a?.PRIVIITA miLITARE Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi
Propueta leuerana arhShCa
e scoenuhca roservata
a?.PRIVIITA miLITARE Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi
Propueta leuerana arhShCa
e scoenuhca roservata
CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI
Rapporto di Ricerca
su
L'OBIEZIONE DI COSCIENZA AL SERVIZIO MILITARE IN ITALIA
L'OBIEZIONE DI COSCIENZA AL SERVIZIO MILITARE IN ITALIA
di
Paolo Bellucci Università del Molise Istituto di Ricerche sullo Stato e l'Amministrazione, Roma
con un contributo di Claudio M. Radaelli Centro Studi e Ricerche di Po litica Comparata, Università L. Bocconi
INDICE
PRESENTAZIONE E SINTESI ..........................................
Pag. 9
SUMMARY .............................................................................
15
I.
L 'OBIEZIONE DI COSCI ENZA IN EUROPA .........
19
l. l REGIMI EUROPEI DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA .... 2. LE CORRELAZIONI ISTITUZIONALI DELL'OBIEZIONE ..
19 27
OBIEZIONE DI COSCIENZA E VALORI IN ITALIA .
37
II.
l. V ALORl E PARTECIPAZIONE POLITICA DI P . BELLUCCI E C.M. RADAELLI ................ .........
37
2. M OTIVAZIONI ED OPINIONI DEI GIOVANI SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA, DI C.M. R ADAELLI ....................................................
54
III. L'EVOLUZIONE NORMATIVA E REGOLAMENTAR E DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA ..................
65
IV . LA MESSA IN OPERA DELLA LEGGE 722/1972
77
l. UN QUADRO D'INSIEME ............................................. 2. LA VALUTAZIONE DELLE DOMANDE......................... 3. GLI IMPIEGHI DEGLI OBIETTORI: ENTI E SETTORI DI
77 79
ATTIVITÀ ... ... ................................................. .. ..... .... ... 4. LE CARAITERISTICHE DEGLI OBIETTORI.................
86 95
LE DETERMINANTI POLITICHE ED ISTITUZIONALI DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA .............. l. PREMESSA ... ............................ ......................... .... ...... 2. POSTMATERIALISMO ED OBIEZIONE DI COSCIENZA 3. R EGIME ISTITUZIONALE E GETTITO DELL'OBIEZIONE
lO l 101 104 107
V.
VI. VERSO UNA NUOVA LEGISLAZIONE ................... 113 l. UN DIFFICILE CAMMINO PARLAMENTARE ................ 113 2. I L TESTO UNIFICATO DEL PROGETTO DI LEGGE SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA ..... ... .... .... ........... ........... 116
3.
ELEMENTI. DI VALUTAZIONE DEL TESTO UNIFICATO DEL PROGETTO DI LEGqE SU LL'OBIEZ~ONE DI COSCIENZA .......... ..... .... :........... ....................................... 123
VII. BIBLIOGRAFIA ........... ............. ..................................... 129
l
l
PRESENTAZIONE E SINTESI
Molteplici fattori, sia di carattere internazionale e strategico sia di natura più contingente e di politica interna, sollecitano una riflessione sullo statò dell'obiezione di coscienza in Italia, sulle sue problematiche e sulle prospettive .di evoluzione. Sul piano internazionale, la distensione in atto tra Est ed Ovest e l'accentuata dinamica di ristrutturazione degli equilibri delle forze convenzionali che da essa ne deriva, ripropongono in Italia il tema degli assetti delle Forze Armate, segnata- · mente il tema del loro costituirsi come organizzazioni di difesa basate sulla coscrizione obb ligatoria oppure sul volontariato. · Entrambe le opzioni risultano correlate al fenomeno dell'obiezione di coscienza: un sistema come quello attuale, basato sulla coscrizione e su una ridotta quota di volontariato (la leva a ferma prolungata), deve ovviamente definire gli ambiti di esercizio del diritto all'obiezione, ònde garantire ai cittadini equità di trattamento nell'assolvimento dell'obbligo costituzionale della difesa della nazione. Ovviamente, nel caso di Forze Armate volontarie, il problema presenta una valenza differenziata, relativa precisamente alle modalità di costituzione di un sistema, di difesa in caso di mobilitazione, e di approntamento di un sistema di protezione civile per svolgere quei compiti di emergenza che la minore dotazione di personale ri$petto alla coscrizione non consente. In quest'ultimo caso è anche possibile prevedere l'impiego di tut.ti i giovani, obiettori e non, in un eventuale Sistema di Protezione 9
Civile e Sociale, ad esclusione di coloro che scelgono professionalmente la carriera militare o nei corpi di sièurezza. Sul piano più contingente, e con stretti legami con la politica interna, l'avanzato stato di predisposizione di una nuova normativa sull'obiezione di coscienza (che lascia invariato il sistema di reclutamento delle Forze Armate), sostanzialmente nella direzione di rendere sempre più agevole l'esercizio del diritto di obiezione, richiede una puntuale riflessione sulle conseguenze e sull'impatto di tale normativa sulle dinamiche organizzative militari nonché su quelle civili. La ricerca realizzata, promossa dal CeMISS, si è posta quindi l'obiettivo di: valutare, in una prospettiva europea, le diverse modalità di esercizio dell'obiezione di coscienza; delineare i trend culturali e sociopolitici collegati all'affermazione del diritto all'obiezione di coscienza; ricostruire l'andamento del fenomeno in Italia, indagando le dinamiche quantitative e qualitative relative alle domande presentate ed accolte, all'impiego operativo degli obiettori, alla tipologia degli enti ove prestano servizio; . ricostruire l'evoluzione normativa e regolamentare della legge 772/72 analizzandone la concreta messa in opera; valutare la fattibilità delle nuove proposte normative, fornendo elementi di valutazione alla luce dell'indagine condotta. Il rapporto conclusivo di ricerca si compone quindi di sei capitoli: il primo ricostruisce i regimi europei dell'obiezione di coscienza, e analizza l'influenza delle strutture istituzionali sul ricorso all'obiezione. I risultati della analisi, oltre ad indicare l'ampio spettro esistente in Europa relativamente ai regimi di obiezione, permettono di valutare l'importanza che questi assumono per l'esercizio stesso dell'obiezione. In particolare si è osservato come la tradizione di istituzionalizzazione dell'obiezione, l'ampiezza delle motivazioni, la (minore) durata del servizio alternativo influiscono positivamente (aumentandolo) sul gettito degli obiettori. Viceversa, la dispolO
nibilità di informazione a i coscritti e l'ampiezza dei settori di impiego degli obiettori non sembrano esercitare un chiaro impatto. Il secondo capitolo presenta una analisi delle dinamiche va loriali e socio-politic he dei giovani italiani, ponendo le basi teoriche per i successivi approfondimenti analitici. Sulla base di una rassegna della letteratura e dei dati disponibili sulle attitudini valoriali e sulle opinioni dei giovani italiani, viene argomentato come la domanda di obiezione al servizio militare non s i origini da attitudini anti militariste dei giovani, bensì costituisca una componente di una più ampia domanda di autorealizzazione e della mobilitazione orientata a obiettivi specifici tipiche dei cittadini più giovani delle democrazie avanzate. L'obiezione di coscienza, quindi, non appare più costituire una sfida allo stato ed a lla sua sovranità, bensì viene a comporsi in un ampio insieme di entitlements politici, sociali ed economici propri delle società occidentali. Il terzo capitolo descrive l'evoluzione che la normativa italiana sull'obiezione ha conosciuto a partire dal 1972, evidenziando, in un approccio analitico proprio dell'analisi delle politiche pubbliche, la stretta dipendenza di questa daJI'interazione di più attori- organizzazioni degli obiettori, enti convenzionati, forze politiche, governo, amministrazione della Difesa, sistema giuridico - che costi tuiscono il policy network di riferimento per questa politica pubblica. Ciò consente di verificare come la messa in opera di una politica non costituisca una mera applicazione impersonale ed esecutiva dell'apparato amministrativo, bensì chiam i in causa un ruolo politico dell'amministrazione all'interno di un più ampio contesto di attori con i quali questa interagisce. Questo tema è ulteriormente affrontato nel successivo cap itolo quarto, ove si esamina criticamente la messa in opera della legge 772/1972, ponendo in risalto sia i limiti che le positive realizzazioni. Viene quindi studiato il processo di valutazione delle domande degli obiettori ed il ruolo esercitato dalla commissione ministeriale, la cui "lenta" e per certi versi "discrezionale" attività negli anni iniziali di applicazione ll
della legge ha causato una lievitazione delle domande non valutate, contraendo la quota degli obiettori in servizio. Per quanto riguarda gli impieghi del servizio civile questi, in assenza di un servizio civile nazionale, vengono a dipendere esclusivamente dall'offerta degli enti convenzionati: la metà degli obiettori opera nel settore dell'assistenza sociale, un terzo in attività socioculturali; le associazioni assistenziali private concorrono per circa il 40% del l'i mpiego totale, mentre gli enti pubblici (comuni, usi, ecc.) ne costituiscono un ulteriore terzo. Emerge infine come l'obiezione di coscienza ed il servizio civile, le domande di obiezione cioè e l'impiego degli obiettori, presentino una forte connotazione territoriale: nell'ultimo triennio circa il 70% delle domande proveniva dalle regioni settentrionali, aree queste dove, in assenza di una effettiva redistribuzione territoriale (vincolata ovviamente dall'offerta d i posti presso gli en ti convenzionati, particolarmente carente nel Mezzogiorno) finisce per concentrarsi l'effettivo impiego. Questa connotazione territoriale, associata all'osservazione che gli obiettori sono in prevalenza studenti universitari o laureati, contribuisce ad assegnare una oggettiva "dimensione elitaria" all'obiezione di coscienza in Italia, ch e circoscrive, per lo meno sino ad oggi, sia l'origine della scelta dell'obiezione sia le dinamiche dell' impiego degli ob iettori. Nel capitolo quinto, attraverso un modello statistico denom inato analisi. delle serie temporali interrotte, ~i risponde alla domanda se sia .l'evoluzione vaJoriale, o la progressiva flessibilità del regime di obiezione valoriale, o la progressiva flessibilità del regime di obiezione, od entrambe, ad aver "prodotto" l'intenso incremento del ricorso all'obiezione osservato negli anni '80. La risposta che viene data, verificando empiricamente un modello in.terpretativo, indica come le dinamiche valoriali influenzino sia il regime normativo dell'obiezione, sia .il gettito stesso degli obiettori. Contemporaneame nte, q uesto è d irettamente influenzato da lle trasformazioni (restrittive od espansive) del regime dell'obiezione. Quindi, anche in Italia, un regime "liberale" dell'obiezione ne accresce 12
t.
il ricorso, ma ciò non significa che l'obiezione scaturisca da motivi strumentali (vi è infatti una correlazione, empiricamente stimata, tra le dinamiche di valore dei giovani e la scelta dell'obiezione). Testimonia al contrario la "razionalità" del giovane obiettore, che si avvale con maggior intensità di una opzione quando il"costo di accesso" è più basso. Nell'ultimo .capitolo, infine, si esamina la legislazione attualmente in discussione in Parlamento, valutandola criticamente a lla luce dei risultati del presente studio. In particolare ne viene segnalata la validità, oltre che per l'accoglimento del "diritto" all'obiezione, quale strumento per una ottimale gestione dell'obiezione nelle attuali connotazioni funziona li e territoriali (che pongono tuttavia seri limiti per un impiego omogeneo degli obiettori nel territorio nazionale, soprattutto per le carenze nelle zone di maggior bisogno); decisamente critico è viceversa il giudizio se ci si pone nell'ottica di dar vita ad un integrato sistema di servizio civile nazionale, obiettivo che pure il testo unificato del progetto di legge dichiara di far proprio, senza tuttavia risolvere i nodi connessi al rapporto con il Dipartimento della Protezione Civile e con il Ministero dell 'Interno.
La ricerca, diretta e realizzata da Paolo Bellucci, si è avvalsa dell'aiuto di parecchie persone ed istituzioni, che si intendono qui ringraziare per la loro collaborazione: il Colonnello Gianfranco Gasperini, coordinatore del gruppo di lavoro presso il CeMISS che ha impostato il percorso di ricerca; il Dottor Ugo Pescatori, dell'Ufficio Obiezione di Coscienza della Direzione Generale Leva del Ministero della Difesa, senza i cui dati e suggerimenti buona parte dell'analisi condotta non sarebbe stata possibile; il dottor Antonio Casu, segretario della Commissione Difesa della Camera dei deputati, che cortesemente ed efficientemente ha reso disponibili informazioni, dati e consigli sul processo parlamentare; l'On. Paolo Caccia che, nel corso di una approfondita iotervista, ha messo in comune la sua pluriennale esperienza, ed im pegno, sull'obiezione di coscienza. Il contributo di Claudio M. Radael13
li, che ha partecipato alle fasi iniziali del progetto, è evidente nella corresponsabilità per il capitolo su valori ed obiezione di coscienza.
14
SUMMARY
Many reasons, both at the international and domestic level, make it interesting a study of the state of conscientious objection to military service in Italy. At the internationallevel, the East- West detente and the dynamics of arms reduction pose to ltaly the issue of the structure of armed forces, in particular whether to be based on conscription or voluntarism. Both alternatives are correlated to conscientious objection. On the one hand, a system such as the present one, based on conscription and on a limited quota o[ voluntary service, must necessarily define the modalities of execise of the right of conscientiou~ objection, in order to insure equality of treatment to citiziens in the fulfillment of the constitu tional duty o[ defence of nation. On the other hand, in the case of a professional army, the issue has a different valence: how to insure the mobilization, and to establish a civil service to fulfill those functions of social and enviromental protectìon in emergency. In thìs last respect one cou ld even prov ide that all youngs, both objectors and not, would serve in an eventual civìl corp, but for those who choose a professional career in the army or in the securìty corps. At the domestic leve], the advanced writing in Parliament o[ a new law on conscientious objection to military servicewhithout changing the recruitment system of thc armed forces - which goes in the dìrection of making more liberai the recognition and the exercise of objection with respcct to the 1972 law, demands a reflection on the consequences and 15
impacts 9f such norms on both military and civilian organizations. This nisearch, then, has had the following goals: to evaluate, in a European comparative perspective, the modalities of recognition and exercise of the right to object ¡ to conscription; to analyze .the cultura!, social and politica! value changes which appear related to the progressive expansion of the r ight to conscientious objection; to assess the evolution of objection in Italy, analyzing the trend. of applications overtime, the employment of objectors, the typology of agencies where service is performed; to study the implementation of the law 772 which in 1972 introduced in Italy the conscientious objection to military servi ce; to assess, finally, the feas ibility of a new policy according to the outcomes of the early legislation. The research report has six chapters: the first presents the European regimes of conscientious objection, and analyzes the influence of institutional arrangements on resistance to conscription. The results show, besides pointing out the wide spectrum of European regimes, that a longer tradition of legai recognition of objection, a wider ground of recognition, a lesser length of alternative service influence positively (i.e., increase) the recourse to objection, while the availability of information a t time of call-up and a wider range of alternative services do not exert a clear impact . The second chapter analyses the relationship between conscientiuos ovjection and sociaJ¡and politica! values among Italian youngs. On the basis of a review of the relevant literature and of survey data on value attitudes and opinions, it is argued that the demand of objection to military service does not originate inanti militarist attitudes. On the contrary, it constitt.ites a component of a wider demand of self realization and mob ilization towards specific goals significantly spread among the younger genera tions of Western democra16
cies. Conscientious objection does not pose any longer, then, a threat to the State and its sovereignty: i t is part of a wider set of politica!, economiCa! and social entitlements peculiar to western societies. The third chapter analyses the evolution of Italian legislation on objection since 1972 pointing out, in accordance with the policy making approach to the study of public policies, the interactions of a plurahty of actors - a "policy network" formed by objectors groups, recipient organizations, politica! parties, courts, Defence ministry, Government - , whose conflicting interests shaped the determination and implementation of the 1972 legislation. This issue is further taken up in the following chapter, where the implementation of the legislation is empirically analysed. It is shown how the slow and at times discretionary process of evaluation of the applications by the ministerial committee has caused, in the early years, a growth of unprocessed applications, thus significantly deppressing the number of objectors performing an alternative service. With respect to the sectors of service, due to the lack of a National Civil Service, the employment of objectors dependes entirely on the availability of positions in recipient organizations: on average, two thirds of the objectors serve in the welfare sector; 40% are assigned to private bodies while 30% of the objectors work in public agencies (e.g., communes, hospitals, etc.). Further, conscientious objection presenta strong geographical connotation: 70% of objection demands originate in Northem regions, areas in which, due to a lack of territorial redistribution, which in turns depends on the severe shortage of positions in organizations in the South, alternative service is actually performed. This geographical concentration, associated to the fact that objectors are mostly university students, ¡tends to assign to Italian conscientious objection an elitarian dimention. The fifth chapter answers the question whether it is the values change, or the increasing flexibility of objection regime, or both, to ha ve brougth about the rise of objectors observed in 17
the '80s. The analysis, employing an interrupted time series mode! show that the values change influences both the normatìve regime o[ objection and the number o[ objectors. The latter, however, is directly influenced by the transformations (restrictive or expansive) of the normative regime. Therefore also in I taly a liberai regime increases the flow of objectors, but this does not impy that conscientiuos objection originates in selfish motivations (since there is indeed a correlation between the youngs' values and the choice to object). On the contrary it testifies to the "rationality" of the objector, who takes advantage of an opportunity when the "access cost" is lower. Finally, in the last chapter the new Jaw proposal being discussed in Parliament is critica lly 1·eviewcd in the light of thc previous results. Positive aspects include the acceptance o[ conscientiuos objection as an individuai "right'', and a better management of objectors in the present territoral and functional configuration (even though it remains as a problem the uneven employmcnt of objectors throughout the country, and above ali their scarcìty in the areas of stronger need, as ~ the South). Negative aspects concerns the inadeguate structure of the future National Civil Service, which does not address its functional relationship with the Department of Civil Protection and the Ministry oflnterior.
18
I. L'OBIEZIONE DI COSCIENZA IN EUROPA
l. I
REGIMI EUROPEI DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA
Tr a le varie forme di disobbedienza civile (Bobbio, 1983), il rifiuto di prestare il servizio militare, in tempo di guerra o di pace, è quella che più apertamente si è posta in passato come una sfida alla sovranità dello stato. Soprattutto se con stato definiamo, weberianamente, " ...quella comunità umana, che nei limiti di un determinato territorio, ... esige per se' (con successo) il monopolio della forza fisica legittima" (Weber, - 1973:48). Se l'esercizio di questo monopolio viene ad includere, come con seguenza, il diritto dello stato di rivolgere ai cittadini una dom an da di diretto coinvolgimento nell'esercizio della violenza legittima, ecco che un rifiuto viene a costituire una sfida alla legittimità dello stato ed all'esercizio dei suoi poteri. "Il rifiuto al servizio militare può quindi costituire un test crucia le per lo stato. (Inoltre)... la reazione dello stato costituisce un significativo indicatore del livello di tolleranza ed accoglimento del d issenso (di una nazione)" (Mellors e McKean, 1982:227). Se leggiamo le vicende legate al riconoscimento dell'obiezione d i coscienza al servizio militare in Europa nell'ottica d~l rapporto tra esigenze d i difesa della comunità e diritto dei singoli cittadini ad opporvisi non si può che constatare, nel medio lungo periodo, un progressivo ampliamento della legittim ità del dissenso (variamente motivato) ed una evoluzione del concetto stesso di difesa della nazione. Va sottolineato che tale direzione è tipica delle società occidentali: su 140 nazioni considerate dall'ONU nel 1985 solo 16 prevedevano un servizio civile alternativp alla leva, e 11 di queste sono nazioni europee (67 paesi non hanno la coscrizione mentre altre 40 che la hanno non prevedono l'obiezione di coscienza) (ONU, 1985:30). Il che non implica necessariamente che in queste società sia particolarmente diffuS'a (relativamen19
te ad altri paesi) l'avversione all'uso della forza, o particolarmente efficace e politicamente rilevante l'impatto dei movimenti pacifisti, anti nucleari e religiosi (sebbene ciò sia in alcuni casi vero). Infatti, se l'approvazione dì una legislazione in merito può senza dubbio ricondursi all'azione di gruppi di pressione, ed alla conseguente traduzione da parte del sistema politico qi una domanda sociale in norma, ciò che qui rileva non è tanto l'estensione della mobilitazione che ha sostenuto l'innovazione quanto l'inclusione del diritto all'obiezione nell'insieme dei diritti civili e politici propri delle società occidentali, e ciò indipendentemente dalla quota di popolazione che ne fa ricorso. L'obiezione di coscienza al servizio militare non costituisce più quindi una "sfida" allo stato ed alla sua sovranità. Essa, in E u ropa, è stata riconosciuta quale componente dì un più ampio insieme d i entitlements politici, sociali ed economici che caratterizzano le società occidentali (Dahrendorf, 1989). D suo inserimento in un ambito di diritti precedentemente escluso non sembra ricondursì all'affermazione di massa di valori di per sé pacifisti od anti militaristi, sebbene questi siano significativamente presenti in segmenti delle popolazioni europee, bensì testimonia la dilatazione in atto in Europa degli ambiti della cittadinanza. È l'acquisizione e l'esercizio dei diritti politici e di quelli sociali che progressivamente apre lo spazio per una ampia affermazione delle soggettualità individuali, che pongono in dubbio la legittimità di valori e comportamenti tradizionali (quali il servizio militare) se questi non sono riformulati in termine di adesione consensuale. L'accoglimento politico del dissenso, e la sua legittimazione tradotta giuridicamente in diritto soggettivo, caratterizza quindi tendenzialmente l'obiezione al servizio militare di leva in Europa. La sua introduzione nei vari sistem i nazionali non è avvenuta tuttavia in modo uniforme ne' sul piano temporale ne' rispetto ai regimi di obiezione réalìzzati. Anzi proprio
20
l'uniformità dei regimi, l'equità del trattamento degli obiettori rispetto ai coscritti, e la sua introduzione nei paesi ove non sia prevista, sono gli obiettivi che recenti risoluzioni di organizzazioni internazionali (ONU, 1985, 1987; Consiglio D'Europa, 1987) e del Parlamento Europeo (1983, 1989) hanno indicato all'opinione pubblica ed agli stati (Silenzi, 1990; Archivio Disarmo, 1990). Nei paesi europei il riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare è avvenuto in tre periodi diversi (Tab. 1). I paesi scandinavi, la Danimarca e l'Olanda hanno per primi riconosciuto l'obiezione di coscienza negli anni '20 e nei primi anni '30. Ed è significativo osservare come si tratti di paesi di cultura protestante, con una lunga tradizione di tutela delle minoranze. In un secondo periodo, negli anni '50 ed all'inizio del decennio successivo, sono i paesi dell'Europa continentale ad avviarsi, in gradi diversi, sulla strada del riconoscimento dell'obiezione. Infine, dopo il 1970, ultimi giungono l'Italia e le recenti democrazie dell'Europa meridionale. Questa articolazione temporale non è ovviamente casuale. Si potrebbero infatti rintracciare, a partire dal periodo dell'introduzione dell'obiezione, spiegazioni storico politiche per ciascun paese. Basti pensare per i paesi scandinavi alla politica di neutralità; agli esiti della seconda guerra mondiale per la Germania ed Austria; alla guerra d'Algeria e la nascita della V Repubblica per la Francia; a lla transizione alla democrazia per i regimi autoritari dell'Europa meridionale. In questa sede è tuttavia più opportuno riflettere brevemente sui caratteri peculiari dei vari regimi di obiezione esistenti. Un primo criterio di distinzione è costituito ovviamente dalle motivazioni in base alle quali è riconosciuto il diritto all'obiezione di coscienza. Originariamente circoscritto a ragioni strettamente religiose, il riconoscimento del diritto all'obiezione si è progressivamente esteso a comprendere motivi etici, umanitari e filosofici. In alcuni casi, come in Olanda, è consentita l'obiezione "selettiva" all'uso di alcune armi, come quella nucleare. È rimasta invece rigorosamente 21
esclusa dalle varie legislazioni nazionali l'obiezione al servizio militare sulla base di motivazioni politiche, di opposizione cioè alle politiche internazionali e militari dei governi (Mellors e McKean, 1982:229). Un ulteriore elemento di valutazione rispetto alle modalità di riconoscimento dell'obiezione è rappresentato dal periodo nel quale il diritto deve essere esercitato. Le opzioni nazionali al riguardo sono molto diversificate: si va dal caso francese, ad un estremo, che consente l'avvio del procedimento di riconoscimento entro 30 giorni dall'arruolamento (originariamente 15 giorni) e lo escl ude per i giovani già alle armi e per i riservisti, al caso tedesco ed olandese, paesi che consentono, all'opposto, l'ob iezione in qualsiasi momento: prima, durante o dopo il servizio militare (ONU, 1985: Annex l). Combinando insieme queste due caratteristiche, le motivazioni de li 'obiezione e le modalità temporali per l'esercizio del diritto, si ottiene una tipologia di regim i di motivazione de li'obiezione che appare ne lla Tabella l (elaborata a partire da quella presentata da Mellors e McKean): - l'Olanda prevede un riconoscimento " molto ampio" dell'obiezione, consentita per profondi motivi di coscienza, su · base anche seJettiva, senza limiti temporali per il riconoscimento dello status di obiettore; un regime "ampio" prevedono Svezia, Norvegia, Germania, Danimarca, Austria, Belgio, Italia e, recentemente, Spagna. L'obiezione è riconosciuta per motivi religiosi, etici e filosofici ma variano in questi paesi le modalità temporali per l'esercizio del diritto: Svezia, Norvegia e Germania non hanno vincoli temporali e consentono l'obiezione anche ai giovani che prestano già il servizio militare, mentre gli altri paesi pongono lim iti compresi tra i 10 giorni e i due mesi dall'incorporamento; più limitato è il regime realizzato da Finlandia e Francia. Entrambe riconoscono l'obiezione su basi religiose ed etiche solo in tempo di pace, pongono limiti temporali stringenti per l'esercizio dell'opzion~. ed incardinano in ogni caso l'obiettore nello stesso regime legale dei militari. 22
La Grecia, infine, consente l'obiezione solo ai credenti di definiti credi religiosi (Testimoni di Geova) senza tuttavia accordare alcun status legale all'obiettore. Tab. l -L'obiezione di coscienza in EUJ·opa
Paesi Svezia Norvegia Olanda Finlandia Danimarca Germania (RFD) Austria Francia Belgio Italia Grecia Spagna Portogallo
Anno del r iconoscimento
Motivazione dell'obiezione
Informazione *
1920 1922 1922 1931 1933 1949 1955 1963 1964 1972 1977 1978 1985
Ampia Ampia Molto ampia Limitata Ampia Ampia Ampia Limitata Ampia Ampia Ristretta Ampia n.d.
