Skip to main content

PRESUPPOSTI CONCETTUALI E DOTTRINALI PER LA CONFIGURAZIONE DI UNA FUTURA FORZA DI INTERVENTO

Page 1

•

._lb'lRIVInA

miLITARE

Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi © ROMA - GENNAIO 1 99~

Proprietà letteraria artistica e scientifica riservata

l


CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI

PRESUPPOSTI CONCETIUALI E DOTIRINALI PER LA CONFIGURAZIONE DI UNA FUTURA FORZA DI INTERVENTO

'-'HRIVInA miLITARE


PRESUPPOSTI CONCETilJALI E DOTIRINALI PER lA CONFIGURAZIONE DI UNA FUTURA FORZA DI INTERVENTO di Giuseppe Caccamo

con la collaborazione d i Piero Pastore/lo


SOMMARIO

SINTESI DEL RAPPORTO DI RICERCA

pag.

RESEARCH REPORT SYNTHESIS

7 17

PRESUPPOSTI CONCETIUALI E DO'ITRINALI PER LA CONFIGURAZIONE DI UNA FUTURA FORZA DI INTERVENTO RAPIDO

Premessa

25

Capitolo I:

Le aree di frizione potenziale e in ano

29

Capitolo Il:

I prevedibili scenari di conflitto e di intervento militare

39

L'Italia e gli organismi internazionali: limitazioni e vincoli giuridici all'impiego di forze militari fuori del territorio nazionale

49

Scenari e compiti che porrebbero interessare una FIR nazionale

59

Le operazioni interforze a media intensità in territorio ostile o occupato da forze ostili

65

Le operazioni interforze a bassa intensità in territorio ostile o occupato da forze ostili

79

Capitolo VII: La protezione di aree del territorio nazionale esposte a minaccia a bassa intensità

87

Capitolo III:

Capitolo IV: Capitolo V: Capitolo VI:

5


Capitolo VIII: Le missioni di peace keeping

pag.

93

Capitolo IX:

Le missioni umanitarie

111

Capitolo X:

La struttura ordinativa della FIR

121

Bibliografia

6

137


Sll\'TESI DEL RAPPORTO D I RICERCA

1. Criteri ed ipotesi posti a base della ricerca

a. Composizione della FIR È srara scartata, a causa del suo gigantismo ordinativo e della assoluta inutiJità operativa, l'ipotesi di comprendere nella FTR tutte le forze che, in determinate circostanze, potrebbero essere chiamate ad operare singolarmente in una situazione di emergenza improvvisa. Vi sono state invece riunite le sole forze che, in una eventuale emergenza. potrebbero essere chiamate ad operare insieme.

b. Operazioni particolari non previste dalla regolamentàzione d 'impiego Si è ritenuto che le forze necessarie vengano attinte dalle unità componenri la FIR.

c. Impiego in ambito rnultinazionale

Nella impossibilità di esaminare partitamente tutte le soluzioni possibili, si è assunta come ipotesi di lavoro: l'applicazione della dottrina nazionale nell'ambito delle unità nazionali impiegate unitariamente;

7


l'applicazione delle procedure standardizzate NATO e ONU nell'ambito complessivo della forza multinazionale; l'adeguata disponibilità organica di nuclei di collegamento.

2. Lo scenario strategico Lo scenario della instabilità internazionale risulta caratterizzato, in particolar modo: dall'espansione di un integralismo religioso aggressivo; - dalle enormi difficoltà di certi Paesi ad affrancarsi dalla povertà di massa; - dall'insorgenza di forme esasperate di nazionalismo; - dalle enormi differenze di sviluppo economico tra le diverse aree del pianeta (conflitto Nord-Sud). Il futuro si presenta, quindi, con tutte le connotazioni dell'incertezza, su cosa potrà accadere, dove e quando. È però certo che i focolai di crisi (nonché le crisi in atto) sono numerosi e relativamente vicini. Qualora dovessero esplodere, l'esigenza non sarà solo quella di difendere la nostra comunità nazionale e concorrere alla difesa dei Paesi alleati, ma anche quella di intervenire prima che assumano proporzioni incontrollabili. In particolare, la posizione italiana è determinata dal peso degli impegni in campo internazionale e dalla collocazione geografica; in merito a quest'ultin1a, occorre solramo rammentare che la penisola è distante poche ore di navigazione dal Medio Oriente arabo e ancor meno dal grande Maghreb; che fronteggia in Adriatico i Balcani in piena crisi e ne è a contatto diretto in corrispondenza dei confini orientali.

3. Possibili esigenze di impiego di forze militari Sulla base delle passate esperienze e della situazione strategica attuale, sono ipotizzabili le seguenti possibilità·

8


conflitti ad alta intensità, con il fme della reciproca eliminazione: estremamente improbabili tra le maggiori potenze; verosimili, invece, tra potenze minori; conflitti ad intensità limitata: · conflitti locali, per il possesso di una determinata area: probabili, soprattutto tra potenze minori o all'interno delle stesse strutture statuali; · aggressioni linlitate, aventi lo scopo di acquisire vantaggi di ordine politico o propagantistico: probabili soprattutto tra soggetti asimmetrici; · reazioni limitate, aventi lo scopo di far cessare l'aggressione limitata e dissuadere l'aggressore dal ripeterla: probabilità pressoché analoghe a quelle dell'aggressione limitata; missioni di peace keeping, volte ad assicurare il rispetto di accordi stabiliti tra soggetti conflittuali in sede di tregua: sempre più probabili; nlissioni di peace enforcement, volte ad imporre la pace e/ o il ritorno allo •status quo ante• tra belligeranti: probabilità più elevata che per il passato, a causa di un uso prevedibilmente meno spregiudicato del diritto di veto in seno al consiglio di sicurezza; nlissioni umanitarie, nella duplice forma di: · missioni di soccorso immediato a vite umane in imnlinente pericolo, a seguito di terremoti, inondazioni, uragani, ecc.; intervento enlinentemente tecnico, di norma condotto da piccole urlità specializzate: probabile; · missioni di soccorso, volte a garantire la sopravvivenza di popolazioni colpite da gravi calamità. La missione potrà essere integrata dall'adozione di nlisure di protezione nlilitare, volte non solo a salvaguardare le vite umane, ma anche a garantire lo svolgimento dell'attività di soccorso: più probabile che per il passato. 9


4. Possibilità di impiego delle forze armate nazionali in relazione al quadro strategico ed alle limitaziob.i di carattere giuridico Le norme giuridiche nazionali escludono che forze militari italiane possano essere impiegate: in una guerra di aggressione; in azioni di difesa a carattere preventivo; in operazioni contro movimenti di liberazione nazionale. Conseguentemente, i compiti che potrebbero interessare una Fffi nazionale possono essere così riepilogati: condotta di operazioni terrestri tradizionali, difensive o offensive, nel quadro della difesa nazionale o locale, o di operazioni di peace enforcement; condotta di operazioni interforze a media intensità, in territorio ostile o occupato da forze ostili, nel quadro di una reazione locale o di operazioni di peace enforcement; condotta di operazioni interforze a bassa intensità, in territorio ostile o occupato da forze ostili, nel quadro di una reazione limitata; protezione di aree del territorio nazionale esposte a minaccia a bassa intensità; condotta di missioni di peace keeping, nel quadro di una missione di pace internazionale; condotta di missioni umanitarie per il salvataggio di vite umane in imminente pericolo e/ o la sopravvivenza di popolazioni gravemente colpite da calamità.

5. Le operazioni tradizionali e di peace enforcement a media intensità Si sono assunte a base della trattazione le seguenti ipotesi:

lO


le operazioni di peace enforcement sono del tutto assimilabili a quelle tradizionali; non necessitano q uindi una trattazione specifica; le operazioni tradizionali d i forza armata sono già trattate nei singoli regolamenti di Forza Armata, no n richiedono q uindi ulteriore trattazione; i criteri concettuali e organizzativi valevoli per le op erazioni a media intensità sono, nella circostanza, applicabili anche a quelle ad alta intensità. Vengono q uindi analizzati i seguenti tipi di operazioni. a. Operazioni interfo-rze a media intensità in territorio ostile o occupato da forze ostili L"ipotesi esaminata nella ricerca è quella di un impiego della FIR, quale complesso interforze, al fine di conquistare o riconquistare un territolio occupato da forze ostili. Il caso esaminato è q ue llo più completo, in cui si ipotizza la presenza d i tutte le com pone nti, e cioè: una Forza da Sbarco (FS); una Forza da Trasporto (FNT); una Forza Aerea da Traspoito (FAD; una Forza Navale di Supporto (FNS); una Forza Aerea di Supporto (FAS) . L'esecuzione dell'operazione si sviluppa attraverso le seguenti fasi: afflusso e concentramento delle forze; imbarco; movimento verso l'area obiettivo; preassalto (eventuale); 11


assalto; azione terrestre; reimbarco (eventuale).

b. Operazioni interjorze a bassa intensità in territorio ostile o occupato da forze ostili Questo tipo di operazioni ha lo scopo di risolvere, mediante una reazione limitata, una situazione di crisi politica e diplomatica non risolvibile con altri mezzi. È condotto da unità altamente specializzate e si caratterizza per: durata strettamente limitata nel tempo; sistematica ricerca della sorpresa e della massima rapidità d'azione, quali elementi determinanti e irrinunciabili per il successo dell'operazione. L'operazione è svolta da una Task Force di consistenza molto limit.:'lta, comprendente: una Forza da Sbarco; una o due Forze da Trasporto (aerea e/o navale); Forze Aeree e/ o Navali di Supporto (eventuali). Si sviluppa attraverso le seguenti fasii: imbarco; movimento verso la testa di sbarco; occupazione della resta di sbarco; avvicinamento all'obiettivo e assolvimento del compito; reimbarco e rientro. c. Protezione di a·ree del territ01io nazionale esposte a minaccia a bassa intensità Questo tipo di ope~ioni ha lo scopo di impedire che, in una situazione di tensione internazionale, incursioni di una potenza ostile pos-

12


sano tentare un'azione di sorpresa contro zone particolarmente esposte del tenitorio nazionale e/ o obiettivi particolarmente sensibili. Le forze di protezione, temporaneamente assegnate in rinforzo al Comando di Regione Militare interessato, hanno il compito di: sorvegliare l'area assegnata; garantire la sicurezza degli obiettivi specifici da tutelare; catturare o eliminare gli elementi ostili prima che possano ripiegare.

6. Missioni di pace a. Missioni di peace keeping Questo tipo di operazioni ha lo scopo di garantire il rispetto delle condizioni di tregua stabilite tra i belligeranti, al fine di evitare una ripresa delle ostilità e facilitare il raggiungimento di un accordo duraturo di pace. Sono svolte da forze militari plurinazionali (di norma sotto l'egida delJ'ONU, ma talvolta anche di organismi internazionali regionali), le quali possono operare come: - Missioni di Osservatori Militari, costituite da ·nuclei di osservatori· disarmati, incaricati di controllare la situazione nell'area assegnata e di riferire all'organizzazione mandataria; - Forze di Pace, costituite da unità armate che operano normalmente con compiti di interposizione tra le parti in conflitto, delle quali evitano, con la loro presenza, il contatto diretto. In taluni casi, la Forza di Pace può inglobare anche una Missione di osservatori. Oltre ai compiti di controllo armato, la Forza di Pace ha il compito di concorrere, in collaborazione con le autorità civili, alla sicurezza e all'assistenza della popolazione e dei profughi, nonché al ritorno alla normalità, nei limiti del possibile, del funzionamento dei principali servizi.

13


b. Missioni umanitarie

Scopo delle missioni umanitarie è quello di salvare vite umane in imminente pericolo e/ o alleviare le condizioni di sofferenza materiale delle popolazioni colpite da gravi calamità, naturali o determinate da cause umane. Possono svilupparsi anche sotto la minacc_ia di forze ostili; in questo caso, oltre a garantire alle popolazioni il necessario soccorso, è indispensabile provvedere anche un'adeguata protezione militare; compito, quest'ultimo, che normalmente è assolto da una forza operativa indipendente da quella di intervento umanitario, ma con essa strettamente cooperante. La Forza di Intervento Umanitario può, quincli, assolvere compiti eli: soccorso immediato per il salvataggio di vite umane in imminente pericolo, che si caratterizza soprattutto per !"immediatezza con cui deve essere fornito; soccorso per la sopravvivenza, volto ad assicurare l'aiuto indispensabile alla sopravvivenza d i quanti sono colpiti dalla calamità. Può comprendere: rifornimenti viveri e materiali di prima necessità, costruzioni di alloggiamenti di emergenza e lavori per la ripresa delle attività essenziali, organizzazione di sgomberi e ' trasferimenti d i massa, soccorso sanitario.

7. La struttura ordinativa e l'organizzazione di comando e controllo La

soluzione ordinativa ottimale è parsa quella di:

costituire la FIR su base interforze permanente, con un'aliquota terrestre di combattimento, lavoro e logistica, più un'aliquota navale ed una aerea di trasporto, adeguate qualitativamente e quantitativamente all'ipotesi di impiego più impegnativa; attingere dalla FIR, di volta in volta, le compiti particolari;

14

unir~

per l'assolvimento di


provvedere al rinforzo della FIR, ogniqualvolta necessario, con aliquote di supporto navale ed aereo, da trarsi da unità precettate e stabilmente orientate alla cooperazione. Per quanto riguarda l'organizzazione logistica, le ipotesi di impiego configurate impongono di assegnare alla FIR le funzioni e gli organi logistici del terzo anello, con capacità di attivazione oltremare. Per quanto riguarda, infine, l'organizzazione di comando e controllo, è parso necessario che: il Comandante, il Vicecomandante ed il Capo di Stato Maggiore siano di Forza Armata diversa; gli Uffici del Comando siano in grado di enucleare personale per la formazione di Uffici analoghi da costituire nell'ambito delle formazioni minori costituite per particolari esigenze di impiego; la disponibilità di nuclei di collegamento sia adeguata, quantitativamente e qualitativamente, non solo alle esigenze di impiego multinazionale, ma anche a quelle di qualsiasi eventuale intervento in territorio estero e di collaborazione con le autotità civili.

15


RESEARCH REPORT SYNTHESIS

l. Criteria and hypotheses at the basis of researcb a. Composition of the FIR (Forze di Pronto lntetvento - Rapid Intervention Forces) The choice has been made to unite within the FIR only those forces which could be called upon to operate together in case of emergency. For this reason, the hypothesis of including al! forces which could be called upon to operate autonomously, in panicular circumstances, in an emergency situation was discarded, due to the sheer ordinative dimension and the operative unserviceability. b. Special operations not envisaged by deployment regulations

The necessary forces are to be drawn from the units making up to the FIR. c. Multinational deployment

A detailed examination of ali possible solutions being impossible, the following working hypothesis was chosen: - the application of national doctrines when national units are deployed unitedly; - the application of standard NATO and UN procedures in the deployment of multinational forces; - an adequate organic availability of link-up centres. 17


2. The strategie situation The situation of international instability is particularly characterized by: - the spread of aggressive religious integralism; - the enormous difficulties of certain count.Iies in overcorning mass poverty; the emergence of extremist forms of nationalism; the enormous differences in economie development between areas of the planet (Notth-South conflict). The uncettainty of the generai situation therefore makes the prediction of future developments extremeiy arduous. What is certain, however, is that ctisis flashpoints (as weU as acrual crises) are numerous and relatively closeby. In the case of outbreak, there will be not orĂšy the need to protect our national community and cooperate in the defence of allied countries, but also the demand to intervene before the situation assumes uncontrollable proportions. In particular, the stance of Italy is determined by the responsibility of its international commitments and its geographical position; indeed, Italy is but a few nautica! hours from the Arab Middle East and even less from the Maghreb countries, while it shares the Adriatic with the Balkans in full blown crisis, not to mention its Eastern borders.

3. Possible demands for the use of mllitary forces Past experience and today's strategie situation lead ro the speculation of Ăš1e following possibilities: conflicts of high intensity, with the aim of mutuai destruction: exrremely unlikely between the main powers, though possible between minor powers; conflicts of limited intensity: 18


· local conflicrs for the possession of a determined territory: possible in panicular between minor powers or within the structures of the same state; · limited aggression with the objective of gaining an advantage of a politica] or propaganda nature: probable between asymmetrical subjecrs; - limited reactions. with the objective of stopping limited acts of aggression and deterring future ones: the probability is analogous ro that of lirnited aggression; peace-keeping missions, aimed at enforcing compliance with agreemenrs reached between conflicting parties during a truce: increasingly likely; peace-enforcement missions, aimed at enforc ing the p eace ancl/or the return ro lhe •Slatus quo ante• between belligeranrs: today more likely, thanks to a more pondered use of the tight to veto in the Security Council; humanitarism missions, in the dual forrns of: · rescue missions for human lives in imminent danger, following earthquakes, floods, hurricanes, etc.; an eminently technical intervention, usually conducred by small specia lized units: likely; · rescue missions aimecl at guaranreeing the survival of people in the aftermath of disasters. The mission might be integrated by the adoption of military prO[ection not only ro safeguard human lives bur also to guarantee the functioning of rescue activities: more likely than in the past.

4. Possìbllity of the de ployment of national armed forces in relation to the strategie framework and juridic restrictions Nationallaws preclude the cleploymenr of the Italian military forces:

19


in wars of aggression; in preventative defence initiatives; in operations against national liberation movements. As a consequence, the tasks potentially involving the national FIR can be thus summarized: - traditional defensive or offensive land operations within the framework of national or !oca! defence, or in peace enforcement operations; medium intensity interforce operations in hosrile territory or occupied by hostile forces, in the case of limited reaction; protection of areas of national territory vulnerable to a low intensity threat; peace-keeping missions within the framework of an intemational peace mission; humanitarian missions to safeguard human lives in imminenr danger anelior the survival of people lfollowing a natura! disaster.

5. Traditional and m edium intensity peace enforcement operations

The following hypothesis were assumed at the basis: - peace enforcement operations can be entirely assimilated to traditional operations; they thus do not demand specific treatment; - traditional armed forces operations are already dealt with in the single regulations of the Armed Forces, therefore do not require further elaboration; - the conceprual and organizational criteria valid for medium intensity operations can in certain circumstances be applied to highintensity operations.

20


For these reasons the following types of operations are analyzed.

a. Medium intensity interforce operations in hostile territory or occupied by hostile forces The hypothesis examined in the research concerns the deployment of the FIR as an interforce complex with the objective of taking or regaining territory occupied by hostile forces. The case examined was the most thorough, involving the presence of ali components, i.e.: - a Landing Force (FS); a Naval Transport Force (FNT); an Air Transport Force (FAT); a Back-up Naval Force (FNS); a Back-up Air Force (FAS). The operation is conducted in the following stages: - the mustering and concentration of forces; embarkation; movement towards the objective area; pre-assault (if necessary); assaulr; land action; re-embarkation (if necessary). b. Low intensity inteiforce operations in hostile territory or occupied

by hostile forces This type of operation has the aim of using a limited reaction to selve a diplomatica! or politica! crisis when other means are ineffective. The operation is conducted by higly specialized units and is characterized by:

21


- strictly lirnited duration in time; -

a systematic search for surprise elements and the maximum rapidity of action, deemed as decisive and indispensable to the success of the operation. The operation is performed by a lirnited Task Force, including:

-

a Landing Force; one or rwo Transport Forces (air and/or sea);

-

Back-up Air and/or

aval Force (if necessary).

The operation evolves along the following phases: embarkation; -

movement to the beach-head; occupation of the beach-head; approach to the objective and performance of rask; re-embarkation and return.

c. Protection of nationctl territory vulnerable to a low intensity threat This rype of operation, conducted during a situation of international tension, has the aim of prcventing forces of a hostile power from attempting surprise raids against particulady vulnerable zones of national territory and/ or sensitive objectives. The protection forces, temporarily assigned as reinforcements to the Regional Military Command concerned, bave the task of: -

surveillance of Ăš1e assigned area;

-

guaranteeing me security of installations to be protected;

-

capturing or eliminating hostile elements before their retreat.

22


6. Peace missions a. Peace-keeping missions This type of operation has the aim of guaranteeing compliance with truce conditions established between the belligerant parties, in order to avoid the resumption of hostilities and to facilitate the achievement of a lasting peace agreement. Missions are conducted by multinational military forces (as a rule under the aegis of the UN or occasionally of regional intemational organisms), which can operate as:

- Military Observer Missions, made up of unarmed •observer nuclei¡, encharged to oversee the situation in the assigned area and to report to the mandatory organization; Peace Forces, made up of regularly operative armed units with tasks of keeping the belligerant sides apart, and with whom they avoid all direct contact. In certain cases the Peace Forces may include an Observer Mission. The said Forces have tasks not only of armed supervision but also of collaborating with civilia n authorities to guarantee security and assistance to afflicted peoples and refugees, not to mention the return to normal functioning of main services, as far as is possible. b. Humanitarian Mission

Humanitarian missions have the objective of saving imminently endangered human lives and/or alleviating the materia! hardships of peoples in the aftermath of calamities, natural or otherwise. Missions can also be conducted in the case of threat from hostile forces; this case entails not only guarantees of aid but also the provision of adequate military protection. The latter task is usually performed by an operative force independent of, but closely cooperating with, tl1e humanitarian mission. The Humanitarian Intervention Mission can the refore perform the following tasks:

23


- the provision of aid to safeguard imminendy endangered human lives; aid is characterized by the immediacy of intervention, the provision of survival assistance, to ensure aid for sUivival in the aftermath of a calamity. It may entail: the supply of indispensable food and materia! products, emergency housing and labour for the resumption of essential activities, the organization of removals and mass transfers, sanitary aid. 7. Regulative structure and the organization of command and contro! The optimal regulative solution would appear to entail: - the creation FIR on the basis of permanent interforces entailing a quota of land, combat, labour and logistic components; a naval quota as well as air transport, qualitatively and quantitatively commensurate to the most demanding hypothesis of intervention; - the use of FIR units for special tasks; - the provision of reinforcements to the FIR, whenever necessary, with quotas of naval and air support from established units permanendy oriented towards cooperation. As regards logistic organization, the hypod1eses of deployment behove the allocation to the FIR of third ring functions and logistic organs capable of operating abroad. FinaUy, as far as the organization of command and contro! is concerned, certain characteristics would seem necessary: - the Commander, Vice-commander and the Chief of Staff are to be from clifferent Armed Forces; - the Command offices are to be capable of enucle-,ning personnel for the creation of sirnilar Offices, within the framework of minor organisms set up for special tasks; the availability of link-up centres is to be quantitatively and qualitatively commensurate to the demands of multinational deployment as well as to intervention in foreign territory and cooperation with civilian authorities.

24


PRESUPPOSTI CONCETIUALI E DOTIRINALI PER lA CONFIGURAZIONE DI UNA FUTURA FORZA DI INTERVENTO RAPIDO di Giuseppe Caccamo

Premessa Prima di inquadrare il tema della ricerca, occotTe innanzitutto precisare che il tennine ·FORZA DI INTERVENTO RAPIDO (FIR)·, impiegato nel testo, si riferisce ad un complesso di forze del tutto nuovo, che nulla ha in comune, se non il nome, con la FIR attuale, ed i cui lineamenti di impiego e struttura organica sono appunto oggetto della ricerca. Per quanto riguarda, invece, il tema allo studio, sembra opportuno rie pilogare di seguito le soluzioni individuate per alcuni fondamentali problemi, essenziali tanto sul piano formale quanto su quello sostanziale, ai fini di una chiara impostazione della ricerca. Il primo problema è derivato dalla necessità di usare, da un lato, dati di esperienza maturati nel passato, segnatamente nel periodo del ·bipolarismo· e, dall'altro, dati di situazione riferiti ad un arco di tempo molto breve, compreso tra la fme della •guerra fredda· e i giorni nostri, al fme di una previsione valevole quanto meno per il medio periodo. La limitata affidabilità di tali dati è risultata fin dall'inizio evidente, ma altrettanto chiaro è parso che non esistevano valide soluzioni alternative. Conseguentemente, ogni sforzo è stato volto ad utilizzarli con la massima cautela; da una patte, ricercando con accuratezza le linee di tendenza più aggiornate e, dall'a ltra, evitando riferimenti troppo dettagliati a determinate situazioni specifiche. Si è privilegiata cioè l'individuazione di parametri evolutivi e tendenze di carattere generale, potenzialmente in grado di conservare là loro validità anche nel lungo periodo. Il secondo, fondamenta le problema, ha riguardato le unità da riunire nella FIR; cioè se questa debba comprendere tutte le forze

25


che, in determinate circostanze, possono essere chiamate ad operare, anche singolarmente, in una situazione di emergenza improvvisa, ovvero soltanto quelle che potrebbero essere chiamate ad operare insieme. Una soluzione onnicomprensiva del primo tipo è parsa affetta da gigantismo, del tutto ininfluente ai fini dell'efficie nza e fonte sicura di complicazioni burocratiche del tutto superflue. Quello che, invece, è parso necessario, e che fmo ad oggi nelle nostre Forze Armate è per varie ragioni mancato, è stata la possibilità di riunire in un unico complesso, da precostituire o quanto meno da precettare per l'impiego, proprio quelle forze che, in una eventuale emergenza, potrebbero essere chiamate a cooperare in determinate operazioni. Conseguentemente, la ricerca ha preso in esame la FIR, quale complesso di forze precostituito (vedremo dopo se già organicamente riunite o soltanto precettate per l'assegnazione) in grado di condurre unitariamente operazioni interforze. Per la completezza della ricerca, poi, dovendosi esaminare anche le operazioni panicolari attualmente non previste dalle nostre regolamentazioni di impiego (peace keeping, operazioni umanitarie ecc.), questi tipi di operazione sono stati trattati supponendo che le forze necessarie vengano attinte dalle unità componenti la FIR. Il terzo problema si è presentato nell'analisi delle operazioni di peace enforcement. Queste si differenziano infatti solo nello scopo politico da quelle militari ad alta, media o bassa intensità, mentre i procedimenti sono sostanzialmente identici. Per conseguenza, la loro trattazione è stata sviluppata in comune con le operazioni tradizionali. Il quatto problema da affrontare è stato quello dell'impiego di unità nazionali nella costituzione di forze multinazionali (ONU, NATO, CSCE, ecc.). Nella impossibilità di esaminare partitamente rutte le combinazioni possibili, si è assunta come ipotesi che nell'ambito delle unità nazionali impiegate unitariamente si continui ad applicare la dottrina nazionale, che nell'ambito complessivo della forza multinazionale si applichino, di volta in volta, le procedure standardizzate NATO e ONU C alle quali si è fatto implicito riferimento, soprattutto nei capi-

26


toli relativi alle operazioni interforze e di peace keeping), che i problemi particolari, specifici di ciascuna operazione, debbano essere risolti eli volta in volta in sede di ordini e con il costante collegamento tra i Comandi e le unità cooperanti, e che la FIR disponga organicamente di un certo numero di Ufficiali e rucJei di collegamento, specifìcamente addestrati ed abilitati a mantenere i contatti sia con i vari Comandi dei complessi multinazionali, sia con le autorità militari e civili degli Stati dov:e le forze saranno chiamate ad operare. Il quinto problema è stato quello relativo alla terminologia, largamente carente per questo tipo di operazioni. Il problema, che trae origine dall' ovvia priorità conferita nel recente passato ai più pressanti problemi di difesa da un'aggressione maggiore, doveva però essere risolto, pena l'impossibilità di conferire al testo il primo e indispensabile requisito della chiarezza. La sua soluzione, improntata alla ricerca della massima possibile semplicità ed efficacia, è stata sviluppata secondo il criterio di utilizzare: ogni qual volta impiegabili con sufficiente approssimazione, i termini tecnico-militari di uso corrente in lingua italiana; in lingua originale, i termini inglesi ormai entrati nell'uso corrente pubblicistico-militare internazionale; nella traduzione italiana, i termini inglesi impiegati in ambito specialistico, a diffusione limitata; solo quando assolutamente indispensabile, termini del rutto nuovi in ambito militare. In questo quadro si è anche ricercata la massima semplificazione terminologica, quando questa non contrastava con le irrinunciabili esigenze di chiarezza (ad esempio: si è usata la dizione ·Forze anfibie· per indicare le unità sbarcate dal mare, ogniqualvolta il termine non poteva dare luogo ad equivoci con la ·Forza anfibia-intesa nel suo signifìcato corrente di forze e mezzi destinati ad una operazione anfibia).

27


Capitolo I LE AREE DI FRIZIONE POTENZIALE E IN ATIO

La situazione generale

Il recente, improvviso crollo dell'impero sovietico ha rotto una situazione di equilibrio che perdurava ormai da quasi mezzo secolo. Con essa si è concluso anche il periodo del bipolarismo e si è aperta una fase del tutto nuova nell'assetto mondiale. Fase di difficilissima interpretazione, per una serie di evidenti motivi: primo, perchè gli avvenimenti sono talmente recenti che non è neppure possibile estrapolare linee di tendenza esattamente definibili; secondo, perchè la ormai indiscussa leadership mondiale da parte di una sola potenza, gli Stati Uniti, ripropone un quadro strategico generale quale non si presentava, nella storia dell'umanità, da oltre un millennio; terzo, perchè le grandi potenze che potrebbero affiancarsi agli Stati Uniti anche sul piano politico e militare, l'Europa e il Giappone, sono state fino ad ora restie ad assumersi responsabilità e ruoli che andassero al di là di una cooperazione gregaria. Ciò non toglie tuttavia, che siano le uniche ad avere le potenzialità necessarie a superare questa posizione; quarto, perchè, contro ogni speranza e previsione, la scomparsa della potenza sovietica non ha fatto scomparire le conflittualità marginali esistenti, ma anzi ne ha aggiunte di nuove, imprevedibili negli sviluppi e ancora di più nelle conclusioni.

