Direttore Responsabile Pier Giorgio Franzosi ©
1990
Propriet• letteraria ar1iatoca e scientifica riservata
Colllposlzloae e Stampa: Tipografia Sticea Mario dì P. Giannini Via Gran Sasso 57· Roma
,
CENTRO MILITARE DI STUDI STRATEGICI
Rapporto di Ricerca su
ATTO UNICO ·EUROPEO E INDUSTRIA ITALIANA PER LA DIFESA
.HHRIVInA
miUTARE
La ricerca presentata in questo volume è stata condotta presso l'ISPI di Milano da un gruppo di lavoro diretto dal Prof. Fabrizio Onida e Gianfranco Viesti (entrambi del Cespri, Università Bocconi, Milano). Del gruppo di lavoro hanno fatto parte Michele Nones (Università di Genova), Giancarlo Graziola e Gianluca Grimaldi (Università Cattolica, Milano) , Wolfgang Hager (consulente, Bruxelles) e Andrea Forti (Istituto per la Ricerca Sociale, Milano.
INDICE GENERALE pag.
l. SINTESI E CONCLUSIONI DELLA RICERCA (F. O n ida) .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .
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l. SUMMARY AND CONCLUSIONS .. .. .. .. . .. .. .. .. .. .. .
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2. IL MERCATO INTERNAZIONALE .. .. .. .. .. . .. .. .. .. . 2. l. TENDENZE DEL MERCATO: DOMANDA E COMMERCIO INTERNAZIONALE (M . Nones) .. .. .. .. .. .. .. .. .. 2.2. LIVELLO TECNOLOGICO E QUOTE DI MERCATO DELLE ESPORTAZIONI DI ARMI DELL' ITALIA (G. Graziola- G. Luca Grimaldi) . ........ ........ ........
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3. ATTO UNICO, DOMANDA PUBBLICA MILITARE E IMPLICAZIONI PER L'INDUSTRIA EUROPEA DELLA DIFESA NEGLI ANNI '90 .. . .......... 13l 3.1. IL CONTESTO ISTITUZIONALE PER L'ACQUISIZIONE DJ ARMAMENTI IN EUROPA (W. Hager) ...... l3l 3.2. L'ITALIA NELLA RIORGANIZZAZIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI PER LA DIFESA SU SCALA EUROPEA (A. Forti) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 167 4. EVOLUZIONE E RISTRUTIURAZIONE DELL'INDUSTRIA EUROPEA PER LA D IFESA E LA POSIZIONE DELL'ITALIA (G . Viesti) .... ....... .. . .. 183 5. MUTAMENTO TECNOLOGICO , RICERCA E SVILUPPO E COOPERAZIONE EUROPEA (M. Nones) 227
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INDICE ANALITICO pag.
l. SINTESI E CONCLUSIONI DELLA RICERCA (F. O n ida) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I. Un quadro di riferimento: spinte alla ristrutturazione dell'industria militare in un contesto di interdipendenza tecnologica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II. Atto Unico europeo e politica europea della Difesa: evoluzione del quadro istituzionale (UEO, IEPG, CEE-/2) ... ............................................ ....... III. Situazione e prospettive dell'industria europea per la Difesa: ricerca, ristrutturazione, alleanze, imernazionalizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IV. Situazione e debolezze dell'industria italiana . . . . . . .
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l. SUMMA R Y ANO CONCLUS JONS (F. Onida). .. .. . 45 L A fram~ of reference: trends towards the reorganisation of the military industry in a context of technological interdependence . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 II. The European Single Act and European Defence policy: evolution of the institutional framework (EEC-12, UEO, IEPG) ....... ..... ... .. ... ..... .. ... .... 5 L III. The state of and prospects for the European Defence industry: research, reorganisation, al/iances, internationalisation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 IV. The state of the Italian industry an d its weaknesses . . . 268
2. IL MER CATO INTERNAZIONALE 2.1.
TENDENZE DEL M ERCATO: DOMANDA E COMMERCIO I NTERNAZIONALE (M. Nones) . . . . . . . . . . . . . . . . . .
79 7
pag.
2.2. LiVELLO TECNOLOGICO E QUOTE DI MERCATO DELLE
ESPORTAZIONI
DI
ARMI
DELL'ITALIA
(G. Graziola- G. Luca Grimaldi) .................. . 2.2. l. FONTI ............................................... . 2.2.2. CRITERI DI DETERMINAZIONE DEL LIVELLO TECNOLOGICO DELLE ARMI ..................................................... . 2.2.3. IL LIVELLO TECNOLOGICO DELLE IMPORTAZIONI ED ESPORTAZIONI DI ARMI DELL'ITALIA .......................... . 2.2.3.1. Materiali terrestri........................... 2.2.3.2. Naviglio . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2.2.3.3. Armamento navale .......... .......... .... 2.2.3.4. Missili .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. . 2.2.3.5. Materiale aeronautico .. .. .... .. .. .. .. .. .. . 2.2.3.6. Materiale elettronico .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. . 2.2.3.7. Conclusioni .......... ........ .......... ...... 2.2.4. LE QUOTE DELLE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEl MERCATI MONDIALI .......... ... ............. ........ ..... ... ........ 3. ATTO UNICO, D OMANDA PUBBLICA MILITARE E IMPLICAZIONI PER L'lNDUSTRIA EUROPEA DELLA DIFESA NEGLI ANNI '90 3.1. IL CONTESTO ISTITUZIONALE PER L'Ac'QUISIZIONEDI ARMAMENTI IN EUROPA (W. Hager) ............ 3.1.1. LA COMUNITÀ EUROPEA ................... 3. L. l. l. Il contesto politico del coinvolgimento della CEE .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. 3. l. 1.2. Il collegamento con l'"high-tech .. .. .. . 3.1.1.3. Il Parlamento Europeo .. .. .. .. .. .. .. .. .. 3.1.2. L'UNIONEDELL'EUROPA OCCIDENTALE................................................... 3. L.3. IL GRUPPO DEL PROGRAMMA INDIPENDENTE EUROPEO (IEPG) .. ........... 3. 1.3. L Storia .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. 8
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3.1.3.2. L'attuale operato deli'IEPG . . . . . . . . . . . . 3.1.3.2. l. Il Segretariato . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3. l. 3.2.2. Organi decisionali . . . . . . . . . . . . . 3. 1.3.3. L'apertura del mercato di forniture difensive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.1.3.4. Pane! l . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.1.3.5. R&D nel Pane! 2 (Euclid) . .. . . . . . . . . .. 3. l. 4. INTEGRAZIONE DELLE FORNITURE ATTRAVERSO L'INTEGRAZIONE OPERATIVA DELLA DIFESA ... ........ .. ......... 3.1.5. IL CONTESTO ATLANTICO . . . . .. . .. ... .. .. . -3.1.6. L 'INDUSTRIA EUROPEA ... ... ........ ... . .... 3.2. L ' ITALIA NELLA RlORGANIZZAZIONE DEGLI AP-
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PALTI PUBBLICI PER LA DIFESA SU SCALA EUROPEA
(A. Forti) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . .. . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . .. . 3.2.1. INTRODUZIONE, SOMMARIO E PRINCIPALI CONCLUSIONI.......... .. .... ..... ....... 3.2.2. VERSO L 'APERTURA DELLE COMMESSE MILITARI A L LA CONCORRENZA EUROPEA. STATO DEI LAVORI PER LA REALIZZAZIONE DEL PIANO D'AZIONE DELLO JEPG ... ... ... ... .. ... ... ... .. ... .. .. 3.2.2.1. Il piano d'azione IEPG del 1988 ..... 3.2.2.2. Le iniziative per l'apertura delle commese nazionali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.2.2.3. Lo stato dei lavori e i problemi irriso/ti 3.2.2.4. La pubblicazione del Bollettino in Italia . .. ... ... ... ........... ... .. ... ... ... ....... .. 3.2.2.5. Altri ostacoli all'apertura dei mercati (L'albo dei fornitori del Ministero della difesa; specifiche tecniche e qualità ) . 3.2.3. LE PROCEDURE DECISIONALI ITALIA NE E LE ESIGENZE DELLA POLITICA INDUSTRIALE NELL'AREA DELLA DIFESA ... .... ... ..... ... ... .... ...................... .....
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4. EVOLUZIONE E RISTRUITURAZIONE DELL'INDUSTRIA EUROPEA PER LA DIFESA E LA POSIZIONE D ELL'ITALIA (G. Viesti) . . . ... ..... .. ... 4.1. INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4.2. L ' INDUSTRIA MILITARE EUROPEA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4.2.1. l PROBLEMI ATTUALI DELL'INDUSTRIA MILITARE EUROPEA ... ..... ........ 4.2.2. LA COLLABORAZIONE INTRAEUROPEA COME STRATEGIA DI RISPOSTA ... 4 .2 .3. L'EVOLUZIONE DELLO SCENARIO EUROPEO: CONCENTRAZIONE, INTERNAZ IONALIZZAZIONE, ALLEANZE.. .. .....
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4.3 L'INDUSTRIA MILITARE ITALIANA NEL QUADRO EUROPEO .......................................................... 204 4.3 . l. L'INDUSTRIA MILITARE ITALIANA .... 204 4.3.2. LA COMPETITIVITÀ DELLE IMPRESE .. 211 4 .3.3. l PROBLEMI NON RISOLTI................. 220
S. MUTAMENTO TECNOLOGICO, RICERCA E SVILUPPO E COOPERAZIONE EUROPEA (M. Nones) 227 5.1. QUADRO DELLA SPESA PER R&S NEI PRINCIPALI PAESI EUROPEI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 227 5.2. INIZIATIVE DI COLLABORAZIONE IN CORSO A LIVELLO EUROPEO ............................................ 230 5.3. IMPLICAZIONI DEI PROGRAMMI EUROPEI DI R&S CIVILE .......................................................... 238 5.4. QUADRO ITALIANO E RIFLESSI DELL'EVOLUZIONE DEL QUADRO EUROPEO SULL"ITALIA . .... . .......... 240
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SINTESI E CONCLUSIONI DELLA RICERCA di FABRIZIO ONIDA
I - Un quadro di riferimento: spinte alla ristrutturazione dell'industria militare in un contesto di interdipendenza tecnologica. L 'ultima parte degli anni '80 ha visto una forte accelerazione dei processi di trasformazione politica ed economica nella vecchia Europa, culminati nel repentino collasso dei regimi comunisti del Patto di Yarsavia, ma già prima sollecitati dall'avvento della perestrojka nell'URSS e dal contemporaneo profilarsi dell'effetto 1992 nella CEE. Per analizzare la situazione e le prospettive dell'industria militare in Europa e in Italia agli inizi degli anni '90, sotto la particolare angolatura dell'Atto Unico europeo, conviene partire dalla seguente constatazione: nulla sembra poter arrestare un processo di profonda e ampia ristrutturazione competitiva dell'industria militare a livello mondiale, ma particolarmente in America ed in Europa. A ciò concorrono fattori di domanda e di offerta (costi, tecnologia) , su cui si soffermano diversi capitoli del presente Rapporto. l.
2. Sul lato della domanda, giocano sia il mutato quadro strategico all'Est, sia la cessazione o riduzione dei conflitti nell'area medio-orientale (Iran-Irak, Afghanistan, prospettive di negoziato arabo-israeliano), sia soprattutto il vincolo della finanza pubblica. Negli USA i tagli alla spesa militare sono già stati sensibili (anche se forse inferiori a certe previsioni dell'immediato dopo-Reagan) e sono previsti nell'ordine del 3-5% medio annuo nella prima metà degli anni '90. I tagli di spesa incidono particolarmente sui progetti grandi e costosi, nonché sui laboratori di R&S , il cui ridimensionamento consente alle Amministrazioni interessate risparmi immediati e sensibili, anche se ciò può mettere a rischio la valorizzazione di li
significativi patrimoni tecnologici. La ricerca di una maggiore efficienza nella spesa militare implica tagli nella spesa reale per equipaggiamento, spinta verso più bassi rapporti fra spese di R&S e produzione, allungamento della vita di alcuni materiali (re-fitting). 3. La spesa mondiale per la Difesa, pari a circa 1000 miliardi di dollari nel 1987 (di cui 365 attribuibili ai paesi del Patto di Varsavia, 296 agli USA , 141 ai paesi della NATO-Europea, i restanti 205 a Cina e altri paesi in via di sviluppo), ha smesso di crescere dal 1985 a prezzi costanti, come risultato di un calo assoluto nei paesi in via di sviluppo (PVS) e una crescita decelerata nei paesi sviluppati. Sul calo della spesa militare dei PVS ha inciso dapprima la perdita di potere d'acquisto dei paesi produttori di petrolio, e successivamente la fine del conflitto Iran-Irak. L'importazione di armamenti da parte dei PVS è tornata nel 1988 ai livelli (a prezzi costanti) del 1980, dopo aver toccato un picco nel 1982 (con 24 miliardi di dollari a prezzi 1985). Gli anni '80 hanno visto per diversi anni crescere sensibilmente la quota statunitense sulla spesa militare mondiale, sotto l'effetto Reagan , dal 30% (1980) al 36% (1987) , (dal 4.6% al 6.3 % rapportata al PIL statunitense). Le recenti (gennaio 1990) proiezioni al 1995 della spesa statunitense per la Difesa, partendo dal livello di 295 miliardi di dollari nel corrente anno fiscale 1991 (che a prezzi costanti rappresenta un taglio del 16% rispetto al picco del 1985), prevedono tagli del2% all'anno in termini reali (secondo analisti esterni al Pentagono anche del 5% all'anno). La spesa per la Difesa scenderebbe così al 20% della spesa federale totale, la quota più bassa dal 1940. La pressione a tagliare progetti ambiziosi e costosi, dentro e fuori lo SDI, sono comunque molto forti da parte dell'Amministrazione, non senza opposizioni da parte del Congresso: es. il programma dei missili intercontinentali su basi mobili, la flotta dei bombardieri-SteaÌth B-2, il programma dello Advanced Tactical Fighter (ATF) successore del F-15, l'aereo da trasporto strategico C-17. 12
Non sono leggere le conseguenze sulle imprese fornitrici statunitensi, già oberate da contratti che il Pentagono impone a prezzi fissi e da modifiche sfavorevoli nel regime fiscale (cancellate le dilazioni nel versamento d'imposta sui progetti non ancora terminati). Per ora i tagll occupazionali previsti sono consistenti anche se non drammatici: 18.000 civili e 24.000 militari sul totale stimato di 500.000 addetti attivati dall'industria per la Difesa. Come accennato, la duplice spinta che sta dietro alla 4. decelerazione, e recentemente alla flessione assoluta, della spesa militare, origina dallo scenario politico-strategico e dalla pressione all'aggiustamento fiscale. Lo scenario di distensione Est-Ovest, annunciatosi già con i primi colloqui Reagan-Gorbaciov del 1985 (anno da cui, non a caso, inizia il rallentamento della spesa militare statunitense e sovietica), vede coinvolto sia il nucleare che il convenzionale. Sulla scena europea, entra in crisi il concetto di sistema difensivo contro paesi vicini: infatti il graduale arretramento delle truppe sovietiche dai paesi confinanti con la CEE elimina il rischio di attacchi terrestri a sorpresa. Ne viene ridotta, in particolare, la domanda di armamenti a scopo offensivo, come veicoli da combattimento e missili a corto raggio, per fare maggiore spazio a domande di sistemi difensivi e di sorveglianza. 5. La spinta a risparmi e realizzazioni della spesa militare in un'ottica di aggiustamento del deficit pubblico USA ma in generale di un contenimento della spesa pubblica e della tassazione, riflette anche il rapido alzarsi dei costi unitari e del conseguente rischio economico di tali progetti. A differenza dal civile, nel settore militare il crescente peso delle componenti elettroniche e informatiche ha contribuito ad accrescere significativamente, anzi che a ridurre, i costi unitari. Ad esempio, il costo di successive generazioni di aerei da combattimento è quadruplicato in un decennio, come pure nel decennio precedente; i costi fissi di un nuovo progetto in questo campo possono incidere per il30-40% sul costo unitario. 13
6. Anche paesi come il Regno Unito , costretti da un vincolo di bilancio pubblico assai meno stringente che non gli USA (per non parlare dell'Italia) , sono chiaramente preoccupati di razionalizzare la spesa militare, riducendo gli sprechi e attrezzandosi per affrontare con maggiore selettività che in passato progetti di sviluppo di prodotti e di sistemi d'arma. Inoltre, mentre . la Signora Thatcher 'è favorevole ·ad un mantenimento del Livello assolutò d~lla spesa militare, di c~i beneficiano più della metà delle prime 50 società inglesi quotate alla Borsa di Londra, i Labur~sti puntano su. una riduzione della spesa nell 'ordine del 3.5% all'anno, accompagnata da maggiori controlli sulle esportazioni anche se ciò può mettere a repentaglio da 100.000 a 150.000 posti di lavoro. Vi è dunque una forte spinta, almeno negli USA e nel 7. Regno Unito (ma l'Atto Unico preme in questa direzione anche per gli altri paesi CEE), a imporre regole sempre più competitive nella domanda pubblica militare in un contesto crescentemente globale. Gli USA hanno una lunga tradizione al riguardo, non certo l'Europa. I contratti del Ministero della Difesa statunitense (DOD) sono in media per il 60% di tipo competitivo (fino all 'SO% se si includono le commesse che contemplano almeno una prima fase di "competitive bidding" ): secondo alcune stime, ciò consente agli USA un ris.parmio di circa l'l% nel bilancio della Difesa ogni anno. Particolarmente noto è il caso dei motori d'aereo, in cui si trovano spesso a competere imprese come Pratt Whitney e Generai Electric, a condizioni assai stringenti imposte dall 'acquirente: l'offerta competitiva comporta costi di prototipo, tests di guerra simulata, dimostrazioni sui costi di manutenzione ecc. (condizioni che le imprese europee , e italiane in particolare, trovano eccessivamente onerose per poter competere). Nel Regno Unito sta salendo al 40% circa la quota di commesse competitive, sotto la spinta delle riforme introdotte dal 1985 da Sir Peter Lcvene. Tra i risultati vi è stata la rinuncia al costoso progetto di aereo Nimrod, a favore degli A WACs statunitensi, al cui sviluppo peraltro partecipa British Aerospace. 14
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Negli elicotteri, accanto al modello " Merlin " per la Royal Navy (progettato in cooperazione Westland-Agusta) , il Ministero per la Difesa sta valutando l'opportunità di rinunciare allo sviluppo . di altri modelli proposti dalla Westland per l'Esercito (EH-101, Lynx) optando per offerte alternative dell'americana Sikorski, e ntrata a suo tempo con FIAT nel controllo della stessa Westland . Un altro esempio: si profila la rinuncia allo sviluppo del carro Challenger in sostituzione di 500 carri Chieftain ormai antiquati, anche se questo potrebbe mettere a rischio la stessa sopravvivenza della Divisione militare della Vickers. 8. La ricerca di condizio ni competitive avviene tuttavia, alme no in Europa, tenendo conto del crescente grado di integrazione fra paesi appartenenti allo stesso mercato co ntinentale. La recentissima acquisizio ne della Ferra nti D efense Systems e della Plessey da parte della GEC, così come di MBB da parte di D aimler-Benz non avrebbero probabilmente potuto aver luogo anche solo L-2 anni fa, incontrando l'opposizione accanita rispettivamente della Mo nopoly Commission (spa lleggia ta dalla Signora Thatcher, strenua sostenitrice di regole da libero mercato) e del Bundeskartellamt. Anche da questo punto di vista è importante cogliere i segnali di una progressiva "coscienza del 1992" che sta rapidamente pervadendo i comportamen ti degli attori politici, non solo industriali. [n Italia la situazione appare assai più arretrata, e co nseguentemente i rischi di emarginazio ne industria le più e levati.
9.
La spinta ad una radicale ristrutturazione dell 'industria nasce poi da fattori propriamente di offerta e di tecnologia: le traiettorie tecnologiche legate ai fabbisogni futuri della Difesa spingono in tutti i paesi verso un crescente intreccio fì'a civile e militare. Le componenti elettroniche pesano ormai per il 40% sulla spesa di equipaggiamento per la Difesa (34 % nel 1980). Si moltiplicano le tecnologie avanzate "dual use": fibre ottiche, semiconduttori avanzati, circuiti VLSI, supercalco latore, nuovi materia li compositi e polimerici, biotecnologie, superconduttivi15
tà ad alta temperatura e altri ancora. Tutte o quasi queste tecnologie dipendono crucialmente da un flusso continuo di innovazione e diversificazione, cioè da una scala di ricerca e produzione compatibile solo con la compresenza di sfruttamento a fini civili-commerciali. La componentistica elettronica e opto-elettronica esclusivamente "dedicata" al militare appare un costo sempre meno tollerabile. Sotto un profilo strategico più generale, l'accento sembra spostarsi - anche in sede di negoziati sul disarmo - dal mantenimento delle forze in quanto tali al mantenimento di una capacità di mobilitazione dell'industria dual-use. 10. In questo contesto storico, politico , economico e tecnologico vi sono ben pochi spazi per una " Fortress Europe" in genera le, tanto più nel militare. Non esiste in realtà alcun sub-sistema europeo entro il sistema politico-militare NATO. Gli USA restano attori di primo piano nei progetti cooperativi NATO. Strettissimi sono i legami fra USA e Regno Unito (es. sottomarino Trident, i citati AWACs, Harrier AV-8B ecc.) , peraltro evidenti anche nel settore civile se si osservano le tendenze recenti di fusioni-acquisizioni in Europa. D el resto gli USA restano il mercato di gran lunga maggiore, che investe in tecnologia somme pari a 3-4 volte dell'intera Europa: un mercato in cui le imprese europee restano comunque molto interessate come venditrici e collaboratrici di sviluppo. Il Regno Unito, che nell'Europa occidentale rappresenta il massimo di propensione alla spesa militare (quasi il 5% del PIL), spende in equipaggiamento militare circa un decimo degli USA in termini di valori assoluti. Anche se negli anni recenti vi è stata una chiara tendenza a ridurre le importazioni militari dagli USA a vantaggio di commesse europee , il valore delle forniture generate in cooperazione con gli US~ e/o su licenza USA supera ancora oggi largamente quello delle forniture in cooperazione tra imprese europee. 16
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Il. Benché dunque non manchino le spinte a ridurre gli scambi bilaterali con gli USA per favorire un'industria europèa' della Difesa, e a loro volta gli USA non vedono di buon occhio una propria dipendenza unilaterale da tecnologie europee e giapponesi, il quadro sembra evolversi nettamente verso una cooperazione tecnologica trilaterale USA-Europa-Giappone, che include scambi di licenze, progetti co-finanziati e controlli reciproci. L'autosufficienza degli uni o degli altri nelle componenti strategiche militari appare sempre più una ipotesi fuori dalla realtà anche se nessuno dei tre maggiori partners è disposto a perpetuare (nel caso del Giappone verso gli USA) o veder emergere (nel caso degli USA verso il Giappone) una propria dipendenza unilaterale nelle tecnologie chiave da uno o più degli altri due. Incidentalmente, paesi europei piccoli e tendenzialmente arretrati o marginali rispetto all'evolversi della frontiera tecnologica militare, come l'Italia, restano un (importante) anello di congiunzione (secondo alcuni un cavallo di Troja) con l'industria statunitense desiderosa di restare "insider" nel quadro europeo. Certamente, i segnali di conflitto-cooperazione fra le industrie americane ed europee restano confusi. Sotto la spinta dei tagli alla spesa USA, il Regno Unito ha già scelto di abbandonare alcuni programmi in cooperazione bilaterale multilaterale (fregata NATO, missili a breve e medio raggio). L'ambasciatore USA alla NATO William Taft, già vice-Ministro della Difesa, sottolineava all'inizio dello scorso marzo ''l programmi cooperativi internazionali stanno già contraendosi a tassi allarmanti; sono particolarmente vulnerabili i programmi transatlantici. Vi è un autentico pericolo di chiusura nei rapporti fra le due sponde dell'Atlantico" (Financial Times, 28 marzo 1990, p. 5). Per parare le mani contro il rischio di un accresciuto protezionismo USA, alcune imprese europee (GEC-Marconi, Matra) hanno già fatto alcune mosse acquisendo controllo sugli stessi fornitori americani, o espandendo le proprie pre-esistenti filiali. In questo quadro complessivo vanno lette le implicazioni dell'Atto Unico europeo per l'industria europea che lavora per la 17
Difesa. nonché i problemi attuali di ristrutturazione competitiva dell'industria stessa. II - Atto Unico europeo e politica europea della Difesa: evoluzione del quadro istituzionale (CEE-12, UEO, IEPG)
12. L'art. 223 del Trattato di Roma esclude i beni e servizi destinati a fini specificamente militari (una lista alquanto ampia. messa a punto con protocollo riservato nel 1958) dall'automatica e progressiva applicazione delle norme CEE sull'integrazione economica: dazio esterno comune, libertà di circolazione di merci-servizi-capitali. apertura degli appalti pubblici, trasparenza dell ' informazione sui mercati. Ma negli ultimi 10 anni, non sono mancate molteplici spinte nella direzione di un certo avvicinamento delle regole del gioco del mercato militare a quelle del mercato civile. Tali spinte sono originate da pressioni di carattere sia esterno cheinterno. · 13. Tra le pressioni di origine esterna, troviamo innanzi tutto i segnali lanciati dagli USA: a) forte spinta tecnologicocompetitiva tramite lo scudo spaziale (SDI) ; b) rafforzamento dei controlli COCOM (Comitato di Coordinamento Multilaterale sui controlli delle esportazioni, costituito nel 1950 e composto dai paesi membri NATO meno Islanda, più Giappone e Australia) sull'esportazione di tecnologia e connesse minacce di embargo sulla vendita di componenti strategiche da parte USA ai paesi europei che violano tali controlli. 14. Se i recenti avvenimenti nell'Est Europeo operano nel senso di allentare, o perlomeno di riformulare, i vincoli COCOM nei confronti dei paesi socialisti, contemporaneamente sta crescendo la sensibilità degli USA circa i trasferimenti di tecnologie militari (o "dual use") a paesi in via di sviluppo nel cosiddetto "Sud", e in particolare nel quadrante strategicamente 18
a rischio, definibile come l'ampia fascia che va dal Nord Africa al Medio Oriente e a ll'Asia del Sud fino al Bangladesh. La preoccupazione americana (ma anche europea) è nei confronti di tecnologie come il nucleare, la missilistica, le armi chimiche. Tali preoccupazioni sono state acuite da vicende recenti come il Condor 2, accordo segreto fra Argentina, Egitto e Iraq per la produzione in Egitto di un missile a testata nucleare. 15. Sul fronte orientale, le carte si stanno invece notevolmente rimescolando. Gli USA sembrano orientati a rivedere le regole COCOM circa i controlli sulle destinazioni d 'uso di taluni prodotti a elevata tecnologia esportati dall'Occidente. Alla recentissima riunione a Gleneagles (Scozia) dell'IEPG (Independent European Programme Group) si è affacciata ufficiosamente l'ipotesi che paesi già appartenenti al Patto di Varsavia possano in futuro essere accolti come membri dello stesso IEPG. 16. Pressioni di carattere più interno all'Europa possono essere rintracciate, oltre che nei ricordati tagli fiscali, nel veloce cammino verso il 1992. Innanzi tutto, l'Atto Unico europeo ( 1986) riconosce, a differenza del Trattato di Roma (1957), che la costruzione dell'Europa economica e politica è incompleta se non include le politiche per la sicurezza e la difesa. Preceduto dal Rapporto Klepsch al Parlamento europeo (1978), dal Rapporto Greenwood alla Commissione della CEE (1980) e dalla Relazione Fergusson al Parlamento europeo ( 1983), il Gruppo dei Saggi appositamente incaricato nel 1984 daii'IEPG ha fornito nel suo rapporto finale (Rapporto Vredelign, pubblicato a fine 1986, esaminato dai Ministri della Difesa nel giugno 1987) diverse indicazioni assai chiare circa l'urgenza di promuovere una maggiore competitività nell'industria europea trainata dalla domanda militare. I principali suggerimenti contenuti nel Rapporto Vredeling includono: a) rimozione di ostacoli all'integrazione tra mercati nazionali, anche per il crescente collegamento civile-militare; b) armonizzazione dei controlli all'esportazione; c) formazione di 19
consorzi industriali europei che riducano l'inefficienza della frammentaz ione dell'offerta ma restino in competizione tra loro ; d) promozione della R&S nelle alte tecnologie in concorrenza con USA e Giappone, in particolare nell 'elettronica e nei nuovi materiali; e) rafforzamento dei meccanismi decisionali dell'IE PG; f) ricerca de l "juste retour" in una accezione che supera la logica dei singoli progetti, secondo schemi di ..geometria variabi le" sull'esempio dell'ESA (European Space Agency). Nell'ambito del cam mino segnato dall'Atto Unico Europeo, non va dime nticato il ruolo del governo inglese della Signora Th atcher, che consistentemente mantiene un impegno ideologico a favore di mercati piĂš aperti. 17. Una seconda spinta di carattere interno verso una politica integra ta della Difesa proviene dall'onda dei programmi tecnologici europei. Coerentemente con l'impostazio ne "a lla Davigno n" della politica di promozione e difesa della concorrenza (impostazione sostanzialmente condivisa dai responsabili del mercato interno, ora unificato all'industria entro la D.G. 3), i programmi tecnologici CEE (ESPRIT, RACE , BRITE ecc.) nonchĂŠ il programma EUREKA e le attivitĂ di ESA, CERN ecc. esercitano potenti impulsi verso una maggiore armonizzazione, standardizzazione e raziona lizzazione dello sviluppo tecnologico a scala continentale, coinvolgendo sussidio pubblico e autofinanziamento privato in progetti di medio periodo, spesso con elevata potenzialitĂ di .. dual use" (v. antea), come nei casi di microprocessori ad alta performance, intelligenza artificiale, sistemi di controllo telematico, laser, lavorazioni meccaniche di precisione, nuovi materiali. Diverse sono naturalmente le ricadute industria li -m ilitari dei progetti aerospaziali ESA: da sistemi di trasporto e piattaforme spaziali (razzo Ariane, Spacelab) a satellistica e telecomunicazioni. Questi programmi di collaborazione "pre-competitiva". adatti per affrontare gli alti e crescenti costi della ricerca applicata e di sv iluppo, risentono notevolmente di so llecitazioni da parte dei s istemisti, non solo dei manifatturieri.