Istituzionale Is tituzionale Istituzionale Libera Libera Limitata Istituzionale Ristretta Libera Libera Ristretta Ristretta n.d.
* Informazione sull'obiezione ai coscritti Fonte: Elaborazione su dati Mellors e McKean ( 1982). ONU ( 1985).
Va considerato un altro importante aspetto che concorre a definire il regime di obiezione esistente nei vari paesi europei: la disponibilità di informazione sull'obiezione, che si presume possa influire in concreto sulla possibilità per il cittadino di avvalersi del diritto all'obiezione. Al riguardo il panorama è alquanto incerto: solo nei paesi scandinavi ed in Austria si può parlare di "comunicazione istituzionale", cioè di informazioni s ull'obiezione ufficialmente distribuite ai cittadini al momento della chiamata alle armi accanto a quelle sulla leva. All'opposto vi è il caso della Francia, che espressamente proibisce ogni forma di informazione su (e propaganda per) l'obiezione. Anche Grecia e Spagna restringono lo spazio per una puntuale info rmazione sull'obiezione. Negli altri paesi, infine, pur non essendo giuridicamente sanzionata, non vi è
23
comunicazione ufficiale ai potenziali coscritti sulJ'opportunità offerta, ma è totalmente libera l'iniziativa privata (di associazioni, chiese, movimenti) di diffusione informativa e sollecitazione del ricorso all'obiezione di coscienza. Ulteriori elementi caratteristici dei regimi di obiezione afferiscono alle strutture istituzionali di gest ione del servizio alternativo alla leva ed alla durata del servizio civile (Tab. 2). Tutte le nazioni considerate hanno istituito una commissione di valutazione ed accoglimento delle domande di obiezione. Variano tuttavia le composizioni degli organi ed il loro posizionamento nelle strutture amministrative nazionali. Solo in Austria, Grecia ed I talia la commissione è costituita presso i minjsteri della Difesa, ad indicare un raccordo funzionale del regime alternativo con la struttura militare. In Belgio, Norvegia, Svezia e Spagna la commissione è presso il ministero della Giustizia, mentre in Germania questa è attivata presso il ministero per gli Affari Sociali; in Olanda essa si configura come un com itato indipendente. In stretta correlazione, a livello comparato, con il posizionamento istituzionale delle commissioni di accoglimento delle domande di obiezioni si pone la gestione del servizio civile alternativo. Questo infatti dipende dall'amministrazione militare in Austria, Grecia ed Italia, mentre è incardinato in amministrazioni civili in Francia (Affari Sociali), Germania (Gioventù e Famiglia), Olanda (Affari Sociali e del Lavoro), Svezia (Lavoro). Nei rimanenti paesi è il ministero della Giustizia o dell'Interno (la Presidenza del Consiglio in Portogallo) ad esser responsabile del servizio alternativo. Ad eccezione del Portogallo, e dell'Italia dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 1989, in tutti i paesi europei il servizio alternativo presenta una durata maggiore rispetto alla leva. Le diversità nazionali sono tuttavia accentuate: il valore minimo si osserva in Finlandia (appena il 9% in più) e quello massimo in Grecia (il servizio alternativo ha una durata più che doppia). Mediamente iJ periodo aggiuntivo è pari al 50% di quello della leva. Va sottol ineato che tutte le recenti risoluzioni degli organi24
smi internazionali (ONU e Parlamento Europeo) cnt1cano ampiamente propr io due degli aspetti uniformemente diffusi dei regimi naziona li di obiezione: la va lutazione delle motivazioni a ll 'obiezione e la maggior durata del servizio alternativo rispetto alla leva. È evidente la motivazione di tali risoluzioni internazionali: per evitare l'esame dell 'obiettore da parte di un "tri bunale delle coscienze", e per abolire l'impatto dissuasivo (ed un obiettivo punitivo) insito in una maggior durata del servizio (salvaguardando tuttavia eventua li periodi supplementari di formazione ove necessari per il miglior funzionamento dei servizi previsti dai regimi di obiezione). È da segnalare tuttavia che recenti provvedimenti naziona li (Germania, Spagna, Italia - proposta di riforma della legge 772/72 -) circoscrivono la valutazione della richiesta di obiezione ed una ricognizione dei requisiti fo rmali. Tab. 2 - Struttura istituzionale e durata del servizio alternativo alla leva in Europa Paesi
Commissione di valutazione Gestione del servizio domande di obiezione
Austria Mi nistero Difesa Mi nistero Giustizia Belgio Danimarca Difesa, Interno Finlandia n.d. Francia Interministeriale Germania (RFD) Giovemù, Famiglia e Sanità Grecia Ministero Difesa Italia Ministero Difesa Olanda Comitato Indipendente Norvegia Ministero Giustizia Svezia Ministero Giustizia Spagna Mi nistero Giustizia Portogallo Ministero Giustizia
Ministero Difesa Ministero Interno Ministero Interno n.d. Ministero Aff. Sociali Gioventù Fa m. e Sanità Ministero Difesa Ministero Difesa Aff. Sociali e del Lavoro Ministero Giustizia Ministero del Lavoro Ministero Giustizia Presidenza Consiglio
Durata (leva= 100) 133.3 150,0-200,0 122,2-266,6 109,0 200,0 133,3 240,0 100,0 150,0 133,3 144.4
150,0 100,0
Fonte: Ministero Difesa, ONU (1985). Mellorse McKean ( 1982).
L'ultimo aspetto dei regimi europei di obiezione da esaminare è relativo allo spettro delle attività consentite in alternativa alla leva (Tab. 3). Alcuni settori di attività degli obiettori
25
N
o-
... Ta b. 3- Settori di attività del servizio civile in Europa Se n ilio Protc%ione non armato civile
Aus tri a Belg io Da nima rca Finalndia Francia Germania (RFD) Grec ia Italia Olanda Norvegia S vezia Spagna
--
x x x x x x x
Fonte: Mc Ilor!> c Mckean ( 1982)
Snnilà
Scr' i11
T~porti e
SOCUlli
comunaca.zioni
x
x
x x x
x
x x x x
x x
x x
x x x
x x x
x x x x x x
x x x x x
x x x x x
x x x x x
x
x x
Agricohura e Sen·a11 alla Atuvita socio Paesi in \ ·in foreste comunita ruhurali di s\"iluppo
x x x x
x x x x x
x x
x
x
x x x x
x x
sono presenti in tutti i paesi, altri sono meno diffusi. In dettaglio: il servizio non armato, secondo cui gli obiettori sono arruolati nelle forze armate ma assegnati a compiti che non l?revedono l'uso delle armi, non è particolarmente diffuso. E previsto in 7 delle 12 nazione europee che hanno la coscrizione obbligatoria ma i dati disponibili rivelano uno scarso appeal di tale opzione tra g li obiettori. Non è consentito , in particolare, da Francia, Germania, Olanda e Norvegia; molto diffusi sono gli impieghi degli ob iettori in compiti di protezione civile e sanità (10 paesi), nei servizi sociali (Il paesi) e nei servizi alle comunità locali (8 paesi); analogamente la possibilità di impiego nel settore agricoloforestale appare ben rappresentata, mentre so lo alcuni paesi prevedono l'impiego degli obiettori nel settore dei trasporti e delle comunicazioni. e delle attività socioculturali; -·solo Belgio, Danimarca, Italia e Svezia consentono lo svolgimento del servizio civile nei Paesi in Via di Sviluppo, ma il periodo di servizio è sensibilmente più ampio di quello svolto nel paese di residenza; infine, un grezzo indicatore della ampiezza dello spettro di offerta potenziale dell'obiezione, ottenuto contando semplicemente i settori di impiego possibili, vede al primo posto Austria, Italia, Olanda, Norvegia e Svezia (7 settori); a l secondo Danimarca, Finlandia e Germania (6 settori); al terzo Belgio, Francia e Spagna (5 settori) mentre con il solo servizio non armato buon ultima è la Grecia.
2.
LE CORRELAZIONI ISTITUZIONALI DELL'OBIEZIONE
A partire dagli anni '70 l'andamento delle domande di obiezione di coscienza in Europa ha conosciuto un sensibile aumento, pur rimanendo sempre all'interno di quote di giovani comprese tra l' 1-2% ed il lO% dei coscritti. 27
Figura l. Andamento dell'obiezione di coscienza in Europa, 1968 - 1988 (% obiettori su incorporati)
10 ~--------------------------------------~
8
o b l
6
e l
l
o
4
2
QC-------------------~------------------
1968
1976
1988
Anno
Belgio
----*- Italia
-+-
Danimarca
~
Olanda
-e- Get¡mania
L-----~----------------------------------------------------J
28
t
Sui valori più bassi di questo campo di variazione si situano paesi come il Belgio - che passa da un numero di obiettori pari allo 0.5% dei coscritti nel 1969 ali' 1.5% nel 1976 per assestarsi sull' 1.4% nel 1988 - la Danimarca - 1,6% nel 1968, 8.2% nel 1974, 3.0% nel 1976- l'Olanda- 0.5% nel 1968, 1.8% nel 1976. Sensibilmente e stabilmente più a lto è il numero di obiettori in Germania, che dal 5.6% dei coscritti nel 1968 sale al 12.2% nel 1972 per declinare al 7.8% nel 1988 (Fig. 1). Questo andamento temporale dell'obiezione, che mediamente mostra un trend europeo in ascesa nel periodo '60-'80, risente ovviamente di molteplic~ fattori, tra cui certamente le mobilitazioni studentesche della fine degli anni '60, di quelle per la pace della fine degli anni '70, dell'avvio della distensione tra le due superpotenze, del più ampio impatto politico di nuovi m ovimenti sociali. È pla usibile argomentare che la·crescita quantitativa, ma anche qualitativa, del fenomeno dell'obiezione sia sensibilmente correlata a tali eventi. Vi è una ampia letteratura in questione, che consente di porre tale nesso senza dover qui ricostruire le dinamiche sociali e politiche di questi eventi e movimenti (si veda CeMISS, 1990, per una analisi del movimento pacifista e antinucleare in Italia, con una ampia bibliografia internazionale). Meno studiata è viceversa la questione dell'impatto sull'obiezione dei relativi regimi istituzionali, soprattutto a livello comparato. Assumendo cioè una influenza delle d inamiche socio-politiche e della mobilitazione pacifista sull'opinione pubblica, soprattutto sulle p iù giovani componenti, le caratteristiche istituzionali dei regimi di obiezione esistenti nei vari paesi precedentemente esaminate hanno esercitato un impatto frenante od incentivante sul fenomeno dell'obiezione? In altre parole, sono le nazioni con i regimi di obiezione più aperti a conoscere un rela.tivamento più alto numero di obiettori e, corrispettivamente, i sistemi più chiusi ad evidenziare un numero p iù contenuto di giovani che rifiutano il servizio militare? 29
Verificare empiricamente questa domanda non è semplice. In primo luogo occorre infatti identificare almeno tre gruppi di variabili: a) la tradizione socioculturale peculiare di un paese relativamente alle forze armate, e le dinamiche dell'opinione pubblica e delle mobilitazioni pacifiste; b) la permeabilità del sistema politico alle domande della società, e la capacità e le risorse di influenza disponibili ai vari attori coinvolti (partiti, amministrazioni, parlamento) nel dar vita ad un regime di obiezione attraverso leggi e regolamenti; c) l'utilizzo delle norme dell'obiezione da parte dei giovan i. · In secondo luogo occorre stabilire i nessi di causalità tra i tre gruppi di variabili e sottoporre tali . nessi a verifica empirica. Le ipotesi sono infatti più d'una: una prima è quella che postula nel regime d'obiezione in vigore il risultato, o per meglio dire la traduzione legislativa e regolamentare, delle domande della popolazione in quanto espresse dalla tradizione sociocu ltu rale e dall'azione dei rilevanti gruppi di pressione (movimenti pacifisti, partiti, amministrazione della difesa, ecc.). A sua volta il regime di obiezione, più o meno restrittivo o liberale, influenza la quota di giovani che si avvale del diritto di obiezione. Graficamente questa prima ipotesi può essere espressa come segue: Società
Regime Istituzionale
-+
Quota di obiettori
dell'obiezione
una seconda fa dipendere direttamente l'ampiezza dell'obiezione dalle dinamiche dell'opinione pubblica e della mobilitazione giovanile. È quindi la pressione di una ipotizzata crescente obiezione a determinate il relativo regime istituzionale. La rappresentazione grafica di questa seconda ipotesi è la seguente: Società
30
Quota di obiettori
-+
Regime istituzionale dc Il'obiezione
una terza ipotesi vede le dinamiiche sociali influenzare insieme il regime di obiezione e la domanda di obiezione, accanto ad un effetto autonomo del regime di obiezione sul gettito di obiettori. Graficamente: Società .-'
Regime istituzionale dell'obiezione
Quota di obiettori
Occorre infine disporre di indicatori validi per i tre set di variabili per l'insieme dei paesi rilevanti per un ampio arco di tempo, in modo da poter associare una analisi statistica temporale di ciascun paese con una analisi comparata per l'insieme dei paese (pooled cross section time series analysis). Mentre per il caso italiano un tentativo di analisi temporale che valuti l'impatto del regime istituzionale e dell'opinione pubblica sul gettito dell'obiezione sarà svolto successivamente, sul piano comparato non è attualmente disponibile a chi scrive una così ampia matrice di dati validi, per cui occorre modificare il disegno della ricerca . L 'analisi condotta sottopone quindi a verifica una versione ridotta della terza ipotesi, valutando le correlazioni tra regime istituzionale e gettito dell'obiezione per alcuni paesi europei in un disegno di comparazione statica, con l'avvertenza che, dal momento che non abbiamo disponibili indicatori sulle dinamiche sociali e dell'opinione pubblica, si corre il rischio di analizzare delle correlazioni "spurie", non controllate cioè per l'influenza su entrambe delle variabili sociali. Il gettito di obiettori nel 1976 e nel 1988, che presenta un valore medio europeo rispettivamente del 3, 1% e del 2,6% dei coscritti, è stato quindi correlato (utilizzando il coefficiente di regressione lineare) con alcune variabili costruite a partire dalle caratteristiche dei sistemi nazionali di obiezione descritti precedentemente. Dal momento che le variabili descrittive sono tra loro correlate non è stato possibile inserirle insieme in una equazione di regressione multipla (Lewis-Beck, 1980). È stata quindi stimata una equazione per ciascuna variabile indipendente. Le variabili sono definite come segue: 31
- Anno del riconoscimento dell'obiezione di coscienza, cui . è stata attribuito il valore: se la legge è stata introdotta prima del 1945, 3 2 = se introdotta tra il 1945 ed il 1970, l = se introdotta dopo il1970. - Motivazione dell'obiezione, codificata in base alla Tabella l: motivazione molto ampia, 4 3 motivazione ampia, 2 motivazione limitata, l = motivazione ristretta. - Disponibilità informazion i sull'obiezione ai coscritti, codificata in base alla Tabella l: 4 informazione istituzionale, informazione libera, 3 2 = informazione limitata, l informazione ristretta. - Durata del servizio alternativo alla leva, espresso come percentuale di quello di leva (Tab. 2). - Ampiezza delle alternative alla leva, misurata dal numero dci settori possibili di impiego del servizio civile, con un valore minimo di l ed uno massimo di 7 (Tab. 3).
Le ipotesi da sottoporre a verifica sono le seguenti: H l: una più ampia tradizione di istituzionalizzazione dell'obiezione di coscienza, misurata dal periodo del riconoscimento, è associata ad un mçtggior esercizio dell'obiezione. H2: più ampio è lo spettro di motivazioni che consente l'obiezione, più ampio è il numero di giovani che obiettano. H 3: la disponibilità di informazione sull'obiezione è positivamente associata all'esercizio dell'opzione dj obiezione. H4: la maggior durata del senrizio alternativo rispetto alla leva deprime il ricorso all'obiezione. HS: una più ampia offerta di settori di impiego dell'obiettore è associata ad un maggior esercizio dell'obiezione.
Le correlazioni tra gettito dell'obiezione e gli indicatori del regime di obiezione appaiono nella Tabella 4. Essa consente alcuni interessanti riflessioni. Anzitutto viene confermata l'ipotesi che la tradizione di
32
obiezione in un paese influisca sul suo eserciZIO. Questo impatto si presenta tuttavia differenziato nei due periodi esaminati. Mentre infatti nel 1976 la differenza tra un paese, come la Finlandia, che ha introdotto l'obiezione prima del 1945 ed uno, come l'Italia, che l'ha introdotta dopo il 1970 è pari, in termini di gettito, a mezzo punto percentuale (Finlandia: .25(3)=.75; Italia: .25(1)= .25; differenza= .75- .25 =.SO), nel 1988 tale differenza sale a 1.7% in più -del gettito di obiettori della Finlandia rispetto all'Italia. Fermo restando che la più forte associazione tra istituzionalizzazione del regime di obiezione e gettito di obiettori nel 1988 rispetto al 1976 possa essere spuria, dovuta cioè all'influenza di terze variabili non controllate, l'ipotesi di un impatto "cumulativo" dell'istituzionalizzazione del regime di obiezione sul suo esercizio, in termini ad esempio di socializzazione ed apprendimento istituzionale, non appare falsificata. Anche l'ipotesi di una relazione tra l'ampiezza delle motivazioni e delle modalità di esercizio del diritto di obiezione, ed il gettito di obiettori appare verificata. Il passaggio da un regime limitato ad uno ampio è infatti associato, mediamente, ad un incremento di 1.3% del gettito degli obiettori nel 1976, impatto che si raddoppia (2.6%) nel 1988. Non è viceversa confermata l'ipotesi che la disponibilità di informazione sull 'obiezione (istituzionale, libera, ristretta) contribuisca sensibil mente al suo esercizio. La relazione è infatti negativa nel 1976 (-2.5, dovuta per lo più al fatto che un paese con un alto tasso di obiezione, come la Germania, presenti un regime informativo limitato) e, seppur positiva, alquanto tenue nel 1988 (. l l). La durata del servizio civile esercita un impatto, negativo, come ipotizzato. I valori bassi dei coefficienti di regressione (rispettivamente -.02 nel 1976 e -.04 nel 1988) non debbono infatti trarre in inganno. Essi si riferiscono all'impatto sul gettito di obiettori d i una variazione percentuale unitaria nella durata d.el servizio civile rispetto a quello di leva tra un paese e l'altro. Quindi una durata del servizio civile superiore 33
del 10% a que llo di leva comporta mediamente, nel 1976, una diminuzione del gettito di obiettori pari a 0,2 punti percentuali; analogamente, una durata superiore del 50% rispetto alla leva è associata, mediamente, ad una diminuzione del gettito di obiettori di un punto percentuale. Ad esemplificazione concreta dell'impatto della durata del servizio alternativo sul gettito di obiezione nel 1988 prendiamo la Finlandia ed il Belgio e moltiplichiamo le rispettive durate per il coefficiente di regressione; Finlandia: -.0,4 (109) = -4.4; Belgio: -0.4 (150) = -6.0. La differenza di una durata p ari al 9% in più della leva (Finlandia) rispetto al 50% in più (Belgio) è data dalla differenza (in valore asso luto) dei due coefficienti di regressione m oltiplicati per le durate: 1.6%. Confrontando il gettito belga degli obiettori (l ,4%) e quello finlandese (3,0%) osserviamo una differenza di 1.6 punti percentuali, che corrisponde quindi all'impatto nega tivo stimato de lla durata del servizio alternativo tra i due paesi sul rispettivo gettito di leva. Infine l'ampiezza delle opzioni alla leva, delle possibilità cioè di impiego degli obiettori in più settori di attività, presenta una diversa influenza nei due periodi considerati. Mentre nel 1976 deprime il gettito degli obiettori, nel 1988 lo amplia. La diversità dei risultati, per i quali non è evidente una spiegazione sia in termini statistici che sostanziali, lascia indeterminato l 'impatto di questa caratteristica dei regimi di obiezione sul gettito di leva. In conclusione appare confermata l'ipotesi generale che le caratterist iche dei regimi di obiezione influenzino, complessivamente, l'andamento delle domande di obiezione al servizio militare in Europa. In particolare, la tradizione di istituzionalizzazione dell'obiezione di un paese, l'ampiezza delle motivazioni, la (minore) durata del servizio alternativo influiscono positivamente (aumentandolo) sul getti to dell'obiezione. Viceversa, la disponibilità de ll 'informazione ai coscritti e l'ampiezza dei settori di impiego degli obiettori non sembrano esercitare un chia ro impatto. 34
l
Tab. 4 - Relazione* tr.a il numero delle domande di obiezione (espresso come percentuali sugli incorporati} ed alcuni indicatori del regime di obiezione**.
1976 Anno del riconoscimento Motivazioni dell'obiezione Disponibilità informazione Durata del servizio alternativo alla leva Ampiezza delle opzioni alla leva
1988
.25 ( .06)
.83 ( .23)
l.3 ( .32) -2.5 (-.56) - .02 (-.21}
2.6 ( .SO) .Il ( .03)
-.25 (-.08)
-.04 (-.52) 1.4
( .43)
*
Coefficiente di regressione, indica la variazione percentuale delle domande di obiezione tra i Paesi associata ad una variazione unitaria delle variabili indipendenti; in parentesi il coefficiente di correlazione lineare (Pearson). ** Paesi consiçlerati: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania (RFG), Italia, Olanda, Spagna, Svezia. Fonte: Elaborazione su dati Ministero della Difesa, ONU (1975), Mellot'S e McKean (1982), Silenzi, 1990.
Ovviamente questi risultati, per quanto significativi, non sono sufficienti a verificare l'attendib il ità o meno dei tre modelli esp licativi precedentemente avanzati, obiettivo da raggiungere attraverso una analisi comparata e diacronica più ampia di quella realizzata. Non consentono cioè di rispondere alla domanda se un crescente ricorso all'obiezione sia determinato da fattori sociali propri di ciascun paese, oppure da una minore o maggiore permissività dei regimi di obiezione, ne' tantomeno se questo (il regime dell'obiezione) dipenda da quelle (le dinamiche sociali). I risultati presentati, tuttavia, consentono di affermare con sufficiente sicurezza che alcune caratteristiche istituzionali dei regimi di obiezione rea lizzati in Europa determinano un set di offerta che influisce significativamente sulla domanda di obiezione di coscienza al servizio m ilitare. 35
1.
