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NUOVE STRUTTURE DI SICUREZZA IN EUROPA

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L?lURIVInA miLITARE Direttore Responsabile Pier Giorgio F ranzosi © ROMA - LUGLIO

1993

Proprietà letteraria artistica e scientifica riservata

Tipoli tografia Stilgrafica


CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI

RAPPORTO DI RICERCA SU NUOVE STRUTTURE DI SICUREZZA IN EUROPA

~IIRIVIITA

muTARE


RAPPORTO DI RICERCA SU NUOVE STRUTTURE DI SICUREZZA IN EUROPA di Stefa no Silvestri


t

INDICE

I.

Sintesi

p.

n.

Summ01y

p. 21

III.

Nuove strurture di sicurezza in Europa - Unità multinazionali

p. 29

IV.

7

Una situazione in rapida evoluzione Prospettive europee Problemi di integrazione Una prospettiva di modell i "specializzati" o "sufficienti"? Le forze multinazionali esistenti Il quadro attuale NATO ed europeo Possibili ruoli delle forze multinazionali Alcuni cenni aggiuntivi sulle forze multinazionali lnterazioni istituzionali

p. p. p. p. p. p.

Appendice

p. 89

Comunità Europea di Difesa- CED Unione dell ' Europa Occidentale- UEO Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord - NATO Conferenza sulla Cooperazione e la Sicurezza in Europa - CSCE Comunità Europea - CE Unione Europea - UE Altri raggruppamenti e organizzazioni di interesse europeo

p. 29 p. 36 p. 43 50 61 65 72 78 84

p. 89 p. 97 p. 101 p. 112 p. 113 p. 120 p. 134

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L S INTESI

Lo scenario militare complessivo individua alcuni vecchi e nuovi problemi allo stesso tempo. Permane l'esigenza di dissuadere la potenziale minaccia sovietica, s pecie que lla strategico-nucleare. Si delinea la necessità di approntare una politica di gestione e controllo dei rischi derivanti dalla instabilità, ad Est e a Sud. E infine si afferma la necessità di dissuadere crisi di carattere politico o militare, di intensità crescente (anche se ancora limitata) da Sud. e di approntare strategie dissuasive e preventive oltre che meramente difensive. Ciò da un lato conferma l 'esigenza di forme di ssuasive, ed eventualmente anche difensive, e d 'altro lato segnala la possibile insufficienza delle alleanze e de lle strutture di sicurezza tradizionali. La stessa apparente sovrabbondanza di istituzioni c di accordi di sicurezza potrebbe rivelarsi ingannevole. In ambito occidentale vi è un intersecarsi di responsabilità tra UEO e Unione Europea da un lato, e Alleanza Atlantica e NATO dall'altro (nonché tra queste istituzioni e la stessa CSCE, come si è visto nel caso Jugoslavo, nella istituzionalizzazione dci contatti tra l'Alleanza e gli ex paesi del Patto di Yarsavia, eccetera). Le decisioni prese dai paesi occidentali di accrescere l' integnu ione multilaterale delle forze NATO, di costituire il nuovo Consiglio d i Cooperazione del!' Atlantico del Nord (che allarga di fatto l'Alleanza verso Est), di accrescere l' integrazione europea nel campo della difesa e della sicurezza, assieme con la proposta (tede ca) di dotare la CSCE di mezzi propri di intervento nelle crisi continentali, vanno in parallelo, e debbono ancora essere in qualche modo coordinate. Nel frattempo, questo moltiplicarsi di iniziative multilaterali finisce paradossalmente per accrescere la centralità del quadro de7


cisionale nazionale: sono infatti le singole nazioni che di volta in volta debbono decidere come e dove allocare le forze e quale istituzione preferire al di sopra delle altre. Tali interazioni dovranno rispondere alla trasformazione del quadro della m inaccia. In sintesi: - ciò non modifica sostanzialmente la dipendenza strategica deLI 'Europa dalle forze nucleari USA, per dissuadere il potenziale nucleare residuo della CSI; - tuttavia diminuisce la dipendenza dal contributo difensivo delle forze convenzionali americane e la necessità di rinforzi rapidi d 'oltre atlantico; - diminuisce la necessità di mantenere in vita ampie forze terrestri ad alto grado di prontezza operativa. mentre invece possibile fare ricorso a sistemi basati sulla mobilitazione di riservisti; - impone una revisione delle diverse missioni affidate alle FF.AA. eu ropee. Al Vertice di Maastricht è stata individuata una possibile soluzione di compromesso, che cerca di dare unità e coerenza operativa ali 'insieme delle istituzioni fra loro interconnesse. In particolare si è individuata la poSSibilità che si sviluppi un compromesso istituzionale tra NATO e Unione Europea, attraverso un ruolo "ponte" che verrebbe giocato dali 'UEO e, almeno per un periodo transitorio, e nelle materie di carattere industriale e di politica degli armamenti, dall'IEPG, oltre che da alcuni accordi bilaterali. L'Alleanza Atl antica ha cercato di anticipare e risolvere questo dibattito euro-americano sul fu turo dell 'Alleanza indicando la strada della costituzione di Unità Multinazionali.

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Tuttavia risulta ancora poco chiaro il quadro per quel che riguarda le crisi fuori area, che sfuggono all'area di competenza istiwzionale della Alleanza. Per tali contingenze sembrano delinearsi tre possibili ipotesi alternative: - lo svi luppo di forze di pronto intervento nazionali , che potrebbero poi agire di concerto sulla base di coalizioni "ad hoc" ; - l 'utilizzazione di parte almeno delle forze mobili create per contingenze NATO. sulla base di un comando ad hoc che utilizzi la struttura alleata, senza però farne formalmente parte; - la creazione di un apposito comando "europeo" in ambito UEO, che possa servirsi delle forze multinazionali create per contingenze NATO, ovvero che abbia a sua disposizione forze mobili diverse da quelle "NATO earmarked". A Maastricht è stato deciso che l 'UE sviluppi una più decisa personalità internazionale (!demirà europea di polirica esrera e polirica della si cure::::a), pur non costituendo comandi europei integrati separati e di versi da quelli della NATO. Potrebbe fare eccezione il fuori area, dove si delinea la possibilità di servirs i deii'UEO come di un "ponte" tra la dimensione politica di sicurezza dell'UE la dimensione più propriamente militare di alcuni impegni, in particolare quell i "fuori area", per i quali si propone l' approntamento di forze multinazionali europee e dei relativi comandi. Il maggior svantaggio di un "pi lastro europeo" incentrato sull'UEO è nel fatto che l'UE, pur non avendo dirette competenze militari, ha tuttavia evidenti ambizioni politiche ed istituzionali e qu indi , su questo piano, non può facil mente convive re con una NATO, sostanzialmente dominata dagli USA, e con le esistenti strutture militari nazionali. Ciò ha anche svantaggi per la NATO poiché potrebbe limitare la portata politica e strategica dell'inte9


grazione militare: si tratta tuttavia di uno svantaggio solo teorico, visto che l' ipotesi di una forte struttura unitaria europea in campo militare, che comporterebbe la istituzione di un nuovo potere politico-militare sovranazionale, sia pure nel più lungo periodo, resta altamente improbabile. In compenso, un approccio a partire dali 'UE consente di concentrare subito le iniziative di razionalizzazione su quegli aspetti economici, tecnolog ici e industriali che sono oggi al centro dell 'attenzione. E ' quindi probabile che, per ~ uel che riguarda il settore operativo, si debba pensare a uno sviluppo convergente tra la assunzione di maggiori responsabilità politiche internazionali da parte della Comunità (UE) e lo sviluppo di Unità Multinazionali e capacità collettive di intervento fuori area, s ia nella NATO che neii ' UEO. Lo sv iluppo dell'Identità europea di difesa e sicure::a è caratterizzato da una serie di fasi o tappe successive che tuttavia non sono chiaramente precisate, salvo che per quel che riguarda due scadenze temporali: il 1996 (quando si dovrà convocare una Conferenza ad hoc sulle questioni di s icurezza e di fesa) e il 1998/99 quando verrà a scadere il periodo di prova dell 'Unione Monetaria, e si dovrà dare attuazione ad una più strutturata Unione Politica e Monetaria. l Dodici hanno operato una distinzione tra tre diversi concetti: - identità europea di sicurezza e di difesa, - politica di difesa comune - difesa comune. La distin zione tra i tre concetti è quanto meno confusa, c rischia eli riproporre acl ogni momento il problema di come conciliare UE e NATO. Più che da una chiara distinzione "a monte" i compromessi necessari verranno quindi "a valle" delle modifiche lO


trutturali (istituzionali c operative) delle varie organizzazioni coinvolte nella definizione e nell 'appl icazione della politica comune di sicurezza e di difesa. Il rischio di una simile situazione è che si scaten i una sorta d i disordinata c spietata "corsa ali 'oro" tra le varie istituzion i europee ed atlantiche. per l'occupazione degli "spazi" ancora non ben definiti della futura "difesa comune". L'uti lizzazione de ii 'UEO come struttura di raccordo tra le due realtà conferma la fragilità del compromesso raggiunto. Da un punto di vista istituzionale, infatti, la maggiore caratteristica deii 'UEO è quella di avere larghissime compelen::e (e quindi un numero potenzialmente altissimo di funzioni, in Europa e fuori, in campo mili tare e in campo economico), ma di essere priva di qua lsivoglia solidità organi::zativa. S i delinea quindi un possibile conflitto tra le potenzialità deii'UE e la realtà operativa della NATO che potrebbe avvenire in corpore vili, sulr UEO, sulla base appunto della prolifcrazione e della lotta burocratica tra organismi. Proprio quello che il vecchio Trattato di Bruxelles cercava di evitare, ma che non sarà possibile evitare nei fatti sino a che non vi sarà chiarezza sulle ambizioni e le fina lità dell'UE da un lato c sul reale futuro della NATO dall 'altro. E' quindi possibile che si sviluppi il seguente doppio processo: - gl i stru menti mi litari nazionali vengono r istru tt urati in chiave multinazionale e di maggiore integrazione europea e atlantica; - ma le decisioni strategiche e operative d ipendono in modo determi nante dai centri decisionali nazionali che, oltre ad avere la scelta tradizionale se aderi re o meno alla "chiamata alle armi" da parte della NATO in caso di crisi, ora hanno anche la scelta tra li


un'opzione NATO e un'opzione europea (o varie opzioni europee e multinazionali). Se quindi, da un lato, le politiche nazionali della difesa si internazionalizzano, d 'altro lato e parallelamente, la difesa comune si nazionalizza, e i centri decisionali nazionali crescono di importanza e di autonomia. Un processo di ri-nazionalizzazione strutturale si accompagna al processo di internazionalizzazione e a quello di integrazione decisi sul piano politico. In tal modo tuttavia si vengono a creare le premesse che renderanno più difficile il consenso per la definizione di una difesa comune europea (e di una politica europea della difesa). La caratteristica prevalente delle ristrutturazioni nazionali e internazionali dello strumento militare è quella di prevedere una contrazione dello strumento militare, di un ordine grandezza variabile dal 25 al 50%, a seconda delle scelte nazionali, che varia anche a seconda dei grandi comandi operativi dell' AJleanza in Europa, con riduzioni più accentuate al Centro che al Nord o al Sud. La ridu ~ione delle forze comporta una riorganizzazione dello strumento militare. Essa è altresì resa opportuna dalla prospettiva di una maggiore integrazione della difesa europea, quaU che siano i suoi compiti, il suo ambi to istituzionale e i suoi rapporti con la NATO. In un tale quadro, l 'opportunità teoricamente offerta da una identità europea di difesa e sicurezza, ali ' in terno de li ' Alleanza Atlantica, potrebbe essere quella di permettere il raggiungimento di una maggiore specializzazione di ruoli tra i vari alleati. Sino ad oggi, la NATO non è riuscita a superare le diffidenze nazionali nei confronti di una più accentuata specializzazione, forse anche per la grande differenza di scala esisrente tra gl i USA e 12


gli altri alleati, e per la percezione di una differenza strutturale di interessi tra Europa e America che potrebbe, prima o poi, assumere una importanza strategica. Un tale processo tuttav ia potrebbe avvenire tra l 'America da un lato e gli europei dall'altro, nonché all 'i nter.no del gruppo degli alleati europei, ove fosse garantito da una evoluzione e un rafforzamento del processo di integrazione europea. Vi è quindi la possibilità di una interessante sinergia tra moqello atlantico e modello di cooperazione e integrazione europea. Tuttavia ciò richiederà comunque maggiore chiarezza su l piano istituzionale e nella definizione dei vari modelli nazionali di difesa. Nel frattempo però una completa "specializzazione" sembra molto difficile da ottenere, mentre prende piede il principio di attuare:: modelli di difesa sufficienti, che si integrano l'uno con l'altro senza perahro rinunciare completamente al soddisfacimento di tutte le missioni principali per il soddisfacimento della funzione difensiva nazionale. Ciò vale un po' per tutti i paesi europei, che tentano di conciliare la dimensione nazionale e la dimensione internazionale della difesa a numeri ridotti. L'opzione dello sv iluppo di forze multinazionali è quindi vista prevalentemente come una opportunità per migliorare il funzionamento della sufficienza difensiva nazionaJe più che come un inizio di specializzazione all' interno di una realtà politicamente integrata. Ciò è confermato da un rapido sguardo ad alcune delle forze multinazi0nali sin qui costituite. Nel complesso è possibile affermare che ogni forza multinazionale ha sinora fatto stori a a sé stante, ed è stata "disegnata" ad 13


hoc a seconda delle esigenze politiche. istituzionali e operative cui doveva corrispondere. Le stesse esperienze di tipo militare compiute al loro interno sono difficilmente assimilabili le une alle altre, data la marcata differenza es istente tra le forze sinora costituite o in via di costituzione. La NATO ha razionali zzato la pianificazione delle forze alleate secondo una suddivisione che prende in considerazione il livello di prontezza operativa delle forze.

La tabella che segue ripropone questa classificazione delle forze:

Tipolo,r:it1 della F or ::a (NATO)

Atldesrramemo e armamento

Prcmre::::a opermil"ll

IRF - Immediate Reaction Forces

categoria A

operative in 2- 10 giorni

RRF - Rapid Reaction Forces

categoria A-B

operative in 10-30 giorni

MDF - Main Dcfezncc Forccs

categoria A-8 -C-(D)

operatie in 20-90 giorni ( 180 giorni)

A-F Augmcntation Forccs

categoria D

operati ve in 180-365 gio rni

Il Nuovo Mode llo di Difesa italiano presentato nel novembre 199 1 prevedeva una s uddivisione delle forze nazionali che coincide solo in parte con la suddivisione operata dalla NATO. 14


In pratica esso non opera una distinzione tra forze TRF e RRF, in quanto, dal punto di vista nazionale, esse finiscono per confondersi con il medesimo ruolo. Questo è lo schema:

Tipologia della For:a (Italia)

Tipo di arruolamento

Ruolo in mnbito NATO

Forze di pronto impiego

in v ita (volontarie)

ruoli IRF c RRF

Forze di secondo tempo

in v ita più mobilitazione (con coscritti)

ruolo M DF

Forze di riserva

mobilitazione

ruolo AF

La revisione del Nuovo Modello di Difesa compiuta alla fine de l 1992 prevede una drastica riduzione delle forze di mobilitazione, assegnando ambedue i ruoli MDF e AF alle Forze di secondo tempo e alle unità navali ed aeree in rotazione per grandi lavori. Di fatto in un tale schema, che si replica in modo non troppo dissimile anche neg li altri paesi europei della NATO, le forze di pronto impiego sono quelle utilizzabili sia per impieghi prioritari di carattere nazionale che per impieghi collettivi, chiamata della NATO, cui sono assegnate. Esse costituiscono quindi la forza di base per la difesa del territorio e sono altresì il serbatoio per la costituzione di Unità Multinazionali, sia nel quadro NATO che in eventuali altri quadri. 15


Questa loro "versatilità" è ammissibile solo grazie alla diminuzione della minaccia, e al presupposto che nessuno scenario richieda l' utili::.zazione contemporanea e a breve preavviso di tutte le forze di pronto impiego su piiì di un fronte. E ' presumibile che, anche nel quadro NATO, le forze RRF abbiano una mobilità strategica ridotta e si collochino in realtà all'interno dello specifico teatro operativo dove già sono collocate le forze naz ionali in vita che debbono contribuire a costituirle. Una tale conclusione è confermata anche dall'analisi della struttura di comando e della organizzazione logistica previste per le forze IRF e RRF che resta per il momento sotto comando e responsabilità nazionale, come del resto i trasporti, e questo potrebbe costituire il maggior limite alla mobilità delle RRF. Solo una maggiore aggregazione multinazionale della logistica e dei trasporti, regolata secondo la medes ima catena di comando delle RRF e deii ' IRF, potrebbe permettere a questi strumenti militari di divenire reali Unità integrate Multinazionali in grado di condurre operazioni autonome rispetto alle priorità e alle esigenze dei s ingoli comandi nazionali. Per questa ragione, anche questa nuova struttura multinazionale NATO non è ancora definibile come una struttura pienamente integrata: essa resta una struttura tipica del Modello Sufficiente (a forte prevalenza decisionale del livello nazionale) lontana dalla struttura del Modello Specializzato (che vede invece la prevalenza decisionale del livello integrato). La molteplicità degli scenari di rischio e delle potenziali minacce richiedono una quantità e una qual ità di forze che eccedono di gran lunga le poss ibilità delle singole nazioni europee. Per quanto non esista ancora una vera integra.done politica e specializzazione militare. tuttavia le Unità Multina.donali sono

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concepite come il tentativo di mettere a fattor com une e di razionalizzare gli sforzi nazionali, facendo in modo di ridistribuire su lla intera Alleanza oneri che i singoli alleati avrebbero difficoltà a sopportare. In altri termini, tutte le scelte nazionali degli alleati della NATO possono ora essere considerate come una ricerca di Modelli Sufficienti in rapporto alla esistenza di un Modello Multinazionale di Difesa, organizzato attorno alle Unità Multinazionali. La composizione delle forze multinazionali pone relativamente pochi problemi in campo aeronautico e navale, ma pone problemi maggiori in campo terrestre. Una questione chiave è quella di determinare l 'unità nazionale di base che contribuisce a costituire la forza multinazionale. Si parte evidentemente dal singolo soldato per arrivare alla divisione o al corpo d'armata. Pitt l'unità di base è piccola, maggiore è l 'integrazione istituzionale necessaria per dare reale capacità operativa alla forza da costituire. In certa misura la interoperabilità del "software" può essere anche più significativa dell'interoperabilità dell'"hardware" e accrescere l 'efficienza operativa di Unità Multinazionali, comunque costituite: ci si riferisce alla armonizzazione delle varie dottrine militari nazionali, delle tradizioni, del modo di pensare e di pianificare nonché a quello di addestrare gli uomini. Questa "interoperabilità intellettuale" è forse la più difficile da raggiungere, ma anche la più necessaria, e richiede una forte riforma al livello stesso delle scuole e delle accademie nazionali. Più ci si avvicinerà a questo obiettivo, più sarà facile concepire Unità Multinazionali pienamente efficaci. Come abbiamo già osservato, le singole nazioni restano responsabili di assicmare il trasporto delle proprie Unjtà nelle aree di impiego, dove verranno prese sotto il comando e il controllo operativo dei comandanti NATO: ciò pone certamente un proble17


ma di adeguamento delle capacità di trasporto nazionale, sia strategiche che tattiche, a secondo degli impieghi previsti nell'ambito delle Unità Multinazionali. E inoltre permane il problema non indifferente della "alimentazione" e del supporto Logistico delle Unità nazionali (anch 'esso in larga misura una responsabilità nazionale, tanto maggiore quanto minore è la standardizzazione dei s istemi d'arma utilizzati). Nel complesso quindi le decisioni nazionali e la stessa efficienza relativa dei sistemi na:ionali logistici e di trasporto condizioneranno in modo determinante l' efficien:a dell'Unità Multinazionale e il suo effellivo impiego. Molt i diversi livelli istituzionali si intersecano. J più rilevanti sono ovviamente quelli tra UE/UEO e NATO. In questo caso è possibile: A - delegare ogni funzione operativa e di comando alla NATO (so luzione delineata dali 'art.4 del Trattato di Bruxelles - UEO) B - costi tuire due catene di comando parallele di due forze parai lele che poi potranno variamente collegarsi tra loro (soluzione delineata dall'art.! O del Trattato di Parigi - CED) C - costituire uno strumento militare integrato deli'UE che partecipa alla NATO così come oggi vi partecipano g li strumenti mi litari nazionali , ed in loro vece (soluzione federalista pura) D - costituire varie catene di comando multinazionali e/o integra te che fanno riferime nto a forze nazionali che possono venire loro assegnate di volta in volta (soluzione "mista" verso la qua le potrebbe indiri zzarsi I'UE, basata sull 'esperienza della NA TO). La soluzione A presenta lo svantaggio di penalizzare il processo di integrazione dell'Europa e di ostacolare il reinserimento a pieno titolo de lla Francia e della Spagna nella difesa comune. Es18

l


sa inoltre è fortemente dipendente dalla continuità di un importante impegno militare americano in Europa, ivi comprese considerevoli forze stanziali: una prospetti va tutt'altro che certa nel medio periodo. La soluzione B implica alti costi e la prospettiva di un connitto permanente tra i due strumenti militari e i loro relativi finanziamenti. Essa appare oggi largamente irrealistica. La soluzione C è quella istituzionalmente più chiara, ma deve discendere dalla creazione di un potere politico federale (o confederale) europeo con competenze di difesa e sicu rezza ben più ampie di quelle attuali. Potrebbe divenire la soluzione ott imale verso il termine del completamento del processo di formazione dell ' UE, ma ben difficilme nte potrebbe essere attuata prima di allora. La ~o l u z ione D è anche quella che ora si tenta di mettere in pratica. Si tratta di una soluzione di compromesso la cui validità dipende in larga misura dalle decisioni concrete che verranno prese di volta in volta. Come abbiamo già più volte sottolineato, questa soluzione cerca di percorrere una strada intimamente contraddittoria: - da un lato accresce la integrazione multinazionale, a vari livelli , degli strumenti militari nazionali, - d ' altro lato però attribuisce al livello decisionale nazionale la funzione di arbitro tra i vari li velli e la decisione ultima circa la cons iste nza relativa degli impegni da perseguire. Questo compromesso è intimamente instabile. e rischia fortemente di non risolvere il dilemma tra ri-nazionalizzazione delle politiche di difesa o loro integrazione multinazionale. Re nde però più facile, in compe nso, la cooperazione tra il livello UE/UEO e quello NATO.

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rt. SUMMARY Multinational Forces and Europcan Defence The strategie sctting unveils both new and old problems. Stili , national and Europcan defcnce require a credible dcterrence posture fac ing Russian remaining nuclear and conventional capabilities. Also, there is the nced to manage, contro! and possibly reduce threats and risks arising from growing instabilities and local connicts, East and South . This double requirement may bring about conflicting outcomes. I t reaffirm s the nccd to maintain the existing systcm of Western alliances, but it exposcs their politica!, structural and operational limits. Also, the abundance of security organizations and institutions favours inter-institutional frictions. The two paralle l decisions to enlarge the Atlantic A lliance toward the East (and eventually toward the South) and to establish a common European Foreign, Security and Defence Policy have not been fo llowed yet by the development of good working relationships betwecn these institutions. Presently, the West has an Alliance with largc military capabiliries and a Europcan Union with a distinct po litica! decis ion-making system, each looking to the other to complcment its weaknesses without interfcring with its srrengths. This international confusion increases the relevance and the prceminence of the national decision-making authorities: each s ingle nation, according to its priorities and perceptions, can shift its weight behind the preferred multilateral organization or s trategy, thus diminishing the overall Western coherence and cffectiveness. In military terms, the prcscnt si tuation is characterized by: - The continuation of the European demand of strategie detรงrrence, granred by the Unitcd S tates, 21


- A much weaker necessity to mainrain conventional American forces in rhe European theatre, - More generally, the possibility to greatly cut land forces and standing armies, - The urgent need to completely revise defence policies and planning, also at the operational leve!. A possible solution may arise from a comprehensive and solid development of the defence capabilities of the Western European Union, as the military arm of the European Union and the European Pillar of. the Atlantic Alliance. Yet, it wou ld mean to greatly modify the ex isting NATO makeup. changi ng the balance of responsibilities and military capabilities bctwccn America and Europe, in favour of the latter. Also, this would be impossible or even dangerous, if the Europeans did not meet the necessary military requirements. On the positive side, however, to stress this European solution means to put right on the table, and immediately, ali the neccssary technological and military requirements that the Europeans shall meet to fu lfill a greater security and defence rolc. On the conlrary, a waiting game, with a rapid decline of the Amcrican military presence and strategie commitment in Europc, may s lowly erode the Western military and politica! capabilities, up to a point of non return. Yet, the main weakness of the European Defence Identity is politica! and it stems from the unclear wording of the compromise reached at Maastricht. The European Union Treaty identifies three different levels of intcgration: - A European Foreign and Security Policy, - A common Europcan Ocfence Policy, and - A common European Oefcnce.

