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in cop pertina Un ranger in esercitazione anfibia. Da notare la particolare sopramuta mimetica di nuova acquisizione. I Rangers rappresentano un Corpo scelto dell’Esercito Italiano che si è fatto apprezzare in tutti i Teatri Operativi.
Direttore Responsabile Marco Centritto Coordinatore redazionale Omero Rampa Capi Redattori Gianpaolo Romoli, Francesco Coscia Redazione Roberto Zeppilli, Domenico Spoliti, Lorenzo Nacca, Annarita Laurenzi, Marcello Ciriminna, Lia Nardella Grafica Antonio Dosa, Ubaldo Russo Segreteria e diffusione Responsabile: Riccardo De Santis Addetti: Carlo Spedicato, Franco De Santis, Carlo Livoli, Gabriele Giommetti, Sergio Gabriele De Rosa
La traduzione dei testi della rubrica “Summary, Sommaire, Inhalt, Resumen, Sumario” è curata da Nicola Petrucci, Livia Pettinau, Angela Gesmundo e Carla Tavares Direzione e Redazione Via di S. Marco, 8 00186 Roma Tel. 06.47357373 Fax 06.47358139
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EDITORIALE La sfida globale lanciata dal terrorismo rappresenta oggi la principale minaccia rivolta alle democrazie occidentali. Non c’è, quindi, bisogno di scomodare Sun Tzu per capire quanto l’analisi e la comprensione di questo fenomeno siano oggi un’ineludibile necessità per quelle Forze Armate che, come l’Esercito Italiano, sono ampiamente impegnate, in Patria e all’Estero, nel contrasto alla strategia del terrore. Ma la minaccia globale è ben al di là, per obiettivi e per mezzi, della scala di misura nazionale di un qualunque Stato europeo. Per fronteggiare tali sfide è necessario, infatti, disporre di una «massa critica geostrategica» che garantisca una sicurezza su scala globale. La NATO e la UE sono al momento le principali opzioni che l’Italia ha per compartecipare, insieme ad altri Paesi con cui condivide valori e rischi, a una strategia di sicurezza capace di fronteggiare il carattere planetario delle attuali minacce. In tale quadro, il problema degli equilibri mediorientali rimane di assoluto rilievo a causa della particolare sovrapposizione, in un’area di così grande importanza per le risorse energetiche mondiali, di faglie di attrito tra diverse civiltà, culture e religioni. Un elemento di grande rilievo nella configurazione di questi equilibri è sicuramente la Siria, che, compresa tra Israele e la Turchia, tra il Libano e l’Iraq, è destinata a giocare un ruolo di primo piano nella geostrategia di quella regione. E proprio dalle missioni in supporto della stabilità e della pace in quel teatro provengono alcune tra le più importanti esperienze dell’Esercito Italiano che, opportunamente decantate e analizzate attraverso il processo delle «lezioni apprese», costituiscono una fase dottrinale molto avanzata su operazioni in ambienti e contesti considerati fino a non molto tempo fa atipici, come il combattimento urbano nelle Crises Response Operations. Così le tecnologie necessarie a migliorare la sicurezza delle nostre truppe in tali operazioni, quali ad esempio i sistemi d’identificazione amico-nemico per le unità terrestri, vengono provati nel corso di esercitazioni sempre più realistiche ed efficaci, condotte di concerto con Paesi alleati. Nel contempo il concetto di Effect Based Operation appare, ai nostri Ufficiali impiegati nella pianificazione e nella condotta delle operazioni nei vari Comandi multinazionali di livello operativo, come un approccio promettente e meritevole di ulteriori approfondimenti. In ogni caso, qualunque sia il tipo di operazione che si stia conducendo, di fondamentale importanza sarà sempre un corretto rapporto con i media. Un rapporto che deve evitare l’insorgere di reciproci sospetti e superare le comprensibili diffidenze (o i molti preconcetti che spesso alcuni giornalisti sembrano avere nei confronti dei militari) nel chiaro riconoscimento dei rispettivi ruoli. La sicurezza delle operazioni militari non deve e non può in nessun caso essere minimamente compromessa. Occorre invece assicurare quella trasparenza che consente ai media di svolgere al meglio la loro funzione. Solo un’informazione libera e affidabile potrà essere garanzia di un effettivo controllo democratico. Anche in questo settore, l’esperienza acquisita sul campo dalla Forza Armata ci consente di operare con grande autorevolezza. Infine, per quel che riguarda le rubriche, ancora qualche novità: • una rubrica interforze per quegli aspetti militari che, come ad esempio le opportunità e le sfide della componente femminile, sarebbe limitativo ridurre al solo punto di vista di Forza Armata; • una rubrica di «Militaria», suggeritaci dall’analisi dei questionari proposti lo scorso anno agli abbonati. Prima di chiudere questo editoriale mi è doveroso rendere un grato saluto al nostro precedente «editore», il Ministro della Difesa onorevole Antonio Martino, e un benvenuto all’onorevole Arturo Parisi, nuovo titolare del Dicastero. Buona lettura!
IL DIRETTORE RESPONSABILE
PERIODICO DELL’ESERCITO FONDATO NEL 1856
S O M M A R I O Le nuove armi dei terroristi
pag. 54
Effects-Based Operations Tra sogno e realtà di facili vittorie pag. 64
Al-Qaeda
pag. 14
Giulio Aristide Sartorio pittore e combattente L’esposizione delle sue opere al Chiostro del Bramante pag. 102
145° Anniversario dell’Esercito Italiano
pag. 108
Una lunga scia di sangue pag. 6
La NATO: evoluzione e prospettive
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maggio - giugno
Urgent Quest Nel Regno Unito un’importante esercitazione pag. 72 pag. 110
pag. 120
Le Forze Armate siriane
pag. 24
Il manuale dei terroristi
pag. 84
pag. 124
pag. 126
I combattimenti urbani nelle «Crisis Response Operations» pag. 44
I media nei teatri operativi
pag. 132
Una risorsa strategica pag. 90 pag. 134
pag. 138
Il volo del «gabbiano»
pag. 144
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AL-Q QAEDA
AL-Q QAEDA Una lunga scia di sangue La sua peculiarità è nella capacità di rinnovarsi e adeguarsi ai contesti strategici e sociali nei quali è coinvolta. Non ha bandiere o confini. Nel suo «ombrello» ideologico confluiscono quei gruppi terroristici che, attraverso una strategia globale, intendono combattere i governi moderati islamici e i Paesi che ne supportano potere e autorità.
In apertura. Una pattuglia di paracadutisti del 186° Reggimento a Khwost, nella regione di Paktia, in Afghanistan. Sopra. Abu Musab Al-Zarqawi, giordano, capo di al-Qaeda in Iraq.
Gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno segnato un eclatante salto di qualità da parte del terrorismo internazionale di matrice islamista, provocando una reazione più determinata e globale che di fatto ha avviato una campagna su larga scala, composta da diversi piani di azione, da vere e proprie campagne militari al lavoro dell’Intelligence, alla prevenzione finanziaria. Questo fenomeno
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terroristico ha la sua massima rappresentanza in al-Qaeda e il suo volto in Osama Bin Laden, ma di fatto ha innestato un meccanismo che va molto oltre, e che da parte dei terroristi è diventata un’ideologia capace di ispirare gruppi diversi e da parte dell’Occidente e dei governi ha dato il via a una nuova strategia complessiva per il Medio Oriente e la sua democratizzazione. Al-Qaeda ha un nucleo di ispirazione storica antichissimo ma è al contempo decisamente moderna. La strategia mediatica, la globalizzazione organizzativa e la violenza dei suoi attacchi la rendono una realtà unica nel suo genere. Di particolare rilevanza è proprio la sua strategia mediatica, in funzione della quale sono studiati gli attentati e in nome della quale vengono utilizzati i nuovi media, con diffusione di messaggi video ma soprattutto con un uso spregiudicato e innovativo di Internet, con messaggi ma anche forum, telegiornali, dibattiti e altre realtà organizzate dai terroristi stessi. La sua peculiarità è definita dalla capacità di rinnovarsi e adeguarsi a seconda dei contesti strategici e sociali nei quali è coinvolta. In questo, la «Base» (significato letterale dell’arabo al-Qaeda) si differenzia da altri movimenti eversivi che hanno nella rivendicazione territoriale la propria ragion d’essere. Non ha bandiere o confini e i suoi uomini costituiscono piuttosto una rete complessa, un insieme di «isole» sparse ovunque. L’IDEOLOGIA Al-Qaeda presenta una serie di caratterizzazioni che la distinguono all’interno della fenomenologia del terrorismo in genere e, in particolare, di quello a matrice strettamente politica. Sussistono so-
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stanziali differenze, ad esempio, tra il terrorismo palestinese degli anni 70-80 e al-Qaeda: il terrorismo palestinese era laico, nazionalista e di stampo marxista-leninista. Al-Qaeda si connota invece di un «revanscismo» religioso costituito da una classe decisionale che ha esperienza di contatti con l’Occidente. Ciononostante trae alimento da una sorta di «rivoluzione sociale», in particolare dagli esclusi dal potere che per questo contestano le società mediorientali (e i loro «protettori» occidentali) invocando il ritorno a una mitizzata società originaria islamica. Per comprendere bene la natura, la struttura e la genesi di al-Qaeda sono necessarie premesse socio-politiche e socio-economiche su luoghi e meccanismi della gestione del potere nei Paesi da cui i qaedisti provengono. La lettura sociale del fenomeno rende infatti, ad esempio, immediatamente evidente la comune estrazione sociale dei suoi maggiori esponenti, ossia la borghesia alta e medio-alta dei Paesi arabi. Si tratta di uomini che hanno studiato e spesso si sono formati in Occidente dove, a volte, hanno ritrovato la fede e scelto l’ortodossia delle idee e della pratica reliAyman Al Zawahiri, medico egiziano, numero due delgiose. Persone colte e preparate che hanno scell’organizzazione. to lucidamente e con cognizione di causa di abbracciare una causa comune a cui tentano di daLA STORIA re una progettualità concreta e globale. Il loro progetto, essenzialmente politico, è legato alle La storia e la struttura di al-Qaeda sono in condinamiche interne di divisione e gestione del potinua evoluzione. Al momento i maggiori cambiatere tout court. Le élite che governano in prevamenti sembrano riguardare la struttura organizlenza nei Paesi arabi impediscono anche alla riczativa, le capacità e il peso delle leadership, gli ca e colta alta borghesia qualsiasi partecipazione alla gestione del potere: il senobiettivi tattici, gli scenari priso di frustrazione ha fatto navilegiati. Sembrano invece riPer comprendere bene la manere sostanzialmente invascere in questi ambienti, presso gli elementi più estremisti, natura, la struttura e la gene- riati, almeno a livello di enunun sentimento di rivincita e ri- si di Al-Q Qaeda sono necessa- ciazione, le linee ideologiche, il valsa che è stato reindirizzato rie premesse socio-p politiche progetto internazionalista, in una progettualità politica privilegiata ai e socio-e economiche su luo- l’attenzione condivisa e di ampio e lungo mezzi di comunicazione, le lighi e meccanismi della ge- nee operative. respiro. s tione del potere nei Paesi da È nel 1989, insieme a MuAl-Qaeda non propugna libere elezioni in cui concorrere cui i qaedisti provengono hammad Atef e ad Abu Ubaidah con un partito politico. In tal al-Banshiri, che Osama Bin Lasenso si distingue nettamente, den fonda al-Qaeda, facendo ad esempio, da formazioni politiche seppur di proseliti tra le fila dei mujahedin che combatteispirazione religiosa come Hamas che, anche atvano in Afghanistan contro i sovietici. Con la detraverso lo strumento elettorale, ha accettato di finitiva sconfitta dell’Armata Rossa e il suo ritiro entrare in un sistema istituzionalizzato governato molti dei cosiddetti «arabi afghani» rientrano nei da regole democratiche e di attuare un piano popropri luoghi di origine, convinti che sia giunto il litico definito. momento di replicare il successo ottenuto anche Ignorare questi e altri tratti distintivi dei movinel resto del mondo, a partire ovviamente dai menti e delle realtà presenti all’interno del mondo Paesi islamici. Presto si accorgono come non soislamico crea spesso confusione nell’approccio al lo questo sia molto difficile, ma soprattutto problema e pregiudica l’efficacia stessa delle quanto sia fortemente osteggiato dai governi dei eventuali strategie poste in essere per fronteggialoro Paesi di origine. All’epoca dell’invasione irare il fenomeno. chena del Kuwait (1990) Osama Bin Laden, che
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era nel frattempo rientrato in Arabia Saudita, il suo Paese di origine, offre a re Fahd di combattere le truppe irachene con la costituzione di brigate internazionali arabe sul modello di quelle che avevano vinto i sovietici in Afghanistan. Ma il sovrano saudita si affida invece alla coalizione internazionale e soprattutto agli Stati Uniti. Nel 1991, in seguito alla sua crescente opposizione alla famiglia reale al-Saud, a Bin Laden viene revocata la cittadinanza si vede costretto a riparare in Sudan, dove rimane fino nel 1996. Risale al 1993 il primo attentato ascrivibile ad al-Qaeda, parzialmente fallito, contro il World Trade Center di New York, che causa sei vittime ed è condotto da una cellula radicata a Brooklyn guidata da un religioso egiziano, lo sceicco cieco Omar Abdel Rahman. Dal momento della sua partenza dal Sudan, Osama Bin Laden ripara in Afghanistan, dove salda le sue forze e il suo progetto di jihad globale con il regime islamico estremista dei talebani, organizzando una efficiente rete internazionale di reclutamento e garantendo appoggi e finanziamenti attraverso diversi canali ai suoi uomini in tutto il mondo. Queste sono le premesse che hanno consentito ad al-Qaeda di portare a termine l’attentato dell’11 settembre 2001 contro le Twin Towers a New York e contro il Pentagono a Washington. Con i successivi attacchi in altre aree del Medio
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Un posto di controllo in Afghanistan, presidiato da militari statunitensi dell’82a Divisione aerotrasportata e afghani.
Oriente, ma soprattutto con il manifestarsi della minaccia terroristica in Europa (Madrid, marzo del 2004, e Londra, luglio 2005), si definiscono quelli che potremmo definire gli attuali obiettivi di al-Qaeda: aumentare l’autonomia e la preparazione dei gruppi regionali e locali; ricercare nuove fonti di finanziamento alternative; incrementare la visibilità mediatica dell’organizzazione e migliorare, nel contempo, le capacità comunicative attraverso gli strumenti tecnologici; rappresentare sempre di più un «ombrello» ideologico all’interno del quale si riconoscono i vari gruppi terroristici islamici per attingere alla strategia globale di lotta ai governi moderati islamici e ai Paesi che ne garantiscono il potere e l’autorità (quindi le democrazie occidentali). AL-Q QAEDA E L’INTERVENTO IN IRAQ L’intervento militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in Iraq e il conseguente abbattimento del regime di Saddam Hussein hanno offerto diverse opportunità alla rete guidata dallo sceicco saudita.
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La questione degli ostaggi, ad esempio, è emblematica per comprendere la nuova strategia di al-Qaeda. Sebbene il fenomeno della cattura degli ostaggi abbia avuto un’origine spontanea e anarchica, legata all’alta instabilità del periodo di transizione post-belllica, esso si è ben presto trasformato in una micidiale arma nelle mani dei gruppi terroristici e, in particolare, della rete irachena di Ahmad Fail al Khalailam, alias Abu Musab al Zarqawi. Attraverso una gestione organizzata e grazie al forte impatto degli strumenti televisivi e mediatici, gli ostaggi sono diventati uno strumento di pressione per influire direttamente e in maniera spesso decisiva sulle decisioni dei governi dei Paesi presenti con i propri contingenti militari in Iraq. La strategia di destabilizzazione dell’Iraq di alQaeda ha inoltre percorso due binari paralleli. Dal punto di vista della sua struttura interna, pur accettando l’ipotesi (abbastanza controversa, in verità) che la nuova base qaedista si sia spostata in Iraq, erodendo il potere di un Osama Bin Laden il cui carisma era già stato messo a dura prova dal forzato isolamento, egli resta ancora il leader riconosciuto di al-Qaeda. La nuova strategia si è, tuttavia, resa necessaria per dare continuità a un fenomeno che non poteva più «dipendere» da un solo uomo e che, Osama Bin Laden, saudita, fondatore e capo di alquindi, necessitava di una struttura che ne gaQaeda. rantisse la sopravvivenza in un contesto molto più «frammentato». È assolutamente da mettere in evidenza come il teatro iracheno abbia fornito il punto di ritrovo per «gruppo» a «movimento». combattenti che in questo modo hanno potuto afGli attacchi condotti nei Paesi arabi e in Europa finare le loro capacità tecniche, la loro ideologia e fanno capo a una strategia precisa e ben delineata. la loro rete di relazioni anche Nel primo caso essa è volta a internazionali. In questo l’Iraq colpire la presenza di cittadini Sebbene il fenomeno della stranieri nel mondo islamico, la ha sostituito quello che era stato l’Afghanistan per il movi- cattura degli ostaggi abbia stabilità interna dei regimi arabi mento combattente islamista avuto un’origine spontanea e e le industrie importanti da un internazionale e per al-Qaeda anarchica... esso si è ben punto di vista economico come in particolare. Non è un caso del turismo o delle estrapresto trasformato in una quella che negli anni più recenti (dal zioni petrolifere, in particolare in 2003) molte iniziative ispirate micidiale arma nelle mani dei Arabia Saudita. Nel secondo caso ad al-Qaeda sono partite dal- gruppi terroristici... al-Qaeda ha potuto verificare l’Iraq, e il modello iracheno quali sono le reazioni politiche e (dagli attentatori suicidi ai vimilitari dei suoi attacchi e, sodeo su Internet) si è propagato all’azione dei terprattutto, quelle dell’opinione pubblica a seguito roristi nei Paesi vicini, incluso lo stesso Afghanidelle azioni terroristiche. stan. Prima della fatidica data dell’11 settembre 2001, i principali attacchi condotti da al-Qaeda sono stati i seguenti: LE AZIONI TERRORISTICHE • agosto 1998: ambasciate americane a Nairobi, Kenya e Dar es-Salaam, in Tanzania, per un numero La ripresa di queste attività terroristiche, in dratotale di 224 vittime; stico aumento, rivendicate dall’organizzazione • ottobre 2000: nel porto di Aden, Yemen, attacco aldello sceicco saudita è la conferma che al-Qaeda l’incrociatore statunitense USS Cole con 17 vittime. non è debellata e che essa si è trasformata da Dopo l’11 settembre 2001 si deve, per forza di
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I RECENTI MESSAGGI DEI LEADER DI AL-Q QAEDA Nel mese di aprile sono stati diffusi, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, un messaggio audio di Bin Laden e un messaggio video del leader qaedista in Iraq Abu Musab al-Zarqawi. L’audiomessaggio di Bin Laden è stato trasmesso da al-Jazeera il 23 aprile, la data di registrazione resta per ora sconosciuta, tuttavia, si deduce, dal contenuto del messaggio stesso, che debba necessariamente essere compresa nelle sole cin-
Sopra. New York, 11 settembre 2001: l’attacco alle Twin Towers. A destra. Madrid, 11 marzo 2004: un vagone distrutto nell’attentato alla stazione di Antocha.
cose, concentrare l’attenzione su alcuni attentati che hanno prodotto il maggior numero di vittime e che sono stati perpetrati anche in territorio europeo. L’elenco non è tuttavia esaustivo. Numerose que settimane antecedenti alla sua trasmissione, altre azioni terroristiche, alcune delle quali per poiché nella registrazione audio Bin Laden fa rifefortuna fallite, sono state condotte in diversi altri rimento all’episodio del blitz israeliano nella priPaesi nel corso degli ultimi cinque anni: gione di Gerico risalente al 14 • ottobre 2002: attentato a una febbraio scorso. Il messaggio discoteca a Bali, Indonesia, con È da mettere in evidenza video di al-Zarqawi, invece, è 202 vittime; • maggio 2003: quattro bombe come il teatro iracheno ab - stato rintracciato su internet (in uccidono 33 persone a Casa- bia fornito il punto di ritro - un sito arabo) da alcuni agenti blanca, Marocco; vo per combattenti che in dell’Intelligence italiana, il 25 • marzo 2004: dieci bombe colma datato 6 aprile. questo modo hanno potuto aprile locate su quattro treni esploI punti chiave del messaggio dono nelle ore di punta a Ma- affinare le loro capacità tec - di Bin Laden sono essenzialdrid, uccidendo 202 persone e niche, la loro ideologia e la mente tre. ferendone più di 1 400; loro rete di relazioni anche Egli, come aveva già fatto nel • luglio 2005: attacco terroristi- internazionali suo ultimo messaggio di genco su tre convogli della metronaio, si rivolge ai popoli occipolitana e un autobus a Londra dentali e non solo ai suoi goverche provoca 52 vittime; nanti. In particolare questa volta, però, a differen• luglio 2005: una serie di autobombe esplode a za della precedente in cui i toni erano più accomoSharm el Sheikh, Egitto, uccidendo 90 persone e danti e in un certo senso persuasivi, il tenore è ferendone più di 150; quasi accusatorio. • novembre 2005: 57 vittime in tre hotel americani Un’ennesima accusa viene rivolta ai governi occiad Amman, in Giordania. dentali, per quanto riguarda la campagna contro il governo palestinese di Hamas che, nonostante abbia Ricordiamo infine le recenti esplosioni con kamiottenuto l’investitura direttamente dal popolo vinkaze nella località turistica di Dahab, in Egitto, che cendo delle elezioni che lo stesso Occidente ha ricohanno causato 18 vittime. nosciuto essere libere e democratiche, ha visto non
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Osama Bin Laden con il suo delfino Ayman Al Zawahiri.
solo il ritiro dei finanziamenti all’ANP ma anche l’isolamento diplomatico quasi totale. Infine, un altro importante richiamo che Osama Bin Laden rivolge questa volta all’intera comunità musulmana attiene il Darfur e la difficile situazione sudanese. Il leader qaedista lancia in questo caso un vero e proprio appello affinché si vada in soccorso dei fedeli musulmani che lì stanno combattendo. Al di là dei toni duri e molto forti che Bin Laden usa nei riguardi dell’Occidente, il messaggio sembra quasi voler ribadire che la sua leadership non è in discussione. Londra, 7 luglio 2005: un bus sventrato da una bomba.
Proprio a questo proposito e anche in merito alle dichiarazioni su Hamas rileviamo alcune sostanziali differenze con il messaggio di al-Zarqawi. In particolare, egli afferma che non bisogna cadere nella trappola di chi afferma di voler combattere la jihad passando per le vie istituzionali, perché il sistema parlamentare è «tiranno». La jihad è, quindi, per il leader iracheno, eminentemente sociale e popolare, e non politica e istituzionale; si combatte imbracciando un kalashnikov (come quello accanto a cui compaiono sempre i leader qaedisti, lui compreso, in video) e non a suon di voti democraticamente conquistati. L’importanza di tali affermazioni su Hamas ha varie sfaccettature e si presta, dunque, a differenti analisi: • in netto contrasto con le dichiarazioni di Bin Laden, evidenzia un divergenza di opinioni assolutamente prevedibile, data anche la diversa formazione e il diverso approccio che i due hanno sempre dimostrato rispetto al concetto stesso di lotta e di jihad; • il disprezzo espresso per il sistema parlamentare e per le vie istituzionali alla lotta islamica potrebbero essere un messaggio agli iracheni e, in particolare, ai sunniti che lo scorso mese di dicembre si sono recati alle urne per il voto; • la critica ad Hamas acquista poi nel messaggio di al-Zarqawi maggiore peso, poiché egli sottolinea (come Bin Laden, del resto) che il nemico della «cara nazione islamica» è crociato-sionista e che, come il Profeta, essi combattono in Iraq, ma hanno nel cuore Gerusalemme. Come Bin Laden per il Darfur, infine, egli fa un appello ai musulmani di al-Abnar e delle altre regioni irachene, affinché si uniscano alla lotta armata dei mujahidin. Andrea Margelletti Presidente del Centro Studi Internazionali
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LA NATO: EVOLUZIONE E PROSPETTIVE
LA NATO: EVOLUZIONE E PROSPETTIVE
La lotta al terrorismo, le caratteristiche dei nuovi scenari operativi, l’integrazione dei Paesi dell’Est, la politica del dialogo con il mondo arabo e i Paesi del sud Mediterraneo hanno imposto alla NATO un radicale cambiamento che ne ha rafforzato potere e influenza. La strada da percorrere, però, è ancora lunga, soprattutto quella che conduce alla piena cooperazione con l’Unione Europea.
agivano dall’esterno rinforzati sul piano multilateIl 12 settembre 2001, circondata dall’affetto e rale dalle Nazioni Unite e su quello bilaterale dalla onorata dal rimpianto di tutti coloro che le doveRussia e dalla Cina, né gli inglesi, che pure operavano più di cinquanta anni di pace e di libertà, la vano all’interno della coalizione, sono riusciti a vecchia Alleanza Atlantica è morta. C’è chi muore esercitare una sostanziale influenza sugli Stati male, chiuso in un miope egoismo. E c’è chi muoUniti nei momenti maggiormente decisivi. re bene, per gli altri e dopo una vita dedicata agli In definitiva, quindi, la decisione di Washington altri. La NATO è morta bene, offrendo agli Stati di rigettare l’ipotesi di una reazione condotta sotUniti, attaccati dall’estremismo islamico, quella to la bandiera o sotto l’egida NATO si è tradotta applicazione dell’art. 5 che avrebbe automaticanella piena e palese assunzione da parte degli mente trasformato la guerra di uno nella guerra di americani di un ruolo centrale, con tutto ciò che tutti, consentendo nel contempo al Consiglio una simile decisione comporta. Da un lato, al cenAtlantico di rimanere il perno centrale politico di tro di tutto e come motore di tutto, gli Stati Uniti. tutte le azioni militari intraprese dall’Occidente. Dall’altro, un insieme di potenPurtroppo, però, gli Stati Uniti ze periferiche minori che nel hanno rifiutato l’offerta adducendo quale giustificazione ufLa decisione di Washington momento critico della decisione ficiale la necessità di evitare – di rigettare l’ipotesi di una non hanno oltretutto affatto l’ipotesi – che pure nella lotta contro un terrorismo reazione condotta sotto la considerato concretamente esisteva – di sfuggente e quanto mai poliforme – tutte quelle lentezze e in- bandiera o sotto l’egida NA- tentare di fungere congiuntacertezze derivanti dall’adozione TO si è tradotta nella piena e mente da contrappeso della bidi decisioni il cui principale re- palese assunzione da parte lancia. In una situazione del gequisito era sempre di essere degli americani di un ruolo nere la funzione primaria della universalmente condivise. La centrale, con tutto ciò che una NATO, che il «Rapporto dei tre saggi» aveva nel 1957 definito cosiddetta war by committees, simile decisione comporta come la principale assise decitanto per intenderci. sionale politica delle azioni miAl di là delle motivazioni adlitari dell’Occidente, veniva audotte, la scelta americana tratomaticamente a decadere. Come avrebbe qualche sformava l’Alleanza, che sino ad allora era stata anno dopo lamentato ad alta voce il Cancelliere teuna galassia di rapporti paritari fra una moltitudidesco Schroeder, l’Alleanza cessava in tal modo di ne di membri di peso differente, in una unica essere il foro, diplomatico e politico ove discutere grande stella di rapporti bilaterali in cui gli Stati i maggiori problemi incidenti sulla sicurezza colUniti occupavano il centro, tutti gli altri Paesi allettiva. A quel punto ciò che rimaneva alla NATO leati la periferia. Quanto divenisse così difficile era il fatto di essere l’unica organizzazione militariuscire a contare per questa periferia lo si è conre capace di esprimere con efficacia la forza costatato poco dopo l’inizio del conflitto iracheno. In mune degli Stati membri. Ma a quale scopo? tale occasione infatti né francesi e tedeschi, che
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La domanda – sicuramente intrigante – era in realtà sul tappeto da lungo tempo. Per la precisione dal 1989, allorché la caduta del Muro di Berlino aveva posto fine alla ragione d’essere fondamentale delle due Alleanze contrapposte. E in effetti il Patto di Varsavia aveva provveduto a decretare la propria fine quasi con immediatezza e in piena armonia con la logica degli avvenimenti, La NATO era invece sopravvissuta, in un primo tempo appellandosi alla improbabile possibilità di un ritorno offensivo dell’Unione Sovietica, poi progressivamente convertendosi in un efficace strumento per la gestione di crisi che divenivano sempre più pericolose e numerose. Considerate le dimensioni e l’isteresi della struttura, la trasformazione della componente militare della Alleanza era risultata comunque abbastanza rapida, realizzandosi pressoché interamente in un arco di 6 anni. Nel 1995 una NATO fondamentalmente modificata nelle sue strutture e nelle sue linee di azione era stata, infatti, in grado di affacciarsi in quello scacchiere balcanico che la dissoluzione dell’ex Iugoslavia aveva avviato sulla via di un interminabile rosario di guerre. Dal punto di vista politico il cambiamento aveva invece richiesto tempi più lunghi. È infatti soltanto nel 1999 a Washington, con la firma del Nuovo Concetto Strategico del Cinquantenario da parte dei Capi di Stato e di Governo, che l’Alleanza torna a disporre di una strategia organica, corredata in seguito anche da un coerente corpo dottrinale. Per quanto ben fatta, in ogni caso, la trasformazione della vecchia signora non
In apertura. Praga, 21 novembre 2002: Summit dei Capi di Stato e di Governo. Sopra. Washington DC, 24 aprile 1999: la NATO compie 50 anni.
riusciva ancora a mantenere compiutamente il ritmo dell’incessante cambiamento in atto. All’art. 23 del testo, ad esempio, il «Nuovo Concetto Strategico» individuava già chiaramente la minaccia terroristica inserendola fra le nuove preoccupazioni degli anni a venire. Il discorso si arrestava però lì senza procedere ad alcun successivo approfondimento e senza trarre dalla constatazione tutte quelle conseguenze che già allora forse si sarebbero potute trarre. E che avrebbero magari consentito all’Occidente di avere per tempo le idee più chiare nonché di evitare che l’episodio dell’11 settembre operasse con il devastante impatto di una totale sorpresa strategica. Come quasi sempre succede, anche in questo caso i fatti, cioè la realtà, procedevano chiaramente a una velocità superiore a quella con cui si articolava la risposta, perlomeno sino a quando tale risposta è rimasta nel campo della speculazione e della teoria. L’attacco alle Torri Gemelle ha poi tragicamente variato l’intera prospettiva, mentre il problema di strutturarsi su di uno scenario operativo completamente inedito si è presentato di nuovo all’Alleanza in tutta la sua inte-
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rezza. In teoria, il compito della guerra al terroriparlare poi dell’estensione del Dialogo, limitato smo, con il suo corollario del contrasto alla prolisoltanto a sei e unicamente in un secondo tempo ferazione delle armi di distruzione di massa, si afa sette Paesi, nonché del suo contenuto, tuttaltro fiancava soltanto ai vecchi compiti della NATO che rilevante. I fatti dell’11 settembre esaltano insenza sostituirsi a essi. Nella pratica però l’idea vece l’importanza di «tenere a ogni costo» nei che si potesse tornare a combattere a breve o mePaesi arabi moderati per arginare l’avanzata deldia scadenza una guerra nucleare e/o convenziol’estremismo islamico. Occorre, quindi, includere ne contro un blocco od una alleanza di pari forza in qualche modo questa «cintura di Paesi amici» appariva come cosa definitivamente superata. La nel perimetro dell’Alleanza, ancorandola a essa lotta al terrorismo affiancava, quindi, nei compiti molto più saldamente di quanto il Dialogo sia mai soltanto la gestione delle crisi. Cambiava comunstato in condizione di fare. Di riflesso, poi, vi è da que radicalmente la natura dei soggetti coinvolti, considerare come il problema dell’inclusione delper cui l’avversario cessava di essere necessariale altre sponde del Mediterraneo finisca con l’inmente uno Stato westfaliano per divenire qualcofluire profondamente sui parametri dell’azione sa di molto più fluido, a volte uno Stato fallito, a NATO in Europa Orientale. La completa integravolte un movimento ideologico estremista, a volzione dei Paesi dell’est europeo ex comunisti e il te un rogue state, a volte una galassia terroristiloro accesso a pieno titolo allo strumento di difeca. Mutavano anche radicalmente le caratteristisa comune si fa a questo punto più urgente di che dei possibili teatri operativi. L’Alleanza potequanto non fosse in precedenza. Soltanto la defiva essere chiamata a intervenire ovunque. In prinitiva completa chiusura del processo consentirà, mo luogo in casa propria, su infatti, di orientare verso sud e quei territori nazionali degli oltremare il complesso delle riLa Nato procede, e conti - sorse disponibili, al momento Stati membri che dovevano essere protetti costantemente nuerà a procedere, di pari pressoché totalmente impecon una azione in cui non si ca- passo con l’Unione Europea, gnate a est. piva più dove si dovesse porre inserita in pacchetto in cui Lungo questa linea la NATO il confine fra le forze di difesa e procede, e continuerà a procel’adesione all’alleanza rap - dere, di pari passo con l’Unione quelle di polizia. E forse questo confine realmente non esiste presenta per i nuovi venuti Europea, inserita in un pacchetpiù allorché si parla di preven- l’accesso alla sicurezza to in cui l’adesione alla Alleanzione e repressione del terroriza rappresenta per i nuovi vesmo. Considerato come l’estrenuti l’accesso alla sicurezza, mismo terrorista avesse modo di scegliere ovunmentre la membership della UE è da loro identificata come una speranza di benessere. Un ultimo que i propri bersagli anche la risposta doveva di problema sarà, infine, quello della precisa definiconseguenza poter essere estesa senza difficoltà zione dei confini fra NATO e Unione in materia di e con immediatezza a tutto il mondo. Apparivano sicurezza. Si tratta di un punto che ha rivestito una quindi destinate a cadere tutte quelle limitazioni importanza molto relativa sino agli attentati alle di carattere geografico che avevano condizionato Torri Gemelle. Sino a quando la NATO è rimasta il sin dall’inizio l’azione dell’Alleanza ed erano staprincipale foro politico della sicurezza e della dite parzialmente riviste soltanto negli anni novanfesa occidentale il suo indiscusso primato in mata, quando era apparso chiaro come fosse necesteria mai è stato messo in discussione. In tale clisario scegliere fra «andare out of area o andare ma i punti di attrito fra le due Organizzazioni hanout of business». Variava inoltre considerevolno riguardato soprattutto quegli argomenti di comente, in vista del nuovo fenomeno che condizioordinamento che è indispensabile definire con ranava la scena della sicurezza internazionale, anpidità se si vuole evitare il rischio di dispersione che la lista degli alleati e degli amici auspicabili. delle risorse. Persino gli Stati Uniti prima dell’11 Diveniva così importante e urgente riuscire, se settembre guardano se non con simpatia almeno non a integrare completamente, perlomeno ad con neutralità alla crescita della cosiddetta Identiassimilare sotto qualche forma tutto quel mondo tà Europea di Sicurezza e di Difesa. Le difficoltà arabo trans-mediterraneo cui la NATO aveva deche si presentano derivano, semmai, da iniziative dicato negli ultimi quindici anni un’attenzione di quegli europei, in particolare la Turchia, che estutto sommato tanto benevola quanto distratta. sendo membri di una soltanto delle due OrganizNei comunicati finali dei Vertici periodici dell’Alzazioni temono di essere svantaggiati risultando leanza di tale periodo gli accenni alla cosiddetta esclusi da qualche spicchio del processo. Il mutainiziativa del «Dialogo Mediterraneo» sono infatti mento che sopravviene il 12 settembre – allorché sempre relegati in uno degli ultimi paragrafi. Di la scelta degli Stati Uniti cambia completamente la solito il penultimo, mentre l’ultimo viene evitato natura dell’Alleanza, conferendole una ufficiale solo per questioni di bon ton diplomatico. Per non
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centralità degli americani ben difficilmente compatibile con un preciso allineamento fra NATO e UE – pone con immediatezza tutti i protagonisti, vale a dire tanto le Organizzazioni quanto gli Stati, in condizione di dover definire di nuovo e con rapidità un rapporto che prima appariva invece come sicuro e consolidato. Si apre in tal modo, dopo l’attentato dell’11settembre 2001 e le decisioni statunitensi del giorno successivo, un nuovo periodo di radicale rinnovamento. Negli anni che seguono la NATO cambia pressoché integralmente. Il rinnovo si spinge in profondità a tal punto che questo è probabilmente il cambiamento più completo mai subito da una Organizzazione che pure non è mai riuscita a rimanere senza radicali adattamenti per più di un decennio della sua lunga e agitata storia. Come se ciò non bastasse, per la prima volta il cambiamento e di conseguenza la trasformazione che da esso deve costantemente derivare vengono identificati come parte di un processo costantemente aperto, che dovrà quindi essere seguito ed esplorato con continuità onde evitare le nuove sorprese di una realtà che non conosce soste nella sua evoluzione. L’avvio del dibattito sull’argomento all’interno dell’Alleanza è quasi immediato e si tratta di un dibattito difficile, durissimo e che in alcuni momenti rischia di configurarsi come un dialogo tra sordi, o perlomeno tra persone che non vogliono
Il Segretario Generale della NATO, Lord George Robertson.
sentire. In organizzazioni così complesse la definizione di nuovi compiti, di nuove linee d’azione, di nuove strutture finisce, infatti, col tradursi naturalmente anche nella definizione di nuovi equilibri interni del tutto sgraditi a coloro che nel cambiamento appaiono destinati a perdere potere, influenza e risorse. Nella specifica occasione, come già accennato, l’affermazione della lotta al terrorismo come compito principale dell’Alleanza da un lato sposta verso sud e oltremare una attenzione tradizionalmente concentrata sui problemi continentali dell’est europeo mentre dall’altro riduce considerevolmente i tempi dell’integrazione nella NATO della cosiddetta Mitteleuropa. Al Vertice di Praga, nell’autunno del 2002, l’Alleanza è comunque già pronta ad adottare la prima raffica di fondamentali decisioni. Innanzitutto l’allargamento, che è esteso quanto più possibile arrivando addirittura a conglobare Stati che poco più tardi e nelle medesime condizioni la Unione Europea giudicherà ancora immaturi, come la Bulgaria e la Romania. Nell’occasione vengono – sia pure informalmente – delineati per la prima volta anche i possibili limiti dell’espansione NATO verso est, prevedendo una integrazione in tempi successivi anche degli Stati balcanici nati dallo smembra-
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l’Italia, che tesaurizza nell’occasione tanto la sua caratteristica di cerniera fra i due bacini mediterranei quanto quella di ponte fra l’Europa e l’oltremare islamico. In pari tempo l’Alleanza decide altresì che la costante immanenza della possibile minaccia richiede la disponibilità di forze di reazione rapida. Viene quindi impostata la cosiddetta NATO Reaction Force (NRF) divenuta pienamente operativa soltanto in tempi recenti e utilizzata per la prima volta in Pakistan, in missione umanitaria, nel periodo a cavaliere fra il 2005 e il 2006. È inoltre potenziata, nella previsione che il terrorismo possa prima o poi disporre anche di armamenti NBCR, la corrispondente componente dell’Alleanza. La NATO si dota di battaglioni NBCR e di laboratori mobili che risulteranno utilissimi allorché posti a disposizione dei Paesi membri a titolo di assistenza preventiva in occasione delle Olimpiadi di Atene o di quelle invernali di Torino. Particolare attenzione è infine riservata per la prima volta ai problemi del Sud Mediterraneo e quindi all’iniziativa del corrispondente «Dialogo». Si comincia tra l’altro a parlare della possibilità di trasformare il dialogo in una partnership, facendo seguire al Sud Il Segretario Generale del Consiglio dell’Unione Mediterraneo il medesimo iter verso la completa Europea, Javier Solana. integrazione a suo tempo delineato per l’est europeo. Il processo, allora soltanto accennato, prenderà poi vigore in tempi successivi finendo da un mento della Jugoslavia nonché dell’Albania, ormai lato col dare vita in occasione di un altro Vertice divenuti retrovia dell’Alleanza. Rimangono, invece, alla «Iniziativa di Istanbul», dall’altro con l’armoaperti gli interrogativi riguardanti l’Ucraina, la Genizzarsi con quell’idea dell’Enlarged Middle East orgia e soprattutto la Russia. Ma se si voleva inteche verrà propugnata dal Presidente Bush più targrare la Russia tanto valeva farlo da principio, aldi. Viene anche portata avanti, nel frattempo, l’inlorché per modificare l’Alleanza bastava probabiltegrazione fra la NATO e l’Unione Europea, un mente allargarne la membership alla sola Unione processo che la permanente tensione fra la FranSovietica, ancora relativamente solida, e la storia cia e gli Stati Uniti mantiene però in una costante degli ultimi quindici anni sarebbe forse risultata situazione di aleatorietà. E del resto, visto come ha diversa. finito con il configurarsi ciascuna delle due OrgaA Praga cambia anche, e sonizzazioni, è abbastanza logico stanzialmente, la struttura di che ciò avvenga. La loro stessa La NATO non è più un fo - natura le porta infatti a concomando della Alleanza. Il posto dei due Comandi Strategici ro politico, la politica del - trapporsi spesso l’una all’altra. viene preso, rispettivamente, l’occidente matura altrove, La NATO non è più un foro podal Comando per le Operazioni in assise multilaterali diver - litico, la politica dell’Occidente e dal Comando per la Trasforaltrove, in assise multise o per il tramite di contat- matura mazione, destinato appunto a laterali diverse o per il tramite di seguire con continuità il cam- ti bilaterali contatti bilaterali. Ciò esalta biamento in atto riverberandolo l’importanza dell’aspetto milipressoché con immediatezza tare dell’Alleanza rendendola sulle strutture. I comandi di livello minore calano però monocorde e molto poco adatta a dialogare nel contempo di numero, assumendo una districon chi parla linguaggi che non siano unicamente buzione più razionale e maggiormente consona quelli della forza delle armi. Come se ciò non bastasse la continua ricerca di miglioramenti in quealle nuove necessità. La scure taglia senza pietà i sto settore ha finito col potenziare la burocrazia rami secchi, lasciando in vita e funzionali soltanto civile e militare della struttura, a danno dell’inquelle strutture che dispongono effettivamente di un ruolo da giocare nella nuova situazione. In fluenza dei Paesi membri. I due Comandanti straquesto nuovo allestimento dei piloni chiave deltegici godono così oggi di un potere e di una inl’Alleanza il Paese che risulta più favorito è forse fluenza inconcepibili sino a cinque anni fa, mentre
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è in corrispondenza calato ciò che può esprimere il Consiglio Atlantico. Per non parlare poi del Comitato Militare, che soltanto ora comincia a riemergere da una zona d’ombra durata alcuni anni. Una precisa idea della situazione la si può ricavare da come il Comando per la Trasformazione si sia permesso qualche tempo fa di elaborare un vero e proprio Concetto Strategico. Un fatto che costituisce una pesante invasione di campo in una area di competenze squisitamente ed esclusivamente politiche. Nel medesimo periodo, per contro, l’Unione Europea è stata caratterizzata da una progressiva ripresa di controllo da parte degli Stati membri che l’hanno portata, per usare il gergo UE, «a essere meno comunitaria e più intergovernativa», magari esagerando al punto tale da finire col risultare coinvolta in una crisi semipermanente. Anche se il Concetto Strategico della UE elaborato dal Segretario Generale «Mister PESC», Solana, a Salonicco ha eliminato tutti i residui equivoci sulla disponibilità dell’Unione a utilizzare la forza militare se e ove indispensabile, il medesimo documento ha ancora una volta affermato come l’Europa sia e voglia restare essenzialmente «una potenza civile». Dotata cioè di una amplissima panoplia di mezzi di intervento e che concepisce le proprie disponibilità militari, l’headline goal, unicamente come uno strumento di pace o al massimo di autodifesa. Da qui le difficoltà nei rapporti fra le due Organizzazioni, difficoltà che non impediscono la convivenza e la collaborazione di tutti i giorni ma che diventano invece più forti, sfociando anche in aperti contrasti, allorché si pronuncia la parola guerra. Esemplare a tale riguardo è stato il caso del conflitto iracheno, che ha dilaniato le coscienze di quasi tutti i Paesi dell’Unione a livello di governi, forze politiche e opinioni pubbliche. Tanto nell’Alleanza Atlantica quanto nell’Unione Europea le cose stanno comunque procedendo, mentre quella cooperazione day by day di cui già si era fatto cenno finisce con l’iniziare a delineare un insieme armonico, destinato a realizzarsi compiutamente in un futuro che appare ancora indeterminato ma che non dovrebbe comunque estendersi oltre l’arco del medio termine. La distribuzione sul terreno delle forze e delle operazioni sta sempre più identificando l’Unione Europea come l’organizzazione più idonea, fra le due, a prendersi cura del dopo conflitto con tutte le sue innumerevoli sfaccettature e una ricostruzione che è sempre azione troppo complessa per una logica esclusivamente militare. Non è un caso ma rientra invece pienamente in questa prospettiva il fatto che la responsabilità per la gestione della Bosnia sia passata dall’Alleanza all’Unione. Allorché si parla poi di una prospettiva di indipendenza del Kosovo è parimenti sempre alla UE, e non alla NATO, che ci si rivolge per i contingenti che
Attività di bonifica del Battaglione NBCR multinazionale della NATO.
dovrebbero vigilare sul rispetto dei diritti delle minoranze e in particolare di quella serba. Alla NATO rimarrebbero invece le funzioni più propriamente militari, vale a dire la preparazione di uno strumento comune capace di far fronte a tutte le ipotesi, nonché l’intervento nel momento in cui si dovesse verificare una vera e propria situazione di conflitto. In un certo senso si tratta di ciò che già alcuni anni fa preconizzava e auspicava il Segretario americano per la difesa, Rumsfeld, allorché parlava di «coloro che devono preparare la cena e di quelli che dovranno invece poi lavare i piatti e mettere ordine in cucina». Rispetto al contenuto di quella sua famosa (e contestata!) affermazione esistono però attualmente due fondamentali differenze. La prima consiste nel fatto che, a fianco delle sua vocazione guerriera, la NATO sta ora scoprendo anche una redditizia possibilità di orientamento verso il settore della Protezione Civile, in altri tempi a lei totalmente estranea. Il discorso può forse sembrare un poco prematuro. Bisogna però considerare come il consequences management, vale a dire la «gestione delle conseguenze» diretta a minimizzare la perdita di vite umane e i danni materiali in caso di attacco NBCR – che tutti i manuali dell’Alleanza individuano come il principale compito NATO in tale circostanza –, finisca col configurarsi esattamente come un intervento di Protezione Civile. Le esperienze connesse alle più recenti Esercitazioni
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pea. È vero: i tempi non sembrano i più propizi per una apertura in questa direzione. L’Europa segue comunque la legge del pendolo che non può far altro che risalire allorché ha toccato il punto più basso della propria corsa. E già i segnali che vengono da quest’ultimo Vertice europeo, con un bilancio comunitario approvato e soprattutto con una Angela Merkel decisa a conferire alla Germania la sua storica funzione trainante, appaiono molto promettenti. Questo non significa certamente che possiamo sin da ora contare su un’Europa tanto coesa da poter realmente fungere da pilastro dell’Alleanza in contrapposizione, quando indispensabile, e in cooperazione, ogni qualvolta si possa, con quello americano. Significa soltanto che possiamo continuare a sperare. Il che è già molto. Qualche accenno, infine, a quelle che nei prossimi cinque anni saranno probabilmente le principali direttrici di sviluppo dell’Alleanza. Al momento il punto più urgente e su cui più si deve lavorare appare ancora quello della trasformazione delle forze degli Stati membri. Anche se molto è stato fatto in questo senso tanto sul piano delle strutture ordinative quanto su quello dell’addestramento e della preparazione del personale quanto su quello dell’adeguamento dei materiali, il complesso delle forze alleate è ancora ben lontano da quell’ideale Specialisti del Battaglione NBCR in addestramento. di expeditionary force che viene individuato come l’obiettivo da raggiungere. Al cambiamento si opannuali CMX, che prevedono sempre almeno un pongono ancora parecchie remore, prime e più episodio terroristico con uso di armi non convenimportanti di tutte quelle finanziarie. Da parte di zionali, hanno così portato a un accelerato svilupqualche Paese persiste poi anche l’idea che la vicpo di tutto quel settore della Alleanza che era statoire soit aux grands bataillons, con la conseguento previsto per queste cose e poi trascurato o dite reticenza ad abbandonare la leva e a puntare più menticato per circa cinquanta sulla qualità che sulla massa. A anni. In questa logica hanno ciò si affianca il rifiuto – al moSe il modello di difesa del- mento pressoché generalizzato progressivamente assunto importanza il Senior Civil Emer- l’alleanza divenisse un gior- – a rinunciare definitivamente a gency Planning Committee no unico, le economie di mantenere in piedi costosi e (SCEPC), il Civil Emergency scala ... sarebber a dir poco inutili modelli di difesa autosu scala nazionale. Planning (CEP) e l’Euro Atlantic straordinarie. Al punto tale sufficienti Se il modello di difesa dell’AlleDisaster Relief Coordination Center (EADRCC). Anche politi- che c’è da chiedersi come anza divenisse un giorno unico, camente l’operazione non ha mai i notri Governi sino a og- le economie di scala e quelle derivanti da una suddivisione tardato a dare frutti. L’Alleanza gi non se ne siano accorti dei compiti fra i membri in acsi trova infatti attualmente in cordo alle particolari pregiate Pakistan, impegnata con parte specializzazioni verso cui ciascun Paese potrebbe della sua NATO Response Force nell’aiuto alle vitorientarsi sarebbero a dir poco straordinarie, al time del terremoto che di recente ha investito tutpunto tale che c’è veramente da chiedersi come ta l’area. L’operazione è umanitaria, certamente, mai i nostri governi sino a oggi non se ne siano ma ha comunque degli aspetti politici che sarebancora accorti! be bene non sottovalutare. Oltretutto, poi, questa Secondo i programmi che si stanno delineando nuova e inedita deriva sembra destinata a portare a Bruxelles in questo momento la questione del NATO e UE sempre più vicine. Parimenti a favore rinnovo e del cambiamento della natura delle fordi un miglioramento del dialogo fra le due orgaze dovrebbe essere affrontata dalla NATO nel nizzazioni potrebbe, infine, agire domani anche Vertice del 2006, programmato a Riga dopo che il un eventuale consolidamento dell’Unione Euro-
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Portogallo ha ritirato l’iniziale candidatura di Lisbona. Nel 2008 invece verrà discusso quel problema dell’allargamento di cui si è parzialmente fatto cenno in precedenza. Si tratta di un argomento molto più complesso di quanto non appaia a prima vista. Data per scontata l’apertura delle porte dell’Alleanza ad Albania, Croazia e FYROM c’è, infatti, da decidere quale e quanto purgatorio infliggere ancora alla Serbia Montenegro e alla Bosnia Erzegovina. Vi è poi da approfondire sul se e sul quando per due Paesi come l’Ucraina e la Georgia, intimamente convinti di avere già acquisito con le loro recenti rivoluzioni, rispettivamente «arancione» e «dei tulipani», ogni diritto all’ingresso in questo club ristretto. Occorrerà inoltre ridefinire il rapporto NATO – Russia sulla base delle decisioni riguardanti il near abroad di Mosca adottate dall’Alleanza. Ci sarà parimenti da riconfigurare «l’iniziativa di Istanbul» accettando una partnership che investa i Paesi islamici del bacino mediterraneo o a esso molto prossimi. Bisognerà poi chiarire e probabilmente istituzionalizzare in qualche forma i rapporti con protagonisti come l’Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone, la Corea del Sud, le cui truppe sempre più di frequente sono coinvolte nelle medesime crisi in capo al mondo che vedono presente un’Alleanza priva ormai di limiti geografici al suo raggio di azione. Infine, si dovrà riesaminare l’interazione NATO nel campo del multilaterale, cioè i suoi rapporti con altre organizzazioni, come le Nazioni
Militari francesi della NATO Response Force (NRF) durante un’esercitazione a Doganbey, Turchia.
Unite, l’Unione Europea – ma di questo punto si è già parlato diffusamente in precedenza – e altre, come ad esempio quella Organizzazione per l’Unità africana per cui la NATO sta già operando in Sudan nel settore logistico. Come si vede un programma estremamente denso e certo molto ambizioso per un solo Vertice. C’è da considerare però che quello del 2008 sarà quello che in un certo senso preparerà quello del 2009, vale a dire quello del «sessantennale». L’intenzione della NATO sarebbe quella di riuscire in tale occasione a proiettarsi nettamente verso il futuro, arrivando a delineare uno schema di sviluppo politico-strategico dell’Alleanza che risulti valido per almeno dieci anni, se non di più. Nell’idea che il cambiamento, per quanto forte e per quanto necessario esso sia, non possa assolutamente risultare eterno, ma che occorrano invece di tanto in tanto pause che consentano di consolidare i risultati acquisiti, di ricostituire le proprie scorte, di comprendere e accettare quanto avvenuto sino a quel momento. E infine di essere pronti a ripartire di nuovo in avanti allorché si rendesse necessario un nuovo cambiamento. Giuseppe Cucchi Generale di Corpo d’Armata (aus.)
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LE F ORZE A RMATE SIRIANE
LE FORZE ARMATE SIRIANE Tra le più organizzate e addestrate del mondo arabo sono in grado di condizionare i delicati equilibri dello scacchiere mediorientale: una complessa realtà con cui fare i conti per un progetto di pacificazione della turbolenta regione.
Dopo aver esercitato per secoli un importante ruolo geograficamente strategico negli Imperi babilonese, persiano, egiziano e romano, l’antica Siria – che comprendeva anche territori della Giordania, del Libano e di Israele – rimase assoggettata alla supremazia ottomana sino alla fine della Grande Guerra per cadere poi, insieme al Libano, sotto il controllo della Francia su mandato della Società delle Nazioni del 1920 con il Trattato di Sevres. L’emiro Feisal, proclamato Re di Siria dal Congresso Nazionale con l’appoggio del leggendario Thomas Edward Lawrence, fu costretto a lasciare il Paese che venne diviso in quattro Distretti autonomi: Damasco, Aleppo, Stato degli Alawiti e Gebel dei Drusi, rimanendo a Beirut la sede del-
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l’Alto Commissariato francese. Alla prima insurrezione popolare del 1925, nata nel Gebel druso e diffusasi sull’intero territorio siriano per le legittime richieste indipendentistiche, i francesi risposero prima con l’invio della Legione Straniera (battesimo del fuoco per il 1° REC, Regiment Entranger de Cavallerie) e, poi, con il bombardamento di Damasco. Nel 1932 si tennero le prime elezioni par-
In apertura. Un Mig 29. Sotto. Un semovente d’artiglieria 2S1 M 1974da 122 mm.