II. OBIEZIONE DI COSCIENZA E VALORI IN ITALIA l. VALORI E PARTECIPAZIONE POLITICA Qualsiasi sia la prospettiva di indagine prescelta, l'obiezione di coscienza appare come una scelta profondamente ancorata nel mondo dei valori. È ben vero che, a livello empirico, si registrano molte scelte di obiezione dettate dal mero desiderio di evitare un faticoso (o noioso) servizio militare, in cui la prospettiva valoriale è assente; tuttavia, a livello analitico l'oqiezione trova i suoi fondamenti nelle categorie dei valori. Per questo, sembra opportuno dedicare qualche riflessione alla dinamica dei valori (e in particolare a quelli dei giovani), al fine di controllare l'ipotesi che può essere così formulata: è in corso un'evoluzione valoriale, particolarmente concentrata nei giovani, che porta le società avanzate verso preferenze orientate alle dimensioni di senso, di auto-espressione, di realizzazione individuale, di esigenze "post-materialistiche"; questo orientamento trasforma i rapporti con il sistema socio-politico, i caratteri stessi della partecipazione politica, le percezioni dei propri diritti e, di conseguenza, i rapporti di autorità e legittimità dello stato. Per argomentare questa ipotesi occorre tuttavia percorrere qualche passo .i ndietro, e riassumere brevemente i risultati di alcune ricerche sociologiche e pqlitologiche sul tema. Studi e ricerche condotti negli anni '60 (McClosky, 1968; Lipset, 1960; Deutsch, 1961) delinearono la probabile evoluzione del comportamento politico delle società occidentali. Questa avrebbe implicato un ampliamento della partecipazione politica, a causa dell'innalzarsi dei livelli di reddito ed istruzione derivanti dallo sviluppo economico delle società industriali, e dell'espansione e consolidamento delle politiche di welfare. Inoltre, l'aumento della partecipazione si sarebbe accompagnato ad un affievolimento del conflitto di classe e dei legami ideologici e di identificazione con i tradizionali partiti, a causa 37
del superamento delle fratture sociali su cui i partiti di massa erano nati e sviluppati. La lotta politica democratica tra i gruppi sociali sarebbe quindi continuata, ma senza la polarizzazione ideologica e gli aspri conflitti degli anni precedenti. La storia politica degli anni '70 e '80, contrassegnata da un arresto dello sviluppo delle economie occidentali, dal parziale esaurimento delle politiche keynesiane, dall'esplosione della "complessità sociale" hanno tuttavia solo in parte confermato quelle ottimistiche visioni. L'innalzamento dei livelli di istruzione e del reddito, la "mobilitazione conoscitiva" nella terminologia di Inglehart (1977), non si è infatti automaticamente tradotto in un ampliamento della partecipazione politica convenzionale. Al contrario, si è osservata una sua contrazione (il turnout elettorale sembra progressivamente declinare; Crewe, 1981), mentre la fiducia delle popolazioni occidentali per le istituzioni politiche e di governo è stata sistematicamente erosa dalla difficoltà dei governi ad offrire risposte efficaci ai nuovi prob lemi della crisi nello sviluppo (Inglehart, 1977; Dalton, 1988). Invece di una maggiore, qualitativamente migliore ed attenta, partecipazione convenzionale, gli anni '70 ed '80 hanno conosciuto una esplosione di forme di partecipazione non convenzionale e di protesta, portatrici di domande qualitativamente nuove: dai problemi dell'ambiente a quelli della pace (Pasquino, 1983; Isernia, 1983; CeMISS, 1990). Il soddisfacimento dei bisogni materiali, di base, non ha quindi eliminato il conflitto sociale, ma lo ha solo "spostato" su un piano qualitativamente superiore e sul quale è più difficile operare mediazioni. Secondo la nota tesi di Inglehart ( 1977, 1990), ciò è in relazione ad una profonda trasformazione nelle priorità di valori delle società occidentali : "da un orientamento predominante in senso materialistico ad uno sempre più postmaterialistico; dall'enfasi sulla sicurezza fisica ed economica che dominava ogni cosa, verso una crescente enfasi sul senso di appartenenza, sull'autorealizzazione e sul soddisfacimento intellettuale ed estetico" (Inglehart,. 1977: 10). Secondo questo autore il cambiamento di 38
l
valori, accompagnato da un aumento della quota della popolazione con una capacità di partecipazione politica diretta (una aumentata capacità cognitiva dovuta alla mobilitazione conoscitiva), ha importanti conseguenze sulle caratteristiche della stessa partecipazione politica. Cambia anzitutto la base della politica: non è più la lotta di classe la prevalente questione politica; emergono infatti issues re lativi allo stile di vita, all'ambiente, al benessere psicologico. Si trasforma inoltre lo stile della partecipazione politica, con una attenuazione della mobilitazione diretta dalle elites (attraverso le tradizional i identificazion i partitiche ed i relativi canali organizzativi) ed un aumento di dinam iche aggregazioni sociopolitiche su lla base di domande circoscritte non facilmente assimi labil i dai sistemi politico valoriali tradizionali. Infi ne, paradossalmente, all'incremento della capacità politica individuale, si contrappone il declino della legittimità e della fiducia nello stato nazionale, con l'emergere di sentimenti di coesione sovranazionali, da una parte, e subnaziona li (locali), dall'altra. In sintesi, quindi, le trasformazioni dello stile, delle modalità e dei contenuti della partecipazione politica delineate da Ing lehart, e successivamente anche da Barnes, Kaase ed altri (1 979), presentano punti di contatto accanto a palesi difformità con la evoluzione delineata dai ricercatori degli anni '60. I punti di contatto ineriscono il declino del conflitto di classe, l'attenuazione delle identificazioni partitiche e l'aumento delle capaci tà politiche delle masse. Le d ifform ità emergono invece nettamente relativamente a ll a d imensione o funz ione integrativa della partecipazione politica, la scomparsa del conflitto socia le, l'espansione della legittimità dei governi democratici. Cambia qu indi la partecipazione convenziona le: la mobilitazione conoscitiva, di per sé promotrice di partecipazione, viene controbi lanciata dal calo di polarizzazione conflittuale delle società occidentali, dove i tradizionali a ttori politici collettivi hanno difficoltà, per rag ioni oggettive e soggettive, a sostituire le tradizionali fratture di classe, fonte di antica identificazione e solidarietà collettiva (Lipset e 39
Rokkan, 1967), con nuove forme di aggregazioni, e di organizzazione, sulla base di valori postmaterialistici. Assume quindi importanza la partecipazione non convenzionale, propria dei movimenti non istituziona.li degli anni '70 e '80, che si contrappongono ai canali tradizionali di aggregazione e trasmissione della domanda poli ti ca. Mentre la partecipazione tradizionale ha una funzione apertamente integrativa nel sistema politico istituzionale, la partecipazione non convenzionale esprime una accettazione solo parziale del sistema e delle sue priorità di valore. Spesso infatti, ma non esclusivamente, i contenuti e le domande espresse dai movimenti non sono negoziabili, e si configurano come un fine ultimo, un progetto etico che crea identità e identificazione in chi partecipa (Alberoni, 1981). Ciò non significa che l'azione politica diretta, e la protesta, assuma necessariamente caratteri antiregime. Al contrario, la ricerca empirica ha rilevato una positiva correlazione, a livello individuale, tra il potenziale di protesta di un cittadino e la partecipazione convenzionale (Barnes e Kaase, 1979). Protesta e partecipazione convenzionale fanno cioè parte di un "repertorio di comportamento" del cittadino con una predisposizione alla partecipazione. Entrambe le forme, cioè, appartengono alla medesima sfera politica, e precisamente all'attività politica con finalità di evoluzione sociale piuttosto che di controllo sociale. La partecipazione non istituzionale, e spesso conflittuale, riflette quindi una condizione per cui nuove fratture, derivanti dall'emergere di nuove priorità di valore, non sono state ancora adeguatamente riconosciute, e quindi non cooptate nel regolare processo di mediazione istituzionale. Inoltre, è proprio la mancanza di efficaci risposte istituzionali alle nuove domande che "innesca" l'utilizzo di tecniche politiche di azione non convenzionale. Se quindi l'espressione "valori post-materialisti" è ormai entrata nel linguaggio giornalistico e in una buona parte dell'opinione pubblica, come si è visto, all'interno della . scienza politica, questa ha una dimensione concettuale molto precisa, definita dagli influenti lavori di Ronald lnglehart
40
sulla "rivoluzione silenziosa" e sui "cambiamenti culturali nella società industriale avanzata" (sono i titoli dei due principali studi di Inglehart: 1977 e 1990). Utilizzando sondaggi sull 'opinione pubblica delle democrazie avanzate (in particolare i sondaggi "Eurobarometro", ripetuti sistematicamente su incarico della Cee), Inglehart ha proposto una distinzione fra due tipi di bisogni e di attitudini valoriali (fig. 2): fisiologici o "materialisti", che riguardano la sicurezza fisica, l'ordine pubblico e la stabilità economica (tra l'altro, in questa sede può essere significativo notare che la propensione ad accettare "forti eserciti". è considerata uno dei 6 indicatori di bisogni "materialisti"); "post-materialisti", che coprono le aree dell'auto-stima, delle richieste di libertà e partecipazione, della realizzazione dell'individuo nelle dimensioni intellettuali, sociali e perfino estetiche (il desiderio di avere "belle città" e l'interesse per !"equilibrio ambientale). Attraverso l'elaborazione dei dati Eurobarometro, Inglehart è riuscito a collocare i valori di buona parte dell'opinione p ubblica all'interno delle due categorie, riscontrando una marcata tendenza della generazione del dopoguerra (che ha sperimentato almeno due decenni di crescita economica e "società d eli'affluenza") a schierarsi dalla parte dei valori post-materialisti (si veda la figura 3, basata sulle rivelazioni Eurobarometro del 1970). La struttura dei valori conosce delle variazioni solo all'interno del lungo periodo e pertanto, accanto alle analisi sincroniche come quella proposta dalla fig. 3, sono necessarie analisi diacroniche, capaci di mostrare i. cambiamenti nel corso del tempo. Per questo motivo, Inglehart (1990, 83-99) ha effettuato uno studio accurato delle priorità valoriali delle diverse classi ~i età (cohort analysis), riferito al periodo 1970-1988. I principali risultati dello studio sono illustrati nella figura 4, che indica il profilo di evolu zione dei valori delle varie generazioni (la figura misura su un asse gli anni dal 41
Fig. 2 - Dal materialismo al post-materialismo i dodici items di Inglehart e la scala dei bisogni misurati dagli items
Aesthetic:
Beautifu l cities l Nature ldeas count
lntellectual: FREE SPEECH Social and selfactuallzation needs (Posi materialist)
Less impersonai society Belonging & esteem:
More say on job. community MORE SAY IN ,GOVERNMENT
Strong defense forces Physicat security
Fight crime MAINTAIN OROER
- Physiological needs (Materiali si) Stable economy Economie security
Economie growth FIGHT RISING PRICES
Fonte: R. Inglehart "Culture Shift
42
l
. . ."
.
1990
Fig.
3- Valori pe r classi di e tà (UK , FR, RFT, !T, B, NL ), 1970
w
0...
ç w
50% r-
::> ...J
~
> z w > G
45% f-. 40%
-
::>
30% -
(:J
25% f-.
~ 0...
oa: w
(:J
~
u.
o w
(:J
~ 1-
D
Postmateroalost
C7
20% f-.
l
' '
15% f-.
,
"
·r-
IO% f-. 5% f-.
w
0% '--
0...
Matenalist
35%
z w
u a:
:,&
tiJ
AGES .
f-
n 65•
n 55-64
l
...... _,
f-
ì
n t';
·~)
45-54
35-44
25-34
15-2 4
IPostwar generauonl
Fonte: Eurobarooetro e R. I nglehart : " Culture Shift", 1990
43
-"" -""
...
Fig. 4 - Priorità valoriali di otto generazioni. Andamento nel tempo (1970/1988) della differenza fra post-Gaterialisti e materialisti
....
~
l
•
!·
~~~~
1
0
9.,(; 9
''
ll _,
ss
• · •• ·•· ••• •••• •• •·.•
~
--
..·......................... .
.•·•····••·••··•·••/
···...·
\
• -•o
il -20 -05
..
1966r..~
........ c
/~------
---'t~:'P}s----------, ' / r-'-.... \ _..-· / ~ ''< ___ ./ :;~t- 1;;&:;;-zs--,-·\?;-:-:\~~ ~§·40f~ -45 ·--· := -25
"'•- 1945 19
--.;;...·-·-·-·-
l,
~-50
~
/\
............. .......-·
.,
1'
•
'--' /
-....··
~
·; --··
. ,''--..__, ,
/
--
--
E .. -ss ~
~
-60
'
Nota: i valori sono calcolati su campione rappresentative in Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Germania Occidentale .
Fonte: R. Inglebart "Culture Shift" (basato su dati eurobarometro e ICPSR Archi ve), 1990
1970 al 1988 e sull'altro la differenza percentuale fra valori post-materialisti e valori materialisti; le varie linee congiungono i punti della dinamica valoriale delle varie classi di età). La figura si riferisce a 6 paesi' europei, Italia inclusa. In buona sostanza, è come se lnglehart (grazie ad alcune proprietà statistiche del campione) avesse osservato la medesima generazione nello svolgersi di quasi 20 anni di sondaggi sui valori. L'evidenza empirica riportata nella figura 5 è impressionante e può essere così descritta: esistono forti differenze valoriali fra le diverse generazioni e le generazioni più giovani sono sistematicamente più post-materialistiche delle altre; i differenziali inter-generazionali sono un fenomeno di lungo periodo che non risente del ciclo di vita: detto altrimenti, i giovani non diventano "materialisti" con il passare degli anni. Infatti, le generazioni più "recenti", come quelle nate nel 1946-1955 o nel periodo 1956-1965, sono sistematicamente posizionate nella parte alta della figura, per tutto il periodo considerato; di conseguenza, il cambiamento dei valori è essenzialmente una funzione dell'anno di nascita ed è relativamente stabile (vi sono alcuni spostamenti verso il basso, cioè verso i valori di sicurezza fisica ed economica, in corrispondenza di periodi di accidentata congiuntura economica, ma la tendenza di lungo periodo non viene alterata); nel lungo periodo, le società avanzate si sono spostate verso gli orientamenti post-materialisti: le classi di età più legate ai valori di sicurezza fisica ed economica escono progressivamente dalla scena e si presentano nuove generazioni, sempre più post-materialistiche (si veda la traiettoria della classe n a t a nel periodo 1966- 1973). L'Italia non fa eccezione alle tendenze individuate per gli altri paesi europei. Considerando i sondaggi Eurobarometro dal 1970 al 1986, ad esempio, nelle generazioni nate prima della fine della II guerra mondiale i valori post-materialisti sono presenti solo fra il 3% e 1'8% del campione; nella 45
generazione nata nel decennio 1946-1955 la percentuale sale al 13% e in quella del decennio 1956/1965 si arriva al 14%. Correlativamente, tra gli intervistati italiani i valori materialisti scendono da più della metà del campione (per le generazioni nate prima del 1935) al 30% per le classi di età 1956/1965. Complessivamente, quindi, nel periodo considerato la percentuale di giovani (con età compresa tra i 18 ed i 25 anni) con orientamento post-materialista è presente in proporzione circa doppia rispetto all'insieme della popolazione (Fig. 5). È questo rapporto, pur nell'andamento ciclico che risente evidentemente delle fluttuazioni economiche (nel priodo di alta inflazione e contenuto sviluppo economico del paese compreso tra il 1970 ed il 1983) rimane costante a partire dal 1970, come evidenzia la simmetria delle curve presentate nella Figura 6. Qualche dubbio sulle tesi di Inglehart può essere suggerito dall'indagine IARD sui giovani italiani degli anni '80 (Cavalli, De Lillo: 1988). Per lo IARD, infatti, tra i giovani italiani si riscontra "un forte bisogno di ordine e sicurezza economica" e i valori post-materialisti stentano ad affermarsi come valori dominanti . A~ ogni modo, la ricerca IARD non copre un arco di tempo simile a quello considerato da Inglehart (per così dire, lo IARD ha scattato una fotografia, mentre lnglehart ha filmato le varie generazioni per 20 anni) e un errore tecnico nella formulazione della domanda (riconosciuto dagli stessi autori del rapporto IARD) non consente un confronto puntuale fra le due indagini. Infine, sembra opportuno accennare ai sondaggi Eurisko: infatti un potente strumento di ricognizione dei valori degli italiani è off~rto dell'indagine psicografica nazionale "Sinottica", con cui Eurisko tasta il polso dell'opinione pubblica su 64 voci riferite ai valori. Nel 1989, su 5.000 intervistati per Sinottica, Eurisko ha riscontrato che la pace tra i popoli è al 7° posto (il 67,6% lo ritiene un valqre importantissimo) e il 41,2% degli italiani ritiene "impqrtantissimo" spendere di meno per gli armamenti (Calvi: 1990, 263). Calvi, analizzando i risultati di elaborazioni su Sinottica, ha rilevato che i valori rappresentano "lo statuto dell'esperienza desiderabile di vita, personale 46 l
Fig.5 25
Postmaterialismo e classi di eta'
Percen luali postmalerialisli
20
15
lO
l l
~
5
l
•'l
l
~
~
~ ,,
'
~ l
i
~ ! X1
l
,·,
\
o
i
l
~
l,
,\
l
,,
l'
'
70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87
Anno -
Giovani
· ~Tu tti
Fonte: Eurobaromelro, a nni va ri
47
Fig.6.
Evoluzione del postmaterialismo
P e ree n tu ali postma teri a listi
25 ~----------------------------------------~
20
15
10
5
O L-----------------------------------------~
70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 Annò
-Giovani -+-Tutti Fonte: Eurobarometro, anni vari
48 l
t
e sociale, elaborato a fronte dell'esperienza reale". Pertanto Calvi divide gli italiani in due gruppi, affermando che: " ...siamo autorizzati a pensare che le persone più esposte ai rischi personali e sociali trovino nei valori prescrittivi e difensivi un codice naturale rassicurante e necessario . Per altro verso, le persone che sperimentano la.condizione di vita opposta - più risorse che rischi - troverebbero nei valori esplorativi ed innovativi un libero codice per una più libera espressione di sè" (Calvi: 1990, 253). Ai fini del nostro interesse di ricerca, giova sottolineare che l'età avanzata è una variabile fortemente correlata con l'insieme dei valori "difensivi" e che l'abolizione del servizio militare obbligatorio rientra statisticamente nei valori della cultura "esplorativa e innovativa" di cui parla Calvi. Quali sono le "ricadute" dei profondi cambiamenti culturali in corso sul rapporto fra individuo e società? E come si trasformano le modalità di partecipazione di un individuo post-materialista? Come si è visto, nelle società industrialiin cui si alzano i livelli di istruzione, le norme sociali consentono una maggiore opportunità di partecipazione alle donne, i valori si indirizzano verso l'auto-espressione diminuiscono le forme di partecipazione "diretta dalle élites" (il voto e la partecipazione governata da partiti, sindacati e istituzioni religiose), mentre cresce il potenziale di partecipazione tesa alla "direzione delle élites" (IngJehart: 1988). In sintesi, il cittadino post-materialista è disponibile a forme di partecipazione (Inglehart: 1988; Fabbrini: 1990): orientate verso tematiche specifiche (issue-oriented); basate su gruppi ad-hoc, invece che sulle organizzazioni tradizionali; miranti a determinare precisi cambiamenti, piuttosto che a sostenere genericamente i propri rappresentanti. In questo scenario, i gruppi di età più giovani e meglio istruiti hanno un elevato interesse alla discussione politica e sono disponibili a coinvolgersi in organizzazioni diverse da quelle tradizionali. Una tendenza di questo tipo è riscontrabile
49
a partire da due estese indagini condotte nel 1982 e nel 1987 per conto della Cee su campioni statisticamente rappresentativi dei giovani europei (Commissioni delle Comunità Europee: 1988). In particolare, la tabella 5 sembra suggerire la presenza d i una marcata propensione a mobilitarsi per i temi della "pace mondiale", dei d iritti umani e dell'ambiente (tutti temi che indicano una sensibilità post-materialista), mentre fra i giovani europei è molto modesto il potenziale di moqilitazione per la difesa della patria (solo il 18% "farebbe qualcosa" per raggiungere questo obiettivo). Con specifico riferimento al caso italiano, le indagini IARD sui giovani (realizzate nel 1983 e nel 1987) indicano una tendenza verso l'innalzamento dei livelli di partecipazione dei giov~ni. Nel 1987, circa un giovane su cinque ha partecipato ad attività associative legate ai temi del la pace e del disarmo (tab. 6). Accanto alla partecipazione, gli indicatori di fiducia sono un importante strumento di rilevazione e misura del rapporto fra cittadino (nel nostro caso, i giovani), società ed iStituzioni. I dati disponibili (IARD, 1987) mostrano una accentuata variabilità degli . indicat ori. I giovani non sembrano accordare fiducia ai funzionari dello Stato, ai sindacalisti, agli uomini politici e al governo . All'estremo opposto, gli intervistati esprimono un livello abbastanza elevato di fiducia verso gli insegnanti, la polizia e i carabinieri (tab. 7). In questo quadro, i militari di carriera si trovano posizionati verso il basso della "scala" della fiducia: il 56% ritiene che i militari non meritino fiducia e solo il 6,5% esprime "molta fiducia" nei loro confronti. Ma questa variabilità di atteggiamenti (a seconda delle istituzioni considerate) si conferma anche in rapporto ad altri indicatori: ad esempio, i giovani italiani sono, a livello europeo, meno soddisfatti per il funzionamento della democrazia (Fig. 7), ma il 33% è comunque convinto che "ogni cittadino può influenzare le decisioni di chi govera" (IARD, 1987). Il rapporto giovani-istituzioni può quindi essere così descritto: fiducia e partecipazione seguono una logica che non si presenta ancorata su un atteggiamento di
50
Fig. 7 - Livelli di soddisfazione per il funzionamento della democrazia
o.e C,5
Index of Satisfaction
l*)
0.-4
1
0,2
o - 0.2 - 0,..(
•
! l.
~ Ove:- 25 ' s
l
- o.a.:. -o.e
l
Yo....-,g ;::eople
l B
DK
D
G
E
r
JRr..
L
NL
p
I.J1(
c:a..r.~~
(*) Indice così calcolato : - 2 : del tutto insoddisfatto ; - 1: abbastanza insoddisfatto ; + 1: abbastanza soddisfatto ; + 2 : del tutto soddisfatto . U1
Fonte: Commissione delle Comunità Europee, "Young Europeans" 1987
p
rifiuto; piuttosto sembra caratterizzata dalla ricerca di reciprocità con l'istituzione, verso la quale si manifesta un certo disagio rivolto soprattutto alle tradizionali forme ed occasioni della partecipazione politica. Tirando le fila del ragionamento sin qui svolto, si può affermare che i giovani italiani -così come i giovani del resto d'Europa- sono orientati verso valori post-materialisti, sono disponibili a forme di partecipazione che esaltano il ruolo dell'individuo e la sua capacità di dirigere le élites, sono mobilitabili intorno ai temi della pace e del disarmo e hanno un rapporto assai diversificato con i diversi aspetti della "organizzazione sociale". Sembra quindi sensato ipotizzare che anche la propensione all'obiezione al servizio militare sia una componente della domanda di auto-realizzazione e della mobilitazione orientata a obiettivi specifici (single issue) tipiche dei cittadini più giovani delle democrazie avanzate. Ma prima di affermare ciò è opportuno andare ad indagare le motivazioni specifiche della obiezione e successivamente analizzare i dati disponibili sul disagio nei confronti del servizio militare e sull 'esperienza del servizio civile in Italia. T ab. 5- Il potenziale di mobilitazione dei giovani in Europa. Percentuali di individui, per classi di età, che, "farebbero qualcosa", anche a costo di dover abbandonare altre attività, per obiettivi sociali.
Obiettivi
Pace mondiale Lotta contro la povertà Diritti umani Protezione dell'ambiente Libertà dell'individuo Difesa della patria Credo religioso Unificazione dell'Europa
Giovani (età 15-24)
Adulti (più di 25 anni)
65
47
37
41
51
44 35 39
37 44 18 IO 8
24 18 12
Fonte: Commission of the European Commun ities, "Young Eut·opeans", 1988.
52
Tab. 6 - Partecipazione negli u ltim i 12 mesi ad allivi tà riguardanti a lcuni terni d i aggregazione. Giovani di età 15-24 anni- Va lori percentuali sul totale di coloro che hanno partecipato- Anni 1983-1987.
Ha partecipato 1983 1987
Attività associative Pace e disarmo Problemi della scuola e degli studenti Problemi dei lavoratori Difesa dell'ambiente e del territorio Problemi delle donne Problemi del quaniere Campagne elettorali
Ha partecipato 1-2 volte più di 2 volte 1983 1987 1983 1987
13,5
19.8
8.9
14,7
4,5
5.2
22,0 8,0
30.4 8,5
9,6 3,7
15,7 5,8
12,4 4,2
14,7 2,8
4,9 4,0 3,2 3,5
10,0 3,2 2,8 2,9
3,2 2,3 1,9 2,2
7,5 2,8 2,3 2,1
1.7 1,5 1,3 1,3
2,5 0,5 0,6 0,8
Fonte: indagine IARD - Giovani anni '80
T ab. 7 - Grado di fiducia pet· a lcune istituzioni o gruppi. Valori percentuali, Anno 1987 Soggetti/Gruppi
l funzionari dello Stato Gli insegnanti Le banche La polizia I sindacalisti ·r sacerdoti Il Governo l militari di carriera Gli uomini politici l magistrati I carabinieri Le compagnie di assicurazione
Molto
Abbastanza
Poco
Per niente
Non so
To t.
2,2 9,6 9,1 18,4 2,3 4,8 6,5 1,6 8,2 13,4
25.6 57, 1 53,7 53,0 2 1,9 39,0 33,6 32,7 IO, l 43, 1 50,9
51.1 26,7 27,5 2 1,4 49,7 3 1, 1 43,6 33,8 51,3 33,8 25,3
18, 1 6,0 5,8 6,2 20,6 17,4 15,8 21,9 25,6 11,2 8,8
3,2 0,7 4,0 1, 1 5.6 1,6 2.3 5,3 2,5 3,9 1,7
100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100
5,4
37,8
36.2
15,0
5,7
100
Il , l
Fonte: Indagine IARD - Giovani anni '80
53
2. MOTIVAZIONI ED OPINIONI DEI GIOVANI SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA
2.1 Un quadro teorico delle motivazioni Dall'approvazione della legge n. 772/1972, migliaia di giovani hanno obiettato al servizio militare nel nostro paese. Le motivazioni che hanno indotto a questa scelta - e che, dall'immediato dopo-guerra a oggi, hanno spinto gli "obiettori totali" a varcare le soglie del carcere militare- sono radicate in diversi filoni filosofici, etici e politici e sovente si intrecciano con le motivazioni che generano le forme di obiezione di coscienza diverse da quella al servizio militare (Giannini: 1985; Dargo e Mattai: 1986; Cattelain: 1976). In un'approfondita analisi dei fondamenti de11'obiezione, Montanari (1976), utilizzando principalmente categorie etiche e di filosofia del diritto, ha introdotto una distinzione di fondo fra due tipi di obiezione al servizio militare: l'obiezione "categorica", fondata su un'opzione iniziale (una sorta di imperativo categorico) di amore e fratellanza universale. Un'opzione, in altri termini, che postula una uguale "umanità" dell'"amico" e del "nemico" e arriva fino a una "testimonianza d'amore che supera i vincoli della polis ed emancipa dal male politico verso una dimensione umana rinnovata nell'unità-amore" (Montanari: 1976, 39); l'obiezione "ipotetica, che, diversamente della precedente, accoglie la distinzione e la diversità fra gli uomini. Più precisamente - spiega Montanari (1976, 187) - "il passaggio dall'obiezione "categorica" a quella "ipotetica" coincide con il passaggio dall'obiezione fondata sull'amore a quella fondata sulla giustizia o su disegno di una società nuova". All'interno della prima forma di obiezione opera tanto un fondamento religioso e cristiano quanto un fondamento laico, come mostrano le riflessioni di Capitini (1959 e il saggio "La. 54
l
non violenza oggi") sull'obiezione come atto di amore e di rispetto dell'esistenza delle persone (in questo caso la vita viene amata non per un fine trascendente, ma in se stessa). Nell'obiezione "ipotetica" rientrano due tipi di motivazioni: quella etico-politica (il pacifismo e la non-violenza come strumenti di costruzione di un mondo più giusto e pacificato, oppure la "lotta per la pace" come affermazione ideale di unà società senza sopraffazione e violenza dei "pochi" sulla massa) e quella prettamente ideologica. In quest'ultimo contesto prevale, per così dire, la dimensione sociale: si obietta per contestare una certa forma di società e lo strumento che la presidia esprimendone i tratti salienti (l'esercito). Altre t ipologie possono essere costruite partendo da diverse prospettive: in una recente indagine sociologica, Davico (1990: cap. 2), costruisce quattro tipi ideali, considerando altrettante forme di motivazione: l'obiettore "cattolico-moderato", che è orientato dai principi d i fratellanza contenuti ~el Vangelo; l'obiettore "cristiano-progressista", che unisce all'impegno etico-religioso la convinzione di Don Milan i ( 1965), cui gli eserciti da sempre marciano "solo agli ordini della classe dominante"; · l'obiettore "non violento laico", che si assume la scelta di testimoniare con il proprio comportamento iJ valore dell'esistenza di ogni essere umano; l'obiettore "rivoluzionario", caratterizzato da elevata politicizzazione e da una propensione a criticare le funzioni deJJ 'ese rei t o nella società capitalistica. La ri flessione teorica, per quanto accurata, deve tuttav ia confrontarsi con il referente empirico, per cui è opportuno verificare, sulla base dei dati disponibili, lo spettro delle opinioni dei giovani sulla leva, sull'obiezione di coscienza ed il servizio civile.