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The difference among these threc levels is obscure. The European Dcfcnce Identity risks having incredibly large, all-encompassing politica! competencies without operational means and doctrine. In thc end it may produce two completely di fferent solutions: - A complete reorganization of the national military means according to common but not yct clcar NATO gu idel incs, - A greater tendency of the various nations to gai n back their freedom of action and decision. The Atlantic Alliance is trying to preempt the renationalization of defence models and excessive force and budget cuts through thc establishment of ncw multinational units and organizational framcworks. Yet, it confronts the unsolved problem of how to combine thc ex istence of new integrated, multinational units with out-of-arca or non-traditional military missions, which wi ll be carried out by ad hoc national coalitions. At the same time it has to confront the eventual development, in a not too distant future, of a Europcan Command of the WEU calling on these same national forces earmarked for NATO's use. In practicc, the new NATO problem is how to combine a well srrucLUred, integrated and hierarchical military organization with a variable geometry on the pol itical and decision-making side. Thus, at the same timc, Western Europe confronts two processes: one of multilateralization of military means and one of renationalization of defence policies. This situation increases the difficulty to establish a coherent common European defence and may eventually weaken the Atlantic Alliance also. On the technical side, the creation of multinational units is relatively easy with Naval Forces, slightly more difficult with Air Forces and much m ore complex with Ground Forces. In the latter

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case the perplexing qucstion to be answered i s which basic national unit to use to establish a coherent multinational and efficient formation. It can be the single ship on the sea or a smaJl group of fighters (or even a single EAW or a tanker) in the air, but it can hardly be a platoon or even a company on Jand (except for Special Operation Forces or some logistic supports). The smaller the basic national components, the more difficult it w ill be to establish a coherent military structure. But, if the national units are greater (beginning from the level of a Brigade), the multinational contro! on their training and equipment, as well as the certainty of their availability diminish. A ccording to military experts, the interopcrability of training and "software" can be more criticai than the interoperability of the hardware, and is more di fficult to achieve. In fact, it would require the harmonization of teaching and training programs, and of languages and perceptions also. A taU order indeed. According to thc NATO planning, each singlc nation is responsible of transporting its earmarked units to the required spot, and of ensuring their logistic supports, while the appropriate NATO Command will takc over operational contro! from thc national commands only when the multinational force is rcady to act. First, this means that na1ional decisions and the sheer ava ilabi lity and efficicncy of the various national transport and logistic organizations wi ll limit the effecti veness and the readiness of thc mul!inational formations. Second, it causes some doubts on the sustainability of these formations and their augmentation in case of need. Meanwhile, the various European nations are stri v ing to achicvc some form s of "military adequacy": they maintain balanccd but insufficient forccs, look ing toward the allics to complement thcm, should the need arisc. T hcreforc, the developmcnt of multinational forces is conccivcd as a mcans to improvc thcir narional dcfcnsivc "adequacy" and not as a first step in thc dircction of a

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greater military integration and specialization. Thcse perceptions narrow the effectiveness of the multilateralization process and preserve ali kinds of duplications and inconsistencies among national military forces. This is in line with thc history of the existing multinational forces. Apart from the ARRC, NATO has already the AMF (Land and Air) and three Standing Fleets. The Franco-German Brigade (now to become a new Eurocorps). the Anglo-Dutch Marines, ad hoc peace-keeping formations are other cases in point. Each one of them has been conceived ad hoc, related to specific operational, politica! and institutional requirements, strictly defined according to the priorities of the national force(s) taking the leading role. Ins ide NATO, the multinational forces should play their part among other NATO forces, according to the force topology illustrated by the following table (they will play IRF/RRF roles):

Type of F o ree

Category

Op. Slllt/IS

IRF- I mmediate

A

operational in

Reaction Forces RRF- Rapid

2-10 days A-8

Reaction Forces MDF- Main

opermiona1 in 10-30 days

A-8-C-(D)

Defence Forces

operationa1 in 20-90 days (up IO 180)

A F - Augmentation Forces

D

operational in 180-365 days

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Yet, this scheme shall take into account national differences. In the Italian case, for example, this scheme has been largely adapted and modified: Type (lraly)

Category

NATO Ro!e

Forze di pronto

A

rRF/RRF

B-C

RRF/MDF/AF

Forze di

D (to be furrher

AF

ri serva

reduced)

impiego Forze d i secondo tempo

The same confusion of languages can be found in any other NATO mcmber state. It is that the two-fold operational requirements of the military forces (national and multinational missions to be fu lfilled by the same formation s) demands a degree of flexibility existing on paper, but not in the real world of soldiers. This contradiction is not fatai simply because the threat is dimillished and it is highly unlikely that contingencies will arise dictating the immediate and simultaneous use of ali IRF and RRF forces on various fronts. Moreover, the fact that the logistical structure of these forces remains basically national increases their limits. Without a common, multinational and integrated logistic of their own, multinational forces cannot operate independently from national forces and planning, and will depend from the availability and cooperation of national command authorities. The intersection among clifferent multinational organizations and national authorities can prompt more disarray. To solve these problems various decisions are theoretically possible. Some

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of them are listed here, starting fTom the more simple and ending with the more complex: A.

To delegate the command of aJI steps to create and to opera te multinational units toNATO,

B.

To establish a single European multinational command (of the WEU), which would then work out its relationship with the Americans and the other Allies inside NATO,

C.

To establish two (or more) parallel forces, with separate com mands;

D.

To establish various chains of command, national and multi national, NATO and Europeans, which may cali on a common basket of national forces according to the scenario and the po litical w il l.

Solution A is militarily sound but politically ineffective: it antagonizes France and it may be jeopardized by a significant cut of the US military presence in Europe. Solution B requ ires a federai European structure: it may become possible only toward the end of the century, and on ly if the Maastricht Treaty wi ll be ratified. Sti li, it remains the most clearcut politically and sound militarily. Solution C is expensive and could greatly increase intra-organlzations struggles. Solution D is the one presently undertaken but its effecti veness depends on ad hoc decisions. It is an unstable compromise, open both to positive orto negative developments. All national defence models, with very few exceptions, pian a cutback of military force from about 20 to almost 50% of their former leve!. T he reductions will be greater in Centrai Europe than on the Flanks. Theoretically, smaller numbers could ensure equal capabilities should a rea! and deep specialization of forces and military missions be decided among NATO members. Stili,

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a rea! specialization would conflict with the renationalization process and wou ld require a much greater level of politica!, supra-national integration. It may be possible to envisage a greater specialization between Europe and America, based on two complete and powerful military organizations. It is an illusion to hope for such a specialization among the present European nations, which, to do so, shou ld maintaĂŹn unbalanced military forces, unable to defend themselves and their country without the immediate contribution of the allies. Therefore, while it is possible to foresee a fu ll synergy between a new Atlantic All iance and the development of a real European Defence, it is impossible to anticipate a similar development among the Europeans without the previous development of a fu ll European Union .

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III. NUOVE STR UTIURE DI SICU REZZA IN EU ROPA UNITÀ MULTINAZIONALI

UNA SITUAZIONE IN RAPIDA EVOLUZIONE

Il rapido declino della presenza militare sov ietica in Europa orientale e la profonda crisi interna dell'URSS hanno mutato il quadro tradizionale di sicurezza in Europa. Permane naturalmente una potenziale minaccia strategica da parte degli stati successori de li ' URSS (CSI - Comunità degli stati indipendenti), e la Russia resta la maggiore potenza militare presente sul continente, mentre I' Ucraina potrebbe divenirne la seconda potenza nucleare e la terza o la quarta potenza convenzionale. Tale realtà, unita alla diminuzione del potenziale militare alleato non consente di parlare di una sparizione pura e semplice della minaccia da Est, ma essa deve essere rivalutata sulla base del diverso dispiegamento delle forze e del diverso quadro politico internazionale. Il dissolvimento de l Patto di Varsavia si accompagna da un lato ad una tendenza dei paesi dell 'Europa de li 'Est a stringere legami sempre più stretti con l' Occidente, e dali 'altro a crescenti segnali di instabilità. Per quel che riguarda più direttamente l'area di interesse strategico dell ' Italia, si deve pensare in primo luogo ai Balcani e ai paesi dell'Europa centrale (che includono, oltre all 'Italia e alrAustria, la Polonia, la Cecoslovacchia, l'Ungheria e la Iugoslavia e in prospettiva alcune repubbliche della CSI). Le crisi in quest'area sono di diverso ordine: - cri si dello stato-nazione a causa di conflitti etnico- linguistici, economici ecc. (soprattutto in Iugoslavia, Cecoslovacchia. Ro-

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mania, Bulgaria e CSI): a breve scadenza tali conflitti riguardano soprattutto la Iugoslavia, ma a più lungo termine si estendono a tutti i Balcani, sino alla Grecia e alla Turchia; i più pericolosi possono però manifestarsi nella CSI, sia tra le repubbliche (si pensi ad esempio alla forte minoranza russa presente in Ucraina o in Estonia) sia all ' interno della sola repubblica di Russia, anch'essa una realtà di tipo federale, multi-etnico; - crisi migratorie, legate ai confl itti precedenti, ma anche alla crisi economica e allo sfaldarsi deii'URSS; già oggi esistono forti correnti migratorie balcaniche (specie dalla Romania: etnia ungherese, zingari), ma un eventuale aggravarsi della situazione politica ed economica, o anche gravi crisi ambientali, potrebbero portare anche a grandi migrazioni dali 'ex- URSS (è difficile fare valutazioni di massima, ma alcune stime giudicano che la massa dei potenziali profughi potrebbe, nel caso peggiore, toccare il tetto degli 8-l O milioni complessivi); - crisi internazionali che potrebbero derivare dai problemi sopra indicati, e potrebbero giungere sino a forme di conflitto armato (alcuni sono già in atto, sia pure ancora a livello abbastanza limitato, in Moldova, Azerbaigian, Armenia, Georgia e Russia). Dal punto di vista dei rischi militari tradizionali nei confronti dell'Europa occidentale, tuttavia, questi segnali di crisi sembrano comportare piuttosto un ri-dispiegamento delle FF.AA. dei paesi orientali verso Est o in funzione di ordine pubblico, e una netta diminu zione della minacci dalla CSI, sia in termini numerici che di dislocamento delle forze sul ten·itorio. Semmai, più che ad una minaccia militare diretta, è invece opportuno pensare ai rischi collaterali che potrebbero discendere da una grave crisi mil itare (interna o internazionale) nell 'area balcanica o della CSI. La cosa potrebbe divenire di immediato interesse per l'Europa se una tale crisi finisse per coinvolgere anche la Grecia e la Turchia: pensiamo 30


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ad esempio alla questione macedone con tutte le sue complesse valenze internazionali che coi nvolgono un ampio numero di paesi (Serbia, Albania, Grecia, Bulgaria e Turchia). Rimane inoltre aperto iJ problema degli equilibri nucleari. La creazione della CSI ha ridistribuito le forze nucleari sovietiche tra quattro repubbliche indipendenti (Russia, Ucraina, Biellorussia e Kazahstan), e ha accelerato le prospettive di riduzione delle forze nucleari ex-sovietiche. Il quadro non è ancora chiaro, ma è possibile (anche se tutt'altro che certo) che i prossimi anni vedano il disarmo nucleare totale di tutte le repubbliche della CSI con l 'eccezione della Russia. In questo frattempo, tuttavia, ed anche al termine prevedibile di questo processo, la Russia (e la CSI) rimru·ranno in possesso di un importante arsenale nucleare, in grado di minacciare di distruzione l'Europa e gli USA. Un secondo problema è quello della proliferazione nucleare. Tutto fa pensare che la porta del terrore si stia chiudendo quando g ià i buoi nucleari sono fuggiti, e si sono sparsi per il mondo, sotto forma di tecnici e scienziati sovietici arTuolaLi da vari paesi del terzo mondo, e persino di un possibi le contrabbando di testate e material i nucleari. Forse non sarà per oggi né per domani, ma è possibiJe che, a breve scadenza, si annuncino minacce nucleari "eccentriche" (cioè non provenienti da Est), provenienti dai più impensati angoli del globo. E ' anche possibile che una diffusione "anarchica" delle armi nucleari spinga anche paesi oggi responsabili e moderati difensori del regime della non-proliferazitme nucleare, a cambiare politica, accrescendo la instabilità generale. Guardando verso Sud, il quadro strategico si fa anche più complesso, anche se non si può certo parlare, in questa fase, di minacce militari dirette di alta intensità comro il territorio nazionale.Bisogna inoltre considerare che il Sud riveste una grande importanza strategica per l 'economia dell'Europa occidentale, sia per quel 31


che riguarda il commercio che per la libertà delle grandi linee di comunicazione (specie navali) e per i rifornimenti energetici (petrolio, gas naturale). Di converso, la Comunità Europea è il principale partner econom ico e commerciale dei paesi del Mediterraneo, e questo le assicura un ruolo di grande ri lievo per il futuro dell'area. Essa raccoglie quasi il 49% del commercio de i paesi mediterranei c il 30% di quello dei paesi del Golfo. La Comunità investe più di ogni altra potenza economica nel Mediterraneo: il flusso di capitali e investimenti pubblici in quest'area da parte dei paesi comunitari, nel periodo 1984-87 ha sfiorato i 14 miliardi di dollari: di gran lunga superiore a quell o di qualsiasi altra potenza industrializzata. D'altra parre è bene anche ricordare il fallo che la popolazione dei paesi extra-comunitari cresce ad un ritmo superiore a quello dei paesi della Comunità Europea. Nel 2015, nel solo Mediterraneo, secondo la maggioranza delle proiezioni, circa 372 milioni di cittadini non comunitari si contrapporranno ai circa 333 milioni di cittadini dei 12 paesi della Comunità Europea. Quattro paesi in particolare, la Turchia, l 'Egitto, l'Algeria e il Marocco. raccoglieranno da soli circa 270 milioni di abitanti. Da queste cifre si dcduce facilmente la pressione migratoria potenziale dal Sud verso l 'Europa occidentale: una pressione che si aggiunge a quella dali 'Est e che è caratterizzata da una maggiore conflittualità sociale potenziale. Per alcuni versi in questa regione mediterranea e medio orientale si delinea uno scenario analogo a quello dell'Est: fortissima crescita della popolazione, basso tasso di sviluppo economico, alto tasso di instabilità politica interna, alta possibilità di colpi di stato, guerre civil i nonché conflitti internazionali su problemi d i definizione delle frontiere, minoranze, interessi economici, eccetera. Da ambedue le aree viene una forte pressione migratoria. 32


A differenza dell'Est, tuttavia, i problemi del Sud presentano alcune caratteristiche diverse quanto ai rischi politici e militari. Volendo sintetizzare queste caratteristiche in una sola formula si può dire che mentre le minacce da Est sono in una fase calante, quelle da Sud appaiono essere in una fase crescente. In breve: - vi è una forte componente ideologica anti-occidentale motivata da ragioni di fondamentalismo religioso e/o di affermazione nazionale; - vi è una forte bellicosità diffusa ai vari livelli della popolazione, con possibili sviluppi di tipo terroristico; - la quantità di armamenti accumulati dai paesi del Sud è impressionante e (almeno per quel che riguarda quelli aerei e terrestri) è in alcuni casi superiore a quelli dei singoli paesi europei occidentali; - si delinea anche una importante crescita qualitativa di tali armamenti (aerei , m~ssilisti ci , non convenzionali, eccetera), e un incremento del loro raggio d ' azione; - la tecnologia missilistica è resa più minacciosa dalla proliferazione di armi chimiche e nucleari. Si ritiene che un solo paese di quest 'area (Israele) abbia nel suo arsenale alcune testate nucleari, ma altri (come l'Iraq, forse l 'Algeria e il Pakistan) tentano di sviluppare capacità analoghe. Capacità belliche nel campo delle armi chimiche sono già esistenti in Iraq e in Iran, in Egitto e probabilmente anche in Libia. La crisi del Golfo ha messo drammaticamente in evidenza tutti questi problemi, obbligando gli USA ad una mobilitazione militare imponente per rispondere ad una minaccia relativamente marginale. Le conseguenze di questa crisi peseranno a lungo sul futuro politico di questa regione, e costituiscono un importante prece33


dente circa le difficoltà insite in ogni tentativo d i gestione. Lo scenario militare complessivo individua quindi alcuni vecchi e nuovi problemi allo stesso tempo. Permane l'esigenza di dissuadere la potenziale minaccia sovietica, specie quella strategiconucleare. Si delinea la necessità di approntare una politica di gestione e controllo dei rischi derivanti dalla instabilità, ad Est c a Sud. E infine s i afferma la necessità di dissuadere crisi di carattere politico o militare, di intensità crescente (anche se ancora limitata) da Sud, e di approntare strategie dissuasive e preventive o ltre che meramente difensive. Da un punto di vista strategico, il nuovo quadro internazionale suggerisce la necessità di un passaggio graduale da una strategia dissuas iva/difens iva, basate su forze stan ziati in Europa, in grado di condurre una difesa in avanti a partire da posizioni predeterminate e sempre nelJ ' ambito del teatro e uropeo, ad una strategia difens iva e di proiezione delle forze in funzione di gestione/riduzione dei rischi, in teatri e uropei ed extra-europei. Una simile strategia richiede una diverse capacità operative delle FF.AA. nonché una trasformazione de lle tradizionali alleanze militari (tradizionalmente impostate in chiave dissuasiva/difensiva verso Est, e ora alla ricerca di nuove ipotesi strategiche e organizzative). Ciò da un lato conferma l 'es igenza di forme dissuasive, ed eve ntualmente anche difensive (sistemi di difesa antimissilistica), e d ' altro lato segnala la possibile insufficienza delle alleanze e delle strutture di sic urezza tradizionali. La stessa appare nte sovrabbondanza di istituzioni e di accordi di sicurezza potrebbe rivelarsi ingannevole. Interventi multilaterali di gestione delle crisi, di mantenimento della pace o di interposizione sono preved ibili sia nel quadro ONU che in quello CSCE, a condizione tuttavia che si coaguli un sufficie nte consenso, e che tali interventi possano collocarsi entro 34


limiti spesso piuttosto angusti (forze di osservatori, forze di interposizione, eccetera). Interventi più massicci, di " imposizione della pace" , sembrano invece richiedere, come nel caso del Golfo, coalizioni ad hoc. In ambito occidentale vi è un intersecarsi di responsabilità tra UEO e Unione Europea da un lato, e Alleanza Atlantica e NATO dali ' altro (nonché tra queste istituzioni e la stessa CSCE, come si è visto nel caso Jugoslavo, nella istituzionalizzazione dei contatti tra l' Alleanza e gli ex paesi del Patto di Varsavia, eccetera).

La decisione da un lato di accrescere l'integrazione multilaterale delle forze NATO, e dall'altro di accrescere l'integrazione europea nel campo della difesa e della sicurezza, parallelamente alla proposta (tedesca) di dotare la CSCE di mezzi propri di intervento nelle crisi continentali, vanno in parallelo, e debbono ancora essere in qualche modo coordinate. La istituzione del NACC (Consiglio di Cooperazione dell'Atlantico del Nord), ha già visto la riunione dei ministri della Difesa e dei capi delle Forze Armate dell ' Alleanza Atlantica con i loro colleghi dell 'Est, e potrebbe portare a forme di cooperazione operativa, che per ora sembrano soprattutto indirizzarsi ad aiuti alla ristrutturazione degli strumenti militari orientali. Ciò ha posto con maggiore urgenza la questione di un più stretto collegamento tra la NATO e la CSCE, per il quale è in atto un dialogo inter-istituzionale tra questi due organismi. Peraltro, nel corso della crisi Iugoslavia si era anche delineato un dialogo tra la CSCE e la Cooperazione Politica Europea. Le difficoltà maggiori di questa situazione sono da ricercare: - nella debolezza istituzionale della CSCE, che potrebbe riflettersi negativamente sulla efficacia delle azioni intraprese dalle istituzioni occidentali;

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- nei limiti politici o strumentali delle organizzazione occidentali di fronte ad impegni che eccedono di gran lunga le loro normali ipotesi operative e competenze. Nel frattempo, questo moltiplicarsi di iniziative multilaterali finisce paradossalmente per accrescere la centralità del quadro decisionale nazionale: sono infatti le singole nazioni che di volta in volta debbono decidere come e dove allocare le forze e quale istituzione preferire al di sopra delle altre. Se quindi da un lato queste iniziative sottolineano l' importanza dei quadri multilaterali di integrazione, d'altro lato il loro moltiplicarsi può anche convivere pienamente con le tendenze alla " rinazionalizzazione" delle politiche estere e di difesa. Ne conseguono difficoltà maggiori di definizione del quadro della sicurezza entro cui inserire il Nuovo Modello di difesa.

PROSPETTNE EUROPEE

Lo schema di organizzazione della difesa occidentale che si delinea dopo la decisione dell 'Alleanza Atlantica di ristrutturare la NATO e dopo il Vertice di Maastricht che ha creato l 'Unione Europea, contiene elementi istituzionali disparati che fanno riferimento a diverse organizzazioni internazionali, e a diversi raggruppamenti di paesi (i 16 della NATO, i 12 della Comunità, i 9 dell 'UEO, senza parlare dei 51 deHa CSCE). Al Vertice di Maastrieht è stata individuata una possibile soluzione di compromesso, che cerca di dare unità e coerenza operativa ali ' insieme delle istituzioni fra loro interconnesse, che attualmente vedono un confuso sovrapporsi delle loro competenze. In particolare si è individuata la possibilità che si sviluppi un compromesso istituzionale tra NATO e Unione Europea, attraverso un ruolo "ponte" che verrebbe giocato dali 'UEO e, almeno per un pe36


riodo transitorio, e nelle materie di carattere industriale e di politica degli armamenti, dall' IEPG, oltre che da alcuni accordi bilaterali. Tuttavia siamo ancora ben lontani dal comprendere pienamente come queste diverse istituzioni verranno a interagire tra loro, o meglio ad integrarsi. Tali interazioni inoltre dovranno rispondere alla trasformazione del quadro della minaccia, delineato sommariamente nelle pagine precedenti. In Europa ciò significa soprattutto constatare la diminuzione (quasi la sparizione) della minaccia da Est, con una particolare enfasi sulla diminuzione e il controllo della minaccia terrestre. In sintesi: - ciò non modifica sostanzialmente la dipendenza strategica dell'Europa dalle forze nucleari USA, per dissuadere il potenziale nucleare residuo della CSI; - tuttavia diminuisce la dipendenza dal contributo difensivo delle forze convenzionali americane e la necessità di rinforzi rapidi d'oltre atlantico; - diminuisce la necessità di mantenere in vita ampie forze terrestri ad alto grado di prontezza operativa, ed è invece possibile fare ricorso a sistemi basati sulla mobilitazione di riservisti; - impone una revisione delle diverse missioni affidate alle FF.AA. europee. Sino ad oggi i Modelli di Difesa dei paesi europei occidentali sono stati elaborati avendo in mente interessi e priorità essenzialmente nazionali, che continuano a lasciare quasi unicamente agli USA il compito di compensare e collegare in chiave multilaterale e unitaria le loro realtà separate. Le eccezioni a questa realtà, come la presenza alleata in Germania, sono messe in forse dal processo di riduzione degli armamenti.

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E' persino possibile che, se la revisione dei Modelli di Difesa avverrà secondo le linee nazionali tradizionali, si realizzi un aumento e non una diminuzione della divaricazione delle Forze all'interno dell'Alleanza. Ciò comporterebbe una maggiore dipendenza sostanziale degli alleati europei dal contributo americano per il mantenimento della Alleanza stessa. Tuttavia ciò avverrebbe in un clima di crescenti pressioni interne americane a favore di una riduzione delle Forze in Europa, e in presenza di sempre maggiori polemiche relative al burden-sharing. L'Alleanza Atlantica ha cercato di anticipare e risolvere questo dibattito euro-americano sul futuro dell'Alleanza indicando la strada della costituzione di Unità Multinazionali. Per la NATO questa non è una novità assoluta, ma semplicemente lo spostamento verso il basso (di uno o due livelli) della realtà integrata che già esiste. Nella NATO infatti esiste già un sistema integrato multinazionale al livello MSC (Maggiori Comando Subordinati). Così ad esempio, in CENTAG (Centrai Army Group), il COMCENTAG (Capo del CENTAG) ha ai suoi ordini 2 Corpi d'Armata americani, 2 tedeschi e raggruppamento di brigata canadese (in via di ritiro), e si serve di uno staff di Stato Maggiore multinazionale ed integrato. I Corpi a lui subordinati tuttavia ·sono nazionali. La ristrutturazione delle forze alleate proposta dagli attuali piani di costituzione di Unità Multinazionali vedrebbe quindi l'integrazione multinazionale scendere allivello dei Comandi di Corpo d'Armata e di Divisione, lasciando sopravvivere la dimensione puramente nazionale a livello di brigata o di alcune formazioni di corpi speciali. La strategia sottesa a queste ipotesi è tutt'ora da precisare. Attualmente essa viene denominata Joint Precision lnterdiction: nelle sue prime formulazioni essa sembra prevedere la necessità di una mobilità e una capacità di intervento a tutto campo delle forze alleate su un territorio molto più vasto di quello strettamente definibile come "alleato", e soprattutto una concezione molto ampliata della attuale linea strategica di difesa e dissuasione da attacchi diretti. 38


Tuttavia risulta ancora poco chiaro il quadro per quel che riguarda le crisi fuori area, che sfuggono all'area di competenza istituzionale della Alleanza. Per tali contingenze sembrano delinearsi tre possibili ipotesi alternative: - lo sviluppo di forze di pronto intervento nazionali, che potrebbero poi agire di concerto sulla base di coalizioni "ad hoc" ; - l' utilizzazione di parte almeno delle forze mobili create per contingenze NATO, sulla base di un comando ad hoc che utilizzi la struttura alleata, senza però farne formalmente parte; - la creazione di un apposito comando "europeo" in ambito UEO, che possa servirsi delle forze multinazionali create per contingenze NATO, o che abbia a sua disposizione forze mobili diverse da quelle "NATO earmarked". Di queste tre ipotesi, la terza è quella più coerente con uno sviluppo di identità europea nel campo della difesa. La seconda è tutt'ora la più improbabile, perché coinvolge troppo direttamente la NATO nelle crisi fuori area e la prima è la semplice continuazione della situazione attuale. E' bene comunque notare come la seconda ipotesi (quella della costituzione di forze di intervento della NATO) non sia da scartare a priori. Al contrario, alcuni sembrano pensare alla possibilità di interventi collettivi NATO fuoriarea legittimati da decisioni ad hoc della CSCE o delle NU. In tal caso però sarà anche necessario affrontare il problema delle limitazioni costituzionali all 'impiego di forze fuori-area, in particolare in Germania. Da un punto di vista europeo infme notiamo che sia la prima che la terza ipotesi consentono una facile integrazione operativa delle forze francesi (e spagnole), mentre la seconda potrebbe incontrare alcune difficoltà politiche aggiuntive. Tutte e tre queste ipotesi richiedono comunque un rafforzamento delle forze mobili di pronto intervento attualmente esisten39


ti in Europa. Oggi ad esempio solo la Gran Bretagna ha a sua disposizione forze mobili con una buona aliquota di forze terrestri corazzate. La esperienza del Golfo ha mostrato come le forze francesi, per quanto altamente mobili, siano ancora piuttosto " leggere" in termini terrestri. Nessuna di queste forze europee ha una sufficiente capacità elicotteristica (anche se i francesi sono, in questo campo, più avanzati degli altri) e sufficienti capacità di trasporto strategico. Se si cumulano le esigenze NATO a quelle delle crisi extraeuropee, il risultato è infine quello di una profonda revisione dei modelli di difesa esistenti. Una revisione in chiave integrata (europea o atlantica, o meglio una combinazione delle due), può anche facilitare una ristrutturazione della strategia difensiva alleata, in linea con scelte difensivistiche del tipo di quelle che sembrano raccogliere vasti consensi politici interni in molti paesi alleati. L'idea sarebbe quella di privilegiare la creazione forze relativamente leggere e mobili, con armamento altamente efficace, che possano disporre di un veloce trasporto strategico di rinforzo e che utilizzino anche materiali disponibili in depositi su base di accordi di affitto/prestito). Queste considerazioni di carattere generale sembrano suggerire l 'ipotesi che la NATO, pur riducendo le proprie forze per adattarsi al mutare della minaccia in Europa, rimanga comunque la maggiore realtà operativa sul piano militare, e che gli USA restino militarmente presenti in Europa con forze sia convenzionali che nucleari aeroportate. All'interno della NATO si prevede l' attuazione di una maggiore integrazione e specializzazione di ruoli, soprattutto grazie alla formazione di un certo numero di Unità multinazionali, euroamericane.

