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Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi ©
Giugno 1990
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C ENTRO MILITAR E DI STUDI STRATEGICI
Rapporto di Ricerca su
INTEGRAZIONE MILITARE EUROPEA
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Rapporto di Ricerca su
Integrazione Militare Europea
La ricerca presentata in questo vo lume è stata condotta dal Prof. STEFANO SILVESTR I. dell 'Isti tuto Affari Internazionali di Roma.
INDICE SINTESI DELLA RICERCA l. LO SCI:NARIO INTERNAZIONALE
Il.
pag. 9 28
A. Economia . . . . .. .. . . . . .. ... . . . .. ... .. . . . .. . . . . .. .. . . . .. ... .
28
B. Armamenti . .. . . . .. . . .. .. . .. . . . . . . .. . . . .. . .. .. . . . .. . .. . . .. C. Den, ografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
31
D. Tecnologia ......................... ······ ··· ·········· ··· :·
35
E. Risorse................................... . .......... . ......
36
F. lmp l1cazioni globali e scenari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
37
COLLOCAZIONE, SPAZIO E RUOLO POSSIBILE DELL 'EUROPA OCCIDENTALE ..... ..... A. Tre modelli di Europa nel mondo . . . . . . . . . . . . . . .
B. I pwblemi politici internazionali e l'Europa . .
34
41 43 45
C. "Europa attore" e i problemi politici internazio-
Ili. IV.
nali ..... ................................ ........................
49
D. In conclusione: qua li spazi per l'Europa'? .. ...
62
RAPPORTI TRA EVOLUZIONI INTERNAZIONALI E POLITICA DI SICUREZZA UNITARIA .
65
l POSSIBILI FORI DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE ERUROPEO .............................. .
79
A. Com unita Europea (CE) .. .. .. .. .. .. .. .. .... .. .... ..
85
B. Unione Europea Occidentale (UEO) ............ C. Cooperazioni bilaterali (ed esempio franco-
90
tedesco) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
107
D. Cooperazione multilaterale negli armamenti NATO e IEPG) ............................................
131
E. Alcune conclusioni: la necessità di un sistema decisionale . . . .. . .. . .. .. . .. . . . . .. . . . .. . . . .. . .. . .. . .. .. . .. .. . .. ..
144
MODELLI D/INTEGRAZIONE: FATTIBILITÀ. PROBABILITA E CONVENIENZA .................
149
LO SCENARIO EUROPEO DOPO LA CADUTA DEL MURO..................................................
157
A. Alcune ipotesi .. ..... ... .. . ..... ... . . ... ... . . ...........
158
B. Il quadro strategico-militare ... .. . .. ... .. ... .. ......
161
C. La ricerca della stabilità . . . . . . . . . . . . .. . . . .. . .. . . . . . ..
163
D. La minaccia da Sud ... ... .. ... .. . .. ... .. ... ..... .. ...
164
E. Importanza e limiti della NATO . . . . . . . . . . . . . . . . .
171
SCHEMI DI INTEGRAZIONE EUROPEA.. .....
175
VIII. PROSPETTIVE..............................................
183
IX.
189
V.
Vl.
VII.
UN MODELLO EUROPEO SPECIALIZZATO...
SINTES I DELLA RICERCA
I.
QUADRO GENERALE
Le tendenze esaminate in questo studio suggeriscono il permanere di una struuura gerarchica internazionale accentrata presso i paesi occidentali. Tuttavia il suo ambito tenderà ad allargarsi, e al suo interno si prcfigurano dci mutamenti. Pensiamo ad esempio ai paesi socialisti in via di democratizzazione e di .. rientro'' sulla scena internazionale e ad alcuni paesi a più rapido tasso di industrializzazione. in America Latina c in Asia. Una attenzione particolare dovrebbe essere portata alla RPC (Cina popolare). Un discorso analogo riguarda l'fndia, la Corea del Sud e altri paesi asiatici dell'area ASEAN. più forse il Pakistan, ma anche la Nigeria in Africa e il Brasile in America Latina. Il sistema internazionale dovrà fare posto per questi nuovi attori. ma dovrà anche fare i conti con la spinta nazionalistica che proviene da questi mutamcnri. Anche se non è possibile negare quanto vi è di positivo nel processo di democratizzazione e/o di liberazione e auto-affermazione di molti d~ 9uesti popoli. vi è tuttavia una chiara contraddizione tra spinte" nazionaliste e nuovo governo multilaterale del sistema globale. Esistono anche tendenze alla aggregazione regionale. Ciò è evidente, ad esempio. tra i paesi industrializzati occidenta li. ma è anche visibile in aree politicamente e economicamente più differenziate, come ad esempio tra Mediterraneo e Comunità
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Europea. tra Europa e mondo arabo (una variame della precedente). e tra paesi del Terzo Mondo. Tali aggregazioni. guidate da fattori oggettivi (come ad esempio i flussi migratori). sono in genere altamente conf/i((uali, e promettono in alm eno egual misura grandi e positivi svi luppi nel lungo termine. e pressocché intrattabili pr,oblemi eli gestione nel breve e medio termine. La chiave del futuro sembra comunque richiedere in primo luogo un regolamento dei rapporti all'interno dell'arca gerarchicamente dominante: una maggiore istituzionalizzazionc e stabilità dei rapporti fra i paesi dell'area OCSE appare come condizione necessaria per una maggiore e più positiva integrazione NordSud. c per il governo dei grandi processi di trasformazione del sistema. Vi sono molte strade possibili per assicurare tali sviluppi. Tra le molte proposte elenchiamo brevemente: l. il rafforzamento del sistema di gestione delle crisi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; 2. il potenziamcnto di alcuni meccanismi di gestione macroeconomica e finanziaria: 3. il collegamento funzionale e politico tra le due sfere att ualmente di competenza del GATT c de l FM I (merci c monete). attraverso i Vertici. ma con maggiori garanzie di continuità cd efficacia:
-+. un coordinamento tra grandi gestioni macro-economiche c tendenze di aggregazione e integrazione regionale. così da favorire queste ultime (positive. secondo !"ottica della sicurezza militare e dello sviluppo economico dci paesi che ne fanno parte) senza creare ulteriori distorsioni negative nel sistema globale: 5. uno sv iluppo. un potenziamento c in prospettiva anche un allargamento dcii'OCSE. in ch iave di gestione di grandi
IO
problemi macro-economici, di indirizzo delle grosse tendenze di svi luppo. e sopraltutto di progressivo allargamento della attuale struttura oligopolista a nuovi membri.
Il. IL CONTRIBUTO EUROPEO E LA SICUREZZA Il contributo europeo a questa impresa sarà largamente condizionato da una somma di altri fattori, tra cui determinante sarà quello relativo alla politica della difesa e della sicurezza. I l rapido sviluppo delle tecnologie sia offensive che difensive. unito alla crescente importanza dci negoziati Est-Ovest. sembrano destinati a provocare una grossa ristrutturazione. concettuale e materiale, delle deterrenza. Se da un lato diviene più imporrante quello che nel gergo NATO è definito il .fÌtori-area. dall'altro. all'interno dell'area Est-Ovest. è in corso un ricsame approfondito dei requisiti della stabilità c della sicurezza strategica.
É destinato ad aumentare il ruolo di potenze quali l"Europa occiden ta le nel suo complesso. il Giappone e la RPC. grazie a un rimescolamento insieme strategico ed economico che tende ad affidare loro maggiori responsabilità. Le scelte di "grande strategia" dell'Europa possono e.ssere di tre tipi:
l. una scarsa coesione interna ("'Europa aperta"). in cui l"Europa partecipa in modo relativamente passivo alle evoluzioni del sistema internazionale. fidando sul permanere del quadro di sicurezza comunque garantito dalla sua alleanza con gli americani: 2. una scelta fortemente difensiva e chiusa ("fortezza E uropa "). che combini la difesa del mercato interno europeo con una crescente difesa autonoma della sicurezza europea: 3. una scelta da protagonista ("·Europa attore-·). in cui si ll
combinano elementi di maggiore mtegraz1one con la elaborazione di una politica attiva (elementi di una ..grande strategia'' europea) volta ad accrescere il governo della situazione globale. Nella ricerca ci siamo concentrati sul terzo modello (Europa attore). É subito risultato chiaro tuttavia che non è possibile pensare ad una realizzazione di tale modello che prescinda dai fattori militari e di sicurezza. L'intero processo di integrazione europea. dal dopoguerra ad oggi, si è confrontato con i problemi di sicurezza. da quelli relativi al controllo della Germania (Trattato di Bruxelles. e suoi seguiti). a quelli del confronto Est-Ovest (Trattato dell'Atlantico del N.ord). passando per la complessa storia dci conflitti coloniali prima. e del coinvolgimento europeo in guerre locali poi (da Sucz alle Falklands): i modi della cooperazione europea. e della partecipazione europea al contesto internazionale. si sono largamente adeguati a queste premesse di sicurezza. anche nelle loro scelte politiche cd economiche. Problemi come quello del Burden-Sharing o del Mediterraneo (c relativa politica di gestione delle crisi fuori arca), richiedono un maggiore impegno europeo nel campo della difesa e della sicurezza. Ma anche la soluzione di problemi quali la cencralita tedesca. la casa COJ//UIIe europea o in fine la europeizzazione della strategia militare della Francia. implicano quanto meno la capacità di impostare una politica comune nel campo della sicurezza. e un accordo di massima sulle lince principali di una .. grande strategia .. europea.
III. RISCHI. COSTI E IMPEGNI La minore capacità economica relativa degli Stati Uniti (c la parallela crisi economica dcii'URSS). avranno indubbiamente delle conseguenze anche sul piano della sicurezza. Nel caso degli USA. il loro ridimensionamento economico non
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ne ha ndotto la centra lità (confermata, del resto. da l ruolo d1 riserva che il dollaro continua a ricoprire), ma ha ridotto la loro propensione (e la loro capacità) come "finanziatori·· della sicurezza collettiva. Ciò si accompagna tuttavia al mantenimento di tale ruolo strategico centrale. La strategia nuc leare della "risposta fless ibi le... come del resto in precedenza la ··risposta massiccia". ha consentito alla NATO più di quarant'anni di relativa tranquillità a basso costo. I l grosso delle spese per la difesa ha così potuto finanziare di vo lta in volta alcune gue rre eccentriche (dalrlndocina alla Corea. dal Yietnam alle Falklands). nonché lo spreco economico legato alla ricostruzione di tan ti ese rciti occidentali separati e non standardizzati. In questi u ltimi tempi tuttavia ci si è resi conto che la fiducia riposta nel l'effetto dissuas ivo delle armi nucleari c clelia strategia flessibile era stata quanto meno eccessiva, perché so ttovalutava gli scenari più plausibili di conflitto. nonché la difficoltà concreta di app lica re sul campo la risposta flessibile. senza incorrere in più gravi disastri. Un insieme di considerazioni politiche. morali e strategiche. hanno quindi portato a una forte rivalutazione de lle armi co nve nzionali. Sul piano economico ciò significa la fine di un·era di sicurezza e di difesa a basso costo. La nuova tecno logia è in ge nere più efficace . ma anche notevolmen te più costosa. E nello stesso te mpo aumentano i costi di mano d"opera e i costi sociali in gene re. per il mantenimen to delle Forze Armate. Se a questo aggiungiamo che le proiezioni di spesa dei governi in questo settore tendono ad assumere come base un tasso di inflazione 1nferiore a quello reale. si vede come il problema dei costi non sia faci le da riso lvere. F i no a ieri il va ntaggio della razionalizzazione era quasi tutto del Patto d i Yarsavia. che con una spesa pari a circa la metà di quella della NATO riusciva a mantenere in Europa forze notevo lmente
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più cons1stent1. c sembrava in grado di acqu1sire cd inviare m linea nuovi materiali ad un ritmo molto più veloce di quello occidentale. Oggi la situazione è profondamente mutata. ed è quindi difficile ipotizzare una maggiore razionalizzazione di questo mercato. che deve fare i conti con le nuove ··sensibilità nazionali .. degli ex-alleati. e si scomra con gravi ritardi nel campo delle nuove tecnologie. La realtà occidentale. un tempo considerata come molto più frammentata e particolaristica, si è rivelata più suscettibile di miglioramento. lnoltre i paesi europei occidentali dedicano g1à oggi molte più risorse di quelli europei orientali alle spese per la Difesa. e potrebbero in ipotesi mantenere intatto tale differenziale (anche se esistono tendenze opposte. desiderose di incassare subito il .. dividendo della pace"). Soprattutto sono importanti i possibili risparmi dovuti a una migliore razionalizzazionc c integrazione del mercato europeo degli armamenti. In grande sintesi: se partiamo da uno scenario di relativa scarsità di risorse. vi è un vantaggio comparato notevole per colui che può distribuire in modo diverso le sue risorse. trovando nuovi finanziamenti e esercitando importanti risparmi attraverso una più accentuata razionalizzazione delle spese. Ciò è possibile nella NATO. mentre è del tutto irrealistico nel Patto di Varsavia. Ciò rich iede iniziative di carattere i ndustriale. c una liberalizzazionc crescente del mercato interno degli armamenti. nonché un avvicinamento. coordinamento c unifica7ionc delle diverse dottrine e procedure mi litari e in genere tutti gli strumenti di base che regolano l"impiego delle forze militari. che oggi seguono criteri strettamente nazionali. che limitano la possibilità di creare un mercato unico integrato degli armamenti in Europa. Questo complesso di clementi si colloca a monte della produzione dei mezzi. i quali non potranno neanche essere standardizzati (né tanto meno unificati). se prima non si procede ad uniformarli. I l problema si estende alle legislazion i e rego lamentazioni relative agli armamenti. che non rientrano propriamente ne lle materie 14
sulle qua11 europea.
SI
eserciterà la prevista unificazione economica
Un discorso di questa vastità, che implica decisioni economiche . politiche e istituzionali di grande rilievo. può basarsi su interessanti trade-offs economico-politico-strategici tra i paesi europei. ad esempio tra Francia e Germania. Simi li trade-ofts possono includere ambedue le potenze nucleari europee e potrebbero estendersi a grossi progetti industriali nel campo degli armamenti, come la creazione di un nuovo sistema "allargato" di difesa aerea e anti-missilistica per il continente. nuovi sistemi di comando. controllo. comunicazione e scoperta. nuove famiglie di sistemi d'arma. le tecnologie emergenti, eccetera. Tutto ciò potrebbe costituire la base di un nuovo e più equilibrato accordo tra Europa e Stati Uniti. che passi dall'attuale insoddisfacente schema d i burden-sharing a un più solido e soddisfacente schema di suddivisione del lavoro. Questo discorso . nel campo della difesa convenzionale. deve affrontare almeno i seguenti problemi: l. la creazione di maggiori riserve strategiche europee . anche in termini di uomini
2. una maggiore integrazione tra le forze europee impegnate nella difesa dei diversi settori del fronte (ad esempio prevedendo rimpiego di forze alpin_e italiane in Baviera. di forze spagnole al Centro e al Sud. di forze europee nel Sud e nel Nord Est. delle forze aeree e navali alleate nei vari scacchieri in modo unificato, eccetera) 3. l'uniformazione e integrazione delle concezioni ope rative strategiche e tattiche 4. la standardizzazione degli armamenti
S. la creazione di reti comuni antiaeree . antimissi listiche e
C3 1 6. un piano comune di progressiva introduzione de lle 15
tecnologie emergenti nei s1stem1 d"arma. e per le relauve trasformazioni operative.
IV. LE ISTITUZIONI DI UNA EUROPA ··ATTORE .. La vastità e la complessità dei problemi di gestione globali richiedono una forte capaci tà di ··Jinkage·· dei vari ambiti politici. economici e militari: richiedono in sintesi la capacità di elaborare e condurre una ··grande strategia·· europea. e quindi anche una effettiva capacità di governo (come elemento di coordinamento e di sintesi dei diversi ambiti d"azione) e una forte legittimità politica complessiva del sistema. Ciò significa che una ··Europa attore·· deve essere in grado di affrontare problemi complessi quali la gestione delle crisi fuori area. la politica monetaria. la politica delle risorse. eccetera. Un nucleo di governo può anche essere pa rziale e ..squilibrato·· (nel senso che può avere molte competenze in un settore e poche in un altro). ma deve comunque avere una capacità complessiva di indirizzo strate~i co . Al contrario. !"integrazione europea ha sinora sviluppato una molteplicità di istituzioni e di competenze cui manca proprio questa funzione centrale di indirizzo strategico complessivo. Alcuni ritengono che tale capacità possa maturare per piccoli passi. quasi per un processo di successive concrezioni creato dal lento allargarsi delle competenze delle istituzioni europee (c in particolare della Comunità Europea. che si è dimostrata. da questo punto di vista. l'istituzione europea più ··onnivora··). A l tri pensano che ciò richieda un salto qualitativo di tipo politico e istituzionale e nelle competenze. per cui auspicano la trasformazione del Parlamento europeo di Strasburgo in Assemblea Costituente europea. e pensano che sia necessaria rinclusione della moneta e/ o della difesa tra le competenze istituzionali ddla Comunità.
È però evidente che I"Europa della Difesa. se ci san'!. smù al meno per un certo tempo caratterizzata da una ··geometria variabile·· e da soluzioni .. a più velocità··.
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La .. geometria variabile .. è imposta da l fatto che le istituzioni esistenti che hanno una qualche competenza ne l' campo della Difesa e della Sicurezza. hanno anche un numero diverso di partecipanti. Nella Alleanza Atlantica sono presenti l4 stati europei (Turchia. Grecia, Italia. Spagna. Portogallo. Francia. Gran Bretagna. Islanda. Olanda. Belgio, Lussemburgo. Germania Federale. Danimarca e Norvegia). ma già nella NATO. organizzazione militare della Alleanza. non è presente la Francia e la Spagna mantiene una posizione di impegno .. condizionale .. : l'Islanda non ha forze armare e la Grecia mantine un atteggiamento ··riservato". Nell' lEPG torna ad essere presente la Francia. assieme con gli altri paesi europei della Alleanza. Alla cooperazione politica in sede comuntaria europea, partecipano li paesi europei membri della Alleanza (ne sono escluse la Turchia. la Norvegia e l'Islanda). più l'Irlanda. paese neutrale . NetrUEO sono prsentì solo nove paesi che sono però membri di tutte le organizzazioni precedenti (e cioè la Francia. la Gran Bretgna. l'Italia. la Germania Federale. la Spagna, il Portogallo. il Belgio. l'Olanda e il Lussemburgo). Persino il Vertice dei Sette Paesi più industrializzati (che vede Francia; Germania Federale. Gran Bretagna e Italia riunirsi con Stati Uniti. Giappone e Canada). si è a volte occupato del quadro politico generale de lla sicurezza. É stato un Vertice a quattro (Francia, Germania Federa le, Gran Bretagna e Stati Uniti). che nel 1979 ha preso le prime decisioni dì quadro relative alla installazione degli euromissili. É ben difficile pensare che questa geometria così variabile (cui bisognerebbe aggiungere tutti i rapporti bilaterali. tra cui spiccano quelli ..speciali .. tra Stati Uniti e Gran Bretagna e tra Francia e Germania Federale. nonché i vari accordi multi e bilaterali su problematiche ad hoc), possa essere facilmente e rapidamente ricondotta ad unità: e non è neanche detto che sarebbe una buona idea. La NATO è l'organizzazione più efficiente dal punto dì vista militare. É difficile pensare a un suo totale superamento. se non altro perché manterrà sempre il suo ruolo primario che è quello 17
di co llegare strcHamcntc la ditesa dclrEuropa alrimpegno degh Stati Uniti. Essa tuttavia non ha nulla di sovranazionale, non è si nora riusci ta a organizzare il .. pilastro europeo·· e non ha competenze ..out of area .. e di controllo e gestione dell e nuove crisi internazionali. L ' I EPG non è dotato di un adeguato organo di indirizzo politico né ha funzioni di integrazione eli concetti ope rativi (che sono stati invece almeno parzialmente affrontati dallo STANAG e dal FINABEL). L'Eurogruppo non comprende la Francia. ed è legato ai limiti strutturali e politici della NATO. L'UEO ha anch 'essa gravi carenze. Essa è una organ izzazione multilaterale priva dci ca ratteri di sovranazionalità e comprende solo una parte dci paesi europei del la NATO o dei paesi della Comu nità Europea. Il problema essenziale sembra quello di ricondurre a una unità istituzionale e di coordinamen to politico l'insieme di questi programmi, e il gra nde numero di istituzioni direttamente o indirettamente interessate alla dife a europea.
V. CREARE UN VERTICE DECISIO NALE La realtà è che tutti questi diversi ambiti sono tra loro collegati, sia politicamente che operativamente. Una analisi del percorso dei '·dossier'' relativi alla cooperazione degli armamenti ad ese mpio, mostra come gli stessi problemi. c lcu c ralmente gli stessi dossier. riescono a percorrere una via complessa e tortuo a attraverso quasi tutti questi ambiti : ciò complica il processo di decisione, lo rallenta. e nello stesso tempo contribuisce alla con fusione generale. Tutti fanno un po' tutto. e gli stessi ministri c gli stessi funzionari (o le stesse industrie) partecipano ai fori istituzionali più diversi . ponendo alla fin fine gli stessi problemi. se nza mai trovare il luogo della decisione. Manca il "vertice decisionale" del proces-
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l
so. mentre si è allargato a dismisura il suo livello mediano di concertazione e consultazione. l tentativi fatti di sviluppare un tale vertice hanno soprattutto elevato il livello decisionale. Questa è stata !"esperienza della CE con la istituzionalizzazionc del Consiglio Europeo dci capi di tato e di governo (e la stessa cosa è accaduta a livello macro-economico e di governo globale con la regolare ripetizione dei Vertici a Sette). Ma i vert ici non possono sostituirsi in toto a un meccanismo più complesso e articolato di presa delle decisioni. Tale meccanismo esiste nella CE (Commissione c Consiglio dci Ministri. con !"assistenza del Comitato dci Rappresentanti Permanenti e del Scgretariato della C PE). anche se non sempre funziona come dovrebbe c tende a delegare troppe deci ioni al massimo livello del Consiglio Europeo. Esso esiste in qualche modo nella Alleanza Atlantica, specialmente a livello mi l itare. grazie alla esistenza dci Comandi integrati c al peso determinante della presenza americana. ma anche qui non sembra funzionare pienamente né nel Scgretariato né nei molteplici comitati esistenri a li vello atla ntico ed europeo. Non esiste o non è efficace negli altri organ ismi. Peraltro. nella misura in cui esiste. esso. con !"eccezione della Commissione della CE (che è una struttura multilaterale con caratteristiche sopranazional i). fa perno su alcune strutture decisionali di livello ministerialc dei singoli stati nazionali. In particolare fa perno sui Direttori degli affari politici dei ministeri degli Esteri. sugli Stati maggiori della difesa c. in qualche caso, su i Direttori nazionali degli armamenti. Ciò ripercuote a livello internazionale problemi esistenti a livello nazionale. Così ad esempio è noto come in genere, a livello nazionale. gli Stati maggiori della difesa non hanno un controllo pieno (o addirittura non hanno alcun vero controllo) sugli Stati maggiori delle singole Forze Armate. e gli stessi Direttori nazionali degli armamenti devono fare i conti con il potere detcminante degli Stati Maggiori dei singo li servizi. Allo stesso modo i Direttori degli affari politici dei ministeri degli Esteri debbono fare i conti con un processo
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decisionale interno che non Il mette certo al di sopra det loro pan grado degli altri ministeri. Questo problema è in qualche modo affrontato solo nel caso della CE grazie al fatto che il Comitato dei rappresentanti permanenti di questa istituzione ha una dimensione interministeriale, e che sistemi di coordinamento interministeriale. o veri e propri ministri delegati per il coordinamento delle politiche comunitarie. esistono un po· in tutti i maggiori paesi europei. Ma crea problemi anche in quell"ambito. Il vantaggio dei meccanismi dei Vertici risiede in buona parte nella maggiore autorità interna che i capi dell"esecutivo hanno sul complesso della attività di governo. La creazione di .. rappresentanti personali'' dei capi dell"esecutivo (che. nel caso dei Vertici a Sette. vengono chiamati "sherpa ... o portatori). e che si servono della rete già prestabilita di comunicazioni tra ministeri degli Esteri. ha in qualche modo rafforzato questa struttura. ma ne ha anche accentuato il ..vet1icismo ... e quindi la tendenza a non decidere su questioni di dettaglio, per concentrarsi piuttosto sui ··grandi temi'' politici. Il successo o l'insuccesso del processo di integrazione europea sembra quindi risiedere, oltre che nella volontà· politica dei singoli governi, nella effettiva capacità di sviluppare un meccanismo decisionale .. di livello mediano ... che sia effettivamente europeo. Sottolineiamo soprattutto i limiti di una cooperazione che resti unicamente intergovernativa. La esistenza di diversi interessi e percezioni nazionali è un fatto scontato. che tuttavia può divenire paralizzante. e può profittare della esistenza di molte strade alternative di consultazione per paralizzare o sfumare ogni decisione. La concorrenza tra le istituzioni internazionali va nella stessa direzione. La soluzione a questo problema è duplice. Da un lato si tratta di unificare gli ambiti istituzionali, e dall'altro si tratta di sviluppare e potenziare le competenze sovranazionali di un organo di decisione europeo che parli in nome degli interessi comuni. 20
Questo è lo schema della CE. cd è anche qudlo che ha registrato maggiori successi. Tuttavia è anche lo schema che incontra maggiori resistenze. Il problema non è quello di negarlo o di superarlo, ma di avvicinarsi ad esso con una strategia che raccolga il massimo di possibilità di successo.
VI. DOPO IL GRANDE MUTAMENTO DELC89 Alcune delle condizioni chiave su cui poggia il processo di distensione e di disarmo in Europa sono mutate o sono scomparse nel giro di pochi mesi. Non esiste più. ad esempio. un rapporto simmetrico tra le due alleanze: la stabilità del blocco orien tale è definitivame nte compromessa: il ritiro deii'URSS dall'Europa Orientale sarà molto più rapido e completo di quanto i negoziati stessi continuino ancor oggi a prevedere. la divisione della Germania e la .. cortina di ferro .. non esistono più e la stessa Unione Sovietica sta vivendo un difficile periodo di assestamento interno. In una tale situazione è difficile immaginare accordi multilaterali o trattati Est-Ovest che siano qualcosa di più di utili cinture di sicurezza. necessa rie per accompagnare il mutamento e ridurne i rischi. ma incapaci di condizionare seriamente la direzione. Ciò fa anche dubitare della tenuta di strumenti concepiti secondo logiche ed esigenze a lmeno in parte superate. Pensare ad esempio di basare la futura sicurezza europea su un sistema multilaterale di garanzie reciproche (che evolva dalla CSCE). sembra sconta re una premessa tutt·altro che certa, e cioè la rapida e definitiva stabi/izzazione de l nuovo quadro europeo ed Est-Ovest. Ogni sistema di garanzie multilaterali è tanto più stabile e credibile quanto più sono stabili i paesi che lo compongono e i rapporti reciproci di forza tra le parti. In E uropa un tale sistema dovrebbe invece gestire i rapporti reciproci tra due superpotenze nucleari. di cui una oltreoceano e una in piena crisi interna. altre 21
due potenze nucleari in relativo declino, una superpotenza economica in pieno rifiorire e con un grave problema di ridefinizione del suo status internazionale e una miriade di altre potenze con diversi problemi e percezioni interne e internazionali. Pensare che un tale sistema non si frammenti immediatamente in una serie di sotto-alleanze e di sistemi di assicurazione e di contro-assicurazione sembra un esercizio di notevole ottimismo. Il processo di controllo degli armamenti. se proseguirà secondo le linee tracciate a Vienna in sede CFE e CSCE. sembra indirizzarsi verso un ridimensionamento di quelle componenti più tradizionalmente legate ad un con fl itto europeo (come le forze corazzate). senza peraltro ridurre r esigenza di una crescente sofisticazione tecnologica delle Forze Armate nel loro complesso. Questa tendenza. unita alla constatazione del rapido declino del gettito di leva (pa rticola rmente sensibile proprio in Italia. dove abbiamo un calo di più del 30o/é nel corso dei prossimi dieci anni). spingono in direzione di Forze Annate
meno numerose, con più alte aliquote di personale volontario a lunga ferma, e a più alto contenuto tecnologico. Di per sé questi sviluppi non comporta no una riduzione delle spese per la Difesa. Una maggiore aliquota di volontari e una maggiore enfasi sull'ammodernamento tecnologico. suggeriscono al contrario un incremento delle spese complessive (in particolare di quelle così dette ..discrezionali"). anche se possono far ipo tizza re FF.AA. più piccole c quindi una diminuzione delle spese cosiddette .. obbligatorie ...
É comunque probabile una diminuzione della minaccia esercitata dal Patto di Varsavia alla frontiera di Nord-Est. mentre aumentano le preoccupazioni rela t ive alla stabilit à complessiva dell'arca mediterranea. inclusa quel la danubiano-balcanica. É anche necessario guardare con attenzione agli sviluppi strategico-militari nell'area del Mediterraneo. sia per tenere conto del crescente potenziale demografico di queste popolazioni. sia per contrarre minacce ··da Sud .. rese più pericolose dalla
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cresctta quantitativa e qual itativa d~gli armamcnrt. ivi tncluse armi di distruzione di massa (nucleari c/o chimiche) c nuovi vettori a lungo raggio sia missilistici che aerei. Il quadro strategico vede il passaggio da una minaccia di alta intensità ma di probabilità relativamente bassa. ud una minaccia di minore intensità, ma di probabilità più alta. Il ruolo strategico italiano ed europeo sembra quindi destinato ad accentuare impegni di gestione delle crisi, anche fuori dell'area coperta dal Trattato dell'Atlantico del Nord . Si deli nea la necessità di una politica di sicurezza integrata, che gestisca insieme elementi militari di dissuasione e gestione delle crisi con elementi di carattere economico e sociale. La NATO resta uno strumento utile ed indispensabile per garantire la stabilità delrattuale sistema di sicurezza in Europa, ma non può servire di assicurazione contro il mutamento del quadro politico europeo c delle percezioni intenazionali c di sicurezza dei vari stati europei. I n realtà è difficile immaginare un sistema di sicu rezza europea tabile che non poggi su solide basi politico-istituzional i europee: in altri termini. solo uno stabile sistema politico europeo può fornire le fondamenta per uno stabile sistema di sicurezza. Ma è altrettanto difficile immaginare un sistema stabile che abbracci tutta l"Europa daii"Atlantico agli Urali. Dobbiamo dunque immaginare una costruzione di si curezza differenziata. a partire da nuclei più omogenei. E il nucleo più importante. quel lo che probabilmente. con la sua evoluzione. giocherà un ruolo deteminante per il futuro deii"Europa. è quello europeo occidentale.
V II. IN CONCLUSIONE La cooperazione europea nel campo .della sicurezza può avvenire in molti modi e collocarsi in molti diversi ambiti. La scelta tra
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runo e !"altro segue ropportunità politica o la pressione degli eventi. Il risultato è abbastanza caotico. malgrado la chiara esistenza di un interesse comune europeo a sviluppare tale cooperazione. E i frutti sono inadeguati alle aspettative e forse anche agli sforzi compiuti. Un modello di sicurezza europeo integrato può definirsi a partire da una distinzione di massima: A. in presenza ·di un impegno continuativo americano in Europa (e quindi con una sostanziale .. leadership·· americana nel campo della sicurezza) B. a fronte di un co llasso della presenza americana in Europa o comunque di una sostanziale rinuncia americana ad esercitare una funzione di leadership. La prima ipotesi è anche quella meno traumatica. perché ipotizza una sostanziale continuità del modello attuale. sia pure attraverso eventuali mutamenti (di cui il più interessante è il cosiddetto ··modello specializzato .. o anche pilasro europeo nella Allean;a A t/amica). La seconda ipotesi è invece più complessa. e può aprirsi sia ad ipotesi "paneuropee'' di sicurezza. sia ad ipotesi di integrazione europea di tipo difensivo senza gli USA. che tuttavia restano ancora piuttosto ill)probabili e indistinte (e che potrebbero assumere maggiore sostanza solo in presenza di un forte acceleramento del processo politico ed economico di integrazione europea - si tratterebbe. in tal caso. di una vera e propria ipotesi d i passa~gio concordato delle responsabilità difensive dagli USA all'Europa). Queste alternative sono rese più complesse e vengono accelerare dal crollo del sistema politico e di sicurezza del Patto di Varsavia - anche se tale crollo contribuisce ad accrescere la sicurezza immed iata dell'Europa occidentale. 24
A questo stadio il problema è di tempi relativi delle trastormazioni in atto. Vi è cioè un ··tempo·· della riforma tn Unione Sovietica e sembra esservi un .. tempo .. diverso. molto più accelerato. dei mutamenti in Europa orientale e in alcune repubbliche .. periferiche·· dell'URSS. Fino a che tutto questo si limita a trasformazioni di ordine politico interno. le discordanze tra i due .. tempi .. possono essere gestite con relativa tranquillità. Tuttavia il problema diviene molto più complesso e delicato quando le trasformazioni interne influenzano la politica internazionale e il quadro complessivo della sicurezza Est-Ovest. É qui che si pone il problema tedesco. I n ogni scenario il tentativo è quello di rafforzare i legami europei della Germania Federale. mentre alcuni scenari (ivi incluso quello speciali<zato) puntano a fare della Comunità Europea un più consistente interlocutore internazionale. in grado di contribuire attivamente a incanalare e guidare il processo di trasformazione in atto ad Est. favorendo una fuoriuscita di questi paesi dalla loro attuale crisi economica senza rinunciare ad un accresciuto pluralismo politico. c nello stesso tempo garantendo. nei confronti detrURSS. una efficacia limitazione delle spinte unilaterali e de-stabilizzanti. Risultati importanti. anche se forse meno duraturi. potrebbero esse re assicurati anche in uno scenario parzialmente alternativo rispetto a quello attuale. ad esempio grazie alla conclusione positiva di un certo numero di negoziati in corso (in particolare i negoziati CFE e quelli START) e magari anche ad una ripresa solenne del processo CSCE (auspicata pubblicamente a Roma dal presidente sovietico). Tutto questo tuttavia non potrà che avere una funzione sussidiaria a fronte detrelemento cardine di stabilità che può essere assicurato solo da una maggiore integrazione e iniziativa europea occidentale. Nessun accordo di disarmo infatti. e neanche un accordo che ribadisca e rafforzi i principi generali sanciti nel la Carta di Helsinki del 1975. è in grado di sopravvivere ad un mutamento profondo e radicale delle sue fondamenta politiche c di consenso come quello che si
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~La auualmente venficando in Europa orientale (e forse n~lla stessa URSS). se non vengono individuati altri sostanziali elementi di stabilità.
In un tale quadro. la responsabilità c il ruolo princtpali di una maggiore identità europea all"interno del quadro della Alleanza potrebbero essere quelli di permettere il raggiungimento di una certa specia/izzazione di ruoli tra i vari alleati. Questa non è certo un'idea nuova (è ad esempio contenuta anche. come obiettivo di lungo termine. nel rapporto sul Burden-Sharing approvato clal DPC nel dicembre 1988) e nella sua forma più semplice suggerisce che alcuni paesi si concentrino di preferenza su deterninate aree di interesse strategico e su determinati ruoli militari dove hanno un vantaggio comparato. Naturalmente però questo comporta anche un impegno collettivo di lungo periodo alla difesa collettiva. perché tali scelte porrebbero sbilanciare i singoli modelli nazionali di difesa. e hanno senso solo all"imcrno di un modello collettivo. Sino ad oggi. la NATO non è riuscita a superare le diffidcnz~ nazionali nei confronti di una più accentuata specializzazion~. forse anche per la grande differenza di scala esistente tra gli USA e gli altri alleati. Un tale processo tuttavia potrebbe avvenir~ altùuemo del gruppo degli alleati europei. cd estendersi quindi al rapporto Europa-America. ove fosse garantito da una evoluzione e un rafforzamenro del processo di integrazione europea. Tra l'altro un tale processo di specializzazione potrebbe rivelarst inevitabile (o comunque .. il male minore ... anche dal punto di vista dci più accaniti difensori di modelli di difesa nazionali perfettamente bilanciati) l. perché gli USA tenderanno a ridurre le loro forze c il loro impegno in Europa oltre il limite in cui potrcbb~ro continuare a compensare da soli le deficienze ditensivc eli ogni singolo alleato e di ogni singolo fronte strategico richiedendo quindi agli europei uno sforzo maggiore. 2. perché la diminuzione delle risorse a disposizione delle
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spese per la Uttcsa c l'aumento dei costi di mvestimento necessari per mantenere un adeguato livello tecnologico richiederanno comunque ai singoli paesi europei (e agli stessi americani) alcune difficili scelte selettivc che rischiano di sbi lanciare sin da ora i singoli modelli di difesa nazionale. Vi è quindi una naturale sinergia tra modello atlantico c modello di cooperazione e integrazione europea. per la realizzazione di un tale scenario.
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I. LO SCENARIO INTERNAZIONALE Delineare lo scenario dei futuri sviluppi internaziona li è sempre un'operazione arbitraria. Preferiamo quindi !imitarci ad alcune considerazioni sommarie su alcuni parametri. scelti tra quelli che ci appaiono come più significativi. ma certo non gli unici possibili: altri includono fattori quali !"evoluzione della informazione e dei mass media. lo sviluppo delle ideologie e dei movimenti religiosi, le trasformazioni sociali. il mercato del lavoro. eccetera. Da questi parametri ci aspettiamo un aiuto a trarre alcune conclusioni prospettiche di carattere generale. funzionali alla impostazione .. policy-oriented·· di questo studio. Un rapido sguardo all'indietro eli circa cinquant'anni. al periodo antecedente la Il Guerra mondiale. individua una serie di importanti mutamenti internazionali. in particolare nel Terzo mondo, divenuto politicamente indipendente. In compenso. in questo dopoguerra. è definitivamente maturato !"avvento al potere delle superpotenze. L'Europa e il Giappone. grandi centri di potenza economica. non hanno una eguale influenza politica e militare. anche se il secondo· sta sviluppandosi a un ritmo superiore a quello europeo. L 'arma nucleare ha de finitivamente trasformato l'equazione strategica. ma si è in qualche modo inserita funzionalmente nel quadro dei nuovi equilibri interna· zionali così svi luppatisi.
A. ECONOMIA In una prospettiva di medio periodo. il ritardo delle economie social iste e il divario del Sud rispetto alle economie dell'Occidente. non è destinato a mutare. anche se i rapporti relativi sono invece destinati a cambiare. In particolare. in campo commerciale. malgrado una sostanziale stagnazione del commercio mondiale. si è verificata una crescita 2~
della quota di esportazione del Giappone e. in minor misura. dei paesi asiatici di nuova industrializzazione (NlC). Nel contempo le imprese nipponiche. particolarmente competitive nei settori ad alta tecnologia. stanno rapidamente imboccando la strada dell'internazionalizzazione e del trasferimento di impianti produttivi, sia in paesi del Terzo mondo che nell'area europea e nordamericana. Più incerto è invece il giudizio sulle prospettive dell'economia statunitense che ha sì visto una grande crescita quantitativa. nella prima metà degli anni 80, senza però che sia possibile ancora comprendere se in tal modo essa ha accresciuto anche la sua capacità competitiva, in particolare nei confronti del Giappone. Più deboli, e in riflusso. appaiono comunque le economie europee. Caratteristica di questa situazione è la ripresa delle pressioni protezionistiche e dell'aumento di forme di protezionismo non tariffario, che hanno accompagnato la crescita del commercio intra-industriale. La crescita del protezionismo è principalmente la conseguenza degli squilibri macro-economici e della instabilità monetaria che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni. anche se bisogna riconoscere che il sistema basato sul Gatt ha dimostrato un notevole grado di resistenza. almeno fino ad oggi. I mercati finanziari hanno conosciuto trasformazioni anche più rilevanti di quelli commerciali: è accresciuta la dimensione. la flessibilità e il ruolo allocativo di tali mercati. ma anche la loro instabilità. Si è certo delineata una tendenza alla loro liberalizzazione (e globalizzazione), accompagnata però dalla crescente necessità di interventi di riequilibratura da parte delle autorità monetarie nazionali dei principali paesi. In questo processo, molto incerto è il ruolo futuro delrEuropa comunitaria: il processo di integrazione finanziaria infatti. perseguito nel modo attuale. se pure varrà ad accrescere l'efficienza dei mercati finanziari, non varrà invece a risolvere il dualismo economico dell'Europa occidenale. con Londra. da una
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parte. come sua principale piazza finanziaria. e la Germania dall'altra, come suo principale centro economico e monetario di demensione e interessi nazionali. L "instabilità è resa emblematica nelle relazioni moneTarie. che hanno visto la tendenza a costruire un sistema basato su più valute nazionali. senza tuttavia scalfire. nella sostanza. il ruolo del dollaro come moneta principale. Poiché il paese emettitore di tale valuta è anche il principale paese debitore. il futuro del sistema si basa in misura crescente sulla volontà degli altri paesi di continuare a finanziare il debito: viene quindi meno. in prospettiva. una condizione teorica di base del sistema. e cioè la credibilità (o credit worthiness) del paese emettitore. Non è però facile sostituire il dollaro nella posizione che ricopre: non basta l'esistenza di surplus commerciali per garantire l"emergere di altre valute quali monete internazionali: è anche necessario che tale processo sia sostenuto da una politica monetaria opportuna e da un sistema finanziario in espansione. e comunque il processo richiede molto "tempo. Non sembra comunque che valute come il marco o lo yen siano oggi in grado. o abbiano la volontà. di sotitui re il dollaro. Ci si deve attendere piuttosto l'avvio verso un sistema plurivalutario. e quindi anche verso un sistema complesso di gestione dei tassi di cambio. basato sull"esistenza eli aree valutarie dotate di relativa autonomia e flessibilità reciproche. Tutto ciò porta il discorso sulle vicende del regime macroeconomico, cioè sulle condizioni che determinano la domanda effettiva internazionale. Emerge in particolare il fatto che. malgrado la grande crescita di a ltre economie nazionali. come quella tedesca e giapponese. gli USA rimangono oggi l'unica vera .. locomotiva·· di cui dispone il sistema internazionale: l'unica economia cioè in grado di fungere da "paese residua le.. e permettere così alle altre di perseguire un modello di crescita che rimane sostanzialmente fondato sul le esportazioni. Si tratta però
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di una situazione che comporta dei costi di instabilità largamentè superiori a i suoi benefici in termini d i crescita. In conclusione. il governo de ll'economia internazionale è oggi affidato all'evo lversi delle relazioni tra un ristretto numero di paesi occidentali : un oligopolio che non assicura di per sé sviluppo e stabi lità. Nel prossimo futuro le prospettive di uno sviluppo stabile rimangono quindi affidate a l raftorzamento della cooperazione tra i paesi "oli)!opo listi·· . Una tale cooperazio ne richiede tuttavia che il sistema pluralistico stabi li tosi nell'economia internazionale riposi su un più realistico e bi lanciato equ ilibrio del potere: g li USA dovranno prendere atto d i un loro ridimensionamento. e g li a ltri dovranno assume rsi le necessarie responsabi lità e re lativi oneri. Una simile prospettiva prefigura una sorta d i divisione dei compiti nella gestione de ll'econom ia internazionale. In effetti. la prospettiva che si va face ndo strada vede una propensione de l Giappone a fo rni re maggiore sostegno finanziario sia ai paesi de l Nord che a quelli del Sud. a fronte di una maggiore disciplina degli USA nella propria politica monetaria. e di un maggiore im pegno della Germania (e della Comunità Europea) a sostene re il processo di crescita. L a strada per a rrivare a un nuovo equi librio . e migliorare lo stato della cooperazione internazionale, richiederà tuttavia di stabilire legami tra contenziosi di natura a nche non economica. Questo metodo. alla base della creazione della AUeanza Atlantica e della Comunità Europea . si è affermato nella pratica della cooperazione occidenta le . in particolare nei Vertici. e avrà un ruo lo importante ne l dare forma a lrevoluzione de lreconomia internazionale.