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18. Infine, non si può trascurare il ruolo- de!!'UEO, la cui Assemblea non ha legittimazione giuridica e politica (come invece ha il Parlamento europeo), ma i cui delegati svolgono di fatto un ruolo rilevante nella direzione di una maggiore integrazione delle politiche di domanda e offerta militare. essendo di norma membri delle Commissioni Difesa nei rispettivi parlamenti nazionali. Pur in assenza di una visione strategica comune, anche per i ricordati recenti mutamenti nell'Europa orientale, l'Assemblea deii'UEO tende a fornire una direzione politica aii'IEPG, mentre l'apposito Committee on ScÏentific, Technological and Aerospace Question (presidente John Wilkinon) persegue obiettivi fondamentalmente pro-industriali. In tal senso, questo Comitato si trova alleato aii'EDIG (European Defence Industry Group) nel chiedere sia il coinvolgimento delle imprese fin dalle fasi iniziali dei progetti di R&S (esperienza molto positiva di ESPRIT), sia la ricerca e l'imposizione di specificazioni tecniche comuni e standardizzazione dei componenti. come nei progetti RACE per le telecomunicazioni e. per stare al militare, nell'esperienza del Tornado (cooperazione fra MBB. British Aerospace e Aeritalia).
19. Mentre l'Assemblea deii'UEO conduce l'azione politica verso uno spazio di difesa europeo, I'IEPG (creato nel 1976, con 13 paesi europei membri della NATO: a differenza deii'UEO, esso include Danimarca, Norvegia, Grecia e Turchia) opera o .a lmeno dovrebbe operare da braccio operativo. Il cosiddetto Action Pian scaturito dal Rapporto Vredeling (novembre 1988) accoglie molte, anche se non tutte le raccomandazioni del Rapporto stesso. L'IEPG, come sede decisionale largamente tecnica, promuove periodici incontri dei Direttori Nazionali degli Armamenti (DNA), entro "guidelines" politiche concordate negli incontri dei Ministri della Difesa. L'ultimo incontro di Gleneagles (Scozia) nel febbraio 1990 è il quarto della serie, e il calendario si sta infittendo (circa 2 incontri all'anno). 21
20. L'IEPG opera articolato in tre gruppi di lavoro (Panels), . cui partecipano funzionari di grado medio-alto dei vari Ministeri della Difesa. Questi Panels riflettono i tre grandi obiettivi d'azione dell'IEPG: sviluppo congiunto di sistemi e sub-sistemi (Panel 1), R&S cooperativa nelle tecnologie avanzate (Panel2), apertura delle commesse nazionali (Panel3). Sull'efficacia operativa dei tre Panels vi sono, com'è da attendersi, pareri alquanto discordi, almeno tra gli esperti ed i responsabili da noi intervistati. Tuttavia vi è una certa convergenza di vedute sul fatto che si è innestato un processo irreversibile e autopropulsivo, attraverso cui i governi nazionali sono in qualche modo forzati ad abbandonare le vecchie logiche rigidamente nazionalistiche e tutelatrìci dell'inefficienza, per proiettare il proprio orizzonte programmatorio (nel campo della Difesa) sempre più in ottica continentale. 21. Mentre il Pane! 1 (sviluppo congiunto di sistemi e sub-sistemi, secondo progetti di cooperazione produttiva a geometria variabile) riflette le preoccupazioni prevalenti dei paesi tecnologicamente più deboli (inclusi Grecia e Turchia), il Pane! 2 riflette in particolare le pressioni della Francia verso la R&S cooperativa nelle tecnologie avanzate (nel febbraio 1989 Rocard chiedeva una " EUREKA militare"). Il Panel 3 riflette in particolare, come già ricordato, le preoccupazioni del governo inglese per mercati di domanda pubblica più competitivi. La RFT non sembra esprimere esigenze particolari, e condivide sostanzialmente gli obiettivi di tutti e tre i Panels. 22. Nell'ambito del Panel2 , sul modello di RACE-ESPRIT, si è definito un programma generale EUCLID (European Cooperation on Long Term in Defense) che in collaborazione col Gruppo 4 di EDIG sta individuando le aree critiche di ricerca (CEPAs: Criticai European Priority Areas), finalizzate a obiettivi a medio-lungo termine (7-15 anni), escludendo cioè sia la ricerca di base sia, all'altro estremo, la ricerca di sviluppo a breve termine. I progetti dovrebbero risultare in numero ragionevol22
mente ridotto (10-12 scaglionati nel tempo,. con finanziamenti non esigui: nel primo anno sono complessivamente impegnati 120 milioni di ECU, poco meno di 200 miliardi di lire). Fra i progetti-chiave rientrano il missile anticarro della 3. generazione (TRIGAT), missili aria-aria a corta gittata, missili terra-aria a media gittata. Il finanziamento dei programmi, almeno nella fase iniziale, è assicurato per il 33% dalla Francia, 21% dalla RFT, 17% dal Regno Unito, 12% dall'Italia, 8% dalla Spagna, per il restante 9% da Olanda-Belgio-Norvegia. Vi è fondamentale accordo sul definire la struttura complessiva del progetto, coordinare le tecnologie di base, armonizzare sub-sistemi e componenti, assicurare una continua interfaccia fra autorità pubbliche e industria onde garantire la compatibilità dei diversi sistemi e sub-sistemi. L'impatto operativo del Pane/3 (apertura delle commesse 23. pubbliche) dipende in buona misura da se e quanto in sede CEE la Commissione riuscirà a portare avanti la propria proposta al Consiglio dei Ministri di ridurre drasticamente quella Lista di prodotti esenti dalle regole del mercato CEE, di cui nel ·par. l. La proposta della CEC (Commission of European Communities) al Consiglio è stata formalmente avanzata il 29 settembre 1988 (pubbl. in G.U. del 12 ottobre 1988). In base a tale proposta, dalla Lista verrebbero eliminte- aprendo spazi notevolissimi ad una reale maggiore correnzialità nei mercati degli appalti pubblici militari - importanti categorie come armi portatili e artiglierie, componenti meccaniche ed elettroniche, attrezzature elettroniche di controllo, propellenti-esplosivi, beni strumentali di precisione e altri ancora. La nuova Lista proposta è motivata formalmente dalla necessità di delimitare e armonizzare la sospensione della tariffa doganale comune sui beni per la Difesa . di provenienza extra comunitaria, ma nello spirito dell'Atto Unico tale Lista varrà anche come riferimento per delimitare il campo di applicazione di altre politiche comunitarie, fra cui quella sull'apertura degli appalti pubblici e quella sulla concorrenza (aiuti di Stato, accordi fra imprese ecc.). 23
Ad evitare facili ottimismi (o pessimismi dal punto di vista delle imprese più deboli), non si dimentichi che, sulla base della legislazione vigente, la CEC è priva di poteri giuridico-politici. Inoltre, gli stessi recenti avvenimenti dell'Est europeo richiamati al par. 2 rendono più incerti di prima i tempi di avvio di una politica integrata e coerente di Difesa della CEE-12. Tuttavia, in questo come in altri campi, la CEC sta operando con molta decisione per forzare il passo ai governi, consapevole che un rapido progresso verso una logica continentale di sostegno all'industria europea (in sostituzione delle logiche puramente nazionali) è condizione necessaria per evitare pericolosi ritardi di competitività sulla scena mondiale e i conseguenti danni sulle spalle di tutti gli attori industriali e politici. Ancor prima che si perfezionino le regole per un mercato 24. aperto della Difesa europea, già oggi un certo numero di cooperazioni bi-trilaterali tra F.A. di paesi diversi fungono quasi da " laboratorio" degli assetti futuri, superando con qualche successo le resistenze delle burocrazie nazionali. Così è per la cooperazione franco-tedesca nel nucleare, nonché per quella franco-tedesca-britannica nel navale-nucleare (ad esempio, la Francia non potrà ormai permettersi un Mirage IV e opererà in produzione congiunta col Regno Unito). Per gli anni '90 l'Italia dovrebbe essere coinvolta con Francia e Regno Unito nel disegnare la domanda pubblica di naval-aereo militare (flotte nel Mediterraneo, nel Golfo e nell'Oceano Indiano), valorizzando alcune proprie aree di eccellenza (es. contromisure elettroniche, tecnologia subacquea). 25. La NATO, cui aderiscono tutti i paesi CEE tranne l'Irlanda, ha ormai istituzionalizzato la CNAD (Conference ot National Armaments Directors), anche per favorire l'armonizzazione dei sistemi di comunicazione intra-forze e inter-forze. Anche la Francia, che continua a non volersi formalmente integrare nella struttura militare della NATO, partecipa al CNAD, così come al CAPS (Conventional Armaments Planning System) , tramite il quale i vari governi cercano di concordare con 24
sufficiente anticipo d'arma.
propri fabbisogni in termini di sistemi
26. L'obiettivo dell'apertura degli appalti pubblici (Pane! 3) viene perseguito mediante: a) predisposizione di interfacce (foca! points) in ogni Ministero della Difesa; b) pubblicazione mensile (dal gennaio 1990) dei Bollettini nazionali standardizzati, contenenti sia le offerte di gare d'appalto che le commesse affidate; c) possibilità di ricorso da parte delle imprese che si sentissero scorrettamente escluse dalle regole competitive; d) definizione di quote nazionali (juste retour) superando l'ottica di una compensazione sui singoli progetti e in un orizzonte di medio periodo. 27. Il negoziato fra governi nazionali su cui la CEC continuerà ad esercitare un ruolo propulsivo e propositivo è ricco di problemi irrisolti: dal calcolo del juste retour, alla tutela dei diritti proprietari, al coordinamento dei sussidi alla R&S militare, al coordinamento inter-forze (che peraltro è un problema strutturale in tutti i paesi: Jean 1989, cap. II). Tuttavia la pressione dei fattori ricordati all'inizio è forte, e notevole appare la risposta del Consiglio dei Ministri e dei parlamenti nazionali nel mantenere il ritmo nel difficile processo dell'integrazione comunitaria. Mentre non vengono certo meno le esigenze tattico-strategiche di disporre di imprese fornitrici efficienti ampiamente dislocate sul territorio continentale (non si dimentichi che anche la semplice manutenzione-assistenza richiede un sistema logistico integrato e decentrato di produttori), stanno velocemente assottigliandosi i margini politici ed economici per mantenere in vita ampie sacche di inefficienza e di ritardo tecnologico nei paesi deboli, fra cui l'Italia. 28. L a CEC, pur avendo poteri esclusivamente propositivi e consultivi (le decisioni politiche spettano al Consiglio e al :parlamento europeo, e naturalmente a governi e parlamenti 25
nazionali), ha molti mezzi politicamente efficaci per incidere sul processo· di integrazione. Ad esempio, la C:EC predispone le basi di una legislazione societaria europea, controlla l'elaborazione e la succesiva applicazione degli standards tecnologici, ha autorità per esaminare criticamente tutte le grandi fusioni-acquisizioni che coinvolgono imprese a capitale europeo. Si è già ricordato il cruciale negoziato sulla riduzione della Lista dei prodotti militari esenti dal trattamento comunitario.
III - Situazione e prospettive dell'industria europea per la Difesa: ricerca, ristrutturazione, alleanze, internazionalizzazione
29. Le principali debolezze con cui va a misurarsi l'industria europea della Difesa, e a maggior ragione l'industria nazionale italiana, sono riconducibili ai nodi seguenti. (a) Una bassa dimensione media di impresa, e conseguenti diseconomie di scala, cui concorre (ma non ne è l'unica causa) la bassa massa critica della domanda militare europea, almeno a confronto con la domanda americana. Molti studi, antichi e recenti, documentano l'esistenza di economie di scala tecniche (statiche) e di apprendimento (dinamiche) nell'industria militare. La produzione e la ricerca nei singoli progetti militari europei viene così spesso a trovarsi al di sotto della scala minima efficiente (si confrontino, ad esempio, le 80 unità del Tornado con le 120 unità di F. 15 negli USA). Benché le due potenze nucleari europee (Francia e Regno Unito) spendano in R&S militare somme da un terzo alla metà del totale della spesa pubblica in R&S (per l'Italia siamo al 10% e per la RFT intorno al 12% anche se con un forte aumento negli anni'80 ovviamente a livello di spesa federale), la massa complessiva di R&S militare europea è pari a circa un quarto di quella statunitense. · (b) Causa ed effetto insieme del sotto-dimensionamento appena ricordato è la frequente duplicazione di progetti assai simili come destinazione d'uso finale, nonché la bassa standardiz26
zazione dei requisiti di design ingegneristico. Un caso clamoroso di duplicazione è quello dei carri armati: Leopard (RFf), Ledere (Francia), Challenger (UK), Ariete (Italia). Non è l'unico caso. Nel campo dei missili terra-aria operano 19 imprese di 7 paesi diversi, con evidente dispersione di mezzi finanziari e di risorse tecnologiche. (c) La frammentazione in tanti mercati nazionali tendenzialmente "captive" per le imprese a capitale nazionale (pubbliche o private) mantiene tuttora condizioni di scarsa concorrenzialità tra offerenti, generando rendite di posizione più che profitti imprenditoriali, progresso tecnologico e competitività internazionale. (d) Forte dipendenza dall'esportazione verso paesi in via di sviluppo, la cui domanda presenta caratteristiche qualitativetecnologiche non particolarmente elevate, tanto da poter essere crescentemente soddisfatta della propria industria nazionale (Argentina, Sud Africa, India , Egitto, Taiwan) o da forniture provenienti da alcuni di questi stessi paesi (Brasile, le due Coree, Cina). Il Brasile, ad esempio, dedica alla produzione militare, per il 40% esportata, circa 100.000 addetti. Israele come nuovo concorrente costituisce caso a sé, ma di un certo rilievo. (e) Una netta inferiorità tecnologica, rispetto a USA e Giappone, nelle tecnologie dominate da elettronica-informatica e da nuovi materiali. 30. Dalla seconda metà degli anni '80 l'industria militare europea ha iniziato un forte processo di riorganizzazione e ristrutturazione, attraverso fusioni e acquisizioni societarie, così come attraverso accordi di co-produzione e sviluppo congiunto. Tali accordi nascono sia dietro iniziativa delle stesse imprese, sia nei casi dei grandi progetti (come l'ERA, cui partecipano RFf-UK-Italia-Spagna) su spinta diretta dei governi. La riorganizzazione dal lato dell'offerta sembra procedere con tempi più rapidi che non l'integrazione dei mercati dal lato della domanda pubblica (IEPG). 27
I programmi di ristrutturazione sovente comportano non lievi riduzioni di occupazione, con elevati costi di adattamento e mobilità. In Francia, ad esempio, Aérospatiale sta tagliando l'occupazione del4% nel1990, mentre Dassault sta scendendo in quattro anni da 16.000 a 12.600 occupati. 31. I processi di fusione-acquisizione si sono finora caratterizzati, a lmeno fino al 1988-89, co.me prevalentemente infranazionali nelle grandi operazioni, accompagnate da un certo numero di acquisizioni di minoranza inter-nazionali. Vanno cioè emergendo in Europa, come già negli USA circa 10 anni prima, pochi grandi gruppi capofila, che possono fungere da "prime contractors" per la restante parte del sistema (negli USA, GM aveva acquisito Hughes, GE la RCA, Lockheed la Saunders ecc.). La ristrutturazione dei fornitori USA è capillare: fra il1982 e il 1987 si calcola che il numero delle imprese direttamente o indirettamente fornitrici del Pentagono sia calato da 120.000 a 40.000. A differenza dagli USA, in Europa queste operazioni di ristrutturazione sembrano tendere maggiormente ad aggregare separatamente civile e militare, anche se valgono le osservazioni iniziali sul crescente peso delle traiettorie "dual use". Sembra peraltro che, proprio nei mesi più recenti a cavallo fra l'estate 1989 e l'inizio del corrente 1990, sia la forte caratterizzazione infra-nazionale che la separazione di civile da militare stiano perdendo di importanza, a vantaggio di opzioni multinazionali e di maggiore attenzione alle esigenze degli sviluppi tecnologici "dual use". 32. Nel Regno Unito i due grandi attori sono British Aerospace, che ha assorbito Royal Ordnance e Austin Rover, e il nuovo polo GEC-Plessey-Marconi (che nel gennaio scorso ha acquisito anche Ferranti). Gec è in tal modo divenuto un Gruppo pressoché monopolista sul mercato britannico dei sistemi elettronici per la Difesa, apprestandosi a fornire il sistema radar Ferranti all'EFA, di cui la Royal Force si è impegnata ad acquistare 250 unità per un valore superiore a 10.000 miliardi di lire. 28
Nella Repubblica Federale Tedesca il colosso Daimler-Benz, prima della recentissima apertura a futuri accordi con Mitsubishi (fatto in sé assai rilevante, per le ripercussioni sulla citata cooperazione trilaterle), aveva progressivamente assorbito Dornier (aeronautica), MTU (motori d'aereo), AEG (elettronica militare), Telefunken System Technik (telecomunicazioni) e soprattutto - dal settembre 1989, dopo aver superato non piccole resistenze da parte del Bundeskartellamt - la MBB. Il risultato è un gruppo da 400.000 dipendenti , che fattura 80 miliardi di DM (solo per il 10% militare, sufficiente a coprire tuttavia circa due terzi della domanda militare tedesca nel proprio comparto). Il fenomeno della concentrazione nell'industria militare tedesca appare a molti come indiretta conseguenza della riorganizzazione nell'aeronautica civile (Airbus). Nella grande operazione Siemens-GEC-Plessey, Siemens ha essenzialmente assorbito la parte civile di GEC-Plessey. In Francia l'industria militare opera all'interno dei due grandi raggruppamenti Thomson-CSF (elettronica, sistemisti) e Aérospatiale, che sembra prossima a fondersi con la privata Dassault. Nel campo aeronautico-elettronico i due poli sono perfettamente in grado di collaborare, come mostra l'incipiente joint venture Thomson-Aérospatiale "Sextant Avionics". A ciò si aggiungono gli accordi mirati, come quello di Aérospatiale e Matra nel sistema di missili anticarro "Roland". Thomson ha acquisito il 50% delle attività acustiche sottomarine della Ferranti e pensa ad accordi con gli svedesi in questo settore. A livello multinazionale intra-europeo (ma non intraCEE) si pone la recente operazione Renault-Volvo, che ha non poche implicazioni militari per quanto riguarda i veicoli industriali, in cui Volvo occupa 1500 addetti. Non si può non notare una certa asimmetria fra paesi in 33. Europa, in termini di fusioni internazionali. Da un lato sembrano collocarsi Francia e RFT, in cui le imprese nazionali tendono a fondersi tra loro, o al più si mostrano disposte ad acquisire imprese estere ma non a farsi acquisire: in Francia gioca il forte 29
vincolo del capitale pubblico, nella RFT una tradizione industriale autocentrica e la compattezza del sistema. banca-industria (analogo al sistema giapponese). Dall'altro lato si colloca il Regno Unito caratterizzato da legami assai più stretti col sistema industriale-militare statunitense (come mostrano anche le tendenze 1988-89 delle operazioni di fusioni-acquisizioni in Europa, su tutto lo spettro delle attività industriali e terziarie) e maggiormente aperto ad acquisizioni in entrata (es. SikorskiWestland nell'elicotteristica, Siemens-Plessey nelle TLC civili). Assai più fluida è la situazione dei paesi minori. La Philips sta disimpegnandosi dal settore Difesa, cedendolo a Thomson, per concentrarsi su componentistica elettronica per usi civili ed elettronica di consumo. Alcune imprese minori, come la svede~e Bofors specializzata in artiglieria, sono strettamente dipendenti da tecnologie statunitensi. Come sopra accennato, sarebbe tuttavia scorretta una 34. meccanica estrapolazione al futuro delle tendenze al formarsi di "campioni nazionali". Un confronto a livello mondiale mostra che, in termini di fatturato militare 1988, i primi 10 maggiori produttori per la Difesa restano statunitensi: Generai Dynamics e Lockheed (8.5 mdi dollari), McDonnel Douglas (8.4), GMHughes (6.8), GE-RCA (6.0), Rockwell (5.6), Northrop (5.3), Martin Marietta (4.9), Boeing (4.8), Raytheon (4.5). Dopo di loro vengono i grandi produttori europei: Thomson-CSF (4.5), GEC-Plessey-Ferranti Intemational (4.4), British Aerospace (4.3), Daimler Benz e MBB (2.6), Aérospatiale e Dassault (2.0). Questo divario continua dunque a esercitare una certa pressione per ulteriori aggregazioni tra imprese di diversi paesi, anche includendo partners non europei. La dimensione dei Gruppi non è l'unica variabile rilevante per determinare il· successo competitivo, ma - come già ricordato - nelle t~cnologie avanzate dei grandi progetti e dei grandi sistemi (non solo a fini militari) sono riscontrabili fortissime economie di scala statiche e dinamiche. 30
35. Secondo alcuni segnali recenti, la logica dei campioni nazionali è già superata, o perlomeno verrà gradualmente superata negli anni '90, favorendo una ristrutturazione più per aree di specializzazione di prodotti e di sistemi che per · nazionalità del capitale di controllo. British Aerospace e Deutsche Aerospace (Daimler-MBB) stanno studiando una joint venture nell'avionica. Thomson-CSF e British Aerospace hanno concordato una joint venture nei missili (Eurodynamic). Aérospatiale e Deutsche Aerospace , analogamente, stanno predisponendo una joint-venture nell'elicotteristica. GEC-Marconi e Matra stanno elaborando progetti cooperativi spaziali. Non vanno trascurate le acquisizioni di partecipazioni di minoranza intra-europee: es. Aérospatiale con il 10% di MBB, MBB con 1'11% della spagnola CASA, GEC-Daimler Wallemberg svedese con il lO% di Matra. Significative sono anche diverse acquisizioni di maggioranza in imprese statunitensi: es. Plessey in Fisher Controls, Matra in Fairchild Difesa. Le acquisizioni negli USA sono naturalmente spinte dall'obiettivo di un maggior accesso alle ambite commesse del Pentagono. Le iniziative di ristrutturazione-fusione, cosi come a 36. maggior ragione di cooperazione "non equity" che coinvolgono imprese di diversi paesi, sembrano originate e condotte con crescente decisione più dai soggetti industriali che da mediazioni inter-governative. A ciò non è certo estraneo il fatto che quasi tutte le maggiori imprese operanti nel settore Difesa sono per 'ragioni storiche-economiche-tecnologiche dominate dal "dual use" , cioè da preoccupazioni di carattere competitivocommerciale. Da un lato, cioè, analogamente a quanto accade negli USA (es. vendita di Ford Aerospace da parte del Gruppo di Controllo, addirittura a prezzo di realizzo in quanto valutato " business marginale" ) tendono a fondersi tra loro attività di produzione orientate alla Difesa, scorporandosi da Gruppi polifunzionali (es. Philips, Siemens) allo scopo di raggiungere la · massa critica indispensabile per agire da "prime contractors" per 31
la Difesa sul mercato europeo e mondiale. Dall'altro lato, le imprese piccole e/o flessibili specializzate, sovente acquirenti dall'esterno di larga parte della componentistica elettronica e meccanica, vengono gradualmente assorbite o inquadrate in una logica di gruppo più grande. Per imprese piccole, specializzate e tecnologicamente poco dinamiche vi sono scarse possibilità di sopravvivenza, se non come sub-fornitrici competitive che non possono in prospettiva contare su un "captive market" stabile. 37. Vi sono certo ancora diversi ostacoli politici e istituzionali a grandi operazioni di fusione-acquisizione tra imprese di diversi paesi, a maggior ragione tra "campioni nazionali" . La presenza di capitale pubblico, in paesi come la Francia e l'Italia, è un evidente ostacolo istituzionale, dal momento che la privatizzazione incontra maggiori resistenze in questo campo. Anche dove non vi è presenza di capitale pubblico o dove vi sono state privatizzazioni recenti, le società sono sovente vincolate da clausole proprietarie e azioni privilegiate (golden shares) che di fatto impediscono acquisizioni dall'esterno del paese. Un modo particolare per ostacolare la cessione all'esterno del controllo è anche quello di offrire l'opzione teorica ad essere acquisiti, ma a prezzi così alti da scoraggiare il potenziale acquirente (di ciò sovente si sono Lamentate Le imprese USA nei confronti di quelle europee). 38. AI di Là di vere e proprie fusioni-acquisizioni-joint, ventures, anche nel campo della Difesa gli anni '80 hanno visto"" moltiplicarsi Le operazioni di alleanze strategiche e accordi" cooperativi di ricerca, sviluppo e produzione tra soggetti industriali che restano indipendenti quanto a composizione de~ capitale proprio. Ciò si verifica in misura simile in Europa e negli USA, anche se la dimensione finanziaria dei progetti cooperativi statunitensi resta maggiore. Esempi di questi "non equity agreements" sono rintracciabili con British Aerospace e Thomson e MBB-Aérospatiale~GEC-Matra (su un ampio spettro di 32
settori), GEC-Aérospatiale (missili), Westland-AgustaMcDonnell Douglas (elicotteri), MBB-Aérospatiale (elicotteri da trasporto tattico , con obiettivo di coprire fino al 40% del mercato mondiale del settore, al netto di USA e URSS). Tali accordi cooperativi o consorzi sono classificabili secondo categorie, come ad esempio: macrosistemi (es. sistemi di comando inter-forze e intra-forze), sistemi e prodotti complessi (es. missili, caccia Tornado), sub-sistemi e componenti. Conta molto, in questo come in altri campi, la possibilità di unire le forze non solo o non tanto per realizzare veri e propri " breakthrough" tecnologici, quanto per promuovere diverse rilevanti attività di modifiche incrementati su sistemi già esistenti. Come suggerisce l'ormai abbondante letteratura in merito, 39. al di là del caso specifico militare, gli accordi cooperativi sono un importante strumento di crescita esterna (per acquisizione di altre imprese) e la pura diversificazione o integrazione verticale basata sulle risorse interne. Tramite accordi cooperativi si possono percorrere traiettorie tecnologiche e dotarsi di "complementary assets" in tempi assai più brevi che non basandosi sulla pura crescita interna. Al tempo stesso gli accordi sono uno strumento che, a differenza della crescita per acquisizione esterna e conseguente ingrandimento dimensionale, presenta notevoli gradi di flessibilità, possibilità di sperimentare con rischi limitati, opportunità di integrare culture industriali diverse senza forzarne l'identificazione sotto un unico management. In altre parole, questi accordi consentono strategie di risposta veloce e relativamente efficiente al sempre più rapido mutamento degli scenari tecnologici e di mercato. 40. Alleanze strategiche, consorzi e accordi cooperatiVI tra imprese non sono esenti da problemi e difficoltà. Primo, in mancanza di coordinamento da parte dell'acquirente pubblico europeo (IEPG e governi nazionali), anche queste operazioni non eliminano il rischio di duplicazioni e conseguenti moltiplicazioni dei costi (inclusi costi amministrativi da "work sharing"). Esempi di tali duplicazioni, pur in presenza di sinergie cooperati33
ve , sembrano individuarsi in Europa in campi come reattori nucleari navali, elicotteri e velivoli da combattimento, carri da· battaglia, sistemi C31 campali, missili a corta-media gittata anti-aerei e anti-carro. Secondo, per lo stesso motivo ricordato tali accordi sembrano non raggiungere la necessaria massa critica, atta ad affrontare i salti generazionali nei sistemi d'arma (es. laser, cannoni magnetici). Terzo, resta largamente irrisolto il problema della standardizzazione di componenti e apparati. Quarto, tali accordi tendono a coltivare la fase di sviluppo e produz~~me, Jasciando invece in ambito nazionale (con perdita di ·iffipoi:hÙÙ.i sirierg1e).le fasi a monte di vera e propria Ricerca. Quinto, q~ando tali accordi nascono da decisioni politiche, la quota di ,partecipazione delle singole imprese tende a riflettere . mecéanici criteri di "juste retour" nazionale, più che effettive capacità tecnologiche. Ne derivano per conseguenza alcune economie di scala tecniche, ma una debole accumulazione di esperienza (economie di scala dinamiche) e una limitata razionalizzazione dell'offerta. La tutela governativa viene difficilmente abbandonata, le stesse imprese nazionali tendono a ricorrere nei vari consorzi, con uno scarso effetto di competitività tra fornitori. In generale, questi' consorzi di dominante origine politica rischiano di non raggiungere l'ob.iettivo ultimo di riorganizzazione competitiva di · un'industria altamente frammentata e poco abituata a competere su mercati selettivi e difficili. · Naturalmente vi sono esempi di collaborazione ad alto potenziale come Tornado , EFA , il programma Euro-missili. Ma non sono mancati casi di vita difficile o fallimenti sul nascere. Ad esempio, il progetto di fregata multinazionale è crollato quando i quattro paesi europei maggiori si sono tirati indietro. Un altro esempio è la cooperazione franco-tedesca nell'elicotteristica che stenta a prendere piede, per le forti esitazioni da parte tedesca. 34
t
41. Il quadro complessivo delle alleanze, oltre che delle fusioni-acquisizioni, vede comunque emergere un'Europa con un centro (Francia-RFf-Regno Unito) e una periferia (Italia, Spagna). Al centro tendono a collocarsi i sistemisti, nonché i fornitori del " playload" più sofisticato, mentre la periferia resta popolata di fornitori di componenti più tradizionali, nonché di assemblatori di prodotti fin iti (es. navi da guerra, sottomarini, carri, munizionamento ecc.).