55
2.2 Le opinioni dei giovani sulla leva ed il servizio civile La leva Come viene percepita dai giovani l'esperienza del servizio militare? Ad una simile domanda non si può rispondere con dati aggregati (anche se proprio su alcuni di questi, come quelli sul numero dei suicidi e degli incidenti durante la leva, si sviluppa solitamente il dibattito nell'op inione pubblica), ma è necessario riferirsi ad indagini demoscopiche. Il principale data-base sulle opinioni dei giovani di leva è rappresentato dalla ricerca "Giovani e valori morali", condotta nel 1985 per conto dell'Ordinariato Militare. L'indagine ha evidenziato due aspetti positivi della vita militare: la formazione del carattere (59% degli intervistati) e l'esperienza di solidarietà (44%). Tuttavia, come indicato dalla Tabella 8, la batteria di "aspetti positivi" sottoposta ai giovani è guardata con tiepido entusiasmo dagli interpellati: senso civico, allargamento delle conoscenze e addestramento professionale sono menzionati da meno di un giovane di leva su tre. E difatti sono gli elementi di disagio a esser indicati con decisione dal campione analizzato (Tab. 9). In particolare, l'esperienza della leva presenta un forte costo affettivo per il giovane: il 63,5% ha indicato nella "mancanza della famiglia" i] disagio maggiore del servizio. Vi sono poi ingenti "costi" legati alla dimensione dell'autorità (29%) e del rapporto con i superiori (36%), accanto al rischio-noia (39%). In sintesi, accanto al problema affettivo, il servizio di leva presenta tratti problematici, che diventano ancor più acuti alla luce del profilo valoriale dei giovani precedentemente ricordato, relativi a: la struttura gerarchica e l'autorità nelle forze armate; la mancanza di interesse (la "noia") per le attività proposte dal servizio; la eseguità di occasioni di addestramento professionale. Il servizio c ivile 56
t.
Il profilo sociologico e motivazionale dei giovani obiettori è illustrato dalle ricerche (non molte, per la verità) condotte negli ultimi anni. A parte qualche tesi di laurea (Chierico, 1978), le principali indagini empiriche sono quelle condotte dalla Caritas in Lombarida (Caritas: 1988), dal Coordinamento Enti Servizi Civile su un campione casuale nazionale (CESC: 1985), dall'ARCI Piemontese (ARCI: 1982), dal comune di Parma (Consulta per il servizio civile: 1984) e da Davico (1990). Soffermiamoci dunque suJle due ricerche più recenti, entrambe caratterizzate da una certa accuratezza nella rilevazione empirica. L'indagine Caritas ha raccolto quasi 1.000 questionari (953) distribuiti agli obiettori in servizio presso i vari centri operativi della Lombardia; quest'ultima è la regione dove generalmente è più elevato il numero di domande di obiezione presentate di anno in anno. L'universo di riferimento è rappresentato da circa 1.800 obiettori, cioè dal numero complessivo di obiettori "transitati" per i centri Caritas in Lombardia, nel corso di dieci anni (77-88). Il campione è composto per il 56% da soggetti non più in servizio. Il livello di scolarizzazione degli intervistati è alto: il 65% degli intervistati è universitario o ha già conseguito il diploma di laurea, mentre meno del 10% non è ancora diplomato a lla fine del servizio civile. Il 49% degli obiettori Caritas inizia il servizio come studente, mentre circa 1/4, trovandosi già inserito nel mondo del lavoro, deve abbandonare il proprio lavoro per iniziare il servizio civile. Il quadro generale delle motivazioni indicate dalla ricerca rimanda ai seguenti tipi di obiettori (tab. 10): gli obiettori "cristiani"; gli obiettori "categorici" (utilizzando la terminològia precedentemente ricordata), che rifiutano la violenza, indipendentemente dalle scelte religiose, affermando che la non violenza "è l'unico metodo· per difendere la dignità umana"; gli obiettori motivati dal "servizio socialmente utile" che l'obiezione al servizio militare consente. 57
Tab. 8- Aspetti positivi della vit a militare (valori%) Modalità di risposta
E.I.
M.M.
A.M.
Formazione del car attere Conoscenze più larghe AddeStramento profess. Educaz. al senso civico Esperienza, solidarietà Non risposto
54,9 36,7 12,7 3 1, 1 47,5 4,6
60,1 32, 1 25,1 34,9 35,3 3,3
53,1 36,9
187,5 (34 11)
190,8 (52 1)
Totale(*) (N)
cc.
G.d.F.
Totale
29,4 50,6 6,3
69,1 21,5 28,5 30.4 38,7 3,3
70, 1 26,8 27,3 3 1,8 37,9 1,6
59,1 32,6 17,8 31.2 44,2 4,1
186,3 (350)
191,7 (1128)
195,5 (425)
189,1 (5835)
IO, l
(*) Le percentuali possono superare il 100% perché sono ammesse più risposte Fonte: indagine deii'Ordinariato Militare per l'Italia, 1985
Tab. 9- Aspetti d i maggior disagio nella esperienza militare:% di risposte per Arma di appanenenza Modalità di risposta Disciplina Rappono con i superiori Difficohà coi compagni Mancanza della famiglia Troppo impegno Rischio della noia Non risposto Totale(*) (N)
E.l.
M.M.
A.M.
cc.
G.d.F.
Totale
31,7 35,5 7.4 65,7 11,0 37,0 2,0 190,3 (34 11 )
24.4 36,7 9,2 59,7 10,2 45,3 2,7
21,1 35,1 6,3 63,4 10,3 53,4 1,1
33,2 39,3 11,1 56,5 12,5 36,9 1,9
188,1 (52 1)
190,9 (350)
25,2 35,7 10,5 61,3 8,2 39,0 4.4 184,5 ( 1128)
29,3 35,9 8,4 63,5 10,4 39,1 2,5 189,1 (5835)
19 1,3 (425)
(*) Le percentuali totali possono superare il 100% perché sono ammesse più risposte
Fonte: Indagine deii'Ordinal'iato Militare per l'Italia, 1985.
La "domanda di senso", l'impegno di utilità socia le e l'affermazione di un'attività di sostegno conc reto traspaiono anche dai soggetti di cui si occupa l'obiettore (Tab . 11): si tratta di "categor ie a rischio" che ricevono dall'obiettore un servizio in parte professionale e in parte di solidarietà. Per quanto riguarda il legame fra obiezione e partecipazio-
58
ne, la ricerca Caritas fornisce alcune importanti informazioni sulle moda lità di intreccio fra l'esperienza del servizio civile, le precedenti esperienze d i partecipazione sociale e politica, nonché i mutamenti della partecipazione originati da ta le esperienza. Ma procediamo con ordine, ricordando che, nel dar conto delle percentuali seguenti, l'obiettore aveva p iù risposte a disposizione (quindi il totale supera 100). All 'inizio del servizio civile, la maggior parte dei neo-obiettori h a già avuto modo di partecipare a gruppi di volontariato (36%), a nominativi religiosi (34%), al movimento pacifista (15%), a associazioni ambientaliste (5%). Decisamente bassa è la quota di obiettori che hanno preced~nti esperienze di a ttività in partiti o movimenti politici (13%) e solo il 5% ha aderito ad organizzazioni sindaca li (ma va tenuto presente che solo 1/4 del campione proviene dal mondo del lavoro). Il lavoro svolto duran te il servizio civile e le modalità di socializ·z azione degli obiet tori sembrano essere in grado di modificare la propensione alla partecipazione, sovente in forme non t radiziona li: dopo il servizio l'obiettore si sente portato ad un "maggiore impegno" nel le attività cooperative di lavoro o di solidarietà sociale (56%), nei gruppi ambientalis tici (48%), nel comitato di quart iere (67%) e negli organismi di gest ione della scuola (44%). In questo scenario di incremento della disponibilità a partecipare, anche il sindacato riceve un 'attenzione maggiore dopo il serv iz io civi le (64%) ed il 37% mostra "maggiore impegno" verso i partiti, i gruppi e i m ov imenti poli tici. Ne consegue che una parte non trascurabile degli obiettori modifica alcuni ambiti di azione sociale nel corso del servizio civile: la percentuale di coloro che sentono " molto" o "abbastanza" modificato il proprio atteggiame nto in seguito a lla scelta di obi ettare e di svolgere il servizio è pari a ll'BO% per l'impegno sociale e al 30% per l'impegno politico. Nel commen tare questi da ti, gli a u tori del rapporto Caritas scrivono che la diversità fra impegno sociale e impegno politico rimanda al disagio nei confronti delle forme di partecipazione più tradizionali:
59
"la sfera politica 'classica' soffre ormai, anche negli obiettori intervistati, d i una stanchezza e di un disinteresse generalizzato ( ...)che investe soprattutto i modelli tradizionali di partecipazione politica (partiti e sindacati soprattutto) a favore di impegni meno ideologici, come la pratica della partecipazione diretta ad iniziative (e non più ad organismi) che realizzino fatti sociali e politici" (Caritas: 1988, 64). Tab. IO- Motivazioni dell'obiezione di coscienza: prima scelta % - Perché come cristiano rifiuto ogni f01·ma di violenza, e i mezzi o gli strumenti che la armano - Perché il messaggio del vangelo mi spinge a combatter·e soprattutto la guerra contro fame, emarginazione, povertà, dolor·e - Perché ritengo che la non violenza sia l'unico metodo per difendere la dignità umana - Perché voglio rendere un servizio socialmente utile - Perché occorre difendere la pace nel mondo con una pratica individuale - Perché rifiuto il metodo politico vincente a livello internazionale, basato sulla forza e sulla minaccia armata - Perché rifiuto la logica autoritaria del servizio· militare - Perché durante il servizio militare non si fa niente di utile - Per continuare un servizio che aveva già iniziato - Per oppormi all'incontrollato sviluppo delle spese militari sottratte all'aiuto ai Paesi più poveri - Per poter continuare gli studi e le iniziative in cui ero impegnato - Per non allontanarmi troppo da casa Totale
100,0
V.A.
(948)
32,0
19,1 15,8 14,7
5,4 4,0
3.4 2,2 1,6
0,9 0,6 0,2
Fonte: indagine Caritas Lombarde 87/88
Altre rilevanti informazioni sugli obiettori sono contenute nello studio condotto da Davico nell'area torinese. Secondo l'autore: " La maggior parte degli obiettori continua a praticare una scelta basata su motivazioni di tipo filosofico umanitario mentre si registra una forte perdita di consensor ispetto a l passato anche recente- per le motivazioni di tipo politico, progressivamente r impiazzate da motivi religiosi" (Davico: 1990, 35). In dettaglio, Davico individua una quota 60
t.
T ab. Il - Tipologia degli utenti di cui si è occupato. Tipologia di utenti • -
Handicappati fisici e/o psichici Animazione per minori (oratorio, doposcuola, ecc.) Minori a rischio Anziani Famiglie con problemi Tossicodipendenti/disadattamento g iovanile Ma lati (ricoverati in istituti ...) Gravi emarginati sociali (bat·boni ...) Immigra ti, profughi, stran ieri Alcoolisti Cat·cerati/ex-carcerati Ragazze madt·i Nomadi/zingari
%
57,8 44,4 42,9 35,4 32,6 29,3
20,2 17,9 17,2 14,9 13,0 6,3 6,3
* Le percentuali non possono essere sommate, in quanto J'intet·vistato poteva rispondere affermativamente a più di una delle modalità proposte. Fonte: indagine Caritas lombardc 87/88
del 21,9% di giovani che si basano su una sola motivazione, mentre la quota restante decide di obiettare per più motivi. Tre sono le principali motivazioni: accanto a quelle filosoficoumanitarie e religiose, compaiono le motivazioni politiche e si presenta una quota cons istente di "obiettori demotivati" (che sce lgono l'obiezione per evi tare la leva, piuttosto che per affermare i propri valori). Davico ha inoltre mostrato lo scostamento fra le vere ragioni dell'obiettore e le ragioni addotte "ufficialmente" nel modulo di domanda. In effetti la legge 772 prevede, all 'art. l, solo obiezioni determinate da conv incimenti etici, religiosi o filosofici ed esclude le motivazioni politiche. Non sorprende quindi che, nel campione analizzato, le motivazioni ufficiali di tipo politico siano una minoranza (12%) e prevalgono i convincimenti richiamati dalla legge. Incrociando motivazione reale e motivazione ufficiale, Davico fa emergere più di 1/3 di ammessi al servizio civile che hanno presentato una domanda contenente motivazioni differenti da quella reale: secondo l'autore, ciò costituisce "una lampante dimostrazione dell'assoluta impossibilità, 61
per l'autorità militare, di verificare la "validità dei motivi addott i", come previsto all'articolo 4 della legge 772" (Davico: 1990,4QL_ Ad ogni modo, la necessità di non passare per il filtro dell'esame della domanda è molto sentita dagli obiettori. Ma qual è la domanda più intensa che l'obiettore rivolge al legislatore? Il giovane obiettore chiede che il servizio civile venga considerato come un diritto: vale a dire che la propensione all'obiezione si inquadra in una tensione "postmaterialistica" verso un ampliamento dei diritti e delle opportunità di scelta del cittfdino. Ad ogni modo, gli obiettori non sembrano avere dubbi fui l'opportunità di modificare la legge: il 92,4% lo chiede esplicitamente (tab. 12). Inoltre, una quota consistente degli intervistati chiede che venga introdotT ab. 12- Modifiche alla legge.l'ichicstc dagli obieuori (tre risposte possibili)
II
Obiezione di coscienza come diritto e non più "concessione" Pari durata con il servizio mil itare Abolizione della commissione che giudica le domande di obiezione Non fat·e più dipendere gli obiettori dal Ministet-o della difesa Riconoscere l'obiezione di coscienza "all'esercito" e non solo "allearmi" Ammettere anche i motivi "politici " di OdC Riconoscere le Obiezioni "col lettive" Diritto ad obietta1·e anche durante il servizio mil itare Diritto di scegliet·e autonomamente dove svolge•·e il proprio servizio civile Eliminare i divieti (es.: in alcuni concorsi) per· chi ha fatto servizio civi le Principio de l "silenzio-assenso" trascors i i sci mesi dalla domand a Pubblicizzare il ser·vizio c ivile, come avviene per- le diverse Armi dell'eser·cito Non possibilità di revocare l'autol'izzazione al servizio civile Effettiva parità economica con i militari di leva Mancate infor·mazioni Totale Fonte: Indagine Davico, 1990
62
59 27 4
12
17 22 15 17 3
III
12 15 12 IO 4
2
5
2
4
12
26
22
2
3
9
5
8
IO
3
6 5
17
2
4 2
6 8 9 -----135 135 135
to il principiO della "pari durata" fra serviZIO militare e servizio civile; un prin~ipio che- come è noto- stato accolto dalla recente sentenza della Corte Costituzionale.
63
l
III. L'EVOLUZIONE NORMATIVA E REGOLAMENTARE DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA L'obiezione di coscienza al servizio militare, sia in tempo di pace che di guerra, è stata introdotta in Italia con la legge 15 dicembre 1972, n. 772. Questa legge, approvata con una rapid ità alquanto eccezionale rispetto ai tradizionali tempi dibattimentali delle Camere, è scaturita dalla confluenza, su un originario progetto presentato nell'agosto 1972 dal senatore Marcora, di altri 5 progetti di legge. La legge 772/72 prevede che gli "obbligati alla leva che dichiarino di essere contrari in ogni circostanza all'uso personale delle armi per imprenscindibili motivi di coscienza possono essere ammessi a soddisfare l'obbligo del servizio militare" prestando un servizio militare non armato oppure un servizio sostitutivo civile. Vediamo sinteticamente i contenuti della legge 772, seguendo i criteri distintivi precedentemente delineati nell'analisi dei regimi europei di ob iezione, per seguire poi l'evoluzione regolamentare che la legge ha conosciuto nel corso della sua applicazione negli anni '80, ed anaJizzare i fattori che ne hanno condizionato J'operatività, nonché l'intervento di altri attori istituzionali (Tar, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale). Riguardo le motivazioni del riconoscimento dell'obiezione, la legge italiana non configura l'obiezione come un diritto, e come ta le esercitabile liberamente, bensì consente, fermo restando l'obbligo costituzionale di partecipazione alla difesa della patria, di poter svolgere un servizio alternativo alla leva mantenendo tuttavia lo status militare ai fini g iuridico legali (cond izione questa, come vedremo in seguito, abolita nel 1986). L'accesso a tale opzione è concessa a coloro che dichiarino di essere contrari all'uso delle armi sulla base di "profondi convincimenti religiosi o filosofici o morali". Si tratta quindi di una base di riconoscimento ampia, in linea con la maggior parte delle legislazioni dei paesi europei, anche 65
per quanto concerne l'esclusione di motivazioni politiche quale elemento legittimante per l'obiezione. La domanda di riconoscimento delJ'obiezione deve essere presentata entro 60 giorni dall'arruolamento o, per coloro che usufruiscono di un rinvio, entro ·il 31 dicembre dell'anno precedente alla chiamata alle armi. Rispetto ad altri paesi, i vincoli temporali appaiono alquanto stringenti, soprattutto in relazione all'esclusione del riconoscimento durante lo svolgimento del servizio od in seguito. Per quanto riguarda il regime istituzionale dell'obiezione, esso è strutturalmente i'ncardinato nell'Amministrazione della Difesa. Infatti presso essa è costituita la Commissione di va lutazione delle domande, che formula un parere a l Ministro della D ifesa il quale, entro 6 mesi dalla presentazione della domanda, decreta l'amm iss ione o meno al servizio sostitutivo. Anche la gestione de l servizio civHe è esercit-ata da l Min istero della Difesa, che assegna gli ob iettori presso i vari enti con i quali, in attesa della cost ituzione di un Servizio Civ ile Nazionale, sono stipulate convenzioni specifiche. Il servizio sostitutivo civile e quelJo militare non armato hanno una durata superiore di otto mesi rispetto alla leva. Si tratta di un aggravio temporale vicino al valore medio europeo, che è stato tuttavia abolito nel 1989. I settori di impiego degli obiettori previsti dalla legge 772 includono l'assistenza sociale, l'istruzione, la protezione civ ile, la tute la e l'incremento del patrimonio foresta le. Si tratta indubbiamente di uno spettro d i settori ampio e artico lato, soprattutto se letto in una prospettiva comparata. La legge 772 autorizzava il Governo all'emananzione dei necessari regolamenti per la concreta applicazione dell'obiezione di coscienza, la quale non è certo stata esente da difficoltà applicative, come lo stesso Ministero della Difesa ha riconosciuto in un bilancio critico formulato nel Libro Bianco ne l 1985 (Camera dci Deputati, 1989). Il movimento degli obiettori sollevò sin dall'inizio critiche su aspetti centrali della legge 772 (l'obiezione come beneficio e non come diritto; la Commissione d i indagine sulle domartde; la più lunga durata 66
t.
del servizio civile rispetto alla leva; la responsabilità gestionale in capo al Ministero della Difesa). Immediatamente success iva a ll 'emanazione della legge è infatti la costituzione della Lega degli Obiettori di Coscienza (LOC), creata nel gennaio 1973 con lo scopo di ottenere una normativa più favorevole. Dopo alcuni anni di esperienza operativa, nasce inoltre nel 1982 il Coordinamento degli Enti di Servizio Civile (CESC) quale interlocutore istituzionale per i rapporti, a volte difficili, tra gli enti convenzionati che impiegano gli obiettori ed il Ministero della Difesa (Archivio Disarmo, 1990). Le norme di attuazione della legge del 1972 furono approvate con un significativo ritardo di cinque anni, nel 1977 (mentre nel 1974 due leggi, la 249 e la 695, rivedevano i termini per la prima applicazione delle norme sull'obiezione di coscienza e le sanzioni per i cosiddetti "obiettori totali") (Tab. 13). Il DPR 1139/77 determinò quindi le modalità di formulazione .e presentazione delle domande di obiezione, l'iter delle procedure per la valutazione delle domande, la comunicazione e l'assegnamento degli ammessi al servizio sostitutivo presso gli enti. In particolare, stabilì le condizioni per la stipula di convenzioni con enti che richiedessero di uti lizzare gli obiettori per le proprie attività nell'ambito dei settori previsti per il servizio sostitutivo. Tra queste condizioni veniva prevista esplicitamente la dotazione di idonee strutture ài impiego ed alloggio per gli obiettori. Tuttavia il processo di messa in opera delle procedure previste s i rivelò alquanto difficol toso, sia per oggettivi problemi di impianto e funzionamento degli apparati ministeriali, nonché di interpretazione ampia delle modalità di valutazione delle domande e del ruolo della apposita Commissione, sia per la messa a regime della stipula di convenzioni con gli enti (si veda in seguito l'analisi condotta sul funzionamento della Commissione e sulle disponibilità di posti presso gli enti). I primi obiettori (500) trovarono così impiego solo nel 197 6 e fino al 1979 i giovani in servizio non raggiungevano le 1.000 unità (Tab. 14). Contemporaneamente saliva il numero dei giovani che avevano presentato domanda e che, ammessi 67
al servizio sostitutivo, attendevano l'impiego (circa 1.400 nel 1979, come si ricava dalla Tab. 17). Il Ministero emanò quin~i la circolare 500081/3 (19.9.1979) con la quale venivano posti in congedo gli obiettori in attesa di impiego da oltre 26 mesi (32 per la leva di mare), considerando i 20 (26) mesi di servizio sostitutivo più i sei mesi previsti dalla legge 772/72 come periodo massimo per l'emanazione del decreto del Ministro della Difesa di accoglimento o rigetto della domanda. Venivano altresì congedati gli obiettori in servizio per i quali, alla data del provvedimento, erano trascorsi 26 · (32) mesi dalla data di presentazione della domanda di obiezione. In questo modo un numero significativo di giovani obiettori assolse l'obbligo senza aver effettivamente prestato alcun servizio. Non è agevole calcolare con esattezza il loro numero con i soli dati aggregati a disposizione, sebbene una stima sia formulabile. Ai nostri fini è sufficiente tuttavia considerare che la percentuale di obiettori impiegati rispetto agli ammessi al servizio sostitutivo sia stata, nel periodo 1979 - 1984 (ultimo anno di validità del provvedimento in questione), mediamente più bassa (il 58,8% di impieghi sulle domande accolte) rispetto al periodo precedente il1979 (71,2%), ed a quello successivo al 1984 (11 0%, si veda più .avanti la T ab. 17). Va comunque formulata una nota di cautela nel valutare in tal modo l'impatto del provvedimento del 1979, dal momento che non si considera, per carenza di dati, la disponibilità, variabile, di posti presso enti convenzionati, la quale ovviamente condiziona la possibilità concreta di impiego degli obiettori. La legge 772 autorizzava il Governo all'emananzione dei necessari regolamenti per la concreta applicazi0ne dell'obiezione di coscienza, la quale non è certo stata esente da difficoltà applicative, come lo stesso Ministero della Difesa ha riconosciuto in un bilancio critico formulato nel Libro Bianco nel 1985 (Camera dei Deputati, 1989). Il movimento degli obiettori sollevò sin dall'inizio critiche su aspetti centrali della legge 772 (l'obiezione come beneficio ·e non come diritto; la 68
Commissione di indagine sulle domande; la più lunga durata del servizio civile rispetto alla leva; la responsabilità gestiona-. le in capo al Ministero della Difesa). Immediatamente successiva all'emanazione della legge è infatti la costituzione della Lega degli Obiettori di Coscienza (LOC), creata nel gennaio 1973 con lo scopo di ottenere una normativa più favorevole. Dopo alcuni anni di esperienza operativa, nasce inoltre nel 1982 il Coordinamento degli Enti di Servizio Civile (CESC) quale interlocutore istituzionale per i rapporti, a volte difficili, tra gli enti convenzionati che impiegano gli obiettori ed il Ministero della Difesa (Archivio Disarmo, 1990). Le norme di attuazione della legge del 1972 furono approvate con un significativo ritardo di cinque anni, nel 1977 (mentre nel 1974 due leggi, la 249 e la 695, rivedevano i termini per la prima applicazione delle norme sull'obiezione di coscienza e le sanzioni per i cosiddetti "obiettori totali") (Tab. 13). Il DPR 1139/77 determinò quindi le modalità di formulazione e presentazione delle domande di obiezione, l'iter delle procedure per la valutazione delle domande, la comunicazione e l'assegnamento degli ammessi al servizio sostitutivo presso gli enti. In particolare, stabilì le condizioni per la stipula di convenzioni con enti che richiedessero di utilizzare gli obiettori per le proprie attività nell'ambito dei settori previsti per il servizio sostitutivo. Tra queste condizioni veniva prevista esplicitamente la dotazione di idonee strutture di impiego ed alloggio per gli obiettori. Tuttavia il processo di messa in opera delle procedure previste si rivelò alquanto difficoltoso·, sia per oggettivi problemi di impianto e funzionamento degli apparati ministeriali, nonché di interpretazione ampia delle modalità di valutazione delle domande e del ruolo della apposita Commissione, sia per la messa ~ regime della stipula di convenzioni con gli enti (si veda in seguito l'analisi condotta sul funzionamento della Commissione e sulle disponibilità di posti presso gli enti). I primi obiettori (500) trovarono così impiego solo nel 197 6 e fino al 1979 i giovani in servizio non raggiungevano le 1.000 unità (Tab. 14). Contemporaneamente saliva il numero 69
T ab. 13- L'evoluzione normativa e regolamentare dell'obiezione di coscienza
1972 Legge 772 1974 Legge 249 1974 Legge 695 1977 DPR 1139 1979 Circ.500081/3 1984 Circ.OO 1327/UDG 1985 C.Costituzionale 1985 Consiglio Stato 1986 Circ.Lev .I/1 1986 Girc.Leva 9/UDG 1986 C.Costituzionale 1989 C.Costituzionale 1989 C.Costituzionale
Introduzione obiezione di coscienza Riape1·tura dei termini per le domande Modifica delle sanzioni per i ,-enitenti alla leva Norme di attuazione legge 772: procedure ammissione domande; convenzioni con enti con idonee strutture di ·impiego, sistemazionene degli obiettori Dispensa dal servizio per chi attende l'impiego da oltre 26 mesi Abrogra:z ione circolare del 1979 Sentenza 164: Legittimità L. 772/72 Decis ione 16: De limitazione delle competenze Commissione obiezione Obbliga gli enti convenzionati a dotarsi di stnltture di alloggio; ridistribuzione obiettori agli enti Abrogazione vincolo alloggio; assegnazione obiettori rispetto alle disponibil ità Sentenza 113: illegi ttima l'estensione agli obiettori dello status militare Sentenza 409: illegittimità sanzioni agli obiettori totali Se n t enza 470: illegittimità maggiore durata servizio civile
dei giovani che avevano presentato domanda e che, ammessi al servizio sostitutivo, attendevano l'impiego (circa 1.400 nel 1979, come si ricava dalla Tab. 17). Il Ministero emanò quindi la circolare 500081/3 (19 .9 .1979) con la quale venivano posti in congedo gli obiettori in attesa di impiego da oltre 26 mesi (32 per la leva di mare), considerando i 20 (26) mesi di servizio sostitutivo più i sei mesi previsti dalla legge 772/72 come periodo massimo per l'emanazione del decreto del Ministro della Difesa di accoglimento o rigetto della domanda. Venivano altresì congedati gli obiettori in servizio per i quali, alla data del provvedimento, erano trascorsi 26 (32) mesi dalla data di presentazione della domanda di obiezione. In questo modo un numero significativo di giovani obiettori assolse l'obbligo senza ·a ver effettivamente prestato alcun servizio. Non è agevole calcolare con esattezza il loro numero con i soli dati aggregati a disposizione; sebbene una stima sia 70
t.