B.
ARMAMENTI
Prosegue senza sosta la te nde nza al predom inio di fattori di 31
eccellenza tecnologica. compensati tuttavia da notevoli differenze di prezzo. che ne diminuisce le quantità. Tale evoluzion~ premia i paesi che possono giovarsi di un vantaggio relativo. alternativamente nelle spese per la difesa e negli investimenti di R&S (approccio qualitativo). oppure nel costo del lavoro e nelle grandi masse di mezzi meno sofisticati (approccio quantitativo). Essa manterrà inalterata di fatto rattuale preminenza militare delle due superpotenze. che sono le uniche a poter combinare i due approcci. Tuttavia renderà sempre più costoso ruso della forza militare. e in certa misura anche più rischioso. Le nuove potenze del Terzo Mondo non avranno infatti né la flessibilità operativa globale. né la sofisticazione tecnologica delle grandi potenze. ma potranno comunque accumulare un grande numero di armamenti e di soldati. e dotarsi di alcune armi .. di prestigio··. quali missili a lungo raggio e sistemi di distruzione di massa (esplosivi nucleari e/o agenti chimici) con cui minacciare seriamente gli equilibri e le pace a livello regionale. Chi disporrà quindi di larghe masse di mezzi meno sofisticati. potrà essere più disposto a metterli a rischio di quanto non siano potenze più preoccupate dei loro rapporti reciproci a livello globale. e della utilizzazione di mezzi relativamenti scarsi (non esclusi gli uomini). e potrà quindi cogliere (sia pure ad alto prezzo) successi locali. Non contrastate da una decisa reazione delle maggiori potenze. un accumulo eli queste situazioni potrebbe consentire anche impreviste vittorie strategiche. e comunque influire pesantemente sullo scenario globale. Ne consegue dunque che l'evoluzione degli armamenti non è eli per sé un'identificazione sufficiente del potere militare. anche se accompagnata da constderaziont più complesse. sulla flesstbtltta operativa. sulla preparazione tattica, e sull'evoluzione strategica relativa ai vari livelli operativi. Determinante sembra invece l'ottica più larga della ..grande strategia .. delle potenze che detengono tali armamenti: in questo senso anzi si può pensare
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che la elaborazione di una ..grande strategia·· si rivelerà il fattore cruciale dell'eq uili bno militare c politico del futu ro. Una posizio ne particolarmente difficile potrebbe essere que lla delle medie potenze industrialmente sviluppate. che subiscono il doppio condizionamento di un a relativa sca rsità di mezzi qual itativi e di mezzi q uantitativi, e che. nello stesso tempo. hanno stretti legami di interdipendenza econom ica. energetica e commerciale con il Terzo M o ndo. L a .. grande strategia.. americana è in un periodo di ridefinizione, per tene re conto de lla evo luzione dello sce nario in te rn azionale. nonché degli svi luppi tecno logici dei sistemi d'arma. U n documento come "d iscriminate Strategy", pe r quanto non esponga il punto di vista ufficiale de l governo americano. ha tentato un a cod ificazione dei nuovi elementi strategici. pe rve nendo a conclusioni interessant i. alcune delle quali certamente sop ravvivranno al destino del documento stesso. Pensiamo in particolare all a crescente attenzione data all a esigenza di flessibilità strategica delle forze armate america ne, non solo in term ini geografici. ma anche in termini operativi. G li americani. se vorran no utilizzare appieno le loro potenzia li tà tecnologiche. dovra nno pensare sempre più in termini di uti lizzazione puntuale e frazionata della loro forza militare. secondo moduli di flessibilità che va nn o molto al di là d i quell i previst i dalla strategia flessibi le "mode llo NAT o··. In ogn i caso è evidente come si veri fichi una globa lizzazione crescente degli interessi strategici americani . tale da ridimensionare inevitabilmente lo scenario europeo. In casa sovietica le evo luzioni sono anche pill marcate ed eviden ti. Vi è una chiara ridefinizione degli impegni militari nel Terzo Mondo. che porta al taglio di una serie di presenze mi li tari , dall'Afghanistan all'Angola. troppo gravose e insieme poco redditizie . Nello stesso tempo vi è una nuova attenzione per gli scenari politico-strategici d i sicurezza r egiona le. in partico lare in E uropa (dove torna alla ribalta la vecc hi a formula della .. casa
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comune"' europea ) c in A sia (dove si delinea un crescente interesse a una composizione di interessi strategici tra U RSS e Cina). Sul piano più strettamente militare. la decisa insistenza della nuova dirigenza sovietica sull a qualità degli armamenti e delle strategie. più che sulla quantità (concetto questo ribadito dallo stesso G orbaciov all"ultima Conferenza pancomunista). assieme con la priorità data alrequilibrio dell"economia inrerna (cui dovrà contribuire anche r economia mi litare) fanno ritenere molto probabi le un periodo di pro fondo ripensamento. di cui la prima avvisaglia è nel dibattito in co rso sulla revisione della dottrin a strategica (in senso .. difensivo ... per il raggiungimento dell a ..stabilità ... ecce tera).
c.
O I:.MOG RAFIA
L a maggio r pane dei demografi prevedono che la popolazione mo ndiale nel uo complesso tenda a stabilizzarsi verso la metà del prossimo seco lo. Nel vo lgersi di questa transizione tuttavia si ve rificheranno numerosi problemi c gravi tensioni. Nel T erzo mo ndo in particolare. dove si svilupperà la maggiore crescita demografica. essa darà anche luogo a due flussi giganteschi c ben poco co ntrollabi li di urbanizzazione. con la creazione di giga ntesch e arce urbane sottosviluppate. c di emigrazione verso i paesi più sviluppa ti . G li stessi paesi sviluppati vedranno i nvece la stagnazione o anche il declino dell a loro popolazione c soprattutto il suo invecchiam ento medio. c di conseguenza avranno ce n o bisogno di utilizza re mano d'opera immigrata: questo creerà una difficile tensio ne fra politiche assimilazionistc e politiche eparatiste. Questi problemi saranno particolarmente acuti in alcune aree specifi che: il bacino del M editerraneo nei confronti deii"Europa Occident ale. I"A merica L atina nei confronti degli USA . le regio ni a. iatiche nei confronti deii'U RSS. Jl fatto che tutte le m~ggiori po tenze siano coinvolte nella questione demografica. la
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rende un problema politico di prima grandezza.
È utile riporta re qualche dato sul problema del Mediterraneo. Nel 1985, l'insieme della popolazione della Comunità Europea e dei paesi rivieraschi del Mediterraneo era suddivisa per 61.5 9( nella CEE e per il 38.5% negli altri paesi del Mediterraneo (i paesi Mediterranei della CEE rappresentavano il 22.2% del totale). Nel 2000 la CEE scenderà al 53.8 % e nel 2015 al ~7.3 9( (e i paesi mediterranei della CEE andranno prima a l 20% e poi al 18, l%). Nel 2015 quindi 372 milioni di cittadini dei paesi rivieraschi del Mediterraneo si contrappongono ai 333 milioni della Comunità Europea (compresi i 127 milioni dei paesi mediterranei della Comunità). Quattro paesi in particolare. la Turchia. rEgitto. rAigeria e il Marocco, raccoglieranno da soli circa 270 milioni di abitanti. Nel 2000 la popolazione o ltre i 65 a nni nei paesi della CEE avrà già superato il 18% . mentre negli a ltri paesi mediterranei sarà inferiore al 6<1é : tale differenza tende ad accrescersi. anche perché permarrà un divario di circa IO anni nella aspettativa media di vita nei due gruppi di paesi.
D. TECNOLOGIA Tra le tendenze globali che influenzeranno il futuro del sistema internazionale. infine, una molto evidente è quella tecnologica. La rivoluzione tecnologica pervade le attività economiche c la stessa società contemporanea. Il processo di innovazione tuttavia sembra largamente destinato a restare concentrato nell"ambito dei paesi più industrializzati dell'Occidente (Giappone incluso). co n una partecipazione marginale sia dei paesi socialisti che del resto del mondo. Tuttavia la crescente internazionalizzazione dei processi di produzione comporta anche la diffusione dello svi luppo tecnologico (come sua utilizzazione. se non come vera e propria innovazione). specialmente tra i paesi più sviluppati del Terzo Mondo e tra i paesi socialisti (in particolare se questi ultimi riusciranno a dominare a lcuni degli ostacol i burocratici che oggi 35
ritardano
la
loro
modernizzaz•one
economica
leggi:
perescrojka). Ciò ha due conseguenze. Da un lato. !"innovazione tecnologica di per sé non sarà garanzia sufficiente di concorrenziali tà economica (il fattore chiave aggiuntivo è quello della effettiva applicazione produttiva della innovazione). D'altro lato. non verrà eliminato il dualismo delle economie in via di viluppo. e le tensioni sociali e politiche che ne derivano. c di conseguenza neppure rassetto gerarchico che attualmente prevale nelle relazioni internazionali. Muterà tuttavia in questo quadro la grandezza e la intensità delle distanze relative. In altri termini. sembra doversi verificare un indebolimento progressivo dei pae i industrializzati del Nord del mondo. senza per questo che venga a crearsi una nuova gerarchia di potenza. economica c tecnologica: il che potrebbe comportare una minore governabilità del sistema internazionale nel suo complesso.
E. RISORSE Le nuove tecnologie pem1etteranno anche uno fruttamento meno intensivo delrattuale. in materiali e risor c energetiche. In particolare le risorse energetiche sono toccate solo parzialmente da processi di rare fazione. Solo il petrolio è entrato in una fase di crescente scarsità: già oggi se ne consuma di pi(J eli quanto non se ne scopra. Al contrario invece le quantità disponibili di carbo11e c gas naturale eccedono di molto il consumo. Di ura11io c'è grande abbondanza. Il sistema energetièo nel suo complesso diverrà comunque sempre più articolato e tlessibile. gnt7ic alraumemo del numero delle fonti e al miglioramento delle tecnologie di produzione e distribuzione. Tra le risorse più gravemente minacciate. sia !.ul piano quantitativo che qua·litativo. è invece !"acqua. soprattutto a cau a dell'inquinamento. che cresce a livelli tali da annu llare qualsiasi capacità di autodcpurazione. Il consumo di acqua dei paesi
sviluppati tende a stabilizzarsi. ma il suo costo tende ad aumentare. In compenso aumenterà enormemente il fabbisogno del Terzo mondo. Anche in questo campo potranno aiutare nuove tecnologie di depurazione. Vi è altresì un crescente inquinamento dell"aria (effetto serra. rarefazione dello strato di ozono delratmosfera. eccetera). Processi di inquinamento e di degradazione investono anche il suolo terrestre (piogge acide. desertificazione. eccetera). con situazioni di grave pericolo per i paesi in via di sviluppo (in Africa. ad esempio. la produttività agricola negli ultimi anni è diminuita del 25 0ff ). Da qui alla fine del secolo si prevede che la superficie coltivabile. su scala mondiale. non crescerà che in misura modesta. mentre l'estensione del suolo bio logico diminuirà in forte misura. tra il 15 e il 20% . In particolare. nei prossimi 25 anni. sono minacciate di sparizione dal IO al 15%- delle foreste tropicali. con conseguenze pensanti sia per l"approvvigionamento di legna che sulle possibilità di difesa dalle intemperie. Ciò comporterà un aggravarsi della minaccia di sparizione per molte specie viventi. sia vegetali che animali. Decisivo in tutto questo sarà il ruolo delle nuove tecnologie. e in particolare delle biotecnologie. nonché della cooperazione internazionale.
F. IMPLICAZIO l GLOBALI E SCE 1ARI Le tendenze sin qui esaminate suggeriscono il permanere della
struuura gerarchica che oggi caratterizza i rapporti internazionçtli. largamente accentrata presso i paesi occidentali. Tuttavia il· suo ambito tenderà ad allargarsi. e al suo interno si prefigurano dei mutamenti .. intermedi... nei rapporti relativi tra gli attori occidentali. e nei confronti degli altri attori. Ciò è particolarmente valido se pensiamo ai paesi socialisti e ad alcuni paesi a più rapido tasso di industrializzazione. in America Latina e. soprattutto. in Asia. Un a attenzione particolare dovrebbe essere portata alla RPC (Cina popolare). che sembra
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rapidamente avviarsi a diventare una delle grandi potenze mondiali. in particolare se riuscirà a realizzare almeno in parte le sue vaste potenzialità economiche. Un discorso analogo riguarda l'India. la Corea del Sud e altri paesi asiatici dell'area Asean. più forse il Pakistan. ma anche la Nigeria in Africa e il Brasile in America Latina.
li sistema internazionale dovrà fare posto per questi nuovi anori. e creare le condizioni per una accresciuta concorrenzialità. ma dovrà anche fare i conti con la spinta nazionalistica. oggettiva e soggettiva. che proviene da questi mutamenti. Una spinta .. oggettiva·· è quella legata alla necessità di auto-affermazione dei nuovi attori internazionali. La spinta ..soggettiva .. è invece quella che sceglie coscientemente la strada nazionalista come ..grande strategia·· dell'attore internazionale. 11 fenomeno nazionalista potrebbe. per riflesso difensivo, affermarsi anche tra i paesi occidentali industrializzati. Vi è una chiara contraddizione tra spinte nazionaliste e nuovo governo multilaterale del sistema globale. Ma non esistono solo spinte di tipo nazionalista. Esistono anche. e sono piuttosto forti. tendenze alla aggregazione re~ionale. Ciò è evidente. ad esempio. tra i paesi industrializzati occidentali della cosiddetta '"area OCSE''. ma è anche visibile in aree politicamente e economicamente più complesse e differenziate. come ad esempio tra Mediterraneo e Comunità Europea. tra Europa e mondo arabo (una variante della precedente). e tra paesi del Terzo mondo. Tali aggregazioni. guidate da fattori oggettivi (come ad esempio i flussi migratori). sono in genere altamente con/7iuuali. e promettono in almeno egual misura grandi e positivi sviluppi nel lungo termine. e pressoché intrattabili problemi di gestione nel breve e medio termine. La chiave del futuro sembra comunque richiedere in primo luogo un regolamento dei rapporti all'interno dell'area gerarchicamente dominante. e cioè quella OCSE (anche se essi sono resi più 38
complessi dalle interazioni con i problemi delle altre aree): la truttura gerarchica e oligopolista del sistema richiede ordine al vertice prima d'ogn i altra decisione. Una struttura intrinsecamente competitiva come quella attuale mal si presta a soddisfare le esigenze di un ordine tendenzialmente più policentrico e allargato ad altri attori internazionali. e soprattutto non garantisce il ··governo·· dei grandi processi globali prima de lineati nel loro senso .. ottimale ... Sembra quasi lecito concluderne che una maggiore istituzionalizzazione e stabilità dei rapporti fra paesi OCSE appare come condizione necessaria per una maggiore e più positiva integrazione Nord-Sud. c per il governo dci grandi processi di trasformazione del sistema. In direzione positiva van no le diverse aggregazioni emerse ne l Terzo mondo. specie per quanto attiene il campo della sicurezza. Alleanze quali rAsean. il Consiglio di cooperazione del Golfo. ma a nche la stessa OUA o Lega Araba. non sono generalmente entrate in conflitto diretto con roccidente. e hanno anzi contribuito a un assetto più o meno stabile dei rapporti di sicu rezza. Manca tuttavia il collegamento tra scenario della sic urezza e scenario economico: le sinergje che si verificano ne l primo caso non sempre si verificano anche nel secondo (fatta forse eccezione per qualche comportamento delrO PEC. nel periodo della guerra Iran-lrak). e questo è un grave fattore d1 debolezza del sistema. Nel campo de lla sicurezza peraltro. il rapido sviluppo delle tecnologie sia offensive che dife nsive. unito alla crescente importanza dei negoziati Est-Ovest. sembrano destinati a provocare una grossa ristrutturazionc. concettuale e materiale. della deterrenza. Se da un lato diviene più importante quella che nel gergo NATO è definito il fuori-area. dall"altro, all'interno dell"area Est-Ovest. è in corso un riesame approfond ito dci requisiti della stabi li tà e de lla sicurezza strategica. 39
È destinato peraltro ad aumentare il ruolo di potenze quali !"Europa occidentale nel suo complesso. il Giappone e la RP<.. grazie a un rimescolamento insieme strategico ed economico che tende ad affidare maggiori respon sabilità a queste potenze. Ne consegue che il rapporto Est-Ovest dipenderà in misu ra maggiore che nel passato dal tipo di rapporto strategico che verrà posto in essere tra queste potenze e le due superpotenze (e dal tipo di scelte che i vari attori compiranno). Peraltro è anche probabile che una struttura più flessibile ed articolata nel campo della sicurezza comporterà alcuni effetti anche per le strutture gerarchiche dell"economia internazionale (vedi ad esempio nuove richieste del mondo socialista e dei paesi in via di sviluppo, e particolarme nte delle nuove potenze emergenti. di maggiore partecipazione alla economia internazionale e alla sua gestione).
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II. COLLOCAZIONE. SPAZIO E RUOLO POSSIBILE DELL'EUROPA OCCIDENTALE Se partiamo dallo scenario prospettìco che abbiamo prima delineato. è evidente come l'Europa occidentale. o meglio. nella sua accezione più ristretta e politicamente più significativa. l'insieme dei paesi della Comunità Europea sì troverà dì fronte a sfide difficili. I l quadro tradizionale dì sicurezza economica. politica e militare. che le è stato garantito per più di quarant'anni dalla ua alleanza con gli Stati Uniti. viene rimesso in discussione. Esso in realtà permane (e probabilmente continuerà a costituire un elemento determinante dì qualsiasi scelta o scenario futuro). ma muta nelle ue forme e soprattuuo non garantisce più una eguale sicurezza a bas o prezzo. Nello stesso tempo l'Europa è un mercato ambito dall'esterno. sia come mercato di beni che come mercato del lavoro. La concorrenzialità del modello economico europeo nel futuro è legato alla possibilità di espandere il commercio internazionale c di mantenere all'Europa una pecenruale soddisfacente del mercato globale: due pre upposti tutt'altro che garantiti. Le esigenze di sviluppo e di riequilibrio provenienti dall'esterno. sia dal mondo sviluppato che da quello in via di sviluppo. sottoporranno l'Europa a forti pressioni che. per la natura complessa del istema internazionale. non saranno solo economiche. ma anche · strategiche e politiche. Vi è quindi un interesse primario dell'Europa a consolidare forme multilaterali di governo globale. In altri termini. quella che abbiamo definito la isriwzionali::.::.azione dell'attuale sistema oligopolista. corrisponde alle esigenze di sicurezza e di stabilità. ia economica che politica c strategica. deii"Europa. Vi sono moltre strade possibili per assicura re tali sviluppi. Tra le molte proposte elenchiamo brevemente: l. il rafforzamento del sistema di gestione delle crisi del 41
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unire: 2 . il potenziamento di alcuni meccanismi di gestione macroeconomica e finan ziaria: 3. il collegamento funzionale e politico tra le due sfere attualmente dì competenza del GATT e del FMI (merci e mone te). attraverso i Vertici. ma con maggiori garanzie di continuità ed efficacia ; 4. un coordinamento tra grandi gestioni macro-economiche e tendenze di aggregazione e integrazione regionale. così da favorire queste ultime (positive. secondo l'ottica della sicurezza militare e dello sviluppo economico dei paesi che ne fanno parte) senza creare ulteriori diswrsioni negative ne l sistema globale; 5 . uno sviluppo. un potenziamento e in prospettiva anche un allargamento dell'OCSE. in chiave di gestione di grandi problemi macro-economici. di indirizzo delle grosse tendenze di sviluppo , e soprattutto di progressivo allargamento de lla attuale struttura oligopolista a nuovi membri. È possibile individuare altre proposte. ma queste ci sembrano sufficientemente esplicative della direzione generale che è necessario persegu ire. da un putno di vista globale. Come abbiamo detto. tuttavia , il contributo europeo a questa impresa sarà larga mente condizionato da una somma di altri fattori. tra cui determinante sarà quello relativo alla po litica della difesa e della sicurezza. In questo campo molto dipenderà dalle scelte compiute dagli altri attori, e in particolare dalle superpotenze (che. come abbiamo visto in precedenza, sono ambedue impegnate in un processo di revisione della loro ..grande strategia··). È però da ritenere che in ogni caso le scelte delle due superpotenze avranno una dimensione globale e resteranno tendenzialmente ··interventiste", sia pure con modalità, tempi e priorità diverse da quelle · attuali.
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A. T RE MODEL LI D I EUROPA
EL MO DO
In questa situazione, le scelte d i ··grande strategia·· deii"E uropa possono sostanzialmente essere di tre tipi d ive rsi: l. una scelta di fo rte disponibilità agli in teressi altrui. e di scarsa coesione interna ("·Europa a perta .. ). in cui I"Europa partecipa in modo relativame nte passivo a lle evoluzioni de l sistema inte rnazio nale . fidando sul pe rmanere del quadro di sicurezza comunque garanti to dalla sua alleanza con gli americani :
2. u na scelta di tipo fortemente di fe nsivo e chiusa ( .. fortezza Europa .. ). che combini la difesa del mercato inte rno e uropeo con una crescente d ifesa autonoma de lla sicurezza e uropea: 3 . una sce lta di tipo ..attivo ("·Europa attore .. ). in cu i si combinano eleme nti d i maggiore integrazione con la e laborazio ne d i una po litica attiva (elementi di una ..grande strategia·· e uropea) volta ad accrescere il gove rno della situazio ne globa le. Sono evide ntemente possibili anche scelte inte rmedie tra queste d iverse ipo tesi. che tuttavia. in questa forma. hanno a lmeno il vantaggio d i pote r essere ana lizzate separatamente. Ognuna di queste sce lte ino ltre rispo nde ad alcuni sviluppi specifici. ri levabili ne lla situazione e uropea.
Europa aperta corrisponde alla molte plicità degli inte ressi nazionali e uro pei, difficilmente componibili tra lo ro. e alla scarsa disponibilità mostrata in gene re da una maggioranza dei paesi e uropei occidenta li ad assumersi in proprio spese e responsabilità relative a lla sicu rezza internazionale. È possibile sostenere che r a ttuale si tuazione d i re lativa .. irresponsabili tà.. dell'Europa corrispo nde sufficie nteme nte ai suoi reali inte ressi economici. po litici e di sicurezza, mentre q ualsiasi altra sce lta più impegnativa comporte re bbe spese ingenti e probabilmente anche il rischio 43
di una diminuzione del quadro di ·tabilità e di ~icurezza (almeno nel breve termine). Questo scenario si basa in sostanza su una continuazione senn1 grossi mutamenti della situazione attuale. c come tale ha evidentemente a suo favore il peso delle strut ture già consolidate e dei comportamenti già sperimentati. Il suo limite maggiore è nella sua dipendenza da fattori esogeni. Esso dipende in pratica non tanto dai comportamenti europei quanto dai comportamenti e dalle celte delle ~uperporenze e (in minore misura) da ciò che avviene nel resto del mondo.
Fortezza Europa identifica una reazione di tipo ~ostanzialmentc difensivo rispetto ai mutamenti del quadro internazionale. e dà per scontata una crescente sfiducia nel le capacità di tenuta a lungo termine della Alleanza Atlantica (nella sfera della sicurezza) c degli strumenti globali di governo della macro-economia (commercio. moneta. eccetera). In tale situazione rEuropa ha una reazione di tipo sostanzialmente protezionistico. cui si adeguano le strutture politiche e della sicurezza. È difficile pensare che un tale modello (sostanzialmente contraddittorio rispetto agli interessi di lungo termine dclreconomia e della società europea) possa affermarsi per scelta autonoma dell'Europa. È per<) possibile immaginare che esso si delinei nelle sue strutture portanti come risposta a stimo li in tal senso provenienti dall'esterno. Il suo limite maggiore è nella difficoltà di costruire un sistema difen ivo europeo ufficientemente potente c coerente. in tempi brevi e sotto rinflusso di una serie disparata di pressioni che probabilmente tenderanno piuttosto a .. dividere .. i vari paesi europei tra loro. In una situazione confusa e chiaramente instabile. la costruzione della ··fortezza Europa .. dovrebbe probabilmente superare la reazione difensiva che i singoli paesi europei avrebbero ognuno per sé. in chiave nazionale .. spinti ognuno dal la diversità della loro vulnerabilità relativa in campo internazionale.
Europa allore punta su una crescita progressiva ed ordinata dell"integrazione europea in vari campi. sino alla elaborazione di alcune linee strategiche comuni e alla individuazione di strumenti e politiche che possano perscguirle. T ale scenario è compatibile con alcune delle pressioni e delle esigenze cui rispondono i precedenti scenari. Pur non pretendendo di sostituire l"attuale quad ro di sicurezza con un nuovo quadro di sicu rezza (come nel caso di .. fortezza Europa"). diversamente da .. Europa aperta·· esso non si adatta ad un ruolo unicamente passivo. e rende ad accrescere progressivamente il ruolo europeo nel quadro di una maggiore articolazione dell"attuale ..oligopolio .. globale.
Il suo problema maggiore è anch'eso questione di tempi e eli interazioni con le mosse degli altri attori internazionali. I l processo di coordinamento e integrazione europea infatti si è dimostrato lento c difficoltoso. La natura gerarchica e oligopolista del sistema internazionale invece premia la rapidità delle decisioni e la capacità dimetterle efficacemente in essere.
8. l
PROBLEMI POLITICI INTER AZlOt-\ALI E L"EUROPA
l problemi politici con cui questi scenari debbono fare i conti (e che quindi ne determineranno caratteristiche e f in alità) sono molteplici. ma possono essere così sommariamente individuati:
l. - Globalismo - una linea di tendenza .. neostrategica ... particolarmente forte negli Stati Uniti. che sottolinea l'importanza crescente degli impegni fuori area . nonché delle evoluzion i tecnologiche che portano a una diminuzione di importanza delle forze stanziati. c privilegiano invece forze _mobili, che possono indifferentemente essere concentrate nei luoghi ritenuti necessari. Questa linea di tendenza favorisce una progressiva dimjnuzionc della presenza di truppe stanziati americane in Europa occidentale: 2. - Bilateral ismo USA-URSS - sempre da parte americana. si co nferma la tendenza agli accordi bilaterali con
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I"URSS. sia nella prospettiva di una ..gestione congiunta .. di alcune crisi regionali (gestione che però, malgrado alcune indicazioni positive nei casi dell"Afghanistan. dell'Angola e ora della Cambogia, sembra comunque avere difficoltà ad evolversi oltre il limite attuale di una cooperazione di tipo diplomatico). sia soprattutto nella prospettiva di accordi di disarmo e controllo degli armamenti intesi a ..stabilizzare .. il quadro strategico, a determinare alcune linee preferenziali di sviluppo tecnologico e a ridurre l'impegno indiscriminato in ogni direzione: 3. - Burden-sharing - sempre da parte americana. si fa sempre più insistente la domanda di un più sostanziale .. burden-sharing .. , non solo nella forma di contributi per compensare l'impegno finanziario americano in Europa. ma per sostituire parti di questo impegno, specialmente nel campo convenzionale; accoppiata con la precedente. questa linea di tendenza potrebbe portare alla ricerca di una sorta di ''divisione dei ruoli·· tra americani ed europei. nell'ambito della Alleanza. che lasci agli americani la responsabilità della ··grande strategia .. e delle grandi opzioni strategiconucleari. relegando gli europei alla sola resonsabilità di appoggiare tali scelte strategiche. e di finanziarne gli sviluppi in campo convenzionale. Questa linea di tendenza potrebbe creare notevoli tensioni euro-americane. nonché alcuni grossi problemi politici interni per i paesi europei occidenta li: 4. - Casa Comune - si tratta della evoluzione della politica sovietica nei confronti dell 'Europa. Benché il tema della ··casa comune europea·· non sia certo nuovo nella retorica sovietica (e prima ancora. nella politica russa ai tempi degli Zar). essa oggi assume nuovi connotati. Da un lato. essa viene esplicitamente collegata alla prospettiva di nuovi accordi di controllo degli armamenti e di disarmo in Europa. quasi dovesse costituirne lo sbocco politico: d'altro canto il programma della ··casa comune .. sembra avere una valenza
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piU larga de lla sola Europa occidenta le. e riferirsi in qualche modo al complesso dei rapporti deii"URSS con tutta l'Europa. sia occidentale che o rie ntale. Tutto questo ha subito importan ti modifiche tra la fine del 1989 e l'inizio del 1990. con l'accele rarsi de l processo di disgregazione del blocco orientale. Tuttavia la posizione strategica sovietica rimane ambigua ed incerta : 5. - Centralità tedesca - tende intanto a crescere l'importanza politica e strategica della Germania federale. sia come interlocutore politico ed economico, sia come fatto re e atto re strategico. Ciò è reso evidente da decisioni come que lla di nominare un ufficiale tedesco come viceSACEUR . e un uomo politico tedesco come Segretario Generale della Alleanza. Una tale tende nza può essere a limentata in ambito alleato dal fatto che la riformulazione della strategia e della dottrina ope rativa alleate tenderanno in modo particolare ad affrontare il tema cen trale del centro E uropa. dove è la massima concentrazione delle forze. e dove la maggior parte degli alleati direttamente è impegnata. La centralità della G ermania è stata confermata anche dalle discussioni su l controllo delle armi convenzionali. La ce ntralità tedesca ha peraltro una sua dimensione anche in rife rimento a l precedente punto sulla ..casa europea·· e ad alcune proposte di disarmo provenienti dal Patto di Varsavia (in particolare quelle relative alla costituzione di ..zone smilitarizzate .. in centro-Europa). E infine vi è il problema della riunificazione, reso evide nte dal crollo del regime orientale e da ll'andamento de lle prime e lezioni democratiche nelle R epubblica Democratica Tedesca. In questo caso la tradizionale prudenza sovietica nei confronti del problema tedesco deve fare i conti con la pratica impossibilità di controllare le evoluzion i in Europa o rie ntale. ed è quindi del tutto incapace di offrire a lte rnative o limitazioni alla unificazione. Lo stesso ambito negozia te ..2+ 4 ... che vede riunite le quattro potenze vincitrici del 1945 e le due
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Germanie. si riso!\ e sempre più m un ncgotiato imenedesco cui le altre potenze sono chiamate a dare la loro benedizion.: fin ale: 6. - Europeinazione della Francia -questa linea di tendenza punta alla rcalinazione dci fattori di novità nella politica strategica della Francia. In termini politico-~trategici c. sa vuole la forte affermazione della dimensione nucleare della strategia alleata in Europa (e quindi anche riconoscere un ruolo imporrante c crescente ai deterrenti autonomi di Francia e Gran Bretagna). La conferma dell'impegno americano in Europa è soprattutto kgato alla nuo'a percezione della questione della unifica.done della Germania. La strategia francese accetta un certo grado di ..europeizzazione" (ved i i discorsi seguenti alla introduzione dc.::i nuovi missili aria-terra nel deterrente prc.::-!Mategico francese) . ma soprattutto tende allo sviluppo di accordi bi- o multilaterli scttoriali per la migliore cooperazione in ,·ari teatri strategici (centro-Europa. rvkdit.:rraneo. fuori area. eccetera).
7. - Mercato In terno -si tratta della prè\bione che enrro Il 1992 si realiz7i in modo completo (o almeno in modo abbastanza avanzato) il mercato unico intc.::rno europeo. accrescendo così la tendenza a una maggiore integrazione industriale c tecnologica anche nel campo degli armamenti. c accrescendo di converso anche le competenze in materia della Comunitil Europea c delle sue istirt11ioni:
8. - Mediterraneo - si tratra del secondo problema chi<l\e della poli tica europea. oltre a quello tede'>co. che \'ede direttamente coinvolta rtralia. È anche il punto di maggiore debolezza attuale della Alleanza Atlantica (oltre alla questio ne della centralità tedesca). 'cl Nl editcrranco si realizza o meno la capaci tù dell'attuale ~istema di ~icurezza atlantico a gestire le crisi fuori art!a c ad affrontare il problema del rapporto tra re lazioni Est-Ovest c relazioni ord-Sud .
nonché ovviamente della integrazion e tra fattori militari e fattori economici di cooperazione. sicurezza e stabilità. Il ruolo europeo è in questo caso determinante. in un senso come nell'altro. Il Mediterraneo inoltre rappresenta l'altra dimensione .. strategica .. della sicurezza europea, oltre quella dell'Europa centrale e settentrionale. Una analisi approfondita dei tre .. modelli .. prima delineati richiederebbe il confronto tra essi e questa griglia di problemi. così da valutarne interazioni. e procede nello quindi ad ··inserire .. tali conclusioni nello scenario globale descritto nel primo capitolo di questa ricerca. Al fine della presenta ricerca tuttavia questo appare sosta nzialmente superfluo. In pratica infatti, questa ricerca non può che concentrarsi su l terzo modello proposto (Europa attore). come modello evolutivo della situazione attuale (Europa aperta). tralasciando. almeno per ora. le più controverse caratteristiche del modello più estremo (fortezza Europa), che peraltro sembra anche essere quello politicamente meno realistico.
C ... E UROPA l
ATIORE .. E l PROBLEMI POLITICI TERNAZIO 1ALI
I n questa ottica. ved iamo dunque brevemente alcune delle possibili interazioni tra il modello .. Europa attore .. e gli otto problemi sopra delineati. Ad un primo sguardo sembrerebbe non esservi contraddizione tra una Europa più attiva e responsabile su l piano internazionale e della sicurezza. e una evo luzione più accentuata del
globalismo. Vi è infatti una evidente complementarità di ruoli. che potrebbe essere sottolineata politicamente e sfruttata operativamente. tra una ridefinizione globale degli impegni american i, che allontani parte delle forze USA dall'Europa, e una maggiore decisione europea to take up che slack. Tuttavia bisogna anche dire che la
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cosa potrebbe non essere così pacifica. In primo luogo perché comunque una "Europa attore··. diversamente dalla ··fortezza Europa··. continuerebbe a richiedere l'impegno strategico americano a sua difesa. e quindi anche la continuazione delle garanzie collegate con la strategia della dissuasione (codificata nella MC-14/3). In secondo luogo perché inevitabilmente una Europa politicamente e militarmente più attiva. non solo sul continente. ma fuori area, potrebbe definire scelte e comportamenti politici o strategici difformi da quelli ameriGani. Verrebbe insomma ad accrescersi l'importanza del coordinamento tra europei e americani, che già ora pone non pochi problemi. Bisogna peraltro anche dire che in nessun caso il globalismo avrebbe la vita facile in Europa. e che potrebbe divenire rapidamente del tutto illusorio se una grave crisi europea (frazianomento nazionalistico. indebolimento dei singoli stati alleati, eccetera) richiedesse una nuova concentrazione della attenzione americana sul continente. ln un certo senso il globalismo è possibile solo se l'Europa provvede in misura autonoma e crescente ai suoi bisogni di sicurezza. Se così essa non facesse, gli USA non avrebbero forze sufficienti per agire globalmente. senza rischiare di perdere la loro attuale supremazia globale. Più complesso è il problema che abbiamo chiamato del bilaceralismo USA-URSS. Le due superpotenze infatti. specie se impegnate in un serio e complesso processo di accordi bilaterali. potrebbero vedere con fastidio l'intervento di un terzo protagonista. con problemi e priorità necessariamente diverse dalle loro. Ciò avrebbe tanta più importanza quanto più la materia di un tale dialogo bilaterale riguardasse i problemi del continente europeo, come è molto probabile. Si è avuta sugli euromissili: prima l'insistenza sovietica per includere le forze nucleari anglo-francesi e/ o altri .. forward based systems·· americani in Europa e imbarcati su forze navali .. NATO earmarked··. poi il repentino accordo di Reykjavik e la quasi totale assenza di consultazioni preventive adeguate tra Washington e gli alleati
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europei, e infine l'inclusione dei Pershing lA tedeschi nel .. pacchetto" finale, danno solo una pallida idea di quanto potrebbe accadere domani. La gestione di tale bilateralismo USA-URSS può comportare altre complicazioni. In primo luogo Mosca potrebbe essere tentata di sfruttare a suo vantaggio la mancanza di coesione dell'Alleanza Atlantica, e questo potrebbe obbligare gli europei (per evitare il peggio) a conformarsi comunque alle decisioni americane. senza poter efficacemente dissociarsi da esse. Inoltre la gestione dell'accordo tra alleati comporta ritardi e compromessi tali da indebolire notevolmente la posizione negoziale dell'Occidente. anche quando funziona bene. D'altro lato gli europei hanno comunque il vantaggio. in una tale situazione, di potersi almeno in parte ·'defilare". come hanno fatto. nel caso degli euromissili, francesi e britannici, salvaguardano parte delle loro forze. e mantenendole al di fuori dell'accordo. Nel complesso quindi una "Europa attore·· dovrebbe preoccuparsi di anticipare i tempi. elaborando una sua strategia negoziale assieme con gli americani. e una sua piattaforma strategica credibile anche in previsione di a·ccordi di disarmo che taglino consistentemente le forze americane in Europa: cosa certo non facile. e che già ora crea non pochi problemi alla NATO. Il problema del burden sharing sembra avviato ad acuirsi nel breve periodo. ma è comunque destinato a rimanere con noi a lungo. anche pr il futuro. almeno fino a quando durerà il rapporto di alleanza tra Europa e America. Anche in questa ottica, sembrerebbe a prima vista che lo svil.uppo di una "Europa attore·· dovrebbe facilitare una ripartizione più equa di pesi e responsabilità tra Europa e America. Ciò è certamente vero in astratto. In concreto tuttavia potrebbero nascere non pochi problemi. specialmente nel breve tem1ine. Queste considerazioni vanno in parallelo con quelle già fatte discutendo della interazione di una "Europa attore·· con la tendenza del globalismo. con 51
l"aggravante che in questo caso potrebbe essere rEuropa a creare problemi. giustificando così una reazione negativa da parte americana. Pe nsiamo in particolare al la crescita di un mercato europeo degli armamenti, una maggiore standardizzazione europea . a una crescente cooperazione operativa tra le forze armate europee. eccetera. Tutti questi sviluppi, anche se avverranno nell'ambito della Alleanza Atlantica e della NATO. non potranno non creare problemi per le industrie statunite nsi. accrescere la domanda europea di una effettiva .. two-ways streef·. diminuire la tendenza ad accordi bilaterali tra singole industrie europee (in genere più piccole e meno avanzate tecnologicamente) e grandi industrie americane. In alcuni casi lo sviluppo di incapacità autonome europee. rese necessarie da ragioni operative specifiche o a nche so lo da ragioni politiche. potranno apparire agli americani come inutili duplicazioni o persino come spreco di risorse che potrebbero meglio essere impiegati in progetti a guida americana (pensiamo ad esempio allo sviluppo di una maggiore capacità sate llitaria e uropea nel campo della sorveglianza o in que llo delle comunicazioni e del comando e control lo).
