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I PAESI DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO E LA POLITICA EUROPEA

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CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI

I PAESI DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO E LA POLITICA EUROPEA

,IHRIVInA miLITARE


I PAESI DELIA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO E LA POLITICA EUROPEA di Roberto Aliboni


SOMMARIO

SINTESI E CO CLUSlONI, di Robe1to Aliboni

pag.

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SUMlVIARY OF TI lE RESEARCI l

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TENDEKZE E PROSPETITVE NEI PAESI DELLA SPONDA SUD, di Roberto Aliboni

29

LA SFIDA ISLAMICA A SUD DEL MEDITERRA EO, di Biancamaria Scarcia Amoretti

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PERCEZIO l E POLITICHE DELLA COMUNITÀ EUROPEA E DELL'EUROPA OCCIDEl\1TALE, di Roberto Aliboni

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LE POLITICI lE EUROPEE DI COOPERAZI01 E E AIUTO VERSO I PAESI DELLA SPOI DA SUO DEL MEOITERRANEO, di Giuseppe Pennisi

93

PROFILI DEI MOVIMENTI ISLAMICI NELL'OCCIDENTE ARABO, di Giuliano Lancioni

113

PROFILI DEI MOVIMENTI ISLAMICI

ELL"ORIE TE

1

ARABO MEDITEHRANEO, di Laura Borlini GLI AUTORI

149 179

SIGLE

181

5


SINTESI E CONCLUSIONI di Roberto Aliboni

l.

I rischi per la sicurezza nelle regioni a sud de ll'Europa

La fĂŹne del comunismo ha messo termine alle minacce nei confronti dell'Occidente e dell'Europa lungo il fianco sud dell'Alleanza. In queste regioni, nmavia, permangono numerosi problemi nazionali ed etnici iiTisolti, fo1ti e radicale tensioni internaziona li e u na scarsa leginimazione media dei regimi al potere. Esse sono marcatamente instabili rispetto ad altre zone del Terzo Mondo e pongono all'Europa occidentale e alla ComunitĂ , a queste region i assai p rossime, numerosi rischi. Questi rischi sono, da una parte, di ordine socio-politico e culturale e, dall'altra. di ordine militare.

l rischi militari- La tendenza all 'aumento degli armamenti e delle spese militari nelle zone a Sud del Mediterraneo è pa 11icolarmcnte fo1te, per gli aspetti quanlitativi come per quelli qualitalivi, per le armi convenzionali come per quelle non convenzionali. Dal 1985 al 1990 le spese militari dei paesi a Sud del Mediterraneo sono aumentate da 66,7 miliardi di dollari a 70,6, mentre sono diminuite nei paesi europei della ATO (da 92,2 a 81,1 mld). D'altra parte, nel 1990 la percentuale delle regioni a sud del Mediterraneo sul totale delle importazioni dei maggiori sistemi d'arma era del 43,3%. Dopo la fine della guerra contro I'Jraq del 1991, la tenden za sembra contin uare: i soli USA hanno trasferito anni per 10,8 miliardi di dollari.

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Per quanto riguarda le armi non convenzionali. se si dà per distrutta la capacità dell'Iraq nel corso della guerm del 1991, i paesi che avrebbero una capacità chimica nelle region i in questione sa rebbero I'Egiuo, la Libia, Israele e la Siria. L'Algeria possiede l'infrastruttura industriale e la tecnologia di base per poter eventualmente acquisire tale capacità. Riguardo ai missili balistici solo Israele possiede la capacità di sviluppa rli, mentre i programmi degli altri paesi - Iran. Iraq c Libia - sono sospesi o sono falliti. umerosi paesi però continuano ad acquistare missili (come lo Scud C) con raggi più ampi e prestazioni migliori. Ancora Israele sembra essere il solo paese a possedere capacità nucleari. ondimeno. la guerra contro l'Iraq ha rivelato l'importanza deUa spinta a sviluppare queste ca pacità (e l'inefficacia dci controll i internazional i). Iran, Siria, Egitto, Turchia c Algeria potrebbero [entarc d'acquisire uno statuto nucleare: il regime iracheno potrebbe riprovarci. Questa situazione è tanto più pericolosa in quanto si coniuga con un netto accrescimento dei nuovi fornitori pOLenziali. Il dispositivo militare occidentale sul fianco sud, sebbene partecipe delle tendenze al disarmo che riguardano l'intera Europa da che la guerra fredda è finita. resta importante. I rischi riguardano il coinvolgimento nei confliui fra i paesi deUa sponda sud, l'assoggettamento a violenze di livello minore (terrorismo, prese d'ostaggi, ecc.), l'interdizione poliLica e milirare (sulle risorse economiche, la libertà di navigazione, ecc.). Di fronte a tali rischi l'erosione della bilancia di potem..a è essa stessa un rischio. l dispositivi militari in atto non sono, inoltre, sempre adeguati al tipo d'intervento richiesto (mantenimento e imposizione della pace).

l rischi economici- l paesi a sud del Mediterraneo- con l'eccezione di quelli che esportano petrolio avendo una bassa popolazione - stanno attraversando da circa dieci anni una crisi economica che non ha precedenti. In una prima fase, all 'inizio degli anni orranta, la recessione allora in corso in Eu ropa occidenta le ha causato un'interruzione brusca sia dell'espansione delle loro esportazion i sia 8


dei trasferimenti finanziari; in parallelo, l'aumento dei tassi d'interesse, ha provocato un aumento del peso del loro indebitamento sull'estero, che, per di più, era stato, in gran parte, contratto a condizioni commerciali. Tutto ciò ha costretto i paesi in questione ad adottare misure di contenimento delia crescita della domanda interna. A loro volta, queste misure hanno implicato un ra llentamento dei saggi di aumento della produzione ed un'espansione, invece, della disoccupazione. Dato che la dinamica demografica proseguiva a tassi sostenuti, ne è conseguita una riduzione del tenore di vita; in alcuni paesi, all'inizio degli anni novanta il reddito pro capite in termini reali era inferiore a quello prevalente dieci anni prima. Jn un'ottica di più lungo termine, il differenziale di reddito è destinato ad accentuarsi, innanzitutto, per ragioni demografiche. Nel 2025, la popolazione totale del bacino sarà pari a due volte e mezzo quella del 1950, con un tasso di crescita aggregato che non ha precedenti nella storia dell'intera regione. Nell'arco dei settantacinque anni in questione la distribuzione della popolazione subirà una profonda trasformazione: mentre nel 1950, circa due ter.t:i del totale apparteneva alla riva nord, nel 2025 oltre due terzi saranno, invece, della riva sud. Le proporzioni si saranno ribaltate: i paesi più poveri in risorse e con il reddito più basso saranno quelli che avranno olu-e il 66% della popolazione totaJe della regione. Questa situazione favorisce il permanere di una forte pressione migratoria verso l'Europa. I fauori economici e demografici hanno un ruolo importante nel creare i rischi cui la sicurezza europea è soggetta. Essi sono all'origine delle frustrazioni e delle tensioni culturali che sempre più caratterizzano le relazioni attraverso il Mediterraneo. I modelli e le realizzazioni occidentali, da un lato, sembrano volersi imporre e, dall'altro, sembrano volersi negare. Donde, nel Sud, il tentativo di sfuggire a queste contraddizioni per mezzo di una ricerca e di un recupero di identità esasperati e conflittuali. Questi processi si traducono in movimenti di riaffermazione religiosa che meuono la contrapposizione con I'Occidenre e quella Nord-Sud al centro dell'azione politica.

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·1 rischi politico-culturali- Nella contrappOSIZIOne con l'Occidente vi sono posizioni diverse. Una parte del movimento islamico intende riafferma re la propria cu ltura ma anche convivere con l'Occidente. Un'altra parte del movimento islamico si contrappone invece nettamente all'Occidente (e quindi a tutti quelli che nella regione sono disposti a conviverci). Questa contrapposizione riflene le aspirazion i di affermazione e indipendenza di vasti strati di opinione e il sentimento che l'Occidente sia un ostacolo nei confronti di queste aspirazioni. L'islamismo intende recuperare quell'identità e quelle aspirazioni di affermazione politica nazionale che i regimi nazionalisti sorti dall'independenza hanno assai scarsamente saputo realizzare. In questo senso il movimento islamico attuale è una nuova forma del movimento antimperialista e nazionalista. La regione, dopo la guerra contro l'Iraq e la fine del bipolarismo, vede un rafforzamento della tendenza islamica, di cui è parte il rafforzamento politico dell'Arabia Saudita, prodottosi come risultato della crisi del Golfo. La tendenza islamica a[(Uale non sembra portare con sé la confljtrualità internazionale che era propria della Repubblica Islamica dell'Iran al tempo d i Khomeini. Le nuove tendenze mostrano elementi di cooperativirà internazionale, anche se molto spesso dettati solo da opportun ismo nei confronti delrOccidente.

Tuttavia, il rafforzamento della tendenza islamica è un rischio c rescente per i regimi secolari più occidentalizzanti, come l'Egitto o la Giordania. Nel Maghreb lo scontro fra regimi e islamisti ha ponato al blocco dell'evoluzione che in questi paesi si era iniziata verso forme di governo più liberali. Per l'Occidente e per l'Europa , il rischio è la continua alimentazione dei fattori di conflitto e instabilità in una regione dove questi fattori sono già numerosi. J rischi strategici e le percezioni- Le percezioni di sicurezza a sud

lO


del Mediterraneo sono oggi dominare da due ordini di fauori: l'impatto della fme del sistema bipolare e l'evoluzione dell'Occidente verso un nuovo assetto di sicurezza. La fme del sistema bipolare e le p1ùne conseguenze che ne sono derivate hanno provocato nei paesi a sud del Mediterraneo un sentimento contradditorio: da un pane il senso d i essere abbandonati e marginaliz7..ati, dall'altra il senso d i un'eccessiva ~menzione, tendente a tradursi in una minaccia. Il sentimento di marginalizzazione viene dal maggiore interesse verso i paesi dell'Est da parte dei più importanti paesi occidentali. Al tempo stesso, a sud del Mediterraneo la guerra contro l'Iraq è stata vista da molti come il segnale di uno spostamento da Est a Sud della minaccia percepita dall'Occidente. L'intesa realizzatasi nel corso della crisi fra URSS e USA ha confermato questa percezione. L'impressione di essere diventati il bersaglio dell'Occidente in sostituzione dell'URSS è sottolineata dal dibattito sulla riforma delle istituzioni di sicurezza dell'Occidente, dibanito che essi percepiscono come un tentath·o di far sopmwivere istituzioni di dominio sostituendo la minaccia da Est con quella da Sud. Il rischio da pa1te dell'Occidente e dell'Europa di provocare percezioni negative a causa delle ambiguità e dei ritardi nel d ibattito sul rioricntamenro delle istuzioni europee e occidentali non va sottovalutato. Esso potrebbe funzionare rispetto agli altri rischi come un catalizzatore.

2. La nuova geopolitica della sicurezza europea La fme del Patto di Yarsavia, dell'URSS e del PCUS ha cambiato la posizione strategica d i base dell'Occidente. La nuova tensione globale non è più Est-Ovest c riguarda invece il Nord occidenta le, da una parte, e l'insieme dell'Est e del Sud, dall'altra. In effetti, la

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crisi della potenza comunista nell'Est ha lasciato il posto a una serie di crisi che hanno le stesse matrici di quelle che caratterizzano il Sud: problemi etnici, disatri ecologici, sonosviluppo, esasperati nazionalismi, contenziosi territoriali. Si è perciò parlato di •nuovo arco di crisi•, un arco che va dal Nord Africa alla grande massa contin enta le eurasiatica passando per l'Asia sud-occidentale. Tuttavia, emerge dall'uniformità del ·nuovo arco• una gerarchia di ambiti regionali dovuta alla loro differente rilevanza strategica ed economica. Queste differenze si riflettono in una scala che gradua l'interesse e la sollecitudine dell'Occidente nei confronti delle diverse regioni. Gli USA e la Germania concentrano il loro interesse sulla crisi della CSI; gli USA sono massimamente coinvolti nella crisi del Medio Oriente e del Golfo, nella cui gestione hanno una responsabilità maggiore; la Comunità Europea è investita in prima istanza delle crisi nei Balcani c nel Maghreb. In questa nuova geopolitica, le conclusioni rile\·anti per la Comunità riguardano la struttura del fianco sud e i diversi livelli di impegno nei confronti delle diverse aree. Per quanto riguarda la stmttura, è evidente la sua profonda frammentazione, in particolare fra la parte occidentale e quella orientale a sud del Mediterraneo, cioè fra Maghreb e Mashreq. Per quanto riguarda i livelli d'impegno si possono identifica re tre cerchi concentrici. Nel cerchio più esterno, che comprende il Corno d'Africa e l'Africa subsahariana in generale. la Comunità è impegnata soprattutto negli aiuti economici e umanitari. Sostiene l'azione delle azioni Unite e contribuisce con la sua stessa organizzazione (l'associazione CE-ACP) e quella dei suoi paesi membri. Nel cerchio intermedio, i paesi della Comunità sono fortemente impegnati nella dimensione socio-economica del negoziato araboisraeliano, facendo da supporto all'azione eli mediazione poHtica di fatto guidata dagli USA.

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el cerchio più interno, i paesi membri e la Comunità stessa sono impegnati in prin1a linea nella crisi balcanica, sono impegnati già da tempo nella cooperazione con i paesi del Maghreb e verso questa regione ci si aspetta una loro attenzione speciale. Va ricordata a questo proposito anche l'esistenza del Gruppo dei ·5+5.. paesi del Mediterraneo Occidentale, una solidarietà di c ui fanno parte quattro paesi della Comunità (Francia, Italia, Portogallo e Spagna).

3.

Quali politiche di cooperazione e sicurezza?

L'organizzazione della sicurezza e della cooperazione attraverso il Mediterraneo poggia su tre ambiti: quello regionale, quello interre-

gionale e quello globale. Essi costituiscono la risposta ai rischi che abbiamo messo sin qui in evidenza. I problemi nascenti dal riarmo convenzionale e dalla prolife razione nel campo non convenzionale comportano una din1ensione globale. Nella Conferenza per il Disarmo dell'ONU, dove si discute la convenzione per il bando delle armi chimiche, nell'ambito del TNP e del MTCR la tendenza non è del tutto scoraggiante. Il negoziato cruciale è tuttavia diventato il Gruppo dei Cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, gruppo che si è costitu ito dopo la guerra contro l'Iraq a seguito delle iniziative di Bush (29 mag. 1991) per il controllo e la linUtazione dei trasferimenti di tecnologie e per l'applicazione di misure contro la proliferazione nucleare in Medio Oriente e di Mitterrand (3 giu. 1991) in relazione anche ad altre regioni. U Gruppo dei Cinque (USA, URSS, Cina, Francia e Regno Unito) conta per circa 1'85% delle esportazioni mondiali di armamenti. I progressi del Gruppo, tuttavia , non sono incoraggianti. Nell'ultima riunione è mancato l'accordo sulla notifica delle singole transazioni. La responsabiljtà del fallimento è addossata alla Cina, la quale tuttavia ribatte che gli USA, mentre cercano di stabilire un

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accordo per limitare i trasferimenti di armi al Medio Oriente sono diventati nel 1991 il primo fornitore della regione. Non maggiore successo hanno avuto i recenti tentativi di accordi regionali. Il Patto di Damasco, firmato in piena crisi del Golfo (6 mar. 1991) dai paesi arabi schierati con la coalizione dell'O ·u (i paesi del CCG, la Siria e I'Egirto), non ha avuto seguito. La mancata realizzazione di un accordo che metteva insieme i diversi livelli di potenza militare e di ricchezza della regione, tramutando in sinergia vecchie rivalità, certamente non contribuisce alle prospettive di stabilizzazione della regione. Ai margini senentrionali della regione stessa la tendenza è più favorevole. Tre schemi regionali di cooperazione sono stati inaugt1rati: la Economie Co-operation Organization (ECO), la Comunità del Mar Nero e la Comunità del Mar Caspio (CSCZ). Queste più favorevoli tendenze ai margini non possano però compensare l'assenza di tendenze analoghe nel cuore della regione stessa. A livel lo imer-regionale troviamo la rete di accordi fra la Comunità e i singoli paesi delle regioni a sud del Mediterraneo, il così detto Gruppo dei Dieci o ·5+5· relativo al Mediterraneo occidentale (i cinque paesi dcii'UMA più Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna), che contempla sia aspetti di cooperazione economica sia aspetti politici, e una proposta per costituire una Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione nel Mediterraneo (CSCM). Malgrado i suoi limiti, le istituzioni di cooperazione economica della Comunità sono lo strumento più collaudato di cui l'Occidente dispone per dare al Mediterl",meo sicurezza e cooperazione. Queste istituzioni, inoltre, sono alwmente complementari alle istituzioni globali di coopemzione economica, come la Banca !\londiale il F~II. Le istituzioni comunitarie, quelle globali e quelle dci paesi membri della Comunità dovranno accrescere le risorse messe a disposizione dei paesi meno sviluppati a sud del Mediterraneo e

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orientarsi verso nuove priorità nelle loro politiche di aiuto e cooperazione. La misura più urgente è il sollievo del debiro estero. Le misure destinate al sollievo del debito e al riassetto struttura le dovranno essere prese nel quadro di un approccio macroeconomico più attento ai livelli occupazionali e all'emigrazione, due punti cruciali per la sicurezza europea. Occorrerà ribaltare l'ottica tradizionale impiegata da FMI e Banca Mondiale nel collaborare all'allestime nro di politiche di tiasserro strutturale: invece di chiedersi qual'è la straregia macroeconomica che un paese deve adottare dato il livello di risorse interne ed internazionali probabilmente a sua disposizione, occorre domandarsi qual'è il livello necessario di risorse affinché i tassi di disoccupazione e le spinte migratorie non superino soglie considerare inaccettabili dalla comunità internazionale e dai paesi limitrofi. L'importanza della cooperazione economica è assai rilevante: la Comunità Europea e il Gruppo ·5+5·, ciascuno al suo livello, hanno perciò un ruolo di primo piano nel Medite rraneo. La proposta di una CSCM cerca di mettere assieme gli aspetti politici e economici della cooperazione in un quadro inter-regionale esteso ai diversi insiemi geopolitici che gravitano sul Mediterraneo, fino ad includere anche gli USA e l'ex URSS. La CSCM è stata lanciata congiuntamente dal ministro degli Esteri spagnolo e da quello italiano a Palma di Majorca il 24 settembre 1990. È stata presentata come un'istituzione destinata a porre le basi di una sicurezza collettiva e a svilu ppare la cooperazione politica, culturale ed economica . Alla base delia proposta c'è l'idea che, nel quadro di un dialogo istituzionalizzato, volto ad accrescere lo sviluppo economico, a migliorare le condizioni sociali e ad instaurare misure di fiducia e trasparenza si arriverebbe a sradicare le cause della presente instabU ità e a porre le premesse per una sicurezza collettiva nella regione.

Questa proposta , in ptincipio appoggiata da un largo numero di paesi, no n ha avuto successo. Per ora è certamente accantonata. 15


, ell'immediato, perciò, le misure per la sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo, restano affidate, da un lato, al successo dei negoziati in seno al Gruppo dei Cinque, dall'altro, all'azione delle istituzioni eli cooperazione economica europee e globali nonché alle possibili iniziative, limitate al Mediterraneo occidentale, del Gruppo elci

·5+5·.

4. Conclusioni La crisi del Golfo ha indubbiamente costituito un ostacolo alla realizzazione della proposta della CSCM. el 1991. mentre il Governo spagnolo l'ha messa in sordina, puntando maggiormente allo svi luppo eli una cooperazione multilateralc nel Mediterraneo occidentale, il Governo italiano ne ha fano un cavallo di battaglia della sua diplomazia cercando di proporre la CSCM come quadro di risoluzione del conOitto in corso nel Golfo e di gestione delle sue conseguenze. Ma sia il conflitto sia le sue sequelc erano chiaramente nelle mani degli USA e dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'O:-.ru. Il tentativo del Governo italiano si è dimostrato velleitario e oltre a non portare la CSCM al successo ha probabilmente conttibuito al suo discredito. Con la fine della guerra contro l'Iraq, eli fatto si è andati verso la conferenza arabo-israeliana di Madrid. Questa conferenza, che riguarda gli aspetti di sicurezza ma anche quelli di cooperazione. è n10lto simile nella problematica alla CSCM, ma guidata dagli USA, invece che dall'Italia c dalla Spagna (o dalla Comunità). e ristretta all'arca del Meclioriente (invece che al vasto spazio indicato dalla CSCM). L'importanza del.successo di questa conferenza è eccezionale. La sua soluzione può rendere possibile un accordo regionale per

fermare la corsa agli armamenti c la proliferazionc non convenzionale e aprire la strada all'instaumzione di un'istituzione regionale di

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cooperazione e sicurezza come la CSCM. Ciò è stato perfettamente compreso dal Governo italiano. Oggi la diplomazia italiana segue attivamente i negoziati e contribuisce al loro successo, sia bilateralemente sia nell'ambito della Comunità.

La cooperazione nel Mediterraneo occidentale, che il Governo italiano non ha trascurato malgrado la priorità data alla CSCM, a causa della crisi algeri na e delle sue ripercussioni sul Maghreb è nel frattempo diventata di primaria impottanza. Il Governo è in cond izione di dedicare immediatamente risorse e attenzione a questo ambito. In ogni caso, il problema di un'organizzazione permanente d i sicurezza e cooperazione per la regione resta e la CSCM potrà essere il tema del prossimo futu ro.

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SUMMARY Al'JD CONCLUSIONS by Roberto Alibonì

l. Security risks in the regions to the south of Europe The demise of communism put an end to threats to the West and Europe along the Alliance's sourhern nank. Yet numerous unsolved national and ethnic problems and strong and deep-seated internarional tensions in thc arca remain. In addition, the regimes in power generally have low Iegitimation and are more instable rhan those in mher areas of rhc Third \Vorld, posing serious risks to ncarby Western Europe and the Communiry. These risks are sociopolitica! and culrural on the one hand, and military on the orher.

Mìlitary risks. The upward trend in arms procuremcm and military !>pending in the areas to the south of the Meditcrrancan is particularly strong, both quantitativcly and qualitatively, in borh conventional ancl non-conventional wcapons. Berween 1985 and 1990, milita1y spending in these countries increasecl from S 66.7 to $ 70.6 bìllion, while it clccrcased in European ATO countries from S 92.2 to $ 81.1 billion. Tn 1990, the regions to the south of the Mediterranean accounted for 43.3 percem of total imports of major wcapons systems. The rrend secms to have continuecl since the end of thc Gulf war in 1991: the US alone has cxported S 10.8 billion of weapons ro the region since then. The situation with rcgard Lo non-conventiona l weapo ns is varied . If Iraq's chemical wcapons capability is assumcd to have been destroyed cluring the Gulf war, the countries in the region that

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stili have such a capability are Egypt, Lybia, Israel and Syria. Algeria has the industriai infrastructure and the basic technology to acquire that capability. Only Israel has the capability to develop ballistic missiles; indeed, the prograrru11es of the other countries -Iran, Iraq and Lybia - bave either been suspended or have failed. Many countries are , nevertheless intent on buying missiles with longer ranges ancl bener performance (such as the Scuci C). Israel stili seems to be the only country with nuclear capability. But the Gu lf war unmasked ambitions in the area to clevelop such capabilities (and the ineffectiveness of international conrrols): Iran, Syria , Egypt, Turkey ancl Algeria coulcl artempt to acquire nuclear starus - a nd Iraq coulcl try again. This siluation is aggravateci by a proliferation of potential suppliers. Although affected by the post-Cold War clisarmament trencls in tbe rest of Europe, the Western military appararus on the southern flank is stili substantial. Risks concern involvement in conflicts among countries on the southern shores of the Mediterranean, minor forms of violence (terrorism, hostage-taking, etc.), politica! ancl military intercliction (of economie resources, freeclom of navigation, etc.). In this situation, the erosion of ù1e balance of powers is a risk in itself. Ancl ù1e military forces deployecl are not always suited to the kincl of action requirecl (peacemaking and peacekeeping).

Economie risks. For the last ten years, ali the countries to the south of the Mecliterranean with the exception of low-population oil-exporters have been going through an unprececlented economie crisis. At the beginning of the eighties, the expansion of their exports to Europe ancl fmancial transfers to the area were brought to an abrupt halt by ù1e recession in Western Europe. At ù1e same time, the rise in interest rates incremented the bu rclen of their foreign debts, which were mosùy signecl on commerciai terms. This forced

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the countries in quesrion to adopr measures to contain the growch of interna! demand, and rhese, in turn, slowed down production growch and increased unemploymem. With population growth rates as high as ever, the result has been a drop in the standard of living. In some countries, the per capita income ar rhe beginning of rhe nineties was lower in real tenns than it had been ten years earlier. In a longer-term perspective, che income differential is bound to continue to increase. The main reasons are demographic: in 2025, the rotai population of the Mediterranean basin will be two and a half times that of 1950, with an unprecedemed aggregate growth rate in the region. Moreover, between 1950 and 2025, the population distribution will have been radically transformed: while approximately rwo-rhirds of the tora! population inhabited the northern shores in 1950, in the year 2025, over two-thirds will be on the southern shores. The proportions will also bave inverted: the countries with less resources and income will account for 66 percent of the region's total population. This situarion w ill favour continuing migratory pressure towards Europe. Economie and demographic factors also play an importane role in creating the securiry risks to which Europe is subject. They are at the roor of rhe frusrrations and cultural tensions that increasingly characterize cross-Mediterranean relations. On the one band, it seems as though Western models and realiry are desi1¡ed; on rhe other, it seems Ú1ey are rejected. Thus rhe attempt in the South to escape these contradictions by seeking and returnlng ro extreme and conflictual identities. These processes rr¡anslate into religious movements centered around contrast with the West and focussed on the orth-South issue. Politica/ and cultura/ risks. There are a variery of views on this contrast with d1e West. One part of che Islamic movement is keen on reasserting its own culture but is also wElling to co-exist with the West. Anorher part of the Islamic movemenr is strongly opposed to 21


the West (and therefore to ali those in the region who are willing to co-exist with it). This position reflects the aspirations for self-assertion and independence of much of the public and the widespread conviction that the West is an obstacle to those aspinHions. Islamism is aimed at reestablishing the national identity a nd those aspirations for politica! self-assertion that the nationalist regimes which carne into power afte r independence were unable to achieve. In th is sense, Islamism can be seen as a new form of anti-imperialist and nationalist movement. Islamic trends in the region have gained new strength since the war against Iraq and the end of bipolarism. One example is the strengthening of the politica! position of Saudi Arabia as a result of the Gulf crisis. At presem, however, these Jslamist tendencies do not seem to involve the kind of inte rnational conflictuality found in rhe Islamic Republic of Iran at thc rime of Khomeini. There seems to be some degree of international cooperation, although it is often dicrated by oppo1tunism. The strengthening of Islamic movements poses a growing Iisk for the more westernized lay regimes such as Egypt a nd Jordan. In the Maghreb, the confl ict between regimes and Islamists has blocked the evolu tion that was under way in those countries rowards more liberai forms of governme nt. For the West and Europe, the risk is thar factors of conllict and instability will be fuelled continuously in a region in which they are already strong.

Strategie risks and perceptions. Security perceptions to the soud1 of the Mediterranean are now dominateci by rwo factors: the impact of d1e end of the bipolar system, and developments in the West towards a new security order. The end of bipolarism and its initial consequences have met wid1 contradicto1y reactions on the southe rn shores of the Mediterranean: on the one hand, the countries feel abandoned and marginalizecl as a resu lt of the West's sudeleo inte rest for Eastern European countries; on d1e other, they feel 22


that they are now undcr greater scrutiny and perceive this attention as a lhreat. In many countries, the war against Iraq was seen as a shift in the focus of Western threat perceptio n from East to South , and the agreement reached berween thc US and the USSR during the Gulf crisis was raken to confi rm this. The idea of having replaced che Soviet Union as the West's target is reinforced by debate on reform of Western securiry institutions, which is seen as an attempt to maintain institutions of dominion, while simply substituting the threat. The risks ro the West and Europe from such negative perceptions caused by ambiguities and delays in the reorientation of European and Western institutions should not be underestimated; they could be a catalysr for other risks.

2. The new geopolitics of European security

The dissolution of thc Warsaw Pact. the Soviet Union a nd its Communist Party has changcd the West's basic strategie position. Global tensions are no longer bctween West and East, but between thc Northwest a nd the East and the South as a whole. Indeed, the collapse of the Eastern power has triggered a scries of crises of the same sramp as those cha racte rizing the South: e thn ic problems, ecologica! disasters, undcrdevelopment, accenruated natio nalism, territorial disputes. Experts now speak of a ·new are of crisis· to describe the area stretching from 1 orth Aftica across southwcstern Asia to the large Eurasian landmass. Differences can, however, be distinguished in the strategie and economie imporrance of the regions included in this •are•. And rhese differences are reflected in the amount of a nentio n dedicated to them by the West. The US and Germany concentrate their attention on the c1isis in the CIS; the US alone is extremely interested in the

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crisis in the Middle East and ù1e Gulf. in the management of which it was involved; the European Community is particularly concerned w ith the crises in rhe Balkans and the Maghreb. In this new geopol itical situation, imporra ne conclusions can be clrawn abour rhe structure of the Community's sourhern flank ancl the various levels of Community commitment in the clifferenr areas. The most Outstancling feature of the SOUÙ1ern flank is its extreme fragmen tarion, in particular between rhe sourhwesrern ancl rhe sourheasre rn shores of the Mecliterranean, that is between the Maghreb and Mashreq. The levels of commitment can be described in terms of mree concenu·ic circles. In the outermost circlc, w hich includes the IIorn of Africa and sub-Sa haran Africa in generai, the Community proviclcs mainly economie and humanitarian aid. Tt supports me United Nations' action and contributes with its own organization (the EC-ACP association treaty) and thar of its mcmber stmes.

In me intermediate circle, me Community countries are strongly committed ro the socio-economie dimension, supporting the politica! mediation being attempted by the US in the Arab-Israeli negotiations. In rhe innermost ci rcl e, the member co untri es and the Community are engaged above ali in the Balkan crisis. They have long been commined to cooperation with the Maghreb countries wh ich expecr special auention from them. In fact, the ·5+5· Group, esrablished ro promote solidarity among Western Meclirerranean countries, includes four Community countries (France, Italy, Porrugal and Spain).

3. What coope ratio n and security policies to adopt? The o rga ni zation of security and coopera tion across rhe

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Medirerranean involves three spheres: the regional, rhe inten·egional a!"ld the global. These three spheres contain the responses to rhe risks described previously. The problems resulring from convenrional rearmament and non-conventional weapons proliferation have a global dimension. At the UN Conference on Disarmament, where ù1e convention for the prohibition on che11Ucal weapons is being discussed, and w ithin the framework of the Nuclear on-Proliferation Treaty (NP1) and ù1e Missile Technology Contro! Regime (MTCR), the ourlook is not wholly bleak. The crucial negoriarions, however, have become those among the Group of Five, w lùch was formed after rhe Gulf war and includes rhe members of rhe UN Security Council (USA, USSR, China, France and UK). It firsr met upon the initiative of Bush (29 May 1991) to discuss ù1e contro! and limitation of technology transfers and the application of measures against nuclear proliferation in rhe Middle Easr, and later upon the iniriarive of Minen-and (3 ]une 1991) to discuss the same maners in relation ro other regions. The Group of Five accounts for approximatcly 85 percent of world arms exports. The Group, however, has nor been making much progress. At its last meeling, it failed ro agree on notification of individuai transactions. China was to blame for this, but it retotted that while the US seeks an agreement to limit arms tt-ansfers to ù1e Middle East, it was ù1e number one supplier to the region in 1991. Recenr attempts ar regional agreements have not been any more successful. The Damascus Pact, signed by the Al-ab countries suppotting the UN coalition (the GCC cou ntries, Syria and Egypt) at the height of the Gulf crisis (6 March 1991) has not had a follow-up. The failure ro achieve an agreement pooling the various levels of militaty power and wealth in the region and turning old rivalries inro new synergies has cerrainly not contributed ro the prospecrs for stabilization in the region.

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A more favourab le trend appears to be noticeable in the notthern parrs of rhe region. Three regional cooperation schemes have been set up: the Economie Cooperation Organization (ECO), l the Black Sea Community and the Caspian Sea Community Zone (CSCZ). But these encouraging projects cannot compensate for the 1 lack of initiatives in the heatt of the region. The interregional sphere is composed of the network of agreements between the Community and the individuai countries of the regions to the south of the Mecliterranean; the so-caUecl Group of Ten or ¡5+5¡ (the five Arab Maghreb Union countries plus France, Italy, Malta, Po1tugal ancl Spain) for managemem of economie cooperation ancl ce1ta in politica! issues in the Western Mediterranean; and the proposal for the establishment of the Conference on Security ancl Cooperation in rhe Mediterranean (CSCM). Wl1arever their limirs, Community institutions for economie cooperation are the most tested instruments in the West for ensuring security and cooperation in the Mediterranean. In addition, they are highly complementaty to the global institutions for economie cooperation such as the World Bank and the IMF. Community and global institutions, and those of Community member states must increase the resources suppliecl to the less cleveloped countries to the south of the Mediterranean and esrablish new priorities in aid and cooperation policies. The most urgem measures required are debt relief. These and measures aimed at strucrural readjustment must be taken in a macroeconomic framework that is more ale1t to unemployment and migration, two crucial factors in European security. The traditional approaches taken by the IMF and the Wor!d Bank in drawing up structural readjustment polices must be reversed: instead of asking whar kind of macroeconomic strategy can be adopted by a count1y given a ce1tain leve! of available domestic and international resources, the question should be what leve! of resources is needed to contain unemployment and migratory

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pressure at a leve! considered acceptable by the international community and neighbouring countries. Economie cooperation is ve ry important: the European Community and the Group of 路5+5路 have - each at their own leve! an important role to play in the Mediterranean . The proposal to establish a CSCM is an attempt to bring the politica! and economie aspects of cooperation into a n inter-regional framework that includes the va rio us geopol itica! groups in th e Mediterranean as well as the US and the former USSR. The proposal was initially jointly put forward by the Spanish and Italian foreign ministers at Palma di Majorca on 24 September 1990. It was presented as a future basis for collective security and the development of politica!, cultura! and economie cooperation. The underlying idea is that institutionalized dialogue fostering economie development and improved social conditions and introducing confidence-building measures and transparency would help to eradicate the causes for the current instability and to lay the foundations for collective security in the region. This proposal, initially supported by a large number of countries , did not meet with success and has been s he lved for the moment. Thus, measures for secu rity and coopera tio n in the Mediterranean wi ll depend on the outcome of the Group of Five oegotiations and the actions of European and gleba! economie cooperation institutioos, as well as possible initiatives by the Group of 路5+5路. lirnited, however, to the Western Medite rranean.

4. Conclus ions The Gulf crisis ce1tainly constituted an obstacle to the establishment of the CSCM. In 1991, while the Spanish government put it aside in favour of greater emphasis on multilateral cooperation in 27


the Western Mediterranean, the Italian government made the proposal the cornerstone of its diplomacy in an attempt ro use the CSCM as a framework for resolution of the Gulf conflict and for the management of its consequences. But both the conflict and its aftermath were in the hands of the United States and the permanent members of the UN Security Council. The Italian government's artempts not onJy failed, but may even have contributed to discrediting the proposai. The Arab-Israeli conference in Madrid began after the end of the war in Iraq. Centered on aspects of security and cooperation, it is vety sinĂšlar to the proposed CSCM. But it is being directed by the US, rather than by Italy or Spain (or the Community), and is limited to the Middle Eastern area, rad1er than the vast area proposed for the CSCM. It is extremely important that the Madrid conference be successful. A positive outcome cou lcl lead to a regional agreement to stop the arms race and the proliferation of non-conventional weapons and could pave the way for the establishment of a regional institution for cooperation and security like the CSCM. This is perfectly clear ro d1e Italian governmem. Today, Iralian diplomacy is actively following the negotiations ancl contributing to them, both bilateraUy and through the Community. In the meantime, cooperation in the Western Mediterranean which the Italian government has not neglecred despite d1e priority given to the CSCM proposal - has become of prin1ary impottance as a result of the Algerian crisis and its repercussions on the Maghreb. The Italian government is in a position to dedicate both resources and attenrion to this issue immediately. In any case, d1e problem of a permanent organization for security and coopet<Hion in the region remains; the CSCM coulcl be taken up again in the near future.

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TENDENZE E PROSPETTIVE NEI PAESI D ELLA SPONDA SUD Sviluppi politici recenti nelle regioni a sud del Mediterraneo di Roberto Aliboni

l.

n nuovo quadro internazionale della regione

La fine del sistema bipolare ha tolto potere e opzioni ai paesi a sud del Mediterraneo I, ha spesso modificato le condizioni della loro sicurezza nazionale e, in parte, gli schieramenti e le alleanze fra paesi della regione. La sicurezza occidentale in principio ne beneficia, poiché non è più soggetta ai rischi di escalation orizzontale che le crisi della regione ponevano. Come è stato ripetutamente rilevato nell'ambito delle istituzioni collettive di sicurezza dell'Occidente 2, ciò - almeno nel breve-medio periodo - elimina l'esistenza di una minaccia da Sud. Tuttavia, occorre sottolineare che, se la fine della guerra fredda ha consentito il venir meno della minaccia, le crisi di questa regione, a differenza di quelle di altre (in Indocina, in America Latina e in Africa subsahariana), non sono venute meno. Restano le crisi già in atto, come quella arabo-israeliana e quella del Sahara occidentale, e se ne possono aprire di nuove, come si è visto con quella del Golfo del 1990-91. ella regione esistono numerosi problemi nazionali ed etnici irrisolti, forti e radicare tensioni internazionali e una scarsa Iegittimazione media dei regimi a l potere. Essa è marcatamente instab ile rispetto ad altre zone del Terzo Mondo. Problemi comparabilj, emersi con la caduta del comunjsmo, si riscontrano solo nei Balcani e nell'ex Unione Sovietica. In Medio Oriente e nel Meditenaneo non c'è più il confronto bipolare a strumentalizzare questi problemi, né i

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paesi e i regimi della regione possono a loro volta sfn•ttare a proprio vantaggio il confronto. Nondimeno, i diversi protagonisti continuano a contrapporsi e. inoltre, senza essere più imbrigliati dalla mediazione del sistema bipolare. Perciò, anche se questa regione non è più una minaccia, la sua sin.azionc è gravida di rischi per l'Occidente e di nuove e accresciute responsabilità, poiché quest'ultimo si trova ad affrontare le crisi della regione e, inoltre, a farlo da solo, costretto a cercare c inventare, come ha mostrato la crisi del Golfo, nuovi strumenti di solidarietà e stabilizzazione internazionale. La responsabilità che l'Occidente si trova per forza di cose ad esercitare nel vuoto creatosi nelle relazioni internazionali con il collasso deli'URSS c della struttura bipolare che, sebbene a suo modo, regolava quelle relazioni, è essa stessa un fattore di rischio. Sebbene riferito all'organizzazione collettiva delle Nazioni Unite, come durante la crisi del Golfo, l'esercizio di tale responsabilità inevitabilmente suscita sentimenti di oppressione imperialista o facilmente si presta a strumcntalizzazioni in tal .senso, gli uni e le altre comunque destinati a soffiare sul fuoco deiJ'instabilità della regione. Questa nuova situazione internaziona le, gradualmente impostasi via via che I'URSS di Gorbaciov e Shevardnadze cambiava la sua politica estera, ha fmito di maturare con la crisi del Golfo del 199091. Finita la guerra contro I'Imq alla fine del febbraio 1991, i cambiamenti sono apparsi più evidenti e l 'a pertura dei negoziati araboisraelian i, a Madrid nell'autunno del 1991, ha dato un segno inequivocabi le della loro impo1tanza. Le riflessioni che seguono intendono esaminare c identificare questi cambiamenti. Quali cambiamenti ha portato tuuo ciò nella sicurezza. neiJa legittimazione dei regimi e nei rappo1ti di potere della regione?

2.

L'Arabia Saudita e la sicurezza regionale Gli schieramenti e le alleanze seguìti all'occupazione del Kuwait

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da parte dell'Iraq nell'agosto 1990 hanno dato il senso di un cambiamento di fondo nella solidarietà araba. La novità non stava ne lla contrapposizione di due schieramenti, contro e a favore dell'Iraq, e neppure nel fatto che lo schieramento contro l'Iraq fosse concretamente belligerante nei confronti di quest'ultimo ·paese, bensì nell'alleanza di detto schieramento con gli Stati Uniti e a ltri paesi occidentali sia pure nel quadro della coalizione dell'ONU. In realtà, questa novità era il po1tato della ftne del bipolarismo e l'espressione della transizione verso un nuovo ordine inte rnazio nale, il cui tratto più immediatamente visibile era in quel momento l'egemonia degli Stati Uniti e dell'Occidente. La difesa dell'Arabia Saudita era inoltre dettata da calcoli di interesse nazionale e inte rnazionale tanto nel caso dell'Egitto quanto in quello della Siria 3. L'interpretazione di un superamento della rivalità fra Siria e Egitto, fra paesi •poveri· e paesi ·ricchi·, dell'emergere di un nuovo schieramento filoamericano, addirittura comprensivo di Israe le, è un'interpretazione quanto meno affrettata.

Un importante elemento di novità nell'ambito dei rappo1ti inte rarabi va invece riconosciuto nel ruolo più indipendente che come risultato della crisi è stato acquisito dall'Arabia Saudita. La politica estera dell'Arabia Saudita non è sostenuta dalla forza, bensì dall'ideologia (il ruolo di orientamento e direzione religiosa che le proviene dalla Custodia dei Luoghi Santi di Mecca e Medina), dalla diplomazia, dal petrolio e dal denaro. Con questi strumenti l'Arabia Saudita ha sempre esercitato un ruolo di preminente importanza e di grande attivismo nella diplomazia regionale e inte rnazionale. Tuttavia, oltre che nello stile, la politica estera eli Riad ha subìto una costrizione sostanziale e delle vere e proprie servitù nei confronti dei radicali secolarizzanti e rivoluzionari del mondo arabo, dai nasseriani, ai palestinesi, ai ba'athisti siriani e soprattutto iracheni. In particolare, il peculiare legame di questo paese con l'Occide nte e con gli Stati Uniti ha sempre dovuto essere defilato.

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Gli schieramenti profilatisi nella crisi del Golfo del 1990-91, in particolare la posizione assuma dall'OLP, hanno in un cetto senso liberato l'Arabia Saudita da queste servitù. L'Arabia Saudita, che ha cessato i fin a nziamenti a ll'OLP proseguendo solo versamenti di carattere umanitario, esce dal conflitto con una posizione internazionale e regionale più netta, più esplicita e certamente più in linea con i suoi interessi nazionali e internazionali. Non si tratta solo di una maggiore autonomia nei confronti dei radicali, ma di un profilo più alto e assertivo e, quindi, di una maggiore iniziativa politica. Il ruolo che Riad ha giocato nella convocazione del negoziato arabo-israeliano è stato al riguardo assai indicativo 4. Ma è anche significativo l'atreggiamento esplicitamente critico che Riad ha assunto, per esempio, ne i confronti della monarchia di Giordania, che - sia pure non del tutto volentieri - è stata alleata dell'Iraq nella crisi e continua ad appoggiarlo ; . fl più alto profilo sauclita è determinato, runavia, sopranutto dalla sconfitta dell'Iraq medesimo.