29


I fattori di crisi

Pur con tutti questi condizionamenti, un tentativo di interpre tazione, se non proprio di previsione, va farro. Nessuna programmazione, sia pure a larghissime maglie, può infatti prescindere dalla adeguata rappresentazione di uno scenario, per lo meno di larga massin1a, a l fine di individuare le minacce più probabili alla pacifica coesistenza dei popoli. Dall'analisi della situazione attuale, il dato emergente con maggior chiarezza riguarda proprio il problema strategico di fondo: il tramonto di un'ideologia totalizzante e aggressiva qual'era quella sovietica, ha consentito di relegare in secondo piano l'ipotesi di un conflitto generale e illinUtato, ma non ha minimamente intaccato gli altri fattori di crisi. Occorre, quindi, per prima cosa analizzare il fenomeno iniziando dalle cause più generali. In stretta sintesi, queste sembrano individuabili: nell'espansione in forma epidemica di un integralismo religioso aggressivo, cui non si oppone più neppure l'ideologia comunista, che in passato tentava di porsi talvolta da contraltare, incanalando su altri binari il malcontento e il fanatismo di popolazioni che hanno strutture economiche, politiche e sociali ancora deboli e arretrate; nella sempre maggiore difficoltà che alcuni Paesi incontrano nell'affrancarsi dalla povertà di massa e dalla carestia. Difficoltà dovute sia alla mancanza della necessaria stabilità politica, sia all'inadeguatezza delle classi dirigenti, sia, infine, all'incontrollabile pressione demografica; nell'insorge nza di forme esasperate di nazionalismo, e talvolta di micronazionalismo, insensibili tanto agli inviti alla trattativa quanto ai richiami all'interesse economico. Tutti fattori, questi, che non si escludono l'un l'altro, ma anzi spesso si sommano, portando la tensione ad un livello di fibrillazione pericolosissimo per la stabilità non solo dei singoli Paesi, ma di tutte le aree circostanti e non solo di quelle. Queste tensioni, così accumulate, si manifestano frequentemente all'interno stesso delle strutture statuali, con insurrezioni, colpi di stato e guerriglie, ma spesso investono anche i Paesi contermini, con atti di ostilità che possono configurarsi, nella loro massima espressione, come vere e

30


proprie guerre regionali. Nè possono sentirsi del tutto al sicuro i Paesi lontani, raggiungibili anch'essi da azioni teiToristiche tendenti a colpirne le persone ed i beni, o anche da forme dirette e indirette di guerra economica. Per afferrare tutta la serietà del problema occorre fare mente locale all'eccezionale incremento numerico degli Stati (l'ultimo dei quali determinato dalla disintegrazione della Iugoslavia), alle difficoltà di ordine politico che sempre la delimitazione di nuovi confmi comporta, al venire al pettine dei nodi di politiche economiche dissennate, alla pressione demografica incidente nelle aree del sottosviluppo. Poichè però, ad un incremento aritmetico nel numero dei potenziali soggetti di conflitto corrisponde un incremento, questa volta geometrico, dei punti di frizione , è evidente che il quadro delle possibili incompatibilità rischia di estendersi in misura.tale da renderne problematico il controllo.

I focolai di crisi

Pur ribadendo, come detto in precedenza, che la dinamica incontrollata degli avvenimenti non consente di fare affidamento su rappresentazioni istantanee, inevitabilmente destinate ad essere rapidamente superate dagli avvenimenti, sembra comunque utile individuare le aree in cui, al momento, si manifestano le maggiori tensioni. Ciò perchè le situazioni conflittuali che le caratterizzano sembrano destinate a perdurare anche nel lungo periodo. Procedendo così da Ovest verso Est, troviamo: La zona del grande Maghreb, che si estende geograficamente dalla Mauritania alla Libia. Abitata da Arabi e Berberi, supera i cinquanta milioni di abitanti, concentrati prevalentemente nelle zone più fertili e lungo le coste. Si tratta di un'area eccezionalmente ricca di risorse minerarie, seconda soltanto, nel Continente, all'Africa Australe. I fattori di instabilità e di tensione sono qui rappresentati: dall'integralismo islamico, che dall'Iran è riuscito a contagiare rapidamente anche il Nordafrica; dalla tensione tra l'Africa settentrionale araba e l'Africa centrale nera; dalla rivalità tra Algeria e Marocco per

31


il controllo del Sahara occidentale; dalle intemperanze nazionaliste del regime libico. La zona del Medio Oriente arabo, che si salda alla precedente e si estende poi a Est fino al golfo di Oman e alle coste occidentali dell'Oceano Indiano. Nei suoi limiti è incluso anche uno Stato che arabo non è, e che anzi è considerato una intollerabile presenza estranea dalla rnaggior'.:tnza dei Paesi arabi: Israele. Nel complesso si tratta di un'area di vitale importanza strategica ai fini degli approwigionamenti energetici; da qui infatti proviene il 45% della produzione mondiale di petrolio, e le riserve racchiuse nel suo sottosuolo vengono fatte ascendere ad oltre il 50% di quelle globalmente disponibili per il petrolio e al 25% per il merano. I fattori di tensione vi sono particolarmente numerosi e rutti ad altissimo potenziale critico. Basti ricordare: la già citata presenza di Israele, contro il quale tutto il mondo arabo, con qualche rara eccezione, è coalizzato, ma senza avere nè la forza per imporre le proprie rivendicazioni, nè il potere per negoziarle, dato che ogni negoziato è visto dagli estremisti (eccezionalmente numerosi) come vero e proprio tradimento della causa araba; il risentimento antioccidentale, in cui confluiscono tanto le accuse per il periodo coloniale quanto quelle per il sostegno materiale e morale allo Stato di Israele; le rivalità tra gli stessi Paesi arabi, alimentate soprattutto dalla lotta per il predominio nell'area; le inevitabili tensioni tra Paesi incredibilmente poveti e Paesi straordinariamente ricchi; tensioni che si ripetono anche all'interno dei singoli Stati, a causa delle enormi differenze sociali; la presenza di una massa fluttuante di oltre due milioni di profughi palestinesi, che non si è integrata in nessuna delle comunità alle quali si è di volta in volta aggregata; il montare dell'integraHsmo islamico, interpretato non solo come religione ma anche come valore e carattere nazionale, accompagnato però da forti tensioni religiose tra le varie confessioni , in particolare tra Sunniti e Sciiti; la permantente rivolta delle popolazioni autoctone curde. La zona dei Balcani e dell'Europa sud-orientale. Si tratta di un'area molto prossima ai nostri confini terrestri e marittimi, in cui alle tensioni preesistenti se ne sono aggiunte di nuove con il repen-

32


tino crollo dei regimi comunisti dell'Est europeo. Gli epicentri delle crisi sono qui individuabili: nella ex Iugoslavia, dove, oltre alla guerra in corso in Bosnia tra Serbi, Croati e Musulmani, si deve ricordare lo stato di tensione esistente in Macedonia (tra Serbi e Macedoni, nonchè tra Macedoni e Greci) e nel Kosovo (tra Serbi e Albanesi); in Albania, dove la carestia gravissima che affligge l'intero Paese è stata nel recente passato la causa prima di disperati tentativi di emigrazione in massa; tra Grecia e Turchia, dove il contenzioso per Cipro ha rinfocolato tutti i vecchi attriti e riaperto un solco apparentemente incolmabile tra i due Stati, pur appartenenti da decenni alla stessa Alleanza. I territori dell'Europa orientale e dell'ex URSS. Si tratta di un'area di dimensioni enormi, tenuta insieme per molti anni dal tallone di ferro della dittatura comunista ed in cui l'improvvisa liberalizzazione ha generato vertiginose spinte centrifughe ed esasperate intolleranze. I violenti nazionalismi e micronazionalismi che si sono improvvisamente risvegliati sono qui resi più virulenti dal contenzioso per la spartizione delle spoglie dei precedenti governi, dalle rivalità religiose e dal frammischiamento più o meno coatto delle varie etnie, avvenuto negli anni precedenti. Il quadro generale è poi reso enormemente più critico dalla presenza di ingenti armamenti (tra cui diverse migliaia di testate nucleari) e dalla conseguente lotta per accaparrarseli, in una situazione in cui è già problematico controllare la grave crisi economica che affligge vecchie regioni e nuovi Stati. L'area dell'Asia sud-occidentale. Comprende tre fra i più popolosi Stati asiatici: l'Iran, il Pakistan e l'India, nonchè l'aspro e bellicoso Afghanistan, sul quale si sono appuntate, dall'ormai lontano passato coloniale ai giorni nostri, le mire dei più potenti vicini. I fattori di tensione sono qui di origine prevalentemente religiosa, etnica e ideologica, e possono ricondursi, innanzitutto, alla tendenza della teocrazia iraniana a porsi a guida dell'integralismo islamico, con conseguenze il cui potere destabilizzante si estende dall'Oceano Indiano fmo all'Atlantico, da un lato, e all'Asia centrale dall'altro. Ma un ruolo non secondario vi esercitano anche la contesa tra il

33


Pakistan musulmano e l'India induista per il possesso del Kashmir e la permanente rivolta delle popolazioni Sikh del Punjab contro il governo di Nuova Delhi. Né infme si può sottovalutare la rivalità tra le varie fazioni della guerrigli:.t afghana, che sfocia periodicamente in scontri aperti inevitabilmente destinati ad alimentare l'instabilità permanente dell'area.

L'area dell'Africa nera centrale e australe. Comprende tutta la zona a sud del Sahara fmo al Capo di Buona Speranza. Qui la funzione di ·corpo estraneo· e catalizzatore di tensioni (che nel Medio Oriente è devoluta a Israele ) è stata assolta per molti anni dal bastione bianco della Repubblica Sud Africana. La conflittualità endemica non può essere però ricondotta alla sola presenza del Sud Africa e deve invece essere ricercata: nelle perduranti difficoltà che i nuovi Stati incontrano a fronteggiare le ricorrenti crisi ed a raggiungere un minimo di efficienza amministrativa e stabilità politica. Difficoltà che sono da ascriversi al divario tra le strutture statuali, mutuate dalle potenze coloniali, e le tradizioni e la cultura delle popolazioni locali. Di qui l'enorme distanza che ancora separa le costituzioni formali dali 'esercizio effettivo deu·aurorità, con conseguenti, ricorrenti rivolgimenti traumatici delle posizioni di potere; nelle difficoltà ad affrontare, con capitali inadeguati e tecnologie primitive, il grave problema della povertà di massa, reso più grave da una dirompente esplosione demografica; e, infine, nell'artificiosità dei confini, che da un lato accomuna popolazioni di origine e cultura diverse, scatenando conflitti etnici e lotte tribali lunghe e sanguinose, e dall'altro divide invece tronconi etnici tra più Stati, dando l'avvio a lunghe guerre per la rettifica delle frontiere. L'area latino americana. Il nocciolo del problema è qui rappresentato dall'America centrale, suddivisa in microstati e, per lungo tempo, zona di scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Della vecchia situazione conflittuale, ormai superata dagli ultimi avvenimenti, permangono ancora gli strascichi, riscontrabili nella presenza del regime comunista cubano e di focolai di gueiTiglia ancora attivi in parte dell'area. È tuttavia, questo, un tipo di conflittualità ormai in via di riflusso, ed anche il regime cubano si trova a dover lottare con

34


una crisi economica e politica divenuta assai grave con il venir meno del sostegno sovietico. Il fatto nuovo, invece, non previsto e addirittu ra impensabile fino a pochi a nni o r sono, è rappresentato dall'affermarsi in forma sempre più estesa della coltivazione e del commercio della droga, monopolizzati da organizzazioni criminali che per vastità ed efficienza possono senza esagerazione essere configurate come Stati nello Stato, e che godono talvolta dell'aperto sostegno di formazioni di guerriglieri-terroristi, contemporaneamente impegnate sul fronte politico. Contro di esse gli stessi governi locali sono in grave difficoltà e si trovano spesso nella necessità di scendere al compromesso, quando non di arrivare ad accordi più o meno palesi, sulla base del comune interesse economico. Il problema, che si inserisce in un ambiente in cui non sono ancora risolte antiche distorsioni sociali ed in cui la stagnazione economica è permanente, rischia di diventare esplosivo. Proprio da qui, infatti, si diparte un traffico che ha ramificazioni non solo negli Stati Uniti ma, praticamente, in tutto il mondo sviluppato, e che soltanto qui può essere affrontato ed eliminato alla radice. Molto diversa, e sicuramente migliore, la situazione dell'America meridionale, caratterizzata fino ad alcuni anni or sono da un continuo susseguirsi di rivolgimenti e colpi di stato. Oggi, anche se alla stabilizzazione politica non si è accompagnata una evoluzione altrettanto positiva della crisi economica, che pennane ancora molto seria, la situazione non desta gravi preoccupazioni per l'·ordine pubblico· internazionale.

Conclusione In conclusione, le aree di instabilità possono essere individuate: nella lunga fascia di territori che, con andamento equatoriale, si diparte dall'area del Maghreb, lungo la sponda meridionale del Mediterraneo, alla Libia, all'Egitto e di qui si allarga per comprendere Israele , Libano e Siria a Nord, e Giordania, Arabia Saudita ed Emirati a Sud; prosegue poi verso Est, per estendersi all'Ira n , all'Afghanistan, al Pakistan e all'India; nell'intera area dell'Europa

35


orientale, con epicentro nei territori dell'ex Unione Sovietica; nell'area sud-orientale europea, dove alla disintegrazione violenta della Iugoslavia fa da contraltare l'inquietitudine delle minoranze albanesi e l'insanabile ostilità tra Grecia e Turchia; nell'Africa centrale e australe; nell'America centrale. Il quadro testé delineaco deve però essere considerato come puramente indicativo, e questo per due motivi: primo, perchè in realtà, la conflittualità si estende, in forme più o meno accentuate, anche a molte altre aree (come, ad esempio. il Sud-Est asiatico o la penisola di Corea), che sono state omesse solo per ragioni di distanza, non solo geografica; secondo. perchè, come è stato ripetutamente rammentato, si tratta di una rappresentazione necessariamente statica, contrastante con l'eccezionale dinamismo del momento attuale, e che non può quindi essere presa con valore eli attendibilità assoluta nella previsione dei possibli scenari futuri. L'esame dei problemi particolari, riguardanti le singole aree e linee eli conflittualità, non deve infine farci trascurare una situazione di crisi latente più generale, correntemente definita di conflitto Nord-Sud. In contrasto con il travolgente sviluppo economico. sociale e politico, dei Paesi genericamente indicati come quelli dell'emisfero orci del globo, la maggior parte di quelli che si estendono a Sud ha fatto pochi progressi, e, in generale, ristagna o addirittura recede. L'agricoltura, che costituisce per molti di essi la principale, se non l'unica, fonte di reddito, è spesso insufficiente per il sostentamento stesso delle popolazioni. Contemporaneamente si fa più pesante il deterioramento dei termini di scambio con i Paesi più ricchi e progrediti. Nel frattempo, la pressione demografica si sviluppa ad un ritmo annuo oscillante intorno al 3% e le condizioni di vita dei due miliardi e mezzo di uomini che abitano il cosiddetto Terzo Mondo, già per un quarto al eli sotto del minimo vitale, sembrano destinate a peggiorare ulteriomente nel prossimo futuro. Dell'insostenibilità di tale situazione abbiamo già chiare avvisaglie nella irrequietezza della vita politica e sociale, nella conflittualità

36


endemica, nel fenome no dei flussi migratorii verso i Paesi del mondo sviluppato. Quale sbocco possa alla fine avere questo squilibrio, che sembra aggravarsi in forma irreversibile , non è possibile prevedere. Sintomatico della sua gravità è però il fatto che alcuni di questi Paesi, soprattutto quelli che •navigano• sui livelli intennedi (cominciando dall'India, per passare poi all'Iraq, all'Egitto, alla Libia , alla Corea del Nord e così via) non lesinano sacrifici per armarsi con ogni mezzo e si stima che dal 20 al 300A> dell'ingente debito accumulato negli anni trascorsi sia direttamente da imputare all'acquisto di armi all'estero. Entro il 2000, secondo attendibili fonti ufficiose, molti Paesi del Terzo Mondo saranno in grado di produrre in proprio, con il supporto più o meno clandestino della tecnologia dei Paesi sviluppati, missili balistici a lungo raggio, armi chimiche e biologiche e disporranno infine anche deLl'arma nucleare. Nel frattempo ha avuto inizio anche la grande corsa silenziosa all'acquisizione dei surplus militari, che i Paesi dell'ex blocco orientale hanno dismesso per approvvigionarsi degli indispensabili mezzi di sussistenza. Fiorente mercato, cui partecipano anche industrie belliche occidentali che, con il cessare della guena fredda , si sono viste improvvisamente tagliare le commesse ufficiali dei loro governi. Siamo così giunti alla questione conclusiva:come si inserisce, in questo più ampio contesto, la posizione ita liana? Per prin1a cosa osserviamo, allora, che l'Italia è separata soltanto dal1o stretto Canale di Sicilia dalla fascia arroventata del grande Maghreb, che è distante solo poche ore di navigazione dal Medio Oriente arabo e fronteggia, in Adtiatico, i Balcanj in piena crisi economica e politica. Inoltre, con l'area balcanica in preda a incontrol1abile esasperazione nazionalistica, è direttamente confinante in corrispondenza delle regioni nord - orientali. Tutti valori di distanza, come si vede, agevolmente superabili tanto da un missile ru tean·o quanto da un reparto di commandas. Il futuro si presenta quindi con tutte le connotazio ni dell'incertezza. Ince rte zza su cosa potrà accadere, incertezza su come potrà vetificarsi, incertezza sul dove e sul quando. In questo quadro di intenogativi insoluti, può forse esserci di aiuto l'analisi 37


delle principali crisi che hanno travagliato la storia e la cronaca di questi ultimi anni. Da tale esame non ci ripromettiamo certo di esaurire il quadro della minaccia futura, nè di prefigurare uno scenario preciso in ogni dettaglio, ma, poichè ·la storia non fa salti·, possiamo tentare almeno di ricavare tutti gli indizi atti a configurare le forme e gli sviluppi che le possibili crisi potranno assumere. Crisi che dovremo essere in grado di affrontare, non solo per difendere la nostra comunità nazionale, ma anche per concorrere efficacemente a spegnere i focolai di guerra prima che assumano dimensioni incontrollabili e per impedire che la tracotanza e la prepotenza dei più forti prevalga sul diritto all"esistenza e alla pace dei popoU più piccoU e più deboli.

38


Capitolo II I PREVEDffiill SCENARI DI CONFUTIO E DI INTERVENTO MILITARE

Una breve analisi storica

Dalla fme della seconda guerra mondiale, gli eserciti più agguerriti e dotati degli armamenti più sofisticati si sono fronteggiati con le armi al piede per oltre quarant'anni. Tuttavia, nonostante tanta esibizione di forza, o proprio per questo, le grandi potenze non sono mai arrivate allo scontro diretto. Negli stessi anni, però, focolai di guerra si sono accesi in tutti i con tinen ti, a nche a diretto ridosso dell'Europa, per contrasti e risentimenti di antica e nuova origine. Oggi, contro ogni previsione, questi focolai si sono estesi coinvolgendo aree che fino a qualche anno fà erano assolutamente tranquille; e rutto lascia prevedere che essi rappresentino, nelle loro molteplici forme, la nuova minaccia di questo scorcio di XX Secolo. Dall'esame dei loro lineamenti caratteristici, quindi, riteniamo di poter trarre elementi utili per una previsione ragionata in merito ai possibili scenari futuri, su cui calibrare struttura e criteri di impiego

della Forza di Intervento Rapido nazionale. Non essendo possibile, per ovvie ragioni di spazio, e neppure necessario ai fmi del nostro studio, un esame caso per caso, di tutti i conflitti, ci limiteremo ad una analisi •tipologica•, in relazione soprattutto alle modalità di sviluppo e di intervento delle forze militari, anche di quelle che, sotto l'egida internazionale, sono intervenute per riportare o mantenere la pace e l'ordine. Sulla base di ta.le esigenza, abbiamo distinto i conflitti in:

a. Conflitti internazionali, che si sono sviluppati tra entità statuali internazionalmente riconosciute. Le loro caratteristiche sono defmite dagli obiettivi, dalle forze che vi hanno preso parte,

39


dai mezzi impiegati, dall'area investira e dalle forme di lotta. In tale quadro, abbiamo avuto: (l) conflitti ad alta intensità, in cui vi è srato uno scontro aperto tra avve rsari che lottavano per obiettivi vitali connessi alla loro sopravvivenza politica, e tendevano perciò al totale annientamento delle forze nemiche. Questi conflitti sono srati ralvolta simme trici, si sono sviluppati cioè tra avversari di paragonabile potenzialità, e ralvolra asimmetrici, cioè tra soggetti di potenzialità enormemente diverse.

Per chiarire esattamente i termini del problema, occorre però, a questo punto, effettuare le necessarie distinzioni. Nel conflitto caratterizzato da simmetria, l'alta intensità è comune ad ambedue i belligeranti. Nel conflitto caratterizzato da asimmetria, invece, la potenza minore, che combatte per la propria sopravvivenza, sviluppa una resistenza ad alra intensità, mentre, per la potenza maggiore, che tende all'annientamento di quella minore, senza peraltro essere minacciata nella sua esistenza, lo sforzo può essere generalmenre caralogato tra quelli ad intensità limirata. Iel petiodo da noi considerato il conflitto simmetrico è srato relativamente poco frequente e, fortunatamente, non ha mai interessato la diretra partecipazione delle grandi potenze. L'esempio più eclatante di conflitto convenzionale simmetrico rimane la lunga guen-a che ha visto contrapposti l'Iran e l'Irak dal 1980 al 1989. Nè sono srati molto frequenti i conflitti asimmetrici. Gli esempi di maggior conflitto asimmetrico ad alta intensità rimangono la fase finale della guerra eli Indocina e la fase finale della guerra del Vietnam, quando i viet-cong passarono dalla guerriglia alla guerra in campo aperto. La generalità degli altri conflitti asimmetrici , o ha avuto brevissima durata, come l'invasione sovietica in Ungheria del 1956, o l'avversario minore non ha opposto resistenza, come la Cecoslovacchia nel 1968. (2) Conflitti a intensità limitata (media o bassa), nei quali i 40


soggetti conflittuali hanno perseguito fini più circoscritti, ed hanno quindi operato con obiettivi limitati, solo in alcuni punti strategici, e, talvolta, con una applicazione della forza diluita nel tempo e nello spazio. Tali conflitti hanno assunto forme diverse, tra cui spiccano: i conflitti locali, volti alla conquista di una regione conte s a o di un pegno territoriale e gli interventi limitati, nella dupuce forma di aggressione limitata, intesa a colpire l'avversario per acquisire vantaggi strategici, politici o propagandistici, ovvero di reazione limitata, volta a ribattere e rintuzzare l'aggressione limitata con misure proporzionali alla sua intensità. Una forma particolare di conflitto a media o bassa intensità, peraltro assai frequente nel più recente passato, è stata la guerriglia, che non tende a conseguire la distruzione dellle forze nemiche, poichè non ne è in grado, ma tenta invece di indurlo a desistere dal conflitto usurandone le forze morali e materiali. Da notare che, per potersi alimentare e proseguire la lotta con risu ltati di un certo rilievo, la guerriglia ha sempre dovuto fruire di un appoggio esterno e, possibilmente, di sicuri •santuari•. Una forma aggressiva di livello ancora inferiore a quello della guerriglia è stato ed è tuttora il terrorismo, tipo di aggressione che non prende neppure in considerazione l'ipotesi di conseguire risultati di valore strategico militare, ma soltanto politico (ad esempio, costringendo l'avversario alla trattativa e, per ciò stesso, all'implicito riconoscimento) o propagandistico (dimostrando l'esistenza di una forza in grado di colpire). Talvolta il terrorismo è evoluto in guen1.glia, talaltra non ne è stato altro che un aspetto, ralaltra infine si è esaurito senza conseguire risultati, ovvero è rimasto in stato di latenza, mantenendo però ugualmente un clima di allarme e di costante minaccia. Come ultime fom1e di conflitto ad intensità limitata, rimangono da citare il blocco e le misure di guerra economica, adottati nelle più svariate gradazioni, come forma di pressione più o meno efficace. Naturalmente, come abbiamo visto per quelli ad alta intensità, anche i conflitti ad intensità lin1itata possono essere sin1met.rici, ma 41


spesso tale tipo di conflitti si è caratterizzato proprio per l'elevato grado di asimmetricità; è in questo caso infatti, che l'aggressore, non essendo in grado di affrontare lo scontro decisivo in campo aperto, volto alla rapida distruzione del nemico, ripiega sulle sole forme di lotta consentitegli dalla rilevante inferiorità di forze e di mezzi. Per altro verso, come si è precedentemente accennato, non è affatto da escludere che un conflitto a intensità limitata possa degenerare in una forma ad alta imensità, sia per naturale escalation dell'aggressione in atto, sia per la reazione dell 'aggredito, che potrebbe anche essere indotto a stroncare una volta per tutte. e con ogni mezzo disponibile, la minaccia. Rimane ancora da esaminare un problema che ftno ad oggi non si è posto, ma che non è escluso possa porsi in futuro: l'impiego limitato delle armi di distruzione di massa, comprese quelle nucleari. Il problema, confinato fino ad oggi alle ipotesi relative ai maggiori conflitti, rischia di estendersi anche a quelli limitati, in ragione di una proliferazione che non si sa fino a quando potrà essere contenuta. Appare quindi necessario, e soprattutto realistico, per quamo assurda la cosa possa sembrare, considerarlo nel novero delle possibilità anche nell'ambito dei conflitti di più ridotta portata. ln merito, appare verosimile che gli eventuali mezzi di distruzione di massa siano impiegati non tanto a fini operativi, quanto a scopo di intimidazione e di pressione politico- psicologica. Di qui un'apparente incongruenza: che il conflitto possa mantenere, nonostante tutto, le sue finalità limilate. b. Conflitti inte rni, cioè tra soggetti conniuuali operanti all'interno della stessa struttura sratuale. In teoria, sarebbe possibile anche qui la distinzione tra conflitti ad alta e bassa imensità. In pratica però, la guerra civile, che è la forma che più si avvicina al conflitto internazionale ad alta intensità, molto raramente ne assume le dimensioni e le forme. In realtà , anch'essa persegue l'annientamento delle fOI.le avversarie, ma normalmente lo scontro, anziché svilupparsi secondo una linea di separazione netta e chiaramente individuabile, sfuma in un frammischiamento confuso e indistinto, che inevitabilmente favorisce la condotta di operazio42


ni di guerriglia e terroristiche, al di fuori di ogni legge morale e di ogni limite giuridico. Inoltre essa si svolge , di norma, all'interno dei confini statuali, non ha quindi riflessi immediati sulla sicurezza dell'area e anche i coinvolgimenti esterni a favore dell'una o dell'altra parte sono quasi esclusivamente politici e logistici. Il pericolo maggiore è piuttosto che il coinvolgimento si estenda e, con esso, il conflitto. Ciò premesso, la distinzione tra conflitto ad alta o bassa intensità appare qui del tutto priva di una effettiva giustificazione chiarificatrice e può quindi essere esclusa dalla nostra classificazione. Nei conflitti interni, la guerriglia ha rappresentato sicuramente Il fenomeno più ticorrente e, spesso, quello con cui hanno avuto inizio le ostilità. Infatti è con la guerriglia che la parte milita1mente più debole ha aggredito rorganizzazione avversaria, riservandosi soltanto in seguito, ad obiettivi iniziali acquisiti, di scendere in campo aperto. Ad un Livello di intensità ancora minore si colloca, nella nostra analisi, il terrolismo, i cui obiettivi si limitano, anche ne i conflitti interni, esclusivamente al piano politico- propagandistico. Con quest'ultima voce abbiamo completato l'esame dei vari tipi di conflitto sviluppatisi negli ultimi anni. Non ci rimane ora che passare all'analisi di quelle particolali forme di intervento che hanno avuto sviluppo sotto la denominazione di missioni di pace.

c. Le missioni di pace sono state svolte essenzialmente sotto l'egida dell'ONU, ma talvolta anche per decisione autonoma di gruppi di Stati, non coinvolti nel conflitto e riconosciuti ..super pa1tes•. Le missioni di pace possono essere suddivise secondo due grandi categorie: peace keeping (mantenimento delle pace), volte a garantire, rafforzare e mantenere una tregua concordata tra le parti; peace enforcement o peace making (imposizione della pace), volte ad obbligare i belligeranti alla pace, nonostante il loro intendimento (di ambedue o, anche, di uno solo ) di proseguire le ostilità, ovvero, ad imporre ad una parte il rispetto della sovranità dell'altra, eventualmente obbligandola ad abbandonare i territoti conquistati in violazione della legalità internazionale. 43


Prima di concludere, infine, occorre anche rammentare le missioni umanitarie, con le quali si è portato soccorso a popolazioni colpite da calamità molto gravi, che superavano le possibilità operative delle organizzazioni nazionali (talvolta del tutto inesistenti). A questo tipo di intervento si è anche accompagnato, soprattutto nel corso di gue1Te civili, lo spiegamento e l'impiego di forze militari di combattimento, al fine di garantire la indispensabile cornice di sicurezza, tanto alla popolazione colpita, quanto alle forze stesse incaricate della missione umanitaria. Termina qui la nostra classificazione, la quale conclude molto sommariamente l'elencazione tipologica delle passare emergenze. Avvalendoci di questa base, tenteremo ora di individuare i prevedibili scenari futuri.