È anche vero peraltro come nessun efficace sistema di burdensharing possa funzionare. nel lungo periodo. senza lo sviluppo di una entità europea più compatta ed organizzata. Ciò è riconosci uto dallo stesso Congresso americano. che più vo lte ha invitato gli europei a una maggiore attività di standardizzazione e di integrazione sia a livello industriale che per quel che riguarda le decisioni nazionali di pianificazione e acquisizione degli armamenti. Come sempre. avere a che fare con un interlocutore più grosso e più concorrenziale crea a lcuni problemi. ma offre anche nuove prospettive. e a lla lunga è più conveniente. anche sul piano econom ico. Il discorso della casa comune europea. così come è attualmente impostato a Mosca. non ha molto in comune con la nostra idea di una .. E uropa a ttore ... A l contrario. potrebbero nascere veri e propri conflitti. Benché critichi spesso e vo lentieri la presenza
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militare amencana 111 Europa. e ne richieda la riduzione, Mosca è anche interessata ad evitare lo sviluppo di una entità politica e militare autonoma europea. che sostituisca la presenza tutto sommato lontana e in parte disinteressata degli USA. E ad questo punto di vista la ipotesi che abbiamo definito della ··Europa attore" potrebbe. per Mosca. creare anche più problemi di quella da noi chiamata ··fortezza Europa", malgrado l'apparente chiusura di quest'ultima. e il forte accento che essa dovrebbe porre sulla sicurezza militare. Una "fortezza Europa·· infatti dovrebbe comunque continuare a fare i conti con una potenza militare sovietica di gran lunga superiore. in termini assoluti, se non in termini relativi. Essa inoltre dovrebbe scontare un minore appoggio americano. Una ··fortezza Europa·· sarebbe quindi inerentemente più disponibile a compromessi con Mosca. di quanto potrebbe non essere una "Europa attore··. che continui a godere della protezione americana. ma che nello stesso tempo voglia affermare con maggiore determinazione gli interessi propri dell"Europa nel dialogo tra le superpotenze. In un certo senso quindi lo sviluppo di una ··Europa attore" costituisce per Mosca la peggiore delle alternaive. perché non può essere facilmente intimidita da uno sfoggio di superiorità militare sul continente. e nello stesso tempo non consente più facilmente ad USA ed URSS di concordare compromessi che non tengano conto dei suoi interessi. Bisogna infine considerare come la casa comune europea includa, agli occhi di Mosca (ma certo anche agli occhi di qualsiasi ··Europa attore") l'Europa orientale, ed è facile presumere che il modello della "Europa attore.. sia anche quello che più facilmente può influenzare i paesi europei orientali, e minacciare quindi da vicino quello che potrebbe restare anche in futuro della solidarietà del blocco comunista. D'altro canto bisogna anche dire che. nel lungo periodo, I'URSS non può certo sperare di stabilizzare la situazione europea senza il contributo attivo degli europei occidentali. Un tale contributo d'altro canto deve avere una ampiezza e una continuità tali da
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non poter essere facilmente assicurato solo sul piano bilaterale da singoli paesi europei. e in particolare dalla Germania (vedi anche più avanti). Solo una "Europa attore·· potrebbe quindi avere le capacit~l e insieme la motivazione necessaria per imbarcarsi in un progetto non antagonista di casa comune europea. per la stabilizzazione della situazione europea. e in particolare della Europa orientale. che convenga anche atrURSS. Come abbiamo notato anche in precedenza, la questione della centralità tedesca (che ieri aveva assunto i contorni della ··non-singularity" della RFG, e oggi si incentra invece sulla forma e sul ruolo di una Germania unita), è uno dei problemi principali (assieme a quello del Medirerraneo e. naturalmente. ai rapporti con gli USA). su cui si gioca il successo o il fallimento di qualsiasi modello di sicurezza europea o di ruolo europeo nel mondo. La centralità tedesca è intimamente collegata con quanto abbiamo detto in precedenza circa la casa comune europea, ma interagisce un po' con tutti gli altri problemi. Il fatto è che ieri era molto diffici le concepire un sistema di sicurezza europeo, che tagliava in due la Germania, ma che era basato su un contributo attivo di prima grandezza (ma contrapposto) delle due Repubbliche di German ia. Oggi al contrario è altrettanto difficile concepire un ordine europeo che includa tutta la Germania unificata in Occidente e nella A lleanza Atlantica. e che non implichi da un lato profonde modifiche negli equilibri interni all'Occidente e dall'altro una revisione fo rse drammatica dei rapporti di forza con I'URSS. È certo sempre più forte la tendenza a ricreare uno "spazio centrale'· europeo. centrato attorno alla Germania e in contrapposizione con il vecchio ordine bilaterale russo-americano, senza che peraltro siano scomparse le ragioni militari e geo-strategiche che hanno portato alla creazione di blocchi contrapposti. D 'altro canto dobbiamo anche notare un certo parallelismo tra la posizione della Germania e quella del Giappone. Questi paesi hanno sviluppato una grossa potenza .economica e sono oggi
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membri de l piccolo club delle potenze oligopoliste. nel sistema economico internazionale (formalmente la Ge1mania De mocratica Federale sta rapidamene eliminando questa anomalia). Questi paesi peraltro. benché contribuiscano sostanzialmente (e per quel che riguarda il G iappone , in modo crescente) alla sicurezza collettiva. restano sostanzialmente anche dei paesi "sotto tutela" o quanto meno "sotto garanzia ... per quel che riguarda la loro politica mi li tare. Sono cioè delle potenze .. condizionate". in modo del tutto particolare. Questa rea ltà (che è poi parte integrante della cosiddetta centralità tedesca) è uno degli elementi che tiene insieme l'attuale scenario internazionale. e non ne modifica prepotentemente i parametri. Una Germania e un Giappone che divengano potenze ..a parte intera" infatti da un lato avrebbero certamente una politica economica nazionale più espansiva di quella attuale (e si candiderebbero quindi al ruolo d i alternativa nei confronti degli USA e del dollaro), e d 'altro lato complicherebbero enormemente il cosiddetto ··policentrismo:· del sistema oligopolista. inserendovi un elemento di ancora più forte concorrenzialità interna, non solo economica, ma soprattutto politica. Verrebbe insomma rimessa in discussione l'attuale "struttura gera rch ica" del sistema internazionale, e con essa il quadro delle al leanze. che abbiamo visto essere funzionali al quadro della cooperazione e del governo macro-economico. Se quindi il sistema internazionale qua le è oggi ha una priorità. questa è proprio nella "gestione" quanto più possibile graduale e lenta del passaggio eli queste potenze "condizionate .. dal loro attuale stato di potenzia lità acl un futuro stato eli effettività. Ciò è particolarmente complesso nel caso del Giappone (e richiederà probabilmente il consolidamento di nuovi e più avanzati equ ilibri e sistemi formali di alleanza in Asia). ma diviene drammaticamente urgente nel caso tedesco. considerato che l'eq uilibrio strategico è stato sinora assicurato, in Europa. dalla presenza diretta e determinante. nelle due German ie. di forze armate americane (ed alleate) e sovietiche. la cui presenza 55
viene oggi messa in dubbio o comunque fortemente ridotta. sia 1n termini quantitativi che soprattutto in termini di ruolo. Lo svi luppo di un modello eli "Europa attore .. è certamente coerente con le esigenze sin qui del ineate, ed è certamente più efficace, nel lungo periodo, come strumento di moderazione. controllo e infine assorbimento della centralità tedesca in un contesto più ampio (e più coerente con la stabilità del sistema internazionale) di quanto non sia l'attuale politica di diretto intervento in partibus germanorum da parte delle due superpotenze . È infatti evidente come da un lato una maggiore integrazione europea occidenta le non potrebbe che consolidare (lo ripetiamo, in modo pacifico e non antagonista) le frontiere della Germania in Europa. mentre d'altro lato è anche evidente come una .. Europa attore··. eli cui la nuova Germania sarebbe magna pars, non potrebbe non essere molto sensibi le ai problemi pol itici dell 'equilibrio pan-europeo. Può anche essere che tale ·'sensibilità·· finisca per creare preoccupazioni e diffidenza. almeno nel breve periodo, a Mosca, e debba quindi venire compensata da una strategia eli lungo termine eli stabilizzazione clelia si tuazione europea complessiva . I l problema non è quindi tanto nel modello di per sé. quanto delle difficoltà che potrebbero incontrarsi per rea lizzarlo. in particolare in Germania. Si tratta cioè di vedere se i tedeschi sono ancora disposti a risolvere la loro centralità, diluendola e in certo modo negandola in un contesto più integrato europeo occidentale, o se invece non siano tentati da un 'opzione di tipo nazionale. In conclusione. appare a tutti ch iaro come questo nodo veda il confluire degli interessi dei maggiori attori internazionali. e sia quindi anche i l luogo deputato per diven ire, il banco eli prova dello stesso modello eli "Europa attore". È attorno al problema della centralità tedesca, e del modo in cu i potrà essere risolto, che una "Europa attore·· può costrui re le sue alleanze e fondare le sue politiche di lungo periodo, sia nei confronti dell'Est che dell'Ovest. E dipende in ultima analisi dalla sua capacità di
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gestire tale centralità in modo accettabile se una ··E uropa attore .. vedrà o meno la luce, nel prossimo f uturo. Strettamente collegata al tipo di soluzione che si darà al problema tedesco è quella che abbiamo chiamato la europeizzazion e della Francia. L a Francia è tradizionalmente al centro della politica europea . L a scelta dell'uno o dell'altro .. modello .. di politica europea dipenderà in larga misura dalle mosse francesi (le quali, a loro volta, sono fortemente condizionate dal problema della cemralità tedesca ). In pa rticolare. la Francia è alla base di ogni ipotesi di .. Europa attore' ' : si può dire anzi che solo un a .. Europa attore.. corrisponde alle esigenze e alle priorità politiche che la Francia ha in questi anni cercato dì affermare. Né una ' ·Europa aperta·· in fatti , troppo debole e passiva, né una ··fortezza Europa··. che esclude troppo drasticamente il contributo americano, e pone troppe responsabilità sulle spalle (invero piuttosto fragili ) delle due potenze nucleari europee, possono soddisfare l"esigenza insieme di sicurezza, di stabilità e di protagonìsmo europeo affermate con continuità e con una certa coerenza da Parigi. nel corso di questo dopoguerra. Il modello di una " Europa attore·· è certo in sintonia con !"attuale europeizzazione clelia politica e della strategia francesi (a nche nella chasse gradée della force de jì-appe nuclea re). l problemi potrebbero nascere in corso d'opera. man mano che lo sviluppo di una identità europea venga in contrasto con il .. nucleo duro " della identità nazionale f rancese . e magari finisca per ridefinire gli equilibri interni all'E uropa in modo meno .. francocentrico" di quanto Parigi non ritenesse opportuno. Rispettivamente, le stesse ambizioni francesi potrebbero influi re nega tivamente sulla fase di formazione di una Europa più in tegrata, accentuando la valenza politica di sce lte che altri paesi po trebbero voler mantenere low k ey . e spinge ndo troppo rapidamente l 'Europa verso l 'assunzione di una ..grande strategia·· concepita unilateralmente. se nza tene r conto del complesso
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intreccto di mteresst e di percezioni esistente m questO con tinente. Quali che siano i problemi, è com unque evidente come la Francia , in questo scenario, rappresenti sostanzialmente un punto di forza , malgrado le sue ambiguità e anche i pericoli che da ciò possono derivare. e comunque un punto di passaggio obbligato per qualsiasi "Europa attore". E la attuale europeizzazione della Francia è. in questa ottica, un punto di partenza necessario e positivo. La stessa conclusione può essere raggiunta per quel che riguarda il mercato interno europeo. così come è stato definito dalla Comuni tà Europea. Si può anzi tranquillamente dire che anche il mercato interno è una precondizione necessaria per lo sviluppo del modello di ··Europa attore". I problemi possono nascere dal fatto che lo sviluppo del mercato interno può accentuare le caratteristiche di chiusura competitiva dell'Europa nei confronti degli altri attori internazionali. suscitando così comportamenti antagonisti che potrebbero finire per m ettere in forse la stessa possibilità di sviluppare armonicamente il modello di .. Europa attore··. Di questo problema abbiamo rapidamente accennato anche nel primo capitolo di questo studio . quando abbiamo discusso le evoluzioni dello scenario globale. notando come si possa delineare un pericoloso contlitto tra lo sviluppo di sistemi " regionali" di sicurezza e di alleanza. e sistema "globale" di gestione dell'economia mondiale. Vero è che. in questo caso. il .. sistema regionale .. europeo è come notevolmente più sofisticato e tlessibile di altri ··sistemi regionali .. che si sviluppano nel Terzo Mondo. se non altro perché esso è già parte del sistema oligopolista che attualmente governa l'econom ia globale. Vi è quindi un interesse ··intrinseco" dell'Europa alla stabilità del sistema globale (nonché una maggiore rispondenza funzionale del suo sistema di alleanza all'attuale ordine internazionale), che dovrebbe permettere il pitt faci le componimento di eventuali conflitti di interesse.
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Molto però dipende dalle interazioni che verranno a stabilirsi tra il mercato interno eu ropeo e gli altri detentori del potere di governo dell 'economia globale. Se queste potenze, ad esempio, dovessero affrontare il mercato interno in chiave antagon ista, tentando di negargli sin dall'inizio ogni efficacia o ogni comportamento discriminatorio (cercando così di privare l'Europa della libertà di attuare politiche difensive e/o pianificatrici e gestionali dello stesso tipo di quelle che le altre potenze applicano), ciò non potrebbe non causare una risposta da parte europea. Tale risposta potrebbe essere inefficace, e aprire così la strada a una disintegrazione di fatto del mercato interno, e all'evoluzione di un modello di ''Europa aperta", o potrebbe più verosimilmente essere efficace, e rischiare quindi di far scivolare l'Europa su una strada di tipo antagonista , più funzionale al modello di ''fortezza Europa" che a quello di " Europa attore" . Siamo così giunti all'ultimo problema elencato nella nostra rapida carrellata , e cioè al Mediterraneo. Abbiamo già detto come questo problema abbia molto in comune con quello della centralità tedesca, non tanto perché vi siano molte similitudini formali, quanto perché comporta un analogo intreccio di grandi interessi internazionali. Il problema del Mediterraneo è relativamente nuovo per l'Europa, e si potrebbe tranquillamente sostenere che esso potrebbe continuare a restare largamente marginai~, specie nel caso di affermazione di un modello di ''Europa aperta". In tal caso infatti è probabile che il destino dell 'area mediterranea venga determinato dalle azion i delle potenze esterne (come del resto, in questo modello, verrebbe anche determinato il destino della " Europa aperta"). Sia nel caso di "fortezza Europa·· invece, che nel caso di "Europa attore", il Mediterraneo diviene un 'area di interesse strategico primario dell'Europa, e uno dei test qualificanti della sua capacità di impostare una "strategia globale" a livello internazionale.
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In certo modo il problema del Mediterraneo si pone anche a monte della realizzazione de l modello. Con !"allargarsi infatti della NATO prima. e della Comun ità Europea poi. a paesi dell'Europa meridionale, l'integrazione di questi paesi nell'insieme europeo è divenuta una questione chiave per il futuro di ogni progetto di maggiore integrazione: e con questi paesi sono approdati in Europa anche i problemi specifici di quest'area. Molti degli sviluppi integrativi eu ropei possono "penalizzare" la cosiddetta "regione Sud'' della NATO e dell'Europa. specialmente se i fattori integrativi non fossero abbastanza forti da bilanciare le spinte eccentriche caratteristiche di quest'area (i "pa rticolarismi nazionali ..) . La "marginalizzazione.. dell'E uropa meridionale, d'altro canto, non potrebbe non avere effetti negativi anche sulla sicurezza e su lla stabilità dell'Europa nel suo complesso. creando le premesse per una disintegrazione del sistema europeo, a favore di più stretti legami bilaterali dci singoli paesi con le superpotenze. In un certo senso si può sostenere che una Europa che si disinteressi del Mediterraneo non potrebbe sperare di porsi come interlocutore delle superpotenze, e non potrebbe quindi aspirare al modello di ··Europa attore ... perché verrebbe continuamente sfidata e scavalcata al suo stesso interno da legami politici e di sicurezza alternativi. È certo possibile pensare a una Europa Limitata all'originale club dei paesi firmatari del Trattato di Bruxelles, magari allargata alla Germania. Ci6 tuttavia creerebbe non poch i problemi in primo luogo alla Francia (che si troverebbe relativamente isolata nei confronti della Germania. e in netta minoranza se a quest'ultima si aggiungesse anche la Gran Bretagna). e comunque sarebbe in netta contraddizione con la crescente integrazione di interessi politici. commerciali, finanziari e anche di sicu rezza di questo .. nucleo centra le·· europeo con il resto del mondo: integrazione che in buona misura include anche e soprattutto il Mediterraneo .
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E d·altro canto abbiamo inizialmente notato come uno dei problemi chiave della .. Europa attore .. nei confronti delle superpotenze in generale. c degli Stati Uniti in particolare. sia quello di definire il suo ruolo nei confronti dei cosiddetti problemi .. fuori area", c in particolare di quei problemi che più sono collegati con l'area mediterranea. Ciò detto è evidente come la dimensione Mediterraneo sia perfettamente congeniale al mode llo di .. Europa aperta" (che in pratica abdica da ogni responsabilità in questa regione) c della .. fortezza Europa ... che invece si troverebbe tra le mani un problema di sicurezza probabilmente superiore alle sue deboli forze.
È anche chiaro tuttavia come la dimen ione Mediterraneo costituisca una difficile sfida. in primo luogo per la identificazione stessa del .. nucleo centrale .. di ogni eventuale costruzione europea. È infatti difficile tracciare i confini dell'Europa. particolarmente nel Mediterraneo. L·allargamento delrUEO a Spagna e Portogallo. ad esempio. sembra destinato ad escludere la Grecia da una integrazione che faccia perno su questa i titu7ione. o·altro canto la scelta della CEE porterebbe comunque ad una esclusione della Turchia. Ma in ogni ca o è difficile pensare che una .. Europa attore .. possa disinteressarsi del problema del Mediterraneo orientale. dove potrebbe giocarsi la stabilità dell'intero equilibrio strategico europeo. La dimensione Mediterraneo introduce quindi prepotentemente il discorso della Europa .. a geometria variabili: ... con tutto quello che ciò comporta. in termini di ambiguita e di problemi aggiuntivi di gestione. Essa introduce peraltro anche il problema della ..gestione delle crisi .. e in genere della proiezione politica esterna dell'Europa ver o il Terzo Mondo. E anche in questo caso assistiamo a un mescolarsi di fattori positivi. di rafforzamento c di integrazione. e di fattori negat ivi. di disgregazione c di dissenso fra europei. 61
Non è quindi possibile rinchiudere facilmente il problema Mediterraneo in una valutazione univoca. Si tratta invece di una dime nsione in con tinua evoluzione. che esemplifica ne l modo migliore il collegamento tra "modello" e "politica··. e rinvia quindi alle analisi che compiremo nei capitoli seguenti.
D. IN CONCLUS IONE: QUALI SPAZI PER L'EUROPA? L 'Europa è naturalme nte integrata nel contesto internazionale: è anzi dete ntrice di una parte del potere di governo di questo s iste ma. Il suo problema non è quindi tanto quello di accrescere tale sua integrazione. ma di assicurarsi una migliore capacità di governo. L 'esame precedentemente svolto dci problemi politici con cui si confrontano tutti i diversi modelli di possibile aggregazione e uropea. in grande si ntesi. mostra come in ongi caso si ponga un problema di presenza politica ..attiva .. dell'Europa. Senza una tale presenza attiva infatti , i fattori di disgregazione e l'influenza degli attori esterni si cumulerebbero. con effetti disaggreganti e in ultima analisi tali da ridurre in m odo signi ficativo la capacità europea di contribuire al governo del sistema globale. Permarrebbe evidentemen te l'integrazione europea nel sistema globale, ma sarebbe una integrazione di tipo dipendente (molto probabilmente instabile. certamente insicura). Le esigenze di governo del sistema globale. che abbiamo a na lizzato nel primo capitolo. e riassunto nel primo paragrafo di questo capitolo indicando alcune delle possibili soluzioni, richiedono in rea ltà una partecipazione attiva di una E uropa in grado di assumersi oneri c responsabilità . In assenza di ciò tuttavia. le esigenze di governo globale non so lo permangono. ma probabilme nte si fa nno più stringenti e necessarie. Una crisi dell' Europa non eli mine rebbe la struttura gerarchica di quello che abbiamo chiamato il "sistema oligopolista ... ma provocherebbe un suo
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riassestamento, probabilmente dJIIJcllc c torse trauma tico. C iò detto, le evoluzioni in corso nel sistema globa le offrono a ii"E uropa anche delle possibilità c degli spazi di azione. Nessuno dei gra ndi attori internazionali. neanche le due superpotenze. è infatti in grado di gestire da so lo il sistem a. E d'altro canto la necessità di collegare assieme il quadro della gestione economica e il quadro delle alleanze politico-militari gioca a favo re di una Europa che già da tempo ha compi uto. nel quadro atlantico. questa esperienza. Il quadro atlantico è certo insufficiente a coprire le esigenze globali di cui siamo andati parlando. ma questo non significa che esso sia divenuto d'un tratto superato. Al contrario. alla base del futuro sistema globale continuerà a restare la necessità di uno stretto co llegamento tra Europa e Stati Uniti: il che significa che dobbiamo ragionare in termini .. evo lutivi ", partendo da una base già esiste nte e sperimentata. e q uesto dovrebbe rappresentare un vantaggio. Ul teriori spazi si aprono grazie alla crescita politica ed economica di nuove potenze e . nuovi raggruppamenti regionali nel Terzo Mondo. Benché possano esservi casi di comportamenti antagonisti (c vi sia un problema di crescen te concorrenzialità commerciale c industriale). la crc's cente articolazione del sistema internazionale che viene così a crearsi en tra in contradd izione con un modello gerarchico di tipo bipolare (basato su lle sole due s uperpotenze). troppo rigido e insieme troppo fragile per poter ga ran tire ordine c stabil ità al sistema. Ciò crea grosse opportl!nità per le altre potenze. e soprattutto esalta il loro ruolo in quanto interlocutori c possibili alleati. sia delle supe rpo te nze che dei nuovi protagonisti. Lo sviluppo economico e tecnologico dei paesi europei, benché relativamente meno importanti di quelli americano e giapponese. resta tuttavia tale da garantire all'Europa una solida base di partenza, e da pcrmetterle di guardare con relativa tranquillità alla gestione di problemi globali chiave del prossimo futuro come
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le risorse e l"ambiente. D"altro canto i rapporti tra l"Europa e le nuove aree in via di sviluppo saranno anche caratterizzate dalla esigenza politica e sociale di dare una risposta alle pressioni originate dalla evoluzione demografica, in particolare nel Mediterraneo.
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III. RAPPORTI TRA EVOLUZIONI INTERNAZIONALI E POLITICA DI SICUREZZA UNITARIA La d imensione militare e di sicurezza è una delle componenti fondamentali del sistema internazionale. Per quel che riguarda in particolare l'Europa, i fattori di sicurezza hanno contribuito in modo determinante a fissare le caratterisitche della sua collocazione internazionale. Non è quindi possibile pensare al futuro dcii"Eu ropa senza affrontare questo problema. In particolare per quel che riguarda il modello di ··Europa attore··. che abbiamo discusso nel preceden te capitolo. non è possibile pensare ad una sua realizzazione che prescinda dai fatto ri militari c di sicurezza. La cosa non è nuova. L 'intero processo di integrazione europea. dal dopoguerra ad oggi, si è confronta to con i problemi di sicurezza, da quelli relativi al controllo della Germania (Trattato di Bruxelles. e suoi seguiti). a quelli del confronto Est-Ovest (Trattato dell'Atlantico del Nord). passando per la complessa toria dei conflitti coloniali prima. e del coinvolgimento europeo in guerre locali poi (da Suez alle Falklands) . Benché gli stati europei occidentali non siano riusciti a dar vita alla CED (sostituita dalla ben meno integrata UEO). c abbiano quindi trattato dei problemi di sicurezza essenzialmente con gli USA. sia sul piano bilaterale che in rapporto multilateralc. il problema è rimasto. In particolare è facilmente dimostrabile come i modi della cooperazione europea, c della partecipazione europea al contesto internazionale . si sia no la rgamente adeguati a queste premesse di sicurezza. e ne abbiano tenuto conto in modo determinante. anche nelle loro sce lte politiche ed economiche. In questa situazione. è evidente come ogni ipotesi di "Europa attore" debba partire anch'essa dal riconoscimento di un tale legame, apportandovi le novità che sono coerenti con la evoluzione proposta da l mode llo. In particolare. come abbiamo visto nel capitolo precedente. vi è una richiesta pressante di 65
iniziativa politica europea e di assunzione diretta di responabilità. che deve sostanziarsi parallelamente sia in campo economico che nella sicurezza. Problemi come quello del Burden-Sharing o del Mediterraneo (e relativa politica di gestione delle crisi fuori area). richiedono un maggiore impegno europeo nel campo della. difesa e della sicurezza. Ma anche la soluzione di problemi quali la cemralità tedesca. la casa comune europea o infine la europeizzazione. della Francia, implicano quanto meno la capacità di im postare una politica comune nel campo della sicurezza. c un accordo di massima su lle linee principali di una ··grande strategia·· europea. L'analisi da noi compiuta nei precedenti capitoli sottolinea con insistenza questo stretto collegamento tra fattori politici. economici e militari. In particolare. la minore capacità economica relativa degli Stati Uniti (e la para llela crisi economica dciI'URSS). avranno indubbiamente delle conseguenze anche ul piano della sicurezza. Nel caso degli USA. il ridimensionamento di questa superpotenza sul piano economico non ne ha ridotto la centralità (confermata, del resto. dal ruolo di riserva che il dollaro continua a ricoprire). ma ha ridotto la loro propensione (e la loro capacità) come "finanziatori" della sicurezza collettiva. Ciò si accompagna ad una evoluzione in senso inverso della strategia militare. La ··risposta flessibile'·. come del resto in precedenza la .. risposta massiccia". nella sua accezione occidentale, si basa su un uso più o meno controllato e graduato di armi nucleari, per bloccare ogni possibilità di conflitto. Benché in teoria rimanga la possibilità di un limitato conflitto convenzionale. nei fatti è chiaro come esso. in Europa, sarebbe immediatamente a ridosso del conflitto nucleare, e si confonderebbe con esso sino a non essere più distinguibile. Ciò ha forse ·'mantenuto la pace", come dice rAIIeanza Atlantica (anche se tale affermazio ne non è ce rto dimostrabile). ma soprattutto ha consentito all a NATO più di quarant'anni di
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relativa tranq uillità a basso costo. Il grosso delle spese per la difesa ha coì potuto finanziare di volta in volta alcune guerre ecce ntr iche (da ll'lndocina a lla Corea, da l Vietnam alle Falklands). nonché lo spreco economico legato a lla ricostruzione di tanti eserciti occidentali separati e non standardizzati. In questi ultimr·tem pi tuttavia ci si è resi conto che la fiducia riposta nell'effetto dissuasivo delle armi nucleari e della strategia flessibile era stata quanto meno eccessiva, perché sottovalutava in modo grave gli scenari più plausibili di conflitto, nonché la difficoltà concreta di applicare sul campo la risposta flessibile, senza incorrere in più gravi disastri. Un insieme di considerazioni politiche, morali e strategiche, ha nno quindi portato a una forte rivalutazione delle armi convenzionali. Si può anche non concordare pienamente con Lawrence Freedman, quando suggerisce che la NATO , pur non rinunciando ad affermare il suo diritto a ricorrere al ·'first use" nucleare, dovrebbe tuttavia "pianificare le sue operazioni militari nell 'assunto che le forze nucleari non saranno usate e non dovranno essere necessarie". È tuttavia difficile negare la serietà di quanto afferma l'ex-SACEUR Bernard Rogers quando scrive che "se il Comando Alleato Europeo potesse stabi lire la prospettiva .credibile del successo della sua risposta convenzionale, la nostra dissuasione si rafforzerebbe, e la soglia nucleare si alzerebbe". In ogni caso è evidente come, su un piano insieme dottrinale e operativo , le Forze Armate americane stiano rapidamente indirizzandosi verso un uso molto più intenso delle forze convenziona li, sino a ricercare tecnologie che permettano di ·'sostituire" le armi nucleari tattiche in un gran numero di possibili usi. Sul piano economico tuttavia ciò significa la fine di un 'era di sicurezza e di difesa a basso costo. La nuova tecnologia è in genere più efficace, ma anche notevolmente più costosa di quella che rimpiazza. E nello stesso tempo aumentano i costi di mano
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d 'opera e i costi sociali in genere, per il mantenimento delle Forze Armate. Se a questo aggiungiamo che in genere le proiezioni di spesa dei governi tendono ad assumere come base un tasso di inflazione inferiore a quello reale (e comunque di molto inferiore a quello operante nel settore militare) , mentre aumentano le richieste competitive di altri bilanci " civili", si vede facilmente come il problema dei costi non sia facile da risolvere. Negli USA, la gigantesca crescita del bilancio della Difesa americano , a partire dal 1979/80, è stata assorbita in modo più che proporzionale dalle spese per i sistemi convenzionali e per il personale, malgrado il lancio di nuovi programmi strategici, come il bombardiere Stealth e la Sdi. L 'analisi dell'andamento delle spese di bilancio americane è da questo punto di vista motlo evidente. Così ad esempio, le spese .per le armi strategiconucleari hanno assorbito una quota rilevante del bilancio della difesa , raggiungendo il loro massimo storico (in termini relativi) tra il 1951 e il 1962, quando la strategia della rappresaglia massiccia tendeva a sminuire il ruolo delle armi convenzionali. Malgrado i perfezionamenti tecnici richiesti dalla strategia della risposta flessibile , le spese americane per le armi strategiche non hanno più raggiunto i livelli di quegli anni (quando toccavano circa il25 % del bilancio totale deUa Difesa). Tra il 1980 e ill986 il bilancio della Difesa , è cresciuto in termini reali, del 47,6% (una percentuale di crescita eguagliata solo negli anni della gu erra di Corea , e mai sperimentata prima in tempo di pace) , per poi tornare a flettere lentamente verso il basso, negli ultimi anni , con una crescita più che proporzionale delle spese di investimento (che passano dal35 % del 1980 al48 ,8% dell986) , ma con una diminuzione in percentuale delle spese per ·te forze strategiche (incluso il programma Sdi) che, nel periodo considerato, assorbono circa 1'8,5% del tota le (contro circa il 10% del quinquennio precedente). In conclusione, quello che è avvenuto è che gli americani hanno cercato di finanziare la rivoluzione tecnologica nel campo convenzionale più che in quello nucleare, recuperando almeno in 68
parte quella flessibilità strategica che permetteva loro di condurre più "guerre" su fronti diversi. Ma anche questo sforzo ha ora trovato il suo tetto nella necessità di ridurre il deficit del bilancio federale . L 'evoluzione del futuro offre due prospettive, in qualche misura contrapposte (anche se certamente potranno, almeno per un certo periodo, essere sviluppate in parallelo). La prima: una ulteriore contrazione delle spese per le armi strategiche, nel tentativo di continuare a finanzia re la maggiore flessibilità convenzionale. La seconda: il tentativo di reinserire le armi nucleari " tattiche" nella strategia delle ''piccole guerre", e di recuperare così , attraverso una strategia flessibile molto più articolata (la Discriminate Deterrence) parte di quei vantaggi di costo che sono associati con le armi nucleari , compensando in tal modo eventuali insufficienze convenzionali. Possiamo quindi affermare che i problemi di costo delle nuove tecnologie, legati ai problemi di bilancio delle superpotenze, stanno ponendo un limite oggettivo alla convenzionalizzazione della strategia. Ciò pone numerosi problemi. Nel campo delrArms Control , ad esempio una commistione tra armi nucleari tattiche e armi convenzional i (come già avviene per i missi li di crociera navali e aerei, SLCM e ALCM) comporta anche l' impossibilità pratica di efficaci controlli che distinguano tra i due sistemi. Ciò rende molto difficile arrivare ad accordi che prevedano la Sostituzione .di armi nucleari con armi convenzionali, e complica anche la riduzione delle stesse armi nucleari, perché comporta la eliminazione contemporanea di sisemi d 'arma convenzionale di nuova tecnologia (come è già avvenuto, con l'accordo sugli euromissili , per l'ipotesi di sviluppare nuovi sistemi Assault Breaker a lungo raggio , montati su vettori missilistici con gittata superiore ai 500 km.). Per quel che riguarda l'Europa , in particolare, questo possibi le ritorno delle armi nucleari in prima linea comporta il riaprirsi del discorso sulla strategia flessibile alleata definita nel . 69
MC-14/3 e concordata nell'ambito del Gruppo di Pianificazione Nucleare della NATO. Il Patto di Varsavia risente probabilmente degli stessi problemi: è opinione comune che l'allontanamento del genera le Ogarkov dal posto di Capo di stato maggiore della difesa sovietica (e quindi anche d i membro del Consiglio dj Difesa deii 'U RSS), sia stato dovuto anche a divergenze di valutazione sulla priorità e sul livello delle spese militari. Vi sono comunque molte indicazioni di una accentuata "convenzionalizzazione" della strategia del Patto di Varsavia in questi ultimi anni, coerente con la evoluzione tecnologica e strategica di questi anni, e con l'a lta percentuale di spese destinate alla difesa (pari, si ritiene, a circa il 30-33% del Pii sovietico!). Ci si può però domandare se l'URSS potrà continuare su questa strada. Alcuni ritengono che una delle ragioni per cui Mosca è oggi più disponibile a affrontare il discorso di una riduzione degli armamenti convenzionali (e prima ancora, abbia accettato l'eliminazione degli euromissili ed abbia proposto il taglio di circa il 50% delle forze nucleari strategiche), sia di natura economica: sia cioè un tentativo di razionalizzare ed eliminare alcune spese, per continuare a finanziare la modernizzazione qualitativa delle restanti forze convenzionali. Abbiamo però anche visto come tale processo incontri un limite oggettivo persino negli USA. Non è quindi illogico attendersi la crescita di un problema analogo neli 'URSS. Lo sviluppo di ICBM mobili , e la modernizzazione in corso delle armi" nucleari tattiche potrebbe essere vista, in questa ottica, come il te111tativo sovietico di mantenersi aperta la strada della utilizzazione " flessibile" delle forze nucleari, in una direzione analoga a quella ipotizzata nella Discriminate Deterrence. Vi è però una differenza fondamentale tra Patto di Varsavia e NATO: mentre la seconda potrà anche avere dei problemi di riforma , il primo sta rapidamente scomparendo. Tale differenza apre prospettive interessanti per il modello da noi definito della "Europa attore".
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In grande sintesi: se partiamo da uno scenario di relativa scarsità di risorse, vi è un vantaggio comparato notevole per colui che può distribuire in modo diverso le sue risorse, trovando nuovi finanziamenti e esercitando importanti risparmi attraverso una più accentuata razionalizzazione delle spese. Ciò è possibile nella NATO, mentre è del tutto irrealistico nel Patto di Varsavia. È qui che il discorso strategico, e il problema dello spazio dell'Europa ne l nuovo scenario intern azionale vengono ad incrociarsi con il problema del Burden-Sharing e della integrazione militare europea. Fino a ieri il vantaggio della razionalizzazmone era quasi tutto del Patto di Varsavia, che con una spesa pari a circa la metà di quella della NATO riusciva a mantenere in Europa forze notevolmente più consistenti di quelle della NATO, e soprattutto sembrava in grado di acquisire ed inviare in linea nuovi materiali ad un ritmo molto più veloce di quello occidentale. Oggi la situazione è profondamente mutata, ed è quindi difficile ipotizzare una maggiore razionalizzazione di questo mercato (che anzi dovrà fare crescentemente i conti con le nuove "sensibilità nazionali .. dei diversi paesi alleati) e com unque si scontra con il suo oggettivo ritardo nel campo delle nuove tecnologie e i maggiori costi ch e esse impongono al sistema econom ico socialista. La rea ltà occidentale, un tempo considerata come molto più frammen tata e particolarista, si è in rea ltà rivelata come molto più suscettibile di miglioramento. Inoltre i paesi europei occidentali dedicano già oggi molte più risorse di quelli europei orientali a lle spese per la Difesa, e potrebbero in ipotesi mantenere intatto tale differenziale (anche se esistono tendenze opposte, desiderose di incassare subito il "dividendo della pace" ). Soprattutto sono importanti i possibili risparmi dovuti a una migliore razionalizzazione e integrazione del mercato europeo degli armamenti. Ciò tuttavia non richiede solo iniziative di carattere industriale, e una liberalizzazione crescente del mercato interno degli armame nti, bensì anche un progressivo riavvicinamento, coordina71
mento e unificazione delle diverse dottrine e procedure militari e in genere tutti gli strumenti di base che regolano l'impiego delle forze militari , che oggi seguono criteri strettamente nazionali (e spesso motivate da ragioni protezionistiche), e che limitano enormemente la possibilità di creare un mercato unico integrato degli armamenti in _Europa. Questo complesso di elementi si colloca infatti a monte della produzione dei mezzi, i quali non potranno neanche essere standardizzati (né tanto meno unificati), se prima non si procede ad uniformarli. Né il problema si esaurisce in campo tattico (ove peraltro già sussiste una certa uniformità interalleata, assicurata da accordi NATO di standardizzazione, STANAG) ma si estende alle legislazio ni e regolamentazioni relative agli armamenti, che non rientrano propriamente nelle materie sulle quali si eserciterà la prevista unificaz ione economica europea. Un discorso di questa vastità, che implica decisioni economiche, politiche istituzionali di grande rilievo, può tuttavia permettere anche interessanti trade-offs economico-politico-strategici tra i paesi europei, ad esempio tra Francia e Germania, come già venne intuito a suo tempo da Giscard d 'Estaing e Schmidt, quando abbozzarono un piano franco-tedesco di rafforzamento e ampliamento delle forze armate e soprattutto delle riserve a disposizione del Fronte Centrale. Simili trade-offs potrebbero oggi includere ambedue le potenze nucleari europee e potrebbero estendersi a grossi progetti industriali nel campo degli armamenti, come la creazione di un nuovo sistema "allargato" di difesa aerea e anti-missilistica per il continente, nuovi sistemi di comando, controllo, comunicazione e scoperta, nuove famiglie di sistemi d'arma, le tecnologie emergenti, eccetera. Tutto ciò potrebbe infine costituire la base di un nuovo e più eq uilibrato accordo tra Europa e USA, che passi dall"attuale insoddisfacente schema di burden-sharing a un più solido e sodd isface nte schema di suddivisione del lavoro. Questo complesso discorso quindi sottolinea con forza l'importanza essenziale della dimensione militare e di sicurezza dell'Euro72
pa, come condizione necessaria per poter continuare a svolgere un ruolo di governo nel sistema globale. Questo discorso, nel campo della difesa convenzionale, deve affrontare almeno i seguenti problemi: l. - la creazione di maggiori riserve strategiche europee, anche in termini di uomini
2. - una maggiore integrazione tra le forze europee impegnate nella difesa dei diversi settori del fronte (ad esempio prevedendo l'impiego di forze alpine italiane in Baviera, di forze spagnole al Centro e al Sud, di forze europee nel Sud Est e nel Nord Est, delle forze aeree e navali alleate nei vari scacchieri in modo unificato. eccetera) 3. - l'uniformazione e integrazione delle concezioni operative strategiche e tattiche 4. - la standardizzazione degli armamenti 5. - la creazione di reti comuni antiaeree. antimissilistiche e
C31 6. - un piano comune di progressiva introduzione delle tecnologie emergenti nei sistemi d"arma. e per le relative trasformazioni operative. Ăˆ interessante citare un recente studio del Congresso sui problemi del Burden¡Sharing. Questo studio. pubb licato nell'agosto 1988 dal Burden-Sharing Pane! of the Housc Armcd Services Committee, sottolinea l'esigenza che giapponesi ed europei contribuiscano in modo maggiore alle spese per la Difesa comune, ma afferma anche "that burdensharing is also power sharing and that as the allies pick up more of the rcsponsability for defending themeseleves. the United Statcs should be prcpared to cede some decision making power an d contro l... Per questo il Pane! "applauds recent efforts to strenghten the so-cal ied European Pillar".
Molto probabilmente non si potrà però avere !"ambizione di. 73
·superare ogni dissenso tra americani ed europei con la individuazione di una ·'dottrina europea·· astrattamente concepita dall'esterno e ancora più astrattamente elaborata .. al di fuori .. della NATO (come nel caso del modello di .. fortezza Europa"), e bisognerà accettare il permanere di differenze nell'ambito della Alleanza. D ovrebbe però essere possibile individuare una serie di misure comuni di ovvio interesse reciproco dei vari paesi europei, e alcuni criteri relativi alle nuove tecnologie. Oltre tutto. per salvare quanto c'è di positivo agli occhi europei nel discorso sulla .. convenzionalizzazione" delle operazioni c delle dottrine militari. ci si deve porre il problema di come
finanziarlo in comune. Se da un lato è altamente improbabile una denuclearizzazione completa del continente europeo (o anche una denuclearizzazione limitata ai soli sistemi di teatro), d'altro canto è concretamente possibile la eliminazione di una serie di vettori missilistici con armi nucleari. Il problema di come adeguare le strategie convenzionali per supplire alla mancanza di determinati sistemi nucleari, di come conciliare i sistemi nucleari restanti con le evoluzioni in ambito convenzionale e di come valutare le possibili evoluzioni della minaccia (dovute ad esempio ad un crescente armamento convenzionale e/o chimico di vettori originariamente concepiti come convenzionali), dovrà venire attentamente considerato. dalla NATO e/o qualsiasi organismo di cooperazione europea. Si porrà in questa fase il problema della migliore integrazione tra una strategia crescente "convenzionale .. della NATO in Europa e la strategia eminentemente nucleare della Francia, e se non si debba prevedere qualche nuova formula di compromesso e di gestione del contributo nucleare francese alla difesa dell'Europa. Secondo il Sottosegretario americano alla Difesa. responsabile della ricerca scientifica. DeLauer. per far fronte alle nuove esigenze gli europei dovrebbero pensare di spendere circa 23 miliardi di dollari in più entro i prossimi dieci anni. per i
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programmi convenzionali, e forse altrettanto per i programmi di difesa aero-missi listica e il potenziamento dei sistemi di C31 per il teatro europeo: in tutto almeno 40-50 miliardi di dollari , aggiuntivi, rispetto a quelli già stanziati. Calcoli analoghi. e anche più alti. sono compiuti da altri esperti pubblici e privati. La prospettiva non è rosea, visto che l'aumento di costo dei sistemi d'arma semb ra di fatto superare l'aumento previsto dei bilanci. In una parola bisogna cercare di risparmiare e di razionalizzare, in un sistema europeo più integrato , neirambito de lla Alleanza Atlantica: appunto quanto previsto dal nostro modello d i "Europa attore.,. Ciò comporterà prob lemi di rapporto con gli americani. Gli accordi di cooperazione, grazie ai quali industrie europee hanno prodotto su licenza materiali americani per le Forze Armate europee, in questi ultimi anni, hanno in genere prodotto sistemi il cui costo superava a nche del 30% il prezzo del prodotto originale su l mercato a mericano. Alcuni anni or sono, J. Callaghan, ha dimostrato per quanto era d imostrabile che la mancanza di un mercato unico. libero da barriere, concorrenziale, nel campo della difesa. è costato all'Europa dal 20 al 35 % in più in termini di prezzo dei sistemi d'arma. Riformare tale situazione non è facile. Tutti i principali paesi europei infatti hanno costituito un apparato industriale della difesa più o meno "completo'·, e si trovano quindi in concorrenza tra loro per la produzione degli stessi. È molto difficile paragonare tra loro i costi di sistemi d'arma diversi, ma in generale è opinione comune che, rispetto all'acquisto diretto, il costo di un velivolo sviluppato congiuntamente da più paesi aumenti in media di circa il 25 % . mentre aumenta di oltre il 30-35 % per il paese che ricorre alla produzione su licenza. Il maggior costo dipenderebbe da vari fattori, tra i quali spicca il meccanismo della divisione del lavoro (reso complesso e inefficiente dalla applicazione del principio del juste retour). Per 75
abbattere i costi della cooperazione è dunque necessario arrivare a formule più razionali di suddivisione del lavoro e di finanziamento: in pratica. impostare il passaggio della cooperazione tra industrie nazionali alla cooperazione e competizione industriale nell'ambito di un unico mercato europeo. Nel 1987. il Gruppo Indipendente Europeo dei Programmi (IEPG). che riunisce tutti i paesi europei dell'Alleanza Atlantica per promuovere la cooperazione nel settore degli armamenti. ha esaminato il "rapporto Vredeling". che avanza una serie di proposte per accrescere la competitività di questo settore dell'industria europea. Tra l'altro. il rapporto Vredeling sottolinea l'urgenza di abbattere le barriere protezionistiche che ancora oggi dividono questo mercato in Europa, e quindi di accrescere sia le integrazioni industriali che la competitività dci settori di alta tecnologia. A conclusioni molto simili a quelle del rapporto Vredeling sembrano essere giunti gli esperti francesi riunitisi poco dopo a Montpellier, per invito della Direzione Generale degli Armamenti del loro ministero della Difesa. Anzi. è proprio quella potentissima Direzione Generale che ha avanzato l'idea di lanciare una sorta di programma Eureka-bis. per la ricerca in campo militare. che affianchi il già esistente programma Eureka (che lo stesso governo di Parigi aveva. qualche anno or sono. voluto confinare ai soli settori civili. in polemica con le ricerche americane sullo scudo spaziale: ma tutto cambia ... ). Successivamente queste proposte hanno dato vita al programma Euclid. Si sta svegliando anche la Comunità Europea: l'Atto Unico Europeo, sottoscritto due anni or sono, al suo articolo 30 VI. impegna la Comunità a "mantenere le condizioni tecnologiche ed industriali necessarie" per la sicurezza degli stati membri, e afferma che questi stati ··sono pronti a coordinare più strettamente le loro posizioni sugli aspetti politici ed economici della sicurezza··. D'altra parte, lo stesso Atto Unico prevede che per il 1992 esista un vero ··mercato unico europeo". privo delle attuali barriere protezionistiche anche nel settore delle commesse e
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delle spese pubbliche Benché sia formalmente possibile tenere il setto re della difesa al di fuori di questa intcgarazionc. la cosa sembra francamente poco credibile: è difficile immaginare che solo l"industria degli armamenti si precluda la possibilità di partire alla conquista del mercato interno europeo. tagliandosi fuori dalle naturali sinergie esistenti tra attività civi li c militari.
È comunque essenziale non fare gli stessi errori compiuti dalla NATO in questi an ni. e cioè confinare il discorso su lla sicurezza. di fatto. alla semplice cooperazione militare. È invece necessario sviluppa re una completa identità europea di sicurezza: solo in tal modo infatti sarà possibile arrivare a combinare insieme decisioni strategico-militari e operative e decisioni industriali c finanziarie. creando quelle sinergie senza le quali è illusorio sperare in un vero processo di razionalizzazionc. Siamo dunque giunti a un momento di svolta: o gli europei riusciranno effettivamente a integrare il loro mercato della difesa (e così facendo compiranno anche importanti passi avanti verso una maggiore interazione militare) o dovranno rassegnarsi a non reggere più la concorrenza tecnologica delle superpotenze. c vedere diminuire pericolosamente la loro stessa capacità di assicurare l"equilibro delle forze in Europa. di fronte all'URSS c nelle tante crisi c guerre locali. nonché la loro capacità di restare al vertice del sistema gerarchico delle relazioni internazionali.