L'equilibrio e la sicurezza del Golfo sono determinati agli occhi dei sauditi, in primo luogo, dal triangolo con l'Iraq e l'Iran. Con . quest'ultimo paese, guida dello sciismo mussulmano, da parte dell'Arabia Saudita, centro del fondamentalismo sunnita, c'è naturalmente rivalità. Tuttavia, la controversia religiosa non è che un ingrediente della più corposa miscela che costituisce il conrezioso fra Arabia Saudita e Iran, contenzioso che include un ricorrente ·imperialismo· del popoloso Iran sull'area del Golfo (particolarmenre vivace a ll'epoca della dinastia Pahlevi) e che coll'avvento di Khomeini si è tradotto in un pesante tentativo di rovesciamento della •Corrotta• dinastia dei Saucliti. Questo sviluppo, assai pericoloso per i monarchi Sauditi perché - come ben si vide in occasione dell'occupazione della moschea della Mecca nel 1979 6 - incoraggiava l'estremismo religioso di casa loro, ha indotto Riad acl accettare la ·protezione· irachena e a contribuire alla lunga guerra eli Baghdad contro Teheran, debitamente presentata da l regime iracheno in chiave di lotta degli

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arabi sunniti contro gli erelici iraniani (la Qadisiya di Saddam) -. Tuttavia, la protezione irachena è stata sopportata e finanziata dalla monarchia saudita per semplice necessità, essendo note a Riad le ambizioni e i metodi del nazionalismo dell'Iraq ba'athist.a e, più in particolare, di quello di Saddam Hussein. L'Arabia S<tud ita ha vissuto gli anni ottanta in una situazione estremamente d ilemmatica, fra la sowersione del clero sciita di Teheran e il mortale abbraccio fraterno dell'I raq sadclamita. Si caspisce, dunque, che la sconfina dell'Iraq, ha sollevato di parecchio i sauditi, anche se il modo in cui la crisi con l'Iraq è stata chiusa lascia aperti alcuni problemi per il futuro. Quali che siano questi problemi, un rilevante elemento di assicurazione per i sauditi è costituito dalla possibilit.à che la crisi del Golfo ha loro dato di rinsa ldare più strettamente e ampiamente il loro cmciale rappotto con gli Stati Uniti senza creare per questo uno schieramento awerso di radicali e nazionalisti pronti a farla loro pagare, cioè senza dover •perdere la faccia•. Questo è il risultato forse più rilevante delle alleanze della crisi del Golfo del 1990-91. Il rapporto di sicurezza con gli USA, il Regno Unito e la Francia è rapidamente crescente. L'Arabia Saudita ha formulato dopo la guerra un bilancio che riflette la necessità di fare delle economie, ma le spese di difesa restano molto elevate H. Ancora più disinibito il rapporto di sicurezza con l'Occidente del Kuwait, il quale ha concluso con gli USA un trattato decennale di sicurezza (19 set. 1991), che permette un significativo stazionamento delle forze americane sul suo territorio. L'Arabia Saudita e gli altri paesi del CCG hanno circondato questo stazionamenro di alcune cautele formali e non hanno firmati trartali, ma l'hanno ugualmente rafforzato. Questo più alto profilo saudita è aUa base del fallimento del così detto Pauo di Damasco, un accordo ftrmato in piena crisi del Golfo (il 6 mar. 1991) fra i paesi del CCG, la Siria e l'Egitto con lo scopo di meuere a disposizione dei paesi del CCG la forza militare c la protezione di Siria ed Egitto e a disposizione di questi ultimi un congruo e più sistematico aiuto da parte dei paesi del CCG. Successivamente,

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alll'inizio del 1992, è stato in effetti istituito un Fondo di 10 miliardi di dollari da parte dei paesi del CCG. Il profilarsi eli questo meccanismo regionale è stato salutato sia come il superamento della divisione fra •poveri· e ·Iicchi· che car'&tterizza il mondo arabo. sia come il nucleo di un an-angiamento collenivo eli sicurezza regionale destinato a creare l'infrastru[ttJI"a eli una maggiore stabilità e coope•-azione regionale. TI Patto in realtà non ha mai funzionato e, sebbene continuino turtom gli incontri a livello diplomatico, è assai difficile che riesca mai a funzionare. L'Egitto ha lamentato la relativa pochezza del Fondo e il suo orientamento esclusivamente p•ivalistico. Ha lamentato anche lo scarso ruolo che veniva previsto per le forze del Patto rispetto a quelle americane e occidentali. In realtà, da un lato sono prevalsi i vecchi sospetti e le vecchie rivalità fra Siria e Egitto. dall'altro l'Arabia Saudita, passato il momento di pericolo, si è ben guardata dall'affidare la sua sicurezza ad altri paesi arabi ·fratelli·, preferendo aumentare la sua autonomia nel campo della difesa e contare per questo sugli occidentali. Così va letta la lamentela egiziana sullo scarso ruolo che verrebbe previsto per le forze del Patto. Possiamo trarre alcune conclusioni: che cosa è dunque cambia-

to nelle relazioni fra i paesi arabi nella fase a[tuaJe? L'assorbimento della Siria nello schieramento modemto, come hanno potuto far pensare le sue scelte dw-ante la crisi del Golfo del 1990-91 e la sua partecipazione al Patto di Damasco, non è un dato inequ ivocabile. In realtà, la Siria è impegnata in una difficile ricerca eli nuovi spazi di manovra nei confronti dei sauditi e degli americani per salvare il massimo dei suoi obbiettivi nazionali senza perdere il suo ruolo di paladina del panarabismo e delle sue •giuste• cause 9. In Libano - oggi (con l'esclusione delle :zone sono l'influenza israeliana e i•-aniana) praticamente un protettomto siriano - questo esercizio ha già dato i suoi frutti. La parrecipazione ai negoziati a•-abo-israelia-

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ni potrebbe essere compensata dalla restitu zione delle alture del Golan o di una loro parte. La politica siriana nel corso della crisi del Golfo va letta come un episodio di questa politica di re integrazione internazionale (dopo l'isolamento prodotto dall'alleanza con l'Iran khomeinista) e riadanamento delle condizioni della sua sicurezza nazionale piuttosto che come un superamento delle vecchie divisioni inter-arabe e lo stabilimento di nuove solidarietà. La politica della Siria è l'abile politica di un paese debole, ma non è una politica cooperativa. o·altra pane, si profùa un più accentuato protagonismo egiziano. L"Egino, riponata la sede della Lega Araba al Cairo dopo il lungo purgatorio imposwgli dai paesi ·fratelli· a causa della pace con Israele, con il dimezzamento del suo debito estero da parte degli alleati occidentali vede finalmente un compenso alla scelta filoamericana di Sadat, sempre tenuta fermissima da Mubarak. L'apertu ra dei negoziati arabo-is raeliani come risuhato della guerra contro l'Iraq dà in effetti ragione aii'Egiuo e gli consente di mostrare agli altri paesi arabi, in specie a quelli ·rifiutisti•, che l'alleanza con l'Occidente è quella che paga e che la linea internazionale araba da perseguire è quella che l'Egitto ha indicato per primo concludendo la pace con Israele. Questo protagonismo non riscuoterà unanimi consensi fra gli arabi (a dire il meno), ma soprattutto mette conto di rilevare che incontra già om un limite crescente c crescememente impo1tante nel ruolo delrArabia Saudita. Come abbiamo visto, nei poLIIpar!ers per il Patto di Damasco, l'Egitto ha già cozzato contro questo ostacolo e se n'è indispettito. Occorre comunque sottolineare che questi giochi avYengono nell'assenza di due protagonisti, I'OLP e l'Iraq, mentre anche il Maghreb, sempre un po ' distaccato ris petto alle dinamiche dell 'Oriente arabo, si trova oggi, a causa delia crisi algerina, particola rme nte appartato. Queste assenze probabi lme nte falsano la pro-

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speniva di medio-lungo periodo. Continueranno ad essere assenti questi protagonisti? Il destino dell'OLP sta oggi in seno al negoziato. Se il negoziato avrà successo al posto dell'OLP ci sarà la Palestina, di cu i poco sappiamo, da una pane, e, dall'altra, la frangia di quelli che certamente rifiuteranno una soluzione pacifica e che però conteranno assai poco. Il destino dell'Iraq, d'ahra parte, non può essere la scomparsa o l'infinita tutela del paese. Quale Iraq c'è nel futuro? Occorre accontentarsi di un Iraq debole nel breve periodo, rischiando una resurrezione del regime più tardi, o operare per sradicare il regime e porre le premesse di un più significativo cambiamento nel paese? L'evoluzione in corso suggerisce, malgrado la tutela delle Nazioni Unite e le sanzioni, un nuovo raffoo.amento del regime e una sua nena tendenz~• a ripercorrere la srrada che l'ha portato allo scontro con la coa lizione multinaziona le. el quadro eli queste diverse tendenze, il vero fano nuovo resta perciò la crescita dell'Arabia Saudita e il suo più alto prolìlo. Il paese è sempre più sicuro di sè, al punto da avere introdono una non trascurabile riforma costituzionale volta a una sia pur graduale modernizzazione 10_ TI suo ruolo religioso è rafforzato c rafforza il suo ruolo imernazionale. Questo rafforzamento a sua volla gli dà più autonomia e autorità nell'ambito regionale. Con l'Arabia Saudita qualsiasi futuro assetto regionale dovrà fare ampiamente i conti, a cominciare dalla tendenza islamica, con la quale il suo destino è intrecciato.

3. Le tendenze politich e religiose È di crescemc importanza l'impalto politico delle tendenze e delle organizzazioni a base religiosa. Il tipo di radicalismo che l'Iran di Khomeini aveva messo all'avanguardia del movimento di rinascita politica della religione islamica - popolare, internazionalista, giacobino (perciò per nulla dimentico degli interessi nazionali iraniani), guida rinnovata dell'anlimperia lismo terzomondista - questo radica-

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lismo islamico se n'è andato con il suo ispiratore ed è oggi in iiTeversibile riflusso in Iran come pure in Libano. Tuttavia, un nuovo islamismo ha preso il suo posto, nel complesso non radicale come quello di Khomeini ma in compenso più esteso. Una forza non demonizzabile, con più precise radici politiche e sociali, con la quale occorre misurarsi più concretamente. I mOtivi di questa nuova forza stanno in numerosi fattori, fra loro anche contraddittori: la maggiore importanza dell'Arabia Saudita; la crescita dell'irraggiamento e delrautorità delle istanze islamiche internazionali , come l'OCI; l'ascesa dei pa1titi e dei movimenli islarnici nei Governi e nelle Assemblee parlamentari elette (laddove esse sono state di recente istituite, spesso come risposta alla loro pressione); l'accrescersi della presenza islamica all 'opposizione manifesta o clandestina dei regimi; l'emergere su lla riba lta internazionale delle sei repubbliche a maggioranza mussulmana resesi indipendenti con la fine dell'URSS (Azerba ijan, Kazakistan, Kirghisistan. Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan). Queste nuove forle solo in pa1te sono antioccidentali e rappresentano un rischio per l'Occidente. Alcune importanti forze islarniche sono invece ftloccidentali. Fra le forze islamiche, quelle fondamentaliste (che sono estremiste soprattutto in senso religioso) non sono necessariamente quelle che si oppongono politicamente all'Occidente, anche se resta inevitabile la contrapposizione culturale. L'Arabia Saudita. per fare un esempio di più immediata percezione, si contrappone culturalmente all'Occidente, ma è una sua alleata sia sul piano politico sia su quello economico. Anche il fondamentalismo islarnico dell'Iran è oggi orientato a trovare un modo di convivere con l'Occidente, anche se con riserve politiche che sono invece assenti nel caso dei sauditi. ln generale, si può dire che tutti i diversi islamismi delle regioni a sud dell'Europa sono accomunati da una fone volontà di affermare la propria identità culturale e religiosa al fine di poter affermare una

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più soddisfacente autonomia politica. L'intensità, i contenuti e le finalità di questa maggiore autonomia politica che desiderano sono invece assai variabili: si va da autonomie anche forti ma internazionalmente cooperative, come nel caso dell'Arabia Saudila, ad all(onomie dal carattere decisamente conflittuale ed esclusivo, come nel caso dei gruppi e gruppetti più radicali Il. Va infìne notato che la confl ittualità che l'affermazione islamica odierna spesso porta con sè non sempre è diretta contro roccidenre o solo contro roccidente. Molte volte è fonte di conflitti interni alrislam stesso. Perciò, mentre sul piano dei contenuti \'a distinto l"islam fondamentalista da quello modernizzame. sul piano politico va distimo un islam internazionalmente coopermivo da un islam conflinuale. 0:on c·è una necessaria correlazione fra queste distinzioni. Dal punto di vista della sicurezza dell'Occidente, un is lam fondamenta lista tTia cooperativo, come quello saudita o pachistano, non costituisce una minaccia (anche se contiene numerosi rischi), mentre un islam modcrniz:t..ante ma conflittuale (come potrebbe essere quello algerino) può contenere delle minacce. In ogni caso, la contrapposizione culturalc. immanente e inevicabile, fra islam e Occidente e le stesse comraddizioni delrislam nel suo rapporto con !"Occidente e con la modernizzazione costiruiscono per roccidente stesso un rischio. Gli occidentali si trovano perciò eli fronte a un fattore certamente importante per la loro sicurezza, che però non scmpre riescono ad analizzare nella sua giusta portata sia per la sua oggettiva complessità sia per i riflessi emotivi che provengono dai contenuti culturali e storici del fenomeno. Vero è, rurr.avia. che gli occidenwli hanno ragione a sentirsi coinvolti perché in definitiva, malgrado conflitti interni. è il rapporto con l'Occidente il fattore che dù forma alranuale fase di risveglio islamico. Tale risveglio è sollecitato innanzirutto dalla necessità di dare una risposta alla proiezione dell"Occidenre. Anche le controversie all"interno dell'islam si riferiscono alla necessità di definire il rapporto con l'Occidente. Su lla contrapposizione con l'Occidente (e perciò anche con n.1lli

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quelli che nella regione sono disposti a convive re o add irittura ad allearsi con esso) è necessaria qualche considerazione più specifica . OlLre che dai fattori culturali e ideologici, la contrapposizione deriva da un contrasto più profondo, un contrasto che nell'ambito delle regioni in questione riflette le aspirazioni politiche di affermazione e indipendenza di vasti strati di opinione. Questa vasta pane dell'opinione considera l'Occidente un ostacolo all'affermazione dei propri interessi politici nazionali e personali. Essa percorre oggi la strada dell'islamismo per recuperare quell'identità e quelle aspirazioni di affermazione politica nazionale e democrazia che i regimj nazionalisti sorti dall'independenza hanno assai scarsamente saputo realizzare e che le monarchie, soprattutto quelle de l Golfo, hanno solo vagamente preso in considerazione. Va sottolineato che, di conseguenza, se i regimi nazionalisti sorti dall'indipendenza hanno sempre considerato le monarchie come nulla più che se1vi dell'imperialismo, i movimenti islamici odie rni conside rano come servi dell'imperialismo sia le monarchle islamiche sia i regimi secola ri. L'opinione islamica e il suo movimento sono perciò gli e1:edi della bandiera del nazionalismo antimperialista del Terzo Mondo in queste regioni , una bandiera che essi intendono strapp are da lle mani di regimi che con così poco successo l'hanno servita nel recente passato. Essi si propongono di fare ciò che, secondo loro, questi regimi non hanno saputo e non sapranno portare a termine. Questa natura intimamente nazionalista della tendenza isla mka odierna è più chiara oggi di quanto non lo fosse alia fme degli anni settanta, quando la tendenza islamica s i affermò con l'ascesa de l regime khomeinista in Iran. La Repubblica Islamica dell'Iran fece uno sforzo consapevole e determinato di suscita re nell'intero mondo islamico un movimento quanto più diffuso possibile sia contro l'Occidente, sia contro i suoi a lleati e ·manutengoli· nel mondo mussulmano. Dopo la mo rte eli Khomeini e la lunga guerra con l'Iraq, il regime iraniano attuale è protagonista di un riflusso decisamente nazionale. Attualmente i movimenti e i partiti islarruci diffusi 39


nell'ampia zona che circonda l'Europa daii'Atlamico all'Asia centrale hanno una consapevolezza della loro diffusione forse maggiore che nel passato, ma i loro obbiettivi sono maggiormente centrati sui rispettivi ambiti nazionali di quanto sia accaduto negli anni ottanta. La guerra del Golfo nel 1990-91 ha costituito per i movimenti islamici un'occasione importante in cui contarsi e riconoscersi. Quest'occasione ha dato anche luogo a rinnovati irnpulsi volti a sostenere e propagare la tendenza islamica nella regione e nel mondo, come emerge per esempio dall'infittirsi di contatti fra Iran e Sudan o dall'interesse che l'Iran e l'Arabia Saudita mostrano nei confronti delle repubbliche cenrrasiatiche nate dalla disgregazione de ll'Un ione Soviclica. Tuttavia a livello dell'ideologia come della prassi la dimensione internazionalisu:a è finita in secondo piano, mentre su l davanti della scena emergono con forza gli obbieuivi di tipo nazionalista. È stata questa l'evoluzione recente in Iran ed è quella medesima che sembrava dovesse prevalere nel movimemo islamico d'Algeria, prima del colpo di stato dei militari nel gennaio

1992. La connessione fra islamismo e nazionalismo nella fase attuale si

conferma dunque importante. È questa connessione nazionalista. antimperialista c terzomondista che nell'ambito della tendenza islamica qua lifica la corrente radicale. Per concludere sull'islamismo radicale, occorre sottolineare che questa evoluzione politica nazionalista, antimperialista e terzomondista non è tuttavia il risultato di un astratto desiderio di affermazione da parte delle giovani generazioni che ne sono le protagoniste. L'insuccesso economico dei regimi nazionalisti, così come l'estremo divario di ricchezza esistente fra le monarchie esportatrici di petrolio e gli altri, hanno una larga responsabilità in questa evoluzione. Come è sottoUneato pil"1 diffusamente nella successiva sezione 1.2, la difficile e contraddiuoria siwazione socioeconomica che queste generazioni trovano nel momento in cui diventano adulte e si affac-

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ciano sul mondo del lavoro fa sì che esse cerchino neU'islam la salvezza dalla frustrazione in cui questa situazione le pone. Non a caso la tendenza islamica è guidata dai ceti piccolo-borghesi, più istruiti e quindi più frustrati dall'assenza di sbocco che le loro società presentano 12. Va sottolineato che per la formulazione di una politica d i sicurezza dell'Occidente nei confronti de lle regioni a sud del Mediterraneo, questa radice socio-economica della tendenza radicale islamica è più importante degli aspetti politici e militari. Quale convivenza è possibile da parte dell'Occidente con queste crescenti tendenze nazional-islarniche? Ciò che risulta dall'ana lisi sin qui condotta è che alcune di queste tendenze sono destinate ad evolvere verso un rapporto decisamente con flittua le con l'Occidente, come avvenne per l'Iran di Khomeini. Altre tendenze, pur continuando a contrapporsi all'Occidente, sono destinate ad evolvere verso una convivenza più o meno opportunistica. Al lin1ite di questo oppOitunismo, volendo, si può anche collocare l'Arabia Saudita, che in effetti vive una sorta di situazione schizofrenica: massima separate zza culturale, da un lato, e massima cooperazione internazionale, dall'altro. È questo secondo tipo di tendenza quella più verosimile e impottante. Occorre anche dire che il livello di convivenza possibile non è determinato solo dalle scelte dei paesi e delle popolazioni islamiche: il grado di tolJeranza o di separatezza delle opinioni pubbliche occidentali gioca a questo proposito un ruolo d i rilievo. Ciò si è visto quando, poco prima del colpo di stato dei militari a lgerini del gennaio 1992, le elezioni sembravano dover pottare quel paese a diventare una repubblica islamica. Alcuni Governi erano preparati ad accettare questa evenienza, aspettandosi u na repubblica islamica vicina all'Arabia Saudita (che ha concretamente e largamente appoggiato il movimento islarnico algerino) con la quale sarebbe stato possibile instaurare un rapporto cooperativo. L'ondata contraria

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all'avvvento di una repubblica islamica è \·enuta , piena di emozioni. dall'opinione pubblica europea (più che americana), in primis da quella francese. l paesi dell'Occidente spesso cadono in contraddizione nelle loro poUtiche verso il mondo islamico e forse non sanno bene quello che vogliono. Ciò accade perché le loro opinioni pubbliche e i valori culturali che inevitabilmente permeano le azioni dei loro Governi suggeriscono di essere vicini alle tendenz<.: più modemizZ<tnti e secolarizzanti. Ma queste tendenze sono anche quelle che spesso esprimono un nazionalismo o un i:-ilamismo che fa dell'Occidente il loro nemico. Una considerazione piC1 realistica. una j?Oiitica estera più ·assolutistica· e ·illuminata•, j?Orterebbe i paesi del l'Occidente a inwrcssarsi meno di quel lo eh<.: accade all'interno delle società a sud del Mediterraneo e ad allearsi j?iù spesso con quei paesi islamici che, indipendenrementc da altre considerazioni, fossero interessati a cooj?erare. TI caso dell'Algeria, ancora una volta, costilllisce un esemj?io. L'avversione occidenrak verso l'istituzione di una repubblica islamica in un paese dov'è profonda l"in1pronra dell'Occidente si trova oggi ad essere premiata da un cupo regime di oppressione militare, talmente bloccato che tende a dismettere le riforme economiche intraprese e a riadattare moduli centralistici di governo dell'economia (che non miglioreranno la situazione economica e qu indi rafforzeranno l'opposiztone islamica). Una repubblica islamica interna:donalmente cooperativa, come quella che si profilava - anche se percorsa da fremiti nazionalisti e antimperialisti sarebbe stata meglio. In conclusione, la tendenza islamica. portatrice di un"intrinsec-cl contrapposizione culturale con I'Occideme è per questo motivo un fauore di rischio. Tuttavia, i margini di cooperazione imernazionalc sono possibili c ampi. Approfittarne. rafforzando le forze islamiche moderate e cooperative e alleandosi con loro è una j?rccisa responsabilità dell'Occidente. Rimanere paralizzati c tremanti davanti alle [endenze islamiche, come se fossero solo radic-.tli cd esprimessero com-

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pattamente solo minacce e rischi, facendo insomma d'ogni erba u1. fascio, sarebbe prova di un inammissibile atteggiamento nevrotico.

4 . Prospettive politiche della tendenza islamica elle regioni a sud del Mediterraneo i regimi propriamente islarnici - aventi cioè come base costituzionale la legge islamica fondamentale (sciarìa) - attualmente al potere sono il Suda n, l'Arabia Saud ita e gli altri em irati arabi del Golfo, l'Iran e il Pakistan. Movimenti e pattiti islamici, sia pure nell'ambito di situazioni assai diverse tra loro, sono autorizzati o rappresentati in Egitto, Giordania, Libano e Turchia. In Tunisia e Algeria la recente evoluzione ha dapprima legalizzato e poi rimesso in discussione i movimenti islamici e ciò conferisce una particolare flu idità alla loro situazione. Situazioni diverse e patticolati vigone in Siria, Libia e Marocco 13. In generale, la tendenza ad una maggiore presenza lega le e manifesta è in ascesa. Il cambiamento intervenuto in Sudan nella seconda metà degli anni ottanta ha accresciuto il numero dei regim i governativi islamici. Infine, gli sviluppi in Paleslina , in Tunisia e Algeria hanno decisamente ampliato l'importanza delle opposizioni islamiche in essere. Opposizioni islamiche fondamentaliste sono emerse sempre più chiaramente anche nei paesi a regin1e islamico del Golfo, specialmente in Kuwait e in Arabia Saudita, dove però la loro impo1tanza è piuttosto relativa. Partiti e movimenti islamici diversi sono attualmente fra loro in lotta in Afghanistan 14, dove il risultato sarà un qualche tipo di repubblica islarnica (con probabUi effetti di tr'.dscinamento sul Tajikistan). Partiti e movimenti sono emergenti nelle nuove repubbliche dell'Asia Centrale 15. Jell'ambito di questa crescita complessiva quale evoluzione avranno queste tendenze e qua li sono le implicazioni pe r l'Occidente? Mentre sembra da escludere l'affermarsi di regimi islamici tota lmente contrapposti all'Occidente, comè stato l'Iran di Khomeini, due evoluzioni sono individuabili.

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Un primo scenario contempla la presenza o l'accesso al potere della tendenza islamica, in patticolare la sua associazione al potere tramite u n accordo con i militari. Questo scenario può conoscere attuazioni anche molto diverse tra loro, soprattutto in relazione al grado di cooperazione con l'Occidente, che sarà più o meno elevato a seconda del carattere nazionalista o conservatore del regime in questione. In generale, questa evoluzione tenderà a porre un cuneo fra la società e le relazioni internazionali dei paesi via via imeressati. L'accordo con i militari comporta sviluppi molto diversi a seconda della disponibilità dei militari ad assecondare gi obbiettivi radicali dei religiosi. In Pakistan c, in una certa misura, anche in Sudan il ruolo dei militari accentua più gli obbiettivi nazionalisti che quelli religiosi. Lascia il •sociale· e il ..quotidiano· ai religiosi onde avere il loro appoggio e mano sostanzialmente libera nella realizzazione degli obbieuivi di affermazione nazionale o nazionalista. Questo è lo sbocco che alcuni prevedevano in Algeria t6. L'implicazione per l'Occidente è una disponibilità del regime islamico in questione alla convivenza - magari una convivenza · fredda· - che, come si è detto, nasce essenzialmente da morivi opportunistici (acquisti di armi, trasferimemi di tecnologia sensibile, aiuti finanziari). Questa convivenza si può trasformare in conflitto ogn i volta che la classe dirigente intendesse dare precedenza ai proprf obbiettivi nazionalisti (conflitti con i vicini, come nel caso del Pakistan e, domani, dell 'Algeria; conflirti etnici interni, come nel caso del Sudan; acquisizione di armi non convenzionali, in particolare nucleari, come nel caso del Pakistan e, domani, dell'Algeria). Un secondo scenario contempla invece un accordo, o quamo meno un compromesso di convivenza, fra regimi al potere e correnti islamiche più o meno moderate, come è oggi il caso in Egitto, Arabia Sauclita, Giordania. Le situazioni d i questi paesi sono molto diverse e non si può non notare che il livello della repressione necessaria a mantenere in vita lo scenario è spesso molto elevato (al limite eli

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questo scenario stanno i casi di assenza di compromesso e quindi di totale repressione della Siria e dell'Iraq). Le difficoltà di gestione eli una situazione eli perenne tensione e repressione nei confronti dell'opposizione islanlica, può accentuare nei paesi in questione i rischi di instabilità o paralisi. L'implicazione per l'Occidente è una convivenza di tipo anche fortememe cooperativo, che tuttavia richiede una difficile gestione perché questa stessa cooperazione è fonte di instabilità e discredito per i regimi locali sia all'interno dei paesi sia nel contesto regionale.

5.

n negoziato arabo-israeliano ed altre incognite

Percorsa da contrasti e problemi, la regione a sud del Meditemmeo appare oggi divisa in due parti, coincidenti con la tradizionale divisione fra Occidente e Oriente arabo, Maghreb e Mashreq. Nel Maghreb, la crisi algerina ha messo in causa il promettente processo d'intesa regionale che era slato avviato co n l'UMA (l'Unione del Maghreb Arabo). Il cammino di Tunisia e Algeria verso l'instaurazione di forme di liberalizzazione e democrazia si è a rrestato sulla questione del movimento islamico. Gli eredi del vecchio nazionalismo hanno via via ritirato le aperture che avevano fatto, accusando gli islarnici di voler strumentalizzare la democrazia per impossessarsi dell'intero potere. Gli islamici possono accusare i vecchi nazionalisti di non voler veramente cond ividere il potere. In Algeria non c'è dubbio che la resistenza del FLN alle trasformazioni iniziate dal presidente Ben ]edid ha contribuito a radicalizzare iJ FIS e a rendere impossibile l'evoluzione verso un sistema politico più Liberale. La crisi del GoLfo, da ultimo, ha contribuito a lla radicalizzazione della lotta politica nella regione. l due paesi si sono trasformati in due regimi bloccati, la cui sopravvivenza è affidata a una forte dose di repressione senza un progetto plausibile di accordo o di compromesso.

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Nel Mashreq l'evoluzione è legata al negoziato arabo-israeliano, luogo in cui si gioca in definitiva il nuovo assetto di potere della regione sotto il patrocinio degli USA, ormai potenza arbitra dei processi politici del Medio Oriente. Indubbiamente per Israele è tmztato con la fine del mondo bipolare un ciclo politico nuovo. L'interesse strategico del paese per gli Slati Uniti non può che risulwre diminuito nel medio-lungo term ine, mentre è crescente il peso regionale di paesi come l'Arabia Saudita e l'Egitto. In realtà, il cambiamento strategico che si è verificato nella regione va anche oltre quanto si è appena detto. Ciò che è cambiato - in una regione che continua ad avere una prem inente e forse accresciuta imponanza per gli USA- è che la minaccia viene ora dalle preoccupanti tendenze alla proliferazio ne delle armi convenzionali. Queste tendenze, per ora solo un rischio regionale, prefigurano per l'indomani una minaccia globale se non verranno raffrenare. Israele, che nel mondo bipolare era elemento essenziale nel dispositivo volto a contenere l'URSS, nel nuovo sistema internazionale a causa del suo armamento nucleare e clell'irrisolta crisi con gli arabi fa parte della nuova minaccia. Israele, dunque, entra in un nuovo ciclo politico perché dovrà negoziare un arrangiamento politico, nel quale la sua stessa preminenza militare è in discussione e le basi della sua sicurezza nazionale dovranno cambiare in modo radiçale. L'elettorato israeliano, nelle eleziorti del 23 giugno 1992. ha risposto a questi problemi affidando il Governo ai laburisti. Sarà il nuovo Governo in grado di affrontare con competenza e buona fede il difficile compito che l'aspetta? I primi passi di Rabin sembrano muoversi nella direzione giusta e non c'è dubbio che una forma eli aU[onornia sarà presto iniziata nei Territori occupa~i. aprendo la strada a un processo il cu i esito fìnale non si può prevedere ma che farà dei palestinesi un'entità politica distinta e responsabile. Nondimeno. i principali protagonisti arabi sono oggi preoccupati che la pressione salutare esercitata sin q ui dagli USA si sciolga eli fronte a semplici dichiarazioni

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di buona volontà e ad un'abile diplomazia cosmetica (tanto più facile a farsi dopo le spigolose durezze del Governo Shamir). Queste preoccupazioni da taluni paesi, in panicolare dall'Egitto, sono accomunate alla situazione di ince1tezza che si è creata circa il futuro dell'Iraq. La situazione irachena è oggi contemporaneamente quelJa di un vuoto di potenza e di un risorgere di potenza: da una parte manca un Iraq e, dall'altra, c'è il rischio che l'Iraq di Saddam sconfitto ma non eliminato - ritorni ad agire. Sempre più chiaramente Baghdad si ribella alla tutela delle Nazio ni Unite e dà segni eli voler riprendere il suo cammino piuttosto che di disarmare. L'assenza dell'Iraq è certamente utile al proficuo svolgimento dei negoziati arabo-israeliani, ma i risultati per ora nulli d i questi negoziati inducono l'opinione a raba a tornare sul suo assillo che a conti fatti ancora una volta si saranno usati due pesi e due misure: la giustizia per i kuwaitiani (che agli occhi eli molti arabi non la melitano) e non per i palestinesi, il conto all'Iraq e non anche acl Israele e le punizioni solo ai paesi arabi, ieri all'Iraq e forse domani alla Libia. Questa tendenza dell'opinione ha effetti delegittima nti sui regimi, impedisce loro eli mostrare che è pagante la politica di avvicinamento all'Occidente e ravviva l'opposizione islamica, l'unica che essi temano. Tutto ciò vale specialmente per l'Egitto, più esposlo a lla sua opinione di quanto accada alla Siria o all'Arabia Saudita. L'Egitto inoltre avvene con più immediatezza il vuoto eli potenza che si è creato nella valle del Tigri e dell'Eufrate perché, come si è eletto, l'Iran aiuta il regime islamico del Sudan e l'affermarsi di questo regime islamico sudanese, oltre a essere considerato al Cairo come una minaccia al la sicurezza nazionale, ha anche il risultato di agitare gli islarnisti egiziani. Di qui una certa urgenza di risultati nel quadro arabo-israeliano e un certo nervosismo. Occorre infine considerare che per un periodo eli tempo iJ vuoto iracheno può far comodo, ma qualche cosa prima o poi accadrà per riempu·e questo vuoto. La soluzione uscita dalla guerra del 1991 non 47


è né carne né pesce. Assieme all'esito del negoziato arabo-israeliano in corso è un'incognim che pesa sul difficile futuro della regione.

6. Conclusioni: quali novità per i pae si de lla Comunità Europea? Vecchio nazionalismo e nuovo nazionalismo islamico, incapacità o impossibilità di evolvere verso società di tipo più liberale. accentuate dilTerenze economiche che non scompaiono, un dilemma irrisolto fra secolarismo e religione, tuuo ciò si aggiunge a numerosi contenziosi internazionali (di cui quello arabo-israeliano è solo il più grave) nd produrre una sitLwzione di forte instabilità c conniuo, che per l'Occidente - come si è detto -se non è una minaccia, è però una fonte di risch i. E domani potrebbe trasfomarsi in una minaccia. Le tendenze principali che si manifestano nella regione dopo la guerra contro l'Iraq c la fme del bipolarismo vedono un rafforzamento della tendenza islamica, di cui è parte il rafforzamento politico dell'Arabia Saudita, prodonosi come risulrato della crisi del Golfo. La tendenza islamica in questione non sembra portare con sé la conflittualità internazionale che era propria della Repubblica lslamica dell'Iran al tempo di Khomeini. Le nuove tendenze mostrano elementi di cooperalività internazionale, anche se molto spesso dettati solo da opportunismo nei confronti dell'Occidente.

Tuttavia, il rafforzamento della tendenza islamica è un rischio crescente per i regimi secolari più occidencalizzanti, come l'Egitto o la Giordania. el Maghreb lo scontro fra regimi e islamisti ha portato al blocco dell'evoluzione che in questi paesi si era iniziata verso forme eli governo più liberali. Nell'Oriente arabo il cambiamento del quadro internazionale ha messo in rilievo una situazione in cui il rischio maggiore - in pro-

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speuiva la nuova minaccia - è costituito dalla proliferazione delle armi non convenzionali e dall'aumento di quelle convenzionali. Avviare una soluzione politica del problema arabo-isreliano per disinnescare la proliferazione è il vero obbiettivo del negoziato arabo-israeliano aperto a Madrid nell'autunno del 1991. In questo quadro il rappOtto strategico USA-Israele è cambiato e Israele deve oggi negoziare e awiarsi verso una strunura più politica e meno militare della sua sicurezza nazionale. Le difficili prospettive del negozia[Q hanno un impatto negativo sull'opinione pubblica araba, rafforzano le opposizioni islamiche e preoccupano quindi i Governi più esposti nel processo di pace, come quello egiziano. Quali sono i cambiamenti che riguardano i paesi della Comunità Europea in rutto questo? Malgrado la partecipazione quasi generalizzata alle operazioni nel Golfo- con la notevole eccezione della Germania -la Comunità Europea e i suoi paesi membri hanno conosciuto un complessivo declino di influenza nella zona. In questo ha giocalo soprattutto il ruolo nettamente egemone degli USA nella crisi, che si è pienamente manifestato quando, finita la crisi, Washington ha potuto pienamente mettere a fnmo la fme della guerra fredda cd è riuscita a convocare la conferenza di pace per il Medio Oriente. A questa conferenza i paesi della Comunità panecipano con un ruolo essenziale, tuttavia più economico che politico. Anche i due paesi della Comunità che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza deli'ONU, il Regno Unito e la Francia, hanno mostrato di avere un ruolo solo secondario (che oggi si manifesta più che altro sotto forma di accresciute vendite di armamenti nel Golfo). Ha giocato, infatti, nel declino europeo anche l'evoluzione della crisi libanese, che risolvendosi con il ripristino dell'influenza siriana sul paese grazie all'accordo e all'aiuto di Washington e di 49


Riad, ha definitivamente sancito l'uscita delia Francia dalla scena. La scena mediorientale oggi è dominata da tre forti rapporti fra USA e, rispettivamente, Arabia Saudita, Egitto e Israele, con un declino ulteriore di influenza degli europei rispetto a un passato in cui, del resto questa influenza è andata sempre più scemando. In secondo luogo, va osservato che, rispetto al passato, nei rapporti USA-CE la divisione di compiti e d'interessi fra Occidente e Oriente arabo si è accentuata. Non c·è dubbio che gli americani sono oggi concentrali più che mai sul Mashreq e desiderano che siano gli europei a prendersi cura del Maghreb. È un po' come il caso dei Balcani, rispetto ai quali gli USA avevano sperato che la Comunità potesse svolgere un effettivo ruolo di gestione della crisi in atto. Qualunque sia la capacità e la disponibilità europea in questo senso, la crisi maghrebina è comunque una novità per tutti e, se è vero che gli europei si trovano o si troveranno ad avere una specia le responsabilità nell'area , è certamente una cattiva novità. Non si tratta di una crisi di facile risoluzione e, come abbiamo visto, la sua evoluzione è stata sfavorevole: essa è oggi messa a tacere dai militari, ma i militari non sono una soluzione e possono anche essere un fattore destinato ad aggravarla. Nel nuovo quadro della politica orientale, gli europei si trovano dunque in una situazione eU fone coinvolgimento sia nel Mashreq, dove devono sostenere economicamente e fmanziariamente lo sforzo degli USA per sciogliere li nodo arabo-israeliano, sia nel Maghreb dove ci si aspetta che contribuiscano a gestire e tisolvere la grave crisi politica colà apenasi. In una regione dove i rischi esistenti a causa della prossimità riguardano molto da vicino gli europei, l'influenza politica e militare di questi ultin1i è tuttavia subordinata a quella degli USA, mentre la maturazione delle isti[Uzioni comuni europee destinate a dare ai paesi della Comunità maggiore peso e capacità appare non vicina. Non c'è dubbio, dunque, che la dimensione atlantica della sicurezza europea nelle regioni a Sud del Mediterraneo resti cruciale.

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NOTE

l In questo sJUdio l'aucnzione :,i concentra sui paesi della riva sud del Mediterraneo. che sono di maggiore c più immmediato interesse per l'Italia. Tutt<wia. non ha senso considcmre questi paesi senza collegarli al più ' 'asto insieme geopolitico cui appartengono. comprensivo del mondo ambo-mussulmano e di quello israeliano. Assieme :11 ~ord Africa c al \'icino Oriente è necessario considerare l'intera Asia del Sud-ovest c non dimenticare l'Asia centrale. dove con la frammentazione deLrURSS è emerso un importante gruppo di repubbliche mussulmane. Qui di seguito, perdò, le espressioni ·a sud del Mediterraneo•, ·Mediterraneo· c ·Medio Oriente· sono talvolta usate facendo riferimento a questo spazio p iù ampio. 2 Si veda, fra gli altri, il comunicato del Venice della NATO di Londra (5-6 lug. 1990). ~ ;\lentre sono in effeui ovvi i legami internazionali e finanziari che hanno motivato la decisa posizione egizian:1 e il suo intervento contro l'Iraq (decisione che ha leucr-almente pagato bene, -.c ~i pcn.~a che il massicdo debito internazionale dclrEgitto a saldo della ut~l l> ri~ultato dimezzato). occorre forse souolineare che la Siria. oltre che per mgiom finanziarie. è legata all'Arabia Saudita per il ruolo economico e politico che Riad ~i è acqubtata in Libano con gli accordi di Taif (22 ou. 1989>. Inoltre. Damasco, non appena è :-.tato chiaro che I'URSS avrebbe ritirato il suo appoggio imcrnnionalbta, ha iniziato una silenziosa ma decisa politica di avvicinamento agli Stati Uniti, politica che ha fatto da p remessa :tlla :,ua partecipazione ai negoziati ambo-israeliani :-.uccessivamente in iziati a Madrid nell'autunno del 1991. 1 L'assicurazione data agli USA da pane dell'Ambia Saudita, c degli altri paesi membri del CCG. circa la loro partecipazione alla conferenza di pace per il Medio Orieme è stato un fanore importante per la sua effetti\'3 riunione. s l'no dei modi in cui il Gowrno dell'Arabia Saudita esprime questi malumori. SJX."Cie nei confronti di chi, come la Giordania, si è dimostrato ingrato mordendo la mano del bcnefanore, è di pubblic:m: deuagliati resoconti delle lilx:mlità c degli altri tra:.fcrimemi effeuuati. Per la Giordania v. Middle East Eco11omic Sull'l!)', 23 mar. 1992, p. Bl. 6 Si veda G. Salamé, ·l~lam and Politics in Saudi Arabia•, Arab Stt1dies Quarterly, 9, 3, Summer 1987, pp. 306-326. 7 La battaglia di al-Qadisiya, condona da Sa'd ibn-abi-Waqqash, già compagno del Profeta e designato dal califfo Omar al comando del fronte orientale, f"tl vinta

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contri i persiani il 31 mag. (o 1° giu.) 637, consentendo agli arabi, dopo circa tre anni di stallo, di esrandersi verso est nella pianura compresa fra l'Eufrate e il Tigri. 8 Si veda Middle East Economie Survey, 27 gen. 1992. li fondo allocato alle spese di difc:;a e di sicurezza è di 5·1,270 miliardi di riai su un budget complc.,sh·o di 233 miliardi (C'J. 23%). 9 Si ha talvolta rimpressionc che Damasco stia vendendo non più di una promessa di ammorbidire questo suo ruolo. In realtà, non è poi così sicuro che si;l :~nco­ ra in grado di esercitarlo c forse ~ta giocando delle c-ane che non ha. Sarebbe stato probabilmente utile andare a ·vedere· prima delle aperture non indifferenti che americani cd europei hanno fatto al regime. IO Si veda Middle East Economie SunJey, 9 mar. 1992, pp. Cl css. Il Si vedano le rassegne presentate nelle appendici A e B del presente rapporto di ricerca. Il l dati che sono emersi negli esperimenti elcuomli che si sono tenuti in diversi paesi, da ultimo in Algeria, confermano quanto si è appena detto. Sembra chiaro che la guida del movimento appartiene a ceti prevalentemente urbani c comunque di p iccola borghesia urbana c rurale, con livelli di istn.•zionc anche elevati. t\k>lti dci capi sono insegnanti o hanno un'btru zionc universitaria c, fra questi, molti sono quelli con un'istruzione di tipo tccnit·o-sctentilìco. Questa guida piccolo c medioborghese egemonizza una base sociale di meno abbienti in cui gli strati di individui impoveriti, disoccupati o altrimenti :.radicati hanno un:1 pane importante. Si \'l'Òano le appendici A e B del presente mppono di ricerca con la relativa bibliografia. 13 In Siria vige la più netta c implacabile chiusum. In Libia e in .\larocco il mo,·imemo islamico d'opposizione è molto debole; è illegale in Libia ed è tenuto dal Governo in uno stato di semillegalitil in Marocco (v. l'app. A). 14 In Afghanistan è in corso una lotta fra la tendenza islamica pill onodos;a, rappresentata dallo ·Hizb-e-lslami· e appoggiata dall'Arabia Saudita e dal Pakiswn. e una tendenza islamic-J di caranere più locale. rappresentata dallo ·Jarnaat-e-lslami·. connessa con l'etnia tajika e altre forze ccntrasiatiche. 15 Nelle repubbliche cemrasiatiche di nuova formazione, la tendenza islamìca è rappresentata nel Governo del Tajikhtan. Il Kirghisistan c il Kazakistan mantengono con le forze islamiche un dialogo, mentre è piunosto chiusa la posizione dci regimi deii'Uzbckistan, del Turkmenistan c dell'Azerbaijan. 16 Sull'Algeria, d opo il colpo di stato perpetrato dai militari nel gennaio scorso, le opinioni sono molto divise. A un seminario tenuto sulla questione presso I'IMituto per gli Studi di Sicurezza deii'UEO (Parigi. 11 mar. 1992), cui l'a. di questa sezione ha partecipato, gli studiosi, in particolare il professor Rémr Len:au. apparivano propensi a credere a un accordo fm militari c blamisù come quello che ''iene qui sottolineato. l rappresentanti della diplomazia fr:.tncese pensavano invece a una lunga repressione nel quadro di una delle tanti varianti possibili di quello che qui è dcfìnito come secondo scenario. In effetti l'evoluzione recente nel paese sembra om1ai affidata a un'ipotesi di mera e dura repressione della tendenza islamica. Si v<..><la di lt Levcau: •L'Aigéri c en état dc siège·, Monde Arabe ft./(lgbrt!b-Machrek 133. lug.-!>et., 1991, pp. 92-99.

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LA SFIDA ISLAMICA A SUD DEL MEDITERRANEO di Biancamaria Scm·cia Amoretti

I.

