.4 Beni di ·imeMimento- (5) 26,789 5.3 Spe;,a mensile comple~si\·a 503.685 100.0
152,535 53,273 53,279 66,254 16,866 30,681 27.6-13 J"".OS7 19.738 6.115 ·173. 771
29.3 10.2 10.2 12.7 9.0 5.9 5.3
3.3 3.8 1.2 91.1 2.5 0.5 0.4
lll,023 151 ,864 142,818 29,045 34,0·15 24,914 7.159 15.500 18.010 9.9·13 544.321
19.0 26.0 24.5 5.0 5.8 -1.3 1.2 2.7 31 l 7 93.3 1.2 0.2 0.3 l.7
10,929 2,057 1,839 28.800
2.0 0.4 0.3
•1.9
28,800
5.3
583,299 100.0
S·t2.79~
100.0
13. 129 2,395 1,915 17,439
3.4
7,0 17 1,<155 1,706 10,178
28.800
5.5
28,800
520.010 100.0
137,591 25.3 88,766 16.4 85,5 13 158 52,859 9.7 •12,250 7.8 28,605 5.3 20.269 3.7 16, 196 3.0 19,1 16 3.5 -.-<H 1.·1 199.169 92.0
5.3
'-=otc· (l> comprende: discoteche. sale giochi, cinema, spettacoli teatrali. etc.: (2) si intendono prevalentemente ferroviari; (3) comprende: tolerw. barbiere c l:wanderia; (4) comprende: spese per oggcttistica militare; (5) comprende: rasoi eleurici, asciugacapelli, walk-man, radio/ registratori, tele· visori ponatili, bor.;c cd anicoli da viaggio, autovetn1re, moto, etc. Font<:: elaborazioni 'omisma su dati campionari.
73
La prospettiva di dover trascorrere un trie nnio in una data località, unita ad u na maggiore disponibilità di denaro e di te mpo in libera uscita, cambia profondamente l'atteggiamento mentale dei ragazzi. La distanza media da casa è in questo caso talmente elevata (oltre 775 km.) da rendere sporadici i contatti con l'ambiente di apparte nenza e quasi necessaria l'integrazione con la nuova realtà . Inoltre, la possibilità di godere comunque di servizi forniti gratuitamente dall'Amministrazione, unita alla disponibilità di denaro, ingenerano una tendenza al consumo di beni e servizi voluttuari tale da rend ere sorprendentemenre quasi nulla la quota di risparmio . Di conseguenza la capacità di spesa complessiva del volontario a ferma prolungata risulta di circa 1,9 volte superio re a quella del collega di leva. In particolare, (Fig . 2.5) aumentano sensibilme nte i consumi in dive rtimenti, che arrivano a oltre 160.000 lire medie mensili, pe r la maggior parte spese in discoteche; in ristorazio ne, con una media di 290.000 lire me nsili concentrate in particolar modo nei fine settimana; e in benzina (90.000 lire mensili). La voce che comunque distingue maggiormente i V.A.F. dai colleghi coscritti è l'abbigliamento, con spese annuali sull'ordine dei 2 milioni contro medie di 140-150 mila lire annue per la truppa di leva. Degna di nora è anche la quota spesa in alimentari, che si giustifica con la possibilità riservata a molti d i prepararsi il pasto all'interno degli alloggi. Per quanro riguarda la localizzazione dei consumi, trattandosi di consumatori molto mobili sul territorio, l'attrazione esercitata dalla localizzazione della caserma viene praticamente a sparire, mentre si riduce sensibilmente anche quella esercitata dai centri Sip. Molto forte è anche la propensione all'acquisto di beni durevoli, che nella tabella generale di spesa è stata però depurata della voce relativa alle automobili, acquistate nella totalità dei casi nella dttà di residenza. La presenza di questo ridono contingente di volontari contribu isce complessivamente a spostare il pattern medio di spesa dei militari di truppa su valori più vicini alla media regio nale, rinve ne ndosi nei volo ntari stessi co~po rtame nti di spesa per certi versi assimilabili a quelli degli avieri.
74
Fig. 2.5 - Composizione percentuale merceologica della spesa del personale di leva e dei V.F.P.
Ristorazione Divertimenti Benzina Tabacchi Telefono Trasporti Militaria Ben i durevoli Editoria Vestiario Alimentari Altro Sport Foto
fĂŠLLd
i
O%
So/o
10%
15%
-Leva
-....J
v'
20%
25%
~ V.F.P.
Fonte: elaborazioni Nomlsma su dati campionari
30%
35%
40%
Perce11t11ale di v.J:.P. che durante la ferma hanno acquistato:
1) Automobile o motocicletta 2) Macchina fotografica 3) Asciugacapelli 4) Rasoio elettrico 5) Radio-registrmore 6) Tele' Lo;orc portatile 7) Walkman 8) Borsa cb viaggio
31.6% 21 ,0%
15,8% 39.5% 39.5% }1.2'\u 6o.S'~-o
50,0'1-o
Fonte: elaborazioni Nomisma su dati campionari
Le somme spese dai V.F.P., derivanti in toto da fondi ministeriali, portano a 25,1 miliardi lo rdi complessi vi i consumi dalla truppa di Bologna nel 1990; 7,9 miliardi (pari a eire-<~ il 32%) sono stati spesi in ristorazione, 8 in consumi ·pscudolocali· c, di questi 3.5. in trasporti e in telefono. La spesa in spettacoli, locali e sale giochi è stata pari a circa 3 miliardi, mentre le altre voci seguono con importi sempre più trascurabili (Fig. 2.6). Da questa spesa complessiva, si è poi provveduto a stimare una quota di dispersione presunta in consumi extralocali legati ai periodi di licenza, ai trasferimenti e alle esercitazioni, che è risultata pari a circa il lOo/o. Su lla base di queste ipotesi , come si vedrà meglio nel paragrafo successivo, il seuore della ristorazione verrebbe ad essere il secondo per ordine d'importanza ad essere interessato dalla presenza eli reparti in città. In particolare le pizzerie godrebbero eli un flusso di consumi annuo di circa 3,7 miliardi, i piccoli ristoranti e le trattorie di 2,1 miliardi. le paninoteche e i fast foocl eli poco più di l miliardo. Fra le altre categorie di esercizi particolarmente interessate alle spese della truppa, seguirebbero le sale giochi con entrate per 840 milio ni, i cinema e i teatri con 618 milioni e inlìne le discoteche con 540 milioni.
76
Fig. 2.6 - Spesa complessiva della truppa di stanza a Bologna per settori merceologici
Ristorazione Telefono Tabacchi Benzina Divertimenti Trasporti Beni durevoli Alimentari Altro Editoria Vestiario Sport Foto Militaria
o
2
6
4 Miliardi -Leva
-...J -...J
~ V.F.P.
Fonte: elaborazioni No m lsma su dati campionari
8
10
tmpo11anza relativa dei settori attivati dalla presenza dei IT!fXl11i di Bologna fatto 100 il maggiore Commercio ingrosso mat.costruz. e affini
RISTORAZIONE Imprese edili Servizi pubblici (acqua, luce, gas) Commercio ingrosso dì combustibili Commercio ingrosso eli viveri Commercio minuto di viveri Commercio minuto mm. costr. e aff"mi I nduSLria alimemarc Fonte: elaborazioni
100
76 55 53 50
47 25 22 13
omisma :.u dati Rl\ITE
2.4 Spes e dei reparti e gestio ni fuori bilancio Nel 1990, per le esigenze quotidiane dei reparti stanziati in Emilia Ro magna, l'Esercito Italiano ha erogato circa 90 mi liardi. Il 20% eli questi fondi è stato gestito direttamente dalla Regione Militare Tosco Emiliana, il 68% dagli enti (brigate, reggimenti, etc.), mentre a livello di distaccamento (gruppi, battaglioni , etc.) è stato amministrato solo il 12~ della spesa t8. Contrariamente, quindi, a quanto ci si può aspettare dalla lettura di leggi e regolamenti in materia, nella prassi, all'interno deiratruale sistema amministrativo della Difesa, !"eme mantiene un posto di assoluto rilievo nella gerarchia della spesa periferica. Se il livello decisionale dove viene deliberata la spesa influenza la distribuzione spaziale della stessa con ·poli d'attrazione· rappresentati dai comandi, si dovrebbe ritrovare una situazio ne in cui Bologna, maggiormente rappresentata come enti, si trova privilegiata rispetto aJ resto della realtà regionale. I dati osservati verificano facilmente quest'ipotesi. Anzi si nota come fra i 58 miliardi gestiti dai reparti presenti a Bologna (65,3% del totale regionale) la quota amministrata a livello eli ente sia proporzionalmente ancora più rilevante. 1!1 Per una descrizione del sistema amministrativo periferico dell'l'~..ercito si rimanda alla prima pane di q uesta ricerca.
78
AcquiSti dr beni e seroizi gestili t1 lit'i!llo fX!rlferico riptrrtilcr per litV!IIo decisionale in /:militi Romagna fmilioni di lire) Rc~ionc mili~are
Enti Dbt:IC<.-:tmenti TOTALE
18.426 60.087 10.486
20,7% 67,5% 11,8%
88.999
Fonte: Regione militare Tosco Emili:ma
Acquisti di beni e sen•izi gestili alit'C'Ilo peri/etico a Bologna su/tolti/e rr-gionale (milioni tli lire) % imenw Rcgionc mili~are Enti Distaccamenti TOTALE
12.127 40.850 5.100
5S.on
96 sul/ti reg.
20,9% 70,3% 8,&% 65,3%
65.8% 68,0% 48,6%
Fonte: Regione militare Tosco Emiliana
Quota degli acquisti di beni e seroizi periferici ca/lurati Bologna (milioni di lire)
locale a
IOU//e
Spestr loctrle
Indice di Ctlllurcr
12.127 40.850 5.100 58.077
10.806 36.503 4.835 52.144
89,1% 89,4% 94,8%
SfX>sel
Regione militare Enti Dbt:tccamenti TO'l'AI.E
dalf'economit~
89,8%
Fonte: Regione militare To.'>Co Emiliana
Da ciò si può trarre come prima conc lusione che, se a livello nazionale la localizzazione degli alti comandj ha una certa influenza sulla macrodistribuzione della spesa, a livello periferico si riproduce esau.amente lo stesso fenomeno, ovvero la spesa non tende a distribuirsi in maniera approssimativamente omogenea alla presenza sul territorio dei reparti, bensì tende a concentrarsi nei luoghi sede di comandi di enti. È evidente come il sistema amministrativo periferico dell'Esercito sia
79
sottoposto a spinte opposte: da un lato, la ricerca di economie di scala nell'approvvigionamento muove la spesa verso il livello della Regio ne Militare o addirittura della Direzione Generale; dall'altro, la necessità di adattarsi a lle esigenze della gestione quotidiana e delle realtà locali tende ad aumentare la quota amministrata dai distaccamenti. L'ente si pone allora come naturale punto di equilibrio fra queste due tendenze. La prima e lementare misura politica per aumentare la ricaduta economica della presenza militare sul territorio e collegarla più direttamente alle economie locali potrebbe essere evidentemente l'ulteriore aumento del grado di decentramento della spesa specie verso il Uvello del distaccamento; questa misura verrebbe però immediatamente pagata sia in termini economici di mancate economie di scala, sia in termini organizzativi con maggiori tensioni all'interno del rapporto ente-distaccamento, e la sottrazione al primo di un'importante leva di comando sul secondo. Un altro dato eli un certo interesse, che appare all'esame delle caratteristiche generali della spesa miUtare collegata ai reparti, è l'altissima quota della stessa catturata dall'economia locale. La media del 90%, con punte per i distaccamenti di quasi il 95%, in una regione dove la presenza militare è relativamente modesta, fa appa1ire francamente rido ndante la quota di Iiserva del 390Al in acquisti locaU dei reparti prevista per le regioni a forte presenza militare dalla legge n. 104 del 2/5/1990. Una presenza normale, anche senza il vincolo di legge, appare infatti in grado di garantire una ricaduta ben maggiore. Passando ad esaminare la spesa riclassificata 19 per voci di bilancio, appare con evidenza il suo basso grado di qualificazione (Fig. 2.7). La voce più importante è quella legata alla spesa per infrastrutture, che copre da sola il 30% del totale. La vetustà della dotazione infrastruttura le delle Forze Armate in generale, e dell'esercito in particolare, si traduce in un fotte esborso per o neri di manutenzione, con conseguente attivazione sia di imprese edili, sia, per i lavori eseguiti in economia, di imprese per il commercio a ll'ingrosso o al minuto di materiale di costruzione.
19 T criteri
80
di ricl assilìcazione sono indicati in appendice al tenni ne del paragrafo.
Fig. 2.7- Spesa dei reparti riclassificata: importanza delle varie voci
Infrastrutture VIveri Acqua, IIL, gas Combustibili Motorlzzazlone Costruzioni a. e s. Sp.dl funzionamento Assistenza aanltarla Ass. al volo e tel. Provvidenze Vestiario e equlp. Casermaggio Trasporti e manoval• . Costruzioni armi t. Addestramento Igiene del personale Servizi tipografici Fotorlprocfuzl one Rappresentanza Quadrupedi
o
10
6 -
16
20
Miliardi di lire
Font•• elaborulonl Nomlama au clatl RMTE
Curva di concentra.z ione della spesa dei reparti di Bologna riclassificata in 20 voci omogenee
0 .8 ................................................................................................................................... 0.6
0.-4 0.2
-
Equldlstrlbuzlone
~ Cur va di concentr. Fonl•• elabot<lonl Nomlama au cloU RMTE
81
Dopo l'edilizia, il genio civile ed i settori ad essi collegati, la spesa si concentra sui viveri (e, trattandosi prevalentemente di viveri freschi, più sul commercio che sull'industria alimentare), sulle grandi imprese erogatrici di servizi pubblici (acqua, luce, gas, ere.) e sul commercio all'ingrosso di combustibili sia per riscaldamenco che per autotrazione. Queste voci, che del resto sono caratteristiche della presenza di grandi collettività, coprono insieme all'edilizia il 65% della spesa totale. Le altre categorie di spesa assumono un rilievo via a via minore, con margini d'autonomia ancora apprezzabili nelle spese per motorizzazione. per costruzioni di armamenti aeronautici e spaziali o per costruzioni di armi e armamenti terrestri 05,1% complessivo). ma praticamente nulli in quelle per vestiario e equipaggiamento o per materiali di casermaggio (3,2%), laddove l'approvvigionamento centralizzato appare pressoché totale. I settori dell'economia privata che traggono maggiore giovamento dalla spesa d ei reparti sono, quindi, nell 'ordine: costru zio ni ed ili , genio civile e settori collegati , commercio all 'ingrosso di carbur.1nti e commercio all 'ingrosso di alimentari freschi. Tune le altre attività seguono a distanza. Importanza relativa dei sellori allivati dalla spesa dei reparti di Bologna fallo maggiore Commercio ingrosso mat. costruz. e affini Imprese edili Servizi pubblici (acqua, luce. gas) Commercio ingrosso combustibil i Commercio ingrosso di viveri Commercio minu to di viveri Commercio minuto mat.costr.e affini Industria alimentare
J(}()
il
100
55 53
so
47 25 22 13
Fonte: elaborazioni Nomisma su dati R..\ITE
Anche in questo caso si verifica il paradosso già rilevato per i consumi del personale e della truppa: il grado di dequalificazione della spesa si traduce in un maggiore impatto sull'occupazione locale perché si trovano attivati prevalentemente settori labour intensive. Ognuna di queste voci di bilancio è controllata a sua volta da differenti livelli gerarchici (Fig. 2.8); in particolare, la voce infrastrutture 82
Fig. 2.8 - Spesa dei reparti di Bologna riclassificata: livello di controllo della spesa
lnf rastrutture Viveri Acgua, 111., gas CombustĂŹbili Motorlzzazione Costruzioni a. e s. S_p. di funzionamento Assistenza sanitaria Ass. al volo e tel. Provvidenze Vestiario e equip. Casermaggio Trasporti e manoval. Costruzioni a. t. Addestramento Igiene del personale Servizi tipografici Fotoriproduzione Rappresentanza Quadrupedi
-:¡:
o
5 -
CX>
vv
RMTE
10 Miliardi
~ Enti
15
1::::=::::::::1 Distaccamenti
Fonte: elaborazioni Nomlsma su dati RMTE
20
dipende dagli enti per 1'800A> del suo ammontare e la voce acqua, illùminazione e gas per il 900Al . I combustibili sono invece gestiti quasi inte ramente a livello d i Regione Militare, mentre abbastanza sensibile è la quota della spesa per viveri amministrata direttamente dai Distaccamenti. Se si analizzano le competenze dei vari livelli gerarchici, si nota che la Regione Militare si occupa di un numero ristretto di voci (8 su 20). fra le quali hanno un peso preponderante sicuramente i combustibili, le infrastrutture e le spese per motorizzazione. Le competenze degli enti si estendono invece praticamente a rune le materie, e la struttura del loro bilancio ricalca per grandi linee la media generale, se non fosse per la quasi completa assenza di spese per i combustibili. Per i distaccamenti (14 voci di bilancio su 20), la tipologia di spesa decisamente più importante è rappresentata dai viveri, seguita dai servizi pubblici essenziali (acqua, luce, gas), dalle infrastrutture.e da una voce che è ge'>tita quasi interamente a livello perife rico: le spese per servizio trasporti e manovalanza. Un'analisi a sé merita la voce delle spese per infrastrutture, che colpisce sia per l'elevata importanza relativa, sia per il forte decentramento. Il modello forma le di amministrazione dell'Esercito vorrebbe, infatti, la manutenzione ordinaria e straord!inaria degli immobili accentrata nelle direzioni lavori genio, e i singoli reparti competenti per i soli interventi di minuto mantenimento. Questo modello formale sembra, però, essere stato sostituito da una realtà operativa dove la voce infrastrurrura le diventa una delle principali leve disponibili nei bilanci dei reparti. È vero che la pressione periferica a rifuggire dalle commesse centralizzate è forte su tutte le voéi di spesa e che essa viene contrastata, con d iversa fottuna a seconda dei casi, da una pari resistenza ad allontanarsi dal modello di gestione accentrata previsto dal legislatore ottocentesco e mantenuto fmo ai gio rni nostri, ma in questo caso si assiste ad un vero e proprio ribaltamento della prassi rispetto alla norma. A motivo di questo fenomeno si possono presumibilrnente addurre due cause, l'una esterna e l'altra interna all'amministrazione. Da un lato, la verustà media molro e levata degli immobili dell'Eser84
cito, unitamente ai forti carichi stmtturali che gravano su di essi per la pre~enza di centinaia di persone, renderebbe necessario operare frequenti interventi di radicale manutenzione straordinaria, ma questi non vengono effettuati a causa dei ridoni sranziamenti di bilancio e vengono sostituiti da un'ininterrotta serie di piccoli lavori emergenziali che, se nel lungo periodo compo11ano un esborso complessivo maggiore. consentono però eli restare dentro gli stanziamenti annuali rimediando di volra in volra ai problemi più urgenti. Dall'altro lato, dato che all'interno dell'organizzazione militare non è facile trovare criteri di selezione e promozione del personale oggenivi per la sostanziale indeterminatezza e aleatorietà ex ante di parte degli obiettivi operativi, è forte da parte dei singoli la tentazione di privilegiare comportamenti incentrati al raggiungimento di obiettivi di miglioramento dell'aspetto funzionale delle caserme che restano stabili e visibili nel tempo e sono, quindi, p iù facilmente apprezzabili all'interno dell'organizzazione. La ripartizione delle varie tipologie di spesa per livello gerarchico non ha interesse qui solo per quanto aniene all'organizzazione interna dell'amministrazione della Difesa, ma sopram.mo per le conseguenze che essa ha sulla distribuzione spaziale delle commesse. All'aumentare del livello gerarchico di gestione della spesa aumenta, infatti, la probabilità che la stessa ricada al di fuori dell'economia locale. L'analisi della condotta di spesa della Regione Militare Tosco Emiliana costituisce un buon esempio al riguardo. Se si escludono le spese per combustibili, che da sole abbassano sensibilmente il valore della dispersione media e che sono cararteriz:t.ate da un regime di prezzi abbastanza omogeneo sul territorio da far preferire il ricorso a fornitori loc-.tli per supplire con la logistica privata alle esigenze di trasporto, la spesa amministrata dalla Regione Militare Tosco Emiliana appare fortemente rivolta verso l'esterno. La spesa in viveri gestita dalla regione presenta un ·leakage· 20 del 4911/o, quella in vestiario del 47%, quella in equipaggiamenti e servizi per l'assistenza al volo e la telccomunicazione del 48%. lO Definiamo con ·leakagc· la p\!rCcntuale di spesa effeuua1a che non ricade sull'economia locale.
85
Perct>ntuale di dispen;ione della spesa ven;o f'estenw per rxx:e di brkmcio e livello gerarchico Regione militare
1) Viveri 2) Assistenza al volo e telecom. 3) Vestiario c equipaggiamento 4) Mmori zzazione 5) lnfrastn murc 6) Combustibili 7) AssiStenza sanitaria 8) Igiene del personale
49.1% 48,0% 46,6% 11.1% 4,8% 0.2% 0,0% 0.0"-tl
Fonte: elaborazioni 'ombma su dati Rl\rrE
Diverse sono le cause che stanno dietro a ciascuno di questi fenomeni: nel caso dei viveri e del vestiario, oltre che la ricerca di migliori condizioni di p rezzo, po trebbero esistere canali di fornitura consolidati eredi dei vecchi vincoli di riserva sulle commesse in favore delle regioni meridionali del Paese; in altri c.:'lsi, quali l'assistenza al volo e le telecomunicazioni , semb ra invece influire la manca nza in loco di un'industria specifica per la difesa. Percellluale di dispersioru? della .<pesa t>er.so l'estemo per tJOCe di bila11cio e fiwffo gerarchico Enti
Costruzioni aer. e spaz. Motorizzazionc Costruzioni armi c armamenti Rappresentanza e au. prom. Assistenza sanitaria Combustibili Provvidenze Servizio trasponi c manov. Servizi tipografici e lit. Fotoriproduzionc Addestramento Viveri Vestiario e equipag. lnfrastrutturc Assistenza al volo c telccom. Spese di funzionamento Casermaggio Acqua, ili., gas metano Igiene del personale Cura e mantenimento quadrupedi
86
52.2%
49.2<1-'o 35.5% 28.7%
26.4% 25,6% 16.2% 15.6% 7,8% 4.0% 3,8'\'Ăš 2,6% 1,8'1b 1,3% 1,1% 0,<1%
0,4% 0,1% 0.0% 0,0%
Percemuale di dispersione della SfJeSO verso l'cstemo per tJOCe di hilcmcio e livello germr:hico Oistaccnmenti ~IOloriz.zazione
\'t\Cri Casem1aggio ln frnstruuure Addestra mento Provvidenze CosLruz.ioni anni e ammmem:i Spese di funzionamento Vestiario e equipaggiamento Fotoriproduzionc Igiene del personale Acqua. ili .. gas metano Assistenza al \'Olo c tclecom. Ser•iz.io trasporti e manov. AJ,:,istenza sanitaria
24,6%
9.3% 6,8% 4,8% 2,0% 1,7% 0,6% 0,2% 0,0%
O,OOh O,OOA> 0,0% 0,0% 0,0% 0,0%
Fonte: elaborazioni Nomisma su dati RMTE
L'assenza di uno specifico tessuto industriale è all'origine anche dì molti casi dì leakage nelle spese gestite dagli enti. Ad essa è probabilmente da imputare la dispersione del 52.2% delle somme spese per costruzioni aeronautiche e spaziali, del 35,5% della voce costru zione armi e armamenti terrestri e del 49,2% della voce motorizzazione, che mantiene un'elevata dispersione anche a livello di distaccamenti. A rurù i livelli, degno di nota è il fatto che la spesa per infrastrutture si manriene quasi interamente locale. Nella media gener::de, infatti, escluse le voci con valori fisiologicamente bassi come i servizi pubblici (leakage 0,1%) e i combustibili (Jeakage 0,2%). le spese per infrastnllture mostrano una delle percentuali di dispersione più basse (2,1%), inferiore non solo ai viveri, ma anche alle spese per addestramento che rappresentano tradizionalmente la congerie delle spese varie dei reparti (Fig. 2.11). Le caratteristiche della stn1ttura industriale preesistente influenzano anche la ripartizione della spesa •netta• 21 per macrosertori (industria, ingrosso, minuto).
21 Per spesa netta si intende in questo caso quella
al neuo del lcakage.
87
Fig. 2.9 - Composizione o/o delle spese dei reparti di Bologna classificate per voci di bilancio complessive
VIveri 15%
Costruzioni a. e s. 7%
Combustibili Q$
Motorlzzazlone
8%
Fonte: alabora:o:lonl Nomla ma au d ati RM TE
Composizione 'Yo delle s pese dei reparti di Bologna classificate per voci di , bilancio gestite dagli enti
VIveri 13%
Costruzioni a. e s. Q%
Motorlzzazlone
Sp.dl funz. 7$
5%
Fon t a: alabor a:o:lonl N oml• m a au d ati RM TE
88
Fig. 2.1 O - Composizione % delle spese dei reparti di Bologna classificate per voci di bilancio gestite dalla RMTE
Infrastrutture 25$
Altro
6$ Vestiario e equlp.
6$
Motorlzzszlone 18$ Font•• el eborulonl Nom r•m• 1u d•tl RMTE
Composizione % delle spese del reparti di Bologna classificate per voci di bilancio gestite dal distaccamenti
Acqua, 111., gas 16$
Infrastrutture 12$ Trasporti e man011. 10$
Sp. di funzionamento
7$
Fonte: • l •boraxlonl Nom l ama au d•tl RMTE
89
Fig. 2.11 - Spesa dei reparti riclassificata: importanza delle varie voci lorde e nette
lnfrastru~ure
Viveri combusl.l blll Motorlzzaz one C~atruzlonl a. e 8. so. 1 funzlonamenlo Aèa atenza 841nltar a s8. al volo e tal. Provvidenze Veat111r1o e equlp. craermagglo Tr118POrt e manoval. COI~IJ:IOnl armi t. cseatramento AC.liUa, lll, gas
19
à"n~lzr\hler 8r0 7rJr
V.otorlpfoOJiuz,one Rapp.reaedntallZI\ oua rupecs1
o
10
15
20
Miliardi -Lordi
~ Netti
Font•• alaborezlonl N omlama au dali RMTE
Leakage relativo per voci di bilancio della spesa dei reparti di Bologna Quadrupedi Igiene del personale Acqua, IIL. gas Sp. di funzionamento Combu8tlblll Casermaggio Trasporti e manoval Infrastrutture Addeatramento Fotorlproduzlone Servizi tipografici VIveri Aas. al volo e tel Provvidenze Assistenza sanitaria Costruzioni a. t. Vestiario e equlp. Rappresentanza Motorlzzazlone Costruzioni a. e a.
01.
101.
201. -
301.
401.
1. di dispersione
Fonte: alaborezlonl N omlama au dali RMTI!
90
501.
601.
Tanto a livello di industrie che d i commerc io all'ingrosso, spiccano per gli alti valo ri d i d ispersione le costruzioni di armame nti aero nautici e spaziali e la moto rizzazio ne (Fig. 2.12) . Quest'ultima, po i, è anche la principale voce d i leakage, che si riscontra in termini, sia relativi che assoluti, a livello di commercio al minuto, dove, sorprende anche la forte d ispersio ne delle spese di rappresentanza . Ăˆ comunque il commercio all'ingrosso il setcore piĂš penalizzato dalla tendenza ad efferruare all'esterno le spese (percentuale medi~ dispersa: 13.2%). Ne sono una riprova sia gli esempi dell 'assistenza sanitatia, della costruzione di armi e armamenti ten estri, e delle prowidenze. lel 1990, alle spese collegate ai re parti e rano inte ressate 1.512 ditte, pari a circa il 4% delle imprese locali. Q ueste dirre si ripartivano in maniera abbastanza diseguale fra le varie voci di bilancio. I serro ri dove i fornito ri apparivano maggiormente concentrati e rano i servizi pubblici essenziali, i combustibili e i viveri. Nel primo caso il fenomeno si spiega facilmente con la natura stessa del servizio fornito, mentre negli altri due appaiono prevalenti logiche legate ad un'esplicita po litica d'approwigionamento in tal senso. Commessa media per voce di bilf.mcio (milioni) Combustibili Servizio trasporti e manovalanza Acqua, illuminazione, gas metano Viveri Igiene del personale Vestiario e equipaggiamento l nfrastruuure Assisten7..a al volo c tclccom. Spese di funzionamento Assistenza sanitaria Fotoriproduzione ~tmorizzazione
Casermaggio Costruzioni armi e annamenti Costntzioni aer. e spaz. Addestramento Provvidenze Rappresentanza e anivitĂ promoz. Servizi tipografici e litografici Cur:t e mantenimento quadntpedi Fonte: elaborazioni
1omisma
482,89
149,03 147.39 121,62
53,98 43, 14 35,99
33.55 28,48 24,99 20,96 16,00 13,22 12,23
11 ,59 8,22
7,59 5,47 5,18
0,00
su dati RMTE
91
\0 lv
Fig. 2.12 - Leakage per macrosettori e voci di bilancio
,.. Costruzioni a. e s. Motorizzazione Viveri Assistenza sanitaria Infrastrutture Vestiario e equlp. Provvidenze Ass. al volo e tel. Costruzioni a. t. Combustibili Rappresentanza Servizt tipografici Addestramento Casermaggio Servizio trasporti Sp.di funzionam. Acqua, ili., gas Fotorlproduzione Igiene del personale Quadrupedi
o
500
-
Industria
1000 1500 Milioni
2000
~ Ingrosso
1..:::):::.1Minuto
Fonte elaborazioni Nomlsma su dati RMTE
2500
Abbas1:anza distribuite sono risull:ate le spese per infrastrutture, che attivano 470 ditte, ovvero il 31o/o del totale, mentre addirittura parcellizzare si sono dimostrate le spese in altri capitoli di bilancio come ad esempio le provvidenze o le costruzioni di armamenti aeronautici e spaziali, caratterizzare dalla presenza di commesse numerose per piccoli importi (Fig. 2.13). La fotografia generale degli effetti della spesa militare periferica sul tessuto produttivo locale bolognese vede un primo gruppo di 70 ditte dividersi 13 miliardi, ed altre 50 ditte di fornirure pubbliche incassare ulteriori 7 miliardi fino a por1:are a circa 20 miliardi la quota destinata a questo primo ristretto gruppo di 120 imprese. Nei settori dell'alimenl:are, dei combustibil i e dei servizi pubblici si distribuisce quindi quella grossa fetta dell'impatto che res1:a relativameme concentrata. Maggio re rilevanza economica e sociale hanno invece i 17 miliardi spesi in infrastrutture, che si disperdono in un tessuto di 470 imprese che formano il nerbo dell'impatto, soprattutto occupazionale, locale. Le restanti spese tendono, infatti, a frazionarsi in un numero 1:ale di fornitori da apparire un fenomeno socialmente irrilevante, o comunque poco avvertito, pu r comportando per l'economia locale un g iro d'affari non trascurabile. ln maniera abbastanza singolare, dunque, anche la spesa militare a livello locale concentra quindi il suo effetto auivanre su quel settore edilizio che è stato tradizionalmente utilizzato, attraverso i lavori pubblici, come una delle leve di politica economica dei governi. Il serrore alimentare e quello dei combustibili, che sono quelli potenzialmente imeressali ad evitare trasferimenti di repa1ti, sono altamente concentrati, il che conferisce loro limil:ate capacità di protes1:a palese, ma forti interessi alla pressione riservata. Inoltre, trattandosi per lo più di imprese di commercio all"ingrosso, sono i più attrezzati, anche psicologicamente, per affron1:are problemi di reperimento di nuova clientela. Negli alni settori, il u-asferimento di un reparto, per quanto attiene alle spese ad esso direttamente collegate, compo•ta per i singoli opemtori un danno troppo modesto per essere avvertito distintamente, anche se si traduce in una situazione di malessere generale che per un'economia locale può interessare quote significative del P.I.L..
93
Fig. 2.13 - Confronto fra concentrazione della s pesa dei reparti di Bologna e concentrazione de lle ditte relative attivate
\nttaauunure VIveri IIL. gas combuatlblll Motorlzzazlone Sp. di fum;lonamento Coatnrzlonl a. e a Aealatenza aanltarla Aaa. al volo e tel Provvidenze Caaermagglo Veatlarlo e equlp. Traaportl e manov. Addeatramento Igiene del personale Coatruzlonl a. t. S81VIZI tipografici Fotorlproauzlone Rappresentanza Quadrupedi Ac~ua,
or. -
Quota epese
~Quota ditte
P'onteo e lab ora ltlonl Nomtona a u dati RMTE
Differenza fra concentrazione della spesa del reparti di Bologna e concentrazione delle ditte relative Concentrati
Parcelllzzatl Infrastrutture VIveri Acgua, IIL. gaa CombuatJblll Motorlzzazlone Sp. di funzionamento Costruzioni e. e a. AaaJatenza aanl tarla Aaa. al volo e tel Provvidenze Caser maggio Vestiario e equlp. Trasporti e manov. Addestramento Igiene del personale Costruzioni a. Servizi tipografie Fotorlproauzlone Rappreeentanza Quadrupedi
................t .
f.
-10r.
-6r.
or. [ili] Differenza ,.,
Fontao lllbOrUIOnl NOIIIIIIIII I U dati RMTE
94
10r.
161'o
Il fano, poi, che l'amministrazione militare proweda con risorse interne ad effettuare parte dei lavori necessari alla manutenzione delle installazio ni contribuisce a limitare ulteriormente un impatto occupazionale locale che, altrimenti, potrebbe essere ancora maggiore, spostando l'ultimo anello del vaJore aggiunto ·market• nel senore immediatamente a monte, e lasciando all'economia locale la sola quota di inrermediazione commerciale. Un effetto di concorrenza diretta al commercio al minuto simile a queiJo descritto è esercitato anche dalle gestioni fuori bilancio interne all'amministrazione, che a Bologna catturano consumi per 4,4 miliardi, pari a circa il 7% dei consumi del personale civile e militare locale, inreressando 768 ditte fornitrici. Anche in questo caso, la gestione fuori bilancio opera nel senso di trasferire parte dell'occupazione attivata neJ settore a monte, e quindi di trasferirla potenzialmente lontano dall'installazione. QUADRO RIASSUl\'TIVO DELLE GESTIONI FUORI BILAl"'CIO DELlA DIFESA A BOLOC 'A (milioni di lire) Alimentari
L. 2.996,27
11 .
ditte
483
Non a/imemari 1.. 1.387,00
11 .
ditte 285
Totale 1.. 4.383,27
11 .
ditte
768
Fonte: Regione milìt:Jre To~o Emiliana.
L'alto grado di frazionamento della spesa militare nell'economia bolognese fa sì che gli effetti eli una sua eventuale diminuzione vengano awertiri solo ad una certa distanza eli tempo e possano non essere socialmente collegati alla causa che li ha generati. Se quesro pattern di spesa si riproducesse in manie ra abbasranza omogenea sul territorio nazionale, potrebbe costituire esercizio interessante misurare la diminuzione di PIL o di occupazione locale verificatasi in localiuì a forte presenza di reparti (acl esempio in Friuli) a distanza di uno o due anni dal tr.tsferimento degli stessi, owero trascorso quel lasso eli tempo in cui è lecito ritenere che gli effetti clemoltiplicativi della mancata spesa militare abbia no potuto manifestarsi completamente. In zone dove questa presenza è meno marcata, infani,
95
questi effetti potrebbero essere semplicemente compensati dal naturale tasso di crescita dell'economia. È anche ipotesi da considerare che le imprese più legate alle commesse dei reparti, in caso di un loro trasferimento, tentino di segu irli, almeno per un certo periodo ed entro una certa distanza, contribuendo ad attenuare le conseguenze negative nel breve periodo 22 Appendice sui crireri di aggregt1zlone e classificazione delle l 'O ci del fJiltmcio del/ f:sercilo Capilo/i
Rappre:.entanza ed :mivit;) promozionale Spese di funzionamento
Servizio trasponi c m:anm·al:tnl..;t Servizi tipografici e litogr:tfìci Addeslr:tmento Costruzione armi e annamenti ~lotorizzazione
Costruz. armi c armam. acr. c spaz.
Assisten7.a al volo e telecomunicazioni Combustibili
Vh·eri Vestiario e equipaggiamento
IO108-1 10lr 1086 1089 1091 1092 1506 1675 1098 1105
uo-
1500 1503 1802 1832 2102 4613 1872 1874 1878 2000 2002 2103 21()-j 2106 2501 2502 (segue)
22 Fenomeni di qucMo tipo potrebbero essere avvenuti ad cM:mpio con la fusione di Sta.vc.tra e Sta.ve.co, portando in eredità :~Ila nuova struttura bolognese della Sw.moto una pane del prct·cdcntc parco fomitori piacentino.
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Capitoli CaM:nnaggio
Igiene del per:.onale Fotoriprodu~ionc
Cur:1 c mantenimento quadn~pedi
lnfr:l~tnltture
250.3 2505 2508 2507 1097 2512 2509 2510 2511 2802 .28().1
Acqua. illuminazione. gas metano sanitaria
A~>siMcnl.a
Pro,•vidcn~e
2805 2806 2808 4005 2807 .3001 3003 3004 400! 3101 320-l
2.5 La spesa non collegata alla presenza di reparti: commesse centralizzate e de lle altre regioni militari l nussi di denaro che il sistema difesa nel suo complesso immette nell'economia bolognese non si limitano evidentemente a quelli legati direttamente o indirettamente alla presenza dei reparti. Ad essi vanno infatti aggiunte le commesse gestite direttamente dalle Direzioni Generali del Ministero della Difesa, e riferibili al complesso delle FF.AA. e quelle proveniemi da altre regioni. A rigore. una rale indagine avrebbe dovuto portare all'identificazione di tulti i flussi in enU"ata a qualsiasi livello generati: regioni militari, regioni aeree, dipartimenti marittimi, enti e distaccamenti delle tre forze armare. Molivi eli praticità e di economicità, nonché di fattibilità stessa dell'operazione, hanno consigliato di restringere l'indagine alle sole regioni milirari dell'Esercito (con l'esclusione quindi delle orga-
97
nizzazioni periferiche delle altre armi): anche a questo livello, tuttavia l'indagine non ha potuto essere esaustiva a causa della mancata disponibilità dei dati relativi alla Regione Militare Siciliana. Le determinanti generali della distribuzione e le caratteristiche stesse di queste commesse sono profondamente diverse da quelle esaminate nei paragrafi precedenti, laddove si era in presenza di spese considerabili come fisse e fortemente vincolate per svariati motivi al territorio. All'aumentare del livello gerarchico e all'allontanarsi del comando che delibera la spesa, si accresce, infatti, l'importanza delle specializzazioni produttive locali e, quindi, le causali della spesa passano progressivamente dalla presenza militare fisica alla particolare tipologia di struttura produttiva preesistente. Queste voci di spesa sono inoltre caratterizzate da un alto grado di volatilità, essendo le prime che possono risenti re di una qualsiasi manovra sul bilancio del Ministero. È molto più difficile, infaui, nel breve periodo operare manovre e aggiustamenti sul personale, sia come quantità che come dislocazione, e, di conseguenza. sui reparti, che sugli approvvigionamemi centrali. Anche i problemi legati alla gestione della tesoreria dello Stato possono trovare più facilmente manifestazione in questo genere di spese piuttosto che nella gestione giorno per giorno dei reparti.
2.5.1 Le commesse centrali Alla luce di quanto appena esposto, non appare semplice quantificare la reale importanza delle commesse centrali per l'economia locale. Già al solo esaminare il dato regionale riferito ad un anno emergono alcuni problemi metodologici. Per omogeneità di confronto con i dati di contabilità nazionale occorrerebbe, infatti, considerare i soli dati di cassa. La dinamica particolarmente accentuata di questi flussi di spesa. la frequente formazione di residui passivi, unitamente ai noti recenti problemi eli gestione di tesoreria del Tesoro italiano, fanno però sì che il dato di cassa riferito al 1990 sia particolarmente anomalo, in quanto complessivamente pari al 52,5% del rispettivo dato di competenza.
98
Commesse centrali interessanti la ftlt111 1990 in milioni)
rt>[.~ione
Emilia Romagna per Dirt!zloni Generali
Competenza TEHIV\Jù\1IMUNI 'IAVALCOSTARMI COSTARJ\IAEREO COMI\lll)IFE \IOTORDIFE GE:\IODIFE TELECOI\IOIFE DIFESA--: TOTALE
1.528.00 3.795,98 16.175,25 46.820.90 15.562,63 19.822.51 8.032,01 6.092.-10
ll-.829,68
Cassa
3.659,00 5.121,16 4.670,41 35.573.20 7.086,65 0,00 -61.05 ...936.70 61.808T
Fonte: Ministero della Difesa
Se si passa, poi, ad esaminare le singole direzioni, ci si imbatte in andamenti assai eterogenei con casi di voci di cassa più che doppie delle rispettive voci di competenza, o, al contrario, con impegni in competenza per forti somme contro esborsi di cassa per importo nullo. Una misura più attendibile dell'impatto delle commesse centmli. che spe!>So ll"'d l'altro comportano l'attivazione di processi produttivi pluriennali. si potrebbe ottenere solo avendo a disposizione importi riferiti a più anni consecutivi e destagionalizzati mediante medie mobili. In mancanza di ciò, e assumendo l'attendibilità del dato con tuue le cautele necessarie, ci si è risolti ad utilizzare lo stesso in maniera prevaleme i dati di cassa, che sono stati integrati, al bisogno, con stime fondate su queiJi di competenza. All'esame complessivo dell'impallo sulla realtà industriale regionale, trova conferma l'analisi tradizionale 23 dell'Emilia Romagna come regione con scarsa presenza di industria bellica in senso stretto, con alcune eccezioni riconducibili direttamenre a singole imprese nei settori delle costruzioni navali c dell'avionica.II grosso delle commesse industriali risulta infarti concentrato sull'agroaiirnenrare, mentre un tessuto di piccole e medie imprese prospera sia attorno agli stabilimenti della motorizzazione, sia nel campo delle anrezzature sanitarie. H Già cspost:! nella prima fase di qucMa ricerca.
99
L'impatto di queste commesse sulla realtà produttiva bolognese si traduce in un flusso lordo stimato di circa 36 miliardi, riguardanti 6 grossi rami industriali: l'agroalimentare col 3:ZOAJ, l'industria meccanica col 22.6%. l'industria edile col 21%, le costruzioni navali e l'eleltronica con rispettivamente il10,6% e il 9,1%, inlìne la chimica fme col 4,6% (Fig. 2.14). Anche in questo caso, per atTivare a determinare i corrispondenti flussi netti indicati nel primo paragrafo è stato necessario sottrarre la quota di imposizione indiretta.