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I V. l POSSIBILI FORI DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEO Da quanto abbiamo detto sin qui può essere dedotto un ritratto più preciso del modello di "Europa attore ... Esso dovrebbe innanzitutto possedere una ragionevole dimensione di politica di sicurezza c di difesa. che non pretenda di sostituire !"Alleanza Atlantica, ma che consenta quelle razionalizzazioni e integrazioni che sono rese necessarie dai mutamenti tecnologici e strategici. in un periodo di relativa carsità di risorse. Esso però deve andare oltre una semplice razionalizzazione e un miglior coordinamento. La vastità c la complessità dei problemi di gestione globali richiedono una forte capacità di .. linkage·· dei vari ambiti politici. economici e militari: richiedono in sintesi la capacità di elaborare e condurre una "grande strategia'· europea, e quindi anche una effettiva capacità di governo (come elemento di coordinamento e di sintesi dei diversi ambiti d"azione) c una forte legittimità politica complessiva del sistema. Sul piano operativo ciò significa che una "Europa attore .. deve essere in grado di affrontare problemi complessi quali la gestione delle crisi fuori arca. la politica monetaria. la politica delle risorse. eccetera. Un n uclco di governo può anche essere parziale e "squilibrato .. (nel senso che avere molte competenze in un settore c molte poche in un altro), ma deve comunque avere una capacità complessiva di indirizzo trategico. Tutto ciò non è certo semplice. anche perché. al contrario, l'integrazione europea ha sinora sviluppato una molteplicità di istituzioni e di competenze cui manca proprio questa funzione centrale di indirizzo strategico complessivo. Alcuni ritengono che tale capacità possa maturare per piccoli passi. quasi per un processo di successive concrezioni creato dal lento allargarsi delle competenze delle istituzioni europee (e in particolare della Comunità Europea. che sino ad oggi si è dimostrata, da questo punto di vista. l'istituzione europea più ··onnivora" e nello stesso tempo più capace di autoespansione). Altri pensano che in realtà 79
ciò richie da un salto q ua litativo o d i tipo pre tta me nte politico e istituzio na le, o ne l setto re de lle compete nze. per cui a volte a uspi cano la trasformazio ne de l Pa rlame nto e uropeo di Strasburgo in A ssemblea Costitue nte e uropea, e a ltre vo lte pe nsano che ta le sa lto qualita tivo possa de rivare imma ncabilme nte da ll'incl usio ne de lla mo ne ta e/o de lla difesa tra le co mpe te nze istituzio na li de lla C omunità. N o n è qui il caso di adde ntrarsi in una disputa che spesso assume le dime nsioni di un confl itto teologico, e che comunque no n ha mo lte spe ra nze di essere risolta in astratto. È certo vero che un salto qua lita tivo istituzio na le è necessario, ma è a nche vero che ta le salto non può avvenire in astratto e senza la coope razio ne de i governi e dc i parla me nti nazio na li. È a ltresì vero che l'a lla rgame nto de lle compe te nze compo rte re bbe comunq ue il raffo rzarsi de l nucleo e uro peo d i a utogoverno, e una maggiore capacità stra tegica globa le de ll'E uro pa, ma è a nche vero che ta le sa lto no n può avvenire senza pia ni ficare i rapporti che verrebbero a insta urarsi tra ta le nuova e ntità e il siste ma esistente d i rapporti internazio na li. pena la crisi della sta bilità e degli e quilibri globali.
È o rma i evide nte come l'Euro pa della Difesa. se ci sarà. sarà alme no pe r un certo tempo cara tte rizzata da una "geome tria varia bile" e da soluzio ni ··a più velocità", pe r usare il gergo ve nuto di moda in questi anni a Bruxe lles. L a "geome tria va riabile'· è imposta da l fa tto che le 1st1tuzioni esiste nti che ha nno una qualche compe te nza ne l campo de lla Difesa e de lla Sicurezza. hanno a nche un numero diverso di pa rtecipa nti. Ne lla Alleanza Atla ntica sono presenti 14 sta ti e uro pe i (Turchia . Gre cia , Ita lia, Spagna, Po rtogallo, Fra ncia . Gra n Bre tagna, Is la nda. Ola nda, Be lgio, Lussemburgo, Ge rmania Fe de ra le, D a nima rca e Novergia), ma già ne lla NATO . orga nizzazio ne milita re de lla Alleanza, no n è presente la Fra ncia e la Spagna ma ntie ne una posizione di impegno "condiziona le .. : l'Isla nda no n ha fo rze armate e la G recia mantie ne un atteggia80
mento .. rise rvato... NeW IEPG torna ad essere presente la Francia . assie me con gli altri paesi eu ropei della Alleanza. A lla coope razio ne politica in sede com unita ria e uropea. partecipano Il paesi e uropei me mbri della Alleanza (ne sono escluse la Tu rc hia. la Norvegia e l'Islanda). più I"Irlanda. paese neutrale. Neii" UEO sono presenti solo nove paesi c he sono però membri di tutte le organizzazioni precedenti (e cioè la Francia. la Gran Bretagna. l'Italia. la Germania Federale, la Spagna. il Po rtogallo. il Belgio, l'O la nda e il Lussemburgo). Persino altre occasioni di incontro ad hoc. come il Vertice dci Se tte Paesi pii:t industrializzati (che vede Francia. Germania Federale. Gran Bre tagna c Italia riunirsi con Sta ti U niti. Giappone e Canada). si è a volte occupato del quadro politico generale de lla sicurezza. e persino di temi specifici come il terrorismo. È stato peraltro un Vertice a quattro (Francia, Germania Fede rale. Gran Bretagna e S ta ti Uniti), che nel l979 ha preso le prime decisioni di quadro relative a lla installazione degli euromissili. È ben difficile pensare che questa geometria così variabi le (cui bisognerebbe aggiungere tutti i rapporti bilaterali. tra cui spiccano q uelli ..speciali .. tra USA e Gran Bretagna c tra Francia e Germania Federale. nonché i vari accordi multi c bilaterali su problcmatichc ad hoc). possa essere fac ilme nte e rapidame nte ricondotta ad unità: c non è "neanche de tto che sa rebbe una buona idea. Tutte queste strutture hanno loro competenze specifiche. Quella che ne ha di più c più evidenti. sul piano della difc!.a. è la NATO. ma evid e ntemente anche l'Alleanza Atla ntica. in quanto associazio ne politica c di solidarie tà reciproca tra a mericani cd europei. ha una sua impo rta nza fondamenta le . Il ruo lo di orga nismi come il Consiglio Atlantico e il Segretariato della A lleanza non possono essere sminu iti dal fatto che alcuni dci suoi membri non partecipa no ai coma ndi integrati militari della NATO. Di particolare rilievo sono tutti quegli trumenti (comitati o gruppi) che. nell'ambito della NATO. servono pe r elaborare. riesaminare. aggiornare ed approva re la stra tegia comune. in a mbito sia nucleare che convenzionale. tra a lleati e uropei ed
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americani: il loro ruolo non può essere preso da alcun organi mo che raccolga unicamente gli europei. D'altra parte, il Consiglio Atlantico ha spesso finito per ricomprendere nei uoi comunicati finali c nelle sue decisioni. impostazioni e so luzioni maturate nell'ambito della NATO. trovando in ciò il consenso anche di quei membri che della NATO non fanno parte integrante. li ruolo politico generale del Consiglio Atlantico. nell'elaborare la posizione politica comune occidentale sui grandi temi della sicurezza. della difesa e della distensione. è anch ·es a ineguagliata. e difficilmente sostistituibilc. L 'Eurogruppo. nell'ambito della NATO. ha anch'esso suoi compiti e meriti particolari, in particolare perché ha svolto quel lungo lavoro di armonizzazione c di coordinamento dottrinale. operativo e di standardizzazione industriale. che in piccola parte è stato poi assun to anche daliTEPG. e che ora potrebbe anche essere assunto. almeno in parte datrUEO. ma che conrinua ad essere molto importante per l'insieme della Alleanza. La NATO è certo l'organizzazione meglio st rutturata c più efficiente. È difficile pensare a un suo totale superamento. se non altro perché manterrà sempre il suo ruolo primario che è quello di collegare strettamente la difesa dell'Europa all'impegno degli Stati Uniti. Essa tuttavia non ha nulla di sovranazionalc. non è sinora riuscita a orga nizza re il ··pilastro europeo .. c non ha competenze ..out of arca .. e di controllo c gestione delle crisi nel senso che siamo andati discutendo. Potrebbe certo es ere utile rivedere i compiti di organismi tecnici quali il Cnad per rendere più efficace la cooperazione atlantica in materia di armamenti. ma bisognerà anche pensare al pitl presto a migliori organizzazioni europee in questo campo.
l ' IEPG non è supporta te da un adegua to organo eli indirizzo politico del tipo di quello fornito dal Cnacl da pane elci Consiglio Atlantico-Dpc. né ha sinora svo lte quelle funzioni di integrazio-
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ne dei concetti operativi che sono stati invece a lmeno parzialmente affrontati dallo STANAG e dal Finabe l. i cui limiti sono però già stati ricordati e sottolineati. L'Eurogruppo non comprende la Francia. ed è legato ai limiti strutturali e politici della NATO. Si potrebbe conferire indipendenza aii'Eurogruppo. come si potrebbe rimpolpare la realtà istituzionale deli"IEPG (che comunque ha recente mente acquisito un suo Segre tariato. basato a Lisbona), ma bisognerebbe porsi anche il problema più ampio di una politica europea della difesa e della sicurezza che vada al di là della sola cooperazione nel campo degli armamenti. Notiamo in particolare la novità politica rappresentata dal CA PS, il nuovo programma a lleato . che raccoglie insieme. sotto il cappello comune del Consiglio Atlantico. i paesi NATO e la Francia , per determinare i bisogni futuri dei paesi a lleati. in fatto di armamenti. Tuttavia ne dobbiamo anche sottolineare i limiti. che sono poi gli stessi già sperimentati a suo tempo dalle altre strutture della NATO. L a sola partecipazione della Francia. per quanto politicamente significativa. non è certo tale da garantire il necessario salto qualitativo sul piano istituzionale! L'UEO è un a struttura interesantc. ma anch·cssa ha gravi carenze. Benché si occupi di difesa e di sicu rezza la sua struttura attuale non lascia grande spazio a i militari (e in genere a i ministri della Difesa). ed è essenzialmente una struttura di cooperazione tra ministeri degli Esteri. Ino ltre è una organizzazione multilaterale priva dei caratteri di sovranazionalità. Infine comprende solo una parte dei paesi eu ropei della NATO o dei paesi della Comunità Eu ropea . Ciò non toglie che rUEO (debitamente rafforzata) non possa avere un suo ruolo: ma si tratterà probabilmente più di un .. ruolo ponte" verso forme migliori. e più complete ed efficaci di cooperazione e di integrazione. che una soluzione definitiva. Il Consiglio di Difesa franco-tedesco. eventua lmente a llargato . sembra inserirsi direttamente o indirettamente in questa struttura preferenziale.
Il p roblema. a questo punto, se mb ra essenzialmente quello di tentare di ricondurre a un minim o di unità istituzionale. e quindi anche dì coordinamento politico. tutto l'insieme dì questi programmi, e il grande numero d ì istituzioni direttamente o indirettamente interessate alla difesa europea . L a so luzio ne migliore sembrerebbe risiedere in quella U nione Europea che era nei voti di Spin elli e del Parlamento Europeo. Come arrivarci è il discorso da aff rontare. se nza preclusìonì isti tuzionali . ma anche senza inutil i timidezze.
fl processo di fo rmazione di un a identità europea nel ca mpo della Di fesa deve peraltro tenere con to delle competenze e delle ca ratteristiche delle organizzazioni esistenti. Schematizza ndo al massimo possia mo dire che ci troviamo di f ronte a un sistema eli ..sca to le cinesi .. , non per fettamente co mprese le une nelle altre. La attuazione dei programmi da noi in dividuati dovrebbe pe rcorrere un po · tutte queste dive rse ..scatole· ·. Il problema a questo punto non è tanto quello di fo rza rne ruolo e capienza. quanto quello eli individuare volta per volta il luogo politico ove si possa concretizzare la vo lontà co lletti va che porti poi alla adozione delle misure ritenute necessa rie.
È quindi probabile che se un tale processo continuerà e si svilupperà. esso andrà di volta in volta nell'un a e nell'altra direzione. a seconda delle esigenze del momento e degli eq uilibri po litici che si sa ranno creati . Nel frattempo l'Europa dovrà cercare di utilizzare al meglio e po tenziare le istituzioni esistenti. cerca ndo di ricondurle nell"ambito di un·unico disegno di lungo perio do. Per questo diventa a questo punto importante esaminare b revemente le singo le istituzioni. non pe r tracciarne la storia o rivede rne le strutture. ma pe r vedere come esse potrebbero esse re utilizzate, quali sono le lo ro potenzialità e quali i loro problemi e i loro limiti.
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A . COM UN ITÀ EU ROPEA (CE ) L a Comunità E uropea è la creazione istituzionale e politica più ambiziosa esistente in Europa. È l'unica ad aspirare esplicitamente alla creazione di una vera integrazione europea. ad avere un organismo sovranazionale di governo (la Commissione) e un Parlamento eletto ogni quattro anni a scrutinio popolare diretto. su tutto il territorio europeo. Inoltre. nel meccanismo comunitario sono ormai stabilmente inse riti dei meccanismi di consultazione e decisione politica panicolarmenre sofisticati. come la Cooperazione politica europea (CPE ) c i Vertici dei capi di stato e di go ve rno. Ciò fa della CE insieme il punto di riferimento naturale di ogni impresa integrativa europea (anche quando si svolge al di fuori di essa). e il luogo dove le decisioni assumono più immediatamente la caratteristica di programmi di azione e di politiche. superando lo stadio delle semplici ..dichiarazioni di intenzioni .. così caratteristiche di altri organismi. Tutt avia questa natura così fo rtemente integrativa . sovranazionale ed esecutiva (nel se nso che detiene un .. potere di governo della cosa pubblica .. ) della CE è anche quella che rende più sospettosi gli stati nazionali nei suoi confronti. e che quindi spesso ostacola il raggiungimento del consenso interno. Gli stati membri hanno condotto una lunga lo tta atrinterno della Comunità. sotto il segno della ambiguità: da un lato hann o progressivamente accettato . sotto la spinta delle circostanze . di allargare le competenze della CE (l'ultima volta con la approvazione dell'Atto Unico . nel 1985). dall'altro hanno regolarmente cercato di ridurre i poteri sovranazionali e di governo delle istituzioni comunitarie. accentuando i ca ratteri mulrilaterali del meccanismo di decisione (dal compromesso di Lussemburgo del gennaio 1966. sino alla istituzionalizzazione dei V ertici europei. che rappresenta un po' il compromesso tra le due opposte tendenze). 85
Nello stesso tempo tuttavia la CE ha dimostrato una notevole vitalità . allargandosi progressivamente dai 7 stati originari agli attual i 12 (anche se questo processo di ··allargamento .. ha anche ostaco lato il processo di .. approfondimento .. e rafforzamento de lle istituzioni comuni ) cd è comunque rimasta a l centro dei progetti di ··ingegneria e uropea ·· di volta in volta proposti per risolvere il nodo della creazione di una .. Europa attore ... dai due piani Fouchet dell"inizio degli an ni '60. a l grande progetto istituzionale lanciato da l Parlamento europeo negli anni ·so (e poi diluitosi nell'Atto Unico Europeo). Per quel c he riguarda la sicurezza. la Comunità vive con particolare intensità questo suo stato di ambiguità. In gene rale si pensa che la Comunità Eu ropea non debba occuparsi dei problemi relativi a lla di fesa c a lla sicurezza . Alcuni si limi tano a notare come la Comunità compre nda un paese (rr rla nda) che non fa parte della NATO . Aggiungono che la Com unità non comprende invece tutti i paesi membri delrAIIeanza Atlantica (e in particolare. oltre agli USA c al Canada. ne sono esclusi n slanda. la Norvegia e la Turchia). Vi è anche una base giuridica per giustificare tale esclusione. e cioè l" articolo 223 del Trattato CEE. che recita come segue: art. 223. l. Le disposizioni de l presente Trattato non ostano al le norme seguenti: a) nessuno Stato membro è te nuto a fornire informazioni la cui divulgazio ne sia dal lo stesso considerata contra ria ag li interessi essenzia li della propria icurezza. b) ogni Stato membro pùo adottare le misure che ri tenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si r((eriscano alla
produzione o al commercio di armi, muni~ioni e maceriale bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di concorrenza nel mercato comune per quanto riguarda i prodoui che non siano destinati a fini specifican:~ente militari. 2 . Nel corso de l primo anno successivo a ll'e ntrata in vigore de l presente T ra tta to. il Consiglio con deliberazione unani-
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mc stabilisce l'elenco dei prodotti cui si applicano le disposizioni del paragrafo (b). 3. Il Consiglio. deliberando alrunanimità su proposta della Commissione. può apporrare modificazioni a tale elenco. Rispetto a questo articolo si può notare. anche se la cosa ha importanza relativa. che l'eccezione va le solo relativamente a quei prodotti che gli stati membri considerano collegati alla tutela di interessi essenziali della propria sicurezza. Si potrebbe quindi discutere se tlltte le produzioni militari rientrino ncccssaricmentc in questa categoria ...
È comunque da ribadire il fatto che tali eccezioni non devono alterare le condizioni di concorrenza per il resto dci prodotti esclusi dalrelenco. Il che dimostra come anche nel Trattato originario. malgrado questa importante eccezione. gli imeressi
del mercato comune rendono ad essere considerati prevalenti anche nei conjì·omi della sicurezza nazionale. ove vi sia un diretto contlitto di interessi. Malgrado questa esclusione. le istituzioni europee si sono più volte occupate dei problemi relativi alla sicurezza c delle industrie della difesa. Tra queste. ad esempio. il Parlamento Eu ropeo ha prodotto ben tre Rapporti (che vanno sotto i nomi di Klcpsch, nel 1978, Grcenwood, nel 1980. e Fergusson. nel 1983). Un altro sviluppo interessante è stato quello della cosiddetta .. iniziativa Genscher-Colombo ... culmi nata nella dichiarazione di Stoccarda. del 1983. dove i Capi di Stato c di Governo dci paesi CEE affermavano tra l'altro. al punto 1.-L2 .. l'intenzione di perseguire l'obiettivo di intensificare le .. consultazioni nel campo della politica estera. compreso il coordinamento delle posizioni degli Stati membri sugli aspetti politici ed economici della sicurezza ... Il punto è ribadito negli stes i termini al paragrafo
3.2. Tale punto è stato ripreso nell'Atto Unico Europeo. adottato a modifica dei Trattati comunitari. che al Titolo III. art. 30. recita
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tra l'altro : 30. ( ... ) 6. (a) Le Alte parti contraenti ritengono che una più stretta cooperazione in merito ai problemi della sicurezza eu ropea possa contribuire in modo essenziale allo sviluppo di una identità dell'Europa in materia di politica esterna. Esse sono disposte a coordinare ulteriormente le rispettive posizioni sugli aspetti politici ed economici della sicurezza. :b) Le Alte parti contraenti sono risohue a salvaguardare le condizioni tecnologiche e industriali necessarie per la loro sicurezza. Esse operano a questo fine sia sul Piano nazionale che, laddove sarà opportuno, nell'ambito delle istituzioni e degli organi competenti. (c) Le disposizioni del presente tito lo non ostano all"esistenza di una più stretta cooperazione nel settore della sicurezza fra talune Alte parti contraen ti nel quadro dell'Unione dell'Europa Occidentale e dell'Alleanza Atlantica. Questo articolo costituisce un importante completamento dell'articolo 223 del Trattato CEE. Non a caso esso utilizza lo stesso aggettivo "essenziale··. per sottolineare l'importanza della cooperazione europea nel campo della sicurezza . Esso inoltre stabilisce almeno altri due principi: la competenza di massima delle istituzioni comunitarie ad occuparsi della salvaguardia delle condizioni tecnologiche ed industriali relative alla sicurezza dell'Europa. e la non conflittualità con quanto avviene in sede UEO ed atlantica. A ciò si aggiunge la prospettiva del "mercato irlterno", decisa dall'Atto Un ico. e più volte deliberata dal Consiglio dei Ministri della Comunità. perché veda la luce e ntro il 1992 . Tale "mercato interno" punta alla elim inazione di tre tipi di "frontiere··, le cosiddette "frontiere fisiche... le "frontiere tecniche" ed infine le "frontiere fiscali'', che ancora oggi ostacolano il funzionamento. del mercato comune eu ropeo. 88
Tra queste ··frontiere'·, di particolare interesse ai nostri fini è l'intenzione di procedere ad una crescente .. trasparenza .. e .. concorrenzialità·· per quel che riguarda i cosiddetti .. mercati pubblici". cioè gli acquisti di beni e servizi da parte delle diverse amministrazioni nazionali. Tra esse vi è l'amministrazione della Difesa. Benché una parte dei suoi acquisti possa rientrare nelle esclusioni di cui all'art. 223 del Trattato CEE. una parte molto larga di beni e servizi non può certo essere definita ..essenziale" ai fini della sicurezza nazionale. Ma quello che più interessa è il piano d'azione comunitario per guel che riguarda le nuove tecnologie e i servizi ad esse connessi. E ormai chiaro come lo svi luppo concorrenziale di nuove tecno logie sia un elemento essenziale per la sopravvivenza e la concorrenzialità dell'industria europea in genere e di quella della difesa in particolare. Tali sviluppi richiedono un mercato più ampio dì quello nazionale, sia sotto forma di cooperazioni industriali e di ricerca. sia per ragion i di costo. L'integrazione del mercato delle telecomunicazion i. dell 'informatica. dell'elettronica in genere, non può non avere un rapporto diretto con la produzione dì sistemi d'atma dì nuova tecnologia. Altrettanto interessante è lo sviluppo dlella CPE, cioè della cooperazione nel campo de lla politica est,e ra tra paesi europei. Questa struttura, dapprima informate, s.i è progressivamente strutturata. sino ad assumere. con l'Atto Unico Europe·o, una fisionomia istituzionale propria, collegata alla CE, e con un suo Segretariato multinazionale. La CPE è ancora essenzialmente una struttu ra intergovernativa, priva delle caratteristiche sovranazionali della Comm issione (che tuttavia partecipa ai suoi lavori), ma ha dimostrato una crescente tendenza a funzionare come luogo di concertazione della solidarietà europea anche nel campo della sicurezza (che pure, nei suoi aspetti militari. resta ancora largamente esterna alle sue competenze). Una avvisaglia di ciò si era avuta già in occasione della prima convocazione delle Conferenze per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, quando i paesi della CEE avevano concordato un
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sistema comune di concertazioni . distinto da quelle più larghe tra occidentali. Ma la CPE ha anche dato un contributo a ttivo di solidarietà in occasioni critiche, come ad esempio quando si è espressa a favore della Gran Bretagna. nel caso del conflitto delle Falklands. o ha dato la sua ··benedizione·· all"invio delle forze militari di Francia. Italia c Gran Bretagna a Beirut. Vi è una dimensione di "politica estera .. della CE. che va dagli accordi con il COMECON. alla gestione dc i rapporti con i paesi ·'associati .. (essenzialmente. oggi. la Turchia c Malta). c con i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. nonché con gli Stati Un iti (c in questo caso il discorso, apparentemente economico c commerciale si fa immediatamente politico. c va ad incidere sul .. linkagc .. tra econom ia e strategia di cui abbiamo parlato in precedenza) che inevitabilmente sfiora i problemi piLJ generali della sicu rezza. a nche qua ndo non tratta elci problemi speci fi ci di politica mi litare. La chiave di raccordo è in quella che abbiamo definito la ..grande strategia .. : la CE e la CPE in particolare appaiono oggi come L'unico luogo istituzionale europeo dove si può parlare in comune di '·grande strategia" e dove quindi è possibile tentare di ricondurre ad unità concettuale tutta una serie di politiche economiche. di aiuto. di cooperazione. eccetera. che altrime nti risulterebbero tra loro scoordinate e forse anche distoniche. Siamo naturalmente al livello delle potenzialità: non sempre infatti questo avviene nella realtà. Ma è doveroso dire che ciò sembra avvenire più spesso di quanto non sembri a un occhio distratto. o a critiche facili e tutto sommato superficia li.
B. U
IONE EU ROPEA OCCIDENTALE (UEO)
Il destino deii'UEO non è stato mai chiaramente delineato. Dalla sua costituzione. nel 1954. ad oggi. questa organizzazione ha dimostrato insieme una grande attitudine .. cama leon tica" ad adattarsi alle più diverse esigenze (e quindi anche una incredibile
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.. resistenza·· agli eventi contrari c una forte capacità di ··adattamento·· al mutare dei tempi) c una sca rsissima capacità operativa c di governo. Di tanto in tanto tuttavia. !"ultima volta ncll"ottobre 1987. con la approvazione della ··Piattaforma comune europea sui problemi della difesa c della sicurezza··. ha anche mostrato una certa attitudine a delineare alcune lince di ··grande strategia··. l noltre la sua estrema flessibilità (e. i cri tici potrebbero aggiungere. la· sua scarsa consistenza reale in quanro istituzione ··operativa'") le hanno permesso di non ent rare in contra!>to diretto con le altre istituzioni esistenti. dalla NATO alla CE. ali"IEPG . pcrmettendole anzi di vo lta in volta di svolgere una utile funzio ne di raccordo e di ··ponte··. quando differenze politiche allontanavano l'uno o !"altro stato membro dell"UEO da queste altre istituzioni (fu il caso della Gran Bretagna nei confronti della CE. cd è il caso della Francia nei confronti della
NATO ). L "UEO si è sviluppata nel dopoguerra dal contluire di due processi diversi. D a un lato vi era stato il .. filone federalista'". caratterizato dal progetto di costituire una Comunità politica europea. a partire da una Comu nità europea di difesa (CED). il cui trattato costitutivo era stato firmato nel 1952 da Francia. Germania federale. Italia. Belgio, Lussemburgo e Olanda (originata dal cosiddetto ··piano Plcven"). 11 trattato. in parte modellato su l precedente della Comunitil del carbone e de li" acciaio (CECA). costituita nel 1951. prevedeva organi di tipo sovranazionalc (Commissariato. Consiglio dei Ministri. Assemblea e Corte di G iustizia), ma al suo interno si era altresì svi luppata !"ipotesi di un più accentuato svi luppo di istituzioni di tipo federale europeo. con un vero e proprio Parlamento bicamerale modellato sul precedente americano con alcune variazioni. un Consiglio Esecutivo sovranazionale responsabile di fronte a tale Parlamento. un Consiglio dei Ministri intcrgovernativo che partecipava alle decisioni dell'esecutivo. eccete ra. I n tutt o questo peraltro, sul piano mili tare. restava fermo il collegamento preferenziale 91
con gli USA. grazie alla decisione di sottoporre le forze armate della CED al comando supremo della NATO (SACEUR). cui veniva delegata appunto la funzione operativa. in caso eli conflitto in Europa. T ale processo subì la sua sconfitta nel 1954. con il rifuito di ratificare il trattato da parte dell"Assemblea parlamentare francese. o·altro lato vi era il .. filone intergovernativo .. che era già iniziato in precedenza con i due trattati di Dunkcrque (reciproca assistenza tra Gran Bretagna e Francia) e poi eli Bruxelles. del 1948. cui ai due firmatari iniziali si aggiungevano anche i paesi del Benelux. e che avevano un orientamento chiaramente ··an ti-tedesco ... più che Est-Ovest. anche se. in particolare nel trattatO di Bruxelles. vi erano articoli di carattere più generale. che impegnavano le parti contraenti a una cooperazione di tipo economico e politico. nonché a garantire .. la pace e la sicurezza internazionale e ad opporsi ad ogni politica di aggressione"'. Tale trattato aveva creato un Consiglio consultivo. un organo permanente composto dagli ambasciatori a Londra dci paesi membri. c un Comitato di comandanti in capo militare. il cui primo presidente fu il maresciallo Montgomery. A sua volta il .. filone intergovernativo .. era poi servito di base per la costituzione della Alleanza Atlantica e della NATO (cui rendeva successivamente omaggio. come abbiamo visto. anche il "filone federalista.. della CED. accettandone i modi e la necessità della integrazione militare con gli USA). Dopo l"entrata in vigore del Patto Atlantico (cui partecipò sin dall"inizio anche l'Italia su inviJo delle potenze firmatarie del Patto di Bruxelles), nel dicembre 1950 il Consiglio consultivo del Patto decise di trasferire alla neocostituita NATO le modalità dell'esercizio delle sue responsabilità in campo militare, eliminando senza altri ripensamenti le sue strutture militari europee (che peraltro non avevano mai avuto caratteristiche .. integrate ... ma erano sempre rimaste allo stadio della ··concentrazione .. intergovernativa ). L'UEO risente fortemente di questi precedenti, ma. nata dopo il
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fallimento della CED, e con la partecipazione della Gran Bretagna che era volutamente rimasta al di fuori della CED. è molto pii't vicina al filone intergovernarivo che a quello fede ralista , a nche se non escl ude del tutto quest'ultimo (che poi sa rà in qualche modo rivitalizzato dall'imprevista crescita politica della Assemblea parlame ntare deii'UEO). Questo suo "vizio d'origine·· ha costituito insieme il maggior difetto della nuova o rga nizzazio ne. e a nche il suo punto di fo rza, perché le ha comunque permesso di sopravvivere a tempi difficili. e di essere quindi disponibile a nuovi sviluppi . q uando i tempi si fossero mostrati più benigni. L ' idea di rivede re e aggiornare il trattato di Bruxelles, non a caso. ebbe origine in un paese esterno al "nucleo iniziale'' della costruzione e uropea, e cioè in Gran Bre tagna (i niziativa del minis tro degli esteri Ede n, subito dopo il voto contrario alla CED , da parte deii'Assemblée Nationale). e portò alla conferenza di Lo ndra delle nove potenze (le sei della CE D. la Gran Bretagna. il Canada e gli USA), alla fine del 1 95~. in cui si studiò essenzialmen te il problema di come integrare la Germania federale. e il suo grande potenziale umano. economico e militare. nella A lleanza Atlantica e nella NATO . In quella conferenza ·'atlantica" si presero molte decisioni "europee .. di grande rili evo, tra cui: la fi ne anche formale dello stato di occupazio ne della Germania (almeno per quel che riguardava le tre potenze occidentali, USA. Gran Bretagna c Francia): l'a llarga mento del Patto di Bruxelles a Italia c Germania fe de rale; il rafforzamento de lla sua struttura istituzionale: una serie di impegni re lativi ai livelli delle forze militari in Europa e in pa rticolare in Germania; l'appoggio USA e canadese al processo di integrazione e uropea; i limiti al riarmo della Germania in determinati campi. Queste decisioni riprendevano in qualche misu ra il discorso della integrazione europea secondo un modulo :insieme più "largo" e me no "integrato" di quello spe rime ntato con la CECA e tentato con la CED: era piuttosto il modello impostato nel dopoguerra 93
da Churchill , e che si sostanziava così nelle istituzioni intergovernative della NATO (militare), detrOECE (poi OCSE, economica) e delrUEO (consultazione politica). Non a caso l'Assemblea de ii 'UEO doveva trarre i suoi membri dalle rappresentanze parlamentari presso il Consiglio d'Europa. Non è qui il caso di dilungarsi sugli accordi di Parigi , che diedero vita a ii 'UEO nel 1955 , anche perché buona parte delle decisioni organizzative {le Agenzie)' e politiche (il controllo della Germania) sono ormai completamente superati . Qualche notazione può essere invece interessa nte sul Trattato istitutivo delrUEO. che continua a rimanere in vigore (e lo sa rà per cinquant'anni, fino quindi al2005). ed è quindi la base legale per ogn i futuro rilancio. Il Consiglio deii 'UEO. la Segreteria Generale, l'Agenzia per il controllo degli armamenti e il Comitato permanente degli armamenti sono, assieme all'Assemblea. gli organi dell'istituzione.
Il Consiglio è istituito dalle parti contraenti ··in vista di . perseguire una politica di pace, di rafforzare la loro sicurezza. di promuovere l'unità, di incoraggiare l'integrazione progressiva dell'Europa. così come una cooperazione phì screua fra di esse e con le altre organizzazioni europee'' . La competenza del consiglio è d i carattere generale, sull 'insieme delle question i relative al l'app licazione del Trattato. Esso inoltre può esse re convocato da un paese per concertarsi con gli altri "su ogni situazione che possa costituire una minaccia contro la pace. in qualunque luogo essa si produca, o mettere in pericolo la stabilità economica". Lé competenze del trattato quindi sono veramente globali. almeno per quello che attiene la sicurezza e la pace. Il Consigl io è formato dai Ministri per gli Affari Esteri. probabilmente a marcare la sua distanza dalle decisioni militari di carattere operativo. e ha un suo Consiglio permanente composto dagli ambasciatori dei paesi membri presso la Corte di Saint James (Londra). più un alto funzionario del Foreign Office che
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- - "'-. rappresenta la Gran Bretagna: anche qui si ricalca il vecchio scheina del Trattato di Bruxelles. "Il Consiglio prende all'unanimità le decisioni per le quali un'altra procedura di voto non sia stata o non sarà concordata": si tratta quindi di una tipica istituzione intergovernativa.
Il Segretariato generale ha una funzione prevalentemente amministrativa, di preparazione delle riun~oni del Consiglio, dei gruppi di lavoro eccetera, e di collaborazione con l'Assemblea. Non ci di lungheremo sulle Agenzie, che sono state recentemente abolite, se non per ricordare che, attraverso di esse, l"UEO controlla il livello degli armamenti dei paesi membri e si inserisce nel processo di consu ltazione e cooperazione nel campo della produzione e acquisizione armamenti. L 'Assemblea dell'UEO doveva inizialmente limitarsi a discutere una "relazione annuale'' del Consiglio e delle Agenzie, ma in realtà ha autonomamente esteso la sua competenza, approvando una Carta costituiva secondo la quale essa "può deliberare su ogni questione attinente al Trattato e su ogni altra questione ad essa sottoposta per il parere dal Consiglio ... Il suo ruolo resta però del tutto consultivo e non obb ligatorio. anche se fortemente autonomo (si è dotata acl esempio di un proprio Segretario generale che non dipende da quello dell'UEO) e si concreta in genere nell 'indi rizzo al Consiglio di .. raccomandazioni e parere su ogni questione che rientri negli scopi e nelle competenze deii'UEo··. Ad esse il Consiglio deve unicamente dare ··risposta scritta ... La Carta infine prevede che l'Assemblea. a maggioranza assoluta, possa disapprovare in tutto o in parte il rapporto annuale del Consiglio, cosa tentata una volta, senza succeso. ne l 1957. e un'altra volta. con successo. nel 1967. Ma tale disapprovazione non crea conseguenza alcuna di natura giuridica. Il Trattato è più interessante nei punti in cui specifica la sua funzione per la ··collaborazione in materia economica. socia le. culturale e di leggittima difesa ... All'art. 5 si stabilisce che: "nel caso in cui una delle Alte Parti contraenti dovesse
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essere oggetto di una aggressione armata in Europa. le altre le presteranno. in conformità alle disposizioni dell'art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, aiuto e assistenza con cucci i mezzi in loro potere, militare e d'altro genere.
È interessante sottolineare le differenze con l'analogo art. 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord: .. Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato quale attacco diretto contro tutte le parti. e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi ognuna di esse. nell"esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall'art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti. l'azione che giudicherà necessaria. ivi compreso l'impiego della forza armata. per ristabilire e mamenerè la sicurezza nella zona deli"Atlanrico sette n trio na le ...
È evidente come l'articolo del Trattato atlantico sia più ambiguo e circoscritto di quello deii"UEO. Rirriane il problema. comune ai due Trattati , di come riconoscere l'aggressione in quanto tale. In tal caso sembra evidente che sarebbe necessaria una delibera ad hoc (e forse anche una delibera all'unanimità) dei rispettivi Consigli. L 'UEO collabora ..strettamente con la NATO .. (art. -+ ). Ha però anche una competenza .. fuori area··. definita all'art. 8: gli stati membri infatti possono .. consultarsi a proposito di qualunque situazione che possa costituire una minaccia alla pace, in qualsiasi zona tale minaccia possa presentarsi. o di qualsiasi situazione che metta in pericolo la stabilità economica··. Gli stati membri infine (art. l L). ··potranno decidere di comune accordo d'invitare qualsiasi altro stato ad aderire al Trattato. alle
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condizioni e saranno concordate tra loro e lo stato itwttato··. Come abbiamo detto, i primi trent"anni di vita deii"UEO sono stati caratterizzati da un sostanziale basso profilo. La crescente integrazione della Germania nella NATO ha svuotato di senso buona parte delle misure volte a controllare il suo riarmo. così come la NATO stessa, c I'EUROGRUPPO (creato nel 196~) al uo interno. hanno assunto le funzioni di tipo militare c di consultazione politica e industriale sugli armamenti (questi ultimi sono poi stati affrontati fra europei. assieme alla Francia. in modo anche più approfondito. dal 1976. in sede IEPG). La cooperazione economica europea divenne invece il tema della Comunità Europea. sin dal 1956. in modo molto più concreto e integrato di quanto non fosse possibile neii"UEO. E la stessa CE sviluppò un meccanismo di consultazioni di politica estera direttamente tra le capitali dci paesi membri molto più efficace di quello in essere tra gli ambasciatori presenti a Londra. I l Parlamento europeo infine. specie da quando venne eletto a scrutinio popolare diretto. oscurò l'Assemblea deii"UEO. e com inciò anche ad occuparsi di prQblemi di sicurezza con una eco certo maggiore di quanto non riuscisse a provocarne l'Assemblea di Parigi. Ciò nonostante I'UEO ha continuato a funzionare come un utile strumento ··ponte" di raccordo politico. tra la Francia e la NATO. dopo l'uscita di questo paese dalla organizzazione militare del Trattato Atlantico. c quindi tra la Gran Bretagna e i paesi della CE, dopo il 1959. c poi ancora dopo il 1963. quando il veto francese impediva l'adesione di quel paese alla CE. Tale ruolo veniva definitivamente a cadere nel L973. quando la Gran Bretagna aderiva alla CE. Da allora il Consiglio stesso decadde bruscamente di interesse: benché convocato al massimo livello solo una volta l'anno. esso non vedeva più la partecipazione diretta dei Ministri degli Affari Esteri. Dal 1972 inoltre venne a cadere anche l'uso di consultazioni preventive dei paesi membri. in vista di numerose organizzazioni internazionali come l'Assemblea deii'UEO (tale funzione venne in qualche parte ripresa dalla
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CPE in sede CE). Il "rilancio ,. deii"UEO avviene sopra ttutto per iniziativa della Francia. a partire dal 1984. e coincide quindi con !"inizio del processo di europeizzazione della politica francese. anche in materia di sicurezza. Ne l frattempo la scena europea e ra evoluta. Molto brevemente citiamo:
l. il .. documento su ll' ide ntità e uropea· · di Copenaghen. dicembre 1973. in ambito CE a 9 (si parla dell"importanza delle questioni di politica estera e sicurezza per !"unità deii"Europa); 2. il ··rapporto Tindemans··. adotUtto dalla CE nel dicembre 1974 al Vertice di Parigi (!"unione europea ··continuerà ad essere incompiuta fino a quando sa rà priva di una politica di difesa comune". e propone periodici sca mbi di opinione in tale campo); 3. il ··rapporto di Londra, adottato dalla CPE nell"ottobre 1981, con il quale le competenze della CPE vengono estese alle questioni della sicurezza limitatamente ai soli aspe tti politici; 4. la ··dichiarazione solenne sull"Unione Europea··. del Consiglio europeo (CE) di Stoccarda. del giugno 1983 (seguito della inizi ativa Genscher-Colombo. che include nelle discussioni sulla sicurezza. oltre la politica. anche l'economia: 5. una serie di rapporti approvati dal Parlamento europeo (anch·esso C E ). nel 1975 (G iadwyn ). 1981 (E IIes). 1982 (H aage rup ). che tendevano ad a lla rga re le competenze in materia di sicurezza della CPE . e a ltri rapporti. del 1978 (Kiepsch) e del 1983 (Fe rg usson) che te ndevano a inserire la CE nel ca mpo degli a rm ame nti. Il '"Progetto eli Trattato sull'Unione Europea··. app rovato dal Parlamento ne l feb98
braio IY~4. prevedeva l'inserimento di nuovi settori di competenza della politica comune nel Trattato CE. incluso quello della sicurezza. Tutto ciò si risolse poi, nel modo che abbiamo visto, neii"Atto Unico Europeo del 1985. La CE non è riuscita ad assumere quindi le competenze deii'UEO in materia militare, che d'altro canto I'UEO aveva essa stessa devolto alla NATO, ma ne ha largamente svuotato la valenza politica. Rimaneva certo il problema di consultazioni .. politiche .. in materia militare e di sicurezza militare. dentro e fuori, deli"Europa. con la particolare funzione di .. riavvicinamento ·· della Francia alla NATO. o quanto meno di suo più utile collocamento nel contesto difensivo comune europeo. E saranno proprio questi due aspetti residuali (il fuori area e la Francia in rapporto alla difesa dell 'Europa), che forniranno roccasione di nuova vita alrUEO, e oggi la pongono nuovamente tra le istituzioni di un qualche interesse per il futuro. In certa misura. tuttavia. I'UEO confermava così la sua natura di organizzazione .. tuttofare ... pronta a essere accesa o spenta a volontà nel momento in cui si delinea una esigenza di tipo politico urgente: una .. organizzazione ponte o anche carrefour... come la definisce il suo attuale Segretario generale. tra i paesi membri e con le altre organizzazioni europee e atlantiche. La ··rivitalizzazione'' deli'UEO ebbe inizio con un Consiglio dei ministri degli Affari Esteri. a Parigi nel giugno 1984. una riunione congiunta dei ministri degli Esteri e della Difesa. a Roma nell'ottobre 1984. e una nuova riunione dello stesso genere, a Bonn nell'aprile 1985. Ancora nel novembre 1985 si tenne un Consiglio ministeria le a Roma. nell'aprile 1986 a Venezia, nel novembre 1986 (dopo Reykjavik). a Lussemburgo. e ancora a Lussemburgo nell'aprile 1987. per arrivare alla riunione del Consiglio all'Aia , nell'ottobre 1987. dove venne approvata la ''Piattaforma sugli interessi europei in materia di sicurezza". Un ultimo "vertice·· deii'U EO si è svolto a Londra nell'aprile 1988. In particolare alla riunione di L ussemburgo. del
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novembre 1986 si decise la partecipazione di rappresentanti dei Ministeri della Difesa alle attività dell'organizzazione (riunioni si svolgono anche a livello dei Direttori nazionali degli armamenti). Sintetizza ndo le varie tappe di questo processo, i suoi principali risultati possono essere così elenca ti: a. Viene riconosciuta l'importanza di accrescere la coopeazione e la concertazione europea nel campo della sicurezza europea, utilizzando l'UEO come strumento istituzionale che non appare competitivo nei confronti della NATO, e che nello stesso tempo non esclude, in linea di principio, un suo coordinamento con la CE (e in particolare la CPE). b. si vuole porre rimedio alla "eccessiva debolezza europea" , rispetto alla ··eccessiva forza degli Stati Uniti .. , dando nuovo impulso al processo di unificazione europea nel ca mpo della difesa e della sicu rezza. c. si vuole altresì rafforza re !"Alleanza Atlantica (nuovo equilibrio tra americani ed europei nel suo ambito: si riprende il discorso della partnership e deli'European pii/m· ). nonché occuparsi di stabilizzare le relazioni Est-Ovest. d. A tal fine si vuole rafforza re e riformare I'UEO (di cui si prevede. dopo la riunione del 1988 a Londra. anche !"allargamento a Portogallo e Spagna). L a decisione forse più rilevante è sta ta quella di riunire il Consiglio due vo lte l'anno, a livello dei ministri degli Esteri e della difesa, potenziando così nuovamente il ruolo .. politico .. di questo orga nismo e allargandolo più decisamente (grazie alla partecipazione della Difesa) anche ai problemi più strettamente militari e operativi.
È stato inoltre rafforza to il Segretariato ge nerale (creando una Di visione per gli affari politici) e si è deciso di riformare il sistema delle Agenzie. creando una nuova e sostitutiva Agenzia per le questioni di sicurezza. La creazione di questa Agenzia è andata in rea ltà piuttosto per le lunghe, con varie vicissitudini. tanto che 100
ancora non è completata. mentre rimane pendente il problema della nuova sede dell'UEO, che si vorrebbe unificare: non più divisa tra Londra e Parigi. Il problema è che mentre la maggioranza dei paesi la vorrebbe a Bruxelles vicina quindi alla CE e (soprattutto a lla NATO). la Francia preferirebbe accentuarne le caratteristiche europee "separate" e stabilirla a Parigi. Per quel che riguarda le Agenzie comunque si è deciso intanto. in linea di principio. di collegare più strettamente la nuova Agenzia sorto l'autorità del Segretario generale dell'UEO. creando una struttura con maggiore flessibilità di lavoro.