I contesti

Non è cosa nuova denunciare la profonda modificazione sia dei trad izionali rapporti internazionali (Est-Ovest), sia degli assetti regionali e statuali che accompagnano il passaggio dagli anni ottanta al nuovo decennio . Tuttavia, troppo sbrigativamente, a lme no per quanto riguarda il mondo arabo, in nome appunto della modificazione awenuta, si sono spesso accomunate situazioni che presentano più difformità che somiglianze. Qualunque sia stato il condizionamento internazionale si deve operare, per esempio, una distinzione per quei paesi nei quali i recenti processi politici si motivano per spinte interne piuttosto che per inter venti estern i. È il caso dell'Algetia. La crisi del nazionalismo, o per meglio dire delle istanze politiche, FLN in primo luogo, che delle parole d'ordine nazionalistiche avevano continuato a fare uso, per legittimare le loro scelte, è questione •interna•, anche se comune ad altri paesi dell'area araboislamica. Lo stesso scarto cronologico - la crisi algerina emerge quando sembra ormai addirittura assorbito il riflusso nazional-riformista esemplificato dall'Egitto - in apparenza poco incide e la reazione appare simile a quella registrata, sempre in Egitto, durante il regime di Sadat. In Egitto, a seguito del fallimento dell'esperimento nasseriano, un'ondata di radicalismo islamico mette platealmente in discussione il regin1e, giungendo all'assassinio politico, legittimato in nome del dovere religioso d i colpire il simbolo dell'empietà d ilagante. Tuttavia, Egitto e Algeria non sono la stessa cosa. Una prima differenza sta nella dimensione di massa del consenso verso il FIS, consenso che, tipologicamente, ricorda la mobilitazione popolare in

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Iran tra il 1978 e il 1980. Ancora più importante il fatto che, per l'Egitto, ci sono all'epoca, buoni motivi per contestare il modello nasseriano e con esso l'ideologia che lo sottende. Non sono motivi intrinseci al paese. Uno di questi è il conflino con Israele. visibilmente destinato a non trovare soluzione né immediata né soddisfacente, qualunque sia stata la disponibilità a trattare. Nel caso dell'Algeria non emergono dementi di tale portata e di tale immediata lettura. Certo la situazione economica è grave. Lo era, e continua ad esserlo anche in Egino. Senonché. per quanto profondo, il disagio socio-economico - peraltro endemico in rutta la regione - è, paradossalmente, meno acuto proprio in Algeria, paese meno segnato. perciò, del Marocco e della Tunisia dalle cicliche •rivolte del pane• degli u ltimi trent'anni. L'Algeria sembra seguire un suo particolare percorso. l dati, però, che normalmente vengono forniti a illustrare la realtà algerina. non appaiono sufficienti o persuasivi nel dare ragione di tale peculiarità. Così troppo generica, per non dire banale, la collocazione degli ultimi avvenimenti nell'ambito complessivo del cosiddetto •risveglio islamiCO•. li problema rimane, dunque, SOSpeso. Una seconda differenza va rilevata tra quei paesi dove le novità diventano o si propongono come •Strutturali· e irreversibili, e i paesi in cui si presentano come l'adeguamento necessario al mantenimento di determinati equilibri, per lo più in risposta a fatti chiaramente esterni alla logica politica dei paesi in questione. Rientrano in questa seconda categoria Libia e Egitto. Entrambi tentano di assorbire, il meno traumaticamente possibile, i contraccolpi ideologico-politici oltre che economici, della guerra del Golfo, nella finalità eli offrire all'esterno un'immagine che convalidi l'ipOLesi di stabilità interna, e soprattutto non lasci trapelare l'eventuale scompenso creato dalla scomparsa dell'Unione Sovietica dalla scena mediorientale. Per la Libia si trana di superare la logica delle alleanze, per l'Egitto di man-

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tenere plausibilmente il ruolo di alleato del l'Occidente da privilegiare. Non così l'Algeria. Lo sfaldamento deii'URSS, tradizionalmente al fianco dell'A lgeria, non poteva no n prod urre un rimescolamento importante in seno al FLN. Ma non è ce110 un segreto l'esistenza da lunga data, in seno al FLN, di tendenze e correnti favorevoli acl uno sganciamento dall 'a rea eli influenza sovietica . L'abbandono in campo economico eli moduli socialisti ne è pill che una semplice spia. La sincronia, o quasi, degli eventi algerini e sovietici porrebbe indurre a considerare l'ipotesi di un rapporto tra loro, o el i un omologazione tipologica. Se così fosse, ci sa remmo verosimilmente trovati eli fronte in Algeria pill a un colpo eli stato interno al FLN che non alla montata del FTS. Su un altro versante, vanno distinti quei casi in cui le eventuali novità sembrano concludere un processo eli ripensamento politico giunto a maturazione. In genere ciò avviene in concomitanza con un contenimento sostanziale delle spinte innovative presenti nel corpo sociale, strumentalizzando, ad uso interno ed esterno, quanto succede sul piano internazionale. Emblematico i l Marocco. Esso offre alle 'nioni U nite, alla ricerca di una nuova verginità dopo la guerra del Golfo, l'occasione del Saha ra Occidenta le perché si esibiscano nel ruolo di medinione che loro compete. n referendum annunciato per la fine del gennaio 1992 non si ten·à, ma la credibilità del regime marocch ino è in pa11e ripristinata. Il Marocco, fo11e della tensione internazionale che gli avvenimenti algerini suscitano, legittima alcuni tratti della sua politica repressiva, dando loro il sa pore della necessità contingente. Ora, proprio in Marocco sembrava p[ausibile lo scontro tra il regime e la crescente o pposizione islamica. Questa poteva apparire anomala - perciò tanto pill pericolosa - in un paese dove il potere del re poggia anche su elementi religiosi Oa discendenza della casa reale dal Profeta e il ruolo mistico-simbolico a ciò connesso). Invece l'Algeria scoppia e il Marocco tiene. Anzi, il quadro politico marcechino si ricompone, almeno temporaneamente, e si rafforza il potere

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contrattuale delle istituzioni in cambio di un rinnovato prestigio internazionale che scalza, almeno in apparenza, la forza el i persuasione di alcune parole d'ordine islamiche. Le analisi veicolate dai mass-media, in buona o cattiva fede condizionano il giudizio complessivo sulla rea ltà politica dei paesi musulmani. Qualche parola in merito.

2.

L'approccio

La letteratura sul risveglio islamico è oggi me rce di consumo . In quanto tale conta a livello di opinione pubblica ed è difficile anche per i politologi o gli specialisti non farv i riferimento. Almeno una mistificazione implicita ne ll 'approccio dominanlc alla questione va svelata pe r le implicazion i che comporta. Di frome alla rivoluzione u-ania na, addetti ai lavori e non avevano gridato all'evento: qualche cosa di inaspettato e di inaudito. Oggi la tendenza è invertita. Di fronte ai vari movimenti islamici e a lle molte sfaccettature deli'Islam militante e radicale si traccia un bilancio storico. Si avalla cioè la tesi che sia naturale in ..quel· paese, visto il ruolo svoltovi dall 'Islam, che si dia ·quell-'esito politico in nome dello stesso Islam. Si postula una sequenza storica logicamente articolata. Tutto, o molto, viene interpretato come prodotto e ndogeno, secondo una linea eli continu ità che presenta magari zone d'ombra, ma dove un filo conduttore può facilmente rintracciarsi a unire il passato anche remoto, e il presente. La modificazione da cui si è pattiti, pe r intende rei, le ragioni che l'hanno determjnata, assumono un peso relativo ne lla vita politica di quel paese, idea fl.mzionale a chi vuole l'Islam e il mondo che lo pratica ..altro· da noi. Denuncia re l'incongruenza dell 'esclusività eli un simile approccio può sembrare contradditto rio con quanto finora detto: la contestazione eli ricondu rre q uanto avviene ne l mondo musulmano a

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pura reazione a stimoli esterni. Tuttavia, se è giusta constatazione il fatto che quanto oggi va sotto il nome di integralismo o fondamentalismo islamko non è prerogativa esclusiva della storia degli ultimi quindici anni, la ricostruzione storica che va per la maggiore è talmente puntuale da apparire sospetta, tanto più che poco aiuta a capire il senso effettivo dei processi e delle d inamiche in atto. Per questo, anche se metodologicamente sostenibile, si tratta di approccio politicamente improduttivo. Come l'Iran è stato una ·sorpresa·, così l'Algeria ha trovato impreparati i politici, e in un caso come nell'a ltro ogn i previsione è più congettura che non ipotesi documentabile. Come a dire che la scoperta della storia dei paesi interessati a l risveglio islamico, se fatta in funzione della spiegazione di tale risveglio, lascia politicamente disattesi gli interrogativi eli fondo sul perché lì e non altrove dove, dal punto di vista storico, plausibile sa rebbe stato collocare un analogo fenomeno, si è avuto un simile decorso, in quei termini e non in altri, altrettanto verosin1ili.

3. Le costanti Segnalate le diversità di situazioni e il rischio di un approccio univoco, vediamo i dali comuni all'insieme dei paesi della sponda meridiona le del Mediterraneo. Su l piano socia le, vuoi per effetto di una crescita demografica incontrollata, vuoi per una politica eli alfabetizzazione di massa incongruente e inefficace, la cifra caratterizzante i paesi in questione, con parziale esclusione della Libia , è una disoccupazione che colpisce anche, se non soprattutto, le fasce scolarizzate. Il risultato che ne consegue è che proprio quella parte della popolazione che avrebbe gli strume nti per accedere alla modernizzazione e/ o all'occidental izzazione soffre maggiorme nte del disagio sociale ed economico: giovani e donne c ui e ra stato promesso dai regimi nazionalistici un protagonismo verificatosi illusorio; quei giovani e quelle donne che risultano più sensibi li al richiamo dei movimenti

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islamici. Questi sembrano o ffrire una promozionalità che non si esprime tanto in un sa lto sociale, come quello implicito, ma poi smentiw, nei programmi governativi degli ultimi trent'anni, quanw in un ruolo politico teso a garantire una mobi lità, anche sociale, e con essa una più o meno profonda trasformazione d egli assetti dominanti. Per descrivere il fenomeno nella sua complessità, forse per la prima volta, il termine ·classe· è meno improprio di altri , applicato alla realtà arabo-islamica, quando si intende dare ragione sia del divario creatosi tra chi è inserito nei meccanismi di potere e chi ne è escluso. sia della proletarizzazione dei ceti piccolo-borghesi in totale contrapposizione all' irreversibilc borghesizzazione delle masse operaie vcrificatasi nelle società post-industriali. Non a caso, persino in ambienti lontan i dal marx ismo, arabi come occidenta li , ricorre sempre r iCt frequentemente il riferimento all 'intelleuuale orga nico gramsciano a definire i leader dc.:i movimenti islam ic i. E il quadro politico di tutti p aes i , almeno maghrebini , Marocco incluso, è leuo in funzione del ruolo, svolto od omesso, degli intellettuali locali , dove intellemtali sono, insieme alla ,·ecchia classe dirigente nazionalista (di qui il riapparire in scena di mostri sacri), quelle fasce scolarizzate che non trovano sbocco sul mercato del lavoro. Esponenti di queste l~tsce diventano "intellettuali organici· quando si auto nominano educatori delle masse, sviate dai regimi in ca rica e, nel conternpo, portavoce di istanze socio-c.:conomiche ampiamente condivise. Quel qualche cosa in piC1 rispeuo alle tradiziona li opposizioni politiche o sindacali, sta nella traduzione della missione educativa e delle richieste di intervento sul reale, in •teoria filosofica•, cioè in un sistema che, allraverso la pretesa di formularsi come trascrizione di un denato religioso universale e eterno, evim, agli occhi delle masse, il rischio dell'ideologia e si rende alle masse stesse comprensivo al punto da apparire nato al loro interno. Gli eventuali interessi dci leader islamici si mimelizzano dietro alle esigenze elci ·diseredali" e •potenti prevaricatori•, dove ·disere-

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dati• e ·potenti prevaricatori· sono parole coraniche, p regne di suggestione. Ma sa rebbe un errore, con1e in parte si è già detto, supporre che l'lslam sia f~more che omogeneizza le situazioni. Esso è indicatore di massima che serve a individuare. in negativo (lslam = anliOccidente), la collocazione soggettivamente rivend icata da leadcrs c masse. Niente di più. A ciò è connessa l'ambiguità della definizione degli obiettivi. Ben poco è c~tmb i ato rispetto agli ann i ottanta. Si vuole l'instaurazione dello ·Stato islamico•, ma come u no Stato islamico si debba strutturare è cosa quanto mai vaga, se non sul piano etico, di una morale, cioè, che dovrebbe essere alla radice di tutte le scelte in modo prioritario. da quelle in materia di politica sociale a quelle squisitamente econom iche. Gli esempi , statali come quello iraniano, el i applicazione p rmica in seno a uno Stato non-islam ico, come quello egiziano dei Fratelli M usulmani, denunciano, al eli là delle velleità, una preoccupante assunzione del modello occidentale. teoricamente contestato. ;\fessuna reale alternativa. Al contrario. Le sperimentazioni di adeguamento del modello al caso concreto che significa interiorizzazione del modello ste.sso senza possibilità di ritorno - funzio nano là dove lo Sta to occidentale è meno aleato rio che altrove: l'Egitto, per esempio, teatro privilegiato, per l'appunto, dell 'auivismo della Fra tellanza. Ma c'è di più. Quando si avvicina la possibilità di una concreta presenza islamica nell'area del potere, si registra che si è di fronte a un conte.sto di relati vo sviluppo sia socio-econom ico che politico. Fu in Siria , paese tra i meno Lonnentati eco no mica m eme, che i Fratelli l\tlusuln'lani misero, almeno per un periodo, in seria discussione il regime. È in Algeria che il FTS si impone, dove, al di là delle limirazioni imposte dal FL 1, la politicizzazione è senza paragone alcu no fenomeno di massa più di quanto non lo sia nel resto del Magh reb. Da sempre più tradizionaliste, non sono tuttavia le campagne le prime ad essere reattive al rich iamo islamico. È nelle citt::ì che i movimenti islamici operano il loro reclutamenLO. Troppo resrriuivo

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considerare il fatto come indice d i uno sfogo fisiologico connaturato con le metropoli del Terzo Mondo. Hama, roccaforte in Siria della Fratellanza, non è una megalo poli, come non lo è Qum. Le classiche de bolezze del Marocco, eccesso di po polazio ne contadina rispetto alla fascia produttiva, dicotomia etnica che permette al re di giocare la carta di paladino sia de ll 'arabismo sia de lla difesa dei diritti de i berberi, si rivelano utili a l mantenimento de llo status quo. Per converso la Tunisia, paese be n più occide ntalizzato e progredito, rischia il contagio algerino. Ma no n diversa è l'impressione che suscita l'eme rgere di integralismi di ogni tipo che sconvolgono oggi le regio ni p iù prospe re e aperte dell'India, tanro per uscire da ll'a rea stretta me nte musulmana. È probabilme nte fe no meno scontato, ma va q ui ribadito, quello per cui a uno stadio no n ind iffe rente - sebbene i.naclegualo o fallime ntare - di mode rn izzazione corrisponde la crescita el i un'opposizio ne eli matrice inlegralisla e/ o radicale. Dove più vicini si è giunti alla pratica effettiva del mode llo politico-statuale occidentale, là esplode I'Islam nella sua asrotica dimensione politica. Più l'acculturazione è fatto irreversibile, linguisticamente e tecnologicamente (l'Algeria insegna), più affascinante appare l'utopia del ritorno alle o rigini. Che poi, proprio in Algeria, la leadership del FIS sia costituita da tecnocrati e no n da filosofi, autodidatta nel campo delle scienze islamiche e qu indi dipe nde nte dalle letture occidentali dell'Islam, è contraddizione che non viene colta né da noi né da i diretti interessati.

4.

Le dinamiche

Se si deve cercare un elemento che ca ratte rizzi negli ultimi due o tre anni la sto ria de i movim enti islamici è la lo ro progressiva inserzio ne ne lla sfera istituzio nale . Può sembrare un paradosso. Eppure, persino in casi in cui sembra no evitate le tradizio na li dinamiche politiche (elezio ni e simi li) i movime nti isla mici e mrano nel quadro

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istituzionale dei singoli Stati non come ipotesi eversiva, a più o meno lungo te rmine, ma come ..corpo· con cui contrattare. Non si tratta di dinamiche paragonabili a quelle che hanno p01tato al potere in Iran un regime islamico. E, in certa misura, si sta assistendo a un fe nome no diverso anche da quello libanese dei primi anni ottanta . Il primo sintomo serio di una tale te nde nza lo si ha in un paese apparentemente marginale rispetto a lla realtà med io ri e nra le: il Sudan. A lungo considerato un'anomalia determinata dal retaggio storico che gli è peculiare, l'importanza degli epigoni del mahdismo, la politica sucla nese può essere invece giudicata come una specie d i banco di prova dei movimenti islamici. Per alcuni si tratta, probabilmente, di un disegno preciso, per esempio per quei movimenti legati ai Fratelli Musulmani, inte ressati a fissare un centro operativo consistente in EgiLto, a cui da sempre la politica sudanese è collegata, senza pera ltro ipotizzare una diretta presa del potere in Egitto stesso: cosa quanto mai improbabile vuoi per gli effetti de lla guerra de l Golfo, vuoi per quelli dell'intifada che ricompattano un certo numero di paesi arabi dell'area . Per altri, il Sudan è più semplicemente la dimostrazione dell'inevitabi lilà d i un passaggio da un regime laico a uno islamico, nella prospettiva di risolvere q uestioni inte retniche e inte rconfessio nali nei confronli delle quali i nazionalismi eli ogni tipo hanno fallito. A ciò si aggiu ngono, in Sudan come a ltrove, una serie di esperime nti destinati a verificare la praticabilità di un preteso ritorno alla legge coranica. on è qui il caso di evidenziare le mistificazioni in merito, prima fra tutte que lla derivante dall'impossibilità di stabilire in termini reali che cosa sia la "legge coranica", espressione che può altrettanto plausibilmente usarsi per la lettera del Corano o per una qualsiasi inte rpretazione datane nel corso eli almeno quattordici secoli eli storia. Il rapporto con la sfera istituzionale comporta la d ifficoltà eli analizzare i movimenti islamici secondo uno schema che li vuole in opposizione all' establisbment. Infalti la teadersbtp di tali movimenti si pone orma i essa stessa come establisbment e non solo nei confronti di quella parte del corpo sociale che le dà credito.

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Dell'establishme nt tradizionale, nazional ista per intenderei , assu me caratteristiche e prerogative. Tra queste la facoltà di concedere favori indisp ensabili a modi ficare in senso positivo la qualità della vita quotidiana dell'adepto o del semplice sin'lpatizza nte. Ciò significa che il dato movimentista che qualificava i movimenti islamici - spontaneismo, etica, solidarietà di gruppo, ricerca di identità , ecc. -sta perdendo terreno a favore di un'organ izzazione che prevede divisione eli ruoli, e rispetto eli regole p recise. Incerto se sia una scelta consapevole o non un effetto inevitabile d ell 'istituzio nalizzazione in aLLo . Contrastanti le conseguenze: entrare in una logica d i partito e ricreare il divario tra masse e intelligbentsia, divario che è all'origine di buona parte del disagio dei paesi in questione; offrire, non si sa bene in cambio di che cosa, ai regimi ancora in ca rica la possib ilità di stronca re la leadeJ:'ibip islamica eli cu i si conoscono fin troppo bene i connotali per sapere che essa non potn.ì essere sostituita in tempi brevi c fuori da una qualche forma di accordo prcstabilito; fornire i presupposti perché si riformi, sia pure sotto l"etichetta islamica, un o rgan ismo plctorico e burocratico ad immagine di quei pa rtiti unici o fronti p resentati oggi come responsabili della crisi che attraversa tutto il mondo arabo, senza eccezioni. Entrare nella sfera istituzionale e condividerne in una qualche misu ra i meccanismi implica rischi di non poco conto. Più un movimento si propone come maturo per la gestione del potere e cerca di darne atto, più stimola la fantasia popolare che si aspetta una risposta pronta e soddisfacente alle esigenze di cui il movimento si è fatto portavoce. Qualora questi si giud icasse inadeguato, pur avendo in mano gli strumenti per intervenire, potrebbe essere travolto da qualche cosa che non sarebbe in grado eli governare. E clifficilmeme per contenere questo qualche cosa si pou·ebbe far ricorso all'ideologia, sia pure islamica, data per definitivamente decaduta nella sua funzione. Se si venissero a determinare situLtzioni del genere, dove, cioè, i movimenti islamici potessero contare su un 'aliquota di potere decisiona le reale, tre possib ilità non sono da scarta re.

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La prima è u na qua lche forma d i guerra civile, la seconda la demonizzazione di un vero o pn.:sunto nemico esterno verso cui rivolgere l'impeto popolare, la terza l'instaurazionc di una repressione sistematica di po11ata ancora maggiore di quella organizzata dai regimi nazionalisti. on sono ipotesi azzardate. L'Ira n all'indomani delia rivoluzione, pu r con tutte le differenze d<.::l caso, ha optato per le due ultime soluzioni, visto che l'a la maggioritaria dell'establishmellt nutriva forti dubbi sul risultato, ruu'altro che scontato, di un'eventuale guerra civile: repressione interna e guerra con l'Iraq. Oggi per arrivare a tanto non sembra indispensabile passa re per un processo rivoluzionario eli grande respi ro. Può bastare che il malcontento esploda e che la leadership islamica, vicina, se non integrata, nelle istanze di potere, sia chiamara a cimentarsi. È dunque situazione generalizzabile e valida non solo per l'Algeria, ma per paesi come la Tunisia. E un volta innescato il meccanismo di un qualche conflitto regionale e/ o della repressione, si ritornerebbe a formule d i governo non dissimili da quelle fin qui imposte ai paesi in questione, dove al mutamento eli etichetta - islamico invece di nazionale non corrisponderebbe nulla di sostanzialment<: innovativo. Se tuuo ciò è plausibìle in base ad un'analisi interna. ancor più appare verosimile in funzione di interessi esterni. Come i mollà sono rimasti al potere in Iran, nonostante lo scandalo internazionale, c lo è restato Saddam l l ussein, così un cambio di intcrlocutori, islamici invece che naziona listi o socialisti, potrebbe essere addirittura auspicabilt: per l'unica grande potenza rimasta sulla scena: intcrlocutori cui spellerebbe il compito di controllare le masse attraverso un formale rispeuo dell'lslam in cambio di uno strutturale allineamento p roamericano. Se così è, formu lare scenari possibil i no n d ipende tanto da ll<l conoscenza dei paesi arabo-isl amici, e tanto meno da quella delle peculiarità dei movimenti islarnici quanto da quella degli interessi americani, strategici ed economici nel mondo ambo e nel Maghrcb in pa1ticolare: regione, questa, destinata ad assumere u n maggiore peso nella considerazione america na, vuoi in ragione della conquista di un mercato che vede tradizionalmente privilegiata

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l'Europa, vuoi come contropa1te più stabile - una volta realizzato il piano - di quanto non possa esserlo il Vicino Oriente - tormentato non so lo da l conflitto palestinese-israe liano, ma da lla prese nza curda, pe r esempio. Il pe ricolo ins ito ne ll'affe rma rsi de i movime nti islamici è di tutt'altra natura di que lla che normalme nte si sbandiera pubblicame nte: il fanatismo, ad uso inte rno e di propaganda, non si tradurrebbe in moduli alternativi, in sfid e istitu zionali, in macroscopici esempi di giustizia socia le ta li da presentarsi come destabilizzanti pe r l'equilibrio politico de l Med ite rraneo. Il pe ricolo sta nella non ta nto re mota possibilità di un cambio di patrono, dalla Francia agli Usa, per resta re al caso algerino, una volta constatato che gli Usa si dimostra no interlocutore più duttile, me no ideologico, alla ricerca di conc rete convergenze piuuosto che di formali affe rmazio ni d i principio. È difficile, infatti , conside rare casuale o episodico l'iter de lle re lazioni Usa-Ira n e non vede rle, invece, come un adeguame nto americano al dato di fatto, pragmaticamente valutato. Ed è a questo punto che l'atteggiamento de ll'Europa denuncia tutta la sua fragilità, vittima degli slogan da lei stessa creati, pe r cui è l'Islam il nemico, comunque s ia e comunque si presenti, e non, eventualmente, forse organizzazioni, personaggi che hanno una loro dimensione politica, a prescindere dall'etichetta che si scelgono per definirsi: una dime nsione che non sfugge né alle regole della logica né alle dinamiche cu i siamo abituati. Ed è atteggiamento che continua l'errore eli impostazione de i rappo1ti con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo a partire dagli anni settanta, improntati a un nuovo el i tipo di colonia lismo economico, e di imperia lismo cu lturale che sono certamente tra le cause clell'involuzione e della corruzione de i regimi nati con l'indipendenza de l MaghJ·eb, non sostenuti nell'ope ra di progressivo e necessario avviciname nto ai nostri livelli di vita.

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PERCEZIONI E POLITICHE DELLA COMUNITA' EUROPEA E DELL'EUROPA OCCIDENTALE Le politiche europee di cooperazione e di sicurezza verso i paesi della sponda Sud del Mediterraneo di Roberto Aliboni

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Rischi sociali, politici, culturali e situazione militare

I rischi cui oggi è soggetta la sicurezza europea nella sua dimensione meridionale 1 sono, da una parte, di ordine socio-politico e culturale e, dall'altra, militare. I fattori socio-politici e culturali possono raggrupparsi in due grandi categorie: le ineguaglianze socio-economiche e demografiche (che passano fra paesi europei e non, ma anche, all'interno del mondo arabo-mussulmano, fra i paesi esportatori di petrolio con scarsa popolazione e gli altri) e le tensioni cullllrali, che provengono soprattutto dal Sud e derivano dalle frutrazioni, dalle intrusioni (reali o percepite) e dai problemi d'identità che tutto ciò solleva. I fattori economici e demografici sono analizzati nella successiva sezione 2.2. I fattori sociali e culturali sono già stati conside rati nelle due sezioni della prima parte del presente rapporto. Va le comunque la pena di sottolineare il meccanismo che traduce questi fattori in un fascio di rischi per la sicurezza europea. I fattori economici e demografici svolgono un molo impattante nella creazione delle tensioni culturali che sempre più sembrano oggi caratte rizza re le relazioni attraverso il Mediterraneo. D'altra parte, queste frustrazioni che nascono dal divatio economico e sociale fra Sud e Nord s'accumulano con le frustrazioni causate dai persistenti insuccessi politici delle tendenze nazionaliste o antimpe rialiste. I modelli e le realizzazioni occide ntali, da un lato, sembrano volersi

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imporre e, dall'altro, sembrano volersi negare. Donde, nel Sud, il tentativo di sfuggire a queste contraddizioni per mezzo di una ricerca e di un recupero di identità esasperati e conflittuali. Ciò, a sua volta, contribuisce a creare in Eu ropa reazioni di ripulsa e eli affermazione culturale spesso simmetriche a quelle provenienti dal Sud. Nelle regioni a Sud del Mediterraneo, questi processi si traducono in movimenti di riaffermazione religiosa che mettono la comrapposizione con l'Occidente e quella Nord-Sud al centro dell'azione politica. Questi fattori, assieme a quelli militari, contribuiscono a creare le tensioni e quindi i rischi cui la sicurezza europea è oggi soggeua rispetto al suo fianco Sud. Vediamo più in dettaglio, o ra, i fauori mi litari. La tendenza all'aumemo degl i armamenti e delle spese militari nelle zone a Sud del Mediterraneo è panicolarmente forre 2, per gli aspetti quantitalivi come per quelli qualitativi, per le armi convenzionali come per quelle non conven;donali. Dal 1985 al 1990 le spese militari dei paesi a Sud del Mediterraneo, quali sono ripoitate daii'JISS di Londra 3, sono aumentate da 66,7 miliardi di dollari a 70,6. Le stesse spese sono diminuite nei paesi europei della ATO (da 92,2 a 81,1 mld). mentre sono aumenwte nell'Asia del Sud (da 9 a 11,9 mlcl), anch'essa un cemro di forti tensioni. Nelle regioni a sud del Mediterraneo l'aumento delle spese militari riguarda soprattutto i paesi del Golfo. Nel periodo considerato tali spese sono quasi stazionarie nel Maghreb (da 2 mld a 2,2), in diminuzione nel Medio Oriente Cela 13,8 mJd a 10,9) e in aumento nel Golfo (da 50,9 mld a 57,5) già prima della guerra del 1990-91. Accanto all'insieme delle spese militari, le imponazioni d'armamenti rappresentano un altro indicaLore rilevante. Secondo i dati del SIPRl di Stoccolma <i, nel 1990 la parte dell'Asia del Sud su l tota le 66


delle importazio ni dei maggiori sistema d'a rma era del 27%. Quella dell'insieme delle regioni a sud del Mediter raneo era del 43,3%, d i cui 38% per il Golfo e il Med io O riente. È necessario notare che la dinamica di questi aumenti è p1u im po rtante nel l ' Asia d el Sud che nel le regi o n i a sud d el Mediterraneo '> . Nondimeno, occorre notare anche che la dimensione assoluta delle spese e delle impo1tazioni delle regioni a sud del Mediten·aneo, al pari della loro percentuale sui totali rispettivi, restano di gran lunga le più rilevanti. T dati disponibili no n arriva no ancora al dopo guerra del Golfo. Tuttavia, malgrado la scomparsa (tutta da ved ere e valutare) dell'Iraq dalle statistiche e dalle osservazioni, è ben possibile che le regioni a sud del Mediterraneo restino l'epicentro della corsa agli armamen ti del Terzo Mondo . A questo proposito, in assenza eli dati sistematici aggiornati, si possono fare delle osservazioni specifiche. Così, dopo la guerra del Golfo del 1990-91 le spese militari dell'Arabia Saudita, uno dei paesi che più contribu isce al record della regione, sembrano restare assa i elevate se non addirittura perseguire un notevole accrescirnento. Il budget del 1992 assegna alla difesa e alla sicurezza 54,3 miliardi d i riai, una cifra che tende a m antenere e persino a superare la m edia degli anni ottanta 6. Un a tendenza analoga si riscontra presso i paesi del CCG . In relazione alla regione in generale, vale la pena eli riportare le cifre indicate eia Lee Feinstein, l'esperto in materia deii'Arms Cont ro! Association. Secondo Feinste in dall'invasione del Kuwait gli USA hanno annunciato trasferimenti eli armamenti al Medio Or ieme per 21,4 miliardi di dollari ; dopo la fine della guerra ci sono stati trasferimenti USA per 10,8 miliardi di dollari e dopo l'annuncio dell'iniziativa del presidente Bush per il controllo degli armamenti nel Medio O riente (29 mag. 1991) - di cui più o ltre parleremo - sono stati annunciati trasferimenti alla regione per 8,5 miliardi d i dollari 7.

Per quanto riguarda gli aspeui qualitativ i s, il rapporto annuale

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del 1991 dell'Office of aval Intelligence degli USA, che sembra basare la sua lista sulle informazioni della DIA e della CIA, reputa che quattordici paesi del Terzo Mondo possiedo no una capacità offensiva chimica, che quattro altri paesi potrebbero possederla e che dieci paesi stanno sviluppando la produzione d'armi ch imiche o provano a farlo. Se si dà per distrutta la capacità dell'Iraq nel corso della guerra del 1991, i paesi che avrebbero una capacità chimica nelle regioni che ci interessano sarebbero I'Egiuo, la Libia, Israele e la Siria. L'Algeria possiede l'infrastruttura industriale e la tecnologia eli base per poter eventualmente acquisire tale capacità. Rispetto alle previsioni eli qualche anno fa, la proliferazione dei missili balistici sembra meno accenlllata. Nelle regioni a sud del Mediterraneo solo Israele possiede la capacità di sviluppare dci missili, mentre i programmi degli altri paesi - Iran, Iraq e Libia - sono sospesi o sono falliti. Non si deve dimenticare però che mumerosi paesi continuano ad acquistare missili (come lo Scuci C) con raggi più ampi e con prestazioni migliori. Per quanto riguarda le capacità nucleari, anche qui Israele sembra essere il solo paese che ne possieda. Nondimeno, i rapporti dell'ONU e dell'AlEA nel quadro delle operazioni che dovrebbero portare al disarmo dell'Iraq dopo la guerra del 1991 lasciano intendere l'importanza della spinta a sviluppare queste capacità (e l'inefficacia dei controlli internazionali). Iran, Siria, Egitto, Turch ia c Algeria potrebbero tentare d'acquisire uno statuto nucleare: il regime iracheno potrebbe riprovarci. Questa situazione è tanto più pericolosa in quanto si coniuga con un netto accrescimento dei nuovi fornitori potenziali, le cui politiche eli esportazione non sempre sono scrupolose. A ciò si deve aggiungere la porosità della situazione che si è creata nell'ex Unione Sovietica, dove è possibile che i controlli sulle cessioni anche eli armi nucleari tatliche (e di armamenti convenzionali) no n siano sufficienti o addirittura manchino. Di qui la tendenza a una multipolarità nucleare, da lla parte dei fornitori, che presenta oggi più rischi delle proliferazioni chimiche c rnissilisriche.

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Per apprezzare meglio la bilancia occorre fare qualche considerazione sulle tendenze al disarmo che sono invece in corso a nord del Mediterraneo. Le diverse fasi del negoziato CFE hanno portato a una diminuzione di armamenti c uomini relativa mente maggiore al centro che sui fianchi dell 'Alleanza. La redistribuzionc degli armamenti prevista dalle regole dell 'accordo potrebbe addirittura accrescere la capacità disponibile sui fianchi. In Turchia, l'accordo per la riduzione ha tenuto conto della pa1ticolare situazione esistente alla frontiera sud-orientale di questo paese (Siria, Iraq e Iran) e ha previsto notevoli eccezioni. Di fatto, n1ttavia, la conclusione che il livello di capacità militare convenzionale terrestre del fianco sud sia rimasto sosta nzialmente immutato non è corretta, poiché i singoli paesi in questione, con l'eccezione di Grecia e Turch ia, sono unilateralmente impegnati in riduzioni che vanno oltre quelle pattuite in sede CFE. È significativo in questo senso il caso dell'Italia, dove la discussione ferve su come ridurre in modo piuttosto drastico gli effettivi e le spese. A fronte di questo sviluppo, sul piano delle anni convenzionali offensive e delle truppe, gli eventi sopravvenuti hanno superato l'originario intendimento di trattare sulle armi nucleari tauich<; successivamente al completamento delle diverse fasi del CFE c hanno portato a decisioni unilaterali di eliminazione delle armi nucleari tattiche di terra (a ltiglieria e missili), armi che nel loro raggio incl udevano parti d ei territori a sud del Mediterraneo. U na capacità nucleare operativa, in teoria diretta anche verso sud, resta affidata agli aerei a doppia capacità, sebbene occorra aggiungere che sull'ammodernamento dell'armamento eli questi sistemi (missili stCind-ojj) non è stata ancora presa nessuna decisione. La tendenza al disarmo tocca comunque anche le forze aeree, se si deve giudicare dal fano che la base di Sant'Anna (Crotone), che doveva ospitare gli F-16 del 401° stormo provenienti dalla Spagna, dopo innu merevoli polemiche, non si fa più . Dello stormo resteranno solo non meglio identificati elementi.

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Sul fianco sud la struttura delle basi viene ridotta più limitatamente che in Europa centrale, anche se si hanno importanti riduzioni nelle ista llazion i america ne. Nel quadro del nuovo accordo fra USA e Grecia, saranno chiuse la base navale di Nea Makri e quella aerea di Hellenikon. Restano le basi di Gournes e Suda (entrambe sull'isola di Creta) e raccordo che era quinquennale durerà invece otto anni. Per quanto riguarda le forze navali, che per ora restano invece in piedi è opportu no sottolineare che la NATO ha istituito nel 1992, in sostituzione della Forza navale med iterranea su chiamata ( Tavocformecl) una For~a permanente (Stanavformed), alla quale panecipano anche i tedeschi. Tn conclusio ne, il d ispositivo occidentale su l fianco sud è canlfterizza to da una tendenza alla diminuzione delle forze complessive, ma da una razionalizzazione dei dispositivi navali c delle infrastrutrure. La sua capacilù d·imervento anche a rronre delraccrescimento eli capacità e eli livelli che si riscontra sulla riva sud del Mediterraneo resta elevata, sopratwtto se non si adcliverrà acl una diminuzione della capacit<'i di pro iezione della forza della VI flotta USA, come del resto si è visto durante la crisi del Golfo, grazie in essenza alla disponibilità e alla flessibilità dell"intera struttura delrAIIeanza 9. Un settore dove le prospettive sono confuse, sia sul piano degli armamenti sia sul piano dottrinario, è quello nucleare e quello della capacità antimissile. Nessun paese, fatta eccezione el i Israele, sw sviluppando capacità antilnissi lisliche. Fatto salvo l'accordo fra Francia, Italia e Spagna per il satellite ·I lélios·, e aspettando eli vedere cosa accadrà della proposta UEO sui sistemi satellitari, appaiono insufficienti le prospettive di sviluppo di satelliti c sistemi eli avvistamento. Questo settore invece, a fronte dell'accrescimento eli capacità dei paesi a sud del Mediterraneo, avrebbe bisogno di una cu ra maggiore. Il lìanco sud resta, perciò, nel complesso ben direso e sufricienrementc operativo. Anche se lo fosse meno. occorre considerare che le tendenze mi litari a sud del Mediterraneo che abbiamo osse1vmo non sono c.Ia considerarsi come del le vere e proprie minacce miliwri

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nei confronti deli'Eu1 opa. Esse non esprimono una sufficiente capacità di proiezione e non consentono l'effettuazione di attacchi . TI livello eli efficienza industriale c gestionale resta basso. Le tensioni politiche, socio-economiche c culturali cui abbiamo accennato genera no una volo ntà eli attaccare l'Europa che si traduce in atti eli terrorismo, prese d'ostaggi, ecc. Ma è oggi d ifficile che la capacità militare possa anelare oltre i colpi eli mano e l'interdizione. Ciò che il livello crescente d 'a rmamento del Sud produce è un rischio crescente di conflitti fra i paesi della regione. Questa tendenza compo1ta un rischio di coinvolgimento. La situazione militare, intrecciandosi con quella socio-economica, presenta dunque rischi svariati, che vanno dall'impiego eli forme di bassa violenza, al coinvolgimenro, all'interdizione dell'inteJvenro. A questo peculiare contesto occorrerebbe dare una risposta in tennini non precipuamente e tradizionalmente militari ma in termini politici, di sicurezza e coperazione.

2.

U fianco sud nella riflessione strategica recente

Non è facile dare conto della rinessione strategica recente circa il fianco sud dell'Alleanza. L'attenzione principale clell'AIIeam~a e dei grandi organismi occidentali eli cooperazione economica - come il Gruppo dei 24 in seno ali'OCSE e la BERD -è rivolta all'Est, al pari degli sforzi di istituzionalizzazione e rafforzamento che cara uerizzano l'evoluzione in corso clelia CSCE. Le nuove istituzioni della CSCE e l 'instau razione del NACC dimostrano questo v ivo interesse, Tuttavia, ferma restando questa attrazione verso l'Est, il Sud ha rappresentato eli fatto, con la crisi del Golfo, il primo imp01tante cimento delle istituzioni collettive di sicurezza dell'Occidente nella gestione delle crisi del dopo guerra fredda . Inoltre, nei disegni diversi che vengono perseguiti onde precisare la nuova identità e la nuova missione delle istituzioni occidentali di sicurezza, il Sud e la dimensione 71


meridionale della sicurezza occidentale hanno un peso rilevante, peso che talvolta resta inepresso o implicito ma che certamente muove la riflessione degli interessati.

li primo punto da rilevare è che la fìne del Pano di Varsavia, deii'URSS e del PCUS - assieme agli altri pattiti comunisti - ha cambiato la posizione strategica di base dell'Occidente. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, nel fianco sud la minaccia si è tradotta in una serie di rischi. Ma questo va le anche per l'Est, dove la crisi della potenza comunista ha lasciato il posto a una serie di crisi che hanno le stesse matrici di quelle che caratterizzano il Sud: problemi etnici, disatri ecologici, sonosviluppo, esasperati nazionalismi, contenziosi territoriali. Da questo punto di vista si è giustamente parlato di ·nuovo arco di crisi" 10, alludendo all'a llarga mento fra l'Atlantico e l'Eurasia dell'.;uco di crisi• indicato da Brzezinski alla fine degli anni settanta per ricomprendere l'ampliarsi delle turbolenze dal mondo arabo, all'Iran e all'Afghanistan (v. cana l). La nuova sintazione strategica dell'Occidente, dunque, non è più strunumta su un centro e dei fianchi. L'Occidente si trova di fronte a un solo ·fronte•, un ampio arco di crisi che va dal Nord Africa alla grande massa continentale eurasiatica passando per l 'As ia sud-occidentale. La riflessione sul fianco sud ha perciò luogo in questo più vasto ambito, nel quale la nozione di fianco e la specifìcità del Sud hanno un valore diverso e più limitato che nel recente passato. In altri termini, la dimensione globale, fìno a ieri costituita dal rapporto Est-Ovest, è oggi costLtita da un rappono Nord-Sud, in cu i il .Sud· comprende, accanto al Terzo Mondo l'ex blocco comunista. Tuttavia, se si approfondisce la riflessione su lla nuova conformazione geopolitica che l'Occidente si trova davanti, e che è destinata a modellare le sue fìnalità e le sue istituzioni di sicurezza e di solidarietà multilaterale, si vede anche che emerge dall'uniformitù del ·nuovo arco· una gerarch ia di ambiti regio nali fondata su l fatto che, al di là dell'analogia delle loro crisi, esistono poi differenziazioni dovute alla loro rilcvanza strategica cd economica, differenziazio72


ni che non possono non riflettersi in una scala che gradua l'interesse e la sollecitudine dell 'Occidente (v. ca1ta 2). In q uesta scala, la CSI e la sua difficile evoluzio ne ha nno un'impo1tanza massima, perché la Russia resta detentrice dell'arma nucleare strategica, perché la CSI - sebbene oggi in crisi - resta un aggregato eli grandi potenzialità industriali e tecnologiche e perché la dimensione de lla destabilizzazione che investirebbe la CSI, ove le sue crisi non fossero arginate, sarebbe assai tilevante e finirebbe per coinvolgere l'Occidente assai di più che non le crisi di altri insiemi pure compresi nel •nuovo arco•. Grande importanza ha anche la regione del Medio Oriente e Golfo, sia per la gravità e le ramificazioni della crisi arabo-israeliana, sia per la presenza del petrolio. Gravità e interesse minore rivestono via via le a ltre regioni, fra cu i i Balcani, dove il potenziale di coinvolgimento delle crisi in atto è minore e soprattutto locale. Come si è detto, questa graduazione delle crisi e delle regioni si riflette in una diversità di interessi e eli percezioni da parte dei paesi dell'Occide nte: gli USA e la Germania, sia pure per motivi diversi, concentrano il loro interesse sulla crisi della CSI; gli USA sono massimamente coinvolti nella crisi del Medio Oriente e de l Golfo, ne lla c ui gestione hanno una res ponsa bilità maggiore; la Comunità Europea è investita in prima istanza delle cris i ne i Balcani e ne l Maghreb. Questa diversità di interessi crea una scala di solidarietà internazionale ne i confronti de lle diverse regioni del ·nuovo arco.., che in definitiva rafforza la differenziazione eli queste ultime. La solida ri e tà d i cu i potenzialm e nte dispongono la CSI e il Med io O riente/Golfo sotto l'egida degli USA è incomparabilmente più alta eli quella su cui possono contare i Balcani e, soprattutto, il Maghreb sotto l'egida de lla Comunità. Per non parlare della scarsissima solidarietà di cui dispongono regioni come il Corno d'Africa, più o meno gettate nel dimenticatoio dalla fine della guerra fredda e dalla caduta dei regimi che il confronto Est-Ovest aveva sostenuto e alimentato.

