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LA CONDIZIONE MILITARE IN ITALIA VOL I

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&mRIVInA miLITARE Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi © Prop11e1à leneraroa artosloca e scoentifoca " servata


Rapporto di Ricerca

su LA «CONDIZIONE MILITARE» IN ITALIA Vol. l I \111 IT.I\ RI DI LEVA

a cura di Michele Marotta


Hanno contribuito alla ricerca (a parte il determinante apporto ideativo ed "operativo" del Direttore del Ce.Mi.S.S., Generale di C.d' A. Carlo Jean) con gli ufficiali del Ce.Mi.S.S., quelli designati dagli SS.MM. di F.A. Il "gruppo di lavoro", coordinato e diretto da l Pro f. M. Marotta (U. di Roma, "La Sapienza"), è stato formato da: M .L. Maniscalco (pro f. ass. U. di Salerno) G. Maroua (ric. conf. U. di Roma, "La Sapienza") S. Labonia (col. E., t.s.g.; sociologo) V. Di Nicola (dipl. in Statistica) G. Grossi (dipl. in Stati stica) Per quanto in q uesto primo volume, si deve al Direuore della ricerca, M. Maroua, con l'impostazione ed il coordinamen to, la stesura del testo salvo i capitoli 16 (di S. Labonia) e 17 (di M .L. Maniscalco).

• •• Il questionario, discusso collegialmente dal "gruppo di lavoro", e poi con il concorso del Ce.Mi.S.S. c degli ufficiali designati dagli SS.MM. , è stato approntato da M.L. Maniscalco, S . Labon ia e da E. Sellani (cap.no E.). Spoglio del q uestiona rio cd elaborazione dei dati, su indicazioni del Direttore della ricerca, sono stati esegui ti dalla "Società consulenza ana lisi e programmazione" (Roma). Sui singoli temi i dati sono stati elaborati da V. Di Nicola e G. Grossi che si sono assunti anche l'onere della costruzione dci grafici e della stesura computerizzata del testo. G. Pagano, laureata in Statistica, si è cortesemente prestata a rivederlo. "Las t but no t leas t", va sottolineato come l'indagine non sarebbe stata fallibile senza l'adesione d ei militari di leva coinvolti. Le loro opinioni ne hanno costituito )"'oggetto"; essi però si sono affermati come "soggetti", talvolta critici ma sempre intelligenti, spontanei e generosi nell'esprimere i loro veraci pu nti di vista.

*** L'indagine, nel suo insieme, verrà presentata in tre volumi di cui questo è il primo; il secondo, in via di completamento, concerne "La condizione militare in Italia: ufficiali e souuf-

ficiali". Il terzo, a firma di G. Maroua, riguarda "La condizione militare in Italia. Fenomenologia e p roblemi di devianza".

4


INDICE SI NTESI .............................................................. . pag. SUMMARY ...... .......................... ............. .. .......... . . )) PREFAZIONE: FONDAMENTI EPISTEMOLOG ICI DELLA R ICERCA ............................................. .. .... . )) l . EPISTEMOLOGIA DELLA RICERCA ...•..•.•..•.•..•••••.•••...•.•

))

2. 3. 4. 5.

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6. 7.

8.

RADICI POSITIVISTICHE E "STRUMENTALISTICHE" ......... . NEOPOSITIVISMO E "REALTÀ" MILITARE ......•..•..•..•....• CENTRALITÀ DELLA "COMPRENSIONE" DELL"'UOMO" .. . . APPARATO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO E CONFLITTO NORDS us: ATTUALITÀ DELLE RIFLESSIONI DI E. SEVERINO ... .. . SULLE TEMATICHE DELLA SOCIOLOGIA MILITARE . . ....... . . . VALORE STORIOGRAFICO DEI ''QUESTIONARI'' PER LA STORIA MILITARE ...••.••....•.•..•.••..•..••..•...•.••.•......... . .. . .. I NDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE ESSENZlALI ....•. . .............

13 15 17 17 18

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26 29

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38

P ARTE l LA "CONDIZIONE MILITARE" IN ITALIA LETTA ATTRAVERSO LE O PINIONI, I G IU DIZI ED I " DESIDERAT A" DI TREMILACINQUECENTO COSCRITTI

l. MODA LITÀ DELLA RICERCA. SPONTANEITÀ. RISERVATEZZA ................................... .............. pag.

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2. MODULI RESI IN BIANCO O CON INVETT IVE E P A ROLACCE: LORO SIGNIFICATO .............. ... .

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43 46 46 48 51

3. STRUTTURA DEL QUESTIONARIO. CARATTERI SOCIO-CULTURA LI DEI COSCR ITTI . . . . . . . . . . . . . . . . 3.1 ETÀ •..•..• . .. . .. . .. . . . ....• . ..... . ..••..........••.••.•..• . . 3.2 L UOGO DI NASCITA .. ..•.. •.•••..••............ . .. . .... . . 3.3 GRADO DI SCOLARITÀ .... •.••.••.••..•.••...... . . . . .. ... 3.4 CETO DI PROVENIENZA. R ETICENZA IN PROPOSITO 3.5 F.A. DI APPARTENENZA .• . .• . •• . . . . •. . •. . . . . . . . . ... ... .

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5


4. SU ALCUNE QUESTIONI CONCERNENTI LA "DIL A " DIFESA" COME "SACRO DOVERE" . . . . . . . . . . . . . .

»

5t 5t

SULL'INDISPENSABILITÀ DELLA LEVA: 38o/o DI ACCORDI ......... ..... . . .. . ................... ............. . . .......

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sg 59

FESA" DEL PAESE ...................... . ... .. .. . .. . ........ pag.

4.1 4.2

4.3 4.4

CALAMITÀ NATURALI E IDONEITÀ DELLE FORZE ARMATE ALLA PROTEZIONE DELLE POPOLAZIONI .... ... FONTE DEI MESSAGGI RECEPITI SULLE FF.AA. QuALITÀ DELL'INFORMAZIONE. ..............................

4.4.1 Fonte dei messaggi .. .. .. .. .. . . .. .. .. .. .. .. .. .. 4.4.2 Qualità dell'informazione .. .. .. .. .. .. .. .. .. ..

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OPINIONI SULL'ETÀ OTTIMALE .........................

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64 64 67

OBIEZIONE DI COSCIENZA .. .. .. .. . .. .. .. .. . .. .. .. .. .. .

»

67

4.4.3 Diffusione della pubblicistica militare . . . . 5. SULLA DURATA DELLA LEVA E SULL'ETÀ OTTIMALE AL SUO ESPLETAMENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . .

5.1 5.2

6.

SULLA DURATA ................. .. ........................

6.1

NOTORIETÀ DELL'ISTITUTO DELL'"OBIEZIONE DI CO-

6.2 6.3 6.4

SCIENZA" . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . CONVINZIONI INDIVIDUALI E ATTIVITÀ MILITARI .. . SICUREZZA NAZIONALE ED OBIEZIONE ...... ... ...... SULLA LATENZA DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA ...

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69 69

7. V I TA C IVILE E VITA MILITARE . .. .. .. .. .. .. . .. .. .. ..

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71 71

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72

7 .l

ASPETTI POSITIVI DELLA LEVA .. .. .. .. .. .. .. .. . .. . .. .. .

7.2 7.3

ASPETTI NEGATIVI DELLA LEVA ............... ........ RIPERCUSSIONI DEL SERVIZIO DI LEVA SULLA VITA DEGLI OBBLIGA TI . .. .. .. .. . .. .. .. .. .. . .. . . . .. .. . . .. .. .. .. .. .. .

7.3 .l Oneri per le famiglie .. .. .. .. .. . . . .. .. .. .. . .. .. 7.3.2 Arricchimento delle relazioni culturali ... 7 .3 .3 Leva e maturazione della personalità ..... 7 .3.4 Vita lavorativa, di studio e leva. Suggeri-

6

71

74 75 76

menti a mitigarne le discrasie .. . .. . .. .. .. .. .

»

76

7.3.5 Formazione professionale ....................

»

78

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80 81

»

83

7.4

ULTERIORI NOTAZIONI SULLE CONSEGUENZE DELLA LE-

7.5

VA ........................................................... L"'IMAGO" FUTURA DELL'ESPERIENZA DI LEVA.. . DEPRIVAZIONI INERENTI ALLA VITA MILITARE ......

7.6

67


7 .6.1 7 .6.2 7.6.3 7 .6.4 7.6.5 7 .7

7.8 7.9

00.

SERVIZIO MILITARE, ISTRUZIONE PROFESSIONALE E FORMAZIONE CIVICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . EFFETTI DELL'INCORPORAZIONE SULL'IMMAGINE DELLA F.A. E DEL SERVIZIO ......••.........•........... oo• IMPRESSIONI SFAVOREVOLI DELLA VITA MILITARE .•

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» » » » » »

7.11 "DESIDERAT A" DEL COSCRITTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 .11.1 Retribuzione adeguata e tempo libero . . . . 7 .11.2 Informazioni. Ordine. Disciplina . . . . . . . . . . 7.12 SULLE REGOLE DISCIPLINARI . • . • . . . . . . . • . • • . • . . • • . . . . . . 7 . 13 SULL'ADDESTRAMENTO . .. . . .. .. . . .. . . . .. ...•. . . . ....• . .. 7 .1 4 COINVOLGIMENTO IN SISTEMI DI VALORI . . . . . . . . . . . . .

8.

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Scortesie e prepotenze .. ..... ........... ... ...

7 .l 0.1 Essere in grado di cavarsela da soli . . . . . . 7. 10.2 Ricchezza dei contatti umani ...... ......... 7 . 10. 3 Affidabilità, equità ed altro . ... ... .. . .. . .. .

ADATTAMENTO ALLA VITA MILITARE ..........

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IMPRESSIONI FAVOREVOLI DELLA VITA MILITARE . . .

83 8-l 8-+ 85

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7.9.1 Noia ... ...... ....... ... .... ........................ 7 .9.2 Lontananza alla famiglia (ed altro) . . . . . . . 7 .9.3

7 .l 0

Tempo .......................... ... ... ... ......... pag. Relazioni sentimentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Famiglià ........... ......... ..... .. .. .... ..... .... » Amicizie ..... .. .. .... ...... .... ................ » Autonomia finanziaria . ...................... »

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MILITARI DI CA~RIERA E MILITARI DI LEVA ........ ADATTAMENTO AL SISTEMA NORMATIVO ED ACCETTAZIONE DELLE REGOLE ..•. . ...•.. ...• . ............•..•. SIMULAZIONI E SOTTERFUGI • • . • . . . • • • . . . . . . . • . . . . . • . . • • PARTECIPAZIONE A MJSSIONl DI PACE ...•.. . . ...... .. COMFORT DELLE INFRASTRUTTURE. QUANTITÀ E QUALITÀ DEL VITTO. ATTIVITÀ SPORTIVE E RICREATIVE

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9. -...t LL 'ADDESTRAME "TO . SULLA PREPARAZ10:\EDEGLIISTRGTTORII:.SL1COMA DAJ\TI .........

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108 109

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113

8.1 8.2

8. 3 8.4

8.5

9.1 9 .2

9.3

SULL'ADDESTRAMENTO ADEGUATEZZA DELL'ADDESTRAMENTO oooooooooooooo • PADRONANZA DELLE ARMI INDIVIDUALI; NESSI CON LA DURATA DEL SERVIZIO PRESTATO PARTECIPAZIONI A TIRI E AD ESERCITAZIONI A FUOCO · · · · · ••oooo•oo•oo•oo•oo • o o • · · ••oo•oo . . . . . . . . oo • • • • • • • • oo.oo• 00

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0000000000000000000000

00 00 0000 00 0000 00.

9.4

97

102 103

7


9.5

PREPARAZIONE DEGLI ADDETTI ALL' ADDESTRAMENTO ........ . .. . .. . .. . .........•....•........ . .. . .. . .. . ........

9.6

l

"COMANDANTI" NELL'OPINIONE DEI COSCRITTI . ATTIVITÀ FISICA ED ADDESTRAMENTO NEI "DESIDE-

))

RATA" ....... . .. . .. . .... . .........•.••..•..... . .. . .. . .. . ....

))

120

VITA DI RELAZIONE ............. . .. . .. . . . .. . .........••.•

))

122

9.7

10.

11.

VITA DI RELAZIONE, FUNZIONI E DISFU NZIONI DEI "GRUPPI" DI AMICI . .. . .. . .........•.•.......... . . .. . . .. .

))

122

10.2

AMICIZIA TRA COMMILITONI; SUA EZIOGENESI E PROSPETTIVE .. . ..... . •.....•.••..•.••..••..•.... . .. . .. . .... . ...

))

125

10.3

SULL'"ATMOSFERA" NELLE CERCHIE AMICALI DI COMMILITONI .....••.•..•.••..•... . .... . .. . . .. .. . ...•.......••.••

10.4 10.5

VIOLENZE E SCHERZI .. . ......•............... . . .. . .. . .. . "GUIDA" O "LEADERSHIP" INFORMALE NEI MICROGRUPPI DI PARI; CONSEGUENZE SU MORALE, DISCIPLI-

127 12S

))

130

RAPPORTI CON L'"HABIT AT" CIVILE ...... . .. . . .

))

132 132

11.4

SULLA PREFERIBILITÀ DELLA SEDE DI SERVIZIO . . . . SEPARATEZZA E PARTECIPAZIONE SOCIALE, CULTU-

))

RALE E POLITICA •.•............ . . .. . . .. . .........•.•..•...

))

11.2. 1 Sociale .............. ... ... .. ... .................. . 11.2.2 Culturale ...................... .. ... .... ...... . .. . 11.2.3 Politica ...... . .... ... ......................... ... .

))

INSERIMENTO NELL'AMBIENTE CIVILE. TRAMITI RELATIVI ...•.....•...... . .... . .. . .. . ...•.................... . .. . .. AMICIZIE "EXTRA MOENIA" •.... . .... . . .. . .. ..........

))

))

))

))

134 135 136 136 137 138

DROGA E SUICIDI: ASPETTI DELLA "DEVIANZA" ..•...... . .. . .... . ......••.•.....•...... . . . .. . . .. . . ......••.••.•

12.1 12.2 12.3 12.4 12.5

))

INTORNO ALLA DEVIANZA ...... • .. . .... . .. . .. . .........

))

SULLA DIFFUSIONE DELLA DROGA .•••...•... . .. . .. . . . . VIGILANZA DEI QUADRI . ......•••••.•........ . .. . .. . . .. SUICIDI TENTATI E CONSUMATI: POTENZIALITÀ INCEN-

))

TIVANTI DEL SERVIZIO MILITARE •... . .. . .. . .. . .. . . . .. .

))

ANOMALIE DEI RISULTATI E LORO SPIEGAZIONE ....

))

))

139 139 142 145 145 148

FUNZIONALITÀ DELLA RAPPRESENTANZA "MILITARE"

8

))

))

NA, RAPPORTI CON LA GERARCHIA, A VANTAGGIO PROPRIO ... . .. . .. . .. . .............•....... . .. . . . .. . .. . ...........

11 .3

13 .

114 116

l 0.1

11.1 11.2

12.

pag.

.........•••.....•........ . .. . . .• . . ........••.••........

))

149


PARTE II DIFFERENZE E SIMIG LIANZE PE R F.A., T ITOLO DI STUDIO E GRANDI 'RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE. UOMINI "CONTRO". APPLICABILITÀ DEL MODELLO PARSONSIANO

14. MODI DI SENTIRE E D ATTEGGIAMENTI DE l MILITARI DI LEVA SECONDO L'APPARTENENZA DI F.A. ED IL TITO LO DI STUDIO ...................... . pag. 14. l LA DIFESA DEL PAESE .................................. . )) 14.2 VITA CIVILE E VITA MILITARE ........................ .. )) 14.3 ADATTAMENTO ALLA CONDIZIONE MILITARE ...... .. » 14.4 ADDESTRAMENTO E QUALITÀ DEL COMANDO ...... . )) 14.5 VITA DI RELAZIONE. RAPPORTI CON L'HABITAT .. . » 14.6 PROBLEMI DI "DEVIANZA". RAPPRESENTANZA MILITARE ..... ................. .. .... ..... ...................... . » 14.7 NOTAZIONI CONCLUSIVE .... ... ..... . .................. . » 15. MODI DI SENTIRE ED ATTEGGIAMENTI DEI MILITARI DI LEVA SECONDO LE GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE .... .. ..... ... ... .... . . .. ... .. ... » 15. l LA DIFESA DEL PAESE . . . . . . . . . . . . .. . .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. » 15.2 VITA CIVILE E VITA MILITARE .......................... » 15.3 ADATTAMENTO ALLA CONDIZIONE MILITARE ........ » 15.4 ADDESTRAMENTO E QUALITÀ DEL COMANDO ....... » 15.5 VITA DI RELAZIONE. RAPPORTI CON L'HABITAT ... » 15.6 PROBLEMI DI ''DEVIANZA''. RAPPRESENTANZA MILITARE ........................................................ » 15.7 NOTAZIONI CONCLUSIVE ................................ » 16. ALCUNE NOTAZIONI SULLE RISPOSTE ALLE DOMANDE APERTE (S. Labonia) ........................... . » 16.1 PREMESSA. UNIVERSO NORMATIVO ............. :. .'... » 16.2 SULL'IMMAGINE FUTURA DELLA LEVA E SULLE CONSEQUENZE DEL SERVIZIO MILITARE .................... » 16.3 VIOLENZE E SCHERZI. LUOGO DELLA "LEVA" ... .. » 16.4 CENNI CONCLUSIVI .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. . .. .. .. .. . .. .. .. .. . >> 17. UOMINI "CONTRO": INVETTIVE E PAROLACCE (M.L. Maniscalco) ............................................. » 17. 1 NOTA INTRODUTTIVA .................................... » 17.2 LA PAROLACCIA COME RISPOSTA ...... ................ >>

154 15-l 158 162 163 164 165 166

171 l7 l 17-l 176 177 179 18() 182 185 185 187 191 19-l 195 195 197

9


17.3 17 .4 17.5 17.6 17.7

LE PAROLACCE PROIBITE. CONSIDERAZIONI GENERALI pag . CASERMA E PAROLACCE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » LE RISPOSTE-MESSAGGIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » LA CASERMA COME "ISTITUZIONE TOTALE" .. . .. . .. » LA PRESENTAZIONE DEL SÉ E LA DIFESA DELLA PROPRIA IDENTITÀ ... .. . ................. ... ... . . ............. » 17.8 CONCLUSIONI . . . . . . . . .. . .. . . .. . .. . . .. . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . »

18. CONCLUSIONI: ATTEGGIAMENTI ED OPINIONI DEI COSCRITT I NEL QUADRO DEL MODELLO PARSONSIANO .. .. .. .. . .. . .. . .. .. .. .. .. . .. . .. .. .. .. .. . .. . .. .. 18.1 SOCIOLOGIA GENERALE E SOCIOLOGIA MILITARE: CENN1 18.2 APPLICABILITÀ DEL MODELLO PERSONSIANO .. .. .. .. 18.3 COMPONENTI STRUTTURALI DELL'APPARATO MILITARE

............... .. .................... . .....................

18.4 VERTICE DELLA PmAMIDE CmERNETICA, MONDO NORMATIVO ED ATTEGGIAMENTI DEl COSCRITTI: LA "DlFESA DELLA PATRIA", Il "PACIFISMO" .. . .. . .. . .. . .. 18.5 INTEGRAZIONE E CONSEGUIMENTO DEI FINI: ADDESTRAMENTO, QUALITÀ DEI COMANDANTI ED ALTRO 18.6 AL PIEDE DELLA "PIRAMIDE": ADATTAMENTO E DISADATTAMENTO DEI MILITARI DI LEVA. "UOMINl CONTRO" . .. . . . . . . . . .. . . . . . . .. .. . .. . .. . . .. .. . .. . .. .. . . .. . .. . . .. . . 18.7 LA DEVIANZA NEGATIVA COME SINTOMO RARO ED ULTIMO DI DISADATTAMENTO ............................. 18.8 CONCLUSIONE GENERALE ............................... 18.9 INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE ESSENZIALI ...........

200 203 206 20()

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PARTE III APPENDICI STATISTICHE

l. 2.

3. 4. 5.

IO

QUESTIONARIO CON LE RISPOSTE (DATI GREZZ I) ALLE SINGOLE DOMANDE ........................ ENTI E REPARTI COINVOLTI NELLA RICERCA RISPOSTE DISTINTE P ER F.A. E TITOLO DI STUDIO . ....................................... ........................ TABELLE STATISTIC H E (DA l A 48) DI SVILUPPO (ALCUNE VOCI) per F .A. E TITOLO DI STUDIO RISPOSTE DISTINTE PER F.A. E LUOGO DI NASCITA (GRANDI RIPARTIZION I GEOGRAFICHE)


6. TABELLE STATISTICHE (DA 49 A 96) DI SVILUPPO (ALCUNE VOCI) PER GRANDl RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE ·.... ... . .................. ................ ... .. pag. 351 - INDICE DEI GRAFICI E DELLE FIGURE NEL TESTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 377 - INDICE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 379

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SINTESI Su iniziativa del CeMiSS è stata impostata, nel 1989, un'ampia indagine su "La condizione militare in Italia" dei militari di leva e degli ufficiali e sottufficiali di carriera da condurre empiricamente a mezzo di questionari da far compilare agli appartenenti di reparti delle tre FF.AA., scelti con il metodo "a grappolo" . Con questo primo volume si dà conto delle risultanze conseguite per quanto ai militari di leva. L'A. ha creduto, in via preliminare, di giustificare l'indagine sotto il profilo epistemologico, accennando ai principi del neopositivismo, a suo avviso appaganti per lo studio della "realtà" militare, e ponendo in evidenza come la conoscenza dell"'Uomo" rientri tra le tematiche della strategia, sia se "globale", sia se vista come ristretta all'impiego delle forze militari; sostiene inoltre che i questionari abbiano valore storiografico, assimilandoli alle fonti "orali" della storia. Per quanto alla sostanza delle risultanze conseguite, è da segnalare la forte adesione ai principi costituzionali sulla "difesa" come "sacro dovere"; sull'indispensabilità della leva gli accordi, ancorché minoritari, vengono tuttavia espressi da circa il 40% dei coscritti. In larga misura i militari di leva considerano positivo l'impiego delle FF.AA. in caso di calamità e le ritengono adeguate a proteggere le popolazioni colpite. Le questioni affrontate sono assai numerose; conviene segnalarne soltanto alcune. Così sull'obiezione di coscienza si hanno pareri non omogenei dal momento che non pochi valutano prioritaria l'esigenza della difesa in caso di conflitto. In negativo, le principali note dolenti concernono la pochezza del soldo, l'interruzione delle proprie attività (si vorrebbe dai più il soddisfacimento dell'obbligo sui 18 anni), la deprivazione del proprio tempo, un certo senso di noia, l'utilizzazione non appropriata delle proprie capacità. In positivo, sono certo da sottolineare le larghe adesioni all'ipotesi di eventuali partecipazioni a missioni internazionali e, con marcata rilevanza, il riconoscimento, maggioritario, di un buon livello di addestramento, della preparazione degli addetti a tale fondamentale compito e la stima che, per i più, godono i comandamenti. L'adattamento alla vita militare si profila mediamente buono anche per il costituirsi, negli apparati militari, di gruppi amicali. La presunta "separatezza" con la società civile sembra contraddetta dalla soddisfacente partecipazione dei militari alla vita sociale, culturale e politica lo13


cale; ciò sempreché ci si confronti con collettivi omogenei. Per quanto alla "devianza" (verrà trattata approfonditamente in una monografia a parte) la diffusione della droga ed il fenomeno dei suicidi si configurano come percezioni di possibilità e non come eventualità. In sostanza, scontata la considerazione che l'indagine è stata svolta su giovani alle armi, e cioè nelle condizioni meno favorevoli, sembra asseribile che, a parte le posizioni critiche su taluni aspetti secondari, il servizio di leva non suscita negli interessati quelle generalizzate reazioni negative che si sarebbero potute supporre. Sulla "spontaneità" delle risposte non vi sono dubbi come si evince da un centinaio di questionari con invettive e parolacce nei confronti dei ricercatori o della stessa organizzazione militare. Dai dati, trattati con le opportune elaborazioni, a voler valutare sia pure sommariamente il grado di adesione dei coscritti alla vita militare, emerge come si esprimano più favorevolmente alla leva gli appartenenti alla Marina, seguiti dall'Esercito e dall'Aeronautica, con però modeste differenze. Il divario si allarga, e non di poco, ove si consideri il titolo di studio; i laureati meno si adattano alle esigenze della condizione militare; più soddisfatti gli interpellati con titolo di studio meno elevato; se ne trae un argomento aggiuntivo a favore di una eventuale obbligatorietà della leva, per tutti, sui 18 anni. Distribuendo i casi per grandi ripartizioni geografiche si ha un forte differenziale, per quanto all'adesione alla vita militare, a favore dei provenienti dal Mezzogiorno e dalle Isole. Inquadrando i dati a disposizione nel modello sistemico teorizzato dal Parsons, si ha che il consenso dei coscritti è tanto maggiore quanto più ci si collochi al vertice della piramide cibernetica ipotizzata dal predetto A. Un notevole accordo si ha anche a riguardo dell'integrazione e del conseguimento dei fini come attestano le risultanze circa l'addestramento e le capacità dei comandanti. È a livello di "adattamento", e cioè con riferimento all'elemento di base della predetta "piramide", che si manifestano sintomi di minor consenso. La stessa breve durata della leva con le sue frequenti interruzioni, per licenze, permessi ed altro, e la regionalizzazione potrebbero esplicare tale atteggiamento ponendo i coscritti in situazioni di "ambivalenza" tra il proprio "quotidiano" privato e l'essere inseriti in sottosistemi delegati a compiti collettivi ed altruistici. Lo "spaccato" della vita militare disegnato dalla ricerca, presenta nell'insieme un quadro più che soddisfacente e, comunque, di gran lunga migliore rispetto alle opinioni correnti sulla. leva di solito non suffragate dal supporto di dati e perciò non passibili éli verificazioni o falsificazioni ma, al più, atte a sostenere radicati preconcetti , 14 l


SUMMARY In 1989, on CeMiSS's irJ itiative, some extensive research was started regard ing "The military condition in I ta ly" of conscripted, officers and non -commissioned officers. The method was estab lished to be an empirica! research to be conducted trough some questionnaires, fu lfilled by a samp le of members of the three AA.FF., previously chosen by the "bunchy method". The first volume reports the results obtained about conscription. The author at first wants to give an epistemologica! outline of the research, both referring to the neopositivistic principles, which he finds satisfying concerning the study of military "reality", and by pointing out that the knowledge of "Man" is included among st rategy themes, be ing either a comprehensive one or one simply limited to the employment of m ili tary forces . Moreover he affirms that q uestionnaire has a h istoriographical value, as far as it ĂŹs comp arable with the "ora l" sources ofhistory. As far as results are concerned, it must be pointed out the great adherence to the constitutional principles of "defence" as a "sacred d uty"; about 40% of the conscripted agree upon the necessity of having a military serv ice. To a great extent the conscripted are considered to be able to help injured populations, in case of calamities and be lieve th is kind of employment to be usefu l. Many problems have been dea lt with; only a few of them have herewith been reported. Concerning the refusal of the fulfilment of conscription, there is much disaccordance which results from the different priori ties given to the defence in case of conflict. The negat ive aspects include the scarcity of money, the interruption of everybody's activities (most people would like to be conscripted al the age of 18), the deprivation of the time, the feeling of tediousness and the inappropriate employment of everybody's skills. On the other hand, the positive aspects inc lude the possibilities of taking part in international m issions and, above a ll, the acknowledgment, by most people, of a high training leve!, or a good preparation ol conscripted to fu i fi li important duties and the esteem which, in most cases, the commanders hold. Settli ng into military !ife appears to be reasonably successtul given the development of friendsh ip grou ps in mi litary apparatus . The supposed "detachment" from ci vi l society does no t seem so serious since there is a satisfying parLicipation of m ilitarys in socia l. cultura! and politica! !ife. in cornparison with homogeneous groups. With regard to "deviance" (it will be dealt with more carefully in a 15


monography on its own) the circulatiori of drugs and the phenomenon of suicides seem to be considered more as a possibility rather than an eventuality. In brief, considering that the research was carried out on the young conscripted and thus under unfavourable conditions, it seems that, except for the criticai positions taken on secondary aspects, the military conscription does not give rise to those generalized negative reactions that could have been expected. There are no doubts about the spontaneity concerning the answers since about hundred of them are full of invectives and rude words directed towards the researchers and the military organization itself. From the elaborateci data, in order to value, eventhough briefly, the conscripted's degree of adherence to military life, it appears that the Navy is more favourable to military conscription rather than the Army and the Air Force. There is however, a little difference among them, which remarkably increases when members' educational qualification is considered. The graduates don't conform to the military conditions required. Those who appear more satisfied seem the ones with a lower educational qualification; thus making evenmore favourable the obbligation of conscription a t the age of 18. Regarding geographical origins, i t appears that people coming from the south of Italy and from the islands are much more favourable to adhere to military !ife compared to others. In examining Parsons' mode!, it is clear that the most leve! of consensus results as far as one refers to the top of Parsons' cybernetic pyramid. There is also a clear sign of agreement concerning the integration and the achievement of the ends, as can be seen in the results regarding the training and the capacity of commanders. It is with concern to "adaptation", t ha t is to the basic element of the above-mentioned "pyramid", that the iowest leve! of consensus is found. The short duration of conscription in itself, together with its frequent interruptions, due to leaves, vacation and so on, as well as to regionalization, could explain such behaviour since it p laces those conscripted in a position of conflict, between their private "everyday !ife" and their participation to groups which dea] with collective duties . The "layout" of military life shown in the research, draws a very satisfying situation, and however, much better than current opinions express on conscription without the support of data. Therefore such opinions can not be checked but: they can only be used to support deeply rooted prejudices.

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PREFAZIONE: FONDAMENTI EPISTEMOLOGICI DELLA RICERCA l. La "società" militare, come sottosistema, presenta questioni e fenomenologie da considerare sia come parte, o riflesso, di quelle concernenti la società nel suo insieme, sia in quanto ricche di problematiche proprie. Le une e le altre si configurano suscettibili di analisi e di valutazioni afferenti alla sfera delle conoscenze logico-deduttive ma da verificare, per quanto possibile, con le procedure proprie al metodo logicoinduttivo, ovverosia per via empirica. La ricerca condotta per conto del Centro Militare di Studi Strategici (Ce.Mi.S.S.), pur essendo fondata su dati empirici, si delinea, necessariamente, non priva di uno "skill" dalla "cifra" teorica valida a giustificarne l'impostazione, e cioè le ipotesi poste a monte della sua progettualità, e, ad elementi acquisiti, adeguata a dar conto delle risultanze inserendole in una cornice atta a riportare ad unità le risposte ottenute sui singoli problemi. Lo studio condotto, così come ogni altra ricerca analoga, ha presupposto un insieme di idee non necessariamente riconducibili ad una generalissima "Weltanschauung", visione o concezione del mondo, che, per il solo fatto dell'esser posta, si delineerebbe piuttosto attinente alla sfera della metafisica che a quella della conoscenza scientifica. Il concetto infatti acquisisce rilevanza filosofica e gnoseologica a mezzo dell'uso diltheyano di esso e cioè come designazione dei diversi, possibili, modi di rapportarsi, o di porsi in relazione, con la realtà in un determinato periodo storico, così da caratterizzarlo. Tuttavia, benché, a prima vista, non sembrerebbe pregiudiziale ad un discorso afferente alla sociologia militare , per di più se costruito sulla base di dati, una qualsivoglia "concezione" , se pure "messa alla porta", o collocata al di fuori del proprio campo concettuale, tenderà a rientrarvi dalla "finestra". La stessa negazione, infatti, di ogni visione generale del mondo, per assumere "habitus" decisamente e dichiaratamente scientifico, si appalesa essa stessa come una "idea", in quanto tale non priva di un "velo" con note metafisiche. L'"eidos" è, per il significato tecnico ,evidenziato già da Platone, il campo o l'assetto di una posizione intellettuale che, mirando all'essenza dell'intellegibile, si pone contro il mutevole ed il molteplice e si dispiega come fondamento ontologico del sapere. Anche se concepite, le idee, cartesianamente, come contenuto di pensiero e con la distinzio17


ne tra "avventizie", ovvero con provenienza "ab extra", e "immaginative", con la duplice figura di "fattizie", da noi costruite, o "innate" o, alla Husserl, senza autonomia antologica, ne residua la loro polarità oggettivo-soggettiva, "noematica" o "noetica", con tutte le difficoltà che ne derivano nelle loro applicazioni alla "loghia" sul sociale e, per quanto qui ci concerne, sul sociale della condizione "militare". Nell'attività intenzionale della coscienza trascendentale che ha agito da motore allo studio, il noematico è dato dagli atteggiamenti mentali della popolazione statistica studiata, il noetico dalla soggettività degli indagatori. l due poli si incontrano poi, e si scontrano, negli stessi singoli "attori" o "soggetti" dell'indagine, siano essi uomini di leva o ufficiali e sottufficiali di carriera. 2. Se dunque una linea di partenza ha a dichiararsi, essa riguarda, ma con prudenza, i principi positivistici e neopositivistici, o neo-empiristi, che sogliano essere assunti nella ricerca scientifica, volta a "scire" uno o più dei molteplici aspetti della realtà, nel nostro caso della "realtà" militare, non esclusivamente con evidenze concettuali o linguistiche (nominalismo) ma con una sua solida corposità fenomenica. Nello stratega non si hanno perplessità circa l'esistenza spazio-temporale della forza militare; ciò non ammettendo, con l'azzeramento della strategia, si andrebbe verso la nullificazione di questa come di ogni altra ricerca. L'assunzione di una sorta di start positivista o neo-positivista, non significa rifiuto, e tanto meno negazione, delle tante altre possibilità analitiche offerte dalla ricchezza dell'arzanà della riflessione filosofica e sociologica; si vuole piuttosto affermare un metodo anche se poi, con il Clausewitz, si ha ben presentè come nell'ipotesi di un impiego delle forze agiscano sul "campo" (terrestre, navale ed aereo o, come in una "task force", misto) quegli "imponderabili" di cui discorrono gli studiosi tutti di "arte militare". Si tratta, in sede di approfondimento, non di inseguire "bei sogni svaniti" come osservava, a proposito delle concezioni religiose, il padre del positivismo italiano, R. Ardigò, e come si potrebbe dire delle utopie sulla "pax perpetua", e neppure d'introdurre l' "inconoscibile" (H. Spencer), cadendo in un ossimoro, ma di esplorare !"'incognito" e le "terre incognite", o almeno parzialmente tali, dei modi di sentire dei nostri soldati di ogni grado; di rendere "distinto" ciò che si configura, per taluni aspetti, indistinto circa le loro opinioni e/o desiderata. È nel fi lone positivista che, a suo tempo, il Gabelli (1840-1891) collocava la sua pedagogia, trasmutandola in sociologia dell'educazione a 18


rafforzare, anche attraverso l'azione pedagogica del "militare", le conquiste risorgimentali. La stessa storiografia militare, con P. Villari (La filosofia positivista e il metodo storico, 1865), ne assume i principi. Del resto un "pnéuma" positivista anima la quasi totalità della letteratura militare ottocentesca e dei primi decenni del secolo, come il neopositivista, anche se non sempre in forme esplicite, gli studi militari tra le due guerre e quelli, di sociologia militare, inerenti o seguiti al secondo conflitto mondiale fino ai giorni nostri. Cadono nel primo periodo non pochi lavori, di polso, su questioni militari dovuti alla firma di Autori italiani. Tra essi come non ricordare il Marselli che, coalescendo le sue competenze di tecnica e di storia militare con numerosi altri interessi, dall'architettura alla musica, all'arte, affronta, con spirito positivista Gli avvenimenti del 1870-71 (Torino, 1871), La guerra e la sua storia (v. 3, Roma, 1875), senza tralasciare il lato militare nelle altre sue poderose ricerche come in La scienza della storia (Torino, 2a ed. 1885) e nel postumo Le leggi storiche dell'incivilimento (Roma, 1906). Allievo di Francesco De Sanctis, alla Nunziatella, ne assorbe il rigore del metodo trasponendolo nel suo proprio insegnamento, di storia militare, alla scuola di guerra di Torino. Il gusto per l'hegelismo, trasferitogli dal De Sanctis, si trasmuta appunto in positivismo allorché porta con decisione la sua attenzione ai fatti militari della guerra franco-prussiana ponendo in evidenza l'influenza dei progressi delle scienze e delle tecniche sulla logistica, sull'organica, sulla tattica, come sulla strategia. La sua stessa "teoria della guerra", competizione nella quale, a suo avviso, la "pars construens" prevale sulla "destruens", attesta della piena assunzione della filosofia positivista, in età matura, dopo il giovanile incanto per l'idealismo hegeliano. Così d'indubbia ascendenza positivista o, meglio, neo-positivista, si delineano gli studi su tematiche militari da angolazioni sociologiche, coevi o successivi alla seconda guerra mondiale, anche se non si ha quasi mai una esplicita dichiarazione d'intenti. In alcune ampie. ricerche, anzi, svolte non soltanto a fini esclusivamente investigativi ma con obiettivi anche concreti ai fini delle operazioni militari, si intravede chiaramente come non sia inoperante il pensiero del James (Pragmatismo, 1907) per cui la ricerca del "vero" ed il "vero" stesso non possono essere visti disgiuntamente dal conseguimento di risultanze pratiche soddisfacenti in connessione con le esigenze vitali dei singoli e delle loro società. Pur polemizzando con il "rispecchiamento" spenceriano, il James non perciò fuoriesce decisamen-

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te dal filone positivista, mantenendosi su posizioni evoluzionistiche e riconoscendo, per es., valore "pratico" ai sentimenti religiosi come, non raramente, si assume in ambiti militari; sia sufficiente ricordare il peso militare che ha ancora oggidì la "guerra santa" in talune culture. Lo "strumentalismo" del Dewey agisce poi sul G.H. Mead dando impulso a quegli sviluppi della psicologia sociale che, a loro volta, operano con fruttuose ricadute sull'arte militare, attraverso le applicazioni al tono morale, coesione, dei gruppi militari, alla tecnica del comando, alle strutturazioni, su fondamenta sociometriche, di speciali forze militari. Si supera, è vero, il meccanicismo positivista, ma si accettano le tesi darwiniane sulle variazioni spontanee utili alla lotta per l'esistenza, come l'aggressività o le attitudini guerresche, accolte o rifiutate dall'ambiente; si assumono i metodi ipotetico-statistici, si considerano unitariamente i rapporti individuo-società, e quindi tra l'uomo e la società militare, mirando a comprenderli attraverso processi interpretativi onde migliorare, per quanto qui interessa, il potenziale delle unità a vantaggio collettivo. L'interazionismo pragmatico, con le sue tante applicazioni in più campi, tra cui preminenti il politico ed il sociale (così nel "New Dea!"), non poteva non riflettersi negli studi militari, non soltanto come manifestazione "americanista" del pensiero, e neppure come reazione alle durezze del primo positivismo, ma quanto e specialmente in vista degli scopi da raggiungere. Vi è un'eco della kantiana "antropologia pragmatica", con la sua valutazione "empirica" dell'attore sociale, o agente umano. Del resto, in un suo recente (1990) lavoro (Divenire, dover essere. Lessico della sociologia positivista) il Toscano nota come, per il positivismo, il dato empirico sia costituito dall'uomo. 3. Per quanto agli studi italiani di problemi militari, notevoli per quanto alla storia dei fatti e, qualche volta, del pensiero militare, raramente e solo di recente attinenti alla riflessione sociologica, l'influenza positivista è stata certamente dominante, seguita poi, e con essa in amalgama, da quella pragmatista. Un attento spoglio delle collezioni dei maggiori periodiCi delle FF.AA. ne è conferma; per quanto agli intrecci sociologici ne è prova uno studio del Giuliani pubblicato (1990) in una collana della Rivista Militare (RM). Lo stesso R. Ardigò in La psicologia come scienza positiva (1870) trattava di temi non privi di rilevanza per l'azione di comando muovendo dal concetto dell'unità della sostanza psicofisica; altrove dirà: "Se ... il distinto della materia implica il continuo della coesistenza ossia dello

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spazio, e il distinto della forza il continuo nella successione, ossia nel tempo: ne viene che un reale qualunque ... potrà essere rappresentato dal punto di intersecazione di due linee ... "; punto di convergenza tra spazio e tempo, fra materia e forza come, fattualmente, si verifica per quanto alle emergenze militari. Nella Morale dei positivisti si interessa di "idealità" e le vede come realtà; la moralità consiste per lui nella socialità; "l'ideale - scrive che s'impone al volere dell'uomo e ne domina le tendenze egoistiche; ecco l'affermazione della moralità. L 'egoismo, che regola le sue azioni; eccone la negazione". Parrebbe quasi di trattare delle basi dell'etica militare e cioè dello scontro, a livello di singoli e di gruppi, tra spinte altruistiche e forze autoconservatrici. Lo stesso pragmatismo italiano non è privo d'interesse, né senza effetti, sugli studiosi di cose militari. Basti pensare aJle posizioni del Vailati sul significato ed il valore delle indagini scientifiche, anche sul terreno della storia. Il progresso delle scienze, e ciò vale anche per le scienze militari, va storicizzato; il "centro" della scienza si fa problemi di metodo, di logica, di analisi del linguaggio. Riforma del positivismo ma con un "approfondimento positivo" del significato del sapere scientifico, "uno sforzo per un'analisi approfondita dei vari campi dell'esperienza e dei vari tipi di linguaggio" (Garin) e quindi anche delle esperienze militari. Le idee del Lirnentani su La previsione dei fatti sociali, sorte dalla fusione del positivismo ardighiano con il pragmatismo, non sono prive di suggestività per la previsione degli eventi bellici e per la pianificazione, ipercomplessa, delle operazioni militari. La ricerca sul "campo" su questioni d'interesse per la sociologia militare (sembrerebbe che non molto del "militare" possa esserne escluso se non di contenuto strettamente tecnico) trova dunque piena giustificazione non solo nei principi e nelle assunzioni della sociologia generale ma anche in quei presupposti di pensiero, cioè filosofici, che ne hanno originato o favorito la distinzione.

* ** Se ciò 6 vero per il positivismo e, come si è accennato, per il pragmatismo, lo è altrettanto con riferimento alle più recenti tendenze. Il Severino intitola il capitolo da lui dedicato al primo positivismo: "L'affermazione filosofica del carattere primario della razionalità scientifica: Comte"; c~n ciò sintetizza, da par suo, l'essenziale di quella specu21


)azione filosofica. Si sofferma sull'argomento, con mano sicura, in un suo pregevole studio, anche il BattistelU (1990) con specifico riguardo alla riflessione sulle questioni militari. Allorché il pensatore veneziano appunta la sua attenzione al neopositivismo apre così il capitolo relativo: "L 'empirismo logico, o neopositivismo, è il tentativo forse più radicale di distruzione della metafisica (ossia dell'epistéme in quanto metafisica). E, insieme, è lo sforzo più radicale di sostenere la tesi che la razionalità umana coincide con la razionalità scientifica. Questo duplice intento è perseguito mediante l'unificazione dei risultati più avanzati dell'empirismo e della moderna logica simbolica". Sarebbe certo onusto di presunzione asserire che la ricerca ora condotta possa collegarsi ai principi del positivismo, del pragmatismo e del neopositivismo, per quel che possono avere in comune. Concretizza tuttavia un tentativo, deciso dagli Stati Maggiori, di studiare in modo empirico e con razionalità scientifica la condizione militare, sottoponendone le risultanze ad un "principio di verificazione". Il "sapere" che si è mirato ad acquisire ha voluto riferirsi, come scrive il Severino, "unicamente all'esperienza" ed al "suo valore intersoggettivo"; il conseguimento, soddisfacente o meno, dello scopo non è poi dipeso, evidentemente, dal Ce.Mi.S.S., ma dall'asperità del terreno (non si è nel campo delle scienze fisiche e naturali) e dai "limiti" dei ricercatori. Così !'"accordo intersoggettivo" non può vertere che sulla validità del metodo impiegato o sulla proprietà e c hiarezza dei quesiti avanzati, caso non sempre verificatosi come a riguardo (cfr. il capo relativo) del problema dei suicidi. Se il neopositivismo si trova in sintonia "con tutte quelle forme culturali e sociali che mirano a sottrarre l'organizzazione dell'esistenza dell'uomo alla teologia ed alla metafisica, e quindi all'ideologia, per affidare tale organizzazione alla scienza moderna: illuminismo, positivismo, empirismo, pragmatismo, i momenti di emancipazione dell'uomo ... " (Severino) ne discende che i suoi principi e metodi non possono non trovare puntuale applicazione nello studio dell'organizzazione militare. È semmai nel suo impiego, specialmente se bellico, che è avvertibile l'infl uenza di fattori ascientifici, per es. ideologici, che però, come insegna la storia militare, sono suscettibili di essere pragmatisticamente utilizzati ai fini del successo. Distinguendo perciò il momento della preparazione, con incidenza su ordinamento, addestramento (tattico e strategico) e logistica, da quello dell'impiego, non pare ~he (del tutto riguardo al primo, in larga misura

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rispetto al secondo ed alla terza) si possa procedere all'approntamento delle forze se non partendo da quei principi e metodi cui si va accennando. Più ampiamente, per le problematiche militari, dal momento che "l'unico modo di verificare o falsificare le proposizioni intorno alla realtà è di confrontarle con l'esperienza", sembrerebbe che almeno talune delle obiezioni che concernono la realtà militare, come ad es. i sentimenti degli uomini di leva nei riguardi del "sacro dovere della difesa della Patria", possano, razionalmente e perciò legittimamente, essere confrontate chiedendo agli interessati se sentano o meno, ed in che misura, un "dovere" ipoteticamente presupposto. Non trascurabili aspetti del "morale" (e non solamente quelli relativi all'affidabilità degli strumenti materiali) sono anch'essi verificabili, come nell'ipotesi di far parte di missioni di pace o per quanto al sentirsi ben istruiti e ben comandati, tanto per riferirsi ad alcuni degli interrogativi della ricerca. Si tratta di problemi autentici, particolari ed empiricamente analizzabili. Dagli individui, i militari, che in concreto hanno espresso opinioni si può risalire, per "estensione", alle proprietà dell'insieme dei reparti, ovverosia della "classe" interrogata; più arduo il terreno delle "intensioni", costrutti linguistici dei concetti che con essi si suscitano. Tuttavia l'indagine non manca di mirare, e di avvicinarsi, anche a questo obiettivo. Gli "enunciati delle osservazioni" e le "proposizioni protocollari" via via espressi, qui come in ogni altro caso, non sono coperti da garanzia di assoluta validità; le rettificazioni sono sempre possibili e fattibili ma, fino a quel momento- della rettifica- non si può non essere d'accordo, "di fatto", sulle proposizioni di osservazione. Interna coerenza delle notazioni e loro intersoggettività non si prestano certo, per di più, in un'indagine del tipo di quella svolta, ad avere quel valore assoluto che non hanno neppure le proposizioni riguardanti le scienze fisiche e naturali. La prospettiva è sempre e comunque convenzionalistica; le risultanze "provvisorie". · L'accertamento delle opinioni e degli atteggiamenti dei militari, così come è stato portato avanti, si armonizza con l'espressione del Wittgenstein: "Dobbiamo restare fermi alle cose del pensare quotidiano e non imboccare la strada sbagliata, dove ci sembra di dover descrivere estreme sottigliezze" (Severino, p. 227). Il "pensare quotidiano", dei militari di leva e degli ufficiali e sottufficiali di carriera, è sicuramente quello risultante, per le questioni suggerite, dalla ricerca, almeno per "quegli" uomini ed in qnei momenti. Il "principio di tolleranza" non può 23


comunque essere abbandonato. La "falsificabilità" poi, quanto alle sabbie mobili delle opinioni, non può non configurarsi particolarmente elevata. L'utilità dell'indagine, in termini pragmatici, resta anche ove si accetti l 'impossibilità di andare oltre le "superficialità" della vita quotidiana e delle opinioni; esse sono fatti che s'inseriscono comunque nell'orizzonte della nostra esperienza. 4. Le ragioni per cui un'indagine, empirica, come quella qui condotta sui militari di leva, o dotati di uno specifico "Beruf", non debba essere considerata disgiunta dal retroterra espistemologico che la convalida e la giustifica, sono molteplici; anche l'interesse specifico del Ce.Mi.S.S. non poteva non essere, per le sue finalità, che pragmatico. Ma il fatto stesso che un "Centro Militare di Studi Strategici" sia - sembra correttamente - interessato a ricerche di tal fatta, come ad altre prive di un'immediata "materialità" (come quella condotta dal Battistelli sul "pacifismo") si pone come attestazione dell'ampiezza del concetto di "strategia" e del suo tener conto dell'apporto delle scienze umane ai fini medesimi del rafforzamento dello "strumento" militare e delle sue "virtualità" difensive. Ci si vuoi riferire, evidentemente, alle attuali tecniche di indagine e di anticipazione acquisite da quelle scienze dal momento che i cosiddetti "fattori umani" o !'"elemento uomo" sono stati, da sempre, ben presenti al pensiero strategico in una proiezione assai più estesa rispetto alla mera efficienza fisica, pur se rilevante, degli uomini, ed alla loro competenza nell'uso dei sistemi d'arma. A conferma, sarebbe bastevole ricordare come ognora si sia guardato agli aspetti etici, oltre che politici, dell'uso oltre frontiera della forza militare, e cioè della guerra, espressione della volontà d"'essere" in contrasto con la volontà altrui di sopraffazione; "bellum iustum", "genus decertandi per vim", secondo la definizione di Cicerone (De Off. I, 11); siffatti aspetti non sfuggono, così come l'essenzialità del "morale", neppure all'epopea pacifista del Tolstoi (Guerra e pace) o alle visioni catastrofiche di un de Meistre (Le veglie di S. Pietroburgo). In un recente lavoro innovativo, per quanto alla polemologia dell'Iliade (M. Bonanni, "L'errore di Ettore", 1990), si evidenzia come lo scontro non sia soltanto "machomai", né mero segnale (semàinen), ma "phr6nesis", caratteristica virtuosa del "nòos" piuttosto che del "thymòs". Il coetaneo Polidamante, ispirato ("epipnous"), corregge più volte Ettore, ricco di "thymòs" e colpevole di "ybris" e cioè dell'arroganza 24


del comando privo di "consiglio"; ed il "consiglio" implica il parere degli altri e la conoscenza degli uomini. La vittoria consacra il valore degli "eroi" ma anche e specialmente la loro intelligenza militare; non è puro scontro di "bravissimi" ("aristoi"), come erroneamente è stato sostenuto estendendo arbitrariamente all'epopea omerica comportamenti propri a periodi storici dall'agire militare assai più rudimentale, in cui il "bellum" constava essenzialmente nel "duellum", scontro fra due capi e/o frazionamento dello scontro di masse.

** * Le stesse perplessità degli odierni "pacifisti" hanno ascendenze assai remote. Nel Bhavagadgitii (''Canto del sublime"), poema filosofico inserito nel Mahiibharata, il guerriero Arjuna dialoga con il dio Krsna sull'utilità e legittimità dello scontro e dell'uccisione degli avversari. Tra gli argomenti del dio, onde fargli superare !'"obiezione di coscienza", vi è .quello (con l'eternità dello spirito) della legge del dovere che per il guerriero, Ksatriya, consiste nel "valore ... abilità e coraggio" e nella "liberalità e nell'esercizio del comando". Rendersi conto di questi problemi, come nella ricerca del Battistelli e come emerge da una frazione non secondaria delle risposte qui conseguite, significa apprestare elementi conoscitivi allo "stratega" sulla compattezza della sua forza e .sulla necessità di "persuadere" verso una più robusta coscienza politico-militare dei cittadini. Nel canto di Tirteo si riflette già il sentimento della "patria" e della priorità degli interessi collettivi. Scopo degli eserciti e del loro impiego è quello di garantire lo sviluppo della "res publica" in pace: "Qua re suscipienda quidem bella sunt ob eam causam, ut sine iniuria in pace vivatur" (Cicerone, De Off., I, 35). Appurare la portata del pacifismo, come si è evidenziato anche in questa ricerca, significa far emergere come si vada oltre lo stesso cristianesimo primitivo, con il suo riconoscimento del mestiere del soldato (Luca, III, 14), oltre che defle posizioni agostinianee ("Pacem habere debet voluntas, bellum necessitas") e tomistiche secondo cui, in date circostanze, anche ai chierici è permesso combattere (''minime clericis ac spirituali bus personis bellare Ticet, nisi in necessitate articulo"; Summa, Il, 11, XL, art. 1).

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L'avere impostato un insieme di ricerche non soltanto vertenti sulle applicazioni tecnologiche, nel campo degli armamenti, dei progressi delle scienze, si inquadra perfettamente nelle vedute più aggiornate sull'arte della guerra. La "manovra" delle attitudini, implica, come quella sul terreno, un suo campo di conoscenze; la "cooperazione" fra le armi richiede cooperazione tra gli uomini e perciò consapevolezza delle loro volizioni e delle loro capacità. La legione falangistica romana ha la peggio a Canne contro l'aggressività, la differenziazione e la distribuzione dei compiti delle forze di Annibale. Non si delinea stravagante ritenere che una valutazione dello spirito combattivo di un apparato militare si profili indispensabile sia che si opti per una visione difensiva della guerra (dopo le sconfitte francesi del 1870 e le esperienze delle guerre russo-turca - 1875-76, anglo-boera - 1899-1 901, russo-giapponese- 1904-1905, e delle due guerre mondiali, si tende a ritenerla preferibile), sia che ci si orienti per una concezione offensiva; saldezza psicologica e morale sono essenziali: forse più nella difensiva, meno esaltante, che nell'offensiva. Saint-Cyr sosteneva che la preparazione e l'impiego delle forze militari siano insieme mestiere, arte, scienza; dunque anche "scienza" del morale; per ciò pure la scienza si fa "forza". È del Manzoni il noto distico: "Il core l basta a morir; ma la vittoria e il regno l è pel felice che ai concordi impera"; concordia, dunque, comune sentire. Elementi costitutivi delle Forze Armate, sono le armi, gli ordinamenti e la dottrina, ma soprattutto gli uomini con le loro intelligenze, volant~, passioni e capricci. Lo stesso Napoleone osservava che la bravura nòn è la prima qualità: "importa che il buon capitano sia filosofo onde calcolare prontamente la bontà e l'armonia del suo esercito e quel che con esso possa intraprendersi". L'espressione del Turenne (''Dio è sempre con i battaglioni più grossi") si riferisce non soltanto alla numerosità ed all'armamento, ma anche alla saldezza morale. Nella tradizione culturale italiana i legami tra sistema sociale, e quindi scienze umane, e militari sono stati sempre vivi. L. Blanc, con il suo Della scienza militare considerata nei suoi rapporti colle altre scienze e col sistema sociale (Napoli, 1836), oltre che vedere la guerra come fatto sociale, confronta la pratica militare con le arti, le lettere e le scienze, ispirandosi agli studi del Foscolo sulle opere del Montecuccoli. 5. Non dovrebbe sembrare strano che un pensatore vigoroso, come il già menzionato E. Severino, prescindendo dalle sue posizioni di fondo, parmenidee, si sia occupato di questioni militari, come è per lo più sfuggito anche ai professionisti della materia.

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Con il capo III del suo A Cesare e a Dio (Milano, 83) si domanda "Perché la guerra?"; vi si intrattiene muovendo essenzialmente dal noto lavoro di G. Bouthoùl, Polemologie, con una "forte" nota critica contestandone alcune asserzioni; si chiede poi se non piuttosto "la logica della scienza non abbia proprio niente a che vedere con la forza per la quale le guerre sorgono e corrono per la terra?". Con il capitolo successivo (IV: "La guerra e l'anima dell'Occidente") tende a darsi una risposta muovendo dall'"unica regione autorizzata a rispondere ad ogni domanda (che è) la scienza moderna", contrapponendo all'idea di "terrore" quella di "rimedio" e vedendo la guerra, secondo l'idea eraclitea, come forma diretta del senso greco della "cosa" che in forma mascherata si dice "pace", "amore", "vita". La chiave di lettura consisterebbe nella "volontà di potenza, un modo di impadronirsi delle cose, di farle oscillare dall'essere al niente". Con le postille al capitolo tratta del "bipolarismo" USA-URSS, e delle spinte dal basso che tentano di rompere l'eg~monia del duumvirato; esse muovono dallo "spirito" le cui forze cercano di ribellarsi all'ordine duumvirale che ha in sé la potenza della razionalità occidentale. A suo avviso, rispetto " .. .al Calcolo scientifico-tecnologico che sta alla base tra le due superpotenze ogni calcolo umanistico che propone la pace e il disarmo appare come un'ingeuità". "Ad esempio- prosegue - non ci si rende conto che proponendo, di fronte alla minaccia della guerra, l'obiezione di coscienza generalizzata, si pretende un cambiamento delle strutture mentali umane la cui realizzazione richiede una complessità e va incontro a difficoltà enormemente maggiori - una vera e propria palingenesi - di quelle richieste dal calcolo per il mantenimento dello stato di tensione e per la riduzione al minimo della cosiddetta 'guerra per errore'". Ne deriva, a corollario "singolare", che la tensione è "l'eleJllento stabilizzante, mentre le esigenze dello 'spirito' sono l'elemento destabilizzante della vita sociale della terra". Le idee di Severino (il libro è del 1983) si configurano anticipatrici degli eventi dell991 quando, per es., introduce nelle sue argomentazioni il Sud del mondo a proposito della riduzione degli armamenti: " ... non si deve dimenticare che il 'livello minimo' è quello che viene giudicato dalle due superpotenze, ossia è il livello che a loro giudizio consente di mantenere la distanza di sicurezza che esse sono riuscite a porre tra sé e i non privilegiati al loro inseguimento". Se pure la ·superpotenza divenisse una, fatto del tutto ipotetico e se mai temporaneo, il ragionamento del Severino, che esplica le ragioni di un "armamento progressivo", in funzione del contrasto Nord-Sud, re-

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sterebbe altrettanto esauriente (vds. crisii del Kuwait) e giustificherebbe, ancora una volta, gli studi strategici e, quindi, quelli rivolti all'elemento "l;!OmO". Lo scritto del Severino si delinea quasi profetico, nella originalità delle sue idee; ove si venisse al "disarmo" delle due superpotenze che egli, rifacendosi al Weber, copula ("Stato" è appunto ciò che abbiamo chiamato "duumvirato mondiale"), l'ordine sulla terra cesserebbe per dar luogo alla violenza incontrollabile del "bellum omnium contra omnes". Sarebbe fuori luogo seguire qui il suggestivo pensiero del filosofo sulla "guerra" e sulle sue radici nel pensiero stesso dell'Occidente; per la sua originalità andrebbe studiato a fondo ed analizzato "ad hoc"; qui ne sia sufficiente il cenno a giustificare l'essenzialità stessa di ogni ricerca che concerna il "militare" in quanto "homo sapiens", vedendo in esso l'elemento portante dell'efficienza dell'apparato scientificotecnologico a l servizio della strategia. Si aggiunga che, più recentemente, il Severino ha ribadito le sue argomentazioni nei suoi studi La tendenza fondamentale del nostro tempo (Milano 1988) e La filosofia futura (Milano 1989). Nel primo, la sua critica alle teorie catastrofiche sui limiti dello sviluppo è convincente e ne pone in evidenza le contraddizioni. L" 'Apparato scientificotecnologico" riflette la volontà di potenza d eli 'uomo e si fonda, sempre più, sull"'organizzazione tecnologica della tecnica". Ai nostri fini, nel primo dei due lavori è di marcato interesse il cap. VI (''Note sulla situazione italiana") che si apre con l'asserzione: "Non ci può essere 'pace e sicurezza' nel nostro paese, se esso non riesce a mantenersi vicino al centro del sistema capitalistico". Ne deriva la necessità di avere un apparato produttivo omogeneo a quello del sistema e, specialmente, la composizione dei contrasti tra operai e capitale di fronte alla pressione, "sempre più violenta del proletariato internazionale sui paesi ricchi, Italia compresa". Non se ne ricava, dalle parole del Severino, alcun invito, allo stato attuale delle cose, al disarmo morale, prima ancora che materiale. La filosofia futura presenta più punti di interesse per il pensiero strategico e, per quanto all'Italia, sul nuovo "modello di difesa". Vi si parla di "La nuova conflittualità planetaria" in cui, accanto alle convergenze tra le due superpotenze accomunate dall"' Apparato", come per i paesi ad esse facenti capo, si sottolineano i rischi con provenienza dal Sud del mondo, sempre più povero, di fronte ad un Nord sempre più ricco, e gli elementi di destabilizzazione insiti nella stessa unificazione politica dell'Europa. 28


Comunque si considerino, anche i lavori del Severino, così presaghi rispetto ad eventi che poi si sono realizzati o si vanno avverando, inducono a riflessioni non tanto sulla revisione del nostro "modello" di difesa quanto sull'ineluttabilità di avere un "modello" di difesa e quindi di coonestare ad esso mezzi ed uomini; dunque necessità ed utilità di estendere le conoscenze su questi ultimi non meno di quanto si va facendo circa gli strumenti materiali. 6. Nelle panoramiche più recenti, dello scomparso Janowitz, del Moskos e di altri, si sottolinea come, a dispetto dell'arricchimento degli studi, la penetrazione della sociologia militare sia piuttosto debole nel mondo accademico ed anche nello stesso ambito delle accademie militari; in Italia oggi, rispetto agli anni settanta, vi è stato un qualche arretramento con l'abolizione dei corsi di sociologia presso l'Accademia aereonautica, la Scuola Ufficiali Carabinieri e altrove, così come dei cicli di conferenze in materia già tenuti presso la Scuola di Guerra, il Centro Alti Studi Militari, ora C.A.S.D., l'Istituto di Guerra Marittima, ecc. Una certa ripresa si è avuta in coincidenza con l'istituzione del Ce.Mi.S.S. sul finire degli anni ottanta. In letteratura si precisa come i sottosettori oggetto di maggiore attenzione riguardino l'élite di potere militare, i militari di professione, i soldati comuni, volontari o di leva, i militari del terzo mondo. Si aggiunge, da parte dello studioso della "Northwestern University", come l'estensione degli studi si delinei a guisa di specchio del peso dei militari sulla società civile. La ricerca portata avanti per incarico del Ce.Mi.S.S. ha rivolto la sua attenzione soltanto ai militari di leva ed a quelli di professione soffermandosi su taluni temi e procedendo, come si è accennato, per via di questionari con la garanzia della spontaneità (anonimato). Per quanto al contesto culturale italiano indagini induttive sulle due "classi" si contano in poche unità e di esse si darà cenno in relazione ai singoli temi. Rimandando alla seconda parte della ricerca quanto riguarda i militari di professione, per gli uomini di truppa ("common or enlisted soldier") com'è noto, la maggiore è stata quella condotta da Stouffer ed altri sintetizzata nel famoso The American Soldier. In essa si faceva ricorso ad interviste, condotte direttamente, su oltre 60mila casi. Trattandosi di indagine svolta su truppe in guerra non è comparabile, come non lo sono quelle fatte in Corea o in Vietnam, con una ricerca svolta su soldati con alle spalle circa cinque lustri di pace.

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Un altro dei temi approfonditamente indagato negli U.S.A., quello delle relazioni razziali nell'organizzazione militare, risulta del tutto eccentrico rispetto alla realtà italiana per la non drammatica rilevanza delle distanze inter-etniche tra i giovani provenienti dalle varie regioni, in massima parte non in conflitto. Il tema potrà acquisire consistenza se, in futuro, venisse concesso l'arruolamento, specialmente se a leva prolungata, agli extra comunitari. Per quanto alla "socializzazione" dei militari, la brevità della ferma ed i non pochi provvedimenti posti in essere a ridurre i disagi della leva hanno reso la materia priva di intensità emotiva anche se àvvertibile come emerge dai dati dell'indagine; la circostanza affiora anche dagli elementi sulla "devianza militare" che ne attestano, come sintomo di anomia o di debole socializzazione, la scarsa consistenza. Le tematiche su "The all-volunteer force" hanno anch'esse poco o nulla toccato la sociologia militare in Italia, in vigenza di un sistema misto con però, a livello della truppa, una presenza di volontari ridotta a poche migliaia; ciò vale escludendo l'Arma dei Carabinieri per la sua natura di forza militare con compiti di polizia ed altre particolarità. In quanto agli studi sui veterani non ci risulta che nel nostro paese ne siano stati condotti né dalle autorità militari, né dalle pur numerose associazioni d'arma e di reduci di guerra con questi ultimi ormai in via di estinzione. Mancano pure, a parte i tanti scritti di carattere giornalistico, indagini serie sul "pretorianismo", ricerche che pure avrebbero potuto trarre alimento nella risonanza suscitata a suo tempo (1967-68) dal così detto "Piano Solo", oggi (1990-91) di nuovo all'attenzione dell'opinione pubblica, come lo è l'organizzaztone, etichettata come "Gladio", di resistenza, con modalità partigiane, alle spalle di un possibile invasore. Non mancano inoltre studi specifici sugli aspetti sociologici dell'organizzazione della vita militare concentrati in massima parte nei periodici dottrinari delle tre Forze Armate.

* ** La ricerca, sotto il profilo metodologico, è stata preceduta da riflessioni ed incontri con ufficiali rappresentanti dei tre Stati Maggiori e ciò allo scopo di poter conseguire, al meglio, risultati validi a descrivere la "condizione" dei militari di leva e di carriera. Nella strutturazione del "questionario" si è tenuto conto di accerta30


menti analoghi condotti in Italia ed altrove con particolare riferimento, per quanto concerne gli ufficiali ed i sottufficiali, al noto studio del Prandstraller sulla professione militare e, sia per i militari di carriera, sia per quelli di leva, alle indagini in corso sotto l'egida dell'ERGOMAS. Nell'impostare illavore l'obiettivo è stato quello di indagare, a tutto campo, non solo circa gli "avvisi" dei militari su di un ampio ventaglio di problemi, in sé dilemmatici, ma anche di trascriverne !"'immagine" rispetto a situazioni di fatto (ad es. sul "comfort" delle infrastrutture) consapevoli tuttavia di ottenere, in ogni caso, elementi sulla rappresentazione dei fenomeni e non sulle "cose" che avrebbero richiesto, per accertarle od apprezzarle con "indicatori", altri algoritmi procedurali. Nell'impostazione dello studio - va sottolineato -l'autorità militare ha dato totale autonomia ai ricercatori, sia nella veste dei responsabili del Ce.Mi.S.S. sia per quanto agli interventi dei rappresentanti delle tre FF.AA. I loro suggerimenti, numerosi, si sono delineati sempre acutamente migliorativi o rivolti ad agevolare gli aspetti organizzativi del lavoro. All'accumulazione bibliografica, se ne darà conto in apposita appendice, si è aggiunto il reperimento delle generalizzazioni empiriche, facendo essenzialmente capo ai documenti dei quali prima si accennava se con la veste di ricerche similari. Per quanto alle ipotesi operative, esse sono individuabili, per grandi terni, nelle singole sezioni in cui sono stati articolari i questionari; i sotto temi corrispondono agli item compresi nelle sezioni. Le proposizioni operative, trascritte in termini di ipotesi operative, sono state poi sviluppate, per direttrici verticali, con la raccolta e l'elaborazione dei dati. Le generalizzazioni empiriche costruite, sezione per sezione e item per item, sono quelle che emergono dai singoli capitoli dello studio. Si tratta comunque di "generalizzazioni" con un valore epistemico limitato come solitamente accade nel campo delle scienze umane specie se l'osservazione viene messa a fuoco su opinioni e non su dati di fatto. In quest'ultimo caso la loro portata sarebbe assai più ampia; ne sono, ad es., dimostrazione le indagini condotte a suo tempo dall'ufficiale medico R. Livi, sull'antropometria militare, o, su di un campo territoriale limitato, dal Marotta (Società e Uomo in Sardegna. Ricerca di sociologia positiva), entrambe costruite sui dati delle leve militari e quindi sulla trattazione statistica di elementi di fatto. La delimitazione dell'oggetto dell'analisi, concordata con il Ce.Mi.S.S. e con le autorità militari da esso coinvolte, ha, pur con l'in31


tento di evitare ogni dilatazione, portato alla costruzione di due questionari di ragguardevole ampiezza che tuttavia, salvo che in qualche caso (e cioè per alcuni item), non ha provocato "disaffezione" nella popolazione statistica interrogata. n problema della chiarificazione dei principali concetti e dei temi tecnici è stato affrontato nelle numerose riunioni del gruppo di lavoro allargato (con i rappresentanti del Ce.Mi.S.S. e degli Stati Maggiori) o ristretto traendone, specie nel primo caso e come si è accennato, più che apprezzabili suggerimenti migliorativi. Attenzione si è posta a render chiare le ipotesi e la tipologia d ei rapporti logici tra di esse e le loro formulazioni lasciando percepire agli intervistati le generalizzazioni verso le quali ci si muoveva. Per quanto alle "aree" entro cui svolgere lo studio, il "discrimen" è stato individuato nelle due grandi categorie dei militari professionisti e di leva; alloro interno in numerose sottoclassi (per F.A., area geografica, titolo di studio, ecc.). Nella strutturazio ne delle "sezioni" di norma, le ipotesi più ampie si delineano affrontate per prime, via via procedendo verso ulteriori specificazioni con, talvolta, il riferimento a "complessi tipi ideali", come nel caso dei quesiti sulla capacità dei comandanti e dei propri istruttori. Allorché investigativamente utili, si è proceduto a porre in relazioni variabili analitiche. Si è ritenuto, in via preliminare, non adeguato agli scopi procedere per interviste, strutturate o meno; consigliavano contro tale scelta i costi, necessariamente assai più elevati, ed il rischio che l'effetto di "alone" fosse così netto, per la struttura gerarchizzata delle FF.AA., da ridurre, quasi ad azzerare, la "spontaneità" delle risposte fino a rendere d el tutto non utile la ricerca a fini sia investigativi, sia pragmatici; l'obiettivo è stato quello di ottenerne di autenticamente significative per l'autorità militare. Le domande, si è detto, sono state articolate, nelle sezioni, intorno a grandi temi, seguendo il filone di una disposizione coerente, dal generale al particolare; si è fatta eccezione per i dati concernenti personalmente gli intervistati con richieste inserite nella posizione sembrata più congrua onde non suscitare reazioni di "diffidenza" specie nei giovani di leva. In vista dell'esigenza di una agevole elaborazione, le domande, nei due questionari, sono state predisposte in modo da poter quantificare le risposte ed organizzarle per classi omogenee. Le domande aperte, inserite in più casi, appunto per le difficoltà insite in una loro corretta traduzione dalla qualità alla quantità, verranno analizzate a parte. 32


In alcuni item figurano insiemi di giudizi, agevolmente trasformabili in "pesi" o punteggi, o, direttamente, notazioni quantitative con attenzione a non perdere di vista i consigliabili livelli di omogeneità. Avendo à disposizione, almeno come popolazioni statistiche speciali di partenza, più di tremila casi per gli uomini di leva e oltre duemila per i militari di carriera, la cosi detta "massa critica", salvo che in rare occasioni, risulta sempre adeguatamente, od abbondantemente, garantita. Com'è nella corretta tradizione statistica, una bassa numerosità di "risposte" o di reperti, come nei lavori del Broca, non autorizza neppure ad una minima, prudentemente dubitativa, generalizzazione. Le classi entro cui distribuire le risposte si configurano, nella quasi totalità, predeterminate (a parte le domande aperte) con l'impostazione stessa di questionari, così da assicurare chiarezza, sintesi ed aderenze alla realtà, seppure rappresentata da atteggiamenti ed opinioni. I criteri di classificazione, dove non evidenti, sono stati illustrati volta a volta con riferimento ai diversi settori della ricerca. Il piano di campionamento è stato laborioso per l'esigenza medesima di "inspicere" sulle tre FF.AA., dislocate non uniformemente sul territorio nazionale, tenendo conto della non omogenea natura dei reparti (basi, navi, ecc.); in definitiva e perciò si è scartata l'idea di un campionamento rigorosamente statistico. Si è dunque operato con una sorta di campionamento "a grappoli" e cioè con la scelta non per individui ma per gruppi prefigurati in una costellazione di reparti o unità militari. In altri termini, in luogo di "blocchi" di unità abitative o di sezioni elettorali, si è assunto un certo numero di "reparti militari" r~ppresentativi delle tre armi, nonché della loro tipologia d'impiego, operativa o di supporto. Alla definizione dei "reparti", o "unità" di analisi, è stato essenziale il consiglio degli ufficiali interessati all'indagine scelti per la loro competenza non soltanto nel campo della ricerca sociale ma con riguardo alla "natura" degli enti militari; il quadro di questi ultimi risulta in appendice del lavoro. Elaborazioni e relazioni statistiche sono state mantenute nei confini di una loro compatibilità con i fini generali della ricerca, evitando matematizzazioni superflue, spesso anzi atte a far perdere di vista l'autenticità del fenomeno studiato. Così, per quanto alle rappresentazioni grafiche, si è privilegiata la chiarezza e la leggibilità rispetto alla sofisticazione dello strumento, inserendo in esse i dati grezzi e quelli di "frequenza" così da evitare l'appesantimento del testo con tabelle statistiche. 33


In appendice allo studio, per la truppa e per gli ufficiali e sottufficiali, si sono presentati, con il questionario e accanto ad ogni singola voce, i dati grezzi ottenuti. Con i commenti, le elaborazioni figurano nel testo. Pur se con estrema prudenza, il valore dei documenti, ovvero dei 7. questionari, raccolti con la ricerca, siano essi relativi ai militari di leva o a quelli di carriera, va apprezzato anche sotto il profilo storiografico. Si tratta cioè di appurare, argomentandolo, se si tratti o meno di materiale valido per la storia militare, delle FF.AA. italiane, tra gli anni ottanta e novant\. A rendersi conto di ciò non vi è necessità di far ricorso alle assimilazioni, proprie alla storiografia positivista e sociologica, del mondo della storia al mondo della natura, se non con riguardo al metodo, empirico (ove non sia, come nel caso, applicabile lo sperimentale), di osservazione. Nelle sue Regole del metodo sociologico, il Durkheim asserisce che i "fatti sociali" vanno considerati, a volerli conoscere, come cose; tra i fatti sociali rientrano certamente atteggiamenti, immagini, opinioni e cioè quei comportamenti che risultano registrati appunto con l'indagine di cui si parla. Non a caso E. Meyer, nel pieno della stagione positivista, faceva precedere il suo Geschichte des Altertums (1884) da una "Introduzione antropologica alla storia", collocando appunto al centro di essa l"'Uomo" con i suoi comportamenti. È stato osservato (Pugliese Carratelli, 1984), da posizioni critiche, come il tentativo di costruire una previsione dei fatti sociali, partendo da "leggi" proprie alla meccanica, non corrisponda alla ippocratica "pr6noia", assurta, da Tucidite in poi, con un suo legittimo ruolo nell'indagine storica; tuttavia non è denegabile che un qualche senso prognostico, ovvero previsionale, sia attribuibile al quadro sintomatologico del morale delle truppe e dei quadri (o di qualsiasi altra collettività organizzata) in vista dell'efficacia di un loro eventuale impiego. Le ampie ricerche svolte in concomitanza con, o subito dopo, la seconda guerra mondiale, o ancora successivamente, specie se fatte svolgere dalle Autorità militari, non avevano certo scopi esclusivamente accademici od investigativi, privi di connessione con la volontà di scemere le vie migliori per il potenziamento dello strumento e cioè della forza militare. I documenti raccolti, come in ogni altro caso, vanno "filologicamen34 l


te" esaminati e interpretati, cioè "compresi", con ogni possibile chiave ermeneutica. Elaborazioni come ql;lelle del The American Soldier e, in un ambito assai più ristretto, del Prandstraller e nostre, sarebbero, a giusta ragione, inseribili in quei sempre nuovi traguardi che si propongono scuole di storici contemporanei come quella raccoltasi intorno alle "Annales"; tra di essi non mancano studiosi "guidati da un empirismo deliberatamente scevro da premesse dottrinali" (Pugliese Carratelli) o inventori di nuovi metodi, o tecniche, per esplorare campi solitamente trascurati. La "vita quotidiana" dei militari di leva o di carriera, nelle caserme o nei reparti, si ricostruisce anche attraverso le loro dichiarazioni ed è, sicuramente, un elemento non da trascurare del quotidiano dei giovani e/o dei ceti professionali. Trattandosi poi di "storia" di sé stessi, forse le critiche crociane al metodo ed alle posizioni sociologiche, sono meno cogentemente riferìbili alla presa d'atto notarile di opinioni e di atteggiamenti in cui è visibile il travaglio dello spirito. La distinzione formulata, nell'ambito delle "Annales" e nel quadro di una pluralità dei tempi sociali, è riferibile agli elementi della nostra ricerca. Con riguardo ai militari di leva l'attenzione viene attratta dal "tempo breve" della "histoire événementielle" (Braudel, 1983), durata della leva; più ampia, nel tempo, la prospettiva per ciò che concerne i militari di carriera i cui atteggiamenti implicano una più marcata attenzione alle scansioni temporali tradizionali. Per gli uni e per gli altri è asseribile che le ricerche empiriche sui militari siano di contributo a quella "histoire à part entière" pensata da L. Febvre (1986) a significare l'esigenza di una considerazione globale dell'attore sociale e del suo agire e quindi di una "scienza dell'uomo" che non ne escluda manifestazione alcuna. Riprendendo (Pugliese Carratelli) l'esortazione del Febvre ai giovani storici dell"'École Normale" (''Storici, siate geografi. Siate anche giuristi. E sociologi. E psicologi. Non chiudete gli occhi dinanzi al grande movimento che trasforma davanti a voi a una velocità vertiginosa le scienze dell'universo fisico") sembra che essa possa essere estesa alla comprensione dei fatti e degli atteggiamenti militari. Non si tratta soltanto di mettere insieme una somma di osservazioni ma di considerare anche nella "historia" le notazioni sul "militare". Se "l'histoire se fait avec des textes" (Fustel de Culanges) si ha che i protocolli di base dell'indagine siano appunto testi o documenti, la cui "lectio" va interpretata specialmente là dove si sono formulate doman-

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de dalle risposte aperte o nei casi in cui gli estensori dei questionari si siano espressi in forme e con locuzioni del tutto autonome e indipendenti dal testo. In questo caso i documenti sono significanti secondo la chiave di lettura dello studioso e la sua rigorosa riflessione. Se non altro, con la nostra ricerca si è raccolto materiale proficuo, a parte ed al di là degli interessi immediati dei ricercatori, per gli storici della società italiana tra gli anni ottanta e novanta.

*** Il Galasso (1984) nota come il privilegiamento dell'elemento quantitativo sia il più vicino ad un "modello" scientifico della storia e ricorda come tra le altre fonti vi siano quelle degli archivi militari dove il quantificabile è stato esaltato dalle tecniche informatiche e dal loro enorme potenziale operativo. La ricerca di cui si tratta ha a suo fondamento elementi qualitativi: atteggiamenti, opinioni, modi di essere e di porsi, rappresentazioni di date situazioni; la numerosità dei casi ha però reso fattibili considerazioni su collettivi di più migliaia di persone; si hanno dunque basi di partenza, per lo storico, sostanzialmente diverse da quelle tradizionali con fonti narrative, memorialistiche, epistolari e così via, per loro natura "irriducibili comunque a elaborazioni" informatiche. La "nuova" storia non elimina la "vecchia" ma la integra; nel nostro caso arricchisce la storia militare. Conviene riprendere una frase de Le Roy Ladurie (1976) che calza alla perfezione al metodo qui seguito: "la storia basata sull'informatica non si esaurisce in una categoria di ricerche ben determinate, ma sfocia altresì nella costruzione di un "archivio". Una volta trasferiti su nastro ... e dopo essere stati usati da un primo storico, i dati possono essere infatti conservati per futuri ricercatori che vogliano trovare correlazioni inedite ... Ne emerge un nuovo tipo di archivista, una specie di ingegnere della storia molto diverso dai grandi eruditi formatisi all'"École des Chartes" (Galasso, 1984). È anche per questo motivo che si afferma il valore "storico" dell'indagine e si suggerisce, di conseguenza, al Ce.Mi.S.S., di versare, tra qualche tempo, protocolli di base (questionari) e nastri all'archivio storico dello S.M.

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Tra le "nuove fonti" della storia contemporanea vengono incluse le audiovisive (oggi da tutti avvertibili per le vicende della guerra nel "Golfo" così come lo sono state per gli avvenimenti del 1989-90 nei Paesi già a socialismo reale e in particolare in Romania), per la crescente presenza dei "mass media", le "orali" e quelle costituite dalla stampa periodica (di queste ultime ne è dimostrazione la ricerca del Giuliani pubblicata- 1990- dalla R.M.). È discutibile se, in senso stretto, i questionari sottoposti ad oltre cinquemila tra militari di leva, sottufficiali ed ufficiali, siano ascrivibili alle "fonti orali" dal momento che le manifestazioni ideative non sono state raccolte dalla viva voce, e registrate foneticamente, degli interessati. I vantaggi di una registrazione fonetica, rispetto alle dichiarazioni scritte, vengono tuttavia sottoposti a critica dal Galasso per cui l'interlocutore, nel contatto "face-to-face", "non solo non può essere considerato come eco passiva, una pura e semplice trasmissione di tradizioni e di fatti, ma, proprio in quanto fonte viva e reattiva, emotiva e pensante, è semmai, rispetto alle tradizioni e ai fatti riferiti, ancora più ambigua e difficile a decifrarsi di quanto non lo siano le fonti scritte". Se nel modo stesso di porre le domande vi può essere un istradamento alla risposta, è evidente come il condizionamento di "senso" (a parte la speciale natura della popolazione intervistata) non possa essere che meno vincolante nel questionario in cui l"'oralità" è, si perdoni l'ossimoro, della scrittura e non della scrittura mediata da un intervistatore o raccoglitore della testimonianza orale. Problemi ermeneutici, comunque presenti, lo sono di meno con la procedura qui adottata che tra l'altro, si è ripetutamente asserito, ha dato garanzia di spontaneità come le stesse ingiurie o parolacce affioranti da più decine di questionari hanno ampiamente convalidato. Nell'indagine, se non ascrivibile, vicina nelle sue modalità alla storia orale, si è realizzato a guisa di quest'ultima, uno studio dei militari di "prima mano", come nelle ricerche antropologiche, e non sulla base di documenti, come "fogli matricolari", schede di selezione e via discorrendo. Se con il metodo della storia orale si sono conseguite risultanze di rilievo nella ricostruzione di usi o toponomastiche, non di minore importanza si profila l'edificazione della "mappa" degli atteggiamenti attuali, o almeno "pre-Golfo·, , del militare italiano. In qualche misura si è così integrata quella "histoire - bataille" tradizionale in cui l'elemento "uomo" appare del tutto offuscato dalle rappresentazioni del "Palazzo". All'indiscutibile pregnanza storica del materiale raccolto e analizza37


to, vanno tuttavia applicate le riserve espresse da più autori e ricordate dal Galasso nel suo assai pregevole saggio che si chiude con la condivisibile asserzione " .. .la storia è sempre, in realtà, storia contemporanea ... '', a sottolineare la priorità dello spirito o della mente che la riattualizza. 8.

INDICAZIONI BmLIOORAFICHE ESSENZIALI

AMERIO F., R. Ardigò, Milano, 1957. ANTONI C., Dallo storicismo alla sociologia, Firenze, 1940. ARcANGELI B., M. PLATANIA, Metodo storico e scienze sociali, Roma, 1981. ARmoò R., La psicologia come scienza positiva, Padova, 1870. BATTISTELLI F., Marte e Mercurio. Sociologia dell'organizzazione militare, Milano, 1990. BATTISTELLI F., Rapporto di ricerca sui movimenti pacifisti e antinucleari in Italia 1980-1988, Roma, 1990. BLANC L., Della scienza militare considerata nei suoi rapporti colle altre scienze e col sistema sociale, Napoli, 1836. BRAUDEL F. (a cura), La storia e le altre scienze sociali, tr. it., Bari, 1974. BRAUDEL F. (a cura), Problemi di metodo storico, tr. it., Bari, 1973. BoNANNI M., "L'errore di Ettore", in Prometeo, 1990. CREsPI P. (a cura), Storia e sociologia, Milano, 1974. DuRKHEIM E., Les règles de la méthode sociologique, Il a ed., Parigi , 1950. FEBVRE L., Problemi di metodo, tr. it., Torino, 1976_. GABELLI A., L'uomo e le scienze morali, rist., Torino, 1915. GALASSO G., "Fonti storiche", Enciclopedia del Novecento, v. VII, Roma, 1984. GARIN E., Storia della filosofia italiana, III ed., v. 3a, Milano, 1989. GrutiANI G., Problematiche sociali e militari nella stampa specializzata delle Forse Armate Italiane, Roma, 1990. JAMEs W., Saggi pragmatici, tr. it. , Lanciano, 1910. LE RoY LADURIE E., Le frontiere dello storico, tr. it., Bari, f976. LEFEBVRE G., La storiograjia moderna, tr. it., II ed., Milano, 1979. LrVI R., Antropometria militare, vol. 3, Roma, 1896-1905. MAROTTA M., Società e Uomo in Sardegna. Ricerca di sociologia posi· tiva, Cagliari, 1958. MARSELLI N., Gli avvenimenti del 1870-71, Torino, 1871. 38


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39


PARTE

I

LA «CONDIZIONE MILITARE IN ITALIA» LETTA ATTRAVERSO LE OPINIONI, I GIUDIZI ED I «DESIDERATA» DI TREMI~ACINQUECENTO COSCRITTI

l. MODALITÀ DELLA RICERCA. SPONTANEITÀ. RISERVATEZZA

Come si è accennato nella " prefazione" il gruppo di lavoro (costituitosi presso il G.I.R.S. dell'Università di Roma "La Sapienza"), allo scopo di suffragare empiricamente alcune ipotesi sulla "condizione militare", ha approntato, a suo tempo, due modelli di questionario, concernenti appunto la questione per quanto all' Italia, rispettivamente riguardanti i giovani di leva e gli ufficiali e sottufficiali di carriera, da sottoporre, proporzionalmente, a "campioni ", del tipo "a grappolo", delle due categorie per le tre FF.AA., dislocati in aree geografiche diverse ed in forza ad unità sia operative, sia territoriali. Le bozze delle serie dei quesiti sono state poi sottoposte alla revisione critica del Ce.Mi.S.S., che, a sua volta, ha recepito le osservazioni migliorative dei rappresentati dei competenti uffici di Stato Maggiore delle tre Armi. Al fine di ottenere risultanze sicuramente indicative delle opinioni degli appartenenti agli universi statistici speciali oggetti dello studio, si è posta come condizione imprescindibile la garanzia della "spontaneità" e, quindi, della sincerità delle risposte, reazione più agevolmente ottenibile senza il contatto diretto "intervistato-intervistatore" (avrebbe provocato sicuramente pesanti effetti di "alone" in vista anche della struttura gerarchica e dei .~incoli disciplinari di solito non presenti in altre popolazioni statistiche). A tale scopo si è ritenuto opportuno distribuire i moduli presso interi reparti o loro cospiscue frazioni, richiedendone la restitu~one in busta chiusa senza possibilità di individuarne i compilatori, così da invo41


gliare a partecipare alla ricerca e ad esprimere in tutta libertà i propri punti di vista. A rendere espliciti gli intenti e gli scopi dell'indagine, i modelli, diversi, come si è detto, per le due categorie, sono stati accompagnati da una lettera del responsabile della ricerca, ancorché intestata sia al Ce.Mi.S.S., sia all'Università, così da rafforzare l'idea di mirare soltanto ad intenti conoscitivi.