È stata peraltro lasciata cadere la proposta italiana ( 1985-86) di stabilire un collegamento permanente tra UEO e CPE. La cosa è tanto più " Strana". in quanto alla riunione di Lussemburto del 1986 venne invece deciso. tra l'altro. di istituzionalizzare le riunioni dei Direttori degli affari politici dei Ministeri degli Esteri dei paesi membri. da soli o insieme ai Rappresentanti Permanemi (gli ambasciatori a Londra) ed ai rappresentanti dei minisceri della Difesa. Tali riunioni, che han no scadenza quanto meno trimestrale. si cumulano inevitabilmente con il meccanismo C PE che coinvolge gli stessi Dire ttori degli affari politici. anche se non include i rappresentanti della Difesa. Come il sistema C PE. anche questo è tecnicamente assistito da comunicazioni via Telex, stabilite direttamente tra gli uffici dei Direttori degli affari politici. In quella occasione un preesistente Gruppo di lavoro sulla Sdi venne trasformato in Gruppo di lavoro speciale, che si occupa dell'insieme dei problemi della sicurezza europea (e che ha poi elaborato la ··piattaforma" approvata nel 1987), e fu dato mandato a Francia e Italia di preparare un documento sui problemi di sicurezza nel Mediterraneo (con la creazione di un Gruppo di lavoro ad hoc nell"ambito del precedente che continua tutt'ora i suoi lavori, sembra con notevole interesse). L a dimensione ··fuori area" degli interessi di sicurezza europei e deii'UEO ricevettero un ulteriore riconoscime nto nell'agosto lO l
1987. qua ndo si decise di svolgere nell 'ambito UEO le consultazioni politiche e tecnico-operative sulla situzione del Golfo persico e sulla presenza militare e uropea in quelle acq ue. Le a ttività rimanevano certo stre ttame nte "nazionali'·. ma la concertazione U E O servì a renderle tra loro molto più compatibili. dando quanto meno l'apparenza di un fronte comune su questi problemi. Vi è l'idea, ancora non a ttuata. di creare un nuovo Gruppo di la voro ad hoc, come quello sul Mediterraneo. per studiare le varie situazioni "fuori area··. La partecipazione di rappresenanti della Difesa alle riunioni del Gruppo speciale di lavoro e a quelle dei Direttori, nonché le nuove riun ion i dei Direttori nazionali degli armamen ti , hanno sugge ri to l'idea di abolire anche formalmente il vecchio Com itato permanente degli armamenti de ll'UEO. creato nel 1955, e che di fa tto non si riunisce pill da molti anni. Ciò però non è ancora avvenuto. Inte ressante infine è l'idea avanza ta dalla Germania federa le di prendere atto delle trasformazioni avvenute nella organizzazione, e di sostituire l'attuale Consiglio perm anente (gli ambasciatori a Londra) con un nuovo meccanismo di rappresentanza modellato su lla esperienza CPE, e affidando quindi la funzione di Rappresentanti Perman enti ai Direttori degli affari politici. Di fatto, tra l'a ltro , l'attuale fu nzionali tà del Consiglio Permanente è molto dubbia, ed è sempre più scava lcata dalle a ttività e dalle decisioni del Gruppo speciale di lavoro , che ha un a rappresentanza politica molto più ampia, funzionale ed aggio rnata di quella che possono avere gli ambasciatori presso la Corte di Saint James. La loro re te di contatti d iretti, anche via Telex. ne assicura inoltre una maggiore continuità. Tutto ciò non ha a ncora dato vita a una politica di sicurezza, né tanto me no a una politica di difesa comune europea. A l co ntra rio, importan ti decisioni negoziati (come ad esempio quelle relative al "mandato" per il negoziato di Vienna sulla stabilità e la riduzione de lle armi convenzionali in Europa). vengono concordate piuttosto nell'ambito Alleanza Atlantica.
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così come è in ambito NATO che si concordano le decisioni relative alle forze armate allea te, alla strategia eccetera, ed è sempre nella NATO (e neii'IEPG) che procede la collaborazione nel settore della produzione e della acquisizione di armamenti. Tuttavia I"UEO ha iniziato ad uscire un po· più allo scoperto. nell'ottobre 1987. con la approvazione della .. Piattaforma sugli interessi europei in materia di sicurezza". Questo documento è qualcosa di meno della originale proposta francese (avanzata nel dicembe 1986 dall'allora primo ministro Chirac. in un discorso all'Assemblea deii'UEO, e ripresa poi dal Presidente Mitterand, nel gennaio 1988. in un suo discorso a Londra). che voleva piuttoso la elaborazione di una solenne ··carta dei principi della sicurezza europea··, che affermasse senza indugi la esistenza di una identità europea nel settore della sicurezza. organizzata attorno aii'UEO. Il compromesso sulla .. Piattaforma ... raggiunto nel 1987. tiene conto della preoccupazione prevalente degli altri partner di non crearsi difficoltà con gli USA e soprattutto di ribadire la primaria importanza della NATO e delle sue scelte. come quadro organizzativo militare della sicurezza europea. Vi e ra inoltre la volontà di non fissa re troppo rigidamente dei .. principi". che avrebbero potuto rivelarsi controproducenti o comunque difficili da formulare. in presenza di una situazione in rapido movimento nell'ambito degli accordi di controllo degli armamenti e di dialogo con l'URSS (le polemiche francesi contro il vertice russo-americano di Reykjavik non fecero che alimentare queste divergenze di percezione tra alleati europei). In conclusione tuttavia la .. Piattaforma .. approvata, non è irrilevante, anche se sa rebbe difficile defin irla molto innovativa. Forse la sua maggiore novità è essenzia lmente nella sua .. esistenza··, nella constatazione cioè che gli europei deii'UEO hanno sentito il bisogno di precisare la loro posizione, al di là di quanto già avevano fatto in sede nazionale e atlantica. Per quel che riguarda ad esempio le fo rze nucleari, la .. Piattaforma" contiene le seguenti affermazioni:
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.. La poSIZione geostrategica dell'Europa occidentale la rende particolarmente vulnerabile nei confronti delle superiori potenzialità convenzional i, chimiche e nucleari del Patto di Varsavia .. ··In queste condizioni. la sicurezza dell"Europa occidentale può essere assicurata solo i n stretto collegamento con i nostri alleati Nordamericani. La sicurezza dell"Alleanza è indivisibile .. .. Per essere credibile ed efficace, la strategia di dissuasione e di difesa deve continuare a basarsi su un insieme adeguato di appropriate forze convenzionali e nucleari. di cui il solo elemento nucleare può mettere l'avversario di fronte a un rischio inaccettabi le·· .. La presenza in quantità significa ti ve di forze convenzionali e nucleari gioca un ruolo insostituibile per la difesa dell'Europa" ..Gli europei hanno una importante responsabilità sia nel campo della difesa convenzionale che in quella nucleare ... Per quel che riguarda le forze nucleari, che tutte partecipano alla dissuasione. gli accordi di cooperazione che alcuni stati membri hanno con gli Stati Uniti sono necessari alla sicurezza dell'Europa. Le forze indipendenti di Francia e Regno Unito contribuiscono alla dissuasione e alla sicurezza complessive" .. Siamo tutti decisi a sostenere la nostra parte della difesa comune, sia in campo convenzionale che in campo nucleare. secondo i principi del rischio comunemente condiviso e della compartecipazione agli impegn i (risk- and burden-sharing). che sono fondamentali per la coesione alleata" .. In campo nucleare. noi continueremo a fare la nostra parte: alcuni di noi perseguendo appropriati accordi di cooperazione con gli USA; il Regno Unito e la Francia. continuando a mantenere forze nucleari indipendenti, di cui
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sono decisi a perseverare la credibilità ... Non vi è quindi l'abbozzo di una strategia comune, e vi è anzi la conferma di quella esistente, sia in ambito NATO che per quel che riguarda la Francia. Tuttavia vi è anche il riconoscimento della esistenza di interessi comuni e ddla possibilità che tali strategie riescano a convivere. In sintesi. il primo capitolo della ··Piattaforma" afferma la assoluta necessità del collegamento con gli alleati nordamericani, nel quadro della Alleanza. e riprende l'idea della complementarità tra sicurezza militare e politica di distensione. già formulata a suo tempo. in sede Atlantica, dal Rapporto Harmel. Il secondo capi tolo ribadisce il concetto che una politica di dissuasione e di difesa deve essere basata su una combinazione di forze nucleari e convenzionali, sottolineando il singolare ruolo dissuasivo che hanno le sole armi nucleari. Il terzo capitolo è quello che rilancia l'impegno a costruire il "pilastro europeo·· della Alleanza, migliorando la difesa convenzionale, e proseguendo le loro diverse politiche in campo nucleare (e qui evidentemente è una delle debolezze della "Piattaforma": debolezza che peraltro era largamente inevitabile. almeno in questa fase), e soprattutto migliorando e ampliando il sistema di consultazione in ambito UEO. Nell'ultima parte infine si dichiarano a favore di equilibri militari a più bassi livelli di que lli attuali . purché compatibili con la difesa della sicurezza dell'Europa. Di particolare rilievo si è . rivelata la decisione, presa di "concertare'' le politiche dei sette paesi UEO '"sulle crisi che insorgono fuori dell'Europa nella misura in cui esse possono colpire i loro interessi di sicurezza·· (formulazione questa notevolmente più decisa di quella concordata alla riunione del Consiglio a Roma. nell'ottobre 1984. dove si parlava di semplice "possibilità'' di ··esaminare le implicazioni per l'Europa" delle crisi fuori area). In tal modo si dava nuova vita all'art. 803 del Trattato coStitutivo, che era rimasto lettera morta per trent'anni, c che recita: "a richiesta di una delle Parti contraenti il Consiglio sarà 105
immediatamente convocato allo scopo di consentire una consultazione rispetto a ogni situazione che possa costituire una minaccia per la pace, in qualunque luogo essa si ma nifesti , o un pericolo per la stabilità economica"'. Il Gruppo di lavoro ad hoc sul Mediterraneo. creato nel novembre 1986, e le consultazio ni sulla situazio ne de l Gol fo e sul coordinamento operativo tra le forze europee presenti nell"area. iniziate dopo l'agosto 1987, vanno in questa direzione . Tuttavia è prematuro dire se l'UEO avrà successo. La presidenza britannica, nel 1988, ha impostato un discorso di ··piccoli passi·· che potrebbe anche essere interessa nte. se non fosse avvelenato dall 'assurdo confronto sul prob lema di dove porre la sede unificata della '· nuova" UEO. Superato questo scoglio fo rmale. a ltri problemi rigua rdano il futuro "'allargamento·· deirU EO a Spagna e Portogallo. Nel caso della CE i successivi "'allargamenti" che la hanno po rtata da 6 a 12 hanno ce rto accresciuto la sua importanza, ma hanno reso molto più lento e difficile il processo di "approfondimento" politico e istituzionale, e alcuni nuovi entrati si sono rivelati politicamente molto diversi dagli altri partner, spesso ostacolando l'evoluzione integrata della CE. Non bisogna però esagerare. Per quanto si possa criticare la politica della D animarca o della Grecia. o ci si possa nascondere die tro la politica di "'Neutralità·· de ll'Irlanda per non discutere in sede CE le politiche di sicurezza militare, resta il fatto che i problemi veri vengono dalle diffidenze e dalle resistenze dei paesi maggiori, prima tra tutti la Gran Bretagna. che sembra essersi arroccata ne lla posizione dell'europeo "'riluttante". sempre favorevole a compiere due passi indietro in occasione di ogni passo in avanti. Da questo punto di vista I"UEO potrebbe svolgere un utile strumento di .. ponte" politico. come mo lte volte in passato. Ma sinora questa non sembra essere la volontà de l governo di Londra. · Qua nto all 'allargamen to, !"approvazione della "Piattaforma·· dell'Aia ha avuto un ruolo positivo. perché se non altro ha fissato
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i criteri politico-strategici generali che dovrà accettare se vorrà diven ire membro dell'UEO, permettendo così di evitare alcune delle ambiguità politiche che hanno invece complicato gli allargarmen ti della CE. La .. Piattaforma'· infatti è stata inizialmente ricevuto piuttosto male a Madrid. proprio perché è stata vista come il tentativo di imporre condizioni politiche c strategiche all'ingresso della Spagna nell'UEO. Il che, anche se probabilmente non era vero. è comunque ben riuscito e ha già spinto Madrid a confermare la sua adesione alla dottrina nucleare della Alleanza (malgrado la sua volontà di non ospitare armi nucleari sul suo territorio, in tempo di pace, che potrebbe creare qualche difficoltà di principio). e ad affermare la sua volontà di fondo di contribuire alla difesa alleata, anche se la Spagna non è pienamente integrata nella NATO {come del resto la Francia). Altri criteri saranno però necessari (sulla scia di quanto indicato dall'ex-Segretario generale detrUEO Cahen e dall'attuale Segretario van Eekelen). come ad esempio la volontà di non estendere I'UEO a paesi che non siano membri della CE. ad evitare di complicare ulteriormente il quadro della integrazione europea.
C.
COOPERAZIONI BILATERALI (ED ESEMPIO FRANCO-TEDESCO)
Il grosso della cooperazione militare e di sicurezza tra paesi e uropei occidentali è tuttavia ancora di carattere bilaterale, sia pure nell'ambito della Alleanza Atlantica. Tale collaborazione ha avuto a volte l'ambizione di andare al di là, e di raggruppare una serie di rapporti bilaterali. formando come nuovi schemi mulri-bilaterali di sicurezza. attorno a un polo centrale, in genere Parigi. Questi schemi si sono regolarmente rivelati troppo fragili (o troppo falsati), politicamente, dal loro porsi in polemica o addi rittura in alternativa con l'alleato americano. Tuttavia non per questo ogni collaborazione bilaterale è negativa, specie se serve di base per arrivare a un nuovo rapporto collettivo. 107
multilaterale. europeo. Per comprendere meglio la storia di questi rapporti. tuttavia. bisogn a partire da una analisi di quello più rilevante e "centrale". il rapporto franco tedesco. La Francia e la Germania sono da sempre al centro del problema della sicurezza europea. Il loro rapporto reciproco. e le interrelazioni che esso ha con il resto della politica europea, meri ta quindi una trattazione specifica. Ciò è tanto più vero oggi. quando si parla di crescenti iniziative franco-tedesche, come la istituzione di un Consiglio di Difesa. la creazione della brigata mista franco-tedesca. eccetera. Questi rapporti hanno assunto una lo ro rilevanza partico lare a partire dal 1954: cioè dopo l'affossamento della Comun ità Europea di Difesa (il cui Trattato e ra stato firmato nel 1952) ad opera dell'Assemblea Nazionale francese. Il "vuoto·· creato dalla spa rizione della CED venne colmato dagli Accordi di Parigi del 1954, in cui l'Europa rinunciava per il momento a sviluppare una sua identità autonoma nel campo della Difesa, ma ne salvava il principio per il futuro. e comunque poneva le basi per il riavvicinamento franco-tedesco, che ne era la condizione ineliminabile. In rea ltà la CED era stata concepita proprio in Francia, per reagire alla decisione americana, del 1950 (anno dell'intervento sovietico in Corea). quando gli diedero il via al processo di riarmo della Germania. Erano passati appena due anni, dal 1948. quando la Francia e la Gran Bretagna (già firmatarie del Trattato di Dunkerque, del 1947) si erano unite ai paesi del Benelux. nel firmare il Trattato di Bruxelles. che stipulava l'aiuto reciproco "in caso di ripresa di una politica di aggressione da parte della Germania": il mutamento non era da poco. Nel 1954 si prende atto del fallimento di una soluzione '"europea., ;e si passa piuttosto ad integrare le forze tedesche occidentali nella NATO. Questa integrazione tuttavia avviene attraverso la creazione di una nuova Alleanza. l'Unione Europea
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t
Occidentale. cui partecipano i firmatari del Trattato di Bruxelles. più la Germania Federale e l'Italia (che avevano partecipato all'accordo sulla CED). L'UEO è concepita l'anticamera per l'ammissione della Germania Federale nella Alleanza Atlantica. Succesivamente. come abbiamo visto. essa si mette autonomamente in uno stato di .. letargo istituzionale ... Questo comunque è il quadro che consente una rapida ripresa dei rapporti franco-tedeschi. sin dal.primo accordo di cooperazione bilaterale. firmato nel 1956 da Guy Molet e Konrad Adenauer (e volto soprattutto ad intensificare i rapporti industriali e tecnologici).
È di quello stesso periodo ( 1957) anche raccordo segreto raggiunto tra i ministri della Difesa di Francia. Germania Federale e Italia (Strauss, Taviani e Bourgés-Maunoury. poi sostituito da Chaban Delmas. ministro della Difesa del governo Gaillard) che. secondo molte indiscrezioni apparse a firma eli personaggi ''bene informati .. (tra cui gli ambasciatori Quaroni c Maccotta). avrebbe dovuto portare allo sviluppo in comune di un armamento nucleare: un accordo che divenne rapidamente lettera morta. con l'arrivo al potere eli De Gaulle. Quell'accordo avrebbe potuto avere il monopolio della fabbricazione dell'arma nucleare. ma che al contrario il contributo multilaterale fosse indispensabile (una sorta di controllo tecnico indiretto. di "tripla chiave··. sul riarmo nucleare nazionale di un solo). Un risultato di quegli accordi fu l'inizio dei lavori per la costruzione di un laboratorio per la separazione isoropica a Colomb-Béchar. Malgrado la decisione di De Gaulle di proseguire da solo (decisione che peraltro non deve essere stata accolta troppo male dalla maggioranza degli ambienti politici italiani e tedeschi. che erano probabilmente molto meno .. avventurosi'' di quanto non apparissero i loro due ministri della Difesa). furono proprio i contatti e gli accordi tra De Gaulle e Adenauer. iniziati nel 195g a Colombey-les-deux-Eglises. a rilanciare la collaborazione
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franco-tedesca. Ne seguirono complessivamente quattordici incontri al vertice sino al 1963. testimoniando dell'ottimo ed intenso livello dei rapporti tra i due capi dell'esecutivo. Erano peraltro già iniziate da tempo le divergenze tra Francia e Stati Uniti. che non potevano non avere qualche effetto anche sui rapporti con la Germania federale. Le prime avvisaglie si erano avute nel 1956, all'epoca della crisi di Suez, quando Washington costrinse Londra e Parigi a rinunciare alla conclusione della loro spedizione militare contro l'Egitto. Nel 1958. De Gaulle inviò un memorandum ad Eisenhower denunciando i limiti politici e geografici della Alleanza Atlantica (a quel tempo erano gli USA che non volevano impegnarsi con gli alleati europei nel Terzo Mondo). ma soprattutto richiedendo la istituzione di ·'direttorio., delle potenze nucleari. Francia. Gran Bretagna e Stati Uniti. nell'ambito della Alleanza. La proposta fallisce e la Francia. con una decisione che poi apparirà come un preavviso di ulteriori "strappi ... decide di ritirare dalla NATO la sua flotta del Mediterraneo. Ciò non poteva irritare profondamente la Germania Federale (e l'Italia). A ciò si aggiunge il fallimento del cosiddetto ··piano Fouchet". Il primo progetto di Trattato, del 1961, fissa tra gli obiettivi dell'Unione Europea da costituire "l'adozione di una politica estera comune .. e "l'adozione di una politica comune di Difesa". Nel 1962 la proposta diviene più decisa. Si tratta infatti di "unificare la politica degli Stati membri nei campi di interesse comune: politica estera. economia, cultura. difesa ... Questo ·trattato peraltro vede il tentativo francese di escludere in via prioritaria la Gran Bretagna dalla Comunità Europea, oltre a non convincere gli ambienti europeisti. per il suo carattere fortemente ··multilaterale" e ben poco ··sovranazionale". La Germania federale inoltre, nel criticare il piano Fouchet. sottolinea l'esigenza di operare nell'ambito della Alleanza Atlantica e per il suo rafforzamento: una posizione che mal si accordava con quella assunta da De Gaulle. IlO
Non manca oggi chi fa un paralle lo tra quelrcpisodio c le nuove proposte francesi nel campo della difesa europea. ritrovando in queste ultime lo stesso ··difetto·· anti-americano c lo stesso desiderio '"egemonico·· francese che aveva portato al fallimento del piano Fouchet. È infatti possibile accettare l'esistenza di simili parallelism i. È però anche necessario sottolineare le differenze. In primo luogo oggi la Gran Bretagna è chiaramente inclusa nelle proposte francesi. I n secondo luogo, non sembra più che Parigi intenda sottolineare la distinzione tra la sua iniziativa europea e l"Alleanza Atlantica. Al contrario, molti segnali parlano piuttosto di un riavvicinamento della Francia alla NATO. Ma ci sono anche differenze di segno negativo: le proposte attuali sono meno ambiziose di quelle del piano Fouchet, e sono meno chia re istituzionalmente, poiché non fanno più perno chiaramente sulle istituzioni della Comunità Eu ropea. Se comunque è possibile trarre un insegnamento dal passato, si può dire che forse, alla luce di quanto è avven uto successivam ente. il piano Fouchet non era poi così male ... Nel 1963 finalmente viene firmato il Trattato franco-tedesco che istituzionalizza la collaborazione tra i due stati. Esso è importante sia per le sue novità che. soprattutto. per i suoi limiti. l due governi si impegnano a '"consultarsi .. prima ·"di ogni decisione sui problemi più importanti di politica estera". e in particolare "sui rapporti Est Ovest. sia su l piano poli tico che econom ico'" e sulle question i "trattate nell'ambito della NATO", del Consiglio d'Europa, delrUEO. deii'OCSE e delle Nazioni Unite. Per quel che riguarda la Difesa. i ministri rispettivi si riuniranno almeno una volta ogni tre mesi, e i Capi di Stato Maggiore almeno una volta ogni due mesi. Come obiettivo, sul piano strategico e tattico. hanno quello di "riavvicinare le loro dottrine. sino ad arrivare a concezioni comuni··. Inoltre. sul piano industriale e degl i armamenti dovranno "organizzare un lavoro in comune sin dallo stadio della creazione eli progetti specifici e della preparazione dei piani eli finanziamento". L a German ia accetta. ma nel ratificare il Trattato ribadisce anche l'importanza prioritaria che essa attribuisce aii"AIIeanza Atlantica: in tal modo la cooperazio-
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ne rimane. ma l'obiettivo politico ricercato da De Gaulle viene a perdersi. Nel 1962 e ra a nche iniziatO il dibattito sulla Forza nucleare multilaterale (MLF): una proposta che Ke nnedy aveva fatto al premier brita nnico MacM illa n dura nte il vertice di Nassau. Gli USA avrebbe ro venduto alla Gran Bre tagna (cd eventualme nte a lla Fra ncia) dei missili Po laris (SLBM ). mentre le testate nuclea ri sarebbero state costruite dal paese e uropeo (la Francia aveva fatto esplodere il suo primo o rdigno nucleare il 13 febbraio 1960). D e Gaulle si dichiarava contrario a un ta le progetto che avrebbe posto le forze nucleari francesi ..sotto controllo straniero ... L a Germania invece (un po· come era avvenuto nel 1957) i dichiarò molto interessata. Anzi. secondo il cance llie re Erhard. la M LF avrebbe raffo rza to la dissuasione .. in modo molto pil.t sicuro d i una Forza nuc leare e uropea··. Sono queste le avvisaglie di un g ra nde dibattito che si trascinerà per a nni. e che ancora sembra rivivere oggi. nei contrasti sulla opportunità o meno di dare una .. ca uzione·· europea al deterrente nucleare francese e britannico. Anche in questo caso tuttavia bisogna ricordarsi di quanta acqua è passata sotto i ponti. Nel 1979, la decisione di installare in Europa le lnf americane ha in certo qual modo .. supe rato·· quella vecchia questione . in modo del tutto tradizio na le. L·accordo sulle l nftra USA e URSS riapre il prob lema di misure a tte a garantire con ce rtezza asso luta la continuità e la credibi lità della .. dissuasione a lla rgata .. americana: ma la contrapposizione tra forze nucleari francesi e forze nucleari NATO venne già superata (almeno su l piano diplomatico e declaratorio) nel 1974. quando la NATO riconobbe il ruolo essenziale di dissuasione che queste forze avevano. e il contributo c he esse offrivano alla dissuasione complessiva della Alleanza. Un a tale posizione è stata sostanzialmente ribadita dalla Piattaforma de ii"UEO . approva ta nell'ottobre 19H7. L·evoluzione della dottrina strategica francese potrebbe fare il resto. Dura nte il dibattito sulla MLF comunque i responsabili francesi ( tra cui il pri mo ministro Pompidou c il ministro della Di fesa
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Messmer) sottolinearono più volt~: il ruolo di "garanzia europea che avrebbe giocato il deterrente nazionale francese. e l'apporto che tale force de frappe avrebbe potuto dare in futuro ad una Europa più unita c dalle strutture politiche più forti. Ma sottolinearono anche la loro avversione al piano americano. giungendo sino a minacciare la Germania di rottura del Trattato del 1963. se essa avesse sottoscritto l'accordo proposto dagli americani. Anche solo ricordare questi eventi sottolinea la differenza sostanziale tra la situazione del 1962-63 e quella attuale: allora la contrapposizione tra ··linea europea" e "linea atlantica" era attivamente sottolineata e ricercata in primo luogo da Parigi. Oggi Parigi non ne fa parola (al contrario!) c l'argomento è piuttosto sollevato da coloro che sembrano essere contrari al progetto. La MLF in ogni caso non vide mai la luce. Essa morì con il nascere della "strategia della risposta tlessibile •·. che presupponeva una centralizzazione accresciuta delle responsabilità dì gestione c di decisione sulle armi nucleari da parte del governo americano. Alla fine del lungo dibattito che portò finalmente l'Alleanza ad accettare (con il documento MC-14/3) la strategia flessibile. De Gaulle decise anche il ritiro delle forze francesi dalla NATO (pur mantenendo la Francia nella Alleanza Atlantica). In seguito alla decisione del 1966 (operativa nel 1967). le forze francesi non figurano più nei piani operativi della Alleanza. Di fatto. gli accordi L emnìtzer-Aìllerct del 1967 precisano tuttavia le missioni attribuite alle forze francesi in Germania. Il loro maggiore difetto è quello di facilitare il disimpegno francese dalla "difesa avanzata .. (un difetto che però sembra oggi in via di superamento). Inoltre. sul piano strategico. viene rotta la continuità del campo di battaglia europeo, isolando il territorio nazionale francese (c distaccando l'Italia dal centro dell'Alleanza).
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Salvo poche eccezioni (come !"oleodotto NATO e un certo numero di facilitazioni stabilite con accordi segreti. tra cui quelle relative alla collaborazione nel campo della difesa aerea) le basi e le installazioni militari francesi non sono più a disposizione della NATO. Sul piano nucleare infine la Francia rinuncia alle armi nucleari tattiche americane (che erano in dotazione della l Armata) e sviluppa il suo sistema nucleare tattico nazionale. il missile Pluton (e gli aerei Mirage Ili e Jaguar). Il corto raggio d'azione del Pluton (IlO km) crea ovviamente gravi problemi per la Germania Federale che. sulla base dell'accordo raggiunto nel 1966 tra Brandt e Couve de Murville. ha riconosciuto alla Francia la sovranità totale sull'impiego. i movimenti. le esercitazioni eccetera delle forze francesi in Germania. Il fatto che le forze francesi operino di fatto da territori che sono lontani ben più di IlO km dalla linea del fronte prevista dalla .. difesa avanzata .. (e per di più i Pluton sono normalmente basati in Francia) suggerisce evidentemente un loro impiego sul territorio federale tedesco: cosa questa che non può non sollevare le obiezioni dei tedeschi stessi. che occupano appunto le posizioni avanzate di fronte ai francesi. in Baviera. Anche questo problema sembra comunque oggi in via di superamento grazie alla introduzione di un missile tattico a più lunga gittata (Hadès). e alla nuova .. disponibilità .. dimostrata dai responsabili delle decisioni strategiche francesi di interpretare in chiave più flessibile. possibilmente coordinata con gli europei (o quanto meno con tedeschi), e in linea con la '·difesa avanzata ... l'uso dei nuovi missili aria-terra. a testata nucleare e a ··medio .. raggio d'azione. con cui vengono armati i bombardieri nucleari francesi. L 'inizio di un riavvicinamento tra posizioni tedesche (ed europee in genere) e posizioni francesi, si delinea con chiarezza tra il 1973 e il 1974 (l'anno dell'Europa di Kissinger), quando la NATO, come abbiamo già detto, finisce con il riconoscere il ruolo ''dissuasivo'' della Force de Frappe, e la Francia da parte sua 114
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(per iniziativa del suo mm1stro degli Esteri. Jobert) riscopre I'UEO, come .. quadro di riflessione .. per una futura Europa più autonoma anche nel campo della difesa. È allora che la Francia comincia a sottolineare il ruolo che potrebbe avere I'UEO (e in particolare il suo Comitato permanente degli armamenti. CPA) per favorire la cooperazione industriale e tecnologica nel settore dell'industria della difesa. Di fatto anche questa iniziativa non avrà seguito. ma nel 1975 viene comunque creato il Gruppo indipendente europeo dei programmi di armamento (IEPG). che raccoglie tutti i membri europei della NATO più la Francia. e che è formalmente collegato con la Alleanza Atlantica. In tal modo indiretto la Francia finisce con il superare la sua autoesclusione dalle attività deli'EUROGRUPPO o della NATO in materia. Gli altri paesi europei d'altro canto finiscono con il riconoscere aii'IEPG una sorta di primato tecnico suii'EUROGRUPPO. almeno in materia di armamenti (anche se di fatto i lavori deii'EUROGRUPPO e dei suoi comitati in ambito NATO continuano a costituire la base dei lavori deii'IEPG). Successivamente la Spagna, dimostrando maggiore flessibilità politica della Francia, pur rifiutando anch ·essa di integrare le sue forze nella NATO. deciderà comunque di partecipare aii'EUROGRUPPO: è vero però che essa in tal modo si acquisiva anche il biglietto di ingresso aii'IEPG ... stranezze e contrasti della politica europea! D'altro canto questo intero problema del rapporto tra la Francia e la NATO. per quel che riguarda la pianificazione e la produzione di armamenti, sembra oggi in via di superamento grazie alla costituzione del CAPS (Conventional Armaments Planning System), su cui si sono accordati recentemente i Direttori Nazionali degli Armamenti. destinato a stabilire quali siano i bisogni e gli obiettivi di lungo termine della Alleanza Atlantica per quel che riguarda l'acquisizione di armamenti convenzionali. Si tratta di un sistema sperimentale che però ha il vantaggio di includere, per la prima volta dal 1967. anchtf la Francia, assieme ai paesi deli'EUROGRUPPO e agli Stati Uniti e al Canada. Tale obiettivo è stato raggiunto facendo ufficialmente dipendere 115
l"esercizio direttamente dal Consiglio Atlan tico (cui partecipa anche la Francia) e non dal D efence Planning Council (DPC. cui la Francia non partecipa). È questo un a ltro segnale del netto '"ammorbidirsi·· della posizione francese nei confronti della NATO. L 'asse fra nco-tedesco riscoprirà dunque tutta la sua importanza a partire dal 1974-75. ad opera di Giscard ci'Estaing e di Helmut Schmidt. Sono gli a nni in cui le preoccupazioni sui nuovi orientamenti della strategia americana (dalla ··dottri na Schlesinger'" sino a lla .. bomba N .. ) e il montare delle pressioni del Congresso per ridurre la presenza militare americana in Germania (emendamento Mansfield). creano comunque qualche preoccupazione e rilanciano il problema di un nuovo equilibrio Europa-Sta ti Un iti. Di fatto questo equilibrio verrà parzialmente ricercato e trovato con la decisione di installare in Europa le INF americane: una decisione ch iaramente .. NATO .. che tuttavia venne presa, nel 1979. durante un vertice alla Guadalupa convocato... dal Presiden te francese! Un altro segna le di come sia ingannevole rifarsi meccanicamente alla storia passata per comprendere quella presente. L'importanza di quel vertice è anche legata al definitivo superamen to di un'altra polemica tra Francia e alleati europei. aperta da Pompidou nel 1973. quando Parigi rifiutò di p artecipare a l negoziato MBFR su lla riduzione delle forze in centro Europa. Il supe rame nto di quel problema portò quindi a lla convocazione della CDE (Conferenza per il disarmo in Europa. a Stoccolma). nell'ambito della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Da ll a CDE si è ora sviluppata un 'al tra iniziativa negoziale sulle arm i convenzionali. tra Patto di Varsavia c NATO. ma sempre nel quadro CSCE. cui partecipa anche la Francia. Già nel 1975 il primo ministro francese Chirac accenna alla impossibilità di continuare a contentarsi di una dottrina strategica che si limiti a "santuarizzare'" il te rrito rio francese. e sottoli nea l'esigenza di "guardare al di là delle frontiere". Egli 116
ribadisce in modo nuovo c più aperto il vecchio concetto gollista del ruolo europeo del deterrente francese: .. 11 fatto che queste armi siano fra ncesi e che sul nostro continente sono autenticamente europee, fa sì che esse portino. in virtù della loro semplice esistenza. un contributo alla difesa dell'Europa che i nostri alleati (c noi stessi) non abbiamo ancora saputo misurare con precisione". Un anno dopo il Capo di stato maggiore della Difesa. generale Méry. parla di "santuarizzazione allargata" e scorge la possibilità di una missione ..europea" dei sistemi nucleari tattici francesi. francesi alla ..difesa in avanti ... Giscard da parte sua ribadisce il concetto che in caso di guerra .. non vi sarà che un solo . spazio" strategico in Europa. Queste premesse porteranno appunto la Francia ad applaudire l'installazione delle INF nucleari della NATO, e a sottolineare l'esigenza di maggiori collaborazioni europee. che tuttavia non andranno molto avanti sul piano pratico. anche perché sussistono tutte le cautele degli altri europei (e in particolare dei tedeschi) sulle ·'ambiguità" che comunque permangono sulla strategia nucleare francese. Ambiguità che è ben difficile risolvere. visto che ciò che rassicura gli alleati (e cioè la .. europeizzazione" della Force de frappe) è invece causa di profonde divisione politiche e polemiche in Francia. Lo stesso Giscard. nel 1979 (forse rassicurato da lla decisione lNF su lla .. tenuta·· nucleare della Germania e dell'Europa) fa marcia indietro, riconfermando l'avversione francese a concetti legati a lla dottrina della strategia flessibile della NATO. La decisione infine (presa nel 1977) di ridurre gli effettivi francesi in Germania di circa 10.000 uomini (una decisione legata a problemi di bilancio) riapre il contenzioso franco-tedesco. Questa volta tuttavia sembra esservi l'intenzione di superare il problema positivamente. attraverso accordi congiunti per l'addestramento di un maggior numero di riservisti (piano Schmidt-Giscard). Il fatto che anche tale programma no n veda la luce non esclude tuttavia il proseguimento della collaborazione tra i due paesi. Mitterrand da parte sua è sembrato all'inizio un deciso fautore l 17
della ''ortodossia" nucleare francese. Sin dall'inizio tuttavia egli ha anche operato per un deciso rilancio del dialogo francotedesco. C iò ad esempio ha portato. alr inizio del 1983. alla riattivazione delle disposizioni militari del Trattato del 1963, praticamente sospese sin dal 1966, moltiplicando le riunioni sia a livello dei ministri che a livello dei comitati di lavoro. e portando tra l'altro a un deciso rilancio della cooperazione bilaterale nel campo dell'industria degli armamenti . In questo stesso quadro, ancora una volta, rispunta il rilancio dell'UEO, reso sempre più facile dalla sparizione delle clausole restrittive imposte da l Trattato alla Germania Federale: le ultime vengono abrogate dal Consiglio nea giugno 1984. con !"eccezione di quelle relative al le armi ABC. La rivitalizzazione dell'UEO (fo rm almente consacrata da uno specia le Consiglio che riunisce i ministri degli Esteri e della Difesa a Roma. nell'ottobre 1984) è ch iaramente la ch iave di volta di un sistema di difesa europea che sia insieme compatibile con l'integrazione tedesca nella NATO e con lo statuto au tonomo della Francia. Lo sviluppo del missile Hadès {gittata superiore ai 350 km) dà un altro contributo a superare le diffidenze tra francesi e tedeschi sulla questione dell'impiego delle armi nucleari ''prestrategiche" francesi, in rapporto con la dit:esa in avanti. Si dice anzi esplicitame nte che le armi-strategiche francesi potrebbero essere usate in modo dissociato rispetto all' impegno del le forze convenzionali, e su altri obiettivi, a fini dissuasivi più che di partecipazione alla battaglia e (quindi. impUicitamente. non sul territorio tedesco). · Tutte queste novità continuano a essere sottolineate con !"evolversi della situazione europea, dopo il delinearsi dell'accordo USA-URSS sulle INF. le preoccupazioni e i dubbi suscitati dalle evoluzioni strategiche americane, eccetera. ln parte esse porteranno alla approvazione della Piattaforma UEO da noi già ricordata. Su l piano franco-tedesco. porteranno alla proposta di istituire un Consiglio di Difesa tra i due paesi. che potrebbe. a que l che sembra. essere aperto anche ad altri partecipanti. e che
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potrebbe quindi rinvt::rdire o il vecchio Comitato di Difesa del Trattato di Bruxelles, o il vecchio .. direttorio .. (ma questa volta in chiave europea) dei primi anni di De Gaulle. o infine anche una ·'ripresa in mano" di maggiore autonomia da parte dell'UEO, sempre nell'ambito della Alleanza Atlantica e in collegamento con la NATO. ma attraverso un potenziamento delle clausole di cooperazione specificamente europea contenute nel suo Trattato. Ma a parte le questioni istituzionali. pure importanti. quello che è opportuno sottolineare è quanto di nuovo sembra delinearsi nella dottrina strategica francese. Ci sembra utile in proposito riportare integralmente un articolo apparso su Le Monde dei 24.X.l987. a firma di Jacques lsnard. Esso è forse troppo ·'ottimista ... e certo è molto "francese··. ma è comunque un utile riepilogo del problema. "Febbraio 1986: al vertice di Parigi. la Francia. per bocca di Francçois Mitterand. si dichiara disposta a consultare la Germania federale a proposito dell'impiego delle sue armi pre-strategiche sul territorio tedesco occidentale. Con una doppia eccezione: che essa. tenuto conto della rapidità propria di un eventuale impiego di queste armi in Europa. abbia il tempo materiale di preavvertire i suoi alleati. e che la decisione finale resta nelle sole mani del presidente francese. che non la delega ad alcun altro. "Ottobre 1987: la Francia. per bocca di Mitterrand. ad Augustusburg. e poi ad Aquisgrana. precisa come nulla possa far ritenere che l'avvertimento ultimo. fornito dalla minaccia delle sue armi nucleari. e lanciato contro il potenziale avversario. debba necessariamente essere condotto sul territorio tedesco. La dissuasione francese consiste nella capacità che un paese nucleare ha di colpire direttamente il territorio dell'aggressore. c non quello del proprio alleato tedesco . .. In circa 18 mesi. il capo dello stato francese ha fornito e 119
reso pubbliche. u suo modo. due garanzie. che discendono dalla logica degli accordi Ailleret-Lemnitzer ( 1967) c Yalentin-Fcrbcr ( 1974). nonché degli accordi ulteriori ( 1978) tra la l Armata francese e il comando delle forze alleate del Centro Europa. in Germania. ··Questi resti restano segreti. ma in ceno qual modo Mitterrand ne fa scorgere un lembo. Nella speranza. senza dubbio. che in tal modo egli potrebbe calmare le preoccupazioni di una larga parte della popolazione tedesca. angosciata dal timore che il fulmine nucleare francese possa inopinatamcnte abbattersi su di essa. ··cosa affermano questi testi? Molto schcmaticamente essi stabiliscono che la I Armata francese. c cioè essenzialmente due corpi d'armata attestati sulle due sponde del Reno. c la Forza Aerea Tattica (FATAC). che li appoggia con aerei normalmente dislocati in Francia. potrebbero intervenire (qualora ne ricevessero l'ordine dal Presidente) ben al di là delle loro attuali zone di guarnigione del tempo di pace. a fianco degli alleati. assieme con quelle armi prestrategiche che sono loro o rganicamente attribuite. anche se esse sono. oggi come oggi. immagazzinate atrinterno dell'Esagono. per ragioni di sicurezza nazionale. "Un tale principio è stato notoriamente acquisito sin dal 1974. e sono state prestabilire tutte le procedure militari per appl icarlo. La l Armata e la FATAC. quando entrano in azione. formano un tutt'uno con le armi nucleari prestrategiche loro assegnate. Sotto l'autorità del capo dello stato. in caso di crisi e. a maggior ragione. in ca o di contlitto in Europa. agirebbero in modo tale da poter raggiungere obiettivi militari situati il più possibile ad Est. "A suo modo. Mitterrand ha dunque ricordato ai tedeschi (i quali da parte loro non ignoravano ceno né gli accordi passati. né le regole del gioco). che la politica militare della Francia non è ispirata da Gribouille. Per due ragioni. "In primo luogo. sin dai primi segnali che annuncino un
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contlitto in Europa , perchc la Francia si troverebbe nella stessa barca dei suoi alleati. e quindi il suo interesse (sin dal primo squillo di tromba) è quello di schierare le sue forze. ivi incluse le armi nucleari prestrategiche. il più ad Est possibile. La posizione delle unità in tempo di pace non è quella prevista per il tempo di guerra. né è possibile pensare che i francesi resterebbero a braccia incrociate sulle rive del Reno. Al contrario. già le sole manovre preparatorie della J Armata. e i movimenti iniziali della FATAC. con le loro armi nucleari pre-strategiche, costituiscono un primo segnale inviato all'avversario. La minaccia dell'impiego di queste stesse armi costituirebbe l'avvertimento finale . .. E poi, e questa è la seconda ragione, la Francia non sarebbe conseguente con sé stessa se essa avesse proposto alla Germania di cumulare sul suo territorio sia le distruzioni compiute dalle armi convenzionali che quelle delle armi nucleari. Questo sarebbe il modo migliore per la Francia di offrire le proprie stesse truppe in olocausto per un eventuale ricatto nucleare: senza considerare il fatto che un contrattacco sul territorio devastato di un alleato avrebbe ben poca credibilità . .. Su questo punto preciso delle armi prestrategiche c·è tra i dirigenti francesi una relativa continuità di riflessione. malgrado le apparenze. da alcuni decenni. "Nel 1971. è il generale De Gaulle che, dopo aver approvato il progetto del sistema Pluton. diceva in sostanza all'allora Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. il suo genero Alain de Boissieu: se la Francia dovesse. un giorno, scegliere tra l'arma strategìca e l'arma tattica (quella clhe oggi si chiama arma prestrategica). bisognerebbe piuttosto conservare quest'ultima. perché è più saggio perfezionare ciò che si utilizza prima dell'Apocalisse. che tentare di perfezionare la stessa Apocalisse . ..Dieci anni più tardi. dopo il 1981. è stato Mitterrand che ha ripreso. tra i dossier preparati da Yaléry Giscard d'Estaing. 121
senza che a quelrepoca fosse poi stato possibile prendere una decisione. il progetto di una versione a più lunga gittata del missile terra-terra Hadès e il varo definitivo del programma. studiato all'epoca del suo predecessore. di un Mirage 2000 con missile nucleari aria-terra Asmp . .. Due sistemi d'arma anti-forz,e . che potrebbero far pensare ad una inutile duplicazione. Ma il primo. il missile Hadès. che rimpiazzerà il Pluton, è veramente ognitempo. Il secondo, il Mirage 2000-N. ha il vantaggio di poter andare più lontano ancora e, di poter succedere ai Mirage IV. grazie a un missile super-Asmp che ancora è solo alla fase di concezione . .. Ecco dunque ricordate. in terra tedesca. dal capo delle forze armate francesi, le grandi linee dell'impegno militare della Francia. a fianco dei suoi vicini e sul suolo europeo. "Sin dall'inizio del conflitto. come da tempo prestabilito e grazie alla loro mobilità, le armi nucleari prestrategiche francesi, sia terrestri che aeree. appoggeranno massicciamente la I Armata o i due Corpi d'Armata separatamente. I missili Hadès. che hanno bisogno di sistemi di trasmissione sicuri e di mezzi per individuare a distanza i loro bersagli, sarebbero utilmente raggruppati in una sola grande unità. diversamente dai missili Pluton che sono integrati ai Corpi d'Armata. "Gli aerei della FATAC, da parte loro, attaccherebbero l'avversario più in profondità. Il Presidente della Repubblica, ove decidesse di ordinare l'impiego (nucleare), non darebbe delle autorizzazioni per ogni colpo successivo: egli potrebbe decidere di consentire il tiro di svariate .. salve .. di un certo numero di colpi, all'interno di un periodo di tempo accuratamente prefissato. "Ma un tale schema potrebbe perdere di coerenza per i mutamenti che saranno indotti sul teatro europeo dal ritiro 122
dei missili intermedi americani e sovtettcJ. E. tn :>imiti ci rcostanze. potrebbe la Francia pre ndere l'iniziativa di lanciare l'idea di una tappa intermedia della dissuasione. tipica dell'Europa e tale che possa convincere i tedeschi? " 11 dibattito attuale è tutto qui, e Mitterrand si è ben guardato dall'affrontarlo oltre-Reno. Un dibattito molto sile nzioso, per no n dire segre to. tra tedeschi. francesi e anche britannici. che verte sul punto di sapere se esistano dei sistemi d'arma (come I'ASMP francese. o il suo successore. il super-ASMP. lanciato sul secondo scaglione avversario: I'Hadès francese. o una sua versione a più lunga gitta ta: il missile francese S 4. o un modello mobile che ne potrebbe derivare?) e se esistano dei sistemi di sicurezza (una doppia chiave su llo stesso vettore e sulla testata esplosiva?). che potrebbero un giorno servire di base per la costruzione di una tappa nucleare intermedia della dissuasio ne e uropea . .. Il d ibattito è delicato da orchestrare in pubblico. L'ombra dell'opzione "triplo zero .. (la soppressione in Europa dei sistemi nucleari da O a 500 km.) pesa sulla prospettiva di una dissuasione autonoma del ··pilastro e uropeo .. della Alleanza Atlantica. L'eventuale dotazione di testate ncutroniche, per i missili francesi H adès. dopo il 1992 . è un 'a ltra ombra, causata dal timore che i tedeschi hanno per le possibili conseguenze di una tale arma. " Lo stesso Mitterrand non ha certo contribuito a chiarire il proble ma. quando ha paragonato la carica neutronica (un 'arma termonucleare miniaturizzata) a un proiettile d'artiglieria. Un paragone stupefacente per un uomo che tiene tanto a mantenere la distinzione tra le armi convenzionali e le armi nucleari. sulle quali ultime egli esercita il suo controllo". A queste informazioni è infine necessario aggiungere come la costituzione e i piani d'impiego della FAR (Force d'Action R a pide) francese già prevedano una possibile partecipazione 123
francese alla difesa avanzata. Come notazione conclusiva di questo esame dei rapporti franco-tedeschi, possiamo notare come l'attenzione francese verso la Germania si sia regolarmente accentuata ogni qual volta a Parigi si temeva che Bonn si avvicinasse troppo airUnione Sovietica, in genere nel quadro del processo di distensione. D a questo punto di vista, in realtà. non sembra che la Francia si opponga alla integrazione atlantica della Germania. quanto che essa si preoccupi quando tale integrazione non le sembra più garantire un sufficiente grado di .. tenuta·· del governo di Bonn. Questa preoccupazione francese si è intrecciata con l"ostpolitik tedesca in modo vario: le iniziative del cancelliere Kiesinger e di Brandt verso l'Est coincisero con il rifiuto tedesco di partecipare ad una Unione franco-tedesca. proposta in quello stesso momento (non a caso) da De Gaulle: la percezione tedesca era infatti che una tale Unione avrebbe avuto il doppio effetto negativo di isolare la Germania dagli altri partner occidentali e di rendergli più difficile i rapporti con l'Est. Tuttavia negli anni successivi la politica francese ha finito col trovare un crescente accomodamento con I"Aileanza Atlantica (sia politico che militare) e lo stesso rapporto con la Germania federale divenne più una ··alleanza nella Alleanza .. che un possibile schema alternativo alla NATO. È da qui che bisogna partire per costruire il futuro. evitando se possibile il formarsi di una nuova "sindrome francese ... sia nella Francia stessa che nelle percezioni della Germania e degli altri alleati NATO. ma sfruttando invece quanto di largamente positivo c'è nello sviluppo dei rapporti franco-tedeschi nel campo della sicurezza e della difesa. Su questa base politica, resa meno .. antagonista " dal contemporaneo rilancio deli'UEO, dal riavvicinamento ·'dottrinale .. e politico della Francia alla NATO. e dal gran parlare della necessità di sviluppare un ·'pilastro" europeo. si sono moltiplicate iniziative di tipo bilaterale, specialmente nel campo della 124
