S O M M A R I O
PERIODICO DELL’ESERCITO
Editoriale
pag. 3
Il PRT di Herat: una sfida da vincere di Roberto De Masi e Luigi Viel
Israele: la crisi del sistema di Daniele Cellamare
pag. 4
4/2008 luglio-agosto
Ritorno alla luce di Angelo Tuccillo
pag. 98
pag. 48
La Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari di Giuseppe Maggi ed Emanuele De Luca
pag. 57
Il Generale Begani patriota e gentiluomo di Ernesto Bonelli
pag. 106
La sicurezza dei sistemi informatici di Giovanni De Bono
La NATO CIS Service Agency di Thorsten Kreuzkam
pag. 18
pag. 64
Il Performance Management di Sandro Corradi e Vincenzo Gelormini
pag. 74
I «Fanti dell’Aria» di Pier Gianni Ferrando
Afghanistan: la guerra dei media
Armi chimiche: il punto di situazione
di Angelo Ciavarrella
di Vincenzo Mauro
pag. 26
pag. 120
pag. 84
RUBRICHE
La «Dottrina Petraeus»
L’elicottero NH-90
di Federico Bernacca
di Andrea Lopreiato
pag. 34
pag. 92
pag. 128
pag. 138
pag. 139
www.esercito.difesa.it riv.mil@flashnet.it ras.es@flashnet.it «Rivista Militare» ha lo scopo di estendere e aggiornare la preparazione tecnica e professionale del personale dell’Esercito e di far conoscere, alla pubblica opinione, i temi della difesa e della sicurezza. A tal fine, costituisce organo di diffusione del pensiero militare e palestra di studio e di dibattito. «Rivista Militare» è quindi un giornale che si prefigge di informare, comunicare e fare cultura.
in copertina Una colonna di mezzi blindati in Libano. I soldati italiani sono consapevoli che l’intervento militare e quello umanitario non possono prescindere l’uno dall’altro e danno costante prova di saper operare con decisione, determinazione ed equilibrio.
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La traduzione dei testi della rubrica “Sommario varie lingue” è curata da Nicola Petrucci, Livia Pettinau, Carla Tavares e Christel Galatzer Direzione e Redazione Via di S. Marco, 8 00186 Roma Tel. 06 47357373 Fax 06 47358139
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EDITORIALE ESERCITO E I FRASTRUTTURE Il passaggio da un Esercito di leva ad uno di professionisti, qual è adesso il nostro Esercito, ha fatto emergere sempre più nuove esigenze valoriali, addestrative, operative e infrastrutturali. Al centro di questa organizzazione c’è l’Uomo, percepito come un «dogma» consolidato. Tale affermazione non può essere però disgiunta da fattori che possono sembrare «collaterali» e che invece sono priorità stringenti cui dedicare la più scrupolosa attenzione pena il decadimento del fattore «Uomo». Il campo infrastrutturale è sicuramente uno di questi aspetti «collaterali» e uno dei più importanti. Infrastrutture adeguate allo stile di vita del militare professionista, che passa numerosi periodi operativi all’estero, rappresentano un obiettivo irrinunciabile. on è pensabile che un militare che opera spessissimo in contesti ad alto rischio possa poi vivere e addestrarsi in Patria in strutture logore e mal curate. I nostri Comandanti e i responsabili del settore mettono e devono continuare a mettere tutta l’attenzione necessaria alla cura delle infrastrutture, ma spesso l’impegno e la buona volontà di ben operare, che mai devono mancare, non bastano e sono necessarie adeguate risorse finanziarie. È quindi in sede di pianificazione che tale attività si deve esplicare e, come sempre accade in momenti di ristrettezze finanziarie, altri settori dovranno sopportare alcune contrazioni. Ma è la logica della «concentrazione degli sforzi», il mai abbandonato principio dell’arte militare; la vittoria, cioè il miglioramento continuo del nostro Esercito, si ottiene anche così. Infrastrutture curate, manutenzionate, adatte a garantire comfort ed anche una forma di «sostegno psicologico» ai giovani e meno giovani che si preparano nelle nostre caserme per far ben figurare l’Italia in contesti internazionali difficili ed estremamente impegnativi. on è pensabile che il militare, di ogni ordine e grado, che operi in tali contesti viva e si addestri in strutture non consone al suo ruolo e che non gli consentano di operare con serenità, indipendentemente dagli sforzi dei responsabili ai vari livelli pur notevoli ed encomiabili. Il futuro è sicuramente rappresentato da «basi militari» ampie, dotate di tutti i comfort, con varietà e abbondanza di strutture sportive e shopping areas, con magazzini, punti vendita, strutture ricreative e supermercati, in linea con altri eserciti stranieri che già da tempo operano in questa direzione. ella «base» la famiglia del militare soffrirà molto di meno la mancanza del congiunto impegnato all’estero, sia dal punto di vista materiale sia psicologico. Infatti in tale struttura inevitabilmente si stringono legami di amicizia e si pongono in essere attività sociali che rinsaldano i legami tra le famiglie, senza precludere l’apertura alla società civile, anzi incentivandola al massimo livello, poiché di «base militare» si deve trattare e non di un «ghetto» chiuso ad ogni apporto esterno. La famiglia è il sostegno fondamentale del nostro soldato e, per un Esercito sempre più efficiente, anch’essa deve poter vivere nel migliore dei modi ed affrontare con serenità i lunghi periodi di distacco dai propri affetti più cari. Bisogna quindi andare avanti verso questo obiettivo e se bisognerà fare qualche sacrificio sono sicuro che nessuno di noi si tirerà indietro: le nostre donne e i nostri uomini dimostrano ogni giorno che i sacrifici non fanno paura. IL DIRETTORE
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ISRAELE: LA CRISI DEL SISTEMA
ISRAELE: LA CRISI DEL SISTEMA Dopo la guerra del 2006, il Governo ha incontrato sempre maggiori difficoltà a coniugare difesa e sicurezza con le emergenti istanze sociali e politiche. Oltre ai razzi lanciati da Gaza e alle tensioni prodotte dall’influenza iraniana nel Libano meridionale, Ehud Olmert deve oggi far fronte a una complessa situazione politica interna, al calo delle immigrazioni e al controverso rispetto per le tradizioni religiose.
La guerra dell’estate del 2006 contro lo sceicco Hassan Nasrallah e i suoi Hezbollah apre in Israele una profonda crisi di identità politica e sociale. Tel Aviv si rende drammaticamente conto che la preparazione del suo Esercito - forse oggi troppo assuefatto ai compiti di polizia in Palestina - non è più sufficiente per raggiungere con rapidità gli scopi strategici programmati dal governo. Ci si rende anche conto che la guerra in Libano ha permesso al nemico di raggiungere un notevole risultato politico e di immagine. Anche se Nasrallah perde la sua libertà di azione nel Libano meridionale - a causa della presenza della forza di interposizione delle Nazioni Unite - il fronte contro Israele ne esce rafforzato. I sunniti e gli sciiti si ritrovano, almeno con l’euforia della contingenza, raccolti e compatti sotto la bandiera di Teheran. In effetti, gli Hezbollah riescono a vanificare le aspettative di vittoria del potente Tzahal, che oggi scopre, con amara sorpresa, l’entità di uno spiegamento offensivo efficace e organizzato proprio a ridosso dei confini dello Stato ebraico. Non si tratta più di una milizia eterogenea in grado di sferrare attacchi terroristici, bensì di un piccolo esercito motivato e addestrato, in grado di gestire depositi di missili (con centri di coordinamento del tiro), di adottare tattiche di guerriglia programmate (l’uso delle abitazioni civili) e di sostenere con efficacia l’impatto offensivo portato dall’Esercito più efficiente e tecnologicamente avanzato dell’intera regione. Israele non può più contare sulle sole armi per raggiungere i suoi obiettivi: sono in crisi le attività di intelligence e la preparazione dei riservisti, così come il coordinamento delle forze blindate di terra e quello della tradizionale supremazia aerea. Ma la misura della gravità del pericolo costituito dall’Iran sulla frontiera settentrionale è la vera preoccupazione del governo di Tel Aviv subito dopo la guerra dell’estate. La dirigenza iraniana, che si trova alla guida di un Paese sempre più complesso e sempre meno
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Sopra. Il Premier israeliano Ehud Olmert. In apertura. Un posto di blocco dell’Esercito israeliano.
rivoluzionario, utilizza l’antisionismo e l’antisemitismo come strumenti portanti sia di politica interna che estera. In questo modo la popolazione iraniana percepisce l’importanza che acquisisce il mondo sciita nel variegato universo islamico (la delegittimazione di Israele) e anche se il prezzo da pagare è la protesta dell’opinione pubblica internazionale (la delegittimazione dell’Olocausto) l’obiettivo sembra raggiunto. In definitiva, gli Stati Uniti hanno liberato il regime degli Ayatollah da due scomodi avversari - l’Iraq di Saddam Hussein e l’Afghanistan dei talebani - e il Paese tenta oggi il riscatto del riconoscimento a potenza regionale, fiero della sua storia e della sua ricchezza energetica. Israele, nelle more della diminuita capacità di deterrenza del suo strumento militare, deve correre ai ripari. Ma la principale vittima politica della guerra con Hezbollah è la coalizione di governo di Tel Aviv, proprio quella che era stata eletta, per la prima volta, sulla base dell’impegno di mettere fi-
ne alla colonizzazione ebraica. La stessa coalizione che deve oggi restituire anche alla «Repubblica dei Cedri» l’intera sovranità del territorio di confine.
LA GUERRA DEI 34 GIORNI E LA COMMISSIONE WINOGRAD Il 12 luglio 2006 un commando Hezbollah attacca una pattuglia israeliana lungo il confine con il Libano: otto militari di Gerusalemme vengono uccisi e altri due rapiti. Nei giorni immediatamente successivi, il Premier Ehud Olmert ordina un’offensiva militare contro Hezbollah e le infrastrutture del Libano meridionale, e iniziano i Due guerriglieri di Hamas. bombardamenti di artiglieria e aviazione. Le milizie Hezbollah scatenano una guerra missilistica lanciando i «Qassam» oltre il confine israeliano. della guerra, ovvero la possibilità di rispondere con La risposta è immediata: intensificazione dei raid azioni offensive mirate all’attacco compiuto contro aerei contro centrali elettriche, ponti, strade, porla pattuglia di soldati israeliani. In ogni caso, il ti ed aeroporti del Libano, sino alla periferia sud principale colpevole della seconda guerra in Libano di Beirut, zona abitata in prevalenza dalla popoe dello smacco subìto - percepito come tale dallazione sciita. Durante l’offensiva diecimila soll’opinione pubblica - rimane il Premier Olmert. Andati attraversano il confine nel sud del Paese: che nella coalizione di Governo emergono i contral’obiettivo è il fiume Litani. Iniziano duri scontri sti: l’ingiunzione a lasciare la poltrona arriva da Eynei villaggi con i guerriglieri di Hezbollah, che ditan Carbel, segretario del Partito Laburista nella fendono con tenacia le loro posizioni e i bunker maggioranza di Governo. Ma in questo caso semstrategici. Gli israeliani uccisi sono 160 e 1 100 i bra che la posta in gioco sia un’altra. Probabilmenlibanesi, anche civili. Il 14 agosto 2006, la risolute si tratta di minare la posizione del leader del zione 1 701 dell’ONU impone la tregua e si schiepartito, Ehud Barak, mettendo in difficoltà il Minira la Forza di pace UNIFIL 2. Il stro della Difesa nella sua polipotenziamento del contingente tica di alleanza con il Centro militare viene definito sino a 15 ...dopo la fine delle ostili- (Kadima, il partito del Primo Mi000 uomini, da portare in tea- tà la stampa e l’opinione nistro) assicurata dal suo pactro in fasi successive, e i milita- pubblica pongono interro- chetto essenziale di 19 voti alla ri italiani impegnati nelle misE le critiche dell’oppogativi e formulano conside- Knesset. sioni UNIFIL ed EUROMARFOR sizione sono molto più violente, sono 2 743. Tra i compiti che le razioni negative sull’operato capeggiate dal leader Benyamin Nazioni Unite attribuiscono alla del Governo e delle Forze Netanyahu del Likud (secondo i forza multinazionale è prevista Armate sondaggi vincerebbe le elezioni la possibilità di reagire con le con facilità), il maggiore partito armi in presenza di azioni ostidi destra all’opposizione. li; viene anche consentito l’uso della forza «adeDopo un anno e mezzo di riunioni, centomila doguata alla necessità di reagire in caso di emercumenti visionati e oltre seicento pagine scritte, la genza». «Commissione di Saggi» guidata dal giudice EliyaMa per il Governo di Ehud Olmert iniziano le difhu Winograd, un ex magistrato in pensione, rende ficoltà politiche. Anche se tutti i membri dell’Esepubbliche le sue conclusioni. Alla fine di gennaio del 2008 nel Centro Convegni di Gerusalemme la cutivo sono stati favorevoli alla guerra, dopo la fiCommissione, composta da una docente di diritto, ne delle ostilità la stampa e l’opinione pubblica uno di scienze politiche e due Generali in pensioisraeliana pongono interrogativi e formulano considerazioni negative sull’operato del Governo e ne, stabilisce che la guerra dell’estate del 2006 è delle Forze Armate. In particolare, la critica più stata «una grande occasione perduta». Il conflitto non è stato vinto e gli obiettivi che avevano portaaspra viene rivolta al vertice militare, colpevole di to a varcare il confine non sono stati raggiunti. Ma aver fatto pressioni sulla dirigenza politica per il via Olmert non deve temere per la sua poltrona: il Prelibera alla guerra, senza tuttavia avere la preparamier e il Ministro della Difesa (allora Perez) non sozione necessaria ed il livello di efficacia richiesti. no responsabili della disfatta, ma «agirono in base L’opinione più condivisa riguarda l’opportunità
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Rivista Militare n. 4/2008
LE ARMI CHE MINACCIANO ISRAELE Sulla base delle aggressioni subite, Israele ha diviso le tipologie di minaccia in quattro categorie differenziate per potenziale offensivo, gittata e pericolosità degli ordigni. La prima riguarda principalmente la minaccia rappresentata da razzi «Qassam-1 e 2» prodotti nella striscia di Gaza e dai razzi «Katyusha» da 107 mm di Hezbollah. Questi ultimi hanno un raggio d’azione che varia dai 9 ai 12 chilometri ed una testata del peso compreso tra i 5 e i 7 chili. La letalità di queste armi è molto limitata, se si considera che i circa 4 000 razzi «Qassam» lanciati a partire dal 2001 verso il territorio di Israele hanno prodotto soltanto 12 vittime; purtroppo però, nonostante il loro limitato potenziale bellico, questi lanci hanno un drammatico impatto psicologico sulla popolazione e un alto costo in termini di ore di lavoro perdute in seguito agli allarmi e al ricovero delle persone nei rifugi. La seconda categoria di armi è rappresentata da razzi, sempre a breve raggio, ma più pesanti del tipo Katyusha, come i «Grad» da 122 mm di progettazione ex-sovietica e di versioni più aggiornate di produzione cinese. Durante le operazioni contro Hezbollah del 2006, la IAF ha eliminato senza problemi la maggior parte delle rampe di questi razzi, anche se i lanci, per quanto imprecisi e sporadici, sono continuati per tutta la durata del conflitto. I razzi pesanti prodotti da Siria e Iran, in grado di colpire obiettivi compresi tra i 50 ed i 250 chilometri, rappresentano la terza categoria di armi che minacciano il territorio israeliano; a dispetto della difficoltà di occultamento e della necessità di veicoli di lancio, queste armi sono molto più precise delle precedenti categorie. Secondo l’Intelligence di Tel Aviv, Hezbollah dispone di razzi tipo «Fajr-3» da 240 mm e «Fajr-5» da 320 mm, rispettivamente con una gittata di 43 e 75 chilometri. È facile comprendere la preoccupazione di Israele nei confronti della minaccia rappresentata da queste artiglierie. I missili di grosse dimensioni non potendo raggiungere il Libano interi sui loro TEL vengono smontati e introdotti a pezzi nel Libano del sud e occultati in attesa di essere riassemblati solo al momento dell’impiego. Altri tipi di razzi sono i «Falaq-1 e 2» rischierabili su automezzo, i «Raad» da 220 mm, i «Khaibar-1» da 302 mm, che la Siria sta regolarmente riconsegnando ad Hezbollah. L’Intelligence accredita, inoltre, ad Hezbollah la disponibilità di razzi iraniani del tipo «Zelzal-2», nonostante durante il conflitto del 2006 non ne abbia fatto uso; sempre secondo Israele, Hezbollah disporrebbe anche di razzi «Fathe110», ovvero una versione con sistema di guida del «Zelzal-2». L’arsenale di razzi e missili siriano e iraniano è divenuto abbastanza simile in seguito all’accordo di cooperazione strategica siglato nel giugno del 2006 e, oltre alla citata produzione, l’Esercito siriano dispone anche di missili «SS-21 Scarab» predisposti per l’impiego di testate chimiche. Comunque, l’estrema minaccia alla sopravvivenza dello Stato ebraico è rappresentata dalla quarta categoria di armi, ovvero da missili balistici a corto e medio raggio e da testate a rientro multiplo, potenzialmente nucleari. Nella categoria degli SRBM, i siriani allineano gli «Scud» nella versione B, C ed E con gittata di 300, 500 e 700 chilometri, organizzati in due Brigate per un totale di 24 lanciatori, mentre la versione iraniana del missile Nord Coreano «No Dong-1», denominata «Shahab-3», è disponibile in circa 30 esemplari operati da reparti dei «guardiani della rivoluzione». Il raggio di quest’ultima arma, classificata come un MRBM, è di circa 1 800 chilometri e la possibilità di avere il missile rifornito sulla rampa di lancio lo rende di rapido rischiaramento e impiego. Le prestazioni dello «Shahab-3» rappresentano il top della gamma di armamenti che potrebbe attaccare il territorio di Israele, almeno fino a quando l’Iran non avrà approntato il più grande MRBM «Ashura» a propellente solido e gittata di 1 800 chilometri. Lo «Shahab-3» è anche la base per il missile «Kavoshgar-1», adibito all’immissione in orbita di satelliti, risultato però fallimentare nell’ultimo lancio del 4 febbraio. La risposta a minacce così diversificate è altrettanto varia, Israele infatti dispone di batterie di missili «Patriot PAC-2» e dell’Arrow Weapon System allo standard «Arrow-2», volti a contrastare la minaccia rappresentata da MRBM e SRBM, missili «Stunner» del sistema David Sling basati sul missile aria-aria «Python-5» e il nuovo «Iron Dome» rivolto a razzi di piccole medie dimensioni, mentre è attualmente congelato il programma Tactical High Energy Laser (THEL). L’obiettivo strategico di Israele è quello di raggiungere la possibilità di intercettare il 100% dei vettori nucleari e chimici che potrebbero rappresentare una minaccia di distruzione totale, e di intercettare la maggior parte dei razzi di piccola e media dimensione. Il sistema Arrow è in grado di intervenire contro missili tattici fino agli «Shahab-3» iraniani, ma non contro eventuali testate nucleari a rientro multiplo che l’Iran sta concependo; per fare questo Israele sta sviluppando la capacità di intervenire a distanze dell’ordine dei 2 000 chilometri all’interno dell’atmosfera. Contro i «Qassam» e «Katyusha» oltre all’«Arrow» e ai «Patriot PAC-2» le IDF stanno immettendo in servizio l’«Iron Dome», sistema in grado, tra l’altro, di discriminare quali ordigni colpirebbero obiettivi urbani e quindi abbattere solo quelli potenzialmente pericolosi, lasciando gli altri ad impattare in zone disabitate. Questa scelta è stata definita in considerazione del fatto che il 75% dei razzi lanciati da Gaza o dal Libano precipita fuori dalle aree urbane; sarebbe quindi uno spreco di risorse abbattere tutti gli ordigni in arrivo quando solo il 25% è pericoloso. I sostenitori del programma THEL ritengono che, nonostante le capacità del sistema «Iron Dome» garantiscano la distruzione al 100% dei proiettili di piccolo medio calibro in arrivo, lo scontro non sia sostenibile dal punto di vista economico, costando un razzo «Qassam» 200 USD e un missile israeliano 35 000 USD. Altre forme di minaccia meno incombenti, ma non per questo meno pericolose, sono i drone e i lethal-UA, armi di cui l’Iran è uno storico produttore, oltre ai missili da crociera. Un lotto di questi ultimi, 12, «Raduga Kh-55» («AS-15 Kent») è stato ceduto nel 2001 dall’Ucraina all’Iran, ma i servizi informativi israeliani ritengono comunque queste minacce come poco probabili. Durante la guerra del 2006, durata 34 giorni, Hezbollah ha lanciato 4 228 missili tra «Grad», «Raad» e «Khaibar-1» con salve di circa 100 razzi al giorno durante la prima settimana e 200 nei giorni seguenti, le perdite sono state elevate tra la popolazione israeliana con un costo di circa 5,5 miliardi di dollari tra danni materiali ed economici. Le incursioni della IAF hanno distrutto circa il 75% dei razzi di dimensioni maggiori e circa il 50% dei «Katyusha»; questi ultimi sono molto sfuggenti in quanto non richiedono particolari conoscenze tecniche, veicoli e mezzi di lancio. Inoltre in quanto disponibili in grosse quantità, hanno effettuato una sorta di rudimentale attacco a saturazione delle difese aeree israeliane. I lethal-UA iraniani sono stati impiegati da Hezbollah durante la campagna del 2006 con scarsi risultati, anche se si trattava di prodotti non appartenenti alla produzione di punta; di quattro «Mohajer» lanciati due sono precipitati per cause tecniche e uno è stato abbattuto da caccia israeliani armati di missili «Python-5». Le migliorie tecniche apportate dall’Iran sui modelli di lethal-UA e drone riguardano la tecnologia stealth, l’aumentata capacità di carico e la velocità di movimento; i drone a propulsione jet, impiegati per l’addestramento della controaerea e dei caccia, sono infatti in grado di riprodurre il profilo di attacco delle armi che devono simulare e quindi possono loro stessi essere impiegati come mezzi offensivi. Andrea Lopreiato Capitano, in servizio presso il Comando Aviazione dell’Esercito
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a una sincera percezione di quale fosse l’interesse di Israele». Il problema, quindi, non fu la decisione presa, bensì il mancato risultato in campo, che secondo la commissione venne inficiato da «errori e mancanze» a livello politico e militare. In definitiva, la responsabilità rimane dell’Esercito. Ma il capitolo più delicato (e più atteso) è quello relativo alle sessanta ore finali del conflitto, ovvero quando l’ONU aveva già trovato l’accordo per la risoluzione 1 701. Con il documento del «cessate il fuoco» già sul tavolo del Palazzo di Vetro, il Governo di Tel Aviv decise ugualmente un rush finale verso il fiume Litani - secondo i soldati e le famiglie solo per dare al Paese l’illusione di una vittoria - che costò la vita a 34 militari, tra cui il giovane Uri, figlio ventenne dello scrittore David Grossman. Sempre secondo la Commissione, la scelta fu «inevitabile» sulla
mier - «terrò conto delle raccomandazioni» - ma può tranquillamente andare avanti nella guida del Paese e proseguire i colloqui con l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) di Abu Mazen. Anche se il leader Netanyahu continua a chiedere le dimissioni, Barak conferma la sua fiducia e gli ortodossi dello Shas impartiscono la loro «benedizione» in cambio della cancellazione di Gerusalemme tra i punti di discussione con il leader palestinese. Anche il partito laico Shinui conferma il suo appoggio, con la voce dell’ex leader Yosef Lapid, già Ministro della Giustizia con Sharon e, oggi, tra gli opinionisti più ascoltati. Le polemiche sono ancora arroventate, ma qualcosa sta cambiato.
Sopra. Il Ministro degli Esteri Tzipi Livni. A sinistra. Il capo di Hezbollah Nasrallah.
VERSO LE ELEZIONI DEL 2010
base delle informazioni a disposizione del Governo. Anche questa volta la responsabilità non è dell’Esecutivo, ma soltanto dell’Esercito e delle informazioni (sbagliate?) trasmesse a Tel Aviv. La Commissione Winograd riconosce anche le capacità dell’avversario: «un’organizzazione paramilitare ha potuto resistere per settimane al più potente esercito del Medio Oriente» e, con evidente rammarico, evidenzia nel rapporto che «i missili di Hezbollah contro il fronte interno sono proseguiti per tutta la guerra, e le Forze Armate israeliane non sono riuscite a fornire una risposta efficace». Quindi Olmert non è tenuto a lasciare l’incarico di Pre-
Il Ministro Barak non è soltanto il militare più decorato della storia di Israele, è anche un abile uomo politico. Secondo il «Jerusalem Post», il leader laburista cerca di convincere i deputati di Kadima sulla necessità di formare un Esecutivo alternativo che - scongiurata l’ipotesi della caduta del governo Olmert dopo la commissione Winograd - possa ritenersi pronto per ulteriori necessità, ovvero per le prossime elezioni previste per il 2010. E la preda più ambiziosa è Tzipi Livni, il Ministro degli Esteri. Il pretesto per le rivelazioni del quotidiano più letto in Israele viene da un servizio fotografico che ha per protagonista la Livni durante una visita sulle colline in Cisgiordania per osservare dall’alto i villaggi palestinesi dopo gli ultimi raid a Nablus. Quattro immagini del Ministro circondata da alti Ufficiali dell’Esercito, ricordando le analoghe fotografie scattate all’ex Premier durante la stessa visita in Cisgiordania effettuata tre anni prima. Ma il commento degli analisti è più incisivo. In Israele
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Rivista Militare n. 4/2008
«non si diventa Capo del Governo senza offrire ri americano, legato alla destra, che ha iniziato a credenziali militari», e una visita a sorpresa in Cicollaborare con la Polizia israeliana. Più preciso è sgiordania, accompagnata dai Vertici militari, non il «New York Post»: l’accusatore è Morris «Moshe» può essere organizzata senza il permesso del MiTalansky, un americano di origine ebraica che ha nistro della Difesa. Una sicura mossa politica che fondato un impero finanziario esteso da Long Isvedrebbe nella Livni la futura candidata alla sostiland sino a Tel Aviv. Per Ehud Olmert si tratta di tuzione di Olmert, con Barak ancora una volta alla «voci scellerate» che non riusciranno a fermare le Difesa per assicurare al Paese le capacità militari trattative di pace con Abu Mazen. Ma se l’indagine necessarie in previsione di possibili scenari consi rivelerà più compromettente delle precedenti, il flittuali. In effetti, la stessa Livni aveva richiesto le Primo Ministro sarà costretto alle dimissioni, e dimissioni del Premier dopo la pubblicazione (pardietro di lui già si intravede la capigliatura bionda ziale) della prima parte del «Rapporto Winograd», di Tzipi Livni. per decidere successivamente di rimanere nel GoMa chi è Tzipi Livni? Cinquant’anni, avvocato ed verno. Nello stesso modo si era espresso anche ex funzionario del Mossad, è stata parlamentare Benjamin Ben-Eliezer, Ministro laburista per le Indel Partito Likud per poi diventare con Sharon e frastrutture, che, pur essendo un fedele sostenitoOlmert tra i fondatori di Kadima. Ma sono i suoi re di Olmert, aveva parlato di un «possibile cambio genitori a fornire le «garanzie» necessarie per una al vertice». brillante carriera politica. La madre Sara, morta di Il 4 maggio 2008, solo pochi giorni prima della malattia alla fine del 2007, è stata una figura di celebrazione dei sessant’anni dello Stato di Israeprimo piano nella «Irgun Zvai Leumi», la milizia le, l’inflessibile procuratore generale Menachem clandestina che, dal 1931 al 1948, ha condotto atMazuz decide di indagare per tacchi contro arabi e britannici, corruzione il Presidente Ehud basandosi sull’ideologia di ZeOlmert. Si tratta di accuse - fonNel 2007 sono arrivati in ev Jabotinsky che «solo una di neri elettorali - che risalgono Israele 19 700 nuovi cittadi- forza armata ebraica avrebbe alla metà degli anni 90, quando ni, il 6% in meno rispetto al- assicurato lo Stato di Israele». Olmert era Sindaco di GerusaLivni aderisce alla lotta arl’anno precedente. Mai era- Sara lemme, prima ancora di ricoprimata all’età di sedici anni. Il re le cariche di Ministro delle Fi- no stati registrati ingressi simbolo dell’«Irgun» è una nanze e delle Infrastrutture. Da così bassi negli ultimi venti mappa dello Stato ebraico che quando è diventato Premier, nel anni comprende le due rive del gennaio del 2006, Olmert è staGiordano (come lo sognavano i to oggetto di cinque indagini combattenti della milizia) e, al giudiziarie, ma non è stato mai incriminato. Oggi, centro, un fucile ed una baionetta con lo slogan però, il rischio di impeachment potrebbe avere «Solo così!». Ancora oggi, i giovani del movimento gravi conseguenze politiche: la coalizione è già in nazionalista di destra «Betar» cantano un inno che crisi (la scissione del Partito dei pensionati ha viha per protagonista un’eroina della guerra di indisto tre esponenti migrare nelle fila della formaziopendenza, la madre del Ministro Livni. Il padre Eine del milionario russo Arcady Gaydamak) e il Gotan era il Comandante che guidava le operazioni e verno è rimasto con 64 deputati - piuttosto «nergli attentati organizzati dalle milizie irregolari ed è vosi» - su 120. La destra ha già chiesto di sciogliestato a lungo parlamentare del Likud. Insieme, sore il Parlamento, e il Ministro laburista Ehud Barak no stati la prima coppia a sposarsi in Israele subiè pronto a saltare dalla poltrona della Difesa a to dopo la proclamazione dell’indipendenza, il 15 quella di Premier. maggio del 1948. All’opinione pubblica israeliana Nelle more di un’inchiesta così delicata, il procunon sono certamente sfuggite le difficoltà della ratore Mazuz ha disposto quarantotto ore di predecisione di Tzipi Livni di aderire al ritiro da Gaza, avviso e un interrogatorio di novanta minuti nella coniugando un passato nazionalista e intransigenresidenza di Gerusalemme: non si deve dare il mote con una seria prospettiva di pace basata su sado di coordinare la versione dei fatti e, al tempo, crifici dolorosi: adesso la prospettiva della più alta non si vuole impedire al Premier di continuare le carica politica a Tel Aviv è ragionevolmente vicina. E se da una parte il problema dei coloni di Gaza sue attività, compresi gli incontri ufficiali prosembra risolto, dall’altra Annapolis, con il suo cagrammati per la festa dell’Indipendenza. rico di speranze, è ormai già lontana. Durante la Ma queste accortezze non valgono per Shula Zapresentazione della manovra finanziaria per il ken, la fedele assistente di Olmert da oltre ven2008, il Governo annuncia che verranno costruite t’anni: sei ore di interrogatorio - senza risposte nuove case a Gerusalemme est. Ad Har Homa, nele arresti domiciliari immediati. la parte araba annessa dopo la guerra del 1967, Ma da dove vengono le accuse? Secondo i quotiverranno costruiti 500 appartamenti, oltre ai 240 diani di Tel Aviv si tratta di un ricco uomo di affa-
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previsti nell’insediamento di Maaleh Adumin, alle porte della Città Santa, dove andranno a vivere trentamila israeliani, indipendentemente dai risultati finali degli accordi con i palestinesi. Lo scontro tra il Presidente palestinese Abu Mazen e il Ministro israeliano per gli Affari di Gerusalemme, Rafi Eitan, è inevitabile. Ma questa volta la decisione del Governo israeliano provoca anche una presa di posizione critica da parte dell’Amministrazione di Washington, e tocca al Ministro degli Esteri spiegare che Tel Aviv non ha mai promesso di fermare le costruzioni ad Har Homa, che è «parte integrante di Gerusalemme». Ma servono queste abitazioni? Olmert e Livni devono affrontare anche un altro problema, il calo record degli immigrati. Nel 2007 sono arrivati in Israele 19 700 nuovi cittadini, il 6% in meno rispetto all’anno precedente. Mai erano stati registrati ingressi così bassi negli ultimi vent’anni. Un vero e proprio crollo tra gli abitanti dell’ex Unione Sovietica, che rappresentano il 30% del totale e sono praticamente dimezzati. Secondo il Presidente dell’organizzazione «Nativ», Zeev Bielsky, gli ebrei alla diaspora hanno meno ragioni per lasciare i Paesi di origine. La situazione economica in Russia rende migliore anche la vita delle comunità ebraiche, e, in Francia, dopo l’elezione di Nicolas Sarkozy, hanno ripreso fiducia nel Paese e nelle istituzioni, ovvero un rinnovato senso di sicurezza, indispensabile per consolidare la propria vita e quella dei congiunti nel Paese di origine. La grande ondata di immigrazione è durata dieci anni ed è terminata nel 2002. Dopo la caduta del muro di Berlino, oltre un milione di ebrei ha lasciato l’ex Unione Sovietica, un afflusso considerato «strategico» dai governi israeliani nella sfida demografica con i palestinesi, ma ritenuto poco «kosher» dai rabbini di Gerusalemme che hanno giudicato il 50% degli immigrati russi non perfettamente ebrei secondo le norme religiose. La storia della Aliyah (letteralmente «la salita»), la parola ebraica che indica l’immigrazione in Israele, inizia nel 1948 quando la «Legge sul Ritorno» garantisce automaticamente a tutti gli immigrati (gli «olim») di religione ebraica la cittadinanza nello Stato. Tra il 1948 ed il 1951 si registra il periodo massimo di immigrazione. I nuovi cittadini, per la maggior parte i sopravvissuti all’Olocausto, sono oltre 700 000 e questo consente il raddoppio della popolazione di Israele. Nel corso degli anni il nuovo Stato lancia vere e proprie operazioni di trasferimento di ebrei da altri Paesi. Con due diverse fasi (1985 e 1991) e, sotto la denominazione di «Operazione Mosè e Salomone», vengono trasportati gli ebrei etiopici, conosciuti anche come falascià. Con l’«Operazione Ezra e Nehemia» (detta anche «Alì Babà»), nel 1951 vengono aiutati ad emigrare con un ponte
Un riservista israeliano.
aereo 120 000 ebrei iracheni. Tra il 1949 e il 1950 l’intera comunità ebraica dello Yemen, 49 000 persone, viene trasportata in Israele con l’«Operazione Tappeto Volante». Nel 1990, dall’Unione Sovietica arrivano 190 000 nuovi immigrati e, l’anno successivo, altri 176 000, anche se successivamente si scoprirà che molti di loro non sono di religione ebraica. Ma la novità del giorno è costituita dai quaranta ebrei che sono stati fatti uscire dall’Iran e sono atterrati all’aeroporto «Ben Gurion» dopo aver fatto tappa in una località rimasta segreta. Il Ministero degli Esteri pubblicizza la notizia ma evita di fare commenti. Per il «Jerusalem Post» l’operazione potrebbe compromettere la comunità ebraica iraniana proprio mentre Mahmoud Ahmadinejad ripete che gli ebrei dovrebbero traslocare in altre nazioni. Ma la malcelata soddisfazione degli Esteri e dell’Intelligence è evidente, così come il messaggio lanciato a Teheran: andiamo dove vogliamo e facciamo quello che dobbiamo fare. Ma il Ministro tedesco degli Esteri, Frank Walter-Steinmeier, non è d’accordo: «scegliere dove andare a vivere deve restare una decisione personale, senza pressioni». Il governo di Tel Aviv questa volta è com-
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patto e firma un documento votato dal Consiglio dei Ministri: «bisogna contrastare il pericolo dell’assimilazione». Ma il dipartimento per l’immigrazione, lo storico marchio dell’Agenzia ebraica, che sin dagli anni 20 ha trasferito milioni di persone nella «Terra promessa», chiude i battenti per mancanza di fondi. Sessant’anni dopo la fondazione dello Stato di Israele, l’Agenzia, che ha un costo annuale di 100 milioni di dollari, decide di voltare pagina e di concentrarsi nell’educazione e nella formazione delle comunità ebraiche all’estero. Sotto il mandato britannico (l’Agenzia venne costituita nel 1923 per incoraggiare l’immigrazione), l’organismo fu anche una sorta di «governo ombra» degli ebrei residenti in Palestina e dirigeva scuole ed ospedali, compreso un braccio armato di difesa - l’Haganah - illegale ma tollerato da Sua Maestà britannica. L’Agenzia si occupava anche di erogare prestiti ai «kibbutzim», ovvero a coloro che, arrivando in Israele, intendevano cercare nei kibbutz una ragione di lavoro e di vita. Ma il problema del calo degli immigrati deve essere affrontato in ogni caso. Olmert e Livni concordano una strategia insolita. A Gerusalemme quindici funzionari dell’Agenzia hanno l’incarico di navigare in Internet in tutto il mondo e di raggiungere gli ebrei residenti in altri Paesi per convincerli, con una chiacchierata on-line, ad immigrare.
TRA RIGORE ORTODOSSO E MODERNITÀ PROGRESSISTA In Israele nasce per la prima volta una seria protesta laica. Il «brit milah», il patto della circoncisione, comincia ad essere contestato dalla popolazione. Così come è scritto nella Genesi, la circoncisione viene praticata ai neonati nell’ottavo giorno di vita - per i mussulmani al tredicesimo anno
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di età - e il rituale viene effettuato da un Mohel, specializzato nella pratica. Anche se la maggioranza degli israeliani ritiene che il rituale debba essere ancora praticato per rispetto alla tradizione, sono sempre di più gli ebrei laici che si rifiutano di praticarlo. Secondo l’organizzazione Kahal che riunisce i genitori dei bambini non circoncisi e si adopera per convincere gli indecisi - tutto è iniziato quando, nel 1999, l’associazione dei pediatri americani ha dichiarato che non esistono ragioni sanitarie per la pratica delle circoncisione. Inoltre, molti degli ebrei che si rifiutano di praticarla vorrebbero che, almeno in tarda età, i figli potessero scegliere liberamente, ma affidandosi alle cure di un vero e proprio chirurgo e non ad un circoncisore rituale. Ma le preoccupazioni maggiori vengono dagli adolescenti che vivono negli insediamenti ebraici in Cisgiordania. La giovane Zvia Sariel, diciott’anni appena compiuti, dopo aver aggredito una famiglia palestinese durante la raccolta delle olive, è diventata l’eroina degli ultranazionalisti. Come lei, altre sette minorenni sono state arrestate per essersi opposte all’evacuazione di un avamposto e si sono rifiutate di fornire le generalità. Adesso vengono chiamate le ragazze «Sarah Aharonson», dal nome della giovane sionista che si uccise dopo essere stata torturata per tre giorni dai militari turchi. Solo che adesso il «regime malvagio» è quello dello Stato di Israele, colpevole di non rispettare la legge religiosa della Torah. Secondo il «Jerusalem Post» sono i nuovi «bambini guerrieri», educati nelle scuole religiose della Cisgiordania ed oggi considerati l’avanguardia bellicosa del movimento ultranazionalista, che hanno spinto maggiormente sul Governo Olmert per costruire nuovi insediamenti. Durante i suoi tre mesi di detenzione, Zvia
Il Muro del pianto a Gerusalemme.
Sariel ha ottenuto di essere ascoltata da una corte privata rabbinica, che ha elogiato il suo rifiuto di accettare l’autorità dei giudici israeliani. Questi nuovi Sinedri pubblicano decreti che diventano legge per i sionisti religiosi, così come l’ultimo promulgato che ordina di non assumere arabi e di non affittare loro le abitazioni di proprietà degli ebrei. Ma la lo sconcerto arriva proprio dal giudice chiamato ad emettere la sentenza contro Zvia: «il suo comportamento di fronte alla Corte è oltraggioso e preoccupante». Ad altri giudici spetta invece il compito di condannare Omri Sharon, il figlio di 43 anni dell’ex Premier Ariel Sharon. Viene condannato a sette mesi di reclusione dopo aver ammesso una raccolta di fondi illegali durante la campagna del padre per le primarie del Likud. È stata proprio quella vittoria del 1999 ad aprire la strada verso le due rielezioni alla poltrona di Primo Ministro, sino all’emorragia cerebrale che lo ha colpito nel dicembre del 2005. Omri è stato accusato di aver ricevuto 1,3 milioni di dollari da vari gruppi in Israele e all’estero (la cifra supera di molto il limite imposto dalla legge) organizzando un sistema di società fantasma per occultare i finanziamenti. La condanna a sette mesi di reclusione, giudicata esemplare da una parte dell’opinione pubblica, è la prima in un caso legato a fondi illeciti e impedisce di fatto di commutare la pena in servizio alla comunità (il massimo stabilito è sei mesi). Anche se il quotidiano «Haaretz» - che da
sinistra ha sempre criticato il padre - ha appoggiato la campagna per evitare il carcere al figlio, la Corte Suprema ha respinto l’appello degli avvocati e lo stesso Omri si è dichiarato contrario a qualunque intervento a suo favore. La «guerra del pane azzimo» rischia invece di far cadere il Governo Olmert. La Pasqua ebraica («Pesach», il passaggio) è la festa della liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto. Durante questa ricorrenza non bisogna mangiare nulla che non sia lievitato (pane, pasta e altri cibi) in ricordo del pa-
La situazione al confine israelo-libanese al 31 luglio 2006. Il livello e la dislocazione delle unità israeliane è soltanto indicativo; sono riportate solo le unità impegnate negli scontri.
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nistro dell’Agricoltura, si lamenta con Olmert e accusa il Partito ultranazionalista di ricattare il governo: «sarebbe meglio andare alle elezioni piuttosto che soccombere sempre alle loro rivendicazioni». Anche un altro tabù cade: l’eventuale divisione di Gerusalemme. Dopo che, nel 1980, il Parlamento israeliano proclama la Città Santa «la capitale eterna ed indivisibile dello Stato ebraico», nessuno ha più apertamente ipotizzato una sua possibile divisione. Ma il primo a farlo è proprio il Vice Premier Haim Ramon, che apertamente solleva la questione di Gerusalemme nei negoziati con i palestinesi: «se raggiungiamo un accordo che riconosce i quartieri ebraici come capitale di Israele e quelli arabi come capitale palestinese, sarebbe cattivo per noi?». La città, patrimonio inalienabile dello Stato, viene difesa da Shaul Mofaz, già Ministro della Difesa e ora ai Trasporti, che accusa Ramon di «causare danni alla sicurezza nazionale». Per il Partito ultraortodosso Shas il problema non esiste, semplicemente Il Ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, incontra Robert Gates, Segretario della Difesa Americano. perchè «Gerusalemme non è nell’agenda dei colloqui». A sorpresa, Avigdor Lieberman, il leader del Partito ultranazionalista «Israele casa nostra», non ne mangiato durante la schiavitù: per sette giorni minaccia ritorsioni. Probabilmente indotto a baratsulle tavole c’è posto solo per la matzà, il pane aztare la divisione di Gerusalemme con il suo progetzimo. Lo Shas, il partito ultraortodosso, minaccia to di conservazione degli insediamenti in Cisgiordania, non pone veti e si ritira in un dignitoso sidi lasciare la coalizione se il Governo non intervielenzio. Mentre sembra più ambiguo il silenzio di ne con un emendamento d’emergenza per fermaEhud Olmert. I quotidiani ebraici mettono subito in re la decisione di un giudice che ha autorizzato la evidenza il mancato intervento chiarificatore del vendita di prodotti, come il pane, la pasta, la birra e persino il whisky, durante il periodo pasquale. La Premier e gli analisti più accreditati ritengono che polemica infiamma le massime autorità politiche le rivelazioni del giornale arabo «Al Quds Al-Arabi» del Paese. Eli Yishai, Ministro potrebbero essere esatte. Tra dell’Industria e leader dello Olmert e Abu Mazen sarebbe Shas, definisce la decisione Tra Olmert e Abu Mazen già stata raggiunta di fatto «una macchia sull’identità sarebbe già stata raggiunta un’intesa che prevede di affidaebraica di Israele» e Yitzhak Co- di fatto un’intesa che preve- re la tutela dei luoghi sacri islahen, Ministro per gli Affari Relial Re di Giordania. Ma cosa de di affidare la tutela dei mici giosi, sentenzia che «il giudice pensa il popolo israeliano della ha puntato una pistola alla tem- luoghi sacri islamici al Re di difficile e controversa questione pia del nostro popolo». In realtà Giordania dei luoghi santi di Gerusalemlo scontro è tra Gerusalemme la me? L’importante quotidiano religiosa e Tel Aviv la laica. Seebreo «Yedioth Ahronoth» pubcondo il quotidiano liberale «Haaretz», questo è un blica un sondaggio. Il 63% degli israeliani è contratentativo evidente da parte degli ultranazionalisti rio a qualunque compromesso su Gerusalemme ed di imporre il loro stile di vita agli altri settori della il 68% non vuole che le aree a maggioranza araba società, ed Ehud Olmert, per nove anni Sindaco di nella parte orientale, conquistata durante la Guerra Gerusalemme ed oggi Premier a Tel Aviv, non può dei Sei Giorni - vengano trasferite sotto l’autorità palestinese. Solo il 10% riconosce al Governo di Olche convocare una riunione d’emergenza del suo mert un mandato per raggiungere un’intesa sullo Gabinetto. Secondo il Premier non è necessario scatenare una guerra culturale («dobbiamo vivere status permanente di Gerusalemme, ma la percenfianco a fianco»), ma secondo il Ministro degli tuale aumenta di molto (52%) se i due terzi dei deEsteri è invece necessario proteggere il simbolo di putati appoggiano l’iniziativa. I duecentomila coloPesach («proprio perchè non sono religiosa»). Ma il ni israeliani che vivono a Gerusalemme est non Sindaco ultraortodosso di Gerusalemme, Uri Lupopartecipano al sondaggio. Intanto l’Esercito ordina lianski, è deciso a portare in tribunale i ristoranti e la confisca di oltre 110 ettari intorno all’insediai negozi fuori legge. Meir Sheetrit, laburista e Mimento di Maale Adumim per la costruzione di una
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barriera di sicurezza, e le terre palestinesi requisite arrivano sino al confine con Gerusalemme est. Ma quando i negoziati con i palestinesi giungono a toccare le questioni fondamentali - come Gerusalemme, i confini e i rifugiati - il leader di «Israele casa nostra» abbandona il governo. Avigdor Lieberman spiega che il suo ruolo è stato quello di fermare il processo di Annapolis e, pertanto, la sua decisione è adesso inevitabile. Abbandonato dalla destra nazionalista, il governo Olmert resta con una maggioranza di 67 deputati su 120, e in ogni caso rimane sempre più esposto alle pressioni dello Shas, la formazione ultraortodossa. L’estrema destra, che considera i negoziati di Annapolis una minaccia, torna nelle strade. Quando il Premier Olmert si reca ad assistere alla partita di calcio tra le squadre di Beitar (di cui è tifoso) e di Maccabi Haifa, dagli altoparlanti viene annunciato un minuto di silenzio per onorare la memoria di Yatzhak Rabin, il Premier ucciso durante un comizio a Tel Aviv alla fine del 1995 dall’estremista di destra Yigal Amir, contrario agli accordi di pace. Dagli spalti i tifosi di Gerusalemme rispondono fischiando e urlando «Rabin spazzatura!». Olmert abbandona lo stadio e definisce «bestie violente» i contestatori, ma aggiunge anche che «purtroppo non sono una minoranza». Sui muri delle città sono apparse le foto di Shimon Peres e George Bush con indosso una kefia («amici degli arabi») e, per la prima volta, la visita di Condoleezza Rice è stata accolta da una protesta di piazza. E quando parla in pubblico Yuval, figlio del Premier assassinato, lancia una pesante accusa contro il giudice che ha permesso all’assassino del padre di celebrare in prigione il rito del «brit milah» del primogenito. Proprio lo stesso giorno in cui Israele ricorda Yatzhak Rabin e la sua drammatica fine.