IV - Situazione e debolezze dell'industria italiana
42. L 'immagine dell'Italia quinto paese occidentale esportatore di armi e di tecnologie militari si è rapidamente appannata negli anni recenti, che hanno visto un crollo di esportazioni (da 4500 miliardi di lire del 1985-86 ai 2300 miliardi del 1988), una flessione significativa del fatturato in termini reali e un ruolo sostanzialmente marginale delle principali imprese italiane nella grande movimentazione societaria ricordata nel capitolo precedente. La percentuale esportata del fatturato di industria militare è calata da quasi il60% nel 1984-85 a meno del20% (stimato) nel 1989. Nel quinquennio 1983-87 l'esportazione cumu lata di armi dall'Italia è ammontata, secondo la fonte ACDA (più attendibile della fonte SIPRI per il maggior grado di copertura), a 4015 milioni di dollari , pari al 4.3% rispetto al flusso di esportazioni dei quattro paesi occidentali maggiori (USA, Francia, Regno Unito, Germania) ; una flessione rispetto all'analoga quota del 6.0% del quinquennio precedente 1979-83 solo in parte spiegata dall'effetto di cambio del " dollaro forte" che nel periodo 1982-85 ha penalizzato la quota in dollari dei paesi concorrenti agli USA in tutti i settori- come il militare- relativamente poco elastici alle variazioni di prezzo. La quota del 4.3 % rappresenta peraltro, per l'Italia, un ritorno agli stessi livelli di quota del 1975-78.
35
Le stime sul mercato internazionale degli armamenti nel periodo più recente 1988-89 fanno presumere, data la particolare composizione geografica delle esportazioni militari italiane (forte peso di Irak e Libia: v. infra), una sensibile caduta dei ·valori non solo assoluti ma anche relativi dell'export italiano. Si può dire, senza false drammatizzazioni, che l'industria italiana operante ·nella produzione militare: a) incontra (più o meno acutizzati) tutti i problemi di frammentazione, duplicazione, scarsa concorrenzialità sul mercato interno, dipendenza tecnologica che ancora caratterizzano l'industria europea rispetto a quella americana; b) risente in modo acuto - rispetto ai maggiori concorrenti europei - della mancanza di coordinamento nei processi di ristrutturazione, coordinamento potenzialmente effettuabile mediante i classici strumenti della domanda pubblica e dei sussidi alla ricerca. 43. Nel settore Difesa in Italia operano direttamente ancora circa 80 imprese di una certa dimensione, che nel 1988 fatturavano 8000 miliardi di lire (di cui 2400 esportati, il 30%) con 54.000 addetti. Il dato del fatturato contiene naturalmente molte duplicazioni, non essendo disponibile un "bilancio consolidato" del settore. Includendo tutti i fornitori, anche piccolissimi, del settore Difesa la DNA stima l'esistenza di circa 700 imprese con un'occupazione indotta di altri 100.000 addetti. I circa 150.000 addetti complessivamente assorbiti dall'industria per la Difesa in Italia vanno comparati con circa 230.000 addetti nella RFT, più di 300.000 in Francia, 430.000 nel Regno Unito. Solo 5 imprese su 78 fatturavano nel militare nel 1988 più di 500 miliardi di lire, solo 18 imprese più di 100 miliardi di lire; ben 27 imprese sulle 80 maggiori fatturavano meno di 10 miliardi. Inoltre 27 imprese su 78 non esportavano del tutto, mentre 23 imprese esportavano meno del25% del proprio fatturato. Circa 30 delle imprese considerate producono esclusivamente per la domanda militare, risultando di norma attestate nei comparti meno sofisticati delle attrezature e del munizionamento. 36
L'esportazione statisticamente registrata è quasi totalmente indirizzata a paesi non industrializzati, e con una fortissima concentrazione su alcuni particolarmente "a rischio". 44. Possono individuarsi in Italia cinque gruppi di imprese, senza contare stabilimenti e arsenali delle FF.AA.: IRI (2800 miliardi di fatturato, 19.000 addetti), EFIM (1800 miliardi, 10.500 addetti), FIAT ( 1300 miliardi, 7500 addetti), altre imprese nazionali private come Intermarine-Aermacchi-PiaggioElettronica (1100 miliardi , 10.000 addetti), imprese a capitale estero come Contraves-Marconi-FIAR-Oerlikon-Microtecnica (800 miliardi, 5.000 addetti). In termini di settori, sempre con riferimento alle 78 imprese per cui i dati sono disponibili, troviamo la seguente situazione: N•
N•
imprese
addetti
l. Armamento leggero, propellenti. muniz.
16
5.400
800
41
2. Componemistica mccc.
14
3.200
33
3
3.700
340 900
4. Mezzi navali
6
3.800
700
26
5. Mezzi aerei e avionica
8
21.700
3.100
25
31
16.000
2.200
28
Settori
3. Mezzi terrestri
6. Elettronica militare
Fatturato totale (mdi lire)
%
esponato
38
45. Prima di soffermarsi sulle debolezze dell'industria italiana e sui rischi derivanti da una inadeguata spinta competitiva negli anni '90, è opportuno non ignorarne alcuni punti di relativa forza, desumibili dagli stessi dati su produzione e interscambio produttivo e tecnologico con l'estero, oltre che da pareri degli esperti. Va da sé che le opinioni degli esperti sono caratterizzate da elevata soggettività, e sovente dal loro collocarsi in segmenti diversi della stessa industria militare (armamenti convenzionali di superficie piuttosto che missilistica-aeronautica-strumentazione elet~ronica). Alcuni elementi più oggettivi possono 37
comunque essere tratti dai dati di produzione e interscambio su singole famiglie di equipaggiamento, classificate per generazione tecnologica e indicatori di innovazione incrementale. 46. Un primo aspetto da segnalare riguarda la presenza non marginale di sforzo tecnologico originale che, partendo quasi sempre da produzione su licenza estera (americana), sviluppa nuovi prodotti e varianti innovative degli stessi prodotti. Il risultato ultimo, attraverso questa "gestione attiva" delle licenze in entrata, è una successiva capacità autonoma e autopropulsiva di generazione tecnologica, che giunge spesso alla cessione di licenze all'estero. Esempi di questa fertilizzazione tecnologica che nasce da un uso intelligente della tecnologia importata si rintracciano nell'elicotteristica (licenze Beli e Sikorski ad Agusta e successive collaborazioni Agusta-Westland in modelli nuovi di elicotteri da combattimento), nell'artiglieria (licenze cedute da Oto Melara a diversi paesi, fra cui Giappone e Sud Corea), nei velivoli da addestramento (licenze Aermacchi cedute ad Australia, Singapore e Brasile), nella missilistica (Selenia). 47. Inoltre la partecipazione dì imprese italiane a programmi in collaborazione europea e americana non è trascurabile, anche se certo meno massiccia di altri paesi partners più forti. Questo è, almeno, il caso del caccia Tornado, collaborazione fra Aeritalia (che fornisce l'ala, per un valore complessivo del veicolo intorno al 15% ), MBB e British Aerospace, con forniture FIAT per parti di motore. Infine, un confronto di posizionamento tecnologico relativo delle produzioni-esportazioni italiane suggerisce la presenza di numerose nicchie di forza come: artiglieria (Oto Melara) e relativi sistemi e centraline elettro-ottici di puntamento (Aeritalia, Selenia, Elsag, Galileo), missiU aria-aria, mare-mare e terra-aria (Selenia, Oto Melara, SNIA), naviglio per fregate e cacciamine (Oto Melara, Intermarine), elicotteri e velivoli di addestramento (Agusta, Aermacchi), radar terrestri e navali di 38
l
sorveglianza e sistemi C3 (Selenia, Elsag, SMA), sistemi sonar (Selenia), contromisure elettroniche (Elettronica), mine. Tutto ciò va tenuto presente, pur senza nascondersi il pericolo di rapida obsolescenza di molti di questi prodotti se non inseriti nella prospettiva di sviluppo delle nuove tecnologie sistemiche, per ben valutare i rischi di dissipazione di rilevanti patrimoni tecnologici - con importanti ricadute anche nel civile . - che conseguirebbero da una situazione di pura smobilitazione dell'industria militare italiana, sotto la spinta della concorrenza dei più forti. Le numerose e gravi debolezze dell'industria italiana, che 48. l'impetuosa avanzata dell'effetto 1992 mette oggi meglio in luce che non fino a pochi anni fa, possono essere sintetizzate nel modo seguente: ritardo tecnologico e rischio di uno spiazzamento da parte dei nuovi sistemi d'arma, frammentazione e conseguente sotto-dimensionamento delle produzioni e del polmone finanziario, mancato ruolo traente e orientatore della domanda pubblica e della politica di incentivi alla ricerca, disgregazione delle competenze tra Ministeri, mancanza di trasparenza e di prevedibilità pluriennale nel bilancio della spesa pubblica militare. Pur in presenza di un buon pos1Z10namento in alcune 49. citate nicchie di produzione, l'Italia presenta una diffusa debolezza come produttore di sistemi d'arma, con un forte contenuto di componentistica-chiave e di sistemistica elettronica. Sotto questo profilo, imprese pur tecnologicamente assai avanzate nel panorama italiano, come Aeritalia e Selenia, risultano ancora deboli rispetto ai maggiori concorrenti europei, nonché troppo dipendenti dall'ancora incerto mercato per programmi come EFA (su cui il Governo tedesco sta sollevando alcune resistenze , almeno da quando l'ex Ministro delle Finanze Gerard Stoltemberg è Ministro della Difesa) e come il sistema PATRIOT di missili antiaerei. Inoltre, pur collocandosi spesso nella fascia alta della "scala 39
di valori" attribuita alle diverse innovazioni incrementati, gli armamenti sviluppati autonomamente dall'industria italiana giungono con un notevole ritardo ,generazionale nella produzione internazionale della stessa famiglia. Resta altissima la quota di produzione in Italia su Licenza estera, prevalentemente USA. In questo come in altri campi, produrre su licenza estera è di regola un passo obbligato nelle prime fasi di sviluppo dell'industria, ma decisi processi di apprendimento e sforzi di R&S nei laboratori nazionali col tempo possono generare maggior capacità tecnologica autopropulsiva (uso "attivo" delle licenze), fino a generare flussi di cessione tecnologica verso l'esterno, in parallelo col mantenimento di licenze in entrata, come già ricordato. Quando la dipendenza tecnologica resta tale, senza diventare interdipendenza, il sistema industriale in questione perde molte opportunità di sviluppare le proprie potenzialità e di giocare un ruolo crescente nella dinamica di competizione oligopolistica mondiale. Nei programmi cooperativi non sarebbe certo corretto affermare che l'Italia è fornitrice solo di parti "banali", come ricordato già. Tuttavia è percezione di molti esperti che la vocazione produttiva italiana potrebbe esercitarsi a livelli nettamente superiori a quelli attuali, se il patrimonio tecnologico di cui disponiamo (non trascurabile a livello di ingegneri, fisici, chimici, tecnici e manodopera qualificata) fosse meglio valorizzato. Al tempo stesso le imprese italiane, meglio accorpa~e o coordinate tra loro, potrebbero svolgere un ruolo più ampio nel movimentato quadro di fusioni-acquisizioni-alleanze-accordi che l'attesa del 1992 ha generato. La recente acquisizione della Ferranti Italia da parte di Finmeccanica è operazione valida, ma di dimensione alquanto limitata, vista nel contesto generale richiamato in precedenza. 50. Una elevata frammentazione, e soprattutto la bassa dimensione d'impresa, riflette la peculiare separazione fra pubblico e privato, e ancor più la mancanza di processi di concentrazione o 40
almeno di stretto coordinamento nell'ambito delle imprese a PP.SS .• per non parlare di coordinamento tra pubblico e privato. Aeritalia con ctrca 1000 miliardi di fatturato presenta una dimensione pari a circa 1/J di Aérospatiale e % di British Aerospace. Selenia ha una dimensione circa di 1/J rispetto a G E C. Non emergono imprese capofila o "prime contractors" nemmeno a scala nazionale, tanto meno a scala internazionale. L'accorpamento di Selenia-ELSAG in Finmeccan ica, e le collaborazioni Selenia-Aeritalia e Oto Melara- Fincantieri appaiono ancora di dimensione inadeguta alla sfida competitiva esterna. Imprese del Gruppo EFIM e del Gruppo IRI-Finmeccanica sembrano costrette a procedere in ordine sparso, prive di orientamenti e di priorità. Recenti contatti cooperativi fra i due gruppi per le rispettive imprese elettroniche (collaborazioni Galileo e SMA deii'EFIM con Selenia-ELSAG di IRIFinmeccanica) sembrano muoversi nella giusta direzione ma con una certa fatica sul terreno operativo. La nascita di un polo aeronautico italiano è per ora impedita dalla logica della separatezza fra pubblico e privato; perfino l'accorpamento di Alfa A vio con FIATA vio, dopo la cessione dell'Alfa alla FIAT , incontra difficoltà di management. Di buon auspicio sono le recenti acquisizioni di minoranza di Aeritalia in Piaggio e Aermacchi. Il sistema delle PP.SS. fa concorrenza a se stesso (AgustaEFIM-Aerita lia-IRI). Il sostegno pubblico alla R&S pende verso cri teri di erogazione a pioggia, col risultato di non impedire costose e probabilmente inutili duplicazioni, come nel caso degli aerei addestratori S2ll della SIAI-Marchetti e MB 339 dell'Aermacchi. entrambi finanziati sui fondi della L. 46/82. Abbiamo così in Italia 6 produttori di sistemi d'arma, 11 produttori di munizionamento. 19 produttori di sistemi elettronici principali: chiaramente troppi per le limitate dimensioni del mercato nazionale, e peraltro inadeguati sia singolarmente che in gruppo sparso per affrontare efficacemente la concorrenza esterna. Consorzi e accordi cooperativi sembrano cedere a una logica 41
di mediazioni di interesse e spartizione di commesse, più che di integrazione dei punti di forza. Sovente tali accordi nascono su motivazioni di breve respiro, eminentemente commerciali più che di sviluppo tecnologico che guarda alle grandi tendenze e alle mosse dei rivali più forti. Essi puntano generalmente su un solo prodotto, con scarsa potenzialità di domanda internazionale (es. la fregata Lupo del Melara Club, il consorzio Italmissile poi fallito per l'abbandono di Selenia). Queste debolezze del lato dell'offerta si rit1ettono in un 5 l. quadro preoccupante dell'interscambio con l'estero, sintomo eloquente del posizionamento competitivo di una industria. Le fregate ed i sommergibili sviluppati quasi esclusivamente per la Marina italiana. per poi essere venduti a pochi e peculiari paesi (Irak. Yenezuela, Nigeria), sono una storia abbastanza recente. È già stata richiamata la caduta delle esportazioni negli ultimi anni, che si è verificata anche per altri nostri concorrenti, ma con intensità non comparabile alla nostra. Sul fronte della dipendenza unilaterale dall'estero, l'Italia vede un rapporto import/produzione superiore al 21%, contro 8-9% della RFT e naturalmente percentuali assai inferiori per gli altri due forti concorrenti militari europei (Francia 3.5%, Regno Unito 3.2% ). . Si calcola che l'importazione di materiali e componenti (prevalentemente sofisticati) pesi per più del 40% sul valore delle nostre stesse esportazioni. · La dipendenza tecnologica dall'estero è concentrata verso gli USA, da cui acquistiamo più del 50% delle forniture dall'estero, nonché più del 60% delle licenze di produzione in Italia (v. antea). 52. Nel 1983-87 i primi cinque paesi di destinazione hanno assorbito ben il 48% delle esportazioni italiane di armamenti (dati ACDA), nell'ordine Libia (600 milioni di dollari a prezzi correnti), Irak (370), Nigeria (350), S. Arabia (320), Egitto (270). Nei due quinquenni precedenti il grado di concentrazione delle vendite verso i primi cinque paesi è anche superiore (60% 42
t
nel 1974-78, 52 % nel 1979-83), includendo altri paesi quali Iran, Venezuela, Somalia. La Libia resta nettamente al primo posto come mercato di sbocco nel decennio 1978-87, al secondo posto dopo l'Iran nel quinquennio precedente 1974-78. Guardando alle grandi aree, il Medio Oriente è naturalmente cresciuto di peso negli anni '80 (a scapito dell'America Latina), giungendo nel 1983-87 ad assorbire quasi il 40% delle esportazioni italiane, mentre i paesi africani (Libia, Nigeria, Somalia, Egitto in particolare) hanno quasi stabilmente assorbito il 30% del totale nei 15 anni coperti dai dati. Tra i paesi industrializzati, compaiono fra i primi 10, con cifre relativamente contenute, Turchia, Grecia e USA. 53. Un'industria come quella militare, totalmente dominata dalla domanda pubblica e dal sostegno pubblico dal lato dell'offerta, risente negativamente di una gestione non coordinata dei due momenti. Dal lato della domanda, l'Italia non può tardare troppo ad adeguarsi alla spinta - richiamata all'inizio - verso una gestione più selettiva degli approvvigionamenti, mirante a stimolare la concorrenzialità degli offerenti, promuovere investimenti in tecnologia, operare severi controlli di qualità e di standard industriali dei fornitori. Anche nel campo militare, come in molti altri settori a elevato contenuto tecnologico, la domanda pubblica può diventare un potente strumento di stimolo e insieme sostegno finanziario all'innovazione ed al miglioramento di qualità, quando la logica del "captive market" viene abbandonata per un contesto dove il richiedente (Ministero Difesa) intende esercitare la propria funzione precipua di cliente esigente (Tesoro, Governo, Parlamento). Una parte non indifferente del nodo, nel caso italiano ma anche in altri sistemi-paesi, sta nell'eccessiva frammentazione delle competenze in gioco: almeno 6 Ministeri (Difesa, Esteri, Mincomes, Industria, PP.SS, Ricerca) con reciproche gelosie, con un ruolo di coordinamento ancora troppo debole giocato dal Comitato Difesa Industria. A ciò si aggiungono i tradizionali 43
conflitti d'interesse fra le tre F.A.: un maggior coordinamento inter-forze sperabilmente deriverà dalla nuova legge sui vertici militari, che prevedono maggiori responsabilità in tale direzione affidate al Capo di Stato Maggiore della Difesa ed al Segretario Generale della Difesa (Direttore Generale degli Armamenti). 54. Dal lato dell'offerta di sostegno pubblico alla ricerca e all'esportazione. l'Italia eredita dagli anni '70 e '80 un quadro di provvedimenti e strumenti frammentari, tipicamente poco coordinati. più adatti ad un diffuso sussidio di attività diversificate e tra loro scollegate che non allo sviluppo di grandi progetti ed al loro inserimento in un quadro di cooperazione internazionale. Non sempre è cattiva una buona diversificazione degli interventi a stimolo-sostegno del tessuto industriale. specialmente in un paese a struttura industriale dualistica come l'Italia: ma nel campo della ricerca militare la dispersione di risorse che oggi si verifica (commesse dirette Ministero Difesa, F/IMI per la ricerca. F/innovazione del MICA) appare chiaramente poco coerente con una strategia di valorizzazione mirata del nostro patrimonio tecnologico. Considerazioni analoghe valgono sul versante del sostegno diretto e indiretto all'esportazione (crediti agevolati, crediti d'aiuto e crediti misti), dove le competenze di Tesoro. Ministero Esteri. Mincomes, SACE. Mediocredito Centrale sono spesso non armonizzate tra loro. 55. Da ultimo. tra le debolezze del sistema-Italia si segnala la peculiare difficoltà a concepire una coerente politica di bilancio per la Difesa. Ciò ha a che fare , da un lato, con l'impossibilità di prevedere investimenti e spese correnti entro un orizzonte pluriennale (in base alla vigente Legge 436 sul bilancio dello Stato). dall'altro lato con la persistente mancanza di trasparenza nella contabilità predisposta dalla Ragioneria Generale dello Stato. a sua volta utilizzatrice di dati forniti dal Ministero Difesa (si veda il Rapporto Falciai-Pianta per la Commissione Tecnica Spesa Pubblica).
44
,
SUMMARY AND CONCLUSIONS (* ) di FABRIZIO O N IDA
I - A frame of reference: trends towards the reorganisation of the military industry in a context of technological interdependence l. The last part of the 80s saw a strong acceleration in the process of politica! and economie transformation in old Europe, culminating in the sudden collapse of the Warsaw Pact communist regimes, but already stimulated by the advent of perestrojka in the USSR , together with the impending effect of 1992 in the EEC countries. To analyse the situation and the prospects for the military industry in Europe and in Italy at the beginning of the 90s from the particular point of view of the European Single Act. one should start from the fo llowing perspective: a process of profound and wide competitive reorganisation in the military industry at a world leve!, but particularly in America and in Europe, seems to be inevitable. Contributing to this are factors of demand and of supply (costs, technology), which are the subject of the various chapter of this Report.
2. With regard to demand key factors involved are the changed strategie picture in the East, the cessation or reduction in conflicts in the Middle East (Iran-Iraq , Afghanistan, prospective Arab-Israeli negotiations), and above ali the constraints of public spending. In the USA cuts in military spending have already been considerable (even if somewhat less than some of the immediate post-Reagan forecasts) and have been forecast at an average annua! rate of 3-5% for the first half of the 90s. Cuts in spending have an impact particularly on Iarge and costly projects, and on the activities of research laboratories, with their reduction resulting in immediate and considerable savings for the Departments concerned, even at the risk of (* ) Traduzione di Magdalen Starr
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sacrificing the potential of significant technological accumulation/patrimony. The push towa.rds maximum efficiency in milita.ry spending implies cuts in real spending on equipment, tending towards reduced R&D/p.roduction ratios, and the extension of the life of some ma terials (re-fitting).
3. World spending on Defence, eq ua! to around 1000 billion dollars in 1987 (of which 365 is attributable to Warsaw Pact countries, 296 to the USA, 141 to NATO-Europe , and the remaining 205 to China and other developing countries) , levelled out at current prices in 1985 as a result of an absolute drop in developing countries (LDCs), and a deceleration in developed countries. Contributing to the fall in military spending in the LDCs was first a decline in the purchasing powe.r of_oi l producing countries, and subsequently the end of the Iran-Iraq conflict. The import of armaments by LDCs in 1988 returned to the level at fixed prices of 1980, after reaching a peak in 1982 (with 24 billion dollars at 1985 prices). T he 80s saw for various years a considerable growth in the US quota in world military spending, under the effect of the R eagan administration, fro m 30% ( 1980) to 36% (1987) (from 4.6% to 6.3% in relation to the US GDP). The recent (January 1990) forecasts for 1995 for American De fence spending, starting from 295 biiHon dollars for the current fiscal year 1991 (which at current prices represents a cut of 16% compared to the peak of 1985), predict a cut of 2% per year in real terms (or according to analysts outside the Pentagon of 5 % per year) . Defe nce spending should thus fall to 20% of tota l fed erĂ l spending, the lowest quota since 1940. The pressure to cut ambitious and costly projects, inside and outside the SDI , are however strongest on the part of the Administration , and not without opposition from Congress: examples are the programme for mobile intercontinental missiles, the tleet of Stealth B-2 bombers, the programme for the Advanced Tactical Fighter (ATF), successor to the F-15, and the strategie transport piane C-17. 46
The consequences are serious for suppliers, already burdened by contracts imposed 'by the Pentagon at fixed prices and by unfavourable rdorms in the fiscal system (rescinding the right to delay payment of taxes on current projects). For the present, cuts in employment are forecast as being substantial but not dramafic: 18,000 civilian and 24,000 mĂŹlitary out of the estimated total of 500,000 employed by the Defence industry. 4. As mentioned previously, the double tendency t ha t lies behind the deceleration, and recently the absolute drop, in military spending has its origins in the politico-strategie situation and the pressure for fiscal adjustment. The detente between East and West, signalled by the first Reagan-Gorbachov talks in 1985 (the year which not coincidentally saw the beginnings of the slowdown in US and Soviet military spending), involved both nuclear and conventional armaments. In Europe. the concept of a defensive system against neighbouring countries is no longer valid: the graduai withdrawal of Soviet troops from countries bordering the EEC eliminates the risk of surprise ground attacks. This reduces, in particular, the demand for offensive weapons such as tanks and short-range missiles, with defensive and surveillance systems becoming the major area of demand. 5. The tendency towards savings and rationalisation in military spending in terms of the adjustment of the US public deficit and of contro! of public spending and taxation in generai, also reflects the sharp increase in unit costs and the subsequent economie risk of such projects. Unlike the civil sector, the growing importance of electronics and informatics components in the military sector has contributed to the significant increase, rather than decrease, of unit costs. For example, the cost of successive generations of combat planes has quadrupled in a decade, as in the decade before; the fixed costs of a new project in this fie ld can ha ve an impact of 30-40% o n the uni t cost. 6.