Tab . 14- Anda mento de lle do mande cd impiego degli obiettori , 1973- 1989. Anno 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 198 1 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989
Doma nde presenta te (n) (var. %) 200 300 400 800 1.000 1.500 2.000 4.000 7 .000 6.9 17 7 .557 9 .093 7 .430 4.282 4.986 5.697 13.746
50 ,0 33,3 100,0 25,0 50,0 33,3 100,0 75,0 - 1,2 9,3 20,3 - 18,3 -42,4
16,4 14,3 14t ,3
% Doma nde/incorpora i i (%) (d iff. %p ree.) 0,08 0, 10 0, 16 0,28 0.36 0,57 0,73 1,34 2,45 2,50 2,78 3.1 3 2,49 1.43 1.60 1.97 4 ,90
0,0 0,06 0 ,12 0.08 0 ,2'1 0. 16 0,6 1 1,1 t 0,05 0,28 0.36 -0,64 - t ,06 0, 17 0,37 2,93
Obie tto ri impiegati (n) (val'.%)
500 5 12 683 950 1.250 1.875 2.023 6.01 t 8.050 6.036 8.4 13 8. 170 5. 188 5.948
2,4 33.4 39, 1 31.6 50,0 7,9 197 ,1 33,9 -25,0 39.4 - 2,9 -36,5 14,6
Fonte: e laborazione su dati Minis tero Difesa
formulabile. Ai nostri fini e sufficiente tuttavia considerare che la percentuale di obiettori impiegati r ispetto agli.ammessi al servizio sostitutivo sia stata, nel periodo 1979 - 1984 (ultimo anno di validità del provvedimento in questione), mediamente più bassa (il 58,8% di impieghi sulle domande accolte) r ispetto al periodo precedente il 1979 (7 1,2%), e d a quello successivo al 1984 (110%, si veda più avanti la Tab. 17). Va comunque formulata una nota di cautela nel valutare in tal modo l'impatto del provvedimento del1979, dal momento che non si considera, per carenza di dati , la disponibilità, variabile, di posti presso enti convenzionati, la quale ovviamente condiziona la possibilità concreta di impiego de gli obiettori. A parte qualsiasi valutazione sulla evidente disparità di trattamento tra obiettori, e tra obiettori e giovani che prestavano il servizio di leva , nell'interpretazione ministeriale la circolare del 1979 contribuì ad una lievitazione delle 71
domande di obiezione di coscienza (Silenzi, 1990: 72). Una successiva circolare del 1984 (n. 001327/UDG) cancellò quindi la possibilità di dispensa dal servizio civile, ed inaugurò una procedura di più stretta aderenza alJe norme. In particolare, il Ministero procedette all'individuazione autonoma dell'ente presso il quale far svolgere il servizio civile all'obiettore, sulla base quindi di un accertamento d'ufficio delle esigenze dell'ente, non necessariamente coincident i con la vocazione funzionale, e soprattut to territoriale, espressa dal giovane a ll 'atto della domanda. Nell'interpretazione, evidentemente critica, dell'Archivio Disarmo: "(nell') estate/autunno 1985, il Ministero della Difesa adotta quale deterrente per le domande di obiezione la prassi delle precettazioni d'autorità, destinando cioè gli obiettori in enti e set tori d'impiego divers i da quelli ind icati dai giovan i. La protesta degli obiettori si concretizza in u na campagna di autotrasferimenti" (1990:2). I n questo periodo aumenta quindi il contenzioso tra Amministrazione della Difesa, associazioni degli obiettori, ed Enti convenzionati. Ciascun "attore" ha evidentemente esigenze diverse di tutela: l'Ammin istrazione della Difesa si pone l'obiettivo di massimizzare il rapporto impieghi/obiettori. Ciò imp lica, anche per equ iparare il servizio dell'obiettore a quello di leva (la regionalizzazione del servizio militare prev ista da ll'Art . l del la legge 958/86 è solo parziale, vinco lata dalle esigenze strategiche e logistiche della Difesa), l 'esigenza d i distribu ire gli obiettori r ispetto a i posti disponibili presso gli enti convenzionati, senza poter necessariamente r ispettare le richieste dei giovani e le domande, spesso nominative e non solo numeriche, degli enti; i giovani obiettori richiedono viceversa una stretta aderenza del Ministero alle preferenze funzionali da loro espresse, anch e perché non infrequentemente la scelta dell'obiezione scatu r isce da un precedente rapporto di volqntariato svolto presso gli enti convenzionati; gli enti, corrispettivamente, rivendiCano il diritto, se non di 72
totale scelta nominativa, almeno di assegnazione di quote significative di obiettori da loro segnalati. Inoltre, dal momento che in alcuni casi dipendono dalla dotazione di obiettori per lo svolgimento delle specifiche attività, esprimono una forte domanda, indipendentemente dalle loro possibilità di alloggio previste dal DPR 1139. Proprio il tema dell'alloggio degli obiettori apre un ulteriore contenzioso tra Amministrazione della Difesa ed enti. Il Ministero, con la successiva circolare del 5 giugno 1986, prevede, in applicazione di quanto stabilito dalla normativa, che l'ente convenzionato disponga di adeguate strutture logistiche (di vitto ed alloggio) per tutti gli obiettori assegnati. Vincola quindi il numero di obiettori assegnabili a ciascun ente, con una "franchigia" di cinque obiettori, a tale disponibilità. Inoltre impone, a partire dall'anno successivo, che gli obiettori residenti nelle località di svolgimento del servizio civile non possano più regolarmente alloggiare presso le proprie abitazioni. Si tratta di un evidente restringimento della operatività concreta del servizio civile, a maggior ragione se si considera che, nelle more della istituzione del servizio civile nazionale, l'esercizio dell'obiezione di coscienza viene di fatto a dipendere, per una significativa quota (circa il 70%), dalla disponibilità di impiego in enti ed associazioni private (senza contare che la rimanente quota di disponibilità presso enti pubblici comuni, usl , ecc.- è quella più carente in termini di strutture di alloggio). La reazione dell'opinione pubblica "di settore" e delle associazioni degli enti e degli obiettori al nuovo regolamento fu molto intensa, e spinse la Commissione Difesa della Camera ad approvare il 26 novembre una risoluzione di censura. "Il 20 dicembre dello stesso anno il Ministro della Difesa, Giovanni Spadolini, emana (quindi) una contro-circolare che annulla gli .e ffetti più negativi della precedente" (Archivio Disarmo, 1990). La circolare Leva 9/UDG del20 dicembre 1986, abolì pertanto le restrizioni di alloggio degli obiettori presso gli enti, e 73
consentì ai giovani che avessero richiesto il riconoscimento dell'obiezione di indicare nella domanda "anche le aree vocazionali di impiego, gli enti convenzionati presso cui svolgere il servizio civile sostitutivo e le relative sedi". Stabilì inoltre che l'assegnazione degli obiettori, a cura del Ministero, avvenisse nel rispetto delle richieste dei giovani, compatibilmente con la disponibilità di posti presso gli enti che effettuano il servizio nella relativa area vocazionale. Al clima di ampia disponibilità politica verso le richieste degli obiettori e degli enti contribuirono significativamente la sentenza 164/1985 della Corte Costituzionale- che dichiarò legittima la legge 772/72, per la quale il servizio civile non si configura come una deroga al dovere di difesa della Patria- e la decisione 16/1985 del Consiglio di Stato. Quest'ultima, infatti, limitò fortemente il compito della Commissione di valutazione delle domande di obiezione di coscienza, circoscrivendolo alla determinazione dell'infondatezza dei motivi dichiarati dai richiedenti. Si capovolgeva così una interpretazione consolidata: non era più il richiedente a dover dimostrare la profondità dei convincimenti in base ai quali ottenere il riconoscimento dell'obiezione (nel corso d_i un colloquio/esame presso la Commissione), ma al contrario era la Commissione a dover eventualmente dimostrare la non ammissibilità della domanda. Ciò circoscriveva nei fatti il lavoro della Commissione all'accertamento dei requisiti formali previsti dalla legge 772/72 (la non titolarità di licenze ed autorizzazioni di possesso di armi; condanne per detenzione o porto abusivo di armi; il coinvolgimento in atti violenti). Inoltre il Consiglio di Stato, per evitare eventuali discriminazioni di natura socio-culturale, dichiarò legittime le domande presentate sulla base di modelli preparati a cura di enti, comitati ed associazione. La decisione del Consiglio di Stato ha avuto un evidente impatto sull'attività della Commissione. Come si vedrà in seguito, infatti, la percentuale delle domande non accolte è diminuita sensibilmente a partire dal · 1987, scendendo al 2% 74
delle domande presentate rispetto all'8-9% degli anni precedenti. Ulteriori sentenze della Corte Costituzionale hanno poi sensibilmente modificato il regime italiano dell'obiezione di coscienza, rendendolo più aperto e sostanzialmente delineando i contorni di un nuovo assetto complessivo che è in via di definizione: la sentenza 113/1986 ha dichiarato illegittima l'estensione agli obiettori dello status militare, mentre la sentenza 470/1989 ha equiparato la durata del servizio civile a quella della leva, affermando che una eventuale, e limitata, maggior durata è costituzionalmente legittima se orientata esclusivamente ad obiettivi formativi del giovane per i compiti specifici del servizio civile. Va osservato, per concludere, che l'impatto immediato della sentenza 470/89 sul fenomeno dell'obiezione è stato molto accentuato, facendo lievitare le domande di obiezione del 141% rispetto al 1988. E ciò induce, come si vedrà nell'ultimo capitolo, ad una radicale revisione del regime di obiezione, e del più ampio e connesso sistema della coscrizione nel nostro Paese.
75
IV. LA MESSA IN OPERA DELLA LEGGE 772/72. l. UN QUADRO D'INSIEME
L'applicazione della legge 772/72 sul riconoscimento dell'obiezione di coscienza è sinteticamente riassunta dalla figura 8 (che presenta graficamente i valori della Tab. 14), ove l'andamento delle domande di obiezione e dell'impiego degli obiettori è osservato per il periodo compreso tra il 1973 ed il 1989. Le dinamiche sono ·evidenti: dopo una fase di lento - aumento, tra il 1973 ed il 1979, le domande di obiezione subiscono un accentuato incremento a partire dal 1980 (4.000 domande circa, pari all'1,3% degli incorporati) che continua fino al 1984 (9.000 domande, il 3, 1% degli incorporati). Vi è poi una fase di decremento del gettito fino al 1986 con un ulteriore cambio di direzione nel 1987: le domande riprendono a salire per raggiungere il valore massimo (14.000 domande, pari al 5% degli incorporati) nel1989. Diverso è l'andamento dell'impiego degli obiettori: i valori si mantengono stabilmente al di sotto di quell i delle domande fino al 1985, evidenziando, anche nella forma del grafico, un costante ritardo temporale, mentre nel periodo 1985-1988 la curva dell'impiego supera quella delle richieste d i servizio civile. Circoscrivere a questi soli dati l'analisi del fenomeno dell'obiezione, interpretando la crescita delle domande quale risposta correlata alla progressiva flessib ilità del regime sostitutivo e il contenuto impiego degli obiettori alle carenze dei posti disponibili presso gli enti, appare tuttavia inadeguato. Ferma restando la plausibilità delle precedenti interpretazioni, che saranno in seguito empiricamente controllate, il fatto è che questi dati rendono solo una immagine di superficie del fenomeno; presentano al massimo i risultati aggregati, gli esiti in altre parole, ma nulla dicono sui processi che tali esiti hanno determinato. Ed è proprio questi processi, i fattor i cioè 77
Fig.8 Domande e impiego di obiellqri 1973 - l979 !digliela
16 .-------------------------------
-:. su incorporati
6
14
5 12
4
. 10
3
8
6 2
l
4
1 2
Anno
~ domande
FĂ’nte:elaboruione eu dati
Ministero difesa
78
-l- % incorporati
"""*-"
impiego
discriminanti e caratterizzanti la messa in opera della legge 772, che è importante indagare. Non solo per dar conto di quanto sia effettivamente accaduto - il che è già motivo d i analisi sufficiente - ma soprattutto per apprendere dalle dinamiche passate quei nodi problematici sui quali è opportuno r iflettere per riprogettare il nuovo regime che si viene definendo. Indagare questi processi significa effettuare quindi una approfondita analisi di una politica pubblica, quella del riconoscimento dell 'obiezione di coscienza e dell 'esercizio del servizio sostitutivo, considerando analiticamente i vari elementi che compongono la struttura delle relazioni tra le variabili rilevanti e gli attori coinvolti (Meny e Thoenig, 1991). Pertanto, mentre nel capitolo precedente si è considerata l'evoluzione legislativa, regolamentare e giurisprudenziale che ha determinato un dato regime di obiezione, ora si analizzeranno empiricamente i comportamenti di più attori che hanno concorso agli esiti globalmente visti: nell'ordine, l'Amministrazione della Difesa (il processo di accoglimento delle domande); la Difesa e gli Enti convenzionati (la stipula di convenzioni e la risultante disponibilità dei posti nei vari settori di impiego); i giovani obiettori (le caratteristiche sociali e territoriali del fenomeno). Nel capitolo successivo, infine, verrà condotta una analisi empirica delle determinanti politiche ed istituzionali dell'obiezione, che consentirà di rispondere alla domanda: cosa spiega l'altalenante andamento delle domande di obiezione nel periodo 1973-1989?
2.
LA VALUTAZIONE DELLE DOMANDE
Il regime definito dalla legge 772 e dal Dpr 1139 prevede che il processo di ammissione al servizio sostitutivo sia iniziato dal giovane, entro 60 giorni dell'arruolamento oppure entro il31 dicembre dell'anno di scadenza del r invio, mediante la presentazione ai competenti uffici di leva della domanda di riconoscimento dell'obiezione (Fig. 9). Tali uffici, dopo una 79
Figura 9. Iter del riconoscimento d ell'obiezione di coscienza Obiettore
(..,,•• 60 gù>rn{ o
(JI
termine del r!J>v!o)
Ufficio di leva
(l'irll4 ,.-ono Consi&Uo c!l Lovo)
Dat.rotto m1Ut.&re (c~d4
la dcm4nda
con cc.rtJtlcatJ)
Wi.nJstero
D.G. Leva Commtf.ricmc
d(
valuta,Ttone
ltlnlot.ro (d•ct<U ... tro 6 muf
dalla domanda)
l
80
l
Oblottoro
l
Il
EnU eonvenz1onatJ.
l
Prefotturo
l
visita medica ed attitudinale svolta presso il Consiglio di leva, la trasmettono ai Distretti militari (od alle Capitanerie di porto) per l'accertamento d'ufficio della assenza di motivi ostativi. La domanda, corredata dal certificato generale del casellario giudiziario, e dai certificati comprovanti la non titolarità da parte del richiedente di licenze od autorizzazioni relative alle armi, viene quindi inoltrata alla Direzione generale della leva del Ministero della Difesa. Presso essa la domanda è esaminata' dalla Commissione ministeriale che formula un parere di ammissibilità da sottoporre al Ministro per il decreto finale. Il limite temporale per l'espletamento delle procedure sino alla fase del decreto del ministro è stabilito in sei mesi dalla presentazione della domanda. L'esito della domanda viene quindi comunicato al richiedente. Se positivo, viene informata la Prefettura di residenza del giovane. L'avvio operativo all'impiego dell'obiettore deve tuttavia ancora attendere l'individuazione dell'ente presso il quale il servizio verrà prestato, ed il distacco necessita di un ulteriore decreto ministeriale. Nessun limite temporale è stato tuttavia previsto dal Dpr 1139 per l'effettuazione di tali ulteriori fasi. In assenza di dati analitici sulla durata effettiva del complesso di procedure non è possibile valutare in dettaglio l'efficienza dell'iter previsto per il riconoscimento dell'obiezione, verificando se il maggior onere temporale sia attribuibile alla prima fase (dalla domanda al decreto ministeriale di accoglimento) oppure alla seconda (l'individuazione ed il distacco presso l'ente). Sappiamo tuttavia che non infrequentemente il tempo trascorso ha superato i 26 mesi, come si desume dalla circolare del 1979 che riconosceva l'esistenza di ·numerosi giovani in attesa di impiego da oltre due anni, consentendone la dispensa dal servizio. Possiamo comunque formulare una valutazione conside-· rando, per ciascun anno, la quota di domande valutate e di impiego degli obiettori. Nel primo anno di operatività della legge, il 1973, osserviamo ad esempio che furono valutate il 71,5% delle domande presentate nell'anno. Tuttavia nessun 81
obiettore ha trovato impiego prima del 1976. In termini più generali, osservando l'intero arco di tempo disponibile, si delineano alcuni andamenti che è importante considerare. Per quanto riguarda l'accoglimento delle domande, il tasso di valutazione presenta un valore descrescente tra il 1973 ed il 1985. Se infatti, come si è visto, nel 1979 furono valutate il 71% delle domande pervenute, nel 1982 il rapporto scende ad appena il 30%, per riattestarsi su valori prossimi a quelli di inizio periodo nel 1985 (76% di domande valutate su un complesso di oltre 1.2.000 p~ndenti) (Tab. 15). Va inoltre osservato che il tasso di valutazione sì deprime significativamente dopo il 1979, quasi ad avvalorare l'ipotesi che la possibilità di dispensa dal servizio dei giovani in attesa, prevista dalla circolare 500081/UDG abbia implicitamente rallentato il processo di valutazione, fornendo in ogni caso un esito certo indipendentemente dalle difficoltà o lentezze procedurali. Questa ipotesi sembra inoltre implicitamente confermata dali'osservazione che l'abolizione (nel 1984) della possibilità di scorporo del periodo di attesa superiore ai sei mesi appare aver agito come un acceleratore dell'attività amministrativa: nel . triennio successivo, iruatti, il tasso di valutazione è stato mediamente dell'86%, mentre l'alto numero di domande pervenute nel 1989 lo ha significativamente depresso (42%). Ulteriori elementi di informazione e valutazione sull'efficacia dell'iter procedurale provengono dai dati sug li esiti della valutazione delle domande (Tab. 16). Questa è stata indubbiamente influenzata da variabili politiche e dalle sentenze giurisprudenziali. Tra le prime va annoverata una interpretazione in alcuni casi troppo ampia delle competenze e dei criteri adottati dalla commissione ministeriale: ciò è evidente nell'altissimo tasso di rigetto delle domande nel primo anno di operatività della legge 772 (il 31 %), ma anche nei valori mediamente alti (7-8%) alla metà degli anni 80 (che coincidono con la prima fase di sensibile incremento delle domande). La sentenza del Consiglio di Stato nel 1985, per passare a i secondi fattori di inOuenza sulle valut~zioni della commiss io82
ne, ha invece fatto notevolmente diminuire il tasso di rigetto, che nell'ultimo triennio si è attestato sul2%. I dati sulle motivazioni del rigetto, infine, riferiti al triennio 1988-1990, rivelano che un numero consistente dei 330 rigetti delle domande di obiezione (il 33,3%) sia dovuto alla contemporanea presentazione di domande per l'ammissione a corsi militari o di precedente frequenza di corsi presso scuole militari. È intuibile il criterio che ha mosso la commissione, ma va considerato che una diversa legislazione, quella olandese ad esempio, valuterebbe legittimo un cambiamento di opinione sul servizio militare. Il 19% dei rigetti è poi dovuto alla condizionè di tossicodipendente (ma va ricordato che il Con~igl io di Stato ha escluso qualsiasi nesso tra la nonviolenza e l'uso di stupefacenti), mentre le rimanenti motivazioni attengono a comportamenti manifestamente violenti dei richiedenti. · Comparando i tassi di valutazione con quelli di impiego (quest'ultimi calcolati come il rapporto tra gli obiettori impiegati e le domande accolte, Tab. 17) si può giungere alla conclusione che, mediamente, è la fase di valutazione della domanda ad aver comportato i maggiori oneri di tempo rispetto a quella del distacco e dell'impiego degli obiettori presso gli enti. Questo è particolarmente evidente tra il 1976 ed il 1978, quando sono stati impiegati mediamente il 70% degli obiettori annualmente riconosciuti, e dopo il 1986 (i valori superano il 100%). Problematico è stato viceversa il periodo compreso tra il 1979 ed il 1985: il tasso medio annuo di impiego degli obiettori è infatti sceso al 58,8% (con l'eccezione del 1984). Ciò è imputabile tuttavia, più che a problemi di speditezza procedurale, alle difficoltà insorte nel rapporto tra Amministrazione ed enti convenzionati in merito alle condizioni della stipula delle convenzioni e, in particolare, relativamente alla disponibilità di alloggio per gli obiettori; difficoltà che porteranno poi, a coronamento di una stretta aderenza della Difesa alle norme vigenti, all'emanazione della circolare ministeri,a le del giugno '86, ritirata poi nel dicembre dello stesso anno, che vincolava l'utilizzo degli obiettori alle 83
dispçmibilità di alloggio presso l'ente. Le conclusion i che possiamo trarre dall'analisi del processo di valu tazione delle domande di obiezione sono duplici. La prima, specifica della politica in esame ma estensibile a qualsiasi ambito di politica pubblica; sottolinea l'importanza della fase di messa in opera di un provvedimento rivelandone l'intrinseca politicità, ovvero la'discrezionalità di valutazioni sulle quali influisce sia l'obiettivo dell'amministrazione che la gestisce sia, come ne l caso de ll a decisione del Consiglio di Stato, il ruolo di a ltri soggetti esterni. In altre parole, la messa in opera di una politica non si configura mai come mera applicazione impersonale di un apparato burocratico, ma chiama in causa un ruolo po litico dell'amministrazione. Tab. 15- Attività della Commissione di valutazione delle domande di obiezione di coscienza. Anno
Domande complessive da valutan: (l)
Domande valutate (2)
Domande valutate/ domande complessive
1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 198 1 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989
200 357 538 1.102 1.474 2.184 2.397 4.628 9.253 13.611 17.083 13.839 12.619 7.348 5.651 6.555 14.208
143 219 236 628 790 1.103 1.769 2.375 2.559 4.085 12.337 8.650 9.553 6.683 4.793 6.093 6.13 1
7 1,50 61,34 43,87 56,99 53,60 50,50 73,80 52,32 27,66 30,01 72,22 62,50 75,70 90.95 84,82 92,95 43,15
(l) Include le domande sopraggiunte nell'anno c quelle degli anni pt·ecedenti ancora da valutare. (2) Inc lude le domande acco lte e que lle t·espinte. Fonte: Elaborazione su dati Ministero Difesa.
84
Ta b. 16 - Va lutaz ione de lle dom ande di obiezione d i coscienza (valori %).
Anno
Accolte
Respinte
Tota le
N.
1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 198 1 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989
69,2 98,6 98,3 99,4 96,7 93,3 95 ,5 97,3 93,7 94,3 92, 1 90.7 94 ,6 9 1,8 98 ,2 98, 1 98,2
30,8 1,4 1,7 0,6 3,3 6,7 4,5 2,7 6,3 5,7 7,9 9,3 5,4 8,2 1,8 1,9 1,8
100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100.0 100,0
143 2 19 236 628 790 l.l 03 1.769 2 .375 2.559 4.085 12.337 8.650 9 .553 6 .683 4 .793 6.093 6. 13 1
Fo nte : E la borazione su da t i Ministero Difesa.