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Se si torna al fianco sud, si può osservare che emerge una nerra distinzione fra l'area del Medio Oriente e Golfo, da una pane, e quella del Maghreb e del Corno d'Africa, dall'altra. Si può anche osservare che nella nuova situazione esiste oggi una profonda connessione fra Maghreb e Balcani. Queste differenziazioni e analogie sono determinate dal ruolo che nei confronti delle regioni interessate esercitano i differenti paesi cleii'Occiclente e dal diverso grado eli solidarietà che esse suscitano. Nelle quattro grandi aree di crisi del fianco sud, la Comunità è fo1teme nte coinvo.lta ne i Balcani e ne l Maghreb, dove tende acl avere una responsabilità preminente; è coinvolta solo in via subordinata nella crisi del Medio Oriente e del Golfo; è impegnata assai marginalmente, come tuHo l'Occicleme, nella crisi del Corno d'Africa. Cerchiamo di trarre alcune conclusioni pratiche dalle considerazioni che siamo venuti via via accumulando: che cosa significa in concreto il fianco sud atruale per i paesi della Comunità Europea? Si possono identificare tre cerchi concentrici. el cerchio più esterno, che comprende il Corno d'Africa e l'Africa subsahariana in generale, la CE è impegnata a sostenere l'azione delle razioni Unite, soprattutto mediante l'estensione di aiuti umanitari ed economici, cu i contribuisce peraltro in modo sistematico e significativo con la sua stessa organizzazione (l'associazione CE-ACP) e quelle bilaterali. Alcuni paesi della CE sono inoltre impegnati bilateralmente nel tentativo eli lisoluzione eli alcune crisi locali (come, per es., la mediazione condotta sotto l'egida italiana fra le parti rivali in Mozambico). Nel cerchio inte rmeclio, i paesi de lla Comunità sono fortemente impegnati nella dimensione socio-economica del negoziato araboisraeliano, facendo da supporto all'azione di mediazione politica di fano guidata dagli USA 11. Nel cerchio più interno,

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paesi della CE e la Comunità stessa


sono impegnati in prima linea nella crisi balcanica, sono impegnati già da tempo nella cooperazione con i paesi del Maghreb e ci si aspetta un loro impegno speciale se quest'ultima crisi dovesse sfociare in conflitti ape1ti. Va ricordata a questo proposito l'esistenza del Gruppo dei Dieci paesi del Mediterraneo Occidentale, una solidarietà di cui fanno parte quattro paesi della CE (Francia, Italia, Portogallo e Spagna). In questo cerchio più interno porrebbe oggi essere anche compresa la crisi dell'Alto Kharabakh, sebbene sia formalmente la CSCE e non la CE ad occuparsene (la mediazione è guidata da un italiano, l'on. Mario RaffaellO. Ma se domani le crisi marginali del la CSI dovesse alla rgarsi al Tajikistan e coinvolgere l'Afghanistan il ruolo europeo non sarebbe più adeguato e di nuovo sarebbero gli USA ad esserne investiti.

3. La riforma delle istituzioni occidentali di sicurezza e le percezioni a sud del Mediterraneo È in corso un impo1tante dibattito sulla riforma delle istituzioni occidentali di sicurezza. Quale rilevanza ha questo dibattito rispetto al fianco sud? e quali percezioni suscita presso i paesi e le opinioni pubbliche a sud del Mediterraneo?

La politica e uropea di sicurezza e di difesa, malgrado le decisioni di principio prese a Maastrichr 12, è tutt'oggi assai informe. La riflessione dei responsabili di governo e degli intellettuali sul suo futuro tende ad enfatizzare la dimensione della sicurezza e acl anticipare la realizzazione di questa dimensione rispetto a quella della difesa militare. La sicurezza è intesa in senso lato, come un fascio di politiche in cui quella militare ha un ruolo minore e di mera assicurazione. Questa concezione è coerente con l'analisi attuale, che individua il mondo del dopo guerra fredda come un mondo caratterizzato più da rischi di varia natura, soprattutto socio-economici e culturali, e da sfide e tensioni che non da vere e proprie minacce.

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Su questa base la politica europea si profila come politica di sicurezza e cooperazione, adatta sopratturto ad affrontare le situazioni del ·fuori area• e del Terzo Mondo. Questo orie ntamento trova conferma anche da l punto vista più propriamente militare. L'intervento europeo - nei casi in cui recentemente ha preso forma - è preminentemente guidato da finalità umanitarie e di mantenimento e imposizione della pace. Nel dibattito sul futu ro clell'UEO, le missioni ·fuori area" sono considerate come una ·Specia lizzazione" d i questo organismo sia da coloro che auspicano un suo ruolo eli "piJasrro europeo.. strettamente complementare alla NATO, sia da coloro che ne desiderano una maggiore indipendenza. Questa vocazione specializzata si ritrova nel dibattito sulle forze eli intervento rapido, dove la proposta de l segretario dell'UEO, van Eekelen, è di costituire una rorza multinaziona le comandata da uffi ciali con posti di comando sia nella NATO sia ne ll'UEO onde poter assegnare all'UEO missioni ·fuori area• (con il cam.bio del capp ello) 13. In realtà, l'intervento clegl i e uropei e delle loro istituzioni è rivolto, oltre che alle aree del Terzo Mondo fuori della competenza della NATO, anche alle aree facenti pa1te de ll'ex mondo europeo comunista, come nei Balcani, conformemente del resto alla nuova nozione eli ·fuori area• che deriva dall"emergere del ·nuovo arco di clisi", più in generale dalla nuova conformazione strategica delle relazioni inte rnazionali. A differenza della NATO, dalla cui competenza il .fuori area· continua acl essere esplicitamente escluso, le istituzioni europee non hanno in proposito nessuna inibizione e si trovano ad essere più in linea con gli sviluppi recenti. Occorre sottolineare che questa evoluzione europea, che quasi prefigura rispetto alla NATO una specializzazione verso il ..fuori area•, è una falsa apparenza . Sul piano politico e teorico, va sottolineato, infatti , che tale evoluzione deriva dal dibattito in corso nell'ambito atlantico sulle finalità e le modalità eli una differenziazione europea in rema eli sicurezza e difesa. Poiché a ma ntene re la competenza per !'..area.. resta la NATO, è naturale che ne derivi un

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orientamento preferenziale europeo verso il ·fuori area·, che alla NATO è invece interdetto. È anche un modo per evitare litigi inrermlantici troppo espliciti o per cercare delle mediazioni fra chi vuole un'identità europea eli difesa per guadagnare indipendenza dagli USA e chi preferisce invece mantenere una inequ ivocabile complementarietà fra i •pilastri•. Sul piano più specificamente mi litare va ossetvaro che le capacità degli europei di inrervenirc ·fuori area• sono assai limitate. Essi non sono in grado di organizzare operazioni come quelle concione dagli americani nel Golfo perché, a parte il livello degli armamenti, non hanno sufficien ti mezzi di informazione e trasporto, cioè di proiezione della forza. È vero che I'UEO ha coordinato le operazioni navali europee nel Golfo e, oggi, le coordina nei Balcani, ma non si deve dimenticare che il livello delle operazioni in questione è del tutto minimale. Si è invece visto nel corso della crisi del Golfo che la NATO ha di fatto funzionato come il cuore delle consu ltazioni fra gli alleati (dunque come il cuore politico dell'intervento) e come il nerbo della logistica. Più che di una divisione di compiti fra ATO e istituzioni europee si deve parlare di una divisione di compiti fra queste ultime e gli USA sulla base della gerarchia vigente all'interno del •nuovo arco di crisi· (v. para. precedente) t t, onde si ritiene che la CE e l'UEO debbano occuparsi del ·fuori area• balcanico ed, eventualmente, di quello magh rebino, mentre gli USA si occu pano del .. fuori area· medioricntale lasciando agli europei in questa regione un ruolo di inten· denza. Insomma. una tendenza della costituenda politica europea di difesa e sicurezza ad orientarsi in via privilegiata verso il ·fuori area· esiste. Tuttavia, questa tendenza è assai limitata ed è in gran pane il riflesso del dibattito in corso nell'ambito atlantico sui rapporti che dovmnno regnare fra USA e Comunità Europea e fra la NATO e le future istituzioni europee di difesa e sicurezza. Tale tendenza dunque è non meno informe della stessa politica eu ropea di difesa e sicu rezza, eli cui sarebbe u n contenuto .

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ì'\ondimeno. occorre rendersi conto che i limiti e il significato reale di tali tendenze e dibattiti non sono così chiari agli occhi dei paesi e delle opinioni pubbliche a sud del Mediterraneo. Non solo l'orientamento delle istituzioni comunitarie al ·fuori area· può venire interpretato e percepito come un apprestarsi degli europei a controbanere una minaccia da essi colà percepita e a colpire verso il Sud se necessario, ma l'apparente divisione di compiti fra USA ed europei e fra le loro istituzioni e la NATO può venir vista come l'ultima reincarnazione dell'imperialismo. Ritorneremo sulle percezioni. Inranto, proseguendo nelle nostre riflessioni sul significato della riforma delle istituzioni occidentali eli sicu rezza rispetto al fianco sud, è necessario o ra occupa rsi della NATO. La NATO copre l'Europa e non il ·fuori area•. Nella NATO, alcuni membri - segnatamente gli USA - nel quadro della crisi del Golfo del 1990-91 hanno ripreso il tentativo, ricorrente nella sroria dell'Alleanza, di dare un'interpretazione estensiva dell'art. IV del Trattato 15 ma, al termine della riunione del Consiglio Atlantico di Copenhagen (6-7 giu. 1991) Baker doveva ammettere che ·Ciò che era ·fuori area· rimarrà tale· 16. Inoltre, le forze di reazione delineate nella riunione congiunta del DPC e del NPG del 28-29 maggio 1991 (poi approvate dal Consiglio eli Copenhagen) sono destinate ad operare nel solo teatro europeo. Poco dopo detta riunione, infatti, il SACEUR ha precisato che tali forze non interverrebbe ro fuori dell'arca della NATO 17. Nondimeno l'attenzione della NATO verso il ·fuori area· è indiscutibile e assai visibile. Il suo ruolo nel corso della crisi del Golfo non è stato da meno e i suoi ve1tici non hanno cercato di nasconderlo, al contrario l'hanno ben sottolineato 18. Anche qui opera il timore che alcuni paesi europe1 ncevano altrimenti segnali sbagliati e si orientino a crea re delle istituzioni europee di sicurezza e difesa competitive con la NATO. C'è però qualche cosa di più e di più impo1tante, che forse va anche al di là

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della stessa consapevolezza di chi auspica un ruolo della allargato al ·fuori area•.

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ATO

Come abbiamo detto, emerge con il ·nuovo arco di crisi•, un aggregato farro insieme di Sud e di Est, una nuova dimensione globale. Chi deve gestirla? A questa domanda - che costituisce il massimo dibartito in corso nell'ambito della problematica internazionale le risposte sono ovviamente diverse, anche se le convergenze non sono trascurabili. Fra le convergenze c'è un maggiore ruolo deii'ONU e una più forte articolazione a livello regionale delle organizzazioni di sicurezza collerriva. Tuttavia, un sistema internazionale siffatto non potrà essere realizzato né potrà funzionare sulla base di una sorta di democrazia delle nazioni. Sarà necessario un baricentro, così come neUa crisi del Golfo sono stati gli USA, i paesi occidentali e !"organizzazione della NATO a dare efficacia all'intervento delle Nazioni Unite. Quello che si può inunaginare è una transizione dell'ONU dall'attuale impotenza ad una maggiore operatività passando per un adeguaro ruolo di animazione e stabili zzazione dell'Occidente. Lo stesso discorso si è fatto - e resta valido - a livello europeo per ciò che 1iguarda la CSCE, 1ispetto alla quale ci si aspetta che una CE rafforzata adempia a un medesimo ruolo di stabilizzazione e animazione. Ora, questo nuovo ruolo globale l'Occidente sarà in grado di giocarlo solo se avrà una sua alleanza politico-militare in efficienza. È per questo motivo che emergono neiJa NATO spinte a quanro viene visto dall'opinione pubblica degli stesi paesi alleati come un ingiustificato -ampliamento• a Sud, ma che dovrebbe invece essere visto come il tentativo di riorientare l'Alleanza verso i nuovi obbiettivi globali emersi con la crisi del mondo bipolare. Dunque, chi vede accanto alle dichiarazioni che escludono un ruolo della NATO verso il ·fuori a rea· i fatti di una pressione che dall'interno della NATO spinge invece l'Alleanza verso il Sud, vede bene. Questa spinta, unicamente a quella che pure apparentemente anima l'instaurazione di una politica europea comune di difesa e sicurezza, influenza la percezione di sicurezza dei paesi a sud del 81


Mediterraneo. Nelrinsieme il dibattito sulla riforma e il riorientamenro delle istituzioni occidentali eli sicurezza pone a questi paesi dei problemi. Le percezioni eli sicurezza a sud del Mediterraneo sono oggi dominare da due ordini eli fattori: l'impatto della fine del sistema bipolare e l'evoluzione dell'Occidente verso un nuovo assetto eli sicurezza. La fine del sistema bipolare e le prime conseguenze che ne sono derivate hanno provocato nei paesi a sud del Mediterraneo un sentimento contracldilorio: da un pa1te il senso di essere abbandonati e marginalizzati, dall'altra il senso di un'eccessiva attenzione, tendente a tradursi in una minaccia da parte del Nord verso il Sud come risu ltato della fine del confronto fra le due grand i potenze del Nord. Il sentimento d'abbandono viene dalle diseguaglianze di solidarietà internazionale verso le differenti aree che sembra caratterizzare il ·nuovo arco eli crisi•. La maggiore attenzione verso i paesi dell'Est da pa1te dei maggiori paesi occidentali e la loro associazione, sia pure in forme subordinate, alle associazione mu ltilaterali occidentali, crea a sud del Mediten·aneo una percezione di isolamento, marginaUtà e abbandono. A1 tempo stesso, temono di essere oggetto di troppa attenzione. A sud del Meditenaneo la guerra contro l'Iraq è stata vista da molti come il segnale eli uno spostamento da Est a Sud della minaccia percepita dall'Occidente. L'intesa realizzatasi nel corso della crisi fra URSS e USA ha confermato questa percezione. Soprattutto, l'impressione eli essere diventati il bersaglio dell'Occidente in sostituzione deii'URSS è sottolineata dal dibattito sulla riforma delle istituzioni eli sicurezza dell'Occidente, dibattito difficile e oscuro per gli stessi protagonisti, che essi percepiscono come un tentativo di far sopravvivere istituzioni di dominio sostituendo la minaccia da Est con quella da Sud, con un'operazione del

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tutto pretestuosa. La maggiore potenza militare che il disarmo in corso al centro dell'Europa lascerebbe sul fianco sud, specialmente dal punto di vista navale, è considerata come una prova di questa tendenza. Sono osservazioni spesso grossolane o infondate, alimentate tuttavia da una perdurante situazione di crisi nella regione, dove gl i europei con la fine della guerra fredda hanno acquisito maggiore responsabilità e quindi maggiore esposLdone. Molti oggi vedono il orci come una minaccia, con le sue alleanze intente a riorganizzarsi sulla base eli un'accresciuta capacità d'intetvento a sud e di politiche (que lle contro la proliferazione) destinate a negare affermazione politica e sicurezza ai paesi del Sud. GU aHeati dell'Occidente nella regione, d'a ltra parte, via via che l'Ocddente assume maggiori responsabilità (come nel caso della crisi arabo-israeliana) sono ansiosi del suo successo, perché se non riesce ad arrivare a soluzioni accettabili o non ci riesce intempi utili diventa esso stesso un rischio. Da una parte, l'Occidente è impegnato attraverso un difficile dibattito a riformare le sue istituzioni di sicurezza e di difesa onde adattarsi alla nuova situazione ed esercitare efficacemente la sua premine nte responsabilità nel nuovo contesto internazionale. Dall'altra , i paesi a Sud del Mediterraneo vedono questa transizione come una minaccia o un rischio. È dunque evidente l'impottanza di una cooperazione internazionale fra l'Occidente e questi paesi onde associarli a riorganizzare essi stessi la sicurezza internazionale e tagliare l'erba sotto i piedi delle loro nascenti percezioni di minaccia. È altresì evidente che per la Comunità Europea e la sua sicurezza tale sviluppo è di particolare importanza.

4.

Cooperazione e sicurezza attraverso il Mediterraneo L'organizzazione della sicurezza e della cooperazione attraverso

il Mediten·aneo poggia su tre ambiti: quelJo regionale, quello interre-

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gionale e quello globale. Essi dovrebbero costituire la risposta ai problemi che abbiamo messo in evidenza nei precedenti paragrafi. Sono soprattutto i problemi di proliferazione degli armamenti non convenzionali e di aumento del livello generale degli armamenti convenzionali a far sì che onde organizzare la sicurezza e la cooperazione nelle regioni che gravitano sul Mediterraneo si renda necessario operare anche in una dimensione globale. In effetti, tali problemi evidenziano una particolare intensità nelle regioni a sud del Mediterraneo, ma anche altrove sono importanti. La stessa strutrura dei trasferimenti, dei flussi e dell'industria è globale. Essi sono oggi affrontati in diversi ambiti, che vanno dal negoziato di Ginevra per la convenzione per il bando delle armi chimiche, ai negoziati nell 'ambito del TNP a quel lo dello MTCR (Missi le Technology Contro! Regime). Tn questi ambiti si sono avuti maggiori o minori successi e la tendenza complessiva sembra promettente. Il fulcro è turravia diventato il Gruppo dei Cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell'O fU, gruppo che si è costituito dopo la guerra contro l'Iraq a seguito delle iniziative di Bush (29 mag. 1991) circa un piano centrato sul Medioriente per il controllo e la limitazione dei trasferimenti di tecnologie e per l'applicazione di misure contro la proliferazione nucleare 19 e di Mitterrand (3 giu. 1991) circa un piano analogo riguardante anche altre regioni 20. Il Gruppo dei Cinque (USA, URSS, Cina, Francia e Regno Un ito) conta per circa 1'85% dell e espottazioni mondiali di armamenti. I progressi del Gruppo, che si è incontrato finora tre volte a livello di responsabili politici (Parigi lug. 1991; Londra on. 1991: Washington mag. 1992) e una volta a livello di espetti (Washington, feb. 1992), non sono incoraggianti. A Londra si sono accordati sulle categorie di armi convenzionali trasferite verso il Medio Oriente che dovrebbero fare oggetto di notifica 21. Tunavia , nell'ultima riunione 22 non hanno raggiunto gli accordi necessari a realizzare questi criteri, impegnandosi a notifiche tempestive, in grado di dare luogo - nel linguaggio dei negoziatori americani - a ·significative consulta-

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zioni· sui singoli tra:,ferimenli. La responsabilità del fallimento sembra sia da addossarsi alla Cina, la quale tuttavia sottolinea che gli USA, mentre cercano di stabilire un accordo per limitare i trasferimenti di armi al Medio Oriente, sono diventati nel 1991 il primo fornitore di armi della regione. Secondo i dati resi noti dalla CIA nel 1991 gli USA avrebbero inviato aH regione armi per un valore eli 4,4 miliardi di dollari, il Regno Unito per 3,5, la Russia (c forse altre repubbliche della CIS) 2,5, la Francia 1,5 e la Cina 300 milioni 23. Non maggiore successo hanno avuto i recenti tentativi di accordi regionali riguardanti il cuore del Medio Oriente. Si è già parlato alle pagine 33-34 del fallimento del Patto di Damasco. La mancata realizzazione di un accordo che metteva insieme diversi livelli di potenza militare e di ricchezza cercando di sfrunarne le complementarietà è certamente un grave colpo per le prospettive di stabilizzazione della regione. Occorre, tuttavia, notare che ai margini della regione stessa la tendenza è più favorevole. Tre schemi regionali di cooperazione sono attualmeme operativi nelle aree a nord del Medio Oriente. Primo, la Economie Co-operation Organization (ECO), originariamente comprendente Iran. Pakistan e Turchia, e allargata (a Teheran nel febbraio 1992) ad Azerbaijan, Kirghisistan, Tajikistan, Turkmenistan and Uzbekista n. Secondo, la Comunità del Mar Nero, istituita a Istanbu l nel giugno 1992, che comprende Albania, Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Georgia, Grecia, Moldavia, Homania, Russia, Turchia c Ucraina. Terzo, la Comunità del Mar Caspio (Caspian Sea Co-operation Zone, CSCZ), istituita a Teheran nella stessa riunione in cui si è allargata la ECO, che comprende Azerbaijan, Iran, Kazakhistan, Russia e Turkmenistan. ron c'è tuttavia da illudersi che queste tendenze ai margini settentrionali della regione - sul cui futuro possono esprimersi dei dubbi - possano compensare l'assenza di tendenze analoghe nel cuore della regione stessa. Va anche detto che nel mondo arabo esistono perplessità sull'attitudine di un'alleanza come quella prefigurata dal Patto di Damasco a stabi lizzare la regione. Gli occidentali

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hanno valutato il Patto di Damasco e la sua efficacia nella situazione successiva alla guerra contro l'Iraq come strumento volto soprallutto a contenere tale paese. Una simile visione è considerata in molli ambienti del mondo arabo divisiva e al limite controproducente. L'evoluzione polWcà receme dell'Egitto (v. para. della sez. 1.1 sopm) è tipica di quesro punto di vista e lo mfforza. A preoccupazioni di questo genere è stata dam recentemente risposta dalla proposta avanzata da un intellettuale arabo, Yezid Sayegh, circa la costiruzione di una Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione nel Medio Oriente (CSCME), che riguarda l'insieme del Medio Oriente (c non esclude il Corno d'Africa) 1•.

La proposta di una CSCME è inreressante anche perché applica uno schema finora proposto a livello inter-regionale alla regione . Questo intendimento conlicne un'ambiguità: può in definitiva essere concepito come un rafforzamento della suuttura eli coopemzione imerregionale, ma può anche denotare un certo umore isolazionista. Ciò ci conduce a considerare, per chiudere questa rassegna, il livello imerregionale, nel cui ambito troviamo una forma collaudata e importame di cooperazione economica, che è data dalla rete di accordi fra la CE e i singoli paesi delle regioni a sud del Mediterraneo, un accordo subregionale relativo al Mediterraneo occidentale denominato Gruppo dei Dieci o ·5+5· (i cinque paesi clell'UMA più Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna), che contempla sia aspeni eli coopemzione economica sia aspetti politici, e una proposta per costiruirc una Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione nel Mediterraneo (CSCM, ce1tamente un antecedente intellettuale della CSCME). Sulla politica di cooperazione economica della CE con i paesi a sud del Mediterraneo si sofferma la sezione successiva (sez. 2). Qui occorre sottolineare che gli asperti certamente positivi di questa politica, sul piano più strenamenmte politico, sono indeboliti dalla sua struttura bilaterale e dall'assenza eli una vera e propria assise multilatcrale nella quale possa emergere il senso eli una responsabilità collettiva. In effetti, gli accordi della CE sono fra la CE e i singoli

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paesi e non fra l"insieme delle entità politiche ad essi interessate. Tuttavia, la politica comunitaria è in via di aggiornamento c. tramite un più approfondito coordinamento con le politiche della Banca Mondiale c del FMI, ha acquisito una dimensione globale che la completa utilmente. Per quanto riguarda la cooperazione multilateralc nel l\lediterraneo occidentale 25 va ricordato che i ministri degli Esteri dei paesi interessati si sono incontrati a Roma il 10 ottobre 1990 per lanciare ufficialmente l'iniziativa e approvare una dichiarazione che specifica gli obbietlivi politici ed economici del Gruppo. Il malessere causato dalla guerra del Golfo nei paesi del l'vlaghreb, soprauuno in Algeria e Tunisia. ha impedito a questa cooperazione di prendere il largo. Essa, tuttavia, ha costi(lJito un utile luogo di incontro c dialogo io un periodo difficile per l e relazioni fra eu rope i c arabi. Costituisce, nella situazione che si è andata creando nella zona dopo il colpo dci militari ad Algeri. una cana preziosa per mantenere i contatti e sviluppare una diplomazia atta a gestire la crisi e prevenirne sbocchi ancora più traumatici. La CSCM è stata lanciara congiuntamente dal ministro degli Esteri spagnolo e da quello italiano nella seduta inaugurale della conferenza della CSCE di Palma di Majorca del 24 secrembre-19 ottobre 1990, dedicata all'ambiente c alle implicazioni economiche delle questioni ambientali. La CSCM 26 è Stata presentata come un'istituzione inter-regionalc destinata a pon·e le basi di una sicurezza collettiva e a sviluppare la cooperazione politica, culturale ed economica. Alla base della proposta c·è l'idea che, nel quadro di un dialogo istituzionalizzato, volto ad accrescere lo sviluppo economjco, a migliorare le condizioni sociali c acl inswurare misure di fiducia c trasparenza si arriverebbe a sradicare le cause della presente instabilità e a porre le premesse per una sicurezza collettiva nella regione. La CSCM comprenderebbe i paesi delle regioni attorno al Mediterraneo: la Comunità, i paesi ar-t~bi fino al Golfo, i Balcani e l'Iran, ma anche (l'allora) Unione Sovietica e gli USA.

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Questa proposta, preparata sin dalla primavera del 1990, quando è stata lanciata a Palma di Majorca nell'autunno si è scontrata con la dura realtà del conflitto nel Golfo. Mentre il Governo spagnolo l'ha messa in sordina, puntando maggiormente a llo sviluppo di una cooperazione multi late ra le nel Mediterraneo occidentale, che fra breve vedremo, il ministro De Michelis ne ha fatto un cavallo di battaglia della diplomazia italiana cercando di proporre la CSCM come quadro di risoluzione del conflitto in corso nel Golfo e soprattutto di regolazione delle sue conseguenze. In altre parole, come uno strumento per fuoriuscire dalla crisi. quando gli eventi nel Golfo non erano ancora sfociati nella guerra, e in uno strumento per gestire la pace e il dopoguerra, quando poi si è arrivati alla guerra. La CSCM è stata insistentemente proposta dalla diplomazia italiana nei rapporti mu ltilatera li (in seno al Gruppo dei paesi del Mediterraneo occidenta le, il 10 ott. 1990; in seno ad un gruppo composto da Algeria, Egitto, Francia, Italia, jugoslavia, Malta, Portogallo e Spagna espressamente riunito al Cairo il 2-3 clic. 1990; in seno a una riuruone a Lisbona del 17 gen. 1991 dei membri europei della cooperazione nel Mediterraneo occidentale; e infine in seno alla Cooperazione politica europea a Lussemburgo il 19 feb. 1991) e in quelli bilaterali, assai nume rosi, condotti nel corso della crisi e della guerra del Golfo (fra cui Israele, Giordania e Urss).

La proposta non ba mai avuto il consenso degli USA, che l'banno criticata sin dalla riunione di Palma di Majorca. Ha invece suscitato nel Mediterraneo e nella Comunità un consenso che però è stato tanto vasto quanto superficiale. La Francia, che l'ha approvata in sede comunitaria e nell 'a mbito della cooperazione del Meditemmeo occidentale, ha di fatto condotto ne l corso eli tutta la crisi una politica che ha ben distinto la cooperazione con i paesi della regione ne l Mediterraneo occidentale e la cooperazione con i membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu ne l Med ioriente e nel Golfo. Lo stesso vale pe r la Gran Bretagna, che ha sempre seguìto l'idea che si dovesse convocare una conferenza inte rnazionale sul 88


Medioriente, come quella che di fatto è poi stata convocata dopo la guerra del Golfo, e del Mediterraneo non s'è mai preoccupata. Con la fine della guerra, di fatto si è andati verso la conferenza araboisraeliana di Madrid, molto simile nella problematica a!Ja CSCM, ma guidata dagli USA, invece che dall'Italia e dalla Spagna (o dalla Comunità), e ristretta all'area del Medioriente (invece che al vasto spazio indicato dalla CSCM).

5.

Conclusioni

I rischi crescenti e pesanti dell'area mediterranea, le trasformazioni in atto nella situazione strategica generale e regionale, le percezioni di minaccia e di rischio che suscita nei paesi a sud del Mediterraneo il dibattito sul riorientamemo delle istituzioni di sicurezza occidentali ed europee, tutti questi aspetti che abbiamo esaminato nei primi tre paragrafi dLquesta sezione dimostrano la necessità e l'urgenza della creazione di UQ quadro regionale e inter-regionale di cooperazione e sicurezza che dia fìducia e trasparenza e contribuisca a risolvere i problemi in questione e ad accrescere la sicurezza europea nei teatri meridionali. Malgrado questa urgenza è anche chiaro che gli sforzi in corso per realizzare dei nuovi ambiti di cooperazione regionale, specialmente dal punto di vista della sicurezza e da quello politico, sono assai deboli. Anche le proposte appaiono tanto deboli quanto ambiziose. È dunque necessario ribadire la necessità di una politica più costmttiva eli cooperazione e sicurezza, sottolineando che - come è mostrato nella prossima sezione - dal punro di vista economico la cooperazione è invece più strutturata. L'economia è un fattore cmciale della sicurezza mediten-anea. Non è però sufficiente.

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NOTE

l R. Aliboni, Europecm security across the Mediterranean, WEU lnstitute for Security Stuclies, Chaillot Paper No. 2, Paris, 1991, con b ib liografìa; Bertelsmann Foundation, Research Group on Eu ropean Affa irs headed by W. \'\feidenfeld, Cballenges in tbe Mediterranean - The European Response (d oc. p resentato alla Conferenza eli Barcellona, 7-8 otl. 1991) . Si veda anche A.E. Hillal Dessouki (ed.), fs/a mie Resurgence in tbe Arab lflorld, Praeger, New York, 1982. 2 Si veda A.H. Corclcsman, \Veapons of Mass Destruction in tbe Mie/elle Ea.st, Brassey's, London, 1991 e G. Kemp, Tbe Contro/ of tbe Middle East Arms Race, Carnegie Endowment for International Peace. 1991. Più d i recente: A. H . Cordesman, Current Ti·ends i11 Arms Sales in the Middle East, Nalional Security Studies Program, Georgetown University, Dee. 1991, d oc. presentato aii'International Workshop su ·Arms Contro! and the New Micldlc East Sccuriry Environment•, Nof Ginosar, lsrael, 6-9 gen. 1992. 3 The Milita1y Ba/ance 1991-7992, Brassey's for the l!SS, Lonclon, 1991, pp. 212 e ss.; tutti i dati sono valutati ai prezzi e ai tassi d i cambio del 1985. 4 SIPRI Yearbook 1997, lrforld A rm aments and Disarmament , Oxfor cl University Press. New York, 1991. 5 Per quanto riguarda le spese, il tasso eli aumento dell'Asia del Sud è più marcato di quello delle regioni a sud del Mediterraneo (32,2% rispcno a 5,8%). Per quanto riguarda le importazioni, in un mercaro che s'è fortemente ridono nel periodo considerato (da 21,6 miei di dollari a 11 ,8), la parte dell'Asia del Sud nel 1990 è notevolmente aumentata rispetto al 1985 (27,1% rispetto a 13%) a differenza eli quella delle regioni a sud del Mediterraneo che è invece diminuita (43,3% rispetto a 55,1%). 6 Per le spese militari dell'Arabia Sauclit.a si veda: Mie/d/e East Ec0110111ic Survey , 27 gen. 1992; 3 set. 1990; 8 gen. 1990. 7 Si veda ·Presiclent Bush's Middle East Arms Comrol Iniriative: One Year Later·. Anns Contro/ Today, giu. 1992, pp. 11-16. s Le osservazioni su questl aspetti sono largamente basare sulla sintesi di M. Cremasco, -Le p rospettive d i controllo degli armamenti nelle regioni a Sud clelia NATO·, in R. Al iboni (cd.), Le minacce dal ji10ri area contro il )/etneo Sud della NATO, rapporto eli ricerca ciel CeMiSS, Rom a, 1992 (ronco), con bibliografia. 9]. Howe, •Nato and the Gulf crisis•, Swvival, 23, 3, 1991, pp. 246-59. 10 Questa nozione è stata elaborata alla Conferenza annuale deii'IISS a Zurigo, 12-15 set. 1991; si vedano i documenti di C. Gasreyger e G. ] offé in New DimensiOIIS

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t

in fllternationtr/ Securily PartI, Adelphi Papers, 265, Brassey's for the IISS, 1992; si veda anche negli stessi atti il doc. d i Z. Brzezinski, The Consequences o.f the End of t be Co/d War.far 111fernational Security. 11 La CE e i suoi membri panecipano ai negoziati sui rifugiati (Onawa: 13-14 mag.), sulla cooperazione economica (Bruxelles: 11-12 mag.), sulle risorse idriche (Vienna: 13-14 mag.), e sull'ambiente (Tokio: 18-19 mag.), ma non a quelli sul contro llo degli armamenti ( Washington: 11 -14 mag. , cui hanno invece p reso parte Francia e Regno Unito, in quanto membri del Consiglio di Sicurezza deii'ONU). Nei negoziati bilaterali fra le diverse coppie dei paesi interessmi (Israele-Siria; IsrealeLibano: I sraele-Giordania; lsraele-palestinesi) l'unico reale refcrente è \X/ashington. 12 E. Rcmacle, ·Les disposition du Traité de l'llaastricht: politique ctrangère et · sécurité commune de I'Union europécnne·. Etudes Jntemationales, 23, 2. giu. 1992, pp. 377-394. 13 Questa linea ha fatto dci passi avanti con h1 D ichiarazione di Petersberg (19 giu. J992) c l'inaugurazione di una cellula comune eu ropea eli p ianifìcnio ne, cellula che dovrebbe permettere l'assegnazio ne di unità aii'UEO ricorrendo il caso. Per la proposta ciel segretario generale cleii 'UEO, si veda \YJ. van Eckelen, Tbe Chang ing Environmenl o.f Transal/a/1/ic Reltllions. IFRI for the Europcan Strategy Group, Paris, 1991. l <l Si d eve parlare anche di una tendenza degli USA a sottolineare, a proposito c talvolta anche a spro posito, il ruolo della NATO rispeno alle istituzioni europee, tendenza che però riguarda il d ibanim in corso fra eurorei sul carauere più o meno indipendente che le istituzioni euroree di difesa e sicurezza dovrebbero avere rispetto alla NATO c agli USA e non idee precise circa un'evcnrualc divisione dei compiti fra quelle istituzioni e la NATO. t5 ·Gli Stati membri si consulteranno ogni qualvolta. nell'opinione di ognuno eli essi, è minacciata l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza d i uno degli Stati membri·. Per una sintesi. anche storica, dei termini della quesLionc.: nella :-JATO. si veda G. Eclwards. ·Multilateral Coordinarion of Out-of-Area Activities·. in J.l. Coffey, G. Don vicini (ecls.), Tbe Allt111tic Alliance a n d /be Middle Easl, MacMillan Press, 1989, pp. 227-267. in pan. pp. 242-251. 16 Allanlic Netcs, 2329. 8 giu. 1991. p. 2. li A llauric iVews. 2328, 7 giu. 1991. p. 2. 18 Oltre al già ci t. art. dell'amm. Howe. si veda l'art. dell'ambasciatore americano p resso la NATO. W.H. Taft TV, ·Sicurezza europea: le l<::zioni della guerra del Golfo Persico•, Noliz ie NATO, 4 giu. 1991, pp. 7-11. 19 ·Middle East Arms Contro! Initiative·, \X/hitc House - Offkc of the Press Secretary, 26 mag. 1991. i11 A rms Con/1'01Repor1e1; 6-91/453.0.11-12. zo Le Monde. 4 giu. 1991. 21 Carri armati. veicoli corazzati da combatrimcmo. artig lierie. aerei da combattimento ed elicouc ri eia attacco, cioè le stesse categorie elencate dall'accordo CFE, p iù navi da guerra c determinati sistemi missilistici. l Cinque ritengono di dover considerare se i singoli trasferimenti sono proporzionati alle necessità d i autodifesa del ricevente c se influenzano nega tivamente la sua capacità a paneciparc ad accordi

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collettivi di difesa. Essi hanno elencato ono criteri per individuare i trasferimenti da evitare (v. l'imervento di Natalie Goldring in ·President Bu:,l1's Middle East Arms Comrol Initiative: O ne Year Lmer•, cit., p. 12). 22 Si veda •Impasse on Arms Accorci•, Jnternational lleralrl Tribune, 1° giu. 1992. 23 Ibidem. l traSferimenti annunciati dagli USA riguardano ~pcsso i tipi di armamenti considerati offensivi dagli accordi CFE. Inoltre, la trauativa per la vendita di aerei F-15 all'Arabia Saudita riguarda aerei con capacità offensive fìnora non esportate nella regione. 2•1 ·Sccuriry and Cooperation in the Middlc East: A Proposal·, Middle East Intemalional, 10 lug. 1992. pp. 16-17. 25 V. M. Roussct (éd.), La Méditerranée occidentale espace de coopération. Cahiers du Centre d'études de défensc & de sécurité intermuionale, 12, Grenoble, mars 1992; Fondation méditerranéennc d'études stratégiques, Ltt Méditerranée occidentale 1111 espace cì fXtrtttger. Fmes, Bando!, 1991; CeMiSS. l)élégat.ion aux Etudes Générale.s, Alli del seminario sulla sicurezza in Mediterraneo, Roma 30 gen.-1° feb. 1991. 26 Il Ministero degli AJTari Esteri, Servizio Stampa e Informazione ha pubblicato una documentazione ciclostilata, che ha avuto una drcolazionc limitata, dal titolo 71Je Mediterranetm and the Middle East afler tbe u-ar in tbe Gulf: tbe CSC\1. Rome, ,\ larch 1991. Sull'argomento si v. R. Aliboni, European sccurity a~ the Mediterrane-Jn, dt.; J.L. Buhigas, ·Una politica de scguridad pam el Mediterraneo•. Revista Espa1ìola de Defenstt, n. 29-30, 1990, pp. 78-85; J. O lmo, ·La rcu ni6n dc Palma: la CSCE y el Mediterraneo·, Politica Exter io1; V, 19, Inviemo 199 1, pp. 180-187.

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LE POLITICHE EUROPEE DI COOPERAZIONE E AIUTO VERSO I PAESI DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO di Giuseppe Pennisi

1.

I principali problemi di sviluppo dei paesi della riva sud de l Mediterraneo

Dopo una lunga fase di crescita continua, anche se contenuta, nell'intero bacino del Medite rraneo, i paesi delle due rive della regione stanno iniziando gli anni novanta in condizioni nettamente distinte a seconda della riva a cui appartengono. Quelli della riva nord hanno accusato un'espansione sostenuta dalla metà degli anni 'ottanta; dopo un rallentamento nel 1989-92, essa dovrebbe riprendere e riacquistare spessore e robustezza verso la metà del decennio l. Quelli della riva sud, invece, vedono espandere il loro prodotto ed il loro reddito a saggi molto lenti (quando non accusano tassi negativi eli crescita del PIL); tutto ciò comporta, inevitalmente, una creazione eli posti eli lavoro a saggi molto più bassi eli quelli della crescita della popolazione eli età da lavoro ed aumenti della sottoccupazione e della disoccupazione 2.

Nonostante le differenze degli andamenti economici specifici di ciascun paese, nel loro insieme i paesi della riva sud stanno attraversando da circa dieci anni una crisi economica che non ha precedenti. In una prima fase, all'inizio degli anni ottanta, la recessione allora in corso in Europa occidentale ha causato un'intenuzione brusca sia dell'espansione delle loro esportazioni sia dei trasferin1enti finanziari; in paralle lo, l'aumento dei tassi d 'interesse, ha provocato un aumento del peso del loro indebitamente su ll'ester:o, che, per eli più, era stato, in gran parte, contratto a condizioni conunerciali. Tutto ciò

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ha costreno i paesi in questione acl adottare misure di contenimento de lla crescita de lla domanda interna. A lo ro volta, q ueste misure hanno implicato un ralle ntamento dei saggi eli aumento della produzione ed un'espansione, invece, della disoccupazione. Dato che la dinamica demografica proseguiva a tassi sostenuti, ne è consegu ita una riduzione del tenore di vita; in alcuni paesi, all 'inizio degli anni novanta il reddito pro capite in termini reali era inferiore a quello prevalente dieci anni prima 3. La marcata dipendenza dei provenri in valuta da poche voci (un ventaglio limitato eli prodoni da esportazione, il turismo e le timesse degl i emigranti) è all'origine della fragilità strunura le dei paesi della riva sud del Mediterraneo e della loro elevata vulnerabilità all'evoluzione econo mica internazionale, in generale , ed a q ue lla dell'Europa occidentale, in particolare.

L'Algeria è un esempio tipico eli dipendenza da un solo prodotto, gli idrocarburi, che costituiscono il 95% dei suoi ricavi in valuta. La vendita di idroca rburi co pre gran parte dei prove nti dall'estero dell'Egitto e della Tunisia. Inoltre, le rimesse degli emigranti rappresemano il 17% del va lore delle impo rtazioni in Tunisia, il 44% in Marocco, il 55% in Turchia, ed il 61% in Egitro. Negl i ultimi anni, la flessione dei prezzi del pe tro lio in termini reali è stata accompagnata dall'aumento del servizio del debito (tanto in te rrnini assoluti quanto in percentua le dei proventi da esportazioni) e dalla contrazione delle rimesse degli em ig ranti causata , in parte, dall'applicazione di regole più rigorose per il contro llo dei flussi migratori nei paesi della riva no rd ed, in parte, dal fano che un numero c rescente di lavoratori provenienti dalla riva sud sta diventando residenre permanente de i paesi el i destinazione allentando i legami con quelli di orgine. Tutto ciò si traduce in vincoli severi alla bilancia dei pagamemi e , dunque, in freni alla crescita economica potenziale. In Algeria, da un saggio annuale el i crescita del PIL de l 7% dal 94


19-0 al 1980, si è arrivati a tassi di crescita negativi dalla metà degli anni ottanta al primo scorcio degli anni novanta. In Tunisia, il tasso di crescita annuo del PIL è suno sul 7% sino al 1982-83; ne è segu ito un rallentamento- un saggio di crescita annuo del 31Yo sino al 1986e nel periodo più recente una \'era e propria stagnazione. Anche in \larocco. il tasso di espansione, robusto negli anni settanta, ha accusato una marcata decelerazione. L'Egitto. infine, ha mantenuto tassi di crescita positi\'i, nonostante la caduta dei prezzi del petrolio e lu contrazione del le rimesse degli emigranti, ma tali wssi si sono faui sempre più bassi a partire dalla metà degli anni onanLa ed hanno toccato poco più dell'lo/o l'anno dal 1990. Già adesso. il di\'ario di reddito pro capite tra i paesi della riva nord e quelli della riva sud è molto ampio e sta crescendo rapidamente. Il paese a reddito pro capite p iù elevato della ri va sud, l'Algeria, ha un PIL pro capite che è appena due terzi di quello del paese della ri\'a nord con il reddito pro capite più basso, la Grecia. \lentre nel 19'50. la differenza media di reddito pro capite tra i due gmppi di paesi si aggira\·a sui 1.500 dollari. quarant'anni dopo il gap a\'e\'a raggiunto circa 8.000 dollari.

2.