I prevedibili scenari di impiego di forze militari nel prossimo futuro

Giunti a questo punto, è ora possibile tentare una previsione per il futuro. Osserveremo allora che: a. la probabilità di un conflitto ad alta intensità, che nell'immediato futuro coinvolga le medie e grandi potenze in uno scontro in campo ape1to, volto al reciproco annientamento, appare oggi una ipotesi relativamente remota. Verosimile è invece la possibilità di scontro tra potenze min01i. b. Molto probabile appare l'eventualità che possano verificarsi conflitti ad intensità limitata, sia nella nella forma di conflitto locale per il possesso di una regione, entro la quale le operazioni belliche saranno strettamente limitate, sia nella forma di aggressione limitata, avente lo scopo di acquisire vantaggi di ordine politico o propagandistico. Quest'ultin1a forma di aggressione potrà assumere connotazioni diversissime, variabili entro una gamma di eccezionala vastità: dalla cattura di ostaggi al bombardamento unilaterale, dall'occupazione di

44


sedi diplomatiche a quella temporanea e simbolica di lembi di territorio , dalla cattura o affondamento di imbarcazioni all'abbattimento di aerei e così via, rimanendo però sempre limitata nei fini , nel tempo, nello spazio, nei mezzi impiegati e negli obiettivi. Potrà avere luogo anche tra soggetti simmettici, ma soprattutto tra soggetti asimmetrici, e, proprio per questo motivo, la minaccia interessa particolarmente i Paesi sviluppati. Contro di essa la difesa sarà sicuramente possibile, ma il deterrente più efficace sarà dato dalla certezza della risposta, sotto forma di reazione limitata. Con essa raggredito colpirà a sua volta l'aggressore, onde dissuaderlo dal proseguire o ripetere l'aggressione. Potrà assumere forme molto diverse e di varia intensità, tra di esse ricorderemo il bombardamento di ritorsione per colpire i punti nevralgici e maggiormente sensibili dell'organizzazione avversaria, la distruzione di impianti militari, la liberazione di ostaggi, eccetera. In ogni caso, la reazione risponderà ai due fondamentali requisiti di immediatezza e di accurata selettività, condizioni indispensabili, ambedue, affinchè raggiunga gli scopi per cui è stata decisa. Talvolta l'aggressione limitata sarà opera non di Stati, con le loro potenzialità e le loro vulnerabilità, bensì di soggetti conflittua li indefiniti (organizzazioni non riconosciute internazionalmente, quando non addirittura clandestine o semiclandestine, di carattere politico, religioso o etnico). In tal caso l'aggressione presenterà significative assonanze con il fenomeno terroristico, e ponà analoghe difficoltà di risposta. Le vulnerabilità di soggetti conflittuali di questo tipo sono infatti difficili da individuare e altrettanto difficili da colpire. Poichè però, tali gruppi trovano normalmente appoggio materiale e morale presso Stati compiacenti, la reazione potrà esercitarsi contro di essi. In ogni caso, occorre ripeterlo, non potrà mai essere indiscriminata, dovrà invece venire accuratamente predisposta in tutte le sue fasi,informativa, valutativa, decisionale e organizzativa, per colpire obiettivi significativi dell'organizzazione o dello Stato fiancheggiatore. Talvolta la reazione dovrà tendere a sottrane persone, di norma civili, ad una minaccia esercitata nei loro confronti.

45


Frequentemente questo tipo di operazioni potrà addirittura costituirne l'aspetto fondamentale. c. Parime nti possibile, a nche se in misura minore che per il passato, soprattutto pe r la scomparsa. della più cospicua porenza fiancheggiatrice dei principali movimenti a base ideologica, appare lo sviluppo di operazioni di guerriglia. Queste saranno sempre condotte dal soggetto conflittuale minore, il quale sfrutterà una situazione interna ed internazionale favorevole per compensare la sua intrinseca debolezza militare. Anche in futuro, però, avrà bisogno di un sostegno esterno, soprattutto logistico, senza del quale non potrà alimentarsi e quindi proseguire. È perciò evidente che, per farla cessare, sarà sufficie nte imporre un deciso alt allo Stato sostenitore. La controguen·iglia, per contro, sarà sempre particolarmente onerosa e difficile. d . Il terroris mo continuerà verosimilmente a manifestarsi con azioni decise. di sorpresa e altamente distruttive di vite umane. Ad esso ricorrerà, come sempre, la parte conflittuale che non ha neppure forze sufficienti per dare corso alla guerriglia. e. Un norevole in1pulso riceveranno le missioni di peace keeping, con le quali si tenderà ad assicurare il rispetto degli accordi

stabiliti tra due soggetti conflittuali in sede di tregua, a prevenire la ripresa delle ostilità, a tutelare l'incolumità dei non belligeranti. Sa ranno di norma svolte da forze multinazionali, sotto l'egida di organismi internazionali riconosciuti dalle [!)arti in conflitto (ONU in primo luogo, e successivamente JATO, CSCE, ecc.). f. Forse non altrettanto frequenti, ma neppure sporadiche come per il passato, saranno le mis sioni di peace e nforcement (o peace making), volte a ristabilire la pace e/ o il ritorno allo -starus quo ante· tra i belligeranti.

Si deve infatti osservare che, durame il periodo della guerra fredda, il pote re eli vero largamente usato, sp ecie dall'Unione Sovie tica, ha spesso consentito di bloccare sul nascere ogni proposta in tal senso.

46


Oggi, caduto questo ostacolo, è ledro supporre che la rissosità tra gli Stati, esplosa in forme così evidenti, non potrà lasciare a lungo indifferente la comunità imernazionale. E se poi la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, per il numero e la potenza delle forze coinvolte, per le armi impiegate e per i pericoli di spiralizzazione, interventi anche decisi per indune i contendenti alla ragione potrebbero essere considerati una dolorosa ma ineludibile necessità. Prima di concludere l'argomento relativo alle missioni di pace, è necessario però notare come la linea di demarcazione tra missioni di peace keeping e peace enforcement sia nella realtà più sfumata di quanto non traspaia dall'enunciazione teorica. È infatti già accaduto in passato, e non è affatto escluso possa ripetersi in awenire, che la situazione iniziale si complichi al punto da divenire incontrollabile con le procedure classiche del peace keeping. In tal caso, prima di passare a ll'impiego deciso della forza, dando l'avvio ad una vera e propria operazione di peace e nforcement, l'Organizzazione delle Nazioni Unite potrà autorizzare un più accentuato ricorso alla forza da parte delle stesse unità di pace, delle quali potrà anche ordinare un adeguato rinforzo. Basti ricordare il Congo degli anni sessanta, quando le unità delrONUC furono autorizzare, con la risoluzione n. S/ 4741 del 21 febbraio 1961, ad impiegare la forza, sia pure come ·the last resort• e ·if necessary•, per stroncare la sanguinosa guerra civile ed e liminare le numerose formazioni di mercenari al servizio delle fazioni in lona. Ma, sviluppandosi su questa linea di progressiva intensificazione, la missione d i peace keeping potrà pervenire al momento in cui si inserirà n e l mandato la definizione di un n emico ; a questo punto la soglia che nella teoria separa le missioni di peace keeping da quelle di peace enforcement, doHà essere considerata superata. g. Per quanto riguarda le missioni umanitarie, è da ritenersi senz'altro molto probabile che, come awenuto frequentemente nel recente passato, unità militari possano venire impiegate anche in territorio estero, di norma su richiesta dei governi inte ressati, per portare soccorso a popolazioni colpite da gravi calamità. Indipendentemente dalle cause che determinano l'inte rvento, e

47


che possono estendersi entro una gamma vastiSSima, le missioni umanitarie possono essere distinte in due grandi fùoni: missioni di soccorso immediato a vite umane in imminente pericolo (a seguito di terremoti, inondazioni, uragani ecc.); missioni di soccorso, volte a garantire la sopravvivenza delle popolazioni colpite da gravi calamità. Questo secondo tipo di missione sarà di norma quello in cui lo st:Iumento logistico militare, con la sua specifica capacità di garantire in forma massiccia e organizzata i servizi essenziali (sanitario, trasporti, rifornimenti), potrà conseguire i più efficaci risultati. Occorre infine aggiungere che, in casi particolari, ma non del tuno anomali, potrà anche essere necessario sussidiare le missioni strettamente umanitarie con misure di protezione militare, volte non solo a salvaguardare le vite umane , ma anche a garantire lo svolgimento dell'attività di soccorso. A questo punto, si inseriranno nella missione umanita1ia elementi di peace keeping o, addirittura, di peace enforcement, destinati a buttare all'aria ogni rigida classificazione. Con quest'ultima categoria di operazioni si conclude la classificazione dei possibili scenari operativi del prossimo futuro, nei quali anche il nostro Paese potrebbe essere coinvolto. Tuttavia, questa disamina generale e puramente teoricà non tiene conto degli obblighi internazionali e delle limitazioni giuridiche cui il nostro Paese è soggetto. L'esame di tali obblighi e limitazioni sarà oggetto di approfondimento nel prossimo capitolo.

48


Capitolo m L'ITALIA E Gll ORGANISMI INTERNAZIONAU: UMITAZIONI E VINCOU GRJRIDICI ALL'IMPIEGO DI FORZE Mll.ITARI FUORI DEL TERRITORIO NAZIONALE

Premessa Lo scopo di questo capitolo è quello di offrire una panoramica

sintetica, ma per quanto possibile completa, dei limiti giuridici, internazionali e nazionali, all'impiego di forze italiane in operazioni militari fuori dal territorio nazionale. In quale misura, a quali condizioni e con quali procedure formali, le norme di diritto internazionale, sia generale che pattizio, e la Costituzione italiana consentono l'impiego delle nostre Forze Armate fuori dai confmi? Prima di procedere all'analisi e tentare di dare risposta a questi quesiti, occorre tuttavia precisare due questioni di carattere generale. Innanzitutto la questione del rapporto tra diritto internazionale e diritto interno. A questo proposito ci si è ispirati alla cosiddetta teoria ·dualista•, in base alla quale diritto internazionale e diritti statali sono da considerare ordinamenti giuridici separati, tra cui non è dunque possibile stabilire una gerarchia. In secondo luogo la (!!uestione, di natura più politica che giuridica, relativa al dilenuna - e agli equivoci da esso generati - che si pone tra le aspirazioni a una condotta pacifica delle relazioni internazionali e la salvaguardia delle condizioni che rendono tale convivenza allo stesso tempo sicura ed equa. In altre parole ci si riferisce alla tensione che necessariamente si crea tra una situazione di ·pace- e la necessità di eliminare le cause che tale condizione perturbano in presenza di contrasti tra i soggetti della società internazionale sul contenuto da attribuire al concetto di •pace•. Questo dilemma, in relazione ai particolari strumenti creati dalla comunità internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, diventa di scottante attua-

49


lità in una fase - quale quella attuale - di ridefmizione degli equilibri internazionali stabiliti dall'esito della Seconda Guerra Mondiale. Siamo ormai entrati nel •terzo dopoguerra•, e nuove fonti di instabilità richiedono una ridefmizione politica dei meccanismi giuridici per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

La classificazione degli interventi all'estero

Il primo passo da compiere per procedere all'analisi è stabilire, almeno sommariamente, quali siano le situazioni concrete. gli ·interventi militari alrestero· sulla cui legalità o meno si dibatte. L'elenco che qui viene proposto non è stato elaborato in base a uno schema aprioristico ed esaustivo, e prescinde dalle specifiche definizioni storicamente attribuite alle singole operazioni. La classificazioe adottata in questo capitolo, in quanto attenta ad evidenziare il presupposto giuridico de!J'intervenro militare, si diversillca, inoltre, da quella di cui al secondo capitolo di questa ricerca. Per evitare confusioni comunque, alla fine del presente paragrafo, si stabilirà un collegamento tra le classificazioni adottate, indicando le reciproche corrispondenze. È sottinteso che non viene considerata l'ipotesi, oggi per il nostro paese del rurro irrealistica, di operazioni all'estero in seguito all'espressione di una volontà aggressiva ed espansionistica.

a. Operazioni a carattere bellico

Possono contemplare anche scontri militari ad alta intensità, per cui le forze armate vengono utilizzare secondo le dottrine d'impiego previste in caso di guerra. A seconda dello scopo perseguito, le operazioni rientranti in questa categoria possono essere classillcate nei seguenti tipi: (l) Difesa nazionale e di paesi alleati, cioè operazioni fuori dai confini in risposta ad attività ostili contro il proprio territorio o quello di paesi alleati, mediante: Difesa preventiva, atta a prevenire l'atto

50

l


ostile. (Esempio: la guerra dei sei giorni.): Rappresaglia, in risposta a un atto ostile che si è già verificato; Operazioni di difesa oltre il confine nazionale, in risposta a un'aggressione. (2) Operazioni a carattere limitato, cioè circoscritte nel tempo, nello spazio e nell' intensità della forza imp iegata. Si dividono in: Azioni di recupero, volte cioè a proteggere cittadini stranieri residenti in uno stato ove si è creata una situazione di obiettivo pericolo, in seguito a disordini o guerra civile. (Esempio: !'<operazione Ippocampo·, per lo sgombero dei cittadini italiani da!Ja Somalia e daii"Etiopia.): Rappresaglia, nel caso di attività contro soggetti nazionali fuori dal territorio. (Esempio: il bombardamento di Tripoli del 1986, effettuato dagli Stati Uniti in seguito ad atti terroristici compiuti in Italia e in Germania Occidentale.); Tutela della navigazione aerea e marittima in spazi internazionali (Esempio: l'invio, nel 1987, di numerose unità navali- anche italiane- nel Golfo Persico, in conseguenza dei pericoli per la navigazione generati dal conflitto Iran-Iraq.); Invio di missioni di assistenza militare (Esempio: l'assistenza militare fornita dagli USA al governo salvadoregno per combattere la guerriglia). (3) Operazioni di ·peace-enforcement•, ovvero ·imposizione de!Ja pace· ai belligeranti e possibilità, dunque, di addivenire a vere e proprie azioni di guen-a. Tali operazioni possono essere: inquadrabili in ambito ONU, ovvero multinazionali senza autorizzazione delle Nazioni Unite, quando alcuni Stati procedono autonomamente nell'ambito di altri organismi internazionali, o in base a un accordo. In questo caso la mancanza di legittimazione da parte deii'ONU assimila queste operazioni a un vero e proprio ·interventO•, inteso quale interferenza coercitiva negli affari interni o esterni di altro Stato.

b. Operazioni non belliche (di peace keeping)

Si svolgono entro una cornice di accordo tJ-a le parti in gioco, che

51


sono consenzienti all'intervento di una forza militare esterna. Sussiste comunque la possibilità di scontro armato. (Esempio: la missione MNF2 in Libano).

c. Operazioni umcmitarie Anch'esse richiedono l'assenso di tutte le parti in gioco, e possono comprendere il trasporto e la distribuzione di aiuti, nonchè la garanzia di un'ordinata effettuazione di tali operazioni. (Esempio: !'·operazione PelJicano• in Albania).

d. Collegamento tra le classificazioni

Come già anticipato, la necessità di dare rilievo ai presupposti di dilitto ha imposto la definizione di una classificazione specifica per questo terzo capitolo. Tuttavia, appare evidente come la maggioranza delle situazioni ipotizzare sia difficilmente inquadrabile in schemi rigidi, essendo esse piuttosto risolte caso per caso secondo le circostanze. Per quanto attiene al rapporto con la classificazione principale utilizzata negli altri capitoli, si possono stabilire i seguenti collegamenti: le operazioni ·a carattere bellico· di difesa oltre il confme nazionale (escluso il blocco), difesa pl'eventiva, dispiegamemo di forze in territorio alleato e tutela della navigazione nazionale in spazi internazionali rientrano nelle ipotesi di -conflitto internazionale ad alta intensità·; le operazioni -a carattere bellico- di rappresaglia e di liberazione e/ o sgombero di cittadini rientrano nelle ipotesi di..conflitto internazionale a intensità limitata/ reazione limitata•; le operazioni •a carattere bellico· di blocco e attuazione di embargo rientrano nelle ipotesi di ·conflitti internazionali a intensità limitata/blocco-guerra economica•; le operazioni -a carattere bellico· di peace enforcement, quelle ·non belliche- di peace-keeping e le ·operazioni umanitarie· rientrano nelle ipotesi di ·missioni di pace• con denominazione analoga.

52


Diritto internazionale Le Nazioni Unite furono create dalle potenze vincitrici del secondo conflitto, con l'intento di garantire il mantenimento della pace. Tuttavia, in quarant'anni, il sistema della sicurezza collettiva si è rivelato sostanzialmente inefficace a produrTe i risultati richiesti. A fronte del divieto assoluto di usare la forza, previsto dal diritto consuetudinario e da quello pattizio (art. 24 della Carta deli'ONU), si è contrapposta l'azione degli Stati volta a recuperare spazi d'azione per tutelare i propri interessi. In particolar modo le due grandi eccezioni a tale divieto, la legittima difesa e le norme create per permettere il ristabilimento della pace, sono state spesso interpretate in modo largamente estensivo. Il primo principio, sancito dall'art. 51 della Carta, consente l'uso della forza per reagire a un attacco armato al territorio proprio o alleato, a condizione che lo stato agg redito informi immediatamente il Consiglio di Sicurezza dell'azione di legittima difesa, e che questa si limiti a respingere l'attacco, senza occupare il territorio dell'aggressore al di là della necessità difensiva. L'azione di legittima difesa, inoltre, non deve mai avere carattere preventivo. Va sottolineato come tale plincipio abbia perso il suo carattere di eccezionalità e sia divenuto la norma. La NATO e il Patto di Varsavia, infatti, sono state create mediante accordi ispirati dal menzionato articolo 51. L'altra eccezione riguarda il Consiglio di Sicurezza quale •responsabile principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale• (art. 24) e i poteli che a tal riguardo gli vengono attribuiti dal Cap.VII della Catta. Prop1io in questo ambito si è manifestato con maggiore evidenza !"effettivo scollamento tra teoria e prassi. Se infatti, da un lato, le norme consentono al Consiglio di emanare decisioni vincolanti per i Paesi membri, nonchè di prendere risoluzioni di carattere operativo al fine di effettuare azioni coercitive (art. 42), dall'altro lato tale ampia discrezional ità è fortemente limitata dai contrasti politici all'interno dell'organizzazione. Per esempio, le norme riguardanti la

53


costituzione di un apposito Stato Maggiore internazionale per assistere il Consiglio nel comando e nel controllo relativo all"impiego delle forze nei Paesi membri sono state puntualmente disattese, mancando completamente gli accordi sull'assegnazione delle forze al Consiglio. Va inoltre rilevato come, in nessun caso, le operazioni di peaceenforcement sviluppatesi nell'ambito delle azioni Unite abbiano rispettato pienamente le procedure e le garanzie previste dalla Carta. Sia l'intervento in Corea che quello in Iraq - unici casi di peaceenforcement - si sono svolti al di fuori del diretto comando e controllo del Consiglio, poichè in entrambi i casi l'azione. pur sotto l'egida dell'ONU, è stata guidata dagli USA. TI caso del recente conOitto del Golfo Persico potrebbe essere assunto a emblema di una nuova interpretazione della funzione delle Nazioni Unite nel campo del mantenimemo della pace e della sicurezza internazionale, mediante r-accordo politico- tra i membri del Consiglio di Sicurezza. A questo punto, dunque, si impone il quesito se la tutela della pace e della sicurezza internazionale nell'ambito deii'OÏ\'U debba necessariamente seguire gli intenti e le procedure codificate oltre quarant'anni fa alla Conferenza di S. Francisco o se, piuttosto, non debba assecondare la prassi operativa sviluppatasi per permettere un minimo di ordine nelle relazioni tra gli Stati.

Diritto interno Nel nostro Paese, la presenza di una normativa costituzionale non dettagliata per quanto riguarda il fenomeno bellico e la carenza di una normativa specifica per quanto attiene a situazioni di crisi internazionali, unite alla presenza di leggi ordinarie suiJa materia risalenti al precedente regime e mai adeguate al dettato costituzionale, comportano notevole incertezza in ordine ai limiti di impiego delle Forze Armate. In questo paragrafo cercheremo di individuare i casi in cui lo Stato italiano può legittimamente inviare contingenti

54


militari all'estero e fa re uso della forza, nonchè le procedure necessarie a tale scopo. A tal fine occorre esaminare: (a) La relazione esistente tra diritto in ternazionctle e diritto nazionale. A questo proposito l'art. 10 della Costituzione della Repubblica introduce il diritto internazionale consuetudinario direttamente nel nostro ordinamento, senza bisogno di ulteriori provvedimenti. Le norme internazionali citate nel precedente paragrafo (divieto di uso della forza, autorizzazione alla legittima difesa non preventiva ecc...) vengono dunque a far parte del diritto interno. Esse costituiscono inoltre l'unico limite alle norme pattizie che danno vita agli accordi di cooperazione militare tra Stati.

(b) Il significato da attribuire al termine •guerra•. L'art.ll della Costituzione stabilisce il ripudio da parte dell'Italia della guerra in quanto strumento di offesa alla libe nà di a ltri popoli e quale mezzo per risolvere le controversie internazionali. Tuttavia, è da ritenersi che. con il termine •guerra•, non si debba intendere qualsiasi uso della forza armata, bensì quello dettato dall'·animus bellandi·, ovvero dalla volontà di petvenire all'annientamento dell'avversario, in modo che il vincitore possa imporre le proprie condizioni di pace. (c) L ·attitudine delf'ONU al mantenimento della pace. Tale requisito è richiesto dalla prosecuzione del summenzionato articolo 11: l'Italia, in condizione di parità con gli altri Stati, rinuncia a una parte della sua sovranità in quanto ciò si renda necessario a l fine di favorire un ordinamemo che permetta la pace e la g i~tstizi a tra le nazioni, promuovendo a tal fine appropriate organizzazioni internaziona li. Valgono a questo proposito le considerazioni svolte in precededenza circa l'evoluzione della prassi operativa delle Nazioni Unite, originata da accordi politici in seno al Consiglio e di fatto lontana dal caranere paritario previsto dal nostro denaro costituzionale. Si ritiene dunque opportuno un realistico adeguamento a quest'ultimo presupposto, considerando fonte di legittimità lo stesso accordo politico. (d) Le procedure stabilite dalla normativa interna per l'effettuazione delle operazioni militari all 'estero consentite dal diritto in-

55


ternazionale. Il nostro ordinamento (artt. 78 e 87 della Costituzione) prevede che lo stato di guerra, deliberato dalle Camere. che conferìscono i poteri necessari al Governo, sia dichiarare dal Presidente della Repubblica. Tale proceclura,detta della ·deliberadichiarazione·, considerate le definizioni eli guerra date in precedenza, andrebbe applicata anche nel caso di azioni coercitive condotte sotto l'egida dell'O U. Essa, in effetti, è smta prevista proprio per togliere al Governo la facoltà eli decidere autonomamente in merito a situazioni così gravi. Quindi, quale che sia la qualifica da attribuire alle misure coercitive decise dalle 1 azioni Unite. ancorchè pienamente legittime, si ritiene necessario rispcuare le misure di attuazione previste dal diritto interno. Nel caso di operazioni a ca rattere bellico, ma non qualificate come ·guerra•, appare sufficiente l'applicazione delle leggi ordinarie. Un altro problema ò costitu ito dal control lo di legittimità sull'operato del Governo da parte del Parlamento per quanto auiene alla stipulazione di accordi internazionali. In merito a ciò il dettato costituzionale prevede che sia autorizzata con legge la ratifica di trattati aventi ·natura politica·, o che importino ·variazioni del territorio o oneri alle finanze·. Tale procedura è stata osservata per ratificare il Trattato del ~orci Atlantico. Infine, è opportuno considerare la prassi seguita nel corso delle numerose operazioni già svolte dalle Forze Armate italiane all'estero,facendo un importante d istinzione tra interventi compiuti per il mantenimento della pace sotto l'egida dell 'ONU, e operazioni nate da accordi bilaterali. Infatti, mentre i primi non hanno mai richiesto alcuna legge di autorizzazione, in quanto meri atti di esecuzione di un accordo già ratificato, per gli accordi bilaterali è invalsa la pratica governativa di darvi •provvisoria esecuzione·, nonostante la mancanza di autorizzazione parlamenrare. Di fatto, il Governo si limita a sottoporre l'ipotesi di assunzione di un impegno internazionale alle competenti commissioni delle Camere, ottenendo un assenso politico di massima. Soltanto in seguito, quando l'impegno sottoscritto è già in via di attuazione, il Governo presenterebbe il testo al Parlamemo per l'auto rizzazione alla ratifica e all 'esecuzione.

56


Conclusioni

Per concludere, le ipotesi e le procedure di utilizzo di forze italiane in operazioni fuori dai confìni nazionali possono essere così riassunte : lcgiuima difesa individuale contro attacco a l territorio: mai preventiva, procedura di ·delibera-dichiarazione•, proporzionalità della risposta, informazione al Consiglio di Sicurezza; legittima difesa collettiva: come sopra, ma esistenza di un trattato o una specifica richiesta di assistenza, con autorizzazione parlamentare; tutela della navigazione marittima e aerea nazionale in acque e spazi aerei internazionali, effettuazione di operazioni di embargo e di polizia internazionale: decisione governativa; azioni di peace-keeping ONU: decisione governativa; operazioni militari in territorio altrui con il consenso del sovrano territoriale ( non se governo in lotta contro movimento di liberazione nazionale): autorizzazione parlamentare alla ratifica dell'eventuale trattato; operazioni militari limitate in territorio altrui senza il consenso del sovrano territoriale (o degli insorti che controllano il territorio) per la tutela di cittadini: legittimità discussa, decisione governativa; blocco navale c simili, atti di guerra in generale compiuti nell'ambito di operazioni eli peace-enforcement sotto l'egida dcll'ONU o da essa autorizzate: legittimità discussa se fuori dai limiti stabiliti dalla Carta, procedura di ·deliberadichiarazione•.


Capitolo IV SCENARI E COMPITI CHE POTREBBERO INTERESSARE UNA Fffi NAZIONALE

Valutazione degli scenari possibli Sulla base degli scenari e ipotesi precedentemente esaminati e degli obblighi e limitazioni analizzati nel precedente capitolo, siamo ora in grado di valutare quali sono gli scenari che potranno coinvolgere la FIR nazionale e anche di attribuire a ciascuno di essi un corrispondente indice di probabilità.

a. Operazioni belliche (l) conflitto ad alta intensità: nella situazione che si è determinacon la scomparsa della minaccia sovietica, l'evenLUalità di un conflitto ad alta intensità che coinvolga l'Alleanza atlantica e, quindi, l'Italia, appare assolutamente remota. Tuttavia, queste considerazioni valgono per il futuro a ~oi più prossimo e quindi ragionevolmente prevedibile. Per il futuro più lontano è esu·emamente d ifficile avanzare una previsione razionale e verosimile. Sull'argomento però, occorre anche rammentare che una eventuale esigenza di difesa nazionale ad a lta intensità non potrebbe certo essere risolta da una forza di intervento rapido, per quanto agguerrita questa possa essere. A quel punto, ben altre forze dovrebbero entrare in gioco, nelle quali anche la FIR si inserirebbe, ma come semplice pedina di un·organizzazione molto più vasta,alticolata e potente, che opererebbe secondo i criteri della guerra generale, coinvolgendo tutte le risorse materiali e spirituali del Paese. la

59


(2) Conjlilli a intensitcì limitata:

(a) Conflitto locale: con la scomparsa della Repubblica Federativa di Jugoslavia è scomparso anche un vicino -simmetrico· con il quale sussistevano , nonostante motivi di attrito soprattuuo storici, consolidati accordi internazionali e una politica di buon vicinato. Attualmente, invece, questo Stato si è trasformato in un magma ribollente di micronazionalismi esasperali e fanatici. Cosa sia da attendersi, per il futuro, da una tale situazione, è al momento impossibile prevedere. Ragionevolmente, la minaccia di un conflitto locale per il controllo di aree delle nostre regioni nord-orientali appare poco verosimile. Ma, segnali di ragionevolezza, da parte dei nostri vicini orientali, non si sono fìno ad oggi manifestati, ed è forse troppo ottimistico prevederli per il prossimo futuro. Ancor meno ragionevole sembra l'ipotesi che qualche Paese rivierasco del Mediterraneo avanzi serie pretese di annessione su qualcuna delle nostre isole minori. Ma, anche in questo caso, una eccessiva fiducia nella ragionevolezza potrebbe pericolosamente sconfinare nell'imprudenza. (b) Agg1·essione limitata e conseguente reazione limitata: questo tipo di scenario assume oggi, e per il prossimo futuro, una dimensione tutt'a ltro che trascurabile. È da attendersi infatti che le crisi, non potendo degenerare in conflitti ad alta intensità per !"eccessiva asimmetricità dei rapporti, sfocino in forme di aggressione limitata che occorre essere in grado di fronteggiare. Assai più problematico è individuare le forme in cui tale aggressione potrebbe manifestarsi, v isto e considerato che, in questo campo, le vulnerabilità sono numerose e la realtà finisce regolarmente per superare l'immaginazione. Per semplifìcare il problema, potremmo sintetizzare le principali possibilità generiche, quali: una minaccia alla vita e alla libertà di nostri connazionali all'estero; tentativi di incursione e di passaggio nel no tro territorio nazionale (specie nelle zone di confme, rivicrasche e insulari) a fmi di sabotaggio, terrorismo, introduzione di armi cd esplosivi, cattura di ostaggi c temporanea occupa7Jone simbolica; azioni di bombar-

60


. damento del nostro territorio; attacchi contro nostri mezzi civili di traspoitO, aereo o malitti.mo; operazioni tutte che, nel quadro generale attuale, possono senz'altro essere considerate possibili. Altrettanto vasta è la casistica delle possibili reazioni, che, analogamente a quanto abbiamo fatto per le aggressioni, potremmo genericamente catalogare in: sorveglianza aJ·mata e protezione delle zone minacciate e reazione immediata contro le eventuali forze eli incursione; intervento militare in territorio awersario, al fine di salvare connazionali o stroncare minacce contro il nostro territorio (ad esempio, per distruggere le basi da cui vengano lanciati attacchi contro il territorio nazionale). (c) Guerriglia e controguerriglia: considerato che non sussiste alcuna condizione perchè il nostro Paese possa essere coinvolto in operazioni belliche contro movimenti popolari che si awalgono della guerriglia per conseguire i loro obiettivi nazionali, e considerato che neppure l'ONU o l'Alleanza adantica appaiono suscettibili di esservi interessate, sembra ragionevole escludere un coinvolgimento della FIR nazionale in questo tipo di scenario. Per maggior precisione: quello che può essere escluso è la possibilità di scontro con un consistente movimento militarmente organizzato, come è awenuto in Algeria, in Viet- am o in Afghanistan. L'eventualità, invece, di dover fronteggiare isolate azioni di gueiTiglia-terrorismo, sviluppate da organizzazioni clandestine di vario genere ed estrazione, deve essere inclusa nel novero delle più generali possibilità. Da considerare del tutto normale sarà quindi l'esigenza di affrontare, con adeguata capacità di difesa e eli reazione, le attività terroristiche di formazioni e gruppi operanti nella clandestinità. (d) Terro1"ismo e controterrorismo: è possibile che, per le forze impiegate, le caratteristiche degli obiettivi ed il supporto più o meno massiccio di Stati esteri, le azioni del terrorismo internazionale assumano connotazioni tali da configurare un'aggressione limitata. In un caso del genere l'inte1venro della FIR nazionale è da considerarsi nel novero delle possibilità.