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Allo stesso tempo però la NATO tende a ristrutturarsi su due pilastri: uno americano e uno europeo. Quest'ultimo, pur non coincidendo necessariamente con l'Unione Europea e con I'UEO (che fa parte deli'UE), di fatto ne sarebbe tuttavia l'estensione in campo militare. La Alleanza Atlantica ha infatti riconosciuto esplicitamente la opportunità che si svil uppi una identità e una politica di sicurezza europea unitaria, a partire dali 'UEO. A Maastricht è stato deciso che 1'UE sviluppi una più decisa personalità internazionale (Identità europea di politica estera e politica della sicurezza), pur non costituendo dei comandi europei integrati separati e d iversi da quelll della NATO. Potrebbe fare eccezione, secondo alcune proposte, il fuori area, dove si delinea la possibilità di servirsi dell 'UEO come d i un "ponte" tra la dimensione politica di sicurezza dell 'UE la dimensione più propriamente militare di alcuni impegni, in particolare quelli "fuori area", per i quali si propone l'approntamento di forze multinazionali europee. Nel frattempo, l 'UE procede verso la costituzione di un mercato interno unificato degli armamenti, secondo i suggerimenti contenuti nel Rapporto Yredeling deli 'IEPG (1986), e su lla base dell'esperienza del Mercato Unico in campo civile. In pratica l'UE tende a riassorbire l 'IEPG attraverso l 'UEO e attraverso maggiori competenze in campo commerciale, tecnologico e industriale, da affidare alla Comunità Europeo. In tal modo l'UE voiTebbe offrire un quadro unitario alla politica industriale del settore (che vede operare imprese presenti contemporaneamente sul mercato militare e su quello civile) e mira ad un maggiore coordinamento della politica di ricerca e sviluppo. Si delinea anche la possibilità di interventi comunitari sul versante della politica di riconversione industriale e del mercato del lavoro. Si delinea anche Ja possibilità di maggiori consultazioni e cooperazione in campo nucleare tra Francia e Gran Bretagna che po41


trebbe estendersi, con forme ancora tutte da precisare, anche agLi altri paesi europei dell'Alleanza. Ciò costituirebbe un interessante sviluppo in campo nucleare di accordi già esistenti sul piano convenzionale (come quelli del 1987, tra i ministri della Difesa Younger e Giraud, che regolava l'accesso delle truppe britanniche alle linee di comunicazione francesi, per transito verso il teatro di operazioni della NATO. Il complesso di questi sviluppi non costituisce ancora un quadro istituzionale chiaro ed univoco, ma è tuttavia sufficiente per avviare con successo un processo di integrazione/specializzazione della Difesa in Europa. Il maggior svantaggio di un "pilastro europeo" incentrato sull 'UEO è nel fatto che l 'UE, pur non avendo dirette competenze militari, ha tuttavia evidenti ambizioni politiche ed istituzionale e quindi, su questo piano, non può facilmente conv ivere con una NATO, sostanzialmente dominata dagli USA, e con le esistenti strutture militari nazionali. Ciò ha anche lo svantaggi per la NATO, Limitando la portata politico-strategica dell'integrazione militare: si tratta tuttavia di uno svantaggio solo teorico, visto che l 'ipotesi di una forte struttura unitaria europea in campo militare, che comporterebbe la istituzione di un nuovo potere politico-militare sovranazionale, sia pure nel più lungo periodo, resta altamente improbabile. In compenso, un approccio a partire dal l 'UE consente di concentrare subito le iniziative di razionalizzazione su quegli aspetti economici, tecnologici e industriali che sono oggi al centro dell'attenzione. E' quindi probabile che, per quel che riguarda il settore operativo, si debba pensare a uno sviluppo convergente tra la assunzione di maggiori responsabilità politiche internazionali da parte della Comunità (UE) e lo sviluppo di Unità Multinazionali e ca-

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pacità collettive di intervento fuori area, sia nella NATO che neii 'UEO. In ultima analisi, persino una semplice integrazione che potremmo definire "per prossimità", tra le varie istituzioni europee ed atlantiche potrebbe anticipare e risolvere senza grandi affanni una gran parte dei problemi formali e sostanziali che oggi vengono sin troppo sottolineati ed ingigantiti. Il trasferimento dell 'UEO a Bruxelles dovrebbe essere parte integrante di una ta le operazione di "coordinamento empirico", sia nei confronti della Comunità che della NATO.

E' tuttavia necessario guardare un po' più da vicino questi sviluppi, per paterne comprendere il senso e per vedere se e come essi possano effettivamente costituire un tutto unico.

PROBLEMI DI INTEGRAZIONE

Lo sviluppo dell'Identità europea di difesa e sicurezza deciso a Maastricht dovrebbe essere caratterizzato da una gradualità istituzionale da realizzare in una serie di fasi o tappe successive le une alle altre, che tuttavia non sono chiaramente precisate, salvo che per quel che riguarda due scadenze temporali: il 1996 (quando si dovrà convocare una Conferenza ad hoc sulle questioni di sicurezza e difesa) e il 1998/99 quando verrà a scadere il periodo di prova dell'Unione Monetaria, e si dovrà dare attuazione ad una più strutturata Unione Politica e Monetaria. I documenti approvati dal Vertice Europeo affermano in particolare che " l 'UEO formerà parte integrale del processo di sviluppo dell'Unione Europea e accrescerà il suo contributo alla so lidarietà ali 'interno dell'Alleanza Atlantica". Inoltre si è raggiunto l 'accordo di lavorare in ambito UEO, in una prospettiva 43


a più lungo termine, per una " politica di difesa comune ali ' interno dell ' Unione Europea che potrà successivamente condurre ad una difesa comune compatibile con que ll a de l! ' Alleanza Atlantica". Come si vede dunque i Dodici hanno operato una distinzione tra tre diversi concetti: - identità europea di sicurezza e di difesa, - politica di difesa comune -difesa comune. La identificazione di questi tre concetti coincide con il princi pio d i gradualità affermato ali' inizio. Tuttavia la distinzione tra i tre live lli è quanto meno confusa, e rischia di riproporre ad ogni momento il problema di come conciliare UE e NATO. Più che da una chiara distinzione "a monte" i compromessi necessari verranno quindi "a va.lle" delle modifiche strutturali (istituzionali e operative) delle varie organizzazioni coinvolte nella definizione e nell 'appl icazione della politica comune di sicurezza e di difesa. Saranno piuttosto gli organi a creare le funz ioni, mentre il processo inverso (di definizione degli organi a partire dalle funzioni) avverrà solo in un secondo tempo, ad una data già prefissata dal Vertice di Maastricht al 1996, due anni prima della scadenza cinquantennale del Trattato di Bruxelles (rivisto nel 1954 e istitutivo dell ' Unione Europea occidentale - UEO). Il rischio di una simile s ituazione è che si scateni una sorta di disordinata e spietata "corsa ali 'oro" tra le varie istituzioni europee ed atlantiche, per l'occupazione degli "spazi" ancora non ben definiti della futura "difesa comune". Ciò potrà avven ire attraverso un processo di proli ferazione burocratico-politica di "organi" destinati a svolgere le più svariate "funzioni" o concepiti in modo " flessibile" così da poter ricoprire un numero quanto più largo poss ibile di "funzioni ", levando spazio ed autorità alle altre istituzioni .

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Tutto questo potrebbe non avere alcuna importanza se iJ processo di "proliferazione degli organi" coincidesse con un evidente processo di ristrutturazione dell'ordine internazionale ed europeo, capace di raccogliere il più ampio consenso politico. In realtà però i due processi non sono necessariamente coincidenti. Il secondo infatti dipenderà più dalla consistenza istituzionale e operativa delle singole istituzioni (una funzione interna alle istituzioni medesime) che dalle domande del quadro internazionale (funzione esterna). La motivazione burocratica tenderà ad avere il sopravvento su quella politica, con conseguenze che potrebbero essere disastrose, anche perché si trovano di fronte due burocrazie particolarmente agguerrite e competenti come quella della Commissione/UE e quella degli Alti Comandi Alleati/NATO. Sino ad oggi la convivenza tra queste due organizzazioni era garantita da una chiarissima distinzione di funzioni (civili e militari). Ora questa distinzione cessa di esistere (almeno in prospettiva). L'utilizzazione dell'UEO come struttura di raccordo tra le due realtà conferma la fragilità del compromesso raggiunto. Da un punto di vista istituzionale, infatti, la maggiore caratteristica dell 'UEO è quella di avere larghissime competenze (e quindi un numero potenzialmente altissimo di funzioni, in Europa e fuori, in campo militare e in campo economico), ma di essere priva di qualsivoglia solidità organizzativa. L'UEO è una sorta di oscillante ed ambiguo Amleto, che è e non è, in cui sogno e realtà si confondono inestricabilmente e in cui anima atlantica ed anima europea convivono senza alcuna coerenza, per mera stratificazione storica. Da un lato, nel 1991 è stato decretato che essa venga a far parte integrante dell'UE, in cui è destinata a dissolversi divenendone il "braccio armato". D'altro lato l 'art.4 del Trattato di Bruxelles (rivisto nel 1955), afferma "nell'attuazione di questo Trattato, le Alte Parti Contraenti e tutti 45


gli organismi da esse creati nel quadro del Trattato coopereranno strettamente con l'Organizzazione del Trattato de Il' atlantico del Nord. Al fine di evitare ogni doppio impiego con gli stati maggiori della NATO, il Consiglio e l'Agenzia [dell 'UEO] si rivolgeranno alle autorità militari appropriate della NATO per ogni informazione e ogni avviso sulle questioni di carattere militare". L' UEO resta quindi in bilico tra le sue nature, senza avere la possibilità di sciogliere autonomamente questo dilemma. Il tentativo di "distinguere" l 'animo atlantico da quello europeo sulla base di un 'attribuzione geografica (NATO competente "in-area" e UE/UEO competente fuori-area) è anch'esso molto debole: - perché è oggi sempre più diffici le definire quale sia l 'effettiva ampiezza geografica dell 'area di competenza della NATO (il Consiglio di Cooperazione dell 'Atlantico del Nord, ad esempio, include anche la Repubblica di Russia, che si estende fino al Pacifico, le nuove Repubbliche asiatiche della CSI, la Romania e la Bulgaria, ma non invece la Iugoslavia); - perché è effettivamente un po' strano immaginare come l' UE/UEO possa disinteressarsi della -difesa e della sicurezza del suo proprio territorio, per occuparsi invece del Golfo o del Sud Est asiatico; - ed infine perché questa distinzione "formale" non è in realtà applicabile "sul campo", come distinzione tra le forze militari a disposizione della NATO o dell'UEO; al contrario, ambedue le missioni, in-area e fuori-area, finiscono per fare riferimento allo stesso strumento militare. Inevitabilmente quindi la distinzione operata a livello politico si ripropone a livello militare, dove rischia di divenire inesolubile. Tuttavia la situazione attuale differisce in meglio da quella precedente per due ragioni principali:

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- adesso l'A lleanza Atlantica riconosce esplicitamente l 'esistenza e il ruolo deii'UEO (mentre in precedenza era solo I'UEO che riconosceva unilateralmente il ruolo prevalente della NATO in campo militare), sia pure solo a livello di documenti approvati dal Consiglio Atlantico e non in un articolo del Trattato istitutive, come nel caso deii 'UEO; - la creazione dell'VE e l 'estensione già accettata delle sue competenze sino ad includere la "politica di difesa comune" (quanto alla "difesa comune" ogni decisione dovrà attendere quanto meno il 1996), cambiano il quadro politico-giuridico, delineando la prospettiva che I'UE finisca per assumere (secondo il principio e il metodo della sussidiarietà - ribadito a Maastricht) competenze e poteri oggi esercitati a livello nazionale, e semplicemente organizzati, ma non delegati in modo permanente, in ambito NATO. Avviene cioè che in prospeujva l 'UE, organizzazione sovranazionale di tipo confederale, abbia una consistenza e una personal ità maggiore della NATO, organizzazione internazionale di natura strettamente multilaterale. Si delinea quindi un possibile conflitto tra le potenzialità dell'UE e la realtà operativa della NATO che potrebbe avvenire in corpore vili, sull 'UEO, sulla base appunto della proliferazione e della lotta burocratica tra organismi. Proprio quello che il vecchio Trattato di Bruxelles cercava di evitare, ma che non sarà possibile evitare nei fatti sino a che non vi sarà chiarezza sulle ambizioni e le finalità dcii'UE da un lato e sul reale futuro della NATO dall'altro. Già ora si delineano le posizioni dei vari contendenti, con la Francia tesa a rafforzare l 'UEO, la Gran Bretagna interessata a rafforzare la NATO e la Germania ancora incerta, ma politicamente più interessata alle prospettive aperte dali 'UE che a quelle della NATO, anche se ancora legata (ma per quanto?) alla necessità pratica di mantenere in vita l'Alleanza Atlantica. 47


Di fatto, questa contrapposizione ha un risultato forse inatteso, che potrebbe ulteriormente complicare le prospettive future della sicurezza europea. Il fatto che il conflitto istituzionale si giochi allivello degli organi (e quindi della struttura formale delle forze) più che al livello delle fu nzioni sembra ovviamente favorire la NATO che profitta della esistenza di una complessa struttura di comandi e di forze. In pratica però ciò che avv iene è che le singole nazioni presenti nella NATO possono utilizzare la ristrutturazione delle forze a fi ni interni di riorganizzazione burocratica. Il quadro NATO è cioè la risultante ma anche una delle giustificazioni delle varie ristrutturazioni in corso in ambito nazionale. Ciò non esclude naturalmente l 'esistenza di un influsso "v irtuoso" del sistema di pianificazione collettivo della Nato sulle si ngole pianificazion i nazionali, s ia in termini di livelli delle forze richieste, sia (ed è forse l'aspetto più significativo) per quel che riguarda il loro livello di addestramento, il loro armamento e la loro prontezza operativa. Si delinea così il seguente doppio processo: - gli strumenti militari nazionali vengono ristrutturati in chiave multinazionale e di maggiore integrazione europea e atlantica; - ma le decisioni strategiche e operative dipendono in modo determinante dai centri decisionali nazionali che, oltre ad avere la scelta tradizionale se aderire o meno alla "chiamata alle armi" da parte della NATO in caso di crisi, ora hanno anche la scelta tra un 'opzione NATO e un 'opzione europea (o varie opzioni europee e multinazionali). Se quindi, da un lato, le politiche nazionali della difesa si intem azionalizzano, d'altro lato e parallelamente, la difesa comune si nazionalizza, e i centri decisionali nazionali crescono di importanza e di autonomia. Un processo eli ri-nazionalizzazione strullurale si accompagna al processo di internazionali::zazione e a quello di integrazione decisi sul piano politico.

48


t

In tal modo tuttavia si vengono a creare le premesse che renderanno più difficile il consenso per la definizione di una difesa comune europea (e di una politica europea della difesa). Le Forze Armate britanniche, in particolare l'Esercito, si apprestano a strutturarsi integralmente in ambito NATO. Le forze francesi puntano alla creazione di task forces europee e all'incremento di Unità Multinazionali, in particolare con le forze tedesche. Queste ultime aderiscono ad ambedue le tendenze, anche se la ristrutturazione NATO coinvolge certo più forze di quella europea. In particolare poi i tedeschi si trovano a gestire due problemi "anomali". Il primo: essi non hanno ancora chiarito la loro posizione politica e costituzionale circa la possibilità di inviare forze "fuori area", e ciò limita implicitamente il loro contributo a forze UEO destinate appunto al fuori area. Il secondo: essi hanno accresciuto la "dimensione nazionale" del loro strumento militare attraverso la costituzione di un Gruppo di Forze, di base nei nuovi Uinder del l 'Est, che non è direttamente attribuito o attribu ibile alla NATO.

Gli italiani, dopo alcune esitazioni iniziali, hanno deciso di favorire il modell o di costituzione di forze multinazionali, ma tendono ad accettare sia il quadro UEO che il quadro NATO, attribuendo ai due quadri il controllo potenziale delle stesse Unità (o di alcune delle stesse Unità): anch'essi quindi, in ultima analisi, accrescono la discrezionalità del momento decisionale nazionale. Siamo in un momento di transizione, difficilmente definibile a priori e aperto agli sviluppi più diversi, sia in ambito europeo che in ambito atlantico e nazionale. Il quadro della cooperazione internazionale e quello delle ristrutturazioni nazionali si intersecano vicendevolmente, senza che sia stato definito un preciso ordine di priorità.

49


UNA PROSPETTIVA DI MODELLI "SPECIALIZZATI" O "SUFFICIENTI" ?

La caratteristica prevalente delle ristrutturazioni nazionali e internazionali dello strumento militare è quella di prevedere una contrazione dello strumento militare, di un ordine grandezza variabile dal 25 al 50%, a seconda delle scelte nazionali , che varia anche a seconda dei grandi comandi operativi dell 'Alleanza in Europa, con riduzioni più accentuate al Centro che al Nord o al Sud. Stando ai primi dati disponibili, la pianificazione attuale della NATO sembra prevedere l.a seguente struttura ridotta in termini percentuali sul totale: Totale NATO

ridu::ioni

forze terrestri

-22,5%

forze aeree

-23,4%

forze navali

- IO, l%

Per quel che riguarda i singoli servizi si noterà dalla tabella grafica acclusa come le riduzioni relative alle unità terrestri ed aeree siano più consistenti di quelle relative alle forze navali. E' tuttavia evidente come tali riduzioni potrebbero essere maggiori, sia per una ulteriore riduzione delle forze americane, sia per riduzioni maggiori (ed imitative) delle forze europee. La NATO deve infatti prepararsi ad affrontare riduzioni importanti del suo principale alleato, gli USA. Per quel che riguarda le forze americane, allo stadio attuale esse prevedono una riduzione globale delle FF.AA. pari a circa il 25%, ma una riduzione più che proporzionale per quel che riguarda le forze stanziate in Europa. 50


t

NATO TOTAL FORCE PLANN!NG

1LANO BRGD

AIR STRM

NA VY SH1PS

267 207

197

287 258

1990 1995

151

-

1990

c:::J

1995

Nel la realtà le riduz.ioni delle forze USA in Europa saranno molto probabilmente superiori a queste già stabilite ed accettate. L'eliminazione della base Jogistica di Crotone, ad esempio, decisa dopo l 'approvazione d i qLiesto schema di riduzioni, comporterà la partenza di una Air Wing in più dall 'Europa (o quanto meno di uno o due terzi di essa). Ancora nel Settembre 1991 i piani statun itensi prevedevano il seguente schema di riduzioni delle forze in Europa: Pianificaz. USA

PRIMA

DOPO

Forze di terra -58.8 %

5 divisioni + 2/3

2 divisioni + 1/3

Aeronautica -61.1 %

9 Air Wings

3,5 Air Wings

51


Al termine di questo processo, il livello numerico delle forze americane stanziate in Europa, attualmente pari a circa 325.000 soldati, dovrebbe scendere al livello dei 150.000 entro 1994-95, ma potrebbe anche scendere oltre, e attestarsi al di sotto dei 100.000, attorno alle 75.000 unità (proposta avanzata da Les Aspin prima di divenire Segretario della Difesa, ma che sembra raccogliere molti consensi in ambito parlamentare USA). A questo punto la "europeizzazione" della NATO sarebbe una realtà strutturale, al di là di ogni altra considerazione politica, tecnologica o strategica. La pianificazione delle forze nel teatro operativo Nord della Alleanza non riguarda direttamente le forze italiane (salvo la componente IRF che riassorbe I'AMF della NATO). Tn percentuale le riduzioni sono inferiori a quelle previste per il complesso della NATO:

Regione Nord

Riduzioni

Forze terrestri

=

Forze aeree

- IO%

Forze navali

-9,3%

Tali minori riduzioni tengono conto del fatto che la Regione Nord è anche quella che ha visto una minore diminuzione della minaccia tradizionale, da parte della Russia. Da un punto di vista aero-navale essa inoltre resta una regione di importanza chiave per il controJio dell ' Atlantico del Nord. Da un punto di vista terrestre essa ègià oggi caratterizzata da un basso livello di forze (il che spiega perché non si preveda una loro ulteriore riduzione). 52


t.

In dettaglio si tratta delle seguenti riduzioni :

NATO NORTH FORCE PLANNJNG 120 100 80 60 40 20

o AfRSTRM

LAND BRGD

1990 1995

29 29

NAVY SHIP

116 107

Il

IO

-

1990

[:::J 1995

Stando alla situazione attuale, la pianificazione per la Regione Centrale prevede invece riduzioni maggiori della media NATO. Tale maggiore percentuale si giustifica sia con la diminuzione della minaccia che con gli accordi di disarmo convenzionale CFE che infine con la riorganizzazione delle forze multinazionali della NATO secondo le linee della nuova concezione strategica, non piĂš di difesa in avanti, ma di presenza e sorveglianza oltre che di prevenzione. Queste riduzioni assumono comunque una presenza americana pari al livello giĂ prefissato di 150.000 uomini (che tuttavia potrebbero ulteriormente diminuire).

53


Regione Centrale

Riduzioni

Forze terrestri

- 38,9%

Forze aeree

-35%

Il dettaglio delle unità divise per i singoli servizi è il seguente: NATO CENTER FORCE PLANNING 140 --.---- - - - - - - - - - - - - - - - - - , 120 100 80

60 40 20

o 1990 1995

LANDBRGD

AIR STRM

95 59

123 80

-

1990

CJ

1995

Molto diverso il quadro relativo alla regione Meridionale della NATO. In questo casi si punta a riduzioni molto inferiori a quelle della regione Centrale. Anche in questo caso però il capitolo delle forze aeree dovrà essere rivisto verso il basso dopo la rinuncia alla base di Crotone. 54


Si tratta comunque di riduzioni che creano un grave problema per i paesi a lleati della regione, in quanto stabiliscono una sorta di controtendenza rispetto a ciò che avviene nella regione centrale e negli Stati Uniti.