sicurezza. Tali iniziative sono in genere di importanza limitata e senoriale (da un pun to di vista opera tivo). ma potrebbero costitu ire la base per ulteriori sviluppi di maggiore importanza. se venissero lentamente assunte anche a livello multilaterale. Questa ad esempio sembra essere la nuova convinzione del governo ita liano. definita con ch iarezza dal Presidente del consiglio D e Mita in una successiva serie di incontri avuti da lui stesso o dal governo. dapprima a Bruxelles. subito dopo il suo insediame nto. e poi a livello bilaterale con i tedeschi occidentali e con i francesi (oltre che con gli spagnoli. i britannici e naturalmente anche gli americani). A parte la conferma di alcuni accord i di cooperazione già esiste nti (come ad esempio quelli relativi al Mediterraneo occidentale. tra le Marine militari di Francia, Spagna e Italia . o raccordo per lo sviluppo del satellite da osservazione Hélios. con gli stessi partners). il discorso si è in qualche modo allargato, ad esempio nell'incontro al massimo livello con il governo tedesco, impostando un dialogo bilaterale di grande respiro, non solo sui temi politici della sicurezza. ma anche su quelli operativi e m ilitari. tra rappresentanti dei due Stati maggiori. Altre forze politiche ita liane si sono espressi in tal senso. ad esemp io i social isti. per bocca del lo ro segretario Craxi, sin da un convegno internazionale svoltosi a Bruxelles nel novembre 1987. quando l'esponente socialista si è dichiarato a favore de lla istituzione di un Consif!/io di Difesa europeo. sviluppato insieme da iniziative bilaterali (come il Consiglio fra nco-tedesco) e da inizia tive multilaterali (come I'UEO e il Consiglio Europeo della CE). T ale proposta, ancora piuttosto vaga su l piano istituzionale. è stata peraltro ripresa anche dal governo De Mita. nella sua p iattaforma programmatica. La cosa ha particolare rilievo proprio nell 'ambito della politica italia na, che sino ad allora aveva fortemente esitato, non solo tra via bilaterale e via multilate ra le (sottolineandone più le contraddizioni e l'opposizione. che la possibile composizione in un unico programma politico). ma anche sulle stesse iniziative di difesa. 125
La politica italiana di difesa e sicurezza in effetti si è tradizionalmente incentrata. in questo dopoguerra, sull"alleanza con gli americani e la partecipazione alla NATO. Da un punto di vista essenzialmente politico, a questa prospettiva si aggiungeva !"altra di una ricerca continua di forme di integrazione europea, senza peraltro approfondirne, dopo il fallimento della CED. gli aspetti militari e di sicurezza (nel cui ambito. al contrario. si avvertiva piuttosto la rinascita di una tendenza più ··nazionalista·· che europea). Nel complesso si trattava di una politica relativamente passiva ed attendista, in cui l'Italia poteva anche prendersi alcune responsabilità di rilievo (come alla fine degli anni ·so, quando installò sul suo territorio, senza clamore alcuno. dei missili nucleari a medio raggio americani, puntati contro I"URSS. che vennero ritirati, sempre senza clamore alcuno. dopo la crisi di Cuba del 1962). senza però impegnare per questo la sua politica estera e di sicurezza alla ricerca di un ruolo '·autonomo .. o persino specifico. Semmai, a quell'epoca. le uniche tentazioni di ''diversità,. venivano da alcuni ambienti favorevoli a tentare una sorta di ··avventura atomica" nazionale. e da ambienti (per lo più legati all'industria petrolifera e alla sinistra democristiana) che cercavano di dare un accento più ··mediterraneo" agli orientamenti della politica estera italiana: ma si trattava di posizioni di minoranza. prive della necessaria forza sia interna che internazionale. Un mutamento di maggior rilievo si è cominciato a delineare nel 1979. Il .. primo atto" della presenza internazionale dell'Italia si conclude in bellezza nel 1978, alla fine del periodo della cosiddetta solidarietà internazionale. con la approvazione da parte del Parlamento di mozioni unitarie sulla politica estera. che sanciscono il consenso generale di tutti i partiti dell'arco costituzionale. comunisti inclusi, sulle grandi scelte storiche degli anni quaranta: l'Alleanza Atlantica e l'Europa. Tale consenso era stato preparato dal mutamento di linea del partito socìalista, avvenuto già all'inizio degli anni sessanta, dalla distensione, dalla ratifica, a stragrande maggioranza, del Trattato di non proliferazione. Si subito dopo quello che potremmo chiamare il .. secondo 126
ano·· della presenza internaztonale dell"ltalia che è scandito dalle seguenti date: a. luglio 1979: invio di un piccolo contingente armato in Libano, per partecipare al contingente armato delle Nazioni Unite: b. settembre 1979: estensione a Malta di una garanzia di neutralità: c. novembre/dicembre 1979: accettazione della installazione degli euromissili sul territorio italiano: d. marzo 1982: invio di un gruppo navale nel Golfo di Aqaba. per partecipare alla forza multinazionale di garanzia degli accordi di Camp David. per quel che riguarda il Sinai: e. agosto 1982: invio a due riprese di contingenti militari a Beirut; f. agosto 1984: invio di quattro unità navali a Suez. per lo sminamento dell'area: g. settembre 1987: invio di un gruppo navale nel Golfo Persico. per lo sminamento dell'area e la tutela della libertà di navigazione delle navi italiane. Nel 1978-79 si definisce anche più chiaramente il ruolo internaziona le dell'Italia. sia con l'adesione di quest"ultima al Sistema Monetario Europeo (dicembre 1978), sia con la fine della escl usio ne italiana dai vertici occidentali "a quattro'": l'ultimo di questo tipo è proprio nel 1979 quello della Guadalupa. dove viene decisa l'installazione degli euromissili che però di fatto fin isce per dipendere da una decisione italiana. cui è legata anche l'accettazione della Germania fede ra le. Nel 1980 l'Italia, al vertice di Venezia, si fa promotrice di una posizione politica comune sul Medio Oriente. Il maggior ruolo italiano viene infine sanzionato dal Vertice a sette di Tokio, nel 1985, con l'inclusione del nostro paese (sia pure ancora con formule ambigue, che si chiariranno meglio successivamente) nel gruppo dei paesi che si assumono il compito di governare
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l'equilibno del sistema monetano internazionale. In questi anni dunque si comincia a delineare una presenza internazionale del l'Italia che comporta una politica estera più com plessa di quella del passato. Questa politica non è più basata su l solo "'consenso" dei gruppi p resenti in Parlamento. bensì su decision i precise e assunzioni di responsabilità da parte del governo, che vedono spesso la decisa opposizione comunista e persino di settori "irenici" del mondo cattolico. Le forze armate alleggeriscono e ristrutturano le loro forze di terra. accrescendone la meccanizzazione c la mobilità (con la costituzione di una forza di pronto intervento). e modernizzandole tecnologicamente. In campo navale, il varo della prima min i-po rtaerei ita liana, e la decisione di presentare un disegno di legge pe r la creazione d i una Aviazione di Marina. costituisce un u lteriore spartiacque. In campo ae ronautico. oltre a una spinta modernizzazione basata su aerei di coproduzione europea (Tornado ed EFA). si annuncia una ulteriore evoluzione con la progettata acquisizione di aerei radar e di comando e controllo. nonché di aerei per il rifornimento in volo, che dovrebbero ··allungare" il braccio della difesa aerea italiana. Un nuovo disegno di legge infine prevede una ristrutturazione degli alti com andi che accresce il ruolo del Capo di Stato Maggiore della D ifesa e del Segretario Generale della Difesa sui capi delle singole Forze Armate. ponendo le premesse per una più seria programmazione interforze. L'evoluzione è anche marcata da più difficili momenti di "gestione delle crisi·' internazionali che. in almeno due casi (Sigonella prima e il bombardamento americano sulla Libia poi) complicano notevolmente i rapporti bilaterali ita liani con l'alleato americano. A lla fine del 1987, tutte queste evoluzioni erano giunte a un difficile mo mento di svolta, legato alle prospettive future della sicurezza europea. Ed è qui che si gioca invece la "nuova immagine" dell 'Italia. In un certo senso. il quadro politico 12H
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interno sembra avere un qualche parallelo con il 1949, quando venne al pettine il nodo della Alleanza Atlantica. ed anche oggi, come allora, si delineano divisioni tra maggioranza e opposizione, nonché all'in terno del principale partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana. La differenza principale, rispetto al 1949. è nel carattere della scelta da compiere. Nell'immediato dopoguerra infatti si trattava essenzialmente di allearsi con gli USA per garantire definitivamente l'integrazione dell'I talia nel sistema occidentale. Oggi questo non è più seriamente rimesso in discussione. ma si delinea una scelta tra un rapporto essenzialmente bilaterale con gli USA. da parte di una Italia sostanzialmente nazionalista e orientata in senso .. mediterraneo" e un rapporto di maggiore integrazione con i maggiori partner europei. anche nel campo della difesa. E gli schieramenti vedono da un lato la maggioranza dei comunisti e una parte dei democristiani. e dall'altro il resto delle forze di governo. appogiate da una minoranza ragguardevole dei democristiani. In pratica. la programmazione della Difesa italiana potrebbe indifferentemente appoggiare l'una o l'altra soluzione: la maggiore efficienza tecnica e il .. braccio più lungo·· delle nostre Forze Armate in fatti potrebbe conciliarsi sia con la scelta mediterranea che con quella europea. c sarebbe necessario in ambedue i casi. M isure di carattere protezionistico. nella politica industriale della difesa e nella politica degli approvvigionamenti. favoriscono piuttosto la scelta nazionale. L e coproduzioni. la politica della ricerca e dello sviluppo. la prospettiva di un '"mercato unico interno europeo .. previsto per la fine del 1992 (sulla base di quanto statuito dall'Atto Unico di Lussemburgo del 1985). favoriscono piuttosto l'altra scelta. L'elemento determinante potrebbe però rivelarsi. in ultima analisi. il problema del rapporto con gli americani. I n ambedue i casi esso è considerato essenziale. ma la scelta nazionalista tende evidentemente ad accrescerne il peso (puntando su una più 129
decisa bilateralizzazione dei rapporti con gli USA), mentre quella europea si situa nel solco di una progressiva assunzione di responsabilità in proprio, per la difesa e la sicurezza del continente. È chiara comunque nelle affermazioni di molti responsabili politici italiani la consapevolezza del rischio di essere emarginati dall'Europa, "mediterraneizzati", e quindi costretti a dipendere più esplicitamente dai rapporti con il solo alleato americano. Tutto il dibattito sull'accettazione dello spostamento in Italia della base dei cacciabombardieri americani F-16, attualmente in Spagna, è stato condotto sul filo di questo dilemma, risolto momentaneamente con il ricorso a una decisione collettiva della NATO, che impegna gli altri alleati europei assieme all'Italia e agli USA, ma comunque pronto a risvegliarsi qualora il processo di "concentrazione" della presenza americana nel Mediterraneo in Italia dovesse continuare (come fanno pensare, ad esempio alcuni sviluppi del negoziato sulle basi in corso tra Atene e Washington). In questo quadro, diventa molto importante definire quale sia la collocazione dell'Italia nell'assetto delle cooperazioni, non solo multilaterali, ma soprattutto bilaterali, tra Francia e Germania (la "brigata mista") o tra Francia e Gran Bretagna (la possibilità di una limitata cooperazione nel campo nucleare). È peraltro difficile immaginare che una concentrazione bilaterale centrata attorno alla sola Francia possa fare molti passi avanti. È vero che a Parigi si parla di una sorta di schema stellare della sicurezza europea, francocentrico, imperniato su una serie di " patti" tra Francia e Gran Bretagna, Francia e Germania. Francia e Italia (per il Mediterraneo), Francia e Spagna, magari leggermente irrobustito sia dall'assenso americano, sia da alcuni altri accordi bilaterali tra Gran Bretagna e Germania e tra Italia e Spagna. Ma un tale schema ha due punti di grave debolezza: uno è nella forza e determinazione del suo stesso perno centrale, la Francia, e un altro è nella sua mancanza di prospettive politiche di più ampio respiro, di un "progetto", chiaramente percepibile. e attorno a cui coagulare il consenso delle popolazioni europee.
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Non è detto però che questa evoluzione sia solo negativa: molto dipende dalle scelte che faranno l'Italia e la Germania. Il perno francese infatti è certamente un elemento indispensabile di ogni costruzione europea (si può anzi tranquillamente affermare che ne deve essere in certo modo il ..centro" ), ma non ha né la fo rza né la capacità politica sufficienti per gestire un nuovo "ordine"' euro peo non integrato. Di questo, a Parigi, sembrano rendersi conto, per cui, a lla prospettiva di una strada più "europea" , centrata in particolare sull'UEO (se non altro come soluzione ponte. verso una più completa integrazione europea che dovrebbe centrarsi, logicamente, attorno alla Comunità Europea): ma la scelta dell 'uno o dell'altro modello è in pratica lasciata agli alleati, e in particolare alle reazioni della Germania e dell'Italia.
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COOPERAZIONE MULTILATERALE NEGLI ARMAMENTI (NATO E IEPG)
Tutto sembra spingere nel senso di una maggiore collaborazione tra gli europei, nel campo degli armamenti convenzionali, per evitare che la razionalizzazione del mercato porti comunque a un intensificarsi (del resto già in atto) di rapporti bilaterali tra industrie americane e industrie europee, in cui queste ultime sono regolarmente viste in funzione subordinata , di acquirenti di tecnologia. Nei prossimi an ni , secondo l'Atto unico europeo. la CE dovrebbe arrivare alla creazione di un vero e proprio mercato interno europeo unificato. In una tale prospettiva le attuali barriere protezionistiche, che dividono ferreamente i diversi mercati nazionali degli armamenti diverranno antistoriche ed assurde, e contrasteranno pesantemente con la prospettiva di una razionalizzazione e rafforzamento delle industrie europee a fronte della concorrenza internazionale. Questo processo , d'a ltro canto, sarà reso ancora più urgente e necessario dalla possibile crisi del mercato internazionale delle arm i. Il problema più grave dell'industria europea degli armamenti. 131
oggi, è quello di essere sin troppo dipendente dal mercato delle esportazioni , che rappresentano circa il 60% del fatturato complessivo della indust1ia italiana, che è la più dipendente, ma a nche il 41 % di quella della Gran Bretagna e il 36% di quella della Francia. Per di più tali esportazioni si dirigono per oltre il 90% verso il Terzo Mondo (per il 55 % circa verso i paesi OPEC): la crisi finanziaria di tali paesi non è certo tale da alimentare la speranza di grosse commesse. La situazione attuale sta lentamente spingendo l'industria degli armamenti europei fuori dal mercato. In realtà. tra il 1875 e il 1983 (secondo dati raccolti daii"UEO) la crescita media annua dell'industria europea degli armamenti si è mantenuta a un ritmo sensibilmente più alto della crescita del PIL ( + 5% , rispetto a +2,2 % ). Tuttavia questa crescita è stata finanziata solo parzialmente dall 'aumento delle spese per la difesa dei paesi europei ( + 2,3 % ), e in maggior misura dall'aumento delle esportazioni( +6% ). Se consideriamo che nello stesso tempo i paesi europei hanno anche accresciuto le loro importazioni di materiali militari (a un ritmo del 5,5% l'anno), soprattutto dagli USA, il quadro complessivo è abbastanza chiaro: l'industria europea resta competitiva soprattutto nel Terzo Mondo, dove riesce ancora ad esportare, mentre i paesi europei comprano crescentemente alta tecnologia militare dalrestero. Il risultato di questa tendenza è che, nel 1983, la Francia ha esportato il 36,5% della sua produzione di arm amen ti. la Gran Bretagna il 34% . l"Olanda il 45,3 % , il Belgio il 65 % e l'Italia il 59.2% . Unica eccezione. ancora per quell'anno. la Germania federale con il 9,7o/c : ma anche questo paese sta ora rapidamente entrando nel mercato della esportazione di armi, dopo anni di au to-limiazioni dovute a precise direttive politiche. Senza le esportazioni, le deboli e superprotette industrie europee della difesa non sarebbe quindi in grado di sopravvivere. Queste esportazioni si fanno però sempre più difficili, impopolari e pericolose. Difficili: perché le superpotenze offrono prodotti sempre piCt
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sofisticati e concorrenziali c perché altri paesi meno industrializza ti (come la Cina. il Brasile. la Corea del Sud. eccetera) offrono prodotti analoghi a prezzi stracciati, e perché gli stessi paesi acquirenti vogliono sviluppare una loro cpacità indigena di produzione di armamenti (esempio Arabia Saudita). o hanno problemi di standardizzazione degli acquisti con i loro alleati. che complicano ulteriormente i problemi eropei (ad esempio: i sauditi e i loro alleati del Golfo hanno acquistato ognuno diversi cacciabombardieri. facendo conten ti sia gli europei del consorzio Tornado, sia i francesi di Dassault. sia gli americani: tuttavia queste scelte disparate vengono ora ritenute un errore. perché il risultato è che i loro mezzi non sono interopcrabili: la sce lta saudita di accrescere il numero dei Tornado. scartando i concorrenti americani . favorisce gli europei. ma comunque sottolinea la esistenza del problema di fondo). Impopolari: perché le opinioni europee non vedono certo con favore il mercantilismo sin troppo spinto di certe industrie e di certi mediatori. e portano all'approvazione di leggi restrittive. Pericolose infine: perché i paesi del terzo mondo. sempre più spesso e sempre più volentieri. sono propensi a rivoltare ruso di questi armi contro gli interessi dei paesi che gliele hanno vendute. Questo in pratica significa accelerare il passaggio dalla attuale fase di coproduzioni ad hoc su progetti singoli (regolati dalla legge del juste retour) e delle produzioni su licenza, alla fase di coproduzioni su larga scala per larghi progetti e famiglie d"arma. arrivando a vere e proprie divisioni del lavoro, specia lizzazioni e potenzialmente anche raggruppamenti e razionalizzazioni tra le industrie europee. e alla creazione di un mercato europeo di dimensioni continentali che possa in qualche modo fungere da dimensione alternativa a quella di parte almeno delle esportazioni. permettendo altresì migliori econom ie di scala. migliore programm azione e un più razionale finanziamento delle spese di ricerca e sviluppo (che m Europa, m questo settore. sono particolarmente deboli).
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Nel 1974 si constatò l'esistenza in Europa di 23 diverse famiglie di velivoli da combattimento, di 7 famiglie di carri armati , di 22 famiglie di armi anticarro. La situazione purtroppo non è molto mutata. Altrettanto e anche peggio avviene negli altri settori. da quelli navali a quelli terrestri , missilistici , elettronici, eccetera. D'altro canto la stessa cooperazione europea è organizzata in modo estremamente confuso e pieno di duplicazioni. In ambito NATO. ad esempio , è stata istituita la pratica della ··gara internazionale" , una forma di acquisizione che però non ha avuto grandi sviluppi pratici. Dopo il 1975 si è quindi proceduto alla ricerca di formule di "standardizzazione' ' degli armamenti europei e americani che tuttavia hanno avuto un successo limitato, e al meglio hanno esaltato alcune caratteristiche più limitate di ·'interoperabilità" tra diverse famiglie di armamenti nazionali. Gli USA , da parte loro, hanno proposto agli europei tre diversi tipi di cooperazione internazionale. La prima prevede sistemi di acquisto diretto di materiali attraverso protocolli bilaterali che comprendano opportune compensazioni. È una formula molto efficace ed economica. che tuttavia accresce la dipendenza tecnologica ed industriale europea dagli USA. La seconda strada è quella della doppia produzione, che prevede l'apertura di seconde linee di produzione su licenza. Questa strada ha gli stessi difetti della precedente, ma almeno ha avuto il vantaggio storico di aiutare la lenta ricostituzione di molte industrie nazionali europee. Tuttavia ha anche creato industrie la cui dimensione economica è insufficiente a una loro vita autonoma perfettamente giustificabile. Inoltre i costi di produzione su licenza sono relativamente alti. La terza strada è quella della cooperazione per famiglie d'armi. che implica una ripartizione del lavoro a cominciare dalla fase di ricerca e sviluppo e l'affidamento a ciascun polo industriale della 134
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progettazione e realizzazione di differenti sistemi complementari della stessa categoria o "famiglia". È una strada apparentemente interessante che tuttavia è fortemente influenzata dal diverso peso iniziale dei partner impegnati nella cooperazione. La cooperazione intereuropea potrebbe utilmente fare concorrenza a questi scherni proposti e attuati dagli USA solo se riuscisse anch'essa ad abbattere i suoi costi. È molto difficile paragonare tra loro i costi di sistemi d'arma diversi. ma in generale è opinione comune che, rispetto all'acquisto diretto. il costo di un velivolo sviluppato congiuntamente da più paesi aumentati in media di circa il 25% , mentre aumenta di oltre il 30-35% per il paese che ricorre alla produzione su licenza. Il maggior costo dipenderebbe da vari fattori, tra i quali spicca il meccanismo della divisione del lavoro (reso complesso e inefficiente dalla applicazione del principio del juste recour). Per abbattere i costi della cooperazione è dunque necessario arrivare a formulare più razionali di suddivisione del lavoro e di finanziamento: in pratica, impostare il passaggio della cooperazione tra industrie nazionali alla cooperazione e competizione industriale nell 'ambito di un unico mercato europeo. Questo sviluppo europeo più coordinato e integrato andrà però visto in parallelo con l'altro discorso del burden-sharing, a dimensione euro-americana, di cui abbiamo già parlato in precedenza. Molte iniziative americane tendono a favorire una razionalizzazione del mercato europeo che non escluda le industrie americane, offrendo in cambio partecipazioni finanziarie. acquisti compensativi e soprattutto la prospettiva di un eccesso europeo a tecnologie sviluppate dagli americani. Tali schemi sono stati favoriti da appositi iniziative legislative del Congresso. e vengono rivisti annualmente da un rapporto del Segretario alla Difesa americano al Congresso. Benché quindi esista certo un problema di concorrenza tra europei e americani e di difesa del mercato interno europeo. anche per consentirne uno sviluppo più integrato, è anche evidente come gli USA tenderenno a giudicare questi sviluppi in 135
chiave at lantica, mescolando assieme il problema potwcostrategico della presenza americana in Europa e quello indusrriale di una migliore two-ways street. Siamo comunque ancora lontan i dalrobiettivo di un mercato europeo integrato degl i armamenti, o anche solo di una effettiva co llaborazione multilatera le su larga scala. Una rapida scorsa alle istituzioni internazional i che si occupano di tale problema in Eu ropa occidenta le. non è certo incoraggiante. Nella NATO. a live llo atlantico. con partecipazione degli USA e de l Canada, opera (senza la Francia) la Conferen za dei Direuori Nazionali degli Armamenti - CNAD. che mantiene un collegamento con le industrie attraverso il Gruppo delle lndusme NATO per la D~fesa- N IAG. l risultati raggiunti dal CNAD sono però modesti: le sudd ivisioni, le differenze e gli egoismi nazionali rimangono intatti. Teoricamente il CNAD opera sulla base di d irettive impostate dal Comitato Militare- MC. della NATO (che a sua volta dipende dal Comiraro di PianUicazione per la Difesa D PC, e cioè il Consiglio Atlantico riu nito a livello dei Ministri della D ifesa e loro rappresentanti): questa sequela d i comitati tuttavia non è mai seriamente in grado. e in fondo non ha neanche l'ambizione, di superare e integrare le diverse concezioni strategiche. militari ed industriali naziona li. La N A TO dispone anche dell'Ufficio Militare di Swndardi-::z.a::ione - MAS. la cu i attività concreta si è però incentrata. come abbiamo già detto. in direzione di una crescente .. interoperabilità" dei difform i sistem i d'arma nazionali. Attualmente i lavori del MASsi occupano essenzialmente di problemi procedurali. A livello esecutivo . sempre nella NATO. esiste r Organiz-::ar.ione di Manutenzione e Approvvigionamemo- NAMSO. che è runico vero esempio di organizzazione integrata in ambito NAT O. e si occupa d i logistica e infrastrutture. Non funziona molto efficacemente nella Regione Meridionale della Alleanza . data la concent razione dell'attenzione e de i depositi nella Regione Centra le.
Questi stessi organismi sono praticamente replicati. tra alleati europei. a livello di EUROGRUPPO. costituito nella NATO nel 1968 (a c ui non partecipa la Francia). Esso si riunisce informaime nte a lìvello dei ministri ed ha alcuni sottogruppi di supporto. T ra questi. EUROLONGTERM è incaricato di e laborare e a rmonizza re i concetti operativi delle forze e uropee clelia NATO: un compito teoricamente molto importante per pote r a rivare a una vera integrazione ciel me rcato. ma in realtà a ncora ben lungi dall'essere completato. U n a ltro sottogruppo è I"EURONAD. che è un po· il corrispettivo e uro peo del CNAD. Tuttavia questo gruppo. sin dal IY76. è sta to praticamente esauto ra to nelle sue funzioni da un nuovo orga nismo . este rno alla NATO, a cui pa rtecipa anche la Francia: il Gruppo Europeo lndipendeme di Programmazione - IEPG. EURONAD si limita a rife rire ai ministri deii"EUROGRUPPO s ui lavori de ii'IEPG. provocando in pratica un ulteriore (e probabilmente inutile) lavoro ca rtaceo. L 'IEPG tuttavia rimane un gruppo di lavoro eminentemente tecnico (anc he se a volte si riunisce a livello di Sottosegretari di Stato). con tutti i limiti del caso. Anch'esso. come il CNAD. ha un suo collegamento con rindustria della difesa attraverso un apposi to Gruppo Europeo delle Industrie per la D~t'esa - ED /G. L 'IEPG si vuole un gruppo estrema me te pragmatico c concre to cd è a sua volta strutturato in tre gruppi di commissioni: quelle relative al coordinamento di "grupi esplora tivi'' su siste mi d 'a rma futuri. que lle re lative al coordiname nto di gruppi su cui già esistono specifici progetti. e quelle relative alle procedure e agli aspe tti economici della difesa. Il suo pragmatismo è però a nc he un limite, perché ha sinora impedito la formulazione di o bie ttivi di lungo te rmine: molte difficoltà. spesso insormontabili . sono ad esempio derivate sempliceme nte dai diversi calendari nazionali per la sotituzione dei mezzi obsoleti. Manca inoltre a ii 'IEPG que ll a dime nsione più politica e programmatica che viene affrontata (ancora so lo molto teoricamente) dali'EUROPROGRAM. 137
Un recente sviluppo. cui abbiamo già accennato. è stata la costituzione, da parte del CNAD. poi ratificata dai ministri nell'ambito del Consiglio Atlantico, del nuovo Sistema di Pianificazione degli Armamenti Convenzionali- CAPS. II CAPS raccoglie tutti i paesi alleati. inclusa la Francia, ed ha quindi il vantaggio, rispetto aii'IEPG , di potersi giovare direttamente dei servizi della NATO, di poter collaborare con USA e Canada. e di raccogliere nello stesso tempo tutti i paesi deii' EUROGRUPPO. Questo nuovo sistema, tutto da sperimentare, dovrebbe intanto funzionare per un periodo "di prova" di tre anni. e stabilire i bisogni complessivi di armamento dell'Alleanza per i prossimi 10-15 anni. Anche questo sistema tuttavia è ben lungi dall'essere pienamente soddisfacente: esso crea una istituzione comune per un dialogo tra tutte le parti interessate, ma resta il fatto che i singoli paesi partecipanti al CAPS sono completamente liberi di continuare a stabilire le loro priorità e orientare i loro bilanci, secondo i loro programmi e le loro scelte nazionali: gli stessi obiettivi comuni, stabiliti dal CAPS, non saranno in realtà altro che la sommatoria dei bisogni stabiliti singolarmente dai vari stati membri. È quindi ben difficile pensare che in tal modo. e per tale strada, possa scaturire il necessario salto di qualità. Esiste quindi il FINABEL. comitato di coordinamento dei Capi di Stato Maggiore degli Eserciti dei paesi membri deii'UEO. A detta dei partecipanti esso costituisce una fonte di notevole valore per la definizione dei requisiti operativi degli armamenti terrestri. La sua utilità è tuttavia ridotta, perché limitata alle sole forze di terra. Il Parlamento Europeo si è varie volte occupato di questi problemi, proponendo soluzioni interessanti. Il rapporto Klepsch, del 1978, ipotizzava la costituzione di una Agenzia Europea per gli Armamenti, strutturata su quattro diversi piani: uno politico-decisionale (IEPG a livello ministeriale). uno direttivo (IEPG a livello dei Direttori Nazionali degli Armamenti, DNA). uno gestionale (Uffici progetto) e l'ultimo esecutivo (aggregazioni di industrie).
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Nel 1983. il rappo rto Fergusson ha avanzato quattro propost~.:: l . l'attribuzione alla prima commissione dell' IEPG delle funzioni di Ufficio Europeo per le Analisi nel settore della difesa 2. l'approvazio ne delle direttive concernenti il mercato interno della Comunità Europea, per eliminare tutti gli ostacoli al commercio degli armamenti 3. la sostituzione della collaborazione bilaterale tra singoli paesi europei e USA (organizzata nell'ambito di specifici Memorandum of Understanding, MoU) una collaborazione collettiva Comunità-USA 4. lo sviluppo. coordinato dall'IEPG. di specifiche linee duplici di produzione Europa-USA. Il progetto Spinelli, del 1984, insisteva su lla politica comune europea nel campo della sicurezza (ma soprattutto sugli aspetti politico-economici) e prevedeva l'ampliamento delle attività di cooperazio ne sulla produzione di armame nti e la vendita di armi a paesi te rzi. nonché la possibilità di trasferire la politica di difesa alla competenza esclusiva dell'U nione Europea. qualora proposto dagli o rani costituzionali della stessa. L'Atto unico europeo ha forma lizzato l'impegno dei governi a completare il Mercato Unificato Interno. MUI , en tro il 1992. e a potenziare la Cooperazione Politica Europea - CPE, tra l'altro con la costituzione di un suo Segretariato: essa si occuperà anche degli aspetti politici ed economici della sicurezza (e ha già più volte concordato posizioni comuni nei confron ti del terrorismo internazio nale). Effetti positivi per la cooperazione europea in questo campo potranno derivare da ulteriori sviluppi del Sistema Monetario Europeo - SME. che rendano più faci le per le holding fina nziarie e uropee l'esercizio de lla loro funzione di capigruppo di imprese multinazio nali per la produzione di beni e servizi ad e levata tecnologia. favore ndo la costituzione di veri e propri consorzi
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europei deputati alla realizzazione di programmi comuni. Un ruolo altrettanto importante è quello deii"Atto Unico. e in particolar del MUI di cui si prevede il completamento per il 1992. Uno ··spazio economico senza frontiere·· dovrà evidentemente fare piazza pulita delle varie forme di barriere ""non tariffarie·· escogitate dai paesi europei per eludere la ··tariffa doganale unica·· del 1958. Cio significa tra l'altro (secondo il Libro Bianco presentato dalla Commissione al Consiglio Eu ropeo. nel giugno 1985), la el iminazione delle barriere ··fisiche·· . come le dogane infraeuropee. di quelle ··tecniche··. tra cui la libertà di accesso agli appal ti pubblici. e di quelle .. fiscali"". Tutto ciò avrà effetti commerciali ma anche industriali e di gestione imprenditoriale e dovrà in pratica mutare totalmente l'azione governativa dei si ngoli stati. che si troveranno privi dei loro tradizionali strumenti di intervento diretto e protezionistico sui loro mercati interni. Ciò dovrebbe rivoluzionare in larga misura le stesse competenze ministeriali condizionanti le scelte delle aziende nazionali. incluse quelle nazionalizzate o a partecipazione pubblica, e dovrebbe verosimilmente accrescere il ruolo della Commissione Europea. La Associazione Europea di Interesse Economico dovrebbe anche facilitare le imprese nazionali a intraprendere congiuntamente. su base europea. attività specifiche. mentre è da prevedere una apposita Politica Industriale Comunitaria che potenzi la spesa pubblica comunitaria. con particolare riguardo al sostegno della ricerca industriale. e tenga nel debito conto il più generale fe nomeno di internazionalizzazione delle strutture produttive. in atto in tutto il mondo industrializzato. Nello stesso tempo è anche ragionevole supporre che, se questo processo andrà avanti. la Comunità dovrà anche sviluppare un regime comunitario antimonopolio. regolato dalla Comm issione (e per il rispetto delle norme sulla concentrazione delle spese fissate dall'art. 66 della CECA). Tutto questo non può non avere effetti diretti ed importanti sul 140
mercato degli armamenti , visto che sarebbe assurdo e antistorico (e certamente contrario a lla logica industriale e fi nanziaria oltre che a quella amm inistrativa) concepire un mercato unificato "civile" e la permanenza di mercati nazio.nali altamente protetti in campo militare. Nel 1987, il Gruppo Indipendente Europeo dei Programmi (IEPG), che riunisce tutti i paesi dell'Alleanza Atlantica per promuovere la cooperazione nel settore degli armamenti. ha esaminato il .. rapporto Yredeling''. che avanza una serie di proposte per accrescere la competitività di questo settore dell'industria europea. Tra l'altro, il rapporto Vredeling sottolinea l'urgenza di abbattere le barriere protezionistiche che ancora oggi dividono questo mercato in Europa, e quindi di accrescere sia le integrazioni industriali che la competitività dei settori di alta tecnologia. Purtroppo. I'IEPG non ha avuto la capacità o il coraggio di adottare il ··rapporto Yredeling ... e ha invece incaricato i Direttori Nazionali degli Armamenti di approfondire la questione, senza immediate decisioni. Il rapporto Yredeling. in realtà. non elimina del tutto la struttura protezionistica attuale. Ad esempio. oltre a prevedere ritenute essenziali, mantiene anche il ··juste retour .. , ma propone di applicarlo a) a una ampia serie di progetti nel loro complesso e b) nel corso di un lungo periodo di tempo (più che annuale. forse quinquennale). Gli industriali dovrebbero accettare una quota di rischio (modello simi le a quello Eureka). Il problema chiave è quello di standa rdizzare i .. requirements ... le specifiche nazionali dei sistemi d'arma: un ruolo anche per il CEN (European Committee for Standardization) e il CENELEC (European Committee for Electrotechnical Standardization). sempre in ambito CEE. Cercare di rompere il collegamento VIZIOSo tra amministrazione pubblica e industriali (forse puntando su questi ultimi o almeno su alcuni di essi?). Non si tratta quindi di qualcosa di ··rivo luzionario .. come quello che era stato proposto nel 1978 dal .. Rapporto Klepsch ... per il Parlamento Europeo . 141
ma di una semplice tattica dei "piccoli passi''. Molto importante sembra essere la ··chiave" della tecnologia sia militare che civile: su prodotti o componenti "strategiche" per qualsiasi programma futuro, con finaniziamenti di R&S non astronomici (passare in 5 anni da 5 a 500 milioni di ECU era la proposta Vredeling): possibile una forte collaborazione con programmi analoghi della Comunità (ad esempio i "nuovi materiali" e BRITE). Libera circolazione delle informazioni tecnico scientifica e svi luppo delle tecnologie e dei sistemi "a monte" delle loro eventuali applicazioni, sono la chiave per un programma europeo di successo in questo campo: ad esempio attualmente persino nell'ESA, circa il 95% dei progetti può avere applicazioni che sono indifferentemente sia militari che civili... Tutto questo fiorire di iniziative parte dalla semplice constatazione che la difesa europea, per compiere il necessario salto di qualità che le permetta di bi lanciare I'URSS senza un ricorso immediato all'ombrello nucleare americano, dovrà accrescere la sua integrazione, razionalizzando le spese e diminuendo i costi grazie ad una accresciuta concorrenza e all'ingrandirsi del mercato interno, oppure dovrà aumentare a dismisura i singoli bilanci nazionali della difesa. La prima soluzione è difficile. ma la seconda sembra del tutto impossibile. D'altro canto la scarsità delle decisioni prese a livello pubblico deve fare i conti con i grandi mutamenti in atto a livello privaw. in campo industriale e finanziario: anche in assenza di chiare direttive infatti, le grandi industrie europee hanno intrapreso un rapido processo di trasformazione. Questi sembrano essere i punti salienti: a. cambia la sostanza della cooperazione internazionale nel settore della difesa, da una prassi che vedeva soprattutto cooperazioni ad hoc su singoli progetti, per la costruzione di singoli sistemi d 'arma, a nuovi rapporti strutwrali di fitsione e raggruppamento industriale. con scambi di pacchetti 142
azionari e/o la pianificazione di intere famiglie di sistemi d 'arma e dei loro successori: si formano insomma delle grandi multinazionali europee, collegate in vario modo con le grandi imprese americane e giapponesi; b. il mercato degli armamenti, un tempo dominato e definito dalla domanda e cioè dalle richieste e dalle specifiche e laborate dagli Stati Maggiori, nonché dall'ampiezza delle risorse messe a disposizione dai singoli stati, all'interno di un mercato nazionale sostanzialmente chiuso, protetto e controllato, viene oggi influenzato in modo sempre più determinante dalla offerta assicurata dai nuovi grandi gruppi industriali, dalle loro autonome capacità di ricerca e dalla loro abilità nel garantirsi una necessaria quota di auto-finanziamento. sul mercato internazionale, onde abbassare i costi; c. lo stesso prodotto finale, che un tempo aveva caratteristiche uniche e specialistiche, che era cioè un prodotto solo "militare", diviene ora, specie a livello della componentistica, un prodotto misto civile-militare, mentre cresce l'importanza delle sinergie tra prodotti militari e prodotti civili: d. i mercati europei degli armamenti, attualmente fortemente caratterizzati nel senso della chiusura nazionale. si aprivano a co llaborazioni ad hoc guidate dal principio del juste retour: oggi invece sembrano avviarci verso un mercato integrato di dimensioni quanto meno continentali, in cui vige una maggiore libertà di concorrenza: e. mentre fino a pochi anni or sono il finanziamento del surplus produttivo, tipico delle industrie della difesa (per ragioni di sicurezza nazionale) veniva finanziato massimamente dalle esportazioni, attualmente la contrazione del mercato internazionale e la crescente concorrenza da parte di produttori a basso costo dei paesi del Terzo Mondo , spingono le industrie a tentare di finanziare tale sovraccapacità produttiva attraverso leggi ad hoc e/o crescenti finanziamenti di R icerca e Sviluppo. 143
E. ALCUNE CONCLUSIONI: LA NECESSITÀ DI UN SISTEMA DECISIONALE
Come abbia mo notato anche all'inizio di questo capitolo. una analisi più dettagliata degli ambiti istituzionali della cooperazione europea nel campo della difesa e della sicurezza non permette di distinguere chiaramente e quindi di scegliere tra questi diversi ambiti in modo netto. L a realtà è che tutti questi diversi ambiti sono tra loro collegati. sia politicamene che operativamente. Una analisi del percorso dei ""dossier" relativi alla cooperazione degli armamenti ad esempio, mostra come gli stessi problemi, e letteralmente gli stessi dossier, riescono a percorrere una via complessa e tortuosa attraverso quasi tutti questi ambiti: ciò complica il processo di decisione, lo rallenta, e nello stesso tempo contribuisce alla confusione generale. Il fatto è che tutti fanno un po· tutto. e gli stessi ministri e gli stessi funzionari (o le stesse industrie) partecipano ai fori istituzionali più diversi. ponendo alla fin fine gli stessi problemi. senza mai trovare il luogo della decisione. Manca il ""vertice·· del processo. mentre si è allargato a dismisura il suo livello mediano di concertazione e consultazione. l tentativi fatti di sviluppare un tale vertice hanno soprattutto e levato il livello decisionale. Questa è stata l'esperienza della CE con la istituzionalizzazione del Consiglio Europeo dei capi di stato e di governo (e la stessa cosa è accaduta a livello macro-economico e di governo globale con la periodicizzazione dei Vertici a Sette). Ma i vertici (di cui ormai si comincia a fare uso anche a livello UEO. a conferma di un trend che sembra divenire inarrestabi le). non possono sostituirsi in toto a un meccanismo più complesso e articolato di presa delle decisioni. Tale meccanismo esiste nella CE (Commissione e Consiglio dei Ministri, con l'assistenza de l Comitaro dei Rappresentanti Permanenti e del Segretariato della CPE). anche se non sempre funziona come dovrebhe e temk a lkil'l.!are trorre decisioni al 144
mass1mo livello del Consiglio Europeo. Esso esiste in qualche modo nella Alleanza Atlantica, specialmente a livello militare, grazie alla esistenza dei Comandi integrati e al peso determinante della presenza americana, ma anche qui non sembra funzionare pienamente né nel Segretariato né nei molteplici comitati esistenti a livello atlantico ed europeo. Non esiste negli altri organismi. anche se la creazione del Gruppo Speciale all'interno deli' UEO potrebbe costituirne un embrione. a livello intergovernativo. Peraltro. nella misura in cui esso esiste, esso. con l"eccezione della Commissione della CE (che è una struttura multilaterale con caratteristiche sopranazionali). fa perno su alcune strutture decisionali di livello ministeriale dei singoli stati nazionali. In particolare fa perno sui Direttori degli affari politici dei ministeri degli Esteri, sugli Stati Maggiori della difesa e. in qualche caso, sui Direttori nazionali degli armamenti. Ciò ripecuote a livello internazionale problemi esistenti a livello nazionale. Così ad esempio è noto come in genere, a livello nazionale, gli Stati Maggiori della difesa non hanno un controllo pieno (o addirittura non hanno alcun vero controllo) sugli Stati Maggiori delle singole Forze Armate, e gli stessi Direttori nazionali degli armamenti devono fare i conti con il potere determinante degli Stati Maggiori dei singoli servizi. Allo stesso modo i Direttori degli affari politici dei ministeri degli Esteri debbono fare i conti con un processo decisionale interno che non li mette certo al di sopra dei loro pari grado degli altri ministeri. Questo problema è in qualche modo affrontato solo nel caso della CE grazie al fatto che il Comitato dei rappresentanti permanenti di questa istituzione ha una dimensione interministeriale. e che sistemi di coordinamento interministeriale, o veri e propri ministri delegati per il coordinamento delle politichè comunitarie. esistono un po· in tutti i maggiori paesi europei. Ma crea problemi anche in quell'ambito. Il vantaggio dei meccanismi dei Vertici risiede in buona parte nella maggiore autorità interna che i capi dell'esecutivo hanno sul 145
complesso della attività di governo. La neazione di .. rappresentanti personali'. dei capi delresecutivo (che. nel caso dei Vertici a Sette, vengono chiamati .. sherpa ... o ponatori). e che si servono in genere della rete già prestabilita di comunicazioni tra ministeri degli Esteri, ha in qualche modo rafforzato questa struttura. ma ne ha anche accentuato il ··verticismo", e quindi la tendenza a non decidere su questioni di dettaglio. per concentrarsi piuttosto sui ..grandi temi'' politici. Il successo o l'insuccesso del processo di integrazione europea sembra quindi risiedere. in ultima analisi. oltre che dalla volontà politica generale dei singoli governi. dalla effettiva capacità di sviluppare un meccanismo decisionale .. di livello mediano ... che sia effettivamente europeo nella sua natura, e che superi i problemi attual i. Da questo punto di vista l'integrazione EsteriDifesa che sembra si stia rea lizzando aii 'UEO è un punto importante, purché vada oltre le attuali riunioni "ad hoc .. e si svi luppi in un meccanismo decisionale permanente (ad esempio secondo le lince della proposta tedesca di riforma del Consiglio permanente dell'UEO, da noi prima citate). Tuttavia bisogna anche sottolineare i limiti di una cooperazione che resti solo e unicamente intergovemativa. La esistenza di diversi interessi e percezion i nazionali è un fatto scontato, che tuttavia può diven ire paralizzante, e può profittare della esistenza di molte strade alternative di consultazione (neii'UEO, nella NATO, nell'EUROGRUPPO, nella CPE, nella CE, bilaterali. eccetera), per paralizzare o sfumare ogni decisione. La concorrenza tra istituzioni è un altro problema che va nella stessa direzione. La soluzione a questo problema, da un punto di vista teorico, è duplice. Da un lato si tratta di unificare gli ambiti istituzionali. e da ll'a ltro tratta di svi luppare e potenziare le competenze sovranazionali d ì un organo di decisione europeo che parli in nome degl i interessi comuni. Questo è lo schema della CE. ed è anche quello che ha registrato maggiori successi. Tuttavia è 146
anche In "Chemél che inCOlllra magg1ori resistenze. LI problema non è quello di negarlo o di superarlo, ma di avvicinarsi ad esso con una strategia che raccolga il massimo di possibilità di successo. L 'ex-Segretario generale dell 'UEO, ambasciatore Cahen, sostiene che questa strada è quella dei ''piccoli passi' . e di una convergenza di lungo periodo tra UEO e CE. che si realizzerà solo in un tempo futuro, ma che ha comunque il vantaggio di evitare una contrapposizione traumatica tra costruzione europea e Alleanza Atlantica. La Commissione della Ce non si oppone a tale analisi, ma sostiene che tale strada può essere percorsa in parallelo anche dalla CE, allargando il meccanismo della cooperazione europea e la prospettiva del Mercato unico del 1992 anche al setore degli armamenti, collegando più strettamente IEPG e CE. La cosa non sembra dispiacere , in linea di principio, anche all 'IEPG, che ha sottolineato, nel rapporto Vredeling, le interazioni necessarie tra CE e iniziative di cooperazione degli armamenti. Ma è evidente come un mercato degli armamenti richieda anche un coordinamento strategico e di dottrine operative, quale può avvenire solo in ambito NATO e EUROGRUPPO , e magari nella UEO. Da parte nazionale si sottolinea come tutto questo può venire preparato e facilitato da migliori accordi bilaterali tra alcuni paesi "ch iave" su problem i della difesa e della sicurezza. Gli USA sottolineano l'esigenza di non dividere artificialmente il mercato e la politica della sicurezza, e pur non opponendosi all 'idea di un "pilastro europeo", vorrebbero che esso avesse sjn dall 'inizio una sua politica di tipo "atlantico" . Tutte queste posizioni hanno qualcosa di giusto, e tutte possono essere perseguite anche in parallelo. Il rischio è che in questo modo si perpetui il balletto dei parallelismi istituzionali e dei meccanismi di ritardo automatico delle decisioni. Il problema sembra essere quindi quello di proseguire nel .. parallelismo" e negli ·'approfondimenti" dei vari ambiti istitu147
zionali , cosÏ come empiricamente possibile, aggiungendo però a tutto questo un necessario salto qualitativo di tipo politico, che operi una scelta preferenziale e indicativa, per il breve e medio termine, che costituisca il luogo di decisione preferenziale e possibilmente anche ultimo, per le questioni di politica e di sicurezza. Di questo parleremo nel prossimo capitolo, esaminando alcune alternative di integrazione militare europea.