61


(e) Nfissioni di pace, sotto !"egida di organismi sovranazionali: si trana in questo caso di compiti che devono essere considerati di routine per una FIR nazionale, nelle distinte attività di •peace keeping• e •peace enforcement•. Questo tipo di operazioni, quindi, svolto normalmente nel quadro di interventi multinazionali, deve essere considerato assolutamente nom1ale.

CO J\1/issioni umanitarie: in materia occorTe innanzitutto rifarsi alla precedente distinzione, per notare che gli interventi per il soccorso immediato a vite umane in immjnente pericolo si concretizzano in attività essenzialmente tecniche. L'intervento militare. in questo caso, si esaurirà in un concorso le cui modalità sono stabilite dalle pubblicazioni tecniche specifiche. Diverso sarà invece il caso, quando si tratterà di garantire, con una organizzazione logistica ad hoc, l~ sopravvivenza delle popolazioni colpi te da gravi calamità. I n questo caso potrà essere di competenza militare sia la organiz2azione che la gestione del soccorso. Dati i precedenti, questo tipo di operazione deve essere consideralo sicuramente possibile e altrettanto sicuramente efficace. Sintesi dei possibili compiti di una FIR nazionale, in relazione ai più verosimili scenari Sulla base degli scenari messi precedentemente in evidenza, siamo ora i n grado di riepilogare i possibili compiti di una Forza di I ntervento Rapido: condotta di operazioni terrestri tradizionali, difensive o offensive, nel quadro della difesa nazionale o locale, o di operazioni convenzionali di peace enforcement (!"argomento non verrà approfondito, perchè già ampiamente trattato nei singoli regola menti di Forza Armata); condona di operazioni interforze a media intensità, in territorio ostile o occupato da forze ostili, nel quadro di un conflitto locale o di operazioni di peace enforcemenr; condotta di operazioni interforze a bassa intensità, in territorio ostile o occupato da forze ostili, nel quadro di una reazione limitata; protezione di aree del territorio nazionale esposte a minaccia a

62


bassa intensitĂ ; condotta di missioni di peace keeping, nel quadro di una missione di pace internazionale; condona di missioni umanitarie, per garantire il salvataggio di vite umane in imminente pericolo e/ o la sopravvivenza di popolazioni gravemente colpile da calamitĂ .

63


Capitolo V LE OPERAZIONI INTERFORZE A MEDIA INTENSITA' IN TERRITORIO OSTll..E O OCCUPATO DA FORZE OSTILI

Generalità

Lo studio, i cui criteri sono da considerarsi applicabili anche alle eventuali operazioni similari ad alta intensità, prende in esame l'ipotesi di impiego di una Task Force, quale complesso interforze su base FIR. Il testo è stato sviluppato neLla massima aderenza possibile tanto alla normativa nazionale e a llea ta, in tema di operazioni interforze, quanto alle singole normative di Forza Armata. Un criterio fondamentale, che è stato frequentemente sottolineato, è queLlo della massima autonomia decisionale, ogniqualvolta non risultino intaccati i requisiti essenziali di funzionalità e di unitarietà dell'azione. Si è ritenuto infatti, come le espetienze lontane e recenti confermano, che la libertà d'azione dei Comandanti a tutti i livelli, coerentemente e cotTettamente indi.Jizzata , rappresenti l'unico mezzo sicuro per garantire acl uno stiUmento complesso e potente, ma pur sempre vulnerabile, la capacità di superare con successo gli inevitabili momenti di crisi. Poiché, nel contesto di tali operazioni, le sottoipotesi possono essere numerose, si è ritenuto opportuno prefigurare la situazione più completa e complessa, in cui la Task Force operi: a d istanza tale dal territorio nazionale, da consigliare una completa autonomia operativa; come forza nazionale destinata a riacquisire o ad acquisire, temporaneamente o permanentemente, aree occupate da una potenza ostile , non accessibili per via eli terra, nel quadro di una reazione acl una minaccia armata portata alll'integrità o agli interessi nazionali; come pedina unitaria eli una forza multinazionale o internazionale, impegnata in una operazione d1 ·peace enforcement• su mandato di una organizzazione sopranazionale (ONU, CSCE, NATO,

65


UEO); con tutte le componenti interforze, adeguatamente rinforzate da unità navali ed aeree di supporto, contro un obieltivo di adeguata consistenza; per assolvere, in alternativa, uno dei seguenti compiti: occupazione/rioccupazione permanente di un teiTitorio di limitata estensione; costituzione di una testa di sbarco per la successiva prosecuzione dell'azione in profondità; occupazione temporanea di una determinata a rea, a fini particolari di elevato interesse strategico o politico. Per questo tipo di operazioni, la FIR si articola in aliquote di impiego, rappresentate da: a. Forza da sbarco (FS), costituita da forze per lo sbarco dal mare e per l'aviosbarco, alle quali compete la materiale conquista della testa d i sbarco e l'eventua le effetruazione d i azioni particolari, secondo i termini previsti da l compito, ed eventualmente, da forze terrestri per lo sviluppo dell'azione in profondità. b. Forza Navale da Trasporto (FNT): complesso di unità navali, anfibie c ausiliarie, militari e mercantili, designate per il trasporto e lo sbarco della Forza da Sbarco. Può comprendere anche unità navali di scorta, benchè questo compito sia di norma assegnato alla Forza avale di Suppono. c. Forza Aerea da TraspOJto (FA'l): complesso di velivoli destinati al trasporto della aliquota avioportata della Forza da Sbarco e dei suoi rifornimenti (e, quando possibile, anche agli eventuali sgomberi). d. Forza Navale eli Supp0110 (FNS): complesso di unità navali di vario tipo e tonnellaggio, avente il compito di assicurare la protezione della Forza Navale da Trasporto durante il movimento e la permanenza nell'area obiettivo, concorrere all'isolamento dell'area obiettivo , svolgere azioni di guerra di mine e concorTere all'azione di fuoco d i sostegno, alla ricerca e soccorso in mare e allo sgombero sanitario, alla guerra eletu·onica. e. Forza Aerea di Supporto (FAS): complesso di velivoli da combattimento destinati a conquistare e mantenere la superiorità aerea sull 'area obiettivo ( o quanto meno concorrervi in misura significati-

66


va), interdire all'awersario l'utilizzazione dello spazio aereo, degli assi di movimento terrestri e delle rotte mat·ittime nell'area obiettivo, acquisire e diramare dati informativi interessanti l'operazione, garantire il massimo grado possibile di appoggio aereo ravvicinato durante tutte le fasi dell'operazione, proteggere le unità navali e terrestri da attacchi aerei e navali, concorrere alla guerra elettronica e all'attività di ricerca e soccorso in mare.

Preparazione dell'operazione

L'attività di preparazione ha inizio con Ea ricezione dell'ordine di missione. Alla ricezione dell'ordine, il Comandante designato della Task Force, coadiuvato dal proprio Stato Maggiore, effettua lo studio dei termini del problema, perviene alla fom1ulazione del concetto operativo ed inoltra eventuali ulteriori richieste al Comando superiore. Sulla base del concetto operativo deft Comandante, che comprende lo sviluppo sommario dell'operazione, le zone prescelte per gli sbarchi dal mare e/ o dall'aria, i criteri di impiego delle aliquote, le aree eli gravitazione dello sforzo, lo Stato Maggiore della Task Force elabora la propria Direttiva di pianificazione, con la quale vengono definiti, per ciascuna Aliquota, le forze, i compili, i vincol i operativi e logistici. Criterio informatore della Direttiva di pianificazione è quello d i accemrare ogniqualvolta indispensabile, decentrare ogniqualvolta possibile. La ricezione della Direttiva di pianificazione da pane dei Comandanti delle Aliquote dà avvio all'attività concettuale e organizzativa a tale livello, per l'e laborazione dei rispettivi piani parziali. Da questo momento ha anche inizio il collegamento permantente tra i Comandi delle diverse Aliquote, al fìne di risolvere secondo i principi della cooperazione i problemi comuni che inevitabilmente si presenteranno nel corso dell'attività organizzativa. I singoli piani eleborari ai vari livelli vengono infine raccolti dal Comando della Task Force in un Piano generale dell'operazione,

67


che di norma comprende: il Piano dell'attività informativa e controinformativa, il Piano delle telecomunicazioni e della guerra elettronica, il Piano di afflusso e concentramento, il Piano di imbarco, il Piano di movimento verso l'area obiettivo, il Piano delle azioni preliminari e del preassalto (evemuale), il Piano di assalto, il Piano dell'azione terrestre, il Piano del fuoco di sostegno, il Piano dei concorsi, il Piano dell'organizzazione logistica, il Piano di reimbarco (eventuale), il Piano delle prove. Le ·Connessioni degli eventi ed i tempi di sviluppo dell 'operazione vengono determinati con le tecniche rericolari di programmazione e riportati in un grafico reticolare di sviluppo dell'operazione; ad esso i Comandanti faranno costante riferimemo fin dall'inizio dell"attività preparatoria.

Esecuzione dell'operazione L'artività esecutiva ha inizio con l'afflusso ed il concentramento delle forze. Di norma, l'afflusso avviene, ogniqualvolta possibile, per unità d'impiego predesignate e senza eccessivo anticipo. In zona di concentramento vengono ultimati l'approntamento dei materiali e dei mezzi, il reintegro dei materiali di consumo e la riparazione/sostituzione dei mezzi non perfettamente efficienti. Alla data e all'orario pianificati, le unità da sbarco si trasferiscono dalle zone di concentramento ai punti di imbarco e caricano sul naviglio e sugli aeromobili assegnati. Il caricamento avviene sotto la responsabilità del Comandante la Forza Navale/ Aerea da Trasporto, in stretta cooperazione e affiancamento con il Comandante della Forza da Sbarco o un suo delegato. L'imbarco avviene con il sistema del -carico da combattimento o bilanciatO•; si rinuncia cioè ad una utilizzazione torale della capacità di carico pur di garantire, entro i limirti massimi consentiti, l'integrità delle unità eli impiego tattico, la certezza che la perdita eli qualche unità da trasporto non comprometta in misura irreparabile lo sviluppo dell'azione a terra, la massima rapidità ed il massimo ordine nelle

68


operazioni di sbarco e la sistemazione dei gruppi d' imbarco secondo la sequenza d'impiego a terra. Con il movimento verso l'area obiettivo, il complesso di forze si trasferisce nell'area di sbarco/ sulla verticale della zona di lancio per dare corso all'operazione di sbarco. In particolare il movimento via mare può prevedere il distacco di una Forza Avanzata, che precede il Grosso per compiere azioni preliminari al successivo sbarco (preassalto). Il movimento per via aerea avviene normalmente per Serie Aeree. Ciascuna serie assume la fo rmazione prevista fin dalla base aerea di partenza e vola successivamente verso il Punto di riunione, dal quale prosegue secondo quanltO pianificato, sotto la protezione della Forza Aerea di Suppotto. L'effettuazione dello sbarco può essere preceduta da azioni preliminari, volte ad acquisire informazioni sul nemico, indebolime la capacità di reazione, isolare l'area obiettivo, favorire l'effettuazione dell'operazione. La decisione di effettuare talune operazioni per conseguire determinati obiettivi è responsabilità del Comandante della Task Force, il quale deve valutare attentamente anche gli svantaggi che potrebbero derivare da un eventuale preallarme dato al nemico. Le azioni condotte immediatamente prima dello sbarco costitu iscono la fase di preassalto, volta ad ammorbidire la difesa mediante brillamenti e colpi di mano, azioni di bombardamento navale e aereo, rimozione di ostacoli, distruzione di postazioni, impianti e comandi. Con l'assalto anfibio e l'avioassalto le unità della Forza da sbarco provenienti dal mare e dal cielo prendono tet·ra nell'area obiettivo. Nell'assalto anfibio, alle unità della Forza da Sbarco, articolate in formazioni corrispondenti alle esigenze di impiego a terra, sono affiancati i nuclei della Forza Navale da Traspotto, costituiti da mezzi da sbarco ed elicotteri per il trasporto delle ondate di assalto. A mano a mano che le unità guadagnano la spiaggia, si riordinano rapidamente e ripristinano il collegamento tattico necessariamente perduto durante la fase di movimento. Successivamente, sostenute dal fuoco di appoggio aereo-navale e dal fuoco di accompagnamento delle proprie armi, muovono verso la Linea di Attestamento, da cui comincia l'azione tenestre e su cui le unità da sbarco, che fino a

69


quel momento hanno operato agli o rdini del Comandante la Forza Navale da Trasporto, passano alle dipendenze del Comandante la Forza da Sbarco. Su questa linea deve, al più tardi, avvenire il ricongiungimento dei battaglioni eventualmente sbarcati su spiagge non contigue. La definizione della Linea eli Attestamento è devoluta al Comandante della Task Force, sulla base del duplice criterio di attribuire spazio e profondità sufficiente allo spiegamento e alla prima alimentazione delle forze sbarcate e mantenere sotto il controllo del Comandante della Forza avale da Trasporto le prime fasi della presa eli tent~ , ancora strettamente dipendenti dall'alimentazione tattica dal mare: restituire al Comandanre della Forza da Sbarco il controllo delle unità anfibie quanto prima possibile, cioè non appena i Comandanti di battaglione, ripreso il contatto con i loro repani , sono in g1<1do eli reinscrirsi nella catena di comando . Nell'avioassalto, il primo a prendere terra è lo Scaglione di Assalto, che ha il compito eli stabilire e difendere la resta di aviosbarco. rn mpida successione ha quindi inizio l'alimentazione tattica e logisrica per il rafforzamento della testa eli sbarco e l'ulteriore sviluppo dell"azione.

Problemi particolari a. L'attività informativa e controinformcttiva In questo tipo eli operazioni, l'attività informativa riveste un ruolo fondamentale per due ordini di motivi: in primo luogo. perchè l'azione si sviluppa in un ambieme e contro forze con le quali, eli norma, è mancato ogni precedente contano diretto; in secondo luogo, perchè il primo contatto avviene in un ambiente difficile e in una situazione che è, per l'attaccante, di indubbia crisi. È quindi indispensabile che, ancor prima dell'1nizio dell'attività eli studio e di pianificazione, siano disponibili, nella forma più dettagliata e completa, tutti i dati relativi all"ambiente dell"obietrivo eli sbarco, alle forze avversarie che vi opett~no e a quelle che vi potmnno intervenire, almeno nella fase iniziale.

70


Assoluta importanza riveste anche l'anività controinfor mativa, perchè dalla sua efficacia dipende il conseguimento della sorpresa, fattore di vantaggio determinante in una operazione di sbarco. A questo scopo è necessario che: soltanto i Comandanti più elevati e i loro SS.~L\ 1. siano al corrente dell'area e della data prescelta. che nessuno sforzo sia trascurato per aurarre l'aucnzionc del nemico verso altre zone, che nessun argomento relativo all'operazione sia trattato per radio o con altri mezzi di diffusione elettromagnetica, che sia ridono al minimo il traffico radio durante il movimento della Task Force verso l'obiettivo, che l'attività preparatoria sia condotta in modo da non consentire all'avversario di individuare l'ar<..>a di sbarco, che siano scelte rotte che ritardino al massimo il momento in cui l'avversario potrà dedun·e con certezza la posizione dell'area obiettivo.

b. Leprove La complessità dell'operazione in generale, l'esigenza eli prevedere con la massima approssimazione possibile i tempi di sviluppo delle singole azioni ai fini della programmazione. esigenze particolari di addestramento a speciali missioni, impongono l'effettuazione eli prove parziali per alcune fasi dell'operazione. Nella progranunazionc delle prove, approvata dal Comandante della Task Force, su proposla dei singoli Comandanti di aliquota (in particolare, elci Comandanti della Foo.a da Sbarco e della Forza :'\a\·ale da Tr.tspono, ed C\'Cntualmente della Forza Aerea da Trasporto), occorre tenere presente: il tempo necessario, non solo per l'organizzazione e l'effettuazione delle prove, ma anche per la valutazione dei risultati e l'introduzione degli eventuali correuivi, per le eventuali r ipa razioni d i mezzi e per il reintegro dei consumi; l'esigenza di reperire aree di esercitazione quanto più possibile simili a quelle di impiego; l'esigenza del più assoluto realismo; la necessità che non si traducano in diffusione di notizie utili all'avversario ai fini della sua anività informativa. Di qui la necessità di !imitarle alle azioni particolarmente significative ai fini dello sviluppo generale dell'operazione. A prove ultimate. i Comandanti interessati propongono le eventuali varianti

71


alla pianificazione, resesi necessarie in relazione ai dati di esperienza raccolti ed alla loro valutazione.

c. Il fuoco di sostegno Durante le operazioni di sbarco il fuoco di sostegno può essere fornito dalle artiglierie navali, dagli elicotteri armati, dai velivoli della Forza Aerea di Supporto, dai velivoli imbarcati della Forza Navale di Suppone. TI fuoco di sostegno ha essenzialmente lo scopo di neutralizzare la difesa avversaria, paralizzarne la reauività, svenwrne le reazioni. Tn particolare si sviluppa con la massima poten7.a dumnre l'assalto, in relazione alla vu lnerabi lità del naviglio e dei mezzi anlìbi impegnati nelle successive ondate, degli aerei da traspono, vincolati alle rotte di avvicinamento per l'aviolancio, e delle for.te sbarcate, in crisi di riordinarncnto e senza :;ergenti di fuoco autonome di adeguata potenza; prosegue nel corso dell'azione terrestre, con inrcnsità sostenuta, almeno fintanto che le unità non possano disporre di un sostegno di fuoco basato a terra, commisurato alle esigenze del combattimento: si rnateJializza attraverso interventi predisposti. inseriti nella relativa pianificazione, ed intenlfmli immediati. su richiesta.

d. La difesa contrcterea e ctntirnissili del/area di sbarco L'organizzazione e l'impiego delle armi e/ a e antimissile sono normalmente accentrate a livello Comando della Task Force. in ragione della unitarietà dell'area da difendere, della particolare vulnerabilità delle for.w navali concentrate davanti alle spiagge di sbarco c dei complessi problemi di coordinamento.

c. La difesa NBC la possibilità , da parte dell'avversario, eli impiegare armi NBC. viene normalmente rilevata prima dell'inizio clell'opera:done; è runa-

72


via misura prudenziale considerare immanente la minaccia in ogni situazione. A tale scopo, il Comandante della FIR, oltre a raccogliere tutte le informazioni relative alle possibilità del nemico e disporre, se del caso, la distruzione dei suoi vcuori, possibilmente ancor prima dell'inizio dell'operazione, predispone il piano NBC, nel qua le è indicata la natura della possibile minaccia, è fissata l'organizzazione del rilevamento della eventuale contaminazione e della diffusione dei dati relativi e sono indicate le responsabilità per !"organizzazione della bonifica. Su tali basi, i Comandanti delle varie aliquote predispongono i piani di relativa competenza.

f. Le telecomunicazioni e la guerra elettronica Un'operazione di così rilevante complessità, per 1 ttpt estremamente diversificati di azioni che la compongono e che debbono essere mantenute in perfetta sincronia dai Comandanti ai vari livelli, richiede una organizzazione delle telecomunicazioni sicuramente affidabile in ogni circostan7..a, completa e quanto più possibile flessibile. Al fìne eli conseguire tale obiettivo con sicurezza di risultati. occorre che il sistema delle TLC preveda adeguate misure tecnicoo.-ganizzative in funzione dci previsti sviluppi della manovra, la disponibilità di risetve tecniche operative pronte all'impiego; l'adozione di tutte le misure più idonee per sottrarsi all'intercettazione, al disturbo e alla radiolocalizzazionc avversaria, l'adozione di ausili criuografici e sistemi di autenticazione semplici, rapidi c sicuri e l'attribuzione della necessaria mobilità ai mezzi di trasmissione della Forza da Sbarco. Le azioni di guerra elettronica, per parte loro, dovranno gravitare: prima dell'anacco, sulle attività di raccolta, valutazione, analisi e interpretazione di tutte le informazioni che possono costituire oggetto di ordine eli battaglia elettronica e sulla distruzione, o messa fuori uso, delle apparecchiature radar e del sistema delle telecomunicazioni avversario; durante l'attacco, sulla ricerca, localizzazione, inrer-

73


ce[[azio ne, analisi delle emissioni eJe[[romagnetiche ostili, allo scopo di contrastarle o distruggerne le sorgenti; sull'adozione di misure volte a impedire o ridun-e, mediante il disturbo e l'inganno, l 'efficace utilizznione dello speuro eleuromagnetico da parte dell'avversario; sull'adozione di misure volte a permettere alle proprie fol-/.e la libera utilizzazione dello spettro elettromagnetico; sulle taniche eU elusione.

g.

f..c1

logistica

Le difficoltà del problema Iogistico incidono essenzialmente sulla Forza da Sbarco, soprattutto all'atto dello sbarco c nei tempi immediatamente successivi. Jnfatti: (l) la componente navale opera nel suo naturale ambiente e d ispone istiruzionalmente di elevata autonomia, che può anche essere temporaneamente incrementata con misure ad hoc, interessanti soprattutto i settori più penalizzati dalla specifica azione (ad esempio, nel munizionamento per le artiglierie di bordo);

(2) la componente aerea, per altro verso, sia che operi da basi nazionali , sia che operi da basi alleate, potrà (e donà) comunque disporre di una organizzazione per il rifornimento e la manutenzione dei velivoli e delle componenti elettroniche, già predisposta e funzionante al momento dell'impiego; (3) le componenri terresui, invece, tanto quella anfibia. quanto, in misura ancora maggiore. quella avioportata, potranno comare soltanto su una riclottissima autonomia iniziale, che non potrà essere incrementata oltre un ce1to limite, nè in tempi brevi. Su ll a fu nziona lità dell"organi;aazione logistica della Forza da Sbarco incideranno poi, anche il fatto che le rnaggiori punte di consumo coincideranno con il momento in cui l'organizzazione Iogistica terrestre non funziona ancora e l'organizzazione di traspono è già sottoposta al massimo impegno, il fatto che perdite particolarment~ critiche debbono essere messe nel conto dO\'Uto, perchè la normale

74


carenza di spazio di carico non consentirà la desiderabile disponibilità di materiali di riserva, il fauo che le forze da sbarco non possono essere appesantite oltre una cena misura e che sarà giocoforza effettuare almeno un cambio di mezzo da trasporre, il fano che lo sviluppo detrazione è caratterizzato da elevato dinamismo, molto difficile da prevedere con soddisfacente precisione. Conseguentemente occorre che l'alimentazione logistica della Forza da Sbarco sia normalmente impostata secondo le seguenti modalità: (l) per le unità anfibie:

(a) p•ima fase, dal momento dello sbarco al raggiungimenro della linea di arrestamenro: le anività vengono limitate al solo rifornimento dei mate1iali essenziali (munizioni, materiali eli rafforzamento, carburanti) e agli sgomberi sanitari; il rifornimento viene svolto a domicilio (lìno alla spiaggia, se effenuato da unità da sbarco), a richiesta, dalle navi alle compagnie operanti; si ricone in larga misura all'elitrasporro, soprattutto per i rifornimenti e gli sgomberi urgenti. (h) Seconda fase, a raggiungimento avvenuto della linea di auestamenro: il rifornimenro viene esteso anche ai materiali di veuovagliamenro; gli elementi logistici dei battaglioni, raggiunta la spiaggia, provvedono alla costituzione eli Posti munizioni, Posti carburanti e lubrificanti, Posti matetiali del genio, Posti di medicazio ne e Posti sussistenza (primo anello); il flusso dei rifornimenti alle compagnie si origina ora dall'avanri all'indietro; la Forza Iavale da Trasporto continua acl assolvere le funzioni di secondo anello , con rifornimenri a domicilio agli organi di ptimo anello sulle spiagge o, eccezionalmente, con rifornimenti a domicilio direttamente ai reparti impegnati; gli sgomberi sanitari alle navi avvengono normalmente dai posti medicazione dei battaglioni, solo eccezionaJn1ente con elitrasporre direttamente dalle unità operami. (2) Per le unità aviolanciate: (a) ptima fase, dalla presa di tena dello Scaglione di assalto alla costituzione della resta di sbarco : le unità prendono terra con la

75


massima autonomia consentita, per le munizioni, i carburanti e i materiali di rafforzamento; vengono organizzati i Posti materiali del primo anello e predisposte le zone di aviolancio per i successivi rifornimenti; quando gli sgomberi sanitari non siano possibili, per indisponibilità di adeguare piste di atlermggio c di involo, è necessario rinforzare adeguatamente la capacità di ime1vemo e di cura degli organi sanitari delle unità aviolanciate. In questa fase: gli organi del secondo anello operano sulle basi aeree per la formazione dei carichi per i rifornimenti ; !"organizzazione logistica è limitata ai rifornimemi munizioni, carburanti. materiali di rafforamento c viveri e, sempre se possibile, allo sgombero dei feriti. (b) Seconda fase, ad avvenuto impiamo di piste o strisce di atterraggio ed involo, o ad awenuta conquista di Lln aeropono, inizia il regolare flusso dei rifornimenti e degli sgomberi.

h. Il reimbarco L"eventualità che l 'operazione si concluda con un reimbarco può verificarsi nel caso in cui, conquistata la testa di sbarco, la responsabilità per la prosecuzione detrazione passi ad altre forze, owero, la missione non richieda una stabìle occupazione dell'area investita. Delle due ipotesi, la prima non costituisce problema operativo, ma esclusivamente logistico, la seconda richiede invece una più attenta analisi; può infatti avvenire sotto debole o assente pressione nemica, owero sotto forte p ressione, tendente ad impedire con ogni mezzo il reimbarco. Nel primo caso il reimbarco può awenire anche in unica soluzione, sorto la sola prorezione di un disposilivo di sicurezza c la sorveglianza delle unità aeree e navali. È però essenziale che il dispositivo di sicurezza sia in grado di chiamare al fuoco sia i mezzi navali che quelli aerei, e disponga quindi di un numero adeguato di Ufficiali Osservatori e di TACP/ FAC capillarmente distribuiti. Può essere inoltre possibile scegliere il momento del rcimbarco sulla base delle più favorevoli condizio-

76


ni ambiental i, soprattutto meteoastronom iche e idrografiche, e utilizzare gli impianti portuali e aeroportuali eventualmente esistenti. el secondo caso è prassi normale articolare le forze in due aliquote: la prima, costituita dal grosso delle forze, effettua la rottura del contano e il ripiegamento fino a!Ja zona di reimbarco sotto la protezione della retroguardia; la retroguardia, costituita dal minimo delle forze indispensab ili al contenimento della pressione nemica per il rempo necessario al reimbarco del grosso, dovrà poi reimbarcarsi a sua volta. ll successo dell'azione, sempre difficile e rischiosa, è riposto essenzia lmente nella potenza, tempestività e aderenza del fuoco di sostegno, navale e aereo, e nella efficacia dell'attività d i coordiname nto. In talune circostanze, come nel caso in cui la testa d i sbarco sia molto piccola e non sufficientemente consolidata, l'a rticolazione delle aliquote e la successione delle fas i possono risultare meno marcate e differenziate. La possibilità di reimbarcare il massimo di forze con il minimo d i perdite dipenderà, specie in questo ultimo caso, soprattuno dalla e nergia dei Comandanti e dalla loro capacità di prendere rapide decisioni al di fuori eli ogni schematismo. Le operazioni eli reimbarco sotto pressione nemica sono eli responsabilità del Comandante la Forza da Sbarco, il quale opera, dal suo Comando a ten-a, in stre tto collegamento con il Comandante clelia Forza da Trasporto. i. L 'organizzazione di Comando e Controllo L'organizzazione di Comando e Controllo della Task Force deriva da quella standard della Forza eli Impiego Rapido, con gli adattamenti che possono essere imposti dalla specificità del compito e dell'operazione. Nel caso in cui la Forza eli Impiego Rapido s ia impiegata al completo, il comando della Task Force sarà assu nto direttamente dal Comandante della FIR; ma quando soltanto aliquote delle forze componenti siano impiegate, il comando sarà assunto da Ufficiali eli livello inferiore. Il grado dei Comandanti ai vari livelli sarà comunque adeguato al livello e alla !forza organica delle unità 77


impiegate, ed analogamente si procederà per gli Stati Maggiori. In ogni caso, però, la riconosciuta capacità ed esperienza dovrà fare premio sul risperto formale dei vincoli d i anzianità o sul dosaggio degli incarichi tra le varie Armi e Forze Armate. Il Comandante della Task Force disponà di norma di un Vicecomandante e sempre di uno Stato Maggiore, tratro anch'esso dallo Stato Maggiore della FIR.

l. L'impiego netrambito di unaf01'Za multinazionale Quando la Task Force opera come pedina unitaria nell'ambito di una forza multinazionale, è necessario che la sua azione sia coordinata fin dall'inizio con quella degli altri complessi nazionali. In tal caso, il Comando della Forza Multinazionale provvederà a trasmerrere al Comando della Task Force l'ordine di missione, indicando, Lra l'altro, le basi in cui le forze dovranno riunirsi e a distaccare presso lo Stato Maggiore della Task Force un proprio nucleo di collegamento per coordinare l'azione, sia du rante la fase eli pianificazione, sia durante la condotta dell'operazione. Per pane sua, la Task Force prenderà, con le unità contermini o comunque cooperanti, runi i collegamenti necessari alla realizzazione di una cooperazione efficace e senza soluzioni eli continuità e si avvarrà, in particolare, degli Ufficia li eli collegamemo presenti nell'ambito dell'Ufficio Operazioni e dei relativi nuclei. Analoghe procedu re saranno applicate quando singol i complessi eli forze siano evenlllalmente chiamati a far pa rte di aliquote multinazionali.