2.5.2 Le commesse dalle altre regioni L'indagine sulle commesse provenienti dalle altre regioni è stam limitata, per le ragioni già menzionate, alle sole regioni militari dell'Esercito, ed ha porH•to alla quanrificazione di consumi lordi in entrata in Emilia Romagna per poco più di 27 miliardi. Degna di nota è, innanzirutto, la misura assoluta di tale flusso, se si pensa che l'intero insieme dei reparti dell'Esercito presenti in Emilia Romagna è risuh:aro disperdere fuori regione soltanto 9 miliardi circa delle somme stanziate. :-Jon può quindi non colpire il fatto che i flussi in entrata siano di importo circa triplo rispetto a quelli in uscita e che la Regione Militare 1 ord Ovest da sola riesca ad esercitare un effetto quasi compensativo. Il 30,2% di queste commesse proveniva infani dalla Regione Militare Nord Ovest seguita dalla Regione Militare Centrale col 21,1%, dalla Regione Nord Est col 12,9%, dalla Regione Militare Meridionale col 9,3% e irlfine dalla Regione Militare della Sardegna con lo 0,6%. A queste spese sono state aggiunte anche quelle effettuate dalla Regione Militare Tosco Emiliana per como dei reparti di stanza nella regione Toscana per un importo pari al 25.7% del totale (Fig. 2.15). L'Emilia Romagna si trova quindi probabilmente avvamaggiata dal fatto che gli scambi interni all'organizzazione periferica dell'Esercito tendono a distribuirsi seguendo l'asse portame delle comunicazioni italiane che va da Torino a Roma passando per Bologna e Firenze, mentre decentrata appare la posizione della Regione Militare Nord Est e trascurabili nel lo ro ammonta re complessivo gli apporti delle Regioni Meridionale e Sarda.
100
Fig. 2.14 -Impatto sui settori industriali bolognesi delle commesse centrali della Difesa
lnd. agroalimentare 32% l nd. meccanica 23%
Chimica fine
5% Elettronica
9% Costruzioni edili 21%
Costruzioni navali 11%
f-'
of-'
Fonte: stime Nomlsma
o
...
Fig. 2.15- Provenienza delle commesse per Regione Militare
N
R. M. Nord Ovest 30%
R. M. Nord Est 13%
R. M. Meridionale
R.M.T.E. (Toscana)
9%
26%
R. M. Sardegna 1%
R. M. Centrale 21%
Fonte: el aborazioni Nomlsma su dati
R.M.T.E.
Fig. 2.16 - Commesse delle altre regioni militari in Emilia Romagna nel1990
M otoriz~a~ione
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Trasnont e manoV. Cos r~zwn 1 a. e .a. s . uao r. Mll• .ces ruztoRl a.~Assts ~cP!~srran . 'ff'ro~9flleoze
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4
6 Miliardi.
8
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12
R.M. Nord Ov. ~ R.M. Nord Est 11111 R.M. Centrale
~ R.M. Sardegn~ R.M. Merldlon.D
UJ
10
Fonte: elaborazioni Nomlsma su dati RMTE
R.M. Tosco Em .
.......
...
o.!:>..
Fig. 2.17- Tipologia di spesa delle regioni militari a Bologna (totale: 12.2 miliardi)
V iveri 19%
Al tro 11%
l nfr astrutture 16%
1st. Geog. Ml l.
3%
Casermaggio Trasporti e manov. 9%
Stime Nomlsma
8%
La particolare composizione merceologica deUe commesse effettuate dalle varie regio ni non può essere ulteriormente commentata senza conoscere ne l dettaglio la prassi amministrativa periferica dell'Esercito e le ripartizio ni dei compiti fra i vari comandi locali 24. Se, infatti, vengono confermate specularmente alcune delle osservazioni già effettuate: la quasi inesistenza di commesse sui combustibili e sui servizi pubblici (acqua, luce, gas) 2;, sugli armame nti terrestri e sugli armamenti aeronautici e spaziali 26, altre voci appaiono invece prima facie incongruenti con l'analisi condotta sulla spesa dei reparti locali (Fig. 2.16). La voce motorizzazio ne, ad esempio, che a livello locale costituisce una delle maggio ri cause di dispersione della spesa, è invece la prima voce per valore fra le commesse in e ntrata dalle altre regio ni e, fra queste, si ritrova concentrata per la g ran parre all' inte rl)o della Regione MiJ itare Nord Ovest. Anche la voce infrastrutture, che in Emil ia Romagna tendeva a mantenersi locale, vede commesse in entrata per impmti rilevanti provenienti dalla Regione Militare Nord Est e dalla Regione Militare Meridionale. Commesse per infrastnltture provengono anche .dalla Toscana, da dove giungono anche forti richieste per servizi di trasporto c manovalanza che in Emilia si mantengono invece locali, in quanto prevalentemenre gestiti a livello di distaccamento. Altri tipi di commesse sono fortemente vincolati per provenienza: così, le spese per l'Istituto Geografico MiJitare non possono che provenire dalla RMTE o queLJe per cura e mantenimento quadrupedi dalla Regio ne MiJitare Centrale. Solo la spesa per viveri appare o mogeneamente distribuita fra le
24 In mancanza di più dettagliate conoscenze della macchina organi zzativa periferica dell'Esercito. dalla lettura di questi dati emergono indizi di processi di customizzazione delle forniture, ovvero di meccanismi di mercato basati oltre che sulle caratteristiche dei beni (prezzo-qualità), sulla riduzione dei costi di transazione. L'esistenza di diffusi rapponi fiduciari fra dine e comandi potrebbe spiegare la moltiplicazione delle correnti di scambio interregionali sulle stesse merci. 25 Perché effettuate localmente dai rispettivi ahi comandi. 26 Per la mancanza di tessuto produttivo locale.
105
varie regioni militari, dimostrandosi così la più tipica e caranerizzame in Emilia Romagna.
La quota di queste commesse che viene attrana dall'economia bolognese è stata stimata in poco più di 12 miliardi, ripartiti per il 35% in spese di motorizzazione, per il 19% in viveri, per il 16% in infrastmtture, per il 9% in trasporti e manovalanza, per l'SOlO in casermaggio, per il 3% in spese di funzionamento dell'Istituto Geografico Militare e in altre voci per il rimanente 11% (Fig. 2.17). Questi 12 miliardi sono stati distribuiti fra 279 dilte, per una commessa media per dina di 43 milioni, che conferma il più volte rilevato meccanismo di parcelizzazione d ella spesa del Minislero.
106
Capitolo 3 PROSPE'ITIVE DI SVILUPPO URBANO E NUOVE ESIGENZE MILITARI A CONFRONTO
3.1 La situazione attuale de lle aree in uso alla Difesa Prima di procedere a qualsiasi considerazione in merito alle aree militari è opportuno distinguere, su!Ja base della legislazione attualmente vigente, gli immobili appartenenti al demanio militare da quelli appartenenti al patrimonio. L'art. 826 del Codice Civile si limita ad identificare il demanio militare con ·le opere destinate alla difesa nazionale•. L'ampiezza di questa nozione, se da un lato ha consentito alla stessa di adattarsi ai rapidi mutamenti nella tecnica militare, non ha comunque agevolato una sua interpretazione. Infatti, mentre la dottrina ha spesso interpretato in senso restrittivo la norma, la legislazione speciale e la prassi amministrativa hanno finito, a volte, per dilatarne l'ambito di applicazione, estendendo alla quasi totalità dei beni in uso alla Difesa quella particolare protezione giuridica accordata dall'ordinamento alla categoria demaniale. I requisiti che i beni facenti parte del demanio militare devono sicuramente possedere in base al disposto civilistiico sono di due tipi: l) trattandosi di •Opere• è implicito il riferimento a beni costituiti da manufatti, di conseguenza le cosiddene opere di difesa nat1Jrale (catene montuose, fiumi ecc.) rientrano nel demanio dello Stato a diverso titolo; 2) ·poiché la demanialità costituisce una condizione eccezionale di fronte al regime normale della proprietà immobiliare-, vanno annoverati fra i beni del demanio militare soltanto quelli ·la cui partecipazione alla funzione della difesa nazionale è diretta ed immediata, così da presentare iJ requisito della necessarietà dell'appattenenza a!Jo Stato per lo svolgimento della funzione stessa· l. 1 Cfr. Pastore P., Il regime amministrativo dei beni di interesse militc11-e, Milano, Giuffrè, 1949, pag.13.
107
I criteri classificatori ora elencati permettono di considerare sicuramente come demaniali le fortificazioni, le batterie contraeree in sede fissa e i siti missilistici. Appartengono inoltre al demanio militare per combinato legislativo le strade militari, gli aerodromi militari, i porti militari e tutti i beni che costituiscono pertinenze di beni del demanio militare. Mancano del requisito della necessarietà , e quindi non possono appartenere al demanio, i poligoni d'esperienza, i poligoni di tiro. le polveriere e i polverifici, i campi sponivi militari, gli stabilimenti militari, i magazzini militari e le stazioni radiotelegrafiche 2. Gli immobili dello Stato in uso all'amministrazione della Difesa non compresi fra i beni militari a carattere demaniale fanno parte del patrimonio illdisponibile(vedi app. 2). L'an. 826 del C.C. attribuisce espressamente tale natura soltanto ~1lle caserme. Esistono comunque altre categorie di immobili da considerarsi beni indisponibili in quanto sede di uffici e servizi di amministrazioni centrali dello Stato. Si tratta degli ospedali militari, degli immobili in cui hanno sede i comandi o le scuole militari. delle autorimesse e delle carceri militari. È curioso notare come nella pratica molti degli immobili che il Codice Civile assegna espressamente al parrimonio finiscono per entrare a far pane del demanio per altra via. Si tratta di tutti quegli stabili. a qualsiasi uso destinati. che per la loro particolare verustà e/ o pregevolezza architettonica rientrano nel
demanio storico artistico. Questi, che di norma sono gestiti in via esclusiva dall'amministrazione dei Beni Culturali ai sensi degli artt. l, 2
2 È quasi superfluo notare come l'amministrnz.ionc della Difesa si sia sempre espressa a favore dell'opportunità di cMcndcrc il regime demaniale per lo meno agli arsenali. alle polveriere. ai deposiù di anni c ai poligoni. A motivo di ciò si possono addurre le possibilità di :rutotutela e la maggior garnnzia nei confronti di prowedimenti di c:.propriazione garantite da questo stattL,. ,<;i può ipoùu.arc che in e::t!>O di dissenso fra l'autorità militare c l'autorità interessata :1d un eventuale esproprio per pubblk"a utilità può avvenire che, a seguito di prowcdimcmo csproprimivo, beni eli preminente intere:-..~ militare, in quanto 11011 dem(ll//(111, siano distrntLi dalla loro originaria destinazione-. Cfr. P.Paswre, 1/reJ~illle amminisrrarit.YI dei beni di i /l/eresse m ili/m-e. GiufTrè. Milano. 19·19.
108
t.
c 5 della legge n. 1089 del 1939. vengono invece amministrati dal Ministero della Difesa quando :-.ede di suoi pubblici uffici o servizi 3. Un'altra situazione particolare si è venuta a creare con le leggi 497/78 e 47/ 81 che hanno stabilito, rispettivamente, l'attribuzione della qualifica di infrastmlture militari a •tutti i fabbricati realizzati su aree ubicate all'interno di basi, impianti, installazioni militari o posti al loro direno e funzionale servizio-, e l'assoggenamemo delle stesse al regime della demanialità. Queste disposizioni, che appaiono chiarameme strumentali alla difesa degli interessi dell'amministrazione nelle dispute sugli alloggi, hanno creato la paradossa le situazione per cui si hanno fabbricati demaniali all'interno di strutture altrimenti patrimoniali (ad esempio le caserme) ed hanno, secondo alcuni. riaperto la strada, dopo un periodo di interpretazione restriniva dell'art. 826 del Codice Civile, alla vecchia prassi di ricomprendere nella categoria demaniale pmticamente tutte quelle opere che !'•amministrazione nella sua discrezionalità individui e destini in modo stabile alla funzione di difesa• 4. La definizione di ·patrimonio militare· che si è utili:aata ai fini di questo lavoro risulta particolarmente ampia. Essa non comprende solo: le installazioni dell'Esercito vere e proprie: gli alloggi situati all'interno di queste installazioni; le aree comunque ad esse contigue e funzionali, anche se esterne alle zone cintate: parcheggi riservati, circoli sportivi, circoli aziendali, ere.; ma anche: le sedi delle associazioni combattentistiche quando sono situare all'interno delle installazioni suddette; le aree apparentemente inutilizzate ancora in carico alla Difesa, o dismesse in via solo tempomnea, o dismesse in via definitiva ma oggeno di conflitti ·informali· con l'amministrazione delle Finanze, d'ora in poi denominate aree vtlrie ;, ' Al Ministero dei Beni Culturali ~sta in questo caso un mero potere di ·vigilanza·, M:nza che possa parlarsi chiaramente di un -comroUo- che amepong:~ l:a :.ua ,·olomà a quella dell'organo vigilato. • Cfr. Breganze 1\1.. ·Dismissione di beni del demanio militare e conseguenti possibilità operative-, in Rivista giuridictt di urlxmislica, n. 1, gennaio-man~o 1990, pag. 110. 5 In particolare. sono stati qui ricompresi il poligono di tiro a segno c le vecchie batterie della difesa aerea territo riale.
109
A motivo di questa scelta stanno, da un lato, il legame di fano, anche se non di diritto, che esiste fra Forze Annate e associazioni combattentistiche, e che si traduce a volte in sistemazioni promiscue all'interno degli stessi fabbricati, e, dall'altro, l'importanza rivestita non tanto dall'effettivo. utilizzo delle aree quanto dall'esistenza su di esse di un qualsiasi tipo di vincolo che ne ostacoli comunque il processo di riutilizzo. Non sono state invece incluse le aree in uso all'arma dei Carabinieri, né, ovviamente, quelle contigue ad installazioni militari ed appa1tenenti allo stesso fabbricato o tenimento, ma affidate in concessione a privati o ad enti ecclesiastici. Seguendo questi criteri il patrimonio immobiliare militare ne l Comune di Bologna risuiLa essere di circa 177 ettari, equivalenti al1'1,25% del territorio complessivo (Tab. 3.1). Il 20% di questa superficie appare forremente vincolato, come demanio militare (16%) o come demanio sLOrico-artistico (4%); un altro lO% è, invece, imputabile alle cosiddette aree varie. Le installazio ni militari vere e proprie facenti parte del patrimonio indisponibile dello Stato coprono quindi circa 124 ettari, comprendendo in esse anche quella parte dci Prati di Caprara utilizzata come PVEI della Sta.Moto. 6 e quella destinata alla costruzione del centro sportivo militare. Ai fini della lo ro appeLibilità commerciale queste aree possono essere ulteriormente classificate in: aree non commerciabili: demanio militare e demanio storico-artistico; - aree commerciabili: patrimonio indisponibile e aree varie. Queste ultime possono essere poi ulteriormente ordinate per potenziale appetibilità commerciale a seconda della loro disposizione geografica, della localizzazione più o meno periferica e della percentuale di superficie non edificata (Tab. 3.2). Un altro indicatore importante del grado di edificazione è il rapporto fra superficie lorda calpestabile e superficie coperta (Tab. 3.3), in quanto permette di apprezzare l'entità dello sviluppo verticale dei fabbricati fornendo quindi una prima indicazione circa gli interventi edilizi (ristrutturazioni, demolizioni), da porre in essere per consentire una loro conversione ad usi residenziali civili o commerciali. 6 Parco veicoli efficienti e inefficienti dello stabilimento m:ueriali della motorizl'.azione di Via del Parco.
110
Tab. 3.1 - SUPERFIOE CO~IPLESSIVA DELLE AREE IN USO AllA DIFESA ''EL COMUNE DI UOLOC'A (metri quadrati)
OenomintiZfone della instnllazione Patrimonio Intlisponibile: l Compr. P. di C. Esl 2 Compr. P. di C. OveSt 3 C•scm1a ·Mameli· 4 CtSCnn:l ·TagliamemoSTA.MOTO 6 C:L..em1a .&ni· 7 Ex STA.VE.CO. 8 Cll!Cnna -:-1aZ7.oni· 9 C:is<..'mta ·V'tali· IO Cberma ·Peroni· Il C.-.senna ·Baltistini· 12 C:ls<..>nna .Chiarini· 13 Cll!Cnna .varanini· 14 Ex-Villa Turri 15 POSIO di rip.S.Luca 16 Ex-J>oh·eriera Val O'Aposa 17 Ex-lnfer.Quadr.S.Vinore 18 Ex-Polveriera di Paderno Arc.oe t'tlrle: 19 Ex-Lunena .Mariooi 20 Ex-Poh·eriera Mome Albano 21 J>ol.i gono TSN 22 Podere Torretta 23 E:~:-B:mcria ·Alemanni· 2<1 E.'<-ll:meria .croce Copena· 25 Ex-Baueria -Gaibola· 26 E.'<-llatteria .S.PancmzioE.'<-ll:meria .S.Anna·
s
z-
Dema n io Storico-Artistico: 28 C.'\Senna ·Minghetti·
29 6' c.o:r. 30 C:L'ìenna ·Boldrinì· 31 Circolo Ufficiali 32 Cascnna ·~lasini· 33 O~pedale Militare 34 CISCm1a ·S.Mamolo35 Cascnna .S.Salvatore36 Cascnna .Cialdini·
Stime Nomfsma 272.000 175.000 93.200 4.500 133.000 lo6.000 93.500 52.000 110.300 91.900 19.400 25.800 36.100 5.300 10.000 7.700 2.700 9.300 30.400 42.000 34.300 66.400 2.200 900 5.300 3.700 4.700 17.400 1.800 3.400 3.600 7.500 12.000 5.900 5.950 8.300
Demanio:
r
Aeropono ·F.Pesci·
l'Oiale Patrimonio lndisponibile: Arce varie: Demanio Storico-Artistico: Demanio Militare:
275.000 Ln8.4SO 1.247.700 185.200 65.850 275.000
7006 IO% 4% 16%
l'onte: stime Nomisma
111
Un valore elevato di questo indicatore, se da un lato evidenzia l'opportunità per il potenziale acquirente di beneficiare di un alto indice di edificabilità, dall'altro potrebbe significare la necessità di sostenere rilevanti spese per consentire una diversa destinazione d'uso dei fabbricati. Tab. 3.2- LE SUPERFlCI SCOPERTA E COPERTA RISPI:.TIO A QUELLA TOTALE Denoml11aziOne
Superficie Scoperta%
Superficie Coperta%
100,0 S6.8 86,1 84.9 83.2 78.2 77,8 77,5 74.4 69,0 65,1 56.9 48.2
0.0 13,2 13.9 145 15,1 16,8 21.8 22.2 22,5 25.6 31.0 34.9 43,1 51.8
96.7 78,4
3.3 21,6
Patrimonio fndfspcmibile: Pianura:
Comprensorio Prati di CaprarJ Est Comprensorio Prati di Caprara Ovest Casem1a ·Mazzoni· Casem1a .Sani· • Casaralta Casenna ·Chiarini· Casem1a .varanini· Ex-Villa Turri Casen11a ·G.Peroni· Casem1a ·G.Mamc li· Casenna ·Vi:lli · STA.MOTO Casenna ·TagliamentO• Ex-STA.\IE.CO. Casem1a · 13attistini·
85,5
Collina:
Posto ripcti7Jonc San l.laca lnfem1cria Quadrupedi S.Vinorc Ex-Polveriera di Paderno Ex-Polveriera di Val D'Aposa
..:
Aroevan·e:
Ex-Baneria •Alemanni· Ex-Baneria .Croce Copena· Ex-Baneria .Caibola· E.x-Bancri:a .S.Anna· Ex-Batteira ·S. PancmzioEx-Luneua Mariotti Ex-Polveriera di Monte Albano PoligonoTSN Podere Torreua
100,0 100,0
0,0 0.0
52.7 52.4 50,0 45,1 43,0 37,2 14,5
47,3 47.6 50.0 54,9 57.0 62.8 75,2 85,5
78,1
21,9
Demanio Storlco·Artislico:
Casen11a ·Masini· Casenna .S.MamoloCasenn:t ·M.Minghetti· Casem1a ·Ci:tldini· Ospedale Militare Casenn:t ·Boldrini· Circolo Ufficiali 6'C.O.T. Casem1a .S.SalvatOre·
24,8
Demanio:
Aeropono ·F.Pesci· T01ale
Fonte: Elaborazioni Nomisma su dati del cens imento infonnatico delle proprietà dello Stato
112
Tab. 3.3 • RELAZIONE TRA SUPERFICIE EDI~lCATA E SUPERFICIE COPERTA
Denominazione
Supeifìcie Lorda/ Supcifìcie Copena (96)
Patrimonio lndlsponlbile:
Caserma ·TagliamentoEx- Villa Turri Caserma .Chiarini· Caserma .sani· Caserma .var:tnini· Casem1a .C.M:uneli· Compr. Caprara Ovest Casem1a ·Banistini· Ex-STA.VE.CO. Casem1a .C.Peroni· Casemm ·Viali· Caserma ·f>lazzoni· Compr. Caprara Est STA.MOTO
204,6 195.8 194,3 175,8 159,7 155,1 129,0 114,8 112,0 103.4 102.4
Zona di Collina:
lnf. S. Vinore Posto rip. S.Luca Polv. Val D'Aposa Polv. Paderno
100,0
An?e uarle:
Batteria ·Alemanni· Baueria .Croce Coperta· Baueria -Gaibol:l· Baueria .S.Anna· Baneria .S.PancrnzioLu netta Mari01ti Polv. Monte Albano PoligonoTSN Poderi! Torrrena
[)(!ma n io Storico-Artistico.· 6'C.O.T. Circolo Uffidali Caserma ·Boldrini· Casemla ·~!asini· Caserma .Cialdini· Casenna •M.M inghelti· Caserma .S.MamoloCasemla .S.Salvatore· Ospedale Militare
359.8 313,8 254,6 198,3
Demanio: Aeroporto ·F.Pesd· Fonte: Elaborazioni Nornisma su dati del censimento informatico delle proprietà dello Stato
113
3.1.1 Il censimento delle aree militari Le rilevazioni della consistenza dei beni in uso all'amministrazione della Difesa seguono le medesime procedure del modello uniforme di amministrazione dei beni dello Stato con una sola eccezione per i beni appartenenti al demanio militare. L'originale dell'inventario di questi ultimi non è infani tenuto al corrente dal Ministero delle Finanze, ma dalla Direzione Generale del Genio Militare (GENIOOIFE) e, a livello p eriferico i relativi estratti sono conservati presso le rispettive direzioni territoriali delle tre Forze Armare (per gli immobili in uso all'Esercito, la Direzione Lavori del Genio Militare) e non presso gli uffic i delle va rie Intendenze di Finanza 7. Il censimento delle aree militari presenta arrualmente numerose difficoltà, sia per quanto attiene alla loro esana localizzazione sia alla precisa individuazione delle superfici, a causa delle diverse denominazioni storiche, catastali, civili e militari che hanno contraddistinto le aree in oggetto, e d elle svariate vicende che hanno interessato parte delle stesse in 130 anni di storia unitaria. Dopo aver provveduto all'individuazione di rune le aree. per arrivare alla stima delle loro estensioni si è, pertanto, ritenuto opportuno incrociare i dati provenienti da tre fonti diverse: il censimento informatico delle proprietà dello Stato, il Ministero della Difesa ed il Comune di Bologna (Tab. 3.4). I regist ri di consistenza patrimoniale depositati presso le Intendenze di Finanza, che costituiscon o i documenti ufficiali in cui vengono inventariati i beni immobili dello Stato, non sono normalmente consultabili dal pubblico. In loro vece sono stati quindi utilizzati i tabulati del censimento informatico delle proprietà dello Stato che dovrebbero comunque trovare nei dati del Ministero delle Finanze la.loro fonte originaria.
1
Per cene categorie di beni demaniali !"amministrazione militare cura anche l:l tenu-
ta e l'aggiornamento dei relativi elenchi, i quali presentano comunque efficacia mera-
mente dichiarativa e non costitutiva. È il caso dell"elenco delle su·ade militari (non reso pubblico), di quello dei porti che interessano la difesa militare e la sicurezza dello Stato e dell'elenco delle fonezze. Cfr. Sandulli, op. cit., pag. 788.
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Tab. 3.1 - SUPERFICIE CO~lPLES.'ilVA OELU: AREE IN USO ALLA DIFESA NFL UOLOGNA (metti quadr-.ui)
CO~IUNE
DI
FONTI Denominazione de/l"itiStlllftiZiOtle
Ministero della Difesa
Censimento proprfeltl Stato
Comune di Bologna
352.354 264.236 93.189
271.850 165.960 95.070
133.045 151.155 8"".788 103.Q13 110.320 91.920 19.446 25.820 36.137 5.378 10.052
133.9-o 14·1.480 140550 100.340 88.750 106.070 19.090 25.090 36.480
Patt'lmonlo lndisponibile:
l Compr. P. di C. ESI 2 Compr. J>. di C. Ch·est 3 C.1senna ·~1ameli· 4 Casenna ·Tagliafllènto5 STA.MOTO 6 Ca~nna .S:.ni· 7 t:.x STA.VE.CO. 8 C:tsenna ·Mazzoni· 9 Casenna ·Viali· IO Ca~nna ·Perotti· Il C:t~nna ·Banislini· 12 Ca:.cm1a .Chiarini· 13 C:asenna .varanini· 14 Ex-Villa Turri 15 Posto di rip.S.Luca 16 E-x-Polveriera Val D"Aposa 17 t:.x-lnfer.Quadr.S. Viuore 18 Ex-Poh·eriera di Paderno
180.000 130.000 3.-o 65.000 86.900 93.500 52.000 95.900 78.700 19.000 25.500 33.700 5.270 4.600
4.560
2.736
11.560 7.390 3.550 8.680
An:.~mrle.
19 20 21 22 23 24 2S 26 27
F-x-lunt.-'113 MariOILi Ex-J>ohcriera Monte Albano PoltgonoTSN Podere Torretta Ex-Batteria ·Alemanni· Ex-13aueria .Croce Coperta· Ex-U:mcria .(jaibol1· Ex-13aucria .S. I>ancrazioEx-Uaueria .S.A.nna·
43.2-o 34.350 2.200 885
Demtmio Storlco-Artisllco:
28 29 30 31 32
Ca~nna
·Minghelti·
6 C.O.T.
C.'lSCnna ·13oldrini· Circolo Ufficiali Ca..enna ·~lasini· 33 Osp<.-'dale Militare 3-1 Casemta .s~\lamolo35 Cascnna .S.Salv:uore· 36 Ca~nna ·Cialdini· Demanio: 37 Aeroporto ·F.Pesci·
10.300 1.600 3.400 3.290 5.000 12.000 5.899 5.950 6.600
17.468 1.825 3.079 3.637 7.490 12.000 10.945 6.820 8.288
19.530 2.010 3.550 11.970 8.330
275.000
Fonte: R.M.T.E., Censimento infom1a1ico delle proprietà dello Stato, Comune d i Bologna.
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Questi tabulati suscitano però alcune perplessità sia perché tah·olta contengono palesi errori di digitazione, sia perché in alcuni casi le partite sembrano inserite senza un preventivo esame critico. A questi fattori distorsivi va poi aggiunto il farro che probabilmente l'inventario stesso è basato su consistenze catasta li che in qualche caso non corrispondono alla rea ltà, vuoi per l'allargamento dì strade, vuoi per sopravvenute modifiche di proprietà registrate in altre partite, vuoi per i differenti criteri di effettuazione dì misurazioni compiute parecchi decenni fa. Non è stato, inoltre, possibile consultare i registri di consistenza custoditi presso la Direzione del Genio di Bologna che, almeno in linea teorica, dovrebbero essere lo specchio fedele di quelli custoditi presso I"Intendenza di Finanza. In lor o sostìtll zìo ne si è utilizzato un apposito elenco messo a disposizione dalla Regione Militare Tosco Emiliana. I valori riporta ti in questo documento sembrano essere ispirati <di'effettivo utilizzo mi litare in senso stretto che l'Esercito fa dei beni affidatigli e devono essere ritenuti indicativi di un ordine dì grandezza, dal momento che si presentano costantememe arrotondati. Oltre alle aree varie, da questo elenco sembrano essere state escluse alcune aree utilizzate all'interno delle installazioni per gli alloggi del personale di carriera o per le associazioni combattentistiche e, a volte, superfid perimetrali al di fuori delle zone cintate utilizzate come parcheggi o impianti sporti vi. Il Comune di Bologna non dispone di particolari canali istituzionali per conoscere né la localizzazione né l'esatta consistenza delle aree dare in uso all'amministrazione militare. Esiste però a disposizione del Comune una gran mole di documentazione e di dati raccolti sul territorio in occasione della progettazione dei vari piani regolatori edilizi s. Queste informazioni si presentano particolarmente interessanti sia perché danno una prima indicazione delle aree che il Comune stesso 8 L'elenco in nostro possesso proviene da un allegato :~d un comunic-.uo stampa che !"Assessorato all'urbanistica ha rilasciato il 7 senembrc 1991 in occasione della richiesta avanzata dal Comune stesso :ti l'Intendenza di Finanza per la cessione di aree dello St:uo in applicazione dcll'an.l8 della legge 203/ 91.
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t.
conosce come militari. sia perché includono installazioni omesse da entrambe le fonti precedenti, sia perché. infme, comprendono una stima delle superfici che può essere utilizzata come vcrifìca degli altri dati. Dal confronro di queste tre fonti è stato possibile individuare, sulla base di appositi criteri che verr,mno illustrati per ognuna delle singole basi nelle schede riportate nella prima appendice, il dato maggiormente attendibile come ordine di grandezza. Si è comunque convenzionalmente utilizzato come valore di riferimenro il dato del censimento informatico. Le installazioni prese in esame nel censimento non esauriscono, però, comunque il problema delle aree funzionali alla presenza militare a Bologna. Ad esse si dovrebbero infaru aggiungere le abitazioni di edilizia pubblica messe a disposizione del personale militare di caniera.
3.2 La popolazione militare e le sue esige nze abitative La soddisfazione delle esigenze di carattere abitativo del personale di carriera ha sempre rappresentato un problema di primaria importanza per le Forze Armate. È evidente, infarti, come una relativa facilità di accesso all'abitazione rappresenti una condizione decisiva per il buon funzionamento di un ·si tema difesa· all'imerno del quale sia. almeno teoricamente, prevista un'elevata mobilità dci quadri. L'importanza data a questo tema dalle gerarchie milimri è ben rappresentata dalle parole del Gcn. F. Stefani 9: ·la mancata soluzione di un problema [quello degli alloggi] che se fosse stato preso a cuore fm dal 1948 e sviluppato gradualmente secondo un'adeguata pianificazione avrebbe evitato o ridouo la regionalizzazione o addirinum la municipalizzazione dei quadri, contribuirà a rendere rigide le struuure ordinative ed immobili gli insediamenti. Non poche volte si verificherà di sciogliere un comando, un ente, un reparto senza poter recuperare i quadri che vi erano addeui, in quanto questi verranno quasi sempre 9 F. Stcfani, La storia della do11rint1 e degli ordinamenti dell'Esercito ttalic1110, Vol.3, Tomo I, Roma, 1989.
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suddivisi extraorganico, in altri comandi, enti, unirà della stessa sede stanziaJe per non costringerli a !asciarli l'alloggio di favore di cui godevano.• Per l'amministrazione della Difesa lo strumento principale mediante il quale favorire il proprio personale nel soddisfacimento delle esigenze abitative è consistito finora nell'attivazione di interventi di edilizia pubblica. 3.2.1 Breve inquadramento giuridico del problema
Nel nostro sistema giuridico l'edilizia pubblica ècomprensiva di due fenomeni concettualmente distinti: r edilizia dì servizio e l'edilizia residenziale vera e propria. Nonostante della prima non esista una compiuta defìnizione legislativa, dal contesto delle leggi in materia è agevole identificare in essa l'insieme delle abitazioni concesse dalla pubblica amministrazione ai propri dipendenti in ragione dello stretto legame csistcme fra la natura del servizio ed il luogo nel quale lo stesso deve essere prestato 10. Condizioni quali l'obbligo di abitare nell'alJoggio assegnato, l'ubicazione dello stesso all'interno o nelle immediate vicinariZe di immobili nei quali hanno sede uffici o impianti, nonché la sua gratuità completa o parziale, sono tutti indizi delresistenza di quel collegamento funzionale fra abitazione e servizio che giustifica la concessione di veri e propri alloggi di servizio da parte della pubblica amministrazione. Per edilizia residenziale abitativa si intende, invece, tutta quella gamma eterogenea di interventi finalizzati alla costruzione e distribuzione di alloggi per:
IO La concessione di un alloggio di servizio dipende cioè dal ·principio che è la stessa pubblica amministrazione che deve porre i propri dipendenti in condizione di svolgere quelle altivit.-1 che essa loro affida; di conseguenza, quando le mansioni afficL·ue siano tali da richiedere la presenza continua [in un luogo), spena alla stessa amminist.rnzìone il compito dì fornire l'alloggio ai propri dipendenti•. Cfr. Del Re A., ·Dall'edilizia residenziale per il pubblico impiego all'edilizia d 'organìz7~'lzìone degli alloggi per esigenze dì setvizio·, in: Consiglio Nazionale del Notariato - Universit<\ Cattolica del Sacro Cuore, La casa di abitazione tra normativa vigeme e prospellitJe, Milano, Giuffrè, 1986, vol. l, pag. 665.
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le classi meno abbienti; determinate categorie sociali (famiglie di nuova formazione, anziani, portatori di handicap ecc.); particolari categorie di pubblici dipendenti teoricamente suscenibiH di elevata mobilità. Contrariamente a questa rigida ripartizione concettuale fra gli interventi auuati nell'interesse prevalente della pubblica amministrazione (alloggi di servizio) e quelli con finalità di caranere sociale, l'amministrazione della Difesa si è sempre impegnata a facilitare l'accesso all'abitazione da parte della generalità dei propri addetti, il più delle volte senza badare a distinguere tra interventi volti a soddisfare l'una oppure l'altra esigenza e contribuendo quindi a determinare le incertezze esistenti a run'oggi circa la natura giuridica delle abitazioni occupate dal personale militare. L'amministrazione militare ha infatti sempre cercato di costituire un adeguato parco immobiliare costruendo o acquistando alloggi e ·fabbricati di servizio- sia all'interno che all'esterno delle infrastrunure militari. Quest'anività si è però articolata in comportamenti che hanno avuto conseguenze assai diverse sull'evoluzione del sistema giuridico italiano. 3.2.2 La condizione abitativa del personale militare a Bologna: cenni storici
Fino agli anni Cinquanta la politica abitativa seguita dall'Esercito si è limitata alla costruzione di alloggi direttamente all'interno delle installazioni militari, utilizzando, oltre ai propri fondi di bilancio, tutte le aree disponibili ivi compresi edifici originariamente destinati ad altra funzione. A Bologna quasi tutte le infrastrutture militari sono state interessate da questo fenomeno. Alloggi sono stati ricavati, per fare alcuni esempi. all'interno delle caserme Varanini, Masini, Banistini, Mameli, Mingheni, Cialdini, Chiarini e Tagliamento, degli stabilimenti ex Staveco ed ex Stavetra, della Direzione del Genio, dell 'Ospedale Militare, del Palazzo Filippini e dei comprensori dei Prati di Caprara Ovest e di Casaralta.
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A questo tipo di intervento si è affiancata, a partire dal soprattutto dal secondo dopoguerra, l'attività dell"Istiruto 'azionale delle Case per gli Impiegati dello Stato (Incis), costituito nel 1924 con il dichiarato intento di agevolare quegli impiegati statali obbligati a •Cercare casa· in quanto trasferiti oppure perché appena nominati in servizio. L'istituto aveva natura essenzialmente corporativa e privilegiava gli impiegati pubblici anche in ragione dell'importanza che questi rivestivano per la •Stabilità e la rispondenza dell'apparato amministrativo in tempo di dittatura• 11. Ben presto la notevole mole di fmanziamenti che il regime mise a disposizione dell'istituto indusse il legislatore ad autorizzare (con R.D. 1165/ 1938) lo stesso lncis a costruire alloggi anche per gli ufficiali e i sottufficiali in servizio permanente effettivo dell'Esercito. La volontà di favorire i pubblici dipendenti avrebbe caratterizzato da subito anche l'attività legislativa delaa neonata Repubblica che estese il particolare privilegio agli ufficiali e sottuffìciali in servizio permanente effettivo di tune e tre le Forze Armate (d.l. 1152/ 1948). Come si poteva prevedere, l'attività dell'Tncis riuscì non tanto a favorire la possibilità di trasferimento del personale quanto a facilirarne tout court l'accesso all'abitazione. Nei confronti dell'amministrazione militare l'istituto svolgeva poi di fano le funzioni di mero •Soggetto attuatore-, considerato che la localizzazione degli insediamenti residenziali restava di competenza del Ministero e che la gestione degli alloggi veniva ad essere autonoma e con bilancio distinto. Per la costruzione di questi alloggi la Difesa, per comprensibili motivi di economia, seguì il criterio di sempre, utilizzando, una volra demoliti i muri di cinta, le aree perimetrali di preesistenli installazioni milirari. I casi più visibili di tale politica si possono ritrovare a Bologna negli alloggi costruiti fra piazza Carducci e 'ria del Piombo nel cortile dell'ex caserma Pietramellara 12 o in quelli costruiti ai margini del comprensorio dei Prati di Capram Est sul fronte della via Emilia.
Del Re A., op. cit. pag.689. Alloggi lncis furono ricav:ui con la stessa logica anche in aree non più miliwri come il cortile dell'ex casem1a Ugo Bassi lungo l'attuale via S. Rocco. 11 12
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t
La terza fase degli imerventi edilizi si è aperta a partire dagli anni Senanta, periodo nel quale è avvenuta la soppressione delrlncis prima, e l'approvazione della legge 18 agosto 1978 n. 497 poi. Riconosciuto come ente di diritto pubblico portatore di interessi corporativi e non dell'intera collettività l'Incis venne soppresso dall'art. 13 del D.P.R. 30 dicembre 1972. n. 1036 e il suo patrimonio venne ereditato dagli Iacp. A seguito di tale provvedimento, l'amministrazione della Difesa si è trovata quindi a disporre di una quota di abitazioni destinate ai militari, non più alJ"interno del patrimonio Incis. ma all'interno di quello dello lacp, senza che nessuna norma venisse a chiarire quale tipo di regime dovesse essere ad esse applicato. L'art. 22 della legge 18 agosto 1978 n. 497. venuta alla luce in un periodo di forte regolamentazione del mercato immobiliare e nel pieno del dibattito sull"esistenza di un ·<(jrino alla casa·, ha risolto questo dubbio sancendo per gli assegnatari conduttoti al 16 settembre 1978 e per i loro famigliari il diritto di rimanere negli alloggi occupati dietro con·esponsione del canone stabilito per l'edilizia residenziale pubblica. U piano decennale di costruzione di nuovi alloggi di servizio, previsto dalla stessa legge qua~i a risarcimento della soppressione deii'Incis, accordando la priorità all'utilizzazione di aree ed immobili demaniali anche in deroga agli stn1mcmi urbanistici vigenti. ha comunque consentito al Ministero deUa Difesa In prosecuzione delle usuali u-asformazioni a fì11i residenziali di aree e fabbri<:mi di precedenti installazioni militari. A Bologna, ad esempio, è proseguita l'edificazione di una pane del comprensorio dei Prati di Capram contigua a quella già edificata dall'[ncis. Il piano di permute previsto dalla stessa legge ha poi, per la prima volta. consentito di disporre di un numero consistente di alloggi lontani dalle installazioni militari. A Bologna si sono resi disponibili una quarantina di alloggi siti in due aree PEEP nel quartiere Barca e in Comune di Calderam di Reno.
3.2.3 l principali problemi aperti La stessa legge 497/ 78, che pure ha finora rappresentato all'interno della pubblica amministJ-azione (seppur per il solo sertorc delle Forze
121
Armate) ·l'unica legge che abbia compiutamente disciplinato le fasi della programmazione, localizzazione e concessione degli alloggi di servizio· 13, non ha però risolto il problema della commistione fra esigenze di servizio vere e proprie ed esigenze di edilizia abitativa economico-popolare 14. Questa confusione viene infatti riproposta nel momento di ripartire gli alloggi fra 15: consegnata ri , custodi ed addetti alla sicurezza delle infrastrutture militari (ASGC); personale con incarichi di rappresenranza (ASIR); personale in transito e relativi famigliari di passaggio (APP e SU); personale con obbligo di accasermamento (alloggi di servizio collettivi ASC); personale con panicolare incarico (ASI); temporanea sistemazio ne per le famiglie dei militari (ASTI. Mentre alle prime quattro categorie di alloggi (ASGC, ASIR, APP e SU, ASC) ineriscono tutti i caratteri degli alloggi di servizio precedentemente identificali e quindi gratuità completa o parziale ed irrilevanza della proprietà o disponibilità di alrro alloggio da parte del beneficiario in quanto obbligato ad occupare l'abitazione concessa, le modaHtà di assegnazione previste per gli alloggi ASI e AST impediscono di considerare gli stessi come alloggi di servizio in senso stretto. Già il fano che le case appartenenti ad entrambe queste categorie vengano concesse soltanto a coloro che non detengano la disponibilità di altro alloggio nell 'ambito del presidio di servizio denota l'indifferenza per l'amministrazione che gli aventi tito lo ad occupare queste abitazioni risiedano proprio in quegli alloggi, contrariamente a quanto avviene per le alrre categorie. Inoltre, mentre un rappono fra gli alloggi ASI e l'incarico addotto a 13 Cfr. Del Re A., op. cii. pag. 698. 1·1 Una delle possibili mmivazioni di questa ul1eriore commi~tione operata dalla legge 497n8 fra esigenze di ~crvizio cd esigenze abitative \ ':t ~nz'ahro indi,·iduata nel fatto che, al momento dell'emr::na in vigore della legge, il mercato dci lìtti era praticameme·bloccato e si trovava larg:tmcme incapace di soddisfare 1:1 domanda di abitazioni. 15 Le nonne che d isciplinano l'accesso alle abitazioni in uso alla difesa, così come definite dal regolamento previs1o dall'an.20 della 497n8. sono siate adona1e con decreto del Ministro della Difes:t 1.3.1980, n. 155.
122
motivo della loro concessione è comunque dimostrata dalla revoca di quest'ultima in caso di cessazione del dipendente dall'incarico stesso, altrettanto non si può dire per gli alloggi AST, che risultano vincolati no n tanto all'incarico quanto alla sede. Se si considera che l'assegnazio ne degli AST avviene unicamente ·in base a criteri d i rotazione• per un periodo di concessione di sei anni, seguendo inoltre un procedimento 16 che ricalca quel lo previsto per la generalità degli alloggi gestiti dagli Iacp (formazione e pubblicazione eli una graduatoria da parte di una commissione ecc.), è agevole riconoscere ad essi fmalit:à meramcnte abitative del turto simili a quelle che erano proprie della quota ·militare• di alloggi ex-Incis. Appare evidente come la volontà di garantire un alloggio indipendentemente dal fatto che questo sia strettamente necessario all'espletamento del servizio non potrà che determinare la cro nica insufficienza d i ogni intervento in campo abitativo. A livello nazionale, a tutto il 1990, infatti, gli oltre 125 mila ufficiali e sottuiTiciali presenti in servizio potevano disporre di circa 26.700 alloggi, ovvero circa un alloggio ogni 5 militari di carriera, così suddivisi: - circa 7000 alloggi ex-Incis; circa 13000 alloggi realizzati in proprio dall'amministrazione militare; circa 6700 alloggi costruiti grazie alla legge 497/78. A Bologna, la condizione abitativa del personale militare si presenta in termini più favorevoli (un alloggio ogni 3,5 militari) essendo gli alloggi disponibili 435: 12 ASC, 4 ASGC, 62 ASI, 226 AST e 131 exIncis, a fro nte di oltre 1.500 tra ufficiali e sot:tufficiali presenti 17. Come dimostrano le poche cifre presentate, un generale riconoscimento del diritto all'abitazione, o ltre le strette esigenze di servizio, non può che portare ad un'esagerata estensio ne degli interventi di edilizia pubblica militare, i quali risulteranno comunque insufficienti a soddisfare una domanda che, anche a C'ausa dei numerosi casi di mantenimento del godimento dell'abita:lione una volta venuti meno i requisiti necessari, si manifesta in continua crescita. 16 Per contro, si consideri la semplicità c la speditezza insita nelle modalità di assegnaziom: delle precedenr.i categorie di alloggi, i quali vengono assegnat i, dietro clomancb dcll'intere:;sato. direttamente ùal Comando di Zona competente. 17 Fonte Regio ne Militare Tosco Emiliana.