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lamentari e, nonostante il fatto che i candidati fossero stati scelti dai francesi, il Parlamento siriano si rifiutò di adottare la Costituzione da loro proposta. Il senso popolare di oppressione colonialistica venne accentuato dalla cessione del Sangiaccato di Alessandretta, provincia siriana a tutti gli effetti, alla Turchia nel 1939. Dopo i combattimenti del 1941 sul suolo siriano, tra le truppe di Vichy e i contingenti della «Francia Libera», appoggiati dagli inglesi, il Generale George Catroux promise l’indipendenza per tutti i territori sotto mandato francese, ma fu necessario aspettare la fine del mandato (1944), il ritiro delle truppe francesi e, infine, la Proclamazione dell’Indipendenza (17 aprile del 1946).
restare il Presidente al-Hatasi e, il 20 novembre, formò il nuovo Governo appoggiato dal gruppo alawita (la linea dura, nonostante abbia sempre costituito solo il 12% della popolazione) del partito Baath e, meno di una settimana dopo il suo insediamento, annunciò la decisione della Siria di aderire all’alleanza militare Egitto-Libia-Sudan: il suo regime autoritario governò il Paese sino alla sua morte avvenuta il 10 giugno del 2000. In seguito alla crisi petrolifera mondiale causata dal contingentamento della produzione degli Stati Arabi, con la conseguente guerra del 1973, l’Egitto e la Siria – zone cuscinetto occupate dalle truppe ONU – firmarono nel 1974 un accordo per l’uscita dal Cartello. Ma con la guerra civile scoppiata in Libano nel 1975 tra cristiani e mussulmani, il Generale Hassad decise l’invio delle sue I RUGGITI DEL «GRANDE LEONE» truppe nella valle della Bekaa imponendo al Paese una sorta di protettorato (avallato solo nel 1991 Ma già nel 1944 l’instabile situazione politica con un Trattato di Cooperazione) e dando inizio a interna favorì numerosi colpi di stato, ribellioni una politica estera di forte impronta antioccideninterne e conflitti lungo le frontiere con gli Stati tale. Nel settembre del 1978 Damasco rifiutò gli confinanti, nonostante lo sviluppo del movimento Accordi di Camp David. Costituì, insieme all’Algepan-arabo avesse generato la nascita della Lega ria, lo Yemen e l’Organizzazione per la LiberazioAraba, costituitasi al Cairo nel 1945 con l’adesione della Palestina, il «Fronte della Fermezza» in ne di molti Paesi del Medio Oriente, Siria compreaperta opposizione alla politica americana in Mesa, prima ancora del ritiro delle truppe di occupadio Oriente e lo stesso mese di due anni dopo il zione. Con l’inizio delle guerre Presidente Hassad sottoscrisse arabo-israeliane, la Siria ebbe con il Colonnello libico GhedAll’età di 39 anni, il Mini - dafi un «Progetto di Unione» e, il suo primo impegno militare (anche se l’attacco della Lega stro della Difesa Hafez Al- nel mese di ottobre, anche un Araba del 1948, subito dopo la H a s s a d , s o p r a n n o m i n a t o Trattato Ventennale di Amicizia proclamazione del nuovo Stato successivamente il Grande con l’URSS, insieme alla ripresa di Israele, venne interrotto dalostilità contro le milizie Leone , prese il potere con delle la mediazione dell’ONU e fu cristiane di Beirut nell’aprile considerato in ogni caso un in- un colpo di stato dell’anno successivo, innescansuccesso militare per via della do in questo modo una escalanetta superiorità aerea israeliation militare che comportò anna) che venne poi ufficializzato con l’adesione al che un pesante intervento diretto dell’aviazione «Patto di Difesa Militare Collettiva» del 1950, esisraeliana. Nel 1980 la Siria offrì il proprio appogsenzialmente rivolto contro il giovane Stato ebraigio militare all’Iran nel conflitto armato contro co. Con la fusione con l’Egitto nel 1958 la Siria l’Iraq e, nel 1982, il Governo di Damasco attuò entrò a far parte della Repubblica Araba Unita, diuna feroce repressione contro la rivolta armata ventandone la provincia settentrionale sino alla dei «Fratelli Mussulmani» (elementi sunniti oppo«Rivolta dei Militari» del 1961 (rifiuto della tutela sitori del partito Baath al potere), scoppiata nella politico-militare egiziana) che innestò una nuova città di Hama, con il parallelo impegno militare catena di colpi di stato a favore della crescita pocontro l’aviazione israeliana nella valle della Belitica del Baath («Rinascita») il partito nazionalista kaa ancora occupata dalle truppe ufficiali siriane. arabo di ispirazione socialista fondato a Damasco Anche l’Accordo per il cessate il fuoco tra Israele nel 1940. Tra le more di una difficile politica ine Libano del 1983 venne contestato dalla Siria, terna di stabilizzazione, i drammatici avvenimenche riuscì invece a costituire, con l’aiuto della Liti militari del 1967 («Guerra dei Sei Giorni», con bia, un estremistico fronte dissidente all’interno occupazione israeliana delle alture del Golan) e le dell’Organizzazione per la Liberazione della Paledifficoltà internazionali del 1970 (crisi libanese stina (OLP): il «Comando Generale» ovvero Al-Fadel «Settembre Nero»), il Ministro della Difesa Hatha, con l’inevitabile espulsione di Arafat da Dafez al-Hassad, all’età di 39 anni, soprannominato masco. Solo nel 1988, dopo un rinnovato impesuccessivamente il «Grande Leone», prese il potegno militare con l’invio di nuove truppe a Beirut re con un colpo di stato. Il 13 novembre fece arOvest – per «interrompere» i combattimenti tra le
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Un sistema d’arma missilistico superficie-superficie Scud B.
scambio, una base militare nella città israeliana di Safed, probabilmente per compensare la presenza di 17 000 coloni ebrei, divisi in 33 insediamenti, sul Golan. Solo un debole, e certo non duraturo, accordo venne redatto il 22 maggio del 1995, intitolato «Aims and Principles of Secutity Arrangements», ovvero «Obiettivi e Principi delle Disposizioni in Materia di Sicurezza», facendo però registrare almeno la prima progettazione di scambio di Ambasciate e una pur minima circolazione tra le frontiere. Durante la Guerra del Golfo del 1991 (operazione Desert Storm) Damasco si schierò a favore della coalizione anti-irachena, probabilmente con la speranza di vedersi depennata dalla lista nera americana dei Paesi sostenitori del terrorismo internazionale, e partecipò anche alla Conferenza di Pace sul Medio Oriente che si tenne a Madrid nel mese di ottobre (le Forze Armate siriane parteciparono alla Guerra con un ruolo secondario sotto il comando del Generale Alì Habib). Accusata da Ankara di fornire aiuti ai ribelli curdi (pastori e contadini indoeuropei di religione mussulmana) firmò con la Turchia, nel 1998, un accordo in tal senso – ma sicuramente dietro la pressione di 10 000 soldati turchi schierati in posizioni strategiche lungo il confine. Nell’anno successivo, il Presidente Hassad venne rieletto per la quinta e ultima volta, nelle elezioni aperte soltanto ai partiti del Fronte Nazionale Progressista, con il prevedibile risultato plebiscitario del 99,9 % dei suffragi. milizie sciite di Amal (filo-siriane) e gli sciiti filoiraniani di Hezbollah – e dopo l’uccisione del numero due dell’OLP, Abu Jihad, si riallacciarono i rapporti tra Arafat e Hassad, nel frattempo (1985) giunto al suo terzo mandato presidenziale. Dopo aver firmato un «Accordo di Cooperazione Militare» con la Russia nel 1994, la Siria iniziò una serie di trattative con Israele – interrotte nel 1999 – per il recupero integrale delle alture del Golan, occupate nella guerra del 1967 e mai più riconquistate. Yitzhak Rabin, che sottopose due punti essenziali, ovvero la ristrutturazione delle Forze Armate siriane (riduzione degli effettivi e controllo degli armamenti) e il mantenimento del controllo israeliano sulla stazione di ascolto del Monte Hermon (che permetteva di intercettare le conversazioni telefoniche sino a Damasco), ottenne dalla Siria un netto rifiuto, considerando tali proposte un attentato alla sua sovranità nazionale (neanche un solo soldato israeliano dovrà rimanere sul Golan) lì dove fu rifiutata anche un’ulteriore proposta di concedere a Damasco, come uno
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CONTRASTI E OMBRE DEL NUOVO MILLENNIO Ma fu sicuramente il 2000 l’anno più importante dello scacchiere medio-orientale, in quanto oltre al ritiro delle truppe israeliane dalla zona meridionale del Libano (dopo 22 anni di occupazione), l’Intifada in seguito alla visita di Ariel Sharon alla spianata delle Moschee, l’unificazione dello Yemen, l’avvento dei talebani al potere in Afghanistan e la ratifica ufficiale del colpo di stato del Generale Pervez Musharraf in Pakistan, la morte, dopo 30 anni di incontrastato potere, del Presidente Hafez al-Hassad. Anche se il ritiro delle truppe israeliane dal Libano ebbe luogo sotto il fuoco degli hezbollah (il partito di Dio) sostenuti dall’Esercito siriano, il Dipartimento di Stato americano cominciò a prendere in considerazione l’eventualità di depennare il Paese dalla «lista nera» accettando la tesi, sostenuta dai servizi segreti di Damasco, che le implicazioni terroristiche erano terminate già dal lontano 1986. È per questo motivo, il nuovo Presidente siriano, Bashar al-
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Hassad, figlio del defunto Presidente, incluse tra i nazionali. In effetti, il giorno 8 gennaio del 2003, suoi primi atti governativi la liberazione di centicinque guerriglieri provenienti dalla Siria cercaronaia di prigionieri politici (la cosiddetta «Primaveno di infiltrarsi in Israele nella zona di Hamat ra di Damasco») facendo seguire, nell’anno sucGhader (nella parte meridionale delle alture del cessivo, il ritiro dei 25 000 soldati che da 26 anGolan) e, dopo essere stati intercettati dalle trupni presidiavano la città di Beirut, lasciando cope di Tel Aviv trovarono rifugio in territorio siriamunque in Libano un forte contingente sia nelno con la copertura del fuoco da parte delle trupl’interno del Paese che lungo i confini, per assipe regolari di Damasco, facendo registrare il pricurarsi il controllo strategico dell’intera area. Il mo incidente militare di frontiera dopo anni di giovane Bashar (classe 1965 e, per ironia della normale vicinato. Anche se afflitta da gravi diffisorte nato l’11 settembre) prese il potere al posto coltà interne – l’insofferenza della maggioranza del primogenito Basil, fratello maggiore che avesunnita vessata dalla minoranza alawita, le acceva frequentato l’Accademia Militare di Homs ma se rivendicazioni autonomistiche dei Curdi apdeceduto nel 1994 in un incidente automobilistipoggiate dal partito Democratico Curdo Iracheno co (il giovane Bashar attuava in effetti la «gestioe i difficili rapporti con la Turchia da cui dipendone» dello Stato già da due anni, in seguito alla no le risorse idriche del Paese – la Siria ha contigrave malattia del padre). Richiamato da Londra, nuato a svolgere un ruolo importante nella soludove stava completando i suoi studi di specializzione dei problemi dell’area mediorientale. L’inzazione in oftalmologia iniziati alla facoltà di Mecontro tenuto a New York (tra il Segretario di Stadicina dell’Università di Damasco (dopo il diploto americano Colin Powell e il Ministro degli Estema conseguito nella prestigiosa scuola francori siriano Faruk al-Shara) nel settembre del 2004 araba di Al-Hurriyet), Bashar ha avuto proprio il compito di venne eletto Presidente dopo fare «il punto della situazione» Nonostante le prime cau - non solo tra i rapporti tra gli una necessaria modifica costituzionale apportata dal Parla- te aperture in politica este - Stati Uniti e la Siria – dove semento (Majlis Al-Shaa’b). Con ra, il giovane Bashar si op - condo alcuni osservatori interessa, si sanciva l’opportuno pose duramente agli inter - nazionali gli scambi tra i riabbassamento dell’età minima servizi segreti e gli afventi americani in Afghani - spettivi dei candidati alla presidenza fari legati all’energia elettrica da 40 anni a 34. Nel relativo stan e in Iraq. Atteggia - procedevano indisturbati – ma referendum si ebbe la prevedi- m e n t i c h e i n d u s s e r o g l i anche sugli aiuti forniti agli bile vittoria con il 97,29% dei stati Uniti ad accusarlo di hezbollah che continuano anvoti (10 luglio 2000). Sposato essere tra i sostenitori di cora oggi a tenere sotto cocon Hasma al-Hkhras, una si- Saddam Hussein e di offri - stante minaccia le truppe israeriana sunnita nata e cresciuta a di confine e, quindi, a re assistenza agli hezbol - liane Londra e lì conosciuta, Bashar, ostacolare le relazioni diploche parla fluentemente l’ingle- lah in Libano matiche di Damasco con l’intese e il francese (ma sembra abro Occidente. Il 2005 è iniziato bia alcune difficoltà con l’aracon un deciso inasprimento bo classico, quello usato nelle «stanze del potedelle relazioni tra gli USA e la Siria. In seguito alre»), venne dunque rapidamente addestrato nell’incontro tra Bashar e Putin a San Pietroburgo l’Accademia di Homs sino a raggiungere il grado (gennaio 2005) il giornale russo «Kommersantdi Colonnello nel gennaio del 1999. La «timida» Daily» ha riportato che i colloqui sarebbero stati opposizione siriana lo definì «il Presidente con le improntati a una vera e propria trattativa per la buone intenzioni ma senza il potere necessario vendita del missile tattico terra-terra «Iskanderper realizzarle». Nonostante le prime caute aperE», dotato di un raggio d’azione in grado di ragture in politica estera, il giovane Bashar si oppogiungere dal territorio siriano qualsiasi obiettivo se duramente all’intervento americano in Afghain Israele. Fonti di Tel Aviv hanno invece fatto rinistan (Enduring Freedom) dopo gli attentati ferimento al sistema avanzato terra-aria «SA-10» dell’11 settembre 2001, così come a quello in – con prestazioni assimilabili al «Patriot» – e al Iraq nel 2003. Atteggiamenti che presumibilmennuovo sistema portatile «SA-18». Il Ministro della te indussero gli Stati Uniti ad accusare la Siria di Difesa russo, Sergei Ivanov, in visita ufficiale a essere tra i principali sostenitori del regime dittaWashington ha dichiarato che non sono in atto toriale iracheno (attività commerciali clandestine trattative tra Russia e Siria per la vendita di misgià rilevate nell’ambito del programma Oil for Fosili (commentando anche che i missili non sono od) e di offrire assistenza militare e logistica alle comunque coperti da alcuna delle restrizioni o formazioni terroristiche degli hezbollah in Libaobblighi internazionali sottoscritti dalla Russia). Il no, così come sostenuto da numerose fonti interportavoce del Dipartimento di Stato americano,
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Richard Boucher, ha assicurato di aver personalmente visionato i «rapporti» della trattativa in corso, iniziata nel 2003 e portata a termine solo dopo la fine sperimentale del nuovo sistema d’arma. In seguito, la morte di Rafik Hariri, ex Primo Ministro libanese e promotore della rinascita economica e sociale del Paese, avvenuta con un sanguinoso attentato compiuto a Beirut il 14 febbraio 2005, ha riportato definitivamente la Siria nell’elenco americano degli «Stati canaglia» dopo precise accuse del Presidente Bush (discorso pronunciato alla National Defence Univerity il giorno 8 marzo 2005) nei confronti di Damasco, accusata di essere non solo il principale sostegno al terrorismo (aiuti finanziari e logistici sia agli hezbollah libanesi che ai palestinesi di Hamas) ma anche di costituire il principale fattore di destabilizzazione del Medio Oriente, lì dove il leader politico Hariri era stato uno dei più perseveranti sostenitori del ritiro delle truppe siriane dal Libano, sino a presentare le sue dimissioni (ottobre 2004) per gravi contrasti con il Presidente libanese Emil Lahoud, fortemente sostenuto dalla Siria. Il giovane Bashar ha negato qualunque tipo di responsabilità nell’attentato (interviste rilasciate a «la Repubblica» e al «Times»), ma secondo alcuni osservatori americani – tra i più autorevoli Dennis Ross, ex inviato di Clinton in Medio Oriente – la morte
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di Hariri è stata programmata e voluta da una «fronda» governativa contraria alla politica del Presidente e, probabilmente, con l’intento di riaffermare il potere militare e politico della «Grande Siria» sul «Paese dei Cedri», all’insaputa dello stesso Bashar, anche se le spontanee e numerose manifestazioni popolari anti-siriane hanno probabilmente decretato solo un pericoloso errore di calcolo. Infatti l’indagine condotta dalle Nazioni Unite, e coordinata dal procuratore tedesco Detley Mehlis, stabilì la responsabilità diretta degli apparati di Intelligence siriani e libanesi nella progettazione e nell’esecuzione dell’attentato. Sulla base delle pressioni internazionali, il 26 aprile del 2005 si è ufficialmente concluso il ritiro dei militari siriani dal Libano, entrati nel Paese nei primi anni 70 (ufficialmente il 31 maggio 1976) con una cerimonia ufficiale svolta nell’aeroporto militare di Ryak, nella regione della Bekaa, con lo scambio di onorificenze militari e un discorso di commiato del Comandante dell’Esercito libanese, Generale Michel Sleiman, a nome del Presidente Lahoud. Dopo aver raggiunto il numero massimo di 40 000 militari, i siriani erano scesi a 14 000 prima dell’assassinio di Hariri e Sistemi d’arma missilistici superficie-superficie Frog 7.
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soltanto a 1 000 al momento del ritiro definitivo. potrebbero portare attacchi mirati ai convogli caGli effetti politici di questa operazione non si ferichi di armi in partenza dal territorio siriano, così cero attendere: dimissioni del Generale Jamil Sacome raid aerei contro la sede del Mukhabarat, ied, Direttore Generale della Sicurezza Nazionale l’intelligence irachena fedele a Saddam Hussein silibanese («notevole cambiamento della situazione tuata nella periferia sud di Damasco, essendo impolitica») e del Direttore Generale delle Forze Inpensabile un’azione militare su larga scala contro terne, Generale Alì Haji, e sul fronte siriano le dila Siria – al di là delle implicazioni politiche, sia inmissioni del Vicepresidente Abdul Halim Khadterne che internazionali, che non possiamo qui dam, dirigente storico del Partito Baath e già Mianalizzare – a causa delle «lezioni apprese» in Iraq nistro degli Esteri e Vice Primo Ministro, proprio dove la «resistenza» ha causato la perdita di micolui che aveva rilasciato nel 1976 una dichiaragliaia di uomini e costretto a una continua precetzione in cui affermava che il Libano sarà di nuotazione della Guardia Nazionale, senza contare la preoccupante diminuzione degli arruolamenti nel vo unito o tornerà parte della Siria. In realtà la Siria aveva usato la sua supremazia politica per Corpo dei Marines. Come abbiamo accennato, le trarre forti vantaggi finanziari a scapito della già motivazioni americane alla «rappresaglia flessibicompromessa economia libanese, lì dove l’occule» si fondano sul convincimento del sostegno fipazione militare aveva comportato un rapido denanziario e militare di uno Stato in favore delle orterioramento della situazione, aggravata dalganizzazioni terroristiche. In quest’ottica l’intellil’enorme afflusso di operai siriani non qualificati gence americana è stata in grado di dimostrare (1,4 milioni di operai a fronte di una popolazione come la Siria sia effettivamente la grande protetlibanese di 3,8 milioni e con un tasso di disoccutrice degli hezbollah, l’organizzazione terroristica pazione intorno al 40%) senza permessi di lavoro che con la recente trasformazione in partito polie, quindi, senza l’obbligo di tico è riuscita a far eleggere i contribuzione e relativa tassapropri rappresentanti nel parlazione, facendo intravedere lo Gli Stati Uniti potrebbero mento libanese. Costituita con il spettro di una colonizzazione portare attacchi mirati ai sostegno di Siria e Iran in chiaforzata, se non addirittura anti-israeliana (l’Iran si diconvogli carichi di armi e in ve quello di una «pulizia etnica» simpegnò in seguito dalla «quepartenza dal territorio si - stione palestinese»), la forza sommersa. r iano, così come raids aerei militare degli hezbollah è ancoDurante l’offensiva anti-terroristca americana (Afghanistan contro la sede del Mukha - ra oggi considerata come l’unie Iraq) è cresciuta da parte del barat, l’ intelligence fedele co esercito arabo che è riuscito Governo statunitense l’ostilità a Saddam Hussein, situata a mettere in difficoltà Tsahal verso Damasco che avrebbe israeliano) durante il nella periferia sud di Da - (l’Esercito dato non solo un considerevole ritiro, unilaterale dal Libano sostegno a Saddam Hussein nei masco meridionale nel 2000. A fronte giorni dell’invasione, ma anche di tale prestigio – senza contare accoglienza a dirigenti e milital’azione politica e assistenziale ri entrati in Siria lungo i 400 chilometri di frontiesvolta e apprezzata all’interno del Libano – il giora – oggettivamente poco pattugliati in riferimenvane Bashar non ha mai fatto mistero dell’appogto gli eventi bellici in corso in un Paese confinante gio e delle simpatie personali per costoro ospitan– che hanno anche permesso un continuo flusso di do più volte Hasan Nasrallah, il loro leader, nel paarmi per sostenere la guerriglia anti-americana a lazzo presidenziale, lì dove il padre aveva ottenuBaghdad. Il Sottosegretario di Stato, Richard Armito gli stessi risultati – fiducia del popolo siriano e tage, ha fornito a Bashar una lista di 34 ex-espoapprezzamento dell’intero popolo arabo – senza nenti del Partito Baath, presenti in Siria, e accusatanto clamore e senza mettere a repentaglio la siti di sostenere la «resistenza» irachena, insieme curezza nazionale del Paese. alla richiesta di arresto di Sulayman Darwish, un siriano ritenuto il principale finanziatore delle atL’ISTITUZIONE DELLE FORZE ARMATE tività terroristiche di Abu Mousab Al Zarqawi. Le risposte evasive del Presidente siriano hanno rafforzato nell’amministrazione americana la possiLa prima formazione militare ufficiale siriana ribilità di adottare misure militari adeguate, ovvero sale al 1920 e venne organizzata dalla Francia con quelle che sono state definite la «rappresaglia la creazione di una «Forze Speciali del Levante» flessibile». Nella lotta americana alle organizza(Troupes Speciales du Levant) per controllare non zioni terroristiche è prevista una rappresaglia consolo i vasti territori del Libano e della Siria sotto tro qualsiasi Stato che sostenga in qualche modo mandato francese, ma anche per contrastare le tali organizzazioni. In questo caso gli Stati Uniti attività criminali e le attività politiche di dissenso
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istanza da parte dell’interessato. In ogni caso, sin al Governo di occupazione, che trovavano quasi dal 1946 il Governo siriano ha sempre riconosciusempre focolai di ribellione proprio nelle zone ruto la necessità di offrire ai propri militari condirali. Con le caratteristiche di una forza paramilitare indigena, il Comando venne affidato a Ufficiali zioni particolarmente favorevoli per assicurarsene francesi, sino a che nel 1930 non venne concesso la lealtà. Agli Ufficiali veniva permesso, per esema Ufficiali siriani usciti dall’Accademia Militare di pio, di acquistare l’automobile personale senza Homs (oltre cento chilometri a nord di Damasco) pagare tasse aggiuntive, di ottenere prestiti fidi ricoprire compiti di responsabilità operativa ma nanziari senza interessi, erogati direttamente dal soltanto sino al grado di Capitano. Nel 1938 le Governo, e un’assicurazione sanitaria gratuita, ol«Truppe Speciali» potevano contare su circa 10 tre a un trattamento pensionistico migliore ri000 uomini e 306 Ufficiali – tra questi 88 francespetto alle altre classi lavoratrici. Anche se in masi nei gradi più elevati – con una forte estrazione niera ridotta, analoghi benefits furono riservati contadina e con un’origine etnica di minoranza rialla truppa e, nel 1987, le paghe riuscirono a gaspetto alla maggioranza della popolazione sunnirantire – ma lo sosteniamo sulla base di semplici ta, ovvero composta da elementi alawiti, drusi, indicazioni e di riscontri indiretti e non certo sulcurdi e circassi. Nel 1945, dopo il passaggio alla la verifica delle «buste-paga» – un tenore di vita «Francia Libera» e con il cambio superiore a quello dei «civili» e di denominazione in «Forza del risultarono competitive rispetto Le stime effettuate nel agli standards degli altri Paesi Levante» (Troupes du Levant), la nuova forza contava 5 000 2005 ci indicano che ogni arabi. soldati regolari nell’Esercito e 3 anno la classe disponibile alAttualmente, la coscrizione è 500 elementi nella Milizia (in la leva è di 225 113 uomini e rimasta al 18° anno d’età ma il realtà con funzioni e attività tidi leva è stato ridotto a che la forza militare realizza- servizio picamente di Polizia) per diven24 mesi. I dati riferiti al 2005 ci tare l’anno successivo, con la bile ammonta a 4 356 413 indicano che ogni anno la clasproclamazione dell’Indipen- potenziali soldati se disponibile alla leva è di 225 denza, il nucleo principale del 113 uomini e che la «forza mifuturo esercito siriano e raglitare» raggiungibile - ovvero giungere velocemente la cifra di 30 000 uomini uomini con età compresa tra i 18 e i 49 anni nella prima guerra arabo-israeliana del 1948 e ammonta a 4 356 413 potenziali soldati. Gli 858 quella di 170 000 nella guerra del 1973. La prima milioni di dollari investiti, nel 2000, per spese milegge sulla coscrizione obbligatoria risale al 1946 litari, pari al 5,9% del prodotto interno lordo del (con modifiche importanti nel 1953, Service of the Paese, (non si hanno dati ufficiali disponibili dopo Flag Law). Prevedeva l’arruolamento all’età di 18 tale annata) pongono la Siria, secondo le stime anni per un periodo di 30 mesi, con l’esclusione relative al biennio 2004-2005 del «World Almadella ristretta comunità ebraica e con la presenza nac» (Central Intelligence Agency), al 16° posto femminile limitata a semplici funzioni di rapprenell’elenco dei Paesi del mondo con maggior consentanza. Erano esentati dal servizio militare cosistenza di Forze Armate. A completamento delle loro che optavano per il pagamento di una apporiforme apportate verso la fine degli anni 70, è sita tassa governativa e i giovani siriani che vivenecessario accennare all’introduzione di due Corvano all’estero per motivi di lavoro. Solo con le ti Militari, la «State Security Court» e la «Supreme modifiche attuate nel 1963 venne abolita la posState Security Court» per tutti i casi relativi alla sisibilità di esenzione e fu concesso il rinvio agli curezza nazionale, compresi i reati politici, e con studenti universitari sino al compimento degli giurisdizione sia sui militari che sui civili. In parstudi, pur con l’obbligo di partecipare ad addeticolare, è bene anche precisare che la Giurisdistramenti militari durante il periodo estivo. Alla zione Militare è valida sia in tempo di pace che di fine del servizio militare era possibile rimanere in guerra e viene amministrata dai Tribunali Militari servizio attivo con un arruolamento di cinque ane dalla Corte di Cassazione. I Tribunali militari ni o transitare nella Riserva per la durata di diciothanno la potestà di emettere sentenze segrete in to anni, con periodici aggiornamenti di carattere conformità alla Legge Generale (1950, fonte del professionale. Gli Ufficiali con ferma quinquennaDiritto Penale Militare, composta da 172 articoli le (assimilabili ai nostri Ufficiali di Complemento) divisi in due Libri, il primo comprendente otto Caavevano la possibilità di rimanere in servizio per pitoli e il secondo soltanto due). La Procura Genealtri 15 anni o sino al l’età di 40 anni. Un’ulteriorale è la colonna portante dell’organizzazione re estensione del servizio al 20° anno o sino al giudiziaria militare. E’ retta da un Ufficiale in poscompimento dei 45 anni poteva aver luogo se ausesso di un diploma di Laurea nell’ambito del Ditorizzata (in modo insindacabile) dall’Autorità Miritto – con un grado non inferiore a quello di Colitare preposta, previa presentazione di regolare lonnello, che si avvale di altri Ufficiali con pari ti-
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tolo di studio – insieme a un Giudice (grado minimo quello di Tenente) e da un Giudice per le Indagini Preliminari (grado minimo Capitano) e dal Tribunale dei Crimini (tre Giudici con grado non inferiore a quello di Capitano). L’Amministrazione, a capo della Procura, è retta da un Ufficiale Generale (con controllo dei Giudici, attività chiamata «Del Giudizio Militare») che, a sua volta, risponde direttamente allo Stato Maggiore dell’Esercito. I Giudici, nominati tra gli Ufficiali laureati nelle Accademie Militari e vincitori di un Concorso «pubblico» - che non possono essere trasferiti prima di un anno dalla data della loro prima nomina - hanno competenza sui reati previsti dalla legge e sui crimini commessi in tutte le basi militari (Comandi, installazioni, sedi e reparti) oltre che sui crimini commessi a danno dei generali interessi delle Forze Armate, sui crimini previsti dai Regolamenti e dalle Leggi Speciali e anche su quelli commessi da militari stranieri residenti nel territorio siriano in quanto appartenenti a Forze Armate alleate. L’appartenenza a Paesi diversi comporta inevitabilmente la grave e incondizionata accusa di spionaggio militare (Art. 123 della Legge). Come abbiamo accennato, il Generale al-Hassad prese il potere nel 1970 durante una difficile situazione interna che non aveva risparmiato le Forze Armate siriane, attraversate da complessi pro-
Un IFV (vecolo da combattimento per la fanteria) BMP-3.
blemi sociali come: l’estrazione contadina – che aveva decisamente favorito l’accettazione indiscussa di una rigida disciplina militare, ma con la possibilità di migliorare il livello sanitario dei giovani e, al tempo stesso, con l’opportunità di ottenere una minima preparazione tecnico-professionale da utilizzare nella vita civile – aveva ceduto il passo a una superiore scolarizzazione (obbligo della scuola primaria sino ai sei anni di età, nuove classi diplomate o laureate) e all’accresciuta presenza di mussulmani radicali legati alle minoranze etniche presenti nei ranghi dell’Esercito. E, come abbiamo accennato, proprio una di queste minoranze – in seguito alle aperture concesse dal Governo francese durante il mandato per favorire una maggiore coalizione sociale – aprì la strada all’intraprendente Hassad, di estrazione alawita che, nonostante la forte presenza sunnita, era pur sempre la minoranza che ricopriva gradi elevati e posizioni importanti nella catena di comando. Anche se il corpo Ufficiali non era tenuto ad aderire al partito Baath, questa era considerata comunque una condizione essenziale per accedere ai livelli più alti di comando. In ogni caso lo Stato Maggiore, fortemente influenzato dalle direttive politiche del Governo, aveva conferito alla classe dirigente militare un alto grado di politicizzazione che, anche se non pienamente condiviso dalla percezione popolare, era in grado di rendere attiva e importante la partecipazione dell’Esercito nella vita politica – così come accaduto negli altri paesi arabi – lì dove era necessario riempire il vuoto delle strutture sociali e civili lasciato dalla fine dell’ultima
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colonizzazione francese. Secondo lo storico conorganizzate in una Divisione corazzata, con quattro temporaneo Manfred Halpern («La politica di camBrigate corazzate, trentuno Battaglioni di Fanteria e biamento sociale in Medio Oriente») il corpo Uffitre Reggimenti di Artiglieria. Secondo il «Middle East ciali siriano è riuscito a guidare un effettivo proIntelligence Bulletin», del giugno del 2000, il Primo cesso di ammodernamento del Paese, grazie ad Corpo – acquartierato a Damasco con area di reponalcuni denominatori comuni come l’ideologia polisabilità sino alla frontiera della Giordania – era comtica, l’unità professionale e il desiderio di «camposto dalla V Divisione corazzata (Brigate meccanizbiamento», orientato all’unificazione del Paese, zate 17a, 96a, e 112a), dalla VI (Brigate 12a, 97a e con un positivo effetto trainante verso gli altri set11a), dalla VIII (Brigate 62a, 65a e 32a) e dalla VII Ditori dell’amministrazione civile, dai funzionari stavisione meccanizzata (Brigate 58a e 68a). Il Secondo tali agli insegnanti scolastici. In effetti nel 1985 – Corpo – di stanza a Zabadan, a Nord di Damasco, terzo mandato presidenziale di Hassad e scontri con area di responsabilità sino a Homs – era compoaerei con le forze israeliane sempre nella valle delsto dalla I Divisione corazzata (Brigate 42a e 43a), la Beeka – i Servizi Segreti israeliani stimarono la dalla III (Brigate 47a, 82a e 132a), dalla XI (Brigate potenzialità numerica dell’Esercito siriano in oltre 66a, 67a, 87a) e dalla X Divisione (nel 2000 erano inun milione di uomini (1,25) sulla base di una pocluse le forze di occupazione del Libano) con le unipolazione di oltre dieci milioni, anche se ufficialtà schierate lungo la strada Beirut-Damasco (123a mente l’Esercito venne valutato in 396 000 soldaBrigata vicino a Yanta), nella valle della Bekaa (Brigati effettivi e 300 000 riserve supplementari. In ogni ta 51a a Zahle) e intorno al complesso di Al-Baidar caso un considerevole balzo in avanti rispetto alla (Brigata 85a a Dahr). Al Secondo Corpo appartengostima effettuata meno di vent’anni prima (1967) no anche 5 Reggimenti delle Forze Speciali, tra cui il con la presenza di soli 50 000 effettivi, a testimopiù famoso «5° Special Forces», schierato contro le nianza di un serio e costante impegno di Hassad posizioni israeliane sulle alture del Golan e provvisto per sviluppare un Esercito forte di alcune «unità segrete» addee moderno, a tutela del ruolo strate per penetrare in profondiSi deve a Hassad la prima tà con attacchi eli-trasportati e in internazionale della Siria nel contesto mediorientale, con importante configurazione grado di infliggere gravi danni ai l’appoggio di una forte coesio- dell’Esercito siriano, con - collegamenti israeliani tra le basi ne sociale dell’intero Paese. centrato per lo più nella ca - avanzate sul monte Hermon e le logistiche arretrate (olpitale, sulle alture del Golan, posizioni tre alle armi individuali in dotaSTRUTTURA, ARMAMENTO E al confine con il Libano e a zione – che purtroppo sarebbe protezione del deserto GRADO D’EFFICIENZA troppo lungo analizzare in questa sede – è interessante notare In qualità di Comandante delle che in questo Reparto sono state Forze Armate, si deve ad Hassad la prima importansegnalate armi occidentali provenienti dal «mercato te configurazione dell’Esercito siriano (sostanzialparallelo», ovvero il fucile automatico americano mente invariata sino ai nostri giorni, con una stima M16A1 da 5,56mm NATO, le pistole mitragliatrici, in attuale di 215 000 effettivi, con esclusione dei risercal. 9mm parabellum, israeliane UZI, italiana Beretta visti) con un forte concentramento nella Capitale BM12 e tedesca MP5K silenziata). Il terzo Corpo – mentre altre unità sono schierate lungo l’arco Nordacquartierato ad Aleppo con controllo sulle frontiere Ovest, Sud-Ovest (alture del Golan e confine del Liturche e irachene – comprendeva la Divisione corazbano) e «Protezione del Deserto». Una forza di 1 800 zata della Riserva, le Brigate 14a 15a e 19a con funuomini responsabile della perlustrazione delle ampie zioni di addestramento, quattro Brigate di Fanteria, zone di frontiera. L’organizzazione dell’Esercito preun Reggimento Corazzato e uno delle Forze Speciavedeva: tre «Corpi d’Armata» principali, sette Divili, oltre alla Brigata di «Difesa Litoranea» nella base sioni corazzate (ogni Divisione circa 8 000 uomini, navale di Latakia con quattro batterie con sistemi con tre Brigate corazzate, una Brigata meccanizzata missilistici SS-N-3 e SS- N-1B, rispettivamente a e un Reggimento di artiglieria formato da quattro corto e a lungo raggio. Interessante la storia della battaglioni), tre Divisioni meccanizzate (ogni Divi«Protezione Repubblicana», fondata direttamente sione circa 11 000 uomini), una Divisione delle Fordal Presidente Hassad nel 1976 dopo una serie di ze Speciali (tre Reggimenti) e una Divisione della violenti attacchi compiuti da milizie palestinesi a Da«Protezione Repubblicana» (tre Brigate corazzate e masco per punire la Siria della sua presenza in Libaun Reggimento di artiglieria), oltre a una Divisione di no, e affidata ad Adnam Makhlouf, cugino della moparacadutisti (sette Brigate), una Brigata di «Difesa glie del Presidente, sino al suo avvicendamento, avLitoranea» a sostegno delle forze navali e una Brigavenuto nel 1995, per presunti disaccordi proprio con ta di «Fanteria della Montagna» (un Corpo d’élite, la il giovane figlio Bashar, a favore dell’alawita cin120a), con le forze di Riserva (circa 300 000 uomini) quantenne Generale Ali Mahmud Hasan. Denomina-
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ta a volte anche «Protezione Presidenziale» e composta da 10 000 soldati scelti di sicura lealtà politica, è la forza responsabile della sicurezza dell’intero «regime» siriano, ovvero del Presidente, del palazzo presidenziale e del quartiere residenziale del Malki, dove vive la maggior parte della «nomenklatura» di Damasco. Sembra anche che per assicurarne la fedeltà incondizionata, a questa Divisione venga devoluta una parte significativa del reddito ricavato dai campi petroliferi della regione di Al-Zur di Dayr. In ogni caso, i gradi vertice e le cariche direttive di questa particolare unità vengono sempre affidati a parenti della famiglia presidenziale o a elementi di sicura lealtà. Destinata a essere sempre equipaggiata con gli armamenti migliori, alla data del 2000 risultava in grado di schierare veicoli corazzati da combattimento BMP-2/3, 350 carri armati T-62/72, veicoli corazzati per trasporto truppe BTR-60/70, veicoli corazzati da ricognizione BRDM2, cannoni 2S1 (122 mm) e 2S3 (152 mm), difesa antiaerea ZSU-23/4 (23 mm) e lanciarazzi multipli BM21 da 122 mm. Anche se in misura minore, la stessa attenzione veniva riservata alle «Forze Speciali» circa 15 000 uomini addestrati come Commandos d’élite e organizzati in 10 Reggimenti Indipendenti e
Un elicottero da combattimento e trasporto Mi 24 Hind D.
nella XIV Divisione Aerea – di stanza a Al-Qutayfeh, vicino a Damasco. Il primo Comando (1968-1994) venne affidato al Generale Alì Haydar, del clan alawita Haddadin, e successivamente sostituito, poichè sospettato di presunti appoggi ad un colpo di stato, dal Generale Alì Habib, del clan alawita Matawirah, già Comandante della VII Divisione meccanizzata e delle Forze Armate siriane nella coalizione della Guerra del Golfo del 1991 (in quell’occasione i siriani misero in campo più di 20 000 soldati – la Forza Multinazionale era composta da 675 000 uomini, di cui 430 000 statunitensi – che si unirono in Arabia Saudita con la Coalizione anti-irachena composta da
28 Paesi, tra cui l’Italia, al comando del Generale americano Norman Schwarzkopf, ma pur sempre sotto la bandiera dell’ONU). A completamento dell’apparato militare siriano è necessario menzionare le tre Accademie Militari (con regolamentazione ufficiale nel 1987) con accesso nell’età compresa tra i 18 e i 23 anni, dove, oltre al superamento delle normali prove di selezione, è necessario dimostrare una particolare lealtà politica per intraprendere il primo biennio di studi comune a tutte e tre le Scuole. L’Accademia Militare, con sede a Homs e fondata dai francesi nel 1933, è considerata la più antica e qualificata. L’Accademia Navale, con sede a Latakia, ha iniziato i suoi corsi nel 1962 e quella Aeronautica, nella base aerea di Nayrab, vicino Aleppo, nel 1960. Secondo Richard Bennet – analista di Sicurezza Militare dell’«Istituto Britannico di Servizi e Studi della Difesa» e autore di volumi sulla preparazione degli eserciti e dei servizi di intelligence nel contesto internazionale – le Forze Armate siriane sono state (1967-1991) tra le più importanti e addestrate di tutto il mondo arabo, «anche se hanno perso ogni conflitto importante dal 1948», grazie a uno spiccato senso della disciplina e una forte motivazione, tanto da guadagnarsi anche il rispetto dei pur temuti israeliani. Intorno agli anni 90 si è verificato un drammatico deterioramento degli armamenti e dei relativi pezzi di ricambio – crollo dell’Unione Sovietica e profonda crisi dell’economia siriana – che ha irrimediabilmente compromesso la capacità di combattimento, sino alla grave difficoltà, già accennata, del 1998 quando le truppe siriane non furono in grado di effettuare prontamente uno schieramento strategico lungo la frontiera turca, costringendo il Governo di Damasco ad accettare le condizioni imposte da Ankara circa l’appoggio fornito ai combattenti curdi legati al PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Ma per comprendere meglio l’importanza militare e politica di questa complessa e pericolosa situazione è necessario fare un veloce riferimento alle gravi tensioni in atto tra i due Paesi. La Siria ha in effetti offerto – sin dalla prima rivolta dello sceicco Said nel 1925 – accoglienza ai miliziani e ai rifugiati politici curdi in una striscia di territorio siriano di circa 600 chilometri di lunghezza e 40 di larghezza, da questi denominata «Piccolo Sud» (o «Kurdistan Siriano», lì dove il «Grande Sud» è costituito dall’Iraq settentrionale). Oltre un milione di rifugiati, in gran parte, sprovvisti di documenti di identità e privi di un riconoscimento ufficiale di Damasco quale minoranza etnica nazionale convivono pacificamente, dall’epoca della «dinastia Hassad», con i siriani e fanno libero uso della lingua kurda, tutt’ora vietata in Turchia. L’atteggiamento siriano ha trovato conferma, nell’autunno del 2002, con la storica prima visita del giovane Ba-
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shar, in qualità di Presidente, nel Kurdistan siriano. Il Governo di Ankara invece ha sempre adottato una linea meno tollerante affinando una strategia militare giustificata dalle azioni terroristiche curde (attacchi a villaggi filo-governativi e attentati dinamitardi nelle grandi città) che certo non hanno procurato consensi, sul piano sociale e politico, alla causa curda. Nel 1992, il Ministro degli Interni turco ha dichiarato – durante le elezioni del primo Parlamento curdo nell’Iraq settentrionale, ovvero nei territori sottratti al controllo del Governo di Baghdad – che il PKK annoverava 15 000 militanti e più di 100 000 combattenti. Tale valutazione, a sostegno della «soluzione militare» adottata da Ankara appare condivisa da una larga fascia dell’Esercito turco, che non vede con favore una soluzione politica della diaspora curda. Come accennato, Damasco non riuscì a far fronte alle pressioni militari di Ankara. Il mancato rapido schieramento di truppe sul confine tra Siria e Turchia avrebbe equilibrato la situazione, senza la necessità di uno scontro diretto tra i due Paesi. Alla firma dell’accordo con la Turchia seguì una necessaria revisione del dispositivo militare siriano, risultato inadeguato. Quale primo atto, il Presidente Hassad provvide a sostituire il Generale Hikmat Shihabi, Capo di Stato Maggiore legato alla rigida scuola sovietica, con il più «realistico» Generale Alì Aslan che non esitò ad ammettere gli errori commessi riformando i corsi di «Scuola di Guerra» presso l’Accademia di Homs e adottando, con grande «l’umiltà» le nuove tecniche di combattimento israeliane, con particolare attenzione a quelle relative alle unità corazzate. Poiché nell’analisi di Bennet c’è un preciso riferimento all’Unione Sovietica e al suo contributo alle Forze Armate siriane è bene riassumere, anche se sommariamente, i complessi rapporti intercorsi tra i due Paesi. La collaborazione militare tra la superpotenza orientale e il giovane stato arabo risale al 1955 quando l’Unione Sovietica offrì una consistente assistenza economica e militare a sostegno del rifiuto siriano di aderire al «Patto di Bagdad», un’alleanza tra Turchia e Iraq destinata a essere allargata all’Iran e al Pakistan, patrocinata dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti d’America per garantire lo «status quo» in Medio Oriente subito dopo la nascita del «Patto di Varsavia» tra l’Unione Sovietica e le «democrazie popolari» satelliti: le prime importanti forniture di armi arrivarono dalla Cecoslovacchia nel 1956. Dopo la guerra del 1967 (durante la quale l’URSS minacciò l’intervento militare a sostegno della Siria e dell’Egitto) l’aiuto militare sovietico, armi e munizionamenti, venne notevolmente incrementato anche con l’invio di consiglieri Militari sino a diventare una vera e propria «invasione» russa nei mesi immediatamente precedenti la guer-
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ra del 1973 (la stima orientativa fu di 4 000 tonnellate di armamenti inviati via aerea e altrettanti via mare). Anche se l’intervento della Siria nella guerra civile libanese del 1976 contro forze mussulmane causò un raffreddamento nei rapporti con l’URSS (sospensione delle consegne militari per oltre un anno, drastica riduzione dei Consiglieri Militari a Damasco e interruzione dell’addestramento degli Ufficiali siriani a Mosca anche se gli alti gradi continuarono a frequentare la prestigiosa Accademia Militare «Voroshilov»), i finanziamenti militari per le truppe siriane in Libano vennero assicurati sia dall’Arabia Saudita, sino al 1987, che dalla Libia, con armamenti pari a 500 milioni di dollari americani. Solo nel 1978, con il rifiuto siriano di accettare gli «Accordi di Camp David», le relazioni con l’Unione Sovietica ripresero con rinnovato vigore e a un «assegno» di un miliardo di dollari americani seguirono 12 aerei MIG-27 e un «contributo» annuale di 1,8 miliardi, sempre nella pregiata valuta occidentale. Durante il periodo 1979-1983 si sono registrati nella «Bilancia dei Pagamenti» siriana aiuti finanziari per armamenti, o corrispettivi in valore per
Un main battle tank T-72.
cessione di armi, pari a 9,2 miliardi per l’Unione Sovietica, 470 milioni per la Cecoslovacchia, 20 milioni per la Cina, 30 milioni per la Polonia, 20 milioni per la Romania e un «sussidio» dalla Francia di 200 milioni, dalla Gran Bretagna di 180 milioni e dalla Repubblica Federale di Germania di 40 milioni, tutti in Dollari statunitensi. Sempre secondo le valutazioni dell’intelligence americana, il numero dei Consiglieri e dei Tecnici militari sovietici presenti in Siria è stato calcolato in 3 550 unità nel 1973 (guerra dello Yom Kippur), 2 550 nel 1976, 3 000 nel 1978, 5 300 nel 1984 e 2 300 nel 1986, oltre a 6 600 militari siriani addestrati in territorio sovietico tra il 1955 e il 1985, e altri 1 550 in diversi Paesi dell’Europa orientale. Dopo un periodo di stretto controllo sovietico (consiglieri e tecnici) sulle installazioni dei sistemi SAM (SA-5) forniti
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dall’Unione Sovietica alla Siria, il rinnovato accordo riduzione delle ore di volo di addestramento per i tra i due Paesi («Trattato Ventennale» del 1978) ha piloti, agli inizi del nuovo millennio l’Aeronautica previsto – oltre alla fornitura dei più moderni SA-6 poteva schierare una formazione «tradizionale» di e SA-9 e al nuovo sistema missilistico SS-21, forSU-22, MiG-23 e una formazione «moderna» di niti tra il 1983 e il 1984 – anche il graduale controlSU-24 (20), MiG-29 SMT (14), MiG-25 (25) e MiGlo dei militari siriani sui sofisticati sistemi di lancio, 29 (22) organizzata in undici Squadrons da attacsegno inequivocabile di una consolidata fiducia co al suolo, sedici da combattimento, due da tranell’intero apparato bellico di Damasco, a cui ha sporto e un Gruppo da addestramento, con 40 000 fatto seguito (dopo la visita di Hassad a Mosca nel effettivi e 20 000 riserve, confermandosi come una 1984) la vendita dei carri armati sovietici T-72 di tra le più grandi forze aeree del Medio Oriente. ultima generazione. A una così pressante ingerenL’Accademia Aeronautica iniziò i suoi corsi richiaza negli armamenti, con le debite conseguenze pomando i piloti già impegnati nei corsi di pilotaggio litiche, il Presidente Hassad ha cercato di effettuanelle scuole francesi, inglesi e egiziane, oltre alla re timidi tentativi di differenziazione negli acquisti formazione dei tecnici di volo, fermo restando che di armamenti rivolgendo la sua attenzione alla la maggior parte di loro doveva in ogni caso comFrancia (nel 1940 i rapporti tra i due Paesi furono piere successivi corsi specializzati in Unione Socompromessi da un sentimento popolare anti-ocvietica o nei Paesi dell’Europa dell’Est. I candidati, cidentale, frutto del ruolo colonialistico svolto e dal per la maggior parte provvisti di diploma superiocrescente sviluppo dell’ideologia fondamentalista) re, venivano selezionati nella prima classe di coma con scarsi risultati, così come – almeno ufficialscrizione per un primo corso iniziale di nove mesi mente – anche con altri Paesi occidentali, nono(nell’ambito del biennio istituzionale) e, quindi, stante vada riconosciuto al Presidente Hassad il assegnati ai vari Reparti per completare l’addemerito di aver conquistato in ogni caso una certa stramento, rimanendo di quattro mesi il corso iniautonomia dal controllo sovietico, in modo particoziale previsto per la Riserva. lare nei complessi rapporti con il Libano, la Palestina e l’Iraq. IL SISTEMA MISSILISTICO E LE L’Aeronautica, fondata nel 1948 e in un primo tempo comIl Generale Alì Aslan rifor - ARMI NON CONVENZIONALI pletamente indipendente dal- mò i corsi di Scuola di Guer Le politiche di armamento dei l’Esercito, ha avuto subito un ra con l’accettazione degli sistemi missilistici e i programimpatto importante nell’ambito delle Forze Armate: 100 000 errori strategici commessi e mi di sviluppo nucleare si inuomini effettivi e circa 38 000 con l’ umiltà di imparare dal - trecciarono e talvolta si sovrapnella riserva, oltre a contare – l’Esercito israeliano le nuove posero, con le ricerche nel camgià nel 1985 – ben 650 aerei da tecniche di combattimento, po delle armi chimiche. Se gli combattimento, quasi tutti so- con particolare riguardo a anni 70 hanno rappresentato la Siria il massimo sviluppo vietici, divisi in nove squadroni. quelle relative alle unità co - per dei Servizi Segreti – naturalAgli iniziali MiG-25R (circa 50), mente di scuola sovietica, come ai MiG-25 «Foxbat», ai MiG-23 razzate vedremo più avanti – con l’attri(circa 200), e ai SU-17/22 (velibuzione di numerosi attentati voli polivalenti) si aggiunsero, mortali a diversi leaders politici (tra i più importannel 1986, i caccia supersonici avanzati MiG-29 e gli elicotteri da attacco MI-24 oltre ai TU-126 ti ricordiamo Kamal Jumblatt nel 1976 e Bashir GeAWACS. Durante i combattimenti aerei sulla valle mayel nel 1978), gli anni 80 sono stati invece imdella Bekaa del 1982 – circa 100 aerei per ogni prontati al problema della mancata realizzazione contendente – le forze aeree israeliane registrarodella «parità strategica» con l’IDF, le Forze Armate no l’abbattimento di 86 aerei siriani (tra MiG-21, israeliane, e quindi con l’obiettivo militare di otteMiG-23 e Sukhoi 22) e la distruzione di diciannonere una «deterrenza strategica» con lo sviluppo ve siti di postazione per batterie missilistiche terdelle temute armi chimiche, fornendo in questo ra-aria senza subire alcuna perdita. A fronte di modo la prova di una sicura debolezza nell’ambito una così smaccata superiorità aerea la Siria rispodelle forze convenzionali. Secondo le informazioni se nei soli limiti di un rinnovato armamento conraccolte dall’analista americano Anthony Cordevenzionale, con l’installazione sulla frontiera libasman (Centro Studi Strategici Internazionali), la Sinese di una fitta rete di postazioni SAM (SA-2, SAria si presentò nel 1987 con un livello generale di 6 e SA-8) e con l’acquisto di 14 moderni SU-27. «bassa efficienza» militare nonostante un consideAnche se gli anni 90 (crisi economica sovietica e revole armamento complessivo: circa 4 700 carri siriana) segnarono grosse difficoltà nell’approvviarmati (tra questi quasi 1 700 moderni T-72, algionamento delle parti di ricambio e una drastica trettanti T-55 e T-62 e oltre un migliaio di modelli
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tra quelli arabi nella produzione di armi non condiversi, disposti in posizioni difensive statiche). Vale le pena riportare le considerazioni effettuate venzionali. In realtà la Siria ebbe «in regalo» dalsu questo armamento: i T-55 risalgono al 1960 e l’Egitto, già nel 1973 (prima della guerra dello gli oltre 1 000 T-62, di poco superiori, sono, in Yom Kippur), la prima fornitura di armi biologiche ogni caso, considerati inutili nel combattimento (anche se non è stato confermato, sembra che si moderno, così come gli oltre 1 700 carri T-72 detrattasse di peste bubbonica) e successivamente gli anni 70-80 sono per lo più dislocati in posigli acquisti furono effettuati dall’URSS e dalla Cezioni difensive statiche privi di pezzi di ricambio coslovacchia, oltre che dalla Cina e dalla Corea del e di adeguata manutenzione, a seguito della crisi Nord, per orientarsi successivamente per l’acquisovietica. Si annoverano inoltre 3 000 veicoli costo delle materie prime (i cosiddetti «precursori razzati e da ricognizione – tra BMP-1 (circa 2 chimici») verso le aziende private della Francia, 000), BRDM-2 (600), BRDM-2 RKH (125) e i più della Germania, dell’Austria, dell’Olanda e della moderni BMP-2 (200) e BMP-3 (350) – artiglieria Svizzera, ovvero le stesse che hanno fornito, secomposita (2S3 da 152 mm e 2S1 da 122 mm) con condo i rapporti americani di intelligence, matelanciarazzi BM-21 (da 122 mm) e un sistema di riale analogo all’Iraq. Sempre secondo le valutadifesa aerea con Batterie SAM (SA-5 a lungo ragzioni della CIA, la Siria ha iniziato la produzione gio intorno a Damasco e Aleppo e unità suppledi Nervini nel 1984, potendo disporne l’uso nelle mentari mobili su SA-6 e SA-8 lungo la frontiera testate dei missili nell’anno successivo, anche se del Libano) e missili terra-terra SS-21 (modello i primi rapporti in questo senso risalgono addiritSRBMs a corta portata) con testate convenzionali, tura al 1977, valutando a oggi la produzione di oltre a 500 nuovi missili balistici sovietici SS-23 500-1 000 tonnellate di agenti chimici e biologicon una gittata di 500 chilometri. Per quanto rici. Tra questi ultimi presumibilmente si annoveraguarda la «Air Defence» è neno anche il bacillo dell’Antrace, cessario fornire qualche inforil vibrione Colera e la tossina mazione aggiuntiva. Il sistema .... la Siria ha iniziato la del Botulino, contenuti in midi difesa antiaereo, con Co- pr o d u z i o n e d i n e r v i n i n e l gliaia di testate a caricamento mando indipendente e dislocatra cui quelle di 501 9 8 4 , p o t e n d o d i s p o r n e biologico to principalmente sulle frontie100 missili balistici SS-21 e re libanese e israeliana, è com- l ’ u s o n e l l e t e s t a t e d e i Scud sovietici (Scud-B/C, gittaposto da 25 Brigate e ciascuna m i s s i l i n e l l ’ a n n o s u c c e s - ta di 500 chilometri, acquistati dalla Corea del Nord, e Scud-D, di esse da 6 batterie con missi- s i v o . . . gittata di 700 chilometri, svili terra-aria. Con circa 55 000 luppati in Siria con l’aiuto di effettivi, sul campo sono schietecnici coreani e iraniani, con maggiore raggio rati 650 missili SA-2/3/5, con basi di lancio fisd’azione ma meno precisi) grazie alla copertura di se, 200 missili SA-6, con basi di lancio mobili, e una vasta industria farmaceutica presente nel circa 4 000 pezzi antiaerei da 23 mm a 100 mm, Paese sotto il controllo del potente «Centro Studi oltre a due Reggimenti SAM indipendenti, ciascuScientifici di Ricerca», l’ente governativo responno con quattro batterie di 48 SA-8/10 sempre sabile della Ricerca e Sviluppo (R&D), ovvero delcon base di lancio mobile. Il «Syrian Missile Comla pianificazione e della produzione delle armi mand», dislocato ad Aleppo, è provvisto di tre non convenzionali e, naturalmente, dell’approvviBrigate di missili terra-terra, ciascuna con un battaglione di FROG-7 SSM (circa 90, di fabbricaziogionamento dei missili in grado di trasportarle e ne sovietica, piuttosto antiquati e con una gittata dei sistemi mobili di lancio (TEL, Transporter-Elelimitata a 70 chilometri), un battaglione di SS-21 vator-Launcher). Sempre secondo la CIA, nel Scarab SRBM (circa 210, più moderni e con gitta1996 il «Centro» ha ricevuto da una società cineta di 120 chilometri) e un battaglione di Scud-B. se, la Cina Precision Machinery Import-Export Con il recente contributo sui sistemi di controllo Corporation, una spedizione di componenti del e di difesa ricevuto dall’Iraq e dalla Serbia, il commissile M-11s proprio per verificarne l’adattabiliplesso della contraerea siriana è oggi in grado di tà della testata agli elementi chimici. costituire una pur minima preoccupazione per la Inoltre, secondo l’intelligence israeliana, i rapotente ed efficace IAF, la Israeli Air Force. dar di Tel Aviv hanno registrato due lanci di proEd è proprio in questo contesto (rafforzamento va effettuati da Damasco con testate convenziodelle strutture difensive e diversificazione della nali a carica ridotta, aventi in realtà l’obiettivo di capacità offensiva) che venne attribuito alla Siria verificare la possibilità di utilizzo delle testate l’inizio della produzione di armi chimiche, comchimiche: il primo, nel luglio del 2001, dalla represi i Nervini, con l’obiettivo di immagazzinare gione settentrionale di Haleb sino al deserto agenti chimici nelle testate dei missili a lunga gitdella zona meridionale distante trecento chilotata, includendo questo Paese tra i più avanzati metri e il secondo nel maggio 2005, con due
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Scud B/D, ma questa volta per mettere a punto solo il modello D, completamente prodotto in Siria, potenziando il modello Dong MRBM, il missile balistico di media portata di ultima generazione della Corea del Nord. Infine, gli Stati Uniti hanno ufficialmente dichiarato (Donald Rumsfeld, 2003) che nel mese di novembre del 1999 un MiG-23 siriano ha sganciato una bomba con carica chimica all’interno di un poligono sperimentale, facendo registrare sui satelliti di Washington una particolare colorazione attribuibile soltanto a una sostanza chimica letale, anche se il nome dell’elemento presumibilmente usato non è stato mai rivelato. «Scud» è in realtà il nome convenzionale attribuito a una serie di missili balistici tattici costruiti dall’Unione Sovietica durante il periodo della Guerra Fredda e successivamente esportati in tutti i Paesi di area comunista. Anche se il nome SS-1 Scud è stato adottato per la prima volta dalla NATO sulla base delle indicazioni fornite dalle Agenzie occidentali di intelligence, il nome esatto attribuitogli inizialmente dall’Unione Sovietica fu R-11 e gli sviluppi successivi vennero denominati R-300 ELBRUS. L’appellativo NATO è rimasto in uso per indicare, sia ne-
nali in grado di causare gravi danni a larghe fasce della popolazione civile con effetti sconvolgenti e di difficile quantificazione. Il programma militare siriano di WMD risale ufficialmente al 1979, con il rilascio ufficiale delle informazioni relative alle attività nucleari svolte nel Paese (ma solo per motivi medici), all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), con la dichiarazione della presenza di un reattore nucleare «in miniatura» (ovvero al di sotto delle misure di sicurezza consentite dall’Agenzia), fornito dalla Cina, nella città di Al Hajar nell’area di Dayr. Anche se la Siria ha aderito al «Trattato sulla non prolificazione delle armi nucleari» (NPT) non ha ancora firmato, così come l’Iran, il protocollo supplementare della IAEA, che permette all’Agenzia di investigare sulla effettiva conformità dei programmi nucleari – come è noto, il vero problema è costituito dalle tecnologie dual-use (ovvero suscettibili di utilizzo sia in campo bellico che per finalità civili) e delle relative misure di sicurezza, motivo per il quale gli Stati Uniti e Israele si sono sempre opposti alle richieste siriane di acquisto di un reattore nucleare «regolare». Senza sottovalutare il fatto che la Siria è anche un importante produttore di fosfati, in teoria utilizzabili per il programma nucleare, tanto da raggiungere una produzione annua di due milioni di tonnellate con una riserva pari a due miliardi di tonnellate e con un progetto di una nuova fabbrica a Palmyra – l’obiettivo è presumibilmente quello di non dipendere dall’estero per i cosiddetti «precursori» – con la collaborazione della Russia e dell’India (la società «Chimicals» di Dharmasi Morarji). GLI APPARATI DI INTELLIGENCE E LE ACCUSE DI TERRORISMO
Un IFV HJ.