La seconda conclusione, più generale, rimanda viceversa alle condizioni che assicurano la rispondenza di un organo burocratico alle esigenze dell 'utenza. Pur riconoscendo un periodo iniziale di difficoltà dovuto all 'approntamento di procedure nuove (individuabile nel nostro caso nell'avvio operativo del riconoscimento dell'obiezione), la definizione di un termine per la conclusione di un procedimento amministrativo incide significativamente sull 'efficienza (e sull'equità) de l procedimento stesso. Ciò è apparso evidente dai tassi di valutazione delle domande di obiezione, depressi dall'introduzione di procedure quasi automatiche di azione (la dispensa dal servizio in assenza di esito) ed innalzati viceversa dalla loro abolizione, e suggerisce, quale ancor più generale valutazione, l'utilità di una pronta applicazione delle norme di riforma del procedimento amministrativo introdotte dalla legge 241/90 (che impongono alle amministrazioni un tempo 85
Ta b. 17 - Impiego degli obieu ori, 1973-1989 Anno
Doma nde accolte
Obiettori impiega t i
Obiettori impiega ti/ do mande accolte(%)
1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 198 1 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989
99 2 16 232 624 764 1.029 1.690 2.3 12 2.399 3.853 11 .359 7.847 9.033 6.1 35 4.709 5.979 6.019
500 5 12 683 950 1.250 1.875 2.023 6.0 11 8.050 6.036 8.41 3 8.170 5. 188 5.948
80, 1 67,0 66.4 56,2 54,1 78,2 52,5 52,9 102,6 66,8 137,1 173,5 86,8 98,8
Fonte: Elaborazione su da t i Minis tero Difesa.
certo per la conclusione di procedimenti amministrativi, nonché la titolarità e responsabilità individuale del pubblico dipendente). 3. GLI IMPIEGHI DEGLI OBIETTORI: ENTI E SETTORI DI ATTIVITA Nel corso degli anni '80 gli obiettori al servizio di leva impiegati in un servizio civile sostitutivo sono stati mediamente circa 5.300 l'anno: il valore massimo, con 8.413 obiettori in servizio, si è osservato nel 1986, quello minimo, 1250 obiettori, all'inizio del periodo, nel l 980. Molteplici fattori hanno determinato, come si è visto, tale andamento: il principale è stato certamente la disponibilità di posti presso gli enti convenzionati, risultante dal processo di
86
interazione Ministero-Enti. Dal momento che non è disponibile la serie temporale completa della rkettività degli enti, l'analisi dell'offerta del servizio sostitutivo verrà condotta con riferimento al periodo 1987-1990 che, pur limitato, consente tuttavia una approfondita ricognizione delle dinamiche relative all'utilizzo dei giovani impegnati nel servizio civile ed all'offerta di impiego negli enti convenzionati. Al riguardo, va in primo luogo sottolineato come sostanz ialmente stabile, nell'ultimo triennio, mantenga si mantiene la distribuzione degli obiettori nei settori di attività, la cui articolazione, in assenza di un servizio civile nazionale, dipende esclusivamente dall'offerta degH enti convenzionati. Circa la metà degli obiettori è così impiegata ne li 'assistenza sociale, mentre un terzo dei giovani è coinvolto in attività socio-culturali ed un ulteriore 6%, nel 1990, in attività connesse alla tutela ed incremento del patrimonio ambientale (Tab. 18). Considerando la tipologia degli enti che determinano il precedente set di offerta settoriale di servizio c ivile, si osserva la forte presenza dell'associazionismo privato: le associazioni assistenziali concorrono per una offerta compresa tra il 34,5% dei posti nel 1989 ed il 43,1% nel 1991; intorno al 30% si si tuano quindi gli enti pubblici (comuni, province, usl, ecc.), mentre le associazioni ambientaliste offrono un ulteriore IO% di posti, seguite dai sindacati (in media il 5%) e dalle chiese (meno dell'l%) (Tab. 19). Due osservazioni vanno formulate in relazione a tale quadro: anzitutto la disponibilità di posti per gli obiettori non è stabile, passando dai 17.430 del 1989 ai 16.786 del 1991. In aumento sono le disponibilità degli enti pubblic~ ( +20%), delle associazioni assistenziali (+20%), delle associazioni ambienta-· liste e culturali ( + 11 %), mentre in calo sono quelle dei sindacati ( -5%) e degli altri enti ( -26%). In secondo luogo, non appare lineare nel triennio il numero di obiettori impiegati: 6.227 nel 1989, 9.356 nel 1990, 7557 attualmente. Inoltre, non vi è simmetria tra l'offerta dei vari enti e la loro relativa capacità di impiego di obiettori. Infatti, se gli enti pubblici 87
concorrono nel 1991 per una offerta pari al 32,5% del totale nazionale, essi impiegano una quota pari al 41% degli obiettori totali. Ana logamente si osserva per le associazioni ass istenziali che, a fronte di un contributo d'offerta pari al 43%, impiegano i l 49% degli obiettori. Opposto è il caso degli enti non altrove classificati che, rispetto ad un potenziale pari a l 18,5% dei posti, assorbono appena il 2,6% degli obiettori in servizio. T ab. 18- Distribuzione degli obiettori per settore di attivi tà. 1989( l) v.a. %
1990(2) v.a. %
1991(2) v.a. %
Assistenza Attività socioculturale Tu te la ed increm. de l patrimonio ambienta le Protezione civile Altre attività
2666 1986
42,8 31,9
3800 2934
40,6 3 1.4
3830 3025
50,5 39,9
324
5,2
446
4,8
1251
20,1
2176
23,3
446 109 167
Totale
6227
100,0
9356
100,0
7577
5,9 1,4 2.2 100,0
( l ) Periodo: 1.3.89-1.3.90 (2) Periodo: 30.9.89-30.9.90 (3) Dati al 4.1.91 Fonte: Elaborazione su dati Ministero Difesa.
Vi è quindi una s ignificativa differenza tra il potenziale ed il reale utilizzo di giovani obiettori: nel 1989, infatti, gli obiettori impiegati sono riusciti a coprire appena il 37% dei posti disponibili, va lore sa lito al 50% nel 1990, per attestarsi al 45% nel genna io 199 1 (Tab. 20). Confronta ndo i valori delle varie tipologie d i enti , tra di loro e rispetto ai valori med i nazionali , si delineano differe nziate capacità, od opportunità, all'interno del processo di assegnazione di obiettori. Queste includono sia un diverso appeal degli enti tra i giovani, sia una maggiore o minore capacità di influenza degli enti sul processo stesso di assegnazione. Infatti, prendendo a riferi me nto l'ultimo anno disponibile, osserviamo che sono le 88
T ab. 19- Distribuzione delle disponibilità ed impiego di obieuori negli enti convenzionati 1989(1) impiego d isponibilità Enti pubblici -Comuni - Provincie - Usi - Com. Montane - Dipartimento Protezione Civile - To ta le
1991(3) disponibilità impiego
3636 147 710 63
20,9 0,8 4,1 0,4
1341 52 220 16
21,5 0,8 3,5 0,3
3643 130 1325 63
19,6 0,7 7,1 0,3
2124 75 472 26
22,7 0,8 5,0 0.3
3443 130 1325 63
20,5 0,8 7,9 0,4
4556
26,1
1629
26,2
5161
27,8
2697
28,8
500 546 1
3742 750 1516 6008
21,5 4,3 8,7 34,5
1492 207 659 2358
24,0 3,3 10,6 37,9
4927 764 1504 7195
26,5 4,1 8,1 38,7
2061 384 760 3205
22,0 4, 1 8,1 34,3
69
0.4
20
0,3
93
0,5
22
938
5.4
232
3,7
876
4,7
Assoc. Ambientaliste e Culturali - Arei - WWF - Altri - Totale
657 358 666 1681
3,8 2,1 3,8 9,6
288 172 737
4,6 2.8 4,4 11,8
673 349 632 1654
Altri Enti
4178
24.0
1251
20.1
TOTALE
17430
100,0
6227
100,0
Assoc. assistenziali - Caritas Italiana - Croce Rossa Italiana - Alti-i - Totale Chiese Sindacati
(l) Periodo: 1.3.89-1.3.90 00 \0
1990(2) disponibilità impiego
(2) Periodo: 30.9.89-30.9.90 (3) Dati al 4.1.9 1
277
2024
15
472 26
26,8 1,0 6,2 0,3
3,0 32,5
2597
34,4
4427 764 1541 7322
29,4 4 ,6 9,2 43,6
2061 384 760 3205
27,3 5,1 IO, l 42,4
0,2
93
0.6
52
0,7
209
2,2
894
5,3
400
5,3
3,6 1,9 3,4 8,9
423 240 384 1047
4,5 2,6 4,1 11,2
673 349 842 1864
4 ,0 2, 1 5,0 Il. l
423 240 493 1156
5,6 3.2 6.5 15.3
3596
19 .4
2176
23,3
3106
18.5
167
2.2
18575
100,0
9356
100,0
16786
100,0
7557
100,0
,.,
associazioni ambientaliste e culturali che riescono a farsi assegnare il numero maggiore di giovani rispetto ai posti disponibili (il 62%), seguite dalle chiese (55,9%), dalle associazioni assistenziali (48,8%), dagli enti pubblici (47,6%) e dai sindacati (44,7%). Simile è la gerarchia relativa ·a] 1989 che vede, nell 'ordine: le associazioni ambien~aliste (43,8%), que lle assistenziali (39,2%), gli enti pubblici (35,8%), le chiese (29%) ed i sindacati (24,7%). Ma la tipologia dell 'ente ed il settore di a ttività non esauriscono i caratteri di base alla luce dei quali descrivere e valutare l'obiezione di coscienza. Significativa si rivela la componente terri tor iale che, per parecchi versi, cost ituisce la discriminante principale relativamente all'impiego d i obiettori. Questo appare infatti territorialmente eterogeneo, così come decisamente asimmetrica è la distribuzione regionale dei posti diponibili presso i vari enti convenzionati (Tab. 2 t). esercizio concreto dell'obiezione di coscienza si configura quindi come un fenomeno per lo più circoscritto alle region i settentrionali e, in misura inferiore, a quelle centra li. Nel 1990 nel Nord Italia erano impiegato infatti il 72% degli obiettori complessivi, ed in questa stessa area si concent rava il 69% dei posti disponibili. Le regioni centrali assorbivano quindi il 18,2% dei giovani in servizio civile (con una quota s imile d i offerta, il 18, l %), mentre le regioni meridionali riuscivano a concorrere per appena il 9,8% degli obiettori, e per il 13% dei posti. Ne consegue una diversa capacità d i saturazione de i posti disponibili: al Nord ne venivano occupati il 53%, al Centro il 52% mentre nel Mezzogiorno solo il 40%. Ma ulteriormente polarizzato appare il fenomeno se s i scende al di sotto delle grandi ripartizioni territoriali: in appena 4 regioni infatti (Piemonte, Lom bard ia, Veneto ed Emi)ia Romagna) si concentrano nel 1990 ben il 62% degli obiettori ed il 60% dell'offerta di impiego. E ciò nonostante l'evoluzione di quest'ultima, nel triennio 1987- 1990, abbia visto un sostanziale recupero delle reg ioni meridionali. In effetti, mentre la disponibilità di posti in convenzione è aumentata mediamente dell' 11 ,8%, nel Mezzog iorno l'incre-
L:
90
mento dell'offerta ha conosciuto uno svi luppo del 38% (Tab. 22). Tuttavia, nonostante alcuni forti incrementi di alcune regioni, quali il Molise (+ 185%) e la Campania (132,8%), la bassa disponibilità iniziale condiziona ancora la capacità d'offerta delle regioni meridionali. Tab. 20- Rappot·to tra impiego di obiettori e posti disponibili negli enti convenzionati (valori%) 1989(1)
1990(2)
1991(3)
36,9 35,4 31,0 25,4
58,3 57,7 35,6 41,3
58.8 57,7 35,6 41 ,3
35,8
52,3
47,6
Assoc. assistenziali - Caritas Italiana - Croce Rossa ItaÌiana - Altri - Totale
39,9 27,6 43,5 39,2
41,8 50,3 50,5 44,5
41,8 50,3 49,3 48.8
Chiese
29,0
23,7
55,9
Sindacati
24,7
23,9
44,7
Assoc. Ambientaliste e Culturali - Arei - WWF - Altri - Totale
43,8 48,0 41,6 43,8
62,9 68,8 60,8 63,3
62,9 68.8 58,6 62,0
Altri Enti
29,9
60,5
5,4
TOTALE
35,7
50,4
45, 1
Enti pubblici -Comuni - Provincie - Usi - Com. Montane - Dipartimento Protezione Civile - Totale
{l) Periodo: 1.3.89-1.3.90 (2) Periodo: 30.9.89-30.9.90 · (3) Dati al4.1.91.
Fonte: Elaborazione su dati Ministero Difesa
91
T ab. 2 l -Obiettori impiegati e posti disponibili (ricettività) secondo la regione, anno 1990. Obiettori v.a. %
posti disponibili v.a. %
obiettori/ posti (%)
Piemonte e Valle d'Aosta Lombardia Trentino Al to Adige Friuli Venezia Giulia Veneto Liguria Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Campania Pug lia Abmzzo Molise Basilicata Calabria Sicilia Sardegna
1978 2343 339 240 975 386 1531 879 233 197 434 87 208 94 17 6 122 347 61
11,3 24,5 3,5 2,5 10,2 4,0 16.0 9.2 2.4 2, 1 4,5 0.9 2,2 1.0 0.2 0,1 1.3 2,6 0,6
' 2003 4220 513 408 1858 702 3208 1569 561 367 870 277 56 1 217 35 40 252 808 181
10,7 22.6 2,8 2,2 10.0 3.8 17,2 8,4 3,0 2,0 4,7 1,5 3.0 1,2 0.2 0.2 1,4 4,3 1.0
53,8 55.5 66,1 58.8 52,5 55,0 47,2 56,0 41,5 53,7 49.9 3 1,4 37, 1 43.3 48.6 15,0 48.4 42,9 33.7
Nord Centro Sud
6892 1743 942
72,0 18.2 9,8
129 12 3367 2371
69.2 18, 1 12,7
53,4 5 1,8 39,7
Italia
9577
100.0
18650
100,0
51,4
Fonte: E laborazione su da ti Ministero Difesa.
Appare infine opportuno considerare un ultimo aspetto relativamente alle caratteristiche dell'offerta di impiego dei giovani obiettori: la dotazione di strutture di residenza presso gli enti convenzionati. Questo vincolo (previsto dal DPR 1139), come si è già ricordato, è stato motivo di un forte contenzioso con l'Amministrazione della Difesa nel periodo 1984-1 986. Introdotto per consentire una ottimale distribuzione sul territorio del gettito degli obiettori, e per garantire l'equità del trattamento rispetto ai giovan i di leva, si è tuttavia scontrato 92
t.
Tab. 22- Evoluzione dei posti disponibili per gli obiettori in enti convenzionati, 1987-1990 Incremen to o/o 1987-1990
(%)
1990 v.a.
1872 3367 504 354 1729 603 3170 1428 597 2 17 11 25 119 445 2 12 40 14 168 577 143
11 ,2 20,2 3,0 2,1 10.4 3,6 19.0 8,6 3.6 1,3 6.7 0,7 2,7 1,3 0,2 0, 1 1,0 3,5 0,9
2003 4220 513 408 1858 702 3208 1569 56 1 367 870 277 56 1 2: 17 35 40 252 808 181
10,7 22,6 2,8 2,2 10,0 3,8 17.2 3,0 2,0 4,7 1,5 3,0 1,2 0,2 0,2 1,4 4,3 1,0
7,0 25,3 1,8 15,3 7,5 16,4 1,2 9 ,9 -0,0 69,1 -22,7 132,8 26, 1 2.4 - 12,5 185,7 50,0 40,0 26,6
Nord Centro Sud
11599 3367 1718
69,5 20,2 10,3
12912 3367 2371
69,2 18,1 12,7
11 ,3 0,0 38,0
Italia
16684
100,0
18650
100,0
Il ,8
1987 v.a Piemonte e Val le d'Aosta Lombardia Trentino Al Lo Adige Friuli Venezia Giul ia Veneto Liguria Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Campania Puglia Abruzzo Molise Basilicata Calabria Sicilia Sardegna
o/o
8,4
Fonte: E laborazione su dati Ministct•o Difesa
con l'impossibilità degli enti di garantire a tutti gli obiettori la poss ibilità di alloggio. Nel 1987, infatti, solo per il 64% dei posti e rano disponibili adeguate strutture residenziali, e nell'anno seguente il valore è sceso al 62,5% (Ta b. 23). La s ituazione appare tuttavia, ancora una volta, a ltamente differe nziata su l piano territor iale: sono le regioni centrali a detenere la quota più alta di posti con strutture residenziali (il 68,9%), seguite da quelle settentrionali (63,9%) e, con un notevole distacco, da quelle meridionali , dove solamente 3 posti su lO prevedono adeguate disponibilità di alloggio per gli 93
Tab. 23 - Distribuzione regionale dei posti per obiettori presso enti secondo la dotazione di strutture di resistenza. 1987 posti disponibili presso enti
1988 posti disponibili presso enti
1o1ali(a)
in residenza (b)
(b)/(n)
1o1ali (a)
in residenza (b)
(b)l(a)
Piemonte e V. d'Aosta Lombardia Trentino Alto Adige Friuli Venezia Giulia Veneto Liguria Emilia Romanga Toscana Marche Umbria Lazio Campania Puglia Abruzzo Molise Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Nord Centro Sud
1872 3367 504 354 1729 603 3170 1428 597 2 17 1125 119 445 212 40 14 168 577 143 11599 3367 1718
1126 2617 371 253 1073 270 1833 1009 425 123 9 18 42 154 88 7 5 63 272 98 7543 2475 729
60, 1 77,7 73,6 71,5 62,1 44,8 57,8 70,7 71 ,2 56,7 81,6 35,3 34,6 41 ,5 17,5 35,7 37,5 47,1 68,5 65,0 73,5 42,4
1637 3999 502 371 1564 711 3359 1457 584 238 1248 156 439 141 36 9 174 546 136 12143 ¡ 3527 1637
825 2635 371 321 997 383 2228 936 498 124 872 58 127 71 7 4 47 225 87 7760 2430 626
50.4 65,9 73,9 86,5 63,7 53,9 66,3 64,2 85,3 52,1 69,9 37,2 28,9 50,4 19.4 44.4 27,0 41,2 64,0 63,9 68,9 38,2
Italia
16684
10747
64,4
17307
10816
62 ,5
Fonte: Elaborazione su dati Ministero Difesa
obiettori. In particolare, Friuli Venezia Giulia e Marche hanno strutture residenziali per 1'85% degli obiettori potenzialmente impiegabili mentre, all'opposto, solo il t 9% di questi può utilizzare strutture di residenza in Molise. Ne consegue che, nell'ipotesi di una accentuazione di tale andamento, l'impiego di obiettori in un servizio di protezione civile sarà sempre piÚ circoscritto ai soli giovani residenti nelle aree di localizzazione degli enti convenzionati, condizione questa che oltre a limitare l'ottimale esercizio di un servizio 94
importante per le comunità locali, specialmente nelle regioni meridionali, rende nei. fatti non equo, sotto il profilo dell'insediamento territoriale, il trattamento degli obiettori rispetto ai giovani impegnati nel servizio di leva. 4. LE CARATTERISTICHE DEGLl OBIETTORI La forte connotazione territoriale dell'obiezione di coscienza risai ta anche se si considera la residenza dei giovani che presentano domanda di ammissione al servizio civile (Tab. 24): nell'ultimo triennio circa il 70% delle domande proveniva dalle regioni settentrionali, aree queste dove, in assenza di una effettiva redistribuzione dei giovan i sul territorio nazionale (anch'essa vincolata ovviamente a1l'offerta di posti), finisce per concentrarsi, come si è visto, l'effettivo impiego. Anche se l'andamento delle domande appare leggermente in crescita nelle regioni meridionali (dall'11,8% nel 1987 al 15,3% nel 1989), la forte concentrazione territoFiale appare ulteriormente evidente se, piuttosto che considerare l'ammontare assoluto delle domande di obiezione, si esamina il gettito dell'obiezione in rapporto agli incorporati (Fig. lO). Infatti, rispetto ad un valore medio nazionale (nel 1987) pari all' 1,6% di obiettori sugli arruolati, i valori superano il 2% nelle regioni centro settentrionali, per scendere sotto lo 0,5% al Sud e nelle Isole. Si potrebbe, aJlora, ipotizzare che il minor gettito dell'obiezione nel Mezzogiorno dipenda dalla minore offerta di posti presso enti convenzionati in queste regioni. Che sia cioè, in altre parole, l'offerta a creare la domanda, attraverso un reticolo di diffusione informativa, di partecipazione sociale e di volontariato. Secondo questa ipotesi, quindi, ad una contenuta offerta di impiego nel servizio civile corrisponderebbe una proporzionale domanda . L'analisi dei dati, tuttavia, non conferma tale ipotesi. Infatti, il rapporto tra domanda di obiezione e ricettività degli enti è più alto nel Mezzogiorno (35,6%) che non nelle regioni centrali (25,2%) e settentrionali (27 ,2%) (T ab. 25). Ciò significa che il contenuto gettito di obiezione del Mezzogiorno, relativamente al resto del paese, 95
Tab. 24 - Distribuzione territoriale delle domande di obiezione di coscienza. 19871989 (valor-i%). Ripa rtizione te t-ritoria le
1987
1988
1989
Nord Centro Sud
68,6 19,6 11 ,2
71,2 16,5 12,3
67,8 16,9 15,3
Totale (n)
100,0 (4.774).
100,0 (5.697)
100,0 (13.133)
Fonte: Elaborazione su dati Ministero della Difesa
tende a coprire in quota maggiore l'offerta, pur esigua, di imp ieghi nel servizio civile. Di conseguenza il minor appeal dell 'obiezione tra i giovani residenti nel Mezzogiorno trova motivazioni diverse. Per comprenderle è opportuno considerare allora alcune caratteristiche sociologiche dei giovani che domandano il riconoscimento dell 'obiezione di coscienza. Vediamo così che si tratta di giovani scolarizzati, in possesso di un titolo di studio superiore al diploma secondario e, per oltre due terzi , studenti universitari o laureati (Tab. 26), i quali attendono al servizio alternativo nel corso degli studi universitari o dopo la la urea, e pres~ntano qui nd i una età com presa tra i 20 e i 28 a nni (Tab. 27). L'osservazione congiun ta delle caratteristiche territoriali e sociali dei giovani che obiettano al servizio di leva conferma l'analisi precedentemente condotta sul profilo va loriale dei giovani obiettori. Suggerisce inoltre la presenza di una dimensione èlitaria de ll 'obiezione di coscienza in Italia. Questa infatti trova il suo radicamento non solo in un precedente coinvolgimento in attività di volontariato sociale e partecipazione sociopolitica, ma anche nell'appartenenza a strati sociali economicamente e cu lturalmente evolu ti. E se a l live llo individuale non vi è una correlaz.i one deterministica tra partecipazione e status socioeconomico, al live llo aggregato,
96
Figura 10. Il geLliLo degli obiellori nel 1987 (pet¡cenluali sugli incorporali) % obiellori
2
1.5
0.5
o
N.Ovest
N.Est
Centro
Sud
Isole
Italia
97
quale quello da noi indagato, questa sembra emergere. In altri termini, se, sinteticamente, utilizziamo il concetto di postmaterialismo per identificare una "configurazione" valorialeassociata all'affluenza, alla partecipazione, a ll 'autodeterminazione- ch e teoricamente appare correlata a comportamenti tipologicamente riconducibili all'obiezione di coscienza, è plausibile affermare che la sua maggior diffusione tra i giovani centro settentrionali rispetto a quelli delle zone meridionali, economicamente ma anche culturalmente svantaggiate, si rifletta in una minor propensione all'obiezione di coscienza. Tab. 25- Domande di obiezione c posti disponibili (ricellività) secondo la regione, anno 1987. Domnndc
v.a ..
%
1782 3367 504 354 1729 603 3170 1428 597 217 1125 445 21? 40 14 168 577 143
10.7 20.3 3.0 2, 1 10.4 3,6 19,1 8,6 3,6 1,3 6.8 0,7 2.7 1.3 0.2 0.1 1,0 3.5 0.9
32.8 27,9 34,1 23.7 28,0 25,0 22,7 28,7 22,6 24,9 22,3 37,0 43.6 39,6 47,5 85.7 55,4 24.1 21,7
68,1 18,5 13,4
11509 3367 1718
69,4 20,3 10.4
27,2 25.2 35.9
100.0
16594
100.0
27,7
584 939 172 84 484 151 719 410 135 54 251 44 194 84 19 12 93 139 31
% 12,7 20.4 3,7 1,8 10,5 3,3 15,6 8,9 2,9 1,2 5.5 1,0 4,2 1,8 0.4 0.3 2,0 3.0 0.7
Nor·d Centro Sud
3133 850 616
Italia
4599
v.a.
Piemonte c V. d'Aosta Lombardia Tremino Alto Adige Friuli Venezia Giulia Veneto Liguria Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Campania Puglia Abruzzo Molise Basilicata Calabria Sicilia Sardegna
Fonte: Elaborazione su da t i Ministero Difesa
98
Domande/ rlccuivilà(%)
Riccuiviw
119
Tab. 26- Titoli di studio dei giovani richiedente il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, 1986-1989 (valori%) Titolo di studio Licenza elementare Licenza media Diploma Studenti universitari Laurea Non indicato Totale (n)
1986 8.4 28.2 60.5 2.3 100.0 (4.252)
1989 0.1 5.5 24.3 56.3 6.1 7.6 100.0 ( 14.138)
Fonte: E laborazione su dat i Ministero della Difesa Tab. 27- EtĂ dei giovani richiedenti il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, 1986-1988 (valori %) EtĂ 19 annj 20-23 anni 24-28 anni Totale (n)
1986
1988
2.4 52.8 44.8 100.0 (4.252)
4.6 46.6 48.5 100.0 (15.588)
Fonte: Elaborazione su dati Ministero della Difesa
99
V. LE DETERMINANTI POLITICHE ED ISTITUZIONALI DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA l . PREMESSA
I n questo capitolo si intende rispondere direttamente ad una domanda centrale sia per la riflessione scientifica sull'obiezione d i coscienza, sia per gli interessi degli attori che, su opposti versanti, si pongono come fautori od oppositori di un ampliamento dell'attua le regime di obiezione in Italia. La domanda è la seguente: quali sono i fattori che spiegano l'andamento temporale delle domande di obiezione di coscienza? Si intendono quindi indagare le motivazioni alla base del mutevole gettito dell'obiezione che, come si è visto, ha conosciuto a lterne fas i: que lla della crescita tra il 1973 ed il 1984 {pur con una stasi nel biennio 1981-1983), seguita da un declino tra il 1984 ed il 1986, al quale succede una ulteriore fase espansiva sino a l 1988, anno che anticipa "l'esplosione" di domande successiva alla sentenza 470/1989 della Corte Costituzionale (si véda la precedente Fig. 8). L'indagine empirica comparata, condotta nel primo capitolo, ha d imostrato, seppur con risultati da sottoporre a successive verifiche empiriche ampliando il campione di nazioni indagato e l'arco tempora le di osservazione, che le carat teristiche istituzionali dei regim i di obiezione influenzano il gettito dell 'obiezione di coscienza. Si ricorderà, in particolare, che la tradizione di istituzionalizzazione dell'obiezione in un paese, l'ampiezza delle motivazioni che lo legittimano, la (minore) durata del servizio a lternativo sono fattori che concorrono tutti a far lievitare il ricorso dei giovani all'obiezione di coscienza. Queste conclusioni non hanno consentito tuttavia di verificare l'attendib ilità dei tre modelli teorici proposti, e soprattutto di indagare i nessi causa li che legano i tre gruppi di variabili ritenute da chi scrive rilevanti per comprendere il fenomeno oggetto di studio. P1·ecisamente: i valori e le dinamiche dell'opinione pubblica; il regime 101
istituzionale di obiezione; l'esercizio effettivo di ·questo diritto. Un passo in avanti in questa direzione, per quanto concerne il caso italiano, è stato comunque già effettuato. Nel precedente capitolo III si è infatti descritto, all'interno di un quadro analitico sull'evoluzione regolamentare della legge 772/72, come le dinamiche dell'opinione pubblica di settore e la mobilitazione dei gruppi di interesse abbiano significativamente influenzato le decisioni nell'arena parlamentare, favorendo il ritiro da parte dell'Amministrazione della Difesa di una circolare applicativa ritenuta confliggente con gli interessi dei soggetti coinvolti dalla norma (Enti ed obiettori), ritiro che ha modificato il regime istituzionale, e conseguentemente l'esercizio, dell'obiezione di coscienza. Si tratta quindi di una concreta esemplificazione di quanto proposto nel grafico relativo alla terza ipotesi interpretativa presentata nel primo capitolo, che viene di seguito riportato: Società
Regime istituzionale dell'obiezione
""-.