123
Appare quanromai opportuna, pertanto, un'attenta riconsiderazione dei bisogni prioritari che la dotazione immobiliare ad uso residenziale della Difesa deve soddisfare, e degli strumenti più efficaci ed efficienti al loro soddisfacimento, non trascurando, fra gli strumenti alternativi, di distinguere fra quelli funzionali al mantenimento di una certa mobilità, se non altro potenziale, dell'apparato e quelli che porterebbero ad una sua definitiva inamovibilità. Negli ultimi 30 anni si è infatti susseguita attorno all'edilizia pubblica militare tutta una serie di provvedimenti e di iniziative delle amministrazioni dello Stato che hanno generato una situazione per lo meno caotica e per certi versi paradossale. La concessione accordata dall'alt. 22 della legge 497/78 agli occupanti degli alloggi ex-Incis di permanere nel possesso dell'abitazione ·vita natura! durante• non ha infatti mancato di provocare la reazione degli utenti di alloggi AST i quali sono teoricamente soggetti a sfratto in caso di perdita del titolo alla concessione (trasferimento di sede di servizio, collocamento in quiescenza, superamento del sesto anno di locazione, decesso dell'assegnatario). La disparità eli trattamento creatasi è ancora più evidente se si considera che, anteriormente alla soppressione dell'Incis, gli alloggi militari da quest'ultimo realizzati e quelli cosiddetti "demaniali· venivano assegnati mediante concessione amministrativa in base ad un'unica graduatoria di preferenze. Un dipendente al quale era stato riconosciuto titolo alla concessione poteva quindi vedersi assegnato indifferentemente l'un tipo oppure l'altro di abitazione. La stessa giurisprudenza 18, ammettendo che entrambe le categorie di alloggi sono chiamate a svolgere la medesima funzione, ba implicitamente riconosciuto l'iniquità della discriminazione operata dalla legge. La necessità di argina re gli effetti prodotti da questo stato di cose è sfociata, da una parte, in una forte sollecitazione al Parlamento affinché ponesse mano alla q uestione equiparando lo starus giuridico degli
18
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Cfr. Cass., n. 2215 del 28 luglio 1962 e Corte Cost.. n. 173 del 5 dicembre 1972.
alloggi AST a quello degli alloggi ex-Incis 19, e, dall'altro, in una rinuncia da parte del Ministero della Difesa all'attuazione degli sfratti fmché non sarà disciplinata la posizione giuridico-amministrativa degli occupanti gli alloggi AST 20. Allo stato attuale, quindi, anche questa quota di alloggi risulta ·b loccata· e sottratta al principio della rotazione che dovrebbe invece ca rauerizzarne la gestione. La possibilità di equiparare gli alloggi AST all'edilizia residenziale pubblica resta comunque fortemente osteggiata d al Ministero della Difesa che non ha esitato a sottoporre ad un particolare regime ·demaniale· tutte le abitazioni disponib ili al fme di mantenerne comunque la gestione. L'amministrazione non ha esitato, ad esempio, ad esprimere la propria contrarietà ogni qualvolt:a il Ministero delle Finanze ha manifestato l'inten zione di equiparare la gestione d egli alloggi di servizio a quella delle altre abitazioni di proprietà statale. Un principio di contenzioso fra queste due amministrazioni si era già avuto a proposito della determinazione dei canoni relativi alle concessioni. el 1969 il Ministero delle Finanze 21 avev a stabilito che tutte le locazioni di immobili di proprietà statale assegnati per uso abitazione a dipendenti statali (sia civili che militari) andavano regolarizzate con atto formale di concessione c dovevano comportare la corresponsione di un ..canone pari al 40% di quello pmticaro in regime di libero mercato per alloggi aventi analoghe car<ttteristiche•, mirando con ciò a superare la prassi generalizzata delle assegnazioni degli alloggi dietro corresponsione di canoni meramente simbolici.
19 Cfr. proposte di legge presentate pr..:sso la Camera dci Deputati nel corM> della decima legislatura, n. 2402 (29 fcbbr.1io 1988). n. 2601 ( 20 aprile 1988), n. 2703 (12 maggio 1988>. n. 5903 (31 luglio 1991), n . 6103 (28 novembre 1991 ). !O La risoluzione che impegna il Governo a sospendere gli sfrani è s~ua approvata in C(lmmissione Difesa della Camera dci Deputati il 18 luglio 1991. ll Questo argomento era smro oggeuo della circolare n . 337 del 27 gennaio 1969, c::man:ua dal Ministero delle Fimm7.c in seguito clell 'en~rata in vigore della legge 29 dicL•mbn: 1962 n. 1744, reb1iv:~ al nuovo regime tributario per i conlmtli di locazione per i beni immobili urbani.
125
Questa disposizione incontrò subito l'ostilità del Ministero della Difesa che la reputava in contrasw con norme giuridiche sovraordinare. La fondatezza formale di questa osservazione indusse allora l'amministrazione finanziaria ad accettare una soluzione compromissoria 22, che prevedeva l'accettazione dello status quo in tema di canoni degli alloggi demaniali contro un impegno dell"ammini".ttazione militare a dismettere beni in esubero 23. Questo mutamento eli impostazione da parte dell'amministrazione finanziaria è stato rimarcato anche nella circolare n. 400 del 21 maggio 1981, con la quale la Direzione Generale del Demanio, oltre a stabilire l'applicabilità della legge sull'·equo canone· soltanto per gli alloggi del patrimonio inclisponibile, ha espressamente ribadito che i criteri della precedente circolare non emno applicabili agli alloggi concessi al personale militare ai sensi della legge 497/78. In tempi p ill recenti, la natura demaniale o patrimoniale degli alloggi in uso al Ministero della Difesa è stata al centro di un contrasto fra questo e il Ministero del Tesoro. Per il Tesoro gli alloggi in oggetto andavano considerati demaniali soltanto se realizzati in concessione su un bene qualificato come tale, mentre dovevano considerarsi beni patrimoniali, e quindi soggetti all'equo canone, se realizzati all 'interno di beni, che, come le caserme , appartenevano al patrimonio inclisponibile. Per l'amministrazione della Difesa, al contrario, tutti gli alloggi dovevano essere assoggettati al regime dei beni demaniali. Nel merito di questo contrasto si è espresso il Consiglio di Stato, affermando sia la natura demaniale dei beni, ad eccezione di quelli dell 'Istituto Autonomo Case Popolar~, sia l'applicabilità di tale qualificazione ad ogni effetto e non soltanto a quelli urbanistici 24. Allo stato atn1ale, l'amministrazione della Difesa, forte di questa pronuncia giurisprudenziale, appare fermamente intenzionata a mantenere la gestione degli alloggi attraverso lo strumento del regime
Circolare del Ministero delle Finanze n. 369, del 6 marzo 1969. Qualora la dismissione non fosse risu lrata una soluzione p~nicahile, si sarebbe ricorsi ali" istituto del couso per un periodo non inferiore a sei anni. 2•1 Cfr. Cons. eli Stato, Sezione Ili, n. 1528 ciel 25 novembre 1986. 22 Cfr. 23
126
demaniale, rinunciando ad introdurre reali canoni di locazione e optando per un modesto canone di concessione svincolato sia dalle condizioni economiche degli assegnatari che dal valore delt'immobile.
3.3
Le dive rse posizioni delle amministrazio ni civili e militari in merito alla destinazione d'uso delle aree attuali
3.3.1 Un modello economico di comp01tamento delle amministrazioni riguardo alle aree mil itari Il modello che meglio si presta ad interpretare la situazione amministrativa delte aree militari prevede due attori principali, il Ministero della Difesa e i Comuni, e due attori per così dire secondari, il Ministero delle Finanze e il sistema dei privati. Il ·mercato• delle aree militari si viene così a delineare come una forma spuria di monopolio bilaterale 25, ovvero la tipica situazione in cui la determinazione del punto d'equilibrio viene a dipendere dalla forza contrattuale delle parti. Le determinanti del comportamento degli attori risultano abbastanza chiare nei loro tmtti fondamentali. Il Ministero della Difesa: a) si pone nella condizione del n1onopolista i n quanro è !"unico soggetto che può di fatto determinare il rientro nel circuito economico di un immobile; b) allo stesso tempo, però. non può incamerare direuamente i proventi delle dismissioni, che si tradurrebbero pertanto, in mancanza di nuovi investimenti, in un decremento netto delle risorse complessive a sua disposizione;
l5 La teoria cconomic:t definisce monopolio bilaternle quella forma di mercato nella quale due JX!rti si fronteggiano come unico acquirente c unico venditore. Entrnmbi i contraenti sono con...:tpevoli sia del fano di potere influire sulle d<Jcisioni dell"altro che di subire a loro volta !"influsso delle dcci:.ioni della controparte. La ~ibilità che in questa simazione si pervenga ad un punto di equilibrio viene così :1 dipendere unicamente dalla strategia adottata dai due contraenti, dalla loro abiliti\ nella trattativa ed alla loro forza contrattuale.
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c) inoltre, avverte come politicamente pmdentc conservare e trasformare l"esistente, anziché impegnarsi in nuovi investimenti, poiché non esiste un anendibile sistema di contabilizzazione del costoopportunità delle ri:>orse tolali messegli a disposi:lione, mentre il costo esplicito dei nuovi investimenti viene palesato dal bilancio ed è sottoposto a discussione pubblica; d) infine gode di una sostanziale autonomia cdificativa, ma manca sp esso dei necessari mezzi finanziari (diretti) per realizzare le opere. !Comuni: a) si pongono nella condizione del monopsonista, in quamo sono naturali acquirenti di aree che un'esperienza storica consolidata ha dimostrato essere loro destinate nel lungo periodo; b) non hanno una particolare fretta o urgenza nella conduzione delle trattative, specie in momenti, come quello attLtalc, caratterizzati da ristrettezze di bilancio; c) dispongono poi , attraverso la programmazione urbanistica, di un ·arma potentissima per determinare il valore delle aree suddette, o addirittura per porte di fatto •extra commercium· nel momemo stesso della loro dismissione. D ei due anori secondari, uno, l'amministrazione delle Finanze, opera per controllare le condizioni delle transazioni e per vigilare affmché le risorse che eventualmente affluiscono dal mercato rientrino nel bilancio generale dello Stato e non in quello particolare della Difesa. L'altro, il sistema privato, può fornire risorse solo a condizione che gli si propongano interessanti e remunerative opportunità d'investimento. Una situazione che già normalmente si presenterebbe di difficile soluzione è ulteriormente complicata dal fano che il mercato delle aree rrtilitari si camnerizza come un ·mercato politico·, dove ciascuno degli attori cerca di cambiare le regole del gioco in un senso a lui favorevole. Così il Ministero della Difesa è interessato non solo ad estromenere dalla •partita• il Ministero delle Finanze, considerando il patrimonio come proprio, ma soprattutto a limitare o annullare il potere di determinazione del valore delle aree da parte dei Comuni, attraverso parametri .•automatici· di edificabilità (ved i app. n. 2).
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Dal canto loro i Comuni, oltre a minacciare fondatamente di incostituzionalità ogni ipotesi di riparametrazione automatica delle destinazioni delle aree militari dismesse, cercano di limitare il più possibile il comportamento delramministrazione militare in fatto di costruzioni, sostenendo un'inrerpretazione restrittiva alte sole •opere di difesa• ex art. 822 C.C. della legislazione vigente. In una situazione sostanzialmente bloccata, dove tutti aspettano un intervento legislativo che sposti i termini del problema a proprio vantaggio e ciascuno nel frattempo cerca di mettere la controparte nella peggiore posizione contrartuale possibile, l'equilibrio si viene a determinare in un punto in cui: molte delle aree occupate sono militarmenre subottirnali, sia per quanto riguarda la loro localizzazione sia per le infrastrutture presenti; alcune di queste aree restano inutilizzate anche quando rappresentano le uniche zone rimaste a disposizione per operare interventi urbanistici di un ceno spessore nei centri urbani; !lessuno degli attori pubblici è intenzionato a impiegare risorse finanziarie dal proprio bilancio per avviare un processo di riutilizzazione, nella speranza di poter costringere la contropaJte a farlo e, nel contempo, ciascuno mira a porsi nella posizione di maggior beneficiario possibile di risorse ombra, ovvero di risorse derivanti dall"utilizzo di beni e servizi non contabilizzati né palesati a costo reale nel proprio bilancio; non si lasciano affluire risorse private, in mancanza di un accordo per la ripa1tizione delle stesse fra i vari soggetti pubblici interessati. · Per arrivare a tracciare un qualsiasi scenario eH riutilizzo del patlù110nio immobiliare ad uso militare nel Comune di Bologna riteniamo, quindi, opportuno formulare alcune ipotesi radicali sul tipo di situazione legislativa·in cui i vari attori si troveranno presumibilmente ad operare. Si ipotizzerà così che l'amministrazione della Difesa, malgrado la presentazione e la discussione del nuovo modello di politica militare, non riesca a farsi finanziare dalle Camere se non in piccola parte un programma di ammodernamento delle caserme, né riesca ad ottenere provvedimenti del tipo del pdl Botta 26, o che, qualora anche si dimo26 Per una breve disamina dci contenuti di questa proposta di legge si consideri !"appendice n. 2.
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stri in grado di ortenerli, questi rimangano per lungo tempo inoperanti sotto l'incognita di un ricorso per incostituzionalità da parte dei Comuni 27. Nel caso specifico del tenitorio del Comune di Bologna verrà poi ipotizzato che i veti incrociati dell'Esercito e dell'amministrazione municipale vanifichino gli eventuali tentativi dell'amministrazione finanziaria e dei privati di concludere consistenti transazioni sulle aree militari in base ai noti recenti provvedimenti sulle ·privatizzazioni·. L'unico significativo mutamento previsto è che si trovi un modo 28 per consentire la costruzione di nuove infrastrutture militari con risorse finanziarie provenienti anche dalla dismissione delle vecchie installazioni. Occorre comunque chiarire fin d'ora che la strategia migliore per chi, fra i soggerti considerati, non condivida le ipotesi suddette e si attenda in un prossimo futuro un cambiamento "epocale· a lui favorevole nel regime di amministrazione degli immobili militari resta una sola: non fare nulla e attendere lo sviluppo degli eventi.
33.2 Le esigenze dell'amministrazione militare Sono due le forze principali che dovrebbero influire sulla futura presenza dell'Esercito a Bologna. Da un lato c'è l'esigenza tecnica già avvertita concretamente duran-
27 Assumeremo inoltre per dato che non avvenga alcun consistente ridimensionamento dello strumento militare italiano, se non per naturale diminuzione del gettito della leva, e che quindi i Comuni non possano fare affidamentO per un periodo di almeno 10 anni sul naturale rilascio d i infrastrutture per lo scioglimento di reparti esistenti. Daremo infine per scontato uno ..standing• politico dell'amministrazione militare sufficiente ad impedire che il Governo costringa la stessa ad abbandonare installazioni effettivamente utilizzate senza un'adeguata contropartita. 28 Non è detto che sia assolutamente necessario un nuovo provvedimento eli legge. Un attento studio di quanto permesso dalla legge esistente sulle permute eli beni del pauimonio indisponibile e di quanto accaduto a MiJano e To1ino negli anni '30 pou·ebbe fornire spunti per aggirare, pur rimanendo nella ·legalità·, i] principio dell'unità del bilancio.
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te il fascis~o anche se formalizzata solo nel dopoguerra 29 di spostare i repa1ti operativi dai centri urbani. Questo processo ha riguardato in varia misura tutte le forze armate occidentali e viene solitamente definito come il processo di •ruralizzazione· dell'Esercito. Le ragioni militari di tale •ruralizzazione• vanno ricercate nell'esigenza di agevolare l'addestramento, il pronto intervento in casi d'emergenza e, soprattutto, nel tentativo di coinvolgere il meno possibile i centri abitati nelle evacuazioni veloci. Nella realtà locale bolognese tale processo ha trovato finora concreta applicazione, oltre che ne lla costruzione delle caserme funzionali, nel decentramento a Ozzano nell'Emilia e a Budrio dei due reparti di campagna maggiormente incompatibili con un ambiente urbano: il battaglione carri e il battaglione logistico 30. Dall'altro lato c'è la progressiva riduzione dell'apparato m-gcmizzalivo, che porta l'Esercito a raggruppare, alla ricerca di economie di gestione, cette funzioni logistiche o burocratiche prop1io nei centri urbani maggioti abbandonando i piccoli centJi o i capoluoghi di provincia minori. Tale processo è particolarmente evidente per i compiti presidiali per le attività di sanità, di commissariato, di funzionamento degli organi della leva e di mobilitazione. In taluni casi, si può addirinura pensare che la soglia di raggruppamento delle anività si ponga già ad un livello gerarchico superiore a quello della stessa cinà di Bologna. 29 Nel 1955 il Capo di Stato Maggiore delrEsercito emeneva una circolare contenente direttive per il riasseno delle infrastruuure militari dell'Esercito il cui obiettivo principale consisteva nel decentramento degli inscdiamemi militari. Venivano a tal tìne previsti: - la progeltazione di nuove casenne con capaci~\ ricettiva non superiore al battaglione a distanze non inferiori a 3-5 Km: ·· - la dislocazione delle truppe in vicinanza di zone idonee alraddestramento e fornite di impianti adeguali: campi semipermanemi di esercitazione. poligoni di tiro, poligoni ridotti per il tiro individuale, poligoni per !"addestramento alla guida d'autoveicoli. campi per anivitil sportive: - la collocazione dei quadri e degli ufficiali con famiglia non più all'interno della caserma. bensì in complessi urbani adiacenti alla zona militare e costituenti un nucleo residenziale autonomo.Cfr. Geniodife. Etlilizitl llllifitare- Dieci anni (1980 -1990), Roma 1991. ;SO In precedenza. era già srau1 decentrata a Castelmaggiore la costru zione della caserma per il Genio Ferrovieri.
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Per certe funzioni è comunque probabile attendersi un aumento della presenza militare in città in controtendenza rispetto alle dinamiche regionali o nazionali. In altre parole, accade che l'attuale compressione degli apparati delle Forze Armate liberi in grande quantità immobili e aree nei piccoli centri o nei capoluoghi minori, ma non eserciti affatto lo stesso effetto nei centri maggioti, dove, invece tale bisogno sarebbe maggiormente avvettito. A margine di queste d ue potenti forze valgono per la c ittà di Bologna due fattori localizzativi sussid iari. Il più imporrante riguarda la mai risolta questione dell'organizzazione dell'area industriale della Difesa. Negli ultimi 20 anni si sono infatti susseguiti i più svariati progetti di potenziamento, soppressione, parziale soppressione, radicale riforma degli stabilimenti del Ministero. Anche se la tendenza attuale sembra andare verso un sostanziale snellimento di rutto l'apparato industriale fisso e la predisposizione di strumenti per ottenere una rapida mobilitazione delle capacità industriali civil i, è comunque prevedibile il mantenimento e il potenziamento a Bologna della STA.MOTO. :3 1 per il rammodernamento della qua le il programma R.ATJD3 ha stanziato oltre 10 miliardi, in gran parte ancora da eroga re a rutto il Settembre del 1989 32. Un fattore relativamente recente riguarda invece i reparti speciali sportivi. Bologna, per la presenza di una speciale compagnia di bersaglieri atleti e forse anche per la vicinanza al gruppo sportivo dell'Accademia di Modena, è stata prescelta per la costruzione d i un moderno centro sportivo militare, il che componerà sicuramente per lungo tempo la presenza di questo genere di reparti in città. Il più grande vincolo localizzativo che, oltre ad incidere su qualsiasi progetto di ridislocazione di reparti, interferisce anche con le dinamiche ·naturali· appena esposte resta quello legato alla disponibilità di alloggi per il personale. :II È altresì prevedibile che anche altri emi logistici di terzo grado come la ():. O.R.E. o speciali come il 2° R.R.A.L.E. rimangano ancora per molto tempo in ciuà atrimerno del suddetto processo di progressivo acccntr:tmento delle funzioni organizzative. 32 Cfr. G. Catalano. l·e.Dìcienza de/l'et rea industriale della d[jèsct, Conmli~sione tecnica per la spesa pubblica. Roma, 1990.
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Attualmente, infatti, la localizza2ione di questi ultimi è prevalentemente urbana per il sovrapporsi di tre distinti fenomeni: l) il sedimentarsi nel tempo di alloggi costruiti all'interno delle installazioni stesse; 2) la prevalente costruzione in città degli appartamenti Incis, malgrado !"apposita autorizzazione in deroga 33 concessa a suo tempo all'istituto per la già avvertita presenza di marcare esigenze di ruralizzazione; 3) l'uso preva lente di appartamenti siti nel Comune di Bologna, con l'eccezione eli 13 abitazioni in Comune di Calderara di Reno, per le permute avvenute attraverso la 497/ 78. Ogni programma di lidistribuzione non può quindi realisticamente prescindere dall'esistenza d i questi alloggi, il che comporta un vincolo alla realizzazione di eventuali nuove infrastrutture, dovendo queste necessariamente sorgere ad una distanza non troppo elevata dalla città. Tutte queste esigenze hanno chiaramente ispirato l'unica proposta pubblica proveniente dall'amministrazione della Difesa in ordine al possibile decentramento di reparti dalla città di Bologna (•proposta Falciai·), formulata nel 1986, quando ormai appariva prossima l'approvazione del Peli Botta. Rispetto acl allora, le lince di fondo non dovrebbero essere mutate anche se sono intervenuti alcuni fatti nuovi relativi a singole installazioni (Tab. 3. 5). Tale proposta prevedeva, innanzirutto, l'alienazione della caserma •Pietramellara· (inclusa nei programmi della 497/ 78), di aree minori come le vecchie postazioni di contraerea, di alcune installazioni di collina (ex polveriera ·Val d'Aposa•, polveriera di Monte Albano. ex infermeria quadrupedi di S.Vittore) e di un'area già dismessa temporaneamente (lunetta Mariotti o ex poligono gen ieri della Beverara). Quasi tulle queste infrastrutture avevano probabilmente già da tempo perso la loro funzionalità difensiva (si pensi, ad esempio, alle
.H J.a costruzione degli alloggi per ufficiali c soltuOìciali poteva avvenire in qualsiasi località indiaua dall':lllorn tvlinisrcro della Guerra in deroga alla norma gcncrnk che imponeva all'lncis di costruire nei soli capoluoghi di pro,•incia.
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postazioni della D.A.T) 34 e costituivano una sorta di ·relitto storico· all'interno dello stesso patrimonio militare. Il programma vero e proprio di am1azione del progetto Botta verteva attorno alla costruzione di due nuove infrastrutture militari decentrate, nelle quali accasermare i reparti da campagna dell'allora briga~:a ..Trieste• rendendo disponibili le caserme ·Yaranini· e ·Mameli·, e di un centro sportivo milil:are dove trasferire la compagnia ·Bersatleti•· liberando la caserma ·Masini... Era previsto il raggruppamento Ln un'unica area (STA.MOTO.) delle infrastrutture industriali, con il conseguente abbandono d e li 'ex Staveco e soprattutto dell'area ex PVEI nei Prati di Caprara est. L'inclusione della caserma ..Battistini· nell'elenco delle infrastrutture permutabili lasciava inoltre immaginare una volontà di accorpare le sue funzioni logistiche in un'altra struttura. Funzionale alla soluzione eli problemi eli diseconomie interne all'amministrazione apparivano, poi, le proposte di d ecentrare o comunque ridislocare le sedi della legione dei Carabinieri dalla caserma "Ma nara• e del distretto militare dalle caserme "C ialdini· e ·Boldrini-. Al contrario, e ra previsto al contrario il mantenimento e il rammodernamento delle caserme .. via li· e ·Perotti•, dell'attuale Stamoto e della connessa caserma ·Tagliamento•, del comprensorio dei Prati di Caprara ovest, individuato sempre più come polo logistico dei trasporti e dei materiali, del comprensorio eli Casaralta come polo logistico di commissariaro, dell'aeroporto Pesci (2° R.R.A.L.E.), dell'ex Villa ..Turri· e della caserma ·Mazzoni· come secli, rispettivamente, del comando di brigal:a e dei reparti collegati. Per quanto riguarda gli edifici del demanio storico-artistico solil:amente sede di attività burocratiche, veniva sostanzialmente previsto il loro mantenimento. 34 La D.A.T. (Difesa Aerea Territoriale) ebbe il suo primo assetto nel 1930 con la direzione affidata ali"Esercito che doveva sovraintendere all'impiego, all'addestramento, alla parte tecnica e prowedere a fornire gratuitameme i material i, e la parte esecutiva affìdata ad una apposita specialità della milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) che prowedeva al reclutamento e alla disciplina del personale. Con lo scioglimento della MVSN i beni atlìclati alla D.A.T. hanno seguito la successione dell'amminisu·azione della Guerra e non quella della soppressa milizi<J.
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T:eb. 3.5 ·PROPOSTA -FALCIAI· 01 OECENTRA.\IEI'ITO DEtLE STRUTllJRE \IIUTARJ 1986
l Comprensorio Pr-ati di C. Est l Comprensorio Prati di C. Est (l'VE!) 2 Comprensorio Prnti di ~ Ovest 3 C.tsenna ·lllamcli· 4 C.a~enna ·Tagliamento· 5 STA.MOTO 6 C.tsem1a .Sani• • Casamha 7 Ex STA.VE.CO. !l Ca~cnna ·Mazzoni· 9 Cascnna .Viali· IO Ca-.cnna ·l'croui· 11 C.a-.cnna ·Banistini· 12 Ca:.enna ·Chiarini· 13 Ca-.cnna -Varanini· Il E'·\'iltl Turri 15 POMo di ripetizione S.luca 16 E.x-Poh·cricra -Val D'Aposa· 17 Ex-lnfcrnleria Quadrupedi S.Viuon: l !l F.x-Polvericra d i Paderno 19 Ex-Lunena lllariotti 20 Ex-Polveriera di Monte Albano 21 Poligono TSN 2l Podere Torretta l3 Ex-Batteria •Alema nni · 2•1 !::x-Batteria ·Croce Copcna· 2S !~x-Batteria ·Gaibola· 26 Ex-Batteria .san Pancrazio· 27 E."·Battcria ·S.Anna• 2ll C.t'>Cmla ·~linghetti· 29 6 C.O.T. 30 C:t-.cnna ·Boldrim· 31 Cin:olo Ufficiali 32 C.t-.cnna ·lllasini· 33 Q;pedalc i\lilit::ue 3-a C.t,crma •S.i\tamolo· .~5 C.tscnna -..'>.Sa lva tore· 36 Cascnna ·Cialdini·
3
37 Acropono ·f.Pcsci·
3
1992
2
3 2
3 3 3 2
3 3 3
2?
2
3 2
l?
3 3 l 1
3
2
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3 3 3 2
l'riorit:l l • Stmtturc per cui leral attsplcttblle un decentmmento (alienabili); Prioritil 2 - decentramento auspicabile• ma 11011 <~1!1/Zia/ealla funzionalità milita n.: (pcmlut:abili): Priorità 3 ·non interesse al deccntmmcnto, ma disponibilitit allalrallalim (da conservare). Novit;l 1992: 10-13 - lo scioglimento della brigata Tric,tc· sostituita dalla brigata ·Friuli· ha l:asci:uo quasi completanwnte libera la casem1a ·Varanini· in Via Agucchi (ora coutilia~"lta dall'anna dei C:arahmicri). parzialmente utili7..zata 1:1 c::a..cnna ·l'eroui· di \'iale \larx <che è pa,.-.:ua da M..ode di un b:ut:aglione di fanteria a sede di un -.emplicc gmppo di aniglieria da c:tmpagna> c utilizzata a pieno regame la casenna ·.\lruncli· pre.....-.o PonJ S:m Felice: 32 non -.embra es.<;ere stato pos.'>ibilc pi'O<'\.'dcre al finanziamento delle l>lrutturc di acc:l!>Cmla· mento della comp-Jgnia Bcr.;atleti ncll'amhno della cOstruZione del nuovo ccntm >ponivo milit.trc nella prcscelta area demani<tlc dci r>rati di CaptlU"'d; 30.36 • la ç:aserma · Bolclrini· è stata individuata come sede dcll:l scuola ASIP (:a ll ievi sotnallìciali illlcrmicri) e l'aumcmo del carico di lavoro degli organi della leva l: st:ato fatto f.tr.IV:tre SlaUc cascm1c Cb lcl ini c Minghctti. l'onte: Conf. naz. sulle infrastruttur<.: rnilit:ari, Roma. 1986 e Nomisma.
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In particolare, veniva previsto il rammodernamento della caserma •S.Mamolo•, del Palazzo ·Filippini· (6° C.O.T.), dell'Ospedale Militare. della caserma ·Minghetti• c della caserma ·S. Salvato re•. Nulla era invece previsto per il circolo ufficiali in quanto forma lmente in uso al M inistero dei Beni Cultu rali. La prima colonna della tabella 3.5 riassume l'ordine di priorità al decemramemo delle strutture militari contenuto nella proposta, mentre la seconda colonna presema alcune probabili modifiche suggerite da cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nella dislocazione dei reparti presenti a Bologna.
3.33 Le esigenze dell'amministraz ione comum1/e Non è facile riassumere in poche parole la complessa elaborazio ne concettuale sottesa all'ultimo piano regolatore del Comune di Bologna (risalente al 1985). In estrema simesi, si possono individuare alcuni punti salienti: l) viene confermata 1~1 scelta di rigorosa conservazione dell'intero centro srorico, di cui si cerca di contrastare la progressiva terziarizzazione e la perdita di abitanti; 2) vengono confermati i fortissimi vincoli all'edificazione di nma la zona collinare, che resta · forzatamente• a vocazione agricola e ricreativa; 3) si cerca di risolvere strutlllralmente il problema della congestione della circolazione urbana, anche attrt~verso la costruzione di nuovi insediamenti residenziali ILmgo il percorso della costruenda metropolitana; 4) si propone di realizzare il disegno mai completato del piano del 1889. artraverso il decentramento del mercato ortofrutticolo e la costruzione di una circonvallazione esterna rinominata appunro ·asse dell'89·. A margine di questo disegno viene indicato un massiccio programma di riutilizzo delle zone militari, la cui estensione dovrebbe ridursi di circa i due terzi. Ciò significa, in altre parole, ipotizzare che nel periodo di validità del piano possa essei'(.' riutilizzata da~ Comune una superficie equivalente a tutta quella dismessa dalla Difesa in 130 anni di storia. 136
Al tempo stesso, a fronte di questa imponente dismissione non vic:nc indicata alcuna zona destinata ad ospitare eventuali installazioni sostitutive. l q uasi novanta ettari che si renderebbero così disponibili fuori dalle mu ra verrebbero re impiegati nel modo che segue 35: zone f)Cr verde urbano e territoriale (CVn zona per verde pubblico :mrezzato (V) parcheggi in sede propria (i\IPl zona per impianti sportivi (VS) + V :wna per impianti sportivi(\'$) + \ + \lP zona per anrezzarure scolastiche (S)
1,7o/o
63,4% 2.9"10 8,9"/0 16.aYo - .lo/o
All'interno delle mura, fra gli ex-conventi adibiti a caserma viene poi progettato il riutilizzo di: Convento di S.Salva tore
per
archivio d i Stato, sede Sovrnintcndcnza archeol ogie;~ e archivistica e ~llldentato;
Convento di
per
scuole medie Rolandino e servizi d i quartiere;
per
.'>crvizi di quartiere. parco pubblico; residenze spt.>eiali e artigianato.
S. Omobono
<C. ~la:;irtil Ospedale de~li
Abbandonati
<C. Bolclrini)
Fra le caserme passate al Ministero degli Interni e utilizzate oggi da ll 'anna dei Carabinieri va poi notato il progetto di riadibire il chiostro grande di $.Domenico (caserma ·Marsili·) a conte nitore per attività , spettacoli e manifestazio ni cu lturali, musicali e estive. Nel suo complesso, il progetto comunale appare quindi finalizzato ad un'ampia ridistribuzione a destinazioni pubbliche delle aree militari (Tab. 3.6), che consentirebbe soprattutto di aumentare di circa un quinto la superficie adibita a giardini. parchi e verde per la colleuività.
~~ La caserma S.Mamolo, rorsc turc rel igiose.
p~:r
una svista, viene indicata come area per aurezza-
137
Tab. 3.6 - PROGElTO DI RI UTILIZZO DELLE AREE MILITARI SECONDO IL P.R.G.
1 Comprensorio Prati di C. Est 2 Comprensorio Prati d i Caprara Ovest
v,v.v.s
6 Casenna ·Sani· • Cas:tr:tlt:t
V,S MP.V,VS GA GA V, PI
7 Ex S1AVE.CO. 8 Cascnna •Mazzoni·
v
3 Caserma ·Mameli· 4 Casenna ·Tagliamento• 5 STA.MOTO
9 Cascm1a -Viali· 10 Casem1a ·Perotti• 11 C:lsenna ·Battistini· 12 Casenna .Chiarini13 Casenna -Varanini1'1 Ex-Villa Tuni 15 POS!o di ripetizione S. tue:• 16 Ex-Poh·eriera -Val D'Apo,\:t• 17 Ex-lnfenneria Quadntpcdi S. Vittore 18 Ex-Polveriera di Paderno 19 Ex-Lunetta Mariotti 20 Ex-Polverie;d di Monte Albano 21
Po ligono TSN
~II'.V.VS
GA GA GA GA GA
R6 GA GA CVT GA
v GA GA
22 l'<>dere Torretta
23 Ex-B:mcria -Aiemanni24 Ex-Batteria .Croce Copcn:t•
25 Ex-Baneria -Gaibola· 26 Ex-Baneria ..S.Pancrazio· 27 Ex-Batteria ..S.Anna· 28 C.1senna ·Mingherti·
33 Ospedale Militare 34 Cascnna -S.Mamolo35 Caserma ·S.Sa lvatorc· 36 Caserma ·Cialdini•
GA GA AS.V.S GA AS.S.AS GA AH AS GA
37 Aeroporto ·F.Pesci·
MA
29 6°C.O.T.
30 Casenna ·Boldrini· 31 Circolo Ufficiali 32 Casenna -~!asini·
legenda: GA C\T V VS
• • • • •
S
•
~lP
Pl
•
R6
•
AS AH MA
• • •
zona per attrezzature per le Forze Annate; zone per verde urbano e tenitoriale; zona per verde puhblk-o :lltrezzato; parcheggi in S<.'<le propria: zona per impianti ~ponivi: zona per anrcz7.:1lure scola:;tiche; zona industri<tle-:trtigianale di completamento zona d i rispeno ambicnt:tle: zone per anrc7.7A'Iture di interesse comune; zone per anrez7~1ture religiose; zona per anrczzmure aeroportuali.
Fonte: Comune di Bologna. Piano Hegolatore Generale, 1985.
138
·ss
A prescindere dalle indicazioni del piano, nel disegno urbano complessivo le aree militari di cui appare possibile prevedere un utilizzo residenziale sono nell'ordine: Casaralta (già indicata infaui in parte come zona R 5.1); Prati di Caprara (nella zona mligua al progettato passaggio della linea 2 della metropolitana di superficie); caserme .Viali· e ·Peroni· (già limitrofe a zone R 5). In conclusione, va rilevato come, storicamente, i pianificatori comunali abbiano mutato più volte il loro atteggiamento, anche sulla spinta di esigenze contingenti, sulla destinazione da dare alle arce militari. dando vita a progetti che il più delle volte sono caduti nel nulla. 1 el P.R.G. del 1955 era, ad esempio, conremplato un ambizioso programma di riutilizzo delle infrastrutture dell'artiglieria 36, a fronte ddl'individuazione di un'ampia area destinata a ·zona militare di progena• prospiciente l'attuale caserma ·Chiarini· in località Le Roveri, servita da un apposito by-pass ferroviario che si doveva costruire fra la linea Bologna-Ancona e la linea Bologna-Portomaggiore. Il successivo piano del '70 aumentava le richieste includendo fra le aree da destinare a nuove funzioni entrambi i comprensori dei prati di Caprara (verde pubblico e scuole), la caserma ·Mameli· (verde pubblico. parcheggio e scuola), Casaralta (verde pubblico, scuole e residenziale) e la caserma ·.Mazzoni· (impianti sportivi). Non veniva più proposta la nuova zona militare delle Roveri (inglobma nel piano per il previsto e mai realizzato nuovo cimitero), ma una serie di ampliamenti di infrastrutture già esistenti 37 e una nuova struttura da cosrn.tirsi in un terreno di proprietà comunale posto all'estrema periferia ovest della cirtà 38. .16 Per i prati dell'Annunziata (CJ:.cmla D'Azeglio ed ex Sta.vc.co) veniva previsto un mentre la pia~~.a d'anni (oggi comprensorio dei prati di Caprara c:.t c allora direzione d'artiglieria) veniva frazionata in più lotti per costruirvi un ospedale, una scuola, una zona re...idenzialc c l'ampliamento dell'adiacente scalo ferroviario. Anche la zona del Ranuzzino dO\·eV<l essere des1inata a funzioni residenziali e permcltcre finalmente la costruzione del tr:mo terminale di via Bovi C.'lmpeggi. Di questo progcuo solo la costruzione della via Bov• Campeggi e dell'Ospedale ;\lagg•orc. avvenuta con modalità del tuuo particolari, si sarebbero poi realizzate . •\? Il podere Torretta presso il poligono TSN e la casen11a Pcroui. 31! Terreno in località Cappella delle Piastre, di cui poi si sarebbe proposta la trasformazione in discarica comunale c, in parte. in piazzola per !"alloggio dci nomadi. utili~zo residen~iale,
139
3.3.5 ConfroJito fra le esigenze delle due amministrazioni Mettendo a confronto fra le due proposte pubbliche formulate negli stessi anni (1985-1986) dalla Difesa e dal Comune di Bologna in merito alla destinazione d'uso delle arce miliLari èpossibile classificare queste ultime in cinque categorie (Tab. 3.7): l) aree che mantengono la destinazione militare sia per la Difesa che per il Comune; 2) aree considerate permutabili dalla Difesa ma non d'interesse per il Comune, dal quale sono pianificare come aree militari: 3) aree d'interesse comunale, ma 1itenute non pe1murabili dalla Difesa; 4) aree potenzialmente riutilizzabili previa permuta; 5) aree atipiche. Evidenrcmenre. le installazioni rispetto alle quali più forte appare il conflitto sono quelle di cui al punto 3, mentre un sostanziale accordo, se non altro sul piano delle intenzioni, esiste per quelle di cui ai punti l e, sopranuno, ·L Fra queste ulùme. una prima intesa cm stata raggiunta per lo scambio dell'area ex-Sraveco con un terreno comunale, che avrebbe reso possibile l'ampliamenro della Sta.mo.to. Tuttavia questo accordo, definito in un quadro giuridico confuso, ha innescato un confliuo di competenze fra l'anuninistrazione finanziaria e quella della Difesa in ordine alla titolarità del diritto di assumere aui di disposizione su quegli immobili. L'incertezza che ne è derivata, ha logicamente finito per peggiomrc non solo la posizione delle Autorità Militari, ma anche quella del Comune. riguardo ai destini dell'area. La lunetta Mariotti è stata invece definitivamente dismessa dall'amn"tinistrazione militare. rientrando successivamente nel fallito accordo fra Municipio e Intendenza circa la costruzione di un nuovo palazzo per gli uffici finanziari 39. Il destino della caserma ·Masini· sembra, infine, legato alla costruzione del centro sporùvo militare dei Prati di Caprara cd alla possibilità, originariamente prevista, di ricavarvi al suo interno edifici per l'accasermamento dei reparti sportivi. WTramontato questo pro~ctto. sembra pos.~ibile una sua rias.~eAnazione aUa Di tesa.
t.
Tab. 3.- - CO!\I'HONTO FRA I.E PHOI'OSTE PUBULJCHE I'OH\I ULATE DALLA DifESA E DALLA A.\L\IIl\ISI"HAZIO'\F CO~IU:-IAI.E 1'\ MERITO AI.I.E ARFE ~IIUTARI t\ BOLoG'\ \ !l!fi-as/ruuu w che reslrm o m iliJm·i secondo le d ue a mml n i:;Jmzloni
1 Caserma -T•t~tliarncnto• S STA.:.IOTO 9 Casem13 -Viali· l O C:tscrm:t ·l'croni· 12 Caserm:t ·Chi:trini· IS l'osto di ripctit.ione S lut':l IH F_x-Pohwier.t di Paderno .2!1 Casenna -~linJthen i·
l9
6'C.O.T.
.H
O~pedalc
.\tililarc
36 Caserma .Cialdini· 37 Aeroporto Pesci 2.
!l!f ras/mllltn! permulalJ/11 per la 0{/èst~ ma
Il 13 16 lO
Casemta ·B;mistini· Casem1a -\ .tranini· Ex-Polvcricr-J -Val D'Aposa· Ex-Polvcrier.a di :.1ome Albano
11011
d 'ili/eresse {X!I'/1
Com1111e
3. lnjrastnlllure d 'ili/eresse comu11ale ma 11011 pemmlabili per la Difesa l Compren-.orio Prati di Caprara Esl (CiuesacciaJ
2 Comprensorio Pr-Jli d i Capmra Q,o.:,l 6 Casenn a ·S:tni·- C:t~ar:tlaa 8 C:tscm1a -:.tan.oni·
30 Caserma 13oldrini·
.s. S;~h~uorc·
.~S
Caserma
•t.
lnjraslnilflllt' pemmwbli/e d 'imen~'i:il! comu1U1/e
l Comprensorio Pr.u i di Capram Esa ( l'VE!)