WASHINGTON E TEL AVIV Agli inizi del 2008, il Presidente George W. Bush si reca in visita a Gerusalemme e a Ramallah. Il tentativo è di riavviare (e possibilmente proseguire) le trattative per un accordo di pace iniziate ad Annapolis sotto gli auspici della Casa Bianca. Purtroppo il Presidente americano sta attraversando una crisi di popolarità e la strategia di disimpegno della road map risulta fallimentare. Nel tentativo di lasciare almeno una sorta di eredità positiva, il Presidente Bush si limita a fornire esclusivamente una cornice ai futuri negoziati senza addentrarsi nelle questioni più spinose. Non affronta il problema dello status finale di Gerusalemme e, al tempo stesso, si rende conto che i suoi interlocutori - al contrario di Ariel Sharon e Yasir Arafat a Camp Da-
Un carro israeliano «MAGACH-7C» perso durante i combattimenti del 2006.
vid nel 2000 - hanno posizioni politiche più deboli. Le possibili prospettive di pace passano comunque attraverso la creazione dei due Stati e, per quanto si riferisce ai futuri confini, George Bush indica le linee dell’armistizio del 1949. Definite dopo il primo conflitto tra arabi ed israeliani, queste ultime sono molto più favorevoli a Tel Aviv di quanto non lo siano quelle previste dal piano di partizione dell’ONU nel 1947. Anche a proposito degli insediamenti israeliani, il Presidente americano lascia chiaramente intendere che è necessario tenere conto della realtà attuale, ovvero della necessaria tutela delle colonie ebraiche sorte nei territori occupati. A ogni buon conto, al Governo Olmert viene assicurato che le forniture militari raggiungeranno il tetto dei 30 miliardi di dollari e viene anche confermata una linea di sussidi e crediti del valore annuale di circa cinque miliardi. Ma la partita tra Israele e Stati Uniti si gioca anche su altri tavoli. Condoleezza Rice e Stephen Hadley, insieme ad una decina di alti esponenti dell’Intelligence americana, devono testimoniare sotto giuramento in un processo per spionaggio contro Steven Rosen e Keith Weissman. I due titolari della Aipac (American Israel Public Affairs Committee) sono accusati di aver passato informazioni e documenti top-secret a Israele. Lo ha deciso un giudice federale contro il parere della Procura, che ha cercato di tenere al riparo dalla convocazione almeno il Segretario di Stato e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale. L’accusa è quella di aver ricevuto materiale riservato da un ex funzionario del Pentagono e di averlo trasmesso a un diplomatico israeliano (e in parte alla stampa). Le informazioni, tra le altre cose, riguardano la rete di al Qaeda, l’attentato alle Khobar Towers in Arabia Saudita e la politica americana verso l’Iran. E quando Ehud Olmert partecipa a Berlino alla conferenza stampa a conclusione della sua visita in Germania, le dichiarazioni sul Paese degli Ayatol-
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commentare l’accaduto (o meglio, eventuali complicità), risponde con un secco no comment. Probabilmente l’Esecutivo di Tel Aviv si chiede se sia ancora il caso di continuare a finanziare i palestinesi. Durante la conferenza di Parigi, i Paesi donatori hanno stanziato per il Presidente Abu Mazen 7,4 miliardi di dollari (pari a circa 5 miliardi di euro), molto di più di quanto lo stesso Presidente avesse richiesto. Il Segretario di Stato americano a margine della conferenza che vede riuniti 87 tra Paesi donatori e organizzazioni internazionali incontra il Presidente palestinese ed espone gli obiettivi: il primo è quello di favorire la creazione del nuovo Stato e il secondo di confermare la fiduUna pattuglia israeliana in perlustrazione. cia a Fatah, contro gli islamici radicali di Hamas. Nonostante l’ingente finanziamento, il Primo Minilah lasciano intendere che l’operazione «Aipac» è stro palestinese, Salam Fayyad, ritiene che non sia andata a buon fine: «il mio Paese dispone di prove sufficiente e chiama in causa il governo di Israele: che in segreto la direzione politica iraniana continua «non sarà possibile per la nostra economia passaa lavorare allo sviluppo di armi nucleari e si sta dore ad una crescita sostenuta senza la rimozione tando di sistemi di missili balistici». A conclusione delle restrizioni e la fine dell’assedio di Gaza». dell’intervento, Olmert annuncia che Israele lascia Ma a Gaza si sta combattendo una guerra dolorosa, in un’area così densamente popolata dove aperta ogni opzione possibile, lasciando intendere anche le armi più sofisticate non sono in grado di che non viene certo esclusa la possibilità di un attacdistinguere tra popolazione inerme e milizie arco militare preventivo. Secondo gli analisti potrebbe mate. Asserragliati a Gaza ci sono circa 50 000 trattarsi di un raid aereo, di precisione chirurgica, uomini addestrati nei campi in Iran, Libano e Siria, per neutralizzare le capacità balistiche e le velleità ed equipaggiati con armi anche sofisticate: dai fuatomiche di Teheran. cili mitragliatori agli Rpg (razzi anticarro). Hamas Un effetto decisamente inconsueto è invece impiega i razzi «Qassam II» di fabbricazione artiquello che suscitano le rivelazioni del mensile americano «Vanity Fair». In una lunga inchiesta, il gianale, che con la loro gittata massima di 10 Km rotocalco racconta tutti i partie un calibro di 120 mm riescocolari relativi al fallito complotto no a colpire la cittadina israeAl momento Israele può liana di Sderot. Recentemente, degli Stati Uniti per neutralizzare Hamas dopo la vittoria eletto- disporre soltanto di un si sono affiancati anche i razzi rale del gennaio 2006. Con la debole schermo di prote- «Grad» (Bm 21) di fabbricaziocomplicità del Generale amerisovietica e importati dalzione costituito da palloni ne cano Keith Dayton, Condoleezza l’Iran. Con un calibro di 122 Rice avrebbe organizzato insie- aerostatici dotati di tele- mm e una gittata di 20 km some all’uomo forte di Fatah, Mo- camere: ma garantiscono no in grado di colpire la città di hammed Dahlan, un piano di fi- un preallarme di soli 15 Ashkelon, 105 000 abitanti. Gli nanziamenti e di addestramento secondi israeliani utilizzano gli F 16 per eliminare Hamas, ovvero la «Falcon», con un raggio di componente islamica del moviazione di 925 km, nella doppia mento palestinese. Nonostante le limitazioni degli configurazione per il combattimento aereo e per le stanziamenti imposte dalla Camera USA, il Segremissioni di bombardamento terrestre. In campo tario di Stato avrebbe perorato la causa anche sono scesi anche i semoventi di artiglieria Slammer presso le Cancellerie dell’Egitto, della Giordania e Merkava «Sholef», che con un equipaggio di quatdell’Arabia Saudita, per finanziare il progetto e fatro uomini e una potenza di fuoco pari a 9 colpi al vorire l’invio di armi per i poliziotti di Abu Mazen minuto (calibro 155 mm) possono sparare proietti (le Brigate dei Martiri di al Aqsa, la milizia del parsino a 45 km di distanza. tito del Presidente, sono state ufficialmente sciolMa il problema dei razzi lanciati da Gaza investe te alla fine del 2007). Ma una fuga di notizie sul direttamente il Governo israeliano. In definitiva si quotidiano giordano «al Majad» svela l’intrigo. Hatratta di un’emergenza che Olmert deve affrontamas, anche se inferiore a Fatah per mezzi e uomire, e il primo orientamento è quello di elaborare un ni, lancia un controgolpe e in pochi giorni acquisisistema di difesa attivo, in modo da limitare le sce il pieno controllo della Striscia di Gaza. Il Gorappresaglie che seguono ad ogni lancio. Al moverno Olmert, invitato dalla stampa israeliana a mento Israele può disporre soltanto di un debole
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Militari israeliani impegnati in Libano.
schermo di protezione costituito da palloni aerostatici dotati di telecamere: ma garantiscono un preallarme di soli 15 secondi. Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei primi giorni del 2008 un progetto per la costruzione di un sistema di missili in grado di intercettare i Qassam ed i colpi di mortaio. Il progetto, con una spesa prevista di 811 milioni di Shekel (145 milioni di euro) sarà operativo soltanto verso la metà del 2009. Inoltre, l’Intelligence ha presentato al Governo un rapporto dove viene valutata la seria prospettiva di un attacco di Hezbollah contro i centri abitati utilizzando gli aerei bomba. Si tratta dei «drone», gli aerei telecomandati senza pilota. Anche se sono stati proprio gli israeliani a svilupparli e a utilizzarli nei primi anni 70, sembra che questa tecnologia sia stata raggiunta con successo dall’Iran. Anche durante la guerra dell’estate del 2006, Hezbollah avrebbe effettuato due esperimenti - modellini senza pilota carichi di esplosivi - abbattuti tempestivamente dall’aviazione israeliana. In effetti, il «drone» potrebbe essere lo strumento privilegiato per seminare una strage in un centro abitato. Sempre secondo il rapporto, la strada migliore per attuare questo piano potrebbe venire da lontano. Facendo decollare l’aereo dai cieli della Giordania o dell’Egitto (meno controlla-
ti) la guida elettronica potrebbe essere trasferita successivamente a un centro di controllo libanese capace di guidarlo verso un centro abitato. Le prospettive sono decisamente drammatiche. Ma tutti gli altri tentativi per contrastare il lancio dei razzi da Gaza vengono vanificati. Quando il Ministro della Difesa minaccia i tagli alla fornitura elettrica di Gaza in risposta alla pioggia di «Qassam», il Procuratore generale, Menachem Mazuz, intima l’altolà. Secondo l’alto magistrato, Israele ha il diritto di tagliare i legami economici e commerciali con Gaza, ma non quello di privare la popolazione dell’elettricità, con l’evidente rischio di aggravare la crisi umanitaria. Anche se la Striscia è stata definita dal Governo «entità nemica», il Giudice Mazuz ha preso la sua decisione dopo i numerosi ricorsi presentati all’Alta Corte israeliana da decine di associazioni per la difesa dei diritti umani. Intanto, Osama bin Laden, con un comunicato audio su «Al Jazeera», si rivolge alla popolazione di Gaza e la invita alla lotta armata, prendendo come esempio l’attività dei ribelli in Iraq. Nel frattempo il Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il nemico giurato di Israele e degli Stati Uniti, entra trionfalmente a Baghdad sotto lo sguardo attonito di 158 000 soldati americani. Daniele Cellamare Libero Docente di Relazioni Internazionali
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LA NATO CIS SERVICE AGENCY
LA NATO CIS SERVICE AGENCY Istituita quattro anni fa, la NCSA controlla e gestisce tutta la rete informativa dell’Alleanza. In sintesi, provvede alla manutenzione dell’hardware e del software, all’istruzione del personale, alle installazioni e ai servizi correlati, al controllo della sicurezza delle comunicazioni.
La NATO si avvale costantemente di sistemi di tier Generali della NATO in tutto il mondo. Inoltre, da comunicazione e di informazione sicuri e affidabiessa dipendono due NATO Signal Battalion rischierali, che sin dalla sua costituzione, avvenuta duranbili e la NATO CIS School di Latina. Il Direttore di te la Guerra Fredda, si sono dimostrati di vitale imquesta organizzazione è il Tenente Generale tedesco portanza. Nel corso degli anni, i 60 Quartier GeneUlrich Wolf. rali dipendenti dal NATO Command Structure Le direttive per la costituzione della NCSA, stabi(NCS) sono stati connessi al lite dal Consiglio del Nord Quartier Generale di Bruxelles. Atlantico (North Atlantic CounCiò si è rivelato ancora più neAl momento, circa il 70% cil - NAC), prevedono che: cessario per le molteplici opera- di tutti gli assetti dei servizi • tutti gli elementi NATO che zioni militari in varie parti del informativi e delle comuni- forniscono servizi informativi e mondo, il cui numero, significacomunicazione devono essecazioni è assegnato alla di tivamente aumentato, ha reso re integrati in un’organizzazionecessaria una diversificazione NCSA per la gestione e ma- ne centralizzata, tenendo sepanell’uso dei mezzi di comunica- nutenzione rati «i clienti» dai «fornitori»; zione. Si sono, dunque, modifi• le unità che forniscono servicate strutture e procedure nel zi informativi e di comunicaziosettore delle comunicazioni e dei sistemi informane rischierabili confluiranno in due NATO Signal tivi (Communication Information Systems - CIS). Il Battalions, diventando parte integrante della risultato e la conseguenza di questo processo di NCSA; trasformazione è la NATO Communication and In• la nuova organizzazione sarà di fatto un’agenzia formation Systems Services Agency (NCSA). e resterà alla dipendenza non operativa del NC3 Board (NATO Consultation, Command and Control Board). Il direttore NCSA è responsabile nei conCHE COS’È L’NCSA? fronti del NC3 Board per l’esecuzione delle decisioni, delle direttive e della strategia di condotta Istituita nell’agosto 2004 dall’ex NATO Communigenerale e per la fornitura dei servizi informativi e cations and Information Systems Operating and delle comunicazioni di tutta la NATO e, in particoSupport Agency (NAlare, del Comandante Supremo delle Forze Alleate COSA), è uno dei più in Europa (SACEUR) e dei suoi «clienti». grandi Comandi della Ciò ha richiesto tempo e risorse per integrare tutti NATO, comprendengli elementi relativi alla fornitura dei servizi in un’ordo circa 3 700 unità ganizzazione centralizzata. Al momento, circa il 70% tra personale militare di tutti gli assetti dei servizi informativi e delle coe civile. L’agenzia municazioni è assegnato alla NCSA per la gestione e presenta un Quartier Generale situato a SHAPE (Supreme HeA sinistra. adquarters Allied PoIl Tenente Generale Ulrich Wolf. wers in Europe) e 10 In apertura. «Settori» che supporIl Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE) a tano i rispettivi QuarMons, in Belgio.
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Fig. 1
manutenzione. Per «assicurare lo scambio di informazioni sicure da punto a punto e il trattamento delle informazioni richieste dalla NATO per la Consultazione, il Comando e il Controllo, usando nel modo più economico possibile i sistemi informativi e delle comunicazioni disponibili sul mercato», NCSA opera, controlla e gestisce tutta la rete informatica della NATO. Inoltre, provvede al supporto operativo gestendo la manutenzione dello hardware e del software, fornendo parere tecnico, gestendo la configurazione, istruendo il personale sia militare che civile, provvedendo all’istallazione e ai servizi correlati, incluso il controllo della sicurezza di tutte le forme di comunicazione. All’organizzazione è richiesto soprattutto di mantenere un alto rapporto costoqualità di lavoro così come previsto dal suo catalogo di servizi. A tal fine, coopera in stretto contatto con altre entità NATO, con aziende private e agenzie nazionali.
LA NCSA NELLA STRUTTURA NATO Il Communication Information System è caratterizzato da un sempre più rapido progresso tecnologico e da una moltitudine di avanzate soluzioni. Per meglio gestirle, la NATO C3 Organization (NC3O) provvede al coordinamento dei servizi richiesti. Quest’ultima comprende il NATO C3 Board con i rappresentanti dei 26 Paesi membri, che costituiscono un comitato di alto livello alle dipendenze del NAC/Defence Planning Council con un’entità permanente, il NC3 Representatives, che
si avvale di una struttura propria, di sottocomitati e gruppi di lavoro, e di due agenzie: la NATO Consultation, Command and Control Agency (NC3A), che è responsabile per l’implementazione dei servizi informativi e delle comunicazioni, e la NCSA, responsabile dell’operatività e della gestione dei servizi. L’NC3 Board impartisce direttive non operative alla NCSA, mentre per il controllo operativo quest’ultima dipende dal SACEUR. Questa è sicuramente una distinzione fondamentale per comprendere il ruolo di NCSA e le sue responsabilità (figura 1).
UNA PRIORITÀ DI NCSA: LE OPERAZIONI Sebbene di norma sia un’agenzia, di fatto NCSA è un Comando NATO che supporta i Comandanti militari nelle loro missioni. Considerando il ruolo di leadership che la NATO ha nell’operazione ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, è ormai chiaro che le operazioni militari sono prioritarie per la NCSA. Poi vi sono le esercitazioni, in modo particolare quelle del NRF (NATO Response Force), e, infine, il compito storico di supportare i principali Quartier Generali NATO. Ovunque la NATO sia impegnata in operazioni o esercitazioni, l’Organizzazione fornisce i propri servizi in supporto alla missione. Un contributo indispensabile per il successo di qualsiasi operazione o progetto. Da quando la NATO ha assunto il comando della missione in Afghanistan, ha fornito il proprio sup-
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Fig. 2
quindi, arrivata la proposta della NCSA. Un grupporto strategico tenendo in contatto le varie unità po particolare di tecnici, definito «tiger team», è presenti in teatro con i Quartier Generali NATO in Europa. Inoltre, assicura molte delle comunicaziostato incaricato di pianificare e guidare la costruni locali e controlla il flusso informativo sino al zione della rete delle comunicazioni in ISAF, singolo utente. A tale scopo, gran parte del persocoinvolgendo il personale in forza al Quartier Genale civile e militare, in forza ai due NATO Signal nerale di NCSA, quello in forza al Deposito LogiBattalions, è stato schierato in Afghanistan. Sono stico delle Comunicazioni di Brunssum, e i due responsabili per le operazioni quotidiane nonché NATO Signal Battalions. L’agenzia «sorella» di della manutenzione dei vari siNCSA, NC3A (figura 2), ha forstemi di comunicazione per il nito il supporto tecnico; le due Da quando la NATO ha as- agenzie hanno mantenuto Quartier Generale ISAF e per le altre unità attualmente dislocate sunto il comando della mis- rapporti molto stretti durante in Afghanistan. sione in Afghanistan, ha for- la missione. Più di 100 militari Da quando la presenza della di NCSA hanno installanito il proprio supporto stra- etocivili NATO si è estesa a tutto l’Afreti di comunicazioni in teaghanistan, l’esigenza di avere a tegico tenendo in contatto le tro al fine di supportare più di disposizione un numero sem- varie unità presenti in teatro 20 000 utenti dei tre Comandi pre maggiore di computer, di con i Quartier Generali NATO regionali. Ciò è avvenuto in telefoni e di sistemi per le vi- in Europa sole 15 settimane, cosa non da deo teleconferenze è stata avpoco considerando la totale vertita maggiormente. Il piano mancanza di infrastrutture NATO originario, relativamente ad ISAF X e per la esistente in Afghanistan e le difficoltà ambientasua espansione a sud e a est dell’Afghanistan, li in cui si è operato. Questa, tutt’oggi, è la strutdemandava a un’azienda privata la fornitura di tura portante di ISAF. tutti i servizi informativi e delle comunicazioni fiDa quel momento in poi, «mitigazione» è divenuta no alla fine del 2006. Ma, ritardi non previsti nella parola magica in seno a NCSA. Per rendere operal’ottenere il supporto richiesto hanno costretto la tivo l’aeroporto di Kandahar, ha fornito una suffiNATO a trovare un soluzione temporanea. È, ciente capacità di comunicazione - pur in una solu-
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zione temporanea - per supportare il passaggio di autorità tra gli Stati Uniti e la NATO il 31 luglio 2007. Inoltre, quando nel luglio 2007 il Comandante di ISAF ha richiesto un supporto di comunicazione mobile per la condotta delle operazioni da un posto di Comando mobile al di fuori dei Quartier Generali, i soldati del NATO Signal Battalion South di Napoli hanno consegnato due LINCs (Limited Interim Network Capability composto da 25 laptop, 20 telefoni connessi alla linea NATO Secret) e due terminali satellitari mobili, uno a Kabul e uno a Kandahar. Sono solo pochi esempi, tra i tanti, di come NCSA abbia fornito soluzioni rapide e brillanti in supporto ai militari in teatro. Questi sforzi hanno dimostrato come sia una sorgente di capacità di servizi informativi e comunicazioni di altissima reattività, flessibilità, adattamento e affidabilità operative. Questa capacità, comunque, è dovuta all’esperienza tecnica, al costante riferimento alle operazioni del personale militare e civile di NCSA e alla sufficiente disponibilità e flessibilità nell’uso delle varie apparecchiature.
IL SUPPORTO AL NATO RESPONSE FORCE Un’unità di rischieramento rapido, quale la NATO Response Force (NRF), deve saper comunicare usando canali più o meno sicuri. Quando l’NRF si rischiera, non può certo usare computer server ingombranti, ma deve avere a disposizione apparecchiature flessibili costruite a misura per ciascun tipo di esigenza, sia di una singola unità sia di un Quartier Generale composto da 120 utenti. Considerando le richieste del NRF e tenendo conto del fatto che le apparecchiature originariamente destinate al CJTF (Combined Joint Task Force) non sono state consegnate nei termini previsti, NCSA ha adottato le misure necessarie per il trasporto aereo di apparecchiature di misure ridotte. I suoi sforzi sono emersi appieno durante il LINC, che ha, tra l’altro, dimostrato la sua utilità sia in ISAF che durante le varie esercitazioni. Alla fine del 2005, il LINC è stato rischierato per fornire connettività alle reti NATO per il Deployed Joint Task Force (DJTF) ad Islamabad, per coordinare le operazioni di soccorso in seguito al disastroso terremoto che ha colpito il Pakistan. È stato usato dall’inizio dell’operazione fino al suo termine, nel febbraio 2006. Inoltre, le apparecchiature del LINC hanno supportato l’esercitazione «Steadfast Jaguar» - dove la NRF ha raggiunto la piena capacità operativa (Full Operational Capability - FOC) tenutasi sull’isola di Capo Verde, nel giugno 2006, e il summit NATO di Riga, del novembre del 2006. Per questo, il LINC è divenuto il progetto di riferimento per i rischieramenti della NATO di tutte le apparecchiature utili alla comunicazione.
Ciò ha senza dubbio dimostrato che la modularità, la flessibilità e la misura ridotta delle apparecchiature costituiscono la chiave di successo per l’NRF. NCSA ha bisogno di apparecchiature di misure ridotte, modulabili, scatolabili, di facile manutenzione e aerotrasportabili. Quindi, lo sforzo della NATO sarà quello di adeguare i propri approvigionamenti alle reali e correnti necessità operative, in particolare: • equipaggiamenti in scatole, modulabili e di ridotte dimensioni piuttosto che container di 20 piedi; • piccoli veicoli (trasportabili con C-130) piuttosto che carri da 10 tonnellate; • prodotti commerciali utili per un ciclo di 2/3 anni piuttosto che soluzioni NATO a lungo termine (10/15 anni); • soluzione rapida dei problemi pur non soddisfacendo appieno la richiesta.
IL SUPPORTO AL NCS (NATO COMMAND STRUCTURE) Una parte di rilievo della missione della NCSA è quella di fornire i propri servizi, computer, telefoni e sistemi di videoconferenza ai Quartier Generali statici della NATO, sia in Europa sia nel Nord America. La maggior parte dei dieci «settori» alle dipendenze dell’Agenzia sono stati costituiti con ex Signal Support Groups che dipendevano e supportavano i rispettivi Quartier Generali. La loro primaria responsabilità è quella di fornire il supporto informativo e i servizi delle comunicazioni ai loro corrispettivi Quartier Generali, così come previsto dagli accordi (Service Level Agreements - SLAs). Di fatto, i Quartier Generali della NATO rivestono il ruolo di «cliente». Solo un’Agenzia centralizzata, quale la NCSA, è in grado di fornire servizi ovunque all’occorrenza, grazie alla collocazione dei dieci settori e alla capacità di rischierare le risorse.
LA NUOVA MINACCIA: LA DIFESA CIBERNETICA Nel 2007 è stato rilevato un notevole incremento degli attacchi di hacker. Il ruolo della NCSA, quale «fornitore» principale della NATO nella difesa informatica, è diventato quanto mai attuale. In seguito agli attacchi cibernetici contro l’Estonia, i Paesi dell’Alleanza Atlantica hanno rivolto la massima attenzione al problema, discutendone al NATO Ministerial Summit. Tra luglio e agosto 2007, NCSA ha esaminato tutti i servizi informativi e le comunicazioni della NATO per individuare le carenze nella capacità di difesa da eventuali attacchi informatici. Sono state raggiunte le seguenti conclusioni: la gestione delle configurazioni, l’applicazione delle misure di
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protezione, la risposta/reazione ad eventuali «inrisponderanno di fatto a quanto richiesto dal nuocidenti» e la continua pianificazione degli eventi vo NATO’s LoA. devono essere migliorati per proteggere la strutUno degli obiettivi dell’organizzazione sarà queltura delle comunicazioni NATO. lo di dotarsi di personale adeguatamente qualificaSi tratta di un’attività che non può essere né to, onde evitare carenze strategiche, specialmente condotta in termini brevi né dimenticata. La difesa nelle aree a più alta valenza tecnica. Conseguentecibernetica è uno dei campi dove NCSA sta impiemente, occorrerà porre in atto tutti gli accorgimengando moltissime risorse, in quanto elemento esti volti a migliorare le conoscenze tecniche del persenziale del compito assegnato all’agenzia è quelsonale, sia nel caso di operazioni in teatro sia nei lo di fornire servizi «sicuri». Ma risulta evidente singoli settori. A tal proposito sono stati compiuti i che la NATO, e conseguentemente NCSA quale primi passi per un miglior coordinamento e addeprima linea di difesa, non può fare tutto da sola. stramento nelle diverse installazioni NATO, quali il Lo scambio di informazioni con le Nazioni deve Joint Warfare Centre (JFC) in Stavanger (Norvegia) o essere migliorato e incrementato ulteriormente. la Scuola NATO di Oberammergau (Germania). InC’è una necessità di collegamento tra esse in divece, presso la NCISS di Latina sono stati sviluppaverse aree: ti precisi programmi di addestramento al fine di • comunicazioni sicure tra la NATO e tutti i cenpreparare al meglio le missioni in teatro. tri/unità di difesa cibernetica degli Stati membri; Nel 2007, per la prima volta, NCSA in accordo • più vasta gestione della configurazione in ambicon ACO (Allied Command Operation) J6, ha «apto NATO; paltato» ad aziende private (outsource) i servizi • istituzione di un centro di eccellenza per la difeforniti per due esercitazioni NATO. Questo rappresa cibernetica; senterà una sicura fonte di in• esercitazioni sulla difesa informazione per altre future formatica. Sebbene sia una giovane possibilità di appalto. Inoltre, In conclusione, l’expertise del organizzazione, ha dato pro- sta sviluppando anche altre inipersonale militare potrebbe es- va delle sue capacità andan- ziative. Alla fine di questo prosere usato in futuro anche nelle di ottimizzazione, sarà in do sempre incontro alle ri- cesso varie compagnie/aziende private; grado di gestire un maggior e la NATO potrebbe rappresenta- chieste provenienti dal cam- numero di appalti di strutture re il miglior «veicolo commercia- po operativo... statiche, che consentiranno una le», se usata per testare la qualicostante razionalizzazione e tà dei futuri prodotti. La «sicucentralizzazione dei servizi con rezza» è una sfida che appartiene a tutti. Un «virus» nuove e innovative soluzioni hardware e software. non distingue tra un computer militare o civile: è una In tre anni, ha dato prova di alte capacità e di minaccia per tutti. un’eccellente reputazione. Sviluppa e mette in atto le più avanzate apparecchiature elettroniche per supportare le esercitazioni IL FUTURO e le missioni NATO, anticipando i problemi con assoluta flessibilità ed affidabilità. Coopera, tra l’altro, L’alto livello operativo che la NATO deve mantecon note imprese commerciali e con vari esperti. nere in Afghanistan ha incrementato la pressione Dell’Agenzia, ancora giovane e in continua evoluziosu NCSA in modo significativo. Fino al 2007 tale ne, fa parte un giusto mix di personale militare e ciorganizzazione ha supportato 7 operazioni NATO, vile altamente motivato e flessibile. Il lavoro di Uffisoddisfatto le necessità della NRF e sostenuto più ciali, Sottufficiali e Personale di truppa fornirà la midi 50 esercitazioni. Tutto ciò ha implicato il rigliore conoscenza tecnica e operativa. Ciò consentischieramento di personale e il supporto dei vari rà, da un lato, continui miglioramenti e, dall’altro, servizi di comunicazione in tempi brevissimi. Sebl’opportunità di lavorare sulle più moderne apparecbene giovane, ha dato prova delle sue capacità anchiature con la possibilità di un ritorno di conoscendando sempre incontro alle richieste provenienti ze ed esperienze acquisite nei Paesi di provenienza, dal campo operativo e soddisfacendo le domande una volta completato il mandato di missione. dei «clienti». Comunque, NCSA deve essere pronta a risponThorsten Kreuzkam dere al meglio alle sfide future. Per raggiungere il Tenente Colonnello, NATO’s Level of Ambition (LoA), deve incrementaUfficiale Addetto alla Pubblica Informazione re il numero dei moduli rischierabili (Deployable della NCSA CIS Module - DCM), che rappresentano il nucleo dei NATO Signal Battalions. La costituzione di un (La traduzione e l’adattamento del testo sono stati NATO Signal Regiment comprenderà 16 DCM, che curati da Sara Greggi e da Antonio Ciabattini Leonardi)
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AFGHANISTAN: LA GUERRA DEI MEDIA
AFGHANISTAN: LA GUERRA DEI MEDIA L’importanza attribuita alla comunicazione esterna da parte di al-Qaeda è emblematicamente rappresentata da una telefonata, intercettata e autenticata dalle agenzie di intelligence, tra Ayman Muhammad al Zawahiri, primo luogotenente di Osama bin Laden, e Abu Musab al Zarqawi: Te l’ho detto: siamo in guerra e più della metà di questa guerra si combatte sul campo di battaglia dei media.
Benché in Afghanistan il processo di ricostruzione e sviluppo continui, sui media se ne parla pochissimo. Questi, infatti, mettono in evidenza quasi esclusivamente i combattimenti tra le forze della Comunità internazionale e i talebani. Inoltre, le notizie giornalmente riportate non sono particolarmente accurate e rappresentano solo parzialmente la reale situazione del Paese. In Afghanistan si usa generalmente il termine insurgents in quanto coesistono molteplici entità antigovernative: i Warlord, i trafficanti di droga e i talebani. Sono solo questi ultimi però a condurre una vera e propria campagna d’informazione, o meglio disinformazione sui media. Dalla parte opposta sono soltanto ISAF e la Coalizione a guida statunitense a condurre una campagna di pubblica informazione. Il prolungarsi delle ostilità ha fatto sì che i talebani abbiano incrementato le loro iniziative non solo sul terreno ma anche nella ricerca del consenso presso l’opinione pubblica locale e internazionale. Nel periodo immediatamente successivo agli eventi del 2001, l’impatto mediatico dei talebani è stato scarsamente incisivo, riflettendo la precarietà della loro posizione. Il loro primo portavoce, dopo il collasso del regime, è stato Abdul Latif Hakimi. Arrestato dalle autorità pakistane il 4 ottobre 2005, ha avuto diversi successori, tra cui Mahammed Hanif, anche lui arrestato nel gennaio 2007. Nonostante la caccia spietata, non si è riusciti a precludere loro la capacità di condurre una campagna mediatica in continua evoluzione che si avvale di tutte le tecnologie disponibili nel mondo della comunicazione. Mentre sul terreno ci troviamo di fronte ad un conflitto asimmetrico caratterizzato da un netto divario di armi, tecnologie e tattiche tra la NATO e i cosiddetti insurgents, nel campo della comunicazione esterna si può assistere a una netta pa-
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Sopra. Il rappresentante talebano Mullah Bashir. In apertura. Una conferenza stampa congiunta.
rità per quanto riguarda gli strumenti a disposizione: il PAO (Public Affairs Office) di ISAF e la catena di portavoce dei talebani. Le tecnologie in uso sono rappresentate da pochi e diffusissimi strumenti: telefono cellulare, computer, internet, DVD, disponibili per entrambe le parti. Al tempo stesso, pur equivalendosi nei mezzi a disposizione, in alcuni casi i talebani riescono ad ottenere alcuni successi tattici, come nel caso degli ostaggi sud coreani. L’«Herald Tribune International» del 14 agosto, in proposito riporta la seguente notizia: Taliban wins media attention with South Korean hostages, gaining platform to push agenda. Come in ogni conflitto che si rispetti, non si può prescindere dal valutare le forze in campo, le «armi» a disposizione e le tecniche di cui ci si avvale. Misurando l’andamento del conflitto nel 2007, dai
comunicati stampa della NATO e dai cosiddetti Combat Claims degli studenti coranici, si nota il fervore di entrambe le parti nel vincere e conquistare i cuori e le menti della popolazione afghana e l’attenzione internazionale.
L’ISAF Napoleone Bonaparte sostiene che: 4 giornali ostili sono più pericolosi di mille baionette. Sulla stessa linea il Generale Dwight Eisenhower: ... fondamentalmente, è l’opinione pubblica che vince le guerre. Per assolvere questa missione, l’ISAF si avvale di un PAO, composto da personale qualificato di varie nazioni, i cui compiti principali sono: interfacciarsi con i media locali, regionali e internazionali; ottenere e mantenere il consenso per la missione; agire da moltiplicatore delle forze con effetti non cinetici. I risultati che si vogliono ottenere sono: • supporto alla popolazione locale; • mantenere il consenso dei Paesi partecipanti all’operazione e preservare la coesione dell’Alleanza; • far comprendere ai media il ruolo di ISAF, la sua L’annuncio dell’uccisione di alcuni soldati di ISAF. policy, in modo da incrementare l’accuratezza dei reports e ridurre i commenti critici. sempre nel rispetto della sicurezza delle operaIn questo ambito, il PAO si inserisce in un più ampio contesto, operando in stretto coordinazioni (OPSEC); mento con altre 2 branche del Quartier Generale: • le autorità nazionali mantengono il pieno diritto la PSY OPS e la INFO OPS. di divulgare informazioni di carattere nazionale; Partendo dagli obiettivi della campagna della pub•i Comandanti, gli Ufficiali Addetti del Public Afblica informazione, si evince come è importante cofairs e i portavoce sono autorizzati a rilasciare noscere i propri interlocutori: informazione nell’ambito della • i media afghani, che si trovapropria sfera di responsabilità no in una fase di continua cre...nel campo della comu- e sulla base delle linee guida; scita professionale e culturale; nicazione esterna si può as- • le informazioni su specifici • i media regionali, tra cui «Al sistere a una netta parità per argomenti che possono coinJazeera», e le agenzie pakistainteressi politici di quanto riguarda gli stru- volgere ne quali «The News» e il elevato livello devono essere menti a disposizione: il PAO trattate in stretto coordina«Frontier Post»; • i media internazionali, ben rap- di ISAF e la catena di porta- mento con i vertici della pubpresentati a Kabul e da alcuni voce dei talebani blica informazione dei Paesi o mesi anche nel sud, a Kandaagenzie coinvolte. har. Le principali agenzie preIn particolare, solo le autorità senti sono: «BBC», «Associated Press», «Agence nazionali sono competenti a rilasciare informazioFrance Press», «Reuters», «Xinhua». ni su militari caduti o su altri gravi incidenti che Ciò comporta l’uso di tre diverse lingue: inglecoinvolgono persone e materiali. Infatti, considese, dari e pashtu. rando che la missione ISAF coinvolge 38 continIl PAO di ISAF si avvale dei normali strumenti di genti di diverse nazioni, è opportuno non comucomunicazione quali: nicare la nazionalità delle vittime ma indicare sol• comunicati e conferenze stampa; tanto la regione in cui si è verificato l’evento, evi• colloqui con i giornalisti; tando di chiarire l’esatta collocazione geografica. • interviste; Se da un lato questo permette ai governi di attua• giornalisti embedded. re le rispettive procedure per informare i familiari delle vittime, dall’altro porge il fianco ai tipici Il principale è il comunicato stampa (o media release), che deve rispondere ai seguenti requisiti Combat Claims dei talebani. La stessa problemaper assicurare informazioni accurate e tempestive: tica si presenta nel caso di vittime civili durante • massima trasparenza con il minimo ritardo, un’operazione. Mentre ISAF, per etica e dovere
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lebani si sono gettati nel mondo della comunicazione seguendo le orme di Al Qaeda. Altro punto fermo della campagna talebana si evince dalle dichiarazioni di carattere politico del Mullah Omar o dei suoi portavoce: tutte le forze straniere devono lasciare l’Afghanistan e le istituzioni da esse costituite devono essere smantellate. Dal 2001 ad oggi si sono succeduti diversi portavoce, tra i quali il più famoso rimane il Mullah Dadullah, rimasto ucciso lo scorso anno. È stato definito da «Spiegel on line», nel marzo del 2007, la star della Jihad afghana: ...sfoggia una barba nera come la pece, veste sempre un giubbotto militare e in questi giorni è spesso presente sui media. La propaganda sanguinaria è presente ovunque nel nord del Pakistan, al confine con l’Afghanistan. In sostanza, ogni venditore di CD a Peshawar vende a 3 euro o 4 dollari l’ultimo film del comandante talebano, realizzato nel media center talebano di Quetta. A contribuire alla sua visibilità è anche la facilità e spigliatezza nel contattare i giornalisti, come quando trapelò la notizia che fosse stato ucciso nel corso di un’operazione militare sul confine Un commento on line sulla situazione in Afghanistan. afghano-pakistano e dopo neanche mezza giornata contattò direttamente «Al Jazeera» con il suo ted’informazione, riconosce il verificarsi di questo lefono satellitare Thuraya. tipo di incidenti, i talebani invece ne approfittano I portavoce possono essere diversi, anche per per attribuire alle forze internazionali ogni genere una stessa vicenda, come nel caso degli ostaggi di atrocità, cercando di alimentare la diffidenza coreani. Quest’ultimo avvenimento ha segnato un della popolazione locale e insuccessivo passo in avanti nelternazionale. la comunicazione dei talebani Inoltre, poiché ISAF opera in Negli ultimi anni si è assi- passando dal contatto diretto pieno supporto del governo af- stito a un’evoluzione della con il singolo reporter alla conghano, occorre un coordina- campagna mediatica taleba- ferenza stampa. mento con i portavoce del MiniQueste immagini, alla metà di na di pari passo all’incre- agosto, stero della Difesa e del Ministehanno fatto rapidaro degli Interni locali. Ciò contri- mento delle azioni ostili mente il giro del mondo, mobuisce a far sì che emerga la vostrando due rappresentanti del lontà e il coinvolgimento del gogruppo terrorista ricercato daverno afghano nel processo di pacificazione della gli eserciti più potenti del mondo parlare tranquilnazione. A tal fine, un importante strumento sono lamente per strada con i giornalisti, a poche cenle conferenze stampa congiunte. tinaia di metri da una sede delle forze di sicurezza afghane. È difficile distinguere un loro portavoce ufficiaI TALEBANI le e, pertanto, non è possibile intraprendere un negoziato. Si immagina che la campagna mediatica sia geAl momento si ha notizia di Qari Yousuf Ahmadi stita direttamente dalla città di Quetta, in Pakistan. e Zabihullah Mujahid che trattano indistintamente argomenti di natura politica e militare. OvviamenNella cosiddetta «Quetta Shura» (riunione) i vertici te non è chiaro dove risiedano; si potrebbe suptalebani danno le linee guida per la legittimazione porre in Pakistan, nell’area tribale al confine con del movimento e la condotta delle operazioni. l’Afghanistan, oppure nella città di Quetta. RiescoNegli ultimi anni si è assistito a un’evoluzione no a contattare più agenzie contemporaneamente della campagna mediatica talebana di pari passo per uno stesso evento, lasciando supporre che all’incremento delle azioni ostili. È sicuro, inoltre, facciano largo uso anche di SMS per trasmettere i che ci sia un travaso di expertise dal teatro iracheloro comunicati il più rapidamente possibile. no a quello afghano. Ciò trova anche conferme in Tralasciando infatti le forme di comunicazione un’intervista di Hammed Gul, ex Capo dei servizi che appartengono tipicamente alla sfera delle segreti pakistani, con «Agence France Press» : i ta-
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Operazioni Psicologiche (night letters e contatto con la popolazione per strada o porta a porta), l’arma più insidiosa nelle mani dei talebani è costituita dai Combat Claims, quotidianamente inviati ai giornalisti e che fanno riferimento principalmente alle seguenti categorie di avvenimenti: • vittime civili; • perdite di ISAF, della Coalizione a guida statunitense e delle forze di sicurezza afghane; • abbattimento di elicotteri e aerei nemici; • rapimenti di civili o militari; • nuovi sistemi d’arma disponibili per i talebani. Questi annunci, di solito dati a breve distanza dall’evento, sono generalmente inesatti o esagerati per fini propagandistici o per inattendibilità della fonte. In definitiva ciò che inizialmente sembrava una minaccia per ISAF, ovvero la capacità degli Spokesmen talebani di comunicare con i media rapidamente, sta perdendo peso. La loro credibilità si riduce giorno dopo giorno essendo i loro annunci smentiti puntualmente da ISAF o dal governo afghano. Una particolare attenzione meritano le vittime civili degli attacchi kamikaze generalmente sferrati contro le forze internazionali o afghane. Nella maggioranza dei casi il bilancio di questi attacchi è un considerevole numero di morti e feriti tra la popolazione a fronte dei pochi danni provocati ai
L’abbattimento di un elicottero della NATO riportato da «Digital Journal».
veri obiettivi. Il martirio, che non fa parte della cultura locale, è stato introdotto in Afghanistan dal Mullah Dadullah, nel 2005, pur nella consapevolezza che l’uccisione di civili gli avrebbe inimicato sia la popolazione locale sia la comunità internazionale. Tuttavia questa tattica viene ampliamente utilizzata e la responsabilità delle vittime puntualmente assunta. Si viene a creare così una grande contraddizione perché questo comportamento contrasta con il fatto che i talebani usano puntualmente i civili come scudi umani e ne annunciano l’uccisione da parte delle forze di ISAF. Quindi da un lato dimostrano di tenere in considerazione l’effetto mediatico derivante dal creare queste vittime e da un altro lo disconoscono.
PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE La partita tra le forze della NATO e il regime talebano è in corso e si potrebbe giocare purtroppo ancora per molto tempo. È comunque difficile stabilire un metro di paragone valido e obiettivo per
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Un cartellone pubblicitario a favore della Coalizione.
individuare il vincitore di questa guerra dei media. Tutte e due le forze in campo hanno punti di forza e di debolezza che possiamo racchiudere in alcune macro aeree. Target audiences
della NATO in una conferenza a Copenaghen ha affermato: Quando c’è un incidente in Afghanistan, i talebani sono veloci ad annunciare un elevato numero di vittime civili. Ma da quando lanciamo l’indagine a quando esce la smentita sono passati già diversi giorni e a questo punto la battaglia mediatica è stata perduta. Questa frase da sola è indicativa della situazione in cui è costretto a lavorare il PAO di ISAF. La credibilità è alla base del successo di ogni comunicatore e per ottenerla occorre un lavoro duro e accurato di verifica delle fonti. Al tempo stesso per perdere la credibilità acquisita in anni di lavoro basta poco. Questo significa che ISAF, soprattutto quando si parla di incidenti in cui sono coinvolte vittime civili, non può negare immediatamente le sue responsabilità a meno che non sussista la certezza. Da ciò deriva la necessità di avviare indagini in un territorio pericoloso e dove non ci si può muovere liberamente. Questo implica, come detto dal Segretario della NATO, che le smentite di ISAF possono avvenire anche con notevole ritardo. D’altro canto è evidente che ad oggi la credibilità degli studenti coranici è stata abbondantemente intaccata anche se comunque il titolo di un giornale «100 civili uccisi in Afghanistan» attira l’editore di più di «Nuova clinica pediatrica aperta in Tarin Khowt» e poco importa se dopo due giorni il primo titolo si rivelerà completamente falso.
In questo ambito l’ago della bilancia pende fortemente a vantaggio dei talebani. Il loro target di riferimento non sono le popolazioni occidentali ma coloro che professano la stessa fede e parlano la stessa lingua. Ciò comporta che a livello locale, nelle aree in cui sono nati e cresciuti e in cui gli abitanti Immagini parlano solamente pashtun, sono più efficaci e difficilmente smentibili. Al contrario ISAF è impegnata su Il concetto delle immagini può essere correlato più fronti (locale, regionale, internazionale) e non è a quello della tempestività e della credibilità. Pur il solo attore sulla scena. Ad essa si affiancano i goessendo consci che un’immagine può essere verni dei 38 Paesi partecipanti e quello afghano. Ciò usata per più fini, è sempre e comunque più richiede innanzitutto un’ottima azione di coordinaesaustiva di un fiume di parole. Sempre a Copemento e la necessità di variare il naghen, il Segretario Generale messaggio da Paese a Paese poidella NATO ha detto: ... Per È comunque difficile sta- superare questo problema la ché la percezione di un evento è del tutto differente ed influenza- bilire un metro di paragone NATO si deve dotare di media ta da molteplici fattori. valido e obiettivo per indivi- combat team in grado di cogli incidenti sia sulle teduare il vincitore di questa prire Domanda e offerta levisioni sia sul web. Ho visto guerra dei media un video di un uomo che staCon domanda e offerta della va camminando con un AK 47 notizia si vuol sintetizzare il in mezzo a una folla di donne concetto per cui i media tendono a riportare ciò e bambini e un minuto prima di sparare contro le che la gente ama leggere, sentire o vedere. Ciò coforze della NATO buttarsi un burka sulla testa. stituisce un grosso problema per un’organizzaQuesto video è classificato perché ripreso da zione che focalizza il suo successo sulla ricostruun’apparecchiatura militare. Bisogna declassifizione e lo sviluppo di un Paese come l’Afghanistan care questo video e mostrarlo per far capire alla e ha strutturato per questo le sue forze essenzialgente cosa accade. Inoltre la NATO deve reagire mente in Provincial Reconstruction Team. più tempestivamente creando dei team di reazione rapida per le media operations in grado di Tempestività spostarsi rapidamente per coprire quegli eventi e quei falsi annunci che hanno impatto sulla Jaap de Hoop Scheffer, il Segretario Generale stampa.
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se durante il regime dei talebani e al contempo sottolineare i successi nel campo della ricostruzione, dello sviluppo, della pubblica istruzione, della sanità così come delle libertà individuali. Questi sono ambiti che possono sicuramente mettere in crisi la campagna di comunicazione degli studenti coranici. Dal punto di vista della tempestività dell’informazione non si può fare di più. Le indagini sono necessarie e non condurle lascerebbe spazio a grossolani errori che inficierebbero la credibilità dell’Alleanza. Angelo Ciavarrella Capitano, in servizio presso il 187° reggimento paracadutisti «Folgore»
IN RICORDO DEL COLONNELLO CARMINE CALÒ Dieci anni fa, vittima di un vile attentato, cadeva in Afghanistan il Colonnello Carmine Calò. Ci è gradito ricordarlo attraverso la motivazione che, nel 2005, gli conferiva la Medaglia d’Oro al Valor Militare:
Un soldato italiano intervistato da una nostra rete televisiva.
CONCLUSIONI ISAF sta combattendo la battaglia mediatica con un’arma puntata dietro la schiena: quella dell’opinione pubblica internazionale. La popolazione dei Paesi contribuenti alla missione in Afghanistan riceve giornalmente informazioni parziali poiché, come già detto, i media si limitano a riportare soltanto eventi negativi o comunque inerenti i combattimenti. Ciò influisce fortemente anche sulla percezione che la popolazione afghana ha della missione. Una notizia che appare su un quotidiano nazionale danese o italiano arriva o ritorna in breve tempo anche in Afghanistan. Vi sono province nel Paese in cui non viene sparato un colpo di fucile da più di un anno e in cui la ricostruzione procede spedita: ma questo non fa notizia. La missione in Afghanistan continua a raccogliere consensi tra la popolazione locale che ha la possibilità di vedere gli sviluppi con i propri occhi e non filtrati da un’agenzia di stampa. Il Public Affairs Office, pur dovendo tenere in considerazione la realtà dei Paesi contribuenti alla missione, dovrebbe iniziare a condurre una campagna informativa volta a evidenziare la situazione del Pae-
«Ufficiale superiore, impegnato nell’ambito della missione UNSMA (United Nations Special Mission Afghanistan) con l’incarico di consigliere militare del rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, svolgeva il suo mandato con grandissimo spirito di sacrificio, altissima professionalità e non comuni doti umane apprezzate indiscutibilmente da tutti i membri della missione. A conferma delle spiccate capacità dimostrate e dell’alto prestigio acquisito nel corso di precedenti operazioni effettuate sotto l’egida delle Nazioni Unite, in un momento particolarmente delicato per la sicurezza internazionale - in cui si erano verificati anche atti terroristici contro alcune sedi diplomatiche - incurante del potenziale pericolo, effettuava regolarmente un trasferimento di servizio assieme ad un collega francese a bordo di un automezzo recante i contrassegni delle Nazioni Unite. Nel corso dello spostamento veniva coinvolto in un vile attentato condotto da sconosciuti che proditoriamente aprivano il fuoco contro i rappresentanti delle Nazioni Unite. Gravemente ferito, riusciva, comunque, a mantenere il controllo del veicolo di cui era alla guida ed ad arrestarlo, evitando gravissimi possibili danni al collega trasportato. Successivamente malgrado le cure ricevute e la robusta tempra, il Tenente Colonnello Carmine Calò, spirava a causa del peggioramento delle sue condizioni cliniche, suscitando unanime ammirazione e commossa solidarietà in ambito internazionale. Fulgido esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere che ha sacrificato la vita nel pieno adempimento del compito per un ideale di pace e di solidarietà tra i popoli, dando lustro e prestigio all’Esercito Italiano e alla Patria tutta». Kabul (Afghanistan, 22 agosto 1998 D.P.R. n. 2007 del 17 agosto 1999). Ciao Eroe, non ti dimenticheremo!