14R
V. MODELLI DI INTEGRAZIONE: FATTIBILITA,
PROBABILITÀ E CONVENIENZA L'esame dei modelli di integrazione europea. che includano anche la sicurezza e la difesa, parte da un "catalogo" formale delle varie possibilità, per esaminarne poi le caratteristiche. la fattibilità e le effettive probabilità di sua realizzazione, e infine la covenienza. I ··modelli" sono necessariamente astratti, ma al loro interno tenteremo di volta in volta di individuare le loro possibili specificazioni concrete (collegamento con le istituzioni esistenti. da noi esaminate nel capitolo 4, nonché rapporto con i modelli generali di inserimento dell'Europa nel sistema internazionale e di rispondenza con i grandi problemi poliil:ici occidentali, da noi esaminati nei capitoli precedenti, e in particolare nei capitoli 2 e
3). Tutta la nostra analisi è basata sulle premesse definite nel capitolo 2, per cui ci riferiremo alla possibilità di una "Europa attore", tralasciando le alternative della "Europa aperta" e della "fortezza Europa". Tali "modelli" schema tizza ti:
della
integrazione
europea
sono
così
l. Modello confederale, fortemente istituzionalizzato: esempio CED a. Attraverso la CE (Atto Unico e CPE) b. Attraverso l'UEO c. Attraverso una istituzione nuova e ad hoc: Assemblea costituente eùropea
2. Modello multinazionale, poco istituzionalizzato: esempio Consiglio d i difesa europeo o EUROGRUPPO a. Egemonico/globale: sotto leadership americana (NATO) b. Egemonico/regionale: sotto leadership europea singola (modello multi-bilaterale alla francese o del direttorio) 149
o collettiva (modello UEO) Le vie per arrivare a questi risultati possono essere anch"esse divise in varie "formule": 3. Formula del primato politico: modello CPE a. Attraverso la CPE e lo sviluppo di ··politiche regionali" e di "personalità internazionale dell'Europa., b. Attraverso l'UEO , l'unificazione delle dottrine. il crisis management e l'out of area c. Attraverso una ·'personalità europea" nei grandi negoziati di Arms Contro! 4. Formu la funzionale con prevalenza operativo/militare: modello NATO e pilastro europeo a. Attraverso la CE (Parlamento Europeo) b. Attraverso I'UEO c. Attraverso la NATO/EUROGRUPO d. Per vie bi- e multi-bilaterali: aggregazioni subregionali per missioni operative, ovvero (o anche) , aggregazioni funzionali per specifiche missioni (ad esempio ricognizione/ intelligence, comando e controllo , eccetera) 5. Formula funzionale con prevalenza economico/indu- . striale: esempio IEPG a. Nella dimensione Atto Unico (mercato interno unificato europeo) b. Nell'UEO c. Nell 'ambito NATO ed EUROGRUPPO d. Nell'IEPG e. Attraverso cooperazione multilaterali e bilaterali ad hoc, o elaborate in sistemi politici di cooperazione sistematica (accordi franco-tedeschi: accordi italotedeschi: eccetera) Sono possibili varie combinazioni all'interno dei ·'modelli" e tra le ' 'formule " da noi tipizzate, che colleghino le diverse ipotesi che abbiamo così "schematizzato" . 150
Una matrice analitica. composta dai modelli l e 2 e dalle formule
3 4 e 5, serve ad analizzare le congru ità interne a questo sistema. Esso dovrà poi venir valutato nel suo merito specifico, per dedurne le scelte militari e strategiche più coerenti ai nostri fini. Sarà infine opportuno confrontare tali schemi con i possibili limiti politici ed economici (bilancio della Difesa). ·• Qui di seguito esemplifichiamo una possibile matrice di interazione tra modelli e formule:
Modelli di Europa attore (schema delle rispondenze tra formu le c modelli: 40 massi ma. 20 media, IO minima)
Formu le: primato/ politico 3a 3b 3c funzionale/ militare 4a 4b 4c 4d funziona le/economica Sa Sb Se Sd Se
Modelli Confederali la lb le
Modelli Muhinaziona li 2b 2a
40 30 30
20
30
40 40
30 30
IO 15 20
40 20 15 IO
20 40 20 20
20 20 15 15
15 20 40 20
-IO
20
20 20 15 15 15
IO IO
20
40
20 40 IS 40
40
IO IO IS IO
IO IO IS
IO
:w :w 40 20
40
15 20 40
Dobbiamo ripetere che queste valutazion i - sono basate su considerazioni soggettive (come opinabili sono le percentuali di congruità da noi attribuite) - prendono in considerazione solo alcune " funzioni " tra le molte ipotizzabili, e non considerano l'importante fatto re delle possibili interazioni tra varie funzioni 151
- non indicano la effettiva probabilità storica che runo o l'altro modello si realizzi. Il modello con le probabilità più alte è semplicemente quello che ci appare come più coerente con le premesse ana litiche da noi poste. Calcolando un livello massimo teorico di coerenza per i modelli pari a 480 punti, il livello minimo superiore al 50% è di 245 punti. Per quel che riguarda invece le formule o stretegie da seguire, calcolando un livello massimo teorico di coerenza di 200 punti, il livello minimo superiore al 50% è di 105 punti. Comunque, a fini meramente analitici e non previsionali, queste som me stabiliscono la seguente gerarchia teorica dei modelli integrativi (alla luce delle formule integrative date): Il Modello 2b, "Multinazionale, poco istituzionalizzato, egemonico-regionale, sotto leadership europea singola o collettiva", totalizza 345 punti ( + 100 rispetto al livello attrverso l'UEO ", detiene un buon secondo posto con 285 punti ( +40). Il Modello 2a, "Multinazionale. poco istituzionalizzato, egemonico-globale, sotto leadership americana", raggiunge il livello di 265 punti ( +20). Il Modello la, "Confederale, fortemente istituzionalizzato. attraverso la CE", raggiunge illive11o 250 ( +5). Il Modello le, "Confederale, fortemente istituzionalizzato , attraverso una nuova istituzione ad hoc. Assemblea Costituente" raggiunge solo i 215 punti ( -30). Tre modelli, il 2b, l' lb e il 2a, raggiungono più del 50% con un massimo del 60% , piuttosto ravvicinati e con accettabili percentuali di congruità. Un modello. l'la, raggiunge una buona percentuale, che tuttavia è solo marginalmente al di sopra della media del 50% . Un modello resta ben al di sotto del 50%, l' le. Applicando lo stesso ragionamento alle varie strategie, o formule, prescelte per la attuazione dei vari modelli, quelle che raccolgono le maggiori probabilità. e sono quindi in media più 152
congruenti con l'insieme dei modelli proposti , sono nell'ordine le seguenti: - 3c: lo sviluppo di una personalità europea nei grandi negoziati di Arms Contrai e nei negoziati internazionali che riguardano la sicurezza 140 ( + 35 rispetto alla sufficienza) ; - 4b: I'UEO, nell'ottica di operativo-militari 140 ( + 35);
potenziarne
le
fu nzion i
- 3b: I'UEO, con l'obiettivo di unificare le dottrine militari , sviluppare capacità di crisis management, specie fuori area. nell'ottica di potenziare la personalità politica europea 135 ( +30); - 4a: la Comunità Europea, nell'ottica dello sviluppo di una sua maggiore competenza nel campo della sicurezza 135 ( +30); A ltre ipotesi (Sa. Se, 3a, 4c e 4d) raccolgono punteggi .. medi" , tra 120 ( + 15) e 105 ( = alla sufficienza). Le ipotesi oprative che raccolgono punteggi inferiori alla sufficienza sono: Se (uno sviluppo di capacità economico/ industria li a partire dalla NATOEUROGRUPPO) con 90 ( -15) , Sb (come sopra , ma a partire daii 'UEO) con 100 ( -5), Sd (come sopra, ma a partire daii'IEPG) con 75 ( - 30). Volendo trarre qualche indicazione da questa tabella: A. Vi è una " preferenza" per i modelli poco istituzionalizzati (in cui cioè i governi nazionali europei mantengono un loro ruolo importante, e forse determinante). Il modello confederale che raccoglie la percentuale più alta di ..congruità " è quello a partire dall 'UEO: una struttura ponte che non ha caratteristiche sovranazionali e che quindi, in qualche misura, conferma la tendenza precedente. Il modello CE raccoglie meno del 50% dei punti di congruità: è quindi teoricamente difficile da realizzare per le strade che abbiamo individuato.
.·
153
B. D 'altro canto le vie che raccolgono una più alta percentuale di punti sono anch 'esse congruenti con quanto abbiamo detto in precedenza. La combinazione di più vie o formule dovrebbe assicurare congruità vicine al 100% purché siano tra loro convergenti. C. Le opzioni operative che hanno un maggior livello di congruità con gli obiettivi proposti sono di carattere politico/militare, e non economico. Al contrario, tre delle possibili vie economico/funzionali, che puntano allo sviluppo prioritario di un polo industriale europeo della difesa. sperando che da esso si sviluppi anche una identità europea di sicurezza, sono anche quelle che hanno raccolto il più basso numero di punti di congruità. In genere, nessuna delle opzioni proposte in questo gruppo rientra tra quelle che hanno superato di molto la media (la più alta, Se, che prevede di percorrere questa strada attraverso la CE, raccolgie solo 120 punti). Al contrario, opzioni politiche (sviluppo di una identità politica europea nel campo della sicurezza e della difesa) e opzioni funzionali di carattere operativo/militare (sviluppo progressivo di una integrazione operativa in campo militare, unificazione delle dottrine, ecceterea) si alternano tra loro e raggiungono il maggiorre punteggio.
Resta da fare la prova del nove: come si situano le vie a più alta probabilità nei confronti dei modelli? Il modello 2b è congruente al 100% con 4a, 4b. 4d. Sa, Sb e Se. Il modello lb è congruente al100% con 3b, 3c, e 4b. Il modello 2a è congruente al 100% con Se, Se e 4b. Il modello la è congruente al 100% con 3a e 4a e al 7S % con 3b e 3c. Il modello le è congruente ai7S% con 3a, 3b e 3c.
Di converso, i modelli preferiti (75-100% di congruità) delle vie che abbiamo visto essere le più congruenti sono: per la via 3c: 1b (100% ), la (7S % ) e lr (7S % ) 154
per la via 4b: 1b (100% ) e 2b (100% ) per la va 3b: 1b (100% ), la (75 % ) e le (75 % ) per la via 4a: la (100% ) e 2b (100% ) Applicando un punteggio di " preferenza" pari a + lO ad ogni modello e ad ogni strada così individuata, e in parallelo un punteggio negativo ( -10) ai modelli e alle strade che invece risultano meno congruenti rispetto alle scelte preferenziali, la congruenza teorica massima per i mdoelli passerebbe a 610 punti (sufficienza pari a 310) e per le strategie a 300 punti (sufficienza a 155 punti). In tal caso i nostri calcoli verrebbero così a modificarsi: per quel che riguarda i modelli di integrazione: il 2b è l'unico a mantenere la sufficienza con 405 punti ( +95); lb passa a 295 ( -15) assieme a 2a; la si colloca a 250 (-55) e le resta a 245 ( - 60) ; per quel che riguarda le formule, o vie di attuazione dei vari modelli , la via 3c sale a 170 punti ( + 15 rispetto alla sufficienza), la via 3b passa a 165 ( + 10), la via 4b totalizza 160 punti ( +5) e la via 4a passa a 155 punti , esattamente sulla sufficienza. Nessuna delle altre vie supera la sufficienza. Sulla base di questa controprova , aumenta in percentuale l'importanza del modello 1b e diminuisce quella del modello 2b, assieme al modello 2a. ma il modello 2b resta anche l'uncio a mantenere in ogni condizione la sufficienza. Per quel che riguarda le vie o formule di attuazione, si registra una maggiore importanza di 3c, 4b e 3b e una diminuzione di 4a. Quindi il modello preferenziale rimane quello multinazionale poco istituzionalizzato, ma rimane una certa preferenza alternativa (anche se a più bassa percentuale di congruenza e quindi di più d ifficile realizzazione) per un modello più istituzionalizzato, con cooperazione militare a partire dall'UEO. Al di sotto della sufficienza si situa anche il modello multinazionale europeo a l.'i)
egemonia singola nazionale o con direttorio, che così avvicina molto (come congruità) al modello confederale centrato attorno alla Comunità. Volendo essere più realisti del re, se ammettessimo che la cosiddetta strada CPE (integrazione politica a partire dal meccanismo della cooperazione politica comunitaria) è in realtà più vicina al modello multinazionale che a quello confederale. ciò potrebbe accrescere la simbiosi tra il modello CE (la) e il modello di Europa del direttorio (2b) , accrescendone d'altro canto anche le percentuali di congruità. È questa una ipotesi che meriterà qualche ulteriore riflessione in sede di analisi. Le strategie che più promettono di portare risultati sono quelle politiche (che puntano allo sviluppo di una identità europea nel campo della sicurezza, con alcuni problemi per quel che riguarda la CE) in congiunzione stretta però con lo sviluppo delle cooperazion i operativo-militari in ambito UEO.
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VI. LO SCENARIO EUROPEO DOPO LA CADUTA DEL MURO La situazione è in grande mutamento: l. Prospettiva di unificazione della Germania a breve scadenza - un PIL tra i 1350 e i 1450 miliardi di dollari, 1.175.000 soldati , quasi 8.200 carri armati. 1.320 pezzi di artiglieria pesante , 800 MRL, 3.200 AIFV , 5.200 APC , 1.600 carri leggeri, 1.200 pezzi di artiglieria pesante semovente, 4.300 sistemi missilistici anticarro, 500 cannoni anticarro. l. 700 mortai pesanti, 2 .700 cannoni antiaerei, circa 1.200 sistemi missilistici antiaerei dell 'Esercito, 106 sistemi missilistici terra-terra, circa 850 aerei da combattimento deli 'Aereonautica, altri 450 sistemi missilistici antiaerei dell 'Aereonautica, eccetera (dati: Military Balance 1989-90)
2. Drastica riduzione, e forse a breve scadenza anche completo ritiro , delle forze sovietiche stanziate nei paesi dell'Europa Orientale - obiettivo immediato, accettato da Gorbaciov, loro riduzione a 195.000 uomini (il Patto, nella zona A TIU, ha giĂ iniziato a ridurre unilateralmente 556.300 uomini, di cui 500.000 sovietici. 12.000 carri armati. di cui 10.000 sovietici, di cui 5.000 dall 'Europa orientale, 9.130 pezzi di artiglieria di cui 8.500 sovietici e 930 aerei da combattimento, di cui 800 sovietici) - Prima delle riduzioni I'URSS aveva in Europa Orientale circa 555.000 uomini , concentrati in Germania Orientale, Polonia , Cecoslovacchia e Ungheria. a fronte di circa 326.400 soldati USA, di cui 207.000 circa in Europa Centrale (RFG , Belgio, Olanda)gli USA si riservano di mantenere altri 30.000 uomini circa al di fuori dell 'Europa Centrale (ne hanno attualmente 27.900 in Gran Bretagna, 14.900 in Italia. 20.100 sulla VI Flotta - ma questi non dovrebbero entrare nel computo 1.600 in Portogallo , 8.600 in Spagna, 4.900 in Turchia , 3.300 in Grecia) 157
3. Importante riduzione delle forze americane in Germania - si parla di un livello minimo di circa 100.000 uomini nonché di altre forze della NATO in Germania Occidentale, come quelle canadesi (7. 100), francesi (55.400), belghe (26.600). olandesi (5.700) e britanniche (69.700) 4. Grande riduzione delle restanti forze nucleari di teatro, in particolare di quelle basate in Germania Occidentale nessuna modernizzazione dei sistemi missilistici Lance e loro ritiro entro il 1992/93 - probabile ritiro delle AFAP (artiglieria nucleare) dalla Germania, e forse anche dagli altri teatri europei, entro la stessa data; forte possibilità di un negoziato che concordi una ··terza opzione zero" limitata alle forze nucleari americane e sovietiche, con l'esclusione di quelle aeroportate - forti incertezze sul futuro del sistema missilistico terra/terra francese Hadès che dovrebbe entrare adesso in produzione (490 km. di gittata) A. ALCUNE IPOTESI
Tutto questo fa prevedere un mutamento profondo della situazione strategica in Europa e quindi anche delle alleanze e delle organizzazioni militari ad esse collegate. Si delineano varie ipotesi del tutto alternative rispetto a quelle attuali, e delle altre ipotesi che invece appaiono di tipo evolutivo. Ecco una possibi le lista: Ipotesi alternative: 1. neutralizzazione della Germania unificata 2. sistema di sicurezza collettiva in Europa, dall'Atlantico agli Urali (creazione d i una ··soprastruttura" della sicurezza europea) 3. sostituzione delle alleanze (NATO e Patto di Varsavia) con un sistema di sicurezza multilaterale a partire dal quadro della CSCE (Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) l 58
.4. progressivo indebolimento e disgregazione della Alleanza Atlantica e del Patto di Varsavia, senza la creazione di sistemi collettivi alternativi Ipotesi evolutive:
S. mantenimento della Germania unificata nella NATO, con accordi Est-Ovest (2+4 ?) sullo schieramento delle forze in Germania Orientale (e/o accordi sul livello complessivo e gli armamenti delle FF.AA. tedesche - e/o sulla creazione di zone o fasce geografiche smilitarizzate o a densità militare differenziata) 6. scioglimento o forte diluizione e profonda ristrutturazione della organizzazione militare della Alleanza Atlantica fine della NATO, ma mantenimento della Alleanza Atlantica come organismo politico euro-americano, sistema di garanzia ultima e organizzazione per il controllo degli accordi di disarmo 7. evoluzione di una identità politica ed economica europea occidentale (a partire dalla Comunità Europea), più integrata di quella attuale, con crescenti aspetti di sicurezza - e/o rafforzamento di esistenti sistemi di cooperazione bilaterale, come quelli tra Francia e Germania 8. evoluzione di una identità integrata europea occidentale nel campo della sicurezza (a partire inizialmente dall 'Unione Europea Occidentale) inserita nella Alleanza Atlantica e nella NATO 9. come sopra, ma indipendentemente dalla NATO e a sua sostituzione (pur con il mantenimento della Alleanza Atlantica) Più incerto, in ogni scenario (inclusi quelli a carattere evolutivo) è il futuro del Patto di Varsavia, per la sua diversa natura politica che lo ha fatto identificare con l'oppressione politica delle popolazioni dell'Europa orientale. Non è tuttavia possibile escludere una sua profonda trasformazione in senso paritario e l5Y
multilaterale e quindi anche il mantenimento di un sistema di a lleanze di sicurezza tra l'URSS e alcun i paesi dell'Europa Orie ntale, come in particolare la Polonia. R esta comunque aperta la possibilità di una revisione e del mantenimento degli accordi bilaterali di cooperazione nel campo militare e della sicurezza, esistenti tra I'URSS e i singoli paesi dell'Europa orienta le. Nel complesso quindi un quadro di grande incertezza. aperto a moltissime diverse evoluzioni. Tra le variabili più importanti possiamo rapidamente elencare: - il futuro della perestrojka (il .. punto di rottura" del consenso interno sovietico) - il futuro de ll 'Unione Sovietica come stato unitario - le reazioni orientali e occidentali all'unificazione tedesca - i naziona lismi e le crisi balcaniche il ritmo e l'importanza del processo di integrazione europeo occidentale - la continuità dell'impegno americano in Europa. In linea di massima, e sulla base di quanto è possibile ipotizzare oggi, le ipotesi "alternative" appaiono anche come le meno probabili, anche se la ipotesi 3 potrebbe realizzarsi parzialmente, arrivando a lla conclusione di una serie di accordi multilaterali di sicurezza tra E st ed Ovest in Europa che non sostituiscano le allea nze, o almeno non completamente ma che si sovrappongono ad esse. Tra le ipotesi "evolutive" invece il discorso è più complesso. perché esse non sono tu.tte necessariamente in contrasto l'una con l'altra, ma alcune di esse potrebbero almeno parzialmente coesistere . In particolare. l' ipotesi 4 sembra essere que lla perseguita attualmente da l governo di Bonn, ed è in discussione nei negoziati 2+4 (le due Germanie e le quattro potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale) di cu i è stato annunziato il varo alla Conferenza di Ottawa (febbraio 1990). Tuttavia. almeno da 160
parte occidentale, sembra esservi una pOSIZIOne di princ1p1o contraria all'idea di fase o zone smilitarizzate. anche se si è disposti ad accettare il principio di un non-dislocamento di truppe NATO nel territorio della Germanja Orientale. L'ipotesi 5 non è chiaramente descritta da nessuno. ma è in qualche modo adombrata dagli accenni ricorrenti a una maggiore "politicizzazione'· della Allenaza Atlantica, e ad un suo ruolo crescente nel campo del controllo degli accordi di disarmo. Essa è funzionale ad un ritiro completo o massiccio delle forze americane dall'Europa. L 'ipotesi 6 è sostenuta da una maggioranza dei governi europei occidentali, ma deve oggi fare i conti con la priorità che il governo di Bonn assegna all'unificazione tedesa - anche se lo stesso governo di Bonn si dice favorevole ad una tale evoluzione, secondo tempi ancora non ben definiti. Essa non sembra essere in flagrante contrasto con le due ipotesi precedenti. L 'ipotesi 7 è sostenuta da una minoranza di governi europei (e in particolare dalla Francia, che tuttavia sottolinea soprattutto l'importanza dei suoi accordi bilaterali con la Germania), ma non sembra essere attivamente perseguita, in questo momento. nell'ambito deli'UEO o in altri ambiti. Benché essa possa non essere necessariamente in contraddizione con le ipotesi 4 e 5, tuttavia potrebbero sorgere alcuni problemi aggiuntivi, sia in campo nucleare che per quel che riguarda la libertà di stazionamento delle truppe europee all'interno dell'area UEO. L 'ipotesi 8 è oggi fortemente minoritaria e impopolare, potrebbe creare grossi problemi per gli accordi di disarmo, e nel complesso appare come altamente improbabile.
B. lL QUADRO STRATEGICO-MILITARE Da un punto di vista più strettamente militare, il quadro strategico vede alcune evoluzioni positive e altre evoluzioni negative. 161
Evoluzioni positive:
l. il .. contatto diretto"' tra le FF.AA. sovietiche e quelle della NATO, in Europa, tende a diminuire rapidamente e, a lmeno tendenzialmente, a sparire sa lvo che a i due fianchi estremi di Nord Est e di Sud Est dello schierame nto NATO (Finmark e Caucaso) 2. il Pa tto di Varsavia sta rinunciando a l suo sch ie rame nto avanza to in Europa Centra le e sta riducendo le sue forze terrestri a l livello di quelle alleate occidentali presenti in Europa. Cala a nche il ritmo di produzione degli armamenti in Unione Sovietica, alme no per quel che riguarda i principali sistemi d'arma terrestri 3. vi è FF.AA. e urope i dottrine d ifesa di
una evoluzione ..difensiva'· delle dottrine delle de l Patto di Varsavia che, ne l caso di a lcuni paesi orienta li come l'Ungheria, arriva ad ipotizzare difensive nazionali orientate in modo generica a lla tutti i confini , e non solo di quelli ad occide nte
4. si delinea una crescente influenza politica e attrazione economica della Comunità Europea e dei paesi occidentali in genere sui paesi dell 'Europa Orientale. Evoluzioni negative: 5. instabilità inte rna e conflitti naziona listici in alcuni paesi de ll'Europa orienta le e in URSS 6. possibili contrasti tra le maggiori potenze economiche occide nta li , tendenze protezionistiche. scarsa solidarietà economica internazionale 7 ...dividendo della pace": i tagli dei bilanci e delle forze occidentali possono anticipare l'effettivo mutare degli eq uilibri e sottovaluta re i rischi della situazione
8. alcuni siste mi nucleari (successori del La nce, AFAP) e alcuni nuovi sistem i convenzionali (EFA ?) sono in forse: il "'d iffe renzia le tecnologico" goduto dalle forze della NATO 162
si no ad oggi potrebbe gravemente ridursi e scompanre 9. incertezze anche sul servizio di leva in molti paesi occidenta li (eccessive riduzioni?)
IO. crescita di nuovi tipi di minaccia ··da Sud". È d ifficile che queste nuove opportunità e questi nuovi problemi venga no percepiti tutti atto stesso modo dai vari paesi europei e dalle superpotenze: al contrario , è possibile che, se non altrimenti co ndizionati. i vari paesi finiscano per seguire priorità diverse e strategie dissonanti.
C.
LA RICERCA DELLA STABILITÀ
Alcune de lle condizioni chiave su cui poggia il processo di d iste nsione e di disarmo in Europa sono mutate o sono scomparse ne l giro di pochi mesi. N9n esiste più, ad esempio. un rapporto simmetrico tra le d ue alleanze ; la stabilità del blocco orientale è definitivamente compromessa; il ritiro dett'URSS dall'Europa Orientale ha ragioni del tutto diverse c non collegate ai negoziati in corso, e sarà probabilmente molto più rapido e comple to di quanto i negoziati stessi continuino ancor oggi a prevedere, la frontiera tra Est ed O vest non esiste più e la stessa U nione Sovietica sta vivendo un difficile periodo di assestamento interno che coinvolge ogni livello del suo sistema , da quello ideo logico-politico a quello istituziona le ed econo mico. In una tale situazione è difficile immaginare accordi multilaterali o tra ttati Est-Ovest che siano qualcosa di più di utili cinture di sicurezza, necessarie per accompagnare il mutamento c ridurne i rischi, ma incapaci di condizionarne seriamente la direzione. Ciò fa anche dubitare della tenuta, ne l lungo termine, di strumenti concepiti secondo logiche ed esigenze almeno in parte superate. Pensare ad esempio di basare la futura sicurezza e uropea su un sistema multilaterale di garanzie reciproche (che evolva dalla CSCE - la nostra ipo tesi 2), o anche sulla creazione 163
di una sorta di .. soprastruttura ·· multilaterale che gestisca i nuovi rapporti di forza in Europa, sembra scontare una premessa tutt'altro che certa. e cioè la rapida e definitiva stab;t;zzaz;one del nuovo quadro europeo ed Est-Ovest. Ogni sistema di garanzie multilaterali è tanto più stabile e credibi le quanto più sono stabili i paesi che lo compongono e i rapporti reciproci di forza tra le parti (a meno che. naturalmente. un tale sistema non sia organizzato attorno a una potenza egemone). In Europa, un tale sistema dovrebbe invece gestire i rapporti reciproci tra due superpotenze nucleari, di cui una oltreoceano e una in piena crisi interna, altre due potenze nucleari in relativo declino, una superpotenza economica in pieno rifiorire e con un grave problema di ridefinizione del suo status internazionale e una miriade di altre potenze con diversi problemi e percezioni interne e internazionali. Pensare che un tale sistema non si frammenti immediatamente in una serie di sotto-alleanze e di sistemi di assicurazione e di controassicurazione sembra un esercizio eli notevole ottimismo. Una volta iniziato un tale processo di frammentazione, in cui la politica delle alleanze (nel vecchio e tradizionale senso del termine) abbia preso il sopravvento sulle politiche di integrazione internazionale, è possibile tracciare ogni sorta di scenario negativo, di destabilizzazione ed anche di conflitto. Non è detto naturalmente che questa sia l'unica ipotesi possibile. Al contrario vi sono già oggi nel nostro sistema elementi che potrebbero inidirizzare la sicurezza internazionale ed europea in direzioni di maggiore stabilità.
0. LA MINACCIA DA SUD Oggi, il centro-Europa sta distensione, di evoluzione trasformazione economica. per più di quarant'anni ha 164
vivendo un intensissimo periodo di politica verso la democrazia e di Nel giro di pochi mesi un·area che visto (in tempo di pace) la massima
concentrazione di forze militan. ma diminuzione.
~ta
as istcndo alla loro
rapid i~si
Questi importanti sviluppi hanno in qualche modo distratto !"opinione pubblica da ciò che sta avvenendo ncll"area del M editerraneo. Malgrado alcuni fatti positivi. come la prosecuzione della pace tra Egitto e Israele. o la concl usione dcll"arm i tizio tra Iran e Iraq. qui si assiste invece alla prosecuzione di una vera c propria corsa al possesso di armamen ti sempre più sofisticati c pericolosi c dalla prosecuzione di complessi confl iti internazionali. alimentati anche dal crescere di fattori interni di destabilizzazione sociale ed economica. Un quadro sintetico della situazione mediterranea deve ottolincare quanto meno i seguenti punti: l. La popolazione dei paesi extra-comun itari del M ed iterraneo cresce ad un ritmo velocissimo. molto superiore a quello dei paesi della Comunità E uropea. Nel 1985. !"insieme della popolazione della Comunità Europea e dei paesi rivicraschi del Mediterraneo era suddivisa per il 6 1.5% nella CEE c per il 3K5ca- negli altri paesi del Mediterraneo (i paesi Mcditerraeni della CEE rappresentavano il 22.2 vr del totale). Nel 2000 la CEE scederà al 53.8'k e nel2015 ai -H.3% (c i paesi mediterranei della CEE andranno prima a120% c poi al IX. l c,). Ncl20 15 quindi 372 milioni di cittadini dei pae i rivieraschi del Mediterraneo si con trapporranno ai 333 milioni della Comun i tà E uropea (compresi i 127 milioni dci paesi mediterranei della Comunitfl). Quattro paesi in particolare. la Turchia. !"Egitto. !"Algeria e il Marocco. raccoglieranno da soli circa 270 milioni di abi tanti. Nel 2000 la popolazione oltre i 65 anni nei paesi della CEE avrà gia superato il IW'r. mentre negli altri paesi mediterranei sarà inferiore al 6% : tale differenza tende ad accrescersi. anche perché permarrà un divario di circa IO anni nella aspettativa media di vita nei due gruppi di paesi.
165
2. Il ritmo di crescita della produzione industriale e agricola dei paesi del Mediterraneo tende invece a diminuire nettamente. Per i paesi a più basso reddito. tra il 1965-80 e il 1980-87. esso è passato in media da quasi il 6%- a poco più del2% . e per i paesi a medio reddito da circa il6.4%- a circa il 3,5% . È diminuita in particolare la crescita del settore dell'industria. passando da un ritmo medio del 6* ali" 1.9<1é per i paesi a basso reddito. e da l 5.9* al 3.8* pe i paesi a medio reddito. 3. Cresce invece il debito totale esterno dei paesi del Mediterraneo. che nel 1987 arriva quasi a toccare i 200 miliard i di dollari (rispetto ai 120 circa del 1984). Il rapporto tra debito esterno totale e esportazioni totali di beni e servizi. che nel 1984 era circa 160. nel 1987 era salito ad oltre 218. 4. I Balcani, in particolare. sembrano divenire nuovamente uno di punti focali delle nuove possibili crisi. sia perché vi si manifestano gravi contlittualità nazionalistiche. sia per la debolezza e le incertezze del processo di democratizzazione. sia infine per il pesante ritardo e la debolezza economica di molte sue regioni. Vi è una fascia deirEuropa orientale. confinante con l'Europa occidentale e profonda poco più di duecento chilometri, dove si colloca la maggior pate della ricchezza e degli insediamenti industriali di quei paesi. Questa fascia. più facilmente integrabile con le economie forti della Comunità Europea è nettamente distinta dal resto di quell'area. dalla parte più orientale e meridionale di quei paesi. decisamente più povera ed arretrata. Vi è qui un nuovo dualismo. come quello tra il Nord e il Sud deirltalia. foriero di nuovi conflitti e di nuove crisi. che potrebbero essere accelerate dallo stesso riavvicinamento all'occidente.