78


Capitolo VI LE OPERAZIONI INTERFORZE A BASSA INTENSITA' IN TERRITORIO OSTILE O OCCUPATO DA FORZE OSTILI

Generalità Questo tipo di operazioni si carauerizza, anche nei confronti delle analoghe opemzioni a media intensità. per durata streuamente limitata nel tempo, per precisa localizzazione delle ostilità, per impegno ridotto eli forze, per sistematica ricerca della sorpresa, quale elemento assolutamente determinante per il successo dell'operazione. e per massima rapidità d'azione. È condono da unità altamente specializzate, le quali proprio dallo sfruttamento della sorpresa c della rapidità d'azione si ripromettono due obieuivi fondamentali: non dare tempo all'avversario di reagire efficacemente; limitare al minimo l 'impegno di forze e l'e ntità delle perdite. ensibilmente variabili sono le condizioni in cui l'operazione può S\'iluppar:.i, ma. in ogni caso, l'elemento decisivo e chiarificatore è dato soltanto dall'entità del supporto che è possibile ricevere da forze potenzialmente amiche e dalla forza, estensione c grado di approntamento della resistenza che è verosimile attendersi. Di norma, questo tipo di operazioni hanno lo scopo di 1 isolvere mediante una reazione limitata una situazione di crisi politica o diplomatica, non risolvibile con altri mezzi e nella quale sia minacciata la sicurezza nazionale o cl i ciuaclini italiani. Possono essere svolte: sfruttando la terza dimensione, mediante l'avio o l'elitrasporto: sfruttando le vie marittime, mediante il trasporto con navi o mezzi anfìbi; mediante una combinazione dei due. Le forze impegnate hanno il compito di portare a termine rapidamente e nel modo meno cruento possibile, compiti specifici limitati nel tempo e nello spazio, quali ad esempio la liberazione di prigio-

79


nieri o ostaggi, l'evacuazione di connazionali da zone in cui la loro vita è in pericolo, la distruzione di mezzi e basi militari impiegati per aggressioni contro il nostro ten·itorio. In particolare, occorre notare che l'evacuazione di connazionali non combattenti non è sempre ed esclusivamente limitata ai soli connazionali, ma può includere anche cittadini di Paesi alleati o amici, e eventualmente anche cittad ini locali, esposti alla stessa minaccia. Talvolta l'operazione potrà svolgersi senza opposizione, è tuttavia regola di doverosa ed elementare previdenza programmare l 'intervento in modo da poter stroncare sul nascere ogni imprevista resistenza. Più verosimilmente, un ce110 grado variabile eli resistenza dovrà essere preventivato fin dall'inizio, ma la probabilità che questa si verifichi deve essere considerata inversamente proporzionale alia decisione e alla superiorità qual it:ativa dispiegate dalia forza d'intervento. Un elemento che può influenzare la preparazione e lo sviluppo dell'operazione è l'atteggiamento delle forze potenzialmente amiche, il cui concorso deve essere concordato e coordinato, senza però pregiudicare le inderogabili esigenze di segretezza dell'operazione. Occorre infine rammentare che il successo è strettameme condizionato da lla possibilità di concentrare tutto il personale da evacuare in un unico punto e in tempi brevi, ove possibile prima dell'inizio dell'operazione. Considerazioni analoghe valgono per le operazioni volte al salvataggio di prigionieri od ostaggi, che si svolgono di norma in teiTitorio ostile e sono destinaLe a scontrarsi iJ1evitabilmente con un certo grado d i resistenza . Dari i rappo1ti di forza normalmente sfavorevoli e in considerazione,soprattutto, della minaccia permanente sulla vita stessa degli ostaggi, operazioni di questo tipo fondano le loro probabilità di successo su lla esasperazione dei fattori eli segretezza, sorpresa, preparazione e rapidità eli esecuzione. Non molto diverso è il quadro delle operazioni condotte contro obiettivi militari; sostanzialmente analoghi, quindi, sono i criteri eli impiego. L'operazione sarà sempre svolta da una Task Force di consistenza molto limitata, comprendente: una forza da sbarco (che inter-

80


mediante aviosbarco, elisbarco, sbarco anfibio o ,. anche, aerotraspono); una o due forze (aerea e/o navale) da trasporto. Deve infatti essere considerata anche la possibilità che il reimbarco avvenga in località e con mezzi diversi da quelli impiegati per lo sbarco. Ciò, oltre a rendere più agevole un recupero altrimenti impossibile o eccessivamente oneroso, concorre a disorientare l'avversario ed a vanificare la sua reazione. In questo caso, ovviamente, ambedue le forze da trasporto saranno coord inate dal Comandante della Task Force, che non potrà identificarsi con il Comandante della Forza da Sbarco; eventttalmente, forze aeree e/o navali di supporto. Da notare che il traspoito può avvenire, a seconda della situazione ambientale e operativa , con navi che attraccano di sorpresa in un impianto portuale, con vel ivoli che atterrano di sorpresa in un aeroporto, con mezzi da sbarco che raggiungono una spiaggia o un attracco, partendo da una nave al largo, con elicotteri che raggiungono un'area di atterraggio partendo da una nave al largo o da una base amica situata entro il loro raggio d'azione, con aviotrasporto e successivo aviola ncio; caso, quest'ultimo, in cui sarà ovviamente inevitabile provvedere con mezzi e modalità diversi al successivo recupero. Preparazione dell'operazione L'ordine di missione impartito al Comandante della Task Force, che frequentemente potrà identificarsi con il Comandante della Forza da Sbarco, contiene, altre al compito e allo scopo dell'operazione, anche i limiti di spazio e di tempo entro cui deve essere contenuta. Una volta che questi limiti siano stati definiti e rispettati, però, nessun ulteriore condizionamento deve essere posto in merito alla scelta dei mezzi, del personale e del piano da seguire, specie se si tratta di operare in presenza di prevedibile, forte resistenza avversaria. Soprarrutto sono assolutamente da evitare condizionamenti di carattere burocratico, formale o regolamentare, disposizioni ambigue o inutili interferenze, dannosi sempre, ma quant'altri mai deleteri in un'operazione che deve lasciare al Comandante in posto la più 81


assoluta libertà d'azione. per affrontare con la necessaria aderenza e prontezza le difficoltà che inevitabilmente si presenteranno azione durante. Ricevuto l'ordine di missione, il Comandante valuta la situazione sulla base delle informazioni disponibili (di cui chiede. se necessario l'integrazione) e formula la sua decisione. Sulla base delle decisioni prese, il Comandante e i suoi più clirelli collaboratori (quando non sia previsto uno Stato Maggiore) definiscono il piano dettagliato dell'operazione, che si sviluppa eli norma attraverso le seguenU fasi: imbarco; movin1ento verso la testa di sbarco; occupazione della testa di sbarco; avvicinamento all'obiettivo e assolvimento del compito; Iientro alla testa di sbarco o raggiungimento della nuova testa di reimbarco; reimbarco e rientro.

Esecuzione L'operazione di imbarco, coperta dal massimo segreto, si effettua sotto la responsabilità del Comandante l'Al iquota da Trasporto. affiancato dal Comandante l'Aliquota da Sbarco. TI caricamento avviene sempre con il sistema del •Carico bilanciato· o ·di combattimento•, rinunciando alla piena utilizzazione dello spazio disponibile pur di garantire la coesione e l'integrità delle minori unità e dei relativi carichi. Nella valutazione dello spazio necessario, occorre prevedere, specie nel caso di tmspotto aereo, lo spazio che sarà necessario al rraspono di eventuali prigionieri liberati e degli eventuali feriti barellati. Il successivo movimento verso l'area obiettivo è volto a ponare la forza da sbarco alla testa di sbarco. Si svolge secondo profìli di volo/ rotte che consentano di sfuggire al rilevamento avversario e eli raggiungere la resta eli sbarco nel più breve tempo possibile. Si sviluppa sorto la protezione dei mezzi eli guerra elettronica e si conclude con l'occupazione della testa eli sbarco. Questa deve necessariamente avvenire eli sorpresa. Data la limitatezza delle fort:e impiegate, infatti, un'azione eli forza contro una resistenza agguerrita e già in allarme non avrebbe infarti speranza eli successo. Inoltre, un combattimento prolungato non farebbe altro che dare all'avversario il tempo necessario per le proprie contromisure. Messo piede sulla

82


testa di sbarco, il Comandante della Fona da Sbarco suddivide normalmente le proprie forze in due gruppi: un gruppo di attacco, incaricato di effettuare l'azione ed un gruppo di protezione, incaricato di garantire a qualsiasi costo la protezione dei mezzi e la sicurezza della testa di sbarco. t el caso in cui il reimbarco sia previsto in altra località. il gruppo di protezione potrà raggiungere quest'ultima cercando di eludere con ogni mezzo l'attenzione dell'awersario; più frequentemenL<.:, però, la protezione della testa di reimbarco sarà garantita da altre rorze. In relazione ai rapporti di distanza, agli itinemri utilizzabili cd ai mezzi disponibi li , l'awicinamento può awenire a piedi o utilizzando veicoli tattici. Si sviluppa di norma, ma non necessariamente, lungo l'itinerario più breve (nel caso infatti lo sbarco sia avvenuto senza allarmare l'avversario, può essere conveniente sfruuare ulteriormente la sorpresa utilizzando itinerari protetti, anche se più lungh i). Raggiun to l'obiettivo, l'azione si sviluppa secondo un piano che non deve rispondere a criteri tattici standardizzati, ma al solo imperativo di sorprendere l'awersario (che non deve essere sorpreso soltanto nel tempo e nello spazio. ma anche nelle modalità d'azione) e concludere l'azione con pienezza di risultati nel più breve tempo possibi le e con il minimo di perdite. Tale piano deve essere tanto flessibile da poter essere modificato •Sul tamburo•, adattandolo ad ogni sviluppo imprevisto della situazione. Terminata l'azione, ha luogo un rapido riordinamento e viene assunta la formazione per il ripiegamento. Di norma, il personale nemico fatto prigioniero nel corso dell'azione viene disarmato e rilasciato. Qualora, durante il ripiegamento, si verificasse un tentativo di aggancio da parte delle forze awersarie, riavutesi dalla sorpresa, il Comandante della forza da sbarco disporrà per prima cosa affinchè siano messi in salvo i feriti e gli eventuali ostaggi liberati ed atticolerà le forze in due scaglioni che si alterneranno nella reciproca protezione, fmo alla testa di sbarco. È questa normalmente la fase in cui il fuoco di appoggio aereo e navale e l'intervento degli elicotteri armati possono concorrere a risolvere una situazione divenuta paiticolarmente critica. Jl reimba rco avviene in condizioni di sicurezza garantite dal gruppo di p rotezione (o dalle altre forze incaricate di

83


questo compito) il quale rimane in posto fmo a quando non sia concluso il caricamento dei feriti, di eventuali ostaggi liberati e del gruppo di attacco. Quando il reimbarco avviene sono fone pressione avversaria, l 'operazione diventa difficile e può componare consistenci perdite. Anche in questo caso, però, l a capacità dei Comandanti, in una con l'intervento preciso e massiccio del fuoco aereo, navale e degli elicotteri armati, può concorrere in misura determinante al successo dell'operazione.

Problemi particolari

a. Le telecomunicazioni L'impiego dei mezzi di trasmissione, in questo tipo di operazioni, risente dell'esige nza di mantenere ad ogni costo la segretezza sull'atrività in preparazione. fino al momento dell'azione, e della impossibilità di ricon·ere ad altri mezzi che non siano quelli radio, per affrontare situazioni impreviste. Conseguentemente: il silenzio radio dovr'..ì essere assolutamente mantenuto quanto più a lungo possibile, almeno fìno al primo contatto con il nemico; azione durante, runi i collegamenti radio principali, tra le aliquote e all'interno eli queste, dovr'c1nno essere raddoppiati, al fìne di garantire il collegamento in ogn i circostanza; tutte le comunicazioni dovranno avvenire in codice.

b. La logisticct Dato il tipo ed i tempi dell'operazione , nessuna attività logistica è da prevedersi durante il suo sviluppo. Tutti i nuclei , ed in particolare la forza da sbarco, dovranno avere autonomia suffìciente per l'imera durara dell'operazione. L'unico servizio che dovr'..ì essere arrivato, è quello sanitario, limitatamente allo sgombero dei feriti c traumatiz7.ati, dalla zona eli sbarco ai mezzi della forza da traspo1to, e alle prin1e cure a bordo dei mezzi.

84


c. L'orgetnizzaziona di Cometndo e Controllo La struttura organica e la composizione della task force sono strettamente calibrate su l tipo e su lla specificità della missione, sono quindi soggette ad un elevatissimo indice di variabil ità, che si ripercuote sulla organizzazione di Comando e Controllo. Ciononostante, è possibile individuare alcuni punti fermi, che la caratterizzano. In particolare: il Comandante della Task Force potrà, a llo rquando l'e ntità delle forze impegnate è minima , identificarsi con i l Comandante della Forza da Sbarco; di norma, il Comandante della Task Force non disporrà di uno Stato Maggiore, ma soltanto di uno o più Ufficiali addetti alle operazioni, che collaboreranno con lui nella stesura dei piani e nella fase di condotta; nell'ambito della Forza da Sbarco, dovrà essere prevista la presenza di un nucleo d i collegamento della Forza da Trasporto incaricata del reimbarco; allorquando sia previsto un supporto di fuoco navale o aereo, dovrà essere garantita anche la disponibilità di UO e/ o FAC della rispettiva Forza Armata.

85


Capitolo VII LA PROTEZIONE DI AREE D EL TERRITORIO NAZIONALE ESPOSTE A MINACCIA A BASSA INTENSITA'

Gene ralità L'ipotesi a base di questa forma di impiego prevede che, in una situazione di tensione, incursori eli una potenza ostile possano tentare una operazione di sbarco dal mare o di superamemo dei confini terrestri, con l'intento di distruggere impianti o installazioni eli rilevanza economica o militare, eli carrurare ostaggi. possibilmente eli rilievo sul piano politico, amministrativo o civile e eli sottolineare, con una operazione di larga risonanza internazionale (quale potrebbe essere anche una occupazione temporanea e simbolica di una zona piccola e circoscrirra) la loro capacità ed il loro prestigio. Di norma l'aggressione sarà condotta da repatti eli minima entità, che tenderanno ad operare eli sorpresa, ad agire rapidamente, acl evitare con cura il contatto con le forze di difesa e a ripiegare prima che la reazione della difesa possa concretizzarsi in tutta la sua efficacia. La difc..'la eli aree a rischio ha lo scopo di proteggere da incursioni ostili zone particolarmente esposte del territorio nazionale e qbiettivi particolarmente sensibili. L'estensione e la densità del controllo sono clirettameme proporzionali all'entità della minaccia e all'importanza dell'area. In questo quadro, le forze in1pegnate devono garantire la sorveglianza dell'area assegnala, la sicurezza degli impiami da tutelare, la reazione per la camura o l'eliminazione delle forze ostili. L'organizzazione e la condotta dell'operazione sono di competenza del Comandante di Regione Militare competente per area, alle cui dipendenze passa il Comandante delle unità della FIR in rinforzo. Occorre però qui rilevare che l'organizzazione della difesa sarà tanto più pronta ed efficace, quamo maggiore sarà l'integrazione tra le sin-

87


gole componemi di Fora Armata operanti nell'area e, quindi, quanto minore sarà il livello di comando nel quale verrà realizzato il loro impiego coordinato. A tale scopo, appare indispensabile una strutturazione interforze dei Comandi di Regione Militare responsabili della organizzazione e della condotta della difesa. L'impiego della FTR, per la protezione delle aree esposte a minaccia a bassa intensità, avviene normalmente per aliquote, in rinforzo ai Comandi di Regione

Organizzazione della difesa L'impostazione della difesa risponde ai seguenti criteri di massima: realizzare una gravitazione in corrispondenza dei settori più esposti e più sensibili; assicurare una sorveglianza capillare e completa; garantire una permanente reattività della difesa; realizzare la massima notizie;

r<~pidità

nella raccolta e valutazione delle

assicurare la massima prontezza della reazione; e si concretizza in tre distinte funzioni: sorveglianza, protezio-

ne e reazione. L'area da proteggere viene quindi suddivisa in settori di Brigata, a loro volta ripaniti in senori di gruppo tatlico, e questi, infine, in settori di complesso minore. L'estensione dei senori di responsabilità ai vari livelli di comando può oscillare entro limiti assai ampi, in relazione alle forze disponibili e alla vulnerabilità della zona. Procedendo dall'avanti all'indietro, la sorveglianza si polarizza sempre più sugli assi stradali e sull 'impiego di pattuglie spiccatamente mobili.

La sorveglianza. Rappresenta l'esigenza primaria che condiziona

88


anche le altre attività, perchè la ridotta entità dei nuclei incursori ne rende particolarmente difficile l'individuazione e la localizzazione. Conseguentemente: si avvale in larga misura anche della cooperazione delle forze di polizia (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato), delle autorità civili e delle organizzazioni di protezione civile; è effettuata da posti di osservazione e allarme fissi, di forza variabile, ma sempre tendente ai valori minimi; è integrata da l pattugliamento per il comrollo degli spazi vuoti, da lla vigilanza effettuata dagli elicotteri, dal pattugliamento navale e aereo delle acque costie re, dall'attività di rilevamento dei radar di sorveglianza; utilizza un sistema di allarme in grado di garantire la immediata ritrasmissione eli tutte le notizie e informazioni fino ai più elevati livelli di comando; è normalmente appoggiata a lla linea eli costa, se sorveglia le provenienze dal mare; è appoggiata ad una linea eli ostacolo o acl una fascia eli terreno particolarmente aperto e agevolmente controllabile, se sotveglia una linea di confine. In corrispondenza delle zone costiere, l'impiego coordinato delle forze aeree e nava li, che pattugliano la fascia di mare antistante la costa minacciata , consente l'i ntercettazione e il controllo delle in1barcazioni sospette entro il limite delle acque territoriali. La sicurezza. In relazione al rilevante assorbimento di forze a scapito delle esigenze di soJveglianza, la sicurezza deve essere sti·ettamente limitata alla protezione degli obiettivi più sensibili e minacciati. Le forze eli sicurezza si articolano in distaccamenti di sicurezza, di forza variabile in relazione all'entità delle forze disponibili e alla vulnerabilità ed importanza dell'obiettivo da proteggere. Alle forze incaricate della sicurezza non possono essere assegnati altri compiti, se non dietro espresso ordine del Comandante che ne ha disposto l'impiego. La sicurezza delle installazioni militari è compito delle unità che le presidiano.

La reazione per l'eliminazione. Viene di norma sviluppata dalle dsetve di gruppo tattico e Brigata. La dislocazione delle riserve risponde sopràttutto ai criteri di rapido intervento e di massin1a

89


economia delle forze. Conseguentemente, queste vengono dislocate nell'area centrale del settore, talvolta in prossimità d i obiettivi importa nti, al fine di concorrere anche alle esigenze di difesa di questi, in un quadro di accentuata economia delle forze; più spesso, invece, vengono impiegate per il controllo degli itinerari stradali in profondità, mantenendo però sempre immediatamente pronta all'impiego un'aliquota pari ad almeno un terzo deiJa forza; sono frequentemente eliportate, al fine di rid urre al minimo i tempi di intervento sugli ampi spazi in cui si sviluppa l'operazione. In previsione dell'impiego, i Comandanti prendono conoscenza della zona con frequenti ricognizioni del terreno nel settore di competenza. Condotta della difesa La condotta della difesa è ispirata a criteri di prontezza e rapidità assolute. Pertanto, allorchè il nemico vie ne avvistato dai posti di osservazione e allarme, l'informazione viene immediatamente trasmessa al Comando superiore. Contemporaneamente viene preso contatto con l'avversario, al qua le deve essere comunque impedito d i spostarsi. Qualora ciò non fosse possibile, le forze d'incursione vengono tenute sotto stretta sorveglianza e i loro movimenti vengono comunicati con continuità a l Comando superiore. Qualora l'avversario attacchi un obiettivo p rotetto o s ia intercettaw dalle forze di sicurezza, queste reagiscono immediatamente e lo agganciano con il fuoco per impedirne il ripiegamento. Qualora i rappo1ti di forza siano favorevoli, lo attaccano con decisione e lo costringono alla resa o lo annientano. Nel frattempo tutte le comunicazioni relative al nemico vengono trasmesse con continuità al Comandante responsabile del settore. La riserva di Brigata è lo strumento con il quale viene perseguito l'annientamento totale delle forze di incu rsione; il suo impiego è sempre offensivo e tende anche alla distruzione dei mezzi di reimbarco, qua le sistema più sicuro per imped ire lo sganciamento e la fuga delle forze di incursione. Il Comandante della Regione, il quale normalmente non dispone d i una propria

90


riserva segue lo sviluppo della situazione disponendo, quando necessario, il rinforzo del seuore impegnato con rise1ve tratte dalle altre Brigate e coordina l'intervento delle forze aeree e navali, la cui reazione deve impedire a qualsiasi costo alle forze awersarie che sono riuscite a sganciarsi, di rientrare alla base. In questo tipo di operazioni: la fanreria blindata è l'arma idonea per eccellenza. Ad essa competono la vigilanza e la sicurezza degli obiettivi. In condizioni favorevoli, può anche risolvere definilivamente lo scontro con l"eliminazione degli incursori; la fanteria eliportata rappresenta lo strumento più adatto per intervenire con la necessaria tempestività. È quindi normale i l suo impiego quale riserva di settore. soprattutto al livello di Brigata; l'impiego dei carri è invece solo relativamente remunerativo, in relazione alla ·debolezza• dell'avversario ed ai suoi procedimenti d'azione. Possono tun:avia essere impiegati in rinforzo alle unità di fameria, per incrementarne la potenza e la protezione; gli elicotteri da ricognizione integrano la so1veglianza svolta dalle forze a terra. Quelli di attacco rappresemano invece il mezzo ideale per disu·uggere i mezzi di trasporto dell'awersario, siano essi imbarcazioni o mezzi ruotati; l'artiglieria trova utile impiego soltanto quando la consistenza delle forze di incursione sia tale da imporre l'organizzazione di una difesa vera e propria e, soprattu no, l'effettuazione eli un attacco in forze per l'eliminazione dell'avversario; le forze navali provvedono al pattugliamento delle acque antistanti la zona minacciata ed al controllo dei natanti individuati . Intervengono con azioni eli fuoco contro i tentativi manifesti eli reazione o di fuga; alle forze aeree compete l'eventuale inseguimento e distruzione dell'awersario che sia riuscito a sottrarsi alla cattura con la fuga.

91


L'organizzazione di Comando e Controllo L'eccezionale rarefazione dei dispositivi, la ridottissima consistenza dei nuclei di sorveglianza e di sicurezza, l'incertezza della situazione e l'imprevedibilità dei suoi sviluppi, impongono l'adozione di un sistema di comando caratterizzato da direttive e ordini precisi e concreti, ma che lascino la più ampia autonomia ai Comandanti in posto in merito alle modalità di assolvimento del compito, da iniziativa e rapidità di decisione a tutti i livelli, da stretta cooperazione fra tutte le forze impegnate, indipendentemente dalla Forza Armata, dall'Arma e dall"unità di appartenenza, e da stretta cooperazione con le forze di polizia, con le organizzazioni civili e con la popolazione. In questo quadro, compete al Comandante della Regione Militare indica re i criteri sui quali intende impostare la difesa, assegnare i compiti e fissare i limiti eli settore alle Brigate ed alle unità autonome direttamente dipendenti, ind icare le installazioni e le località di pa1ticolare importanza che devono essere proteue, indicare i criteri da seguire per l'organizzazione della rete di allarme e la sua utilizzazione, fissare i criteri per l'inserimento delle unità della Fffi nell'organizzazione logistica della Regione ed impiegare le unità aeree e navali alle dipendenze.

92


Capitolovm LE MISSIONI DI PEACE K.EEPING

Generalità L'ambieme operativo in cui si sviluppano le operazioni di peacekeeping è molto difficile da definire, potendo variare dal pieno e costante rispetto degli accordi da pa1te dei contendenti alla più diffusa e incontrollabile turbolenza, che può anche sfociare in una improvvisa ripresa delle ostilità. È tuttavia possibile individuare ed analizzare, almeno sommariamente, alcune delle più immediate e significative complicazioni del quadro operativo di base: la possibilità che le pani tentino, con vari artifici, d i aggil'Clre le clausole stipulate e gli impegni presi; ovvero che tentino di colpirsi vicendevolmente, aggirando le limitazioni e i comrolli svolti dalla Forza di Pace; l'eventualità, tutt'altro che remota, che obiettivo delle aggressioni siano le stesse forze di pace, al fme di provocame la reazione ed il coinvolgimento unilaterale; ipotesi, questa, la cui probabilità aumenta in proporzione geometrica con l'aumento numerico dei soggetti conflittuali, anche clandestini, che non si sentono vincolati dagli accordi conclusi dalle autorità ufficiali. È del pari possibile che, molto più semplicemente, le ' autorità ufficiali non siano in grndo di esercitare un efficace controllo sui loro stessi uomini; la presenza, da considerare sempre immanente, di gruppi dediti alla violenza e alla rnpina nei confronti della popolazione civile: il probabile esercizio di mezzi di pressione diversi per indurre la Forza di Pace ad escludere dai controlli determinate zone o determinate attività;

93


la possibilità che tentativi vengano messi in atto per ostacolare i movimenti degli uomini e dei mezzi della Forza di Pace. che frequentemente dovranno attraversare le zone controllate dai belligeranti; la probabilità, spesso coincidente con la cenezza, che molte comunicazioni radio e più di qualche comunicazione telefonica siano intercettate da ambedue le parti. Tutte queste condizioni, e le numerose altre che si possono presentare nelle forme meno prevedibili , danno luogo ad una situazione in cui è necessario che ogni Comandante dimostri una forte capacità di contatti umani, una buona conoscenza dell"ambiente ( da perseguirsi ancor prima clelfimpiego c da perfezionare successivamente senza lesinare negli sforzi) e, soprattutto, una spiccata attirudine a valutare freddamente e a decidere rapidamente. Per essere poste in condizione di fronteggiare efficacemente ogni possibile situazione e di assovere pienamente il compito assegnato, le Forze militari eli pace debbono poter operare con un mandato chiaro c realistico, in cui siano definiti nella misura più precisa possibile i criteri di uso della forza, non solo nell'autodifesa ma anche, e soprattutto, nell'assolvimento dei compiti previsti dal mandato. In linea eli principio. le operazioni di ·peace kceping· hanno lo scopo di garantire il rispetto delle condizioni di tregua stabilite tra i belligeranti, al fine di evitare una ripresa delle ostilità e facilitare il raggiungimento di un accordo duraturo di pace; sono quindi svolte con il consenso e il sostegno dei belligeranti. La realtà è però più sfumata e le missioni possono assumere forme diverse in relazione alla situazione in loco, pur mantenendo immutato lo scopo eli pervenire a durature condizioni eli pace. Sono syolte da forze militari plurinazionali, eli nonna sotto l'egida dell'O U. T principali strumenti operativi eli cui questo si avvale, per la condona delle operazioni eli Peace Keeping, sono due: le Missioni eli Osservatori Militari ( Obsevers Missions), costiruite da osservatori disarmati, incaricati eli controllare la situazione nell'area assegnata c riferire all'Organiz7..azionc delle Nazioni Unite le evemuali violazioni

94


degli accordi e le Forze di Pace (Peacekeeping Forces), costiruite da unità armate, che operano normalmente con compili di interposizione u-a le parti in conflitto, delle quali evitano, con la loro presenza, il contatto diretto. Queste ultime possono talvolta inglobare nel loro ambito anche Missioni di Osse1vatori Militari.