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LA «DOTTRINA PETRAEUS»
LA «DOTTRINA PETRAEUS» Recuperando la componente sunnita ha consentito un sostanziale cambiamento nell’impiego del dispositivo politico-militare statunitense in Iraq. Pur permanendo una situazione fragile e incerta, sono innegabili i progressi e i successi, ma le incognite restano rilevanti e non forniscono una chiara lettura circa il futuro della regione.
Il 2007 è stato un anno cruciale per la guerra in dintorni, poiché la città è il vero centro nevralgico Iraq. Una nuova strategia, supportata da un inper il controllo del Paese. Con questa nuova stracremento delle forze americane in teatro, ha motegia di sicurezza, si spera di creare i giusti predificato una situazione che molti ritenevano quasupposti affinchè le forze di sicurezza irachene abbiano il tempo di consolidarsi e maturare, con il si definitivamente compromessa. L’operazione supporto delle forze americane. Tutto ciò richiede Phantom Thunder, la più grande operazione miuno sforzo congiunto con l’autorità civile, poiché litare condotta dalle Forze Armate americane l’aumento della sicurezza pasdall’inizio dell’invasione nel sa attraverso l’indispensabile 2003, ha sancito il passaggio L’operazione Phantom Thun- miglioramento delle condizioni a un nuovo modo di pensare il conflitto: quello del Generale der... ha sancito il passaggio a di vita della popolazione. David Petraeus. un nuovo modo di pensare il Un problema che si è dovuaffrontare è stato la framconflitto: quello del Generale to mentazione delle forze statuDavid Petraeus nitensi su un territorio che, UNA NUOVA STRATEGIA per la sua vastità e il livello di forze disponibili, non conIl Presidente George Bush ha sente grosse concentrazioni di truppe nel medio palesato questo nuovo approccio alla situazione e lungo periodo se non sguarnendo altre parti irachena con la nomina dell’Ambasciatore Ryan del Paese, che sarebbero prontamente rioccupaCrocker a Baghdad e del Generale David Petraeus te dalla resistenza. quale nuovo Comandante in capo delle forze amePer questo motivo, come misura iniziale, c’è staricane in Iraq. to un incremento del numero delle unità pari al La nuova linea di azione si basa sul presupposto 40%. «The surge», come comunemente è stato che un progresso nella situazione irachena debba chiamato questo nuovo flusso di forze in teatro, giocoforza iniziare dalla costruzione di una solida ha comportato un aumento delle unità di combatrealtà politica in grado di governare il Paese. Contimento da un equivalente di 15 Brigade Combat dizioni di sicurezza permanenti devono essere quindi garantite prioritariamente a Baghdad e suoi Teams (BCT) a più di 21. La prima fase è cominciata il 10 gennaio 2007 con l’annuncio ufficiale della nuova strategia e l’inizio dello spiegamento dei nuovi 5 BCT in teatro, completato in sei mesi. Con l’arrivo delle nuove unità, il vertice militare ha rischierato le unità più esperte nei punti chiave della periferia di Baghdad. Il compito loro assegnato non è stato di condurre immediatamente operazioni «clear-and-
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A sinistra. Il Generale David Petraeus. In apertura. Un’unità della 2nd Infantry Division «Indiana Head» durante un’azione di pattugliamento.
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Soldati statunitensi durante un’azione di rastrellamento.
hold», bensì di controllare punti sensibili e strategici per sviluppare capacità di Intelligence e stabilire un contatto permanente di cooperazione e fiducia con le comunità locali. Questi due importanti compiti sarebbero stati poi sfruttati per combattere con più incisività le attività della resistenza. Sono state avvicinate alla città anche ulteriori unità delle Iraqi Security Forces (ISF), secondo un piano congiuntamente predisposto. Il Generale Petraeus ha impiegato solo 2 delle 5 nuove Brigate in questo compito. Le rimanenti 3, insieme alle unità dei Marines, sono state spiegate nelle aree sensibili attorno alla capitale allo scopo di creare le premesse per il passaggio a una seconda fase, che avrebbe in seguito preso corpo con una vasta operazione offensiva. I piani dell’operazione prevedevano di distruggere le basi e i networks della guerriglia intorno alla città, che alimentavano costantemente la violenza nel centro urbano. Questa operazione, che sarebbe diventata la più imponente dall’inizio dell’invasione nel 2003, non costituiva la fase decisiva della nuova strategia. Tagliare questi cordoni ombelicali era la premessa per rendere risolutiva una successiva vasta operazione di rastrellamento, tra luglio e agosto, volta a eliminare in maniera definitiva le attività di guerriglia nella capitale. Un’ulteriore occasione per le
autorità irachene per normalizzare il Paese attraverso progressi politici ed economici. Al di là dei piani, le maggiori speranze della nuova strategia venivano riposte su un Comandante a cui si chiedeva di riuscire ad invertire la rotta della guerra irachena.
PETRAEUS E LA «VIETNAM LEGACY» Nel 1987 David Petraeus si è guadagnato un Phd in Relazioni Internazionali alla Woodrow Wilson School di Princeton con una tesi su «The American Military and the lessons of Vietnam: a study of military influence and the use of force in the PostVietnam Era». Vent’anni prima di divenire Comandante in capo delle forze americane in Iraq, il Generale americano aveva già sedimentato le linee fondamentali sull’impiego della forza militare. Tra queste, l’idea secondo la quale ciò che comunemente veniva chiamata «sindrome del Vietnam» altro non era che un rifiuto al confronto diverso da quello di tipo convenzionale, dove la superiorità tecnologica, la potenza di fuoco, la possente logistica non garantiscono in tempi brevi l’assolvimento della missione assegnata. I vertici militari, altresì, avevano perduto il coraggio di rischiare. Eppure, dal punto di vista operativo e tattico, i progressi dell’Esercito americano nel sud-est asiatico in operazioni di counterinsurgency erano rilevanti, ma mancavano del necessario sfon-
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Un assalto eliportato effettuato con un elicottero UH-60 «Black Hawk».
do strategico per un felice esito della guerra. In particolare, due programmi avevano cominciato a sortire gli effetti desiderati in Vietnam: il programma CIDG (Civilian Irregular Defense Groups) e il programma Chieu Hoi. Nel primo caso si era trattato di mettere in condizione le milizie locali di strappare dalle mani dei vietcong il controllo delle zone rurali sotto la supervisione e il controllo dei «Berretti Verdi» che, per l’occasione, avevano creato numerosi campi lungo il confine con la Cambogia. Le azioni di questi combattenti, reclutati sul territorio e quindi perfetti conoscitori dell’area, avevano sensibilmente diminuito le attività di reclutamento dei guerriglieri comunisti e assottigliato enormemente i rifornimenti logistici. Si trattava, in sostanza, di un approfondimento e di un perfezionamento di quanto già fatto dagli inglesi nella vittoriosa campagna in Malaysia, dai francesi in Algeria e, non ultimo, dagli stessi americani nelle fasi mature della guerra di Corea con le forze UNPIK (United Nations Partisan Forces in Korea). Nel secondo caso, il programma prevedeva la riabilitazione dei guerriglieri comunisti che decidevano di disertare e di passare dalla parte del governo sudvietnamita. Invece di subire le pesanti
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conseguenze della loro militanza, questi ricevevano assicurazioni sulla loro sorte e su quella dei propri familiari, finendo spesso a lavorare in seno alle unità di combattimento americane in qualità di «Kit Carson Scout», esploratori e conoscitori d’area. Non si trattava di rifiutare gli errori commessi in Indocina, ma quantomeno tenere vive nell’Esercito le lezioni apprese sia dal punto di vista mentale che dottrinale. Secondo molti esperti, ciò che accadde fu proprio il contrario. La devastante crisi morale che attraversò le Forze Armate dopo l’esperienza vietnamita provocò una rimozione collettiva, sancita dall’esclusione completa di questo tipo di operazioni non convenzionali dal nuovo manuale sulle operazioni («FM 100-5 Operations» ed. 1976) redatto dal Comandante del TRADOC, Generale William DePuy. Gli studi sulle relazioni internazionali del Generale Petraeus ne hanno fatto un pensatore militare fuori dal convenzionale, fuori cioè dall’atteggiamento che secondo molti negli Stati Uniti relega la classe militare a valutare solo gli aspetti prettamente operativi di una campagna. In un certo senso, si tratta di un Comandante con un piede nella tradizione e l’altro nell’innovazione. Nella tradizione vuol far ritrovare all’Esercito la capacità di credere nella sua leadership, nata e costituita su uomini che si aggiornano sul modo migliore di rispondere alle missioni affidategli dal Paese, attra-
Al rientro negli USA, a fine 2005, gli è stato afverso un «Comando creativo». Circa l’innovazione, poi, sembra che il Generale abbia sposato l’idea fidato il comando di Fort Leavenworth, Kansas, e della trasformazione non solo in chiave tecnologidello US Army Combined Arms Centre (CAC). In ca, come spesso viene fraintesa, ma anche quale qualità di Comandante del CAC, è stato responcapacità dei Comandanti di comprendere le moltesabile del Command and General Staff College e plici dimensioni in cui si svolgono e si decidono gli di altri 17 enti tra scuole, centri e programmi di esiti dei conflitti contemporanei. addestramento dedicati alla formazione dei L’esperienza del Generale Petraeus in Iraq è Quadri e dei dirigenti dell’Esercito. In ultima iniziata nel 2003, quando, al comando della istanza, si è occupato della revisione della dot101st Airborne Division «Screaming Eagles», partrina, nonché della raccolta e disseminazione tecipò all’invasione del Paese, conducendola atdelle lezioni apprese dai vari teatri. In questo traverso la valle dell’Eufrate e in duri combattiproficuo periodo, insieme al Generale dei Marimenti a Karbala, Hilla e Najaf. Dopo la caduta di nes James N. Mattis, ha supervisionato ed è inBaghdad, con uno storico assalto eliportato, la tervenuto personalmente nella stesura del nuovo Divisione prese possesso della provincia di NiField Manual 3-24 «Counterinsurgency Operaneveh e dell’importante città di Mosul. Per tutto tions». Al di là dei contributi di tipo dottrinale, la il 2003, impegnò la sua Divisione nella ricostrusua presenza ha permesso di restaurare una rinzione del tessuto sociale ed economico della renovata cultura della Irregular Warfare. gione, un compito apparentemente poco attaCon un’ampia gamma di strumenti concettuali e gliato a un’unità addestrata per l’assalto eliporpratici, il Generale Petraeus si accingeva così, il 10 tato. In un anno la Divisione lanciò più di 4 500 febbraio 2007, a sostituire il Generale George Caprogetti di ricostruzione, tra cui la riapertura sey in qualità di Comandante della Multi-National dell’Università di Mosul, la creazione di un uffiForce - Iraq (MNF-I), un incarico che gli valse la cio di collocamento e l’addestramento della Poquarta stella. lizia locale, riuscendo altresì a riaprire il flusso degli scambi commerciali al confine siriano. Gli studi sulle relazioni RIPRENDERE L’INIZIATIVA Fu durante una visita di Paul internazionali del Generale Bremer a Mosul che il Comana Baghdad, il compiPetraeus ne hanno fatto un toArrivato dante americano descrisse sinaffidatogli sembrava di diffiteticamente il suo approccio al pensatore militare fuori dal cile soluzione. Nation Building con il motto convenzionale... Prioritario era innanzitutto ri«money is ammounition». Per stabilire accettabili condizioni tutto il tempo di permanenza di sicurezza: essa infatti trovò della 101st, la regione fu una delle più tranquilinnanzitutto corpo nel Baghdad Security Plan. Cole del Paese. Egli aveva promosso tre regole che me più volte ribadito dal Generale Ray Odierno, i suoi subordinati dovevano osservare: «non abComandante del Multi-National Corps-Iraq (MNCbiamo tempo; dimostra ai locali che ti senti pieI) e già Comandante della 4th Infantry Division nel namente coinvolto sul futuro dell’Iraq; non fare triangolo sunnita ai tempi dell’invasione, il princinulla che possa creare più nemici di quanti ne pale obiettivo era quello di garantire stabilità e sipuò eliminare». curezza, considerando quali centri di gravità (CoG Nel giugno 2004, promosso Tenente Generale, è - Centers of Gravity) la popolazione e il governo stato investito del compito di addestrare il nuovo iracheni. Su questi CoG doveva quindi delinearsi Esercito iracheno assumendo il Comando del Muluno schema delle operazioni, in grado di far guati-National Security Transition Command - Iraq dagnare tempo e spazio alle autorità locali per (MNSTC-I). Nei successivi duri e faticosi 15 mesi, promuovere la necessaria stabilità politica nel Paemigliaia di poliziotti e soldati iracheni sono stati se, oltre allo sviluppo economico e sociale. equipaggiati e addestrati nell’arduo tentativo di Partendo da questo obiettivo Petraeus e Odierno farne una forza credibile in breve tempo: l’ambihanno pianificato un nuovo schieramento delle zione del progetto purtroppo ha dovuto scontrarforze attorno e dentro Baghdad, per garantire la si con il riaccendersi della violenza settaria sempre sicurezza nella capitale e contemporaneamente latente nella realtà irachena, conseguendo risultamantenere il controllo delle sue immediate perifeti modesti. L’esperienza lo ha portato a ritenere rie e territori circostanti, conosciuti in termini openecessaria una buona dose di umiltà intellettuale rativi come «Baghdad Belts». Queste ultime sono per comprendere la complessità etnica e religiosa aree residenziali, industriali e agricole che circone i limiti dell’influenza americana: «una certa dose dano la città per un raggio di circa 30-40 chilomedi umiltà intellettuale è una buona cosa, là fuori tri, comprendendo una vasta rete di centri abitati non vi sono sempre molte dannate certezze». minori e linee di comunicazione quali strade, au-
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Lo schieramento delle forze USA in Iraq a seguito del surge promosso dal Generale Petraeus.
tostrade e fiumi. Un vasto territorio difficile da controllare, quasi una terra di nessuno in cui sia al Qaeda che le milizie estremiste di stampo sciita, dal 2004, avevano tessuto un’elaborata rete di depositi logistici e fabbriche di ordigni esplosivi. Per riguadagnare l’iniziativa a livello operativo e strategico, sarebbe stato necessario riuscire a impegnare il nemico nel centro dell’Iraq così da non poter approfittare della diminuzione delle forze della coalizione nel resto del Paese. Solo a condizione di un’estesa, onnipresente e prolungata pressione, Petraeus e Odierno avrebbero potuto lanciare un’operazione offensiva, su larga scala e a livello di Corpo d’Armata, in grado di garantire le condizioni desiderate. Metaforicamente si trattava, come con l’acqua, di creare inizialmente un gioco di pieni e di vuoti: una volta che le forze avversarie fossero scivolate «naturalmente» nei vuoti, sarebbero state circoscritte ed eliminate. Naturalmente Petraeus non si fece illusioni cir-
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ca la necessità, in operazioni di counterinsurgency, di arrivare a necessari compromessi con alcune delle fazioni in lotta, visto che nella situazione attuale la crisi irachena si presentava essenzialmente nella forma di più conflitti combattuti contemporaneamente al suo interno, dove l’occupazione americana stava quasi diventando un fattore tra i tanti. Non si potevano in sostanza risolvere tutti i problemi contemporaneamente e non si poteva combattere e vincere tutte le battaglie. Una delle occasioni da sfruttare erano i contrasti sempre più accesi tra al Qaeda e i sunniti, soprattutto della provincia di Anbar. Quando questi ultimi chiesero l’appoggio americano contro i combattenti jiadisti stranieri, accusati di atrocità contro la popolazione, Petraeus non esitò a stringere alleanza con i vecchi nemici. Prese corpo allora l’iniziativa della costituzione dei CLCS (Concerned Local Citizens Group), milizie locali che raggiunsero una forza complessiva di circa 60 000 unità. Inaspettati progressi si registrarono anche sull’altro fronte della lotta tra le fazioni quando, in agosto, il leader sciita Muqtada al-Sadr, dichiarò unilateral-
mente che l’Esercito del Mahdi avrebbe interrotgrossa operazione di questo tipo fu quella denoto gli attacchi contro le forze americane. minata Law and Order, lanciata in febbraio. AlI preparativi per la complessa operazione presel’interno della città le forze americane cominciaro forma nelle loro linee essenziali già all’inizio rono a defluire dalle grosse FOBs (Forward Opedell’anno, sfruttando le nuove possibilità offerte rating Bases), vere isole fortificate, per occupare dai 5 BCTs dell’Esercito e da una MEU (Marine Exdirettamente i quartieri cittadini attraverso la copeditionary Unit) che affluivano in teatro al ritmo stituzione di Joint Security Stations (JSSs) e Comdi circa una al mese grazie al surge. bat Outposts (COPs), a diretto e permanente conDue BCTs occuparono le posizioni all’interno tatto con la popolazione: ciò doveva garantire, della città, mentre i restanti tre vennero impiegati oltre a una rinnovata percezione di sicurezza da nelle Belts. Per la conseguente complessità di Coparte dei cittadini, la possibilità di lavorare a mando e Controllo delle unità nella zona di Bastretto contatto con la Polizia e l’Esercito locali, ghdad venne altresì costituito un nuovo Comando nonché la raccolta di informazioni. Una delle pridivisionale. A fianco della Multi-National Divisionme unità ad essere impiegata in tal senso, la priBaghdad (MND-B), comandata dal Generale Joseph ma ad arrivare in teatro grazie al surge, fu il BCT Fil e responsabile di tutta la zona metropolitana, la su base della 2nd Brigade/82nd Airborne Division, rd 3 Infantry Division del Generale Rick Lynch diede che occupò il popoloso quartiere di Sadr City. Sevita, il primo aprile, alla nuova Multi-National Diguì poco dopo, il primo marzo, la Task Force vision-Center (MND-C), responsabile per tutte le «Dragon» (4th Brigade Combat Team/1st Infantry operazioni nelle Belts. Uno degli assetti fondaDivision) che, forte di circa 4 000 uomini, si insementali per la nuova Grande Unità complessa, la diava nel distretto di Rashid, un’area equivalente 3rd Combat Aviation Brigade, con elicotteri multiin dimensioni alla città di San Francisco, con più ruolo UH-60 «Black Hawk», elicotteri d’attacco di 700 000 abitanti. Ultimato il dispositivo, ai priAH-64 «Apache» e ricognitori mi di maggio la TF Dragon, apOH-58 «Kiowa», arrivò in teatro poggiata all’uopo dal 3/2 INF ...la crisi irachena si pre- BCT (3rd Stryker Brigade Coma fine maggio. I compiti iniziali delle nuove sentava essenzialmente nella bat Team/2nd Infantry Diviunità riguardavano innanzitutto forma di più conflitti combat- sion), lanciò l’operazione Dral’acquisizione di una conoscengon Fire, allo scopo di ripulire tuti contemporaneamente al la za approfondita del terreno e propria area di responsabilidella propria area di responsa- suo interno, dove l’occupa- tà da infiltrazioni nemiche. bilità mediante ricognizioni, zione americana stava quasi L’operazione portò alla cattura raccolta di informazioni e pattu- diventando un fattore tra i di esplosivo sufficiente per cogliamento aggressivo, che com- tanti struire 3 000 IED e di circa 200 portò spesso scontri episodici guerriglieri qaedisti. con i gruppi di guerriglieri in Nel contempo, da marzo, continuo movimento attorno alla capitale. Si tratOdierno iniziò a rinforzare la presenza americana tava, altresì, di mappare dettagliatamente il terrinella provincia di Dyala, a nord-est di Baghdad e, torio e le possibili posizioni nemiche, guadagnanad aprile, un BCT venne posizionato a Besmaya do nel contempo il controllo di punti chiave. La di(est di Sadr City): tutte queste unità cominciarono rezione imposta era comunque quella di non farsi a estendere il proprio controllo sulla parte est e coinvolgere in scontri diretti prolungati e di creare sud-est delle Belts. Un ulteriore BCT si occupava le precondizioni necessarie al lancio della vasta della zona sud-ovest, compresa tra Sadr al-Yusioperazione offensiva che avrebbe avuto luogo in fiyah e Mahmudiyah. La 13th MEU cominciò invece estate. Che queste operazioni disturbassero il a operare nella provincia di Anbar, in un’area a controllo consolidato da parte dell’avversario di nord-est di Fallujah, lungo la riva meridionale del certe aree lo confermarono i duri combattimenti di lago Tharthar. Infine, vennero strette le maglie Haifa Street (Baghdad), Balad Ruz (Diyala) e Yusidelle forze già operanti a nord e ovest della capifiyah (a sud-ovest di Baghdad). Tutte le attività tale. Ad esempio la Task Force «Dagger» (2nd Bricondotte in questo senso, come dichiarato dal Gegade Combat Team/1st Infantry Division), che nerale Petraeus, erano intese quali shaping operaoperava già da fine autunno 2006 ad ovest, estetions, in grado di preparare il terreno e le forze, se il suo controllo mediante JSSs e COPs sino a cosaggiare la consistenza del nemico nelle varie prire la sensibile autostrada che collegava il centro aree, delineare un quadro preciso della sua strutcon l’aeroporto internazionale (in codice «Route tura di Comando e Controllo. Il colpo che sarebbe Irish»). stato sferrato, quindi, doveva essere devastante Il dispositivo sul campo vedeva così la città cirper precisione e potenza. condata da due anelli concentrici, uno coincidente Oltre ai combattimenti sopra citati, la prima con i suoi confini urbani e, il secondo, a più largo
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raggio, a circa 30-40 chilometri dal suo centro e comprendente (in senso orario da nord): Taji, Tarmiyah, Buhriz, Besmaya, Salman Pak, Mahmudiyah, Sadr al Yusifiyah, Fallujah e Karmah. La decisione su come distribuire le truppe venne presa anche sulla base di vecchi documenti del regime iracheno. Per decenni, infatti, Saddam aveva schierato la sua Guardia Repubblicana nelle zone più sensibili e strategiche della città, per impedire a gruppi di eversori di far cadere il suo regime. Una lista di queste sensibili aree di accesso al cuore del governo iracheno era così già disponibile e, in larga misura, nuovamente sfruttabile. Petraeus e Odierno pensarono che se aveva funzionato per il rais, avrebbe potuto funzionare di nuovo. Le shaping operations prevedevano anche una serie di operazioni speciali tese all’individuazione, cattura o eliminazione di esponenti di spicco della guerriglia. Azioni di questo tipo vennero condotte
Una pattuglia ferma un sospetto a distanza di sicurezza.
dalle Forze Speciali a Karmah, Balad e Mosul. Già dagli inizi di aprile, le prime operazioni di occupazione dei sobborghi della capitale avevano costretto, come previsto, una buona parte dei guerriglieri operante nella città a trovare rifugio nelle Belts. Ma rispetto alle numerose operazioni condotte in passato, in questo caso sfuggire alle forze americane del primo anello equivaleva spesso ad incappare nelle forze operanti nel secondo anello di cinturazione, rendendo molto difficile il passaggio attraverso quelle vie di transito sicure che essi stessi avevano costruito indisturbatamente nei due anni precedenti. La costante pressione era ben visibile soprattutto a sud, dove al Qaeda aveva maggiormente sviluppato la sua rete operativa. Gran parte degli uomini e degli equipaggiamenti qaedisti muovevano lungo il fiume Eufrate, sfruttando il trasporto fluviale da Fallujah a Sadr al-Yusifiyah e, poi, via ter-
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ra da quest’ultima attraverso Yusifiyah e Mahmudiyah, trasformata in una consistente base logistica e operativa per tutte le attività terroristiche nella capitale e nella zona nord della provincia di Babil. Un’altra arteria dei combattenti jihadisti passava invece attraverso il fiume Tigri da Salman Pak (sud-est di Baghdad), nota all’Intelligence per le numerose fabbriche di VBIED, per poi seguire due itinerari: il primo sino al quartiere di Rusafa a sudest, santuario dove furono scoperte cataste di armi di provenienza iraniana; il secondo sino alla cittadina di Arab Jabour e, quindi, ai confini meridionali di Baghdad, dove comincia il distretto di Rashid. L’area di Arab Jabour, ricca di una fitta vegetazione e attraversata da innumerevoli canali e strade con itinerari e passaggi obbligati, era il luogo ideale per creare depositi occulti, campi di addestramento e rifugi. Come santuario in prossimità della città più importante del Paese ricordava un po’ la famosa Zona Speciale di Rung Sat a sud di Saigon, per anni una spina vietcong nel fianco degli americani. Per queste sue caratteristiche, la zona venne sottoposta a intenso rastrellamento per tutto il mese di maggio, quando la MND-C lanciò l’operazione Marne Torch per prenderne il controllo. Durante l’operazione vennero scoperti numerosi depositi di armi recanti marchio iraniano e fresche di fabbrica. Vennero altresì distrutte 21 imbarcazioni, che risalivano il Tigri e si sospettava contenessero armi, anche grazie alle informazioni fornite dalla popolazione locale. Create le condizioni, il 15 giugno 2007 Petraeus e Odierno lanciarono così l’offensiva, su larga scala e di livello Corpo d’Armata, denominata «Phantom Thunder». Tutte le operazioni precedenti avevano preparato il terreno e offerto le capacità richieste per il successo del piano. Le quattro Divisioni, che insistevano sulla zona, MND-B, MND-C, MND-N ed MND-W, cominciarono a condurre operazioni di rastrellamento simultanee, sincronizzate, concorrenti e sostenibili nel tempo per mantenere sotto pressione il nemico sull’intero teatro di operazioni, senza la possibilità di riparare in zone sicure o riorganizzarsi, concentrarsi e reagire. Il piano prevedeva anche lo sviluppo contemporaneo di programmi di cooperazione civile-militare, tesi a rilanciare in breve tempo condizioni economiche e sociali favorevoli alla popolazione e in supporto all’azione dei reparti americani. Le attività delle Forze Speciali, poi, continuarono nell’individuazione ed eliminazione degli esponenti di spicco dei gruppi guerriglieri, sia di matrice qaedista che di estremismo sciita. Sin dall’inizio si decise di non dare una scadenza precisa alla vasta operazione, considerando però che sarebbe dovuta durare almeno per tutta l’estate. Non potendo sfuggire alle strette maglie
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Lo schieramento dei Brigade Combat Teams al lancio dell’Operazione Phantom Thunder.
degli americani, per molte cellule terroristiche la soluzione era quella di combattere sino all’ultimo, ingaggiando le forze avversarie in duri scontri. Uno dei più cruenti si svolse in un’area a est di Rashid, Doura, dove una cellula di al Qaeda, circondata, iniziò una disperata battaglia strada per strada, casa per casa. Come in molte altre occasioni, i guerriglieri avevano preparato con cura le proprie posizioni difensive, circondandole di IED e predisponendole con numerose vie di collegamento e di fuga. L’iniziale sforzo condotto dal 2nd Bn/12th Infantry (2/12 INF) coinvolse progressivamente altri tre Stryker Battalions americani nel calderone della battaglia. Uno dei maggiori risultati riportato dai Comandanti americani sul campo fu quello di riconoscere che la popolazione sembrava questa volta, dato l’imponente numero di truppe in campo e l’estensione delle operazioni, credere finalmente che ci fosse uno spiraglio per la pacificazione del Paese. Secondo i rapporti ufficiali, aumentarono
così gli episodi di spontanea cooperazione con gli americani, tramite informazioni circa le posizioni dei guerriglieri o di sospetti IED. Il 14 agosto, i Comandi americani annunciarono il termine di Phantom Thunder, anche se alcune operazioni, come la Arrowhead Ripper, continuarono per la verità sino al 19. Grazie alla sua vastità e alla pressione costante cui sottopose l’avversario, i risultati furono incoraggianti: 1 196 estremisti uccisi, 419 feriti e 6 702 sospetti catturati. Di quest’ultimi, almeno 382 erano da considerarsi HVT (High Value Targets). Secondo i dati forniti dal Generale Odierno, le operazioni avevano altresì consentito la scoperta di 1 113 depositi di armi, 2 299 IED pronti per essere piazzati e 52 autobombe: un bottino superiore di circa il 50% rispetto agli stessi dati dell’anno precedente. La situazione circa i rischi sulla sicurezza all’interno di Baghdad e delle sue Belts venne riconosciuta, dati alla mano, quale una delle più basse dall’inizio del conflitto.
IL «RAPPORTO PETRAEUS» Il 10 settembre, il Generale Petraeus è stato chia-
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mato a testimoniare al Congresso degli Stati Uniti sulla situazione in Iraq, sui risultati conseguiti dalla surge e dalla nuova strategia di cui egli era uno dei maggiori architetti. Secondo la stampa e gli analisti americani l’esito di questo rapporto avrebbe segnato un passo importante sul futuro della strategia americana nel Paese. Secondo Petraeus i risultati desiderati con l’aumento di truppe erano stati raggiunti e la situazione incoraggiava a stimare che nell’estate del 2008 si sarebbe potuto riportare il livello delle truppe alla condizione pre-2007. Al Qaeda aveva subito un duro colpo e le forze americane avevano riguadagnato l’iniziativa. I progressi sostanziali erano stati possibili anche grazie a un sempre maggiore coinvolgimento delle truppe irachene nel controllo del territorio e nello ristabilire le condizioni di sicurezza nella capitale: 140 battaglioni iracheni stavano partecipando agli scontri dimostrando un’ottima maturità operativa. Ciò dava buone speranze per rendere più con-
I trends di violenza registrati in Iraq dall’agosto 2006 allo stesso mese del 2007 (Petraeus Report).
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creta la way ahead per la risoluzione del conflitto. A Baghdad, la violenza settaria era diminuita dell’80% e la cooperazione della popolazione aumentava. La provincia di Anbar, ritenuta ormai perduta, stava diventando un modello di stabilità per tutto l’Iraq. Il Generale non diede comunque illusioni sulla strada da seguire. L’impegno in Iraq, affermò, doveva considerarsi a lungo termine e una prematura diminuzione delle forze americane avrebbe avuto «conseguenze devastanti». Rese esplicite infine le sue raccomandazioni, sintetizzate anche in un documento da egli stesso inviato al Joint Chiefs of Staff dal titolo «Security while Transitioning: from Leading to Partnering to Overwatch»: il futuro dipendeva dalla popolazione e dalle istituzioni irachene. Sul campo intanto, al fine di sfruttare il successo conseguito, venne deciso di proseguire lo sforzo, seppur in scala minore, capitalizzando soprattutto l’enorme quantità di informazioni che l’Intelligence era riuscita a elaborare durante i due mesi di intensi combattimenti: il giorno successivo al termine della prima vasta operazione, il 15 agosto, venne lanciata l’operazione Phantom Strike. In nessun caso i Comandi americani volevano ricadere nell’errore di consentire all’avversario di
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tende infatti a estendere a tutto l’Iraq, e non solo alla zona di Baghdad, la pressione americana, con il coinvolgimento sempre più stretto ed attivo del nuovo Esercito iracheno e degli altri membri della riorganizzarsi e ricostituire la propria catena di coalizione. Come nei casi precedenti, l’intento è Comando e Controllo. Il momento favorevole doquello di accompagnare le operazioni militari con veva essere sfruttato sino in numerose iniziative di cooperazione civile-militare tese a fondo. ...l’intento è quello di ac- ristabilire condizioni sociali ed Lo schema ricalcava quello delle operazioni precedenti: compagnare le operazioni economiche a favore delle poun’offensiva su larga scala di li- militari con numerose ini- polazioni coinvolte (è stato ad aumentato sensibilvello Corpo d’Armata, condotta ziative di cooperazione civi- esempio mente il numero di PRT, Proattraverso simultanee e concorrenti operazioni di livello divi- le-militare tese a ristabilire vincial Reconstruction Teams). condizioni sociali ed econo- La situazione è ancora delicasionale. miche a favore delle popola- ta e i combattimenti non accennano a diminuire in intensità zioni coinvolte... IL NUOVO ANNO come ha dimostrato l’operazione Marne Thunderbolt, condotL’operazione Phantom Strike si è conclusa nel ta da unità appartenenti alla 3rd Infantry Division, gennaio 2008 ed è stata sostituita dall’operazioin particolare il 5th squadron/7th Cavalry (5/7 ne Phantom Phoenix, tuttora in corso. CAV): nei pressi di Arab Jabour, il 10 gennaio Rispetto alle precedenti, la nuova offensiva mira 2008, 2 bombardieri B1 e quattro caccia F-16 dela rendere il più possibile permanenti e a consolil’USAF hanno sganciato 38 bombe ad alto potendare i successi conseguiti nel 2007. L’operazione ziale su 40 bersagli per un equivalente, in 10 miI dati sulla violenza etnica e settaria a Baghdad (Petraeus Report).
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de ed altre installazioni militari statunitensi.
CONCLUSIONI Le operazioni condotte su larga scala per tutto il 2007 sono costate 937 caduti alle forze americane. A fine marzo 2008, il numero complessivo dei caduti ha superato la triste soglia delle 4 000 unità. A un anno dall’inizio del surge e dall’applicazione di quella che viene ormai definita «la dottrina Petraeus», da più parti si cerca di stilare un bilancio tra successi e fallimenti. Vi sono poi coloro che, nonostante condividano l’approccio del Generale, ritengono che ormai ciò che è stato fatto sia too little too late (troppo poco e Numero degli attentati totali e tipologia dal maggio 2006 all’agosto 2007 (Petraeus Report). troppo tardi). Anche i più pessimisti, comunque, riconoscono come l’attuale leadership americana in Iraq non crei false aspettative o illusioni sui lenti nuti, di 18 100 kg di esplosivo. Al termine delle progressi fatti. In tutti i suoi interventi, il Generale operazioni di «Clear and Hold», le unità sul terrePetraeus ha affermato di non sentirsi ottimista né no continuano a implementare il numero di JSSs e pessimista, riconoscendosi semplicemente in una COPs nella propria area di responsabilità, strinposizione che definisce «realista». Chi lo conosce gendo i contatti con la popolazione. da vicino, ricordando gli ultimi giorni di Saigon, riL’allargamento dei combattimenti a tutto l’Iraq è tiene però che lui non intende essere l’ultimo uostato evidenziato dal lancio dell’operazione Knight mo a imbarcarsi sull’ultimo elicottero in partenza Assault, un’offensiva su tutta la dal tetto dell’Ambasciata ameregione di Bassora per impedire ricana a Baghdad. all’Esercito del Mahdi di consoIn tutti i suoi interventi, il Dal punto di vista militare, lidare il suo controllo sulle Generale Petraeus ha affer- secondo lo storico Max Hamaggiori risorse strategiche del mato di non sentirsi ottimista stings, non vi è dubbio che le Paese. A tutti gli osservatori indel 2007 abbiano né pessimista sulla situazio- operazioni ternazionali è parso che la trecontribuito sensibilmente a migua accordata l’anno preceden- ne, riconoscendosi semplice- gliorare la sicurezza nella zona te dal leader sciita Muqtada al mente in una posizione che di Baghdad, scardinando il poSadr sia stata unilateralmente definisce «realista» tere di al Qaeda in molte zone rotta dal governo iracheno, poidella città e diminuendo gli ché l’influenza esercitata a sud episodi di violenza settaria. «Nessun Generale statunitense, probabilmente, da gruppi estremisti sciiti, appoggiati dall’Iran, ripotrà incassare risultati più significativi di Petrasultava ormai fortemente contrastante con la ricoeus. L’attuale strategia USA in Iraq rappresenta la stituzione di una forte autorità centrale in grado di soluzione più ragionevole possibile». tenere unito il Paese. L’operazione, direttamente ordinata dal Primo MiIl successo militare lascia comunque aperto il nistro Nouri al Maliki, ha comportato l’imposizione dibattito circa l’evoluzione politico-strategica del coprifuoco anche a Karbala, Wasit, Babil, Diwadel conflitto iracheno e, più in generale, dello niyah e Nasiriyah. Il 25 marzo gli estremisti sciiti scacchiere mediorientale. Sono troppe ancora le hanno cercato di riportare la capitale sull’orlo della incognite che non riescono a fornire una chiara crisi per alleggerire la situazione a sud, lanciando lettura circa il futuro della regione. In primo luoattacchi di razzi e mortai all’interno della Zona Vergo molto dipenderà dai risultati delle elezioni
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presidenziali americane, in secondo luogo, l’effetto a lungo termine desiderato da Petraeus e Odierno dipende soprattutto dai concreti progressi che il governo locale riuscirà a ottenere e dal grado di autonomia operativa che le forze di sicurezza irachene sapranno guadagnarsi. Solo questo permetterà alle forze statunitensi una sensibile riduzione dei propri effettivi per passare a una fase di esclusivo supporto all’alleato. Sino a quel momento, si insisterà affinchè il numero degli uomini impiegati non scenda mai sotto le 130 000 unità. Sul piano operativo e tattico, infine, le unità americane hanno nuovamente dimostrato di possedere un’ottima flessibilità nell’adattarsi alle diverse situazioni, interiorizzando in poco tempo i principi, ma soprattutto lo spirito della nuova dottrina contenuta nel «Field Manual 3-24 Counterinsurgency Operations». Che all’interno dell’Esercito americano la «Dottrina Petraeus» si stia diffondendo rapidamente lo dimostrano anche i segnali di cambiamento nell’approccio al conflitto afghano: anche qui una maggiore dispersione delle forze sul territorio e un loro maggiore contatto con la popolazione vengono progressivamente favoriti rispetto alla concentrazione di truppe in grosse FOBs. I Comandanti a ogni livello devono possedere la capacità di
Sopra. Paracadutisti dell’82nd Airborne Division «All-American». A sinistra. Capoarma della 10th Mountain Division «Mountaineers».
comprendere le realtà locali in tutte le loro manifestazioni e aspetti. Nella premessa del manuale Petraeus ha, infatti, reso esplicito questo suo pensiero: «Per condurre con successo operazioni di Counterinsurgency servono forze in grado di essere flessibili e adattabili, condotte da leader mentalmente vivaci, ben informati e culturalmente perspicaci». Federico Bernacca Capitano, in servizio presso il 186° reggimento paracadutisti L’articolo è stato scritto prima della promozione del Generale Petraeus a Capo di CENTCOM. Al suo posto è subentrato il Generale Ray Odierno.
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IL PRT DI HERAT: UNA SFIDA DA VINCERE
IL PRT DI HERAT: UNA SFIDA DA VINCERE Il Provincial Reconstruction Team di Herat, sotto comando italiano, sta operando con ottimi risultati in una provincia che vuole tornare agli antichi fasti. Il compito assegnato è quello di assistere le autorità a estendere il loro potere, facilitare lo sviluppo di stabilità e sicurezza, concorrere alla ricostruzione sfruttando le risorse locali.
Immediatamente dopo la caduta del regime talebano in Afghanistan, si è avvertita l’esigenza di disporre di una forza militare «dedicata» a proteggere le neo-costituite istituzioni, che non fosse anche direttamente impegnata nei combattimenti, ovvero nell’attività di ricerca dei terroristi. Sulla base di tale esigenza, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione n. 1 386 del 2001, ha dato mandato all’International Security Assistance Force (ISAF) di assistere il Governo afghano nel mantenimento della Sicurezza nella città di Kabul e nelle aree vicine, al fine di consentire alle Autorità locali ad interim e al personale delle Nazioni Unite di operare in un ambiente sicuro. Nel corso degli anni, per l’impossibilità di alcuni Paesi di reiterare l’impegno di schierare un contingente a così grande distanza dalla Madrepatria, la NATO nel corso del 2003 ha assunto la responsabilità di ISAF. In tale contesto, la strategia scelta è stata quella di creare strutture idonee, i Provincial Reconstruction Team (PRT), che operassero nell’ambito della Coalizione, secondo un nuovo concetto e con task forces all’uopo costituite, finalizzate alla ricostruzione ed all’allargamento dell’influenza del Governo in tutto il Paese. In concreto, il PRT è una particolare struttura che ha il compito di fornire sicurezza e aiuti nella ricostruzione di Paesi in cui vi è instabilità. Il primo fu costituito dagli Stati Uniti in Afghanistan, nel 2001, allo scopo di amplificare gli effetti della ricostruzione nella provincia di Kabul, al di fuori della Capitale. Nel corso degli anni, l’ISAF ha esteso la sua influenza prima nelle province settentrionali, poi in quelle occidentali, fino a essere presente in tutto il Paese, costituendo PRT in tutte le regioni, secondo un processo prestabilito. Attualmente vi sono 25 PRT, anche se il numero sembra destinato a crescere, vista la volontà di alcuni Paesi di offrire il proprio contributo.
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Sopra. L’inaugurazione di una scuola. In apertura. Militari italiani a protezione di un cantiere.
LA COMPONENTE CIVILE COME VALORE AGGIUNTO A QUELLA MILITARE Pur non prevedendo un organico prestabilito, nella sua concezione il PRT consiste in una base operativa nella quale civili e militari (con un organico variabile a seconda della situazione locale e dei compiti) distribuiscono aiuti e realizzano progetti di ricostruzione, oltre a fornire Force Protection al personale interessato. Appare opportuno evidenziare che la presenza della componente civile al fianco di quella militare costituisce un incremento delle potenzialità del PRT stesso. In sostanza, rappresenta un valore aggiunto, che consente di affrontare le molteplici te-
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centro della città e risulta essere profondamente inserito nel contesto urbano. Herat, situata lungo uno dei maggiori snodi dei percorsi carovanieri che già dal I secolo a.C., consentivano gli scambi non solo commerciali ma anche culturali tra oriente e occidente, (Via della seta), è la maggiore città dell’Afghanistan nord-occidentale, nonché il capoluogo dell’omonima provincia che, grazie alle sue caratteristiche architettoniche e al fiorente commercio con le aree circostanti, rappresenta senza dubbio la più bella delle antiche città della regione. La popolazione è costituita prevalentemente da Fig. 1 matiche secondo diversi approcci, metodologie e soluzioni. Infatti, molto spesso, la risoluzione delle questioni afghane è data dal connubio di più accorgimenti, che solo se coordinati e messi in sistema nel loro insieme possono sortire alla lunga gli effetti desiderati.
IL PRT DI HERAT Come detto, a seguito dell’impegno assunto dalla NATO nell’ambito di ISAF (2003) e l’estensione delle proprie competenze su tutte le province, la responsabilità del PRT di Herat è stata trasferita dagli Stati Uniti all’Italia. È questo il primo esempio, e per il momento anche unico, di PRT a guida Un’antica moschea fa da sfondo ad una parvenza di ritrovata tranquillità. italiana. In tale quadro, il PRT di Herat costituisce una sorta di «laboratorio sperimentale» per le Forze tajiki, che rappresentano circa il 55% degli abitanArmate, attraverso il quale definire, implementi. Inoltre, sono presenti abitanti di origine patare e verificare i futuri criteri e procedure di imshtun con il 30%, hazara con il 10% e turkmeni con piego. il 5%. Al fine di comprendere meglio la realtà in cui il Un altro aspetto che incide in maniera determiPRT italiano opera, risulta opportuno esaminare il nante sull’equilibro dell’area è contesto nel quale è inserito. la presenza di molte tribù con L’area delle operazioni coincide con la provincia di Herat, Il PRT consiste in una ba- tradizioni culturali, modus viparte della regione ovest del se operativa nella quale ci- vendi e interessi spesso anche Paese, costituita da 15 Distretti vili e militari distribuiscono molto differenti da loro. Ciò copiù il capoluogo. La morfologia un elemento di instaaiuti e realizzano progetti stituisce della regione, nonché la viabilità bilità che sfocia non raramente (oltre alla percorribilità), incide di ricostruzione, oltre a in conflitti, come avviene per notevolmente sulle attività ope- fornire Force Protection al esempio nel tumultuoso Dirative. Basti pensare che talune personale interessato stretto di Shindand e persino in distanze, per esempio di anche quello di Guzara, dove peraltro meno di 200 chilometri, possoinsiste il Comando della Regiono essere coperte solo dopo aver viaggiato per ne Ovest, presso l’aeroporto. 10-12 ore (figura 1). La religione professata è quella musulmana, preUn’altra peculiarità del PRT, strettamente convalentemente di confessione sunnita (90%) e solo in nessa con il compito affidatogli, riguarda la sua piccola parte sciita (10%). posizione geografica. Infatti, esso è ubicato nel Sulla regione di Herat da sempre esercita un im-
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Scambio di doni durante una visita a una scuola.
portante influsso il confinante Iran per una molteplicità di aspetti: politico, economico e commerciale. Inoltre, non è da sottacere la permeabilità dei confini tra i due Paesi, lungo i quali si perpetra, malgrado lo sforzo delle rispettive polizie di frontiera, contrabbando di merci e traffico illegale di armi e di droga. In ultimo, occorre evidenziare la massiccia presenza di rifugiati afghani in Iran, il cui ritorno rappresenterebbe un problema per il Governo centrale.
L’ORGANIZZAZIONE E GLI IMPEGNI Il Provincial Reconstruction Team operante a Herat è una organizzazione congiunta civile-militare il cui scopo, secondo quanto previsto nel «PRT Handbook» emanato da ISAF HQ, è quello di assistere le Autorità provinciali ad estendere il loro potere in modo da facilitare lo sviluppo di un ambiente stabile e sicuro, concorrendo alla riforma del settore della sicurezza e alla ricostruzione. Come detto, la sua peculiarità è rappresentata proprio dalla coesistenza delle due componenti: quella militare e quella civile. La componente militare, che ha, come pedina operativa, il Team per la Cooperazione civile-militare (CIMIC) si compone di uno Staff del Comandante, una unità di Force Protection, una pedina logistica, un team C4 e un nucleo EOD/IEDD. La componente civile, invece, è rappresentata dal personale della Cooperazione italiana del Ministero degli Affari Esteri (IT COOP) - con un Capo pro-
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gramma e cinque professionisti specializzati in diversi settori (geologia, strutture sanitarie, edilizia, urbanistica) - dal rappresentante del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (USDOS) e dal rappresentante dell’Agenzia Internazionale per lo sviluppo degli Stati Uniti (USAID). Al riguardo, si evidenzia che l’opera del PRT è rivolta a fornire alle autorità le risorse di cui necessitano e non alla mera distribuzione diretta di aiuti umanitari, se non in casi del tutto eccezionali. In sostanza, ogni progetto viene ufficialmente consegnato al Governo locale per essere poi distribuito alla popolazione. Ciò permette di raggiungere il duplice scopo di ricostruire il Paese e aiutare il Governo locale ad estendere la propria autorità. In particolare, la responsabilità del PRT, a partire dal 12 luglio 2007, è stato affidata al 152° reggimento Fanteria «Sassari», erede dei «diavoli rossi» di antica memoria, che da sempre sono risultati determinanti nei principali fatti d’arme a cui hanno preso parte (figura 2). Peraltro, è da evidenziare che proprio a partire dal PRT 7, lo Stato Maggiore dell’Esercito ha deciso di attribuire il comando di tale organismo al naturale Comandante del reggimento che fornisce il personale. Tale provvedimento si è rivelato determinante nelle attività del PRT, che sono iniziate praticamente dal giorno stesso di assunzione della responsabilità, consentendo di eliminare il periodo di isteresi iniziale dovuta alla necessità di amalgamare il personale. Per quanto attiene la catena di comando NATO,
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il PRT dipende dal RC-W insieme agli altri 3 PRT e agli altri assetti dedicati, mentre è inserito nella catena di comando nazionale tramite lo stesso Comandante RC-W (figura 3).