Countries such as the United Kingdom (and likewise Italy), 47
bound by public budget constraints much less stringent than those in the USA, are also clearly concemed about the rationa lisation of military spending, red ucing waste and applying greater selectivity than in the past to development projects for arms and armaments systems. Furthermore, while Mrs. Thatcher favours the maintenace of absolute levels for defence spending, to the benefit of more than half of the 50 leading British companies quoted on the London Stock Exchange, the Labour Party is pushing fora reduction in spending of 3.5% per year, with major export contro!, even at the risk of between 100.000 and 150,000 jobs. 7. There is therefore a strong tendency, at least in the US and the UK (but the Single Act will push remaining EEC countries in the same direction) , to impose ever more competitive regulations in public military demand in a growing global context. The USA has a long tradition in this respect, though certainly not Europe. The contracts of the US Ministry of Defence (DOD) are on average 60% competitive (up to 80% if including orders providing for at least a first phase of "competitive bidding"): according to some estimates, this results in a saving for the US of around 1.1% of the D efence budget every year. A well-known case in that of aricraft engines, in which companies such as Pratt Whitney and Generai Electric are often found competing, under stringent conditions imposed by the buyer: a competitive offer involves prototype costs, simulated combat tests, evidence of mainte nance costs, etc. (tenns which are too hard for European companies, and ltalian in particular, to compete). In the U K the quota of competitive orders has risen to around 40%, un der the pressure of refonns introduced by Sir Peter Levene in 1985. Among the results has been the abandonment of the costly Nimrod project, in favo ur of AmericanA WAC planes, developed with the participation of British Aerospace. In the area of helicopters, apart from the "Merlin" mode! for the Royal Navy (designed by Westland-Agusta), the Minister for Defence took this o pportunity to abandon the development of other 48
proposed Westland models for the Army (EH-10 L, Lynx) , opting fo r the alternative offers of the American company Sikorsky, which, with Fiat, gained contro! of Westland. Another example is the anticipated abandonment of the development of the Challenger tank to replace 500 outdated Chieftain tanks, even at the risk of the survival of the sa me miUtary division of Vickers. 8. The push for competitive cond itions takes piace, however, at least in Europe, in the context of a growing degree of integration between countries belonging to the same continental market. The very recent acquisitio n of Ferranti Defense Systems and of Plessey by GEC, and of MMB by Daimler-Benz would probably not have been possible even only 1-2 years ago, meeting strong opposition from the Monopoly Commission (supported by Mrs Thatcher, strong supporter of the rules of the free market) and the Bundeskartellamt respectively. It is also irnportant from this point of view to perceive the signs of a growing " conscience of 1992", which has rapidly permeated not only industriai, but poUtical behaviour. In Italy the situation appears much more backward , and the risks of industriai marginalisation subsequently higher. The trend toward a radica! rationalisation of industry also 9. arises from rea! factors of supply and of techn.ology: the techn.ological trajectories tied to the future needs of D efence are pushing in every country towards a growin.g in.terdepen.dence between civil an.d military. Electronics components account at this point for 40% of Defence spending on eq uipment (34% in 1980). Advanced "dual use" technologies are multiplying: fiber optics, advanced semiconductors, YLSI circuits, supercalculators, new composite and polymeric materials , biotechnology, superconductivity at high temperatures and more. Ali or almost ali of these technologies depend essentially on a continuous flow of innovation and diversification, on a scale of research and production compatible only with combined exploitation for civil-commercial end. The cost of the electronic and optoe lectronic component " dedicated" or customized exlusively to
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the military seems ever more unacceptable. In a more generai strategie view, the emphasis seems to shift- also in the area of negotiations on disarmament - from the maintenance of the forces as such to the maintenance of a capacity to mobilise the dual-use industry. 10. In this historical , politica!, economie and technological context there is very little space for a "Fortress Europe" in generai, and much more so in military terms. There exists in reality no European sub-system within the politico-military NATO , with the USA remaining at the primary leve! in the cooperative projects of NATO. The ties between the USA and the UK are extremely strong (eg. Trident submarines, the previously-mentioned AWACs, Harrier AV-8B, etc.), evident also in the civil sector if one observes the recent trends towards merger-acquisition in Europe. For the rest the USA remains by far the most important market; their total investment in technology is 3-4 times greater than that of Europe: but it is a market in which European companies are stili extremely interested as vendors and collaborators in development. The UK, which in Western Europe represents the maximum tendency towards military spending (almost 5% of GDP), spends on equipment around one tenth of the US figure in terms of absolute value. Even if in recent years there has been a clear tendency towards the rèduction of military imports from the USA, to the advantage of European orders, the value of equipment produced in cooperation with the USA . and/or unders US licence largely exceeds even today that of equipment produced in cooperation between European companies. 11. Although there is no lack o{ an impetus towards the reduction of bilatera) exchange with the USA to benefit a European Defence industry, with the US in turn looking unfavourably on real unilateral dependence on European and Japanese technology, the picture seems to evolve clearly towards
so
USA-Europe-Japan trilateral technological cooperation, which includes exchange of licences, co-financed projects and reciproca! contro!. The self-sufficiency of one or the other in strategie military components seems a growingly unrealistic hypothesis, even if none of the three major partners appears inclined to perpetuate (as in the case of Japan towards the USA) or to see the emergence of technologies on one or both of the other two. By chance, small European countries with a tendency to be backward or marginai with regard to the development of front- Iine military technology, such as Italy, remain an important link (according to some a Trojan horse) with an American industry wishing to remain an "insider" in Europe. Certainly, the symptoms of conflict-cooperation between American and European industries remain confused. Under the pressure of US spending cuts, the UK has already chosen to abandon some programmes of bilatera! and multilateral cooperation (NATO frigates, short and medium-range missiles). The US Ambassador toNATO, William Taft, former vice-Minister far Defence, emphasised at the beginning of last March that --International programmes of cooperation are already contracting at an alarming rate; particularly vulnerable are transatlantic programmes. There is a real danger of the closure of the relationship between the two sides of the Atlantic" (Financial Times, 28 March 1990, p. 5). To protect themselves against increased American protectionism, some European companies (GEC-Marconi, Matra) have already made various moves to gain contrai aver American suppliers themselves, orto expand actual pre-existing branches. In this complex picture the implications of the European Single Act for European industry working in Defence, and the current problems of competitive .rationalisation in the same industry, have to be interpreted.
II - The european Single Act and European Defence policy:
evolution of the institutional framework (EEC-12, UEO, IEPG) 51
12. Art. 223 of the Treaty of Rome excludes the goods and services designated specifically fo·r military purposes (a fairly wide list , introduced with secret record in 1958) from the automatic and progressive application of the EEC rules on economie integration: common external duty, free circulation of goods-services-capital, the opening up of public contracts, clear market information. In the last ten years, however, tbere have been various pressures pushing the ground rules of the military market closer to those of the civii market. These pushes have risen out of both external and internai pressures. 13. Among the pressures of external origin we find above ali the signals coming out of the USA: a) strong technologicalcompetitive pressure from space defence (SDI); b) the reinforcement of COCOM controls (Committee for Multilateral Coordination on export controls, established in 1950 and composed of member states of NATO, without Iceland, adding Australia and Japan) o n the export of technology an d the eonnected threat of an embargo on the sale of strategie components of European countries violating sueh controls. 14. lf the recent events in Eastern Europe result in a relaxing, or at least reformulation of COCOM constraints in socialist countries, there is at the same time a growing sensitivity in the USA to the transfer of military (or " dual use") technology to developing countries in the so-called ··south'', and in particular in the quadrant strategically at risk, defined as the wide band which r uns from North Africa to the Middle East and from South Asia to Bangladesh. The American (and also European) preoccupation is with technology: eg. that required for nuclear weapons, missiles and chemical weapons. Such preoccupations have been sharpened by recent events such as the Condor 2 agreement between Argentina, Egypt and Iraq for the production in Egypt of a missile with a nuclear warhead.
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15. W ith regard to the East, the situation is instead changing considerably. The USA seems inclined to reconsider the COCOM rules on tbe designated use of some high technology products exported from the West. At a very recent meeting at G leneagles (Scotland) of the IEPG (Independent E uropean Programme Group) the view was unofficially expressed t ha t countries already belonging to the Warsaw Pact could in future be included as members of the IEPG. 16. Pressures more interna/ to Europe can be traced. beyond the fiscal cuts already mentioned, in the swift move towards 1992. Above ali, the European Single Act (1986) recognises, unlike the Treaty of Rome, that the politica! and economie structure of Europe is incomplete if it does not include policies for security and defence. The Advisory Group appointed for this pu rpose by the IEPG in 1984, preceded by the Klepsch Report to the European Parliament, the Greenwood Report to the EEC Commission (1980) and the Fergusson Report to the European Parliament (1983), gave in its final report (Vrede/ing Report, published at the end of 1986, examined by the Ministers for Defence in June 1987) various very clear indications of the urgency of promoting the greatest possible competitiveness in industries drawing on military demand. T he principal proposals outlined in the Vredeling Report include: a) removal of obstacles to integration between national markets, also for related civil-military growth; b) standardisation of export con trols c) formation of European industriai consortia to reduce the inefficiency of fragmented supply but leaving a degree of competition among firms; d) promotion of R&D in high technology in conjunction with the USA and Japan, in particular in the areas of electronics and new materials; e) reinforcement of the decision-making mechanisms of the IEPG; f) research into " juste retour" as an alternative to single projects, follow ing schemes of "variable geometry" based on the example of the E SA (Europea n Space Agency) . In this forward move signalled by the European Single Act,
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the role of the British govemrnent under Mrs Thatcher must not be forgotten. consistently rnaintaining as it does an ideologica! cornrnitrnent to more open rnarket conditions. 17. A second internai pressure towards an integrated policy for Defence derives frorn the wave of European technological programmes. In accordance with the Davignon formulation of policies for the prornotion and protection of competition (shared for the rnost part by the officials responsible for the internai rnarket, now consolidated in industry within the Division D.G.3), EEC technological programmes (ESPRIT. RACE. BRITE. etc.) and the EUREKA programme and the activities of ESA, CERN. e tc. have a major influence on the harmonisation process. the standardisation and rationalisation of technological development on a continental scale, involving public subsidy and private finance in projects of average lenght , oftcn with a high potential for "dual use" as in the case of high performance rnicroprocessors, artificial intelligence. telematic contro! systerns, laser, precision automation, new materials. Different. of course, are the industrial-military spin-offs from the aerospace projects of ESA: from transport systems and space platforms (Ariane rocket, Spacelab) to satellites and telecommunications. These programmes of ¡¡pre-competitive" collaboration. designed to face the high and ever-increasing costs of applied research and devolepment, are obviously influenced not only by manufacturers, but systems assemblers. 18. Finally, the role of the UEO cannot be ncg.lccted: as an Assembly without legai and politica! power (unlike the European Parliament). its delcgates, norrnally members of thc Defence Cornrnissions of thc respective national parliamcnts, nonetheless have an important role in pushing for the integration of policies of military demand and supply. Even in the absence of a common strategie view. a Iso as result of the changes in Eastern Europe mentioncd previously. the Assembly of the UEO tends to provide politica! direction to thc IEPG. w h ile the Committee on Scientific. Tcchnological and
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Aerospace Questions (president John Wilkinson) pursues fundame ntally pro-industriai objectives. In this sense. this Committee is allied with the EDlG (European Defence Industry Group) in either pushing for the involvement of companies up to the in itial phases of R&D projects (a very positive experience in the case of ESPRIT). or for the research and formul ation of common technical specifications and standardisation for components. as in the RACE projects for telecommunications and , for the military, the experience of Tornado (cooperation between MMB. British Aerospace and Aeritalia). 19. While the Assembly of the UEO is concerned with political action towards a European defence area. the IEPG (created in 1976. with 13 European member states of NATO: a d ifference from the UEO, which includes Denmark, Norway, G reece and Turkey) is or at least should be its operative arm. The so-called Action Pian arising out of the Vredeling Report (November 1988) incorporates many if not ali of its recommendations. The IE PG. as a centre for largely technical decisions, promotes regular meetings of the National Directors of Arrname nts (NDA), within policy "guidelines" agreed in the meetings of the Ministers for Defence. The last meeti ng at Gleneagles (Scotland) in February IY90 was the fourth in the seties, and the agenda is growing busier (around 2 meetings per year). 20. T he IEPG works in three connected groups (Panels), composed of middle-high level officials of the vatious Ministties of Defence. These panels reflect the three major objectives of the IE PG: the joint development of systems an d sub-systems (Panell ), cooperative R&D for high technologies (Pane! 2). the opening up of national contracts (Panel3). T here are, as might be expected, rather contradictory opinions on the operating effectiveness of the three panels, at least among the experts and officials interviewed by us. There is, however, a certain amount of agreement on the fact that an
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irreversible and autonomous process has begun through which national governments are in some way forced to abandon old. rigid nationalistic thinking and bastions of inefficiency. in order to promote a real programming horizon (in the field of Defence) on an ever more continental level. 21. While Pane! l (joint development of systems and subsystems, through cooperative production projects on variable geometry schemes) reflects the prevailing preoccupations of technologically backward countries (including Greece and Turkey), Pane! 2 reflects in particular the pressures of France towards cooperative R&D in high technology (in February 1989 Rocard announced a "military EUREKA"). Pane! 3 particularly reflects, as previously stated, the preoccupations of the British government with more competitive markets of public demand. The FRG does not always express specific demands, and to a large extent shares objectives of alt three panels. Pane! 2, using RACE-ESPRIT as a mode!. has developed 22. a generai programme EUCLID (European Cooperation on Long Term in Defence) which1 in collaboration with G roup 4 of ED IG, is identify ing criticai areas of research (CEPAs: Criticai European Priority Areas), with medium-long term objectives in mind. excluding both basic research and , at the other end of the scale, short-term development. The projects should result in a reasonably reduced number ( l0-12 spaced out over a period) with substantial financing: in the first year 120 million ECU in total has been budgeted (just under 200 billion lire). Among key projects are the 3rd generation anti-tank missile (TR IGAT), short-range air to air missiles, medium-range ground to air missiles. The financing of the programme. a least in its initial phases, has been assured by France at 33% , FRG a t 2 1% , United Kingdom at 17% , ltaly at 12% , Spain at 8% and the remaining 9% by Holland-Belgium-Norway. 56
There is basic agreement on the ovcrall structurc of the project, on the coordination of basic technology, on the harmonisation of sub-systems and components, and on thc need to assure a continuous interface between public authority and industry in order to guarantee the compatibility of different systems and sub-systems. The operating impact of Pane/ 3 (opening up of public 23. contracts) depends largely on if and to what extent the Commission in the centrai EEC will succeed in bringing before thc Council of Ministers its proposal for the drastic reduction of the List of products exempt from EEC market regulations, mentioncd in par. l. The proposal of the CEC (Commission of European Communities) to the Council was formally put forward on the 29th September 1988 (published in G.U., 12th Octobcr 198H). On the basis of this proposal, and giving considerable space to rea l major competitiveness in the markets of public military contracts. important categories such as small arms and artillery. mechanical and electronic components, electronic contro! equipment. propellants-explosives, precision instruments and more should be removed from the List. The new List proposed was formally justified by the need to define and harmonise the exclusion from common customs duties of goods designat~d for Defence purposes coming from outside the Communuy. but in the spirit of the Single Act such a list will serve also as a reference for the definition of the field of application of other community policies, among them the opening up of public contracts, and competition (State subsideies. company agreements. ect.). T o avoid easy optimism (or pessimism from the point of view of weaker companies). it must not be forgotten that the CEC lacks legai or politica! powers on the basis of current legislation in force. Furthermore, the same recent events in Eastern Europe outlined in par. 2 make the timing of an integrated and coherent Defence policy for the EEC-12 less certain than before. However, iry this as in other fields, the CEC is working with great determination to stimulate governments into action, aware that 57
rapid progress towards a continental view (as a substitute for purely nationalistic thinking) is the necessary condition to avoid dangerous compe titive gaps, with subsequent politica! and industriai damage. 24. Even before the implementation of regulations for an open European Defence market, various bi-trilateral cooperative agreements among the Armed Forces of different countries today act almost as a ·'taboratory· for future arrangements, sometimes successfully overcoming the resistance of national bureaucracies. Examples are Franco-German nuclear cooperation. and Franco-German-British naval-nuclear cooperation (for example France at this point cannot afford a Mirage IV and will produce it jointly with the United Kingdom). In the 90s Italy should be involved with France and the United Kingdom in the outline of public demand for naval-air military products (fleets in the Mediterranean. the Gulf and the Indian Ocean), evaluating some specialist areas (eg. electronic countermeasures, submarine technology) . 25. NATO, which includes ali EEC countries with the exception of Ireland, has at this point established the CNAD (Conference of National Armaments Directors), to promote also the harmonisation of inter- · and intra-force communications systems. Even France, which continues to consider itself not formally integrated in the military structure of NATO , participates in CNAD and in the CAPS (Conventional Armaments Planning System), through which different governments also attempt to agree sufficiently in advance their rea l needs in terms of weapons systems. 26. The objective of the opening up of public contracts is pursued through: a) Predisposition of interfaces (foca! points) in every Defence Ministry; 58
b) the monthly publication (from January 1990) of standardised national bulletins, detailing both tenders and orders placed; c) the possibility of appeal on the part of companies which feel themselves to be incorrectly excluded by competitive regulations; d) the definition of national quotas (just retour) which supersede the thinking behind medium-term compensation on single projects. The negotiations between national governments in which 27. the CEC will continue to exercise a forceful and purposeful role are fraught with unresolved problems: from the calculation of juste retour, to the protection of ownership rights, to the coordination of subsidies for military R&D , to inter-force coordination (which is also a structural problem in every country: Jean 1989, chap. II). However, the pressure of the factors outlined at the beginning is strong, and the response of the Council of Ministers and of national parliaments in the maintenance of a momentum in the difficult process of community integration is significant. Whilc the tactical-strategic need to locate cfficicnt suppliers throughout continental territory is stili strong (simple maintenance-assi"tance al"o rcquires an integrated anc.J tkcentralised logistics ~ystcm ot producers), the political and economie margins which allow wide areas of inefficiency and of backward technology in weaker countries, ltaly among them, are rapidly decreasing. 28. The CEC, although having only advisory and consultative powers (policy decisions are made by the Council and by the European Parliament, and of course of national governments and parliaments), has many effective means of influencing the process of integration. For example, the CEC is planning the foundations of a European social legislation , controls the development and subsequent application of technological standards, and has the authority to investigate ali large mergers and acquisitions which involve companies with European capitai. The difficult negotiations on the reduction of the List of products 59
exempt from the Community Treaty have already been mentioned.
III - Th e state of and prospects for the European Defence industry: research. reorganisation, alliances, internationalisation 29. The main waknesses in the European Defence industry, an d with more reason in the Italia n national industry , ca n be referred to the fo llowing points. (a) The small average size of companies, and subsequent diseconomies of scale. with the low crit icai volume of European military demand. at least compared to American, a contributory (though not unique) factor. Many studies, old and recent. document the existence of technical economies of scale (static} and of learning (dynamic) in the military industry. Production and research in single European military projects in thus often found to be below the minimum efficient scale (compare. for example . the 80 Tornado aircraft with the 120 F. l5s in the USA). Although the two European nuclear powers (France and the UK) commit from one third to ha lf of their total public expenditure to military R &D (the figure for Italy is 10%, and for W. Gennany around 12% even with a strong increase in federa i funding in the 80s). the overall volume of European military R&D is eq ua l to around a qua~ter of that of the USA . (b) The frequent duplication of pro jects very similar in tenns of end use is both the cause and effect of the under-sizing of companies already noted , and of the low standardisation of e ngineering design requirements. A resounding case of duplication is that of tanks: Leopard (FRG), Ledere (France), C hallenger (UK), Ariete {ltaly). It is not the only case. There are 18 companies from 7 different countries working in the area of ground to air missiles, with obvious waste of financial and technological resources.
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(c) The fragmentation of demand in many national markets inclined to be ¡•captive" for companies with national capitai (public or private) stili maintains conditions of insufficient competition among bidders, generating rents more than entrepreneurial profits, technological progress and international competitiveness. (d) Strong dependence on exports to developing countries, whose demand is of such a relatively low qualitativetechnological leve! that it can be ~ncreasingly satisfied by their own national industries (Argentina, India, Egypt, Taiwan) or by products exported by some of these countries (Brazil, North and South Korea, etc.). Brazil, for example, has around 100,000 employees in military production. 40% of which is for export. Israel as a new competitor is a case in itself, but of some importance. (e) A clear technological lag, with respect to the USA and Japan, in technologies dominated by electronics-informatics and new materia/s. 30. In the second half of the 80s the European military industry began a strong process of reorganisation and restructuring, through company mergers and acquisitions, co-production and joint development agreements. Such agreements rise both out of company initiative, and in the case of large projects (such as the EFA, with the participation of FRG-UK-FRG-UK-ltalySpain) direct government pressure. Reorganisation in terms of supply seems to move more quickly than market integration in tenns of public demand (IEPG). Reorganization programmes frequently involve significant job losses, with high mobility and adaptation costs. In France, for example, Aerospatiale is cutting jobs by 4% in 1990, while Dassault is reducing its workforce from 16,000 to 12,600 over four years. 31. Mergers-acquisitions have up to now, or at least up to 1988-89, been largely infra-national for large transactions with a 61
good number of minor inter-national acquisitions. Emerging in Europe therefore, as appened in the USA around 10 years ago. are a few large leading groups, which can act as "prime contractors" for the remaining part of the system (in the USA , GM took over Hughes, GE took over RCA, Lockheed took over Saunders. etc.). The reorganisation of American suppliers is wid espread: between 1982 and 1987 it is estimated that the number of companies directly or indirectly supplying the Pentagon fell from 120,000 to 40,000. In Europe, unlike the USA , this reorganisation seems to lean more towards the separate organisation of civil and military, even if initial observations on the growing weight of "dual use" trajectories are important. It also seems that, in the months between summer 1989 and the current year 1990, the importance of both strong infranational characterisation and the separation of civil from military has been decreasing, to the advantage of multinationa/ options and of great significance to the requirements of '¡dual use" technological development. 32. In the United Kingdom the two prime movers are British Aerospace, which has absorbed Royal O rdnance and Austin Rover, and the new GEC-Piessey-Marconi (which last January also took over Ferranti). GEC has in this way achieved almost a monopoly on the British market for electronics systems for Defence, preparing to supply the Ferranti radar system to EFA, of which the RAF has committed itself to the acq uisition of 250 units, at a cost of more than 10,000 billion lire. In the German Federa/ Republic the giant Daimler-Benz, before the very recent opening up to future agreeme nts with Mitsubishi (a fact in itself very relevant for its repercussion on thc ahowmentioned trilate ral cooperation), had progressively absorbetl Oornier (aeronautics). MTU (piane engines), AEG (military electronics), Telefunken System Technik (telecommunications) and above ali, after overcoming substan tial opposition from the Bundeskartellamt in 1989 MMB. The result is a group of 400,000 employees, with a 62
turnover of 80 billjo n DM (only 10% military, enough however to cover around two thirds of German military demand in its area). The phenomenon of the German military industry seems to many to be an indirect consequence of the reorganisation of civil aeronautics (Airbus). In the substantial transactions of SiemensGEC-Plessey, Siemens has essentially absorbed the ci vii wing of GEC-Plessey. In France the military industry operates inside the two large regroupments Thomson-CSF (electronics, systems) and Aerospariate, which seems clòse to a merger with th~ private company Dassault. In the field of aeronautics-electronics the two groups are perfectly able to collaborate, as is demonstrated by the incipient joint venture Thomson-Aerospatial " Sextant Avionics". T o this can be added planned agreements, such as that between A erospatiale and Matra fo r the anti-tank missile system " Roland" . Thomson has acquired 15% of the submarine sounding activity of Ferranti and is considering an agreement with the Swedish in this sector. At an intra-Europe multinational level (but not intra-EEC) is the recent Renault-Volvo operation, which has many miljtary implications with regard to industriai vehicles, in which area Volvo has 1500 employees. One cannot fail to note a certain asymmetry among 33. countries in Europe. in terms of international mergers. On onc side are France and the FRG, in which national enterprises tend to form mergers with each other, or at most seem disposed towards the acquisition of external companies, though not to their own takeover: in France this can be related to the strong ties with public capitai, in the FRG to a self-centred industriai tradition and the solidity of the bank-industrial system (analogous to the Japanese system). On the other side is the UK, characterised by stronger links with the US industrial-military system (as shown also by the 1988-89 data on merger-acquisition in E urope, in the whole spectrum of industriai and service activities) and very open to incoming external acquisitions (eg. Sikorsky-Westland for helicopters, Siemens-Plessey in civil te lecomm unications). 63
The situation of the minor countries is much more fluid. Philips is moving out of the Defence sector, giving way to Thomson, to concentrate on electronic components for civil use and consumer electronics. Some small companies, such as the Swedish Bofors specialising in artillery, are strongly dependent o n American technology. 34. As mentioned above, however, one cannot automatically extrapolate future trends towards the formation of "national champions''. A comparison at world leve! demonstrates that, in terms of military sales in 1988, the first IO major producers for Defence are sti li American: Generai Dynamics and Lockheed (8.5 billion dollars), McDonnel Douglas (8.4), GM-Hughes (6.8), GE-RCA (6.0), Rockwell (5.6), Northrop (5.3), M&rtin Marietta (4.9), Boeing (4.8), Raytheon (4.5). After these come the large European producers: Thomson-CSF (4.5), GECPlessey-Ferranti lnternational (4.4). British Aerospace (4.3), D aimler-Benz and MMB (2.6), Aerospatiale and Dassault (2.0). This gap thus continues to excrcise a certain pressure for Jurther aggregation among companies of different countries, also including non-European partners. Group size is not the only variable relevant in the determining of competitive success, but - as already noted - in the high technology of large projects and large systems (not o nly for military purposes) very strong sta tic and dynamic economies of scale are found. 35. According to some recent signs, the logic of national champions is 'atready being superseded, or at least will gradually be superseded in the 90s, in favour of a reorganisation according to the area of specialisation of products and of systems rather than to the nationality of controlling capitai. British Aerospace and Deutsche Aerospace (Daimler-MMB) are considering a joint venture in avionics. Thomson-CSF and British Aerospace have agreed a joint venture in missiles (Eurodynamic). Aerospatiale and Deutsche Aerospace, similarly, are planning a joint venture in helicopters. GEC-Marconi and 64
Matra are developing cooperative space projects. lntra-Eu ropean acquisitions of minority stakes sho uld also be mentioned : eg. Aerospatiale with 10% of MBB , MBB with L1% of the Spanish CASA , GEC-Daimlcr and the Swedish Wallemberg with 10% of Matra; and signi fica nt again are various acquisitions of majority shares in American companies: eg. Plessey in Fisher Controls, Matra in Fairchild Defence, The acq uisitions in the US are obviously stimulated by the aim o f achieving greater access to Pe ntagon contracts. 36. R eorganisation-merger initiatives, and more so "noneq uity" coopera tion involving companies from different countries, seem organised and followed through with growing resolution by industry rather than by inter-govemment mediation. The fact that a lmost a li the major companies operating in the Defence sector are for historical-economic-technological reasons dominated by "dual use", that is by competitive-commerciai considera tions, is relevant. On the one hand, as happens in the USA (eg. the sale ofFord Aerospace by the control group at cost price, because it was considered to be "marginai business") production activities oriented towards Defence tend to merge, breaking away from multifunctional Groups (eg. Philips, Siemens) in order to achieve the scale necessary to act as "prime contractors" for D efence on the European and world markets. On the o ther hand, small and/or specialised and flexible compan ies, often buyers principally of electronic and mechanical components, are gradually absorbed or fitted into the frame of larger gròups. For small companies, specialised and technologically less dynamic there are limited possibilities for survival, unless as competitive sub-contractors without a stable "captive market" as a secure base. 37. There are stili many politica/ and institutional obscacles to large acquisition-merger operations among companies from different countries, more c;o for •·national champions•·. The presence of public capitai. in countries such as France and ltaly , is an obvious institutional obstacle. since privatisation meets witb 65
great resistance in this field. Also where public capitai is not present or where there has been recent privatisation, companies are frequently restricted by ownership clauses or preferred shares (golden shares) which in fact prevent acquisitions from outside the country. Another method of blocking the external transfer of contro! is that of offering theoretical options to be acquired, but at a price so high as to discourage a potential buyer (a frequent complaint of American companies with regard to European companies). 38. Besides proper mergers-acqutstttonS-JOint ventures, the field of Defence in the 80s has also seen an increase in strategie alliances and cooperative agreements in research, development and production among firms which stay independent as far as the composition of actual capitai is concerned. Thjs is true as much in Eu.rope as in the¡ USA, even Ïf the financial dimensÏon of cooperative projects in the US remains greater. Examples of these "non-equity agreements'' are British Aerospace and Thomson and MMB-Aerospatiale-GEC-Matra (in a wide range of sectors), Westland-Agusta-McDonnell Douglas (helicopters). MMB-Aerospatiale (helicopters and tactical transport), with the ai m of covering up to 40% of the world ma rket in the sector. after the USA and the USSR). Such cooperative agreements or consortia are classifiable according to categories, such as for example: macrosystems. (eg. inte.r-force and intra-force command systems), complex/ complete systems and products (eg. missiles, Tornado), subsystems and components. Important, in this field as in others, is the possibility of joining forces not only or so much as to achieve genuine technological " breakthroughs" , as to promote various important modifications of systems already in existence. As suggested by the wealth of literature on the subject, 39. besides the specific military case, cooperative agreements are an impo.rtant instrument of company growth through an intermediate strategy between external growth (by the acquisition of other 66
companies) and pure diversification or vertical integration based on internai resoruces. Through cooperative agreements technological trajectories and "complementary assets" can be acquired in a much shorter time than from pure internai growth. At the same time agreements are an instrument which , differently from growth through external acquisition and subsequent increase in size, offer significant levels of flexibility. the possibility of experimenting with limited risks, and the opportu nity to integrate different industriai cultures without forcing identification under a single management. In other words, these agreements allow strategies which respond swiftly and relatively efficiently to the ever more rapid changes in technology and in the market. 40. Strategie alliances , consortia and cooperative agreements between companies are not free from problems and difficulties. First, in the absence of coordination on the part of European public buyers (IEPG and national governments), these operations also do not eliminate the risk of duplication and subsequent multiplication of costs (including administrative costs of "work sharing"). Examples of such duplications , even in the presence of cooperative synergies, can be found in Europe in fields such as naval nuclear reactors, helicopters and combat planes, combat tanks, C3I fie ld systems, anti-aircraft and anti-tank shortmedium range missiles. Second, for the same reason such agreements do not appear to achieve the criticai volume needed to deal with the technologicalleaps in new generations of arms systems (eg. laser, magnetic cannons). Third, the problem of the standardisation of components and equipment remains largely unresolved. Fourth, such agreements tend to promote the development and production phase, leaving instead at a national leve! (with the loss of important synergies) the backward phases of research. Fifth,. when such agreements arise from policy decisions, the leve! of participation of single companies tends to reflect 67
automatic criteria of national ¡' just retour" , more than actual technological capacity. The result is that some technical economies of scale are achieved, but with a weak accumulation of experience (dynamic economies of scale) and a limited rationalisation of supply. Government protection is not easily abandoned, and the same national companies tend to reappear in different consortia. resulting in insufficient competitiveness between companies. In generai, these co¡nsortia with strong politica! origins risk not achieving the fina! objective of the competitive reorganisation of an industry highly fragmented and unused to competing in selective and difficult markets. Obviously there are examples of collaboration of great potential such as Tornado, EFA, the Euro-missile programme. There is no lack, however, of cases of difficult experience or failure at birth. For example, the multinational frigate project collapsed when the four major European countries backed out. Another example is the French-German cooperation in helicopters. which is having difficulty in getting off the ground, as a result of marked hesitation on the part of the Germans. The overall picture of alliances, however, other than 41. mergcrs-acquisitions, sees the emergence of a Europe with a ce n tre (France-W. Germany-UK) an d a periphery (Italy and Spain). Systems assemblers tend to be found a t the centre, along with the more sophisticated "payload" suppliers, while more traditional components suppliers, and assemblers of finished products (eg. warships, submarines, tanks. munitions, etc.) make up the periphery.