3 Caserma -
-~l.tmdi·
Ex STA.\ 'E. CO.
l" Inferme ria q uadrupedi ·S. Vittore• l') E'l Luncu:• ·l>larioni· 32 C:t:.em1a ·\l:tsini·
S.
lllfmslmllun• mipicbe 110 11 considL•mle
14 Ex-Villa ·Turri· Poligono TSN
2l 22 23 2·1 2S 26
Podere Torrcna Fx-Baneria ·Alemanni· "x-Bancria .Croce Coperta· Ex-Bancria ·Glibol:t· E.x-Bancri:t .s. Pancr.tt.io27 E..x-Baneria ,<;, Anna· 3-a Casem1a .,<; Man10lol'ome: e laborazioni Nom isma su dali
~l i nblet'O
della l)if'c sa e Comune di Bologn;t,
141
3.4 Il patrimonio militare: valutazione e stima, prime conclusioni e spunti per un dibattito a ve nire Lo sviluppo sul patrimonio inu11obiliare militare di considerazioni di tipo economico richiede una preventiva piena comprensione dei fattori urbanistici legati alla presenza delle Forze Armate sul territorio. Se da un lato, infatti, si può affermare che l'Italia ha intrapreso una consapevole politica delle infrastrutture militari solo in due ristretti periodi della sua storia: il decennio giolittiano e l'ultimo decennio fascista, dall'altro è importante osservare come quella presenza, anche se non più con i criteri rigorosamente geometrici dei secoli scorsi, non abbia mai cessato eli esercitare un ruolo eli ..disegnatore occulto· delle città , funzionando prima da freno e poi da impedimento allo sviluppo, spesso caotico e incoerente, dei centri urbani 40. A una politica esplicita delle infrastrutture miUtari si è sostituita quindi per decenni una ..non politica· inerziale basata sul semplice riutilizzo dell'esistente 41 (vedi app. 3). Un tipico esempio di questo meccanismo si ritrova a Piacenza e Bologna che, elette nel 1860 città piazzeforti, l'una continuando una lunga tradizione, l'altra al posto di Ferrara che aveva esercitato fino ad allora tale ruolo, riuniscono ancora oggi buona parte della presenza militare in regione. I forti investimenti allora sostenuti con l'acquisizione di terreni e la requisizione di molte delle stnmure religiose disponibili, hanno messo 40 Basti ricordare, a questo proposito il rapporto fra la localizzazione delle zone milita ri in generale e delle piazze d 'am1i (o campi d i Ma1te) in pa1ticolare, e la localizza. zione degli scali ferroviari. 41 ·Cè una grossa resistenza da parte del demanio militare a sdemanializzare anche quando un'area non se1ve più e magari ne setvirebbe un'altra: si preferisce adattarsi dentro ciò che si ha, anziché affrontare la doppia pratica di sdemanializzare un'area e demanializzarne un'altra, riaprendo tr.mative all'esterno della struttura militare. Il demanio milita re preferisce sempre conservare in vista di imprevedibili esigenze fun1re anche le aree del tutto dismesse; se occorreranno saranno già pronte, già demaniali, già interne al sistema mil itare. C'è certamente in questo la preoccupazione per le lungaggini amministrative, pa.ticolarmente pericolose per una struttura come quella militare per cui possono essere necessari tempi brevissimi e non prevedibili.• Cfr. l. Insolera, ·Tnsediamenti militari e rrasfom1azioni urbane•, in Esercito e città dall'Unità d 'Italia agli anni 11rmta, atti del convegno, Roma, 1989.
142
a disposizione dell'amministrazione militare una ricca dotazione infraSlrutrurale che costituisce ancora oggi una parte consistente del suo patrimonio immobiliare. Questa inerzia ha peraltro fano sì che all'interno dei centri urbani si conservassero fino ad oggi delle aree intatte, assolutamente uniche, vere e proprie ·proprietà autonome, assolute, rispetto al resto della città· 42. Il loro riutilìzzo 43, proprio per la loro assoluta specificità e unicità, richiederebbe pertanto che si tenessero in considerazione, ancora più del solito, fattori di lungo periodo propri di chi è consapevole di utilizzare un patrimonio che si è costituito in maniera secolare. Una parziale sdemanializzazione, peraltro lentissima, delle aree militari è comunque già avvenuta. Nella maggior parte dei casi, però, si è trattato di episodi sporadici legati o a problemi di bilancio statale, o al ridimensionamento dell'Esercito seguito alla seconda guerra mondiale e non del frutto eli una programmazione funzionale alle esigenze e ai bisogni rispettivamente dell'Esercito ·e della città. · Dal destino toccàto ·a quelle aree e dal tipo eli rappoiti intercorsi fra i vari enti coinvolti si può cercare di trarre alcuni insegnamenti per il futuro. Un problema completamente nuovo che si porrà comunque quando si dovrà proçedere al riammodernamento infrastrutturale dell'Esercito e al graduale rilascio. delle aree ritei:lllte inadegu~t~ sarà quello della conservazione delle architetture militari d'inizio secolo. Se, infatti, è abbastanza diffusa la cultura del recupero dei vecchi
12 Cfr.
l.lnsolera. op.cit. Un problema parallelo, che meriterebbe d<l solo ben altri approfondimenti, è quello degli ex-conventi ancora· adibiti ·a ·S<.>de di uffici militari. Per questi, oltre all"annosa c per certi versi sterile polemica sulla funzione che hanno avuto sulla conservazione del p:urimonio architettonico i lavori del Genio o la presenza militare in genore. si porrà comunque un giorno il problema çlcl loro reinserimenro in quel cònresto urbano che spcs.~o hanno contribuito pesanremenre a disegnare. Prima. quindi, di avanzare per cs.~i i consueti progetti di ridislocazione degli uffici pubblici, occorrerebbe approfondire maggiormente il tipo di legame armonico. bru~ca mcnte interrotto dall'occupazione militare, che si creava fra queste strunurc e il territorio ci rcostante. 13
143
opifici industriali +•, del tutto trascur.ato, anche per la mancanza di casi reali sui quali esercitarsi, appare il caso parallelo delle architetture militari. La proposta che verrà formulata alla fin e di questo lavoro ha comunque valore più per il metodo con cui è stata ottenuw che per il suo contenuto effenivo Ognuno, infatti, a partire dalle proprie convinzioni, può trarre dagli stessi elementi conclusioni profondamente differenti. L'importante è che questo serva ad instaurare un dibattito sull'utilizzo e il riutilizzo di queste aree e che vengano ben valutate le conseguenze di operazioni in grado di segnare per decenni la Yita delle nostre città. 3.4.1 Alcuni inseg11ame111i tratti da 130 anni di dismissioni
In via paradossale si può affermare che uno dei principali effetti della presenza di aree militari all'interno dei centri urbani è il fatto che, a un certo punto della loro storia, queste diventano o ridondanti o tecnologicamente obsolete e possono essere quindi destinate ad altri usi. Di norma, trascorre un certo periodo di tempo fra il momento in cui questa obsolescenza si verifica e il momento in cui viene riconosciuta da gerarchie militari solitamente abbastanza conservatrici, e questo lasso di tempo rappresenta un fattore spesso decisivo nel determinare il futuro utilizzo dell'area. I possibili riutilizzi del patrimonio militare rientrano in tre distinte categorie: l ) riutilizzo dello spazio occupato dalle infrastrutture militari; 2) riutilizzo degli edifici e delle opere esistenti per altre attivirà; 3) salvaguardia dell'infrastruttura come bene storico in sé meritevole di tutela. !'\ella realtà, queste tre tipologie spesso si confondono, sia all"interno delle intenzioni degli attori interessati sia nelle realizzazioni concrete. Un caso classico, quasi scolastico, di riutilizzo dello spazio occupal·l Cfr. fra gli a lBi Quaderni E1ve1, fàbbriche abbandonale e recupero urbano, n.
9189.
144
to dalle opere militari si risconrra nel destino di cinte muraric c fortilìcazioni. L·esisten7.a delle mura e di uno spazio di rispetto davanti ad esse ha consentito alla fine del secolo scorso alle autorità comunali poste di fronte alle esigenze di espansione delle città di avere un·opponunità unica per costruire ampi viali circolari tutt'attorno ai vecchi centri abitati. n differente grado di riluttanza delle autorità militari ad abbandonare le vecchie fortificazioni inmilizzate per decenni, o a volte per secoli, ha avuto conseguenze ben diverse a seconda delle ciuà interessate. A Bologna. ad esempio. il fatto che l'Esercito a suo tempo non abbia ritcnuro le vecchie mura rinascirnentali degne di appartenere all'elenco delle fortificazioni demaniali. lasciando invece che confiuissero nel patrimonio comunale, ne ha permesso indirettamente la quasi completa demolizione, non consentendo che maturasse una sufficiente coscienza del loro valore come bene storico in sé 'l'i. L'aver conservato invece per -soli· quarant'anni il campo trincerato del 1860 c la sua area di rispetto non ha permesso alla città di poter usufruire di aree che sarebbero oggi ideali per la costruzione dell'anello di circonvallazione intermedio fra i viali e la tangenziale pre,·islo dall"ultimo piano regolatore. La tentazione di utilizzare le arce militari, pensate come acquisibili a basso costo, per realizzare importanti infrastrutture stradali, o addirittura di progettare di direttamente le strade in funzione delle disponibilità di dette arre è sempre stata molto fo1te. Un riutilizzo stradale hanno avuto, ad esempio, il panificio militare di $.Bernard ino (piazza dei Martiri), la lunetta Fornace Bassi (rotonda Romagnoli), due importanti snodi dei sistemi viari pmgemlli nel 1889 e nel 1955. e singoli pezzi di trinceramento specie lungo le vie Sigonio, Mondo, B. Gigli e E. Lelli. oltre, ovviamente. alle strade costruite dal Genio in collina. Grande importanza hanno avuto ovu nque in Europa le opportunità offerte dalla dismissione dei Campi di Marre, fonte principale dei pochi vasti spazi aperti rimasti all'imerno delle grandi città. Parigi con
45 Del 1u1to contra rio è, :1<.1 esempio. il caso di Piacenza, dove;: il Comune si è a lungo semi1o vincol:no dal regime demaniale militare impostO alle mura cittadi ne.
145
gli Champs de Mars, Londra con gli Horse Gua rds e Vienna con l'Hotburg sono tipici esempi di questo fenomeno, che a Bologna si è verificato solo in parte per l'utilizzo dapprima a Campo eli Marte eli due aree atipiche come la vecchia piazza del Mercato e il guasto della Montagnola 46, e successivamente di un'area semiperiferica come i Prati di Caprara. parzialmente utilizzata per la costruzione del nuovo ospedale civile. Diverso è il discorso legato al riutilizzo delle installazioni militari intese come fabbricati e edifici. In questo caso, infarti, risulta problematico ipotizzare nuovi utilizzi senza che sia necessario ricoiTere a preventive demolizioni, stanti le notevoli differenze che esistono fra i requisiti necessari ad un edificio militare e quelli richiesti ad un edificio civile. È abbastanza difficile ipotizzare per una caserma una riconversione ad abitazioni civili o ad albergo che sia economicamente fartibile o finanziariamente sensata. Quando una riconversione ha effertivamente luogo, ciò ègeneralmente imputabile al verificarsi contemporaneo di circostanze foJtunate. Ptlò esistere, ad esempio, una richiesta di particolari tipologie di fabbricati , come nel caso di uriiversità o centri sociali, che sono sufficientemenre ..neutri• da poter essere ricavati anche da caserme. Queste soluzioni sono comunque giustificabili solo con la mancam:a di risorse finanziarie per costruire edifici ad hoc. A Bologna questo tipo eli problema si è posto in misura molto minore che altrove, dal momento che le caserme dismesse non erano l'espressione di un'architettura militare autonoma ma, per lo più, nascevano dalla trasformazione di ex conventi o ex chiese già tutelati come beni monumentali e, pertanto, non ne era ipotizzabile una demolizione volontaria. La destinazione usuale eli questi immobili è stata fmora a. funzioni di pubblica sicurezza, artraverso il subentro soprarturto dell'arma dei Carabinieri (caserme Marsili, Manara, D'Azeglio e in parte. Mazzoni), ma anche della Polizia di Stato (caserme Smiraglia e in parte S.Salvmore) o, in suborcline, quella a edifici scolastici, o, infine, il ritor·16 Collina attificiale generata !lll'imerno òella citt.i i dal cu mularsi delle rovine eli più ··astclli e dal deposirarsi secol:u·c dei rifiuti. ·
146
no alle funzioni di culto (chiese di S.Francesco, S. Omobono. SS. Annunziata, parte del convento del Corpus Domini). Nel caso della caserma Arcoveggio (caserme Rosse) acquisita dal Comune con la legge 497ns. si è potuto assistere alla trasformazione in centro sociale di un fabbricato completamente militare per concezione; riutilizzo probabilmente imputabile anche a ragioni finanziarie, quelle stesse che 80 anni prima avevano portato alla trasformazione della caserma di S. Gervasio in mercato coperto. ln altri casi la sorte dei fabbricati dismessi genera numerose perplcssilfi: è il caso della Chiesa di S. Barbaziano utilizzata come garage, della Chiesa con attigui locali ·1- di S.Cristina della Fondazza oggi completamente abbandonata, o della Chiesa di S. Mattia in S. Isaia. In molti di questi casi vi è da rimpiangere quel minimo di manutenzione che la presenza militare era comunque in grado di garantire. Un ultimo fattore deve essere tenuto in considerazione. Nell'ultimo secolo, eli fronte ai tumultuosi cambiamenti apportati dal processo di industrializzazione, è maturata nel mondo occidentale una cultura della conservazione delle aree come patte del patrimonio storico o paesaggistico di una nazione. Queste tematiche avevano già fatto la loro comparsa all'inizio del secolo con le dispute sull'abbauimenro delle cinte murarie, ma hanno trovato un particolare impulso dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, portando alla formazione di gruppi di pressione organizzati col fine dichiarato di rallentare o impedire la normale evoluzione •Capitalistica· del mercato immobiliare, e formalizzandosi in una cultura urbanistica che a livello nazionale ha trovato proprio a Bologna una delle sue espressioni più alte. Il naturale conservatorismo delle gerarchie militari e la relativa riluttanza ad abbandonare le installazioni appaiono sostanzialmente funzionali alla difesa di questi valori. Certe aree militari, anche non monumentali, suscitano a volte tali emozioni per gli eventi cui sono legate e colpiscono tanto l'immagina-
~7 Non ci si riferisce, ovviamente, ~l convento di S. Cristina della Fondazza oggetto di permuta fra Comune e amministrmdone della Difesa ai sensi della legge 497n8.
147
zione da rendere per cerri versi deprecabile, anche a distanza di decenni o di secoli, il loro svil uppo economico 48. Esse fanno infatti ormai parte del retaggio cu lturale di una nazione. 3.4.2 l/t/a/ore del patrimonio militare
Alla luce delle valutazioni sin qui esposte, appare chiaro come una valutazione economica condotta con gli strumenti tradizionali non tenga qu indi sufficientememe conto del fauo che, per la loro particolare natura, il valore complessivo attuale delle aree militari comprende, oltre acl un valo1·e d'uso, anche un valore non connesso all'uso, il cosiddetto valore opzionale. In particolare, se il valore d'uso diretto è facilmente calcolabile ricorrendo a un metodo di surrogazione o a un metodo eli trasformazione 49, e il valore d'uso indiretto, legato alla attuale fruizio ne visiva, estetica o ricreativa, può essere considerato nullo acl eccezione degli edifici del demanio storico-anistico. molto importante, ma di difficile calcolo appare invece il valore opzionale so che deriva dalla consapevolezza che comunque un giorno. volendo, si potrà fruire di una cena risorsa a patto che la si conservi SI. Essendo del tutto evidcnre che alcune arce militari all'interno dei centri urbani rappresentano occasioni assolutamente uniche el i riqualificazione degli stessi, l'indivicluazione dei loro utilizzi futuri non dovrebbe dipendere da criteri meramenre contingenti. ln panicolare, occorrerebbe pensare ad esse non soltanto come os Ragionando ex posr, è il caso per Bologna dei prati dei CrociaJj, antico luogo di riunione c accampamento d i tn1ppe fìno aiJ'arrivo dci Francesi, che portano nel nome memorie legate alle crociate e all'ordine dei Templari, c che sono oggi completamente ricoperti di abitazioni. •9 Per entrambe le definizioni si rimanda alla pagina seguente. 50 Su que:.ti argomenù si veda: l I.J. Ewers. P. 1\'ijkamp. t.:rban susrainibilif.l'. Gower. Aldershot. 1990 e N. Lichfìeld, liconomics inurban consen·ation. Cambridge. 1988. 51 La consapevolezza che le arce rnilitari abbiano un alùssimo valore opzionale app:1re, seppu r non formali~zata , in moltissimi interventi della più volte c itata Conferenza nazionale sulle infrastrutture nlilitari nelle arce urbane e, sopratlllltO nelle recent i pubblicazion i sul ruolo del l e forze armate come i nvol onrarie •tutrici· dell'ambiente nei poligoni eli tiro.
148
ad una potenziale opponunitù di speculazione immobiliare. bensì come ad una irripetibile possibilità di soddisfare esigenze aninenti non solo allo sviluppo economico (miglioramento dei redditi. aumento tkll'occupazione, ecc.) e alla qualità ambientale (conservazione dei valori artistici, storici, ambientali, ecc.), ma anche alla qualità ·sociale· intesa non ramo come trasferimento di risorse all'interno di questa generazione, quanto soprattutto come trasferimento di risorse alle generazioni future. Si è preferito. quindi, utili:a..are la valutazione economica delle aree come semplice indicatore della fallibilità finanziaria dei vari progetti possibili e non come unico criterio di scelta fra gli stessi, né tanto meno come mezzo per individuare de~linazioni economiche -oggenive-. L'aver escluso il calcolo economico come unico criterio di scelta non deve, però, portare alla conclusione che l'evenruale riulilizzo delle aree militari debba essere gratuito o avvenire a condizioni finanziarie irrealistiche.
\la/ore di surrogazione A rigore, ogni particolare tipo di installazione militare ha un proprio valore di surrogazione. Data. però, l'assolura particolarità dei fabbricati in questione non sono facilmente disponibili elementi per il calcolo del loro prezzo di mercato. Una valurazione empirica riferita al 1986 indicava in 30 milioni-uomo S.! (corrispondenti a circa 30 miliardi complessivi) il costo di costruzione di una caserma con annessa area addestrativa aua ad ospitare un battaglione (circa 1.000 uomini) su di una superficie di 20 ettari. Attualizzando questo valore seguendo l'andamento medio dei costi di costruzione dei fabbricati residenziali si ottiene al 1991 un valore di circa 45 miliardi. che veiT'à convenzionalmente assunto quale valore di surrogazione di riferimento per una caserma tipo.
Valore di lraiformazione Se si assume come utilizzazione ordinaria delle aree militari quella ~l
Relazioni del Gen. Poli c del Contrammiraglio Falciai alla Conjèrt.>nza nazionale
sulle injì·astrttl/111<! militari, op. dt.
149
residenziale, si ottiene un valore di rraformazione che è funzione di più fanori: alcuni legati alla localizzazione dell'area: prezzo delle abitazioni e indice di edificabilità; altri sostanzialmente legati alla dimensione della superficie: costo di costruzione, contributi d'urbanizzazione, oneri fiscali e finanziari. Dal valore di trasformazione così ottenuto si può risalire al possibile prezzo di mercato una volta dedoru i margini di profitto stilnati degli operatori. Ovviamente, questi prezzi non vogliono affano rappresentare una stima esatta dei valori di mercato delle aree militari, ma semplicemente un primo indicatore del loro possibile ordine di grandezza. Non sono stati ovviamente inclusi in questo calcolo i fabbricati del demanio storico-artistico, per i quali, non essendo certamente ipotizzabile una demolizione con successiva riedificazione, si è ricorso ad altra tecnica. In un mercato delle aree militari in libera concorrenza i valori di surrogazione e quelli di trasformazione dovrebbero coincidere, dal momento che l'Esercito tenderebbe naturalmente a trasferirsi ogni qual volta il primo risultasse minore del secondo S3. L'esistenza, da un lato, di un particolare regime centralizzato di amministrazione del patrimonio immobiliare dello Stato e, dall'altro, di una regolamemazione urbanistica che incide pesantemente sul valore delle aree fanno sì che, in realtà, la dinamica delle aree militari resti bloccata dai veci incrociati dei vari attori interessati. La tabella 3.8 riporta, per ogni area in uso alla Di fesa, tre distinti valori di mercato calcolati ipotizzando altrettanti indici di edificabilità. In generale, per i beni ai quali è stato assegnato un unico valore di mercato (turo quelli appartenenti al Demanio storico-artistico e quasi tutte le cosiddette •a ree varie·), si è ipotizzare il mantenimento nell'attuale condizione. Si noti come un'alta percentuale del valore totale sia concentrato in un numero Limitato di aree. s.s Il valore di mercato coinciderebbe col valore di trasfonnazionc se esistesse una regime di concorrenza perfetta nel mercato delle aree fabbricabili, il che è ben lontano dal vero.
150
Tab. 3.8 - PROBABil.E VALORE D I ~IERCATO DELLE AREE IN USO ALLA DIFESA NEL COMU· NE 01 BOLOGNA (miliardi di lire)
Denominazione Patrimonio !ndlsponibile: l C.Prati di Caprarn Est 2 c.r>rati di Capr:ll'a Ovest 3 C:1scm1a •G. M:tmcli· 4 Casem1a ·Tagliamento5 STA.iVIOTO 6 Cas:traha 7 Ex-STA.VE.CO. 8 Casem1a •.\lazzoni· 9 Casem1a .Viali· IO C:1sem1a ·G. Peroni· Il C:1scnna ·Bauistini· 12 Caserma ·Chiarini· 13 Caserma -Varanini· 14 Ex-Villa 1\Jrri t 5 P. rip. S. Luc:t 16 l'olvcricra Val D'Aposa 17 Inf. s. Viuorc 18 Polveriera Paderno
Indice di edificabilità
0,3
0,4
0.5
92,045 59.220 43.618 1,685 39.381 39.686 49,228 19.469 27,101 22.580 7.263 6.339 8.870 2.294 0,300 0.200 O.J50 0.400
122.726 78.960 58,157 2.246 52.508 52.915 65.637 25.958 36.134 30.106 9.684 8,452 11,826 3,059 0.300 0.200 0.150 0.400
153.408 98.700 72.696 2.808 72.618 66.144 82.046 32.448 45.168 37.633 12.106 10,565 14,783 3.824 0.300 0.200 0.150 0.400
7,469 0.250 0.400 0.250 0.008 0.003 0.020 O,Q15 0.016
9.959 0.250 0.400 0,250 0.008 0.003 O,Q20 0.015 0.016
12,449 0,250 0.400 0.250 0.008 0.003 0.020 0.015 0.016
15.000 11,000
14,000 14.000
15,000 11.000 9.500 18.000 10.000 35.000 9,000 14,000 14,000
15.000 11.000 9.500 18.000 10.000 35.000 9.000 14,000 14.000
563.760
705.842
854,908
I li'(!(' varie:
19 l.tmena Marioui 20 21 22 23 24 25 26 27
Monte Alb:lno Poligono TSN Podere Torreua B:mcria ·Alemanni· B:meria ·Croce Copcna· B:meria ·Gaibola· Balleria .S. Pancmzio· Bmteria ·S. Anna·
Demfmio Storico-Artistico: 28 C:tsenna ·-'1. Minjtheni· 29 6' C.O.T. 30 Casem1a ·Boldrini· 31 Circolo Ufficiali 32 Caserma ·Masini· 33 Ospedale Militare 34 Caserma ·S. M:unolo35 Caserma .S. Salv:uorc· 36 C.'ISCmJa .Cialdini·
9.500 18.000 10.000 35.000
9.000
Demanio:
37 Aeropono ·F. l'esci· TOTAI.E fonte: Stime Nomisma
151
3.4.3 Una questione di metodo: luoghi di confronto fra amministraz ioni nella gestione delle realtà Locali Rispetto ai normali dettami del mercato fondiario, in generale si può affermare che: l'anu1ùnist:razione della Difesa è solitamente molto restia a dismellere le installazioni e riesce a mantenere nelle aree urbane zone relativamente imatte fmo al momento io cui non viene autorizzata, io via straordinaria, a venderle e incassare direttamente i ricavi conseguiti SI; l'amministrazione delle Finanze rende a riutilizzare per altre anività gli edifici e le opere esistenti, riusce ndo anch'essa a mantenere nelle aree urbane zone relativamente intatte dove però è assai più visibile il degrado a causa della precarietà delle nuove destinazioni 55; il Comune di Bologna si è finora mostrato principalmente interessato al riutilizzo dello spazio occupato dalle infrastrutture militari. che è stato solitamente riadibito a funzioni ricreative o sportive 56. Questa politica, che raggiunge i1 suo apice programmatico nell'ultimo piano regolatore, non trova sostanziali difficoltà ad essere attuata nelle aree scarsamente edificate, difficilmente riutilizzabiJi dalrintendenza. ma incontra grossi ostacoli ogniqualvolta interessa aree già densamente fabbricare, come sta a dimostrare i1 caso dell'ex Staveco. Inoltre lo stesso Comune ha storicamente mostrato una certa instabiJità nella gestione delle ex aree militari che a volte ha richiesto per un fine e poi utilizzato in modo ben diverso. Questa te ndenza, iniziata nel 1904 con un esproprio per pubblica utilità di patte del campo trincerato, cui fecero seguito cessioni e affit5·1 In tali casi essa non ha esitato a adonare principi economici come dimostrano i risultati della recente legge 497n8 o quelli della legge 151 del 1901 che consentiva la vendita direua di aree dal Genio militare a privati. 55 ell'individuazione di queste ultime le Intendenze sono inf~mi ·istituzionalment<> costrette a seguire logiche di tipo merameme amminismuivo, am:iché logiche di tipo gestionale, poiché le aree non vengono quasi mai alienate in previsione di possibili richieste da pane di altr e amministrazioni centrali dello Staw. né su di esse vengono operati investimenti d'alcun tipo per la loro valorizzazione. 56 È il caso della nuova piazza d'amli (centro sportivo di vi:1 Agucchi), di pane della luneua Gambcrini, o, in via indiretta, dell'ex forte S.Donaro (centro sportivo di via Michelino): o dei parchi di collina ricavati dagli ex forti Bandicm (c in pane fole) c Paderno o dalla polveriera di Via del Paleotto.
152
ti. è continuaLa fino qua:-.i ai nostri giorni con il ca:-.o della luneua Casaralta, onenuw per ·ca u~m di pubblica utilità• con permuta ex legge 2000, resa in pane edificabile c immediatamente alienata alla Finanziaria Fiere e. da questa a sua volta in pane subalienata. Solitamente, infatli, le amministrazioni municipali incontrano diOìcoltà nel fìnanziamcmo (k:Uc opcmzioni s- di riulìlizzo clcllc zone militari e srx:sso si vedono costrette a reimmeLten1c una parte nel mercato fondiario. Il problema del riuso delle arce militari si inserisce comunque all'interno del piLI genemle problema dci rap(X>rti fra sedi periferiche di amministrazioni centrali dello Stmo {.>ti enti l<x·ali nella gestione dclterrito1io. Proprio nei centri urbani di maggiori dimensioni la :-.tnuncntazione urbanbtica fornila dalla \'igcnte normativa si è dimostrata inadeguata a garantire un equilibrato asse11o del territorio nei confronti di quella •rete complessa <.li poteri pubblic:i ...<.li livello supt:riore ai governi mpprescmativi della collenivitfl urbana ... prcposti alla cura di interessi facenti capo all'intera comunità nazionale· sa, che oggi prescinde di l'ano dai vincoli territoriali delle pianificazioni locali. Se la soddisfazione dci nuovi intt:ressi di rango :wperiore è sempre stata garantita con deroghe espresse alla normativa generale 'i9. è rima:-.ta invece costantemente assente dal nostro ordinamento una ~- \ qu~"to ri~u:1rdo ad c'-Cmpio non .1pp:1rc alfano chiaro come 'i in1~nd:1 finanziail mas.,iccio pro~r:muna di riutihno delle are~ mili1ari prevbto nel \Ì~~ntc..· P.r.}t. ~ Cfr. Urbani P.. ·Orienwmt•nli diflert·nzi:ni c gcrard1ia degli intcres"i nell'as,euo ten·itoriall· delle arcc m~tropolitan~·. in IUI'i.~lrl gi11ridica di llrlmnistica, n. Y 1, lugliodk·~mhn..· 19<)(), pag. 610. W 1.:1 legge urbanistit~t del 1912 t•r:t csprcssionc di un'idcologia int~rc~..:lla ~ss~n zialmente a limil:trc il fenomeno dell'urbanesimo più chc :1 progr:tmm:trc l':ts.-.cll<> gloh:llc del territorio, come accadr:l i m ccc nella legislazione urhanhtica Mlt'l'~.,_.,iva. S~condo qucst'ouit':l. il coordinamemo degli ~>tnlmcmi urh:mistid adouati in sede locale t·on le ~.sigcnzc degli enti chiamati a reali11~1r~ opere pubbliche di int~rl·sw nazionale H'ni\:1 a"icur:no prc,~dcndo la :.uhordina11onc delle funzioni urhanio,tidlt· :1s.segnatc a~li ~mi locali agli imerc,.,i degli apparati t•c..•mmli dello ~taio. l.:.t p<>te,ta urhanhtica 'pcll:l\:1 infaui :ti \linihlero dci l.:.t\·ori l'uhhlid il quale. in ~'()~di apprm:lzaon~ dci pian• n.:golatori clahor:lli <.!.ti comuni. ,1\e\a 1:1 f:teoh:'t di introdurre modalkhe \'Oltc a tutdarc im~rc:....i extr:tlocali. L'auu:IZI<>nt• d~ll'art. l 17 della Coo,tituzione. t:he demanda k· wmpetcnzc urbanistiche alle rcwoni, :ad operJ dci d~creti delegati del 1971 c del l 977. :.l' ha comron:no l'esclusione di ogni ·ingerenza· del i\linbtero dci tavoa·i Pubblici in "edc..· di form:azionc degli strumt·nai urbanistici, non si è però spinta lìno :li punto di prl'H·dcrc 1:1 confonni1:l delle opere ,t:Hali alle previsioni urhanbliçhc locali. r~
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sede nella quale programmare un intervento sul territorio metropolitano che fosse veramente comprensivo delle esigenze di rutti i soggetti i meressa ti. Si è rimasti sostanzialmente fermi alla prassi napoleonica 60 per cui: gli edifici demaniali vengono considerati come disponibili più o meno per qualsiasi altro uso statale o pubblico, senza ulteriori ricerche troppo approfondite sia sulle caratteristiche degli stessi sia su quelle delle zone in cui si trovano; viene data priorità assoluta al fatto che di ·quegli· edifici e di quelle aree c'è la pubblica djsponibilirà, con relativa rapida possibilità di attuazione dei progetti e conseguente esclusione in partenza di ogni altra area alternativa, nonché eli ogni criterio per ricercarla; viene vanificata ogni reale pianificazione dei centri urbani (specialmente oggi che la dislocazione dei servizi assume una imponanza vitale nel governo della città), rinunciando a qualsiasi scelta delle località in relazione al loro rapporto con l'utilizzazione delle altre aree e con l'intreccio sul territorio delle moltepl ici funzioni -eli produzione e di consumo - che determinano il modo di vivere di una collettività. Gli stessi investimenri milirari diretti sono avvenuti in città per lo più fra il 1860 e il 1866 e fra il 1940 e il 1943, sotto la pressione di emergenze belliche e non per una preesistente pianificazione 61 . Questo quadro di generale mancanza di coordinamemo porta le amministrazioni a programmare ed agire non solo le une all'insaputa delle altre, ma spesso le une sospettose delle altre. Appare, quindi, quanto mai auspicabile la creazione di un tavolo, anche informate, in cui le varie amministrazioni statali periferiche e gli enti locali espongano con regolarità i loro problemi c necessità, e in cui si cerchi di dare ordine alle varie esigenze, consentendo un governo reale della città attraverso la gestione dci luoghi di produzione dci (>Il E !"elenco delle proprietà ·qui nous appanicnncm· che si ritrova nei decreti 'apoleonici. (,1 Rispcno a quamo awcnuto in ahrc ciuil del l"ord come Milano o Torino. Bologna ha quindi sahmo negli anni "30 I:J fase delle grandi pcrmutc pianinmtc fra Comune e amministrazione militare. finalizzate alla CO$truzionc dei quartieri militari clcccmr:ui. che è avvenuta in p:utc c con ahri stn•mcmi giuridici negli anni wmprcsi fm il 193'; c il 1942.
154
~e rvizi ,
permellendo una maggiore osmosi fra p atrimoni che sono comunque pubblici, e regolarizzando le attuali confuse situazioni proprietarie. In un ta le comcsto, le Intendenze potrebbero assumere il ruolo, oltre che di coordinamenlo d elle varie amministrazioni statali locali, di garanti della correuczza finanziaria delle operazioni e della tutela degli interessi patrimo niali coinvolti , mentre agli enti locali andrebbe riservato il ruolo propositivo delle politiche di gestione del terriLorio. Si polrebbero così evitare i conOitli e gli scavalcamenti di competen ze cui si è assistito a 13ologna al primo accenno di abbandono di aree militari 62 (ex Sta.ve.co e area esterna di Casaralta).
3.4.4 Un primo p itino di riutilizzo di t/ree gicì dismesse e
dl~'ìmissibili
In un quadro di maggiore dialogo fra amm inistrazioni si potrebbe allora tentare di dare una sistemazione più confacente ad aree già d i~ m esse da Lempo dall 'ammini:mazione militare: all'ex chiesa di S. 13arbaziano; all'area della Lunctta Mariott i; al Fone di Villa Contri, che giace abbandonato ormai da anni, ultima testimonianza esistente eli quell'impomtnlc momento lardo risorgimentale della storia di I3ologna che fu la costn1zione del campo trincerato c che pou·ebbe essere recuperato nella sua forma originaria e mamenuto come memoria slorica 63. Per quanto riguarda le aree ancora utilizzalc, si può osservare che le zone che più hanno inOuito sulla morfo logia urbana, ovvero il Campo di Mane e l'Arsenale, sono emrambe compromesse, l'una d alla decisione di coslruirvi dapprima l'Osp edale civile, poi gli alloggi per le famiglie d ei mi litari e infine il centro sportivo militare, l'altra prima d al la d ec isio ne di ri arrarn e la zon a men o edifi cata (Case rma D'Azeglio) ad uso della Legione dei Carabinieri, poi dai conflitti sorti sulla parte maggiormente edificata (ex Sta.ve.co). Nelle altre citlà italiane queste aree hanno avuto sempre destini singolari: a Roma il vecchio Campo di Ma11e 61 non ha resistito alla pres6 2 J\la anche all'atto dell'abbandono del vecchio ca rcere di S. Giovanni in Mo nte.
63 E in fa ui il piano regolarore generale di Bologna ne prevede la ricostruzione morfologic;1. <>-• Il Campo di Marte pre unitario o Castro Pretorio ha invece stranamente resistito in gmn pane nella sua destinazione militare.
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sione speculativa e. dopo avere ospitato l'esposizione inrernazionale del 1911, divenne l'attuale quartiere residenziale di piazz~• ~fazzini. La nuova piazza d'armi venne poi utilizzaw negli anni '60 per la costruzione del villaggio olimpico. A Milano la piazza d'armi M è stata impiegara per la costruzione del quaniere fieristico, mentre a Firenze vi si è costruita una •Cittadella sportiva· comprendente sia gli impianti comunali sia il centro sportivo militare. Il parco urbano che sembra svanire sia all'Arsenale che al Campo di ~lane potrebbe essl;!re ricavato nella caserma ~ lameli dove. non per nulla, era già previsto nel Piano Regolatore del 1889 mediante la ricostruzione filologica del parco di Villa Davia. La necessità miliwre di ridislocare i reparti operativi esiste già. c diverrebbe particolarmente pressante in caso di trasformazione in senso professionistico dcii'Eserciw per la localizzazione all'interno della regio ne militare Tosco Emiliana dei reparti della forza di intervento rapido. Il problema della salvaguardia delle: architetture militari porrebbe risolversi con la conservazione della palazzina comando, dove potrebbero essere ospitate, ad esempio, le associazioni combattentistiche, il ~luseo delle Armi. roplotcca c quella biblioteca militare che è oggi di difficile consultazione all'inwrno della biblioteca uni\ ersitaria. J\largini per il nnanziamento dell'operazione si potrebbero trovare rendendo in futuro edilkabili le aree Pvei dei Prati di Caprara o l'attuale caserma ·Perolli• al Fossolo o eventualmente, sbloccandosi la situazione al L.azzarcuo, la caserma ·Yaranini·, contro lll1 ampliamento, di cui già oggi è avvertilo il bisogno da parte militare, sia dell'area Sta.mmo sia della caserma Viali. Per quanto riguarda gli edifici del d~:manio storico artistico, oltre al caso della caserma Masini <convento di S. Omobono) legato alla costruzione del centro sportivo militare. si p<>trebbero proficuamente riutiliz7.arc sia la Caserma ,\lanar.t (convento di S. Maria dci Servi), giù da tempo probabilmente inadaua ad ospitare il comando legione dell 'Arma dci Carabinieri, sia b caserma ·t. l inghelli•, specie se il
M In questo caso la V\.'Cdli:t piana d•:trmi die1ro al CaMello :.i salverà come l'arn>
Sempione.
1'56
declassamento dell'Ospedale Militare a Centro Medico Legai<: consentisse di accorparvi ceni organi dl!lla leva. ella caserma Mingheui potrebbe, ad esempio, essere ricavato anche attraverso concessioni pluridecennali a privati che si impegnino nel restauro, quel luogo per gli speuacoli previsto dal P.r.g. nella caserma Mttrsi li e che gi~ in parw es iste al suo interno come Casa del Soldato. La loca lizzazione della nuova infrastruttura in cui ospitare i reparti operativi della brigata ·friuli•, posto che la stessa amministrazione miliwre considera ouimale la localizz.:tzione delle nuova infmstrutture ·in prossimità delle aree addestrative fuori d ai centri urbani• 66, do' rcbbe inserirsi armonicamente nl!l disegno territoriale c urbano che le amministrazioni locali si sono date. L:t stessa legislazione amministrativa più recente sancendo l'improponibilità di rapporti ·autoritnri· frtt diverse amministrazioni pubbliche. indica viceversa come opportuno il ricorso a forme di coordinamento. Le leggi 142/90 e 241/ 90. in particolare. mirano a generalizzare l'utilizzo di tullo quell'ampio ventaglio di strumenti giuridici (comprendente le intese, le conferenze di serv izi, gli accordi di programma) volti a realizwre forme di collaborazione fra le diverse branche della pubblica amministrazione 6-. Va intìne ricordata l'istituzione, ad opercl dell'art. 17 della legge di
11(>
Questa considcra:donc. espressa dal contrammiraglio Falciai nel t'orso ddl:t nota
wnfcren1~1 sulle infrastmllurc milit:lti, :IPI)arc del tutto giustifk:tta se si conskh:ra che l 'c~pansionc
per cerchi concentrici dK· ha car:mcrizzato lo sviluppo delle cin:) ha fìnito pt•r in~lobMc nel tessuto urbano tune o qua1oi le strllnure militari. ~~ rbtn.:ttcua d i spazi c di vit- d i comunica~:ionc dovut:l ai nuo,·i insediamcnù h<t limitato l'cfikicn7.a delle "IC'-'-C, ponendo inoltre non pochi problemi di imerazionc con le auh uà cittadine. Cfr. Faki<ti G. P.• op. cit.. pag. l j , t.~ Gli :trticoli l 1 c 15 dcll:t legge 2 11 90 '\uo,·e nomlC in matcri<t di pron:dtmento .unminhtr.uh·o- tendono a gencraltu~1rc il ricor.o allo slmmcmo dt:lla t'<mfcrenza di ~1'\ izi ·qu<tlOra Sia opportuno efiCUU:ti"C un C:o:tme COntCstllalc di vari intere'>.'>i pubblici çoinvolti in un procedimento amminbtr.uh·o- (l co. art. l'l). mentre l'art. 27 della legge l ·t2190 indica lo stru mento dell'.tct·ordo di programma •per l'attu<tzionc di o pere. d'intcrvcnti o progr:tmmi d'intt:tvcmo t"hl..' ric'hit:dano per l:t lo ro completa rc:li izza~:ione l'azione integrata c coordinata di Comuni. di Provincie c Regioni, di :unministra~:ioni Matali cd altri soggetti pubblici·.
157
riforma delle autonomie locali (n. 142/ 90), di quei nuovi soggeni amministrativi che sono le ·aree metropolitane•. Considerato che ad esse competerà in futuro r :muazione della pianificazione urbanistica su un'area estremamenLe più vasta eli quella degli attuali comuni , dovrebbe risultare più agevoli.! trovare una soluzio ne compl ess iva ai pro blemi infrastrunurali delle Forze '\rma tc, almeno per quanto ri guarda la localizzazio ne dci nuovi insediamenti.
l 58
l
Appendice l SCHEDE INFORMATIVE SULLE SINGOLE INFRASTRUTTURE MIUTARI
AWERTENZA N.B. Tutte le info rmazio ni utilizzate in questo capitolo sono liberamente disponibi li. In particolare, tutte le aree citate sono stare indicare come aree militari una o più volte in documenti pubblici e individuate in apposite cartografie consultabili da chiunque e più volte pubblicate: si v~dano, ad esempio i piani regolato ri di Bologna degli anni 1955, 1970 e L985 e relative varianti, o gli atti dell~1 conferenza naziona le sulle infrastrutlure militari del 1986. L'uso attuale delle aree è stato invece presunto su lla base delle indicazioni esposte al pubblico all'ingresso delle insw llazioni medesime. Nella cartina allegata, o ltre alle infrastrutture e lencate di seguito, sono srate identificare in giallo con una legenda in lettere, in particolare: A 13 C D E F G Il I L M
Fotte di Vi lla Conrri ; Parte esterna di Casaralta; Caserma D'Azeglio (Ca rabinieri); Caserma Mazzoni (Cambinieri); Caserma Manara (ex VTJl Agosto - Carabinieri); Caserma Marsili (Carabinieri); Caserma Smiraglia (ex Ranuzzino - Poliz:ia di Stato); Ex Forre 13everara; Nuova piazza d'anni (Centro sportivo Pontelungo); Aree comunali nei Prati di Caprara; S. Cristina della Fonclazza (ex caserma P ietramellara).
159
160
SCIIn>A N.
l
13ENI IMMOBILI DELLO ~TATO AD USO MILITARE Denominazione anuale: Denominazione swri<~t:
Comprensorio Prati di Capmr:t Est Campo di Martc Acropo110 Pesci Colombaia miliwre, Parco VEI <.: Direzione d'Artiglieri:l Via l'r:lli di Capmm - l<x.-:tlit;l Ravone
lndirizzo/ loatlit:ì: DATI 01 SUPERFICIE Disponibile: 352.354 mq Utiliz7.:na: 272.000 mq di cui coperta: O mq scoperta: 352.354 mq Lorda: O mq DATI ERARIALI Regime giuridico: Patrimonio indisponibilc Qualità c:uasw le: Terreno edific:tbile Uso: Governativo gratuito Va lo re stimato :ti 1982: 9.046 miliardi di lir<.: UTILIZZO Presunto: Logist i co - centro sportivo Prc,·isto come da P.RG. 'S'i: Attrezzature scolastiche. verde anrczz:no. NOTE Con questo nome si vuole intendere llllla quella parte dell'omonimo comprcnsorio militare che rcst:l a dcstm della via Pr:lli di Capmra. 1.:1 precisa delimita7.ione dell'area è çomplic:na sia dall'csistcn7.a di concessioni private sul fronte della via Saffi. sia dal fallo che nell'ex colombaia militare sono state titagliate in due tempi zone destinate alh1 costru7.ione di alloggi per il personale militare c sia dal fallo che l'intero complesso dell'Ospedale Maggiore è stato costn1ito o ltre che sull'area individuata dai m:1ppali ca tastali ceduti al Comune negli anni '50 anche in p:tne (parcheggio) su una superficie semplicememe occupata. l.'ar<::t militare è a sua volta divisa d:1 un muro di cinta in un'area elena ex PVEI sulla sinistra.là dove propri:unente si trov:1va la casa d i campagna dci Capr:mt visibile fìno agli anni '30, ed in un'area sulla dcstra nota anche com<.: Chiesacci:l o orto della Chicsaccia. prim:1 sede della Direzione d'Artiglieria e attualmente destinata all:1 cosLruzione di un centro sportivo militare. COMPRENSORIO I>RATI DI CAPRARA EST Superficie demani:1lc originaria Cessione al Comune 19'iS Cessione l ncis 1955 Are<.: in concessione privati (circa) Arce occupare dal Comune (occupazione) Arca comunale sul fromc V. Capr:1ra TOTALE AREA MILITARE(+ alloggi 497178> TOTALE AREA ~ lll.ITARE di cui ex PVEI ci rca
·196. 123 mq +
133.369 mq-
10.500 mq 8. 150 mq43.900 mq 18.506 mq 281.698 mq 271.698 mq 146.!00 mq La differenza fra superfkie disponibile cd utilizzata deriva dall'esistenza di :tiLrc concessioni nello stesso complesso. L'utilizzo(! stato presumo dai rep:u1i :1tlu<tlmemc di stant.a.