LE ATTIVITÀ CIMIC In concreto, il PRT svolge principalmente tre tipologie di attività. La prima riguarda il coordinamento delle componenti militare e civile, che si sviluppa attraverso una serie di riunioni settimanali, svolte a due differenti livelli, al fine di esaminare le problematiche sul terreno e sinergizzare gli sforzi.
non vi ha mai fatto parte. La seconda tipologia di attività riguarda le operazioni che vengono condotte al fine di assicurare la Force Protection del PRT, nonché la cooperazione con le Forze Armate e di Sicurezza afghane (ANFS). Si estrinsecano essenzialmente attraverso lo svolgimento di Convoy Operations, pattugliamento della città di Herat, attività congiunte con le Forze Nazionali Afghane per la Sicurezza (ANSF) e ricognizioni che si sviluppano su tutto il territorio di responsabilità. Le attività congiunte con le Forze di Polizia sono in progressiva evoluzione e mirano a trasferire, gradatamente, la pianificazione e condotta delle stesse alla Afghan National Police (ANP). Il terzo tipo di attività è quello relativo ai progetti di ricostruzione e sviluppo che, peraltro, rappresentano il core delle funzioni del PRT, tramite l’impiego del CIMIC Center. Tali attività, di fatto, costituiscono il riferimento per tutte le altre e ne scandiscono i tempi, fungendo da elemento di riferimento per tutti gli assetti che sono a supporto di queste. Attualmente, presso il CIMIC Center
Fig. 3 Stabilita la linea comune da adottare, si interfaccia con le diverse Autorità politiche, religiose, militari e civili locali e con rappresentanti delle Organizzazioni internazionali e le NGO, i membri del Parlamento eletti nella provincia ma anche la popolazione locale (figura 4). In tale Fig. 4 ambito risultano frequenti i rapporti intessuti con l’United Nation Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA), Agenzia ONU deputata a opera personale del CIMIC Group South, della monitorare la rinascita del Paese, nonché quelli componente Genio dell’Esercito e dell’Aeronautica posti in essere con il rappree, in qualità di Project Officers, sentante delegato del Governo anche Ufficiali della Riserva SeLo Stato Maggiore del- lezionata, oltre a un ingegnere e con le forze di sicurezza del Paese, responsabili del pro- l’Esercito ha deciso di at- civile di nazionalità afghana. gramma di disarmo dei gruppi tribuire il comando del PRT La peculiarità dei progetti CIMIC illegali tuttora presenti nel sviluppati dal PRT è quella di esal naturale Comandante del sere progetti a breve/medio terPaese (Disbandment of Illegally Armed Group - DIAG). Que- reggimento che fornisce il mine, che garantiscono una temst’ultimo aspetto rappresenta personale pestività di risposta e che sfruttaun problema di non facile sono risorse interne di progettazioluzione. Infatti, strettamente ne. Infatti, non è prevista l’assuncorrelato a questo è l’inserimento degli exzione di impegni per il sostegno a lungo termine, combattenti, peraltro non più giovanissimi, nel quali addestramento di personale o risorse per il funmondo del lavoro, del quale una buona parte zionamento.
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conto delle profonde differenze strutturali, ordinative e organizzative di ciascuna componente che, nel caso specifico, sono quella militare, quella della Cooperazione italiana e quella della USAID. In ugual misura il Master Plan si prefigge lo scopo di definire e formalizzare un documento di riferimento per l’intera organizzazione del PRT, che, nel tracciare le linee programmatiche comuni, funga da base di partenza per i piani operativi di ciascuna componente. Al riguardo, al fine di disciplinare le attività connesse con l’elaborazione del Master Plan e più in generale delle richieste di intervento che pervengono al PRT si è ritenuto opportuno definirne anzitutto compiutamente le procedure di applicazione. Naturalmente tutto ciò richiede il pieno coinvolgimento delle autorità politiche provinciali (figura 6),
Fig. 5
Fig. 6
I PROGETTI REALIZZATI
Dal 2005 ai giorni nostri sono stati stanziati per la realizzazione di progetti CIMIC in Afghanistan quasi 14 000 000 di euro. In sostanza i progetti sviluppati riguardano due macroaree, infrastrutture e fornitura di beni e servizi, che investono i settori dell’istruzione, salute pubblica, agricoltura, sicurezza e viabilità (figura 5). Dalla sua costituzione, il PRT italiano ha condotto le attività CIMIC, sulla base delle risorse a disposizione, realizzando diversi progetti, uniformemente distribuiti in tutti i 16 distretti della provincia. Tali attività hanno contribuito ad ottenere il consenso della popolazione e, al tempo stesso, a garantire la libertà di movimento. In particolare, per quanto riguarda il settore dell’educazione sono state costruite diverse scuole (almeno per ogni distretto); in quello dell’agricolper il tramite del Consiglio provinciale e dei Dipartura sono stati realizzati pozzi e canali (per l’aptimenti che esaminano le richieste di intervento delprovvigionamento dell’acqua le Autorità di livello distrettuale. potabile e per l’irrigazione); in Il Comitato Provinciale per lo quello della sanità sono state Dalla sua costituzione il Sviluppo (PDC), dopo averne efcostruite delle strutture (un PRT italiano ha realizzato fettuato la verifica e la congruità ospedale pediatrico e tre ambula Policy del Governo di Kadiversi progetti CIMIC uni- con latori specialistici); in quello bul e la priorità in seno alla Prodella sicurezza sono state mi- formemente distribuiti in vincia, oltre alla necessità che gliorate le condizioni delle For- tutti i 16 distretti della pro- tale esigenza debba essere sodze di Polizia (interventi sulle vincia di Herat disfatta dal PRT, viene posta alstrutture già esistenti, costrul’attenzione del PRT stesso, che, zione di check point e donazioverificati i presupposti di fattibine di equipment); infine, nel settore della viabilità lità, ne sviluppa il progetto esecutivo utilizzando la sono state costruite opere per migliorarne la porisorsa disponibile più appropriata. tenzialità (passerelle pedonali e ponti). Al fine di fornire alle Autorità provinciali, a quelle ISAF e a quelle nazionali un disegno chiaro e SFORZO CULTURALE E FORMAZIONE concreto della strategia che si intende seguire viene elaborato ogni anno un documento di riferiSulla base di quanto precedentemente riportato mento, detto Master Plan. Esso garantisce unitaè evidente che un nuovo concetto di impiego operietà di intenti e omogeneità di interventi tenendo rativo si sta facendo largo nel panorama delle Mis-
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tutto per quanto concerne la Governance. Non è da sottacere infatti, che in realtà molto particolari, come quelle dei Paesi musulmani, è opportuno nello svolgimento delle attività non essere sioni Fuori Area delle Forze Armate italiane. molto invasivi. In tale contesto, la chiave di successo può essere In sostanza, come precedentemente detto, il PRT rappresentata dal PRT, quale nuovo strumento idoè sì sperimentazione, ma anche applicazione praneo a raccordare gli sforzi militari e civili nelle mistica sul campo. Si è registrato un palese migliorasioni militari che assistono i governi nazionali nelmento della qualità della vita nella Regione, con l’opera di consolidamento della propria autorità, atparticolare riferimento alle aree che maggiormentraverso la realizzazione di progetti che possano te hanno visto la realizzazione di progetti, nonché contribuire ad una maggiore stabilità. il raggiungimento degli obiettivi di Governance, Proprio tale aspetto, ovvero la che attestano la concretezza sinergia degli sforzi dei princinonché la bontà delle attività È verosimile ipotizzare che intraprese. pali attori in campo, risulta indispensabile. In tale ottica, l’espe- a una maggiore ricostruzione Quanto detto comporta un rienza in atto in Afghanistan, in corrisponda una maggiore nuovo approccio per il persocui il PRT italiano funge da trait che sarà impegnato in sicurezza,...esigenza più av- nale d’union tra il Governo, la Coomissioni fuori area in strutture perazione Italiana, il Diparti- vertita dalla popolazione come quella del PRT, e perché mento di Stato degli Stati Uniti questo avvenga è necessario (USDOS), l’Agenzia Internaziouno sforzo culturale a premesnale per lo Sviluppo degli Stati Uniti (USAID), le Orsa del cambio di mentalità. ganizzazioni Governative locali e le OrganizzazioTale cambiamento risulta perseguibile solo atni non Governative, rappresenta un esempio di traverso una formazione del personale adeguata, successo in tale senso. In tale maniera, i risultati razionale, orientata alle nuove esigenze, che sia ad conseguiti non saranno la mera somma dei singoli ampio spettro e che conferisca al personale capacità cui attingere nel corso dell’impiego. sforzi bensì il prodotto degli stessi. È verosimile ipotizzare che a una maggiore riRoberto De Masi costruzione corrisponda una maggiore sicurezza, che peraltro specialmente nella Regione di Herat Colonnello, Comandante è l’esigenza più avvertita dalla popolazione. Non del 152° reggimento fanteria «Sassari» solo, è estremamente importante disporre di assetti Intelligence efficaci ed efficienti che contriLuigi Viel buiscano a una conoscenza sempre più reale delTenente Colonnello, l’Afghanistan dal punto di vista politico, culturain servizio presso il Reparto le, religioso ed economico, al fine di poter corAffari Giuridici ed Economici del Personale rettamente indirizzare le proprie attività, sopratdello Stato Maggiore dell’Esercito Un incontro tra l’autorità militare e quella civile. La cooperazione civile-militare è uno dei punti di forza del PRT.
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LA SCUOLA DI APPLICAZIONE E ISTITUTO DI STUDI MILITARI
LA SCUOLA DI APPLICAZIONE E ISTITUTO DI STUDI MILITARI Polo didattico per gli studi di base e la qualificazione superiore degli Ufficiali dell’Esercito, si pone quale nicchia d’eccellenza della formazione militare italiana. Con i suoi oltre 250 anni di storia, da istituto di studi tecnico-scientifici è divenuto illustre centro di scienze strategiche senza mai tradire le proprie origini e accrescendo il prestigio dell’Esercito Italiano nel mondo.
«... non è stata la manifestazione improvvisa di Artiglieria e Fortificazione. Nel fermento politico, un genio; ma è il genio che si era preparato da sociale e culturale che accompagna l’affermazione anni, da lunghi anni, all’ufficio che doveva eserdello Stato sabaudo, i laboratori dell’Arsenale concitare. E quando noi lo vediamo, Presidente del tribuiscono notevolmente allo sviluppo dell’industria metallurgica locale con la formazione di perConsiglio, Ministro delle Finanze, Ministro delsonale specializzato che trova collocazione nel l’Agricoltura, interessarsi poi di tutti i dicasteri crescente proliferare di piccole imprese per le laai quali non presiedeva e guidare tutti i suoi colvorazioni meccaniche. laboratori ad una meta, noi dobbiamo dire che Nel contempo nella stessa sede si sviluppa, graquesto risultato non era la manifestazione imzie alla presenza di un corpo docenti di prim’orprovvisa del genio, ma era anche il frutto, oltre dine, una scuola di eccellenza i cui studi teorici che del genio suo, di una lunga, lunga preparavengono adottati presso le più importanti ed zione», con queste parole di Luigi Einaudi su Caemergenti Nazioni dell’epoca e di cui è rimasta vour, illustre frequentatore della Scuola di Applitangibile traccia presso la biblioteca monumentacazione, il Comandante dell’Istituto, nel corso le dell’Istituto. della cerimonia di inaugurazione dell’anno accaDa fucina di cannoni a fucina di Comandanti, da demico 2007-2008, ha fornito ai frequentatori stabilimento per la produzione uno spunto di riflessione suldi cannoni ad istituto di studi l’importanza e sulla centralità della formazione come impre...la Scuola ha la necessità superiori militari, la Scuola di scindibile punto di partenza di di adeguare la propria offer- Applicazione, facendo tesoro ogni attività umana. ta formativa alle crescenti e degli oltre 250 anni di storia, ha Concetto più volte ripreso nel il proprio «prodotmutevoli esigenze operative aggiornato to» formativo passando da stucorso della prolusione tenuta dal Sindaco della città Chiam- per forgiare professionisti di prettamente tecnico-scientiparino, dal titolo «Torino da capaci, credibili e assoluta- fici alle scienze strategiche senza mai perdere di vista le città manifatturiera a città del- mente affidabili proprie origini e la propria stola conoscenza». Egli ha tratria, rimanendo, per utilizzare le teggiato il ruolo primario che parole del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, la formazione ha avuto nella trasformazione di Generale di Corpo d’Armata Fabrizio Castagnetti, Torino da capitale sabauda a motore dell’industria nazionale e che ha tuttora nel delicato pas«... culla storica della formazione militare e delle saggio da capitale dell’industria a città della conostre tradizioni...». noscenza, nel senso più ampio del termine. L’importanza e la peculiarietà della Scuola è sotChiara traccia di tale mutamento si avverte in tolineata dal recente ampliamento dei propri comtutte le istituzioni cittadine pubbliche e non, e la piti istituzionali che, con l’acquisizione del Corso Scuola di Applicazione ne è l’austero testimone. La di Stato Maggiore e del Corso Pluritematico si è sede stessa dell’Istituto, il Palazzo dell’Arsenale trasformata da istituto per la formazione di base voluto nel 1736 da Re Carlo Emanuele III, nasce degli Ufficiali della Forza Armata a «Polo didattico» come moderna fabbrica d’armi e ben presto divieper la formazione di base e la qualificazione supene sede delle Regie Scuole Teoriche e Pratiche di riore degli Ufficiali dell’Esercito Italiano, caratte-
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Sopra. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Fabrizio Castagnetti, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2007-2008. In apertura. L’ingresso di Palazzo dell’Arsenale.
rizzandosi quale unico istituto di studi superiori militari di Forza Armata. La formazione di base degli Ufficiali in servizio permanente, appartenenti alle Armi di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio, trasmissioni, trasporti e materiali, e ai Corpi di amministrazione e commissariato e degli ingegneri dell’Esercito, avviene per i primi due anni (tre anni per il Corpo degli ingegneri dell’Esercito) presso l’Accademia Militare di Modena e trova sviluppo per i successivi tre (due anni per il Corpo degli ingegneri dell’Esercito), presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito. Per il conseguimento di questo delicato compito, la Scuola ha la necessità di adeguare la propria offerta formativa alle crescenti e mutevoli esigenze operative per forgiare professionisti capaci, credibili e assolutamente affidabili. A questo ambizioso obiettivo è indirizzato il lavoro sinergico di oltre 90 Professori universitari e 15 Docenti militari. Nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, alla presenza delle più alte cariche delle Università di Torino e di Modena e Reggio Emilia e del Politecnico di Torino, il Capo di Stato
Maggiore dell’Esercito ha sottolineato l’importanza della formazione definendola: «... obiettivo condizionante della nostra organizzazione...» nella quale è necessario «... individuare il giusto equilibrio tra la componente generalista e quella specialistica...» fornendo ai giovani Ufficiali «... le chiavi di lettura necessarie per comprendere gli eventi e le motivazioni politico-diplomatiche, storiche, economiche e antropologiche che li determinano». Per garantire questo, ampia importanza viene data all’insegnamento delle lingue straniere. A fattor comune, gli Ufficiali sono messi nelle condizioni di esprimersi correttamente nella lingua inglese e di conoscere sufficientemente una seconda lingua straniera a scelta tra francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
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I risultati, riferiti allo scorso anno accademico, sono più che soddisfacenti. Il Generale Maggi ha evidenziato che la totalità degli Ufficiali che hanno frequentato i Corsi di Laurea in Scienze Strategiche ha conseguito la Laurea nei tempi previsti, ottenendo in 28 casi su 187 il punteggio massimo, di cui 22 con lode. Anche per quel che riguarda la Laurea in Ingegneria i risultati sono di primissimo livello: su 17 Ufficiali laureati ben 6 hanno ottenuto il punteggio massimo, di cui 3 con lode. Nell’ambito della formazione di base, presso l’Istituto vengono inoltre svolti corsi per gli Ufficiali «a nomina diretta» reclutati dai laureati civili, per gli Ufficiali della Riserva Selezionata scelti tra professionisti civili con particolari competenze e per il personale proveniente dagli Ufficiali di complemento e dai Sottufficiali. La qualificazione superiore, rappresenta uno dei momenti di più elevato livello di specializzazione nell’ambito dell’Esercito. Si articola su un Corso di Stato Maggiore (corso militare tecnico-professionale) e un Corso Pluritematico (corso universitario)
che messi in sistema danno luogo al titolo di Master di 2° Livello in Scienze Strategiche. È un momento formativo qualificante per la preparazione di Ufficiali già esperti della Forza Armata (Capitani e Maggiori), finalizzato al conseguimento degli strumenti necessari per poter operare quali Ufficiali di Staff nell’ambito degli Stati Maggiori dei Comandi nazionali e multinazionali, in guarnigione e in operazioni, dando così concretezza al concetto di Long Life Learning. Gli ambiziosi obiettivi della qualificazione superiore sono perseguiti attraverso l’elevata qualità dei docenti, da quelli universitari a quelli militari, facendo ampio ricorso a qualificati rappresentanti delle Organizzazioni Internazionali, degli Stati Maggiori e dei Comandi di vertice della Difesa, dell’Esercito e delle altre Forze Armate, non ultimi i Comandanti dei Contingenti multinazionali all’estero. L’importanza attribuita alla formazione, come fase fondamentale per una solida e approfondi-
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ta base culturale sulla quale costruire le capacità di gestione della Forza Armata, è sottolineata dallo sforzo organizzativo che lo Stato Maggiore dell’Esercito e la Scuola di Applicazione hanno sostenuto per garantire, in un momento di drastici tagli al bilancio della Difesa, la sostenibilità della qualificazione superiore. Obiettivo conseguito attraverso l’adeguamento in brevissimo tempo delle proprie infrastrutture trasformate in alloggi confortevoli e locali di uso generale (mense, bouvette). L’abbattimento dei costi legati alle missioni del personale e l’inevitabile sacrificio economico, peraltro responsabilmente compreso, degli Ufficiali frequentatori hanno consentito il mantenimento di corsi legati alla qualificazione superiore, altrimenti destinati a un’ineluttabile sospensione. Inseriti nello stesso processo formativo, a sottolineare ulteriormente il profondo e sentito legame con il mondo civile, sono perfettamente integrati anche circa 150 studenti civili che frequentano le lezioni a carattere universitario in comune con gli Ufficiali frequentatori. Questo rappresenta un momento importante per la conoscenza reciproca tra futuri professionisti che un domani potrebbero cooperare, ad esempio, per la ricostruzione post bellica di un Paese. Ciascuno con le proprie motivazioni, le proprie idee e i propri obiettivi ma sempre nell’interesse del Paese. La conoscenza reciproca pregressa tra i due mondi, frutto anche di alcuni momenti di crescita formativa vissuti insieme, non può che contribuire all’abbattimento di eventuali barriere ideologiche finalizzando il lavoro al conseguimento del comune risultato finale. Nel quadro delle attività di assistenza e cooperazione nel settore della formazione del personale militare di Paesi esteri, l’Istituto ospita anche una cinquantina di Ufficiali all’anno provenienti da altri Paesi. Nel corso del corrente anno accademico stanno frequentando i Corsi di formazione e di qualificazione Ufficiali provenienti da Afghanistan, Albania, Azerbaijan, Etiopia, Giordania, Iraq, Macedonia, Mauritania, Senegal, Thailandia. Infine, da due anni opera presso la Scuola di Applicazione il Centro Studi Post Conflict Operations allo scopo di contribuire a valorizzare e sistematizzare l’enorme esperienza acquisita dalla Forza Armata nel settore della condotta delle Peace Support Operations. Il Centro provvede a formare e specializzare personale militare e civile, nazionale e internazionale, da impiegare nell’ambito dei processi di stabilizzazione e ricostruzione post bellica, promuovendo una «via italiana» del post conflict management. Inoltre collabora con organismi delle Nazioni Unite, con analoghi organismi di altre Forze Armate, nonché con Università e Istituzioni nazionali ed estere.
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L’attuale iter formativo dell’Ufficiale dell’Esercito Italiano è il risultato di un intenso lavoro svolto nell’arco degli ultimi ventanni e tuttora in corso per rendere l’offerta formativa della Scuola di Applicazione più aderente possibile alle mutate esigenze della Forza Armata. Per meglio comprendere l’entità degli sforzi profusi dallo Stato Maggiore dell’Esercito e per valutare la reale capacità della Scuola di adattare rapidamente il proprio ruolo ai repentini mutamenti, sia nel campo della geopolitica e delle relazioni internazionali, sia nei diversi settori della scienza e della tecnica, è fondamentale conoscere i criteri e le fasi che hanno portato all’attuale percorso formativo. L’iter formativo degli Ufficiali in servizio permanente del Ruolo Normale, che prevedeva il superamento di tutte le materie del biennio di Ingegneria, è rimasto pressoché immutato dal primo dopoguerra fino a metà degli anni Ottanta (165° Cor-
ciali di cavalleria e dalle restanti aliquote di fanti e artiglieri). Gli aspetti salienti del nuovo iter formativo riguardavano gli Ufficiali frequentatori del Corso di laurea in Scienze Politiche, per i quali si decise di abbandonare gli studi a valenza marcatamente scientifica, eredità delle Armi dotte, per privilegiare una base culturale orientata verso una componente umanistica nella più vasta accezione. In tale ottica, venivano soppresse tutte le mate-
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L’EVOLUZIONE DELL’ITER FORMATIVO
Sopra e a sinistra. Uno scorcio delle aule didattiche.
so dell’Accademia Militare, a.a. 1983-1984). Dall’anno accademico successivo, è stata introdotta una sostanziale modifica all’iter di studio, che avrebbe influito, in modo significativo, sulla preparazione culturale degli Ufficiali frequentatori. Trovava piena applicazione la proposta dello Stato Maggiore dell’Esercito che, pur salvaguardando i prioritari interessi di preparazione tecnico-professionale degli Ufficiali, introduceva, affiancandoli a quello ingegneristico (limitato da allora ai soli Ufficiali del genio), gli indirizzi di Informatica (per i trasmettitori e aliquote di fanti e artiglieri) di Economia e Commercio (per i Sottotenenti di Amministrazione e Commissariato) e di Scienze Politiche (per i rimanenti, cioè la grande maggioranza dei frequentatori, costituita da Uffi-
rie a carattere squisitamente scientifico, a vantaggio dei periodi dedicati allo studio delle lingue straniere (inglese, francese, tedesco, spagnolo). Nel corso degli anni Ottanta, «l’obiettivo laurea» era considerato di primaria importanza per la Forza Armata. In tale contesto una tappa fondamentale nel lungo cammino verso il riconoscimento della piena validità degli studi svolti presso gli Istituti militari di formazione, ai fini del conseguimento della laurea, è rappresentata dall’entrata in vigore della legge n. 169 del 23 giugno 1990, che di fatto consente il riconoscimento degli esami sostenuti nel rispetto della normativa universitaria vigente. L’intensificazione dei rapporti tra la Scuola di Applicazione e l’Università degli Studi di Torino ha portato, sulla base di una modifica allo Statuto della Facoltà di Scienze Politiche, all’istituzione, nell’ambito dell’indirizzo «politico-internazionale» seguito dagli Ufficiali di fanteria, cavalleria e artiglieria, di un percorso in «Studi Strategici». Il provvedimento ha consentito l’istituzione di discipline di preminente interesse militare quali: Sociologia militare, Storia delle Istituzioni militari, Studi strategici, Diritto penale militare, Polemologia. Con l’entrata in vigore del D.L. n. 464 del 28 no-
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sulle organizzazioni complesse, capacità di valutazione, al proprio livello, dei fattori di gestione delle crisi di diversa natura e di comunicazione con i media; • tecnico (riservato agli Ufficiali delle Armi del genio, trasmissioni e trasporti e materiali), che consente di comprendere l’impatto che le nuove tecnologie hanno sull’assolvimento dei compiti assegnati; • amministrativo (per gli Ufficiali del Corpo di Amministrazione e Commissariato), che forma Ufficiali esperti sia nel campo del diritto sia in quello delle procedure amministrative di specifico interesse. Nell’anno accademico 1998-1999 si è conclusa un’intensa fase di transizione, durante la quale è stato avviato lo sforzo tendente a una maggiore Una lezione d’informatica. professionalizzazione militare degli Ufficiali frequentatori, i quali sono stati messi nelle migliori condizioni per affrontare con successo, appena vembre 1997, che prevede la possibilità da parte giunti ai reparti di impiego, le numerose sfide del degli atenei di definire gli ordinamenti didattici mutato scenario. d’intesa con gli Istituti di formazione militari ai fini Per raggiungere tale obiettivo si è ritenuta non del conseguimento del titolo di laurea, il 22 ottopiù idonea un’approfondita preparazione iniziale, bre 1998 è stata firmata la convenzione tra la seguita da aggiornamenti di lunga durata e si è Scuola di Applicazione, l’Accademia Militare, l’Unideciso di puntare su una formazione «permanenversità degli Studi di Torino e l’Università degli Stute», cadenzata da tappe fondamentali (istruzione, di di Modena e Reggio Emilia per l’istituzione del specializzazione, addestramento e professionalizCorso di Laurea in Scienze Strazazione), in relazione ai presutegiche (181° Corso). mibili impieghi. Senso del dovere, lealtà, In tale quadro, la Scuola di ApQuest’ultimo è un corso di laurea interateneo, in quanto coin- coraggio, responsabilità ver- plicazione si è impegnata per la volge l’Università degli Studi di so l’interesse collettivo, fe- realizzazione di un Nuovo ProTorino e l’Università degli Studi Formativo per i propri Uffideltà assoluta alle Istituzioni getto di Modena e Reggio Emilia, e inciali, che persegue l’obiettivo di terfacoltà, in quanto le discipline sono i valori che vengono in- abbandonare il vecchio sistema che lo caratterizzano afferiscono stillati nelle teste e nei cuori orientato alla valutazione nozioa diverse Facoltà (Scienze mate- di migliaia di Ufficiali per tra- nistica del rendimento scolastico matiche, fisiche e naturali, Giuri- sformarli in Comandanti per proiettarsi verso il conseguisprudenza, Economia, Scienze mento delle reali capacità di «saPolitiche). Inoltre si avvale della per fare» in relazione al compito proficua collaborazione del Politecnico di Torino. da assolvere, nonché all’individuazione e potenziaIl nuovo iter è finalizzato a conferire agli Ufficiali mento delle attitudini e delle motivazioni dei freuna formazione universitaria e una specifica prequentatori. parazione professionale che tenga conto dei nuoIl nuovo progetto formativo si propone di far acvi scenari internazionali e delle moderne esigenze quisire all’Ufficiale frequentatore: di impiego della Forza Armata. • al 1° anno applicativo, le capacità di operare, in Con la nascita del nuovo corso di laurea, inteso qualità di Comandante di plotone, in uno scenaa caratterizzare in senso più moderno la formario War; zione dell’Ufficiale, sono state elevate al rango di • al 2° anno, le capacità di operare, in qualità di materie universitarie, e inserite nei piani di studio, Comandante di plotone, in uno scenario CROs; 7 discipline tecnico-professionali (1) impartite da • al 3° anno, le capacità di operare in qualità di Vice docenti militari. Comandante di compagnia/squadrone/batteria ovvero Capo gestione denaro/Ufficiale cassiere. Il corso di laurea, della durata di 4 anni, è articoL’introduzione del Nuovo Ordinamento Universilato su tre indirizzi: tario a partire dall’anno accademico 1999-2000 • politico-organizzativo (riservato agli Ufficiali ha imposto la trasformazione dell’iter di studi da delle Armi di fanteria, cavalleria e artiglieria), che quadriennale in quinquennale prevedendo il confornisce al frequentatore conoscenze specifiche
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seguimento della Laurea al termine del terzo anno e della Laurea Magistrale alla fine dell’intero ciclo quinquennale di studi. Questo continuo processo di trasformazione si è sviluppato nel corso degli anni allo scopo di conferire agli Ufficiali un titolo di laurea risultato di una preparazione multidisciplinare ad ampio spettro, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo qualificante di garantire loro un adeguato profilo professionale. In tale contesto, nel passaggio dal ciclo di studio quadriennale a quello quinquennale il numero complessivo di materie tecnico-professionali elevate al rango di discipline universitarie impartite da docenti militari è passato da 7 a 18 (2). Il nuovo iter di studi, che ha lo scopo di formare professionisti militari capaci di operare nelle unità terrestri (nazionali e internazionali) con incarichi di comando (quelli appartenenti alle Armi) e giuridico-amministrativi (quelli del Corpo di Amministrazione e Commissariato), si articola in cinque differenti Corsi di Laurea Magistrale: • Scienze Strategiche e Politico - Organizzative; • Scienze Strategiche e dei Sistemi Infrastrutturali; • Scienze Strategiche e delle Comunicazioni; • Scienze Strategiche e Logistiche; • Scienze Strategiche Economico - Amministrative. Nell’ambito delle Lauree magistrali in Scienze Strategiche, si ha la prevalenza di una componente piuttosto che di un’altra, in ragione dell’Arma di appartenenza. Gli Ufficiali del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito frequentano i Corsi di Laurea presso il Politecnico di Torino conseguendo la Laurea Magistrale in Ingegneria presso la I Facoltà (meccanica, civile, edile) e la III Facoltà (elettronica, telecomunicazioni, informatica) frequentando i Corsi di Laurea che meglio si attagliano alle esigenze della Forza Armata.
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Il simulatore F.A.T.S. (Fire Arms Training System).
mente nozionistica, ma, come sottolineato dal Sindaco di Torino, «... centro di formazione di competenza...». Questo è l’Istituto che, con i suoi oltre 1 300 frequentatori l’anno, porta alto il nome di Torino in Italia e contribuisce ad elevare il nome e il prestigio della Forza Armata nel mondo. Giuseppe Maggi Generale di Corpo d’Armata, Comandante della Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito Emanuele De Luca Maggiore, in servizio presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito
CONCLUSIONI In tutti questi anni la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito ha profuso ogni sforzo per adattare la propria offerta formativa al mutare del contesto storico e sociale, mantenendo sempre fede all’insieme dei valori etico-morali che sono alla radice della scelta professionale dei giovani Ufficiali. Senso del dovere, lealtà, coraggio, responsabilità verso l’interesse collettivo, fedeltà assoluta alle Istituzioni sono i valori che da centinaia di anni vengono instillati nelle teste e nei cuori di migliaia di Ufficiali per trasformali in Comandanti. Un’èlite che sarà chiamata a prendere decisioni e ad assumersi responsabilità con rapidità, disponendo di dati di situazione non sempre completi ed esercitando una leadership che ispiri e motivi i propri subordinati. Non solo formazione mera-
NOTE (1) Topografia; Tecnologia e sistemi d’arma I; Teoria e tecnica della circolazione (Militare); Fondamenti di meccanica teorica e applicata (Balistica); Teoria dell’organizzazione (Logistica integrata); Teoria e tecnica dei veicoli terrestri; Diritto amministrativo militare. (2) Topografia e Cartografia I e II; Arte militare I e II; Armi I e II; Tiro; Gestione parco armi; Logistica; Informatica applicata; Tattica; Storia delle istituzioni militari; Mezzi, materiali e sistemi d’arma; Amministrazione e contabilità militare; Balistica e tiro; Gestione mezzi materiali e sistemi d’arma; Teoria e tecnica della circolazione militare; Teoria e tecnica dei veicoli terrestri.
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LA SICUREZZA DEI SISTEMI INFORMATICI
LA SICUREZZA DEI SISTEMI INFORMATICI L’evoluzione delle tecnologie informatiche e di comunicazione e la loro rapidissima e capillare diffusione, oltre ad aver favorito l’efficienza e le potenzialità delle operazioni militari, ne ha parallelamente evidenziato anche la vulnerabilità, l’incapacità di garantirne la totale sicurezza e la necessità di una concreta protezione dei dati, dei mezzi di trasporto e di memorizzazione. In questo scenario, l’obiettivo da perseguire nell’immediato futuro sarà quello di limitare la minaccia attraverso l’applicazione di nuove contromisure.
L’efficacia di un qualsiasi sistema informatico è sempre con immediatezza la consumazione e influenzata, oltre che da caratteristiche tecnicol’avvio dell’attacco riuscendo, il più delle volte, a progettuali intrinseche di funzionamento, anche limitare gli effetti. Ben differente è il danno prodotto da un accesdalla garanzia di «tenuta» dello stesso contro i so non autorizzato condotto dall’interno dell’ortentativi di intrusione/accesso non autorizzati e ganizzazione. L’interno (the insider) può essere contro la perdita/degrado del patrimonio di informazioni immagazzinato e custodito. definito quale «persona alla quale sono stati conIn tale ottica, anche i sistemi informatici militari cessi privilegi tali da poter violare una o più regosiano essi destinati alla trattazione di informazioni le definite da una politica di sicurezza». La minacclassificate, non classificate e/o sensibili - non poscia interna si verifica, quindi, quando queste persono essere considerati al riparo da una eventuale sone abusano della fiducia e dei privilegi a loro minaccia. concessi (2). Quest’ultima, e il conseguente danno di immagiIn questo caso, risulta estremamente difficoltone, di perdita informativa e di disponibilità di sisteso individuare il prelevamento indebito o la canmi, può essere portata dalcellazione - accidentale o inl’esterno, ossia da parte di pertenzionale - di documenLa facilità con cui un ti/informazioni da parte di un sonale non appartenente all’organizzazione e dislocato fisica- utente interno può com- utente che ha già, comunque, mente all’esterno di essa oppu- mettere una violazione è in accesso al sistema. La facilità re dall’interno, cioè da parte di modo esponenziale supe- con cui un utente interno può personale dipendente. una violazione è in riore a quella di un utente commettere Nel primo caso, le categorizzamodo esponenziale superiore a zioni degli «attaccanti» sono or- esterno, indipendentemen- quella di un utente esterno, inmai, purtroppo, tristemente note te dalle contromisure di si- dipendentemente dalla quantiin quanto operanti e rilevabili an- curezza applicate tà delle contromisure di sicuche sulle postazioni private. rezza applicate. Si tratta degli hacker, cracker, La minaccia «interna» può essere portata con pari efficacia sui sistemi «chiusi» phisher, phreaker (1), ossia di quella pletora di destinati a trattare informazioni classificate e sui dizioni anglofone che individuano nella loro glosistemi «aperti», che trattano informazioni non balità quella persona che, con varie finalità, tenta classificate/sensibili, in quanto i sistemi impiegati di penetrare in reti non aperte (Intranet) e postautilizzano, nella maggior parte dei casi, programzioni singole (Personal Computer) attraverso simi e apparecchiature commerciali che contengono stemi/reti di pubblico dominio (Intranet). In queste attività l’attaccante lascia sempre volontariale stesse fondamentali vulnerabilità - ormai genemente, a meno di specifiche azioni di spionaggio, ralmente note - che sono sfruttabili da parte di delle tracce, in quanto, nella maggior parte dei personale malintenzionato. casi, vuole che la violazione, il danno provocato e Differenze sostanziali risiedono principalmente la rilevanza dell’atto in termini di immagine sia il nella creazione di «barriere» fisiche, tecnologiche più possibile nota. Ciò consente di scoprire quasi e di scelta del personale che sono innalzate in ma-
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niera più consistente a protezione dei sistemi chiusi. Peraltro, proprio la particolare cura posta nella selezione del personale destinato ad operare nei sistemi chiusi porta lo stesso ad essere non particolarmente sospettato di attività malevola. Inoltre, la capillare diffusione dei sistemi informatici per la gestione e il controllo dei differenti aspetti dell’organizzazione militare (si citano i sistemi informatizzati di logistica, amministrazione, statistica, finanziario, di bilancio, di Comando e Controllo) ha ingigantito il numero degli utilizzatori, incrementando, proporzionalmente, anche il numero dei possibili utenti interni malevoli. Il problema è comune a tutte le organizzazioni militari dei Paesi tecnologicamente più evoluti, tra i quali nessuno è riuscito a eliminare completamente tale tipo di minaccia. La sfida corrente è quella di una riduzione delle vulnerabilità sulla base di una valutazione continua della minaccia interna e dell’applicazione di nuove contromisure disponibili.
LA MINACCIA INTERNA E CONSEGUENTI VIOLAZIONI Nella maggior parte dei casi, la minaccia ai sistemi informatici è da attribuire a errati comportamenti interni all’organizzazione. Tali comportamenti censurabili, che possono comportare evidenti violazioni di sicurezza informatica, possono essere ordinati in quattro differenti categorie (3): • comportamenti volutamente malevoli, il cui risultato è l’intenzionale compromissione e/o la distruzione di informazione e dei servizi offerti dai sistemi, con evidente riduzione della capacità di operare da parte degli altri utenti interni; • superficialità nell’applicazione delle procedure di sicurezza, che può comportare: pubblica diffusione di informazioni; immagazzinamento di informazioni classificate su supporti/sistemi non autorizzati; errata/non opportuna distruzione di informazioni; la non adeguata protezione/controllo del materiale informatico (in particolare se classificato e/o sensibile) al di fuori delle strutture controllate militari; • superamento dei propri limiti di necessità di conoscere, eccedendo o abusando dei propri diritti di accesso alle risorse allo scopo di esplorare, se non di manipolare, il sistema informativo su cui si è autorizzati ad operare; • scarsa conoscenza dell’uso dei sistemi, delle politiche e delle procedure di sicurezza. Alcuni specifici studi condotti al riguardo dall’ICAA (4), nel 2004, hanno evidenziato come i comportamenti più censurabili e le violazioni più frequenti e dannose siano rilevabili laddove i privilegi di accesso sono più limitati ma alla portata
Sopra. Una lezione d’informatica presso l’Accademia Militare. In apertura. Una trasmissione dati effettuata da un POA.
della maggior parte degli utenti medi. Un esempio eclatante è la condivisione delle credenziali di accesso (ad es. password) che si riscontra, con altissima frequenza, laddove non sia avvenuta una capillare opera di sensibilizzazione sui rischi cui viene esposta l’organizzazione nella sua interezza. Chi esercita tali comportamenti tende generalmente a sottostimare la possibilità di essere scoperto e non considera nella giusta prospettiva il danno che può provocare.
CONSEGUENZE DEL DANNO PER L’AUTORE E PER L’ORGANIZZAZIONE Definiti i comportamenti errati, è possibile individuare le conseguenze che essi comportano sia per l’autore dell’azione sia per l’organizzazione coinvolta. Innanzitutto è necessario sottolineare la sostanziale differenza di valutazione giuridica della violazione informatica allorquando sia commessa dall’esterno o all’interno dell’organizzazione stessa. L’insieme delle informazioni (classificate, sensibili e non classificate) unitamente a tutti i sistemi (hardware e software) costituiscono il patrimonio informatico della Forza Armata e deve essere sempre tutelato e protetto affinché non diventi oggetto di comportamenti censurabili che possono diventare fonte di provvedimenti - di natura disciplinare se non legale - non solo nei confronti dell’utente malintenzionato, ma anche verso l’organizzazione che gestisce - in loco - i sistemi e le informazioni.
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Ad esempio, nel caso di riscontro oggettivo (5) questa forma di illecito è rappresentata dall’enoranche avvalendosi di specifiche analisi investigatime diffusione sociale del comportamento che porve informatiche nell’ambito delle cosiddette attivita a ridurre la percezione della gravità dell’atto da tà di INFORENSIC - un Personal Computer messo a parte dell’autore ma porta anche alla tendenza a ridisposizione dall’Amministrazione Difesa per le durre il ricorso a provvedimenti energici (la denunattività di servizio (il cosiddetto computer di Ufficia penale) da parte dell’organizzazione (8). cio) e utilizzato in maniera impropria, per immaInoltre, la stessa Corte di Cassazione ha confergazzinare materiale pedopornografico o applicamato (9) la «giusta causa» in un caso di licenziazioni coperte da copyright, canzoni, film o promento disposto da un’azienda nei confronti di un grammi non di pubblica utilizzazione, costituisce lavoratore che aveva comunicato più volte la prouna mancanza disciplinare ovvero, nei casi più pria password ad un collega che, a sua volta, era gravi, anche la configurazione di una possibile fatstato licenziato. I controlli degli amministratori di tispecie di rilevanza penale. sistema avevano evidenziato che più persone si Tuttavia, potrebbero essere anche ravvisabili collegavano in contemporanea e da differenti loeventuali responsabilità dell’elemento organizzativo calità alla rete aziendale. da cui dipende l’utente (il Comandante in loco) per In questo caso il citato Organo giurisdizionale ha aver «tecnicamente» agevolato la violazione, avendo sottolineato che «il comportamento del lavoratore messo a disposizione sistemi informatici senza si è concretato nella diffusione all’esterno di dati esercitare le necessarie azioni di (le password personali) idonei a controllo (6). consentire a terzi di accedere Potrebbe verificarsi, quindi, ...è necessario che il ri- ad una gran massa di informaanche il rischio che la «struttu- schio informatico interno zioni attinenti l’attività azienra» sia chiamata a dimostrare e destinate a restare riservenga gestito approfondita- dale l’estraneità al fatto giuridicavate». mente rilevato, arrivando all’as- mente e capillarmente sino ai In sintesi, il licenziamento è surdo di considerare l’organiz- minimi livelli ordinativi... stato giudicato legittimo in zazione quale «complice» e non quanto l’azienda ha dimostrato quale «vittima» dell’accaduto. che le informazioni, a cui si era La liceità, da parte del datore di lavoro, di conillegittimamente acceduto e che erano state rese trolli tesi ad accertare possibili «eventi dannosi o accessibili a terzi, erano riservate o comunque imsituazioni di pericolo» è stata confermata dal Gaportanti, in quanto la gestione della sicurezza rante per i dati personali (7). Quest’ultimo ha staaziendale aveva definito con chiarezza il valore del proprio patrimonio informativo, ponendo in atto bilito la legittimità dei controlli sull’uso dei comregole precise per gli utenti dipendenti (10). puter aziendali da parte del datore di lavoro, a condizione che i dipendenti siano stati preventivamente informati dell’esistenza, della tipologia e LA GESTIONE DEL RISCHIO INFORMATICO INTERNO delle modalità esecutive della sorveglianza e del controllo, ossia: «nel caso in cui un evento dannoPer tutelare l’organizzazione militare nella sua so o una situazione di pericolo non sia stato iminterezza non è, pertanto, sufficiente ricondurre le pedito con preventivi accorgimenti tecnici, il datoattività di protezione a quanto può essere attuato re di lavoro può adottare eventuali misure che in forma centralizzata, adducendo, ad esempio, consentano la verifica di comportamenti anomali». l’alibi che «non sono state stabilite politiche di siTrattandosi di disposizione estremamente articurezza a livello centrale», ma è necessario che il colata, si raccomanda a tutti i Comandanti - in rischio informatico interno venga gestito approqualità di datori di lavoro - uno specifico approfonditamente e capillarmente sino ai minimi livelfondimento dei contenuti del provvedimento e li ordinativi, in quanto la probabilità che la perdita delle linee guida. e/o il danneggiamento di informazioni e sistemi si In tali circostanze il controllo potrebbe essere teverifichi dall’interno è maggiormente rilevabile so anche a stabilire eventuali ipotesi di reato. L’improprio nelle ramificazioni più periferiche dove, piego di computer per finalità personali è, infatti, comunque, è anche possibile agire con maggior assimilabile a un vero e proprio furto - furto di immediatezza ed efficacia per circoscrivere la riletempo macchina - dove la refurtiva non è rapprevanza dell’evento. sentata da oggetti tangibili, ma dal tempo di funLa gestione di tale rischio è matematicamente zionamento del computer sottratto all’orario di rappresentabile (11) come un insieme funzionale servizio e impiegato per scopi personali (tra cui si costituito dalla somma delle variabili di criticità, citano la navigazione privata su Internet, i videogames, l’utilizzazione di videoscrittura per scopi pervulnerabilità e minaccia verso l’assetto: • criticità: quale rilevanza riveste per il singolo sonali e l’invio di e-mail personali). La peculiarità di
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elemento organizzativo ma anche per l’intera organizzazione un’eventuale violazione dell’assetto locale? • vulnerabilità: in quale maniera e con quale facilità l’assetto può essere violato, compromesso, danneggiato o distrutto? • minaccia: chi intende approfittare delle vulnerabilità e quali capacità sono in suo possesso? Se il rischio risulta certamente maggiore laddove le tre variabili si intersecano, un’accurata analisi e la conseguente gestione prenderà in considerazione anche quei settori in cui anche solo due delle variabili si sovrappongono. Si evidenzia che le tre variabili vanno considerate in maniera dinamica e, pertanto, anche le aree di sovrapposizione debbono essere frequentemente rivalutate, in particolar modo nell’occasione della pianificazione di operazioni militari oppure all’atto dell’introduzione in servizio di nuovi applicativi/sistemi/apparecchiature. Al fine di ridurre la minaccia interna è pertanto necessario: • tenere in debita considerazione le relazioni e le zone di sovrapposizione delle variabili di rischio; • ricercare soluzioni (tecniche ma fondamentalmente operative e procedurali) volte a ridurre le aree comuni di criticità. La gestione del rischio e la conseguente riduzione della minaccia comporta, inoltre, un’attenta analisi dei costi (non esclusivamente in termini economici) che deve sostenere l’organizzazione e dei benefici ricavabili dalla riduzione del rischio. Frequentemente, l’implementazione di alcune restrizioni può comportare difficoltà tali nell’utilizzazione di un sistema da avere un impatto drasticamente negativo sulla operatività «in sicurezza» del sistema stesso. Le soluzioni attuabili, pertanto, potrebbero risultare oltremodo «poco convincenti» per gli elementi decisionali rafforzando l’immagine comune che la sicurezza - in quanto bene intangibile e aleatorio rapportato alla concretezza dei costi economici, di personale e di organizzazione che, per essa, debbono essere sostenuti - è un impedimento ed ostacolo e non un valore aggiunto che contribuisce in maniera determinante al successo di qualunque attività militare.
LE INIZIATIVE E LE MISURE DI PROTEZIONE L’obiettivo di ogni iniziativa e misura di protezione è quello di minimizzare l’impatto della minaccia - nello specifico, quella interna - allo scopo di limitare i danni che possono essere inflitti alle informazioni e ai sistemi informatici gestiti dalla Forza Armata attraverso una riduzione delle vulnerabilità causate da abusi e da comportamenti non corretti.
Trasmissione dati durante un’esercitazione.
Tale obiettivo è raggiungibile attraverso l’applicazione di differenti soluzioni nelle quali le risorse umane e finanziarie e i tempi di implementazione e mantenimento rivestono il ruolo di variabili. In ogni caso, le soluzioni individuate dovranno avere una precisa articolazione al fine di risultare credibili ed efficaci. Ciò in quanto mentre alcuni comportamenti nella fattispecie, i comportamenti che sono oggettivamente in contrasto con le leggi, le normative e i regolamenti vigenti - sono definibili «quasi con ovvietà» illeciti, risulta oltremodo difficile - a meno della redazione di specifiche e dettagliate «liste di proscrizione» - definire in termini generali quali comportamenti e attività sono da considerare non autorizzabili. Con questi presupposti, anche nella Forza Armata deve essere definita una strategia univoca che possa minimizzare l’eventuale danno prodotto dalla minaccia interna su tutti i propri sistemi informatici e sulle informazioni in essi contenute, a prescindere da specifiche normative volte a tutelate il Segreto di Stato e le informazioni «classificate» propriamente dette. Tale strategia deve portare alla formulazione di un modello di sicurezza attiva basato su: • definizione delle criticità: quali sono le informazioni e gli assetti critici? Cosa deve essere protetto per assolvere la missione affidata? • aumento delle capacità del personale a impiegare sistemi e programmi informatici; • rafforzamento della sicurezza del personale e della gestione delle attività, attraverso la creazione e il supporto di gestori/amministratori dei sistemi e della loro sicurezza affidabili;
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• protezione degli assetti e delle informazioni mediante un maggior controllo di eventuali apparati condivisi - ogni persona che debba accedere ad un unico applicativo sulla stessa macchina deve avere specifica ed unica «user ID» e password - compartimentazione dei «contenitori» delle informazioni sulla base della reale necessità di conoscere, ad esempio, predisponendo su di un unico «server» cartelle differenti alle quali possano accedere solo gli appartenenti ad una specifica Branca/Sezione/Ufficio; • individuazione di comportamenti anomali/malevoli per il tramite di una ricerca attiva e continua da parte degli amministratori/gestori locali dei sistemi, dell’effettuazione di eventuali azioni non autorizzate; • reazione e risposta certa ed immediata, sanzionando e correggendo quei comportamenti sospetti e/o inaccettabili con provvedimenti disciplinari ed, eventualmente, legali.