Regione Sud

Riduzioni

Forze terrestri

- 19,8%

Forze aeree

- 3,2%

Forze navali

- 11,7%

Attualmente il quadro delle unità divise per servizi è il seguente: NATO SOUTH FORCE PLANNING 200 . . . , - - - --

- - - -- -- - - - - - - - ,

-

1990

c:J

1995

55


Tali riduzioni , riferite alle Unità operative, debbono confrontarsi, per quel che riguarda l 'Italia, con le riduzioni previste negli organici delle FF.AA. che il Nuovo Modello di Difesa stima nel seguente modo:

FF.AA. italiane

Ridu:ioni

Esercito

-28%

Marina

- 12%

Aeronautica

- 13%

Personale civile

-20%

Totale strumento

-23%

In pratica, salvo le Forze Aeree, vi è una sostanziale corrispondenza tra le riduzioni previste dal Modello e quelle previste dalla pianificazione NATO: è peraltro probabile che la chiusura della base di Crotone porti anche ad un riavvicinamento delle cifre relative ali' Aeronautica. E comunque bisogna considerare che le riduzioni relative agli uomini possono essere compensate da una maggiore efficienza delle Unità e (particolarmente per quel che riguarda l 'Esercito) dal ricorso ad un maggior numero di militari volontari a lunga ferma in sostituzione dei coscritti. Questa concordanza di cifre non è certo casuale, ma sottolinea quanto siamo andati dicendo circa lo stretto rapporto esistente tra pianificazioni naziona li e pianificazione NATO: quest'ultima sembra seguire lepri me, e non viceversa. 56


l

Non vi è invece alcun problema sostanziale per quel che riguarda le riduzioni previste dagli accordi CFE che, per quel che dguarda la regione Sud, o sono totalmente irrilevanti o stabiliscono tetti superiori agli attuali inventari. La riduzione delle forze comporta comunque una riorganlzzazione dello strumento militare. Essa è altresì resa opportuna dalla prospettiva di una maggiore integrazione della difesa europea, quali che siano i suoi compiti, il suo ambito istituzionale e i suoi rapporti con la NATO. In un tale quadro, l'opportunità teoricamente offerta da una identità europea di difesa e sicurezza, ali 'interno dell'Alleanza Atlantica, potrebbe essere quella di permettere il raggiungimento di una maggiore specializzazione di ruoli tra i vari alleati. Questa non è certo un 'idea nuova (è ad esempio contenuta anche, come obiettivo di lungo termine, nel rapporto sul Burden-Sharing approvato dal DPC nel dicembre 1988) e nella sua forma più semplice suggerisce che alcuni paesi si concentrino di preferenza su determl.'1ate aree di interesse strategico e su determinati ruoli militari dove hanno un vantaggio comparato. La stessa Alleanza Atlantica ha invocato una sorta di principio di specializzazione quando si è trattato di appoggiare operazioni "fuori area", facendo appello ai paesi più direttamente interessati (il primo riferimento a una tale dottrina è contenuto nel Rapporto Harmel) . Naturalmente però questo comporta anche un impegno collettivo di lungo periodo alla difesa comune, perché tali scelte potrebbero sbilanciare i singoli modelli nazionali di difesa, e hanno senso solo all'interno di un modello fortemente integrato. Sino ad oggi, apparentemente, e con l'eccezione primaricordata degH interventi "fuori area", la NATO non è riuscita a superare le diffidenze nazionali nei confronti di una più accentuata specializzazione, forse anche per la grande differenza di scala esi57


stente tra gli USA e gli altri alleati, e per la percezione di una differenza strutturale di interessi tra Europa e America che potrebbe, prima o poi, assumere una importanza strategica per le potenze minori. Un tale processo tuttavia potrebbe avvenire tra l'America da un lato e gli europei dall'altro, nonché all'interno del gruppo degli alleati europei, ove fosse garantito da una evoluzione e un rafforzamento del processo di integrazione europea. Tra l 'altro un tale processo di specializzazione potrebbe rivelarsi inevitabile (o comunque "il male minore", anche dal punto di vista dei più accaniti difensori di modelli di difesa nazionali perfettamente bilanciati) - perché gli USA tenderanno a ridurre le loro forze e il loro impegno in Europa oltre il limite in cui potrebbero continuare a compensare da soli le deficienze difensive di ogni singolo alleato e di ogni singolo fronte strategico - richiedendo quindi agli europei uno sforzo maggiore, - perché la diminuzione delle risorse a disposizione delle spese per la Difesa e l'aumento dei costi di investimento necessari per mantenere un adeguato livello tecnologico richiederanno comunque ai singoli paesi europei (e agli stessi americani) alcune difficili scelte che rischiano di sbilanciare sin da ora i singoli modelli di difesa nazionale. Vi è quindi la possibilità di una interessante sinergia tra modello atlantico e modello di cooperazione e integrazione europea. Tuttavia ciò richiederà comunque maggiore chiarezza sul piano istituzionale e nella definizione dei vari modelli nazionali di difesa. Nel frattempo però una completa "specializzazione" sembra molto difficile da ottenere, mentre prende piede il principio di attuare modelli di difesa sufficienti, che si integrano l 'uno con l'altro senza peraltro rinunciare completamente al soddisfacimento eli

58


t

tutte le missioni principali per il soddisfacimento della funzione difensiva nazionale. Nel caso italiano, ad esempio, il Nuovo Modello di Difesa non pretende di costruire un sistema difensivo completamente autosufficiente ed indipendente: ciò non è nelle capacità economiche c tecnologiche del paese, e potrebbe finire per entrare in contrasto con le scelte politiche e strategiche deU 'Italia sin da quando aderì al Patto Atlantico, nel 1949, e più ancora da quando iniziò a partecipare al processo di integrazione dell'Europa. L'intero Modello punta al raggiungimento e al mantenimento della sufficienza difensiva che viene definita come "la quantità minima di Forze necessarie affinché una Nazione o un'Alleanza abbia la capacità di scoraggiare un potenziale aggressore dall'iniziare attività ostili c, se necessario, di respingere l'aggressione al fine di ripristinare la sovranità nazionale e/o la l 'integrità territoriale". Questo obiettivo di carattere generale si traduce nella adesione attiva italiana a tutta una serie di sistemi di sicurezza regionale integrati, tra cui spicca l'Alleanza Atlantica e la costituzione di forze multinazionali della Nato, ma che includono anche l'Unione Europea Occidentale (la d imensione militare e d i difesa dell'Unione Europea), il sistema di prevenzione e controllo delle crisi e dei conflitti che si sta attuando in seno alla Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, gli accordi per la riduzione degli armamenti e delle forze convenzionali in Europa e, su un piano più largo, le Nazioni Unite e gli altri accordi internazionali di pace e di sicurezza. Questo contesto internazionale, oltre a consentire un significativo risparmio di risorse economiche, è anche la sola via percorribile dall'Italia per garantire in modo coerente e credibi le la sua stessa sicurezza nazionale. Esso naturalmente implica come corollario necessario anche la piena disponibilità del! 'Italia e delle sue 59


forze a concorrere, in chiave di reciprocità, alla sicurezza e alla difesa delle nazioni alleate e dell 'insieme integrato europeo. A tal fine, lo strumento militare italiane, benché di per sé non autosufficiente, deve però comunque essere opportunamente bilanciato nelle sue componenti, così da poter concorrere efficacemente allo svolgimento di tutte le funzioni difensive e dissuasive previste. Considerazioni analoghe valgono anche per gli altri paesi europei, che tentano di conciliare la dimensione nazionale e la dimensione internazionale della difesa a numeri ridotti. L'opzione dello sviluppo di forze multinazionali è quindi vista prevalentemente come una opportunità per migliorare il funzionamento della sufficienza difensiva nazionale più che come un inizio di specìalizzazione all'interno di una realtà pohticamen.te integrata. Ciò è confermato da un rapido sguardo ad alcune delle forze multinazionali sin qui costituite.

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LE FORZE MULTINAZIONALI ESISTENTI

Possiamo individuare vari tipi di forze multinazionali, a seconda delle caratteristiche che si intende privilegiare nell 'analisi. Le tabelle che seguono suggeriscono alcune diverse suddivisioni, allo scopo di rendere esplicito l'amplissimo ventaglio delle esperienze fatte sino ad oggi.Se ci si attiene alla composizione della Forza da parte dei servizi militari esistenti (Esercito, Marina, Aeronautica, Marines), si hanno tre ipotesi possibili: Servizi partecipami

Esempio

Un solo servizio

Brig. franco-tedesca (E)

Due se1vizi

AMF (E-A)

Interforze

MNF (Beirut)

Un'altra possibile distinzione riguarda invece il numero dei paesi partecipanti: Tipologia della forza

Esempio

Bi nazionale

Anglo-Dutch Marine Force

Multinazionale

AMF- Allied Command Europe Mobile Force

Altre distinzioni sono possibili su l piano tecnico militare e riguardano l ' importanza numerica della forza, la sua prontezza operativa, la sua mobilitĂ tattica e strategica, la sua capacitĂ di fuo-

61


co (ove applicabile), la sua capacità di perseguire operazioni in modo autonomo e/o la sua dipendenza logistica da basi più o meno lontane, eccetera. Molte altre suddivisioni sono possibili. Dal nostro punto di vista, tuttavia, èinteressante sottolineare soprattutto gli aspetti costitutivi della forza (e cioè come e perché essa viene costituita) e il quadro istituzionale entro cui essa opera e da cui tra legittimità.La tabella che segue prende in considerazione appunto il quadro costitutivo della forza : Tipologia della forza

Esempio

Su chiamata (on cali)

Navocformed - Forza Navale Medit. (ora è permanente)

Pennanente

Stanavforlam- Forza Nav. penn. Atlantico

Ad hoc (costituita per una singola missione)

Provide Comfort - soccorso popolazioni curde

Un riferimento di tipo più immediatamente militare è quello relativo alla funzione operativa:

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Missione

Esempio

Combattimento

Desert Shield l Desert Storm

Peace-keeping

UNFICYP - UN Peace Keeping Force Cyprus

Allerta e sorveglianza

ACCS - Air Command and Control System

lnterposizione e/o osservazione

UNMOGIP- UN Military Observr Group India Pakistan


Facendo riferimento invece al quadro istituzionale possiamo individuare questi altri esempi :

Quadro Istituzionale

Esempio

ONU

UNIKOM- UN lran- Lrak Military Observer Group

NATO

Stanavforchan -Forza nav. permanente Manica

CSCE

solo in progetto

UEO/UE (Comunità Europa)

WEU Satellite Cemer-Milsat Ground Station

Multinazionale

MFO- Multinational Force and Observers Sinai

Bilaterale

Brigata franco-tedesca

Nel complesso è possibile affermare che ogni forza multinazionale ha sinora fatto storia a sé stante, ed è stata "disegnata" ad hoc a seconda delle esigenze politiche, istituzionali e operative cui doveva corri spondere. Le stesse esperienze di tipo militare compiute al loro interno sono difficilmente assimilabili le une alle altre, data la marcata differenza esistente tra le forze. ln via del tutto teorica, ad esempio, sarebbe anche possibile comparare alcuni aspetti operativi e di decision-making delle forze multinazionali messe sotto il comando del generale Schwarzkopf nel Golfo alla esperienza fatta dalle forze alleate messe sotto il comando del generale Bradley in Europa, durante la n guerra mondiale: sarebbe però difficile trarre da questo paragone insegnamenti più che ge63


nerici. Né un confronto tra Desert Storm e le operazioni condotte dal gen. MacArthur in Corea, quale Comandante delle Forze delle Nazioni Unite sarebbe molto più utile, anche se le sirnilitudinl sarebbero certo maggiori che nell'esempio precedente. In realtà è forse opportuno sottolineare due distinzioni: la prima è quella tra forze ad hoc, costituite sulla base di coalizioni più o meno pre-esistenti, per condurre una operazione militare specifica in caso di crisi o di guerra, e forze assegnate, costituite già in tempo di pace, con un loro comando e una loro chiara collocazione istituzionale, per svolgere fun zioni di dissuasione, di prevenzione e di sorveglianza oltre che eventuali missioni di combattimento; la seconda è quella tra forze destinate all'impiego operativo in caso di crisi o di guerra (forze combattenti), e forze destinate a svolgere missioni non combattenti: diplomatiche, di intermediazione, di raccolta di informazioni, di assistenza al disimpegno militare o infine anche di assistenza alle popolazioni civili. La nostra attenzione si concentra essenzialmente sulle forze multinazionali assegnate e combattenti: una creazione largamente innovativa, mai sperimentata in queste forme in precedenza. E in particolare vuole individuare i problemi e le prospettive di sviluppo dell'attuale Modello multinazionale e sufficiente, verso un futuro Modello integrato e specializzato.

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IL QUADRO AITUALE NATO ED EUROPEO

Da un punto di vista meramente militare la minore minaccia permette di allungare i tempi di reazione a disposizione della Alleanza Atlantica passando da un periodo di preallarme valutato in giorni/settimane a un periodo valutato in mesi/anni. D 'altra parte, la minore consistenza numerica delle forze implica anche la necessità di mantenere in funzione una aliquota sufficiente di unità ad alta prontezza operativa, pronte ad ogni emergenza. E infine, le esigenze legate ad una riorganizzazione dello strumento militare della NATO in chiave più marcatamente multinazionale richiede una maggiore omogeneità tra i livelli di prontezza delle forze ad essa assegnate.Ciò ha suggerito alla NATO di rivedere e razionalizzare la pianificazione delle forze alleate secondo una suddivisione che prende soprattutto in considerazione il livello di prontezza operativa delle forze. Ad ogni livello di prontezza (cui evidentemente deve corrispondere anche un adeguato livello di addestramento e di armamento, il più possibile eguale o standardizzato tra i vari alleati) corrisponde anche una diversa richiesta di assegnazione ai comandi integrati. Tale assegnazione sarà tanto più rapida quanto maggiore sarà la prontezza operativa. La tabella che segue ripropone questa classificazione delle forze: Tipologia della Forza (NATO)

Addestramenro e armamemo

Prontezza operativa

IRF - Immediate Reaction Forces

categoria A

operative in 2-10 giorni

RRF- Rapid Reaction Forces

categoria A-B

10-30 giorni 10-30 giorni

MDF- Main Defence Forces

categoria A-B-C-(D)

operative in 20-90 giorni (180 giorni)

AF - Augmentation Forces

categoria D

operative in 180-365 giorni o più

65


Le uniche forze immediatamente operative, a disposizione del Comando NATO, sarebbero in realtĂ le forze IRF, mentre quelle RRF sarebbero invece forze "su chiamata", anche se precostituite nelle loro componenti e addestrate in comune. E' tuttavia da supporre l'esistenza di una distinzione, aB' interno delle forze RRF, tra unitĂ di comando e specializzate che dovranno avere una prontezza operativa maggiore del grosso delle forze mobilitate. E' comunque da sottolineare che l'indicazione temporale (10-30 giorni massimo) non si riferisce all'effettivo dispiegamento delle forze nel teatro di operazioni bensĂŹ al momento in cui esse sono pronte a muovere per il teatro di operazioni. E' quindi da supporre che le forze di primo impiego, in caso di attacco di sorpresa, oltre a quelle IRF, siano in realtĂ le forze nazionali "in vita", cui poi verranno ad aggiungersi le altre forze RRF (provenienti da altre nazioni o altri teatri operativi), e le forze MDF (essenzialmente nazionali) man mano che saranno disponibili. Per l 'Italia questo significa una ristrutturazione delle Forze Armate nazionali, per consentire la loro piena partecipazione al quadro militare multinazionale costituito dalla NATO, soprattutto per garantire la propria partecipazione al livello IRF e RRF. I mutamenti maggiori riguardano in particolare le truppe di terra che dovranno partecipare al nuovo ARRC (Allied Rapid Reaction Corps), che dovrebbe includere ben 9 divisioni suddivise nei vari teatri operativi. Da parte italiana la partecipazione dovrebbe riguardare 4 o 5 brigate: l brigata inserita nella divisione leggera aviotrasporta e aeromobile britannica; 3 brigate inserite in una-due divisioni per la Regione Sud (con comando probabilmente collocato in Italia), con possibile partecipazione di una brigata portoghese e di altre 2-4 (?) brigate greche e turche; l brigata (cavalleria leggera) potrebbe anch'essa essere inserita nella riserva operativa dell'ARRC.

66


l

Il Nuovo Modello di Difesa italiano prevede una suddivisione delle forze nazionali che coincide solo in parte con la suddivisione operata dalla NATO. In pratica esso non opera una distinzione tra forze IRF e RRF, in quanto, dal punto di vista nazionale, esse finiscono per confondersi con il medesimo ruolo. Questo è lo schema: Tipologia della For:a (Italia)

Tipo di arruolamemo

Ruolo in ambito

Forze di pronto impiego

in vita(volontarie)

ruoli IRF e RRF

Forze di secondo tempo

in vita più mobilitazione (con coscritti)

ruolo MDF

Forze di riserva

mobilitazione

ruolo AF

NATO

La revisione del Modello di Difesa presentata al Parlamento alla fine del 1992 ha in realtà affidayo anche il ruolo AF alle Forze di secondo tempo, riducendo il ruolo delle forze di mobilitazione (attraverso la riduzione prevista dell'utilizzo di soldati di leva e la abolizione di alcune unità quadro dell'Esercito). La ricostituzione di forze di mobilitazione resta possibile, ma richiederà più di un anno (almeno due o tre), in linea con l'allungarsi dei tempi di preavviso. Di fatto in un tale schema, che si replica in modo non troppo dissimile anche negli altri paesi europei della NATO, le forze eli pronto impiego sono quelle utilizzabili sia per impieghi priorirari di carattere nazionale che per impieghi collettivi, chiamata della NATO, cui sono assegnate. Esse costituiscono quindi la forza di

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base per la difesa del territorio e sono altresì il serbatoio per la costituzione di Unità Multinazionali, sia nel quadro NATO che in eventuali altri quadri. Questa loro "versatilità" è ammissibile solo grazie alla diminuzione della minaccia, e al presupposto che nessuno scenario richieda L'utilizzazione contemporanea e a breve preavviso di tutte le forze di pronto impiego su più di un fronte. In realtà è presumibile che, anche nel quadro NATO, le forze RRF abbiano una mobilità strategica ridotta e si collochino in realtà all'interno dello specifico teatro operativo dove già sono collocate le forze nazionali in vita che debbono contribuire a costituirle. Una tale conclusione è confermata anche dall'analisi della struttura di comando e della organizzazione logistica previste per le forze IRF e RRF. I comandi sono infatti quelli tradizionali della NATO e nazionali, cui semplicemente si aggiunge il Comando della specifica RRF (o dell'IRF), secondo la linea già prefissata di dipendenza operativa da SACEUR, attraverso i comandanti di teatro. La logistica invece resta per il momento sotto comando e responsabilità nazionale, come del resto i trasporti, e questo potrebbe costituire il maggior limite alla mobilità delle RRF. E' infatti evidente come solo una maggiore aggregazione multinazionale della logistica e dei trasporti, regolata secondo la medesima catena di comando delle RRF e dell'IRF, potrebbe permettere a questi strumenti militari di divenire reali Unità integrate Multinazionali in grado di condurre operazioni autonome rispetto alle priorità e alle esigenze dei singoli comandi nazionali. In realtà invece bisognerà prevedere una sorta di situazione di "collegamento permanente" tra il livello nazionale e il livello multinazionale, con continui rinvii di decisione dall ' uno all'altro livello, secondo le formule già abitualmente sperimentata dalla NATO. In situazioni politicamente confuse ciò potrebbe dare vita

68


l

ad una sorta di "negoziato permanente" tra i due livelli, in cui priorità ed istanze politiche potrebbero prendere il sopravvento sulle normali priorità militari e sulla catena militare di comunicazione tra comandi NATO e singoli comandi nazionali. Per questa ragione, anche questa nuova struttura multinazionale NATO non è ancora definibile come una struttura pienamente integrata: essa resta una struttura tipica del Modello Sufficiente (a forte prevalenza decisionale del livello nazionale) lontana dalla struttura del Modello Specializzato (che vede invece la prevalenza decisionale del livello integrato). Ciò non toglie che vi siano alcuni passi avanti in direzione di una maggiore integrazione. Essi sono di tre tipi: - le forze IRF crescono di importanza e di numero e accrescono la loro autonomia logistica; - una o due brigate ital iane e le forze britanniche in Germania integrate nelle RRF opereranno più facilmente al di fuori del teatro operativo nazionale; - vi sarà una integrazione più spinta e continuativa delle forze aeree e navali con compW IRF e RRF, ancora più avanzata di quella già stabilita negli scorsi anni. In particolare per le forze navali (e per le forze aeree) la di stinzione tra forze IRF e forze RRF è di minore importanza, poiché ambedue queste componenti dovranno avere una prontezza operativa molto alta. In pratica anche a livello NATO, Marina e Aeronautica lavorano essenzialmente sulle prime tre categorie (IRF, RRF e MDF). Le forze di secondo tempo finiscono per assorbire la quasi totalità delle capacità di rinforzo (specie per la Marina e l'Aero-

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na"utica). Ciò può essere compreso meglio esaminando lo schema organizzativo delle forze navali approntato in questi ultimi mesi da SACLANT: Ruolo

Tipologia della for..a

promez:.a op.

IRF

SNF (Standing)

A - 2 gg.

RRF

On caii-NTG-NTF-NETF

A - 3-10 gg.

MDF

On cali- NTF -NETF

BIC 6-20 gg.

AF

residue nazionali

BIO 20-60 gg.

o più

All'interno di questo schema, circa 2/3 delle Unità operative della Marina sono equamente distribuite tra forze RRF e MDF, mentre solo le unità sommergibili sono presenti in larga misura tra le forze IRF. Le forze da sbarco sono presenti tra le forze RRF per la loro prontezza operativa. D'altro canto, nello schema delle forze navali (come del resto anche in quello previsto per le forze aeree) le forze MDF hanno una prontezza operati va maggiore di quella delle forze di terra, simile a quella delle forze RRF. La loro componente AF è pressoché teorica (salvo per gli USA). Un tale schema è destinato anche ad incidere sulla distribuzione delle varie Task Forces alleate. Se infatti, da un lato, le forze assegnate (al comando STANAYFORLANT e STANAYFORCHAN, oltre che aJia NAYOCFORMED di cui è stata recentemente decisa la trasformazione in STANAVFORMED) andranno a costituire il nerbo delle IRF, le altre task forces verranno in genere costituite ad hoc, a seconda delle esigenze (come NATO Task Groups, Task Forces o Expanded Task Forces - NTG, NTF, ETF). Ciò potrebbe mutare la dislocazione delle forze americane nel Mediterraneo, ad esempio.

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Nel complesso sembra di poter concludere che la NATO voglia utilizzare al massimo la flessibj(jtà operativa inerente alle forze aeree e navali per compensare con esse, in caso di necessità, la maggiore lentezza operativa e la minore flessibilità delle forze terrestri. Ciò inoltre corrisponde alle caratteristiche strategiche del teatro transatlantico, che vede il maggiore alleato posto al di fuori dell 'Europa, oltre l'Atlantico. Le forze navali IRF e RRF, assieme con le forze aeree rapidamente ridislocabili in Europa, debbono quindi garantire una presenza sostanziale nelle aree di crisi da parte dell'alleato americano. Benché dunque il quadro multinazionale si riferisca a tutte le componenti dello strumento militare, esso è più immediatamente evidente in campo aereo e navale.