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SCIIEDA N.
2
BENI IJ\ilMOBIU DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuale: Denominazio ne sto rica: Indirizzo/ località: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cu i coperta: scoperta: Lorda: DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualità catasta le: Uso: Va lore stimato al 1982: UTILIZZO Presunto : Previsto come da P.R.G. '85:
Comprensorio Prati di Caprara Ovest Forte S.Felice Nuova Piazza d'Anni Via Prati di Caprara - Località Havone
264 236 mq
Utilizzata: 175.000 mq
23.1 07 mq 241.129 mq 29.812 mq Patrimonio indisponibile Fabbricato urbano- TerTeno improdu ttivo Governativo gratuito 11.000 miliardi d i lire Logistico Artezzmure scolastiche Verde attrezzato
10TE
È la parre del comprensorio che resw a sinistm della via Prali d i Ca prar~r e si e!'tencle circa fino all'altezza d i via del G iacinto. Quest'area storicamente comp rend.: ptutc dell'antico rcni menro Caprara propriamente detto e un'arca aggiuntiva deHa renimenro Ravone di ven ute poi note comt: ex fo rte San Felice e nuova piazza d'armi . Una pal1<:: della nuova piazza d'armi è stata gi;ì cb tempo dismessa dall'amministrazione milita re c riconsegnat<J <JII'Imenclenza di Finanz:r che l'ha a Sll<l volta amdat:\ al Comune per 1<1 costruzione d'un cemro sportivo e di una scuola.
COMPRENSORJ O PRATI D I CAPRARA OVEST Ex fone San Felice Nuova piazza d';trmi Zona consegnata al Comune TOTALE AREA M ILITARE L<r d in'crenza fra superlìcie disponibile ed uti lizzata deri v3 clal l'csistcnz~r sioni nello stesso compksso. L'utilizzo è stato presunto dai reparti auualmente d i stanza.
162
JI4.47J mq.+ 149.76'5 mq.+ 89.202 mq.J 75.0.~4 mq. d i altre conces-
SCIIF.t)A ;.;. 3 13l:t l
IM~IOBIU
D~.:nominazionc attuai~.::
D~.:nominazione
storica:
lndirizzo/ loc:tlit;ì: DATI DI SUPERFICI E Disponibile: cop~.:rta: di cui scoperta: l.orcla:
DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualit:ì cuast:lle: Uso: Valore stim:uo al 1982: UTILIZZO Pf\...>'>UntO:
Prc,·isto come da l'.R.G. "85:
DELLO STATO AD USO MILITARE
Caserma ·G.Mamdi· Villa Davia Propriet;ì Zappoli Caserma ·Amedeo Princip<: d'Aosw• Vial~.: Vicini. 32- angolo vi:l Sabotino
93.189 mq 20.936 mq
Utilizzata: 93.200 mq
72.253 mq 32.46<1 mq Patrimonio indisponibile Fabbricato urbano con ten·eno Go,·ernativo ~-tr:uuito 12.000 mili:lrdi di lirt: Caserma lmpiami sponivi Verde attre~zato Parcheggio in sede propria
NOTE Compresa circa f1~1 il a111ale d i Reno. la canaletta Ghisiliem. i viali di circonv:ll lazione c l':ltluale via S:11TI. è situ:ua nell'arca antic:llllCntc occup:ua da Villa J);wia, una pane del cui giardino resta visibile fino agli anni '30. Non si sono trovate spiegazioni plausibili alla difft:renza di circa 3.5 ettari fra i dati di fonte militare t: le altre fonti. Tutto pona ad esdudcrc che 1:\ superficie possa cccc<lerc i 9.5 ha., anche comprendendo le aree oltre il muro di cim:1 destinate ad alloggi per il personale. L'estensione di 13 h:~ è del resto più volte cit:-tta in altre recenti pubhlicnioni militari a riprova di una convinzione ben radicata. L'utilizzo è stato presunto dai repar1i attualmente di stanz:L
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SCIIF.l>A :-;,
4
BENI IMMOBILI DEllO STATO AD USO MILITARE
Denominazione amtale: Denominazione storica: lndirizzo/ loc:dità: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cui copena: scopena: Lorda: DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualit:l catastale:
Caserma ·TagliamentoVia Del Parco
4.560 mq 1.593 mq 2.967 mq 3.260 mq
Utilizzata:
4.500 mq
Patrimonio indisponibile Fabbricato urbano con terreno Governativo gratuito 1.250 miliardi di lire
Uso:
Valore sùmato al 1982: UTILIZlO
Caserma Prt':>'llnlO: Attrez;mtura per Forze Armate Previsto come da P.R.G. '85: NOTE Costruita nel triangolo formatosi con la reuilìcazione del tracciato della via S. Vitale (auualc via Massarenti) resta compresa fra il nuovo corso (via Massarcmi) c il vecchio corso (via del Parco) della stmda. L'utilizzo è stato presumo dai reparù atwalmemc di swnz.1. Sclltl t>A N.
5
BENI IMM013ILI DELLO STATO AD USO l'vllLITARE STA.MOTO Denominazione attuale: Forte S. Vitale Denominazione storica: 6 Parco Automobilistico O.A.R.E. STA.VE.TRA. Via del Parco c via Ot~telmcrlo lndiri;:zo/ località: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cui coperta: scoperta: Lorda: DATI ERARIALI lkgimc giuridico: Qualit:) GUastale: Uso: Valore stimmo al 1982: UTILil?.O Presumo: Previsto come da P.R.C.
133.045 mq 4 1.290 mq 91.755 mq mq
ULilizz:ua: 133.000 mq
Patrimonio indisponibilc F:tbbtit~uo urbano con terreno Govcmativo gmtuito l ';,000 miliardi di lire
·ss:
l.ogistico - industriale Anrcz7.ature per le Forze Armate
NOTE Ila come nucleo l'ex fo11c S. Vitale situato nel bivio fra l'antica S. Viwlc c la str:tda Gudf:t lì ostruita si:t dalla costruzione del fone che dalla linea fcrrovi:tria BolognaAncona. !.'arca occu1>ata si è poi :lllargma nel corso del tempo si:t lungo l'attuale via Castclmcrlo sia verso il Fossolo lìno a r:t~iungcre l'auualc estensione. Il dato della Difesa non comprende gli alloggi. il centro sportivo c il CRAI. aziendale. L'utilizzo è stato presunto dai reparti amt.~lmcme di stanza.
164
SCIII"DA '\,
6
BENI IMMOBIU DF.LLO STATO AD USO M ILITARE
Indirizzo località:
Casaralta - Caserma ·Sani· Convento di S.Marìa Gaudiosa Residen7~1 c:.~iva -.cminarì,.,ti Fonc Galliera \'ia Ferr.m:,c. 199 c ,·ia Stalingmdo, 11
DATI D I SUPERFICI E Disponibile: di <.1.1i copena: sc.:opena: Lorda:
151.9 19 mq 21.95 l mq 129.968 mq 38.592 mq
Denominazione attu ak·: Dcnonùnazionc storica:
Utilizzata: 106.000 mq
DATI ERARI ALI Regime giuridko: Quali14ì c:ua,wle Uso: V;ùme stimato al 1982:
Patrimonio indbponihile Fabbricato urbano con wm:no Governativo grmuito l s;;oo miliardi di lire
UTILIZZO Presumo: Previsto come da P.ltG. '85:
Att crczzature per le Forze Armate
Lo~istico
OTE Si eMende ndl':1rea che è Mata prima fone Galliera e poi sede di importanti stabilimcmi da Commissariato lungo la principale direuricc d'ingresso da nord nella cillà. Anche in quc~to caso la pn:dsa ricostruzione delle arce incontm dinìcohà legate alle comple,.,-,c ' 1cendc deli:~ zona. 1 ~1 superficie assegna~:~ all'amm inistmzione della Guerra, che :aveva originariamente come confine la sago111a d i folte Galliera, venne estesa durame il ~ccondo contlino tì no a mggiungere la t1~11nvi:1 Bologna-Pieve di C<.:nto . la via Mascarclla vecchia, e il vecchio trinceramento ccdLitO al Comune nel 190<1. Questa nuova su1x•rtìcie non venne però mai effettivamente ut i l iz7~ 11a c restò sempr<.: fuori dal muro d i cima copc11a a prato. Chiar.tmeme ri<:ono;,cihile è sempre rima"ta invece la supertìcie cintata ribanczz:ua ca~erma Sani e :muahm:nte magazzino di Commissariato. Rcccntcmente il \linbwro della Difesa ha dbmesso la pane esterna. mentre semhr:1 :1\er risposto ncgati\·amcnte all'ulteriore rit'hiesta di cedere un'altra pane di circa 20.000 mq. interna al muro di cinta. COMPRENSORIO D I CASARALT A Superficie demaniale hcdimc rranl\'ial Comprensorio Cakaralt;t An..~ dismessa circa Zona cintata
151.155 1.210 + 152.365
o.J5.600106.700
La cl iiTerenza fra sup<.:rficil: disponibil e e::d lllilizzata deriva dnll'csiswnza di al tre conce~ :.ioni nello stes~o comple::sso. L'utilizzo è stato presunto dai rcpalti attualmente eli stanza.
165
SCIIEIM >;, 7 13ENT IMMOI31U DELLO STATO AD GSO MTUTARE Denominazione amm le: Ex-STA VECO Denominazione storica: Prmi del convento clelrAnnu nzi:tto Stabilimento Piro tecnic.:o O RMeC Viale Pam~tcchi, 10 l ndirizzo/lOCJIità : DATI 0 1 SUPERFICIE Utilizz:ua: 93.500 mq Disponibile: 87.788mq di cui coperta: 37.855 mq 49.933 mq scoperta: 42.399 mq Lorda: DATI ERARI ALI Patrimo n io i nclispon ihilc lkAim<: gituicli<.:O: f'ahbric:tto u rbano con terreno Qu:tlit:ì l1U:tstale: Governativo gratu ito Uso: 15.000 miliardi di li•·e Va lore stimato al 1982: UTiliZZO Logistko - industriale Presunto: Parcheggio in sede propri:t Previsto come da P.n.G. '85: Verde attrezzato Impianti sportivi NOTE La caserma d'Azeglio attualmente rianata :td uso dell'Arma dci Ca r:tb inieri . <.:On fi n:l sul l:t destra con l'area propri:tmcnte eletta ex STA. VE. CO.. mentre i l Comune le ri un i~cc in un'unit-:t denominazione. Situ:lte entrambe nei pr:lli del com·cnto tk:II'J\ nnunzi:lla c.:ompresi fr;t via S.illamolo e via Castiglione. occupano rispcuh·amente le arce un tempo dell'Arsenale c dello Stabilimento Pirotccnico. TI dato clelia Difesa è giustamente maggiore di quello delle Fin:tnzc perché include una parte dc:lla caserma D'Azeglio •·imasta al la Difesa. La differenza fra su pcrfidc d isponibile ed utiliz7.ata del'iva d:tll 'csistcnza d i altre conçcssion i nello stesso comp lesso. L'u ti li zzo è stato presunto dai I'CJXll1i attu almcnt\:: el i sta nza.
13EN1 lli!MOB!Ll DELLO STATO AD USO Jllli.!TARE Denominazione attuale: Cascm1a ·illazzoni· Forte Bcldiporto Denominazione storica: lndirizzo/ lcx:alità: Via Parisio. 2 - vi:l delle Am1i. 2 DATI DI SUPERFICIE I03.QI3 mq Utilizzat:t: 52.000 mq l)b ponibile: di cui çoperta: J4.279 l'n{[ sc.:opena: 88.734 mq mq Lmda: DATI ERAR!i\1.1 Patrimonio indisponibilc lkgimc giuridico: Fahbrit~uo urbano con terreno Qualit:ì t~Hastalc: Governativo gr;Huito lJ:;<>: Vn lorc stimato al 1982: LITll.l ZZO C:t-;cnna Presunto : Verde att rezzato Previsto come da P.H.G. 'HS: NOT E Compre:;a fm via delle Anni c via l'arisio è costn•ita sull'arca del forte l:kldiporto posto a sbarramento della via Toscana che corre a pcx·hi metri di di~t:mz:t. Anche in questo t':ISO l'arca (X:çupata dall'Esercito è cirt<l metà dell'arca t•omplcs.~i,•a; per l'altra n1et:1 l'installazione è inl:mi in uso all'Anna elci C;u~tbinicri. La dillcr..:n7~l fm ~upcrlìcie dbponihile cd ll lil iz7~tta deriva quindi dall'esi~Ien7~1 d i ah re conccs.~ioni nello ~tesso complc"-'0. L'utilizw è stato p resumo dai r<.:p:trli att ualmenh.: d i stanza.
166
SCIII'I>A ;-/.
9
BF.~ I IMi\IOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE
Denominazio ne :nlllale: Denominazio ne storica: l ndiri zzo/ localitù:
Casern1~1 ·Vial i· Caserma l'unzionale ·Due M aclonnl!· Via Due Mado n ne. 912
DA'n DI SUPERFICI E Disponibile: <~ nri copcna: scope n a: Lorda:
110.320 mq 28.233 mq 82.087 mq 28.92/j rnq
DAT I ERJ\R IA LI lkgime giuridico: Qualità catasta le: Uso: Valore stim;uo al 1982: UTILIZZO l't"t.'SUntO: Previsto come da P.R.G.
Utilizz:ua: 110.300 mq
Patri monio indispon ibile Fabbricato urb ano con l erTeno Governativo gratuito 9.600 miliardi di lire CaSt:nna Anrezzatu re rx•r le Fo rze Armale
·ss:
NOTE
È not: t anche come;: ca~enna funzionale delle Due Madonne dal nome della località in cui si trova. Il dalO della Difesa è souostim:uo, non includendo le arce perimell~tli esterne al muro di cima. Il Comune probabilmente ne inverte le superfici con la Peroui s<.~unbiando la toponomastica.
L'utilizzo è stato presunto dai rcpa11i auualmem~:: di stanz:~. SCIIEI>t\ t-:. l
o
13EN1 IMMOBlLI DELLO STATO AD USO t'vii LITARE Caserma •Pe ro ni· Caserma funzionale .fossolo· Viale i\larx. 12
Dcmominazione atlllale: Denominazione storica: lndirizzo/1()(1tlit:ì: IHTI D I SUPEllFICIE Disponibile: di cui copetta: ~>co
91.920 mq 20.3Htl mq 71.'536 mq 21.075 mq
pena:
Lorda: DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualità cmastale: Uso: Valore stimato al 1982: UTI LIZZO Presumo: Previsto come <.b P. ltG .
Utilizzma: 91.900 mq
Patrimonio indisponihile Fabbricato urbano con terreno Go\·ernativo gratuito 7,<t40 miliardi di lire
·ss:
Caserm:t A ttrezzature per le Forze A rmare
ì\OTE
È nota anche come <..1tSt:rma funzionale del Fossolo dal nome della locali~ì in cui si 1rova. Il elmo della Difesa è souostimato non includendole aree pcrimetmli esteme al muro di cù1t<1. Il Comune proiY.lbilmcme inverte le superfìci scambiando la toponornast ica con la Vi:ùi. L'util izzo è sw to p n::sunto dai repa rti <Htualmeme di sr:anza.
167
SCHEDA t-;.
Il
BENI IMMOBIU DELLO STATO AD USO M ILITARE Denominazione atruale: Denominazione storica: lndirizzo/ loculità: DATI DI SL1'ERFTCIE Disponibile: di cu i copetta: scoperta: Lorda:
Caserma · Bauistini· Via S.Donato. 67 - Località S. Egidio
19.446 mq 10.069 mq
Utilizzata: 19.400 mq
9.377 mq 11.557 mq
DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualità <.'lltastale:
Pmrimonio indisponibile Terreno con manul:mo Governativo gratuito 2,000 mili<trdi di lire
Uso:
Valore stimato al 1982:
unuzzo Presunto: Previsto come da P.R.G. '85:
Logistico Aurezzature per le For7.c Armate
NOTE All'angolo fra via S.Don:uo c via Histori. ospiw stabilmente dagli anni '50 la (};1 O.R.A. in un terreno che. ad ahro titolo prima dell'esproprio. an:va gi:ì pmbubilmente un utili7.zo militare anche negli anni '30. l.'tlliliz7.o è stato presunto <hti repani auu:llmeme d i stanzu. SCHWtl N.
12
BENI IMMOBI LI DELLO STATO AD USO !'.-llLITARE D..:nomina7.ione attuale: Denominazione storica: lndirizzo/ localit.:ì: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cui copcmt: scopct1a: l~>t'(b:
C;tserma ·Chiarini· Caserma ·Le Roveri· Viale Roveri - via Mattci Utilizza t:t: 25.ROO mq
25.820 mq 3.895 mq 21.925 mq 7.570 mq
DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualit:ì t<ttastalc: Uso: Va lore stimmo al 1982:
Pmrimonio indisponihilc Fabbricato urbano <.:cm terreno Governativo gratuiro 2,000 miliardi di lire
UTILIZZO PI'C.'iunto: Previsto come da P.R.G. '85:
Logistico Amcz:r.aturc per 1<: Forze Armate
NOTE Situ:tl:l in località Le Roveri, dove In l'ili S.Vit:tlc prende il nom(.' di via Mattci. è comprcs:t fnt la stntdn c la p:tr:tllcla linc:1 ferroviaria 13ologna-Pottomaggiore. L'utìliz:r.o è stato prc;;unto dai rcp:trti :tttu:tlmctrtt(.' di st:tnza.
168
S<IIU>.\ ' ·
BE'\1 I\I\10131LI DI:LI.O Dcnominazionc auuale: l )cnominazionc storic:t: l ndirizzo/ lcx:al i t:l: DATI 1)1 SUPERFICIE Disponib ile: di t"l.ti copct1:t: ~t·opcna:
~TATO
13
AD t:'O r.IILITARE
ca~emta .\'amnini· Ospedale · lkrta lia· Via 1\ j.tttl't'hi, l 18- Loca lit:l lknalia
~6.1;S7 mq
Utili z7.ata: 36.100 mq
6.0'i•J mq .~o.mu mq
U.6 17mq
l.ortb: DATI ERAHIAI.I lkgim~ giuridico: Qu:tlitù CII:L~t:tlc: Uso: \'alol"l' '>lin~llo al 1982:
Patrimonio indbponibilc FahbriC'..ttO urbano con terreno Gon~math·o gmtuito miliardi di lire
3.-oo
l 'TILIZ7.0 l>n.'SI.tnto:
Ct~nna
Prcvbto come da P.RG. '85:
Attrc.:zzmure per le Foo.c Armme
NOTE È in via Agucch i, compresa fra la strada c l:1 linea di ci mura, cd ~ costru ita nell'area dcii'Ospcdalc Militare succursale d i Bcrta lia d i cu i h:1 riuti lizz:llo in pa rte i f:t h bricati. L'u tilizzo ~ stato presunto dai rcpani :ttlll:tlmc.mtc di stan7.:t. S<:IIFOA l\.
14
13ENI I;\Ir. IOBII.I DFLLO STATO AD USO r.IIUTAHE Dc.:norntnazionc :tttuale: Dc.:nommazione storict: lndinuo lcx:alit:1: ()ATI 1)1 SUPERFICIE Dbponihile: di cui coperta: scopctta: Lort b :
Ex Villa ·Turri· \ 'i:tlc C:trducci.
'U78mq 1.17S mq i.203 mq 2.30 1 mq
30- viale Dame, Utiliu.:ua:
l •1
5.300 mq
DATI ERAHIALI lk:gime giuridk:o: Qualità cttasta lc: Uso: Valol"l' stimato al 1982:
Patrimonio lndlsponlbllc.: Fabbricato urh ano con tc.:m.:no Governativo gratuito 1.300 miliardi di lire
l'TILIZZO l'n..><;UntO: Previl>to come d:t P.ltG. '85:
Comando Rbpctto ambicnt:tle
NOTE Situaw :tll'incrocio fra \'ia Dante c \i:tlc C:trducci ospita il Comando 13rig;tt:t. Il datO comuna le t: a~;;ente perché nella cl:t:-.,ilkuione del PHG è stato ritenuto f)rcva lcnte il vincolo di rispetto ambientale rb[)ctto alla destinazione militare. 1 ~1 din<;:ren7~'1 fra superficie disponibile cd utilizzata deriv~t dall'csistcn1.a di :tltrc concessioni nello stesso com pl esso. L'utilizzo è stato presunto d:ti repatti au ualmcntc d i stan z<t.
169
SCHEDA;-;, 15
BEt-H IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuale: Denominazione stOJica: Indirizzo/localit:ì: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di <.'1.1i copcna: scopcn:1: Lorda:mq DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualit:ì cnastale:
t:so: Valore stimato al 1982: UTILIZZO Prt.'SllntO: Previsto come da P.R.G. '85:
Posto di ripetizione S. Luca Forte Osteria Via di S.Luca. 33 - Frazione S.Giuseppe
14.752 mq 332 mq 14.420 mq
Utilizzata: 10.000 mq
P:urimonio indisponibile Terreno con manufauo Govcrn:uivo gratuito 0.075 miliardi di lire Po.sto ripetizione Allrezzature per le Fo1·1.c Annate
10TE È situato in una pane dell'ex fonc Osteria lungo la via di S. Luca. La pane restante del fone sembra essere st:na data in concessione ad agricoltori e a questo fauo si deve probabilmente la differenza fra le fonti. L'utilizzo è stato presumo cl:li reparti anualmcme di stanza.
SCHF.Ot\ :-:.
16
BE1 l HVh\IOBILl DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuale: Denomina;done storica: Indirizzo/ località: DATI DI SUPERFICIE m~ponibile:
di <.'ui
copena: scopcna:
Lorda: DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualit:ì cmastale: Uso: Valore stimato al 1982: LiTILIZZO Presunto: Previsto come da 1).ltG. '85:
Deposito medicinali di via Roncrio Ex polveriera -Val D'Aposa· Via Honcrio mq mq mq mq
Utilizzata:
7.700 mq
Patrimonio indisponibilc Non tlclìnit:l
Logistico Attrez~~lturc
per le Forze Am1ate
' OTE Sita all'inizio di v ia Roncrio in pane di una delle (XX:he ex polveriere disseminate per la collina bolognese rimaste in uso alla Difesa. li dato del Ministero delle Finanze manca :1d indizio di una possibile p:1ssam natura demaniale. L'utilizzo è stato presumo dai repani mwalmeme di stanza.
170
l ~l:NI
IMMOBILI DELLO !:)'I'A'I'O AD USO MILITARE
Denomimndonc :Htu:ilc: Denominazione storica: l ndirizzo/lcx~•lit:ì: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cu i cop<.ma: scoperta : Lorda:
Infermeria quadrupedi di S. Viuore Via Barbiano, 5-7 Utiliz,...ata:
2.736 mq
2.700 mq
590 mq 2.J46 mq 590 mq
DATI ERAniALI Regime giuridico: Qualità c:H:L5tale:
Patrimonio indisponibile Fabbricato urbano con terreno Governativo gr:nuito 0.050 milbrdi di lire
Uso: Valore stimato al 1982: UTILIZZO Presumo: Previsto come da l'.R.G. '85:
Verde urbano e territoriale
NOTE Situata in via Barbiano, occupa uno dei fabbricati di S.Vittorc trasformato a suo tempo in infermeria per quadn1pedi. Manca il dato della Difesa in quanto l'installazione è probabilmente o inutilizzata o destinata solo ad :1lloggi. L'utilizzo è stato prt:sunto dai reparti attualmente eli stanz<t. Scllr.t>A x. 18 BENI IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuai<:: Denominazione storica: Indirizzo/ località: DATI D I SUPERFICIE Disponibile: di eu i copt:na: scope n;~: l.orda:mq
Ex IX>Ivcricm di Paderno Via dci Colli - via Golfrcda/ Padt:rno
9.300 mq
Utilizzata:
9.300 mq
mq mq
DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualità catasta le: Uso:
Valore stimmo al 1982: UTILIZZO Presunto: Previsto come da P.R.G. '85:
Attrezzature pt:r le Forze Armate
NOTE Separata dalla via Golfrcda dal grande complesso eli forte Paderno, localizzato sull"omonimo mo nte alla fìne di v ia dei Colli, è giustamente indicata come militnre solo dal Comune con l'errata denominazione d i caserma dei Colli. menu·e non figura menzionata dalle altre fonti a indizio di una possibile natura demaniale.
171
SCHEDA N.
19
BENI IMMOBili DELLO STATO AD USO MiliTARE Denominazione anuale: Denominazione storica: Indirizzo/località: DATI DI SUPERFICIE Di!>'JX)nibilc: di cui coperta: scoperta: Lorda:
Ex lunetta ·Mariotti· Via Beverara 30.400 mq mq mq mq
DATI ERAIHALI Regime giuridico: Qualilà catastale: Uso: Valore stimato al 1982: U11LIZZO Presunto: Previsto come da P.R.G. '85:
Utilizzata: 30.400 mq
Patrimonio indisponibile Concessioni private 0,480 miliardi di lire Orti Verde Attrezzato
NOTE Situata fra la via Bevcrara e il canale N;wile, comprende al suo interno l'ex poligono del Genio della Beverara cd è stata negli anni più volte dismessa temporaneamente in tutto o in pane dall'amministra7.ione della Difesa. L'ultima volta la dismissione era apparsa definitiva ma non sembra improbabile un suo ritorno all'amminismtzione militare. Sc~tEDA r-;,
20
BENI IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE Denomina7.ìonc anul!lc: Denomìna7.ìonc storica: Indirizzo/località: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cui coperta: scopena: Lorda:mq DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualità cmastale: Uso: Valore stimato al1982: UTILIZZO Presunto: Previsto come da P.R.G. '85:
Ex polveriera dì Monte Albano Forte di Monte Albano Via Monte Albano 42.000 mq mq mq
Utiliz.~.ma:
42.000 mq
Governativo grmuito 0.200 miliardi di lire
Attrezzature per le Forw Armate
NOTE Situata nell'area dell'ex forte di Monte Albano. quasi all'incrocio fra la via di Monte Albano c la via d i Casaglia, appare nell'elenco comunale, m;t non in quello delle Finanze a indi7.io di una possibile natura demaniale. Non appare neppure nell'elenco della Dilcsa ìn quanto probabihneme inutili7.7~1ta.
172
Sctlf.I)A N.
21
BE 'l IMM0 131Ll DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione auualc: Denominazione storica: l n di rizzo/ local it:ì: DATI DI SUPEHFICm Disponibile: di <.1.1i coperta: SCO [)ella:
Poligono TSN Via AguCdli
34.300
Ut ili~:r~'lta:
mq
34.300 mq
mq mq
mq
Lo rda:
OA"n EIWUAU Patrimonio indisponibile
negime giuridico: Qualità cmaswlc: Uso: Val ore stimato :11 1982: UTILIZZO Pre."l.tntO:
Previsto come da P.RG. "85:
Poligono eli T iro a Sc::gno Nazionale Attrezzature per le Forle Arm:ue
10TE
Vedi sch eda successiva. SCI ll(l)i\ N.
22
BENI IMMOBILI DeLLO STATO AD USO MILITARE Denominazione :tlluale: Denominazione storica: Ind irizzo/ localit<ì: DATI D I SUPERFICIE Disponibile: eli cui coperta : scopen<l: Lorda:
Podere TorreHa Via Agucchi
66.400 rnq mq
Utili~~ata :
66.400 mq
mq mq
DATI ERARIALI Hegime giuridico: Qualità catastale: Uso: V:ùore stimato al 1982: UTILIZZO Pte>1.tnto:
Previsto come da P.R.G. "85:
Semi nativo Agricol o produllivo di pianura
10TE
11 nuovo Poligono di Tiro a Segno Nazionale è· Stato costruito in via Agucchi all"intemo del podere To rrett:l, rimasto in carico all"amministrazionc della Difesa fìno agli anni ·so e poi dismesso in via temporanea.
173
SCHEDA N.
23
BENI IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuale: Denominazione storica: Indirizzo/ località: DATI DI SUIJERFICIE Disponibile: di cui coperta: scopena: Lorda:
Ex baueria ·Alemanni• Via del Terrapieno 2.200 mq mq mq mq
DATI EIWUAL! Regime giulidico: Qualità catastale: Uso: Valore stimato al1982:
Utilizzata:
2.200 mq
Patrimonio indisponibile Govemativo gratuito 0,006 miliardi di lire
UTILIZZO Presw1to: Previsto come da P.R.G. '85:
Semi nativo
NOTE È un sedime delle postazioni di conu·aerea della seconda guerra mondiale, abbandonate da quasi cinqu;~nt'ann i. SCHEDA N.
24
BENI LMMOBTLI DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione arruale: Denominazione storica: Jnclirizzo/località: DATI DI SUPERFICTE D isponibile: eli cui coperta: scoperta: Lorda: DATI ERARIALI Regime giurid ico: Qualità cawsrale:
Ex batteria ·Croce Coperta· Via Croce Coperta
900 mq
Utilizzata:
900mq
mq mq mq Patrimonio ind isponibilc
Uso: Va lore stima.o al 1982:
0,018 miliardi di lire
UTILIZZO Pr-esumo: Previsto come cl:r P.RG. '85: NOTE È un scdime delle postazioni di contraerea della seconda guerr<r mondiale, abbandonate da quasi cinquant'anni.
174
SCIII:D;\ l'.
25
BE 11 IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione auuale: Denominazione storica: lndirizzo/localil:): DATI 0 1 SUPERPICIE Disponibile: di cui COJX:I1a: scopena: Lorda:
Ex b:mcria ·Gaibola· Via dci PO%%Ctli - via di G:tiiX>Ia 5300 mq mq mq mq
DATI ERARIALI Regime giuridi<.t>: Qual it~ì catast:tle:
Utilizzaw:
5.300 mq
Patrimonio indisponibile
Uso: Valon: stim:uo al 1982: UTILIZZO Presunto: Previsto come cb I'.R.G. '85: NOTE
È un sedime delle postazioni di contr:wrea della seconda ~uem1 mondiale, abbandonate da quasi cinqu:tnt':lnni.
BENI lli1MOBILI DELLO STATO AD USO M ILITARE
Denominazione :muak:: Denominazione storic:l: lndirizzo/ localitiì: DATI DI SUPERPICIF. Disponibile: di cui COJ)(!Jla: scopcna: Lorda:
Ex balleria ·S. Pancr~rzio·
Via del Vivaio
3.000 mq
Utilizzata: 3.000 mq
mq mq mq
DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualillì carastalc: U'ìO:
Valore stimato al 1982:
0.008 miliardi di lire
tmuzzo l'~l.lfltO:
Semi nativo
Previsto come da P.R.G. '85: :-<OTE
È un sedime delle postazioni di contraerea della seconda guerra mondiale, abbandonate da quasi cinquant'anni.
175
SCJIIJ>t\ N. 27
B El\lJ IMJ\110 131U DELLO STATO AD USO M ILITARE
Denominazione attua le: Denominazione storica: Indirizzo/ loc-J lit:ì:
Ex batteria ·S. Anna· Via Cadriano
DATI DI SUPERFTCTE Disponibile: di cui
coperta:
scoperta: Lorda:
1.700 mq mq mq mq
L'tiliu.at:l:
-1.700 mq
D ATI EHA I~ IAU
Regime giwidico: Qualità <:atastale: Uso:
Valore :.ùmmo :ù 1982: L'TILIZZO
Seminativo
Pre.-umo: Previsto <:ome da P.R.G. '85: NOT E
È un scdinlL' delle postazioni di çontracrea della seconda gucrm mondiale, abb:tndonate da quasi cinquant'anni. S{'JII'I)A 'l,
28
BEI'•-'llJ\L\10131LI DELLO t>'TATO AD USO J\IILITARE
Denomin:tzione attuale: Denominazione storica: Indirizzo/ l<X11lit:1: DAT I DI SUPERFICIE Disponibile: di cui cope11a: scopena: Lorda:
C:tM!nna .,\ lingheni· Convento S. Agne~e Vi:l Castelfìdarclo, 10- via Capramoz:w
17.468 mq 8.740 mq
Utilizzata: 17.400 mq
8.728 mq
mq
DATI ERAH1ALI
Regime giuridiro: Qualit:ì <:ata~tale: Uso:Govcrn:uivo gratuito Va lore stimato al 1982:
Demanio Storico Anisùco
UT ILI ZZO P l\."lUillO:
Previsto come da P.R.G. 'Wi:
O rgani l1.:v:t Anrezzmure per le Forze Annate
:>IOTE
È situata Jll'intcmo di quello çhe era il convento di ~- Agnc'-<.! in via Castcllìdardo cd ha subito numero~e trasfom1azioni in drc:t due secoli di occupazione milit:tre, fra cui la demolizione nel 1811 dell'omonima <:hicsa e la coMruzionc oltre un ;,ecolo dopo nell'arca da essa occupata della Ca:<a del Soldato. Il Comunt· dassifìca come inst:tllnione militare ançhc un fabbricato civile. Il Ministero della D ifesa, a sua \'Olt~t . non include le arce dati.: in <:onccssionc alle asso<:iazioni combattcntistiçhe c gli alloggi. L'u til izzo i:: st:HCl r>resunto dn i r~.:ra rti :Htu:dmenre di :.tanzn.
176
SCIIEDA N.
29
BENI IMMOBILI DELLO STATO AD USO M ILITARE D~nominazione attuale: Denominazione storica:
Pala;:zo ·Filippini·· - 6' C.O:r. Convento dei Padri Filippini o convento della Madonna di Galliera Via Galliera, 1
Indirizzo/ località: DATI DI SUPERFICIE 1.825 mq Disponibile: Utilizzata: 1.800 mq di cui coper1a: 1.560 mq scopena: 265 mq Lorda: 5.613 mq DATI ERARIALI Hegime giuridico: Demanio Storico Artistico Q ualit<1 carastale: Uro: Governativo gmtu ito Valore stimato al 1982: UTILIZZO Comando Presunto: Previsto come da P.R.G. '85: Attrezzature per le Forze Arma te NOTE Occupa l'antico convento dei Padri Filippini, meglio noto anche come convento della Madonn:1 eli Galliera all"inizi o dell'omonima via. L'utilizzo è sta to presunto dai reparti anualmente d i stanza. Scr; rm,, N . 30 BENl IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuale: Denominazione sto rica: Indirizzo/ località: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cui coperta: scoperta: Lorda: DATI EHAHIAU Hegime giuridico: Q ualità catastale: Uso:
Valore stimato al 1982: UTILIZZO Presunto: Previsto come da P.R.G. 'R5:
Caserma ·Bold rini· Ospedale degli Abbandonati Caserma degli Abbandonati Via Frassinago 6/ 2- via Ca'Selvatica, 18
3.079 mq 1.935 mq 1.1 44 mq 4.927 mq
Utiliz;:m:a:
3.400 mq
Demanio Storico Artistico Governativo granrito 3,000 miliardi di lire Scuola militare Artrezzature d i interesse comune Verde anrezzaro Attrezzature scolastiche
NOTE Sira in via Frassinago, è uno dei pochi casi in cui iJ dato dell;r Difesa supera queao dell'Intendenza di Finanza; dal momento che d ifficilmente i militari considerano in LSO pa11i dismesse o passate ad altro uso. è più probabile una lacuna nella consisrenw cel pauimonio al momento della informarizzazione da pane dell'amministrazione finanziaria. In questo caso la supertìcie occupata dalla caserma viene prevista dal piano regolmo·e per amezzarure di interesse comune, verde attrezzato ed anrezzature scolastiche. L'utili zzo è stato presunto dai repa lti attualmente eli stanza. 1 ~7
BENT IMMOBILI DELlO STA'II'O AD USO MILITARE Denominazione anuale: Denominazione storica: l ndiriuo/ localit:ì: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: di cui coperta: scopena: lorc.b : DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualirà cmasrale:
Circolo Ufficiali Presidio Militare Palazzo Gr<:1ssi Via Marsala, l 0-12
3.637 mq
Utilizzata:
3.600 mq
2.771 mq
866 mq 8.230 mq Dt:manio Swrico Artisrico
Uso:
Valore stim;uo al 1982: UTILIZZO Circolo Uflìciali Prt:.'Sunto: Attrezzature per le Forze Armate Previsto come da P.R.G. '85: NOTE Il Circolo Ufficiali occupa dai primi del novecento Palazzo Grassi in via Marsai:J, in una sorta di •Subaffino pubblico· dal Ministero c.lelb Pubblica ls!ruzione primn e dal Ministero dei Beni Culturali poi. cui l'edificio era sr:uo assegnato in uso. SCIIF.I)A N. 32 BE T IMMOBI LI DEllO STATO AD USO MILITARE Denominazione attuale: Denominazione saorica: Indirizzo/ località: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: copena: di cui scopen:r: Lorda: DATI I~I~AIUALI Regime giuridico: Qualill) c::nastale: Uso: Valore stimato al 1982: UTILIZZO Presumo: Previsto come da P.R.G. '85:
Caserma ·Masini· Convento di Snnt'Omobono Via Borgolocchi, 5
7.490 mq
Utilizzata:
7.500 mq
3.545 mq 3.945 mq 7.031 mq Demanio Storico Artistico Governativo gratuito 2,920 miliardi di lire Caserma t\ltrezzmure di intcrc.·;sc comune Vcrdt: aurezzato Aurcz:r.ature scolastiche
NOTE AU'angolo fra vi<l Orfeo e via Borgolocchi, occupa l'ex convento di S.Omobono; un tempo la casemm si estendeva per LlHlO il fabbricato fino a giungere sul fronte di via S3refano nei locali ora restituiri ai Padri Carmelitani. L'assen7d1 del dato comunale ;mco· ra una volw rispecchia un:t d i ver~a deslinazion<.: nel piano regolatorc cdili;do. l'utilizzo è sm to presunto dai re parti attualmente di stanza.
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HENI IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITAHF. Dcnominnionc :ttlLI:tlc: Denominazione :.IOt'ita: lndirizzo/localit:\: DA'Il DI SUPEilFICU: Di!>ponibilc: di cui c::opc:na:
M.·opc:na: Lorda: DA"n ERARJALI lkgimc giLnidit·o: Qu:ùità t~tta~t:tlc: Uso: Valore stimato al 1982: LrriLIZZO PJ'\...-"illl1to: Previsto come d:t P.RG. '85:
Fabbrit':uo ·Guc:c i· Abbazia dci SS. Naborrc c Ft'lk't· Via ddi'Abhadia, 1-5- via Ono Colonne. 7-9
12.000 mq
Utili7.7.:Ua: 12.000 mq
6.8 10 mq S.J60 mq mq Demanio Sto rico Artbtico
O~>pcdale militare
Attrezzature per le Forze Amtat<.:
\IOTE In via dell'Abbadia occupa I"Abbnia dci Santi 'aborre e Felice che, a l>lt:t \'Oita. venne co.'llntita nel luogo che avc\'ll ospitato la prima chies:t canc:.!dr:tle dc::lla Bologna pi'Oiocristiana, ancora par?.ialmcnte visibile all'interno dc::ll'ospc:.."<ble e nota come cripta di S. Z."lm:t. L'tuilizw è sta to prc:.unto dai repnni :tllu:tlmcnte di stanza. SCIIF.I)A 1\ . .}l BENI IMJ\IOBILI DELLO STATO AD USO M ILITARE Denominazione :tttualc: Denominazione Morit~t: lndiriu.o!Jocalit:ì: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: copcna: di cui scopctta: Lorda : DATI ERAJUALI Regime giuridit'O: Qualit:i\ ctta.'>L11c: Uso: Valore stimato :ti 1982: UTILIZZO
C.1scm1a ·S. Mamolo· Convento della SS. Annunziata \'ia s.~l:unolo. 2
10.9·15 mq
5.209 mq
UtiliZ7~'1t:t:
'>.900 mq
5.736 mq mq Demanio Storico Anistico
J>n.'l>'UntO: Uffìci Attrezzature religiose Previsto come d:t I'.R.G. '85: NOTE l~ situata all'interno dci fabbricati costituenti il convento dell'Annunziata, in via S. Mamolo, di <:ui occupa pane dci chiostri. L'edificio si trtwa a ridosso della vasta cascm1a ·D'AzegliOo c confina a destr:t con l'area riaffid:tta :ti religiosi nel dopogucrr:t. Il dato del Mini~tero delle Finanze si differenzia in mi'illra SO!>tanz.iale da quello della Difesa perché comprende tuna l'area dell'ex com·ento fino a r:t~iungere la dùesa dc::lla SS. Annunziata a Pona Procula, mentre il S<..><:ondo si limita alla pane effettivamente militare. Il Comune invc><:e indìct l'intero edificio come occupato da attrCZ7.:tture di natura religiosa. L;t differenza fra superficie disponibile cd utilizzata deriva dall'esistenza di altre concessioni nello stesso complesso. L'utili zzo è stato pre:.unto dai repa11i attualmente di stanza.
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BENI IM~IOI31ll DELLO STATO AD USO ~IILITARE Denominazione attuale: Casenna .S. Salvaton.... Denominazione scorica: Convento Canonici L'ltcranensi S. Salvatore lndirizzo!loatlità: Via S. ~largheriw. 19 DATI DI SUPERFICIE Utili7.7.ata: 5.950 mq Disponibile: 6.8.20 mq di cui c:opct,a: mq scopcn:t: mq Lorda: mq DATI ERARIALI R1.:gimc giuridico: Demanio Storico Ani,tii.'O Qualità catastale: Gm·cmati\·o gratuito Uso: Valore stù11ato al 198.2: liTILIZZO Pn......umo: Uffici Previsto come d::t P.ltG. '8S: Aurczl'.:llurc di intcres.~c comune NOTE Si trova in p<trte dell'ex convento dei C<tnonici L:ucrancnsi S. Salva tore, a ridos~o dell'omonima basilica di cui occurxt i due conili c due dci tre chio~tri. Il terzo chiost.ro è stato da tempo dismesso c assegnato in pane al Ministero dcll'lntcmo c in pane a quello dei Beni Culturali, e da ciò dipende la difTerenz.1. peraltro minima, tra i valori proposti. Anche in questo caso il Comune non destina il fabbricato a stnltlllra militare. L'utilizzo è stato presunto dai rcpani attualmente di :.tanl'.:l. ScHF.OA
BENI Denominazione anualc: Denominazione storic:t: Indirizzo localit:\: DATI DI SUPERFICIE DL~ponihile:
dit'lli
copcna: scopcna:
Lorda: DATI ERARIALI Regime giuridico: Qualità cmaswle: Uso: Valore SlÙllato al 1982:
unuzzo
~.