2. MODULI RESI IN BIANCO O CON INVETTIVE E PAROLACCE: LORO SIGNIFICATO I fascicoli distribuiti agli uomini di leva delle tre FF.AA., sono stati 3. 700. Come si evince dagli allegati in appendice, i réparti coinvolti sono stati scelti con dislocazione sull'intero territorio nazionale; si è avuta inoltre l'accortezza, se ne è accennato, di inserire nell'indagine sia strutture territoriali, sia reparti operativi. La "resa" è stata di 3.589 documenti per i giovani di leva; di 2.676 su 3.300 per gli ufficiali e sottufficiali; tra i primi 121 (3,370Jo) sonorisultati, all'apertura delle buste, in bianco; dai secondi ne sono emersi, non compilati, 100 (3,74%); in sostanza l'adesione è stata maggiore tra i giovani di leva che tra il personale di carriera, tenendo conto anche dello scarto nella resa. Centodieci questionari, riguardanti la truppa, si sono caratterizzati per espressioni dileggiative, od offensive, sia nei riguardi dell'apparato militare, sia nei confronti degli ideatori dell'indagine. Tale gruppo di moduli verrà analizzato a parte (M.L. Maniscalco) dal momento che male si presta ad elaborazioni quantitative e si profila meglio apprezzabile nell'aspetto qualitativo. Si rivela comunque prezioso come indicatore della fiducia nell'impegno alla riservatezza degli organizzatori della ricerca e, maggiormente, dell'apparato militare (ha operato da cinghia di trasmissione nella distribuzione e raccolta dei documenti) per quanto alle garanzie sull'anonimato. Le ingiurie e le espressioni di malcontento, in definitiva, oltre che convalidare la spontaneità delle risposte, sono a loro modo attestazioni di fiducia nella parola della gerarchia di rispettare, comunque, l'anonimato sulle opinioni dei soggetti. · Sarebbe stata, di converso, assai sospetta l'assenza di frasi offensive, o, peggio ancora, l'unanirnismo, magari entusiastico, delle indicazioni. 42


t.

3. STRUTTURA DEL QUESTIONARIO. CARATTERI SOCIOCULTURALI DEI COSCRITTI Per quanto ai giovani di leva il questionario (cfr. ali. l) è stato strutturato in nove sezioni: l) "La difesa del Paese"; II) "Vita civile e vita militare"; III) "Adattamento alla vita militare"; IV) "Addestramento"; V) "Vita di relazione"; VI) "Rapporti con l 'habitat civile"; VII) "Problemi di devianza"; VIII) "Notizie sull'intervistato"; IX) "Rappresentanza militare". Esse si susseguono ordinate in una sequenza logica, dai problemi generali verso quelli più specifici e perciò riguardanti più da vicino i singoli. La descrizione della situazione di fatto è stata collocata nella penultima sezione, anziché, come potrebbe sembrare più opportuno, nella prima e ciò allo scopo di dissipare ogni sospetto circa l'individuabilità degli estensori; si è artatamente anteposta alla nona sezione, sulla "Rappresentanza militare". Prima ancora di affrontare aspetti e problemi della "condizione" dei militari di leva per ognuna delle tre Forze Armate, così come emergenti dai moduli raccolti, si configura proficuo sottoporre ad analisi i risultati globalmente conseguiti, ricchi di indicazioni, di manifestazioni di pensiero e di atteggiamenti su tematiche non secondarie. D'altronde il carattere a fattor comune, l'essere di "leva", tende ad omogeneizzare opinioni e comportamenti. Allo scopo di dare anzitutto conto dei caratteri socio-culturali dei coscritti coinvolti nella ricerca si è delineato vantaggioso muovere, preliminarmente, dall'elaborazione delle notizie richieste con l'ottava sezione del modulo (''Notizie sull'intervistato") concernente stati di fatto. Hanno dato risposte in varia misura utilizzabili 3.468 casi (d'ora in avanti: c.) dal momento che dei 3.589 questionari restituiti, come si è accennato, 121 sono risultati in bianco. Alla possibilità teorica di 3.468 risposte per ogni domanda non corrisponde, mai, una adesione generalizzata; di volta in volta perciò si è dovuto tener conto delle indicazioni effettivamente ottenute. ' 3.1

ETÀ

La variabile età fa emergere 1.661 c. di 20 anni o meno e 1.288 con età maggiore, per un totale di 2.949 c. (mancano 519 indicazioni); di questi dunque oltre la metà (56o/o), è assai giovane, mentre poco meno 43


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del440Jo si colloca nella classe degli ultra ventenni. Il dato, pur tenendo conto della elevata scolarità, universitaria e di scuola media superiore, fa ritenere radicata la tendenza ad assolvere l'obbligo senza troppi ritardi. 3.2

LUOGO DI NASCITA

Per quanto al luogo di nascita, per grandi ripartizioni, 943 sono nati nelle regioni settentrionali; 551 nel Centro; 886 nel Meridione; 239 in Sicilia; 89 in Sardegna; 61 i nati all'estero. In totale dichiarano la provincia di nascita 2.769 c.; in percentuale, il34% è del Nord, circa il20% del Centro, il 32% del Meridione, circa il 9% della Sicilia, il 3% della Sardegna; il 2% è nato all'estero. Non sembra significativo calcolare i coefficienti di derivazione dalle aree di provenienza sia per l'indeterminatezza dell'arco di età della popolazione di partenza, con riferimento alla leva, sia per il fatto che l'esigenza di compattare in reparti gli intervistandi non ha consentito un rigoroso campionamento matematico. Si potrebbe aggiungere che, in caso di emergenza, il contingente alle armi nelle tre FF.AA. non vedrebbe impegnati, e quindi a rischio, in forte prevalenza i meridionali che però, in ogni caso, sono il 44% dell'insieme noto (Sud+ Sicilia+ Sardegna= c. 1.214). Dal momento che la popolazione del Nord (3l.XII.88: residenti 25.510.154 = 44.4%) è maggiore di quella delle aree meridionali (residenti: 14.204.294 = 24.7%) e delle isole (residenti: 6.820.125 = 11.9%) la distorsione è, probabilmente, dovuta in parte alla più elevata presenza di giovani nel Meridione ed in parte, forse, alla maggiore opportunità od abilità dei nati nel Nord ad evitare (obiezione di coscienza, sostegno di famiglia, ecc.;.) l'obbligo del servizio. 3.3

GRADO DI SCOLARITÀ

.Per quanto al titolo di studio gli analfabeti sono appena 8; con licenza elementare 82, media inferiore 1.187; con titolo di scuola media •superiore 1.420; 163 i laureati. Qui le risposte ottenute sono in totale 2.860 con circa la metà (49.65%) dei casi (1.420) con titolo di scuola media superiore. Gli analfabeti sono in percentuale irrisoria (0,08) e così quelli con licenza elementare (2,87). I giovani con licenza media inferiore sono il 41.5% (1.187) ed i laureati (163) circa il 6% e cioè quasi il doppio degli ascrivibili alle due categorie infime. 46


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L'elevato livello medio del titolo di studio (media superiore e laurea: 1.583 pari al 55 o/o del totale) induce a riflettere sul volontariato che si configura, mediamente, con un livello scolastico più modesto. È da chiedersi sino a qual punto la più bassa scolarità, con quel che significa, potrebbe essere realmente compensata dalla maggior «pratica» di una pluriennale permanenza alle armi. 3.4

CETO DI PROVENIENZA. RETICENZA IN PROPOSITO

Per quanto al ceto di provenienza si sono avute le risultanze di cui alla Tab. l. È visibile come circa la metà degli intervistati abbia omesso l'indicazione della professione paterna o materna. La reticenza, se così si vuoi chiamare, concerne più il padre che la madre; si potrebbe supporre che, data la maggiore longevità delle donne, da qualcuno si sia inteso non precisare la condizione professionale del genitore, se deceduto; potrebbe anche darsi che nel caso di condizione professionale assai modesta (non riflettendo sull'anonimato del questionario) come è accaduto in altre ricerche, la ritrosia concerna maggiormente il padre ancora simbolo prevalente del livello di ceto (o di classe) della famiglia. In linea di massima, le femmine, e cioè le madri, presentano una condizione professionale assai più modesta di quella dei padri; circa il69% di esse (1.551 su 2.250) non ha professionalità alcuna. Mentre tra i M le categorie più elevate (Direttivo-docente, Libero professionista, Imprenditore-commerciante) danno un totale di 510 casi (25%), tra le madri se ne hanno soltanto 218 (9,69%). Defalcando dal totale delle madri le casalinghe (rimangono in condizione professionale 699 c.) si ha che nelle categorie più elevate se ne collocano per oltre il 31%. Se ne ricaverebbe che tra le madri in condizione lavorativa, poche in proporzione ai padri, agisca un fattore dai selezione che le porta a conseguire, talora, elevati livelli professionali; a controprova nel ceto "Direttivo-docenti" esse sono 103, addirittura più numerose, in assoluto, rispetto ai maschi. La forte presenza di "casalinghe" riflette fattori di costume, in via di superamento, che tendono ancora a ridurre le donne in attività non professionali.

48


GRAF. 4 - CONDIZIONE PROFESSIONALE DEL PADRE E DELLA MADRE

(68.9%)

1600 1400 1200 1000 800 (11.5%)

600 400 200

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MARINA

AERONAUTICA


TAB. l CATEGORIA PROFESSIONALE Pensionato/a Operaio/a Impiegato/a Direttivo-Docente Libero professionista Imprenditore-Commerciante Artigiano/a Agricoltore Casalinga TOTALE

PADRE V.A. V.OJo 320 558 446 90 178 242 110 IlO

15,25 26,58 21,25 4,29 8,48 11,53 5,24 5,24

2.099

100,00

MADRE V.A. v. OJo 137 130 148 103 36 79 36 36 1.551 2.250

6,09 5,78 6,58 4,58 1,60 3,51 1,60 1,60 68,93 100,00

3.5 FORZA ARMATA DI APPARTENENZA

Quanto all'appartenenza di F.A., 1.814 c. fanno parte dell'Esercito (di essi i Carabinieri ausiliar~ sono 42), 596 della Marina e 647 dell' Aeronautica, per un totale di 3.057 indicazioni. Su 3.468 questionari utili mancano dunque 411 dichiarazioni di appartenenza. Percentualmente, sui 3.057 c. il 590Jo appartiene all'Esercito (compresi i Carabinieri ausiliari: 1.4%); il 19.49% alla Marina, il 21.16% all'Aeronautica. Le frequenze corrispondono, anche se non con un'esatta proporzione matematica, all'effettiva presenza di militari di leva tra le tre FF.AA. 4. SU ALCUNE QUESTIONI CONCERNENTI LA "DIFESA" DEL PAESE 4.1

LA ''DIFESA'' COME ''SACRO DOVERE''

La prima sezione del questionario s'intitola "La difesa del Paese" e, quindi, interroga su alcuni dei problemi ad essa connessi, ma non certo, né avrebbe potuto utilmente farlo, sulla "vexata quaestio" del così detto "modello di difesa"; le tematiche relative rientrano nella sfera della politologia, della polemologia e della strategia globale e, per essere dibattute, richiederebbero competenze che, nel sottosistema militare, sono per lo più proprie agli Stati Maggiori. Si aggiunga come nel corso 51


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del1989 si siano avuti vistosi mutamenti nell'assetto europeo e nei rapporti Est-Ovest per cogliere l'inopportunità e l'incompletezza di ogni interrogativo in proposito se rivolto ad una platea, pur ricca di maturità politica e culturale, come quella prescelta. Ci si è limitati perciò al tentativo di portare a galla le opinioni dei coscritti a riguardo di valori generalissimi o di interessi concreti, non sempre tra loro coincidenti. L'attenzione è stata poi appuntata sulle fonti d'informazioni e su alcune possibili modalità della leva. Sull'universo dei valori sono messe a fuoco le D. 1.1., D. l .7; sugli altri problemi le domande (in seguito: D.) intermedie. Il primo quesito (''La Costituzione dichiara che il popolo italiano rifiuta la guerra come soluzione delle controversie internazionali e come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, ponendo la difesa della Patria come "sacro dovere" di tutti i cittadini. Secondo lei tale asserzione è giusta?") sembrerebbe delinearsi, a prima vista, a risposta obbligata. Sarebbe stato da attendersi un assenso plebiscitario. L'aspettativa è andata in parte delusa; infatti su 3.452 risposte, 2.619 (76o/o) sono d'accordo, ma 548 (16%) non lo sono; 285 (8%) si pongono nella zona dei "non so". È da osservarsi anzitutto la quasi totale adesione alla domanda (in apertura del modulo, ha suscitato interesse e non è stata falcidiata da stanchezza): sono appena 16 coloro che non si esprimono. Più ardua l'esplicazione di quel 16% di cittadini alle armi che non vedono la difesa della Patria come "sacro dovere". Sulla base anche delle acquisizione di una recente ricerca sui movimenti pacifisti (dovuta ad un'iniziativa del Ce.Mi.S.S. e diretta dal Battistelli) è da supporre che si tratti di obiettori di coscienza e/o di pacifisti ad oltranza o di persone imbevute di ideologie sovranazionali e/o cosmopolite, come sovente accade nelle fasi di rapido mutamento negli assetti socio-politici, come nel1989, o anche dopo eventi bellici devastanti. Ne è un classico esempio il movimento dei sofisti nell'Ellade. "La mia Patria è il mondo" si profila come messaggio affiorante di tempo in tempo; di recente è emerso nelle ricerche, volte ad altri scopi, dell'lnglehart ed analizzate nel "The silent revo[ution". Similmente può essere spiegato 1'8% dei "non so". È arguibile che la non trascurabile presenza (circa 1/4 del totale) dei non concordi o degli incerti sul dovere di difendere la Patria, sia anche legata all'allentarsi della gresunta minaccia da Est (l'indagine ha avuto luogo sul finire del1989) per effetto della politica dell'U.R.S.S. e per l'attenuarsi delle, in quell'anno ipotetiche, anche se non impossibili, minacce da altre aree come conseguenza generale della "distensione". 53


Si tratta, senza dubbio, di fattori comportamentali dinamici, di carattere etico o ideologico, che, sulla base anche delle esperienze degli ultimi due conflitti mondiali, non significano che un coscritto su quattro sia inaffidabile nell'emergenza. È noto come nel 1939-40 gli appartenenti alle leghe pacifiste o anarchiche, più marcatamente in Gran Bretagna, abbiano dato un pressoché plebiscitario apporto di volontari alla cosiddetta "battaglia d'Inghilterra" .

4.2

SULL'INDISPENSABILITÀ DELLA "LEVA":

380Jo DI ACCORDI

L"'item" 1.2 (''Tale difesa può essere attuata in diverse forme; secondo lei è da ritenere indispensabile l'esistenza di una forza armata popolare, cioè di leva, accanto ai militari di carriera?") affronta il dibattuto tema della "leva", ovverosia della coscrizione obbligatoria di cui, in sede storica, si è occupato di recente, sempre su impulso del Ce.Mi.S.S., l'Ilari e, sulla base di alcune ricerche empiriche, chi scrive. Qui, gli interpellati sono militari di leva, in servizio, e quindi in qualche modo distolti dal loro "quotidiano". Sicuramente altri sarebbero gli atteggiamenti se la ricerca venisse svolta tra militari già di leva, alcuni anni dopo averla completata. Il tempo decanterebbe, in buona parte, le sensazioni negative derivanti dagli obblighi e dagli scomodi intrinseci, comunque, alla vita militare. Ne sono riprova indiretta, ad es., gli afflussi di ex militari ai raduni delle loro associazioni e di folle di genitori alle cerimonie del giuramento delle reclute. La questione andrebbe indagata; in ogni caso la premessa si delinea necessaria per indurre a leggere correttamente ciò" che a prima vista potrebbe esser letto in negativo. Su 3.435 risposte, 1.892 (55%) non si esprimono per l'indispensabilità di una F.A. popolare, di leva, accanto a quella di carriera; 1.289 (38% circa) la ritengono indispensabile; 254 (poco più del7%) sono incerti. L'opinione corrente sul generalizzato potenziale rifiuto, da parte degli obbligati, della leva, si delinea qui tanto più, ci si azzarda a dire, clamorosamente smentita, quando meglio si rifletta sulla circostanza che i 215 circa degli uomini alle armi coinvolti non solo prestano obbligatoriamente il loro servizio, ma approvano la coscrizione; con gli incerti diventano il 45%. I contrari restano, è pur vero, maggioranza (55%) ma, sembra chiaro, con ciò non si appalesano ostili alle FF.AA.: soltantò le vorrebbero formate esclusivamente da volontari e/o militari di carriera. 54


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Se gli apparati militari avessero davvero, nel nostro Paese, quelle denotazioni costrittive descritte, in sede teorica, dal Goffman, per le "società globali", connotazioni poi da alcuni autori nostrani acriticamente (e, comunque, senza il supporto di dati) applicate alla realtà ed al quotidiano delle FF.AA., quel 380Jo di militari in servizio che approva la leva, adempiendone i doveri, sarebbè del tutto inspiegabile salvo a supporre, per assurdo, che si tratti di persone desiderose di quelle sofferenze e di quelle limitazioni che, nell'immaginario di a lcuni Aa., sarebbero connesse al servizio militare obbligatorio.

4.3 CALAM1TÀ NATURALI E IDONEITÀ DELLE FORZE ARMATE ALLA PROTEZIONE DELLE POPOLAZIONI

Successivamente (D. 1.3) si è puntato a sapere se si fosse dell'avviso che le FF.AA. siano in grado di concorrere adeguatamente alla protezione delle popolazioni in caso di calamità (in base al dettato della ''legge dei principi"). Su 3.438 risposte 2.267 sono affermative; 770 negative e 401 si collocano nel campo degli incerti. La domanda non concerneva la possibilità o la concretezza dell'impiego in sé, fuori discussione, essendo previsto dalla "legge sui principi", ma l'idoneità delle FF.AA. a svolgere adeguatamente tali compiti. Una forte maggioranza (66%) è di parere positivo, una minoranza (401 c.) non sa (12%). Il 23% (c. 770) ritiene l'apparato militare non adatto allo scopo. Anche per questo aspetto, pur tenendo conto della tendenza comune ad interpretare i fatti secondo la propria, personale, ideologia, il dato è incontrovertibile: la proporzione di chi, alle armi e di leva, ritiene l'organizzazione di cui fa parte strumento utile di soccorso, è di 3 a l circa (2,94: l) nei confronti di chi è di diversa opinione (senza tener conto dei "non so"). Il giudizio dei coscritti esprime la loro fiducia, ai fini dell'azione pi soccorso, nella struttura; essendovi immersi, la conoscono dal di dentro; ciò significa apprezzamento dell'efficienza, almeno a fini umanitari, del proprio reparto. Più che un' immagine costruita dai "mass media" in occasione degli interventi effettuati negli ultimi anni (i soli che ventenni sarebbero in grado di cogliere), il giudizio riflette dunque consapevoli esperienze. 56


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4.4 FONTE DI MESSAGGI RECEPITI SULLE FF.AA. QUALITÀ DELLA INFORMAZIONE

4.4.1 Fonte dei messaggi

Con la D. 1.4a si è voluto appurare la provenienza delle informazioni dei coscritti sulle FF.AA. Le possibili, principali, fonti sono state individuate in "amici e conoscenti", "televisione", "radio", "libri", "quotidiani", "riviste specializzate", "periodici in generale". È stato chiesto di quantificare, in qualche modo, il peso della fo nte; si sono perciò ipotizzate risposte multiple, partendo dall'idea che, in una società medianizzata, fosse assai probabile che gli input informativi provenissero in prevalente misura dal "principe" dei "mass media", e cioè dalla TV, e poi dalla radio, dai quotidiani, dai periodici, specializzati e non, e per ultimo dalle opere su tematiche militari. Non si è esclusa la più antica e primitiva fonte di informazione e cioè quella orale, qui indicata come "amici c conoscenti". Trattandosi poi di "indagati" in giovane età (media) si è supposto che il gruppo dei "pari" (amici e conoscenti), per certi.aspetti primario, potesse essere una sorgente di notizie non trascurabile anche perché resa più incisiva da quella "buddyship" ("cameratismo"), così viva non soltanto negli apparati militari, ma sempre tra "pari" o "vicini", anche in altre cerchie sociali. Il peso minore (valutazione percentuale approssimativa), corrispondente al 250Jo o meno dell'incidenza degli input ricevuti (e dunque dall'impatto meno intenso) vede come emittente del "messaggio" al primo posto la TV con 1.525 risposte; al secondo i "quotidiani' 1 con 1.464; quindi la "radio" (1.214), i "libri" {1.159), i "periodici" (1.107), le "riviste specializzate" con 902 risposte. Mano a mano che la fonte di informazione acquista rilevanza, pesando maggiormente sulle proprie "entrate cognitive" (dal 26-50% al 51-75% ed al 76-100%) si rinforza il peso della trasmissione orale che, infatti, da ultima che era, relativamente alle altre fonti, nella classe inferiore, diventa la prima nella successiva (26-50%; così ancora nel gruppo seguente e più marcatamente come fonte unica nella classe 76-100%. Nelle ultime due classi il peso della fonte orale da solo, con 988 scelte, supera l'insieme delle altre (556) indicazioni. Se ne ricava che almeno nei giovani di leva, la relazione diretta con gli "others" sia il più incisivo canale di informazione (cfr. "Appendici Statistiche", 1). La rilevanza della fonte orale emerge confermata anche da una let58


t.

tura complessiva dei dati per righe anziché per colonne. Si sono avute in tutto 12.428 indicazioni; in graduatoria di numerosità gli "amici e çonoscenti" sono in prima posizione con 2.632 scelte (21 o/o); segue la TV con 2.435 (20%); al terzo posto i quotidiani (2.005), al quarto (1.401) i libri, seguiti da radio, riviste specializzate e periodici. La priorità della fonte orale si esalta se aJie quattro colonne indicative del volume del flusso si attribuisce un valore quantitativo (l - 2 3 - 4); in questo caso essa risulta (valore numerico: 6.053) assai più incisiva della TV (valore numerico: 3.607) con un rapporto da 6 a 4 ben più significativo della differenza dell'l% di cui prima. 4.4.2 Qualità dell'informazione Il quesito 1.4b si delinea generico nella sua formulazione, né poteva essere posto diversamente riguardando una questione (''Come ritiene di essere informato sui problemi della difesa del nostro Paese?") aJia quale sarebbe arduo dare risposte esaustive anche per gli addetti ai lavori se non proprio dei massimi livelli gerarchici. Pur con tale riserva, sono state previste le ipotesi di informazioni "sufficienti", "non sufficienti", "corrette" e "non corrette" . Complessivamente 1.499 c. reputano di aver adeguate e/o corrette informazioni; 2.503 si dichiarano non sufficientemente e/o non correttamente informati. Su un totale di 4.002 risposte (qualcuno può aver dato risposte multiple) il37% si colloca, concettualmente, in una zona del tutto positiva; di converso, circa il 63% nella zona opposta. La 1.4b integra, pur guardando ai problemi della difesa, la 1.4a nel senso che la fonte, dal flusso più o meno ricco per i singoli soggetti, può essere carente nella completezza e nella correttezza dell'informazione solitamente distorta, in qualche misura e più o meno consapevolmente, dai "mass media" e dalle stesse fonti orali per la manipolazione, ancorché involontaria , operata dai soggetti. Il compito di so.ddisfare le due esigenze in una cornice minima, ma esaustiva, per il "cittadino-soldato", rientra nei compiti formativi, addestrativi ed educativi della catena di comando. Si tratterebbe ora di appurare se presso i reparti vengano o meno illustrati i problemi riguardanti, in generale, la difesa del Paese; un arricchimento delle "comunicazioni" in tal senso non sarebbe certo disutile e, si pensa, potrebbe contribuire ad accrescere la consapevolezza della necessità delle FF.AA. e dell'utilità dello stesso servizio di leva.

59


4.4.3 Diffusione della pubblicistica militare Il Ministero della Difesa, sia direttamente, sia attraverso gli organi competenti delle tre FF.AA., cura alcune pubblicazioni periodiche di ottimo o buon livèllo, centrate su questioni militari. I predetti periodici, programmaticamente, mirano a conciliare il rigore espositivo con l'esigenza di far conoscere e divulgare i problemi delle FF.AA. Le testate maggiori sono: Rivista Militare; Rivista Marittima; Rivista Aeronautica; Informazioni Difesa; Quadrante. I fascicoli, oltre che essere distribuiti per abbonamento (con abbonati, per lo più, militari in servizio ed in congedo) lo sono anche, talvolta, tramite i canali consueti della stampa periodica, le edicole. Oltre aJle indicate si hanno altre testate a cura dell'Arma dei Carabinieri o della Guardia di Finanza o, ancora, senza nessi con l'apparato della Difesa, ad opera di imprese editoriali. Si è chiesto agli incorporati se avessero contezza di qualcuna delle predette pubblicazioni a cadenza regolare; si sono ottenuti 2.312 segnali di conoscenza di alcune delle riviste della Difesa; l . 701 c. non ne hanno cognizione affatto; taluni (86 c.) ne leggono altre. L'espressione "segnali di conoscenza" è stata adoperata in vista della possibilità di risposte multiple per lo stesso soggetto a conoscenza di due o più riviste. Le indicazioni, per q\.lanto sopra, sono state in tutto 4.099 ma non è precisabile il numero delle persone che hanno dato un qualche riferimento, tranne che nel caso delle l. 701 risposte sicuramente negative. Il periodico più noto è la "Rivista Militare" (767 c.) seguito dalla "Rivista Aeronautica" (487 c.); nell'ordine si pongono poi "Informazioni Difesa", "Quadrante" e la "Rivista Marittima". Anche qui, a causa delle accennate possibili risposte multiple, su 4.099 scelte, tra positive e negative, la frequenza degli alieni da ogni lettura della pubblicistica militare è del41 o/o. La frequenza dei lettori non è "sic et simpliciter" determinabile per differenza (59%); ma non dovrebbe divergere di molto essendo impensabile una forte presenza di coscritti interessati a più periodici. Come che sia, il risultato può ritenersi abbastanza soddisfacente. La preminenza della "Rivista Militare" (19% circa delle segnalazioni) si spiega con la maggiore numerosità degli incorporati nell'Esercito; altrettanto chiare potrebbero dirsi le motivazioni che spingono verso la "Rivista Aeronautica" che si avvantaggia della proiezione dei giovani verso i mezzi e le tecnologie più avanzate donde l'interesse per i problemi delJ' Arma "Azzurra". Stupisce la relativa diffusione delle "Informazioni Difesa".

60


GRAF.9-FONTI D'INFORMAZIONE SULLE FF.AA.

1600 14 00 1 200 1000

800 600 400 200

o Amici

TV

Radio

Libri

Quotid. Riv. sp . Periodici

o-

-

76-100%

~ 51-75%

c=J 26-50%

~l~ ~ 0-25%


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...

GRAF. 10 - QUALITA ' DELL'INFORMAZIONE

Sufficientem. 38% 1058

Non suf fie. 62% 1745

Non correttam. 63% 758

Corre t t a m. 37% 441


GRAF. 11 - CONOSCENZA DI PERIODICI EDITI DAGLI ORGANI DELLA DIFESA 100%

75%

50%

25% 63

0%

~

R. Militare

R. Maritt.

lnf. Difesa

0'UJ

-

SI

-

NO

R. Aeron.

Quadrante


Dal quadro ora descritto sono traibili alcuni suggerimenti: porre a disposizione dei militari, gratuitamente, le riviste edite dalla Difesa con una diffusione più capillare di quanto si va già facendo. La distribuzione non dovrebbe essere limitata ai luoghi di ritrovo (''sale convegno", ecc.) ma estesa ai singoli che ne esprimano il d~siderio. In sede poi di "formazione" gli "istruttori" potrebbero metodicamente richiamare l'attenzione sulle predette pubblicazioni illustrandone gli obiettivi e proponendo la discussione dei "pezzi" più adatti a risvegliare l'interesse delle reclute o perché connessi alla vita ed alla natura del reparto di appartenenza, o perché collegati ai contenuti dell'addestramento o per motivi di attualità. 5. SULLA DURATA DELLA LEVA E SULL'ETÀ OTTIMALE AL SUO ESPLETAMENTO 5.1

SULLA DURATA

I quesiti 1.5 ed 1.5 bis investono direttamente gli interessi degli incorporati, resi sensibili dalla loro esperienza di uomini in uniforme. Per quanto alla D. 1.5 ("Tenendo conto dei tempi necessari all'addestramento e delle esigenze operative ed organiche dei reparti ritiene possibile un'abbreviazione del servizio militare di leva?") è intuibile come al quesito sulla possibilità di abbreviare il servizio di leva ci si attendesse in partenza una risposta plebiscitaria per la sua riduzione. Così è accaduto, ma non con la prevedibile unanimità. Su 3.377 risposte (si ricordi che i questionari utili sono stati 3.468) i "si", a favore dell'abbreviazione, raccolgono l'840Jo delle scelte (c. 2.824); tuttavia 553 persone (16%) hanno risposto "no", drappello non inconsistente di entusiasti, si potrebbe pensare, della vita militar~. A dar conto della numerosità dei favorevoli all'abbreviazione della leva è necessario porre mente alla pressante campagna in tal senso svolta, nell'89, da alcune forze politiche tra cui il maggiore partito di opposizione con la proposta, in sede parlamentare, di portarla a sei mesi. Si aggiunga che mentre la necessità di "tempi" adeguati all'addestramento si configura agevolmente comprensibile, non altrettanto si può asserire per le "esigenze organiche ed operative dei reparti". Tali questioni comporterebbero, per un'adeguata consapevolezza, una visione panoramica ed approfondita dell'"organica", del modello di difesa e degli impegni internazionali dello Stato, che talvolta difetta non soltanto ai coscritti, ma anche ad appartenenti alla "classe politica" e ad a ltri non diretti responsabili della sicurezza collettiva. 64


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GRAF. 13 - ETA' OTTIMALE PER LA COSCRIZIONE

oltre 21 ann i 5% 154

19- 21 ann1 33% 1091


5.2 OPINIONI SULL'ETÀ OTTIMALE

Sull'età ottimale per l'a-dempimento della leva, 2.029 c. (620Jo), e cioè la forte maggioranza, sono per soddisfarla "subito a 18 anni"; oltre il 330Jo la collocherebbe tra i 19 ed i 21 anni (1.091 c.); solo circa il 5% (154 c.) preferirebbe che venisse svolta dopo i 21 anni. Tali risultanze si ammantano di un più forte interesse se messe in relazione con quanto si è visto (Sez. VIII) sul titolo di studio degli intervistati che, per oltre la metà, si collocano a livello di "media superiore" e di "laurea". A quanto emerge dalle risposte di cui sopra il "rimando" previsto per alcune categorie di obbligati (studenti universitari, ecc.) non corrisponde ai "desiderata" giovanili. Siffatto atteggiamento è tanto più evidente quando si proceda a sommare la numerosità degli optanti per il non andare oltre i 21 anni per la chiamata, età entro la quale, scontato qualche ritardo nei curricula scolastici, si consegue di solito la licenza media superiore. È dunque plebiscitario (95%) il desiderio di risolvere i propri obblighi di leva sui ventuno anni. Combinando concettualmente il risultato con "l'ineguaglianza" davanti ai rischi (compreso quello di "morte") in caso di emergenza, a danno di coloro che non abbiano optato o non siano stati in grado di ottenere il rimando, se ne ricavano argomentazioni contro le norme in proposito. Va considerato tuttavia che, in assenza di un adeguato gettiLo, quantitativo e qualitativo, del volontariato, l'istituto del rimando consente alle FF.AA. di fruire delle competenze di diplomati e laureati nelle più varie discipline, fruizione condizionata però al loro appropriato impiego, il che non sempre si avvera.

6. OBIEZIONE DI COSCIENZA 6.1 NOTORIETÀ DELL'ISTITUTO DELL'"OBIEZIONE DI COSCIENZA"

Strettamente connesso al soddisfacimento della leva è il problema dell'obiezione di coscienza; con la D. 1.6 si è mirato ad appurare se ne fossero note, in qualche modo, motivazioni e possibilità. Su 3.381 indicazioni, 1'860Jo (2.9 16 c.) si dichiara padrone di una qualche informazione; il 14% (465 c.) non ne ha mai sentito parlare.

67


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6.2

CONVINZIONI INDIVIDUALI ED ATTIVITÀ MILITARI

Con la D. 1.7 ("La gente a proposito dell'obiezione di coscienza ha una serie di opinioni. Dica se è molto, abbastanza, poco o per nulla d'accordo con le seguenti frasi") sono state avanzate più ipotesi rispetto alle quali, come è metodologicamente consueto in ricerche del genere, il campo di "oscillazione" si estende da un accordo totale ad un completo disaccordo . Sulla validità del diritto alla obiezione di coscienza in senso "etico" (''Mi pare giusto il diritto alla obiezione di coscienza; non si può andare contro le convinzioni individuali ed obbligare alle attività militari") su 3.287 c., 1.635, circa il500Jo, sono totalmente d'accordo; 312 (circa il lO%) è in disaccordo; 1.340 c. (40%) si pongono sull'"abbastanza" (899 c.) o sul "poco" (441 c.) d'accordo (27%; 130Jo). Sul problema, però, della parità rispetto all'obbligo di leva e, quindi, sulla non auspicabilità di differenze a riguardo del suo svolgimento, 1.157 c. su 3.227, cioè circa il 36%, si esprimono a favore di uguali doveri. All'estremo opposto si piazzano 837 c. (circa il 26%); la differenza (c. 1.233), per il38%, si autoposiziona nelle graduazioni intermedie. Il risultato si delinea parzialmente incoerente rispetto a quello ottenuto per il primo item della D. 1.7; si tratta di due valutazioni afferenti alla sfera dell'eticità, obiezione di coscienza e sentimento di eguaglianza e, quindi, in sé non prive di aporie. In qualche misura gli interrogati hanno subito una "lacerazione", sia pur minima, tra opposte esigenze etiche. 6.3

SICUREZZA NAZIONALE ED OBIEZIONE

Tale atteggiamento emerge con più ·pregnanza attraverso le posizioni assunte a riguardo della validità dei problemi di coscienza allorché

si supponga in gioco la sicurezza nazionale; le 3.167 risposte si bipartiscono con 1.438 c. (45%) sulle posizioni di accordo (molto e abbastanza), cioè sulla non invocabilità dei problemi di coscienza in caso di emergenza, e l. 729 c. sulla invocabilità, con dunque una discreta prevalenza (55%). . Il risultato attesta comunque del peso attribuito ai doveri verso la "salus publica" qualora sia effettivamente in pericolo. Si rifletta sui nove lustri di pace e sulla distensione già decisamente in atto nell'89, per trame inferenze logiche circa il significato della larga frazione (45%), dalla vita trascorsa totalmente in un'atmosfera di pace e di pacifismo, che attribuisce priorità alla sicurezza dello Stato. 69


c3

GRAF.15 -PROBLEMI INERENTI ALL 'OBIEZIONE DI COSCIENZA: LIVELLO D'ACCORDO

... 100%

75%

50%

25%

0% 3

5

-

Molto d'accordo

~ Abb. d'accordo

D

Poco d'accordo

-

1: Legittimità dell'obiezione di coscienza 2: Parità del "dovere· de l la leva

Per niente d'ace. 4: Punibilità dell'obiez. in caso di rischio pe r la sicurezza nazionale

3: Prio r ità della sicurezza nazionale sui problemi di cose. 5: Latenza dell'obiez. di cose.


Le maniere forti ipotizzate (punire con il carcere) per chi invochi problemi di coscienza rispetto alla sicurezza, vedono, e qui segue un'ulteriore aporia, schierarsi i dissenzienti (c. 2.578) in ranghi assai più affollati rispetto ai consenzienti (c. 561): 1'820Jo contro il 18%. 6.4

SULLA LATENZA DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA

Infine, sull'ipotesi di un'obiezione di coscienza latente in ognuno e sulla non esplicitazione di essa per evitare problemi, la bipartizione vede 1.635 c. sulle posizioni di accordo totale o parziale e 1.520 c. su quelle "analoghe" di disaccordo. In sostanza circa la metà (48%) degli incorporati non si sente neppure potenzialmente obiettore di coscienza. Nel complesso sembra asseribile che la popolazione statistica speciale interrogata dia dimostrazione di un apprezzabile equilibrio nei giudizi fondati, si direbbe, su di un'attenta riflessione. 7. VITA CIVILE E VITA MILITARE 7 .l ASPETTI POSITM DELLA LEVA

La Sez. II del modulo propone alcuni aspetti della condizione militare visti nei loro nessi con la vita civile. Le questioni poste affrontano dunque da prima problemi concernenti le relazioni tra collettività e/o tra sottosistemi (D. 2.1, D. 2.2) per poi portare l'attenzione alle conseguenze della leva sul "Lebenswelt" del singolo interpellato. La D. 2.1 (''Secondo lei la gente oggi considera il servizio militare di leva come: ... '')prevedeva un massimo di tre scelte tra i sei sottoquesiti da marcare con peso decrescente, da uno a tre. Sulla leva come "dovere da compiere per la collettività" sono d'accordo 937 c., pari a circa il47%, di cui 439 si collocano sulla categoria più cogente, nel senso di intendere il "dovere" nel modo più impegnativo. Sulla validità del servizio per accrescere le cerchia delle proprie relazioni amicali 693 c. esprimono un'opinione comunque positiva con, però, il peso maggiore sulla seconda classe di rilevanza (314 c.). Ancora, 1.008 giovani vedono nel servizio di leva un'occasione per nuove esperienze; anche qui prevale la scelta intermedia. Millecinquecentosessanta incorporati ritengono che la "gente" possa trarre dal servizio di leva esperienze positive e negative, ma "comunque interessanti"; le scelte si addensano (c. 571) sulla terza classe. 71


7.2

ASPETTI NEGATIVI DELLA LEVA

Nella D. 2.1, accanto agli item ora brevemente illustrati, di significanza in vario grado positiva, ne sono stati inseriti due atti a riflettere opinioni contrarie alla prestazione di cui si parla. Mentre sono pochi (c. 573) coloro che la ritengono una forma di discriminazione per i maschi, è relativamente elevato il numero (c. 1.799) di coloro che la considerano un "inutile spreco" di tempo e di risorse umane e materiali; di essi la forte maggioranza (c. 1.377: 77o/o) ha una convinzione solida in proposito. È comunque da notare che su i 3.468 questionari utili si sono ottenute complessivamente (ne potevano essere date tre) 6.570 risposte. Se ne ricava che non tutti hanno creduto di aderire alla possibilità di esprimere opinioni multiple. Delle 6.570 opinioni espresse, a prescindere dalla posizione o peso attribuito ad esse, soltanto l. 799 si pongono su posizioni radicalmente critiche al servizio militare con una frequenza . (27%) dunque, di poco superiore ad un quarto. Anche aggiungendo, però arbitrariamente, al predetto punto di vista i 573 c. che vedono la leva come "una forma di discriminazione per i cittadini di sesso maschile", si va a 2.372 giudizi di significato negativo, con il che ci si porta a poco più di un terzo (36%) delle scelte. Nell'insieme dunque anche i modi di sentire, significativi dalla D. 2.1, si disvelano come di apprezzamento per il servizio di leva dal momento che ne sottolineano, per qualche aspetto, l'utilità.

7.3.

RIPERCUSSIONI DEL SERVIZIO DI LEVA SULLA VITA DEGLI OBBLIGATI

Con la D. 2.2 ("Rigua~do alle ripercussioni che oggi il servizio militare comporta nella vita di un giovane e della sua famiglia esistono differenti opinioni. Dica se è molto, abbastanza, poco o per nulla d'accordo con le seguenti frasi: ... ") ci si è calati nel "mondo vitale" o nella "provincia finita di significati" dei giovani aJle armi; si è voluto qui indagare, in chiave di "individualismo metodologico", su le loro opinioni circa alcune delle conseguenze utili o disutili del servizio di leva tenendo presenti le diverse provenienze geografiche e sociali, i problemi del lavoro o di studio, la comune esigenza di inserirsi nella vita lavorativa e, più generalmente, i dettati del mondo valoriale. 72 1


GRAF. 16 .- LIVELLO DI ACCORDO RIGUAR·D O ALLE RIPERCUSSIONI DEL SERVIZIO DI LEVA NELLA VITA DEL GIOVANE E DELLA FAMIGLIA 100%

75%

50%

25%

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2

3

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ALTO

4

5

~ BASSO

1: Forti spes·e per la famiglia 2: Nuove conoscenze 3: l valori militari aiutano a maturare 4: La leva causa. problemi di lavoro e studio 5: Benefici nella formazione professionale


7.3 .l. Oneri per le famiglie L'infima retribuzione, sotto forma di soldo o paga, concessa ai militari di leva, oltreché essere avvilente, ad avviso di chi scrive, per i percepienti (si rifletta alle mercedi orarie correnti per le più umili prestazioni lavorative) implica l'impossibilità, pur nella gratuità del soddisfacimento delle proprie esigenze essenziali, di provvedere a quei bisogni, ancorché minimi, di "civiltà" ai quali il giovane, pur essendo di leva, non può senza pesanti disagi, rinunciare. Essi, anzi, si accrescono con l'inserimento in una comunità che, in qualche modo, distacca e separa dal proprio gruppo primario: familiari, amici, soggetti di rapporti sentimentali. Ne derivano due conseguenze: lo "stridore" delle differenze di possibilità tra i provenienti da nuclei a basso reddito e gli altri; l'esigenza di ricorrere a sovvenzioni, più o meno generose e più o meno sofferte, a seconda del reddito, da parte delle famiglie. Sarebbe agevole verificare la questione accertando l'entità delle sovvenzioni che i militari di leva ricevono saltuariamente e/o pèriodicamente da fonti familiari. Consegue da tutto ciò che la maggior parte degli uomini di cui si parla, e cioè 2.179 c. (660Jo) dei 3.279 che rispondono, è "molto d'accordo" sul pesante aggravio del servizio di leva per la famiglia; assommando poi chi è "molto d'accordo" con gli "abbastanza d'accordo" (c. 718), si ha che oltre 1'88% dei c., avverte, e perciò dichiara, di essere di peso alle proprie famiglie. Appena il12% circa (c. 382) non condivide (''poco d'accordo", "per nulla d'accordo") tale condizione. Sono formulabili, per questi ultimi, più ipotesi e presunzioni in un ventaglio che va dall'essere essi di condizione personale e/o familiare agiata (sicché il fastidio del servizio militare non è di ordine economico) o, all'opposto, di nuclei familiari a basso reddito, o ascrivibili alle zone di "povertà" della stratificazione sociale (da ciò un alleggerimento degli oneri per i parenti). Ulteriore ipotesi è che si tratti di elementi assai abili a provvedersi di mezzi finanziari nell'ambito stesso della struttura di accoglienza. La questione non è secondaria dal momento che la rete delle proprie relazioni ovviamente va ben al di là dei rapporti "faccia a faccia". I collegamenti con le persone care vengono ora assicurati (a parte le visite), e con frequenza, dalle conversazioni telefoniche, come è visibile dalla semplice osservazione dell'affollamento, nelle caserme, delle relative cabine, nel tempo libero . Anche per questo, apparentemente secondario aspetto, le differenze di disponibilità, accompagnate dalla non uniforme distanza dalla sede di provenienza, creano discrasie tra coscritto e coscritto.

74


È appena necessario aggiungere che le esigenze del personale di leva, non soddisfatte direttamente daU'amministrazione, si allargano a numerosi altri settori. Così,- a ltra esigenza fondamentale non può non dirsi quella di intrecciare relazioni con l'altro sesso; comunque si vogliano vedere, comportano dei costi (dal cinema, alla "pizza", alla "mercede" se si tratta di "veneri vaganti") che il "soldo" non consente di affrontare; da qui ulteriori limitazioni alla vita affettiva e/o sessuale. Nell'insieme le risposte convalidano le talvolta aspre critiche dei "mass media" o di altre fonti, sulla inadeguatezza ed insufficienza della paga che appena consente di affrontare le proprie spese epistolari (la "corrispondenza" è però ormai in disuso nel costume giovanile) ma non sempre le telefoniche. In sostanza, alle non poche privazioni alle quali, necessariamente, risulta sottoposto il militare di leva, si aggiunge anche quella dei mezzi pecuniari. Tale carenza, come è stato messo in luce in sede di esame e discussione dei fenomeni di "devianza" in campo militare, si riverbera, in qualche modo, sulla delittuosità, specie per quanto alla (relativa) numerosità dei delitti contro il patrimonio (furti, ecc.). Ulteriori argomentazioni a favore di un "soldo" più equo possono essere tratte dalle norme degli ordinamenti penitenziari. Il recluso che oltre al "dover suo", di scontare la pena, esplichi una qualsivoglia attività lavorativa ha diritto ad una mercede rapportata a quella corrente sulla base degli accordi sindacali di categoria. Il "dovere" incontrovertibile del militare è quello di addestrarsi (per la "difesa" della Patria) all'uso delle armi e, addestratosi, di essere pronto all'impiego armato (o di soccorso in caso di calamità). Difficilmente potrebbero ragguagliarsi a tali compiti le incombenze dei servizi di fatica (corvé) assegnate ai soldati. Andrebbero dunque remunerate con gli stessi criteri e nella stessa misura (almeno!) previsti per i reclusi.

7.3 .2 Arricchimento delle relazioni culturali Con il secondo sottoquesito della D. 2.2 si è teso ad accertare se la vita di relazione degli uomini di leva venga o meno effettivamente incrementata o, meglio, arricchita, attraverso la permanef\za alle armi, con il superamento delle differenze culturali legate alle aree di provenienza e delle diversità connesse al non uniforme posizionamento, negli strati economico-sociali, delle proprie famiglie. 75


Una verifica in tal senso si è delineata tanto più necessaria in quanto in altra sede si è sostenuto, senza però un riscontro empirico, tale tesi. Ora, in concreto, è asseribile che l'ipotesi non era priva di un buon fondamento. Su 3.161 aderenti alla domanda, infatti, 1.058 sono "molto d'accordo" sull'utilità per la vita di relazione del servizio di leva; 1.227 si dichiarano "abbastanza d'accordo"; in "disaccordo parziale" si hanno 587 c. e "per nulla d'accordo" 289 c. per un insieme di 876 c.; ne consegue che oltre i 2/3 (pari a 2.285 c.: 72o/o) degli interpellati riconoscono l'utilità, per questo aspetto, della leva. È evidente l'indicatività o, meglio, la significatività del risultato; resta un 28% circa di opinione diversa.

7 .3.3 Leva e maturazione della personalità

Più controvertibile l'ipotesi successiva sulla validità del servizio militare come occasione, attraverso il contatto con i valori militari, per la maturazione della propria personalità. Su 3.179 risposte, 1.308 sono d'accordo "molto" o "abbastanza"; 1.871 "poco" o "per nulla". In termini percentuali i primi costituiscono il 41%; gli altri il 59 o/o. Il risultato, a leggerlo bene, non è del tutto insoddisfacente; anzi, per qualche aspetto, potrebbe essere gratificante per l'apparato militare. Come è chiaro, nel quesito era intrinseca l'idea di essere ricchi di un "lo", cioè di una personalità, in via di maturazione ("età evolutiva") e perciò non del tutto formata se arricchibile attraverso l'esperienza della vita militare, con i suoi valori. Il riconoscimento di una propria non piena, o non completa, personalità, non può non implicare, con l'autocritica, una sorta di reticenza per l'auto-limitazione e per un autogiudizio restrittivo, tanto meno accettabili in un'atmosfera sociale in cui i giovani tendono, per l'età stessa e per le facoltà (diritto di voto, ecc ... ) loro concesse, ad autovalutarsi come non abbisognevoli di ulteriori apporti alla propria personalità. Da ciò la significatività in positivo dei 2/5 che avvertono, e lo dichiarano, il valore formativo della vita dei reparti.

7.3.4 Vita lavorativa, di studio e leva. Suggerimenti a mitigarne le discrasie Non v'è dubbio che l'essere distolti per dodici mesi dalle sequenze preordinate delle proprie attività lavorative e/o di studio comporti in-

76


convenienti. Dopotutto è un segmento non breve (dodici mesi) della propria vita temporale che subisce l'impatto di un dovere che, pur ove sentito, resta obbligatorio . . Le implicazioni della "durata" vanno considerate e valutate in vista, per quanto al caso, non soltanto della "speranza" di vita alla nascita, ma della speranza ancora attesa. Trattandosi poi di giovani il rapporto va fatto, con ulteriore restrizione, in riguardo all'esistenza lavorativa. Cadendo, infine, il servizio militare nel pieno di quel tratto dell'esistenza che intrinsecamente si delinea ancora di preparazione (studenti) o di stazionamento in vista di occasioni di inserimento nel mondo del lavoro (in cerca di prima occupazione) o, ancora, di una iniziale immissione in percorsi occupazionali, non va sottovalutato lo sconvolgimento che, talora, l'interruzione (leva) può provocare in quella realizzazione del "sé" che oggi si configura tra le istanze fondamentali postadolescenziali nelle società "post-materialistiche". Assumendo quanto si è detto a "chiave di lettura" del quesito circa la turbativa di cui si parla, si spiega pienamente come su 3.213 risposte, 2.145 vadano nel senso di vedere la leva come una sorta di steccato alla soluzione dei propri problemi lavorativi e/o di studio . Ai casi predetti vanno assommati i 606 "abbastanza d'accordo"; si ha così che 1'860Jo (2. 751 c.) è consapevole con molta intensità (per oltre due terzi) o con intensità (18%) del problema. Appena 462 c. (14%) non avvertono, per questo aspetto, alcun danno dal servizio militare. Mentre l'interpretazione, in generale, dell'atteggiamento non si profila problematica, lo stesso non può dirsi del mezzo migliaio scarso di coscritti che non si sente danneggiato. Potrebbe trattarsi di elementi al limite inferiore della fascia di età, come si evincerebbe dal fatto che alla D 1.5 bis circa 2/3 delle risposte siano state per la preferibilità della leva "subito a 18 anni". Meglio sarebbe, anche sulla base di questo risultato, inserire la "censura" temporale della leva nel momento di svolta, con l'affacciarsi nell'età adulta, tradizionalmente legata, ma non solo per il costume, entrando in gioco lo sviluppo psico-fisico, ai diciotto anni. Il dato parrebbe ulteriormente suggerire l'accorgimento, tra l'altro corretto anche per altri aspetti già delineati (parità di (ronte al rischio, ecc.), di rendere obbligatorio per tutti il servizio militare· a diciotto anni; l'utilizzazione dei titoli di studio proficui per le FF.AA. potrebbe, in casi di emergenza, essere ugualmente garantita con il richiamo alle armi, mentre in normalità non sarebbe improprio provvedere, ove necessario, con personale di carriera (medici, ingegneri. .. ). Un ulteriore rimedio collettivo potrebbe consistere nel potenziamento di provvedi77


menti "premiali" già in qualche misura operanti, nei confronti di coloro che abbiano espletato il servizio militare (conteggio della leva ai fini pensionistici e di carriera; riserva di un certo numero di posti nelle pubbliche amministrazioni; fruizione di punteggi aggiuntivi ai fini concorsuali, ecc.). Non sarebbe poi stravagante aggiungere, per gli studenti universitari, l'abbuono di uno o due esami complementari, dal momento che sotto le armi, a parte l'esperienza, pur si apprende qualche cosa di non disutile. Perché poi non istituire un premio di congedamento e di reinserimento? Pur ipotizzando una cifra elevata, relativamente alla scarsità del soldo, per esempio di un milione a leva espletata, se ne avrebbe un modesto onere complessivo (circa 300 miliardi annui), irrisorio rispetto ad altri capitoli di spesa, tenendo conto dell'impatto positivo sul morale della grande maggioranza degli incorporati. Le gratificazioni morali e simboliche, dall'aver ben servito la Forza Armata, non sono necessariamente disgiungibili da riconoscimenti concreti (assegni in denaro vengono concessi ai decorati al valore). Riflettendo poi sull'essenza di società globale, o totale, dell'apparato militare, non si vede la ragione (perciò prima se ne è assunta la terminologia) di prevedere negli ordinamenti una legislazione "premiale" per talune fattispecie nel "penale" e non per i soldati che criminali non sono. Ci si preoccupa, e giustamente, per il reinserimento degli ex carcerati, perché non si dovrebbe fare altrettanto per gli ex militari di leva? ("absit iniuria verbo").

7.3.5 Formazione professionale L'ultimo quesito della D. 2.2 concerne l'utilità della leva ai fini di una formazione professionale utilizzabile nella vita civile. Su 3.196 indicazioni, 897 sono d'accordo, "molto" (c. 329) o "abbastanza" (C. 568); 2.299 ·lo sono "poco" (1.081 c.) o "per nulla" (c. 1.218). Il peso delle persone in qualche modo d'accordo è del 280Jo, poco più di 1/4. Dal momento che la leva dovrebbe mirare a formare il "militare" e non professionisti civili, si direbbe soddisfacente il risultato ottenuto. Anche a tal proposito va ricordato l'ibridismo di alcuni indirizzi militari, mescolanza disarmonica di elementi diversi, che investe anche i corsi delle accademie e delle scuole militari, lacerati tra le opposte esigenze di preparare ufficiali valenti nel loro mestiere e, in contemporanea, addottorati in materie universitarie (Giurisprudenza, Economia e Commercio, ecc.) che, solo in parte, si profilano utili e confluenti verso talune

78


GRAF. 17 - COSA COMPORTA IL SERVIZIO DI LEVA

Sradic. abitudini 46% 1196

Conosc. meglio 8% 211

Respinto da pop. 6% 155

Nuove conosc 12% 319

,.. -...l \0

Arri-cch. esper 15% 397

Matur psic. 13% 326


professionalità militari. Se poi, come qualcuno sostiene, il servizio militare dovrebbe essere formativo verso professionalità civili, per la "contriddizion che noi consente", tanto varrebbe non espletarlo affatto. È da presumere che il 28o/o che si giudica arricchito, essendo allearmi, per le professioni civili, sia degli utilizzati in quei settori che, almeno in situazioni ordinarie, si configurano commutabili. L'elevato numero, come si è visto, di coscritti con titolo di studio medio superiore e universitario, rende ancora più ardua la possibilità di coltivare professionalità civili con la pratica militare, dal momento che le prime, per essi, sono già nettamente determinate o solidamente indirizzate. · L'utilizzazione poi di una parte degli uomini in attività di corvè, di nessuna o minima specializzazione, non si delinea come la più atta ad arricchire una qualsivoglia professionalità. L'acquisizione infine di competenze squisitamente militari (uso e manutenzione delle armi e dei sistemi d'arma) non trova , di solito, corrispondenze in ambiti civili. 7.4

l ' LT ERI O RI NOTAZ IONI SULLE CONSEGU E NZE D E L LA L EVA

La D. 2.3 (' 'Secondo lei il servizio di leva comporta: ... ")presenta un ventaglio di ipotesi valido anche a (parziale) controllo di alcuni dei quesiti precedenti o successivi. Nel complesso le adesioni sono state 2.604 (su 3.468 questionari utili). Il 25% circa si è astenuto; è probabile che la ripetitività, inerente appunto alla funzione di controllo della D. 2.3, abbia distolto la predetta frazione dal considerare gli item. Su 2.604 c. non è affatto stupefacente che 1.196 c. (46%) vedano la leva come "uno sradicamento dalle proprie abitudini"; desta anzi meraviglia che la percentuale non sia più elevata. Le altre cinque ipotesi suggerite sono tutte, meno una ("sentirsi respinti dalla popolazione civile"), di significato positivo rispetto alla leva: 211 c. (8%) la vedono come un modo per conoscersi meglio; 397 (15%) come arricchimento delle proprie esperienze; 326 (12%) fattore di maturazione psicologica; 319 (12o/o) come occasione per "conoscere gente diversa" e nuovi luoghi; 155 c. (6%) si sentono respinti dalla popolazione civile. In sostanza le valutazioni positive (1 .253 c.) sono, in numeri assoluti e percentualmente, equivalenti alle altre (1.19.6 c. più i 155) sullo "sradicamento" delle abitudini e sul "respingimento" dalla popolazione civile. Dalla D. 2.3 risultano perciò convalidate le asserzioni delle D. 2.2, item 2 e 3, di cui si è accennato; la vita militare arricchisce le esperienze (15%), matura (12%), potenzia (20%) la propria vita di relazione ("conoscersi meglio" e "conoscere gente diversa e nuovi posti") . 80


7.5

L'"IMAGO" FUTURA DELL'ESPERIENZA DI LEVA

Il gruppo di item compreso sotto la D. 2.4 ("L'esperienza della leva ritiene possa essere in futuro per lei: ... ") mira in parte a proporre materie di confronto con gli interrogativi già formulati o da porre; punta anche a stimolare verso una proiezione, immaginaria, nel futuro e, da quello spazio temporale prefigurato, riconsiderare il significato della propria esperienza militare. L'apprezzamento retrospettivo sarebbe assai più significativo se realmente indagato come microstoria a ritroso e cioè su militari in congedo (stratificati secondo la loro distanza temporale dalla vita militare) invitati a pronunciarsi, riesumando fatti del passato, per individuarne le possibili connessioni con il presente. In ogni caso non è privo di interesse e non è soltanto argomento di "immaginazione sociologica" indagare sull'opinione, per quanto al tema, dei militari alle armi. La prima questione si riferisce al mondo delle rimembranze in generale per sapere se l'esperienza di leva potrebbe profilarsi, in avvenire, come un gradito ricordo; si è dunque alla ricerca di un apprezzamento generico di un supposto tempo superato. Su 3.055 risposte utili (ne mancano 400 circa rispetto alla numerosità dei questionari) 1.085 si collocano su tale item. Poco più di 1/3 dei c. è stato cioè in grado di astrarsi dalle cure del presente per costruire mentalmente il passato militare, ricco di note gradevoli (''un gradito ricordo"). Pressoché altrettanti (c. 1026), e cioè un altro terzo, immagina di vedere in avvenire la leva come un "periodo non significativo sotto il profilo personale"; non significativo, ma non negativo. Se infatti un item che invogliasse ad esprimersi del tutto negativamente non è stato posto, tuttavia, avendone a disposizione uno aperto (''altro"), sarebbe stato possibile collocarvisi. Qui invece si sono avute 292 risposte che, per la loro variabilità, andranno analizzate come gruppo a sé. Trecentoquarantadue casi, e cioè circa il lOOJo, vedrebbero la leva come "una pratica di vita e di lavoro positiva"; 31 Ocome "periodo utile ai fini addestrativi" del tutto o parzialmente. Collocando in una posizione neutra i 292 c. (circa il 10%) dagli avvisi non preindicati, si ha che 1.737 soldati (e cioè circa il 56% della popolazione statistica) suppongono di poter cogliere, anticipando le proprie future reminiscenze, un alcunché di buono dalla propria esperienza di vita militare. L'immaginato mondo dei ricordi non si profila dunque, riguardo alla leva, per i più, di colore grigio. 81


00

tv

....

GRAF. 18 - COSA RAPPRESENTERA' IN FUTURO LA LEVA .

Gradito ricordo 36% 1085 Pratica positiva 11% 342

Altro 10% 292 Periodo non signif. 34% 1026

Periodo utile 10% 310


7.6

DEPRIVAZIONI INERENTI ALLA VITA MILITARE

7.6.1 Tempo

Si sono volute poi registrare, con una sorta di sismografo, le deprivazioni di cui "soffrono" i militari di leva dando loro la possibilità di significative risposte multiple. Il problema del "tempo" (''libertà di gestire il proprio tempo") emerge come di maggior rilievo; è dunque prioritario, con lo "spazio", non soltanto per quanto al pensiero filosofico e sociologico o alle concezioni della fisica teorica, ma anche allorché lo si voglia, più banalmente, considerare in connessione con la "praxis" individuale. Fruendo della possibilità di risposte multtiple, 3.038 c. si pronunciano; 2.404 di essi, e cioè poco meno dell'800fo, sentono molto la mancanza di libertà nella gestione del proprio tempo, 471 (circa il160fo) "abbastanza" e soltanto 163 (cioè il 50fo) "poco". Il risultato non sorprende; la privazione del "tempo" si delinea concordemente, nelle ricerche sociopsicologiche, più rilevante di quella dello "spazio" o di altri elementi. Tra le risorse scarse, la più manchevole è proprio il bene "tempo" (donde le espressioni correnti "mi manca il tempo", "non ho tempo" ... ); è mezzo assai limitato pur nella sua inafferrabilità; è il più coinvolto nella sfera delle libertà. Si potrebbe vivere a lungo in uno spazio ridotto, come nei cenobi, ma aver breve vita, pur disponendo di spazi immensi. Nelle società globali poi è la scansione del tempo che viene, prima di ogni altra, regolata e imposta, come negli ordini religiosi; non a caso l'orologio, che ha sostituito i tempi della natura con quelli del lavoro, è stato inventato dai benedettini per i loro (''ora et labora") laboratori. L'opinione dei coscritti è dunque di grande valore semantico; ne è conferma l'uso generalizzato nelle caserme e nelle stesse accademie militari (oltre che nelle istituzioni carcerarie) del conto del tempo alla rovescia: meno duecento, ... meno cento giorni (MKP 100) alla fine del servizio. È come se con l'esaurirsi del tempo vincolato, ci si aprisse ad una nuova vita. Nelle istituzioni religiose il conto del tempo alla rovescia è limitato al noviziato; non va al di là dell "'ordinazione". Similmente per i militari di carriera si pratica prima dell"'ordinazione" a sottufficiale o ad ufficiale. Si riassume la numerazione aH'incontrario (come in tutte le attività per cui sia previsto) in vista dellimj.te di età o pensionamento, ma con altro senso: lì di speranza e di apertura alla vita, qui di sconforto. L'attesa della "quies" (quiescenza) si delinea come preludio carico di "lirismo" negativo, mentre nell'altro caso retentisce di "cantar novo". 83


7 .6.2 Relazioni sentimentali I militari di leva poi avvertono subito dopo la privazione nelle relazioni con la famiglia (c. 2.826) e sentimentali; 2.816 c. si pronunciano e di essi 1.859 (66o/o) ne risentono "molto"; il23% (c. 637) "abbastanza" ed appena 320 (11% circa) ne soffrono "poco". Data l'età, di piena esplosione sessuale, con il connesso corteò di manifestazioni affettive, tale atteggiamento si rivela con una sua logica giustificante. Nel quesito si è usata l'espressione "relazioni sentimentali" e non si è accennato a "relazioni sessuali", non in obbedienza a pruderie "vittoriane", ma per appurare l'entità del vuoto affettivo eterosessuale, più arduo da colmare rispetto all'altro, meno complesso e dalle più agevoli opportunità. Ad ingigantire la frequenza dei "molto" deprivati, contribuisce il noto costume della debole propensione, e non soltanto nei centri mediopiccoli (dove è più accentuata), delle giovani donne del luogo ad intrecciare rapporti affettivi con i soldati di leva. Si ha notizia, per esempio, come in piccoli presidi (Bracciano, Viterbo, ecc.) si assista alla rarefazione delle fanciulle nel "passeggio" e nei luoghi di ritrovo nelle ore della libera uscita. Nonostante l'evoluzione degli usi e d.elle mode, sussistono, con altrettanta forza, gli steccati tradizionali: il militare di leva è in transito; non se ne conosce la famiglia; si suppone che la sua propensione a legami duraturi sia debole; è probabile che abbia impegni affettivi nella sua residenza abituale e così via. Si aggiungano l'opinione pubblica, la concorrenza dei giovani del posto e, fattore non ultimo, la mediamente scarsa disponibilità finanziaria, a renderne poco appetibile la compagnia. Dalle difficoltà ora descritte deriva, a controprova, il rigoglio nei presidi più importanti del sostitutivo più immediato e cioè delle "veneri vaganti" (per esempio in Pordenone). 7 .6.3 Famiglia

Pur essendo in fase post-adolescenziale e, contrariamente alle atte.: se, considerandone i connessi impulsi verso l'autonomia e l'autodirezione, ulteriore carenza notevolmente avvertita è quella della famiglia. Su 2.826 c. ben 1.457 (52%) la sentono "molto", 953 "abbastanza" (34%) e soltanto 416 (14%) "poco". In sostanza 2.410 c. (erano 2:496 nel caso precedente) soffrono in qualche misura della lontananza· con 84


un peso relativo pressoché analogo alle corrispondenti privazioni sentimentali. Il dato è sicuramente .significativo a prova dell'intensità dei "telè" familiari nella società italiana attuale, specie guardando alla relativa brevità del servizio ed alla numerosità dei ritorni in famiglia per permessi o licenze. Non si hanno dati di confronto per le comunità di leva di altre stagioni (tra le due guerre ed ancor prima) obbligate ad una durata della ferma, pur variabile di tempo in tempo, assai più lunga. Si ha tuttavia l' impressione che, al presente, il "familismo" si sia accentuato, probabilmente a ragione della ridotta ampiezza dei nuclei, con uno o due figli, e con la conseguente concentrazione delle cure parentali e, reciprocamente, del senso di dipendenza dalle famiglie. In altri campi il fenomeno si avverte con l'ormai diffuso, tra coloro che ricercano una nuova occupazione, rifiuto di assunzioni di lavoro non soltanto se di natura non gradita (comunque), ma anche se in sede diversa dall'abituale (dovunque); da ciò una spinta in più alle immigrazioni dal "terzo mondo". 7 .6.4 Amicizie

Sentita è anche la mancanza di amicizie (c. 2.699) con 1.359 c. "molto deprivati" e 937 "abbastanza"; i primi costituiscono poco più della metà dei casi ed i secondi circa il 35o/o; nel complesso sono 1'85%; il restante 15% avverte "poco" l'insufficienza. È possibile che la brevità stessa della leva e la frequenza delle sue interruzioni non favoriscano l'instaurazione di più forti nessi amicali nelle strutture militari. La "buddyship" resta ostacolata dalla frammentazione del tempo della leva e dalla proiezione verso le famiglie; mancano parzialmente le condizioni per la formazione di comunità primarie o mondi di familiarità in ambito militare. Ne resta vulnerato, almeno in parte, il sentire "sé negli altri" e quindi quella coesione gruppale che se non determinante in situazioni di normalità, diviene indispensabile nel caso di contingenze belliche o di situazioni, comunque, a rischio. Le risposte ottenute al quarto item della D. 2.5 confermano quelle del suo corrispondente della D. 2.1 (la leva come "occasione per allargare la propria cerchia di amicizie e conoscenze) che, essendo appena 693, ne davano a vedere il debole impatto ai fini amicali; non contrasta85


GRAF. 19 - COSA MANCA DURANTE IL PERIODO DI LEVA

00 0\

,..

2500 2000 1500 1000 500

o

/ Tempo

Denaro -POCO

Famiglia -

Amicizia

ABBASTANZA

Rei. sent.

D

MOLTO


no poi con il secondo sottoquesito della D. 2.2 dove ci si riferiva alle possibilità di permettere "conoscenze e di stabilire relazioni. .. ". 7.6.5 Autonomia finanziaria

Per ultimo, è avvertita la non autonomia finanziaria; su 2.679 aderenti al quesito, 1.201 la avvertono "molto" (450Jo circa), 824 "abbastanza" (31% circa) e 654 (240Jo circa) "poco". La mancanza di denaro è dunque percepita, ma meno delle altre deficienze, non certo per la doviziosità degli emolumenti, ma per le sovvenzioni da parte delle famiglie; si ha così conferma dell'intensità di tale dipendenza, senza contraddizione con le notazioni prima avanzate circa l'irrisorietà della paga del soldato di leva (cfr. D. 2.2, primo item). In definitiva, la scala delle deprivazioni si snoda, secondo nessi plausibili, dal "tempo" alla relazioni sentimentali; dalla famiglia alla sfera delle amicizie, all'autonomia finanziaria. Come suole accadere nelle contingenze sociali ciò che viene concesso o modificato provoca corrispondenti reazioni o compensazioni riequilibratrici. La brevità della leva e la "liberalizzazione" degli obblighi attraverso la frequenza dei permessi e delle licenze, sembrerebbe (a parte le utilità in relazione ai desiderata dei "soggetti") risolversi in un accrescimento di subordinazione verso il microsistema sociale di provenienza, con una simmetrica riduzione della solidità dei legami camerateschi; se ciò viene incontro, certo, alle immediate aspirazioni, ne è discutibile il giovamento per l'efficienza, ed anche per l'efficacia, dei reparti militari.

7.7

SERVIZIO MlLITARE, ISTRUZIONE PROFESSIONALE E FORMAZIONE CMCA

Allo scopo di ulteriormente approfondire l'efficacia del servizio di leva ai fini della "formazione lavorativa e del cittadino" si è impostata la D. 2.6 (''Ritiene di aver tratto giovamento dal servizio militare per la sua formazione di lavoratore e di cittadino?") ad integrare i quesiti già posti, su questioni consimili, specialmente con la D. 2.2. Qui però si è più sulle generali e cioè, almeno negli intenti, in una sfera afferente più al mondo dei valori, che alle utilità pratiche. L'item ha previsto accanto ad un "si" e ad un "no" secchi, un "molto" ed un "poco". Si sono avute 2.270 risposte tra i si ed i no e 1.061 tra i "molto" ed i "poco" (in tutto 3.331). 87


Per il "no" sono 1.509 c., poco più del 450Jo; 761 sono per il "si", pari a circa il 23%. Opinano di trarne molto giovamento 116 c. e cioè il 4%; 945 c. valutano "poco" il giovamento conseguito. Tra i "si" ed i "molto" si hanno 877 casi di persone (26%) che, pur non avendo ultimato il servizio militare, sono del parere che esso sia utile ai fini in argomento. Pura fronte della pesante negatività del 45% dei "no", va sottolineato che oltre 114 dei c. si esprime favorevolmente, risultato questo in linea con quelli ottenuti in precedenza. Non è poi da trascurare quel 28% che, seppure "poco", si è avvantaggiato della leva. Nell'insieme la percepiscono in positivo ("si", "molto", "poco") 1.822 c. e cioè il 55%, risultato non ottimale ma, sembrerebbe, neppure scoraggiante tenendo conto che, al di là delle retoriche patriottarde o delle denigrazioni (viscerali od interessate che siano) della vita militare, a pronunciarsi sono i diretti protagonisti, colti nel pieno di un'attività, non priva di note costrittive. L'item 2.7 (''Secondo la sua esperienza, co~ una diversa organizzazione delle Forze Armate, quale giovamento si potrebbe trarre dal servizio militare?") tende a "educere" gli atteggiamenti verso una diversa, non precisata (né precisabile), organizzazione delle FF.AA., onde trarre dal servizio militare una più rispondente istruzione professionale, una migliore formazione civica o più ricche possibilità di impiego civile. Delle tre ipotesi la prima e la terza sono strettamente collegate dal momento che le opportunità di lavoro sono tanto più numerose quanto più completa è la professionalità; il concetto di "formazione civica", così come è formulato, si delinea piuttosto generico, utopico, se non proprio categoria vuota di un contenuto specifico. Le 3.003 risposte si tripartiscono con una maggioranza non marcata per quanto ali 'impiego civile (c. 1.111) e con equivalenza (C. 950; c. 942) per le altre due ipotesi; il 37% della scelta più affollata si differenzia dunque impercettibilmente dalle altre due (tra il 31% ed il 32%). La relativa numerosità degli auspici circa l'intravista, più adeguata formazione civica, depone a favore della maturità in tal senso di una non trascurabile quota di cittadini soldati. Ciò è asseribile appunto per l'indefinito ed il vago della formula "formazione civica" tendenzialmente più afferente ai "mores" che alla concretezza dell'auspicato inserimento in una attività lavorativa.

88


7.8

EFFETTI DELL'INCORPORAZIONE SULL'IMMAGINE DELLA SERVIZIO

F.A.

E DEL

Sull'impatto delle esperienze tratte dalla incorporazione in reparti militari e quindi dal servizio prestato, si indaga con la D. 2.8; si vorrebbe con essa sapere se l'opinione o l'immagine già posseduta al riguardo della F.A. e del servizio relativo sia rimasta invariata o sia mutata, in senso migliorativo o peggiorativo. Sul primo aspetto 1.482 c. (46o/o) su 3.288 risposte, sono del parere che l'idea già propria sulla F.A. sia rimasta invariata; 1.001 c. la avvertono peggiorata (30%) e 805 migliorata (240Jo). Oltre i 2/3 dei casi (69%) si pongono su posizioni neutre o positive; l'impatto con le stellette non si traduce perciò maggioritariamente in sensazioni negative. Le impressioni a riguardo del servizio prestato (non è noto come venisse immaginato prima dell'incorporazione) migliorano per 867 c. (270Jo) su 3.256; peggiorano per 942 c. (30%); non subiscono alterazioni per 1.347 c. (43%). Anche per questo verso dunque il 70% dei militari di leva non modifica, o migliora, attraverso la pratica del servizio, il proprio avviso su di esso. I delusi dall'esperienza, con la loro consistenza di poco meno di un terzo (30%), pongono un problema che non è soltanto ermeneutico od interpretativo, cosi come, del resto, non lo è, a tale titolo, a nche per le altre scelte. Le modifiche, in meglio od in peggio, come l'inYarianza, non sono sottoponi bili a clisimetro dal momento che si sconosce il cliché di partenza. Per ora quindi il dato appaga in sé parzialmente. La bilancia è comunque pressoché in equilibrio sul suo fu lcro di 1.347 c. ma sarebbe desiderabile (in ciò il problema) escogitare modi opportuni per farne pendere il piatto verso la costruzione di opinioni "migliorate". 7.9

IMPRESSIONI SFAVOREVOLI SULLA VITA MILITARE

7.9.1 Noia

Assai complessa si delinea la D . 2.9 ("Il servizio che va svolgendo potrebbe aver suscitato in lei talune impressioni sfavorevoli. Nel caso le indichi numerandone tre in ordine di negatività ... ' ') da considerare specularmente alla D. 2.1 O(''Il servizio che va svolgendo potrebbe aver suscitato in lei talune impressioni favorevol i. Nel caso le indichi nume89


randole in ordine di positività ... ") e non priva di legami con la D. 2.8 ("L'opinione che aveva, prima dell'incorporazione nel reparto dove ora presta servizio, riguardo alla F.A. ed al servizio stesso, per effetto della sua esperienza è ... "). La D. 2.9 suggerisce un ventaglio di impressioni sfavorevoli o negative, secondo il senso comune, provocate (in ipotesi) dal servizio militare. La D . 2.10, all'opposto, suggerisce uno spettro di "impronte" favorevoli. Per ogni voce della D. 2.9 si è suggerito di attribuire un punteggio in ordine di negatività, contrassegnando con l l'ipotesi più sfavorevole, con 3 quella p ur sfavorevole ma con minor peso. Il senso di "noia" riceve il massimo delle risposte negative con 792 c., in prima posizione, su di un insieme relativamente poco numeroso (c. 1.272) pari a circa il 37o/o delle indicazioni teoricamente possibili su 3.468 c. Il dato va letto perciò con cautela dal momento che duemila giovani, per l'appunto, non si sono affatto pronunciati; è supponibile che per essi la vita militare non comporti alcun tedio o vuoto esistenziale. Tale connotazione negativa, assomma tuttavia le più frequenti risposte con oltre il 62% sull'indicatore più pesante (peso = uno). Quanto ai circa 2.000 giovani che non hanno proposto l'uggia tra le loro "impressioni sfavorevoli", l'incidenza è notevole ed in qualche misura sorprendente, dal momento che le rappresentazioni artistiche sono univoche, nei romanzi, nello spettacolo, nelle memorie, nell'evidenziare le sensazioni sgradevoli del ripetersi monotono delle stesse azioni, della mancanza di distrazioni, dello stato di inerzia e di tristezza intrinseci ai modi d'essere che sono spesso parte integrante della "routine" militare. 7.9.2 Lontananza dalla famiglia La nostalgia come desiderio struggente ed intenso dei "cari", attira il blocco successivo di adesioni con 855 c. di cui poco meno della metà sull'ipotesi più marcata. Gli altri item della D. 2.9 (dodici in tutto) si riferiscono più da presso a lle contingenze della vita militare: 403 c. lamentano difetto di incentivi; 605 la mancanza di essi; formano così un gruppo, per le due voci, di poco più di mille casi. Tali suggerimenti suonano come protesta contro l'appiattimento del servizio e affermano l'esigenza di favorire i meritevoli con "premi" o "ricompense". Nel gergo militare non mancano le espressioni ("pelandrone", "lavativo", ecc.) volte a stigmatizzare il comportamento di chi s'impegna 90


al minimo (con comportamenti atti ad evitare richiami o punizioni); sono dunque i più volenterosi a reclamare incentivi. Altra carenza lamentata riguarda l'"assegnazione non equa dei servizi". Se ne risentono però soltanto 628 uomini; in apparenza pochi su 3.468 opinioni possibili, ma sempre troppi ove si mediti sul senso di equità dei ventenni; ad essi (lo stesso accade in altri ambiti come ad esempio nelle scuole) non dà tanto fastidio la durezza della vita militare (o dell'eventuale prova d'esame), quanto, si diceva, la non giusta ripartizione dei pesi (o la non costante severità degli esaminatori). È dunque già eccessivo che da circa 115 dei questionari emerga una distribuzione ritenuta iniqua o non correttamente suddivisa, delle incombenze della vita di caserma. Lo "scarso ordine" viene rilevato da appena 371 c.; l'eccesso di disciplina da 306 c.; l'inefficienza da 554. Si sentono soli appena 223 giovani. La solitudine è dunque del tutto marginale, investendo il6-70Jo dei coscritti. 7.9.3 Scortesie e prepotenze Sensibilità al riguardo delle scortesie dei superiori figura espressa da 362 militari e cioè da poco più dell' 11 OJo, su 3 .468; percentuale modesta ma comunque significativa, dal momento che la cortesia nel tratto rientra tra i doveri del più elevato in grado, sanciti da sempre dal regolamento di disciplina, nonché dall'insieme della normativa. Il sentirsi trattati senza garbo dipende anche dalla suscettibilità dei soggetti, ma essenzialmente dal non rispetto delle regole; così è senza subbio scortese, anche se tollerato da chi è costretto a subire, dare del "tu" ai coscritti, anziché il prescritto "lei"; né vale a giustificare il deprecabile costume, la p'retesa, propria ad alcuni superordinati, anche in cerchie non militari, di voler cosi esprimere "familiarità" senza però, come è appunto nelle famiglie, reciprocità. Circa la prepotenza, intesa come imposizione illegittima ed ingiustificata, con arroganza e talvolta con la forza, della propria volontà, le impressioni sfavorevoli non sono numerose: 213la avvertono dagli "anziani" ("nonnismo"); 243 dai superiori e appena 64 dai commilitoni. La prevaricazione degli anziani rientra in qualche modo ed entro certi limiti nella "traditio" di alcune istituzion i e specialmente delle istituzioni totali; ove non si esageri, ha funzione analoga ai cosiddetti "riti di passaggio" (come il "papiro" nella goliardia) e lo scopo di far velo91


cemente assimilare i modelli culturali del nuovo ambiente; si tratta, in una parola, di contribuire ad un apprendimento rapido delle regole. La prepotenza dei commilitoni e quella dei superiori non hanno base se non in rapporti di forza che, per quanto ai commilitoni, è spesso meramente fisica ("vis corpori illata"); per quanto ai superiori è generalmente afferente alla sfera psicologica: "vis animo illata". Se dunque quella degli anziani (ma "modus in rebus") è tollerabile (6%), non certo lo è ·quella dei camerati o della gerarchia. Per quanto ai commilitoni la "proportio" è comunque minima, aggirandosi intorno al20Jo; più consistente quella dei superiori che si avvicina, almeno a parere degli intervistati, al 70Jo.

7.10

IMPRESSIONI FAVOREVOLI DALLA VITA MILITARE

7.10.1 Essere in grado di cavarsela da soli Come si è accennato, con la D. 2. 10 si è voluto indagare sulle impressioni favorevoli traibili dal serviziQ, proponendo undici iRotesi chiuse ed una aperta. L'addensamento delle scelte si è avuto sull'item ultimo, "essere in grado di cavarsela da soli, senza il supporto della famiglia". In proposito si sono avute 1.332 adesioni (su 3.468 possibili: 380Jo), di cui 757, e cioè più della metà, con il massimo peso (prima indicazione). La numerosità delle scelte merita qualche commento; mentre, infatti, si avverte il senso di lontananza dalla famiglia (cfr. D. 2.5 e D. 2.9), si apprezza in positivo l'occasione a svincolarsene ("cavarsela da soli ") offerta dalla vita militare. Si esce dal bozzolo protettivo, si ha da inserirsi in una "nicchia" del tutto diversa. La psicologia dell'età evolutiva teorizza sul naturale impulso, in età post-adolescenziale, verso il distacco dai nessi di dipendenza, prima ancora che materiali, psicologici, dai genitori. 7 .10.2 Ricchezza dei contatti umani

La scelta seguente, più accorsata, concerne, con 824 c., la ricchezza dei contatti umani traibili dall'esperienza militare; l'item conferma il secondo sottoquesito della D. 2.2 e, si è notato, le argomentazioni teoriche sulla ricchezza e molteplicità delle relazioni instaurabili nei microgruppi militari.

92


Ai "cerchi" sociali di provenienza parzialmente infranti, ne subentrano altri difficilmente costruibili altrove, specie se da adulti, e solo possibili nei contatti tra compagni nella scuola, dove, comunque, il vivere insieme è incompleto e meno intenso. In armonia con la scelta prefata si ha poi un buon numero di risposte (c. 624) sul "cameratismo dei commilitoni" come esperienza positiva. La sensazione di essere utili raccoglie quindi 511 adesioni; il "senso dell'ordine" annovera 470 scelte; l' "imparzialità della disciplina" 372. 7.10.3 Affabilità, equità ed altro Le altre voci non suscitano forti entusiasmi; così "l'affabilità dei superiori" viene apprezzata soltanto in 272 c., "l'umanità dei contatti con la popolazione civile" in 253. L'addestramento all'uso delle armi viene ritenuto gratificante da 288 giovani. Mentre alcune scelte hanno avuto risposte attese, altre si configurano deludenti; si presumeva infatti che, trattandosi di giovani maschi, l'uso delle armi potesse suscitare maggiori entusiasmi. È emersa poi, non pleonastica, l'ipotesi, tra le impressioni favorevoli, dell"'essersi liberati di amicizie giovanili non più gradite". Su di essa si sono addensati 205 c., emblematici del desiderio di tal uni di distaccarsi da quei gruppi che, superato il tempo dell'adolescenza e dell'immediato dopo, si disegnano come una ragnatela od un impedimento alla realizzazione dell'lo. Le impressioni favorevoli sugli undici sottoproblemi proposti con la D. 2.1 Osono state nel complesso 5.551; sicché la possibilità di scelte multiple (per i 3.468 possibili) si configura scarsamente utilizzata, con una media di 1.60. Le sfavorevoli, 6.170 con una media di 1,78, leggermente superiore. Sarebbe del tutto arbitrario inferirne, data la disomogeneità delle tematiche proposte, confronti fattibili soltanto per proposizioni simmetricamente contrapposte. Il senso di lontananza dai propri cari riceve 855 segnali, ma !"'essere in grado di cavarsela da soli senza il supporto delle famiglie" 1.332. Allo scarso ordine (c. 371) si contrappone il senso di ordine (c. 470); alle scortesie dei superiori (c. 362), la loro affabilità (c. 272). La "coppia" daJJo scarto più ampio concerne la "non equa assegnazione dei servizi" (c. 628) e la "equa attribuzione dei carichi" (c. 164); l'indicazione dovrebbe indurre i quadri dei minori reparti aprestare una qualche attenzione al problema. 93


7.11 "DESIDERATA" DEL COSCRITTO 7 .11 .1 Retribuzione adeguata. Tempo libero La D. 2.11 (''Che cosa vorebbe venisse maggiormente assicurato ... ") con 8 item chiusi ed uno aperto tende a portare a galla i "desiderata" degli incorporati su "informazione in generale" e su "temi militari"; circa l'addestramento, le attività sportive, l'ordine, la disciplina, il tempo libero, la misura della retribuzione. L'ordinata massima si è posta, com'era banale, sulla volizione di una retribuzione più adeguata, con 1.595 risposte di cui oltre la metà con peso massimo. Il "desiderio di tempo libero" raccoglie poi 1.377 scelte; quello di "maggiori attività sportive" poco meno: 1.319. Si vorrebbero poi più informazioni in generale (969 c.) e su temi militari (546 c.). 7 .11.2 Informazioni. Ordine. Disciplina Tra ciò che si auspica di più c'è l'ordine (496 c.), la disciplina (c. 378), ma con scelte poco numerose e, con discreta consistenza, l'addestramento con 612 scelte. L'elemento "soldo" ha ancora una volta confermato la sua rilevanza ai fini di un maggior gradimento del servizio di leva; così non sono pochi i desiderosi di attività sportive e di tempo libero. È da rimarcare la numerosità relativa dei militari che si augurano più addestramento e più informazioni su temi militari; come si è visto c'è anche chi auspica una maggiore disciplina (c. 378). Anche nella D. 2.11 è stata prevista la facoltà di risposte multiple; in totale, per la D. 2.11, sono state 7.430, con una media di 2.14 per coscritto. Poco meno del46o/o dei rispondenti ha posto una retribuzione più sostanziosa tra le innovazioni più auspicate. 7.12 SULLE REGOLE DISCIPLINARl Il tema "disciplina" è stato poi oggetto di uno specifico ed articolato quesito (D. 2.12: "Per quanto riguarda, in particolare, la 'disciplina', nel suo reparto le sembra: ... "). Su 2.960 risposte, e cioè una larga maggioranza rispetto ai questionari utili (se ne sono astenuti 508), 1.118 (38%) la ritengono applicata in giusta misura, 540 (18%) eccessivamen-

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te dura, 516 (170Jo) solo formale, 370 (12.5%) sostanzialmente osservata e 210 (7%) con equità e senza favoritismi: nell'insieme i giudizi favorevoli sono 1.698 e cioè il· 57% delle risposte ottenute. Si direbbe dunque che il tema "disciplina" , al di là degli stereotipi pur non poco diffusi, non susciti quella repulsione che ci si sarebbe potuti attendere, tanto più che i 515 che la vedono rispettata solo formalmente la vorrebbero, a loro volta, più sostanzialmente osservata e così i 206 c. che la considerano trascurata. La numerosità di coloro che si lamentano per la sua durezza eccessiva è di poco più di 1/6 dei casi (18%).