Le prospe ttive a più lungo termine con particolare riguardo all'ambiente ed all'occupazione

In un'ortica di più lungo termine. il differenziale è destinato ad accentuarsi. innanzitutto, per ragioni demografiche. La d istribuzione della popolazione tra le due sponde del Med iterraneo sta muwndo in modo drammatico in termini tanto assoluti quanto relativi. Nel 2025. la popolazione totale del bacino sarà pari a due volte e mezzo quella del 1950. con un tasso di crescita aggregato che non ha precedenti nella storia dell'intera regione. :\ell'arco dei settantacinque anni in quesrione - è questo il dato più impressionante - la distribuzione della popolazione subirà una proronda trasrormazione: mentre nel 1950, circa due terzi del totale apparteneva alla riva nord, nel

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2025 oltre due terzi saranno, invece, della riva sud 4. Le proporzioni si saranno ribaltate: i paesi piÚ poveri in risorse e con il reddito piÚ basso saranno quelli che avranno oltre il 66o/o della popolazione totale della regione. Le conseguenze di queste tendenze demografiche sull'utilizzazione delle risorse naturali (e, quindi, sull'ambiente), in primo luogo della terra arabile e dell'acqua per consumi domestici, industria ed irrigazione, e sulla situazione occupazionale sono molto vaste. Da circa tre lustri, i paesi del bacino del Mediterraneo stanno cercando di arrestare un degrado ambientale che ha le sue origini . nella pressione demografica, nell'inurbamento accelerato, nell'adozione di tecniche di irrigazione che hanno prosciugato intere regioni, in metodi di concimazione che hanno aumentato l'acidità dei suoli riclucenclone le rese potenziali di lungo periodo, e in forme d'industrializzazione selvaggia che hanno addossato sulla collettività i costi del disinquinamento s. Le principali istituzioni multilateraU di finanziamento dello sviluppo, in paiticolare, la Banca Mondiale e la Banca Europea degli Investimenti, hanno e laborato, pe r la prima volta, nella loro storia, un programma plu riennale comune, basato anche su studi ed elaborazion i de l Programma per l'Ambiente e del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, per il risanamento ambientale del bacino del Mediterraneo. Il programma comporta finanziamenti esteri per la riva sud di almeno 15 miliardi di dolla ri l'anno negli anni novanta e si articola su quattro assi principali: (a) uno schema integrato eli svi luppo delle risorse idriche; (b) la gestione dei 1ifiuti solidi e degli scarich i industriali tossici; (c) la prevenzione ed il cont~¡ol lo dell'inquiname nto dei mari causato dal petrolio e dalla chimica; e (cl) la tutela delle aree costiere 6. Mentre con finanziamenti adeguati, e soprattutto con la messa in atto di politiche e strume nti economici compatibili con la promo-

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1


zione sia della produzione sia dell'ambiente, si può prevedere il risanamento ecologico della regione in un arco d i vent iquaranfanni, non ci sono prospettive incoraggianti per quanto attiene al quadro demografico-occupazionale. Sin1ulazioni economelriche suggeriscono che anche ove si tornasse, nei prossimi d ieci anni, ad una domanda internazionale sostenuta per i beni ed i servizi eli paesi della riva sud e pure nell'ipolesi che i paesi in questione riuscissero ad attuare ·politiche viltuose• di sviluppo economico interno, la situazione non potrà che aggravarsi, se non ci sarà una politica attiva di cooperazione allo sviluppo di retta a rimuoverne non solo gli effetti ma anche le cause. Infatti, pe rché i tassi di disoccupazione non aumentino ulteriormente rispetto a quelli attuali, già elevatissinù, il prodotto lordo de l settore ·moderno· dovrebbe espandersi in termini reali a saggi annu i tra il 9016 ed il 13% ed il PIL complessivo a tassi annui tra iJ 7,5% ed 1'11,4% a seconda dei paesi 7. La crescita dovrebbe essere particolarmente rapida nel periodo a cavallo sulla metà degli anni novanta quando e ntreranno sul mercato del lavoro le leve, numerosissime, nate negli anni settanta. A tirolo eli raffronto, si pe nsi che, negli ultimi dieci anni, i saggi eli incremento del PIL in termini reali d ei paesi della riva sud sono stati tra iJ 2% ed iJ 4% l'anno. Queste cifre, da sole, sono eloquenti: esse danno meglio di altre un'idea della sfida che la cooperazione internazionale deve affrontare per impedire che la situazione occupazionale della riva sud del Mediterraneo divenga una determinante di destabilizzazione economica, politica, strategica ed anche miJitare nell'intera regione H. Essa produce, comunque, forti spinte migratorie che innescano risposte inquietanti in settori politici della riva nord.

3.

n fardello del debito estero Nel breve e medio termine, sulle possibilità eli politiche eli svi-

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luppo economico accelerato, di espansione delroccupazione e di una cooperazione internazionale aniva e mjrata alla creazione di posti di lavoro nella riva sud, grava l'onere dell'indcbitamento. egli ultimi due anni, lo stock di debito estero dei paesi del I\ord Africa e del ~ledio Oriente - quelli così classificati nella tassonomia della Banca Mondiale coincidono, in linea generale, con la riva :,ud del Mediterraneo - ha accusato una riduzione: è passato da 125,3 nel 1989 a ll2.9 miliardi di dollari nel 1991. Inoltre i trasferimenti netti sono aumentati: da appena un miliardo di dollari nel 1989 a 2.5 miliardi di dollari nel 1991. 1 onosranre l'alto livello dei tassi d'imeresse internaziona li prevalente nel 1991, poi, i nuovi impegni sono stati contratti a condizioni relativamente buone: in media saggi d'interesse sul 7.-0·o l'anno, ripagamcnti a 13.--l anni e periodi di grazia di quasi quanro anni. Cè stato, infine, un rapido aumento dei finanziamenti a fondo perduto: da due miliardi eli dollari nel 1989 ad oltre 7.6 miliardi eli dollari nel 1991 9. Queste statistiche, tuttavia, devono essere interpretate con attenzione. La riduzione dell'onere dcll"indebitanento estero, l"afflusso di nuovi trasferimenti finanziari, il balzo in a\'anti dei doni rispecchiano, in larga misura. il miglioramento della posizione sull'estero di un solo paese: l'Egitto. Anche a motivo della sua partecipazione alla gu<.!rra del Golfo, i paesi creditori hanno adottato a suo favore un programma - molto complesso solto il profilo della ingegneria finanziaria - che di fatto comporta una riduzione del 500/o del suo indebita mento con le istituzioni ufficiali dei paesi creditori 10. Per gli altri, la sitLiaZione è rimasta stazionaria o è addiriuura peggiorata, come, ad esempio, nel caso dell'Algeria. Nel b reve c medio termine, le politiche di cooperazione non possono prescindere dal giungere ad una soluzione del problema del debito del ~lediterraneo , <.!lemento ~::-;senzialc per impostare una strategia a più lungo termine imperniata sulla creazione di posti di lavoro compatib ile con l'utilizzazione del le risorse naturali ed umane dei paesi in questione. 98


4. Le strategie di cooperazione a breve e medio termine el breve e nel medio termine, dunque, è sul sollievo dal debito che occorre porre l'accento. Nel ·Rapporto• predisposto dall'ex Presidente del Consiglio italiano, Bettino Craxi, per incarico del Segretario Generale delle Nazioni Un ite, ed approvato all'unaniminjtà dall'Assemblea Generale dell'ONU nel dicembre 1990, si poneva l'accento sull'urgenza di risolvere il problema del debito dci paesi della Ji,·a sud del ~lediterraneo a r..tgione sia delle spime migratorie provoelle dal sottosviluppo sia dell'instabilità che il debito c:.tusa nell'area. Il ·Rapporto Craxi· tracciava quattro principi-guida per risolvere il problema del debito e riauivarc i processi eli svi luppo della produzione. del reddito e dell'occupazione: (a) la conversione dei crediti bilaterali con istituzion i pubbliche ufficiali dei paesi cred itori in crediti a lungo termine con tassi d'interesse fortemente agevolati c con la possibilità di costituire rondi di contropaniw per obicuivi di sviluppo locale (con un elevato contenuto sia produuivistico sia sociale): (b) l'estensione delle misur~: di com·ersione e riduzione dei debiti con banche commerciali pre\"iste dal ·Piano Brady· (il programma proposto nel marzo 1989 dal Segretario al Tesoro americano ed appl icato per alcuni paesi dell'America Latina e per le Filippine); (c) un maggiore impegno delle istituzioni finanziarie internazionali (il FMI, la Banca Mondiale, la BE I, la Banca Africana di Sviluppo, la Banca Islamica); e (d) la creazione di una Banca per lo Sviluppo del Mediterraneo per la promozione dell'impresa privata, modellata sulla Banca Europea per la Rjcostruzione c lo Sviluppo per i paesi dell'Europa centrale ed orientale 11. A circa un anno e mezzo dalla rormulazione di queste proposte occorre notare che, nonostante la riduzione del livello complessivo dello stock - dovuta, come si è accennato, in gran misura all'operazione di ristrutntrazione del debito de ll 'Egitto - il quadro resta tutt'altro che rassicurante. Per l'insieme dei paesi della ri va sud, inraui, il rapporto tra stock del debito e PIL tocca ben 1'83% del pro-

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dotto lordo, mentre, a titolo di raffronto, tale rapporto non arriva che al 40% nel caso dell'America Latina. Ancora più preoccupante, il rappono col servizio del debito, a causa del pagamento degli interessi e delle rate di ammortamento: nel Med iterraneo, tale rapporto assorbe oltre il 40o/o dei proventi da esportazione. mentre, sempre a tirolo di raffronto. in America Latina ne succhia circa un quarto 12. Per quanto attiene ai quattro p1incipi-guida, nell'anno e mezzo trascorso dalla stesura del ·Rapporto Craxi·, soltanto il prin1o è stato applicato in misura significativa, ma limitatamente all'Egitto e, in pane, alla Turchia ed al Marocco. Cè stato anche un aumento degli impegni delle istituzioni finanziarie internazionali in stretto collegamenw con programmi specifici di riassetto strutturale. Le operazioni di ristrutturazione e soprattuno riduzione del debito con creditori p rivati hanno continuato a segnare il passo. Di Banca per lo Sviluppo del Mediterraneo non si parla più, nonostante le proposte p resentate dal Governo italiano nell"ambito del Consiglio dci Ministri degli Esteri delle Comunità Europee. Tuttavia, le strategie di cooperazione basate su progetti puntiformi sono destinate acl avere esiti molto modesti se non vengono inserite in un più vasto conresto di co-sviluppo del bacino del Mediterraneo. Per poter essere avviato, quest"ultimo, a suo volta, richiede che i paesi della riva sud escano dalla morsa di un debito estero che riduce eli circa la metà i ricavi dell'export disponibili per importazioni essenziali alla realizzazione dei piani d'investimento ed al mantenin1ento di livelli eli consumo tali da non mettere a repentaglio la situazione socio-politica interna. Su questi punti concordano, gli studi più recenti sui vantaggi comparati nel bacino del Mediterraneo c sulle possibilità di una strategia coordinata di sviluppo regionale 13. Come primo passo verso l'avvio di una adeguata politica eli coopera7.ione con i paesi della riva sud del Mediterraneo, quindi, i paesi della riva nord dovrebbero, se possibile nell'ambito della CE, definire un programma puntuale di misure dirette a ridurre l'indebitamcn-

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lo, in particolare quello contratto con banche commerciali. Ciò comporta, d'altronde. un'armonizzazione delle normalivc c dei rt:golamemi in materia di contabilizzazione e rranamento tributario degli accantonamenti prudenziali (per far fronte a sofferenze e potenziali insol vcnzc) che è comunque essenziale nel le prospett i ve dell'Unione Economica c Monetaria comunitaria e della gradua le u nificazione della normativa bancaria in Europa 1·•. In pamllelo con questo primo passo, i Governi cd i Parlamenti dei paesi della 1iva nord dovrebbero estendere ai paesi a reddito intermedio-basso (ossia a quelli il cui reddito pro capite si pone tra i 600 cd i 1.600 dollari l'anno) le misure di sollievo dal debito, per prestiti contrani con istituzioni uffìciali dci paesi creditori, già anuatc per i paesi a reddito basso (quelli il cui reddito pro ccljJileè al eli sotto dei 600 dollari l'anno). Dato che gran pmtc dei paesi della riva sud sono conlpresi tra quelli a reddito intermedio-basso, ciò favorirebbe la soluzione di un problema che frena le possibilità di sviluppo a più lungo term ine. Il terzo passo consiste nell'abbandonare, pure nel breve periodo. l'approccio della cooperazione tramite progeni puntiformi e invece di inserire le singole operazioni in •programmi-paese· ben anicol::lti a supporto delle strategia eli riasscuo strutturale che, in varia misura. quasi turri i paesi della riva :;ud (l'unica eccezione è l'Algeria) stanno attuando con assistenza tecnica c finanziaria da pane del FM I c della Banca Mondiale 15. A riguardo, occorre sonolinearc come la cooperazione bilaterale italiana abbia cercato eli articolare ·programmi-paese• prendendo come banco eli prova proptio i paesi della riva sud del ~lediterraneo ed abbia elaborato uno strumemo d'intervento - il commodiry aid· - che nel caso dell'Egitto si è rivelato un complemento panicolam1eme effìcace all'operazione, già menzionata, di ristrunurazione e riduzione del debito t6.

5.

Le strategie di cooperazione a più lungo termine

In un'ottica di p iù lungo periodo, e d i pari passo con i program-

101


mi di riassetto strutturale ,·arati da i singoli paesi per riequilibrare finanze pubbliche c conti con l'estero e rilanciarc produzione ed occupazione, le strategie di cooperazione devono far perno su quattro pilastri complementari: a)

scambi, espansione in particolare delle csporta~ioni di prodotti agricoli c di lavorati e semilavorati ad alta intensità di manodopera dalla ri\'a sud alla riva nord c. di con\'erso, di macchine utensili e beni ad alta tecnologia dalla ri,·a nord alla ri,·a sud;

b)

inl'estimenti diretti da parte di imprese private ed a partecipazione dei paesi della riva nord nei paesi della ri\'a sud in senori (come l'agro-industria, la petrolchimica, la metalmeccanica) in cu i i secondi hanno un vantaggio competitivo in termini di costo della manodopera e disponibilità di materie prime:

c)

cooperazione ujjìciale allo sviluppo nelle sue varie for me di doni. prestiti agevolati. sostegno ad inveMimemi diretti e contributi agli organismi internazionali:

d)

sviluppo del/'inji'Ctstruttura sociale non solamente in rern1ini di sostegno a settori quali la sanità. l'istruzione. la formazione. l'edilizia economica c popolare. lo sviluppo rurale e l'economia socia le in senso lato, ma anche c sopratutto a favore della democratizzazione delle società, del rispetto c dell'osse1vanza dei dirini umani, della panecipa~ione alla solidarietà internazionale per azioni umanitarie e per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Questi quanro pila•mi sono imerdipendcnti e richiedono politiche di cooperazione allo s\·iluppo che si traducono in qualcosa di qualitativamentc più ele\'ato dci meri stan;damenti di bilancio. Vcdiamone. sinteticamente. i termini essenziali. Per quanto attiene all'espansione degli scambi, si tratta. senza dubbio, del •Singolo rimedio più imponantc nel lungo termine· ~~. TI 102


commercio è un campo nel quale i Governi possono sì esercitare un notevole grado di controllo, ma sono pure soggetti a notevoli pressioni sia interne sia internazionali. Gran parte delle merci per le quali i paesi della riva sud hanno un vantaggio comparato sono anche quelle che i paesi della riva nord considerano maggiormente ·sensibili· e nei confronti delle quali hanno posto barriere tariffa ric e non tariffarie superiori alla media. L'impano della liberalizzazio ne commerciale sui paesi della rint sud è stato studiato con grande attenzione 18; gli esiti dipendono. in gran parte, dal fulllro deii'·Uruguay Round·. cioè dei negoziati multilaterali sugli scambi in corso in seno al GATI dal 1986 19. Gli investimenti diretti hanno costituito uno dei vola ni dello sviluppo dei paesi dell'Asia del Sud-est. I Governi. tuttavia, hanno pochi strumenri per attirarli e per canalizzarli verso settori prioritari. L'esperienza dimostra che gli clementi determinanti non sono quell i · formali·. quali i •cod ici per gli investimenti esteri·; sono piuttosto la ce1tezza del quadro macro-economico complessivo nonché la sicurezza politico-militare a plasmare, unitamcnte a considerazion i finanziarie a bre\'C e medio termine. i componamenti degli operatori .zo. Anche se una serie di accorgimenti tecnici di •project financing• può agevolarli 21, la capacità di attirare invesrimenti d iretti è, quindi, funzione delle politiche di riassetto struttura le c del giudizio che su di esse dà la comunità internaziona le. La cooperazione ufficiale allo sviluppo è stata utilizzata per affrontare problemi settorial i imporranti nei vari campi produttivi e sociali ed in tempi più recenti anche in materia ambientale ma, sino acl ora, non è stata impiegata che sporadicamente per cercare d i risolvere la sempre più grave crisi occupazionale dei paesi della riva sud della regione e le conseguenti pressioni migratorie .22. Solo in tempi molto recenti. infine, è stata vista come un veicolo per diffondere lo sviluppo clell'infrastruuu ra sociale in termini di p romozione della democrazia e dei diritti umani. nonché della pace e della sicurezza nella regione. Sono questi gli aspetti contenutistici che dovran-

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no prevalere negli anni ottanta nella politica di cooperazione verso i paesi della riva sud del Mediterraneo tanto della CE quanto dei singol i paesi più importanti.

6.

Le prospettive per il futuro

el tracciare, in conclusione di questa sezione. le prospettive per il futuro in materia di politica di cooperazione ed aiuto dei paesi della riva nord verso quelli deiJa ri\"a sud della regione si metterà l'accenro sui loro aspetti contenutistici. menendoli a confronto con le problematiche di sviluppo sintetizzate nei paragrafi precedenti. Gli aspetti quantitativi non sono meno importanti; tuttavia, si ritiene che è relativamente più facile aumentare, pure in un arco di anni piuttosto breve, il peso relativo negli stanziamenti a favor e di questa o quella regione, nell'ambito dei bilanci complessivi di coopemzione ed aiuto allo sviluppo, che incidere sui contenuti delle politiche. La modifica di questi ultimi richiede studi, analisi ed esperienze concrete nonché periodi di maturazione piuttosto lunghi nell'ambito delle amminbtrazioni responsabili delle politiche di c<x>perazione ed aiuto. J

Ci si soffcrmcr~ì sulle politiche di aiuto c di cooperazione della CE c di quattro paesi (Ita lia, Francia, Spagna e Portogallo) della riva no rd nei confronti dell'insieme dei paesi della riva sud.

Comunità Europea- 1 el 1990, le autorità comunitarie hanno varato un •programma d'azione· sulla ·politica comunitaria rafforzata per il Meditermneo•, con il quale si migliorano gli :-anunemi di cooperazione e si aumentano i mezzi tìnanziari per far fronte alle e~i­ genze dei paesi della riva sud onde •·Collaborare più ,·alidameme agli sforzi da essi sostenuti per realizzare riforme economiche· 23. ln sintesi, gli accordi stipulati con i paesi del Maghreb e del Mashrcq per il periodo dal l 0 novembre 1991 al ;31 ouobre 1996 prevedono il libero accesso dci loro manufatti cd un miglioramento


dell'accesso elci loro prodolli agricoli nei mercati della Comunità ed un aumento del contributo finanziario comunita rio ai progeni ed ai programmi di sviluppo economico (2.375 milioni di ECU di cui 1.300 a carico della BEI), nonché fondi (230 milioni di ECU) per la ·cooperazione orizzontale· (ossia per iniziative di cooperazione tra i paesi della regione), concessioni commerciali consistenti in miglioramenti vari dell'accesso al mercato comunitario d i alcuni prodotti provenienti da paesi terzi mediterranei e varie forme di tutela per gli investimemi privati di imprese dei paesi della CE nei paesi della riva sud. Anche nei dettagli le clausole specifiche variano da accordo acl accordo, le schema complessivo non aspira a dare ai rapporti di cooperazione tra CE e paesi della riva sud del Mediterraneo un quadro organico analogo a quello che regola da oltre u·em'anni le relazione tra CE e paesi associati cleU'Afric.t, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). Manca, in particolare, l'assetto istituzionale molto marcato, e per cetti aspetti, molto complesso che carattetizza le relazioni tra CE e ACP. Ciò nonostante. la •politica mediterranea rafforzata• contiene tutti gli elementi per rispondere alle problematiche di sviluppo tracciate nei primi due paragrafi di questa sezione ed alle prospettive a lungo termine delle politiche di cooperazione su cui si è posto l'accemo nel paragrafo 5. Lo si vede analizzando il documento, peraltro ancora non definitivo al momento della stesura di questa ricerca, sulla strategia comunitaria di cooperazione allo sviluppo neiJe prospettive dell'Unione Politica Europea 24 . In esso, si pone l'accento sulla necessità di una "condizionalità· direna acl incoraggiare la creazione dell'infrastruttura sociale (in remùni analoghi a quelli indicati nel paragrafo 5) e, quindi, dell'inselimenro dei singoli progetti e schemi di sviluppo in •programmi-paese· specifici e ben articolati . TI documento contiene anche le basi per modificare i parametri di valutazione ed i cliteri di selezione dei singoli progetti nonché, soprattutto, i metodi e le tecniche per l'iJ11postazione dei programmi di Iiasserro strutturale in modo da dare la priorità a 10'5


quelli ad elevato contenuto occupazionale. diretti a creare posti di lavoro in loco ed a frenare, dunque, le spinte nùgratorie 25. Jta!ia - La politica di cooperazione e di aiuto allo sviluppo delrltalia è cararterizzata da una sempre maggiore priorità ai paesi della riva sud del Mediterraneo. Tra i paesi considerati •prioritari· dal Com itato Interministeriale di Cooperazione allo Sviluppo al 31 luglio 1991, ben sei appa11engono alla regione. I dati consuntivi relativi agli sranziamenti nel 1990 e sopratTutto alla programmazione per il 1991-93 confermano la crescente attenzione dell'Italia alla regione. Mentre nel 1990 gli impegni a dono nei confronti della regione erano solo pari al 13,5% del totale, essi salgono al 15% nel programma triennale 1991-93; i crediti d'aiuto alla riva sud del Mediterraneo costitu iscono il 23% del totale programmato per il 1991-93. ln sintesi, con il 9% della popolazione complessiva dei paesi in via eli sviluppo, la regione riceve il 190A> - ossia un quinto circa - del totale dei doni e dei crediti d'aiuto della cooperazione italiana 26.

Ancora p iù significativo eli queste dimensioni quantitative, è il ..policy dialogue· iniziato dall'Italia con un numero sempre maggiore di paesi della riva sud nelrambito eli Commissioni Miste e della definizione ed anuazione di strumenti come il -com modity aid·. Iniziative specifiche, inoltre, sono state assunte in materia ambientale e d i p rogetti ad alta intensità di manodopera nei paesi del Maghreb e in Egitto 27. Francia- Per quanto attiene alla Francia, l'aspetto più significativo non è l'aumento relativamente modesto degli stanziamenti a favore della ri va sud del Mediterraneo nella dotazione finanziaria complessiva per la cooperazione, ma l'enfasi posta sulle riforme econom iche e politiche nell'assunto che ·l'affermazione dello Stato di diritto costituisce la preconclizione per lo sviluppo economico e democratico· zs. Inoltre, la Francia si è fatta promotrice di strumenti come il Club Finanziario del Mediterraneo diretti a promuovere gli investimenti ed i flussi finanziari privati 29.

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Spagna- Gli stanziamemi complessivi della Spagna per la cooperazione stanno aumentando rapidamente: sono passati dallo 0,14% del PIL nel 1989 allo 0,27% circa nel 1990. l paesi del Maghreb costituiscono, dopo IAmeiica Latina, i principali beneficiari di una politica di cooperazione che. per quanto articolata progetto per progetto piuttosto che per ·programmi-paese•, sta ponendo sempre più l'accento su iniziative dirette a creare posti di lavoro nei paesi del la riva sud.

Portogallo- Anche gli impegni del Ponogallo per la cooperazione sono in ascesa: sfiorano lo 0,25% del PIL. Tuttavia, gli aiuti sono diretti principalmente ai paesi lusitan i (ne ll 'ordine Angola, Sào Tomé e Principe, Guinea-Bissau, Capo Verde e Moza mbico). T ra i paesi della riva sud del Mediteranneo, solamente il Marocco, in quanto prospicieme il Portogallo, ha un programma di cooperazione - peraltro modesto- con Lisbona.

7.

Conclusioni

;-\el concludere questa sezione. occorTe sottolineare quanto già emerso in altri 1~1\·ori su queste tematiche 30. Quale che sia il livello quantitati\'O delle risorse che i paesi della ri va nord del Mediterraneo potranno mettere a disposizione di quelli della ri va sud appare essenziale: (a) modificare i criteri di allestimento e di valuta:done dei programmi c dei progetti, tanto a livello macro quanto a livello micro, per dare maggiore enfasi agli obiettivi occupazionali, e (b) mutuare dalle esperienze di ·politica aniva del lavoro· che hanno avuto maggior successo nei paesi della riva nord negli anni ottanta gli elementi che possono meglio venir adattati alle esigenze dei paesi della riva sud negli anni novanta 31. Modificare i oiteri di allestimento dei programmi di cooperazione a livello macroeconomico significa, in primo luogo, un nuovo approccio alle problematiche del riassetto su-utrurale e del sollievo dal debito estero. Mutuando quanto proposto da David Knox per l'America Lati-

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na 32 - e quanto anuato con successo proprio nell"Emisfero Occidentale - vuoi dire libaltare l'ottica tradizionale impiegata da FMI e Banca Mondiale nel collaborare all'allestimento di politiche di liassetto strun-tu"aie: invece di chiedersi qual'è la strategia macroeconomica che un paese deve adottare dato il livello di risorse interne ed internazionali probabilmente a sua disposizione, occo1Te domandarsi qual'è il livello necessatio di lisorse, invi comprese eventuali ·insolvenze concordate· 33 affinché i tassi di disoccupazione e le spinte migratorie non superino soglie considei'ate inaccettabili dalla comunità internazionale, anche a ragione delle implicazioni sui paesi limitrofi. A livello microeconomico, dare la priorità agli obiettivi occupazionali vuoi dire, in primo luogo, un'accurata definizione dei ·prezzi ombra•, principalmente del •p rezzo ombra· del lavoro. nell'allestimento e nella valutazione dei singoli progetti, riallacciandosi, in sintesi, alla manualistica OCSE ed U rroo degli anni settanta ed alla rinnovata considerazione che essa sta trovando, pure ai fini dell'allestimento e della valutazione di progetti ad alta imensità di occupazione dci paesi della riva nord 34 . Per quanto attiene alle esperienze specifiche, quelle dei principali paesi industrializzati della riva nord che hanno avuto maggiore successo sono rivolte alla formazione eli nuova imprenditoria giovanile tramite la combinazione di sovvenzioni a fondo perduro e cred iLO agevolato per gli investimenti in conto capita le e la creazione di una dotazione iniziale di capitale circolante, nonché eli formazione e eli •tutori.1g• da parte eli imprese già ben stabilire sul mercato 35. Hanno anche avuto riscontri positivi varie forme di •contratti di formazione e lavoro• e progetti puntuali quali quelli atti a va lorizzare i beni cultural i e le risorse ambientali facendo uso el i tecnologia avanzata. Sulla base eli queste lezioni, è possibile costruire una strategia innovativa volta a creare posti di lavoro e sviluppo nella riva sud del Mediterraneo.

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NOTE

t Si vedano. in panicol:tre. le previsioni in OECD, Economie Outlook 1992, nonché quelle contenute nei capponi del CER, Prometcia c l'Istituto di Ricerche Sociali dell'autunno 1991 e le sintesi delle analisi econometrichc dci 18 maggiori istituti previsionali internazionali pubblicate nell'ultimo fascicolo di ogni mese dal setlimanale 'Jbe Hconomist. Molto utile il recente lavoro di previsione econometrka a lungo termine di \'V'EFA. trlorld Economie Outlook- 20 year extension, l'cb. 1992. l Per i dettagli. si vedano le sintesi pubblicate in World Bank, Ji·e11ds ili det·eloping economies. Wa~hington D.C.• 1991. nonché E. llabib -Postwar Middlc East: windfall rents, rcconMruction and povcny-. 1be 11/lemalional Spectator 4. 1991 c AA.VV. Le Magbreb: /es atmées de transition, Parigi. 1990. 3 Un'analisi molto recente con dati aggiornati si può trovare i R. Daboussi,

Jnternalional Migrtlfion for Employmelll. Economie et·olulion, demogmphic trrmds, employment tmd mlgmlion mouements. ILO, Ginevra. 1991. Si veda anche OIT, lnstitut lntemational d'F.tudes Sociale:.. Projet de foml(l/ion pour l'ana~)•se du marebé du tral'tlìl du .llagbreb (1991-94), Ginevra, 1991 (ronco). • Tra i numcrosissimi studi in matcri<t. si suggcri:;cc, in particolare. 1\l. Uvi Bacci. F. l\lartuzzi Veronese (a cura di), Le risorse 111110ne nel Mediterraneo. Popolazione e società al crocevitt tra Nord e Sud, Bologna, Il Mulino, 1990. Particolarmente utili due lavori della Fondazione Agnelli. Abitare il piane/ti. Fllluro demografico. migmzioni e tensioni etnicbe. Torino, Edizioni della Fondazione Agnelli. 1989 c Italia. Europa e Nuol'e Jmmigmzioni. Torino. Edizioni della Fondazione Agnelli. 1990. s l\lolto impon<mti due lavori recenti: 1\1. C renon, l\ l. 13atissc (cds.), l·ittUIY!S for tbe .1/edilerranean BttSill: tbe Blue Pian. Oxford. Oxford University Prcs:., 1991 e K. Turner, T. jones (cds.). \'f/etlands: mttrket ami intervenliOil faìlures, London. Eanhscan. 1991. 6 Per una buona sintesi cd una bibliografia delle principali opere su questi temi, ancora attuale World 13ank. Tbe environmental program for the

.lledilerrrmem1. Preseroing a sbared berilage and mmwging a common msource. Washington D.C.• 1990. - Si vedano F.Tassinari, G.Tassinari ·Implicazioni cconomiche dello sviluppo demografico- in M. Livi Bacci, F. Manuzzi Veronese (a cura di), op.cit.: G. Cornei, S. Rcbecchini, Migrazioni in Europa: emdmnenti, prospelli/Je, indicazioni di politica economica, Temi di discussione n. 161. Banca d'Italia. feb. 1992: M.l3runi. A.

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Vemurini. Pressure lo migra/e a/1{1 propensity 10 migrate. 1\lodcna. Firenze, mar. 1992 (dauiloscriuo): nonché gli elaborati del ~IIES (i\lcditcrrancan Information E.xchangc Sistem on Imcrnational Migrmion :111d Employmenl. un progetto gestito dall'ILO). Ollcnibili a richiesta presso l'ILO stesso. Il Lo ~tvevano antjcip:llo, una dozzina d'anni orsono. due giovani econombti britannici: S. Birks, C. Sindair, Migralion: lbe lime bomb, London. ~ew York, Croom lle!m, 1980. 9 Si vedano per i dcllagli le analisi comcnutc negli studi raccolti in World Bank, \'(!or/d Debt Tables 7991-92, Washington D.C., 1991. IO Per i dettagli si veda. U:-.!CTAD, Trcule (11/(/ development report 1991. Gencva. 1991. 11 Si veda Extemal debl crisis and development, United ~ations, Generai Assembl)•. doc.M'l5/380. Octobcr 8 1990 (·Rappono Ctaxi•). Per un'analisi di queste tematichc, cfr. G. Pennbi, G. Scanru, Debilo Clisi e st'iluppo. Venezia . .\larsilio, 1991. L'UNCTAD sw completando la prima fase di un progetto di ricerca. finanziato d:tl Governo italiano. sugli ellclli del ·Rappono Craxi· sulla riduzione c sulla conversione del debito comraHo con istituzioni ufficiali dei paesi industrializzati(cfr. S. Griffìth-Jones. P. ~·listi)', ComY!n;ion of officietl bilatera! deiJJ. Draft reporl for UNCTAD, Gencva, fcb. 1992 (ronco). 12 l dati sono tralli da World Bank, \V'or/d Debl Tables 1991-92. dt. 13 Per una sintesi di analisi rcccmi, cfTeuuatc sia da economisti europei sia da economisti dei paesi dd 1\<laghreb c dell'Egitto. si vedano V. Kcssler. l. 'clllénir économique mediterraut!eu: eléments pour 111te réflexion. Parigi, CEPII, 1990 c Il. Rcgnauh, /;'utre moudia/is(ltiou el inlemaliolwlisalion régioualisle: cers 1111 co-dét•eloppeme/11 eu Médilerranée?. Parigi, Club Financicr .\léditcrranéen. 1991 (ronco). 11 Questo aspeuo veniva :.<>uolineato già qualche anno or:.ono in H. Huizinga. llou• bas debl crisis affected commercia! btmks?. \X'ashington D.C., World Bank. Policy Planning and Rcscarch Papcrs, 1989. ~~ Per un esame sintetico di questi progr.tmmi, si rimanda a World Bank. Trends in developing economies, cit. t6 Si veda l'app. al <.'<lp. 7 it1 lsti!lllo AIT<tri lntcmazion.:~li. L 'lltllia nelltl Poli fie.'(/ /11/emaziorutle, ,\lilano, F. Angeli. 1992 (in corso di :.tampa). Il -commodity aid· è b fornitura di beni d 'impomtzione, purché italiani, a sostegno della bibncia dei pagamenti. 17 Cfr., tra l'altro. il recente lavoro della U.S. Commi:;sion for the Stud)' of lnternational Migration and Co-operative Dcvclopment, L'nautborized migration· an economic de1;efopment response. \X'ashin~ton D.C., 1990 c lo S!lldio di A. !chino, 7be economie impact of immigration 011 tbe bosl coun11:1'. "'lilano, Universit:ì Bocconi c Fondazione ~l:mci, fcb. 1992. ts Si veda una monogralìa le cui conclusioni sono ancom attuali anche se formul:lle una dozzina d'anni f~ì: K.W. Schatz. TJ"ade i11 piace of migmlion: a11 employ-

meul-oriented stuc()' witb special reference lo Jbe Federa! Republic of Gemumy. Spain ttlf(/ 7itrkey, ILO, Gencva, 1979. 19 Si veda G.Pennisi ·l 'Urugua)' Round cd i paesi in via di :.viluppo- in Politica 1111emaz iomt!e n.S-6, 1990.

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211 Si veda IFC. Tre11t/s in prit•ate inl'estment in developing C0/111/ries 1990-91. Washington D.C.. 1991. 21 l più innov~uivi sono le lècnichc di ·BOO· (Build. 0\\n. Operate) <.: di ·BOT· <Build. Operate, Tram.fcr). Ambedue quc::.tc tecniche implicano la gestione da pane di imprenditori e::.wri cd il fìnanzi:1memo da pane di banche commerciali; in tal modo. l'affiusso di capitale di rischio c di credito viene coniugato con supporto tecnico c manageriale. Un lavoro molto buono. pur se inedito in materia, è A. Di '>:icolò. Il Project Financing, Pavia, Università degli Swdi. Facolt<i d i Economia c Commercio. 1988 (tc.,i non pubblicata). 2Z In materia si v~:da. G. Permisi . .s,·iJuppo ed occupazione·, in R. Aliboni (a cum dD. L 'E11ropa tm Est e Sud: coopemzione e sicurezza. lAI. Milano, F. Angeli. 1992. pp. 119-139 c BIT. HC~1JR. L aie/e intemalìonale come moyen de reduire la prc.'SSion migmtoiw: une inilìalìre 017~/ICR. Gcnèvc. 199 1 (ronco). l3 Su questi temi. si veda, sopmuuuo. la documentazione pubblicata a scadenza annuale in Commissione delle Comuniùr Europee, Relt1zione genemle Sllll'clllività delle ComunitfJ Europee. e. a ::.candcza mensile, in Bolle/lino delle Comunità Europee. Per un bilancio. panicolanncnte utile. E. Rhcin, Bila n de la politique méditernméenne de k1 Communalllé ( 1975-1988), Documcm dc travail cles scrviccs de la Commission. Bruxelles. 1989. Per un'analisi di prospeuiva. molto buono è F. Zallio, ·Economie rcforms and communit>' aid in the t\leditcrranean dcvcloping coumries•. 77Je lntemalìonal Spectator 2. 1991. Per un lavoro eli sintesi, si veda E. ''an der Linden ·Europc and thc ;..Jcditcrr.mean. Past. prcscnt and future rclmions bctwcen the Europea n Community and its ,\teditcrranean ncighbours·, Nato ·s Sixteen ,\ations, apr. 1990 e G. Pcnnisi. ·Il sud del mondo nella sua interrclazionc con l'Europa•. in L.Guazzone (a cura di). L·r:uropa degli anni not•mJta. La geopolitica del cambiamento, Milano, F. Angeli, 1991. 24 Su questo tema gli uffici della Commissione di Brtrxellc:!s stanno preparando - mentre questa ricerca viene compiuta - una comunica7.ionc: La politique de déve-

loppement dans lt1 perspectit•e de I'Union politique. lS Si veda, per un approfondimento di questi punti. G. Pennisi, ..Sviluppo c occupazione·. cit. Vedi anche D. Fanciullacci, S. Polizzmti, Guida introdutliva alle tecnologie t1d alta intesità di manodopera. Roma. Istituto Italo Africano (in corso eli stampa). 26 Si veda Ministero Affari Esteri. Direzione Gcncr·ale per la Cooperazione allo Sviluppo. Documelllo di programmt~zione triennale 1991-93 dell'alliuità di coopemzione allo sviluppo, Roma, 1991 (ronco). Vedi anche la nota di B. ìvlarcngo ·fone aiuto internazionale all'economia del Maghrcb·. L'Osservatore Internt~zionale, 13 mar. 1992. r Per i dettagli. si vedano i fascicoli del settimanale DIPCO del .i\linistcro Affari Esteri. zs Per una sintesi delle politiche di cooperazione di Francia, Spagna e Ponogallo, si rim·ia a OECD, Deuelopment cooperation. 1991 Report, Paris, 1991. 29 Per una simesi dei lavori del Club Financier Méditcrranéen, si veda il trimeslrale CFM-.IIéditerranée et Développement pubblicato a Parigi. Le principali banche italiane fanno pane del Club.

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30 Si veda G. Pcnnisi, ·Sviluppo e Occupazione-. cit. 31 Si vedano G. Pennisi, Giovani senza lavoro. la disoccupazione giovanile nel Mezzog iorno e le politiche allive degli anni ollanta. Venezia, Marsilio. 1992; P.L. Scandizzo (a cura di), Disoccupazione Meridionale e Ente1prise Creation. Aspelli giuridici ed economici di alcune recenti esperienze, Venezia. Marsilio. 1991: C. Bona, la lunga attesa. lawro. non latJOro e società nell'Italia meridionale, Roma. Edizioni Lavoro. 1991 e le bibliografie ivi cimte anche su altre esperienze europee. 32 Si veda D. Knox, latin American Debt: Facing the Facts, Oxford, Oxford International lnstitute, 1990. 33 Per una definizione di ·insolvenze concordate- si veda la strategia inizialmente proposm in A. KaleL~ky, 7be Cosi of Default, Ncw York. Twentieth Ccntury Fund. 1985, ripresa in Knox, op.cit. e rilanciata in Pennisi. Scanni, op.. cii. 3• Si veda G. Pennisi, Tecniche di Valutazione degli lnl'estimenti Pubblici Seconda edizione ttggiornata. Roma, Istituto Poligrafìco c Zccça dello Stato, 1991 c la b ibliografia ivi citma. 35 Si rimanda ai lavori citati in nota 31.

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PROFILI DEI MOVIMENTI ISLAMICI NELL'OCCIDENTE ARABO di Giu/icmo Lancioni

ALGERIA

Orig ini e status Il movimento islamico algerino ha le sue rad ici nell'associazione ·ai-Qiyàm·, sorta nel 1964 come gruppo di pressione legale (sarà messa fuorilegge nel 1966 in seguito alle su,e proteste anrinasse1iane per resecuzione di Sayyid Qurb) t. senza menere in discussione la legittimità del potere del FlN 2.

È solo negli anni onanta che, dopo le isolate proteste contro le nazionalizzazioni da parte di AbdeUatif oltani e Ahmed Sahnoun nel decennio precedenre 3, il movimenro islamico si associa alle spontanee manifestazioni antigovernative, canalizzandone le istanze di generica protesta sociale. Il pieno inserimento nell'agone politico è successivo alle gravi rivolte dell'ottobre 1988, che dapprima da1u1o legiuimità politica agli islamici (lo stesso presidente Chadli Benjadid ne riceve i leader all'indomani degli scontri), per poi aprire loro le porte del pOtere con rinizio del multipartirismo.

Lo status dei paniti islamici, così come quello degli al[J·i gruppi di opposizione, è regolato dalla legge n. 11 del 1989. che ha posto ftne anche giuridicamente al regime rigidameme monopanitico, impemiato sul FL!'-.1", vigente fm dall'indipendenza (1962) 4. Come ha rilevato Djeghloul (1990b), il Ministero degli Interni (responsabile del riconoscimento dci pattiti politici) non si avvalse degli strumenti giuridici che gli avrebbero permesso di negare il riconoscimento ai pattiti di ispirazione religiosa 5. Secondo molti osservatori, questo arteggiamen-

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to riflerreva un progetto politico di Chadli che. convinto dell'inelurrabilità della crescita dei movin1enti islamici, avrebbe tentato di strumentalizzarli nell'ambito d i una forma di coabitazione che conseivasse almeno in pane alle vecchie élites l'efferrivo controllo del potere, associandovi gli elementi più moderati dell'opposizione religiosa.

Prospettive

Non è ben chiaro quale asserro istituzionale assumerà l'Algeria dopo le dimiss ioni eli Chadli e l'insediamento dello Haut Comité cl'Etat (HCE) nel gennaio 1992. Nonostante le promesse del presidente Boucliaf di voler comunque risperra re l' iter legale e tenere nuove elezioni, il posponimento sine diedi queste ultime (gli ultimi com unicati dello HCE in melito parlavano di nuove votazioni nel 1994) e, soprarrurro, la decisione della Corte Suprema d i sciogliere (4 mar. 1992) iJ FJS pongono seri inlterrogativi sul futuro del movimento islamico in Algeria. L'assassinio di Boudiaf il 29 g iugno 1992 e la successione d i Abdesselam, un esponente dell'era di Boumediène, fanno ritenere che questi interrogativi permatTanno. Se sembra pa radossale spingere nell'illegalità la scelta della maggioranza dell'elettorato algerino nelle elezioni del 12 giugno 1990 (benché l'altissima astensione abbia parzialmente gonfiato i risultati del FIS, che ha in realtà orrenuto meno del 30% dei voti degli aventi diritto) per poi ch iedere a breve un nuovo voto, resta la constatazione che la reazione del movimento (al di là eli ani isolati) è stata complessivamente debole, soprattutto dopo la nuova proclamazione de llo stato d'assedio (11 feb. 1992).