IV - The state of the ltalian industry an d its weaknesses
42. The image of Italy, the fifth Western country in the export of arms and of military technology has rapidly dimmed in rccent 68
1
years. which have seen the collapse of exports (from 4,500 billion lire in 1985-86 to 2,300 billion in 1988), a significant drop in sales in rea! terms and a marginai role for leading Italian companies in the sweeping movements discussed in the previous chapter. The percentage of exports in sales in the military industry decreased from almost 60% in l984-85 to less than 20% (estimated) in 1989. In the five year 1983-87 the total export of arms from ltaly, according to the ACDA (more reliable than SIPRI for the years covered), amounted to 4015 million dollars, equa! to 4.3% of exports in the four major Western countries (USA, France, United Kingdom, Germany): a drop if compared to the quota of 6% for the preceding five year period 1979-83. only in part explained by the exchange rate effects of the "strong dollar" which in the period 1982-85 negatively affected the quota in dollars of US competitors in ali sectors- such as the militaryrelatively inelastic in terms of price variation. Furthermore, the quota of 4.3% represents for Italy a return to the same quota levels as for 1974-78. The estimates for the international armaments market for the more recent period 1988-89, given the particular geographical composition of ltalian military exports (strong weight of Iran and Libya), represented a significant decrease not only in absolute values. but also in the relative values of ltalian exports. It can be said, without overdramatisation, that Italian industry operating in military production: a) meets (more or less acutely) ali the problems of fragmentation, duplication, insufficient competitiveness on the internai market, technological dependency which still characterise European as compared to American industry; b) suffers acutely - compared to its major European competitors - from the lack of coordination in the processes of restructuring, the type of coordination theoretically possible through classic instruments of public demand or of subsidies to research. There are still around 80 companies of a certain size 43. operating in the ltalian Defence sector which in 1988 had a turnover of 8000 billion lire (2400, or 30%, in exports) and employed 54,000 people. The figure for sales obviously includes
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many duplications, there being no "consolidated budget" for the sector. Including ali suppliers in the Defence sector, even the smallest, the DNA estimates the existence of around 700 companies employing a further 100,000 people. The approximate total of 150,000 employees absorbed by the Italian Defence industry compares with 230,000 in W. Germany, more than 300,000 in France, and 430,000 in the United Kingdom. Only 5 companies, out of 78 recorded, had sales in the , military sector in 1988 of more ~han 500 billion lire , only 18 companies more than 100 billion; 27 out of 80 major companies recorded sales of less than 10 billion. Moreover, 27 companies out of 78 did not export a t ali, while 23 companies exported less than 25% of their actual output. Around 30 of the companies studied produce exclusively for military demand, as a rule providing the less sophisticated types of equipment and munitions. Exports statistically registered are almost ali destined for non-industrialised countries, and with a strong concentration on some particularly "a t risk". 44. Five groups of companies can be identified in Italy, not including the factories and arsenals of the Armed Forces: IRI (turnover 2800 billion, 19,000 employees), EFIM (turnover 1800 billion, 10,500 employees), FIAT (turnover 1300 billion, 7,500 employees), other private national industries such as lntermarine-Aermacchi-Piaggio-Elettronica (turnover 1100 billion, 10,000 employees), companies with foreign capitai such as Contraves-Marconi-FIAR-Oerlikon-Microtecnica (turnover 800 billion, 5,000 employees). In terms of sectoral distribution, always with reference to the 78 companies for which data are availabe, we find the following situation:
70
t
Scctors
number offirms
numberof employccs
total tumovcr (bn. lire)
16 14 3 6
5.400 3.200 3.700
8
~ I .ĂŒlNJ
.1.1KKI
16.()()()
2.2110
% exportcd
l. Light armaments. 2. 3. 4. 5. 6.
propellants. munitions Mech. components Ground transport Navaltransport Air and Avionic transportati<llh Military e lectron ics
31
3.HOO
800
340 900 71K)
41 33 38 25
27 211
45. Before looking at the weaknesses in the ltalian industry and the risks deriving from an inadequate competitive impetus in the 90s, some points of relative strength should be mentioned, arising out of the same data on production and international t rade in goods an d technology, as weli as from the opinions of experts. lt goes without saying that the opinions of the experts are highly subjective, and frequently depend on their position in different segments of the same military industry (conventional surface weapons rather than missile-aeronautic-instrumentation e lectrottics). Some more objective elements can however be drawn from the data on production and trade in single families of equipment, classified according to technological generations and indicators of incrementai innovation. 46. A first point to underline is the non-marginai presence of an originai technological effort which, starting almost always from production under foreign licence (American), develops new products and innovative modifications of the same products. The fina! result, through this active management <?f incoming licences, is the generation of a subsequent autonomous and self-sustaining capacity to generate new technology, which often results in the transfer of licences abroad. Examples of this technological ferti lisation which arise out of the intelligent use of imported technology can be found in helicopters (Beli and Sikorsky licences to Agusta and subsequent 71
Agusta-Westland collaborations on new models of combat helicopters), in artillery (licences given by Oto Melara to various countries, including Japan and South Korea), in training aircraft (licences given by Aermacchi to Australia, Singapore and Brazil), and in missiles (Selenia). 47. Further, the participation of Italian companies in European and American collaborative programmes is significant, even if less so than that of other stronger partners. This is, at least, the case with the Tornado, a collaboration between Aeritalia (which supplies wings, 15% of the total value of the piane), MMB an d British Aerospace, with FIA T supplying motor parts. Finally, a comparison of the technological positioning of Italian production-exports suggests the existence of numerous niches such as: artillery (Oto Melara) and relative systems and electro-optic aiming/sighting devices (Aeritalia, Selenia, Elsag, Galileo) , air to air, sea to sea and ground to air missiles (Selenia, Oto Melara, SNIA), frigates and minesweepers (Oto Melara, Intermarine), helicopters and training planes (Agusta, Aermacch i), field and naval surveillance radar and C3 systems (Selenia, Elsag, SMA), sonar systems (Selenia), electronic countermeasures (Elettronica) and mines. Ali this should be kept in mind, without ignoring the danger of the rapid obsolescence of many of these products if not fitted into a perspective of development of new systems technology, in order to evaluate effectively the risks of the dissipation of relevant accumulated technology - with important repercussions also in the civil sector - which would result from a situation of simple demobilisation of the Italian military industry, under the pressure of strong competition. 48. The numerous and serious weaknesses in the Italian military industry, which the impending effect of 1992 highlights more clearly than a few years ago, can be summarised as follows: technological backwardness and risk of displacement by new arms systems, fragmentation and subsequent under-sizing of production and of financial support, absence of the stimulus and 72
t
guidance normally provided by public demand and support policies for R&D, dispersion of authorities among Ministries, lack of clearness and medium- and long-term vision in the budget for public expenditure.
49. Despite its good position in some previously mentioned production niches, Italy shows a diffused weakness as a producer of arms systems, with a strong content of key-components and electronics systems. From this point of view, even relatively technologically advanced companies on the Italian scene, such as Aeritalia and Selenia, stili tend to be weak when compared to major European competitors, and remain too dependent on the stili uncertain market for programmes such as EFA (on which the German government is showing some reservations, at least since the ex-Minister of Finance Gerard Stoltemberg became Minister of Defence) and the anti-aircraft missile PATRIOT. Moreover, while often located at the top end of the "scale of value" of different incrementai innovation, the armaments developed autonomously be the Italian industry are produced with a consistent generational delay compared to international production of the same family. The percentage of production under foreign licence, mainly American, is stili very high. In this as in other fields, production under foreing licence is normally a compulsory step in the first phases of develpment of industry, but decisive learning processes and R&D efforts in national laboratories can with time generate more autonomous technological capabilities ("active" use of licences), up to the generation of flows of technological export, parallel with the maintenance of incoming licences, mentioned previously. Technological dependence rema~ns as such. without becoming opportunities for developing its own potential and for playing a growing role in the dynamic of world oligopolistic competition. ¡ In cooperative programmes it would be incorrect to state that
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Italy is a supplier only of " trivial" parts, as mentioned previously. It has, however, been perceived by many experts that the productive vocation of Italian industry could be developed to levels higher than those now existing, if potential technological assets (considerable in terms of engineers, physicists, chemists, technicians and qualified workers) could be better evaluated. At the same time Italian companies, better organised among themselves, would develop a more active role in the movement of fusions , acquisitions, alliances and agreements generated by the expectation of 1992. The recent acquisition of Ferranti Italia by Finmeccanica is an important operation, but on a very small scale, if taken in the generai context outlined previously. 50. A high degree of fragmentation , and -above all the small size of companies, reflects the distinctive separation between public and private, and more stili the lack of processes of concentration or at least of strict coordination among publiclyowned enterprises, and also coordinatio~ between the public and private sectors. Aeritalia with a tumover of around 1000 billion lire is 1fJ of the size of Aerospatiale, and 1f4 of British Aerospace. Selenia is VJ of the size of GEC. They are not leading companies or " prime contractors" even at a national leve! , and less stili on an intemational scale. The incorporation of Selenia-ELSAG into Finmeccanica, and the collaboration of Selenia-Aeritalia and Oto Melara-Fincantieri result in a size stili inadequate to challenge foreign competition. Companies in the EFIM and IRI-Finmeccanica Groups seem forced to act separately, without orientation and priorities. Recent cooperative contracts between the two groups for their respective electronics' companies (Galileo and SMA of EFIM with Selenia-ELSAG of IRIFinmeccanica) seem to move in the right direction but with some effort on a practical level. The development of an Italian aeronautica! area of industry has up to now been prevented by the logistics of the separation between public and private; even the incorporation of Alfa Avio into FIAT A vio , after the takeover of Alfa by FIAT, is facing management problems. The 74
recent acquisition by Aeritalia of minority stakes in Piaggio and Aermacchi gives some cause for hope. Publicly-owned companies are competing with themselves (Agusta-EFIM-Aeritalia-IRI). Public support of R&D tends not to be selective, with the end result of producing expensive and probably useless duplication , as in the case of the training aircraft $211 of SIAI-Marchetti and MB 339 of Aermacchi, both financed by public funds under L. 46/82. There are thus in Italy 6 producers of arms systems, 11 producers of ammunition, and 19 producers of principal electronics systems: clearly too many for the limited size of the national market, and rather inadeguate both singly and in groups to face foreign competition. Consortia and cooperative agreements seem to be subject to a logic of mediation of interests and separation of contracts, rather than integration of points of strength. These agreements are often generated by short-term interests, mainly commerciai rather than of technological development that looks to the main trends and to the movements of the strongest rivals. They generally tend to be directed towards only one product, with little potential .for intemational demand (eg. the frigate Lupo of Melara Club, the consortium Italmissile, abandoned after the withdrawal ofSelenia). 51. These weaknesses on the supply side are reflected in a worrying picture arising from foreign trade, an eloquent symptom of the competitive position of an industry. The frigates and submarine developed almost exclusively for the ltalian Navy, and thereafter sold to a few unusual countries (Iraq, Venezuela, Nigeria) , are a fairly recent example. The fall in exports in recent years, which has also affected other competitors, though with less intensity, has already been mentioned. From the point of view of unilateral dependence on foreign countries, ltaly has a ratio of import/production greater than 21 %, against 8-9% in W. Germany an d a percentage obviously less than that of the other two strong European competitors (France 3.5%, United Kingdom 3.2%). The import of materials and components (mainly sophistica75
ted) by Italy can be estimated at more than 40% of the value of its own exports. The technological dependency on foreign countries is concentrated mainly on the USA, from whom Italy acquires more than 50% of its supplies from abroad, and more than 60% of its production licences. 52. In 1983-85 the five principal importing countries absorbed 48% of Italian arms exports (data from ACDA): they were Libya (600 million dollars at current prices), Iraq (370), Nigeria (350), S. Arabia (320), Egypt (270). In the two preceding five year periods the leve! of concentration of exports to the first five countries was evcn higher (60% in 1974-78, 52% in 1979-83), including other countries such as Iran, Venezuela and Somalia. Libya remains clearly in first piace, as for the last ten year period 1978-87, an d second after Iran for the previous five year period. In terms of large export markets, the Middle East naturally grew in importance in the 80s (as Latin America declined), absorbing almost 40% of Italian exports in 1983-87, while African countries (Libya, Nigeria, Somalia, Egypt in particular) almost consistently absorbed 30% of the total in the 15 years co~ered by the data. Among the industrialised countries, with relatively low percentages, Turkey, Greece and the USA ca n be found among the first
10. 53. An industry such as the military , totally dominated by public demand and by public support to demand, suffers from a lack of coordinated management of the two phases. On the demand side, Italy cannot delay too long in adapting to the pressure - stated at the beginning - towards a more selective management of supplies, and towards the stimulation of competition among suppliers, the promotion of investments in technology, and the imposition of strict controls on quality field . as in many other high technology sectors, public demand can become a powerful instrument to stimulate and at the same time give financial support to innovation and to the improvement of 76
quality, when the logic of the "captive market" is abandoned and the demand (Defence Ministry) exercises its real function as a discerning client (Treasury, Government, Parliament). A significant part of the problem, in the case of Italy but also of other countries-systems, lies in the excessive fragmentation of the authorities involved: at least 5 Ministries {Defence, Foreign Affairs, Foreign Tradc, lndustry, Research) with reciproca! conflicts of interest, and with the Defence-Industry Committee stili playing a weak coordination role. To this may be added the traditional contlicts of interest among the three Armed Forces: better inter-force coordination will hopefully come out of the new law on military chief, which gives more responsibilities to the Chief of Staff for Defence and to the Generai Secretary for Defence (Generai Director for Armaments). 54. With regard to public support of research and export, Italy inherited from the '70s and '80s a frame of fragmented instruments and programmes, normally uncoordinated, and more appropriate to a widespread support of diversified and unrelated activities than to the development of large projects and their placing in the context of international cooperation. Diversification of prograrnmes is not always negative, especially in a country with a dual industriai structure such a Italy: but in the field of military research the actual dispersion of resources ( direct orders from the Ministry of Defence, IMI scheme for research. lnnovation Programme of Ministry of Industry) is clearly not consistent with a strategy of exploitation of technological patrimony and technological accumulation. Similar considerations can be put forward with regard to direct and indirect support to exports {preferential rate loans, support loans and mixed loans), where the areas of authority of the Treasury, Foreign Ministry. Foreign-Trade, SACE, and Mediocredito Centrale are often not harmonised. Finally, among the weaknesses of the Italian system lies a peculiar difficulty in conceiving a coherent budget policy for Defence. This is the result, on one side, of the impossibility of
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planning investments and current expenditure on a long term basis (as established by the current Law 436 on the State budget), and on the other with a persistent lack of clarity in the accounts of the State finance department which uses in its tum the data supplied by the Ministry of Defence (see Falciai-Pianta Report for the Technical Committee for Public Expenditure).
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l
2. IL MERCATO INTERNAZ IONALE
2.l.
TENDENZE DEL MERCATO: DOMANDA E COMMERCIO INTERNAZIONALE
di M I CHELE N ONES
La spinta all'aumento della spesa militare mondiale si è andata progressivamente esaurendo col 1985 (Tab. l). Pur non disponendo di dati successivi al 1987 si può stimare che dopo il primo assestamento in termini reali , si sia verificata una sensibile riduzione. L'analisi dell'andamento delle spese dei paesi sviluppati e in via di sviluppo evidenzia che, mentre nei primi è continuata l'ascesa. nei secondi il calo è già avvenuto. Così se nel 1980 questi ultimi coprivano il 2 1% della spesa mondiale (e lo stesso avveniva nel 1984. l'anno della loro massima spesa). nel 1987 la loro quota è scesa al 17% . L'incremento complessivo della spesa dei due blocchi militari. pari al 24% fra il 1980 e il 1987, è stato determinato prevalentemente dagli Stati Uniti con una crescita del49% (Tab. 2). Nel 1987 gli Usa hanno coperto il 36% della spesa dei due blocchi. contro il 30% del 1980. Molto più contenuto è stato l'aumento degli alleati europei, pari al lO% . e quello del Patto di Yarsavia. pari all3%. Già nel 1987 il tasso di crescita è risultato. però, sensibilmente inferiore. il2 % contro il 3.6% nel periodo precedente. Se si tiene conto che nel biennio 1988-89 le spese americane (a prezzi costanti 1989) sono scese del 3,6% (SIPRI Yearbook 1989). si può trovare una prima conferma dell'inversione del ciclo anche per i paesi sviluppati. Diversi sono i fattori che hanno determinato il cambiamento: - L'inizio di una nuova fase di distensione fra i due blocchi che è andata intensificandosi con una velocità imprevista. Si sta così passando rapidamente dagli accordi per la limitazione/
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riduzione della componente nucleare a quelli che coprono g11 armamenti convenzionali. La pianificazione dei programmi militari ne è risultata sconvolta, con rallentamenti dei programmi in corso e rinvii di quelli in preparazione. Indipendentemente dalle future riduzioni. la sola mancanza di chiarezza sul futuro scena1io strategico è di per sé un elemento che contrasta con maggiori stanziamenti per la difesa nella misura in cui devono essere prioritariamente ridefiniti obbiettivi e strumenti. Strettamente collegata a questa circostanza è la forte pressione finanziaria delle spese militari sui bilanci statali.· Nell'Unione Sovietica ciò ha acuito la scarsità di risorse disponibili per gli altri settori sia in termini di investimenti che di consumi (si stima che al settore militare sia andato, prima delle recenti riduzioni, il 10% delle risorse produttive). Negli Stati Uniti si è avuto un'ulteriore spinta all'allargamento del deficit federale (arrivato nel 1986 a 234 miliardi di $ contro i 73 del 1980). D i qui una maggiore diffic~ltà sul terreno del consenso interno. I nuovi programmi dei paesi Nato. e in particolare quelli americani. hanno nettamente migliorato le capacità militari occidentali, anche se rimane il divario quantitativo rispetto al Patto di Varsavia. Alcuni equipaggiamenti. come aerei ed e licotteri. missili antiaerei ed anticarro, apparati elettronici. hanno segnato torti progressi, aumentando il vantaggio nei confronti della tecnologia sovietica. La spesa militare dei paesi in via di sviluppo è andata contraendosi man mano che peggiorava la loro situazione finanziaria. Nel 1988 il loro debito totale ammontava a 1.243 miliardi di$ con un aumento de148% sul 1982 (SIPRI, 1989). La spesa dei paesi OPEC è diminuita col calo del prezzo del petrolio. Nel 1987 la loro spesa è stata inferiore del 24% rispetto al 1980, mentre per l'insieme dei paesi in via di sviluppo il calo è stato solo del 4 % (ACDA, 1989). Il prosciugarsi delle risorse economiche dei contendenti è stato evidenziato dall'interruzione della guerra del Golfo, nonostante il sostegno finanziario o militare dato da alcuni paesi dell'area ali'Irak.
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Nel corso del 1989 la spinta alla riduzione della spesa militare dei paesi industrializzati ha ricevuto un nuovo impulso dalla sostanziale dissoluzione del blocco orientale e dall'esplodere dei problemi etnici , ma anche economici e politici , nella stessa Unione Sovietica. Molto difficile è, allo stato attuale, prevedere il futuro quadro strategico a causa della sua costante ed impetuosa evoluzione. Alcune linee tendenziali sembrano però emergere 'e dovrebbero poter essere verificate nell'arco del presente anno. In primo luogo il " potenziale nemico" orientale si è ridotto all'Urss ed è ormai in discussione se questa stessa ipotesi sia destinata a rimanere credibile, considerando l'evoluzione interna a questo paese e i suoi problemi. In secondo luogo si sta venendo a creare una zona di stati cuscinetto fra l'Urss e l'Europa occidentale, allungando il tempo di reazione a disposizione della Nato. Questo aspetto riduce la necessità di dispositivi militari consistenti ed immediatamente operativi. Va inoltre considerato lo spostamento dei paesi dell'Europa orientale nell'area di influenza occidentale e il problema della riunificazione tedesca. In terzo luogo i cambiamenti intervenuti ad est si riflettono anche sul fronte sud della Nato. Buona parte degli equipaggiamenti militari destinati ai paesi mediterranei , e in particolare al Medio Oriente, sono stati forniti dall'Urss nel quadro della propria strategia espansiva. È probabile che la corsa ad armamenti sofisticati da parte degli stati più turbolenti dell'area venga ad essere ostacolata, riducendone la potenziale pericolosità. L 'insieme di questi ulteriori fattori rappresenta, per i paesi occidentali, un potente stimolo a diminuire le spese militari. L 'opinione pubblica europea sembra considerare ormai irreversibili i cambiamenti in corso ad oriente, mentre più prudente sembra quella americana. Questo atteggiamento è destinato a riflettersi sulle scelte dei governi in materia di difesa nel senso di un loro immediato contenimento attraverso la . riduzione numerica degli eserciti e degli equipaggiamenti in dotazione, insieme allo slittamento temporale del loro rinnovo. 81
Di qui la previsione di un ciclo di caduta della spesa militare. Questo calo agirà in maniera differenziata sulle diverse produzioni militari. Le più colpite saranno quelle legate agli armamenti veri e propri e, in particolare, quelle tradizionalmente legate a scopi offensivi, come i veicoli da combattimento, i cacciabombardieri. i missili a più ampio raggio. Crescerà viceversa la domanda nel settore della sorveglianza. del C31 (comando, controllo, comunicazioni e informazioni) e dei sistemi ad alta mobilità: il problema sarà, infatti, quello di individuare e contrastare tempestivamente ogni potenziale atto ostile, anche se isolato. Da questo punto di vista elettronica. aeronautica. missilistica e spazio dovrebbero trovare ancora un mercato favorevole, pur se ristretto a questi limiti. Il mercato internazionale degli armamenti è già da alcuni anni in fase di contrazione. Alle ragion i già indicate se ne sommano altre, alcune strutturali. altre contingenti. Fra le prime vi è la comparsa di nuovi produttori che garantiscono una più o meno marcata autosufficie nza del proprio paese (Argentina, Egitto , India, Indonesia, Sud Africa. Taiwan) e che sono già attivi sul mercato internazionale (Brasile, Cina , Corea del Sud, Israele, Spagna). A parte va poi considerato il Giappone che sembra awiato ad affrancarsi dagli acquisti di materiale americano. È, inoltre , terminata la fase di avvio di un proprio dispositivo militare da parte di molti paesi che non lo possedevano e si è iniziata quella del mantenimento secondo i cicli di vita dei diversi equ ipaggiamenti in dotazione. Fra le seconde. vi è l'interruzione della guerra del Golfo che ha rappresentato fino al 1988 il principale mercato militare fuori dall 'area industrializzata. I paesi della zona hanno assorbito. nel periodo, 1984-88 circa un terzo delle esportazioni ai PVS. La confinante area medio-orienta le, pur rimanendo caratterizzata da una latente tensione , è rimasta in una condizione di relativa pace; in ogni caso si è ridotto il consumo di equipaggiamenti e munizioni. Le importazioni dei paesi in via di svi luppo sono sensibilmente calate (Tab. 3), anche prescindendo dalla presenza di nuovi
82
prod uttori. La riduzione di questo mercato. che ha assorbito nel quinquennio 1983-87 armamenti per 200 miliardi di $ (a prezzi costanti 1987). pari al 79% delle vendite nel mondo (ACDA. 1989). non può che ripercuotersi sui trad izionali forn itori. T ra questi . i principali paesi europei che vi han no vend uto. nel periodo considerato, 1'88% delle loro esportazion i mili tari. Per gli stati europei la prospettiva è, quindi. già a breve termine quella di una diminuzione degli sbocchi di mercato, soprattutto per i materiali a pi ù basso contenuto tecnologico dove la concorrenza è maggiore. A ltro elemento da considerare è la crescente disponibilità di armamenti non più indispensabili ai rispettivi paesi o per la diminui ta tensione a livello locale o perché non ri tenuti adeguati alla potenziale mi naccia, per quanto restino perfettamente efficienti. A ciò si aggiungerà una forte offerta di equ ipaggiamenti europei e americani. e probabilmente anche russi, in seguito agli accordi per la riduzione delle forze convenzionali o in seguito a scelte nazional i. Il risultato sarà una saturazione del mercato che accen tuerà la caduta della domanda internazionale. È in questo contesto di contrazione del mercato militare i nterno ed estero che si verrà a realizzare l'uni ficazione del mercato europeo.