gli Stati Uniti che in Europa, tutta la gamma di missili balistici sviluppati sulla base dei progetti sovietici originali. Il Sarin (conosciuto anche con la sigla GB) è stato classificato «arma chimica» di distruzione di massa dalle Nazioni Uniti (Risoluzione UN 687) e con la «Convenzione delle Armi Chimiche» del 1993 ne è stata vietata la produzione e lo stoccaggio, così come per il Nervino (conosciuto anche con la sigla VX) anche se Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Russia, Francia e Siria ne sono ufficialmente riconosciuti produttori e detentori. Le armi di distruzione di massa nucleari, biologiche e chimiche sono denominate WMD (Weapons of Massa Destruction), silga per la prima volta usata nel 1937, per indicare tutte le armi non convenzio-
Le poche e scarne informazioni a nostra disposizione sui Servizi Segreti siriani sono state raccolte dai rapporti delle Agenzie di intelligence (in particolare statunitensi e inglesi), dagli articoli apparsi sulla Stampa internazionale (analisi e interviste) e dalle solite «fonti arabe ben informate», oltre che dai Centri Studi e dagli Istituti di Ricerca, tra i quali è doveroso citare il Centro Studi Strategici e Internazionali (CSIS di Washington), l’Istituto dei Servizi per l’Est (RUSI, Londra), l’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici (IISS, Londra) e il ben documentato Centro di Ricerca Internazionale per la Pace (SIPRI, Stoccolma), una delle fonti primarie per le valutazioni militari e strategiche. Organizzati secondo la rigida scuola sovietica, i quattro Servizi di intelligence siriani sono sotto il controllo diretto del Presidente, con la caratteristica segretezza che contraddistingue non solo le funzioni svolte e lo scambio di informazioni, ma anche l’identità stessa dei singoli agenti di appartenenza. Al momento questo
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A COLLOQUIO CON MUAYED AL-N NASSERI, COMANDANTE DELL’«ESERCITO DI MAOMETTO» - L’INTERVISTA È STATA TRASMESSA DALL’EMITTENTE TELEVISIVA AL-F FAYHAA TV, IN DATA 14 GENNAIO 2005 Domanda: «Qual è la natura della vostra organizzazione?». Risposta: «Un’organizzazione militare armata che opera con un metodo di Comando non centralizzato». Domanda: «Quali e quante operazioni avete compiuto?». Risposta: «Abbiamo portato a termine operazioni armate contro le forze della Coalizione in tutti i distretti. Le operazioni includevano il bombardamento delle loro postazioni militari, dei loro campi e delle loro basi, combattendo contro queste forze e collocando esplosivi contro pattuglie e convogli». Domanda: «Avete avuto qualche sostegno dai Paesi della regione?». Risposta: «Si...molte fazioni della resistenza stanno ricevendo aiuti dai Paesi confinanti. A noi dell’Esercito di Maometto – la lotta va avanti ormai da più di due anni e ci vogliono fondi – quest’aiuto è arrivato dai Paesi confinanti. Soprattutto dall’Iran...ho alcune unità, specie nell’Iraq meridionale, che ricevono aiuti dall’Iran sotto forma di armi ed equipaggiamenti...quanto alle altre fazioni della resistenza, ho informazioni attendibili riguardo la Resistenza Nazionale Islamica...secondo le mie fonti hanno ricevuto (dall’Iran) un milione di dollari, due automobili piene di armi e anche auto-bomba. Inoltre, come vi ho detto, la cooperazione con la Siria ha avuto inizio nell’ottobre del 2003, quando un Ufficiale dell’intelligence siriana, Sad Hamad Hisam, si è messo in contatto con me, e dopo lo stesso Saddam Hussein mi autorizzò ad andare in Siria. Così fui mandato in Siria. Ho passato la frontiera illegalmente. Poi sono andato a Damasco e ho incontrato attraverso un intermediario un Ufficiale dei Servizi Segreti, il Luogotenente Colonnello «Abu Naji»...dopo aver preso contatto con il Baath siriano, organizzarono un incontro con Fawzi al-Rawi, membro della dirigenza nazionale e personalità di spicco in Siria. Il Governo siriano lo autorizzò a incontrarmi. Ci siamo visti due volte. La prima, gli ho fornito spiegazioni sull’«Esercito di Maometto», il tipo di operazioni che conduce e molte altre cose. La seconda mi ha detto che il Governo siriano era molto soddisfatto del nostro primo incontro. Mi ha informato che l’«esercito di Maometto» avrebbe ricevuto aiuti in prodotti da rivendere in Iraq, in modo da finanziarci con il ricavato. È stato deciso così per via dell’attuale situazione della Siria sotto le pressioni internazionali e le accuse di sponsorizzare il terrorismo e la resistenza in Iraq». Domanda: «Durante la nostra indagine abbiamo trovato la fotografia di un siriano. Chi è?». Risposta: «È la foto di un predicatore islamico chiamato Abu al-Qa’qa, il cui vero nome è Mahmoud al-Agassi. Vive a Aleppo, in Siria. L’ho incontrato due volte. Mi ha aiutato e dato 3 000 dollari. Mi ha anche dato una somma di denaro da portare a un membro della resistenza qui in Iraq».
tipo di organizzazione potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio per il giovane Bashar (risulta che abbia effettuato alcune sostituzioni, anche se non importanti), in quanto la sicura lealtà della stessa sembra che debba essere ancora oggi confermata. La «Direzione Politica della Sicurezza» (Al-Siyasi) è responsabile dell’attività politica organizzata contro il regime siriano e prevede la sorveglianza dei dissidenti politici ritenuti sospetti, all’interno e fuori dal Paese, così come il controllo degli stranieri presenti nel territorio e le loro interazioni con la popolazione locale. A questa Direzione spetta anche il controllo sulla stampa e su tutti i mezzi audiovisivi, sotto il comando del Generale Adnam Badr Hassan. La «Direzione Generale della Sicurezza» (Al-Amn), posta sotto il comando del Generale Alì Houri, costituisce il servizio di intelligence civile ed è divisa in tre Sezioni Operative, lì dove la prima Sezione è anch’essa responsabile della sorveglianza della popolazione siriana, in forte sovrapposizione con la Sicurezza Politica, giustificando il fatto – secondo un alto funzionario del Baath che ha conservato l’anonimato durante un’intervista rilasciata al «Washington Post» nel 1999 come le due frecce nell’arco di Napoleone, che ha costituito la polizia segreta sot-
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to il comando di Fouchè, insieme a una contro-polizia con il compito di controllarlo. Le altre due Sezioni hanno il compito della Sicurezza Esterna (l’equivalente della CIA) e della Sicurezza della Palestina, con il compito di controllare le attività dei gruppi palestinesi presenti in Siria e in Libano. I Servizi Segreti veri e propri (Al- Askariyya), organizzati all’interno del Ministero della Difesa a Damasco, svolgono le funzioni proprie dell’attività, ovvero la sorveglianza sui progetti militari, la fornitura di supporto militare e logistico ai gruppi estremistici armati palestinesi e libanesi. Secondo il Dipartimento di Stato Americano gli hezbollah, Hamas e la Jihad Islamica sono ufficialmente classificati come gruppi terroristici, oltre a aver svolto un’imponente funzione di coordinamento con le Forze Armate siriane e libanesi durante l’occupazione del «Paese dei Cedri». Il tutto sempre sotto il comando del Generale Hassan Khalil. Uno dei Direttori dei Servizi Segreti – il potente Assef Shawkat, marito di Bushra al-Hassad, sorella del Presidente – è stato recentemente accusato dal Ministero del Tesoro degli Stati Uniti (Comunicato Stampa del 18 gennaio 2006) di essere il più accanito sostenitore del terrorismo islamico in Libano (finanziamenti, appoggi e coperture logistiche, forniture di armi e munizioni),
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decretandone il congelamento dei beni posseduti autorizzata la creazione della prima Banca privata in negli USA con interdizione a tutti i cittadini ameriSiria, aprendo così per la prima volta la strada a un cani di intrattenere con lui qualunque rapporto di moderno sistema bancario, situazione particolaraffari (Executive Order 13 338). mente delicata per le forti implicazioni finanziarie Particolare attenzione merita il quarto e ultimo internazionali legate alle «ricche» esportazioni siriaServizio, quello denominato «intelligence dell’Aerone, petrolio in prima battuta (giacimenti scoperti alnautica». Sembra che questo Servizio non abbia alla fine degli anni 50 nella regione dello Jazireh, tra il cuna funzione di intelligence legata direttamente alTigri e l’Eufrate, nella zona Nord-orientale del Pael’Aeronautica Militare, ma che tragga la sua origine se, popolata in gran parte dai curdi), e poi gas, enerdal fatto che il defunto Presidente Hafez al-Hassad gia elettrica e fosfati. Con tale provvedimento la Sisia stato Comandante delle Forze Aeree siriane e che ria non ha certo aderito al libero mercato ma ha daabbia affidato nel 1970 il delicato compito di orgato inizio al processo di liberalizzazione economica nizzare un apparato di «spionaggio» nazionale e ineconomica (vendita di beni pubblici, privatizzazione ternazionale al fedelissimo Generale Muhammad Aldi alcuni settori statali e apertura del mercato alle Khouli, anche lui proveniente dall’Aeronautica, che merci di importazione). Le maggiori attività econolo ha diretto per quasi trent’anni, addirittura da un miche rimangono ben strette nelle mani dei Generali ufficio adiacente a quello del Presidente. Al servizio dell’esercito, dei membri del Partito e soprattutto dei sono attribuite le maggiori responsabilità nelle dure parenti del potente Clan presidenziale. Insieme ai attività repressive contro gli elementi di opposizione primi collegamenti di Internet – 610 000 utenti nel del regime (con pesanti implicazioni militari, come 2005 – e alle prime lattine di Coca Cola, in Siria è durante la rivolta dei «Fratelli Mussulmani» nel sbarcato il lucroso business della telefonia mobile e 1982), oltre a essere ritenuta la «centrale» delle atle due società che si contendono il mercato, la «94» tività terroristiche siriane, dirette e indirette, in ame la «Syriatel», appartengono rispettivamente a Mabito internazionale, attraverso her al-Hassad, fratello minore una fitta rete di «agenti segreti» del Presidente, e a Rami MaOrganizzati secondo la ri - khloug, cugino, per parentela presenti nelle Ambasciate siriane all’estero e coordinati da «fun- gida scuola sovietica, i ser - materna, dei fratelli al-Hassad. zionari» della linea aerea com- vizi d’intelligence sono sot - Anche in questo caso si può ramerciale di bandiera, la Syrian to il controllo del Presiden - gionevolmente ipotizzare che le Airline. Quanto avvenuto durante protettive delle attività econote... ma potrebbero rappre - ali la repressione della rivolta dei miche siano quelle degli onni«Fratelli mussulmani» (sunniti) è sentare un’arma a doppio presenti Servizi Segreti. E, inolesemplificativo della missione taglio.... tre, per quanto riguarda il coinaffidata al servizio: la mattina del volgimento dei Servizi siriani 2 febbraio 1982, la città di Hama, nelle recenti operazioni militari antica di quattromila anni e considerata la roccaforlegate alla liberazione dell’Iraq, vale la pena riportate dell’insurrezione, venne circondata dall’artiglieria re una sintesi dell’intervista rilasciata da Muayed ale dai blindati siriani al Comando del Generale Alì Nasseri – Comandante de «l’esercito di Maometto» Haidar (molto vicino alla famiglia al-Hassad, e in (circa 800 combattenti armati), fondato da Saddam modo particolare al fratello del Presidente, Rifat, caHussein dopo la caduta del suo regime per ostegpo delle «Unità di Difesa del Baath», considerato il giare le truppe della Coalizione in Iraq – mandata in vero responsabile delle feroci repressioni di quegli onda dalla televisione Al-Fayhaa Tv (Iraq e Emirati anni). Dopo un bombardamento incessante durato Arabi Uniti, luogo delle trasmissioni) in data 14 genben 27 giorni, le truppe regolari siriane mossero alnaio 2005 e tradotta dall’emittente MEMRI TV Project l’assalto per sterminare oltre 40 000 guerriglieri asin data 19 gennaio 2005 (riportata nella pagina preserragliati nel centro storico (per l’opposizione incedente). terna furono 100 000) e per finire all’arma bianca la resistenza degli ultimi sopravvissuti. L’attività reLE DIFFICOLTÀ E I PROBLEMI DI OGGI pressiva venne attuata anche nel 1991, quando la Siria si schierò «a sorpresa» tra le forze di intervento in Iraq. Le numerose manifestazioni popolari conIn occasione della nomina di Bashar a Presidente trarie alla decisione governativa vennero duramente (durante la cerimonia del Giuramento del 10 luglio represse dalle Forze di Sicurezza coordinate dall’in2000 ha rivolto un discorso al Paese in cui ha ritelligence dell’Aeronautica. conosciuto la durezza del regime e promesso delAnche se non abbiamo notizie certe, sembra che le riforme) abbiamo riferito della «Primavera di tutti i Servizi siano stati profondamente riformati nel Damasco», una breve parentesi di «libertà politica» 2001 quando, nell’ottica di una nuova politica nache si è violentemente conclusa all’inizio del 2002 zionale tesa a incentivare l’iniziativa privata, venne con l’arresto dei suoi principali animatori, i parla-
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di Governo e una loro revisione fondamentale appare quanto meno improbabile, e in modo partiLA MISSIONE DELLE FORZE ARMATE ITALIANE colare alla luce delle forti tensioni politiche e degli IN MEDIO ORIENTE incerti sviluppi regionali che infiammano il Medio Oriente. In grado di effettuare, quindi, una debita pressione sulle decisioni presidenziali, i potenti La missione ONU, denominata UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization) con Quartier Generale Servizi siriani possono sicuramente giocare la carnel palazzo sul «Monte del Cattivo Consiglio» a ta della «sicurezza nazionale» per scongiurare Gerusalemme, ha la supervisone della tregua in vigore qualsiasi iniziativa in questo senso e desideriamo in Medio Oriente, con «Missione di Osservazione» su anche aggiungere che – sempre nell’ottica di un Siria, Israele, Libano e Egitto in corso dal 1958, in possibile «ricatto» politico – lo stesso ricorso dei ottemperanza alle disposizioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite – in quel periodo Dag Hammarskjold Servizi Segreti all’integralismo islamico non è cer(Svezia) – Il compito è di segnalare al Comando le trato applicato nell’interesse generale dell’élite siriasgressioni del cessate il fuoco tra le parti in causa (punti na, in mano a una minoranza alawita considerata di osservazione Egitto, Libano, Beitut, Damasco, dagli estremisti mussulmani come apostata, e l’inTiberiade, Golan e Amman). I sette Ufficiali Osservatori telligence è perfettamente consapevole che una agiscono disarmati e utilizzano esclusivamente strumenti di osservazione e mezzi di trasmissione. formazione religiosa integralista al potere a DaPurtroppo dall’inizio della missione sino a oggi si sono masco minerebbe le fondamenta dell’intero sisteregistrati 28 caduti e tra questi il nostro Capitano Carlo ma, a grave nocumento della famiglia presidenziaOlivieri, ucciso proprio mentre era in servizio al suo le e di tutte le attività da essa controllate. Ma il noposto di osservazione sul Canale di Suez in data 6 ottodo principale da sciogliere è quello dell’Esercito. È bre 1973. Ma proprio per rendere un doveroso rispetto alla sua memoria è bene ricordare che proprio in queleffettivamente ancora il «cane da guardia» addel’anno mentre si verificava in Italia un grave attentato strato e obbediente della famiglia Hassad? Il terroristico (un gruppo terroristico arabo attaccò un «Grande Leone», che ricoprendo la posizione di aeroplano della PAN-AM nell’Aeroporto di Fiumicino Comandante Generale dell’Esercito con il grado di causando una trentina di vittime) veniva inaugurata a Fariq, Tenente Generale, lo ha sicuramente utilizGinevra una Conferenza per la Pace in Medio Oriente (Stati Uniti e Unione Sovietica in qualità di co-presidenzato come strumento di regime. Oggi – dopo oltre ti) con la partecipazione di l’Egitto, Giordania e Israele, 30 anni di continua partecipazione alla vita politie con il plateale rifiuto della Siria non solo alla partecica del Paese – esso è diventato la chiave di volta pazione, ma anche alla semplice presenza, pur non della legittimità e del sostegno politico del Goverimpegnativa, durante le trattative in corso. Dal 1° aprile no o, meglio ancora, il giocatore principale sia nel del 2000 la missione è a guida italiana con il Generale di Divisione Franco Ganguzza. processo di stabilizzazione del Paese che nella promozione degli interessi nazionali. Sarà leale al giovane Colonnello Bashar? E ancora: una così accentuata longevità della catena di Comando non mentari Riad Saif e Mamun Homsi. Gli analisti inrappresenta oggi una sorta di ternazionali hanno attribuito il stagnazione in termini di prorepentino cambio di rotta alla Ma il nodo principale da fessionalità? Quello che abbia«reazione» dell’establishment siriano, che ha visto minate le sciogliere è quello dell’Eser - mo potuto appurare è sicurasue basi di stabilità dalla per- cito. È ancora il cane da mente la grave difficoltà legata missività del giovane e inesper- guardia addestrato e obbe - alla modernizzazione dell’Eserche potrebbe, paradossalto Presidente, e ha reagito con diente della famiglia Has- cito mente, compromettere l’equiliparticolare durezza: semaforo brio strategico della regione. È verde per il liberalismo econo- sad? probabile che nell’agenda del mico (quando le regole del gioPresidente Bashar sia annotata co sono dettate dall’Esercito o proprio una scadenza di questo genere (in effetti dal partito) ma rosso per le riforme politiche, il la Siria ha recentemente acquistato T-80 e Su-27 pluralismo e la pur minima condivisione del potedalla Russia per due miliardi di dollari) con la spere. Inibito quindi nel tentativo di attuare sostanranza che una maggiore posizione di forza, nella ziali riforme economiche e politiche, sembra che il pur complessa logica della deterrenza strategica, giovane Bashar abbia intrapreso un delicato e difpossa contribuire a una soluzione pacifica con ficile processo di ristrutturazione dei Servizi SeIsraele, formula sostanziale per risolvere l’equagreti con l’obiettivo di spostarne l’asse principale zione che preoccupa gli analisti internazionali: se dal «militare al civile», operazione particolarmente la Siria fosse in grado di vincere una guerra con complessa se si considera che proprio le Agenzie Israele, sarebbe anche capace di sopravvivere a di intelligence siriane sono la vera e unica conuna sconfitta? Abbiamo già analizzato la recente trapposizione delle istituzioni politiche civili, ovposizione ufficiale degli Stati Uniti nei confronti vero rappresentano il controllo dell’intero sistema Tabella 2
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TABELLA 3
REPUBBLICA ARABA SIRIANA (SURIYAH) Forma Istituzionale: Repubblica. Capitale: Damasco (Dimashq) con 1 549 932 abitanti nel 1994. Capo dello Stato: Presidente Bashar al-Hassad (in carica dal 10.VII.2000). Capo del Governo: Primo Ministro Muhammad Naji al-Otari (in carica dal 10.IX.2003). Coordinate: Latitudine 37°-32° Nord - Longitudine 36°-42° Est. Unità monetaria: Lira siriana (100 Piastre) settembre 2005: Lire 51,92 = 1 US $ (Central Bank of Syria). Popolazione: abitanti 18 448 752 (stima 2005), ultimo Censimento conosciuto 1994: 13 782 315. Superficie: 185 180 Kmq. Densità: 98 abitanti per Kmq. Popolazione urbana: 51,8%. Popolazione attiva: 5 457 375 (2001) Forza lavoro: Agricoltura 40%, Industria 20%, Servizi 40%. Personale Militare: 321 000 (2001) Esercito 67%, Marina 2%, Aviazione 31%. Spese militari: 5,7% (2000). Distribuzione per fasce di età: 39,3% da o a 14 anni, 3,2% dai 65 anni in su. Gruppi etnici: Arabi 90%, Curdi, Armeni e altri 10%. Religioni: Mussulmani sunniti 74%, Mussulmani Sciiti 12%, Cristiani 5,5%, Drusi 3%, Altri 5,5%. Lingue parlate: Arabo (ufficiale), Curdo, Armeno, Aramaico e Circasso. Telefoni fissi: 109 ogni 1 000 abitanti (2001). Telefoni mobili: 12 ogni 1 000 abitanti (2001). Televisori: 67 ogni 1 000 abitanti (2000). Radio: 276 ogni 1 000 abitanti (2000). Computer: 16,3 ogni 1 000 abitanti (2001). Autovetture: 170 000, 9 per ogni 1 000 abitanti (2000). Istruzione obbligatoria: da 6 a 11 anni di età. Analfabetismo: 25% (2001). Insegnanti: 213 914. Studenti: 4 130 000 (biennio 2001-2002). Spesa per l’istruzione: 3,5% (2000). Sistema giudiziario: si basa sul Diritto francese e sulla Legge islamica, la pena di morte è in vigore. Fonti: Istituto Geografico De Agostini di Novara, World Almanac, U.S Central Intelligence Agency, The World Factbook, ONU Statistical Yearbook, The Military Balance e l’Istituto Internazionale di Studi Strategici.
Un semovente controaereo ZSU-23-4.
della Siria, ma per comprenderne meglio l’atteggiamento è necessario introdurre la pericolosa variante legata al Paese degli Hyatollah. L’intelligence americana teme, e in modo particolare, che la nuova politica del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad – l’autore delle violente esternazioni contro lo Stato di Israele – possa riprendere con la Siria quegli stretti rapporti finanziari e militari in-
trattenuti già dal 1997 con un accordo «top secret» (successivamente pubblicato dalla CIA), che prevedeva l’acquisto segreto di armi da parte dell’Iran – ovviamente in Russia, ma anche in Corea del Nord, Kazakhstan e Cina – per spostarle clandestinamente in territorio siriano, e il trasferimento nelle casse di Mosca di 500 milioni di dollari e l’assicurazione di forniture extra di petrolio per cancellare il debito siriano contratto con la Russia. Anche per altri osservatori internazionali queste preoccupazioni, insieme ai più pressanti condizionamenti legati alla questione del «nucleare», sono all’origine della paventata strategia americana del First Strike, l’attacco preventivo all’Iran, riportata e amplificata dagli organi di informazione mondiali. Daniele Cellamare Libero Docente di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università di Urbino
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I COMBATTIMENTI URBANI NELLE CRO’s
I COMBATTIMENTI URBANI NELLE «CRISIS RESPONSE OPERA ATIONS» Le ridotte distanze d’ingaggio, le difficoltà di distinguere gli avversari dalla popolazione e l’ostilità dell’ambiente evidenziano il disagio di mettere in pratica gli schemi addestrativi. La recente esperienza in Iraq della Brigata «Ariete» induce l’allora Comandante ad alcune riflessioni che potrebbero risultare utili, pur senza modificare un corpo dottrinale valido e attuale.
cinavano alle ragguardevoli dimensioni di 10 miUna delle massime di Sun Tzu, teorico dell’arte della guerra, frequentemente citato ma assai poco lioni di abitanti erano Londra e New York, ora queseguito, recita ...la peggior politica è quella di atsti numeri vengono superati da Cairo, Istanbul, taccare le città...attaccate solo Città del Messico, Shangai. È se non vi è altra possibilità. sempre più frequente, quindi, Queste parole sono state consiGli scontri urbani sembra- trovarsi di fronte a contesti urderate gocce di saggezza da no modificare le regole del bani di notevoli dimensioni, che tutti i Comandanti militari, ma solo rappresentano una combattimento, limando le non spesso, anche in conflitti recenconcentrazione demografica ti, i combattimenti si sono poi differenze dei contendenti in importante, ma sono nodi di svolti proprio nelle città. In ef- armamento e operazioni comunicazioni, centri economifetti, il processo d’inurbamento ci e di affari, poli di sviluppo per l’intera regione circostante. È, degli ultimi decenni ha coinvolquindi, ben difficile realizzare un controllo del terto gran parte dei Paesi di recente industrializzaritorio se si trascura il possesso delle città imporzione con un conseguente elevato numero di megalopoli dai contorni impressionanti. Se in un pastanti, che sono sempre più gli elementi chiave, una sato non molto lontano le uniche città che si avvivolta invece rappresentati da montagne o posizioni dominanti. La massima di Sun Tzu, sempre ispirata al buon senso, non perde quindi di valore; riIn apertura. sulta però attualmente difficile trovare alternative Nassiriya: uno dei tre ponti sull’Eufrate. al combattimento urbano. Peraltro, gli scontri urbani sembrano modificare Sotto. Un bersagliere in servizio di vigilanza. le regole del combattimento, limando le differenze dei contendenti in armamento e preparazione. Infatti, qualsiasi unità che si vede coinvolta in azioni in cui le distanze di ingaggio sembrano essere enormemente ridotte, in cui è difficile distinguere l’avversario dalla popolazione, in cui tutto l’ambiente circostante appare ostile, può trovare difficile cercare di mettere in pratica gli schemi addestrativi imparati in precedenza. Invece, tutto sembra favorevole a un avversario, anche non militarmente preparato, che si avvantaggia di una profonda conoscenza dell’ambiente e che si muove con naturalezza tra la popolazione sino al momento di colpire. È naturale, pertanto, che, particolarmente nelle CRO’s (Crisis Response Opera-
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anche nei combattimenti urbani avere una visione tions), ci si possa trovare a dover fronteggiare michiara e nitida degli obiettivi. Ma quali sono i posliziani armati, che scelgono di operare in città per sibili obiettivi in una città? La domanda sembra insfruttarne le caratteristiche e compensare la prosidiosa, ma in realtà non è così. In quest’ultima i pria carente preparazione e per dare maggior visipotenziali gruppi di insorti saranno senz’altro in bilità e risonanza alle proprie operazioni, cercanpossesso di alcuni edifici che do di apparire nei confronti hanno una importanza simbolidella popolazione come «detentori del potere». Come in tutte le operazio - ca e funzionale e che, quindi, La recente esperienza vissuta ni militari è essenziale an - costituiranno elementi chiave dalla Brigata «Ariete», a Nassi- che nei combattimenti ur - della loro organizzazione, quasedi di «movimenti insurreriya, in Iraq, induce però ad albani avere una visione chia - lizionali», luoghi di riunione od cune riflessioni che potrebbero altro. Queste sedi sono note a risultare utili, pur senza pre- ra e nitida degli obiettivi priori, proprio per la loro imtendere di modificare un corpo portanza, e sono, quindi, facildottrinale valido e attuale. Da mente individuabili. Altri obiettivi sono quelli il cui tali riflessioni si vedrà come, in fondo, i principi possesso può intralciare o paralizzare la vita cittafondamentali dell’addestramento si applicano andina od il movimento delle persone, dando la senche in contesti urbani; occorre solamente tenere sazione di avere il dominio sulla città; mi riferisco presente gli elementi caratteristici di tali scontri e a sedi dell’Amministrazione Locale, ponti, passagconsiderare le differenze ambientali. gi obbligati, Centrali di Polizia. Per contro vi sono, poi, edifici che ospitano gli uffici o le rappresenSORVEGLIANZA tanze del Contingente e dell’Autorità di Transizione, obiettivi remunerativi per l’avversario e quindi attentamente considerati e inseriti nella lista che si Come in tutte le operazioni militari è essenziale verrà a compilare. Una volta compilata tale lista, si provvederà a evidenziare gli elementi individuati sulla carta delUna pattuglia in formazione a riccio.
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Una blindo pesante «Centauro» in pattugliamento.
la città e a studiarne i punti forti e le vulnerabilità (sopraelevazione, vicinanza di altri fabbricati, presenza di viabilità, struttura intrinseca dell’edificio, vie di accesso e vie di fuga). È importante, inoltre, mettere in sistema tali elementi tra loro per vedere come il possibile avversario potrà muoversi traendo vantaggio dagli uni o dagli altri. Acquisita tale mappa, si inizia a sottoporre tali elementi a una sorveglianza, che da discreta può divenire sempre più intensa ed evidente a seconda dell’evolvere degli eventi. In periodo di stasi operativa o di relativa calma, i punti individuati possono essere sottoposti alla discreta sorveglianza degli elementi intelligence ed essere inseriti nei piani delle pattuglie che percorrono la città. Se la situazione dà segni di deterioramento, allora è il caso di inviare nuclei di specialisti (normalmente osservatori delle forze speciali) che sottopongano i punti di interesse a una sorveglianza continua con mezzi ottici ed elettronici, sia nell’arco diurno che in quello notturno. Occorre però tenere presente che l’osservazione svolta con questa intensità è molto onerosa per i reparti e non può quindi essere mantenuta per periodi prolungati. Pertanto, se la situazione dovesse deteriorarsi va mantenuta a ogni costo, ma se dovesse migliorare occorre tornare quanto prima alla sorveglianza discreta.
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Questo tipo di osservazione può essere integrato da velivoli non guidati (UAV) che, operando senza esporre il personale, prevalentemente nell’arco notturno, sono in grado di consentire visuali da angolazioni diverse e quindi di completare le conoscenze acquisite dagli operatori a terra. È però da tenere presente che tali velivoli, volando a quote basse, sono visibili e spesso anche molto rumorosi. Occorre mettere in conto, quindi, che il loro impiego verrà subito percepito dall’avversario. Ciò, però, non è necessariamente un elemento negativo. Se, infatti, la situazione è già pre-conflittuale, non vi è nulla da perdere nel rendere palesi le proprie intenzioni di avere una costante vigilanza dal cielo. Inoltre, tali mezzi sono un chiaro segnale per tutti che il Contingente è attento e preparato a ogni evenienza e che continua a tenere sotto controllo i punti nevralgici della città. Un altro elemento fondamentale per avere un quadro completo di situazione è l’intercettazione ambientale, che va rivolta non tanto a quella radio, cui i reparti militari sono preparati, ma a quella dei telefoni cellulari. Gli insorti, infatti, difficilmente dispongono di radio, mentre è ormai molto comune, anche nelle aree più arretrate, l’uso dei telefoni cellulari. Durante i combattimenti a Nassiriya, i cellulari venivano utilizzati anche per l’osservazione e l’aggiustamento del tiro dei mortai. Tali intercettazioni richiedono apparecchiature e tecniche più comuni tra i Corpi di Polizia che tra i Corpi Militari. Occorre però essere preparati a rispondere a una minaccia che si va diversificando e specializ-
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Battle e Rear Battle e destinare a esse le forze necessarie a ottenere gli obiettivi specificati, ma è essenziale tenere presente la massima di «non scendere mai dal proprio livello di Comando», pretendendo di insegnare a un Maresciallo, Comandante di plotone, come disporre le sue forze. Occorre avere fiducia nei propri uomini; il Maresciallo è stato giudicato idoneo per quel compito e saprà sicuramente assolverlo. Appropriarsi delle competenze altrui in una situazione che presenta cambi repentini può avere conseguenze tragiche. Qualsiasi disegno di manovra in contesti urbani non dovrebbe trascurare l’esigenza di isolare la zona degli scontri. Gli insorti, infatti, dispongono spesso di un numero di forze limitato e di una logistica abbastanza approssimativa. Se si riesce, quindi, a impedire loro l’arrivo di combattenti freschi, di armi, munizioni e vettovaglie, ben presto la loro azione si esaurirà «motu proprio». Ovviamente, tale asserzione è valida solo se si è riusciti a ottenere il favore della popolazione e se la simpatia della gente non va invece agli insorti, perché in quel caso la città stessa diviene un centro di rifornimento per gli avversari. Tale argomento, di importanza fondamentale, sarà approOPERAZIONI fondito in seguito. Isolare la zona degli scontri può significare circondare un quartiere o l’intera città, Le operazioni in ambiente urbano tendono a a seconda dell’estensione dei combattimenti. Non sfuggire alla tradizionale suddivisione di «attacco» occorre, però, schierare reparti spalla contro spale «difesa». I contorni dei due tipi di manovra sono la per realizzare tale isolamento, in quanto la disfumati e si confondono tra losponibilità di uomini difficilro. È molto comune, infatti, mente lo consentirebbe; basterà muovere per occupare un edifiLe operazioni in ambiente controllare con check-point gli principali e vigilare le cio, che rappresenta un imporurbano tendono a sfuggire itinerari zone intermedie con pattuglie o tante elemento difensivo, essere fatti segno a fuoco mentre ci alla tradizionale suddivisio - UAV. Non si otterrà una chiusura totale, ma un controllo tale si avvicina e decidere quindi di ne di attacco e difesa da ridurre enormemente i riforproseguire l’azione «sloggiannimenti. Del resto, un camion do» gli insorti che lo occupano. civile sovraccarico di munizioni difficilmente perTutto dipende quindi dalla percezione e dall’inicorre itinerari sconnessi. ziativa dei Comandanti ai minori livelli, che devoUna volta isolata l’area, la manovra deve tendere no giudicare e agire di conseguenza, senza essere a proteggere i punti chiave individuati in precetroppo imbrigliati da rigidi schematismi. La pianidenza, impedendone il possesso all’avversario. ficazione di un’operazione deve, pertanto, essere Occorre tenere presente che il suo intento è dimodottrinale ai maggiori livelli (Brigata/Divisione), strare al mondo e alla popolazione civile che ha poiché la dottrina trova un corretto campo di apconseguito il pieno possesso della città occupanplicazione anche nei combattimenti urbani. Deve done gli elementi importanti. Se tale azione, non essere, invece, molto flessibile ai livelli inferiori, riesce, egli si squalifica da solo agli occhi di tutti e lasciando ampia facoltà di iniziativa ai Comandanfallisce nel suo intento. Non vi è quindi alcuna neti subordinati, che potranno così adattare le diretcessità di andarlo a stanare nelle sue sedi. Il Contive a una situazione che è chiara solo sul terreno. tingente non deve dimostrare nulla, mentre l’avLa pianificazione ai maggiori livelli, oltre a definiversario deve sovvertire un ordine costituito, dire tutti gli obiettivi da raggiungere, deve suddivimostrando di essere il più forte. Se non ottiene in dere le aree di intervento e le forze a disposiziofretta ciò che si propone, la popolazione stessa lo ne, ma non deve pretendere di gestire dettagli colascerà al suo destino e l’azione si esaurirà in breme la posizione delle armi di reparto, che solo un ve tempo. comandante di plotone può decidere. È quindi L’operazione di rastrellamento «porta a porta», sensato suddividere l’area in Deep Battle, Close
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zando. Spesso chi usa i cellulari non ritiene di poter essere intercettato da unità militari, che non vengono ritenute preparate a tale funzione e può quindi fornire dati importanti sulla preparazione di eventuali azioni offensive. Questa funzione di osservazione è essenziale per poter attuare qualsiasi tipo di azione in città, ma difficilmente darà dati di situazione completi. L’avversario, infatti, si muove con naturalezza, nascondendo le armi tra gli abiti od i materiali trasportati e ben difficilmente dimostrerà con chiarezza in anticipo le sue intenzioni. Se, quindi, la gente che costruisce barricate sta fornendo elementi inequivocabili di cui tenere conto nella propria pianificazione, sarà ben difficile stabilire quante persone occuperanno tali barricate o quali funzioni dovranno esercitare quegli ostacoli nel combattimento urbano. Si può quindi dire che è molto arduo affrontare un combattimento urbano se non si è effettuata una buona sorveglianza in precedenza, ma d’altra parte quest’ultima non è sufficiente da sola a garantire buone possibilità di successo.
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che in certe situazioni può rendersi necessaria, va to al suolo, abbia effetti impressionanti. Il reparto sempre attuata con molta attenzione e solamente deve poi avere al seguito armi pesanti spesso inin aree ben ristrette e ben delimitate. Essa, infatti, gombranti e, data la sempre limitata disponibilità non solo impone un elevato tasso di perdite all’atdi elicotteri da trasporto, ciò ne riduce l’entità nutaccante, ma alza enormemente il livello dello merica e quindi la possibilità di successo. Queste scontro, rendendo necessario l’impiego di armi di operazioni, infatti, raggiungono lo scopo solo se si grande potere distruttivo, quali razzi anti-bunker, riesce a mandare tutto in una sola ondata, poiché cariche di demolizione e lanciagranate. In tale tipo difficilmente verrà consentito dagli avversari un di operazioni, poi, diviene difficile preservare l’insecondo viaggio. Inoltre, qualsiasi operazione che columità della popolazione, che ben difficilmente inserisca un reparto isolato in un determinato l’avversario avrà provveduto a sgomberare dagli contesto, deve garantire un suo recupero od un edifici occupati, come prevedono le leggi di guersuo contatto con un’unità amica in tempi certi. ra. In un confronto così serrato, i civili vedranno Nella estrema mutevolezza dell’ambiente urbano messa a rischio non solo la propria incolumità, ma queste garanzie sono difficili da ottenere. Per queanche le proprie cose e la propria abitazione. Per sta serie di motivi, le operazioni avioportate sono quanto si cerchi di evitare i rischi per i civili, il ristate spesso da noi pianificate, ma in realtà mai sultato più probabile è che ci si alienerà in breve portate a termine. tempo le simpatie della popolazione. Nel confronto a distanza è invece più facile discriminare il tiCOMANDO E CONTROLLO ro e ridurre il rischio di danni collaterali. Una nota a parte merita l’impiego nei contesti urbani dei corazzati e dei reparti aviomobili. Per L’azione di C2 in un ambiente urbano è estremamolto tempo si è ritenuto, infatti, che i corazzati mente complessa, sia per la notevole compartinon fossero adatti a tale tipo di confronto. L’aver mentazione dell’ambiente, sia per la mutevolezza affrontato una situazione reale ci ha dimostrato della situazione operativa. È quindi fondamentale invece l’opposto. I contrari a tale impiego sosteneche i Comandanti, a tutti i livelli, ricevano dati di vano, non senza qualche ragiosituazione chiari e capiscano ne, che in città i campi di vista bene gli intendimenti del Cosono ridotti, e mentre aumenÈ fondamentale che i Co - mandante della Grande Unità tano le minacce portate dai lan- mandi ricevano dati di si - nella fase preparatoria dell’opeciarazzi anche da corta distanUna volta capita la tuazione chiari e capiscano razione. za, non si può trarre vantaggio missione e le linee di svolgidall’impiego delle armi di bor- bene gli intendimenti del mento dell’operazione, tutti i do. In realtà, in molte città vi Comandante della Grande Comandanti subordinati saransono ampi viali, parchi pubblici Unità nella fase preparatoria no in grado di adattare i propri e zone aperte in cui è possibile dell’operazione ordini alla situazione, per poter far manovrare i carri, consenraggiungere l’obiettivo assetendo l’utilizzo anche delle argnato. È necessario evitare una mi di calibro adeguato ad affrontare la minaccia. pianificazione dettagliata ai livelli inferiori, perché La mole dei mezzi corazzati permette poi di rinon tutti la capiranno; probabilmente non sarà più muovere facilmente le barriere stradali e dà agli attuabile al momento dell’azione; non si sarà in equipaggi una protezione incomparabile e ben olgrado di verificarne la condotta a operazione initre le nostre aspettative. Nessun equipaggio di ziata. Una volta stabiliti gli obiettivi, occorre lablindo Centauro è stato ferito a Nassiriya, nonosciare la massima iniziativa ai Comandanti ai mistante i mezzi fossero stati centrati da vari razzi nori livelli per la loro attuazione, senza pretendecontrocarro. re di imbrigliarli in schemi concepiti a livelli più Per quanto concerne le operazioni avioportate, elevati. Sarà per alcuni forse una sorpresa vedere invece, occorre tenere presente che i contesti urcome i Comandanti subordinati (non solo Comanbani permettono di nascondere, con grande facilidanti di Plotone, ma anche Comandanti di squadra tà, lanciamissili controaerei portatili che, data e di pattuglia) sapranno risolvere le situazioni con l’ancora grande vulnerabilità degli elicotteri, posdeterminazione e spirito di iniziativa. Ovviamente, sono ottenere risultati devastanti e sono facilmenoccorre un addestramento preventivo efficace, che te reperibili sul mercato clandestino. Solo durante tutti gli elementi della catena di comando si conoil primo periodo di operazioni dell’«Ariete», a Nasscano bene e abbiano stima e fiducia reciproca, siriya, sono stati sequestrati 21 di questi lanciache si abbia la sensazione di appartenere ad un missili. Data l’efficacia e la facilità d’uso di tali siunico team, che opera con uno scopo comune. stemi, vi è il rischio che un abbattimento, possibiCome occorre resistere alla tentazione di «sovrale soprattutto nella delicata fase dell’avvicinamencomandare» le proprie unità, occorre parimenti re-
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Un VM-90 in sosta durante un’attività di pattugliamento.
sistere alla tentazione di reagire in maniera emotiva ai dati di situazione. Si deve considerare, infatti, che nella concitazione delle fasi di combattimento, i dati di situazione che arrivano in sala operativa sono spesso incompleti, distorti, esagerati, quando non addirittura errati nei parametri fondamentali. Bisogna, quindi, evitare di prendere decisioni, anche di fronte a situazioni altamente drammatiche, senza avere prima un quadro sufficientemente chiaro della situazione. Non si deve pretendere un quadro completo, perché altrimenti la decisione sarà tardiva, ma almeno un quadro con dati essenziali verificati. Assumere decisioni rapide sulla spinta dell’emotività o senza la dovuta riflessione, può aumentare i pericoli delle unità dipendenti, senza portare loro alcun giovamento. SOSTEGNO LOGISTICO Come in qualsiasi tipo di operazioni, il sostegno logistico è fondamentale per consentire ai reparti di condurre a termine la propria missione. Le attività principali su cui focalizzare la propria attenzione sono rifornimenti e sostegno sanitario. Altre attività, infatti, quali il mantenimento, sono meno
significative in combattimenti con possibilità di manovra limitate. I rifornimenti sono essenziali, e occorre considerare come in azione il consumo di certi materiali, come le munizioni, possa avere dei picchi. E chi spara per difendere la propria vita, raramente lesina sui colpi che ha a disposizione. Ovviamente, anche in questo settore è importante l’addestramento, perché il personale capace sa dosare le proprie raffiche, mentre il personale inesperto tende a sparare tutto ciò che ha, appena si sente arrivare i colpi addosso. Comunque sia, il rifornimento di munizioni deve essere cadenzato e puntuale, altrimenti risulta difficile contrastare un avversario che sembra sempre disporre di riserve inesauribili. Anche i rifornimenti di viveri e di acqua, però, non vanno tralasciati, perché il combattente, per quanto capace, ha le stesse necessità di chiunque altro e se lo si lascia senza acqua e vettovaglie per periodi prolungati, per quanto alta sia la sua determinazione, vedrà la sua efficienza decadere in modo irrimediabile. È da rimarcare l’importanza dell’acqua, perché in situazioni in cui si raggiungono facilmente i 50 gradi di temperatura esterna, diviene fattore condizionante per la resistenza degli uomini. Occorre non dimenticare queste cose che sembrano banali, perché da esse dipende in larga misura la capacità dei reparti di portare a
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termine la missione, indipendentemente dal loro contro alle necessità della gente, ha acquisito una valore. stima e una considerazione che non vengono certo Di importanza fondamentale è poi l’assistenza vanificati al primo colpo sparato. sanitaria efficiente e tempestiva. Essa condiziona in Ciò non significa automaticamente che se i civimaniera psicologica i combattenti. Chi è conscio, li sono in favore del Contingente essi prenderanno infatti, che in caso di ferita si sarà in grado di il fucile per difenderlo, perché non si può pensare sgomberarlo in tempi brevi in un ospedale efficienche, per quanto grande sia la loro stima, essi imte e pulito, che una equipe chirurgica è in grado di braccino il fucile e divengano improvvisamente dei soccorrerlo in tempi brevi e, in caso di complicacombattenti, soprattutto quando gli scontri avvenzioni, un aereo lo porterà in madrepatria nelle ore gono intorno alla loro casa (a Nassiriya, comunseguenti, darà sempre il meglio di se stesso in ogni que, alcuni di questi episodi avvennero). È però situazione. È inoltre importante che siano diffuse le essenziale che essi non diano sostegno ai miliziaconoscenze di autosoccorso e di soccorso reciproni, ma anzi si adoperino per privarli di ricovero, co, perché l’intervento immediato dei colleghi in negare loro rifornimenti alimentari, rendere diffisituazioni critiche rende molto più risolutive le cili i loro movimenti. La struttura insurrezionale, operazioni successive da parte del personale mediche su questi aspetti è sempre molto vulnerabile, co. Ciò non presuppone conoscenze cliniche dettarisentirà subito di questa mancanza di appoggio e gliate, ma nozioni elementari, che indichino, a seper gli insorti diverrà difficile sostenere il ritmo di conda dei casi, cosa fasciare, dove stringere, come combattimenti prolungati. adagiare il ferito. Queste norme fondamentali possono salvare una vita. Anche qui ritorna l’imporMEDIA tanza dell’addestramento preventivo. Sia i rifornimenti che gli sgomberi sanitari hanno un elemento in comune: verranno probabilmente Una volta stabilito che il favore della popolazioeffettuati sotto il fuoco avversario. Gli itinerari di ne è essenziale, occorre parlare dei media, l’eleafflusso e di sgombero sono noti anche ai miliziamento più importante per acquisire e mantenere ni e sarà quindi frequente vedetale favore. In qualsiasi Paese, re materializzarsi lungo tali itianche nei più arretrati, esistono nerari insorti armati che iniziaSe il Contingente ha sapu- sistemi di comunicazione che no a sparare contro i mezzi in to ben operare.... Ha acqui - consistono in giornali, riviste, afflusso e in allontanamento. sito una stima e una consi - radio, televisione, Internet. Nei Occorre quindi che le colonne di a basso indice di alfabederazione che non vengono Paesi rifornimento siano sempre tizzazione essi tendono a conscortate e dotate di armi pesan- vanificate al primo colpo centrarsi sulla sola televisione. ti e che le ambulanze siano sparato Essa è, infatti, un mezzo relatipossibilmente blindate. È frevamente a basso costo, che atquente, infatti, che la Croce trae per la varietà dei programRossa, anziché essere un salvacondotto divenga mi offerti. Molto diffusa in tutti i Paesi, è frequenper i miliziani un attraente bersaglio. te vedere come spesso, da case rurali di zone povere, spuntino selve di antenne satellitari. Tale situazione è talmente nota che uno dei priPOPOLAZIONE mi obiettivi delle insurrezioni urbane sono proprio le stazioni televisive. Da esse si trasmettono proÈ la componente fondamentale nei combattimengrammi preparati ad arte per manipolare l’inforti urbani. Il suo atteggiamento può decidere l’esito mazione e influenzare l’opinione pubblica. È quindello scontro. È, quindi, importante distaccare psidi importante sapere che tali stazioni sono obietcologicamente, sin dall’inizio delle operazioni, la tivi importanti da difendere nel corso dei combatpopolazione dai combattenti, che spesso non hantimenti urbani. no nessuna attenzione per le esigenze dei civili e Per quanto riguarda i rapporti con gli organi di non hanno nessun riguardo per la loro incolumità. informazione locali, l’attività fondamentale è Se, infatti, gli insorti si muovono a loro agio in un quella di fornire loro notizie con la massima tracontesto urbano che conoscono molto bene, non è sparenza, rendendoli edotti di tutto ciò che si è detto che gli abitanti di quel contesto se condividafatto a favore della popolazione, evitando autono le motivazioni. Spesso, anzi, sono di idee policelebrazioni o trionfalismi. Se il Contingente ha tiche e religiose diverse e vengono a essere coinsaputo ben operare, la cosa riuscirà evidente a volti in una situazione violenta che ha scopi incomtutti, perché la comunicazione troverà il risconprensibili e spesso lontani dal loro sentire. Se poi il tro di chi è stato testimone dei fatti narrati. La Contingente ha saputo ben operare, venendo inpopolazione potrà, quindi, essere aggiornata sui
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Lagunari pattugliano la riva del fiume Eufrate.
progressi effettuati e saprà sicuramente discernere tra chi opera a suo vantaggio e chi persegue finalità proprie. L’attenzione verso i media deve anche comprendere la corretta analisi dell’azione di controinformazione avversaria. A volte, infatti, gli insorti sono in grado di immettere sul circuito informativo (televisioni satellitari, Internet) notizie false o manipolate, magari corredate di filmati «addomesticati», per screditare il Contingente. Poiché una notizia trascurata o non smentita dà la sensazione di essere vera, occorre essere attenti a tali comunicazioni e smentirle in tempi brevi, portando a proprio supporto l’evidenza della realtà. La realtà dei fatti, per quanto sofisticate siano le manipolazioni, risulterà presto evidente a tutti. CONCLUSIONI Queste brevi note non vogliono pretendere di essere esaustive e di dare tutte le risposte a una situazione operativa complessa quale è il combattimento urbano nelle CRO’s. Alcune osservazioni potranno sembrare addirittura ovvie, così come scontate possono sembrare le soluzioni proposte. L’esperienza vissuta in operazioni induce però a ritenere che anche le cose più ovvie possano non
sembrare tali se si devono prendere decisioni importanti, incalzati dagli eventi. A conclusione di questo breve discorso, ciò che dovrebbe rimanere chiaro è che nei combattimenti urbani, come in qualsiasi tipo di operazione militare, l’elemento fondamentale è il combattente. Un combattente ben addestrato, capace, conscio delle sue capacità e dei suoi limiti, ma soprattutto un combattente che ha fiducia nei suoi superiori perché sa che non è un numero, non è un’entità immersa nella massa, ma è un’individualità importante, da cui tutto può dipendere. Un combattente che sa che gli ordini sono pensati in modo da raggiungere l’obiettivo pur riducendo i rischi per lui, che sa che mentre combatte qualcuno pensa a rifornirlo di ogni cosa, che sa che se sarà ferito ogni sforzo verrà dedicato a salvarlo. Se si riesce a ottenere una simile compagine di soldati, questi saranno in grado di compiere azioni incredibili e ben al di là di ciò che viene loro chiesto. Perché sono consci di essere comunque uomini e come tali avranno rispetto di un avversario che non è mai un nemico da odiare e di una popolazione civile che ha già vissuto abbastanza angherie e non dovrebbe essere sottoposta a prove ulteriori. Gian Marco Chiarini Generale di Divisione, Comandante di EUROFOR in Bosnia e già Comandante della Brigata «Ariete»
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LE NUOVE ARMI DEI TERRORISTI
LE NUOVE ARMI DEI TERRORISTI Quelle utilizzabili nei futuri attentati potrebbero aprire le porte all’era più pericolosa della storia dell’umanità.