7.13

SULL'ADDESTRAMENTO

Al riguardo dell'addestramento si è posta la D. 2.13 (''Per quanto riguarda l'addestramento secondo lei viene curato: ... ")anche a riscontro delle risultanze di altre ricerche che hanno fatto emergere lamentele sulla sua inadeguatezza. Si avrà poi un'intera sezione del questionario, la IV, centrata esclusivamente sulle problematiche connesse. Qui, su 3.155 risposte, aderiscono alla seconda ipotesi, per la quale esso viene curato "adeguatamente ed efficacemente, senza asprezze superflue", 1.330 militari e cioè il 42%. Poco meno di l/3 (c. 1.020) lo considera "trascurato" e soltanto 805 "eccessivamente duro". Si hanno dunque, a prima vista, risultanze equilibrate con i soddisfatti ed i desiderosi di maggior addestramento pari a circa i 3/4 (750Jo) del totale. La posizione di equilibrio risulta, ad una più attenta valutazione, del tutto effimera ove si consideri che !'"addestramento" è (al di fuori dell'impiego in emergenza bellica o in calamità) lo scopo più che principale, essenziale, delle FF.AA. In assenza di un addestramento adeguato la leva diverrebbe del tutto un inutile spreco di tempo e di risorse, come non pochi, tra gli intervistati, hanno già dichiarato (D. 2.1). La possibilità di risposte multiple e la maggiore ampiezza del campo hanno visto nella D. 2.1 (seconda sottodomanda) concentrarsi l. 799 adesioni; qui per l'addestramento "trascurato" e, quindi, su un punto circoscritto, sono 1.020; pur in assenza di un nesso diretto il legame tra i due ordini di risposte è incontrovertibile. Se circa 1/3 degli uomini non si sente addestrato, se ne induce che un reparto su tre non "addestra" adeguatamente: la spia "rossa" si è accesa e va soppesata. Non si hanno elementi per individuare i reparti di appartenenza del-

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le otto centurie che lo ritengono eccessivamente duro. È presumibile che parte di essi fosse, al momento della compilazione del "protocollo,, nei centri di addestramento, presso i quali, anche per l'immediatezza dello stacco dalla vita civile, l'attività di cui si parla, può essere, ma anche soltanto sembrare, assai pesante. Sotto un profilo strettamente militare un "addestramento eccessivamene duro,, pur con le significanze negative proprie a tutto ciò che è "eccessivo,, cioè che va oltre la giusta misura, sembrerebbe comunque preferibile a quello non curato a sufficienza, negletto, per incuria o per altri motivi. 7.14

COINVOLGIMENTO IN SISTEMI DI VALORI

Il mondo dei valori è stato esplorato con la D. 2.14 (''Quali, a suo avviso, sono i sistemi di 'valori' che più profondamente la vanno coinvolgendo ... ,) attraverso sette scelte chiuse ed una aperta: quattro per idealità positive ("patriottiche,; "doveri del cittadino,; "spirito di corpo,; "solidarietà,); due per qualità decisamente negative ("violenze e prevaricazioni sui più deboli,; "egoismo e proprio benessere e vantaggio"), una parzialmente negativa: "superiorità della forza e del suo uso". Si è chiesto di numerare, in ordine di rilevanza, i "sistemi di valori, di più incisivo coinvolgimento. Le quattro idealità positive emergono con 1.876 prime scelte; le due decisamente negative ne raccolgono 656; l'ultima 142; a parte i 94 c. concernenti risposte variegate (''altri,). In sostanza su 3.034 prime scelte, il62o/o giudica che la vita militare lo coinvolga in sistemi di valori migliorativi a riguardo della propria sfera morale. Il ,metodo, delle risposte multiple e graduate, anche qui introdotto, affina, e perciò complica, l'analisi. Sui valori patriottici le opinioni sono nell'insieme 792 e di esse in "pole position, 367 (46%); per quanto ai "doveri del cittadino": 1.203, di cui al primo posto 696 (58%). Lo "spirito di corpo, assomma 840 indicazioni; di esse 301 (36%) primarie; il valore "solidarietà, coinvolge 1.009 reclute di cui 512 (51%) con forza. Dei quattro sistemi di valori apprezzati come positivi, coinvolge massimamente le reclute quello simboleggiato con la formula "doveri dei cittadino, e nella numerosità delle scelte (1.203), e nel loro peso. La "solidarietà, è seconda con 1.009 c. (51 o/o prime indicazioni); lo "spi96


rito di corpo" è terzo (840 indicazioni); ultimo il sistema dei "valori patriottici" (792 indicazioni). Accoppiando le idealità dalla più vaga concretezza (''valori patriottici" e "doveri del cittadino") si hanno 1.995 indicazioni; in contrapposizione per quelle più riferibili alla comune esperienza sensibile (''solidarietà" e "spirito di corpo") se ne assommano 1.849 con una minima prevalenza delle prime. "Violenza e prevaricazione sui più deboli" è un controvalore influente per 681 reclute; quello dell'"egoismo e del proprio benessere e vantaggio" per 705; 1.386 scelte cadono dunque in una sfera indiscutibilmente, di antisocialità. Si contrappongono alle 3.844 di senso opposto in un rapporto di l a 2.77, decisamente minoritario. È possibile, però, che qualcuno dei casi abbia potuto sentirsi coinvolto contemporaneamente non soltanto in più sfere valoriali, ma anche in campi antitetici. Le 1.386 scelte di cui sopra, per la loro stessa numerosità, non fanno emergere relazioni con le impressioni sfavorevoli di cui alla D. 2.9 ed in particolare con il suo undicesimo item ("prepotenza"). La "superiorità della forza e del suo uso" determina 565 indicazioni; se la "guerra è la continuazione della politica con altri mezzi" non si dovrebbe colorare di sensi negativi l'espressione se, nel pensiero dei coscritti, vi fosse un qualche riferimento alle relazioni internazionali; si tratterebbe di punto di vista ascrivibile alle dottrine del "realismo" in politica. Nel caso, però, mancano elementi di giudizio e perciò si è considerata la scelta come neutra. 8. ADATTAMENTO ALLA VITA MILITARE La sezione III del questionario è stata genericamente intitolata "Adattamento alla vita militare"; indaga sull'opinione dei militari di leva e su alcuni dei problemi della vita di relazione all'interno della comunità considerando un'ampia gamma di rapporti e di condizioni di vita in una qualsivoglia guarnigione o unità militare. Mentre con la sez. II si accertavano gli aspetti e le interconnessioni tra vita civile e vita militare, qui l'osservazione concerne dunque esclusivamente la fenomenologia intra-gruppale. 8.1

MILITARI DI CARRIERA E MILITARI DI LEVA

Il primo dei quesiti (D. 3.1: "Secondo lei fra militari di carriera e 97


militari di leva che tipo di rapporto esiste") è sui legami tra elementi di carriera e di leva; la questione non è affatto peregrina dal momento che assai spesso la pubblicistica, specie se tendenzialmente non simpatizzante con le istituzioni militari, parla di "separatezza" tra sottosistema civile e sottosistema militare. Se disgiunzione vi fosse, con significati peggiorativi, dovrebbe esservi anche intrinsecamente nel sottosistema tra i c.d. "carrieristi" e gli "obbligati". Nel gergo si hanno, a nche su ciò, espressioni tra l'ironico ed il dispregiativo nei confronti dei "volontari" di modesto rango; così "firmaiolo" è il volontario o il raffermato. Come è stato posto in evidenza dal Bogardus, la "distanza" sociale tra categorie professionali (o gruppi etnici) diverse è tanto maggiore quanto minore sia la propria collocazione in una struttura gerarchica o professionale. La D. 3.1 è stata articolata su cinque ipotesi, dalla massima "lontana·nza" alla più possibilista. ' Al primo estremo corrisponde l'asserto che "nessuna possibilità di comunicazione" sia instaurabile tra i coscritti e gli altri, immaginati dunque come separati da invalicabili steccati; si collocano su tale convinzione, di incomunicabilità, 215 risposte su 2.991 c. Il secondo item della D. 3.l ipotizza una ''profonda diversità di mentalità" tra le sottopopolazioni di cui si parla. Il quesito presuppone il convincimento che possano aversi, con le individuali, "mentalità collettive", quasi accentuando l'ipotesi di alcuni psicologi sociali e/o sociologi, di una intelligenza di gruppo o comune (''psicologia delle folle", ecc.). Dandola arbitrariamente per acquisita, la "mentalità collettiva" corrisponderebbe ad attribuzioni profonde, quasi fossero legate al "gene" di chi tende ad inserirsi in un certo gruppo; potrebbe anche scaturire dalla permanenza in un dato "habitat" culturale (teoria delle "associazioni differenziali"). La questione è irrisolvibile; si pongono su opposte sponde i sostenitori delle "associazioni differenziali", dell'individualismo metodologico ed i pensatori delle scuole organicistiche o sistemiche. A prescindere da ciò, 727 c., poco meno di l/4 del totale, appaiono convinti dell'esistenza di profonde "diversità di mentalità"; tale atteggiamento è, assai più sfumato dell'altro (''nessuna possibilità di comunicazione") non escludendo categoricamente la possibilità, pur nella diversità, di intendersi in qualche modo. Altri, e precisamente 270 c. (9o/o) ritengono che la connessione sia puramente formale; mentalità diversa dunque, ma con canali di comunicazione, pur se non sostanziali, tra un gruppo e l'altro. Qui nel concetto di "forma" non si hanno riferimenti alla sociologia simmeliana.

98


GRAF. 20 - RAPPORTO ESISTENTE TRA MILITARI DI LEVA E DI CARRIERA

Diversa mentalità 24% 727 Possibile dialogo 9%

269

\0 \0

Dipende dai singoli 50% 1510

lncomunicabilità 7% 215


Con una frequenza analoga, 269 c. opinano per l'instaurabilità di un dialogo; vengono così concettualmente superate le barriere finora ipotizzate. Si ha infine una concentrazione delle risposte, con 1.510 c. (oltre il 500Jo) sull'item "dipende dalle singole persone". Pur scivolando verso un non asettico (avalutativo) giudizio, sembra che il "buon senso" si accompagni pienamente a quest'ultima scelta. Le relazioni simpatetiche, come dalle teorie e dalle ricerche del Moreno (sociometria), sono strettamente correlate alle situazioni (prima ancora che ai caratteri empatetici dei singoli personaggi) con peso più determinante della stessa "cultura" (o della distanza etnica). La letteratura militare, dalla romanzesca alla, con più cogenza, biografica, illustra con dovizia di descrizioni i casi sia di incomunicabilità, sia di forte integrazione tra le due componenti di modesto e pari rango e, non raramente, tra alti grado e uomini di truppa. La storiografia tramanda l'entusiasmo dei Granatieri della Guardia per l'Imperatore o dei Greci per Senofonte nell'"Anabasi". In sintesi, circa i 3/5 dell'universo non percepiscono invalicabili chiusure tra le due categorie, di leva e di carriera.

8.2

ADATTAMENTO AL SISTEMA NORMATIVO ED ACCETTAZIONE DELLE REGOLE

Un secondo ordine dì questioni, intorno all'adattamento alla vita militare, concerne il sistema normativo, cioè delle regole vigenti nelle relative strutture. La cogenza di esse si delinea qui in essere, almeno con riferimento all'esperienza corrente dei giovani, più forte rispetto ai sottosistemi di provenienza (famiglia, lavoro, scuola, ... ). Il confronto forse più plausibile potrebbe esser tra il "Welt" scolastico e quello militare. Ove si adottasse la distinzione tra il nomotetico e l'idiografico, almeno per quanto ai ranghi bassi, nell'ambiente in uniforme non può essere che il nomotetico a prevalere. La D. 3.2 dà, perciò, nella sua premessa, per scontato che le "regole" a cui deve sottostare un militare siano "molto più numerose e precise di quelle che solitamente riguardano la vita civile". Non si accenna ad aree gruppali o comunità non omogenee o eccentriche (mondo bancario, ordini religiosi, ecc.). Il problema è dunque quello di definire se· le regole siano utili o discutibili, e perciò legittime o legittimabili, sul piano pragmatico. 100


t.

Col consueto procedimento, la formulazione degli item diversifica e gradua le opinioni, in una sorta di scala ad "intervalli disuguali". Si ha così il primo interrogativo, sulla loro necessità "per mantenere l'ordine e facilitare l'addestramento", implicante una sostanziale adesione al dettato normativo e disciplinare militare. Qui, anzi, l'accento è più sul "normativo" che sul "disciplinare"; mentre infatti nell'idea di "disciplina" è insita la non dimostrabilità delle premesse o dei postulati di partenza, con il "necessario" ci si pone concettualmente, su un terreno deterministico, con nessi di casualità. Il160Jo dei casi (486) riconosce tale necessità; più consistente (737 c.) il gruppo di coloro (250Jo) che si collocano sull'altro estremo ritenendo "la maggior parte" delle regole "inutili" e atte soltanto "a complicare l'esistenza". La massima densità dei casi (1.127), però si esprime, con il 38%, nel senso che "alcune di esse potrebbero essere eliminate senza danneggiare l'ordine e l'addestramento". Sarebbe stato d'interesse raccogliere suggerimenti completi per lo sfrondamento e la semplificazione delle procedure, onde, nel caso, trarne utili indicazioni. Una frazione non secondaria (21%), si tratta di 614 c., è poi del parere che le "diversità" siano solo formali dal momento che "anche con le attività civili si hanno di fatto regole e disciplina". Una considerazione d'insieme sulla D. 3.2 pone in evidenza come i 3/4 degli avvisi siano di giustificazione o di accettazione delle regole militari, sia pure con qualche riserva; ancora una volta il risultato depone a favore della consapevolezza dei militari che, in forte maggioranza, si sono guardati dall'esprimere punti di vista, non meditati, del tutto in negativo. Protesta e contestazione sono di una minoranza (25%) e non, come si potrebbe evincere da altre fonti, generalizzate. Con la D. 3.3 ci si è poi riferiti, prescindendo da quanto prima espresso, ai comportamenti pratici per cui optare: se "accettarle con la convinzione di svolgere un dovere per la collettività"; oppure ''uniformarsi ad esse per evitare eventuali punizioni"; se accoglierle "in quanto hanno una loro ragione di essere" od anche, infine, ove possibile, "cercare di eluderle". Tale ultima posizione estrema ha raccolto circa il 17% delle scelte. Le accettano come un "dovere per la collettività" 579 c. (19% sulle 3.042 risposte); 776 c. (26%), in vista della loro "/ragion d'essere". Si tratta dunque del 45% della popolazio,ne che le accoglie con convinzione o le considera, "weberianamente", "razionali rispetto allo scopo". 101


Su posizioni decisamente pragmatiche si piazzano poi 1.181 c. (39o/o circa) per i quali è conveniente uniformarsi a scanso di punizioni. Immaginando, riguardo alle D. 3.1, 3.2 e 3.3, quesiti analoghi nella scuola od in altre istituzioni, a filo di logica, prababilmente, non si otterrebbero risultanze assai difformi ove, per esempio, ci si riferisse, nel mondo universitario, alle relazioni tra discenti e docenti o tra studenti e personale amministrativo o a modi d'essere per i quali (D. 3.2 e D. 3.3) l'omogeneità è meno marcata.

8.3

SIMULAZIONI E SOTTERFUGI

Con la D. 3.4 (''Nel suo reparto sono state simulate o si simulano malattie per evitare il servizio o per ottenere licenze e permessi?") l'attenzione è stata rivolta alla frequenza di simulazioni di malattie per evitare servizi o per ottenere licenze e permessi. Si tratta di una "piaga" nota e fronteggiata più o meno severamente da reparto a reparto, ma non meno endemica nelle occupazioni civili dell'apparato pubblico, specie se di modesto livello. L'assenteismo nella P.A., con forme pandemiche di morbilità, specie se in occasione di "ponti" od in connessione con festività, è tra le preoccupazioni del ministro per la riforma burocratica. In alcune pubbliche amministrazioni, per esempio tra gli insegnanti, l'assenteismo raggiunge quote inspiegabili ed implicanti, si dice, la compiacenza dei medici delle U .S. L. che sarebbero poco attenti al miglior funzionamento del sistema ed ai costi delle assenze di comodo. La consuetudine della simulazione di infermità, anche in tempi normali, riflette tra i giovani di leva un costume abbastanza diffuso e che, in qualche misura, investe anche i militari di carriera. Per quanto alla popolazione indagata si sono ottenute 3.243 risposte, di cui il17% a testimonianza di un'assai elevata ("moltissimo") casistica di simulazioni (c. 550), il 18% (c. 574) per una elevata ("molto"). Il 27% circa (c. 881) constata che le finzioni sono "poche"; 583 (18%) che non ve ne siano affatto; 655 c. (20%) non si pronunciano. Nell'insieme il45% è dell'opinione che le simulazioni siano poche o non ve ne siano. Se ci si riferisse alle 2.588 risposte risultanti dall'esclusione dei "non so", la frequenza si porterebbe al 57o/o, di tutto rilievo in ordine al problema. Il possibile successo delle simulazioni nelle strutture militari è minore che altrove, sebbene il "terrorismo" psicologico esercitato a danno dei medici militari, per quei rarissimi o unici casi di diagnosi difficili, 102


e talvolta errate, seguite da gravi conseguenze, induca a prudenza ed al ricorso agli ospedali al minimo dubbio. La D. 3.5 concerne la _messa in atto di "sotterfugi" per "sopportare la vita militare". Si chiede se si è d'accordo sulla necessità di tali espedienti che, aprescindere da ogni giudizio morale, rappresentano, al postutto, una delle tante modalità di adattamento; 3.250 c. danno una risposta con, sorprendentemente, il massimo addensamento (340Jo; 1.091 c.) sulla non necessità di attuarli; il 24% poi (c. 790) li ritiene poco necessari; nella classe "abbastanza" emergono 642 c. (20% circa) e, escludendo i "non so" (c. 189), la classe meno affollata è di coloro per cui i sotterfugi sono molto necessari (c. 538: 17%). Poco meno, dunque, del 60% rifiuta totalmente o quasi le piccole astuzie di cui si dice. Pur tenendo conto della "honestas" propria alle età giovanili, si hanno dunque risultanze incoraggianti. 8.4

PARTECIPAZIONE A MISSIONI DI PACE

Come è stato anche di recente sostenuto, tra i compiti postmoderni degli apparati militari rientrano le missioni di pace nel quadro di forze internazionali , ingaggi dal particolare risalto, in alcune occasioni, nell'opinione pubblica (episodio di Kindu, Libano, ecc.). Tenendo maggior conto dell'impegno nel Libano, non menzionato ma supposto meglio presente nella "memoria collettiva" di uomini di leva nel1989, e onde sceverare le potenzialità adattative alla vita militare in ipotetiche condizioni analoghe, si è voluto soppesarne il "gradimento" per un'eventuale partecipazione a "missioni di pace". Hanno dato risposta 3.332 reclute; il530Jo (c. 1.768) affermativamente; il 28%, al contrario (c. 945); i "non so" sono stati 619 (19% circa). A parte ogni commento sullo spirito d'avventura dei giovani, sulla non controvertibile utilità delle missioni di pace e sul fascino dell'esotico, è da notare come l'esito non sia conforme alle risultanze di altri quesiti. Così, ad esempio, a riguardo dello sradicamento dalle proprie abitudini (D. 2.3) che ha ottenuto un 46% di assensi; delle risposte alle domande (D. 2.1) circa l' "occasione" di fare nuove esperienze" o (D. 2.2) sull"'arricchimento delle relazioni e delle conoscenze con altri". Si ha, inoltre, con il predetto 53%, che la questione della sede di servizio prossima alla propria abituale residenza appaia secondaria ove si incentivino altri interessi.

103


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8.5

COMFORT DELLE INFRASTRUTTURE. QUANTITÀ E QUALITÀ DEL VITTO. ATTIVITÀ SPORTIVE E RICREATIVE

Tra gli agenti di adattamento alla vita militare vanno considerati il "comfort" degli accasermamenti, gli agi materiali inerenti alle infrastrutture abitative ed al riscaldamento; la quantità e la qualità del vitto; le opportunità sportive e ricreative. Lo stato delle infrastutture abitative è dipendente, principalmente, dalla vetustà delle costruzioni e, naturalmente, dalle disponibilità di bilancio che solo con gradualità consentono ammodernamenti o di allestirne, ex nova, con criteri di "college" come vorrebbero gli Stati Maggiori. Dei 3.339 pareri sulla confortevolezza degli alloggiamenti, 852 c. (26%) la ritengono "ottimale"; 1.564 c, (47o/o) "mediocre" e 923 (27%) "pessima". Sarà poi da vedere se si abbiano differenze per le tre Forze Armate. Riguardo ai riscaldamento, questione forse meno rilevante, si ha che il grosso (42o/o) delle risposte (c. 1.377) lo giudica "mediocre", mentre per circa il30% (968 c.) è "confortevole"; è "nullo" per il28% (909 c.). La distinzione tra quantità e qualità del vitto è stata introdotta non soltanto per la duplice possibilità di valutazione, ma anche 'nella convinzione che la gastronomia di massa non possa evidentemente essere raffigurabile alla familiare, per la qualità. Su 3.297 risposte sulla "quantità", 798 c. (24%) la apprezzano "abbondante"; 841 (26%) "scarsa", 1.658 c., cioè oltre la metà, "sufficiente". In sostanza, tre militari su quattro non si lamentano per l'aspetto quantitativo. Non analoghi i pareri circa la qualità; sui 3.197 che si pronunziano, 1.118la considerano "pessima" (35%); 1.527 "mediocre" (48%); "buona" i rimanenti 552 (17%). Tra "mediocre" e "buono" la frequenza è di 65 c. su cento, circa due terzi, proporzione accettabile vertendo sulle capacità culinarie degli addetti alle cucine. · Mentre per la quantità i pienamente e parzialmente soddisfatti (vit' to "abbondante" o "sufficiente") sono stati il74%, qui le opinioni corrispondenti (''buono" e "mediocre") calano di circa nove punti, caduta più che accettabile per le considerazioni di cui si è detto. Sulle cure dell'istituzione militare per il "tempo libero", "attività sportive e ricreative", le risultanze sono fortemente negative; dei 3.322 coscritti, 1.155, e cioè il 35%, lè testimoniano "inesistenti"; 1.421 (43% circa) "trascurate" e 746 (22%) "curate". Gli scontenti qui sono il78%, 105


~

GRAF. 22

QUALITA ' DEl SERVIZI OFFERTI

...

ALLOGGIAMENTI

MEOIOCRE 47t.

ATTIVITA' SPORTIVE E RICREATIVE

1504

TRASCURATE 43% 1421

AISCALOIWEIHO

MEOioc::Af

1371

â&#x20AC;¢a


GRAF. 23

- QUALITA' DEl SERVIZI' OFFERTI

'

OUANTITA' DEL VITTO

SUFFICIENTE 1658

o

-.J

5~

OUAUTA' DEL VITTO


percentuale negativa assai notevole che, non vi è ragione di dubitarne, sembra riflettere un effettivo disinteresse delJ'apparato circa le esigenze di "tempo libero" della truppa. È possibile che concorrano in tale direzione la tendenza dei quadri e dei gregari a ridurre la loro presenza nelle strutture per allontanarsene non appena soddisfatti gli obblighi di servizio. È un settore questo nel quale, comunque, potrebbero essere conseguiti forti miglioramenti, tenendo conto in concreto delle preferenze degli intervistati; per esempio sembrano del tutto superflui allestimenti di campi da tennis o per attività consimili, non certo praticate dalle masse, nè popolari, come invece il gioco del calcio, nè incontrovertibilmente utili al "militare" come, ad esempio, il nuoto.

9. SULL'ADDESTRAMENTO, SULLA PREPARAZIONE DEGLI ISTRUTTORI E SUI COMANDANTI

9.l

SULL'ADDESTRAMENTO

Uno dei problemi più discussi, nell'ambiente dell'organizzazione militare, è quello concernente le modalità qualitative e gli aspetti quantitativ.i dell'addestramento che costituisce quel ramo dell'istruzione militare che ha lo scopo di dare alle reclute, di leva o volontarie non importa, l'assoluta padronanza dei mezzi a loro disposizione, così da impiegarli con il massimo di professionalità. È con l'addestramento che la recluta diviene effettivamente un "soldato" idoneo ad avvalersi con efficienza ed efficacia e, quel che più conta, in consapevole coordinamento con i commilitoni, dei mezzi e delle procedure di combattimento che le scienze applicate (tecniche) e la tattica consentono. Il salto qualitativo, dall'uso dei mezzi e dal coordinamento istintivi ed approssimativi, verso la sicurezza e la padronanza dell'azione individuale e collettiva, si consegue attraverso le pratiche relative, tanto più necessarie quanto più l'ipotizzabile impiego di mezzi ad alta sofisticazione obbliga a porre l'accento sullo sviluppo delle capacità "collettive" dal cui livello si trae la misura dell'idoneità e dell'istruzione militare. Dall'addestramento scaturiscono conseguenze non meramente limitate all'uso dei sistemi d'arma o delle armi individuali, ma atte ad investire la forza morale e l'efficienza fisica degli uomini: agilità, forza, resistenza, padronanza, spirito d'iniziativa, coordinamento. Implica perciò, ed è anche educazione "morale" ed inteliettuale, lati che qualsiasi tipo d'addestramento sviluppa e che ne costituiscono "substantia". 108


Esso viene ordinato per cicli, a più livelli di formazione, e si completa presso i reparti. Dagli esercizi elementari e dall'uso delle armi individuali si va, grado a grado, verso la propria specializzazione che perciò si innesta, poi superandola, su una parte comune, con lievi differenze singole, per le tre FF.AA. L'addestramento collettivo implica l'azione coordinata e, quindi, l'istruzione per squadra, compagnia, plotone (fanteria) o di sezione, batteria, gruppo (artiglieria) o per unita analoghe e, ai livelli più elevati, tra armi diverse o addirittura interforze. È ovvio che in alcune specialità, come nelle forze navali, l'addestramento investa con più impegno i lati tecnici dal momento che qui i servizi cosiddetti "accessori" (di segnalazione, di scoperta, di timoneria, di macchina, ecc.) sono tanto necessari, quanto la padronanza delle armi. Nell'Aeronautica l'impiego di uomini di leva a bordo degli aerei è assai limitato, sicchè ne deriva che l'addestramento basico non differisce sostanzialmente da quello dell'esercito. Lo "spirito di corpo". risultato non ultimo dell'addestramento, è anch'esso soggetto a compattezze non omogenee a seconda della F.A., dei reparti o delle unità, delle specialità. Quale che sia la F .A., l'arma o la specialità, è chiaro come il carattere "collettivo" o d"'insieme" dell'addestramento sia essenziale per le attività militari più che in altre organizzazioni che pure, per esser tali, richiedono comunque un non secondario coordinamento. 9.2

ADEGUATEZZA DELL'ADDESTRAMENTO

In vista di ciò, si è creduto opportuno devolvere al tema una sezione "ad hoc" del modulo con l'obiettivo di portare a galla le sensazioni e le impressioni in merito dei coscritti delle tre FF.AA. Gli "item" di cui ci si è avvalsi non hanno potuto spingersi al di là di un primo, e perciò generico, livello di approfondimento; sono stati tuttavia affrontati i punti essenziali a farsi un'idea sufficientemente chiara · sull'argomento. La D. 4.1, in apertura di "sezione", affronta il tema con una formula la più ampia, e perciò (in termini di logica aristotelica) la più gçnerale possibile (''Secondo la sua esperienza l'addestramento che le è.. stato impartito come può essere considerato?") con quattro ipotesi: buono, sufficiente, non sufficiente, nullo. Se non tutti, quasi tutti (3.295 su 3.468: 95%) appaiono interessati

109


-o

...

GRAF. 24 - QUALITA' DELL'ADDESTRAMENTO RICEVUTO

Sufficiente 39% 1295

Nullo 16% 541 Non sufficiente 25% 816


alla domanda e perciò producono una risposta significativa. Apprezzano a pieno (''buono") l'addestramento ricevuto 633 c. (190fo); lo giudicano "sufficiente" 1.295. c. (40%). I critici sono: 816 (25%) su posizioni moderate (''non sufficiente"); 541 {16%) sulle estreme (''nullo"). La forte adesione ai quesiti della D. 4.1 (95%) si delinea già di per sè valida a significare la rilevanza data all'addestramento dagli uomini di leva; essi si rendono conto che le attività relative, come si è osservato in precedenza, costituiscono il nucleo centrale e fondamentale della leva con i suoi obblighi. Venendo ai giudizi, 1.228 uomini (59%) ne sono molto o sufficientemente soddisfatti; 1.357 (41 %) di opinioni opposte, La dicotomia prevista dagli item, dà dunque una proporzione di circa tre soddisfatti (2.84) contro 2, rapporto non certo appagante ma non del tutto deludente, pur considerando che, ci si ripete, l'addestramento è il "télos" principale della leva.

9.3

PADRONANZA DELLE ARMI INDCVIDUALI; NESSI CON LA DURATA DEL SERVIZIO PRESTATO

La capacità nell'uso delle armi individuali e di reparto si pone come il risultato più macroscopico dell'attività di cui si va dicendo; implica nell'uno e, assai di più, nell'altro caso il coordinamento dell'agire collettivo, disciplina e, da parte dei Quadri, prudenza ed organizzazione. Anche qui le esperienze, o almeno la rappresentazione di esse, si dispiegano a ventaglio sulle tre possibilità indicate; risposta a ffermativa a lla domanda (''Per quanto la riguarda personalmente è in grado di impiegare le armi individuali o di reparto"?) viene data da 1.308 c. (40%); negativa da 825 (25%); 1.154 coscritti si sentono "parzialmente" atti all'uso delle armi individuali e di reparto (35%). La D. 4.2 ha coinvolto due persone in più della D. 4.1: dunque anche per essa il coinvolgimento è pressochè plebiscitario (95%). I negativi sono più numerosi (825 c.) rispetto alla domanda precedente (541 c.) com'è consequenziale, data la specificità dell'item, con il suo riferimento all'uso delle armi individuali e, insieme, di reparto. A leggere i dati si avrebbe dunque il 75% degli uomini pienamente in grado (400Jo) o parzialmente idonei (35%) ad attività belliche e di difesa territoriale. Viene spon taneo valutare " non male" il risultato ottenuto che, per 111


-N ~

GRAF. 25 - SENTIRSI PREPARATI ALL'USO DI ARMI INDIVIDUALI E DI REPARTO

NO 25% 825

PARZIALMENTE 35% 1154


di più, e maggiormente rispetto alla D. 4.1, è da considerare tenendo conto di ciò che viene dichiarato alla D. 4.8 concernente sia la durata del servizio prestato (''Da quanti mesi è in servizio di leva?") sia l'appartenenza ad "unità operative" o ad "enti territoriali". Si è infatti prefigurato che l'inquadramento in enti territoriali e/o la brevità del tempo trascorso alle armi fossero "agenti" non secondari ma essenziali del grado di addestramento conseguito. Per la D. 4.8 non si sono ottenute risposte altrettanto numerose come in precedenza (2. 819 contro 3 .285) con una differenza di circa 500 c. (466 c.) non attribuibili nè alle unità operative, nè agli enti territoriali. In questi ultimi ricade il 31 OJo delle reclute, ovverosia una frequenza maggiore delle risultanze più negative della D. 4.1 (16%) e della D. 4.2 (25%); tuttavia non è affermabile una correlazione o una convergenza. Circa la "durata" del servizio le indicazioni si ripartiscono (per 3.008 c.) in: da zero a tre mesi 655 c. (22%); da quattro a sei mesi 649 c. (22%); da sette a nove m. 718 c. (24%); da dieci a dodici mesi 862 c. (28%); da tredici a quindici m. ed oltre 124 c. (40Jo). Le sei classi di durata attestano dunque della non completa formazione di primo ciclo di 655 uomini, numero superiore alle cifre negative della D. 4.1 e di poco inferiore a quelle (825 c.) analoghe della D. 4.2 1144% degli uomini poi non ha ancora, al momento della somministrazione del questionario, espletato metà della leva; a questo punto l'addestramento non poteva essere, per tutti ottimale. Così ragionando, si è indotti ad apprezzare gli esiti della D. 4.1 e dell'item seguente non come "non male", ma piuttosto come più che soddisfacenti, senza perciò attenuare il significato delle posizioni critiche e, quindi, il "dovere" di potenziare le attività addestrative.

9.4

PARTECIPAZIONE AI TIRI E AD ESERCITAZIONI A FUOCO

L'impiego delle armi non può essere inteso che come capacità e, quindi, pratica di tiro e non certo come di oggetti da parata o da "ordine chiuso". A conferma si sono posti gli item D. 4.3 e D. 4.4. Il primo recita: "Quante volte ha partecipato ai tiri con armi individuali?"; il secondo: "Quante volte ... ad esercitazioni a fuoco?". Sul primo punto si sono ottenute 3.183 indicazioni; sul secondo 2.743. Ne mancano circa 100, rispetto alle altre due questioni (D. 4.1 e D. 4.2) nel caso dei "tiri individuali" e oltre cinquecento (542 c.) per le "esercitazioni a fuoco". 113


Al momento, con una permanenza media di circa sette mesi, hanno usato armi individuali almeno una volta 1.008 uomini (32%); due 920 (29o/o); più volte 1.255 (39%). Da questo punto di vista i quattro decimi circa del contingente appaiono bene addestrati; circa tre discretamente e poco più di altrettanti in via di preparazione. Tali dati, se raffrontati ai 1.304 c. (44%) con meno di sei mesj di leva (pur tenendo conto dei totali dissimili e della non sicura giustapponibilità dei casi) si delineano più che soddisfacenti; si va nei poligoni, ci si addestra al tiro. Per quanto alle esercitazioni a fuoco che implicano, secondo l'uso corrente della dizione, l'impiego delle armi con proiettili da esercitazione o da guerra e l'azione coordinata, al minimo, di una squadra o di unità corrispondenti (si è nel vivo dell'addestramento "collettivo" sul gradino più basso), i 542 c. che mancano all'appello rispetto aJle due domande più ampie, o i 440 c. che difell:tano al confronto della partecipazione ai tiri con armi individuali, pongono problemi interpretativi di valore ipotetico. La spiegazione più semplice, e forse più verace, è che si tratti di uomini che non ne abbiano svolte e che neppure potevano parteciparvi per essere nelle prime settimane di leva (meno di tre mesi) o con incarichi per cui le esercitazioni a fuoco non sono previste. Acclarato ciò, con ragionevole verosimiglianza, emerge come nelle esercitazioni a fuoco sia stata coinvolta la quasi totalità delle reclute almeno una volta (c. 1.190: 43%), due volte (c. 634: 23%) o più volte (c. 919: 34%). Anche questa basilare modalità di addestramento viene dunque portata avanti e riconosciuta dai coscritti. Gli "item" erano stati, a vero dire, posti ipotizzando risultati assai più negativi sotto l' effetto forviante di indagini parziali (nel senso "di parte") e non garantite dalla "spontaneità" qui interamente assicurata.

9.5

PREPARAZIONE DEGLI ADDETTI ALL'ADDESTRAMENTO

L'addestramento non sortisce dal nulla, o come Minerva "dal capo di Giove", ma daJla disponibilità di infrastrutture (poligoni) e di mezzi finanziari (i proiettili sono costosi); infrastrutture e mezzi finanziari conseguirebbero esiti discutibili senza la "virtù" di chi addestra, virtù, in questo caso, consistente nell'essere preparato. Nessuno meglio dell'addestrato è in grado di pronunciarsi in proposito. Da ciò la D. 4.5: "Qual è il suo giudizio su chi l'ha addestrata?". 114


GRAF. 26 - GIUDIZIO SULL'ISTRUTTORE MILITARE

Preparato 61% 1952

f\Jorì preparcltO 10%

309

,_.

Poco preparato 29%

Vl

946

,_.


La quasi totalità (3.208 c.) di coloro che hanno fornito indicazioni sulle altre domande (4.1, 4.2 e 4.3) non hanno perso l'occasione per sottoporre a "giudizio" i propri istruttori. La forte maggioranza (c. 1.952: 61 OJo) li considera "preparati"; un'aliquota robusta (c. 947: 30%) "poco preparati"; una minoranza (c. 309: 9%) è drastica, "non preparati". Non si hanno elementi per determinare se gli istruttori siano stati ufficiali (di carriera o di complemento) o sottufficiali; se gratifica il riconoscimento maggioritario sulla "preparazione", non si può omettere qualche motivo di preoccupazione per quel 40% circa che, a quanto pare, non riconosce piene qualità tecniche all'istruttore (30%) o lo considera inidoneo (9%) a svolgere i propri compiti. Qui si tratta infatti di un giudizio limitato alle capacità ad addestrare e quindi afferente alla sfera (tecnica o di didattica militare) della "realtà" .

9.6 J

"COMANDANTI" NELL'OPINIONE DEI COSCRITTI

Ad altri fini è stata formulata la D. 4.6 (''Qual è il suo giudizio su chi l'ha comandata?"). La numerosità delle risposte è qui leggermente maggiore (3.236 c.). Meno agevole o "neutra" la risposta da dare per il suo implicare una sorta di "modello" o di "profilo" del "buon comandante" di assai ardua definizione. È noto come non si abbiano test sicuramente predittivi o selettivi in questo campo. La capacità di comando poi non necessariamente si identifica con quella di "istruttore", essendo nell'idea o figura del "comandante" coinvolti anche altri aspetti della personalità. Senza pretendere dalle reclute un non agevole, neppure per esperti selettori, approfondimento, nel porre il quesito si è badato a far portare a galla una sorta di giudizio sintetico degli inferiori sui propri comandanti di carriera o di completamento che siano, apprezzamento che (almeno nelle intenzioni dei "regolamentatori"), corrisponderebbe nelle qualifiche professionali, specularmente, all'espressione "stima degli inferiori". I militari di leva, strato di appoggio della piramide gerarchica, qui chiamati a dare un giudizio sintetico sui loro comandanti, li valutano "buon comandante" in 1.742 c. (54%); in 1.110 (34%) "mediocre"; "cattivo" in 384 c. (12%). Il risultato parla da sè, con oltre metà delle opinioni di completo apprezzamento; il giudizio simmetrico ("buono,.,-"cattivo") tuttavia coinvolge il 12% della truppa. 116


GRAF. 27 - GIUDIZIO SUL COMANDANTE

Buon comandan te 54% 174 2

Cattivo cornanda•ì te ·12

384 ~

--...l

Mediocre comandante 34% 1110


,..

..... :x;

GRAF.28 - PERMANENZA IN SERVIZIO DI LEVA

4-6 MESI 22% 649

0-3 MESI 22% 655 OLTRE 15 MESI 2%

50 13-15 MESI 2% 74

10 12 MESI 29% 862


GRAF. 29 - ASSEGNAZIONE PRESSO UNITA' OPERATIVA O ENTE TERRITORIALE

.. Un ità operativa 69% 1939

,..

-\0

Ente territoriale 31%

880


L'espressione "mediocre", così come è stata posta, non corrisponde, com'era invece negli intenti, al concetto di "medio"; autocriticamente, è da soggiungere, sarebbe stato più opportuno usare i termini "buono", "medio" e "cattivo" (o "inferiore alla media") in cui la parola centrale non avrebbe potuto dar luogo ad equivoci . Nelle note di merito degli ufficiali si usano infatti le formule "eccellente", "superiore alla media", "nella media", " inferiore alla media", "insufficiente", dizioni, peraltro, non consuete alla massa delle reclute. Il "mediocre", accanto al significato di cosa o persona che "sta nel mezzo fra due estremi per qualità o quantità; medio", ne pone di peggiorativi: "che è inferiore a lla media, alla norma"; "di scarse doti, di limitata capacità". Ne discende che il giudizio di "mediocre comandante" non può essere visto come del tutto lusinghiero e da valutare, quindi, come concettualmente oscillante tra le categorie di "medio" e "mediocre" in uso nel linguaggio corrente. Non si tratta di un "cattivo" comandante, ma di un leader "senza infamia e senza lode". Sarebbe non producente ogni tentativo di sceverare le virtù o i difetti che possono aver indollO a formulare i giudizi. Si può osservare soltanto che a fro nte di 1.952 giudizi di "preparato" nei confronti dei proprii istruttori, se ne ganno 1.742, e cioè 210 in meno, sul buon comandante; è arbitrario indurne la convergenza o coesistenza dei due caratteri: si potrebbe essere istruttori preparati, ma non bravi comandanti. Si delinea qui fuor di luogo tentare di definire, si accennava, il "profilo" di un buon comandante e, tanto meno, vederlo in trasparenza od in contrasto con il buon "manager", diatriba dalla abbondante letteratura. È però incontrovertibile che tra le "virtù" di un "comandante", sia pure per i più modesti "quadri", è da includere quella di riscuotere la fiducia e l'apprezzamento degli inferiori. 9.7

ATriVTTÀ FISICA ED ADDESTRAMENTO NEI "DESIDERATA"

Nella sez. IV sull'" Addestramento" è stata poi inserita la D. 4. 7, con la previsione di due scelte, sulle volizioni delle reclute a riguardo dell'addestramento stesso e della collegata "attività fisica". Le indicazioni sono state 4.805; 1.652 c. ne hanno date due, 3.153 una soltanto; la numerosità di questi ultimi poco si discosta da quella conseguita per le domande 4.1, 4.2, 4.3, 4.5. Sull 'attività fisica, nelle tre ipotesi (''più'.', "meno", "la stessa"), si sono ottenute 2.830 indicazioni; in forte maggioranza, e cioè il 75o/o 120


di esse (c. 2.114), sono per un incremento degli impegni relativi; 455 c. (e cioè il 160Jo di 2.830) sono soddisfatti ( o ne hanno abbastanza?) di quella che svolgono; 261 .c. (9%) vorrebbero essere meno impegnati in proposito. A giudizio maggioritario (75%) delle richieste andrebbe dunque potenziato, e nel tempo e nelle modalità, tutto quanto rientra nell'idea. In ordine all'addestramento militare in senso stretto (con evidenza !"'attività fisica" ne costituisce un supporto o un completamento), le pronunce sono di gran lunga meno numerose (c. 1.975) anch'esse tripartite sul "più" (c. 644: 33%), "meno" (c. 750: 38%), "lo stesso" (c. 581: 29%. Il risultato non è confrontabile con gli altri sullo stesso tema (per es. vds. D. 4.1) perchè qui si è nell'"ottativo" e non nella descrizione o valutazione di uno stato di fatto. Combinando i "più" o i "meno" si ha che le indicazioni volte ad esprimere il "piacere" di incrementare attività fisica ed addestramento sono 2.758; le opzioni contrarie 1.011; nel limbo dello "statu quo" 1.036. Prevale decisamente il desiderio di fare di più con un rapporto (2. 72) di circa l a 3, tra i meno ed i più. Anche assommando a quelli gli indifferenti (nelJ'insieme 2.047) si r·esta in notevole prevalenza. Il modulo aveva già in precedenza (D. 2.11) previsto opzioni per le attività sportive e l'addestramento, ma inserite in un fascio di tematiche diverse. L'addestramento aveva, si ricorderà, ottenuto 612 indicazioni, poco meno delle designazioni di cui si parla (644); le attività sportive si erano pur poste in evidenza (1319 indicazioni). In sintesi, le reclute si addestrano, ma vorrebbero farlo di più (D. 4.1) e ritengono con apprezzabile maggioranza, di essere bene preparate e comandate. La positività complessiva dei pareri non attenua la consistenza delle "proteste" (41 %) sull'insufficienza dell'addestramento (noto "punctum dolens" per più ragioni), sulla scarsa o nulla preparazione dei responsabili (39%), sul mediocre o cattivo profilo dei comandanti (44%). Se si dà credito morale, e di sincerità, agli uomini alle armi per gli apprezzamenti, non v'è ragione di non fare altrettanto negli altri casi. In ogni modo non s'intravedono atteggiamenti antimilitaristi tra le reclute che, anzi, ancora una volta si esprimono con equilibrio. Non essendo fattibile l'individuazione dei "reparti" (non ne è stata richiesta la specificazione a garanzia della riservatezza dei moduli e della sincerità delle risposte) non si è in grado di affrontare una questione non priva di suggestività: la variabilità dei giudizi sui superiori comuni (o su altri- terni) tra i coscritti degli stessi reparti. 121


10. VITA DI RELAZIONE 10.1

VITA DI RELAZIONE; FUNZIONI E DISFUNZIONI DEI "GRUPPI" DI AMICI

Nell'inserire nel modulo la V Sezione, "Vita di relazione", a prescindere dalle anticipazioni già introdotte, si avevano in mente alcuni dei principi delle "relazioni umane" con speciale attenzione alle ricerche svolte in ambito militare. Oggetto della sociologia, e quindi della sociologia militare, le tematiche relative assumono spesso veste socio-psicologica. Tra i vari approcci sottesi alla sezione, con il durkheimiano (in cui prevale l'elemento "costrizione"), si ha il weberiano ("comprendente"), il simmeliano (''formalista"), lo schutziano ("fenomenologico"), il parsonsiano ("funzionale"). · Si è tenuto conto dell'insieme di tali posizioni teoriche, come della sociologia dei gruppi e delle ricerche ed esperienze sul "cameratismo", nell'impostare, pur con molti limiti, tale settore dell'indagine. Con la D. 5.1 sono !"'amicizia" e la sua funzione in una struttura militare a tenere, per così dire, "banco" con la formula assertiva "Molto spesso ·nelle caserme si formano gruppi di amici che si sostengono e si aiutano a vicenda"; ad essa si collegano conseguenze, previste in una quadruplice tipologia. I "meccanismi" infatti per cui si tende a coagularsi in gruppi amicali e di sostegno potrebbero essere: "indispensabili per superare l'impatto con la nuova realtà"; "facilitare l'inserimento nella vita militare"; "concorrere a dar luogo a comportamenti indesiderabili" a danno dei " nuovi arrivati" e, per ultimo, essere del tutto inutili. Il "leitmotiv" della D. 5.1 si fo nda su due piloni portanti: dell'amicizia e della solidarietà gruppale, qui non tanto intesa come coesione di un'unità militare (e perciò in vista di una sua "efficacia" all'esterno) ma operante, all'interno di essa, con funzioni, appunto, di adattamento e solidaristiche. La formula implica due scelte positive, una negativa ed una "positivonegativa" volgendosi il "gruppo di amici" a danno altrui, nocumento gratificante, forse, per il sottogruppo, ma non certo per il reparto o gruppo militare in quanto tale. Aderiscono all'invito, di esprimere un'opinione in 3.072, con una "mortalità" di circa un nono (396 c.) rispetto alla completezza dei 3.468 c. teorici. Sull'indispensabilità dei sottogruppi amicali, onde "superare l'im122


patto con la 'nuova realtà"', si allineano in 1.393, poco meno della metà (45o/o). L'item (non diversamente dal susseguente) presuppone che l'"impatto" non sia, come in fisica, l'incontro di un corpo mobile con una superficie, urto, fenomeno "istantaneo", ma che si prolunghi per un certo tempo com'è implicito nel consolidamento, al di là dei più immediati rapporti simpatetici, in nessi amicali capaci di reciproci, altruistici, vincoli di assistenza affettiva, morale e concreta. Dallo "stato nascente", !'"amicizia" ha da strutturarsi facilitando così l'assorbimento dell'incontro-scontro con la vita militare. È esperienza comune come, in qualsivoglia attività od ambiente, il momento più difficile da superare sia quello dell'inserimento; l'immagine dell"'essere a metà del guado" si addice metaforicamente al caso. Il "passaggio" si configura tanto più aspro, quanto più profonde le differenze tra il sottosistema di provenienza e quello di accoglienza, dalla vita civile (e, per lo più, in famiglia) a quella in uniforme, tra estranei "pari" o sopraordinati. Con i primi il contatto è continuo ed immediato; lo "status", comune, di recluta e le simiglianze, essenziale quella "per fascia d'età", favoriscono l'appagamento dei bisogni di "sociabilità" a mezzo dei commilitoni. Tra le reclute la "legge di somiglianza", (o di "agglutinamento") teorizzata dal Niceforo, per cui i "simili cercano i simili e respingono i dissimili", opera, in qualche modo deterministicamente, verso la formazione degli aggregati di cui si dice. Oltre che a superare l'impatto, i gruppi amicali agevolano l'inserimento nella vita militare; all'incontro-scontro succede la "compenetrazione", l'adattamento, la correzione e compensazione dei primi squilibri, l'omologazione al novello "habitat" sociale. Sorvolando sulle sfumature di senso, si ha che nel secondo item della D. 5.1 si addensano 1.250 risposte (41 %); sui primi due 2.643 c. (86%) affermano la vantaggiosità della formazione di gruppi informali e spontanei per l'adattamento alle organizzazioni militari. La dislocazione di siffatto beneficio verso l'esterno, in caso di emergenza (bellica o di calamità), ne può essere conseguenza con persistenza ed efficacia dipendenti, causalmente, dalla durata e dall'intensità della vita di "gruppo", comune. Non manca, tra i partecipanti all'indagine interessati alla D. 5.1, seppure in numero sparuto, chi nutre in qualche misura sentimenti di avversione nei confronti dei propri simili, scarsa socievolezza e tendenza ad isolarsi. I misantropi sono il 4% con 136 c.; in sé pochi, ma troppi ove si consid~ri l'età dei coscritti. Per essi i "gruppi di amici" non servono. Altri, 293 c., per il 10% circa, si soffermano "sui comportamenti 123


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indesiderabili" ai quali essi potrebbero concorrere "nei confronti dei nuovi arrivati" . La "burba" (nel gergo militare la recluta appena incorporata) per il suo stesso essere frastornata dal "salto", non ancora corretto dall'assuefazione, dalla "cultura" civile a quella militare, è da sempre nell'aneddotica tanto che il termine, per estensione, ha acquisito il significato di "sciocco", "sempliciotto". A sue spese, se con eccessi a suo danno, si pongono in essere quei comportamenti per burla che talvolta diventano "da prete", poco spiritosi e di cattivo gusto . Se poi, ulteriormente tralignano, da una sorta di gradevole "brano a più voci", come nella musica popolare seicentesca o nel minuetto, gli "scherzi" tendono ad assumere fisionomia di "comportamenti sgradevoli", come recita I'item della D. 5 .l, fino a tracimare dal!' alveo delle manifestazioni penalmente irrilevanti. La tradizionale condizione di privilegio del soldato anziano (nonno) rispetto alle reclute ("nonnismo") si metamorfofa, da elemento di coesione ad agente di disgregazione gruppale. 10.2

AMICIZIA TRA COMMILITONI; SUA EZIOGENEZI E PROSPETTIVE

II tema "amicizia" viene ripreso con la D . 5.2 (" ... ha avuto modo di contrarre amicizie tra i commilitoni?"); delle 3.313 indicazioni, tremila circa sono affermative (91 o/o), 300 negative. La vita militare è terreno di "coltura" delle amicizie, a due, a più, per il "condizionamento" dell'età ma, specialmente, per il "campo" che essa stessa forma. Con la D. 5.2 bis si vuole approfondire l'eziognesi dell'amicizia e del "cameratismo" tra militari e cioè del legame che tende a scaturire

da affinità di sentimenti, da reciproca stima, dal disinteresse e da altre ragioni. Non essendo stato opportuno proporne nel modulo l'intero ventaglio, ci si è limitati a suggerire tre motivazioni o fattori genesiaci (''vita in comune", "stessa origine regionale", medesima "origine sociale e culturale") a fondamento dei rapporti amicali tra i militari. Si sono conseguite 3.109 segnalazioni c,o n una differenza di 204 c. rispetto alla domanda "madre"; è probabile che si tratti di appartenenti alle tre centurie che dichiarano di non aver "avuto modo di contrarre amicizie tra i commilitoni". A prescindere da ciò, non è sorprendente, almeno a prima vista, come poco meno di tre quarti dei c. (2.263: 73%), dichiarino la "vita in comune" come fondamento dei loro "rapporti con altri militari". Per 125


381 c. ( 12 OJo) è la "stessa origine regionale" a costituire il terreno d 'intesa; per 465 c. (15%) la comune "origine sociale e culturale". Il risultato conferma, rafforzandolo, quanto si è visto in precedenza sulla forza amalgamante della vita militare e come non a torto gli artefici dell'unità politica italiana si preoccupassero di dar mano (''fatta l'Italia è d'uopo fare gli italiani") a fare gli italiani anche attraverso la mescolanza degli obbligati alla leva a prescindere dalla provenienza geografica, di ceto o di classe. · In termini di "dinamica dei gruppi", convalida le tesi di Kurt Lewin (1944) il cui metodo di studio dei fenomeni microgruppali si appoggia alla. cosiddetta "teoria del campo", per cui gli elementi compresenti in un "campo di forze" si fisionomizzano in dipendenza delle valenze che vi operano. La visione dinamica degli eventi societari microgruppali sottointende nessi con l'oggetto della situazione, comportamenti individuali e collettivi, nel contesto, per quanto al caso, militare. È la ''vita in comune'', legata alla condizione militare, che attribuisce determinate "valenze" alle relazioni e che produce risultanze ("vettori"), delle forze compresenti, in "campi di forze" e coesione; fa da collante tra i singoli. Sono poi, le valenze, causazione dei processi interni al gruppo e delle sue attività esterne. Come agenti di dinamica amicale, e quindi di rafforzamento della coesione gruppale, origine regionale, e cioè il "parrocchialismo", ed omogeneità sociale valgono insieme per poco più di un quarto; separatamente, la provenienza geografica per il 12% e l'omogeneità per il 15%; da l a 8 la prima, da l a 7 circa la seconda, rispetto alla comunanza di vita. Per la formazione di quei "gruppi primari" che le esperienze belliche hanno da sempre attestato come assai proficui in situazioni di rischio, è la "vita in comune", e cioè il "cameratismo", ad essere di gran lungo più efficace. Se l"'optimum optimorum", ovverosia l'essere insieme di provenienti dalla stessa regione e con non dissimile appartenenza socio-culturale, fosse ottenibile non vi sarebbero alternative; altrimenti, sembra evidente, anche da questa indagine, come sia la permanenza nelle stesse strutture organiche a dover avere priorità. Anche a proposito dei "rapporti di amicizia" si è suggerita una "proiezione" nel futuro del tutto ipotetica ed immaginaria (analogamente alla D. 2.3 posta su altre questioni). Si sono cimentati nell'impresa 3.241 militari che alla D. 5.2 tris ("In futuro intende mantenere questi rapporti di amicizia?") hanno datoriscontro. Di essi, 2.203 (68%) lo "intenderebbero"; 232 (7%) hanno in programma di recedere dalle amicizie contratte sotto le armi. Con pru126


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denza, 806 c. (250Jo) non hanno ("non so") una netta "intenzione" in proposito. Con la D. 5.2 tris si è ·decisamente nel campo di quella "intenzionalità" che F. Brentano stimava caratteristica fondamentale dei fatti psichici; è necessario riferirsi ad oggetti immanenti, psichici o fisici. Nell'orizzonte intenzionale dei soggetti qui esperiti, per il 7511/o, l'amicizia, prodotta dal cameratismo, rientrando nella sfera dei sentimenti, va "apprezzata" e perciò conservata. Il giudizio sull'amicizia della maggioranza delle reclute è assiologico, di evidenza apodittica, di derivazione intuitiva ed immediata. 10.3

SuLL"'ATMOSFERA" NELLE CERCHIE AMICALI DEI COMMILITONI

Sulla condizione psicologica che si determina nell'ambiente dei reparti militari si è posta la D. 5.3 (''Come giudicherebbe l'atmosfera del gruppo in cui si è trovato inserito?") onde meglio lumeggiare le modalità delle relazioni all'interno dei gruppi. Ancora una volta si è costruita una rete di qualifiche o, meglio, una sorta di quadro speculare, con, tranne che in un caso, da un lato aggettivi qualificativi dal "senso" positivo e dall'altro altrettante voci dal significato opposto, riferiti all'"atmosfera", con una corrispondenza biunivoca: ''amichevole-ostile''; ''allegra-depressa''; ''provocatoriaconciliante''; ''solidale-non solidale''; ''aggregante-disaggregante''; "distesa-aggressiva"; "di sostegno-di ostacolo"; "democratica-classista". A seguire una delle "mode" sociologiche del momento ogni aggettivo si pone "versus" all'altro. II piano verticale del "pendolo" ideale delle scelte è stato concepito con cinque punti significativi da un estremo all'altro dell'oscillazione, dal meglio al peggio, isocronicamente. Sulla contrapposizione "amichevole-ostile", le "crocette" ·raccolte sono state 2.179; di esse ben 1.663 (7611/o) cadono sull"'amichevole"; sull"'ostile" appena 75 (3.4511/o), persone dalla non agevole integrazione; si avvicinano alla predetta posizione altri 29 c. che con quelli portano il numero a 104 c. e la frequenza a poco meno del 511/o. Sul fronte opposto, ne vanno però aggiunti altri 300 per un totale di 1.963 c. (90%) che si sentono calati in un'atmosfera amichevole. "Tra color che son sospesi", e cioè sulla scelta centrale, il residuo 511/o, con 112 c. Sulla coppia "allegra-depressa", i pronunciamenti sono 1.591, con una forte astensione sia rispetto alle possibilità teoriche (3.468) sia sul rigo precedente. 127


In ogni modo, di essi, 1.205 c. sono sul polo dell"'allegro" (911 all'estremo migliore e 228 sull'altro) (147 sul peggiore): 76o/o contro 14%. Segue poi, con posizione volutamente invertita per indurre attenzione e apprezzarne l'effetto, la dicotomia "provocatoria-conciliante". La bilancia propende per il "conciliante" con 446 c. contro 311 per il "provocatorio" e 260 c. sul centro (totale: 1.017 c.). Sul "solidale" si hanno, di seguito, 718 indicazioni; 196 sul "non solidale"; 225 in posizione neutra (1.139 c. complessivi). Ancora prevalenza (914 c. in tutto) sull'atmosfera "aggregante" con 483 c. tra leprime due posizioni e 148 sulle due opposte (283 sulla neutra). Tra l'agressivo (270 c.) ed il disteso (496 c.) prevale quest'ultimo (218 al centro) con 974 indicazioni in totale. Il penultimo item (''di sostegno", "di ostacolo") non altera l'andamento delle indicazioni (702 contro 164; al centro: 206; totale: 1.072). Il "campo" del gruppo sembra anche veder prevalere le valenze "democratiche" (496) a fronte delle classiste (302) con 225 intermedie (totale: 1.023). Le otto coppie riscuotono non parallela attenzione; la prima oltre 2.100 scelte, la seconda poco più di 1.500. Dalla terza (l'invertita) in poi emerge un declino dell'interesse con voti intorno ai 900 ed ai 1. 100; può avere influito alla caduta la "stanchezza" o l'effettiva minore rilevanza, nell'opinione dei coscritti, delle dicotomie proposte. Dai singoli confronti è emerso comunque come prevalente il punto di vista di coloro che vedono nei "gruppi" di riferimento significanze utili o positive. Soppesando i due estremi (con attenzione alla formula invertita) si hanno dal lato positivo 4.426 indicazioni, dal negativo 993, con un rapporto di circa quattro volte e mezzo a favore del primo . 10.4

VIOLENZE E SCHERZI

Violenze e scherzi già introdotti indirettamente con il quarto item della D. 5.1, diventano tema di uno specifico quesito con la D. 5.4 (''Nel suo reparto vengono praticate violenze e/ o scherzi a carico delle reclute?''). Si esprimono negando l'esistenza dei due comportamenti, singolarmente intesi o accoppiati, 1.966 c.; ammettono violenze 74 c. e violenze e scherzi insieme 189 c. Per quanto ai soli scherzi 1.545 c. ne hanno esperienza. Le indicazioni sono nell'insieme 4.774 per la presenza di più rispo128


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ste. Escludendo i "no", sulle oltre 2.808 ammissioni la "violenza" a carico delle reclute concerne 273 c., circa il l Oo/o, drappello poco meno numeroso di quello (293 c.) rivelatosi sull'item (quarto) della D. 5.1. Sulle sole "violenze", leggendo i dati per riga e non per colonna, si hanno 659 espressioni di cui 585 per negarle con una predominanza di circa 8 ad l; le "violenze e scherzi", proposti insieme, su l. 520 segnaiazioni ne raccolgono 1.331 che ne negano l'esistenza, con un rapporto di 7 a l sulle altre. Il fenomeno comunque esiste; pur nella ridotta consistenza numerica espressa dalle cifre, trattandosi di ''violenza'', si va al di là dei limiti "fisiologici" di patologia sociale. Pur ritenendola, a parte la frequenza, di minima intensità (salvo rare eccezioni), resta la circostanza che di sopraffazione, con mezzi fisici e psicologici, si tratta e come tale essa viene avvertita da un certo numero di reclute. Il fatto stesso che nella distinzione tra scherzi e violenze la massa si sia pronunciata per l'esistenza dei primi, sta a significare che talvolta si superano i limiti delludico, travalicamento che, in ogni caso, andrebbe prevenuto ed energicamente sanzionato. 10.5

"GUIDA" O "LEADERSHIP" INFORMALE NEI MICROGRUPPI DI PARI. CONSEGUENZE su: MORALE, DISCIPLINA, RAPPORTI CON LA GERARCHIA, A VANTAGGIO PROPRIO

Nelle società teorizzate dal Goffman, come energe da un'ampia letteratura ed in primo luogo dalle ricerche ispirate dalla sociometria, è accadimento costante la strutturazione informale del gruppo in parallelo con quella istituzionale e perciò formale. Anche nei gruppi di amici e di pari che si formano spontaneamente tra i militari di leva; per l'intrinsecità stessa delle relazioni umane che sorgono dalla relativa situazione microsociale, dopo qualche tempo, di "latenza", prendono consistenza forme di "leadership" e, di conseguenza, modalità di partecipazione alle attività collettive in cui si delineano nessi di superordinazione e subordinazione. A parte ciò, il leader (nel questionario indicato come "guida") fruisce, nel gruppo, della quota parte maggiore di influenza che manifesta con modalità diverse a seconda della situazione. La "guida" esplica la funzione di contribuire a soddisfare le esigenze ed i bisogni dei componenti del gruppo, necessità talora neppure consapevolmente avvertite. Allo scopo di approfondire questo aspetto della vita di relazione nelle

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unità militari, è stata introdotta nel modulo la D. 5.5 con cui, dopo aver affermato che "ci sono talvolta alcuni individui che tendono a porsi come 'guida' e come tali vengono rispettati dagli altri", si formulano alcune ipotesi e si chiede il giudizio dei soggetti (''Come giudica lei tale fatto?") . I terni affrontati riguardano il "morale del gruppo", la "disciplina militare", i "rapporti con la gerarchia militare", l"'aiuto che ognuno può ricevere". Si suggerisce di sintetizzare il giudizio con le formule "positivo", "negativo", "indifferente". Dall'orizzonte dell'indagine, per quanto ora si tratta, sono state escluse tutte le possibili indicazioni sulle caratteristiche dei leader per concentrare l'attenzione su alcuni dei principali bisogni di cui da esso si ottiene gratificazione. In primo luogo ci si è riferiti al "morale" del gruppo, parzialmente prefigurato, ma prescindendo dalla leadership, con la D. 5.3 ed i suoi interrogativi sulle conseguenze dell"'atmosfera" della propria "nicchia" gruppale. Il "morale" del gruppo militare coinvolge la necessità di darsi un'identità e di simboleggiarla in qualche modo, di essere segno di continuità (terza liceo, sez. A, l o Sq., del l Pl. del tale reparto, ecc.) nel tempo, al di là del divenire degli "atomi" sociali che lo compongono, di rappresentanza esterna, e così via. La "guida" informale delle minime unità militari contribuisce a soddisfare tali esigenze: è, per dirla con K. Lewin, il "guardiano della porta"; rappresenta i camerati verso l'esterno, fùtra i messaggi all'interno, vigila sul "clima" del gruppo, coopera ad equilibrare gli stati di eccessiva "euforia" o di depressione. Rivolgono interesse al quesito 2.768 giovani; di essi 1.302 (470Jo) danno un "giudizio positivo" dell'influenza sul "morale" della "guida" del loro gruppo; 806 (30%) la valutano "indifferente"; 637 (23%) negativa. La "leadership" informale, a livello rnicro, nell'organizzazione militare emerge dal sondaggio come di efficacia (non generalizzata) per quanto al "morale" dei gruppi per circa la metà della loro consistenza. Poco meno di un quarto non solo non apprezza il "leader" interno, ma ne considera la presenza controproducente. Un'ulteriore sfera di bisogni, che trova sovente soddisfacimento attraverso la "guida" e la sua leadership, è quella contrassegnata dall'ordine, dal coordinamento dei compiti e delle funzioni dal momento che le unità militari, più che molte altre, si pongono come rnicrocosmi organizzati. La "disciplina", come complesso delle norme che regolano la convivenza comunitaria militare, e l'obbedienza ad essa appagano le predette esigenze. Si presumeva che il "leader" informale dei microcosmi militari po131


tesse contribuire a rafforzarla. Il risultato dell'indagine non corrisponde alla presunzione. Si dà infatti che delle 2.569 indicazioni ricevute soltanto 679 (260Jo) vedono la "guida" come agente positivo per la disciplina; sul negativo (950 c.) e sull'indifferente (940 c.) si ha equivalenza (37%); circa un militare su tre vede la "guida" come disgregatore di disciplina. Non dissimili gli accordi sulla proficuità della "guida" alla ottimizzazione dei "rapporti con i superiori", nel sistema delle reciproche comunicazioni, nell'attutire le rivendicazioni, nel sostenere le giuste esigenze dei camerati. Su 2.570 responsi appena 675 (27%) sono positivi; 995 si coagulano sull'indifferente (39%) e 890 sul negativo (34%). L'entusiasmo, per così dire, dei coscritti per i loro leader informali, si accende allorché, per ultimo, se ne parla come "fonte di aiuto" per sé. Alle risposte più numerose (2.742 c.), indicatore d'interesse, si aggiunge che per oltre la metà (51 OJo ), con 1.402 c., sono sul positivo; 569 sul negativo (21 %) e 771 (28%) sull'indifferente. Il carisma della "guide" o dei "leader" informali dei microcosmi militari (si parla di camerati di leva e non dei sottofficiali o degli ufficiali di inquadramento) si delinea di ridotta o parziale consistenza; ridotta perché a fronte di 4.068 segnalazioni positive se ne hanno 3.046 negative e 3.512 sull'indifferente: parziale perché il "positivo" prevale sulle altre due classi solo per il "morale" e per la propria "utilità". Da che dipenda il risultato non si ha modo di scorgere; resta la problematicità dell'influenza negativa sulla disciplina e sui rapporti con la gerarchia, quasi che il "morale" del gruppo ed il vantaggio dei singoli non ne dipendessero.

11. RAPPORTI CON L'"HABITAT" CIVILE 11.1

SULLA PREFERIBILITÀ DELLA SEDE DI SERVIZIO

A prescindere dai numerosi accenni fatti in altre zone del questionario (anche a scopo di controllo) a proposito dei rapporti con l'ambiente civile, con la Sez. VI si sono avanzati alcuni interrogativi espressamente mirati a tale scopo come si evince dal suo titolo "Rapporti con l'habitat civile". In apertura di sezione, anche se parzialmente eccentrico rispetto al punto centrale, si è affrontato il tema del "luc:>go" ove sarebbe preferìbile effettuare il servizio militare. Onde ricavarne un risultato "puro", 132


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cioè depurato da altre considerazioni, si è fatto a meno di premettere gli svantaggi, per il pronto impiego dei reparti e la loro efficienza, della vicinanza al proprio domicilio abituale. Come si è accennato avanti, "vicinanza" e "lontananza" formano concettualmente una "coppia", tetica per certi aspetti, antitetica per altri; tra questi ultimi si pone il superamento degli istinti solidaristici verso la propria comunità familiare a beneficio di un più ampio " Heimat" evitando ogni "conflitto di ruolo" in caso di emergenza. In coerenza con le risposte già avute, anzi con più forte accentuazione, alla D. 6.1 (" ... sarebbe meglio effettuare il servizio militare nella regione in cui risiede" o "in altra regione"; oppure "come capita") la concentrazione delle opinioni è sulla prima ipotesi, ovvero sulla preferibilità di essere di leva, se non proprio sotto casa, poco distante, con 2.569 c. su 3.248; la frequenza è del 7911/o, di circa 4 su 5. Pochi si sono posti il problema del come la difesa del territorio e gli interventi in caso di calamità, non possano essere parcellizzati, neppure in sede previsionale, per "regioni", ma che anzi, proprio nelle previsioni, sia di calamità sia di missione, le forze andrebbero concentrate dove la vulnerabilità sia maggiore (per esempio aree sismiche, in prossimità di vicini aggressivi, ecc.). È possibile che, essendo meno note le teorie e le ricerche empiriche sul "conflitto di ruolo", la prefata considerazione abbia indotto 679 (21 %) uomini a dichiararsi (c. 352) per la preferibilità di un'altra regione per soddisfare gli obblighi di leva o, meglio ancora, di affidarsi al caso (''come capita") in qualità di soggetti e, quindi, alle esigenze organiche in quanto "atomi sociali" nell'apparato militare (c. 327). La convenienza dell'addestramento e della presenza in reparti siti nel territorio prossimo alla propria abituale residenza sarebbe fuori discussione ove si ipotizzasse una difesa con azioni di guerriglia (come in altri "modelli" e come si è constatato in note, anzi famose, vicende storiche tra cui esemplari quelle legate alla Rivoluzione francese: Vandea, Spagna, Campagna di Russia) anche sul nostro suolo (è accaduto con gli eserciti di "Santa Fede" e con i "partigiani", nell'ultimo conflitto).

11.2

SEPARATEZZA E PARTECIPAZIONE SOCIALE, CULTURALE E POLmCA

Nel linguaggio politico o, come nel gergo giornalistico, "politichese" (perché caratterizzato talvolta da perifrasi, .tecnicisrni, complicazioni, così da renderlo poco comprensibile e stereotipato) non è raro l'uso par-

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ziale del termine "separatezza" a proposito delle unità militari; parziale perché esso significa la condizione di chi vive separato ma anche di chi sia dagli altri escluso. Con la D. 6.2 e la D. 6.3 si è tentato di aprire spiragli sull'argomento nell'ottica dei soggetti e non per quanto alle unità militari. Per queste ultime, come per il "militare" in generale, dire di "separatezza" è, in qualche misura, un non senso come lo sarebibe dirlo di un'organizzazione universitaria o di una fabbrica e via discorrendo . I flussi osmotici, con scambio reciproco di elementi e compenetrazione, sono così intensi e continui fra le "strutture" militari (caserma, nave, base, aeroporto) e l'esterno che seppure si volesse dire di "separatezza" essa non potrebbe essere intesa che come indispensabile e funzionale concentrazione di alcune attività, nel caso quelle militari, in uno "spazio" apposito nè più e nè meno di un ateneo, o di una scuola, di una fabbrica, di un ufficio. Nelle unità militari, anzi, come nelle scuole di ogni ordine e grado, il veloce "succedersi" delle generazioni di leva (di masse studentesche) rende ogni ipotizzabile "barrage" molto più permeabile che nei casi in cui il sistema sia costituito su quadri .e gregari permanenti con un assai lento "turn over" (magistratura, industria, banca, ecc.). Come è emerso poi da più ricerche e pur riferendosi soltanto ai "quadri" permanenti, dire di "casta militare" è del tutto improprio per il pressochè totale difetto di "successioni" ereditarie al di là del normale e generalizzato fenomeno dell'attrazione professionale "genitori-figli". Siano sufficienti questi pochi cenni O'argomento verrà sviluppato, e dimostrato, analizzando la "condizione militare dei quadri") per ribadire l'inesistenza materica e culturale di una qualsivoglia "separatezza" tra militare e "civile" al di là di quei "perimetri" che si disvelano funzionali per il "militare" come per qualsivoglia altra attività. È in questa linea chiusa che con la D. 6.2 e la D . 2.6 si sono praticate piccole apertura, "spiragli" per l'appunto, senza con ciò accettare l'infondato stereotipo della "separatezza" specialmente se intesa come conseguenza di una volontà di appartarsi dei militari e non come l'altrui desiderio di tenerli fuori dalla partecipazione alla vita locale. 11.2.1 Sociale

La D.'6.2 prevede tre ordini di attività (''sociali, culturali, politiche") "promosse nella citta" alle quali il militare "ha potuto o può partecipare durante il periodo di leva", e tre classi di frequenza nel coinvolgimento: "molte, qualcuna, nessuna" (volte). La domanda è stata conce135


pita come "neutra"; il "promosso" dalla città non implica che si tratti dì iniziative a favore dei militari; così la "partecipazione" può esserne impedita da un ventaglio di circostanze. Sulla prima (la '" sociale"), riguardante i rapporti tra individui e gruppi nella sede ("città") di servizio e l'insieme delle interazioni tra i soggetti delle due comunità, civile e militare, si sono ottenute 2.889 indicazioni per il 600Jo (1.738 c.) concentrate sul "nessuno"; i coinvolti "qualche volta" sono 833 (290Jo), "molte volte" 318 (11 OJo). La partecipazione ad iniziative sociali, in generale, non è assai diffusa; anche se di larga risonanza, non attirano che sparute minoranze, come risulta, per es., dalla scarsa numerosità del pubblico alle manifestazioni contro la droga o di solidarietà su questioni non secondarie (contro il "razzismo", ecc.). Accade anche che l'estrinsecazione di scelte su problemi tanto rilevanti da essere oggetto di consultazioni referendarie non ottenga la presenza del 500Jo della platea dei votanti. In vista di ciò quel 400Jo di segnalazioru positive vale come risultato se non ottimale, almeno "non male", gratificante. Il .2.2 Culturale

Per le attività culturali si ha una riduzione degli indizi (c. 2.650); il 620Jo dei segnali è negativo (c. 1.641); il 300Jo circa (789 c.) soddisfacente; 220 c. (80Jo) attestano un coinvolgimento ripetuto. Se solitamente è deficitario l'interessamento per gli impegni sociali, non è certo maggiore quello per le manifestazioni culturali come è rilevabile dalla frequenza dei visitatori alle mostre od alle pubbliche conferenze o in altre occorenze simili. Nel caso, la popolazione studiata ha un buon livelJo medio di istruzione (medie superiori ed uruversità: l .583 c.: 55,30Jo) che farebbe pensare ad un più spiccato coinvolgimento rispetto alla totalità dei cittadini; si tratta però di giovani in servizio di leva, tutto sommato con un limitato "tempo libero" (è una delle "scarsità" più sentite) e perciò tendenzialmente portati ad impiegarlo in attività di puro svago. Con tutto ciò, e pur considerando che oltre un quarto delle 3.468 scelte potenziali è mancato (meno 818), il 380Jo dei coinvolti, "molte volte" (80Jo) od in "qualche" caso, in eventi culturali non si delinea come non apprezzabile. 11.2.3 Politica

La crescente disaffezione per la "politica~· e per le sue manifestazioni suscita, con le investigazioni dei politologi, allarme nei paladini 136


della democrazia; si è detto che al moltiplicarsi delle occasioni di partecipazione, faccia riscontro una riduzione dell'intensità relativa; si aggiunge che la "partitocrazia" con i suoi sottoprodotti, tra cui le "lottizzazioni", scoraggia; si a nalizzano serie di ragioni, ma tutti concordano per una riduzione progressiva della partecipazione politica. Le dichiarazioni dei militari di leva non vanno in una direzione diversa; si restringe a 2.502la numerosità degli indizi (e ciò vale già disinteresse) con 1'830Jo (2.080 c.) di non partecipanti ed il 17% di implicati poche (300 c.) o molte volte (122 c.) .

• * * Per le tre forme di partecipazione (sociale, culturale e politica) su 8.041 espressioni se ne sono raccolte, in corrispondenza di azioni partecipative realmente svolte, 2.582 (32%). Su un volume di indicazioni che teoricamente avrebbe potuto essere di oltre diecimila (10.404) la frequenza si riduce al 25%. Valga l'uno o l'altro calcolo e sempre che le informazioni fornite dai coscritti siano veraci, come non si ha motivo di dubitare, sembrerebbe che di "separatezza", per le tre ipotesi, non si possa parlare. Le iniziative sociali, culturali e politiche figurano realizzate; vi affluisce un militare di leva su quattro con proporzione, a prima vista, maggiore di quella della cittadinanza in generale. In ogni caso non si tratta nè di "esclusione" posta in essere dalla "città" nè di un ''farsi da parte" dell'istituzione militare, ma di comportamenti legati alla libera scelta dei singoli alle armi. 11.3 l

SERIM EJ':TO NELL'AMBIENTE CIVILE . TRAM:ITI RELATIVI

Sull'inserimento dei singoli nell'ambiente civile della località sede della "leva", è stata avanzata la D. 6.3 con tre tipologie; "si, facilmente", "si, ma con difficoltà", "no"; su di esse si ottengono 3.216 c. con una buona adesione sull'universo base (c. 3.468). Dichiarano di non essersi inseriti 1.148 c., e cioè il350Jo; la maggior parte si è socializzata con l'ambiente civile con facilità: c. 1.344 (42%); il 23% (c. 724) con difficoltà. L'armonizzazione ha interessato 2.068 soggetti, il 65%. Anche da questa angolazione non si può sostenere la tesi della "separatezza" al'137


meno riguardo ai militari di leva. La frazione minoritaria dei "non inseriti", pur cospicua (350Jo) non è stata certo ostacolata dall'apparato militare, nè tagliata fuori dai cittadini. Accanto a coloro che caratteriologicamente possono preferire star soli, vanno ipotizzati militari allearmi, tutti proiettati verso le proprie famiglie o in servizio presso reparti siti nelle loro abituali residenze. Nel primo caso difetta l'impulso; nel secondo esso si muove in altre direzioni; a conferma si ha che il 70% (c. 1.978) del contingente di leva presta servizio nella propria località di residenza o in un raggio ristretto da essa (entro 350 km) se dell'Esercito (Marina: 86%; Aeronautica: 91 %). Sulle "vie" degli approcci con i civili del luogo, la D. 6.3 chiede specificazioni: "Se si è inserito lo ha potuto fare tramite- vecchie amicizie, - commilitoni, - conoscenze occasionati, - frequentando luoghi di ritrovo?" La quasi totalità (2.064 c.) di coloro che si sono inseriti (2.068 c.) facilmente o con qualche difficoltà, indicano i canali utilizzati. Dei quattro, la partita maggiore è data dalle "conoscenze occasionali" (c. 654; 32%); concorrono poi le "vecchie amicizie" (c. 559; 27%); i "commilitoni" (c. 368; 18%). Anche qui sono l'"oralità", i rapporti "faccia a faccia", il "quotidiano" a favorire i contatti.

11.4

AMICIZIE "EXTRA MOENIA"

Si ritorna sul tema dell"'amicizia" con la D. 6.4, ma mentre con la Sez. V si indagava sui nessi amicali all'interno del micro gruppo militare, qui il riferimento è ''a persone del luogo'', ovviamente non militari, ma dell'"habitat civile" come dal titolo della sezione. L'inserimento nell'ambiente civile di cui alla rosa di item della D. 6.3 non significa aver stretto amicizie, contingenza che implica legami più solidi, ma ne è una sorta di condizione propedeutica; su di essa si erano espressi in 2.068; non è dunque contraddittorio che in 1.692 si pronuncino affermativamente, su 3.197. La selezione dallo "status" di inserito alla formazione di amicizie implica una riduzione di 376 casi (18%); si trattava perciò di "inserìmenti" non generici, ma in larga misura con aspetti di affettività. Non hanno contratto amicizie con i civili del Juogo 1.505 c., dei non inseriti (erano 1. 148) e di una frazione dei socializzati ma non fino al punto di instaurare rapporti amicali.

138


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12. DROGA E SUICIDI: ASPETTI DELLA "DEVIANZA" 12.1

I NTORNO ALLA DEVIANZA

Sulle questioni inerenti alla "devianza" in ambito militare si sono impostate la Sezione VIII del modulo, per quanto alle dichiarazioni dei militari di leva, ed una ricerca a sè in ordine ai dati espressi dalle statistiche militari o dagli uffici delle competenti autorità. Qui si è nel campo del "soggettivo", opinioni o testimonianze (non assoggettabili a verifica) dei militari di leva; altrove ci si è avvalsi di elementi oggettivi, popperianemente verificabili. Si è di fronte a due verità di cui quella verificabile, appunto per tale sua natura, con cifre meno clamorose, a parte le "distorsioni" legate al metodo prescelto. Nella ricerca parallela il campo d'osservazione si estende nel tempo per alcuni anni e si allarga alle manifestazioni di devianza negativa di maggior consistenza e cioè alla delittuosità dei militari; qui si affrontano soltanto le tematiche inerenti alla diffusione della droga ed ai suicidi. Non si delinea disutile, per la sua rilevanza nella società contemporanea e quindi nel sottosistema militare, dare qualche delucidazione sul retroterra teorico su cui si innestano le analisi sulla devianza negativa. Il problema della "devianza" fra i militari va, evidentemente, collegato a quella più generale, essendone una specificazione; l'una e l'altra, a loro volta, si connettono alle questioni sulle norme sociali della condotta. L'ordinamento delle relazioni tra i singoli ed i gruppi e tra le collettività implica procedure complesse e modalità regolative atte ad inserire in alvei accettabili le attività nella loro molteplicità e quindi anche quelle collegate alla vita militare. Il relativo sistema regolatore si struttura in norme morali (sottoposte ad esame in più sezioni del modulo), e cioè kantianamente in "imperativi", ed in comandi dettati dall'ordinamento giuridico o anche, come nel caso, da un insieme di disposizioni disciplinari. Mentre gli imperativi morali risalgono al più elevato mondo dei "valori" (e perciò non possono che trovare, se violati, contrappesi nella sfera della coscienza), i comandi del diritto positivo si collegano ad un sistema di sanzioni (le pene edittali) che, secondo la teoria generale del diritto (Kelsen), si rifanno di grado in grado a livelli superiori fino a giungere alla norma fondamentale, la Carta Costituzionale, che, a sua volta, si poggia sulla possibilità di esercitare un qualche potere di persuasione e di consenso ma inteso anche come "Match", ovvero come forza. L'idea di "devianza" concerne dunque il mondo dei valori, norme morali, 139


regole giuridiche e, ancora, quelle del costume e dell'uso; ne discende che la devianza militare potrebbe esser vista con riguardo alla predetta quadruplice distinzione. L'accrescimento delle conoscenze su siffatta articolazione richiederebbe indagini "ad hoc" specialmente con riferimento agli usi e costumi militari, compo questo pressocchè del tutto fuori dall'indagine (parzialmente toccato nella Sez. III) ma di cui non conviene sottacere la rilevanza; esso è, tra l'altro, a tema di opere letterarie di Aa. di prima grandezza (De Vigny, D'Azeglio, ecc.) che se ne sono occupati con maestria, sulla base, talora, delle loro personali esperienze. Quale che sia il settore della devianza analizzato, va tenuto presente che il sistema della "norme", morali, penali o disciplinari, implica in ogni caso l'idea di "relazione" di cui esse stesse sono "mezzo" e non "scopo" essendo quest'ultimo obiettivo e fine del sistema sociale nella sua globalità. Del resto, anche nel concetto di "co-scienza", per il cittadino, militare e non, è insito il significato di "conoscere" e quindi dell'"idemsentire'', senza di che si cadrebbe in posizione scettiche o solipsistiche, di incomunicabilità, certo non adatte alla ottimale coesione del sistema sociale e, tantomeno, del sottosistema militare. Per quanto alle norme riguardanti gli "usi", anche la pratica della "droga" vi rientra; esse, pur presenti in ogni aspetto della vita di relazione, lo sono in maniera assai marcata negli ambiti militari dove, al di là delle categorie e degli indirizzi disciplinari, vigono, in modo spiccato, regole di etichetta, di cerimonialismo, ma anche di corrispondenza e di assimilazione comportamentali ai "camerati" che, in condizioni ordinarie, e cioè di pace, ed in assenza di vigorose "sfide" da parte dell'ambiente (disastri e calamità naturali) costituiscono una parte non secondaria dello stesso tessuto connettivo della vita militare, modo d'essere, questo, che mira a rafforzare il sentimento di disciplina, e perciò di gerarchia, ed a consolidare la coesione morale non a caso unanimemente esaltata dagli studiosi di cose militari, ma la "coesione" implica anche una certa arrendevolezza alla "lois de l'imitation", cioè al comportamento dei compagni. Non si sono introdotti quesi~i sulla "devianza" riguardo agli usi perché, come si accennava, sarebbero state anzitutto necessarie ricerche dirette a precisarli; su questo terreno differenziazioni, più o meno marcate, sono riscontrabili tra le tre Forze Armate, le singole armi e, via via, fino ai corpi e alle minori unità. È da notare che mentre gli usi in ambito civile rimangono, per così dire, sulla «soglia" della coscienza e non si abbinano a sentimenti di obbligatorietà, nell'ambito militare la "pe140


netrazione" negli animi ed i sentimenti di obbligazione e di conformità, in positivo come in negativo, sono assai più cogenti. La questione non concerne soltanto gli usi accettati o voluti dalla gerarchia, ma anche quelli che sorgono spontaneamente nei reparti e che, seppur nati da istanze autodirette, acquisiscono forme eteronome e di eterodirezione. Così, ad esempio, allorché si stigmatizzano, e non a torto, gli episodi violenti di "nonnismo" non va tralasciato di ricordare come, se ne è accennato, una certa supremazia degli "anziani" rispetto alle reclute sia nella tradizione militare: "dicunt, tradunt, ferunt"; d'altronde poi è consuetudinario, ed obbligatorio, che a parità di grado la superordinazione spetti al più anziano . In altri termini, l'inosservanza di alcune regole non scritte vigenti in ambito militare, del tipo di quelle ora accennate, si delineerebbe come "deviante" e darebbe perciò luogo a riprovazione sociale nell'ambito almeno dei gruppi militari spontanei di cui si è parlato nella Sez. V, "Vita di relazione" . Salendo di un gradino, ci si deve riferire ad· un aspetto diverso della vita militare che è quello concernente il costume e cioè il mondo dei "mores"; qui l'osservanza delle regole è assai più costrittiva e la "memoria collettiva" più estesa, nonchè ricca di una carica più intensa. Su questo terreno le devianze, anche se non soggette a sanzioni di natura giuridica, possono sfociare in comportamenti assai rilevanti dal punto di vista sociale e non poco lesivi dell'integrità morale del gruppo . Spesso la malattia mentale, di cui qui non si tratta, ed alcune forme di suicidio, naturalmente nei casi estremi, possono configurarsi come reazioni equilibratrici di profonde scissure tra l' Io e la coscienza o memoria collettiva: è il caso del suicidio per "onore". Distinguendo poi il diritto dalla morale, si hanno i comportamenti antigiuridici (di cui si occupa G . Marotta in una monografia a parte) che, quindi, hanno attinenza sempre con il lato esteriore del proprio fare e talora, ma non in ogni caso, con i risvolti interiori. Tuttavia, se si ha presente che il diritto positivo ha, per sua natura, carattere esteriore (concerne il "fenomeno"), per la sanzione costrittiva come dato immanente dell'ordinamento giuridico, si ha che la devianza, rispetto alle norme giuridiche, può essere, ma potrebbe anche non esserlo, omologabile con le altre sue forme; è que~to il caso dei conflitti tra coscienza e dettato del diritto positivo o, in termini sociologici, tra il proprio universo dei valori e le regole disciplinari. Tipico il caso del cappellano militare che nei confronti di una mancanza, specie se di un inferiore ed a lui personalmene diretta, è tenuto da una parte al ''perdono'', per la sua veste di sacerdote e, dall'altra, in quanto "superiore", a provvedere. Con141


flitti analoghi sono ipotizzabili per l'uso di droghe, specie se leggere, in comunità amicali. Nel mondo militare possono dunque prodursi contrasti tra ciò che si delinea, a livello microgruppale, moralmente lecito, "fas", e ciò che contrasta con il diritto ("jus") e che perciò è passibile di coazione o sanzione; se è rilevabile tale rischio è però da aggiungere come in esso, più che in altri sottosistemi sociali, appunto per la maggior cogenza degli usi e dei costumi, più vivo sia il senso della giustizia come unità di diritto e di morale; qui più che altrove "non omne quod licet honestum est"; può sorgervi conflitto tra "jus" e "boni mores" dando preminenza a quelle esigenze che concernono sia la vita giuridica sia la morale (i Romani le sussumevano nella formula dell"'honeste vivere"). Tale istanza, nell'ordine militare, si rivela tanto più indispensabile quanto più vincolanti le norme disciplinari ed il potere, di fatto, oltre che giuridico, del superiore sull'inferiore come "capacità di dominio". 12.2

SULLA DIFFUSIONE DELLA DROGA

Nell 'anno (1989) in cui si è svolta l'indagine si è di fronte non soltanto ad una normativa disciplinare consolidata, con l'introduzione di procedure in qualche modo anticipatorie, con le debite proporzioni, del processo penale "accusatorio", ma anche ad una serie di provvedimenti volti a prevenire ed a scoraggiare nell'ambito delle unità militari l'uso di "droghe" di qualsiasi natura. La D.G. della Sanità militare, con i "corpi" degli ufficiali medici delle tre FF.AA., accanto alle misure sanitarie, non ha tralasciato l'impiego di tecniche di persuasione (propaganda), nè di specialisti (psicologi) addetti ai reparti in funzine preventiva e di "sostegno" anche ad evitare atti inconsulti di autochiria. Il modulo, con la Sez. VII ("Problemi di devianza") ha cercato di raccogliere indizi ed opinioni, si diceva, su due dei maggiori aspetti della devianza: diffusione delle droga e tendenze suicide. La prima tema di item (D. 7.1) si apre con un'asserzione (''Si sente molto spesso parlare di droga nelle caserme") per poi chiedere se, sulla base dell'esperienza personale dell'interrogato, " TI servizio militare" possa "essere occasione per iniziarne l'uso", o se facciano "uso di droghe coloro che ne erano già consumatori precedentemente", o, ancora, se non vi sia rapporto alcuno "fra servizio millitare e droga". Sulla D. 7.1 non si pronunciano circa cinquecento giovani; 2.940 esprimono un'opinione e di essi 560 ( 190Jo) sono per l 'inesistenza di nessi di 142


t

causalità tra droga e servizio militare; 1.266 (430Jo) sono possibilisti nel senso che il servizio potrebbe essere "occasione per iniziarne l'uso". Altri (1.1 14 c.; 38%) sostengono che fanno uso di droghe, essendo alle armi, coloro che ne erano già adusi. Il tenore ipotetico del primo degli item della D. 7 .l, sul servizio militare come "possibile occasione", svuota di drammaticità la numerosità delle opinioni; ogni immaginabile circostanza potrebbe essere un'occasione; la coesistenza di coetanei (in una fascia di età alle soglie dell'età adulta) in spazi ristretti e dal comune quotidiano, ne accresce le probabilità rispetto alle situazioni in cui ci si collochi e si viva a guisa di "monadi" "senza porte e senza finestre"; in tal caso mancherebbe la costrizione dell'imitazione e le occasioni tenderebbero ad azzerarsi. L'avviso possibilistico dell'item di apertura della D. 7 .l risulta poi subito corretto dal successivo, sulla esistenza, nel caso di uso di drqghe, di abitudini contratte in precedenza, con 1.114 c. (38%). Fin qui non ci si esprime ancora sul reale ricorso a stupefacenti.