Profili dei partiti e movimenti islamici

Front Islamique du Salut-FIS 6 Fondato il 18 febbraio 1989 alla moschea ai-Sunna di Bab el 114


Oued (Algeri): riconosciuto il 16 seuembre 1989 (domanda presentata il 22 ago.). Le elezioni amministrative del 12 giugno 1990, in cui ha ripOJtato il 55% dei voti e la maggioranza delle wilàyàt, lo hanno consacrato come il più importante partito politico algerino 7.

es

La proclamazione dello stato cl"assedio giu. 1991), in risposta allo sciopero generale lanciato dal FIS. ha prodono una fo1te repressione nei confronti del partito. Abassi i\ladani e Ali Ben l Iadj, i due leader storici del mo\'imento. sono stati a1Testati il 30 giugno dello stesso anno (e sono runora in carcere) per incitazione alla violenza, insieme ad altri sene membri del Majlis ai-Shura (fra cu i Said, Djeddi, Rejam. Hammouchc) e a molti dei sindaci eleni nel 1990, oltre a circa 2.000 quadri intermedi. La crisi del giugno 1991 ha messo a nudo alcune divisioni all'interno del FIS sulla linea politica da seguire: Guechi e Ken<tr si sarebbero opposti alla proclamazione dello sciopero generale, mentre Fkih e ;\larani hanno attaccato pubblicamente (25 giu.) la direzione di Abassi. con conseguente espulsione dal Majlis ai-Shura. ln occasione della conferenza nazionale del partito (13atna, 25-26 lug. 1991) cinque membri del Jllajlis ai-Shura (Sahnouni, lknazzouz, Kcrrar, Said MekhJoufi e Khcrbane) ne sono stati sospesi c senza che sia stata resa nota la ragione H. Guechi, considerato leader clclrala moderata del panito, è stato isolato e ha lasciato la conferenza prima del termine 9. Hachani, che ha assunto le funzioni di Abassi in sua assenza. è un personaggio sconosciuto in precedenza; nel corso della conferenza di Batna riesce a sostituire gli oppositori interni con una dozzina di amici all'interno del Majlis ai-Sbura. che lo investono formalmente alla guida eli un nuovo Bureau exécutif prO\'isoire. Lo stesso I lachani è arresraro dal 27 settembre al 19 ouobre. Molli osservatori notano in questo periodo l'accrcsciulO ruolo elci militari nella vita del paese, come è stato del resto dimostrato

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dall'imposizione del primo ministro Ghozali 07 giu.), sgradito a Chadli 10. Sorprendentemenw, il 29 serrembre è tolto lo stato d'assedio, e in ouobre Chadli annuncia il primo turno delle elezioni per il 16 dicembre. L'ala dura del FIS (in pa11icolare gli .afghani· - v. oltre -. che in dic. sono prowgonisti di scontri sanguinosi con l'esercito) è contro la pattecipazione alle elezioni con buona parte della leaclership del partito ancora in carcere, ma la maggioran7~l dd .1/ajlis dccide (14 dic.) di prendere parte al voto. Le elezioni danno una vittoria schiacciante al FIS, con 3.2 milioni d i voti (il 47,54%), contro 1,6 del FL e 0,5 del FFS. Il risultato in term ini di seggi (grazie al sistema maggioritario) è ancora più clamoroso: 188 al FIS, 2'5 al FFS c soltanto 15 al FL ; la maggioranza assoluta al secondo turno :-.embra sconrara. Il FL. si delìla dalla vita politica (Chadli si era già dimesso in giu. dalla presidem.a del partito), e il presidente della repubblica sembra favorevole alla coabitazione con un governo islamico, ipmesi accennata anche da parte di alcuni dirigenti del FIS. L'opposizione antislamica, guidata dal FFS di Ait Ahmed, organizza una manifestazione ad Algeri (3 gen. 1992) cui prendono parte 300.000 persone. Nel frattempo, centinaia di ricorsi denunciano irregolarità c intimidazione ai seggi da parte dci militanti del FIS. L'll gennaio, alla vigilia del secondo turno (previsto per il 16), Chadli si dimette (probabilmente, per le pressioni dell'esercito), mentre l'Alto Consiglio di Sicurezza annulla i risultari del primo turno. Carri armati presidiano le vie di Algeri, mentre il 14 gennaio è insediato lo HCE, presieduto da ì\lohamcd Boudiaf (leader storico deii'FL , da 28 anni in esilio alla guida di un piccolo gruppo di opposizione), e composto anche dal Ministro della Difesa Khalid Nczzar e tre altre personalità J '· Dopo un mese di violente agitazioni di piazza (soprarruno in

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occasione della preghiera del venerdì) e cruenti scontri armati con gruppi di irregolari del FIS, è stato proclamato (11 feb.) lo stato di emergenza. Una dum repressione si è abbanuta sul movimento, un numero imprecisato di attivisti sono stati arrestati e concentrati in campi di prigionia (le cifre variano fra 6.000 e 30.000, quest'ultima diffusa dal FIS). Lo stesso l lachani è stato arrestato il 22. Sembra che la proclamazione dello stato d'assedio abbia, almeno temporaneamente, avuto ragione della resistenza del FIS. Rejam, portavoce prowisorio del partito, ha emesso 03 feb.) un comunicato conciliante nei confronti dello l ICE, accusato in precedenza dallo stesso Rejam di ·piraterie politique· 12. Gli ultimi sviluppi, con l'assassinio di Boudiaf (la cui provenienza non è ancora chiara), hanno escluso ogni dialogo, accresciuto la repressione e rimesso il potere nelle mani dei militari c dei conservatori del FL 1• con la nomina di Abdesselam alla gu ida dello IICE. Dirige1lti 13. Fino al 5 giugno 1991: Abassi Madani, professore universitario. portavoce ufficiale del partito; Ali Ben Hadj (o lklhadj). fondatore: El l lachemi Sahnouni, responsabile del dipartimento della Da·u·ct 11 dell'Ufficio esecutivo: Zebda Benazzouz, dircuore dell'organo uflìcialc di stampa ai-Mounqiclh; Ali Djeddi, responsabile del dipartimento politico; Kama l Guemazi, presidente del Consiglio popolare della Città di Algeri dopo la vittoria nelle elezioni amministrative; Mohammad Kerrar, responsabile della segreteria nazionale del partito c dci dipartimenti finanziario c éHnministrativo: Said Guechi, leader del FIS a Sétif e presidente della Commission Organiquc; Ahmcd Marani, presidente della commissione sociale: Abderrazak Rejam. responsabile del comitato politico nazionale e capo della segreteria particolare di Abassi; t.lokhtar Brahimi, presideme della commissione nazionale; Abdellah Haro.mouche. presidente della commissione dell'informazione, leader del FIS di Costamina; Kamreddine Kherbane , responsabile della sicurezza: Abdelmadjid Benamia, presidente della commissione economica: Bachir F'kih, già membro del Majlis ai-Shura.

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Dopo l'arresto di Abassi e Ben Hadj, il 30 giugno 1991, la direzione del pattito è stata assunta dal moderato Abdelkader Hachani; ha aderito al FIS, entrando nel Mctjli:S ai-Shu ra. Mohamed Sai d, vicepresidente della Rabita ai-Da'wa af-Islamiya. Dopo la proclamazione dello stato di emergenza nel gennaio 1992, la quasi totalità della d irigenza del movimento è in carcere. Composizione . All'assemblea di fondazione partecipano diver-

se centina ia d i imam, molti dei quali militanti in gmppi fondamentalisti clandestini e oggetto di repressione nel corso degli anni ottanta; a lcuni erano stati coinvolti nel MIA (Mouvemem Tslamique Algérien, v. o ltre). Fra i leader, Abassi proviene dall'associazione ·AI-Qiyàm·, ed è stato membro dello FL fin daUa guerra d'indipendenza, diventando poi un leader della rivolm islamica del novembre 1982; Ben 1-Iadj è staw fra i leader spomanei della rivolta dell'ouobre 1988. essu no dei leader del FJS ha studiato in importanti università islamiche; Ben Hadj, Sa hnouni, Mar~mi sono imam. Gli altri leader sono in prevalenza ingegneri e tecnici . L'analisi dei dati eletto rali conferma la forza del FIS (oltre il 700/0) nelle grandi città e nella regione di Costantina, e la sua re lativa debolezza in ambito berberofono (soprattutto in Cabilia), soprattutto a causa dell'opzione arabista del movin1ento. In realtà, i militanti p roven ie nti dall'ambieme studentesco sono soprattutto (come del resto la maggior parte dei d iligenti) di formazione tecnico-scientifica e fra ncofona. Djeghloul Cl990a) e K:apil (1991: 106-107) identificano nel voto eli protesta dei giovani disoccupati, spesso con formazione scolastica su periore, il nucleo duro del movin1enro. Il FIS sarebbe maggio ritario anche fra g li insegnanti eli scuola media 15. on va trascurato l'appoggio dei commercianti e eli buona parte del settore privato, favorevolj al programma !iberista e antistatalista del movimento, e che ne costituiscono i principali finanz iatori (accanto a ll'appogg io economico dell'Arabia Saudita) 16. La dmazione finanziaria del movimento è considerata nmevole, e dà como della notevole capacità d i mohilitazione e o rganizzazione logistica. 118


Il settore socia le eli maggior debolei.Za del partito è quello dei lavoratori dipendenti. in cui la presa dell'UGTA (legaro al i'FLN) è ancora molto fone. Lo sciopero generale proclamato dall'UGTA il 12-13 marzo 1991 ha avuto molto più seguito di quello lanciato dal FIS il 25 maggio-7 giugno dello stesso anno. Anche il srr (Syndicar lslam ique cles Travailleurs), fiancheggiatore del FIS, fondato nel l 990 e non riconosciuto ufficialmeme, ha un seguito modesto nel settore dei lavoratori dipendenti. Dopo la proclamazione dello stato d 'assedio (giu. 199 1), il movimento avrebbe, nonostante i problemi organizzarivi, mamenuto la sua base popolare. L'aperta funzione anti-FIS del prowedimento avrebbe, anzi. accresciuto il bipolarismo FIS/ Stato Co meglio, FIS/ Armée lationale Populaire) 1-. Progranm za . Il ·Projet de programme• reso pubblico il 7 macto 1989. è (in assenza di congressi ufficiali) il solo docum.ento pubblico ufficiale del pa11ito. Fra i suoi punti principali, il rifiuto del la distinzione fra Islam e politica e la conseguente sottomissione sistematica della legislazione alla sbari'a•in tutti i campi·; sul piano econornico, favorevole alla privatizzazione e al liberalismo. con stretra limitazione del ruolo dello Stato ne ll'economia. O pzione lingu istica per l'arabo. •Senza ... rinnegare le altre lingue che faciliteranno gli scambi e le relazioni culturali·. Il manifesto si dichiara favorevole al multipartilismo, e mantiene un tono relativamente moderato.

Le dichiarazioni pubbliche dei dirigenti, soprattutto Ben f Iaclj e Sahnouni, tendono ad essere in generale pill estremiste, acl esempio condannando ripetutameme la legalizzazione dei pa1titi con programmi ·in contraddizione con l'Islam· e dichiarando apertamente l'intenzione. in caso di vittoria elettorale, di islamizzare le strutture dello Stato. La crisi del Golfo ha messo il pattito in una posizione difficile. Legato all'Al'abia Saudita, ha via via spostato le proprie posizioni dall'iniziale freddezza all'appoggio pieno all 'Iraq. Secondo Leveau

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0991), questa posizione sarebbe strumentale, dettata dal desiderio del FIS di •ricalcare il suo atteggiamento sul sentimento dominante in seno alla classe media urbana•. Il FIS ha anche tentato una mediazione fra Iraq e Arabia Saudita 18. Organizzaziorze. Legara alle moschee. Gli organi nazionali sono l'Ufficio esecutivo nazionale e il Ma:flis ai-Shura (Consiglio consultivo), 35-40 membri, la cui composizione non è mai stata rivelata (l'identità di molti membri è st:tt:t divulgata dopo la proclamazione dello stato d'assedio e la consegul.!nte persecuzione del movimento). La forte ge rarch izzazione del movimento sarebbe dimostrata (secondo Kapil, 1991: 107) dalla scarsa reazione di fronte all'ondata d i arresti del 5 giugno 1991, che avrebbe ·decapitato• il movimento. Campagne d i scnsibilizzazionc e adesione tramite discorsi-prediche tenuli per lo pill in stadi. Organizzazione moderna ed efficace (setv izio d'ord ine, mezzi audiovisivi, milizie), che ha usato frequentemente metodi intimidatori e violenti, soprattutto per imporre l'abito legale alle donne •troppo svestite•.

La presenza di un'ala militare del movimento, pill volte negata dai d irigenti del FIS, è emersa nettamente nel corso della reazione alle repressioni nell'autunno 1991 e nel gennaio 1992, quando gruppi di ·afghani· (attivisti islamici che hanno partecipato alla lotta antisovietica dei Mujahedin afghani) hanno ingaggiato cruenti scontri con l'esercito e compiuto una serie di operazioni di elevato livello organizzarivo. Organi di stampa . AI-Mounqidh, settimanale bilingue (arabofrancese), ca. 120.000 copie. El-Forkane, periodico francofono.

Harakat al-Mujtama' al-Islami-HAMAS HAMAS (in francese: Mouvemem de la Socielé Islamique) 120

19.


Fondato l' 11 dicembre 1990, riconosciuto il 29 aprile 1991 (doma nda presentata il 26 mar.). Espressione politica dell'associazione } a m ·;ya al-lrshad u·a al-lslah (Association de I'Orientation e de la Héforme), che nel 1989-90 è stato il principale movimento islarnico antagonista del FIS. Da molti considerato la sezione algerina del movimento dei Fratelli Musulmani. è il movimento islamico con più ampi collegamenti internazionali. Per la sua opposizione ·moderata· al FIS, l IAMAS è stato largamente sponsorizzato dal Governo (frequcnri udienze accordate dal presidente Chadli al leader del movimento, ahnah). La vicinanza del movimento alle istiwzioni tradi zionali è apparsa evidente nel corso del 1991: contraria allo sciopero genera le promosso da l FIS, HA!'VlAS ha protestato solo genericamente per l'arresto in massa dei dirigenti del pa11ito rivale. Nelle elezioni generali del dicembre 1991, HA.NlAS ha ottenuto risultati rrascurabili. probabilmeme dovuti all'appiattimento dello scontro politico sul bipolarismo FIS-FLN. on si è avuta notizia di prese di posizione del paltito nel periodo successivo alle dimissioni di Chadli e all'insediamento dello l ICE. Dirigenti. Mahfoud Nahnah , già fondatore di ·ai-Irshad wa allslah•. legatosi ai Fratelli Musulmani alla fìne degli anni sessanta nel corso di sntdi in Egitto e Siria. Già incarcerato (per morivi poco chiari, forse relativi alla sua opposizione ai programmi di collcuivizzazione del senorc agricolo) nel periodo 1976-81, è restato al margine del movimento islamico nella prima parte degl i anni ottanta.

P rogr a mma . Generalmente considerato più moderato del FIS. l IAJ\IAS ha negato l'appoggio a quest'ultimo nelle elezioni amministrative del 1990, sostenendo la pluralità di espressione politica del movimemo islamico. Relativamente liberale su l tema dello status della donna, il pa11ito è dorato di un'attiva sezione femm ini le. Punto chiave del programma politico di l IAMAS è la necessità di applicare 121


la shari'a solo dopo un processo di (ri)educazione della società ai valori islamici, e non ex abrupto come richiesto dal FIS. 'ahnah ha lanciato nel settembre 1991 la proposta di una alleanza islamica, rigettata dal FIS. In campo economico, HAMAS è favorevole al liberalismo. Composizio·n e. Un ico gruppo, con il FIS, presente in rutto il paese, HAMAS appare particolarmeme forre nelle regioni di Algeri e del Centro. Nella capitale , il partito controlla diverse moschee (con frequenti scontri con membri del FIS). La composizione sociale del movime nto è prevalentemente tratt:a dagli s(l·ati più elevati della popolazione, con più alti tassi di scolarizzazione, e da parti del settore privato. Organizzazio1le. Streuamente legata alla figura del leader, HAMAS sembra meno strutturata di altri movimenti di opposizione, pur essendo dotata di cospicui mezzi finanziari. Orga1li. ai-Naba ·, serrimanale.

Mouvement de la Nahda Islamique -MNI

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Fondato nelrestare 1990 e riconosciuto nelfottobre, il partito deriva dall'associazione ·ai-Nahda•, gruppo locale non politico fondato a Costantina nel 1988. Dirigenti. Abdellah Djeballah, leader indiscusso. provenieme dal l'ambiente unive rsita rio; espulso dall'Arabia Saudita nel 1979 (dove studiava scienze islamiche) perché implicato nei disordini a Mecca. Teologicamente vicino, come Nahnah, ai Fratelli Musulmani. Programma . Contrario al monopolio della rappresentanza politica dei movimenti islamici, l'MNI ha tuttavia appoggiato il FIS nelJe elezioni locali del 1990, contribuendo al suo trionfo nella regione eli

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Costantina. Favorevole al progetto di alleanza islamica di l IANlAS. Nonosmme punti di aruito con il f!S e una reptaazione eli moderatismo, gli obiettivi strategici dell'M I non sembrano n1olto diversi da quelli del FIS. In pa1ticolare. il movimento è favorevole alla soppressione legale dei partiti laici e ~ùfimposizione dell'abito islamico alle donne.

Composiz ione . Meno elitario eli HAMAS, sembra fortemente legato alla sua base deli'E..c;t algerino; poco r:appresenmto nella capitale. Nelle mancate elezioni del 1991, aveva tuttavia presentato candidati in tutte le ll'ilayat. Abbastanza solido finanziariamente, si presenta come il terzo partito islamico algerino in ordine eli importanza.

Parti National Algé rie n-PNA Fondmo il 16 aprile 1989. riconosciuro 1'11 nO\·embre (domanda presentata il 10 set.).

Dit·igellti. No ureddine Ho uam. Programma . Fondato sulla

· liber-.:~lizzazione

totale dell'economia· e l'applicazi<me della shari"ci. In economia. si propone il risanamento (riassorbimento della disoccupazione, superamento della crisi degli alloggi, convertibi lità del dinaro) rendendo le terre e i

beni nazionalizzati ai loro proprietari e abrogando il monopolio statale sul commercio estero, mcucndo in vendita le imprese pubbliche c assicurando la promozione dell'investimento straniero.

Orgauizzazione . Il panito si è manifestato pochissimo dopo il suo riconoscimento ufficiale.

Parti d u Re nouveau Algérien-PRA Fondazione annunciata il 3 agosto 1989 su Algérie Actualité;

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partito ri conosciuto alla fine del 1989 (domanda presentata il 17 set.). Si ispira al pensiero modernista di Malek Bennabi (deceduto nel 1973), favorevole a un Islam specificaramente algerino. Dirigettti. Noureddine Boukrouh, presidente. Programma . Sul piano economico, favorevole alla riduzione del ruolo dello Stato •a favore degli agenti economici classici·. Sul piano culLUrale, ·ancorato ai valori civilizzatori islamici•. Organizz a z io·tJe. rl partito si è manifestato soprattutto con comunicati e l'istallazione di uffici in alcune wilayat dell'Algeria.

Parti de l'Union Arabe Islamique Dé mocratique-PUID Fondato a El Goléa il 31 marzo 1989, riconosciuto nel gennaio 1990 (domanda presentata il 18 nov. 1989). Dirige11ti. Belhadj Khellil, artigiano. Programma. Unificare la Umma, applicare la shari'a e consolidare la democrazia, rispettando le libe1tà individuali.

Rabita al-Da'wa al-Islamiya 21 Si t ratta di un mov imento (in francese: Ligue de l'Appel Islamique) non costituito in pa1tito, fondato ufficialmente il 19 ottobre 1989. Dirigenti . Presidente, lo sceicco Ahmed Sahnoun, onuagenario, la personalità religiosa più rispenata in Algeria. Fanno parte dell'ufficio politico i principal i dirigcmi del FIS, di HAMAS e del Ml\TT, oltre che un ce110 numero di predicatori religiosi in vista.

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Organizzazio fle. Associazione n on p olitica ch e riunisce il mo vimento islamlco algerino.

Mouvement Islamique Algé rien -MIA Mo vimento clandestino armato, in attività tra il 1982 e il l 987. Successivamente smantellato , i suoi membri sono confluiti negli altri movimenti islamici (in pa rticolare il FTS: Gucchi e K errar sono fra leader del parlito coinvolti in passato nella vicenda del MIA) . Dirigenti . Moustapha Bouyali, leader indiscusso. Ex-partigiano . Ucciso in un'im boscata della polizia il 3 gennaio 1987 nei pressi d i Algeri.

TUNISIA Orig iui e status

Il movimento islam ico tunisino ha le sue radici nell'opposizione religiosa al laicismo el i Bourguiba, soprattu uo in seguito all 'abbando no 0 969) d ell a po litica el i collettivizzazio ne e alla conseguente caduta in d isgrazia del primo min istro Ben Sa lah, con l'implicita dichia razione di fallimento ciel regime, che ruttavia manteneva la sua presa sul paese. Il successivo ventenn io è contraddistinto d a p erio diche tension i ed effimeri rilassamenti nei rapporti tra potere e opposizione 22 . La svolta storica per il movimento islamico è la politica eli liberalizzazio ne pro mossa da Ben Ali d op o la presa d el po tere d el 7 no vembre 1987, che ha consentito ai gruppi di attivisti (e in partico lare al MTI) d i uscire dai margini della legalità e svolgere un ruolo nella politica tunisina.

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onostantc la successiva apertura al multipartitismo, i movimenti islamici non hanno ottenuto il riconoscimento come pa1tiro. La base legale del mancato riconoscimento è la Legge dei Partiti dell'aprile 1988, che (a nalogamente alla normativa algerina) afferma che "nessun pa1tito può essere fondato sulla base di religione, razza o lingua•. li potere ha tuttavia pit'1 volte dialogato con il MTT-·aiNahda·, fino alla ripresa della repressione antislarn ica all"inizio del 1990 e soprattuuo dopo l'inizio del la crisi del Golfo. Attualmente, buona pane degli attivisti islamici tunisini sono in carcere o in esilio, c numerose violazioni della legge e dei diritti umani sono state denunciate da Amnesty lnternational e altre organizzazioni indipendenti di tutela dei diriui delruomo.

P rospettive La decisione di Ben Ali di imerrompcre. soprattutto a partire dalla crisi del Golfo, la politica eli apertura nei confronti del MTI-·al:\ahda· sembra aver innescato una pericolosa situazione di tensione con il movimento islamico. Il tentativo di delcgiuimazione è evidente nell'appoggio fornito dal potere ai gruppi di opposizione non islamici (costituzione di un fondo di aiuti organizzativi, possibilità di accesso ai 111eclia ufficiali, periodiche consultazioni nell'ambito di organ i islituzional izzati), e ha avuto l'ciTeLLo immediato d i una spaccatura all ' interno del MTl. La scommessa po lit i<:a dell'immedimo futuro si gioca probabilmente, in Tunisia, su ll'efl'<.:uiva capacità del potere di isolare l'ala dura del movimento islamico c di canalizzarne gli elementi modemti alrintcrno della dialeuica istituzionale.

Profili dei partiti e movime11ti isfamici Mouvem ent de la te ndance islamique-MTI Denominato anche Parti de la rcna issano..! ( l l izb ai-Na hd a).

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Nmo alla metà degli anni sessanta intorno alla moschea Zaytouna di Tunisi 23 e sviluppatosi nei recinti universitari nel corso degli anni scuanta (i n particolare dopo l'ondata repressiva susseguente la soppressione del movimento sindacale nel 1978, che ponò alla soppressione del giornale al J\1/a'arifcl), dapprima organizzato nel Mouvèmem du renouveau islamique 2'•, si dich iara partito politico nel 1981. Nello stesso anno, la maggior parte dei leader del pa rtito sono arrestati e condannati a lunghe pene detentive, e l'associazione messa al bando. TI movimento si assicura la guida della rivolta del pane nel gennaio 1984 ( rivolta probabilmenw in o rigine spontanea). Nel 1985, il panito (ancora illegale) chi ese un pubblico dibattito sul Cod ice Civile burghibiano, e criticò il Governo per il bando dei membri del N!Tl dalle moschee e l'impossibilità eli pubblicare un organo eli stampa. Nel settembre 1987, 90 membri del MTI furono accusati di una se rie di attentati a istallazioni turistiche rivendicate dal ..Gruppo Jlabib Dhaoui del Jihad Tslam ico• e di p rogettare un colpo eli stato con l'appoggio dell 'I ran, c condannati a lunghe pene detentive (Ghannouchi all'ergastolo). I membri del movimento furono gradualmente rilasciati dopo la presa del potere el i Ben Al i (G hannouch i nel mag . 1988), e il Governo compì una serie el i gesti distensivi, pur non concedendo il riconoscimento di panito politico in base alla Legge dei Paniti. Il 15 maggio 1988, all'indomani della sua liberazione, Rachid Ghannouchi dichiarò l'appoggio del MTI al progetto di ·salut national.. proposto da Ben Ali. Il mese successivo, lo stesso Ghannouchi espresse la volontà del MTI eli inserirsi nel quadro dei partiti legalizzati dalla recente apertura al multipartitismo. Un primo riconoscimento implicito fu dato dalla convocazione del MTl (ser.-nov. 1987), insieme alle altre organizzazioni, per definire il progetto eli ·Patto nazionale•. Il MTI, ora conosciuto come ..al-Nahda.., ha partecipato alle ele127


zioni della primavera 1989 con candidati indipendenti, ottenendo ca. il 13% dei voti (secondo i contestati dati ufficiali) su scala nazionale, ma nessun eletto (tutti i seggi in palio sono stati vinti dal governativo Rassemblement Constitutionnel Démocratique-RCD) . Pu r vedendosi rifiutare il riconoscimento come pa1tito nel giugno 1989, ·ai-Nahda· contava su lla concessione del riconoscimento, secondo voci ricorrenti più volte progettata da Ben Ali per il 1990 25. Il clima dei rapp01ti con il potere torna a peggiorare alla fin e del

1989: dapprima ·ai-Nahda.. denuncia (5 set.) la •régression de la vie politique tunisienne•, quindi (3 ort.) lancia una campagna contro il progetto di riforma dell'insegnamento, considerato laicista, d el Ministro dell'Educazione Mohamed Cha rfi. Dopo il nuovo rifiuto del Ministero degli Interni di legalizzare ...:d -Nahda· (13 clic.), rifiuto già prea nnunc iato d a l discorso p res id enzia le de l 7 nove mbre, Ghannouchi parla dall'esilio di ·simulacre de démocratie•, ricordando la promessa fattagli da Ben Ali eli legalizzare il partito islamico. Una nuova ondata eli persecuzioni comincia dopo le agitazioni studentesche del gen naio-m arzo 1990 (punite con 600 coscrizioni forzate nell'Esercito), guidate clall'UGET, vicina al MTl. Tunavia, la volontà del Governo eli non portare la situazione al punto critico è dimostrata dall'auto rizzazione, nel marzo 1990, a pubblicare un settimanale, al Faj1; pur con gravi ostacoli material i (la rivista è ritirata il 16 giu . dello stesso anno per d iffamazione). A pa1tire dal febbraio 1990, ·al- Tahda· stringe un patto d'azione con i partiti dell'opposizione lega le (Mouvemenr cles Démocratcs Socialistes-MDS e Parti Communistc Tun isien-PCT), che si riti rano dal Consiglio Superio re del Patto Naziona le e boicou~no le elezioni amm inistrative.

TI patto d'azione si dissolve nel 18 apri le dello stesso an no, q uando MDS, PCT c Mouvement de I'Unité Populaire ( i seguaci dell'ex primo ministro Ben Salah) formano una piauafo rma pol itica

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comune contro la bipolarizzazione ·artificiale· fm il potere c gli islamici 26. Del resto, il Governo sembro incoraggiare l'ala moderata del movimento islamico, concedendo (22 set.) la riapertura di al Fajr, reprimendo al tempo stesso gli estremisti (processo, in lug.. al FIS tunisino). La campagna di repressione (probabilmenw motivata dal timore che ·al- ahda· emulasse il successo dei movimenti islamici in Algeria) è ripresa con l'acuirsi della crisi del Golfo, c cuhnina nel novembre 1990 con lo smantellamento. ad opera dei servizi segreti, di una cellula islamica nell'esercito c nella polizia che avrebbe preparato un colpo di stato; circa 60 militari sono stati arrestati. li Segretario di Stato per l'lnformazione accusa apertamente •ai-Nahda• di legam i con i gruppi terroristi, mentre il discorso presidenziale del 7 novembre esclude ogni apcrlllra ad ·a i-Nahda·; 4 dirigenti del partito sono arrestati con l'accusa di complicità con i terroristi. All'inizio del 1991, ·ai-Nahda· promuove una serie di dimostrazioni (in seguito alle quali è nuovamenre chiuso al Faj1~. culminate il ,- febbraio con un cruento attacco alla sede del HCD. Dopo l'an·esto degli autori del gesto, l'ala moderata (fra cui il segretario Mourou) lascia clamorosamente il partito per ·Ics actcs irresponsables, contrai res aux choLx politiques du mouvement...

Una nuova stretta rcprcssiva è lanciata il 18 maggio da Ben Ali che nel discorso di chiusura del Comitato Centrale del RCD denuncia la scopcna di un complotto islamico nlirante a rovesciare il potere. J onostante le smentite di Ghannouchi, il 22 il Ministero degli Interni annuncia 300 arresti, 100 dei quali fra i militari, c denuncia le infiltrazioni di -al- ahda· nei l\Jinisteri della Difesa, degli Interni e della Giustizia. Segue, il 24, l'emissione di mandati di cattum internazionali per i principali dirigenti del MTI in esilio, fra cui Ghannouchi , Mokri, Karkar c Channam. La fine del 1991 e l'inizio del 1992 sono stari segnati da ripetuti

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discorsi di Ben Ali contro la -sedizione islamica· e conseguenti ondate repressive. L'auivira eli ..al-Nahcla· sembra svolgersi in clandestinità. Il 7 marw 1992 Amnesty International ha riportato la notizia della morte di seue detenuti islamici in segu ito a torture subite in carcere, e ha quantificato in 8.000 il numero dei membri di ·alNahda· arrestati negli ultimi 18 mesi. La repressione sembra indirettameme legata all'ascesa del movimento islamico in Algeria, allo scopo di impedire il sorgere di un fenomeno analogo e di scredita re ..al-Nahcta.. agli occhi dell'opinione pubblica collegandola ad atlività terro ristiche. ·

Dirigenti . Il leader storico del partito è Rachicl Ghannouchi, presicleme, in volontario esilio (per Umore di persecuzioni pol itiche) a Parigi dall'aprile 1989. Segretario generale è stato fino all'inizio del 1991 Abel al-Fattah Mourou, avvocato, rientrato in Tunisia nel settembre 1988 (si era rifugiato in Arabia Sauclita nel 1986-88) 27. Portavoce ufficiale è Ali Laridh. Fra i dirigenti, Ii. Jabali. condannato a mone in contumacia nel processo del Jihad islamico del settembre 1987, e rientrato con Mourou nel 1988. Habib Mokni, portavoce a Parigi 2H. Nel marzo 1991, l'ala moderata (Mourou , Bhimi, Labidi, Baldi e Demi) lascia il parlito, distaccandosi dalle violenze degli estremisti. I l 29 aprile è nom inato un nuovo Ufficio Politico, mentre Mourou dichiara di voler fondare un nuovo partito . lon è chiaro l'auuale assetto del parTito.

Programma . fl MTI si è fin dall'inizio proposto come movimento m~xlerato , c ha a lungo promosso un programma sociocu ltura le, più che politico, d i riappropriazione della personalità islamica della Tunisia e d i lo tta (sulla base elci principi solidaristici dell'lslam) alle ingiustizie sociali accumu late dalla politica !iberista seguita dalla Tunisia dal 1970 a oggi. 11 campo privilegiato di lotta del movimento sono stati il Codice Civ il e d i Bourguiba, laicisra e •·occidenraleo, e la politica governativa nel camro del l'educazione, soprmtutto ad opera 130


del ministro Charfi. Il MTT-·ai-Nahcla• si è spesso dichiarato a favore d el gioco democratico, chiedendo a p iù riprese eli entrare a farne pa rte. Se la maggioranza del partito appare su q ueste posizioni (d a mo lti osservato ri considerate ..Lattiche.., copertura di un sostam:iale sp irito antidemocratico del n1o vimenro), è stato più volte segnalato il dissenso di un 'ala dura neuamente favorevo le all 'insta urazio ne di una repubb lica islamica. Del resto, più rece ntemente, e in seguito alle repress io ni dell'inizio del 1990, le dichiarm:ioni dei d irigenti del partito si sono fatte meno concilianti. TI 16 aprile 1990 Laridh ha dichiarato in un intervista a Temps-Hébdo che il p rogramma del partito comprende l'a pp licazione della shari'a, la soppressio ne del turismo e la concessione eli prestiti bancari senza interesse (in accordo con il diriuo islamico), mentre il 7 maggio Ghannouchi, in visita ad Al geri , ha affermato che il compito dei movimenti islamici è "di salvare la nazione musulmana .. . dall'a lien azione culturale dell'Occidente•. 1 el corso della crisi del Golfo, ·al-i ahda· ha avuto una posizio ne imbarazzante, a causa dei suoi lega mi con l'Arabia Saudita; anche dopo l'invio d elle truppe americane, ci sono state oscillazioni (p er Jebali, acl es., la richiesta saudita agli Stati Uniti per l'invio di truppe non avrebbe implicato la necessita del jihad). Da Paì'igi, Gh:tnr"'OUchi si è schierato nettamente a fianco dell 'Iraq 29.

Sebbene le accuse di coinvolgimento in atti terron sllcl siano spesso arrefaue, è probabile l'esistenza eli lega mi d el movimento con gruppi paramilitari. Organizzazione. Il movimento ha sviluppato una vasta rete o rgan izzativa inro rmale, composta di un ufficio esecutivo e commissari responsabili dei vari d ipartimenti. L'organizzazione sembra ben ramificara del p aese. Secondo Bourby 0988: 603), l'orga nizzazione

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locale del MTI è simile a quella del ·f\éo-Destur• burghibiano nel periodo dell"indipendenza. Dopo il 1984, data della liberazione dei suoi leader e di uscita della clandestinità, si è imposto come il principale movimento dcll 'islamismo tunisino. Vicina al MTT-·al- rahda· è I'UGET. Co ·m posiz i o tze . Secondo uno studio condotto da Elbaki Elmassi nel 1983 30, il nucleo del movimento è costituito dai giovani dotati di istruzione medio-superiore, prevalentcl'ncnte di estrazione piccolo-borghese, urbana c rurale. La rete delle scuole sembra essere il canale principale di diffusione del movimento, che è radicato soprattutto nelle zone più ricche del paese (la capitale e la costa del Sahel). Gli stessi Ghanno uchi e Mourou provengono dalle fila dell'insegnamento medio. Organi. 11 giornale al Ma 'a rifa, soppresso nel 1979, raggiungeva una tiratura di 25.000 copie. Il Mustaqbal è stato chiuso nel 1989. Il settimana le al Fcfjr, autori zzato alla pubblicazione atrinizio del 1990, è stato soppresso nello stesso anno per le sue critiche alla politica del presidente.

Te nda n ce Is lamique Pr o gressis te Scissione di si nistra del MTI, attiva sopmllu llo su l piano socioculturale 31. Fondata da Sala h Eddine a l-Jourc hi c lo sceicco Mohammed Salah al-Nayfar, contrari all'appoggio dato dal movimento alla rivoluzione khomeinista e favorevoli a un movimento islamico adattato alle specificità della situazione tunisina 32.

Parti d e la Libé r a tio n Islamique-PU Movimento transnaziona le ( in arabo: l fizb al-tah rir ~tl -islam i ; cfr. oltre il suo omonin1o libico, lLP) fondato nel 1952 in Giordania dal

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palestinese (di nazio nalità g io rda na) Taqi a i-Din Nabatani, il partito ba lza a ll'onore delle cronache nell'agosto 1983, q uando 30 fra leader e membri (d i cu i 19 militari) appaiono di fronte a un tribunale a Tunisi con l'accusa d i appartenenza ad associazione illega le e tentativo di restaurazione del califfato; ne seguono pene severe per i militari, più miti per i civili accusati di ·istigazione•. Altri 36 presunti membri de l pa1tito sono stati condannali ne l ma rzo 1985. È presumibile che il movimento sia stato completamente smantellato 33, e che i suoi membri sfuggiti al la ca LLura siano confluiLi in altri gruppi.

Partito della Shura islamica Sviluppatosi ne ll'ambito delle proteste s indacal i del 1978, il partito si propose come nettamente pro iraniano all'indomani della rivoluzione, d istaccandosi poi da questo modello dopo lo scoppio della guerra Iran-Iraq. Non si hanno notizie su lla sua attività recente 3~. Dirigetzti. Leader storico del partito è Hassan Ghodbani, già fra i leader del MTI 35.

Gruppo Habib Dhaoui delJihad Islamico Sigla che ha rivendicato la serie d i attentati a istallazion i turistiche dell'agosto 1987 (13 feriti), d i cui è stato ritenuto corresponsabile il MTI. Il nome eli movimento deriva da Habib Dhaoui, uno dei d ue mi lita nti islamici (l'altro è il ten. O uchahi Kilani) condannati a mone e giustiziati nel lugl io 1986 per fUJto eli a rmi ed esplosivi; in q uell'occasione, Dhaoui aveva proclamato la sua dedizione a l jihad, e la sua intenzione di usare le armi per prepararsi per una rivoluzione islamica popolare . Sette presunti membri del gruppo sono stati condannati a morte e giustiziati in seguito a i fatti dell'agosto 1987. Non si ha notizia della 133


recenre attività del gmppo né si hanno. data la sua assoluta clandestinità e i dubbi sulla sua stessa reale esistenza, dati sulla sua leacler-

ship.

Front Islam.ique du Salut-FIS Organizzazione creata prcsumjbilmcntc nel 1989 su modello dell'omonimo movimento algerino. Di essa si è avuta notizia in occasione della condanna (nel lug. 1990) di selle suoi presunti appartenenti a pene fra i due c i cinque anni per •Creazione di organizzazione islamica illegale·. Si ignorano i rapporti del FIS con il MTf-·ai-Nahda·.

MAROCCO

Origini e status l o sviluppo di un movimento di oppo:;tztone islamica in è stato più lento rispetto agli altri paesi del ~ l aghreb .~,. Questo ritardo si spiega con la particolare nawra del potere, la o;acralità della monarchia sceriffalc, e con l'abilità di llassan [[ eli utilizzare I'Islam com<.: l'onte d i lcgiuimazione politica .n. Anche il clima di unità nazionale creaLo dal lungo confliuo per il possesso de l Sahara Occidentale ha favorito il consenso intorno alla lìgura del re. Una certa opposizione dcii'Islam ufficiale all'autocratisl'no della monarchia è stata superata con l'istituzione, nel 1980. di una rete istituzionale di Consigli degli ulema .~. ~larocco

Di consegucni'.<t, il movimento islamico marocchino è relativamente piccolo, confìnato per lo più alrambicnte universitario c studentesco (che non supera il 5% della popolazione), dove gli scontri piL'I frequenti sono, pil't che con il rotere, con gli attivisti laici di sinistm, pure fo rtemente rappresentati all'universitù .w. Una rrova indi13·1


retta del fatto che l'opposizione d i sinistra in Marocco è p iù forte dei fondamenta listi è data dai dati ed it oria li: la rivista di "ai-'Acll wa aiIhsan•, A l-jama 'a, non ha ma i venduto più di 3.000 copie, rispetto a lle 17.000 del giornale socialista A I-.Mouharirnel1983 40. Una certa ripresa el i azio ne da pa1te degli attivisti islamici è stata segnalata nel 1979, dopo la condanna da pa rte del re della rivoluzione islamic:.~ in Iran e l'ospitalità accordata in Marocco all'ex scià; anche l'aueggiamento d i apertura a Israele ha contribuito a rilanciare i moti di protesta . La repressione è stata abbastanza du ra, con centinaia di arresti e successive condanne. Durante le rivolte ciel gennaio 1984 (truppe aprono il fuoco su i d imostrami: 110 morti, 1.800 a rrestati e condannati a sentenza fino a 10 a nn i) sono stati d istribuiti volantin i eli stlle khomeinista che paragonavano re Hassan all'ex scià, prevedendo l'imminente cro llo del regime. Lo stesso tentativo d i delegittimazione è avvenuto nel corso della rivolta del d icembre 1990 (più di 20 morti riportati e 100 condannati). In rea ltà, gli osservato ri ha nno attribuito le rivolte a fattori economici (reazione all'improvviso aumento dei p reui dci generi el i prima necessità) p iù che a una deliberata sovversione. Un recente rapporto d i Amnesty International (gen. 1992) ha rivelato la p resenza di almeno 150 attivisti islamici in carcere; va ricordatO che i frequenti scioperi della fame di oppositori del regime (eli gruppi islamici e della sinistra laica) segnalati a partire dal 1990 non hanno finora ottenuto il richiesto riconoscimento dello status di prigionieri politici.

Prospettive Lo spazio dell'opposizione islamica nell'unico paese del Maghreb il cu i leader politico goda di effettiva legittimità religiosa non sembra molto vasto. Se l'antagonismo al pote re resta essenzialmente laico, il 135


regime sceriffale non scmbm disposto a concedere gs::~ndi margini di manovra ai movimenti islamici, come dimostm la ripresa delle persecuzioni nei confronti di Yacine, il cui moderatismo sembrava avergli assicurato un ruolo lega le nell'agone politico q 1.

Profili d ei p a rtiti e m ovime nti is lamici Al-'Adl w a al-Ihsan ·Giustizia e carità· è stato fondato nel 1980 da Yacine •2, il principale ideologo del movimento islamico in Marocco, che aveva criticato lo Stato fìn da l 1974 per mancata osserva nza dei preceni islamici; p il'1 volte arrestato. Arrestato el i nuovo dal dict:mbre 1983. La sua rivista Al:fama 'a, è bandita già da prima del suo arresto. Le autorita cominciano a sopprimere il movimento nel novembre 1989: 2tl membri arrestati per appanenenza a organizzazione non autorizzata. per aver tenuto riunioni non autorizzate c per possesso di documenti che minacciavano la sicurezza dello Stato; due mcsi dopo, 17 condanne e arresti domiciliari per Yacinc e membri della sua famiglia. Susscguenti dimostrazioni di seguaci dell'organ izzazione e ulteriori arresti. 1 onostante le denunce del re dell'intolleranza (sopratlutlo verso le donne) dci fondamentalisti •non progressisti•, i militanti fon damentalisti riusc ivano a d iffo ndersi sopra ttutto nelk univers ità. Sciolto nel gen naio 1990, Yacine messo agli arresti domici liari, Jti membri (fra cui i cinque presunti componenti del Comitato Esecutivo) condannati in due processi a pene detentive. Per protesta, il 10 maggio 1990 migliaia di fondamentalisti dimostrano a Halxu, bloccando la capitale (2.000 arrestati, tuui rila:-;ciati in seguito). L'·lstiqlal· (pa11ito storico dell'opposizione modcrata), pur esprimendo la sua solidarit:tù, invita gli stu denti islamici a entrare nei suoi ranghi, dichiarando di essere favorevole all'applicazione ddla sbari 'c1. Dal gennaio 199 1, ci rca 1.500 persone sono arrestate (per lo pitl

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anche di sin istra) in relazione allo sciopero generai<.! del dicembre 1990 e alle d imostra zio n i d i ap poggio all'Traq du ra nte la guerra dd Golfo. Un'importante manifestazione si è tenuta nel maggio 1991, per chiedere riforme democratiche. Organizzata da sindacati e partiti di opposizione, ha visto la p<utccipazione di membri di •al-'Adl wa allhsàn·, che p rotestavano comro il trattamento d i Yacinc. Dirige11t1. Abdessalam Yacine, fondatore c leader indiscusso. Orga11i . Al.famcì 'a.

Association de la Jeunesse Is lamique ·Al-shabiba al-islamiyya· è stata fonclata nel 1977 da Muti'i, condannato a rnotte in contumacia nel 1980, insieme ad altri esponenti dell'associazione, per l'assassinio di Omar Benjelloun, leader deii'Union Socia liste cles Forccs Populaires-USFP (in cui lo stesso M uri'i aveva mi li tato). Nell 'agosto-settembre del J985, Muti'i e alt ri 25 membri dell'associazione sono stati processati a Casablanca, accusati eli complotto con l'Algeria per rovesciare la monarchia e instaurare una repubblica islamica. Quattordici condanne a morte (8 in conntmacia), probabilmente non ancora eseguite. Secondo processo nell'ottobre 1985, 15 militanti imprigionati (4 a vita), per sovversione e insulto al re. Nel dicembre 1987, 34 detenuti incarcerati a Safi hanno in iziato uno sciopero della fame per ottenere lo sta /1/S di prigionieri politici; 2 sarebbero motti. Altri due membri dell'associazione sono stati condannati a rnotte il 5 ottobre 1988 per l'uccisione di una guardia carceraria in occasione di un tentarivo di evasione. Dirige11ti . Presidente e fondatore, Abdelk rim Muti'i, in esi lio (dapp rima i n Arab i a Saud ita, attu al me n te i n Europa). Vicepresiclcnte, Kamal Ibrahim. Lamchichi (1989: 178) indica anche

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Abdessalam Yacine fra i leader spirituali del movimento, cui tuttavia non è formalmente legato. Composiz ione . Riunisce soprattutto i gruppi piLI militanti di studenti islamici, con collocazione politica di sinistra (a lmeno in relazione al sistema politico marocchino); del resto, la sua leader ship proviene per lo più claii'USFP, socialista. Progr amma. Ispirato alle concezione di Sayyed Qutb, pensatore egiziano, fra i leader dei Fratelli Musulmani. O rgauizzazi one. L·associazione sembra disp o rre di ampi f inanziamenti. Lamchichi (1989: 182) suggerisce una certa benevolenza d elle autorità nei suoi confronti (presumibiln1ente come argine alla diffusio ne dei movimenti studenteschi di sinistra). I legami internazionali delrassociazione sono molto sa ldi: Muti' i è stato e leno membro permanente de l seg r eta ria ro ge n er ale clelia Conferenza mondiale della gioventù islam ica, organizzazione di base sa udita.

Mouve ment des Moudjahedines Gn.1ppo clandestino, proven iente dall'ala estrema deJJ'Associ" tion dc la .Jeu nesse Tslamique o.J 3. Favorevole alla lotta armala, ha visto 28 suoi membri processati nell'ottobre 1985 per appattenenza ad associazione illegale e auività sovversive.