Le azioni terroristiche in Giappone, Israele, Stadifendersi. ti Uniti, Russia, Spagna, e Gran Bretagna, hanno Purtroppo le armi utilizzabili nei futuri attentati messo in allarme l’umanità per l’escalation di potrebbero aver aperto le porte all’era più pericoqueste forme di lotta portate avanti con cinismo, losa per l’umanità. ferocia e determinazione. L’orrore suscitato da tali eventi ha reso manifesto come l’intento dei MOTIVAZIONI E PSICOLOGIA gruppi terroristici sia di colpire, in maniera indiscriminata pur di conseguire i loro obbiettivi, senza escludere alcun mezzo di lotta, ivi compreso Non è facile tracciare una linea di demarcazione l’uso delle armi di distruzione di massa. Le origitra quanto può essere incluso nella logica delni del terrorismo si perdono nella notte dei teml’azione terroristica e ciò che dovrebbe essere pi. Dalla tentazione di colpire l’avversario al di là considerato crimine inammissibile, in quanto quedelle «regole del gioco» non si sono rivelati imsta forma di lotta pone delle problematiche veramuni né uomini né dei. L’uso di pozioni, filtri, vemente difficili da risolvere. Tipologia e psicologia leni è riportato nei testi classidel terrorista non sono facilci assieme a eventi calamitosi mente inquadrabili, malgrado i Questi atti, per quanto tentativi già fatti, negli schemi ed epidemie scatenate da una qualche divinità adirata contro o r r e n d i , i n p a s s a t o n o n comuni; troppi fattori influenuna comunità macchiatasi di hanno mai avuto una valen - zano l’animo e la mente di una colpe, empietà o quant’altro. za politica rilevante, forse persona che decide di sacrificaPer quanto interessante possa anche se stessa per il trionfo proprio perchè erano rea - re essere una pur breve panoradi una causa e per realizzare mica storica delle imprese ter- lizzati con armi classiche di una società che corrisponda a roristiche attraverso i secoli, effetto limitato una loro immagine, mondata da non è possibile in questa sede uomini e dottrine che essi rifiusoffermarsi su di esse in quantano aprioristicamente di amto la finalità di questo scritto è rivolta essenzialmettere. Cesare Lombroso, riduceva la criminalità mente alla trattazione delle attività terroristiche a questione essenzialmente genetica ma il metro con l’impiego di armi non convenzionali. Attentausato dall’illustre maestro non basta a dare rispoti, omicidi, fanatismi sono appannaggio del «terste adeguate quando constatiamo che il terrorista rorismo vecchia maniera». Questi atti, per quanto non è un criminale classico ma lo diviene per una orrendi, in passato non hanno mai avuto una vascelta precisa che a suo parere è sempre volta a fin lenza politica rilevante, forse proprio perché eradi bene per l’umanità; rimane comunque per noi no realizzati con armi classiche di effetto limitadifficile accettare l’idea che, per realizzare il bene to. Ben diversa appare la realtà quando, in luogo di una comunità, si possano perpetrare con fredda delle armi convenzionali, si fa ricorso alla «cibedeterminazione stragi orrende contro popolazioni rarma» o addirittura all’arma nucleare, biologica o inermi come avvenuto in alcune comunità algerine, chimica. L’esplosione del terrorismo negli ultimi dove spesso donne e bambini hanno pagato il decenni, la velocità allarmante con cui il fenomeprezzo più alto. Pertanto se si eccettuano persono si è diffuso anche in zone ritenute «immuni», naggi con gravi problematiche psichiche, di cui la hanno generato nella nostra psiche un’ansia prostoria fornisce numerosi e significativi esempi, che fonda, fino a farci pensare di vivere in una vera e ricorrono alla strage per richiamare l’attenzione su propria «età del terrorismo», con l’incubo, suldi se, per simbolismo, o per essere ricordati in l’onda della violenza improvvisa e arbitraria, del eterno dall’umanità, non è facile esprimersi sulla ricorso da parte del moderno terrorista ad armi personalità e sui moventi che trasformano un uonuove e sempre più difficili da etichettare e da cui mo comune in un terrorista. Il continuo emergere
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di attività terroristiche induce sempre di più a ricercare moventi e ragioni ricorrendo anche al supporto della psicologia, della psichiatria e dell’antropologia, per renderci conto di quanta violenza e aggressività possano derivare da una predisposizione o essere il frutto di una tensione psicologica. Situazioni che inducono una persona anche in possesso di buon senso e di altro livello intellettivo ad abbandonarsi ad atti di inaudita ferocia oppure a sottomettersi a «leaders» da scrivania o di pulpito, di scarsa intelligenza, modesta cultura se non addirittura «folli» come Asahara, David Koresh o Jim Jones del People’s Temple. Per quanto concerne quella terroristica, non esiste una matrice comune, in quanto l’azione terroristica può ispirarsi alle più svariate motivazioni, da quella politica a quella religiosa, da quella ecologica al terrorismo di Stato, dal narcoterrorismo al transnational organized terrorism, dalla psycological warfare alla psycotronic warfare, tanto per citare alcune tipologie che maggiormente possono suscitare apprensione e sgomento di cui, soprattutto queste ultime, rappresentano, purtroppo solo alcune delle armi in dotazione al terrorista del futuro. Nell’ampia gamma delle possibilità a disposizione del gruppo terroristico per realizzare un piano di attacco, la scelta dell’impiego delle armi di distruzione di massa rappresenta senza dubbio la peggiore opzione per colpire nella maniera più feroce l’umanità. UNA DEFINIZIONE PLAUSIBILE
In apertura.
Dopo decenni di studi accademici e alla luce dei numerosi atti terroristici verificatesi in maniera più significativa dagli anni 60 fino all’11 settembre 2001, non si è ancora giunti a una comune interpretazione del «terrorismo». Uno studioso è riuscito a raccogliere oltre 100 definizioni e, avendone sintetizzato la quintessenza, ha cercato di riassumerle in una più o meno esaustiva: «una attacco casuale scagliato da elementi sovversivi contro innocenti, teso a provocare paura, morte e distruzione, al fine di ottenere riconoscimenti da parte di organismi o persone diversi da quelli oggetto di attacco». Verità o eresia, questa affermazione ha subito incassato critiche da parte di chi vede la problematica da una propria angolazione. Qualcuno ha ritenuto giusto definire il terrorismo come «l’arma dei deboli», mentre da altri è considerato alla stregua di una «piaga della società». Sulla scia di definizioni e interpretazioni filosofiche, si nota, malgrado l’infoltirsi dell’elenco delle vittime, che il fenomeno rimane abbastanza immune dalle contromisure varate dai vari governi interessati a fronteggiare il fenomeno.
Sotto. Addestramento all’uso delle armi di un terrorista.
Pur avendo riguardo a non saltare troppo velocemente sul «carro dell’antiterrorismo», constatiamo che solo da poco tempo il terrorismo comincia a essere preso in considerazione, ma non viene ancora riservato ad esso quel rango di problematica globale di primissimo piano. La genericità che pervade la definizione del terrorismo non può essere destinata a procrastinarsi ancora a lungo, in quanto pur non essendo a portata di mano di nessuno una valida ricetta per la soluzione del problema, è pur vero che tale forma di lotta può subire un sensibile ridimensionamento qualora vengano affrontate con coraggio e chiarezza le problematiche alla base del fenomeno, superando finalmente quei filoni di pensiero che vogliono «ottimisticamente» ridurre la risoluzione del problema con l’eliminazione delle «radici dell’ingiustizia», o quelle tesi che indicano nelle maniere dure e radicali il «top della terapia» per chiudere il discorso
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L’ala nord del pentagono distrutta dall’attacco terroristico.
alla radice. Le radici del terrorismo affondano troppo in profondità per essere agevolmente raggiunte ed estirpate. LE ARMI CONVENZIONALI Il primo punto da esaminare prima di entrare in argomento, è ancora una volta la definizione del termine relativo al terrorismo indicato in titolo. Anche in questo caso abbiamo a disposizione varie definizioni: mega-terrorismo, super-terrorismo, terrorismo con armi di distruzione di massa o, più genericamente, catastrofic terrorism. Non conventional terrorism sembra essere la terminologia più appropriata per definire in maniera adeguata l’uso delle armi nucleari, chimiche e biologiche da parte di gruppi terroristici, messe al bando da Trattati e Convenzioni Internazionali.
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GLI AGENTI BIOLOGICI Questi vengono utilizzati da parte di gruppi terroristici al fine di provocare epidemie o intossicazioni anche se non necessariamente letali per un notevole numero di persone, animali, piante e contro l’ecosistema in genere. Quali sono gli agenti biologici più idonei a realizzare un attacco terroristico di tipo bio? Liste ed elencazioni di potenziali agenti bio utilizzabili nello scenario di una «azione biologica» sono accessibili a chiunque. È sufficiente navigare sulla rete telematica per visualizzare agenti biologici, virus, tossine, bioregolatori se non addirittura le proteine prioniche altamente patogene e/o letali adatte allo scopo. Non sono tuttavia da trascurare agenti biologici poco o affatto patogeni in quanto anche essi potrebbero suscitare l’interesse dei terroristi perché, «nel gioco perverso dell’evento biologico», ogni germe, opportunamente preparato, può essere rilevante al fine di preparare l’ingresso a un’epidemia ben più grave o per provocare effetti psicologici che, pur in presenza di scarsa sintomatologia, possono essere attribuibili ad azione terroristica. Le moderne biotecnologie
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offrono un’ampia gamma di possibilità per rendere il germe, opportunamente «trattato» in laboratorio, quasi invulnerabile alle difficoltà ambientali in cui verrebbe rilasciato e ai vari antidoti. Le caratteristiche più importanti che un agente bio deve necessariamente possedere per essere impiegabile ai fini bellico/terroristici sono: infettività (capacità di un agente bio di penetrare, sopravvivere e moltiplicarsi in un organismo vivente che lo ospita); virulenza (rappresenta la maggiore gravità del quadro clinico nel soggetto colpito, causata da un microrganismo rispetto a un altro); letalità (capacità di un agente bio di causare la morte di un gruppo di persone infettate); patogenicità (capacità di un microrganismo di causare la malattia di un gruppo di persone esposte al contagio); periodo di incubazione (tempo che intercorre perché si manifestino i sintomi di una malattia in una persona infettata); stabilità (possibilità che un microrganismo possiede per sopravvivere all’azione dei fattori ambientali). Non meno importanti sono la resistenza di un germe ad antidoti e farmaci quale espressione di ceppo «modificato» e quindi sconosciuto alla comunità oggetto dell’attacco. In base alle suddette caratteristiche e quindi alla pericolosità incrementabile in laboratorio sono state identificate tre categorie ad alto rischio: • categoria A (alta priorità) Variola maior (vaiolo); Bacillus anthracis (antrace o carbonchio); Yersinia Pestis (peste); Francisella Tularensis (tularemia); Tossina botulinica; Filovirus (Ebola, Marburg); Arenavirus (Lassa, Junin o febbre emorragica argentina); • categoria B (priorità 2) Coxiella burneti (febbre Una foto dell’attentato alle Twin Towers che ha fatto il giro del mondo. Q.); Brucella species (brucellosi); Burkhlderia mallei (glanders); Alfa virus (encefalomielite equina venezuelana dell’est e dell’ovest); Epsilon tossina (clostridium perfringens); Enterotossina B - stafiCon il termine «bioregolatori» si indicano colococcica; il «sub-set» di questa categoria communemente quelle molecole prodotte dalle celluprende inoltre agenti bio utilizzabili per contamile in una o più sedi di un organismo aventi spenare cibi e acqua del genere Salmonella, Shigella, cifico e marcato effetto sulla regolazione dei proescherichia Coli 00157: H7, cessi biologici. Forme «modifiColera, Criptosporidium parcate» della molecola del biorevum. I bioregolatori sono mole - golatore originale, ottenute per • categoria C (priorità 3) Nipah cole prodotte dalle cellule in sintesi chimica, vengono defivirus; Hantavirus; Virus ence«analoghi» e possono aveuna o più sedi di un organi - nite falitis; Virus febbre emorragire azione agonistica quando si ca; Virus febbre gialla; Tuber- smo aventi specifico e mar - legano al recettore bersaglio, colosi (agenti bio farmaco re- cato effetto sulla regolazio - provocando una risposta simile sistenti). Al di là di batteri e ne dei processi biologici a quella del bioregolatore orivirus, l’uomo e il terrorista ginale, oppure antagonista hanno a disposizione, come quando «l’analogo» è in grado gia accennato in precedenza, «altri tipi» di armi di legarsi al recettore bersaglio e bloccare l’aziobiologiche, tuttora oggetto di studio per definire ne del bioregolatore originale. L’eccezionale nuin maniera più approfondita la loro natura, per mero di «peptidi» di recente sintesi in grado di una eventuale connotazione nelle liste dei CBW: controllare le attività biologiche fanno insorgere queste nuove armi sono rappresentate dai «bioil timore sul loro possibile impiego anche come regolatori» e dai «prioni». arma biologica per sfruttare la capacità che essi
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Pattuglia di soldati italiani in perlustrazione.
hanno di interferire/alterare le secrezioni ormonali e quindi le attività metabolico/fisiologiche se non neurali (neuropeptidi e neuroregolatori) in un organismo. Dobbiamo a Stanley Prusiner, con la scoperta del «prione», il merito di aver arricchito la scienza medica di un nuovo concetto d’infezione replicativa, non più riservato esclusivamente alle strutture contenenti un codice genetico (DNARNA), su cui risiede la struttura di un organismo come virus e batteri, ma anche di strutture molecolari prive di materiale genetico, come le molecole proteiche, che possono replicarsi e infettare un organismo fino a scatenare una malattia. Il termine «prione» può essere considerato un acronimo dove PR sta per proteina, I per infettiva, ONE per particella. La proteina prionica Pr Pc è normalmente presente nelle cellule nervose e sembra prendere parte alla trasmissione dell’impulso nervoso. L’epidemia di «encefalopatia spongiforme bovina» (BSE) meglio conosciuta come il «morbo della mucca pazza», oltre a mettere in allarme la collettività, ha spinto i ricerca-
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tori ad approfondire gli studi sui prioni, e a formulare una serie di ipotesi sull’origine della lenta ma inesorabile patologia neurolesiva da essi provocata, senza giungere purtroppo a delle conclusioni definitive o incoraggianti. Al momento nessuno è ancora in grado di poterci ragguagliare sull’«identità» del prione; nessuno può spiegare la grande resistenza di questa «entità» su base proteica ai raggi ultravioletti, sulla sua capacità di replicarsi in assenza di un codice genetico e sul fattore in grado di innescare il processo di mutazione genetica in questa proteina presente in tutti i mammiferi. Sussiste pertanto il ragionevole dubbio che questa molecola, né virus né tantomeno batterio, possa essere utilizzata anche come agente bio a fini bellico/terroristici, dal momento che la scienza medica non è ancora in grado di bloccare la trasformazione dei normali prioni in forme prioniche patologiche come nel caso della BSE, è pur vero che molti progressi sono stati fatti per approfondire le conoscenze sui prioni. Sono state identificate almeno 12 malattie da prione sia nell’uomo che nell’animale; è stata dimostrata l’attività di alcuni principi antitumorali nel rallentare la crescita e la diffusione del prione, ed è stata ampiamente verificata anche l’infettività/trasmissibilità
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LE ARMI CHIMICHE
losi utilizzati da terroristi? Non è agevole fornire una risposta adeguata data l’ampia possibilità offerta dalla ricerca e dallo sviluppo chimico/tecnologico che arricchisce sempre di più la lista delle sostanze tossiche e dei relativi mezzi di impiego a fini offensivi. Vale la pena, tuttavia, elencare alcune delle sostanze tossiche più pericolose, fra le quali alcune già utilizzate in atti terroristici e reperibili dal terrorista anche sul «mercato della morte». Neurotossici Tabun (GA); Sarin (GB); Soman (GD); Ciclosarin (GF); Nervini (VX); Esteri di Tammelin; Novi chok. Alle sopra elencate sostanze tossiche viene attribuita una letalità di gran lunga superiore a tutte le altre sostanze chimiche utilizzabili in azioni bellico/terroristiche. I nervini provocano la morte rapida per blocco neuromuscolare. I medesimi, scoperti dagli scienziati tedeschi alla vigilia del Secondo conflitto mondiale, erano definiti «German Gas», ma non furono mai utilizzati, probabilmente per timore di rappresaglia. Vennero comunque perfezionati nel dopoguerra fino a esaltarne ulteriormente il potere letale con la scoperta del VX o Amitone oppure del Novi chok, aggressivo chimico sintetizzato nell’ex Unione Sovietica e di cui poco si conosce della sua reale natura chimica e quindi anche della sua eventuale insensibilità agli antidoti normalmente utilizzati per l’intossicazione da nervini (atropina, ossime, piridostigmina).
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della malattia prionica in chi consuma parti di animali infetti. La messa a punto dell’arma prionica potrebbe, pertanto, essere solo una questione di tempo. Nel chiudere la panoramica del rischio terroristico con armi bio, giova ricordare che tra le scoperte in campo bio-tecnologico sarebbe possibile elaborare, anche in tempi brevi, «armi genetiche» rivolte selettivamente a colpire certi gruppi etnici o razze specifiche, in cui il costrutto fenotipico è predisposto per determinare malattie. Lavorando con il «DNA ricombinante» le possibilità di aumentare la resistenza agli antibiotici e la stabilità ambientale, da parte dei germi, possono risultare notevolissime, al punto tale da rendere sempre arduo individuare gli antidoti utili a contrastare i loro effetti patogeni. A conferma di ciò, vale la pena ricordare che lo scienziato Andrei Pomerantsev del Centro Scientifico di microbiologia di Obolensk (Mosca) ha rivelato come la profilassi vaccinica e antibiotica utilizzata per immunizzare contro l’antrace i soldati statunitensi nella Guerra del Golfo sarebbe stata vanificata qualora i «ceppi» disseminabili da parte irachena fossero stati preventivamente trattati in laboratorio e messi in grado di produrre una tossina (CEREOLISINA) che avrebbe potuto rendere insensibile le spore dell’antrace ai sopracitati mezzi di profilassi e terapia adottati.
Tossici del sangue Dalla consultazione del «The Non proliferation Review» (Summer 2000, vol. 7°, n. 2) apprendiamo che il WMD Terrorism Data Base riporta 175 deAcido cianidrico, Cloruro di cianogeno sono composti chimici utilizzati per nunce di incidenti con agenti Bio (n. 95), Chem (n. 65), Nuc esecuzioni in camere a gas, a (n. 5), Radiologici (n. 5), UnDall’esame degli attentati bassissima persistenza nell’amknown (n. 5). Vi è, inoltre, un verificatisi nel tempo, quel - biente esterno, che provocano raffronto tra i 687 «incidenti» li con gli agenti chimici sono la morte per asfissia. registrati dal 1900 fino al febi più numerosi Soffocanti braio 2000 e quelli nel periodo gennaio 1999/febbraio 2000. Quelli avvenuti in quest’ultimo Fosgene, Difosgene e Clorobreve periodo rappresentano oltre il 25% del totapicrina sono aggressivi chimici largamente impiele osservato negli ultimi 100 anni. Esaminando gati durante la Prima guerra mondiale. Agiscono l’insieme degli incidenti verificatisi nel tempo, sull’apparato respiratorio provocando la morte per emerge che quelli con agenti chimici sono i più edema polmonare. numerosi, evidenziando così la preferenza del terVescicanti rorismo, tenuto conto anche dell’ampia gamma dei composti chimici tossici disponibili, del basso costo e della relativa facilità di trasporto e «rilaYprite e Lewsite, possono essere definiti i caposcio». La storiografia fornisce infiniti esempi di ristipiti delle moderne armi chimiche. Scoperti e corso all’arma chimica per fini bellico/terroristici studiati già nel XIX secolo, sono stati utilizzati in che, come già accennato, non trattiamo in questa vari conflitti (l’iprite in particolare). Provocano sede. Quali sono gli aggressivi chimici più pericoustioni chimiche spesso mortali.
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Irritanti e Incapacitanti
gabili anche come «armi».
Di minore intensità ma di più largo impiego, in particolare come agenti antisommossa e con possibilità di essere associati ad altri aggressivi chimici per esaltarne le caratteristiche tossiche, sono da rammentare gli Aggressivi Irritanti (starnutatori, vomitatori, orticanti, lacrimogeni), gli Psicochimici o Incapacitanti o Inabilitanti (BZ, LSD, Psilocibina, Mescalina) quali sostanze in grado di alterare le funzioni psichiche e comportamentali.
LE ARMI NUCLEARI E RADIOLOGICHE
Sebbene le statistiche inducano a ritenere che il ricorso all’impiego del «nucleare» a fini terroristici rappresenti un’ipotesi assai poco percorribile in considerazione dell’esiguo numero di «eventi» registrati legati soprattutto alla difficoltà di gestione del materiale radioattivo, constatiamo, tuttavia, la crescente preoccupazione del possibile ricorso all’impiego di materiale radioattivo da parte di chi, Osservando gli elenchi di aggressivi chimici e le in situazioni estreme, sia disposto a correre rischi loro caratteristiche tossiche sopra descritte tutte derivanti dall’impiego del nucleare. La preoccupadi possibile impiego terroristico, la prima impreszione più viva, al momento, non è rappresentata sione è che incombe sulla collettività il grave ridall’esplosione di ordigni nucleari, in particolare schio derivante dalla concomitanza di due fattori: dall’ipotesi di azioni di sabotaggio a impianti nula non impossibile reperibilità e la difficoltà di incleari e di deliberata contaminazione radiologica dividuare e porre in atto contromisure adeguate. A dell’ambiente (acquedotti, alimenti) Tali ipotesi maggior chiarimento possiamo prendere ad esemassumono credibilità laddove si pensi al pio, fra gli altri, «l’incidente» della metropolitana traffico/contrabbando di materiale nucleare prodi Tokyo per evidenziare come sia stato abbastanveniente da alcune aree dell’ex Unione Sovietica za facile realizzare la sostanza utilizzata nell’atche la nascente democrazia russa non è ancora tentato ad azione neurotossica, fortunatamente riuscita a impedire. Ad avvalorare la tesi della permeno pericolosa delle classiche armi chimiche da corribilità dell’impiego delle radiazioni da parte guerra che essendo più difficili da maneggiare e dei terroristi, è opportuno tenere presente che sin trasportare, avrebbero provocato effetti di gran dagli anni 70 si sono registrati «atti di sabotaggio» lunga più devastanti. Concorrono, ad aggravare la perpetrati da «ecologisti radicali» (occupazione problematica relativa ai rischi di attacco terroristicentrale nucleare di Atucha - 1973), da attacchi di co con armi chimiche, l’impatto psicologico e l’interroristi ETA contro centrali e impianti di Lemocertezza del ricorso a «nuovi composti» sconovitz, San Sebastian, Pamplona, Santander. Negli sciuti e ad elevata letalità. Peraltro anche la stamanni 80 si sono registrati atti di sabotaggio a impa a volte costituisce una fonte di preoccupazione pianti nucleari in Sud-Africa, Canada, Belgio, in quanto divulga notizie riguardanti l’uso presunOlanda, Italia (?), Filippine. Tralasciando «l’incito di armi chimiche di tipo sconosciuto, i cui effetdente di Chernobyl», che non sembra attribuibile ti sembrano superare l’immagiad azione terroristica, ma che nazione e i racconti di fantaha comunque evidenziato chiascienza. In tale contesto vale la ...È crescente la preoccu- ramente le conseguenze degli pena di ricordare il mistero che pazione del possibile impie - incidenti nucleari, non possiaavvolge gli «smemorati di Kalu- go di materiale radioattivo mo dimenticare, per quanto riga» in Russia, ovvero 17 persol’ex Unione Sovietica, la da parte di chi, in situazioni guarda ne che, scomparse improvvisaminaccia a suo tempo paventamente sono poi ricomparse do- estreme, sia disposto a cor - ta dai leader ceceni di colpire po circa 20 giorni, ostentando rere rischi... Mosca (1996) con scorie radiosulle tempie segni di sospetta attive ad essi facilmente accesapplicazione di elettrodi, mensibili, rivendicando la proprietà tre a livello psichico denotavano una destrutturadel materiale radioattivo intenzionalmente lasciazione di quell’area della personalità riguardante la to in un quartiere della città. Gli esempi sopra rimemoria affettiva pur mostrando inalterate l’idenportati fanno riflettere come la minaccia terroristitità professionale e l’abilità riferibile al quotidiano. ca con materiali radioattivi incomba sulla collettiSecondo quanto riferito dal capo della struttura vità e quanto sia importante la creazione di una sanitaria di Kaluga, Alexander Livschez, questi cortina di sicurezza attorno a essi nel timore soggetti sarebbero stati utilizzati come cavie per quantomeno di un effetto boomerang, anche se è sperimentazioni, mentre lo studioso russo Lev opinione comune che l’incidente nucleare possa Fiodorov riferisce che potrebbero essere stati ogverificarsi con maggiori probabilità nel corso di getto di verifica di sostanze psicotrope utilizzabiuna guerra regionale come conseguenza di un atli per manipolare la mente, eventualmente impietacco a una centrale nucleare.
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L’ampia panoramica delle possibilità a disposizione dei terroristi per realizzare attentati con armi di distruzione di massa, induce a tenere nella dovuta considerazione la gravità di questa tipologia di rischio in considerazione della relativa facilità di reperimento di queste «armi» sia sul mercato «dell’usato», sia per la capacità di produzione autonoma, al limite anche con produzioni effettuate in un laboratorio realizzato artificialmente e con poche risorse nello scantinato di un’abitazione. Gli «episodi» della metropolitana di Tokyo e, più di recente, di New York, di Madrid e di Londra hanno contribuito sicuramente ad accrescere apprensioni e timori in quanto offrono la palese dimostrazione della effettiva capacità dei terroristi di condurre attacchi mai visti in precedenza. La difficoltà a riconoscere l’aggressivo NBC in tempo utile, il mancato impiego del personale specializzato e, di conseguenza, il mancato intervento di personale specializzato fin dal primo momento, come nel caso di Tokyo, l’inadeguata risposta della comunità nel mettere in campo risorse logistiche e sanitarie, mostrano la diffusa impreparazione a far fronte a questo tipo di evenienze. Per quanto concerne la sanità pubblica e privata, si deve purtroppo prendere atto del rischio di collasso cui questi servizi potrebbero andare incontro in caso di attacco terroristico con armi NBC, non essendo predisposte a fronteggiare questo tipo di emergenza in una situazione di impiego quotidiano di per sé molto gravoso. L’incremento degli attentati con armi non convenzionali e le correlate problematiche ha indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a rivedere e aggiornare la pubblicazione edita negli anni 70 relativa agli «aspetti sanitari dell’uso di armi NBC» al fine di dare maggiore risalto ai concetti basilari per affrontare l’emergenza sanitaria da un eventuale attacco con armi di distruzione di massa di qualsiasi origine. La pubblicazione invita a rafforzare la cooperazione delle varie strutture nazionali interessate alla prevenzione e alla rivelazione dell’aggressivo NBC e le contromisure da porre in essere e sottolinea l’importanza dell’assistenza e degli aiuti sia internazionali sia di quelli forniti dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche a favore di una comunità oggetto di attacco chimico. Infine, per quanto riguarda la strategia dell’Unione Europea, la problematica è stata discussa in ambito Parlamento Europeo che ha espresso dura condanna nei confronti del terrorismo, con l’invito all’attuazione del «Piano di azione di lotta al terrorismo», raccomandando, comunque, la massima attenzione affinché la risposta a questa forma di lotta non sia mai sproporzionata e sempre ispi-
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CONCLUSIONI
Osama Bin Laden, Capo e fondatore di Al Qaeda.
rata al rispetto del principio del «multilateralismo» che deve rimanere il principio dominante nell’ottica dello sviluppo di un comune approccio per quanto riguarda la global security in cui Stati Uniti e Unione Europea procedano su posizioni paritarie ed equilibrate. L’impegno a identificare le cause profonde del terrorismo e la lotta contro le violazioni dei diritti umani rappresentano solo alcuni dei cardini fondamentali su cui poggia la politica estera della UE, unitamente agli sforzi per la soluzione dei conflitti del Medio Oriente dove il fenomeno terroristico ha assunto dimensioni preoccupanti. La collaborazione internazionale è oggi l’unica via d’uscita per arginare il «fenomeno terrorismo» che ...con la sua nuova e terribile dimensione ha coinvolto in modo del tutto distorto anche le grandi religioni (Giovanni Paolo II - 14 novembre 2002). Ulderico Petresca Capitano di Vascello, in servizio al Comando Militare Marittimo della Capitale
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EFFECTS-B BASED OPERATIONS
EFFECTS-B BASED OPERATIONS Tra sogno e realtà di facili vittorie Una metodologia strategico-o operativa oggetto di approfonditi e dibattuti studi nel contesto internazionale. Ne riportiamo i punti salienti, evidenziando alcuni aspetti che ne potrebbero limitare la piena applicabilità.
La risoluzione delle crisi, sempre più caratterizprevisione di una loro futura adozione in ambito zate da situazioni asimmetriche e dall’inevitabile NATO ove, peraltro, sussistono ancora diverse consenso della comunità internazionale e dei perplessità. Si tenterà in sostanza di evidenziare, media, ha portato a sviluppare una metodologia anche facendo ricorso a recenti operazioni miliche promette il successo puntando sul conseguitari, come questa nuova concezione sembra molmento degli effetti (effects-based) anziché sul to più matura delle capacità tecniche e professiotradizionale annullamento delle capacità operatinali che sarebbero necessarie per una sua piena ve avversarie (distruction-based). In tal senso si ed efficace implementazione. esprimeva David A. Deptula (1), uno dei pianificatori del Generale Norman Schwarzkopf durante IL CONCETTO STRATEGICO l’operazione Desert Storm, dando così vita al fortunato concetto delle Effects-Based Operations (EBO), oggi divenuto argomento di approfonditi e È necessario avere Forze Armate integrate sotto dibattuti studi nel contesto internazionale. Pur l’aspetto intellettuale, operativo, organizzativo, riconoscendo la validità sodottrinale e tecnico, in grado di stanziale di un approccio volto fare dell’uso sistematico degli a superare situazioni operative La concezione strategica effetti l’elemento fondamentale asimmetriche, dove quindi la di più recente formulazione per la pianificazione e la concapacità si contrappone alla delle operazioni militari. nel contrasro alle crisi inter - dotta volontà, dove valori basilari diIn tale nuovo contesto s’inseriversi, se non diametralmente nazionli si fonda sulla ne - scono le Operazioni basate suopposti, si confrontano, si cessità di avere Forze Arma - gli effetti (Effects-Based Operavuole con questo scritto con- te integrate sotto l’aspetto tions) che possono pertanto tribuire all’attuale dibattito intellettuale, operativo, or - definirsi: «il processo per otteevidenziando alcuni aspetti che g a n i z z a t i v o , d o t t r i n a l e e nere un desiderato risultato si ritiene ne limitino la piena strategico o effetto sul nemico tecnico applicabilità. Se tale metodoloattraverso la sinergica e combigia trova, infatti, efficaci rinata applicazione dell’intero scontri a livello strategico, alcuni dubbi emergospettro delle capacità militari e non, a tutti i livelno per il livello operativo e soprattutto tattico li del conflitto»; l’effetto è, infine, il risultato fisidove la relazione causale tra azione militare ed co, funzionale o psicologico, evento o consegueneffetto è spesso indiretta e ambigua (2). Inoltre, za che risulta da specifiche azioni militari e non il background professionale del personale prepo(3). In sostanza, il conseguimento degli effetti è la sto al relativo processo valutativo non appare risultante del concorso di azioni militari, politiche, adeguato e rispondente alle esigenze, così come diplomatiche ed economiche effettuate attraverso l’assenza di una terminologia standardizzata e l’analisi dei fini che ci si propone, dei mezzi di cui concordata, unita al moltiplicarsi di definizioni si dispone e, in ultima analisi, l’individuazione del relativo concetto, sembrano impedirne uno delle modalità più efficaci per usare tali mezzi per sviluppo unitario. Le considerazioni che seguono il conseguimento dei fini stessi. Un simile approcsono, in tal senso, volte a suscitare ulteriori apcio comporta necessariamente la capacità di comprofondimenti anche in campo nazionale dove le prendere e configurare l’avversario come un artiEBO si stanno prepotentemente affacciando in colato ed evolutivo sistema guidato da complesse
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In apertura. Una pattuglia italo-francese della NATO nel deserto afghano. Sotto. Un carro da combattimento «Ariete».
mente l’avversario fin dall’inizio di una situazione di tensione arrestandone o indebolendone la volontà di agire e quindi evitando l’uso della forza; se ciò risultasse inefficace, le conseguenti azioni sarebbero focalizzate simultaneamente sui soli punti vitali del sistema avversario inibendone, paralizzandone o alterandone ogni capacità di reazione, accorciando i tempi del conflitto e, di conseguenza, riducendo le perdite di vite umane e le spese militari. In apparenza, quindi, all’economia in termini di risorse necessarie, si assommerebbe la diminuzione dei rischi e dei costi che sempre più risultano essere i fattori condizionanti il consenso e il supporto del sistema Paese o della comunità internazionale. Questi, in effetti, risultano essere gli elementi predominanti che tale metodologia è volta a favorire pur nel conseguimento della direttiva strategica che regola l’operazione militare. Tale approccio trova numerosi esempi nella storia più antica dove non pochi studiosi teorizzavano già una pianificazione e un’esecuzione delle operazioni militari sulla base di desiderati effetti. Sun Tzu, il teorico cinese, enfatizzava come l’uso della forza dovesse essere l’ultima risorsa: Quelli capaci in guerra sottomettono l’esercito del nemico senza battaglia e affermava che la migliore politica in guerra è quella di prendere uno Stato intatto (5). Similmente il Generale prussiano Carl Von Clausewitz, pur ponendo l’accento sull’importanza delle capacità militari proprie e della distruzione fisica delle forze nemiche, riconosceva altresì l’impor-
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interazioni umane piuttosto che un semplice insieme di obiettivi; ciò, al fine di focalizzare le operazioni in maniera più coerente (4). Da qui la primaria esigenza di conoscere l’avversario nella sua più profonda essenza attraverso l’analisi, tra le tante, della sua cultura, storia, religione, delle sue interazioni e integrazioni politiche, economiche e sociali, della consistenza e delle capacità operative delle sue Forze Armate. Solamente a seguito di una siffatta introspezione possono essere selezionati gli obiettivi e individuati, di conseguenza, gli strumenti adeguati a realizzare gli effetti desiderati. Secondo tale metodologia, gli obiettivi primari non sono più solo le Forze Armate o i centri di potere avversari ma anche tutti gli altri attori, organizzazioni internazionali governative e non, massmedia, Paesi alleati e neutrali, che agiscono direttamente o indirettamente nel contesto del sistema stesso. L’impiego combinato e mirato di tutte le forze in campo, diverse ma necessariamente complementari, l’interdipendenza degli obiettivi tattici e operativi per il conseguimento del fine strategico, avrebbero la capacità di indebolire psicologica-
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tanza di saper fare uso di ogni «elemento del potere», e quindi non solo della forza militare, per conseguire gli effetti desiderati (6). In tal senso, piuttosto che concentrarsi sull’annullamento fisico e della capacità operativa del nemico, le EBO focalizzano la loro attenzione su diverse e più rilevanti criticità volte a colpire l’intimo, a far percepire all’avversario l’inoppugnabilità o l’impossibilità di contrapporsi a qualcosa di invincibile, o comunque di gran lunga superiore, che non lascia spazio alle resistenze più strenue. Diminuisce così l’importanza dei numeri, della quantità di aerei, navi e carri armati a disposizione, che è sostituita dalla capacità di scegliere e colpire quegli obiettivi che ineluttabilmente spingono l’avversario ai limiti prima, e alla resa poi, permettendo in ultima analisi il conseguimento dei propri obiettivi militari e politici (7). Concettualmente, quindi, rimane ancora valido il concetto clausewitziano di guerra come strumento della politica dove si tende a colpire i punti chiave e il morale del nemico più che a distruggerne la capacità militare. GLI EFFETTI NELLE PRECEDENTI OPERAZIONI Un primo approccio del tipo EBO può riscontrarsi già nel dibattito anglo-americano volto a definire quali fossero i migliori obiettivi per la campagna aerea sulla Germania hitleriana nel corso del secondo conflitto mondiale. Ciò avvenne proprio durante la pianificazione dei bombardamenti che,
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peraltro, si rivelò fallimentare portando a commettere tutta una serie di errori che costarono inutili dispendi di energie e di risorse senza conseguire gli scopi prefissati. In effetti, i pianificatori alleati avevano inizialmente deciso di concentrare i bombardamenti sulle industrie che producevano cuscinetti a sfera nella convinzione che avrebbero così inficiato la produzione dei velivoli da combattimento tedeschi e quindi facilitato l’auspicata superiorità aerea. I raids aerei presentarono invece dei costi enormi e si rivelarono inefficaci costringendo gli Alleati a concentrare i bombardamenti direttamente sulle fabbriche di aerei, ma anche in quest’ultimo caso con costi significativi e non conseguendo l’End State desiderato. In realtà, la Germania raggiunse la sua massima produzione di velivoli da combattimento proprio in quel periodo (8) e gli Alleati conquistarono la supremazia aerea solo grazie all’esperienza e all’abilità dei propri piloti. Si sottovalutò, in sostanza, la capacità produttiva della Germania e l’operosità dei suoi abitanti, mettendo in evidenza, agli occhi degli analisti, come possa essere complicato e fallace un approccio di tipo EBO in una campagna operativa di quella portata. L’attuale fortuna delle Operazioni basate sugli effetti sarebbe dovuta ai recenti sviluppi tecnologici che consentirebbero la sorveglianza elettroniUna MG 42/59 durante un’attività di pattuglia in afghanistan.
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ca e satellitare del territorio, la raccolta continua e erano stati capaci di prevedere. In effetti, l’esecul’elaborazione in tempo reale delle informazioni, zione combinata di attacchi aerei e missilistici, non l’adozione di sistemi di puntamento e di muniziosolo sulle Forze Armate ma anche sugli obiettivi iranamento intelligente in grado di intervenire rapicheni di più alto valore strategico, ha rapidamente damente e senza possibilità di errore. La tecnoloindebolito l’avversario che ha, di conseguenza, pergia faciliterebbe, quindi, l’auspicata individuazioso la forza e la volontà di combattere, ma la camne dei punti vitali, o altrimenti deboli, dell’avverpagna militare si è rilevata estremamente costosa in sario che consentirebbero la piena applicazione termini di perdite di materiali e di vite umane. Il delle EBO nel senso di colpire solo dove necessamassiccio ricorso alla tecnologia militare e non, è rio per conseguire gli effetti individuati in sede di stato sicuramente l’ele mento portante del succespianificazione. Ciò, inoltre, faciliterebbe la risoluso, ma i risultati ottenuti non sembrano aver aderizione delle operazioni militari in tempi brevi e lito perfettamente a quanto pianificato. La metodomiterebbe considerevolmente le perdite di vite logia delle EBO non è riuscita, anche in questa ocumane e di materiali. In realtà, l’utilizzo massiccio casione, a superare l’ostacolo dell’applicazione dei della tecnologia d’avanguardia non ha sempre fasuoi schemi a situazioni di real war (10). vorito il conseguimento dei risultati sperati, almeno in tempi relativamente brevi. Durante l’operaPROMESSA DI FACILI VITTORIE zione Desert Storm, condotta contro l’Iraq in seguito all’invasione del Kuwait, i Comandanti riFurono soprattutto gli ufficiali dell’USAF (United scontrarono che i loro analisti erano in grado di valutare solo la dimensione fisica dei risultati, troStates Air Force) a sostenere la nozione delle EBO vando viceversa enormi difficoltà nella previsione che definirono come il processo volto a ottenere delle conseguenze sulla sfera psicologica (9). sul nemico un risultato strategico, l’effetto, tramiLe Effects-Based Operations sono state utilizzate te l’applicazione sinergica, moltiplicativa e cumulaanche nelle campagne militari condotte in Bosnia e tiva delle capacità, militari e non, a livello tattico, in Kosovo attraverso bombardamenti «chirurgici» operativo e strategico. eseguiti dagli aerei Alleati. Anche Nel caso concreto della guerse la NATO ottenne infine la vitra in Iraq le EBO si sono tradottoria, ci furono notevoli problemi I recenti sviluppi tecnolo - te in attacchi di precisione a in Kosovo, oltre a quelli causati gici consentono la sorve - sorpresa da grande distanza, da Milosevic che vi stava condu- glianza elettronica e satelli - con missili Cruise e bombardiemirati ai «punti nodacendo una politica repressiva. tare del territorio, la raccol - rili»Stealth, dei «sistemi di sottosistemi» Tre fattori hanno influito pesantemente sulla pianificazione del ta continua e l’elaborazione del nemico. Questo dovrebbe conflitto: la mancanza di una in tempo reale delle infor - dire: colpire al cuore e al cervelstrategia a lungo termine, l’ini- mazioni, l’adozione di siste - lo, paralizzando il corpo nemico ziale assenza di un’idea chiara mi di puntamento e di mu - senza recidere prima il braccio degli obiettivi da colpire e le in- nizionamento intelligente in che lo difende. L’ex Generale gerenze della politica nel proMarines Paul Van Riper è grado di intervenire rapida - dei cesso decisionale delle forze mistato tra i protagonisti dellitari. Il Generale Clark, Coman- mente e senza possibilità di l’esercitazione «Millennium dante in capo delle operazioni, errore Challenge» durante la quale si affermava il 25 marzo 1999 che simulò un attacco contro l’Iraq tutto era stato accuratamente impiegando appunto le Effectspianificato e che la resistenza serba sarebbe stata Based Operations e collaudando le innovazioni che piegata nel giro di tre giorni di bombardamenti aela dottrina aveva teorizzato (11). Van Riper ricoprì rei costringendo Milosevic a sottostare alle richieste il ruolo del «Comandante nemico» e con il suo medella NATO. Clark fu palesemente smentito dai fattodo tradizionale riuscì subito ad affondare (teoriti: le operazioni belliche, infatti, si protrassero per camente) 16 navi della flotta statunitense di stanza undici settimane, mostrando la strenua resistenza nelle acque settentrionali del Golfo; durante l’eserdell’esercito serbo, dapprincipio sottovalutata. Recitazione, però, fu costretto ad abbandonare perlativamente poi all’offensiva aerea della Coalizione ché il «Comandate americano» si rifiutò di ammetcontro Saddam Hussein, questa dimostrò fin dagli tere che la sua campagna militare era fallita. Van esordi la superiorità tecnologica degli Stati Uniti Riper si è detto convinto che tutte le innovazioni d’America. Tuttavia, in diverse occasioni, le poco portate dalle EBO sono solo slogan, o poco più (12). Nello sviluppo di tali nuovi concetti d’impiego si costose, se non addirittura arcaiche, contromisure devono tenere in considerazione molteplici vincoirachene misero in difficoltà il sofisticato sistema li e fattori condizionanti, oltre a focalizzare e valotecnologico americano, fatto che gli analisti non
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rizzare le capacità di generare i «risultati» o gli «efci sarà mai; anche se si potrà conseguire una profetti» essenziali per il raggiungimento degli obietfonda conoscenza del campo di battaglia non si tivi. Per tale ragione, lo strumento militare deve potrà mai prevedere a pieno tutte le possibili conpredisporsi dottrinalmente, proceduralmente e tromisure nella mente del nostro avversario. Se si tecnologicamente all’utilizzo integrato di tutti gli considera, infine, l’oggettiva difficoltà delle operastrumenti disponibili, al fine di favorire il conseguizioni terrestri a svilupparsi in modo così «chirurgimento di effetti immediati funzionali al raggiungico» come quelle aeree, la capacità dei media di mento dei risultati desiderati. condizionare le masse, l’instabilità delle interazioCon la promessa di essere uno strumento vinni politiche, l’influenzabilità degli attori politici, cente nella condotta delle operazioni militari, il l’imprevedibilità delle relazioni internazionali, apconcetto di EBO è diventato soggetto di un intenpare chiaro che il concetto stesso si configura coso studio da parte della comunità militare interme un qualcosa di ancora molto lontano dalla realnazionale. D’altra parte i Comandanti e i loro staff tà attuale delle Forze Armate. La nuova concezione del livello operativo hanno bisogno di più che di pone l’accento sull’esigenza di disporre di Forze un complesso concetto teorico; hanno bisogno di Armate ridotte nel numero, ma più rapide, flessibili un metodo di valutazione codificato da poter utie specializzate e, nel proporre una netta riduzione lizzare durante l’esecuzione di una operazione della spesa per sistemi d’arma tradizionali, prevemilitare. Inoltre, appare necessario stravolgere de un parallelo aumento degli investimenti nelle tutto un retaggio culturale e professionale carattecnologie per la raccolta delle informazioni, le teteristico soprattutto delle Forze Armate terrestri lecomunicazioni, il puntamento e il munizionafatto di termini quali distruzione, neutralizzaziomento di precisione. Tutto questo implica dei costi ne, legati al principio di causa-effetto e dunque enormi e dunque, almeno alla luce delle attuali rialla necessità di poter quantificare i risultati sul sorse destinate alle Forze Armate, di difficile reaterreno. Con il concetto di EBO sono stati invece lizzazione. introdotti nuovi termini per definire gli effetti nelSe le più recenti concezioni, prima tra tutte la le dimensioni diverse da quelle fisiche, quali ad dottrina delle EBO, sembrano offrire la migliore soesempio «persuadere», «ingannare», «minaccialuzione per i problemi di ordine strategico che si re», «influenzare». Una terminologia che è difficilprospettano nell’immediato futuro, esse presentamente «digerita» dagli attuali Comandanti e dai no, come evidenziato, molteplici rischi. In tal senloro staff (13) che hanno dimostrato una scarsa so, se da un lato appare giustificata la posizione capacità nel valutare gli effetti soprattutto per dei suoi sostenitori che ne enfatizzano i vantaggi quanto concerne la dimensione psicologica; apmilitari, non ultime la potenzialità di rapidi succespare evidente che venendo meno questa capacità si e la limitazione dei danni nella sua accezione più il concetto di EBO non risulti aderente alla realtà ampia, dall’altro le risorse economiche e umane di un campo di battaglia. necessarie non appaiano, al momento, sufficienti È quindi necessaria o quantorispettivamente in quantità e meno auspicabile una revisione, qualità. Il conflitto iracheno cose non una rivoluzione, del proÈ auspicabile una revisio - stituisce un esempio eloquente cesso formativo professionale ne del processo formativo di come previsioni infallibili suldei Quadri, con un iter di studi p r o f e s s i o n a l e d e i Q u a d r i , la carta, si siano rivelate, alla reche privilegi la capacità di analidei conti, disastrose e il calcon un iter di studi che pri - sa si di tutta una serie di dati che colo di costi-benefici sia stato appartengono non solo alla di- vilegi la capacità di analisi di un azzardo. Sulla scorta dei remensione militare, ma anche a tutta una serie di dati che centi e non entusiasmanti risulquella sociale, psicologica ed appartengono non solo alla tati, l’attuale società non è dieconomica; ciò, è necessario per dimensione militare, ma an - sposta a pagare costi così inmettere a sistema tutta una se- che a quella sociale, psico - genti. La stessa opinione pubrie di informazioni fondamentali blica americana, che aveva aclogica ed economica per affrontare il citato processo cettato con spirito patriottico la valutativo. Peraltro, una comguerra in Afghanistan e in Iraq, pleta osmosi con le agenzie gosta ora cambiando orientamento vernative non può che favorire quel flusso di infordopo aver preso coscienza dell’eccessivo e drammazioni necessario alla realizzazione di una EBO di matico dispendio di denaro e di vite umane. successo, ma al tempo stesso può rivelarsi come un ostacolo alla sua applicabilità data la non semCONCLUSIONI pre facile interazione con questi attori. Non dobbiamo poi dimenticare che un’esaustiva attività di intelligence non è mai esistita e probabilmente non Nonostante la promessa di diventare lo stru-
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strategico dove, in effetti, esistono tutti gli strumenti necessari ancorché, per essere efficaci, devono essere sempre utilizzati in maniera coordinata, integrata e simultanea. In conclusione, il concetto di EBO è forse più maturo delle capacità richieste per la loro attuazione anche se non può essere disconosciuto a priori che il superamento di quelle difficoltà che si è tentato di delineare potrebbe non essere una «missione impossibile». Maurizio Riccò Tenente Colonnello, in servizio presso il Comando del Corpo d’Armata di Reazione Rapida
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mento per ottenere facili vittorie, il concetto di EBO in realtà non rappresenta niente di nuovo. Nel passato, possiamo trovare innumerevoli esempi di operazioni condotte secondo un approccio che oggi potremmo definire di tipo EBO. Probabilmente già all’epoca delle legioni romane si pianificava e si combatteva anche cercando di condurre operazioni basate sugli effetti. La storia recente, però, ha anche dimostrato come sia difficile che questo concetto possa trovare piena applicazione: numerose variabili concorrono in modo imprevedibile in un teatro operativo moderno dove gli attori e gli interessi in gioco sono molteplici e di natura profondamente diversa. Si tratta, in effetti, di una metodologia che spazia ben oltre le sole operazioni militari e che implica il ricorso a tutti gli «elementi» del potere nazionale; comporta, inoltre, l’abilità di prevedere, di controllare e di conseguire gli effetti desiderati mantenendo, nel contempo, la capacità di adattarsi, di saper cogliere l’occasione. I Comandanti e gli staff a tutti i livelli devono saper pensare in maniera «effetto-centrica» non limitandosi più a capire l’intento dei due livelli superiori di Comando, ma avendo una chiara visione degli obiettivi strategici, quali la sicurezza nazionale o la campagna militare nel suo complesso. Allo stesso modo devono avere tutti gli elementi necessari per valutare la bontà o meno degli effetti per comprendere con chiarezza le ragioni del successo o dell’insuccesso di una determinata operazione. L’interdipendente e integrata natura delle EBO pone in sostanza l’accento sui «leaders», nell’accezione più ampia, che devono saper afferrare istantaneamente e continuamente il quadro generale di situazione e valutare il potenziale impatto che una certa decisione può avere sul conseguimento di un certo effetto pianificato. Essi devono, inoltre, saper operare nell’incertezza, visualizzare e pensare in maniera dinamica e non sempre lineare concependo con continuità ogni possibile prospettiva evitando, nel contempo, che le azioni poste in essere per il raggiungimento di un certo effetto possano originare involontari e imprevisti effetti indiretti. Oltre a un rivoluzionario cambiamento di mentalità, a una consolidata «expertise» nel campo della politica nazionale e internazionale, della diplomazia, del panorama economico, i leaders militari hanno bisogno di un addestramento incentrato principalmente sullo studente anziché sull’insegnante e devono saper gestire situazioni dove la complessità è immanente e non rimossa. Il tutto deve, poi, essere suffragato da una terminologia e da definizioni chiare oltre che da un sistema di Comando e Controllo, verosimilmente conseguente a una ristrutturazione ordinativa, capace di gestire un processo così complesso; in tal senso, almeno allo stato attuale, può trovare un’applicazione efficace soprattutto a livello
Giovanni Manca Capitano, in servizio presso il Comando del Corpo d’Armata di Reazione Rapida NOTE
(1) Col. David A. Deptula, Firing for effect: Change in the Nature of Warfare, «Defence and Airpower Series» (Arlington, Va., Aerospace Education Foundation, 24 August 1995); (2) Paul K. Davis, «Effects-Based Operations: A Grand Challenge for the Analytical Community» (Santa Monica: Rand 2001); (3) «Effects-Based Operations White Paper Version 1.0» (Norfolk, VA: Concept Department J9, US Joint Forces Command, 2001); (4) «New Perspectives on Effects-Based Operations» (Alexandria, VA: Institute For Defence Analyses, 30 June 2001); (5) Sun Tzu, «The Art of War», trans. S. Griffith, New York 1971; (6) Carl Von Clausewitz, «On War», trans. M. Howard and P. Paret (Princeton NJ: Princeton University Press, 1976); (7) Institute for Defence Analyses, Alexandria, VA, 30 June 2001; (8) «The United States Strategic Bombing Survey Summary Report», (Maxwell AFB, AL: Air University Press, 1987); (9) Col. Phillip S. Meilinger, Air Strategy: Targeting for Effect, «Aerospace Power Journal», Winter 1999; (10) T. W. Beagle, Jr., «Effects-Based Targeting: Another Empty Promise?» (Maxwell AFB, AL: Air University Press Dec 2001); (11) United States Join Forces Command home page, «Millenium Challenge 2002», Frequently Asked Questions» available at www.jfcom.mil/about/experiments/ mc02/faq.htm; (12) Julian Borger, Wake-up call, 6 September 2002, «Guardian Unlimited», available at www.guardian.co.uk/ usa/story/0,12271,787018,00.html#article_continue; (13) T. W. Beagle, Jr..