B ibliografia: ACDA. World Military Expendiwres and Arms Transfers 1988. W ashington. 1989.
SIPRI. Yearbook 1989. World Armaments and Disarmament. O xford. 1989.
Tab. l-SPESA MIUTARE(miliardidiS 1987) Paesi sviluppati
Paesi in via di sviluppo
Totale
(numeri indice)
681 701 733 759 779 812 826
l !!O 189 203 203 206 202 191 173
861 890 936 962 985 1.014 1.017 1.017
100 103 109 112 11-1 118 118 118
1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987
8-14
Fonte: ACDA. World Military Expenditures and Arms Transfers 1988. Washing.ton. 1989.
Tab. 2 -SPESA M ILITARE NATO E PATTO 01 V ARSA VIA (miliardidiS 1987)
1980 1983 191!6 1987
Nato
Nato Europa
Usa
Patto Varsavia
Totale
331 389 437 447
128 136 138 141
198 2-16
324 341 359 365
655 730 796 812
290 296
(numeri indici) 100 Ili
122 12-1
Fonte: ACDA World Military Expendintres and Arms Transfers 1988. Washing.ton. 1989.
Tab. 3 -IMPORTAZIONE DI ARMAMENTI DEl PAESI IN VIA DI SVILUPPO
1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988
Tutti (l) (miliardi di$ costanti 1987)
Solo armamenti principali (2) (miliardi diScostanti 1985)
38.1 43.1 45.9 44.8 45.8 37.1 33.6 39.0
20.5 23.1 24.0 23.0 23.1 20.7 22.9 27.6 20.9
Fonti: (l) ACOA. Wor/d Military Expendiwres and Arms Transfers 1988. Washington. 1989. (2) SIPRI. Yearbook 1989. World Amramems and Disarmameli/. Oxford. 1989.
84
2.2. LIVELLO TECNOLOGICO E QUOTE DI MERCATO DELLE ESPORTAZIONI DI ARMI DELL'ITALIA
di GIANCARLO GRAZIOLA e GIANLUCA GRIMALDI
In questo scritto ci proponiamo in primo luogo di individuare il livello tecnologico delle importazioni e delle esportazioni italiane di materiale bellico, nel periodo 1976-1987. In secondo luogo ci proponiamo di fare un sia pur provvisorio punto sul ruolo giocato da questo fattore nel determinare le quote di mercato delle esportazioni italiane di armi, sia in alcune ampie aree geografiche sia in alcuni specifici paesi. Nella prima sezione si richiameranno brevemente le fonti utilizzate sul commercio estero delle armi. Nella seconda sezione si presenterà il metodo adottato per determinare il livello tecnologico del materiale bellico scambiato tra l'Italia e l'estero: un metodo senz'altro approssimativo, ma non privo di un suo significato, almeno finché l'analisi si mantenga su un livello generale. Nella terza sezione si forniranno i risultati dell 'applicazione del nostro çriterio al periodo in esame. Infine, nella quarta sezione, si discuterà l'andamento delle quote di mercato delle esportazioni italiane in vari mercati, dalla metà degli anni Settanta ai giorni nostri , cercando di evidenziarne alcuni fattori determinanti. E si cercherà di trarre qualche indicazione sulle prospettive future di quelle esportazioni.
2.2.1. FONTI I dati sulle esportazioni ed importazioni di armi dell'Italia utilizzati nella presente ricerca sono sostanzialmente quelli dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) e deii'Arms Contro! and Disarmament Agency (ACDA), del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Com'è ben noto i primi offror:to dati sulle esportazioni, importazioni e produzioni su
85
Licenza dei sistemi d'arma principali (major weapons), raccolti negli Arms Trade R egisters. In questi si indicano, per ogni vendita, la data della stipulazione del contratto e la data/e del trasferimento del prodotto , ma non quelle dei pagamenti. Essi indicano inoltre la tipologia del prodotto, il quantitativo, il costruttore, il paese fornitore e quello acq uirente. Il SIPRI pubblica anche, per i principali paesi , aree geografi.· che e il mondo , i valori monetari (a prezzi costanti) delle loro esportazioni ed importazioni di armi principali. Tali serie però. da un lato non coprono tutti i trasferimenti di materiali e servizi militari tra i vari paesi; dall'altro, non fo rniscono un quadro completo nemmeno degli scambi mondiali di armi principali. Per questi motivi i dati del SIPRI non sono idonei per un 'analisi delle quote di mercato , pur costituendo invece una buona base di partenza per un a valutazione del livello tecnologico dei principali prodotti militari esportati ed importati dall'Italia. I dati deii'ACDA registrano invece i va lori in dollari USA, correnti e costanti, di tutti i trasferimenti di beni o servizi militari di ciascun paese del mondo. Inoltre l'ACDA fornisce dei dati anche sui trasferimenti di arm i tra i principali paesi esportatori e i principali paesi ed aree importatrici. Questa seconda classe di dati è presentata in forma cumulativa, per quinquenni , e per certi, ma non per tutti i quinquenni coperti, riporta anche dei dati per l'Ita lia. Questo tipo di dati consen te quindi di farsi un' idea dell'evoluzione delle quote di mercato delle esportazioni di armi dell'Italia e dei principali esportatori occidentali: e di trarne anche qualche indicazione sui fattori determinanti delle stesse. Benché i dati forniti dal SIPRI e dall'ACDA siano di diversa natura e forniscano una diversa copertura del commercio mondiale delle armi, essi fin iscono spesso col dare, approssimativamente, le stesse indicazioni sulle tendenze del commercio di armi , a livello mo ndiale o di grandi aree . C iò è meno vero per i dati che il SIPRI e l'ACDA presentano per singoli paesi , come risulta d ai casi in cui questi dati sono stati controllati con dati ottenuti d alle più svariate fo nti da studiosi o gruppi di ricerca nazionali. Ma anche ·in questi casi le indicazioni fornite da quelle 86
t
due fonti e dalle fonti nazionali presentano spesso delle significative convergenze. Nella presente ricerca, al fine limitato della determinazione del livello tecnologico dei trasferimenti di armi dell'Italia, si è ricorsi, a completamento e correzione delle indicazioni fornite dagli Arms Trade Registers del SIPRI, ad altre fonti della letteratura e della pubblicistica del settore. In particolare, si è proceduto ad integrare i dati del SIPRI con le esportazion i dei sistemi d'arma che l'Istituto svedese esclude dai propri Registers, in quanto non considerate come armi principali (major weapons) ma che, ne l caso italiano , rappresentano alcuni dei prodotti di livello tecnologico più avanzato . Pensia.mo sia opportuno ricordare a questo punto alcune convenzioni che abbiamo adottato nel trattare i dati originari sui trasferimenti di armi dell'Italia: (i) nel caso di una vendita, acquisizione o produzione su licenza di un sistema d 'arma " complesso" come possono essere aerei e navi. questo è stato considerato nel suo insieme, cioè come l'aggregato delle sue .:omponenti (armi, apparati motrici, elettronica, ecc.); pur esprimendo , quando necessario, anche dei giudizi su specifiche componenti ; (ii) nel caso di sistemi d'arma coprodotti con altre nazioni, si è normalmente considerato il mezzo nel suo complesso; evidenziando solo nei casi in cui ciò era possibile le componenti di responsabilità italiana; (iii) seguendo l'esempio del SIPRI, tutti i sistemi prodotti in Italia su licenza stran iera sono stati trattati alla stregua di importazioni. E, nel caso che abbiano dato luogo ad esportazioni piuttosto che a vendite alle Forse Armate nazionalt , sono stati inclusi anche fra le prime: (iv) le esportazioni e le importazioni sono state suddivise per classi di prodotto. E precisamente nelle seguenti classi: materiali terrestri , naviglio, armamento navale. missili. materiale aereonautico. e materiale elettronica.
87
2. CRITERI DI DETERMINAZIONE DEL LIVELLO TECNOLOGICO. Il livello tecnologico di un determinato sistema d'arma è definito dalle caratteristiche tecnologiche delle sue componenti e dal modo in cui esse interagiscono. L'evoluzione tecnologica di un sistema d 'arma è quindi il risultato delle evoluzioni tecnologiche delle sue componenti e dei loro modi d'interazione. Un aspetto importante della tecnologia militare è che essa si evolve in due modi diversi: per "rotture" e per successivi .. passi'" (steps) o miglioramenti. Le prime sono in genere determinate dalla possibilità di utilizzare tecnologie in grado di alterare significativamente le capacità militari di un sistema nell'arco dei successivi 10 o 20 anni e trovano applicazione pratica in un mezzo molto più avanzato rispetto a quelli presenti sul mercato. l secondi sono dati dai miglioramenti tecnologici successivi tra due ··roùure .. : essi permettono un progressivo miglioramento di un sistema senza modificarne in maniera radicale la fisionomia. L'insieme dei prodotti compresi fra due .. rotture'· viene indicato anche col termine "generazione''. I:: interessante notare, infine. che molto frequentemente l'ultimo ··passo" di un sistema di una cena generazione rappresenta un tale miglioramento rispetto alla versione originaria da coincidere con la versione base del sistema della generazione successiva. L'evoluzione tecnologica per "rotture .. e per ··passi'' è sostanzialmente dovuta , da un lato. alla necessità di tenere il passo con l'incessante progresso tecnico militare e. dall'altro all'esigenza di contenere i costi dello sviluppo di sistemi interamente nuovi. La nostra classificazione dei sistemi d"arma secondo il loro livello tecnologico tiene conto e, invero, si basa sulle modalità di progresso tecnico sopra ricordare. Per ogni sistema d'arma considerato si è cercata una collocazione all'interno dell'appropriata generazione. Per individuare generazioni e varianti tecnologiche ad esse interne si sono considerate le caratteristiche tecnologiche di ristretti numeri di sistemi d'arma dei paesi
occidentali, ritenuti particolarmente significativi sotto il profilo tecnologico; e per i quali questo era facilmente individuabile. Tramite tabelle vengono fornite alcune informazioni specifiche e · proposti confronti tra i vari sistemi appartenenti ad ogni determinata classe in modo tale da poter valutare il posizionamento del sistema italiano. Per ogni mezzo esistono anche dei parametri tecnici confrontabili attraverso i quali non solo è possibile stabilirne l'appartenenza ad una specifica generazione ma spesso anche. qualora sia necessario, collocarlo ad un preciso punto nella scala dei valori ~ttribuita ai vari steps. In certi casi tali parametri sono codificati a "Ji:Yello internazionale, come ad esempio per i Weapon effectiveness indices (WEI) ed i Weighted unit values (WUV). utilizzati nei confronti tra i potenziali militari di diversi paesi secondo il cosiddetto '·metodo statico".
2.2.3. IL LIVELLO TECNOLOGICO DELLE ESPORTAZIONI E DELLE IMPORTAZIONI DI ARMI DELL'ITALIA.
2. 2. 3 .l. Materiali terrestri. In tale settore il nostro paese ha importato carri armati e veicoli derivati, artiglierie semoventi e trainate, sistemi di·. artiglieria contraerea, veicoli trasporto truppe e varianti specializzate degli stessi. Ha esportato carri armati e veicoli derivati. artiglierie semoventi, varianti specializzate di veicoli trasporto truppe, veicoli del genio di derivazione civile, veicoli da trasporto di varia portata e configurazione. Le principali industrie coinvolte in tali attività sono state la OTO-MELARA. la FIAT e la BREDA MECCANICA BRESCIANA. Importazioni di carri armati. La principale ditta costruttrice di tali veicoli è in Italia la OTO-MELARA di La Spezia. All'inizio degli anni 60 la ditta spezzina produsse su licenza americana 200 M60. Nel 1974l'OTO-MELARA iniziò la produzione su licenza 89
tedesca di un primo lotto di 600 mezzi Leopard 1A2 ( 1974-1978), dopo l'importazione di 200 esemplari direttamente dalla Germania, e di altri 120 in un secondo lotto completato nel 1983. In entrambi i casi si trattava di prodotti all'epoca molto avanzati ed in particolar modo il secondo si rivelò uno tra i migliori veicoli della prima generazione. Esportazioni di carri armati. Il carro armato OF-40 è stato concepito a partire dal 1977 dali'OTO-MELARA e dalla FIAT specificatamente per l'esportazione. Tale cooperazione vedeva la prima ditta impegnata nella concezione generale del mezzo e nella sua costruzione e la seconda nella produzione su licenza tedesca della parte propulsiva. Il mezzo ricorda nella configurazione generale e nelle prestazioni la versione A4 del LEOPARD l di cui incorpora alcune componenti. Il primo prototipo del mezzo fu completato nel 1980 e nel 1981 venne esportato il primo di 18 veicoli ordinati dagli Emirati Arabi Uniti; s.eguiti da ulteriori 18 in versione MK2 più tre veicoli in versione recupero. Il mezzo è stato anche presentato in Egitto e Thailandia ed offerto in produzione a Spagna e Grecia. Importazioni di artiglierie semoventi e trainate. Il semovente di artiglieria da 155mm. M109 è stato prodotto su licenza americana dalla OTO-MELARA in circa 200 esemplari prima degli anni 70 per l'Esercito. Ne è in corso un programma di
miglioramenti a cura della ditta spezzina. Il mezzo, decisamente all'avanguardia al momento della sua entrata in linea , è tuttora considerato, nelle versioni più recenti , ancora all 'altezza delle esigenze e sarà completamente surclassato solamente dai modelli della prossima generazione. Esportazioni di artiglierie semoventi e trainate. Alla metà degli anni 50 la OTO-MELARA intraprese lo sviluppo di un pezzo da 105 mm , allora caratterizzato da prestazioni a livello del miglior stato dell'arte, che ha conosciuto un successo mondiale: prodotto in 2400 esemplari e venduto a 24 Paesi è ancora in produzione seppur a ritmi estremamente ridotti. Non ha avuto rivali sino al 90
1980. La OTO-MELARA entrò a pieno titolo nel 1970 nel consorzio europeo che di fatto era guidato, a livello sistemistico, dalla Vikers. composto da Inghilterra e Germania Federale per la produzione di un pezzo da 155 mm (FH-70), il cui primo esemplare o perativo sarebbe entrato in linea nel 1978. Dotato di caratteristiche estremamente avanzate, fu prodotto dal 1978 in 164 esemplari dalla OTO-MELARA per le Forze Armate nazionali. È stato adottato, oltre che da Germania e Inghilterra. dall'Arabia Saudita (72 esemplari) e viene prodotto su licenza in Giappone {176 esemplari ca.). La ditta italiana è responsabile della culla, delle ghiere del congegno di mira. del sistema di rinculo, dei dispositivi per l'elevazione ed il brandeggio, per i proietti esplosivo, fumogeno ed illuminante, per le cariche di la ncio n. 2 e 3. II veicolo PALMARIA, semovente d'artiglieria dotato di un pezzo da 155 m m. , fu sviluppato a partire dal 1977 soprattutto per l'esportazione. Agli inizi del 1981 era stato completato lo sviluppo della torretta incluse le prove balistiche ed il primo mezzo completo venne prodotto nel 1982. Il primo cliente estero fu la Libia che ordinò 210 esemplari del mezzo; successivamente la Nigeria, nel1982, ne o rdinò 25 esemplari , mentre l'Argentina commissionò 25 torrette da montarsi sullo scafo di un veicolo già in dotazione alle Forze Armate nazionali .
Esportazioni di artiglieria contraerea. In questo settore la BREDA MECCANICA BRESCIANA produce un sistema d'artiglieria contraerea, il TWIN 40L70 FIELD MOUNTING, derivato dall'analogo pezzo navale originariamente concepito d alla Bofors, di caratteristiche estremamente avanzate, in valutazione da parte dell'Aeronautica Militare Italiana e già esportato in 36 esemplari in Venezuela. Importazioni di veicolo trasporto trupp·e. La principale ditta costruttrice di tali veicoli è in Italia la OTO-MELARA di La Spezia. La ditta iniziò nel 1960 la produzione su licenza del veicolo americano M113 nelle sue varie versio"ni. Verso la fine degli anni 70 e laborò due varianti particolari dotate di numerose 91
migliorie, le versioni VCC1 e VCC2, adottate poi dalle forze armate nazionali. Il veicolo è stato prodotto nel corso degli anni in oltre 4000 esemplari ed ha rappresentato il capostipite di una longeva famiglia destinata a rimanere in linea con gli Eserciti di moltissimi Paesi ancora per diverso tempo. Come veicolo per il trasporto delle truppe può essere considerato un mezzo ancora tecnicamente valido ; se paragonato invece a veicoli da combattimento per la fanteria anche di epoca più o meno contemporanea alla sua, risulta assolutamente inadeguato e superato.
Esportazioni di veicoli trasporto truppe. La OTO-MELARA ha ottenuto un ordine per la produzione di 200 veicoli VCC-1 in versione controcarro da parte dell'Arabia Saudita. Il primo veicolo è stato consegnato nel 1983 e l'ultimo nel 1984. Per quanto riguarda i veicoli blindati ruotati la FIAT ha esportato i modelli TY6614 e 6616 (veicolo trasporto truppe il primo e da ricognizione il secondo) in Libia, Perù, Somalia, Tunisia (per un totale di circa 500 esemplari); ne ha conceso la produzione su. licenza in Corea del Sud (circa 400 veicoli) e lo ha venduto alle Forze Armate nazionali ed alla Polizia. Tali mezzi rientrano nella media in una tipologia letteralmente satura di veicoli progettati ed offerti sul mercato anche da Paesi in via di sviluppo. Valutazione tecnologica complessiva. L'industria italiana ha iniziato l'acquisizione del know-how proprio del settore attraverso produzioni su licenza di materiali il cui livello tecnologico era sicuramente tra i più avanzati tra quelli allora disponibili. La produzione è stata prevalentemente indirizzata al soddisfacimento della domanda interna con poca attenzione alle esportazioni. I mezzi che attualmente stanno sostituendo quelli della precedente generazione sono il frutto sia dell'esperienza acquisita che di programmi di ricerca autonoma, rappresentando prodotti quasi interamente nazionali e comunque tali in alcune delle componenti ad elevato contenuto tecnologico (sistemi di condotta del tiro, protezione). È peraltro necessario tenere presente che compaiono con un ritardo medio di lO anni su quelli stranieri della stessa generazione pur collocandosi, in certi casi, nella fascia alta della 92
scala dei valori. Nelle seguenti tabelle vengono riportati alcuni dati e valutazioni tecnologiche di mezzi del settore. Nella tabella l viene indicato il livello tecnologico dei carri armati. Nel ro quadro sono indicati i paesi costruttori di tale tipologia di sistemi; nel no viene indicata una suddivisione di massima utilizzando il principio delle generazioni, mentre nel lll0 vi è un'ulteriore suddivisione in base al concetto dei " passi (steps)" . Il IY0 e yo quadro riportano specifiche caratteristiche dei veicoli esaminati mentre il Vl0 offre un'ipotesi di posizionamento qualitativo delle nostre esportazioni ed importazioni in relazione alla generazione di appartenenza. Nella tabella 2 viene indicato il livello tecnologico dei veicoli trasporto truppe. Nel ro quadro sono indicati i paesi costruttori di tale tipologia di sistemi; nel no viene indicata una suddivisione di massima utilizzando il principio delle generazioni , mentre nel lll0 vi è un 'ulteriore suddivisione in base al concetto dei " passi (steps)" . Il IV0 e yo quadro riportano specifiche caratteristiche dei veicoli esaminati, mentre il Vl 0 offre un 'ipotesi di posizionamento qualitativo delle nostre esportazioni ed importazioni in relazione alla generazione di appartenenza. Nella tabella 3 viene indicato il livello tecnologico delle artiglierie semoventi e di quelle controaeree. Nel ro e nel no quadro sono indicati i paesi costruttori di tali tipologie di sistemi; nel Ill0 e nel rvo vengono indicati prodotti, il paese costruttore e l'anno in cui è stato completato il prototipo; il yo e il Vl0 offrono un 'ipotesi di posizionamento qualitativo delle nostre esportazioni ed importazioni in relazione alla generazione di appartenenza. Tab. l - Livello tecnologico dei carri armati PAESI COSTRUTIORI AL 1988 ARGENTINA (L) INDIA BRASILE ISRAELE CINA ITALIA EGITTO (L) GIAPPONE CECOSLOY ACCHIA (L) COREA del NORD (L) FRANCIA COREA del SUD (C) GERMANIA PAKISTAN (L) (L) Licenza
POLONIA (L) ROMANIA {L) SVEZIA SVIZZERA (L) INGHILTERRA USA
(C) Cooperazione
93
Segue Tab. l
CA RRI A RMATI DI ( e l( GENERAZIONE
M4S A2 M60 LEOPARD l AMX30 CHIEFTAIN T62 M60 Al STRVI03B TYPE 74 OF 40
generazione 1954 1960 1960 1960 1960 1961 1962 1962 1969 1980
Il generazione
(USA) (USA) (FRG) (F) (UK) (URSS) (USA) (S) (J) (IT)
LEOPARD Il MI ABRAMS MERKAVA CHALLENGER T80 Kl TK-X Cl LECLERC ARJUN
1975 1976 1977 1978 19W 1985 1986 1987 1987 191)7
CARRI ARMATI M60Al E2 M60Al
-{
M60A3
l .generazione C HEFTAIN LEOPARD IA2 LEOPARD l - { LEOPARD IA3 AMX30 LEOPARD IA4/5 OF 40
l I" generazione
CHALLENGER LEOPARD Il Cl ARIETE {MIA! MI ABRAMS MIA2
94
(FRG) (USA) (LS) (UK) (URSS) (SK) (J) (IT) (F) (l)
'l
Segue Tab. 1 TENDENZA DEL PESO DEI CARRI DA BATTAGLIA
tona
l
t) l>ttiO 2) CHIEFTAIN l OENERAZIONE ----, 3) LEOPARD l 4) A/IIX30 IS) OF40
4
Il OENERAZIONE _ _ j ti) LEOPARD Il T) /Ili ~ ti) CHALLENOER Il) Ct
e
70
e
eo GO 40 30 20
10 o~-.--~.-~~~-L_,~~-r--L-,-~--.--'
1980
1975
1978
1978
1980
1987
TENDENZA DEI RAPPORTI POTENZA/ PESO DEl CARRI
power-to-weight ratioa 1) MSO
30
l generazione
2) CHIEFTAIN
3) IEOPARD l
4) AMX30
6) OF40
26
6
20
15 10
2
Il generazione
6) LEOPARD Il
7) M1
8) CHALLENGER 9) C1
1959 1980 1980 1980 1980 1975 1978 1978 1980 1987 1990
95
Segue Tab. l LIVELLO QUALITATIVO DEI CARRI ARMATI ( GENERAZIONE M48 A2 (USA) LEOPARD I (FRG) M60 (USA) AMX30 (F) T62 (URSS) CHIEFTAIN (UK) STRVI03 B (S) TYPE74 (J) OF 40 (IT)
LIVELLO MEDIO OF40 LEOPARDI A2 M60 A2 AMX 30 82
CHIEFTAJN MK5
I( GENERAZIONE (FRONTIERA) FASE DI SVILUPPO
Tab. 2 - Livello tecnologico dei veicoli da trasporto truppe PAESI CONDUTTORI AL 1988
96
ARGENTINA (L) AUSTRIA BELGIO BRASILE CANADA (L) C ILE CINA CECOSLOVACCHIA EGITTO (C) FINLANDIA FRANCIA GERMANIA TAIWAN (L) INGHILTERRA
GRECIA UNGHERIA INDIA (L) lRLANOA ITALIA GIAPPONE COREA del SUD (L) OLANDA (L) SUD AFRICA SPAGNA SVEZIA SVIZZERA URSS USA
(L) su licenza
(C) in cooperazione
Segue Tab. 2
VEICOLI TRASPORTO TRUPPE DI
t" E li" GENERAZIONE I l generazione
generazione Mll3 FV-132 PB V302 BMP I MARD E R AMXIO TY73 YW53-I
1960 1961 1962 196-1 1967 1968 1970
"?
(USA) (UK) (S) (U RSS) (FRG ) (F) (J) (C)
M2/ M3 t-ICV80 MOWAG TY88 (P) VCCSO (P) S90 (P)
1979 I980 I980 I98-l 1987 1987
(USA) (UK) (CI l ) (J) (IT) (S)
(P) protollpo
VCI /VTT
MII3
BMP
l gene razione
MII3 A l MII3 A2 MII3 A3 AIF Mll3 BMPI BMP2
AMXIO MARDER
Il generazione
M2/M3 MCVSO MOWAG VCC80 S90
MARDER lA I MARDER IA2 MARDER IA3 M2Al /M3AI M2A2/M3A2
97
Segue Tab. 2 TENDENZE DEL PESO DEl VE ICOLI tons
35 3 30 .
25 20 .
8
15 l generazione
10 .
1) M113 2) BMP1 3)MARDER 4)AMX30
Il generazione
5.