5. L a Comunità Europea è il principale partner economico e commercia le dei paesi del Mediterraneo. Essa raccoglie quasi il 49%- del commercio dei paesi mediterranei e il 30* 166
di quello dei paesi del Goito (le percentuali analoghe degli Sta ti Uniti sono rispettivamente il 10.2 ~ e il 1 0.3 ~ . e quelle del Giappone sono il 2.89r e il 18.7% ). E naturalmente la Comunità è anche l'insieme di paesi che maggiormente investe l'insieme di paesi che maggiormente investe nel Mediterraneo (il tlusso di capital i e in vestimenti pubblici in quest'area da parte dei paesi comunitari. nel periodo 1984-87 ha sfiorato i 14 miliardi di dollari: di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra potenza industrializzata). 6. l principali stati del Medio Oriente accumulano una impressionante quantità di armamenti. L 'Egitto. con 441 aerei da combattimento. l'Iraq con 500. Israele con 577. la Libia con 509 e la Siria con 448 possono tranquillamente compararsi con i livelli dei maggiori paesi europei come la Francia (580) la RFG (459). la Gran Bretagna (553) o l'Italia (390). Ancora più impressionanti sono le cifre relative all'arma mento terrestre. come i carri armati. Qui i 2.425 carri delrEgitto. i -L500 dell'Iraq. i 3.850 di Israele. i 1.800 della Libia e i 4.050 della Siria contrastano in modo evidente con gli analoghi armamenti dell'Europa occidentale. dai 1.340 carri della Francia. ai 4. 973 carri della RFG. ai l. 170 della Gran Bretagna e ai l. 720 dell'Italia. 7. Ma il fattore più importante è costituito dal livello tecnologico di questi armamenti. l paesi del Medio Oriente c del Nord Africa dispongono ormai di aerei molto sofisticati. al vertice della tecnologia disponibile. come i cacciabombardieri americani F-15. F-16 e F-18. i sovietici M iG-27. MiG-29 e Su-24. gli europei Tornado. Mirage 2000 e Mirage F-1. Nel campo dei carri. a quelli acquistati direttamente da occidentali e sovietici. questi paesi aggiungono mezzi prodotti direttamente da paesi del Terzo Mondo. di qualità del tutto comparabile. come i Merkava israeliani o gli Osorio brasiliani (acquistati recentemente datrArabia Saudita). 167
8. Lo sviluppo tecnologico degli armamenti nell"area de l Mediterraneo ha acquisito una nuova dimensione missilistica. particolarmente minacciosa. poiché questi sistem i. a lunga gittata e eli crescente precisione. possono facilmente estendere la portata eli guerre loca li o regional i oltre i loro confini tradizionali (basti pensare al tentativo libico eli colpire l'isola eli Lampedusa con due missili balistici. fortunatamente conclusosi senza successo). Alcuni di questi paesi hanno sprattutto missili a raggio medio-breve. come i sistemi Frog-7 o Scuci-B. eli produzione sovietica (tra i 70 e i 300 km. di raggio d'azione). Altri tuttavia hanno già a disposizione missili a medio-lungo raggio. o ne stanno ricercando attivamente l'acqusizione. Così ad esempio si sospetta che l'Iraq abb ia atcuni missili sovietici SS-11 (raggio: 700 km. ). e questo paese. assieme con l'Egitto e l'Argentina. sta svi luppando un nuovo missile a medio raggio con una gittata tra gli 800 e i 950 km. L"Arabia Saudita ha acquistato dalla Cina dei missili CSS-2 dalla gittata eli 2.500 km .. e Israe le ha prodotto un missile con una gittata eli 1.450 km .. il Gerico II (ed ha a sua disposizione un missile utilizzato per l'i nvio di carichi in orbite extraterrestri. da cui potrebbe essere svil uppato un ordigno bellico eli gittata anche molto superiore . lo Shavit). Altri paesi del Terzo Mondo. come il Brasile. l'Indi a e T aiwan hanno a loro volta sviluppato missili a gittata medio-lunga. 9. L a tecnologia missilistica è resa più minacciosa dalla crescente proliferazione di armi chimiche e dalla minaccia di una proliferazione nucleare. Si ritiene che. a tutt"oggi. un solo paese di quest"area (Israele) abbia nel suo arsena le alcune testate belliche nucleari, ma altri paesi (come l'Iraq e il Pakistan) tentano di sviluppare capacità analoghe o (secondo alcuni nel caso del Pakistan) lo avrebbero già fatto. Capacità belliche nel campo delle am1i chimiche sono invece già esistenti in Iraq e in Iran. in Egitto e probabi lmente anche in Libia. se le in formazion i americane circa la fabbrica chim ica di Rabta rispondono a verità. L 'accoppia-
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mento tra l'arma ch imica o nucleare c il vettore missilisuco comporta un gravissimo aggravamento potenziale di ogni conflitto mediterraneo. ne innalza il livello di pericolosità e coinvolge direttamente l'insieme dei paesi della Regione nei rischi dei conflitti locali. L'insieme di questi fattori non è dunque fatto per rassicurare. Si delinea la necessità di ridefinire i parametri complessivi del la politica di sicurezza e di cooperazione europea e italiana. per tenere conto allo stesso tempo delle evoluzioni positive in corso in Europa e dello scenario più oscuro e minaccioso che si annuncia nel Mediterraneo. In primo luogo è probabi le una dimi nuzione della minaccia eserci tata dal Patto di Varsavia alla frontiera di Nord Est. mentre aume ntano le preoccupazioni relative alla stabilità complessiva dell"area mediterranea. inclusa quella danubiano-balcanica. I n secondo luogo è necessario gua rdare con maggiore attenzione agli svi luppi strategico-militari in corso nel l'area del Mediterraneo (Medio Oriente e Nord Africa). sia per tenere conto de l crescente potenziale demografico di queste popolazioni. ma anche per centrare eventuali minacce .. da Sud.. rese più pericolose dalla crescita quantitativa. e soprattutto qualitativa. degli arma menti. ivi incluse arm i di distruzione di massa (nucleari e/o chim iche) e nuovi vettori a lungo raggio sia missilistici che aerei (e la possibile ripresa della minaccia terroristica). Ne l complesso sembra di poter affermare che il quadro strategico vede il passaggio da una minaccia di alta intensità ma di probabilità re lativamente bassa, ad una minaccia di minore intensità, ma di probabilità più alta. Una seconda conclusione che sembra delinearsi è che il ruolo strategico italiano ed europeo sembra destinato acl accentuare impegni di gestione delle crisi (anche fuori dell'area coperta dal Trattato dell'Atlantico del Nord) rispeUo ai più tradizionali impegni difensivi in ambito NATO. 169
La terza conclusione. forse la più importante. è che si delinea la necessità di una politica di sicurezza integrata, che gestisca insieme elementi militari di dissua,sione e gestione delle crisi con elementi di carattere economico e sociale. E in effetti è soprattutto necessario evitare che l'insieme delle crisi interne ai paesi mediterranei. legate alla loro crescita demografica e ai loro probelemi di sviluppo economico. finiscano per accrescere oltre ogni livello di guardia l'instabilità interna di questi stessi paesi. rendendo impossibile ogni tentativo eli gestione pacifica dei contliti latenti. Non mancano segnali positivi. l Balcani, ad esempio. malgrado la loro attuale instabilità. vedono anch'essi il progressivo affermarsi di sistemi più democratici e l'apertura nei co nfronti dell'Occidente. Nel mondo arabo, il campo degli estremisti e dei radica li è oggi molto più ristretto di ieri. mentre acquistano peso ed importanza i paesi più moderati e filo-occidentali. La pace tra Israele ed arabi è ancora difficile. ma non è impossibile. ed è certo oggi più vicina di quanto non lo fosse ieri, anche grazie ai mutamenti sopravvenuti nel frattempo nella politica estera sovietica. Tuttavia tutti questi segnali positivi sono ancora fragili e soprattutto dipendono dalla possibilità di evitare il ritorno in forze. in tutta la regione. di forti fiammate nazionaliste. alimentate dal disordine interno e dall'insufficiente ritmo di sviluppo economico. Lo stesso alto livello degli armamenti è del tutto contraddittorio con le primarie esigenze economico-sociali di questi paesi. ma è coerente con l'aspettativa di una crescente instabilità del quadro interno e internazionale: l'obiettivo dovrebbe essere que llo di disinnescare una tale contraddizione. tentando di garantire all'area mediterranea migliori condizioni di svi luppo e più stabili rapporti internazionali. così da isolare e ridurre gli elementi di contlitto. Un simile programma richiede evidentemente la cooperazione delle due superpotenze. e in particolare l'impegno diretto 170
americano per avvtare ti processo di pace tra arabi ed tsraeltant. ma richiede anche un impegno crescente da parte della Comunità Europea. Si tratta in pratica di mobilitare per il Mediterraneo risorse grosso modo analoghe a quelle che dovranno essere mobilitate per l"Est europeo. secondo una traccia che è già stata indicata dal ministro degli Esteri italiano. De Michclis. che ha anche suggerito una cifra complessiva (per questa regione) eli circa 10-15 miliardi di dollari l'anno. Uno sforzo certo considerevole. che tuttavia non eccede lo 0.3%- del prodotto interno lordo comunitario. e che comunque dovrebbe essere coordinato e programmato in comune. così da accrescere l'importanza delle sinergie positive.
E.
IMPORTANZA E LIMITI DELLA NATO
Uno di questi e lementi è rappresentato dalla doppia e inscindibile combinazione Alleanza Atlantica/presenza militare americana in Europa. Come ha più volte notato nei giorni scorsi il Presidente americano Bush . la presenza militare degli USA ha un suo inerente ruolo stabilizzante in Europa. che tende a rassicurare sia gli europei occidentali che quelli orientali di fronte a lla portata del mutamento (e forse anche i sovietici). Bisogna però a nche essere consapevoli dei limiti di questa presenza. Essa. ad esempio: l. può contribuire a ridimensionare la percezione di una nuova .. minaccia germanica·· sull'Europa. tuttavia non può essere intesa come strumento di ··controllo .. o di limitazione della sovranità della nuova Germania. Le truppe USA in Germania Occidetnale non dipendono da accordi relativi allo speciale ..status" di potenza vincitrice. ma da semplici accordi paritari di alleanza. e né la Alleanza Atlantica né gli USA avrebbero alcun titolo per restare in Germania (fatta eccezione per Berlino) se i tedeschi non accettassero volontariamente e non richiedessero tale presenza; 2. la NATO può utilmente svolgere un ruolo Centrale di l7l
consultazione e anche di co-decisione tra amercani ed europei occidental i. tuttavia un tale ruolo. reso possibile dalla esistenza del ..collante .. militare della A lleanza. non può a sua volta sostituirsi ad esso. ln altri termini. la NATO funziona egregiamente come perno attorno a cui ruotano le relazioni euro-americane perché esiste un comune interesse europeo ed america no a mantenere in piedi questo sistema di alleanza militare c di sicurezza. Ovc quest'ultima dovesse consumarsi cd en trare in crisi. la NATO perderebbe tutta la sua attuale capacità di gestione e riduzione delle divergenze atlantiche: 3. la NATO può utilmente svolgere un ruolo chiave nel controllo degli accord i dì disarmo. tuttavia non può sopravvivere alla ..scomparsa dell"avversario ... I n altri termini. la giustificazione principale della NATO. la sua ragion d'essere. è nel fatto che essa. mantenendo una presenza militare conti nuativa americana in Europa bi lancia in qualche modo la presenza geo-strategica sovietica sul continente europeo. Tuttavia questo significa anche che vi è una sostanziale differenza dì interessi e quindi anche una potenziale minaccia. tra l"URSS e i paesi europei occidentali. Ove questa differenza di interessi non fosse più riconosciuta. o il sistema politico-strategico europeo dovesse abbandonare le vecchie linee divisorie ideologiche c di sistema politicoeconomico ancor oggi esistenti. la NATO stessa non avrebbe più modo di esistere come sistema multìlaterale e si fran tumerebbe in una serie di alleanza bilaterali (con gli USA. ma anche con l"URSS): 4. la NATO infine ha svolto anche un suo utile ruolo dì limitazione della corsa agli armamemi dci paesi europei occidentali (così come il Patto di Varsavia ha limitato la crescita indiscriminata degli armamen ti dci paesi europei orientali). Essa ad esempio ha certamente contribuito ad assicurare il successo. in Europa. della politica di non proliferazione nucleare. È possibile che tale ruolo della 172
NATO pos a continuare anche in futuro. tuttavia c~so potrà essere reso molto più difficile ed incerto da una eventuale de-nuclearizzazione delle forze americane in Europa o di interi paesi (come la Germania). In altri termini. la riduzione delle forze nucleari di teatro in Europa deve riuscire a mantenere in vita credibili opzioni di dissuasio11e estesa e flessibile a protezione dell'Europa. per evitare che. col tempo. l'opzione nucleare nazionale dei singoli paesi eu ropei divenga nuovamente attuale. In conclusione quindi la NATO è c resta uno strumento utile ed indispensabile per garantire la tabilità dell'attuale sistema di sicurezza in Eu ropa. ma non può servire di assicurazione contro il mutamento del quadro politico europeo e delle percezioni internazionali e di sicurezza dci vari stati europei. In realtà è difficile immaginare un sistema di sicurezza europea stabi le che non poggi su solide basi politico-istituzionali europee: in altri termini. solo uno stabile sistema politico europeo può fornire le fondamenta per uno stabile sistema di sicurezza. Ma è altrettanto difficile immaginare un istema stabile che abbracci tutta l'Europa dall'Atlantico agli Urali. per tutte le ragioni che, direttamente c indirettamente, abbiamo già elencato in precedenza. a meno di non scivolare direttamente nell'utopia. ignorando vo lutamente i fattori di tensione. le enormi differenze politiche economiche e militari. gli interessi divergenti. che tutt'ora costituiscono il tessuto dci rapporti inter-europci su scala continentale. Dobbiamo dunque immaginare una costruzione di sicurezza differenziata, a partire da nuceli più omogenei. E il nucleo più importante. quello che probabilmente. con la sua evoluzione. giocherà un ruolo determinante per il futuro dell'Europa. è quello europeo occidentale (variamente configurato nell'EUROGRUPPO o neii'I EPG. nella Comunità E uropea c ncii'UEO. attorno ad un nculeo consistente di paesi europei occidentali). 17~
VII. SCHEMI Di INTEGRAZIONE EUROPEA La cooperazione europea occidentale nel ,c ampo della sicurezza non è una novità. Può essere tuttavia utile ripercorrere rapidamente alcune delle sue realtà principali. aggiornando il quadro che avevamo già tracciato in precedenza. La NATO fornisce agli europei occidentali un quadro altamente complesso e articolato di integrazione delle forze militari, il cui elemento più evidente è costituito dalla AMF (la forza mobile a disposizione di SACEUR) e dagli stessi Alti Comandi integrati. ma che arriva sino alla inter-operabilità e qualche volta alla standardizzazione dei materiali e delle procedure. Una nuova forza integrata (la NCF- NATO Composite Force) è oggi prevista per rinforzare la frontiera Nord-Est in Norvegia. Si discute di altre forze integrate per lo Jutland e per il territorio di competenza del NORTHAG. in Germania/ Danimarca. Esiste una forza navale permanente integrata nell'Atlantico (STANAVFORLANT) e una forza navale integrata ··su chiamata " per il Mediterraneo (NA VOCFORMED). che recentemente ha visto anche una partecipazione navale tedesco-occidetnale. Esiste altresì una forza navale integrata per contromisure mine nelrarea della Manica (STANAVFORCHAN). In cielo, oltre alla componente aerea della AMF. la NATO sta integrando e sostituendo la vecchia struttura NADGE (un sistema integrato di radar per difesa aerea, basati a terra, a copertura dell' intera frontiera orientale dell'Alleanza) con il nuovo sistema ACCS (Air Command and Control System). che include anche 18 aerei E-3 A WACS, e che integrerà, a partire dal 1991, sia la sorveglianza aerea e radar che tutto l'insieme delle operazioni aeree, di intercettazione. contro-aviazione e appoggio tattico. I l quadro NATO serve altresf come base per una larghissima serie di accordi bilaterali e multilaterali di assistenza reciproca tra 175
alleati. sia in settori operativi che in ~ettori tecnologici. industriali. delle comunicazioni. dclrintelligcncc. eccetera. Alcuni paesi. come la Francia. la Spagna e in misura e forma diverse la Grecia e la Turchia mantengono rapporti particolari con la struttura alleata. Tuttavia la Francia in particolare mantiene notevolissimi legami con la struttura della NATO. anche se fom1almen tc non ne fa parte. L 'accordo Lemnitzer/Aillercr del 1967 c quello Valcntin/Farber del 1974 assicurano la cooperazione ope rativa nell 'arca del CENTAG. L a Francia partecipa al NADGE. al CEPS (il sistema europeo di oleodotti) e al CA PS (i l sistema di pianificazione degli aramamcnti convenzionali). Accordi come quello Younger/Giraud del 1987 as ·icurano il transito eventuale di rinforzi sul territorio francese. L a Spagna. da parte sua. ha anche mantenuto il suo posto nel DPC c nel NPG (il gruppo per la pianificazione nuclea re). L 'UEO è sostanzialmente un .. forum .. che viene attivato a seconda della convenienza politica. quando la NATO non appare abbastanza europea o quando le altre istituzioni europee non hanno le competenze necessarie ad occuparsi di difesa e sicurezza. Per quanto spesso in grave crisi di debolezza. si è spesso rivelata un 'istituzione utile. e potrebbe se rvire come utile strumento di transizione verso una politica comune europea della s1curezza. L"origine storica delrUEO è nel Trattato di Bruxelles del 19~8 (tra Gran Bretagna. Francia e paesi del Bcnclux). che anticipò in Europa la costituzione dello SHAPE della NATO (il quarticr generale integrato per la difesa dell"Europa). Dopo il fallimento della Comunità Europea di Difesa. nel 1954. lo stesso anno gli Accordi di Parigi allargarono il vecchio Trattato all"Italia c soprattutto alla Germania Federale. c diedero ali"UEO un ruolo di con trollo del processo di riarmo della Germania e un ruolo di integrazione della RFG nella NATO. Dopo un a certa utilità politica deii"UEO per mantenere la G ran Bretagna in Europa malgrado il veto francese sul suo accesso alla Comunità. il primo piano di rivitalizzazionl.! dcii"UEO fu del 1973
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e porta il nome del francese Jobert. L a cosa aveva un chtaro sapore anti-americano e non ebbe alcun successo. Nel 1983/84 un nuovo tentativo venne iniziato da Mi!lcrand (e appoggiato dall'I talia) per cercare di dare maggior voce ad una Europa resa esitan te e timoro a dalle grandi iniziative strategiche del Presidetne Reagan. La Dichiarazione di Roma dell'ottobre 198-+ collegò strettamente il rilancio deii'UEO alla Alleanza Atlantica. Ma infine I'UEO non riuscì neanche a coordinare una risposta europea comune all'invito degli USA a partecipare al programma di ricerche SO l (soprartutto perché gli USA si opposero in tutti i modi a un tale sviluppo). Nell'ottobre 1987, dopo lo schock politico subito dagli europei in seguito al Vertice di Reykjavik del novembre 1986 (che aveva ancito la opzione ··doppio zero .. in Europa) I'UEO riuscì ad approvare, su iniziativa del francese Chirac. una Piattaforma sugli interessi di sicurezza europei: una sorta di chiara e ben formulata "carta di identità .. dei principi della sicurezza europea, politici, convenzionali e nucleari. Ed infine, sempre nel 1987. I'UEO fornì la sede diplomatica e istituzionale più adatta per coordinare le iniziative c l'attività europea nel Golfo, durante la crisi legata alla guerra Iran/ I raq: ma il coordinamento si fermò sulla soglia di vere e proprie azioni collettive, che non vennero intraprese, malgrado la partecipazione all'impresa da parte di tutti i paesi detrUEO (inclusa una partecipazione finanziaria lussemburghcse e l'invio di navi tedesche nel Mediterraneo per compensare la partenza di quelle italiane e americane). L'UEO oggi ha ufficialmente rinunciato ad ogni compito di controllo sulla Germania, e non ha quindi una sua vera ragion d'essere, se non l'esigenza. genera lmente sentita da tutti i suoi partecipanti, di servire come eventuale ..culla·· di un sistema o di una politica difensiva integrata europea occidenta le. Che questa esigenza abbia una sua importanza reale è in qualche modo dimostrato dal fatto che, nel 1988. Spagna e Portogallo hanno
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sentito la necessità di entrare nella organizzaz1one (e che 11 desiderio di fare altrettanto è stato espresso anche dalla Grecia e dalla Turchia). Nel 1988/89 I'UEO si è pressocché paralizzata su un conllitto di opinioni tra Gran Bretagna c Francia circa la sede del suo segretariato (attualmente a Londra: doveva e sere spostato o a Parigi o a Bruxelles- la decisione è attualmente so'>pesa e rinviata al 1992). Dietro tale conflitto vi era il problema del rapporto futuro tra UEO c NATO, che i britannici volevano risolvere nel senso di una maggiore integrazione. Una eventuale crisi della NATO, o il coagularsi di un maggior consenso europeo sulle scelte di sicurezza potrebbero dunque riscoprire ancora una volta utilmente questa ··organizzazione di riserva" dell'Europa, che continua ad esistere c a funzionare anche e sopranutto quando le altre più solide e importanti istituzioni eu ropee sono paralizzate. Sia la Commissione che la Cooperazione Politica (CPE) sono state coinvolte in decisioni di sicurezza. malgrado i limiti fissati dal Trattato (art. 223 che permette !"esclusione dal Mercato Comune dei prodotti di vitale intere e strategico). ·oJo in parte rivisti daii"Ar t. 30(6) deii"Atto Unico Europeo del 19H5 (gli "aspetti politici cd economici della sicurezza··). I n particolare la Commissione ha fatto i primi pa'>si per abbozzare una cooperazione (o al limite una integrazione) con I"IEPG. i l gruppo europeo per i progarammi di armamenti (\Cdi più avanti). il quale d"altra pane in un suo rapporto del 19~6 c-·vcrso un·Europa più forte··) suggeriva appunto una maggiore integrazione operativa e una sorta di mercato unico interno europeo degli armamen ti. L a cooperazione politica a\ent già S\Olto un ruolo di coordinamen to eu ropeo in occasione della prima fase della CSCE. c ha visto rinnovato un ruolo politico della Comunit~t verso !"Est quando il Vertice a Sette di Parigi del 19H9 ha incancato la 178
Comm issione di coordinare la politica occidentale di aiuto verso la Polonia e l 'Ungheria - tale mandato è stato successivame nte allargato anche alla Cecoslovacchia e ai paesi europei dell'Est. Recentemente il Segretario di Stato americano Baker ha in qualche modo riconosciuto la crescita di ruolo politico internaziona le della Comunità e in particolare della Commissione. proponendo la istituzione di un meccanismo istituzionale di raccordo tra la Com missione e il governo di Washington. Nel frattempo la cooperazione politica ha accresciuto la sua istituzionalizzazione mediante la istituzione di un apposito Segretariato . Le discussioni su problemi di sicurezza sono tuttavia rese difficili dalla opposizione di tre stati (Grecia. Danimarca e Irlanda). almeno a livello formale. Esse tuttavia continuano a livello informale. L'operazione più evidente di cooperazione multilaterale europea è stata quella già citata del Golfo nel 1987/88. Tuttavia non è stato un caso del tutto isolato: vedi ad esempio la posizione comune assunta dalla Comunità nei confronti deii"Argentina all"inizio della crisi delle Falklands. Vi è chiaramente un crescente interesse europeo nei confronti di tali crisi. dimostrato anche dalrapprontamento di forze mobili eli pronto intervento un po' in tutti i maggiori paesi. con !"eccezione della RFG (per supposte ragioni costituziona li ). Tra le cooperazioni europee fuori area si può ancora citare la decisione di contribuire alla Forza Multinazionale nel Sina1. l'invio della Forza Multinazionale a Beirut nel 1982/83. l'operazione di sminamento del Mar Rosso nel 1985. Anche nel campo della cooperazione industriale nel settore deg li armamenti non si registrano grandi novità. ma sopratutto il tentativo di passare da grandi cooperazioni multilaterali su singoli progetti (come il Tornado) al lancio di numerosi progetti integrati coordinati o addirittura al varo di un vero e proprio Mercato comune europeo degli armamenti.
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L'istituzione più attiva in questo campo è riEPG. fondata nel 1976. che abbiamo già citato. e di cui abbiamo notato i possibili legami e le possibili sinergie con la Comunità Europea. Nel 19~~ questa istituzione ha com inciato a rafforzarsi (ad esempo creando un proprio piccolo segretariato permanente. basato a Lisbona). Tra i suoi programmi citiamo ETP (programma di tecnologia europea per la ricerca e lo sviluppo) e soprattutto EUCLID. un programma che cerca di replicare per le produzioni militari il ruolo che EUREKA sta avendo per il mercato civile.
È inoltre necessario citare ancora la coopera-;.io11e tra11co-redesca. che ha le sue basi formali nel Trattato delrEiiseo del 1963 e che è servita di base alla reintegrazione operativa delle forze francesi con quelle NATO anche dopo ruscita della Francia da questa organizzazione. Tale cooperazione ha avuto i suoi alti e i suoi bassi. ma non si è mai interrotta anche se ha avuto momenti particolarmente difficili quando si è trartato di conciliare la dottrina strategiconucleare della Francia con gli interessi tedeschi e della NATO. Nel 1982 venne costituita una Commissione sulla sicurezza e la difesa che. nel 1987. ha dato vita a un vero e proprio Consiglio di Difesa e Sicurezza franco-tedesco. Tra le decisioni p1ù interessanti vi è stata la costituzione. nel 1987. di una brigata mista franco-tedesca destinata ad operare in Germania. praticamente in ambito NATO. Un a ltro caso. formalmente meno chiaro. è quello della
coopera;;ione nel Medi!erra11eo Occidemale. tra Francia. Spagna e Italia. Essa tuttavia non ha nulla di trilaterale. ma è la somma di una serie di rapporti di cooperazione bilaterale tra i tre paesi. Tra le evoluzioni più interessanti vi è la cooperazione nel programma per il satellite Hélios. per la copertura ottìca del Mediterraneo e del Nord Africa (altre collaborazioni potrebbero essere possibili se tutti c tre i paesi si doteranno di aerei A W ACS nazionali). Dei vari rapporti bilaterali quello più importante è probabilmen-
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te quello franco-spagnolo (a parttre da !raccordo Hernu/Serra de l 1983). e quello tra Francia e Italia per i l pattugliamento e la sorveglianza aero-navale dalle basi di Mont Agel e Andora. L"ltalia ha proposto alla Spagna di studiare la fattibilità di una brigata mista. La cooperazione timtco-britannica. oltre acl accordi convenzionali come quelli già citati in precedenza in ambito NATO. è interessante soprattutto per i suoi svi luppi in campo nucleare. spesso studiati e anche auspicati. che ora forse sembrano avviati a maturazione con lo studio congiunto di un missile a medio raggio aria-terra. Un tale sistema. se sviluppato. potrebbe fornire la base tecnico-operativa per una maggiore cooperazione e torse anche integrazione tra le forze sub-strategiche dei due paesi. Nel complesso. questo quadro mostra una grande centralità. ma anche una certa ambiguità della Francia. e una notevole incertezza degli europei in genere. legata probabilmente al fatto che la maggiore cooperazione avviene in realtà nella NATO. attorno agli americani e in gran parte grazie al ruolo centrale da essi ricoperto. mentre le iniziative europee o si scontrano con l"ostilità americana oppure si collocano relativamente ai margini della problematica principale. Da un punto di vista delle competenze. i l centro delle iniziative europee di difesa e sicurezza dovrebbe essere l"UEO. tuttavia dobbiamo anche notare come la stessa UEO sia stata più vo lte esautorata. non solo dalla NATO (ad esempio per quel che riguarda il comando delle forze in Europa). ma persino dagli stessi europei occidentali che hanno preferito discutere multilateralmente di cooperazione nel campo industriale e degli armamenti all"interno deii'EUROGRUPPO o nell"lEPG. appositamente creato per questo (e oggi anche nella Comunità Europea). Ciò dice qualcosa sulla effettiva importanza detrUEO: utile come strumento ··di riserva·· essa non è mai stata. e probabilmente non sarà mai al centro de l processo di integrazione europeo. l n sintesi potremmo dire che ad essa mancano gli USA. IRI
presenti nella NATO. ovvero le manca la flessibilità prat1ca deii'IEPG. ma sopra tutto essa non ha le ambizioni politiche e la natura sovranazionale della Comunità Europea: come alleanza di sicurezza rischia di essere insufficiente e come istituzione europea è troppo debole. È tuttavia interessante notare una proposta. avanzata dall'attuale Segretario Generale delrUEO. Van Eekelen. di costituire unità europee miste che potrebbero esse re s ta nziate anche in Germania Orientale (senza dipendere direttamente dalla Bundeswehr e senza essere parte integrante delle forze NATO). La collocazione definitiva di una politica integrata europea d1 sicu rezza e difesa si collocherà però essenzialmente tra laNA TO e la Comun ità Europea. a seconda degli scenari possibili: ma l' UEO può rendere più facile tale evo luzione. se rve ndo di ponte per facilitare il passaggio dalla situazione attuale a quella futura.
Vlll. PROSPETTfVE In questa situazione è probabile una diminuzione della minaccia esercitata dal Patto di Varsavia in Europa. mentre aumentano le preoccupazioni relative alla stabilità complessiva dell·area danubiano-balcanica. In secondo luogo è necessario guardare con maggiore attenzione agli sviluppi strategico-militari in corso nell"area de l Mediterraneo (Medio Oriente e Nord Africa). sia per tenere conto del crescente potenziale demografico di queste popolaz1oni. ma anche per centrare eventuali minacce ··da Sud·· rese p1ù pericolose dalla crescita quantitativa. e soprattutto qualitativa. degli armamenti. ivi incluse armi di distruzione di massa (nucleari e/o chimiche) e nuovi vettori a lungo raggio sia missilistici che aerei (e la possibile ripresa della minaccia terroristica).Ne l complesso semba di poter affermare che il quadro strateg1co vede il passaggio da una minaccia di alta intensità ma di probabilità relativamente bassa, ad una minaccia di minore intensità, ma di probabilità più alta. Una seconda conclusione che semba delinearsi è che il ruolo strategico europeo sembra destinato ad accentuare impel!ni di gestione delle crisi (anche fuori de ll'area coperta dal Trattato dell'Atlantico del Nord) rispetto ai più tradizionali impegni difensivi in ambito NATO. In terzo luogo dobbiamo constatare come il processo eli controllo degli armamenti. se p rosegu irà secondo le linee tracciate a Vienna in sede CFE e CSCE. sembra ind1rizzarsi verso un ridimensionamento di quelle componenri più tradizionalmente legate ad un contlitto europeo (come le forze corazzate). senza peraltro ridurre l'esigenza di una crescente sofisticazione tecnologica delle Forze Armate ne l loro complesso. Questa tendenza . unita alla constatazione del rapido declino del germo di leva (particolarmente sensibile proprio in Italia. dove abbiamo un
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calo di più del 30%- nel corso dei prossimi dieci annt ). spmgono 1n direzione dì Forze Armate meno numerose. con più alte aliquote
di personale volontario a lunga ferma. e a più alto contenuto tecnologico. Di per sé questi svi luppi non comportano una riduzione delle spese per la Difesa. U na maggiore aliquota di , volontari e una maggiore enfasi sull'ammodernamento tecnologico. suggeriscono al contrario un incremento delle spese complessive (in particolare di quelle così dette ..discrizionali" ). anche se possono far ipotizzare FF.AA. più piccole e quindi una diminuzione delle spese cosiddette .. obbligatorie··. E infine. dal punto di vista dello sce nario internazionale. dobbiamo notare come questo diverso quadro strategico comporti se non altro una revisione dei rapporti e degli impegni alleati . poiché è notevolmente innovativo nspetto al quadro tradiziona le della NATO. L a solidarietà automatica o semiautomatica ga rantita dalla Alleanza non si app lica infatti né alle crisi fuori area né agli impegni di gestione delle crisi. ed è difficilmente conciliabile con la risposta a minacce di bassa intensità. Tutto ciò non esclude la necessità del mantenimento
della Alleanza, ma ne diminuisce l'utilità e comunque suggerisce la necessità di elaborare nuovi strumenti multilaterali di solidarietà militare. in ambito europeo ed atlantico. In Europa peraltro. per alcun i versi . la situzione attuale sembra destinata a riproporre schemi antichi di equilibrio tra le varie potenze impegnate sul continente. secondo moduli nazionali e unilaterali che sembravano essere stati del tutto superati. Per altri versi. sembra riproporsi oggi. a più di quarant'anni di distanza. la situazione politica precedente gli accordi di Y alta e di Potsdam, quando le potenze vittoriose dovevano accordarsi sul futuro degli equi libri europei. Bisogna tuttavia fare molta attenzione a questi parallelism1. come a molti altri parallelismi oggi in voga. che collegano la crisi sovietica a quella di altri imperi multinazionali del passato. come
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quelle asburgico o quello ottomano. Malgrado tutto. difficilmente la storia si ripete. Molte cose sono profondamente diverse oggi da ieri. e influenzeranno qu indi il risultato finale dei mutamenti in atto . Innanzi tutto è diversa I"URSS che. pur vivendo un periodo di grave crisi e di enormi trasformazioni politiche interne, resta una superpotenza nucleare e la maggiore potenza continenta le eurasiatica. Ma soprattutto è diverso !"Occidente. dove il sistema internazionale si è strutturato attorno a importanti organismi di gestione e di integrazione, che vanno dal Vertice dei sette paesi più industrializzati alla stessa Comunità Europea. consentendo modifiche meno traumatiche e m ultilaterali del quadro complessivo d i riferimento. senza passare attraverso il tentativo (probabilmente futile. e comunque pericoloso) di imporre con la forza un quadro di stabilità e di immobilismo. La cooperazione europea nel campo della sicurezza può dunque avvenire in molti modi e collocarsi in molti diversi ambiti. La scelta tra l'uno e l'altro può raramente essere programmata con largo a n ticipo, e segue piuttosto l'opportunità politica o la pressione degli eventi. Il risultato complessivo. tuttavia. è abbastanza caotico. malgrado la ch iara esistenza di u n interesse comune europeo a svi luppare tale cooperazione. E i frutti sono inadeguati alle aspettative e forse anche agli sforzi compiuti. In grande sintesi. un modello di sicurezza europeo integrato può defin irsi a partire da una p rima distinzione eli massima: A. in presenza di un impegno continuativo americano in E uropa (e quindi con una sostanziale "leadership·· americana nel campo della sicurezza) B. a fronte di un collasso della presenza americana in Europa o com u nque di una sostanziale rinuncia america na ad esercitare una funzione di leadership.
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L a prima ipotesi è anche que lla meno traumatica. perche tpotizza una sostanzia le continuità de l modello attuale. sia pure anraYerso eventuali mutamenti (di cui il più interessante è il cosiddetto .. modello speciali~~ato·· o anche del pilastro europeo nella Allean~a
Atlamica).
La seconda ipo tesi è invece più complessa. e può aprirsi sia ad ipo tesi ··paneuropee·· di sicurezza (e in genere a tutte quelle ipotesi che avevamo definito ··altematil·e·· rispetto al la situaztone attuale). sia ad ipotesi di integrazione europea dt ttpo difen. ivo enza gli USA. che tuttavia restano ancora piuttosto tmprobabtli e indistinte (e che potrebbero assumere ma_!!giore ~o~tanza solo in presenza di un forte acce leramento del processo politico ed economico di integrazione europea - si tratterebbe. in tal caso. <i t un a vera e propria ipotesi di passaggto concordato delle
responsabililà dilensh·e daglt U!)A all'Europa). Tutte queste alternative sono rese in qualche modo più co mpl e~ se. e vengono accelerate dal crollo de l sistema poltttco e dt sicurezza del Patto di Varsavia - anche se tale crollo contribuisce ad accrescere la sicurezza complessiva del sistema. A questo stadio tuttavia il problema sembra essere anche di tempi relativi delle trasformazioni in atto. nonché delle percezioni collegate con tali mutamenti. Vi è cioè un .. tempo .. della riforma in Unione Sovietica e sembra esse rvi un .. tempo" diverso. molto più acce lerato. dei mutam enti in Europa orientale e in alcune repubbliche .. periferiche .. deii'U RSS. Fino a che tutto questo si limita a trasformazioni di ordine politico interno. le discordanze tra i due .. tempi" possono essere gestite con relativa tranq uillità. T uttavia il problema diviene molto più complesso e delicato quando le trasformazioni interne intluenzano la politica internazionale e i l quadro complessivo della sicurezza Est-Ovest. È qui che si pone il problema tedesco. In ogni scenario il tentativo è q uello di rafforzare i legami europei della Germania Federale. mentre alcuni scenari (ivi incluso quello speciali;:ato) puntano a fare de ll a Comunità
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Europea un plll conststcntc tnterlocutorc mtermiZlonale. 111 grado di contribuire attivamente a incanalare c !!Ll tdare il p rocesso di trasfo rmazione in arto ad Est. lavorendo una fuoriuscita di questi paesi dalla loro attuale crisi economica senn rinunciare ad un accresciuto pluralismo politico. e nello ste~'o tempo garantendo. nei confronti deii"L'R~S. una etticacta limitazione delle spinte unilaterali e de- tabilizzantt . Risu ltati importanti. anche se torse meno duraturi. potrebbero essere assicurati anche in uno scenario parzialmente alternativo rispetto a quello attuale. ad esempio graz1e alla conclus1one positiva di un certo numero di negoziati in cor!'o (in particolare i negoziati CFE e quelli START) e magari anche ad una ripre~a solenne del processo CSCE (auspicata pubblicamente a Roma dal presidente sovietico). T urto questo tuttavia non potrà che avere una funzione sussidiaria a fronte dell"elemento cardine clt stabilità che potrebbe invece essere assicurato da una ma?giore integrazione e iniziativa europea occidentale. Nessun accordo d1 disarmo infatti. e neanche un accordo che ribadisca e raftorz1 1 principi ge nerali sanciti nella Carta di H elsinki del IY75. è in grado di sopravvivere ad un mutamento prolondo e rad1cale delle sue fondamenta politiche e eli consenso come quello che !'l sta attualmente ve rificando in Europa orientale (e rorse nella stessa U RSS). se non vengono individuati altn sostanziali elementi di stabilità .
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lX. UN lV/O DELLO EUROPEO SPECIALIZZATO Il modello specializ.':.ato si associa con un alleggerimento significativo della tensione militare tra Est ed Ovest in Europa e con una importante riduzione degli armamenti. ma sconta il mantenimenimento della Alleanza Atlantica e della presenza militare americana in Europa. sia pure in quantità più ridotte rispetto alle attuali. In questo modello. la cooperazione europea in materia di sicurezza avrebbe quindi la possibilità di svilupparsi in modo evolutivo. assumendo progressivamente maggiori ruoli e un posto più importante nel sistema complessivo. sino a definire una nuova "architettura'" della stessa Alleanza (a due ··pilastri .. ). Naturalmente tuttavia quando indichiamo la sua natura ..evolutiva·· non possiamo nasconderei il fatto che un tale risultato comporta alcuni importanti "salti qualitativi ... e che quindi un tale modello non scaturisce naturalmente dalla situazione attuale (che potrebbe invece evolvere verso una certa frammentazione e dare luogo a una delle ipotesi da noi definite .. alternative"): esso richiede quindi importanti decisioni politiche e una continua volontà comune di portarlo a compimento. La distensione e il processo di riduzione delle forze così ra pidamente avviatosi nel 19H9 forniscono agli USA l'opportunità per una riduzione graduale. negoziata e relativamente stabile. dei suoi impegni convenzionali e nucleari in Europa: a sua volta tali riduzioni muterebbero in modo importante i ruoli rispettivi americani ed europei all'inte rno della Alleanza. Ciò non contrasta necessariamente con il mantenimento di un ruolo preminente (di leadership) americano atrinterno della Alleanza. soprattutto se gli USA continue ranno a dimostrare la crescente disponibilità nei confronti della Comunità Europea e della cooperazione europea in materia di sicurezza che è stata più volte affermata. m questi ultimi mesi. dalla amministrazione Bush. 189
l n un tale quadro. la responsabilità e Il ruolo pnnc1pali d1 una identità europea all"interno del quadro della Alleanza potrebbero esse re quelli di permettere il ra)!)!I Un!llmento d 1 una certa speciali;:a:ione di ruoli tra i van alleati. Oue'ta non è certo un "idea nuova (è ad esempio contenuta anch~. C()me o biettivo ti! lungo termine. nel rapporto sul Burden-Shann)! approvato dal DPC nel dicembre IY8~) e nella :-ua torma p1u semplice ~ ll!!~ensce che alcuni paesi si concentn no d1 preferenza '-li determinate arce di interesse strate)!ICO e '-li tletermmati ru<'ll militari dove hanno un va nta~gio comparalO. Nnturalmente pero questo comporta anche un impegno colletli\O eh lungo penodo alla ditesa co llettiva. perché tali scelte potrehbero \huancwn· 1 singoli mo delli nazionali d i dife:-a. e hanno 'en'o . . olo alrm ternn di un modello collettivo. ma~giore
Sino ad oggi. apparentemente. la NATO non è riusc1 1a a supe rare le diffidenze naziona li ne1 contron t1 d1 una pn1 accentuuta specia lizzazione. for~e anche per la )!nt nde differenza di sca la esistente tra gli USA e gli altri alleati. e pe r la percez1ont' di una differenza strutturale di mteressi tra Europa e Amenca che potrebbe. prima o poi. assumere una importanza strate1Zica per le potenze minori. Un tale proce~~o tuttavlé.l potrehhe avveni re tra !"America da un lato e gli europei dalraltrn. all"mtemo del Clntppo de!lll atleau europet. ovc fosse garantito <.la una evo luzione e un rafforzamento del proces~o di integrazione europea. T ra !"altro un tale processo di specwhzzaz1one potrebbe n velaN ineviwbile (o comunque ··il male mmore··. anche dal punto eh v 1:-ta dei più accaniti difenson d1 moclell1 di d1fesa naz1onall perfettamente bilancintil A. perché !!li USA tenderanno a ndurrc le loro tone c 11 loro impe!!nO in Europa oltre il limi te m cu i potrebbero continuare a compensare da so li le dcticicnzc d1tens1vc d1 ogni singo lo alleato e di ogni smgo lo tronte stra tt:!-!ICO richiedendo quindi agli eu ropei uno sforzo ma~giore.
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B. perchĂŠ la diminuzione de lle risorse a dispos1z1one delle spese per la D1fesa e l'aumento dei costi di investimento necessa ri pe r mantenere un ade1wato livel lo tecnoiO!!It:O richiederanno comunque ai sin1!oli paesi europet te al!lt stessi americani l alcune difficili scelte ~elettive che nschmno di sbilanciare sin da ora i sin!!o li model li eli ditesa naz1oruue . \i t: quindi una naturale sinergw tra modello atlunt1co e mo<.le llt) di cooperazione e Integrazione europea. per la rea lizzaztone tli un tale scenario.
I':JI
Collana del «Centro Militare di Studi Strategici» l. «Il reclutamento in Italia»
di Autori vari
2. «Storia del servizio militare in Italia di Virgilio Ilari dal 1506 al 1870, Vol. l 3. dal 1871 al 1918, Vol. II 4. dal 1919 al 1943, Vol. UI 5. dal 1943 al 1989, Vol. IV 6. <<Soppressione della leva e costitu- di Paolo Bellucci - Areno Gori zione di Forze Armate volontarie» 6a. <<Rinessioni sociologiche sul servi- di M. Marotta - S. Labonia zio di leva e volontariato» 7. <<L'importanza militare dello di Carlo Bongiorno - Stefano Abbà spazio» Giuseppe Maoli - Abelardo Mei Michele Nones - Stefano Orlando Franco Pacione - Filippo Stefani 8. «le idee di "difesa alternativa" ed il di Francesco Calogero ruolo dell'Italia» Marco De Andreis - Gianluca Devoto Paolo Farinella 9. «La " policy science" nel controllo di Pierangelo Isernia - Paolo Bellucci degli armamenti» Luciano Bozzo - Marco Carnovale Maurizio Coccia - Pierluigi Crescenzi Carlo Pelanda IO. «Il futuro della dissuasione nuclea- di Stefano Silvestri re in Europa» Il. «J movimenti pacifisti ed antinu- di Francesco Battistelli cleari in Italia. 1980-1988» Pierangelo Isernia - Pierluigi Crescenzi Antonietta Graziani Angelo Montebovi - Giulia Ombuen Serafina Scaparra - Carlo Presciuttini 12. «L'organizzazione della Ricerca e di Paolo Bisogno - Carlo Pelanda Sviluppo nell'ambito della Dife~a» Michele Nones - Sergio Rossi Vincenzo Oderda
13. «Sistema di Pianificazione Generale di Giuseppe Mayer • Carlo Bellinzona e Finanziaria ed ottimazione delle Nicola Galippi · Paolo Mearini risorse nell'ambito Difesa» Pietro Menna 14. «L'industria italiana degli ar- di Fabio Gobbo · Patrizio Bianchi mamenti» Nicola Bellini - Gabriella Utili 15. «La strategia sovietica nel Medi- di Luigi Caligaris - Kenneth S. Brower terraneo» Giuseppe Cornacchia - Chris Donnelly James Sherr - Andrea Tani Pietro Pozzi 16. <<Profili di carriera e remunerazioni di Domenico Tria • Tonino Longhi nell'ambito dell'amministrazione Anuro Cerilli - Anélrea Gagnoni dello Stato» Pietro Menna 17. <<Conversione dell'industria degli di Sergio Rossi - Secondo Rolfo armamenti» Nicola Bellini 18. di trasferimento di tecnologie stra· di Sergio Rossi - Fulceri Bruni Roccia tegicamente critiche» Alessandro Politi · Sergio Gallucci 19. <<Nuove possibili concezioni del mo- di Stefano Silvestri - Virgilio Ilari dello difensivo» Davide Gallino · Alessandro Politi Maurizio Cremasco 20. «Walfare simulation nel teatro me- di Maurizio Coccia diterraneo» 21. «La formazione degli Ufficiali dei di Antonio Paoletti - Arnoldo D'Amico ·corpi Tecnici» Aldo Tucciarone 22. «<SLAM: Problemi e prospettive di Roberto Aliboni - Fausto Bacchetti politiche per l'occidente» Laura Guazzone Valeria Fiorani Piacentini Bianca Maria Scarcia Amoretti 23. «Effetti sull'economia italiana della di Antonio Pedone · Maurizio Grassi ni spesa della Difesa» 24. «Atto Unico Europeo e industria di F. Onida - M. Non es · G. Grazio la italiana per la Difesa» G.L. Grimaldi - W. Hager · A. Forti G. Viesti 25. «Disarmo, sviluppo e debito»
di C. Pelanda
26. «Yugoslavia: realtà e prospettive»
di C. Pelanda - G. Meyr - R. Lizzi A. Truzzi - D. Ungaro- T. Moro
27. (<Integrazione militare europea» 28. ((La rnppresentanza militare in Italia» 29. ((Studi strntegici e militari nelle unim· sit:i italiane» 30. (di Pensiero Militare nel Mondo Mu· sulmano»
di S. Silvestri di G. Caforio • M. Nuciari di P. Ungari. M. Mones • R. L..1ghari V. Ilari di V. Fiorani Piacentini