* * * Su questo punto è inequivoca la D. 7.2 (''Per quanto la riguarda personalmente ha fatto uso di droghe leggere durante la vita militare?") che tuttavia restringe il campo alle più diffuse e meno nocive: le così dette " leggere". L'interrogativo muove l'attenzione dei militari che, infatti, producono 3.213 informazioni; 2.653, pari a ben 1'83%, si pongono sul "mai"; 416 (13%) dicono "qualche volta". I rimanenti 144 (4%) confessano "spesso". Non pare che la consistenza della diffusione delle droghe leggere nelle FF.AA. sia maggiore di quella verificabile e verificata nelle scuole o in altre comunità giovanili, a parte le istituzioni carcerarie. Con la 7.2 bis è il nesso di causalità ad essere posto in luce. Il "no", su 1.383 indicazioni, ne addensa 1.120; evidentemente una parte dei " mai" della D. 2.7 non ha inteso l'item e si è aggiunta ai (''se si") consumatori di droga che erano 560. Assumendo a base questa cifra, si ha che poco più della metà (263) dei consumatori di droghe non "pesanti" vi sarebbe stato iniziato dutante la leva. Ciò non significa che la "leva" in sè ne sia la "ragion sufficiente" (come non lo sarebbe se durante il servizio si sviluppasse spirito filantropico o, per dire, bibliofilia) ma soltanto che in occasione del servizio militare se ne è contratto il gusto o l'uso. 143


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GRAF.33 - INCIDENZA DEL SERVIZIO DI LEVA SULL'USO DI DROGHE A 43%

1266

A: Leva come occasione per iniziarne l'uso 8: Le usa chi già ne consumava C: Nessun rapporto tra leva e droga


La "cognizione" dell'uso altrui di droghe sempre non pesanti, e cioè ipoteticamente dei 560 c. della 7. 2, è diffusa nelle strutture militari. Il tono della D. 7.3 è, a vero dire, più impegnativo recitando "Le risulta che i commilitoni del suo reparto ne facciano uso?"; è tra la notizia e la testimonianza; come che sia, mille casi non ne hanno contezza (su 3.127); poco più di due terzi ne hanno "risultanza" come evento raro (''qualche volta": 1.354 c.; 430Jo) o di una certa frequanza (773 c.; 25%). Ad evitare equivoci interpretativi è da chiarire come non vi sia relazione numerica tra l'informazione e l'evento che ad essa dà luogo; un solo caso di utilizzo di uno "spinello", se ostentato, potrebbe essere noto ad un intero reparto.

12.3

VIGILANZA DEI QUADRI

Sulla vigilanza "a sufficienza" dei "superiori" a prevenire l'uso delle droghe verte la D. 7 .4; le indicazioni sul tema sono le meno, o tra le meno, soddisfacenti tra quelle ottenute sui vari item del questionario e ciò nonostante la già citata azione di propaganda della sanità militare e la presenza di "psicologi" presso molti reparti. Il massimo addensamento (1.196 c; 37%), su 3.212 notizie, si ha sull'insufficiente vigilanza dei Quadri; 757 c. (24%) ritengono che sia scarsa; 832 c. (26%) l'apprezzano come adeguata. Infine i\13% (427 c.) "non sa" il che potrebbe riferirsi sia ad un'incapacità di valutazione, in difetto di un'idea chiara sull'assenza di una "sufficiente" vigilanza, sia al non averne, addirittura, percezione. Senza affrontare l'ermeneutica dei "non so", resta che il 61% degli uomini alle armi percepisce la vigilanza della gerarchia, su di una "piaga" sociale così eclatante, insufficiente o scarsa. Si denuncia una carenza di non poco conto dato anche che la diffusione della droga sembra avere ovunque un "trend" ascendente e che, secondo le inchieste condotte in Vietnam, potrebbe assumere in caso di impiego bellico, i caratteri di un catastrofico "motus in fine velocior".

12.4

SUICIDI TENTATI E CONSUMATI; POTENZIALITÀ INCENTIVANTI DEL SER-

VlZIO MILITARE

Sui fattori generativi di comportamenti autochirici gli studi sia sulla popolazione in generale, sia messi a fuoco su universi statistici speciali, come quello dei militari, sia ancora clinici, si contano in gran numero

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e vengono prodotti di continuo con "punte" in correlazione ad eventi eclatanti, come suicidi collettivi o di "diadi" (''coppia suicida"), di triadi o di altri piccoli gruppi. Richiamano anche l'attenzione del pubblico (e dei "mass media") le modalità inusuali e legate ai mezzi tecnici (gas degli scappamenti; registrazioni dell'agonia su nastro magnetico ecc.) e le così dette "epidemie suicide" da tempo note tanto che in età romantica si addebitavano, con evidente esagerazione, ad alcune opere (del Goethe, del Foscolo e di altri) più "morti" delle guerre napoleoniche. Per quanto ai "fatto", cioè ai suicidi avvenuti o tentati nelle FF.AA. negli ultimi anni, si rimanda alla già menzionata monografia sulla "devianza"; nell'indagine si rimane nel cerc!hio delle opinioni studiate con la D. 7.5 che, dopo aver premesso che "Anche piuttosto di recente la stampa ha riportato notizie di suicidi fra i giovani di leva", chiede "Secondo Lei la vita militare può talvolta spingere a tale gesto?"; in alternativa, di pronunciarsi su "non c'è nessun rapporto fra esperienza di leva e suicidio". Sorprendentemente, a prima vista, circa i due terzi delle 3.063 indicazionj complessive (c. 1.965; 6407o) si esprimono in senso affermativo anche se il "talvolta" ed il "può" ne attenuano considerevolmente l'incidenza. In via ipotetica, s'immaginava che il servizio militare in sè, specie se limitato alla breve durata della leva, dovesse essere del tutto privo di ogni valenza suicidogena su ventenni atti alle armi ed impegnati in attività non proprio paragonabili a quelle dei famosi (anche per la durezza del trattamento) "Granatieri di Pomerania" di Federico II o dei "gabbieri di parrocchetto" della flotta velica inglese. Qui però, come per la D. 7.6 e la D. 7.6 bis, è possibile che abbia fatto sentire il suo peso un fattore di distorsione dei risultati di cui si dirà tra poco. Coloro che si esprimono per il "nessun rapporto", opinione che sembrerebbe di senso comune', sono circa un migliaio meno dei primi e cioè 1.098 (36%). In che misura abbia influito sui compilatori del modulo anche la campagna di stampa cui ci si riferisce nella D. 7.5 o anche solamente, accennandone, l'aver richiamato su di essa l'attenzione, non si è in grado di definire. Converrà in altra occasione formulare diversamente e direttamente il quesito così da porre immediatamente il soggetto interrogato di fronte al problema dei suoi propri eventuali impulsi autochirici a causa della vita militare. 12.5.

ANOMALIE DEI RISULTATI E LORO SPIEGAZIONE

Abnormi si delineano anche i responsi raccolti con la D. 7.6 e la D. 148


l

7. 7. Con la prima si chiede: "Le risulta che nel suo reparto ci siano stati tentati suicidi?". Delle numerose indicazioni (c. 3.232) i "no" sono il 61 o/o (1.983 c.); i "non so"' il23% (c. 744); a ben 505 c. (16%) risulterebbero "tentati suicidi". La D. 7.6 implica la conoscenza di un "evento", di un fatto accaduto, ma tra il 1988 ed il 1989 non si sono avuti nelle forze armate italiàne, globalmente, 505 casi di tentati suicidi; non si vede perciò come se ne siano potuti porre in atto tanti numerosi in una popolazione assai più ridotta (quella dei soli reparti degli intervistati) salvo l'ipotesi di cui si fa cenno piu oltre. Del pari anomale sono le risposte alla D. 7.6 bis, con la quale si chiede se si abbiano notizie su suicidi nel proprio reparto; su 3.141 c., 2.049 lo negano (67%); 735 sono i "non so" (23o/o); 307 i "si" (10%). I "non so" si colorano di stranezza supponendo la possibilità di avere un "suicida" nel proprio reparto senza venirne a conoscenza. I "si" poi, salvo a supporre (ipotesi valida anche per la D. 7.5 e la D. 7 .6) che siano stati espressi da militari tutti appartenenti ad uno o più reparti ove realmente si siano avuti suicidi, vanno confrontati con i 39 casi realmente registrati nel 1988 (32 nel 1987; 47 nel 1986... ). La predetta supposizione non è peregrina. Si è detto all'inizio che, per ragioni organizzative e pratiche, il "campionamento" non ha riguardato i singoli, ma interi reparti; ciò ha alterato i risultati: un caso di "suicidio" in un'unità, per esempio, di 300 uomini (se coinvolta in toto nell'indagine) potrebbe aver portato alla concentrazione delle risposte su di un evento raro, ma proprio in quel reparto avvenuto.

13. FUNZIONALITÀ DELLA "RAPPRESENTANZA MILITARE" L'ultima sezione, la IX, richiama l'attenzione sulle "rappresentanze militari" dei reparti, organi introdotti con la legge 11 luglio 1978 n. 382, regolamentata con DPR 18luglio 1986 n. 545 e da allora, operanti con varia fortuna (e con crescente vigoria per il personale in s.p.). La prima domanda (D. 9 .l) della sezione tende a quantificare, su quattro modalità, la sensazione di essere rappresentato ("Si sente rappresentato dall'organo cui fa capo?"). Con una notevole riduzione complessiva delle risposte (e quindi una certa caduta d'interesse) si collezionano in tutto 2.773 indicazioni, di cui 214 (8%) sulla modalità più favorevole ("pienamente"), 994 sull"'abbastanza" (36%); 629 sono per !"'inadeguatamente" (23%) e 936 "per niente" (33%). 149


Prevalgono così le indicazioni di segno negativo (56%) sull'idoneità degli organi in base a fare da portavoce degli interessi della truppa. Reciprovamente, con la D. 9.2, si è mirato a porre a fuoco l'attenzione degli uomini per i loro rappresentanti (''Segue l'attività di chi la rappresenta?"). Trecentocinque (12%) lo fanno "costantemente e con interesse"; 950 (34%) "sufficientemente"; 682 (250Jo) "sporadicamente" e 842 (circa il 29%) "per niente". Circa il 46% s'interessa, così, dei propri rappresentanti con un minimo di costanza. Sull'efficacia della rappresentanza('' ... ha contribuito a migliorare le condizioni del Suo servizio ed a soddisfare qualche sua esigenza?") il giudizio è favorevole in 1.602 casi su 2.757 (58%) trovandone proficua "più volte" (263 c.) o "qualèhe volta" (c. 1.339) l'azione; gli altri (c. 1,155; 42%) sono per il "mai". Nel complesso si direbbe che il coinvolgimento con le rappresentanze sia abbastanza marcato, anche se non maggioritario, e che dai più se ne consideri fruttuoso l'impegno. Confrontando tali risultanze con la partecipazione degli universitari (intorno al 10% in Roma) e dei discenti di scuola media superiore (dov'è maggiore) alle elezioni dei loro organi, se ne ricavano vantaggiose considerazioni per i militar~ che pure agli universitari sono in parte omogenei per età e per titolo di studio.

150


GRAF. 36 - RAPPRESENTANZA DELL'ORGANO CUI SI FA CAPO: LIVELLO DI PERCEZIONE

Abbastanza 36%

994

Pienamente 8%

214

Inadeguatamente 23%

629 ,..

--

Vl

Per niente 34% 936


GRAF. 37 - SEGUITO PRESTATO ALLA ATTIVITA' DEl RAPPRESENTANTI

~

VI IV

"" 1000

800

600

"400

200

o Costantemente

Sufficientemente

Sporadicamente

Per niente


GRAF.38 - CAPACITA' DELLA RAPPRESENTANZA DI APPORTARE MIGLIORAMENTI

Qualche vo i t a 49% 1339 Più voi te 10% 263

~

.....

VI

w

Mai 42% 1155


PARTE

Il

DIFFERENZE E SIMIGLIANZE PER F.A., TITOLO DI STUDIO E GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE. UOMINI "CONTRO" APPLICABILITÀ DEL MODELLO PARSONSIANO

14. MODI DI SENTIRE ED ATTEGGIAMENTI DEI MILITARI DI LEVA SECONDO L'APPARTENENZA DI FORZA ARMATA (ESERCITO, MARINA, AVIAZIONE) ED IL TITOLO DI STUDIO (LAUREA, DIPLOMA, ALTRI)(!) 14.1 In via di ipotesi, si è posto che l'appartenenza all'una od all'altra delle tre FF.AA. potesse dar luogo a differenze significative negli atteggiamenti, nelle opinioni e nella rappresentazione delle situazioni di fatto. Trattandosi però di una popolazione statistica speciale, contrassegnata da molti caratteri comuni, già una prima riflessione, prima ancora di suffragarla con elementi empirici, induceva a ritenere che, comunque, eventuali difformità non avessero a manifestarsi con modalità eclatanti. L'omogeneità delle fasce di età, della natura del servizio, la non distinzione nella provenienza di ceto costituiscono infatti fattori prevalenti verso l'appiattimento delle differenze. Sempre in via pregiudiziale, si è ritenuto che più marcata potesse essere l'influenza del titolo di studio sembrando che esso dovesse essere correlato, mediamente, da un lato a situazioni di "status" e di ceto non uniformi e, dall'altro, ad una maggiore o minore capacità di analisi, critica, nei confronti delle problematiche adombrate con la costellazione delle domande avanzate nel protocollo di base. Ad arricchire perciò il significato investigativo dell'indagine e ad asserirne le valenze come materiale utile per la storiografia della "condi-

(') Abbreviazioni: E = Esercito; M = Marina; A = Aeronautiva; F.A. = Forza Armata; FF.AA. = Forze Armate; L = Laureato/i; D = Diplomato/i; Al = altri con titolo di studio inferiore rispetto a "L" e "D".

154


zione militare", si danno più incroci costruiti su due caratteri: appartenenza di F.A. e titolo di studio. Lasciando al lettore, attraverso la disponibilità tabellare dei dati analitici, la possibilità, ed il gusto intellettuale, di avvalersene per suoi scopi scientifici specifici, ci si limiterà qui ad illustrare le uniformità e le differenze più significative. A tal fine, si è dovuto risolvere, preliminarmente, il dilemma della scelta tra una procedura che separatamente considerasse le tre FF.AA. (e che per ognuna evidenziasse i risultati conseguiti) o di porre a confronto le risposte per le tre FF.AA. assumendo, a fulcro, i quesiti con i loro contenuti. Nel primo caso si sarebbero ottenuti tre spaccati, o profili, per F.A, in una sorta·di compartimentazioni longitudinali; con il secondo, dal procedere orizzontale o parallelo, si lasciano affiorare, a prima vista, somiglianze e dissomiglianze. L'opzione è stata per questa seconda via; i dati grezzi e di frequenza a disposizione del lettore consentono agevolmente, a chi lo volesse, di seguire la prima. Analogo il problema riguardo al titolo di studio ma di minore dilemmaticità; costruire un "profilo" dei giovani secondo il titolo e sulla base delle risposte, si delinea di minore interesse rispetto all'evidenziamento delle demarcazioni, sui singoli temi, correlati o coesistenti con il livello di istruzione. In ogni caso, anche per questo aspetto i dati in appendice si prestano a più combinazioni a seconda delle proprie esigenze conoscitive. Allo scopo di non appesantire eccessivamente il discorso si è preferito assumere a perno i quesiti di maggior momento segnalando le possibili disomogeneità sia per F.A. sia per titolo di studio.

* * * Per quanto alla D. l. l , sono emersi dallo spoglio per F .A. valori assoluti e percentuali pressochè analoghi. l concordi sul "sacro dovere" della difesa della Patria sono il 740Jo per l'E., 1'81 OJo per la M. ed il780Jo per l'A. con leggere oscillazioni intorno al valore medio del 76%. La M. comunque è più compatta sul tema come si evince anche dalla minor frequenza dei "no" (12%) e dei "non so" (6%). Con riguardo al titolo di studio si hanno, del pari, risultanze analoghe: i L. sono per il "si" nella misura del 77%, i D. dell'SI%, i giovani con titolo inferiore per il 72%. Neppure il livello d'istruzione segnala dunque, per questa questione, differenze negli atteggiamenti. 155


Sull'"indispensabilità della leva" (le risposte affermative sono state del 380Jo) è, questa volta, l'E. ad essere al primo posto con 39 casi su 100 contro i 35 della M. ed i 38 dell'A. Il livello d 'istruzione pesa, al contrario di quanto alla D. 1.1, notevolmente sul giudizio circa l'indispensabilità della leva: i L. concordano appena per il 24%; il 71% non la ritiene irrinunciabile. Per i D. il rapporto migliora (36%; 59%) mentre per i titoli di studio inferiori si ha il 43% di favorevoli ed il 46% di contrari. Il nesso si spiega con la maggiore età dei laureati e, forse, con la loro minore adattabilità ad uno « status » sociale, di militare di leva, non corrispondente al titolo di studio. Si ha, ancora, per essi una maggiore incidenza della «cesura» nella carriera o nella vita professionale.

* * * Sull"'adeguatezza" delle FF.AA. a concorrere in caso di calamità (la positività delle risposte è, nel complesso, del68%) la M. si pone con il 72% dei "si", l'A con il 68%, l'E con il 64%. È da supporre che la più ricca disponibilità di mezzi tecnici della M e dell'A abbiano influenzato i pareri. Uniforme è la posizione guardando al titolo di studio (L.: 69%; D: 69%; Al: 64%). In sostanza, i militari di leva confermano la loro fiducia nello "strumento" militare circa la sua·idoneità a prestare opera di soccorso.

* * * Prescindendo dall'analisi delle fonti di informazione (D. 1.4.a) sulle FF.AA., di cui comunque si danno in appendice i dati grezzi di dettaglio, si è portata l'attenzione sul grado (D. 1.4. b) della (propria) informazione sui problemi della difesa in connessione con il titolo di studio posseduto presumendo che esso, più che l'appartenenza di F.A., avrebbe potuto essere influente sulla "sufficienza" degli "input" e sulla loro qualità ('~correttamente" o non). Il livello di "sufficienza" invece poco differisce per le tre "classi" di cui si tratta: 28% L e D; 33% gli Al. Così sulla correttezza delle informazioni Ie- frequenze ottenute sono rispettivamente del 13, 12 e 13%. 156


È d'uopo notare come queste risultanze differiscano (accadrà per più domande) dai risultati generali dal momento che questi ultimi comprendono anche le risposte di coloro che non hanno specificato l'appartenenza di F .A.. Cosi per la Dom. 1.4. b si hanno 1.058 c. sul "sufficiente" di cui però 196 senza la specificazione di cui sopra. Sulla "correttezza" dell'informazione, e cioè sulla sua rispondenza a dati di fatto (e prescindendo da ogni tentativo di analisi filologica sulla differenza tra "sufficiente" e "corretto", differenza di significato che pure è, entro certi limiti, intuitiva) si ha come si è detto, caduta di positività (OJo: 13, 12, 13) per le tre FF.AA. dovuta essenzialmente alle ''non risposte''.

* * * Altro quesito sul quale si è delineato opportuno soffermarsi è quello (D. 1.5) sulla possibilità di un'abbreviazione del servizio di leva. Nell'insieme i pareri affermativi sono stati dell'84%. Ora, per F.A., si ha 1'86% per l'E, il 68% per la M. e 1'83% per l'A. La M distacca quindi di ben 15 punti e più le altre due componenti; dato che la riflessione andava rivolta ai "tempi necessari" per l'addestramento e per le esigenze operative ed organiche sembrerebbe che tali tempi siano valutati come non riducibili da una frazione più ampia dei marinai; di essi infatti il 30% li valuta incomprimibili (E: 12%; A: 14%). È possibile che, specie per i marinai imbarcati, la complessità delle mansioni di bordo induca verso un parere meno generalizzato circa la riduzione della durata del servizio di leva. In rapporto al titolo di studio, l'opinione dei L (89%) è quasi plebiscitaria per la riduzione; nello stesso senso si pronunciano oltre 1'80% delle altre due classi. Sull'età ottimale della leva (D. 1.5 bis) nel coro generale (62%) per la più bassa (diciotto anni), la M precede (64%) l'E (60%) e l'A (48%) i cui appartenenti mostrano una tendenza quasi pari (44%) a spostare la leva verso un'età leggermente più matura. I L sono poi quelli che la collocherebbero decisamente più avanti negli anni (dopo i 21: 34%) mentre si affollano (70%) sul limite inferiore i giovani con titolo più basso. Di questi inoltre solo il 2% opta per gli "oltre i 21 anni" e dei D il 5%. Sull'obiezione di coscienza, come percezione della notizia (D. 1.6: "Ha sentito parlare dell'obiezione di coscienza?"), il livello d'informa157


zione (sul1'860Jo) è analogo per le tre FF.AA.; ovviamente si avvicina alla totalità per i L (94%) e D (95%) mentre per la categoria meno qualificata è del 75%, con una cospicua frazione (22%) disinformata. La possibilità dunque di poter opporre l'obiezione di coscienza all'obbligo del servizio militare, anche per il solo fatto disconoscerne l'istituto, risulta affievolita per i giovani a più bassa scolarità. In relazione alla D. 1.7 (e cioè alle opinioni sull'obiezione di coscienza), quesito sottoarticolato in cinque ipotesi, è sembrato d'interesse, prescindendo dall'appartenenza di F.A .• verificare i nessi tra livello d'istruzione e le due problematiche più impegnative e cioè sui sottoquesiti terzo e quarto. Sul terzo (''Non si possono invocare problemi di coscienza quando è in gioco la sicurezza nazionale"), l'atteggiamento di più forte disaccordo è quello dei L che per il 47% non lo sono per niente, per il 21% poco (totale 68%) e molto od abbastanza d'accordo per il 27%. Nei D le due posizioni d'accordo salgono al37%; per gli altri al48%. I disaccordi, rispettivamente, sono del 580Jo e del 43%. Le discrepanze sono significative; il prevalere dei doveri verso la sicurezza nazionale nei confronti dell'obiezione di coscienza è tanto maggiore quanto più modesto il titolo di studio. Sarebbe improprio indurne la minore affidabilità dei L in caso di emergenza; tuttavia si intravede una forte propensione in direziòne del ricorso, se consentito, all'obiezione di coscienza. Sul sottoquesito successivo, e cioè sulla punibilità ("con carcere") dell'obiezione di coscienza ove la sicurezza nazionale fosse a rischio, i "poco", o "per niente" d'accordo diventano più numerosi, coinvolgono anche i giovani con modesto titolo di studio; la reazione negativa è comunque più forte tra i L (86%) che tra i D (83%) e gli altri (68%). Di questi ultimi il 27% sanzionerebbe gli obiettori; i severi si riducono (11 %) tra i D ed all'8% tra i L. Il riconoscimento e la non punibilità dell'obiezione di coscienza emergono evidentemente influenzati da quella "mobilitazione cognitiva" di cui la scolarità è componente fondamentale. 14.2 Andando alla Sez. II del questionario "Vita civile e vita militare", per quanto alla D. 2.1 e cioè ad alcune considerazioni sul servizio di leva, si è delineata ininfluente l'appartenenza di F.A. ma, in partenza ed in qualche misura, determinante il livello d'istruzione. I dati numerici sono stati perciò elebor.ati per questo aspetto tenendo conto delle indicazioni d'importanza (da l, marcata, a 3).

158


Sul primo dei sotto quesiti (''un dovere da compiere per la collettività) i L si sono collocati sulla prima scelta per il 23o/o, i D per il 30%, gli Al per il 56%; minor dpvere dunque per il ceto più elevato. Sulla leva come "inutile spreco di tempo e di risorse" i L si segnalano sulla prima indicazione per 1'88%; le altre due categorie per il 75%. I L, più degli a ltri, hanno la sensazione, esprimendo le opinioni della "gente", che la leva si risolva in uno spreco di tempo e di risorse. Il terzo sotto item (" ... discriminazione ... per i maschi") vede i L meno d'accordo degli altri con il 10% (D 13%; titoli inferiori: 26%). Sul servizio militare come "occasione per allargare la propria cerchia di amicizie e conoscenze", i L si pronunciano in pochi, appena venti (sono stati 129 sul secondo sottoquesito) dimostrando disinteresse al problema; i D (in novecento sul secondo sottoitem ed in 177 sul terzo) rivelano una crescita di attenzione con 336 risposte (di cui il 12% in prima posizione; il 49% in seconda). l casi dal titolo di studio più modesto (c. 224) segnalano una prima scelta per il23%; sulla seconda per il41 %. Circa le nuove esperienze è similmente scarsa l'adesione dei L (c. 35) evidentemente di esse già ricchi; si esprimono con più consistente numerosità i D (c. 484) gli "altri" (c. 368). Sui due sottoquesiti non è tanto sintomatica la frequenza delle scelte quanto la caduta d'interesse con il simmetrico delle non risposte. È massima la flessione per i L; il titolo di studio più elevato non soltanto è connesso, ovviamente, con l'età ma implica un aJlargarsi dell'"isolato" delle conoscenze tra i civili e della gamma delle esperienze; da ciò il minor rilievo delle due opportunità.

* * * Anche in quanto alle ripercussioni che il servizio militare implica si è preferito porre a fuoco l'attenzione sulle differenze per titolo di studio. L'aggravio o costo per le famiglie (D. 2.2.a) trova molto o abbastanza d';1ccordo tutte le classi per livello di istruzione senza differenze significative, salvo che per quanto al "molto"; qui la frequenza più bassa (55%) è per il titolo di studio più alto e viceversa (''altri": 68%) come palese conseguenza della maggiore disponibilità di mezzi delle famiglie dei L. In parziale contraddizione con le risposte prima ottenute (D. 2a.l), sulle potenzialità della leva quanto al "conoscere e stabilire relazioni con giovani di estrazione e provenienza diversi" (D. 2.2.b), anche i L si pro159


nunciano in maggioranza (molto e abbastanza: 630Jo) così come le altre due classi. Sui nessi tra valori militari e maturazione della personalità (D. 2.2.c), alla media bassa delle scelte su "molto" e "abbastanza" corrisponde, disaggregando, il 15% del L, il 34% dei D, il 45% degli Al. Di converso, sulla posizione più distante e cioè sulla negazione totale (''per nulla") di un apporto rnigliorativo dovuto ai valori militari, i L sono il48%; D ed Al il 31% ed il 20%. Di sicuro, concorre al rifiuto la circostanza che la personalità del laureato, per età e per studi, si delinea, intuitivamente, più matura, ma è possibile che influisca pure un atteggiamento più critico verso la struttura anche per la maggior "distanza" tra regime di assoluta "libertà", quando non "licenza", in voga nel mondo universitario e quello, più restrittivo, vigente nelle strutture militari. La scuola media, superiore ed inferiore, presenta, per il "controllo sociale" in essa esercitato, una minor distanza dal "quotidiano" della caserma o del reparto. Sull'incidenza (D. 2.2d) della leva nella vita lavorativa e di studio sono sempre i L a sottolinearla, negativamente, con forte vigore: il 74% sul "molto", il 91% assommandovi l" 'abbastanza". Pur visibile, la dannosità della leva viene avvertita, "molto", per il 680Jo dei D. (con }'"abbastanza": 86%) e dal 58% degli Al. (con l'abbastanza: 75%). Che la leva possa dare una formazione professionale utile da civile (D. 2.2.e) la risposta dei L è del tutto negativa: "per nulla" 57%. "Poco" e "per nulla" fanno, su 163 risposte, 1'86%; diventano il 76% per i D, il 57% per gli Al. Dall'insieme delle risposte della D. 2.2 si ricava un argomento di più per l'obbligatorietà della leva sui 18 anni; con il titolo di studio più elevato, e con l'età, i fattori di respingimento si appalesano potenziati.

* * * Raggruppando i casi per titolo di studio, si ha ancora una prevalenza dei pareri sfavorevoli dei L sulle questioni poste con le D. 2.3, D. 2.4 e D. 2.5. Avvertono scardinamento dalle proprie abitudini nella proporzione del49% (D e Al: 37 e 31 %), frequenza che aumenterebbe se si depurassero i dati grezzi delle "non risposte". Come "periodo non significativo" (D. 2.4) lo valutano nel 39% (D 30%; Al28%). I più deprivati (D. 2.5) del tempo, ma con poca differenza dalle altre due classi, si delinea160


no ancora i L (82o/o). Sono però meno colpiti (40%) nell'autonomia finanziaria (D 42%; Al46%); meno bisognosi della famiglia (32; 43; 61 %); delle amicizie (33; 45; 53 o/o) e anche delle relazioni sentimentali (48; 62; 72%). Tali risultati sono in linea con le considerazioni già fatte circa la più matura personalità dei L e per gli studi e per l'età. Sull'efficacia del servizio di leva (D. 2.6) alla formazione del lavoratore e del cittadino i "no" sono prevalenti per tutti i raggruppamenti per titolo di studio ma addirittu~a in misura maggiore (61% contro 44 e 41 %) per i L. Perallelamente, sulla ricaduta dell'esperienza della leva ai fini dell'opinione sulla F.A. di appartenenza, essa risulta migliorata solo per 1'11% dei L (D 21, Al44%). Le elaborazioni sulla D. 2.9 riguardano sia le tre FF.AA. sia i livelli d'istruzione; si sono cioè ipotizzate possibili difformità di giudizio per F.A., come poi si è parzialmente avverato. La D. 2.9 prevede solo effetti negativi (la successiva i positivi) e concerne 14 sotto item ognuno con tre scelte, di cui la prima più sfavorevole. Il senso di noia è avvertito di più dagli uomini dell'A (66%: E 59; M 62); il difetto di incentivi è più sentito in M e nell'E (42e 41 %) che · nell'A (35%). Il "senso di lontananza" nell'E (51%) e nell'A (50%); meno in M (43%). Sorvolando sulla "mancanza di incentivi", sull"'assegnazione non equa dei servizi" la sequenza della prima s'celta è: A 40%; E 37%; M 35%. Lo "scarso ordine" non presenta differenze significative; così }"'eccesso di disciplina" e le risposte agli altri sotto item non segnalano difformità eclatanti per le tre FF.AA. Si ha poi una evidente caduta d'interesse con la riduzione della numerosità delle risposte già dal primo al secondo sotto item. In sintesi, l'appartenenza·di F .A. non incide in modo avvertibile sugli atteggiamenti prefigurati dalla D. 2.9. La classificazione per titolo di studio non modifica il quadro; alla parallela decrescente numerosità delle risposte si accompagnano giudizi, sia pur con oscillazioni, caratterizzati da una certa uniformità. Uno dei temi sui quali si è ritenuto non senza significato investigativo un confronto per F .A. è quello corrispondente alla D. 2.12 intorno alla disciplina. Si sono pronunciati, per il considerarla "eccessivamente dura", 364 c. dell'E, 53 della M. e 66 dell'A. Sul totale dei c, comprese le non risposte, la proporzione è del 20% nell'E, del 9 e del 10 per la M e l'A. 161


Analoghe le proporzioni sulla sua applicazione "in giusta misura" (E, 32; M, 37; A, 34) e sul "trascurata". Sul suo essere applicata in modo "solo formale" si pronunciano il13o/o dell'E; i120 della M ed il18 dell'A. Si direbbe che la disciplina sia applicata più severamente o più sentita nell'E. Discrepanze emergono anche per il titolo di studio; D ed Al sono per la "giusta misura" (35 e 32o/o) più che i L (25o/o). Questi ultimi prevalgono (29%) nel considerarla formale (D 19%; Al 11 %) e "sostanzialmente osservata''. Uno degli atteggiamenti di maggior rilievo concerne l'addestramento nei suoi vari aspetti. Con la D. 2.13 se ne sono considerati alcuni. Sulla sua durezza, per F.A., è l'E. che schiera in proporzione più casi (30%; M ed A 13%); sul che sia "adeguato ed efficace" l'accordo appena oscilla (E 40%; M 41 %; A 36%). Sembra invece trascurato ad un buon numero di marinai ed aviatori (43 e 42%) e solo al22% dell'E. Per titolo di studio si ha che i L lo vedono duro meno (12%) degli altri (17 e 30%) e trascurato di più (47% contro il37% dei D. ed il27o/o degli altri). Il risultato potrebbe corrispondere a_d un maggior impegno dei L negli uffici, in attività organizzative e nei servizi. Sulla D. 2.14, concernente il sistema dei "valori", le astensioni si configurano assai numerose sicchè si è intravisto come superfluo il confronto per F.A.; poco significativo, per lo stesso motivo, anche quello per titolo di studio. La maggiore frequenza dei L cade sui "doveri del cittadino" (l scelta: 63%) e solidarietà (66%); dei D sui doveri del cittadino (51%) e solidarietà (52%). Gli Al collocano le loro preferenze, sempre come scelta, sui valori patriottici (52%) e sui doveri del cittadino (65%). La terza sezione tratta dell'"adattamento alla vita militare". 14.3 La prima D. (3.1) s'informa sul rapporto tra militari di carriera e di leva proponendone modalità di segno negativo e positivo. Le tre FF.AA. si dispongono con modalità simili e con la costante della maggior frequenza sul "dipende dalle singole persone" (E 48%; M 53%; A 46%) e un notevole addensamento sulla "profonda diversità"; per tutti il 21%. .. Sul gruppo dei quesiti formulati con la 3.3, dai dati ·grezzi elaborati per titolo di studio, si ha un atteggiamento più critico da parte dei L. Con la D. 3.4 si è indagato sulla simulazione di malattie; proficuo vedere l'incidenza dei pareri per F.A .. Si sono ottenute numerose risposte per le tre armi con sul "moltissimo" il 17% per E ed A ed il 12% 162


per la M e con sul "poco" il 330Jo della M ed il 25% delle altre due. Sul "no" è sempre la M a porsi in vista. Si direbbe perciò che la. pratica delle simulazioni, pur nei suoi limiti, sia meno presente nella M. Sulla numerosità dei sotterfugi per evitare i servizi e fruire di facilitazioni, si è posta la D. 3.4. Anche qui la M. ha la più bassa frequenza (10%) sul "moltissimo" e la più alta (40%) sul no. Meno sotterfugi quindi in M rispetto alle altre due "forze". La D. 3.6 già nel 1989-90 si delineava di grande attualità con il suo chiedere "Le piacerebbe prendere parte a qualche misisone di pace nell'ambito di forze internazionali?". Al presente (1991) la questione sarebbe più complessa ma è opportuno limitarsi alle risultanze. Per F .A. la M emerge per la frequenza elevata (60%) delle scelte (52, e 50% per E ed A) e la più bassa dei "no" (21 OJo contro 29%); gli astenuti della M, inoltre, non raggiungono, sul quesito, l'l OJo per le missioni di cui si è detto. Per titolo di studio sono i L i meno disposti (47% contro 55 e 52) ed i più numerosi sul "no" (37%).

* * * Sulle condizioni dell'ambiente di servizio le elaborazioni per titolo di studio, carattere più incidente, hanno dato buona partecipazione di risposte con un allineamento dei giudizi sulla qualità degli alloggiamenti ("confortevoli") con i L leggermente più scontenti. Omogeneità di pareri riguardo al riscaldamento ove si sentono di poco meno protetti i giovani dal titolo di studio più modesto. Per quanto al vitto, nell'aspetto quantità, sono i L i più soddisfatti con il 36% che lo giudica abbondante (D: 25; Al 21 %); sulla qualità sono ancora essi i meno insoddisfatti (33% contro 37 e 42%). Sia nella quantità, sia nella qualità, i più malcontenti appaiono i giovani dal più basso livello d'istruzione e, quindi, mediamente, di più modesta condizione sociale. 14.4 Con la quarta sezione si è riportata l'attenzione sull'addestramento e qui non si potevano omettere le risultanze per F.A. Le adesioni non sono mancate; i giudizi di "buono" prevalgono per l'E (23%; M 12%; A 11 %); quelli di sufficiente raccolgono il 39 ed il 40% dei pareri nell'E e nella M, il 34% nell'A. 163


Le due classi negative (non sufficiente e nullo) coinvolgono il 51 OJo dell'A, il 47% della M ed il 35% dell'E. Soggettivamente si sentono meglio addestrati i coscritti dell'E, peggio quelli dell'A. Per titolo di studio si avvertono come meglio preparati quelli del livello inferiore (tra buono e sufficiente: 660Jo) rispetto ai D (51%) ed ai L (32%). Sono i L che, con un forte distacco dagli altri (16% e 18%) valutano nullo (31 %) l'addestramento ricevuto. Circa la capacità di maneggiare le armi individuali e di reparto una leggera prevalenza è dell'E. Sulla partecipazione (D. 4.3) ai tiri con armi individuali, è l'E in prima posizione (più volte: 43%) con un certo distacco da M (33%) ed A (25% ). Così è più ricca la partecipazione (D. 4.4) ad esercitazioni a fuoco dei militari dell'E (più volte: 300Jo). Il grado di soddisfazione (D. 4.5) sugli addetti all'addestramento è maggiore nell'E (60%) rispetto all'A (55%) ed alla M (54%); secondo il titolo di studio si delineano meno generosi nel giudizio i L (40%) e, aJl'opposto, gli Al (62%). Sui comandanti (D. 4.6), il giudizio "buon comandante" sfiora la soglia del 50% nelle tre FF.AA.; per titolo di studio più severi i L (44%), mentre i D e gli Al vanno oltre il 50% (52 e 54%). Più numerosi, proporzionalmente, i L anche nel giudicarlo "cattivo". Vorrebbero svolgere più attività fisica (D. 4.7) i marinai (76%) seguiti dagli aviatori (64%) e dall'E (59%); evidentemente a bordo si hanno poche palestre e così, si suppone, nelle caserme dell'A. Per titolo di studio si va, nell'auspicare una maggiore attività fisica, dal 60% per gli Al, al 68% dei D ed al 64% dei L. La D. 4.8 dimostra come la popolazione intervistata sia in prevalenza con almeno sei mesi di servizio e cioè oltre la metà del percorso della vita militare. 14.5 Delle numerose domande concernenti la "vita di relazione" (V sezione) se ne possono esaminare alcune delle più perspicue ai fini di una possibile difformità di atteggiamenti per F.A. Con la 5.l, riferendosi al vicendevole aiuto e sostegno tra gruppi di amici, si avanzano più possibilità di scelte. Pur avendo riscosso l'interesse dei giovani, non si sono verificate, per F.A., distribuzioni disomogenee in modo rilevante. 164


t

Sull'indispensabilità dei gruppi amicali per superare l'impatto con la realtà militare si ruota intorno al 400'/o delle preferenze nella M, con due punti in più per le altre due F.A. Sulla loro utilità a "facilitare l'inserimento nella realtà militare", la divaricazione è maggiore (M 460'/o; E: 360'/o; A: 370'/o). Poco numerose le risposte sulle altre ipotesi. Si ha uniformità per titolo di studio. Sull'eziogenesi delle relazioni con altri militari (D. 5.2 bis), la comunanza di vita riceve forte prevalenza di consensi quale che sia il titolo di studio (L 700'/o; D 770'/o; Al71 0'/o). La corregionalità influisce maggiormente per coloro ad istruzione più bassa. L'incidenza di ceto è più intensa (260'/o) tra i L (D: 150'/o; Al: 130'/o) in corrispondenza con le acquisizioni comuni alla letteratura sociologica. Le violenze (D. 5.4) a carico delle reclute figurano denunciate in minime proporzioni per le tre FF.AA. (E e M 2%; A 40'/o); gli scherzi sono segnalati in proporzioni plebiscitarie specie in M e A (E: 830'/o; M: 900'/o; A: 880'/o) da coloro che ne affermano l'esistenza. Tra chi la nega, per F.A., si ha uniformità di atteggiamenti. Circa la dibattuta questione sulla preferibilità del luogo dove svolgere il servizio militare, inclusa nella sezione VI ("Rapporti con l'habitat civile"), nella concordia delle scelte per la "regione in cui si risiede" (D. 6.1). sono comunque i L i più compatti (860'/o) rispetto ai D (790'/o) ed agli Al (760'/o). In generale, sia pure con differenze marginali, sono i L a dar mostra di una minore attitudine alla mobilità. Per essi (D. 6.3) è più agevole (480'/o) l'inserimento nell'ambiente civile anche se con minore propensione (D. 6.4) a stringere amicizie con persone del luogo.

14.6 Sul servizio di leva come occasione per iniziare l'uso di droghe (Sez. VII; D. 7.1) è la M che dà più numerose indicazioni (450'/o; E: 380'/o; A: 310'/o). Pochi coloro che personalmente ne fanno uso "spesso" e "qualche volta"; più frequenti nell'E (200'/o) che nelle altre FF.AA. (11 0'/o), più indenni. Si osservi che nella D. 7 . l si sollecitano opinioni, nella D. 7.2 attestazioni: da qui l'alta concentrazione dei casi (2.653) sul "mai". Con la D. 7.3 si porta l'attenzione sulla propria conoscenza dell'uso di droga da pare di commilitoni; ne hanno, nell'insieme, più contezza gli uomini dell'E. In quanto alla vigilanza dei superiori onde prevenirne l'uso (D. 7 .4), essa è avvertita di più nell'E. Infine, sulle potenzialità suicidogene della vita militare (D. 7 .5) sono i giovani dell'E i più pessimisti; quelli della M i meno. 165


Per titolo di studio ciò si verifica per i L che sostengono, per il 740Jo, tale idea (D: 64%; Al: 550Jo). Per titolo di studio (D. 8.6) è l'A la più avvantaggiata fruendo, su 647 u., di 56 laureati (circa il 9%); la M, su 596 c. ne ha appena 27 e cioè meno del 5%; l'E 75 su 1.771 e cioè circa il 4%. La rappresentanza militare (Sez. IX)lascia poco soddisfatti (D. 9.1), senza difformità, gli appartenenti alle tre FF.AA .. Tutto sommato poi sono i L a rivelare minore soddisfazione; sono ancora i L (D. 9.2) a seguirne meno l'attività, precedendo i D. Pù attenti i giovani di meno alto livello di istruzione. Poco differenziate le opinioni (D. 9.3) sull'efficacia della rappresentanza a migliorare le condizioni di servizio. 14.7 Si delinea assai arduo definire il valore, o il "peso", delle "risposte" ottenute alle varie domande nei riguardi del servizio militare; ciò si avverte sia che si voglia procedere per titolo di studio, sia che si preferisca tentare un confronto tra le FF.AA .. Una prima difficoltà sorge nell'apprezzare il significato delle risposte di cui alcune potrebbero essere lette come positive o, anche, come negative nei confronti di un dato aspetto dell'istituzione o di una determinata sua manifestazione. Così, esemplificando, la richiesta di svolgere più attività fisica, si presta ad essere interpretata, richiedendone di più, come atteggiamento positivo ma anche, in negativo, come critica della scarsa attenzione dell'organizzazione per essa. O ancora, la circostanza che i laureati apprezzino in proporzione maggiore delle altre due componenti il vitto, sia per la quantità, sia per la qualità, si presta ad una duplice lettura: dell'essere essi meno pretenziosi (il che intuitivamente contraddice le abitudini alimentari connesse ad un più elevato stato sociale) o dell'essere meno interessati al vitto per la più congrua disponibilità di mezzi, con la fruizione di essi, e del tempo libero, per nutrirsi altrove. È noto come nei pressi delle caserme non manchino trattorie che, per quanto dai prezzi modesti, non sono affrontabili con la paga del soldato. A farla breve, mentre per la maggior parte dei quesiti è agevole classifican: le risposte, e quindi apprezzarne le frequenze, a seconda della loro di~posizione e del relativo grado di "vicinanza" o di "lontananza", di accettazione o di rifiuto, di un aspetto ben definito della vita militare, per alcuni di essi l'ermeneutica, e quindi la "comprensione", presenta non poche complessità con chiavi di lettura talvolta opposte.

166


Ponendosi daJla parte del "militare", e cioè ipotizzando come di più elevato "peso" o valore, gli atteggiamenti di approvazione o di soddisfazione o di condivisione,- e cosi via, espressi con le risposte ai vari quesiti, si è tentata la costruzione di una sorta di "profilo" per F .A., e per titolo di studio, senza tener conto dei quesiti dall'interpretazione, in quanto alle risposte, fortemente ambigua. Allo scopo di evitare sofisticazioni od arabeschi procedurali (e per le complicazioni connesse e per non perdere di vista i fenomeni nella loro genuinità) si è attribuito, per l'appunto, un peso a trentasei quesiti per le FF.AA. ed a cinquantaquattro per titolo di studio, con riferimento alla maggiore o minore frequenza dei "consensi", od alla minore ed alla maggiore dei "dissensi", rispetto al problema. Immaginando la "classe" dell'universo statistico speciale con la frequenza positiva più elevata (e, specularmente, con la negativa più bassa) come la più prossima ad una organizzazione militare ottimale, non in sè (non di questo si va trattando) ma nell'immagine o nella rappresentazione del soldato, le si è attribuito un "peso" tre; peso due all'intermedia e peso uno aJla più bassa (oppure, se di rifiuto, alla più alta). Dalla procedura, elementare, da intendere come costruzione di una sorta di "indicatore differenziale" (e di cui si reputa di non dare ulteriore conto al lettore, per non tediarlo), è emerso che l'E, sulle 36 questioni prese in valutazione, si è collocato quattordici volte sulla posizione (frequenza) più negativa, rispetto alle altre due FF.AA., otto sull'intermedia, e quattordici sulla più favorevole, collezionando così settantadue punti (14 x l+ 8 x 2 + 14 x 3). La M ha in dieci casi la frequenza delle risposte nella collocazione meno vicina a ciò che per l'istituzione sarebbe desiderabile; in undici è intermedia, in quindici è sul gradino più apprezzabile; consegue così settantasette punti (lO x l+ 11 x2+ 15 x3). L'A ne raccoglie sessantuno (14x l+ 19X2+3 X3). In sostanza il profilo della M, per rozza che ne sia la procedura di costruzione, distacca quello dell'E che, a sua volta, precede l'A. Se ne ricava che, "grosso modo", i militari di leva della M siano i più soddisfatti (od i meno insoddisfatti) della loro "condizione" di militari di leva. Un elemento di esplicazione, in vista delle differenze risultate per titolo di studio, è individuabile nella più elevata presenza di L in aviazione (90Jo circa) e, si presume, nell'impatto sicuramente entusiasmante, con la vita di bordo, per gli uomini di leva che ne abbiano a godere.

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* * * Per quanto alle risultanze per titolo di studio, come si ricorderà, la classificazione prevedeva laureati, diplomati (che potrebbero essere quindi, in parte, studenti universitari) ed altri (e cioè con anni di scolarità utile da O a 13, secondo il grado degli studi). Sui cinquantaquattro item assunti in relazione a quanto si va trattando, i L presentano quarantuno volte frequenze di risposte meno tetiche per la leva; in cinque l'intermedia; in otto la più armonica. Il loro "peso" complessivo assume dunque valore settantacinque (41 x l+ 5 x 2+8 x 3). Per i D esso è di centodieci (4x l +44 x2+6X 3); per gli Al di centoventicinque (l l x l+ 15 x 2 + 28 x 3). La conclusione è presto tratta: minore è il livello di istruzione, maggiore l'adattamento alla vita militare ed agli obblighi di leva. Ciò non significa essere, o non essere, "buon" soldato; i quesiti proposti con il questionario non volevano, nè potevano, accertare il rendimento in servizio~ ma miravano soltanto ad appurare come la "condizione" del militare di leva venisse da essi sentita e quale fosse il loro giudizio su alcune delle fenomenologie proprie alla vita militare. Sembrerebbe invece meno -controvertibile la tesi sulla convenienza per i coscritti (del resto si esprimono largamente in tale senso) e per le FF.AA. del rendere obbligatoria per tutti, sui diciotto anni, l'età della leva.

168


FIG. 1 - LIVELLO DI ADESIONE ALLA VITA

MILITARE PER LE TRE FF.AA. Livello massimo 108

72

Esercito

Livello medio

Marina T

Aeronautica

' Livello minimo

36

~

o\0

o

l livelli di adesione min., medio e max. al aono ottenuti attribuendo peal 1, 2 e 3 al 38 quealtl conalderatl


,.,

FIG. 2 - LIVELLO DI ADI;SIONE ALLA VITA MILITARE SECONDO IL TITOLO DI STUDIO

-"o

Livello massimo

162 Altri Diplomati 108

Livello medio Laureati Livello minimo

54

o

l livelli d i adesione min., med io e max. al sono ottenut i attribuendo pesi 1, 2 e 3 al 54 quesiti considerati

l


15. MODI DI SENTIRE ED ATTEGGIAMENTI DEI MILITARI DI LEVA SECONDO LE GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE(') . 15.1 Si è configurato non scevro di interesse, almeno nelle ipotesi, appurare l'esistenza o meno di differenze significative nelle opinioni e negli atteggiamenti dei militari di leva distribuiti per grandi ripartizioni geografiche e cioè, seguendo l' Istat, distinguendoli in base al luogo di nascita. La registrazione su nastro avrebbe consentito, e consentirebbe, classificazioni molto più analitiche, per regioni, per provincie o, addirittura, per comuni, ma non si è prefigurato, nel quadro generale del lavoro, di particolare interesse andare al di là della più macroscopica distinzione dei soggetti, a seconda che siano nati nel Nord, nel Centro, nel Mezzogiorno e nelle isole, ritenendo1a adeguata a portare a galla eventuali difformità. Nell'ultimo raggruppamento sono stati inclusi i sessantuno c. di nati all'estero. L'incidenza dei "non dichiarati" (ND), e cioè delle non risposte, implica lievi differenze tra i totali generali (Graf. 2) e quelli qui risultanti dal momento che per i primi non si è tenuto, per lo più, conto degli astenuti. Un certo numero di coscritti (c. 699) non ha creduto di indicare la località di nascita pronunciandosi però sui diversi problemi. Anche qui la prima questione (Tab. 49) sulla quale si porta l'attenzione è quella concernente la "Difesa della patria come sacro dovere" (D. 1.1); si è nella sfera alta del sistema culturale e normativo e perciò comune, in via di massima, a lle componenti civile e militare della società italiana. A fronte di una media del 76o/o degli affermativi non si hanno da segnalare divaricazioni tra le aree geografiche (N 79o/o; C 78%; Al76%) con una caduta di circa nove punti (68%) per i ND. Così i negativi sul "sacro dovere" oscillano (N 14.3; C 14%; Al15%) al di sotto della media genera le (16%) rialzata dalla frequanza assai più alta (30.5%) dei NO. Dai dati si legge che tra coloro che non hanno creduto di indicare il luogo di nascita (per un residuo di diffidenza sulla segretezza?) è più

(') Abbreviazioni: N = Italia Settentrionale; C = Italia Centrale; Al = (gli altri) Italia Meridionale, isole e nati all'estero; ND = non dichiarato; E = Esercito; M = Marina; A = Aeronautica; F.A. = Forza Armata; FF.AA. = Forze Armate. "Al" è stato talvolta sostantivizzato; con le espressioni "meridionali", "mezzogiorno", "et similia", ci si è inteso riferire all'insieme degli Al.

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elevata la numerosità proporzionale dei dinieghi sul ''valore'' di cui si tratta. Sull'"indispensabilità della leva" (Tab. 50), in coerenza con l'ultima osservazione, sono ancora i ND a presentare sui "si" la frequenza più bassa (31.20Jo); e sul "no" quella più alta (57.7%). Spostandosi dall'universo normativo ai problemi concreti, il C è meno propenso alla leva (35.8% i si; 57.3% i no) rispetto al Nord (si: 38.2%; no: 53.40Jo) ed agli Al (40% si; 52.3% no). Non agevole tentare una spiegazione; il distacco degli Al potrebbe riflettere, come si tende a credere, se non un più elevato "senso dello Stato", propensioni più altruistiche. Si potrebbe però obiettare che ad esercitare una spinta verso l'assolvimento della leva sia il più basso "standard of life" e la più alta disoccupazione nell'area. Ma, se così fosse, resterebbe anomala la posizione del C, salvo a trovarne le radici nella tradizione, certo non militare, dello "Stato della Chiesa" dominante nella maggior parte delle provincie della relativa ripartizione geografica. Sull'idoneità delle FF.AA. a fronteggiare calamità (D. 1.3) sono ancora i ND (Tab. 51) a dare la meno soddisfacente "performance" con il 59% dei "si" ed il 24.5% dei "no", contro medie del 66 e del 22 per cento. Questa volta è il C ad esibire più fiducia (69 e 19% ), seguito da Al; ultimo il N. Si conta dunque e si ha fiducia, nel C, oltre che negli interventi della " Provvidenza", com'era nel costume degli stati romani (che però in verità sono stati sempre solleciti anche sul piano delle cose, come la storiografia del "disastro" documenta) anche nella F.A. D'altronde, già immediatamente dopo l'Unità (1870) una rovinosa piena del Tevere, anche se denunciata dal "Portone di Bronzo" come punizione divina per " Porta Pia", venne affrontata dalle organizzazioni religiose e dalle forze dell'Esercito per gli uni di "liberazione", per gli altri di "occupazione". Le province meridionali e le isole, a prescindere dai ND, precedono (D. 1.4 bis) anche nella positività della percezione delle informazioni sui problemi della difesa sia per quanto alla "sufficienza", sia per la correttezza, distaccando di alcuni punti il C ed il N, ultimo nelle due ipotesi. L'insoddisfazione più accentuata al N potrebbe dipendere da un minore interesse per le questioni militari, seconde rispetto a quelle concernenti gli affari, ed anche ad una minore accontentabilità. Come che sia, resta un grado di più piena informazione, soggettivamente intesa, nei meridionali e negli isolani. Sulla possibilità di ridurre (Tab. 53) la durata della leva, l'elevato accordo presenta in ogni caso non trascurabili differenze. È ancora in 172


Al che si ha, relativamente, la meno alta frequenza degli aspiranti a ridurla (79.40/o) e, di converso, la più bassa dei contrari (18.5%). Una volta di più è il N che, nelle due ipotesi, avverte una più accentuata propensione a ridurre i dodici mesi previsti. Il divario è di circa cinque punti sui "si", per la riduzione, e sui "no", cioè dei contrari ad abbreviare la leva. In quanto all'età (Tab. 54), sono sempre gli Al a volerla "subito a 18 anni) in più forte proporzione (660/o) ed in più bassa "dopo i 21 anni" (3.5%). Ultimo su questo tema il C (48.5%; 7.4%). Rimandarne l'obbligo può accrescere la speranza, e la probabilità, di non assolverlo; è difficile attribuire a ciò le risposte del C nonostante il forte scarto (18 punti) rispeto agli AJ, le cui scelte forse esprimono l'aspettativa, più o meno consapevole, di essere agevolati dal servizio militare nel mondo del lavoro come, ad es., negli arruolamenti nei Carabinieri e nelle forze di polizia. La propensione è comunque da valutarsi come utile per il sottosistema militare. L'obiezione di coscienza (Tab. 55), come istituto è ben conosciuto in tutto il territorio nazionale, ma a N se ne interessano di più (92%) che nel C (89%) e nelle altre zone (80%). Qui l'informazione è diffusa ma alquanto meno. Non si hanno sottomano statistiche recenti sugli obiettori distinti per aree geografiche ma è da aspettarsi che, sempre in proporzione, siano di meno nel Sud e nelle isole. Più severo, e proporzionalmente non di poco, il parere dei meridio1 nali e degli isolani sulla possibilità di invocare problemi di coscienza allorché sia in gioco la sicurezza nazionale (Tab. 56). Negano siffatta possibilità per il25% (C 21 DJo; N 15%) e la rifiutano per il19.50Jo (C 21.6%;

N 29.2%). I dati non possono essere letti in altro modo: gli Al. affermano in maggior numero la priorità della sicurezza sui problemi di coscienza; in altri termini sentono di più siffatto "forte" interesse collettivo. I dati indurrebbero a far pensare che tra le tante variabili che contrassegnano la priorità del N non rientra quella di cui si va dicendo. Sulla punibilità di chi invocasse, in caso di rischio bellico, problemi di coscienza, sono di nuovo gli AJ, anche se con basse frequenze (9.6%), i più sanzionatori ed i meno !assisti (per la non punibilità: 48.6%; N 60.9%; C 55.5%). Spostando l'attenzione allivello di importanza attribuito ad alcune questioni (D. 2·.1) relative alla leva (Tab. 57) si ha che sulle opinioni favorevoli siano costantemente gli Al. a porsi più volte sulla prima posizione: 53% su di essa come "dovere" (N 37%; C 41 %); 22% come oc173


casio ne di allargare la propria cerchia di amicizie e conoscenze (N 13 OJo; C 130Jo); 21 OJo come "occasione per fare nuove amicizie" (N 180Jo; C 17 OJo ); 33 OJo come "esperienza ... comunque interessante" (N 27. 90Jo; C 27.30Jo). Quanto alle opinioni sfavorevoli gli Al o si mantengono nella media o ne sono al di sotto. 15.2 Che la leva comporti un peso economico rilevante per la famiglia trova, contraddicendo ai livelli medi di reddito, il mezzogiorno e le isole sulla meno elevata frequenza dei "molto d'accordo": 600Jo (N 670Jo; C 620Jo); il distacco si accresce considerando i "molto" e gli "abbastanza" (Al820Jo; N 880Jo; C 860Jo). In quanto alla validità della leva nel favorire "relazioni" tra attori sociali con difforme retroterra culturale e sociale, gli Al sulle due prime scelte appaiono leggermente distanti. Non si può perciò asserire, come si tenderebbe a ritenere in prima battuta, che pesi la cogenza del gruppo primario di provenienza. Sulla questione dei valori militari come veicolo di maturazione della personalità tornano gli Al sulla prima e, assommandoli, sulle prime due scelte, a sentirne più gli effetti benefici (41 OJo: N 370Jo; C 350Jo). Sull'influsso della leva a carico degli studi e delle proprie attività lavorative Al e N poco si distaccano; è il C a lamentarsi di più. Sono ancora gli Al a sentirsi i più avvantaggiati, se pure su frequenze modeste, ai fini dell'utilità del "militare" per le attività civili (290Jo; N 250Jo; C 220Jo) e, specialmente, i meno in disaccordo. Per quanto alla D. 2.3 con le sue 5 ipotesi, è su tutte, con l'eccezione del ''sentirsi respinto dalla popolazione civile'', che gli Al danno le indicazioni meno pessimistiche (Tab. 59). Più incerte le determinazioni sulla D. 2.4 (Tab. 60), per quanto alla proposta di considerare la leva "un gradito ricordo" e "una pratica di vita e di lavoro significativa" siano di nuovo gli Al a fornire il flusso più consistente degli assensi. Con la D. 2.5 si mirava a far venire a galla le deprivazioni della vita militare, prefigurandole in una rosa di cinque ipotesi. Per quanto al fattore "tempo" i meno lamentosi sono gli Al; così (su "molto ed abbastanza") per quanto all'"autonomia finanziaria". l meridionali e gli isolani soffrono di più (si tratta sempre di pochi punti percentuali di differenza) della lontananza dalla famiglia e per le amicizie del luogo di provenienza (molto per il 51 OJo). Meno (650Jo) "feriti" rispetto al N nelle relazioni sentimentali, tema sul quale è il C (61.90Jo) a rammariccarsi di meno. Sapendo dei sentimenti familistici ed amicali dei meridionali, non 174


contrastano con le attese i dati; in quanto al "tempo" la pochezza della differenza, in punti percentuali, renderebbe gratuita qualsiasi considerazione su di esso come risorsa scarsa più per i settentrionali ed il C che per gli Al. Giova il servizio militare alla formazione del lavoratore e del cittadino? (D. 2.6). Gli Al (26.65) distaccano di oltre sei punti percentuali il N (200Jo) ed il C (18.5%) nelle risposte assertive; di altrettanto circa nelle negative; i favorevoli sul "molto" sono poi il doppio tra gli Al rispetto alle provenienze N e C (Tab. 62). Si asseriva anche come l'assenteismo nelle risposte sia minore negli Al. Insomma, se utile e nei limiti in cui lo è, la leva lo è di più per i 1275 con provenienza dal Mezzogiorno e dalle isole. Il quesito poi è ascrivibile a quell'universo normativo che contraddistingue la zona più alta e più astratta del sistema sociale. L'incorporazione, con l'esperire della leva, migliora l'opinione (D. 2.8) della F.A. più negli Al (25.60Jo) che per i C (23.7%) ed il N (21.2%); i settentrionali la peggiorano in più forte proporzione (32.4; C 26%; Al 30.6%); con riguardo al servizio sono sempre le reclute del N ad essere deluse più costantemente nelle loro attese con l'opinione migliorata per il 26.6% e peggiorata per il30.20Jo (C: 25.8% e 27%; Al29.2% e 28.7%). La prati~a, in una parola, è, per quanto di poco, più gratificante, rispetto alle attese, per gli Al (Tab. 63). Sui quattordici sottoquesiti della D. 2.9 (Tab. 64), a quanto pare troppi per non provocare disattenzione e stanchezza, la frammentazione delle risposte, rende più difficoltosa una qualsivoglia interpretazione. Erano possibili tre scelte, in ordine di importanza, con la prima da intendere più sfavorevole. Su questo gradiente e per le prime sette domande gli Al sono con più frequenza per la "noia", !"'assegnazione non equa dei servizi", lo "scarso ordine" e !'"eccesso di disciplina"; sul "difetto di incentivi" il N e così sulla mancanza di essi nonché sul "senso di lontananza". Il C è costantemente in posizione "centrale". Si spiega la voglia di incentivi dei settentrionali, portati all'etica dell'utilità; non così le a ltre priorità che sembrano, a prima vista, penalizzare gli Al. Per le sottodomande successive, dall'Sa in poi, si coagula sulle prime scelta il N per !'"inefficienza", le "prepotenze dei superiori" e dei commilitoni; il C per il "sentirsi solo" e le "prepotenze degli anziani"; gli AL per le "scortesie dei superiori". È la "noia", forse anche per l'essere stata prevista in apertura, che fruisce di più indicazioni. 175


La dispersione delle risposte sulla D. 2.10 ("Il servizio che sta svolgendo potrebbe avere suscitato in lei talune impressioni favorevoli. Nel caso le indichi ... ) ha indotto a non elaborare i dati grezzi figuranti in appendice. Un commento complessivo si è dato in altra parte del lavoro. Lo stesso è dicibile per la D. 2.11. Con la D. 2.12 si affronta il tema della "disciplina", vista in concreto, nel proprio reparto. L'avvertono (Tab. 65) "eccessivamente dura" al N (18.50Jo; Al14.80Jo; C 9.9%); "applicata in giusta misura" con frequenze, per le tre aree, analoghe. Non significative le differenze sulle altre previsioni; nell'insieme è il C a delinearsi meno critico nei riguardi del principale collante della vita militare. Sull'addestramento (D. 2.13), e cioè nei riguardi dei "fini" e dell"'integrazione", è ancora il C che dà, nell'insieme (Tab. 66), giudizi più soddisfacenti, seguito dagli Al. La distanza tra N e C è elevata, di dodici punti percentuali, sull'"eccessivamente duro" (N 26.7%; C 13%); di cinque punti sull'"adeguato-efficace" (N 37.5%; C 42.2%; Al41.1 %). Anche sul problema del coinvolgimento nel mondo dei valori (D. 2.14) avendo ipotizzato sei sottosistemi (Tab. 67) e più possibili priorità, la nebulosa, per il loro frazionamento, delle risposte rende non avegole un qualsivoglia tentativo d'interpretazione. In ogni caso il N raccoglie le più frequenti prime scelte sullo "spirito di corpo"; il C sui valori "patriottici" e di "solidarietà"; gli Al sui "doveri del cittadino". Gli Al si addensano pure di più, nelle prime scelte su "valori" , per così dire, negativi, come della "superiorità della forza e del suo uso", della "violenza prevaricatrice sui più deboli", dell'"egoismo e del proprio benessere e vantaggio". Potrebbe avere influito nella valutazione di taluni aspetti della vita militare, il filtro di alcuni modelli culturali tipici di certe aree del mezzogiorno e delle isole, basati sulla "vis" non sempre "valentia" altruistica ma talvolta prepotenza, come nella "guapperia" ed in alcune manifestazioni mafiose. 15.3 Circa l'adattamento alla vita militare è la sez. 3 che ne ha affrontato le tematiche. Con la D. 3.l si consideravano più aspetti della "comunicabilità" tra militari di leva e di carriera. A leggere le cifre della Tab. 68 non sembrano emergere differenze significative per le grandi aree geografiche. Profilandosi la D. 3.2 del pari appiattita, non ne sono stati elaborati i dati grezzi. Di maggiore perspicuità il vaglio degli atteggiamenti dei coscritti riguardo alle "regole" vigenti nelle strutture militari .(D. 3. 3). L'accettarle come "dovere" (Tab. 69) segnala un qualche distacco 176


tra Al (19%), N (14.3o/o) e C (17.7); così, in vista del loro avere una "ragion d'essere" (Al, 23.6%; N 22.8%; C 20.5%). Gli Al, meno (34.5%; C 36.3%) e possibilmente di eluderle (13.90Jo; N 16.9%; C 15.3%). Risfiorando la sfera dell'"ethos" militare, a quanto pare, i meridionali ne avvertono con più incidenza il peso. In quanto alla simulazione di malattie (D. 3.4) ne denunziano la frequenza più gli Al (Tab. 70) dei provenienti dalle altre due ripartizioni. Ciò non vuoi dire che l'approvino. Allorché, però si tratta (D. 3.5) della necessità di porre in atto sotterfugi di vario genere per "meglio sopportare la vita militare", se l'arte di "arrangiarsi" vede sul "molto" gli Al, sul "molto e !"'abbastanza, assommati, (Tab. 71) è il N che prevale (36%; C 34%; Al 32%). Gli stereotipi sui meridionali avrebbero fatto pensare a collocazioni diverse. Lo spirito di avventura, o le spinte "migratorie", o anche, direbbero i critici del Mezzogiorno, la "voce" delle alte retribuzioni, inducono gli Al (Tab. 72) ad esternare in maggior proporzione (59%) il desiderio di partecipare a missioni di pace nell'ambito di forze internazionali( D. 3.6). L'immagine più prossima è quella della missione italiana in Libano che, a parte l'influenza del "mass media", ha lasciato una buona memoria nei partecipanti. Si rammenti poi che ne aveva la leadership, non senza carisma, un comandante di origine sarda. Si cala al 53% per il C e di circa dieci punti percentuali per il N (49.4%). Analoghe le discrepanze sui "no". Su alcune situazioni di fatto ci si è cimentati con la D. 3. 7 (Tab. 73). Gli alloggiamenti sembrano più confortevoli al N (29.6o/o), meno al C (19.4%) che li giudicano poi "pessimi" (34.1 %) con maggiore frequenza. Quanto al riscaldamento più scontenti gli Al (33%), meno il N (19%). Nei riguardi del vitto, per quantità e qualità, sono gli Al notevolmente più insoddisfatti con non pochi (28.7%) che lo ritengono "scarso" e "pessimo" (36.2o/o); sono i provenienti dal N che si delineano meglio adattati da quelìti punti di vista. Sono ancora gli Al i più critici nei confronti delle attività sportive e ricreative. Conviene sottolineare come, nell'insieme, a livello "biologico", di "adattamento" , pur dando per scontato, mediamente, il più modesto tono di vita del mezzogiorno e delle isole, siano gli Al che vorrebbero di più e meglio dall'apparato militare. 15.4. Circa l'addestramento (D. 4.1), e cioè ricollocandoci tra "fini" ed "integrazione", la graduatoria tra "buono" e "sufficiente", con modeste differenze percentuali (Tab. 74) vede precedere il N, seguito da 177


Al e C. All'opposto, nel considerarlo "nullo" il C è primo (poi Al e N). L'interesse per il problema risulta maggiore per gli Al con il più ri. dotto assenteismo (l. 7%) nelle indicazioni. Nella capacità di adoperare le armi individuali e di reparto (D. 4.2) si ha un appiattimento su tutte le ipotesi considerate con, comunque, per i "si" la sequenza N, Al, C e per i "no" Al, C, N. Anche qui pochi si sottraggono dal giudizio. La ristrettezza della "banda" rende poco significativo il risultato. La più alta partecipazione a tiri con armi individuali (D. 4.3) è degli Al; il C si distacca per sette punti percentuali in meno. Anche per le esercitazioni a fuoco (D. 4.4) sono gli Al che vi hanno partecipato più volte (280Jo); meno i C (23%). Qui le non risposte diventano più numerose (Tab. 77) coinvolgendo di più il N. Nell'insieme l'idoneità all'uso delle armi individuali e collettive pone Al e N poco distanti con un certo distacco dal C, meno addestrato. In ordine alla preparazione di chi addestra (D. 4.5) gli Al sono. i più critici; meno frequenti, con uno sbilancio da quattro a sei punti, sul "preparato"; di più sul "poco" e sul "non preparato" (Tab. 78). La circostanza è dissonante con la capacità, vista prima, nell'uso delle armi; il divario è confermato dal fatto che i provenienti dal C ritengono gli addestratori preparati con più frequenza (61 %) pur essendo i meno abili nel tiro, secondo le loro dichiarazioni. Difficile trame illazioni congetturali. Assale, in un apparato militare, la figura del comandante con il suo prestigio e, qualche volta, con il suo carisma. La D. 4.6 chiede "qual'è il suo giudizio su chi l'ha comandata?". Volutamente, ha preso partito assorbendo le capacità di management in quelle di comando ponendole così, se non del tutto, fuori dalla percezione dei coscritti, certamente in secondo piano. I meridionali apprezzano i loro leader precedendo (56.7%), benché di poco, il C (55.9%) ma di oltre undici punti percentuali il N (Tab. 79). Ciò si riflette sui pareri di mediocre e di cattivo comandante sui quali più numerosi i voti dei nati nel N. La migliore disposizione degli Al in tale giudizio non è coerente con la D. 4.5, ma ora non sorgono asperità interpretative mentre nel caso degli investiti della responsabilità dell'addestramento è ipotizzabile il desiderio di essere addestrati di più e meglio. La D. 4.7 non dà ulteriore lume sul tema concentrando le risposte, quanto a ciò che piacerebbe fare, sul "più attività fisica" (Tab. 80) con circa dieci punti percentuali in meno del N rispetto alle altre due ripartizioni. 178


La durata del servizio di leva già svolto dovrebbe pesare sull'addestramento, come sulle manifestazioni in genere di adattamento. Le indicazioni ottenute con la D. 4.8, danno, all'incirca, una minore anzianità di servizio al C (Tab. 81) con la più alta frequenza di "meno di quattro mesi" (28.60Jo; N 20.5%; Al 17.2%) e la più bassa su "da 10 a 12 mesi" e cioè sull'ultimo bimestre di servizio militare (C 20.3; N 27.3%; A127 .8). Pochissimi i casi con oltre dodici mesi di servizio, presumibilmente di raffermati. Dalla permanenza alle armi si dovrebbero considerare più "maturati" i giudizi del N e degli Al. In quanto all'appartenenza ad unità operative o territoriali, sulle prime si equivalgono, più o meno, N e Al. Più "territoriali" i nati nel C (Tab. 81). Sulle tematiche della ''vita di relazione'' si è tornati con la Sez. 15.5. V del questionario. Se ne sono elaborate, per ripartizioni geografiche, alcune domande a partire da quella (D. 5.1) relativa alla "funzione" dei gruppi amicali formatisi tra i militari di leva (Tab. 82). Sulla loro indispensabilità onde superare l'impatto con la nuova realtà, sono N e C (42.8%; 42.1 %) a sentirla maggiormente (Al: 39.5%); la differenza, anche se minima, si colora di maggior interesse se posta in relazione con un aspetto negativo dei gruppi amicali (''possono concorrere a dar luogo a comportamenti indesiderabili nei confronti dei nuovi arrivati"): gli Al denunciano il rischio per il 10.4% con una non trascurabile frequenza in più rispetto al N (7.7%) ed al C (7.5%). Si ha dunque negli Al una maggiore autonomia, seppure di poco, ed una più marcata percezione delle possibili disfunzioni dei gruppi amicali nei confronti delle burbe. In quanto alle valenze verso l'istaurazione di relazioni con altri colleghi (D. 5.2 bis). l'origine regionale e lo status sociale e culturale vengono segnalati (Tab. 83) maggiormente dagli Al (12.6%; 15.6%) pur in presenza, anche per essi, del peso, assai prevalente, della "vita in comune" (Al 71.8%; N 76.3%; C 75.6%). Ancora una volta resta confermata l'influenza dell'essere insieme, cioè della "camerata", sulla formazione del "cameratismo". In ipotesi si prefigurava, erroneamente, per i provenienti dal Sud e dalle Isole un più visibile peso delle tendenze campanilistiche. Il risultato avvalora ulteriormente la significanza della vita militare ai fini della riduzione delle ·distanze culturali e sociali. Sulla percezione di "violenze o scherzi" si è indagato con la D. 5.4. È evidente come gli accadimenti violenti o ludici nei reparti non abbia179


no, o ne abbiano in misura poco percettibile, nessi con la provenienza, essendone pluriregionale la composizione. La Tab. 84 non si può quindi dare che un'idea sul come vengono recepiti. Le violenze figurano percepite più dai meridionali, meno dal N; gli scherzi più dal C. Si direbbe che, in ogni caso, non se ne possano trarre induzioni significative sulle discrepanze. Con la sesta sezione, l"'inspicere" è stato rivolto ai rapporti tra militari di leva e "habitat" civile. Stranamente (Tab. 85; D. 6.1) i meno interessati a rimanere nella propria regione per adempiere alla leva, sono i meridionali (Al. 72.711/o) con un certo divario rispetto al N (83.7%) ed al C (81.3%); più degli altri (12.7%) vorrebbero svolgerla in altra regione affidandosi (12.7%) al caso (''come capita"). Meno propensi a muoversi i nati nel N; venendo al perché, e ferme restando le notazioni di cui sopra, si ha che mentre per gli AI (37.4%) è la vicinanza alla famiglia a prevalere (N 19.4%; C 27.8%}, per il N la possibilità di seguire i ''propri interessi ed amicizie'' raccoglie (36.9%) circa il doppio delle preferenze rispetto al C (18.3%) e circa il triplo nei confronti del Sud (12.3%). Pur evidenziando la numerosità delle risposte sul "perché", gli "interessi", perentoriamente, prevalgono notevolmente per i nati nel N. Nell'ambiente civile, l'inserimento (D. 6.3) resta leggermente più agevole per il C; poco indicative le altre risultanze. L"'acclimatazione" dei meridionali mostra di incontrare speciali difficoltà. Superate queste ultime, sono i meridionali a fraternizzare (D. 6.4) di più con persone del luogo contraendo con esse amicizie (Tab. 87: 56.2%) con circa dieci punti percentuali di differenza rispetto al N (45.8%) e con un pari divario sulle posizioni negative (Al. 40.7%; N 51.2%). La più ricca cordialità ed apertura dei meridionali è un luogo comune che però qui trova una qualche convalida.

15.6 Volgendosi ai "problemi di devianza" (sez. VII) sulla "possibilità" (non si tratta di constatazioni) che la leva sia occasione di consumo di droghe, è il C che è meno pessimista (34.3%) così come nell'affermare il nessun rapporto tra leva e droga (19.2%). Sono i nati nel N (Tab. 88) che si pronunciano di più per una ipotizzabile connessione. Ne usano (Tab. 89; 15.4%) più spesso e qualche volta in maggior proporzione, precedendo gli Al ed il C. Si sottolinea, ancora una volta, come l'enorme maggioranza dei militari dichiari (un po' meno al N) di non aver mai fato uso di droghe. Le cifre, sia grezze sia di frequenza, sull'uso da parte di qualche com180


militone di droghe vanno intese, allo stesso modo dei suicidi, come notizia; pertanto un unico evento può colpire un'"audience" di varia, fino a notevole, ampiezza. La D. 7.3 (Tab. 90) ha indagato in tal direzione. I più colpiti da notizie di tal genere sono al N (26.80Jo); meno al C (19.6%). Sul "mai" è sempre sui valori (23.65) meno soddisfacenti il N rispetto agli Al (32.2%) e al C (34.1%). La vigilanza dei superiori sull'uso delle droghe non dovrebbe porre in evidenza differenze a seconda della provenienza geografica degli uomini (D. 7 .4); si hanno infatti risultanze nell'insieme uniformi. Come si è già notato nella parte generale del lavoro, tra gli eventi di forte risonanza nell'opinione pubblica, specie se colti e sfruttati dai mass media, vi è il "suicidio", tentato o consumato, dei militari di leva. Con la monografia di G. Marotta si pone in evidenza come in realtà la casistica tra i militari si presenti con frequenza inferiore, per centomila c., rispetto alla popolazione maschile della stessa fascia di età. A valutarne l'eco nell'immaginazione dei coscritti, si è posta la D. 7.5 che, a bella posta, richiama l'attenzione degli interrogati sulla stampa. Nel campo delle possibilità ricade la sotto D: "Secondo Lei la vita militare può talvolta spingere a tale gesto?". La D. si configura analoga a D. omologhe, come, ad es., "una delusione amorosa" , o "un ro·vescio finanziario" che pure potrebbero, ma altrettanto raramente, indurre ali 'autochiria. Indipendentemente dalla provenienza regionale tutti ammettono largamente, intorno al60%, tale possibilità, lievemente più prudenti gli Al. Il livello di percezione della rappresentanza militare varia poco (Tab. 94) in relazione alla località di nascita; non è significante. Se ne curano, però, di più gli uomini del mezzogiorno (Tab. 95) per

quanto alla costanza ed all'interesse; essi, al contempo, hanno più fiducia (D. 9.3; Tab. 96) nella capacità della rappresentanza militare di contribuire a migliorare la qualità del servizio ed a soddisfare le proprie esigenze.

* * * La distribuzione dei coscritti a seconda della provenienza geografica, per arma, presenta qualche anomalia (Tab. 93; sez. VIII) per la più robusta presenza del N nell'E (74.7%; C 28.9%; Al41.8%) con un forte distacco e la prevalenza degli Al non tanto nei Carabinieri (pochi casi) quanto in M (22.9%; N 11.8%; C 10%). Straordinaria (57.1%) in 181


proporzione, l'affluenza dei nati nelle regioni centrali in A; intorno al IO% nell'Arma azzurra i provenienti dalle altre ripartizioni. 15.7 Allo scopo di calcolare una sorta di elementare indicatore differenziale, com'è stato fatto per FF.AA. e titoli di studio, si è provveduto a selezionare cinquantanove risposte ad altrettante domande o sottodomande (restringendo l'attenzione soltanto, in caso di più possibilità di risposta, alla prima: per es. al "si" o al "molto daccordo") dando peso tre alla frequenza più vicina alla condivisione dei fini, od all'integrazione ed all'adattamento alla "condizione militare", c;lue all'intermedia, uno alla più disadattata o meno integrata. I nati nel N hanno conseguito il punteggio più favorevole in tredici casi, l'intermedio in venti, il più basso in ventisei·, conseguendo, complessivamente (13 x 3 + 20 x 2 + 26 x l) centocinque punti. I provenienti dal C in dodici casi si profilano nella collocazione più favorevole, in ventisei nell'intermedia ed in ventuno nella più modesta (12 x 3 + 26 x 2 + 21 x 1) con, in tutto, centonove punti. I nati nel Mezzogiorno e nelle Isole sono migliori trentacinque volte, intermedi quattordici e sul punteggio più basso in dieci casi (35 x 3 + 14 x2 + lO x l) con centoquarantatrè punti distaccando significativamente le altre due ripartizioni geografiche. Si è sottolineato già, a proposito delle distinzioni per F.A. e titolo di studio, come si tratti di un calcolo matematicamente privo di sofisticazione, in sè elementare. Ciò non toglie, comunque si esaminino i risultati (le appendici statistiche ed i nastri depositati presso l'Autorità militare consentono ogni altra procedura, a parte la disponibilità dei protocolli di base), con robusta approssimazione, che i militari di leva nati nelle provincie meridionali e nelle isole siano i più integrati ed i meglio adattati alla "condizione militare" ed i più permeati dai valori dell'universo normativo proprio delle FF.AA .. Il risultato può apparire sorprendente ma (a parte l'assenza di ogni manipolazione, per la provenienza dalle auto interviste dei militari in servizio di leva, con pieno anonimato, e cioè con piena garanzia di segretezza) non riflette che la spontaneità delle loro opinioni. Il forte distacco lascia infine presumere che più accurate modalità procedurali possano apportare rettifiche alla valutazione globale ma non tali da alterare la sostanza dei risultati. L'interpretazione del quadro, da questo punto di vista, consentirebbe all'"immaginazione sociologica" di sbizzarrirsi in più direzioni; appunto per ciò conviene astenersi dal darne veruna lasciando alle "lettu182


re" altrui spazio per indurne considerazioni. per esempio, sull'individualismo più spinto nelle zone ad economia più avanzata e sui nessi tra "vocazione" militare e più modeste condizioni di vita. In termini weberiani, ed a voler essere avalutativi, sia bastevole considerare i dati (giudizi di realtà); il "migliore" ed il "peggiore" di cui si è detto si riferiscono al criterio assunto, della maggiore o minore omologazione al "militare"; il criterio potrebbe essere capovolto, rivoluzionando cosi anche il panorama complessivo.

183


...

~

FIG. 3 - LIVELLO DI ADESIONE ALLA VITA MILITARE PER GRANDI RIPART. GEOGRAFICHE 177

Livello massimo Altri

118

·Livello medio Nord

Centro

Livello minimo 59

'

o

l livelli di adealone min., medio e max. al aono ottenuti attribuendo peal 1. 2 e 3 al 69 quealtl conalderatl


t

16. ALCUNE NOTAZIONI SULLE RISPOSTE ALLE DOMANDE APERTE

S.