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POSSIBILI RUOLI DELLE FORZE MULTINAZIONALI

Le forze multinazionali possono avere ruoli molto diversi. Una sinossi di questi diversi ruoH è stata riportata nelle pagine precedenti. In questa sede ci si concentra su quelle Unità che possono avere un effettivo impiego operativo in combattimento. 1ùttavia anche in questo caso si possono ipotizzare impieghi molto diversi tra loro. Il processo di multilateralizzazione della di fesa europea ed atlantica non può essere concepito a partire dalla creazione di strumenti militari multinazionali, quanto a partire dalla definizione dei compiti e dei ruoli di tali forze. D'altro canto questa procedura (top-down) è anche quella che viene seguita per conseguire una maggiore integrazione del mercato europeo della difesa. La definizione delle specifiche operative e tecnologiche del futuro strumento militare multinazionale è quindi la chiave per il successo dell'intera operazione. A tutt'oggi questo processo definitorio è ancora molto arretrato, e si limita alla individuazione di alcune fimzioni. L afunzione più caratteristica delle Uni tà Multinazionali è quella di mostrare la bandiera, o meglio le bandiere. Ciò ha tre obiettivi principali: - verso l'avversario, svolge in primo luogo un ruolo dissuasivo, anche se in determinate circostanze (e a seconda della consistenza dell'Unità Multinazionale) può svolgere anche un ruolo di combattimento; - all'interno della coalizione, ha un ruolo di conferma dell ' impegno reciproco, c può svolgere la funzione di "grilletto" per altri 72


e più impegnativi interventi; può altresì svolgere (a seconda della consistenza e delle caratteristiche dell'Unità) missioni di sorveglianza, di difesa, di primo intervento, eccetera;

- per lo strumento militare, una Unità Multinazionale è una preziosa occasione per migliorare e intensificare l'addestramento di alcuni reparti e soprattutto per sperimentare, verificare e migliorare i meccanismi e le procedure connettive di operazioni multinazionali all'interno della coalizione. Questo è essenzialmente il ruolo della AMF della NATO, ora riassorbita nelle IRF a disposizione del comando alleato. In un secondo caso le Unità Multinazionali possono avere ruoli militari di grande utilità. Così ad esempio le forze navali permanenti della NATO svolgono una loro funzione di grande utilità militare, mettendo a fattor comune competenze e capacità di varie forze nazionali (sorveglianza, sminamenlo, ruolo anti-sotlomarino eccetera). E' opportuno sottolineare che in tal caso una simile Unità Multinazionale, oltre a svolgere il ruolo militare specifico ad essa assegnato, per suo stessa natura svolgerà anche le tre funzioni prima ricordate, che rappresentano quindi la caratteristica comune di questo tipo di formazioni e un loro pregio aggiuntivo rispetto allo strumento militare nazionale. Ora tuttavia si delinea un terzo tipo di Unità Multinazionali, con capacità e ruoli militari tanto avanzati e complessi da poter essere considerate se non sostitutive delle strumento militare nazionale (poiché continuerebbero ad essere costituite da unità di base nazionali) almeno come la più moderna forma organizzati va e operativa dello strumento nazionale.

n fatto è che le formazioni IRF e RRF della NATO sono destinate ad impegnare una fetta numericamente molto consistente (e qualitativamente essenziale) delle capacità militari nazionali, 73


e vengono concepite per ricoprire le missioni militari di base della NATO. Non a caso, il loro livello di comando è previsto come immediatamente subordinato ai MSC della NATO nella cui zona si trovano ad operare, mentre sono direttamente collegate ai comandi supremi (ACLANT e ACE) per quel che riguarda pianificazione di impiego e direttive strategiche. D'altra parte anche i Modelli nazionali di Difesa tengono conto di questa ristrutturazione e si collocano in modo da utilizzare al meglio le nuove potenzialità multinazionali. Inoltre identificano e addestrano le varie unità nazionali destinate a partecipare alle formazioni multinazionali. La molteplicità degli scenari di rischio e delle potenziali minacce (identificate brevemente ali' inizio di questa analisi) richiedono una quantità e una qualità di forze che eccedono di gran lunga le possibilità delle singole nazioni europee. Per quanto non esista ancora una vera integrazione politica e specializzazione militare, tuttavia le Unità Multinazionali sono concepite come il tentativo di mettere a fattor comune e di razionalizzare gli sforzi nazionali, facendo in modo di ridistribuire sulla intera Alleanza oneri che i singoli alleati avrebbero difficoltà a sopportare. In altri termini, tutte le scelte nazionali degli alleati della NATO possono ora essere considerate come una ricerca di Modelli Sufficienti in rapporto alla esistenza di un Modello Multinazionale di Difesa, organizzato attorno alle Unità Multinazionali. Questo terzo tipo di Unità Multinazionali può essere molto consistente sul piano numerico (considerando il complesso delle unità IRF e RRF della NATO dovrebbe trattarsi di circa 9-1.0 divisioni per l'Esercito, almeno 40 Gruppi per l'Aeronautica e un numero ancora imprecisato di unità navali) e soprattutto, in caso di

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crisi NATO, fmisce per costituire l'ossatura attorno alla quale si organizza il grosso delle MDF e delle AF nazionali. Ugualmente interessante è l'ipotesi franco-tedesca di costituire un Corpo d'Armata Multinazionale a partire dall'esperienza della brigata franco-tedesca, ma aperto al contributo di altri paesi. Un tale Corpo d'Armata può essere concepito in due modi diversi: - come nuova struttura organizzativa delle forze francesi attualmente presenti in Germania, maggiormente integrate con le forze tedesche e/o altre forze europee destinate ad operare in quel teatro della regione centrale; - come uno strumento militare interamente nuovo, più flessibile e mobile, da collocare in ambito UEO e/o NATO a seconda del teatro e delle modalità di impiego (in grado di operare in-area e fuori-area). Vi è evidentemente un problema di coordinamento tra questa struttura bi/multinazionale e la struttura multinazionale che viene creata in ambito NATO. Su questo punto le idee sembrano essere ancora confuse. Infatti, mentre da parte tedesca si suggerisce una ipotesi di passaggio automatico dell 'Unità franco-tedesca sotto i comandi NATO in caso di crisi NATO, da parte fra ncese si esclude un simile automatismo. In realtà però le posizioni potrebbero essere meno diverse di quanto appare a prima vista. Infatti nulla nella NATO è veramente "automatico", specie se ci riferisce ali' impiego delle forze e alla loro collocazione alle dipendenze dei comandi alleati. Al contrario, in ogni caso è prevista una decisione politica delle autorità nazionali, sia a livello di Consiglio Atlantico che successivamente a livello bilaterale, tra comandi della NATO (attivati dalla decisione del Consiglio) e autorità nazionali. La differenza sembra soprattutto risiedere nel fatto che, nel caso tedesco, vi è una sorta di "assunto di risposta favorevole" alle richieste NATO, che permette di predisporre in anticipo tutti i meccani75


smi necessari, individuando le unità, il loro possibile ruolo e teatro di azione, eccetera. Nel caso francese, l'assenza di questo "assunto" implica la possibilità di dover iniziare un complesso negoziato che precisi limiti e tipi di impiego nel corso della crisi, con tutte le complicazioni del caso. Inoltre, l'assenza di ogni chiara programmazione preventiva non permette di utilizzare pienamente l'esistenza di queste forze in funzione dissuasiva (prima della crisi: anche se su questo punto le idee sono piuttosto divise, poiché anche solo l'esistenza materiale di determinate forze dovrebbe poter avere una certa qual efficacia dissuasiva - magari minore, ma non per questo inesistente - quale che sia la loro catena di comando). E' infine utile sottolineare una differenza qualitativa esistente tra le iniziative multinazionali e quelli bi-nazionali. A volte (e in particolare nel caso franco -tedesco) queste vengono presentate come possibili building blocks per la successiva costituzione di Unità Multinazionali. In realtà è difficile trasformare delle Unità Bi-nazionali in Multinazionali, poiché è difficile modificare i criteri politici e operativi, nonché le linee di comando, che erano state create ad hoc tra i due paesi iniziali. Al contrario, le Unità Multinazionali hanno il vantaggio di essere concepite come tali sin dall'inizio. In pratica, la prima ipotesi (da bi- a multi-) richiede due processi negoziati distinti, l'uno successivo all'altro. Per di più con tutta probabilità i risultati del primo processo saranno del tutto irrilevanti se non contraddittori ai fini del successo del secondo processo, che anzi dovrà procedere a smantellare tutto il quadro dei comandi, delle divisioni di responsabilità, degli oneri e degli accordi operati vi bi-nazionali per sostituirli di sana pianta con i loro equivalenti multinazionali. La seconda ipotesi invece richiede un solo processo negoziale. Meno complessa è invece l'ipotesi di una transizione da esistenti accordi e Unità Multinazionali a nuovi accordi e Unità Integrate. In tal caso infatti a mutare non è tanto lo strumento mili-

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tare, almeno in una prima fase, quanto il quadro dei comandi militari e politici e il meccanismo decisionale che unisce il livello multinazionale integrato a quelli nazionali. Successivamente tali mutamenti avranno una grande influenza sullo strumento militare, sulla sua programmazione, sul suo armamento, sulle sue ipotesi di impiego eccetera: tuttavia ciò non richiederà un secondo processo negoziale intergovernativo, ma avverrà attraverso il sistema decisionale integrato (sovranazionale o multilaterale che sia) che sarà stato costituito. In tal caso non vi sono neanche grandi differenze tra Unità Bi- o Multi-nazionali, dato che ambedue possono essere utilizzate da uno strumento militare integrato, e riorganizzate a partire dalle esigenze e priorità che esso potrà definire.

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ALCUNI CENNI AGGIUNTIVI SULLE FORZE MULTINAZIONALI

La composizione delle forze multinazionali pone relativamente pochi problemi in campo ae!'onautico e navale, ma pone problemi maggiori in campo terrestre. Una questione chiave è quella di determinare l'unità nazionale di base che contribuisce a costituire la forza multinazionale. Si parte evidentemente dal singolo soldato per arrivare alla divisione o al corpo d'armata. Più l'unità di base è piccola, maggiore èl'integrazione istituzionale necessaria per dare reale capacità operativa alla forza da costituire. Il trattato costitutivo della Comunità Europea di Difesa (CED), firmato maggio 1952 e mai ratificato, affermava all'art.68 che le unità di base del futuro Esercito europeo dovevano essere costituite da militari della stessa nazionalità e che esse dovevano essere "leggere al massimo, entro i limiti del principio di efficacia", scaricando le loro funzioni logistiche allivello superiore. Come unità di base si pensava in genere al reggimento o al battaglione (art.68 para.2). Di contro il trattato della CED prevedeva una vera e propria integrazione politica europea al massimo livello (e un "modello specializzato della difesa" su scala europea). Vi era cioè un massimo di integrazione istituzionale. Questo principio è stato rispettato sia per quel che riguarda l' AMF (Land) che nella Brigata franco-tedesca, dove le unità di base nazionali dell'Unità Multinazionale sono appunto i battaglioni, senza però accoppiarlo con una eguale integrazione politica sovranazionale: questa apparente contraddizione è solo parzialmente sanata dal fatto che tale brigata costituisce solo una modestissima percentuale dello strumento militare dei due paesi, ed ha quindi un valore più simbolico che militare. Lo stesso problema sembra porsi per la Forza di Marines Anglo-olandese. In questo caso tuttavia

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(oltre alla modestia quantitativa della forza in questione) c'è anche il fatto che si tratta di una unità altamente specializzata: una volta raggiunto il consenso politico tra i due governi circa il suo eventuale uso, dunque, è da presumere che la forte integrazione dei moduli operativi e dell'addestramento possa compensare le deficienze di ordine istituzionale. Vi è qui un insegnamento possibile per il futuro. In certa misura la interoperabilità del "software" può essere anche più significativa dell'interoperabilità dell'"hardware" e accrescere l'efficienza operativa di Unità Multinazionali, comunque costituite: ci si riferisce alla armonizzazione delle varie dottrine militari nazionali, delle tradizioni, del modo di pensare e di pianificare nonché a quello di addestrare gli uomini. Questa "interoperabilità intellettuale" è forse la più difficile da raggiungere, ma anche la più necessaria, e richiede una forte riforma al livello stesso delle scuole e delle accademie nazionali. Più ci si avvicinerà a questo obiettivo, più sarà facile concepire Unità Multinazionali pienamente efficaci. Nell'attesa, è comunque necessario pensare ad una forte integrazione logistica (dedicata all'Unità Multinazionale o desunta da un quadro superiore) e alla soluzione dei numerosissimi problemi di comando e di comunicazione all'interno dell'Unità Multinazionale. Ciò può essere parzialmente ovviato con il tempo, grazie a frequenti esercitazioni e soprattutto grazie al lavoro continuativo di un comando multinazionale permanente dell'Unità Multinazionale, ma se moltiplicato per circa 36 brigate (quante potrebbero comporre il nuovo ARRC - Allied Rapid Reaction Corps della NATO) implica altresì costi molti alti e un forte impegno di personale. Ciò inoltre contrasta con la realtà del processo di multinazionalizzazione in corso, già da noi sintetizzata con l'osservazione che lo sviluppo di forze multinazionali è visto più come una op-

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portunità per migliorare o conservare lo strumento militare nazionale che come l'avvio di una nuova realtà integrata militarmente e politicamente. Data questa premessa, l'integrazione operativa di unità troppo piccole o leggere (quali il battaglione o il reggimento) tenderebbe a frazionare e disperdere l'efficacia operativa dello strumento militare nazionale, e comunque richiederebbe una pressoché totale perdita di controllo dell'apparato logistico. La decisione della NATO di costituire l' ARRC a partire da unità del livello minimo di brigata è quindi perfettamente coerente con queste premesse. L'autonomia operativa, di comando e logistica della brigata (opportunamente potenziata o integrata a secondo delle funzioni e delle missioni) permette di mantenere un'alta flessibilità di impiego di questa Unità, sia all'interno del quadro NATO che di quello europeo o nazionale. A ciò si aggiunge evidentemente anche il fatto che una brigata omogenea sul piano nazionale offre comunque più garanzie di efficacia operativa e permette di ricoprire in modo sicuramente omogeneo uno spazio più ampio del teatro di operazioni. Da questo punto di vista è probabile che la proposta francese di ampliare l' attuale brigata franco-tedesca, costituendo al suo posto una divisione o addirittura un intero corpo d 'armata, tenga conto delle esperienze non sempre facili compiute da questa formazione e si proponga appunto di facilitare l'integrazione operativa dell'Unità Multinazionale attraverso l'elevazione di livello delle Unità nazionali che la costituiscono (da battaglioni a brigate). In campo navale il problema sembra quello di passare ad una collaborazione tra Task Forces integrate composte da singole navi di diversa nazionalità: la collaborazione tra Task Groups nazionali omogenei risulterebbe certo più faci le, ma comunque tale da implicare sempre livelli di forza molto alti. Non mancano peraltro le esperienze di collaborazione tra singole Unità navali di eliversa nazionalità, legate soprattutto al funzionamento delle Forze 80


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Navali permanenti e su chiamate. Recentemente europei ed americani hanno cominciato a sperimentare anche la possibilità di costituire delle Carrier Task Forces integrate, composte da Unità europee e americane attorno a una portaerei americana. L'esperienza di alcune manovre condotte nel Mediterraneo sembra essere stata positiva. Thno ciò però non sembra ancora preludere ad una vera e propria specializzazione di funzioni, neanche in campo navale. Al contrario, si delineano tendenze di segno opposto. Così ad esempio le squadre navali europee acquistano una sia pure modesta capacità da sbarco e di interdizione aerea, mentre gli americani accrescono la loro capacità di guerra di mine. Sembra anche mancare una chiara divisione di ruoli tra europei (salvo qualche cenno in questa direzione nell 'ambito del Comando della Manica, tra britannici, belgi ed olandesi). In campo aeronautico l'Unità di base per la costituzione delle IRF-Air e delle RRF-Air previste dalla NATO (almeno 15 e 25 Gruppi rispettivamente) dovrebbe essere lo Stormo. Anche in questo caso il livello nazionale di comando dovrebbe fare premio sul processo di integrazione multinazionale. Vi è tuttavia una differenza, e cioè il fatto che la componente di difesa aerea della NATO è già fortemente integrata a livello di allanne e sorveglianza (ACCS).

Allo stadio attuale, e restando sempre all'interno della NATO (che presenta allo stato attuale una maggiore compiutezza organizzativa rispetto alle altre ipotesi di Unità Multinazionali), la struttura di comando sembra essere grosso modo quella tradizionale. Al vertice resta evidentemente SHAPE (SACEU R), con tutte le procedure già stabilite di "navetta" decisionale tra SHAPE e il Comitato Militare, tra questi e le Autorità Nazionale. tra SHA81


PE e gli Alti Comando nazionali. Questo sistema piuttosto complesso prevede almeno 4 o 5 passaggi "navette", avanti e indietro, per ogni decisione maggiore e resta comunque attivo per tutte le decisioni successive riguardanti il supporto logistico, i rinforzi, le successive decisioni operative. Onde semplificare questo processo strettamente intergovernativo la NATO privilegia sistemi di pianificazione, che cercano di predeterminare le situazioni operative e comunque creano ed esercitano i meccanismi decisionali sino a stabilire. il massimo numero possibile di automatismi. Tali unità di pianificazione, già esistenti a livello SHAPE e a livello dei maggiori comandi subordinati della NATO (MSC) dovranno venire replicati a loro volta a livello di comando delle Unità Multinazionali , che stabiliranno così un ulteriore livello intermedio collegato sia con le realtà nazionali (da cui provengono le forze) che con le realtà dei vari MSC (dove le forze debbono giungere ed essere impiegate) Come abbiamo già osservato, le singole nazioni restano responsabili di assicurare il trasporto delle proprie Unità nelle aree di impiego, dove verranno prese sotto il comando e il controllo operativo dei comandanti NATO: ciò pone certamente un problema di adeguamento delle capacità di trasporto nazionale, sia strategiche che tattiche, a secondo degli impieghi previsti nell'ambito delle Unità Multinazionali. E inoltre permane il problema non indifferente della "alimentazione" e del supporto logistico delle Unità nazionali (anch'esso in larga misura una responsabilità nazionale, tanto maggiore quanto minore è la standardizzazione dei sistemi d' arma utilizzati). Nel complesso quindi Le decisioni nazionali e la stessa efficienza relativa dei sistemi nazionali Logistici e di trasporto condizioneranno in modo determinante L'efficienza dell 'Unità Multinazionale e il suo effettivo impiego. Per di più, sempre per quel che riguarda la NATO, mentre l' ARRC (forze di terra) ha un suo comandante designato e una sua

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complessa struttura che include anche comandi regionali subordinati (ad esempio nella Regione Meridionale), ciò non è previsto al livello delle forze aeree. In questo caso si insiste invece soprattutto sulla funzione di "pianificazione" che verrebbe a ricadere direttamente sulla Cellula-Air del RFPS (Gruppo di Pianificazione Specifico) di S HAPE, in collaborazione con i MSC e gli Alti Comandi nazionali. Ciò fa ritenere possibile l'esistenza di "scollamenti" e di difficoltà ogniqualvolta la forze aeree verranno chiamate ad esercitare missioni di supporto delle forze terrestri. Infatti, benché si preveda che il comando ARRC debba avere la capacità di coordinare le operazioni di concorso aereo (offensivo e difensivo) ciò non toglie che egli debba inizialmente passare attraverso la catena di comando NATO, arrivando quindi quanto meno al livello MSC/SACEUR. Le forze navali prevedono di elaborare la loro struttura di comando a partire dai livelli multinazionali già ora esistenti. In pratica, come abbiamo visto in precedenza, la pianificazione navale multinazionale della NATO passerà in modo prevalente attraverso SACLANT, con la costituzione dei due "blocchi di forze" di cui abbiamo indicato la consistenza quantitativa nelle tabelle relative a NATO-NORD e NATO-SUD. Tali forze complessive avranno poi due forze multinazionali marittime di riferimento, una nell'Atlantico Settentrionale e una nell'Atlantico centro-orientale/Mediterraneo, molto più svincolate dagli attuali Umiti geografici di impegno operativo delle task forces e delle squadre navali (fleets) esistenti oggi. Tuttavia la struttura di controllo operativo dovrebbe essere delegata di volta in volta alla autorità megli piazzata per svolgere tale compito, a seconda dell'importanza delle forze impiegate. Anche nel caso delle forze navali dunque, l'indeterminatezza del quadro di comando tende a favorire il predominio della dimensione decisionale nazionale sulla dimensione decisionale integrata o multinazionale. Inoltre si delinea un possibile conflitto tra SACEUR e SACLANT circa le forze da attribuire a Nord o a Sud della NATO: un conflitto che potrebbe interessare direttamente AFSOUTH. 83


INTERAZIONI ISTITUZIONALI

Molti diversi livelli istituzionali si intersecano. La preoccupazione maggiore della NATO, a tutt'oggi, è stata quella di fare in modo che le linee di comando e controllo militari non si sperdessero all' interno del dedalo creato dalle cosiddette "interlocking institutions". Così ad esempio è possibile immaginare che le stesse forze nazionali vengano di volta in volta assegnate a questa o quella forza multinazionale, ma la catena di comando NATO resta ben identificata e rigidamente separata da ogni altra catena di comando. 11 risu ltato finale di questa tattica di compromesso, tuttavia, rischia di non essere molto brillante; al contrario, potrebbe addirittura essere disastroso. La strategia adottata dalla NATO ha infatti almeno tre possibili conseguenze negative: - in primo luogo essa continua a lavorare sul presupposto di una collaborazione strettamente multilaterale, a basso livello di integrazione politica e ad alto livello di integrazione operativa militare, con la conseguente possibilità di "scollamenti" tra i due livelli; - in secondo luogo, la sua efficienza e prontezza operative dipendono in larghissima misura dalla capacità e dalla volontà dei singoli strumenti militari nazionali di adeguarsi alle richieste logistiche e di mobilità richieste dalla pianificazione multinazionale; - in terzo luogo, esaltando il principio dell ' unità e della separatezza della linea di comando NATO (unica vera entità multinazionale effettivamente operativa, sovrapposta ad una serie di Unità nazionali variamente collegate tra loro) essa rende pit• difficile la costituzione di una terza linea di comando europea (distinta sia

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da quella NATO che da quelle nazionali), rischiando quindi di inasprire il contrasto potenzialmente distruttivo tra opzione atlantica e opzione e uropea. Quest'ultimo punto merita qualche ulteriore riflessione. Sono possibili vari tipi di collegamenti istituzionali. I più rilevanti sono ovviamente quelli tra UE/UEO e NATO. In questo caso è possibile: A-

delegare ogni funzione operativa e di comando alla NATO (soluzione delineata dall'artA del Trattato di BruxellesUEO)

B-

costituire due catene di comando parallele di due forze pa rallele che poi potranno variamente collegarsi tra loro (so luzione delineata art.l O del Trattato di Parigi - CED)

C-

costituire uno strumento militare integrato dell'UE che par tecipa alla NATO così come oggi vi partecipano gli stru menti militari nazionali, ed in loro vece (soluzione federa lista pura)

D-

costituire varie catene di comando multinazionaJi e/o inte grate che fanno riferimento a forze nazionali che possono venire loro assegnate di volta in volta (soluzione "mista" verso la quale potrebbe indirizzarsi l'UE, basata sull'espe rienza della NATO).

La soluzione A presenta lo svantaggio di penalizzare il processo di integrazione dell'Europa e di ostacolare il reinserimento a pieno titolo della Francia e della Spagna nella difesa comune. Essa inoltre è fortemente dipendente dalla continuità di un importante impegno militare americano in Europa, ivi comprese considerevoli forze stanziali: una prospettiva rutt'alu·o che certa nel medio periodo. 85


La soluzione B implica alti costi e la prospettiva di un conflitto permanente tra i due strumenti militari e i loro relativi finanziamenti. Essa appare oggi largamente irrealistica. La soluzione C è quella istituzionalmente più chiara, ma deve discendere dalla creazione di un potere politico federale (o confederale) europeo con competenze di difesa e sicurezza ben più ampie di quelle attuali. Potrebbe divenire la soluzione ottimale verso il termine del completamento del processo di formazione dell'VE, ma ben difficilmente potrebbe essere attuata prima di allora. La soluzione D è anche quella che ora si tenta di mettere in pratica. Si tratta di una soluzione di compromesso la cui validità dipende in larga misura dalle decisioni concrete che verranno prese di volta in volta. Come abbiamo già più volte sottolineato, questa soluzione cerca di percorrere una strada intimamente contraddittoria: - da un lato accresce la integrazione multinazionale, a vari livelli , degli strumenti militari nazionali, - d 'altro lato però attribuisce al livello decisionale nazionale la funzione di arbitro tra i vari livelli e la decisione ultima circa la consistenza relativa degli impegni da perseguire. Questo compromesso è intimamente instabile, e rischia fortemente di non risolvere il dilemma tra n-nazionalizzazione delle politiche di difesa o loro integrazione multinazionale. Rende però più facile, in compenso, la cooperazione tra il livello UE/UEO e quello NATO.Quest'ultima può avvenire attraverso varie strade: - alcune sono già state definite dalle decisioni prese a Maastricht nel dicembre 1991, e consistono essenzialmente nello spostamento della sede dell ' UEO a Bruxelles e nella unificazione "per-

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senale" tra le rappresentanze nazionali alla NATO, all'UEO e all'VE. In particolare, l'unificazione tra il Segretariato del Consiglio deLla CE e il Segretariato della Cooperazione Politica prefigurano la possibilità di una maggiore integrazione in loco anche tra COREPER (UE) e Rappresentanze al Consiglio Atlantico. Rimane da vedere come si potrebbero collegare SHAPE ed un eventuale comando europeo in ambito UEO, attraverso l'attribuzione di doppi o tlipli "cappelli". Ciò potrebbe riaprire la difficile questione di affidare il l'ACE ad un comandante europeo invece che amelicano, con tutte le difficoltà che ciò potrebbe comportare in campo politico e in campo strategico-nucleare; - altre possono derivare dalla creazione di speciali Unità "europee" bi-o multi-nazionali (la prima sarebbe la divisione o corpo d' armata franco-tedesco, che potrebbe "allargarsi" alla partecipazione di altri paesi membri dell'UEO) e da una loro possibile utilizzazione in ambito NATO, qualora ciò si renda necessario (passando sempre per la decisione preventiva delle autorità nazionali, ma consentendo comunque un grado di pianificazione di questa contingenza più avanzato di quello già consentito, per le sole forze francesi, dagli accordi Ailleret-Lemnitzer del 1967 e Valentin-Farber del 1974); - altre possono derivare dalla applicazione concreta del suggerimento contenuto nella dichiarazione congiunta anglo-italiana dell'Ottobre 1991, secondo la quale si poteva studiare la possibilità di creare una Forza Multinazionale dell'UEO per eventuali impegni fuori dell'area di competenza della NATO; - altre ancora possono essere stabiliti attraverso la individuazione di alcune posizioni di doppio e triplo "berretto": comandi nazionali/NATO!UEO da affidare allo stesso comandante, che si servirebbe comunque di forze nazionali a lui destinate di volta in volta;

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- e infine, su un piano più positivo, è possibile immaginare che l'UEO prenda alcune decisioni nel campo della sicurezza e della difesa che finiscano per avere un ruolo "integrativo" rispetto a deficienze dell'attuale strumento difensivo nazionale e NATO. In particolare si può pensare: l ) a una capacità satellitaria europea di scoperta e di allarme che integri il Centro UEO di analisi delle informazioni satellitarie appena costituito (e posto a Torrejòn); 2) a un pool europeo di capacità di trasporto strategico, specialmente via aerea; 3) a un programma europeo di ricerca e sviluppo che completi i programmi IEPG e soprattutto allo sviluppo di un effettivo mercato interno europeo degli armamenti. Tutto ciò non creerà ancora una vera e propria "difesa integrata europea", e non risolverà il problema del rapporto futuro tra NATO e UE, ma potrebbe accrescere in modo positivo il contenuto multinazionale del nuovo quadro di sicurezza, riducendo il rischio di una sua n-nazionalizzazione.