Preparazione dell'operazione Il Comandante della Forza eli Pace (o della Missione di Osse,varori) riceve direttamente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite gli ordini relativi alla missione, che comprendono: compito e scopo, forze disponibili, area d'imp iego, tempi di avvio dell'operazione, vincoli particolari. A sua volta, egli riassume i propri intendimenti e disposizioni in una serie eli direttive,che vengono successivamente riunite in un SOP (Standing Operating Procedures). Non appena ricevuto il documento, ogni Comandante subordinato prowede a compilarne uno analogo per il proprio livello. Fino a che il resto del SOP e degli eventuali documenti correlati non è approntato e distribuito, le Direttive costiruiscono i documenti di base per lo sviluppo clell'opel<tzione. Nel definire i lineamenti generali dell'operazione , il Comandame della Forza di Pace (o il Capo della Missione Osservatori) deve decidere: -

le aree e i punti di gravitazione dell'attività di controllo;

-

le aree ed i punti di gravitazione dell'attività d i inrerposizione (solo per la Forza di Pace), la costituzione ed i criteri di impiego delle riserve ai vari livelli (solo per la Forza di Pace),

-

il livello di reattività delle forze (solo per la Forza di Pace).

Quest'ultimo punto è sempre di fondamentale importanza, sia ai fini dell'assolvimento del compito, sia ai fini della sicurezza del per-

95


senale impegnato. La sua defmizione risente di due contrastami esigenze: la necessità di rispettare la funzione istituzionale, pacifica, della operazione di peacekeeping, da un lato; la necessità di non consentire ad alcuno di volgere a proprio profitto il delicato equilibrio della situazione, dall'altro.

Esecuzione a. L'impiego della Missione di Osservatori Militari La Missione di Osservatori Militari opera articolata per Nuclei di Osservatori, composto ciascuno di due o tre Ufficiali di differente nazionalità. Quando agisce nell 'ambito di una Forza di Pace, integra l'azione di interposizione svolta sul terreno dalle unità organiche, mediante osse1vazione e controllo polarizzati sulle attività svolte nei rispettivi territori dalle parti contrapposte. In tale quadro, può esercitare il controllo sul regolare svolgimento delle operazioni concordate, quali: modifiche di schieramento, scioglimento di reparti, distruzione o consegna di materiale d'armamento, trattamento delle minoranze appartenenti al gruppo contrapposto, trattamento dei prigionieri. Possono però anche concorrere all'azione della Forza di Pace, intervenendo in corrispondenza della linea di contatto per accertare violazioni della tregua, presiedendo allo scambio di prigionieri, ecc., Quando, invece, opera da sola , gli rintervenli lungo la linea del cessate il fuoco costituiscono genera lmente compito prioritario, al quale si aggiungono, come corollario, i rimanenti.

b. L 'impiego della Forza di Pace La composizione della Forza di Pace può variare sensibilmente da caso a caso in dipendenza dalla variabilità dei compiti e dei criteri costitutivi. È tuttavia possibi le definire una struuura di base (sulla quale possono poi innestarsi variazioni imposte dalla situazione par-

96


ticolarc e contingente) che può così essere definita: battaglioni operativi (in taluni casi, raggruppati per contingenti nazionali), unità di supporto per il comando, unità di supporto logistico, eventualmente una Missione di OsseiVatori. Di norma, le Forze di Pace fruiscono di un supporto aereo, ad ala fissa e/o rotante, rapportato alla consistenza ed alle esigenze della missione. Tale concorso si concretizza normalmente in m issioni di trasporto, ricognizione, ricerca e soccorso, ossetvazìone e collegamento, rilevamento forografico c meteorologico; eccezionalmente, di concorso aereo ravvicinato. In taluni casi, la Forza di Pace può ricevere il concorso di una forza navale, cui possono essere devoluti tutti o parte dei seguenti compiti: costituire base mobile per velivoli ed elicotteri eli supporto, fornire concorso di fuoco, concorrere alla sorveglianza della fascia costiera, integrare l'azione della Forza di Pace con misure di blocco/controllo del traffico marittimo. Di norma, lo schieramento della Forza di Pace si anicola in senori di battaglione e risetva della Forza eli Pace; i settori di battaglione, a loro volta, si articolano in settori eli compagnia e riseiVa. Nei settori assegnati le unità occupano permanentemente determinare postazioni, dalle quali vengono assolti i compiti operativi di competenza. Su eli esse le unità vivono e operano controllando il terreno circostante e arrivando Posti eli controllo, Posti eli blocco e Posti di osseiVazione, permanenti o temporanei, e distaccando pattuglie. In particolare: -i posti di controllo fissi hanno il compito di filtrare i passaggi su lle principali arterie, all 'interno o ai limiti della zona controllata dalla Forza di Pace, o in corrispondenza di una linea eli demarcazione, al fine di impedire il passaggio di persone, mezzi o material i pericolosi per il mantenimento della tregua o cotnunque vietati dagli accordi di smilitarizzazione dell'area. Le principali arterie da controllare ed i criteri cui deve ispirarsi l'attività di controllo sono definiti dal Comandante della FarLa di Pace. La loro precisa ubicazione è invece definita dal Comandante del battaglione. Compete infine al Comandante di compagnia definirne l'organizzazione sul terreno e la forza da impegnare nel presid io. Questa varia in relazione alla importanza della posizione ed al volume eli traffico da filtrare. In

97


caso di emergenza o nelle ore di chiusura i posti di controllo si trasformano in posti di blocco e non consentono il passaggio di nessun automezzo. Anche in questo caso, però, le misure di sicurezza vengono mantenute e, se necessario, rafforzate e nessun veicolo o persona è autorizzato a sostare entro il raggio di sicurezza del posto di blocco; - allorchè la cfjsponibilità di forze non consente un controllo sufficientemente capillare, il Comandante di btg. può integrare l'attività dei posti di controllo ftssi con posti di controllo mobili. Questi operano a tempo determinato e variabile, secondo gli orali e sugli itinerari indicati . Il loro schieramento viene segnalato con messaggio in codice a tutte le postazioni dell'area interessata aLla loro attività; - i posti di osservazione, mobili o fissi, hanno il compito di controllare l'attività svolta entro il loro raggio d'azione e di segnalarla al Comando da cui dipendono. Sono, di norma, collocati in punti sopraelevati, dai quali possono avere un'ampia visuale della zona circostante e hanno forza variabile, in relazione all'importanza della posizione. Registrano e segnalano tutti i movimenti o i fatti insoliti al Comando da cui dipendono, ma non sono autoJizzati a fermare o perquisire i mezzi e le persone individuare, tranne che in situazioni di emergenza o quando la zona sia interdetta al traffico, ovvero quando ne ricevano espresso ordine; - le pattuglie possono riceve1·e compiti molro diversificati, ma lo scopo del loro impiego è univoco: affermare e mantenere il controllo del ten·itorio. Esse operano quindi nelle zone non controllare da altri elementi della Forza di Pace per integrare l'attività dei posti di osservazione e dei posti di controllo (possono quindi anche costituire posti di controllo o posti eli osservazione mobili sul loro itinerario), controllare e rassicurare piccole comunità locali, manifestare materialmente la presenza della Forza di Pace, mantenere il collegamento fisico con le postazioni più isolate, raccogliere notizie, fornire scorta ai convogli, sopratturto civili, nel transito attraverso zone pericolose. Hanno forza e composizione variabile, in relazione al compito. Sono in contatto radio permanente con il Comando che le

98


ha distaccate. Il loro distacco viene di norma segnalato, in codice, a tutte le posrazioni della zona in cui dovranno operare; - le riserve sono d i norma costituite ad ogni livello ed intervengono ogniqualvolta le forze in posto non siano in grado di garantire l'assolvimento dei compiti assegnati. Compiti di particolare rilievo ed importanza, nel quadro operativo generale, sono attJibuiti alla rise rva della Forza di Pace, la quale è normalmente costituita da unità traete da tucti i contingenti e viene impiegata nelle situazioni di crisi particolarmente acute. La composizione multinazionale ha lo scopo di evitare che eventuali ritorsioni degli elementi più facinorosi si sviluppino conu·o il contingente che ha fornito la riserva, in ragione del fatto che il suo in1piego è d i norma previsto nelle situazioni di crisi particolarmente acute, q uando l'uso delle armi può divenire pressochè inevitabile. In caso di incidenti di una certa gravità, le eventuali riserve sectoriali inizialmente intervenute vengono quanto prima rinforzate dalla riserva della Forza di Pace.

Modalità particolari di condotta

a. I livelli di prontezza operativa Poichè la situazione può alternare momenti d i relativa tranquillità a momenti d i acuta tensione, sono previsti più livelli di approntamento, adoctati su ordine del Comandante della Forza di Pace. Quelli fondamentali sono normalmente: livello 1: attività normale; livello 2: stato di alle1ta: i movimenti vengono limitati all'essenziale, le licenze vengono sospese, le visite annullate, le riserve vengono poste in stato di allarme; livello 3: allarme generale: i civili vengono evacuati dalle aree minacciate, i movimenti vengono limitati a quelli di emergenza, le unità assumono gli schieramenti difensivi, vengono rafforzate le misure di sicurezza,i posti di controllo vengono chiusi, viene ridono il n umero dei posti di osservazione in funzione, vengono rinforzate le pattuglie, le riserve assumono il massimo livello di appronmmento.

99


b. L 'uso delle forza La condotta delle operazioni di peace keeping si caratterizza per la necessità di raggiungere gli obiettivi del mandato, possibilmente senza ricon·ere all'uso della forza. In ogni caso, le am1i vengono usare secondo i criteri formulati nel mandato. In linea eli massima, per l'autodifesa e in caso di attacchi volti acl impedire alla Forza di Pace di assolvere il proprio compito, di tentativi eli penetrare nelle posizioni occupate dalla Forza di Pace e eli tentativi di disarmarne, catturarne o colpirne il personale, nonché per la difesa eli persone inermi. In ogni circostanza !"uso della forza dovrà essere ispirato ai seguenti criteri:

impiegarla solo nella misura stretta mente necessaria a sventare la minaccia, ogniqualvolta possibile, tentare di prevenire con trattative lo scontro diretto, prima eli passare al fuoco mirato, utilizzare intelligibili segna li di avvertimento. Ma non esitare ad a pru·e il fuoco immediatamente se un eventuale ritardo potesse pregiudicare la sicurezza del personale, tenere il fuoco sotto controllo e farlo cessare non appena siano stati conseguiti gli scopi per cui era stato iniziato. c. La sìcurezza del personale

La perdita di personale in mrsstone di pace, vittima dell'ostilità delle parti in conflitto, rappresenta un'eventua lità che non sempre può essere evitata . Tuttavia , costituisce obbligo morale di tutti i Comandanti porre in essere ogn i ragionevole misura per ridurre al minimo la probabilità che essa si verifichi. I Nuclei Osservatori sono queiH esposti a maggiore pericolo, soprattutto perchè generalmente disarmati. Pertanto, in caso di grave minaccia pe r la loro incolumità, la misura più opportuna

100


rimane quella di sosrenderc temporaneamente l'attività nella zona di pericolo. La possibilità di reagire con le armi conferisce inYcce alle unità della Forza di Pace un grado di vu lnerabilità nettamente inferiore. Tuuavia, è necessario che anch'esse adottino tutte le necessarie misure di sicu rezza. Particolare attenzione deve essere rivo lta ai seguenti punti: ricoveri, che debbono essere idonei ad accogliere confo1tevolmente il personale dei presidi di ruae le postazioni. Ciascun ricovero deve dispo1Te di una rise1va di acqua e vh·eri sufficiente per almeno dieci giomi, che dovrà essere regolarmente souoposra a rotazione periodica. La loro costruzione deve avvenire secondo un'ordine di precedenza fissato in ragione della minaccia che sovrasta la posizione; equipaggiamento, che deve sempre comprendere elmeui c giubboui antiproiettile, da indossa re ogn i volta che il personale è impegnato in situazioni di rischio, dotazioni sanitarie adeguate alle esigenze di comballimento cd alla protezione dai pericoli ambientali, eventuale materiale di protezione NBC; movimenti del personale fuori delle posizioni, che rappresentano sempre un momento di p~111icol are rischio: ordigni esplosivi, mine c campi minati, che rappresentano una minaccia permanente, non solo quali residui dei precedenti combattimenti, ma anche quale subdolo mezzo di offesa. la protezione dovrà perciò polarizzarsi su ll'addestramento del personale al riconoscimento dell e mine, dei campi minati e degli ordigni esplosivi, sulla raccolta delle informazioni e sull'adozione delle più efficaci misure di sicurezza; colpi di mano e attentati con esplosivo, specie con autobombe, che rappresentano un pericolo costante, soprattutto nei centri abitati e richiedono l'adozione permanente di strettissime contromisure. In particolare, nelle vicinanze delle installazioni e delle postazioni della Forza di Pace non deve essere consentita la sosta di alcun veicolo, acl eccezione di quelli militari; gli accessi alle instaUazioni militari devono essere organizzati in modo da costringere turri gli auto-

101


mezzi a rallentare e fennarsi. Gli sban"amenti devono essere realizzati in modo tale da non consentire a mezzi lanciati in corsa di superarli senza che le forze eli sicurezza abbiano la possibilità di intervenire. La loro distanza dalle aree in cu i opera il personale deve essere tale che neppure una esplosione ad alto potenziale possa costituire pericolo per le loro vite. Tutte le installazioni militari devono essere contornate da protezioni idonee a ga1'antire la Inassima sicurezza possibile al personale che vi opet<l. d. I rastrellamenti e le perquisizioni

Nell'ambito di una operazione di peace keeping è normale che la Forza di Pace effettui saltuariamente rastrellamenti e perquisizioni nell'area eli competenza, soprattutto alla ricerca di armi, persone sequestrate, esplosivi, basi operative di gmppi eversivi. Queste operazioni sono condotte su ord ine del Comandante le Forze di Pace, ma, in situazioni di emergenza, l'ordine può essere impaltito anche da un Comandante d i livello inferiore. Ogniqualvolta possibile, è oppon uno c he le perquisizioni, soprarruuo di abitazioni, siano svolte dalla polizia locale, affiancata e sostenuta da unità della Forza di Pace. e. Le ispezioni

Le ispezioni sono svolte sul territorio delle pa11i bel ligeranti per accertare il rispetto delle clausole di tregua: mantenimento delle linee di attestamento concordare, esclusione eli alcuni tipi eli armamento da determinate fasce eli tetTitorio, riduzione delle unità schiei"ate, ecc.. Ogni difficoltà o limitazione frapposta al loro regolare svolgimento dov1.à essere regolarmente registrata e segnalata nella relazione da inviare al Comando della Forza di Pace. f. Le violazioni della tregua

Quando si verif icano sostanziali violazioni degli accordi di tregua

102


(quali potrebbero esscre, ad esempio, l'infiltrazione in aree sm ilitarizzate o azioni di fuoco di qualsiasi tipo) il tempestivo intervento della Forza di Pace può riportare la situazione sotto controllo e prcvenirne il rapido degenerare. In particolare. in caso di violazioni del cessate il fuoco, frequenti soprattutto ad opera di elementi temporaneamente sfuggiti al controllo delle autorità legali, tanto la Forza di Pace, quanto gli Osservatori potranno richiedere un tempestivo intervemo delle autorità responsabili delle parti per ottenere un cessate il fuoco immediato, prima che si determini un incontrollabile processo di spiralizzazione della crisi. Diversa sarà la situazione quando si dovesse verificare un'azione deliberata e massiccia di unità regolari di un belligerante. In questo caso, infatti, mentre i nuclei Osservatori dovranno attenersi alla prassi precedente e potranno, quindi, soltanto prendere contatto con i Comandanti in posto per tentare di negoziare la cessazione degli atti ostili, le Forze di interposizione potranno,invece, in tervenire per ritardare o an·estare lo sviluppo dell'azione, con reazioni commisurate ai criteri di reanività fìssati dal mandato ed alla gravità della violazione.

g. Le inchieste a seguito di incidenti Un'altra circostanza specifica, in cui l'azione immediata della Forza di Pace può riportare sotto controllo la tensione e spegnere sul nascere focolai di spiralizzazione, è l'intervento a seguito di incidenti tra le parti, che abbiano o meno coinvolto personale deiI'ONU. Le inchieste vengono di norma svolte d'iniziativa dai Comandanti in posto. a seguito eli incidenti nell 'area eli loro giurisdizione, in accordo con le parti conflittuali e su autorizzazione del Comandante la Forza di pace, o su rich iesta di uno dei belligeranti. In caso eli incidenti di particolare gravità, il Comandante della Forza di Pace può avocarne a sé la condotta. h. La ricerca e localizzazione di armi, munizioni ed esplosivi Una presenza particolarmente pericolosa, nell'area di responsabi-

103


lità della Forza di Pace, è quella di armi, mun izion i ed esplosivi illegalmente detenuti da affiliati alle varie organizzazioni, di norma clandestine. Le norme per la ricerca di armi non regolarmente autorizzate variano da caso a caso; è però di fondamentale importanza (e deve essere oggetto eli specifico addestramento) che il personale della Forza di Pace sia in grado eli inclividuarle e riconoscerle anche quando siano più o meno accuratamente occultate. Le armi, le munizioni e gli esplosivi non autorizzati vengono confiscati.

1.

Il passaggio e lo scambio eli persone e materiali tra i territori occupati dai belligeranti

Di norma, il passaggio di persone e materiali tra le zone occupate dai due partiti contrapposti awiene aLtraverso le posizioni presidiate dalla Forza di Pace. A questa compete: prendere gli accordi preliminari con le pa1ti contrapposte e assumere la direzione delle operazioni; comrollare iJ rispetto degli accordi intercorsi; evitare il contatto direno tra personale armato delle forze contrapposte.

l. Il collegamento con le parti coJ~jlittuali Un problema fondamentale, n eli 'ambito della Forza eli Pace, è quello del collegamento con i Comandi militari delle pa1ti conflinuali, che deve essere assicurato e mantenuto con carattere di continuità ad ogni livello. Tn taluni casi, i contatti clovrano essere mantenuti anche con le autorità civili. Le norme per il collegamento sono fissate da l Comandante della Forza di Pace, il quale definisce chi è autorizzato a collegarsi, con chi è autorizzato il collegamento, quali aree di negoziato sono riservare al Comandante della Forza d i Pace, quale tipo di informazioni non può essere trasmesso o accettalo, con qua li elementi è proibito ogni tipo di collegamento.

104


Pur nella rigorosa salvaguardia dell'iniziativa dei Comandanti in posto, il più assoluto rispetto dei vincoli fìssati dal Comandante della Forza di Pace è condizione indispensabile per evitare dannosi equivoci e pericolose conseguenze tanto per la riuscita dell"operazione quanto per la sicurezza stessa della Forza di Pace.

m. L 'addestrctmento La preparazione all'impiego in operazioni di peace keeping può raggiungere completa efficacia solo se si innesta su un precedente livello di addestramento tecnico tattico quanto più possibile prossimo alla perfezione. La preparazione dovrà comprendere anche l'orientamento sull'ambiente umano e operativo in cui le forze sono chiamate ad operare ed essere completata prima del la partenza del contingente. Una volta schierati, i contingenti avranno poco tempo da dedicare all'addestramento, tuttavia un programma minimo deve essere previsto anche in zona di operazioni, a imegrazione, completamento c manten i mento d i qua nto precedentemente appreso, soprauutto per quanto riguarda l'addestramento al tiro e la pratica d'armi, l'addestramemo eli ambientamenro, l'addestramento al riconoscimento immediato delle mine e degli ordigni esplosivi, l'addestramento alla individuazione ed al riconoscimento del personale, delle armi e dei mezzi delle forze operanti nell'area, anche nelle più difficili condizioni d i luce, il perfezionamento nella lingua inglese e nelle procedure radio e telefoniche. Il nmo dovrà essere integrato da esercitazioni, soprattutto impostate su: comportamento da tenere in caso di ripresa delle ostilità, applicazione di particola ri piani operativi, im p iego delle risctve nelle aree predisposte.

n. Le telecomunicazioni

Le difficoltà che si frappongono ad un efficiente servizio di tele-

105


comunicazioni sono, nelle operazioni di peace keeping, numerose, in ragione dei diversi tipi di materiali, dell'elevato numero delle reti e dei tipi di collegamento, delle differenze di procedure, della presenza normale di reti gestite da personale civile. È quindi indispensabile che il sistema funzioni in un regime di disciplina molto severa, seco ndo le disposizioni emanate dal responsabile militare, Capo delle Trasmissioni,e dal responsabile civile, Capo del Servizio delle Telecomunicazioni. In linea di principio, tutte le esigenze di collegam ento all 'interno della Forza di Pace sono coperte dalle reti militari, che fanno capo ad un Centro Trasmissioni (Communications Center COMCEN) a livello Comando della Forza di Pace. Per contro, le esigenze di collegamento con l'esterno sono normalmente soddisfatte da una o rganizzazione civi le, che fa capo alla Sala Rad io (Radio Room). La sicurezza delle trasmissioni rappresenta un obiettivo prioritario e non facile da perseguire. Le operazioni di peace keeping si sviluppano, infaui, in un ambiente di costante tensione e sospeuo, destinato inevitabilmente a coinvolgere anche la Forza di Pace. Conseguentemente, le telecomunicazioni devono essere conc;ideratc permanentemente sottoposte a tentativi d i intercettazione.

o. L 'organizzazione logistica Il perfetto funzionamento del supporto logistico costituisce condizione essenziale per il successo, anche nel le operazioni di peace keeping . Il conseguimento di tale obiettivo è però reso difficile da una serie di circostanze i cui effetti interagiscono cumulativamente sulla organizzazione e sul funzionamemo degli organi logistici. Tra questi: l'eterogeneità delle procedure e dei materiali, conseguente alla composizione multinazionale delle forze; la presenza c la contemporanea attività di o rganizzazion i logistiche civili; la necessità di armoni zza re strutture c procedure radicalmen te diverse, evitando doppioni inutili e sprechi ingiustificati, ma, d'altro canto, senza tol-

106


lcrare inammissibili soluzioni di continuità nel flusso logistico. Poiché l'Organizzazione delle Nazioni Uni(e non dispone di attrezzature logistiche nell'accezione normale del termine (ad eccezione di un deposito relativamente modesto nell'area di Pisa), l'organizzazione logistica è da costitu ire ogni volta ·ex novo· per'ciascuna missione, legando nel modo pil t rapido e funzionale possibile le organiz;r..azioni dci singoli contingenti a quella predisposta dalle Nazioni Unite. Di norma gli Osservatori Militari si presentano nell'area della i\lissione con il solo equipaggiamento personale al seguito. Durante il loro turno. essi devono provvedere con la rispettiva indennità di missione al vcuovagliamento e all'alloggio. Il supporlO logistico in funzione operativa (trasporre, collegamenti, ecc.) viene, invece, fornito da l Sevizio di Campagna (Field Setvice) civile deii'Ol\TU. Il supporto logistico di una Forza di Pace, invece, è funzione essenzialmente militare; quando si ha una struttura mista, comprendente anche una Missione di Osservatori, il supporto logistico di quest'ultima (ci\·ile) dovrà operare alle dipendenze di quello militare delle Unità della Forza di Pace. Analogamente. quando sia presente presso la Forza di Pace una aliquota di personale civile addetto a specifiche funzioni (polizia civile, controllori elenorali, ecc.), varrà il criterio di massima di attribuire all'organizzazione militare anche il sostegno 1ogistico di questa. La mancanza di una organizzazione logistica permanente, impone alle Unità della Forza di Pace di fare affidamento, per i primi 60 (sessanta) giorni, esclusivamente sulla propria temporanea autosu ffìcienza. Una volta trascorsi i sessanta giorni dal momento in cui la Forza di Pace ha raggiunto gli schieramenti previsti ed è iniziata l'attività operativa, l'Organizzazione delle Nazioni Unite assume direttamente l'onere dell'approvvigionamento dei materiali c mezzi speciali richiesti dal Comandante della Forza di Pace, dei materia li di consumo vari. dci pezzi di ricambio, del materiale di vettovagliamento, dei carbolubrificanti, dei capi di vestiario costituenti uniformi ONU,

107


delle telecomunicazioni,del trasporto dei materiali, limitatamente a quelli autorizzati, degli alloggiamenti. Per i materiali che non possono essere riforniti direttamente dalle Nazioni Unire, queste autorizzeranno, con una lettera eli assistenza (Letter of Assist!LOA), l'approvvigionamento a spese deii'ONU. Durante lo sviluppo dell'operazione, i singoli Paesi porranno rifornire iJ proprio contingente con il materiale che si rendesse necessario, ma sarà soggetto a rimborso soltanto quanto di volta in volta autorizzato dalla Organizzazione delle , azioni Unite. La struttura organizzativa logistica può variare entro una gamma molto ampia di possibilità. in relazione all'impiego del personale civile nelle varie attività logistiche (questo, in alcuni casi avrà compiti soltanto amministrativi, in altri potrà assolvere anche una serie più o meno ampia eli servizi, quali: ripa razioni, servizi tecnici, servizio conduttori, ecc.) ed al sistema prescelto eli accentramento o decentramento dei servizi logistici (questi, infatti, possono essere assolti da una Unita logistica eli un'unica nazionalità, ovvero da una Unità mista plurinazionale, ovvero dalle Unità logistiche dei singoli contingenti). La complessità del problema è qui esasperata dalla eccezionale molteplicità dei mezzi impiegati nell'ambito di una forai multinazionale, poichè ogni comingenre opera con quelli normalmente in dotazione. Ciò può imporre di fare eseguire in ogni caso presso i battaglioni anche alcuni interventi tipici del secondo anello. In questo tipo eli operazioni, anche il control lo dei movimenti logistici è funzione di primaria importanza, che viene assolta dal Comando della Forza di Pace e riguarda tanto l'organizzazione e la supervisione di tutti i movimenti eli personale e materiali, su strada , per ferrovia. per mare e per via aerea. da e per la zona di operazioni e attraverso le linee di demarcazione interne, quanto l'organizzazione di movimenti non operativi su larga scala, anche all'interno della zona di operazioni. TI Servizio San itario è norma lmente di competenza dei singoli contingenti. Il Comando della Forza di Pace è responsabile soltanto del tempestivo sgombero sul luogo di cura che offra le migliori garanzie ai tranamcnto e di cura.

108 l


L'organizzazione di Comando e Controllo Il Comando della Forza di Pace, così come quello della Missione di Osservatori, è sempre costituito su base internazionale e formato da una rappresentanza , quanto più possibile proporzionale. delle nazionalità presenti nelle Unità d i impiego. In paJticolarc: a. La Missione di Osse1vatori Militari opem agli ordini di un Capo della Missione (Chief Mission of Observers/ CMO) il quale si avvale di un piccolo M, di composizione variabile, per il coordinamento e controllo dell'attività dei 1 uclei osseiYatori. b. La Forza di Pace opera agli ordini di un Comandame (Force Commander/ FC), di norma di grado non inferiore a Generale di Brigata. Questi è la prima autorità militare delle azioni Unite in zona di operazioni ed esercita il controllo operativo su rune le UniLLì ai suoi ordini, che mantengono la dipendenza nazionale per le sole questioni attinenti al personale ed alla sua amministrazione. È responsabile, nei confronti del Segretario Generale deli'ONU, dell'organizzazione e dell'impiego delle forze alle sue dipendenze. È autorizzato a tenere conwni con i responsabili delle pa11i in conflitto per l'applicazione degli accordi stipulati in sede politica; può esercitare attività di media::done e di ·raffreddamento- delle clisi locali, anche se, di norma, non è autorizzato a negoziare questioni riguardanti il profilo politico della mtsstone. el corso dell'operazione agisce alle direne dipendenze del Sottosegretario Generale per gli.Affari Politici Speciali (Under-Secreta1y Generai. for Special Politica l Affairs/USGSPA) che presiede l'Uflìcio per gli affali politici speciali. Per i problemi organizzativi c atnlllinistrativi dell'operazione fa invece capo alla Divisione Operazioni di Campagna (Ficld Operations Oivision) dell'Uflìcio Servizi Generali. Per l'assolvimento delle sue funzioni, dispone di un Vice Comandante, di uno Stato l\laggiore militar<:; (per la parte operativa), di uno Stato .Maggiore civile (per la parre amministmtiva) e di rre Consiglieri civili, un Primo Consiglie're per i contatti politici e diplomatici nella regione. un Addetto alla Pubblica informazione e un Assistente legale. elle operazioni svolte sotto l'egida.di Organizzazioni regionali o in seguito ad accordi multilaterali, può· verificarsi che la Forza multi-

109


nazionale non operi sotto comando unico. In tal caso i Comandanti dei singoli contingenti rimangono a lle d ipendenze delle rispettive auro rità nazionali ed un Comitato Politico Militare, di cui peraltro essi fanno parte a pieno titolo, unitamente ai rappresentanti diplomatici dei Paesi partecipanti, assolve le funzioni di coordinamento in loco. ELEMENTI ESSENZIALI DELLA STRUTTIJRA DI COMANDO DELLA FORZA DI PACE

COMANDANTE l

l

VI CECO MANDANTE -------~l - PIUMO CONSIGLIERE -ADDETTO PUBBUCA Il\lfORMAZIONE

- ASSISTENTE LEGALE l l l

r--------------7--------------i

l

l

l

CAPO SERVIZI AMMINISTRATIVI :

(SM civile)

UNITA' E FORMAZIONI

: 1

CAP0 DI SM

(SM militare) l

,---------------------- -------i l

l

l

CAPO UFFICIO PERSONALE

CAPO UFFICIO LOGISTICO

CAPO UFFICIO OPERAZIONI

.-- --- - - - ------------------------------i l

l

SEZIONE INFORMAZIONI OPERATIVE

SEZIONE OPERAZIONI

SALA OPERATIVA(*) (") La sala opcraLiva è il <entrO nodale- di tuLtc le decisioni operative della Fo17..a di Pace. È artiva in pennanenza, 7 giorni alla senimana, 24 ore su 24. All' Ufficiale di Servizio alla Sala OpcraLiva , sempre sul posto, fanno capo rune le comunicazioni di caranere operarivo delle Unità d ipendenti.