LE SOLUZIONI OPERATIVE Sulla base di quanto esposto in precedenza, per contrastare la possibile insorgenza di danni sui sistemi informatici non è sufficiente pensare a soluzioni puramente tecnologiche, ma è necessario che a tutti i livelli ordinativi della Forza Armata
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L’area trasmissioni di un Posto Comando.
venga incrementata la cultura della sicurezza informatica e rinforzata la deterrenza al fine di prevenire l’insorgenza di danni. L’incremento della cultura di sicurezza informatica La coscienza della necessità di impiegare i sistemi «per ciò che è previsto» e con le prescritte procedure operative è altrettanto, se non maggiormente, importante dell’implementazione di dispositivi tecnologici. L’incremento della cultura può essere perseguito avvalendosi di ogni occasione addestrativa e/o operativa per familiarizzare con le procedure operative dei sistemi informatici impiegati. Ciò allo scopo di ridurre l’innata diffidenza che contraddistingue la trattazione degli aspetti di sicurezza. Un addestramento continuo porta alla consapevolezza delle proprie responsabilità, nella riduzione del verificarsi di comportamenti potenzialmente dannosi e nella diffusione della conoscenza delle conseguenze derivanti da attività malevole. È necessario avvalersi di ogni utile occasione a tutti i livelli organizzativi per comunicare, con chiarezza e con la maggior frequenza possibile,
In questo caso, lo status di militare impone informazioni circa la minaccia sui sistemi, le vulnerabilità, i rischi, ma soprattutto le responsabilil’adempimento di doveri e obblighi ulteriori - Retà del personale che impiega i sistemi informatici. golamento di disciplina e Codice Penale Militare di Tali comunicazioni dovranno essere effettuate Pace - rispetto a quelli previsti per il comune citcon contenuti di livello: tadino. • basico e prettamente operativo per tutti gli utenDi conseguenza, è necessario procedere ad una ti, al fine di ottenere un livello di comportamencostante e continua azione di vigilanza allo scopo ti «basicamente sicuri» da parte di tutto il persodi individuare, riconoscere e rispondere a compornale. È ormai unanimemente riconosciuto che la tamenti interni negligenti o malevoli. Nello specisicurezza delle reti e dei sistemi informatici è fico tre fattori rendono evidente e rilevante l’attifrutto di una condotta giornaliera responsabile. Il vità di vigilanza: potere delle informazioni è moltiplicato attraver• notorietà della presenza di misure/tecnologie di so la sua ampia ma cosciente disseminazione. La protezione e controllo, informando tutti i livelli vastità e la facilità con la quale un’informazione ordinativi sulla corretta utilizzazione dei compupuò essere diffusa rende sempre più difficoltoso ter e sulle eventuali misure di controllo adottate un controllo costante e puntuale dei comportanel presupposto che tutti i computer approvvimenti dei singoli individui. È fondamentale, pergionati dall’Amministrazione della Difesa sono tanto, che venga posta maggiore sensibilità afstrumenti di lavoro e di servizio. La formale cenfinché ogni livello organizzativo e tutto il persosura e la sanzione - sempre sulla base dei prinnale mantenga un atteggiamento informatico cipi di gradualità e proporzionalità - di comporbasato sulla sicurezza. Una comunicazione chiatamenti negligenti e/o malevoli continua a perra e costante dei principi di sicurezza informatimanere la principale forma di deterrenza contro ca rappresenta il primo passo per ridurre i danpossibili danni; ni che possono essere provocati, dall’interno, su • diffusione della conoscenza, con le limitazioni tutti i sistemi informatici; imposte dalla legislazione vi• tecnologicamente più avanzagente sulla protezione dei dati to e maggiormente focalizzaÈ fondamentale che ven- personali, di attività, abusi e to al controllo, per quegli ga posta maggiore sensibi- comportamenti malevoli indiutenti «privilegiati» - ammini- lità affinché ogni livello or- viduati attraverso l’emanaziostratori di sistemi/reti - che di messaggi, bollettini, avganizzativo e tutto il perso- ne possiedono elevati privilegi di visi, ecc.. La diffusione della accesso e che esercitano fun- nale mantenga un atteggia- conoscenza che in ambito Forzioni di gestione e controllo mento informatico basato za Armata i predetti comportadei sistemi. Periodici appro- sulla sicurezza menti vengono accertati e acfondimenti sulle tecniche e compagnati da conseguente sulle procedure di gestione e azione da parte dei Comancontrollo dei sistemi contro la minaccia interna danti rafforza le coscienze e limita la volontarieaccrescono le capacità dei singoli amministratotà dei comportamenti malevoli. La certezza delri/gestori di individuare e contrastare comporla sanzione anche per infrazioni di basso livello tamenti anomali/malevoli interni. raggiunge il triplice obiettivo di punire il comIn sintesi, l’accrescimento della sensibilità contro portamento oggettivamente malevolo, ricordare tale minaccia costituisce il metodo più efficace per agli altri utenti che le misure di sicurezza debprevenire il verificarsi di situazioni problematiche. bono essere rispettate e dissuadere da comporIn tale ambito vanno inquadrate le attività di cotamenti analoghi; municazione sulla minaccia, sulle vulnerabilità dei • applicazione di misure restrittive di accesso ai sistemi informativi e sulle responsabilità del persistemi/reti attraverso l’utilizzazione di procesonale effettuate con periodicità da parte del Codure di autentificazione forte e la disabilitaziomando delle Trasmissioni ed Informazioni delne/limitazione d’uso di dispositivi magneto-otl’Esercito. tici (floppy disk, CD-Rom, porte USB); • utilizzazione di password forti quale metodo veloce, di nessun costo e prontamente dispoIl rafforzamento della deterrenza nibile per identificare con ragionevole certezL’accrescimento della cultura e della sensibilità za il corretto uso di una specifica postazioverso la sicurezza informatica è un processo che ne/sistema. Ad esempio, «Windows 2000» richiede tempi lunghi e costanza di applicazione. consente di impostare password in funzione Peraltro, non deve essere sottaciuto che compordella lunghezza (maggiore di «n.» caratteri), tamenti devianti - dolosi o colposi - possono, cocomplessità (presenza obbligatoria di caratmunque, verificarsi. teri numerici e maiuscole/minuscole), ripeti-
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La correttezza nell’impiego dei sistemi da parte degli utenti svolge un ruolo essenziale e determinante per la riduzione dei possibili danni. Ogni Comandante, a ciascun livello ordinativo, deve essere cosciente della necessità di proteggere dall’interno le informazioni elaborate localmente attraverso una maggior sensibilizzazione/addestramento del personale dipendente, l’applicazione costante degli strumenti di deterrenza e il fermo contrasto in caso di evidenza di comportamenti anomali. Giovanni De Bono Tenente Colonnello, in servizio presso il Reparto Impiego delle Forze/Centro Operativo dell’Esercito Il Comandante di una pattuglia trasmette informazioni al suo Comando. NOTE
zione (una password non può essere uguale ad una delle «n.» precedenti) e durata (definizione del cambio in mensile, annuale, ecc.). La disabilitazione/limitazione d’uso di un ingresso rende enormemente difficoltosa non solo la fuoriuscita di rilevanti quantità di informazioni classificate e/o sensibili, ma anche l’immagazzinamento sulla postazione di lavoro di materiale (filmati, immagini, audio) improprio e software ( freeware , shareware , ecc.) che potrebbero contenere codici dannosi e pericolosi per i sistemi informatici nella loro interezza. In tal senso ogni Comandante/Dirigente non deve sentirsi menomato dall’applicazione di soluzioni, all’apparenza restrittive, bensì maggiormente tutelato in quanto viene ridotta la possibilità che il personale dipendente possa effettuare attività eventualmente censurabili.
CONCLUSIONI L’attuale contesto in cui la Forza Armata è chiamata ad operare - in sede stanziale e fuori area - è permeato e si basa su attività e processi condotti essenzialmente attraverso sistemi informatici diffusi. La mancata tenuta dei sistemi e l’eventuale perdita/fuoriuscita di dati informativi produce, a prescindere dal livello di classifica delle informazioni, un danno all’istituzione militare in termini di immagine, di sicurezza e, eventualmente, anche di operatività, oltre che possibili conseguenze di carattere giuridico ed economico. La sicurezza dei sistemi informativi non può essere ricondotta e delegata esclusivamente a soluzioni di carattere tecnologico o centralizzato.
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(1) Hacker: pirata informatico che per sfida penetra nelle reti senza fare danni e, generalmente, lascia la sua firma nei siti violati. Cracker: hacker che commette violazioni col solo scopo di sottrarre dati o, comunque, arrecare danni. Phisher: truffatore informatico che sfrutta tecniche di social engineering per ottenere informazioni personali o riservate con finalità di furto di identità. Phreaker: criminale informatico che agisce allo scopo di utilizzare linee telefoniche senza pagare il relativo prezzo. (2) Franqueira V., van Eck P., Defense against Insider Threat, «The Netherlands», University of Twente, apr. 2007. (3) «Insider Threat Mitigation Final Report», US DoD Security Service, apr. 2000, para. 2.5. (4) International Crime Analysis Association (www.icaaitalia.org). (5) Aldestein F., Richard G., Atti Live Forensic, «22nd Annual Computer Security Application Conference» (ACSAC) (www.acsac.org) dic. 2006. (6) Battelli F., Bruzzone R., Le caratteristiche dell’attacco «inside» , «ICT Security», giu. 2004, riportato su «Telematic Journal of Clinical Criminology» (www.criminologia.org). (7) Provvedimento del Garante della protezione dei dati personali del 1° marzo 2007, pubblicato sulla GU n. 58 del 10 marzo 2007, e successive linee guida del 5 marzo 2007. (8) Strano M., Il computer crime nelle aziende e nella P.A., «Telematic Journal of Clinical Criminology» (www.criminologia.org), ott. 2002. (9) Sentenza della Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 13 settembre 2006, n. 19 554. (10) Chi comunica la propria password aziendale ad altri è licenziabile, «PC Professionale» n. 189, dic. 2006, riportato su «ICTLEX» (www.ictlex.com). (11) «Insider Threat Mitigation Final Report», US DoD Security Service, apr. 2000, para. 2.6.
Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico
Il catalogo completo delle opere, informazioni sulle modalità di vendita delle stesse e l’elenco delle librerie convenzionate si possono richiedere all’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Via Etruria, 23 - 00183 Roma (Tel. 0647358671 - Fax 0647357284, Email: uff.storico@smerag.esercito.difesa.it) o, in alternativa, consultare: http://www.esercito.difesa.it/root/Storico/prod_catalogo.asp. Le pubblicazioni sono disponibili anche presso lo stesso Ufficio Storico (previ contatti telefonici ed in base alla disponibilità di copie) dal lunedì al venerdì, dalle 09:00 alle 11:00. L’acquisto per posta è curato dall’Ufficio Pubblicazioni Militari, Via Guido Reni, 22 - 00196 Roma (Tel. 0647357665 - Fax 063613354).
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6719 - Di Martino B. - Cappellano F. I REPARTI D’ASSALTO ITALIANI NELLA GRANDE GUERRA (1915-1918) Il volume prende in esame la nascita e lo sviluppo delle truppe d’assalto dell’Esercito Italiano dal 1917 al 1921. Sono descritte, per la prima volta, con dovizia di particolari, tutte le azioni che videro protagonisti i neo costituiti Reparti degli arditi, fino al loro ultimo impiego in Albania nell’immediato dopoguerra. Formato 29,5x21, 1022 pagine, 8 foto a colori, 106 foto in b/n, 35 tavole e cartine colori, 37 schizzi. Prezzo € 30,00.
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IL PERFORMANCE MANAGEMENT
IL PERFORMANCE MANAGEMENT Si tratta di un sistema che consente la misurazione dei risultati e la necessaria verifica di rispondenza agli obiettivi prefissati. Uno strumento che ha trovato valida applicazione anche nei contesti militari, dove è particolarmente sentita l’esigenza di tenere sotto controllo lo stato di operatività delle forze.
«Guidereste la vostra automobile guardando lo fornitori, investitori, dipendenti dell’organizzaziospecchietto retrovisore? Certamente no! Allora cone, nell’opinione pubblica, nei media, nei partner). me fate a guidare la vostra impresa guardando al Per realizzare ciò è necessario dotarsi di sistemi bilancio e alle misure economico-finanziarie che Performance Management in grado di misurare la non sono altro che lo specchietto retrovisore della strategia e la sua reale implementazione. Tra le vostra azienda?». numerose definizioni di Performance ManageCon questa frase emblematica di Robert Kaplan ment, una particolarmente efficace è quella di «un e David Norton, ideatori della Balanced Scorecard, sistema che consente la misurazione dei risultati agli inizi degli anni 90 si sintetizzava la necessità di business attraverso l’allineamento di questi uldi transitare da parametri di valutazione della pertimi con la strategia dell’organizzazione, l’indiviformance di tipo esclusivamente economico (che duazione di misure di performance, finanziarie e fornivano, cioè, solo una visione della gestione non finanziarie, idonee a supportare il processo «passata») ad altri in grado di fornire una proiedecisionale coerentemente con gli obiettivi stratezione «futura» della propria organizzazione. gici prefissati e con tutte le iniziative di miglioraTale esigenza è stata avvertita anche nella Pubmento da intraprendere per il raggiungimento delblica Amministrazione italiana che, sotto la spinta le strategie stesse; in sintesi si propone come di una fiorente produzione normativa come la strumento di misurazione delle strategie». Da Legge 3 aprile 1997, n. 94, i Decreti Legislativi 7 questa definizione appare evidente un aspetto saagosto 1997, n. 279 e 30 luglio 1999, n. 286, liente che differenzia il Performance Management nonché le successive Direttive applicative, ha podai tradizionali sistemi di controllo: la continua risto l’attenzione sulla necessità cerca di uno stretto legame fra di disporre di idonei strumenti la misurazione dei risultati di di misurazione della perforTale esigenza è stata av- medio e breve periodo e gli mance (grado di raggiungimen- vertita anche nella Pubblica obiettivi strategici di lungo peto, in termini di efficacia ed efriodo colmando quel gap, da Amministrazione...disporre sempre ficienza, degli obiettivi stabiliti). esistito, tra la strategia, Tali cambiamenti propongono di idonei strumenti di misu- la sua effettiva esecuzione e i un modello di amministrazione razione della performance relativi piani operativi di budnella quale il principio della get. Il problema del legame tra funzionalità si esplicita nell’apstrategia (cioè obiettivi di lungo plicazione di criteri di produttività, efficienza ed termine) ed esecuzione (obiettivi operativi di breeconomicità, in cui cioè la struttura pubblica nel ve periodo) viene affrontato dai sistemi tradiziosuo complesso viene valutata per la capacità di nali ricercando, più che altro, una risalita gerarchiprodurre servizi efficienti e fruibili dalla collettivica delle informazioni lungo l’organigramma della tà di riferimento soddisfacendo le richieste della struttura organizzativa, piuttosto che attraverso la propria clientela. In breve, dal punto di vista gericerca del nesso cause-effetto di tutte le variabistionale, si pongono due principali ordini di proli critiche, ad ogni livello. Quanto esposto porta alblemi: verificare che le priorità stabilite dal Vertice la logica constatazione dell’inadeguatezza della dell’organizzazione vengano realizzate ed accerprogrammazione di bilancio e dei sistemi di contarsi che la struttura, nel suo complesso, soddisfi i trollo di tipo squisitamente finanziario, come unibisogni dei suoi stakeholders (i portatori di inteci luoghi di riflessione strategica e di valutazione resse, cioè l’universo delle persone e delle entità della performance. Si pensi agli intangibile assets interessate ai servizi, allo stato e al benessere deldi cui può disporre un’organizzazione, ossia di l’organizzazione; sono identificabili nei clienti, quell’insieme di elementi, ben identificabili ma
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non monetizzabili (sintetizzabili nel capitale umano, informativo e organizzativo; alcuni esempi possono essere la cultura del cambiamento e le capacità professionali acquisite dal personale, l’insieme delle preziose relazioni che si sviluppano tra organizzazioni diverse ovvero tra il personale delle stesse e la loro collettività di riferimento o l’insieme dei valori che un’organizzazione esprime e rappresenta), che sfuggono ad analisi e valutazioni di tipo prettamente finanziario pur essendo essenziali per implementare ogni strategia e quindi per il successo di un’organizzazione (1).
IL RUOLO DELLA BALANCED SCORECARD NELLA MISURAZIONE DELLA PERFORMANCE Uno dei sistemi di Performance Management più usati da organizzazioni profit e non-profit è il modello Balanced Scorecard (BSC). Gli autori hanno usato questa definizione prendendo come riferimento i tabelloni utilizzati nelle gare di baseball e Sotto. Colonna di veicoli anfibi AV 7 dei lagunari in Libano. In apertura. Elimbarco di un plotone del contingente «Nibbio» in Afghanistan.
di pallacanestro, come integrazione del semplice punteggio della partita che si sta giocando. In questi due sport, infatti, il punteggio della partita deriva dalla combinazione di tali e tanti eventi variabili che si rende necessaria una loro attenta analisi per conoscere l’esito finale della partita. Nel basket per esempio c’è chi gioca a far commettere i cinque falli al giocatore avversario più pericoloso per potersene liberare o chi mette in campo il giocatore più in forma in grado di realizzare lanci da tre punti negli ultimi minuti della partita. Il modello impostato dagli autori, allo stesso modo, segna il superamento di una visione monodimensionale, in modo da fornire una visione «bilanciata» delle diverse componenti della gestione di una organizzazione. La BSC si presenta come uno strumento di misurazione e di gestione aziendale che mira a tradurre la mission (il fine di un’organizzazione) e la strategia sia in obiettivi che in misure, bilanciando i classici indicatori finanziari con altri in grado di cogliere e rappresentare aspetti o «prospettive» (che gli autori della BSC hanno individuato in quella del cliente, dei processi interni, quella finanziaria o delle risorse, e in quella dell’apprendimento e crescita) che forniscono una visione completa e, nello stesso tempo, sintetica dell’organizzazione. L’idea di partenza della BSC è che il top management necessiti di informazioni essenziali sull’organizzazione nel suo complesso,
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Fig. 1
in grado di fornire una valutazione sul posizionamento strategico, piuttosto che un quadro di breve periodo quale quello fornito da parametri finanziari. In sostanza, le prospettive individuate dagli autori, di cui sopra si è dato cenno, permettono di sviluppare la strategia partendo dalla capacità che l’organizzazione ha di dare risposta a quattro fondamentali quesiti: • come ci giudicano i clienti? Prospettiva del cliente o stakeholders; • come possiamo apportare valore ai nostri stakeholders, impiegando le risorse in modo efficiente? Prospettiva finanziaria o delle risorse; • in cosa dobbiamo eccellere? Prospettiva dei processi interni; • possiamo migliorare? (prospettiva dell’apprendimento e crescita) (figura 1). La prospettiva del cliente si riferisce alla necessità di adeguare i risultati da conseguire alle aspettative e ai bisogni della comunità di riferimento. In tal modo viene definito il valore che l’organizzazione intende apportare alla propria collettività; pertanto, in tale prospettiva una scarsa performance nell’individuazione delle esigenze è indice di declino futuro. Per una Pubblica Ammini-
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strazione quale l’Esercito i clienti sono, in ultima istanza, i cittadini e le istituzioni che le rappresentano, le Organizzazioni Internazionali e gli altri Governi alleati. La prospettiva finanziaria pone in relazione i risultati ottenuti con le risorse impiegate, in termini di capacità di allocazione delle risorse e riduzione dei costi, al fine di apportare il massimo beneficio al cliente. La prospettiva dei processi interni è diretta a migliorare la gestione dei processi (in particolare quelli orientati alla mission e quelli di supporto) al fine di rendere i servizi forniti rispondenti alle aspettative del cliente. Infine, la prospettiva dell’apprendimento e della crescita (nota anche come prospettiva degli «intangibili»), orientata allo sviluppo dell’organizzazione in termini di capacità e competenza del personale, capacità dei sistemi informativi, motivazione e responsabilizzazione del personale. Per ogni prospettiva devono essere controllati quattro elementi: obiettivi; misure (parametri osservabili usati per misurare i progressi); valori target specifici per le misure (livello quantificabile della performance desiderata per un determinato obiettivo in un determinato orizzonte temporale); iniziative (progetti o programmi) per conseguire l’obiettivo. Le pro-
spettive, strettamente allineate con la vision (modo in cui l’organizzazione vede se stessa proiettata in un futuro, di norma 5 o 10 anni, ponendo le basi per la formulazione della strategia e degli obiettivi) e la strategia, non costituiscono, comunque, un rigido caposaldo in quanto le stesse possono essere adattate e modificate in virtù delle peculiarità dell’organizzazione. Un esempio è costituito dalla BSC realizzata dal Ministero della Difesa britannico (MoD U.K.), come vedremo in seguito, o da altre organizzazioni che hanno affiancato alle quattro canoniche prospettive una quinta relativa alla comunicazione. Già da una prima sommaria analisi emerge chiaramente uno dei principali vantaggi dall’applicazione della BSC, cioè quello di un sistema integrato di rilevazione ed analisi di misure di performance con una visione a 360 gradi. L’assoluta innovatività, infatti, non è tanto attribuibile ai singoli indicatori, quanto piuttosto alle modalità attraverso le quali gli indicatori stessi vengono selezionati, scelti e utilizzati, in modo da creare un legame stretto tra questi e la strategia dell’organizzazione. Possiamo quindi intendere la BSC come un sistema di management completo che associa (figura 2) la vision e la strategia con gli Imperativi di Creazione del Valore, con i Fattori Critici di Successo e con le Misure intese come grado di successo ottenuto. Il tutto in considerazione di una logica causa-effetto. Il sistema in discussione, quindi, allarga l’orizzonte del management, andando a esaminare oltre alle misure di natura economico-finanziaria, anche quelle relative alla capacità dell’organizzazione di creare valore per i clienti, di implementare e ottimizzare al meglio le risorse, di valorizzare le potenzialità del personale e di ottimizzare i processi interni. Tutto ciò avendo come elementi comuni la strategia e gli stessi obiettivi. Il processo di realizzazione di un sistema BSC è riassumibile in tre momenti essenziali: • chiarire e tradurre la vision e la strategia: declinare la strategia in obiettivi ben precisi, allineati e coordinati sulla base delle quattro prospettive; • comunicare e collegare tra loro obiettivi e misure e allineare iniziative strategiche: stabiliti i targets (obiettivi), si attua un processo di comuni-
cazione degli stessi a tutti i livelli dell’organizzazione. Gli obiettivi elaborati dal management apicale vengono scomposti in obiettivi specifici destinati alle unità dei livelli più bassi (si realizza il processo così detto a «cascata» o «drilldown»). Tali unità, a loro volta, elaborano una loro BSC (cioè un insieme di obiettivi e indicatori articolati e allineati nelle solite prospettive), coordinata tra loro e allineata con quella del livello superiore. In tale contesto, ogni iniziativa o cambiamento all’interno di ogni unità che interessi strutture e/o procedure dovrà essere allineata con il quadro strategico e gli obiettivi del livello superiore; • potenziare il feedback e l’apprendimento strategico: la BCS consente di seguire l’attuazione della strategia valutando l’eventualità di apportare modifiche alla stessa sulla base del feedback sulla sua reale diffusione, implementazione e validità. Si passa da una semplice analisi delle azioni «trascorse» a un apprendimento orientato al futuro. I manager non analizzeranno solamente il modo in cui sono stati raggiunti i risultati passati, ma anche se le loro aspettative riguardo a quelli futuri sono o meno attendibili. L’enfasi data al rapporto causa-effetto, permette di comprendere come gli obiettivi dei livelli inferiori possano influenzare quelli dei livelli superiori
Fig. 2
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di valutare la propria performance, come risultante di più aspetti tra loro coordinati e allineati, è cosa da sempre sentita, basti pensare all’evoluzione che negli ultimi anni hanno avuto i sistemi di misurazione dello stato di operatività delle Forze. La BSC, infatti, ha trovato valida applicazione anche nei contesti militari, i quali si sono dimostrati abbastanza sensibili, come testimoniato dalla sua adozione da parte di diverse Forze Armate di altri Paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Norvegia, solo per citarne alcuni). Tale sensibilità è cresciuta negli ultimi 15 anni: i nuovi scenari di intervento, in cui hanno operato ed operano le Forze Armate, hanno infatti richiesto un impiego più flessibile e versatile dello strumento militare, con evidente ripercussione sui sistemi di misurazione della performance o della readiness (prontezza operativa). Ciò ha indotto alcune strutture militari, tra le quali il Minister of Defence (MoD) britannico e l’U.S. Army, ad adottare nuovi sistemi di misurazione della performance, quale appunto la BSC, utile a descrivere, valutare e comunicare la propria strategia. L’adozione della BSC da parte del MoD U.K. (avviata nel settembre 1999. Per ulteriori e maggiori approfondimenti si veda MoD Efficiency Programme, U.K. Departement of Defence, 5 dicembre 2005, nonché Defence Plan 2007) è avvenuta dopo lo Strategic Defence Review degli anni 90, quando cioè si è dato il via a una serie di trasformazioni e di riorganizzazioni in ordine ai nuovi scenari di impiego delle Forze Armate. Il MoD ha deciso l’adozione della BSC ritenendola in grado di semplificare i sistemi di gestione della performance e di allineare indicatori e obiettivi alla propria strategia (2). A partire dal 2000 un apposito team, costituito dai rappresentanti di tutti i TLB (Top Level Budget, cioè i responsabili delle varie StrategicBusiness Units), tra i quali i Comandanti Operativi delle Forze Armate insieme con altri responsabili dell’impiego del personale, della logistica, ha proceduto all’elaborazione di obiettivi e relativi indi-
Fig. 3
realizzando la strategia stessa. In estrema sintesi, potremo dire che la BSC non si limita a misurare il cambiamento, ma tende ad allinearlo agli obiettivi prefissati. Pertanto, le organizzazioni devono possedere quella che è stata definita «capacità di apprendimento a doppio anello» (tipico del controllo strategico; vds. C. Argyris, D. A. Schon), cioè sviluppare un adeguato processo di feedback sia per verificare l’effettiva esecuzione della strategia sia per accertarsi della persistenza della sua validità.
LA BALANCED SCORECARD: DALLA TEORIA ALLA PRATICA Quanto sin qui scritto potrebbe apparire a molti qualcosa di lontano dal mondo militare o, comunque, di difficile applicazione in tale contesto. In realtà, le esigenze del top management militare non sono poi così distanti dai principi esposti, e si può affermare che nel mondo militare l’esigenza
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catori. Individuate prima le Fig. 4 quattro prospettive capaci di fornire una visione globale e sintetica dell’intera Organizzazione (figura 3) (3), poi le relazioni causa-effetto tra i vari fattori critici di successo e gli obiettivi strategici, il team ha successivamente disegnato la mappa strategica (4) dell’organizzazione, mettendo in risalto i rapporti di causa-effetto tra i vari obiettivi a ogni livello dell’organizzazione. Articolati nelle varie prospettive, gli obiettivi sono stati successivamente suddivisi nei loro elementi salienti e assegnati a uno o più responsabili (ad esempio, l’elemento «prontezza operativa» nella prospettiva «Propositi» è stato ulteriormente declinato nel sub-obiettivo «essere in grado di generare, impiegare e sostenere» le Forze necessarie per condurre le operazioni militari previste nel «Defence Planning Assumptions» ed assegnato ai Comandanti in Capo di Marina, Aeronautica ed Esercito, Capo della Logistica, dell’Intelligence, delle Joint Operations e Direttore delle Special Forces; Defence Plan 2007). Questi ultimi individuano per la propria in Balanced Scorecard Report», novembre-dicemarea di competenza, secondo il processo a «cascabre 2002). Anche per l’U.S. Army, le motivazioni ta» (drill-down), un set di obiettivi e indicatori alche hanno indotto l’adozione della BSC sono state lineati all’obiettivo entro cui sono stati inseriti, che dettate dalla necessità di dotarsi di uno strumensono assegnati ai vari Comandi to militare più snello e agile, responsabili, i quali danno luoimmediatamente proiettabile, go a una programmazione che ...le disponibilità di bud- in grado di assolvere l’intero elabora, a sua volta, obiettivi get sempre più esigui spin- spettro delle operazioni militacoordinati e allineati con quelli gono all’adozione di scelte e ri. Prima dell’11 settembre del Comando superiore. In tal sebbene l’ U.S. Army comportamenti gestionali 2001, modo, si realizza anche quel avesse già fatto dei passi per momento di «apprendimento guidati e convergenti verso migliorare il proprio sistema di strategico» di cui si è accennato una strategia unica, condi- misurazione della readiness, in in precedenza. Tutto ciò ha por- visa e diffusa uso dal 1963, non era comuntato il MoD britannico ad articoque giunto ad un sistema che lare la BSC in tre livelli, nella fornisse un quadro completo quale i livelli inferiori sono costituiti da Comandi o sullo status delle forze. Inoltre gli indicatori utilizstrutture subordinati e di supporto al livello supezati erano ancorati a informazioni di tipo storico riore ed a individuare le complesse relazioni causenza fornire alcuna prospettiva sul futuro. Gli se-effetto tra le varie componenti della mappa eventi del 2001 e i mutamenti politico-strategici strategica (vedasi al riguardo «Making Strategy e che ne sono derivati hanno intensificato la necesContinual Process at the U.K. Ministry of Defence sità di disporre di uno «strumento» capace di va-
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lutare non solo le abilità/capacità richieste alle proprie unità in relazione alle esigenze dettate dagli attuali scenari di impiego, ma anche quelle derivanti dalla necessità di affrontare quelli futuri. Lanciata la «BSC initiative» denominata Strategic Readiness System (SRS), con l’elaborazione dei due documenti programmatici, «The Army’s Strategic Readiness System» (National War College, 2001) e «Strategic Readiness System Implementing Instructions» (U.S. Army Regulation Ltr 220-04-1, Department of the Army, 26 febbraio 2004), sono state successivamente diramate le istruzioni finalizzate all’implementazione di un sistema di misurazione della performance da adottarsi mediante la BSC. Lo schema di BSC individuata pone la mission all’apice della mappa strategica e articola gli obiettivi secondo le classiche quattro prospettive. La BSC dell’U.S. Army è stata articolata su tre livelli (analogamente al sistema britannico). Al livello 0 è stata predisposta la BSC a livello di vertice, successivamente, a cascata, è stato articolato il livello 1, costituito da circa 36 maggiori Comandi e altre strutture, come il Medical Command, Logistics e Forces Command. Procedendo nel processo a «cascata», è stato individuato il livello 2 costituito complessivamente da 250 Comandi subordinati e di supporto a quelli di livello 1. Il risultato è la presenza di più di 300 scorecards ognuna delle quali collegata e allineata a quella del livello 0 (vedasi «Army Performance Improvement Criteria» Department of the Army, Strategic Management and Innovation Branch, 2006).
Italia, oltre al settore privato, esistono buoni esempi di programmazione strategica impostata mediante la BSC, come quelli costituiti da diversi Enti locali, quali i Comuni di Reggio Emilia, Trento, la Regione Friuli (solo per citarne alcuni). Relativamente alla nostra Forza Armata, le disponibilità di budget sempre più esigui spingono all’adozione di scelte e comportamenti gestionali guidati e convergenti verso una strategia unica, condivisa e diffusa. Le ristrettezze finanziarie possono, tuttavia, rappresentare anche un’opportunità per l’organizzazione e per l’adozione di sistemi di ottimizzazione e miglioramento della gestione e della performance. A sostegno di questa tesi ci vengono incontro gli esempi di Stati Uniti e Gran Bretagna, che dimostrano come il metodo e il fine, cui si ispira la BSC, sono indipendenti dall’entità del budget. Ovviamente un sistema di performance management quale quello illustrato, in quanto processo ampio e complesso che coinvolge molteplici aspetti, non può prescindere da un’adeguata cultura e comportamento dei singoli. Sandro Corradi Maggiore, in servizio presso l’Ufficio Controllo Interno di Gestione dello Stato Maggiore dell’Esercito Vincenzo Gelormini Maggiore, in servizio presso l’Ufficio Controllo Interno di Gestione dello Stato Maggiore dell’Esercito
CONCLUSIONI NOTE
Dopo quanto detto e come sintesi dell’argomento fin qui trattato (figura 4 riepilogativa), vorremmo riportare l’affermazione, relativa alla BSC, di Paul R. Niven (in Balanced Scorecard for Government and Non Profit Agencies, 1999), uno dei maggiori studiosi di sistemi performance management «...mi piace pensare alla nostra strategia come la direzione che vogliamo intraprendere, ed al nostro personale ed al nostro budget come le automobili con cui dirigerci in quella direzione. In questa analogia, la BSC funge da bussola fornendoci le informazioni di cui abbiamo bisogno per focalizzare le nostre risorse e i nostri sforzi su ciò che è veramente importante: ottenere risultati per i nostri stakeholders». Quanto scritto, ovviamente, fornisce una sommaria panoramica su un sistema di performance management ampiamente usato da molte organizzazioni nel mondo. Questioni di sinteticità hanno imposto di sorvolare su altri aspetti importanti della BSC, come il concetto di allineamento (strategia e sua esecuzione) e formulazione del budget (5). In
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(1) Per ulteriori approfondimenti dell’argomento in questione si rimanda a Measuring the Strategic Readiness of Intangibile Assests, di Robert S. Kaplan e David P. Norton in «Harvard Business Review», febbraio 2004. (2) «Generating battle-winning defence capability through improved operational effectiveness and better use of resources». (3) La figura è stata tradotta dall’originale per consentire una maggiore accessibilità ai concetti espressi. Pertanto, non è garantita una perfetta concordanza tra l’originale termine inglese e la corrispondente traduzione in italiano. (4) Rappresentazione visiva delle relazioni causa-effetto esistenti tra le componenti della strategia di una organizzazione, (La Mappa Strategica, di F. Bocci in «Balanced Scorecard Review», 2006). (5) Per approfondimenti al riguardo vedasi Linking Strategy to Planning and Budgeting, di R. Kaplan e D. Norton in «Balanced Scorecard Report», 2005 e «Alignment» di R. Kaplan e D. Norton, Harvard Business School Press, 2006.
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ARMI CHIMICHE: IL PUNTO DI SITUAZIONE
ARMI CHIMICHE: IL PUNTO DI SITUAZIONE Vengono catalogate come Weapons Mass of Destruction (WMD). Il loro micidiale impiego nei conflitti, anche recenti, e le temibili sfide portate oggi dal terrorismo transnazionale sono un monito per tutti a sostenere l’applicazione della Convenzione internazionale che ne proibisce la produzione e l’uso.
posti chimici tossici come mezzo di guerra sono Ricorreva lo scorso anno il decimo anniversario stati compiuti, a livello internazionale, i primi tendell’entrata in vigore della Convenzione sulla Proitativi per la loro proibizione. La conferenza interbizione delle Armi Chimiche. La Convenzione, ratinazionale di pace, tenuta a L’Aia nel 1899, aveva ficata dall’Italia con legge 18 novembre 1995 n. portato alla firma di un accordo che proibiva l’uso 496, è entrata in vigore il 29 aprile 1997: essa di proietti contenenti gas asfissianti. Durante la proibisce lo sviluppo, la produzione, l’immagazziPrima guerra mondiale, tuttavia, agenti chimici namento e l’uso di armi chimiche, impone la diasfissianti, lacrimogeni e vescicanti, tra cui cloro, struzione di quelle esistenti e prevede un efficace fosgene e iprite, furono largamente impiegati (olsistema di verifiche molto accurate, esteso a tutti i tre 50 000 tonnellate), causando oltre un milione composti chimici impiegabili a fini bellici e agli imdi casi di intossicazione e 85 000 vittime. pianti industriali che potrebbero essere usati per la L’orrore suscitato dalla guerra chimica su larga produzione di tali composti. scala portò a un rinnovato impegno per il disarAl fine di realizzare gli scopi della Convenzione mo: nel 1925 sedici fra le maggiori Nazioni del e attuarne le disposizioni, nel 1997 è stata istituimondo firmarono, nell’ambito della Terza Conta l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi venzione di Ginevra, un protocollo inteso a vietaChimiche (Organisation for the Prohibition of Chere l’utilizzo dei gas asfissianti e velenosi e dei mical Weapons, OPCW), con sede a L’Aia. metodi batteriologici di guerOggi, dopo dieci anni di attivira. Il protocollo di Ginevra, tà, l’organizzazione conta 183 tuttavia, non proibiva lo sviStati membri, che rappresentaAl fine di realizzare gli sco- luppo, la produzione o il posno oltre il 98% della popolazione mondiale. Altri cinque Stati pi della Convenzione e at- sesso delle armi chimiche, ma hanno firmato, ma non ancora tuarne le disposizioni, nel ne vietava soltanto l’uso in ratificato, la Convenzione, men- 1997 è stata istituita l’Orga- battaglia. Inoltre, alcuni Paesi il protocollo con ritre solo sette Stati nel mondo nizzazione per la Proibizio- firmarono serva, interpretandolo come non hanno ancora intrapreso alne delle Armi Chimiche, con una proibizione del «primo cuna azione in merito. sede a L’Aia uso» e rivendicando il diritto di Il nostro Paese, uno tra i primi rispondere con gli stessi mezfirmatari, contribuisce attivazi qualora attaccati con agmente alla missione dell’OPCW: gressivi chimici, ovvero di usare armi chimiche l’Italia è membro del Consiglio Esecutivo per il contro Stati non firmatari del protocollo. biennio 2008-2009, mentre enti dell’Esercito Italiano, militari e cittadini italiani collaborano con il Negli anni successivi, mentre diminuì drasticaSegretariato Tecnico per le attività ispettive e l’atmente l’uso di armi chimiche nei campi di battatuazione delle disposizioni della Convenzione. glia da parte degli Stati - con la rilevante eccezione dell’Italia che nel 1935 usò l’iprite contro gli etiopi, nonostante l’adesione al Protocollo di GineLA STORIA DEL DISARMO CHIMICO vra -, furono scoperti e prodotti i più temibili aggressivi chimici: i gas nervini, fortunatamente imLa storia del disarmo chimico risale agli inizi delpiegati solo in pochissimi casi, a fronte degli inla guerra chimica. Fin dal primo impiego dei comgenti quantitativi sintetizzati. Durante la Seconda
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guerra mondiale nessuna delle potenze belligeranti usò armi chimiche. Il 10 aprile 1972 fu firmata a Londra, Mosca e Washington la Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione ed immagazzinamento di armi biologiche e tossine e loro distruzione. A differenza dell’attuale Convenzione sulle armi chimiche, per gli aggressivi biologici non era previsto alcun meccanismo per verificare la conformità alle proibizioni. All’interno della Convenzione sulle armi biologiche era inserito l’impegno a stipulare un trattato internazionale per la proibizione delle armi chimiche. Nel 1991, dopo la Prima Guerra del Golfo, le Nazioni Unite istituirono la prima Commissione incaricata di svolgere un'attività ispettiva internazionale sulle armi chimiche e biologiche in Iraq (UNSCOM, United Nations Special Commission). Il 3 settembre 1992, un comitato ad hoc presentò al Congresso sul disarmo a Ginevra il testo della Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinamento e uso di armi chimiche e sulla loro distruzione. La Convenzione sulle armi chimiche fu aperta alla firma a Parigi il 13 gennaio 1993. Nel febbraio dello stesso anno si insediò a L’Aia una Commissione Preparatoria in vista della sua entrata in vigore, che si dedicò, tra l’altro, all’addestramento dei primi 200 ispettori.
Sopra. Membri del team UNSCOM ispezionano munizioni a caricamento chimico a Fallujah, 1991. In apertura. Ispettori ONU prelevano campioni di iprite da proietti di artiglieria da 155 mm nel corso della terza ispezione UNSCOM alle armi chimiche in Iraq, 1991.
Secondo quanto previsto all’articolo XXI, la Convenzione doveva entrare in vigore 180 giorni dopo la sessantacinquesima ratifica. Il 29 aprile 1997, trascorso il termine previsto dalla data del deposito del sessantacinquesimo strumento di ratifica da parte dell’Ungheria, divenne esecutiva per gli Stati membri, nel frattempo divenuti 87. Nel 1997 si costituì l’Organizzazione per la Proibizione della Armi Chimiche (OPCW - Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons), inaugurando la sua sede a L’Aia, città che aveva già ospitato la Commissione Preparatoria. Nei primi dieci anni di attività sono stati conseguiti importanti risultati: l’adesione di 182 Stati, la disattivazione di tutti gli impianti di produzione di armi chimiche dichiarati, la distruzione di oltre un terzo delle armi chimiche detenute dagli Stati membri, il censimento di 5 000 impianti industriali soggetti a verifiche ispettive da parte del Segretariato Tecnico dell’Organizzazione.
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TAB. 1
I PRINCIPI DELLA CONVENZIONE E LE SOSTANZE CHIMICHE CONTROLLATE Lo scopo della Convenzione sulle armi chimiche è la completa ed effettiva proibizione dello sviluppo, produzione, acquisizione, immagazzinamento, detenzione, trasferimento e uso di armi chimiche e la loro distruzione, attuata sotto uno stretto ed effettivo controllo internazionale. Questo obiettivo deve essere realizzato senza impedire che le conquiste scientifiche e tecnologiche nel campo della chimica siano usate a beneficio dell’umanità. La Convenzione, pertanto, promuove il libero scambio dei composti chimici nonché la cooperazione internazionale e lo scambio di informazioni scientifiche e tecniche in questo campo per scopi non proibiti, al fine di potenziare lo sviluppo economico e tecnologico di tutti gli altri Stati membri. Le sostanze chimiche controllate sono ripartite in tre distinte tabelle. Il codice numerico indicato a fianco di ciascuna sostanza è il Chemical Abstract Service Registry Number, che identifica univocamente tutti gli elementi e i composti chimici. I composti chimici in tabella 1 sono quelli impiegabili esclusivamente come aggressivi chimici e che hanno un uso molto limitato o inesisten-
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te per scopi pacifici. Queste sostanze sono soggette a restrizioni molto severe e a un tetto annuo di produzione di una tonnellata per ciascuno Stato membro: questo limitato quantitativo può essere impiegato per scopi non proibiti dalla Convenzione. Alcuni composti sono infatti usati in medicina come farmaci anti-neoplastici o per la diagnostica. Quantitativi minimi di tutti gli agenti chimici riportati in tabella possono essere utilizzati dalle Forze Armate per scopi di protezione, ad esempio per lo sviluppo e il collaudo di dispositivi di protezione o di sistemi di rivelazione per agenti chimici. La tabella 2 comprende sostanze chimiche che, oltre a poter essere impiegate come aggressivi o precursori di aggressivi, hanno anche un certo numero di usi commerciali (produzione di plastiche, additivi, inchiostri e coloranti, insetticidi, erbicidi o prodotti farmaceutici). Ad esempio, il tiodiglicol, precursore dell’aggressivo vescicante iprite, è usato anche per la produzione di alcuni tipi di inchiostri, coloranti e materie plastiche. I composti in tabella 3 possono essere usati come aggressivi chimici o precursori, ma sono anche largamente impiegati nell’industria chimica per scopi pacifici, ad esempio: fosgene e acido cianidrico, storicamente impiegati come ag-
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TAB. 2
TAB. 3
gressivi chimici, ma usati anche su larga scala per la produzione di resine policarbonato o poliuretaniche. I composti inclusi nelle tabelle 2 e 3 non hanno un tetto massimo di produzione e impiego, ma sono soggetti a dichiarazioni periodiche da parte degli Stati e a verifiche condotte dall’Organizzazione.
L ’ORGANIZZAZIONE PER LA PROIBIZIONE DELLE ARMI CHIMICHE Il principale organo è la Conferenza degli Stati Membri, che si riunisce annualmente o, più spesso, se necessario.
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Il Consiglio Esecutivo è composto dai rappresentanti di 41 Stati membri, eletti dalla Conferenza per un periodo di due anni. Ciascuno Stato ha diritto, in conformità con un principio di avvicendamento, di far parte del Consiglio Esecutivo, che si riunisce formalmente almeno quattro volte l’anno, più frequentemente per incontri e consultazioni informali, e impartisce le direttive per il funzionamento dell’OPCW. Il Segretariato Tecnico assiste la Conferenza e il Consiglio Esecutivo nello svolgimento delle attività per l’applicazione della Convenzione, in particolare per la condotta delle ispezioni. I team ispettivi, multinazionali, comprendono esperti in munizionamento e armi chimiche, antinfortunistica e igiene industriale, chimica industriale e chimica analitica. I campioni prelevati nel corso delle ispezioni so-
no analizzati da un ristretto numero di laboratori accreditati. Essi devono sottoporsi periodicamente ad una serie di Proficiency Test, consistenti nell’esecuzione, in tempi molto ristretti, dell’analisi qualitativa di campioni ambientali (acqua, suolo, aria) contaminati con sostanze incluse nelle tabelle annesse alla Convenzione. I criteri di valutazione dei Proficiency Test sono severissimi: l’identificazione delle sostanze deve essere confermata da almeno due tecniche analitiche differenti; è ammesso solo un errore per «falso negativo», che consiste nel non individuare una sostanza presente in uno dei tre o quattro campioni inviati; se gli analisti incorrono in un «falso positivo», identificando erroneamente una sostanza non presente nel campione, il laboratorio fallisce il Test e perde l’accreditamento. Il falso positivo è giustamente considerato un errore gravissimo, perché può condurre ad un’accusa infondata e all’applicazione di ingiuste sanzioni.
I RISULTATI CONSEGUITI Tra gli Stati membri dell’OPCW, sei hanno dichiarato il possesso di armi chimiche (Albania, India, Libia, Russia, Stati Uniti d’America e più un altro Stato la cui identità è coperta da riserbo); dodici hanno notificato il possesso di impianti di produzione (Bosnia-Herzegovina, Cina, Francia, India, Iran, Giappone, Libia, Russia, Serbia, Regno Unito, Stati Uniti d’America e un altro Stato). Le armi chimiche esistenti all’atto dell’entrata in vigore della Convenzione ammontavano a circa 71 000 tonnellate di agenti tossici in 8,6 milioni di munizioni e contenitori. Gli Stati possessori hanno un termine di dieci anni dall’entrata in vigore della Convenzione, prorogabile di ulteriori cinque, per distruggere le armi chimiche in loro possesso. Per gli Stati membri dal 1997 il Impianto chimico industriale. Circa 5 000 impianti nel mondo sono sottoposti ai controlli dell'OPCW.