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IV. APPENDICE

l. COMUNITA' EUROPEA DI DIFESA - CED Trattato firmato il 27 maggio 1952, mai entrato in vigore per difetto di ratifi<ca da parte del Parlamento francese (30 agosto 1954). Vi avevano aderito la Repubblica Federale di Germania, il Belgio, la Francia, l 'Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi. Ali 'art l si stabilisce che le parti contraenti

istituiscono tra loro una Comunità Europea di Difesa di carattere sopranazionale che comporta istituzioni comuni, Forze armate comuni e un bilancio comune. Ali 'art.2 para.2, il Trattato stabilisce che la CED partecipa all'Alleanza Atlantica. Le istituzioni della CED vengono precisate dall'art.q para.l:

Le istituzioni della Comunità sono: - un Consiglio dei Ministri, da qui in poi denominato: il Consiglio, - una Assemblea comune, da qui in poi denominata: l' Assemblea, - un Commissariato, da qui in poi denominato: il Commissariato, - una Corte di Giustizia, da qui in poi denominata: la Corte. Il Capitolo n tratta delle Forze Europee di Difesa (ovvero delle Forze armate della Comunità). Secondo l'articolo 9, queste Forze §I. (. . .) sono composte di contingenti messi a disposizione della Comunità dagli Stati membri, in vista della loro fusione secondo le disposizioni del presente Trattato. 89


§2. Nessuno Stato recluterà o manterrà in servizio forze armate nazionali al di fuori di quelle previste all' art.JO qui di seguito.

• Art.JO §I. Gli Stati membri possono reclutare e mantenere in servizio forze armate nazionali destinate ad essere impiegate nei territori non europei nei quali essi hanno assunto responsabilità difensive, oltre a quelle unità stazionate nei loro paesi d'origine, necessarie al mantenimento di tali forze e ai rimpiazzi. §2. Ugualmente gli Stati membri possono reclutare e mantenere in servizio forze armate nazionali destinate ad assolvere le missioni imernazionali che essi hanno assunto a Berlino, in Austria o in base a decisioni delle Nazioni Unite. Alla conclusione di tali missioni queste forze saranno disciolte ovvero messe a disposizione della Comunità. Rimpiazzi possono essere eseguiti, in accordo con il Comandante Supremo competente dell' Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, sulla base di scambi con unità composte di contingenti originari degli Stati membri interessati, e appartenenti alle Forze europee di difesa. §3. Gli elementi che in ciascuno Stato membro sono destinati ad assicurare la guardia personale del Capo dello Stato rimangono nazionali. Gli Stati membri possono disporre di Forze navali nazionali, da un lato per la sorveglianza dei territori non europei per i quali assumono le responsabilità di difesa di cui al para.] di questo articolo e per la protezione delle comunicazioni con e tra questi territori e, d' altro lato, per adempiere agli obblighi che derivano loro dalle missioni internazionali considerate al para.2 di questo articolo oltre che dagli accordi conclusi nel quadro del Trattato dell'Atlantico del Nord anteriormente alla entrata in vigore del presente Trattato. 90


§4. La consistenza totale delle forze armate nazionali considerate al presente articolo, ivi comprese le unità di manlenimento, non deve essere di /afe ampiezza da compromettere la panecipazione di ogni S1a1o membro alle Forze europee di difesa, determinata da un accordo tra i governi degli Stati membri. Gli Stati membri hanno la facoltà di procedere a scambi individuali di personale tra i contingenti che meuono a disposizione delle Forze europee di difesa e le forze che non ne fanno parte, senza che ne debba risultare una diminuzione delle Forze europee di difesa. In una serie di articoli successivi si precisa che forze di polizia e di gendarmeria restano nazionali, anche se non debbono eccedere i limiti quantitativi resi necessari dalla loro missione (art. 11 ). Si afferma che le Forze armate nazionali messe a disposizione della Comunità possono essere richiamate sotto gli ordini nazionali in caso di gravi disordini interni, previa decisione conforme del Consiglio, e che comunque tutte le Forze europee disponibili debbono essere impiegate in caso di disastri o gravi calamità naturali (art. 12). In caso di crisi extra-europee che coinvolgano la responsabilità di un singolo Stato membro questo può ottenere dal Commissariato la disposizione di forze che ha messo a disposizione della CED purché vi sia l'accordo del Comandante Supremo della NATO competente per quelle forze. Le implicazioni militari, economiche e finanziarie di tale operazione sono esaminate e regolate caso per caso dal Commissariato con l 'avviso del conforme del Consiglio, che decide a maggioranza di 2/3 (art.13). Lo stesso meccanismo è applicabile per le missioni internazionali (art.l4). 91


Art.l5 §1. Le Forze europea di difesa sono formate da personale reclutato per coscrizione e dì personale volontario dì mestiere o di servizio a lungo termine. §2. Esse sono integrate secondo le disposizioni organiche degli articoli 68, 69 e 70 qui di seguito. Esse indossano un'uniforme comune. Esse sono organizzate secondo i tipi definiti dal Protocollo militare. Tale organizzazione può essere modificata dal Consiglio che decide all'unanimità. §3. l contingenti destinati a comporre le Unità sono forniti dagli Stati membri secondo un piano di costituzione stabilito per accordo tra i Governi. Tale piano può essere modificato nei modi previsti dall' art.44 qui di seguito. Art.l6 La difesa interna dei territori degli Stati membri contro gli attacchi di ogni natura che abbiano scopi militari, provocati o compiuti da un nemico esterno, èassicurata da formazioni omogenee di statuto europeo, specializzate per ogni Stato membro alla missione di difesa del suo territorio, e che dipendono per il/oro impiego dalle autorità previste dall' art.18 qui dì seguito. Stabilito che la difesa c ivile è responsabilità nazionale (ar t.l7) s i vie ne quindi al collegamen to tra la CED e la NATO:

Art.I8 §l. Il Comandante supremo competente dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord è abilitato, con riserva del caso statuito al para.3 di questo Articolo, acl assicurarsi che le Forze europee di difesa siano organizzate, equipaggiate, addestrate e preparate all'impiego in modo soddisfacente.

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Dal momento in cui esse sono in grado di essere impiegate, e con riserva del caso citato, esse sono auribuite al Comandante supremo competente dell'Organizzazione dell'Atlantico del Nord, che esercito nei loro confronti i poteri e le responsabiLità che egli detiene in vira~ delle sue auribuzioni e, in particolare, souomerre alla Comunità i suoi bisogni per quel che concerne l'articolazione e il dispiegamento delle Forze: i piani corrispondenti sono eseguiti nei termini stabiliti dall' art.77 qui di seguito. Le Forze europee do difesa ricevono direttive tecniche dagli organismi appropriati dell' Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, nel quadro delle competenze militari di questi ultimi. §2. In tempo di guerra, il Comandante Supremo competente dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord esercita nei confronti di tali Forze sunnominate i pieni poteri e le responsabilità di Comandante Suprema che gli conferiscono le sue allribuzioni. §3. Nel caso di Unità delle Forze europea di difesa destinate alla difesa interna e alla protezione marittima ravvicinata dei territori degli Stati membri, la identificazione deile autorità da cui esse dipendono per il comando e L'impiego risulta sia dalle convenzioni sottoscritte nel quadro del Trattato dell'Atlantico del Nord, sia dagli accordi tra l' Organizzazione del Trauato dell'Atlantico del Nord e la Comunità. §4. Se il Trattato dell'Atlantico del Nord cessa di essere in vigore prima dell'attuale Trattato, spetterà agli Stati membri di determinare, di comune accordo, a quale autorità saranno confidati il comando e l'impegno delle Forze europee di difesa. Al Titolo II del Trattato si stabilisce tra l 'altro che i gradi superiori a quelli di Comandante dell'Unità di base nazionale omogenea sono conferiti dal Commissariato su avviso conforme del Consiglio che decide ali ' unanimità (art.31). 93


L'Assemblea parlamentare della CED (art.33) ha il potere di votare una mozione di censura del Commissariato che obbliga i membri del Commissariato a dimettersi in blocco (art.36). Il Consiglio (dei ministri degli Stati membri - art.40) formula direttive (ali 'unanimità) per il Commissariato, che questo è obbligato ad eseguire, tuttavia può anche prendere decisioni e formulare opinioni (sulla cui base il Commissariato può agire) a maggioranza semplice (art.39). Il Capitolo IV del Titolo II statuisce i poteri e Je competenze della Corte di Giustizia. 11 Titolo III del Trattato si occupa delle disposizioni militari. Tra l 'altro esso stabilisce i seguenti punti: Art.68 §1. Le Unità di base su cui si baserà l'azione dei diversi servizi che compongono l'Esercito sono costituite da elementi della stessa nazionalità. Queste Unità di base sono tanto leggere quanto è permesso dal principio di efficacia. Esse sono liberate al massimo dalle funzione logistiche e dipendono, per la loro esistenza e funzionamento, dagli scaglioni integrati superiori. §2. l C01pi d'Armata sono formati di Unità di nase di diversa origine nazionale, salvo in casi eccezionali derivanti da necessità tattiche o di organizzazione e determinati dal Commissariato su proposta del Comandante supremo competente dell'Organizzazione del Trattato dell' Atlantico del Nord e con l'avviso conforme del Consiglio, preso all'unanimità. Le loro unità di supporto tattico, così come le formazioni di supporto logistico sono di tipo integrato: queste ultime unità elementari, al livello di reggimento o di battaglione, rimangono omogenee e la loro ripartizione tra nazionalità segue la proporzione che esiste tra le Unità di base. Il Comando e lo Stato Mag-

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giore dei Corpi d'Armata sono integrati: questa integrazione è attuata nel modo migliore per assicurare l'efficacia del loro impiego. §3. Le Unit(l di base e i loro appoggi e supporto possono occasiona/mente essere integrate nei Catpi d'Armata destinati all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord e, reciprocamente, divisioni attribuite all'Organizzazione dell'Atlantico del Nord possono essere integrate nei Corpi d'Armata europei. La catena di comando delle Forze attribuite all' Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord alle quali vengono destinate le unità europee integrano elementi che provengono da queste Unità, e reciprocamente. Art.69 §1. Le Unità di base dell'Aeronautica sono costituite da elementi della stessa nazionalità e sono ognuna dotate di materiale da combattimento omogeneo e corrispondente a una determinata missione elementare. Queste Unità di base sono liberate al massimo dalle funzioni logistiche e dipendono per il loro funzionamento e mantenimento, dagli scaglioni integrati superiori.

§2. Un certo numero di Unità di base di diversa nazionalità sono raggruppate agli ordini di scaglioni superiori di tipo integrato, salvo casi eccezionali risultanti da necessità tattiche o di organizzazione e determinati dal Commissariato su proposta del Comandante supremo competente dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord e con l'avviso conforme del Consiglio, preso all'unanimità. Le formazioni di supporto logistico sono di tipo integrato, con le unità elementari dei servizi che restano di composizione nazionale omogenea e la cui ripartizione nazionale è fatta secondo la proporzione esistente tra le Unità di base. §3. Unità di base europee assieme con i loro supporti possono essere messe sotto i Comandi dell'Organizzazione del

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Trattato dell'Atlantico del Nord e, reciprocamente, Unità di base attribuite all'Organizzazione dell'Atlantico del Nord possono essere destinate ai Comandi europei. Le catene di comando dell' Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord alle quali sono organicamente attribuite Unità europee integrano elementi europei, e reciprocamente. Art.70 §.1 Le forze navali europee comprendono le formazioni legate alla protezione marittima ravvicinata dei territori europei degli Stati membri, e che sono fissate sulla base di accordi tra i Governi. §2. l contingenti delle Forze navali europee costituiscono gruppi di nazionalità omogenea e di statuto europeo, che svolgono una stessa missione tattica. §3. Questi gruppi, nella loro totalità o in parte, possono essere occasiona/mente incorporati in formazioni attribuite all' Organizzazione dell'Atlantico del Nord, i cui comandi integrano quindi elementi da essi forniti. A Il 'art.72 si stabilisce che i coscritti dei vari Stati membri serviranno per un eguale periodo di tempo. L'art. 74 precisa che il Commissariato procede all'istruzione e all'addestramento delle Forze europee di difesa secondo una dottrina comune e metodi uniformi. Inoltre il Commissariato appronta i piani di mobilitazione, anche se la decisione di procedere alla mobilitazione resta nazionale (art.75). Il Commissariato ha poteri di ispezione e di controllo (art.76). Esso inoltre determina il dispiegamento territoriale delle forze (anche se uno Stato può modificarlo, sulla base di decisioni del Consiglio (art.77) e amministra il personale e i materiali (art.78). Viene stabilito un regolamento unico di disciplina generale militare, in accordo tra i Governi (art.79). Il Capitolo II del Ti96


tolo m determina lo Statuto delle Forze europee di difesa (reso sostanzialmente analogo a quello delle forze nazionali).

2. UNIONE DELL'EUROPA OCCIDENTALE- UEO Nasce dalla Organizzazione del Trattato di Bruxelles creata, sulla base dell'omonimo Trattato, il 17 marzo 1948, che viene rivisto, aggiornato e completato a Parigi il 23 ottobre 1954. Paesi membri e data del loro ingresso ne !l'organizzazione: Belgio ( 1948), Francia (1948), Lussemburgo ( 1948), Paesi Bassi (1948), Regno Unito (1948), Italia (1954), Repubblica Federale di Germania ( 1954), Portogallo (1988), Spagna ( 1988). Nel 1992 è stata deciso l'ingresso della Grecia, l'associazione della Turchia, dell'Islanda e della Norvegia e l'ingresso come osservatori dell'Irlanda e della Danimarca. La struttura dell 'UEO è la seguente: Consiglio dei Ministri (Ministri degli Esteri e della Difesa) Consiglio Permanente (presieduto dal Segretario Generale e composto di funzionari aJ livello di Ambasciatore) Segretariato Generale - Segretario Generale - Segretariato del Consiglio - Sezione politica generale e di ricerca - Sezione stampa e informazione Gruppo di lavoro speciale (Esteri e Difesa)

Gruppo dei rappresentanti dei Ministri della Difesa

Gruppo ad hoc sulle questioni spazi ali

Altri gruppi: -di lavoro istituzionale - sottogruppo Mediterraneo

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Organi sussidiari del Consiglio: - Cellula dii Pianificazione Militare - Agenzia per il Controllo degli Annamenti - ACA - Istituto di Studi di Sicurezza - ISS

Inoltre esiste, sin dal 1954, una Assemblea dell 'Unione dell'Europa Occidentale di 108 membri designati dai Parlamenti nazionali, e dotata di sei Commissioni (Difesa, Politica, Tecnica e Aerospaziale, degli Affari di bilancio e dell'amministrazione, dei Regolamenti e delle immunità, per le Relazioni parlamentari e pubbliche). Al suo interno sono riconosciuti quattro gruppi politici: comunista, federale dei democratici cristiani e dei democratici europei, liberale e socialista. Tra i punti di maggiore interesse stabiliti dal Trattato di Bruxelles, modificato a Parigi, sottolineiamo che nel Preambolo si afferma tra l'altro che i contraenti sono decisi a prendere "le misure necessarie per promuovere /'unità e incoraggiare l'integrazione progressiva dell'Europa".

L'an. l stabilisce la volontà di organizzare e coordinare le attività economiche dei Paesi membri per eliminare ogni divergenza di politica economica "armonizzare la loro produzione e sviluppare i loro scambi commerciali". AH'art.2 vi è l'impegno alla cooperazione per elevare il livello di vita delle popolazioni dei membri dell 'UEO e per applicare le raccomandazioni di ordine sociale delle istituzioni specializzate di cui le Parti contraenti sono membri. L'art. 3 contiene un impegno ad uno sforzo comune per condurre i popoli degli Stati dell'UEO ad una "comprensione pile approfondita dei principi che sono alla base della loro comune civiltà e per sviluppare gli scambi culturali".

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Art.4 Nell'applicazione di questo trattato, le alte parti contraenti e tutti gli organismi da esse creati nel quadro del trattato coopereranno strettamente con l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord. Al fine di evitare ogni doppio impiego con gli stati maggiori della NATO, il Consiglio e l'Agenzia si rivolgeranno alle autorità appropriate della NATO per ogni informazione e ogni avviso sulle questioni militari. Art.S Qualora una delle alte parti contraenti sia oggetto di aggressione armata in Europa, le altre, in conformità con le disposizioni dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, /e forniranno aiuto ed assistenza con tutti i mezzi in loro potere, militari ed altri.

L'art.6 stabilisce che le decisioni di cui sopra debbono essere immediatamente comunicate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e cesseranno nel momento stesso in cui il Consiglio prendesse le misure necessarie a ristabilire la pace e la sicurezza. Inoltre si afferma che le disposizioni di questo trattato non contrastano in alcun modo con quelle della Carta delle Nazioni Unite. L'art.? affelfma che non vi è contrasto tra questo trattato ed altri impegni contratti dai Paesi membri, che si impegnano altresì a non partecipare ad alcuna alleanza o coalizione diretta contro una di esse. Art.8 §1. Al fine di promuovere una politica di pace, rafforzare la loro sicurezza, di promuovere l'unità, di incoraggiare l'integrazione progressiva dell'Europa e una più stretta cooperazione tra loro stesse e con le altre organizzazioni europee, le alte parti contraenti del trattato di Bruxelles creeranno un

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Consiglio per stabilire le questioni relative all'applicazione del trattato, dei suoi protocolli e dei suoi annessi. §2. ( .. .).

§3. Su domanda di una delle alie parti contraenti, il Consiglio sarà immediatamente convocato per permettere loro di concertarsi su ogni situazione che possa costituire una minaceia per la pace, in qualunque luogo essa si produca, o che possa mettere in pericolo la stabilità economica. §4. Il Consiglio prende all'unanimità le decisioni per le quali non è stata o non sarà stata convenuta un'altra procedura di voto ( ... ).

L'art.9 stabilisce l'obbligo del Consiglio di sottoporre ali' Assemblea dell 'UEO un rapporto annuale di attività. L' art.lO ribadisce l 'impegno delle Parti a sottomettere i loro contrasti reciproci alla Corte internazionale di giustizia e stabilisce i limiti e le caratteristiche di questa procedura. L'art. ll stabilisce la possibilità di invitare altri stati a far parte d eli' UEO. L' art.12 riguarda il deposito delle firme e delle ratifiche e stabilisce tra l 'altro che il trattato "resterà in vigore durante Ginquant' anni" a partire dal 17 marzo 1948. Alla fine di questo periodo ciascuno Stato membro "avrà il diritto di mettere fine al trattato, per quel che la riguarda, a condizione di indirizzare una dichiarazione a tal fine al Governo belga con preavviso di un anno". La Dichirazione di Petersberg, del Consiglio UEO, del 19 giugno 1992, oltre ad istituire la Cellula di Pianificazione Militare, ha stabilito i criteri secondo i quali i paesi europei membri della NATO, ma non della CE, possono associarsi aii'UEO, e i paesi membri della CE che non volessero divenire membri a parte intera dell 'UEO possono assumere il ruolo di Osservatori. Il Consiglio 100


UEO di Roma, nel novembre 1992 ha accettato l'adesione della Grecia, ha accolto come membri Associati l 'Islanda, la Norvegia e la Turchia e come membbri Osservatori la Danimarca e l 'Irlanda.

3. ORGANIZZAZIONE DEL TRATIATO DELL'ATLANTICO DEL NORD -NATO

Organizzazione dell'Alleanza Atlantica stabilita sulla base del Trattato di Washington, firmato il 4 aprile 1949. Partecipano ali ' Alleanza: Stati Uniti d'America, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Federale di Germania, Spagna, Turchia. La struttura civile e militare della NATO può essere cosÏ sintetizzata: Rappresentanti permanenti e delegazioni nazionali

Rappresentanti militari nazionali

Consiglio Atlantico (Capi di Stato e di Governo, Ministri degli Esteri)

Comitato Pianificazione Difesa Gruppo di Pianificazione Nucleare (Ministri della Difesa)

Altri Comitati

Comitato Militare AJti Comandi della NATO

Segretario Generale e Staff internazionale

Staff Militare internazionale

Questa struttura si articola in modo "duale" anche per rispondere alle diverse esigenze politiche dei paesi membri dell'Al101


leanza, e i particolare della Francia che partecipa agli organismi "civili".• incluso il Consiglio Atlantico, ma non a quelli militari. U Segretario Generale della NATO, oltre ad avere un ViceSegretario Generale, ha cinque Assistenti del Segretario Generale, responsabili rispettivamente: -

degli affari politici della pianificazione e politica della Difesa del supporto della Difesa delle infrastrutture, logistica e pianificazione emergenze civili degli affari scientifici e dell 'ambiente.

Inoltre il Segretario Generale è a capo di un Ufficio del Controllore Finanziario, di un Segretariato Esecutivo, di un Ufficio per la Sicurezza NATO e di un Ufficio per la Gestione e l'Amministrazione del Personale. Come si vede sia questi Uffici che i vari Assistenti del Segretario fanno riferimento anche a Comitati del Consiglio Atlantico responsabili delle stesse materie. In particolare, l'Assistente del Segretario Generale per gli affari politici è responsabile della Divisione Affari Politici che include la Direzione Politica, la Direzione Economica e la Direzione Informazione.e relazioni esterne. L'Assistente del Segretario Generale per la pianificazione e la politica della Difesa è responsabile della Divisione di Pianificazione e Politica della Difesa che include la Direzione Pianificazione della Forza, il Servizio Analisi Statistiche e la Direzione Pianificazione Nucleare. L'Assistente del Segretario Generale per il supporto della Difesa è responsabile della Divisione di Supporto della Difesa che include la Direzione Armamenti e Ricerche per la Difesa, la Direzione Cooperazione e Standardizzazione, la Direzione Comando Controllo e Comunicazione e la Direzione Sistemi di Difesa Aerea. L'Assistente del Segretario Generale per l'infrastruttura logistica e la pianificazione delle emergenze civili è responsabile della Divisione Infrastrutture Logistiche e Pianificazio102


ne Emergenze Civili che comprende la Direzione Infrastrutture, la Direzione Logistica e la Direzione Pianificazione Emergenze Civili. L'Assistente del Segretario Generale per gli affari scientifici e dell'ambiente è responsabile della Divisione Affari Scientifici e dell'Ambiente. La struttura dei comitati del Consiglio Atlantico è la seguente: Comitato Pianificazione Difesa

Consiglio Atlantico

Gruppo di Pianificazione Nucleare

Comitato Politico (ad alto livello)

Comitato Revisione Difesa

Task Force ad alto livello controllo armi convenzionali

Working Group Esecutivo

Comitato Economico

Comitato fnformazione e Relazioni culturali

Conferenza Nazionale dei Direttori Armamenti

Comitato revisione armamenti convenzionali NATO

Comitato alto livello di pianificazione emergenze civili

Conferenza logistica ad alto livello della NATO

Comitato scientifico

Comitato sfide società moderna

Comitato Difesa Aerea Gruppo standardizzazioni della NATO della NATO

Comitato NATO comunicazioni e sistemi infonnativi

Comitato pipeline dcii< Comitato operazioni ed NATO esercizi del Consiglio

Comitato coordinamento spazio aereo europeo

Comitati bilancio civil€ Comitato Sicurezza della e militare NATO

Comitato infrastrutture

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Inoltre il Consiglio ha creato un certo numero di organizzazioni, agenzie e comitati di gestione di singoli progetti, per lo svolgimento di compiti specifici. Tra le Organizzazioni Produttive e Logistiche si segnalano: - Agenzia Operativa Centro Europa - CEOA - Sistema Pipeline Centro Europa - CEPS - Organizzazione NATO per la Manutenzione e l' Approvvigionamento - NAMSO - Organizzazione NATO per la Produzione e la Logistica del sistema HAWK- NHPLO - Organizzazione NATO di Gestione dello Sviluppo e della Produzione dell'Aereo di Combattimento Multi-ruolo - NAMMO -Organizzazione NATO per i Sistemi di Comunicazione e Informazione- NACISO - Organizzazione NATO per la Gestione del Programma Aeroportato di Pronto Allarme e di Controllo - NAPMO -Organizzazione NATO per lo Sviluppo, la produzione e la Logistica dell'Aereo da Combattimento Europeo - NEFMO Alcune Organizzazioni sono state sciolte dopo aver completato il loro lavoro, come quella relativa alla produzione dell'aereo F104, del NATO SIDEWINDER, del NATO BULLPUP e della gestione dell'organizzazione terrestre della difesa aerea (NADGEMO). Tra i Comitati di Gestione di Progetti, destinati allo sviluppo congiunto e alla produzione di specifici sistemi, si ricordano: - SEASPARROW, sistema di difesa di punto - MRCA, aereo da combattimento multi-ruolo -NATO MILAN, sistema anti-carro -NATO FORACS, sensori navali e check sites per la precisione degli armamenti -Programma multi-nazionale F-16 -Progetto NATO NAVSTAR GPS -Supporto cooperativo del cannone compatto 76/62 OTO MELARA - Aereo NATO per il pattugliamento marittimo - Mine marittime anti-invasione 104


-

Mine marittime su fondale Cacciamine tripartito Tecniche dimostrative avanzate Radar - DART Sistema Lancia Razzi Multiplo - MLRS Esercizio mina marittima versatile - VEM Aereo caccia-intercettore europeo - EFA

Il Comitato per lo studio di un sottomarino a propulsione convenzionale da impiegare in acque europee è attualmente dormiente. Lo Staff Militare Internazionale della NATO è così strutturato: Direttore dell 'IMS (Intemational Military Staft) Ufficio del Direttore dell 'IMS Divisione Intelligence: -basica - allanne

Divisione Piani e Politica: - piani strategici - politica nucleare - piani di forza - controllo annarnenti e disarmo

Divisione Logistica e Risorse: - logistica - risorse -personale

Divisione Operazioni: - operazioni congiunte e piani -esercizio gestione crisi e addestramento - guerra elettronica

Divisione Comunicazioni e Informazione: - politica ed esigenze - interoperabilità -sicurezza comunicazioni e computer - linee lunga distanza - frequenze radio

Divisione Armamenti e Standardizzazione: - politica -progetti

Segretariato

Consulente Pubblica Informazione

Vice-Controllore Finanziario

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Il Trattato dell'Atlantico del Nord, riconferma (nel Preambolo) l'intenzione di rispettare la Carta delle Nazioni Unite, afferma che gli Stati membri , oltre a salvaguardare la libertà e i principi della loro civiltà comune, "si preoccupano di favorire il benessere e la stabilità nella regione dell'Atlantico del Nord". Essi si impegnano altresì a regolare pacificamente le loro controversie, secondo la Carta delle Nazioni Unite, e ad agire in modo che "La pace e la sicurezza internazionale, e insieme la giustizia, non siano messe in pericolo" (art.l). Essi si impegnano a rafforzare le loro libere istituzioni e "ad assicurare una migliore comprensione dei principi sui quali tali istituzioni si basano". Vogliono anche migliorare la loro collaborazione in campo economico (art.2).