/ Gettito dell'obiezione Le dinamiche sociali, quindi, influenzano direttamente il regime di obiezione. Rimane allora da verificare se esse esercitano anche un effetto autonomo sul gettito di obiettori, e se questo è dipendente dal regime. Vanno cioè analizzati i percorsi causali nella direzione Società- Obiezione, e Regime istituzionale - Obiezione. Mentre il percorso Società Regime è stato illustrato in modo indiretto, argomentativo, una verifica empirica, di tipo formale e statistico, è possibile per gli altri due. Vediamo quindi, priorita'riamente, le ipotesi teoriche da sottoporre a verifica e la loro operazionalizzazione empirica. Per quanto riguarda la relazione tra le dinamiche valoriali e dell'opinione pubblica, quelle giovanili in particolare, e la domanda di obiezione di coscienza, l'ipotesi formulata in questo studio non fa propria alcuna interpretazione in base alla quale l'esercizio dell'obiezione dipenda dalla diffusione di 102
valori anti militaristi nelle fasce giovanili. Tale diffusione, infatti, non trova riscontro negli studi passati precedentemente in rassegna, che evidenziano al contrario un rapporto più articolato tra giovani e Forze Armate, e più in generale tra giovani ed istituzioni. Viceversa, come si è in precedenza argomentato, la propensione all'obiezione al servizio militare appare corrie una componente della domanda di autorealizzazione e di mobilitazione verso obiettivi specifici propria dei cittadini più giovani del nostro paese o, per meglio dire, di alcuni strati giovanili (analogamente a quanto si riscontra nelle altre democrazie europee). Continuando ad impiegare il concetto di postmaterialismo, quale concettualizzazione teorica e, al tempo stesso, indicatore empirico di tale complesso di attitudini valoriali, possiamo dunque osservare se ed in che misura l'andamento temporale di esso si correli a quello del gettito delle domande di obiezione. Formalmente vedremo quindi se, in una analisi temporale, una regressione delle domande sull'indice di postmaterialismo giovanile riveli un tale nesso causale. Ovviamente, anche se tale nesso apparisse confermato dall'analisi dei dati, l'esercizio dell'obiezione non avviene in un vuoto istituzionale. Al contrario, esso è influenzato dalle caratteristiche del regime di obiezione, che rappresenta la struttura delle opportunità istituzionali e politiche che ne determina l'ambito di fruizione. Nel caso italiano abbiamo avuto una serie consistente di "interventi istituzionali" (i quali sono risultati da un gioco di forze opposte tra una pluralità di attori: enti, obiettori, partiti, governo) che hanno, nel corso del tempo, sostanzialmente modificato- a volte in una direzione espansiva, altre in una direzione restrittiva - le caratteristiche del regime di obiezione. Attraverso un modello statistico (denominato analisi delle serie temporali interrotte) possiamo quindi valutare se tali eventi hanno avuto un impatto, statisticamente significativo, sul gettito dell'obiezione. Ciò consente, in altri termini, di analizzare l'effetto autonomo del cambiamento di regime sull'esercizio dell'obiezione di co103
scienza, e di sottoporre a verifica l'ipotesi che un regime più liberale accresca il ricorso all'obiezione di coscienza. 2. POSTMATERIALISMO ED OBIEZIONE DI COSCIENZA Prima di passare all'analisi formale dell'impatto del postmaterialismo sul gettito dell'obiezione, è utile r ivolgere lo sguardo al grafico che proietta nel tempo l'andamento delle domande di obiezione e quello del tasso di postmaterialismo giovanile (quest'ultimo indica la percentuale di giovani classificat i "postmaterial isti" secondo l' indice elaborato da Inglehart negl i annuali sondaggi Eurobarometro). Il grafico (Fig. 11) rivela subito la non uniformità delle due curve. Tra il 1973 ed il 1980 l'eterogeneità è marcata: mentre il numero delle domande aumenta, la diffusione dei valori postmaterìlisti tra i giovani italiani decresce (in concomitanza con le difficoltà economiche che la nazione ha affrontato in quegli anni). Va inoltre considerato che questo è il periodo di prima app licazione di una nuova normativa, e come tale sconta una necessaria, fisiologica, crescita del numero di coloro che utilizzano la legge (che può quindi corrispondere al nucleo di giovani intensamente coinvolti nel volontariato sociale che trovano un primo sbocco alle loro domande). Tra il 1980 ed il 1986, periodo che relativamente alla legge 772/72 può corrispondere a lla fase "a regime" della normativa, le due curve presentano tuttavia una maggiore uniformità: aumentano insieme tra il 1980 ed il 1982, e t ra il1983 ed il1984; quindi insieme decadono nel biennio '84-'85, per risalire l'anno successivo. La diversità degli andamenti nei due periodi considerati suggerisce allora di procedere sia ad una analisi complessiva che ad un esame distinto per ciascun periodo, prima del 1980 e tra il 1980 ed il 1986. Il modello generale di regressione impiegato nell'analisi è il seguente: (eq. l) 104
dove: D, =il numero di domande di obiezione di coscienza presentate ciascun anno, espresse come logaritrpo del valore; Postmat = la percentuale di giovani postmaterialisti rilevata ciascun anno nei sondaggi Eurobarometro; L'ipotesi è che B >O, cioè che un incremento dell'indice di postmaterialismo giovanile sia associato ad un incremento delle domande di obiezione. I risultati dell'ana ·Si di regressione con il metodo dei minimi quadrati appaiono nella Tabella 28. Come è facile osservare, considerando l'intero periodo 1973-1986, l'ipotesi non appare confermata. Al contrario, un incremento percentuale unitario dell'indice di postmaterialismo deprime del 13% il gettito delle domande di obiezione (dal momento che le domande sono misurate come logaritmo del valore, il coefficiente B moltiplicato per 100 indica l'incremento percentuale delle domande associato ad una variazione unitaria dell'indice di postmaterialismo; Tufte, 1974: 124-126). E ad analoghi risultati si perviene osservando le stime di regressione per il periodo 1973-1980. Ma ad una diversa conclusione si giunge con riferimento al decennio successivo: in questo periodo, infatti, l'andamento dell'indice di postmaterialismo giovanile è positivamente associato al gettito delle domande. In particolare, un aumento percentuale unitario del primo "produce'.' un incremento doppio (il 2%) delle domande di obiezione. L'ev idenza è tuttavia meno forte rispetto al periodo precedente, come indicato dal basso valore del coefficiente di correlazione multipla R e dal livello di significatività del coefficiente di regressione. Che conclusione trarre da tali risultati? Ovviamente è sempre possibile affermare che l'indicatore da noi scelto per misurare le attitudini valoriali dei giovani non sia valido, ma contro tale ipotesi vi è una imponente letteratura che testimonia il contrario. L'alternativa è quindi quella, a nostro avviso corretta, di concludere che i diversi risultati osservati nei due 105
Fig.11 Andamento delle domande di obiezione e de~ giova"ni pos t.mat.erialis ti % giovani
postmaterialisUI
25
16 1 14 D o m a n d
12 10
l
\
20
15
e o b i e z
8
lO
6
i
o n
4
e
5 2
Anno -obiettori
106
-f- postmaterialisti
periodi considerati corrispondano effettivamente a delle dinamiche reali, sebbene ·queste solo parzialmente confermino l'ipotesi avanzata. Ciò porterebbe a concludere che il legame tra dinamiche valoriali ed evoluzione dell'obiezione sia nel complesso indiretto, mediato cioè da altre variabili che occorre introdurre nell'analisi. È quello che ci accingiamo a fare attraverso un esame dell'impatto delle norme sul gettito di obiezione, analisi nella quale introdurremo quindi anche la variabile postmaterialismo per consentire un controllo statistico sull'impatto delle norme. Ciò consente di valutare l'influenza delle norme sul gettito dell'obiezione indipendentemente dall'effetto su di essa esercitato dall'evoluzione valoriale. Il modello di regressione multipla permette infatti di misurare l'impatto individuale di ciascuna variabile indipendentemente dalle altre, grazie ad una proprietà statistica dei coefficienti di regressione che esprimono il contributo netto di ciascuna variabile indipendente su quella dipendente (le domande di obiezione) (Lewis-Beck, 1980). 3. REGIME ISTITUZIONALE E GETTITO DELL'OBIEZIONE
Se si osserva l'andamento delle domande di obiezione riportato nella Figura 11 appare chiaro come la curva delle domande modifichi la sua direzione in alcuni anni. Questi anni corrispondono, visivamente, all'introduzione di norme che hanno modificato il regime dell'obiezione nel nostro paese. Dopo il 1979, infatti, l'accelerazione delle domande coincide con la possibilità di fruire del congedo in caso di attesa d'impiego superiore ai 26 mesi (Circolare Ministero Difesa 500081/3 del 19.9.197). Analogamente, il repentino calo delle domande dopo il 1984 coincide, cronologicamente, con l'abolizione di tale dispensa (Circolare 00 1327/UDG del 18.4.84). Infine, il riavvio di un ciclo di accelerazione delle domande dopo il 1986 è concomitante prima con l'emanazione della circolare Leva 9/UDG (20.12.1986), che consente lo svolgimento del servizio civile secondo le richieste settoriali e territoriali 107
dei giovani, e poi con la sentenza 4 70/1989 della Corte Costituzionale che ha equ iparato la durata del servizio civile a quello di leva. Tab. 28- Relazione tra domande di obiezione di coscienza c andamento del postmaterialismo g iovani le (stime di •·egressione)
Periodo 1973-1986
Domande= 10,0- .13(Postmat) (11,4)(-2,5)
R =-.62
R 2 = .39 N= 12
1973- 1980
Domande= 9, 1 - . 12(Postmat) ( 9,0)(·2, 1)
R = -.73
R 2 =.54 N= 6
1980- 1986
Domande= 8,5 + . 12 (Postmat) ( 19 ,7) (.67)
R = .29
R 2 = .08
N= 7
Definizione delle variabili: Do ma nde eli obiezione= logaritmo del va lo•·e; Postmat =percentuale di g iovani con orientamento postma1erialista . In parentesi i valori della t di S tudcnt.
L'obiettivo che ci poniamo ora è quello di verificare se alle concomitanze cronologiche si associno effettivi impatti delle norme sull 'andamento del gettito di leva. Se, cioè, il gettito dell'obiezione cambi in conseguenza di una modifica, espansiva o restrittiva, del regime di obiezione. La metodologia statistica appropriata per rispondere a tale domanda è l'analisi delle serie temporali interrotte (LewisBeck, 1986). Questa tecnica, che consiste in una estensione della analisi di regressione delle serie temporali, consente di studiare l'andamento di una variabile nel tempo valutando se il trend si modi fica a seguito dell'occorrenza di uno o più eventi. Metodologicamente ciò viene effettuato stimando un modello temporale nel quale gli eventi sono descritti da variabili di comodo (dummy variables) costruite in modo da consentire la stima sia del cambiamento a breve (l'intercetta della equazione lineare) che di quelJo a medio (il tasso di crescita della serie, cioè il coefficiente angolare della curva). 108
Il modello impiegato nella presente analis i è quindi il segue nte: 0 1 =bo+ b 1X 11 + b 2 X2 1 + by<3 1 + b 4 X4 1 + b 5 X5 1 + b~6 1 + b 7 X7 1 + + b 8X8 + b~9 1 + e 1 (eq. 2) dove: 0 1• è il ge ttito annua le del le domande di obiezione, misurate come il logaritmo del valore; X l. è una va riabile di comodo che rappresenta il tempo, codificata l nel 1973, 2 nel 1974,3 nel 1975 ...... 17 ne l 1989; X2, è una variabile di comodo c he rappresenta il cambio a breve successivo alla circolare del 1979. codificata O per gli anni fino a l 1979 e l gli anni successivi; X3, è una variabile dummy che rappresenta l' impallo a medio della circolare del 1979, codificata O per gli anni fino al 1979, l nel 1980,2 nel 198 1..... IO nel 1989; X4. rappresenta l'i mpatto a bt·e,·e della circolar·e del 1984, con \'alore O per gli anni fino al 1984 , ed l negli anni successivi; X5. rappresenta l' impallo a medio termine della ci•·colar·e del 1984, con va lore O fino a l1 984 ,ed l nel1985,2,nel 1986..... 5 nel1989; X6, è una d11mmy con va lore O per g li ann i fino al 1986, ed l per g li anni successivi; rappresenta l'impatto a breve. il cambio dell'intercetta c ioè. d ella circolare de l 1986; X7. rappresenta l'impatto a breve della circolare '86, con \'alore O negli anni fino a l 1986, e valore crescente da l. nel 1987, a 3 nel 1989; ' X8. rappresenta l'inOuenza sul tasso di crescita delle domande della sentenza 470/1989 della Corte Costituzionale; assume quindi ,•alore O negli anni fino al 1988, cd l nel 1979; X9. è l'indice di postmatcrialismo gio,anilc.
I va lori dei coefficienti bO e b l descrivono quindi l'andamento delle domande di obiezione nel periodo 1973-1979; i coeffic ie nti b2 e b3 il periodo 1979-1984; i coefficienti b4 e bS il periodo tra il 1984 ed il 1986; i coefficienti b6 e b7 il periodo '86-'88; il coefficiente b8 è specifico dell'anno 1989. Infine il coeffi c ie nte b9 descrive l'i mpatto sulle domande dell'andame nto de l postmaterialismo giovanile, al netto della influenza eserci tata dalle variabi li già incluse nella equazione, che modellano l'evoluzione normativa e giurisprudenzia le relativa all'obiezione di coscienza. Il comportamento di quest'ultima va riabile è particolarmente importante, perché consente di valutare se, una volta cons iderata la serie di eventi normativi, permane un qualche e ffetto significativo autonomo esercitato dalle dinamiche valoriali. E permette anche di controllare se i risultati di cui alla precedente Eq. l s iano spuri, dovuti cioè a
109
terze variabili non incluse in quella equazione (ed ora introdotti nella eq. 2). I risultati delle stime di regressione, appaiono nella tabella 29. Si tratta di risultati particolarmente soddisfacenti: infatti, l'alto valore del coefficiente Rquadro (.995) indica una aderenza pressocché perfetta dell'equazione ai dati, e tutti i coefficienti, con l'eccezione della variabile relativa al camb io dell'intercetta nel 1986 (X6), sono statisticamente significativi. Inoltre, anche il coefficiente relativo all'indice di postmaterialismo, positivo come atteso, è molto vicino ad un livello di significatività statistica (alla soglia di .10, t> 1,3). Nella parte inferiore della tabella 29 è riportato il calcolo dell'impatto secondo i risultati delle stime di regressione (per una spiegazione della procedura si veda Lewis-Beck, 1986:216 220). Questi permettono di formulare le seguenti valutazioni: nel periodo iniziale di applicazione della legge le domande sono cresciute med iamente del40% annuo; l'introduzione della circolare del 1979 (che consente la dispensa dal servizio) ha comportato nel breve termine un innalzamento del valore medio di crescita (l'anno successivo cioè l'incremento è salito al 54%), ma nel medio periodo non si è osservato un analogo incremento: il tasso di crescita scende infatti al 15% annuo (inferiore nettamente al valore del periodo precedente, pari al40%); la circolare del 1984 ha contribuito significativamente a deprimere il gettito delle domande di obiezione: le domande calano annualmente del 56% in dipendenza diretta della modifica normativa che altera in modo restrittivo il regime di obiezione; l'introduzione della Circolare 9/86, che altera viceversa in modo espansivo il regime dell'obiezione, ha un impatto alquanto significativo sul gettito delle domande, che si incremenatano annua lmente del 13%; infine la sentenza della Corte nel 1989 produce un immediato impatto sulle domande: a breve, ad inizio periodo cioè, il tasso percentuale di crescita stimato è del 65%; · IlO
Tabella 29- Impatto della evoluzione normativa sul ge!tito dell'obiezione di coscienza (stima di regress1one).
0 1= 4,7 + .40 Xl,+ .70X2,- .25 X3 1 + .33 X4 1 - .71 X5 1 + .02 X6 1 + .697X1 + (21,1) (15,6) (3,7) (..4,5) (1,1) (-3,8) (0,6) (2,6) .74 X8 1 + .01 X9, +e, (2,3) (l ,0} R = .997
R = .995
N= 17
Calcolo dell'impatto:
a breve (media)
a medio (incremento)
1973-1979 1979-1984 1984-1986 1986-1989 1989
47,0% 54,0% (57,3%) (57,5%) 64,9%
40,0% 15,0% -56,0% 13,0%
Definizione delle variabili: Domande di obiezione = logaritmo del valore; Xl = andamento 1973-1979; X2 = impatto a breve della circolare del 1979 (cambio dell'intercetta); X3 = impatto a medio della circolare del 1979 (incremento del coefficiente angolare); X4 impatto a breve della circolare del 1984; X5 impatto a mediodellacircolaredell984; X6 impatto a breve della circolare del 1986; X7 impatto a breve della circolare del 1986; X8 "" impatto a breve della sentenza C. Costituzionale 470/1989; X9 andamento del postmaterialismo giovanile. In parentesi i valori della t di Student.
significativo è quindi l'impatto del cambiamento culturale e valoriale, apprezzabile maggiormente se si considera che esso è valutato al netto delJa influenza esercitata sul gettito delle domande dalle. modifiche normative. Indipendentemente da queste, infatti, una variazione percentuale unitaria dell'indice di postmaterialismo giovanile è associata in media ad un analogo incremento (l%) delle domande di obiezione di coscienza. 111
Le conclusioni da trarre dall'analisi condotta vanno nella direzione di non falsificare il modello in terpretativo proposto, secondo cui le dinamiche va loriali influenzano sia il regime normativa dell'obiezione, sia il gettito stesso dell'obiezione. Contemporaneamente, questo è direttamente e significativamente in fluenzato dalle trasformazioni (restrittive od espansive) del regime dell'obiezione. Quindi, anche nel nostro paese, un regime liberale dell'obiezione ne accresce il ricorso. Tale impatto è stato infatti puntua lme nte esam inato e quantitativamente misurato. Ciò non s ignifica tuttavia che la scelta di ob iettare a l servizio militare sia dettata da ragion i strumentali , o di freddo calcolo costi-benefici, poiché vi è una significativa correlazione, al livello aggregato, t ra dinamiche valoriali giovanili e sce lta di un serviz io alternativo a lla leva. Il che ovviamente non significa c he il "giovane postmaterialista" sia irrazionale, e che non si avvalga pienamente delle possibilità offerte dalle variazioni di regime normativa, esercitando con maggior intensi tà un diritto (od una opzione) quando i relativi "costi d i accesso" sono più bassi.
112
VI. VERSO UNA NUOVA LEGISLAZIONE l . UN DIFFICILE CAMMINO PARLAMENTARE
Sin dalla sua approvazione, come si è già ricordato, la legge 772/1972 è stata oggetto di numerose critiche, soprattutto da parte delle associazioni degli obiettori e degli enti di volontariato sociale. Le domande da questi avanzate si sono quindi tradotte in iniziati>Ve parlamentari che si sono poste l'obiettivo, pur con fasi alterne di intensità politica, di riformare la legge sull'esercizio dell'obiezione di coscienza. Un progetto di legge fu addirittura presentato nel 1975, prima dell'approvazione del DPR 1139, per iniziativa di alcuni deputati socialisti, senza tuttavia fare alcun passo avanti nell'iter parlamentare. L'interesse dei partiti ·per il tema ha conosciuto in realtà a lterne fasi (Fig. 12): un solo progetto fu infatti presentato nel corso della VII Legislatura, ment re maggior interesse si è manifestato nel corso dell'Ottava (12 disegni di legge di cui uno governativo, nel 1981, a firma dell'allora Ministro della Difesa Lagorio), senza tuttavia produrre alcun esito legislativo. Durante gli anni iniziali della IX legislatura non vi è stata una significativa attività parlamentare sul tema, che invece è stato riproposto nel 1987, ultimo anno della legislatura quando: "dopo l'avvenuta presentazione di numerosi progetti di Legge (DC, Sinistra Indipendente, PCI, DP, PSI), il relatore, On. Paolo Caccia, presenta una prima ipotesi di testo unificato. Seguono altre due versione, ma la crisi di governo e le elezioni anticipate ne bloccano l'iter" (Archivio Disarmo, 1990). All'avvio della X legislatura, nel novembre 1987, venne costituito un comitato ristretto presso la Commissione Difesa della Camera, a l quale fu affidato l'incarico di approntare un testo di riforma della legge 772, con relatore ancora l'On. Caccia. Dopo un anno di lavori, alcuni contrasti intervenuti tra il Governo De Mita (ed in particolare tra l'allora Ministro della Difesa, On. Zanone) e la Commissione Difesa, circa la natura 113
Fig ura 12 . Prog e tti di legge o biezi on e di coscienza
p r
8
o (l
o
e l l i
6
p r
e
s
4
e n l
a t
2
o
72 73 7 4 75 76 77 78 79 80 81 82 8 3 84 85 86 87 88 89 90
a nno
11 4
estensiva o restrittiva del testo di riforma da varare, condussero allo scioglimento del com itato ristretto, sebbene il relatore Caccia avesse presentato una prima bozza di testo unificato. Il dibattito sulla bozza procedette quindi in Commissione, in sede referente, per tutto l'inverno '88-'89, arrivando nell'aprile ¡ 1989 a licenziare un testo unificato di riforma, il cui iter di approvazione fu peraltro b loccato dallo scioglimento delle Camere. Il testo di riforma dal 1989 innovava sostanzialmente il regime dell'obiezione: questa era innanzitutto riconosciuta come un diritto; veniva altresÏ attenuato il ruolo valutativo della commissione di indagine sulle motivazioni addotte; il servizio civile, la cui durata era fissata in 15 mesi, veniva infine gestito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Su questa base ripresero nel corso della nuova legislatura i lavori della Commissione Difesa. Il Ministro Martinazzoli presentò alcuni emendamenti al testo varato precedentemente ed espresse l'assenso governativo al passaggio alla Commissione, in sede legislativa, del testo di riforma. Dopo la presentazione, nel febbraio 1990, degli emendamenti governativi, venne ricostituito il comitato ristretto con il compito di trovare un accordo tra le posizioni governative e quelle delle varie forze politiche. Il 12 aprile 1990 la Commissione Difesa licenziò, in sede referente, un nuovo testo unificato che, accogliendo le domande del movimento degli obiettori e degli ent i, ampliava ulteriormente (anche a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale) il regime dell'obiezione. Tuttavia, prima che la Commissione Difesa potesse approvare definitivamente il testo in sede legislativa, il26 luglio 1990 un gruppo di 93 deputati (socialisti, missini, socialdemocratici, liberali e democristiani) richiesero il passaggio del provvedimento in aula, motivando tale richiesta con la preoccupazione che l'eccessivo permissivismo del testo approvato potesse sconvolgere l'intero servizio di leva. Le vicende legate alla guerra del Golfo, e l'approvazione (il 21 marzo 1991) del documento conclusivo dell'indagine conoscitiva della Commissione Difesa su lla ridefinizione del modello nazionale di difesa - che 115
rivede cn t1camente l'attuale sistema di coscn z10ne ed è favorevole a forme miste di coscrizione e volontariato all'interno di un riposizionamento strategico delle Forze Armate italiane - hanno quindi imposto una pausa di riflessione a ll 'i ter della riforma della legge 7T2/72. È evidente, anche dalla sintetica descrizione presentata, che la policy community (Dente e Regonini , 1987) delineatasi nel corso dei processi parlamentari ed extrapa rlamentari sia a l suo interno molto segmentata, e che i sistemi di alleanze, di cooperazione e compe tizione non siano definibili esclusivamente in termini di schieramenti partitici, pur emergendo un differenziale di attrazione per il tema che t rova conferma prendendo in esam e l'origine partitica dei vari progetti di legge presentati ne l corso de lle ultime legis lature (Fig. 13). !l te ma dell'obiezione di coscienza tocca infatti una pluralità di interess i, e coinvolge una pluralità di attori la cui convergenza rimane un obietti vo di non facile raggiungi m ento. Va comunque considerato che , in una prospettiva di medio-lungo periodo, non sono cambiati soltanto i posizionamenti relativi delle forze politiche rispetto agli issues militari, ma anche quelli dell'opinione pubblica, che appare attua lmente esprimer~ un forte consenso per un esercito professionale e, corrispettivamente, per un diritto all'obiezion~ di coscienza (Fig. 14). 2. IL TESTO UNIFICATO DEL PROGETTO DI LEGGE SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA (12.4.1990)
Il testo di riforma attualmente pendente dinanzi alla Camera ha ulteriormente accentuato le caratteristiche, già brevemente viste, del precedente progetto del 20.4.1989. L 'obiezione viene anzitutto riconosciuta come diritto, esercitabile da coloro che: "per obbedienza alla coscienza, nell 'esercizio de l diritto a ll a libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute da lla dichjarazione universa le dei diritti dell'uomo e dalla convenz ione internazionale dei diritti civili e 11 6
Figura 13. Pr ogetti di legg.e sull 'obiezion e secon do il p arti to.
7
6
5 p r
o
~ t
4
l i
3
2
o
DC
PSI
PC!
DP
Sin.lnd.
Rad.
~ DI
Altri
partiti
Progetti pr¡esentali nella Vlll,[X,X leg.
11 7
Figura 14. Opinione pubblica sulle Forze Armate
cii
% accordo della popolazione 70 1r ----------------------------------------~ i
60 50
~
i
40 30 20
IO
69
80 anno
75
86
8990
Consenso per FFAA protessionalt -4--
-+- Obiezione coscienza
Leva - vo1ontartato
Fonti :
FFAA protessional1:sondagg1o Doxa. 1969; Swg. 1986. 1989. Obiezione di coscienza: sondaggio Doxa. 1969: Swg. 19~6.