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termine è già scaduto: poiché ad oggi solo parte degli arsenali è stato distrutto, gli Stati interessati si avvarranno della proroga prevista fino al 2012 e, presumibilmente, di ulteriori proroghe eccezionali, accordabili con il consenso degli altri Stati. Attualmente solo l’Albania ha ultimato il programma di distruzione delle armi chimiche in suo possesso. Il processo di distruzione non deve nuocere alla popolazione o all’ambiente. Di conseguenza, i Paesi sono tenuti a usare tecnologie apposite. L’OPCW controlla continuamente la loro eliminazione presso gli impianti di demilitarizzazione, vigilando non solo sul rispetto dei programmi, ma anche sull’adozione di idonee misure di sicurezza e di protezione dell’ambiente. Controlla, inoltre, regolarmente i vecchi impianLaboratorio chimico analitico del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC di Civitavecchia. ti di produzione. Ad oggi, tutti i 65 vecchi impianti sono stati disattivati, mentre 61 (pari al 94% del totale) sono stati distrutti o completamente riconvertiti. misure legislative e di controllo, messe in atto Importantissimo in questi dieci anni è stato il dagli Stati per conformarsi ai requisiti della Convenzione, ne proibiscono a chiunque l’uso. Il contributo dell’Italia. Il Centro Tecnico Logistico Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con Interforze NBC di Civitavecchia ha organizzato val’adozione della Risoluzione 1 540, ha ulteriorri corsi per il personale ispettivo dell’organizzamente rafforzato l’obbligo di intraprendere le zione, e alcuni Ufficiali del Corpo degli Ingegneri azioni necessarie affinché dell’Esercito hanno partecipato, soggetti diversi dagli Stati non in veste di ispettori, all’UNSCOM e alle più importanti missioni Gli Stati possessori hanno possano sviluppare, produrre, OPCW. Il laboratorio chimico del un termine di dieci anni dal- usare o commercializzare armi CeTLI NBC, infine, partecipa ai l’entrata in vigore della Con- chimiche. Proficiency Test per l’accreditaLa Convenzione è un documento dei laboratori ufficiali che venzione, prorogabile di ul- mento completo ed efficace, di operano a supporto del Segre- teriori cinque, per distrugge- portata universale; l’Organizre le armi chimiche in loro zazione per la Proibizione deltariato Tecnico. la Armi Chimiche è un’istituLa Convenzione è ormai stata possesso zione globale e democratica. ratificata dalla stragrande Quanto è stato realizzato in maggioranza dei Paesi del questi ultimi dieci anni non solo ha posto le basi mondo. L’auspicio è che diventi universalmente per liberare la società umana da un’intera categoaccettata: in questo modo sarà illegale ovunque e ria di armi di distruzione di massa, ma ha fornito per chiunque produrre, detenere o usare armi anche un modello da imitare per futuri trattati rechimiche. Nonostante i soggetti destinatari rilativi ad altre categorie di armi, al fine di giungemangano gli Stati, un disarmo chimico completo re ad un disarmo generale e completo sotto uno e il programma di verifiche daranno garanzie che stretto ed effettivo controllo internazionale, indile sostanze chimiche siano prodotte esclusivacando una via perseguibile per un mondo più pamente per usi pacifici, e che diventi impossibile cifico e sicuro. anche per individui singoli o gruppi terroristici acquisirle o produrle. Vincenzo Mauro La Convenzione, oltre a proibire l’uso bellico di aggressivi chimici, fornisce una base legale per Capitano Co. Ing., in servizio presso combattere l’uso di tali armi a livello globale. Le il Comando Logistico dell’Esercito
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L’ELICOTTERO NH-90
L’ELICOTTERO NH-90 Il 6 marzo 2008 è stato ufficialmente consegnato, nel quadro di una solenne cerimonia, il primo lotto di quattro macchine dell’elicottero NH-90. Tale attività d’introduzione in servizio è arrivata al termine di un attento lavoro da parte del personale dell’AVES.
L’introduzione in servizio di un moderno sistebordo, sino alla massima configurazione che prema d’arma quale l’elicottero NH-90 è un’attività vede due piloti, un Flight Engineer e due mitradi livello strategico, posta sotto la responsabilità glieri addetti al sistema d’arma M-134D dotato di del Reparto Logistico dello Stato Maggiore deldue mitragliatrici a canne rotanti cal. 7.62 mm. l’Esercito. Le caratteristiche tecniche avanzate di progetto Nell’ambito di tale contesto, il Comando Aviae sviluppo lo rendono profondamente innovativo zione dell’Esercito, in quanto Ispettorato della rispetto agli aeromobili che è chiamato a sostituispecialità, agisce per conto dello SME per la gere. Tra queste vanno segnalate: stione e la condotta dell’attività • i sistemi di visione notturna sopra citata. FLIR e IIT integrati nel casco di Le caratteristiche tecniche volo (HMS/D), dotato di scherTra le diverse versioni sviluppate dal consorzio NH Indu- avanzate di progetto e svi- mo di visualizzazione immagini stries , quella richiesta dal- luppo lo rendono profonda- e dati, e, in prospettiva, di un l’Esercito Italiano è stata denodi allarme per gli ostamente innovativo rispetto sistema minata GITA (TTH T700-Itacoli (OWS, obstacle warning sylian-Army). La Forza Armata ha agli aeromobili che è chia- stem); previsto l’acquisto di 60 aero- mato a sostituire • la capacità di navigazione mobili con la denominazione di autonoma a medio raggio di ETT (Elicottero da Trasporto elevata precisione e affidabilità, Tattico), destinati nei prossimi anni a sostituire consentita da un sistema ridondante di piattagran parte delle linee multiruolo attualmente in forme inerziali (IRS), GPS e visualizzatore di servizio presso i reparti dell’AVES. mappe (DMG); • i sistemi per la protezione dal ghiaccio sulle pale, idonei a consentire il volo in condizioni meLE CARATTERISTICHE teorologiche finora proibitive; • i comandi di volo elettrici (Fly-By-Wire), utilizL’elicottero ETT/NH-90 è incluso nella categoria zati per la prima volta in un elicottero di proclassificata media e ha un peso a pieno carico di 10 600 kg; nonostante le ragguardevoli dimensioni, l’equipaggio minimo per il volo è di un pilota e un membro di equipaggio in possesso della qualifica di Flight Engineer (membro dell’equipaggio specializzato ma non pilota). Tale equipaggio minimo è implementato in relazione alla tipologia di missione e compito da assolvere e in funzione degli equipaggiamenti di
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A destra. Personale dell’AVES si prepara ad iniziare una missione con l’NH-90 a Viterbo. In apertura. Un militare del 66° reggimento Aeromobile «Trieste» a protezione dell’atterraggio di un NH-90.
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Un NH-90 sorvola l’area aeroportuale di Viterbo.
duzione; • l’architettura avionica integrata, basata su una rete di computer interconnessi mediante BUS 1553B, e la presentazione dati all’equipaggio mediante schermi multifunzione (MFD) in luogo degli strumenti tradizionali a quadrante; • la gestione logistico-manutentiva, basata sul supporto logistico integrato e sulla auto-diagnostica, che mira ad assicurare la più elevata disponibilità delle macchine per l’impiego. Un’autonomia di volo di circa 4 ore, una velocità massima di 175 nodi, una capacità di carico al gancio baricentrico di 4 000 kg e una possibilità di imbarcare fino a 20 passeggeri (14 con assetto da combattimento ed equipaggiamento completo), unite alle caratteristiche sopra menzionate, rendono l’NH-90 un elicottero in grado di garantire prestazioni sostanzialmente e decisamente più elevate (quasi doppie) di qualsiasi altro multiruolo attualmente in linea presso i reparti dell’AVES.
IL TEAM NH-90 Il Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, Generale di Divisione Enzo Stefanini, ha approvato il «Piano generale per l’entrata in servizio dell’elicottero NH-90», che costituisce il documento
guida per la condotta di tutte le attività connesse con l’introduzione in servizio di questo sofisticato elicottero. Tali attività, dottrinali, normative, logistiche, addestrative ed amministrative, limitatamente alla fase di introduzione in servizio e tenendo conto della peculiarità e dell’innovazione apportate dal nuovo tipo di velivolo, sono accentrate al Gruppo di Lavoro RiSISA (Ricerca, Sviluppo e Introduzione in Servizio Aeromobili) del Comando AVES, all’interno del quale è inserito il TEAM NH-90, composto da Ufficiali e Sottufficiali piloti e specialisti di provata esperienza, per la maggior parte qualificati istruttori di volo e di specialità, comandato da un Ufficiale superiore con qualifica di pilota sperimentatore di volo.
L’OBIETTIVO L’Aviazione dell’Esercito, avvalendosi del Gruppo di Lavoro RiSISA-TEAM NH-90, ha come obiettivo principale, nella fase di introduzione in servizio, di rendere operativo il 25° Gruppo Squadroni Cigno, del 7° reggimento AVES «Vega» di Rimini, e un’aliquota del 26° Gruppo Squadroni REOS «Giove», del 1° reggimento AVES «Antares» di Viterbo, entro il 31 dicembre 2009. La scelta di tali unità operative per la prima assegnazione del nuovo elicottero è determinata dall’esigenza di dotare i reparti cha supportano la
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In alto e a destra. Prova di trasporto al gancio baricentrico di un mortaio Thomson rigato da 120 mm.
Brigata Aeromobile «Friuli» (25° Gruppo Squadroni «Cigno») e il bacino Forze Speciali (26° REOS) con elicotteri moderni e in grado di garantire prestazioni elevate. L’Aviazione persegue anche altri obiettivi: • impostare l’organizzazione addestrativa per il mantenimento in servizio dell’ETT/NH-90, che dovrà essere pienamente operativa a partire dal 1° gennaio 2010, e che includerà un CFE (Centro Formazione Equipaggi) sulla Base di Rimini e uno su quella di Viterbo; • supportare la Commissione Amministrazione Difesa, per le attività di controllo militare degli elicotteri in fase di accettazione e nelle attività connesse; • sperimentare l’organizzazione per l’introduzione in servizio dell’ETT/NH-90, al fine di poterla utilizzare sistematicamente per programmi futuri. Il sostegno logistico-manutentivo, per la fase introduzione in servizio, sarà garantito dall’azienda «Agusta», che predisporrà un Phased Logistic Support sulla base di Viterbo per i primi due anni e sulla base di Rimini per i due successivi, mentre il reparto dell’AVES designato quale polo logistico per l’ETT/NH-90 è il 2° reggimento di Sostegno «Orione», di stanza a Bologna.
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L’ATTRIBUZIONE DELLE CAPACITÀ OPERATIVE Al fine di ottimizzare e rendere progressiva l’entrata in servizio del velivolo, il Comandante dell’AVES ha stabilito un principio di gradualità per il conferimento delle capacità operative agli equipaggi abilitati, basato su tre livelli: • capacità basica: individua quella su cui verterà l’addestramento iniziale degli equipaggi e corrisponde all’abilità di effettuare missioni operative con modalità simili a quelle dei multiruolo già in servizio. È la capacità che i primi istruttori di volo hanno acquisito al termine delle prove di impiego iniziali, e che sarà dapprima estesa agli altri istruttori e poi impartita ai primi equipaggi operativi. In linea ideale tale capacità include: volo a vista diurno e notturno; volo tattico; volo strumentale; navigazione; volo con sistemi di visione notturna; trasporto di carichi al gancio baricentrico; operazioni con verricello di soccorso; imbarco e sbarco di squadre di fanteria aeromobile; supporto manutentivo di linea; • capacità intermedia: individua quella su cui si consoliderà la formazione degli equipaggi e corrisponde alla capacità di effettuare le missioni operative single-ship di elitrasporto tattico, con le prestazioni consentite dall’ETT/NH-90. Tale capacità sarà acquisita mediante prove d’impiego condotte dagli istruttori di volo già in fase basica, e poi sperimentata con equipaggi di istruttori e operativi. Questa capacità sarà im-
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operare a regime presso le basi di Rimini e di partita ai successivi corsi di abilitazione degli Viterbo. equipaggi da parte del personale designato per il costituendo Centro Formazione Equipaggi NH-90. In linea ideale include: capacità basica incrementata al livello delle prestazioni delL’ADDESTRAMENTO E LE PROVE D’IMPIEGO l’ETT/NH-90; volo tattico in bassa visibilità (strumentale tattico); volo in condizioni artiche e Il TEAM NH-90 sta consolidando le conoscenze desertiche; volo in montagna; lancio paracadutiche lo porteranno al raggiungimento del livello di sti; impiego sistema di autoprotezione (SIAP); capacità operativa finale; a tale scopo ha già effetimpiego sistemi d’armamento; esercitazioni eletuato diversi addestramenti e prove d’impiego, vomentari di atti tattici aeromobili; supporto malando con i nuovi elicotteri e con personale delnutentivo di 1° e di 2° Livello l’azienda produttrice, anche al (con la cooperazione del Polo fine di evidenziare eventuali ...il personale tecnico di problematiche tecnico-operatilogistico designato); gestione dei dati sensibili di program- bordo sarà chiamato a svol- ve migliorabili in futuro. mazione dei sistemi di bordo; gere mansioni più complesInoltre, mediante l’impiego • capacità finale: individua del simulatore di missione Part se e delicate di quanto ab- Task Trainer, si è potuto perfequella che sarà attribuita alle unità designate al termine bia fatto finora sugli aero- zionare la tecnica di gestione della fase di introduzione in mobili dell’AVES... della missione dei vari e comservizio e corrisponde alla plessi sistemi di bordo senza capacità di effettuare operaperaltro consumare ore di volo. zioni di elitrasporto tattico in condizioni di imAltro aspetto affrontato col Part Task Trainer, cui piego, con le prestazioni consentite dalè stato dato rilievo nell’attività svolta è quello del l’ETT/NH-90. Tale capacità sarà acquisita meCrew Resource Management (CRM), in consideradiante l’estensione delle prove d’impiego conzione che il personale tecnico di bordo sarà chiagiunte di operativi, istruttori e di aliquote di mato a svolgere mansioni più complesse e delicate elicotteri da combattimento. Al conseguimento di quanto abbia fatto finora sugli aeromobili deldella capacità finale, i CFE NH90 potranno l’AVES, sia a terra che in volo come ad esempio la programmazione del computer di bordo, il caricamento della cartografia, la gestione del sistema di controllo e diagnostica computerizzato di cui l’elicottero è dotato per concludere con la gestione di alcuni equipaggiamenti dell’elicottero. Tra le prove svolte, il TEAM NH-90 ha anche effettuato una serie di attività col 66° reggimento Aeromobile «Trieste», tra le quali il trasporto di squadre fucilieri, di squadre controcarro completamente equipaggiate, sia con sistema d’arma TOW che MILAN e di squadre mortai equipaggiate con mortaio rigato Thomson da 120 mm, mettendo in evidenza la proficuità dell’impiego di tale elicottero, considerando che con i multiruolo attualmente in linea di volo presso i Reparti dell’AVES è necessario l’impiego di almeno due/tre aeromobili per trasportare lo stesso tipo di carico e personale che un solo ETT/NH-90 è in grado di portare. La consegna dei primi elicotteri alla Forza Armata ha dato inizio al processo d’introduzione in servizio che porterà l’AVES a disporre, in breve tempo, di un sistema d’arma efficace, moderno, idoneo all’impiego, sia in Italia che all’estero, pressoché in ogni condizione operativa e ambientale.
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Andrea Lopreiato Capitano, in servizio presso il Comando Aviazione dell’Esercito
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RITORNO ALLA LUCE
RITORNO ALLA LUCE Le applicazioni militari della trasmissione ottica a banda larga in spazio libero Gli operatori delle telecomunicazioni stanno rivolgendo particolare interesse all’impiego degli apparati a portante ottica per le comunicazioni a distanza in spazio libero, al fine di assicurare l’interconnessione a banda larga in ambiente urbano. Da un’attenta analisi delle caratteristiche progettuali emergono novità tecnologiche in grado di decongestionare lo spettro magnetico e ridurre i campi elettrici che insistono sulle grandi città.
L’attuale contesto politico internazionale, UN PO’ DI STORIA generato dai tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001, richiede consistenti sforzi nel L’impiego di segnali luminosi per comunicazioni settore della sicurezza da parte degli Stati oca distanza, seppur elementari quale un allarme di cidentali, molti dei quali però devono frontegpericolo, si perde nella notte dei tempi. Storicagiare quadri di finanza pubblica che impongomente un utilizzo «sistematico» e «strutturato» no riduzioni agli investimenti del settore milidelle segnalazioni luminose risale all’antica Roma, tare. Nel contesto europeo, che vede un po’ ove una capillare rete di torri permetteva la coovunque riorganizzazioni e ridimensionamenti municazione a distanza grazie all’accensione di al fine di ottenere minori costi e maggior effifuochi a seconda delle necessità. Ma è nell’era cienza operativa, le Forze Armate devono rimoderna, e più precisamente nella Francia di fine correre a scelte che abbattano gli oneri di sviXVIII sec., che possiamo trovare il progenitore dei luppo dei propri sistemi, orientandosi sempre sistemi FSO: il «telegrafo ottico» dell’abate Claude più spesso verso l’impiego di tecnologie «dual Chappe d’Auteroche (1763-1805). use» e l’acquisto di apparecchiature tipicaPartendo da un’idea abbastanza semplice, egli mente commerciali, specialmente nel campo organizzò nei dettagli una rete di torri su cui era installata una struttura a T, delle trasmissioni. D’altra detta semaforo, con un braccio parte, il mondo delle teleco...il mondo delle teleco- rotante che portava alle estremunicazioni è in continuo fermento. Si cercano soluzio- municazioni è in continuo mità altri due più corti; il tutto ni mirate che soddisfino la fermento. Si cercano solu- era manovrabile per assumere specifica richiesta del merca- zioni mirate che soddisfino 49 diverse configurazioni standardizzate, corrispondenti a to di connessioni sempre più la specifica richiesta... lettere, numeri e ordini di serveloci al minore costo possivizio. Da una postazione sucbile e che superino i vincoli cessiva, distante in media 8-10 della onerosità e limitata dichilometri, un addetto, munito di un cannocchiasponibilità di radiofrequenze e quelli connessi le, osservava il messaggio per poi ripeterlo con le alla salvaguardia della salute pubblica. In questesse modalità. sto quadro e in relazione al problema dell’ultiQuesto sistema di comunicazione, realizzato mo miglio, gli operatori delle TLC stanno rivolinizialmente a esclusivo scopo militare, nonostangendo un rinnovato interesse all’impiego di te il collegamento fosse possibile solo di giorno e apparati a portante ottica per la comunicazione con condizioni meteo non avverse, ebbe una a distanza in spazio libero, generalmente nota grande diffusione, tant’è vero che nel 1852, come Free Space Optics (FSO), o Optical Wirequando fu sostituito dal telegrafo elettrico, la rete less , per assicurare l’interconnessione a banda Chappe aveva raggiunto in Francia 4 830 km con larga in ambiente urbano, necessaria ai servizi 556 stazioni. di nuova generazione.
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In ambito militare le comunicazioni ottiche continuarono a trovare significative applicazioni; il Regio Esercito impiegò fototelegrafi campali sino al secondo conflitto mondiale. L’idea di trasmettere in atmosfera segnali telefonici, e quindi di fornire un reale servizio su portante ottica, risale però alle intuizioni di Alexander Graham Bell (1847–1922) che, nel 1880, brevettò il telefono ottico «photophone». L’apparecchio permetteva di trasmettere la voce utilizzando un raggio di luce, ma a distanza molto limitata. In sostanza, si sfruttava la vibrazione impressa dalla voce a un diaframma riflettente per provocare variazioni nell’intensità di un raggio luminoso; all’estremità ricevente, un fotorivelatore al selenio convertiva le variazioni di intensità luminosa in variazioni di corrente elettrica, che, applicata ad un auricolare telefonico, permetteva di ascoltare la voce originaria. Incapaci di eguagliare l’efficienza delle trasmissioni elettriche ed elettromagnetiche garantite dal telefono e dalla radio, le comunicazioni ottiche sembrarono una tecnica superata e vennero praticamente abbandonate. La realizzazione, nel 1960, del primo LASER, acronimo inglese di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, da parte di Theodore H. Maiman (1927 - 2007) infuse rinnovato vigore alla tecnologia FSO, specialmente per applicazioni militari, con i primi sistemi sperimentali costruiti in Germania e negli Stati Uniti. Nel 1965, la NASA sperimentò un’interconnessione ottica mediante raggio laser tra la capsula orbitante «Gemini 7» e il «Goddard Space Flight Center» nel Maryland, mentre in Italia, il primo link di tipo FSO, in grado di trasportare contemporaneamente 12 canali telefonici su una distanza di 4 km, fu realizzato a Roma nel 1968. Di nuovo negli anni 70, con la messa a punto della fibra ottica a bassa attenuazione, l’attenzione per la tecnologia FSO scemò a favore delle comunicazioni ottiche in cavo, che prefiguravano, a ragione, grandi potenzialità in termini di elevate velocità di trasmissione.
LA TECNOLOGIA FSO La moderna trasmissione ottica in aria permette collegamenti punto-punto analoghi ai radio link a microonde, che lavorano con lunghezze d’onda comprese tra 10 cm e 1 mm, utilizzando però emissioni laser a luce infrarossa con lunghezze d’onda che vanno da un millimetro a 700 nanometri, attualmente non ancora disciplinate per legge. Superare le imposizioni legali non utilizzando lo spettro radioelettrico rappresenta un vantaggio non trascurabile per l’ambiente civile delle telecomunicazioni, ma costituisce oggi
Sopra. Il telegrafo Chappe in una stampa d’epoca.
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In apertura. Un apparato FSO sul tetto di un edificio di Las Vegas.
un’opportunità anche per quello militare, che dispone comunque di limitate risorse di frequenze. Operare in uno spettro di frequenze più alte di quelle radio consente, altresì, di disporre di enormi larghezze di banda che possono assicurare velocità di trasmissione (bit rate) dell’ordine di decine di Gigabite per secondo. L’altra caratteristica saliente della tecnologia FSO è l’elevatissima direttività delle emissioni che, se da un lato impone un allineamento estremamente preciso degli apparati, dall’altro rende tali sistemi molto robusti all’intercettazione, in quanto è quasi impossibile intercettare una trasmissione laser senza interrompere la comunicazione. I sistemi basati su questa tecnologia non risentono
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né delle interferenze elettromagnetiche né di quelle reciproche e, rispetto agli analoghi a radiofrequenza, presentano anche trasmettitori più piccoli, quindi maggiore compattezza, minori assorbimenti e un tempo di installazione decisamente ridotto; sono infatti detti «plug and play». Vista, inoltre, l’assenza di impatto elettromagnetico, non sussistono particolari difficoltà nella scelta dei siti di installazione dei trasmettitori, ed è necessario solo il rispetto delle norme tecniche per la sicurezza della messa in opera. In pratica, i principali vantaggi della tecnologia FSO possono essere sintetizzati come di seguito: • possibilità di trasmettere con velocità superiori ai 10 Gbit/s; • utilizzazione di uno spettro di frequenze amplissimo, non regolamentato dalla legge nazionale di ripartizione; • rapidità nella realizzazione dei collegamenti e, quindi, idonei ad essere impiegati nelle situazioni di emergenza; • elevatissima disponibilità del servizio; • interferenza tra sistemi sostanzialmente inesistente; • impatto ambientale nullo; • costo per bit molto basso. La prima limitazione dei sistemi per trasmissioni ottiche in spazio libero è la necessità di operare nella così detta Line of Sight (LoS), ovvero in assenza di ostacoli che interrompano il fascio. L’eventuale interposizione di un oggetto che lasci in visibilità un trasmettitore a solo il 2% dell’ottica ricevente non causa la caduta del link, mentre nel caso di copertura totale, dovuta a oggetti volanti, quali uccelli o elicotteri, si verificano interruzioni generalmente brevi, facilmente compensabili tramite l’azione di specifici protocolli di recupero errori. La trasmissione attraverso normali vetri da finestra non comporta significative riduzioni prestazionali. La lunghezza della tratta è funzione della lunghezza d’onda utilizzata, della potenza impiegata nel bit rate e soprattutto delle condizioni atmosferiche medie in relazione all’affidabilità richiesta al
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sistema. Infatti, consistenti limitazioni delle prestazioni sono indotte da effetti di dispersione (scattering) del fascio ottico, dovuti a condizioni di nebbia, pioggia e distribuzioni termiche intense e caotiche che possono caratterizzare alcuni siti. Tra le condizioni atmosferiche maggiormente avverse, sicuramente è la nebbia ad essere l’elemento più limitante, perché le dimensioni fisiche delle gocce d’acqua in sospensione nell’aria sono dello stesso ordine di grandezza della lunghezza d’onda del fascio laser con un conseguente grado di interazione molto alto. É possibile dedurre il grado di affidabilità di un link ottico su una determinata distanza, per i vari periodi dell’anno, a partire dalle statistiche sulle condizioni meteorologiche del luogo interessato ad ospitare il collegamento e dai relativi valori di attenuazione, ricavabili da tabelle come quella riportata nella pagina. Una possibile soluzione per le condizioni di pessima visibilità è quella di ricorrere a sistemi ibridi, costituiti cioè da ponti ottici a grande capacità di trasmissione uniti a ponti radio di capacità molto minore, che assicurano disponibilità del servizio superiori al 99%, in quanto garantiscono comunque la connettività con parte della banda in caso di nebbia intensa. Altri fattori limitativi nel FSO sono, ad esempio, imputabili alla «scintillazione», che si presenta anche in condizioni di cielo sereno. Questo fenomeno avviene a causa delle variazioni di densità dell’aria per effetto del riscaldamento localizzato (come la superficie di un grande solaio scuro che crea il classico effetto «miraggio» o l’aria calda emessa da impianti di condizionamento) e determina fluttuazioni sull’ampiezza del segnale. L’effetto di accecamento dovuto alla luce ambientale è assai limitato e può essere quasi azzerato utilizzando filtri spaziali o schermi cilindrici, nonchè filtri ottici che lasciano passare solo la lunghezza d’onda d’interesse. Ultimo fattore da tener presente nelle prestazioni dei sistemi FSO è rappresentato dalla stabilità meccanica del montaggio che, se non adeguato, può dare dei problemi di disallineamento. Comunque, per compensare eventuali movimenti, gli apparati possono essere corredati di un sistema di puntamento automatico del fascio ottico (autotracking), nonché di modalità di trasmissione multifascio/multisorgente e del controllo automatico della potenza emessa per minimizzare gli effetti sulle prestazioni di tutti i fattori limitanti che si possono presentare.
LE APPLICAZIONI L’evoluzione frenetica subita negli anni passati dalle reti di telecomunicazione commerciali ha
portato ad una situazione caratterizzata da sostanziali squilibri di capacità tra i diversi segmenti della rete. Infatti, l’avvento delle fibre ottiche ha consentito di incrementare a dismisura la banda disponibile nei collegamenti a media e lunga distanza, le cosiddette «dorsali di rete», mentre il segmento di accesso alla rete della gran parte dell’utenza, il cosiddetto «ultimo miglio», non ne ha beneficiato in quanto è il segmento su cui è più difficile e costoso intervenire. Sono state proposte diverse soluzioni tecnologiche per garantire l’accesso alla banda larga all’utenza finale, tutte con i loro vantaggi e svantaggi, e tra queste si sta inserendo sempre più l’FSO che rappresenta un’eccellente alternativa a basso costo alle tecniche basate sul cavo. Ciò che ha acceso l’interesse commerciale per l’FSO è stato il risultato di uno studio sistematico relativo alla dislocazione sul territorio americano dei centri urbani e delle aziende/industrie, che ha messo in luce come circa il 90% dei grandi edifici si trovi lontano non più di un chilometro dalla rete principale in fibra ottica. L’esplosione della domanda di servizi di nuova generazione da parte dell’utenza residenziale, sia essa domestica o business , sta alimentando l’offerta di trasporto dati tramite apparati ottici senza fili, che, grazie alla elevata velocità di trasmissione, permettono di rispondere velocemente alle richieste di crescita della banda o all’aumento degli utenti da servire, replicando i collegamenti Il photophone di Bell. punto-punto e realizzando configurazioni magliate. Oggi, in commercio è disponibile un’ampia no finora fornito bit rate nell’ordine dei 10 Mbit/s gamma di apparati ottici wireless con un bit rate compreso tra i 65 Mbit/s e i 2,5 Gbit/s full su distanze superiori ai 100 metri; risultato incoduplex, che assicurano la massima efficienza enraggiante perché nettamente migliore di quello tro la distanza di un chilometro a costi molto raggiungibile tramite onde acustiche. Anche nel contenuti. Inoltre, la quasi totalità dei ricetracampo aerospaziale si stanno conducendo imporsmettitori ottici non richiede ulteriori apparati di tanti sviluppi, specialmente nelle comunicazioni interfaccia, in quanto il flusso dati proveniente tra satelliti, grazie alla caratteristica di bassissima dalla rete di trasmissione viene terminato, convulnerabilità assicurata dalla grande direzionalità vertito elettricamente e ricondei fasci e all’alto bit rate di vertito otticamente per la tratrasmissione ottenibile con L’avvento delle fibre otti- consumi molto modesti. smissione in spazio libero direttamente al loro interno. che ha consentito di incre- Le specifiche intrinseche delle La tecnologia FSO trova ap- mentare a dismisura la ban- moderne comunicazioni FSO plicazioni anche in ambienti sì che trovino ampie apda disponibile nei collega- fanno particolari quali lo spazio o le plicazioni anche in campo miliprofondità oceaniche. Per menti a media e lunga di- tare, ove peraltro ha avuto luoquanto riguarda il mondo sot- stanza go il loro primo sviluppo. tomarino essa soddisfa la neData la portabilità degli appacessità di trasferire dati con rati e la rapidità di installazione, buona larghezza di banda tra piattaforme oceaninegli Stati Uniti questa tecnica è considerata, asche, mobili o fisse, senza utilizzare collegamenti sieme ai link satellitari, tecnologia strategica per il in cavo; esistono altre linee di ricerca tese a sfrutripristino delle comunicazioni in caso di attacchi tare queste tecnologie per ispezionare i condotti terroristici. Applicazioni quali il controllo e la trapetroliferi o per interconnettere sottomarini. Tecsmissione in tempo reale di immagini ad alta definiche di comunicazioni FSO sottomarine, che nizione acquisite da UAV (Unmanned Aerial Vehisfruttano la luce di laser nel blu o nel verde, hancle), ROC (Remotely Operately Vehicle) e dai futuri
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Anche in seguito al passaggio del tifone «Katrina», i team di soccorso hanno potuto riattivare, in tempi ristrettissimi, le comunicazioni urbane a New Orleans grazie all’impiego di apparati FSO. Per l’Esercito Italiano i dispositivi FSO potrebbero essere una valida alternativa ai tradizionali mezzi trasmissivi a grande capacità e rappresentare una delle nuove tecnologie da introdurre in servizio con il programma «Digitalizzazione dello spazio di manovra», grazie anche alla compatibilità con qualunque tipo di protocollo di trasmissione. Infatti, in campo tattico potrebbero sostituire i ponti radio in tutti quegli impieghi a cortissima distanza, quali l’interconnessione delle varie articolazioni dei Posti Comando di Grandi Unità schierate in campagna. Analogo impiego può essere valutato nelle operazioni internazionali di peacekeeping, dove ci sia l’esigenza di interconnettere a banda larga più infrastrutture occupate dal contingente nazionale, relativamente vicine e in contesti fortemente urbanizzati, come nella situazione dell’acquartieramento italiano nella città di Sarajevo nel 1996. Le applicazioni nel settore delle telecomunicazioni infrastrutturali nazionali sono ancora più interessanti se si valutano i possibili risparmi in termini economici e di tempo per la realizzazione dei link. Infatti, tra diverse infrastrutture militari situate nel medesimo centro urbano o in quelle composte da distinti edifici sufficientemente distanziati tra loro, potrebbe essere molto più conveniente distribuire i servizi a banda larga ricorrendo a dispositivi FSO, rispetto all’impianto di lunghe connesUn FSO tattico dell’Esercito tedesco. sioni in fibra ottica, con la realizzazione di cavidotti interrati, che oggi presentano un costo medio di circa 80 euro al metro oltre gli oneri dei robot automatici da combattimento sono già in relativi apparati trasmissivi. Tale soluzione eviteavanzatissimo stadio di sviluppo. Non mancano rebbe pure le lungaggini e i problemi connessi soluzioni già mature che superano la principale licon l’attraversamento del suolo pubblico laddove mitazione data dalla necessità della stabilizzazionecessario e, in altri casi, permetterebbe di dine dei sistemi ottici a causa dell’alta direttività dei sdire il noleggio di link commerciali che collegafasci, quale il sistema LightSpeno le dorsali della rete numeried della US NAVY. Questo dica interforze alle centrali di inspositivo vede l’applicazione di Per l’Esercito Italiano i di- frastruttura. Infine, non è da emettitori LED (Light Emission spositivi FSO potrebbero es- trascurare la possibilità di soDiode) alle ottiche di normali collegamenti in ponte sere una valida alternativa ai stituire binocoli e consente la trasmisradio a microonde con altretsione simultanea sino a 5 miglia tradizionali mezzi trasmissi- tanti FSO per decongestionare nautiche tra unità navali in na- vi a grande capacità... lo spettro elettromagnetico, vigazione di voce, dati e video specialmente nelle grandi città, con velocità di 1 Mbit/s. e ridurre i campi elettrici che Per quanto concerne l’utilizzo in situazioni di insistono sugli edifici ai fini della salvaguardia emergenza, «disaster recovery», è da ricordare della salute del personale. l’uso di ponti FSO a New York immediatamente dopo l’attacco dell’11 settembre, che permise il Angelo Tuccillo rapido ripristino del sistema a banda larga dello Maggiore, State Unified Court System, situato a pochi isolati in servizio presso il Reparto Logistico dalle «Torri Gemelle». dello Stato Maggiore dell’Esercito
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IL GENERALE BEGANI PATRIOTA E GENTILUOMO
IL GENERALE BEGANI PATRIOTA E GENTILUOMO Nel 1815, l’esercito austriaco, con il supporto della flotta inglese, investì con un uragano di fuoco la piazza di Gaeta, ultimo baluardo del Regno di Gioacchino Murat. Dal 16 luglio all’8 agosto, tremila uomini al comando di Alessandro Begani resistettero valorosamente all’assedio. Ma furono la mancanza di viveri e le diffuse malattie a decidere il tragico destino. La fierezza, la tenacia, il valore e l’alto senso dell’onore dell’Ufficiale rifulgono nella narrazione della vicenda e ne incorniciano un ritratto che merita di essere ammirato.
Da ragazzo, varcando le «Porte di terra» a Gaeta (porte della città realizzate lungo la cinta muraria fatta costruire da Carlo V e che, fino alla fine dell’800 mettevano in comunicazione la città medievale con l’istmo di Montesecco), mi imbattevo in una salita, via Begani, che adduce alla via Aragonese, strada che, a mezza costa, attraversa il borgo antico della città. Mi sono sempre chiesto chi fosse «questo Signore». Analoga curiosità mi assaliva ogni qualvolta leggevo la lapide funeraria, intitolata al Maresciallo di campo Alessandro Begani, nella cappella di San Filippo Neri nel Santuario dedicato alla S.S. Trinità, più noto come della «Montagna Spaccata». Chi era dunque Alessandro Begani? «Reduce Ferdinando I dalla Sicilia, dopo aver trionfato su i nemici, che rapito gli avevano il trono, le Armi d’Europa se ne stavano mute, nel mentre che i loro sguardi tenean rivolti alla Fortezza di Gaeta. Alessandro Begani, che ne aveva avuto il supremo comando, dopo la breve campagna d’Italia, in cui, come Maresciallo di Campo, teneva la superiore direzione dei parchi d’artiglieria, si risolvette a difendersi. In tal riscontro questo distinto militare mostrò chiaramente quanto valga più l’energia e la capacità del Generale che il numero maggiore dei soldati; e quanto sia vero, che la virtù e la costanza del Capo basta a tener ferma la disciplina tra i soldati, nel tempo di guerra». (Lucio Severo, «Di Gaeta e delle sue vicissitudini fino all’ultimo assedio del 1860-1861»). Siamo nell’estate del 1815, Napoleone è sconfitto a Waterloo, in Italia è in atto la restaurazione voluta dal Congresso di Vienna, l’Esercito Napoletano di Gioacchino Murat, dopo la sconfitta a To-
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lentino, è in rotta. A Napoli si insedia sul trono Ferdinando IV di Borbone, assumendo il titolo di Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Ha termine quel periodo durante il quale, nel sud della penisola, la gente, sull’onda della Rivoluzione francese, reagisce risvegliando quella coscienza patriottica che ha permesso poi di raggiungere l’indipendenza e l’unità. Il tutto ebbe inizio il 18 dicembre 1792, quando la Squadra francese dell’Ammiraglio Latouche si presentò nel golfo di Napoli per «chiedere soddisfazione dell’insulto» fatto alla neo Repubblica francese, con il mancato riconoscimento del «cittadino» Mackau, quale suo rappresentante, e per avere il governo borbonico istigato quello turco ad un analogo contegno verso il «cittadino» Sémonville. Questo fu il primo contatto tra le Monarchie reazionarie europee e la Repubblica, nata dalla rivoluzione del 1789, che si accingeva a condannare a morte Luigi XVI e Maria Antonietta, rispettivamente cognato e sorella di Maria Carolina d’Asburgo, moglie del Re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone. La morte di Luigi XVI, avvenuta il 21 gennaio 1793, indusse il governo napoletano a schierarsi contro la Francia e allearsi con l’Inghilterra. Poco tempo dopo partì alla volta di Tolone, insorta contro Parigi, un contingente di seimila Borbonici, destinato alla difesa della piazza. Nel corso dell’assedio si segnalarono giovani Ufficiali napoletani, i cui nomi resteranno scritti nelle pagine di storia: Begani, Mac Donald, Amato e Decosa. Begani nacque a Napoli il 19 giugno 1770, primo di tre figli, da Angelo, Capitano delle Reali Guardie italiane, e da Francesca Duvivier, nobildonna spagnola. Nel luglio 1784 fu ammesso, quale Cadetto, nel
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tò, accusandolo di liberalismo e, nel dicembre 1794, lo rinchiuse nel Castello dell’Ovo. Non è stato possibile appurare se la detenzione In apertura. durò ininterrottamente fino al 1798; dai docuJ. P. Hackert, «Esercizio eseguito dai reggimenti di fanteria “Real Napoli” e “Messapia” sul piano di Montesecco menti conservati nell’Archivio di Stato di Napoli durante la Piazza di Gaeta, nel tempo della Real rivista che risulta che «alla rivista del 31 gennaio 1797» egli al 19 maggio 1787 la M. del Re passò alle suddette fosse agli arresti a Castel Sant’Elmo. Truppe». Nel luglio del ’98 fu assegnato «alla 18a compagnia del Corpo Reale d’artiglieria continuando agli collegio militare, battaglione «Real Ferdinando», arresti nel Castello S. Elmo», finché «con Real dicompagnia «Agrigenti». spaccio del 25 luglio 1798, S. M. ordinò che gli Dopo otto anni di studio, «il 14 ottobre 1792 il escarcerati di Stato (compreso Begani) si astenesRe si degnò di concedergli il grado di Alfiere, col sero dall’esercizio del loro impiego». soprassoldo di ducati cinque, Sicuramente durante la sua oltre le competenze di Cadetto, permanenza a Tolone e nelle col destino al Corpo Reale (ArtiBegani nacque a Napoli il conversazioni che prima di tale glieria) Accademia». 19 giugno 1770, primo di epoca ebbe col Generale PomCosì Begani, Cadetto d’arti- tre figli, da Angelo, Capita- mereul fu attratto da quelle glieria, col grado di Alfiere, idee di libertà che riemno delle Reali Guardie ita- stesse prese parte, con la 2a compapirono di speranze l’animo di gnia d’artiglieria, agli ordini liane, e da Francesca Duvi- tanti Ufficiali borbonici, ma ciò del Maggiore Lino d’Ayala, al- vier, nobildonna spagnola non significa che egli avesse l’assedio di Tolone. commesso atti tali da pregiudiRientrato, nel giugno 1794, in carne la lealtà al Re di Napoli. una Napoli in cui regnava il sospetto, ed essendo Il Ferrarelli si limita ad accennare che, dopo stato un ammiratore del Generale francese Francel’impresa di Tolone, Begani fu costretto ad «esusco Renato Giovanni di Pommereul, che dal 1787 al lare poiché amante di libertà politiche» e nelle 1793 aveva riorganizzato l’artiglieria del Regno di «Biographies nouvelles des contemporains» è detto che al suo ritorno da Tolone «fu punito con Napoli, conosciuto quale uomo di idee liberali, il l’arresto arbitrario per il suo attaccamento alle governo, ritenendo che anche Begani condividesse idee liberali». tali opinioni, senza approfondire i fatti, lo perseguiSopra. L’assedio di Gaeta del 1806.
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Gioacchino Murat, Re di Napoli e Maresciallo di Francia.
Sta di fatto che, scagionato e messo in libertà venne nuovamente accusato. Avvertito in tempo, si imbarcò su un natante corso che veleggiava alla volta di Ostia. La nave, incappata in una tempesta, stava per affondare in acque territoriali napoletane. Quindi Begani rischiava di cadere nelle mani della polizia borbonica. Ma grazie al Comandante, risoluto, ardito e di provata capacità marinaresca, anche a costo di perdere la nave, riusci a condurla sul litorale di Roma, ove il giovane Ufficiale prese terra. Salvo, ma privo di qualsiasi mezzo, lontano dalla Patria, abbandonato a se stesso, ma soldato nell’anima, si aggregò alle truppe della Repubblica romana del 1799, partecipando, con la Divisione Monnier, alla difesa di Ancona assumendo il comando delle artiglierie del Gardetto e dei Cappuccini. Dopo Ancona, Begani si recò in Francia. Nell’Esercito cisalpino fu Aiutante di Campo del Generale Palombini e con lui ritornò in Italia. Dopo aver preso parte al blocco del castello di Milano, concorse ai lavori della commissione incarica-
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ta di studiare i regolamenti di impiego delle varie specialità dell’Esercito cisalpino. Fin dal 1799, il Generale Lechi ebbe l’incarico di costituire, a Tolone, la Legione italiana nella quale confluirono molti militari isolati sia cisalpini che italiani, rifugiati in Francia per ragioni politiche. La Legione, dopo essersi nel dicembre del 1799, per ordine del Primo Console, trasferita a Digione, si portò, nel marzo 1800, a Bourg-en-Bresse, dove dovevano concentrarsi tutti i distaccamenti italiani che erano sul suolo francese. In quel Corpo Begani, il 22 marzo 1802, fu riconfermato Capitano. Per i «cangiamenti militari avvenuti», l’Ufficiale entrò a far parte dell’Esercito italico, dove, il 12 novembre 1804, venne promosso Capo battaglione, e, l’anno successivo, Capo squadrone. Comandante dell’artiglieria in Garfagnana e a Massa Carrara, si trovò, al comando della stessa arma fra Dunkerque e Boulogne, quando Napoleone approntò le truppe per la spedizione in Inghilterra. Tornato in Italia, fu incaricato di armare il forte di Rocca d’Anfo. Trasferito, quale sotto Direttore d’artiglieria, a Milano il 18 ottobre 1805, quando l’Esercito d’Italia si mosse contro l’Arciduca Carlo passando l’Adige, Begani venne posto al comando della 3a e della 4a Divisione delle bocche da fuoco. Successivamente fu destinato al Ministero della Guerra a sovrintendere alle artiglierie di Bologna e, assolto il compito, venne inviato a dirigere il Parco campale radunato a Padova e formato da tutti i materiali e le munizioni che l’Esercito di Massena aveva lasciato dietro di sé muovendo su Lubiana. Dopo aver condotto questo Parco a Vicenza, si recò a Venezia per assumere, quale Comandante in 2a, la direzione delle artiglierie di quella città. Tutti questi incarichi, avuti durante la campagna contro la terza coalizione, furono disimpegnati con zelo, con senso del dovere e con la non comune intelligenza di cui era dotato. La malafede borbonica aveva intanto esasperato l’animo di Napoleone, che, subito dopo Austerlitz, dichiarò solennemente, col proclama di Schoenbrunn, decaduta la dinastia dei Borbone dal trono delle Due Sicilie, ed inviò suo fratello Giuseppe a prendere possesso del Regno, con un Esercito al comando del Generale Massena. Begani, attratto dall’amore per il suo Paese, dal quale già da troppi anni era proscritto, chiese ed ottenne di potere prestare i suoi servigi alla propria Patria. Non valsero le pressioni del Viceré d’Italia Eugenio, il quale ben conosceva quale distinto Ufficiale perdeva, a trattenerlo nell’Esercito italico. Finalmente Begani fece ritorno nel proprio Paese dove ottenne, appena giunto, la promozione a Tenente Colonnello, con destinazione Pescara, quale Direttore di artiglieria.
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Una tavola di Quinto Cenni raffigurante le uniformi dell’Esercito del Regno di Napoli nel 1815.
re dalla sua incertezza, e il 15 marzo dichiarò guerra agli Austriaci e con un esercito di 40 000 uomini mosse verso l’Italia del nord. II 4 aprile i Napoletani, che si erano spinti sin presso Modena, si trovarono di fronte, sul Panaro, un Corpo di austriaci; questi, ricevuti i rinforzi, presero l’iniziativa; l’Esercito di Murat retrocesse fino a Bologna, ripiegò subito dopo nelle Marche e fu sconfitto a Tolentino il 3 maggio 1815. Mentre questi fatti avvenivano, a Gaeta, il Generale Begani non aveva cessato, per quanto gli era stato possibile, di tenersi informato sull’andamento delle operazioni, soprattutto di quelle che avrebbero potuto interessare la piazzaforte. Così, il 27 aprile, scrisse al Ministro della Guerra che essendo prossimo l’arrivo del nemico a Roma, cioè a due lunghe marce dal confine del Regno di Napoli, riteneva necessario «non avendo alcuna risorsa pecuniaria, ed essendo bisognoso inoltre di mille diverse specie di approvvigionamenti, senza far parola dell’indispensabile, di assicurare
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Ma il Maresciallo ci restò poco, perché il Re, consapevole delle sue capacità, nell’aprile del 1807, gli affidò il comando del reggimento di artiglieria di Capua. Convinto dell’impossibilità di fondare a Napoli, a causa delle distrazioni che la capitale presentava, una scuola di applicazione di artiglieria, la organizzò a Capua, riscuotendo plauso da tutti i tecnici del Regno. Contemporaneamente, fuori delle mura della città fece costruire un poligono di tiro - uno dei migliori per quei tempi - che fornì all’Esercito artiglieri di livello. Il Re stesso volle conferire allo zelante Ufficiale la Croce di Cavaliere, altre onorificenze ai suoi collaboratori, e premi in denaro ai migliori artiglieri. Poco tempo dopo venne nominato Ispettore d’artiglieria e in seguito promosso Colonnello. Nominato Capo di Stato Maggiore d’artiglieria, si recò al campo di Piale durante la guerra di Calabria. Fu sempre sereno e giusto al punto che, qualche anno dopo, dovendo esprimere il suo parere sulle capacità di alcuni Ufficiali ingegneri seppe usare tale equità che proponendo avanzamenti speciali per taluni, stabilendo una vera e propria differenza di punteggio fra i vari Ufficiali, non furono presentati reclami. Tuttavia, malgrado l’incontestata onestà del suo carattere, ebbe nemici che ne denigrarono l’opera; ma alla malvagità egli oppose una rettitudine che riuscì a renderla innocua. Salito al trono Murat, nel 1808, rese ottimi servigi all’Esercito organizzando l’artiglieria, che avrebbe dovuto prender parte all’impresa di Capri, e poco dopo impedì, con il pericolo di essere fatto prigioniero, che gli Inglesi si stabilissero a Tremiti. L’alta opinione che Begani aveva saputo infondere di sé nei superiori gli valse, il 31 gennaio 1814, la nomina a Maresciallo di Campo e, poco dopo, l’incarico di dirigere i Parchi, durante la campagna che si combattè nello stesso anno in Italia. La situazione politica legata all’operato di Murat suggerì l’indispensabilità, in ogni momento, che le piazzeforti del regno fossero in condizioni tali da poter assicurare un valido appoggio ad azioni difensive e di protezione sia ai regnanti che alle truppe. Cosi, fin dal mese di novembre 1814 il neo Maresciallo di Campo, che ispirava fiducia e che, da buon soldato, era stato estraneo alle tentazioni politiche di quei tempi, fu inviato a Gaeta. Governatore e difensore di Gaeta, rappresentò in quello storico ed eroico episodio, come ebbe a dire Ranieri, «la più nobile ed eloquente protesta contro le ingiurie della fortuna e le calunnie del forestiero». Lo sbarco di Napoleone, avvenuto il 1° marzo 1815, fuggito dall’isola Elba, indusse Murat ad usci-
richiederla al Ministro con una lettera che rivelava con stile franco, o meglio rude, il suo carattere. In essa deplorava che la citata carta mancasse anche nei magazzini del Ministero. Leggendo il documento si rafforza l’idea della franchezza dell’uoil soldo della truppa e la mercede ai travagliatori o mo: «S’ella, avesse avuto, non dico il modello in almeno di non privargliene la speranza, di ordinarilievo di Gaeta come l’aveva il cessato governo, re che le casse del ricevitore distrettuale, della ma almeno una esatta pianta e profili, avrebbe dogana, dei dazi indiretti e del Demanio, non fapotuto dall’interno del suo gabinetto giudicare del cessero più alcun pagamento senza il suo permerito di ciò che si sarebbe proposto; V.E. pomesso, e ciò per avere mezzo di valersi, in caso di trebbe giudicare di mille istorie che se gli rapprebisogno, di tali fondi». sentano sui magazzini, caserme militari, e stabiliSempre per mancanza di fondi, nulla fu fatto per menti di ogni genere, se di tutle opere di Gaeta, e Begani, sul to avesse le piante e dettagliate finire del 1814, avvalendosi dell’opera del Comandante del ge. ..nulla fu fatto per le memorie su di ogni edilizio ed nio (Colonnello Vinci), cercò di opere di Gaeta...cercò di opera». Il giorno stesso scrisse nuoprovvedere nel modo migliore provvedere nel modo mivamente al Ministro, pregandoper superare le grandi difficoltà gliore per superare le gran- lo di inviare a Gaeta i pontonieche l’assoluta mancanza di denaro rendeva ogni giorno più di difficoltà che l’assoluta ri, che sembrava non dovessero mancanza di denaro rende- supportare l’Esercito in guerra, gravi. per prestare servizio come canSoltanto il 27 aprile giunse a va ogni giorno più gravi Gaeta l’ordine del Ministero della nonieri; «nonché la compagnia d’artiglieria di Castellammare Guerra di mettere la piazza in se si avessero dei dati di approssimazione di pace condizione di resistere a un assedio; ma il tempo a cogli Inglesi». disposizione fu scarso, perché non si trattò solaIl 29 aprile fu giorno di grande lavoro per il Gomente di ultimare qualche opera, bensì di farne di vernatore di Gaeta. La sua corrispondenza col Minuove. nistro restò attivissima: «i magazzini della piazza Alla difesa mancava persino una carta topograsono cadenti e facili agli incendi». Begani richiese fica della città e dei dintorni. Begani si premurò di Una tabella riepilogativa della forza della guarnigione di Gaeta.