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URGENT QUEST
URGENT QUEST Nel Regno Unito un’importante esercitazione La «Com mbatt Iden ntificattion n» (identificazione in combattimento) sta diventando la capacità fondamentale per operare efficacemente nei moderni scenari, evitando il «fuoco fratricida» e utilizzando al meglio i sistemi d’arma a disposizione. Nel settore, in rapida evoluzione tecnologica, si stanno moltiplicando le iniziative e le attività internazionali, che vedono la partecipazione costante ed attiva della Forza Armata.
mente le potenzialità fornite dai sistemi di identificazione e operare efficacemente in coalizioni interforze/multinazionali. La consapevolezza della complessità degli scenari operativi e le attuali carenze di efficaci sistemi di identificazione, hanno determinato la ricomparsa (con proporzioni allarmanti) della problematica del «fuoco fratricida», sollecitando la comunità internazionale e la NATO a dare un decisivo impulso allo sviluppo di questa capacità. Un ulteriore spinta allo sviluppo di dispositivi «Combat ID» è venuta dall’evoluzione della tecnologia e della dottrina che hanno introdotto l’esigenza di disporre di capacità finalizzate alla comprensione della situazione sul terreno (la cosidIn apertura e sopra. detta situation awareness), con cui dotare le futuIl veicolo da combattimento per la fanteria «Dardo». re forze digitalizzate, caratterizzate da significativo incremento dell’efficacia in combattimento. È nato così, sotto l’egida del NATO Allied Command for Transformation (NATO ACT) e dello US Joint Force Command (USJFCOM), il programma Coalition Combat Identification - Advanced Concept L’esercitazione «Urgent Quest», che avuto luogo Technology Demonstration (CCID ACTD) cui hanno presso il poligono di Salisbury Plain (Regno Unito) aderito Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Australia, dal 13 settembre al 10 ottobre 2005, ha rappreCanada, Danimarca, Francia, Germania e Svezia, al sentato una tappa fondamentale fine di sviluppare tecnologie di verso la realizzazione di una identificazione idonee all’utilizL’Italia ha aderito con con- zo operativo in ambienti interconcreta capacità «Combat Identification» (identificazione vinzione a questo program- forze e multinazionali, con parin combattimento). ma ... per dare risposte con- ticolare riferimento alle applicaCon questo termine, in appaground-to-ground e aircrete alle questioni urgenti zioni renza intuitivo, si definisce una to-ground , caratterizzate da capacità che consente di perve- imposte dal ripetersi di epi- elevati tassi di perdite. nire a una rapida e accurata ca- sodi di fuoco fratricida L’Italia in particolare ha aderatterizzazione delle forze sul rito con convinzione a questo campo di battaglia, con particoprogramma, che ha avuto fin lare riferimento a quelle cosiddette «amiche». Non da subito un carattere estremamente pragmatico, si tratta pertanto, solo di una particolare tecnologia per dare «risposte» concrete alle «questioni ur(o combinazione di tecnologie) ma comprende dotgenti» imposte dal ripetersi di episodi di «fuoco trina, tattiche, tecniche e procedure (TTP), addefratricida». stramento del personale per sfruttare adeguataIn tale quadro è sorta, nell’ambito del program-
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Tabella
DESCRIZIONE DELLE TECNOLOGIE COMBAT IDENTIFICATION (CID) Sistemi attivi di identificazione BTID (Battlefield Target Identification Dev vice): sistema di identificazione dei mezzi «friend», ad onde radio millimetriche, basato su meccanismo ad «interrogazione e risposta». Un veicolo dotato di BTID nella versione di Trasponder, se interrogato da un altro veicolo dotato di tecnologia BTID (nella versione di Interrogatore) produce una risposta automatica di tipo «Friend». In tal modo l’equipaggio del veicolo dotato di sistema BTID interrogatore/trasponditore è in grado di discriminare un mezzo dotato di analogo sistema da un altro che ne è privo. In caso di interrogazione di un veicolo privo di sistema BTID si riceve come risposta automatica il segnale «Unknown». Nel caso in cui un mezzo «friend» dotato di BTID sia nel raggio di azione (range) del sistema d’arma del mezzo e questo sia puntato verso un altro potenziale «target», il BTID produce l’indicazione «Friend in Range». I sistemi BTID prodotti dalle varie nazioni, sebbene differenti tra loro, hanno la caratteristica se opportunamente settati, di riconoscersi vicendevolmente. RBCI (Radio Based Combat Identification): tecnologia sviluppata dagli Stati Uniti, basata su una versione modificata della Combat Radio SINCGARS, il cui software è stato dotato delle funzionalità di interrogazione e risposta. Può essere in versione portatile e veicolare. RF TAG (Radio Frequency Tag): sistema per l’identificazione «air to ground», prodotto dalla società SPECTRA, in grado di rispondere automaticamente al segnale radar di un aeromobile con un segnale modulato nella banda Ku e X, che compare sul display radar dell’aeromobile stesso. OCIDS (Optical Combat Identification System) : sistemi ottici per l’identificazione, basati su un dispositivo Interrogatore/Ricevitore che utilizza un laser «eye safe» e può essere montato sul fucile dei soldati appiedati o sui mezzi.
Sistemi passivi di identificazione JCIMS (Joint Combat Identification Marking System): pannelli termici «Combat Identification Panel» (CIP) e pannelli identificativi «Thermal Identification Panel» (TIP) per l’identificazione passiva (tramite i sistemi di visione notturna) rispettivamente «ground to ground» ed «air to ground» dei mezzi terrestri e luci infrarosse per segnalazione omnidirezionale di piattaforme e personale (Phoenix IR Light).
ma CCID ACTD, l’idea di condurre una vera esercitazione sul terreno, la «Urgent Quest» (il nome assegnato non è casuale), evento chiave dell’intero programma, nella quale mezzi e forze delle Nazioni partecipanti, dotate di sistemi per l’identificazione, avrebbero condotto operazioni congiunte simulando condizioni operative e ambientali le più realistiche e impegnative possibili (esercitazione a partiti contrapposti in tempo reale e «live»). L’obbiettivo di questa esercitazione era quello di valutare l’efficacia sul terreno (Military Utility) delle seguenti soluzioni (tecnologie abbinate alle procedure di impiego) per la Combat Identification (vedi tabella): • Battlefield Target Identification Device (BTID); • Radio Based Combat Identification (RBCI); • Radio Frequency (RF) Tags; • Optical Combat Identification System (OCIDS); • Visual Marking Systems: Combat Identification Panels (CIPs) e Thermal Identification Panel (TIPs), Phoenix IR Light. L’esercitazione prevedeva l’impiego di simulatori di tiro per i sistemi d’arma dei mezzi e individuali e la dotazione di terminali installati in ogni carro per monitorare l’andamento dell’esercitazione stessa, inviare i dati di posizione e di mis-
sione a una direzione di esercitazione per memorizzarli e analizzarli con metodologie scientifiche. In tal modo, parallelamente all’organizzazione pura e semplice di una normale esercitazione, che pure presenta, come si sa, non pochi problemi dal punto di vista logistico, addestrativo, di approntamento di mezzi e personale, è stato necessario attrezzare una «macchina» poderosa, che vedeva coinvolti Enti governativi, industriali e di ricerca dei Paesi partecipanti, sotto la guida del NATO ACT e dello USJFCOM, per: • fornire tecnologie di combat identification da utilizzare nel corso dell’esercitazione; • curare l’allestimento dei propri mezzi e la preparazione del personale all’impiego dei sistemi di identificazione e di tutte le tecnologie accessorie (i citati simulatori di tiro per il sistema d’arma dei mezzi e individuale) previste per l’esercitazione; • contribuire, sotto la guida dell’apposito team US Joint Fires Integration and Interoperability Team (JFIIT) costituito da analisti esperti nella trattazione e nella interpretazione dei dati, a definire gli scenari di esercitazione più idonei per ottenere dati attendibili e esaustivi, le Regole di Ingaggio (ROE) e le Tattiche, Tecniche e Procedure (TTP) da utilizzare durante l’esercitazione e i parametri di valutazione da considera-
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re per l’analisi finale dei risultati.
zione nazionale diventava ufficiale in tutti i suoi aspetti. Alle diverse Nazioni è stato pertanto chiesto un Dopo una frenetica e intensa fase di preparazionotevole sforzo organizzativo, di pianificazione e ne dei Dardo, installazione dei BTID e addestracoordinamento (a livello nazionale e internaziomento del personale effettuata a Cosenza nelnale) per partecipare all’evento, che prevedeva l’agosto 2005, la spedizione italiana, che comprendeva un plotone su 4 «Dardo» del 1° Reggimento bersaglieri e aliquote di personale/mezzi (per il supporto tecnico/logistico e per l’analisi dei dati), era pronta a fare il suo ingresso, in rappresentanza dell’Italia, nel poligono di Salisbury Plain. I «Dardo» del plotone erano divenuti delle piattaforme tecnologicamente avanzate, sulle quali erano stati installati, nelle settimane precedenti, i citati BTID, ed erano state effettuate predisposizioni per l’installazione, avvenuta poi in sede di esercitazione, anche di sistemi RBCI, RF Tag, Visual Marking System (vedi tabella) e del sistema di simulazione di tiro, utilizzato per simulare gli effetti del sistema d’arma durante l’esercitazione stessa. In particolare, il sistema BTID installato sui «Dardo» si componeva di: Unità centrale del sistema BTID all'interno del veicolo da • un sistema interrogatore, montato solo su due di combattimento «Dardo». questi veicoli (LUPO 1 ed ETNA), costituito da un’antenna direttiva montata solidalmente alla canna, per l’emissione della forma d’onda contetempi molto ristretti e imponeva la partecipazione nente il messaggio codificato di interrogazione; qualificata a Gruppi di Lavoro istituiti «ad hoc» • un’antenna trasponder omnidirezionale (su tutti per trattare tutti gli aspetti della Urgent Quest (loi «Dardo» interessati al progetto) utilizzata per gistici, tecnici, dottrinali, di analisi dati) e il comtrasmettere automaticamente una replica codifipletamento di una serie di attività, da svolgere cata (risposta «friend») al messaggio di interro(come il training del personale gazione ricevuto; o la strumentazione dei mezzi) • un’unità centrale di elaboraanche in cooperazione con le Gli sforzi profusi per ri - zione/gestione di tutte le funaltre Nazioni. s p e t t a r e g l i i m p e g n i p r e s i zioni del BTID; L’Italia, in particolare, aveva per l’alimentazione sono stati premiati e con la •delun’unità deciso di partecipare attivasistema; mente alla «Urgent Quest» nel firma della direttiva di eser - • un sensore GPS; 2004, individuando, per tale citazione, da parte del Capo • un PC Laptop per la gestione evento, un’unità meccanizzata Reparto Logistico dello Sta - delle seguenti funzioni: visualiza livello plotone su 4 «Dardo» to Maggiore dell’Esercito, la zazione su mappa digitalizzata (veicoli da combattimento per p a r t e c i p a z i o n e n a z i o n a l e di tutti i sistemi «friend» identila Fanteria), equipaggiati con compresi quelli dai veicoli diventava ufficiale in tutti i ficati, prototipi di sistemi per l’identiinterrogati, i quali utilizzano una ficazione di mezzi da combat- suoi aspetti funzionalità aggiuntiva del BTID timento Battlefield Target Idendenominata DDL (Digital Data tification Device (BTID), apLink) per costituire una rete diprovvigionati tramite uno specifico contratto stigitale nella quale i citati mezzi possono, tramite pulato con la società Selex Communications. Tali l’antenna trasponder, trasmettere agli altri il prosistemi BTID, di produzione statunitense, costituiprio dato di posizione; raccolta/gestione dei file scono una evoluzione dello stesso dispositivo uticontenenti tutti i dati di missione registrati dal silizzato dall’Esercito e dai Marines statunitensi. stema (interrogazioni fatte/ricevute e messaggi Gli sforzi profusi per rispettare gli impegni presi di posizione DDL). sono stati premiati e con la firma della Direttiva di Esercitazione da parte del Capo Reparto Logistico Per quanto riguarda il funzionamento operativo, dello Stato Maggiore dell’Esercito, la partecipail BTID è strettamente integrato con il sistema
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Approntamento pre-missione del «Dardo» nell'area parcheggio «Motorpool».
d’arma del mezzo su cui è installato, in particolare con il sistema di telemetria laser (Laser Range Finder). Nel momento in cui il Puntatore in torretta muove il sistema d’arma in direzione di un potenziale «target» e aziona l’LRF, si attiva anche il BTID che fornisce, in meno di un secondo, l’indicazione visiva e sonora (attraverso l’impianto interfonico di bordo) di mezzo «friend» oppure «unknown» (nel qual caso occorre procedere a conferma, visiva o con altri mezzi/fonti, che si tratti effettivamente di mezzo nemico, prima di fare fuoco). Nel caso in cui un mezzo «friend» dotato di BTID sia nel raggio di azione (range) del sistema d’arma del mezzo e questo sia puntato verso un altro potenziale bersaglio, il BTID produce l’indicazione «Friend in Range». È inoltre prevista la possibilità da parte del Puntatore di interrogare i target avvistati anche senza azionare il sistema LRF, per evitare di farsi riconoscere. Il personale del 1° Reggimento bersaglieri era stato addestrato (anche con l’ausilio di personale statunitense) all’utilizzo corretto del sistema presso la sede di Cosenza e si presentava all’avvenimento con la consueta motivazione ma anche con la curiosità derivante dal fascino della tecnologia e dalla sensazione di stare per partecipare a un «qualcosa» di diverso dal solito. Ed infatti fin da subito questa impressione si è dimostrata corretta. Nei giorni seguenti al «fatidico» 13 settembre 2005, si completava l’arrivo e la
sistemazione presso la base dei contingenti e del personale (civile e militare) di tutte le Nazioni partecipanti all’evento (Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania e Svezia), che alla fine vedeva impegnati 800 militari delle diverse Nazioni, 200 tecnici e analisti civili rappresentanti di aziende, enti governativi nonché di prestigiose università statunitensi (Johns Hopkins University e Columbia University), 94 veicoli da combattimento terrestri, 9 velivoli da combattimento ad ala fissa e 3 elicotteri e 130 sistemi di identificazione. In previsione delle 7 missioni addestrative previste (3 diurne e 4 notturne), si completavano nei Esterno della torretta di un «Dardo» con antenne e sistemi per l’esercitazione «Urgent Quest».
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cheggio «Motorpool», in cui i «Dardo» italiani affiancavano i mezzi più diversi (Abrahms e Bradley americani, Challenger e Scimitar inglesi, VAB francesi e molti altri) con i rispettivi sistemi e tecnologie, dando luogo a un’assembramento di veicoli, che forniva una veduta inusuale, quasi impressionante. Si organizzava la struttura di Comando e Con-
Sopra. Militari italiani si esercitano col fucile inglese SA/80. A destra. Addestramento con il NATO CITS.
giorni seguenti, con un calendario estremamente serrato, attività molto stimolanti e coinvolgenti. Si perfezionava la messa a punto degli strumenti e degli apparati sui mezzi e se ne effettuava il controllo/manutenzione nell’apposita area parUn VAB francese.
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trollo che faceva capo a una direzione di esercitazione (Coalition Exercise Control Group - CEGC), in cui erano rappresentate le Nazioni Partecipanti con i rispettivi National Senior Representative, con il compito di controllare l’esercitazione, condurre
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la distribuzione del sistema di simulazione per il personale appiedato (comprendente un combat jacket con GPS e computer display incorporati) e il fucile SA/80 in dotazione all’esercito inglese, le funzioni a livello tattico di staff headquarter, consegnato al plotone italiano per simulare gli efdirigere le operazioni sul terreno, risolvere tutte fetti dell’arma individuale durante l’esercitazione le problematiche di carattere logistico/amminie si completava l’addestramento del personale strativo, tecnico e di raccolta/analisi dei dati. stesso alle ROE e TTP previste e all’impiego delle Si attrezzava la sala denominata «Home Box Oftecnologie di Combat Identification anche con fice» (HBO) dove gli analisti inl’ausilio di un software prototiternazionali avrebbero ricevuto pico multimediale e multilingua Le attività sul terreno so - (denominato NATO Combat i dati di tiro (ingaggi effettuati/ricevuti) e la posizione dei no state condotte ... da un Identification Training System mezzi/personale rilevati da Gruppo Tattico a guida bri - NATO CITS). opportuni terminali montati sui Infine, dopo alcuni giorni di t a n n i c a c o s t i t u i t o d a e l e - prova mezzi. In tal modo sarebbe finale dei sistemi e di vestato possibile vedere in tempo menti terrestri e aerei di ot - rifica del livello di preparazione reale, nel corso delle missioni to nazioni diverse del personale in situazioni apoperative, lo sviluppo della positamente programmate (Simanovra del gruppo tattico e tuational Exercise Scenario degli altri elementi presenti sul terreno (forza STX), cominciavano le missioni operative contrapposta - OPFOR, forze neutrali, ONG) negli free–play, con la prima missione diurna (deliberascenari previsti per la «Urgent Quest», direttate attack). mente su uno schermo, localizzando la posizione e gli ingaggi effettuati/ricevuti da ogni singolo LE MISSIONI OPERATIVE carro e da ogni uomo. In aggiunta mediante un sw particolare sviluppato dal citato JFIIT, questi dati sarebbero stati memorizzati e gestiti per le Le attività sul terreno sono state condotte, sotto analisi e le successive valutazioni. la direzione del CECG, da un Gruppo tattico a guiSi curava l’equipaggiamento del personale con da britannica (Black Watch Battlegroup) costituito Un VBL francese sul quale è visibile il sistema di rilevazione degli ingaggi ricevuti (cerchietto rosso).
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ne, simulava operazioni tipiche di una task force NATO, che era chiamata a intervenire in operazioni di mantenimento della stabilità internazionale, ripristinando il governo legittimo (immaginario) di «Arnoria», minacciato dalle forze dello stato di «Mordovia» (rappresentato dalla OPFOR). Le missioni simulavano scenari diversi e estremamente realistici, con la presenza sul terreno anche di NGO e di elementi delle Nazioni Unite, ed erano incentrate la prima sulla difesa mobile, la seconda sull’attacco, la terza sulle PSO nei centri abitati, (svolte sia in diurna sia in notturna) più una missione notturna conclusiva su una fase di transizione. Sulla base del relativo Ordine di Operazione (OPORD) compilato prima di ogni missione e del controllo della direzione di esercitazione, al plotoUn bersagliere in esercitazione equipaggiato con simulatore MILES e armato con un fucile d’assalto SA/80 brine italiano venivano affidati tutti i compiti previsti tannico. nell’ambito delle operazioni offensive, difensive e ritardatrici (fissaggio, attacco). Particolarmente stimolante era per l’equipaggio da elementi terrestri e aerei di 8 diverse Nazioni. dei carri effettuare queste attività cosiddette di La compagnia della Coalizione, a guida canade«caccia» contro carri avversari nemici, ricevendo se, nella quale era inserita anche la componente ordini (in inglese) dal Comandante di compagnia italiana era composta da: canadese, applicando la tecnologia presente sul • un plotone della Legione Straniera Francese equimezzo e adottando procedure di impiego diverse paggiato con veicoli da ricognizione VAB e VBL; da quelle nazionali (l’impiego • un plotone del 1° Reggimento del VCC «Dardo» con la combersaglieri equipaggiato con veicoli VCC «Dardo»; Sulla base del relativo or - ponente appiedata di sei uomi• un plotone dell’Esercito ca- dine di operazione compila - ni e tre di equipaggio). situazioni che si venivano nadese equipaggiato con veito prima di ogni missione e a Le creare erano studiate allo coli Warrior britannici. del controllo della direzione scopo di produrre più casi posd i esercitazione, al plotone sibili di «fuoco fratricida» (nel Per il Close Air Support (CAS) e le missioni aeree era previsto i t a l i a n o v e n i v a n o a f f i d a t i poligono di Salisbury era addianche l’impiego di un elicottero tutti i compiti previsti nel - rittura stato ricostruito il villaganti carro dell’Esercito danese l ’ a m b i t o d e l l e o p e r a z i o n i gio artificiale di Copehill, per le Fenner, aerei F-16 per attacco nei centri abitati), offensive, difensive e ritar - operazioni al suolo dell’Aviazione danese, per testare al massimo uomini, aerei F-18 e F-15 per attacco datrici mezzi e tecnologie e ottenere al suolo degli Stati Uniti, un aeuna vasta mole di dati per l’atreo Harrier per attacco al suolo tività di analisi. britannico, un elicottero «Apache» per attacco al Al termine di ognuna di queste missioni, gli Obsuolo britannico, variamente equipaggiati con siserver Controllers delle diverse Nazioni che avestemi per l’identificazione air-to-ground. vano seguito l’azione sul terreno, erano incaricati Le forze contrapposte (OPFOR) erano costituite di raccogliere i dati sulle attività delle proprie unida una compagnia britannica con i veicoli modifità su un Pocket PC, interrogando ogni Puntatore e cati per consentire alle forze amiche una maggioogni Capo Carro su tutti gli ingaggi a fuoco che re facilità di identificazione visiva. avevano avuto o effettuato, verificando se era staOltre alle forze esercitate, erano presenti sul ta adottata la corretta procedura e in tal caso se terreno Giudici Osservatori «Observer Controllers» c’era stato realmente un ausilio della tecnologia (OC) diretti dal CEGG e Osservatori delle nazioni nell’identificazione degli obiettivi. Questa attività partecipanti al programma CCID ACTD, ma non di raccolta dati avveniva in simultanea con i tecnidirettamente partecipanti alla esercitazione con ci che scaricavano i dati registrati dai software proprie unità (Australia e Germania). degli apparati tecnologici montati sui mezzi. I dati Nelle missioni dimostrative (tre diurne e quattro acquisiti dagli Observer Controllers venivano poi notturne) del gruppo tattico, la coalizione «tecnoconfrontati con quelli acquisiti dal team di analisti logica», equipaggiata con sistemi di identificazioe valutati nella loro completezza. In questa fase
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Veicolo da combattimento «Dardo» durante l’esercitazione.
venivano analizzati gli eventuali eventi di interesse (EOI - per esempio, casi di «fuoco fratricida» oppure casi in cui la tecnologia aveva evitato ciò) da approfondire nel debriefing post-missione ove i Puntatori e i Capi Carro che erano stati protagonisti di un evento di interesse fornivano le spiegazioni per chiarire l’episodio e constatare materialmente se la tecnologia era stata in qualche modo di aiuto nel processo decisionale di apertura del fuoco. Al termine delle missioni diurne come pure di quelle notturne è stato svolto un debriefing conclusivo, riepilogativo dei dati statistici inerenti le attività di identificazione sul campo di battaglia con l’ausilio delle tecnologie menzionate. ASPETTI SALIENTI DELLA ESERCITAZIONE L’esercitazione «Urgent Quest» si è conclusa il giorno 13 ottobre 2005. Durante la dimostrazione tecnologica (esercitazione a partiti contrapposti) si è avuta la possibilità di testare le citata tecnologie per la Combat Identification, in relazione ai seguenti parametri di valutazione: • la funzionalità: ovvero se i sistemi di identificazione implementati dai diversi Paesi della Coalizione migliorano la capacità di individuare la pre-
senza di unità amiche, nemiche o elementi neutrali sul campo di battaglia; • impatto sulle unità: ovvero se i sistemi di identificazione riducono in modo rilevante il tasso di vittime da «fuoco amico» e migliorano altresì l’efficacia delle unità stesse durante il combattimento; • interoperabilità: ovvero se i sistemi di identificazione sono idonei all’impiego tra unità multinazionali operanti nell’ambito di una stessa coalizione. L’attività addestrativa si è svolta pertanto in armonia con le attività tecniche, relative all’approntamento e alla messa a punto dei mezzi e degli apparati ivi installati e con le attività di analisi (assessment) e raccolta dati nel post missione, che hanno costituito, per quanto precede, la parte più rilevante dell’esercitazione stessa. Tali dati, ottenuti tramite l’effettuazione delle missioni addestrative sopradescritte, serviranno al team di analisti internazionali, coordinato dal JFIIT, per preparare, a partire dall’ottobre 2005 e fino al febbraio 2006, il Rapporto Finale di esercitazione (Final Report) con la valutazione dell’efficacia (military utility) delle diverse tecnologie testate, sulla base dei parametri esposti. L’esercitazione è stata resa realistica grazie all’impiego dei simulatori sia a bordo dei mezzi sia sull’equipaggiamento individuale. In particolare, il simulatore prevedeva più tipologie di situazioni: un carro poteva essere completamente distrutto o avere solamente danni allo scafo mantenendo la torretta ancora efficiente, così come un fuciliere
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Un elicottero statunitense AH-64 «Apache» in azione con funzione di Close Air Support.
poteva essere ucciso o solamente ferito o ancora sotto stato di shock a causa di un’esplosione ravvicinata. La situazione di ogni singolo soldato compariva su un piccolo monitor posizionato sul corpetto, dove era possibile leggere, in inglese, il tipo di ferita o di danno che il singolo elemento aveva riportato. Questi sistemi, nonostante talvolta abbiano presentato qualche piccolo malfunzionamento, hanno efficacemente contribuito a rendere le attività interessanti e coinvolgenti per tutto il personale e in particolare per i comandanti ai vari livelli, che si sono trovati a dover fronteggiare situazioni in cui non potevano disporre di carri colpiti o a dover procedere al recupero di un ferito. L’addestramento con il mezzo, per quanto su esposto, è stato oltremodo proficuo sia per la simulazione estremamente fedele di situazioni operative reali, sia per l’occasione di crescita professionale che ha rappresentato, per l’utilizzo richiesto della tecnologia e per il confronto con procedure di impiego diverse e con gli equipaggi e mezzi delle altre Nazioni, confronto nel quale i mezzi e il personale italiano hanno ben figurato, tanto da «meritarsi» il compito di svolgere quasi sempre lo «sforzo principale» durante le missioni. Per quanto riguarda nello specifico le tecnologie BTID e DDL, si possono evidenziare alcune positive impressioni, pur essendo ancora prematuri
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giudizi definitivi. In particolare, il sistema BTID e la tecnologia DDL per BTID in uso al personale italiano e ancora in fase prototipica, si sono rivelate complessivamente affidabili nel tempo, senza presentare malfunzionamenti significativi. Le tecnologie di Combat Identification sono risultate di facile e immediato impiego per il personale costituente gli equipaggi dei VCC DARDO, che è stato sempre in grado di usare con profitto sia i dispositivi BTID che le altre tecnologie testate, nell’ambito delle Regole di Ingaggio assegnate, rivelatesi di semplice e intuitiva applicazione. Nell’ambito delle numerosissime situazioni di rischio presentatesi nelle missioni (programmate appositamente dagli organizzatori internazionali), non si sono verificati episodi di «fuoco fratricida» tra carri italiani. Gli sporadici casi provocati dai carri italiani hanno coinvolto mezzi di altre Nazioni della coalizione, e sono stati determinati, quasi sempre, dall’assenza di interrogatore BTID sul carro italiano interessato o del trasponder BTID sul target colpito. L’implementazione della funzione DDL per la realizzazione di una rete di scambio/acquisizione dati utilizzata per la rappresentazione cartografica dei veicoli dotati di BTID si è rivelata affidabile. La funzione DDL, particolarmente apprezzata dal personale, ha sempre operato correttamente consentendo così l’acquisizione dei dati provenienti dagli altri veicoli (anche quelli di altre Nazioni) dotati di trasponder BTID con notevoli benefici per la «situation awareness», nonostante la sco-
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moda posizione in torretta (a lato in alto rispetto al Puntatore e dietro al Capocarro) in cui era collocato il display DDL. Infine, il BTID italiano è risultato perfettamente interoperabile con tutti gli altri sistemi.
fondamentale, da cui sarà possibile ottenere, come risultato tangibile, un documento di base (il citato «Final Report») su cui fondare, sulla base di valutazioni oggettive, tutti gli sviluppi futuri nella «Combat Identification» (in termini di acquisizioni, investimenti, implicazioni dottrinali e addestrative). «LEZIONI APPRESE» Dal punto di vista dei risultati intangibili e delle lezioni apprese, ha fornito riscontri ugualmente Per struttura organizzativa, enti governativi/inimportanti. dustriali presenti, numero di Nazioni partecipanti, In particolare, si è avuta conferma della validità mezzi/tecnologie/personale impiegati, caratteridel cammino intrapreso dalla Forza Armata in stiche e finalità, l’esercitazione «Urgent Quest» si tale settore con lo sviluppo rapido di una tecnoè notevolmente differenziata dalle normali attività logia, il BTID, che, pur non essendo ancora maaddestrative, condotte di retura, è stata considerata valida cente anche all’estero dalla nodal personale che l’ha impiestra Forza Armata. L ’ E se r c i t o i t a l i a no h a p o - g a t a , u t i l i z z a n d o i s i s t e m i L’esercitazione (nelle sue di- tuto mettere in mostra il li - BTID come efficace ausilio per verse fasi) ha rappresentato in- vello di aggiornamento tec - identificare le forze amiche e nanzitutto una sfida, dura ma la condotta efficace delnologico dei propri mezzi e per l’azione. Particolarmente apesaltante, che ha impegnato non solo la Forza Armata (cui s i s t e m i e d i p r e p a r a z i o n e prezzata è stata la funzionalità competeva lo sforzo maggiore) p r o f e s s i o n a l e d e l p r o p r i o DDL, con la visualizzazione su ma l’intera organizzazione del- personale display della posizione dei la Difesa (Stato Maggiore Difecarri della coalizione dotati di sa, area tecnico-amministrativa trasponder BTID, a patto però della Difesa, industria). di ricollocarlo in una posizione di più facile conIn tal senso la partecipazione all’evento è stata sultazione nella torretta del DARDO. essenzialmente un’importante «vetrina» internaI carri «Dardo» allestiti per l’occasione hanno zionale per l’Esercito Italiano che ha potuto metrappresentato i primi «embrioni» della futura «ditere in mostra il livello di aggiornamento tecnologitalizzazione» dei mezzi della Forza Armata, e in gico dei propri mezzi e sistemi e di preparazione tal senso l’esercitazione ha fornito utili indicazioprofessionale del proprio personale, dimostratosi, ni su alcuni fondamentali aspetti di integrazione nell’occasione, per nulla inferiore a quello delle tecnologia-veicolo. altre Nazioni. Infine, a esaltare la tecnologia e come riscontro Nel settore della Combat Identification, la Urdi assoluto valore, è emerso in tutta la sua imporgent Quest ha poi rappresentato un’esperienza tanza il fattore umano. I ragazzi del 1° Reggimento bersaglieri, fedeli al loro motto (Ictu Impetuque Primus) e forti di una consolidata esperienza sul terreno, hanno superato brillantemente le difficolvisualizzazione su display DDL montato in torretta su tà connesse alla differente lingua, dottrina e pro«Dardo» dei mezzi identificati come «friend» dal sistecedure di impiego e all’utilizzo delle tecnologie, e ma BTID. hanno «gareggiato» alla pari con i contingenti delle altre Nazioni, facendosi apprezzare non solo per la simpatia e il sano spirito bersaglieresco ma soprattutto per l’entusiasmo, la preparazione e l’impegno, grazie al quale è stato conseguito il pieno successo della partecipazione italiana.
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Pierluigi Sticchi Capitano Corpo Ingegneri, in servizio presso l’Ufficio Tecnologie Avanzate dello Stato Maggiore dell’Esercito Enrico De Palo Capitano TRAEMAT, in servizio presso il 10° Reggimento Trasporti
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IL MANUALE DEI TERRORISTI
IL MANUALE DEI TERRORISTI Come vengono reclutati, addestrati e resi operativi gli aspiranti jihadistti? Senza entrare nel merito psico-s socio-c culturale, se ne fornisce un quadro tecnico per agevolare una migliore conoscenza del fenomeno.
Il fenomeno del terrorismo internazionale, dopo Guantanamo, questi candidati al suicidio sono l’attacco al cuore di New York dell’11 settembre upper class, religiosissimi e parecchio istruiti. Il 2001, ha attirato sempre maggiori attenzioni da caso più significativo è rappresentato da Muhamparte di esperti dell’intelligence, di giornalisti e di mad Atta, mente dell’11 settembre, provetto inpolitologi. gegnere, architetto, urbanista. Le armi di eccellenza utilizSenza entrare nel merito psizate dal network terroristico di co-socio-culturale del terroriUn mujahedin con un bel smo fondamentalista islamico, Al Qaeda, come ha sostenuto l’insigne genetista Richard pedigree ha più possibilità ricostruiamo il quadro tecnico Dawkins, all’indomani del gior- d i f a r l a f r a n c a : s a f i n g e r e , delle modalità di reclutamento aspiranti jihadisti allo no della strage, sono spesso sa muoversi con leggerezza degli persone giovani, poco più che scopo di agevolare una magragazzi, di media intelligenza, e destrezza e sa affrontare giore conoscenza del fenomeno sospettosi di natura, impulsi- l’esperienza del carcere con nei suoi tratti più specificatavamente aggressivi e pronti al- baldanza mente operativi. l’estremo sacrificio shahidico, In Europa, in particolare, le riconosciuto come unico e sucellule (1) vengono reclutate, perbo mezzo per la personale affermazione. Tutdopo accurata selezione, da veterani della guerra tavia ciò non è sempre vero. Dai verbali degli inin Afghanistan. Sull’argomento, di particolare interrogatori che stanno cominciando a filtrare da teresse sono i verbali di interrogatorio del primo «pentito» di Al Qaeda in Italia, il tunisino Jalassi Riadh, abilmente riportati nel saggio di Marcella Andreoli «Il telefonista di Al Qaeda», dove si riIn apertura. Militari italiani impegnati in Afghanistan. percorre il sentiero psico-sociale che ha convinto il giovane a entrare nel più grande network terroSotto. ristico del pianeta. La copertina di uno dei manuali diffusi tra i terroristi. Tra le caratteristiche richieste per entrare in Al Qaeda, vi è quella di essere stato un combattente. «Un mujahedin con un bel pedigree ha più possibilità di farla franca: sa fingere, sa muoversi con leggerezza e destrezza e sa affrontare l’esperienza del carcere con baldanza». Osserva Riadh: Ci muovevamo abbastanza bene nel vostro Paese (ndr. l’Italia). Avevamo imparato ogni meccanismo per farla franca. Da voi basta avere soldi in contanti per superare parecchi ostacoli. Ad esempio, pagare le bollette della luce o quelle del gas con assoluta regolarità: un modulo in posta o in banca ed è fatta. Nessuno ti chiede chi sei né da dove vengano i soldi. La stessa cosa vale per l’affitto dei covi. I padroni di casa pretendono solo la puntualità nei versamenti. E noi eravamo puntualissimi. Oltre alla selezione face to face, nell’universo di Al Qaeda, uno dei principali strumenti di reclutamento è rappresentato da internet. Al riguardo,
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PROCEDURE DA ADOTTARE Ne elenchiamo sinteticamente le principali:
Particolari tecnici da un manuale.
• dividere i fondi per l’operazione in due parti. La prima parte deve essere investita in progetti che garantiscano un ritorno economico. La seconda deve essere accantonata per le operazioni. Non effettuare operazioni finanziarie in un unico luogo. Non dire ad altri membri dell’organizzazione dove si trovano i fondi. Avere un’adeguata protezione quando si trasportano somme di denaro importanti. Lasciare il denaro presso chi non è membro dell’organizzazione e spenderlo soltanto quando è necessario. • tenere il passaporto in un posto sicuro in maniera tale che non possa essere trovato dalla polizia e non ci si trovi a essere ricattati per riottenerlo (ti rendo il passaporto se tu mi dai informazioni). • tutti i documenti debbono essere falsi. • quando si viaggia con una carta d’identità o un passaporto si debbono conoscere a memoria tutti i dati pertinenti: nome, professione, luogo di residenza. • il fratello che ricopre un particolare incarico di comando (comandante, addetto ai collegamenti) deve possedere più di una carta d’identità o di un passaporto. Deve conoscere i dati salienti di ogni documento. • la fotografia sui documenti deve essere senza barba. • quando si utilizzano più documenti non bisogna mai portarne addosso più di uno. • operazioni: l’organizzazione dovrà utilizzare il sistema a cellule o del grappolo, sarà composta da molte cellule dove i membri non si conosceranno tra loro: se un membro di una cellula vie-
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un ruolo importante è costituito dalla c.d. «Università online di Al Qaeda per le scienze della jihad», in cui gli aspiranti terroristi possono specializzarsi in jihad elettronica, jihad psicologica, tecnologia degli esplosivi e tecnologia dell’autobomba. [...] Ogni mujaheddin trova la sua specializzazione. Per esempio, Zied tornerà (dai campi di addestramento in Afghanistan) con il diploma di specialista in bombe fai da te. Zied se ne vanta con Riadh, l’amico fraterno. Diceva che: per fare una buona bomba occorrevano: chiodi, cotone, un orologio elettronico, una piccola batteria e un liquido che veniva acquistato in farmacia. Come riportano Mastronardi e Leo nel libro «Terroristi», l’indottrinamento ideologico, prima fase dell’arruolamento, avviene attraverso la visione pressante e costante di documentari propagandistici, immagini tratte da scene sull’Intifada o filmati di bambini iracheni o afghani vittime dei bombardamenti. Lo scopo è quello di accrescere il più possibile l’odio verso l’Occidente e la carica emotiva trasmessa da alcuni Imam spesso è in grado di eccitare anche gli animi più tiepidi. Solo dopo il lavaggio del cervello le reclute vengono inviate nei campi di addestramento in cui le materie oggetto di studio sono: la legge islamica e la jihad; tecniche di utilizzo degli esplosivi e delle armi leggere; tecniche di omicidio e di combattimento corpo a corpo; potenziamento fisico; tecniche operative per l’individuazione degli obiettivi; intelligence e comunicazione; tecniche di hacking (cyberterrorism). La durata dei corsi di addestramento varia da 15 giorni (basic training) a due mesi (advanced training) e le materie oggetto di studio sono raccolte nel manuale di «studi militari per la jihad contro i tiranni». La missione prioritaria (2) principale, della quale è responsabile l’organizzazione militare, è il rovesciamento dei regimi senza dio e la loro sostituzione con un regime islamico. Di seguito, raccogliere informazioni sul nemico, il Paese, le installazioni, e i Paesi limitrofi; rapire nemici, procurarsi documenti, informazioni segrete, armi; assassinare nemici e turisti stranieri (3); liberare i fratelli catturati; diffondere voci e scrivere messaggi che mobilitino il popolo contro il nemico; far esplodere e distruggere i luoghi di divertimento, perversione e peccato; far esplodere e distruggere le ambasciate e attaccare i centri chiave della vita economica; far esplodere e distruggere le vie di comunicazione delle città.
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sioni o tenere comportamenti tipici dei «fratelli». Dovranno evitare di visitare luoghi islamici (moschee, librerie, fiere islamiche). Non dovranno mai farsi sorprendere ad augurare il bene e condannare il male, per evitare di attirare l’attenzione. Dovranno parlare al telefono usando un codice speciale. Non dovranno parcheggiare, né dovranno scattare fotografie dove è proibito. Nota importante: i «fratelli» sposati non dovranno rivelare nulla del loro lavoro per la jihad alle loro mogli. • pianificazione: prima di un’operazione il comandante deve istruire gli uomini su cosa dire se catturati. Deve ripetere le istruzioni più di una volta in maniera da essere certo che tutti abbiano compreso. Questi a loro volta dovranno ri-
A sinistra e sotto. Appunti e documenti equestrati in basi addestrative e logistiche di Al Qaeda.
ne catturato, le altre cellule non ne risentiranno. • fax e comunicazioni senza cavo: la durata di ogni trasmissione non dovrà superare i cinque minuti, per evitare che il nemico possa localizzare l’apparecchio. L’apparecchio deve essere sistemato in un luogo dove c’è una forte concentrazione di frequenze, come in prossimità di stazioni televisive, ambasciate o consolati. • misure di sicurezza nel trasporto pubblico: il fratello che viaggia in «missione speciale» non deve essere coinvolto in questioni religiose (auspicare il bene o condannare il male) o in questioni banali (prenotare i posti). • sicurezza dei membri dell’organizzazione: è necessario che ogni cellula che si dedica alla jihad e comprende molti membri si divida in tre gruppi, ognuno dei quali adotterà rispettive misure di sicurezza: membri non segreti; membri segreti; comandante. Il primo gruppo dovrà adottare le seguenti misure di sicurezza: ogni spiegare al comandante ciò che membro non deve essere Prima di un’operazione il hanno capito. Il comandante, curioso e non deve interes- c o m a n d a n t e d e v e i s t r u i r e inoltre, dovrà approfondire con sarsi a questioni che non gli dei componenti il grupgli uomini su cosa dire se ognuno competono. Non deve parlapo cosa dire in caso di interrore di cose che viene a sapere catturati gatorio. o che ascolta. Non deve mai portare con sé i nomi e gli CONCLUSIONI indirizzi di altri membri. I membri segreti, oltre alle misure indicate per il primo gruppo, non dovranno mai rivelare il loro vero nome Il 12 luglio 2002, durante un’operazione antiteragli altri membri dell’organizzazione. Dovranrorismo a Milano, denominata «Bazar», in un apparno avere un aspetto esteriore che non indichi tamento viene rinvenuto un manuale in lingua araba la loro appartenenza al mondo islamico (bardal titolo «Elementi di base per la preparazione delba, stuzzicadenti, libri, vesti lunghe, piccolo la jihad per la causa di Allah», scritto da Abd-alCorano). Non devono mai pronunciare espresQadir tra il 1989 e il 1990, in cui vengono spiegati,
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voro ti chiede di fare, tu lo porti a termine. (Cfr. Panorama.it, «Li scoveremo in un bit», 26 settembre 2002). (2) Il manuale del terrorista islamico, dalla «Relazione sul terrorismo islamico» tenuta a un incontro di studi del CSM da Armando Spataro, procuratore aggiunto e Capo del pool antiterrorismo di Milano. (3) Cfr. anche Panorama.it, «Il manuale del guerriero di Osama», di Pino Buongiorno (12 maggio 2004). Al Mokrin, il most wanted di Al Qaeda in Arabia Saudita, stila una macabra classifica delle vittime da colpire, perché i loro Paesi fanno parte della coalizione inter-
Sopra e a destra. Appunti di un terrorista.
in chiave fondamentalista, il messaggio di istruzione, di devozione e di preparazione nella fede in segno di infinito ringraziamento ad Allah; le regole di addestramento militare per i musulmani; il regno dell’emiro; i compiti di un emiro sul campo (di battaglia); i compiti dei membri. Nel manuale viene rappresentato come imprescindibile dovere per tutti i musulmani adulti e in buona salute la pratica dell’addestramento militare inteso come strumento indispensabile e necessario per combattere le umili condizioni di vita in cui i fratelli (musulmani) sono costretti a vivere sottostando alle regole dettate dai Governi. I nuovi mujahedin, spesso con un passato criminale, sono il risultato di una strategia che, affidata agli ideologi radicali e agli strateghi del terrorismo internazionale, li trasforma pian piano in armi potentissime in grado di operare, ognuno con una funzione e un ruolo ben precisi, come meccanismi di una vera e propria organizzazione militare dai tratti invisibili e impenetrabili. Rocco Domenico Galati vice Prefetto al Ministero degli Interni
NOTE
Angelo Casto Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato
(1) Prima dell’11 settembre scorso, pochissimo era noto sul funzionamento di queste cellule. Al processo per il primo attentato al World Trade Center, quello del 1993, il supertestimone Jamal Ahmed Mohamed al-Fadl raccontò che tutto inizia con un giuramento che si chiama «bayat»: Si promette di andare in un Paese contro cui è stata dichiarata la jihad. Si ascolta l’emiro e qualsiasi la-
nazionale che opera in Iraq. Al primo posto, ci sono gli americani, al secondo gli inglesi, al terzo gli spagnoli e al quarto gli australiani. Subito dopo, nell’ordine, i canadesi e, ultimi (secondo il predicatore) gli italiani. Il «memorandum» intercettato viene considerato dagli analisti dell’intelligence occidentale «altamente credibile» non solo per l’autore, che è un membro assai noto della direzione strategica di Al Qaeda, ma anche per il sito web che lo ha reso noto, considerato autentico e non di quelli aperti dai servizi segreti per attirare i radicali islamici e scoprirne l’identità. Le tipologie da colpire individuate nel documento dal saudita Al Moqrin si spinge fino a elencare anche le varie categorie sociali da «abbattere» a seconda della loro importanza. Gli uomini di affari e i banchieri sono i preferiti, perché «il denaro conta nella nostra epoca», seguiti a ruota dai diplomatici, dai politici e dai docenti universitari. Al terzo posto ci sono gli scienziati, gli esperti e infine i Comandanti militari e i soldati. I turisti sono all’ultimo posto. «Colpite gli ebrei – siano essi americani, israeliani, britannici o francesi – e i cristiani che hanno uno status importante nei Paesi islamici» ...sostiene il predicatore.... «Lo scopo è di non permettere loro di stabilirsi nelle terre dei musulmani. Il nostro consiglio è di cominciare con i soft target, che non sono protetti, e gli individui dei Paesi che appoggiano i rinnegati locali».
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I MEDIA NEI TEATRI OPERATIVI
I MEDIA NEI TEATRI OPERATIVI Una risorsa strategica Uno stretto rapporto di collaborazione tra militari e giornalisti può rivelarsi il valore aggiunto del successo di una missione e il miglior viatico per raccontare i fatti nel modo più aderente alla realtà.
...lo scopo di ogn ni gran nde nettworrk non n è di offrrirre una immagin ne del mon ndo ma di non n esserre batttutto dagli alttri nettworrk. L’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito statunitense, Generale Eric Shinseki, disse una volta: Se non parliamo noi per l’Esercito, lo faranno altri. Questa affermazione appare oggi più che mai attuale, specie alla luce di alcuni episodi relativi alle operazioni militari in contesti multinazionali nelle quali, in virtù del peso acquisito dai media nell’epoca del «villaggio globale», una cattiva gestione dell’aspetto mediatico ha avuto riflessi no-
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tevoli sull’andamento della missione stessa se non addirittura sugli esiti. È ormai intuitivo che le normali azioni di condotta delle operazioni possono essere enfatizzate o sminuite in virtù della massiccia presenza di media al seguito delle truppe.
In apertura. Una pattuglia italiana in perlustrazione nel deserto afghano. Sotto. Anche l’Esercito afghano contribuisce a garantire la libertà di circolazione nel territorio ai media.
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I giornalisti raccontano la realtà che percepiscoquanto essi che esercitano un’attività, con o senno e non sono chiesti né l’opinione né l’apporto za l’apporto del militare, pratico o concettuale dei militari che hanno, però, necessità di espriche sia, nella quale è più facile, in quanto militari, mere e far conoscere anche il proprio punto di vifarsi coinvolgere come interlocutori incredibili e sta sugli argomenti che li riguardano da vicino e testimoni privilegiati se ci si libera di preconcetti e sulle azioni che compiono. stereotipi negativi sulla figura del giornalista. Da ciò deriva la buona norma di collaborare Le esperienze nelle missioni «fuori area», dai quanto più possibile con i giornalisti e cineoperaBalcani all’Afghanistan e all’Iraq, hanno insegnato tori, affinché possano raccontare i fatti nel modo che ove essi non ricevano informazioni, elaborano più aderente alla realtà. le notizie a loro disposizione (anche se imprecise Essi, di fatto, diventano una risorsa strategica o parziali) e formulano una comunicazione che rigrazie alla quale far ascoltare anche la voce dei schia di essere parziale o, peggio, non corretta. militari direttamente impegnati sul campo. In taUna delle regole più comuni, anche per coloro lune circostanze i giornalisti possono diventare che non operano a stretto contatto con i media, è anche preziosissimi collaboratori del Comandante che «il giornalista è sempre in servizio», vuoi che del Contingente. si trovi a mensa, vuoi che prenda un caffè o Quanto affermato presuppone che il soldato, scambi qualche battuta sull’uscio di un alloggio nell’accingersi ad affrontare una missione «fuori militare prima di andare a letto a fine giornata. area», conosca le regole che Si deve, pertanto, avere la governano il mondo della coconsapevolezza che egli fa coE s s i , d i f a t t o , d i v e n t a n o stantemente comunicazione, ed municazione, le assimili arricchendo il proprio bagaglio cul- una risorsa strategica gra - è bene che lo si tenga presente, turale, ma soprattutto acquisi- zie alla quale far ascoltare allo scopo di calibrare il messca, grazie alla comprensione che con il proprio attega n c h e l a v o c e d e i m i l i t a r i saggio delle medesime, la forma mengiamento complessivo si tratis idonea a gestire la comuni- direttamente impegnati sul smette. cazione e a non essere travolto campo Acquisito tale concetto, sono da essa. da specificare alcune regole da La conoscenza di tali regole tenere sempre presenti, onde si articola a sua volta nella conoscenza dei giorevitare fraintendimenti ed equivoci: non si devono nalisti (ivi compresi gli aspetti da chiarire prima di esercitare pressioni sui giornalisti, in quanto si lequalsiasi contatto con essi in Area di Operazioni), de la loro professionalità; non si possono «comdel comportamento da tenere nei loro confronti, missionare» gli articoli o i servizi; in linea di masdelle regole per i Comandanti di ogni livello, delle sima non è opportuno privilegiare un giornalista a forme di gestione degli eventi e dei post-eventi, scapito di un altro o di altri, fatta eccezione per i dei fondamenti che regolano il rilascio di un’incasi di impossibilità materiale di diffondere le intervista, dei messaggi da trasmettere (o «veicolaformazioni a tutti contemporaneamente (in tal care» come si dice in gergo), delle modalità di geso è preferibile privilegiare chi gode di fama di stione delle emergenze, ivi compresi i obiettività e correttezza per consentire la diffumessaggi/comportamenti da evitare. sione successiva a tutti della notizia acquisita). Andrea Angeli, funzionario italiano dell’ONU che Le caratteristiche dei fatti da raccontare, inoltre, ha partecipato a numerose missioni dei «caschi sono la controllabilità, la completezza e, ove posblu» nelle varie parti del mondo, in un suo recente sibile, la novità. libro ha affermato che La gestione dell’informazione sta diventando, sempre più, uno strumento COSA BISOGNA CHIARIRE CON I GIORNALISTI indispensabile del peacekeeper. Ci sono stati momenti in cui un articolo fatto bene e pubblicato al momento giusto ha contribuito alla causa della Se da un lato il soldato deve tenere sempre prepace più di un battaglione in armi. senti le regole cui si è fatto cenno, è bene precisare che anche i giornalisti che operano con il mondo militare, specie in situazioni rischiose e COSA OCCORRE SAPERE SUI GIORNALISTI logisticamente disagiate, devono acquisire la giusta predisposizione mentale. Intanto è falso che i giornalisti non siano «amiOccorre innanzitutto una certa consapevolezza ci» e che, quindi, occorra diffidarne. del rischio fisico senza sopravvalutarne l’entità. In buona sostanza non solo non è opportuno, È capitato di incontrare giornalisti che esitavano a ma forse neanche utile che si dividano i giornalisti scendere dai mezzi protetti, all’interno di aree urin categorie del tipo «amico» – «non amico», in bane, poiché temevano possibili offese da parte
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elementi ostili, anche se la cornice di sicurezza in nologie avanzate a disposizione devono sostituire, cui si muoveva la spedizione era, come dire, «a nell’immaginario collettivo, gli spaghetti, le «scarpe prova di attacco» per il dispositivo schierato sul di cartone» e l’isolamento dagli altri contingenti terreno (uomini, equipaggiamenti e mezzi). per la scarsa conoscenza della lingua inglese. L’inviato in zone «a rischio» deve essere «messo in guardia», al momento dell’accredito, circa il liCOMPORTAMENTO CON I GIORNALISTI vello di allerta vigente nell’area di prevista immissione e deve accettare preventivamente l’alea, pena l’intralcio alle normali operazioni degli altri Atteggiamenti di eccessiva diffidenza nei conprofessionisti del settore. fronti del mondo dei media ha portato in passato Appare opportuno, inoltre, che essi possiedano a chiusure rivelatesi controproducenti nelle occasia un’adeguata preparazione culturale nel campo sioni sfortunate di eventi negativi particolarmente militare sia una conoscenza degli aspetti politicorilevanti. strategici dell’area di interesse, nonché una preIn ogni circostanza deve essere adottato un atparazione specifica per superare i disagi delle teggiamento che, nel complesso, agevoli l’utilizzo operazioni dal punto di vista sia psico-fisico. di tale formidabile strumento nelle mani del CoOgni intervento comporta rischi specifici dal mandante del Contingente (evitare difficoltà quapunto di vista ambientale, logistico, operativo e lora sia chiesto di effettuare fotografie e/o riprese per il profilo della minaccia: ne deriva che per filmate se ciò non incide sulla sicurezza). ogni missione è necessario essere preparati per Non è opportuno, in altri termini, chiudersi «a affrontare al meglio tutte le situazioni. riccio». Ne deriva che non si deve evitare il conA volte alcuni giornalisti tendono a eccedere neltatto o, peggio, «demonizzarlo». l’affrontare con leggerezza situazioni di potenziale Il giornalista solitamente predilige lo stile diretrischio, privilegiando magari gli aspetti socio-culto e personale, essendo difficile anche per lui turali alla corretta valutazione mantenere più o meno a lungo dei pericoli. un rapporto di forte dialettica. Tale atteggiamento può esseOgni militare è un comunicaA volte alcuni giornalisti tore: tale affermazione è valida re potenzialmente causa di spiacevoli episodi per il perso- tendono a eccedere nell’af - nei limiti delle proprie compefrontare con leggerezza si - tenze e mansioni, con le sole nale, anche militare, coinvolto. È errato far credere ai gior- t u a z i o n i d i p o t e n z i a l e r i - eccezioni della sicurezza delle nalisti di poter accedere a tutti s c h i o , p r i v i l e g i a n d o g l i operazioni e dell’incolumità del i livelli di informazioni dispoÈ, quindi, lecito dea sp e t t i s o c i o -c c ul tur a l i a l l a personale. nibili. sumere che ogni soldato può Sin dall’inizio della collabora- c o r r e t t a v a l u t a z i o n e d e l fare comunicazione (forse adzione è opportuno chiarire che pericolo dirittura «deve»), tenendo presono il Comandante del Consenti le note di linguaggio e le tingente e l’Ufficiale PI che due citate regole, non rifugadottano le decisioni, concordemente e in relagendo il contatto con il giornalista. zione alle opportunità e alle logiche della sicurezNell’atteggiamento da tenere è, poi, utile ricorza, circa il tipo e il livello di notizie alle quali dare dare un altro aspetto rivelatosi molto importante accesso. ai fini del risultato ultimo, che è la notizia, il mesLe regole basilari e inderogabili che governano saggio da «veicolare»: si devono fornire all’inizio questo aspetto sono due: la sicurezza delle opele informazioni più importanti. Il motivo è duplice: razioni in atto o programmate e la sicurezza e psicologico, poiché chi ascolta ricorda sicuramenl’incolumità del personale impegnato a qualsiasi te e meglio ciò che ha sentito per primo; tecnicolivello. pratico, in quanto il giornalista, che deve fare i Deve essere, inoltre, ribadito con chiarezza coconti con lo spazio a lui assegnato sulla testata, me l’evoluzione professionale che negli ultimi anse deve «tagliare» qualcosa, elimina ciò che ha reni ha portato il militare italiano ai livelli dei collegistrato o sentito dopo. ghi degli eserciti occidentali più avanzati, fa sì che Altro problema da affrontare, nella fase di consi debba comunicare ai giornalisti i messaggi più tatto con i giornalisti, è l’aspetto lessicale. funzionali per abbattere lo stereotipato del soldaIl linguaggio è spesso farcito di tecnicismi e di to italiano a volte definito, sia pure con espressigle, tali da fare emergere un mondo avulso dalla sioni forse troppo colorite, «spaghetti e mandolisocietà che, oltre ad avere regole proprie, ha anno», «mammone» o «marmittone». che una propria terminologia, perdipiù incomProfessionalità, efficienza, giusta determinazione, prensibile. equipaggiamenti all’avanguardia, procedure e tecSi devono pertanto evitare acronimi, sigle, ab-
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breviazioni, nomi telegrafici di Enti e quant’altro risulti oscuro agli occhi di un «civile», per essere sostanzialmente e semplicemente compresi. Per rendere più chiaro il concetto, si pensi a un giornalista che conosca per la prima volta l’ambiente militare e, in tutta risposta, gli si parli di ToA anziché passaggio di consegne tra contingenti, di Teatro Operativo invece di Zona di Operazioni, di AoR invece di Area di Responsabilità, oppure del fantomatico CJTF, nel quale opera la Cellula J3 OPS, che sovrintende alle OPS e che comunque fa capo al NCC, oppure si disserti tranquillamente delle omologazioni dei materiali per l’aviolancio da parte di COSTARMAEREO! È fin troppo scontato che con i giornalisti non si può immaginare di poter alterare la realtà, poiché con loro più che mai è valido il detto che le bugie hanno le «gambe corte». E le gambe sono tanto «più corte» quanto maggiore è la curiosità del giornalista, che a sua volta è funzione dell’importanza del fatto che si narra o che deve essere approfondito. Il professionista dell’informazione, per etica e
dovere professionale, incrocia le notizie, cerca conferme o smentite di ciò che ascolta (o vede), scava nei vari strati delle gerarchie militari fino ad avere soddisfazione dei propri dubbi o della propria «sete di verità», che soddisfa nella stragrande maggioranza delle volte. Quindi, regola d’oro è mai distorcere la realtà o omettere dati determinanti per la corretta ricostruzione dei fatti. La regola è così aurea che, a scapito di fare una figura non proprio brillante, è meglio ammettere di essere poco informati e dire ciò che si sa (che deve essere vero e divulgabile). Qualsiasi evento (situazione), anche il più negativo, contiene in sé aspetti positivi: occorre saperli cogliere ed enfatizzare! Questo principio lo si può facilmente rinvenire in un bellissimo film della Disney degli anni sessanta: «Pollyanna». Pollyanna era la giovane protagonista, una bambina sfortunatissima, alla quale capitavano le peggiori disgrazie, dalla morte dell’animale preferito ai lutti familiari. Ciononostante, era sempre sorridente e trascinava con la sua positività tutti gli adulti che le stavano vicini, dando mirabili insegnamenti di vita. Ebbene, la stessa filosofia della ricerca dell’aspetto positivo in una realtà «negativa» deve ispirare qualsiasi militare nella sua veste di comu-
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Nelle operazioni fuori area spesso i bambini rappresentano il primo punto di contatto con la popolazione.