LABONIA

16.1 Allo scopo di completare le risultanze già emerse in sede di valutazione generale, il gruppo di lavoro si è dato come ulteriore obiettivo l'interpretazione degli atteggiamenti emersi da alcune risposte alle domande aperte, sia per monitorarne la coerenza con le indicazioni principali, sia per cogliere possibili reazioni emotive promosse dalla forma "aperta" dei quesiti che qui di seguito si specificano: Sez. I - La difesa del Paese: 1.2. bis, 1.4c "altre"; Sez. II - Vita Civile e vita e vita militare: 2.4 "altro", 2.9 "altro", 2.10 "altro", 2.11 "altro", 2.14 "altri"; Sez. V - Vita di relazione: 5.2. tris "Indichi eventualmente il perché", 5.4 "Che cosa le piace di più o di meno"; Sez. VI- Rapporti con l'habitat civile, 6.1 "Perché?". Sull'indispensabilità dell'esistenza di una forza armata popolare, cioè di leva, accanto ai militari di carriera (D. 1.2. bis)'sono state fornite 2005 indicazioni (540Jo dei moduli distribuiti; 56% dei restituiti) pari al 58% delle adesioni alla domanda 1.2. Il dato sottolinea un diffuso impegno nel chiarire un concetto già espresso in termini di SI (76%), NO (16%) e NON SO (8%) (3.452 delle risposte). I punti di vista sono stati classificati e resi con il Graf. 39 partendo da circa settanta motivazioni diverse prova, spesso, di una attenta analisi. In alcuni casi le espressioni sono apparse di difficile interpretazione. Non sono mancate indicazioni fuorvianti o di palese rifiuto nei confronti dell'organizzazione militare e della stessa ricerca (2%). I dati confortano sostanzialmente le risposte all'"item" 1.2 circa l'indispensabilità della leva (55% di NO, 38% di SI, 7% di NON SO). Infatti 588 di esse, pari al 29% di quelle rese, si pronunciano per la necessità di forze armate popolari. Si hanno però riserve e limitazioni: il 24% è per una leva più ridotta; l' 11 OJo per un maggior apporto della leva data l'insufficienza dei volontari. Il 10% è favorevole perché il servizio forma e fa maturare; il 10% perché è un dovere costituzionale; il 9% per dare un sufficiente grado di addestramento alla difesa e a tutti i membri della comunità. Tra le motivazioni quantitativamente meno significative ma non prove di interesse, si collocano quelle circa la garanzia delle istituzioni democratiche (8%), purché le FF.AA. siano meglio organizzate e preparate (6%) o addestrate solo per interventi in caso di calamità naturali (4%). 185


-

00

0'1

,..

GRAF. 39 - SPECIFICAZIONE DELLE OPINIONI SULLA FORZA ARMATA POPOLARE

Carriera 447 22% Varie 55 3%

Altre 227 11%

NO Volontari 490 24%

102 5%

Nessuna forma

96 5%


t

Come si è avvertito, trattandosi di frequenze calcolate su meno di un terzo dei casi, le numerosità relative si delineano esigue. L'uso dei termini "di carriera" e '~volontari", dall'interpretazione ambigua, ha reso necessaria l'unificazione delle risposte nel senso di "militari di carriera" e cioè di "coloro che non sono coscritti". La circostanza mostra come nell'idea dei militari alle armi non sia sempre netta o chiara .la distinzione tra FF.AA. di professione o no. lnfatti, -il termine "volontario" è stato spesso usato nel senso della volontarietà, cioè del contigente di leva formato da persone che decidano se prestare o no il servizio militare. Separatamente, 447 c. (220Jo) danno l'indicazione "di carriera" e 490 (240Jo) "volontari". Il dato globale di 937 c. (470Jo) è molto prossimo al 550Jo ottenuto sull'indispensabilità della leva (D. 1.2). All'interno del 470Jo, e cioè dei 937 c. , una frazione (670Jo) non motiva le ragioni della preferenza per il "volontariato" o la "carriera". I rimanenti sono dell'avviso che un esercito di professionisti abbia maggiore efficienza e sia meglio selezionato; con una migliore retribuzione avrebbero pure più motivazione e professionalità. Soltanto 96 c., sempre di coloro che hanno aderito alle D. aperte, attestano un completo disaccordo circa l'esistenza delle Forze Armate (50Jo); di essi 56 c. per la loro inutilità, per lo scarso addestramento e l'armamento inadeguato; alcuni giustificano il loro atteggiamento con il pacifismo. Sui pochi c. non classificabili, alcuni si pronunciano sulle incongruenze tra l'alta tecnologia degli armamenti, che dov-rebbe portare ad una ridotta numerosità degli uomini, e la leva. Solo 227 c. (Il OJo) si configurano incoerenti, includendo in essi anche quel 20Jo di c. fuorvianti o di rifiuti visti in precedenza. 16.2 Sull'immagine futura della leva (D. 2.4) si sono intrattenuti, sull'"altro", 579 c. (160Jo sul totale). Le specificazioni, raggruppate in quattro categorie, sono le seguenti (Graf. 40): non pertinenti (comprese le . fuorvianti) per il 20Jo; apprezzamenti favorevoli (200Jo); apprezzamenti sfavorevoli (600Jo); apprezzamenti in parte favorevoli ed in parte contrari (180Jo. . La distribuzione all'interno del predetto 160Jo (e cioè dei 579 c.) non si delinea parallela (o coerente) a quelle ottenute sulle D. 2.4 nella loro globalità. L'analisi fatta, pur se con connotati diversi in senso di apprezzamenti favorevoli e sfavorevoli, evidenzia quell'area dal colore "grigio" che è 187


00 00

...

GRAF. 40 - INDAGINE SULL'IMMAGINE FUTURA DELLA LEVA

Appr. favorevoli 114 20%

Risp. non pertin. 14 2%

Appr. sfavorevoli 349 60% A. ora fav. ora sf. 102 18%


emersa dalla valutazione del dato globale in termini di utilità, in prospettiva, della vita militare. Relativamente alle impressioni sfavorevoli suscitate dal servizio militare (D. 2.9) sull"'altro", sono state rese 272 risposte, pari all'80Jo delle indicazioni teoricamente possibili ed il 21% di quelle realmente formulate. Per quanto attiene, invece, alle favorevoli. (D. 2.10) ne sono state date 179, pari al 50Jo di quelle teoricamente possibili. Su questi pochi casi, circa la metà avanza lagnanze di varia natura (mancanza di licenze, di libertà, di pulizia, ecc.); altri evvertono carenze psicologiche (16%) ed economiche (9%). In contrapposizione ai "desiderata" del questionario anche sulla D. 2.10, all'"altro", invece di ottenere indizi in positivo, se ne sono avuti in negativo. Così per oltre la metà dei 159 cc. 1128% ha invece formulato assensi basandosi su valori come "libertà", "cavarsela da soli", "contatti umani", ecc. il12% avanza motivazioni psicologiche ("personali) ta,, , ecc.. Le espressioni sull"'altro" ancorché in positivo, non compensano il peso delle dichiarazioni sugli aspetti negativi della vita militare. Sulla D. 2.11, circa ciò che si vorrebbe maggiormente assicurato, si sono registrati 180 c., raggruppabili in sottocategorie: la prima su licenze e permessi (27% ); seguono le attività sociali (21 %), giustizia (17%) e trasparenza. Nelle risposte globalmente prese la retribuzione si è collocata al primo posto; la mancanza di attività sportiva al secondo. Sulla D. 2.14, concernente i "valori", 144 sono le risposte su "altro"; di esse il 33% si è concentrato sui valori sociali (economici, umani, di solidarietà ecc.). un terzo ne nega la possibilità. Non si modificano così sostanzialmente le conclusioni tratte nella valutazione generale. Sul mantenimento dei rapporti di amicizia in futuro si sono dichiarati 1.215 c. (34% del totale; 37% delle risposte date all"'item" 5.2ter). La risposta aperta (''Indichi eventualmente il perché") è congruente alla più ampia, in cui il 91 OJo vedeva possibile la nascita di amicizie tra commilitoni (vds. Graf. 30), ed a quella specifica ("in futuro intende mantenere questi rapporti di amicizia?") con il 68% di c. favorevoli, il 7% sfavorevoli ed il 25% senza netta intenzione. Le risposte sono state classificate in dieci sottocategorie (vds. Graf. 41) e tre ampie categorie; la prima di queste ultime è per il 62% positiva (mantenere l'amicizia): "perché l'amicizia è bella", "perché durante il servizio militare ho trovato dei veri amici", '" perché è un'esperienza di vita che ha cementato un'amicizia", "perché è nato un affetto". Il16%

189


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...

GRAF. 41 - FUTURO DELLE AMICIZIE CONTRATTE DURANTE LA LEVA

RISPOSTE EMOTIVAMENTE POSITIVE

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«nOI. PCI

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UnlcltA eaperlena 182 24S

Rlep. non pertln. 118

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Alep. ernot. neut re 17G 1!5S

Affezione 10814S

Veri emlcl

21:2 28"

RISPOSTE EMOTIVAMENTE NEUTRE

Nel IIm. del poeelb.

B2 40'1

RISPOSTE EMOTIVAMENTE NEGATIVE

Lontananza 104 83!11


ha dato indicazioni tendenzialmente negative (''non aver trovato amici", "per non ricordarsi della vita militare"); il 130Jo è più "fatalista" nel senso che pensa che non manterrà l'amicizia, pur se nata, per via della lontananza di residenza e perché ognuno prenderà la sua "strada". La repulsione totale alle amicizie contratte durante il servizio militare, coinvolge pochissimi c .. Il 15% si delir:tea "neutro" considerando l'amicizia come una sorta di rapporto sociale qualsiasi (c. 27, 8%); e tenterà di "mantenerlo nei limiti del possibile" (c. 82, 7%); ciò presupporrebbe una certa intenzionalità che però non è chiaramente espressa. Le risultanze confermano che il sentimento di cameratismo è molto sentito e che si aspira a mantenere le amicizie contratte sotto le armi. 16.3 Alla D. 5.4 sulle violenze o scherzi e sugli scherzi e violenze hanno risposto alla domanda aperta 1.095 soggetti (31 OJo del totale). L'ipotesi lascia poco spazio ad una risposta positiva, anche tenendo conto che ci si trova verso la fine del questionario con, quindi, l'attenzione in flessione. Comunque, come si evince dal Graf. 42, a parte il 34% di risposte non pertinenti (o relative ad altri "item" precedenti, o fuorvianti o di natura volgare) le indicazioni rese sono coerenti con le risposte chiuse "SI" o "NO". Infatti il gradimento premia gli "scherzi" e condanna le "violenze". Su 1.095 risposte, come d'altronde era da aspettarsi, a 289 c. (26%) sono graditi gli "scherzi", mentre solo allo 0.2% le "violenze". Il 25% è più drastico contro, forse perché difficile delimitare il campo degli scherzi e delle violenze. In quanto a ciò che piace di meno l'interpretazione è ardua; comunque anche qui le violenze, sono sgradite (4%) in confronto agli scherzi (2%). Le espressioni sono congruenti con il rifiuto della sopraffazione fisica e/o psichica, tanto da vedere lo scherzo, strumento fondamentale della socializzazione, con un senso di diffidenza pur se gradito. Non pochi, 272 c. su 1.095, respingono sia gli scherzi, sia le violenze; si esprime così una totale disapprovazione, quale che ne sia la natura, alla violenza, come lesione della personalità da garantire in ogni caso. La D. 6.1 sul luogo ideale ove effettuare il servizio di leva (nella regione per il 79%), sul "perché" consegue 1.871 indicazioni (58% delle risposte all'"item"). Come si rileva dal Graf. 43, il dato è coerente in quanto, complessivamente, il 72% ha dato una risposta favorev·ole alla regione di residenza quale luogo ideale per effettuare il servizio di leva. Le motivazioni verso la scelta sono state raggruppate in quattro sottocategorie. Il 33% 191


. .

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GRAF. 42 - SPECIFICAZIONI SULLE VIOLENZE E GLI SCHERZI NELLA VITA MILITARE 40 36" 30 26 20 16 10 6

o A

8

c

D

E

A : Scherzi; B: Meno •eh.; C: Vlolen•; D: Meno vlol.; F: 8oh. e vlol.; 0 : Niente; H: Rlap. non pertinenti;

F

G

H

E: PIO •eh. 111eno vlol.; 1: Non ao


GRAF. 43 - LUOGO IDEALE PER IL SERVIZIO DI LEVA: MOTIVAZIONI PERCHE' NELLA STESSA REGIONE

MIQVl ort n..,.rtr*>

1661211

LUOGO IDEALE PER IL SERVIZIO

Nelle stesse regione 1341 72~

~ ~~

AltrO

238

13~

Alsp. non pertinenti 52 3~

In al tre regione 240

PERCHE' IN ALTRA REGIONE

13~

............ . . S21SS

-

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(611 c.: la maggioranza relativa) motiva con la vicinanza alla famiglia, vista come fattore di sicurezza. il16% (c. 306) ritiene giusto permanere nella regione per seguire i propri interessi. Il140Jo (c. 269) esprime timore del trauma, ponendo in secondo piano l'elemento famiglia, di staccarsi dalle proprie abitudini; 1'8% (c. 155) mira a realizzare un maggiore risparmio. Tra coloro che gradirebbero muoversi dalla propria regione, il 7% (131 c.) motiva con l'esigenza di conoscere luoghi nuovi e gente diversa; il4% (c. 77) per la necessità di allontanarsi dalla famiglia anche per rendersi autonomi. Pochi altri (32 c.) vedono il servizio reso lontano da casa meno duro, forse perché meno condizionati; sarebbe più ansiogeno avere la famiglia vicina e, al contempo, "lontana". 16.4 Nel complesso, lo spazio lasciato, per così dire, "aperto", con le relative sottodomande, ha fornito indicazioni aggiuntive rispetto agli item a risposta "binaria" o, se plurima, con preindicazioni. Tale aggiuntività non si configura come arricchimento di forte valore investigativo sulle opinioni degli interessati che, per lo più, emergono solo come meglio dichiarate. In sostanza, note di "creatività" o di immaginazione affiorano, qua e là, in rari casi. Le risposte alle domande aperte sono state comunque, tutte, trascritte su nastro e trasferite su supporto cartaceo così da consentirne la lettura integrale, l'analisi e, come si è fatto, una rappresentazione di sintesi. Se ne sono così ottenute risultanze che, in buona misura, per essere tradotte in freddi dati numerici, hanno visto scolorirsi quel "mondo della vita" che pure sovente affiora dalle espressioni, talvolta con qualche elaborazione concettuale, dei coscritti. Non mancano, sia pure "passim", suggerimenti intelligenti o critiche non prive di argomentazioni. La "quantificazione" annebbia necessariamente gli aspetti qualitativi delle risposte; è il suo limite, ineludibile. D'altro canto, la pubblicazione dei loro testi (non ne è mancata la tentazione) avrebbe raddoppiato la mole del tomo con ricadute negative sulla "leggibilità" del tutto. Anche per questo aspetto, il deposito del materiale nel fondo archivistico del Ce.Mi.S.S. consentirà, a chi lo volesse, la consultazione diretta delle "fonti".

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17. UOMINI "CONTRO": INVETTIVE E PAROLACCE . M.

L.

MANISCALCO

l 7 .l Il presente lavoro è nato dall'esigenza di offrire una particolare ed aggiuntiva angolazione di analisi e di interpretazione ai risultati dell'indagine "La condizione militare in Ita lia" condotta, sotto gli auspici del Ce. Mi .S.S., da un gruppo di ricerca costituitosi presso il G.l. R.S. dell'Università di Roma "La Sapienza". La ricerca, articolata su una pluralità di tematiche tutte ruotanti intorno al fulcro della "condizione militare", ha investito le tre Forze Armate (Aereonautica, Esercito e Marina) ed è stata condotta nel 1989 su campioni significativi di ufficiali, sottufficia1i e soldati di leva. P ur rimandando alla monografia del responsabile del lavoro per la presentazione delle sue caratteristiche e per l'interpretazione e l'analisi dei risultati, occorre richiamare alcuni aspetti metodologici a dar conto del perchè dall'indagine siano emersi alcuni questionari "anomali", la cui descrizione ed analisi costituisce l'oggetto di questo scritto. Infatti, data la peculiare organizzazione a cui l'indagine si è indirizzata, tra gli interessi maggiori del gruppo di ricerca si è configurato quello di garantire al massimo la spontaneità e la sincerità delle risposte, obiettivo quest'ultimo ritenuto come più facilmente raggiungibile senza il contatto diretto fra intervistati ed intervistatori. Qui, in vista anche della struttura gerarchica e dei vincoli discip}jnari, l'effetto di "alone" emergente in ogni situazione di intervista(') si sarebbe presurnibilmente configurato maggiormente influente. La scelta dei questionari autosomministrati, nonostante le forti perplessità che suscita in sede metodologica(l), è apparsa come la più valida e confacente al contesto della ricerca. L'esigenza di assicurare del tutto la riservatezza, presupposto necessario per invogliare la partecipazione e la libera espressione dei propri punti di vista, è stata conseguita inoltre organizzando la distribuzione dei questionari presso interi reparti o loro cospicue frazioni, richiedendone poi la restituzione in busta chiusa senza la possibilità di individuarne i compilatori. (•) Sono grata al direuore responsabile della ricerca per avermi affidato l'analisi ed il commento dei questionari "anomali" e per aver discusso con me il lavoro. Un rìngra~iamento particolare va ai 108 militari che, sia pure manifestando il/oro dissenso, hanno partecipato alla ricerca con un impegno superiore al richieslO. Un grave infine ad Alessia Zarctli, che mi~ stata di grande aiuto nell'esame e nell'analisi dei questiona· ri, a cui debbo anche alcune idee che poi ho sviluppato. Ovviamente la responsabilità delle manchevoleue e delle opinioni espresse è solamente di chi scrive.

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Per quanto riguarda i giovani di leva, universo statistico di riferimento del presente elaborato, la scelta metodologica si è configurata proficua. Dei 3700 questionari distribuiti ne sono stati "resi" 3.589 e fra questi ultimi solo 121 sono risultati non compilati. Un certo numero di essi invece si è caratterizzato per una più ampia e comunque diversa partecipazione(l), nel senso che gli intervistati si sono impegnati ad esprimere le loro opinioni ben oltre il freddo reticolo delle domande standardizzate, non evitando, talvolta, di manifestare il loro dissenso anche attraverso espressioni dileggiative o offensive, sia nei riguardi dell'apparato militare, sia nei confronti dei ricercatori ideatori e responsabili della ricerca sovente percepiti come un'espressione di autorità quando non assimilati alla gerarchia militare. Tale insieme di questionari, che mal si presta ad analisi quantitative, non poteva essere accantonato se non con il rischio di perdere "informazioni" comunque significative per gettare una luce ulteriore sui risultati dell'indagine nel suo complesso. Essi potrebbero rappresentare una sorta di modello negativo estremo sull'esperienza di leva, o comunque testimoniare con maggiore incisività (e quindi comprensibilità) i sensi di un malessere che, sia pure in maniera meno esacerbata, è comune a più ampie fasce di giovani che prestano il servizio militare. Si rivelano comunque preziosi indicatori della fiducia nell'impegno alla riservatezza da parte dei ricercatori e dell'apparato militare stesso. Le espressioni di malcontento, ed a maggior ragione le ingiurie, oltre che convalidare la spontaneità delle risposte, sono perciò, a modo loro, da intendersi anche quali attestazioni di sicurezza nella parola della gerarchia di rispettare l'anonimato sulle opinioni dei soggetti. L'analisi qui presentata, che lega ovviamente il suo valore e la sua significatività ai risultati dell'indagine nel suo complesso, cerca di offrire una presentazione descrittiva e, ove possibile, un'interpretazione dei suddetti questionari sullo sfondo di una riflessione sul significato da attribuire all'uso delle imprecazioni e delle parole volgari e/o oscene in generale e nella vita militare in particolare e nella "caserma" come luogo peculiare, sede di specifiche dinamiche individuali e di gruppo. Per essere meglio comprese, infatti, le rispose vanno calate nella situazione "caserma" o "reparto", in quel contesto fatto di microprocessi congiuntivi e disgiuntivi in cui il singolo gioca quotidianamente i propri ruoli e contratta continuamente la ridefinizione della propria identità. Pur nelle loro differenze basilari, infatti, i di:versi questionari appaiono accomunati e collegati da un unico cons.istente nesso: la presenza domi196


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nante ed essenziale della "caserma" come luogo fisico e come spazio sociale. Le risposte, le frasi, le battute di spirito e le imprecazioni, nel loro insieme, offrono una visione dall'interno, sia pure parziale (nel senso di parte), della vita quotidiana dell'istituzione militare, vita in cui gli aggiustamenti ed i compromessi, gli adattamenti e le ribellioni, i soprusi e le rivalse, i successi e gli insuccessi, le gratificazioni e le frustrazioni, le simpatie e le antipatie si compongono e si fondono, trovando in ogni singola personalità una propria particolare risonanza. Ne emerge una sorta di spaccato sulla vita dei giovani di leva, piccolo mondo in cui l'interesse per i problemi giornalieri (la licenza, l'addestramento, la guardia, la nostalgia per la famiglia, le carenze eroticosentimentali) e per le mocroconflittualità (con i compagni, con i diretti superiori, con l'ambiente sociale circostante) è assolutamente prevalente su qualsivoglia tipo di più ampia problematica. Di qui la distanza, l'estraneità per ogni considerazione più approfondita sulla società come sulla condizione militare. Se pure talvolta affiora qualche forma di riflessività sul sistema in cui si trovano inseriti, essa appare comunque superficiale e mediata dalle pressanti pulsioni verso problematiche particolari. La lettura dei questionari potrebbe perciò far correre l'alea di una dispersione solipsistica; di qui la tensione, sia pure senza forzature, a rintracciare, al di sotto della eccessiva frammentazione del dato empirico, alcune tematiche di fondo, tali da offrire, come si diceva, una angolazione aggiuntiva all'interpretazione dei risultati della ricerca. 17.2 Un primo interessante elemento di analisi emerso è costituito dal fatto che una parte dei questionari di cui si diceva hanno presentato in aggiunta alle risposte, o in loro sostituzione, scritte con parole volgari, con imprecazioni, con motti di spirito osceni e così viae). Le volgarità, le offese, le invettive, si sono presentate disseminate un po' dovunque nella scrittura ed hanno riguardato una molteplicità di argomenti. Esse per lo più sono sembrate seguire maggiormente la fantasia e l'estro individuale del momento piuttosto che rappresentare un elemento significativo di una strategia di risposta. Così, per esempio, a volte sono l'ambito territoriale in cui si situa la caserma di appartenenza ed il relativo contesto sociale in cui è inserita ad essere oggetto di descrizioni tanto sintetiche quanto volgari ed aggressive (T. è una merda ed i suoi abitanti sono tutti stronzi; V. è un posto del cazzo ed i locali sono tutti merdosi, e così via); in altri casi è il discorso dei rapporti fra commilitoni (qualcuno ha anche chiesto: 197


"ma chi sono?") che ha dato origine a commenti salaci (i compagni sono stronzi lecchini oppure vengono definiti come sempre pronti a metter/o nel culo e talvolta non solo in senso figurato!), a drammatica testimonianza di un'atmosfera morale di gruppo in qualche caso ricca di tensioni, di rivalità, di sfiducia e di sospetto. Graduati e comandanti sono, ovviamente, anch'essi bersagli di varie invettive, ma in misura minore di quanto ci si potesse aspettare; sembrano inoltre non scatenare particolarmente la fantasia dei giovani di leva; per loro ci sono epiteti quali carogne; naturalmente non poteva mancare il solito sironzo, mentre per lo più vengono definiti rompipalle. Se ne stigmatizza essenzialmente la carica autoritaria giudicata eccessiva ed invadente ambiti di non competenza relativa. In alcuni questionari il comandante, chiamato direttamente in causa attraverso un diminutivo, è stato giudicato ottimo (Ciccio, sei grande), ma allora è la moglie a farne le spese, poiché viene rappresentata comS! incline a giochi erotici particolari con i soldati di leva. Non si capisce bene se l'eccellenza del comandante sia o meno legata alle (presunte?) abilità erotiche della consorte. Nei questionari qui analizzati, maggiore interesse rispetto alla gerarchia sembra invece destare l'équipe di ricerca sia nella persona del direttore responsabile, chiamato più volte in causa direttamente (così per esempio attraverso giochi di parole "Marotta ma-rotto", "Marotta m'ha rotto') sia nel suo insieme. I ricercatori vengono talvolta "aggrediti" con disegni osceni, e relative frasi di sostegno, sovente realmente inattesi in quanto posti al termine di questionari compilati puntualmente, con invettive (siete pazzi!) o con accuse (non fate un cazzo mentre noi militari lavoriamo!). Le stesse domande vengono a loro volta criticate (tutte stronzate, cazzate) come pure la ricerca in sè e per sè (non serve un cazzo). Le cattive parole non risparmiano nessun argomento; persino per i genitori (e specialmente per la madre) ci sono definizioni volgari (a questo proposito però sarà avanzata più avanti un'interpretazione a parte). Frequenti sono le invettive, cariche di rabbia, indirizzate all' istituzione militare in generale come per esempio nel caso del marinaio che scrive con perentoria sicurezza: "maledetta Marina Dio ti punirà", ma che poi subito dopo racchiude i suoi dubbi e le sue incertezze in una parentesi (se esiste un Dio). Il servizio di leva o "naja", come scrivono in molti, appare l'oggetto più ricorrente delle invettive in una profusione di volgarità che vedono l'alternarsi e/o il coniugarsi di termini sessuali' e di termini escrementizi,

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ripetuti iterativamente, scritti a caratteri più grandi e, talvolta, trasversalmente alle pagine, attestando in tal modo, anche attraverso la non conformità del segno grafico, il proprio totale dissenso e contrasto con la situazione. Ripercorrendo le difinizioni, per esempio, "una perdita di tempo che

non serve a un cazzo", "una merda", "una cazzata", "una puttanata del cazzo" e così via, ne emerge soprattutto una percezione come di un'attività che si configura al gi.udizio del giovane come inutile, priva di senso e perciò, proprio in quanto tale, vissuta esclusivamente nei suoi aspetti di costrittività. La prima strategia di difesa appare allora quella della totale negazione, del rifiuto e del respingimento più netto; l'oscenità assume il ruolo di parte integrante di tale processo di esorcizzazione. Se, come si diceva precedentemente, volgarità ed invettive si sono presentate disseminate un po' dovunque nel questionario, alcune domande sono apparse tuttavia particolarmente "adatte" a stimolare risposte condite con parole salaci. Sono stati questi principalmente gli item riguardanti le amicizie strette durante il servizio di leva, l'eventuale uso di droghe e le connessioni possibili fra droga e servizio militare. Qui risposte del tipo "sono cazzi miei" oppure "fatevi i cazzi vostri" appaiono con decorrente frequenza, quasi a rafforzare, con l'incisività del riferimento, la chiusura in proposito. Il richiamo diretto a parti intime sottolinea che il questionario aveva compiuto una invasione nella privacy, invasione ritenuta sconveniente e perciò censurata con un linguaggio altrettanto sconveniente. Conforta, in una tale interpretazione, il fatto che, qualora non irritati dalla domanda ma comunque interessati a non esprimersi in proposito, avrebbero potuto lasciare in bianco la risposta. Al contrario, invece, si è manifestata l'esigenza di esternare la propria opinione di totale disapprovazione per siffatto genere di quesiti. Infine, per concludere questa prima panoramica generale sugli argomenti che hanno ottenuto come risposte parole oscene o invettive, occorre ricordare che in alcuni questionari frequenti ed iterativi si sono configurati, come era d'altronde attendibile date le caratteristiche dell'universo investigato, i riferimenti alla doona (concepita esclusivamente come oggetto sessuale) ed alle attività sessuali, riferimenti soventi emergenti anche senza alcun legame diretto con la domanda. Essi, con l'incisività dei termini volgari e con la loro ossessiva ripetizione, rappresentano l'espressione di pulsioni istintive, più o meno represse o frustrate, di esigenze psicofisiche non sempre adeguatamente soddisfatte e non certo la manifestazione di una riflessione adeguata sul199


l'incidenza della leva sulle relazioni sessuali e sentimentali dei giovani, argomento quest'ultimo affrontato dal questionario, sia pure in maniera non approfondita. Sullo sfondo, infine, a rendere più problematica la questione, il timore, più o meno latente, delle pulsioni omosessuali proprie ed altrui a cui viene violentemente contrapposta con martellante ed evocativa monotonia (almeno in alcuni casi) l'immagine di una relazione eterosessuale trasudante fisicità. Essa talvolta sembra addirittura porsi come nuéleo fondante di riferimento nella costruzione della propria identità. Emblematico in tal senso il caso di un veronese aviere ventinovenne che si dichiara "ginecologo" e che indica come tali entrambi i genitori (anche se per la madre aggiunge in parentesi "a volte battona") che all'interno di un questionario compilato con estrema diligenza e con alcuni suggerimenti migliorativi insiste, in una sorta di monoideismo assolutamente privo di tratti ironici, nei richiami all'attività sessuale, considerata l'unico sistema di valori in cui si riconosce, e presentata come la sola azione capace di destare il suo interesse. Non ci sono rimpianti per l'attività lavorativa interrotta (come invece sovente viene manifestato), nè per gli affetti e le amicizie lontane, non viene lamentata la cogenza dell'autorità militare e la mancanza di privacy, ma solo giganteggia la difficoltà di esplicare quotidianamente quell'attività che si pone al centro dei propri pensieri ed interessi.

* * * La rappresentazione finora effettuata di alcuni degli elementi emersi dalla lettura dei questionari necessita però di essere inserita, come si diceva all'inizio, in un quadro di riferimento più ampio che aiuti a meglio comprendere, al di là della forza e della pregnanza autoevidente di significato delle risposte (che sembrano non dover richiedere ulteriori specificazioni ed approfondimenti) il senso da attribuire ad essi nel più ampio contesto dell'indagine. 17.3 Le c.d. cattive parole, i termini osceni, le invettive, le bestemmie, ecc. fanno parte di un insieme di espressioni solitamente evitate dai parlanti nelle loro abituali interazioni(S). Ad esse sovente è associata una forte carica emotiva, derivante dal loro diretto riferimento a parti o funzioni intime del corpo, e cioè dal fatto che contrastano il senso del pudore, oppure dalla carica trasgressiva present~ nell'invettiva e nella bestemmia.

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Attraverso le espressioni linguistiche suddette l'attore costringe l'altro o gli altri a rappresentarsi le parti fisiologiche o gli atti o le situazioni sconvenienti o comunque dissacranti, esplicando una forma di aggressività che è tanto più grande quanto maggiore è il grado di sensibilità collettiva al riguardo. Infatt i esistono "cattive parole" solo ed in quanto esistono le interdizioni linguistiche, e cioè le proibizioni ed i tabù sociali circa la liceità di pronunciarle. Per meglio comprendere ed inquadrare il significato da attribuire all'uso di un linguaggio scurrile nella nostra cultura in generale e nel contesto della ricerca in particolare occorre perciò ampliare un po' il discorso ed iniziare a riflettere sui caratteri delle proibizioni in tal senso. Il fenomeno dell'interdizione linguistica e cioè della coazione a non parlare di una data cosa o tutt'al più ad accennare ad essa con termini o perifrasi che ne suggeriscono l'idea, pur senza indicarla direttamente, è antico quanto l'uomo. Una molteplicità di esempi in tal senso sono rintracciabili negli studi etnolinguistici in propòsito condotti su comunità arcaiche. Nella mentalità primitiva, infatti, il legame fra l'oggetto e la parola che lo designa è vissuto in maniera così intensa che la carica emotiva del primo assume pari risonanza sulla seconda. Così, per es., il nome di una divinità, di un essere umano o di una cosa veniva avvertito non come "segno" linguistico, ma come loro parte integrante ed emanazione. D'altra parte anche il padre della psicanalisi, Freud, sottolinea che "originariamente" le parole erano magiche e, ancora oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico"(' ). L'uso del nome aveva duplici poteri; da una parte era in grado di conferire a chi lo proferiva una controllo magico sulla cosa o persona che indicava, dall'altra poteva evocare la presenza e la potenza dell'essere a cui si riferiva, cosa temibile qualora si trattasse di dei o di spiriti. Di qui gli interdetti linguistici, i tabù relativi e tutta una costellazione di credenze più o meno bizzarre in proposito. Presso alcune popolazioni di cacciatori era proibito nominare prima della caccia il nome dell'animale da uccidere perché si pensava che l'intenzione potesse essere avvertita dall'animale, metterlo in fuga, offrendo in tal modo ad esso una chance ulteriore di sopravvivenza. D'altronde non è forse azzardato ipotizzare un legame tra questa credenza e l'abitudine scaramantica di non esprimere verbalmente le linee di un progetto (esistenziale, sentimentale, lavorativo) di cui si spera la realizzazione, a nche qualora quest'ultima rientri e dipenda da un coerente sistema di azioni razionali. 201


L'antico legame fra entità e nome che lo rappresenta permane a tutt'oggi, anche se sommerso, nella coscienza collettiva, e trova espressione in alcuni proverbi popolari. In tal senso si potrebbero citare il detto italiano "nomini il diavolo e gli spuntano le corna" e quello tedesco "Wen rnan den Wolf nennt, Kommt er gerennt" (quando lo si nomina il lupo viene di corsa). Nella cultura moderna, a seguito del progressivo processo di razionalizzazione, permane soprattutto il legame emozionale fra la parola e la cosa; il termine perciò non assume solo il valore di simbolo, ma indica e riassume la posizione emotiva al riguardo. Le parole evocano in noi, oltre ad un concetto, anche la rappresentazione particolare che ne abbiamo elaborato ed il modo in cui lo viviamo: piacevole o spiacevole, temibile o no. In tal modo si può spiegare, ad es., la tendenza sempre presente a non proferire direttamente il nome di gravi e/o repellenti malattie. Fino al XVII sec. si evitava persino di pronunciare o scrivere il nome "peste" e si preferiva il termine più neutro e, insieme, più scientifico e classico di "epidemia"; oggi si usano sovente perifrasi quali "male incurabile", "malattia che non perdona" o abbreviazioni di definizioni scientifiche (Aids) che in certo senso neutralizzano, attraverso la sintesi specialistica, la carica emotiva evocata dal male. Va inoltre tenuto presente che la sensibilità all'uso di determinati termini ed espressioni si configura differenziata per classi sociali, per sesso, per situazioni e così via; nonostante l'omogeneizzazione della cultura e del linguaggio non tutte le parole sono ugualmente interdette con la stessa forza in tutti gli ambienti. A ciò va aggiunto che le stesse parole normalmente evitate hanno ampio uso presso quei parlanti che di solito le evitano, quando si allenta l'autocontrollo. L'inconscio prende allora il sopravvento ed i termini repressi affiorano nel modo più irrazionale; è questo il caso dell'insulto e della bestemmia sessuale dove, per es., il nome di un organo diventa un'ingiuria senza alcuna giustificazione logica o semantica che non sia l'interiore bisogno dello sfogo che si raggiunge abbandonandosi all'invettiva. L'iperuso stesso delle parole proibite è legato all 'interdizione a cui si soggiace, sia pure, in questi casi, in fase di reazione. La psicoanalisi a sua volta, a partire dagli studi di Freud, ha sottolineato come motti di spirito (tendenziosi) e scurrilità rappresentino forme particolari di aggressività. P ronunciando le parole oscene si costringe la persona "aggredita" a rappresentarsi le parti del corpo menziona-

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te, e si indica contemporaneamente che l'aggressore si sta raffigurando la stessa cosa. L'eventuale disagio dell'altro è il fine dell'aggressione verbale(1). Gli usi irrazionali o le iperutilizzazioni dei termini proibiti caratterizzano fortemente i linguaggi di gruppo in ambienti chiusi (tipiche in tal senso le caserme) che hanno una sorta di sapore iniziatico e/o di consorteria. In queste cerchie, infatti, la solidarietà e il senso di appartenenza si strutturano in modo tale che chi non usa in maniera completa ed adeguata un determinato linguaggio (e non tiene contemporaneamente un determinato comportamento e non rispetta certe norme e valori) non fa ancora realmente parte del gruppo e solamente quanto vi si conforma viene accettato come membro a pieno titolo. Il linguaggio (anche violento e scurrile) in questi casi così come gli argomenti di conversazione, le allusioni, i sottintesi non sono che una delle manifestazioni tipiche dei rapporti gruppali; esso non fa che rispecchiare l'atteggiamento globale dell'individuo al riguardo. Nei gruppi particolarmente chiusi (sia per volontà degli appartenenti sia per contingenze esterne) avviene sovente una sorta di ribaltamento dei codici e dei valori rispetto alla società in cui questi gruppi sono inseriti e con la quale mantengono continui interscambi, per cui ciò che viene stigmatizzato all'esterno sovente è considerato nella cerchia più ristretta tratto, elemento o comportamento positivo. Dal momento che le coazioni interiori che spingono il parlante all'autocensura sono sociali (anche se attraverso il processo di socializzazione sono divenuti parte· integrante della personalità dei singoli) si può paradossalmente assistere al fenomeno inverso per cui la pressione dell"'inner circle" diviene a sua volta una sorta di coazione all'uso o addirittura all'iperuso delle parole proibite. L'attore apprende che per comportarsi in maniera adeguata e "competente" deve essere in grado di orientarsi e di mostrare la propria capacità di linguaggio coerente con il contesto in cui si trova inserito. 17.4 In italiano per indicare una persona che fa un uso disinibito di parole sconvenienti e/o oscene si è soliti dire che adopera un ''linguaggio da caserma". Caserma e lessico crudo, senza eccessivi moduli linguistici di copertura, hanno da sempre proceduto di pari passo nella realtà, nelle rappresentazioni artistiche (letteratura, cinema, ecc.) come nella coscienza collettiva. Le cause che si pongono alla base di questo fenomeno sono svariate 203


e non difficilmente comprensibili. Innanzitutto va sottolineato che la caserma si configura come spazio, fisico e sociale, "chiuso" (più in avanti faremo riferimento ad essa come ad una "istituzione totale"); presenta perciò le condizioni basilari perché si strutturino cerchie ristrette all'interno delle quali l'emergenza di un lessico particolare è un evento spontaneo e ricorrente. In secondo luogo si tratta di un ambiente esclusivamente maschile, e prevalentemente composto da giovani, in cui i valori della virilità vengono esaltati e nel quale nessuno si aspetta una eccessiva cura di "ripulitura" del linguaggio. A sua volta il giovane di leva tende a sottolineare la propria maturità ed autonomia che si manifesta attraverso l'avvenuto affrancamento da ogni forma di controllo esterno, da ogni forma di repressione, compresa l'inibizione di sè come dicente. La parolaccia, l'oscenità fanno frequentemente parte di tutta una serie di manifestazioni comportamentali tese ad una presentazione del proprio Sè come virile, deciso, aggressivo. Il non mostrar disgusto per le parole oscene (e talvolta per le imprecazioni e le bestemmie) insieme alla capacità di usarle con disinvoltura e (perché no?) con competenza, tende a porsi, con altre manifestazioni comportamentali (come lo sprezzo del pericolo, il gusto per il rischio, l'indifferenza al dolore fisico, la resistenza alla fatica e così via), come "segno" di personalità forte, come elemento tale da assicurare prestigio e riconoscimento sociale. Una particolare tendenza ad usare espressioni volgari, motti di spirito osceni o dissacranti può essere anche collegata alla tensione a cui il giovane è sottoposto durante il periodo di leva. Infatti l'esperienza che viene vissuta si presenta con i tratti di assoluta discontinuità rispetto alle precedenti, discontinuità che, in alcuni casi, si configura come stressogena ed anomica. All'interno degli elementi di contrapposizione riscontrabili appare fondamentale la polarità fra tendenze individualistiche (quando non addirittura solipsistiche) fondanti l'azione nella vita civile e presupposti collettivistici che si pongono alla base della vita e dell'agire in caserma e comunque delle Forze Armate. Individui cresciuti e socializzati in un contesto in cui le coordinate che orientano l'agire si incardinano su valori e responsabilità facenti capo ai singoli, si trovano calati (anzi, forse, sarebbe il caso di dire con Heiddeger "gettati') in un habitat in cui è necessario non solo muoversi in una logica collettiva, ma negoziare i tempi, gli spazi, nonché gli stessi interscambi con l'ambiente esterno (permessi, licenze, ecc ..). Caduta quasi totale della privacy, continuo rimando a modelli di comportamento omogenei con l'istituzione, spinte all'identificazione con il

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proprio gruppo messo in concorrenza con altri gruppi (la compagnia più valente dell'unità, e così via) aumentano e sottolineano la diversità tra il "prima" e l'"adesso". Aciò va aggiunto il contrasto fra la gerarchizzazione dell'istituzione militare c le scarse esperienze di sopra e sottoordinazione che solitamente i giovani hanno nelle società e nella cultura contemporanee. Di qui il senso di spaesamento, il disagio, le dinamiche regressive, le tensioni ed i timori circa la propria identità. In siffatto contesto ansiogeno il giovane può portare a termine ed arricchire il proprio processo di maturazione, ma può altresì manifestare sensi di disagio. Quanto maggiore è la pressione sugli individui, tanto più grande si configura il desiderio di sottrarvisi o di ribellarsi ad essa con qualunque mezzo, anche attraverso le parole proibite; l'infrazione linguistica realizza su un altro livello l'infrazione normativa che si vorrebbe mettere in atto. Lo scarico (relativo) della tensione che ne proviene allenta il senso di costrizione e facilita (o a lmeno rende meno oneroso) il proseguimento di compiti della vita quotidiana. È possibile ampliare ulteriormente la riflessione sui legami fra caserma e "parolacce" se consideriamo che frequentemente la parola oscena si configura legata alla sessualità ed è, come ha mostrato Freud, indirizzata, anche se inconsciamente, ad un soggetto di sesso opposto, in questo caso la donna che, sia pure fisicamente assente, è più che presente come idea. L'uso delle scurrilità, dei motti ·osceni tende da una parte a creare ed a cementare la solidarietà maschile sulla base di una comune tensione libico-aggressiva verso la donna, dall'altra ad esorcizzare il fantasma dell'omofilia talvolta aleggiante in contesti in cui difetta la presenza equilibrata dei due sessi. Infatti, non è da sottovalutare la tensione scaturente dalla segregazione sessuale; il giovane di leva si trova ad essere calato in un universo esclusivamente maschile. Mentre questo tipo di ambiente era fino a qualche decennio fa consono a parecchie esperienze già elaborate durante il processo di socializzazione familiare, scolastica e lavorativa, oggi solo l'universo militare condivide con poche altre istituzioni totali (carcere, ospedale) una così netta separazione sessuale. Grosso elemento di discontinuità questo per giovani cresciuti in contesti in cui la continua e numerosa presenza femminile contribuisce a mitigare l'aggressività, a favorire un rapporto con l'altro sesso improntato a principi di realtà e non a proiezioni fantasmatiche. La tensione di cui sopra esplode nei questionari, come si è già detto, attraverso espliciti riferimenti sessuali che non hanno niente a che vedere con l'argomento della domanda. 205


Riportate al contesto della ricerca le osservazioni sopra formulate aiutano a meglio comprendere il significato da attribuire alle parole volgari ed agli insulti emersi da alcuni (in realtà pochi) questionari. Essi appaiono ora come aspetti di un linguaggio "naturale" e bene esprimono in maniera sintetica gli stati d'animo di alcuni dei 3.700 soldati di leva sottoposti all'indagine. Va poi, più ampiamente, considerato che nella prassi del linguaggio parlato, da diversi anni ormai, c'è stata una flessione negli interdetti linguistici, per cui parole volgari e/o oscene si trovano a venir proferite in ambienti ed in contesti nei quali sarebbero state impensabili fino a qualche decennio fa, quando addirittura non vengono veicolate da trasmissioni radiotelevisive popolari. Questa proliferazione di un lessico scurrile nella quotidianità ha ovviamente "abbassato" la soglia della sensibilità collettiva al riguardo, per cui un linguaggio teso in ogni caso a trasgredire tende a configurarsi attraverso una iperutilizzazione dei termini interdetti (osceni e blasfemi). Questo è il senso da attribuire alle iteraziol}i, alle ripetizioni ossessi.. ve della stessa parola, presenti in alcuni questionari; esse rappresentano il tentativo di produrre, attraverso una intensificazione quantitativa, quell'effetto di sconcerto più difficile da ottenere ora che alcuni termini sono penetrati nel linguaggio abituale.

* * * In sostanza, perciò, la presenza tra le risposte di cattive parole, imprecazioni, oscenità, ecc., non desta certo stupore; siffatto linguaggio, come si è tentato di argomentare finora, può rientrare a pieno in una sorta di "tradizione" militare. Esso inoltre attesta da una parte l'autenticità e la spontaneità delle risposte, dall'altra il fatto che l'indagine ha comunque destato l'interesse dei giovani, magari irritandoli o stimolandone le risposte argute. Non sono certo le parolacce e le invettive a diminuire la significanza dei più generali risultati ottenuti; anzi, al contrario, un insuccesso sarebbe stato senz'altro testimoniato da una massiccia restituzione di documenti in bianco. I questionari con le volgarità, nella concretezza quasi carnale delle risposte, hanno arricchito i dati dell'indagine di vivacità e di realismo. 17.5 È ora possibile, sulla scorta delle argomentazioni finora svolte, proseguire nel discorso presentando alcune ritlessioni su ulteriori ele206


menti di interesse emersi. Esse prendono spunto dall'interrogativo sorto quasi spontaneo circa le motivazioni che hanno indotto gli intervistati ad esprimere le loro opinioni attraverso messaggi che si discostano dalle griglie proposte e che comunque fuoriescono a nche da una logica attesa di risposte lasciate libere. Si tratta solitamente di frasi scritte al margine, sovente contenenti parole o disegni scurrili , o poste a conclusione del questionario con considerazioni, giudizi, opinioni e così via. Si intende ora proporre una chiave di lettura per così dire "trasversale" ai vari messaggi, emersa da una considerazione globale dei questionari di cui si diceva, tenuto conto anche e soprattutto dei possibili significati aggiuntivi da attribuire all'uso e all'iperuso dei termini scurrili e delle oscenità. DaJI'analisi dei questionari "anomali" se ne ricava, forte ed immediata, la tensione ad una presentazione del proprio Sé(') che non risulti appiattita, un numero fra i tanti, nè tanto meno assorbita e collimante con il proprio status di militare di leva. Ferma e diffusa è apparsa invece l'intenzione di preservare intatta la propria identità precedente, nonché l'immagine relativa( 9 ) e di presentare ì1 periodo di leva come una parentesi poco significativa, anche se penosa, del proprio percorso esistenziale. Il desiderio di differenziarsi, di non assumere un'identità isomorfica con i fi ni ed i mezzi dell'organizzazione e di mantenere una elevata concezione di sè, anche se raramente emerso ad un livello di completa consapevolezza, fonda, come si vedrà, le più diverse risposte ed emerge espresso nelle maniere più svariate dal commento salace e personalizzato, al disegnino più o meno osceno, alla sigla, al soprannome, fino alla firma completa. Referenti principali, se non esclusivi, di siffatto tipo di risposte, il gruppo dei ricercatori e/o il responsabile della ricerca, sovente chiamato in causa in prima persona, sottoposto ad interrogativi e, naturalmente, si è già detto, oggetto di spiritosi quanto irriverenti giochi di parole. Nel suo complesso l'équipe di ricerca viene percepita come una forma di autorità, ma al contempo anche come portatrice di un'occasione da non perdere per far conoscere i propri disagi, le proprie opinioni, i propri desideri. Taluni così ringraziano, altri scrivono i saluti, qualcuno aggiunge scherzosamente "baci"; c'è poi chi , come un trentunenne di Bolzano che si dichiara medico, completa un questionario pieno di ingiurie con un "è proprio una merda", scritto a caratteri cubitali, non si sa nei riguardi di chi o di che cosa, e cerca poi di recuperare con un aqegro "ciao", con a firma "Zorro". 207


Si pèrcepisce che l'indagine ha comunque rappresentato un elemento di discontinuità nelle routine quotidiane. Per alcuni essa ha fornito l'opportunità per un momento di riflessione che avrebbero voluto ampliare: "vorrei scrivere di più, ma mi tolgono il questionario"; "grazie; mi dispiace per la grafia, ma vede if lavoro mi aspetta, mi hanno già sgridato tre volte per aver perso tutto questo tempo''; frasi come questa ben sintetizzano l'ansia di non riuscire a comunicare esaustivamente e chiaramente il proprio pensiero e di perdere un'opportunità ritenuta comunque interessante. Molti altri lasciano in fondo al questionario o al suo interno un messaggio, a volte sintetico e drammaticamente incisivo nei suoi errori ortografici, come queUo del giovane che scrive "non uccisso non rubato ma 12 messi mi avete datooo!! !"; a ltre volte più pacato e discorsivo, contenente sovente un mix di critiche e di suggerimenti. Alcuni cercano di sintetizzare in poche righe il proprio dramma personale; ne emergono "tranche de vie'' di gente semplice ed in difesa, per la quale il servizio di leva presenta un costo notevole e non solo in termini psicologici. In tal senso esemplari appaiono le storie di due militari. Il primo racconta della sua attività lavorativa di venditore ambilante per i mercati di paese, attività condoua insieme a l padre, unico mezzo di sostentamento per la famiglia e di cui il giovane andava particolarmente orgoglioso (la presenta come una sorta di piccola impresa); la sua partenza per la leva ha interrotto questa attività lavorativa (il padre da solo non riesce a portarla avanti) e la perdita è vissuta come particolarmente dolorosa e non solo per gli aspetti economici. L'altro militare scrive invece della morte del padre e del suo dolore di essere stato allontanato da casa in un momento in cui la madre si presentava particolarmente bisognosa, sotto il profilo affettivo e sotto quello economico, del sostegno del figlio. Non è certo opportuno dilungarsi nella presentazione dei diversi casi richiamati ad esemplificare come a livello d'insieme sia emersa confermata la concezione della ricerca come un'attività sociale, come complesso sistema di rapporti fra diverse componenti, qui particolarmente problematiche trattandosi di militari di leva, di istituzione militare e, ovviamente, dei ricercatori. Per iniziare a comporre il nuovo livello di analisi, teso, come si diceva all'inizio, a proporre una ipotesi interpretativa per le motivazioni che hanno indotto alle risposte "anomale", occorre partire da una riflessione più generale sul contesto entro il quale la ricerca è stata condotta. Infatti le dinamiche per la rappresentazione del proprio sè e le strategie tese alla preservazione della propria identità, continuamente all'opera

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nella vita quotidiana, assumono maggiore rilevanza se calati in contesti istituzionali come quello militare, particolarmente cogenti sui singoli attori sociali. 17.6 La letteratura scientifica ha già da tempo sottolineato alcune delle caratteristiche peculiari che fanno dell'istituzione militare un tipo particolare di organizzazione(l 0 ) dotata di specifici modelli di controllo e di sanzione che creano, ovviamente, al suo interno una speciale "atmosfera" socioculturale. La "caserma" in special modo può essere letta in chiave di "istituzione totale"( 11 ) e cioè di organismo che tende a regolamentare fin nei minimi particolari (nel tempo, nello spazio, nei valori, nei comportamenti) la vita di coloro che ne entrano a far parte. Il fine è quello di attribuire ai membri una identità isomorfica con gli scopi ed i mezzi dell'organizzazione stessa, attraverso l'abbandono e la negazione della precedente identità e l'attribuzione di una nuova. Tale processo, che investe in maniera massiccia i militari di carriera. è comunque fortemente sentito anche dai giovani di leva e, forse, con maggiore penosità dal momento che l'inserimento di essi non si configura volontario. Ovviamente ciò non può che creare resistenze nei soggetti che cercano di presentare quanto più possibil~ il proprio Io, attraverso le dinamiche più fantasiose e per mezzo di meccanismi di presa di "distanza del ruolo"C 2) a volte portati fino all'estremo della dissociazione. La caserma si configura allora come sede di particolari interazioni collettive(I J); essa è il luogo primario in cui si svolge la vita sotterranea dell'istituzione, dove da una parte individui e gruppi primari tendono a "contrattare" (in specie con i livelli più bassi dell'organizzazione) comportamenti conformi e consenso, e dall'altra la creazione di gerarchie di rnicropotere informale (i vari "capi", gli "anziani" e così via) o di privilegi (per esempio i "raccomandati") tendono a disgregare il tessuto sociale, atomizzando le linee dei comportamenti. Dalle scritte dei questionari ben risulta questa "lotta" quotidiana per l'esistenza: i contrasti con marescialli e graduati, gli escamotage per evitare i compiti più gravosi, la corsa ai permessi ed alle licenze, ai pernotti, gli imboscamenti, l'arrendevole tristezza di chi ha dovuto subire violenze dai compagni, la sguaiata arroganza di chi invece invece esercita queste violenze e se ne vanta. La caserma come istituzione totale (al di là dei molteplici correttivi messi in atto dai processi di democratizzazione che da tempo hanno investito le Forze Armate) tende a porre coloro che vi accedono in una

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situazione tanto più ansiogena quanto più consistente il divario fra esperienze maturate precedentemente e realtà del servizio di leva. Non si tratta qui tanto di richiamare i noti e discutibili tenti della "separatezza" fra sistema militare e società civile e della relativa distanza fra le due culture, ma piuttosto di sottolineare nuovamente, come già accennato nel corso del lavoro, i caratteri di assoluta differenza nella nostra società fra gli elementi caratterizzanti le routine di vita dei militari di leva e le prassi quotidiane della realtà precedente. Un primo elemento da tenere in considerazione è rappresentato dalla contrapposizione tra il fine principale del servizio di leva (l'addestramento in vista della difesa armata del paese) e la pervasività nella cultura contemporanea di ideologie pacifiste non riflessive, cioè incapaci di rendere problematica la validità delle proprie asserzioni e basate su elementi espressivi ed esemplari, sottolineanti esclusivamente il valore sè della vita e della pace. Scuola e mass media costituiscono i veicoli principali di un continuo "battage" in tal senso, di per sè lodevole, ma troppo spesso privo di un continuo confronto con la realtà effettuale (per dirla con il Machiavelli) delle cose. Infatti, come si è cercato di dimostrare altrove( ' ~), non si tratta di un auspicabile diffondersi di atteggiamenti e di valori pacifisti (perché anzi al contrario una violenza crescente sembra caratterizzare la vita sociale in questo scorcio di ventesimo secolo), ma di una sorta di "emergenza in negativo" che procede sovente accantonando e rimuovendo questioni collettive di vitale importanza, in assenza di un adeguato e coerente livello di riflessione. Opera sovente nella vita quotidiana una sorta di rimozione collettiva di tutto quanto concerne la guerra(' 5) e il militare, tematiche la cui carica emotiva viene però recuperata nella nostra cultura in chiave di spettacolo e di gioco dall'industria dei mass media. Siffatta diffusa atmosfera culturale, unitamente al lungo periodo di pace(' 6 ) ed all'allargamento dell'orizzonte verso sentimenti europeistici e/o universalistici (che insieme alla moltiplicazione delle appartenenze localistiche tendono ad indebolire l'idea di "patria" fino quasi ad azzerarla) induce talvolta i coscritti a vivere il servizio di leva come un assoluto "non senso", residuo di corvé arcaiche, non riuscendo a percepire l'utilità ed il significato della funzione che sono chiamati a svolgere. Un giovane, per esempio, affronta proprio queste ultime tematiche in maniera sprazzante, ma non per questo meno incisiva, nonostante il ricorso ai soliti stereotipi; alla domanda sui -sistemi di valori che maggiormente lo vanno coinvolgendo (item n. 2.14) scrive in corrisponden210


za dei valori patriottici "Mifa ridere! Siamo alte soglie dell'Europa unita (e si spera un giorno di vedere gli United States of Heart!) quali sarebbero i valori patriottici? Il gelato, la pizza, gli spaghetti?". Un soldato proveniente da Catanzaro, invece, rifiuta il servizio di leva non certo per sentimenti pacifisti, ma fondamentalmente per l'attaccamento localistico alla sua terra dal momento che scrive "io so che faccio il militare a 1.330 km da casa e gli altri fanno il militare a 40 metri da casa. È meglio che si va a fare la guerriglia che ti pagano e lotti per uno scopo''. Altri ancora lamentano un senso di inutilità della loro funzione indubbiamente acuito dall'ipervalutazione nella nostra cultura delle performance tecnologiche; la loro posizione risulta ben sintetizzata dalla risposta di un militare di Agrigento laureato in giurisprudenza: " l'uso della tecnologia e la conseguente necessità di personale altamente specializzato rende anacronistico l'esercito di popolo". Ulteriori elementi di discontinuità fra vita militare e vita civile, quali maggiore gerarchizzazione e senso della disciplina, mascolinità assoluta dell'ambiente, organizzazione capillare dei tempi individuali e così via sono stati già richiamati nel presente lavoro; non si configura perciò necessario approfondirli ulteriormente. Il problema, occorre ribadirlo, anche a costo di eccessive ripetizioni, nasce dallo iato fra esperienza di leva e vita civile e si manifesta nelle difficoltà di inserimento dei giovani, difficoltà che, anche qui va nuovamente sottolineato, non nascono soltanto ed esclusivamente dal contesto istituzionale ma che sono connaturate in "re ipsa". Allora, in un ambiente "naturalmente" stressogeno (ma poi tutto sommato nemmeno troppo, considerato il ricorrente atteggiamento scherzoso dei giovani) taluni tendono a porre in atto tutta una serie di strategie tese a prendere una "distanza" dal ruolo che dovrebbero assumere, ad elaborare stratagemmi, escamotage e così via. In siffatto contesto una certa drammatizzazione nella rappresentazione della situazione in cui sono calati rientra a pieno, per così dire, nel "gioco delle parti". I giovani scontenti per una serie di motivi dell'esperienza che stanno vivendo, tendono a presentarla connotata nella maniera più negativa possibile, ritoccandone l'immagine secondo le loro intenzioni ed esigenze. Le cattive parole, le oscenità, le imprecazioni costituiscono una caratteristica fondante in un processo ad alto contenuto emozionale in cui gli elementi della realtà si mescolano con le interpretazioni soggettive della stessa, per dar luogo ad una "rappresentazione" tanto vivace quanto di parte. 211


Per il ricercatore siffatto materiale, nella sua pregnante soggettività, si rivela prezioso, a condizione però di interpretarlo come tale e di non assumerlo a "dato" oggettivo. 17.7 Le considerazioni qui di seguito presentate costituiscono l' output di un livello interpretativo secondario, nel senso che nascono da una interpretazione "empatico-diagnostica" delle risposte, cioè non basata sul significato autoevidente e palese delle frasi, ma tesa a ricercarne le valenze nascoste, indipendentemente dal grado di consapevolezza in proposito raggiunto dall'attore. L'idea di affrontare questo tipo di analisi è nata immediata dalla lettura diretta dei questionari definiti "anomali"; alcune risposte, apparentemente estranee (allo stesso contesto dei questionari "anomali", che comunque alloro interno presentano buoni livelli di coerenza) e sicuramente inattese hanno indotto a riflettere che probabilmente ci si poteva trovare di fronte ad un dato da valutare facendo ricorso ad una particolare ipotesi interpretativa. Le risposte in questione sono quelle contenenti offese degradanti per genitori. L'interpretazione più semplice ed immediata, quella cioè che li penalizzava in quanto visti come prima forma di autorità e come tali assimilati alla gerarchia militare, è.apparsa palesemente in contrasto con le affermazioni comuni, con più o meno incisività, a pressochè tutti i militari di voler svolgere il servizio di leva vicino a casa, di sentirne la nostalgia e così via. Così pure contrastava con l'insieme dei questionari e con la diffusa tensione ad una buona presentazione del proprio Sè considerare le ingiurie in proposito come un semplice desiderio di degradazione delle figure parentali, degradazione che si sarebbe ovviamente ripercossa su loro stessi, offuscandone l'immagine. Si è pensato allora di formulare un'altra ipotesi che sarà illustrata dopo alcuni riferimenti particolari. Infatti per meglio inquadrare il discorso che si va conducendo ed il contesto preciso entro il quale sono emerse le suddette espressioni offensive, occorre richiamarsi alla struttura del questionario utilizzato per l'indagine. Come risulta dal rapporto di ricerca già ricordato, una sezione specifica del questionario (l'ottava) riguarda i dati sulle caratteristiche demografiche, sociali e culturali degli intervistati. Si è trattato cioè, come in ogni indagine del genere, di tratteggiare un profilo degli intervistati che ne facesse risaltare alcune caratteristiche ·ritenute rilevanti, quali età (pur trattandosi di militari di leva presenta comunque una discreta arti212


colazione), scolarità, regione di provenienza e ceto di appartenenza da individuare anche attraverso l'indicazione della condizione professionale del padre e della madre. · Questo set di domande ha fatto registrare un'alta percentuale di non risposte, fenomeno forse determinato dal timore di essere in qualche modo individuabili. Nei questionari "anomali" invece sono emersi parecchi casi in cui alla condizione professionale dei genitori si rispondeva con epiteti offensivi. La madre, si sarebbe tentati di dire ''naturalmente'', esercita la pro~ stituzione (viene definita puttana, battona, troia, o, con un certo spirito, cazza/inga); per il padre le definizioni sono diverse e non esclusivamente richiamanti attività sessuali giocatore d'azzardo, ladro, barbone, scomunicato) anche se accenni in tal senso non mancano e vengono resi più incisivi attraverso i termini dialettali (culattone, piglianculo). Questa sorta di presentazione in negativo dei genitori, talvolta del tutto inaspettata, perchè inserita in questionari compilati con una relativa diligenza, ha senza dubt>io un significato che va ben oltre l'intenzione di ingiuriarli; anzi l'offesa ai genitori si profila strumentale al raggiungimento di altri fini. Riallacciandosi alla concezione della ricerca come attività sociale, come complesso sistema di interazioni fra diverse componenti, è ipotizzabile l'intenzione, non importa a quale livello di consapevolezza, di manipolare uno dei termini del rapporto, l'oggetto di ricerca, per ribaltarne in tal senso la passività, facendogli assumere il ruolo di protagonista. Di fronte alla richiesta di formulare le proprie opinioni su un ventaglio di questioni, richiesta percepita comunque come un esercizio di potere, i giovani in questione hanno rivendicato la loro soggettività, sottraendo di colpo la fiducia e l'attenzione che pure in qualche modo fino ad allora avevano creduto di dare. Forse le domande sui dati "strutturali", con la loro freddezza, hanno ricalcato i modelli autoritativi della burocrazia che soffoca gli individui nella "gabbia di acciaio" del suo formalismo. Attraverso un escamotage astuto e spiritoso l'oggetto della ricerca si è ritratto, imbarazzando il ricercatore, insinuando il dubbio sulla validità delle rispose fino allora profferte. Al posto della figura del militare di leva ricompaiono individui concreti che ridefiniscono il loro Sè sociale nei termini che preferiscono, in questo caso giocando sul doppio significato dispregiativo/apprezzativo che nel linguaggio comune acquista la locuzione "figlio di...", in una sorta di eroe negativo. 213


Una volta formulata l' ipotesi circa l'emergenza di tensioni alla ridefinizione del proprio Sè, è stato possibile proseguire e rilevare come, approfittando del particolare iter usato per la raccolta dei dati, cioè l'autosomministrazione, alcuni giovani abbiano spostato l'asse dell'intervista su loro stessi, cercando di farne risaltare una specifica immagine, di sottolineare le ansie circa la propria identità, o ancora di denunciare il drammatico iter percorso verso l'acquisizione di una diversa. Nel primo caso il ricorso agli stereotipi è sovente apparso quasi come un obbligo: la propria posizione all'interno dei reticoli informali è, ovviamente, quella del leader, la personalità quella di un "duro" che non esita a dichiarare di far uso di droghe e che arriva anche a dilettarsi di scherzi violenti. C'è addirittura un carrista che sottolinea la sua preferenza per "bruciare le reclute" e per sentire "la puzza di bruciato e le lamentele"!. Referenti principali di questi atteggiamenti sono i compagni, platea da impressionare con la rappresentazione delle proprie performance ed al contempo pubblico il cui assenso appare necessario per mantenere alta la stima di sè. La gerarchia militare, a sua volta, emerge come una sorta di scenario, immobile, priva di reattività, indifferente alle dinamiche conflittuali e di sopraffazione messe in atto; siffatta immagine, volontariamente delineata, costituisce un messaggio indiretto per l'équipe di ricerca. In altri casi invece traspare chiaramente la preoccupazione di preservare intatta la propria identità, messa in crisi, sia pure debolmente, dalle pressioni della gerarchia ad uniformarsi all'universo militare, dal distacco dai punti di riferimento della vita precedente, dal cambiamento oggettivo della realtà in cui sono calati e aggredita, in maniera decisamente più incisiva, dalla prepotenza dei compagni. Già il servizio di leva appare di per sè come condizione che può porre in discussione la propria immagine, con ricadute sull'idea di sè e sul senso della propria identità. Il taglio dei capelli, l'uniforme, la vita in collettività e secondo standard omogenei ed omogeneizzanti, la lontananza dalle famiglie, ecc. sono tutti elementi vissuti da giovani particolarmente vulnerabili come attacchi alla propria identità. Di qui lo scatenamento di tutta una serie di meccanismi di tutela fra cui le cattive parole ed i tentativi di generare imbarazzo nella controparte (in questo caso l'équipe di ricerca e, sullo sfondo, la gerarchia militare) si configurano tattiche tese a sostenere, attraverso la relativa ridicolizzazione, il proprio decoro e la propria dignità, avvertiti come lesi o messi comunque in pericolo da alcuni elementi propri alla condizione di militare di leva. 214


Talora è possibile far ricorso allegarne della propria provenienza regionale, quasi a controbilanciare le spinte omogeneizzanti ed universalizzanti (a livello nazionale s'intende) presenti nella logica stessa del servizio di leva e vissute come depersonalizzanti. È il caso di un militare proveniente dalla Sardegna che argomenta e spiega ogni opinione ed ogni presa di posizione con il suo "essere sardo". L'appartenenza regionale appare qui nucleo fondante l'identità, scudo di difesa da ogni possibile dinamica di snaturamento. Altre volte soprannomi o diminutivi scritti iterativamente a margine delle risposte costituiscono la spia dell'attaccamento ad una immagine di sè elaborata precedentemente e che si vuole mantenere integra. In quei soprannomi, in quei diminuitivi si condensano una pluralità di significati e si consolidamo gli impulsi alla tutela ed a lla conservazione della coerenza e della continuità biografica. In questo gruppo di questionari, più volte definiti "anomali", i casi più drammatici di crisi d'identità sono però presentati da coloro che hanno subito violenze da parte dei commilitoni. Dolore e frustrazine traspare dai messaggi dell'alpino che denuncia quotidiane violenze sessuali da parte dei compagni e che con una volgarità tragica e rassegnata descrive la perdita della propria identità di eterosessuale e si presenta ormai come omosessuale( 1 7). I richiami diretti, l'oscenità della descrizione non offuscano la sincerità della disperazione, ma anzi nella carnalità del riferimento riescono a trasmetterla in tutta la sua pregnanza. Ugualmente triste si configura la vicenda del marinaio che, costretto ad assumere droga dal gruppetto di compagni, è divenuto poi consumatore abituale; attraverso questo episodio di violenza subita egli sintetizza il significato principale della propria esperienza della leva che lo ha "trasformato" in un "tossicodipendente". Altri più fortunati (o più forti!) sottolineano la pressione dei compagni in tal senso e lo sforzo notevole per fronteggiarla. "Sono uno dei pochi a non far uso di droghe, ma credetemi è dura!". Con questa espressione un marinaio ben sintetizza le difficoltà del singolo, se inserito in gruppi in cui le abitudini devianti assumono caratteristiche di norma, intesa sia in senso statistico (cioè di comportamento più frequente) sia in senso valoriale di imperativo normativa ad uniformarsi. Nelle situazioni come quelle sopra descritte l'esperienza di leva assume solo e soltanto il significato di un incontro con la violenza, tanto più crudele ed inaspettata in quanto proveniente da coetanei che condividono la stessa vita e dai quali sarebbe naturale aspettarsi sostegno e 2 15


conforto. È ovvio che, sotto la pressione di una così dura realtà, questi giovani non siano apparsi interessati che alla loro singola avventura. A fronte delle pressioni e dei soprusi arbitrari ed incontrollabili dei compagni gli imperativi dell'organizzazione si configurano sfumati, secondari e contrattabili. 17.8 A voler tracciare alcune brevi conclusioni occorre evidenziare come i questionari oggetto del presente scritto abbiano rappresentato l'espressione più notevole delle proteste e delle reazioni alle difficoltà di adattamento che, in maniera più o meno incisiva, pressoché tutti i giovani di leva incontrano. D'altro canto, come si è già accennato e come la stessa letteratura in proposito attesta( 18), le difficoltà di adattamento sono in gran parte riconducibili alla forte discontinuità esistente fra vissuto militare ed usuali esperienze della vita civile. Per alcuni tale iato si configura insormontabile, fonte di anomia e di disadattamento. Le contraddizioni inoltre, è opportuno evidenziarlo, prima ancora di interessare l'immissione nei contingenti di leva, investe i rapporti fra la struttura societaria, basata su valori "individualistici", e l'istituzione militare intrinsecamente antiindividualistica. L'accettazione e la comprensione dei principi etici altruistici e del modello organizzativo organistico propri del militare non sono certo favoriti dal clima culturale delle società che, come la nostra, si fondano sul mercato. A ciò va aggiunto che il tempo (relativamente) breve del servizio militare di leva non si configura sufficiente a far comprendere pienamente a tutti i giovani i fini ed i significati che l'istituzione mmtare oggi riveste. Infatti, come ha illustrato Merton(! 9), l'aspettativa di durata (e cioè la durata prevista di permanenza in un luogo o in una istituzione) influenza notevolmente il grado di coinvolgimento relativo. Ora il servizio di leva si configura come un'esperienza a tempo determinato e che interessa il cittadino una sola volta nell'arco della vita; siffatta situazione non può che facilitare il senso di estraneità (psicologica e sociale) ed una sorta di inerzia che non sostiene certo !'"avvicinamento" all'universo militare. La permanenza sotto le armi assume allora frequentemente il significato di un periodo di tempo da lasciar trascorrere cercando di farsi coinvolgere il meno possibile. Talvolta l'inserimento nella caserma, nell'unità, nel reparto, si profila difficoltoso per l' incompatibilità con i superiori e/o per il conflittuale clima sociale che si crea fra i giovani stessi (quest'ultima possibilità è apparsa non infrequente nei questionari "auomali"). Il coinvolgi2 16


mento in questi casi appare marcato, ma, ovviamente, di segno negativo. L'esperienza del servizio militare assume allora l'aspetto di un incontro con la sopraffazione e con la violenza. L'analisi dei questionari "anomali", come è stato già detto, si è configurata di interesse, permettendo l'emergere, oltre il freddo reticolato delle griglie di risposta, di significative "tranche de vie", di sensi di protesta brutalmente esternati, ma con sicura convinzione, dando voce alla protesta ed al dissenso. Le contraddizioni, le problematiche, la rabbia e le frustrazioni espresse hanno fornito al profilo degli intervistati uno spessore scanzonato e beffardo, aggressivo e patetico allo stesso tempo, ricco di quella umanità sempre uguale e sempre diversa che sfida ed affascina il ricercatore e lascia nelle sue reti conoscitive solo i frammenti di una realtà molto più complessa di qualsivoglia modello teorico.

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(') Sugli effetti di distorsione emergenti dall'interazione intervistatore/intervistato la letteratura è ampia; per tutti valga il lavoro di P . AITESLANDER e di H.U. KNEUBUHLER, Distorsioni de11'intervista, Roma, EuRoma, 1983. (2) Cfr. in tal senso la critica di G. ST ATERA, Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Palermo, Palumbo, 1990, pp. 144-145. (l) Si tratta in realtà di 108 questionari; in alcuni casi a sostenere con maggiore enfasi le proprie opinioni sono state apposte anche delle firme. Non sono mancate nemmeno richieste di conoscere l'esito dell'indagine, con l'aggiunta del relativo indirizzo. (') La volgarità di siffatte scritte ha visto emergere il problema di una loro presentazione nel testo. Si è ritenuto opportuno riportare integralmente le espressioni, anche nei loro errori ortografici, sia per una maggiore fedeltà al "dato" originario, sia per non appensatire lo scritto con una serie di circonlocuzioni che avrebbero oscurato, almeno in parte, il significato originario delle frasi. Le parole riportate senza modifica alcuna appaiono, nel testo, scritte in corsivo. (l) Che la materia delle parolacce, degli insulti così espressivi delle classi subalterne e non solo di esse, sia di interesse non soltanto per la psicoanalisi, nelle sue varie scuole, o per la dialettologia, ma anche per gli aspetti più generali della cultura appare confermato dalla pubblicazione in proposito di repertori linguistici. Cfr., ad es., da ultimo G. LOTTI, Dizionario degli insulti, Milano, Mondadori, 1990. Per quanto riguarda più specificamente l'analisi del linguaggio come indicatore di legami di gruppo e di atmosfere creatisi sotto il servizio militare vds. l. MARIGHELLI, Parole della naya, Firenze, Nuova Guaraldi, 1980. (6) Cfr. S. FREUD, "Introduzione alla psicoanalisi", Opere, vol. 8, Torino, Boringhieri, 1978, p. 19. (') Cfr. S. FREUD, "Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio", Opere, vol. 5, Torino, Boringhieri, 1972, pp. 86-1 20. (8) Il termine "Sé" qui usato intende porre l'accento sul momento interattivo e sociale e si riallaccia al concetto di sé speculare di Coo1ey nelle sue tre dimensioni in cui a) l'individuo immagina la propria apparenza agli occhi dell'altro; b) prefigura un qualche giudizio dell'altro su questa immagine; c) esperisce una sorta di sentimento del proprio sé quale l'orgoglio o l'umiliazione. (?) L 'identità viene qui intesa come l'aspetto centrale della "coscienza di sé", come rappresentazione e consapevolezza della specificità del proprio essere individuale e sociale. Seguendo l'interazionismo simbolico (che con il funzionalismo e la fenomenologia sociale costituisce uno dei filoni teorici a cui si deve l'elaborazione e l'utilizzazione del concetto) l'identità è una rappresentazione che il soggetto formula, in base alla quale agisce e che tende a consolidarsi ed a modificarsi nel processo di interazione. Essa necessita continuamente di trovare conferme; qualora queste vengono a mancare, minacciando l'identità, il soggetto, piuttosto che modificare l'idea di sé, cercherà di mettere in atto azioni "identity-directed", tali cioè da suscitare immagini. di sé che la riconfermi-

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no. Sul concetto di identità esiste un'ampia letteratura; fra i tanti lavori in proposito cfr. la voce "Identità" del Nuovo dizionario di sociologia, Milano, ed. Paoline, 1987 e L. SCIOLLA (a cura di) Identità_ Percorsi di analisi in sociologia, Torino, Rosenberg & Sellier, 1983. 0 (' ) L'approccio organizzativo per lo studio della fenomenologia militare è emerso fin daJI'origine della riflessione sociologica in proposito. Già i primi commenti ai volumi di The American Soldier avevano delinato questa soluzione. Cfr., per es., R.K. MERTON, P.F. LAZARSFELD (a cura di) Continuities in Socio/ Reseach: Studies in the Scope and Method oj "The American So/dier", New York, Free Press, 1950. (' ') Si deve a Goffman l'elaborazione del concetto di "istituzione totale" e le relative prime analisi organiche; cfr. E. GOFFMAN, Asy/ums, Einaudi, 1970. Ci si esime in questo contesto dal formulare giudizi sugli esiti di tale approccio rispetto aJia sociologia militare. 12 ( ) Goffman ha elaborato il concetto di "distanza di ruolo" per sottolineare il carattere di contrattazione del processo di formazione dell'identità. Il sociologo americano ha inoltre evidenziato la "molteciplità" dell'identità in relazione ai numerosi e spesso contrastanti ruoli e "maschere" che l'individuo assume. (Il) Sulla caserma come sede di interazioni particolari cfr. i diversi punti di vista di E. POZZI, "La caserma come istituziÒne sociale manipolante", La Critica Sociologica, 19, 1971 e di ANONIMO, "La caserma quale centro di interesse e socializzazione", Rivista Militare, l, l '987. (") Cfr. M.L. MANISCALCO, "Postmoderno e strategia pacifista" in M. MAROTTA (a cura di) Il "militare" e la complessità: sociologia e strategia nel "post-moderno", Roma, EuRoma, 1990. 5 ( ' ) Lo shock collettivo per la guerra del "Golfo" (1991) illustra in maniera eclatante come per anni nel nostro Paese abbia operato un processo di rimozione in proposito. 6 (' ) La partecipazione al suddetto conflitto del "Golfo" rientra in una missione internazionale decisa daii'ONU e comunque segue la rilevazione dei dati avvenuta nel 1989. (" ) In questo, come in altri casi richiamati, si ha "fede" nelle dichiarazioni rilasciate non essendovi garanzia che quanto detto corrisponda alla realtà. (" ) Cfr. F. BATTISTELLI, Morte e Mercurio. Sociologia dell'organizzazione militare, Milano, Angeli, 1990. 9 (' ) Cfr. R.K. MERTON, "Le aspettative sociali di durata: studio di un caso di formazione di un concetto in sociologia", in S.TABBONI (a cura di), Tempo e società, Milano, Angeli, 1985.

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18. CONCLUSIONI: ATTEGGIAMENTI ED OPINIONI DEI COSCRITTI NEL QUADRO DEL MODELLO PARSONSIANO 18.1 Con i "Fondamenti epistemologici" si sono richiamate le radici, lontane e prossime, della sociologia militare individuandole nel pensiero filosofico; i processi osmotici relativi però non sempre si avverano immediati, ma, per lo più, mediati dalla "sociologia generale", dai suoi contenuti teorici e dai suoi quadri pragmatici. Non mancano poi scambi e arricchiamenti concettuali con le materie comprese nell'ampio spettro delle altre sociologie settoriali e particolari. Le analisi e gli studi, estrinsecamente od anche intrinsecamente, di sociologia militare, ad onta delle derivazioni argomentative e delle connessioni orizzontali, non sempre si cimentano nel raccordo tra teoria generale e analisi sociologica delle problematiche militari. Si reputa perciò non disutile tentare di costruire un qualche collegamento con le riflessioni contemporanee o, almeno, con quella di esse che si prefigura meglio atta ad inquadrare le risultanze della ricerca in un contesto ed in un modello, generale, esplicativo da utilizzare, in ogni caso, con le riserve e la prudenza consuete ad ogni discorso che voglia anche soltanto avvicinarsi al rigore di un procedere scientifico. Nella riflessione sul "militare", la tradizionale, e discussa, distinzione tra "scienze dell'uomo" e "scienze della natura" si delinea, più che in altri campi, discutibile ed impropria come, del resto, aveva sottolineato l'anticipazione marxiana per cui "le scienze dellUomo comprendono quelle della natura e quelle della natura quelle dell'uomo" finché non si avrà che un'unica scienza. La convergenza verso la giustapposizione e la fusione discende dai progressi stessi delle conoscenze e del metodo scientifico; così la sociologia militare, come la sociologia in genere, non può non essere vista come un "sistema aperto" ai contributi logico-matematici, linguisticosimbolici ed empirici nei campi dello studio della società, della cultura, della personalità e via discorrendo. Se avanzati sono gli apporti dell'"Apparato scientifico-tecnologico" all'efficacia delle forze militari, non meno "avanzata", ancorché problematica, si configura la materia; in essa è più fitto che altrove il tessuto delle scienze empiriche, delle teorie e la cumulatività del sapere. PiÙ che in altri campi la sociologia militare, connessa, da una parte, alla sociologia a livello teoretico e, dall'altra, alla "strategia", per la sua rilevanza pragmatica (con la psicologia sociale, la propaganda ecc.), abbisogna di un metodo rigoroso e cioè di un'ac-

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cresciuta acquisizione di dati e, ove possibile, di esperimenti riproducibili, come nelle applicazioni sociometriche. Astrazione, formalizzazione e capacità predittive ne consolidano la veste scientifica. Si tratta ora di appurare tra le maggiori scuole sociologiche quale 18.2 si addica meglio alla riflessione sul "militare" o, ecletticamente, quali asserti, anche se di più scuole, potrebbero essere assunti alla interprestazione ("deuten") ed alla spiegazione ("erkHiren") dei fenomeni sociali, militari. Lo "strutturai funzionalismo", tra le maggiori teorie derivate, tra le due guerre, dall'antropologia-culturale, sia nelle vesti di "funzionalismo assoluto" (Malinowski, Radcliffe-Brown), sia nelle versioni moderate del Parsons e del Merton, è, tra le correnti di pensiero sociologico, certo il più atto a spiegare la necessità di un apparato difensivo-offensivo militare. Non mancano, al presente, gli avversari delle visioni sistemiche della società; alcuni di essi per di più sostengono le loro opinioni con argomentazioni non di poco conto. Valga per tutti l'Habermas con le sue tesi sulla rifeudalizzazione della società, modellata dalle spinte dei centri oligopolistici di pressione sì da rendere la partecipazione politica generalmente fittizia; il suo antipositivismo contrappone la riflessione comunicativa, con la sua efficacia politica, alla (per lui) apparente razionalizzazione del sistema tardo capitalistico. Sembrerebbe tuttavia che l'apparato militare, o il sottosistema militare, meglio si presti ad essere "spiegato" nel quadro del modello parsonsiano per la sua validità come modulo formale, concettuale ed astratto. Del resto, uno dei più vigorosi pensatori contemporanei sul sociale, il Luhmann, fonda le sue riflessioni sociologiche su basi, per quanto rinnovate, derivate dalla teoria generale dei sistemi e dal funzionalismo nella versione del Parsons. Il suo schema sistema-ambiente, con il problema della conservazione del sistema in condizioni difficili e complesse, si prefigura giovevole allo studio dei sistemi sociali militari che valgono come "riduttori" di complessità e selezionatori di ciò che è rilevante ai fini della difesa. La complessità esterna si metamorfosizza in aggregazione e complessità interna. Come è noto, lo studioso americano - e cioè il Parsons - assume a punto di partenza l'idea di "azione", riducendo nella categoria ogni possibile condotta e cioè non solo quelle osservabili dall'esterno, ma anche gli atteggiamenti mentali, le opinioni , i giudizi e così via. Si ha dunque che le risposte fornite ai tanti quesiti del protocollo di base possano essere viste in termini dL "azione" sociale esprimendo esse appunto modi di sentire o di essere. 221


Secondo il Parsons, l'azione si colloca contemporaneamente nei contesti biologici, psichici, sociali e culturali che insieme, "molarmente", influiscono sull'agire e sulle scelte là dove vi sia la possibilità di muoversi tra i corni di un dilemma in rapporto ad un quadro di riferimento generale. L'analisi sistemica parsonsiana consente l'integrazione logica delle proposizioni tratte dall'indagine e l'organizzazione dei dati empirici in formu le generali. Ad ogni contesto corrisponde un sottosistema, nel nostro caso sottosistemi del sistema militare (a sua volta sottosistema rispetto alla "società"), che, singolarmente, si dispiegano in una sorta di gerarchia, di tipo cibernetico, con al vertice il sottosistema culturale, legato gli altri da strutture di interdipendenza. Nella figura cibernetica, assunta dal Parsons, si ha una scala con al piede il massimo di energia ed al culmine il massimo di astrazione ed informazione. La concatenazione si risolve in una regia, di "controlli" dell'azione, dei livelli superiori sugli inferiori. Si ha intersecazione tra sistema sociale e sistema culturale, quest'ultimo strutturato in apparati simbolici, contatto che diviene compenetrazione dal momento che i due sistemi si muovono verso una complessa traduzione in "istituzioni", come è appunto nel caso delle organizzazioni militari. In altri termini, ciò che ha carattere generale e fluttuante si coagula in norme, struttura, ruoli, reparti che, tangibilmente, s'inseriscono nelle "forme" previste dal modello. Non vi ha dubbio che la "struttura" della forza militare sia la risultante del sistema "cultura" (difensiva, offensiva, pacifista, ecc.); allorché si parla di "modello di difesa", ossia di "struttura" dell'apparato militare in vista della "minaccia", non si fa altro che riferirsi alla direzione del "sistema" culturale prevalente nel Parlamento e cioè all'ideologia della sua maggioranza, salvo il tentativo di indirizzarla. È in base alla "cultura", all'ideologia, che il " nemico" può essere individuato ad Est piuttosto che ad Ovest, a Sud più che a Nord, o, come è accaduto dopo l'Unità, all'interno stesso del Paese, nelle "province meridionali" o nelle classi operaie e contadine. 18.3 La struttura del "sistema", o del sottosistema militare, è soggetta a processi di mutamento che, come ogni altro processo, si muovono ,eliminando (''cedo") parte di sé e acquisendo del nuovo. Nelle FF.AA. italiane, il cangiamento, al di là dei "bordi" e delle apparenze, è abbastanza lento sia per la resistenza delle maglie organizzative, rinforzate

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dalla normativa (si pensi alle promozioni, ai gradi alti della gerarchia militare, per cooptazione), sia per il continuo scambio, simbolico e reale, con il sistema più ampio con la sua forza di "gravità". Nell'apparato militare si delineano, con "clarté" da manuale, le componenti strutturali ipotizzate dal Parsons. l "ruoli" vi sono ben definiti, per gradi e per funzioni (con la doppia dipendenza di "comando" e funzionale), sicché anche il militare di leva, per modesti che siano i suoi compiti, svolge un suo "ruolo", talvolta generico, talaltra ben determinato . All'interno della collettività militare si formano sottocollettività (dalle singole FF.AA., alle unità, fino alle "squadre" od agli equipaggi di un aereo o di un "carro" o, ancora, ai serventi di un "sistema d'arma") ognuna delle quali con una sua micro-cultura (''tratti" culturali), immersa in quella di F.A. ed in quella "comune" al Paese: si pensi ai "valori" dei bersaglieri, degli alpini o dei carabinieri. Si hanno, per ognuna, insiemi di "norme" o modelli di comportamento (come nei corpi speciali) che differenziano, più o meno, il sottosistema, per quanto inquadrato e motivato sia dai "valori" e cioè dagli orientamenti comuni ad esso ed al Paese. Le FF.AA. si delineano dunque come "insiemi strutturali concreti" in cui la "stabilità normativa" è garantita dai valori della società e da quelli dell'etica militare; l'integrazione, dal coordinamento delle forze, di supporto ed operative, ed i fini comuni, consentono una maggior possibile efficacia nell'ipotesi di conflitto o di calamità catastrofiche. L"'adattamento" è da scorgersi nella fless ibilità e plasmabilità dello strumento in relazione ai mezzi che lo Stato pone a sua disposizione. Le strutture di socializzazione delle FF.AA. si delineano individuabili nelle "scuole", nei reparti ed in quei processi amicali che ivi si pongono in essere; l'integrazione deriva anche dalle norme e dal regolamento di disciplina; il conseguimento dei fini discende pure dall'indirizzo politico dato dal governo alle FF.AA. (le massime cariche militari, a certe condizioni , vengono attribuite dal Consiglio dei Ministri e possono essere ricoperte da ufficiali con il rango di C.d.A. anche se non in s.p.); la funzione "adattamento" è connessa alla disponibilità dei mezzi non solo finanziari (bilancio) ma anche di altra natura, come, ad esempio, le aree per le esercitazioni e gli altri beni o servizi soggetti alle "servitù militari". '

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18.4 In sede conclusiva, va preliminarmente sottolineato co.me ~a popolazione dei militari di leva si configuri dall'età media. relativamente 223


bassa con oltre la metà dei casi con meno di vent'anni; ciò implica, ovviamente, una forte incidenza, nelle risposte, degli atteggiamenti e dei valori giovanili. Significa anche che, in casi di emergenza, non mancherebbero quegli impulsi altruistici che, appunto, nei giovani sono più sentiti. Si è inoltre di fronte ad un livello di scolarità, e quindi di mobilitazione cognitiva, più che soddisfacente con circa la metà del contingente dotato di diploma di scuola media superiore; si ha dunque non soltanto in tutti gli intervistati piena consapevolezza degli scopi della ricerca (come si evince dalla scarsa numerosità dei questionari in bianco e dalla elevata "presenza" sulle singole "questioni") ma anche, in una larga maggioranza, un adeguato retroterra culturale. La stessa condizione professionale del padre, che riflette l'espansione dei servizi, e cioè del terziario, nel Paese, è ulteriore garanzia di consapevolezza e di maturità della popolazione speciale di cui si tratta. I risultati conseguiti, a volerli valutare senza preconcetti, si delineano, nell'insieme, più che soddisfacenti, tenendo conto, si è già detto, del fatto di essersi rivolti ad "attori" nel pieno delle loro "traversie" militari.