//
0 -L---~----~--~----~~~----~--~----L_--_/
1960
196 4
1967
1968
1979
1980
1987
1987
TEN D ENZA DEI RAPPO RTI POTENZA/PESO DEI VEICOLI power-to-welght ratlos 30
25
2
20
8
7
4
3
5
15 10
l generazione Il generazione
1960
98
1964
1967
1968
1979
1) .M113 3) AMX10
2) BMP1 4 ) MARDER
5) M2/M3
6) MCV80 8) $90
7) vcc8o 1980
1987
1967
1988
l
Segue Tab. 2 VCI/VlT LIVELLO QUALITATIVO
1· GENERAZIONE Mll3 FV432 PBV302 BMPI MARDER AMXIO TY73 YW534
LIVELLO MED IO
(USA) (UK) (S) (U RSS ) (FRG) (F) (J) (C)
BMPl MARDER A2 AMXI O
l ( GENE RAZIONE (FRONTIERA)
MARDERI A3
Tab. 3 - Livello tecnologico delle artiglierie semoventi e contraeree PA ES I COSTRUTTO RI AL 1988 CINA CECOSLOV ACCH lA EG ITTO (L) FRANCIA GE RMANIA
I 10IA ISRAELE ITALI A INGH ILTERRA
G IAPPONE COREA del SUD COREA del NORD (L) SUD AFRICA SPAGNA SVEZIA SIRIA (L) TAIWAN URSS USA
PAES I PROD UTTOR I AL 1988 G R EC IA ITA LIA SPAGNA
SVEZIA SVIZZERA USA
99
Segue Tab. 2
SEMOVENTI M 109 1960
(USA)
B lA 1960
(S)
M1973 1970 TY75 1971 GCT155 1972 TY83 1980 DANA 2980
(URSS) (1) (F) (C) (CK)
SOLTAM 1980 PALMARIA 1981 G61981 D30SPH 1985 AS90 1986 SBI55 1987
(IS) (IT) {SA) (RAU) (UK) (E)
SISTEMI DI ARTIGLIERIA CONTRAEREA ARTEMIS 30 ( 1986) GR BREDA TWIN 40 ( 1984) IT MEROKA 20 (1988) (P) SP BREDA L 30 {1987) IT
OERLIKON 35 ( 1970) CH OERLIKON SP 35 (1980) CH VULCAN 20P6 ( 1982) USA BOFORS 40B (1976) S
LIVELLO QUALITAT IVO DEI SEMOVENTI ( GENERAZIONE Ml09 B lA M l973 TY75 SOLTAM DANA TY83 P.ALMARIA G6 D 30SPH AS90 SB 155
100
(USA) (S) (URSS) (J) (IS) (CK) (C) (IT) (SA) (EG) (UK) (E)
LIVELLO MED IO
FRONTIERA
M I09 AL B lA GCTI55 TY83 PALMARIA G6 AS90 SOLTAM
AS90 i ( GENERAZIONE
l
LIVELLO QUALITATIVO DEl SEMOVENTI AA
i" GENERAZIONE ARTEMIS 30 (G R) BREDA 40 (IT) MEROKA 20 (SP) BOFORS 40 (S) OERLIKON 35 (CH ) OERLIKON 35SP (CH) VULCAN 20P (USA) BREDA 30 (IT)
LIVELLO MEDIO ARTEMIS30 BREDA40 BREDA30 BOFORS40 OERLIKON35 OERLIKON 35SP
FRONTIERA BREDA40 OERLIKON 35SP
2.2.3.2. Naviglio Le importazioni in tale settore riguardano solo alcuni sub-componenti dell'aggregato nave (munizionamento missilistico e convenzionale, elettronica, propulsione) e come tali saranno trattati nelle apposite sezioni. Per quanto riguarda le esportazioni , nel periodo preso in esame si registrano numerose vendite di fregate, corvette , riforn itori di squadra, unità per la guerra alle mine. altre tipologie. Le principali industrie coinvolte fanno tutte capo al MELARA CLUB.
Esportazioni di fregate. In tale categoria di naviglio l'Italia ha riscosso eccellenti risultati vendendo 18 unità della classe LUPO , d isegnata e prodotta dai Cantieri Navali Riuniti in collaborazione con gli organi tecnici della MM, di cui ben 14 a Paesi stranieri (4 navi all'Iraq. 6 al Venezuela e 4 al Perù). Le unità , dotate di ottime qualità , sono state vendute con la formula delle " chiavi in mano·· completamente allestite e con l'addestramento degli equipaggi a cura del nostro Paese. Armate quasi totalmente con sistemi di produzione italiana (solo una parte dell'elettronica, sonar e apparato propulsivo prodotto su licenza Generai Elettric dalla Fiat sono d i origine straniera) oltre ovviamente alle specifiche dotazioni richieste dai clienti, rappresentarono il 101
vertice per il naviglio della categoria e sono tuttora considerate eccellenti unità. Costituiscono inoltre il primo esempio nel panorama del commercio navale di tale tipologia di vendita.
Esportazioni di corvette. Anche in questo caso si tratta di un grosso successo tenendo inoltre. presente che tali unità non sono in linea con la MM. Ne sono state vendute, nelle diverse versioni, 4 unità alla Libia, 6 all'Iraq e 6 all'Equador. Sono armate con componenti quasi completamente nazionali. Esportazioni di rifornitori di squadra. La vendita di un'unità di tale tipo all'Iraq può essere considerata per diversi motivi un fatto del tutto particolare. La nave, adottata in due esemplari dalla MM dotata di buone caratteristiche, è ottimamente com parabi le con unità di dimensioni analoghe. Solo la Francia recentem e nte è riuscita a vendere unità dello stesso tipo. Esportazioni di unità per la guerra alle mine. Si registra in questo settore forse il più grande successo della cantieristica italiana e specificatamente della Intermarine. Le unità della classe Lerici sono state infatti vendute in IO esemplari, di cui alcuni ancora in costruzione, alla MM, in 4 alla M!lrina matese ed in 2 a quella nigeriana mentre la US Navy ne ha acquisito la licenza di costruzione dopo una competizione internazionale estremamente difficile. Esportazioni di altre tipologie. In tale categoria rientrano numerose unità di dislocamento sino alle 400 t. impiegate dalle Marine acquirenti in vari compiti, combattenti e non, la cui e lencazione è inutile. La cantieristica italiana ha ottenuto successi nel settore. In tale comparto, più che particolari soluzioni tecnologiche, premiano le condizioni di vendita che il Paese acquirente riesce ad ottenere. L'unica eccezione a tale situazione è la recentissima cessione della licenza di costruzione degli a liscafi classe Sparviero da parte dei CNR al Giappone. Tali mezzi, prodotti in Italia in 7 unità per la MM con l'apporto di tecnologie Boeing, rappresentano, insieme a 5 esemplari di 102
maggior tonnellaggio in dotazione alla US Navy , un esempio di costruzione navale ad elevato contenuto tecnologico unica al mondo.
Valutazione tecnologica complessiva. Il livello tecnologico dell'industria italiana del settore è sempre stato elevato. Il primo periodo successivo al secondo conflitto mondiale venne dedicato alla ricostruzione delle capacità cantieristiche ed al ripristino del livello tecnologico mentre nel periodo compres~ fra la metà dagli anni 70 ed i primi anni 80 si verificò il maggior numero di esportazioni. Il livello tecnologico raggiunto è stato in un certo qualsenso confermato sia dalle esportazioni di navi completamente equipaggiate, sia dalle esportazioni di alcune componenti (armamento, elettronica, ecc.), per alcune delle quali l'Italia gode di un monopolio pressoché assoluto. Soprattutto nel settore della cantieristica navale è peraltro opportuno ricordare che le esportazioni sono legate soprattutto alle condizioni richieste dal Paese acquirente e a quelle che il venditore è in grado di concedere. La recente difficoltà incontrata dai costruttori nazionali in merito alla questione delle navi irachene, è quantomai sintomatica del tipo delle problematiche, molto più politiche che di altro genere, che le nostre ditte incontrano. 2.2.3.3. Armamento navale. Le importazioni in tale settore nel periodo esaminato comprendono siluri di medio calibro; le esportazioni includono artiglierie di vari calibri, siluri medi e pesanti, mine. Le principali industrie coinvolte sono quelle del MELARA-CLUB.
Importazioni di siluri medi. Di tale tipo di materiali l'Italia ha importato quantitatlvi del siluro antisommergibile americano MK-46 da 324 mm. L'arma, in via di obsolescenza, viene sostituita da un modello nazionale. Esportazioni di siluri medi e pesanti. In tale settore vengono 103
esportati in diversi Paesi il siluro anti~ommergibile A-244/S da 324 mm. e quello pesante multiuso A-184 da 533 mm entrambi prodotti dalla Whitehead. In particolare, quest'ultimo è stato selezionato ed adottato dalla US Navy come modello a basso costo dopo una difficile competizione con concorrenti europei. Sono entrambe armi che rientrano nella media delle prestazioni pur rappresentando il modello 184 un sistema particolarmente riuscito.
Esportazioni dì artiglierie dì medio e piccolo calibro. La industria italiana gode nel settore di un primato mondiale. Il pezzo da 127 mm. della OTO-MELARA è stato esportato in diverse nazioni e ne è stata ceduta la licenza di produzione al Giappone. L' unico pezzo concorrente è il 127 mm. americano della FMC che , pur dotato di caratteristiche inferiori, viene ceduto con la formula delle FMS e gode quindi di vantaggi non indifferenti dal punto di vista economico. II pezzo da 76/62 rom. della ditta spezzina è stato adottato o viene prodotto su licenza per tutte le Marine del Mondo con esclusione dei Paesi del Patto di Varsavia e dell'orbita comunista, di Francia, Inghilterra e Svezia. Peraltro, anche i cantieri di questi ultimi tre Paesi lo offrono per le loro unità destinate all'esportazione. Solo la BOFORS svedese ha cercato di proporre un pezzo simile, un 57 mm. , ma senza successo se si esclude l'adozione da parte delle Forze Armate nazionali e la vendita di 6 esemplari al Canada. Simile diffusione mondiale ha avuto il complesso binato da 40 mm. per la difesa antiaerea ed antimissile della BREDA. Tutte e tre le armi vengono aggiornate continuamente nelle parti meccaniche, in quelle elettroniche e nel munizionamento. Esportazioni di mine. La VALSELLA e la MISAR sono due ditte occupate nella produzione di mine marine e terrestri leader mondiali nel settore. Basti ricordare che in Afghanistan le mine di produzione italiane sono state considerate unanimamente come le più efficaci e pericolose. La produzione di ordigni per impiego navale è probabilmente la più completa del settore. 104
V alwazione tecnologica complessiva. La tradizione della nostra industria viene confermata dalla posizione di leadership che essa ha conseguito e mantiene tuttora a tal punto da non rendere conveniente per eventuali concorrenti inserirsi in alcuni segmenti del mercato dato l'elevatissimo livello della soglia d 'accesso del settore. Da un punto di vista tecnologico il pericolo è rappresentato dalla necessità di dover cambiare in parte il settore di ricerche ad applicazioni per armi di questa categoria, soprattutto nel campo dei sistemi antiaerei ed antimissili, dato che i mezzi della prossima generazione saranno probabilmente basati su armi laser. 2.2.3.-L Missili Le importazioni in tale settore comprendono missili aria-aria, terra-aria. mare-aria, terra-terra e controcarro. Le esportazioni riguardano sistemi terra-aria, mare-mare, controcarro. È necessario ricordare che il settore comprende alcune delle componenti a maggior contenuto tecnologico di tutto il comparto dell'industria bellica e che i Paesi in grado di produrre autonomamente o coprodurre tali sistemi sono scarsi. Le principali industrie coinvolge sono la OTO-MELARA e la SELENIA.
Importazioni di missili aria-aria a medio e corto raggio. L 'Italia ha importato discreti quantitativi di missili SPARROW IIIB dagli Stati Uniti e ne ha prodotto localmente alcune componenti (SELENIA). Si tratta forse della miglior arma del tipo a medio raggio a guida semi attiva della sua generazione. In produzione da almeno un ventennio, è stato e viene costantemente aggiornato in tutte le sue componenti. Il nostro Paese ha importato anche il missile americano SIDEWINDER, prodotto negli USA dalla Ford Aerospace e dalla Raytheon. nell'iniziale versione B e in una delle più recenti, la L. Il missile, nonostante sia in produzione dal 1955, è stato costantemente aggiornato e rappresenta tuttora probabilmente uno dei migliori sistemi della 105
categoria. Viene attualmente prodotto in Europa da un consorzio di cui fa parte anche l'Italia. Esportazioni di missili aria-aria a medio raggio. Nel 1969 la SELENIA iniziò lo sviluppo di un derivato dello SPARROW, l'ASPIDE. I primi tests iniziarono nel 1974 e le prove conclusive si tennero nell984. Le aree di maggior improvement tecnologico rispetto allo SPARROW sono il raggio di acquisizione del seeker, la sub-clutter visibility, la spoletta di prossimità, la capacità d'ingaggi multipli, le ECCM, l'affidabilità, la modularità di costruzione e la manutenzione. È uno dei pochi esemplari di missili a medio raggio presenti sul mercato e viene esportato in numerosi paesi nelle versioni mare-aria (ALBATROS) e terraaria (SPADA) permettendo una modularità ed una comunanza logistica unica al mondo. È adottato dalle Forze Armate italiane. Importazioni di missili terra-aria. Il nostro Paese ha importato il sistema missilistico mobile a medio raggio MIM-23B HA WK. Il sistema, costituito da più componenti·(radars, C31, munizionamento), è in linea con 21 paesi da diversi anni (l960) ed ha subito e subisce continui miglioramenti. L'Italia partecipa al consorzio europeo NATO Improved HA WK con Aeritalia, Selenia, Sigme, Mes, Fiar ed Aerochem. Non esistono altri sistemi occidentali simili. Sempre nel settore dei missili terra-aria, in relazione a quelli dotati di cortissimo raggio e portabili da un solo uomo, l'Italia ha acquistato dagli Stati Uniti un certo quantitativo di missili STINGER in servizio nelle forze armate USA dal 1981. Molto recentemente è stato deciso di produrre su licenza della stessa classe dello STINGER, il francese MISTRAL. Nel campo navale la MM ha acquisito per la copertura di area il -.istema TERRIER-STANDARD prodotto dalla Generai Dynamics Corporation americana. Diffuso a livello mondiale, rappresenta tuttora nelle sue versioni più recenti un sistema all'altezza delle necessità. Sempre per impiego navale, la MM ha acquisito 4 lancia tori con relativo munizionamen(o del sistema SPARROW. Esportazioni di missili terra-aria. In tale comparto l'Italia ha 106
esportato il sistema di difesa a basse quote SPADA, dotato del missile ASPIDE. in diverse configurazioni all'Egitto, Spagna, Thailandia ed in altri Paesi. Il sistema. composto da radars, munizionamento. C3I e adottato anche dall'AMI e dall'El, è unico nel suo genere per prestazioni. In campo navale sono decine i complessi ALBATROS esportati e venduti a numerose Marine straniere.
Importazioni di missili terra-terra. Il nostro Paese ha importato il missile tattico, in grado di trasportare anche una testata nucleare W70. MGM-52C LANCE. Entrato in servizio nel 1972 nell'Esercito Americano, è in dotazione a tutti i Membri della Nato ed in servizio in molto altri Paesi. Della sua categoria, in Occidente esiste solo un modello francese. Importazioni di missili controcarro. Nel settore dei sistemi a lungo raggio l'Italia ha importato considerevoli quantitativi del missile americano BGM-71 TOW (Tube-launched, Opticallytracked, Wireguided). Il missile dotato di una gittata superiore ai ~mil a metri è. unitamente all'europeo HOT, il sistema occidentale più diffuso al mondo nella sua categoria. Costantemente aggiornato, lanciabile da elicotteri, veicoli e sistemi leggeri per fanteria, è tuttora considerato un'arma eccellente pur essendo entrato in linea 20 anni fa. Nel settore dei missili a medio raggio (2000 m) la OTO-MELARA produce su licenza franco-tedesca il missile MILAN. sicuramente uno dei migliori sistemi della sua
classe. Esportazione di missili mare-mare. La OTO-MELARA produce in collaborazione con la MATRA francese il missile mare-mare OTOMAT. Esportato in diverse configurazioni è uno dei migliori sistemi della categoria. Per certi aspetti può considerarsi sicuramente superiore sia ad alcune versioni deii'HARPOON americano che alle varie versioni detrEXOCET francese. È stato esportato in molti Paesi e viene proposto come armamento missilistico da numerosi costruttori navali stran ieri. 107
Importazioni di missili antisommergibile. L' Italia ha importato un piccolo quantitativo di RUR-SA ASROC dagli Stati Uniti. Si tratta di un razzo dotato di un siluro leggero come testata. Il sistema è in via di sostituzione con mezzi di produzione nazionale. Valwazione tecnologica complessiva. Il settore è indubbiamente uno tra quelli a maggior contenuto tecnologico e solo due paesi, USA ed URSS. offrono una completa panoplia di sistemi. Lo sviluppo di una nuova arma, anche moderatamente sofisticata , richiede uno sforzo economico e tecnologico tale da spingere. a parte i paesi nominati, tutti gli altri produttori a cercare ogni possibile forma di cooperazione. In tale cont~sto l'Italia, che aveva iniziato la propria attività su licenze, è riuscita a produrre sistemi estremamente competitivi e ad acquisire un know-how tale da permetterle di far parte come membro fondatore e a pieno titolo del consorzio europeo che produrrà un 'intera famiglia modulare di missili antiarei ed antimissili per gli anni 90 (FAMS). Nella tabella 4 viene indicato il livello tecnologico dei missili aria-aria e dei sistemi missilistici terra-aria. Nel 1° e nelll0 quadro vengono riportate alcune caratteristiche dei missili in questione ed il loro posizionamento tecnologico: nel 111° e nel IV0 viene svolta la stessa operazione per i sistemi antiaerei. Nella tabella 5 viene indicato il livello tecnologico dei missili mare-mare e dei sistemi missilistici controcarro. Nel 1° e nel UO quadro vengono riportate alcune caratteristiche dei missili in questione ed il loro posizionamento tecnologico; nel Il0 ·e nel IV0 viene svolta la stessa operazione per i sistemi controcarro.
108
Tab. 4 - Livello tecnologico dei missili antiaerei aria-aria e dei sistemi missilistici terra-aria
MISSILI ARIA-ARIA A MEDIO RAGGIO TIPO
LUNGHEZ. M.
PESOK.
3.28 3.54
230
FRANCIA R530 SUPER530 INGHILTERRA SKYFLASH ITALIA ASPIDE USA A IM 7M AMRAAM(P)
VEL. MACH. GITIATAK.
195
3.66
2.7 4.6
18 35
4
50
3.70
220
4.4
50+
3.66 3.56
233 148
3.9 4+
50+
44
(P) prototipo
LIVELLO QUALITATIVO DEI MISSILI ARIA-ARIA
( GENERAZIONE
LIVELLO MEDIO
R530 SUPER 530 SKY FLASH ASPIDE A IM7M AMRAAM(P)
SUPER 530 ASPIDE AIM7M AMRAAM
I( GENERAZIONE (FRONTIERA) AMRAAM
(P) prototipo
109
Segue Tab. 4
MISSILI TERRA-ARIA
FRANCIA CROTALE
Peso 80 Gg
Velocità 2.3 M.
Gillata IO KM
RFG-FR ROLAND
66.5 KG.
2M.
8.5 KM.
INGHILTERRA RAPIER
42.5 KG.
2M.
7 KM.
ITALIA ASPIDE (SPADA) 220 KG.
2!5 M.
20 KM.
USA HAWK STANDARD
2/3 M. 2 M.
40 KM . 20 KM.
627 KG. 610 KG.
LIVELLO QUALITATI VO DEI MISSlLI T ERRA-ARIA
( Generazione CROTALE (F) ROLAND (Rfg-F) RAPIE R (GB) ASPIDE (l) H AWK
Livello medio CROTALE ROLAND 3 ASPIDE 1-HAWK
l ( Generazione (Frontiera) Fase di sviluppo
IlO
Tab. 5 - Livello tecnologico dei missili mare-mare e dei missili controcarro MISSILI MARE-MARE
FRANCIA MM40EXOCET USA HARPOON SLCM (l)
Velocità ?
Gittata 42 KM.
G.Bellica 165 KG.
? 885 KM.
90 KM. 450 KM.
? ?
INGHILTERRA SEA EAGLE
?
100 KM.
?
SVEZIA RBS 15
0.8 M.
150 KM.
?
ITALIA OTOMAT
0.9 M.
180 KM.
210 KG.
( 1) Sea Launch Cruise Missile
LIVELLO QUALlTA TIVO DEI MISSILI MARE-MARE
( Generazione
Livello medio
EXOCET (F) HARPO'ON (USA) SLCM (USA) RBS 15 (S) OTOMAT(I)
HARPOON SLCM OTOMAT
I( Generazione (Frontiera) Fase di sviluppo
Ili
Segue Tab. 5
MISSILI CONTROCARRO
RFG-F HOT
Peso 23.5 KG.
Perfor. (l) 130cm
Gittata 4000m.
USA TOW
21.5 KG.
150cm
4000m.
12KG.
IOOcm.
2000m.
14.8KG.
l()() cm.
IOOOm.
RFG-F MILAN USA DRAGON
(l) Misurata su acciaio omogeneo (RHA)
LIVELLO QUALITATIYO DEI MISSILI CONTROCARRO
I' Generazione
Livello medio
HOT (Rfg-F) TOW (USA) DRAGON (USA) MILAN (RFG-F)
HOT2 TOW2 MILAN2
l( Generazione (Frontiera)
Fase di sviluppo
112
2.2.3.5. Matedale aeronawico. L'Italia. nel periodo esaminato. ha importato e prodotto su licenza elicotteri. Ha esportato aerei da combattimento, addestramento e trasporto: elicotteri leggeri e medi da trasporto e collegamento. Le principali industrie coinvolte sono AERITALIA. AERMACCH I. SIAI MARCHETTI ed AGUSTA.
Importazioni di elicotteri. In tale settore e nel periodo di tempo esaminato. I'AGUSTA ha prodotto in centinaia di esemplari su licenza BELL. per le Forze Armate nazionali e di altri Paesi, i modelli 2068 da ricognizione e collegamento, 205. 212 in versione antisommergibile e trasporto truppe, 412: su licenza SIKORSKY i modelli SH-3. HH-3 e AS-61 sia per il mercato nazionale che per quello estero: su licenza BOEING il modello CH-47C. Tali modelli si sono tutti rivelati tra i migliori delle loro categorie se non i migliori in assoluto. Esportazioni di elicotteri. L'esperienza ed i carichi di lavoro acquisiti grazie a queste produzioni, che hanno fatto deii'AGUSTA la principale concorrente europea dell ' AEROSPAT I ALE e della WESTLAND, hanno permesso alla ditta italiana di sviluppare autonomamente il modello A-109 e tutta la fam iglia di e licotteri da esso derivata. Il modello A-129 rappresenta l'unico esemplare di elicottero specificatamente controcarro prodotto al mondo escludendo USA ed URSS. Tutte le versioni della famigl ia 109 hanno ottenuto ottimi risultati ponendosi al vertici delle rispettive classi di appartenenza: l'ultimo contratto riguarda la vendita di 65 A-109 ad una società giapponese per 200 milioni di dollari , un vero record per le vendite di elicotteri commerciali. L 'AGUSTA è leader di un consorzio europeo che si propone la produzione di una versione ulteriormente avanzata del 129. Altro notevole successo ottenuto dalla ditta è il modello EH-lO l sviluppato in cooperazione con la WESTLAND; pur trattandosi di un elicottero da trasporto medio ancora allo stadio prototipico, oltre ad essere stato ordinato dalle Marine dei due Paesi 113
costruttori, ha già ottenuto ordini dalla Marina Canadese ed un forte interessamento da parte di molte altre.
Esportazioni di aerei da combattimento. In tale settore l'Aeritalia produce in collaborazione con la MBB tedesca e la British Aerospace il velivolo TORNADO. La prima è responsabile della costruzione dell'ala con una quota di partecipazione del 15% ; la seconda produce il tronco centrale della fusoliera. 42,5 % ; la terza il tronco anteriore e posteriore del velivolo, 42,5 % . Molte altre ditte italiane sono coinvolte nel programma tra cui la FIAT responsabile (17.5 % del consorzio Turbo Union con MTU, 41.25 % . e Rolls-Royce, 41.25 % ) della produzione dei motori RB-199. Il velivolo è il più avanzato della sua categoria e viene attualmente prodotto per soddisfare gli ordini ricevuti (quasi 1000 unità) da Inghilterra (385), Germania (359), Italia (115), Arabia Saudita (72), Oman (8) , Malaysia (12 ca.) ed altri Paesi che non hanno ancora confermato le opzioni.
Esportazioni di aerei da addestramento. L'Aermacchi ha prodotto per l'AMI e per l'esportazione il velivolo da addestramento avanzato MB-326. Il mezzo ha conosciuto una diffusione mondiale venendo acquistato nelle sue diverse versioni da una dozzina di Paesi e prodotto su licenza da tre (Australia, Sud Africa e Brasile) per un totale complessivo di circa 800 esemplari. Il velivolo rappresenta sicuramente il miglior velivolo del tipo della sua generazione ed uno dei maggiori successi dell'industria aeronautica italiana. Sempre della stessa Aermacchi è il velivolo d 'addestramento avanzato MB-339. Anche in questo caso si tratta di un ottimo velivolo adottato datrAMI e da diverse Aeronautiche straniere: Argentina lO ca., Perù 16. Malaysia 12. Dubai lO ca., Nigeria 12, Nuova Zelanda 18: in quest' ultimo caso vi erano altri 11 modelli concorrenti prodotti dalle principali industrie aeronautiche ed il valore del contratto. annunciato il 19/ 12/89, ammonta a 120 milioni di dollari. Il mezzo si trova a dover affrontare una concorrenza tecnologicamente simile (HA WK britannico ad ALPHA JET franco-tedesco anche se in quest'ultimo caso si tratta di un velivolo di classe 114
superiore) ed una rappresentata da almeno una decina di modelli prodotti da Paesi del Terzo Mondo tecnicamente meno validi ma molto più economici: in diversi casi i concorrenti del MB-339 sono stati adottati da Forze Aeree dopo che queste avevano espresso la propria scelta tecnica decisamente a favore del velivolo italiano. Sempre della stessa categoria è il velivolo AGUSTA (SIA I MA RCHETTI) SF-260. Addestratore basico ad elica è stato prodotto dal 1965 in più di 800 esemplari di diverse versioni ed esportato in oltre 20 Paesi: viene tuttora prodotto nelle versioni più recenti. Della stessa ditta è il veliYolo da addestramento a getto basico-avanzato S-2ll. Pensato per resportazione. ha conosciuto un discreto successo c vil:ne prodotto su licenza a Singapore: il livello tecnologico consente comunque al modello di partecipare in collaborazione con la Grumman alla selezione per il nuovo addestratore dell'Aeronautica americana.
Esportazioni di aerei da trasporto. In tale settore I"Acritalia ha prodotto per rAMI e per 5 Paesi (Argentina. Dubai. Somalia. Yenezuela e Nigeria per circa 20 velivoli) raereo da trasporto tattico G-222. Il velivolo si pone. da un punto di vista qualitativo. al vertice della classe (sino a IOt. di carico) della categoria cui appartiene. Valwazione tecnologica complessiva. Nel periodo esaminato l'industria del settore ha ottenuto significativi successi sia per ciò che concerne i velivoli d'addestramento. settore nel quale a lungo è stata leader. sia in quello dei velivoli da combattimento grazie soprattutto al progresso tecnologico consentito dal programma TORNADO. Anche nel settore elicotteristico la posizione assunta dalrAG USTA è. in parricolar modo alla luce delle autonome capacità di sviluppo. progettazione e costruzione acquisite. di assoluto livello internazionale. Si tenga inoltre presente il progresso dal pun to di vista tecnologico consentito a tutte quelle ditte coinvolte in qualità di sub-contraenti in questi programmi. l LS
2.2.3.6. Materiale elettronico. Definire esattamente delle categorie in tale settore è abbastanza complesso sia per la natura della materia che per la flessibilità di impiego dei sistemi ma. comunque. i prodotti italiani coprono quasi tutte le tipologie nelle quali è suddivisa la materia. Per quanto riguarda i sistemi. vengono prodotti radars di sorveglianza ed acquisizione (SMA e Contraves Italiana) a lungo e medio raggio (Selenia che ha ottenuto un contratto anche dal Marine Corps); sistemi per la guerra elettronica ECM, ECCM. ESM (Elettronica e Selenia): sistemi elettro ottici di puntamento (Aeritalia. Selenia e Galileo): sistemi complessi ed integrati per il controllo del fuoco e C3. comando-controllo-comunicazione (Consorzio Sistemi Navali Selenia, Elsag. OTO-MELARA. SMA. FIAR); sistemi sonar (Selenia. USEA). In tale settore è molto difficile stabilire il livello tecnologico di un prodotto non potendo basarsi né sulle prestazioni. quasi mai declassificate. né sulla quantità o sulla tipologia dei sistemi esportati in un dato Paese. G li unici riscontri sono l'eventuale impiego bellico del prodotto da parte di un qualificato cliente (come possono essere i Paesi del Medio Oriente acquirenti di sistemi elettronici per contromisure della Elettronica) o gli acquisti effettuati da Nazioni che dispongono già di un'industria elettronica nazionale (alcuni Paesi europei sono tradizionali clienti italiani). In linea generale si può affermare che le esportazioni italiane in tale settore sono andate aumentando considerevolmente negli ultimi anni e che il livello qualitativo generale è sicuramente equivalente a quello dei principali costruttori europei e tale asserzione viene in parte confermata anche dalla presenza di ditte italiane in tutti i principali consorzi internazionali che produrranno i sistemi della prossima generazione.