110 l


Capitolo IX LE MISSIONI UMANITARIE

Gene ralità Scopo delle missioni umanitarie è queUo di salvare vite umane e alleviare le condizioni di sofferenza materiale delle popolazioni colpite da gravi calamità, naturali o determinate dall'intervento umano. Lo sviluppo dell'operazione assume connotati diversi a seconda delle condizioni ambientali. Jn particolare: non richiede misure integrative, oltre quelle normali eli soccorso, quando le strutture statuali siano ancora sostanzialmente efficienti ed in grado eli assicurare tanto l'ordine quanto il normale sviluppo delle attività fondamentali; richiede anche il concorso al mantenimento dell'ordine pubblico, quando le autorità di governo non siano in grado di esercitare appieno il controllo sull'ordine e la sicurezza: richiede anche un·adeguata protezione militare, di norma assicurata da una forta operativa indipedente dalla Forza di Intervento Umanitario, ma con essa strettamente cooperante, quando si svolga sotto la permanente minaccia di forze ostili. In relazione alle specifiche esigenze del momemo, alla Forza eli Intervento possono essere assegnati compiti di:

- soccorso immediato, per il salvataggio di vite umane in imminente pericolo (che assume anch'esso configurazioni diverse in relazione all'evento che ha causato la calamità: recupero di persone sepolte dalle macerie in caso di evento sismico, recupero di persone isolate e disperse in caso di inondazioni, decontaminazione in caso di incidente nucleare, ecc.). Questo tipo di intervento, che si caratterizza per l'immediatezza con cui deve essere fornito, ha sempre un preminente contenuto tecnico e pertanto richiede normalmente l'impiego di unità specializzate.

111


Frequentemente, la direzione delle operazioni è assunta da organi tecnici di soccorso locali (vigili del fuoco, difesa civile, ecc.), cui le unità militari forniscono il necessario concorso. Tn caso di totale assenza di personale specializzato civile, o qualora questo non sia sufficiente a coprire tutto il territorio investito dalla calarrtità, l'operazione di soccorso può essere organizzata e svolta, nel proprio settore, dalle sole unità militari;

- soccorso per la s opravvivenza, volto ad assicurare l'aiuto indispensabile per sopravvivere a quanti sono stati colpiti dalla calamità. Può a sua volta comprendere una o più delle seguenti responsabilità: rifornimenti viveri e materiali di prima necessità; costruzione e organizzazione di alloggiamenti di emergenza e lavori per la ripresa delle attività essenziali; organizzazione di sgomberi t trasferimenri di massa; soccorso san itario, che frequememente si accompagna, come complemento indispensabile, a gran parte degli interventi. el caso più completo, i compiti di soccorso immediato e per la sopravvivenza possono essere assolti da un'unica Forza di Inte1vento, variamente articolata in relazione alla specificità della situazione. Essa può quindi comprendere, in tutto o in pa11e:

a. Nucleo di Soccorso Immediato, costituito dalle unità cui competono gli interventi per il sa lvataggio di vite umane in immincme pericolo. Assolve, in alternativa, i seguenti compiti specifici: in caso di disasu·o sismico, recuperare gli individui ancora in vita cd i corpi sepolti sono le macerie; in caso di inondazioni, recuperare gli individui cd i gruppi isolati e travolti dalle acque; in caso di incidente nucleare, provvedere alla decontaminazione individuale c, se necessario, ad una limitata bonifica ambientale. Concorre inoltre, quando necessario, al salvataggio di animali ed al recupero di beni.

b. Nucleo Logistico d'Interve nto, costituito su una o più Unità Logistiche, aventi il compito d i o rganizza re i Centri Logistici in corrispondenza delle zone eli sca rico de i materiali di soccorso e provvedere alla ricezione, immagazzinamento c gestione dei mate112


riali, allo smistamento, ai trasporti e all'eventuale distribuzione, all'eventuale trasferimento in condizioni di sicurezza di nuclei di popolazione ed eventualmente alla gestione delle tendopoli. Acl esso compete anche l'organizzazione dei Centri Sanitari destinati a provvedere all'assistenza e alla cura, generica e specialistica, d i malati e traumatizzati, alla distribuzione di medicinali, ad eventuali vaccinazioni di massa, ad eventuali disinfezioni e disinfestazioni ambientali. c. Nucleo Lavori, costHuito da unità del genio, aventi il compito di predisporre le aree e rea lizzare la messa in opera di villaggi di tende e/ o prefabbricati, ivi compresi i relarivi impianti tecnologici, provvedere alla demolizione degli edifici pericolanti, all'eventuale riattamento e alla manutenzione della viabilità stradale e ferroviaria, specie in corrispondenza delle opere d'a1te, allo sgombero di macerie e al ripristino di infrastruttu re di pubblica utilità ed eventualmente alla raccolta e inumazione delle vittime (in cooperazione con il personale dei Centri San itari). d . Nucleo ALE/ Aeronautica, costitu ito da unità elicotteri ed eventuali velivoli da ricognizione e trasporto per il concorso all'attività di soccorso svolta dalla Forza di Intervemo Umanitario. e. Nucleo Marina, costituito dalle unità navali assegnate con compiti di supp01to logistico alla Forza di Intervento.

f. Nucleo eU Polizia Militare, costituito da unità dell'Arma dei Carabinieri, avente compiti di Polizia Militare nell'ambito della Forza di Intervento, di protezione dei Comandi e delle infrastrutture militari, eli concorso, in caso di necessità, all'opera della polizia locale nel mantenimento dell'ordine pubblico. Preparazione della missione La preparazione della missione presenta caratteristiche diverse in relazione ai tempi ed alle finalità dell'intervento. Infatti, gli interventi per il soccorso immediato hanno una loro specifica caratte-

113


rizzazione, che li differenzia da quelli di soccorso per la sopravvivenza, poichè hanno inizio nelle ore immediatamente susseguenti la calamità , con tempi di approntamento e intervento quanto più possibile contratti e si sviluppano con una serie di interventi tecnici, normalmente in concorso all'opera di altri elementi specializzati. I problemi concettuali sono quindi qui ridotti al minimo, mentre prevalgono quelli organizzativi e sopratrutto quelli tecnici, da risolvere secondo procedure standardizzate. Importanza non secondaria rivestono, in considerazione della contrazione dei tempi di intervento, i problemi di trasporto a piè d'opera, i quali vanno affrontati e risolti secondo i seguenti criteri: portare al seguito rutro e solo il personale, i mezzi e i mmeriali indispensabili ad un rapido avvio e ad un efficace sviluppo dell'operazione di soccorso, in un quadro di totale autonomia

logistica e tecnica; utilizzare i mezzi più celeri e più adalti per portarsi al completo a immediato ridosso dell'area di intervento. Anche il Comandante del ucleo impegnato disporrà di un tempo molto breve per la preparazione della missione e dovrà avvalersi di elementi di situazione inevitabilmente incerti c incompleti. Potrà perciò defmire i dettagli dell'operazione soltanto in posto, dopo aver preso l'indispensabile contatto con gli organi direttivi locali ed essersi reso personalmente conto della situazione. Può essere quindi necessario che preceda il reparto in zona di impiego. Essenziale, per la buona riuscita della missione, è inoltre la disponibilità di una struttura agile c Ocssibile, articolata in nuclei di lavoro dorati eli spiccata autonomia, da impiegare a ragion veduta e con la massima prontezza.

Gli interventi di soccorso per la sopravvivenza vanno invece sviluppati sulla base di criteri che si discostano anche sostanzialmente dalle semplici norme tecniche e si concretizzano in un vero e proprio concetto operativo. In esso, il Comandante indicherà a quali delle possibili esigenze imencle attribuire la priorità, l'ubicazione delle basi logistiche da cui si deve irrad iare l'attività di soccorso e le arce o le categorie di persone cui intende auribuire la precedenza

114


nelJ'attività di soccorso. L'avvio dell'anività organizzativa è quindi preceduto, ogniqualvolra ve ne sia il tempo, da una ricognizione della zona d'intervento, ad integrazione dello studio cartografico. In sede di ricognizione, particolare attenzione deve essere rivolta alle caratteristiche e condizioni della rete stradale, alle caraneristiche e condizioni delle zone di previsto impianto delle infrastrutture militari e ad uso civile (quando previste), alle caratteristiche dell'ambiente umano e alla situazione dell'ordine pubblico, alla situazione sanitaria genera le, alle risorse locali, con particolare riferimento a quelle idriche, alle condizioni climatiche prevalenti e aJJe caratteristiche e situazione degli impianti pottuali e aeroportuali. Qualora, per qualsivoglia motivo, la ricognizione non possa essere eseguita, queste notizie dovranno essere comunque raccolte nella più larga misura possibile e con il massimo grado di attendibilità, nel quadro dell'attività informativa prima dell'avvio deiJ'operazione. Esecuzione della missione L'esecuzione della missione si sviluppa attraverso le seguenti fasi: afflusso e concentramento delle forze; imbarco; trasporto per il raggiungimento dell'area d'intervento; scarico e raggiungimento delle zone d'impiego; organizzazione delle basi e avvio dell'operazione. In particolare, durante l'afflusso e il concentramento le unità della Forza d'Intervento muovono dalle sedi stanziali per raggiungere le zone fissate per l'imbarco. Le operazioni eli afflusso iniziano con la partenza delle unità dalle sedi stanziali e terminano con la sistemazione nella zona di concentramento assegnata. Ciascuna unità, raggiunta la zona assegnata, provvede alla sistemazione e al controllo del personale, dei mezzi e dei materiali, prende contatto, tramite Ufficiali di collegamento, con gli organi preposti alle operazioni di imbarco, provvede alla ricognizione degli itinerari e delle zone di imbarco e riporta a livello le dotazioni incomplete. Criteri informatori del concentramento sono l'utilizzazione di zone e nrro favorevo li rapporti di d istanza dai porri d'imbarco, 115


l 'ap p ro ntamento dei materiali suddivisi per nuclei d'impiego e la riparazione (o la sostituzione) di tutti i materiali che risultassero, per qualsivoglia motivo, non perfettamente efficienti. La fase di imbarco comprende sia il trasferimento dalle zone di concentramento ai punti di imbarco, sia il caricamento sui mezzi predisposti per il trasporto. Di norma il caricamento dei materiali avviene con il sistema del •carico ammin istrativo•, cioè con il massimo sf1u ttamento dei volumi d isponibili. Fa però eccezione il ucleo d'Intervento Immediato, che carica norma lmente con il sistema del •Carico di combattimentO O bilanciatO• per garantire rimmediata operatività delle unità all'arrivo in zona d'impiego. Il trasporto avviene normalmente per via aerea e/ o per via ma rittima. In linea di massima viene utilizzato il mezzo aereo per le unità il cui intervento è particolarmente u rgente, quindi per il Jucleo di Soccorso Immediato, semprechè non vi ostino problemi particolari di peso e di ingombro dei carichi e di agibilità degli impianti aeroportuali; viene invece utilizzato il mezzo marittimo per i materiali di maggior peso e volume e, naturalmente, per tuue le unità per le quali non sia indispensabile il traspo110 aereo. D i norma i velivoli e gli elicotteri del Nucleo ALE/ Aeronautica non impegnati nelle operazioni di trasporto raggiungono la base assegnata in volo. Quando questa è ad una distanza superiore a quella massima consentita dall'autonomia dei mezzi. usufruiscono normalmente di atterraggi intermedi. Sulle maggiori distanze i mezzi ad ala rOtante vengono trasportati via. mare fìno al porto di scarico e di qui raggiungono la base operativa in volo; invece, se le distanze sono contenute e non vi sono ostacoli tecnici o operativi, raggiungono la nuova base in volo, usufruendo anch'essi di scali intermedi per il rifornimento carburante. Tn taluni casi, il trasporto può anche avvenire per ferrovia, qualora la zona di intervenro sia raggiungibile dalle sedi stanziali solo per via eli terra, o per via ordinaria, qualora la zona di intervento sia relativamente prossima alle sedi stan:liali . Per lo scarico ed il mggiu ngimento della zona di interv~nto, le unirà il cui impiego è più urgente sostano nella zona di scarico, o in

116


prossimità di essa, pt:r il solo tempo indispensabile al completamento delle operazioni di scarico c ad un rapido riordinamento; danno quindi immediato inizio al movimento, di norma per via ordinaria, per raggiungere l'area di intervento; le rimanenti unità, invece, provvedono, se non è stato possibile svolgerle in precedenza, a lla effettuazione di rapide ricognizioni degli itinerari e delle aree di impiego. Comunque, anche in questo caso, è indispensabile che il movimento riprenda quamo prima possibile. Appena g iunto in posto, il Comandante della Forza d i-inte1vento prende contatto con le autorità locali; in tale sede le informa nel dettaglio sulle proprie possibilità e rappresema eventuali esigenze per il migliore impiego delle unità dipendenti. Raggiume rapidamente le basi assegnate, le unirà provvedono alla organizzazione delle basi ed all'avvio dell'operazione. Di norma: - il Nucleo di Soccorso Immediato raggiunge quanto più rapidamente possibile l'area di inte1vento e dà inizio alla propria attività secondo gli ordini ricevuti dall'autorità milirore e le direttive tecniche impartite dal coordinatore delle operazioni di soccorso. el presentarsi a quest'ultimo, appena g iunto in zona, il Comandante del ucleo indica con la massima chiarezza le disposizioni ricevute dall"autorità militare e le potenzialità del suo 1ucleo; - il Nucleo Logistico della Forza di Intervento: organizza la zona di scarico per i materiali eli soccorso di previsto afflusso succes-

sivo (ogruqualvolta la responsabilità della zona di scarico è atttìbuita alla Forza di InteJvento); organizza i Centri Logistici (normalmente in prossimità della zona di sca rico dei materiali) cui compete la gestione dei materiali eli soccorso, nonché l'assolvirnemo delle funzioni di secondo anello a favore della Forza di Intetvento; organizza i Centri Sanitari nelle previste zone eli schieramento; o rganizza i trasporti lungo g li itinerari assegnati; concorre eventualmente, con i propri mezzi, ad integrare la capacità di rra.s porto degli altri Nuclei; assicura, se necessario, la gestione delle tendopoli e dei villaggi prefabbricati (vettovagUamemo, controllo sanita rio, ecc.). Il perfetto funzio namento del suppono logistico costituisce, in 117


molti casi, la stessa ragion d'essere delle missioni umanitarie. TI problema è però duplice, in quanto interessa contemporaneamente, da un lato, il rifornimento dei materiali di soccorso, dall'altro, le esigenze di vita e di funzionamento delle unità, ivi comprese, in taluni casi, quelle impegnate nella sicurezza militare. Conseguentemente, la soluzione generale del problema logistico dovrà tenere conto anche di alcuni criteri particolari, tra i quali sono da ricordare l'opportunità che, di norma, le esigenze proprie dell'intervento umanitario e quelle di vita e funzionamento delle unità siano soddisfatte in forma distinta; - il Nucleo Lavori riceve, nell'ambito del centro logistico, un settore per la sistemazione dei mezzi e dei laboratori e una zona per l'accantonamento dei materiali. Di qui, i vari distaccamenti raggiungono i cantieri di lavoro per le attività previste nell'ambito dell 'organizzazione del soccorso. Da rammentare, in questo quadro, che la gestione delle tendopoli e dei villaggi prefabbricati compete al Nucleo Logistico d'Intervento; - il Nucleo ALE/Aeronautica provvede allo schieramento dei mezzi su una base preesistente ed attivata, ovvero su una base non attivata. In questo secondo caso, provvede alla organizzazione delle attività per la manutenzione, le eventuali revisioni ed il rifornimento, nonché per l'assistenza al volo. Successivamente assolve i compiti di soccorso e operativi che gli vengono d i volta in volta assegnati; -il Nucleo Marina assolve compiti di suppone logistico a favore della Forza di InteJvento e, se necessario, concorre all"organizzazione delle attività nelle aree portuali di scarico; - il Nucleo Polizia Militare prende inizia lmente contatto, sulla base degli ordini ricevuti, con le autorità di polizia locali , con le quali coopera per tutta la durata della missione. Nel corso dell'operazione provvede, in cooperazione con la polizia locale, alla scorta delle autocolonne, concorre alla sicurezza della infrastrutture militari, assolve funzioni d i PM a favore del contingente. 118


L'organizzazione di comando e controllo Nelle missioni di carauere umanitario il comando è di norma affidato ad un Ufficiale della FIR di grado adeguato all'entità delle forze impiegate. Ogniqualvolta la consistenza delle forze lo consente, è opportuno non scendere sotto il livello di Generale di Brigata, essenzialmente al fine d i disporre di uno Stato Maggiore. li Comandante è responsabile del successo della missione . È permanentemente in contatto con le autorità civili della zona in cui opera e con le rappresentanze diplomatiche italiane nel Paese; non è però autorizzato a prendere impegni di alcun genere al di fuori de!Ja sua sfera di competenza, ad eccezione dei casi di estrema urgenza, senza l'autorizzazione del Comando da cu i dipende.Per l'assolvimento delle proprie fu nzioni, si avvale di un Vice Comandante e di uno Stato Maggiore, nel quale è compreso anche un Ufficio Affari Civili.

119


Capitolo X lA STRUTilJRA ORDINATIVA DELIA FIR

Crite ri generali a.

f..c1 struttura

In relazione all'accentuata diversificazione delle singole ipotesi di impiego ed alla vasta gamma di situazioni possibili all'interno di ciascuna ipotesi, è parso indispensabile attribuire alla struttura il massimo grado di flessibil ità o rganica. Ciò è stato ottenuto mediante l'attribuzione, alla FIR nel suo complesso, di una struuura idonea, con i rinforzi previsti, alle operazioni imerforze di massimo impegno e consistenza, rappresentate dalle ·operazioni imerforze a media intensità in territorio ostile o occupato da forze ostili·; mediante l"articolazione di questo complesso in una serie di pedine, o moduli, da selezionare per le esigenze delle operazioni ·minori· e mediame il mamcnùnemo dei moduli ad un livello relativamente elementare, in modo da semplifìcare la formazione di complesssi di forze esattamente calibrati su tutte le possibili esigenze.

b. La costituzione Il primo problema da affrontare, nell'esame della confìgurazione ordinativa. può essere sintetizzato nell'alternativa tra due opposte soluzioni: la struttura organica permanente o la formazione ad hoc, sulla base dell'esigen7~ del momento. Argomemo, questo, sul quale sono necessarie alcune considerazioni. lnnanzitutto, la questione dei tempi di intervento: emergenze

121


del tipo di quelle esaminate possono sorgere con breve preavviso. È quindi lecito domandarsi se il tempo dispon ibile consentirebbe

la riunio ne delle forze e i necessari passaggi di dipendenza, senza intralci di carattere burocratico o amministrativo. La risposta su questo punto può essere positiva; se convenientemente predisposto, il passaggio di dipendenze non dovrebbe necessariamente comportare significative perdite d i tempo. Il problema è quindi in influente. Il secondo problema è quello dell'efficacia addestrativa. Abbiamo visto che la gamma delle possibili operazioni è molto ampia. Per memoria le ricapitoliamo: .operazioni convenzionali per così dire classiche, costituzione di task force interforze per operazioni offensive a media e bassa intensità, operazioni difensive e offensive a bassa intensità, operazioni umanitarie e di peace keeping. Un addestramento di questo tipo presuppone non solo l'esigenza di costante cooperazione tra i vari tipi di un ità che compongono la Forza di Intervento Rapido, ma anche la possibilità che aliquote minori di forze vengano estrapolate dalle unità maggiori e fatte cooperare tra loro. Ora, questa esigenza può assai meglio essere soddisfatta se le forze sono riunite sotto unico comando. Un terzo problema è infine dato dalle esigenze di funzionalità del Comando. Se,infatti, può essere discussa l'ipotesi di riunire le forze operative sul momento, analoga possibilità non può neppure essere presa in considerazione per il Comando, che deve essere permanentemente attivo, perfettamente integrato nelle sue varie componenti e sicuramente in grado di prendere con immediatezza le redini di qualsiasi oper~zione, senza deleteri momenti di crisi. Se, quind i, questo Comando deve essere permanentemente in funzione, tanto vale evitare inutili doppioni ed assegnare direttamente ad esso le forze, almeno quelle terrestri, il cui addestramento alle operazioni non convenziona li presenta maggiori caratteri di complessità. Una volta risolto questo primo punto, però, rimane da esaminare l'analogo quesito relativamente alle unità navali ed aeree da trasporto e d i suppo1to.

122


Qui il problema è reso più semplice da una constatazione: le forze nava li cd aeree da trasporto saranno prevalentemente, anche se non esclusivamente, impiegate in cooper.tzione con le unità terrestri. Non sussiste quindi alcun serio motivo per non integrarle organicamente nella Forza di Intervento Rapido. A questo punto, però, il peso organico della FIR, soprattutto in propor zione alla auuale consistenza delle nostre Forze Armate, rischia di divenire eccessivo, considerate anche le esigenze logisliche e addestrative di un complesso di forze così numeroso ed eterogeneo. Appare quindi conveniente non inglobare organicamente anche le unirà navali ed aeree di supporto. che solo occasionalmente saranno chiamate ad operare con le rimanenti fone ed iJ cui concorso sarà sempre variabile, dipendendo largamente dalla siLUazione e dall'impegno del momento. Ciò posto, la soluzione ottimale sen1bra essere quella di: costituire la FIR su base interforze permanente, con un'aliquota terrestre, più un'aliquota navale ed una aerea da trasporto; -

attingere di volta in volta, dal complesso di unirà della FIR. quelle necessarie per la costituzione della Forza da impiegare, in relazione alle necessità del momento; rinforzarla di volta in volla con aliquote di supporto navale o aereo,da porre sotto il controllo operativo (o ranico, a seconda del criterio suggerito dalle circostanze) del Comandante della FIR.

Una misura intermedia appare però qui indispensabile, al fine di aumentare la coesione del sistema: la precettazione e l'orientamento stabile alla cooperazione con la FIR, delle forze navali ed aeree di supporto di cui è ipotizzabile l'assegnazione per le varie esigenze di impiego. Va da sè che un addestramento periodico comune di tuue le forze, organiche ed in rin forzo, per un periodo complessivo di almeno 3 - 4 mesi l'anno, è da considerare indispensabile.

123


c. L'impiego

Il terzo punto da chiarire è quello relativo al raggio d'azione entro cui la FIR o le sue aliquote dovrebbero essere in grado di operare. In merito si può osservare che, mediamente: per un intervento di protezione di zone o punti sensibili del territorio nazionale, la distanza, per forze dislocate in posizione baricenttica non dovrebbe superare gli 800 chilomett·i; per un intervento di media e bassa intensità, a tutela degli interessi nazionali, a protezione di connazionali e per l'assolvin1ento di obblighi internazionali, ovvero per interventi umanitari, il raggio d'azione non dovrebbe estendersi molto oltre l'area mediteiTanea e balcanica. Sembra quindi ragionevole ipotizzare un raggio d'azione dell'ordine dei 2000 - 3000 chilometri; per gli interventi di peace keeping e peace enforcement nell'ambito dell'OI\TU è molto difficile fare previsioni di distanze, in ragione delle già constatata estensione dei focolai di crisi. Bisogna poi tenere como, tra l'altro, della consuetudine ormai invalsa di non impiegare nelle operazioni di peace keeping truppe di aree limitt·ofe, proprio al fine di assicurare la massima neutralità delle forze impegnate. Comunque, sembra ragionevole affermare che solo raramente forze consistemi potranno essere impegnate a distanze superiori ai 3.000-4.000 chilometri. Le formazioni d'impiego

a. L 'aliquota terrestre La valutazione dell'entità e del tipo di forze costituenti l'aliquota terrestre deriva direttamente dai tipi el i impiego precedentemente ipotizzati. La loro ricapitolazione consente eli definire i tipi eli forze necessari. Pertamo si avranno: - per le operazioni terrestri a media intensità, tradizionali o di 124


peace enforcement: unità di fanteria blindata e meccanizzata, unità corazzate, unità alpine e paracadutiste; per le operazioni interforze a media intensità, tradizionali o di peace enforcement, in territorio ostile o occupato da forze ostili: in primo tempo, unità eli aviosbarco ed anfibie cd in secondo tempo, unità di fanteria, meccanizzate e corazzate, un i t~ì speciali del genio per il rianamento degli impianti portuali c aeroponua li, unità logistiche per l'attivazione del terzo anello oltremare; per le operazioni interforze a bassa intensità in territorio ostile o occupato da forze ostili: unità speciali. anfibie e di aviosbarco; per la protezione di aree del territorio nazionale esposte a minaccia a bassa intensità: unità di fanteria e alpine; per le operazioni di peace keeping: unità di fanteria; per le operazio ni uma nitarie: unità del genio, unità logistiche, unità per la difesa NBC; a fattor comune per tutti gl i impegni: unità di suppone delle trasmissioni, unità di polizia militare, unità contraeree. Per quanto riguarda il livello, le esigenze di autonomia operativa e logistica non consentono, almeno per le unità da combattimento, di scendere al di sono del blocco di forze di Brigata. In sintesi, quindi, l'aliquota terrestre dovrebbe comprendere: J)

un gruppo di forze in grado el i passare direttamente dal trasporto al combattimento: unità paracadutisti, che dovrebbero comprendere anche reparti speciali per le azioni preliminari e di preassalto, ovvero per effettuare operazioni a bassa intensità in proprio; unità anfibie, che dovrebbero comprendere anch'esse analoghe unità speciali;

2)

un gn•ppo di forze con compiti di alimentazione delle operazioni interforze e di combattimento terrestre e quindi: unità meccanizzate, o, in alternativa, unità corazzate;

3)

un gruppo di forze con compiti eli alimentazione delle operazio-

125


ni interforze,combattimento, protezione e peace keeping: unità di fanteria blindata ed unità alpine; 4) un gruppo di forze per la difesa e/ a e antimissili rapportata alla consistenza della FIR ·al completo: unità e/ a su batterie Hawk e Patriot; 5) un gruppo di forze con compiti tecnici di lavoro: reparti del genio, per il riattamento di strutture portuali e aeroportuali e interventi di soccorso; un gruppo di forze specializzato per le comunicazioni a media e lunga distanza: reparti trasmissioni;

6)

7) un gruppo di specialisti per il rilevamento e la decontaminazione NBC, sia per le operazioni belliche che per quelle umanitarie: reparti difesa NBC; 8)

un gruppo di fo rze per l'attivazione de lle basi logistiche, in grado di alimentare le unità dalle teste di scarico dei trasponi marittimi ed, eventualmente, aerei o ferroviarii: un complesso di organi esecutivi per l'attivazione del terzo anello logistico;

9)

un gruppo eli mezzi acl a la rotante per lo sfruttamento della terza dimensione: unità elicotte ri in grado eli soddisfare le esigenze eli trasporto, ricognizione, collegamento e attacco (da rammentare che, anche nelle operazioni anfibie, sono questi i mezzi più flessibili per la presa di terra da parte delle unità anfibie e per il combattimento sulle spiagge di sbarco, poichè consentono eli trasportare i reparti d'assalto in tempi molto brevi, aggirando i centri di resistenza e gli ostacoli, attivi e passivi, e di opera re efficacemente contro le opere foitificate); una soluzione ottimale, in quesw settore, è costituita dalla disponibi lità eli unità aeromobili organiche;

10) reparti CC, con compiti di polizia milita re . b. L'aliquota navale da trasporto

Per analizzare correttamente questo e leme mo del problema ,

126


occorre esam in are parlitamentc le due esig<.!nze: il trasporto di combauimemo e di prima alim<.!ntazione logistica della Forza da sbarco, nel corso di operazioni interforze. che di norma non può fare affidamento sull'utilizzazione di impianti portuali; il trasporto per l'alim<.!ntazionc tauica e logistica delle teste di sbarco <.! il trasporto logistico di Forze di Pace o di Forze di Intervento Umanitario, ovvero di corpi di spedizione oltremare nel corso di operazioni di peace enforcement; esigenze. tutte, per le quali si può contare di poter disporre di una installazione porruale, anche se di limitata capacità. Occorre perciò a questo punto considerare che: per la ptima esigenza è necessario naviglio idoneo al trasporto di combattimento della Brigata anfibia ed alla condotta di operazioni anfibie, qualità questa, però, che non ne impedirebbe la conveniente utilizzazione, quando necessario, anche per operazioni di traspotto logistico. Al momento, le unità di questo tipo di cui disponiamo (San Giorgio e San Marco), pur efficienti e moderne, sono numericamente insufficienti e dispongono di un numero troppo limitato di elicotteri. Situazione, questa, che non sarà risolta neppure con l'entrata in linea della terza unità dello stesso tipo. in quanto la disponibilità continuati\·a sarà pur sempre limitata a due. Per le esigenze operative della Brigata anfibia, invece, compreso il trasporto degli elicotteri per le operazioni di sbarco e delle unità del genio per il riattamemo delle strutture portuali, occorre che la For..m avale da Trasporto disponga permanentemente di 5 navi tipo S. Giorgio e possibilmente di l unità tipo LHD ·Wasp· su scala ridotta, dotata di ponte sufficientemente ampio per l'involo e l'appontaggio di elicotteri tipo AB-412 e AB206. Tutte unità efficacemente impiegabiUi anche in operazioni di soccorso o per il trasporto in zona di intervento di una Brigata, sussista o meno la disponibilità di idonee attrezzature portuali; -

per la seconda esigenza, invece, il naviglio necessario potrebbe essere reso disponibile attingendo alla flotta mercantile per il numero di unità ed il tonnellaggio necessario. 127


c. L'aliquota aerea da trasporto

Proporzionalmeme, le esigenze di trasporto aereo appaiono più Hmitate per due motivi: la maggiore velocità del mezzo, che ne consente il reimpiego entro ragionevoH termini di tempo; il suo maggior costo, che deve essere reso compatibile con le disponibilità di bilancio. Tuttavia, non appare possibile rinunciare al lancio simultaneo dell'aliquota da combattimento della Brigata. Per soddisfare tale esigenza, e quelle successive di rifornimento Jogistico, nonchè quelle di trasporto logistico (prima fra tutte, dell'Aliquota di Intervento Jmmediaro nelle operazioni umanitarie) il velivolo G-222 appare assolutamente inadeguato, sia per capacità di carico sia per autonomia di volo. Un impiego efficace, perciò, ta nto in operazioni di trasporto quanto di aviosbarco, esige che anche i due gruppi equipaggiati con velivoli G-222 siano riequipaggiati con C-130 o similari, in modo da portare la Forza Aerea da Trasporto ad un livello organico di 54 velivoli di questo tipo. Sono inoltre da considerarsi indispensabili il personale ed i mezzi per l'organizzazione logistica e l'assistenza al volo negli aeroporti nei quali non sia possibile fruire dell'assistenza dell'organizzazione locale. Naruralmeme, anche in questo caso sarà possibile ricorrere, per il trasporto logistico non di combattimento, a precettazioni nell'ambito della flotta aerea civile. cl. L'aliquota navale di supporto

Di assegnazione variabile, in relazione alle specifiche esigenze eli impiego, l'aliquota navale d i supporlo potrà attingere alle unità ·precettate•, costituite da un gruppo d'impiego d'altura , da una flottiglia unità costiere e da una squadriglia cacciarnine, che garantiscono il fuoco navale di appoggio (e l'eventuale paitecipazione alle azioni di concorso aereo ravvicinato ad opera della forza aerea imbarcata), il concorso alla difesa aerea delle zone di sbarco, la scorta e la protezione della forza navale da trasporto, il concorso alle azioni prelimi-

128


nari e di preassalto, la eventuale scorta del traffico logistico tra la madrepatria e la zona di impiego, il concorso alla guerra clcuronica ed il pattugliamento costiero.

c.