* * * Si tratta ora di vedere se gli atteggiamenti espressi dagli oltre tremila militari di leva siano, o meno, inquadrabili nel modello parsonsiano e se l 'inserimento arricchisca il significato investigativo della ricerca. È quanto si tenterà di fare assumendo soltanto le domande concernenti le questioni di maggiore interesse per le varie sezioni ed all'interno di esse. Apprezzando ogni coscritto come "attore" sociale (e certamente lo è), ne consegue che ogni suo atteggiamento (''azione") sia determinato dalla situazione: di essere di leva, dell'E, della M o dell'A; in un determinato reparto, con la sua rete di norme. Influiscono anche fattori antropologici (cultura, istruzione), psicologici (personalità) e sociologici (gruppo sociale di appartenenza). Dall'indagine è emerso come alcuni, almeno, dei fattori ipotizzati dal Parsons siano operanti. La più elevata "vicinanza" degli uomini della Marina Militare all"'optimum" teorico conferma l'incidenza della situazione e delle norme (al di là delle regolamentari, va tenuto conto della "tradizione" della M). I fattori antropologici (cultura e istruzione) affiorano dalla relativa "lontananza" dei laureati da quell"'optimum" di cui si è fatto cenno; 224


come agisca il gruppo sociale si intuisce dall'addensarsi dei consensi sull'amicizia e sul cameratismo. Rimangono parzialmente fuori del campo d'osservazione i fattori psicologici, di personalità, che non essendo individuabili sfuggono alla ricerca e potrebbero solo essere colti, per es., con le procedure adottate dall' Aloisio per quanto ai militari nel Libano. Se però ci si rifà al concetto di "basic personality structure", si avverte, con tutta evidenza, come, a prescindere dalla "personalità" dei singoli, la "personalità di base", legata all'appartenenza etnica, alla propria "nicchia" nel territorio, alla propria "historia", abbia un non trascurabile peso. Con riferimento alle grandi ripartizioni geografiche, le popolazioni del Mezzogiorno e delle isole si differenziano da quelle del Centro e del Nord pressocché costantemente per un più manifesto sentimento patriottico o militare e/o per un meno forte rigetto dei valori relativi; o ancora per !"'habitus" di atteggiamenti critici, "contro", più tenui o meno violenti. Così più degli altri si pronunciano per l'indispensabilità della leva (41 OJo), sentono le FF.AA. idonee ad intervenire nelle calamità nazionali (67%); risentono meno (48%) di un'a insufficiente informazione sui temi militari; si dichiarano più correttamente informati. Pur rimanendo in forte proporzione (79%), distaccano di qualche punto la media nel desiderio di abbreviare la leva; la vorrebbero in molti (66%) sui diciotto anni e così via. Il ventaglio delle domande ponendo di volta in volta "dilemmi di scelta" con modalità elementari (si; no; non so) o più complesse (con l'introduzione di differenziali semantici) ha determinato un'azione, di scelta, coinvolgente i "fattori" di cui si è detto . Quanto alla piramide cibernetica ed agli imperativi funzionali, ci si incontra in atteggiamenti non contradditori ma distinti da quesito a quesito. Sembra sia da inserire tra gli "imperativi funzionali", tendenti alla " legittimazione" dell'apparato militare e quindi da porre al top della struttura, il quesito concernente "La difesa della Patria come sacro dovere". Si è nell'astratto dei supremi valori, della difesa e della sopravvivenza della propria "societas"; il dilemma si pone, del pari, tra una visione universalistica ultranazionale (si è già detto: di "cittadini del mondo") o di pacifismo ad oltranza, ed una universalistica ma ristretta all'"Heimat" italiano; la maggior parte non ha dubbi dilemmatici: per il 76% la difesa della Patria è un "sacro dovere". · Ad un livello leggermente più basso di colloca la D. 1.3 sul concorso in caso di calamità, anche perché il quesito, all'elemento astratto, ac225


coppia un concetto, rispetto ad esso, spurio ("concorrervi adeguatamente"); con tutto ciò !"'imperativo" raccoglie il 66o/o dei suffragi. All'universo di valori, e cioè ancora al sommo della piramide cibernetica, si riferisce la D. l. 7 sull"'obiezione di coscienza". Trattandosi di "non" obiettori, l'atteggiamento dei rispondenti è un rispecchiamento dei comportamenti altrui. Affiorano ambivalenze: la legittimità dell'obiezione contraddice parzialmente il "sacro dovere"; l'accordo pieno su di essa non è totale ma si avvicina al 50%; così nella parità del dovere della leva (d'accordo e abbastanza d'accordo: circa il 50%). Nel momento che, con gradazioni successive, si richiama espressamente la contrapposizione tra "sicurezza" e "coscienza", sulla "punibilità dell'obiezione e sulla sua latenza, s'inasprisce il dilemma e le posizioni si scompattano .. Gli accordi precipitano sul problema della punibilità in caso di emergenza. Il quesito sulla partecipazione a missioni di pace, almeno in parte, è ancora ascrivibile alla "legittimazione" ed al relativo imperativo funzionale; anche qui, si è visto, si rinforzano gli incerti ma i "si" surclassano di circa il doppio i "no". Il valore "pace" se muove i non obiettori a comprendere gli obiettori (pacifisti), qui, con lo spirito giovanile di avventura, li coinvolge positivamente. 18.5 Gli esempi finora avanzati non sono ovviamente distinguibili nettamente dal riferimento agli imperativi funzionali meno prossimi all'unverso normativo ed alla legittimazione, ma, in sede di analisi, si può separatamente guardare ad essi come differenziati rispetto alle forze, ed agli imperativi, che portano all'integrazione. Gli "attori" del ",sistema sociale" militare si addensano nelle due grandi categorie dei volontari (di carriera, ecc.) e dei soggetti all'obbligo della leva. Il grado dell'imperativo funzionale dell'integrazione non può che essere, per questi ultimi, più debole rispetto ai primi. Tuttavia un grado non infimo d'integrazione si è evidenziato anche tra i coscritti: il 38% di essi ritiene indispensabile la leva; non pochi ricorrono a fonti d'informazione sulle FF.AA. (Graf. 9) e vorrebbero essere informati di più e meglio (Graf. 10). L'integrazione nella F.A. contrasta in qualche misura, per i giovani di leva, con quella da conseguire nella vita civile; ecco allora che ne vorrebbero più breve la durata (Graf. 12) e, per ridurre lo stridore tra le due esigenze, più bassa, sui diciotto anni, l'età d'arruolamento (Graf. 13). La funzione di cui si tratta verrebbe potenziata da una maggiore comprensione, reciproca, tra militari di carriera e di leva. Questi ultimi ne 226


avvertono l'esigenza e, obbedendo anche a fattori di personalità, sono dell'avviso (Graf. 20), in buona frequenza, che ciò dipenda "dai singoli" e cioè non da barriere·invalicabili ("incomunicabilità") ma, appunto, dalla "personalità" (Graf. 20). Ancora verso l'"integrazione" concorrono gli "scherzi" (Graf. 31) nell'ambito militare; lo scherzo è manifestazione dell' " homo ludens"; consolida il gruppo ed il "ludere" neppure è concepibile senza la presenza di un "Alter". A parte gli scherzi, anche le "violenze", entro certi limiti, come prove connesse ai "riti di passaggio", accrescono l'integrazione nel gruppo, velocizzandola. Aspetti della vita militare che si delineano collocabili nello schema parsonsiano tra "integrazione" e "conseguimento di fini" sono certo quelli relativi all'addestramento, alla preparazione all'uso delle armi, alla qualità del comando, ai rapporti tra commilitoni. Sono soddisfatti dell'addestramento in circa il 600Jo (Graf. 24); si sentono preparati in qualche misura all'uso delle armi individuali e di reparto per il 75% (Graf. 25); per il 61% stimano l'istruttore (Graf. 26). Se l'addestramento ha il fine di "pre-parare" ha anche quello di integrare, cioè di accrescere la coesione gruppale. Integrazione e fini appaiono dunque conseguiti in modo soddisfacente. L'apprezzamento del superiore ricade tra i fattori di integrazione (leadership) ed anche nella stabilità normativa: il 54%, e non è poco, giudica "buono" il proprio comandante (Graf. 27). L'amicizia, con le tante sue sfaccettature illustrate dall' Alberoni, va a favorire l'integrazione gruppale e, quindi, a meglio rendere idonei a conseguire i fini; il 91% la riconosce o la ritiene possibile (Graf. 30) a livello "alto" mentre, con riguardo all'"adattamento", verso il basso, si hanno pronunce più che favorevoli. La questione della rappresentanza, per i militari di leva, non può essere così cardinale come per il personale in s.p. Tuttavia, collocandola tra "conseguimento dei fini" ed "adattamento", la percepiscono per il44% (Graf. 36), la seguono con costanza o sporadicamente (Graf. 37), ne avvertono in qualche occasione (59%) l'utilità (Graf. 38). 18.6 Pur con l'assunto dell'inesistenza di una decisa linea di demarcazione tra funzione e funzione e tra i sottosistemi del sistema (sottosistema nei riguardi del tutto) militare, dall'indagine emergono molteplici elementi riferibili alla base della piramide e cioè all"'adattamento" e dunque alle funzioni più prossime all'io ed al proprio "mondo vitale". 227


È forse appunto in esso che la solidità della piramide si configura meno robusta. Trattandosi di "obbligati" per un breve periodo, dodici mesi (se ne confronti la durata con quella della scuola dell'obbligo: otto anni), e non di volontari o di carriera, mentre la "stabilità normativa" presenta aspetti comuni per il sistema civile, mentre l'integrazione ed il conseguimento dei fini vengono avvertiti come rafforzamento della giustificazione o legittimazione dell'obbligo che si va espletando, "sacrificio" che è il rendere sacro ("sacrum .facere") il proprio impegno, è proprio per quanto all"'adattamento" che emergono le maggiori discrasie tra il sistema (o il sottosistema) di riferimento (vita civile; proprie attività di lavoro) e il sottosistema, militare, d'appartenenza, "hic et nunc". Un primo sintomo del prodursi, nel "campo" dell'adattamento, di forze contrastanti è dato dalla assai più incerta accettazione della leva da parte dei laureati. Sull'insieme la sintomatologia si arricchisce ed i "segni" si moltiplicano. Si è detto del desiderio pressocché comune di ridurre la durata della leva e di espletarla sui diciotto anni (Graff. 12 e 13), quando poi si va alle ripercussioni del servizio sulla vita del giovane e della famiglia (Graf. 16), le aporie balzano con evidenza. L'adattamento alla F.A. è antitetico, sotto il profilo degli esborsi, a quello della propria famiglia ed ai propri problemi di lavoro e di studio. Le nuove conoscenze in parte surrogano, nell'adattarsi, le preesistenti; non tutti però (e qui ci si riporta meno specificamente al vertice della piramide cibernetica) sentono di non trarre maturazione dai "valori" militari, né benefici ai fini professionali. L'alta scolarità media rende meno diffuso e più improbabile tale vantaggio. L'adattamento al "militare" comporta sradicamento, e perciò disadattamento, dalla vita civile (Graf. 17); emerge ancora contrapposizione tra i due ambiti di appartenenza: il duraturo (civile) ed il transitorio (militare). Proiettata nel futuro, e cioè respinta nel passato la "condicio" attuale, la leva si conno'ta positivamente per il 57o/o dei casi (Graf. 18). L'incoerenza (cfr. Graff. 17 e 18) è solo apparente; nel futuro infatti !"'imago" tende a rappresentare, cristallizzati, gli aspetti positivi del servizio militare. Il sottosistema "organismo biologico" dell'attore coscritto mal si adatta (Graf. 19) alle restrizioni della vita militare: tempo, relazioni con l'altro sesso, famiglia, cerchia dei propri amici, modestia della paga. Né si vedono possibilità di un rimedio "adattativo", tranne che per il "dena-

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ro" (paga più consistente) e le amicizie, parzialmente- come si è visto -surrogate (cfr. anche Graf. 30). Essendo calati in una società "affluente", in cui le esigenze "materialistiche" si configurano largamente soddisfatte, si ha che anche nelle strutture delle FF.AA., i bisogni primari, anzi, aristotelicamente, naturali e necessari, come quelli del vitto e dell'alloggio, del riscaldamento, siano, aJ postutto, poco sentiti se non da un quarto circa (Graff. 22a e 22b) e poco più (35o/o) quando si va sulla qualità del cibo e sulle attività ricreative e sportive. Nel disegno del parallelogrammo delle forze tra spinta verso il "civile" duratura, ed esigenze del "militare", transitorie, s'inserisce anche, prevalente, il desiderio di svolgere la leva "sotto casa", nella regione di appartenenza con il 79% delle scelte. Non si può certo pretendere, dai coscritti, una riflessione sui rischi, in caso di emergenza bellica, dell'impiego di reparti a reclutamento regionale con le eventuali perdite non equamente ripartite ma concentrate a carico delle popolazioni da cui i reparti di impiego sarebbero derivati; altrettanto dicasi per i già menzionati "conflitti di ruolo". In ogni caso si è ancora nell"'adattamento". L'analisi di S. Labonia sulle risposte alle domande "aperte" non modifica, sostanzialmente, il quadro sul significato, in termini di prerequisiti funzionali, dei risultati conseguiti. Sul terreno dell'adattamento o, meglio, del "disadattamento", ci si colloca ancora, su posizioni più estreme, ma non ancora da considerare "devianti", con i casi di espressioni ingiuriose o di "parolacce" verificatesi in un certo numero (108) di questionari. Le ingiurie e le espressioni scurrili rappresentano una delle manifestazioni più frequenti degli ambienti giovanili, oltreché nel linguaggio dei relativi gruppi, sotto forma di "graffiti" incisi o tracciati sulle più svariate superfici adatte all'uopo; così nelle caserme, così ancora nelJe scuole medie superiori ed universitarie. Il "locus" preferito per la trasmissione di simili messaggi è quello dei servizi igienici, forse per una sorta di ispirazione o contaminazione per assonanza; tracce di consimili documentazioni si hanno addirittura nei reperti archeologici come, ad esempio, sulle pareti dei lupanari di Ercolano e di Pompei. Si è detto dianzi che si tratta di "espressioni" frequenti ma sempre ad opera di minoranze. Qualche cosa di simile ai graffiti, della natura ora accennata (se ne hanno gamme diverse), si è verificato anche in una frazione dei protocolli di base della ricerca; i quesiti e la stessa idea delJ'indagine hanno eccitato la fantasia creatrice di un certo numero di militari di leva "con229


tro" l'istituzione militare, i suoi quadri, il direttore ed i componenti del gruppo di ricerca, talvolta, addirittura a riguardo dei propri familiari e dei propri compagni d'arme. La materia è oggetto della monografia della M.L. Maniscalco (''Uomini contro: invettive e parolacce"). La significatività e l'interesse delle espressioni, e talvolta dei simboli annotati, è evidente; ma, nella sostanza non sembra si possa, si accennava, considerare il tutto come manifestazione di devianza; sembrerebbe piuttosto doverlo includere nella categoria del disadattamento, e cioè come un ulteriore elemento, per quanto quantitativamente marginale, di erosione della base della piramide parsonsiana prescelta a modello interpretativo. Ancora una volta però è da ricordare l'ambivalenza delle ingiurie e delle parolacce come convalida del sentimento di fiducia (sulla riservatezza dei questionari), nella parola dei propri comandanti e quindi attestazione indiretta di una delle "virtù" dci componenti del relativo sottosistema. 18.7 Un cenno merita la questione della "devianza" che concepita in termini di "curva binomiale", e cioè di distribuzione delle "azioni" su due assi cartesiani, potrebbe riguardare, distintamente, ognugno dei quattro livelli delle frequenze e dei corrispondenti ordini dei sottosistemi. Si potrebbe, in altri termini, "deviare", in positivo oppure in negativo, nella "stabilità normativa" (il suicidio altruistico del comandante della nave; il traditore), nell'integrazione, rispetto al conseguimento dei fin i od anche nell'adattamento. I fenomeni di devianza negativa a livello normativo, sulla base non di autoposizionamenti ma di dati di fatto (criminalità, suicidi) sono stati illustrati nella monografia di G. Marotta. Per quanto all 'integrazione ed al conseguimento di fini, la devianza si esprime attraverso le infrazioni, disciplinari o d'altro tipo, non gravi come le autochlrie o di rilevanza penale, più incidenti nel sottosistema culturale e nel mondo dei valori. Le indicazioni, su base empirica, maggioramente coinvolgenti le problematiche della devianza sono qui quelle riferite al servizio militare come fattore eziogenetico verso l' uso di droghe o suicidogeno. Si è ancora nell'"adattamento", ovverosia e da presso, sul terreno "biologico", dell'organismo, del sé, immediatamente coinvolto dall'esperire la droga o dal pensare un'autochiria. Si è evidenziato trattandone in ispede, come il questionario, alle "domande" relative, si sia prestato strumentalmente a riflettere non tanto circostanze di fatto, quanto voci, "per sentito dire", sui due comportamenti. 230


FIG. 4 - ~E •poSIZIONI• DEl MILITARI DI LEVA INTERPRETATE ·ALLA LUCE DEL MODELLO PARSONSIANO PIRAMIDE CIBERNETICA Dlteaa della Patria come aaoro dovere

Oonoorao In oaao di calamltl Obiezione di coaolenza Pacltle .. o lndlapenaabllltl della leva Etl ottlmale per la leva

Quantltl e qualltl lntor .. azlonl au FF.AA. oo .. p,.nalone ,.clproca Scherzi elo vlolen• Qualltl del oo ..andante

Rapporti tra oo .. mllltonl

Addeatramento Fini Preparazione all'uao di armi Alperouaalonl della leva aulla famiglia Qualltl e quantltl del aervlzl

N

w

Adatta.. ento

Valldltl nuove conoacenze Luogo della leva 8enao di aradlcamento


Come che sia, l'uso o, com'è nel caso, la possibilità dell'assunzione di droghe emerge dalla letteratura specializzata in campo militare, o su altri temi, principalmente dall'inidoneità ad "adattarsi" a condizioni di vita o ad eventi spiacevoli; a parte l'impiego per resistere al "dolore", fisico, il Vietnam insegni circa la crescente diffusione di droghe nel contingente statunitense. Così il suicidio, ove dimostrabile come provocato dalla vita militare, non può che assumere, prevalentemente, il senso tipico "escapiste" come nella teorizzazione baechleriana, a suo tempo assunta a base di un suo lavoro da un componente (M.L. Maniscalco) del "gruppo di ricerca". L'A. così lo caratterizza: " ... mostra in modo palese il suo aspetto di movimento, di uscita da una data situazione". Delle sottocategorie, nell'"escapiste", è quella tipica della fuga che per lo più si addice al militare che tenti o porti a termine l'autochiria; fuga dal "militare" e dunque disadattamento dell'organismo, povertà e carenza di "energia". Le due possibilità, del rifugiarsi nella droga o nel suicidio, proposte come tali, e cioè appunto come potenzialità, vengono ammesse (Graf. 23) dal 430/o dei c. per la droga e dal 64% per il suicidio (''può esserne causa"; Graf. 35). Ma se, quanto alla droga, la leva si configura come circostanza "per iniziarne l'uso", non è detto che !'"occasione" sia colta; potrebbe esserlo così come in ogni altra attività. Tant'è che non pochi si pronunciano per il nessun rapporto tra leva e droga o sono dell'opinione che la usa "chi già la consumava". Il nesso ipotetico di causalità tra leva e suicidio, in vista dell'effettiva "rarità" delle autochirie nelle FF.AA. (cfr. relazione G. Marotta) e della sproporzione evidente tra la gravità dell'atto e le frustrazioni reali, per sensibili che si voglia essere, della vita militare in pace, resta una possibilità, ma vaga, remota, come quella che si potrebbe avanzare circa l'esistenza, si fa per dire, dello Yeti, dalle fa ntomatiche apparizioni. 18.8 In sintesi, dall'indagine è ricavabile uno spaccato, se non del tutto soddisfacente (e come avrebbe potuto esserlo?), per più aspetti gratificante, con un'elevata saldezza nella "stabilità" normativa, solidità nell'integrazione e nei relativi meccanismi funzionali, alcune fenditure a livello di "conseguimento dei fini", per la non completa convergenza di quelli, collettivi e altruistici, del "Da-sein" militare con quelli del "civile", individualistici ed utilitaristici. È nell"'adattamento" che si avvertono le crepe maggiori forse (con232


siderazione dissonante con le "mode" più in voga) per la stessa brevità della leva e, si pensa, maggiormente, per il tambureggiante, continuo, richiamo alla vita da civile ed al moltiplicarsi delle occasioni, da militare, di ricalarsi in essa così da stemperare ed ottundere, fino talvolta a neutralizzare, il coacervo degli accorgimenti e degli impegni del sottosistema militare a che il "noviziato" della leva consegua il suo obiettivo di dare alle reclute (com'è negli ordini religiosi, con gli scopi loro intrinseci) un "habitus", di una qualche consistenza, di "cittadino soldato". La "presa", ovvero il successo, in tal direzione privilegia la Marina Militare come F.A. e trova - i dati lo dimostrano - percolazioni o resistenze nel più elevato grado di istruzione e nella provenienza antropogeografica. Gli uomini del "Mezzogiorno" accettano meglio, o con minor sofferenze, i loro doveri militari; in termini di "sociobiologia" si direbbero più ricchi, o almeno meno poveri, di comportamenti altruistici. Questo aspetto, non secondario, del servizio di leva vale a rettificare, almeno in parte, le opinioni correnti (anche dello scrivente) sulle causazioni economiche delle vocazioni dei meridionali per la carriera militare; si tratta di una variabile finora del tutto sconosciuta in letteratura. L'applicazione del modello parsonsiano al "militare", visto nella sua sola componente di leva, è (intellettualmente doveroso avvertirlo) parziale ed arbitraria. Il sottosistema militare non può essere considerato, compreso ed interpretato, che nella sua "totalità"; olisticamente, a parte le fattibili riserve sul relativo paradigma. Il discorso verrà perciò ripreso nel volume secondo, trattando degli ufficiali e sottufficiali, con il tentativo din inquadrare, unitariamente, i dati nel "modello" che si è creduto di assumere.

* * * Le elaborazioni e le combinazioni avrebbero potuto essere portate avanti con modalità diverse e con assai più numerosi incroci; d'altro canto, l'utilizzazione così intensa dei dati avrebbe appensantito il lavoro, rischiato di condurre a risultanze non significative e di rendere pressocché sterminato l'"opus". Le tabelle in appendice presentano analiticamente i dati; la fattibilità di correlazioni innovative resta inoltre aperta agli studiosi dall'archiviazione, presso il Ce.Mi.S.S., dei documenti e dei "nastri" in cui analiticamente sono trascritti. La "verificabilità" e la "falsificabilità" ne risultano così garantite. 233


* * * Mentre la bibliografia generale figurerà, con le sue articolazioni, in appendice al secondo volume, si è creduto opportuno dare qui alcune indicazioni bibliografiche essenziali sull'opera del Parsons e sulla ''leva''. 18.9(') AA.VV., "Le forze armate italiane" Pirelli, 4-5-6, 1969. AA.VV., Il potere militare in Italia, Bari, Laterza, 1971. AA.VV., Il rinnovamento delle forze armate nel rinnovamento dello stato e del paese, Milano, Lerici, 1976. AA.VV., I diritti del soldato, Milano, Feltrinelli, 1978. AA.VV., "Difesa nazionale", R.M., 4, 1979. AA.VV., Democrazia e partecipazione nelle caserme, Marsilio, Venezia, 1979. AA.VV., "Esercito Italiano", numero speciale, R.M., 1987. AccAME F., "Attualità dell'aspetto umano nell'organizzazione militare", R.A., 12, 1972. AccAME F., "Il fattore uomo e la sua influenza nei moderni organismi", L'Amministrazione della Difesa, l, 1974. AccAME F., "Il prodotto 'sicurezza', il sacrificio e l'immagine", R.A., 3-4, 1974. AccAME F. "L'influsso della filosofia militare sulle concezioni strategiche, formative, metodologiche, R.A., 9-10, 1974. AccAME F., "Che cos'è la filosofia militare", R.A., 3, 1975. ACCAME F., "I tre assi deU'obbedienza: in margine al 'ruolo delle forze armate nella società d'oggi'", R.A., 1-2, 1975. AccAME F., "Un codice di comportamento per le forze armate", L 'Amministrazione della difesa, 2, 1975. AccAME G., "Il sindacalismo entra nella caserma", Storia militare, 8, 1971. AccAME G., "Per una svolta moderna nelle forze armate", Quaderni di nuova Repubblica, 1-2, 1976. ADRIAANSENS H.P .M., "Afscheid van een grand theorist", Soc. Weitensch, 22(2), 1979.

(') Una bibliografia assai più ampia verrà inserita nel secondo volume de "La condizione militare in Italia".

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243


PARTE

III

APPENDICI STATISTICHE

Avvertenza

Il questionario qui inserito corrisponde a quello distribuito ai militari delle tre Forze Armate. Accanto alle singole domande e sottodomande è stata data l'indicazione della numerosità delle risposte ricevute. Per le domande 1.4a, D. 2.10, D. 2.11, D.2.14, per le quali si è prevista una molteplicità di scelte, il quadro numerico, per esigenze grafiche e di chiarezza, è stato reso con gli all. l e 2. Frequenze e numeri assoluti emergono, là dove dettato daJI'economia del discorso, dal testo e dalle rappresentazioni grafiche; si è così evitato di appesantire il lavoro con tabelle che, in buona misura, avrebbero duplicato i dati già qui sinteticamente presenti. Al questionario, con i suoi allegati, segue il quadro degli Enti presso i quali l'indagine ha avuto luogo.

245


Cerotro H i l i ~a.-.~ Studi Strategi<:l <Ce.IH .S.S.) hin1stero Oiies~ - Ro•<>

Un1vers1t~·

de~li

Studi

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Gruooo Interd1sciplinare oer la

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LA CONDIZIONE HILITARE IN ITALIA <Ind~Qine

su un CGMoione di qiov~ni di Ouoa t 1.onar· i o

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•e::::o di risol•J:::ione delle eontrove,""si& intern;;,::1on:jl1 • coote strumer.to di oifesa alle liberto' d~9l1 a ltri ooooli. oonerodo lo d >iesa della Patria coMe "s~cro dovero" di t•Jtti i c1tt~d1n 1 . Sèco~oo Lei t~le ~s­ ~@r=lone 4 giust~?

- SI - NO -

OoM.

1. ~

2 . 619 546 265

non so

T .o le di fcs:) O•JO" essere ottt.Jgt..:J i n .di v~,.. se forn.e : socondo ritenere indisoe~s~bile t•esistenza d1 un~ for:~ ~rMct~

cioe' di leva. accanto oi Militari d i - SI

1.289

-

1.692 254

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?uò chinrire tu:~ç110 l.o s•Jo ootnion@?

Do•. 1.2 bis

Lei e' d~ I'OPOlal'e,

c~rriero?

Elllcora:1one elj

~nalisi

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test'o seo.;,rato .................................................. . Oom. 1.3

Tenuto ore5ente che lo "le92e dei orincioi" ~ttribuisce ~lle Forze Arm~te a~ehe ~omoiti di concorso ~ella 01~ot~:1one delle po~ol~%ioni in c.;,si di C'll'.Jouto'. ponso chi! le For:::e A•••.;,te ooss<~r.o coroco••••e•·vi ade9u;;,taMente? - SI - NO -

Oom . 1 .44 LR

2.267 770

non so

inior•~:ioni

401 1n ~uo

dicare un~ v~lut~:1on~ oerc:entu.aie - a•ici e conoscenti 2.632

- televisione •·adio - libri Pet' la

v.olut~:ior.e

aporos51•ativ~)

2.435 1.369 1 .401 oer•cen-cu'lle -:fr.

'l l

l.

o~ :

ouotidi.nn1 r1v1st'e soec1<1l1::<1te

2.005 1.312

oer1ooici

1.274

1.

247


1.4b Come ritiene di essere Paese? - Suffl~iente•en~e - Non sufficientemente 1.4c

Ou~li

delle

1nfor•o~o

sui orooleai

1.05tl 1.745

pubblic~:ioni

-

dell~

d1iesa

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nos~ro

Co1"'1"'e~t~•e-r.~e

Non

oui indicote (edite

corr~tt~mente

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riinistero

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iesn> conosce?

- Rivisto Hilitare

-

lnform~:ioni

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SI NO

767 576

- Riviçta Acronoutico

SI NO

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-

SI NO

390 665

Ou'.ldron~e

7<5

SI NO

487 582

SI

363 o39

NO

1.701

- Al tre CClabora:1onc ea ~n~lisi tn t~sto •eo .>

oo•.

1.5

Tonendo conto dei

~ewoi

necess~ri

ooerotive ed oroan1 che dei reoarti d~l serv1~io miii~o,~e di leva?

DoM. 1.5 bis

Ou~ndo

sarebbe oreferibile secondo Lei oortirc ocr lo levo? 2.029 1.091 154

Ho sentito oarlare doll'obie:ione d1 cosc ienzo 7 - SI

2.916

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2.824 553

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OoM. 1 .6

all' addesn·~mcr.~o e delle

86


l

L~

oen~e ~ orooosito·dell'obie~ione di eoscien~a no uno serie di opinioni. ì>ic:;> se e ·. •o l t o . obb-ost,.r.~a. poc:o o o .. r null'l d' oc:c:ordo <:o n le

se9uenti fr;.,sì lllolto - •i oare 9iusto il diritto olla obie~ione di <:os<:ien:ta: nort si ouo' .and-!lre '=ontro le ~onvinzioni ino1viduali ed obbli9are ~lle attivita' Milit!lri - tutt1 i 9iovani sono l i. pe••cio ·. non 51 debbono avere difier~n:e nello svolqere il servi ~io t ore - non si ~ossono 1nvoc~re oroble•i di co~eien:;, I'J•.J:=Jndo ~ ' 1n 9ioco }C) sicure:z~ na:ior.~le

- invocare

abbè)S t.JJr.::.o

oer nient~ . d'accordo

'.l" OcC:OI'dO

d'accordo

ooco d'nceordo

1.635

899

441

312

1.157

525

709

837

728

710

926

803

263

298

753

1.825

880

723

797

~roblellli

di cosclen~o risoetto -olla sicure~~" n-o~1onole andrebbe punito con il cor<:ere 1n fondo oua;;i tutti si..,mo ooiettori di cosc:ien:a: se non ci dichiariaMo tali e' oer i probleMi che ci si creereobero

5e:: ioroe II Vita <:ivile e vita milltare

OoM. 2.1

Secondo Lei la Qente 092i con5ide•·a il ~ervi:io mllit'lro oi levo coMe : (itno a tre risooste inoi eondo da 1 a 3 in ordine di imoortan:a dec:re!it:ente>

uro dovere da <:o!ioiere oer 1<1 collettivito' un inutile spre<:o d1 te•oo e di risorse <u,.ane e •ateriali> - uno foraa di discrlMino:ione oer i citt'ldini di sesso maschile •Jrt'" oc:casione oer ;,ll,or?ore ~~ oroori~ e:ercnia di 0111icizie e conoscenze - un'o<:c'lsione oer f'>•'e nuove esoeriero:e - un•esoerienzo con l'>tl ~ositivi e ne9~tivi. ·~ co•unaue interos s~nte

-

1

2

3

439

254

244

1.377

178

244

79

231

97

115

314

204

453

264 351

493

496

571

249


Do•. 2.2

Ri9u0~do

~Ile

nell~ vit~

nioni. Dica

rioe~cussioni

che

..alto d' .accor·do -

il servi:io

~arebbe

-

comporta

llbbast<~nza

d' .uccor·ao

d'

o o co

oeo• null-o

~t!t!01'"dO

d'

~ccoo•do

Mili~are comoort~

in naol ti t:'lSl •Jn costo econo•ico çr~nòo oer l~ fa•iglie - 11 servizio •1litare oer•~tte di conoscere o di ~tab1lire rela:ioni ~on 910vani di orovonien:~ str~%ione

~e~vi:io Milit~re

099i il

di un qiov~n~ e oell~ SYQ f~Miqli~ ~~is~ono qifteronti ooi~e é •olto. abbo stan:a, poco o oer null a d'acco•·do con le

2 . 179

718

112

270

qco9r9iic~

e di osociole diverGo che

537

1.058

difficile conoscere

il servi~io •ilitare rapor~­ •enta •.Jn• ot:e'Qs ione oer il

9iovane di entrare in contatto con ouei volori Militn,.. i .:he lo aiutoo•anno nella Maturo:ione dell~ o•r~onalit~' - il servi:io Militare ouo' co•oortare oroole•i nella v•ta lavorativa o di stud1o di •Jn

o1ovan~

il

giov~ne

- dur~nte il servi:io :ione tra'

r1~0ve

922

2. 145

606

258

204

obb~st~nza

. 329

568

18 9

1.218

ooutile

Secondo Lei il serv1:1o di leva coMPorta: - uno •radJc~roento dalle oroorie Qbitudini - una oossibili~a · Per conoscersi ~09lio - sentirsi resoin~o dalla ooPol~=iono civil~ - un ~•·ricclu111ento delle propo•ie esperutn:!e -

Oo111. 2.4

949

ioru~­

nella vita civile DoM. 2.3

758

Militare

una

oro;essionale che e~~ere

550

un~ •~tur~zione osicoloo1c~

conoscere gente diversa - e nuovi posti

L'esperienza

d~ll.o

leva ritiene oosso essere in

1.196 211 155 397 326 319 iu~uro

oer Lei :

- un 9r.odito ricoroo - una pratica di vita e Qi lavoro Positiv•

1.085 342 - un oeriodo no~ sionific~tivo sotto il oroiilo oorsonale 1.026 - un periodo utile ~i fini adde~tr~tivl : -del tutto 103 - oar:•.ol•ente 207 - altro <Elabora:ione ed analisi in testo seo;;u·ato> 292

OoM. 2.5

Rioenscndo ~11~ ~u~ condi:ione di civila di ~he co•o sen~e l~ mcncnn:9

molto libort.o' di gestire il proorio te11100

2.404

~utono•i~

finan:i~rill

1.201 1.457 1.359

sentiMentali

1.859

- ia•i9l i a - o•ic:i:ie - rel.o::ioni

250

obbastonza

471 824 953 937 637

poco

163 654 416 403 320


Oo•. 2.6

Ritiene di

~ver

tratto giovamento

dal servi:io

•ilitare oer

la sua

tor .. a:::ior.e di lavoratore e di e: i tt:adino7 SI

761

- NO

l. 509 116 945

-

- molto - ooco

Oofli,

2.7

Se~ondo lll s•J.;J esoet'Ìonz.o . r.on una otvcr s.o orq;,ni::::.ozion• oelle Forze Arm~te. au~le giov~ruento ~i ootrebbe tr~rre dal servizio Militare? rn~qgiore

-

istruzione croi@SSion.ole

950 942

- Mi9liore forru~zione eivic~ - NaQ9iori possibilita' di imoiego civile Do•. 2.9

~ella

servizio. su~

Riçu~rdo

-

rigu~rdo

RiQu~rdo

-

805 l. 001 l. 482

ir.vt)t'"iata ·

al servizio crestato

867

miglior~to

942

oe~~ioroto

in~iri~ta

1.347

I l set"'vi:tio che v.e» svol':Utttdo ootr·ebbe <lver·e s•Jst.:it.o~o in Lei talune imoressioni siavorevoli. Nel C9SO le indi~ni ~umcrnndone tre in ordine di ne9~tivita' (l • oib sfavorevole>:

- noi<> - difetto di ino:erotivi

407

ineffì,:iero:a - sent11's1 solo

855

-

1.2?2

senso di lontilnanza

scortesie

d~i propri cari - Mancanza di incentivi

dei se1•vi:i

ò28 371

scarso ordine

eccesso di diso:ie>liroo 30ò (Per l'ordine di negativitb vds.

~uoerior i

362

deoli an:i<:>ni

213

de; suo«iU'iori

243

dei com01ilitoni - altro

<An~llsi

64

1n testo

sepa1·atol ~11.

119

2>

svolqendo ootrebbe aver suscit~to in Lei t~lune Nel e~so Le indi~hi numer~ndola in ordine di positivit~' (1 ~ oib t~vorevole): imo<:>rzi<:>lita' della diaffobilito• dei ~uoeri ori 272 seiolina 372 - cameratismo dei commili- senso di ordiroe 470 toni 624 - ricche:z~ dei cont~tti - eoua ~ ttribu zione dei caIl servi:io imoressioni

~he

d~i

554

223

pr~potenza

605

- asse9na::ione nori eaua

OoM. 2.10

ora

alla F.A . ed al servizio stesso . per eifetto

esperien=a e' ; nlla F.A.

- mi9liorata - pe99ior<:>ta

2.9

111

L•ooinione che ~veva, ori•a della incorpora=ione nel r•o~rto dove orest~

Oon1.

1.

v~

f~vorevoli.

824

uMani sens~~ione

di essere

~-

t i le -

pur

-

la poce,

104 ~on

la popola: ione

511 oesider~ndo

gratificozione nell'~ddest1·a•ento all'uso delle ar•ì essersi liber~to d1 ami-

ric:hi di ~tU"'Il%io uM~nit~' d1 cont~tti

-

253

essere in 9rado di

sela d~ soli supoorto della

~av~r-

son:a

il 1.332

f~,.iglia

388

- altro <Analisi in t.:iz:ie oiov~rtili r.or. o'i•J' S€!01.n--uto) 91"adit.l 205 <Per l'ordine delle scelte do l 9 9 vds. all. Z>

testo 136

251


Do~.

2.11

Doru. 2.12

Che cosa vorrebbe venisse maggiormante assicurato (numerare secondo le Qr&ferenzR)~ - inior~~zione in gener~le 969 ordine 496 - intor•~z1one su teMi mid1s..:iplina 378 l i ta1•i 546 - temoo libero 1. 377 addestraMento 612 retribu:ione oi~ ~de9uat~ 1.595 - ~ttivita• soortive 1.319 - '.lltro (ç,r,'ll. in t. seo. i 138 <Per l'ordine dolle scelte da l a 9 vds. all . 2> Per oyanto Le sembra:

riQ•Jnrd~.

i~ p~rticol~re .

ec~essiv~ men~e durn apolicata in giusta mi-

540 1 .118 206

SUI'"a

-

l~

ti'~SCtJl"'ilta

-

"di~ciolin~··

fatta rispottare solo formaln•ente

- ~ostan:i~lMente osservDt~ - apolic'lta con eouita' e sen:~

DoN. 2.13

Pe•· quanto r1guarda

l'acJdestra•en~o

-

in Modo da rend•rlo

-

.adeç~uDtilatente

nel Suo reo~rto

Quali.

te la

secondo Lei v1ene curato:

eccessiv~•ente

duro

ed otiicacemente sen::a 1lSD1""e::e suoer•flue

~Suo ~vviso. so no v~nno coinvol2endo

p;,triott i.:i - dei dove•'i del

-

i

d~>lle

di

"v~lori"

(nuruerare in ordin• di

cittadino dello •soirito" di C.Ot.. OO di sol idi»riet.o"' della suoeriorit.n"' della Torzèl e del suo uso

<P e•· l'ordine

si~ten1i

210

i~voritisMi

tr.:lsc•Jrato

Oom. 2.14

516 370

792 1.203

e4o

d~>lla

805 1.330 1.020

~he oiu' orofond~mvn­ rilev~nz~) :

violen:a e

v.orie.o::ione sui

O l ..

e-

piu"'

deboli 681 dell' e90iS110 e del p1•oorio bene<5sere e vantaggio 565 705 <~ltri <An. in t. seo. ) 137 scelte da 1 '.l 9 vds. all. 2)

1.009

Se:.:ioroe III Adatt9•onto alla vita Militare DoN. 3.1

Secondo Lei fra militari di carrier;, e militari di leva che rapporto esiste? - nessuna possibilito• di comunic~:.:ione 215 - una orofonda diversita• di ruentalito' 727

- Un

l'!ll>pDI'tO I>Ul'o!lOI&nt'e

fDI'OI'-lle

- 1'-l possibilitc• di ins taurare un dialogo - dipende d'.llle

252

sinr,~ole

toersoroe

270 265 1. 510

tipo di


t

Oom. 3.2

Come ~i dice comunemente le regole a cui si deve sottoporre un mili~a­ re di lov'l sono ••o l to oiu' nume•·ose e cwecis e di oYelle che sol i tanu~n­ te riguardano la vita civile. Secondo Le> : -~ono

necessarie oer

Nonte~ere

l'ordine o

f~cilitare

l 'addestramento alcul'lo di

486

esse ootr·ebbor·o

eçs(H.. C

olimin.ote

se11::o

danneggiare l'ordine e l'addestramento la •aqgior oarte di· esse sono inutili e servono so lo a comol•care l'es>sten=a la diversit;o' e' solo for11<1le oe•••:he ' a nche nelle attivita' civili si hanno di fatto regole e disciplino

1.127 737 614

OoM. 3.3

Ora secondo Lei, a orescindere dal giudi=io globale su tali regole, co10e ci si dov>•ebbe CONOO>'t;;,re in proposoito? - accettarle con la convinzione di svolpere un dovere ·per l'l collettivit'l' 579 - •Jnifo•••arsi oer evitor•e event•Jali ounizion• 1.181 - ove possitnle ce>·c:.ore ,.H eluderle 506 - accettarle 1n oYanto hanno una loro rag1one di essere 776

Oom. 3.4

Ne l suo reo;orto sono state simul:.ote o si simulano malattie per evit;oro il servi:io o per

Oom. 3.5

Moltissimo MOltO POCO NO naro so

perm~ssi?

Al cuni sostengono che por sopportare lo vita militoro e' necessa~lo met tere in otto una serio di sotterfugi Cim~oscamento , simula=ione di Malattie. ecc.). E' d'accordo con oueste opinioni?

-

538 642 790 1 .091 189

~bba!l~an='l

poco NO

- non so

.

Le pia<:ereb~e prendere aorte ;o qualche Niss1one di Pace nell''IINbito di for:e intern;o=ionoli? - SI

1. 768

- NO - non so Oo•. 3.7

licen::e o

550 574 881 583 655

- SI. MOltO

OoM. 3.6

ott~n•re

945 619

Co•e o•Jalificg l'aMbiente dove oreS"<<> sorvi::io : - riguardo ;ogl( alloggioMent>: confortevole

•eo1ocrv

pessiMO

652 1. 504

923

253


968 1.377 909

~:onfortevol@

•edio-:t.. e nullo

-

riou~rdo

~l

vitto:

ce;... l<!) O•Jùrt'tit-tt\

798 1.658 841

!lbborod >.~nte

sufficier.te sc~rso

- riguardo

all~

pe1• l'!> ouol i

t<~>'

buor.o

552 1.527 1.118

mediocr•e

oessin1o

attivita' soortive e ricreative:

cur;,te

746 1.421 1.155

tr<!1s<:•.Jr.ate

ine$ister.ti

Se:<ion<' IV Addestl· amento Do•. 4.1

Secondo la su~ esoerien=~ l'~ddestr~mento co•e ouo' essere considerato: -

Dom. 4.2

buono soJfficiente non sufficiente roullo

-

NO

-

p.or:i~l•ente

Ou~rote

volt~ h~

- un;:) -

Oo1>1 . 4.4

Quante volte ha

-

254

due oi•.J·. volte

iMpartito

633 1. 295

816 541

Per ou!lnto la riquorda ~ersoroalmerote e ' in qrodo di individu>.~li e di reparto? - SI

OoM. 4.3

che Le e' st>.~to

impieq>.~re

1.308 825 1.154

p&rtecioato ai tiri coro

~rmi

individuali?

1.008 920 1.255 pat•teciD~to

ur.a

1.190

d•.Je

634

ç.i•J' volte

919

~d

ese•'"'~i t-èl:n.oni

D

fuoco?

lo '!>rMi


Ooa. 4.5

~u~l'e'

il Suo 9iudizio su chi L'ha addestrata?

- preo?.)roto poco p>·ctp•u·ato -

Oom. 4.6

1. 952 947 309.

non 01"'00 CH"'Uto

Qu~l'e ' il Suo giudi z io su chi l'h~ com~ndata? -

1.742

b•Jon t:OtiGnd4lnte

1.110

- aediocre coaandante - .:-9ttivo c:o•andante Oom. 4.7

384

Le oi~cerebbe fare: (d a re ~nche due risoostel - oiu' attivita• fisica -

meno oiu' meno

~ttivit~'

2.114 261 644

fisic~

Qddvstr~mento ~ilitGre oddRstr~mento mil1t~re

750

- la stessa attivita• fisica -

OON . 4.8

lo ste s so

455

nddes-tr~au!nto Mll

i t .are

581

Oa ou~~ti Ne5i e' in servizio di leva? 0-3 01esi : 655 Al orescnt• e' effettivo ~d : 4-6 649 - unita' ooer~tiva 1.939 7-9 718 - e nte territoriale 10-12 • 880 862

13-15 aaesi : 74 15so

Se:ior.e V Vita di relazione Oom. 5.1

Molto goa•co

~elle

c~serrue

si

form~no

çruppi di

~m1ci

~he

si

so•ten-

gono e si aiutano a vicenda. Secondo Lei ouesti Meccanismi sono indisoens.ooi l i per suoerore l' imoiltto con l .n nuovll l'"eol t a" oossono facilitare l'inser1aento nella vita Mil1tare - non servono a niente -

possono concorrere

bili Ooru. 5.2

~oi

a

d~r

lu090 a

comoor~D~vn~i

-

SI

3.013

~w

300

Oom. 5.2 bis

inoesidera -

confront i dei nvovi orrivati

Durante l~ su~ oerm~nen=a sotto le a1·mi micizie frG i commilitoni?

-

1.303 1.2!10 136 293

h~

~vuto

modo di

Se si. i svoi r~pporti con altri Militari sono iondati mente: - sull~ vit~ in coruune 2.263 - sull~ stess~ oripin e re9ionale 38 1 ~~llc ~tes~ a origine ~ociale e culturale 465

controrre e-

essenzi~l-

255


Oo~.

5.2 tris In futuro intende -

- NO -

Oo1n.

5.3

m~ntenere

non so

ouesti rapporti di

~miei%i~?

Indichi eventualmente il oerche' <El~bora:ione ed aroalisi in testo seoarato) ........... .

2.203 232 806

SI

Come p i ud i cher~ebbe l' &htosfeN> del gt•uppo in •:ui 51 e • b"ovnto inset·it o? <colloc.;n•e •Jn.n crocett~ nel l» oos1:ione più vio:ir•-!t all'&9gettivo ouallhcativo prescQlto> 1.663 300 112 29 75 ostile a•iehevole 294 158 81 H7 depressa <>llV91'D 911 provoe'ltoria "!OftC i l Ì :ontQ 244 212 99 260 202 solid~le 468 250 225 104 non solid!lle 92 açgt•eg'lnte 242 24 1 283 76 72 disa?Q>'e?&nte 241 2 18 137 dìste li~ 255 123 -ù9':'W·essiva di ~oste?no 410 242 206 87 77 di ost~~:olo 227 dcn•o~i"Dti,.:.:'l 275 221 119 183 •.:l-assista

le reclute? -

SI SI

v1oler.=:e 11

SChQrziu

- violen:e e

Che eosn Le seo.Ol"'!lto)

Oom. 5.5

Nei

v~ri

~scher:i" pi~ce

SI

74 1.545 189

di oiu' o di meno?

NO NO NO

585 50 l. 331

<El~bora=ione

ed

~nolisi

in

t~~to

.. . . . . . . . . . . . . . • • . , . . . . . . . . , . . . . . . , . . . ... .. . . .. , , , , .. , .. , ..

9ruopi

di

~Mlci

~he

~i

forM~no

~oont~ne9~ente

il"~

i

sold~­

ti di leva talvolta ci sono alcuni in<nvidul ehe tenoono a pot'$i eo11-. "?•Jid<>" e come tali ven?ono •·ispe-ct&'Cl dagli altl•i. ~o"'" gi•Jdlc.o Le1 tale (;otto? ne~=Jtl.vo

-

-

I'Ì<;i•Jat•t:lo a l niOl"'nle del gr•Jopo t•igU<lt'dO alla t:liscioliro<> n• i l i t a t· e rigui!lrdo ~i n>oporti core l., çe•·archi a etilit<lre rigu.,rdo .,ll'aiuto o: h e ogn.urao ouo' ricever·e

1.302 679

637 950

B06 940

685

890

995

1.402

569

771

Se::ior.e VI R.opporti eor. l'h'lbit.ot civile Oom. 6.1

Secondo Lei

sare~be

Meglio effettuare 11 serv1:1o militare:

nella regione in cui si risiede 2.569 - in altr .. regione 3S2 - COMO caoi t<> 327 Perche'? <Ela~ora::ione ed analisi in testo separato)

256


OoM. 6.2

A

attivita•

ouali/qu~nte

o•·evalontemontt! :

cultur~l1,

proMosse nella lov~?

C•JltuN>li

Pol1t1che

220 799 1.641

122 300 2.090

-

·'3u~ l ~.:•.J ne

. 319 933

-

ne-= ~• Jtl'l

l . 738

Si

e' insorito nell'amb1ente civile delle serviZl O di leva?

localit~·

dovo svolpe

il

1.344 724 1.148

- SI. fac•l•vnte -SI . •o ~on d1ffieolta ' - NO

Se si e• inserit o lo ho ootuto

(~re tro~lte:

vecchio amicizie - commilitoni - conoscenze occasionali - ireouentondo lvo~hi di ri t•·ovo OoM. 6.4

politiche

dut".a.nte il oct"iodo di

Sociali

- molte

Oom. 6.3

soc1~li.

P"l•~tot.:io~re

citt;:,' h'l oot•Jto o ouo '

559 473 654 3o8

Ho stretto amicizia con oersone del luo9o? 1 . 692 1.505

- SI - NO

Se:ioroe VI I Problemt di devian:o Oom. 7.1

Si sento •olto spesso parlare di rien~~ ~•rson;:)le: - il servizio milit~re ini~i.orno f~~no

-

drop~

nello

coser~a.

1.266 eolo~o

ehe

~e

o~~~o

?ia'

cons uMatori orecedentemonte :io OoM. 7.2

Pe r

nossy~

•ilit~re

o•J~nto

l~

osoe-

ouo' e•sere l'occ9Sionc oer

l'uso

u•o di droghe

non c'e'

Nella svo

racpor~o

1.114

por~leolare

ir~

~orvl­

560

" droga ri~u~rd~

oorson~l•en~e

h~

f~tto

durante la vito ;ilitare? soesGo 14~ - qual che volta 416 m;.li 2.653 OoN. 7.2 bis

Se si. ho - SI -

OoM. 7.3

NO

cominc ia to~

f~r~e

uso

~ur~ntQ

lo leva?

263 1.120

Le risulto che 771

-

soe<Ssd · q•J;}l.-:he vol te1

1 . 3'S't

-

No!ll

1.000

257


Doo1. 7.4

Secondo Lei i

delle do·o9toe? -

832 1.196 757 427

51

- NO

Oom. 7.5

-

poco

-

non so

An c h~

oi•Jtto~~~ ~i

fr~

910v~ni

l

di

reee~ ~ ~

l~

i~~ruo~

Secondo Lei

lev~.

n~

l~

rioort~to

vi~~

noti:ie di

- o•Jo" talvolt.a spinoere D tale ae4à to - non c• e' nessun ,.. aPoorTo fr·a eSoeri~n:a di leva e s•Ji.t;ldlo

Oom . 7.6

Le ris•Jlt.a ehe nel ayo

- SI - NO -

oo...

vi

si~~o st~ti

tent~ti

l. 965 1 . 098

sui~idi?

505 1. 983 744

nor, so

7.6 bi!l

,~ec~rto

sui..;iò1

mil i t~~e :

E S•Jicidi?

- SI -

NO non so

307 2.099 73~

Se:ione VIII Noti~ie

= 20

1.661

di

~as.t;it~

Ooo~o

8.1

Et~'

Do•.

a.2

Provi~~i~

5 •Jil 'intervi~t~to

>

20

1.298

Noro : 943 : ~entro : 551 : Sud : 886: Sicilia : 239 Sarde9na: 89: Estero: 61

Ooru. B.3

Titolo di studio

Ooru. 8.4

Condi~ione

Ooru. 8.5

Condi:ione orofe5s1onole della madre

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Pr•• t~

orofession~le

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ENTI E REPARTI CO!NVOLTI NELLA RICERCA Ccon il numero dei queç~ionari distribuiti) ARMA

ENTI/REPARTI

CITTA' ITALIA NORD-EST

- Ounçtionari Truppa E.I . S'.; g. cr. ''M. O. 3RUNO''/B, cr. "ARI ETE " E. I. Btg. t. "ROLLE"/C. do trasm. S ° C. A. Btg. f. arr . "FORNOVO"/B.mec . "Garibaldi" E. I. E.I. Gr . sq. "SAVOI~ CAVALLER!A"/4° C.A. Alp . Btg. g.p. "ORTA "/C . do genio 4° C.A. Alp. E. I. A. M. 2 ° STORMO E.I. Btg. Lag. "SEREN!SSIMA"/C.do Truppe anf. E. I. Gr. a. pe. smv . "MARCHE" /B . msl. "AQUILEIA" E. I. REGIONE MILITARE NORD-EST -

Ufficia!i-Sott u fficia li B.cr. "ARIETE" C.do tyasm. 5° C.A. B. mec. "GARIBALDI" 4° C.A. A!p . C. do genio 4° C.A. Alp. 2° STORMO C. do Truppe anf. B.msl. "AQUILEIA"

Aviano Saci!e Ipplis

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TOTALE QUESTIONARI TRUPPA: TOTALE QUESTIONARI U~FICIALI-SOTTUFFICIALI:

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ITALIA CENTRO-NORD-OVEST - Questionari Truppa E. I. Btg. Al p. "Sl.:SA"/8. Al p. "TAURINENSE" E.I . REGIONE MILITARE NORD-OVEST ~.M. MARIDIPART M.M. CCMDINAV UNO E.:. Et g. ;:ar. "EL ALA!'1EIN"/B . pu . "FOLGORE" E. I. Btg. mot . "LUPI DI oOSCANA"/B. mot . "FRIULI" E.I. REGIONE MILITARE TOSCO-EMIL:ANA A.M. 46° BRIGATA AEREA ~. I . Btg. g . mec . "CENGIO"/B . "GRANAT. SARDEGNA" E.I. Gr . a . ca. "MAGLIANA" /B . "GRANAT. SARDEGNA " E.I. REGIONE MILITARE CE~TRALE A. r1. COMANDO 2 o REGIONE AEREA - Ques~ion~ri Ufficiali - Sottu•ficiali E.I . B. Al p. "TAUR!NEr~SE" M.M. MAR!D!PART COMDINAV UNO M.M. E.I. B. Par. "FOLGORE" E. I. B. mot. "FRIULI" A. M. 46° BRIGATA AEREA E. t. B. "GRANATIERI DI SAR::>EGNA" CCENGIO) E.I . B. "GRANATIERI OI SARDEGNA" CMAGL !A~:A) A.M. COMANDO zo RE~I~~E AEREA TOTALE QUESTIONARI TRUPPA: TOTALE QUESTIONARI UFFICIALI-SOTTUFFICIALI:

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REGIONE MILITARE MERIDIONALE Btg. b . "FAGARE' "/i3. mec . "PINEROLO" Btg. nac. "BARI" /B. me c. "PINEROLO" 36° STORr.O MARIO!PART COMDINAV DUE

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- Questionari Ufficia l i-Sottufficiali E. I. S.mec. "Pli\:EROLO" <FA3ARE' )

E. I. A.M. M.M. M.M.

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B.mec . "PINEROLO" 36° STORMO

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ITALIA-ISOLE - Questionari Tru ppa

E. I. E.I. E.I. -

REGIONE MILITARE SARDEGNA REGIONE MILITARE SICILIA Gr.a.cam . ''PELORITANI"/B.mot . ''AOSTA''

Quest~onari

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24 31 23 68

6 2 5 17

s

19

l li

5 7 3

36

121

A. ~.

laur. dipl. >Itri

12 3

5S 70 SI

l

8 1 18 5 9 9 28 2

l

33 $1 8 95 22 $5 ~3

42 2S 78 197 12

2S 33

7 4~

24 3S 7S 15 12 37 79

ll.~.,laur.

9 12 3 14 7 IO

l

l

3 2 3 5 l 3

6. 3

3

o

12

o

l

767

&5 27 19 42 27

3

:n

7

43 Ì4 23

TOT.

576 305 74~

:no 6&5 487 SS'l

363 3 . .32 639 29 166 1700 l 5 ~

I.S Tenendo conto dei ~~ n.ltessari ali ' addeslrl.lllef1\o e delle esi9'flle operative ed organiche dei reparti, ritiene POssibile m' lbbrevi~zittf'l~ del ~rvitio •ilitare di ltn?

"-"·

74 2

·SI

·IlO

o

· ne.s.m riSPOsh

648 66 IO

698 126 17

141 2S 1

20 7

230 102

a

131 52 2

24 18 2

47

s

283 43

158 30 IO

47 12 2

l

N.O. laur. dipl. altri H.

20 3

44 7 2

0.1

TOT.

254 2823

ss

553 92

21

l.S bis lìuan6o sareb!lbe preferibiie secOIIdo Lei partire per la leva?

E.I. lour. dipl. altri N.O. ·subito a 18 ami · tra i 19 ed i 21 an.1i ·dopo i 21 ami ·nessuna ri s110sta

D<•.

16 4

16 6 6 8 27

E.I. A. n. hur. dipl, altri H.O.I hur. dipl, altri H.D,II•ur. dipl. altri N.O.

l'oo.

N.O. dipl. altri N.O.

1.6 Ha

SM~ito

40 19 12

s

374

m

28

23

582 215 12 :l2

l lour. di p"·"· l. a l tri

102

so

8 13

16 4 1

o

194 116 13 17

143 31

s 6

N.O.

31 6 2

s

i

A.ll. N.O. 101. hur. dipl. altri N.O.! l•ur. di pl. altri H. O.

l

17 13

14 12

134 149 30 19

122 59 3 14

3S 14 6 6

IO 13

42 8

l

3

o

o

184 2028 94 1091 13 153 :n 196

parhre doli 'obi•zione di coscier11• 1 A.M. N . ~. E.I . laur. dipl. altri ll.b.! hur. dipl. altr i M.D. Il•ur. dipl . altri N.D.Il aur. dipl. altri N.O.

"·"·

·SI

·HO ·nesSIN riSPOSta

74 2

6~0

661

26 8

164 16

137 31

s

z; 2

o

316 18 6

137 46 2

:l2 8

~

o

318 8 6

130 51 Il

SI

s

2

19 4

:l2 17 4

l

TOT.

231 2914 13 20

265

465 S'l


r...

1.7

u 90'\l.t • o per

proposito <ltll'ot>iuiont di cosdenu ha con le sf9Utnti fras1

E.I. llvr. dipl. aarl ·• l poro ghr.lo Il dlrlt~o •lh <bit:ticne di coscienn oollo d'occordo lllbo•tonu d'occordo poco d'~cc.orcJo per nientt d'•ccordo nesS\1'\l ri !.POSta ·tutti i gio•oni SMO U!l'l•li percio' non si detbono 1vtrt d1ffererut nello svolgere servizio 1 . ~>>Ilo d'oc:cordo ~~u d'oc:cordo roco d'accordol per niente d' itcordo

29

m

MSSII'Il ri~t.a

6

2S

·non si POSSOOO in•ocore prot>le•i eH coscitma quaM? t' ln gioco h sicurezza nuionale ooltod' occordo altlashnza d'~ccwdo> ~o d'occordo per niente d'occordo

· nes5'N ri!.POiQ. ·lrw«:lre protllEsi di COSCÌEnll ruHtlo •Il• sicurezu nazionole andrel>be Nlilo con nrcere oolto d'accordo lllbutinll d' accordo w..o d'accordo per niente d'Kcordo nessun& risPOSta - In f<ndo quasi tutti si•.. ot>iet t.ori di coscienn; se mn ci di· chiarhoo tali e• per i probleoi che cl sl creere~ro oolto d'accordo ohbashnza d' occordo f()C.o d'.a.ccor<b per nien~e d'occordo ~SUll rì~t.a

266

OToa ~ede

di ~inioni. Ne• se e' oollo, ~stM>zl, ~o

rA~lll d'~ccordo

4~

N.D.I

"·"·

20

JSS 213 119 9S 39

74 37

2 2

390 196 8S 36 17

16

188

'

91

353 124 153 160 SI

56 11

5 2

29 41 20

lf 8 2

194

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14 ~

16

12 IO

195

m

2S

A.M.

hur, dipl. altri

4 2

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66 S7 34 15 13

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110 40 74 104 22

"35

16

13

s

67 77 96

62 52 37

79

17

21

17

14 7 IO 7 6

13 16

20

11

27 4

m

218 164

33 18 37 S7

31

68

28

l 2

3S 53 152 448 36

ltO

Il

86 193 386

21 21

s

84

92

17

76

28

2

2t3 24

19 18 54 76 18

203 232

:n 29

s

164 173

31 43 31

13

66 91 74 83 26

42 45 43 15

23

17 SI 5

12 18 21 21

120 231

171 186 162 In 33

m

"

' 6 2

l 2

2

s 2

N.D. I llur. dipl.

~·

~

13 6

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7

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IO 8

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13 13 Il

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Il 15 19 3

3

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7

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6 13 14 21 2

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76 58 31 24 9

23 15 7 Il

17

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86

29

s

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19

30

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62

45 48 57 31

" 98 88 15

13

17

Il

20

24

23 54

2t5 16

78 23

ss

H 41 41 48 18

93 67 98

"

ti.D.

hur. dipl. altri

~ ~

3

s

67 7S 111 12

76·

22

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13

s

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ti.D.I

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m

36 47

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so

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62 60

s

IO 15 IS 8

63

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3

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73

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Il

IS 22

8 Il

8

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2S 263 23 298 56 7S) 152 182S 74 329

14 Il 13 IO

56

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5

7S

313

67 70 62

7SS

teo

m


S.rlont Il Yil.l dvllt t vll.l oilihrt

r...

2.1 ~Lei l• 90nt.e 099! consider• il setYlrlo olllt<\rt di levo""'" : l fino a t.rt riSPOSte lr>3iundo do l a 3 in ordine di 101'«1-lnn detrtit~l E.I. laur. dipl. •Uri H. D.

dovere da <OOPitrt per (l) h collttllvlh'

l

· 111

121 (3)

.,., lrulllt ~Ko di t.po t di rhorw l...,. t Nl.l

(l)

121 131 •11\l

2 IO Il

68

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323 4-1 t6

2 12 4

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79

74 61

67

89 33 49

12 6

2bS 23

6S

S1

roru di dhcnoinuiont

rtr l ci lladinl NWII

(l)

121 131 ·lll'occaslont Ptr allargare la propria cerchia dì uì· thit t COI>)Ktnlt

(Il

121 131

t6

22

s

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11.11. hur. dlpl. •liri H. D.

s

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l

37

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2

33

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(Il

8

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122

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"

2 7

78

39

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14 14 26

77

126 141

~

411

-un'HPtrltnn CM hl! POSI· Uvl t ntgallvl, oa COIO>'>l.ll

s

s

m 254 244

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30 6

4 8 6

7 43 27

5

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3

16

2

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115 314 264

14 26 20

351

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27 73 49

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2

TOT.

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'

2 3 4

5S Il

l

13 18

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•Itri H. O.

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11 6

"

27 IO 8

l laur. dipl.

l

5

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altri H. D.

31

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"

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29

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107 82

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41 3S

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o

121 131

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7 11

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6 IO

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121 131

.

s

7 2S 18

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5S

Il 3

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A. n.

l l•ur. dipl.

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2

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13 2S 16 33 \3 26

12

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118 244

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231 97

"

42 23 23

267

78

204

453

493

496 571


~.

2.2

Ri~rc» alle riPtrC\Iisiooi elle 099! Il strvizlo olllhn ._..t.. nella vita di .., 9iov1ont t dtlb •w hoi91ia osistono dlfftrtnli <9inioni. ~aca st t' oollo, ibbastanza, POCO o Ptr nulla d'accorc» con lt st9'Jenti fusi

E.I. tour. dlpl. allrl H. b. ·Il strvhio oit itart <:Ol4'0fU In oolll cui .., costo tcono· alco 9ranci;! per la hol9lia ool to d'accordo at~>oshnu d'accordo POCO d'accorc» w ,...Ila d'ace«do ~ssuna risP<>St.o ·Il wvilio olllt.ore ft1'NtU di tC<IQSCt<t t da st.ablllrt rtluiMI con 9iovani di estn· 1imt t prwenienu divtrst e.>lto d'accordo atl»st.onu d'accorc» POCO d' ~ccc.rd.l Ptf ....11. d' accorc»

45 2$

3

o

15 32 15 IO

n!SS\Il~ riSPOSta

·Il urvhlo oli Ilare npprtstnl.o 111'occnione .,.,. il giovane di entrare In contatto con l valori olll~ra elle l'aiuteranno ntll• oat.uraziono dtlla PtfiCNII~' .. tto d'accordo atl»s~a d'accordo l'O<O d. aceore» per nulla d'accordo ntSSIN ri~U

· Il strvhio oilil.ort wo' c...portlre ,..u.1..1 Mila ,;u lavorativa o di studao da 111 9ÌVYII>t •>l lo d'accordo abl>.. t.onza d' accorc» s:«o d'accoroo per nulh d'~ccordo ~s111a risPM\.o ·dur~t~lt il servhio il 9iovane rlct>'t una lonaziMt prolt>· Slcnllt che JOlra' tSWI ~· butantl utile nella vila civ. oollo 6'acc01c» ~Il d'accordo I'OCO d'accorc» per .... u. d'accordo ntSS\I"'Iri~U

268

2 7

19 44 4

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l 3

4 22 4S

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30

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312

2$7

33

S6

l taur. di p"·"· l. altri 11.1•.1

123 18 8 4 21

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l 7

42 28

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103

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26

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132

33

32 26

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28

16 9

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9 3 3

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IO IO

103 21 4 6

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63 31 11 22

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15 21 9 6 5

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o

15 7 9 8

l 6 19 25

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41

63

44

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24 14 17

2~

Il

~

102

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185 90

119 52

28 28 47

o

o l

l

s

65

59

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44 43 25 14

212 70 31 14 13

103 26 25 18 13

30

ll

9

36 S3

1

sa 13

A. li. N. D. 101. laur. dipl. allrl H.O.IIaur. dipl. al~ri H.D.I

140 100 12

18 12 5 3

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6

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Il 12

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4 6 23 21 7

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"

Ili 163

44 58 41

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22

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19 14 13 3 4

2 l l

186 2117 S4 718 24 m 14 112

52

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99 1227 59 ~~

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289

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19 12 14 3

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28 IO 1 3 5

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6

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2 3

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8 13 12 16 4

74 19

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m m

922

1.06 L'SS

2Gl

,"' '" "m 85 1131 1211


l.

r...

2.3 St<onO> lei il servldo dì leva C<III'Orla : E.I. laur. dipl. altri

....., sr&dlcuenlo dalle abiludini . .,. mslblllla' di c(l(l(&trsl 'Witlr~l rtwinlo dalla pq>.civ. ...., arrlcdli-lo di e<~ lente ....,. Q\uralione psicoiOCJica -<<.n<t'.Ctrt 9tnle e posti nuovi ·neswna ri~sta

r...

42 5 6 6 l 3 13

258 42

26

"

69 47 213

11.~. 1

251

59 3 14 18 12 16 59

50 55 'lO

n

~

219

"·"·

A. li.

hur. dipl. alt.ri H 4 2 2

119

3

55 29

2

o

33

IO 64

30

67 H 3 42 20

~.b.

l llur. dipl.

20

21 7

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5 IO

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22 17

15

145 19 5

N. D. altri N.l•.!l•ur. dipl. allrl 62 9 3

22

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21 19 101

21

26 48

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IO

4

12 2

4 6

l Il 2 7 IO

5 5 19

11.1•.!

TOT.

87 1196 15 211 21 155 36 3l7

26 35

326 319 364

IlO

2.4 l'tworitnn della leva riti.,... possa nstre in lut.uro"' lei :

"·"·

E.I.

laur. dipl. altri H.D.IIaur. diPI. altri ·un gradito ricordo ·una prallca di vita • di lm.-o PGSiUva ...., periodo non si90ifical1vo soUo Il profilo perS«~~It 'VI periodo utile ai lini •ddtslrallvl ·del Mlo ·parzialoenle ·altro '"tlt'i!A.I\l rl Sf'O\h.

se "1lt.ro• 1 ·awren:a•entl fe.\'<'revoli · ~rtuutnU

sfavorevoli favorevoli per certi •spoltl 'hvort·<oli ~r • llrl ·risposi« non Ftrlul«lti

211

312

IO

!14

78

33

220

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42

Il

16

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Il 15

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IO

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Il 44

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4 16

43 91

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54

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35 6

14 16

18

13

12

19

5

IO l

2

c~"

19

30

13

!IJG. 2.5 Riptnsando allo Sua coodiz iooe di civile di

57

27

82

59

53

A. li. Il. D. hur. dìpl. altri H.D.I laur. di p l. altri li. D.

n

IlO

106 67

2 17

11.0.1

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10

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TOT.

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20

342

100 1026 12 19

3 3 8

103 207

20

m

69

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7

115 328

24 2 2

102 34

cou sente la oilflcann ?

TOT. E.I. 11.11. A. li. N. D. hur. diPI. •Itri II.P.II•ur. d1pl. altri H.D.I hur. dopi. allri H.D.IIaur. dopi. •Itri H.D.I -lit~ta•

di 9eStire il PI'CIPt'IO oollo atl!astann

~NnCa:

pOCO - iUt~h

ftnanziarh : oollo abbutanta pOCO

·haiglla :

... iclzlt:

oollo al>bashnn

558

7 4 24

96

22 23 N

pO(O

31 li

oollo al>bashnu pOCO

· relazioni

63

senti-~ali:

oollo abbashnu POCO

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22

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looo. 4.1 s.<crm la Sua HFtrierua l ·~ttutnto c:ht lt o' stato illl'lftito a . f<»' usue considerato: E.I. N.O. TOT. 11.11. A.IL hur. dipl. altri H.D.Ilaur. dipl. altri H.O. IIaur. dipl. •llri N.D.Ilwr. dipl. allti M.O.I ·buono ·sulllcltnt.e ·non sufficiente

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E.I. H. D. 101. A-"· hur. dipl. oltri N,O.II•ur. dipl. alt.ri H.D.I hur. dipl. oJ\.r i H.O.II•ur. dipl. altri N.O. l Priu rl~ta ·piu' a\tivila ' fi5ico ••..., a\tlvlta' nsica ·plu' addulrall>lnto oilitare ·11<10 addutraoer.to o i li hre ·la sttno attivita' fisica ·lo sttno addtstruento oilibro 11tSSIA rhPOSll

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E.I. laur. dipl. altri 11.0.1 hur. dipl, altri N.O.! ·plu' atUvlla' fisica ·aeno Jtt.hit.a' fisica ·plu' addtstruento oi lilare lddnlru.nto oililare ·l• stessa attivi h' fi5ica -lo sluso ~6jestruE~~to nilihrt ·ntssuna ri s.posh.

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E.I. laur. dipl. alln N.O.IIour. dipl. altri tl.lt.llour. dipl. •Itri ·-di4-i ·di 4 l 6 MSÌ -da 7 l 9 oesi -da IO l 12 .esi -da 13 l IS oesi -oltrt IS onl •fo(!$111 \l r lSPOSla al ..,.tnlo t' etlellivo ad: ·W'Iili' OPtnli'la ·tfllt territoriale ·ntsW'\0 fiS/IOSh

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281


~tiGre Vi~

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di rel•ziont

Dooo. 5.1 Molto sp,~uo nelle caseroe si foraano gr-i di aaici ello si sosttngono • si .t..Wo a vicer.da. !'econJo lei quuti oteanisai S()O»:

E.I. M.M. A.M. H. O. iaur. dipl. altri H.D.IIour. dipl. altri M.D.II•ur. dipl. altri H.O.IIour. dipl. altri ·indi~ili per s~nrt lo ilfatto ccn h DR'II rul~'

·POssono facilihre l'iMerio~to Mlll vi~ oilihrt

·nm servm> a nitnle "POSf«<I concorrere • dW' 11»10 • COifOrhoenU ir<!Hidtrlbi l i nel confronti dei movi &rriv•ll ·nesso.no ris;osla

"""·

5.2 Ourilllt h

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11.0.1 143 22

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E.I. A. M. N. D. 10T. " . M. hur. dip1. •Uri H.O.IIaur. dipl . •lt.ri H.P. l l...,. dipl. altri H.D. II •ur· dipl. altri N.D.I ·SI ·lll

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282

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5.3 C<iolt giudichert~ l'aloosftra dtl 9n<PPO in cui si t' vicina ali 'a99etlivo qu~liflcativo pre<...celtol

tr~valo

inserito?

lcollocart ...,. crocelt• s•Jih POSizione piu'

M.".

E.I. A.ft. N.O. TOT. hur. dipl. allri N.O. laur. dfpl. altri H.D.I lour. dfpl. allrl N.O.! h ur. dipl. altri K.O.I

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E.I. 11.11. A. li. N.~. 101. hur. d1pl. ol tri II.D.IIaur. dipl. altri N.D.IIaur. dipl. oltrl 11.0.11w. dipl . altri 11.0.1 ·rl~rdo

al oorale del 9<\oWO: POSitivo ne~tivo

iMi ffertnte ne'55~ riSPOSti

•f19Jitdo alla disdpllna oil.: POSitivo ._livo iMifftrenu ne-55'-1\i. ri sposh. · rl9>1rdo ai fiS1\Jrt.i con la 9ttarchia a li ilart: FOSilh'O

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perche'? ·vicinanza al h faoiglia ·distacco dallt abitudini otnO tr•.. alico ·~mblllta' di <e9Jire i F<'C9t'l lnttrusi t uichit ·tn9IO< ri5P&roio ~a POSli t gentt "XHa ·aut.or.,.la dalla fHigloa ·strvlllo oeno duro lontano usa ·lllro ·dspOSh non pertinente

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~.

740 81 20

r iSPOSll

1,.... 8.4 Proftniono ~l podre ·Ptnsic<lato ·OI><!raio ·lopie9ato -Diris>mle-t>ocente ·Libero prof essionlsla ·lllf>fer>di tore ·CoMtrt\anle ·Atllgi""> -Agricol tore l'ooi. 8.5 Profeni«lt ~Il• oadre ·Pensionata -()>era la •lftPÌe9d.tèi

·Dirigente-t>otenl• -Liben prolr.Sic<>isto ·IIPfenditrice·c -clanle

·Atthiam ·Ao~ri to>llrite ·Cnalin~a

81 207 58 33 18 55

o 4 o ss o 782 724 o 76 o o o o

o a

153

o o o o

17

84

S2

4

130 130 22

197 49 . 8 20 47 33 66

Il

7 14 7 2

9

61 83 28 25 42 41 40

34

s

14 33 7

33

li$

4 10 8 10 420

75

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o

o o

6

o o o o

27 173

·fY.rtilo -Car~inieri

~SI~riSf.')sh

288

l

o o o

o

o

o o o 340

o

46 51 86 17 18

36 14

12

zo 1 l

o 20

1\10. 8.6 Presh urvizio

-t'.,ranl ·Ae<c<>aUliu

171 30 4 6 IS

• •

31 49

l l 8 3 5 3

o

o·

78 36

1:-.6 17

••

14 5 27 18 2 13 2 4 221

22 16 IOS 4 6 7

o

o o

3J

o o o

332

!4 44

17 42 21

o

7 7 12 9 IO 3 3

s

3 12 11 14

o

o

3 3 5 11 3

1 2 3 119

28

o o

o o

340

lt>S

o o

62 4 3 4 H

o o o

o Il 174

o

o o

8

25

27

o o

28

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44

o

o

l 7 18

Il 1&4

o

o 19

46

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"

17 3 7 14 6 14

14 33 32 13 11

15 IO 41 15 5 Il 7

o o o o o

o o o 24

o o

l

5

o

198

94) ~l

880 23! 89

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323

5

o

20 1661 s 1m 519

385

l

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8 82 1187

o

1129 16:1 33t 6tS

3 IO 4

320 558 416 90 17S 242

••

llt 155

o

137 130

2 3

148 l!Il 36 79

•o

o

~

3

3 21

3t ISSI

o

o o o

• m• • • •

56

o

2 l 2

2 179

'

44

Il 12

2 5 3 2 104

41 6

s

o o o

61 32

IG 13 l

61

o

o o o

24

SI

••

1711 41

• s" o

330

(,17 411


S.ziC<>e Il Mi l i lore

RaP~>rtW~hllla

lloo. 9.1 Si s.nt.e rappresentato d.all'orqano cui b capo? E.I. ~.M. A.M. hur. dj p). altr i ti.D.J laur. dipl. altri N. D.J laur. dipl. altri ·pi-eente ·>«>ostana

IO

·ina~tuent~ ·~>tr niente

·nesSUI\l risPOSta

2S 27 Il

32 183 169 226 109

74

n.o 127 m IIS

12 4S 2S S3 ll

o

15

18

2

9

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Il

23

35 48 24

9

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94 41

H 8

14 12 16 12

17 107

63 83 62

23 5S 40 46 31

N.D. H.!~.

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l hur. dipt, •Itri ti.D. J

l

2 17 12 Il 19

o 7 2 4

Il Il 22

Il

8

13 S3 20 42 202

214

994 629

936 695

l.<lt. 9.2 509U'! l '•ttivita' di chi La nppr..,ent•? .

E.I.

~-"·

hur. dipl. altri H.D.J laur. dipl. >Itri ·costanteoEnte e ccn inter"'se

-s•JfficienteMnlt

Il

·SNradicaoente

21 26 IO

·per niente ·n~ss111a

risPOstt

l.<lt. 9.3

47 185 171 211 IlO

91 2f.6 132 217 IIS

20 51 24 44

Il

34

2

l 8

s

27 103 91 77 42

33 63 32 34

23

11.1>.1 2 16 IO 9 7

A.M. ti. D. TOT. hur. dipl. altri H.D.I ltur. dipl. altri ti.D.I

s s 15 20 Il

18 78 94 77 65

22

59 40 46 31

3 16 9 15 18

4

22

4

16 6

48 2S

3 IO

l~

34

9

201

s

A Suo POTere la ~>PPrtsenlanza ha contriboJit.o • oigliorare le corrlizioni dtl Suo servizio ed a soddisfare qyalche Sua

E.I.

K.l!. A.M. laur. dipl. altri H.D.I laur. dipl. altri H.D.I l•ur. dip), >Itri

-piu' volte

·qual cm voi ta

-n i •neSS'Jna r i iPGSt.a

4

30 ' 32 lO

52 281 2E-8 115

76 345

301 119·

12 66 60

2 13

9

23 140 134

:<S

3

43

24 77 61 23

o

3

20 16 8

23 18 12

20 148 95 69

23 81

63 31

H.D.!

H.D. laur. dir l. altri

o 24 lS 19

8 6 IO

18 24 8

tf.D.I

305 950 682 342 689

e TOT.

18 263 56 1339 SI IISS 205 711

289


TABELLE STATISTICHE (DA l A 48) DI SVILUPPO (ALCUNE VOCI) per F.A. E TITOLO DI STUDIO Tab .

l - LA ''DJ FESA DELLA PATR IA'' COME ''SACRO DOVERE'' L. .. ,

So condo la F.A. d l

• pp• r-tenen: •

e.1. SI NO NON

so

N~ SSUNI\

n!SPOSTI\

TOTI"ILF.

M.M. v.%

V .A.

V.%

1.346

74,2

48..

91,2

305

16,8

73

1:54

8,:5

37

9

0 ,:5

2

0,3

1.814

100,0

59&

100,0

l.b> Sttcondo 11 titolo di

NO NUN

so

T ab. 2

V.%

506

78, 2

278

&7,6

12 , 2

88

13,6

81

19,7

6,2

•9

7,6

44

10,7

0, 6

8

l ,9

100,0

411

100,0

647

01.pl0tn.a

Al

N.O.

tr 1

V.%

V.A .

v. x

V.A.

v.x

V.A.

v. x

132

91 1 0

1. 158

91,:5

918

71 , 9

406

66,8

22

13,5

191

13,3

:::04

16 , 0

130

2 1,4

B

4,9

64

4,:5

148

11 , 6

61

1 0,~

0,6

7

o,s

0, :5

8

1,3

\()<),()

\.42t)

\00.0

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lf)f').()

\&'l

-

V.A.

V.A.

NESSUN/\ RISPOSTA ~OTM.E

N.O. v. x

V.A.

~ t ud1.0

LAuro• 51

A.M.

V.A.

INOISPENSASILITA '

\.'277

DELLA LEVA

2.a) Sec.ondo la F.A. di •ppartenen:za E. I.

SI NO NON

so

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

A.M.

M.M.

N.O.

V.A.

V.%

V.A.

v.x

V. A.

v.x

701

38,6

209

35,1

246

38,3

130

31,6

9:56

:52,7

351

:58,8

340

:53,0

237

:57,7

14 2

7,8

32

5,4

49

7,6

30

7,3

1:5

0,8

0,7

7

1,1

14

3,4

1.814

100,0

100,0

642

100,0

411

100,0

596

V.A.

v. x

2 .b) So condo 11 titolo di studio

SI NO NON

so

NESSUN/\ IUSPOSTA TOTf,L.I.;

290

Oiplom4\

Laurea v.%

V.A.

v.%

39

23,9

:507

3 :5 ,6

11:5

70,6

839

6

3,7

64

3

1,8

163

100,0

V.A.

Alti'" i

N.O. v. x

V.A.

v. x

:546

42,8

194

31,'9

:59,0

:587

4:5,~

348

S7,3

4,:5

130

10,2

53

8,7

13

0,9

14

1,1

13

2, l

1 .423

100 ,0

1.277

100,0

608

100,0

V.A.


T ab. 3

- IDONEITA'

DELLE FF.AA. AD INTERVENIRE IN CASO 01 CALAMITA'

3.a> Secondo l• F.A. di app•rtonona:• E.I. 51 NO NON

so

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

M.M.

A.M.

N.O.

v.x

V.A.

v.x

V.A.

v.x

V.A.

v. x

1.1::>::>

63,7

430

72,1

443

68,5

237

:57,7

V.A.

446

24,6

97

16,3

127

19,6

100

24,3

202

1l, 1

63

10,6

71

11,0

63

J5,3

11

0,6

6

1,0

6

0,9

11

2,7

1.914

100,0

!596

100,0

647

100,0

411

100,0

Altd V.A. v.x

V.A.

v.x

3.b) Secondo i l titolo di studio L•uYOa V.A. v.

x

Diploma V.A. v. x

N. D.

SI

112

69,7

992

69,1

91:5

63,9

356

:59,6

NO

36

22,1

310

21,8

27:5

21 ,5

149

24,:5

NON so

13

8,0

120

e,::;

174

13,6

92

15,1

2

1,2

B

O,G

13

1,0

11

I, B

163

100,0

1.420

100,0

1.277

100,0

609

100,0

NESSUNA RISPOSTI\ TOTALE

291


Tab. 4 â&#x20AC;¢ OUALITA' DELL'IHFORIIAZIOHE SUI PROBLEIII DELLA DIFESA 4.al Secondo la F.A. di appartenenza

E.I.

u.

M.M.

H. D.

V.A.

V. I

V.l..

V.I

V.A.

V. I

V.A.

V. I

Su f f icientetente

537

29,6

186

31,2

206

31,8

m

31,4

Non sufficient.

960

52,9

291

48,8

314

48,6

178

43,3

Nessuna risposta

317

17,5

119

20,0

127

19,6

104

25,3

TOTALE

l. 814 100,0

5<J6 100,0

647 100,0

411 100,0

Corretta1ente

230

12,7

83

13,9

72

Il, l

56

13,6

Non correttaaente

380

20,9

122

20,5

165

25,5

91

22,1

Nessuna risposta

l. 204

66,4

391

65,6

410

63,4

264

64,3

TOTALE

1.814 100,0

5<J6 100,0

647 100,0

411 100,0

4.b) Secondo il titolo di studio laurea V.A. V.I

Altri V.A. V. I

H.D. V.A.

V. I

Sul ficienteaente

46

28,2

395

27,8

421

33,0

196

32,2

Non suf ti cient.

82. 50,3

742

52,3

637

49,9

282

46,4

Nessuna risposta

35

283

19,9

219

17, l

130

21,4

TOTALE

21,5

163 100,0

1.420 100,0

l. 277 100,0

608 100,0

Corretta.ente

21

12,9

172

12, l

169

13,2

79

13,0

Non correttaaente

51

31,3

359

25,3

233

18,2

115

18,9

Nessuna risposta

91

55,8

889

62,6

875

68,6

414

68,1

TOTALE

292

Diploma V.A. V. I

163 100,0

1.420 100,0

l. 277 1oo,o

608 100,0


Tab. 5 -

POSSI8lliTA' DI RIDURRE lA DURATA DEllA lEVA

S . a> Secondo la. F.A. di appa.r ten1lnza

E. I. .

M.M.

A.M.

N.O.

V.A .

v. x

V.A.