Jama'at al-tabligh wa al-da'wa L'•Association pour la transmission et la prédication• è un'associazione per l'educa:?.ione spirituale delle masse, ispirata alle teorie dcll' islamico pakistano Mawclucli . Legata all'Islam ufficiale, appoggia (con qua lche riserva) la monarchia sceriffale 44 .

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LmiA

La situazio ne panicolare del movimento islamico in Libia è data da un lato dalla sua assoluta clandestinità, prodotto del monolitismo lOtalitario del regime, da ll 'a ltro dai frequenti richiami aii 'Islam fatti da Gheddafi 45. Nei prim i anni del regime, l'accezione ·progressista• deii 'Islam ponata avanti dal regime, assieme al ferreo controllo sugli awqcif(fondazion i pie), è riuscita a erodere notevolmente il potere e il prestigio degli ulema, pesamemente coi nvolti nel sistema di potere della mona rch ia ::;enussita.

La data di nascita del movimento islamico può fissarsi nel 1978: l'improvvisa •rivoluzione islamica• proclamata da Gheddafì, che in una serie di dibattiti pubblici con esponenti degli ulema dichiarò la nullità delle fonti non coraniche, qu indi della quasi totalita della shari'a, e arrogava ai Comitati Popolari il diritto eli (jlihàd ( interpretazione personale della Legge), in vutù del grave scandalo suscitato in tutto il mondo islamico coagtllò l'opposizione sino allora strisciante al regime. Nonostante ciò, l'opposizione islamica al regime rimane piuttosto debole: l'indubbio appello suscitato da ll 'utilizzo, pur sospetto da l punto di vista dell'onoclossia, dell'lslam da parte di Ghcdclafi, il grigi o appoggio dato dagli ulema all a mona rch ia asservita atrOccidente, i legami imernazionali della Libia, soprattutto con l'Iran, referente importante di molti movi111enti islamici del Maghreb, contribuiscono a dare un tono nettamente conservatore e di resistenza ai movimenti islamici. TI nucleo più importante dell'opposizione libi ca, organizzato nel National Front for the Salvation of Lybia-l\TfSL (conosciuto anche con l'acronimo arabo di ·Inqat•), è di impronta laica e filoccidentale, pur accogliendo al suo interno anche esponenti islamici 46. Inoltre, il controllo dei servizi eli sicurezza sulla società libica

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appare, insieme ai lo ro mezzi repressiv.i, incomparabilmente più strerro che in ogni altro paese del Maghreb. Le repressioni dei primi anni ottanta, condotte senza remore né problemi di immagine 47, hanno probabilmente ridotto all'impotenza i movimenti di opposizione interna. Di quale margine di manovra e capacità organizzariva dispongano i gruppi dell'opposizione organizzata, è difficile dire; il regime non sembra, finora, aver subito seri danni dalla loro attività, che sembra anzi indebolita rispetto al periodo immediatamente successivo alla rivoluzione 48.

Prospettive . Sono incetti gli effetti sui movimenti islamici della proclamata liberalizzazione politica lanciata da Gheddafi nel 1989; se buona parte dei 7.000 detenuti rilasciati in quell 'occasione erano probabilmente affiliali a gruppi di opposizione, non si ha notizia el i una ripresa di attività antigovernative 49. In ogni caso, il movin1ento islamico non sembra poter costitui re un efferrivo contropotere al regime, né essere in grado eli assicu rarsi il monopolio clelropposizione che (almeno nei gruppi più attivi all'estero) resta sotto il contt·ollo dei movimenti non religiosi.

Profili dei partiti e movimenti islamici Fratelli Musulmani Gl i ·lkhwan al-muslimun• fanno parte del movimento sto rico dell'islamismo politico, iniziato in Egitto ma ben radicato in Libia fin dall'occupazione italiana so. Sono il gruppo contro cu i più spesso si scaglia la retorica del regime, il che fa supporre un suo uso strumentale, ai fini di enfatizzare il ruolo eli ·Islam progressista• della rivoluzione libica. Frequente è anche l'accusa di essere legati a potenze occidentali (Regno Unito e Stati Uniti). Numerosi attentati sono stati attribuiti al gruppo, fra cu i un tentato golpe nel 1980 (attribuito da numerosi osse rvatori al FSL), un tentativo eli assassini o del Colo nnell o Ghcclclafì nel 1984, il tentato assassin io di un ex ambasciatore libico a

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Vienna (mar. 1985). Un gran numero di arrivisti del movimento sarebbero stati an·estati all'inizio del 1989 per rivolte nell'Università al-Fateh di Tripoli. cl luglio 1990 lo stesso leader libico ha messo in guardia i Fratelli Musulmani, minacciandoli di esecuzione.

Dtrigetlti. Wajdi ash-Shuwaidi, accusato di aver guidato i gruppi di guerriglia responsabili del tentato assassinio di Gheddaf'i nd J984. Programma . Fondato sul panislamismo e sul progetto (o miro) politico d i resLaurazione del califfato, il movimento è ncttameme contmrio al modernismo islamico di Gheddafì: basandosi sull'Jslam classico, gli fkhwàn sono per il rispetto della proprietà privata.

Islamic Liberation Party-ILP Lo ·Ilizb al-tahrir ~11-islami · è un movimento armato, ala estrema dcl l'islamismo libico. Colpito fin dal 1973 dalla repressione del regime, accusato nel 1983 di aver organizzato una cellula all'interno delle forLc armate; ne sono seguite numerose esecuzioni. Ispirato, come il suo omonimo runisino (cfr. sopra: PLT), cui è suno associato nel corso del 1983, alle teorie politiche del palestinese (di nazionalità giordana) M. abatani. Secondo joffé 0988) l'ILP è, con i Fratelli Musulmani, il pit'l imponante gruppo dell'opposizione islamica in Libia.

Programma . Basato su un egalitarismo radicale, il che spiegherebbe St la minaccia percepita dal regime, a dispetto della debolezza intrinseca del movimento. Sul piano politico, lo · f Iizb al-rahrir ~11-islami · è favorevole alla restaurazione del califfato, con atteggiamento panislamico analogo ai Fmtelli Musulmani.

Islamic Vanguard e Islamic Liberation Front Gruppuscoli di cui avrebbero fatto parte due studenti impiccati pubblicamente all'Università al-Fateh di Tripoli nel 1984. 141


Islamic Jihad alias Partito di Dio (Hizb Allah) Gruppo di guerriglia cui si ascrive il più importante atte ntato po litico degli ultimi anni: l'uccisio ne d i un importante membro dei Comitati Rivoluziona ri, responsabile del controllo della canalizzazione forzata dei pro dotti agricoli verso i mercati coope rativi nella regione del Djebel al-Akhda r. Lo stesso gruppo, in precedenza sconosciuto, si e ra reso responsabile di un tentativo di avvelenamento dell'acqua eli un hotel presso cui era no alloggiati consiglieri militari sovietici. Sei civili e 3 militari, membri del gruppo, arrestati poco dopo, sono stati giustiziati; i civili sono stati impiccati pubblicamente (con trasmissione televisiva dell'esecuzione) in una palestra di Bengazi. Burgat (1987) interpreta l'episodio come una dimostra:tione della crescente insoddisfazione d e lla socie tà libica nei confonti del regime; Joffé (1988) tende invece a marginalizzarlo nell'ambito di g ru ppi eversivi privi di una reale organizzazione nel paese. La doppia denominazione del g ruppo, che si era autodefinito Hizb Allah, è dovuta a fonti dell'opposizione libica a l Cairo 52.

142


NOTE

t

2

Leader storico dci Fratelli Mu:.ulm:mi in Egitto. Per la storia del movimento islamico in Algeria, cfr. Angelct ( 1990). Burg:n

(1988). 3 La gcncmlc op[X>sizione dci movimenti islamici alle politiche di nazionalizzazione attuate negli anni sessanta l.' ~cttanta in molti Stati arabi è basallt sul tr:tdizi<>nale rbpctto dcll'lsl:un per l:t propriet:ì privata. Soltani e Sahnoun cmno due fra le personalità religiose più rispeume in Algeria. • Per il testo della legge e l'elenco dci partiti ufrìcialmcnte riconosciuti. v. Djeghl<>ul (1990a). l mutamenti del ruolo delrlslam nelle costituzioni :tlgerinc sono analizzati in Oupret (1991). s In p:uticolat·c. l':ut. 5 della lc~e cit. prevede che •... l'association :ì caractèrc politiquc ne pcut ... fonder sa création ou son action sur la base exdusivcmcnt confessionclle ...• È da notare che l'unico p:mito che si sia visto rilìutare la richiesta di riconoscimento è il Parti du Peuplc Algéricn-PPA, che si rif:t al t\louvcment National Algérien-~1 'A di t\lessali Hadj, fom)m\ionc storic:t della lotta di libemzione. l'unica che abbia commst:uo la presa del potere da parte deii'Fl.:'\. Il rilìuto è stato mmivato sulla hasc del primo comma del suddcuo art. 5, s<..'Condo cui •1\ucune associmion :"t caractèrc politique ne pcut fonder sa création et son action sur une base ctlou dcs objcctif comport:mt: ... un componcment contr:tirc iì la momlc i!>l:tmiquc et a11.,. /Jflle11rs de la Rémlution du ler nwembre 1951· Iii <:orsivo è nostro). L'esclusione del PPA è ancor

più notevole =-c si tiene como che dcll'imerprewzionc ·l:tssista• (Ojcghloul, 1990b) della legge sui paniti hanno benclìci:tto anche i berbcristi From des Forccs Socialistes c Ha~-;cmblcmcm pour la Culture et 1:1 Démomuic. laddove gli ant. 4 c 5 della legge <:itaw impongono :t ogni associazione politict che aspiri al riconoscimento rispenivamente di ·utilisct· 1:1 langue nation:tl dans son exercice officicl· c di non ·fonder sa création ... sur la base exclusivcment ... lingubtiquc. régionaliste ...•. 6 Cfr. Djeghloul 0990a: 206); Kapil 0991: 103-108): l,cveau(l991). -Sulle elezioni algerine del 12 giu. 1990, cfr. 13urgat (1990) e Fontainc (1990). s ~l:trani spiega la divisione con la loua fra la corrente ·Ja~t'ra·. modcrnista e nazionalista, legata all'insegnamento di Malck 13ennabi. c la vecchia maggioranza ·hanbalita• predominante nel FIS (Kapil 1991: 108). In realtà, il mculbbaiJ (rito giuridico) hanbalita, dirruso in Ambia Saudita. è pmticatm.:me assente in Algeria. paese quasi totalmente malikita; a meno di ipotizzare un equivoco da pane di Kapil, non si riesce ad aiTcrmrc il collegamento fra le correnti imernc del FIS è lo hanbalismo.

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9 Cucchi, Kerrar c Sahnouni si sono pubblicamente opposti alla violenza c dichiarati favorevoli alla collaborazione con il potere dopo la proclamazione dello stato d 'assedio. Come rileva Kapi l 0991: 108), questo aueggiamento moderato sembra più tattico che stra tegico: Sahnouni è sempre stato uno dci leader dalla retorica più estremista c fra i più vicini a lkn l ladj; Guechi c Kcrmr, dal canto loro, p rovengono dal movimento terrorista MIA (v. oltre) di Bouyali. 10 Cfr. Lahouari ( 199 1). I J li M inistro di Sta(() per i Diritti dell'Uomo, Al i licrami, il segretari o generale dell'Associazione Veterani. Ali Kafì. e il rerrore della Moschea d i Parigi, Tedjini Heddam. che ha succcssivemente rinunciato all'incarico. 12 Sugli ultimi avvenimenti in Algeria c la persecuzione del FlS, cfr. Lahouari ( 1992), Rowland 0992). 13 Cfr. Kapil 0991: 105- lo6). '' Sezione respon:.:1bilc della propaganda religio:.:1 del movimento. l'i Leveau 0991: 93). t6Cfr. Kapil 099 1: 107, n. l 6). 17 Cfr. Leveau ( 199 1: 9-1-95). tH Cfr. al-Ahnaf Cl 990). t9Cfr. Kapil 099 1: 108- 11 0). 20Cfr.Kapil ( 1991: 111 ). 21 Cfr. Kapi l 0991: 103). 22 Per la storia del movimento islamico in Tunisia, cfr. le fonti cit. oltre sub l\!TJ. 23 Cfr. Boulby ( 1988: '599). 2• Cfr. lamchichi ( 1989: 19.3>. 2s Sui rapporti tra potere c l\ITI nel periodo iniziale della prc:.idenza Ben Ali, cfr. Lcvcau 0989). 26 Sulla formazione di quc~t<> bipolarismo imperfetto a partire dalle elezioni legislati ve del 1989, d'r. Khou ry-Dagher e Medimcgh ( 1991 ). 27 Sulla vita d i Ghannouchi c Mourou, cfr. Boulby ( 1988: 'i99 sgg.). ZII Cfr. Lamchichi ( 1989: 193>. 29 Cfr. ai-Ahnaf (1990: l J0-llll. 3U Cfr. i risultati sintet in.ati in Boulby 0988: 605-606). :I l Cfr. Boulby ( 1988: 602). 32 Cfr. Lamchichi 0989: 19.3>. 33 Cfr. Lamchichi 0989: 202). 3t Cfr. Bourby 0988: 602). 3S Cfr. lamchichi 0989: 19.3>. 36 Sulla genesi c ~li sviluppi dci movimenti islamici in Marocco, cfr. lamchichi (1989: 163- 186). 37 Come not:J 13enomar (1988: 'i4 1), è proprio sul piano delle rappresentazion i ideologiche che l'opposizio ne di sinistra, rclmiv<lmentc r il'• fort i.! che negli altri paesi <kll'arca (dove ha sempre il1l:ontrato problemi di ind ividuazionc rispett o " un potere più o meno d ichiaratamente ·socialista·), non riesce a lcgittimarsi, eli fronte a un sovrano che della propria leginimiuì religiosa ha fatto la base d i un consenso ampia-

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nwntc: intcrcfa.,.,ista .\>1 Cfr. Bcnomar 0988: ';53). w Lamchichi 0989: l~) '>Cgnala l'ipotesi che i movimenti degli studenti blamiu siano Mati utili7.7.ati indircuamcntc dal potere per arginare l'influenza dci gruppi di sinbtm. 10 711e Middle &ISI cmd Xorlb 1tjrica 1992. Europa Publi<.:·ations, London. 1992, p. 106. 11 Cfr. I.amchichi 0989: 181 ). 1Z Su Alxlc!isalam Yacinc. dr. lkssouki <1982) c l.amchichi C1989: 180 :.gg.>. 13 Sc<:ondo l.amchichi 0989. 1-8>

Ibidem. gcnL>si c la situazion<.:• :mualc dci movimenti islamid in Libia. cfr. Burgat ( 198-> c )offé ( 1988). Sulle prospctlln: poliuche del regime lib1co. ;tn<.:hc in rapporto alle opposiZioni interne. cfr. Crt:nU'><.'O ( 1987>. 11> Sul '\FSL. cfr. Andcrson ( 1986). ,- Particolarmente degna di nota c la :.comparsa dd pi(t popolare J.:balib libico, lo sceicco ai-Bishti. salafhta c non legato dircuamente a gruppi politici di opposizione. Come nota Joffé ( 19H8: 625-626>, l'assenza di reazione inwrna a un ano così clamoroso dimostra la salclena del l'<>ntrollo del regime sul p:tcse. 1K Secondo Joffé 0988), gli uhimi episodi di sabotaggio, per lo più attribuiti a sigle pcmhro scmisconosciutc, sarchlx:ro opera di piccoli gruppi interni. chl' egli definisce con il termine egiziano di mutud. laddove i gntppi organin.:.ui (a partire dal '\l'SU sarebbero dal 198-1 prnti<.:amcnte prh•i di appoggio interno, c agirebbero ,oJtantc> all'estero. Burgat 098-.) 1\:ndc in,ccc a considerare più atti\'a l'opposizione interna c più gmve la crisi del rcg1mc. anche in ba:;e a una serie (h discorsi di GIK-ddafì. 19 Sulle carancristichc c i limni della libemlizzazionc politica in Libia. cfr. \·andcmallc 0991). ~o Sulla Moria c l'idcologi:l dci Fratelli J\lusulmani, cfr. Lamchichi (1989: 99 sggJ. 11

~~Sulla

~·

Secondo joffé (1988; 630).

~2 Cfr. Joff.t

0988: 615).

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PROFILI DEI MOVIMENTI ISLAMICI NELL'ORIENTE ARABO MEDITERRANEO di laura Bollini

EGITIO Orig ini e s ta tus

Formalmente il sistema politico della Repubblica Araba d'Egitto è un sistema multipartirico; nella pratica tuttavia manca una reale opposizione al Partito azionale Democratico l. In via teorica la riforma della legge e lettorale - che prevede il rifrazionamento delle circoscrizioni (da 176 a 222), due ca ndidati per circoscrizione qualunque sia il numero degli elettori e lo scrutinio uninon1inale aveva lasciato intravedere la possibilità di un rinnovamento della classe politica attraverso la ridefinizione delle regole del gioco; obiettivo questo ulteriormente avvaloratO dalla legalizzazione nell'aprile del 1990 di alt1i tre partiti, qual ificati come ·partiti provetta•, ·partiti a noleggio· 2. ella pratica la riforma ha suscitato non solo serie riserve da parte delle correnti di opposizione ma anche il boicottaggio delle elezioni stesse da pane del Neo-Wafd, della coalizione fra Partito Socialista del Lavoro e Fratelli musulmani e del Pa1tito Libe rale 3. Queste formazioni politiche reclamavano la partecipazione alla formulazione della nuova legge - elaborata dal partito di governo - , il controllo effettivo dei magistrati durante la fase di voto e spoglio (nonostante la magistratura sia ritenuto l'unico organo ficledegno perché erede di una autentica tradizio ne libe rale) e l'abolizione della legislazione specia le in vigore sin dall'assassinio di Sadat, che limitando la libenà di riunione e d'associazione è largamente utilizzata

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contro i gruppi d i sinistra, i sindacalisti e soprattutto contro i gruppi islam ic i 4. Le organizzazioni islamiche, unitameme a quelle comuniste e nasseriane, non riconosciute legalmente perché la Costituzione vieta la formazione di partiti su basi religiose o di classe, rappresentano la vera opposizione. A tale proposito bisogna distinguere tra una opposizione moderata e una radicale s.

Profili dei partiti e movimenti is ù:l.mici

Opposizione moderata-parlamentare Fratelli Musulmani 6 La «al-Ikhwan ai-Muslimun• è stata fondata nel 1928 da Hasan alBanna, epicentro ideologico del fondamentalismo arabo-islamico. Il movimento crebbe rapidamente. Nel 1929 contava 4 sezioni, nel 1932 15, nel 1948 circa 2.000. Nel 1945 il movimento contava circa mezzo milione di membri attivi, l'anno successivo il doppio oltre ad un altro mezzo milione dislocati in Palestina, Siria e forse Suclan. Durante gli anni eli agitazione che penarono alla denuncia unilaterale del Trattato anglo-egiziano del 1936 da pane dell'Egitto e poi al colpo di stato degli Ufficiali Liberi, i Fratelli Musulmani furono molto influenti. Se il colpo eli stato fu opera eli asser, i Fratelli Musulmani fornirono la base popolare. L'accordo ruuavia non durò a lungo e dal 1954 iniziò ·la grande persecuzione•. Da l 1971 Saclm remò di recuperare la corrente non violenta dei Fratelli Musulmani, accentua ndo l'isolamemo e la repressione della corrente ·qutbista•. Oggi la Fratellanza è un pa1tito in via eli principio illegale che 1ivendica una legittimazione rtmora negata 7 a ll 'interno del quadro politico esistente, ma riesce comunque ad ottenere seggi in Parlamemo grazie alla possibilità d i costituire una coalizione con il Pa1tito Socialista del Lavoro, la cui tendenza islamica (detta ·Sayyicla Zaynab•, dal

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nome di un quar1iere del Cairo) dopo il quinto Congresso del Partito

(1989) ha prevalso definitivamente su quella di sinistra laica-nazionalista s. Al Congresso il Partito Socialista del Lavoro ha adottato documenti dottrinali risolutamente islamici ed ha eletto una nuova direzione completamente rinnovata ed epu rara dagli clementi laici e occidenralizzati. Insieme ai Fratelli Musu lmani costituisce la cosiddetta ·All eanza Islamica •, formula spe rimentata nel le elez ioni dell'Assemblea del Popolo nel 1987, in cui i Fratelli Musulmani ottennero una quarantina di posti.

Ideologia . L'opposizione religiosa moderata si propone come alternativa politica all"incapacità delle ideologie laiche, di clesu-a e di sinistra, di realizzare una sintesi tra i valori islamici e il processo di modernizzazione in un contesto di crisi sociale determinata dalla crisi di leginimità del potere e, dunque, come la sola alternativa di opposizione credibile. L'applicazione della legge islamica (shari'a) è la piattaforma ideolog ica di questa ala confo rmisra- riformista dell'opposizione religiosa. Reclamano un Governo che applichj la shari"a e rifiutano !"idea di rivoluzione islamica e dunque l'utilizzazione della violenza contro il potere costituiro.'Uma r al-Talmasani, leader del movimento, ri fiuta le tesi di alcuni gruppi estremistici sul carattere jahi/ita della società privilegiando la pressione sul regime affmché esso applichi la legge islamica. Il loro organo di stampa, al-Da ·wa, considerato legale, critica la legittimità di alcune decisioni governative non conformi allo spirito sciarairico. Anche al-Azhar, la più antica scuola teologica sunnita, posta sin dagli anni cinquanta sorto il controllo del Governo, tende oggi ad all inearsi con le tendenze islamiche; ne è prova evidente il rapido incremento della sua attività di controllo delle pubblicazioru e in particolare delle traduzioni di testi islamici per assicurarne la conformità allo spirito deii'Islam 9. Anche la credibilità di questa ala modet-ata è stata di rece nte intaccata, oltre che dal collasso delle cosiddette compagnie di inve-

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stime n to is lamich e, a nc he da a !cune divergenze rispeno a Gio rdania, Tunisia, Sudan e Algeria, nate dalla necessità di pronunciarsi sulla aggressio ne irachena e sulle sue conseguenze IO. Il laicismo militante di Saddam, la repressione della corrente islamica irachena - anche se si tratta di sciiti-, la guena di otto anni contro la rivoluzio ne islamica sono motivi sufficienti per giustificare l'opposizione dei Fratelli contro l'Iraq e il loro appoggio all'Arabia Saudita. Stato islamico per eccellenza e loro grande sostenitore nella lotta contro il laicismo empio. Nondimeno, la con-ente moderata islamica ha espresso due tendenze circa la crisi del Golfo. La prima, pur conda nnando l'Iraq e chiedendo il ritiro delle tn1ppe egiziane dalla regione del Golfo - non per compiacere al mondo, né per rispen:are le regole internazionali, ma in nome della fraternirà e degli interessi della nazione arabo-islamica- vede il principale motivo di preoccupazione nella presenza dello straniero e nella possibilità di una escalation militare n contro cui tutta la comunità islamica deve mobi litarsi. Proprio in base a questa preoccupazione la loro posizione si irrigidisce dopo la massiccia installazione delle truppe americane nella regione: definiscono il conflitto un complotto americano-sionista e accusano le truppe egiziane d i collaborazionismo. Dopo tale azio ne la priorità si sposta sul tentativo eli preservare l'Iraq in quanto nazione araba. Molto più netta la posizione dell'altra corrente, esemplificata dalla dichiarazione d i Fahmi Hiwaydi, che accusando chiaramente l'Iraq, Stato musulmano, dell'invasione di un altro Stato musulmano, il Kuwait, non esita a denunciare ·la falsa conversione d i Saddam Hussein .. 12. Per i fan: i di Algeria molte e vive sono state le congratulazioni rivolte dai Frate lli Musulman i al FIS: lo sceicco Muhammad Abu aiNas ha domandato ·a Allah d i concedervi una vittoria altrettanto totale al secondo turno· augurando che ·la vittoria del FIS sia il presagio della vittoria dei movimenti islamici in tutti i paesi arabi·. Il po rtavoce dei Fratell i Musu lmani, a i-Hudaybi, ha reclamato ·vere e lezio ni· anche in Egitto, lasciando imendere che i risu ltati sarebbero simili a quelli d i Algeria, a nche se il Ministro degli Interni egiziano 152


'Abd al-l lalim M usa ha connesso la vittoria dd FfS alla cattiva conduzione politica dd Governo algerino. sottolineando come in Egitto il gntppo fondamentalista dei Fmtelli !\lusulmani sia ideologicamente impegnato non per la rivoluzione islamica ma per la costituzione di uno Stato fondato sui principi islamici 13.

Opposizione radicale Il Governo egiziano ha assunto una posizione insieme difensiva e aggrcssi\'a contro tuuo ciò che viene percepito come un'offensiva coordinata dagli estremisti islamici 1•, cioè clall'~lla mdicale dd movimento islamico in gmclo di canaliz;r.are il malcontento sociale, politico ed economico della popolazione attraverso le associazioni eli benefìcen:r.a e eli assistenza ma anche eli fomentare la loua armata. Questa ala militante raggruppa un numero di associazion i islamiche. Tre sono le organizzazioni clandes[ine più conosciute: Munazzamat al-Tahrir al-Islam.i. l'Organizzazione eli Lilx:razione Islamica, conosciuta dai mass-media arabi come ·Shabab 1\luharnmad· (Gioventù di Muhammacl) o -jama'at al-Fanniyya al'Askariyya· (Gntppo Accademico Militare): Jama'at al-Muslimun, la Società dei 1\lusulmani. conosciuta nei mctss media arabi come ·Jama ' at ai-Takfir wa ai-Hijra (Società della Scomunica e dell'Emigrazione); Munazzamat al-Jihad , l'Organizzazione della GueiT'J 'anta. Tunc e Lre i gruppi sono nati dopo la crisi egiziana del 196-. In termini ideologici c organizzati\ i sono i discendenti dei Fratelli Musulmani, il cui legame è da ricercare non tanto nelle posizioni ideologiche di Hasan al-Banna quanto in quelle di Sayyid Qutb alDin emblema della radicalizzazione del pensiero del fondatore dell'Organizzazione dei Fratelli ,\lusulmani 15. Tale radicalizzazione si crisralizza negli anni sessanta imorno ai seguenti temi: il sistema socio-politico attua le è quello della jah ii~Y,YCI (stato d' igno ranza rispetto l'lslam. il termin.e designa l'epoca preislamica); il dovere per

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ogni musulmano di trasformare la società jcthilita; I'Lnstau razione della sovra nità politica di Dio (hakimiyya). L'obiettivo finale, cioè l'autori tà d i Allah sulla terra, è attuabile soltanto attraverso la formazione di una •avanguardia· islamica impegnata nella guerra santa (jihad) contro la società infedele. Tali formu lazioni, non definendo il ruolo dell'avanguardia, della sua leadersh ip e gli attributi dei suoi membri e le sue relazioni con i musulmani che vivono all'ombra d i società jahilite, hanno lasciato adito a più interpretazioni e quindi a una proliferazione eli movimenti. Vediamo p iù in dettaglio:

al-Tahrir al-Islami 16 e Takfir wa al-Hijra

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Ideologia. Per ambedue i gruppi il buon musulmano deve agire conformemen te agli insegnamenti del Corano e della Sunna (detti e fa tti del Profeta tramandati dalla tradizione, considerati seconda fonte teologica dopo il Corano). Conseguentemente l'autorità secolare è considerata con·otta, ma mentre ·al-Tahrir• concentra i suoi attacchi contro il Governo, ·al-Takfir• condanna tutta la società. Rifiutano le leggi di ispirazione occidentale; le strategie d i u-ansizione (rifiuto cioè delrislamizzazione attraverso il riformismo) : il capitaJisrno e il comunismo; I'Islam ufficia le incarna[O da al-Azhar che offre la legittimazione religiosa del regime al potere; lottano contro gl i impe rialisti, soprattuno conrro Israele e per la resta urazion e del l' Um ma e la ricostituzione della solidarietà araba e islamica. Menu·e ..ai-Takfir· propende per la ricreazione della comunità islamica del Profeta, •ai-Tah1·ir· sembra meno radicale. Emblematico è il nome dell'organizzazione clandestina ·Takfir wa ai-Hijra.., organizzazione con chiare finalità politiche tra cui il rovesciamento del potere costitu ito- a tale scopo e1-ano state create delle vere e proprie mil izie armate - nata nel 1971 per opera del trentacinquenne Mustafa Ahmad Shukri, chiamato l'Emiro. Takfir

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significa espiazione, penitenza ma principalmente accusa el i miscredenza: kafirè l'empio, e l'organ izzazione, venuta alla ribalta per una serie di attentati compiuti intorno al 1977, aveva allora una sorta di tribunale interno incaricato di giudicare dell'empietà non solo dei suoi membri ma della società tutta, ritenuta empia perché evidentemente guidata da un capo altrenanto empio 18. La legittimità dell'autorità deriva dalla stretta osservanza della

sbari'ct e dalla personale ossc1vanza del credo islamico (il capo della comunità deve essere eletto in base alla sua fede). Accusano di empietà non solo l'ah/ al-kitab (letteralmente •gente del libro· cioè ebrei, Ciistiani e zoroastriani), ma anche gli altri musulman i che non seguono la loro dottrina. Estremisti alla stessa stregua dei Kharijiti che nella lona per il potere tra 'Ali e Mu'awiya (657) rifiutarono. in base ad un versetto coranico, di affidare il giudizio eli Dio agli uomini (rifiurarono cioè l'arbitrato proposto da Mu'awiya e usciro no dalle fila dei seguaci eli 'Ali), hanno fatto proprio lo slogan ·la hukm illa liBah· (non c'è Governo se non in Allah). Il secondo termine del nome dell'organizzazione, bijra, significa emigrazione e richiama alla mente quella di Maometto dalla Mecca a Medina. Si tratta sia di emigrazione spaziale sia di emigrazione temporale: ritorno alle origini, alla forma ideale di governo, al califfaro (annullando dunque la distinzione tra religione e stato, din wa dcul'la) e costituzione eli un'avanguardia di veri musulmani 19. Dirige1lli e orgatzizzazio1le. •ai-Tahrir al-Islami· fu fondata da 20, palestinese laureato in pedagogia, membro del Panito di Liberazione Islamica, frazione dei Fratelli Musulmani di Giordania, dopo la guen-a del 1967. A partire dal 1971 incominciò a creare al Cairo e ad Alessandria delle cellule (usai~ clandestine. ·alTafkir wa al - Hijra·. organizzazione clandestina. fu fondata da Shukri Mustafa 21, agronomo, membro dei Fratelli musulmani. Dopo il 1971, anno della sua scarcerazione (fu arresraro nel 1965), incomi nciò a diffondere le proprie idee. (Muhanunad 'Abel al-Fattah e Muassab Abu

Salih Siriyya

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Zayd sono altri due leader conosciu[i). Ambedue possedevano un fo rte carisma; ma contrariamente a Sixiyya, Shukri era un autocratico (amir a!-mu'minin, principe dei credenti) cui spettava l'ultima decisione. Era ino ltre ritenuto il mahdi (messia) e l'adesione al gruppo avveniva ti<Unite la bayà(professione di obbedienza). Composizione. I centri di reclutamento sono in genere le università e le moschee tJ.·a r altro moltiplicatesi parallelamente allo sviluppo del fe nomeno de lla rinascita islamica 22; i membri sono giovanissimi (la loro età è compresa tra i 17 e 26 anni) e per lo più prove nienti da piccole città o da zone rurali, mentre ci sono differenze di provenienza tra i due principali gruppi su nominati. I membri del gruppo •al-Tahrir ai-Islami• provengono dal Cairo, Alessandria, dalla zona del Delta; quelli del •ai-Tafkir wa ai-Hijra·, stimati 3.000-5.000 nel 1982, dall'Alto Egitto. Strategia. Il principale obiettivo di ·al-Tahrir· era il colpo di stato (attJ.-averso le infiltrazioni nell'Esercito e nella Polizia) per istituire lo Stato islamico 23; •al-Takfi1· wa al-Hijra· perseguiva una stJ-ategia basata sulla creazione di centri di pote re musulmani e soltanto quando la diffusione d i tali gruppi fosse stata tale da proporre una ve1-a sfid a si sarebbe intJ.-apreso il jihad contro il potere costituito. Il piano fallì dopo l'uccisione di ai-Dhahabi a causa di numerosissimi arresti. Il successo della rivoluzione ir-aniana , prototipo da emu lare, ha poi di nuovo inco1-aggiato le altività dei gruppi estremistici islamici.

Munazzamat al-Jihad L'Organizzazione della Guerra Santa 2'1 è un'organizzazione clandestina, g uidata da 'Abd al-Salam Faraj , conosciuta anche come tanzim (l'organizzazione per antonomasia), che vie ne alla ribalta ne l 1977, anno che marca significativamente la trasformazione delle forme el i opposizio ne al regime dopo le negoziazioni eli Ca mp Davicl. Contra ri amente al ·al-Takfir wa ai-Hijra•, ·ai-Jihad·

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seguiva una tanica di infiltrazione nell'Esercito, nei servizi segreti e nelle istituzioni governative. Reclutava giovan i ufficia li dell'Esercito egiziano come Khalid Istambuli che progettò l'assassinio di Sadat. Mubarak giustiziò 5 responsabili della mo1tc di Sadat tra cui Faraj e Istambuli. Gli arresti furono 2.500; dopo la fìne del processo nel settembre 1984 solo 174 furono rilasciati, gli altri furono imprigionati. Nel 1986 altri trenta membri del Jihad furono arrestati. Quattro militanti islamici appanenenti forse al -Jihad· fu rono arrestati nel novembre 1990 accusati dell'assassinio del presidente del Parlamento, Rifa·at ai-Mahgub. Il 15 febbraio 1991 un.centinaio di membri furono arrestati a Beni Suef in seguito a dei disordini; a giugno dello stesso anno vi furono altri arresti per sabotaggio. I deologia. È dovere di ogni musulmano lottare per far applicare la legge religiosa islamica; i leader che rifiutano tale legge sono considerati apostati (murtadcl) 25: la punizione per la collaborazione con un leader infedele (o ritenuto tale dai membri del •Jihad·) è la morte; il jibad, obbligo per ogni vero musulmano, contro le società jabilite è l'unica soluzione per far rivivere l'Islam. Orga1Zizzazio11e. Il gmppo è guidare da una leaclersbip collettiva più che da un capo carismatico, ed è prowista di un apparato di direzione (jibaz ctl-qiyac/1) e da un apparato di supervisione (jibaz altaqyim). L'apparato di direzione include un consiglio consultivo (maj-

lis al-shura) guidato, all'epoca della repressione, da 'Umar ·Abel alRahman, professore eli religione. la cui funzione em quella eli legittimare le loro attività art.rc1verso responsi giuridici (jàtwa). L·altro apparato guidava le attività eli tre organi distinti: propaganda-reclutamento; supporto operativo; combartimento. I membri erano parte eli un numero indeterminato eli gmppi e cellule variamente dislocate. Ogni cellula era semiauronoma, cosa che impediva il faciJe smantellamento di runa rorganizzazione (riproposta a Minya, Asyut, Suhaj e Qina). Esiste inoltre una pletora di piccole società clandestine che spuntano continuamente a causa della crescente frustrazione

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soprattutto fra i giovani e i disoccupati 26. Geograficamente si possono d istinguere d ue tipi di gruppi . I gruppi del primo sono localizzati nell 'Alto Egitto e nella zona del Delta : i membri sono istruiti. I gruppi del secondo ti po sono localizzati nelle grandi città . soprattutto nel Cairo; i membri sono studenti, disoccupati, soldati. Esiste un terzo tipo di gruppi costituiti da amici dello stesso quartiere che periodicamente si inconn·ano nelle moschee. Tali gruppi posso no divenire associazioni caritatevoli o gruppi swdio. 1 e citiamo alcune 2-:

Faramawiyya (I Faramawiti). Piccolo gruppo, sunnita. grado eli attivismo alto-medio. legami con la Malesia. Hizb Allah (Il Paniro d i Allah). Piccolo gruppo guidato da Yahya Hashim, sunnita, attivo, clandestino. legami con il Yemen. Jama'a al-Ahram (Società delle Piramidi). Piccolo gruppo guidato da un capo carismatico, sunnita, attivo, clandestino. Jama'a al-Fath (Società della Conquista). Piccolo gruppo guidato da un capo carismatico, sunnita. attivo, clandestino. Soppresso da Muba rak. Jama'a al-Haqq (Società della Verità). Piccolo gruppo guidato da un capo carismatico, sunnita, attivo, clandestino. , oppresso da Mubarak. jama'a al-Harakiyya (Società dell'Azione). Piccolo gruppo segreto, sunnita, attivo; legami con la Libia. jama'a al-Islamiyya (La Società Islamica). Grande gruppo, atlivo, sunnita, guida colleuiva, recluta i suoi membri tra le classi medie e medio-basse; diffuso al Cairo.

Jama'a al-Islamiyya (La Società Tslamica). Cruppo medio in 158


pa1te soppresso. attivo a Minya, sunnita, guida collettiva; recluta suoi membri tra gli studenti.

Jama'a al-K.halifa (Società del Califfo). Piccolo gruppo guidato da un capo carismatico, sunniLa. atti\·o, clandestino. Jama'a al-Munazila Shu'uriyya (Società della Sepa razione pirituale). Gruppo medio fondato da 'Abd al-Munim al-Sabruti, sunnita, anivismo medio. Jama'a al-Muslimin li-1-Takfir (Taha al-Samawi) (Società dei Musulmani per !"Accusa di Miscredenza). Piccolo gruppo fondato da Taha al-Samawi, sunnita, arrivo, legami col -Jihad•. Jama'a al-Muslimin (TI Gruppo dei Musulmani). Piccolo gruppo. guidaro da Taha al-Sa~vi, sunnita, auivismo alto. Jam'iyya al-Shariciyya (Società della Legge Islanlica) Piccolo gruppo fondato da Shaykh Mahmud K.hanab al-Sibki, sunnita, attivismo medio. semi-pubblico. guida collettiva, organo di stampa al-I'tisam. Jama'a al-Tabligh (La Società dell'Informazione). Gruppo medio di origine pachistana, sunnita. guidato da Abu al-Hasan alt adawi. auivismo alto-medio: imprigionati da Sadat nel 1975. Jama'a al-Takfir (La Società dell'Accusa di Scomunica). Piccolo gruppo giudato da un leader carismatico, sunnita, attivismo alto; imptigionari da Sadat. Junud Allah (I Soldati di Allah). Piccolo gruppo, guidato da un leader calismatico, sunnira, clandestino, soppresso in pane nel 1977. attivi contro chiese e club, classe sociale media e medio-bassa. Qutbiyyin (Seguaci di Qmb). Piccolo gruppo guidato c.Ia un capo caiismatico, attivo. 159


Samawiyya (I Celesti). Piccolo gruppo guidato da un capo carismatico, arrivo, clandestino. Qifwa Tabayyin (Fermati e Dimostra). Piccolo gruppo guidato da M uhammad 'Abel ai-Salam, sunnita, attivo; il gruppo fu decimato in seguito all'assassinio di Sadat. Junud al-Rahman (I Soldati del i\lisericordioso). Piccolo gntppo guidato da un capo carismatico. sunnita. attivo. Organizzazione militare sciita. L"Organizzazione è stata fondata nel 1985 ed include anche sauditi e iraniani; è guidata da Muhammad Hasan Ramadan, un sau dita appoggiato da Damasco 28.

GIORDANIA

Origini e status Il Regno hashimiw di Giordania. formalmente indipendente dal

1946, è una monarchia costituzionale: il re nomina il Primo Ministro che sceglie un Consiglio di Ministri responsabile davanti al Parlamento, costituito da una Camera dei otabili formaLa da 30 membri di nomina regia, e da una Camera dei Rappresentanti formata da 80 membli eletti. TI sistema è anche in via di ptincipio multipattitico dopo la promulgazione della Ca1ta azionale del 9 giugno del 1991 29. Elaborata da una commissione di sessanta membri designati dal re Hussein e mpprcsenwnri tutto il \'Cntaglio politico giordano, la Carla. oltre ad instaurare la libertà di espressione nel rispeuo dell'identità arabo-islamica e il diritto delle donne all'uguaglianza, souolinea il dirino di formare nuovi partiti c di aderirvi a condizione che le loro regole non violino la Costituzione. La Carta imcrdice alle future formazion i di essere affiliale a gruppi non giordani c di essere finanziate da stranieri :10.

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La promu lgazione della Carta dovrebbe dunque costitu ire un passo verso la democratizzazione (la legge marzia le e la censura sono ancora in vigore), ma nella realtà è il mezzo attraverso cui il re conferma la sua legittima autorità esercitando il controllo sullo stesso processo di democratizzazione e tentando di recuperare e isolare le forze di opposizione all'interno del sistema. Allarmato dalle sommosse dell'ap ril e 1989, dal monopolio politico dei Fra te lli Musulmani 31, il re aveva permesso non solo a i pattiti politici, band ili dal 1957, di riprendere le loro attività in vista delle elezioni legislative 32, ma anche la fondazione di a ltre fo rmazion i politiche 33. Le elezioni legislative hanno confermato l'importanza della tendenza islamica ed in particolar modo dei Fratelli Musulmani 34.

Fra le organizzazioni religiose d i Giordania i Fratelli Musulma-

ru è la più impanante. La branca giordana dei Frate ll i Musulmani, guidata da Muhammad 'Abd al-Rahman a l-Kha lifa, avvocato, nata dopo la visita nel maggio del 1946 di Hasan al-Banna, è costituita da giordani e palestinesi; sunnita, media attività mi lita nte, manifesta, buone relazioni con i territori occupati in Israele e con la Giordania stessa, fin a nziata, p rima della g u e rra del Golfo, dall'Arabia Saud ita. Essa è la branca numericamente più piccola dei Fratelli nel mondo arabo. Contrariamente alla branca egiziana, è stata semp re tollerata g razie al suo programma moderato di appl icazione della sbari 'a; inoltre è stata conside rata un'associazione di beneficenza. Dopo la loro soppressione in Egitto nel 1954, i Fratelli Musulmani migliorarono ulteriormente le relazioni col regime di Gio rdan ia il quale. d"altro canto, se ne servì per opporsi a ll'influenza di nasseriani e ba"tisti; divennero il pubblico supporto del Governo contro l'opposizione araba socialista e nazio na lista 35. Tuttavia i i Fratelli e il regime non erano natura li alleati per le inclinazioni antimperialiste e antiocciclentali dei Fratelli Musulmani, ma mentre dopo il 1957 gli altri partiti politici fu.-ono banditi (tali fo rze di opposizioni furono costrette acl operare clandestinamente o nel contesto di associazioni professionali), i Fratelli continuarono ad agire liberamente. 161


La Giordania è la sola nazione araba a riconoscere uffìcialmenw i Fratelli ~lusu lmani. l suoi membri hanno posseduto fino al 1985 un considerevole margint! di manovra nel gesti re gli affari interni del regno e rnolto spesso hanno occupato posizioni di prestigio come il Ministro d e li ' Awq~f, Kamil fsmail ai-Sharif (uno dei leader dei Fratelli Musulmani di Egitto agli inizi degli anni cinquama), e suo fralCIIo. Mahmud ai-Sharif. reclauorc capo del giornale ai-Dustur. Mo lta influenza hanno avutO all"intcrno del .\ lin ist ero dell'Educazione (altravcrso anche il conu·oHo dt!lle nomine del per~onalc uni,·ersitario), anche se tale influenza è stata ridotta dal 1985 in seguito a delle purghe degli ani,·isti. La tolleranza da pane della Giordania ,·crso i Frmdli l\lusulmani

è basata ohre che su l n.:ciproco sostegno anchc sulle ricorremi ostilità tra la Giordania e la Siria, dove invt!ce i Fratelli sono severamcnti banditi . L'Organizzazione è rappresentata in tutte la cinà giordane. molti sono i simpatizzanti :-.oprallutto tra gli studenti unin:r.>itari. I Fratelli .\1usulmani sono molto influenti nelle uni\'ersità e all"interno delle associazioni professionali, inoltre esercitano un controllo sui programmi tele,·isivi. I Fratelli l\ lusulmani tengono raduni settimanali. Il loro organo è a/-Ribtll. Circa la crisi del Golfo i Fratdli l\ lusulmani. no nosLa nte critichino la politica antislamica di Saddam Husscin e l'annessione del Kuwait, hanno ripctutamente dcnunciato la prescnza militare americana nella regione: hanno inoltre costituito un Fronte ·azionale con i deputati nazionalisti e di o.;inbtra, per prote:o.tarc contro la coalizione anti-irachcna 3<>. Alcuni osservatori affermano che la crescita di influenza dci radicali islamici in Cisgiordania e nella striscia di Ga;r..a durante gli anni scuama può in pane essere attribuita al supporto ricevuto dalla Giordania 37 e dai Fratelli ~lusulmani di Giordania. Il radicalismo islamico palestincsc è attivo in Giordania dal momento che qui vivono c lavorano milion i di Palestincsi ~. Ibrahim Ghawsha sembra sia

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il rappresentante giordano di HAMAS 39. Ma nel momento in cui un gruppo islamico sembra costituire una potenziale minaccia per la stabilità de lla monarchia, il gruppo è soppresso o perseguitato. Così, il 24 gennaio 1991 è s tato arrestato il portavoce del Partito d i Liberazione Islamica, Atta Abu Rushta <~O .