L 'CtliquotCt

aerea di supporto

Anch'essa di assegnazione variabile, in relazione alle esigenze di impiego, l'aliquota aerea di supporto potrà attingere alle unità ·precetLatl.... costituite da 4 gruppi cacciabombardieri, 2 gruppi intcrceuori, l gruppo ricognitori ed l gruppo guerra elenronica, che dovranno assicurare il conseguimento (o il concorso al conseguimento) cd il mantenimento della superiorità aerea nell'area di impiego. l'interdizione all'avversario dello spazio aereo , degli assi di movimento terrestri e delle rotte marittime, la scolla alle formazioni da trasporto, l'acquisizione e la diramazione di dali informativi, il massimo grado possibile di appoggio aereo ravvicinato, la protezione delle unità terrestri e navali da attacchi navali ed aerei, il concorso alle azioni preliminari e di pre-c.~ssalto ed il concorso alla guemt elenronica.

L'organizzazione logistica Il problema logistico della P'I R deve essere analizzato essenzialmente in vista dell'impiego oltremare, perchè questo è quello che pone problemi del ruuo nuovi, per i quali non è possibile la semplice applicazione dell'organizzazione e della dotu·ina in vigore. on può, in questo quadro, essere ignorata la possibilità che la FfR debba operare anche a mgguardevoli distanze, in zone non raggiungibili via mare ed utiliz.z.mdo quindi collegamenti prevalentemente terrestri. Comunque sia, il problema deve essere analiZ7..ato secondo due distinti momenti, da valutare separatemente: il trasporto delle forze; la loro alimentazione.

a. Il trasporto Quando le unirà non debbano passare direttamente da l movi-

129


memo all'impiego, il problema del trasporto si configura come un fatto essenzialmente tecnico, da risolvere secondo parametri tecnici, che esulano dalle valutazioni operative. Vi sono, tuttavia, alcuni elementi che debbono costituire punto fermo di ogni soluzione e che esamineremo ora, facendo riferimento ai mezzi di trasporto impiegati:

- i1 trasporto terrestre: il trasporto per via di terra, sia quello ferroviario, sia, a maggior ragione, quello autpmobilistico, si presta particolarmente per gli spostamenti sulle brevi e brevissime distanze. È inoltre, ovviamente, irrinunciabile, quando non siano utilizzabili le vie marittime e nei casi in cui non sia conveniente il Lmspono aereo. 1\la occorre rammentare che è condizionato da accordi internazionali quando si debbano attraversare territoii di Paesi terzi. Jn tale circostanza, sarà necessario, una volta ottenuta l'autorizzazione: prendere accordi di dettaglio sull'organizzazione del movimento con le autoiità competenti di tutti i Paesi che dovranno essere attraversati (autorità di polizia, per il movimento per via ordinaria; organizzazione ferroviaria, per il trasporto ferroviario); predisporre il venovagliamento e le eventuali soste durante il trasfeiimento; predisporre, nel caso di movimento per via ordinaria, l'organizzazione degli itinerari; integmre, evenmalmente, il trasporto terrestre con quello aereo.

- n trasporto marittimo: è sicuramente questa la forma di trasporto p iù conveniente sulle medie e lunghe distanze. Consente infatti di trasferire, con costi relativamente modesti cd un numero di mezzi limitato, intere Grandi Unità. Richiede però la disponibilità di porti attrezzati per il rapido scarico del personale, dei mezzi e del materiale. Nel caso della FJR, la soluzione del problema può assumere due forme distinte: per le unità anfibie, trasportate dalla Fona 'avale da Trasporto, non è indispensabile la disponibilità di attrezzature portuali. perchè lo sbarco può avvenire anche su spiaggia; per le altre unità, invece, che saranno spesso trasportate da mercantili noleggiati o requisiti, è indispensabile fare capo ad un porto, da l quale, poi, il movimento potrà essere completato per via ordinaria o anche, eventualmente, per via aerea.

130


Di massima. però· quando la capacità degli impianti portuali sia adeguata, è conveniente che tutto il naviglio da trasporto faccia capo ad essi; quando la capacitiì è limitata ed il tempo disponibile è scarso, potrà invece essere oppottuna un'integrazione dei due sistemi e cioè sbarco su spiaggia per le unità anfibie e sbarco su banchina per 1<.: rimanenti unità; qualora sia necessario imprimere al trasporto t<.:mpi molto serrati, sarà giocoforza ricorrere alla sua integrazione, nella misuf'& massima possibile, con il trasporto aereo. - n trasporto aereo: al di là di ogni dubbio, il trasporto aereo rappresenta il sistema più rapido per raggiungere la zona d'impiego. rla però i suoi risvolti negativi, insiti nell'elevatissimo costo e nella limitata capacità di carico dei mezzi. È quindi un sistema da usare solamente per quelle unità il cui arnusso si configura con carattere di urgenza. Anche in questo caso, però, quando le esigenze superino le possibilità della Forza da Traspolto, è possibile il ricorso alla requisizione o al noleggio eli vettori della nona civile. Quando,poi, sia necessario sorvolare territori di Paesi terzi, è indispensabile che il sorvolo venga regolarmente autorizzato.

b. L'alimentazione logisticct La soluzione del problema passa qui anraverso la definizione di due parametri fondamentali: l'autonomia logistica da conferire alla forza d'intervento e l'organizzazione logistica da porre in atto. L'autonomia logistica. Il problema va qui nuovamente suddiviso. in quanto occorre esaminare partitamente: l'autonomia logistica delle unità d'impiego e l'autonomia della Forza d'inteiVento nel suo complesso. È evicleme che: (a) la prima dovrà essere pari al tempo necessario a che i mezzi di rifornimento, effettuato lo scarico presso i Centri Logistici del secondo anello, rientrino alle basi logistiche della Forza d'intervento, effettuino un nuovo carico, raggiungano nuovamcme le unità ed

131


effettuino un nuovo scarico. Tale tempo dovrà essere maggiorato di una costante, definita sulla base della variabilità dci consumi e delle possibilità di interruzione del traffico. (b) Analogamente, la seconda dovrà essere pari al tempo necessario affinchè i mezzi di trasporto (automobilistici, ferroviari, marinimi, aerei), ultimate le operazioni d i scarico, raggiungano la madrepatria. effettuino il nuovo carico, raggiungano nuovamente le località di scarico ed effettuino il nuovo scarico, ferma restando anche qui l'esigenza di un volano, pur Limitato all'indispensabile. per far fronte alla variabilità dei consumi e ad eventuali ritardi nell'afflusso dalla madrepatria.

L'organizzazione logistica Di norma. le unità d'impiego saranno del livello Brigata; schiereranno quindi i loro Centri Logistici, cui faranno capo le unità del livello battaglione per le proprie esigenze di rifornimento. A loro volta, i Centri Logistici saranno alimentati dagli organi logistici della Forza d'intervento, che assolverà così le funzioni tipiche del 3° anello. Di norma gli organi esecutivi della Forza d'intervento saranno schierati in corrispondenza delle teste di scarico dei trasporti dalla madrepatria e provvederanno, per alcun i materiali e funzioni, anche all'alimentazione delle forze aeree c/ o navali operanti in zona. Allorquando la distanza trd le teste di scarico dei trasporti dalla madrepatria e i CC.LL. è eccessiva. può essere necessario avvicinare gli organi esecutivi del 3° anello, mantenendo contemporaneamente in funzione la base logistica in corrispondenza delle teste di scarico dei trasporti. ln questo caso, potrà essere necessario rinforzare la capacità delJa Forza d'intervento mediante assegnazione eli organ i logistici ad hoc, ovvero, costillli re un ente logistico direttamente dipendente dagli organi centrali, per la gestione dei materiali su lle teste di scarico c l'alimentazione logistica degli organi del terzo anello.

132


Analogamente, quando le esigenze di sicurcz7.a dei rifornimenti trascendono le possibilità della FlR, è indispensabile un intervento del livello superiore per rinforzare la capacità della Forza d'intervento, mediante assegnazione d i unità da combauimento (terrestri, eliportate ed aeree) per la sicurezza dei u·asporti terrestri, ovvero, anche in questo caso, l'assu nzione direua della responsabilità della sicurezza nell'area più arretrata, impiegandovi una forza operativa autonoma per la sicurezza delle aree portuali e degli itinerari tra queste e i centri logistici della FIR. Di norma, l'arrività di rifornimento si sviluppa con prelevamenti dall'avami all'indietro, tm primo e secondo anello e con rifornimenti dall'indietro in avanti mt il terzo e il secondo. l relativi trasporti vengono effettuati con automezzi dagli organi di terzo anello in avanti. Per taluni materiali critici, in situazioni di particolare urgenza, potranno essere impiegati velivoli da trasporto o elicotteri. Per quanto riguarda, in particolare, l'organizzazione del setvizio sanitario, gli sgomberi sui Centri Sanitari del secondo anello avvengono possibilmente a mezzo elicottero, gli sgomberi sul terzo anello avvengono a mezzo eliconcri o velivoli aurezzati (gli organi sanitari del terzo anello sono normalmente dislocati su navi ospedale, che provvedono periodicamente anche al rin1patrio). I casi particolarmente gravi possono essc1~e fatti rimpatriare con velivoli attrezzati.

L'organizzazione di Comando e Controllo Il problema organizzativo della strunura di comando è qui reso panicolarmeme complesso dalla eterogeneità dei tipi di impiego e dal fatto che solo raramente la FIR sarà impiegata n1tta, contemporaneamente, in un'unica operazione. Occorre quindi che la stntttura di comando sia calibrata sull'impegno maggiore, ma articolata in modo tale da rendere possibiJe l'enucleazione di un Comando ad hoc per ogni tipo eli task force impegnata in operazioni, mentre il Comando della FIR deve continuare a funzionare regolarmente. Occorre inol-

133


tre che la stnttrura sia permanente, al fine di consentire a turri i suoi membri di familiarizzarsi con l'assolvimento di compiti così diversificati e che la presenza delle tre Forze Armate sia caratterizzata da equilibrio e razionalità di collocazione. In questo quadro, appare opportuno che i tre incarichi chiave - Comandante, Vice Comandante e Capo di Stato Maggiore - siano assegnati a Ufficiali di Forza Armata diversa. Su questa base, la stnttrura di comando e controllo più efficace è parsa la seguente: (l) Comandante, Ufficiale generale di livello Corpo d·Armata. che è responsabile del livello di efficienza della FIR ed assume il comando della Forza d'Inte1vento ad hoc impiegata in operazioni, quando questa comprenda la FIR al completo o una sua considerevole aliquota. (2) Vice Comandante, il quale assolve le funzioni del Comandante in caso di assenza e può assumere il comando di un'aliquota della FIR impiegata come task force. (3) Stato Maggiore, su: (a) (b) (c) (d) (e) (f)

Capo di Stato Maggiore; Sottocapo eli Lato Maggiore Operativo ; Sottocapo di SM Logistico; Capo Ufficio Personale; Capo Ufficio Info rmazioni; Capo Ufficio Operazioni e Addestramento; (g) Capo Ufficio Logistico; (h) Capo Ufficio Telecomunicazioni e Guer\'1 Elettronica; (i) Capo Ufficio Affari Civili e Giuridici. Da notare, infine, che: turri gli Ufficiali dello SM devono possedere formazione adeguata all'eventuale assolvimento di funzioni di SM in una Forza di pace, per eventuali operazioni di peace keeping; -

i Capi Ufficio Personale, Informazioni, Operazioni, Logistico e Telecomunicazioni, dispongono di un Vice, il quale può, in alternativa assumere l'incarico di Capo Ufficio ndlo SM di una even-

134


Luale Forza di Intervento ad hoc, costituita con aliquoLc della FIR, oppure sostituire il Capo Ufficio, quando qucsLi abbia assunto Lale ruolo; i Nuclei di collegamento debbono avere struttura organica fissa e permanente. Ă&#x2C6; inoltre indispensabile che i Capi Nucleo possiedano la preparazione e l'espe rienza per assicurare un regolare scambio di intese, accordi e informazioni a livello inLernazionale, premessa indispensabile per una efficace e sicura cooperazione.

135


FIR - SINTESI DELIA STRUTIURA ORGANICA

l. Componente terrestre a. l Brigata paracadutisti b. l Brigata anfibia c. l Brigata meccanizzata o corazzata d. l Brigata blindata e. l Brigata alpina f. l gruppo artiglie ria e/ a g. l reggimento genio h. l battaglione trasmissioni i. l battaglione NBC l. l raggmppamemo logistico m. l raggmppamento elicotteri n. l battaglione CC

2. Aliquota navale da trasporto Tre gruppi u¡asporto e sbarco 3. Aliquota aerea da trasporto Tre gmppi da trasporto su C-130 4. Aliquota navale di supporto (precettata p er l'assegnazione) a. l gruppo d'impiego d'altura b. l flottiglia unità costiere c. l squadriglia cacciamine 5. Aliquota aerea di supporto (precettata per l'assegnazione) a. 4 gmppi cacciabombardie ri b. 2 gmppi intercettori c. l gmppo ricognitori d. l gruppo guerra e lettronica

136


BffiUOGRAFIA

-

Hod Paschall: ·LI C 201 O - Spccial Operations and L nconventional Warfare in lhe 'ext Century· Vol. v. Ed.Brassey (U ) lnc., ~1c Lean!Virginìa 22102 U A. 1990.

-

\lorton Il. Ilalperin: ·Lìmitcd War in the :'\uclear Age-. Ed. john Wiley & Sons, 'ew York-Lonclon, 1963.

-

Davide Gallino: Rapporto eli ricerca su ·Valutazione Comparata dei Piani di Riordinamento delle FF.AA. dei Paesi dell'Alleanza Atlantica· Ed. Centro Militare Studi Strategici-Rivista Militare, Roma, 1991. Franco A. Casadio: ·La ConOittualità Internazionale dal 1945 al 1983· Ed. luvLo;ta Militare, Roma, 1985

-

-

Paolo Scarpa e Rino Simeoni: ·Esame Comparato - a problemi - dei Documenti Prodotti nei Vertici delrAileanza Atlantica di Londra (5-6 luglio 1990), Copenaghen <6-7 giugno 1991), e Roma (7-8 no\'embre 1991), Ed. Centro Milirarc di Studi Strategici, Roma, 1992. Dominique David: ·La Force cl 'Action Rapide en Europe: La dire cles

Armes· Ed. lnsritur Français du Polemologie, Parigi, 1984. -

Frank R. Bamerr, B. I Iugh Tovar, Richard H.Shulz: ·Special Opermions in US Straregy· Sd. ·arional Defense Universiry Press and l\'ational Strategy Infonnation Center lnc., 1\ew York, 1984. Loreo B. Thompson: ·Low lntensity Conflict· Ed. Lexington Books, Lexington Massachusets, 1989.

-

Franco A. Casadio: ·La conniuualità· Appendice straordinaria di ·Aiere Flammam· Scuola di Guerra, Civitavecchia, 1977.

-

Domenico Tria: ·Il Mamen imemo della Pace e il Comrollo delle Crisi Regionali· da Rivista Miltare, Roma , n. 1/ 1990.

137


-

Gerard Chaliand e ]ean Pierre Rageau: •Atlante Strategico - La Geografia dei Rapporti di Forze nel Mondo" Ed. Società Editrice Internazionale, Torino, 1986.

-

Dominique Moisi: ·Crises et guerres au XX Siecle: analogies et differences· Ed. Institut Française cles Relations Internationals, Parigi, 1981.

-

Autori vari: ·SURVIVAL- voi.XXXII: United Nations Peace Keeping· Ed. Brassey's - International Institute for Strategie Studies, Londra, May-June 1990.

-

Ferruccio Botti: ·La Lezione del Golfo· da Panorama Difesa n. 10/ 1989.

-

Robett C. ]ohansen: ·UN Peacekeeping: the Changing Utility of Military Force - Third World Quarterly, Ed. Brassey's - International Institute for Strategie Studies, Londra, 1990.

-

SMD, III Reparto, Ufficio PoUtica Militare: ·Impiego delle FF.AA. Italiane fuori dal Territorio Nazionale - Presupposti Giuridici e Capacità Intrinseca· Roma, 1991.

-

Enrico Magnani: ·Peacekeeping" da Difesa Oggi, numeri 7, 8, 9, 10/ 1991.

-

Alan ]ames: •lnterminable Interim. The UN Force in Lebanon· Ed. Institute for the Study of Conflict, Londra, 1988.

-

Vincenzo Di Dato: ·UNIKOM: Soldati di Pace • da Rivista Italiana Difesa, supplemento al n. 1/ 92.

-

Giuseppe De Maltia: ·A Guardia della Pace• da Panorama Difesa, n. 3/ 1989.

-

·Lineamenti d'Impiego per la Forza d'Impiego Interforze• ineditO a cura dei Corsi di S.G., I.G.M., S.G.A. in attività congiunta, 1981.

-

Luigi Caligaris: ·Scenari Possibili per una Forza d i lntervemo Italiana• Ed. TSTRID, Roma, 1986.

-

David A. Qinlan ·The Role of the Marine Corps in Rapid Deployment Forces· Ed. National Defense Unive rsiry Press, Washington DC, 1983.

-

Massimo Annati ·Fanti da Mar· da Rivista Marittima, n. 4, 5, 6/ 1991.

138


Collana del <<Centro Militare di Studi Strategici» 1.

.n reclutamento in Italia• (1989)

di Autori vari

2.

•Storia del servizio militare in Italia dal 1506 al 1870•, Vol. l (1989)

di V. ilari

3.

· Storia d el servizio militare in Italia dal 1871 al 1918•, Vol. Il (1990)

di V. Ilari

4.

•Storia del servizio militare in Italia dal 1919 al 1943•, Vol. ID 0990)

d i V. Ilari

5.

•Storia del servizio militare in Italia dal 1943 al 1945•, Vol. IV (1991)

di V. Ilari

5.bis •Storia del servizio militare in Italia - La difesa della patria (1945-1991)•, Vol. V - Tomo l •Pianificazione operativa e sistema di reclutamento• (1992)

di V. Ilari

5.ter

•Storia del servizio militare in Italia - La difesa della patria (19451991)., Vol. V - Tomo ll •Servizio militare e servizio civile - Legislazione e statistiche. (1992)

di V. Ilari

6.

·Soppressione della leva e costituzione di forze armate volontarie.. (1990)

d i P. Bellucci - A. Gori

6a.

·Rlflessioni sociologiche sul servizio di leva e vol ontariato• (1990)

di M. Marotta - S. Labonia

7.

•L' importanza militare dello spazio· (1990)

eli C. Buongiorno - S. Abbà G. Maoli- A. Mei M. Nones - S. Orlandi F. Pacione - F. Srefani


8.

· Le idee di "difesa alte rnativa.,

ed U ruolo

dell' Italia~

C1990)

9.

· La "Policy Science" nel controllo degli armamenti• ( 1990)

IO.

· Il futuro della diss uas ione nucleare in Europa• (1990) · I movimenti pacifisti ed antinucleari in Italia. 1980-1988· 0990)

Il.

12.

•L'organizzazione della ricerca e sviluppo n e ll' ambito difesa•, Vol. I ( 1990) 12.bis •L'organizzazione della ricerca e sviluppo nell'a mbito difesa•, Vol. D ·Sistema di pianificazione genel .3. rale e finanziaria ed ottimlzza. z ione delle risorse in ambito difesa. 0990) •L'industria italiana degli armamenti• 0990) 15. •La strategia sovietica nel Mediterraneo• 0990)

16.

17. 18.

19.

•Profili di carriera e remunerazione nell'ambito d e ll'amministrazione dello Stato• ( 1990) · Conversione dell' industria degli armamenti• 0990) .u trasferimento di tecnologie strategicamente critiche• ( 1990) •Nuove possibili concezioni d el modello difens ivo italiano• (1990)

di F. Calogero -'1. De Andreis G. Devoto - P. Farinclla di P. l:.cmia - P. Bcllucci, L. Bozza - r.I. Carnovalc M. Coccia - P. Crcsc:cnzi C. Pclanda di S. Silvcstri di F. Battistclli - P Isernia P . Crcsccnzi - A. Gmziani A. Montcbm i G. Ombucn- S.S. Caparra C. Prcsciuttini di P. Bbogno- C. Pclanda .M. Noncs - S. Rossi V. Odcrda di P. Bisogno - C. Pclanda ,\1. ~oncs- S. Ros.'>i V. Oderda di G . .'\1ayer - C. Bellint.ona X Gallippi - P. \!carini P. .'\lenna di F. Gobbo - P. Bianchi , . Bellini -G. Utili di L. Caligaris - K.S. Brower G. Cornacchia C.:--1. Donnelly- J. Sherr A. Tani - P. Pozzi di D. Tria - T. Longhi A. Cerilli - A. Gagnoni P. Menna di S. Rossi - S. Rolfo l'. Bellini di S. Rossi - F. Bruni Roccia A. Politi - S. Gallucci di S. Silvestri - V. llari D. Gallino - A. Poliri M. Cremasco


20.

.wa.r fare s imulation nel teatro medite.rraneo• ( 1990)

di M. Coccia

21.

La formazione degli ufficiali dei

d i A. Paoletti- A. D'Amico A. Tucciarone

corpi tecnici• (1990) 22.

· lslam: pro ble mi e prospettive politiche per l'Occidente- (1990)

di R AJiboni - F. Bacchetti L. Guazzoni V. Fiorani Piacemini B.M. Scarcia Amoreni

23.

· Effetti s ull'economia italiana d ella spesa d ella difesa. 0990) (Esaurito)

di A. Pedone - M. Grassini

24.

•Atto unico e uropeo e industria italiana per la difesa. 0990)

di F. Onida- ~1. Nones G. Gmziola- G.L. Grimaldi W. l lager - A. Forti G. Viesti

25.

•Disarmo, sviluppo e debito•

di C. Pclanda

(1990)

26.

-Jugoslavia: realtà e prospettive0990)

di C. Pelanda - G. Meyer R. Lizzi - A. Truzzi D. Ung;~ro - T. Moro

27.

·Integrazione militare europea. (1990)

di S. Silvestri

28.

•Rappresentanza e le ttiva dei militari· (1990)

di G. Caforio- M. Nuciari

29.

•Studi strategici e militari nelle università italiane. ( 1990)

di P. Ungari - M. o nes R. Luraghi - V. Ilari

30.

.n

pensiero militare nel mondo musulniano•, Vol. I 0991)

di V. Fiorani J>iacemini

·Sintesi del dibattito di sei rlcerche del Cemiss• 0991)

di Ccmiss

31.

·Costituzione della difesa e stati di crisi p er la difesa nazionale· (1991)

di G. Dc Vcrgottini

32.

·Sviluppo, armamenti, conflittualità>o (1991)

d i L. Bonanaw - F. Armao M. Cesa- W. Coralluzzo

33.

.n

di G. l igios- R. Redaelli

s..

o

pensiero militare nel mondo musulmano•, Vol. n 0991)


.31.

· La "condizione militare " in ItaUa., Vol. I · l militari di leva. (1991)

di H Marotta M.l. Maniscalco G. t.larotta- S. Labonia V. Di icola- G. Gro!-;si

35.

·Valutazione comparata dei piani di riordinamento delle FF.AA. dei Paesi dell'Alleanza Atlantica. (1991)

diD.Gallino

36.

· La formazione del dirigente militare. (1991)

di F. Fontana - F. Stefani G. Caccamo- G. Ga~pcrini

·L'obiezione di coscìenza al servizio militare in ltaUa. ( 1991)

di P. Bellucci -

38.

• La "condizione militare " in Italia~, Vol. ID •Fenomenologia e problemi di devianza. ( 1991)

di G. Marotta

39.

· La dirigenza militare• ( 1992)

di S. Cas.<;esc- C. !)'Aorta

C.~l.

Radaelli

S.'· •Atti del Seminario sulla sicurez- di Cemis.'>-Dcg za in Mediterraneo• 0991) (Homa 30 gennaio l febbraio 1991)

S.,. · Sintesi del modello di difesa• di

Cemi~s

(presentato in Parlamento il 26 novembre 1991) 099 1) 10.

· Diritto internazionale per ufficia-

di N. Ronzitti- M. Gcstri

li della Marina Militare. (1993)

·il.

•l volontari a ferma prolungata: un ritratto sociologico•, Tomo I

di F. Battisrelli

(1993)

12.

•Strategia della ricerca internazionalistica. (1993)

di l. Bonanate

13. · · Rapporto di ricerca su movimenti migratori e sicurezza nazionale. (1993)

di G. acco

44.

di S. Silvestri

· Rapporto di ricerca su nuove strutture di sicure.z za in Europa. (1993)


45.

•Sistemi di comando e controllo e il loro influsso nella sicurezza italiana>o (1993)

di P. Policastro

46.

•La minaccia dal fuori area con-

di R. Aliboni

tro il fianco meridionale della Nato• (1993) 47.

•Approvvigionamento delle materie prime e crisi e conflitti nel Mediterraneo• (1993)

di G. Mureddu

48.

.n futuro dell'aeromobllità: con-

diA. Politi

cetti operativi e tattici. Struttura e ordinamento d 'impiego.. (1993) 49.

•Impatto economico delle spese militari nella Regione EmiliaRomagna>o 0993)

di A. Bolognini- M. Spinedi Nomisma S.p.A.

50.

•l Pae si della sponda sud del Mediterraneo e la politica europea>o (1993)

di R. Aliboni B. Scarcia Amoretti G. PenniSi- G. Lancioni L. Bottini

51.

•l problemi della sicurezza nell'Est europeo e nell'ex-Unione Sovietica>o (1993)

di C. Pelanda - E. Letta D. Gallino - A. Corti

52.

.n pensiero militare

di Fiorani - Piacentini

musulmano•, Vol. 53.

nel mondo

m

·Presupposti conce ttuali e dottrinali per la configurazione di una futura forza di intervento• (1993)

di G. Caccamo


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
PRESUPPOSTI CONCETTUALI E DOTTRINALI PER LA CONFIGURAZIONE DI UNA FUTURA FORZA DI INTERVENTO by Biblioteca Militare - Issuu