Art.3 Onde assicurare nel modo migliore la realizzazione dei fini del presente Trattato, le parti manterranno e accresceranno la loro capacità individuale e collet!iva di resistenza ad un attacco armati, agendo sia individualmente che colle!tivamente in modo continuativo ed efficace, sviluppando i propri mezzi e prestandosi reciprocamente assistenza. Art.4 Le parti si consulteranno ogni volta che, ad avviso di una di esse, L'integrità territoriale, L'indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti sia minacciata. Art.5 Le parti convengono che un attacco armato con una di esse o contro alcune di esse che abbia Luogo in Europa o in America del Nord sarà considerato come un attacco diretto contro tutti, e di conseguenza esse convengono che, se un tale attacco si produrrà, ognuna di esse, esercitando il suo diritto di legittima di-

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fesa, individuale o collefliva, riconosciuto dall' art.51 della Carta del/e Nazioni Unite, assisterà la par!e o le parti souoposte ad attacco prendendo al più presto, individualmente e in accordo con le altre parti, ogni misura che essa giudicherà necessaria, ivi compreso /'impiego del/a forza armata, per ristabilire e assicurare la sicurezza nella regione dell'Atlantico del Nord. Ogni attacco armato di questa natura e ogni misura presa in conseguenza di esso sarà immediatamente portata a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure verranno a cessare quando il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie a ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Art.6 Ai fini dell'applicazione dell' arr.5, viene considerato come un a/tacco armato contro una o più parti: un a/tacco armato: l. contro il territorio di una di esse in Europa o in America del Nord, contro il dipartimento francese d'Algeria, contro il territorio della Turchia o contro le isole poste solto la giurisdizione di una delle parti nella regione dell'Atlantico del Nord, a nord del Tropico del Cancro; 2. contro le forze, le navi o gli aeromobili di una delle parti che si trovino su questi territori e in ogni altra regione dell'Europa in cui le forze di occupazioni di una delle parti siano stazionate nella data in cui il Trattato è entrato in vigore, o che si trovino nel mar Mediterraneo o nella regione dell' Atlantico del Nord a nord del Tropico del Cancro.

Stabilito che il Trattato non è in contrasto con quanto statuito dalla Carta delle Nazioni Unite (art.7) e che non è in contrasto con altri accordi internazionali contratti dalle parti (art.8), le parti istituiscono il Consiglio (art.9) e stabiliscono altresì di poter invitare a far parte dell'Alleanza "altri stati europei in grado di favorire lo sviluppo dei principi di questo Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell'Atlantico del Nord" (art. lO). n Trattato può essere rivisto dopo che sono passati dieci anni dalla sua entrata in vigo107


re (art.l2). Passati vent'anni invece ogni parte potrĂ mettere fine al Trattato, per quel che la concerne, con un anno di preavviso (art.13). Sul piano militare, dal Comitato Militare (e in rapporto di comunicazione con il Segretario Generale e lo Staff militare internazionale) dipendono i tre supremi comandi della NATO (ora due): -ACE, comando supremo Europa (terrestre e aero-navale) - ACLANT, comando supremo Atlantico (aero-navale) - ACCHAN, comando supremo della Manica (aero-navale) ora abolito La struttura di ACLANT prevede (il vice-SACLANT era anche il comandante supremo della Manica- CINCHAN):

COMANDO ALLEATO ATLANTICO

108


Attualmente il Comando Supremo per l 'Europa, affidato ad un ufficiale americano, e con due vice-comandanti europei, ha questa struttura:

COMANDO ALLEATO EUROPEO

[ [

SACEUR

l VJCI!SACEUR

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l FORZA MOBIUlACE

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GRUPPO J [FORZE TERRESTRI! ARMATECENTROJ l SUO-EST J

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l NAVAL

STRIKE FORCE

l NAVOCfORMED

l l

Tutto questo è destinato a mutare. In particolare scompare il terzo Alto Comando, quello della Manica, di cui quindi non forniamo la tabella illustrativa. Nel giugno 1992 la nuova struttura di ACE è stata definita e prevede il mantenimento di AFCENT e AFSOUTH e la costituzione di AFNORTHWEST. 109


Graficamente la vecchia struttura dei comandi alleati potrà essere così esemplificata:

Comitato Militare

l

ACLANT

l ACCHAN

ACE

La ristrutturazione attuale di questi comandi porta alla eliminazione del comando della Manica:

Comitato Militare ACLANT

ACE

Con la eliminazione del Comando della Manica, le maggiori modifiche riguardano: una diversa suddivisione dello spazio marittimo atlantico tra ACLANT ed ACE, ed una diversa organizzazione di ACE in centro Europa (la zona di comando di AFCENT) oltre alla costituzione di AFNORTHWEST. La situazione di partenza era la seguente:

SACEUR CINCENT (Comando Forze Alleate Centro Europa) Comando Gruppo d'Armata Nord

Comando Forze Aeree Alleate Centro Europa

Comando 2° Forza Aerea Tattica

Comando 4° Forza Aerea Tattica

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Comando Gruppo d' Armata Centro


t

La nuova struttura è la seguente: SACEUR CJNCENT (Comando Forze Alleate Centro Europa) AIRCENT

l

BALTA P

l

LANDCENT

BALTAP è il nuovo comando destinato al controllo del Baltico. Esso include, sotto CINCENT, le forze aeree e terrestri, incluse alcune che erano sotto CINCNORTH. Da SACEUR dipenderà anche il nuovo Comando del Nord Europa Occidentale (CINCNORTHWEST) che assorbirà alcune delle forze attualmente di ACCHAN, e si struttura in NAVNORTHWEST (le forze navali di BALTAP e di CINCHAN) AIRNORTHWEST (forze aeree) e COMNORTH (forze terrestri). La sua struttura originaria era invece la seguente: SACEUR ClNCNORTH Comando Forze Alleate Norvegia Setlentrionale

Comando Forze Alleate del Baltico (BALTAP)

Comando Forze Alleate Norvegia meridionale

La nuova struttura sarà invece la seguente: SACEUR CINCNORTHWEST Terra

Mare (include ACCHAN)

Cielo (include UKAJR)

111


Non sono previste invece modifiche per quel che riguarda i comandi maggiori della regione meridionale (AFSOUTH), alle dipendenze di SACEUR.

4. CONFERENZA SULLA COOPERAZIONE E LA SICUREZZA IN EUROPA -CSCE Inizia ad Helsinki il 22 novembre 1972. li l" agosto 1975 viene firmato l'Atto Finale di Helsinki. Si svolgono delle Conferenze sui "seguiti" di Helsinki, a Belgrado (ottobre 1977 - marzo 1988), Madrid (novembre 1980 - settembre 1983), Vienna (novembre 1986 - gennaio 1989). A Stoccolma, dal gennaio 1984 al settembre 1986 si svolge la Conferenza sulle misure di fiducia e di sicurezza e sul disarmo in Europa - CDE, che approva un testo di accordo riguardante le forze convenzionali. Si aprono a Vienna il 6 marzo 1989 i Negoziati sulla fiducia e le misure di sicurezza e di disarmo in Europa - CDE, che proseguono tutt'ora (1992). Nella stessa data iniziano, tra i paesi membri dell 'Alleanza Atlantica e del Patto di Varsavia, i Negoziati sulle Forze Convenzionali in Europa - CFE, che porta all 'accordo CFE-1 firmato a Parigi il 192 1 novembre 1990. Il 26 novembre 1990 iniziano a Vienna i negoziati CFE-1 A i quali a loro volta, dopo la loro conclusione prevista per il 1992, dovrebbero permettere l'inizio di una nuova tornata di negoziati CFE-2, allargati a tutti i partecipanti alla CSCE, che dovrebbero riassorbire e approfondire anche i negoziati CDE. Il 19-21 novembre 1990, a Parigi, viene anche adottata la Carta di Parigi per una nuova Europa, che decide la istituzionalizzazione di alcuni organismi della CSCE. n 24 marzo 1992 si apre ad Helsinki la Quarta conferenza sui "seguiti" di Helsinki. Sono attualmente membri della CSCE: Albania, Austria, Armenia, Azerbaigian, Belgio, Biellorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Canada, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, (Iugoslavia), Kirghizistan, Kazachistan, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, 112


Moldova, Monaco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Federale Ceca e Slovacca, Repubblica Federale di Germania, Romania, Russia, San Marino, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d •America, Svezia, Svizzera, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan, Ucraina, Ungheria, Uzbekistan, Vaticano. La struttura della CSCE è stata determinata dalla Carta di Parigi (firmata il 21 novembre 1990). La sua struttura operativa è la seguente: Consiglio dei Ministri degli Esteri (si riunisce almeno una volta all'a•mo) Comitato di Alti Funzionari (si riunisce normalmente a Praga) Segretariato (ha sede a Praga) Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ha sede a Varsavia)

Centro di prevenzione dei conflitti (ha sede a Vienna)

Assemblea Parlamentare (si riunisce la prima volta a Budapest nel luglio 1992)

5. COMUNITA' EUROPEA - CE Il 18 aprile 1951 è stato firmato il Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio - CECA. Erano membri fondatori della CECA: Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Federale di Germania. Il 25 marzo 1957 è stato firmato il Trattato di Roma che ha istituito la Comunilà Econo113


mica Europea- CEE, nonché l'EURATOM. L'8 aprile 1965 è stato firmato il Trattato di fusione degli esecutivi (Commissione e Consiglio) delle tre Comunità. Il 17 e 28 febbraio 1986 viene firmato l'Atto Unico Europeo che entra in vigore il l luglio 1987 e che modifica i precedenti Trattati. Il 9-10 dicembre 1991, a Maastricht, vengono siglati gli accordi relativi al Trattato sull'Unione Europea - UE (vedi), che modificano ulteriormente i precedenti Trattati. Sono membri della CE: Belgio (1957), Francia (1957), Italia (1957), Lussemburgo (1957), Paesi Bassi (1957), Repubblica Federale di Germania (1957), Danimarca (1973), Irlanda (1973), Regno Unito (1973), Grecia (1981), Portogallo (1986), Spagna (1986). La struttura della Comunità Europea è la seguente: Corte di Giustizia della Comunità Europea Consiglio Europeo Consigli dei Minisu·i

Commissione Europea Parlamento Europeo

- Comitato Economico eSociale - Comitato Consultivo della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio - Comitato delle regioni

Corte dei Conti

Per quel che riguarda i problemi militari e della sicurezza, citiamo alcuni articoli del Trattato.

Art.223 §1. Le disposizioni del presente trattato non ostano alle norme seguenti: 114


a) nessuno Stato membro è tenuto a fornire informazioni la cui divulgazione sia dallo stesso considerata contraria agli interessi essemiali della propria sicurezza, b) ogni Stato membro può adottare le misura che ritenga necessarie alia tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o al commercio di armi, munizioni e materiali bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di concorrenza nel mercato comune per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini specificamente militari. §2. Nel corso del primo anno successivo all'entrata in vigore del presente trallato, il Consiglio con deliberazione unanime stabilisce l'elenco dei proc/o((i cui si applicano le clisposi:ioni del para.l(b). §3. l/ Consiglio, deliberando all' unanimità su proposta della Commissione, può apportare modificazioni a tale elenco. L'art.224 esamina il caso di possibili f!llSure provvisorie di restrizione del mercato comune e di deroga al trattato per ragioni di ordine pubblico, guerra o grave disordine internazionale, ovvero perché uno Stato membro sia in condizione di far fronte a suoi impegni internazionali.

Art.225 Quando le misure ado((ate mei casi contemplati dagli aru.223 2 224 abbiano per effetto di alterare le condizioni di concorrenzialità nel mercato comune, la Commissione esamina con lo Stato interessato le condizioni alle quali tali misure possono essere rese conformi alle norme sancite dal presente tra/lato. In deroga alla procedura eli cui agli ar((.J69 e 170, la Commissione o qualsiasi Stato membro può ricorrere direttamente alla Corte di giustizia, ove ritenga che un altro Stato membro faccia un uso abusivo dei poteri contemplati dagli arll.223 2 224. La Corte di Giustizia giudica a porte chiuse. 115


Art.235 Quando un'azione della Comunità risulti necessaria per raggiungere, nel funzionamento del mercato comune, uno degli scopi della Comunità, senza che il presente trattato abbia previsto i poteri d'azione a tal uopo richiesti, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento europeo, prende le disposizioni del caso. Art.236 Il governo di qualsiasi Stato membro o la Commissione possono sottoporre al Consiglio progetti intesi a modificare il presente trattato. Qualora il Consiglio, dopo aver consultato il Parlamento europeo e, ove del caso, la Commissione, esprima parere favorevole alla convocazione di una conferenza dei rappresentanti dei governi degli stati membri, questa è convocata dal presidente del Consiglio allo scopo di stabilire di comune accordo gli emendamenti da apportare al presente trattato. Gli emendamenti entreranno in vigore dopo essere stati ratificati da tutti gli Stati membri conformemente alle loro norme · costituzionali.

Il TitoJo ID dell'Atto Unico Europeo circa la Disposizioni sulla cooperazione europea in materia di politica estera, statuisce: Art.30 §l. La cooperazione europea in materia di politica estera è disciplinata dalle seguenti disposizioni: §2. a) Le Alte Parti Contraenti s'impegnano ad informarsi reciprocamente e a consultarsi in merito ad ogni problema di politica estera di interesse generale, per assicurare che la loro influenza congiunta si eserciri nel modo pilì efficace allraverso la concertazione, la convergenza delle loro posizioni e la realizzazione di azioni comuni. l 16


b) Le consultazioni hanno luogo prima che le Alti Parti Contraenti stabWscano la loro posizione definitiva. c) Ogni Alta Parta Contraeme, nelle sue prese di posizione e nelle sue azioni nazionali, tiene pienamente conto delle posizioni degli altri partner e prende in debita considerazione l'interesse che presentano l'adozione e l'attuazione di posizioni europee comuni. Per accrescere la loro capacità d'azione congiunta nel se/fare della politica estera, le Alte Parti Comraenti assicurano lo sviluppo progressivo e la definizione di principi e di obiettivi comuni. La determinazione di posizioni comuni costituisce un punto di riferimento per le politiche delle Alte Parti Contraenti. d) Le Alte Parti Contraenti cercano di evitare qualsiasi azione o presa di posizione che possa nuocere alla loro efficacia in quanto forza coerente nelle relazioni internazionali o in seno alle organizzazioni internazionali. §3. a) l ministri degli affari esteri e un membro della Commissione si riuniscono almeno quattro volte l'anno nel quadro della cooperazione politica europea. Essi possono trattare parimenti problemi di politica estera nel quadro della cooperazione politica in occasione delle sessioni del Consiglio delle Comunità Europee. b) La Commissione è associata a pieno titolo ai lavori della cooperazione politica. c) Per consentire la rapida adozione di posizioni comuni e la realizzazione di azioni comuni, le Alte Parti Contraenti si astengono, per quanto possibile, dall'ostacolare la formazione di un consenso e l'azione congiunta che potrebbe risultarne. §4. Le Alte Parti Contraenti assicurano la streua associazione del Parlamento europeo alla cooperazione politica europea. A tal fine la presidenza informa regolarmente il Parlamento dei temi di politica estera esaminati nell'ambito dei lavori della cooperazione politica europea e si adopera affinché 117


nel corso di tali lavori siano prese nella debila considera:ione le opinioni del Parlamento europeo. §5. Le politiche esterne della Comunità europea e le politiche concordate in sede di cooperazione politica europea devono essere coerenti. Rientra nella particolare responsabilità della presidenza e della Commissione, ciascuna nell'ambito delle proprie competenze, curare la ricerca e il mantenimento di tale coeren:a. §6. a) Le Alte Parti Contraenti ritengono che una pitì stretta coopera:ione in merito ai problemi della sicurez:a europea possa contribuire in modo essenziale allo sviluppo di una identità dell'Europa in materia di politica esterna. Esse sono disposte a coordinare ulteriormente le rispeffi ve posizioni sugli aspeffi politici ed economici della sicurezza. b) Le Alte Parti Contraenti sono risolute a salvaguardare le concli:ioni tecnologiche e industriali necessarie per la loro sicure:za. Esse operano a questo fine sia sul piano nazionale che, laddove sarà opportuno. nell' arnbito delle istituzioni e degli organi competemi. c) Le disposi:ioni del presente titolo non ostano all'esistenza eli una pitì streffa cooperazione nel selfore della sicurezza fra talune Alte Parti Contraenti nel quadro dell' Unione dell'Europea Occidentale e dell'Alleanza Atlantica. §7. a) Nelle istituzioni internazionali e nelle conferenze internazionali alle quali partecipano le Alte Parti Contraellli, queste ultirne cercano di raggiungere posi:ioni comuni sulle materie disciplinate dal presente titolo. b) Nelle istituzioni internazionali e nelle conferenze interna:ionali alle quali non tutte le Alte Parti Contraenti partecipano, quelle rappresentate in tali sedi tengono pienamente conto delle posizioni convenute nel quadro della cooperazione politica europea. §8. Le Alte Parti Contraenti, ogniqualvolta lo ritengano necessario, organizzano un dialogo politico con i paesi terzi e con i raggruppamenti regionali. 11 8


l.

§9. Le Alte Parti Coll/raenti e la Commissione, altraverso una reciproca assisten:a ed informazione, intensificano la coopera:ione tra le loro rappresemanze accreditale nei paesi terzi e presso organizzazioni illlernazionali. §10. a) La presidenza della cooperazione politica europea viene assunta da quella delle Alti Parti Contrae111i che esercita la presidenza del Consiglio delle Comunità europee. b) La presiden:a è responsabile in materia di iniziativa, di coordinamento e di rappresentan:a degli Stati membri nei confronti dei paesi ter:i per le a11ività che rielllrano nella coopera:ione politica europea. Essa è inoltre responsabile della gestione della cooperazione politica e in particolare della determinazione del calendario delle riunioni, della loro convocazione, nonché della loro organizzazione. c) l direi/ori politici si riuniscono regolarmente nell'ambito del Comitato politico allo scopo di dare il necessario impulso, di mantenere la continuità della coopera:ione politica europea e di preparare le discussioni fra i ministri. d) Il Comitato politico o, in caso di necessilà, una riunione ministeriale sono convocati entro quarantollo ore a richiesta di almeno Ire stati membri. e) Il Gruppo dei corrispondenti europei ha il compito di seguire, in base alle direttive del Comitato politico, l' alluazione della cooperazione politica europea e di esaminare i problemi d' organizza:ione generale. f) Gruppi di lavoro si riuniscono in base alle direllil•e del Comilalo polilico. g) Un segre1aria1o insediato a Bruxelles assiste la presiden:a nella prepara:ione e nell' al/uazione delle allività della cooperazione politica europea, nonché per i problemi amminislrativi. Esso opera solto l' autorilà della presidenza. ( .. .)

119


6. UNIONE EUROPEA - UE Il Trattato sull'Unione Europea è stato firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992 da Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, L ussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Federale di Germania, Regno Unito, Spagna. Esso modifica ulteriormente sia i Trattati delle Comunità europee che l'Atto Unico Europeo. Esso, alla data attuale, deve ancora essere ratificato, e non è quindi ancora operativo. Per quel che riguarda la politica estera, la sicurezza e la difesa, il Trattato sull 'Unione Europea stabilisce al Titolo I (Disposizioni comuni) che viene istituita una "Unione europea" (poi denominata semplicemente "Unione"), che "è fondata sulle Comunità europee, integrate dalle politiche e forme di cooperazione instaurate dal preseme trallato. Essa ha il compito di organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro popoli" (art.A). Tra gli obiettivi dell 'Unione (art. B) si indica anche quello di "affermare la sua identità sulla scena internazionale, segnatamente mediante l' alluazione di una politica estera e di sicurezza comune, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa comune che potrebbe, successivamente, condurre ad una difesa comune".

Art.C L'Unione dispone di un quadro istitu::iona/e unico che assicura la coerenza e la cominuità delle a::ioni svolte per il perseguimellfo dei suoi obiellivi, rispeffando e sviluppando nel contempo l' <acquis> comunitario. L' Ullione assicura in particolare la coerenza globale della sua azione esterna nell'ambito delle politiche in materia di relazioni esterne, di sicure:za, di economia e di sviluppo. Il Consiglio e la Commissione hanno la responsabilità di garanrire 120


tale coerenza. Essi provvedono, nell'ambito delle rispettive competenze, ad affuare deffe politiche. L' Art.8 istituisce una "cittadinanza dell'Unione" di cui è cittadino "chiunque abbia la cittadinanza di uno Sraro membro". Ciò non solo concederà ai cittadini dell ' Unione diritto elettorale attivo e passivo alle elezioni comunali del paese in cui risiede e al Parlamento Europeo nel paese in cui risiede, ma gli da anche diritto ad assistenza e protezione da parte de lle rappresentanze diplomatiche nei paesi terzi (artt.8B e 8C). Saltiamo le parti del T rattato relative alle Politiche della Comunità (Parte terza del Trattato che unifica le vecchie parti seconda e terza del Trattato della Comunità Europea), e in particolare le nuove disposizioni sulle Norme Comuni sulla Concorrenza, sulla Fiscalità e sul Ravvicinamento delle Legislazioni (Titolo V), sulla Politica Economica e Monetaria (Titolo VI), sulla Politica Commerciale Comune (Titolo VII), sulla Politica Sociale, Istruzione, Formazione professionale e Gioventù (Titolo VIII), sulla Cultura (Titolo IX), sulla Sanità Pubblica (Titolo X), sulla Protezione d1·i Consumatori (Titolo Xl) , sulle Reti Transeuropee (Titolo XII), su li 'Indus tria (Titolo X IIJ), sulla Coesione Economica e Sociale (Titolo XIV), sulla Ricerca e Sviluppo Tecnologico (Titolo XV), su li ' Ambiente (Titolo XVI), sulla Cooperazione allo Sviluppo (Titolo XVII). Altre modifiche sono apportate aJJa Parte quinta del Trattato s ulle Istituzioni della Comunità. Il Titolo III del Trattato dell ' Unione contiene disposizioni in modifica del Trattato che istituisce la Comunità Europea del Carbone e dell 'Acciaio. Il Titolo IV contiene le modifiche al Trattato che istituisce la Comunità Europea deli ' Energia Atomica. Il Titolo V del Trattato dell 'Unione contiene le Disposizioni Relative alla Politica Estera e di Sicurezza Comune. In particolare, l' Art.J istituisce tale politica. 121


Art.J.l §I. L'Unione e i suoi Stati membri stabiliscono ed auuano una politica estera e di sicurezza comune disciplinata dalle disposizioni del presente Titolo ed estesa a /lati i seflori della politica estera e di sicurezza. §2. Gli obiellivi della politica estera e di sicure:za conume sono i seguenti: - difesa dei valori comuni, degli interessi fondamemali e dell' indipendema dell'Unione; - ra.ffor:amellfo della sicure::a dell' Unione e dei suoi Stati membri in tllfte le sue forme; - mantenimento della pace e rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Allo finale di Helsinki e agli obiellivi della Carta di Parigi; - promo:ione della coopera:ione interna:ionale; - sviluppo e consolidamemo della democra:ia e dello Stato di diriflo, nonché rispello dei dirilli dell'uomo e delle libertà fondamemali. §3. L'Unione persegue tali obieflivi: - instaurando ti/W cooperazione sistematica tra gli Stati membri per la condo/la della loro politica, confonnemente alle disposizioni dell' art.J.2; - rea/i;::zando gradualmeme, in conformità delle disposi:ioni dell'art J.3, a:ioni comuni nei se11ori in cui gli Stati membri abbiano in comune imeressi rile\•anti. §4. Gli Stati membri sosrengono allivameme e sen:a riserve la politica estera e di sicure::a dell'Unione in uno spiriIO di lealtà e di solidarietà reciproca. Essi si astengono da qualsiasi a:ione contraria agli interessi dell'Unione o tale da nuocere alla sua efficacia come elemento di coesione nelle relazioni internazionali. Il Consiglio provvede affinché delli principi siano rispetlati. 122