11 8
politici, non accettano l'arruolamento nelle Forze Armate" (Art. 1). L'obiettore ·può quindi adempiere all'obbligo della difesa della Patria prestando, in sostituzione del servizio militare, un servizio c ivi le. Cause ostative all'esercizio di tale diritto includono: la titolarità di licenze ed autorizzazioni all'uso delle armi; la condanna definitiva per detenzione, commercio, uso abusivo di armi ed esplosivi; condanne, con sentenza definitiva, per delitti non colposi relativi ad atti di violenza; appartenenza a gruppi eversivi o mafiosi. Secondo il progetto, quindi, l'obiezione di coscienza si configura come un diritto liberamente esercitabile dal cittadino. Le motivazione che ne sostengono l'esercizio risultano ampie, facendo riferimento a convincimenti non solo religiose, ma anche etici ed umanitari, in ogni caso riconducibili alla sfera dei diritti soggettivi inalienabili, come testimonia il richiamo nell 'articolato legislativo alla dichiarazione dei diritti dell'uomo. Invariato, rispetto alla legge 772, è viceversa il periodo nel quale tale diritto può essere esercitato: entro 2 mesi dall 'arruolamento oppure entro l'anno precedente alla chiamata alle armi in caso di rinvio. Rimane quindi esclusa la possibilità di una eventuale reversibilità di una precedente scelta, quale quella di dichiararsi obiettore durante lo svolgimento del servizio di leva od in seguito. È invece introdotta, in linea con quanto si osserva in alcuni paesi europei, la comunicazione istituzionale al cittadino: l'articolo 3 prevede infatti che nel bando di chiamata alla leva, predisposto dal Ministero della Difesa, debba essere esplicitamente fatta menzione" dei diritti e dei doveri concernenti l'esercizio dell'obiezione di coscienza". La durata del servizio civi le, accogliendo l 'indicazione della Corte Costituzionale, è stabilita in un periodo di tre mesi finalizzato alla formazione dell'obiettore, più un periodo di attività operativa di pari durata a quello di leva. Il periodo di formazione include: una fase di addestramento generale differenziato secondo 119
l'impiego, .a cura presumibilmente della struttura centrale del servizio civi le (il Dipartimento); una fase di addestramento speciale svol ta presso l'ente o l'organizzazione in cui verrà prestata l'attivi tà operativa. Sensibilmente ampliato è lo spettro dei settori di impiego degli obiettori che, ad esclusione di funzioni burocraticòamministrative, trovano utilizzo in attività di: assistenza, prevenzione, cura e riabilitazione, reinserimento sociale, educazione; protezione civile, cooperazione allo sviluppo; d ifesa ecologica, salvaguardia del patrimonio artistico ed a mbientale, tu tela ed incremento del patrimonio forestale. Accanto al r iconosci mento dell'obiezione come diritto, due sono i principali ambiti innovativi introdotti dal testo unificato: l'abolizione d ella Commissione ministeriale di valutazione delle domande di obiezione (prevista dal precedente testo approvato dalla Commissione il 20.4.1 989, con la denominaz ione di Consig lio nazionale per l'obiezione di coscienza), e la c reazione del Serviz io civile nazionale gestito dal Dipartimento del servizio civile nazionale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Vediamo quindi l'iter dell'impiego degli obiettori , secondo quando desumibile dal testo di legge (Fig. 15). La domanda d e ll 'obiettore- che d eve indicare le motivazioni in base alle quali intende eserc itare il diritto a ll 'ob iezione scegliendo inoltre l'area vocaziona le e la preferenza per lo svolgimento d e l servizio presso enti pubblici o pri vati - viene esaminata da ll 'ufficio di leva che svolge l'istruttoria d i base. Questa è c ircoscritta a lla determinazione della non presenza delle cause ostative previs te d a lla legge, senza poter esercitare alcuna valutazione in me rito a lle motivazioni che la sostengono. Gli esiti d e ll 'istruttoria sono trasmessi al Minitero della Difesa. Il Minis tro decreta quindi l'accoglimento entro 6 mesi dalla data di presentazione de ll a domanda (in caso di rigetto della domanda il r ichied ente può r icorrere a lla g iustizia ordinaria), che viene in ogni caso accolta se, ne'i tempi definiti, non 120
Figura 15. Iter dell'impiego degli obiettori (Testo Unificato 12.4.1990) Obiottoro (domande> entro 60 gg. o il 1.,....,.\M del n.>Wio)
l
Uffoco d• !.w<l (utrvllon<l do/la domand<l)
l Al•nutro cùlle> l>ifes<l ( dtcrota entro 6 rMri)
l
D. to Sorvino Civilo
.(lista SffVl~io ciw• n4%101UZl•)
l
l
l
Obiettore (impiego on.tro 3 nusi)
Albo Enti
l
l Consulta Nao.on<Uo S. C
l
l
l
D. lo Prolo:riono Civilo
Vigili del f'uoco
en.n Conwnnon.at.
-
121
avviene alcuna pronuncia in merito. Mensilmente i nominativi degli obiettori sono trasmessi a l Dipartimento del servizio civile per l'inclusione in una lista del servizio civile nazionale, e per l'impiego operativo che deve iniziare entro 3 mesi. Questo, compatibilmente con le esigenze di servizio (la cui specificazione sarà probabilmente oggetto di regolamentazione successiva), deve avvenire rispettando le scelte vocazionali e del settore d'impiego espresse dall'obiettore, nell'ambito della regione di residenza e tenendo conto delle richieste (senza tuttavia specificare se nominative o numeriche) degli enti convenzionati. Il Dipartimento svolge quindi i seguenti compiti: organizza e gestisce il servizio degli obiettori assegnandoli . o al Dipartimento della protezione civile, o al personale civile del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, oppure agli enti convenzionati; stipula convenzioni con enti o organizzazioni pubbliche o private che intendono avvalersi dell'impiego di obiettori per lo svolgimento delle loro attività, nell'ambito dei settori previsti; promuove e cura la formazione e l'addestramento degli obiettori; sovraintende e controlla la formazione svolta dagli enti; verifica le modalità di effettivo svolgimento del servizio civile ed il rispetto delle convenzioni; predispone, d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, piani per il richiamo degli obiettori in caso di calamità e per attività addestrati ve periodiche; predispone i regolamenti di disciplina per gli obiettori ed il regolamento di gestione amministrativa del servizio civile. Il progetto di legge, infine, prevede l'istituzione presso il Dipartimento di un Albo degli enti e delle organizzazioni convenzionate, e di una Consulta Nazionale per il servizio civ ile (composta da rappresentanti dell'amministrazione pubblica e da rappresentanti degli enti convenzionati) quale 122
organismo permanente di consultazione, riferimento e confronto per il Dipartimento del servizio civile nazionale.
3. ELEMENTI DI VALUTAZIONE DEL TESTO UNIFICATO DEL DISEGNO DI LEGGE SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA
Quali valùtazioni è possibile formulare sul testo unificato precedentemente, e sinteticamente, presentato? Non si tratta, come è ovvio, di formulare un giudizio in astratto, o a partire dalle premesse di valore di chi seri ve, o dalle esigenze ed obiettivi dei vari attori coinvolti nel policy network. Bensì di leggerne i contenuti a lla luce delle analisi condotte nei precedenti capitoli e, soprattutto, di prevederne, per quanto possibile, gli esiti operativi secondo semplici "scenari" estrapolativi dal"già conosciuto". Tre domande debbono guidare una valutazione di questa natura: in primo luogo, quali s iano gli obiettivi sottesi a l progetto di legge, e come questi si correl ino all'evoluzione regolamentare, giurisprudenzia le ed ovviamente politica del fenomeno "obiezione di coscienza" (quali sono quindi i contenuti della legge); in secondo luogo, quale regime istituzionale è previsto per l'operatività della legge (qual è, in altri termini, la struttura operativa che s i intende costruire); infine; quale valutazione si può esprimere sulla congruità del regime istituzionale relativamente a l raggiungimento degli obiettivi.manifesti de lla norma {quindi, se l'apparato di messa in opera della legge è adeguato al raggiungimento degli obiettivi). Procediamo quindi con ordine, considerando sele ttivamente solo quegli aspetti, per ciascuna domanda, sui quali l'indagine svolta consente di offrire un contributo critico e, auspicabilmente, costrutti vo. Relativamente agli obiettivi del testo unificato, va rilevato come esso accolga gran parte delle domande provenienti dal 123
variegato "sistema del volontariato sociale". L'obiezione, che non si configura più evidentemente come "una sfida allo stato", entra a pieno titolo nel "pacchetto" dei diritti sociali e politici del cittadino italiano. E vi entra offrendo un contributo potenzialmente enorme di rafforzamento di quei settori attivi nella lotta al disagio sociale (ma anche ambientale e culturale), rispetto alla quale sia lo stato che il mercato non sono spesso in grado di offrire risposte adeguate, vuoi per vincoli economici vuoi per limiti organizzativi e procedurali. Nel contempo, si prevede un ampliamento del concetto di "difesa della Patria" che viene ad includere, accanto alla difesa fisica dall'aggressione militare, la difesa dell'ambiente e la lotta al disagio sociale, senza dimenticare lo sviluppo, in via di principio, di forme di difesa civile non armata. Si tratta, quindi, di obiettivi manifestamente in linea con tutto il dibattito politico e giurisprudenziale sul tema sviluppatosi negli ultimi ani. Coerentemente a tali obiettivi, la gestione del Servizio civile viene demandata all'amministrazione civile, liberando quella militare da un compito certamente improprio ed oneroso, e da essa assumibile forse solo in occorrenza di calamità naturali. A tale riguardo non va dimenticato che l'accettazione governativa di tale evoluzione dell'obiezione di coscienza che, nonostante un residuo "deterrente" di maggior onere temporale rispetto alla leva, è molto vicino "all'obiezione a domanda", coincide di fatto con una apertura verso forme nuove di organizzazione militare, in particolare verso l'ampliamento del concorso del volontariato (già previsto dalla legge 958/ 1986) che può preludere, come appare dal documento della Commissione Difesa sul Nuovo modello di difesa nazionale, all'istituzione di Forze Armate professionali. Per certi versi, l 'approvazione di un testo sul! 'obiezione di coscienza quale quello formulato, può dunque apparire come l'avvio di un tale processo (se non addirittura come uno "scambio" tra obiezione di coscienza e forze armate professionali), che implica una radicale trasformazione del sistema di coscrizione (semplificando, si può persino ipotizzare il servizio civile come 124
coscrizione, e il servizio di leva come scelta volontaria). La struttura istituzionale del Servizio civile, per passare alla seconda domanda; presenta caratteri di flessibilità che ne costituiscono il pregio ed insieme il difetto. Sul versante positivo va annoverato il ruolo eminentemente di staff del Dipartimento, con funzioni di indirizzo, coordinamento e con trollo dell'attività degli enti convenzionati, che dovrebbe costituire una garanzia per una spedita messa in opera della legge, qualora fosse approvata nella presente formulazione. Si tratta cioè di una funzione limitatamente gestionale e fortemente di coordinamento dell'attività di altri enti, pubblici e privati. E ciò introduce il versante negativo della configurazione istituzionale del Dipartimento del Servizio civi le: la limitata capacità di direzione dell'attività di altri apparati statali, cioè del Dipartimento della protezione civile e dei vigili del fuoco. Il primo, infatti, a 7 anni dalla sua istituzione, e ancora alla r icerca di una propria identità e, in ogni caso, è a sua vol ta un apparato di coordinamento dell'attività di a ltre ammin istrazioni, del cui personale infatti si avvale per l'esp letamento dei compiti istituzionali. Con il risultato, paradossale, di avere una amministrazione di coordinamento, il Dipartimento del servizio civile, che coordina l'impiego di personale presso una altra amministrazione di coordinamento, il Dipartimento della protezione civile. Inoltre deve essere ricordata la deludente esperienza precedente, che ha visto la stipula di una convenzione tra Ministero della Difesa e Dipartimento della protezione civile per l'impiego di 500 obiettori che mai hanno preso servizio. Altrettanto problematico è il rapporto con il Ministero dell'Interno, cioè con il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che non solo già utilizza personale volontario (il che porterebbe, se il Corpo impiegasse gli obiettori di coscienza, ad una altra paradossale, ed iniqua, s ituazione, annoverando volontari a 12 mesi e volontar i a 15 mesi che svolgono lo stesso serv izio), ma che, fatto sicuramente da valorizzare, già prevede efficaci forme di addestramento operativo. Si tratta 125
allora, eventualmente, di prevedere che il reclutamento dei volontari nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco avvenga esclusivamente attraverso il gettito dell'obiezione. Ma non va taciuto che tale soluzione potrebbe non incontrare il consenso del Ministero dell'Interno. Arrivando, infine, alla terza domanda, quale probabilità di successo applicativo ha la riforma dell'obiezione di coscienza nell'attuale formulazione? Probabilmente molto alta., se si considera l'impiego degli obiettori presso gli enti convenzionati, sia privati (associazioni di volontariato, chiese, sindacati, ecc.) che pubblici (comuni, usi, comunità montane, ecc.); più contenuta, viceversa, se ci si pone nell'ottica di dar vita ad un integrato sistema di servizio civile nazionale. Le motivazioni alla base di tale giudizio sono evidenti: vi è già una offerta di impiego presso enti convenzionati che trarrebbe ulteriore, e positivo, alimento dal testo di legge in questione, accentuandone tuttavia le connotazioni territoriali e funzionali. È cioè da prevedere un impiego diffuso nel centro e nel nord nel Paese; circoscritto, nella maggior parte dei casi, ai residenti nelle località di insediamento degli enti convenzionati (ai quali è richiesta adeguata "capacità organizzativa e possibilità di impiego in rapporto al servizio civile", ma non strutture di alloggio per gli obiettori non residenti, difficilmente sostitutive con la retribuzione del militare di leva); funzionalmente concentrato presso enti privati a discapito di que lli territoria li (per i quali l'inserimento della clausola di non utilizzabilità dell'obiettore in funzioni da coprire con personale in organico, visto il blocco delle assunzioni degli enti locali e le carenze accertate, preclude ad una forte limitazione di impiego e, più in generale, pone il problema del perché il servizio civi le non possa risultare in una economia delle spese di personale pubblico). Va comunque riconosciuto che ampio spazio vi è, negli eventuali regolamenti applicativi della legge, qualora approvata nell'attua le formu lazione, per sopperire ai dubbi qui espressi, circoscritti in particolare all'applicazione dell'obiezione di coscienza presso le associazioni private e gli enti 126
territoriali. Difficilmente, tuttavia, un regolamento potrĂ risolvere i problemi connessi al rapporto con le a ltre amministrazioni delJo Stato, il che fa ragionevolmente suppore che l'esito probabile della nuova normativa possa, sotto tale ultimo aspetto, tradursi in una sostanziale inapplicazione.
127
t
BIBLIOGRAFIA
ALBERONI, F. (1981)Movhnento ed Istituzioni, Bologna: Il Mulino. ARCHIVIO DISARMO (1990), L'obiezione di coscienza in Italia. (2) Le novità degli anni '80. Sistema Informativo a Schede, anno 3, n. 3, aprile. ARCI (a cura di), 1982), Il servizio civile oggi. atti del convegno regionale, Torino, ARCI Piemonte. BARNES, S.J., KAASE, M. et ALL. (1979) Politica/ Action: Mass Participation in Five Western Democracies. Beverly hills, CA: Sage. BOBBIO, N. ( 1983), Disobbedienza civile, voce del Dizionario di Politica, diretto da N. Bobbio, N. Matteucci, G. Pasquino. Torino, Utet (seconda ed.). CA~V I , G. (1990), "Valori e domanda politica latente" in Rivista Italiana di Scienza Politica, n. 2. CAMERA DEI DEPUTATI ( 1989) Obiezione di coscienza al servizio militare: situazione, dati e prospellive. Documentazione per le commissioni parlamentari , n. 331. Roma: Camera dci deputati-Sendzio Studi. CAPITINI, A. ( 1959), L'obiezione di coscienza in italia, Manduria, Lacaita. CARITAS AMBROSIANA ( 1989), Dieci anni di servizio civile presso le Caritas. lombarde, Milano, Vita e Pensiero. CAVALLI, A., DE LILLO, A. (1988), Giovani anni '80: secondo rapporto fARD sulla condizione giovanile in l talia, Bologna, I l Mulino. CATTELAIN, J.P. ( 1976) Obiezione di coscienza all'esercito e allo stato, Milano, Celuc libri. CeMISS ( 1990), l movimenti pacifisti e aminucleari in Italia, 1980-1988, a cura di F. Battistelli. Collana del Centro militare di Studi Strategici. CESC ( 1985), Inchiesta sugli obieuori in servizio civile, Roma: CESC. CHIERICO, P. ( 1978), Obiezione di coscienza. A che pulllo siamo con il servizio civile, Tesi di laurea, Università degli studi di Milano. COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE {1988) Young Europeans 1987, Bruxelles, CCE. CONSULTA PER IL SERVIZIO CIVILE (1984), Dieci anni di servizio civile a Panna: bilanci e prospettive, Parma. CREWE, I. ( 1982) "Eiectoral participation", in D. Buyter, H .R. Pcnniman, A. Ranney (eds.) Democracy atthe Polls. A comparative Study o{ Competitive National Elections. Washington-London: American Enterprise Institute for Public Policy Research.
129
DAHRENDORF, R. (1989). Il conflitto sociale della modemilà. Roma-Bari, Laterza. DALTON , R .J. ( 1988) Citizen Politics in Wesrem Democracies . Chatham House Chathan, N.Y. DA VICO, L. ( I 990), Obiettori: profìlo sociologico degli obieuori in servizio civile, Torino, Satyagraha. DENTE, B., REGONINI G. ( 1987). Polirica e poliliche in Italia in P. Lange e M. Regi n i (a cura di) Stato e regolazione sociale. Nuove prospellive sul caso italiano. Bologna, Il Mulino. DEU.TSCH, K. (196 1): "Social Mobilization and Politica! Development", America11 Politica/ Science Review, 60: 493-5 14. DRAGO, A. E MATTAI,·G. (1986), L'obiezione di coscienza alle spese militari. Quale pace? Quale difesa?, Torino, Edizioni Gruppo Abele. FABBRINI, S . (1990): " Le trasformazioni della cittadinanza democratica" . . Quaderni di azione sociale, n . 73. GIANNINI, S. ( 1990), L'obiezione di coscienza al servizio milirare, alle spese militari, ... , Torino, Satyagraha. INGLEHART, R. (1977), La rivoluzione silenziosa, Milano, Rizzoli. INGLEHART, R. (1988), " La nuova partecipazione ne lle società postindustriali" in Rivista Italiana di Scienza Politica, n. 3 ora in lnglehart ( 1990). . INGLEHART, R. {1990), Culture Shift in Advanced Industriai Society, Princeton, Princeton Unversity Press. ISERNIA, P. ( 1983), " I movimenti per la pace: una •·ealtà in divenire", Il Mulino, XXXD, n. 2: 233-258. LEWIS-BECK, M.S. (1980), Applied Regression: An l ntroduction. Beverly Hills, CA: Sage. LEWIS-BECK, M.S. (1986), lnterrupted Time Series, in W.D. Berry and M.S. Lewis-Beck (eds.) New Tools (or Social Scientists. Advances and Applications in Research Methods. Beverly Hills, CA: Sage. LIPSET, S.M., Rokkan, S. {1967) Cleavage Structure, Party Systems, and Voter Alignments, in S.M. Lipset and S. Rokkan (eds.) Party Systems and Voter Alignments, New York: Free Press. McCLOSKY, H. ( 1968): "Politica! Participation" in D.L. Sills (ed.), Imernalional Encyclopaedia of the Social Sciences, McMillian, New York. MELLORS, C. and McKEAN, J . (1982), "Confronting the State: Conscientiuous Objection in Western Europe", Bullettin of Peace Proposals, Vol. 13, n. 3: 227-239. MENY, Y. e THOENIG J. (1991), Le politiche pubbliche. Bologna; Il Mulino. MILAN!, L. ( 1965), Obiezione di coscienza Vicenza, La locus ta. MONTANARI, B. ( 1976), Obiezione di coscienza. Un'analisi dei suoi fondamenti etici e politici Milano, Giuffrè. ORDINARIATO MILITARE (1986), Giovani militari e valori morali. Primo resoconto della ricerca organizzata e diretta nel 1985 dai Cappellani M ili tari in Italia, Roma, Quaderni del Bonus M il es Christi. PASQUINO, G. (1983), Esplosione e governo della complessità, in G. Pasquino
130
(a cura di) Le società complesse. Bologna, Il Mulino. SILENZI, E. ( 1990), L'obiezione di coscienza al servizio militare nel diritto internazionale. Roma¡, Rivista Militare. TUFfE, E.R. ( 1974), Data Analysis {or Poli tics and Policy. Englewood Cliffs, NJ: Premice-Hall. UNITED NATIONS (1985), Concientious Objection to Military Service, New York. WEBER, M. (1973), Il lavoro inte//euua/e come professione. Torino, Einaudi (ediz. orig. 19 19).
13 1
l
Collana del «Centro Militare di Studi Strategici» l. «Il reclutamento in Italia»
di Autori vari
2. «Storia del servizio militare in Italia di Virgilio Ilari dal 1506 al 1870, Vol. l
3. dal 1871 al 1918, Vol. Il 4. dal 1919 al 1943, Vol. IIl
5. dal 1943 al 1989, Vol. IV 6. ((Soppressione della leva e costitu- di Paolo Bellocci - Areno Gori zione di Forze Armate volontarie» 6a. (<Riflessioni sociologiche sul servi- di M. Marotta - S. Labonia zio di leva e volontariato» 7. «L' importanza spazio»
militare dello di Carlo Bongiorno - Stefano Abbà Giuseppe Maoli - Abelardo Mei Michele Nones - Stefano Orlando Franco Pacione - Filippo Stefani
8. «Le idee di " difesa alternativa" ed il di Francesco Calogero ruolo dell' Italia» Marco De Andreis - Gianluca Devoto Paolo Farinella 9. «La " policy science" nel controllo di Pierangelo Isernia - Paolo Bellucci degli armamenti» Luciano Sozzo - Marco Carnovale Maurizio Coccia - Pierluigi Crescenzi Carlo Pelanda IO. «Il futuro della dissuasione nuclea- di Stefano Silvestri re in Europa» Il. «J movimenti pacifisti ed antinu- di Francesco Battistelli Pierangelo Isernia - Pierluigi Crescenzi cleari in Italia. 1980-1988» Antonietta Graziani Angelo Montebovi - Giulia Ombuen Serafina Scaparra - Carlo Presciuttini 12. «L'organizzazione della Ricerca e di Paolo Bisogno - Carlo Pelanda Sviluppo nell'ambito della Di fe~a» Michele Nones - Sergio Rossi Vincenzo Oderda --
13. «Sistema di Pianificazione Generale di Giuseppe Mayer - Carlo Bellinzona e Finanziaria ed ottimazione delle Nicola Galippi - Paolo Mearini risorse nell'ambito Difesa» Pietro Menna 14. <<L'industria italiana degli ar- di Fabio Gobbo - Patrizio Bianchi mamenti» Nicola Bellini - Ga~riella Utili 15. <<La strategia sovietica nel Medi- di Luigi Caligaris - Kenneth S. Brower terra neo» Giuseppe Cornacchia - Chris Donnelly James Sherr - Andrea Tani Pietro Pozzi 16. <<Profili di carriera e remunerazioni di Domenico Tria - Tonino Longhi nell'ambito dell\amministrazione Arturo Cerilli - Anélrea Gagnoni dello Stato» Pietro Menna 17. <<Conversione dell'industria degli di Sergio Rossi - Secondo Rolfo armamenti>> Nicola Bellini 18. «Il trasferimento di tecnologie stra- di Sergio Rossi - Fulceri Bruni Roccia tegicamente critiche>> Alessandro Politi - Sergio Gallucci 19. <<Nuove possibili concezioni del mo- di Stefano Silvestri - Virgilio Ilari dello difensivOI> Davide Gallino - Alessandro Politi Maurizio Cremasco 20. <<Walfare simulation nel teatro me- di Maurizio Coccia ditemneo» 21. <<La formazione degli Ufficiali dei di Antonio Paoletti - Arnoldo D'Amico ·corpi Tecnici>> Aldo Tucciarone 22. dSLAM: Problemi e prospettive di Roberto Aliboni - Fausto Bacchetti politiche per l'occidente>> Laura Guazzone Valeria Fiorani Piacentini Bianca Maria Scarcia Amoretti 23. <<Effetti sull'economia italiana della di Antonio Pedone - Maurizio Grassini spesa della Difesa>> 24. <<Atto Unico Europeo e industria di F. Onida- M. Nones - G. Graz.iola italiana per la Difesa» G.L Grimaldi - W. Hager - A. Forti G. Viesti 25. <<Disarmo, sviluppo e debito>>
di C. Pelanda
26. «Yugoslavia: realtà e prospettive»
di C. Pelanda - G. Meyr - R. Lizzi A. Truzzi- D. Ungaro- T. Moro
t
27. «Integrazione militare europea» 28. «La rappresentanza militare in Italia» 29. «Studi strategici e militari n~lle univer· sità italiane» 30. «D Pensiero Militare nel Mondo Mu· sul mano» 31. «Costituzione della difesa e stati di crisi» 32. «Sviluppo, Armamenti, Conflittualità»
di S. Silvestri di G. Caforio- M. Nuciari di P. Ungari- M. Mones- R. Lughari V. Ilari di V. Fiorani Piacentini
a cura di Giuseppe de Vergottini di L. Bonanate, F. Armao, M. Cesa, W. Coralluzzo 33. «DPensiero Militare nel Mondo Musul· di G. Ligios- R. Redaelli mano», Vol. II 34. «La "condizione militare" in Italia a cura di Michele Marotta Vol. I - l militari di leva 35. «Valutazione comparata dei piani di rior- a cura di Davide Gallino dinamento delle FF.AA. dei Paesi dell'Alleanza Atlantica 36. «La formazione del dirigente militare» di F. Fontana- F. Stefani- G. Caccamo- G. Gasperini
Fonllo do s1ampare dalla 1ipograha Goanmno Paolo on Roma Novembre91