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giornalisti. Occorre avere un’idea completa del mondo della comunicazione e delle regole che lo governano, ivi comprese quelle che disciplinano la formazione dei giornalisti e ne guidano la condotta (codice deontologico, ordine professionale). In secondo luogo, si deve impostare il contatto in maniera costruttiva, fatto che è di assoluto interesse anche per ...Ogni Comandante è re - il giornalista e che si rivela sponsabile della comunica - estremamente remunerativo nei REGOLE PER I COMANDANTI z i o n e d e l C o n t i n g e n t e i n momenti «di crisi». Significa, o p e r a z i o n i . C i ò s i g n i f i c a dal lato pratico, che il Comandeve ricercare il contatto La prima regola, non derogac h e l ’ a t t i v i t à d i p u b b l i c a dante con i rappresentanti dei media, bile, è che ogni Comandante è responsabile della comunica- informazione è funzione di stimolando la loro attenzione per le attività dei reparti, prozione del Contingente in ope- Comando spettando le problematiche che razioni. Ciò significa, in altri nel frangente incombono, rentermini, che l’attività di Pubblidendoli partecipi (nel rispetto dei limiti della rica Informazione è funzione di Comando. Le conservatezza) dell’azione di comando, facendo sì seguenze che ne derivano sono tanto evidenti che essi si sentano perfettamente inseriti. quanto meritevoli di approfondimento: qualsiasi forma di comunicazione, verbale, scritta, gestuaIl risultato è costituito dalla possibilità di utilizzare il loro «valore aggiunto» per il raggiungile, comportamentale e quant’altro specificato dai mento delle finalità del Contingente stesso (valocanoni del settore (anche l’aspetto marziale), è comunque riconducibile al Comandante. Ciò richiede di seguire alcune regole pratiche per non incorrere nell’incidente mediatico. L’impervia natura del territorio afghano rappresenta un ostacolo al controllo del territorio. Innanzitutto, non è opportuno diffidare dei
nicatore: anche nelle situazioni meno favorevoli si devono cogliere i lati positivi che pur sono presenti, solo per il fatto che l’Istituzione ha in sé meccanismi e persone che denotano positività (si pensi, a titolo esemplificativo, alle inchieste interne promosse per individuare responsabilità nei casi di incidenti o eventuali illeciti).
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REGOLE UTILI PER UN MILITARE IN OPERAZIONI • Ricordarsi di essere Italiani. • Non lasciarsi cadere nel «mammismo» o nell’autocommiserazione. • Evitare confronti con altri Contingenti. • Evitare le lotte di «parrocchia» (paracadutisti meglio di alpini e peggio dei lagunari). • Dare sempre un’immagine di efficienza e professionalità nel rispetto del decoro (modo di portare l’uniforme, l’equipaggiamento). • Mostrare sempre dignità (anche quando si ha paura la si vince con l’addestramento e il coraggio). • Non aver timore di affermare che si percepisce l’indennità: gli emolumenti nel mondo occidentale sono indice di professionalità riconosciuta.
rizzazione delle unità e della missione). ma della tempestività stessa, vi è la necessità di Altra regola estremamente importante è il rapporcomunicazione, intesa come diffusione anche to di fiducia tra il Comandante e il suo PIO. scarna e asettica degli accadimenti che incomboQuest’ultimo è nient’altro che l’ alter ego del no o si sono verificati. In certi casi, specie se neComandante: è colui il quale, in gativi, il rischio del «vuoto coassenza del Comandante o in municativo» è immanente: l’ascaso di impossibilità di comuIn mancanza di dati for - senza di notizie in presenza di nicare per motivi operativi e/o n i t i d a l C o m a n d o C o n t i n - un evento scatena la brama delogistici, rilascia ai media le gente, i giornalisti tendono gli operatori i quali, anche solo stesse dichiarazioni che rilail fatto che devono dare un a raccogliere le notizie do - per scerebbe il Comandante, sepsenso alla loro presenza a mive e come possono, ovve - gliaia di km dall’Italia, tendono pur con altre parole. Appare immediatamente in- rosia dal primo militare che a colmare tale vuoto. tuitivo che ciò tanto più accade si presenta davanti In mancanza di dati forniti dal quanto maggiore è la conocomando Contingente, essi scenza e il rispetto reciproco tendono a raccogliere le notizie tra Comandante e PIO e quanto più stretto è il ledove e come possono, ovverosia chiedendo al prigame di fiducia che li unisce, fatte salve le capacimo militare che si presenta davanti. tà individuali, la formazione specifica e l’indottriPuò verificarsi allora che essi ritengano fonte atnamento dell’Ufficiale PI. tendibile il Caporale Tizio che ha appena terminato il turno di guardia o anche il Capitano Caio del
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GESTIONE DELL’EVENTO E DEL POST-E EVENTO Nei teatri operativi i giornalisti si considerano sempre in «servizio».
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L’applicazione pratica di quanto detto trova un primo riscontro nella gestione di un evento e del relativo post-evento. Ipotizzando un dato evento, non è rilevante se positivo o negativo, ci si deve chiedere quali siano le linee guida dell’azione mediatica, cercando di seguire, finché possibile, le indicazioni illustrate. L’aspetto maggiormente importante è costituito dalla tempestività. Essere subito presenti e comunicare immediatamente la situazione, seppur in maniera frammentaria e a più riprese, paga sicuramente e valorizza la bontà dell’informazione, aumentando la credibilità agli occhi del giornalista e incrementando la fiducia che egli ripone nel Comandante e nel personale del Contingente. Aldilà della tempestività e concettualmente pri-
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MESSAGGI DA TRASMETTERE NEL CORSO DI UN’INTERVISTA Il ruolo della Forza Militare impegnata nell’operazione: la corretta illustrazione di tale ruolo, basata ovviamente sulla padronanza dei concetti di base che concernono l’impiego della componente militare, diviene elemento fondamentale per una corretta ed efficace azione mediatica. La multinazionalità: l’evidenza di tale aspetto, indice della perfetta integrazione del Paese nei contesti internazionali (NATO, ONU, Free coalitions). L’importanza dell’operazione: la condivisione dell’importanza dell’operazione testimonia la consapevolezza del personale impiegato nelle Istituzioni e fa emergere la figura del militare professionista e consapevole del proprio ruolo. L’unicità del Comando: rappresenta uno degli aspetti peculiari di una struttura militare, fondamento della propria efficienza. La cooperazione: esprime la capacità di adattarsi a contesti in cui operano contingenti con procedure che possono scostarsi da quelle nazionali. L’interoperabilità: è un concetto derivato dalla cooperazione. La forza militare non è forza di occupazione: a parte le disquisizioni di natura giuridica concernenti il Diritto Internazionale Umanitario e dei Conflitti Armati (Convenzioni di Ginevra del 1947 e relativi Protocolli aggiuntivi), è necessario precisare tale concetto in tutti i contesti in cui vi è l’opportunità. L’integrazione con gli Organismi Internazionali: spesso i Contingenti militari operano al fianco di Organismi Internazionali, governativi o non governativi (l’esempio che si suole fare è quello dell’UNMIK in Kosovo). L’indice di professionalità espresso da tali integrazioni è notevole e certifica le capacità acquisite negli ultimi lustri dalla Forza Armata. I compiti umanitari: occorre evidenziare ma anche bilanciare i compiti umanitari con quelli più tipicamente operativi. La componente umanitaria dei Contingenti italiani è stata universalmente riconosciuta come estremamente efficiente e proficua, ma tale aspetto non deve oscurare e andare a scapito di quella operativa. L’imparzialità: principio fondamentale e assolutamente prioritario nel settore della comunicazione: esso evidenzia il ruolo pacificatore della componente militare di un Contingente. La professionalità e la motivazione: sono i cardini da sempre dell’Esercito: A essi devono pertanto essere riservati canali preferenziali nelle occasioni in cui si ha l’opportunità di comunicare, a prescindere dal contesto e anche se ci si deve limitare a farli trasparire anziché affermarli esplicitamente. L’importanza della logistica: è il settore che ha sempre sofferto una certa trascuratezza nel campo della comunicazione. È opportuno che la si evidenzi, specie alla luce delle missioni più recenti. La logistica è oggi parte integrante della «manovra» che si svolge in Teatro ed è a pieno titolo una funzione tra le altre funzioni interarma, preposta ad assolvere compiti concreti a stretto contatto con le unità operative, consentendo ai contingenti terrestri di schierarsi nei tempi richiesti nelle aree di crisi e di poter operare nei modi stabiliti dalla missione.
Gruppo di Supporto che magari è affascinato dal poter rilasciare una dichiarazione davanti a una telecamera e un microfono, ma che può essere assolutamente all’oscuro delle policy, delle note di linguaggio e magari finanche della dinamica dell’evento in questione. Una volta assunta la consapevolezza della necessità della comunicazione, occorre raggiungere la convinzione della sua utilità, evitando sospetti e diffidenze, onde agire più efficacemente sull’attività di «veicolazione» dei messaggi positivi per il Contingente e per la Forza Armata stessa. In questi casi l’atteggiamento psicologico è colto immediatamente dal giornalista, il quale percepisce le sfumature della condotta e misura l’approfondimento dell’indagine in linea con le finali-
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tà istituzionali. L’azione è tanto più efficace quanto più si ha presente la finalità ultima che ispira la condotta del giornalista: il diritto dell’opinione pubblica di essere informata sui fatti, di conoscere. Il giornalista è pienamente convinto di assolvere un compito nobilissimo: quello di garantire l’affermazione di un principio di rango costituzionale. Egli è pronto a ostentarlo ogni qualvolta che si renda indispensabile per continuare a operare. A volte capita che egli abusi di questo «diritto» nel tentativo di vincere qualche ritrosia al rilascio di informazioni, ma resta fermo che il fondamento del procedimento logico-giuridico è indiscutibile e va pertanto rispettato. L’ultimo aspetto da considerare è quello relativo
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ai tempi tecnici dei media, diversi a seconda del tipo di mezzo di comunicazione di cui si tratta. La notizia confezionata deve essere pubblicata o trasmessa, e i tempi di pubblicazione o di trasmissione sono rigidi, nel senso che per andare in stampa è necessario avere la notizia entro una certa ora, pena il «salto» al numero successivo (o del tutto a seconda dei casi), mentre per andare in onda nella prima edizione utile del telegiornale, deve essere comunicata entro una certa ora. Anche se può apparire una forzatura, è un criterio che è bene tener presente per garantire l’efficacia della comunicazione e gestire il servizio dei media positivamente e a favore del Contingente.
sposta in funzione del tempo a disposizione. Una risposta eccessivamente lunga e articolata spesso non viene registrata e correttamente compresa dal giornalista che, di conseguenza, ha difficoltà a rendere al meglio i contenuti se si tratta di carta stampata; in caso di riprese video, e non si è in diretta, si può incorrere in «tagli» di immagini in fase di montaggio del servizio. Meglio ricordare di esporre sempre all’inizio il concetto o la semplice notizia che si vuole far passare sicuramente.
La conoscenza delle norme di linguaggio generali è presupposto fondamentale per il rilascio «in sicurezza» di un’intervista. Chi si accinge a rilasciarla deve essere edotto preventivamente sulle note di linguaggio generali e specifiche, ove occorra; è coCOME EFFETTUARE UN’INTERVISTA munque buona norma, per chi non è esperto comunicatore o non ha mai lavorato nel settore, esigere È l’attività mediatica più frequente. Anche se ne un indottrinamento preventivo (a cura del Comanesistono due tipi: registrata in diretta e per la dante o dell’Ufficiale PI). stampa, la preparazione è la stessa. Durante il colloquio è consigliabile concentrarsi Prepararsi per un’intervista è in sostanza come sulla risposta anziché sulla domanda (che nessuno affrontare una trattativa. Occorre far comprendere sente o si ricorda). Può apparire come un’anomalia al giornalista che si devono raccogliere informalogica, ma se la domanda formulata è diretta, zioni prima di iniziare. L’esercizio migliore, in tali chiara e precisa (circostanze che si verificano ancasi, è chiedersi sempre quali potrebbero essere che nell’interesse del giornalista), meglio pensare le ripercussioni di un servizio a ciò che si deve dire, anche a giornalistico per l’unità o la costo di «accompagnare e dirimissione o anche per la propria La conoscenza delle nor - gere» le intenzioni del giornaliForza Armata. Solitamente il pubblico non me di linguaggio generali è sta. Si è soliti suggerire domande ama vedere in televisione qualdel tipo: «Su cosa è questo ser- p r e s u p p o s t o f o n d a m e n t a l e cuno che risponde come un auvizio?» Lo scopo è capire qual è p e r i l r i l a s c i o i n s i c u r e z z a toma e continua a ripete le il punto di vista del giornalista. di un’intervista stesse frasi come se fossero reQuali aspetti della notizia vuole gistrate su un nastro. mettere in risalto? Con chi altri A corollario della regola presta parlando? Potrà chiedere di completare inforcedente vi è la necessità del «lancio» del messagmazioni che egli già conosce. gio, o almeno di quello più importante. Nel moAlcune volte, se si è a conoscenza di chi ha parmento in cui un soldato è intervistato, ed è chialato prima con il giornalista, ci si può trovare a mato a rendere dichiarazioni che coinvolgono il dover confutare alcune notizie. Quanto è inforsuo operato, egli diventa il tramite (anche solo mato il giornalista sull’argomento? Cosa sa dei per il fatto che indossa una divisa), una «finestra» militari? Potrebbe essere necessario istruire il di collegamento con la società civile: questo moprofessionista. Quale tipo di articoli è solito scrimento deve essere inteso e sfruttato come opporvere? È critico con i militari, con la guerra o con le tunità per trasmettere messaggi fondamentali nel operazioni militari in genere? Meglio, se possibile, quadro del piano di comunicazione generale. raccogliere informazioni sui suoi precedenti proIl concetto alla base di tale necessità è quello fessionali. relativo alla concezione che vede il militare di È, pertanto, necessario che ciascun militare deogni ordine e grado quale testimone e portavoce signato per il rilascio di un’intervista sia reso (non in senso tecnico specifico) di tutta la sua edotto circa le finalità e la struttura di un’interviForza Armata. sta tipo e memorizzi i seguenti suggerimenti: Il messaggio deve essere supportato con fatti, • ove possibile, chiedere prima al giornalista le docircostanze, riferimenti, dati, cifre statistiche, mande che ha intenzione di formulare e, se si ha chiarimenti, citazioni e quant’altro utile per increabbastanza confidenza, suggerire di concordarle, mentare le potenzialità di penetrazione del mesalmeno alcune, allo scopo di soddisfare pienasaggio nella opinione pubblica nazionale e intermente le esigenze di entrambi; nazionale. È intuitivo e non merita particolari ap• intervista durante, è necessario formulare la riprofondimenti il fatto che ciò presuppone un in-
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sulla base dei principi esposti, una buona attività di comunicazione. Anche in tal caso è possibile individuare una serie di regole da seguire per assicurare la massima efficacia, quali: • trasparenza: un rapporto sincero garantisce la condivisione degli obiettivi e la solidarietà degli operatori dell’informazione che, di solito, si rendono disponibili a fornire la massima collaborazione nella gestione della crisi, filtrando e bilanciando opportunamente il flusso di notizie da diffondere; • campagna d’informazione attiva: dal Comando del Contingente deve scaturire con costanza e regolarità una serie di aggiornamenti che scandiscano i momenti della crisi, testimoniando trasparenza e obiettività; • sincronia con il settore operativo: le notizie da comunicare ai media devono essere «in linea» con il settore operativo al quale fanno capo tutte le informazioni e le azioni che materialmente il ConUna blindo Centauro e un VM 90 in pattugliamento nel deserto. tingente attua; • prese di posizione chiare e precise, in coordinamento con quanto viene deciso in Patria. In certe circostanze paga molto la coerenza e l’univocità; dottrinamento particolare e la disponibilità di ma• linguaggio scevro da tecnicismi e acronimi, soteriale di riferimento adeguato. prattutto in situazioni di crisi ed emergenza; Nel rilasciare un’intervista e far sì che essa ri• gradualità delle informazioni: in caso di incidenti sulti penetrante, occorre colpire l’attenzione del gravi che riguardano il personale è di fondamenpotenziale pubblico. Si tratta di tale importanza dosare le notifar leva sulle passioni e sugli zie. Particolare attenzione deve impulsi che muovono le emoS i è a v v e r t i t o i l b i s o g n o essere posta nella fase in cui dezioni collettive: risulterà più in- di comunicare i fatti come vono essere informate le famiteressante ascoltare, per chi è a assolutamente da evitare la s o n o , b u o n i o c a t t i v i c h e glie: casa e ascolta o legge la notizia circostanza che esse apprendano o l’intervista, chi pone enfasi s i a n o , p r i m a c h e a l t r i d i f - dai media un evento che riguarnell’esporre le caratteristiche f o n d a n o a i m e d i a d i s t o r - da un proprio congiunto; del proprio impegno, dimostra sioni o disinformazioni... • comunicazioni limitate alattaccamento nei confronti dell’evento interessato, evitando afl’Istituzione: così facendo attira fermazioni dai risvolti politici o lucidamente a sé l’interlocutore ottenendo la sua che comunque possano avere implicazioni di nasimpatia. tura politica o che esulino dalla sfera di compeIn conclusione, è necessario richiamare una retenza o responsabilità dei militari. Sono da progola già accennata: occorre saper gestire l’interviscrivere, inoltre, affermazioni del tipo «no comsta, nel senso che si deve evidenziare, guidando ment», «non è successo niente» (ma non è imporcon tatto e garbo, ciò che si vuole sia evidenziato, tante), «non sappiamo nulla»; o far sì che si verififacendolo assurgere a necessità oggettiva, condichino circostanze di assenza di comunicazione, visa dal giornalista medesimo. scarico di responsabilità, mancanza di umiltà. Per esemplificare, si pensi alle frasi «in primo luogo, chiariamo i fatti..., concentriamo l’attenCONSIDERAZIONI CONCLUSIVE zione su ciò che è veramente importante»: sono frasi che, pronunciate con opportuna enfasi, vincolano il normale interlocutore a seguire l’esposiI rapporti con gli organi di informazioni di maszione dell’intervistato. sa sono un problema di vecchia data, come evidenziato anche dalle lessons learned inglesi relative alla guerra delle Falklands (1982). LA GESTIONE DELLE EMERGENZE Per lungo tempo la comunicazione operativa (e quella militare in generale) è stata regolata da una Un evento negativo per il Contingente impone, forte limitazione nei confronti dei media/giornali-
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sti; questo, sostanzialmente, per due motivi: • concetto di attività militari, che per loro natura non devono aprire i propri segreti a potenziali avversari, anche indirettamente, con la fuga di notizie; • diffidenza nei confronti dei giornalisti, spesso visti in contrapposizione, antimilitaristi e, comunque, sfavorevoli al mondo militare, capaci anche di condizionare gli esiti di un conflitto (Vietnam). Soprattutto in relazione a questo secondo aspetto, sino a pochi anni fa le informazioni ai media venivano eccessivamente filtrate e veniva passato loro solo quello che volevano i Comandi (prima Guerra del Golfo). Successivamente, il mondo militare occidentale si è reso conto che cercare di arginare notizie od immagini sgradite o comunque indigeste per l’opinione pubblica era un compito pressoché impossibile. Negli anni 90 si è cercato quindi di mettere in
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Il rientro dei militari alla base rappresenta per i giornalisti on’occasione per attingere e verificare notizie.
contatto le strutture militari con l’opinione pubblica, trovando il giusto equilibrio tra la necessità di far conoscere e il rispetto della riservatezza imposta dalla natura degli argomenti trattati. Ciò si è ottenuto con una presenza sempre più diretta e diffusa dei giornalisti tra i reparti in area di missione, nella consapevolezza del fatto che la copertura delle operazioni da parte dei mezzi di informazione modella in larga misura la percezione da parte del pubblico, la cui opinione/percezione potrà influire sulla durata e sul costo del coinvolgimento. Si è avvertito, quindi, il bisogno di comunicare i fatti come sono, buoni o cattivi che siano, prima che altri diffondano ai media distorsioni o disinformazioni: le persone sul campo devono raccontare gli avvenimenti che riguardano le Forze Armate. Nasce così la figura del giornalista embedded, ovvero dell’inviato inserito in un reparto in operazioni. Il primo ricorso a questa figura avviene in Afghanistan, dove essi sono portati a visitare i luoghi in cui vivono e operano i militari e seguono i reparti nel corso delle attività operative In questo modo essi possono raccontare le storie dei soldati, come vivono, cosa fanno, chi sono, come pensano: si fanno parlare i soldati. Anche se appare chiaro che resta ancora molto da fare, nella consapevolezza del fatto che «la conoscenza è la premessa per il richiamo dell’attenzione e per la conquista della considerazione, e che la comunicazione in operazioni aumenta la visibilità dei Militari, ma comporta un adattamento delle attività alla sensibilità dell’opinione pubblica e degli operatori del settore». Bin Laden, in una lettera sequestrata dalle forze statunitensi a Kabul, indirizzata al Mullah Omar, scrive... è ovvio che la guerra dei media è uno dei metodi più forti per ottenere la vittoria finale. Dirò di più: il 90 per cento della preparazione per le nostre battaglie deve essere affidato al bombardamento mediatico («Panorama», 9 marzo 2006). È evidente che occorre riflettere su tali affermazioni, per acquisire la giusta consapevolezza di quanto sia complessa l’attività di contatto con gli operatori dei media. Giorgio Battisti Generale di Divisione, Capo del Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito.
Gian nfrran nco Oggian no Capitano, in servizio presso l’Ufficio Pubblica Informazione del Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito
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GIULIO ARISTIDE SARTORIO PITTORE E COMBATTENTE L’esposizione delle sue opere al Chiostro del Bramante Nella suggestiva cornice del Chiostro del Bramante, a Roma, viene presentato il lavoro di uno dei grandi pittori italiani a cavallo tra l’800 e il 900: Giulio Aristide Sartorio, nato a Roma l’11 febbraio 1860 da una famiglia di artisti. La mostra, a cura del Professor Renato Miracco, è stata inaugurata il 24 marzo e si protrarrà fino all’11 giugno. La prima esposizione antologica, dopo quella del 1933 (e dopo quella del 1961 a Palazzo Braschi o quelle del 1981 e del 2000 alla Camera dei Deputati), consente di sottolineare il percorso artistico nell’arco temporale che va dalla fine dell’800 al 1932, anno di morte dell’artista. Tra retaggi di romanticismo e sfumature simboliste, In apertura. Pico re del Lazio.
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lo scopo primario è l’idea di ricerca, di progresso, di ricostruzione della storia italiana che, già presente nelle sue prime opere, raggiungerà la sua massima espressione nei lavori di decorazione, come ad esempio quelli di Palazzo Montecitorio a Roma. Nel 1904 è tra i fondatori del «Gruppo dei Venticinque della Campagna Romana» e si segnala per i numerosi pastelli e tempere dedicati al paesaggio, dove si fonde visione e creatività. Ogni forma di paesaggio in Sartorio è lo specchio riflesso degli dei. Ciò senza mai dimenticare la memoria, sia essa storica, sociale o mitica. La mostra è l’occasione per celebrare un artista veramente completo, sintesi di diversi movimenti pittorici e di rinomata fama internazionale. Ma
Sopra. Rondini di mare. A sinistra. Il risveglio.
A destra. Particolare di Mare tranquillo.
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Sartorio è anche pittore-soldato, avendo dipinto più di 100 quadri durante la Prima guerra mondiale. La pittura non è più mera descrizione dell’evento ma analisi del vissuto quotidiano. In questo contesto sono esemplari le opere di poeti come Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale e di artisti come Anselmo Bucci, Italico Brass, Aldo Carpi e altri. Interventista convinto, nonostante l’età si arruolò nel «Gruppo delle Guardie Volontarie a Cavallo» e, all’aprirsi delle ostilità, fu assegnato al Comando del VI Corpo d’Armata a Cormons. Tormentato dall’inquetitudine di non potermi trovare in linea fin dal primo giorno della guerra nostra, io partii
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Sopra a sinistra. Sartorio sulla nave Duilio. Sopra. Le sirene. A sinistra. Marga Se villa.
volontario delle Guardie a Cavallo.... La presenza di Sartorio in trincea fu brevissima: fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso nel carcere di Mauthausen venne liberato grazie all’intervento di Papa Benedetto XV. Il periodo di detenzione non fermò comunque il suo estro pittorico. Rimpatriato non volli documenti di invalidità dell’ospedale al Celio per avere ancora la possibilità di tornare al fronte. Sartorio chiese, infatti, al Ministero della Guerra di essere reintegrato in servizio ed essere nominato Ufficiale di Complemento. La risposta giunse negativa in quanto: Tali nomine sono sospese fin dall’ottobre 1915. Riportiamo in tal senso uno stralcio della lettera inviata al Ministro della Guerra dal Sottocapo di Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano datata 30 luglio 1917: Il pittore Aristide Sartorio, recentemente restituito dall’Austria nella qualità di prigioniero di guerra inabile, ha espresso con molta insistenza il desiderio di poter ritornare in zona di guerra come «borghese», e con la propria arte ritrarre scene e vedute della guerra. Risulterebbe che il Ministero della Guerra, ravvi-
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decisivi della vittoria italiana. La mostra si dipana in varie sezioni. La prima, dedicata ai disegni giovanili, si chiude con alcuni frammenti del quadro che gli permetterà di vincere, ex-equo con Segantini, una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi nel 1889. In un’altra – che l’autore deriva dall’arte tedesca – il senso di energia trasmesso dai «nudi» in atteggiamenti eroici classicheggianti. A testimonianza della produzione artistica al fronte, un’ulteriore sezione è dedicata ai dipinti della guerra del 1915-18 alcuni dei quali rinvenuti dopo che il pittore li aveva venduti al Circolo Italiani di San Paolo, in Brasile. È utile per comprendere il Sartorio-soldato accostare il dipinto alla fotografia di riferimento scattata dallo stesso pittore o da altri fotografi militari. Così l’immagine viva dell’artista viene filtrata da mezzi puramente strumentali e immortalata sulla
A sinistra. Testata del Ponte Elio.
sando ancora nel Sartorio la qualità di militare, non voglia permetterne il ritorno in zona di guerra sulla base delle note vigenti disposizioni in materia di prigionieri di guerra restituiti dal nemico.... Ritornò al fronte da civile e subito produsse 12 quadri della guerra sul Carso cui fece seguito una sorta di diario nel quale l’artista descrive e commenta alcuni episodi bellici evidenziando i giorni
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Sotto. Il tevere a ripa grande.
tela. In questo modo Sartorio non si limita a riprodurre la realtà dell’evento bellico ma media e interpreta la nuda realtà fotografica. Il risultato è un gioco di colori, un uso dei verdi e dei grigi piombo, di azzurri violenti che ben esprimono la desolazione di quei luoghi segnati dalla tragedia immane della guerra. GRELAUR
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CELEBRATO IL 145° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL’ESERCITO ITALIANO Manifestazioni in tono minore hanno quest’anno caratterizzato l’anniversario della fondazione dell’Esercito Italiano. Infatti, subito dopo l’inaugurazione sono giunte le luttuose notizie da Nassiriya e Kabul. Ciò ha comportato un ridimensionamento degli eventi previsti. Tra questi di particolare spicco, la mostra storico, inaugurata al Vittoriano il 20 aprile 2006, e la presentazione del libro di documentazione fotografica militare risalente agli eventi del primo conflitto mondiale, il 26 aprile 2006 presso Palazzetto Mattei in Roma. Ad entrambe le manifestazioni ha partecipato il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Filiberto Cecchi, che, inaugurando la mostra al Vittoriano presentata dal Capo dell’Ufficio Storico Colonnello Giovanni Sargeri, ha plaudito all’importante iniziativa in considerazione del fatto per ogni Forza Armata le tradizioni rappresentano un elemento vitale. La mostra dal titolo «Storia di uomini e di armi dal Risorgimento ai giorni nostri», aperta gratuitamente al pubblico fino al 15 settembre 2006 presso il Sacrario delle Bandiere rende visibili agli occhi dei curiosi ben 600 importanti cimeli raccolti grazie alla preziosa disponibilità di numerosi enti. Cornice adatta più di ogni altra ad ospitare una mostra storico-militare, il Vittoriano viene eretto in onore di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, celebrandolo quale Padre della Patria. Sotto il suo Regno l’Armata sarda diviene, nel 1861, Esercito Italiano a suggellare la raggiunta unità nazionale. Unità nazionale e ideale di libertà sono espressi dalle due iscrizioni incise sui propilei «Patriae unitati» e «Civium libertati». L’esposizione si articola in quattro sezioni: la prima ripercorre le prime imprese del Risorgimento per arrivare fino alle campagne dell’Unità d’Italia; la seconda illustra i primi venti anni di espansione coloniale e la Grande Guerra; la terza narra l’impresa di Fiume e la Guerra di Liberazione. Infine l’Esercito della Repubblica fotografato dall’anno 1946 ai giorni nostri. La mostra ci permette di rivivere le gloriose gesta dei nostri eroi ma anche quelle di tanti sconosciuti ma altrettanto valorosi soldati. Oggetti normalmente visibili solo nei film e nei documentari storici sono sotto i nostri sguardi: così possiamo fantasticare ed emozionarci ammirando il berretto di Nino Bixio, la bicicletta monopedale di Enrico
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Toti, le armi d’epoca, le divise garibaldine, le tende, le radio, fino alla gabbietta in vimini contenente un tempo i piccioni viaggiatori usati durante il primo conflitto mondiale, con annesse pergamene originali contenenti i messaggi inviati e una gabbia-trappola per i piccioni «nemici». Molto interessante la tessera n. 363 731 del Tenente cappellano militare Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII. «Statura 1.75, capelli castani, occhi scuri» queste le sue caratteristiche somatiche all’epoca del servizio militare. Particolare impatto emotivo incutono, poi, i preziosi reperti relativi alla cosiddetta «arte povera», da trincea: piccoli aeroplani, coltellini ed altro creati dalle mani sapienti dei nostri soldati per scaricare la tensione durante, le lunghe attese nei fossati. E ancora, le tende della Croce Rossa della Prima guerra mondiale, le cartoline che i nostri scrivevano ai propri cari e tante fotografie da vedere con i visori tridimensionali. Un utile modo per avvicinare il grande pubblico ai nostri soldati impegnati nei teatri all’estero è l’esposizione degli equipaggiamenti adottati per la bonifica dei campi minati, dei robot e di altri mezzi innovativi utilizzati per stare al passo con la cosiddetta «guerra tecnologica» e, infine, un’ultima sezione dedicata alle pubblicazioni edite a cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. L’Ufficio Storico ha poi curato la presentazione del volume storico–fotografico «La Grande Guerra sul fronte italiano, dalle immagini del servizio fo-
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tografico militare». L’evento si è tenuto a Villa Celimontana, presso Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana. Il libro è stato illustrato da importanti personalità del mondo accademico, quali il prof. Alberto Manodori Sagredo, docente di Storia e Tecnica della fotografia dell’Università degli Studi di Roma «Tor Vergata» ed il prof. Antonello Biagini, docente di Storia dell’Europa Orientale presso l’Università di Roma «La Sapienza». Il volume narra al grande pubblico la lunga tradizione di fotografia e di cinematografia di guerra, che risale alle origini stesse delle applicazioni fotografiche in campo scientifico. Sin dalla fine dell’800 la Forza Armata ha sentito infatti l’esigenza di dotarsi della capacità di produrre immagini d’interesse militare per scopi sia operativi sia di cronaca. Le squadre fotografiche e telefotografiche esistenti nel maggio 1915, all’atto della dichiarazione di guerra all’Ausria-Ungheria, venivano incrementate nel corso del lungo conflitto fino a costituire una Direzione del Servizio Fotografico presso il Comando Supremo, un Servizio fotografico Aereo ed un Servizio Fotografico Terrestre. Nel 1934 venivano istituiti il Servizio Fotocinematografico Militare e la Cinematica Militare, posti alla dipendenza tecnica dell’Ispettorato del Genio e d’impiego dal Corpo di SM – Ufficio Addestramento, e destinati a compiti addestrativi, di studio tecnico sulle apparecchiature più idonee all’uso militare, preparazione di copioni cinematografici, effettuazioni di riprese, conservazione e manutenzione dei filmati. Oggi le attività sono in parte svolte dall’Agenzia di Produzione Cine Foto Televisiva e Mostre dello Stato Maggiore dell’Esercito. L’importanza acquisita dal mondo dell’informazione e l’impiego diffuso in missioni all’estero di contingenti di spedizione ha indotto, in tempi recenti, l’Esercito Italiano a munirsi di nuovi organi destinati alle riprese fotocinematografiche in zona di operazioni: i Media Combat Team. Nel 2004 si è dotato, quindi, di una capacità idonea alla copertura video-fotografica di personale e mezzi nella fase di dispiegamento o in operazioni, allo scopo di assicurare una corretta, tempestiva ed appropriata informazione video dei molteplici impegni in atto. La missione secondaria assegnata a questi Media Combat Team è quella di fornire il supporto per le memorie storiche delle Unità e Co-
mandi e per le lezioni e dati di esperienza appresi in contesti operativi. Ogni M.C.T. è composto da un Ufficiale Comandante e addetto alla Pubblica Informazione dello Stato Maggiore dell’Esercito e di un Combat Camera Team, a sua volta costituito da un Sottufficiale Capo nucleo, un Sottufficiale operatore di ripresa foto/video, un Volontario aiuto operatore di ripresa foto/video. Le ipotesi d’impiego dei Teams riguardano in via prioritaria e in ordine di importanza i teatri operativi all’estero, gli interventi di pubbliche calamità e di pubblica utilità in concorso alle autorità di pubblica sicurezza. I criteri di selezione del personale sono: adeguata resistenza fisica ad attività intense e protratte nel tempo in condizioni climatiche ed ambientali avverse; buon uso delle armi e dell’equipaggiamento individuale in dotazione, al fine di garantirsi anche l’autodifesa conoscenza della lingua inglese. La presentazione del volume, a cui hanno assistito personalità del mondo accademico e militare, è stata suggellata dall’intervento conclusivo del giornalista della RAI Ennio Remondino, che ha posto ai relatori e agli astanti un interessante quesito sulla funzione del giornalista civile in Teatro. Gli inviati ha sostenuto Remondino, avvertono quella sensazione che ricorda la sindrome del «visconte dimezzato», sentendo di essere divisi a metà tra la funzione di cronisti e quella di cittadini nell’appartenenza nazionale. Un compito, quello dei cronisti, a volte fin troppo delicato, per l’importante ruolo di opinion maker , che innegabilmente rivestono i media, e la fondamentale funzione di sostegno che gli stessi mezzi di diffusione di massa possono offrire ai nostri militari impegnati nei Teatri esteri. A conclusione dell’evento, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha voluto esprimere la propria soddisfazione per la pubblicazione di un volume cui tiene molto, perché da la possibilità di ricordare eventi risalenti a novanta anni or sono, attraverso il punto di vista più eloquente: le immagini di chi visse quei momenti, senza che esse vengano inficiate dalla retorica della memoria... così – ha proseguito il Generale Cecchi – ...nelle pagine del libro scorrono immagini talvolta crude, talvolta toccanti: uomini, donne, soldati, trincee, armi, vita e morte. Foto scattate dai fotografi dell’Esercito, a volte a rischio della vita, che sono la testimonianza di una tragedia immane.
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LE DONNE NELLE FORZE ARMATE Il punto di vista «marittimo» e quello «terrestre»
DONNE ETICA E SERVIZIO MILITARE La presenza delle donne tra le risorse umane delle Forze Armate e la progressiva professionalizzazione dell’impiego militare impongono la necessità, oltre che l’opportunità, di riproporre un codice deontologico e comportamentale rispondente alle esigenze di un diverso e rinnovato quadro interrelazionale. Le normative di riferimento restano saldamente costituite dal Regolamento di Disciplina Militare, dal Codice Penale Militare di Pace e dal Codice di Procedura Penale. In particolare rilevano, nel Regolamento di Disciplina Militare, le disposizioni deputate ai doveri dei militari e alle norme di comportamento in servizio. Certo però che i dettami colà individuati vanno rivisti e rivisitati tanto in funzione dell’evoluzione del costume e della cultura istituzionale dello status di militare, quanto in considerazione della integrazione femminile allo strumento bellico nazionale. In altre parole, se da un lato residua ai giorni nostri il fascino evidente della tradizionale sacralità dell’onore militare, dall’altro allo stesso debbono ascriversi elementi costitutivi nuovi se finanche alle donne si applicano voci valutative quali il coraggio, la forza d’animo e l’iniziativa, rispetto alle quali può apparire quasi desueta la raccolta di appunti intitolata «Nozioni di etica e Norme di comportamento», testo pubblicato dal Poligrafico dell’Accademia Navale appena due anni prima del primo bando di concorso per carriere militari aperto alle donne, nel 1998, ancora oggetto di studio e parte integrante della formazione. Non solo. Se la professionalità del personale mi-
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litare è il nuovo standard da conseguire, allora non dovrebbero essere inclusi quali nuovi elementi di valutazione, per esempio, la competenza e la trasparenza, concetto quest’ultimo sensibilmente lontano da quelli di fedeltà e lealtà che permeano in re ipsa, in una sorta di endiadi che richiama il rafforzativo costituzionale dell’obbligo di imparzialità e di buon andamento della Pubblica Amministrazione, l’operato delle Forze Armate. Se la salvaguardia del prestigio delle Forze Armate comportano per il militare una condotta esemplare e un rigoroso contegno, di converso la loro efficienza produttiva presuppone un impiego ottimale delle risorse umane e, quindi, non può prescindere dalla valorizzazione indiscriminata del personale, libera dai retaggi del sessismo. In questo processo così delicato è fondamentale investire sulla coesione del personale oltre ogni discriminazione e individuale convincimento, specie se stoltamente ingenerati da diffusi stereotipi che nuocciono alla professionalità, perchè minano dal profondo la motivazione individuale e insidiano l’armonizzazione educativa e disciplinare. Ci sovviene l’etica. È pur vero, difatti, che la parola etica deriva dal greco e vuol dire né più né meno «costume», ma la filosofia teoretica le ha dato nel tempo una dimensione autonoma quale filosofia dell’azione volontaria dell’uomo, incentrata sulla sua condotta morale in quanto soggetta alla legge assoluta del dovere. Da non confondere con l’etichetta, mero formale complesso di regole di buona educazione e di buon gusto indispensabile a saper vivere, utile a comandare. Altro ancora è la morale,che a sua volta postula necessariamente la libertà del volere e dell’azione dell’uomo e, quindi, la sua capacità di obbedire o disobbedire coscientemente alla legge, ma che, a differenza di quella, bene si adatta al primo enunciato dell’imperativo categorico opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale. La morale restò a lungo incorporata nella reli-
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gione. La concezione di Dio propria del cristianesimo, difatti, centra nella personalità umana il basamento della costruzione morale secondo il principio del libero arbitrio. Nietzsche, respinta la morale fondata sulla razionalità, disgiunge l’etica dalla morale riconoscendo con l’evoluzionismo biologico la lotta come legge di vita. Fra gli istinti domina la paura che spinge all’obbedienza, al conformismo, all’ossequio servile verso le norme consacrate dalla tradizione. Tale istinto è frutto della debolezza, perché è più facile obbedire che non comandare. Solo gli eletti hanno quel diritto/dovere di comandare che Nietzsche definisce «volontà di dominio». Questa morale, giudicata espressione di immoralità per l’interpretazione capziosa che si fece della teoria del super uomo, è invero una morale aristocratica nel senso etimologico puro: potere dei migliori. Anche l’etica ha subito la medesima sorte e i sistemi etici di riferimento in Italia sono da sempre pesantemente influenzati dalla religione. Tornando alla preziosa psicologia differenziale delle risorse umane, vale la pena sottolineare alcuni tra i più insulsi luoghi comuni inerenti le presunte differenze tra psicologia maschile/femminile. Si dice, ad esempio, che negli uomini è general-
mente attivo un processo di interiorizzazione che porta a non mostrare l’emotività all’esterno; le donne invece pongono in essere il processo opposto, quello di esternalizzazione delle proprie emozioni al fine di condividerle con gli altri anche attraverso il confronto. Prosegue l’autrice è più che dimostrata l’innata capacità delle donne, e meno degli uomini, riguardo all’organizzazione, all’intuizione, al relazionarsi, all’essere un positivo intermediario della risoluzione dei problemi. Per la verità, non pare condivisibile né affatto comprovata, a dispetto delle citate considerazioni, alcuna fra queste difformità caratteriali e/o comportamentali. Si legge in una pubblicazione dello Stato Maggiore della Difesa concernente l’etica militare: risulta quanto mai importante evidenziare che le due predette tipologie comportamentali possono essere entrambi funzionali o meno a seconda del contesto in cui vengono poste in essere. Infatti, se manifestare le proprie emozioni e condividerle con gli altri permette di riflettere e di elaborarle ai fini di un più efficace sviluppo dell’attività in svolgimento, lo stesso non si può dire in un contesto operativo dove è necessaria la massima prontezza di reazioni e una forte tenuta emotiva. Responsabilizzando i Comandanti sul prestare
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particolare attenzione in merito a questi comportamenti, inopportunamente definiti innati, si corre il rischio di aggravare il giudizio finale, come a dire che la predetta forte tenuta emotiva, concetto aleatorio e fumoso, importa un naturale riparto degli incarichi tra contesti operativi ad appannaggio maschile e lavoro di gruppo, per non dire «d’ufficio», riservato alle signore colleghe. Niente di più deontologicamente discriminante e artificioso. Da non trascurare, infine, le ripercussioni di questo pseudo-assunto sul piano della valutazione del personale e delle possibili relazioni con il processo motivazionale. La nota «regola delle 3P», difatti, chiarisce che la valutazione complessiva di ciascun individuo si riparte in tre singole valutazioni: posizione, potenziale e prestazioni. E se quest’ultima è oggettivamente fornita dall’inconfutabile raffronto tra finalità/obiettivi assegnati e risultati conseguiti, per la valutazione del potenziale occorre invece un quadro mirato ad personam delle caratteristiche attitudinali, culturali e professionali basato sulla conoscenza di elementi, relativi la storia lavorativa individuale e il tipo di formazione, acquisibili mediante un processo per lo più intrinseco e, quindi, fondato in ultima analisi su dati emersi non necessariamente a lavoro. Ecco come capacità e attitudini idonee a rivestire specifiche funzioni/incarichi possano facilmente per una donna restare all’ombra di impalpabili pregiudizi di massima. Sempre secondo lo Stato Maggiore della Difesa, nella fisiologica differenza tra sessi, se è assodato che il soggetto femminile normalmente presenta un ascendente fisico e una prestanza diversa dal soggetto maschile, ciò non toglie che tali aspetti possono trovare compensazione in un più forte valore e in una coerente determinazione. Sembrerebbe desumersi che, fino a prova contraria, le donne non avrebbero valentia bensì valore, non avrebbero prestanza ma certamente presenza. Ciononostante, tra le conclusioni si evidenzia un processo di integrazione imperniato su un quadro culturale e comportamentale libero da pregiudizi. Invero, le differenze tra psicologia maschile e femminile non sono rapportabili anzitutto solo al sesso, bensì anche e soprattutto alla cultura e alla diversa formazione scolastica ed extra-scolastica. L’angolatura riservata alla diversità psicologica è vistosamente miope, e molti dei presupposti che l’hanno ingenerata sono caduti in conseguenza di ricerche antropologiche/culturali, verifiche stati-
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stiche e sperimentali di psicologia scientifica. Si prenda in esame il mito delle Amazzoni, figure femminili sì, ma fortissime e abilissime guerriere tanto da confutare l’esclusivismo maschile nell’arte della guerra. Narra la leggenda che Pentesilea, regina delle Amazzoni, fu sconfitta sulle rive di un fiume, in un estenuante singolar tenzone, da Lamissone, futuro re dei Longobardi, cristallizzando la vittoria del migliore sul migliore, ossia del valoroso e coraggioso combattente sulla valorosa e determinata guerriera. Metodologicamente, occorre evitare di attribuire le differenze interrelazionali di uomini e donne alla generica differenza sessuale disgiunta dalle soggettive attitudini e personali caratteristiche predispositive. Di concretamente provato, da Fromm a Thompson, da Mead e Kinsey, c’è poco: per l’abilità motoria è luogo comune attribuire maggiore forza agli uomini a fronte di una maggiore destrezza manuale nelle donne; nella percezione si considera migliore l’orientamento spaziale degli uomini in luogo della migliore percezione dei dettagli nelle donne; nel ragionamento verbale una lieve superiorità degli uomini al netto di una maggiore facilità espositiva delle donne. La memoria gioca proverbialmente agli uomini un brutto scherzo, difatti le donne avrebbero una memoria logico/immaginativa superiore che però non si raccorda con le attitudini spaziali e meccaniche, certo conseguenza dell’esperienza e della conoscenza per secoli loro negate. Un simile retaggio culturale penalizza anche la personalità delle donne, dotate di maggiore orientamento sociale rispetto agli uomini ma di minore impulso a realizzarsi nella vita; più autosufficienti nell’adattamento emotivo, ma di contro più nevrotiche; con in percentuale maggiore successo nello studio, frutto di una più congeniale facilità espositiva e memoria, ma ben lungi da quella consacrazione professionale che si concretizza attraverso l’aggressività, la dominanza e il culto della persona, espressioni tipiche e quasi esclusive del potere maschile. Ma l’aspetto più significativo da mettere scrupolosamente in luce è che di quanto supposto dal punto di vista psicanalitico non vi è nulla di autorevolmente sostenuto o contestato, e tutto può ancora essere detto o essere confutato. Vero è che, in proposito, negli ultimi anni qualche passo avanti è stato fatto. In «La donna che morì dal ridere e altre storie incredibili sui misteri della mente umana», opera
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tradotta in otto lingue che racconta i risultati delle moderne ricerche nel campo delle neuroscienze, Ramachandran e Blakeslee offrono una variegata casistica, a tratti grottesca, delle differenze psicanalitiche tra uomini e donne di ogni estrazione, mentre l’antropologo Daniel Goleman ha scritto due interessanti best seller, «Intelligenza emotiva» e «Lavorare con intelligenza emotiva», promulgando la teoria della valorizzazione di questa preziosa risorsa (competenza personale composta da consapevolezza e padronanza di sé, motivazione, empatia e abilità sociale)comune, inutile soggiungere, a uomini e donne, alla pari foriera di gratificazione professionale. Sarebbe forse troppo aggiungere, a questo punto, le parole illuminate di Papa Giovanni Paolo II, quelle che hanno accarezzato l’animo femminile del mondo, riscattandolo da secolari umiliazioni ed emarginazioni, per aver richiamato con forza l’attenzione di tutti sul genio femminile, esaltando l’acutezza del suo sguardo che forse ancora più dell’uomo vede l’uomo. È tuttavia innegabile che le problematiche connesse all’impiego del personale femminile assumano aspetti peculiari e particolari che coinvolgono tanto questioni di ordine operativo e d’impiego, quanto di natura logistica e di convivenza con il personale maschile, non ultima la maternità. In particolare, a bordo delle unità navali, specie durante i periodi obbligatori d’imbarco e di Co-
mando. E qui corre l’obbligo di segnalare la «Guida all’imbarco, a uso del personale militare femminile», e le «Istruzioni alle navi a equipaggio misto», lavoro pregevole del Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia della Marina Militare. Lo spirito di queste nuove regole si informa all’armoniosa convivenza di persone di diverso sesso negli spazi angusti di una nave da guerra. In generale, si tratta di aspetti organizzativi che coinvolgono non solo l’ambiente di lavoro ma, per taluni versi, investono anche settori ordinativi legati allo status militare del personale femminile. La Legge n. 380 del 1999 e il Decreto Legislativo n. 24 del 2000, difatti, infondono anche alle Amministrazioni Militari l’obbligo di attuare il principio delle pari opportunità nel reclutamento, nell’accesso ai diversi gradi, alle qualifiche, alle specializzazioni e agli incarichi, nonché di assicurare direttive di impiego che consentano l’applicazione della normativa vigente in materia di maternità. Sulla scorta di questi ammonimenti si bandisce ogni discriminazione tra i due sessi e si garantiscono profili di carriera analoghi, fermi restando i medesimi obblighi (ad esempio, di imbarco e di comando). È rilevante sottolineare, proprio sotto il profilo etico, la conclusione cui giunge il I Reparto Personale: il reclutamento di personale militare femminile in Marina è di ottimo livello. Il mantenimento e l’accrescimento di un così elevato valore professionale e umano esigono uno sforzo da parte di tutti, a qualsiasi livello. Si sottolinea, pertanto, l’importanza che deve essere attribuita alla riuscita dell’inserimento del personale militare femminile a bordo delle navi. Ancora più precisa è la pubblicazione dello stesso Stato Maggiore della Marina intitolato «Norma di linguaggio relativa all’immissione di personale femminile nella Marina Militare», in cui si legge che il reclutamento di personale militare femminile costituisce un’opportunità di allargare il bacino da cui trarre i professionisti, nonché un mezzo per rafforzare il rapporto tra le Forze Armate e la società civile. Davvero interessante è il punto secondo cui gli atteggiamenti riscontrabili nei confronti dell’argomento donne sono il positivo, il negativo o il neutrale, e di questi tre è auspicabile il terzo. Ciò è in larga misura oggettivamente vero. Sia in sede di formazione sia nel contesto della valutazione, di cui si è detto, sottordini alle classi in Accademia e nelle Scuole Sottufficiali e compilatori sono ugualmente tenuti a un metro di valuta-
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zione rigorosamente equilibrato e omogeneo, limitando all’indispensabile i criteri di differenziazione. Con cosciente lungimiranza, difatti, si prende ad esame tanto la formazione quanto il servizio. La situazione delicata non si limita alla fase della formazione ma permane durante il servizio laddove si crei un ambiente «misto» di lavoro. Una delle ragioni di maggiore difficoltà e quindi una delle maggiori fonti di possibile tensione è rappresentata, soprattutto nei piccoli nuclei, dalle assenze dovute ai congedi per maternità, per fronteggiare le quali è suggerita la massima divulgazione della norma che sancisce la sostanziale equiparazione tra genitori nella possibilità di usufruire dei congedi parentali per l’assistenza ai figli minori. In altre parole, il concetto delle pari opportunità. Saggiamente si sottolinea la mancanza, per il personale femminile, di modelli con cui confrontarsi e ai quali tendere. Sarebbe, pertanto, inverosimile prefiggersi come obiettivo il raggiungimento della donna-marinaio, così come lo intendiamo oggi senza la presenza di continue situazioni possibili di incongruenza e di disagio. Risulta più utile, oltre che più opportuno, cercare di accogliere e di orientare al meglio, nell’ambito delle variegate funzioni istituzionali, le risorse qualitativamente nuove che si rendono disponibili. Si approda, in definitiva, alla teoria dell’impiego delle risorse umane complessive secondo competenza e professionalità, appurate sul campo, tenuto conto della specificità della Marina e dell’elemento «nave». Competenza e professionalità, dunque, in luogo del binomio fragilità e sentimentalismo che troppe volte si adduce impunemente a giustificazione e sostegno di una visione romantica del cosiddetto gentil sesso. D’altra parte, una donna che si prepari coscienziosamente alle prove selettive di un bando di concorso nelle Forze Armate quanto meno immagina una vita dietro ai fornelli, fossero anche quelli della cucina di una nave da guerra. Quindi, non vi è ragione di prevedere un sostanziale nuovo impulso alla dimensione familiare nell’amministrazione della difesa funzionale all’ingresso della componente femminile. Tanto più che, tenendo in conto la scarsa predisposizione nazionale per la natalità secondo i parametri comunitari, è verosimilmente poco attendibile la strutturazione di una carriera «domestica», per il personale militare femminile, quale oculata selezione di incarichi ove sia richiesta una
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minore disponibilità e, viceversa, garantita minore responsabilità, sorta di tacito baratto tra un impiego meno gravoso a fronte di un avanzamento più lento nella carriera. Dal Convegno di Studi sulla «Regolamentazione disciplinare nella prospettiva del modello professionale nelle forze armate», svoltosi a Roma presso la Scuola Ufficiali Carabinieri il 21 aprile 2004, è emerso un quadro puntuale e fedele dell’attuale assetto di transizione delle Forze Armate. Nella fattispecie, il Contrammiraglio (CM) Leonardo Natale si è dilungato in una relazione inerente un primo bilancio sull’impatto del servizio militare femminile, con dovizia di particolari, in ordine all’approntamento delle infrastrutture e all’adeguamento della logistica, alle gradualità dell’inserimento nel contesto preesistente e ai vincoli imposti dalle aliquote massime di personale femminile ammesso per ciascuna Forza Armata ma con mirata attenzione per la Marina. È, tuttavia, opportuno non fermarsi all’aspetto esteriore di questo reclutamento in rosa, bensì monitorare efficientemente la concreta integrazione della componente femminile nella compagine lavorativa cui sarà destinata. Perché quella in corso è la sfida più delicata. Flavia La Spada Sottotenente di Vascello (CP) in servizio presso la Capitaneria di Porto di Gaeta