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I~IMOBILI
DELLO STATO AD USO t-IILITAI~E Casem1a ·Cialdini· Circolo Souufficiali Convento del Corpus Domini <dcno ·Della Santa·) Via Urbana. 8 - 8 '2
8.288 mq 3.738 mq 4.550 mq
Utilizl'~tt:t:
8.300 mq
mq Demanio Storico Anbtico Governativo gr:nuito 4.500 miliardi di lire
Presumo: Organi IC\':t c Circolo Souuffici::tli Previsto come da P.R.G. '8S: Anrc7.7~uurc per le Forze Ammte 'IlOTE Occupa una pane del convento del Corpus Domini fra via Urh:tna. via Tagliapietrc c via Bocca di Lupo. Appare :-onoMimata la misurazione di fonte 1\linbtcro della Difesa perché non include il Circolo Sonufficiali. Nel perimetrO del convcnw del Corpus Domini sono infani cornprc~i. oltre al S.'lntuario vero c proprio, si:l il Distrcuo Militare (caserma Ci:lldini), si:t il Circolo Sonufficiali di Presidio, sia una serie di fabbricati con un vasto coni lc (compreso fra via Castelfidardo c via 13occ:t di Lupo) ritorn:ni alle monache di clausur:t, sia un pk'colo chiostro :tmministmto dall'Arcivescovado. L'utilizzo è stato presunto dai repani anualmcntc di stanz:1.
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SCI If.I)A K.
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BENI IMMOBILI DELLO STATO AD USO MILITARE
Denominazione auuale: Denominazione storica: l ndirizzo/ locnl itù: DATI DI SUPERFICIE Disponibile: core1ta: di cui scopcna: Lorda: DATI EIWUALI Regime giuridico: Qualir.;ì c;uastak:: Uso: Valore stimato al 1982: UTILIZZO Presunto: Previsto come da P.R.G. '85:
Acropono ·F.Pesci· Via Aeropono. S - Loc;tl it:ì Birra mq mq mq mq
Utilizzata: 275000 mq
Demanio
Logistico- eliporto Attrezzature ~•eroportua li
NOTE
È la parte rimasta militare dell'aeropono Pesci dopo la sua trasformazione nell'aeroporto c ivile G. Marconi. È transitato dall'Aeronautica Mi litare all'Aviazione Leggera dell'Esercito, di cui ospita oggi un reparto riparazioni. L'utilizzo è stato presunto dai reparti attualmente d i swnza.
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Appendice 2 I BENI IMMOBILI IN USO ALLA DIFESA, PROBLEMI LEGATI ALLO STATUS GIURIDICO E LIMITI ALLA CffiCOLAZIONE
I beni immobili de llo Stato e la loro alWninistrazione: evoluzione della legislazione generale e problemi salienti In Italia, come la miglio re dottrina ha spe~so rilevato l , manca una disciplina unitaria e coerente del complesso e articolato pro b lema della definizi one dello ·•status pubblico· di un bene, ovvero della sua fun zionalil:à ad un fine pubblico. Le sca rne no rme esistenti nel Codice Civile si limitano, infatti , essenzialmente a disciplinare il regime dei beni pubblici verso le pretese di terzi. mentre quelle contenute nella LCGS e nel relarivo RCGS 2 trattano la mera gestione amministrativa.
I beni pubblici nella legislazione codicistica L"attuale Codice del 1942 ha ripreso, ampliandola, la tradizion ale catego ria eli bene demania le distinguendo fra beni che possono appartenere soltanto allo Stato (demanio militare, marittimo e idrico), e beni che possono appa11enere sia a sogget.ti pubblici che privati, ma che, se appartengono allo Stato o agli altri enti territo riali (a1t. 824), si configurano quali beni demaniali (il dem anio stradale, ferroviario, aero nautico, i beni di interesse storico, artistico e archeologico, gli acquedo tti, i pozzi , le cisterne, le fontane ecc.). I beni demaniali, come già nel codice del 1865, sono sottratti ai principi che regolano la pro prietà privata ed assoggettati ad un regime
Giannini M.S., l beni pubblici, Ro ma, l3ulzoni, 1963. Con ques1e sigle si indica no soli1amen1e la legge per l'amministrazione e la conlabililà genen.le dello Stato del 18 novembre 1923, n. 2440, c il successivo regolamento applicativo del 2.3 maggio 1924, n. 827. l
2
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di tipo pubblicistico 3, mentre i beni patrimoniali sono ancora identificati in modo residuale nei beni pubblici non elencati come demaniali. La novità del codice del '42 sta nell'avere introdotto la categoria ·spuria· del bene patrimoniale indisponibile, recependo nel diritto civile una classificazione valida ai soli fini amministrativi del RCGS del 1885 e ripresa dal RCGS del 1924. L'art. 826, nell 'elencare i beni del patrimonio indisponibile, ne ha previsto non già un'inalienabilità in senso assoluto, ma il vincolo della non sottrazione alla loro particolare destinazione se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano 4. In particolare, continua a valere la possibilità prevista dal d.l. 10 settembre 1923 n. 2000 (conveJtito nella legge 17 aprlle 1925 n. 473) di permutare immobili adibiti a sedi di pubblici uffici con altri, purché aventi la medesima destinazione, in modo che non venga ad essere pregiudicato il funzionamento d el pubblico servizio. I beni pubblici si trovano oggi pertanto ripartiti in tre grandi categorie concettuali: l) beni collocati fuori commercio e considerati non produttivi (demanio); 2) beni teoricamente produttivi ma vincolati ad un servizio governativo (patrimonio indisponibile); 3) beni destinati alla produzione di reddito ( patrimonio disponibile). La distinzione fra le prime due categorie, per quanto riguarda un eventuale [l-ansito nella terza, si limita all'art. 829 C.C. che prevede per il passaggio di beni dal demanio et! pcttrimonio un apposito allo di 3 L'art. 823 ne sancisce l"inalicnabililà, ovvero l"impossibililil che siano oggeno di negozio giuridico priv:uo. l~ inoltre previs10 che non po:;sano essere 11~1sferiti in tem1ini propriewri per effetto di usucapionc o di espropriazione forzala. Questo non impedisce comunque che i beni demaniali siano oggetl<> di negozi giuridici di cliriuo pubblico. cioè di ani amministrativi dircui a costituire diriui reali a favore di tcr.d quali le concessioni (art. 824. comma secondo). Inoltre alla pubblia1 amministrazione è concesso di fare uso dci propri poteri di :llltOtutcla nei confromi di qualunque illecita occupazione, abuso o danneggiamento da pane di tcr1.i. T:1le f:1coh:ì le conscniC di agire non solo per via giudi;daria come un qualunque privmo. ma anche servendosi dci po1cri di polizia che le sono anribuiti, emanando ordini immcdi:uamcntc csccu1ivi e usando. ove occorra. la coercizione c la fol7.a per farli eseguire. ·i Leggi che in generale ne sanciscono l'inalienabilità. La loro eventuale alicnniC)IlC compo1terebbc però la semplice annullabilit:ì dcll'auo c non la sua radicale nullità.
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sclassificaz iolle che "dev'essere dichiarato dall'aulOrità amministrativa· e deve formare oggeuo di pubblicazione s, mentre per i beni indisponibili è sufficiente una mera rico~ nìzìo11e di fatto dd venir meno della loro destinazione per farli riemrare nel patrimonio disponibile e, quindi, assoggetrarli al normale regime ddla proprietà privata 6. La possibilitù che i beni pubblici, terminato il loro uso, possano rienu·are in circolazione fa vorendo limitati processi di osmosi fra pubblica amministrazione e societù civile viene allo ra a dipendere fortemente dal tipo di sistema amministrativo preposto ai beni stessi.
Il regime amminis trativo dei beni pubblici L'art. 1 della LGCS recita che: ·i beni immobili d ello Stato, tanto p ubblici, quanto posseduti a titolo di privata proprietù sono amministrati a cura dd Ministero delle Finanze salve le eccezioni stabilite da l<.:ggi speciali·. L'an. 2 precisa inoltre che a cura del Ministero delle Finanze deve formarsi l'invenwrio dei beni immobili 7. Secondo quelle che sono le Mie attribuzioni formali , esso dovrebbe qu indi: l > tenere tutti gli invenrari dei beni pubblici; 2) rapprescntarnc e tutelarne il diritto di proprietà; :3) utilizzarli e provvedere alla loro manutenzio ne; 4) vigilare sulla loro destinazione ad uso governativo; 5) prowcderc al pagamento di imposte e contributi diversi; 6> p rocedere alla sdemanializ7.;.tzione e alla dismissione; 7) prowedere all'acquisto di beni immobili p er conto di allre amministrazioni dello Stato; 8) p rocedere all 'alienazione dei beni patrimoniali disponibili; 9) riscuotere 1<..· entrate per canoni, conc:t:ssioni , etc. ~ Oggi. però. l:t rniRJiore donrin:t è oricm:na a ricono!>Cerc a tale ano una f'-mzionc solo dichiar:ui\~1. in quanto \·oho unic:un<.·mc <1 conferire <:enea~! :11le siru:I7Joni giuridiche. Cfr. Sandulli, Ila m w/e di dirillo mnnmn,trtllim. cd. JO\cnc. \;a poli. 19&1. pag. -89. <> Op. dt.. nora :1. - All'interno del Ministero cieli<: Finanze l'organo gcnemlc di amminbcrazione dci beni d<:llo Sr:uo \.• individuaw dalla t..:gg<.: nella Dirczio11e Gcncm le del Demanio c:hc, non disponendo di una propria organizzazione, è cosu·cn:1 ad avvalersi d i un alu·o o rgano periferico dd ,\ tinbtcro: n mendcn7~1 d i Final17.'1.
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Molte di queste competenze sono però puramente formali , in quanto lo stesso art. l della LGCS, nel suo secondo comma, recita: ·i ben i immobili de llo Stato assegmHi ad un servizio governativo s'intendono concessi in uso gratuito al ministero da cui il servizio dipende e sono da esso amministrati. Tosto che cessi tale uso passano all'amministrazione delle Finanze•. Nel periodo eli assegnazione , alle Finanze restano eli fatto in capo le sole altività eli inventariazione, eli vigilanza e di riscossione delle eventual i entrate (canoni ed altri proventi). Il sistema che regola l'utilizzazione vera e propria dei beni irnmobili risulta molto complesso, a motivo delle frequenti sovrapposizioni di competenze che sono in esso conte mplate . La legge eli contabilità prevede che i beni possano essere assegnati ai singoli ministeri in uso governativo gratuito , oppure, pe r certi beni del de manio, con gestioni regolate da leggi speciali. Quando i beni non risultano più necessari , per l'uso pubblico cui erano destinati temporaneame nte o in via de finitiva , è p revisto che vengano, sdemanializzati se demaniali R, e restituiti all'amministrazione finanziaria, pena la vio lazione della legge comabile . Com'era fa cile pre ved e re, le amministrazio ni hanno mante nuto spesso il possesso dei beni anche quando e ra venuto meno il presupposto dell'uso diretto, giustificando questo comportamento con la previsione eli dove re reimpiegare il bene assegnato in un tempo re lativamente breve 9. È ve ro che la legge affid a agli Jnre ndem i di Finanza la vig ilanza sull 'uso d egli immobili da parte d elle pubbliche amministrazio ni e BSe la sclemanializza:t.i one no n è possibile, le amminisu·azioni intere:;s;ne sono w nute a comunica re alle Intendenze d i FinanZ<l l'oppottu nità di una temporanea d iversa milizzazionc mediante co ncessioni. formulando. all'occorrenza, proposte c suggerendo cla usole c condizio ni da inserire nei rclmivi atti. Cfr. Circolari Min. Fin. 27 marzo 1942, n. 22503; 26 ottobr<.; .1 942, n. 33482. 9 L'amministrazio ne finanziaria ha addirittura assecondato questi compo rtamenti istituendo la figunl giurid ica mcme assai itmbigua del co11so. che consiste nel mantenere la concessione acl uso governati vo eli un benç nonostante ne venga m<.:no la destina:done originaria .l..:l prassi amminisu-ativa ha poi creat o la figura della dismission e d i caraiIC!re l emporcm eo in base alla quale il ministero usuario indica all'lntcnden7.a, al momento della riconsegna. la condi zione d i riassegnazicme dell'immobile in caso di sopt~ tg giume esigenze.
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t
concede ad essi la facoltà di disporre al riguardo gli acce1tamenri che credono opportuni , ma è parimenti evidente che tali accertamenti assai raramente sono stati disposti, in parte a motivo delle note carenze di personale, e in parte per non innesca re pericolosi con11itti fra branche dell 'a mministrazione stata le IO. La Corte dei Conti ha più volte inutilmente rilevare l'arbitrarietà dei compo1tamenti delle singole amministrazioni che ·da usuarie dei beni divengono arbitre della loro ulteriore utilizzazione al di là dci fini istituzionali per i quali erano stati dati in uso· Il . Il mo dello orga nizzarivo che si è venuto a crea re risulta infani ormai caratteri zzato da tre tratti salienti: 1) la progressiva accessorietà e residualità alrinterno del Ministero delle Finanze dell'amministrazione d ei beni immobili patrimoniali , anche a ca usa del maggiore rilievo dato con la Costituzione alla finanza tributaria rispetto a quella patrimoniale; 2) la tendenza da parte dello Stato a considerare il valore dei beni pubblici in rappo tto alle anività rispetto alle quali sono strumentali, anziché come potenziale oggetto di commercio; 3) la netta sepa razione fra amministrazione finanziaria ed amministrazione che utilizza il bene, a fronte dei presunti dichiarati principi di •gestione unitaria·. La mancanza di coordinamento tra organi governativi nella gestione del patrimonio immobiliare ha inoltre prodotto due effetti perversi: l) il progressivo aumento dci costi di locazione per sedi di uffici, a fronte della •notevole quantità di immobili parrin1oniali o demaniali locali o concessi in uso a terzi· Il; 2) il p rogressi vo stato el i degrado e eli abba ndono del pa trimonio immobiliare non utilizzato né dismesso. L·evicleme inettitudine di questo modello ad assicurare una gestioIO Per i heni a~scgnati alla Di fesa si pone l'ulteriore problema della sfe1~1 di riservatezza p ropria dci servizi militari che. limitando fo11emenw la ci rcolazione di notizie e la stessa possibilit:ì di accesso ai luoghi. limita di fatto il potere di ' ' igilanza dell'Intendenza. Il Cfr. Co11c dci conti. Scz. riunite, Decisione e relazione 28 giugno l 989 sul rendiconto generale dello Stato per l'eserciz io finanziario 1988. vol.lll. Gestione del patrimonio. trano da Hconomia pubblictl. n. J l . Novembre l 990. pag. 583. 12 Cfr. Col1<.: dci comi... op. cit .. pag. 583.
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ne razionale della proprietà pubblica ha ispirato numerose pro poste di rifo rma . Risale agli inizi degli anni '60 lo schema di legge-delega appro ntato dalla Direzione del Demanio in cui il Gove rno veniva autorizzato a creare una ·•amministrazione autono ma dei berli dello Stato . . La creazione di una vera e propria azienda d otata di auto no mia amministrativa e contabile e posta al di fuori deU'amministrazione ordinaria dello Stato no n fu invece ritenuta compatibile con l'amministrazione d ei beni demanial i. Questa pro posta non riuscì comunque a concre tizzarsi d al mo mento che il re lativo disegno di legge non fu mai presentato in Parlamento 13. In epoca più recente, altre indicazioni per il superamento dei problemi di gestione d ei beni pubblici sono venute dalla ·Commissio ne Cassese" 14, che ha proposto la realizzazione eli un ·prograpcma di ottimizza zio ne dell'uso del patrimo nio immobiliare pubblico· repere ndo le •Occorrenti risorse finanziarie prevalentemente all 'interno del sistema stesso•, mediante la vendita dei ben i rite nuti non necessati. La Commissione stessa aveva po i indicato come prioritaria la costituzione d i due organi ad hoc per ·u perseguimento del programma suddetto: un ·organismo di COOI'dina mento ceIl! l'Cile· dell'attività di indagine dei gruppi di lavoro petifetici col compito di censire ogni bene pubblico, ed un •ente per la gestione degli im mobili da parte del sellore p u bblico· finanziato in pane con il ricavato delle alienazioni di beni immobiH e in p<ute con il patrimo nio mobiliare delle P~utecipazioni Statali. 13 Essa avrebhe dovuto. da un lato, gammin.! una pumu~Jc manu tenzione del parco immobiliare pubblico utilizzando per questo lìne le entrate p:urimoniali e demaniali c. dall'altro. ouenere una progressiva diminuzione dci canoni passivi mediante la costnlzione di un sufficiente:: parco immobili<tre ad uso degli ulnci dello Stato. In questo pro· getto, l'acquisizione:: eli nuovi cdifici da ;~sscgnarc ad uso govcrn:uivo avrebbe reso indi· ~pcnsabilc l'alienazione dei beni non più necc,;sari ul pcrseguimcnto dci fìni pubblici. Ampi su~llci dello studio -relazione del M iniswro dc llc Finanze contc nemc quclila proposta si trov;~no in: Cassese S., ·Organi c procedure per l';unministr:u.ione della pro · prict<l rubbl ica: siluazione anuale c propo:;te di modilìc:Jzione•. Ni11ista trime$tmle di diriuo pubblico. n. 1373, 197 1. l t CCr. Carrcr P.. Colllrilmto alla stim(l dei beni pubblici, quaderno n. 3, 1988, del Centro studi di estimo c di economia terri1orialc CCe.S.F:.T.), p:1g. 26, m:l quale è riporwta un':1mpia d is;unina delle conclusioni a cui è g iunta la Commissione.
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Le recenti disposizioni sulla privatizzazio n e de l patrimonio immobiliare dello Stato Tutte le proposte sin qui esaminate miravano a superare quella frammentazione di competem~e riconosciuta come il principale ostacolo ad un utilizzo mzionale ed efficiente del patrimonio immobiliare pubblico. Diverse sono invece le preoccupazioni che hanno mosso il Legislatore in tempi recenti. Il disegno di legge approvato dal Senato il 25 luglio 1990 15, ma non approvato dalla Camera, benché affermi di perseguire una più ra ziona le utilizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, si preoccupa principalmente di attivare ··tl ussi finanziari utili per contenere l'attuale disavanzo del bilancio statale·· t6 e non di riformare né quelle •norme sulla vigilanza che non si sono rivelare idonee a garantire un 'adeguata tutela dei beni pubblici·, né le ·arcaiche procedure di valutazione dei beni stessi· 17. La previsione di procedure abbreviate di dismissione (con possibilità di deroga dalle norme sulla contabilità dello Stato) da prevedersi con regolamento, unitamente al la discrezionalità attribuita al Ministero delle Finanze nell'individuazione dei criteri di scelta dei beni da mantenere in gestione pubblica rispetto a quelli suscettibili di alienazione oppure di gestione privata, rivelano la natura prevalentemente finanziaria eli questa proposta.
15 D.d.l. n. 5000 risultato dall'unificazione di un precedente disegno di iniziativa go\1érnativa con una proposaa di iniziativa parlamentare a lìnna Ruffino, Perugini ed altri. 16 Cfr. Relazione d i accompagnamemo al d isegno d i legge approvato dal Governo il 27 settembre 1989 e successiva mente presentato alle Camere (:mo Senato n. 1897). 1- Per i heni demaniali, gli am. 3 c 4 del RCGS stabiliscono che l'inventario consiste in uno sta to descrilli/10 eseguito dalla Direzione Generale del Demanio e dalle amministrazioni cemrali ai cui se1vizi i beni sono destinati. Per i beni patrimoniali, è previsto che gli im·entnri. detti regislli di consistem·.a. contengano una l'alutazione dei beni stessi. a motivo della loro natura di beni potenzialmente suscettibili di comme1·cio. Per gli immobili, allo stato attuale queste valut:.tzion i vengono compiute solo sui beni che di volta in volta ,·anno ad incrementare il pau·imonio, men tre l'aggio rnamento delle valutazioni invcntariali avviene solitamente mediante revisioni straordinarie dl"euuate a d istanza eli decenni.
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Il D.P.R. 5 dicembre 1991 n. 386 18 si è spinto ancora oltre. All'arr. 2, esso concede infarti al Ministero delle Finanze il potere di affidare a banche o ad altri operatori del setto1·e l)ndivicluazione dei ..beni patrimoniali dello Stato suscettibili di gèstione econ omica•. Questi soggetti potranno poi ..procedere alle gestioni e alle alienazioni anche in deroga alle norme sulla contabilità generale dello s·ato• 19, anticipando un importo non inferiore al 500A> dei presunti proventi. La norma salta quindi l"ostacolo rappresentato dalla parziale inanendibilità del sistema di inventariazione e dal mancato periodico aggiornamento delle valutazioni stesse, assegnando direttamente ai privati il censimento e la valutazione dei beni pubblici. Mediante lo strumento del cambio di destinazione d'uso degli immobili (che il Si ndaco può decidere senza r assenso del Consiglio Comuna le), sembra poi possibi le r ende re suscettibil i eli uti l izzo imprenditoriale ingenti quantità del patrimonio immobi liare statale 20. La mancata volontà politica eli riformare la gestione della proprietà immobiliare pubblica, osteggiata dalle gelosie e dai particolarismi delle singole amministrazioni maldisposte a subire ingerenze da pa1te di altri organi dello Stato, sembra aver portato, di fronte al preoccupante stato della finanza pubblica ad un programma di dismissioni a tappe forzate quale mai è stato ipotizzare in tutta la smria dello Stato italiano.
n regime amministrativo de lle installazioni militari Tutti i progetti tli riforma della gestione del patrimonio pubblico, o che riguardano una sua parzia le privalizzazione, interessano in modo parricolare il patrimon io immobiliare ad uso militare. Dall'indagine condona dalla commissione ·Cassese·, risulta infatti che il Ministero della Difesa dispone di una superficie complessiva di circa
IR Convertito con la legge n. 35 del 29/.l/ 92. 19 L':.r liennione del patri monio immobiliare pubblico
è infau i disciplin:tta d:lil:t legge 24 dicembre 1908 n. 783. 20 t 'unico freno ad un ampio smobilizw del patrimonio immobiliare pubblico si identilìc:~ con hr previsione di un·approvazion<.: un;rnime dci progcni di alienazione e gestione degli immobili da parte dci componenti la Conferenz:r di Servizi (l<tprm:scntanti d i ttlll<: le ::tmministrazio ni inu.:ressatc), istituita per snellire le rclari ve procedure.
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35.000 eu:.u; 21, che conisponde grosso modo alla meuì di tuui i terreni e i fabbricati in dowzione alle.! amministrazioni centrali ddlo Stato 22. Quando vuole dismcnere un immobile, il Ministero della Difesa, cui compete la decisione, è tenuto ad acquisire preventivamcnte il parere. o lt re che dei competenti comandi territoriali , anche dello Stato Maggiore, il quale deve pronunciarsi sulla opportunità di t:lle atto in r:.lpporto alle esigenze di carattere militare 23. Un particolare tipo di dismissione per gli immobil i militari è stato introdotto dalla legge 497 78 (così come modificata dalla legge ,17/81) c merita una particolare attenzione per gli eccezionali strumenti amminbtrmivi che vi sono contemplati. È stata infatti accordata al l\linistcro della Difesa la possibilità di permutare direttamente con i Comuni (o, in subordinc. con altri soggetti pubblici) aree o fabbricati ritenuti non più in grado di far fronte alle esigenze delle Foo~e Annate con ·idonee aree o alloggi di tipo economico•. Questa possibil ità ha costituito una significativa deroga a quanto previsto dal R.D. 10/9/23, n. 2000, che consente la pcrmuta di immobil i destinati a pubblici servizi unicamente con altri immobili avenri ·la stessa o analoga destinazione· 2·1 ed ha , secondo alcuni rappresemato il riconoscimento formale del fano che l'amministrazione della Difesa !l L'ordine di gr:mdezza è (·omp;uihtle wn quello di 3 t665 h;t comple:..,i\•ì fornito d.1t Contr:umniraglio G.P. Falciai ndla rdazione tenuta alla Confcrcm.:t n:vionalc .sulle infr.tMrtttture m ilitari o rgani zz:ll:l dal 1\ll inistero della Difcs:t nel 191l6. 22 Il valore di qucsw dotazione immobiliare è sw to stimato dulia sw:.~a commissione in cir(~t 19 m ila miliardi (in lire 19HSl. pari al Hnil del valore complessivo del patrimonio immobiliare dello Swto. Si h;J mmivo di ritenere. però. che. per i criteri sej.tuiti. questa stima ::.ia fortemente souodimension:ua. Cfr. Carrcr P.. op. cit .. pagg. 8 c 9. 2.\ Il ritorno dell'immobile disml''so fr:t le disponihilit:ì dcll'amminbtr.tzione lìnanti:tria viene sancito dalla sonosnizione di un n~rbale di consegna da partl' della competcmc lmcndcnza di Finan7.a c dalla Dirc1ionc Lavori del Genio 1\lilitare per I'F.*rcito. o d;ti competenti org:tni territoriali delle altre arn1i. ~cl (~tso l:t dbmissiom.· interessi un tmmobile demaniale. quc!>la dm r.\ on iarnemc es.~crc prc..'Cc..>dura da un :lllo di ~ema ntalia~tzione. anche se i due procL'dimcnti '>Ono fra loro indipcndcntt 2 • l.:t lìnalit:ì di quc:.t:t db)Xbtzionc è manifestamente quella di rendere JX>.-.:.ibile la s<>.,tituzione di un immobile ('On un altro 111 modo da miglior:trc la shtcma1.ìonc del ser\'i zio pubblico al quale l'immobile Messo è destinato. senza aggr:l\'iO per il bilancio stata le. Se questo è vero, non contrast:t c:on questa finalitil la vend ita di beni pubblici con l'iasscgnazionc del ricavato .-.n·amminbtmzione che h;t :tlicn:tto l'immobile per consentire alla stessa d i conseguire una pil't r:tzionale sistemazione dci propri servizi.
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deteneva immobili non più funzionali, che era disposta a cedere senza sostituti diretti, quando li avrebbe do vuti preventivamente restituire all'amministrazione delle Finanze. Com'era facile immaginare, lo scavalcamento di competenze sorteso a questo disp osto legislativo non poteva mancare di costitu ire un elemento di contenzioso fra i due Ministeri 25. Le possibililà che le leggi 497/ 78 e 47/ 81, pur fra le forti critiche son e all 'interno d ella stessa amministrazione statale, hanno riconosciuto al Ministero della Difesa in ordine alla dismissione eli quella parre del proprio patrimonio immobiliare ritenuta non più idonea, se, da un lato, ne hanno attivato solo in p iccola parre un processo di riutilizzazione, data la limitata finalizzazione del programma , d all 'a ltro hanno però generato nell'amministrazione militare la speranza di otten ere un analogo provvedimento speciale p er il riordino della dotazione infrastrutrurale delle Forze Armate.
Dismissioni e nuove costruzioni nei dettati delle proposte di legge presentate alla Camera dei Deputati Già n el corso della IX legislatura la Commissione Lavori Pubblici della Ca mera d ei Deputat i si era adoperata affinché si pervenisse all'ap p rovazione eli una legge in grado di varare un programma di costruzione di nuove caserme basato su strumenti simili a quelli concessi dalla 497/ 78.
La fine anticipata della legislatura ha interrotto l'iter del provvedimento quando questo era già stato assegnato alla stessa Comm issione in sede legislativa. Agli inizi della X legislatura la stessa p roposta eli legge è stata ripresemata dal presidente della Commissio ne Lavori Pubblici della Camera, on. Botta, e sortoscrina da numerosi altri deputati. In comemporanca ~~ l' I n una relazione invial:l al Consiglio di A mm inis1raziont: dd MinisiCro delle Finanze, la Direzione Generale dd demanio ha definilo uno sconfìnamen10 dai propri fini is1i1uzionali la negoziazionc da pane dell':unrninisu-:lzione mili1are di beni non piC1 necessari per la difesa dello S1mo con alloggi p er i propri d ipendenti. Cfr. Tr:11110n1:1na A.. ·l beni pubblici clello St:llo : aspeui finanzia ri·. in EcoiiOIIIi(l /)IIIJhl ictt. n. 11/ 1990. png. 55 1.
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questa, veniva presenmta anche un'altra proposta, a fìrma dell'an. Spini, tendeme a disciplinare la medesima materia 26. Entrambe le pro poste assegnano al M inistero della Difcsa il compito eli p orre in essere tutte le operazioni connesse all'alluazione del piano di ammodernamento infrastrutturale delle Forze Armate, mostrando così di volere superare il regime amministrativo ordinario c la relativa suddivisione di competenze. Al M inistero della Difesa dovrebbero dunque spettare: a) la costruzio ne di tuni gli apprestamenti infrastrunurali delle Forze Armate !.7 previsti in un piano decennale pred isposto a cu ra del Ministero stesso su proposta del Comitato dei Capi di Stato Maggiore; h) l'alienazione dci beni immobili ritenuti non più idonei, secondo procedure <:he - come si dii".! - sono individuate in maniera differente nelle due proposte di legge; c) l'acquisizione delle aree necessarie per l'attuazione del piano. 11. punto fondamentale di queste proposte è la previsio ne, comune ad entrambi i disegni di legge, del rico11oscimen1o al Mi11islero della Difesa
della jacollcì di disporre nella maniera pilì ampia degli imrnobili ad esso affidali, escludendo l'ctmmiuislrazione finanziaria da ogni decisione inereule la./itllii'Ct desliuazioue di quelli non pilì ido11ei. Le concrete procedure di alienazione dei beni dichiarati cedibili dalle autorità militari costituiscono invece il terreno di massima ditTen.:nziazione fra i due progerti di legge. La predisposizio ne di un elenco di beni suscenibil i di dismissione è infarti prevista da entrc1mbi 2!!, ma l'inclusione al suo interno di un lo La pmpo-,t;a di legge dalron. Spini l: :.kata prescnt:lla alla C:mu:ra dl·i depuwti il 1 luglio 1987 ed è b n. 306. La :;ua intc:.wàmc n.:dw ·Nuova disdplin,, dd trasferimento di uso di aree dcmani;a li :1 lìni pubblici e so<.:iali l' nom1e per la proga~11nnaazionc delle costruzion i militari·. Nello stesso giorno è st ata presl·ntaw anche b proposta d'iniziativ:J dci dcput<ui Bona, Manfredi. Ferrarini cd altri. (n. ;33 1) re<.-antc come intt::.tazione -programm:a dl:cennale per la co:.tnazìonc di apprc:.l:lmt·nti infr.aMrullurali per le Fonc Armate-. !~ Compresa, quindi. quella delle c:aM;"m1c tìnora di comp<.'ll'lli~J dd Ministero dci l~a,·ori Pubblici . .!ll &'Condo il p<.ll Boma il suddetto clenw \'Ì\.'nc n.-·dano dal i\linìMero della Difesa -...cnuti 1l Ministro delle Finam.e. il Ministro dei l.:1vori Pubblici <Xl il i\linbtm per ì Beni Culrur:ali tXI Ambientali·, ment<: !'>Ct'<!lldo il pdl Spini l'individuazionc elci lx:ni da dbmcucrc compete <.J) Ministero della Difesa, di concetto con il Minbtem delle Fìnanzl'•. Enm11nbe le pmposiC prevedono proctxlurc di aggiomamcmo c di intcgmzionc dclrclcnco M<:sso.
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determinato immobile comporta conseguenze assai diverse a seconda della proposta considerata. La previsione di differenti discipline speciali per i trasferimenti dei beni immobiliari militari rivela la diversa fi11alità assegnata alle dismissioni nell'un caso e nell'altro. Il peli Botta, assumendo come obiettivo prioritario l'autofin anziamento, almeno parziale, dei programmi eli reinfrastrutturazione mi litare, non esita a prevedere un meccanismo funzionale aUa massimizzazione degli introiti rea lizzabili clall"amministrazione della Difesa . Per conseguire questo obiettivo, esso tende a far sì che le p ermute e le alienazioni avvengano sulla base di una valutazione dei beni che sia la più elevata possibile, e a tal fine non esita acl imporre ai Comuni l'adozione di van·a nli oi:Jbligcttorie agli slrumenli urbanistici, volte ad adeguare destinazioni d'uso ed indici eli edificabilità delle zone militari dismesse a quelli medi delle aree limiLrofe 29. Una relati va cenezza in ordine ai tempi eli dismissione sarebbe poi assicurata. sempre secondo la p roposta Botta, dalla previsione che gli immobili vengano comunque alienati ricorrendo a pubblici incanti , qualora Comune, Provincia e Regione non esercitino nei termini fissati il diritto di prelazione loro riconosciuto. Il peli Spini, viceversa, privilegia il mantenimento della destinazione pubblica dei beni dismessi e presuppone necessariamente un marcato impegno del bilancio statale nel finanziamento delle nuove costruzioni. Questa preferenza per il mamenimento della proprietà pubblica dei ben i dismessi si manifes ta nella prop osta Spini auravcrso molteplici modalità: nel caso in cui la pianificnione urb anistica abbia già previsto che al posto d elle infrastrutture militari d a dismettere debbano sorgere altri t ipi di opere di interesse coll erri vo, le prime andran no senz'altro cedute ai soggetti pubb lic i cui compete l'edificazione d elle seconde; qualora i Comuni abb iano compiuto analoga previsione relativa-
29 l.a soluzione prospcuma viene giustifìc:ma dai present:uori come mezzo atto a prevenire l'avvio d i fenomeni speculativi, il d t<: può essere vero nclle zonc pcrifcrichc, rna di venta paradossale :1 mano a mano che.: ci si avvicina alle zone n:ntmli.
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mente ad immobiJ i miJitari no n compresi nell'elenco, essi possono domandare al Ministero della Difesa la loro inclusio ne •in sede di aggiornamento annuale dell'elenco stesso· 30. La previsio ne di un fo rte intervemo di lìnanziamento da parte d ello Stato è d 'altronde implicita in alcune considerazioni: le risorse ottenibili da queste transazioni con gli enti pubblici sono limitate dal l'espressa previsio ne che i parametri di riferimento per le va lutazio n i siano costituili d ai c rite r i contenuti nella legge sull'equo ca none per i rabbricati, e dai pmametri di stima espressi dall'art. 27 dalla legge 22 ottobre 1971 n. 865 (la cosiddetta legge Bucalossi) per i terreni. la vendita al valore di mercato degli immobili dismessi viene consentita unicamente qualo ra nelle aree da essi occupate siano g icì previste uliliaazioni edilizie di carattere privato; anche in questo caso verrebbe comunque riconosciuto ai Comuni un diritto di prelazio ne. Questa conclusione trova conrerma anche nel fatto che la parallela pro posta Botta, ca raneri zza ta da un'impostazio ne prevalenremenre imprendito riale, prevede comunque un onere di circa 7.000 miliardi a carico dello Stato, a parziale copertura del fabbisogno complessivo, stimato nel 1986 in 10.000 miliardi .~I . 1 ella pro posta Spini , visto lo scarso ruo lo assegnato ai p rivati, la fun zio ne d i finanziatore aggiuntivo d ell ' i ntera o p era zio ne v ien e demandato al risparmio postale att raverso la Cassa D epositi e Prestiti. Un ultimo aspetto che certa mente incide su lle effettive possibilità d ì alienazione di questi immobili riguarda la possibile presenza di vincoli monumenrali. Jl problema viene affro ntmo dal solo pdl Botta, che da un Imo, prevede che la redazione dell'elenco dei beni suscettibi li eli dismissio ne avvenga d'intesa con il Min istero dei Beni Culturali, e, dall'altro, impo-
.lO Le richieste inoltrme dovrebbero comunque avere conseguito il parere favorevole dd Comitato M isto Pari tetico di cui all'art.3 della legge 24 dicembre 1976, n. 898. -I l Q uesta ga'll ndez~a è suata quamifìcata nel corso d ella conferenza nazionale sulle infrasu-utture militari. svoltasi a Roma nel novembre 1986. Cfr. Falcia i G .P., ·Situnione att uai<: e quadro d i riferimento futuro delle infrasLruuure milita ri•. in: Alli della cor!ferenz n nazionalesulfe infraslmtture m ilila ri. Roma, 10- ll novembre 1986, pag. 20.
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ne ai Comuni sul territorio dei quali insistono immobili militari di panicolare interesse storico e artistico dichiarati cedibili, di pro grammare ·un'organica utilizzazione degli stessi•, secondo un apposito ..programma oggetto di conven:lione fra Regione, Comune e Ministero•. TI fine eli questa disp osizione sembra essere quello di garanrire un 'tuiliz7.azione pubblica di carattere sociale al demanio storico -artistico-militare, consramra la difficoltà eli pervenire ad una congrua valutazione di queste unità immob iliari e tenuto conto del fano che, anche se si superasse l'attuale regime di inalienabilità, la presenza di vincoli monumentali ridurrebbe notevolmente la loro appetibilità per i privati. Poco innovative appaiono le previsioni contenute nelle due proposte di legge sulla localizzazione dei nuovi insecliamenti e sul raccordo fra i diversi soggetti istituzionali con compiti di programmazione del territorio. Se, infatt i, entrambi i disegni prevedono l'acquisizione del parere del Comitato Misto Difesa-Regioni di cui all'art. 3 della legge 898!76, nessuno dci due considera meritevole di previsione legislativa la ricerca del consenso dei Comuni (oppure. in un futuro, dei ·governi metropolitani·) 32 sul territorio dci quali dovranno realizzarsi le nuove installazioni. TI pdl Spini si limita a p revedere la possibilità che il Ministero della Difesa espropri le aree occorrenti in base al titolo TI della legge 22 ouobrc 1971 n. 865 33, .mentre la proposta Botta si preoccupa di rendere immediatamente esperibili i necessari provvedimenti espropriativi dichiarando queste realizzazioni di preminente imeressc nazionale. Il rimando ai criteri per la loc:.rlizzazione d elle opere pubbliche contenuti nella legge 3 gennaio 1978, n. l, operato dalla stessa proposta non modifica questo stato eli cose . .u Va, infatti, ricordato che nel fr:mcmpo è :1vvenut:t l' istitu~ione ad opem dell'art. 17 della legge di riforma delle.: autonomie loetli ( n. 142/90), di nuovi soggetti arnministrm ivi: le -~m:c mcl rorx>l ilanc•. Considcr:110 che.: ad cssc compctc i~Ì in f'uturo l ':nwa~io· ne della piani fìcazionc urbanistic;l su u n 'ar~:a c:;trcmamcntc pill va:<ta di q uella degli atnl:tli comuni, potrebbe.: risultare più agevole.: per esse trova re una solu~ionc cornplcssi\':t :ti problemi infmstnmurali ddle Fo17.c Arm:ue, almeno per quanto riguarda il problema costituito dalla localiz:r~tzione dei nuovi insediamemi. .U Questo anche se con sentenza n. 5 del 25 gennaio 1980 la Corte Co)oti!Lizion:llc ha dich iarato ·l'illcgiuim itiì c<>sli!llzionalc· dc i criteri per la dctc rm in.lzione dell'indennizzo di esproprio com cnuti nel tit olo li della lcAAe 22 ouobrc 197 1, n. H65.
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Se, infatti, l'arl.l d<.:l la suddetta legge prevcd<.: l'a pprovazione da parte dei Consigli Com una li dei progetti di op ere pubbl iche statali da realizzarsi sui territori di loro competenza, il Consiglio di Stato ha pei·ò comestato questa previsione, ribadendo che le localizzazioni in oggetto sono unicamente disciplinate da l D.P.R. n. 616 del 1977. Lo stesso Consiglio di Stmo ha motivato questa posizione adducendo il ratto c he · la fun zione approvaUva accordata al Co nsigli o Comunale .. . non può che riguardare progetti d i competenza comunale souo il profilo tecnico-amministrativo ed urbanistico, con l'esclusione quindi delle opere statali, non essendo confi gurata alcuna nuova competenza del Consiglio Comu nale soslirutiva degli organi statali a ciò deputati• 3 •.
J• Cfr. Cons. S1:uo. sez. lV, 30 novembre
1985. in ·Riv. giur. cuil.•, 1986, pag. 409.
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Appendice 3 L'EVOLUZIONE STORICA DELLA PRESENZA MILITARE A BOLOGNA
Il periodo napolconico c la restaurazione del potere pontificio Bologna è una delle poche grandi ciuù italiane in cui. nei quasi tre secoli di governo pontilkio che precedettero il dominio napolconico (l :;o6- 1796>. la funzione militare non ha cscrdtato alcuna influenza apprezzabile sul disegno dd tcs...,uto urbano. li suo particolare sistema di governo misto all'interno dello Stato dl'lla Chiesa, con le relati ve autonomie fiscali, monetari<.: c doganali, non rendeva politic:un<..:nte possibile per il powrc pomificio trasformarla in una piazzaforte militar<.:. Anche per 1"-cst•rcito· comur1al<..: valc,·a. infaui, la ma~.,ima secondo cui: ·nulla può farc il Senato scn;-~1 il Legato. nulla il Legato sen;-~1 il S<..:nato•. Per lunghi secoli la difesa settentrionale ddlo Stato della Chiesa fu così aflìdata alla cittadella di Fem.tra t e al Fot1<.' Urbano di Castdfran<.'<> 1 e i viaggiatori stranict i pOl<..:\';tno descrh ere con un c<..:t1o stupore Bologna come una città s<..:nza fìsco c cittadclla· :1. Quando. quindi, il IH Giugno 1796 le truppe napoleonkhe ft!cero il loro ingresso in cinù •. entrc'> con loro un modello di organ izzazione della guerra completamente nuovo. l La dnaddl:t di l'l·n~1r:1 n-rr:'1 ddìnitiv:uncntc ahb:lllul.l nd t9~1 Al .suo po.s1o .sorge 0/*1 il 'ccchio :K<jlll-dono c un ri01w di abitazioni d'ih. ! Cio dtc rc:.t:l del Fonl' l rh;ano c <>AAi Ulilin:uo dal \lm"tcro di (;r:lli;t c Giu.stizia lOillc Ct-..t di L:n-oro. .\Cfr. JJ. Dc La Ltndc. l 't~l't/R(' cf/111 Fmnçais. citato in G. ltin:i. /.(• dffà lll!flu storia d ltalw - /Jokww. Bari. 191-!0. • Il primo :.tahilc dtc 'cnnc rcqui~ito fu il n>nvcnto-o~pcdalc d1 !'>. \l,tria della (~trità. ~uhito riadihito ad o~pcdak· milit;trc. Succc:.sh .llltcntc, dal Clllll)(> provvborio dd Prato dci Cr<x:i:tli don.· ~·r:ano ;ln.lntpali. fanteria c t~tvallcria fr:tn~·c~i t•ominciarono :•d acquanicr:m;i rispcniv;uncnll' nd t'otwcnto di S. Giacomo c nei t'OIWcnti della 5..'). 1\nnunziata c di S. Domenico Cfr. G. Guidicini. Dit1rio IJoloJIIII!SI! dull 'ciiiiW 1796 al 1818. Bologna. 1&>6.