V.%

V.A.

v. x

V. A.

v. x

51

1.561

86,0

405

68,0

535

92,7

322

79,4

NO

219

12, l

17'3

30 , 0

90

13,9

65

15,8

34

1,~

12

2,0

22

3,4

24

5,8

1.814

100,0

596

647

100,0

411

100,0

Altri V.A. v.x

V.A.

v. x

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

100,0 ·

:5 . bl Secondo i l titolo di •tudio

laurea

Dip loma

v.x

V.A .

51

145

89,0

1.181

S·3 , l

1.031

90,8

466

76 ,6

NO

14

8,6

2 14

1S,1

2 15

16, 8

IlO

18,1

4

2,S

25

·1,8

31

2 .4

32

5,3

163

100,0

1.420

100,0

1 .277

100,0

608

100 ,0

NESSUNA Ili SPOSTA TOTAlE

T ab. 6

- ETA '

v. x

N.O .

V.A.

OTTIMA lE PER LA COSCRIZIONE

6al Srtconcto la. F .A. di appartenenza

E. I.

M. M.

V.A.

v.x

V. A.

v. x

18 anni

1.098

60 ,6

384

64,4

Tra i9 .. 21 anni

583

32,1

157

60

3,3

27

73

4,0

1.814

100,0

S1..tbito •

Dopo i

2 1 anni

Nessuna r isposta

TOTALE

A.M.

N.O .

v. x

V.A.

V.%

308

47,6

238

57,9

26,3

235

36,3

116

2 8, 2

4,5

53

8,2

13

3,2

28

4,7

SI

7,9

44

10,7

596

100,0

647

100,0

41 1

100 , 0

V.A .

6b) SEtcondo i l titolo di studio Laurea

Diploma

Altri V. A. v.

V. A.

v. x

V.A.

v. r.

38,2

712

47,7

889

N.O. V. A.

v.r.

6 9,6

352

57 , 9 27 ,0

x

St.tbito a

18 anni

75

Tra

21 anni

37

18,9

577

38 , 7

3 13

24,5

164

66

33 ,7

71

4,8

20

1,6

29

4,8

18

9,2

131

8,8

55

4,3

63

10 , 4

196

100,0

1. 491

100 , 0

1. 277

100, 0

608

100 , 0

1~ (!

Dopo i

2 1 qnni

Nessuna risposta

TOTALE

293


. T~b .

7

- OBIEZIONE DI

COSCI ENZA: CONOSCENZA DELL'ARGOMENTO

7 a ) Se condo l a F. A. di .appartene n za

V. A.

E.I.

v:x

V. A.

M.M.

A.M.

v.x

V. A.

N.O . V. %

V.A.

V.%

SI

1. 562

8 6, 1

510

85,6

SS I

8~ , 2

29 1

70, 8

NO

223

12, 3

74

12,4

73

1 1, 3

95

2 3,1

29

1,6

12

2,0

23

3,6

25

6, 1

1.8 14

100, 0

596

1 0 0,0

647

100 , 0

411

100 , 0

NESSUNA RISPOSTA

TOTALE

7b) Secondo il titolo d i s tudio Dip loma.

l a ure a

v. x

Altri

V. A.

v.x

V . A.

94 , 5

1.343

94 , 6

9 60

V. A.

v. x

N. O. V.A .

v. x

75, 2

4 57

7 5,2 19,7

SI

154

NO

s

3,1

!56

3,9

284

22,2

120

NESSUNA RISPOSTA

4

2, 5

21

1, 5

33

2 ,6

31

!5,1

103

100 , 0

1.420

100,0

1.277

100 , ~

608

100,0

TOTALE

Tab .

8

- PROBLEMI

I NERENTI ALL' OBIEZI ONE DI COSCIENZA: LIVELLO 01 ACCORDO

S e condo i l t i tolo d i s tudio

Ba> Non s i p o s sono invoca re p r ob lemi d i re:zza n az ionale l aurea V. A.

Mo l to d 'accordo

26

Di p loma

v. x

V. A.

v. x

12,6

2 62

18,5

quilndo 6 in g i oco l a si eu -

Altri V. A. v. x 3 11

2 4,4

N. O.

V.A.

V.%

1 29

2 1, 2 16, 1

Abb. d'accordo

30

14 , 5

270

19,0

3 12

24 , 4

98

Po co d ' acco r do

44

21,3

437

30,8

327

2 5,6

1 18

19,4

Per niente d'ac e .

97

46 ,8

381

26,8

22 0

17,2

149

24 , 5

Ness una r i spost•

TOTALE

IO

4,8

70

4, 9

107

8,4

114

18 , 8

207

100,0

1.420

100,0

1 .277

100,0

608

100,0

8b > Invoca r e p rob lemi d i be punito con i l

C O fHi~tnza

laurea

rispetto al l a s i c u re:: za nazion ale .-ndreb -

Diploma

Altri

V. A.

v.x

V. A.

v.x

V. A.

Mo lto d 'acco rdo

6

3, 7

62

4,4

146

1 1, 4

49

Ab b. d 'a c co rdo

6

3, 7

97

6 ,8

138

10 , 8

57

Poco d'a c co rdo

Per n iente d 'ace. Ness Un" r i spo sta

TOTALE

294

coscie n ~ •

v. x

V. A.

N. O.

v. x

....

8, 1

31

19 , 0

3lb

22,3

3 09

24,2

97

16 , 0

109

66 , 9

867

&1 , 0

5 61

44,0

288

47 , 3

Il

6, 7

78

s,s

123

9,6

11 7

19, 2

163

100,0

1.42ù

100 , 0

1. 2 77

100,0

608

100,0


hb. 9 - OPINIONI SUL SERVIZIO DI lEVA: liYEllO DI IHPORTANZA ACCORDATO Secondo i l titolo di studio 9.al Un dovere da coepiere per la collettivi\~ laurea Diplou Altri V.A. V.I Y.A. Y.l V.A. V. I l 13 23,2 186 40,3 171 55,8 2 21 37,5 142 30,8 62 20,3 3 22 39,3 133 28,9 73 23,9 TOTALE 56 100,0 461 100,0 306 100, o 9. bl Un inutile spreco di te1po e di risorse laurea Diplou V.A. V.I V.A. Y.I l 113 87,5 673 74,8 2 IO 7,8 93 10,3 3 6 4,7 134 14,9 TOTAlE 129 100,0 900 100,0

N. D. Y.A. Y. I 69 60,6 29 25,4 16 14,0 114 100,0

(ueane e uterialil Altri N. D. Y.A. V.I V.A. V.I 395 74,9 196 80,6 53 10,1 22 9,1 79 151 0 25 10,3 527 100,0 243 100,0

9. cl Una foru di discri•inatione per i cittadini .aschi laurea Diplou Altri Y.A. Y.l Y.A. · Y.l Y.A. Y.l l 4 IO, O 23 12,9 31 25,6 2 29 72,5 107 60,1 65 53,7 3 7 17,5 48 27,0 25 20,7 TOTALE 40 100,0 178 100,0 121 100,0

N. D.

Y.A. , V.l 20 29,9 30 44,7 17 25,~ 67 100,0

9.dl Un'occasione per allargare la propria cerchia di a.icizie e conoscenze laurea Diplou Altri H. D. V.A. V. I Y.A. Y. I V.A. V. I Y.A. V. I l 4 20,0 59 23,2 12 14,5 40 Il t 9 2 9 45,0 166 49, 4 104 41,0 35 42,2 3 7 35,0 130 38,7 91 35,8 36 43,3 TOTALE 20 100,0 336 100,0 254 100, o 83 100, o 9.el Un'occasione per fare nuove esperienze laurea Diplou Altri V.A. v.z V.A. V.I V.A. V.I l 2 5,7 75 15,5 96 25,8 2 14 40,0 223 46,1 168 45,2 3 19 54,3 186 38,4 108 29,0 TOTALE 35 100, o 484 100,0 372 100,0

N.O. V. I V.A. 31 25,6 48 39,7 42 34,7 121 100,0

9. Il Un'esperienza con lati positivi e negativi, u coeunque interessanti laurea Diplou Altri N. D. Y.A. Y.I Y.A. V. I V.A. V.I V.A. V. I l 12 12,8 206 26,9 199 37,2 76 40,4 2 24 25,5 269 35,1 154 28,8 49 26, l 3 58 61 t 7 292 38,0 182 34, o 63 33,5 TOTAlE 94 100,0 767 100,0 535 100,0 188 100,0

295


Tab. IO • LIVELLO DI ACCORDO RIGUARDO ALLE RIPERCUSSIONI DEl SERVIZIO DI LEVA NELLA VITA DEL GIOVANE E DELLA FAMIGLIA Secondo il titolo di studio . .al Il servizio ailitare co1porta in 11olti casi un costo economico grande per la fa1igl ia LAUREA ALTRI N.O. DI PlO"A V.% V.% V. I V.% V.A. V.A. V.A. V.A. Kolto d'accordo 89 54,6 857 60,4 865 67,8 368 60,6 Ab b. d'accordo 49 30, l 382 26,9 195 15,3 92 15, l Poco d'accordo 16 114 B,O 100 7,8 40 6,6 9,8 Per niente d'ace. 6 3, 7 21 1,5 58 4,5 27 4,4 46. Nessuna risposta 3 1,8 59 4,6 BI 13,3 3,2 TOTALE 163 100,0 1.420 100,0 1.277 100,0 608 100,0

10

10 .b) Il servizio •ilitare peraette di conoscere e di stabilire relazioni con con giovani di estrazione e provenienza diverse LAUREA DIPLOM ALTRI N. D. V.A. V.I V.A. v. z V.A. V. I V.A. V. I 148 24,3 Molto d'accordo 39 23,9 456 32,1 415 32,5 Abb. d1 accordo 442 34,6 183 30,2 63 38,6 539 37,9 Poco d'accordo 28 17,2 251 17,7 208 16,3 100 16,4 98 7, 7 61 10,0 Per niente d'ace. 21 12,9 109 7,7 Nessuna risposta 4,6 114 8,9 116 19, l 12 7,4 65 608 100,0 TOTALE 163 100,0 1.420 100,0 1.277 100,0 10.cl Il servizio •ilitare rappresenta un'occasione per il giovane di entrare in contatto con i valori •i li tar i che l'aiuteranno nella .aturazione del la personalità ALTRI N.D. LAUREA DI PLOHA V.A. V.A. v. z V.A. V. I V.A. V. I V. I 109 17,9 Molto d'accordo 5 3,1 175 12,3 261 20,4 Ab b. d'accordo 20 12,3 317 22,3 322 25,2 99 16,3 145 23,8 Poco d'accordo 49 30,1 428 30,1 327 25,6 Per niente d'ace. 78 47,8 441 31,1 260 20,4 143 23,5 Nessuna risposta Il 6,7 59 4,2 107 8,4 112 18,4 608 100,0 TOTALE 163 100,0 1.420 100,0 1.277 100,0 10 .d) Il servizio 1ilitare può coaportare probleai nella vita lavorativa o di strJdio di un giovane lAUREA AlTRI N.O. DI PlO"A V.A. V. I V.A. V. I V.A. V. I V.A. V. I Kolto d'accordo 120 73,5 967 68, l 736 57,7 322 52,9 Abb. d'accordo 27 16,6 260 18,3 221 17,3 98 16,1 44 7,2 Poco d'accordo 6 3,7 89 6,3 119 9,3 40 Per niente d'ace. 5 3, l 50 3,5 109 8,5 6,6 Nessuna risposta 5 3,1 54 3,8 92 7,2 104 17,1 TOTALE 163 100,0 l. 420 100,0 1.277 100,0 608 100,0

296


10 .e) Durante il servizio il giovane riceve una foruzione professionale che potrl essere abbastanu utile nella vita civile N.O. LAUREA DIPLO"A Al TAl Y.A. Y.I Y. A. V.% Y.A. Y.I Y.A. Y.% 65 IO, 7 4 2,5 87 6, l 171 13,5 "olto d'accordo ~ 5,5 1~7 13,~ 279 22,0 83 13,7 Ab b. d'accordo 47 28,8 SII 36,0 363 28,6 160 26,3 Poco d'accordo 191 31,4 Per niente d'ace. 93 57, l 570 40, l 364 28,6 109 17,9 Nessuna risposta IO 6,1 55 3,9 93 7,3 608 100, o 163 100,0 l. 420 100, o l. 270 100,0 TOTALE

297


Twb . 11

-

COSA COMPORTA IL SERVIZIO DI LEVA Secondo i 1 t itolo di studio

LAUREA V.A. v.x

DIPLOMA V.A. v.

x

Sr-adic. da •bitud.

80

49,0

:532

37,4

Poss1 b.

ALTRI V.A. v. 392

N.O.

x

V.A.

V.%

30,7

192

31, 6

conosc•rei

16

9,9

95

6,7

7:S

:S,9

2S

4,1

rtrop . da pop. civ .

12

7,4

42

3,0

6:S

:S,l

36

:5,9

At<ricc. esper"lenz•

11

6,7

1:57

11,1

167

13, l

62

10,2

MAtura:. P•icolog.

7

4,3

146

10,3

123

9,6

:so

9,2

Nyova conoscenze

9

4,9

97

6,9

1:52

11,9

62

10,2

Na•suna r-ispost•

TOTALE

T Ab.

29

17,8

3:51

24 ,7

303

23,7

191

29,9

163

100,0

1.420

100,0

1 .277

100 , 0

608

100,0

12 - COSA RAPPRESENTERA'

IN FUTURO LA LEVA

Secondo il ti t olo d1 5tudio

LAUREA V.A. v. x

ALTRI

N.O.

V.A.

V.%

V.A.

V.%

Un Qt'Adito r1cor-do

30

18,4

423

29 , 9

471

36,9

161

26, 5

Pra t i c<& di vita tt di lavoro po5itiv•

17

10,4

143

10 ,1

133

10 ,4

49

9,1

Periodo non si gn i f. sot t o prof. person.

63

39 , 6

421

29,6

3:S4

27,7

188

30, 8

:s

3 ,1

11, 1

129 :S7

10,0

17 , 2

118 158

8,3

29

59 49

9,7 a, 1

Per.

\ltll fl •

fini

ilddastr. - del tut. - p&r::ial. Nessuna f'1•po•t.a

TOTALE

298

DIPl.OMA V.A. v.z

4 , :5

20

12,3

1:57

11,1

134

10,:5

102

16,9

163

100,0

1.420

100, 0

1.277

100,0

608

100,0


Tab. 13 - COSA nANCA DURANTE Il PERIODO 01 lEYA Secondo il titolo di studio di gestire il proprio lupo lAUREA OIPLOftA Y.l Y.A. Y.l Y.A. 128 82,1 1.061 79,5 20 12,8 215 16, l s, l 59 4,4 8 156 100,0 1.335 100, l

ALTRI Y.A. Y.l 837 78,0 166 15,6 69 6,4 1.072 100,0

Y.A. Y.l 378 79,6 70 14,7 27 5,7 475 100,0

61. b) Autonoeia finanziaria LAUREA OIPLOftA Y.A. Y.l Y.A. Y.I 54 39,6 513 42, l nolto Abbastanza 36 26,6 377 31,0 326 26,8 Poco 46 33,8 TOTAlE 136 100,0 1.216 100,0

AlTRI Y.A. Y. I 426 46,5 299 32,6 192 20,9 917 100,0

N.O. Y.A. Y. l 203 50,1 112 27,7 90 22,2 405 100,0

61.al

ftolto Abbashnu Poco TOTAlE

liberi~

H. D.

61. c> Fuiglia lAUREA Y.A. Y. I 44 32,4 61 44,8 31 22,8 136 100,0

OIPLOnA Y.A. Y.l 543 43,3 479 38,3 230 18,4 l. 252 100,0

AlTRI Y.A. Y.l 610 60,7 279 27,8 116 11,5 1.005 100,0

N. O. Y. I Y.A. 260 60, l 134 30,9 39 9,0 433 100,0

LAUREA Y.A. Y. I 44 32,8 60 44,8 30 22,4 134 100,0

OIPlOnA Y. I Y.A. 542 44,8 464 38,3 204 16,9 1.210 100,0

AlTRI Y.A. Y.I 529 52,5 346 34,4 132 13,1 1.007 100,0

N.O. Y. I Y.A. 244 60,3 124 30,6 37 9,1 405 100,0

61. e) Relazioni sentieentali lAUREA DIPlOM Y.A. Y.I Y.A. Y.I 64 48,2 784 62,4 nolto Abbastanza 49 36,8 296 23,6 176 14,0 Poco 20 15,0 133 100,0 1.256 100,0 TOTAlE

ALTRI Y.A. Y.l 717 71,9 199 20, 0 81 8,1 m 100,0

H. D. Y.A. Y.l 294 68,4 93 21,6 43 10,0 430 100,0

nolto Abbastanza Poco TOTAlE 61.dl Aeicizie

nolto Abbuhnza Poco TOTAlE

299


Ta. b. 14

INCIDENZA POSITIVA - TORE E CITTADINO

DEL SERVIZIO DI LEVA SULLA FORMAZIONE DI LAVORA-

t itolo d i studio

Secondo i l

LAUREA V.A. v.x

ALTRI V. A. v. x

N.O. V. A.

v.x

51

1:5

'3,2

'27'3

19,6

34'3

27,3

123

20 , l

NO

44,0

'3'3

60,7

623

43,7

:51'3

40 , 7

267

MOLTO

4

2,:5

40

2,8

4'3

3,8

23

3,8

POCO

3'3

23,'3

439

30,8

324

2~ , 4

!43

23,:5

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

: ~u-

DIPLOMA V. A. v. x

1:5

6

3,7

44

3, l

36

2, 8

:52

8,6

163

100,0

1.42:5

100 , 0

1.277

!00,0

608

100,0

MUTAMENTO D'OPINI ONE SULLA F.A. - EVENTUALE EFFETTO DELL'ESPERIENZA

E SUL SERVIZIO DI LEVA PER

Secondo i l titolo di studio IS ..~)) Riguar-do alla F .A .

LAUREA V.A.

DIPLOMA V.A. v. x

v.x

ALTRI V.A.

v. x

N.O. V. A.

v. x

Mlg l iorat a

18

1 1,2

293

21 , l

343

2 8,6

14'3

Peggior-ata

48

29 ,8

454

32,5

330

27,6

16'3

31,7

I nvar ia ta

95

:59 , 0

647

46,4

S2 S

43,8

215

40,3

161

100,0

1. 3'36

100 ,0

l . 1'38

100,0

533

100,0

TOTALE

28, 0

15.b> Riourdo al ••r v izio

LAUREA V .A.

v. x

V.A.

DIPLOMA V.%

ALTRI V.A.

v. x

N.O. V.A.

v.x

Miglio.-ata

34

21 , 2

354

26 , 0

3:51

30,6

128

26 , 2

Pcggi.oriilta

46

28,8

39:5

29,1

3'26

28 ,4

17:5

3:5 , 0

I nvariata

1"0TALE

300

BO

:50

610

44,9

471

41 , 0

186

38, 0

160

99,8

1.3::19

100,0

l . 148

99 , 9

489

100,0


l

Tab. 16a - EVENTUALI INPRESSIONI SFAVOREVOLI SUSCITATE DAL SERVIZIO DI LEVA: ORDINE DI NESATIVITA' Secondo la F.A. di appartenenza 16a.ll Noia E.[, A. n. N. D. V.A. V.I V.A. V. I V. A. V. I V. A. V. I l 373 581 8 172 62, 6 175 65,8 72 69,2 2 136 21,5 51 18,5 44 16,5 18 17,3 3 125 19,7 52 18,9 47 14 13,5 17' 7 TOTALE 634 100, 0 275 100,0 266 100,0 104 100,0 16a.2l Difetto di incentivi E. I. A.. K. N.O. V. A. V. I V.A. v.% V.A. V. I Y.A. V.I l 73 41,3 45 41, 6 34,8 30 32 9 . 46 2 62 35, 0 41 38,0 50 16 53,3 42 3 23, 7 22 20,4 14 15,2 5 16, 7 TOTALE 177 100, 0 108 100, 0 n 100,0 30 100,0 16a. 3l Senso di lontananza A.K. N. O. E. I. V.A. V. I V. A. V. I V. A. V. I V. A. V.I l 253 51 , 4 85 43,1 54 50,0 26 44,8 2 142 28,9 73 37, l 27 25,0 12 20,7 3 97 19,7 39 19,8 27 25,0 20 34,5 TOTALE 4n 100,0 197 100,0 108 100,0 58 100,0 16a.4l Hancanza di incentivi A.H. N.O. E. I. V.A. V. I V. A. V. I V.A. V. I V.A. V.I l 103 36,7 57 34,8 50 39,7 17 50,0 2 116 41,2 64 39,0 45 35,7 9 26,5 3 62 22, l 43 26,2 31 24,6 8 23,5 TOTALE 281 100,0 164 126 100,0 100,0 34 100,0 16a. 5l Assegnazione non equa dei servizi E.I. N.O. A.K. V. A. V. I V. A. V. I V.A. V.I V. A. V.I l 105 36, 6 62 36, 3 34 28,3 21 42,0 2 93 32,4 68 39, 7 39 32,5 16 32,0 3 89 47 31,0 41 24,0 39, 2 13 26,0 TOTALE 287 100,0 171 100,0 120 100,0 50 100, 0 16a. 6l Scarso ordine E.I. A. n. N.D. V.A. Y. I V.A. V.% V.A. Y.I Y.A. Y. I l 39 23,5 31 26,5 20 30,3 4 18,2 2 60 36,1 35 29,9 26 39,4 12 54,5 67 40,4 30,3 6 27,3 3 51 43,6 20 TOTALE 166 100,0 117 100,0 66 100,0 22 100,0 16a. 7l Eccesso di disciplina E. I. A. K. N.O. V. I Y.A. Y.I V.A. V. I Y. A. V. I V. A. l 42 23,6 14 Il 20,4 6 33,3 25,0 40,7 4 2 75 42,1 18 32, 1 22 22,2 8 3 61 34,3 24 42,9 21 38,9 44,5 TOTALE 100,0 178 100, 0 56 100,0 54 100,0 18

"·"·

"·"·

"·"·

"·"·

"·"·

"'"·

"·"·

301


Csegue Tab. 16al 16a. SJ Inefficienza E.I. Y.A. Y.I Y.A. l 27,5 22 74 2 90 33,5 SI 3 IOS 39,0 41 TOTAlE 269 100,0 114 16a. 91 Sentirsi solo E.I. 11.11. V.A. V.I V.A. l 23 20,4 9 2 40 35,4 20 3 so 44,2 27 TOTALE 113 100,0 56 16a.IOl Scortesie dei superiori E.I. V.A. V.A. V. I 47 25,8 31 30 72 39,6 3 63 34,6 34 TOTAlE 182 100,0 95 16a.lll Prepotenze degli anziani

"'"·

"'"·

E.I.

"·"·

u. V.% 19,3 44, 7 36,0 100,0

Y.A.

V. t 16,1 3S,7 48,2 100,0

V.A.

"·"·

"'"·

302

N.O. V.A. IO IO 13 33

A.H.

V.I 32,6 31,6 35,8 100,0

V. A. V. I V.A. V.I l 2'3 25,2 13 27,7 2 34 2'3,6 13 27,7 52 45,2 21 44,6 3 TOTALE 115 100,0 47 100,0 16a.I2J Prepotenze dei superiori E.I. V.A. V. I V.A. V.I l 54 36,7 17 30,4 47 32,0 16 28,6 2 41 ,o 3 46 31 ,3 23 TOTALE 147 100,0 56 100,0 16a.I3J Prepotenze dei co11il i toni E.I. Y.I V.A. V. I V.A. 2 8,7 l 6 23, l 23, l 8 34,8 6 2 14 13 56,5 3 53,8 TOTALE 26 100,0 23 100,0 16a.I4J Altro E.I. V.A. V. I V.A. V.I l 24 37, 5 13 52,0 2 19 28, l 2 8,0 40,0 3 22 34,4 IO TOTALE 100,0 25 100,0 64

"'"·

34 48 56 138

V. I 24,6 34,8 40,6 100,0

N.O.

6 21 9 36

V.I 16,7 58,3 25,0 100,0

A.ll. V.A. 20 17 21 58

V. I 34,5 29,3 36,2 100,0

3 7 4 14

V.1 21,4 50,0 28,6 100,0

N.O. V.A. IO 9 8 27

V. I 37, l 33,3 29,6 100,0

V.A.

N.O.

A.H. V.A. 9 15 16 40

V. I 22,5 37,5 40,0 100,0

V.A.

Y.I 31,8 31,8 36,4 100,0

V.A.

7 7 8 22

V.I 12,5 50,0 37,5 100,0

V.A.

l 4 3 9 A.ll. Y.A. 14 3 Il 28

V. I 45,4 45,5 9, l 100,0

N.O.

6 5 7 18

u. V.A.

s

5 l Il

A.ll. V.A.

V.I 30,3 30,3 3'3,4 100,0

V. I 33,3 27,8 39,9 100,0

N.O.

V.I 50,0 101 7 39,3 100,0

2 l

4 7

V. I 29,6 14,3 57, l 100,0

N.O. V.A. V.I 'l 50,0

o

,o

l 2

50,0 100,0


t Tab. 16b - EVENTUALI INPRESSIONI SFAVOREVOLI SUSCITATE DAL SERVIliO DI LEVA: ORDINE DI NEGATI V!T A' Secondo il titolo di studio 16b.l l Noia OIPLOM ALTRI N.O. LAUREA V.I V.A. V. I V.A. V. I V.A. V. l V.A. 40 55,6 56,3 286 67,8 127 70,6 l 339 33 18,3 2 15 20,8 131 21,8 70 16,6 15,6 20 Il, l 3 17 23,6 132 21,9 66 TOTALE 422 100,0 180 100,0 72 100,0 602 100,0 16b.2l Difetto di incentivi N.O. lAUREA AlTRI OIPLO"A V.I V.A. V. I V. A. V. I V.A. V. I V.A. 41 44,0 20 40,0 l 12 36,4 86 37,2 30 32,3 22 44,0 2 17 51,5 96 41,6 16,0 4 12, l 49 21,2 22 23,7 8 3 . 93 TOTALE 33 100,0 231 100,0 100,0 so 100,0 16b. 3! Senso di lontananza ALTRI N. O. LAUREA DI PLOHA V.A. V. I V.A. V. I V. A. V. I V.A. V.I 55 45,4 l 9 42,9 143 42,3 211 5'6,3 33 27,3 2 5 23,8 108 32, 0 108 2:8,8 14,9 33 27,3 3 7 33,3 87 25,7 56 100,0 . 10.0,0 121 100,0 TOTALE 21 100,0 338 375 16b.4l Kancanza di incentivi AlTRI N. O. lAUREA DIPLOM V.A. V. I V, I V.A. v.z V. A. V. I V.A. 27 44,2 l 19 146 39,9 35 27, l ~8,8 20 32,8 2 20 40,8 135 36,9 59 45,6 14 23,0 IO 85 23,2 35 27, I 3 20,4 100,0 100,0 366 100,0 129 100,0 61 TOTALE 49 16b.Sl Assegnazione non equa dei servizi ALTRI N.O. LAUREA OIPLOHA V.A. V. I V. A. V.I V.A. V. I V. A. V. I 65 32,3 27 37,5 l IO 31,3 118 36,8 36,9 17 23,6 2 IO 31,3 115 35,8 74 30,8 28 38,9 12 88 27 l 4 62 3 37' 4 201 100,0 72 100,0 TOTALE 32 100,0 321 100,0 16b. 6) Scarso ordine ALTRI N. O. lAUREA OIPLOM V.A. V. I V. I V.A. V. I V.A. V. I V.A. 12 27,9 18,2 50 25,0 30 25,6 l 2 17 39,5 71 35,5 42 35,9 2 3 27,3 14 32,6 6 54,5 79 39;5 45 38,5 3 100,0 43 100,0 TOTALE Il 100,0 200 100,0 117 16b. 7! Eccesso di disciplina AlTRI N. O. LAUREA OIPLO"A V. I V.A. V.% V.A. V. I V.A. V. I V.A. 34 24,8 9 22,0 4 30,8 26 22,6 l 18 43,9 45 39,1 SI 37,2 2 5 38,4 38,0 14 34, l 3 4 30,8 44 38,3 52 100,0 100,0 137 100,0 41 TOTALE 13 100,0 115

303


<segue Tab. 16b) 16b. 8) lneff i ci enza E. I. V.A. V.I l 22 33,3 2 21 31,8 23 34,9 3 66 TOTALE 100,0 16b. 'J) Sentirsi solo

"'"·

V.A. 75 130 128 333

V.I 22,5 31, l 38,4 100,0

E.I.

11.11. V.I V.A. V.I l 14,3 20 19,0 l 41,o 2 5 71,4 43 14,3 42 40,0 3 TOTALE 100,0 105 100,0 16b.l0) Scortesie dei superi or i E. I. u. V.A. V. I V.A. V.% 48 28,2 l 2 Il, 2 8 44,4 54 3!,8 2 40,0 3 8 44,4 68 18 100,0 170 100,0 TOTALE 16b.11l Prepotenze degli anziani E.I. 11.11. V.A. V.I V.A. v.z 22,2 18 20,7 2 l 32,2 66,7 28 2 6 11, l 41 47, l 3 l TOTALE 9 100,0 87 100,0 16b.l2l Prepotenze dei superi ori E. I. 11.11. V.A. V.I V.A. v.z l 4 26,7 39 33, l 2 2 13,3 35 29,7 3 9 60,0 44 37,2 100,0 TOTALE 15 100,0 118 16b.l3l Prepotenze dei col8i l i toni E.I. 11.11. V.A. V.I V.A. V.I 4 12,9 l o o,o IO 32,3 l 2 33,3 17 54,8 3 2 66,7 3 IVALUE! 31 100,0 TOTALE 16b.l4l Altro

V.A.

E.I. V.A. l 2 3 TO TALE

304 l

4 l 3 8

V.l 50,0 12,5 37,5 100,0

"'"· v.z

V.A. 33 15 26 74

44,6 20,3 35, l 100,0

A.K. V.A. 25 27 47 99

V. I 25,3 27,3 47,4 100,0

V.A. 18 21 17 56

A.ll. V.A. 17 32 36 85

V. I 20,0 37,6 42,4 100,0

V.A.

V.A. 43 49 34 126

V. I 34, l 38,9 27,0 100,0

V.A. 15 17 16 49

A.ll. V.A. 27 25 42 94

V. I 29,7 26,6 44,7 100,0

V.A.

A.H. V.A. 31 31 24 86

V. I 36,0 36,0 28,0 100,0

Y.A. IO 2 15 27

V. I 23,8 33,3 42,9 100,0

V.A.

V. I 30,8 23, l 46, l 100,0

V.A.

N.O.

N.O.

3 12 11 26

u.

5 7 9 21

8 6 .12 26

V.I 31,3 35,4 33,3 100,0

N.O.

9 8 6 23

V. I 39, l 34,8 26, l 100,0

N.O.

V.% 37,0 7,4 55,6 100,0

N.O. V. I

2 l 6 9

A. li. V.A.

V. I 11,5 46,2 42,3 100, o

N.O.

A.ll. V.A.

V. I 32, l 37,5 30,4 100,0

22,2 Il, l 66,7 100,0

N.O.

7 l 3 Il

V.I 63,6 9, l 27,3 100,0


t.

- OPINIONI

T•b· 17

SULLA "DISCIPLINA" NEL REPARTO DI APPARTENENZA

17al Secondo lfl F.A. di appar"tenen::.a E . I. Ecos•ivam•nte dura Appl. Q1US t& lliSUl"A Trascur4ta Fa t t• r'i9p.

for • a1 .

So•tan::.J.alm. os5er . Applic. con e quitA Nea~una

Y'i-aposta

TOTALE

V.A . 364 578 94 241 1 77 106 2:54 1.814

M. M. v.% 20,1 3 1, 9 5,2 13 , 3

9,8 s,8 14,0 100,0

V.A .

53 2 18

49 121 78 :56 21 596

A.M.

V. X

e, e

36 , 7 8,2 20,3 13,1

9,4 3 , :5 100 , 0

V.A.

66 22~

39 118 84 27 88 647

v. % 10,2 34,8 6 ,0 18,2 13, 0 4,2 13, 6

100,0

N. D. V.A. v. x 57 13,9 97 23,6 :;,e 24 36. 8,8 31 7,:5 21 5,1 14:5 3:5,3 411 100,0

17bl Sacondo il titolo di s t ud io LAUREA v. x 7, 4 2:5,2 8,6

V.A.

Ecoaaivomonte dur"a Appl . OiU!ita ,.l,ura Tra!lcur•ta FattA r isp. torm,a ,l. S0Dtan:14\lm. osser. Appl ic . con equi t & N~sGuna

r~spo st a

TOTALE

T~b.

18

-

12 41 14 47 33

28 , 8

a

20,2 4,9

8 163

100 , 0

4,9

DIPLOMA V. A. V.% 146 10,3 496 35, 0 77 5,4 276 19 ,4 208

14,6

74 143 1 .420

:5, 2 l O, 1 100,0

ALTRI V.A. V.% 273 21 , 4 41 2 32 , 3 SI 6,3 139

10,8

92 100 181 1.277

7,2 7, 8 14,2

100 ,0

N.O. V . A.

109 169 34 :l:'i 37 28 176 608

v. % 17,9 27,8 5,6 9,c)

6,1 4,6 28 , 8 100 , 0

LIVELLO 01 CUllA DELL'ADDESTRAMENTO SRcondo 1.. F. A. di appartonttn:;4

E. l. In .Od<' ecc. duro Auoov~t./Qtf1c•c· Tra~ c urato

N.,•yun:t f"1Gpo8t4

TOTALE

V.ll . :5:5 1 726 401 136 l. 814

Su co ndo lo> F . ll.

In ,.odo QCC. dUI"O AdOQU3t ./cff1Cac . Tn1•curo t o Nessuna l"icpoeta

TOTALE

V.% 30, 4

.ao, o

22,1 7,:5 100,0

di

M. M. V.ll . V. % 12 , 6 75 2 43 40,8 2:'Sol 42 , 6 4,0 ::N 59G 100,0

A. l. 36,3 42,4 8,2 100 ,0

N. Il. v.% V.A . 94 22,9 30 , 7 126 22 , 0 90 100 24 ,..S 410 100, 0

AI.TRI V. A. V.% 387 30 , 3 :522 40 , 9 22 , 3 2S:S 83 6,:5 1. 277 100 , 0

N.O. V.A. v.x 160 26, 3 181 29, 8 132 2 1,7 22, 2 13:5 608 100,0

V. A.

o:s

23Z

274 :SJ tH7

V.% 13, l

ap p •rtonenz~

LAUREA V.A. v. x 19 Il, 7 53 :33, 7 77 47,2 7,4 12 163 100,0

OIPL011A V. A. v. % 16,9 239 !i72 40,3 37,0 :526 s,e 83 1.4 20 100 , 0

305


Tab. 19 - VALORI CHE IIA66IORIIENTE COINVOLGONO: Secondo il titolo di studio 19.al Pat riottici LAUREA DIPLOIIA V.A. v.% V.l V.A. 5 16,7 151 38,9 l 2 9 30,0 74 19, l 3 12 40 76 19,6 4 2 6,7 45 11,6 s l 3,3 16 4, l ,o 6 o Il 2,8 7 l 3,3 15 3,9 ,o o ,o 8 o ,o o ,o 9 o 30 100,0 388 100,0 TOTALE 19.bl Dei doveri del cittadino LAUREA DIPLOIIA V.A. V.% V. A. V.l 35 62,5 159 56,4 l 2 14 25,0 88 31,2 Il 3, 9 3 5 8,9 4 l 1,8 9 3,2 ,o 13 4,6 5 o 1,8 2 o, 7 6 l ,o ,o 7 o o ,o ,o 8 o o ,o o ,o o 9 TOTALE 56 100,0 282 100,0 19. c) Dello ' spirito' di corpo LAUREA DIP~OIIA V.% V.A, V.% V.A. 137 31,9 l 15 35,7 . 13 31,0 146 34,0 2 94 B 19,0 21,9 3 27 6,3 4 5 Il, 9 14 3,3 5 l 2,4 o ,o 6 1,4 6 o ,o 5 1,2 7 ,o o ,o o 8 ,o o ,o o 9 42 100,0 429 100,0 TOTALE 19.dl Di solidarietà LAUREA DIPLOM V.A. V.l V.A. Y.l 54,7 42 66,7 284 l 13 20,6 132 25,4 2 49 9,4 3 5 7,9 34 6,6 4 3 4,8 o ,o 9 l, 7 5 ,o 6 1,2 6 o 7 o ,o 5 1,0 ,o ,o o o 8 ,o ,o o 9 o TOTALE 63 100,0 519 100,0

306 1

ORDINE DI RJLEVANZA ALTRI V.A. V.I 144 52,4 44 16,0 39 14,2 IO 3,6 16 5,8 8 2, 9 13 4, 7 l 0,4

o

275

o

,o

l

,o

o o o

1,0

100,0

99

100,0

ALTRI v.% V.A. 231 60,7 77 20,2 40 10,5 9 2,4 8 2, l 12 3, l 4 l, o

o o

381

,o ,o

100,0

ALTRI V. A.

IlO 72 62 18 IO 4 4

o o 280

v.% 39,4 25,7 22, l 6,4 3,6 1,4 1,4

,o ,o

100,0

ALTRI Y.A. V.I 131 43,1 72 23,8 55 18,2 24 7,9 14 4,6 s l, 7 o, 7 2

o o

303

N.O. V. A. V.% 67 67,7 12 12, l 17 17,2 2 2,0

,o ,o

100,0

,o ,o ,o

N.O. V.A. v. l 83 60,7 37 27,0 15 10,9 o, 7 l

o o o

,o ,o ,o

l

0,7

137

100,0

o

,o

N.O. V.A. v.% 39 43,9 22 24,7 28,1 25 l 1,1

o o

,o ,o

2

2,2

89

100,0

o o N. O. V.A. 55 20 12 2

1

o

o o o 90

,o ,o

V.% 61,2 22,2 13,3 2,2 1,1

,o ,o ,o ,o

100,0


!Segue Tab. 19) 19. el Della superiorità della forza e del suo uso ALTRI LAUREA DIPLOM Y.A. Y. I V.A. V. I V.A. V. I 78 2 10,5 37 15,7 31,8 28,1 72 29,4 4 21, l 66 6 31,5 44 18,6 sa 23,7 o ,o 13 5,5 12 4, 9 49 21 4 21 , l 20,8 8,6 14 5, 9 4 1,6 3 15,8 ,o ,o o 13 5,5 o

l 2 3 4 5 6 7 8 9 TOTALE

o o

,o ,o

o o

,o ,o

19

100.0

236

100. 0

19. f) Della violenza prevaricatrice sui LAUREA Y. A. Y. I IO 38,5 7 26,9 2 7, 7

l 2 3 4 5 6

7 8 9 TOTAlE

o o

,o ,o

3 4

11,5 15,4

o o 26

,o ,o

100,0

DIPLOM Y.A. V. I 91 31,9 71 24,9 39 13,6 8 2,8 17 5, 9 10,5 30 29 101 l l 0,3

o

286

,o

100,0

,o ,o

o o

245 pi~

100.0

N.O. V. I V.A. 25 44,6 16 28,6 12 21,4 2 3,6 1,8

o o o o

~h

,o ,o ,o ,o

100. 0

deboli AlTRI

71 34 8 4 24 17 4

Y.I 44,4 24,4 Il, 7 2, 7 1,4 8,2 5,8 1,4

291

Y. A.

m

o

N.O. Y.A. V.I 40 51,3 15 19,2 17 21,8

o

,o

l 2 3

,o

o o

1,3 2,6 3,8

100,0

78

100,0

,o ,o

19.gl Dell'egoisao e del proprio benessere e vantaggio

l 2 3 4 5 6 7 8 9 TOTAlE

LAUREA V.A. Y.I 18 44,0 Il 26,8 4 9,8

o

,o

3 l 3 l

7,3 2,4 7,3 2,4

41

100,0

o

,o

DI PLOHA Y.A. V. I 136 41,6 60 18,3 44 . 13,4 9 2,7 12 3,7 32 9,8 33 10,1 0,6 2

o

328

,o

100,0

AlTRI Y.I Y.A. 98 38,3 55 21,5 49 19, l 2,0 5 6 2,3 16 6,3 27 10,5

o o

256

,o ,o

100,0

N. D. Y.A. V.I 54,3 43 23 29, l 6 7,6 1,3 l 3 3,8 2, 5 2 l 1,3

o o

79

,o ,o

100,0

307


- RAPPORTO

Tab. 20

ESISTENTE TRA MILITARI DI LEVA E DI CARR IERA appar tenenza

Secondo la F . A. d l

E. l. V.A .

po ssib . comun . divars . ment.

No~s. Pr~f.

fo.-mal e Poss. instaur . dia L Dipende dai s .tnç~o1 i Nessu na risposta Allpp.

purom.

TOTALE

130 400 141 129 769 24:5 1.914

V. % 7,2 22, l 7 ,8 7, l 4 2,3 13,5

100,0

So condo i l titolo di studio LAUREA V.A . V. % Nesc . P'-'C:.Dib. comun . 7 4, 3 Prof. divo~G . l'lUPO t . 35 21 ,5 rtapr.. . puram. 1ormale 12 7 ,4 Po&s. in5 t •ur . dhl . 7 ,4 12 Ol.ponde do> singo l i :52,0 9:5 Nocsuna risposta 12 7,4 TOTALE 163 100, 0

T ab .

21

-

M.M. V. A. V. % 24 4 ,0 124 20,9 44 7,4 73 12 , 2 31:5 :52,9 16 2 ,7 100 , 0 :596

DIPLOMA v.%

V.A.

63

4,·1

305

2 1, 5

97 124 682 1:59 1. 420

6,1 9,7 48,1

1 1, 2

100,0

A. I. V.A . V.% 4,3 29 132 20 , 4 48 7, 4 :51 7, 9 297 4 ::5 , 9 91 14,1 6 47 100,0

N. O. V. X

V.A.

33

a,o

71 37

17t3

lo

3,9

129 12:5 411

31,"

ALTRI

9,0 30,11

100. 0

N. O. V.% 7, 0 20 , 9 9,2 e, t

V.A.

89 267 119 104 :551 148 1.277

V. %

V . A.

9,2 19, 7

56 120 53 29 192 1!58 608

43, 2 1 1, 6 100 , 0

e, 1

4, 0 31,6

26,(1 100,0

ATTEGGIAMENTO Dfl 111LITARI DI LEVA NEl CONFRONTI DELLE REGOLE CUI SONO SOTTOPOSTI Secondo 11

ta.tolo d l • tud io LAUREA

V.A .

v.x

DIPLOMA v. x

V./\.

ALTRI V. A.

v. x

N. D. V.A.

v.x

Accott . co•ne dovGrc

16

9,8

222

1 5,6

2-IC,)

19 , 9

101

16, 6

Uni f.

72

44,2

503

35, 6

44:5

34 ,9

159

26,2

po r

\)yj

Se poss1.b . Ac c .

rag .

t.

pun .

e l ~o~derle

d 'essere

Tc1b .

22

-

16 , 6

24)7

14 ,6

180

14 , 1

92

15,1

22,7

378

'26 ,b

'269

2 1, l

92

15,l

Il

6,7

wa

7,6

143

11,2

164

27,0

1b3

100 ,0

1.420

100 , 0

.1 . 277

100,0

608

100,0

Nes5unoJ r' l.SPO§t"'

TOTALE

27 :37

L IVELLO DI SI MULAZIONE DEllE MALA TTIE Secondo la F.A. d i appCJr tenen::a

E. l. V. A.

M. M. v.%

V.A .

A. l . v.%

V.A.

N. D. v. x

V.A .

v. x

Molt issimo

307

16,9

69

1 1, 6

109

16 , 8

6:5

l:S,8

Mo l to

31 1

1 7,1

101

17,0

109

16,9

53

12,9

Poco

456

25,2

195

32 , 7

160

2 4,8

70

16, 9

NO

292

16,1

1 17

1'9,6

124

19 , 2

:50

12 , 2

Non so

362

20,0

104

17,4

118

18, 2

71

17,3

86

4,7

10

l, 7

27

4, 2

102

24 , 8

1 .81·1

100,0

~'96

100, 0

647

100,0

411

100, 0

Nc:ssun4 f".iopos t a

TOTALE

308 l


T.ab. :!3 - NECESSITA' DI l'lETTERE IN ATTO SOTTERFUGI• L li/ELLO DI ACCORDO 23A) Secondo

•• F.A.E.I.

di appartenon:a

II.A.

51 filO tto Abb.1tStAn::a Poco

NO Non s o Nct"'8Vn01

Il.

306 363 404 :566 94 1.814

II.A.

31, l

:5,2 4,S

BI

~J~:opo•t.a

TOTALE

x

16,9 20,0 22, 3

100,0

l'l. l'l.

A.

62

11.% 10,4

96

lb,2

16:5 2!39 27 7 :596

2 7,7 40,0 4· .~

1, 2 100,0

l.

V.A.

109 120 154 202 37 2S 647

11.% 16,8

19, 5 23,9 31,2

:5,7 3,9 100,0

II.A.

N.O. Il.%

61 63 67

14,8

84 :li

20,:5

10:5 411

2:3 ,6 100 , 0

1:5, 3 16,3

7,5

2Jb) Setcondo i l titolo d1 wtudi o

II.A.

s.

.ol t o Abba•t•n:a Poco

NO ...,n.., Ne~•un•

TOTALE

Tab. 2 4

r ispost•

- DESIDERIO DI

2<4•)

Secondo

LAUREA

ta

DIPLOMA

11.%

15 37 44 60 :1 2 163

V.A.

9,2 22,7 27,0

Il.

178 270 368 :512 :53 39 1.420

36,8

3,1 1,2 100,0

x

12,5 19, 0 25,9

36,2 3,7 2,7 100 ,0

ALTRI V.A . 243 23& 267 391

'H 56 1.277

x

N.O.

100, 0

V.A. 102 99 110 138 37 122 608

v. x

1/,A.

Il.

19,0

18,:5 20 ,9 29,8

.....

7,4

Il.

x

16,0

16,3 JB , l 22 ,6

6, l 20 , l 100, 0

PARTECIPARE A MISSIONI DI PACE

F.A. di app•rtenonza

II.A.

E.I.

v. x

11.1'1.

V.A.

Il.

x

A.!. V.A.

N.O. 11.%

SI

937

!51 , 6

357

:19,9

325

50,3

149

36,3

NO

:529

29,1

124

20,8

186

28,7

107

26,0

324

17,9

Ili

120

18,~

64

15,6

2:1

1,4

..

18,6

0 ,7

16

2,:1

91

22,1

1.814

100 , 0

:596

100,0

647

100,0

411

100,0

NON

so

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

.24b ) Secondo i l titolo di •tudio

V.A.

LAUREA

v. x

DIPLOMA V.A.

v. x

1/.A.

ALTRI

v.x

N.O. V.A.

v. x

SI

76

46,6

784

:1:5,2

669

52,3

239

39,4

NO

60

36,8

371

26,1

348

27,3

166

27,3

26

16,0

2:50

17,6

240

18,8

103

16,9 .

0,6

"

1,1

20

1,6

100

16,4

100,0

1.277

100,0

608

100, 0

NON

so

NESSUN/\ RISPOSTA TOTALE

163

100,0

1.420

309


Tab. 25 - UUAliTA' DEI SERVIZI OFFERTI Secondo il titolo di studio 25a) Riguardo agli alloggiaaenti LAUREA DIPtOMA V.A. V. I V.A. V.I Confortevole 33 20,2 330 23,2 Nediocre 82 666 46,9 50,4 Pessi1o 48 29,4 407 28,7 NessiJna risposta ,o o 17 1,2 TOTALE 163 100,0 1.420 100,0

ALTRI V.A. Y. I 354 27,7 600 47 ,o 308 24, l 15 1,2 1.277 100,0

N.O. V.A. 135 216 160 97 608

V. I 22,2 35,5 26,3 16,0 100,0

25bl Riguardo al riscalda•ento LAUREA DIPLOMA V.A. V. I V.A. V.I Confortevole 53 32,5 m 30,2 llediocre 71 43,5 591 41,6 Nullo 34 20,9 353 24,9 Nessuna risposta 5 3, l 47 3,3 TOTALE 163 100,0 1.420 100,0

ALTRI V.A. Y. I 340 26,6 520 40,7 366 28,7 51 4,0 1.277 100,0

N.O. Y.A. 146 195 156 111 608

V. I 24,0 32,0 25,7 18,3 100,0

25cl Riguardo al vitto: quantitA lAUREA DIPLOMA V. A. V. I V.A. V. I Abbondante 59 36,2 352 24,8 Sufficiente 75 46,0 715 50,4 Scarso 28 17,2 337 23,7 Nessuna risposta l 16 0,6 1,1 TOTALE 163 100,0 1.420 100,0

AlTRI V.A. V.I 272 21,3 638 50,0 326 25,5 41 3,2 1.277 100,0

25dl Riguardo al vitto: qualitA lAUREA DIPLOMA Y.A. V. I Y.A. V. I Buono 25 15,3 195 13,7 llediocre 659 84 51,6 46,4 Pessi•o 54 33, l 532 37,5 ,o Nessuna risposta o 34 2,4 l. 420 TO.TALE 163 100,0 100,0

N.O.

230 !50 113 608

V. I 18,9 37,8 24,7 18,6 100,0

ALTRI Y.A. V.I 249 19,5 45,2 577 356 27,9 95 7,4 1.277 100,0

N.O. V. A. 83 207 176 142 608

V.I 13,7 34,0 28,9 23,4 100,0

25el Riguardo alle attività sportive e ricreative LAUREA DIPLOMA ALTRI Y.A. V. I V.A. V. I V.A. V.I Curate 23 14, l 262 18,5 330 25,8 Trascurate 67 41, l 629 44,3 537 42, l Inesistenti 73 44,8 513 36, l 383 30,0 Nessuna risposta ,o o 16 1,1 27 2, l TOTALE !63 100,0 1.420 100,0 1.277 100,0

N. O. V. A. 131 188 186 103 608

V. I 21,5 30,8 30,6 16,9 100,0

310 l

V.A. 11:i


Tab. 26

-

OELL'AOOESTAME~TO

OUALITA'

IMPARTITO

'26•> Secondo la F.A. di appa rtenenz•

E.I. V.A.

V.%

Buono

413

22,9

71

Sutticionto

710

39,1

239

Non sufficiente

403

22,2

Nullo

239

13 , 2

Nou•u~'•

rl•po•t.a

TOTALE

A.M.

M.M.

V.%

V.A.

N.O.

V.A ..

V.%

V.A.

v .%

11 ' 9

73

11, 3

76

18,4

40,1

222

34 , 3

124

30,3

177

29,7

178

27 , :5

59

14, l

103

17,3

146

22 , 6

53

12,9

49

2,7

6

1, 0

28

4,3

100

24,3

1.814

100,0

:S96

100,0

647

100,0

411

100,0

2bb> Secondo i l titolo d> studio

LAUREA V.A. v.x Buono

DIPLOMA V.A. V.%

ALTRI V.A.

N.O. V.%

V.A.

V.%

7

4,3

197

13,2

318

24,9

121

19,9

45

27 , 6

:S3:S

37,6

:S24

41,0

191

31 ,4

Non tiutficiente

58

35,6

•133

30,5

241

18,9

84

13,9

Nullo

:SI

31,2

229

16,1

161

12 , 6

101

16,6

2

1,2

37

2, 6

33

2,6

Ili

18, 3

163

100,0

1.420

100,0

1 . 277

100,0

608

100,0

Suffichtnt.v

Nossun• rl.1ipost• TOTALE

T•b• 27 • CAPACITA' DI USARE ARMI INDIVIDUALI E DI REPARTO

27l Secondo

••

F.A. di

app;,1,rtenenz~

E.I. V.A .

M.M. V.%

V.A.

v. x

A.M. V. A.

N.o. V.%

V.A.

V.%

SI

75:5

41,6

18:S

31,0

246

:a,o

122

29,7

NO

374

20,6

19:S

32,8

173

26,7

83

20,2

Parz 1a1 . . nle

63:S

3:S,O

208

34,9

2<>3

31,4

108

26,3

:so

2,8

8

1,3

2:S

3,9

99

23,8

1.814

100,0

:S96

100,0

647

100,0

411

100,0

Nessuna r !spostA T01ALE

311


T ab .

28

- NUMERO DElLE PARTECIPAZIONI A TIRI CON ARMI INDIV IDUALI S" condo

l~

F . A. d i

E.

appartenenza

M.M.

l.

V. %

V.A.

V.A.

v. x

V.A.

A.M.

v.x

N.O. V.A.

V.%

un..

374

20 , 6

254

42,6

2 95

45,6

85

20, 7

ou ..

553

30,5

12 8

21 ,5

142

21,9

97

23,6

Più vol te

785

43,3

190

3 1, 9

159

24,6

121

29 , 4

Nessuna risposta

102

5, 6

24

4,0

51

7,9

10 8

26,3

1.814

100 , 0

:'596

100, 0

647

100,0

411

100,0

TOTALE

T ab .

29 - NUMERO DELLE PARTECIPAZIONI AD ESERCITAZIONI A FUOCO SE't condo l ,a. F. A. di appa:rtena n ta

E.

V,A.

l.

v.x

M.M. V.A.

v. x

N.o.

A.M. V.%

V.A.

V.A .

v.x

Una

:'550

30,3

238

39,9

293

4~,3

109

Due

358

19,7

84

14, l

11 6

17,9

76

18,5

P i~ volte

:'544

30,0

17:5

29,4

Ili

17,2

89

21,7

Ne&suna risposta

TOTALE

rab. 30

26, 5

362

20, 0

99

16,6

127

19,6

137

33,3

1.81 4

100,0

:596

100,0

647

100 ,0

411

100,0

- GIUDIZIO SULL'ISTRUTTORE MILITARE

30 al Secondo l • F.A. di appa r tenenza

E. l .

V. A. Preparato

V.%

M.M.

V.A.

V.%

A. M. V.A .

v. %

N.O.

V.A.

v.x 45,2

1. 082

59,7

325

54,6

359

:5:5,6

186

Poco preparato

:503

27,7

18:5

31,0

186

28 , 7

73

17,8

Ncm preparato

1S1

8,3

so

8,4

65

10, 0

43

10 , 5

NQ!OGUOù

rispost.a

TOTALE

78

4, 3

36

6,0

37

3,7

109

26,!5

1.814

100,0

596

100,0

647

100 ,0

411

100,0

30 b) S•condo il ti to1o di studio

lAUREA V .A.

v. x

DIPLOMA V. A.

v.x

ALTRI V.A .

v. x

N. D. V.A.

V. l

Preparato

66

40,4

801

~6 , 4

792

62,0

293

48,1

Poco prup;.uo,to

65

39, 9

433

30,5

325

25 , 5

124

20,4

Non p r l!'p6 r é'to

19

11,7

118

8,3

109

8,:'5

63

10,4

Nessuna ri spos ta

13

8,0

68

4,8

51

4,0

128

21, l

163

100,0

420

100 , 0

1 . 277

100,0

608

100, 0

TOTALE

312 l

l.


l

T.lb.

31

- GIUDIZIO SUL COMANDANIE la F.A.

di appart•nonza

31 al Se condo

E. J.

V.A.

v.x

M.M. V.A.

v.x

V.A.

A.M.

v.x

N.O.

V.A.

v.x

8u.6ft co.•ndant•

920

:50, 7

:n3

:S-4,2

332

51,3

167

40,1

"odiocre coeandAnte

:590

:n,:s

212

3:5,&

2:!2

34,3

es

20,9

Cattivo cCMand.t.nte

230

12,7

49

0,2

:18

9,0

47

11,4

74

4,1

12

2,0

3:1

:5,4

111

27 , 0

1.814

100,0

:59&

100,0

&4 7

100,0

411

100,0

He~suna

rispostA

TOTAlE 31

b)

Secondo il t itolo di studio

V.A. Buon co-and•nte MediOCr"O

CQnlandant•

Cattivo co•andante

Ne5sun• ,.l sposta

lOlAlE

lAUREA

v. x

V.A.

DIPlOMA

v.z

V.A.

AlTRI

v.r

N. D.

V.A.

v. x

71

4·3 ,5

737

~u,e

&86

53,7

2 49

40,8

64

39 , 3

49:5

34,9

402

31 , 5

149

24 ,S

20

12,3

140

·9,9

140

11,0

94

13,8

8

4,9

48

3,4

.. 9

3,8

127

20,9

163

100,0

1.420

100,0

1.277

100,0

600

100,0

313


hb. 32 - COSA PIACEREBBE FARE (pri.a risposta> 32 al Secondo la F.A. di appartenenza

"'"·

E. I. Y.A.

m

attività fisica

Y. l

Y.A.

N. O.

A.M.

Y.l

y. l

Y.A.

Y.A.

Y.l

1.075

59,3

450

75,4

412

63,7

172

41,9

1\eno attiviU fisica

161

8,9

22

3,8

39

6,0

21

5, l

Pi !l addestr . ti l H.

87

4,8

37

6,2

51

7, 9

19

4,6

Ile no addestr. t ilit.

151

8,3

14

2,3

14

2,2

27

6,6

La stessa att. fis.

175

9,6

41

6,9

61

9,4

30

7,3

Lo stesso add. ti!,

49

2, 7

IO

ll 7

23

3,5

12

2, 9

116

6,4

22

3, 7

47

7,3

130

31,6

1.814

100,0

596

100,0

647

100,0

411

100,0

Nessuna risposta TOTALE

32 bl Secondo il titolo di studio

Y.A. Ecessiva1ente dura Appl. giusta t isura

LAUREA Y. l

Y.A.

DIPLOIIA Y. l

Y.A.

ALTRI Y. l

N.O. Y.A.

Y.l

105

64,5

969

68, l

766

59,9

269

44,3

8

4,9

68

4,8

122

9,6

45

7,4

s,s

77

5,4

74

5,8

34

5,6

Trascurata Fa t h r isp. tort a!.

6

3, 7

59

4,2

102

8,0

39

6,4

Soshnzialt. osser.

17

10,4

138

9, 7

104

a, 1

48

7, 9

Applic. con equiU

3

1,8

30

2, l

39

3, l

22

3,6

15

9,2

79

5,7

70

s,s

151

24,8

163

100,0

l. 420

100,0

1.277

100,0

608

100,0

Nessuna risposta TOTALE

314


Tob. 33

-

PERMANENZA IN SERVIZIO DI LEVA

Sv(ondo la F.A. di •pp•rtehenz• E. l. V.A,

M<> no eh 4 •oo i

Da 4 • 6

_..

.o ....

11. 11. V.%

V.A.

A.!"'.

V.%

V.A.

v. x

N.O. V.A.

v. %

346

19,1

71

12,0

IOG

29 , 7

::12

12,7

342

18,9

106

18,1

133

20,6

68

16, 6

4 0b

22 , 3

1 ~0

2:1 , 3

117

18, l

47

l1 .~

Da IO o 12 • o s .t.

:5~7

29,0

141

24,1

133

:0,6

61

14,8

1!5 mogi

3

0,2

!5<1

9,2

12

1,9

:5

1, 2

0,2

34

!5,8

3

0, 4

9

2,2

Da 7 " ! j

Da

t~

Olt,. ~

•

l:S . . . j

u.•st:ovu• lOTALE

f'1 SPOSt.A

l Oli

10,3

32

:5,!5

63

9,7

169

41,1

1. 81 4

100,0

!586

100,0

647

100,0

411

100, 0

315


Tab. 34 - FUHZIONE SVOLTA DAI GRUPPI AKICALI FORMANTISI TRA I HILITARI DI LEVA 34 al Secondo la F.A. di appartenenza

"¡"¡ V.I

E. I. V.A.

V.I

V.A.

A.M. V.A.

N.D.

V. I

V.A.

V. I

lndispens. per superare i1patto con nuova rea! U

766

42,2

241

40,4

269

41,7

117

28,5

Possono facilitare inserilento in vi t a 1il itare

649

35,8

273

45,8

237

36,6

91

22,1

69

3,8

12

2,0

22

3,4

33

8,o

Possono incre1. co1port. indesiderab. verso nuovi

166

9,2

62

10,5

43

6,6

22

5,4

Nessuna risposta

164

9,0

8

1,3

76

11,7

148

36,0

1.814

100,0

596

100,0

647

100,0

411

100,0

Non servono a niente

TOTALE

34 bl Secondo il titolo di studio

V.A.

LAUREA V.I

V.A.

DIPLOMA V. I

V.A.

AlTRI V. I

N.D. V.A.

V. I

lndispens. per superare i1patto con nuova rea! t~

66

40,5

599

42,2

511

40,0

217

35,7

Possono facilitare inseri1eilto in vita 1ilitare

68

41,8

567

39,9

466

36,5

149

24,5

3

1,8

24

l, 7

63

4, 9

46

7l 6

18

11,0

112

7, 9

135

10,6

28

4, 6

4, 9

118

8, 3

102

8,0

168

27,6

100,0

1.420

100,0

1.277

100,0

608

100,0

Non servono a niente Possono incru. co1port. indesiderab. verso nuovi Nessuna risposta TOTALE

163

316 l


T~b.

3:5

FONDAI'IENTI - Socondo il

DEl RAPPORTI CON DLI ALTRI MILITARI titolo di studio

v.A. stos~o Or'

Tt\b .

CONOSCENZA - Secondo l•

36

200

25,6

148

TOTALE

97

1.316

100,0

N. D.

ALTRI

DIPLOMA V.%

l . 019

4, l

38

soc./cu.lt.

V.A.

70,3

6

i Q• region.

Su stot;•.l or .

v. x

I O~

Su vit" in comune Su

LAUREA

v. x

V.A.

V.A.

v. x

237

5'3 , 7

2 1,2

77,4

841

70,8

7,4

1'34

16,~

84

15,2

151

12,7

76

19,1

100,0

1.186

100 , 0

397

100,0

DELLA PRATICA DI VIOLENZE E/0 SCHERZI SULLE RECLUTE F.A. di •ppar tenan~• E. l.

V.A.

H.t1 .

v.x

V.A.

A. M.

v.x

V.A.

N. D.

v.x

v. x

V.A.

SI 40

4,3

6

1,6

15

4,4

13

8,2

771

83,5

345

89,8

300

87,7

129

81,7

Vio1en~c

Schcr';:1

..

V1ol.

scher .

TOTALE

113

12,2

33

8,6

27

7,9

16

10,1

924

100,0

394

100,0

342

100,0

158

100,0

M. M.

E.I . V.%

V.A.

V.A.

A.M. V.%

V.A.

N. D.

v.x

v. x

V.A.

NO

Vio1.

32,3

112

32,6

71

20;3

32

22

1,9

8

2,4

Il

3,3

9

7,0

?52

65 ,8

223

65,0

266

76,4

90

&8,7

"

l. 144

100,0

3-13

100,0

348

100,0

131

100,0

•che,. .

TOTALE

Tab. 37

-

24,3

370

Violvnzo SchOr' -:ti

LUOGO IDEALE PER EFFETTUARE IL SERVIZIO DI LEVA Sctcondo i l

titolo di st udio

LAUREA

v. x

V.A. In reo. di residen.

DIPLOMA V.A. v.

x

ALTRI V. A.

v.x

N.O. V.A.

v. x ~s,

1

140

85,9

1.124

79,3

970

75,9

335

8

4,9

137

9,6

145

11,4

62

cep1.ta

13

8,0

137

9,6

131

10,3

46

7,6

Noosun• r !!;posta

2

1,2

22

1,5

31

2,4

165

27, l

163

100,0

1.420

100 , 0

1.277

100,0

608

100 , 0

In •l t n•

c.....,

TOTALE

r'&Qi .....ne

10,2

317


-

Tt.\ b. 38

POSSI81L !TA' D'INSERIMENTO NELL'AMBIENTE CIVILE DELLA LOCALITA' OVE SI PRESTA IL SERVIZIO DI LEVA Secondo i l

titolo di studio

V.A. SI SI,

.,..

con diffic ..

NO

TOTALE

-

T_.b. 39

AlTRI v.% V. A.

N.O. V.A.

V.%

78

47,8

571

40,2

322

40,'9

173

22

13 , 5

268

18,9

327

2:5,6

107

17,6

57

35,0

~~• o

38,0

392

3 0 ,7

139

26, 2

28,4

6

3,7

41

2,9

36

2,8

169

27,8

163

100,0

1.420

100,0

1.277

100,0

608

100 , 0

rispo5t•

Nv s ~un&

DIPLOMA V.A. V.%

LAUREA V.%

AMICIZ IE CON PERSONE DEL LUOGO S•co ndo i l tito lo di stud1.0

v.A.

LAUREA V.%

ALTRI V.A. V.%

DIPLOMA V.A . v. x

N. O. v . A.

V.%

SI

79

47,9

706

49,7

68!5

53, 7

223

36,7

NO

76

46,6

659

4&,4

561

43,'9

209

3 .4 ,4

9

s,s

2,4

176

28,9

608

100, 0

NESSUNA RISPOSTA

163

TOTALE

-

T ab. 40

100,0

55 1 . 420

31

3,9

100,0

1.277

100,0

INCIDENZA DEL SERVIZIO DI .LEVA SULL' USO DI DROGHE Secondo l a F.A. di •pptllrtenenza.

M.M.

E. l. V.A.

OccAG.

P'"

i nizio uso

Le uGa chi gU conc um. Nessun

Net;sunn TOTALE

318

t"'

;app.

lev•ldroga

r i~post•

v.%

v.A.

N.O.

A.M.

V.%

V.A.

v.x

V.A.

v.z

698

37 , 2

27 1

45,4

198

30,6

197

zs,

600

32,0

206

34,6

224

3-& . 6

179

25,

288

15, 4

103

17,3

123

19,0

85

12,

288

1:5,4

16

2 ,7

102

15,8

238

3-'J

1.874

100,0

396

100 , 0

647

t Ot>, O

6'39

100,


t

T•b. 41

- USO PERSONAlE DI s. condo

DROGHE lEGGERE DUR<"NTE lA VITA 111liTARE

l• F.A. di apparten.nz a E.I.

v.x

V.A.

:s,:s

Il

1,8

279

l:S,-4

:12

8,7

1378

7:S,9

:524

se

3,2

9

1.814

100 , 0

::196

Ou,al et•• volta

11oi Neseuna r.a.wpost•

T•b• 42

v.x

99

Spveao

TOTAlE

11.11.

V.A.

- CONOSCENZA

V.A.

A.".

v. x

V.A.

N.O.

v. x

l'!

2,2

20

4,9

:59

9, 1

26

6,3

BB,O

:5:11

8:5,1

200

48,7

I,:S

23

3,6

16::1

40,1

100,0

647

100,0

411

100,0

DEll'USO DI DROGHE DA PARTE DEl COI'II'II l !TONI

Secondo l • F.A. di •pp•rtonen:.•

E.!.

V. A.

v. x

H. H. V.A.

A.l1. V.%

V.A.

v. x

N. D.

V.A.

v.x

Sp"GSO

490

27,0

104

17,4

113

17,!5

66

16, l

Ouolch• voi t .a

743

41,0

2:5 1

42,2

274

42,3

86

20,9

11••

•166

25,7

222

37,2

220

34,0

92

22,4

11::1

6,3

19

3,2

40

6,2

167

40,6

1.814

100,0

::196

100,0

647

100,0

411

100,0

Nessuna

r1.spo5t~

TOTAlE

T•b. 43

- SUFFIC IENZA

DEl CONTROllO DE I SUPER I ORI PER DUANTO All'USO 01 DROGHE

Secondo l• F.A . di appaf"tenen:a

E.!. V.A.

V.%

1'1.11.

V.A.

v. x

V.A.

A.l1.

v.x

V.A.

N. D.

V.%

51

:501

27,6

122

20,:S

1:52

23,4

:57

13,9

NO

60:5

33,3

237

39,7

~

39,3

100

2<4,4

POCO

420

23,2

144

24,2

144

22,3

49

11,9

NON SO

223

12,3

9:5

14,3

74

11,4

4::1

10,9

6:5

3 ,6

9

1,3

23

3,6

160

aa,~

1.814

100 , 0

::196

100,0

647

100,0

411

NESSUNA RISPOSTA TOT•\lE

100 , 0

319


- INCIDENZA

Tab. 4-1

DEL SERVIZIO DI LEVA SUL SUICIDIO FRA l GIOVANI

44 .a) Secondo l• F.A. di appart•n•nza

E. l. Qual cho vol t~ Nessun

r~pporto

l" i

Nes•unA

sposta

TOTALE

ropporto

N cSt;Unt\

T ab.

45

V.%

V.A.

61,7

327

~4,8

391

60,4

129

31,4

570

31,4

246

41,3

198

30,6

84

20,4

126

6,9

23

3,9

58

9,0

198

48,2

100,0

!596

100,0

647

99,'9

411

100,0

t itolo di studio

LAUREA v. x

DIPLOMA V.A. v.x

ALTRI V.A.

v.x

N. D. V.A.

v.x

121

:54,3

912

64,2

699

~4,8

23:3

38,4

9!5

4 2 ,6

446

31,4

483

37,8

134

22,0

7

3,1

62

4,4

9!5

7,4

241

39, 6

223

100,0

1.420

100,0

1. 2 77

100,0

608

100,0

r it;post~

TOT,'\LE

N. D. v.x

V.A.

1118

V.A.

Ne ~Gun

A.M. v.x

V .. A.

1.814

ol4 b) Secondo i l

Oualcho volta

M.M. V.%

V.A.

- DISTR18UZIONE DEGLI

INTERVISTATI PER ARMA DI APPARTENENZA

Secondo il titolo di studio V .. A.

E!l•rcl to

LAUREA V.%

7!5

Crabiniori

DIPLOMA V.%

V.A.

ALTRI V.A.

N.O. v.%

V.A.

v.x

4~,9

717

!50,!5

823

!57,0

1!56

0,6

7

0,!5

19

12,9

17

2,9

....

7,2

2!5,6

H<iirina

27

16,6

340

23,'9

18:;

12,8

A~rron•utica

!56

34,4

332

23,4

198

13,7

61

10,0

4

2,!5

24

1,7

:53

3,7

330

!54, 3

163

100,0

l. 420

100,0

.. ~

100 ,0

608

100,0

Naaauna r"isposta

TOTALE

320

1.~


TAb.

~6

- RAPPRESENTANZA

CUI SI FA CAPO: LIVELLO DI PERCEZ IONE

DELL'ORG~NO

46 a) Secondo la F.A. di app•rtenenzoa

E. L V. A.

M. M. V. %

V.A.

A.M.

V.%

V.A .

N. D. V.%

V,A ,

v. x

Pum3Jtutnttt

1 ~0

6,6

35

5,9

44

6,8

14

3,4

Abbast•n:•

:529

29,2

197

33,0

196

30,3

72

17,5

Inadeguatamente

346

19,1

122

20 ,:5

127

19,6

34

8,3

Per n1 entt1

:5<1:5

30, 0

166

27 , 9

1:56

2 4,1

69

16 , 8

Nessuna.

~ispost•

TOTALE

273

15 ,1

76

12,8

124

19,2

222

54 , 0

1.813

100,0

:596

100,0

6 .. 7

100,0

411

100 , 0

46 b) Secondo i l titolo di studio V.A.

LAUREA V.%

DIPLOMA V.A, V.%

ALTRI V.A.

v.x

N.O. V,A,

v. x

P1.enaaente

:5

3,1

64

4,:5

116

9, l

29

4,8

Abbastan:•

34

20,'9

419

29 , ~

41 !5

32,5

126

20,7

lnadegulttamcnte

43

26,4

307

2l , G

213

16,7

66

10,9

p.,,

:14

33,0

407

28 , 7

35S

27 , 8

120

19 , 7

27

16,6

223

1:5,7

179

13,9

267

4 3,43

163

100,0

1.420

100,0

1.'277

100,0

609

100,0

n1.onto

Nct:;S\1~

~1.spost •

TOTALE

Tab . 47 - SEGUITO PRESTATO ALL 'ATT IVI TA '

DE l RAPPRESENTANTI

So condo i l titolo di studio LAUREA V.A.

v. x

DIPLOMA V.A. v.

x

ALTRI V .A.

N.O. V.l

V.A.

V. l

Costan./1ntvros.

1•1

8,6

94

6,6

l SO

11, 6

47

7, 6

Sufricientomontc

2:5

15,3

370

26,1

424

33 , 2

131

21 , b

Spor.ad1C4monte

.. 3

26,4

3Gl

2:5, 4

210

lb,4

68

1 1, 2

P•r n.a.ento

:57

3:5,0

369

2:5,9

315

24 ,7

102

16,8

N@ssuna r.a.gposta

2•1

14,7

227

16,0

1 79

13,9

260

42,9

163

100,0

1. •120

100,0

1.277

100 , 0

608

100 , 0

TOTALE

32 1


Tab. '1 8

- CAPACITA'

DELLA RAPPRESENTANZA DI APPORTARE MIGLIORAMENTI

Se condo l .a F . A. di appartenenza

E.I. V.A .

A.M.

M.M.

v.%

V.A.

V.%

V. A.

N. D. V. %

V.A .

V. %

PiO v o lto

1''4

7,9

49

8,2

49

7,6

21

5,1

Qualche voltâ&#x20AC;¢

730

40,3

250

42 , 0

276

42,7

83

20,2

Mai

661

3&,4

220

36,9

191

29,5

83

20 , 2

Noo::u;una t'iGpoa ta

27'9

15,4

77

112,9

131

20,2

224

54,5

1.814

100 , 0

596

100,0

647

100,0

411

100,0

TOTALE

322 l


l'niYOr~!La '

Cotllro K!lltare Stwi Stnteglci tce."l.s.s. 1

de<Jh Stw1 'la Sapienu' • ROG Gtloi'PO lnterdlsdp linare per h Ricorca S«ille

IGIRSI C.U.cdra di Scdol09ia lA C«IOI!l(l.'E KIUTA!\f IN 111/..IA 11Mt9Ìlle W .., UllPiOM di 3.468 giOVUli di ltval O.estlooario RiSPOSte distinte P<>r F.A. IH.O.•F.A. non indicata! • l~ di MSCih UI.I>.•IUO'JO non dithiaratol (suJ, isole, estero SCit'Yl racnr~ati in •alt.ri•) S.zÌC<lO l La difes.l del he"'

Oot. 1.1 la ~tìtmione dithiara che il popolo i tal i ano rifiuta la gu.!rra coee ~~<no di risoluzim• delle controversie interna· zionali e c - str..er>to di offen alle libert.a' degli altri f'C4'01i, ~ h difes.l del h Patria coee '54cro dovere dì lutti i. cilladlnl. Secorrlo Lei tale •sserzione e' giush?

"·"·

N.O. IOT. E.I. nord ctn\.r altri H.D.I nord centr altri N.O. nord centr altri N.O. r.ord. ce.n tr altri fi.D.I

·SI ·1«1

·r.on so ·t~Hs>Jna

risposta

l

S.~

118

102

3~

SH 113

156 S6

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13

68

24

24

3·

4

l

2

o

95 12

H 6

309 41

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l

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2

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o

~

121 24 12

o

12 2 2

52 12 6

o

o

di feSo~ puo' Hst'rt ltt.Uib in diverso ror•cu secooOO Lei e' d& ritentre iodispemibilt 11 Hht.tnn di oroata P<.Wiore, ciO!' di leva, a<e.nto ai olllhri di corriua ?

('ce. 1.2 hle

m

JO

Il 3' l

2614 547 284 23

61 37 1

forza

Uf'toil

E.I. II.N. A.ll. N.O. 101. nord centr altri 11.0.1 nord centr altri 11.0.1 nord centr altri N.~- nord. centr altri N.O.

l

·SI ·HO

·rJM so ·ntSS~..nl

1\)e.

rhpOs.t,.a

215 374

65

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39

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33

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IO

350 53

65

56

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o

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o

131

2

20 2'a 1

40

57 4

o

106 IS4 23 2

10 73 13

~o

l

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9

2

l

20 18 3

6

31

o

97 1286 202 1889 25 253 IO 40

1.3 lff'Uto preSl!nte the la 'legge dei l'fincipi ' attrlblllsce alle Forte Areate ancht ~ìti di ce<.corso nQIIa P<Oleuone delle PGNiati"'i in cui di uha ih', poonsa che le Forte Aroate possono con:orrtlvi a~h-te ? E. I. "-"· oord cenlr altri N.U. nord untr altri li,)•.

l

·SI

·00 ·non so ·o-nv.na risposta

459 176 71 5

104 4W H3' 4S' 16f S3 13' 8J :lS o 2

18 Zl'

45 f

276

IO

6

39

o

55

s·

l nord

N.O. TOT. A.N. centr altri II.D. I nord. centr altri H.D. I

104 33'

so 14'

13 l'

Il 3'

«'

tf

6

2'

2'

3

l

31 16

69

220

21

48

o

1 2'

a

o

o

o

23 IJ

\90. 2265

s· l

323

83' SI IO

770

m

34


()(,Q.

1. 4a. Le inforaazioni in

euo rossesso sulle H.M.

italiano? provengcflo lirodicare 111a valutazione F-trcEntuale awrv.si,..tival da

E.I. A. ~. H. D. 101. ~ -" · nord centr altri 11. 0. 1 oord centr altr i II.D. ! r»rd centr dtri tU. r»rd. centr •Itri "·D·

l

·d•id e cconc;;scenti

l 0·2541 <26·50 Y.l 151-75 ll <76·1001.1 .. telev i sior~ l 0-25 Il 126·50 Y.l 151-75 Xl 06· 1001.1 ·radio l 0·2511 126·50 7.1 151·7511 176·1001.1 ·libri l 0·25 Xl 126·50 Xl 151·1541 176· 1001.1 l 0·25 Xl ·""'lldioni 126·50 7.1 151·75 Xl 176·100?.1 ·riviste specializzote l 0· 25 li (26·50 1.1 <51·75 li 176·1001.1 -periodici ( 0·25 ll 126· 50 1.1 <51·75 Xl 176·1001.1

IX>•.

1.4b Cc..e ritiene di

~ssere

12'l 1~1

114 142 3SS 149 21 14 233 24 4 5 224 42 7 4 327 101 IO

6 176 57 13 12 227 32 3

42 45 21 23 80 36

125 200 99 IO~

l 54 6

313 135 2'l 13 264 31 5 4 235 42

l

9

4 63 30 2

4 296 74 25 7 197

~

l 67 7

o

l

46 15 4 3

49 4 2 2

61

18 12 237 2'l 8

40 57 23 41 82

40 8 6 68 6 2 l fA

4 81 27 4 51 19 4 l

60 IO 2

inforoalo sui prcòleai

3J 33 12 7 59 30 6 l 5S

o o

o 54 1

o o

125 96 42 32 145 94 20 13 148 14 2 l

15 Il i 5 19 13 3

24

l~

4

19 5

15 5

Il 16 IO 3 26 12

o

4 14 l

o o

o o

62

25

24

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3

o

2\l

18 4 2

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IO 2 2

so

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l

l

23 3

o

o

o

16 2

o o

25 31 17 18

6~

~

~6

48

165 75

43 23 14 67 40

23 1 l 34 4

o o

l

6

o

32 9 2

ISS 46

21 2 1

SI 17 2

4

2 112 46 ~ l)

126 12 2 2

o

18 5 2

o

H

o o

o

l

31 6 l

2 35 4 3

o

~

l

s

6 121 9 l

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o

117 Il

1 1 161 53 3 5 76 14 1 4 112 13 l l

o

5S 8 3 3 6~

21 3 4 45 16 3 4 60 6

o

~

27 14 l

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7 3 Il 20 3

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6 8 2

o o

l

l 13 2

3

l

o

o

o

l 18 3

13 l

l

o o

21 7

2 2

o

l l

o

15 4 8

o

13

13

6 l l

12 3

IO 1 t l

o

2

A.K.

101.

N.~.

mrd centr • Itri H.~. ! l>)rd cenlr altri 11.0. 1 mrd centr altri tl.l~ .l oord. centr il lri

·sufficiEflte•enh

199

-non sufffcifnt.eaente ·nf:ssuna risposta

J~

-ct'rrelt.uwle •n<.'fl cCorrettue1t..e -n~;.s•.ll'\4 ri ~POita

324

122 70 1 6~

m

59 78 2'1 23 40 102

215 354 12'l 111 126 461

13

m

33 26 45 169

23 63 25 13 36 62

41 m 66 920 37 463 45 52S 106 152S S2 721 9 116 7 73 tGJ 1211 9 121 l 18 3 l& 6"9 1159 19 175 1 35 5 n IlO 1461 24 m .3 60 4 :n 74 902 16 2eO 8 68 62 6 86 1107 8 l :l'l 22 15

difesa Di!! r.ostro Paese ?

"·"·

E. I.

45

\9 16 6

l

13 32 5 4 13 3$

126 176 13

19

7

2

30

5

IO

30

59 69 2'l

27

164 5S

14 37 54

3) 78 204

15 35 107

IO 15 45

20

24 51

16

5~

8

60 257

13 34

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tl.D.I

15 18 12

1&5 10!\1 145 1743 e4 667

l

~

5 IO

8 28

45 441 n 758 217 2269

13


Ooo.

1.~c

lluali

dell~

PIJbblicuionl qui indicate. !edite <111 Ministero della Difesa) C<<lOSCe 1

"·"·

E.I . ti. D. TOT. A.". notd centr altri N.ll.l mrd corllr allr i ti.D.!notd centr allri ti.Jo.j r>)rd. centr altri H.l'·l ·Rivisl~

Mi lllare

SI HO ·Rivis~ MarittiN SI t«l ·lnforou ioni Dihsa SI HO ·Rivis~ Aer<N.utica SI t«l ·!Nòdrant" SI ti)

ss 24 8

20~

19

169 67 166 61 168

32

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202 126

62 36 11

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·!!.>s...,. ·a1lrt

'""'·

Wl

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176 76 146 !,4 154 7S 146 346 9

20 31 20 Zd 18

2

14 20 52 12 20 21 H 20 ?2 2a 41 1

55 26 SI 22 43 17 43 138 4

9 IO 17 8 9

8 IO IO 14 IO 20

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19

6Q 8

32

32

n

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1 28

21 68 71 43 24 63 183 6

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82 34 120 34 67 49 26

12 5 10

o

38

54

6 5 4 23 2

IO 9 lS 45

68 48

t :l'; 13

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70 1 H

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Il H 3 16 8 14 23 8 5 13 Z9 3

3 2

16 2 2 5 6 l 5

o

4 3 2 4 l 2 3 IO

s

s 3 18 2

o

63

21 19 40 2·1 39

~· 22 22

161 576 305 745 :;<JO

665

m

582 363 30 639 173 1700 4 u

t.S Tenendo conto dei letll>l ne<:essari all'addestraoenlo e delle esigenze· OPerative ed organiche dei reparti, rith:i'lt possibile..,. i.bbrtviazime do!) servhio ailit.are di leva ? E.I. rord centr dtri

-~1

619

·IlO .,......,.

18 rispos~

14

147 18

5~

o

89 15

ti.~. l

"·"·

A. n. N. D. TOT. nord centr allri H.!•. l r>Xd cer.tr altri H.l•·l nord. cenlr allri H.P. l

200 3S

76 Jl• 3'

s

33

21

261 107 1

3S 19 l

89 9

1

2E>l 37 IO

123 31 3

s~

15

13 2

13 2 l

34 9

2

260 2823 S'l SS3 21 92

1\le. t.S bis Ouarm urtbbbt P<tlerlbile secomo lei partire per la leVi 7

E.I. mrd cenlr al \rl H. ·slbi to • 18 ami · tra i 19 ed l 21 anni ·d<4>o i 21 ami ..ntiS•-"'& riSPOSti

·!leo~.

1.6 Ho sontllo parlart

395 25S lS 33'

106 SI 4 4

de\l'c~letlme

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2.12 Per qoJOnw ri 91>0rda, in POrticoiare, lo ' disc lp! ina' , ntl Suo reparto Lt stobra :

"·"·

E. I. r»rd ctntr oltri 11.1•. 1 nord ctntr oltri

·eccesslv..ente dura - ~1'1 icatl In giusta aisun ·tnscwoto ·fotto rhP<lhrt solo leorOlll. ·sostonzhl..,te os~ruto ·iU'hc~t.& cm ~ita• -nes~ ri SFOSU

llol.

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2.13 Ptr wanw riguarda l'add'!str ..ento ucorv.lo Lei vlont cur.to :

"·"·

E.I. nord cenlr altri li.lo. l rmd centr litri ·in .odo ecc:essiv~e-.te clJro ·•doguat.uent-. ..t eft icoc..ente

231

35

232

·t.ra.curow ·nnS~....a risposh.

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335


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2. 14 f.Na.li. a $w avviso, sono i sisterai (nt.Arlirare in ordine di r ilevll)ZCt)

n?<d

·patriottici

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111 (2)

131 141 151 161

111 181 191 ·dei doveri del cittadìr» Ili 121 131 141 151 161 !11 181 191 ·del lo •spirito• di corro ili i21 i31 141 151 161

111 181 191

-di solidarieh'

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111 181 191

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337


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111

Adoltuento •11• vita 01 h tar• l'Oli.

3.1 Sl,:(adù lei fn enhhn 61 u.rntn t 11ht.ari di leva (.l. nord tentr 1ltn H.[!.

·nessUN msìbìlita• di c"""'"· ·PI'Oforda dlv~rsila'di Hntal ft.a' ...... rapporto wraoero\4! foro•le -po.. lblli\a' di in;taurore "" dtal090 ·diJ>Erode dalle siroOJO\e PtrsMe ·tlt'SS'..na r i lP.Uli

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c- si di~ coao.r-1~

le re901t • cui " cl!>t sottoporre"' oilitare di lt>O sono oollo PIU' r...tose e prec1w dt qu,!Jie che soliu-te rlguordam l• VIli civile. S«:ondo lei:

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E.I. nord ctnlr •lln ti.!'. nord centr •Itri 11.1>.1 r>>rd cen\r li Ln ti.

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·sono r.ecessarie

per

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D.

N. nord. cenlr lllri ti.

D.l

101.

aantenere

i 'ordine e foci h \ore l •fcf,ln\r uenlo ·&\curo! di esse po\r etber~ eue· rt:~ tlbiN.t.a senza dan~99iare l 'ordine e i • •11:1;,slr....,lo • if N'l'li or Pirle di es~e sono

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irvJlLil e strVOf'll) solo i coc· l' tsh.tenu ·h d1versih' e' solo fon.i.lt puch~' i'nche nelle .altivila' ctvi li SI N«., di fatto re-

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3.3 On s.c<trn

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A.M. nord cenlr antri ti.D. 1 nord <etllr • llfi

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N.D. I Mrd.

N. D. cer>lr illri

N.D.I

101.