LE DONNE NELL’ESERCITO Qualche secolo fa il filosofo Immanuel Kant sosteneva che tutto ciò che è stato scritto dagli uomini sulle donne deve essere ritenuto sospetto dal momento che essi sono a un tempo giudici e parti in causa. Queste riflessioni non vogliono es-
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sere un ardito confronto con il pensiero del filosofo, ma solo la conferma che, dopo qualche secolo, sono maturate le condizioni che consentono anche alle donne di parlare di donne. Anche in Italia, infatti, sono state le donne per prime a rendersi conto e a dichiarare che la loro presenza nelle Istituzioni continua a essere piuttosto esigua, occasionale e spesso limitata a quei settori della vita pubblica tradizionalmente considerati femminili, come la scuola, la famiglia e i problemi sociali. Nelle rappresentanze nazionali al Parlamento Europeo l’Italia ha una scarsa presenza femminile ed è terzultima nel confronto fra i Parlamenti dei Paesi dell’Unione Europea. Partendo da questi dati, le Forze Armate si difendono bene per quanto concerne le opportunità offerte alle donne. La loro entrata in servizio nelle Forze Armate italiane è un argomento di cui sia la pubblica opinione sia le istituzioni militari discutono dal 1963, anno in cui una proposta di legge fece cenno per la prima volta a tale possibilità. Sin dal 1919 le donne sono state formalmente ammesse all’esercizio di tutte le professioni e impieghi pubblici, con esclusione della difesa militare dello Stato. È vero che, ultimo tra i Paesi dell’Alleanza Atlantica, l’Italia ha aperto loro la carriera militare ma solo a partire dal 2000, a seguito dell’approvazione della legge n. 380 del 20 ottobre 1999. È altrettanto vero, però, che da quel momento in poi sono state arruolate senza restrizioni di impiego e con le stesse opportunità degli uomini in termini di accesso agli incarichi e progressione di carriera, in ottemperanza al principio delle pari opportunità. Un altro importante passo avanti in direzione della parità fra donne e uomini e della valorizzazione delle capacità femminili in un settore fino a ieri a esclusivo appannaggio maschile ha dichiarato il Ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo, a proposito del provvedimento che ha aperto senza limiti l’ingresso delle donne nelle Forze Armate, prima condizionato da tetti del il 10% a seconda del concorso. Oggi, a distanza di sei anni dall’afflusso delle prime donne militari, l’Esercito continua a vagliare studi ed esperienze proprie e altrui sulla loro presenza. Affrontando l’argomento sia dal punto di vista militare sia da quello sociologico i vertici dell’Esercito, prima Forza Armata che si è aperta all’arruolamento femminile, hanno inteso, da un lato realizzare concretamente e non solo pro-forma il principio delle pari opportunità, dall’altro evitare di deludere le aspettative delle
interessate. Non è retorico evidenziare che un cambiamento organizzativo così importante non poteva essere affrontato con leggerezza. Mancando di diretta esperienza sul tema l’Italia ha, a suo tempo, fatto tesoro di quanto già vissuto altrove. La storia d’ogni Paese è, però, unica e irripetibile, per cui l’Esercito ha elaborato un percorso di accoglienza e socializzazione del personale femminile coerente con il sistema culturale della società italiana e che ne assecondasse, nel contempo, le istanze. C’è piena consapevolezza nell’ambito dell’Esercito che, alcuni aspetti della presenza femminile, se non analizzati e monitorati sul lungo periodo, potrebbero creare delle difficoltà. A suo tempo, ad esempio, uno degli argomenti affrontati in previsione di questo nuovo reclutamento è stato quello delle molestie sessuali. Seguendo il buonsenso e cercando di prevenire l’eventuale insorgere del fenomeno, l’Esercito ha coinvolto l’Osservatorio Permanente sulla Qualità della Vita, il Comitato di esperti professori universitari sociologi e psicologi con-
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sulenti del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Con tempestiva preveggenza, già nel 2000, i consulenti e i vertici dell’Esercito hanno deciso di elaborare e diffondere un codice comportamentale sull’argomento. È stato un provvedimento efficace al quale si deve probabilmente la quasi assenza del fenomeno: in sei anni solo tre casi denunciati, come tali ne sono la riprova. Parliamo di metodo Seguendo l’approccio degli esperti dell’Osservatorio trova conforto la tesi che per ricavare indicazioni utili al processo decisionale, relativa-
mente alla presenza femminile in Forza Armata, l’analisi va fatta a livello sistemico, seguendo un’ottica di natura macrosociologica. In altri termini, i riscontri vanno rilevati e ricercati attraverso l’ascolto di soggetti statisticamente rappresentativi di tutta la popolazione di riferimento. Solo così gli esiti degli studi possono essere estesi a tutto l’Esercito, riducendo al minimo il margine di errore nell’intraprendere azioni migliorative e ottimizzare la risorsa rappresentata dalla presenza femminile. La pratica, piuttosto diffusa, di seguire l’approccio microsociologico, che assimila il fenomeno nella sua totalità ai pochi casi ed esperienze di lavoro con colleghi di
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sesso femminile, è molto rischiosa. Come tutte le considerazioni basate sul sentito dire, le percezioni di una o di poche persone si diffondono a macchia d’olio, distorcendosi nella trasmissione e offrendo una immagine errata della realtà, sia all’interno sia all’esterno dell’organizzazione. Esiste sicuramente, nell’ambito della Forza Armata, la singola donna soldato che si sente più o meno accettata dai colleghi maschi, impiegata in maniera più o meno consona, che si percepisce considerata più come donna che come soldato o, viceversa, che dice di sentirsi più o meno discriminata. È normale che in tutti gli ambienti di lavoro siano presenti sporadicamente forme di malessere individuale, di cui l’ambiente lavorativo è solo la punta di un iceberg. Sarebbe sospetto agli occhi di un ricercatore sociale uno studio organizzativo in cui tutti si dichiarano felici e soddisfatti di tutto. Chiunque abbia lavorato in altre organizzazioni prima di indossare le stellette sa quanto sia facile amplificare o distorcere certe sensazioni in tutti gli ambienti lavorativi. Per questo, un’analisi basata su pochi elementi, che valuta le singole percezioni individuali senza un piano scientifico di ricerca e con chiari obiettivi di intervento, lascia il tempo che trova perché consente di rilevare tutto e il contrario di tutto. Si tratta sì di indicazioni certamente utili a risolvere difficoltà che possono riguardare una realtà circoscritta, ma per trarre elementi utili al processo decisionale e massimizzare l’operatività dello strumento militare nella sua totalità è molto più produttivo valutare la presenza femminile approcciandone lo studio con un’ottica macrosociologica. L’analisi va cioè condotta su tutto il sistema Esercito, individuando quelle che possono essere le variabili, sempre relative alla presenza femminile, determinanti per l’efficacia dell’organizzazione. Tale analisi può essere effettuata in maniera abbastanza realistica solo oggi, dopo sei anni dall’evento. All’inizio si è fatto ricorso a simulazioni che, come tutte le situazioni al di là da venire, non ne hanno, giocoforza, evidenziato tutti gli aspetti. Una ricerca sulle donne militari Una delle ricerche sociologiche più recenti sull’argomento è stata condotta dall’Università di Padova per conto del Centro Militare di Studi Strategici (CEMISS), nel periodo compreso tra aprile e ottobre del 2004. Ha riguardato un campione di personale militare, maschile e femminile, distri-
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buito all’interno delle quattro Forze Armate e si è proposta di rilevare il processo di integrazione e di socializzazione delle donne all’interno delle Forze Armate, dopo circa quattro anni dal loro primo inserimento. In totale sono state circa 400 le donne intervistate e di queste, quasi i due terzi, sono dell’Esercito. Uno sguardo veloce ai dati riportati nelle tabelle allegate al rapporto rivela, da parte delle donne, un alto livello di coinvolgimento nel proprio lavoro, una forte identificazione con la propria organizzazione, la percezione di lavorare in gruppi dove vi sono alti livelli di coesione e fiducia reciproca. La prima conclusione a cui giunge la ricerca è che la maggioranza di queste, con una percentuale che si assesta intorno al 60%, è molto coinvolta nel tipo di professione che svolge, si identifica bene con la propria organizzazione, percepisce buoni livelli di coesione e fiducia reciproca all’interno del proprio gruppo di lavoro, sa gestire totalmente gli aspetti socio-relazionali legati al proprio ruolo e sente un basso livello di stress a causa del carico di lavoro. Leggermente più bassa, intorno al 40%, è la percentuale di donne che ritengono di avere molta padronanza degli aspetti tecnico-operativi. Risultano meglio integrate coloro che appartengono all’Esercito, che lavorano all’interno delle Forze Armate da più di due anni e che hanno una fascia di età compresa tra i 19 e i 24 anni. Ad avvalorare l’esito positivo dell’inserimento del personale femminile nell’Esercito si aggiunge il dato relativo al confronto tra le aspettative iniziali e la realtà lavorativa. È emerso, infatti, che i rapporti con i colleghi di sesso maschile e con i superiori, e le opportunità di crescita e sviluppo delle competenze concesse loro dall’organizzazione, risultano essere migliori rispetto alle attese. Anche gli obiettivi di carriera a medio termine dichiarati confortano l’idea secondo la quale le intervistate hanno intenzione di rimanere all’interno della struttura militare e, quindi, conseguentemente si trovano a loro agio in tale ambiente di lavoro. A fare da contraltare a questi dati così confortanti ci sono alcuni aspetti critici. La volontà, ad esempio, di accrescere le proprie competenze sembra molto presente nel personale femminile, ma la mancanza di un’adeguata preparazione viene considerato uno dei maggiori ostacoli al percorso di carriera, accanto alla mancanza di fiducia in se stesse. La mancanza di fiducia nelle proprie potenzialità viene vissuta come un fattore critico
capace di influenzare negativamente il percorso professionale. Rispetto a questo elemento i ricercatori ipotizzano che, probabilmente, più che da bassi livelli di autostima, la mancanza di fiducia nelle proprie potenzialità potrebbe derivare dalla percezione di sentirsi leggermente sottovalutate dai propri superiori per ciò che concerne il livello di competenza nell’adempimento delle prestazioni professionali. Inoltre, sembrerebbe che le donne abbiano un’idea delle capacità che vengono maggiormente apprezzate e positivamente valutate in ambito militare leggermente distorta rispetto alla realtà e che questo le porti a considerare tra gli ostacoli al proprio percorso di carriera anche la poca prestanza fisica. Nella realtà non è affatto così. I dati rilevati intervistando i loro superiori di sesso maschile dimostrano che questi ultimi non ritengono che la mancanza di prestanza fisica sia un fattore che ostacola la crescita professionale, sebbene apprezzino molto in un militare le capacità atletiche e la resistenza fisica. Sempre il personale maschile constata, considerandolo un ottimo indicatore d’integrazione, che le donne hanno acquisito un buon livello di conoscenza degli aspetti contenutistici fondamentali per muoversi con padronanza all’interno dell’ambiente militare. Sanno utilizzare il linguaggio, il gergo e gli acronimi, conoscono la storia dell’organizzazione, le procedure richieste dal proprio ruolo, i valori, gli obiettivi e le politiche dell’organizzazione. Di contro rivelano, però, di avere un certo atteggiamento di attesa piuttosto che di attivazione. Questa constatazione è confermata dai dati rilevati: le donne non si sono attivate moltissimo per cercare di velocizzare il loro processo di inserimento. Questo dipende probabilmente dal tipo di strategie di socializzazione adottate dall’organizzazione, che preferisce affiancare ai nuovi membri colleghi più esperti che li indirizzino e guidino verso dei canoni di condotta prestabiliti, e tende a fornire e selezionare il tipo di informazioni ritenute importanti per il loro inserimento, concedendo in tal modo pochi spazi di autonomia e discrezionalità. In questo processo di affiancamento risulta influente il rapporto con i colleghi maschi. Quelli di pari grado si dimostrano scettici nel ritenere che le donne possano portare dei miglioramenti nel sistema organizzativo di tipo militare, in particolare nelle modalità di gestione del personale e nello snellimento delle procedure. I superiori riconoscono, invece, alle donne di riuscire a migliorare le modalità di relazione. Sempre dall’analisi del rapporto tra colleghi è emersa, poi,
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una differenza di opinioni e di percezione tra i due sessi, riguardante soprattutto la richiesta di consigli su come migliorare il clima di gruppo e i suggerimenti in ambito professionale. Le donne sostengono che i loro colleghi le interpellano per chiedere delucidazioni attinenti al lavoro più di quanto non ammettano di fare gli uomini, così come ritengono di essere coinvolte dagli uomini per la richiesta di consigli di natura affettivo-relazionale, più spesso di quanto non dichiarino di farlo gli stessi uomini. Una prima considerazione che potrebbe nascere da questa diversità di percezione è che, forse, c’è una sorta di resistenza, da parte degli uomini, ad ammettere che anche le loro colleghe possano essere considerate dei punti di riferimento in presenza di problemi. In realtà, leggendo con più attenzione i dati si evince che la «resistenza» viene superata in gruppi più ristretti, tra colleghi che operano quotidianamente a stretto contatto. Viene confermato, infatti, che i colleghi del proprio reparto sono quelli con i quali si stringono relazioni più forti. C’è divergenza tra la percezione femminile e quella maschile sulla valutazione delle prestazioni da parte dei superiori. A differenza di quanto si poteva supporre, sono di più gli uomini che si sentono poco gratificati dai superiori. Il campione delle donne ritiene che i propri superiori siano abbastanza consapevoli delle loro potenzialità e che le impieghino qualche volta per le loro peculiarità, avendo un sufficiente livello di fiducia in loro. I superiori, intervistati sullo stesso argomento, si dichiarano perfettamente consapevoli delle potenzialità femminili e ritengono di riuscire a sfruttarle positivamente molto più di quanto non lo pensino le donne. Alcune considerazioni Non possiamo affermare che quella militare sia un’occupazione come le altre. E questa verità lapalissiana è stata rivelata anche dai primi studi sulle ipotesi di presenza femminile in Forza Armata. I criteri di operatività che sottendono l’organizzazione militare impongono addestramenti prolungati, missioni rischiose, la promiscuità in ambienti comuni. L’Esercito ha come sua specificità organizzativa la compresenza, in tutte le sue articolazioni, di unità di personale maschile e femminile. Questo elemento ha inciso sul livello di integrazione delle donne, perché ha imposto la ricerca di accorgi-
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menti per tutelare la privacy delle due componenti. Tali accorgimenti hanno riguardato, ad esempio, l’aspetto infrastrutturale, che ha già spinto qualcuno a parlare di attenzione «esagerata» verso le donne. In realtà la diversificazione alloggiativa si può realizzare solo nell’ambito delle caserme. In operazioni tutte le attività sono condotte da personale misto, che deve necessariamente condividere pericoli, spazi e disagi delle operazioni militari. Basti pensare a un’attività di pattuglia che si protragga per 48-72 ore. L’Esercito ha, come sua specificità, l’impiego di personale misto in tutte le attività operative. Ciò significa che uomini e donne devono mangiare, dormire e curare la propria igiene in assenza di qualsivoglia struttura. Tutto ciò, insieme alla consapevolezza che gli impegni familiari attribuiti dalla società al ruolo femminile, va tenuto presente nel momento in cui si deve decidere dell’impiego del personale. In altri termini è richiesto uno sforzo maggiore da parte dell’organizzazione militare per rendere conciliabile il ruolo femminile con la condizione militare. Si aggiunga, poi, che la donna, per diversa costituzione, solitamente esprime potenzialità fisiche inferiori all’uomo e che in operazioni è necessario che il quadro del servizio relativo a ciascun incarico non scenda sotto valori minimi, pena il rallentamento delle attività dell’unità o la perdita del militare. In più, la maternità, con la conseguente assenza dal reparto per i periodi previsti per legge, la cura della prole, che nei primi anni di vita è ancora socialmente considerata «incombenza» precipuamente femminile, possono sicuramente rappresentare aspetti da curare in maniera particolare dal punto di vista organizzativo. Si sa che rendere compatibili lavoro e famiglia è un impegno che coinvolge tutti, uomini e donne, qualunque sia il lavoro che essi svolgano. La condizione militare complica ancora di più tale percorso, e lo complica in modo particolare per le donne. La mobilità del personale può rendere, paradossalmente, più difficile la loro vita quando i mariti non sono militari. L’Esercito tenta di raccordare le esigenze organizzative con la condizione matrimoniale e, quando possibile, destina le coppie sposate nelle stesse località o in altre tra loro vicine. Oggi che la presenza femminile è numericamente contenuta questa politica può essere perseguita. Non sappiamo però, ad esempio, se tra venti anni sarà ancora così, comunque resta attualmente irrisolta la situazione di coloro che
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sono sposate a uomini che non lavorano in strutture capaci di mobilità territoriale. Probabilmente, a rendere difficile in futuro la pianificazione dell’impiego dei soldati e dei quadri sarà lo sviluppo delle carriere di entrambi i coniugi, che non sempre si armonizzerà con le esigenze di permanenza nello stesso posto di marito e moglie. Questi aspetti possono generare, a lungo andare, una forma di insoddisfazione derivante dalla delusione di aspettative non corrisposte e da difficoltà di integrazione con il personale maschile. La conseguenza sarà lo spreco di risorse investite per la formazione di personale che si demotiva e, nella migliore delle ipotesi, abbandona prematuramente la carriera. A tal proposito un altro elemento da prendere in considerazione è il grado di coesione all’interno dei reparti tra i due sessi. Se per grado di coesione si intende la propensione a pensare, in una situazione di pericolo, in termini di «noi» piuttosto che di «io» o di «tu» viene naturale chiedersi in quale misura i reparti a composizione mista sono influenzati dalla presenza femminile in termini di combattività e, quindi, di risultato delle operazioni militari. Si sa che nei reparti a composizione solo maschile esiste il cosiddetto male bonding, una particolare intensità di legami sociologici e antropologici tra maschi. La presenza femminile può, ad esempio, portare gli uomini ad assumere atteggiamenti protettivi verso le donne e allentare il male bonding. Gli studi e le indagini sociologiche andrebbero focalizzati su questi argomenti, proprio per massimizzare l’efficienza organizzativa. Partendo dalla premessa che la definizione dei ruoli debba essere legata non a definizioni idealistiche ma a reali esigenze di operatività, occorrerà sicuramente una sperimentazione prolungata, almeno ventennale, prima di pronunciarsi in via definitiva su ruoli e incarichi del personale femminile. Per adesso le ricerche svolte hanno delineato un quadro molto positivo. Il tempo ci dirà se la limitazione degli aspetti problematici emersi dalle ricerche sia dovuta o meno alla presenza numericamente ancora esigua delle donne soldato. Fatto sta che il numero di domande inviate per i concorsi banditi dall’Esercito continua ad aumentare. Aumento dovuto in parte, sicuramente, all’andamento del mercato del lavoro, ma che può spiegarsi anche con l’accresciuto appeal della carriera militare. In estrema sintesi, non si può negare che, a oggi, l’Esercito ha «assorbito» la presenza femminile senza grossi traumi. Il compito che deve essere
affrontato nell’immediato futuro rimane lo stesso: prevedere e risolvere le criticità che possono emergere. Per il miglioramento continuo dell’organizzazione militare la filosofia alla base dell’approccio deve rimanere la stessa: studiare, riflettere e sperimentare e, soprattutto, esaminare la realtà, scevri da pregiudizi e stereotipi. Valeria Giannandrè Tenente, in servizio presso l’Ufficio Risorse Organizzazione e Comunicazione del Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito Rosa Vinciguerra Tenente, in servizio presso l’Ufficio Risorse Organizzazione e Comunicazione del Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito
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ATLANTE GEOPOLITICO NATO Nel secondo bimestre 2006, è da rilevare sul piano politico la riunione del NAC con i Paesi del dialogo Mediterraneo a Rabat, Marocco, dal 6 al 7 aprile e sul piano militare il fatto che le forze americane potranno utilizzare tre basi militari in Bulgaria. L’intesa viene annunciata il 24 marzo a Sofia. «Siamo convinti che con questo accordo renderemo la Bulgaria, gli Stati Uniti, l’Europa, la regione e il mondo intero nel loro insieme un po’ più sicuri», dichiara l’ambasciatore bulgaro presso la NATO, Lubomir Ivanov. In base all’accordo, che per Washington viene sottoscritto dal Segretario di Stato Condoleeza Rice, nell’ambito della riunione dei Ministri degli Esteri della NATO di aprile, gli USA manterranno 3 000 uomini ripartiti tra il centro di addestramento di Novo Selo, vicino Sliven, la base aerea di Bezmer, vicino Yambol, e la base di Graf Ignayevo, vicino a Plovdiv. Il Ministro bulgaro della Difesa Veselin Bliznakov precisa che le truppe statunitensi avranno a disposizione anche un deposito vicino Aitos. UNIONE EUROPEA Il 6 e 7 marzo i Ministri della Difesa si riuniscono a Innsbruck, presenti anche, quali osservatori, i Ministri di Bulgaria e Romania, con due punti principali in agenda: l’invio di un Contingente militare in Congo in vista delle elezioni presidenziali di giugno e la costituzione di un fondo comune per la ricerca e la tecnologia nel campo della difesa, senza peraltro giungere a decisioni definitive. La UE, tuttavia, continua ad avere un atteggiamento incerto in merito ai risultati delle elezioni presidenziali in Bielorussia, sospettate di brogli e la successiva ondata di arresti dei capi dell’opposizione verificatasi in quel Paese. La «nuova Europa», come la definirebbe Rumsfeld (Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania) risulta favorevole all’adozione di sanzioni economiche e a pressioni politiche nei confronti di Minsk, ma Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia e Portogallo hanno posizioni più attendiste. Solo dopo una nuova ondata di arresti e violenze che ha avuto per vittime i dimo-
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stranti appartenenti all’opposizione l’UE, il 10 aprile, decide di proibire al Presidente bielorusso Alexander Lukashenko l’ingresso in territorio europeo. Mentre le Olimpiadi invernali di Torino hanno visto le due Coree sfilare riunite (come faranno anche nei Giochi asiatici e nei campionati mondiali di calcio). l’Unione continua ad essere divisa non solo su temi di sostanziale importanza ma anche nella forma. Pur avendo una bandiera comune continua a presentarsi disunita ad eventi internazionali come quello appena citato dove, se si fosse presentata sotto un’unica bandiera avrebbe vinto, stravinto e convinto. BALCANI È Fatmir Mejdiu il successore di Ibrahim Rugova alla presidenza kosovara. Procedono i colloqui sullo status, con gli Albanesi pro-indipendenza e i Serbi che minacciano: «Se ciò avverrà, dichiareremo il Kosovo “provincia occupata”, con tutte le conseguenze del caso». Il 10 marzo il ministro britannico degli Esteri Jack Straw afferma a Salisburgo, ad una riunione dei ministri europei degli Esteri, che l’indipendenza del Kosovo è un fatto «quasi inevitabile», e invita la Serbia a prendere atto di questa realtà. «Sappiamo dei timori del Governo di Belgrado ma credo che la maggioranza dei Serbi alla fine dovrà accettare che la popolazione del Kosovo è favorevole all’indipendenza», dice Straw. «Tutti sanno che un ritorno allo scenario ante 1999 è insostenibile come base per il futuro», sottolinea il capo del Foreign Office, «se è così, il sentiero verso l’indipendenza è quasi inevitabile». Lo stesso giorno l’assemblea parlamentare del Kosovo elegge l’ex Comandante della guerriglia antiserba Agim Ceku a capo della provincia serba posta sotto la protezione dell’ONU. Il giorno successivo, 11 marzo, l’imputato Slobodan Milosevic, matricola 39, massimo criminale politico europeo dopo la Seconda guerra mondiale, muore in prigionia a l’Aja, condannato dalla storia ma non dal tribunale speciale. Su di lui pesavano ben 66 capi di imputazione. L’ultima beffa del penultimo dittatore d’Europa è consistita nel non assumere per mesi i farmaci giusti, sostituendoli
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con quelli sbagliati allo scopo di rendere inevitabile una crisi cardiaca. Questo caso di «pena di morte senza una sentenza» chiude il caso ma le conseguenze non mancheranno di farsi sentire. Basti pensare che, dopo il suicidio in carcere del serbo di Croazia Milan Babic e dopo il «suicidio» di Slobo le possibilità che Ratko Mladic e Radovan Karadzic si consegnino ai magistrati sono ora nulle: tanto varrebbe suicidarsi subito.
niche. O ancora come il missile sottomarino ad alta velocità (360 kmh), circa 4 volte più veloce di un siluro e più veloce del più veloce missile sottomarino esistente, il russo VA-111 Shkval. Ma il Pentagono è scettico su questi dati. ISRAELE
Come accennato, le elezioni presidenziali del 19 marzo sono state ofuscate da presunte irregolarità. L’OSCE le ha definite «non democratiche» e il plebiscito riscontrato a favore di Lukashenko ne esce offuscato. A parere dell’opposizione, che lo definisce l’«ultimo dittatore d’Europa», egli non sarebbe andato al di là del 45%, mentre, secondo fonti dello stesso Lukashenko, questi avrebbe ottenuto l’82,6% dei suffragi.
Il 14 marzo l’Esercito israeliano compie un raid a Gerico, con l’obiettivo (riuscito) di prendere in custodia il detenuto Ahmed Saadat, per i Palestinesi deputato al parlamento (era stato eletto nelle elezioni del 25 gennaio), per gli Israeliani semplicemente l’assassino di Rehavam Zeevi, ministro del turismo ucciso nel 2001. Il 28 marzo si svolgono le elezioni politiche e il 4 aprile Ehud Olmert, premier ad interim e leader di Kadima, annuncia un Governo di coalizione con i laburisti di Amir Peretz. Dall’11 aprile, giorno in cui Sharon viene ufficialmente dichiarato «inabile», Olmert lascia l’interim ed entra in «pieno esercizio».
UCRAINA
PALESTINA
Il 26 marzo le elezioni evidenziano le difficoltà del fronte «arancione» che un anno prima aveva sbaragliato il regime filorusso. Le divisioni del fronte democratico fanno prevalere l’ex Presidente Yanukovic (186 seggi su 450) ma alla fine torna a prevalere lo spirito della rivoluzione arancione: la maggioranza di governo è composta oltre che da Nostra Ucraina (81 seggi), da socialisti (33 seggi) e dal blocco dell’ex premier Yulia Tymoshenko (129 seggi) potendo così contare su 243 seggi.
Il nuovo parlamento si insedia a metà febbraio e nel nuovo Governo si nota una forte presenza di Hamas, cosa che induce Israele ad affermare: «Ora l’ANP è un’entità terrorista, non riceverà né collaborazione, né fondi». Il 16 marzo Ismail Haniya, il premier designato di Hamas per la formazione del nuovo Governo palestinese, dichiara di voler di firmare la pace con Israele e che non sosterrebbe mai un figlio che volesse fare il kamikaze. In un’intervista televisiva alla Cbs, Haniya assicura che le sue mani non sono macchiate di sangue in quanto non ha mai ordinato attacchi terroristici contro lo Stato ebraico. Intanto, mentre i morti della seconda Intifada raggiungono quota 5 000 (di cui 4 000 palestinesi) Hamas vieta la cantante Madonna, gli alcolici e la danza del ventre. A metà aprile, giro di vite israeliano, con alcune uccisioni mirate e l’annuncio della rottura di tutti i rapporti con l’ANP, definita «entità ostile», compreso Abu Mazen; lo stesso avverrà per i politici o diplomatici stranieri che avranno contatti con Hamas.
BIELORUSSIA
IRAN Il Paese è sempre sotto i riflettori «grazie» alle dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad: «Il vero olocausto è in Iraq e in Palestina», e ancora: «Con i Palestinesi elimineremo Israele». All’inizio di aprile si svolgono le manovre navali iraniane denominate «Grande Profeta», in cui vengono sperimentati nuovi sistemi d’arma, come la «nave volante», imbarcazione non rilevabile dai radar, che si solleva sull’acqua e spara missili mentre si muove a grande velocità. O come il missile terraacqua a medio raggio «Kowsar», che sfugge ai radar e non è disturbabile da contromisure elettro-
IRAQ La formazione del Governo ha richiesto com-
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plesse trattative frutto dei complicati equilibri esistenti tra le etnie locali. Inizialmente gli sciiti hanno proposto Al Jaafari, successivamente tale canidatura è decaduta per mancanza di consensi ed è emersa la figura di un politico di prestigio e energico ovvero Nur Al Maliki, sciita, che è riuscito a costituire il primo governo democratico. In concomitanza con la prima riunione del Parlamento Iracheno del 16 marzo, in tutto il mondo hanno luogo manifestazioni contro la guerra in Iraq nel terzo anniversario dell’inizio dell’operazione «Iraqi Freedom». I manifestanti non sono molti ma sempre fomentati contro l’America da giornali e politici. Fra i primi, si distingue il «Dodong Sinmun», organo del partito comunista nordcoreano, che definisce gli Stati Uniti «maniaci della guerra e capibanda del male», fra i secondi emerge il presidente venezuelano Chavez che si rivolge a Bush in modo irriverente chiamandolo «asino e ubriacone». AFRICA Si avvicinano le elezioni congolesi di giugno e l’ONU, che già schiera in quel Paese 16 000 caschi blu, chiede all’Unione Europea un rinforzo di 1 200 soldati. Fra le varie ipotesi allo studio, la più probabile prevede il mantenimento a Kinshasa di un Contingente europeo di circa 400 soldati, mentre il resto verrebbe schierato nei Paesi limitrofi come forza di pronto intervento. In Africa occidentale è da segnalare, a fine marzo, l’arresto di Charles Taylor a Monrovia (Liberia) e la sua successiva consegna a Freetown (Sierra Leone), per essere processato sui delitti che gli vengono attribuiti: l’invasione della Liberia nel 1989, la morte di 300 000 persone, il furto di 100 milioni di dollari dalla Liberia fra il 1997 e il 2003, la destabilizzazione dei Paesi circostanti. Il Parlamento transitorio della Somalia si riunisce il 26 febbraio a Baidoa (sono presenti 205 deputati), alla presenza del Presidente Abdullah Yusuf Ahmed e del Primo Ministro Ali Mohammed Gedi. Si tratta della prima sessione formale tenuta sul territorio nazionale dall’assemblea provvisoria somala, da quando quaesta rientrò in patria dall’esilio in Kenya. Il 10 marzo l’Unione Africana (UA) passa la mano sul Darfur e cede ai caschi blu dell’ONU l’attività di peacekeeping finora condotta nella regione sudanese dove ha dispiegato settemila soldati. La decisione viene presa nel corso del vertice dell’UA ad Addis Abeba. L’Unione africana manterrà il man-
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dato nel Sudan fino al prossimo 30 settembre, auspicando che la «comunità internazionale finanzi la missione di peacekeeping». Il Sudan, da parte sua, ribadisce la posizione espressa nei colloqui a Bruxelles con l’Unione Europea, intesa ad una possibile accettazione dell’intervento ONU solo nell’ambito delle trattative, che si tengono ad Abuja, tra i ribelli e il Governo di Khartoum. ASIA Ha successo il lancio, effettuato il 19 febbraio in Pakistan, di un missile terra-terra in grado di portare una testata nucleare. Si tratta del missile a corta gittata di produzione pachistana Hatf-II Abdali, in grado di colpire obiettivi distanti 200 chilometri. Un mese dopo, altro test il cui successo viene sottolineato dal presidente Musharraf in persona: è il missile da crociera Babur, o Hatf-VII, con una gittata di 500 chilometri, anch’esso in grado di portare testate nucleari. Il 21 marzo 10 agenti e 23 ribelli muoiono in Nepal in nuovi durissimi scontri fra polizia e gruppi maoisti in seguito ad attacchi da questi portati ad un un commissariato sito nel villaggio di Birtamod, circa 600 chilometri a est di Kathmandu, e ad un posto di polizia nel vicino distretto di Sunsari. In Estremo Oriente si riacutizzano le tensioni fra Taiwan e Cina. All’inizio di marzo il Presidente taiwanese Chen Shui-bian annuncia lo scioglimento del Consiglio nazionale per l’unificazione, organismo di scarso rilievo creato dal Kuomintang nel 1990. Pechino reagisce minacciosamente a tale provvedimento affermando che non tollererà che Taiwan si stacchi dalla «madrepatria». AMERICA LATINA Continua lento ma apparentemente inesorabile il processo di erosione dell’influenza statunitense. Cominciato alla fine del 1998 in Venezuela con l’elezione di Hugo Chavez (colui che ha definito Blair «una pedina dell’imperialismo» e Bush «il maggiore alleato di Hitler»). Questo fenomeno continua oggi con le recenti vittorie in Bolivia del populista Evo Morales e in Cile della socialista Michelle Bachelet. In Perù, nel ballottaggio di giugno ha prevalso il socialista Alain Garcia, già Presidente negli anni ‘90, che ha sconfitto colui che i pronostici davano per favorito: il populista Ollanta
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Humala e a luglio, in Messico, potrebbe affermarsi l’antiamericano Andres Manuel Lopez Obrador. Washington, a questo punto, teme che tale svolta possa verificarsi anche in Ecuador, Brasile mentre in Argentina il populista Nestor Kirchner potrebbe essere riconfermato alle presidenziali, magari anticipate dal 2007 al 2006. In tale contesto è vista con favore la riconferma, a fine maggio, del Presidente colombiano Alvaro Uribe, filoamericano.
L’APPROFONDIMENTO Samarra, 125 chilometri a nord di Baghdad, 22 febbraio 2006, sette del mattino. Un’esplosione sconquassa la moschea di Al-Askariya, uno dei quattro luoghi più sacri per gli sciiti e oggetto di pellegrinaggio da tutto il Paese e dall’estero, distruggendone la famosa cupola d’oro. Il capo dei religiosi sunniti di Samarra, Ahmad Abdel Ghaffur Al-Samarrai, condanna l’«atto criminale» e la più alta autorità sciita in Iraq, l’ayatollah Al Sistani, chiede sette giorni di lutto ed invita tutti gli sciiti a protestare per l’attentato. La popolazione, piena di rabbia per la crescente insicurezza e le continue stragi di civili, scende in strada con bandiere irachene e stendardi verdi dell’Islam. I muezzin delle moschee lanciano slogan antiamericani, come «Allah akbar, morte all’America che ci porta il terrorismo». Uno sceicco sunnita della moschea Al-Rissala, Ahmad Dayeh, avverte: «Coloro che hanno compiuto questo gesto vogliono suscitare una sommossa religiosa». Cinque moschee sunnite vengono attaccate tra Bagdad e Bassora poche ore dopo l’attentato a Samarra. Nella capitale vengono rafforzate la misure di sicurezza attorno ai templi sunniti. Alcuni imam vengono assassinati. L’allora Primo Ministro iracheno Al-Jaafari, comparendo in tv, indìce tre giorni di lutto per il grave attentato che definisce un attacco a tutti i musulmani. «Spero – dichiara Al Jaafari – che il nostro eroico popolo si preoccupi di più, in questa occasione, di rafforzare l’unità islamica e proteggere la fratellanza islamica e nazionale irachena». L’importante luogo di culto andato distrutto, famoso per le facciate decorate con mosaici blu e la cupola rivestita da 64 lastre in oro zecchino, è dedicato ad Ali al Hadi, decimo dei dodici
imam più importanti della comunità musulmana sciita. Nato a Medina (attuale Arabia Saudita) nell’827, Ali al Hadi si trasferisce a Samarra in giovane età ove muore martire nell’868. La grande moschea di Al-Askariya ne contiene le spoglie assieme a quelle del padre Hassan AlAskari, detto «l’integerrimo», morto nell’873. Dopo aver subito l’occupazione da parte di terroristi sunniti, la Moschea di Al-Askariya era tornata, nell’ottobre 2004, sotto il controllo delle truppe statunitensi scampando alla distruzione, di fatto solo rinviata. La strategia terrorista va ben oltre la fomentata guerra religiosa, essa tende anche a far saltare, o perlomeno, ritardare, il processo democratico in atto. Da quest’ultimo punto di vista, qualche risultato viene raggiunto, infatti la prima seduta del parlamento, che era prevista da lì a tre giorni, viene rimandata dal 25 febbraio al 5 marzo e poi al 19. Alla guerra civile, invece, manca poco: gli animi si infiammano immediatamente, e il bilancio della prima giornata di scontri è particolarmente cruento: 72 civili morti e 42 feriti, 9 componenti delle forze dell’ordine uccisi e 18 feriti, 4 insorti uccisi e 43 detenuti. Se il bilancio non diventa più tragico, è solo grazie agli appelli alla calma lanciati dai leaders politici e religiosi, sia sciiti che sunniti, ma soprattutto anche grazie al coprifuoco indetto nelle quattro province in cui convivono cittadini appartenenti alle due confessioni religiose, vale a dire Bagdad, Saladin, Diala e Babil. Grazie alle misure adottate, il secondo giorno di scontri registra un bilancio meno pesante: 12 civili morti e 24 feriti. Lo sdegno per quanto accaduto si manifesta anche in altri Paesi come il Bahrein, dove vengono organizzate dimostrazioni congiunte fra sciiti e sunniti. Eccezion fatta per l’Iran, ove alcune voci cercano di fomentare la vendetta attribuendo la colpa dell’attentato agli Stati Uniti e ad Israele, ovunque si cercano di placare gli animi. Il momento è estremamente delicato e i terroristi lo sanno bene. Da un lato colpiscono i contingenti della coalizione con lo scopo d’indurre nell’opinione pubblica occidentale la necessità di un loro rapido ritiro e, dall’altro, intensificano gli attentati contro la comunità sciita per creare risentimento contro il nuovo governo e dimostrarne l’incapacità a garantire la sicurezza del Paese. Giovanni Marizza Generale di Divisione
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IL MINISTRO PARISI IN IRAQ
L’ITALIA LASCIA IL COMANDO ISAF
AN NASSIRIYA - L’Italia non volterà le spalle all’Iraq. Lo ha affermato, il 30 maggio scorso, il neo Ministro della Difesa Onorevole Arturo Parisi parlando ai militari italiani nel corso della sua prima visita ad An Nassiriya. La conclusione - ha detto della nostra presenza militare, con il rientro del contingente, non rappresenta in alcun modo un disimpegno. Tutt’altro. L’impegno dell’Italia proseguirà ulteriormente attraverso una rafforzata collaborazione politica, civile, umanitaria e di sostegno alle istituzioni e alla ricostruzione.
KABUL - Il 4 maggio il Generale di Corpo d’Armata Mauro Del Vecchio ha ceduto il comando della missione ISAF al Generale britannico David Richards. La cerimonia di avvicendamento si è svolta nel Quartier Generale di ISAF a Kabul, alla presenza del Vice Presidente afghano Ahmad Zia Massouded, delle autorità locali, dei rappresentanti della comunità internazionale, dell’ONU, degli ambasciatori dei Paesi che contribuiscono alla Forza Multinazionale e del Comandante della NATO che supervisiona le operazioni in Afghanistan, Generale Gerhard Back. Per l’Italia era presente l’Ambasciatore a Kabul Ettore Sequi, il Comandante del Comando Operativo Interforze (COI), Generale di Corpo d’Armata Fabrizio Castagnetti, e il Sindaco di Milano Gabriele Albertini. Nove mesi di intenso lavoro al Comando di oltre 9 000 uomini di 36 Nazioni diverse, una sorta di Babele che parla un’unica lingua: quella della pace. Di ciò può dirsi soddisfatto il Generale Del Vecchio, che rientra in Patria insieme al Comando del Corpo d’Armata di Reazione Rapida di Solbiate Olona, al primo impiego operativo dalla sua costituzione nel novembre 2001. Tra i molti compiti svolti: il controllo del territorio accanto alla polizia locale, l’addestramento congiunto e la bonifica da ordigni esplosivi. Un bilancio positivo rattristato dal terribile attacco terroristico del giorno 5 maggio, in cui sono rimasti uccisi il Capitano Manuel Fiorito e il Maresciallo Ordinario Luca Polsinelli ed feriti altri 4 quattro alpini. Ad essi, come anche agli altri Caduti nel recente attentato in Iraq, è andato il primo pensiero delle autorità civili e militari che il 13 maggio,
Le modalità e i tempi del ritiro saranno decisi dal Governo e proposti al Parlamento nei tempi previsti, cioè entro giugno. Il Ministro, giunto all’aeroporto di Tallil con un C-130 dell’Aeronautica Militare Italiana dotato di sistemi antimissile, era accompagnato, dal capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola. Al suo arrivo è stato ricevuto dall’Ambasciatore italiano a Bagdad, Maurizio Mediani, e dal Comandane del Contingente italiano, Generale Natalino Madeddu, che gli ha illustrato la situazione sul territorio - in quel frangente relativamente tranquilla ma destinata, solo qualche giorno dopo, il 5 giugno, a registrare il vile attentato in cui cadeva il Caporal Maggiore Alessandro Pibiri, della Brigata «Sassari» e rimaneva gravemente ferito il parigrado Luca Daga mentre un Ufficiale e due graduati riportavano lesioni di minore entità. Nell’incontro avuto con il Ministro Parisi, il Governatore di Nassiriya, Aziz al Ogheli, ha manifestato il suo apprezzamento per il lavoro svolto dagli italiani ed ha auspicato che la presenza e il sostegno del nostro Paese, a favore del processo di normalizzazione dell’area, non venga meno.
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nella splendida cornice di piazza Duomo a Milano, hanno accolto i militari della missione ISAF. Tra i presenti il Ministro della Difesa pro-tempore, Onorevole Antonio Martino, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, e il Capo di stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Filiberto Cecchi, che hanno rivolto unanimi parole di apprezzamenti per l’impegno profuso. CONVEGNO SULLE DOTAZIONI SANITARIE ROMA - l’11 e il 12 maggio si è svolto, presso la Scuola di Sanità e Veterinaria Militare, il Convegno Internazionale sulle Dotazioni Sanitarie Campali. Con questo importante evento, principalmente rivolto agli operatori del comparto sanitario, la Direzione Generale della Sanità Militare ha voluto descrivere e mettere a confronto le esperienze acquisite dalle Forze Armate, dal Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e dai Corpi Ausiliari che nei vari teatri d’operazione operano a fianco delle unità militari nazionali. Attività nelle quali le difficoltà climatico-ambientali mettono a dura prova apparecchiature, mezzi e equipaggiamenti sanitari, a cui il convegno ha dedicato un ampio settore espositivo. Problematiche, queste, che in molti casi hanno riscontri anche nelle numerose emergenze sanitarie svolte in ambito nazionale dal Dipartimento della Protezione Civile e dal Servizio 118. Nell’ambito del convegno sono stati, inoltre, presentati i risultati del primo anno di attività della rete di telemedicina «Athena TMD». Fiore all’occhiello della Sanita militare italiana, questo progetto, realizzato dal Dipartimento della Sanità Militare del Ministero della Difesa in collaborazione con Telbios, azienda italiana leader nella telemedicina, ha avuto importanti impieghi non solo a favore dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali ma anche nell’ambito dell’assistenza prestata alle popolazioni civili. Grazie alle più avanzate comunicazioni satellitari il sistema consente, 24 ore su 24, di mantenere in costante collegamento i medici che operano nei diversi teatri operativi con gli specialisti del Policlinico Militare di Roma. Il Convegno ha riaffermato l’indissolubile legame tra sanità militare e civile, frutto della crescente integrazione di conoscenze, esperienze, procedure e tecnologie. Un tassello irrinunciabile nell’ambito del sistema-Paese e, più in generale, nel contesto della comunità internazionale.
UN UFFICIALE DELL’ESERCITO ITALIANO PREMIATO NEGLI STATI UNITI STATI UNITI - Il Maggiore Sergio Cardea, della Divisione «Mantova», è il primo Ufficiale non statunitense ad aver ottenuto il «Military Officier Association of America Distinguished Joint Planner Award». Questo ambito riconoscimento, conferito dal Joint Forces Staff College-National Defence University, ha premiato non solo le capacità accademiche ma anche la determinazione e l’eccezionale capacità di gestire i rapporti interpersonali dimostrate dal nostro Ufficiale. Il Maggiore Cardea, assieme ad altri quattro Uf-
ficiali italiani, ha frequentato, nel secondo semestre del 2005, il «Joint Combined Warfighting Course», l’equivalente del Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze italiano. Durante tale fase formativa ha potuto partecipare, assieme a colleghi statunitensi e di altre nazioni, appartenenti a varie Armi, ad attività di staff di tipo multinazionale in cui sono state concepite, organizzate e condotte (simulando la realtà) operazioni militari in ipotetici scenari di guerra o di crisi internazionale. Al Maggiore Cardea sono giunti gli apprezzamenti del Comandante del 1° Comando Forze di Difesa, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò e del Comandante della Divisione «Mantova», Generale di Divisione Roberto Bernardini, a sottolineare l’efficace contributo dato al prestigio delle Forze Armate italiane in ambito internazionale.
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PRIMA GUERRA MONDIALE
GLI ELMETTI DEL REGIO ESERCITO LA STORIA Nel 1915, anno dell’entrata in guerra del nostro paese, era già evidente l’evoluzione degli equipaggiamenti degli eserciti contendenti, rispetto a quelli in dotazione nel XIX secolo, anche se con qualche eccezione. Mentre i nostri fanti, infatti, avevano già in uso le uniformi modello 1909 di colore grigio-verde, adottate, per iniziativa del signor Luigi Brioschi della sezione milanese del Club Alpino Italiano, perché si mimetizzassero al meglio nell’ambiente nel quale avrebbero dovuto operare e combattere, i soldati francesi iniziarono il conflitto nel 1914 con uniformi sgargianti, dai pantaloni rosso vivo, visibili anche da lontano. Tali uniformi erano ben poco mutate dai tempi del conflitto franco-prussiano del 1870. Un particolare, però, che all’inizio del conflitto accomunava i soldati italiani a quelli di tutti gli altri eserciti belligeranti era rappresentato dall’inadeguata protezione della testa da schegge, pallottole e caduta di detriti prodotti dall’esplosione delle granate. Escludendo la seppur modesta protezione dai fendenti di sciabola, da parte dei copricapo tradizionali della nostra cavalleria, quali l’elmo dei primi quattro Reggimenti di Dragoni e il colbacco dei restanti Reggimenti di Lancieri e Cavalleggeri, al momento dell’entrata in guerra contro gli Imperi centrali, le truppe italiane non avevano un elmetto che evitasse le gravi e numerose perdite causate dalle ferite al capo, sovente mortali. I berretti a visiera di panno o di tela grigioverde in dotazione ai reparti di linea, insieme con i famosi cappelli di feltro degli Alpini, con la «lucerna» dei Carabinieri Reali, il caratteristico «moretto» piumato dei Bersaglieri, anche se esteticamente gradevoli e nella maggior parte dei casi abbastanza pratici, nella nuova guerra di trincea risultavano, quanto a protezione, di scarsissima utilità. La soluzione trovata dall’Intendenza militare italiana, per sopperire alla grave carenza, fu di acquisire, inizialmente, un elmo studiato e realizzato dagli alleati francesi che aveva preso il nome di «Adrian», da quello del
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Collezione di elmetti «Adrian», «Farina» e copricapi risalenti al primo conflitto mondiale.
Colonnello, Intendente generale francese, che lo aveva progettato. Quest’elmetto, scelto da una commissione della quale facevano parte anche alcuni artisti, presentava validi pregi estetici, anche se la sua efficacia protettiva non era paragonabile a quella del coevo e più resistente elmetto tedesco (adottato nel 1916, con qualche modifica, anche dall’esercito austro-ungarico). Il nuovo elmetto, che i francesi iniziarono a fabbricare dal maggio 1915, fu distribuito alle truppe nel secondo semestre dello stesso anno; il suo successo fu tale che, nel corso del conflitto, e anche dopo la Prima guerra mondiale, venne adottato, pur con fregi e colori diversi, da numerose nazioni. Oltre che dalla Francia, che lo aveva realizzato, e dall’Italia, infatti, l’elmetto «Adrian» venne usato da Belgio, Serbia, Russia zarista, Grecia, Romania, Stati Uniti e dai volontari polacchi e cecoslovacchi (a volte ex prigionieri di guerra
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dell’esercito austro-ungarico di origine cecoslovacca), addestrati ed equipaggiati per combattere gli Imperi centrali, i primi in Francia e i secondi in Italia e in Francia. I primi lotti degli elmetti apparvero sul fronte italiano a partire dall’ottobre 1915 e furono distribuiti ai nostri reparti di prima linea ancora nel colore originale francese e con tanto di fregio metallico raffigurante una granata con le iniziali «R.F.», tipico della fanteria francese. Il loro arrivo alle unità impiegate in trincea è testimoniato, fra l’altro, in una delle pagine del diario del caporale dei bersaglieri Benito Mussolini che, in data 15 ottobre 1915, riporta testualmente: Sono giunti gli elmetti per gli shrapnels. Sei per compagnia, finora. Recano sul davanti queste iniziali R.F. - République Française. In termini amministrativi, i primi elmetti «Adrian» francesi costituirono, per i nostri soldati, solo una «scorta di compagnia», da utilizzare, quindi, con estrema parsimonia. La circolare n. 4542 del Comando Supremo del 24 aprile 1916, sancì ufficialmente l’adozione dell’elmetto «Adrian» con la denominazione di «elmetto metallico leggero», precisando che era «da indossarsi obbligatoriamente effettuando servizio in armi sia in zona di guerra sia nelle retrovie». Da questo momento e per l’intera durata del conflitto, il cappello dei bersaglieri, l’elmo dei dragoni e il colbacco della cavalleria furono aboliti mentre, in zona di operazioni e solo all’interno degli alloggiamenti e nei servizi di fatica, potevano essere usati il fez dei bersaglieri, il berretto di panno grigio-verde e il cappello delle truppe da montagna. Elmi Farina, mod. «basso» e «alto», privi di aerazione.
Vista frontale dell’emetto «Adrian», mod. 1915 francese, bleu-horizon.
Contemporaneamente all’adozione dell’elmetto realizzato in Francia, cominciò a giungere nelle trincee italiane, seppure in numero molto limitato di pezzi, un altro elmo d’acciaio, progettato e costruito a Milano dalla ditta dell’ingegner Ferruccio Farina, da cui prese il nome. L’elmo «Farina», la cui prima introduzione documentata è datata 31 ottobre 1915, andava in coppia con particolari corazze a prova di proiettile (antesignane degli attuali giubbotti anti-proiettile), studiate per dare protezione alle squadre di guastatori, di recente costituzione, che avevano l’incarico di aprire varchi nei reticolati nemici al fine di favorire i successivi assalti da parte delle fanterie. Queste particolari squadre di guastatori furono istituite dal Comando Supremo con la circolare n. 496 del 16 giugno 1915 ed erano composte da genieri esperti di esplosivo e muniti di speciali pinze taglia-filo, che operavano affiancati da lanciatori di granate e da tiratori scelti. Per la pericolosità del loro compito e per l’elevato numero di perdite riportate in azione, queste unità venivano comunemente chiamate «Compagnie della morte». Alla fine del 1916, con la comparsa della bombarda (arma a tiro curvo in grado di portare i colpi nelle trincee e nei reticolati nemici) venne meno la necessità di servirsi di questi reparti, ma i loro rari equipaggiamenti protettivi furono ancora usati in trincea fino al termine del conflitto. Il primo vero e proprio elmetto adottato dal Regio Esercito Italiano, anche se in numero esiguo di
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esemplari, quindi, fu il modello «Adrian» francese e l’urgenza e la necessità di distribuirlo velocemente ai reparti in prima linea non consentirono di modificarne il colore, accordandolo a quello dell’uniforme italiana, né di eliminare il fregio metallico nazionale francese. Dopo la distribuzione di quei lotti iniziali, furono commissionati in Francia elmetti privi di fregi metallici e dei relativi fori di fissaggio alla calotta e nacque, quindi, il primo elmetto che potremmo definire di tipo italiano, ma ancora nel colore grigio-azzurro di quello francese. Successivamente, su richiesta del nostro Ministero della Guerra, si impose la verniciatura in grigio-verde e, per ridurre i costi di produzione e promuovere la diffusione a livello della truppa, i nuovi elmetti vennero importati dalla Francia privi di imbottitura e di sottogola per essere poi completati, con costi inferiori, direttamente presso gli arsenali italiani. Molti elmetti di colore francese, già in distribuzione al fronte, vennero riverniciati direttamente dai soldati, mentre quelli prodotti, da allora, nelle fabbriche francesi per il Regio Esercito Italiano vennero forniti alla nostra Intendenza o già verniciati in grigio-verde e con i marchi interni delle ditte produttrici francesi (per esempio, «Le jouet de Paris», marchio applicato a tampone con vernice nera all’interno della calotta di molti tra quelli ancora esistenti), o totalmente grezzi. Nel 1916, probabilmente per ridurre i tempi e i costi di acquisizione, venne prodotto interamente in Italia un elmetto simile alla versione italiana dell’«Adrian» modello 1915. Sebbene derivasse dal modello francese, il modello 1916 presentava rifiniture meno accurate dell’«Adrian» originale e alle prove balistiche si dimostrò meno efficace per la minore resistenza ai colpi. Al termine della Prima guerra mondiale, entrambi i modelli degli elmetti italiani, il mod. 1915 e il mod. 1916, rimasero in dotazione, benché in parte riadattati, per tutti gli anni ’20 e parte degli anni ’30. Anche durante il secondo conflitto mondiale, gli elmetti del tipo «Adrian» rimasero in uso presso i corpi territoriali, la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, le unità della difesa contraerea (D.I.C.A.T.) e i Corpi ausiliari come l’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Anti-area). L’imbottitura e il colore vennero modificati, rispetto alle prime versioni, e si stabilirono i nuovi criteri di adozione dei fregi, sia verniciati sia metallici, per gli elmetti in uso alle Armi e Specialità
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Tre modelli di elmetti «Adrian» mod. 1915, da sinistra a destra: l’elmetto «Adrian» mod. 1915 francese; l’elmetto Adrian» mod. 1915 italiano appartenuto ad un Generale di Divisione; l’elmetto «Adrian» mod. 1915 italiano senza fregio (I due elmetti italiani hanno mantenuto la colorazione francese).
dell’Esercito e dei vari Corpi che ancora li avevano in dotazione. L’ELMETTO «ADRIAN» MODELLO 1915 (VERSIONE FRANCESE) L’elmetto «Adrian» era composto da quattro parti assemblate fra loro: la calotta, il coprinuca, la visiera e il crestino. Quest’ultimo, oltre a essere un elemento distintivo dell’elmetto, assolveva la funzione di copertura dell’unico foro di ventilazione praticato alla sommità della calotta, comunicante con l’esterno tramite due fenditure lunghe 5 cm ognuna, marginali al crestino stesso. La fabbricazione dell’elmetto prendeva il via da un foglio d’acciaio (purissimo, senza la minima traccia di fosforo e zolfo), di 33 cm di diametro e di 0.7 mm di spessore, lavorato a freddo, poiché, se riscaldato, avrebbe perso in parte la sua resistenza. Nella calotta così prodotta veniva fissato il crestino con quattro ribattini di alluminio; poi venivano aggiunti, montati prima con un punto di saldatura e poi con due chiodini di ferro ribattuti, la visiera e il coprinuca. L’imbottitura, realizzata in tre modelli e in altrettante taglie differenti, era costituita da una cuffia di pelle di capra, nera o marrone, in cui erano intagliate sette linguette strette da un laccio che contribuiva a regolare l’elmetto alla testa del soldato.