Art.J.2. §1. Gli Stati membri si informano reciprocamente e si concertano in sede di Consiglio in merito a qualsiasi questione di politica estera e di sicurezza di interesse generale per garantire che la loro influen:a combinata si eserciti nel modo pit( efficace auraverso la convergen:a delle loro azioni. §2. Ogniqualvolta che lo ritenga necessario, il Consiglio definisce una posizione comune. Gli Stati mernhri provvedono affinché le loro politiche nazionali siano conformi alle posi=ioni comuni. §3. Gli Stati membri coordinano la propria azione nelle organizza:ioni interna:ionali e in occasione di conferen:e interna:ionali. In queste sedi essi difendono le posizioni comuni. Nelle OQ~Cmi::azioni internazionale e in occasione di confereme internazionali alle quali non tLIIti gli Stati membri partecipano, quelli che vi partecipano difendono le posizioni cormtni. Art.J.3. La procedura per adouare un' azione comune nei se11ori che rientrano nella politica estera e di sicurez:a è la seguente: l. In base ad orientamenti generali del Consiglio europeo, il Consiglio decide che ww questione forma oggeuo di un'a:ione comune. Il Consiglio, quando adoua il principio di un'azione comune, ne fissa la portata precisa, gli obietlivi generali e in particolari che l'Unione si prefigge nella realizzazione eli delta azione, nonché i me::i, le procedure, le condizioni e, se necessario, la durata applicabili alla sua auua:ione. 2. Nell' adoltare /'a: ione comune e in qualsiasi fase del suo svolgimento, il Consiglio definisce le questioni per le quali le decisioni devono essere prese a maggioran:a qualificata. Per le deliberazioni del Consiglio che richiedano la maggioranza qualificata in applicazione del primo comma, ai voti dei membri è auribuita la ponderazione prevista dall' art.l48 pa123


ra.2 del trattato che istituisce la Comunità europea e le deliberazioni sono valide se hanno raccolto almeno cinquantaquattro voti che esprimano il voto favorevole di almeno otto membri. 3. Se si produce un cambiamento di circostanze che ha una netta incidenza su una questione oggetto di un'azione comune, il Consiglio rivede i principi e gli obiettivi di detta azione e adotta le decisioni necessarie. L'azione comune resta valida sinché il Consiglio non abbia deliberato. 4. Le azioni comuni vincolano gli Stati membri nelle loro prese di posizione e nella condotta della loro azione. 5. Qualsiasi presa di posizione o azione nazionale prevista in applicazione di un'azione comune forma oggetto di informazione entro termini che permettano, se necessario, una concertazione preliminare in sede di Consiglio. L'obbligo dell'informazione preliminare non è applicabile per le misure di semplice recepimento sul piano nazionale delle decisioni del Consiglio. 6. In caso di assoluta necessità connessa con /' evoluzione della situazione e in mancanza di una decisione del Consiglio, gli Stati membri possono prendere d'urgenza le misure necessarie, tenuto conto degli obbiettivi generali dell'azione comune. Lo Stato membro che prende tali misure ne informa immediatamente il Consiglio. 7. In caso di difficoltà rilevanti nell'applicazione di un'azione comune, uno Stato membro ne investe il Consiglio che delibera al riguardo e ricerca le soluzioni appropriate. Queste ultime non possono essere in contrasto con gli obieflivi dell'azione né nuocere alla sua efficacia. Art.J.4. §1. La politica es1era e di sicurezza comune comprende tutte le questioni relative alla sicurezza dell'Unione europea, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa 124


comune, che potrebbe successivamente condurre a una difesa comune. §2. L'Unione chiede all'Unione dell'Europa Occidentale (UEO), che fa parte imegrante dello sviluppo dell'Unione europea, di elaborare e di porre in essere Le decisioni e le azioni dell'Unione aventi implicazioni nel settore della difesa. Il Consiglio adotta, d'intesa con le istituzioni deii'UEO, le necessarie modalità pratiche. §3. Le questioni aventi implicazioni nel settore della elifesa che sono disciplinate dal presente articolo non sono soggette alle procedure di cui all' artJ.3. §4. La politica dell'Unione ai sensi del presente articolo non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispella gli obblighi derivanti per alcuni Stati membri dal trattato dell'Atlantico del Nord ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in questo ambito. §5. Le disposizioni del presente articolo non ostana allo sviluppo di una più stretta cooperazione fra due o phl Stati membri a livello bilaterali, nell'ambito dell' UEO e dell' Alleanza atlantica, purché detta collaborazione non contravvenga a quella prevista dal presente Titolo né la ostacoli. §6. Per promuovere il conseguimento dell' obiellivo del presente trattato e tenuto conto della scadenza del 1998 nell'ambito dell' art.l2 de/trattato di Bruxelles, le disposizioni del presente articolo potranno essere rivedute, come previsto all'art .N, para.2, in base a una relazione che il Consiglio presenterà al Consiglio europeo nel 1996, contenente una valutazione dei progressi attuati e dell'esperienza acquisita sino a quel momento. ArtJ.S. §I. La Presidenza rappresenta l'Unione per le materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune. §2. La Presidenza è responsabile dell' auuazione delle 125


azioni comuni; a questo titolo essa esprime in linea di massima la posizione dell'Unione nelle organizza:ioni interna:ionali e in occasione di conferen:e imerna:iona/i. §3. Nell'esercizio dei compiti di cui ai pumi l e 2 la Presiden:a è assistita eventualmente dallo Stato membro che ha esercitato la Presiden:a precedeme e da quello che eserciterà la Presidenza successiva. La Commissione è pienarnente associata a tali compiti. §4. Falle salve le disposi:ione del/'arr.J.2, punto 3, e dell' arr.J.3, pumo 4, gli Stati membri rappresemati nelle organizzazioni internazionali o in occasione di conferenze interna:ionali in cui non rulli gli Srari membri lo sono, tengono questi ulrimi ;,~formati in merito ad ogni questione di imeresse comune. Gli Stari membri che sono anche membri del Consiglio di sicurezza delfe Nazioni Unite si concerteranno e terranno pienamente informati gli altri Stati membri. Gli Stati membri che sono membri permanenti del Consiglio di Sicure:za procurano, nell'esercizio delle loro funzioni, di difendere le posizioni e l'interesse dell'Unione, falle salve le responsabili là che loro incombono in for:a delle disposi: ioni della Carta delle Nazioni Unite. Art.J.6. Le missioni diplomatiche e consolari degli Stari membri e le delegazioni della Commissione nei paesi ter:i e nelle confereme intema:ionali, nonché le loro rappreseman:e presso le organizzazioni interna:ionali, si concertano per garantire il rispelto e l'attuazione delle posi:ioni comuni ado/late dal Consiglio. Esse intensificano la loro coopera:ione procedendo a scambi di informazioni e a valutazioni comuni e contribuendo all' attuazione delle disposi:ioni previste dall' art.BC de/tra/lato che istituisce la Comunità Europea. 126


ArtJ.7. La Presiden:a consulta il Parlamento europeo sui principali

aspelli e sulle scelte fondamentali della politica estera e di sicure::a comune e provvede affinché le opinioni del Parlamento europeo siano debitamente prese in considerazione. Il Parlamemo europeo è regolarmellle informato dalla Presiden:a e dalla Commissione in merito alla sviluppo della politica estera e di sicurezza dell'Unione. Il Parlamemo europeo può rivolgere imerroga:ioni o formulare raccomandazioni al Consiglio. Esso procede ogni anno ad Wl diba{{ito sui progressi compiw i nell' auuazione della politica estera e di sicurezza comune. Art.J.8. §l. Il Consiglio europeo definisce i principi e gli orientamenti generali della politica estera e di sicurezza comune. §2. Il Consiglio prende le decisioni necessarie per la c/eftni:ione e /' auuazione della politica estem e di sicurezza comune in base agli oriemamellfi generali adottati dal Consiglio europeo. Esso pro\•vede all'unità. alla coerenza e all'efficaciti dell'azione dell'Unione. Il Consiglio delibera all'unanimità, tranne che per le questioni di procedura e nel caso di cui all'artJ.3, punto 2. §3. Ogni Stato membro o la Commissione può souoporre al Consiglio questioni che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune e presellfare proposte al Consiglio. §4. Nei casi che richiedano una decisione rapida, la presidenza convoca d'ufficio o a richiesta della Commissione o di uno Stato membro, entro un termine di quarantotto ore, o, in caso di emergenza, emro w1 termine pitì breve, una riunione straordinaria del Consiglio. §5. Fatto salvo l'art .151 del trattato che istituisce la Comunità europea, un Comitato politico composto dai direttori politici segue la situazione internazionale nei seuori che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune e contribui127


sce a definire le politiche formulando pareri per il Consiglio, a richiesta di questo o di propria iniziativa. Sorveglia altresì l'attuazione delle politiche concordate, fatte salve le competenze della Presidenza e della Commissione. ArtJ.9. La Commissione è pienamente associata ai lavori nel settore della politica estera e di sicurezza comune. Art.J.JO. All'atto di un' evemuale revisione delle disposizioni relative alla sicurezza, conformemente all' art.J.4, la Conferenza convocata a tal fine esamina anche se debbano essere apportati altri emendamenti alle disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune. L' Art.J .11 si occupa delle spese operative e amministrative relative alla applicazione di questo Titolo, per cui valgono le disposizioni relative del Trattato istitutivo della Comunità europea. il Titolo VI del Trattato dell 'Unione stabilisce le Disposizioni Relative alla Cooperazione nei Seuori della Giustizia e degli Affari Interni. Il Titolo VfJ contiene le Disposizioni Finali. Tra l'altro si stabilisce che "Il presente trattato è concluso per una durata illimitata" (art.Q). In una Dichiarazione contenuta nell'Atto Finale delle Conferenze intcrgovernative, allegato al Trattato dell'Unione, si afferma che: La Conferenza conviene che gli Stati membri, in relazione alle decisioni del Consiglio che richiedono l'unanimità, evitino per quanto possibile di impedire una decisione all'unanimità laddove esista una rnaggioranza qualificata a favore di detta maggi01·anza. 128


Inoltre l'Atto Finale contiene anche una Dichiarazione sull' Unione Europea Occidentale: La Conferenza prende atto delle dichiarazioni seguenti:

l . Dichiarazione di Belgio, Germania, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, che sono membri dell'Unione dell'Europa occidentale, nonché dell'Unione europea, sul RUOLO DELL'UNIONE DELL'EUROPA OCCIDENTALE E LE SUE RELAZIONI CON L' UNIONE EUROPEA E CON L'ALLEANZA ATLANTICA Introduzione §l. Gli Stati membri dell' UEO convengono della necessità di creare una vera e propria identità europea in materia di sicurezza e di difesa e di assumere accresciute responsabilità europee in materia di difesa. tale identità sarà elaborata progressivamente attraverso un processo che comporterà tappe successive. L' UEO farà parte integrante del processo di sviluppo dell'Unione europea e intensificherà il suo contributo alla solidarietà nell'ambito dell'Alleanza atlantica. Gli Stati membri dell' UEO convengono di rafforzare il ruolo dell' UEO, nella prospettiva a termine di una politica di difesa comune nell'ambito dell'Unione europea, che potrebbe successivamente condurre ad una difesa comune, compatibile con quella dell'Alleanza atlantica. §2. L'UEO si svilupperà come componente di difesa dell'Unione europea e come strumento per rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza atlantica. A tal fine essa formulerà una politica di difesa comune europea e vigilerà alla sua concreta realizzazione attraverso /'ulteriore sviluppo del suo ruolo operativo. Gli stati membri dell' UEO prendono atto dell' art.J.4 riguardante la politica estera e di sicurezza comune del trattato 129


sull'Unione europea del seguente tenore: §I. La politica estera e di sicurezza comune comprende tu/le le questioni relative alla sicurezza dell'Unione europea, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa comune, che potrebbe successivamente condurre a una difesa comune. §2. L' Unione chiede all'Unione dell' Europa Occidentale (UEO ), che fa parte integrante dello sviluppo dell' Unione europea, di elaborare e di porre in essere le decisioni e le azioni dell'Unione aventi implicazioni nel settore della difesa. IL Consiglio adotta, d'intesa con le istituzioni del/'UEO, le necessarie modalità pratiche. §3. Le questioni aventi implicazioni nel settore della difesa che sono disciplinate dal presente articolo non sono soggette alle procedure di cui all' art.J.3. §4. La politica dell' Unione ai sensi del presente articolo non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi derivanti per alcuni Stati membri dal trattato dell' Atlantico del Nord ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in questo ambito. §5. Le disposizioni del presente articolo non ostana allo sviluppo di una più stretta cooperazione fra due o più Stati membri a livello bilaterali, nell' ambito dell' UEO e dell'Alleanza atlantica, purché detta collaborazione non contravvenga a quella prevista dal presente Titolo né la ostacoli. §6. Per promuovere il conseguimento dell'obiettivo del presente trattato e tenuto conto della scadenza del 1998 nell'ambito dell' art.l2 del tra/lato di Bruxelles, le disposizioni del presente articolo potranno essere rivedute, come previsto al.l' art.N, para.2, in base a una relazione che il Consiglio presenterà al Consiglio europeo nel /996, contenente una valutazione dei progressi attuati e dell'esperienza acquisita sino a quel momento. 130


A. Relazioni dell' UEO con /'Unione Europea

§3. L'obiettivo consiste nello sviluppare /' UEO per tappe quale componente di difesa dell'Unione europea. A tal fine l' UEO è disposta ad elaborare e a realizzare, su richiesta dell'Unione europea, le decisioni e le azioni dell'Unione che hanno implicazioni nel settore della difesa. A tal fine /' UEO instaurerà strette relazioni di lavoro con l'Unione europea adottando le seguenti misure: - in forma appropriata, sincronizzazione delle date e dei luoghi delle riunioni e armonizzazione dei metodi di lavoro; -fissazione di una stretta cooperazione tra il Consiglio e il Segretaria/o generale dell' UEO , da un lato, e il Consiglio dell'Unione e il Segretaria/o generale del Consiglio, dall'altro; - esame dell'armonizzazione della successione e della durata delle rispettive Presidenze; - definizione delle opportune modalità in modo da assicurare che la Commissione delle Comunità europee sia periodicamente informata e, se del caso, consultata sulle attività dell' UEO conformemente al ruolo della Commissione nel quadro della politica estera e di sicurezza comune così come definita nel trattato dell'Unione europea; - incentivazione di una più stretta cooperazione tra /' Assemblea parlamentare dell' UEO e il Parlamento europeo. Il Consiglio dell' UEO, d'intesa con le istituzioni competenti dell'Unione europea, adotterà le necessarie disposizioni di ordine pratico. B. Relazioni tra /' UEO e /'Alleanza atlantica §4. L'obiettivo consiste nello sviluppare l' UEO quale mezzo per rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza atlantica. L' UEO è conseguentemente disposta a sviluppare ulteriormente gli stretti legami di lavoro tra /' UEO e l'Alleanza, non131


ché a rafforzare il ruolo, le responsabilità ed i contributi degli Stati membri dell' UEO in senso all'Alleanza. Ciò avverrà sulla base della necessaria trasparenza e complementarità tra l'identità europea in materia di sicurezza e di difesa, quale si delinea, e l'Alleanza. L' UEO agirà in conformità delle posizioni adottate in sede di Alleanza atlantica. - Gli Stati membri dell' UEO intensificheranno il loro coordinamento sulle questioni riguardanti l'Alleanza che costituiscono un importante interesse comune, allo scopo di presentare posizioni congiunte, concertate in seno all' UEO, nel processo di consultazione dell'Alleanza, la quale resterà la sede essenziale di consultazione tra gli alleati e il foro, in cui questi ultimi si accordano sulle politiche riguardanti i loro impegni in materia di sicurezza e di difesa in virtL~ del trattato dell'Atlantico del Nord. - Ove necessario, le date e i luoghi delle riunioni saranno sincronizzati ed i metodi di lavoro saranno armonizzati. - Sarà istituita una stretta cooperazione tra i Segretariati generali dell' UEO e della NATO.

C. Ruolo operativo dell' VEO §5. Il ruolo operativo dell' UEO sarà rafforzato mediante l'esame e la definizione di opportuni compiti, strutture e mezzi, riguardanti in particolare: - il nucleo di pianificazione dell' UEO; - una pù~ stretta cooperazione militare, complememare all'Alleanza, specialmente nei settori della logistica, dei trasporti, della formazione e della sorveglianza strategica; - riunioni dei capi di stato maggiore dell' UEO; - unità militari sotto la responsabilità dell' UEO. Saranno successivamente altre proposte, concernenti: - il rafforzamento della cooperazione nel settore degli armamenti, allo scopo di istituire un'Agenzia europea per gli armamenti; 132


- la trasformazione dell'Istituto dell' UEO in Accademia europea per la sicurezza e la difesa. Le misure volte a rafforzare il ruolo operativo dell' UEO saranno pienamente compatibili con le disposizioni militari necessarie a garantire la difesa collettiva di tutti gli Alleati. D. Altre misure §6. Come conseguema delle misure di cui sopra e per agevolare il rafforzamento del ruolo dell' UEO, la sede del Consiglio e del Segretariato generale dell' UEO sarà trasferita a Bruxelles. §7. La rappresentanza in seno al Consiglio dell' UEO deve essere tale da consentirgli di esercitare in permanenza le sue funzioni in conformità dell' art.B del trattato di Bruxelles modificato. Gli Stati membri potranno ricorrere alla formula detta "del doppio cappello" -da definire successivamente- consistente nel designare i loro rappresentanti presso l'Alleanza e presso l'Unione europea. §B. L' UEO prende atto che, conformemente alle disposizioni dell'artJ.4 , para.6, concernenti la politica estera e di sicurezza del trattato sull' Unione europea, l'Unione deciderà di rivedere le disposizioni di detto articolo, allo scopo di conseguire l'obiettivo da esso fissato, secondo la procedura stabilita. L' UEO riesaminerà le presenti disposizioni nel 1996. Tale revisione terrà conto dei progressi compiuti e dell'esperienza acquisita e includerà le relazioni tra l' UEO e l'Alleanza atlantica. Il. Dichiarazione di Belgio, Germania, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, che sono membri delr Unione dell'Europa occidentale Gli Stati membri dell' UEO si compiacciono dello sviluppo dell' identità europea in materia di sicurezza e di difesa. Essi 133


sono risoluti, tenendo conto del ruolo dell' UEO quale componente di difesa dell'Unione europea e quale strumento per rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza atlantica, a porre le relazioni tra l' UEO e gli altri Stati europei su nuove basi al fine di salvaguardare la stabilità e la sicurezza dell'Europa. In questo spirito essi propongono quanto segue. Gli Stati membri dell' Unione europea sono invitati ad aderire all' UEO alle condizioni da concordare in conformità dell' art.ll del tra/lato di Bruxelles modificato, ovvero a divenire osservatori se lo desiderino. Contestualmente, gli altri Stati membri europei della NATO sono invitati ad acquisire lo status di membri associati dell' UEO in modo tale da poter partecipare pienamente alle attività dell' UEO stessa. Gli Stati membri partono dal presupposto che i trattati e gli accordi di cui sopra saranno conclusi prima del 31 dicembre 1992.

7. ALTRI RAGGRUPPAMENTI E ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI DI INTERESSE EUROPEO Consiglio d'Europa: partecipano Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, (Jugoslavia), Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Federale Ceca e Slovacca, Repubblica Federale di Germania, San Marino, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria. Consiglio Nordico: partecipano Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia. Consiglio Baltico: partecipano Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia, Repubblica Federale di Germania, Russia, Svezia. 134


Confederazione degli Stati Indipendenti - CSI: partecipano Armenia, Azerbaigian, Biellorussia, Kazachistan, Kirghizistan, Moldova, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. Associazione Europea di Libero Scambio- EFTA: partecipano Austria, Finlandia, Islanda, Liechtenstein , Norvegia, Svezia, Svizzera. E ' ora associata alla ComunitĂ e all ' Unione Europea nello Spazio Economico Europeo. Iniziativa Centro Europea: aderiscono Austria, ( Bosnia Erzegovina e Croazia - osservatori), Italia, (Iugoslavia - sospesa), Polonia, Repubblica Federale Ceca e Slovacca, (Slovenia - osservatore), Ungheria.

135


Collana del «Centro Militare di Studi Strategici» 1.«0 redutamtolo in Italia»

di Autori vari

2.«Storia dtl smizio militare io Italia dal 1506 al1870>>, Vol. l

di Virgilio Ilari

3.dal 1871 al 1918, Vol. Il 4.dal 1919 al 1943, Vol. 111 S.dal 1943 al 1945, Vol. IV S.Bis. dal 1946 al 1990 - Tomo Primo S.Ter. dai194S al1991 -Tomo Secondo 6.<<Soppressioot ddJa kva t costituzJone dj di Paolo Bellucci • Areno Gori Foru Armate volontarie 1990» 6a.«Riflessiooi sociologicbt sul servizio di di M. Marotta • S. Labonia kva t volootariatO>> 7.«L'importlllll militare dtllo spazio

di Carlo Bongiorno • Stefano Abbà Giuseppe Maoli - Abelardo Mei Michele Nones • Stefano Orlando Franco Pacione • Filippo Stefani

8.«1..e idee dj "difesa alternativa" ed il ruo- di Francesco Calogero lo dell'Italia>> Marco De Andreis • Gianluca Devoto Paolo Farioella 9.«1..a " policy scitoct" od controllo degli <ii Pierangelo Isernia • Paolo Bellucci armamtoli>> Luciano Bozzo - Marco Carnovale Maurizio Coccia - Pierluigi Crescenzi Carlo Pelanda 10.«0 fllhtro della dissuasioot oudtare io di Stefano Silvestri Europa» 11.«1movimenti pacifiSti ed antinucleari in di Fabrizio Battistelli Italia, 1980--1988>> Pierangelo Isernia -Pierluigi Crescenzi Antonietta Graziani Angelo Montebovi • Giulia Ombuen Serafma Scaparra • Carlo Presciuttini


12.«L'orgao.inazione della Ricerca e Svilup- di Paolo Bisogno - Carlo Pelanda po nell'ambi~o ddla Difesa» Michele Nones - Sergio Rossi Vincenzo Oderda 13.«Sistema di PianifiCIZiooe Geoeralt e Fi- di Giuseppe Mayer - Carlo Bellinzona IWIZiaria ed ottimazione delle morse nelNicola Galippi - Paolo Mearini l'ambito Difesa>> Pietro Menna 14.«L'industria italiana degli armamenti» di Fabio Gobbo- Patrizio Bianchi Nicola·Bellini- Gabriella Utili 15.<<La strategia sovietica nel Meditemneo» di Lt:igi Caligaris - Kenneth S. Brower Giuseppe Cornacchia - Chris Donnelly James Sherr - Andrea Tani Pietro Pozzi 16.«Proftli di curiera e remuneraziooi nel- di Domenico Tria -Tonino Longhi l'ambito dell'amministrazione dello Arturo Cerilli - Andrea Gagnoni Stato» Pietro Menna 17.«Conversione dell'industria degli ar- di Sergio Rossi - Secondo Rolfo mamenth> Nicola Bellini 18.«0 trasferimento di tecnologie strategi- di Sergio Rossi - Fulceri Bruni Roccia camente critiche» Alessandro Politi - Sergio Gallucci 19.«Nuove possibili conceziooi dd mode!- di Stefano Silvestri - Virgilio Ilari lo difensivo» Davide Gallino - Alessandro Politi Maurizio Cremasco 20.«Walfare simulation ati teatro medi- di Maurizio Coccia temoeo» 21 .«La formazione degli Ufficiali dei Cor- di Antonio Paoletti - Arnaldo D'Amico pi Tecnici» AJdo Tucciarone 22.«1SLAM: Problemi e prospettive di po- di Roberto Aliboni - Fausto Bacchetti liticbe per l'occidente» Laura Guazzone Valeria Fiorani Piacentini Bianca Maria Scarcia Amoretti 23.<<Effdti sull'eoonomia italiana della spesa di Antonio Pedone - Maurizio Grassini della Difesa» 24.<<Aito Unico Europeo e industria italia- di F. Onida - M. Nones - G. Graziola na per la Difesa» G.L. Grimaldi - W. Hager - A. Foni G. Viesti


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25.«Disarmo, sviluppo e debito»

di C. Pelanda

26.«Jugoslavia: reallà e prospettive»

di C. Pelanda - G. Mayer - R. Lizzi A. Truzzi - D. Ungaro- T. Moro

27.«Integrazione militare europea»

di S. Silvestri

28.«La rappresentanza militare in Italia» di G. Caforio- M. Nuciari 29.<(Studi strategici e militari nelle univer- di P. Ungari - M. Nones - R. Luraghi sità italiane» 30.«0 Pensiero Militare nel Mondo Mu- di V. Fiorani Piacentini sul manO» 31.«Costituzione della difesa e stati di crisi» a cura di Giuseppe de Vergottini 32.«Sviluppo, Armamenti, Conflittualità» di L. Bonanate, F. Armao, M. Cesa, W. Coralluzzò 33.«0 Pensiero Militare nel Mondo Musul- di G. Ligios - R. Redaelli mano», Vol. II 34.«La "condizione militare" in Italia Vol. I - I militari di leva»

a cura di Michele Marotta

35.«ValuWione comparata dei piani di rior- a cura di Davide Gallino dinamento delle FF.AA. dei Paesi dell'Alleanza Atlantica» 36.«La formazione del dirigente militare» di F. Fontana- F. Stefani -G. Caccamo G. Gasperini 37.«L'obiezione di coscienza al servizio mi- di Paolo Bellucci litare in Italia» 38.«La "condizione militare" in Italia Volume Il Fenomenologia e Problemi di Devianza

di Gemma Marotta

39.<<La Dirigenza Militare»

a cura di S. Cassese - C. D'Orta

40.«0iritto Internazionale per Uffteiali deUa di Natali no Ronzitti Marina Militare» 41.<<1 Volontari a Ferma Prolungata: Un Ritratto Sociologico» ·

di F. Battistelli

42.<<Strategia della Ricerca Internazionali- di L. Bonamante stica»


43.ÂŤMovimenti Migratori e Sicureua NazionaleÂť

di G. Sacco


Stampa Slllgrallca Roma â&#x20AC;¢ Tel. 06143588200


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