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Quattro erano. in panicolare. le grandi novirà introdone dai francesi: una politica: la nazione; una sociale: la leva; una militare: !"esercito di massa e una urbanistica: la caserma. Cosa questo significasse per una città cl'll: era per di più totalmente sprovvista di strunure istituzionalmemc voe<lle alla funzione militare s lo si può facilmenw immaginare. Iniziò un ventenni<> estremamente travagliato, di confusione cd incenczza, car.merizi'.ato dal susseguirsi di una ~cric di repemini cambiamenti politici cd amministmtivi. dalla temporanea indipendenza dal potere pontificio, ma anche dalla presenza di trupp<.: d 'occupazion<.: straniere. In questo contesto. gli animi rivoluzionari, ma anche e sopranuno gli interessi privati c k: esigenze militari favorirono ed ispirarono la soppressione degli Ord ini rdigiosi e la confisca dei loro patrimoni. Intorno alla seconda metà del Settecento a Bologna trovava no sede dentro le mum una s<.:ttantina di conv<.:nti, che coprivano circa 86 euari, occupando un s<.:sto ddla superficie della ciwì. Essi costituivano un patrimonio immen:-.o, rkchi~simo di op<.:rc d'anc rna ~opranuno dOtato di struuure organizzm<.: e appositamente create per accogliere comunità di per..one. All'entrata delle trupp<.: repubblicane tuna qu~.:sta ricchezza d'opere c d'organizzazione r:tppresentò la risposta più natura!<.: alle due c~>i g<.:nze che in quel momento Morico la cinà denunciava: da un lato si sapeva che Napoleon<.: avrebbe al pii:1 pr<.:sto prewso un lauto tributo di conquista; dall'altro si poneva il problema ddl'a lloggio delle trupp<.: d'occupazione, eh<.: dovevano essere ospitate •colla minore spesa dcll'<.:rario e col minor<.: incomodo per i cittadini· 6. Il paLrimonio ccdesia:-.tico fu così alienato in pill momenti e in gran pane esso fìnì in mano ~ti privati, ma pane dci conv<.·nti e dei monasl<.:ri urbani furono ·ridotti. .. ad uso di alloggio p<.:r gli Ufficiali <.: i
~ Gli unid cdifki di t'\11 ..:: noto J'uo;o mililan: :ti moml·nlo dl'll'm~-tn:'-.o dcll'c~rnto fr:tnt·c:.c wno il l'alat.w Comunalc c le t'<~~iddclll' :.tallc dd tk:mivoglio, prospidc.:nlt l':mualc teatro comun:tk·. <• D.A.I3arbicri, Naccolfll di t'arie noliz if! .w tlle cbi<•sc• di /Jolql!,na. lOm<> l. t760. Si veda inolm: G. GuidiC'ini . .\'('~l/Ilo della s10ria dd/e eh/l'se rh IJoiCJRIW jìno t1ll'tmno
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Commissa ri , di Caserm e per stazione e per transilo, Ospedali, Scuderie, Magazzini, ed altre occorrenze, tanto per la truppa che per qualunque effetto appmtenentc alla Repubhlica• 7. La temporanea riconqu ista della città da parte degli austriaci nel 1799 non portò, per la sua brevità, ad un'inversione di tendenza in questo processo. Le vendite a favore dc i privati perfezionate nel triennio precedente vennero tutte sostanzialmente confermate, mentre le strutture conventuali convc1tite ad usi mjlirari dai francesi vennero utilizzate anche dalle truppe austro-russe. Anche a Bo logna, seppure in m isura minore che altrove, le necessità finan ziarie delle continue campagne m ili tari po1ta ro no <~ ll 'a liena zione a privati anche d i pane dei monasteri e dci conventi che si volevano mantenere a caserme o comunque acl uso pubblico. Nel 1803, dei 69 conventi entro le mura, se ne contavano 13 destinati a caserme o magazzini militari, cui bisognava aggiungere un'altra cospicua parte di terreni ed immo bili utilizzati per l'alloggio •tempo raneo• degli ufficiali e delle truppe di passaggio. Il Decreto Reale del Marzo 1806, col quale si tentò di ridurre il numero delle installazio ni m ilitari nel Regno d'Italia H, toccò solo marg inalmente Bo logna, che continuò acl ospitare 11 delle 17 c:aserme del dipartimenro del Reno con una presenza med ia di 6.170 uom ini e 930 cava lli. Il 25 Aprile 18 10. tramite decrero, si dispose la definitiva soppressio ne d elle •corporazio ni, congregazio ni , comunità ed associazio ni ecclesiastiche di qualunque natura• 9. Così, in quell'anno, a Bologna, come in ogni altra parte del Regno d'Italia , scomparvero anche gli ultimi conventi rimasti. Questa grande operazione di riciclaggio e di riconversione urbanistica divenrò ralmenre radicata da no n potere essere facilmente can ee!-
7 Bi b lio tecn comunale d ell'Archiginnasio eli Bologna, Raccolta de' Bandi. Noti)ìcazioni. Bdilli etc. p ubblicati in Bolog111::t dopo l'unione della Ci.W adtlila a lla l?epubblica Cisnlpilut. par1e ){Xl . pag. 15. s Decreto Rc:dc 29 Marzo 1806 in Biblioteca comuna le dell'Archiginnasio, Bolle/lino delle leggi del Regno d'Jtalia. 1806. · 9 Biblioteca comunale dell'Archiginnasio di Bologna, IJollellino delle leggi dell?egno
tl'Jit//i(f, 1810.
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lata neppure dal ritorno del potere pontificio, che continuò in sostanza a garantù·e gli urili:ai pubblici e pr ivati di quello che un tempo era stato l'immenso patrimonio ecclesiastico bolognese to. Malgrado, quindi, il ritorno della città al consueto stallls smilitarizzato 11 solo alcuni dei conventi precedentemente adibiti a caserme tornarono in possesso degli ordini religiosi reinsediati 12. Il recupero degli edifici alienati a singoli cittadini, quando avvenne, avvenne molto lentamente perché, utilizzando i normali strumenti del d iritto p rivato, esso era vincolato alle disponibi lità finanziari e degli O rdini, o , più frequememente, alle donazioni d i facoltosi devoti. Tn molti casi, poi, gli edifici trasformati in caserme avevano subito tali devastazioni da rcndcrne problemmtico un riurilizzo religioso 13. Una cospicua presenza militare f u nuovamente registrata durante il moto del '31 , dopo il quale rimase per molti ann i in città un forte contingente austriaco per sedare i lllrbolenri animi bolognesi. Restarono adibili o comunque utilizzab ili t t1 com e caserme e
10 Al momento della restaurazione, cm no t ltilizzati come ca:;ermc in maniera :abbaswnza continua fin dal tricnn io giacobino i conventi di S. Maria dci i :~ Caritiì (auualc Arena S. Felice), S. Agnc:;c, S. Domenico, S. Maria dei Servi, S. Gervasio (attuale mercato cor>c:no), S. G iovanni Ballista in S. Isaia c: SS. Giuser>pe e Teresa (via C<;ntotrcccmol. cui si erano col tempo aggiunti pane dci conventi del Corpus Domini. di S. Sal vatore c di S. r.larghcrita, c, come ospedale militare, l'Abbadia dei SS. Naborrc c Felice. Il Gli Austriaci mantcnn<;ro pcm1ancmemcnw un loro presidio nel territorio dello Stato della Chiesa a Fcrra1~1 c :1 Comacchio llll!ntrc :1 Bologna restò inizialmente la sola guardia liVii\i\cm. 12 S. Mari;• dei Servi, Corpus Domini, S. Giovanni BatLisw in S. tsai;1 e, in parte, quelli di S. Domenico e di S. Salvmore. 13 l~ questo il caso di s. Agnese, dove cm swta demolita la chic.~a. o di S. Domenico c S. Gervasio. dove er:mo state ricavate stalle per i cavalli. In altri casi, come S. Franccs('() c l'Abbadia, alla base del mancato riutilizzo rcligio:;o non si r>uò escludere l 'esistenza di un problema ·politicOo nei confron ti dci france;;cani che si erano dimostr:lli particolarmente c nrusiasti dd nuovo ordine ri volu%iona rio. Altri edifici non tornarono agli ordini r>assando :1 un diverso uso, come l'Abbadia dci SS. Naborrc c Felice, d1e divcnnt· casa di lavoro o SS. Giuscr>pc c Tcrcsa tr:1sform:no in m:1gauino dcll:1 pin:1cotcca. 11 In tullo questo pcri<xlo le funzioni riscrvatc a questi edifici non :,ono swhili. <:ome siamo r>(ll1ati ad immaginar<; oggi, ma piullosto clastiche di mcxlo d1e non deve stupire che molti di questi conventi vcni:;sero utilizzaLi come <:arccri. Ad esempio i tre tr:ldizionali Glrccri di Ugo B:1ssi 1\ll'<mo la Carit:ì, S. Agnese c I'Annunzi:11:1
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magazzini mi liw ri per tutto il periodo della Restaurazione S. Agnese, S. Maria d ell a Ca rità, San Gervasi o, e, com e si è detto, i n parte S. Domenico, I'Annunziaw, S. Margherita e S. Salvato re. Ad essi si aggiunsero stabili prima utilizzati dagli uffici finanziari, come il convento di S. Giovanni L3attista in S. Felice (oggi scomparso) e parte di S. Francesco, o altri stabili minori come l'Ospedale degli Abbandonati o, infine, conve nti riacquistali da privati com e SS. Lodovico e Alessio (oggi carcere mino ri le). Dopo l'assedio del '49 c la definitiva occupazione austriaca iniziò a delinearsi una logica nell'utilizzazione delle infmstrutture occupate. In particolare, la presenza delle truppe asburgiche si concentrò su due punti alti della città: a Nord il guasto della Montagnola, al cui interno si t rovava una rido tta mi li tare, e a Sud i conve nti in collin a dell'Osservanza e di S. Michele in Bosco, che erano serviti per l'assedio. Questi ultimi venivano utilizzati com e postazioni d 'artiglieria per tenere sotto tiro il cenU'O abitato e attorno ad essi si costruì un piccolo sistema m ilitare comprendente una caserma d'artiglieria e alcuni locali apposiwmente requisiti per fare da arsenale 15. Queste due strutture vennero poi collegate fra l o ro attraverso la riapenura di un'a pposita strada attraverso le mura. Altre scelte riprendevano la logica nap o leonica: la parte ovest deJJa città continuò a caratterizzarsi come polo sanitario militare e si mantenne la vocazio ne un iversitaria della zonH nord o rientale 16. Nulla si può dire al momenlo sull'eventuale uso saltuario di qualche altro stab ile di congregazio ni minori soppresse 17. In conclusione, può essere fatta risa[ire certamente a prima del
J860 l'attuale occupazione militare di: ~~
Rispcnivamcntc S. Agnese c l'Annunziata.
16 Si ha nmizia dell'utilizzo come Ospedale militare sirt di S. Maria della Carità che
dell'Ospedale degli Abbandonati; la cavalleria continuò ad essere accasermata, come gi:ì con l'esercito fmnccse. in S. Domenico e probabilmente in S. Gervasio. Ad uso della fanteria erano S. Salvatore. S. Margherita. forse SS. Lodovico e Alessio e per un periodo l'Ospedale degli Abbandonati. 17 Si ha notizia, ad esempio dell'utilizzo a caserma già in periodo napo lconico dell'ospedale della SS. Trinità, menLre invece sembra ris:tlire alla Restaurazione l'utilizzo. dapprima come osped ale militare quindi co me case rma , dell'ospedale di S. Salvatore degli Abb:tndonati.
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S. Agnese (Caserma ~lingheni- dal 1796-99); S. Domenico (Caserma Marsili- dal 1796-99) IN: SS. Annunziata (Caserma S. Mamolo - dal 17%-99): S. Salvatore (Caserma S. Salvarore- dal 1800-14); Ospedale degli Abbandonati (Caserma Boldrini- dal 1831?); viceversa, è continuata fino alla seconda guerra mondiale l'occupazione tnilitare di: S. 1\-laria della Caritù <ex caserma Ugo Bassi - dal 1796-99): S. 1\largherita (ex caserma S. Margherita - dal 1800-14): S. Barbaziano (maga;r.zino di S. Barbaziano- dal 1800-14) t9.
1860: Bologna fuori le mura perno della difesa nazionale Con la cacciata degli austriaci la notte dell'l J Giugno 1859, Bologna chiuse definitivamente quel capitolo della sua storia che da secoli l:t legava allo Srato della Chiesa. L'annessione al Piemonte, votata plebiscitariamente il 12 l\Jarzo 1860. proiettò la ci11~1 in una nuova rcahù politica cd economica. Cambiarono le sue funzioni, il suo rapporto con il territorio circostante. il suo ruolo politico impedendole di sonmrsi all'integrazione in .:.istemi più ampi c complessi. In questo nuovo contesto, a partire dal 'S9. Bologna acquistò una nuova rilevanza strategico-militare derivante dalla sua collocazione
geograftcl a metà stmda tm \"Appennino cd il conlìnc
~\\lS\riaco
sul Po
c dal suo ruolo nel futuro sisrcma delle comunicazioni, che l'avrebbe vista di lì a poco diventare il principale nodo ferroviario italiano .zo. 111 O~i 1:t Cbl'rlll:l \lar,iJi o:.J)ita i rcJ)aru di poliZia 1tiudìztana dell'Arma dl'i Ctrahtnu.:ri '"'(j è :h.~~•uta in U'-<1 al,\lini:.ll'ro ddl'lnwmo 1•1 OAAi l'ex <::t~mu tj.t<> lkt,,i. J)C'>:tntcml'ntc di,lnllla dai homl>;trdamcnti. è utiliz /~Ila in parte come dnl'IIM parrocchi;tlc c:.tivo. in part<..' com<..• ~i;ardmo J)uhhlin>. in J)òlrtC O.'J)•ta <..'(lilki l'X l nn' l' 111 tl;tnc è :mr.ncn.:na dali;~ \ '" '> Hocc<l L'ex C".JM!m1:t !>. M:t~hl'nta. t<>mata di proprie!:\ ddlc !iumc Fr.m<:<..''l.tnc dcll"lmm;tC<ll:n:t. è utiliu~ua c<1nll' coll<..'1ti<l univl''"'it:trìo fl'mminilc. l.o1 Chi<..':-;1 di !i. B:uh:IZI:tn<l, ;mcora m m:ano :allo ~l:tlo ••IH'Oj.tltc nelle Mie ardtill'llllrl' '>t'llt'<.l'ntl''lhl' un gar.agc. .!Il Nel 18S9 fu :tJ)Crta la linl':t Bologna-Pi:u:cn1~1; nel 1861 '' mau~-turò l:t Bolo1tn:t· Ancona: nd 18<'>'1, :lllr.tvcr:;o la vali<..· del Reno c Porrcua, fu <:<>mplct:ua la line:t per Pistoia c Firenze: nel IH<'K'1 inlìnc fu rx>o;.,ihìlc collcwtrc l:t llolo~-tna-Fcrmr.t con la linl':t, un tl'lllfX> auMri:K":l, J)l'r P;adm ;a c Vcncà1.
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l) S. Domcnic;o
2) S. ~larghcrira 3) S. Salvatore l()
S. Barabaziano
S) S. Procc>lo
6) Corpus Domini 7) S. Agnese 8) S. ~laria della Concezione
9> S.
~lalli:t
10) s. Fmncc.sco l J) SS. Lodovico
N
~
cd Alessio 12) S. Giovanni Bmlista 13) S. M:tri~ della Carir:ĂŹ 14) S.G. B:tllisra (S. Felice) IS) SS. Naborre c Felice 16) Spiriro Samo 17) SS. Gervasio c P01asio 18) S. Giorgio 19) SS. Bcmardino e Mm1a 20) S. Bcncdcno Alxuc 21) S. Maria ~ladd . Pcniremc 22) Madonna di Galliera 23) S. Giacomo ~l:tggiore 24) S. Crisrina della f. 25) S. Omobono 26) S. Maria dt! i Servi 27) S. Lucia 28) s. Biagio 29) S. Michele in Bosco 30) SS. Annunziala 31) S. Paolo in Mome 32) Osp. SS. Trinil:ĂŹ 33) Osp. degli Abbandonati
3(
,.. 2t
Così. in un quadro politico imernazionale incerto che avvalorava preoccupazioni di ordine militare sia nei confronti degli austriaci sia delio Stato della Chiesa, si iniziò a considerare Bologna come uno dei perni della difesa della costituenda Italia ed appa1ve la necessità di costruirvi un campo trincerato. Principale promotore di questo progetto fu il Generale Manfredo Fanti, il quale non nutriva dubbi sulrimportanza strategico-militare della città 21. Le convinzioni del Generale vennero condivise dal Farini, che promosse in breve tempo una prima approvazione del piano 22. La nomina, dopo il plebiscito, a Ministro delia Guerra dello stesso Fanti diede il definitivo impulso ne!Ja primavera del 1860 all"attuazione dei progetti di costruzione del campo. Il campo trincerato venne costruito in pianura su tre linee disposte ad arco che si estendevano dal Reno al Savena, mentre in collina ci si affidò alla copertura di una rete di forti isolati aventi il compito di proteggere le due valiate laterali e di prevenire eventuali attacchi da sud. In pianura la prima linea comprendeva: a Bologna i forti di Villa Contri, San Felice, Ferrovia. Beverara, Galliera, San Donato, San Vitale, Strada Maggiore e Beldiporto. a Casalecchio l'opera resta di ponte, la lunetta Canonica, il forte Bastia, la batteria Cospi e la batteria Sole. La seconda linea costruita dietro la prima comprendeva:
21 L'aneddotica vuole che egli fosse solito ripetere che ·non desiderava discutere sulla nost.r<l difesa nazionale con chi. nell'aprire una carta del nostro paese. non ravvisasse, a primo colpo d'occhio. in Bologna, il pcmo della difesa d'Italia·. Cfr. Gcn. L. Marinelli, Il Campo trincerato di 13ologntl, Bologna. 1927, ocietà Tipografica Mareggiani. 22 Quanto l'opera progettata dal Fanti fosse destinata a trasfom1are la vita della. fìno a qualche mese prima, sonnolenta Bologna può essere intuito dal primo documento emanato dal Comando della Divisione territoriale di Bologna il giorno 29 Gennaio 1860: ·fa cirtà sarà difesa da molti forti [.. .] i quali chiudono i principali acces.5i; [...] forte è il fabbisogno di materiali eli artiglieria e, quindi, di (. ..] depositi, munizioni. polveriere da disporre in moclo da rendere maggiore la sirurezza c più rapido e più breve il trasporto delle banerie. Previste di massima, 350 bocche da fuoco e 25.000 uomini di fanteria e 350.000 kg. di polveri·. Il brano è riponalo da Renato Eugenio Righi. ·La piazi.aforte di Bologna·. in Bolle/lino del Museo del Risorgimento. Bologna, anno V, 1960, pane ler7..a.
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le lunette Garagnani . Ghbello. Fornace Bassi, Otto Colonne, Ferrovia, Canaletta, Marioui, Bisrega, Spisni. Bersani, Casaralta, AJvisi. Casino. Gozzadini, Pi:aardi, Gamberini. Mazzacurari. La terza linea. infine. era costruita da un trinceramento continuo che si interrompeva solo in corrispondenza delle arterie stradali principali e che si e:;rendeva dalla testa di ponte di Casalecchio al forte Beldiporto. La linea era lunga 16 Km., per uno spessore di tre metri e per un'altezza che oscillava dai due ai due metri e mezzo. ·elle rerrovie di questa linea veniva fortificata un'ampia zona compresa fra il canale 'avile, la nuova linea ferroviaria e le mura di Porta Lame in localilf• detta del ·Ranuzzino•. ln collina furono costruite le ~eguenti opere: - Sul fronte della valle del Reno. il Gruppo di ~lonrc S. Luca comprendente le batterie Mandria. Cosranrini, Bassa. Monte S. Luca. le lunerre Ramino e Cocca e i forti Osteria. Superiore, Mandorl i, Cipressone e MezzacavaUo. - Sul fronte della valle del Savena, il Gruppo di Monte Camaldoli comprendente i forti Camaldoli. Monre Donato. Griffane, Bandiem e jole e le banerie Dozza e Bonavem. - Fm le due ,·alli. il Gruppo di Monre Paderno con i forti Paderno, Predone. ~lame Albano. Roni'.ano. San Vittore e Barbiano e le batterie La Bassa. Serra e Ratta. L'impano delle opere di fortificazione sull'economia cittadina fu sicummente di rilievo. T lavori doYevano essere ultimati enrro cinquanta giorni. con un impiego di 5. 500 opemi ed una spesa complessiva di L. 3.885.000. di cui L. 1.385.000 da imputare alla costruzione delle opere e L 2.500.000 per l'indennità di espropriazione 23. L'importo inizialmenre pre\'iSto dal conrmuo d'appalto lievitò considerevolmente arrivando alla cifra per quei tempi enorme di
l~ :\aturalrrn:mc la messa in lllOIO d• un così imponente progetto generò anche lutta una serie di prohlcffil c polemiche. In pnmo luogo, si ,·crifìco un'aspr:t opposizione aUa co~lruzione da pane dci proprie1ari imercs.•;:ui alle espropria.liom, decisi ad ottenere risarcimenti ·ade~umi : in secondo luo~o. la realizzazione delle opere generò una domanda di mamxlopcr:t che la sola cin:ì di Bologna non em in gmdo di soddisfare. Per r:tggiungcrc il numero prefìssmo di 5.500 operai furono prcceumi ICrr:tioli c specializt..:Hi da ruua 1:1 rc~ione. dal Piemomc. dalla Liguria e dalla Lombardia.
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L. 10.121.705 2-1. La costmzione del campo non risultò affatto gradita al
Comune che rispose con un voto negativo atrunanimità alla richiesta del generale Cialdini d i un contribmo finanziario straordinario di L. 500.000 25. Poco tempo dopo, l'amministrazione militare risolse definitivamente il prpblema del Campo di Marre (per le esercitazioni e le parate). che per tutto il periodo napoleonico e austriaco era stato siruato. con soluzione di ripiego, nella piazza del Mercato e ne lrannesso guasto della Montagnola. Il 29 Gennaio 1864 veniva infatti completata con un atto di compravendita prefettizio l'acquisizione dei prati di Caprara da tale Ivan Herford di Manchester. ultimo di una lunga serie di proprietari che si erano succeduti su quel teiTeno dopo la rovina patrimoniale prima ancora che politica del Senatore Caprara 26. Nel 1866, quando uno scontro con l'Austria sembrava ormai inevitabile, la Direzione del Genio di Bologna. spinra dalle richieste del Governo, intraprese un'altra serie di lavori. Altre opere minori furono iniziate, ma ben presto. terminato il conflitto, il ritorno alla calma
H Tale cifra era così ripartita: 228.830 Testa di ponte Casalecchio Opere prima linea 1.728.'195 Opere seconda linea e cinta 1.872.713 Opere in collina 1.185.370 Strade e lavori diversi -174.966 Espropri ed indennità 4.571.388 25 Cosa ne pensasse l'amministrazione locale delrimponenre opera appare in man.iera ancora più evidente nella dichiarazione votata in quelroccasione dal Consiglio: ·le nostre naturali frontiere non sono al Po e dovranno quandochessia essere ponate alle Alpi: cesserebbe a llom il bisogno di una str:tordinaria agglomerazione di tmppe a Bologna, e rimarrebbero inutili le fatte costmzioni•. Cfr. Ani del Consiglio Comunale di Bologna, tornata del 29 novembre 1861. 26 Dietro la scelta di quel terreno particolare si possono scorgere due cause: una pratica e una simbolica.Quella pratica riguardava 1:1 vicinanza della linea ferroviaria e quindi la possibilità di utilizzare l'area come punto di radunata. Quella simbolica, non meno imponanre. si richiamava alla rivista di tmppe che Vittorio Emanuele II, prima del suo ingresso in città nel 186o, aveva effettuato proprio in quei campi, quando era ancora viva la memoria di quella che nello stesso luogo. Napoleone, in visita alla città, aveva fano il 24 giugno 1805 alle sue tmppe.
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impedì a rutta una serie di altri ambiziosi progetti di essere mai realizzati 27. 1860: Bologna entro le mura e le dispute s ui beni ecclesiastici
La trasformazione di Bologna in piazzaforte militare di primaria importanza comportò la necessità eli alloggiarvi un gran numero di soldati. Le infrastrutrure già utilizzare dagli austriaci erano insufficienti alla bisogna e il Comune venne esortato a norma del regolamento piemontese sugli alloggi del "36 a reperire quanti più locali possibili. Alla fine, ancora una volta, ci si rivolse al patrimonio ecclesiastico. Chiese e conventi vennero così destinati a caserme. depositi e magazzini di munizioni. con una aperta preferenza per quelli che già avevano avuto tale utilizzo in periodo napoleonico, e senza distinguere fra quelli già destinati ad altro uso pubblico, e che vennero semplicemente occupati come l'Abbadia dei SS. Naborre e Felice, e quelli che vennero requisiti manu militari con la cacciata degU or·dini reinsediati come S. Maria dei Servi o il Corpus Don'lini.. el 1861 il Parlamento provvide a legalizzare questa situazione autorizzando l'occupazione temporanea per scopi n'tilitari dei conventi e delle proprietà religiose. Tale disposizione venne quindi prorogata, sempre in via temporanea, nel 1864. La presenza militare in città, che per tutto questo periodo si era mantenuta a livelli elevatissimi, raggiunse uno dei suoi massimi storici nel 1866 quando Bologna divenne l'immediata rerrovia logistica della terza guerra d'indipendenza 28. 2- el 1866 si costruirono quattro lunene attorno a Monte Capra (Emma, Cina. Flora, e Virginia); fu appromata la sistemazione della rete di comunicazione tra i forti di sinistra del Reno: si eressero due nuovi forti nella zona collinare centrale, il Serra di Paderno e il Rana. el '67. con l'episodio di Mentana, furono i francesi ad alimentare le paure nazionali consigliando un ulteriore rafforamento della piazzaforte di Bologna e della presenza militare in genere. Si completarono così le opere di Monte Capra, di Monte Paderno e di Monte Calvo. 28 ·Chi non vede non può farsi un'idea esatta del movimemo militare al quale assistiamo a Bologna. Dappertutto un andare e venire di milizie, di reclute, di contingenri; un avvicendarsi di trasporti di materiali da guerra. di barche di oggetti per la cosrruzio-
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Il 28 Giugno 1866. quattro giorni dopo la sconfìrta di Cusroza. il Governo venne autorizzato a pubblic-are la legge !'>ulla soppressione delle corporazioni religiose e sulla destinazione dell"asse ecclesiastico. Il regolamento d'applicazione della legge venne decretato pochi giorni dopo, il 21 Luglio, all'indomani della sconfitta di Lissa. Questa legge permeLLeva a Comuni e Province di incamerare i beni immobili degli ordini ora soppressi e da questi già adibiti a scuole. asili, ricoveri di mendicità, ospedali e uffici, a condizione che se ne mantenesse la destinazione. Veniva poi concessa a Comuni e Pro\·ince la facoltà di fare comunque richiesta dei fabbricati dei conventi soppressi da questa o dalle precedenti leggi per utilizzarli a scuole. asili infantili, ricoveri di mendicità e ospedali. o altre opere di benefìcienza o pubblica utilità. pur-
ché gli stessi non fossero alla data de/1'8 Luglio 1866 occupati dallo Stato per pubblico servizio o fossero adattabili a locali di custodia di carcerati. Se la legge non fosse c-.tdura proprio in quel periodo di fortissima presenza militare 29, la storia di buona parte degli ex conventi bolognesi sarebbe stata molto diversa. Innanzitutto. i conventi già da tempo soppressi e trasformati in caserma non potevano essere richiesti e furono defìniti\'amente incamerati dallo Stato. Dei venti conventi nuovamente soppressi in base alla legge, alcuni erano totalmente occupati dall'Esercito 30 o parzialmente occupati dall'Esercito e da altri uffici dello Stato 31 e furono persi dal Comune. Tn particolare, cadde nel nulla la proposta di costruire in S. Maria dei Servi il mercato coperto.
ne di ponti. direui \'Crso Ferrara lm·io di munizioni ai forti e pn.:parati\i tali da far rimanere ammirato ognuno che per quanto ne a\·csse 1dca non potc\-:1 immaginare.• Cfr. E.Bottrigari in a cura di A. Bci'>CIIi, Cronaca di Bologna. Bologna. 1960. 21> ·l militari presero dovunque. da noi specialmente, una estensione vastissima. e voi sapete, o Signori. che qucMi locali, quali erano occupati per servizi dello Stato. al momento della promulgnionc della legge, godono di una riscn-:~ che li esclude dalle nostre richieste-. Comune di 13ologna. Ani del Consiglio. allegati <1867>. c. n. 10. -~Come S. Maria dci Scn•i c S. Cristina della Fondazza (ex caserma PictrameUara) 31 Come la Madonna di Galliera dei Filippini e San Fmncesco.
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Altri erano solo parzialmente occupati dall'Esercito, come S. Giacomo, S. Salvatore e il Corpus Domini, e vennero richiesti nella parte libera con l'intenzione di renderli rispettivamente sede di una scuola elementare. della Corte d'Assise (con annessa caserma dei Carabinieri) e di una scuola femminile 32. Altri poi erano sì parzialmente occupati dai militari, ma, in quanto precedenti sedi di scuole, vennero riassegnati al Comune: S. Domenico 33 e S. Lucia. Altri, infine, pur non essendo occupati dai militari. o non vennero richiesti come S. Omobono (l'attuale caserma Masini) o, se richiesti, non vennero concessi come lo Spirito Sanro (l'attuale Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione) 3''· Di fatto, l'unica richiesta esaudita fu quella della Provincia di ottenere i locali del convento delle Salesiane, ex S. Giovanni Battista di S. Isaia, (peraltro già utilizzato in parte come lazzaretto). per trasferirvi il manicomio e liberare così S. Orsola per la costn•zione di un nuovo ospedale. Fuori dalle mura. la legge eversiva del patrimonio ecclesiastico consentì al Ministero della Guerra dj occupare interamente il convento della SS. Annunziata, nei cui prati venne subito intrapresa la costruzione dell'Arsenale, e l'ex convenro di S. Maria Gaudiosa, residenza estiva dei seminaristi a Casaralta, già occupato per la costruzione di Fo11e Galliera e destinato di li a poco ad ospitare la costn1zione dei primi stabilimenti alimentari militari. Fu però solo con il definitivo spostamento verso nord dei confini nazi~nali e la presa di Roma che Comune e Provincia riuscirono ad accordarsi con le autorità militari sulle occupazioni parziali.
•'12 Cfr. Ravaioli R., ·L'utilizzazione dei patrimoni edilizi delle corporazioni religiose soppresse dall'epoca napoleon.ica agli anni posrun.irari· in Bolog11a. Città e ten'itorio tra 800 e 900, a cur-a di P.P. D'Atterre. Franco Angeli, Milano, 1983. 33 Sempre che la relazione del tecnico comunale dell'epoca non intendesse per pane occupata dai militari quella che era om1ai da tempo destinata a casenna e che mai era tornata ai padri Domenicani. ~~ La legione dei Carabinieri d1e la provincia voleva ospitare in Spirito Santo troverà per lungo tempo sede nei locali di proprietà provinciale di S. Maria del la Concezione in Via Saragozza (aJtuali Scuole Pier Crescenzi).
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. el 7 1 venne stipulata una ~convenzione f ra 1/ lmm inis traz ione '"li/ilare ed il Municipio circa i locali dei Com •enti soppressi·. dove da parte comunal e si dichiamva di rinunciare per sempre ai locali di S. Maria dei Servi e di S. Salvato re e da parte provinciale si faceva parimenti per quelli del Corpus Domini, in cambio dell'intero convenro di San Giacomo che le due amministrazioni procedeuero a spartirsi 35. Nel periodo compreso fra il 1860 e la fine d el secolo trovaro no quindi confermata la lo ro destinazion e militare q uasi rune le ex caserme austriache, cui si aggiunsero: Abbadia dei SS .• aborre e Felice ( fabbricato Gucci - 1860) S. Maria dei Servi (caserma .Manara - 1866) 36: Madonna della Galliera (palazzo Filippini - 1866): S. Cristina della Fondazza (ex caserma Pietramellam - 1866); Prati della SS. Annunziala (caserma D 'Azeglio - 1866); Prati della SS. Annunzi~tta (ex Sta.ve.co. - 1866); S. Maria Gaudiosa (caserma Sani - 1866); Corpus D omini (caserma Cialdini - 1871).
n piano regolatore de ll'ottantanove Trovato un accordo sulla sistemazio ne delle truppe entro le mura. ben presto sorse per l'amministraz ion e comunale e l'Esercito la necessità di ridiscutere il campo trincerato. Da parte militare, il dibattito sull'importanza strategica di Bologna continuò animatamente per qualche tempo anche dopo la conclusione del
35 Di f:m o. in generale si può aiTennare che al tavolo delle tr::m:uive le autorità militari ebbero spesso la meglio anche per l'urgenza con cui Comune c Pro,·incia volevano definire gli accordi: lo spirito con cui queste tr.lll:lli\e \Cm, ano condotte dall'amministrazione comunak ,~ chiammentc esprèSSO dalle p-.trolc dèll'Jh..C!>SOre Vicini con le quale egli. in una S(.>duta del Consiglio Comunale. ccrc:t,·a di gìu~tìfìcare l'acceuazionc di un non certo equo accordo: è •... evidente la utilità pcl ~ l unicipio di concludere la com·enzione in parola, aggiungendo che sarebbe inutile d'in~btcrc per ottenere anc-he in pane la c-essione del Convento di S. Salv:uore. per ciò che riguarda i locali occupati dal militare all'ano della :.oppressione, essendoché quella Cascnna l'unica in Bologna che possa capire un Reggimento intero, e l'Amminist.mzione ~ l ilitarc farebbe ogni pos:;a per mantenersela·. (vedi C<>1nunc di Bologna, A lli del Con:.iglio t-omunale. 1871). 36 La c:a:;c m1a Manara oggi ospita il Comando Legione dell'Arma dci Cardbinieri.
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processo di unificazione na7ionale con Roma capitale r. tìno a che nel 1872 la Commissione incaricata dello srudio del piano di difesa nazionale decise di togliere definitivamente Bologna dall'elenco delle piazzeforti. La presenza militare in tempo di pace perse quindi il suo significato difensivo originario, per assumerne uno nuovo presidiate e di garanzia dell'ordine pubblico. Oemro la dttà si registr'c~va per la prima volta dopo tre secoli un sensibile incremento demografico e si avvertiva onnai il bisogno di uno spazio che non era possibile trovare solo dentro le mura medie,•ali. Il 21 Novembre 1885 venne pn...><>entato in Consiglio Comunale, a norma della legge del '65 sugli espropri per pubblica utilità. sia un piano regolarore della città dentro le murn sia un piano di ampliamento extramurario. L'impostazione che venne data al piano era quella degli sventramenti, dei •grands trnuvaux• e dell'-hausmanizzazionc· eli stampo parigino e il suo obiettivo era quello di adattare l'anacronistica ·forma urbis· medioevale alfe nuove esigenze. Questo piano riguardava l'amministrazione della guerra sotto più aspetti. In particolare, veniva proposto di costruire una parte del nuovo quartiere di espansione e della nuova circonvallazione sulla ormai inutile cinta fortificata 38. Per J'a[(Uazione del piano, rifacendosi anche alla legge su apoli 39, il .Municipio chiese rutta una serie di agevolazioni necessarie al fìnanziamemo dei lavori previsti 10 e la cessione graruira di alcune aree demaniali. In particolare, em stata progenara la realizzazione di due nuove 37 C'cr::t, infatti, chi ancom riconoscev:J :1 Bologna ·quella posizione str::tregica decisiva che nel bacino del Po si èsostiruiw a Verona. dacché col compiersi della nostra unit:ì a noi soli venne il diritto c la forla della difesa dell'Italia noMr::t•. Cfr. Gen. A. G~ndollì. Bologna e l'Appennino nella difesa dell'Italia. Bologna. 1871, Z.'Ulichelli. 38 ·Intorno a dò essendosi :L•;sunte necess:~rie infonn;nioni. si è rile\-:tto come non poss:~no quelle fonifìcazioni :Jrr<..'Cire impedimento <..'S.'>Cndo destinate ad essere soppn..>sse in termine forse pro.o;.,imo.• Municipio di Bologna. op. cii. !f) Cfr. legge 15 Gennaio ISRS. n. 2892 sul risanamcnto della duà di '\'a poli. oo Que:.'te ridùeste, in gr:tn pane accolte, cornprendc,-ano: l) la possibilità di chiamare a contributo i proprietari dd ben• confinanti o contigui :tIle nuove opere di viabilit:\: 2) l'esenzione per cinque anni dall'imposta dei fabbricati per co~tru7.ioni o ristrum•r::tzioni di abitazioni nell':ue-.1 del piano; 3) il consolidamt:nto da pane del Governo del canone daziario per il quinquennio 1891-1895:
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piazze nelle aree militari del panificio di S. Bernardino e della lunetta Bistega. che si sperava pertanto di ottenere gratuitamente. Prima, però, di passare all'esame del Parlamento il piano dovette attendere che il Comune e rautorità militare definissero i loro rapporti in un'apposita convenzione stipulata il 3 ovembre 1888. Questa convenzione 41 verreva essenzialmente su: l) robbligo per il Municipio eli concordare con !"amministrazione militare ogni attuazione del piano che avesse interessaw opere di fortificazione oppure zone soggette a servitù militare; 2) la possibilità per il Municipio di espropriare immobili demaniali in uso alramministrazione militare posti all'interno del perimetro delle mura. concedendo. però, alla stessa un tempo massimo d i tre anni a decorrere dalla notifica del decreto di espropriazione per il reperimento eli una sistemazione alternativa ai propri servizi; 3) la subordinazione a preventivi accordi anche del previsto nuovo viale che da via della Fondazza doveva condune al Foro Boario e che, così come figurava nel piano, interessava marginalmente rarea occupata dalla caserma di S. Cristina; 4) uno spostamento del p revisto tracciato della nuova via Mascarella tale da consentire la costruzione di un trano di fen·ovia che collegasse direnameme gli stabilimenti di Casaralta con la Stazione Centrale, secondo modalità tali da garantire l'ottenimento di una congrua distanza tra il tratto di ferrovia stesso e la sede stradale. Era stata inoltre vista con favore e prontamente accordata la continuazione dell'asse Lame - Imerio ad occidente verso i Prati di Caprara 42. <t) la possibilità di applicare quegli articoli della legge sul risanamemo di Napoli come-
nemi disposizioni atte a conferire speciali facohà al Comune in ordine alla esecuzione delle opere. •• Essa ribadiva la validi~<ì delle ·modifìcazioni e riserve al piano regolatore di Bologna Stabilite dall"ufficio tecnico d'accordo col Genio Militare-, già sottoscrine nella primavera del 1887. e fomuliz7.ava ·il risultato di una conferenza tenuta fra il Sindaco. il magg.iore generale Dur.md Dc l.a Penne e l'assessore Sacchetti•. Cfr. Delibera della Giunta munici)Y..ùe del 7 luglio 1887 n. 5876 c Delibera della Giunta municipale del 2'9 settembre 1888. 12 Idea che veniva così moth':lta nella Uelazione della Giunta al Consiglio circa il piano edilizio r~golatore e di ampliamento della città: -si è aV1.1!0 l'idea di fornire i prati (di Caprara) di un altro accesso comodo, che più li accosti alla stazione ferroviaria per il caso in cui avvenisse un considerevole movimento di eruppe. A ciò si è provveduto proponendo una nuova strada alberata in prosecuzione di quella da Porta Lame a Porta Zamboni·. cfr. Municipio di Bologna, op. cit.
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Di fano. questi accordi per l'attuazione del piano rcgolatore rinviavano il problema dell'utilizzazione dei terreni dell'ex campo trincerato sia per la lunetta Bistega, sia per le strade da costruire all'inremo del l~nuzzino. Gli accordi presi furono comunque solo in parte rispettati: la costruzione di Viale Dante poté avvenire senza problemi, ma non altrettanto accadde per il prolungamento dell'asse Lame-Imerio fmo ai Prali di Caprara, e se il collegamento ferroviario di Casaraha poré essere realizzato anch'esso. la definizione di un preciso confine fra la nuova via Mascarella (ora via Stalingrado) costruita nel secondo dopoguerra e lo stabilimento militare avrebbe invece continuato ad essere oggerto di dispute fm le due amministrazioni lìno ai giorni nostri -t3_ Difficoltà sorsero dentro le mura sopmnuno per il panificio militare di S. Bernardino. dove si progettava di costruire l'attuale pia7.z<t dei Martiri. Se l'Amministrazione della Guerra aveva manifestato sostanzialmente la sua disponibilità "'· s.eppur conclizionma, non altrettanto fece l'Intendenza, che oppose un netto rifiuto alla richiesta comunale di cessione gratuita dell'area per il ·grave danno all'erario· -1S che ne sarebbe conseguiro. L'impasse era destinata a sbloccarsi soltanro nei primi anni del 'ovecenro. quando, in un mutato contesto politico -1<>. l'area del panificio militare sarebbe entrata in una complessa vicenda che anebbe portato alla realizzazione, oltre che della piazza. del nuovo seminario Arcivescovile 47_ ·•.:! L'ultimo tentativo di esproprio per causa di pubblica utilità di :tkune aree in uso all'anuninist:razione militare necessarie per l'allarg:1mcmo della via St;tlingrado operato dal Comune risale all'anno 1985 (pro!. n. 19306). H La previsione di questa opera era stata caldeggiata d:tlla :.tè~~• Anmlinistr:lzione militare già in occasione della prime stesura del piano (1885> a moti\·o dell'auirudinc della stes..<;.'l a consentire l'attra\'ersamcnto ,-cloce della dn:ì. ~s Municipio di Bologn:1. Alli del consiglio comwulle. Bologn:t. 1888. Regia tipogr.tfia. verbale della scdut:t del giorno 8 :'\o,·cmbre 1888. -><> Risale proprio a que:.to periodo il ri:n'\icinamcnro fra la nx.·chL.t dirigenza liber:lle del pae.'iC c i canolid s:~ncito dal cosiddeno -pano Gemiloni·. .,- Il ' 'ccchio seminario. che a\'e"a fino ad :~llora ospitato anche il circolo uffid:lli. poteva CO:'Ì essere venduto e tra:.formato in albergo lHotel 1\l:ljcMic e attualmente Baglioni). il panificio militare veni\·a trasferito nel complesso di C:tsaralta. il circolo veniva tra:;ferito in Palazzo Grassi (in precedenza acquistato c re:.taurato dallo Smto}. l'erario realizzava i proventi della vt:ndita dell'ex scminalio e I'Anuninist:razione comunale poteva tcnninare di costruire la piazza.