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La cuffia di pelle era cinta da una bordatura di panno blu e il tutto era fissato, internamente alla calotta dell’elmetto, con quattro linguette di metallo applicate ai quattro lati della calotta mediante puntatura elettrica. Queste linguette trattenevano anche quattro lamierini ondulati di alluminio che favorivano l’aerazione e fornivano una certa elasticità all’imbottitura. Il sottogola dell’elmetto, di pelle marrone, era provvisto di una piccola fibbia di ferro nero scorrevole per regolare la lunghezza ed era fissato con due anelli posizionati, in un primo tempo, all’interno della calotta e, in seguito, sulla giunzione delle falde. L’elmetto, nelle tre taglie in cui veniva prodotto, pesava complessivamente dai 670 ai 750 grammi (i coevi elmi italiani costruiti dall’ingegner Farina pesavano dai 1 850 ai 2 250 grammi). Il colore poteva essere il grigio-azzurro (il «bleu-horizon» detto anche «gris artillerie», che era applicato anche al famoso cannone da 75 dell’artiglieria francese) oppure il cachi per le truppe coloniali francesi. Sul davanti, l’elmetto presentava due fori attraverso i quali veniva fissato il fregio dell’arma in lamiera stampata, per mezzo di due linguette metalliche saldate al fregio stesso. La protezione, garantita dallo spessore di 0,7 mm di acciaio, era piuttosto modesta. Sovente, anzi, l’elmetto tendeva a «sfasciarsi» se colpito di striscio, specie in corrispondenza delle chiodature laterali, provocando con il distacco di pezzi il ferimento del soldato schermato dalla fucilata. L’ELMETTO «ADRIAN» MODELLO 1915 (VERSIONE ITALIANA)
cese ma, su molti, i lamierini ondulati per favorire l’aerazione e l’elasticità in alcuni sono quattro, in altri due o, talvolta, non ci sono affatto, forse perché eliminati dallo stesso soldato per poter «calzare» meglio l’elmetto. Il sottogola del tipo italiano si differenzia dal tipo francese per il cuoio più spesso e meno confortevole e per la fibbia scorrevole più rozza. L’ELMETTO MODELLO 1916 (ITALIANO) La fabbricazione iniziò negli ultimi mesi del 1916. Si differenziava sostanzialmente dal modello francese, costruito in quattro parti assemblate, perché era costituito da due sole parti: l’elmo vero e proprio, comprensivo di calotta, visiera e coprinuca, ricavato dalla lavorazione a freddo di un unico foglio di acciaio, senza usare cioè ribattini, chiodini e saldature, e il crestino che svolgeva le stesse funzioni dei modelli precedenti ed era però saldato elettricamente sulla sommità della calotta. Nell’elmetto modello 1916, gli anelli per reggere i sottogola erano saldati all’interno della calotta mediante due fascette, mentre l’imbottitura interna, inizialmente, mantenne le stesse caratteristiche del precedente modello italiano (così come il sottogola) finché, per motivi economici, non venne prodotta in tela cerata di colore nero o, molto più comunemente, grigio, bordata con feltro bianco e unita all’elmetto sempre mediante i laDa sinistra a destra: l’elmetto «Adrian» mod. 1915 francese; l’elmetto «Adrian» mod. 1915 italiano del 32° Reggimento artiglieria campale; l’elmetto mod. 1916 del 5° Reggimento artiglieria da fortezza.
Dopo le prime forniture, gli elmetti giungevano dalla Francia grezzi e privi di imbottitura e sottogola ed erano completati in Italia. Le imbottiture applicate in Italia differivano da quelle originarie francesi; potevano essere o in un unico pezzo di robusta pelle marrone o nera, sempre con le sette linguette intagliate e strette da un laccio, oppure costituite da una fascia di pelle con le sette linguette cucite e unite dal medesimo laccio. In ogni caso, tutte le imbottiture prodotte in Italia erano bordate non più con panno di colore blu, ma con feltro o panno grigio, grigio-verde o nero. Dagli elmetti italiani rimasti integri si evince che l’imbottitura era applicata come nel modello fran-
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Tre elmetti mod. 1916 con diversi fregi di fanteria: elmetto appartenuto a un Capitano del 69° Reggimento fanteria; elmetto con fregio del 40° Reggimento fanteria ed elmetto con fregio del 235° Reggimento fanteria dotato di telino mimetico antiriflesso.
mierini ondulati e le quattro linguette di metallo. L’elmetto mod. 1916, molto spesso, reca all’interno della calotta il marchio dell’Arsenale produttore (ad esempio un cerchietto di circa 2 cm con inscritte le lettere AM sormontate dalla corona) applicato a tampone con vernice nera. Durante la Grande Guerra, quest’elmetto andò gradualmente a sostituire gli «Adrian» mod. 1915 francesi e italiani, anche se i vari modelli vennero impiegati contemporaneamente, spesso nell’ambito degli stessi reparti, da tutte le truppe del Regio Esercito Italiano e della Regia Marina Italiana, come ampiamente dimostrato dalle foto dell’epoca. ELEMENTI AGGIUNTIVI DI PROTEZIONE Per tutta la durata del conflitto, gli eserciti contendenti si adoperarono per cercare di aumentare la protezione dei soldati impiegati in prima linea. Oltre agli scudi di metallo con cui furono rinforzate le trincee, si cercò di aumentare la resistenza balistica degli elmetti mediante l’uso di piccoli scudi laterali in acciaio e di visiere blindate. Tali elementi di protezione non ebbero, però, grande diffusione in quanto scomodi e di dubbia utilità, ma vale la pena citarli poiché comparvero sia sul fronte francese, sia su quello italiano.
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I paraorecchie e guance «Lippmann» erano due piastre di acciaio protettive a forma di scudo, provviste di imbottitura e munite di due fori rettangolari, posti sul lato superiore, nei quali venivano inseriti due appositi ganci che, a loro volta, erano trattenuti all’elmetto da un cinturino di cuoio applicato all’esterno della calotta. La maschera protettiva o «visiera d’assalto Dunand» venne prodotta in Francia, (come anche le corazzette «Lippmann»), ma opportunamente verniciata in grigio-verde (come gli elmetti italiani) fu limitatamente utilizzata anche dal nostro esercito al fronte, soprattutto con l’elmetto «Adrian» modello 1915, sia italiano che francese. Essa consisteva in una lamiera d’acciaio dello spessore di 0,6/0,7 mm, leggermente bombata, con la stessa curvatura della visiera anteriore dell’elmetto e il bordo superiore era lavorato in modo da potersi agganciare alla visiera stessa. Una seconda lastra d’acciaio, trasformata in un reticolo dalle numerose fenditure orizzontali delle quali era dotata, era incernierata alla precedente, in modo da poter essere abbassata o rialzata a piacere (come le «celate» degli antichi elmi) per aumentare la protezione del volto e assicurare al soldato una perfetta visione. I FREGI E I TELINI ANTIRIFLESSO A differenza dell’elmetto «Adrian» modello 1915 francese, nel quale il fregio metallico caratteristico per ogni arma era sempre presente (durante la Grande Guerra i fregi metallici che vi si potevano collocare erano nove), per gli elmetti italiani, di entrambi i modelli, inizialmente non era stato previsto alcun tipo di fregio. Ma, la necessità di poter riconoscere velocemente i vari Corpi e reparti, spinse il Comando Supremo a emanare la circolare n. 12 720 del 15 luglio 1916 nella quale s’invitavano i reparti e l’Intendenza Generale a munire, appena la situazione lo consentisse, gli elmetti di fregi, da realizzarsi in vernice nera, analoghi a quelli già in uso per i berretti. Sebbene, secondo questa circolare, entro breve tempo ai reparti sarebbero stati forniti i «fregi campione» ai quali uniformarsi, non solo si cominciarono a vedere sugli elmetti fregi di gran lunga diversi per dimensioni e disegno dai «campioni» (sempre che questi fossero giunti alle unità), ma la diversità caratterizzava anche i fregi in uso nello stesso reparto!
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La grande varietà di fregi e disegni, dipinti in nero ma anche in bianco o policromi, graffiati direttamente sulla vernice, realizzati a penna, con inchiostro, a matita, con catrame, stampati, infine, con speciali timbri per fregi (in base alla circolare del Comando Supremo n. 25 303 del 10 aprile 1917), il tutto con l’aggiunta, per gli Ufficiali, dei gradi a «V» rovesciata su uno o ambedue i lati dell’elmetto, anche questi eseguiti in molteplici modi, fa pensare a un lavoro di tipo artigianale, forse eseguito in trincea, nelle pause dei combattimenti e a opera dello stesso possessore. Tutte le Armi, Specialità e Corpi riprodussero sugli elmetti i rispettivi fregi, di disegno analogo, come detto, a quelli usati per i copricapo, anche se realizzati nelle maniere più diverse. La Fanteria adottò, quindi, il numero del Reggimento sormontato, ma non sempre, dalla corona reale; i Granatieri usarono la tradizionale granata con la fiamma e i primi quattro Reggimenti di cavalleria, quelli dei Dragoni, adottarono una croce nera che richiamava quella dello scudo sabaudo. I Mitraglieri, all’epoca inquadrati in reparti organici, dipinsero sugli elmetti il profilo dell’arma in dotazione che poteva essere o la Fiat 14, o la Saint Etienne 1907. Gli Arditi, di recente costituzione, riprodussero il loro distintivo, composto di un gladio romano con il motto di casa Savoia «FERT» sulla crociera, circondato da un serto di alloro e di quercia, oppure, in alcuni casi, il numero romano del reparto
Un elmetto mod. 1916 del 235° Reggimento fanteria dotato di telino mimetico antiriflesso e Paraorecchie Lippmann.
di appartenenza. Per i Carabinieri Reali, invece, la circolare n. 1 190 del 17 gennaio 1917 dispose la collocazione sull’elmetto del fregio metallico, la granata fiammeggiante unita al tradizionale «cappio» della «lucerna», dipinti nel colore dell’elmetto, con infrapposta una coccarda in stoffa tricolore di 5 cm. La verniciatura, eseguita con prodotti di tipo comune, rendeva gli elmetti lucidi e, di conseguenza, molto visibili anche a distanza nel momento in cui erano colpiti dai raggi del sole. Cosa, questa, che facilitava parecchio il compito dei «cecchini» avversari. A partire dal 1917, perciò, furono adottati, per tutti gli elmetti in uso al fronte, i «telini mimetici antiriflesso», realizzati generalmente in tela grigia, simile a quella usata per le coperture dei colbacchi, degli elmi dei dragoni, delle lucerne e dei cappelli dei bersaglieri, ma anche in panno grigio-verde e in tela bigia delle uniformi da fatica. Il telino per elmetto che, generalmente, si componeva di due parti (due mezze lune di stoffa cucite longitudinalmente), era spesso dotato di un fregio dipinto, incollato o ricamato direttamente sul frontale, che presentava le stesse caratteristiche di quello in uso per l’elmetto. In taluni casi, riportava, ai lati, i distintivi di grado. Sia gli Alpini sia i Bersaglieri, pur dovendo sostituire i caratteristici copricapo con l’elmetto, non vollero rinunciare, i primi alla penna e i secondi al piumetto. Si escogitarono, quindi, mille modi per conservare tali segni caratteristici, con grande spiegamento di fantasia e iniziativa da parte dei singoli militari, pur di non dover rinunciare alle proprie tradizioni. In molti elmetti ancora esistenti, per esempio, è rilevabile sulla parte sinistra un piccolo rettangolo di cuoio o di metallo in grado di sostenere la nappina e la penna degli Alpini, o una piccola tasca di cuoio atta a ospitare il piumetto dei Bersaglieri. Molto spesso, la penna e il piumetto venivano semplicemente collocati sull’elmetto, con filo di ferro, passato attraverso buchi praticati sulla calotta e ritorto all’interno della stessa. Antonino Torre Generale di Brigata (ris.) Si ringraziano per la collaborazione Marco Torelli, consulente e collezionista di cimeli militari e Giuseppe Lo Gaglio collezionista.
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OLD SOLDIERS NEVER DIE... ...THEY JUST FADE AWA AY Voglio innanzitutto porgere un caloroso saluto a tutto il personale dell’Esercito Italiano. Idealmente vi stringo tutti in un sentito abbraccio. Ufficiali, Sottufficiali, Soldati e Dipendenti civili dell’Esercito in questi ultimi tre anni hanno mostrato il meglio che si possa immaginare in termini di professionalità, dedizione e lealtà per la professione e la Patria. Il Colonnello Elliot J. Rosner.
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Con mio grande rammarico, l’entusiasmante incarico di Addetto militare statunitense in Italia sta per terminare: lascerò alla fine di giugno. Vorrei cogliere questo momento per ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto durante questa eccezionale esperienza. Ai Capi di Stato Maggiore, Generali di Corpo d’Armata Ottogalli, Fraticelli e Cecchi, che mi hanno aperto tutte le porte e fatto sentire parte dell’Esercito Italiano, va il mio ringraziamento, per aver creato condizioni di lavoro ottimali per avvicinare i nostri Eserciti e i nostri Paesi. Spero che l’impegno condiviso nei viaggi, le occasioni di confronto e le missioni che svolte assieme negli Stati Uniti e in Germania abbiano soddisfatto le vostre aspettative. Il mio impegno ha avuto inizio in Afghanistan con la Task Force «Nibbio» e il 9° Reggimento Alpini e con il Comandante di allora Colonnello Claudio Berto. Prima di arrivare in Italia, nella primavera del 2003, ho passato 14 giorni a Bagram, a Kabul ma specialmente nella FOB (Foward Operative Base - base operativa avanzata) «Salerno» – 14 chilometri dal confine con il Pakistan insieme ai membri del contingente italiano sotto il Commando dell’allora Generale di Brigata Giorgio Battisti. Ho un caro ricordo dei momenti vissuti assieme, tra i lanci di razzo che di notte hanno messo in pericolo le nostre vite. Ho bene in mente le pattuglie e il pranzo di Pasqua con il dolce tipico, la colomba. In un Paese in guerra ci siamo fermati per apprezzare qualcosa della tradizione italiana. Racconterò sempre con fierezza di essere stato in una zona di combattimento con l’Esercito Italiano (alpini, incursori e paracadutisti). Sono paracadutista di professione e membro delle Forze Speciali e, in quanto tale, il mio lancio di brevetto con il 9° Reggimento delle Forze Speciali (Col Moschin) a Pisa è stato speciale. Però mi sono anche addestrato con la 15a compagnia paracadutisti del 183° Reggimento a Grafenwoehr in Germania, e ho potuto osservare diverse volte il 185° Reggimento RAO. Coloro che indossano il basco rosso hanno qualcosa di spe-
Rivista Militare n. 3/2006
La delegazione statunitense alla parata militare del 2 giugno 2005.
ciale. Sanno cosa vuol dire essere addestrati e pronti a difendere la Patria. Non hanno limiti, possono spingersi oltre, perché sono parà o incursori. Siete tutti bravissimi e a voi auguro sempre zone di lancio morbide e venti calmi. Ho personalmente dieci brevetti internazionali, ma l’unico che porto sulla mia uniforme è quello militare Italiano. Ai signori della montagna, gli Alpini, dico: mi sento parte di voi. Siete l’orgoglio del mondo. Ho sciato con voi sulle Dolomiti e sulle Alpi, osservato i CaSTA, visitato ed imparato molto dagli alpini di Bolzano, Torino, Cuneo, Pinerolo, e L’Aquila. Le penne nere sono eccezionali in tutto ciò che fanno. Voi Ufficiali che ho incontrato siete troppi perché io possa menzionarvi uno per uno, ma tutti avete un posto speciale nel mio cuore per tutto quello che avete fatto per me personalmente e professionalmente. A voi un brindisi con l’indice rivolto sempre in alto. Tra i miei più bei ricordi ci sono gli eventi cui ho partecipato durante questo incarico: le ricorrenze
e i concerti dell’Esercito, le due parate del 2 giugno nelle quali ho sfilato, la Decamila che ho corso e i RAP Camp che ho visto. Soprattutto mi resta il ricordo della cortesia che avete mostrato nelle cerimonie alle quali ho avuto l’onore di partecipare in ogni angolo dell’Italia. Non si possono dimenticare momenti storici. Vi ringrazio e vi dico sinceramente che sono stato fiero di essere un soldato, in particolare un soldato americano, nel prendere parte a tutti questi eventi! Il lavoro di un Addetto militare in un Paese straniero non è facile, però con tante persone – cito lo Stato Maggiore dell’Esercito, il personale dell’Ufficio del Capo e quello della Difesa – abbiamo lavorato bene insieme. Ai miei equivalenti Generali di Divisione Claudio Graziano e Generale di Brigata Paolo Serra va il mio grandissimo e sincero grazie. Mi avete sostenuto in tutto quello che ho voluto fare e mi avete ospitato ogni volta che ho portato una delegazione dagli Stati Uniti. Il 30 giugno di quest’anno corrisponde alla fine della mia carriera in uniforme. Sono stato molto fortunato in questi ultimi 30 anni perchè ho avuto l’onore di comandare soldati di ogni formazione: compagnie, battaglioni e Brigate e sono stato anche il Comandante principale di operazioni condotte sia da battaglioni sia da intere Divisioni. Non potevo immaginare un incarico migliore di quello attuale per completare la mia carriera. Sono figlio di una triestina e di un soldato americano che ha combattuto nelle vostre terre durante la Seconda guerra mondiale. Mio padre ha fatto il servizio militare a Trieste (TRUST - Truppe USA di Trieste), Verona (LANDSOUTH), ha frequentato la Scuola di Guerra a Civitavecchia, ed è stato anche un paracadutista e alpino italiano. Ora ho il privilegio di concludere dove ho cominciato: nella terra delle mie origini. Grazie per l’amicizia, il cameratismo e la professionalità che mi avete mostrato. Non dimenticherò mai voi e questo incarico. È stato per me il più prezioso. Elliot J. Rosner Colonnello, Addetto militare dell’Ambasciata USA presso la Repubblica italiana Voglio ringraziare Anna Maria Elmetti, del Public Affairs Office dell’Ambasciata Americana e il Generale di Divisione Giorgio Battisti per il supporto fornitomi.
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Ludovica de Courten, Giovanni Sargeri: «Le Regie Truppe in Estremo Oriente 1900-1 1901» Roma, 2005, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, pp. 571 euro 24,00. Il volume ripercorre le vicende dell’intervento multinazionale in Estremo Oriente per la liberazione delle Legazioni a Pechino a causa della rivolta xenofoba dei boxers nel 1900. Gli autori hanno rivisitato il tema, a suo tempo affrontato dal Capitano Amedeo Tosti nell’opera «La spedizione italiana in Cina (1900-1901)» risalente al 1926, cercando di approfondire gli aspetti che hanno caratterizzato questa particolare vicenda sia sotto l’aspetto diplomatico sia sotto quello più strettamente militare. Si trattava, infatti, di una spedizione in cui l’organizzazione logistica avrebbe dovuto ricoprire quell’aspetto prioritario assunto soltanto nei tempi moderni e che, in quel periodo, venne a mancare soprattutto a confronto con gli eserciti delle altre Potenze militari impegnati nella medesima situazione. Per la prima volta unità del Regio Esercito italiano furono impiegate in operazioni lontane dal bacino del Mediterraneo «principalmente» per ragioni politiche, intese ad una presenza attiva nel contesto internazionale e atte a garantire al Paese una posizione di pari dignità con le altre nazioni nel periodo di maggiore affermazione, sia militare che commerciale, delle principali potenze europee, degli Stati Uniti e del Giappone sulla scena mondiale, e che indussero il governo ad assumersi la grande responsabilità di una scelta imperialista ed espansionista dopo il ripiegamento a seguito della sconfitta di Adua. Ma ciò che venne meno nel corpo di spedizione italiano in Cina, in termini di organizzazione, di mezzi e di esperienza, fu compensato dallo spirito di adattamento dei militari impegnati: dallo spiccato senso del dovere e di disciplina alla capacità
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dei comandanti, che riuscirono, nonostante tutto, a portare a termine la missione che fu pressoché immune dagli eccessi, dalle violenze e dalle spoliazioni compiute in molti casi dai contingenti stranieri ai danni di popolazioni di cultura estranea guardate solo con gli occhi di un’arrogante superiorità imperialista e che valse al contingente italiano, il plauso delle altre nazioni partecipanti. L’opera, basandosi su fonti inedite conservate presso l’Archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, presso l’Archivio centrale dello Stato e, naturalmente, presso l’Archivio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, illustra, nella prima parte, l’analisi dettagliata della missione definita ufficialmente di «salvataggio» e quindi i motivi dell’intervento italiano, le decisioni diplomatiche, la formazione e la partenza del contingente. Nella seconda parte, sono analizzate la costituzione delle Regie Truppe Italiane in Estremo Oriente e le azioni militari condotte, la formazione degli altri contingenti e le iniziative messe in atto, con e senza i militari italiani, per la presa di Pechino, fino alla firma del trattato di pace. Lo studio si chiude approfondendo i dettagli circa il rimpatrio delle truppe italiane e le considerazioni finali. G.C. Valeria D i C ecco « Mediterraneo A llargato e Grande Medio Oriente: la politica, la sicurezza, l’economia», Edizioni Forum di Relazioni Internazionali, Roma, 2005, pp. 170, euro 50,00. L’opera scritta da una giovane Ufficiale della Marina Italiana, Sottotenente di Vascello del Corpo delle Armi Navali, colpisce l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine. Il Mediterraneo ha attraversato periodi storici culminati con guerre sanguinose o caratterizzati da gravi crisi che, hanno fatto sì che, con il passare del tempo, si consolidassero tante contraddizioni e si creassero, parallelamente, le condizioni o lasciarlo nell’instabilità o fare di esso, come in passato, un ponte, un crocevia, tra differenti modelli di cultura e civiltà. L’acquisita coscienza che solo la cooperazione tra le due sponde mediterranee può determinare il rafforzamento della stabilità regionale e favorire il definitivo decollo dello sviluppo di quella meridionale ha comportato l’avvio da parte degli Stati rivieraschi e delle varie Organizzazioni euro-atlantiche di iniziative in tal senso, in un momento in cui
la dissoluzione del regime sovietico ed il conseguente clima di fiducia reciproca instauratosi tra Est ed Ovest sembravano aver creato condizioni ottimali per il loro successo e per la definitiva soluzione della pluridecennale crisi arabo-israeliana. La contestuale formulazione della NATO, nel gennaio 1994, dell’iniziativa «Partenariato per la Pace», diretta alle nascenti democrazie dell’Est, e la disponibilità a stabilire contatti, caso per caso, fra l’Alleanza e gli Stati mediterranei non Membri al fine di contribuire al rafforzamento della stabilità regionale, si inseriscono in questo processo logico. Anche l’UE con l’avvio, nel novembre 1995, del «Processo di Barcellona», ha aperto un nuovo capitolo delle politiche mediterranee dell’Unione, contraddistinto da una strategia mirata a promuovere la liberalizzazione tra i Paesi della sponda sud e a sostenerli nel loro tentativo di introdursi nei mercati mondiali. Alla luce degli scenari schiusisi con l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 portato nel cuore degli Stati Uniti è pressoché unanime la percezione che la sicurezza non sia più confinabile ad una specifica area, essendo un fenomeno di natura globale. Fondamentale è, quindi, sostenere la lotta dei Governi moderati arabi contro i movimenti terroristici operanti nelle loro Nazioni e strettamente collegati con altri operanti in differenti aree. In tale contesto gli Stati Uniti hanno considerato un progetto ambizioso conosciuto sotto forma di una visione per un «Grande Medio Oriente», che comprende un rinnovamento economico-istituzionale delle nazioni del cosiddetto arco meridionale delle crisi, che va dal Marocco all’Afghanistan. Con l’approvazione da parte del Consiglio del documento «Partnership strategica con il Mediterraneo e il Medio Oriente», anche l’Unione Europea ha iniziato a considerare iniziative di più ampio respiro. La NATO, poi, nel summit di Istambul del giugno
2004, ha avviato la «Istambul Cooperation Iniziative» (ICI), basata su una serie di relazioni bilaterali per contribuire alla sicurezza e stabilità regionale e globale, in modo da integrare le attività messe in opera dalla Comunità internazionale. In tale situazione, lo strumento militare italiano, concepito come un sistema flessibile e integrato nelle sue componenti terrestri, aeree e navali, è presente da anni nei principali contesti multinazionali, apportando con le sue capacità e conoscenze, un contributo prezioso alla sicurezza collettiva. A.C.L. Luciano Sarego: «Una vita in breve, Ufficiale e Comandante», Rieti, 2005, pp. 63, s.i.p.. Daniele Sarego, Capitano in servizio permanente dell’Esercito, appartenente all’Arma di Fanteria, specialità paracadutisti, nasce nel 1968 a Rieti, città cui rimarrà sempre, profondamente, legato. Nel racconto del figlio prematuramente scomparso a causa di un incidente stradale, Luciano pone tutta la sua sofferenza ma anche il suo profondo orgoglio. Egli ripercorre la vita del figlio attraverso immagini e scritti. Ne racconta le speranze e le esperienze come se le avesse vissute lui stesso. Forte è l’attaccamento di Daniele alla sua terra, la Sabina, propagine laziale in terra d’Abbruzzo. Egli vi dedica la tesi di laurea «Il complesso cerimoniale del bue e del solco diritto. Riti contadini in Abbruzzo». Nessun genitore merita di soppravvivere ai propri figli. Questa amara constatazione pare contraddetta dai sentimenti vivi e pulsanti che dominano la biografia di Daniele. Colpisce l’ultima immagine di Daniele, uno scatto fotografico da cui traspare serenità, consapevolezza, dolcezza. È uno sguardo che colpisce. «Sempre
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avanti, sempre avanti» è un incitamento quello che Daniele pronuncia, e giusto è il commento dei suoi genitori «Era nel fiore degli anni, in lui splendeva una duplice bellezza» quella dell’Uomo e del Comandante, i cardini della sua scelta di vita. F.C. Vito Tenore «L’incidenza della nuova legge n. 241 del 1990 sulle pubbliche amministrazioni (e su quella militare in particolare)», Cedam, Padova, 2006, pag. 362, euro 39,00. Si tratta di un lavoro serio e meticoloso, corredato da analisi esaustive della materia, e lo studio attento ed approfondito di una disciplina di non facile interpretazione. Vito Tenore, Consigliere della Corte dei Conti presso la Sezione Giurisdizionale Lombardia e professore di materie pubblicistiche e lavoristiche presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze di Roma, ha prodotto un testo eccezionale. La sua intenzione era quella di offrire ai lettori ( non solo magistrati, docenti e funzionari della pubblica amministrazione, ma anche il personale delle Forze Armate) un valido strumento di lavoro negli intricati meandri dei procedimenti amministrativi. La legge 7 agosto 1990 n. 241, dopo 15 anni dalla sua entrata in vigore, è stata novellata dalle leggi 11 febbraio 2005 n. 15 e 14 maggio 2005 n. 80, in seguito ai molteplici mutamenti storici, sociali e politici che hanno investito il nostro Paese, a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio. Le nuove leggi non hanno semplicemente arricchito l’iter amministrativo di nuove regole e principi ma hanno dato rilievo alla dimensione fisiologica e patologica dell’atto amministrativo. Il lavoro di Vito Tenore non può, perciò, essere considerato soltanto un manuale di giurisprudenza,
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per quanto esaustivo e di facile lettura. Rappresenta qualcosa di più. È una vasta elaborazione critica di una materia complessa, e talvolta ostica, compiuta attraverso la rivisitazione dei principi portanti della legge n. 241 in un quadro normativo aggiornato e adeguato alla realtà sociale e giuridica. Il volume, suddiviso in due grandi capitoli si chiude con l’appendice sulle nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. È, inoltre, fornito di un utile CD ROM contenente il commento organico alla legge 7 agosto 1990, n. 241 dopo le modifiche apportate dalle nuove disposizioni. L’originalità di questa opera deriva, senza dubbio, dall’attenzione posta al mondo militare e ai suoi molteplici aspetti normativi. Si tratta di un risvolto interessante che conferisce al prodotto finale un valore e una particolarità senza eguali. L’autore, infatti, con un passato da Magistrato Ordinario, Magistrato Militare e Avvocato dello Stato. È, quindi, un profondo conoscitore dell’ordinamento e della realtà militare, e questo gli ha consentito di leggere le conseguenze dell’innovazione normativa in un contesto specifico, quello delle Forze Armate. L’esigenza di leggi chiare ed efficaci, in grado di interpretare e regolare i rapporti tra il settore amministrativo e i destinatari della sua azione, è sempre stata avvertita in ogni contesto sociale e lavorativo. Anche l’Amministrazione Militare ha cercato di semplificare i processi normativi e di muoversi in un contesto di assoluta trasparenza al fine di garantire l’efficacia e la qualità dell’azione amministrativa. L’autore ha messo in luce proprio gli aspetti legati alla semplificazione del procedimento amministrativo, mediante il silenzio-assenso e l’inizio di attività su mera comunicazione, all’introduzione del dissenso preventivo, al sempre più massiccio ricorso alla telematica nell’esercizio delle funzioni amministrative. L’importanza conferita al processo di semplificazione, che la nuova legge ha avviato, in un settore tradizionalmente difficile da gestire a causa dei lunghi e tediosi percorsi normativi, è un elemento chiave nella comprensione del testo. La difficile interpretazione delle vecchie disposizioni e la non facile applicazione hanno reso i procedimenti amministrativi veri e propri campi di battaglia, paralizzando talvolta il sistema e creando non poche difficoltà. Un altro aspetto riguarda il principio della trasparenza dell’atto giuridico indispensabile per dare sostegno e credibilità all’intero sistema. Tutte queste innovazioni hanno avuto diversi riflessi
nella gestione amministrativa della Forze Armate sia a livello centrale sia a livello periferico ed è proprio questo interessante aspetto che l’autore si propone di analizzare. Tenore fornisce un prezioso strumento di critica e di conoscenza del nuovo quadro normativo per prevenire errori e contenziosi e per migliorare l’immagine esterna della pubblica amministrazione attraverso il rispetto di basilari regole di civiltà giuridica, quelle della «nuova» legge n. 241. S.G. Katherine Kurtz e Deborah T. Harris: «La setta del pugnale», Editrice Nord S.u.r.l., Trebaseleghe (Padova), 2005, pp. 404, euro 17,50. La verde Irlanda, dal nome gaelico, e celebre per le leggende celtiche, questa volta è alle prese con il mistero che viene da Oriente. Dalle penne di Katherine Kurtz e Deborah T. Harris, americane, esperte e docenti rispettivamente di storia medievale e letteratura inglese, un avvincente thriller incentrato ancora una volta sulla figura di Sir Adam Sinclair, affascinante detective scozzese dotato di arcani poteri. Dopo «La Loggia della Lince», «Il cerchio dei dodici» e «Il sigillo infranto», dunque, un nuovo avvincente romanzo. Due Ufficiali della Guardia Costiera irlandese durante una normale attività di controllo si imbattono in due personaggi dagli evidenti tratti orientali, con il cranio rasato e ampie vesti arancioni, le cui intenzioni non sono certo pacifiche, come purtroppo scopriranno quando con meraviglia, entrando in una grotta, troveranno un sommergibile tedesco U-Boot, con i simboli e la bandiera
dalla croce uncinata della Kriegsmarine. Caduti vittime dei tozzi pugnali dei due loschi figuri, nel frattempo usciti allo scoperto, la straordinaria scoperta sarebbe rimasta tale se uno dei due cadaveri, inavvertitamente, non fosse stato trascinato via dalla corrente. Immaginiamo ora le ricche e rigogliose coste scozzesi, battute dai venti, di Mull of Kintyre dalla bellezza aspra e seducente, posto ideale per una luna di miele dai tratti artistici per due novelli sposini. Peregrine e Julia Lovat non si aspettano certo quello che li attende. Ma dalla macchia scura della marea emerge indistinta la sagoma di un cadavere là appena depositato dai flutti. È sicuramente un omicidio come dimostra lo squarcio sulla schiena del malcapitato, ma quando Peregrine, in attesa della moglie mandata ad avvisare la polizia, cercherà di scattare qualche istantanea non riesce a mettere a fuoco la scena. Sulle prime i sospetti lasciano fiato alla speranza, ma nella camera oscura le foto sviluppate rappresentano un pesante indizio: sulle stampe s’intravede l’immagine di un monaco orientale, con qualcosa di molto simile a un pugnale tra le mani, intento a vegliare il corpo; a questo punto è il caso che se ne occupi Sir Adam Sinclair, l’investigatore dell’occulto. Stupisce che l’arma che ha colpito il povero Scalan alla schiena non è il solito coltello a serramanico o un pugnale da caccia. Ma soprattutto la vittima ha addosso una bandiera nazista, un autentico cimelio della Seconda guerra mondiale. Lungo il lato che viene infilato nell’asta c’è stampata la sigla U-636. C’è da concludere che è forse incappato in una nave fantasma? Effettivamente, i registri ufficiali della Marina riportano che uno di questi battelli venne attaccato con bombe di profondità dalle fregate inglesi, nell’aprile del 1945, circa centoquaranta chilometri a nord-est della costa del Donegal. C’erano storie all’epoca della guerra messe in giro da simpatizzanti nazisti, che cercavano di far credere che i tedeschi avessero costruito dei bacini segreti per i sommergibili lungo la costa irlandese, ma non si erano mai ritrovate simili installazioni. Scoprire il battello non è facile, visto che qualcuno lo ha schermato con un potente rito magico. L’unico modo per risolvere il problema sarà servirsi della bandiera stessa e dell’aiuto dell’anello che una donna porta sulla mano destra. Si scatenerà allora una lotta contro l’oscura setta di monaci pronti a tutto ppur di avere quanto custodito a bordo dell’U-boot. A. L.
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bero aprire le porte all’era più pericolosa della storia dell’umanità.
Al-Q Qaeda, di Andrea Margelletti (pag. 6). La sua peculiarità è nella capacità di rinnovarsi e adeguarsi ai contesti strategici e sociali nei quali è coinvolta. Non ha bandiere o confini. Nel suo «ombrello» ideologico confluiscono quei gruppi terroristici che, attraverso una strategia globale, intendono combattere i governi moderati islamici e i Paesi che ne supportano potere e autorità. La NATO: evoluzione e prospettive, di Giuseppe Cucchi (pag. 14). La lotta al terrorismo, le caratteristiche dei nuovi scenari operativi, l’integrazione dei Paesi dell’Est, la politica del dialogo con il mondo arabo e i Paesi del sud Mediterraneo hanno imposto alla NATO un radicale cambiamento che ne ha rafforzato potere e influenza. La strada da percorrere, però, è ancora lunga, soprattutto quella che conduce alla piena cooperazione con l’Unione Europea. Le Forze Armate siriane, di Daniele Cellamare (pag. 24). Tra le più organizzate e addestrate del mondo arabo sono in grado di condizionare i delicati equilibri dello scacchiere mediorientale: una complessa realtà con cui fare i conti per un progetto di pacificazione della turbolenta regione. I combattimenti urbani nelle CRO’s, di Gian Marco Chiarini (pag. 44). Le ridotte distanze d’ingaggio, le difficoltà di distinguere gli avversari dalla popolazione e l’ostilità dell’ambiente evidenziano il disagio di mettere in pratica gli schemi addestrativi. La recente esperienza in Iraq della Brigata «Ariete» induce l’allora Comandante ad alcune riflessioni che potrebbero risultare utili, pur senza modificare un corpo dottrinale valido e attuale. Le nuove armi dei terroristi, di Ulderico Petresca (pag. 54). Quelle utilizzabili nei futuri attentati potreb-
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Effects-B Based Operations, di Maurizio Riccò e Giovanni Manca (pag. 64). Una metodologia strategico-operativa oggetto di approfonditi e dibattuti studi nel contesto internazionale. Ne riportiamo i punti salienti, evidenziando alcuni aspetti che ne potrebbero limitare la piena applicabilità. Urgent Quest, di Pierluigi Sticchi ed Enrico De Palo (pag. 72). La «Combat Identification» (identificazione in combattimento) sta diventando la capacità fondamentale per operare efficacemente nei moderni scenari, evitando il «fuoco fratricida» e utilizzando al meglio i sistemi d’arma a disposizione. Nel settore, in rapida evoluzione tecnologica, si stanno moltiplicando le iniziative e le attività internazionali, che vedono la partecipazione costante ed attiva della Forza Armata. Il manuale dei terroristi, di Rocco Domenico Galati e Angelo Casto (pag. 84). Come vengono reclutati, addestrati e resi operativi gli aspiranti jihadisti? Senza entrare nel merito psico-socio-culturale, se ne fornisce un quadro tecnico per agevolare una migliore conoscenza del fenomeno. I media nei Teatri Operativi, di Giorgio Battisti e Gianfranco Oggiano (pag. 90). Uno stretto rapporto di collaborazione tra militari e giornalisti può rivelarsi il valore aggiunto del successo di una missione e il miglior viatico per raccontare i fatti nel modo più aderente alla realtà. Giulio Aristide Sartorio, Pittore e combat tente, di GRELAUR (pag. 102). L’esposizione delle sue opere al «Chiostro del Bramante».
Al-Q Qaeda, by Andrea Martelletti (p. 6).
Its peculiarity is that it can renew itself and adapt to the strategic and social contexts in which it is involved. It has neither banners nor borders. Under its ideological «umbrella» converge the terrorist groups, which through a global strategy want to fight the moderate Islamic governments and the Countries that support their power and authority. NATO: Evolution and Prospects, by Giuseppe Cucchi (p. 14). The fight against terrorism, the characteristics of the new operational scenarios, the integration of the Eastern Countries, the policy of dialogue with the Arab world and the South-Mediterranean Countries, have forced NATO to make a radical change, which has strengthened its power and influence. The Syrian Armed Forces, by Daniele Cellamare (p. 24). Among the best organized and trained in the Arab world, they can influence the delicate balances of the Middle East theatre: a complex reality to be reckoned with when making plans for the pacification of that turbulent region. Urban Fighting in Crisis Response Operations (CROs), by Gian Marco Chiarini (p. 44). The short engagement distances, the difficulty to tell the enemies from the population and the hostility of the environment put the implementation of the training schemes to a hard test. The recent experience in Iraq of the «Ariete» Brigade prompts its former Commander to make some reflections which could prove useful, without changing a valid and topical doctrinal body. The Terrorists’ New Weapons, by Ulderico Petresca (p. 54). The arms employable in future attacks could open the door to the most dangerous era in the history of mankind. Effects-B Based Operations, by Maurizio Riccò and Giovanni Manca (p. 64). A strategic and operational methodology,
thoroughly studied and debated within the international context. We relate its main points, pointing out some aspects that could limit its full implementation. «Urgent Quest», by Pierluigi Sticchi and Enrico De Palo (p. 72). «Combat Identification» is becoming the basic capability needed in order to operate effectively in the modern scenarios, avoiding «fratricidal fire» and employing the available weapon systems at their best. The sector is undergoing a rapid technological evolution and our Service is actively participating in the relevant international initiatives and activities. The Terrorists’ Handbook, by Rocco Domenico Galati and Angelo Casto (p. 84). How are the Jihadist candidates recruited, trained and made operational? Without going into psycho-socio-cultural details, here we provide a technical outline, in order to facilitate a better understanding of the phenomenon. The Media in the Operational Theatres, by Gi o r gi o B a t t i st i a nd G i a nfr a nc o O ggi a no (pag. 90). A close collaboration between military and journalists can turn out to be an added value for the success of a mission and the best way to report the events in the most realistic way. Giulio Aristide Sartorio, Painter and Fighter, by GRELAUR (p. 102). The exhibition of his works at the «Chiostro del Bramante».
Al Qaeda, par Andrea Margelletti (p. 6). Sa particularité réside en sa capacité de se renouveler et de s’adapter aux contextes stratégiques dans lesquels elle opère. Elle n’a ni drapeaux ni frontières. A l’abri de son idéologie se réunissent ces groupes de ter-
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roristes qui, à travers une stratégie globale, entendent combattre les gouvernements islamiques modérés et les pays qui en soutiennent le pouvoir et l’autorité. L’OTAN: évolution et perspectives, par Giuseppe Cucchi (p. 14). La lutte contre le terrorisme, les caractéristiques des nouveaux théâtres opérationnels, l’intégration des pays de l’Est et la politique du dialogue avec le monde arabe et les pays du Sud de la Méditerranée ont imposé à l’OTAN un changement radical qui en a renforcé le pouvoir et l’influence. Toutefois, la route est encore longue, notamment celle qui mène à une coopération totale avec l’Union Européenne. Les Forces armées syriennes, par Daniele Cellamare (p. 24). De par leur niveau d’organisation et d’instruction, l’un des plus hauts du monde arabe, les Forces armées syriennes sont à même de conditionner les équilibres délicats de l’échiquier du Moyen-Orient: une réalité complexe dont il faudra tenir compte au moment de promouvoir un projet pour la pacification de cette région turbulente. Les combats urbains dans les CRO’s, par Gian Marco Chiarini (p. 44). Le rapprochement des théâtres de l’engagement, la difficulté à distinguer l’adversaire de la population et l’hostilité de l’environnement sont autant de facteurs qui entravent la mise œuvre des schémas de l’instruction. L’expérience acquise récemment en Irak par la Brigade «Ariete» a inspiré à son Commandant des réflexions qui pourraient s’avérer fort utiles, sans pour autant modifier un corps doctrinal valable et actuel. Les nouvelles armes des terroristes, par Ulderico Petresca (p. 54). Les armes utilisées dans les futurs attentats pourraient ouvrir la porte de la plus dangereuse des ères de l’histoire de l’humanité. Effects-B Based Operations, par Maurizio Riccò et Giovanni Manca (p. 64). Il s’agit d’une méthodologie stratégicoopérationnelle qui fait l’objet d’études
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approfondies et débattues au niveau international. Nous en indiquons les points les plus saillants, tout en mettant en évidence les aspects qui pourraient en limiter l’applicabilité totale. Urgent Quest, par Pierluigi Sticchi et Enrico De Palo (p. 72). Le «Combat Identification» (identification au combat) est sur le point de devenir une capacité fondamentale pour opérer efficacement dans les théâtres modernes en évitant le feu «fratricide» et en utilisant au mieux les systèmes d’armes disponibles. Dans ce secteur, qui connaît une évolution technologique rapide, on assiste à la multiplication des initiatives et des activités internationales auxquelles participent constamment et activement les Forces Armées. Le manuel des terroristes, par Rocco Domenico Galati et Angelo Casto (p. 84). Comment recrute-t-on les aspirants jihadistes? Comment les instruit-on et comment deviennent-ils opérationnels? Sans en analyser les aspects psychosociaux et culturels nous fournissons un tableau technique du phénomène afin de mieux le cerner. Les médias dans les Théâtres opérationnels, par Giorgio Battisti et Gianfranco Oggiano (p. 90). Un rapport étroit de collaboration entre les militaires et les journalistes peut représenter la valeur ajoutée du succès d’une mission et le meilleur moyen pour raconter fidèlement les faits. Giulio Aristide Sartorio, Peintre et combattant, par GRELAUR (p. 102). Ses œuvres sont exposées au «Chiostro del Bramante».
Al-Q Qaeda, von Andrea Margelletti (S. 6). Ihre Besonderheit liegt in der Fähigkeit der
Erneuerung und Anpassung an strategische und soziale Kontexte, in die sie eingebunden ist. Sie hat keine Fahnen oder Grenzen. Unter ihrer ideologischen Schirmherrschaft kommen jene terroristischen Gruppen zusammen, die mit einer globalen Strategie beabsichtigen, die gemäßigten islamischen Regierungen und Länder zu bekämpfen, die ihre Macht und Autorität unterstützen. Die NATO: Entwicklung und Prospektiven, von Giuseppe Cucchi (S. 14). Der Kampf gegen den Terrorismus, die Merkmale der neuen Schauplätze, die Integration der Ostländer, die Politik des Dialogs mit der arabischen Welt und den Ländern des Südmittelmeeres haben der NATO einen radikalen Wechsel auferlegt, der ihre Macht und ihren Einfluss verstärkt hat. Die Wegstrecke ist jedoch noch lang, vor allem die, welche zur vollen Kooperation mit der Europäischen Union führt. Die syrischen Streitkräfte, von Daniele Cellamare (S. 24). Sie gehören zu den am besten organisierten und ausgerüsteten der arabischen Welt und sind in der Lage, die empfindlichen Gleichgewichte in Nahost zu bedingen: eine komplexe Wirklichkeit, mit der abgerechnet wird für ein Projekt der Versöhnung in der turbulenten Region. Die städtischen Kämpfe in den CRO’s, von Gian Marco Chiarini (S. 44). Die verringerten Abstände der Rekrutierung, die Schwierigkeiten die Gegner von der Bevölkerung zu unterscheiden und die Feindseligkeit der Umgebung verdeutlichen das Unbehagen die Ausbildungsschemata in die Tat umzusetzen. Die jüngste Erfahrung der Brigade «Ariete» («Widder») führt den damaligen Kommandanten zu einigen Überlegungen, die sich als nützlich erweisen könnten, ohne dabei den gültigen und aktuellen Theoriekorpus zu verändern. Die neuen Waffen der Terroristen, von Ulderico Petresca (S. 54).
Die in den zukünftigen Attentaten verwendbaren könnten die Türen zu der gefährlichsten Ära der Geschichte der Menschheit öffnen. Effects-B Based Operations, von Maurizio Riccò und Giovanni Manca (S. 64). Eine strategisch-operative Methodologie, die Gegenstand tiefgehender und umstrittener Studien im internationalen Kontext ist. Wir geben die wesentlichen Punkte wieder, und heben einige Aspekte hervor, welche die volle Anwendung begrenzen könnten. Urgent Quest, von Pierluigi Sticchi und Enrico De Palo (S. 72). Die «Combat Identification» (Identifizierung beim Kampf) wird zur grundlegenden Fähigkeit, wirkungsvoll in modernen Szenarien zu operieren, indem das «friendly fire» (Eigenfeuer) vermieden wird und die zur Verfügung stehenden Waffensysteme bestmöglich genutzt werden. In dem Sektor vervielfältigen sich aufgrund schneller technologischer Entwicklung die Initiativen und die internationalen Aktivitäten, an denen ständig und aktiv die Streitkräfte beteiligt sind. Das Terroristenhandbuch, von di Rocco Domenico Galati und Angelo Casto (S. 84). Wie sie rekrutiert, trainiert und einsatzbereit werden, die Jihad-Anwärter? Ohne psychosozial zu argumentieren, wird ein technischer Rahmen geliefert, um eine bessere Kenntnis des Phänomens zu begünstigen. Die Medien an den Schauplätzen, von Giorgio Battisti und Gianfranco Oggiano (S. 90). Eine enge Zusammenarbeit zwischen Militärs und Journalisten kann sich als Mehrwert des Erfolgs einer Mission herausstellen und als beste Ermunterung, die Ereignisse so lebensnah wie möglich zu erzählen. Giulio Aristide Sartorio, Maler und Kämpfer, von GRELAUR (S. 102). Die Ausstellung seiner Werke im Kreuzgang des Bramante.
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reflexiones que podrían resultar útiles, sin modificar por ello un cuerpo doctrinal válido y actual.
Al Qaeda, Andrea Margelletti (pág. 6). Su peculiaridad radica en su capacidad de renovarse y adecuarse a los contextos estratégicos y sociales en los que se ve involucrada. No tiene ni banderas ni fronteras. Bajo su «sombrilla» ideológica confluyen grupos terroristas que, a través de una estrategia global, luchan contra los gobiernos moderados islámicos y aquellos países que apoyan su poder y autoridad. La OTAN: Evolución y perspectivas, Giuseppe Cucchi (pág. 14). La lucha contra el terrorismo, las características de los nuevos escenarios operacionales, la integración de los países del Este y la política del diálogo con el mundo árabe y los países del sur del Mediterráneo le han impuesto a la OTAN un cambio radical que ha reforzado su poder y su influencia. Pero el camino que queda por recorrer es aún largo, sobre todo aquel que lleva a la plena cooperación con la Unión Europea. Las Fuerzas armadas sirias, Daniele Cellamare (pág. 24). Las Fuerzas armadas sirias, que han de incluirse entre las más organizadas y mejor adiestradas del mundo árabe, pueden condicionar los delicados equilibrios del tablero de Oriente Medio: una realidad compleja que habrá de tomarse en cuenta a la hora de promover un proyecto de pacificación en esa turbulenta región. Los combates urbanos en las CRO’s, Gian Marco Chiarini (pag. 44). La menor distancia de empleo, la dificultad de distinguir a los adversarios de la población y la hostilidad del medio ambiente son otros tantos factores que dificultan la implementación de los esquemas de adiestramiento. La reciente experiencia en Irak de la Brigada «Ariete», ha suscitado en su Comandante
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Las nuevas armas de los terroristas, Ulderico Petresca (pág. 54). Las armas utilizables en los futuros atentados podrían abrir las puertas de la más peligrosa era de toda la historia de la humanidad. Effects-B Based Operations, Maurizio Riccò y Giovanni Manca (pág. 64). Una metodología estratégico-operacional objeto de estudios profundizados y debatidos en ámbito internacional. Damos a continuación algunos de sus puntos más salientes, evidenciando asimismo algunos de los aspectos que podrían limitar su plena aplicabilidad. Urgent Quest, Pierluigi Sticchi y Enrico De Palo (pág. 72). La «Combat identification» (identificación en combate) se está convirtiendo en un requisito fundamental para operar eficazmente en los escenarios modernos, evitando el «fuego fratricida» y utilizando de la mejor manera los sistemas de armas a disposición. En este sector, en rápida evolución tecnológica, se están multiplicando las iniciativas y las actividades internacionales en las que las Fuerzas Armadas participan constante y activamente. El manual de los terroristas, Rocco Domenico Galati y Angelo Casto (pág. 84). ¿Cómo se reclutan, se adiestran y se vuelven operativos los aspirantes jihadistas? Sin querer analizar la cuestión desde el punto de vista psicológico, social y cultural se proporciona un marco técnico para facilitar un mayor conocimiento del fenómeno. Los media en los Teatros operacionales, Giorgio Battisti y Gianfranco Oggiano (pag. 90). Una estrecha relación de colaboración entre militares y periodistas puede representar el valor añadido del éxito de una misión y el mejor medio para relatar fielmente la realidad. Giulio Aristide Sartorio, Pintor y Combatiente,
GRELAUR (pág. 102). Sus obras se exponen en el «Chiostro del Bramante».
algumas reflexões que se poderiam tornar úteis, mesmo sem modificar um corpo doutrinal válido e actual. As novas armas dos terroristas, de Ulderico Petresca (pág. 54). Aquelas utilizáveis nos futuros atentados poderiam abrir as portas à era mais perigosa da história da humanidade.
Al-Q Qaeda, de Andrea Margelletti (pág. 6). A sua peculiaridade está na capacidade de se renovar e adequar aos contextos estratégicos e sociais nos quais está envolvida. Não tem bandeiras nem confins. No seu «toldo» ideológico confluem os grupos terroristas que, através de uma estratégia global, pretendem combater os governos moderados islâmicos e os países que sustentam poder e autoridade. A NATO: evolução e perspectiva, de Giuseppe Cucchi (pág. 14). A luta contra o terrorismo, as características dos novos cenários operativos, a integração dos países de Leste, a política do diálogo com o mundo árabe e com os países do sul do Mediterrâneo impuseram à NATO uma radical mudança que reforçou poder e influência. A estrada a percorrer, porém, é ainda longa, sobretudo aquela que conduz à plena cooperação com a União Europeia. As Forças Armadas sírias, de Daniele Cellamare (pág. 24). Entre as mais organizadas e treinadas do mundo árabe, são capazes de condicionar os delicados equilíbrios da «mesa de jogo» médio-oriental: uma complexa realidade a ter em conta para um projecto de pacificação da turbolenta região. Os combates urbanos nas CRO’s, de Gian Marco Chiarini (pág. 44). As reduzidas distâncias de alistamento, as dificuldades em distinguir os adversários da população e a hostilidade do ambiente evidenciam a dificuldade de pôr em prática os esquemas de treino. A recente experiência no Iraque, da Brigada «Ariete» leva o Comandante de então a
Effects-B Based Operations, de Maurizio Riccò e Giovanni Manca (pág. 64). Uma metodologia estratégico-operativa, assunto de aprofundados e debatidos estudos no contexto internacional. Aqui reportamos os pontos salientes, evidenciando alguns aspectos que poderiam limitar a sua plena aplicabilidade. Urgent Quest, de Pierluigi Sticchi e Enrico De Paolo (pág. 72). A Combat Identification (identificação em combate) está a tornar-se a capacidade fundamental para operar eficazmente nos modernos cenários, evitando o «fogo fratricida» e utilizando pelo melhor os sistemas de armas à disposição. No sector, em rápida evolução tecnológica, estão a multiplicar-se as iniciativas e as actividades internacionais, que vêem a participação constante e activa da Força Armada. O manual dos terroristas, de Rocco Domenico Galati e Angelo Casto (pág. 84). Como são recrutados, treinados e postos em operação os aspirantes jihadistas? Sem entrar no âmbito psico-socio-cultural, fornece-se um quadro técnico para facilitar um melhor conhecimento do fenómeno. Os media nos Teatros Operativos, de Giorgio Battisti e Gianfranco Oggiano (pág. 90). Uma relação próxima de colaboração entre militares e jornalistas pode revelar-se o valor acrescido do sucesso de uma missão e a melhor via para contar os factos no modo mais próximo da realidade. Giulio Aristide Sartorio, pintor e combatente, de GRELAUR (pág. 102). A exposição das suas obras nos Claustros de Bramante.
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IRAQ: 30 MAGGIO 2005
IL VOLO DEL «GABBIANO» IN RICORDO DEI NOSTRI INDIMENTICABILI AMICI E COLLEGHI: Col. Giuseppe LIMA, Magg. Marco BRIGANTI, Mar. Ca. Massimiliano BIONDINI, Mar. Ord. Marco CIRILLO Il paesaggio piatto e brullo scorre veloce sotto i pattini dell’elicottero AB 412. Il dolore per la scomparsa della mamma del collega che stanno accompagnando in volo all’aeroporto di Kuwait City suggerisce il silenzio, quel 30 maggio del 2005. Dopo una sosta tecnica per il rifornimento, nella base logistica di Camp Buehring nel Kuwait settentrionale, l’elicottero decolla alla volta dall’aeroporto di Tallil. Il caldo è soffocante, la visione notturna con l’ausilio degli intensificatori di luce è difficoltosa, il profilo di volo a bassa quota ed elevata velocità assorbe energia e l’equipaggio già assapora un meritato riposo ed il conforto dei colleghi che li aspettano a 20 chilometri da Nassiriya. Il destino, però, da lì a poco, gli avrebbe proposto un epilogo raggelante. Quel martedì porterà sconforto e dolore alle famiglie, agli amici e ai colleghi. Sono gli ultimi momenti di vita del Colonnello Giuseppe Lima, del Maggiore Marco Briganti, del Maresciallo Capo Massimiliano Biondini e del Maresciallo Ordinario Marco Cirillo. Poi la tragica morte. Ci ritorna alla mente una lettera che l’allora Tenente Marco Briganti scrisse in ricordo di un nostro collega, pilota del 7° «Vega» scomparso prematuramente per malattia. In essa Marco si esprimeva sull’immortalità dell’anima: Ecco guarda lassù! Non vedi qualcuno che sta facendo evoluzioni nell’immensità dello spazio? Prima era vincolato ad una macchina ora è libero di ogni peso corporeo e si libra senza difficoltà nell’oceano dell’universo. Non ha più limiti e può fare tutto ciò che avrebbe sempre voluto provare ma che l’elicottero non gli permetteva. Come il gabbiano di Jonathan Livingstone anche Lui è passato ad un’altra dimensione nella quale potrà approfondire e migliorare se stesso. Questa tensione morale ha sempre animato l’azione dei nostri colleghi. In Iraq ci sono andati convinti di fare la cosa giusta, determinati ad assolvere il compito che gli era stato affidato. Erano animati da una grande forza morale e da alti valori di fratellanza. Noi, loro colleghi, li sentiamo presenti fra noi. È vero, Giuseppe, Marco, Massimiliano e Marco il 30 maggio 2005 ci hanno lasciato, ma da lassù, quattro angeli ci sorridono. Ciao ragazzi!
Tenente Colonnello Giovanni Ramunno Capitano Daniele Leoni
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