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le pompe di cui Gaeta «è sprovvista e non ci sono gli operai che sappiano adoperarle e ripararle»; mancano i denari per pagare la guarnigione e il Governatore ne fa richiedere non solo per tale scopo, ma anche per poter comprare viveri freschi, risparmiando così quelli di riserva, «che non saranno surrogabili durante un probabile assedio». Tutto ciò rilevava la superficialità che fino allora aveva regnato. Sarebbe stato meglio diminuire il fasto della Corte e aumentare invece la sistemazione delle fortezze e l’organizzazione dell’Esercito, specie in quei tempi di guerra. Il Governatore, non illudendosi su sacrifici e su pericoli, propose al Ministro di far uscire i galeotti da Gaeta per non aver bocche inutili, o trattenere soltanto quelli di professione fabbri, falegnami e muratori. Conscio, poi, degli ostacoli che la burocrazia avrebbe frapposto per questa scelta, scrisse al Ministro «... la scelta di tali individui non è da Napoli che deve farsi, giacché a forza di spremere le catene se ne tira un certo sugo che farà divenire artefice chi non lo è, e viceversa vecchio il giovane ecc.. La scelta dovrebbe essere fatta in Gaeta, cioè per i falegnami e ferrari dall’artiglieria, dal genio li fabbricatori, e da un probo chirurgo, qual è certamente il signor Devinan appartenente a questo ospedale per gli acciaccati, deboli e vecchi, che si riconoscerebbero da un’ispezione fisica». Gaeta in tal modo si preparò all’assedio. Dopo la sconfitta di Tolentino vi fu una disordinata ritirata, uno sbandarsi dell’Esercito che non trovò più, nel lungo percorso, un ostacolo dietro il quale arrestarsi e riordinarsi. Il nemico stesso si meravigliò di questo precipitoso retrocedere. In Calabria e altrove i contadini si unirono agli invasori, che arrivarono senza ostacoli al Garigliano, mentre le unità
napoletane si dissolsero e disertarono. Il 12 maggio il Re tentò ancora di salvare il salvabile firmando a Pescara una Costituzione. Ma la tarda concessione non giovò a nulla. A Casalanza, il 20 maggio, il Generale Carascosa ed il Feldmaresciallo austriaco Bianchi, ratificarono una convenzione conclusa fra il conte Neipperg ed il barone Colletta, in seguito alla quale il regno fu «consegnato» agli Austriaci, ad eccezione delle piazze di Ancona, di Pescara e di Gaeta. Ciò che restava dell’Esercito avrebbe atteso la sua sorte a Salerno. Titoli, gradi, dignità e pensioni sarebbero state conservate a chi avesse giurato fedeltà a Ferdinando IV; un’amnistia completa sarebbe stata accordata, e nessuno sarebbe stato inquisito per le opinioni e per la condotta politica tenuta anteriormente alla restaurazione di Ferdi-
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Gaeta: prospetto e veduta del «fronte di mare» e del «fronte di terra».
nando IV sul trono di Napoli. In sintesi l’armistizio, o meglio la capitolazione, non fu che la conseguenza della insipienza e dell’incapacità dei Capi. Il regno di Murat era finito. Non restarono ormai che le tre piazze di Ancona, Pescara e Gaeta, ultimi baluardi ove ancora sventolava la bandiera murattiana. Era interesse del Feldmaresciallo Bianchi eliminare, al più presto, il ricordo della dominazione caduta. Furono impartiti ordini precisi affinché le operazioni contro le piazze assumessero un carattere di
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maggiore attività. Pescara capitolò il 28 maggio, ed Ancona subì la stessa sorte due giorni dopo. Per Gaeta le cose andarono diversamente. La guarnigione della città, alla data del 2 maggio, ammontava a 62 Ufficiali e 1 568 uomini di truppa; il fronte opposto, oltre che dalla flotta inglese in mare, era costituito da scarse truppe comandate dal Tenente Colonnello Ghequier che, consapevole del valore militare del luogo e delle poche forze a disposizione, non tentò alcuna azione di fuoco. Il Feldmaresciallo Bianchi, cui, come già accennato, premeva la capitolazione della piazza, ordinò a Ghequier di intimare a Begani la resa e di concordare con la Squadra inglese severità asso-
luta nel blocco marittimo, essendo peraltro corse voci che Murat avesse tentato o tentava di rifugiarsi nella fortezza. Né tralasciò di informarlo che, in seguito agli ordini inviati al Comandante della Squadra inglese, questa avrebbe assicurato tutto il fuoco necessario per bombardare Gaeta. Ma la fanterie di cui disponeva il Tenente Colonnello Ghequier erano scarse e non sarebbero state sufficienti per assolvere il compito, nè per opporsi, in caso di sortita, alla forza della guarnigione; sicché Bianchi mise a disposizione dell’assediante il reggimento di fanteria «Argentau», che il 24 maggio sarebbe arrivato a Fondi per costituirne il presidio. Intanto Ghequier aveva già tentato di indurre il
Begani alla resa, e a tale scopo, d’accordo col Comandante inglese Fahie, aveva, fin dal 22, mandato nella piazza il Maggiore toscano Bellaghi ed un Ufficiale della marina britannica. Costoro informarono il Governatore delle condizioni dell’Esercito napoletano, della caduta del Re, degli articoli della Convenzione di Casalanza, della imminente partenza della Regina Carolina da Napoli e dell’entrata degli Austriaci in quella città. Tentarono infine di convincere il Maresciallo di Campo circa la convenienza per i difensori di usufruire delle concessioni dell’armistizio consegnando Gaeta, evitando un inutile conflitto. Begani fu irremovibile. «Non solo il prezioso pegno che gli era stato affi-
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dato nelle persone dei Principi (i figli di Murat) lo porre che qualche buona notizia fosse giunta al Gorese sordo ad ogni proposta, ma egli non credeva vernatore, infondendo felici speranze negli assediaaffatto alle condizioni così disastrose dell’Esercito ti. Fece pure meraviglia il vedere sventolare sulla napoletano, e rispose senz’altro al parlamentario torre di Monte Orlando un’enorme bandiera e, alla esser deciso a difendere Gaeta fino all’ultima sera, accendere lassù dei fuochi, che fecero supporestremità, o fino al giorno in cui avesse ricevuto dal re essere segnalazioni per qualche nave al largo. Re Gioacchino l’ordine formale di aprire le porte Non si seppe mai la ragione di tale manifestadella piazza che gli era stata affidata. zione di gioia, e non è da escludere la supposiIl fiero Generale non sapeva ancora, né poteva zione che fa Weil scrivendo che Begani «per tener convincersi, che in quel momento stesso il suo Re desta la fiducia nella guarnigione e negli abitanti, era fuggito dal regno ed errasse ramingo, e che alla facesse credere loro di poter con tale mezzo coRegina Carolina, divenuta allora Madame Murat, o municare con l’esterno della piazza ed aver avuto l’épouse du ci-devant Roi, come la chiamò il conte notizia di non lontani aiuti». Neipperg, prigioniera più che protetta a bordo del Tuttavia le cattive condizioni di spirito della pobrigantino “Tremendoft”, fosse stato negato di ripapolazione di Gaeta e della guarnigione (che corare in Francia, e crudelmente trattenuta, sofferente, stantemente diminuiva) non potevano permettere affranta nel porto di Napoli, sentisse gli evviva di più a lungo a Begani di continuare la resistenza, quella popolazione che tante volte l’aveva in delirio sicché nel pomeriggio del 5 agosto, quando Laapplaudita, e che ora, insultandola, acclamava il uer, Fahie e Robinson erano pronti a ricominciare Principe Leopoldo, Araldo di Re Ferdinando IV. il bombardamento, il Governatore inviò a Fahie un Il Begani isolato dal mondo, sapeva una cosa sola: biglietto col quale chiese di poter far partire per sapeva che la fortezza di Gaeta gli era stata affidata, Napoli uno dei propri Ufficiali, accompagnato da che il suo onore di soldato gli imponeva di difenun Ufficiale inglese, per recapitare una lettera al derla finché un uomo fosse rimasto sui rampari, e Ministro della Guerra, nella quale venivano esposti un pugno di polvere nelle polvei motivi che lo obbligavano ad riere, che soltanto chi gli aveva arrendersi. ...sapeva che la fortezza Il biglietto di Begani fu letto dato quella missione aveva il diritto di togliergliela, foss’egli Re di Gaeta gli era stata affida- da Lauer, Fahie e Robinson, i Murat, o qualunque altro cui egli ta, che il suo onore di sol- quali si trovarono d’accordo avesse giurato la fede. Avrebbe dato gli imponeva di difen- nel rispondere che avrebbero questo prode soldato consegnatempo al Governatoderla finchè un uomo fosse concesso to ai nemici i figli del suo Re? E re, fino alle ore 10.00 del giorse i Reali li lasciavano tuttora a rimasto sui rampari e un no 6 agosto, per far sapere se lui, non doveva egli supporre che pugno di polvere nelle pol- fosse disposto a cedere la il regno non fosse ancora per veriere... piazza a Ferdinando IV. essi perduto? Qualunque altra Begani sapeva perfettamente decisione egli avesse presa, che le offese del nemico non avrebbe macchiato il suo onore di Governatore, di sarebbero ancora state così violente da obbligare soldato, di suddito». Gaeta a capitolare. «Gli sforzi del nemico tanto Il 19 luglio 1815 ebbe inizio l’assedio. per mare quanto per terra, le minacce, le ingiurie Fu un susseguirsi di azioni di fuoco di artigliee le altre villanie non atterrivano la guarnigione, ria, da terra e da mare, contro la piazzaforte a cui che avendo distrutto più volte le offese della parrispondeva l’assediato con altrettanto fuoco e te di terra e rese inutili quelle dalla parte di mare, tentando sortite al fine di alleggerire la morsa. riposava tranquilla all’ombra della sua bravura ed Tuttavia, di giorno in giorno, in Gaeta si ridusera persuasa che bisognava ricostruire in migliosero le scorte di ogni tipo, le munizioni scarsegre maniera i lavori, avere altri mezzi per ricomingiarono e, soprattutto, incominciarono a diffonciare lo attacco, approvvisionare nuovamente la dersi malattie che seminarono vittime sia tra i Squadra e risarcirla dei danni sofferti, ma il rifletsoldati che tra la popolazione civile. tere che non sarebbe stata mai soccorsa, che poIl giorno 3 agosto venne inviata una lettera a Bechi difensori non potevano opporsi alla Europa gani indirizzata: «Al Signor Begani, Comandante i tutta, che aveva piegato il collo alle antiche abiribelli»; non fu accettata e venne rimandata al camtudini, risolvette rendersi». po del Generale von Lauer con indicato che: «in La condizione su cui Begani insisteva era quella Gaeta non trovavasi un cotal gentiluomo». ch’egli avrebbe ceduto Gaeta a Ferdinando IV, Il fuoco fu ripreso e durò anche la mattina del 4. condizione che, se fosse stata negata, avrebbe In alcune relazioni austriache risulta scritto che, compromesso le trattative. sin dal 26 luglio, si udirono provenire dalla piazza L’animo del Comandante non avrebbe acconsentisuoni di musiche, di canti e di danze. Ciò fece supto la consegna della fortezza agli Austriaci o agli In-
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J. P. Hackert, «Il porto di Gaeta».
glesi. Voleva che, non potendo essa ritornare in possesso di Murat, suo Sovrano, fosse concessa a colui che le vicende politiche avrebbero destinato al trono di Napoli. Ciò è riportato sul «Giornale dell’assedio» del Vinci, dove è scritto che il Governatore informò il governo napoletano della decisione presa «colla condizione espressa, però, che la fortezza si sarebbe resa a S.M. il Re di Napoli e non mai alle potenze estere». II mattino del giorno 7, giunse a Mola di Gaeta (Formia) il Tenente Colonnello La Bocca, che il Consiglio Supremo di Guerra aveva mandato per comunicare a Lauer il testo delle condizioni generali per la capitolazione di Gaeta e, nel pomeriggio dello stesso giorno, unitamente al Capitano Murgitsch, Comandante del battaglione «Spleny», e del Capitano di fregata Robinson, Comandante i vascelli napoletani, fu ricevuto nella piazzaforte, dove, nel palazzo del Governatore, con una commissione composta dal Colonnello del genio Vinci, dal Colonnello del 10° di linea Colletti e dal Capo battaglione Chiatti del 12° di linea, fu iniziata la discussione circa le condizioni della capitolazione. Ed è durante questi negoziati che la figura di Begani emerge per le doti più elevate di Comandante. Non chiese un trattamento migliore per se, anzi accettò il «bando» dal Regno, pur essendo consapevole di non disporre di alcuna fortuna, e che con lui sarebbero rimasti senza alcun mezzo la moglie ed i figli. Si prodigò molto per la sorte dei suoi soldati. Chiese, inoltre, di accogliere la richiesta del personale di non smembrare il 12° reggimento di linea e l’assicurazione che agli Ufficiali stranieri venissero conservati i gradi e la permanenza in servizio negli Eserciti alleati. Per questi motivi la seduta fu sospesa: il Generale Lauer, al quale si rivolsero i delegati, fu irremovibile. Fino all’ultimo Begani cercò di ottenere vantaggi
solo per i suoi dipendenti, ma trovando sempre da parte del Generale austriaco un’assoluta resistenza, dovette rinunciare alle sue richieste, e, il giorno 8 agosto, la capitolazione fu sottoscritta. Begani andò in esilio in Corsica. Non vogliamo soffermarci, ora, sulla condotta politica del Generale: sarebbe arduo giudicare la sua vita, vissuta in un periodo durante il quale fu aspro lo scontro tra due epoche: una improntata al legittimismo e l’altra alle idee di libertà venute dalla Francia. Tuttavia, prescindendo dalla politica, la condotta militare di Begani a Gaeta non merita la censura di qualche critico che non tiene conto delle particolari condizioni di quello storico momento. D’Ayala, nel rispondere a chi aveva imputato a Begani di aver fatto atto di sottomissione, scrive: «... a mio giudizio non più onoratamente potevansi aver termine quattro mesi all’incirca di forte resistenza dove né maggior valore né costanza maggiore poteva desiderarsi. Fu uomo saggio e fermo Begani e se noi fu, bene vedrallo la posterità. Non era stolto desio di gloria, né malvagio pensiero di ribellione la sua resistenza, ma nobile sentimento di onestà militare onde avrebbe ad esser tenero ogni soldato, che meglio stima di sagrifìcare la vita che divenire spergiuro. Né poi la sua cessione fu mancamento di fede. Fu come la castimonia di una donna la quale sposa non risponde all’amore di un delirante, e vedova renduta, gli si da in braccio onestamente, vana essendo la fede alle ceneri fredde del marito defunto. Tanto ne vo io convinto che francamente da soldato di onore oso giudicare che l’utilità fortezze non sarebbe richiamata in questione, se coloro i quali hanno il carico di governarle mostrassero simiglievole fermezza». Begani si ispirò ad un elevato concetto d’onore militare quando Gaeta, stretta dalle truppe alleate, non poteva più legarsi ad un filo di speranza di salvezza. Egli non volle cedere a un Esercito straniero la più importante e bella piazzaforte dello Stato. Più volte chiese di poter inviare un Ufficiale a Napoli, per esser certo della situazione generale dell’Europa e per essere sicuro che Gaeta fosse consegnata al Re di Napoli e non a uno Stato straniero. Quando le sue truppe furono lontane da quella rocca che strenuamente avevano difeso, il Generale Lauer, il giorno 12 agosto, fece, alla testa dei suoi soldati, il suo ingresso. Ricevuto dalle autorità, ebbe in omaggio le chiavi in argento della fortezza. Il Generale austriaco entrò in città, ma il suo stupore fu grande quando constatò che le strade erano deserte, e le finestre e le porte delle case tutte serrate. Così gli abitanti di Gaeta vollero rendere omaggio al prode Generale Begani. Non consentirono che la memoria della difesa fosse macchiata da una inopportuna esultanza che avrebbe costituito
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La Regina Carolina e i Principi Achille, Maria Letizia, Napoleone Luciano Carlo e Luisa Giulia Carolina Murat.
il trionfo dello straniero. La fine dell’epopea napoleonica si chiuse con l’anno detto «della santa alleanza», e con un nuovo Trattato di Parigi (20 novembre 1817). L’Europa fu ridisegnata secondo il criterio di sopprimere i principi della rivoluzione francese in tutti gli Stati e di associare le forze delle grandi potenze contro qualsiasi tentativo contrario all’ordine di cose costituito. L’Italia ne pagò il prezzo più alto: ricadde in misere condizioni, senza indipendenza, senza libertà, senza unità, senza dignità, sotto il predominio dell’Austria. Ferdinando IV di Borbone, abolita la Costituzione siciliana, si proclamò Ferdinando I Re delle Due Sicilie e promise all’Austria di combattere qualsiasi riforma che urtasse i principi adottati dall’Imperatore nel governo delle sue province. La mattina del 2 luglio 1820, uno squadrone di cavalleria, a Nola, al grido di «viva Dio, il Re e la costituzione», mosse verso Avellino chiedendo la Costituzione di Spagna. Le truppe mandate a disperdere gli insorti si riunirono ad essi, e lo stesso Generale Guglielmo Pepe, deputato a combatterli, ne assunse la direzione. In pochi giorni alla rivoluzione partecipò tutta la popolazione, ed il Re Ferdinando annunziò la sua volontà di pubblicare la Costituzione, che venne promulgata dal Principe reggente il 7 luglio e giurata, il 13 luglio, dal Sovrano. I Napoletani, coscienti della necessità di disporre di uomini onesti e «di polso», ricorsero a Begani, che si trovava ancora in Corsica, e lo elessero
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al Parlamento quale deputato. Così, nel settembre del 1820, il valoroso difensore di Gaeta rimise piede nel proprio Paese per dedicarsi nuovamente alla cosa pubblica. L’Ufficiale fu reintegrato nel grado e, nel gennaio 1821, si recò col Principe reggente ad ispezionare la piazza di Gaeta, esponendo poi, il 18 gennaio, al Parlamento nazionale delle Due Sicilie, le condizioni della fortezza e gli ordini che erano stati impartiti per prepararla alla difesa. Fu in quella occasione che, facendo riferimento alla prova di cinque anni prima, chiudeva il discorso con le seguenti parole: «Del resto, Signori la vera forza della piazza di Gaeta, come di qualunque altra, deve principalmente ripetersi dall’onore, dal cuore dei suoi difensori; se coll’ingegno dell’uomo potesse quel baluardo rendersi cento volte più forte, pur cadrebbe, come caddero le mura di Gerico senza quelle due circostanze: cioè coraggio ed onore. Oggi però sta il fatto che ogni soldato cittadino è non solo animato da questi due sentimenti, ma è puranco caldissimo di amor di patria, la nazione può aver tutta la fiducia nella inespugnabilità di quella fortezza». Se con la parte tecnico-militare del suo discorso egli diede prova di grande competenza e di grande patriottismo, diffusa ammirazione suscitò il suo intervento qualche giorno dopo, il 22 gennaio, quando chiese alla Camera di non approvare una legge che lo favoriva. Si trattava di stabilire se il Governatore di Gaeta dovesse avere il grado di Tenente Generale, come proposto dalla commissione di guerra. Essendo stato nominato Governatore di quella città, vi si oppose. II Parlamento, ammirando la sensibilità del Generale, decise tuttavia che un affare personale «non deve fare ostacolo alla formazione di una legge richiesta dal vantaggio della Patria: anch’esso dovea ignorare che il Generale Begani era Governatore di Gaeta, maggiormente perché rimaneva sempre al Re la libertà di destinare al governo di Gaeta quel Generale che più credea a proposito. Quindi il Parlamento ha deciso, a norma del parere della Commissione, che il governo di Gaeta deve essere affidato ad un Tenente Generale». Il fallimento dell’impresa di Guglielmo Pepe fu l’inizio del disfacimento dell’Esercito, cui seguì la repressione dell’assolutismo. Il Parlamento venne sciolto, le denunce e gli arresti soppressero ogni libertà, le vendette obbligarono molti Ufficiali a disperdersi, le minacce allontanarono gli altri. Anche Begani fu coinvolto nelle epurazioni. Prima di lasciare Napoli, dove le accuse contro di lui erano tese ad allontanarlo, amareggiato per
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il nuovo esilio, rivolse al Sovrano, sul finire dell’agosto 1821, una supplica per essere riammesso in servizio. La richiesta fu respinta, anzi nei suoi confronti venne perpetrata una crudele persecuzione sino al punto di cercare ogni possibile appiglio per la rimozione dal grado. Così il Maresciallo fu costretto a partire per la Toscana. A Ferdinando I succedette Francesco I. Alla morte di quest’ultimo, l’8 novembre 1830, salì sul trono Ferdinando II. Nel proclama diretto al popolo delle Due Sicilie, il Sovrano, biasimando il passato, affermò «Noi non ignoriamo, esservi piaghe profonde che meritano curarsi, e che il popolo nostro aspetta da noi qualche alleviamento dai pesi al quale per le passate vertigini è stato sottoposto». Una raffigurazione pittorica della battaglia di Tolentino, del 3 maggio 1815, che vide la sconfitta delle truppe Ricordando Carlo III (Re di Napoli dal 1759 al napoletane e sancì la fine del Regno murattiano. 1788), volse il pensiero ai suoi soldati, emanò severi ordini contro gli intriganti ed i fannulloni di corte, abolì, il 9 dicembre 1830, la compagnia di polizia al palazzo, sostituì i Ministri e decretò diEssendo la vedova anziana e malata, furono gli sposizioni che suscitarono grande entusiasmo. Il amici e gli estimatori a perorare la causa per una 18 dicembre concesse ai detenuti, agli espatriati, consona sepoltura. agli esiliati napoletani e siciliani di riunirsi alle loFu così che Ranieri si rivolse al Deputato di Gaero famiglie. Così Begani, reintegrato nel suo grata Elia Croce, che si adoperò per il trasporto dei do, ritornò in patria. resti mortali nella città. Il tempo non aveva infiacchito la sua robusta Ciò avvenne il 31 ottobre 1865, ma quei notempra, ma, all’appello del Principe, rispose, inibili resti non furono collocati, come lo stesso zialmente, che l’assenza di quindici anni dalle Ranieri aveva chiesto e come effettivamente truppe gli faceva temere di non poter più disimpeera stato deciso dall’autorità militare, nel luognare bene le mansioni che gli fossero state affidago ove il soldato vide, impassibile, scoppiare le te. Cedendo alle insistenze di Ferdinando II, arrivò bombe durante l’assedio, né in una qualunque delle batterie della piazza, a Napoli, dove, benevolmente come era stato fatto per il accolto, venne riammesso in servizio, e nominato ComanScrisse D’Ayala: «Di chiara Barone d’Assia Philipstadt, fiero Comandante e didante della fortezza di Capua. intelligenza fornito, in lui altro fensore di Gaeta nel 1806, La solerzia ch’egli pose nell’adempimento dell’incarico, la primeggiò, su molte virtù m a n e l s a n t u a r i o d e l l a S S . capacità di cui era dotato, le militari e civili, la bellissima Trinità e precisamente nella cappella detta di S. Filippo. ottime qualità di mente e di virtù del soldato: il valore» Colà la baronessa Begani decuore, la serena giustizia, fecepose una elegante cassetta di ro sì che in breve il presidio di noce contenente le spoglie del Generale e uno Capua fu portato a modello. dei Padri del Santuario della SS. Trinità celebrò Sotto la sua direzione, vennero svolte manovre la Messa di requie. nei dintorni della fortezza e, spesso, a tali esercizi Sull’urna fu murata la lapide che ancora oggi è presenziò Re Ferdinando II. oggetto di ricordo. All’alba del 24 aprile 1837, dopo soli quattro Sull’operato dell’estremo difensore di Gaeta furogiorni di malattia, spirò quel fiero ed onesto solno espressi giudizi positivi e negativi, non solo da dato, fra le cure amorose della moglie e le lacrime coloro che avendo condiviso l’ideale della loro vita di quanti lo conobbero. ne lodarono la condotta, ma anche dagli onesti avScrisse D’Ayala: «Di chiara intelligenza fornito, versari, da coloro che alla causa borbonica furono in lui primeggiò, su molte virtù militari e civili, la fedeli e che non poterono negare al difensore di bellissima virtù del soldato: il valore». Gaeta le doti di cui diede tante luminose prove. Fu sepolto nella chiesa dei Francescani a Capua. I resti mortali del soldato rimasero nella città sino Ernesto Bonelli al 1865, quando il Governo italiano decise di traGenerale di Brigata (aus.) sformare il convento dei Francescani in polveriera.
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I «FANTI DELL’ARIA»
I «FANTI DELL’ARIA» Così, nel 1938, anno della costituzione, furono denominati gli odierni paracadutisti. Nel ricordare quel surreale pionierismo emerge la figura di Italo Balbo, uomo assai discusso ma sicuramente dotato di audacia e sano entusiasmo.
Progetti ambiziosi e di grande risonanza rispecchiano il carattere coraggioso e impulsivo del «Maresciallo dell’aria» Italo Balbo, nominato Governatore della Libia il 15 gennaio 1934. Dopo aver compiuto le storiche trasvolate atlantiche del 1931 e 1933 e aver potenziato l’Aeronautica Militare, appena giunto in Africa si dedica a grandi lavori infrastrutturali: strade, scuole, ospedali, caserme, aeroporti, acquedotti. Inoltre, provvede all’estensione dell’agricoltura sulle terre incolte favorendo il trasferimento dall’Italia di migliaia di braccianti, con le loro famiglie, a cui assegna poderi e case coloniche in villaggi espressamente costruiti. In Libia ricopre anche la carica di Comandante, con poteri autonomi, delle Forze Armate ivi dislocate. Intuisce l’importanza che può assumere il paracadutismo militare in una guerra moderna, soprattutto nello scacchiere africano della Libia, stretta da occiden-
In apertura. Paracadutisti del reggimento «Fanti dell’Aria». Sullo sfondo sono visibili i trimotori SM. 81. Sopra. Il Maggiore Goffredo Tonini. A sinistra. Addestramento al lancio con salto sul telo tondo.
te e da oriente dai francesi (Tunisia) e dagli inglesi (Egitto). E se li formo io in Africa i paracadutisti dal momento che a Roma non si decidono? (1), propone ai suoi collaboratori. Dal 1936, negli Alti Comandi si continuava a discutere a chi spettasse la gestione del nuovo tipo di truppe, se all’Aeronautica come in Germania, o all’Esercito come in URSS e in Francia, o alla milizia, soluzione caldeggiata da Mussolini, ma senza che si giungesse ad una decisione. L’impresa a Balbo non si presenta facile opponendosi considerazioni di carattere
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A destra. Addestramento all’uscita dall’aereo mediante l’uso di un simulacro di carlinga. Sotto. Sfilamento di un reparto di «Fanti dell’Aria».
istituzionale, finanziario, logistico. Per non parlare delle remore dell’Autorità Centrale, sempre alle prese con le note di bilancio ed in genere piuttosto restia alle grandi innovazioni. Occorre, a proposito menzionare che nel 1933 Balbo, quando ancora presiedeva il dicastero dell’Aeronautica, aveva presentato, di concerto con l’Ammiraglio Canevari (2), un progetto di sostanziale riforma delle Forze Armate. In particolare, l’Esercito doveva essere ridotto a venti Divisioni di cui cinque alpine, cinque corazzate, dieci autotrasportate, composte da uomini selezionati e in ferma biennale (3). Riforma moderna, lungimirante ma troppo onerosa e pertanto bocciata dallo Stato Maggiore Generale. Balbo, riguardo alla sua idea di formare i paracadutisti in terra di Libia, trova scarsi appoggi ma, forte dei poteri autonomi dovuti alla carica, decide in proprio, come sempre febbraio 1938, viene selezionato tra gli Ascari libici. Per l’inquadramento sono precettati, a doda protagonista. La sede che meglio si presta per manda, Ufficiali del Regio l’addestramento delle nuove Esercito, Comandanti di Truptruppe non può essere che un Il 20 marzo 1938 sorge la pe Coloniali. Dall’Italia viene aeroporto, in considerazione dello stretto legame tra aviazio- prima Scuola italiana di pa- chiamato il Tenente Colonnello ne e paracadutismo. La scelta racadutismo denominata Prospero Freri, ideatore nel cade sullo scalo di Castel Beni- «Campo Scuola Paracaduti- 1926 del primo paracadute italiano, il «Salvator». Egli preto, a Tripoli. Lo comanda il Co- sti della Libia» siede all’istruzione dei primi lonnello Stefano Cagna, trasvoUfficiali Allievi, tra cui il Maglatore atlantico e amico di Balgiore del Genio Goffredo Tonini che come più alto bo. Il personale da abilitare, richiesto con circolain grado assume il Comando del reparto delle re diramata dal Comando Superiore di Tripoli il 12
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nuove truppe. Inizia l’attività addestrativa con pochi mezzi ma con tanto entusiasmo. Balbo procura i paracadute sottraendoli alle dotazioni delle squadriglie e distoglie alcuni velivoli dall’aeronautica civile. Il 20 marzo 1938 sorge così, due anni dopo quella tedesca di Stendal, la prima Scuola italiana di paracadutismo, denominata «Campo Scuola Paracadutisti della Libia» (4). La dirige il Maggiore Tonini. Il 22 marzo viene costituito il primo battaglione paracadutisti con l’appellativo di «Fanti dell’aria». Iniziano i lanci individuali, poi quelli di squadra. Ufficiali e Sottufficiali italiani effettuano da pionieri le dimostrazioni pratiche. Gli Ascari libici, stimolati dall’esempio dei Comandanti, si dimostrano coraggiosi. Non hanno alcuna esitazione a buttarsi fuori dalla carlinga anche se l’audacia in queste condizioni sperimentali è
capriola in avanti e indietro, alle torsioni del busto, ai piegamenti, alle flessioni, alle trazioni alla sbarra e alla corsa su progressive distanze al fine di acquisire forza, agilità e resistenza. Una carlinga d’aereo posta a quattro metri da terra e uno spesso materasso servono a provare come buttarsi fuori dall’aereo a volo d’angelo. I risultati sono positivi: gli allievi in breve tempo si abituano a muoversi in scioltezza e nei lanci danno prova di assuefazione al rischio. Balbo, spesso presente alle prove, controlla, consiglia, provvede. Freri spiega le innovazioni tecniche e le modalità pratiche, Tonini e gli istruttori le sperimentano per primi. Ma proprio per questioni tecniche si verificano alcuni gravi incidenti. Il primo, mortale, capita all’Ascaro Mohamed Ben Alì Ugasci a causa dell’impigliamento del fascio funicolare sul braccio sinistro del militare. Qualche giorno dopo, per una difettosa apertura del paracadute, rimane vittima un istruttore, il Tenente Giuseppe Pistilli. Alla scuola l’attività prosegue comunque e il 16
A sinistra. Castel Benito: militari libici brevettati paracadutisti con i loro Ufficiali. Nel gruppo si notano il Tenente Colonnello Freri, il Maggiore Tonini e i Capitani Ricci e Della Pietra. Sotto. Il primo lancio del Maggiore Tonini. Il paracadute è un «Salvator» D/37.
causa di non pochi incidenti. L’impatto a terra, piuttosto duro, provoca distorsioni e fratture non essendo prevista per il momento alcuna protezione: né ginocchiere, né imbottiture, né casco paracolpi. Ci si lancia con la stessa divisa d’ordinanza: per gli Ufficiali giacca sahariana, pantaloni a sbuffo, stivali; per la truppa camicia, fascia di lana stretta in vita, pantaloni e scarponi. Si constata che il paracadute utilizzato, il «Salvator» di Freri, provvisto di un unico spallaccio e di un solo cosciale, era stato progettato per l’uso d’emergenza e non per lanci ripetitivi. Si apportano di conseguenza modifiche nell’equipaggiamento e varianti nella preparazione e nella tecnica del lancio. Si studiano formazioni di volo più idonee per impedire che i vortici d’aria, provocati dalle eliche, influiscano negativamente sul lancio. Si fanno ricerche per ridurre gli effetti del vento trasversale in modo da consentire la perfetta apertura del paracadute. Per la preparazione fisica dell’allievo viene incrementata la ginnastica propedeutica, completata con una serie di esercizi di ardimento. Al termine si passa all’apprendimento della tecnica di lancio. Il campo d’aviazione diventa una palestra in cui gli allievi si esercitano al salto da progressive altezze, alla
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Un Fante dell’Aria.
aprile, dopo solo quattro settimane di addestramento, è lanciato simultaneamente su Castel Benito tutto il battaglione, circa trecento uomini. Per l’esercitazione sono impiegati ventiquattro trimotori SM. 81, appartenenti al 15° Stormo da bombardamento. È poi la volta di un lancio notturno del reparto, esperimento non ancora tentato presso altri eserciti (5). A tal proposito Freri sosteneva che gli arditi dell’aria, suddivisi in informatori, guastatori e addetti alla difesa vicina, devono essere lanciati di notte in una località adatta per l’occultamento e il riordinamento, non lontana dall’obiettivo (6). Con il reclutamento di nuovi volontari si appronta un secondo battaglione, affidato al Maggiore Virgilio Corrente, che insieme al primo, del Maggiore Enrico Dondini, forma il 1° reggimento «Fanti dell’aria». Lo comanda il neopromosso Tenente Colonnello Tonini. Il 18 maggio 1938, con una formazione aerea di trentotto trimotori SM. 81 (14° e 15° Stormo), viene lanciato tutto il reggimento, cinquecento uomini, alla presenza degli Ufficiali della Scuola di Guerra. Sfortuna vuole che proprio durante l’esercitazione si alzi un improvviso forte vento, che causa incidenti molto gravi. Al termine si contano sette morti e trentadue feriti (7). Purtroppo non esistevano allora validi strumenti di precisione atti a misurare l’intensità del vento alla quota di lancio. Il drammatico esito dell’esercitazione non ferma per il momento l’attività anche perché il 23 maggio sono anche elementi del genio, dei servizi e della sanità). in programma le grandi manovre a partiti contrapTutto funziona alla perfezione e non si verifica alposti delle Forze Armate dislocate in Libia. Assistocun incidente di rilievo. L’apprezzamento delle auno S.M. il Re Vittorio Emanuele III, gli Addetti Militari torità presenti fa ben sperare per il riconoscimento accreditati e una delegazione militare germanica (8). ufficiale della nuova Specialità che viene però rinL’esercitazione prevede il lancio di un reggimento viato di sei mesi per il rischio troppo alto che essa paracadutisti (partito rosso) sul comporta. A Castel Benito si sodietro dello schieramento nemispendono i lanci e si studiano Encomiabile lo spirito di gli accorgimenti per ridurre al co (partito azzurro) per costituire una testa di ponte in località Bir Corpo e l’attaccamento alle minimo le percentuali di rischio. el Gnem, sull’altopiano della Ge- Istituzioni. Ne saranno te- Si rinnova l’equipaggiamento fara, allo scopo di consentire con l’assegnazione stimonianza le numerose individuale di un casco di cuoio, di occhiali l’afflusso di truppe aviotrasportate. In pratica è contemplato decorazioni assegnate per in uso ai motociclisti, di una tuta con imbottiture e di scarponcini l’aggiramento verticale delle di- gli atti di valore compiuti in gomma e tela. Si migliora il fese nemiche. Si tratta di un teparacadute provvedendolo di ma di esercitazione nel quadro di doppio spallaccio, doppio cosciale e di una superiouna moderna concezione della guerra (vedasi il grare superficie di apertura. Il nuovo paracadute «Salfico alla pagina successiva). Il giorno dell’evento i vator» D/39 si distingue dal precedente, il D/37, «Fanti dell’aria» si lanciano in breve tempo e in uno anche per la velocità di discesa, che viene ridotta da spazio ristretto. Il reggimento si dispone a difesa nove a cinque metri al secondo. Si sperimenta una della zona predisposta per l’atterraggio in meno di nuova modalità di uscita dalla carlinga, non più con venti minuti dal momento dell’impatto a terra. Suun tuffo in avanti ma con un salto eretto, tenendo le bito dopo atterrano con progressione simultanea braccia aderenti agli spallacci. Ridotti in modo noteaerei da trasporto che sbarcano un reggimento di vole gli incidenti, il 15 gennaio 1939 giunge l’atteso fanteria rinforzato da due batterie di artiglieria e placet da Roma. una compagnia di bersaglieri motociclisti (compresi
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Con decreto ministeriale si autorizza la costituzione di reparti paracadutisti in Libia e si convalida l’attività addestrativa della Scuola di Castel Benito. Nel campo amministrativo viene estesa ai paracadutisti l’indennità di volo di lire seicento mensili, pari a quella percepita dal personale navigante dell’aeronautica. La scuola è dotata ora di personale istruttore esperto e provvista di attrezzature prelancistiche collaudate. Organizza corsi di abilitazione con un propedeutico volo di ambientamento e cinque lanci individuali. Nel corso di perfezionamento all’istruzione tattica si aggiunge quella speciale per guastatori, il maneggio di esplosivi per azioni di sabotaggio, la pratica di tiro con tutte le armi in dotazione, l’impiego degli apparati di trasmissione. Sempre Freri sperimenta con successo un paracadute più grande che consente la discesa del cannone controcarri da 47/32 insieme ad un involucro che contiene venticinque proiettili; simulta-
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neamente si lanciano i serventi al pezzo pronti a mettere in batteria il cannone una volta giunti a terra. Sono i primi tentativi per la formazione di artiglieri paracadutisti. Nella primavera del 1940 la Scuola aveva abilitato al lancio circa milleduecento allievi dall’inizio della sua costituzione. Si articolava in un Comando, un Centro Servizi, una Sezione istruttori, diretta dal Tenente Renato Ingrami, un reparto volo comandato dal Capitano pilota Bruno Crocea, il battaglione paracadutisti libici con cinquecento effettivi, pronto per l’impiego, il battaglione paracadutisti nazionali di trecentottanta componenti tutti italiani, quest’ultimo in fase addestrativa di perfezionamento. L’affiatamento tra parà italiani e libici era ottimo. Encomiabile lo spirito di Corpo e l’attaccamento alle Istituzioni. Ne saranno testimonianza le numerose decorazioni assegnate per gli atti di valore compiuti. Resta tuttavia il rammarico che all’inizio del con-
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Sopra. Altopiano della Gefara. Presa terra, i paracadutisti iniziano l’atto tattico.
flitto questi uomini non siano stati impiegati, tenendo conto dell’addestramento ricevuto, nell’aviolancio dietro le linee nemiche, dove sicuramente avrebbero dato il meglio di se stessi. Forse Balbo, se non fosse deceduto il 28 giugno 1940, erroneamente colpito dalla nostra contraerea, avrebbe tentato l’occupazione del Canale di Suez ripetendo in grande l’esercitazione di Bir el Gnem del 1938. Il piano, concordato nel marzo 1939 con Pariani, Capo di Stato Maggiore Generale, prevedeva una rapida offensiva in Egitto. Ma quando, nell’ottobre dello stesso anno, Graziani sostituisce Pariani giudica inattuabile il progetto che viene frettolosamente accantonato senza le opportune verifiche di fattibilità. Pier Gianni Ferrando Colonnello (ris.)
NOTE (1) U.S. - SMA, A. Giorleo, «Palestra Azzurra», 1975,
pag. 33. (2) G.B. Guerri, «Italo Balbo», Ed. Mondadori, 1998, pag. 285. (3) E. Canevari, «La guerra italiana», Ed. Spinetti, 1948, Vol. 1, pag. 220. (4) E. Longo, «Le scuole del paracadutismo militare 1938 - 1945», pag. 36. (5) Simula, «Gli arcangeli d’Italia», Ed. Camelo, 1977, pag. 37. (6) P. Freri, «Arditismo aereo», Roma, 1937. (7) D. Pariset, «Storia del paracadutismo», Ed. Bianco, 1962, pag. 69. (8) Facevano parte della delegazione Herman Goëring, Comandante della Luftwaffe, ed il Feldmarschall Werner von Brauchtisch, capo del OKH.
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A destra. Il 14° Stormo B.T., a formazioni serrate, lancia il reggimento «Fanti dell’Aria» sull’altopiano della Gefara.
ANCHE L’ESERCITO AFGHANO HA UNA SUA RIVISTA Il 21 marzo 2008 segna l’inizio dell’anno persiano 1387. Noruz (letteralmente nuovo giorno) porta luce e gioia tra la gente. Jamshid, re leggendario, aveva infatti posto la sua corona e i suoi gioielli sulla cima di una montagna; all’alba i raggi del sole si erano moltiplicati attraverso la corona e tale immagine aveva provocato una grande gioia tra la gente. Quella stessa luce pervade i toni chiari e leggeri della pagina iniziale di «Zafar», il primo giornale del Corpo d’Armata afghano, dislocato nelle province occidentali di Herat, Farah, Ghor e Badghis. La rivista nasce in seno alla giovane Cellula Public Affair del 207° Corpo d’Armata, appena costituitasi e già capace di mettere in campo quanto di meglio scaturito dalla cooperazione con
l’omologa funzione Pubblica Informazione (PI) di ISAF (Regional Command West Public Information Branch) e i cosiddetti embedded training team del Comando ARSIC-W (Afghan Regional Security Integration Command - West). In questa sua fase di sviluppo, l’Esercito afghano è particolarmente attento alle politiche organizzative e gestionali che consentano di consolidare e rafforzare la propria struttura. Nella fattispecie la comunicazione interna rappresenta una funzione indispensabile nel prevenire situazioni di tensione, agevolare la comprensione delle azioni e dei programmi, stimolare la partecipazione del personale alle finalità del Corpo, creando valori e cultura comune, raccogliendo informazioni (feed back) che consentano la verifica del clima complessivo e l’apporto eventuale di interventi correttivi. «Zafar» racchiude integralmente i significati di un house organ, volendo comunicare a tutto il personale valori e direttive politiche in maniera coerente, programmatica (con due edizioni al mese) e organizzata (per aree tematiche e argomenti raccolti). Quanto sopra ha come presupposto il considerevole sviluppo raggiunto dall’Esercito afghano nell’ambito della gestione del personale, condizione indispensabile per progettare sistemi di comunicazione interna al fine di individuare tra essi quello che meglio possa dare consistenza e sostanza alle scelte di programma. La cellula PAO del 207° Corpo d’Armata ha perciò esaminato varie strategie comunicative (house organ, intranet, ghostwriting), riconoscendo come prioritario il progetto giornale. Nonostante l’elevato tasso di analfabetismo diffuso nelle province occidentali, la nuova testata offre, infatti, le migliori garanzie nel veicolare informazioni. Ci sono motivi oggettivi della sostanziale arretratezza dei canali radiofonici e televisivi, in particolare la mancanza di una rete di distribuzione di energia elettrica: solo la città di Herat ha una fornitura costante, importando il fabbisogno necessario dall’Iran. Ambienti montuosi e impervi de-
La prima edizione della rivista «Zafar».