Profili dei partiti e movinz.enti islamici Hizb al-Tahrir al-Islami 41

Il Pa rtito di Liberazione Jslamica è stato fondato nel 1952 da Shaykh Taqi al-Din al- labhani , giudice. G ruppo numericamente medio, membri palestinesi, attivismo medio-alto, sunnita. Soppresso in Libia nel 1980, semipubblico in Giordania. A causa del programma dell'inqilabiyya (cioè il rovesciamento dell'ord ine sociale, econom ico e politico esistente) il Governo giordano vietò la costituzione del gruppo in partito politico. La piattaforma ideologica che poneva la re ligione a fondam ento della società era in contraddizione con la Costituzione giordana. Quindi fino al 1967 operò clandestinamente. ù1 contrasto con i Fratelli Musulmani, Il Pattito di Liberazione Islamica reclamava la restaurazione dell'ortodossia islamica e la ricostiruzione dello Stato islamico attuabile attraverso la rivoluzione inte llemtale, politica e armata. I sostenitoli erano per lo più g li studenti universita ri di Gerusalemme, Hebron e Gaza. I suoi membri sono stati sempre patticolarmenre ostili ail.OLP. Nel 1980 a Hebron in una controversia tra nazionalisti e aderenti islamici, i membri del Panito di Liberazione Islamica definirono i membri delJ'OU) atei ed e retici ed accusarono l"OLP di servire gli interessi di Israele e dell'Occidente.

Harakat al-Tawhid 42

Il Movin1ento delJ\micità è un piccolo gmppo; membti palestinesi anti-Arafat. sunnita, leader carisma tico, clandestino, a nti163


Giordania e Iraq, proiraniano, legami con Israele. Stati Uniti, Territori Occupati; editore di al-Tawhid.

Ansar Harakat Abna' al-Qur'an 43 I Sostenitori del Movimento dei Figli del Corano sono un piccolo gruppo clandestino attivo; membri palestinesi; sunnita; avverso alla Giordan ia e all'Iraq.

PALESTINA

Origini e status el caso palestinese la specificità del conresto storico e politico ha fauo emergere l'alternativa politico-religiosa più tardi che altrove. La conquista di Gaza e de lla Cisgiordania nel 1967 segna la nascita dell'attività politica militante tra i Palestinesi <~4. La rivoluzione islamica del 1979 in Iran, l'assassinio eli Anwar Sadat nel 1981 da pane di estremisti islamici. gli auacchi delle milizie islamiche nel Libano del Sud contro Israele nel 1983-84. la disillusione delle dottrine laiche e l'osti lità contro le teorie marxiste - !"invasione dell'Afghan istan è considerata un attentato all'Islam -, hanno ulteriormente favorito la diffusione nei Territori occupati eli organizzazioni estremistiche islamiche. Per queste ulLime l'Tslam soltanto, o meglio l'interpretazione islam ica del conflitto arabo-israeliano, può condurre alla soluzione del problema palestinese. Il nazionalismo sia arabo che palestinesc è ritenuto incapace eli risolvere la questione palestinese proprio perché è geograficameme e territorialmente limitante. Perciò la rivendicazione alla autodeterminazione, alla costituzione di uno Stato indipendente si sposta da un livello politico-nazionalista ad uno religioso. 164


Il mo,·imemo islamico in Pale~tina sembra si sviluppi anche grazie all'acquiescenza di Israele che favorendo la fondazione di numerose moschee 15 e la crescita dell'attivismo islamico ostile all'orientamento secolarista dell'OLP contava di facilitare il proprio <:omrollo slti territori occupati e il contenimento delle forze pakslinesi nazionalistiche •6. l gruppi fondamentalisti tra gli arabi-palestincsi sono i diretti dis<.·endenti dei Fratelli J\Iusulmani d'Egitto .-. egli anni ottanta. circa 8 fazioni di fondamentalisti islamici erano operanti a Gaza: la più numerosa era quella guidata da Shaykh Ahmad Yassin, imprigionato dalle autorità isracliam: nel 198'"f ma poco dopo rilasciato. L'e\'oluzione del mo,·imento islamico in questi stessi anni a Gaza e Cisgiordania era evidenziata dalla fondazione di numerose moschee c di università islamiche (a I Iebron e Gaza) e dalla stretta ossetvanza delle regole di vita islamiche. Tra il 1967 c 1987 il numero delle moschee a Gaza passava da 75 a 150; una università di Gaza era affiliata all'istituzione teologica di ai-Azhar del Cairo. Alla metà degli anni ottanta il fondamentalismo palestincse protestò aspramente contro la tendenza secolarista rappresentata daii'OLP e attaccò i locali della i\lezzaluna Rossa Palestinese a Gaza •H. I gruppi atti\ i in questo periodo erano i Fratelli Musulmani, TI Partito d i Libemzione Islamica. il gruppo pro-Khomeini, il gruppo islam ico proFatah •9.

Hizb al-Tahrir al-Islami ~o Il Partito di Liberazione Islamica, fondato nel 1952 da Shaykh Taqi ai-Din al-:'\abhani, è scmipubblico in Giordania SI. Propugnava la rivoluzione politica e intellettuale, l'annientamento delle vecchie ideologie e regimi grazie anche alla insurrezione armaLa. l membri erano studenti universitari di Gerusa lemme, Gaza e IIcbron. Tn una indagine condotta nel 1982, 30 studenti su 150 espresse ro forte

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sostegno per il partito, 60 sostegno moderato, 10 espressero una forre opposizione.

n gruppo pro-Khomeini 52 Sosten itori della ri voluzione islamica d"Iran, ritenuta la prima vittoria contro l'Occidente. Critici verso il programma dei Fratelli Musu l mani. I suo i seguaci rappresentavano una minoranza in Cisgiordan ia e Gaza. Secondo l'indagine del 1982 tra gli studenti, il 30% sosteneva la rivoluzione d'Iran decisamente; il 4SOA> moderatamente; il 22% si opponeva decisamente.

n gruppo Pro-Fatah 53 Tra i suoi seguaci vi erano leader islamici come ad esempio i membri del Consiglio Supremo Islamico di Gerusalemme; l'adesione giovanile era limitata: solo il 14% sosteneva decisamente ¡al-Fatahâ&#x20AC;˘ (la componente maggioritaria dell'OLP), il 28o/o moderatamente; il 58% si opponeva.

I Fratelli Musulmani 54 TI loro programma dava prioritĂ alla re-islamizzazione della societĂ , la sola in grado di emancipare gli individui dalla corruzione, dall'ignor,mza, dal materialismo e dalla violenza. Si reclamava la fine della dipendenza culturale, politica, economica e sociale dall'Occidente e dalle nazioni socialiste. Questo processo di re-islamizzazione sfocerebbe ne ll a istituzione di un super-Stato islamico. Secondo l'indagine del 1982, il 64% espresse un forte sostegno. il 32% moderato e il 4o/o si oppose. La rad icalizzazione del programma di re-islamizzazione privilegiaw dai Fratelli Musulmani c appoggiato dal Panito di Liberazione 166


Islamic-.t o meglio il capovolgimento di questo stesso programma c il passaggio dalla fase del proselitismo e dell'educazione a quella della lotta armata è più rarda 0986); sembra infaui che ftt proprio il d issenso sulle forme di lotta prioritarie a spaccare in più frazioni il ·Mujamma' ai-Islami· (Assembramento Islamico) tra cui ·a i-Ji had" e ·Salariyyun•, guidata da Tfasan Abu Shagra e M uhammad Abu ] ami.

Harakat al-Jihad al-Islami fi Fllastin 5'> li .\Jo,·imento di Guerra Santa lslamica in Palestina è guidato da "Aixl ai-"Aziz Cda e Ibrahim Shaqaqi '>6 i quaH forgiarono le loro idee a stretto contatto con rislamismo radicale egiziano durante i loro studi. Comparso negli anni settanta, è la prima organizzazione integralisw che ha preso parte alla lotta politica <umata palestinese; ha giocato un ruolo impoitanre negli avvenimenti anteriori ali 'int!fada (operazione Bab ai-Magharibat del 1986 c operazione al-Shuya·iyyat nell'ottobre del 1987) s-. La denominazione ·guerra santa• è generica e riunisce alcuni gruppi che trovano la loro comune referenza in una stessa matrice polilic-.1 e religiosa '>H. l loro comunicaLi. eh<: a volte raggiungono un forte lirismo attran!rso l'incitamento al manilio e la citazione di passi coranici. a volte invece delineano sobriamente la loro ideologia. sono sottoscritti dal ·Jihad al-Islami· (La Guerra Santa lslamica), mentre le operazioni milil:lri sono rivendicare da &traya al·:fihad allslami· 'i9 (Le Brigate della Guerra Santa Islamica). L'idea guida del Jihad è la rivoluzione islamica c dunque il rifiuto delle negoziazioni JX>Iitiche con Israele e la denuncia di tutte le iniziative di pace comprese quelle internazionali. Le moschee. in panicolar mcxlo quelle di Gaza. sono state i primi centri di organizzazione dell' intifada. La partecipazione dei gruppi fondamentalisti all' intifada ha preso nuova forma con la nascita di un m•o,·o gruppo:

al-Harakat al-Muqawama al-Islamiyya 60 Il J'vlovimento di Resistenza lslamica, maggiormente conon-

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sciuto come HMIAS, lermine che significa zelo, fervore. Il movimento, guidato da Shaykh Ahmad Yassin. passa alla !orta armata nel d icembre del 1987 e usa per la prima volw la sigla HMS, trasformata poi nell'acronimo JlAMAS nel .qo comunicato detrll febbraio 1988, in cui si definisce ·il braccio potente dell'Associazione dci Fratelli Musulmani• 61. I leader di 1TA1\IAS provengono dalle fila dei Fratelli Musulmani e del ·Jihad•. Shaykh Khalil Qa~vqa, un altro leader del movimento, dopo sei mesi dall'inizio dell 'intifada è staro esiliato in Kuwait, dove è divenuto il maggiore portavoce esterno per HAJ\IAS. La prima mppa dell'ascesa politica di HAMAS è data dalla assunzione del controllo politico deii'Cniversità aiAzhar di Gaza alb fine del 1987. La promulgazionc della Carta del ITAMAS, il 18 agosto 1988, annuncia la profond.t trasformazione avvenuta in seno alla corrente. La Carta (Mitbaq), sinlesi di una quarantina di pagine delk posizioni ideologiche di HAMAS, è costituita da 36 articoli divisi in 5 capitoli e una conclusione. Essa dichiara che: - il movimento HA.\IAS, branca dell'Organizzazione dei Fratelli Musulmani di Palestina, è guidalo datrlslam che ne è la voce 62: -considera la Palestina un patrimonio religioso islamico (waqf> per tuuc le generazioni dei musulmani fino al giorno del giudizio finale; - ritiene il nazionalismo parte dei precerti religiosi; - rifiuta qualsiasi iniziativa di pace; - considera il jihad un dove re sacro per tulli i musulmani. IIAMAS, congiuntamente al ·Jihad islamico•, al FDLP di Hawatmeh, al FPLP di llabbash, continua a condannare la \'alidità delle conferenze internazionali di pace e in\'ita la popolazione a proseguire la loua armata fino alla liberazione della PaleMina. '\umerosi sono stati gli inviti allo sciopero generale prima della conferenza di l\ladrid per protesta contro i ·progetti americani· c. implicitamente. per dissentire con la direzione detrOLP 63. Tulti devono partecipare alla lotta contro Israele. La sociclà deve eliminare le tracce dell'invasione ideologica. Al processo eli rieducazione devono partecipare anche le donne.

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Secondo !"organigramma del movimento. svelato dalla stampa israeliana, la striscia di Gaza è divisa in cinque settori; IIAMAS ha inoltre formato tre sezioni: politica, militare e di informazione (centri privilegiati per la propaganda sono le moschee); ha designato un ufficiale che permetta il collegamento tra Gaza e Cisgiordan ia (sembra sia ]amai al-Tamimi); ha costituito una rel e di informazione sotto il nome di ·Majid·; ha attribuito ai suoi commandos il nome di ·Combattenti della Palestina· (il cui responsabile sembra sia stato Salah Shehade). '\onostante il movimento sia stato dichiarato illegale nel settembre del 1989 6-! e numerosi siano stati gli anesti dopo questa data compreso Yassin 65 - esso pone seri problemi alle autorità israeliane, imponendosi come seconda forza politica del naziona lismo palestinese dopo ·al-Fata h· 66 nei territori occupati (in caso di elezioni HAMAS riceverebbe il 400/0 dei voti) 67. Ufficialmente HAMA.S ha ottenuto dall'OLP, nel settembre 1988, il riconoscimento della sua partecipazione nell 'intifada, del suo diritto di lanciare ordini di mobilitazione e della legittimità della sua partecipazione alla leadership palestinese 68; Hfu\IAS è stato invitato a partecipare quale osservatore al 19° Consiglio Nazionale Palestinesc di Algeri (nov. 1988) dove venne proclamato lo Stato d i Palestina. :'\:ella pratica I IAMAS persegue una politica di isolamento rispello al Comando Nazionale Unificato 69. Il movimento ha espresso una forte solidarietà verso Saddam Hussein, esortando all'azione violenta per cacciare le forze americane dalla regione del Golfo. Fra le altre organizzazioni ricordiamo al-Jihad al-Is lami- Bayt al- Muqaddas -o, la Guerra Santa Islamica-Gerusalemme, nata in seguito a dissensi con A.rafat; è guidata da Ahmad Tamimi, palestinesc scssagenario residente a Amman. I suoi discorsi politici sono tinti di un fo1te razzizmo contro tulti gli ebrei. Ha condannato la presen-

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za eli forze militari ·sion iste• e occidentali nel rajd e nel Hijaz nel corso della guerra del Golfo. Il 18 marzo 1991 alrinterno di questo gruppo è nata una dissidenza, poco conosciuta, che ha preso il nome di al-Jihad al-Islami- Kata'ib al-Aqsa (Guerra Santa Islamica-Falangi di ai-Aqsa). Ricordiamo inoltre Ansar Harakat Abna' al-Qur'an 71 (Sosten itori del Movimento dei Figli del Corano), alIttijah al-Islami al-Mujahid (l 'O rientamento Tslamico Militanre, fondata nel 1989 in Giordania e gu idata da Munir Shakiq) e al-Falah (Movimento Islamico di Liberazione della Palestina, nato nel maggio 1992 a Amman). Dopo l'inizio del! 'intifada, il fenomeno eli crescita dell'attività pol itica degli inregralisti che interessa anche la Galilea, e alcune loca lità come Kafr Kassem, Rahat, Injul iyya, Kafr Basra, è in incremento. La lista islamica di Hebron - simpatizzanti di HAMAS - ha ot1enuto sei seggi su 11 in uno scrutinio per il rinnovo della direzione della camera del commercio locale; l'altra lista vicina aii'OLP soltanto quattro. Poco dopo gli islamici hanno di nuovo vinto le elezioni alla Camera di Commercio eli Ramallah. Ce110 è difficile quantificare numericamente i membri di qualsiasi organizzazione citata dal momento che operano clandestinamente. Prima della rivolta, fonti israeliane stimavano i membri della fazione fondamentalista più grande di Gaza a circa 2.000; mentre secondo uno erudito americano che vive a Gaza i fondamentalisti attivi sarebbero 20.000 n .

170


NOTE

Nelle elezioni del 1990 il tasso di partecipazione è stato del 44,95%. Sono il Partito del Giovane Egiuo, il Partito dci Verdi e il Pattito Democratico Unitario che secondo l'opinione pubblica non sono espressione di reali forze politiche. Cfr. Farag: 19-32: Roussillon 1990a: 123-142; l:.gypte Monde Arabe 5, 1991: 177179. 3 I principali rappresentanti dei paniti del boicottaggio rappresentavano il 95% del centinaio dei seggi dell'opposizione. Quelli presentatisi come avversa ri dci 444 candidati ufficiali del partito di governo er,mo i candidati dello stesso partito iscrirtisi come indipendenti. Cfr. Le Monde, 27 ott. 1990. 4 Secondo l'art. 3. il Ministro dell'Interno può fare ·arrestare e detenere le persone sospene o quelle che minacciano l'ordine pubblico o la sicurezza·. Nel 1989, secondo Amnesty lmemational, gli arrestati, sopratmtto islamici, per motivi politici erano 8.000, numero minore tuttavia eli quello degli anni precedenti. Cfr. Le Monde diplomalique, nov. 1990: Moude Arabe ,1/aghreb-,llac/:Jrek 131. gcn.-ma r. '1991. s Sulle radici storiche dell'opposizione religiosa si veda: Ma rsot: 541-552; Mitkis: 373-393. 6 Si veda: Carré e Michaud, pp. 1-122; Dckmcjian, pp. 79-90 e inlìne Kepel. -Si veda la decisione della Cone Amministrativa del Cairo del 6 fcb. 1992. Cfr. !..e ,\fonde, 9-10 feb. 1992. Il Si veda la chiant posizione presa riguardo alle elezioni in Algeria. Su ai-Sba'b, organo del Partito ed anche dei Fmtelli musulmani, si afferma: •Noi non lasceremo gli eroi del FIS e il popolo algerino soli nella lona per la libertà•. Cfr. Le Monde, 18 gen. 1992. 9 Recentemente tale anività si palesa come una minaccia per la libertà eli espressione: si veda !'·incidente·- il cui elemento catalizzatore sono state le e lezioni in Algeria - alla XXIV Fiem Internazionale del Libro. Cfr. Le Monde, 13 e 23 gen. 1992: Middle East flllemational, 24 gen. 1992. 10 Sulle differenti reazioni alla crisi del Golfo si veda Lesch 1991: 30-43. 11 Si veda la partecipazione di tale corrente, il cui rappresentante era Ma'mun al-Hudaybi, portavoce dei Fratelli Musulmani, al ·Comit<UO per la difesa del Golfo islamico- ad Amman e la loro proposta di risoluzione basata su princip i islamici. Cfr. Roussillon 1990b: 85-98; Le Monde, 19 feb. 1992. 12 Le ,\.fonde. 19 feb. 1992. 13 Cfr. Le Monde, 31 clic. 1991: 23, 15, 16 e 18 gen. 1992. l

2

171


11 Le relazioni con il regime fondamentalista del Sudan si sono impro,·visamcnte congelate. lnolu-e il Presidente Mubardk ha invitato la popolazione: ad opporsi alla fa lsa immagine dcll'lslam che viene associata alla violenza, al terrorismo e all:1 rcgressione. Cfr. Middle Eastlntemational, 7 feb. 1992. 15 Sadm n::cuperò la corrente non violenta dci Fmtelli musulmani mentre quella ·qutbista· venne repressa e isolata. Cfr. Carré c Michaud: 83-103. 16 Cfr. Asaf, p.I46; Dekmejian, pp. 93-96. Si veda inolu-c Kepel. P Quest'ultima ha le sue referenze anche in altri teorici del fondamentalismo quali Abu ai-A'Ia Mawdudi, 'Ali Shari'ati, c di lbn Taymiyya, Kharigiti. ~luhammad l bn 'Abel ai-Wahhab e jamal ai-Din al-Afghani. Cfr. Asaf, pp. 147-148; Camera D'Affiillo, pp. 145-153; Dekmejian. pp. 93-96; Manine Massad, pp. 135-156. Si veda inoltre Kcpel. 18 Ad esempio ai-Dhahabi, ex r.linistro dei beni lflaq[fu assassinato perché era stato condannato a morte dal loro tribunale per empietà. 19 Alcuni hanno inteso il termine come una emigrazione verso luoghi ancora incontaminmi quali quelli della penisola arabica. In questo senso il rem1ine, riferendosi alk: colonie agricole (bljra o bujra) create da lbn Sa'ud a panire dal 1912, centri privilegiati per l'applicazione c quindi la diffusione del wahhabismo, corrente rigorisw professata dal regime saudiano, soncnde altre implicazioni storiche. Cfr. Camera D'Amino, p. 146. 20 Cfr. Dessouki: 126-128. 21 Ibidem. 22 Nel 1970 le moschee private (ahh) erano 20.000. nel 1981 erano il doppio. Fenomeno in relazione all'interdizione fatta ad esempio ai seguaci di ·Takflr wa alohijra· di pregare nelle moschee uffìciaiVpubbliche considerare luoghi di perdizione. Cfr. ~lanin e Massad: 145. 23 Il loro piano del 1974 fu scoperto; molti membri del gruppo furono arrestati; Siriyy;1 c un altro leader, Karim al-Anaduli, furono giustiziati il 9 nov. 1976. Cfr. Asaf: 146. 24 Cfr. Ansari: 123-143; Asaf: 148-149; Dekmejian: 97-101. Si veda inoltre Kcpcl. 25 Si veda la motivazione dell'uccisione di Sadat. Cfr. Dekmejian: 99. 26 Secondo le autOrità egiziane sono 99. menu-e secondo il periodico fondamentalista ai-Mujtama 'son0 60. Cfr. Dekmejian: l 02. 2 7 Cfr. Dekmejian: 179-183. Si veda inoltre Kcpel. 28 Keesing's Record oj'World Events, 1989. p. 36861. 29 Cl'r. l ludson: 418-420; Monde arabe Mctgbreb-Aittchrek 133. lug.-set. 1991; Le Monde I l giu. 1991 . 30 Interdizione che preoccupa le emanazioni giordane del FPLP e del FDLP, c i Fratelli Musulmani fìnanziati, prima della gucrm del Golfo. dall'Ambia Saudita. Cfr. lA Croix, 13 giu. 1991. 31 Il re, aprendo i lavori per la promulgazione della Carta, si è rivolto sopmnutto ai Fnnclli Musulmani sottolineando che l'azione politica sulla hase del pluralismo deve essere il risultato di un consenso nazionale nato da un dialogo Lnl i differenti gruppi. Al momento della redazione della Carta, i Fratelli t\'lusulmani avevano chic-

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l'inwr<.li7ionc del Partito Comunhta la cui idt:ologia è ritenuta l'Ontraria alla rclijotionc c alle norme sciamitichc. Cfr. l.tl Cmìx, 13 giu. 1991. .~l Sui 6-1- Cln<.lidati i Fr:uelh mu~ulmani guadagnarono 20 p<>.sti: i <.-:tndid:tti ii-lamio l 1: i candidati nazionaliMi arabi palc~tinc~i 7: i candidati di />inbtr:.l 1. l risultmi nmfcrmarono inoltre l'alto ta~so di astcnsioni!>mO che oltrepassava il 6()01(,, Cfr. l/onde Ambe .llagbreb-,11acbrC'k 129. lug.-sct. 1990. li 1\'cl 1990 vicnt: fondalO il Partito di Giustizia: nel 1991 il Partito !\azionale Giordano ·al-l'rdunn·. prcsicduw da Shcbib Abu Gabcr; il Partiw dci Verdi: il Partito Popolare Giordano Democratico Lnitario. guidato da Azrni :ti-Khawaja e formato dai sostenitori del FPLP. Cfr. \fonde Arabe .Haghreb-JiacbrC'k 133. cit. Gli altri partiti ...ono: l,;nionc :"/azionale Arab:J: A.'>Sociazionc Dcmocr.:nic:J l Tnitaria, guidata da jam:1l al- Shayr: Partito Ar:1bo Co~tituzionalc. guidato da Sul:!yman Amr; P;trtito Comunista Giordano <ncll';lpr del 1989 sono :.tali arre~t:lli 120 membri). Cfr Yorkc: 2"'-29. ~· -.:ell'ottobre 1990 un BlcxTo '\u1onale Jslamico fu fonnato da più della metà dci deputati della Camer.:t dci Rapprescntami. Un membro dei Fr:llclli i\lusulmani, 'Abd al-L:uif Ambiyat. fu elcuo presidente dalla stessa Camera in novembre. Il l o gcn. 1991 i Fratelli Musulmani ouenncro i Ministeri dell'Educazione, ddla Sanità, della Giustizia, degli Affari Religiosi c dello Sviluppo sociale. Cfr. Monde arabe .llagbreb-.1/acbrek 131. gen.-mar. 1991. ~s Cfr. Burgat: 1r. Jl>Cfr. Hudson: -119. 1· Cfr. Choueiri: - : 'iahli>•eh: l 12-1 d. \K l modermi Fratelli .\lusulmani hanno tenuto un mduno ad Amn1Jn ncll'apr. 1991 per opp<>r..i ai proce..,si di paw dll' non prc\'l-dono la rc.slituzi<>nc di ·ttllla 1:! Pak-'-tma Cfr. .\tonde Ara lx! .1/agluviJ- llachrek 133, cit. w Per l lA:\ lAS n .-di oltre la ~dK-da sulla Palestina. 1n \/onde Ara/x! .l!agbreb-.llacbrt•k 133. cit. Il Cfr. Sahliych: 138-139: Dckmcjan: 188. Il Cfr. Dckmcj::m: 188. ~lo

1.~

Ibidem.

11 Cfr. Talhami: 17.3-188. ~~'\ella '>triscia di Ga7.a il numero delle moschee nel 1971 cm cli 77, nel 1989 cli 600. 'iccondo alcuni os.scrn1tori le autorit;l braclianc a\'l'Cbbcro incoraggiato al connmo •lmlato l"Vu\IAS c il Comando '\.tz1onalc L'nifìcato dur:tntc 1:1 loro fase di rivalit.à per fomentare una gucrr.1 civile palc.stinc.-.e. ·6 Scmbr.1 che anche la Giordania. unilamente all'Ambia Saudlla, tentò di indebolire la crescente influenza dell'OLI> finanziando gli atti\·bti blamici. Secondo Arafat gli intcgralisti islamici pale..-.tinc~i -.arcbbcro stati finanziati da alcuni pac..,i del Golfo interessati ad un cambiamento nella direzione deii'OLP. Si veda l'intcrvi!.ta pubblicata da a/-.1/usmm·ar. Cfr. LR ,1/QII(/e. l S nov. 1991. ,-Si veda, sopr:t. la scheda ~uii'Egitto. IH Cfr. Sahliych: 1'14-1'16: Pcrcrz: 102-103. 1'1 Cfr. Sahilyeh: 145-1'!7.

173


;o Cfr. Sahliyeh: 146. 51 Si veda, sopra, la scheda sulla Giordania. '52 Cfr. Sahliyeh: 146-147. 53 Cfr. Sahliych, p. 147. S·• Cfr. Sahliych: 145-146. 55 Cfr. Peretz: 103-104. S6 Uda. nato nel 1948 a .Jabaliyya, compi i suoi studi a al-1\zhar al Cairo. è tornato a Gaza nel 1981; esiliato in Giordania, poi in Libano nel 1988 dopo Il mesi di detenzione. Shaqaqi, nasseriano, si convertì all'intcgralismo nel !967. Ha conscg~•ito la laurea in medicina in F.giuo c ha redatto un'opera intitolata Kbomeini. l'altra soluzione; espulso in Libano nel 1988. Cfr. Le Monde, 23 ott. 1991. 57 Cfr. Kepel. sa ·al-jamaca al-lslamiyya· (Il Gruppo lslamico) editore di Saw1 al-al- }amtr:a al-lslmniyytl (Voce del Gruppo Islamico): ·al-llaraka ai-Tullabi)•ya al-lslamiyya· (tVIovimento Studentesco lslamico) editore di ai-Bayan (Il .Manifesto) c aiMttslaqifiiiiiC/ (Gli Indipendenti). Cfr. Kcpcl. 59 l loro comunicat i sono stati diffusi anche a Londra c Parigi in Ta/i "a al!slam~)'J'f< (L'Avanguardia lslamica); dopo fcb. 1988 in al- Islam /l'a Filaslill (L'Islam e la Palcstiml) a Limassol, Nicosia e Tampa (Florida). Cfr. Kcpel. 60 Cfr. Pcrctz: 10·1-106. 61 Cfr. Pcrctz: 104. <>l lnteressami i riferimenti al periodo d'oro dcll'lslam quale la similitudinc della loro lotta contro Israele con la battaglia di Kh::trbar, oasi ebraica nei pressi di Medina, conquistata dal Profeta; c il p reciso riferimento al Corano e agli Hadith. Altrenan to intcressamc l'uso del tem1ine m11rabit (guamigion<.:) applicato al popolo palestincsc (il ribat è posto fortificato costruito lungo le frontiere dell'1slam). 63 Cfr. Le Monde, 23 011. 1991: Al-Sayed. (,..Cfr. La Croix 11 dic. 1990. 65 È stato condannato il 16 ou. 1991 da un tribunale militare di Gaza alla prigione a vita poiché ri conosciuto colpevole di assassinio, incitazione alla violenza, detenzione di Rrmi. Cfr. Le /11/onde, 18 ott. 1991. Insieme a Yassin. furono arrestati alui due leaders di HAMAS: Mahmud Zahhar c Bassam Jarrar. 66 J\1. Taher alferma che Fatah, nei territori occupati c in Giordania è principalmente islamica e in costante aumento in n.mc le organizzazioni palcslinesi. Cfr. Le i\1/onde, 1° fcb. 1991. 67 Cfr. }eu ne Afrique 1519, 12 feb. 1990, p. 56. 6H TI ·Documemo llusayni· prevede l'inclusione di 5 islarnici nella lista dei 152 personalità reputate rappresentative del popolo palestinesc in un probabile primo parlamento. Tra i cinque nomi non compare né Yasin né il suo portavoce ~lahmud al-Zahh::tr. Cfr. Legrain: 121-1--t7. 6<> Il Comando Nazionale Unificato per la rivolta fu formato nel 1988. Arafat anenn:l che IIAMAS ha il clirillO di pubblicare i comunicati, tuttavia la loro azione dovrebbe essere coordinata alle altre for7.e. IIAJ\IAS dichiara che soltanto nel momento in cui I'OLP eleggerà l'lslam come sua regoh1 di vita i suoi militanti diver-

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nmno soldati dcii'OLP. Cfr. }eune Afrique 1519, cit.; La Croix, 11 clic. 1990; Kepel e Richard. p. 151; Le Monde, 20 giu. 1991. -o l la rivendicato l'attacco contro l'autobus che traspo rtava turisti israeliani presso lsmayliyya. - , Si veda, sopr.t, la scheda della Giordania. n Cfr. Peretz: 106.

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178


GLI AUTORI

dr. Roberto Aliboni , direttore delle ricerche . lstiruro Affari Internazionali, Roma. dr. Laura Bottini, cand idala al dorroraro nell'Università •La Sapienza· di Roma. dr. Giuliano Lancioni, candidato al dottorato nell"Università •La Sapienza• di Roma. p rof. Giuseppe Pennisi , direttore d ell'Ufficio de l Bu rea u International du Travail di Roma. prof. Biancamaria Scarcia Amoretti, professore o rdinario di Islamistica all'Università ·La Sapienza· di Roma.

179


SIGLE

ACP AlEA BEI BERD

BIT CCG CE CeMiSS CER CFE Cl A CSCE CSCM CSCME

cscz CSI

DIA DPC ECO ECU FDLP

FLN FIS FMI

Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico associati alla CE Agenzia Internazionale per l'Energia Atom ica Banca Europea degli Investimenti Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo Bureau Intemational du Travail Consiglio eli Cooperazione del Golfo Comunità Europea Centro Militare di Studi Strategici del Ministero della Difesa (Roma) Centro Europa Ricerche (Roma) Conventional Armed Forces in Europe (negoziati sulle) Centrai Intelligence Agency (USA) Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione nel Mediterraneo Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione nel Medio Oriente Caspian Sea Co-Operation Zone Comunità eli Stati Indipendenti Defense Intelligence Agency (USA) Defense Planning Committee (NATO) Economie Co-Operation Organisation European Currency Unir Fronte democratico per la liberazione della Palestina Front de Libération Nationale (Algeria) Front Islamique du Salut (AJgeria e Tunisia) Fondo Monetario Internaziona le

181


FPLP

GATI HAMAS HCE HCNUR IAI IFC

rrss TLO ILP MDS MIA MTES MNA MNI MTCR MTI

NACC NATO 1\TFSL NPG

ocr OCSE OECD OIT OLP ONU PCT PCUS PIL PLI PPA 182

Fronte popolare per la liberazione della Palestina Generai Agreement on Tariffs and Trade Ha rakat a l-Mujtama ' al-Islami (Alge ria; in francese: Mouvement de la Societé Islamique) Haut Comité d'Etat (Algeria) Haur-Commissariat cles Narions Unies pour !es Réfugiés Istituto Affari Internazionali (Roma) Inte rnational Finance Corporation International Institure for Strategie Studies International Labour Organisation (v. anche OIT) Islamic Liberation Pa rty (Lib ia) Mouvement cles Démocrates Socialistes (Tunisia) Mouvement Islamique Algérien Mediterranean Jnformation Exchange Sistem on Tnternational Migration ancl Employment (clell'TLO) Mouvement National Algérien Mouvement dc la Nahcla ]slamique (Algeria) Missile Technology Contro! Regin1e Mouvement de la tendance islamique (Tunisia) North Atlantic Cooperation Council North Atlantic Treaty Organ isation National Front for the Salvation of Lybia Nuclear Planning Group Organizzazione della Conferenza Islamica O rgan izzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico v. OCSE O rga nisation International clu Travail (v. anche ILO) O rganjzzazione per la Liberazione della Palestina O rganizzazione delle Nazioru Urute Parti Communiste Tunisien Partito Comunista dell'Unione Sovietica Prodotto interno lordo Parti de la Libération Islam ique (Tunisia) Parti clu Peuple Algérien


P'\A

PRA PlilD RCD SACEUR SJPRI SJT

D: P UEO UGET UGTA UMA UNCTAD UNI DO UPE

UH. S USA USFP WEFA

Parti • atiunal Algérien Parti du Renouveau Algérien Pani de l'Union Arabe Islamique Démocratique (Algeria) Rassemb lcmcnt Constitution n el Démocra ti que (Tunisia) Supreme Allied Commander Europe (NATO) Stockholm Tntcrnational Peace Research Tnstituw Syndicat Islamique des Travailleurs (Algeria) Trattato di J on Proliferazione Unione dell'Europa Occidentale Union Générale des Etudiants Tunisiens Union Générale des Travailleu rs A1gériens Union du Maghrcb Arabe U nited Narions Co n fe ren ce o n T rade and Development Unired Narions Industri a l Oeve l opme n t Organization Unione Politica Europea Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche United States of America Union Socialiste des Forces Populaires (Marocco) Wharton Econometrie Forecasric Associmes

183


Collana del «Centro Militare di Studi Strategici» l.

· D reclutamento in Italia.. 0989)

2.

· Storia d el servizio militare in di V. Ilari Italia dal 1506 al 1870•, Vol. I

di Autori vari

(1989) 3.

· Storia d el servizio militare in di V. llari Italia dal 1871 al 1918·, Vol. II

(1990) 4.

•Storia del servizio militare in eli V. llari Italia dal 1919 al 1943•, Vol. ID

(1990)

5.

•Storia d el servizio militare in eli V. Jlari Italia dal 1943 al 1945•, Vol. IV 0991)

5.bis · Storia del servizio militare in

eli V. rlari

Italia - La difesa della patria ( 1945-1 991)•, Vol. V - Tomo I •Pianificazione operativa e s istema di reclutamento• ( 1992) 5.ter

· Storia d el servizio mUltare in eli V. Ilari Italia - La difesa della patria (19451991)., Vol V - Tomo D •Servizio militare e servizio civile - Legislazione e statistiche. ( 1992)

6.

·Soppressione de lla leva e costi- di P. Bdlucci - A. Gori tuzio ne di forze armate volontarie- ( 1990)

6a.

·Riflessioni sociologiche s ul ser- di M. Marorra - S. Labonia vizio di leva e volontariato•

0990)

7

•L' importanza militare dello di C. Buongiorno- S. Abbà spazio• 0990) G. Maoli - A. Mci M. loncs - S. O rlaneli

F. Pacione - F. Srefani


8.

•Le idee di "difesa alternativa" ed il ruolo dell'Italia. 0990)

9.

·La "Policy Scien ce" nel con tro!lo degli armamenti• (1990)

IO.

•Il futuro della dissuasione nucleare in Europa- ( 1990) •l movimenti pacifisti ed antinucleari in Italia. 1980-1988· 0990)

l l.

di F. Calogero M. De Andreis G. Devoto- P. farinella di P. Isernia - P. 13cllucci. L. Bozzo - ~1. Carnovah: t-1. Coccia - J). Crescenzi C. Pelanda di S. Silvestri di f. Bauistelli- P. Isernia P. Crescenzi - A. Graziani A . .1-Jontebovi G. Ombuen- S.S. Caparra C. Prcsciunini di P. Bisogno- C. Pclanda M. :-lont:S - S. Rossi V. Oderda di P. Bisogno- C. Pdanda M. Non es - S. Rossi V. Odcrcla di G. Mayer- C. Bellinzona :-1. GaUippi- P. ~Jearini P. ~lenna

•L'organizzazione della ricerca e sv iluppo n e ll' am bito difesa•, Vol. l 0990) l 2/his •L'organizzazione della ricerca e sviluppo n e ll'ambito difes a •, Vol. U 13. ·Sistema di pianificazione gen erale e finanziaria ed ottimizzaz ione delle risorse in ambito difesa. 0990) 14. •L' industria italiana degli arma- di F. Gobbo· P. Bianchi m e n ti• (1990) ~-Bellin i - G. Utili 15. •La strategia sovietica nel di l. Caligaris- K.S. Brower Mediterraneo• 0990) G. Cornacchia C. ·. Donnell)• · J. Sherr A. Tani - P. Pozzi 16. •Profili di carrie ra e remunera- di D. Tria- T. Longhi zione nell'ambito dell'amminiA. Cerilli · A. Gagnoni P. t\ lenna strazione dello StatO• 0990) · Conversione dell' indus tria di S. Rossi - S. Rolfo 17. d egli armamenti• ( l 990) ~-Bellini 18. •Il trasferimento di tecn ologie di S. Rossi - F. Bnmi Roccia A. Politi ·S. Gallucci strategicamen te critiche- (1990) 19. •Nuove possibili con cezioni d el d i S. Silvcstri - V. Ilari mode llo dife n s i vo italiano • D. Gallino - A. Politi (1990) ~1. Cremasco 12.


20.

.warfare sioml ation nel teatro mediterraneo• ( 1990)

di M. Coccia

21.

La formazione degli ufficiali dei

di A. PaoletLi - A. D'Amico A. Tucciarone

corpi tecnici• ( 1990)

22.

•lslam: problemi e p rospettive politiche per l'Occidente- ( 1990)

di R. Aliboni - F. Baccheui L. Guazzoni V. Fiorani Piace nrini B.M. Scarcia Amoreui

23.

· Effetti sull' econ omia italiana della s pesa della difesa• 0990) (Esaurito)

di A. Pedone - M. Grassini

24.

•Atto unico europeo e industria italiana per la difesa. ( 1990)

di F. Oniela - lVI. Noncs G. Graziola- G.L. Grimaldi W. Hager - A. Forti G. Viesti

25.

· Disarmo, sviluppo e debito• (1990)

eli C. Pelanela

26.

•Jugoslavia: realtà e prospettive. (1990)

eli C. Pelanda - G. Meyer R. Lizzi - A. Truzzi D. Ungaro - T. Moro

27.

· Integrazione militare e uropea• 0990)

di S. Silvcstri

28.

· Rappresentanza e le ttiva dei militari· ( 1990)

di G. Caforio - M. Nuciari

29.

·Studi strategici e militari nelle università italiane- (1990)

di P. Ungari - M. Nones H. Luraghi - V. Ilari

30.

.n

pensiero militare n el mondo musulmano•, Vol. I ( 1991)

di V. Fiorani Piacentini

$.:'\.

·Sintesi del dibattito di sei ricerche del Cemiss· ( 1991)

di Ct::miss

31.

· Costituzione della difesa e stati di crisi p er la difesa nazionale0991)

di G. De Vergouini

32.

· Sviluppo, armamenti, conflittualità. 0991)

di L. Bonanare - F. Armao M. Cesa - W. Coralluzzo

33.

· D pensiero militare nel mondo musulmano•, Vol. n 0991)

di G. Ligios- R. Redaelli


3·1.

•La "condizione militare., in Italia., Vol. I · l militari di leva. (1991)

di

~1. Marott~t ~I.L. \ lani-,c:alco G. ~larotta - S. l.abonia \'. D1 '\kola - G. Grossi

35.

•Valu tazione con1parata d e i di D. Gallino piani di riordinamento d e lle FF.AA. d e i P aesi dell'Alleanza Atlantica. ( 1991)

36.

•La formazione d e l dirigente militare- ( 199 l )

di F. Font<tna - F Stdani G CttX.amo - G. Gasperini

3ì.

•L'obiezione di coscienza al servizio militare in Italia. <1991)

di P Bdluni- C.\1. Radadli

38.

•La "condizione militare" in Italia., Vol. lll •Fenomenologia e problemi di dcvlat17.a• (1991)

di G.

39.

•La

S. \l.

•Atti del Seminario s ulla s icure--Lza in Mediterraneo• 0991) (Roma 30 gennaio l fchbr:tio 1991)

$.'\.

·Sintesi d el m odello di difesa• di Ccmi'' (presenwto in Parlamemo il 26 novembre 1991) 0991)

40.

·Dirltto internazionale per ufficiaU d ella Marina Militare- 0993)

di '\. Ron;dui - \1. Gestri

•i l.

· I volontari a ferma prolungata: un ritratto sociologico•, Tom o I 0993)

di F. 13altis1CIIi

•J2.

•Strategia d eUa ricerca interna- di L 13onanatc zionalistica. ( 1993>

•13.

· Rapporto di ricerca s u movi- di G. Sacco menti migrat ori e sicu rezza nazionale- 0993>

44.

•Rapporto di ricer ca s u nuove strutture di sicurezza in Europa. (1993)

dirigen:~.a

miUtare• 0992)

~laroua

di S. C.as'>t.'sc - C. D'Aorta di Ccmi,-;-Dcg

di

s. Silwwi


'15.

·Sistemi di comando e controllo e il loro influsso nella sicurezza italiana~

eli P. Policastro

0993)

q6.

·La minaccia dal fuori area contro il fianco meridionale della Nato• 0993)

di R. Aliboni

47.

•Approvvigioname nto delle materie prime e crisi e conflitti nel Mediterraneo• 0993)

di G. Mureddu

·18.

.n futuro d ell'aeromobilità: con-

di A. Politi

cetti operativi e tattici. Struttura e ordinamento d 'impiego• 0993) 49.

· Impatto economico delle s pese militari nella Regione EmiliaRo magn a. 0993)

di A. Bolognini - M. Spinecli ~omisma S.p.A.

50.

· l Paesi della sponda s ud del

di R. Aliboni B. Scarcia Amorerti G. Pennisi - G. Lancioni L. Bonini

Mediterraneo e la politica euro~ (1993)


JJ/:7

§.f!.Cil.

TIPOLITIGRAFIA

Roma • Via Ludovìca Albertoni, 76 Tel. 53.76.386 • 53.49.080 Fax 58.27.376


Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi RO~IA -

GF.Nl'. t\10

199~

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I PAESI DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO E LA POLITICA EUROPEA by Biblioteca Militare - Issuu