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t
L'ampliame nto della cinta daziaria La cessione d el campo trincerato e il definitivo avvio d el piano eli ampliamento si realizzarono quando fmalmenre si sbloccò il parallelo dibattito sull'allargamento della cinta d aziaria che aveva tenuto in scacco l'amministrazione cittadina per 15 anni. La nuova cinta non doveva •riuscire né troppo vicina all'attuale [. .. ] né a troppa e quindi non giustificabile distanza datrabitato• 48. Si ricercava una nuova linea di confine facilmente sorvegliabile, che costituisse un serio ostacolo per i contmbbandieri, dato che le antiche mura seiYi,·ano piuttosto ad agevolarne le operazioni 49. La linea delle fortificazioni sembrava a questo punto essere stata appositamenrc costruita affinché le guardie daziarie potessero ·esercitare un'assai più efficace sorveglianza· so. Il Consiglio Comunale deliberò il 9 Aprile 1900 di chiedere l'autorizzazione ad espropriare le aree occorrenti tr&mite dichiarazione di pubblica utilità e autorizzò inoltre la Giunta a vendere, anche per trattativa privata, i fabbricati e le aree residue attinenti alJa cinta arcuale o derivanti dalle espropriazioni per la cima nuova. La positiva risposta governativa alle richieste municipali giunse con il Decreto Reale del 27 Gennaio 1901 con cui si riconosceva la pubblica utilità dell"opera. cui seguì ( il 14 Aprile) il decreto prefenizio di esproprio 51. In Agosto entrò in vigore la nuova cinta e l'anno dopo poté iniziare la demolizione delle vecchie mura. Le condizioni di esproprio del campo trincerato e delle relative lunette (L. 853.080) furono probabilmente ritenute troppo onerose dal Comune e il 14 Giugno dell'anno seguente vennero riconrrauate con la Direzione del Genio e l'lmenden7..a di Finanza. Ci si accordò su una cifra minore (L. 437.000), ma. in compenso, il Comune rinunciava ad alcune lunette: la lunetta Ferrovia, la lunetta -18 t\lunicipio di Bologna. Relazione della Gitmta al Consiglio comtmale sull'a mpliamento del/n cinta daziaria. Bologna. Regia Lipogralìct. 1888. 49 Municipio di Bologna. op. Cii. 'iO Municipio di 13ologna, op. cii. 51 LI Lrinceramcmo era staro ovviamente preccdcnwmentc r..tcliam con decreto dall'eh::nco delle opere di difesa demaniali. Assistiamo così a Bologna al singo lare caso dello Stato che autori;r..;w il Comune ad espropriare lo Stato.
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Mariotli, la lunetta Spisni. la lunetta Casaralta e la lunetta Gamberini. che restavano in mano ali'Eserciro. Il 14 Marzo 1904 il Prefetto della Provincia di Bologna emise un nuovo decreto d'esproprio per il solo campo trincerato a rettifica del precedente. Restavano pertanto in mano al demanio dello Stato - ramo guerra: tutti i forti della prima linea. e cioè i forti di Villa Conu·i. San Felice, Fe rrovia, Beverara, Ga lliera, San Donato. Strada Maggiore c Beldiporto; alcune lunerre della seconda linea. e cioè le lunette Mariorti. Spisni. Casaralta e Gamberini, prima ritenute cedibili e poi •reincamerate• dal demanio; la fortificazione del ·Ranuzzino•: tutte le opere di fortificazione in collina che nessuno. del resto. aveva mai richiesto. Gli amministratori di allora non potevano cerro immaginare che, novant'anni dopo, il pezzo di trinceramento non compreso nella nuova linea daziaria. nel frattempo rinominato •galoppatoio del Ghisello•, la lunetta Mariotti e parte della lunerra Gamberini. sarebbero state ancora oggetto di un tentativo di acquisto da parte del Comune nei confronti del demanio dello Stato 'i2. Una volta entrato in possesso per causa di pubblica utilità di questo cospicuo patrin1onio. il Comune si affrettò comunque a vendere per finanziare l'intera operazione, tutto quanto non era strettamente necessario alla creazione della nuova cinta. Una serie di cessioni a privati si verificarono a partire dal 1904: le aree p iù commerciabili vennero subito vendute (lunetta Casino e luneua Bersani, 1904; lunerra Otto Colonne. 1905): le altre lunette (Pizzardi, Canaletta, Alvisi, Fornace 13assi, Mazzacorati, Gozzadini. Bistega e Ghisello) furono solo affittate in arresa di poterle vendere 53. Queste ultime ebbero però le sorti più strane: la lunetta Bistega
S2 Progcno di pemnna Slato-Comune per 1:1 cos1ruzione del nuovo palazzo degli utTici finanziari. 53 Come rccilano i contr:mi ·fem1a res~ando del Comune la facolut di rc\·ocare l'affil13n7~1 s1es.sa in qualunque momento se dovesse prescn~arsi I'OP!Xll1unilà di ,·endil3 o permula•.
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passò alia Cassa di Risparmio, nellambito della convenzione per la realizzazione del nuovo quartiere della Bolognina, ma servì poi per la costruzione del mercato onofrutticolo. La lunetta Alvisi venne anch'essa quasi interamente venduta nel 1935; la Pizzardi servì per la costn•zione di una scuola e di un edificio d'edilizia popolare; la Mazzacorati venne intensamente edificata col P.R.G. del '55. La lunena Fornace Bassi, quella del Ghisel.lo e la Canaletta restano ancora oggi nel patrimonio comunale: la prima è servita in gran pane per la costmzione della Rotonda Romagnoli sull'asse attrezzato, la seconda per la rettificazione di via Andrea Costa e per lo slargo esistente fra detta via e via Crocioni, mentre la tel7..a è stata recentemente utilizzata come area per la costruzione delln nuova sede dell'Istituto Rosa Luxembourg.
Una prima riflessione: la scelta delle caserme-convento Gli eventi risorgimentali avevano lasciato all'EsercitO una dotazione immobiliare poco sodd isfacente e problematica sono più punti d i vista: le caserme-convento suscitavano molte polemiche, apparendo •un ammasso di locali maldistribuiti e malrispondenti al nuovo ufficio...dove l'igiene [spesso aveva] la peggio· 54. L'allarme sulla eccessiva mortalità dell'Esercito in rapporto alla popolazione civile, attribuita alle carrive cond izioni igieniche, arrivò ad avere un'eco anche in Parlamento. A Bologna i vecchi conventi con adattamenti per lo più precari. contraddirrori. eseguiti senza rispetto per alcun criterio generale, continuarono comunque ad essere utilizzati. nonostante già a partire dal 1880 fossero a disposizione gli enormi spazi dell'ormai inutilizzato campo trincerato. L'inerzia fu dunque la vera protagonista della politica dell'accasermamento a Bologna. Watti, così come gli austriaci avevano confermato per lo più le scelte napoleoniche, a sua volta l'Esercito Italiano riprese le scelte degli austriaci mamenendole in certi casi fmo ai giorni nostri. '>l ·Le caserme italiane. Archirecrus sit Medicus (ViLruvio)· in L 'Ingegneria Sanitaria, Giugno 1910.
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Interazione fra presenza militare e pianificazione urbanistica del 1889 l
Panificio militare
2
Lunetta Bistega
3
V.le che da Via S. Stefano conduce al Foro Boario (V.le Dante)
4
Nuova Via Mascarella (Via Stalingrado)
5
Prolungamento dell'asse Lame-Irnerio fino ai Prati di Caprara
6
Ranu zzino
<=.)
Aree tnilitari
<=.)
Zona del piano di ampliamento e principali assi viari
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Zona del piano edilizio e di risanatnento e principali assi viari
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Ferrovia
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Ampliamento della cinta daziaria e riutilizzo delle fortificazioni
<==> Can1po trincerato <==>Zona del piano edilizio e di risanamento c:J Zona del piano di ampliamento
-Ampliamento progettato della cinta daziaria
<==> Ampliamento della cinta daziaria effettivamente realizzato
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Una fotografia della situazione al 1900 conferma queste considcmzioni: nella pane sud della città, S. Agnese e la SS. Annunziata mantennero il loro ruolo rispettivamente di caserma d'artiglieria c di arsenale: la sanità si dispose sul lato ovest della città: S. ~!aria della Carità. rivelatasi probabilmente insufficiente, divenne succursale dell'Ospedale lVIilitare principale che trovava ora sede nei locali di SS. laborre <.: Felice (Abbadia); la atvalleria e la fanteria continuarono ad avere sistemazioni precarie: la prima seguitò ad utilizzare i conventi di S. Domenico e S. Gervasio. cui si aggiungensero in seguito pane dci locali di S. Francesco: alla seconda vennero invece riservati , . Sal vatore. S. Cristina della Fondazza. S. Maria dci Servi e rex ospedale degli Abbandonali in via Frassinago: il Corpus Domini e S. Margherita vennero eleni l'uno a sede del distretto militare, l'altro ad alloggi per la tn1ppa. Magazzini furono poi ricavati in S. Barbaziano c in S. Giorgio. l comandi di reparto vennero ospitati per la fanteria nei locali di S. Maria dei Servi c di S. Salvatore, per la cavalleria in quelli di S. Francesco. per l'artiglieria in quelli di S. Agnese (reggimento) c di S. Domenico (fortcv.a e direzione). Il comando del laboratorio pirotecnico trovò St.'<.lc all'Annunziata. quello del Genio all'intemo di S. Salvmore (ex chiostro dell'abate). la sani~ì alrAbbadia, mentre il comando di commissariato. unica eccezione alla r<..~ola delle casermc<Onvento. si installò dapprima nell'ex forte Galliera (C'l.~ralta), poi in Pala7J..o Grassi. Interessante è vedere il simbolismo nell'assegnazione dei comandi superiori: nessuno dc i fabbricati occupati venne ritenuto degno di ospitare le istituzioni di mppresemam.a: per il circolo degli ufficiali fu utilizzato un piano dell'ex seminario e per il comando di corpo d'armata venne requisito prima e preso in affiuo poi, p ane di un palazzo senatorio privato già comando di piaz;ra degli austriaci (Palazzo Albergali). Gli altri comandi principali: divisione. brigat:t <.: armi ·nobili· (artiglieria e cavalleria) trovarono sede nel convento della Madonna della Galliera, il più centntle c il più vicino al Municipio e all'Arcivescovado. Dal riciclaggio delle amiche stnlllure ecclesiastiche non restarono immuni nea n~chc i Carabinieri, che occuparono i loatli di S. Maria della Concezione utilizzandoli in parte come caserma c in parte come comando della legione.
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In realtà, quanto appena descritto non era altro che il risultato di una politica che non si preoccupava se non saltuariamente (contrariamente a quanto accadeva all'estero) 55 del rinnovamento delle caserme, infrastrunure considerate non fondamentali per la difesa del territorio. Questa sistemazione conventuale dovene apparire agli stessi militari insoddisfacente sono molti punti di vista, non ultimo quello legato al frazionamento dei reparti, come dimostrano gli investimenti che vennero effertuati per porvi rimedio. seguendo una logica legata alla gerarchia di potere interna alle varie armi. Il primo grande investimento che venne realiz.zato a Bologna risale. come abbiamo visto. al 186~. con l'acquisto di un'area destinata all'addestramento comune (Campo di Marre); due anni pill tardi fu la volta dell'artiglieria e del genio, le armi •tecniche· per eccellenza. con la costruzione per la prima dell'arsenale e di altri locali nd prati dell'Annunziata e per la seconda di nuovi fabbricati al Ranuzzino .. Risolto questo primo problema, furono affrontate le esigenze dell'arma ·nobile·. la cavalleria. Quando, dopo la prima guerra mondiale. la cavalleria iniziò a perdere di importanza. ad essere oggetto delle maggiori attenzioni furono l'Aeronautica prima ed i carristi ed il corpo aummobilistico poi. Chi rimarrà im·ece costantemente ai margini di queste operazioni sar.l la fanteria. che continuer:. ad acquarùer,usi nelle fatiscenti caserme-convento fino alla seconda guerra mondiale ed oltre.
La costruzione della nuova caserma di cavalleria nei pressi di
Porta San Felice Il primo caso di costruzione ex novo eli una caserma a Bologna rbale ai primi del novecento. Si trana della caserma Davia (poi Principe Amedeo e oggi Mameli) nei pressi di Porta San Felice. inaugurata nel 19()4 e destinata ad ospitare l'intero reggimento di cavalleria
\~ L'illu:>trc architello militare france:.~: Toll~:t al contrario affcnmwa: ·la c:a:.~:m1e est dc tou:. les logemcnL~ coUectifs cdui dont l'innuence sur Ics force:. d'une nation se fait h: plu~ \'ivcmcnt sentir- in C. Tollct. /.<·.~ loRemellls collectifslcasermes. Parigi. 1878.
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che fino ad allora era rimasto diviso fra i locali di San Francesco, San Domenico e San Gervasio. Già negli anni novanta l'esigenza di dotare l'arma di cavalleria di una moderna caserma era da tutti riconosciuta. La prima soluzione prospettata prevedeva la pe rmuta tra Anuninistrazione della Guerra e Comune della casem1a di San Gervasio con gli 01ti di San Domenico, per potervi ampliare la caserma esistente. L'accordo, già autorizzato per legge, sembrava concluso quando venne bloccato dagli interessi sorti attorno ai lavori ispirati nella zona dal Conte Grabinski. Questi ultimi, infatti, avevano portato a una riqualificazione dell'area, che male si conciliava con l'ampliamento della vecchia caserma 56. La scelta defmitiva, ·che in un primo tempo era sembrata privilegiare una zona fuori porta Mazzini, sul lato est della città, ricadde allora su di un'area pressoché opposta, subito fuori porta S. Felice: Villa Da via. Villa Davia, secondo il piano regolatore dell'ottantanove. era destinata a dive ntare uno dei quattro parchi pubblici d ella città, ma in tutta la fase delle trattative che portarono alla costruzione della caserma questo fattore non venne mai considerato. L'area veniva descritta come ·l'unica,. possibilità esistente per -sod disfare l'antico desiderio della città di dare stabile e conve niente alloggio ad un regginlento di cavalleria, che ora non può essere qui riunito per assoluta mancanza di spazio· 57. È probabile che a favore dell'ipotesi Villa Davia giocassero allora
tre fattori: l ) l'essere situata all'interno del previsto allargamento della cinta
daziaria, e quindi risultare gradita al Comune; 56 Le proposte di rinnovamento delfarea di San Domenico iniziarono già in epo<:a pontificia (1858) per iniziativa privam del Conte Grabinski, che intendeva meglio collegare il suo palazzo (poi venduto al Comune quale sede del Tribunale nel 1870) al centro della città. Nel 1860 il Comune si fece carico di quesm proposta comprendendone l"imponanza e concretizzò questo suo convincimento con l"apenura qualche anno più tardi di Piazza Cavour, Via Farini e ,·ia Garibaldi. Nel 1868. un anno dopo !"inaugurazione di Piazza Cavour, iniziò la costn.zione della Cassa di Rispam1io che terminò nel 1877: nel 1896 furono ultimati, infine. i lavori della nuova Piazza Mingheui. 5i Comune di Bologna, Atti del Consiglio Comunale. !tornata. 2.7 novembre 1899.
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2) la vicinanza al Campo di Marte, che avrebbe permesso di risparmiare sull"area addesrrariva; 3) il tipo di ambiente in cui si muovevano i propriet~ui di allora: i fratelli Zappoli ;s, A favorire una soluzione di questo tipo contribuirono comunque non solo i legami che intercorrevano fra gli Zappoli e le autorità militari. ma anche il fatto che il piano regolatore ostacolava su quell"area ogni altra eventuale velleità speculativa. È vero, infatti. che il Comune non disponeva di strumenti per imporre la destinazione a parco di un terreno privato, ma lo status legale dell'area era tutt'altro che defmito e, in una situazione politica incerta, un cambio di amminisLrazione avrebbe potuto creare non pochi problemi. L'operazione Villa Davia, trattandosi di un terreno a ridosso del centro storico e compreso nella zona del piano d'ampliamento, appariva comunque costosa, e l'amministrazione militare non sembrava disporre della copertura fmanziaria necessaria per affrontarla. Si decise così di coinvolgere di nuovo il Comune 59 variando i termini del precedente accordo. Si stabiJì, innanzitutto, l'acquisto ad opera del Comune di una parte del terreno di proprietà Zappoli, il cui importo corrispondeva al valore che si attribuiva alla caserma di San Gervasio (L. 61.451,13). In un secondo momento, poi, il Comune avrebbe ceduto i suoi diritti di proprietà sul terreno appena acquistato in cambio dei locali di San Gervasio o di un corrispettivo da stabiliJSi 60.
S8 L'intera proprietà Davia era stata inf!ltli trasfom1ata dag.li Zappoli in un centro di spettacolo basato sul cavallo. con la costruzione in un'area attigua alla villa di un galopp:uoio e di un ippodromo per il trono. Il mondo dell'ippiCI bolognese era ovviamente molto frequentato da ufficiali dell'Esercito in genere c della cavalleria in particolare. e in questo ambiente m:marò probabilmente la decisione di destinare l'area di villa Davia a caserma. S9 ·Venne alla mente che tra l'Amministrazione medesima c il Comune erasi stabilita la pem1uta della casenna di S. Gervasio con terreno di proprietà comunale con Decreto Regio 19 Aprile 189(). citato in Comune di Bologna. Atti del Consiglio Comunale. l tornal:l. 27 novembre 1899. 60 Qualora questo corrispettivo non fosse stato per una qualsiasi ragione un altro immobile demaniale. il Comune :wrebbe ricevuto L 61.41 S.J3 con gli interessi c:alcolati :t panirc dal J Gennaio 1902.
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Il macchinoso iter ebbe successo e fu sottoscritto dal Comune, dalla Prefettura in rappresentanza d e l Ministero della Guerra e dall'Intendenza eli Finanza il 3 Febbraio 1900. In questo modo l'a mministrazione municipale acquisiva uno stabile demaniale cui da tempo era interessata e riusciva a coro nare il suo trenrennale desiderio di dotare la città eli un mercato coperto 61 .
U destino delle aree dell'ex campo trincerato che nel1904 non passarono al Comune di Bologna Dalla ricostruzione della vicenda clelia caserma di cavalleria . ciò che più sorprende è come sia stata ignorata l'esistenza di quelle ampie aree d emaniali facenti parte del campo trincerato. che all'epoca, anche se da tempo inutilizzate, erano ancora in carico al Ministero de lla Guerra e che avrebbero consentito di disporre di una maggior superficie acl un costo mino re. In generale i militari investirono poco sulla riconversione di tale patrimonio e fino ai primi del novecento di fatto non occuparono che pochi stabili adibiti per lo più a magazzini, d epositi o polveriere: è questo il caso, ad esempio. di un certo numero di locali situati nelle lunene Mariotti , Casino. Pizzardi , Gozzadini, Mazzacorati, Fornace Bassi che comunque, nella maggior parte dei casi. passarono al Comune nel 1904. L'unica eccezione a questa logica di sostanziale disinteresse è costituita dall'ex forre Galliera, su cui già dal 1865 iniziò la costruzione d i stabilimenti per la produzione di generi alimentari per la razione del soldato 62. 61 Il Comune riuscì infarti a risoh·ere un'annosa questione oncncndo i locali di San Gervasio. dove intraprese la costruzione d i un mercatO copeno al tìne di ·liberare il tempio monumemale di san Francesco da tunc quelle costn•zioni che lo derurpano- c che fino ad allora ospitavano le baracche del mercato. Questa considerazione venne espressameme faua in Consiglio Comuna le annoverandola tra i vantaggi che il Municipio avrebbe poruto trarre dalla conclusione dell'accordo. 62 Nel 1876 ,·enne costruito un imponente scatolenilkio militare completo di stalla e mauatoio. La ,·ocazione di centro di produzione alimentare fu poi nel tempo confermata: nel 1911 iniziò la costruzione di un panificio e di un gallettificio. nel 1915 fu installato un impianro frigorifero capace di conservare 20.000 quintali di came congela-
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A ragione di questo disinteresse si possono addurre alcune ipotesi. Jnnanzituno, in questo periodo non poteva essere ancora avvertito all'interno del pensiero militare un bisogno di decentrare le caserme, essendo ancora di là da venire l'idea di qualcosa di simile alla guerra aerea: in secondo luogo, si preferiva non rompere il tacito accordo con il Comune, che voleva le truppe acquartierate dentro la cinta del dazio e gli stabilimenti eli Casaralra e il Campo di Marre fuori. Il destino dei forti del campo trincerato fu comunque profondamente segnato dalla legge 151 del 1901, che permeneva al Ministero della Guerra di alienare alcune delle proprietà in uso per finanziare direnamente il programma di rammodernamenro delle artiglierie. La legge fu varata in un delicato momento politico in cui da un lato, quasi rune le forze presenti in Parlamento chiedevano una riduzione della p ressione tributaria e quindi un drastico comenimenro delle spese, mentre, dall'altro, appariva evidente a tutti il ritardo nei confronti eli altri paesi europei che l'Italia accumulava in materia di politica del riarmo 63. Così il Governo Zanardelli, appena salito a l potere nel 1901, s i trovò a dover mediare tra le richieste eli contrazione della spesa e le opposte pressioni dell'Esercito, appoggiato dalla destra e da Virtorio Emanuele, che chiedeva un preciso impegno a non 1idurre l'organico e le spese militari. La vendita eli aree e immobili superflui rappresemò così una soluzione che al tempo stesso garantiva il Governo da intempestive richieste di impopolari stanziamenti, e favoriva le autorità militari che ottennero l'anelata indipendenza dal Parlamento sulle decisioni di spesa. Perché si realizzassero le prime alienazioni a Bologna si dovette ta. L'importanza a livello nazionale di questi stabilimenti alimentari, chiamati comunemente di Casaralta. è provata dalla volomà di predisporre un binario ferroviario che collegasse l'area direuameme con la stazione centrale; tale intenzione. fom1alizzata già nell'I887 in una convenzione tra Comune e Direzione del Genio. si concretizzò solo molto più tardi, nel 191;. quando la strmn1ra industriale, grazie al nuovo collegamento, diventò uno dei principali serbatoi di rifomimento per le truppe al frome. 63 Inoltre. proprio in quel periodo. era in ano una vasta protesta fra gli ufficiali inferiori che lamentavano l'eccessiva lemezza delle carriere e. soprarruuo. l'inadeguatezza degli stipendi. protesta che aveva assumo toni preoccupanti tanto da coinvolgere persino l'Arma dei Carabinieri.
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comunque arrendere la definizione dell'ampliamento della cinta daziaria fra il 1901 64 e il 1904. Solo due anni dopo furono vendute a privati con atto amministrativo direttamente dal Genio militare la lunetta Spisni e il fone Mag,_~iore, mentre, in epoca ancora successiva, si arrivò con la stessa procedura alla disnùssione di fone San Donato, venduto a privati nel 1909, e della pane perimetrale di fone Bcverara. Anche il fone Ferrovia col tempo sfuggì al controllo delle autorità militari e seguì la sua sorte più owia rimanendo al demanio dello Stato, ma passando al ramo ferrovie. Le altre aree demaniali rimaste in concessione al Ministero della Guerra restarono pressoché abbandonate fino al primo conflitto mondiale, quando vennero riutilizzate a scopi industriali: la lunena Gamberini e il forte Beldipono per la fabbricazione rispettivamente del fulminato di mercurio e della polvere da sparo, la lunetta Casaralta e il folte di Villa Conrri per il caricamento dei proiettili e per il recupero delle c-&rtucce provenienti dal fronte: l"ex fone San Felice, infine, diventò pane integrante dei Prati di Caprara, dei quali condividerà la sone fino ai giorni nostri. Continua, quindi, dal 1861 !"occupazione nùlitare del: Forte S. Vitale, oggi STA.MOTO.; Forte S. Felice, oggi comprensorio Prati di Caprara ovest: Forte Galliera, oggi Caserma Sani a Casaralra: Forre Beldiporro, oggi Caserma Mazzoni. Restano d'altra parre ancora di proprietà dello Stato: il Forre eli Villa Conrri, dove sono ancora visibili in parre il fossato e il terrapieno, dismesso dopo il secondo conflitto e oggi concesso a orti: il Forre Beverara (in parre), dismesso negli anni '20. poi sede di un gruppo rionale fascista. e oggi caserma di Polizia; la Lunetta Mariotti. dismessa nel dopoguerra e oggi concessa a orri: una parre della Lunerra Gamberini occupata dal Comune.
61 'clrarticolo 6 della legge 151 si affennav:~ che -le opere fonilizie. gli immobili ed i terreni. fino a che non sar:mno alienati non saranno soggetti ad espropri per pubblica utilità·. Si noti che la legge 151 è del ; Maggio 1901. memre il primo decreto d"esproprio per !"ampliamento della cinw daziaria è del 27 Gennaio dello stesso anno. Quindi solo per poco meno di quartro mesi !"operazione di esproprio poté :tnd:tre in pono.
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Dagli anni fra le due guerre alla situazione odierna La posizione di retrovia logistica tenuta da Bologna durante il primo confliuo mondiale comportò un impauo molto rilevante su due strutture miJitari: quella industriale, con le enormi produzioni imposte all'Arsenale, all'attiguo Stabilimento Pirotecnico e a Casaralta e di conseguenza, il riutilizzo industriale di buona parte delle restanti ex smmure fo•tilizie; quella san itaria. con la costruzione di un Ospedale Militare Sussidiario per la raccolta dei feriti provenienti dal fronte, localizzatO a congrua distanza dal centro abitato e a ridosso della linea ferroviaria per Venezia (Ospedale del Baracc-.no in località Beverara) 65, e l'utilizzo a fini militari di altre stnmure ospedaliere 66. AJ momento della smobilitazione, parte di queste stmrrure (lunene e forti) divenne ridondante e restò quasi inutilizzata; un'altra parte venne invece impiegata per far fronte alla nuove emergenze: in particolare, il Baraccato venne utilizzato per dare alloggio agli sfollati e ai senza famiglia. rendendo così necessario l'utilizzo di un'altra struttura più piccola, ma sempre decentrata, per ospitare i lungodegenri e i malati cronici reduci dal fronte (Ospedale Bertalia). Altre strunure di assistenza alle truppe vennero mantenute. Fra queste, la Casa del Soldato, nata durante il conflitto con fmi benefici e destinata a cessare l'attività nel Giugno del 1920, venne conservata per opera del Gen. Sani, allora comandante di Corpo d'Armata di Bologna, che attraverso la creazione eli un apposito comitato civico riuscì a trovare i mezzi finanziari per la costruzione di locali da adibire alla ·nuova• Casa del Soldato all'interno della caserma Minghetti 67. L'avvento del fascismo non portò ad alcuna sostanziale innovazio-
65 Nell'area che oggi ospita il centro servizi del Ministero delle Finanze. 66 Ad esempio. gli ospedali De Amicis. poi i\lussolini. poi traumatologico. e di S. Michele in Bosco. poi istitltto Rizzoli. 6- La prima pie1ra fu posta il 24 Aprile 1921 c il 19 Dicembre deUo stesso anno si proct-dcuc ad una solenne inaugurazione in presenza di S.A.R. il Principe Ereditario Umbeno di Savoia. Successi\':llllCme furono costruiti un teatro capace di contenere 1500 persone, un:t scuola. una s:11:l di ritrovo. una S:lla d:t pr:tn7.o. dei bagni c la barberia.
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ne nella politica delle infrastrutture militari. A Bologna. anzi. quest"ultima restò praticamente trascurata, all'interno di un più generale quadro in cui il regime dimostrò di non voler riservare particolari attenzioni alla città, contrariamente a quanto sostenuto dalla mitologia ufficiale che voleva Bologna -culla del fascismo•. Le caserme rimasero nei loro vecchi fabbricati, con variazioni minori come lo scambio di reparti fra un luogo e un altro (ad esempio. fanteria e distretto fra Cialdini e Boldrini) o di locali con altre amministrazioni dello Stato (Spirito Santo e S. Francesco fra Esercito e Intendenza). L'unico farro di un cerro rilievo fu la costruzione dello stadio comunale (Litwriale) all'Arco Guidi, sul terreno del poligono di tiro a segno, e il trasferimento di quest'ultimo nella zona periferica di via Agucchi. Per le nuove esigenze militari si reimpiegarono le vaste aree già disponibili: il primo aeroporto venne ricavato nei Prati di Caprara, i nuovi reparti automobilistici utilizzarono il forte S. Vitale e si procedette a nuove costruzioni in forte Beldiporto. Bologna rimase così esclusa da quella serie di accordi che in quegli anni andavano maturando fra \' Amministra2ione d e\\a Guerra e i Comuni per la costruzione delle città militari decentrate e l'abbandono dei centri storici. È interessante notare come in quel periodo inizi il progressivo passaggio di parte dei locali dell'Esercito :alle Guardie Regie, che sostiruiscono ormai il p rimo nelle funzioni di ordine pubblico e, quindi, nelle attenzioni del Governo. In parricolare, a Bologna la Guardia Regia occupò dapprima pane del Ranuzzino e, successivamente, parte della caserma Davia. I Carabinieri a cavallo restarono invece in S. Domenico. A partire dal 1934, con la salita al potere di Hitler e il progressivo complicarsi e incupirsi della siruazione internazionale il clima cambiò bruscamente. Nel Settembre del 1934 venne emesso il primo decreto -onnicomprensivo• sul segreto militare e il successivo 24 Maggio 1935 il Governo pubblicò un decreto volutamenre lacunoso in cui si dichiarava di pubblica utilità la costruzione di non meglio specificate ·opere
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militari e di sistemazione dei servizi dell'Esercito nel territori del Corpo di Armata di Bologna•. Seguendo i nuovi dettami strategici imposti dalla gucrr-<1 aerea le nuove infrastrutture vennero cOStrt}ite in provincia ben lontane dal centro urbano: Budrio. Castelmaggiore, Ozzano nell"Emilia c Borgo Panigale furono i comuni oggetto dei decreti di esproprio. Le esigenze dell'accasermamento passarono comunque ancora una volta in secondo piano: le nuove priorità si chiamavano, infarti, aeroporro (Borgo PanigaJe). depositi autoveicoli e carri (Budrio e Ozzano nell'Emilia) e genio ferrovieri 68 (Castelmaggiore). Per arrivare a dare una prima sistemazione al problema delle caserme, che a Bologna si trascinava da quasi un secolo, si dovette attendere lo scatenarsi del secondo conflitto mondiale. el 1941 venne decretata l'occupazione •d'urgenza· delle aree ora occupate dalle caserme Viali e Perorti e dall'ex C'dSerrna Arcoveggio, di cui iniziò subito la rapida costn1zione secondo un progetto detto .funzionale· perché comportava la riduzione al minimo dei cosri e dci tempi. Queste caserme vennero però pressoché immediatameme distrutte dai bombardamenti che investirono la città nel corso del conflitto. Solo nel dopoguerra si sarebbe potuto procedere a regolarizzare. a cifre spesso irrisorie. gli espropri delle aree già occupate e a ricostmire le casem1e distnJtte. InutiJizzate o scarsamente utilizzate resteranno invece le aree limitrofe ai forti Galliera e Beldipono, espropriate sempre in quegli anni, ma mai edificate. Dalle macerie della seconda guerra mondiale prende forma la situazione che ancora oggi conosciamo. Alcune aree vengono detìnirivameme abbandonate a seguito della contrazione dell'Esercito. specialmente nel centro storico e in collina; altre passano alla sempre più in1portante funzione di pubblica sicurezza sia come Polizia di Stato (Ranuzzino, ora Casenna Srniraglia) sia come anna dei Carabinieri (Casenna deiiVJU Agosto in S. Maria dei Servi). L'Esercito ricostnJisce le caserme Viali e Perotti. che insieme alla vecchia Mameli, anch'essa in gran parre ricostn1ita, formano il nerbo
6t!
È di quegli :~nni l'inaugurazione dcii:~ direuissima Bologna-Firenze.
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dell'accasermamento in città, alcuni reparti minori restano nelle caserme convento, mentre viene 1iadibito a caserma l'ex ospedale Bertalia (caserma Varanini). Gli ultimi espropri, relativi a due infrastrurture minori come la caserma ·Battisrini· 69 e la caserma ·Chiarini·, risalgono agli anni ·so. Di lì in avanti, le uniche modificazioni che intervengono nel patrimonio militare sono quelle che si riferiscono alle permute degli ultimi anni. Nel 1960, in cambio della costruzione di un nuovo magazzino militare in località Muzzano di Monteveglio e nell'ambito della sistemazione dell'area del quartiere fieristico, il Comune di Bologna ottiene la Lunetta Casaralta. Due permute vengono poi attuate in virtù della legge 497/78. La prima , souoscritta nel 1980 70, ha permesso all'Amministrazione Comunale l'acquisizione dell'ex-caserma Arcoveggio (più comunemente nota come ·Caserme Rosse•), in cambio della cessione al Ministero della Difesa di 24 alloggi disposti in due palazzine ubicate in un'area PEEP del quartiere Barca. La seconda ha riguardato l'ex-caserma Pietramellara, o caserma di S. Cristina della Fondazza, di via del Piombo, che è stata pem1utata contro 13 alloggi di servizio ubicati nel comune di Calderara di Reno e contro la costruzione di altri 12 in un'area demaniale in località Prati di Caprara.
69 Destinata ad ospitare la 6:t O.R.A.. vista la ohnai scarsa funzionalità deUa cascm1a PieLramcllara in S. Cristina della Fondazza. nella cui pisra di pro,~d si inizia la costruzione delle (~lse InciS. iO Le trattative che hanno portato alla conclusione di questo contratto di pemlUt."l avevano avuto inizio prima dell'appro,·azione della legge citata ed erano già sfociate nella definizione di un'ipotesi di negozio di JX:mluta che. con nllla probabilità. sarebbe giunto a conclusione anche qualorJ fosse rimasta in vigore la precedente normativa. Prova ne sia il fano che. gi<1 nel maggio 1973. come conseguenza della manifesta volontà del Comune di Bologna di consegnare ~111'uso pubblico l'area in oggetto, e a fronte dell'impegno dell'Amministrazione Comunale di rendere possibile la conveniente sistemazione di quelle famiglie di militari allora sistemate in alcuni edifici deUa caserma. il Ministero della Difesa ave,·a consegnato al Comune stesso pane di quest"ultima. La restante p~1ne è stata consegnata al Comune in data 15.12.1980 nell'intento di dare prowisoria sistemazione ad alcune famiglie vittime del sisma del novembre 1980. La stessa Amministrazione della Difesa ha preso possesso degli alloggi situati nel quartiere Barca nel settembre 1980 e cioè prima del perfezionamento del contratto di pem1uta.
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•Storia del servizio miJjtare in Italia dal 1506 al 1870•, Vol. I (1989)
di V. Ilari
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· Storia del s e rvizio militare in Italia dal 1871 al 1918·, Vol. n
di V. Ilari
(1990)
4.
· Storia del servizio militare in Italia dal 1919 al 1943•, Vol. m
di V. Ilari
0990) 5.
•Storia del servizio militare in Italia dal 1943 al 1945•, Vol. IV
di V. Ilari
0991) 5.bis •Storia del servizio militare in Italia - La difesa della patria (1945- 1991)•, Vol. V · Tomo l •Pianificazione operativa e sistema di reclutamento• 0992)
di V. Ilari
5.ter •Storia del servizio militare in Italia . La difesa della patria (19451991)•, Vol. V - Tomo U ·Servizio militare e servizio civile . Legisla· zione e statistiche- 0992)
di V. Ilari
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.SOppressione della leva e costituzione di forze armate volontarieo (1990)
di P. Bellucci- A. Gori
6a.
•Riflessioni sociologiche sul servizio di leva e volontariato•
di J\1.
~!arona
- S. l.abonia
0990) 7.
•L' importanza militare dello spazio· 0990)
di C. Buongiorno - S. Abbà G. M:toli- A. Mei lVI. ones - S. Orlandi F. Pacione - F. Stefani
8.
•Le idee di "difesa alternativa" ed il ruolo dell'Italia~ (1990)
9.
·La "Policy Science" n el controllo degli arm.a menti• 0990)
lO.
· Il futuro della dis suasione nucleare in Europ~ 0990) ·l movimenti pacifisti ed antinucleari in Italia. 1980-1988· (1990)
11.
•L'organizzazione d ella ricerca e sviluppo nell' ambito difesa•, VoLI (1990) 12.bis •L'organizzazione della ricerca e s v iluppo nell' ambito difesa•, VoL II 13. .Sistema di pianificazione generale e finanziaria ed ottimizzazione delle risorse in ambito difes~ (1990) 14. •L'industria italiana d egli armamenti• (1990) •La strategia sovietica nel 15. Mediterraneo• (1990) )2.
16.
17.
18. 19.
•Prof'ili di carriera e remunerazione nell'ambito dell'amministrazione dello Stato• (1990) · Conversione dell' industria degli armamenti• (1990) · Il trasferimento di tecnologie strategicamente critiche- (1990) •Nuove possibili concezioni del modello difensivo italiano• (1990)
dj F. Calogero M. De Andreis G. Devoto- P. Farinella di P. lsemia -P. Bellucci. L Bozzo - M. Carnevale M. Coccia - P. Crescenzi C. Pelanda di S. Silvestri di F. Battistelli - P. Isernia P. Crescenzj - A. Graziani A. Momebovi G. Ombuen - S.S. Caparra C. Presciuttini di P. Bisogno - C. Pelanda M. l\ones - S. Rossi V. Oderda d i P. Bisogno - C. Pelanda M. Nones - S. Rossi V. Oderda d i G. Mayer- C. Bellinzona .. Gallippi - P. Mearini P. Menna di F. Gobbo - P. Bianchi N. Bellini - G. Utili di L. Caligaris - K.S. Brower G. Cornacchia C.1 . Donnelly - J. Sherr A. Tani -P. Pozzi di D . Tria - T. Longhi A. Cerilli - A. Gagnoni P. Menna di S. Rossi - S. Rolfo N. Bellini di S. Rossi - F. Bruni Roccia A. Politi - S. Gallucci d i S. Silvestri - V. Ilari D. Gallino - A. Politi M. Cremasco
20.
•Warfare simulation nel teatro mediterraneo• (1990)
di M. Coccia
21.
La formazione degli ufficiali dei
di A. Paoletti- A. o·Amico
corpi tecnici· (1990)
A. Tucciarone
22.
•lslam: problemi e prospettive politiche per l'Occidente. ( 1990)
di R. Aliboni - F. Bacchetti L. Guazzone V. Fiorani Piacentini B.M. Scarcia Amoretti
23.
· Effetti sull'economia italiana della spesa della difesa• 0990) (Esaurito)
di A. Pedone - M. Grassini
24.
•Atto unico europeo e industria italiana per la difesa. 0990)
di F. Onida - M. 1ones G. Graziola- G.L. Grimaldi W. Hager - A. Forti G. Viesti
7-
- ::>-
· Disarmo, sviluppo e debito• 0990)
di C. Pelanda
26.
•Jugoslavia: realtà e prospettive. (1990)
di C. Pelanda- G. Meyer R. tizzi - A. Truzzi
27.
•Integrazione militare europea. (1990)
di S. Silvesrri
28.
· Rappresentanza elettiva dei militari· (1990)
di G. Caforio - M. 1\udari
29.
·Studi strategici e militari nelle università italiane. 0990)
di P. Ungari - M. Nones R. Luraghi - V. Ilari
30.
.n
pensiero militare nel mondo musulmano•, Vol. l 0991)
di V. Fiorani Piacentini
S.N.
·Sintesi del dibattito di sei ricerche del Cemiss• (1991)
di Cemiss
31.
•Costituzione della difesa e stati di crisi per la difesa nazionale. (1991)
di G. De Vergottini
32.
•Sviluppo, armamenti, con.flittualità. 0991)
di L Bonanare - F. Armao M. Cesa - W. Coralluzzo
33.
.n
di G. Ligios- R. Redaelli
D. Ungaro- T. Moro
pensiero militare nel mondo musulmano•, Vol. Il 0991)
34.
· La "condizione militare" in Italia.., Vol. I •l militari di leva.. (1991)
d i M. Marotta M.L. Maniscalco G. Marorra - S. Labonia V. Di icola - G. Grossi
35.
•Valutazione comparata dei piani di riordinamento delle FF.AA. dei Paesi dell'Alleanza Atlantica.. (1991)
di D. Gallino
36.
· La formazione del dirigente militare- (1991)
di F. Fontana - F. Stefani G. Caccamo- G. Gasperini
37.
•L'obiezione di coscienza al servizio militare in Italia.. (1991)
di P. Bellucci - C.M. Radaelli
38.
•La " condizione militare" in Italiao, Vol. m •Fenomenologia e problemi di devianza. (1991)
di G. Marotta
39.
·La dirigenza militare- (1992)
di S. Cassese - C. o·ona
S.:-J.
·Atti del Seminario sulla sicurezza in Mediterraneo• 0991) (Roma 30 gennaio/ l febbraio 1991)
di Cemiss-Deg
s.~.
· Sintesi del modello di difesa.. (presentaro in Parlamento il 26 novembre 1991) (1991)
di Cemiss
40.
·DirittO internazionale per ufficiali della Marina Militare> (1993)
d i N. Ronzini - M. Gestri
41.
•l volontari a ferma prolungata: un ritratto sociologico•, Tomo I (1993)
di F. Battistelli
42.
•Strategia della rice rca internazionalistica.. (1993)
di L. Bonanate
43.
· Rapporto di ricerca su movimenti migratori e s icurezza nazionale- (1993)
di G. Sacco
44.
•Rapporto di ricerca s u nuove strutture di sicurezza in Europa.. (1993)
di S. Silvestri
45.
·Siste.m i di comando e controllo e il loro influsso nella sicurezza italiana. (1993)
di P. Policastro
46.
·La minaccia dal fuori area contro il fianco meridionale della
di R. Aliboni
Nato• (1993) 47.
· Approvvigionamento delle materie prime e crisi e conflitti nel Mediterraneo• (1993)
di G. Mureddu
48.
.n futuro dell'aeromobilità! con-
di A. Politi
cetti operativi e tattici. Struttura e ordinamento d 'impiego• 0993) 49.
•Impatto economico delle spese militari nella Regione EmiliaRomagna. 0993)
di A. Bolognini - .M. Spinedi 1 ·omisma S.p.A.
50.
•l Paesi della sponda sud del Mediterraneo e la politica europea. (1993)
di R. Aliboni B. Scarcia Amoreni G. Pennisi- G. Lancioni L. Botùni
51.
•l problemi della sicurezza nell'Est europeo e nell'ex-Unione Sovietica. (1993)
di C. Pelanda - E. Lena D. GaUino- A. Corù
52. .
.n pensiero militare nel mondo
d i V . Fiorani Piacemini
53.
•Presupposti concettuali e dottrinali per la configurazione di una futura forza di intervento• (1993)
di G. Caccamo
54.
·Lo status delle navi da guerra italiane in tempo di pace ed in situazione di crisi· ( 1993)
di A. de Gunry
55.
•La "condizione militare" in Italia., Vol. n ·Ufficiali e sottuffidali· (1993)
di .M. Marona
musulmano•, Vol m
56.
·Crisi del bipolarismo: vuoti di pote.r e e possibili conseguenze(1993)
di S. Romano - J.L. Harper F. Mezzerti - C.M. Santoro D.V. Segre
57.
•ll problema della quantificazione d ei dati attendibili sull'interscambio militare-industriale fra i vari paesi-
di S. Sandri - A. Politi
58.
· Ottimizzazione d ella selezione del personale - Metodi e modelli di selezione e organizzazione nelle Forze Annate Italiane- (1994)
di A. De Carlo
59.
·Gestione delle crisi: metodologie e strumenti• 0994)
di P. Isernia
60.
•Politica militare e sistema politico: i partiti ed il nuovo modello di difesa.. 0994)
di Paolo Bellucci
61.
· Sicurezza ed insicure zza nell'Europa post-comunista• (gennaio 1994)
eli S.A. Rossi - P. Visani
62.
•Indagine sulla propensione delle donne italiane a svolgere il servizio militare- 0994)
di Hossella Savarese
63.
•L'impatto economico delle spese militari in Emilia Romagna: case study su Bologna.. (1994)
di Nornisma
Finilo di stampare Novembre 1994
___[jb ยง .CZ.CII. TlPOLITOGRARA
00152 Roma - Via Ludovica Albcnoni, 76/ 82 Te!. o6/5376386 - 5349080 - Fax o6/5377376