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Un’aula informatica dell’Università di Herat.
terminano la difficoltà di servire efficientemente le province di Badghis e Ghor. Più a sud, il Consiglio Provinciale della città di Farah, ha appena avviato con il contributo della comunità internazionale, un programma di elettrificazione, e a breve sarà istallato un ripetitore capace di servire una provincia esclusa dall’informazione radio-televisiva. Internet si sta diffondendo nei ristretti ambienti universitari della città di Herat, ma trova ancora difficoltà ad affermarsi come strumento di comunicazione interna nelle amministrazioni pubbliche. Si pone l’interrogativo se è lecito utilizzarlo. È opportuno interpretare con cautela questa novità: non è un’adeguata presa di coscienza di un’epoca moderna, quanto piuttosto la conseguenza di una visione tradizionale di «propaganda e proselitismo» dominata ancora dalla «conflittualità» e dalle preoccupazioni della cultura islamica. La maggior parte delle comunità rurali sono tagliate fuori da Internet, disconoscendone esistenza e funzioni. Si evince, quindi, come il progetto portato avanti dalla cellula Public Affair di Camp Zafar (sede del 207° Corpo d’Armata) sia ispirato soprattutto da
una profonda fiducia nel cambiamento e nello sviluppo del Paese. Tali ottimistiche aspettative sono giustificate da considerazioni scaturite dall’analisi di taluni indicatori di sviluppo sociale. Nonostante i dati ufficiali degli ultimi cinque anni, raccolti e analizzati dal CSOA (Central Statistics Office of Afghanistan), releghino i valori di alfabetismo e di istruzione scolastica intorno al 50% della popolazione censita, la strategia governativa sostenuta dalla comunità internazionale e da ISAF (cosiddetta ANDS, Afghan National Development Strategy ) prevede un netto incremento di 20 punti percentuali già dal 2010. Inoltre, lo svecchiamento del personale militare e il confortante trend di diminuzione del tasso di analfabetismo in seno all’Esercito stesso - per effetto dei corsi formativi finanziati dai programmi di partnership con la comunità internazionale - aprono la via a un sensibile incremento interno di audience e alle aspettative di successo dell’iniziativa lanciata dalla cellula di Pubblica Informazione del 207° Corpo d’Armata. «Zafar» è costituita da otto pagine ed è scritta in dari e pashtu, le due lingue ufficiali afghane, di origine indoeuropea e appartenenti al gruppo iranico. Il dari è diffuso nel nord, nell’ovest e nella capitale Kabul. Circa il 60% della popolazione parla questo idioma dalla nascita, anche se molti so-
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Lo stemma del 207° Corpo d’Armata. Tra tradizione e modernità richiama la funzione dell’Esercito come presupposto per la rinascita e un futuro migliore del Paese.
no bilingue. Questa lingua viene utilizzata nei dialoghi tra gruppi linguistici diversi, in quanto conosciuta da circa l’80% della popolazione. Il pashtu è parlato, invece, da circa il 35% della popolazione, sebbene questo dato debba essere avvalorato da una ricerca demografica che per decenni non è stata portata a termine a causa della natura tribale e nomade dei pashtun e della consuetudine di isolare le donne. Il livello elevato di analfabetismo che caratterizza l’audience ha giocato un ruolo fondamentale nel determinare strutture bilanciate di editing in cui simbologia e immagine giocano un ruolo equivalente a quello delle parole. Le immagini (stilizzate e fotografiche) ricorrono frequentemente: la loro accentuata funzione informativa e descrittiva offre un percorso alternativo alla lettura per comprendere il messaggio. Il contatto con l’audience è stabilito e consolidato tramite la funzione suggestiva dei simboli. Il linguaggio è asciutto e semplice, con una grande carica emotiva. «Zafar», come spiega Fathe Noore, il Sottufficiale afghano ideatore dell’editing, è il motto del 207° Corpo d’Armata e in lingua dari significa «vittoria». Il logo della stessa unità, riportato in prima pagina, porta sullo sfondo il sole che nasce dietro le montagne dell’Afghanistan. Il tema della
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vita, l’avvento di Noruz e la leggenda di Jamshid vivono nell’immaginario collettivo e veicolano il messaggio dell’Esercito. Le armi da fuoco su una spada pendente rappresentano la Forza Armata quale garante di sicurezza e giustizia sociale. All’Esercito si riconosce il necessario compito di sostenere la governabilità di un Paese e di una società dove splende alto il sole di Jamshid. Il simbolo del 207° Corpo d’Armata costituisce il tema di fondo della pagina. Ad esso si affianca, impercettibile e leggera, l’immagine della Moschea del Venerdì, conosciuta come Masjid-i-Jami, uno degli edifici islamici più belli al mondo. Nel concetto di governabilità del Paese la religione islamica ha un ruolo fondamentale. La Costituzione riconosce il Paese quale Repubblica Islamica ovvero Stato confessionale indipendente, unito e indivisibile. L’Esercito chiama i musulmani afghani ad unirsi per sostenere la governabilità del Paese. Stato e Religione, Religione ed Esercito sono intrinsecamente legati. Anche gli aspetti cromatici sono fondamentali. Come spiega ancora Fathe Noore, si sono scelte tonalità di colore giallo e marrone e scartate immagini forti e marcate, esasperando quasi il dato emotivo di una realtà leggera e luminosa, pervasa dalla polvere finissima che i venti alzano su queste montuose province dell’Afghanistan occidentale. Concepito come house organ, la rivista descrive la vita del reparto (organizzazione militare e logistica del 207° Corpo d’Armata, attività delle unità dipendenti e operazioni), i processi di cambiamento e innovazione, le relazioni con le altre amministrazioni pubbliche, ISAF e le Forze di Sicurezza del Paese. «Zafar» è un mezzo di comunicazione unidirezionale, di tipo top-down. La problematicità di integrare nelle funzioni di comunicazione interna un processo inverso bottom-up per l’apprezzamento del feed back dell’audience è ben conosciuta dalla Cellula Public Affairs del 207° Corpo d’Armata, che ha cercato pertanto il massimo coinvolgimento del personale di tutte le categorie nella redazione degli articoli. Il giornale dà voce agli individui, ne esalta i meriti e i contributi significativi alla funzionalità dell’organizzazione, ma soprattutto rappresenta un punto di incontro tra le parti (Ufficiali con funzioni direttive e Quadri da un lato, Volontari dall’altro). Le principali difficoltà sono comunque emerse in fase di distribuzione. Per la prima edizione si
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La moschea Masjid-i-Jami, simbolo di Herat, è uno degli edifici islamici più belli al mondo. La stilizzazione della moschea è il tema del lay-out di «Zafar».
sono scelte due alternative, così da poter risolvere il problema già con la successiva edizione: • 40% delle copie sono state messe a disposizione negli appositi spazi ricreativi delle strutture militari; • 60% sono state fatte consegnare dai Capi Ufficio e Comandanti di Unità al personale dipendente. La novità del prodotto per l’Esercito afghano ha imposto la massima attenzione al processo di diffusione, così da attribuire ai responsabili della distribuzione anche il compito di commentare brevemente le informazioni e le immagini contenute. L’ Afghan National Army (ANA) ha in sintesi sfruttato al massimo le proprie funzioni di Comando e Controllo per distribuire capillarmente il giornale a tutte le unità dislocate su un territorio vario, difficile da penetrare ed esteso su una superficie equivalente al nord Italia. Il concorso degli assetti ad ala rotante di ISAF, per raggiungere le unità dislocate nelle regioni montuose delle
province di Badghis e Ghor è stato fondamentale. Ancor più arduo è il proposito di verificare l’efficacia del sistema di comunicazione: la distribuzione della pubblicazione è stata accompagnata dalla somministrazione di un questionario per verificare il livello di interesse suscitato e raccogliere preziosi elementi su forma, contenuto e argomenti di gradimento. Una tale indagine avrà bisogno di tempo per portare sensibili contributi informativi, ma senza dubbio quel che conta è come le funzioni di comunicazione interna del 207° Corpo d’Armata siano state recepite in modo organico e attuate con sistematica puntualità. Il giorno 21 marzo 2008, primo giorno dell’anno persiano 1387, il 207° Corpo d’Armata ha presentato ufficialmente la nuova rivista. Così come spiegato dal Comandante della stessa unità, «Zafar» è un mezzo di informazione, e insieme, di ascolto. È la fusione di tradizione e modernità, un grande e inestimabile beneficio per l’organizzazione militare afghana. Federico Collina Capitano, Portavoce del Contingente nazionale ad Herat
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CELEBRATA LA FESTA DELLA REPUBBLICA
IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA «Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, prima espressione di voto a suffragio universale nella storia nazionale, gli italiani scelsero la Repubblica ed elessero l’Assemblea costituente, che, l’anno successivo, avrebbe approvato la Carta costituzionale, ispirazione e guida della ricostruzione materiale ed istituzionale dell’Italia e, da allora, simbolo e fondamento della democrazia del nostro Paese. Nel ricordo di quello storico evento di sessantadue anni fa che ha visto nascere la Repubblica Italiana, la nostra Repubblica, rivolgo il mio deferente omaggio, senza distinzione, a tutti gli uomini e le donne che sono caduti perché quel giorno potesse finalmente giungere e a tutti quelli che, dopo di loro, hanno perso la vita perché i valori che avevano ispirato la conquista della democrazia potessero durare nel tempo e consolidarsi. Quei valori di libertà, giustizia, uguaglianza fra gli uomini, rispetto dei diritti, delle capacità e del merito di ognuno sono ancora oggi il fondamento della coesione della nostra società e i pilastri su cui poggia la costruzione dell’Europa. Essi costituiscono l’essenza del forte e convinto contributo che il nostro Paese fornisce alla convivenza pacifica tra i popoli ed allo sviluppo della comunità internazionale. Ed è in questa nuova prospettiva di apertura verso il mondo e di concorso concreto alla risoluzione delle grandi problematiche poste dagli scenari della globalizzazione che le Forze Armate italiane del XXI secolo rinnovano il proprio fondamentale ruolo di custodi e garanti della Costituzione repubblicana, interpretandone il significato universale nelle innumerevoli missioni a sostegno dei diritti umani, della legge e dello sviluppo sociale ed economico in tante aree di crisi. Le Forze Armate sono cresciute ben oltre la loro tradizionale funzione di ultima risorsa, di capacità per l’emergenza. Sono divenute componente produttiva e costruttiva, strutturale e non occasionale, del sistema istituzionale del nostro Paese, sempre più impegnato in Europa e nelle organizzazioni internazionali, per l’attuazione di una strategia di cooperazione volta a garantire sicurezza, stabilità e pace. E il 2 giugno le Forze Armate sono giustamente protagoniste, anche formalmente, di fronte al Paese e alle sue massime autorità, circondate dalla stima e dall’affetto dei cittadini, dei quali costituiscono espressione diretta, sempre più consapevole e convinta. Ad esse, a nome di tutti gli italiani, esprimo la mia gratitudine e formulo il più fervido augurio. Viva le Forze Armate, viva l’Italia!». Roma, 2 giugno 2008.
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IL MESSAGGIO DEL MINISTRO DELLA DIFESA
«Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale civile della Difesa, il 2 giugno del 1946 l’Italia sceglieva la Repubblica. Con quel voto, per la prima volta organizzato a suffragio universale, la nostra Patria cambiò pagina, mostrando un desiderio di rinnovamento e di rinascita. La democrazia, a lungo auspicata fin dagli albori del Risorgimento, trovò Istituzioni adatte dove esprimersi, senza discriminazioni di censo o di genere. Le Forze Armate e la Difesa tutta salutano questa ricorrenza volgendo un pensiero ai Padri della nostra Repubblica e a tutti i Caduti. Libertà, giustizia sociale, tolleranza politica, solidarietà: sono questi i valori che hanno accompagnato la nascita del nuovo Stato italiano, riverberandosi nella Carta Costituzionale della quale le Forze Armate si onorano di essere fedeli e leali custodi. La Repubblica ha saputo avviare un processo di ricomposizione delle fratture lasciate dalla guerra, aprendo nuove speranze di modernità e progresso. E le Istituzioni si sono dimostrate salde e sicure anche nei decenni dello scontro ideologico e politico segnato dalla divisione del mondo e dalla guerra Fredda. Diverse idee di democrazia si sono confrontate, talvolta anche aspramente, ma nel rispetto di una cornice comune di riferimenti condivisi, capace di superare anche la sfida del terrorismo e della crisi degli anni 90. Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale civile della Difesa, l’Italia oggi vive un momento di grande trasformazione. Vi è consenso, di là dall’alternarsi dei Governi, intorno ad un’idea nuova di Patria, più moderna, efficiente, partecipata. Oggi è il tempo del lavoro, è l’ora del ”fare”, recuperando quell’entusiasmo e quella fiducia che furono propri dei primi anni della nostra Repubblica, quando dalle macerie si passò, in un tempo brevissimo, al “miracolo economico”. Le Forze Armate, in ogni occasione della storia repubblicana, hanno testimoniato l’unità di spirito e di intenti del nostro popolo, dalla difesa dei confini al soccorso in caso di calamità, fino all’impegno all’estero nelle numerose missioni internazionali. Il Tricolore si serve con coraggio, costanza e determinazione, facendo bene il proprio dovere fino in fondo. È questo che oggi desidero ricordare a me e a tutti voi, perché la stagione politica che si è aperta sia feconda per la nostra Repubblica, rafforzando le basi istituzionali e l’efficienza della Difesa. È questa la via che tutti dobbiamo seguire, nel solco dei più alti esempi delle nostre tradizioni militari e civiche. Siate sempre orgogliosi di appartenere a un’Istituzione impegnata in modo decisivo per il bene e la sicurezza della Patria e per la difesa degli inalienabili valori della sicurezza e della civiltà. Siate sempre all’altezza delle sfide che ci attendono e continuate a operare con fermezza, intelligenza e fiducia nel sistema di sicurezza e di alleanze del quale l’Italia fa parte, con la certezza che il Paese vi segue e apprezza il vostro impegno e la vostra dedizione. Viva le Forze Armate! Viva l’Italia!». Roma, 2 giugno 2008.
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Giancarlo Graziola, Sergio S. Parazzini (a cura di): «L’industria aerospaziale tra militare e civile all’inizio del Terzo millennio», Edizioni Vita e Pensiero, Milano, 2006, pp. 398, euro 30,00.
Giuseppe Troina (a cura di): «Il porto del corallo Analisi storica del Porto di Torre del Greco», Edizioni Scientifiche e Artistiche, Torre del Greco, 2007, pp. 332, euro 30,00.
Nel corso degli anni Novanta, i Paesi aderenti all’OCSE hanno ridotto le spese per l’industria aerospaziale del 13,2% confrontando il dato del 1990 con quello del 1999, e ben del 16,5% comparando il medesimo con quello del 1996, anno in cui in questo settore si è raggiunto il livello minimo di tutto il periodo. L’incidenza degli stanziamenti sul PNL è scesa dal 3,5% del 1989 al 2,2% del 1999, con oscillazioni assai lievi nel periodo 1996-1999. Questa diminuzione nei Paesi industrializzati ha assunto i caratteri di una ristrutturazione degli strumenti finanziari dedicati alle politiche della difesa, associata, seppure con difficoltà, alla progressiva trasformazione della struttura e dei compiti delle Forze Armate, seguendo linee d’indirizzo maggiormente ispirate alla nuova realtà geopolitica ed economica. La strada intrapresa ha trasformato gli apparati militari in strumenti ad uso intensivo di capitale, in cui le risorse finanziarie necessarie per attuare il processo di «modernizzazione» si mantengono su livelli elevati, tendendo a crescere dopo l’avvio delle trasformazioni, ma si distribuiscono su un numero minore di effettivi. In tal modo l’assetto tipico degli Eserciti di leva è stato sostituito con quello delle Forze Armate professionali. Una dinamica analoga si può riscontrare anche per quel che riguarda la politica di acquisizione degli armamenti: in questo caso la sostituzione dei sistemi d’arma obsoleti non è avvenuta nel rapporto uno a uno; gli investimenti sono stati infatti impiegati per acquisire una minore quantità di apparati tecnologicamente più evoluti e a maggior ragione nel settore aerospaziale. Tutto ciò mostra un carattere fortemente duale offrendo una serie di opportunità per convertire ad usi civili gli apparati militariindustriali e le risorse ad essi destinate.
«Per chi viene dal mare è la porta d’ingresso nell’universo vesuviano. Per chi arriva dall’alto è la finis terrae. Alfa e omega di un territorio ricco di storia e di eventi geofisici. Ma anche di straordinarie vicende umane, che lungo il fluire dei tempi proprio qui si sono condensate, nello spazio di mare attrezzato dalla fine dell’800 per fissare in un semicerchio liquido il destino marittimo d’una popolazione. [...] Gli intagliatori che scolpivano polene beneauguranti. I fabbri che davano peso ai natanti. [...] Poi, l’epopea del corallo. [...]». Questa è la suggestiva descrizione del porto di Torre del Greco nelle pagine introduttive della ricerca promossa e curata da Giuseppe Troina, Comandante della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, con la consulenza scientifica di Flavio Russo, storico militare. L’opera offre un’analisi dettagliata e strutturale della storia del porto nel suo contesto cronologico e nell’intrecciarsi di storie di vita quotidiana, di esperienza navale, di sogno e di realtà. È la ricostruzione del volto di una città e del suo indissolubile legame con il mare, di cui il porto è simbolo e forte segno di identità. Ma il confronto con il fiorente passato rende assai amara la considerazione attuale sulle inadeguatezze e sulla decadenza strutturale dell’area portuale. Da anni si sta lavorando per rilanciare e modernizzare la zona ma finora niente è stato fatto per difficoltà derivanti dai costi e dalla complessità dei progetti. Il volume vuole essere al contempo celebrazione di un passato glorioso e impulso per un futuro da costruire sulla scia di una grande tradizione storica.
A.C.L.
S.G.
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Israele: la crisi del sistema, di Daniele Cellamare (pag. 4). Dopo la guerra del 2006, il Governo ha incontrato sempre maggiori difficoltà a coniugare difesa e sicurezza con le emergenti istanze sociali e politiche. Oltre ai razzi lanciati da Gaza e alle tensioni prodotte dall’influenza iraniana nel Libano meridionale, Ehud Olmert deve oggi far fronte a una complessa situazione politica interna, al calo delle immigrazioni e al controverso rispetto per le tradizioni religiose. La NATO CIS Service Agency, di Thorsten Kreuzkam (pag. 18). Istituita quattro anni fa, la NCSA controlla e gestisce tutta la rete informativa dell’Alleanza. In sintesi, provvede alla manutenzione dell’hardware e del software, all’istruzione del personale, alle installazioni e ai servizi correlati, al controllo della sicurezza delle comunicazioni. Afghanistan: la guerra dei media, di Angelo Ciavarrella (pag. 26). L’importanza attribuita alla comunicazione esterna da parte di al-Qaeda è emblematicamente rappresentata da una telefonata, intercettata e autenticata dalle agenzie di intelligence, tra Ayman Muhammad al Zawahiri, primo luogotenente di Osama bin Laden, e Abu Musab al Zarqawi: Te l’ho detto: siamo in guerra e più della metà di questa guerra si combatte sul campo di battaglia dei media. La «Dottrina Petraeus», di Federico Bernacca (pag. 34). Recuperando la componente sunnita ha consentito un sostanziale cambiamento nell’impiego del dispositivo politico-militare statunitense in Iraq. Pur permanendo una situazione fragile e incerta, sono innegabili i progressi e i successi, ma le incognite restano rilevanti e non forniscono una chiara lettura circa il futuro della regione. Il PRT di Herat: una sfida da vincere, di Roberto De Masi e Luigi Viel (pag. 48). Il Provincial Reconstruction Team di Herat, sotto comando italiano, sta operando con ottimi risultati in una provincia che vuole tornare agli antichi fasti. Il compito assegnato è quello di assistere le autorità a estendere il loro potere, facilitare lo sviluppo di stabilità e sicurezza, concorrere alla ricostruzione sfruttando le risorse locali. La Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari, di Giuseppe Maggi ed Emanuele De Luca (pag. 57). Polo didattico per gli studi di base e la qualificazione superiore degli Ufficiali dell’Esercito, si pone quale nicchia d’eccellenza della formazione militare italiana. Con i suoi oltre 250 anni di storia, da istituto di studi tecnico-scientifici è divenuto illustre centro di scienze strategiche senza mai tradire le proprie origini e accrescendo il prestigio dell’Esercito Italiano nel mondo.
La sicurezza dei sistemi informatici, di Giovanni De Bono (pag. 64). L’evoluzione delle tecnologie informatiche e di comunicazione e la loro rapidissima e capillare diffusione, oltre ad aver favorito l’efficienza e le potenzialità delle operazioni militari, ne ha parallelamente evidenziato anche la vulnerabilità, l’incapacità di garantirne la totale sicurezza e la necessità di una concreta protezione dei dati, dei mezzi di trasporto e di memorizzazione. In questo scenario, l’obiettivo da perseguire nell’immediato futuro sarà quello di limitare la minaccia attraverso l’applicazione di nuove contromisure. Il Performance Management, di Sandro Corradi e Vincenzo Gelormini (pag. 74). Si tratta di un sistema che consente la misurazione dei risultati e la necessaria verifica di rispondenza agli obiettivi prefissati. Uno strumento che ha trovato valida applicazione anche nei contesti militari, dove è particolarmente sentita l’esigenza di tenere sotto controllo lo stato di operatività delle forze. Armi chimiche: il punto di situazione, di Vincenzo Mauro (pag. 84). Vengono catalogate come Weapons Mass of Destruction (WMD). Il loro micidiale impiego nei conflitti, anche recenti, e le temibili sfide portate oggi dal terrorismo transnazionale sono un monito per tutti a sostenere l’applicazione della Convenzione internazionale che ne proibisce la produzione e l’uso. L’elicottero NH-90, di Andrea Lopreiato (pag. 92). Il 6 marzo 2008 è stato ufficialmente consegnato, nel quadro di una solenne cerimonia, il primo lotto di quattro macchine dell’elicottero NH-90. Tale attività d’introduzione in servizio è arrivata al termine di un attento lavoro da parte del personale dell’AVES. Ritorno alla luce, di Angelo Tuccillo (pag. 98). Gli operatori delle telecomunicazioni stanno rivolgendo particolare interesse all’impiego degli apparati a portante ottica per le comunicazioni a distanza in spazio libero, al fine di assicurare l’interconnessione a banda larga in ambiente urbano. Da un’attenta analisi delle caratteristiche progettuali emergono novità tecnologiche in grado di decongestionare lo spettro magnetico e ridurre i campi elettrici che insistono sulle grandi città. Il Generale Begani patriota e gentiluomo, di Ernesto Bonelli (pag. 106). Nel 1815, l’esercito austriaco, con il supporto della flotta inglese, investì con un uragano di fuoco la piazza di Gaeta, ultimo baluardo del Regno di Gioacchino Murat. Dal 16 luglio all’8 agosto, tremila uomini al comando di Alessandro Begani resistettero valorosamente all’assedio. Ma furono la mancanza di viveri e le diffuse malattie a decidere il tragico destino. La fierezza, la tenacia, il valore e l’alto senso dell’onore dell’Ufficiale rifulgono nella narrazione della vicenda e ne incorniciano un ritratto che merita di essere ammirato. I «Fanti dell’Aria», di Pier Gianni Ferrando (pag. 120). Così, nel 1938, anno della costituzione, furono denominati gli odierni paracadutisti. Nel ricordare quel surreale pionierismo emerge la figura di Italo Balbo, uomo assai discusso ma sicuramente dotato di audacia e sano entusiasmo.
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The Security of the Information Systems, by Giovanni De Bono (p. 64). The evolution of computer and communication technologies and their very fast and extensive diffusion, besides favouring the efficiency and potentiality of military operations, has also emphasized their vulnerability and inability to guarantee a complete security, besides the need of concrete protection of data and of means of storage and transfer. In this scenario, the objective for the immediate future is to limit the threat by applying new countermeasures. I srael: The Crisis of a System, by Daniele Cellamare (p. 4). After the war of 2006, the Government met ever-increasing difficulties in combining defence and security with the emerging social and political demands. Besides the rockets launched from Gaza and the tension caused by Iranian influence in Southern Lebanon, Ehud Olmert must now face a complex internal situation, a drop in immigration and the controversial observance of religious traditions. NATO CIS Service Agency, by Thorsten Kreuzkam (p. 18). Established four years ago, the NCSA controls and runs the whole information network of the Alliance. In short, it takes care of the maintenance of the Alliance’s hardware and software, training of personnel, installations and relevant services and security control of communications. Afghanistan: A Media War, by Angelo Ciavarrella (p. 26). The importance attached by al-Qaeda to external communication is emblematically represented by a phone call, intercepted and authenticated by the intelligence agencies, between Ayman Muhammad al Zawahiri, Osama bin Laden’s main deputy, and Abu Musab al Zarqawi: I told you: we are at war and more than half of this war is fought on the terrain of the media. The «Petraeus Doctrine», by Federico Bernacca (p. 34). By regaining the Sunni component, this doctrine has made possible a substantial change in the employment of the U.S. politico-military instrument in Iraq. Even if the situation remains fragile and uncertain, the progress and successes obtained cannot be denied. But there are still considerable uncertainties that do not permit a clear reading of the future of the region. The PRT of Herat: A Challenge to Be Won, by Roberto De Masi and Luigi Viel (p. 48). The Provincial Reconstruction Team, under Italian command, is at work, with very good results, in a province that wants to go back to its old splendour. The task assigned is to help the authorities to expand their power, foster the development of stability and security and contribute to the reconstruction by making use of local resources. The Application School and Institute of Military Studies, by Giuseppe Maggi and Emanuele De Luca (p. 57). A didactic centre for the basic training and higher qualification of Army Officers, it is a real excellency niche for the Italian military training. With its more than 250 years of history, from Institute of technicalscientific studies it has turned into a distinguished centre of strategic sciences, and without ever betraying its origins has raised the prestige of the Italian Army in the world.
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Performance Management, by Sandro Corradi and Vincenzo Gelormini (p. 74). This system enables to measure the results and make the necessary verification of their accordance with the pre-established objectives. It was successfully applied also in military contexts, where there is a particularly felt need to keep under control the operational capability of the forces. Chemical Weapons: The Existing Situation, by Vincenzo Mauro (p. 84). They are listed as “Weapons of Mass Destruction” (WMD). Their deadly employment in conflicts, even in recent ones, and the dreadful challenges put out by transnational terrorism, are a warning that urges all to support the enforcement of the international Convention that forbids their production and employment. The NH-90 Helicopter, by Andrea Lopreiato (p. 92). On March 6, 2008, the first batch of four NH-90 helicopters was officially delivered during a solemn ceremony. This entering into service took place at the conclusion of a diligent and careful work by the AVES personnel. Back to Light, by Angelo Tuccillo (p. 98). The telecommunication operators are taking a particular interest in the employment of optical carriers for long-distance free-space communications, in order to ensure broadband interconnections in urban environments. A careful analysis of the project’s characteristics shows technological developments that can relieve the congestion of the magnetic spectrum and reduce the electric fields existing in large cities. General Begani, Patriot and Gentleman, by Ernesto Bonelli (p. 106). In 1815, the Austrian Army, supported by the English fleet, attacked with a storm of fire the stronghold of Gaeta, the last bulwark of the Kingdom of Gioacchino Murat. From the 16th of July till the 8th of August, three thousand men, commanded by Alessandro Begani, withstood the siege gallantly. But lack of food and widespread disease decided their tragic destiny. Pride, tenacity, valour and high sense of honour shine brightly in the narration of those events and frame a portrait that deserves admiration. The «Infantrymen of the Air», by Pier Gianni Ferrando (p. 120). This is how today’s paratroopers were called in 1938, the year of their constitution. When recalling that surreal pioneering spirit, we see the figure of Italo Balbo standing out: a very controversial man, but a man certainly endowed with audacity and sound enthusiasm.
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Israël: la crise du système, par Daniele Cellamare (p. 4). Depuis la guerre de 2006, le Gouvernement a de plus en plus de mal à concilier la défense et la sécurité avec les nouvelles instances politiques et sociales. Aujourd’hui Ehud Olmert doit faire face non seulement aux missiles lancés depuis Gaza et aux tensions dérivant de l’influence iranienne au Liban du sud, mais également à une situation intérieure complexe, à la diminution de l’immigration et à la question controversée liée au respect des traditions religieuses. NATO CIS Service Agency, par Thorsten Kreuzkam (p. 18). Instituée il y a quatre ans, la NCSA contrôle et gère l’ensemble du réseau informatique de l’Alliance. En d’autres termes, elle assure la maintenance des équipements et du logiciel, l’instruction du personnel, les installations et les services y relatifs, le contrôle de la sécurité des communications. Afghanistan: la guerre des médias, par Angelo Ciavarrella (p. 26). L’importance attribuée aux communications externes par Al-Qaeda est représentée de façon emblématique par une conversation téléphonique entre Ayman Muhammad al Zawahiri, premier lieutenant de Osama bin Laden, et Abu Musab al Zarqawi, interceptée et authentifiée par les agences de renseignement: Je te l’ai déjà dit, nous sommes en guerre et plus de la moitié de cette guerre est livrée sur le champ de bataille des médias. La «Doctrine Petraeus», par Federico Bernacca (p. 34). Avec le recouvrement de la composante sunnite, l’emploi du dispositif politico-militaire américain en Iraq a connu un profond changement. Malgré une situation encore caractérisée par la fragilité et l’incertitude, on ne saurait nier les progrès et les succès obtenus, quoique la persistance d’inconnues rende difficile une interprétation certaine quant au futur de la région. Le PRT de Herat: un défi à relever, par Roberto De Masi et Luigi Viel (p. 48). Le Provincial Reconstruction Team de Herat, sous commandement italien, a obtenu d’excellents résultats dans une province qui aspire à recouvrer son ancien faste. L’objectif de l’intervention est d’aider les autorités à étendre leur pouvoir, faciliter le processus de stabilité et de sécurité, contribuer à la reconstruction en exploitant les ressources locales. L’Ecole Application et Institut d’Etudes militaires, par Giuseppe Maggi et Emanuele De Luca (p. 57). Pôle didactique pour la formation de base et la qualification supérieure des Officiers de l’Armée, l’Ecole est une niche d’excellence de la formation militaire italienne. Avec plus de 250 ans d’expérience, l’institut d’études techniques et scientifiques est devenu un centre de sciences stratégiques renommé, sans trahir pour autant ses origines et ses traditions, accroissant le prestige de l’Armée italienne dans le monde.
La sécurité des systèmes informatiques, par Giovanni De Bono (p. 64). Si d’une part l’évolution et la diffusion rapides des technologies informatiques et de communication ont permis d’accroître l’efficience et les potentialités des opérations militaires, d’autre part elles ont mis en évidence non seulement leur vulnérabilité et leur incapacité d’en garantir la sécurité, mais aussi le besoin d’assurer la protection concrète de données, des moyens de transfert et de mémorisation. Dans de telles circonstances, l’objectif sera donc d’endiguer la menace à travers l’application de nouvelles contre-mesures. Le Performance Management, par Sandro Corradi et Vincenzo Gelormini (p. 74). Il s’agit d’un système qui permet de mesurer les résultats et leur correspondance par rapport aux objectifs fixés. Voilà un instrument qui a trouvé une application valable même dans les contextes militaires où le contrôle du degré opérationnel des forces s’avère nécessaire. Armes chimiques: bilan de la situation, par Vincenzo Mauro (p. 84) Elles sont classifiées comme Weapons Mass Destruction (WMD). Leur emploi meurtrier dans le cadre des conflits, même récents, et les terribles enjeux posés par le terrorisme international, devraient servir d’avertissement pour que tous les pays s’emploient à appliquer la Convention internationale qui en interdit la production et l’emploi. L’hélicoptère NH-90, par Andrea Lopreiato (p. 92). Le premier lot de quatre machines de l’hélicoptère NH90 a été livré officiellement le 6 mars 2008 à l’occasion d’une cérémonie solennelle, aboutissement du travail et l’engagement du personnel de AVES. Retour à la lumière, par Angelo Tuccillo (p. 98). Le secteur des télécommunications prête un intérêt croissant à l’utilisation des appareils à support optique pour les communications à distance dans l’espace libre, afin d’assurer l’interconnexion à bande large en milieu urbain. D’une analyse approfondie des caractéristiques du projet il ressort que grâce à ces nouvelles technologies il est possible de décongestionner le spectre magnétique et de réduire les champs électriques dans les grandes villes. Le Général Begani, patriote et gentilhomme, par Ernesto Bonelli (p. 106). En 1815, avec l’appui de la flotte anglaise, l’armée autrichienne investit, tel un ouragan de feu, la place de Gaeta, dernier bastion du Règne de Joachim Murat. Du 16 juillet au 8 août, trois mille hommes aux ordres de Alessandro Begani, résistèrent courageusement au siège. Mais le manque de vivres et les épidémies décidèrent de leur destin. La fierté, la ténacité, le courage et le sens de l’honneur qui caractérisent le portait de cet Officier en font un homme digne d’admiration. Les «Fantassins de l’air», par Pier Gianni Ferrando (p. 120). C’est ainsi que furent appelés, en 1938, l’année de leur création, les parachutistes d’aujourd’hui. Dans le récit quelque peu surréel de la création de ce corps de pionniers de l’air, Italo Balbo, homme audacieux et plein d’enthousiasme, quoique plutôt discuté à l’époque, joue sans aucun doute un rôle de protagoniste.
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Israels Systemkrise, von Daniele Cellamare (S. 4). Nach dem Krieg im Jahr 2006 hat die israelische Regierung mit immer größeren Schwierigkeiten zu kämpfen, um Verteidigung und Sicherheit mit den aufkommenden sozialen und politischen Fragen in Einklang zu bringen. Ehud Olmert muss sich heute nicht nur mit den von Gaza aus abgeschossenen Raketen und den durch den iranischen Einfluss im Südlibanon ausgelösten Spannungen auseinandersetzen, er muss auch eine sehr schwierige innerpolitische Situation sowie den Rückgang der Immigration und die Kontroversen in Bezug auf die Einhaltung der religiösen Traditionen meistern. NATO CIS Service Agency, von Thorsten Kreuzkam (S. 18). Vor 4 Jahren eingerichtet, kontrolliert und verwaltet die NCSA das gesamte Informationsnetz der NATO. In wenigen Worten: sie kümmert sie sich um die Wartung und Instandhaltung von Hardware und Software, um die Ausbildung des Personals, um die jeweiligen Einrichtungen und den entsprechenden Dienstleistungen, sowie um die Überwachung der Kommunikationssicherheit. Afghanistan: der Medienkrieg, von Angelo Ciavarrella (S. 26). Eine emblematische Schilderung der Bedeutung die Al Quaida der externen Kommunikation zuordnet wurde durch ein von den Nachrichtenagenturen abgehörtes und authentisiertes Telefongespräch zwischen Ayman Muhhamed al Zawahiri, erster Stellvertreter Osama Bin Ladens und Abu Musab al Zarqawi geliefert: Ich sagte es dir doch: wir sind im Krieg und mehr als die Hälfte dieses Krieges wird auf dem Schlachtfeld der Medien geführt. Die «Doktrin Petraeus», von Federico Bernacca (S. 34). Durch die Rückgewinnung der sunnitischen Komponente hat er [Petraeus] wesentliche Veränderungen beim Einsatz der amerikanischen politisch-militärischen Mittel im Irak ermöglicht. Trotz des Weiterbestehens der heiklen und unsicheren Situation sind Erfolge und Fortschritte unleugbar, doch sind auch noch relevante unbekannte Aspekte vorhanden, die eine klare Interpretation hinsichtlich der Zukunft der Region unmöglich machen. Das PRT von Herat: eine Herausforderung die gewonnen werden muss, von Roberto De Masi und Luigi Viel (S. 48). Das italienische Provincial Reconstruction Team von Herat, unter italienischem Kommando, arbeitet mit hervorragenden Resultaten in einer Gegend, die ihren alten Glanz und Ruhm wieder finden will. Aufgabe des Teams ist die Unterstützung der Autoritäten bei der Durchsetzung ihrer Befugnisse, die Förderung von Stabilität und Sicherheit sowie unter Verwendung der lokalen Ressourcen - zum Wiederaufbau beizutragen. Die Schule für Angewandte Militärstudien und das Institut für Militärstudien, von Giuseppe Maggi und Emanuele De Luca (S. 57). Schulungsstätte zur Grundausbildung und zur höheren Qualifizierung der Offiziere des Heeres, ist diese Einrichtung eine der hervorragendsten Einrichtungen im Bereich der italienischen Militärausbildung. Im Laufe ihrer über 250jährigen Geschichte ist sie von der technischwissenschaftlichen Schulungseinrichtung zum illustren Zentrum strategischer Wissenschaften geworden, ohne dabei den eigenen Ursprung zu verleugnen und das Prestige des italienischen Heeres in der Welt fördernd.
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Die Sicherheit der Informatiksysteme, von Giovanni De Bono (S. 64). Die Evolution der Informatik- und Kommunikationstechnologien sowie ihre schnelle und kapillare Verbreitung hat nicht nur zu einer Verbesserung der Effizienz und Potentialität der militärischen Operationen geführt, sondern hat gleichzeitig auch deren Verletzbarkeit und deren Unfähigkeit absolute Sicherheit zu gewährleisten, aufgewiesen; ebenso bewiesen ist die Notwendigkeit eines konkreten Schutzes der Daten, der Übertragungsmittel und der Speichermöglichkeiten. Angesichts dieses Szenarios ist das in der unmittelbaren Zukunft zu verfolgende Ziel die Einschränkung dieser Gefahr durch Umsetzung neuer Gegenmaßnahmen. Das Performance Management, von Sandro Corradi und Vincenzo Gelormini (S. 74). Es handelt sich um ein System, das eine Messung der Ergebnisse und die erforderliche Verifizierung der Entsprechung mit den angestrebten Zielen ermöglicht. Ein System, das auch im militärischen Zusammenhang bedeutende Anwendung gefunden hat, vor allem da wo die Notwendigkeit besteht, die operative Fähigkeit der Kräfte ständig überprüfen zu können.
Chemische Waffen: eine Bestandsaufnahme, von Vincenzo Mauro (S. 84). Sie gelten als Weapons Mass of Destruction (WMD) Massenvernichtungswaffen. Ihr tödlicher Einsatz auch in jüngsten Konflikten sowie die dramatischen, durch den zwischenstaatlichen Terrorismus entstehenden Herausforderungen mögen für alle Ermahnung sein, die Umsetzung der Internationalen Konvention, die deren Verwendung und Produktion verbietet, zu unterstützen. Hubschrauber NH-90, von Andrea Lopreiato (S. 92). Am 6. März 2008 wurde, im Rahmen einer feierlichen Veranstaltung, offiziell die erste Lieferung von vier Hubschraubern des Typs NH-90 übergeben. Die Einführung in den aktiven Einsatz wurde durch die akkurate Arbeit des Personals der Heeresflieger ermöglicht. Das wiedergefundene Licht, von Angelo Tuccillo (S. 98). Zur zukünftigen Gewährleistung der Breitbandvernetzung im Stadtbereich richten die Operateure der Telekommunikation ihre Aufmerksamkeit immer mehr auf die Einsatzmöglichkeit von mit Glasfasern arbeitenden Geräten, vor allem im Bereich der Fernmeldetechnik im freien Raum. Aus der detaillierten Analyse des Projektes ergeben sich technologische Neuerungen die eine so genannte Entstauung des Magnetfeldes sowie die Reduzierung des Elektrosmogs in den Grosstädten ermöglichen. General Bergani, Patriot und Gentleman, von Ernesto Bonelli (S. 106). Von der englischen Flotte unterstützt, stürmte 1815 das österreichische Heer die Stadt Gaeta, letztes Bollwerk des Königs von Neapel, Gioacchino Murat. Vom 16. Juli zum 8. August hielten, unter der Führung von Alessandro Bergani, dreitausend Mann dem Feind stand. Doch Nahrungsmittelknappheit und Krankheit besiegelten ein tragisches Schicksal. Durch die Erzählung erleben wir den Stolz, die Unnachgiebigkeit, den Mut und die große Würde des Offiziers und lernen eine Gestalt kennen, die es verdient bewundert zu werden. Die «Luft-Infanteristen», von Pier Gianni Ferrando (S. 120). So wurden 1938, im Jahr ihrer Gründung, die heutigen Fallschirmjäger genannt. Vor dem Hintergrund der Betrachtung und des Erinnerns jenes surrealen Pioniergeistes hebt sich vor allem die Gestalt Italo Balbos ab, ein von vielen angefochtener Mensch jedoch unleugbar reich an Mut und mit gesundem Enthusiasmus gesegnet.
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Israel: la crisis del sistema, Daniele Cellamare (pág. 4). Desde la guerra de 2006, le Gobierno anda topando con dificultades crecientes a la hora de conciliar defensa y seguridad con las nuevas instancias políticas y sociales. Además de los misiles lanzados desde Gaza y las tensiones generadas por la influencia iraní en Líbano del sur, Ehud Olmert tiene que hacer frente a una situación política interior muy compleja, a una inmigración desmedrada y al tema controvertido del respeto por las tradiciones religiosas. NATO CIS Service Agengy, Thorsten Kreuzkam (pág. 18). Instituida hace cuatro años, la NCSA maneja y administra toda la red de información de la Alianza. En resumidas cuentas, provee al mantenimiento del hardware y del software, a la capacitación del personal, a las instalaciones y a los servicios relacionados y al control de la seguridad de las comunicaciones. Afganistán: la guerra de los medios de comunicación masivos, Angelo Ciavarrella (pág. 26). La importancia que Al-Qaeda le atribuye a la comunicación exterior la emblematiza un llamado telefónico, intervenido y autenticado por la agencias de inteligencia, entre Ayman Muhammad al Zawahiri, primer lugarteniente de Osama bin Laden, y Abu Musab al Zarqawi: «Te lo he dicho: estamos en guerra y más de la mitad del combate se libra en le campo de batalla de los medios de comunicación masiva». La «Doctrina Petraeus», Federico Bernacca (pág. 34). Recobrando la componente suní logró un cambio radical en la utilización del dispositivo político-militar estadounidense en Iraq. A pesar de la fragilidad y de la incertidumbre que caracterizan la situación, son innegables los adelantos y los éxitos logrados, aunque permanecen incógnitas que impiden una lectura clara en cuanto al futuro de la región. El PRT de Herat: el reto, Roberto De Masi y Luigi Viel (pág. 48). El Provincial Reconstruction Team de Herat, bajo el mando italiano, está consiguiendo excelentes resultados en una provincia que aspira a recobrar su antiguo fasto. Su cometido consiste en ayudar a las autoridades a extender su poder, facilitar el proceso de estabilidad y seguridad, contribuir a la reconstrucción aprovechando los recursos locales. La Escuela de Aplicación e Instituto de Estudios Militares, Giuseppe Maggi y Emanuele De Luca (pág. 57). Polo didáctico para la capacitación básica y la calificación superior de los Oficiales del Ejército, esta Escuela se califica como segmento de excelencia de la instrucción militar italiana. Contando con más de 250 años de experiencia, como instituto de estudios técnico-científicos, se ha vuelto un afamado centro de ciencias estratégicas sin desvirtuar por ello sus propias tradiciones y origen, incrementando el prestigio del Ejército italiano en el mundo.
La seguridad de los sistemas informáticos, Giovanni De Bono (pág. 64). Los adelantos de las tecnologías informáticas y de comunicación y su rápida y amplia difusión no sólo han mejorado la eficiencia y las potencialidades de las operaciones militares, sino que también han evidenciado su vulnerabilidad, su completa incapacidad para garantizar la seguridad total así como la necesidad de una protección concreta de los datos, medios de transferencia y de almacenamiento. En este escenario, el objetivo más apremiante para el futuro es limitar la amenaza a través de la adopción y aplicación de nuevas contramedidas. El Performance Management, Sandro Corradi y Vincenzo Gelormini (pág. 74). Trátase de un sistema que permite evaluar los resultados y comprobar la conformidad con los objetivos fijados. Esta herramienta fue adoptada exitosamente en ámbito militar a la hora de comprobar el estado de operatividad de las fuerzas. Armas químicas: balance de la situación, Vincenzo Mauro (pág. 84) Se clasifican como Weapons Mass Destruction (WMS). Su empleo mortal en los conflictos, aun recientes, y los temibles retos planteados hoy en día por el terrorismo transnacional son una señal admonitoria ante la cual todos deberían apoyar y fomentar la aplicación de la Convención internacional que prohibe su producción y empleo. El helicóptero NH-90, Andrea Lopreiato (pág. 92). Al cabo de una intensa actividad del personal de AVES, el 6 de marzo de 2008 fue entregado oficialmente, con motivo de una ceremonia solemne, la primera partida de cuatro máquinas del helicóptero NH-90. Regreso a la luz, Angelo Tuccillo (pág. 98). EL sector de las telecomunicaciones manifiesta un interés creciente por los aparatos de soporte óptico para las comunicaciones a distancia en espacio libre, con miras a asegurar la interconexión a banda ancha en ámbito urbano. El análisis detenido de las características del proyecto pone de manifiesto adelantos tecnológicas que permiten descongestionar el espectro magnético y reducir los campos eléctricos en la grandes ciudades. El General Begani, patriota y señor, Ernesto Bonelli (pág. 106). En 1815 el ejército austríaco, con el apoyo de la flota inglesa, arremetió como un huracán de fuego contra la plaza de Gaeta, último bastión del Reino de Joachim Murat. Del 16 de julio al 8 de agosto, tres mil hombres al mando de Alessandro Begani resistieron valerosamente al ataque. Pero la falta de víveres y las epidemias se hicieron con su destino. La fiereza, la tenacidad, el valor y el sentido del honor del Oficial destacan en la narración del acontecimiento contribuyendo a pintar un retrato del General merecedor de admiración. La «Infantería del aire», Pier Gianni Ferrando (pág. 120). Así es como en 1938, el año de su constitución, fue denominado el cuerpo de paracaidistas de hoy. Al recordar aquel increíble pionerismo destaca la figura de Italo Balbo, hombre bastante discutido de cuya audacia y entusiasmo sin embargo no cabe dudar.
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I srael: a crise do sistema, de Daniele Cellamare (pág. 4). Após a guerra de 2006, o Governo encontrou cada vez mais dificuldades em conjugar defesa e segurança com as emergentes instâncias sociais e políticas. Para além dos mísseis lançados de Gaza e as tensões produzidas pela influência iraniana no Líbano meridional, Ehud Olmert deve hoje fazer frente a uma complexa situação política interna, à diminuição das imigrações e ao controverso respeito pelas tradições religiosas. NATO CIS Service Agency, de Thorsten Kreuzkam (pág. 18). Instituída há 4 anos atrás, a NCSA controla e gere toda a rede informativa da Aliança. Em suma, providencia a manutenção do hardware e do software, a instrução do pessoal, as instalações e os serviços correlacionados, o controlo da segurança das comunicações. Afeganistão: a guerra dos media, de Angelo Ciavarrella (pág. 26). A importância atribuída à comunicação externa da parte da Al-Qaeda é emblematicamente representada por um telefonema, interceptado e autenticado pelas agências de intelligence, entre Ayman Muhammad em Zawahiri, primeiro lugar-tenente de Osama Bin Laden, e Abu Musab no Zarqawi: Eu disse-te: estamos em guerra e mais de metade desta guerra combate-se no campo de batalha dos media. A «Doutrina Petraeus», de Federico Bernacca (pág. 34). Recuperando a componente sunita consentiu uma substancial mudança no emprego do dispositivo políticomilitar dos Estados Unidos no Iraque. Mesmo permanecendo uma situação frágil e incerta, são evidentes os progressos e os sucessos, mas as incógnitas tornam-se relevantes e não fornecem uma clara leitura acerca do futuro da região. O PRT de Herat: um desafio a vencer, de Roberto De Masi e Luigi Viel (pág. 48). O Provincial Reconstruction Team italiano de Herat, sob comando italiano, está a operar com óptimos resultados numa antiga província que pretende voltar aos antigos fastos. A tarefa atribuída é a de assistir as autoridades a estender o seu poder, facilitar o desenvolvimento de estabilidade e segurança, concorrer à reconstrução usufruindo dos recursos locais. A Escola de Aplicação e Instituto de Estudos Militares, de Giuseppe Maggi e Emanuele De Luca (pág. 57). Polo didático para a formação de base e a qualificação superior dos Oficiais do Exército, assim se qualifica o ponto de excelência da fomação militar italiana. Com os seus mais de 250 anos de História, de instituto de estudos técnico-científicos tornou-se ilustre centro de ciências estratégicas sem nunca traír as próprias origens e incrementando o prestígio do Exército Italiano no mundo.
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A segurança dos sistemas informáticos, de Giovanni De Bono (pág. 64). A evolução das tecnologias informáticas e de comunicação e a sua rapidíssima e capilar difusão, para além de ter favorecido a eficiência e as potencialidades das operações militares, evidenciou também, paralelamente, a vulnerabilidade, a incapacidade de garantir a segurança total e a necessidade de uma concreta protecção dos dados, dos meios de transporte e de memorização. Neste cenário, o objectivo a atingir num futuro imediato será o de limitar a ameaça através da aplicação de novas contra-medidas. A Performance Management, de Sandro Corradi e Vincenzo Gelormini (pág. 74). Trata-se de um sistema que consente a medição dos resultados e a necessária verificação de correspondência aos objectivos pré-fixados. Um instrumento que encontrou válida aplicação também nos contextos militares, onde é especialmente sentida a exigência de ter sob controle os estados de operatividade das forças. Armas químicas: o ponto da situação, de Vincenzo Mauro (pág. 84). São catalogadas como Weapons Mass of Destruction (WMD). O seu mortífero emprego nos conflictos, mesmo recentes, e os temíveis desafios hoje trazidos pelo terrorismo trans-nacional são uma admoestação para todos a apoiar a aplicação da Convenção internacional que proíbe a sua produção e uso. O helicóptero NH-90, de Andrea Lopreiato (pág. 92). A 6 de Março de 2008 foi oficialmente entregue, no quadro de uma solene cerimónia, o primeiro lote de quatro máquinas do helicóptero NH-90. Tal actividade de introdução em serviço chegou ao fim de um atento trabalho da parte do pessoal do AVES. Regresso à luz, de Angelo Tuccillo (pág. 98). Os operadores das telecomunicações estão a dedicar especial interesse ao emprego dos aparatos de óptica portante para as comunicações à distância em espaço livre, com o fim de assegurar a inter-conexão de banda larga em ambiente urbano. De uma atenta análise das caracteristicas projectuais emergem novidades tecnológicas capazes de descongestionar o espectro magnético e reduzir os campos eléctricos que permanecem sobre as grandes cidades. O General Begani, patriota e cavalheiro, de Ernesto Bonelli (pág. 106). Em 1815, o exército austríaco, com o apoio da frota inglesa, investiu com um furacão de fogo a praça de Gaeta, último baluarte do Reino de Gioacchino Murat. De 16 de Julho a 8 de Agosto, três mil homens ao comando de Alessandro Begani, resistiram corajosamente ao assédio. Mas foram a falta de mantimentos e as difundidas doenças a decidir o trágico destino. A altivez, a tenácia, o valor e o alto sentido de honra do Oficial transparecem na narração do acontecimento e emolduram um retrato que merece ser admirado. Os «Fanti dell’Aria», de Pier Gianni Ferrando (pág. 120). Assim, em 1938, ano da constituição, foram denominados os odiernos paraquedistas. Ao recordar aquele surreal pioneirismo emerge a figura de Italo Balbo, homem bastante discutido mas seguramente dotado de audácia e são entusiasmo.
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