·occe\tarl e con la coovinzi<hl di iVOI9fre 1.11 dovere

114

·U"nforaarsi Pt?r e-1itart ~izioni 265 ·ove pontblle urcare di el~rlt 122 ·accettorle 1n q.,onlo Nmo .,... loro '»9lOM dt essen 142 ·nnSW\i rnpost._ 63

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3.4 Hel SW rec>ul-9 s.ooo sh.te 111UiatA- o" u•Jl.m 11h.U.ie r-er ev1t.lte il urvuao o per ot.t.enere lictnu o PErOI!s.u ,

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E.I. A.M. n:>rd cenlr •lln ti.!>. nord cenlr al\ri 11.11.1 nord cenlr altri

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lite. 3.5 Al"""' sflitengc:no dlt ''" sowortare h vi t~ oilihre e' n«es~ano lll!ttere in ~lto hab<r.c ...nto, SIIIJluiOM di oalattie ecc.J. E' d'accorO> cc<> ""'sl• ·«>ln•o.,i?

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!erie di solterfU<J•

E. l. M.M. A.M. N. D. 101. nord cen\r altri II.D.J nord centr altri II.P. J ..,,d contr altri 11.11.1 wd. centr altri 11.1•.1 ·$1,eollo ·6bbul.\rua

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3. 6 le piaceretbe prendere parte a qualche oissiooe di poco r>!ll'alll>ito di forze inlernaziooali?

E.I. r»rd centr •llri 337 2H 119 Il

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Doo. 3.7 Cc»!

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l'atlbimt.e dove presta tervizlo:

E.I. A.K. N. D. 101. mrd centr altri IU. J rord centr altri 11.1•.1 n.)rd centr altri ll.t•·i mrd. centr altri N.D.J

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·riCJL~ardo ~911

il loggia-ti confortevole atdioctt pessieo nessuna risposta ·riguardo al ris.caldaaent.o confortevole &e<! iocre rullo nesso.na risposta -nguardo •l vitto : <mntih' ab!lormot.t

!uffidente ......_

sc•r~

risposta

·riguardo al vitto : 'IIJ>Iit•' 1:1.10110 oediocre pes,siao r~s~tÌ'I~ r i SPOSU ·ri'IVUdo •Ile atlivlh' sportive e ricnit.ive CUtit.e

tr•scunte iresisttnt.i I"M?'SSUN f iSPOSh

226 333 14:1

9 233 286 148 44

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Il

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339


Sezione IV Addestruen\4

lw . 4. 1 SecOf'l'il la 9Ja tSperienza l'adde-stua~t.o c~ Le e' st.alo iiPartit.o ecce

f.W'

essere coniidt.rato :

E.I. M.M. A.M. N.D. TOI. r>:>rd centr •Itri li.(•. l r>:>rd centr altri Il. 1•. 1 1md centr • llri 11. 0. 1 roord. centr altri H.D. I -buoro

164 288 154 84 21

-s•.•fficien~

-non sufficiente -nullo ·nessi.N nswsh

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51 633 93 1295 40 816 45 541 99 183

Doo. 4.2 Per quanto Li riguord• person•l..,te e' In 9ndo di i1Pie9are l• ar•i individuali e di rep.,.to? M.n. E.I. rord centr altri N. ~·l r>:>rd centr altri

-51 ·IlO -parzialiM!'nle -ne-ssuna risPOsta

303 127 258 2.J

Doo. 4.3 Guanti! volle hi

port~ìp•lo

71 33 59 2

276 162

m 19

.....

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32

· d!>! ·piu' voi ~ ·nHSJJna risposta

213 3a9 42

43

part~iP•t<l

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208 149 207 147

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45 33 60 27

r")ft· 4.5 Guai ' e' Il Soo giudizio w chi L'ha

218

124 212 134

438

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E.I . mrd centr •Itri

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341


Sezione 'l Ytt.. dt reli.zicne

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Mollo spes.., nelle case<o. SI SeconJo ltf qunlÌ GO<UIIIYi

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9114'1'1 di .. ici che si S<)St.engono e si ••uw.o • vkenoo.

SOI»t

E.I. nord ctnlr a llrl ·indi sponut>!l! Ptr suptrlt'e lo lop•tto con l• r>JOv• rulla' 314 ·POuono locllilort l'lnserlo<nlo ntlh vita ollllll't 263 ·ncn Stt'Y<)f.O • nltnlt 26 ·POt~ cmcorrert • dl1' 1<»)0 • cc_,ll..,tl •ròtsider>bili nei conlronll dtl m~l arrl\•ali 5I •flHS<.N fl ~la

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Oco. 5.4 Ilei Suo roparto

Yen<JMO puticati violenze e/o scherzi a carico delle reclute? E.I. K.K. A.K. nord centr altri li.~. wd centr altri II.D.I ""d centr litri

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Otoo. 5.5 Ilei vari gr\.Wi di ..ici diO si foroano sPMtaroeHen\e Ira l solda\.i di leva t.lvolh ci

5()1)0 ala.ni individui che ll!l1dcno a persi cooe •guida" e ccot tali Vtn9olfl0 rispettati dagli altri. C<Aie giudica l t i tale fallo?

"·"·

E.I. A.K. ll.D. TOT. mrd centr altri II.D.I mrd centr altri N. D. I mrd cenlr altri N.O. l nord. cenlr altri N.O. l ·riguardo al 10tale del 9fU>90: POsitivo ~livo

lndilftrtnle nt'lS~t~a riS90sla ·rigwrdo •ila distiPiilll oil.: rosi livo roegol!vo lr>Jiflerente nes....,. r i SP<>Sla ·ri9'Jardo ai rapperti CM l• gErarchia a illtore: po;itivo r-Uvo il>'liHerenle

ne-ssvna riSPOsta

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166 183 239 127

32 46 59 28

·riguardo all'aiuto cht Q91Y.110 puo' r icev~re:

344

~sitivo

325

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neqitivo indifferente nt'ls..m ri590st.

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6. 2 A CJJOii/""'~e l\Uvlta' S«lali, culwuh, POhUà.e P<<_,., nella clth' N P<>Mo o FUO' portt<INrt ctxonle Il strvizio di leva? E.I. 11.11. d ceni< •lui 11.1•·1 Mrd ctn\<' altri

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·preval~Lt

A.ll. 11.0. TOT. cenLr altri H.D.I rol<d. centr altri H.O. I

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occasicf'lali

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E.I. n>rd crir •Itri ·il urvlzlo ollitar• PW' tsltrt l'otuslont per ini!iarno l'uso 28~ ·fiMO 1110 di dr~ coloro che trM» COI'IIUQWÌ prKedtn~ntt 241 ·non C't' ntSSIII r•pporto P"\ICO· lut tn wrvhio ai l. t dr091 103 ·nesso.na ri'I'O'l• 87

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8.1 E~· ·fino a 20 ami ·oltre 1t ami ·nHson riSPOsh

D«t. 8.2 l\1090 di nascih

·Nord

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214 152

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165

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1101.

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21 31 3

altri N.D.(

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711

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61

70

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52 34 34

11 37 21

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2

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2

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17

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4 8 3 l 3 2

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l

446

90 2U 111 ISS

(l)o. 8.5 Prol nsiMe dell a oadrt ·Ptnslona~• -~ula

·1"'1t9lh •0Jr191fitt·llo.:ttllt ·li~ra F<Oitni<<>JSh ·l.,rtndllrlet·t-rcbnt e ·nrt lgi•N ·1\<Jrlcoltrlc.t ·Canti~ (\)o. 8.6 PrH h -vizio •(urclto ·C•nbinltr l

•karin1 ·Atruwutlc• ·nn~Nthi'OlU

35 13

1

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21 19

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27

15 14 2 341

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383

104

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2

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157

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131 148 113 36

o

36

2

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l

l

30

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17

1551

o •,.•• • •o o • •

o o

14

137

4 l

16

o o o 45

o o o

•

334

349

1171

43

s" 6-17 411


Sttic<>e IX RaP!'rOStnhnta ~i li tar t l>oo. 9.1 Si stnt.. rifoPrewntlto da.ll 'orC)M'O cui f• copo?

·pltnaaenle

·illbul.anu ·1Nde9>o"-tt ·per niente

•nQSSil'la riSI'OSh

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r>Ord

cen~r

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14 4S 26 45 JS

52 212 139 203 92

2t 63 JS 75 47

4 33 23 32 14

"·"·litri H.D.j r»rd

ctn~r

l 17 12 16

9

24 132 76 105 33

6 IO Il 13

IS

A.n.

)]

,

23 22 22

S9 7S 63

8

21

101.

11.0.

centr litri N.D.jr>Ord. centr 12 48 31 42 24

3 21 14 17 15

•J~rl

•

l 13

2

13 12

6 2 6

'

N.O.j 13

214

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23 45 203

62?

m

695

..... 9.2 5t9u< l '•tUvih' di chi u '""~'~'""'"' "·"·

A.K. Il.~. E.I. nord centr altri N.O. j mrd ctntr •Itri H.O.j nord centr altri H.D.jr>Ord. centr •Itri

·coslint...,t• e con inltrHse ·svffici~<>te-ente

•s,poradica.ent.t ·per niente ·nHsl.lll risposta

l'oe. 9.3

43 203 152 216 97

14 52 27 39 33

82

27

m

7ìl

136 178 94

33 65 45

8 27 26 36 14

18 13 12 9

48 128 86 7S 33

4 17 13 8 13

8 27 31 17 22

20 70

n

1)4

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IS 42 34 41 2S

s

11.0.1

101.

22

19 16 16 14

H 4

12 10

so

27 33 202

385 9'.4 682

&42 689

A Suo p•rert la Roppresenlint• ho contnbuitt.> • oi91ionre le condfti(olli del SW Str\'itio ed a soddisf•re 'fJ&Id>t S... t

"·"·

E.I. 110rd centr •Itri II.O.j r"'d centr altri "'Piu' volte •<fJalcht YOI h

m

45

·ntlS<IIl riSPOSta

273 100

·••l

350 l

15 59 5S

31

69 287 243 99

IS 91 &7 47

4 47 45 15

2 27 17

42 152

9

33

143

li.~.

l r»rd

l 24 IS IS

Il

44 29 21

101. A. n. N.O. centr lll.riii.O.j nord. centr all.ri H.O.j 17 136 94

68

16

s

68

28

n

l 5 5

15

5

46 27

3 18 14 IO

17 263 56 t :m 56 1155 20S 711


TABELLE STATISTICHE (DA 49 A 96) DI SVILUPPO (ALCUNE VOCI) PER GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE

Tab. 49

- LAPe• "DIFESA DELLA PATRIA" COME "SACRO DOVERE" grand1. r1.p•rtizionl geografiche

NORD v. x

V.A. SI NO NON

so

T t!~. b. 50

ALTRI V.A. v. x

N.O.

V.A.

v.x

769

79,0

429

77,7

974

76,4

473

67,6

139

14,3

76

13,8

199

14,8

143

20,5

61

6,3

44

9,0

107

9,4

72

10,3

4

0,4

o,s

5

0,4

Il

1,6

973

100,0

100,0

1.27:5

100,0

699

100, 0

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

CENTRO v. x

V.A.

3· :551

INDISPENSABILITA' DELLA LEVA - Pe• orandi ripartizioni

o•ografiche

V.A. SI NO NON

so

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

h b. SI

NORD v. x

CENTRO V.A . v. %

ALTRI V.A. v. x

V,A,

N.O.

v. x

360

39,2

197

35 ,8

:510

40,0

219

31,2

504

:53,4

316

~7, 3

666

52,3

403

:57,7

67

7,1

36

6,5

96

6,7

64

9,2

12

1,3

2

0,4

13

1,0

13

1,9

943

100,0

551

100,0

1.275

100,0

699

100,0

- IDONEI T"'' DELLE FF.AA. AD INTERVENIRE IN CASO DI CALAMITA' Per grandi rlpartizioni oeoorafiche

V,A,

NORD V.%

CENTRO V.A. V.%

ALTRI V. A. V.%

V.A.

N.O.

v. x

SI

619

65,7

380

69,0

852

6&,8

4H

59,2

NO

226

24,0

103

18,7

270

21,2

171

24,5

90

9,5

65

11 , 8

144

11,3

100

14,3

8

0,9

3

0,:5

9

0, 7

14

2,0

943

100,0

:551

100, 0

1.275

100, 0

699

100,0

NON

so

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

351


T ab.

52 - DUALI TA' DEll 'INFORMAZIONE SUl PROBlEMI DElLA DIFESA Per grandi ripartl:o:ioni geogrAfiche

V.A.

NORD V.%

Sufficiente mente

244

25,9

175

31,8

Non suffici&nt.

518

54,9

284

181

19,2

943

100,0

Noaaun~

risposta

TOTALE Corretta•nente

Non correttamente Noç~una

ri spostCL

TOTALE

T~b.

CENTRO V.A. V.%

ALTR I V.A. v.

N.O.

x

V.A.

v. x

415

32 , 5

224

32,0

51 , 5

617

48,4

32 ..

~6,4

92

16,7

243

19,1

!SI

21,6

5:51

100, 0

1.27:5

100 , 0

6~9

100,0

98

10,4

61

11' 1

193

15,1

89

12,7

248

26,3

136

24,7

229

18,0

14:5

20,7

597

63,3

354

64,2

853

66f9

465

66,6

943

100,0

s.st

100 ,0

1.275

100,0

699

100,0

53 - POSSIBiliTA' DI RIDURRE lA DURATA DEllA lEVA Per QY4ndi r1p•rti zioni geogr4f iche NORD

CENTRO V.A. V.%

ALTRI V. A. V.%

V.A.

v. x

SI

799

84,8

461

83, 7

1.013

NO

120

12,7

78

14,1

24

2,5

12

2,2

943

100,0

551

100,0

NESSUNA RISPOSTA TOTIIlE

N.O . V. A.

V.%

79,4

550

78,7

235

18,5

120

17,2

27

2 ,1

29

4,1

275

100,0

699

100,0

AL TRI V.A. v.x

V.A.

v. x

l.

Tab. 54 • ETA' OTTIMAlE PER lA COSCRIZIONE Per grandi

ri p~rtizion i

.v. A.

CENTRO V.A. v. x

N. O.

18 anni

503

53,4

267

49, :5

843

66 , 2

4 15

59,3

T r o 19 e 21 anni

344

36,5

207

37,6

346

27,1

194

27,0

40

4,2

41

7,4

45

3,5

27

3,9

56

5,9

36

6,5

41

3,2

63

'3,0

943

100 ,0

551

too,o.

1.275

100 ,0

699

100,0

Sub'ito a

Dopo i

21 anni

Ne••una risposta TOTAlE

. 352

NORD V.%

geogr&fi c he


To.b. 5:5

-

OBIEZIONE DI COSCIENZA: CONOSCENZA DELL'ARGO~ENTO Per vr•ndJ. rip&rtizlo"n1 geog,.aflche NORD

v. x

V.A.

CENTRO V.A. v. x

Al. TRI V.A. v.x

N.O. V.A,

V,%

SI

867

'92, 0

490

89,0

1.022

80,1

:53:5

7&,S

NO

5:5

:5,8

47

8,:5

227

17,9

136

J9,S

NESSUNA RISPOSTA

21

2,~

14

2,:5

26

2,0

28

4,0

943

100,0

:551

100,0

1.27:5

100,0

699

100,0

TOTALE

T•b· 56 - PROBLEMI INERENTI ALL'OBIEZIONE DI COSCIENZA: LIVELLO DI ACCORDO Per grandi rip•rtizioni googra 1iche 56. a) Non si po••ono invoc•re problel'Ai di co•cienza qu•ndo f in gioco la sicurez:.a nazionolle

NORD

v. x

V.A.

CENTRO V,A, V,%

ALTRI V,% V.A.

t'tolto d'accordo

142

15,1

115

20,9

324

2S,4

N.O. V.A.

v.x

147

21,0

Ab b. d'accordo

203

2 t, S

124

22,5

263

20,6

120

17,2

Poco d'accordo

278

29,5

161

29 , 2

339

26,7

148

21 ,2

Por niente d'ace.

276

29,2

119

21 , 6

249

19,:5

159

22,7

Nessun• rispo•t•

44

4,7

32

5,8

100

7,8

125

17,9

943

100,0

~Sl

100,0

1.275

100,0

699

100,0

TOTALE :56. b

)

Invocare pr'obl-..1 di co•cien:a ritJpetto alla sicurozza na:1onale &ndrebbe pun~to con il carcere

CENTRO V. A, V. %

ALTRI V.A. V.%

N.O.

V,/\,

NORD V.%

Molto d'accordo

:56

:5,9

34

6,2

123

9,6

:50

7,2

Ab b. d'accoYdo

76

8,1

33

6,0

127

10,0

62

8,9

V.A.

V.%

Poco d'accordo

18:5

19,6

144

2G,l

292

22,9

132

18,9

Per nient.e d'ace.

:574

60,9

306

SS,5

619

48,6

326

46,5

Nw•s,t.m• t-ispost•

TOTALE

:52

5,5

34

6,2

114

8,9

129

18,5

943

100,0

:5:51

100,0

1.27:5

100,0

699

100,0

353


Tab. 57 - OPINIONI SUL SERVIZIO DI LEVA: liVELLO DI IIIPORTANZA ACCORDATO Per grandi ripartizioni geografiche 57.al Un dovere da co1piere per la collet tivit.\ NORD CENTRO ALTRI V.A. V. I V.A. V. I V.A. V. I l 197 53,3 'J4 37,2 72 40,7 2 71 30,4 50 28, 2 90 24,3 3 82 32,4 55 31,1 83 22,4 TOTALE 177 100,0 370 100,0 253 100,0

N.O. V.l V.A. 76 55,5 37 27,0 24 17,5 137 100,0

57. bl Un inutile spreco di lupo e di risorse (uaane e uterialil NO RD ALTRI N. O. CENTRO V.A. V.% V.% V.A. V. l V.A. V. A. V.l l 442 77,0 249 74,4 457 75,7 229 80,1 2 49 8,5 37 11,0 70 11,6 22 7, 7 83 14,5 49 14,6 77 12,7 35 12,2 3 TOTALE 574 100,0 335 100,0 604 100,0 286 100,0 57.cl Una for u di discriainazione per i cittadini uschi NORD CENTRO ALTRI V. A. Y.I V.A. v.% V.A. V. I l 16 13,4 21 25,6 21 15,6 42 51,2 2 75 63, l 82 60,7 3 28 23,5 19 23,2 32 23,7 TOTALE 82 100,0 13S 100,0 119 100, 0

N.D. V.A. V. I 20 28,6 32 45,7 18 25, 7 70 100,0

57.dl Un'occasione per allargare la propria cerchia di aaicizie e cono· scenze NORD CENTRO AlTRI N.D. V.A. V.A. v. l V.A. V.l Y.. A. V. I V. I 60 21,7 15 14,6 l 27 12,9 13 12,6 2 IO! 48,1 51 49,5 Ili 40,0 51 49,5 3 82 39,0 39 37,9 106 38,3 37 35,9 TOTALE 210 100,0 103 100,0 277 100,0 103 100,0 57.el Un'occasione per fare nuove esperienze NORD CENTRO V.% V.A. V.I V.A. l 54 17,8 29 17,0 136 44,9 78 45,6 2 3 113 37,3 64 37,4 TOTALE 171 100,0 303 100,0

ALTRI V.A. V. % 81 20,9 184 47,6 122 31,5 387 100,0

N. D.

V.A. V.I 40 27,2 55 37,4 52 35,4 147 100,0

57. f) Un'esperienu con h ti positivi e negativi, aa coaunque interessanti NORD CENTRO ALTRI H. D. V.A. v. l V.A. v. l V. A. V. I V.A. V. I l 132 27,9 69 27,3 202 32,7 90 41,5 2 165 34,9 90 35,6 182 29,5 59 27,2 3 176 37,2 94 37, l 233 37,8 68 31,3 TOTALE 473 100,0 253 100,0 617 100,0 217 100,0

354


Tab. 58 - LIVELLO DI ACCORDO RIGUARDO AllE RIPERCUSSIONI DEL SERVIZIO DI LEVA NEllA VITA DEL GIOVANE E DElLA FAMIGliA Per grandi ripartizioni geografiche SB.al Il servizio 1ìlitare co1por ta in 1olti casi un costo econo1ico grande per la faaigl i• . ALTRI NORD CEHTRO N.O. Y.A. V.t Y.A. v. t Y.A. Y.t Y.A. Y.t Kolto d'accordo m 66,8 344 62,4 765 60 441 63, l Abb. d'accordo 201 21,3 130 23,6 282 22, l 105 15 1 0 Poco d'accordo 70 7,4 38 6,9 m 9,5 41 5,9 Per niente d'ace. 21 2, 2 12 2, 2 47 3, 7 32 4,6 Nessuna risposti 2,3 22 27 4,9 60 4, 7 80 Il l 4 TOTALE 943 100,0 551 100,0 1.275 100,0 699 100, 0 SB. bl Il servizio 1ilitare peraette di conoscere e di stabilire relazioni con con giovani di estrazione e provenienza diverse NORD CENTRO ALTRI N. D. Y. A. Y. I Y.A. Y. I Y.A. Y.t Y.A. Y. I Kolto d'accordo 327 34,7 161 29,2 391 30,7 179 25,6 Ab b. d'accordo 360 38,2 213 38,7 446 35,0 208 29,8 Poco d'accordo 152 16, l 104 18,9 212 16,6 ll9 17,0 Per niente d'ace. 63 6, 7 37 6, 7 114 8,9 75 10,7 Nessuna risposta 41 4,3 6,5 112 8,8 118 16,9 36 TOTAlE '343 100,0 SSI 100,0 1.275 100,0 m 100,0

58. c) Il servizio 1ilitare rappresenta un'occasione per il giov.tne di entrare in contatto con i valor i t ilitari che l'aiuteranno nella ulurazione della personaliU NORD CENT RO AlTRI N.O. V.A. V.A. V. I V.A. V.t V. I V.A. V. I Nolto d'accordo 127 13,5 71 12,9 234 18,4 118 16,9 Abb. d'accordo 226 24,0 126 22,9 290 22,7 116 16,6 Poco d' aHordo 282 29,9 170 24,3 152 27,6 34S 27,0 Per niente d'ace. 271 28,7 167 30,2 303 23,8 181 25,9 Ness una risposta 37 3,9 6, 4 103 35 8, 1 114 16,3 TOTAU 943 100,0 551 100,0 l. 275 100,0 699 100,0

355


S8.dl Il servizio ailitare puâ&#x20AC;˘ coaportare probleai nella vita lavorativa o di studio di un giovane ALTRI NORD CENTRO N. O. Y.A. Y. I Y.A. Y.I Y.A. V. I V.A. V. I 1\olto d'accordo 594 62,9 366 67,6 804 63,2 381 54,4 Abb. d'accordo 98 18, l 175 18,6 211 16,5 122 17,5 Poco d'accordo 84 8,9 20 3,7 101 7, 9 43 6,2 Per niente d' ace. 63 6, 7 28 5,2 68 5,3 45 6, 4 Nessuna risposta 27 2,9 29 5,4 91 7, l 108 15,5 TOTALE . 943 100,0 699 100,0 541 100,0 l. 275 100,0 58.el Durante il servizio il giovane riceve una foraazione professionale che potr~ essere abbastanza utile nella vita civile NORD CENTRO ALTRI N. O. ,v, I V. A. V.A. Y. I V.A. V. I Y.A. V.I Holto d'accordo 72 7,6 32 5,8 146 11,5 79 Il l 3 91 16,5 222 17,4 93 13,3 Ab b. d'accordo 162 17,2 Poco d'accordo 326 34,6 187 33,9 398 30,4 180 25,8 Per niente d'ace. 352 37,3 209 39,0 424 33,2 233 33,3 Nessuna risposta 31 3,3 32 5,8 95 7,5 114 16,3 TOTAlE 943 100,0 551 100,0 1.275 100,0 699 100,0

356


Ti\b. :;9

- COSA COMPORTA I L SERVIZIO 01 LEVA P&r orandi ripar tiz ioni

NORD

v. x

V.A . Sr.J.dic. da •bitud. Po~nlb .

;eogr-~fiche

CENTRO V.A. V.%

323

34,3

229

41,5

ALTRI V.A. v.x

N,(), V. %

V.A.

<122

33, 2

222

31 , 7

COt\05COI"'Si

se

6,2

34

6,2

ae

6,9

31

4,4

Allsp. dio pop. c. iv.

46

4 ,9

15

2,7

5:5

4 ,3

39

:5,6

An·icc. espe rionzo

100

10,6

51

9,3

1e2

14,3

64

9,2

M&tu.raz. psicolog.

e9

9,4

49

9,7

133

10,4

:56

e, o

Nuove conoscen:e

71

7,:5

37

6,7

133

10,4

7e

11,2

Nessuna rispost•

256

27,1

137

24,9

262

20,5

209

29, 9

TOTALE

943

100,0

351

100,0

1.275

100,0

699

100,0

Téb. 60

- COSA

RAPPRESENTERA ' IN FUTURO LA LEVA

P&r orandi ripar t izioni o • ooraf i che V.A.

NORD V.%

V.A.

CENTRO

v. x

Un oradito ricotdo

31S

33,4

LS1

27,4

429

33,6

190

27 , 3

PYat ica di v i t o et di li'YOI"O POSiti vA

74

7,e

se

10, 5

149

11,7

61

e ,e

Periodo non si;ni f .. 11otto prof. person.

257

27,3

160

2 9,1

394

30,9

21:5

30 , 9

19 63

1,9 6,7

19 39

3,4 6,'3

40 71

3,1 5,6

26 3:5

3,7 5,0

ALTRI V.A. V.%

N. D .

V .. A.

V.%

P~tr.

util e • tini .addestr .. - del tut. - p&r"Zi&l. Altro

111

11 ,8

49

9,7

75

5,9

55

7,9

Nossuna ri5po• t a

10S

1 1 ,1

77

14 ,0

. '117

9 ,2

114

1S 1 4

TOTALE

943

100,0

:SS I

100, 0

1. 27:5

100,0

696

100,0

,;e "'altro": ~pprcuz. 1-avorovoli

e

l6,3

73

23,:;

20

14,6

14

11, l

Appre::. sf•vorev.

30

61,3

167

S3,6

77

56,2

54

65,e

Appr. ora "favorov. oro G"fa.vorevoli

IO

20,4

63

20,3

1'3

13 , 9

10

12,2

2,0

9

2,6

21

15,3

4

4,9

100,0

311

100,0

137

100,0

e2

100,0

Rhp. non pertintln. TOT~ LE

49

357


Tab. 61 - COSA ~ANCA DURANTE IL PERIODO DI lEVA Per grandi ripart izioni geografiche 61.al liberU dì gestire il proprio teapo NORD CENTRO V.A. v. l Y.A. V. l ~o! to 697 80,1 417 82,5 Abbastanza 137 15,7 63 12,5 Poco 37 4,2 25 5,0 TOTAlE 871 100,0 505 100,0 61. bl Autono1ia finanziaria NORD V.A. Y.I ~lto 345 43,4 Abbastanu 255 32,3 Poco 193 24,3 TOTAlE 793 100,0

Al TRI V.A. V. I 839 76,0 187 17,1 76 6,9 1.102 100,0

N.O.

V.A. v. l 451 80,5 84 15,0 25 4,5 560 100,0 N. D.

CENTRO Y.A. Y. I 201 44,4 144 31,9 107 23,7 452 100,0

AlTRI Y.A. V. I 416 43,7 285 30,0 250 26,3 951 100,0

NORD Y.I Y.A. 422 51,0 289 34,9 117 14, l 828 100,0

CENTRO Y.A. Y. I 191 40,7 178 38,0 100 21,3 469 100,0

AlTRI V.A. V. I 541 53,3 329 32,4 145 14' 3 1.015 100,0

N.D. Y.A. V.I 157 59, 2 54 20,4 54 20,4 265 100,0

NORD Y.A. V. I 388 . 48,2 28 4 35,2 134 16,6 806 100,0

CENTRO Y.A. V. I 199 44,3 187 41' 7 63 14,0 449 100,0

AlTRI Y.A. Y. I 489 50,6 320 33,1 158 16,3 967 100,0

V. A. V. I 283 59,3 146 30,6 48 IO, l 477 100,0

61.el Relazioni senti1entali CENTRO NORD V.A. V. I Y.A. V.l ~olto 546 66,3 291 61,9 Abbastanza 195 23,7 114 24,3 Poco 82 10,0 65 13,8 TOTALE 823 100,0 470 100,0

AlTRI V.A. Y. I 660 65,2 228 22,5 125 12,3 1.013 100,0

V.A. Y.l 362 71,0 100 19,6 48 9,4 510 100,0

V.A.

Y.I 49,5 140 29,0 104 21,5 483 100,0

239

61. cl Fa•iglia ~olto

Abbastanza Poco TOTAl E 61. dl A1icizie Molto Abbas tan za Poco TOTAlE

358

N.O.

N.O.


T•b. 62

INCIDENZA POSITIVA DEL SERVIZIO DI - TORE E CITTADINO

P••

lEVA SULLA FORMAZIONE DI LAVORA-

Ql"JIIndi r J.pal" ti::J.oni goo;r•fiche

V.A.

NORD V.%

SI

191

20, l

102

18,5

NO

435

4S, 1

266

23

2,4

9

272

28,6

152

MOLTO POCO NESSUNA RISPOSTA TOTALE

CENTRO V.A. v.x

ALTRI V.A. v. x

V.A.

N.O.

v. x

3:H

26,6

137

19 ,5

49,3

:soo

39,3

307

44,0

1,6

59

~.6

25

3,6

27,6

3 •16

27,1

175

2S,O

30

3,2

22

4,0

31

2,4

55

7,9

951

100,0

551

100,0

l . 27:S

100,0

69?

100,0

....... Tob. 63 - EVENTUALE MUTAMENTO D' OPINIONE SULLA F.A. E SUL SERVIZIO DI LEVA PER EFFETTO DELL ' ESPERIENZA Per Of'Andl f'ip~rti~ioni geot>f' •flche 63 .• »

Riou•rao •tl• F.A.

V.A.

NORD

V.%

CENTRO V.A. V.%

V.A.

ALTRI

v. x

V.A,

N.O.

v.x 27,7

l'h. Ql ior•ta

193

2 1,2

126

23 ,7

316

25,6

170

PogQ1or•t•

295

32,4

138

26,0

376

30,6

192

31,3

JnvariAt•

422

46,4

267

50,3

:140

43,8

252

41,0

TOTA<.E

910

100,0

531

100,0

1.232

100,0

614

100,0

63. b ) RiO\lf'dO

••

NORD V.A.

•• rv i:io

v.z

CENTRO V.A.

v.x

ALTRI V.A .

v.x

V.A.

N.O.

v. z

MlQiio ••tA

237

26,6

135

2:i,B

343

29,2

152

26,8

Poggiora t•

'267

30,2

141

27,0

338

28,7

196

34,5

Jnv•r1•ta

384

43,2

247

47,2

496

~2. t

220

38,7

TOTALE

888

100,0

523

100,0

1.177

100,0

568

100,0

359


Tab. 64 • EVENTUALI JNPRESSIONI SFAVOREV{)ll SUSCITATE DAL SERVIZIO DI LEVA: ORDINE DI NESATJVITA' Per gran~ì ripartìzioni geografiche 64.al Noia NORD N.O. CENTRO ALTRI V.A. v.% V.A. V.% V.A. V.% V.A. V.% l 202 56,1 148 60,2 2'33 63,8 149 69,7 2 83 23,1 48 19,5 79 17,2 3~ 18,2 75 20,8 50 20,3 87 19,0 26 12,1 3 TOTAlE 360 100,0 246 100,0 214 100,0 459 100,0 64.bl Difetto di incentivi NORD CENTRO H.D. ALTRI V.A. v.% V.A. V.I V.A. v.z V.A. v.z l 52 45,2 58 37,2 21 39,6 29 33,7 2 40 34,8 37 44,6 66 42,3 22 41,5 3 23 20,0 18 21,7 32 20,5 IO 18,9 TOTALE 100,0 115 100,0 83 100,0 156 100,0 53 64. cl Senso dì lontananza NORD CENTRO AlTRI N.O. V.A. v.% V.A. V.% V.A. Y.I Y.A. V. I l 134 72 48,3 50,2 52 43,3 160 50, l 73 27,3 39 32,5 IO! 31,7 41 27,5 2 3 60 22,5 29 24,2 58 36 24,2 18,2 ' TOTAlE 267 100,0 120 100,0 319 100,0 149 100,0 64.dl nancanza di ìncentìvi NORD CENTRO AlTRI N.O. V. I V.A. v.% V.A. V. I V.A. V. I V.A. l 84 75 26 37,2 43,3 42 38,5 32,3 2 69 35,6 39 35,8 101 43,6 25 35,7 3 41 21,1 28 25,7 56 24,1 19 27, l TOTAlE 194 100,0 109 100,0 232 100,0 70 100,0 64.e) Assegnazione non equa dei servizi NORD N.O. CENTRO AlTRI Y.A. V. I V.A. V.% Y.A. v. % V. I V.A. 1 33 37,5 59 34, l 34 30,4 % 37,2 2 66 37 94 22 25,0 38,2 33,0 36,4 3 48 27,7 41 36,6 68 26,4 33 37 ,s TOTALE 173 100,0 100,0 258 100,0 88 100,0 112 64. fl Sca rso ordine NORD CENTRO AlTRI N.O. V.A. V. I V.A. V.Z V.A. V.% V.A. V.% l 17 19,8 17 23,6 46 28,4 14 27,5 31 36,0 24 33,3 57 35,2 21 41,1 2 3 38 44,2 31 43,1 59 36,4 16 31,4 TOTAlE 86 100,0 162 SI 100,0 100,0 72 100,0 64.gl Eccesso di disciplina NORD CENTRO AlTRI N.D. V.A. V.% V.A. v. z V.A. v.% V.A. v.% 33 7 14,9 l 22 21,0 Il 24,4 30,3 . 37 2 43 40,9 14 31,1 33,9 25 53,2 15 31,9 3 40 38,1 20 44,5 39 35,8 TOTAlE 105 100,0 45 100,0 !09 100,0 47 100,0

360 1


<segue tab. 64) 64.hl Inefficienza NORD CENTRO AlTRI Y. A. Y. l • Y.A. Y.I Y.A. l 51 26,2 28 25,4 40 2 71 36,4 42 38,2 64 3 73 37,4 40 36,4 80 TOTAlE 195 100,0 IlO 100,0 184 64.il Sentirsi solo NORD CENTRO AlTRI Y.A.Y. I Y.A. . Y.A. Y. I l 13 19, l IO 25,0 15 2 25 36,8 23 57,5 31 3 30 44, l 7 17,5 42 TOTAlE 68 100,0 40 100,0 88 64.1) Scortesie dei superiori NORD CENTRO AlTRI Y.A. Y. I Y.A. Y. I Y.A. l 24 23,5 18 31,6 49 40 39,2 20 35,1 51 2 38 37,3 3 19 33,3 50 TOTAlE 102 100,0 57 100,0 ISO 64.•> Prepotenze degli anziani NORD CENTRO AlTRI Y.A. V. I Y.A. Y.I V.A. l 12 17,4 IO 33,3 22 27 2 22 31,9 IO 33,3 35 50,7 37 3 IO 33,3 TOTAlE 69 100,0 30 100,0 86 64. n) Prepotenze dei su per i ori NORD AlTRI CENTRO V.A. V.l Y.A. Y. I Y.A. l 25 34,8 12 30,8 34 23 31,9 13 33,3 33 2 24 33,3 14 35,9 31 3 TOTALE 72 100,0 39 100,0 98 64.o) Prepotenze dei co11ilitoni NORD CENTRO AlTRI Y.A. Y.I Y.A. Y.I Y.A. l 3 21,4 12,5 4 l 28,6 4 50,0 7 2 4 3 7 50,0 3 37,5 18 TOTAlE 14 100,0 8 100,0 29 64.pl Altro NORD CENTRO AlTRI V.A. V. I Y.A. Y.I Y.A. l 14 35,0 Il 42,3 17 2 Il 27,5 3 11, 5 7 15 37,5 46,2 3 12 15 TOTAlE 40 100,0 26 100,0 39

Y.l 21,7 34,8 43,5 100,0

N.O. Y.A. Y.l 21 32,4 22 33,8 22 33,8 65 100,0

N.O. Y. I 17,0 35,2 47,8 100,0

Y.A. 3 13 Il 27

Y. I Il, l 48,2 40,7 100,0

Y.l 32,7 34,0 33,3 100,0

N.O. Y.A. 17 17 19 53

Y. I 32, l 32, l 35,8 100,0

V.I 25,6 31,4 43,0 100,0

N.D. Y.A. 12 8 8 28

Y.I 42,8 28,6 28,6 100,0

Y.I 34,7 33,7 31,6 100, o

N. D. Y.A. 13 6 15 34

V. I 38,3 17,6 44, l 100,0

N.O. Y. I 13,8 24, l 62, l 100,0 V. I 43,6 17,9 38,5 100,0

Y.A.

6 13

Y. I 23, l 30,8 46, l 100,0

N. D. Y.A. IO 2 2 14

V.I 71,4 14,3 14,3 100,0

3 4

361


T ab.

63 - OP I NI ONI SULLII "D ISCIPLINA" NEL REPARTO DI APPARTENENZA

Pe• orandi r'ip& r t.i.:z:loni geogr&fic h& NORD V.A. Ecv s• iv~tt110n t e

Appl .

dur-a

g i1.,1$t a mi • '·" · a

V. %

CENT RO V.A. V.%

ALTRI V. A.

v. x

N. O. V. A.

V.%

17 1

18, 5

55

9, 9

188

14, 8

126

17 , 9

303

32 , 9

192

34 , '9

414

32 , 4

189

2 7,0

50

5,4

34

6, 2

90

7,0

36

5, 2

for o .- l.

137

14,.9

89

16, 2

216

16, 9

74

10 , 6

So st&nz ia l m. 0$$1itY.

IO:S

11,4

78

14 , 2

141

11 , 0

46

6,6

6:S

7, 0

30

:5 , 4

79

6,2

34

4,9

92

10 , 0

73

13 , 2

149

1 1 ,7

194

2 ?,8

923

100 ,0

551

100, 0

1. 2 77

100 , 0

6 99

100 , 0

TY41GCI.lrata Fa t t& r isp .

Appl ic .

con

eqiJit ~

Nusuu nA ri spo $t• TOTALE

T.. b. 66

LIVELLO DI - Pergr.a.ndi

CURA DELL'ADDESTRAMENTO ri p&r'ti:z:loni geogr'&fich e

NORD V. A.

v.x

CENTRO V.A.

v.x

ALTRI V.A.

v. x

N. D. V . A.

v.%

In modo a ce. duro

2:5 1

26,7

77

14,0

297

23,3

19 0

Adegu&t . /et t i ca c.

354

37,5

233

4 2,2

525

41 ,1

2 18

31, 2

Trascur&to

2 82

29,9

2 12

38,5

372

29 , 2

1:54

22 , 0

Ne•su n& r 1spos ta TOTALE

362

25 , 9

56

:S ,9

29

5,3

BI

6,4

147

21, 0

9 43

100 , 0

5:5 1

100 , 0

1.27:5

100,0

699

100, 0


Tab. 67 - VALORI CHE nAGGIOmNTE COIHVOLSONO: ORDINE DJ Per grandi ripartizioni geografiche 67.al Patriottici NORD CENTRO AlTRI Y.A. Y. I Y.A. Y.I Y.A. l BI 35,9 61 48,8 lSS 2 45 20,0 18 14,4 61 3 42 18,1 28 22,4 53 4 25 11,1 8 6,4 20 s 15 6,7 6 4,8 Il Il 2,7 l 0,8 6 6 2,4 7 Il 4,9 15 3 o ,o ,o l 8 o ,o ,o 9 o o o TOTALE 100,0 327 225 100,0 125

l 2 3 4

s

67.bl Dei doveri del cittadino CENTRO NORD Y.A. Y. I Y.A. Y. I 51,3 53,1 93 188 34,8 78 22,3 63 10,5 15,7 19 55 2,2 12 3,4 0,6 l, 7 l 6 l 0,6 8 2,3 ,o 0,9 o 3

6 7 8 9 TOTALE

l 2 3 4

s

o o

,o

350

100,0

,o

,o ,o

o o

181

100,0

67.cl Dello ' spirito' di corpo NORD CEJITRO Y.I Y.A. Y. I Y.A. 37,7 108 37,9 48 85 29,7 46 36,2 20,5 59 20,6 26 19 6,6 2 1,6 1,6 Il 3,8 2 2 0,7 3 2,4 ,o 0,7 o 2

6 1 8 9 TOTALE

o o

286

,o

,o

100,0

o

,o

,o

o 127

100,0

RILEVANZA

Y.I 47,3 18,7 16,2 6,1 3,4 3,4 4,6 0,3

,o

100,0

ALTRI Y.A. V. I 61,4 311 21,1 107 56 Il, l 1,0 s B 1,6 16 3,2 0,6 3

o o

,o ,o

506

100,0

AlTRI Y.A. Y. I 96 30,3 n 29,0 80 25,2 28 8,8 12 3,8 4 1,3 s. 1,6

o

o

317

N.O. Y.A. 10 15 21 6 l 2

Y.I 60,9 13,0 18,3 5,2 0,9 1,7

115

100,0

o o o

,o ,o ,o

N.O. Y. I Y.A. 62,7 104 23,5 39 18 10,8 0,6 l 1,2 2 0,6 l

o

,o

l

0,6

o

,o

166

100,0

N.O. Y.A. 49 32 24 2

Y. I 43,7 28,6 21,4 1,8

o l

4

,o ,o

o

100,0

112

o

,o

0, 9 3,6

,o ,o

100,0

'\

363


<Segue TAB. 67! 67. dl Di sol i dar i eU NORD v.% V.A. 165 ~9,0 84 25,0 53 15,8 18 s,~ 8 2,4 1,5 5 o, 9 3

l 2 3 4 5 6 7 8 9 TOTAlE

l 2 3 4 5 6 7 8 9

o o

,o ,o

336

100,0

CENTRO V.% V.A. 116 63,0 35 19,0 22 12,0 7 3,8 2 1,1

o

,o

2

1,1

184

100,0

o .o

,o ,o

AlTRI V. A. 162 'H 60 35 11 6 5

v.z 43,7 24,6 16,2 9,5 3,0 1,6 1,4

V.A. 69 27 16 3 3

V. I 58, l 22,7 13,4 2,5 2,5

l

0,8

370

100,0

119

100,0

o o

N. D.

,o ,o

67.el Della superioriU della forza e del suo uso NORD CENTRO AlTRI V.A. v.z v.% V.A. V.A. V. I 40 22,5 Il 16,9 63 25,9 49 27,5 22 33,9 67 27,7 39 21,9 16 24,6 45 18,5 4,5 8 5 7, 7 Il 4,5 24 13,5 IO 37 15,4 15,2 11 6,2 o ,o 9 3, 7 3,9 7 l 1,5 IO 4, l

o o

TOTAI F

17A

,o ,o

100.0

o o

~s

,o ,o

100.0

o l

?4~

,o

0,4 100. n

o o o

H.D. V.A. 28 20 20 3

6 2

o o o 7q

,o

,o ,o

V.I 35,5 25,3 25,3 3,8 7,6 2,5 .

,o ,o ,o 100.0

67. fl Della violenza prevaricatrice sui pià deboli

l 2

3 4 5 6 7

8 9 TOTALE

364

NORD V. A. 69 44 24 8 30 23 l

V.I 33,7 21,6 11,8 2,5 3,9 14,7 11,3 0, 5

204

100,0

s

o

,o

CENTRO V.A. V.I 37 39,7 29 31,1 6 6,5 2 2,2 2 2,2 9 9,7 8 8,6

o o

93

,o ,o

100,0

AlTRI V.A. V. I 117 40,6 73 25,3 44 15,3 7 2,4 Il 3,8 16 5,6 16 5,6 4 1,4

o

288

,o

100,0

N. D. V.A. v. z 49,5 47 18 18,9 18 18,9 2 2, l 1,1 l 4 4,2 5 5,3

o o

95

,o

,o

100,0


67.gl Dell'egoisl o e del. proprio benessere e vantaggio

l 2 3 4 5 6 7 8 9 TOTAlE

NORD Y.A. · 71 43 33 6 12 18 28 l

o

212

Y.l 33,4 20,3 15,6 2,8 s, 7 8,5 13,2

o,s ,o

100,0

CENTRO Y.A. Y. I 44,4 52 25 21,4 21 17,9 o, 9 l 2,6 3 6,8 8 7 6,0

o o

117

,o ,o

100,0

ALTRI Y.A. 130 56 38 5

6

21 25 2 l

284

Y.I 45,7 19,7 13,4 1,8 2, l 7,4 8,8 0,7 0,4 100,0

N. D.· Y.A. Y.I 45,6 42 25 27,2 Il 12,0 3,3 3 3,3 3 4 4,3 4 4,3

o o

92

,o ,o

100,0

365


T~b.

68

- RAPPORTO ESISTENTE TRA HILITARI DI LEVA E DI CARRIERA Por orandl ripartizionl oeoorafiche

NORD V .A.

Netits .

possib .

comun .

Pro f .

di ver s. mont.

Rapp.

purarn. formale

P 0$5 .

in<:ttaur. di .al. dai singoli

CENTRO V.A. v. x

v. x

ALTRI V.A. v. x

N.O. V.A.

v. %

39

4,1

34

6,1

77

6,0

65

9,3

2 11

22,4

112

20,3

2:59

20 , 3

145

20,7

68

7,2

45

8, 2

101

7,9

56

B,O

94

10,0

40

7,3

103

a, 1

32

4 ,6

:>2, ,

4 1:5

44,0

250

45,4

618

40,5

227

No sauna risposta

116

12 , 3

70

12 ,7

117

9,2

174

24 , 9

TOTALE

943

100 , 0

55 1

100,0

1. 275

100, 0

699

100,0

Oip~nde

T Ab .

69

- ATTEGGIAMENTO DEI MILI TARI DI LEVA NEI CONFRONTI DELLE REGOLE CUI

SONO SOTTOPOSTI

Per 9 randi r ip.?ortizioni geografiรงhe

V.A.

NORD

v. x

CENTRO V.A.

v. x

ALTRI V.A.

v. x

V.A.

N.O.

v.x

Aรงcett. come dovere

135

14,3

90

17,7

2'12

19 ,1

112

16,0

Uni t. per evi t . pun.

344

36,:5

185

36,3

443

34 , 9

209

29,9

13,3

So posslb. eluderle

159

16,9

78

15,3

176

13,9

93

Ace. rao. d' essere

21:5

22,8

104

20,5

300

23,6

110

1:5,7

90

9,:5

:52

10 ,2

109

o,~

175

25 , 1

943

100,0

50'9

100,0

1.270

100,0

699

100,0

Nessuna. risposta

TOTALE

Tii.'b.

70

- LIVELLO DI SIHULAZIONE DELLE MALATTIE Per grandi

rip~rti:ioni

NORD V.A .

v. x

geogra fiche

CENTRO V.A . v. x

ALTRI V.A. v. x

N.O . V.A.

v. x

1'1o lt1.ssiMO

121

12,8

79

14-,3

244

19,1

106

15,2

Molto

162

17,2

101

18,4

2 16

16, 9

95

13, 6

Poco

266

28 , 2

154

27 , 9

327

2:5,7

134

19, l

NO

169

17,9

99

18,0

202

l S,S

113

16, 2

Non so

191

20 , 3

99

18,0

242

19 ,0

123

17 , 6

34

3, 6

19

3,4

44

3, 5

128

18,3

943

100,0

~5 1

100,0

1. 27:5

100 , 0

699

100 , 0

Nussuna risposta

TOTALE

366


TD. b. 71

- NECESSITA'

DI METTERE IN ATTO SOTTERFUGio L IVELLO 01 ACCORDO

P•• Qr-•ncH riparti: ioni gctOgrafiche NORD V.A.

v. z

CENTRO V.A. v.z

ALTRI V.A.

v.z

N.O. V.%

V.A.

51 c.ol t o

134

14,3

74

13,6

203

15,9

122

AbbA'§t~n:i'

20S

21,'9

113

20 ,9

205

1b, 1

119

17, 0

Poco

222

23, 7

122

22,4

315

2~,8

131

18,7

NO

303

32,2

204

37,3

432

33,8

IS2

21,7

46

4,9

s.~

~e

6,9

Non co Nossuni'

ri~po•t•

TOTALE

...

17,5

2,6

7S

3,5

127

18,2

100,0

699

100,0

28

3,0

19

3,3

45

938

100,0

S4S

100,0

1.27:5

h b. 72 - DESIDERIO DI PARTECIPARE A MISSIONI DI PACE Per grlondi rip.artizioni QOOQr•1iche

V.A.

NORD

v.z

CENTRO V.A. v.z

ALTRI V.A. V.%

N.o. V.A.

V.%

SI

466

.9,4

291

~2,9

78S

se, e

286

40,9

NO

305

32 , 3

ISO

27,2

287

21,!5

203

2'9,1

1:58

16, 8

106

19,2

246

18,4

109

15,6

14

I,S

4

0.7

17

1,3

101

14,4

9 .. 3

100,0

SSI

100,0

1.33:1

100,0

699

100,0

NON

so

NESSUNA RISPOSTA TOTALE

367


Tab. 73 - OUALITA' DEl SERVIZI OFFERTI Per grandi ripiirtizioni geografiche 73al Riguardo agli alloggiaeenti NORD CENTRO V.% V.A. V. I Y.A. Confortevole 279 29,6 107 19,4 "ediocre 447 47,4 251 45,6 Pessiao 205 21,7 188 34, l Nessuna risposta 12 1,3 0,9 5 TOTALE 943 100,0 551 100,0

ALTRI Y.A. 303 606 351 15 1. 275

y. I 23,8 47,5 27,5 1,2 100,0

N.O. Y.A. 163 260 179 97 699

V. I 23,2 37,3 25,6 13,9 100,0

73bl Riguardo al riscildaaento CENTRO NORD V. % Y.A. V. I Y.A. Confortevole 319 33,8 159 28,9 41,7 246 44,6 "ediocre 393 Nullo 181 19,2 129 23,4 Nessuna risposta so 5,3 17 3,1 100,0 TOTALE 943 100,0 551

AlTRI Y.A. 312 511 421 31 1.275

Y.% 24,5 40, l 33,0 2, 4 100,0

N. O. Y.A. 178 227 178 116 699

V.% 25,5 32,4 25,5 16,6 100,0

73c) Riguardo al vitto: quantiU CENTRO NORD Y.A. Y.I V.A. V.I Abbondante 286 30,3 135 24, 5 Sufficiente 47,4 296 53,7 447 Scilrso 20,7 114 20,7 m Nessuna risposta 15 1,6 6 1,1 TOTALE 943 100,0 551 100,0

AlTRI Y.A. 247 629 366 33 1. 275

V. I 19,4 49,3 28,7 2,6 100,0

N.O. Y.A. 130 286 166 117 699

V. I 18,6 41,0 23,7 16,7 100,0

73dl Riguardo al vitto: qualità NORD CENTRO \1, I V.A. V.A. V.I Buono 196 20,8 81 14,7 Mediocre 431 45,7 271 49,2 Pessi1o 275 29,2 177 32,1 Nessuna risposta 4,3 22 4,0 41 943 100,0 551 100,0 TOTALE

ALTRI V.A. 174 579 461 61 1.275

V. I 13,6 45,4 36,2 4,8 100,0

73el Riguardo alle attiviU sportive e ricreative AlTRI NORD CENTRO Y.A. Y.I Y.A. V.A. V.I 112 20,3 259 Curate 229 24,3 41,2 522 Trascurate 440 46,6 227 27,4 205 37,2 477 Inesistenti 258 Nessuna risposta 16 l, 7 7 1,3 17 100,0 1.275 TOTALE 943 100,0 551

Y.I 20,3 41,0 37,4 1,3 100,0

368

N.O. V.A. 101 246 205 147

m

V. I 14,4 35,3 29,3 21,0 100,0

N.O. Y.A. 146 232 215 106 699

Y.I 20,9 33, l 30 1 8 15,2 100,0


H

T'"\b.

. OUALITA'

OELL'ADUESTAMENTO IMPARTITO

Pc• gt{l.nd..l ripart iz ion i g e ogYAfiche NOno V. A.

V. %

CENTI10 V.A . V.%

AL'rR I V.A. V. %

N . 0.

v . r.

V. A.

(tuono

190

20, l

92

15,0

228

17,2

133

18, 9

Suf-ficiente

3b4

38,6

2 14

3'9,0

5 40

40,8

225

32,3

Non

227

24, l

142

26,0

331

24 ,9

116

IS,6

132

14,0

93

17,4

:?05

15 , 4

109

15,6

30

3,2

1<1

2 ,6

23

l, 7

I IG

16,6

943

100,0

547

100 , 0

1 . 3'27

100 , 0

699

1001()

sufficlent~

Nu llo N UD1i•Jn,J

Yispos t a

l OrALE

h b. 75 . CAPACITA' DI USARE ARMI INDIVIDUALI E DI REPARTO PeY grandi r ipar tizioni geogr afi che

NORD V./\.

CENT RO V. %

V.A.

v.x

ALTRI V.A.

v.x

N.O. V.A .

v.x

SI

369

39, l

206

3 7 ,4

498

38,4

2-IS

NO

2 19

23 , 2

138

2 5, 0

321

2 5, 2

137

19 , 9

Po.r:ialmen te

325

3 4 ,5

194

35, 2

443

34,6

192

27,e.J

Nussunol ,. i s pc•sta

TOTALE

y,,b . 76

.

3!5,5

30

3,2

13

2,4

20

1,6

11~

16, 7

943

100,0

551

100,0

1. 272

100,0

689

100,0

NUf'IERO DELLE PARTEC I PAZIONI A TIRI CON PeY g ra ndi ripart1.z i on i goo9r!) tiche

NORD V.A.

v. x

ARMI INOIVIOUALI

CENTRO V. A.

v. x

/ILTRI V.A .

v. x

N.O. V.A.

v. x

Uno.

::56

2 7,1

22 1

40,2

393

::::o, a

139

19,7

Duo

252

26,7

133

2'4,1

345

27, l

190

27 ,2

360

38,2

171

31,0

490

38,4

234

33,5

75

9,0

26

4,7

47

3,7

137

1'9,6

':143

100 , 0

:;:. t

100 , 0

1. 27S

10 0, 0

699

100 , 0

I,!U volte No~G 'J11.,_\

TOTALE

,.iGposta

36Y


Tol.b .

77

-

NUMERO DEllE PARTECIPAZIONI AD ESERCITAZIONI A FUOCO Par grandi ripa rtizioni geoQr.a.fiche NORD V.A..

CENTRO V. A. v.

v. x

AlTRI

x

V . /\.

N.O .

v. x

V. A.

v. x

Una

2 98

31, :5

:24 1

43, 7

466

3 6, S

185

Dul>

177

19,9

101

18,3

228

17,9

128

18,3

PHt volto

260

27,6

126

22,9

:l 57

28,0

176

25,2

'Nes suna rJ.spost•

TOTALE

Tab . 78

-

208

22, l

03

943

100 , 0

551

2& , !5

2:24

17,6

210

30,0

1. 27:5

100,0

699

100,0

%

ALTR I V,l\,

v. x

15, l

100,0

GIUDIZIO SULL' I STRUTTORE MiliTARE Por grondi riparti:.ioni oeoor•f i che NORD V. l\ .

CENTRO V. A. v.

v. x

N.O.

V. A .

v. x

Prepi'ri\to

548

:so, 1

3:38

61,4

715

54 , 4

3:51

:50 , 2

Poco prvparf'tO

271

28,7

14:5

2 6, 3

423

32,2

147

21,0

Non PI""Qporato

75

8, o

47 .

0 ,5

118

9,0

69

9,9

Nessuna rispo•t.a

49

5,2

21

3, 8

58

4,4

132

19,9

94:3

100,0

551

100 , 0

1. 3 14

100,0

699

100 , 0

TOTALI:

Ta b .

79

-

G IUD I Z IO S UL COMANDANTE P gr grand i ripa rt izioni owograf i che NORD V.A.

v.%

CENTRO V.A. v.

x

ALTR I V.A. V.%

N.O. V.A.

v. x

Buon com•ndante

426

43,1

308

55,9

721

56,7

287

41, l

Mediocre co••nd •nte

364

30,6

172

31,2

390

30,7

184

26,3

Cattivo com:.nd•nte

110

11,7

53

9,6

12 4

9, 7

97

13 , 9

43

4,6

18

3,3

37

2,9

131

18 , 7

9 43

100 , 0

551

10 0, 0

l. 272,

100, 0

699

10 0, 0

Nes~una.

TOTALE

370

l"iapo•t•


T•b· 80 - COSA PI ACEnEBDE FARE Per grand l ripal"ti:ioni ( f)

geogl"~fich e

l" i m,J risposta >

v.A. Pi~

~ttivit~

f isica

NORD

v.'x

CENTRO V.ll. V.X

N.O.

t'L TRI V.A.

V. X

V.A .

V.%

556

58 , 9

3 83

68, 2

857

6 7, 2

323

46 , 2

67

7,1

30

5,4

93

7,3

53

7,6

61

6,5

28

5,0

71

5,6

34

4,9

70

7,4

18

3, 2

67

5,3

51

7,3

Gt cssa att. fis.

9S

10,5

62

11,1

94

7,4

52

7,4

Leo t; t osso add. mil.

29

3,1

14

2,~

27

2,0

24

3,4

Mono attività Pi~

fi~ic a

addestr. milit.

Nono adde s tr. mil1t. l•

risposta

Noc~una

TOTAlE ($OCOnda

61

6,5

26

4,6

66

~,2

162

2 3, 2

943

100,0

561

100,0

1.275

10 0,0

699

100,0

V.%

V.A.

ris posta > NORD V.A.

EcRasivamente dura

CENTRO V.7.

V.%

s

1,0

7

0.5

1 1 ,Z

101

18,3

191

15,0

51

7, 3

1 7,9

84

15, 2

196

lS,4

96

13,7

0.5

TI"4Ccurata

107

Fotltta risp. 1ormal.

168

o

0.0

o. l

42

4,5

IG

2,9

69

5 , -1

21

3, 0

158

16 , 8

SI

14,?

182

14,3

66

'3,4

46:3

49,1

263

47, 8

626

49, 1

464

100 , 0

551

100,0

l. 2 75

100,0

699

TOTAlE

T~b.

V. A .

0.3

5

con equitA

N.O .

V .% 4

0.0

App llc.

AlTRI

o. l

O

Sout&n:ia lm . osse r.

V.A.

8 1 - PERMANENZA IN SERV I ZIO DI lEVA Pe,.. O~"•ndi rip31"tizioni o o~gr4~ich e NORD V.A.

CENTRO V.A. V.%

V.X

AlTR I V.A.

N.O.

V. X

V.A .

V.%

Meno di 4 mesi

193

20,:5

1 58

28,6

2 17

17,2

87

12,4

Da <l .;) 6

22:3

23,6

100

18,2

2 13

16, 9

113

16, 2 12,3

mcu~l

04 7 a 9 mes i

186

120

21,8

326

2 5, 9

86

Da 10 a 12

mo~i

2:57

11 2

20,3

3:50

27,8

1-13

15 mesi

14

1, 5

12

2,2

:38

3, 0

10

1 ,4

5

,5

7

1,3

65

6,9

42

7,6

sa

7,0

251

35,'3

TOTAlE

9~3

100,0

:551

100, 0

1.261

100, 0

699

100,0

Unit.). o peYat iva

:590

61 ,'9

294

53 ,4

832

61 ,s

300

42,9

Ento ter r itorial e

2 30

24, 1

1!54

2 7, 9

338

26 ,5

138

19 , 7

133

14, 0

103

18,7

162

12 , 0

26 1

37,4

9:53

100,0

551

100,0

1.352

100,0

699

100,0

Da 13

fl.

O l tre 1'5 mesi

TOTAlE

2,2

1,3

371


()::

T l' LI .

-

fUNZIONE SVOLTA DJ\ I cmuPPI AMICAL I FOR1111NTIS l TRA l MILITARI DI LEVA Per' gl".an<Jl r'ipa-r'ti:io:tni

oeogr'~"f i

NORD V . A.

c ha

CENTRO

v. r.

V.A,.

AL TFH V.A.

v. x

N.O .

v.r.

V. A .

v. x

l ndispen-:. . per super'are impat:to con n u•:~ v a rea l tà

403

42,8

2 32

42 , l

503

39,5

2 55

36,4

Pos s'='nO fac: i lit:a r' e r imer. t •:~ in v i t a mi

365

38,7

2 10

39,1

5() 4

39 , 5

17 1

24,5

3 •)

3 , <!

15

2, 7

41

~ ,2

51)

7 ,2

in c rem. compvr t. ind~s.i de rab . ve l" s o O •.LO VJ.

73

7, ?

41

?,5

133

10, ..

46

6, 6

ri spos ta

72

7 ,6

53

9,6

94

7,4

177

25 ,3

943

100 , 0

55 1

100 , 0

1. "275

100 , 0

699

10<•, (l

Ne:·n serv.:..no

•

inseli tar e

nienta

Pvs•;;o.:.no

I'JP-ssvn a

TUTALE

83

T ab.

-

FONDAMENTI DE I RAPPORTI CON GLI ALTR I MI LITARI Per 9randi ripart i z i oni geo g r' a ti c he

v:A.

V. %

N.O .

v. r.

V.A .

3 50

66 ,3

54

10 , 8 .

149

12 , 6

93

17 , 6

14 , 1

68

13,6

186

15, 6

85

J G, 1

1 00 , 4)

50 1

lO<:! , O

19 1

100, 0

:528

t cJO , O

85

'3 ,6

S•J s t essa or. 5oc . /c u lt .

1"26

rOTI\LE

889

l.

Ta b . 8 4 - CONOSCENZo\ llE LlA PRATICA DI VIOLENZE E/0 S CHER ZI SULLE RECLUTE Per gr~ndi ripartiz loni oaogr afi che NORD V. A.

v. r.

CENTRO V . A.

v. z

ALTRI V. A.

v. z

N. O. V. %

V.A .

SI V~·:· l

7

1,4

jo)

3, 4

34

4, 6

2:::::

42 5

85 , 3

26~

90 , 5

628

85 , 2

2 27

en:e

S'het,.:i V J.O l .

(!

GC hOI"'.

·ToTAlE

8 ,2 81, l

66

13 , 3

18

6, 1

75

10,2

30

10 , 7

498

100,0

2 ':13

100 ,0

737

lOù,O

280

10 0, •)

NORD V.%

V. /\ .

CENTRO v. r. V.A .

ALTR I V . A.

N . O ..

V.%

V.A.

v. x

NO

S c.her ;; i Vi o l .

2~, 7

92

27, 8

238

32, 7

72

9

1, 5

Il

3, 4

Il

l ,b

19

6,3

423

68,9

2:0:7

68 , 8

4 76

65,7

2 15

70,3

6 1::;

100, 0

330

1 0 0, •>

72:5

10)0,:)

31)6

100, 0

183

Vl.o l enze

e scher .

TOTALE

372 ~

v. z

7 1,9

379

S u st e s s a ori g. r egion .

V.A .

856

76,3

vita in c omune

v. x 75, 6

6?8

St,l

ALTRI

CENTRO

NO RD V .A .

2 3 ,4


1 <<b. 05 -

WOGO I DEALE PER EFFETTUARE Il SERVIZIO DI LEVA Per gfandi fiparti:ioni geogr afiche CENTRO V.A. V. X

NORD

V.%

V. A.

AL TR I V . A.

N. O. V. %

V.A.

V.X

789

83,7

448

81 , 3

927

72 , 7

405

60,0

72

7,6

44

8,0

162

12 , 7

SI

7,5

67

7,1

47

6,5

162

12 , 7

51

7,5

15

1 ,6

12

2,2

24

1, 9

16'3

25, •)

"943

100,0

551

100 , 0

1. 2 75

100,0

676

100 , 0

20

19,4

27 , 8

253

37 , 4

56

34,5

meno t..- a~.un a t i co

14

13 , 6

14'3

16,0

89

13 , 1

23

Possibilità seguire interessi/ami ci zie

38

3G,9

170

18,3

83

12,3

Mag gio r r1sparmio

11

l t) , 7

9·1

10, l

47

fJOsti/ ge nte

5,8

b4

6,9

SI

7,6

Il

da fam igl.

1, 0

39

4,2

3S

5,2

s

3,

1,8

25

15,3

In

~eg.

di residen.

Come! capita

TOTALE

Parer.(!? Vic inanza famiglia o~stacco

Conosc .

1\uto,:.non..

da abitudini

Scrvi:i o mP.no duro lont~:\ne>

da

A lt l· ,:;,

10TALE

T.:~b .

o

o

19

2,0

12

13

12 , 6

123

13,2

79

o

o

14

26

::, 9

"931

675

101),0

108

100 , 0

100 , 0

18

11, 0

Il

6 ,7 ~,7

l

13

a, o

163

l i)l) , l)

86 • f'OSSIBILITA' D'INSERIMENTO NE LL' AMBI ENTE CIV ILE OEL L•' LOCALITA' OVE SI PRESTA IL SERVIZ IO DI LEVA Per grandi ripartizioni QftOQr"Afic h e

NORD V.A.

V.%

CENTRO V.A. V. X

N.O .

ALTR I V.A .

V. X

V.A .

V. Z

29,2

SI

382

40,5

253

45, 9

Sl2

40,2

197

sr , ma con d i ffic .

184

1'3, 5

1 14

2 t:>, 7

301

23 .6

125

1 7,~

NO

34"9

37 ,0

162

29,4

4 26

33 , 4

2 11

30, 2

Ness1.tna rispost a

TOTALE

28

3,0

22

4,0

36

2,8

166

23 , 7

'343

100, 0

S51

100,0

1.275

100 , 0

6 '39

100 , 0

Se si, l o ha potuto fare tramitGt Vecch ie amicizie

123

23,1

123

13, 0

231

28,1

8•)

23,5

Cornmilit'Joni

138

25,5

76

a, 1

17 1

20 ,8

88

25 , '9

Conosc . oc c a s i on .

164

3 0, 2

693

73,S

2 76

33,5

I IS

33 , 8

Freq.

1 15

2 1 ,2

SI

5,4

1 45

17,&

57

16, 0

542

100,0

943

100,0

923

100,0

340

tV<•. •.•

IOl'AL E

luogh i

r"itr.

373


CON PERSONE DEL LUOGO - AMICIZIE PC?r grandi riparti::ioni Oil0Qr'3fic:toe

T ab. 67

NORD V. A.

CENTRO V.A , V,%

v.x

ALTR I V.A.

N.O .

v.x

v. x

V.A.

SI

432

4 5 ,8

271

49,2

718

56,2

271

NO

·183

31,2

25 1

45,5

518

"10,7

253

36,2

28

3,0

29

:5,3

39

3,1

175

2S,O

943

·3·3 ,9

551

1 00 , 0

1.275

100,0

69·~

100,1)

NESSUNA RISPOSTA

TOTALE

T~b ~

-

88

38 ,8

INCIDENZA DEL SERVIZIO DI LEVA SULL'US O DI DROGHE Per gri'ndi l"ipartizioni ooogr41fichc

NORD V.A. Oc cas.

per in i zio uso

L&

chi

"'"'

ga conii•Jm.

CENTRO V.A. v.x

v.x

AL TRI V.ll.

N. O.

v.x

V.A.

v. x

382

40 , 5

189

34 , 3

498

39,0

197

28,2

313

33 , 2

199

36,2

423

33,2

179

25,6

142

1 5, 1

106

19,2

227

17, 8

BS

12,2

Nessuna rispo sta

106

11,2

57

10,3

127

10,0

238

34,0

TOTIILE

943

100,0

551

100,0

1.275

100,0

Ness un rapp.

T i\ b .

89

leva/droga

- uso

699, .

100,0

PERSONALE DI DROGHE LEGGERE DURANTE LA VITA MIL ITARE

Por or-.a.ndi ripartizioni geografiche

NORD V.A.

Spesso

v.z

CENTRO V.A .

v. x

ALTR I V.A .

v. x

N.O. V. A.

v. x

51

5,4

12

2,2

44

3,5

37

5,3

Q•Jo)l che volta

145

15,4

58

10,5

13 4

10,5

79

11,3

Mai

718

76,1

464

S4 , 2

1070

83 , 9

401

5?,4

29

3,1

17

3,1

27

2, l

182

26 , 0

943

100,0

551

100,0

1 .275

100,0

699

100,0

Ne s s•Jna r isp.::~osta TOTALE

374


T.b.

9<)

- CONOSCENZA

DELL'USO DI DROGHE DA PARTE DEl COI1MiliTONI

Per grilndi r'l.partizioni g•oor•t1cho NORD V.A.

v.t

CENTRO V.A.

AlTRI

v. x

V.A.

v. x

V.A.

N.O.

v.x

Spo••o

251

26,6

108

19,b

281

22,0

133

19, t

Qualche volta

417

44,3

229

41,6

32!5

41,2

183

26,3

114\i

223

23,6

188

34, 1

410

32 , 2

179

2S, 7

52

~.:s

26

4,7

!59

4,6

201

28,9

':143

100 , 0

:551

100,0

l. 275

100,0

G96

100 , 0

Noo•u na rispost•

TOTIIlE

Tfl,b. 91

- SUFFICIENZA DEl CONTROlLO DEl SUPERIORI

PER QUANTO All'USO DI DROGHE

Per gr4ndi ripartizioni gaograf.1.che V.A.

NORD

v.x

CENTRO V.A. v. x

AlTRI V.A.

v. x

V.A.

N.o.

V.%

SI

222

23,!5

14tf

26,9

317

24,8

14:5

20,6

NO

372

39, ...

19:

35,4

446

35,0

183

26,3

POCO

13,7

225

23,CJ

133

24,1

303

23,8

96

NON SO

9:5

10,1

!59

10,7

178

14,0

9:5

13,6

NESSUNA RISPOSTA

2'1

3,1

16

2,9

31

2,4

190

25,8

943

100,0

!;:51

100,0

1.27!5

100,0

699

tOQ,O

TOTAlE

Tob. 92

- INCIDENZA DEl SERVIZIO DI LEVA SUL SUICIDIO FRA l GIOVANI

p.,,

grandi rip.ar'ti:.ioni o•oor•fl.che

V.A. Qualche

volt~

NIJSGun t'apporto

Nuasuna risposta

TOTAlE

NORD

v.x

CENTRO V.ll. v. x

AlTRI V.A.

v. x

V.A.

N.O.

v. x

:580

61,:5

336

61,0

763

59,9

296

40,9

2':19

31,&

195

33,6

443

34,7

172

24,6

65

6,9

30

!5,4

69

!5,4

241

34,::;

943

100,0

:5:51

100,0

l. 273

100,0

699

100,0

375


Tab. 93 • DISTRIBUZIONE DEGLI INTERVISTATI PER ARMA DI APPARTENENZA Per ora nch rJ.pa.rt.a.zioni geogr•t1che

V.A. EtiieYcito

NO IlO

CENTRO V. X

V~A.

N.O.

ALTRI V.X

V.A.

V.A.

V.%.

V.%

704

74,7

159

28,9

684

41,0

224

7

0.7

6

1,1

14

22 ,9

16

10,0

375

22 ,9

11,1

3 15

57, l

157

9,6

70

Crab l.nJ.er ì

55

Ili

31 , '9

7,9 10 , 0

Ae t'onautl.ca

105 16

l, 7

16

2,9

45

2 ,9

334

47, 8

TOTALE

9-13

100,0

551

100, 0

1.636

100 ,0

699

100,0

Tab. 9• • 111\Pt>RESENTANZA DELL'ORGANO CUI SI FA CAPO : LIVELLO 0 1 PERCEZIONE Por grandi rip•rti:ioni ooogratlche

NORD V.A.

V.%

P .1enamento

47

s,o

/\bbas t an::4

283

InadeguatAmente: Por' n1.ontv Nast:na n~

282

r"loposta

TOTIILE

CENTRO V.A. V.%

ALTRI V.A.

N.O. V. X

36

6,:5

89

30 , 0

162

29 ,:5

405

31

20 ,6

100

18, l

252

29,9

141

25,6

363

2 8,5

V.A.

V.%

6,9

42

,a

144

19,9

93

11, 9

150

21,5

20 , u

137

14,5

112

20,3

166

13 ,0

290

40,1

943

100,0

551

100,0

1. 275

100,0

69'3

100,0

Tab . 95 - SEGU ITO PRESTATO ALL'ATTIVITA' DEl RAPPRESENTANTI

V.A. Cottt-an. /&.ntvros.

NORD

60

'.; •a f f i c iontol'honto

2 12 f 'o ,. niente

TOTALE

TO L) .

90: • CAf'IICITA'

PQr

CENTRO V.X

V.%

1\LTRI V. A. V. X

N. O.

V.A.

V.l

6,4

37

6,7

l :>O

11,7

58

9,.

21 , S

142

2:5, 8

392

30 ,9

156

22 , ·1

22,3

12 1

22, 0

29 , l

140

260

20,4

89

306

2 4,0

122

17, 5

699

100,0

137

14,5

Ili

20,1

167

13,1

944

100,0

55 1

100, 0

1.275

100,0

12 .

39,2

DELLA RAPPRESENTANZA DI APPOflrllflE MIGLIORAMENTI

gr~ndi

rl.pdrti::io ni

NORD V.A. f'tù vOl'-0

V.A.

60

g~ooratiche

CENTRO V.Z

V.A.

6,4

35

N.O.

Al TRJ

V.%

V.A.

V.X

V . /1.

6,4

130

10, 2

38

V.%

nv ..o l o: h c vo l t4

388

41,2

227

4 1,1

!S2S

41, 2

1'9'9

Ma t

355

37,6

174

31,6

446

35,0

l BO

25,9

140

14,9

115

20,9

174

13,6

282

40,3

943

100,(1

:SSI

100,0

1.275

100,0

699

100,0

NCG~una

TOTALE

376

r 1 sposta

29,:)


t

INDICE DEI GRAFICI Gr a f. l - Distribuzione per età .............................. . pag. 44 Graf. 2 - Luogo di nascita per grandi ripartizioni ..... . » 45 Graf. 3 - Titolo di studio ..................................... . » 47 Gra f. 4 - Condizione professionale del padre e della ma)) dre ................. .................................... . 49 )) Gr a f. 5 - F.A. di appartenenza ............................. . 50 )) 52 Graf. 6 - La "difesa della Patria" come "sacro dovere" )) 55 Graf. 7 - Indispensabilità della leva ....................... . Graf. 8 - Idoneità delle FF.AA. ad intervenire in caso di calamità ............................................... . )) 57 » 61 Graf. 9 - Fonti d'informazione sulle FF.AA ............ . » 62 Graf. 10 - Qualità dell'informazione ........................ . Graf. Il - Conoscenza di periodici editi dagli organi della Difesa ................................................. . » 63 Graf. 12 - Possibilità di ridurre la durata della leva .... . » 65 » 66 Graf. 13 - Età ottimale per la coscrizione ................. . Graf. 14 - Obiezione di coscienza: conoscenza dell'argomento ................................................. . )) 68 Graf. 15 - Problemi inerenti all'obiezione di coscienza: li)) 70 vello d'accordo ..................................... . Graf. 16 - Livello d'accordo riguardo alle ripercussioni del servizio di leva nella vita del giovane e della fa» 73 miglia .................................................. . » 79 Graf. 17 - Cosa comporta il servizio di leva .... ... ... .... . Graf. 18 - Cosa rappresenterà in futuro la leva ......... . )) 82 )) 86 Graf. 19 - Cosa manca durante il periodo di leva ..... . . Graf. 20 - Rapporto esistente tra militari di leva e di carriera .................................................... . )) 99 )) 104 Graf. 21 - Desiderio di partecipare a missioni di pace .. Graf. 22 - Qualità dei servizi offerti ........................ . )) 106 » 107 Qualità dei servizi offerti ........................ . Graf. 23 Graf. 24 » 110 Qualità dell'addestramento ricevuto .......... . Graf. 25 Sentirsi preparati all'uso di armi individuali e di reparto ............................................ . » 112 )) 115 Graf. 26 Giudizio sull'istruttore militare ................. . Graf. 27 Giudizio sul comandante ......................... . » 117 Graf. 28 - Permanenza in servizio di leva ................. . » 118 Graf. 29 - Assegnazione presso unità operativa o ente ter)) 119 ritoriale ........ ....................................... . 377


Graf. 30 - Nascita di amicizia tra commilitoni. Sua possibilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 124 Graf. 31 - Conoscenza della pratica di violenze e/o scher)) 129 zi sulle reclute .. ..................................... . Graf. 32 - Luogo ideale per effettuare il servizio di leva » 133 Graf. 33 - Incidenza del servizio di leva sull'uso di droghe » 144 Graf. 34 - Sufficienza del controllo dei superiori per quanto all'uso di droghe ................................... . » 146 Graf. 35 - Incidenza del servizio di leva sul suicidio fra i giovani ........................... ..................... . » 147 Graf. 36 - Rappresentanza dell'organo cui si fa capo: li)) vello di percezione ................................. . 151 )) Graf. 37 Seguito prestato all'attività dei rappresentanti 152 Graf. 38 - Capacità della rappresentanza di apportare miglioramenti ........................................... . » 153 Graf. 39 - Specificazione delle opinioni sulla Forza Armata )) Popolare .............................................. . 186 )) Graf. 40 - Indagine sull'immagine futura della leva . ... . 188 Graf. 41 - Futuro delle amicizie contratte durante la leva » 190 Graf. 42 - Specificazione sulle violenze e gli scherzi nella )) vita militare .......................................... . 192 Graf. 43 - Luogo ideale per il servizio di leva: motivazio)) 193 ni ....................................................... . Fig. - Livello di adesione alla vita militare per le tre )) FF.AA................................................ . 169 Fig. 2 - Livello di adesione alla vita militare secondo il titolo di studio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . » 170 Fig. 3 - Livello di adesione alla vita militare per grandi ripartizioni geografiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 184 Fig. 4 - Le posizioni dei militari di leva interpretate alla luce del modello parsonsiano. Piramide cibernetica . ... ... . .... ... ... ... ........ ... ... ... ......... » 231

378


INDICE PREFAZIONE: FONDAMENTI EPISTEMOLOGICI DELLA RICERCA .................................................... pag.

PARTE

17

I

LA "CONDIZIONE MILITARE" IN ITALIA LETTA ATTRAVERSO LE OPINIONI, I GIUDIZI ED I "DESIDERAT A" DI TREMILACINQUECENTO COSCRITTI l. MODALITÀ DELLA RICERCA. SPONTANEITÀ. RI-

SERVATEZZA ..... ............... .. ... .. ..................... . pag.

41

2. MODULI RESI IN BIANCO O CON INVETTIVE E PAROLACCE: LORO SIGNIFICATO...... ..............

»

42

3. STRUTTURA DEL QUESTIONARIO. CARATTERI SOCIO-CULTURALI DEI COSCRITTI ................

»

43

4. SU ALCUNE QUESTIONI CONCERNENTI LA "DIFESA DEL PAESE" ..........................................

»

51

»

64

»

67

» »

71

9. SULL'ADDESTRAMENTO, SULLA PREPARAZIONE DI CHI ADDESTRA E SUI COMANDANTI ... lO. VITA DI RELAZIONE . . . . . . . . . . . .. . . . . .. .. . . . . . . . . . . . . . . .. .

»

108

»

122

11. RAPPORTI CON L'"HABITAT" CIVILE............

»

132

12. DROGA E SUICIDI: ASPETTI DELLA "DEVIANZA" . ... .. .. . ...... ... ... .. .. . ... ... ... . . ..... ... .. . .. . ... ... . . ... ..

»

139

13. FUNZIONALITÀ DELLA RAPPRESENTANZA "MILITARE" ........................................................

»

149

5. SULLA DURATA DELLA LEVA E SULL'ETÀ OTTIMALE AL SUO ESPLETAMENTO . .. . . . . . . . . . .. . . . . 6. OBIEZIONE DI COSCIENZA . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7. VITA CIVILE E VITA MILITARE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

8. ADATTAMENTO ALLA VITA MILITARE..........

97

379


PARTE II DIFFERENZE E SIMIGLIANZE PER F.A., TITOLO DI STUDIO E GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE. UOMINI "CONTRO". APPLICABILITÀ DEL MODELLO PARSONSIANO

14. MODI DI SENTIRE ED ATTEGGIAMENTI DEI MILITARI DI LEVA SECONDO L'APPARTENENZA DI F.A. ED IL TITOLO DI STUDIO ....................... pag. 154 15. MODI DI SENTIRE ED ATTEGGIAMENTI DEI MILITARI DI LEVA SECONDO LE GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE ................................. » 171 16. ALCUNE NOTAZIONI SULLE RISPOSTE ALLE DOMANDE APERTE (S. Labonia) ........................... 17. UOMINI "CONTRO": INVETTIVE E PAROLACCE (M.L. Maniscalco) ............................................. 18. CONCLUSIONI: ATTEGGIAMENTI ED OPINIONI DEI COSCRITTI NEL QUADRO DEL MODELLO PARSONSIANO ...............................................

»

185

»

195

»

220

» »

245 261

»

263

»

290

»

323

»

351

» »

377 379

PARTE I II APPENDICI STATISTICHE

l. 2. 3. 4. 5. 6.

380

QUESTIONARIO CON LE RISPOSTE (DATI GREZZI) ALLE SINGOLE DOMANDE. ....................... ENTI E REPARTI COINVOLTI NELLA RICERCA RISPOSTE DISTINTE PER F.A. E TITOLO DI STUDIO ................................................................ TABELLE STATISTICHE (DA l A 48) DI SVILUPPO (ALCUNE VOCI) per F.A. E TITOLO DI STUDIO RISPOSTE DISTINTE PER F.A. E LUOGO DINASCITA (GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE) TABELLE STATISTICHE (DA 49 A 96) DI SVILUPPO (ALCUNE VOCI) PER GRANDI RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE ........................................... .... - INDICE DEI GRAFICI E DELLE FIGURE NEL TESTO .............................. :. . . . . . . . . . . . . . . . . - INDICE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


t

Collana del «Centro Militare di Studi Strategici» l. «Il reclutamento in Italia»

di Autori vari

2. «Storia del servizio militare in Italia di Virgilio Ilari dal 1506 al 1870, Vol. I 3. dal 1871 al 1918, Vol. Il 4. dal 1919 al 1943, Vol. III

S. dal 1943 al 1989, Vol. IV 6. «Soppressione della leva e costitu· di Paolo Bellucci - Areno Gori zione di Forze Armate volontarie» 6a. «Riflessioni sociologiche sul servi- di M. Marotta - S. Labonia zio di leva e volontariato» 7. «L' importanza mi lita re dello di Carlo Bongiorno- Stefano Abbà spazio» Giuseppe Maoli - Abelardo Mei Michele Nones - Stefano Orlando Franco Pacione - Filippo Stefani 8. «Le idee di "difesa alternativa" ed il di Francesco Calogero ruolo dell'Italia» Marco De Andreis - Gianluca Devoto Paolo Farinella 9. «La " policy science" nel controllo di Pierangelo Isernia - Paolo Bellucci degli armamenti» Luciano Bozzo - Marco Carnovale Maurizio Coccia - Pierluigi Crescenzi Carlo Pelanda 10. «Il futuro della dissuasione nuclea- di Stefano Silvestri re in Europa» Il. «l movimenti pacifisti ed antinu- di Francesco Battistelli cleari in Italia. 1980-1988)) Pierangelo Isernia - Pierluigi Crescenzi Antonietta Graziani Angelo Montebovi - Giulia Ombuen Serafina Scaparra - Carlo Presciuttini 12. «L'organizzazione della Ricerca e di Paolo Bisogno - Carlo Pelanda Sviluppo nell'ambito della Di fe~a» Michele Nones - Sergio Rossi Vincenzo Oderda


13. «Sistema di Pianificazione Generale di Giuseppe Mayer - Carlo Bellinzona e· Finanziaria ed ottimazione delle Nicola Galippi - Paolo Mearini risorse nell'ambito Difesa» Pietro Menna 14. «L'industria italiana degli ar- di Fabio Gobbo - Patrizio Bianchi mamenti» Nicola Bellini - Gabriella Utili 15. «La strategia sovietica nel Medi- di Luigi Caligaris - Kenneth S. Brower terra neo» Giuseppe Cornacchia - Chris Donnelly James Sherr - Andrea Tani Pietro Pozzi 16. <<Profili di carriera e remunerazioni di Domenico Tria - Tonino Longhi nell'ambito dell'amministrazione Arturo Cerilli - Andrea Gagnoni dello Stato» Pietro Menna 17. <<C~nversione dell'industria degli di Sergio Rossi - Secondo Rolfo armamenti» Nicola Bellini 18. di trasferimento di tecnologie stra- di Sergio Rossi - Fulceri Bruni Roccia tegicamente critiche» Alessandro Politi - Sergio Gallucci 19. <<Nuove possibili concezioni del mo- di Stefano Silvestri - Virgilio Ilari dello difensivo» Davide Gallino - Alessandro Politi Maurizio Cremasco 20. <<Wilfare simulation nel teatro me- di Maurizio Coccia diterraneo» 21. «La formazione degli Ufficiali dei di Antonio Paoletti - Arnoldo D'Amico ·corpi Tecnici» Aldo Tucciarone 22. «ISLAM: Problemi e prospettive di Roberto Aliboni - Fausto Bacchetti politiche per l'occidente» Laura Guazzone Valeria Fiorani Piacentini Bianca Maria Scarcia Amoretti 23. «Effetti sull'economia italiana della di Antonio Pedone - Maurizio Grassini spesa della Difesa» 24. «Atto Unico Europeo e industria di F. Onida - M. Nones - G. Graziola italiana per la Difesa» G.L. Grimaldi - W. Hager - A. Forti G. Viesti 25. «Disarmo, sviluppo e debito»

di C. Pelanda

26. «Yugoslavia: realtà e prospettive»

di C. Pelanda- G. Meyr- R. Lizzi A. Truzzi - D. Ungaro -T. Moro


27. «Integrazione militare euro pe» 28. «La rappresentanza militare in Italia» 29.«Studi strategici e militari nelle università italiane» 30.«0 Pensiero Militare nel Mondo Musulmano», Vol. I 3l.«Costituzione della difesa estati di crisi» 32.<<Sviluppo, Armamenti, Conflittualità»

di S. Silvestri di G. Caforio - M. Nuciari di P. Ungari - M. Monesi - R. Lughari V. Ilari di V. Fiorani Piacentini

a cura di Giuseppe de Vergottini di L. Bonanate, F. Armao, M. Cesa, W. Coralluzzo 33.«11 Pensiero Militare nel Mondo Musul- di G. Ligios - R. Redaelli mano», Vol. II 34.«La "condizione militare" in Italia a cura di Michele Marotta Vol. I - l militari di leva


maggio 1991

Composlzlont t Slompa:

T1poarafia Sticc:a Mano di P. G•:annmi Vin Gran S3sso. S7 • Roma


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