116
2.2.3.7. Conclusioni. L ' industria bellica italiana è indubbiamente cresciuta nell'ultimo decennio sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Nella maggioranza dei casi le licenze di produzione acquisite in momenti precedenti o all'inizio del P.eriodo esaminato erano relative a mezzi tecnologicamente avanz~ti. Nei comparti aeronautici e terrestri l'esperienza ottenuta ha permesso di passare alla produzione di materiali che. alla prova delle esportazioni, hanno ottenuto buoni successi: senza considerare comunque quelli ottenuti anche con sistemi frutto di tecnologie che erano già patrimonio nazionale. Nel comparto dell'artiglieria navale l'industria italiana gode di un quasi-monopolio, a livello mondiale , che non pare intaccabile. almeno nell'ambito dei sistemi convenzionali. Nei settori non esaminati, quasi tutti i prodotti esportati rispondono almeno agli standard NATO: il che rappresenta, almeno nei confronti della concorrenza extraeuropea, un livello qualitativo superiore. Va comunque sottolineato che il livello tecnologico dei prodotti militari italiani non rappresenta sempre un indice attendibile della capacità tecnologica delle imprese produttrici. In effetti, la scelta del livello tecnologico di un certo sistema è sempre, naturalmente. il frutto di un compromesso tra i suoi costi e le capacità di spesa degli acquirenti, nazionali od esteri.
2.2.4. LE QUOTE DELLE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEI MERCATI MONDIALI Al fine di discutere le determinanti delle esportazioni di armi dell'Italia è opportuno ricordare che, in molti casi, le esportazioni di armi sono determinate da fattori sostanzialmente politici. Nel caso delle due superpotenze, Stati Uniti ed Unione Sovietica, quelle esportazioni sono state preminentemente, anche se non esclusivamente. degli strumenti di politica estera. 117
Ciò risulta anche da un rapido sguardo ai paesi verso i quali si sono indirizzate la maggior pane delle esportazioni delle due superpotenze. Ad esempio, dal 1979 al 1983 il 70%- delle esportazioni di armi americane si è concentrato su (i) Corea del Sud e Taiwan: e (ii) Eaitto. Israele ed Arabia Saudita. secondo la classica logica della politica del ..contenimento··. Nello stesso periodo le esportazioni sovietiche si sono concentrate. per il 70% , su Libia. Victnam. India. Irak e Siria. secondo la logica dell "'espansionismo" nel Terzo Mondo di stampo brezhneviano. Ed indicazioni analoghe si ottengono per qualsiasi altro periodo si prenda in considerazione. Nel caso dei principali esportatori occidentali (Francia. Regno Unito. Repubblica Federale Tedesca ed Italia) le esportazioni di armi sono state invece determinate soprattutto da fattori economici. Questi molto spesso hanno assunto la forma di "necessi tà'' di esportare, al fine di cogliere i be nefici di un allargamento del mercato (dalle economie statiche di scala, alle economie di learning by doing, alla ripartizione dei costi e dei rischi della R&S): ma. non di rado. si sono presentati anche come "opportunità" di sfruttare potenziali capacità produttive. in funzione degli sbocchi che si venivano aprendo sui mercati delle armi del Terzo Mondo. Non va però dimenticato come. nel caso d i questi paesi. abbiano giocato un ruolo importante anche dei fattori non tanto di politica estera generale. quanto di po litica estera strumentale agli interessi economici internazionali di quei paesi. Ciò è avvenuto soprattutto nei loro rapporti con il Medio Oriente e l'Africa Settentrionale, dove lo scambio di armi con petrolio (arms for oil) e. più in generale. l'intreccio tra commercio di armi. prodotti civili e petrolio ha giocato un ruolo molto importante. Le precedenti considerazioni spiegano. nel caso dctritalia. da un lato la numerosità dei paesi verso i quali esse si sono dirette (fattore economico puro): e. dall'altro. (i) la presenza di alcuni importatori privilegiati, tra i quali spicca in misura davvero eclatante la Libia: il secondo importatore di armi dall' Italia nel 1974-78 (con un totale cumulativo di 330 milioni di dollari): ed il primo nel 1979-83 c nel 1983-87 (con dci tota li cumulativi pari 118
l
rispettivamente a 700 e 600 milioni d i dollari); e (ii) l'alta incide nza de lle esportazioni di armi italiane in Medio O riente ed in Africa. Invero le quo te delle esportazioni di armi italiane verso q uesti due paesi si sono aggirate nei tre periodi sopra citati atto rno a l 30% dei loro to tali (vedi Tabelle 7. 8. e 9).
Tab. 6 - La posizione de/1'/ralia nel commercio mondiale di armi 6. l Esportazioni di armi delrltalia. dei paesi occidentali di 1° c Il" livello (l) c del mondo (senza i Paesi del patto di Varsavia) (milioni di & correnti)
Italia (A)
1974-78 1979-83 1983-87
Paesi di 1• c 11° livello Mondo meno Patto (8) V. (C)
1800 4650 4.0 15
42.200 77.830 94.405
4tt940 102.140 123.395
A/B
A/C
B/C
0.043 0.060 0.043
0,037 0,046 0.033
0.86 0.76 0.77
6.2 Rapporti
1974-78 1979-83 1983-87
FONTE: ACOA. anni vari.
( l) Includono: USA. F. UK. RFTe Italia.
11 9
T ab. 7 - Valori dei trasferimenti di armi, nel periodo 1974-1978, per /'Italia e per alcuni paesi principali ed aree esportatrici ed importatrici. (milioni di$ correnti) DA A MONDO PSV PVS AFRICA Algeria Etiopia Gabon Ghana Libia Marocco Nigeria Somalia Sud Africa Tanzania
l.
USA
F
UK
RFT
MONDO
I.WO
28..100 6.000 22..100 480
5. 100 850 4.2l)()
3.l)(JO 550 2.400 575
80.700 IIJ.l)()() 61.711(1
1.500
3.900 650 3.300 160
5
270
20
140
5.l)()()
7()()
430
625
360
4. Il)()
120 1.6()() 550 IO
:w IO
20 330
40 IO 20 7
Tuni~ia
5 5
Zambia
t()
AMERICA LAT. Argentina
190 30
Bra~ile
l!O
Equador Perù Venczuela
5 40 30
A~IERICA
IJ.IOO
SET.
5 5
775
5
250
120
1.51)()
USA ASIA MERI D.
5
170
280
80
20
3.1l)(J
70 50 IO
5.800
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370
Il)(l
1!.2()()
6.300
1.000
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20.8lXI
13.800 1.500
I.WO
2.100 725
950 2()
29.l)()() 3.()()()
ASIA ORIENTALE Corea del Sud Filippine Taiwan
5
EUROPA Danimarca Grecia Olanda RFT Spagna Turchia
20 20 250
MEDIO ORIENTE Arabia Saudita
575 90
120
370 l() 50
IO
280
Tab. !! · Valori dei trasfuimenti·di armi, nel periodo 1979-1983. pu l"ltalia e per alcuni paesi principali ed aree esportatrici ed importatrici. (mohono do S corRnli) DA A MONDO PSV PVS AFRICA Cumeroon E1 iopiu Guinea Equulllriule Kenia Lohoa MarO«o Ni11eria Somalia Suda n Tun1sia Z:lire Zomhawc AMERICA LAT. Are.enlina srà,ile Equadnr Perù Venezuela AMERICA SET. U.S.A. ASIAMERID . India Paki,lan ASIA ORIENTALE Birmania Corea del Sud Indonesia Malesia Sinj!aporc Tail~ndia
EUROPA Austria Danimarca Grecia Olanda RFT Spagna Svezia Turchia Yugoslaviu MEDIO ORIENTE ArJhia Saudila Bahraon E!!iiiO Emora1i Ar4bo U. lrak Iran Kuwail Libano O m an Yemen (Sanau) OCEANIA Australia
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FONTE: World Mili1ary Expendi1ures and Arms Transfers
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T ab. 9 - Valori dei trasferimenti di armi. nel periodo 1983-1987. per l'Italia e per alcuni paesi principali ed aree esportatrici ed importatrici. (milioni di S correnli) DA A MONDO PS\' PVS AfRICA Altteria Burkina F""' E1iopia Ghana Lihia MarOC'<'Cl Ni~eria
Somalia Zaire Zimbabv.e A'MERIC'A LAT. Ar~<:nli na
Brasile Colombia Equudur Hai li Perù Venezuela AMERICA SET. U. S.A. ASIAMERID. India Pakislan ASIA ORIENTALE Cina lndone>ra Malesia Sin!!apore Taila ndia EU ROPA Finlandia Francia Grecia Spa~na
Turchia MEDIO ORIENTE Arabia Saudila Egino lrak Iran Kuwai1 O m an
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5
5
FONTE: World MiliiUry Expenditures an d Arms Transfe,., l\lXI<. Wa~h• nttlon 1111111.
122
Fig. l - Esportazione di amti dall'Italia.
Value of Arms Transfers
Value of Arms Transfers
Cumulative 1983-87 ITALY ·
Cumu lative 1983-87
100
Recipient Countrìes
1
80
2
3 60 OTHERS
233720 40
o ~/'/'
URSUSA F
v..
4
5
20
N
ITALY ·.4015
c,/'/'./'/'/'
/-,--L,--1
UK FRG C POL CZ IT BULOTH
millions of current dollars
1) LATIN AMERICA 400 2) USA&CAN 150 3) AFRICA 1150 4) OCEANIA 5 5) MIDDLE EAST 1520 6) NATO 130 7) EAST ASIA 425 8) SOUTH ASIA 100
6 7 8
millions of current dollars
Segue Fig.
~
Value of Arms Transfers Cumulative 1983-87 AFRICA
Recipient Gountries 10
8
9
7
OTHERS 28125
6 1) ALGERIA 40 2) BURKINA FASO 10 3) ETHIOPIA 30 4) GHANA 20 5) LIBYA 600 9) ZAIRE 20. 6) MAROCCO 10 10) ZIMBABWE 40 7) NIGERIA 360 8) SOMALIA 50
4
3 2 1
mlllions of current dollars
Value of Arms Transfers Cumulative 1983-87 SOUTH ASIA
OTHEAS 17185
1) INDIA 60 2) PAKISTAN 40
124
Recipient Countries mllllons of current dollars
Segue Fig. l
Value of Arms Transfers Cumulative 1983-87 MIODLE EAST
2
3 OTHERS
5
88445
1) UAE 20
6
2) SAUDI ARABIA 320
3) 4) 5) 6)
4
LIBANO 5 OMAN 10 IRAQ 370 EGITTO 270
Recipient Countries millions of current dollars
Value of Arms Transfers Cumulative 1983- 87 NORTH AMERICA
OTHERS 3630
1) USA 150
Recipient Countri es millions of current dollars 125
Segue Fig. 1
Value of Armes Transfers Cumulative 1983- 87 OCEANIA
OTHERS 3600
1) AUSTRALIA 5
AUSTRALIA
Recipient Countries millions of current dollars
Value of Arms Transfers Cumulative 1983-87 EUROPE
OTHERS 47750
2 3 4
1) SPAGNA 110 2) FINLANDIA 5 3) TURCHIA 20 4) GRECIA 50 6) FRANCIA 60
126
Recipient Countries millions of current dollars
Segue Fig. l
Value of Arms Transfers Cumulative 1983-87 EAST ASIA
OTHERS
1)
ÙALY
T~~~~:NOIA --=~=&: -~.~ - ~----~'1. .... \ .....
110
2) SINGAPORE 30 3) MALAYSIA 240 4) INDONESIA 5 5) CHINA 40
Recipient Countries mlllions of current dollars
Value of Arms Transfers Cumulative 1983-87 LATIN AMERICA 1 2
OTHERS 17145
1) BRASILE 60 2) PERU' 30 3) ARGENTINA 10 4) ECUADER 220 5) COLOMBIA 10 6) VENEZUELA 60 7) HAIT110
a
4
~.~~-. ···,·.,·..
5 6 7
Reclplent Countrles
millions of dolt.s 127
In aggiunta al fattore politico , esaminato sopra. un altro fattore che può risultare molto importante nel determinare le quote delle esportazioni di anni da un paese è di natura tecnico-militare. Soprattutto alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80 il commercio delle anni era dominato dai trasferimenti di anni principali. Questi avvengono per natura in maniera d iscontinua e sono spesso accompagnati da trasferimenti di mezzi militari complementari, danno così luogo a brusche variazioni dei valori del commercio. Così nel caso .dell'Italia , il periodo 1979-83 è stato caratterizzato dalle vendite di naviglio a numerosi paesi sudamericani, come il Yenezuela, Perù, Equador, etc., che rinnovarono così le loro marine (vedi la tabella 8. dalla quale risulta, fra l'altro, che in quel periodo il Yenezuela è stato, con 550 milioni di dollari cumulativi. il secondo importatore dell'Italia; e che un quinto delle esportazioni italiane si sono dirette verso l'America Latina). Se è vero che. date le precedenti considerazioni. il livello tecnologico delle esportazioni di anni italiane non può essere preso come la chiave principale per spiegarne le q uote nel commercio mondiale, si può però senz'altro affermare, per quanto detto nelle precedenti sezioni, che esso sia stato il fattore fondamentale che ha consentito all 'Italia di restare nel numero degli esportatori principali, per quantità e per qualità dei prodotti. La Tabella 6 mostra invero che le esportazioni italiane di armi hanno seguito il ciclo quelle degli altri tre "grandi" ' (F. UK e RFT): con la forte espansione dei totali a cavallo tra gli anni '70 e '80 e il rallentamento dopo il 1983; in concomitanza con una caduta delle loro quote percentuali-(sul totale mondiale) a favore dei nuovi produttori del terzo Mondo (Cina , Brasile. etc.). L'industria militare italiana, pur restando al di sotto della capacità d i sviluppare in proprio e vendere le anni più avanzate, come i caccia pesanti, ha dimostrato (i) di poter collaborare alla produzione e alla vendita di tali anni (vedi la sua partecipazione al progetto Tornado); (ii) di poter passare dalle produzioni su licenza d i prodotti militari avanzati. come elicotteri e carri, alla loro progettazione indigena; e (iii) di poter produrre le versioni medio-alte d i qualsiasi altro tipo d'arma. 128
t
L 'ipotesi che si può fare, in conclusione ed in via provvisoria, sul futuro delle esportazioni di armi italiane è che esso dipenderà molto di più dagli sviluppi delle relazioni Est-Ovest e delle sue ripercussioni sulle relazioni internazionali nel Terzo Mondo, che da un riallineamento tecnologico tra i principali produttori attuali ed i produttori emergenti.
129
3. ATTO UNICO, DOMANDA PUBBLICA MILITARE E IMPLICAZIONI PER L'INDUSTRIA EUROPEA DELLA D IFESA NEGLI ANNI '90 di WOLFGANG HAGER
3.1. IL CONTESTO ISTITUZIONALE PER L.ACQUISIZIONE DI ARMAMENTI IN EUROPA
Il processo decisionale pubblico per l'acq uisizione di armi tra nazioni nell'Europa occidentale ha luogo a diversi livelli tecnici e politici: - multilaterale interatlantico, incluso il programma di infrastrutture NATO; programmi americani " two-way street"; bilaterale europeo, in particolare l'accordo di acquisto reciproco anglo-francese; progetti comuni come il Tornado, la fregata "NATO" . etc; multilaterale europeo, a prevalenza militare: IEPG; multilaterale/ politico europeo: UEO; politico e commerciale europeo ("dual use"): Comunità europea, Eureka. Prima di trattare alcuni di questi refcrenti istituzionali, è importante sottolineare che nella fase attuale il ritmo e la natura dell'integrazione nel mercato europeo della difesa è piuttosto dominato da ciò che le aziende fanno, e da ciò che i governi permettono o impongono loro di fare in risposta ad esigenze di breve periodo, che da quando viene deciso negli incontri ufficiali in ambiti multilaterali. Detto questo, le aspettative di lungo periodo delle aziende, e quindi i loro comportamenti a breve termine, sono influenzati anche da istituzioni -embrionali. l programmi militari di produzione e di ricerca durano solitamente tra i cinque e i venti anni. Le decisioni di oggi, perciò, devono comprendere una .. scommessa" sul futuro. Un futuro, secondo le aziende, destinato a svilupparsi 131
rn un contesto europeo - non in uno atlantico o in un "mercato mondiale" privo di regole. In confronto alla situazione di soli dieci anni fa, la credibilità delJe istituzioni europee è aumentata notevolmente. La Comunità europea è diventata un attore di primo piano nella politica industriale, a tutela sia del mercato che del patrimonio tecnologico dell'Europa. Su questo terreno si rivela l'importanza del contesto comunitario. Inoltre, la cooperazione politica - e quindi le questioni relative alla sicurezza- è diventata a pieno titolo parte integrante dell'attività CEE. L'UEO è stata sufficientemente "rivitalizzata" fino a diventare un nucleo pe·r una futura Comunità Europea di Difesa quando i tempi saranno maturi. Infine, la IEPG permette ai governi di abituarsi, in modo lento ma sicuro, ad un mercato della difesa più integrato.
3.1.1. LA COMUNITÀ EUROPEA
La Comunità europea è un concorrente potenziale dell'UEO riguardo la leadership politica dell 'Europa in materia di difesa; e un rivale potenziale dell'IEPG circa l'organizzazione del mercato e della cooperazione di ricerca e sviluppo ad alta tecnologia. In pratica, gli stati membri della CEE e la Commissione (e in misura molto minore il Parlamento europeo) hanno preferito lasciare il predominio all'UEO (sfera politica) e ali'IEPG (maggior parte degli acquisti). La CEE divide alcune cooperazioni R&S " dual-use" con l'ESA e EUREKA (in cui è membro). Una sintesi dell'attuale posizione della Commissione CEE per quanto riguarda gli acquisti della difesa potrebbe essere la seguente: (1) La Commissione rivendica il diritto di estendere le sue generali ("1992") politiche di acquisto a tutti gli acquisti difensivi, escludendo soltanto i sistemi letali e le componenti esclusivamente militari. Essa ritiene di non esercitare questo diritto per i più sensibili prodotti doppio uso finché funzioni l'IEPG. 132
(2) Il giornale ufficiale della Comunità ora contiene i bandi delle gare di appalto dei ministeri della difesa degli stati membri. Questi bandi sono strettamente Limitati ai beni di tipo civile. (3) Per ragioni politiche e legali la Commissione non tratterà problemi di acquisto in modo isolato. La questione del suo peso giuridico in materie relative al "dual use" si presenta in termini politici e legali simili , per quanto riguarda: - la tariffa esterna (sulle importazioni); - i controlli sull'export (Cocom e simili). (4) La Commissione non può in pratica evitare di agire in settori sensibili relativi all'industria della difesa, in particolare rispetto: - alle politiche sulla concorrenza (fusioni e aiuti pubblici): alle politiche di R&S (ESPRIT, RACE, BITE/ EU RAM). La Commissione ha insediato un gruppo info.rmale per coordinare la sua azione in settore "sensibi li " o "grigi'' relativi alla difesa. Venendo dalla Commissione alla Comunità in quanto tale. la situazione si presenta nei termini seguenti: (l) gli Stati Membri più sensibili al problema, cioè quelli che sono anche membri deii'UEO, hanno ripetutamente sottolineato che l'UEO è per eccellenza l'organismo politico della cooperazione europea nel campo della difesa; (2) i problemi della sicurezza, al contrario di quelli della difesa. sono discussi all 'interno della CPE; (3) azioni in comune sull 'esportazione di prodotti chimici pericolosi. i cosiddetti "precursori", sono state decise a livello CPE; ma la normativa conseguente è stata proposta dalla Commissione e adottata dal Consiglio (Affari Esteri). cioè secondo la normale procedura CEE. Ciò può essere visto come un indicatore di tendenza, da estendersi in seguito ad altri meccanismi di controllo delle esportazioni Nord-Sud, ai controlli del Cocom e quindi al Mercato interno. L'evoluzione del ruolo politico della Comunirà europea in 133
materia di difesa è chiaramente influenzato dagli avvenimenti in Europa Orientale. È ormai opinione comune che la CEE debba essere mantenuta libera d i estendersi ai paesi EITA (neutrali) ed aperta ad associare paesi come l'Ungheria: la finlandizzazione dell'Europa Orientale è un importante contributo potenziale della CEE alla sicurezza europea. I principali Stati membri non hanno finora voluto pregiudicare questo contributo alimentando le ambizioni della Comunità nel settore della difesa. Tuttavia, è possibile che i mutamenti in corso nello scenario geopolitico dell'Europa determinino condizioni favorevoli per un impegno della Comunità su questo terreno. Anche prima del 1989 si poteva immaginare che la CEE si sarebbe potuta estendere all'EFT A, divenendo necessariamente un organismo politicamente meno ambizioso. A questo punto, le speranze dei federalisti alla Delors si trasferirebbero all'UEO , dando forma ad un nuovo nucleo portante dell'integrazione politica europea all'interno di una nuova, più "morbida" Comunità europea. Questa opzione rimane in piedi, anche se Gorbaciov verrà sostituito da un Maresciallo del Cremlino, o da un conservatore appoggiato dall'Armata Rossa. Inoltre, anche un sistema di sicurezza futuro basato sulla CSCE potrebbe rendere possibile questo passo se ci sarà l'accordo con un'Unione Sovietica disposta alla collaborazione. Lasciando da parte questi sviluppi , la logica della situazione attuale va verso una più stretta integrazione degli apparati militari britannico e francese, specificamente per quanto riguarda le forze nucleari francesi, a complemento della cooperazione difensiva franco-tedesca, più simbolica. Si può ritenere che la CEE potrebbe diventare nel medio periodo una Comunità di difesa solo nel caso in cui la situazione nell'Europa dell'Est rimanesse estremamente instabile.
Le principali questioni tecniche Il dibattito giuridico sul diritto della Commissione ad agire in materie relative al mercato della difesa si svolge attorno all'art. 134
223 del Trattato di Roma e al suo protocollo. Le disposizioni del presente trattato non ostano alle norme seguenti: a) nessuno Stato membro è tenuto a fornire informazioni la cui divulgazione sia dallo stesso considerata contraria agli interessi essenziali della propria sicurezza, b) ogni Stato membro può adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di concorrenza nel mercato comune per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini specificamente militari. Le parti 2 e 3 di questo articolo stabiliscono che il Consiglio, agendo all'unanimità , redige una lista di prodotti. Su proposta della Commissione il Consiglio può operare cambiamenti nella lista. Tale lista fu redatta in un protocollo {ad accesso riservato) del
1958. La lista attualmente valida enumera in modo dettagliato alcune voci sotto i seguenti 15 articoli:
l. Armi da fuoco portatili e automatiche
2. Artiglieria e armi lanciafumo, lanciagas, lanciafiamme 3. 4. 5. 6. 7. 8.
9.
10. l l. 12.
13.
Munizioni per le armi di cui ai nn . l e 2 Bombe, siluri, razzi e missili guidati Equipaggiamento militare " fire control" Veicoli speciali da combattimento e carri armati Agenti radioattivi e tossici Polveri , esplosivi e propulsori liquidi o solidi Navi da guerra e loro equipaggiamento speciale Aerei e equipaggiamento per uso militare Equipaggiamento elettronico militare Equipaggiamento fotografico progettato specificatamente per uso militare Altro {paracaduti; purificazione acque; comunicazione truppe) 135
14. Parti speciali e oggetti di materiale incluso in questa lista solo . se di natura militare 15. Macchine, equipaggiamento e oggetti esclusivamente destinati per lo studio, la fabbricazione, la verifica e il controllo delle armi , munizioni e congegni di natura esclusivamente militare inclusi in questa Lista. Uno dei punti chiave della disputa potenziale riguarda la misura in cui gli articoli "dual use" sono coperti. La formulazione sotto 15 punti è molto restrittiva: " uso esclusivamente militare " . In altri casi · nei sottotitoli si trova la formula " progettato specificamente per uso militare" (specially designed for military use): o anche la più semplice ··per uso militare" ; in altri casi ancora (ad esempio " paracadute") non c'è tale restrizione, il che suggerisce che l'equipaggiamento " dual use" che potrebbe accadere di comprare alle forze armate è ipso facto esente. Comunque , la lista è di gran lunga più restrittiva, per esempio, della lista.Cocom. Potrebbe essere contestato che tutti gli articoli genuinamente doppio uso non siano coperti dalle eccezioni previste dalle clausole dell'art. 223, ad esempio, e che esse cadano sotto le regole ordinarie del mercato CEE. Tale lettura non era molto rilevante fino a quando la Comunità esentava aree molto meno sensibili delle politiche di acquisto nazionale, come ad esempio i trasporti , le telecomunicazioni, l'acqua e l'energia, dall'applicazione della legislazione che guida la liberalizzazione degli acquisti. Ma anche i " settori esclusi" sono ora soggetti ad una direttiva CEE. l n questo scenario. la Commissione CEE si è interessata ad una matct·in attinente nel 19RR: quella circa le importazioni di equ ipaggiamento militare, che sembra particolarmente coraggio-
sa. La proposta per un regolamento del Consiglio COM (88) 502, pubblicato il 29 settembre (1988) (1) e (2) esentò "temporaneamente " alcuni tipi di equipaggiamenti militari dai dazi all'importazione. Così facendo, la Commissione rivendicò delle competenze in un 'area che aveva fino a quel momento evitato. La maggior parte degli stati membri npn ha mai pagato alcun 136
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dazio in questi o altri articoli di equipaggiamento militare, perché in pratica tutte queste importazioni venivano dagli USA ed erano coperte da memorandum bilaterali di intesa (MOUs) che specificavano " importazioni duty-free" . Questa regolamentazione implicava che tutte le importazioni militari o difensive non " esenti" sarebbero state soggette a dazi. È interessante la lista degli articoli esclusi, perché rappresenta una visione molto ristretta di " uso militare" . Così, tutto l'equipaggiamento elettronico miUtare - la maggior parte del valore aggiunto negli acquisti di oggi- sembra escluso a meno che non sia incorporato in sistemi completi. La lista cita: Carri armati e veicoli corazzati Elicotteri.. . Aeroplani .. . Granate, siluri, mine , missili. La differenza tra questa lista e quella riportata prima è notevole. Il giudizio degU alti funzionari della CEE è che l'affrettata pubblicazione di questa iniziativa ha " riportato indietro di molti anni" il tentativo della Commissione di diventare attiva in materia di sicurezza: ha prodotto l'impressione di una Commissione ingenua e goffa e tale da non essere affidabile per quanto riguarda "le materie importanti. " La scelta del momento", prima della revisione a medio termine del round del GATTe durante la maturazione finale dell'iniziativa IEPG , è stata spaventosa in termini di conseguenze circa le relazioni all'interno dell'Alleanza. La proposta è quindi stata messa " sotto ghiaccio" . Ma l'accordo su una lista comune deve ancora essere trovato. Questo avviene perché le liste correntemente usate dagli stati membri variano considerevolmente - spesso come risultato di MOUs conclusi con gli Stati Uniti in diversi periodi e sotto diverse condizioni politiche. La politi€a esterna comune - che deve essere applicata alla frontiera unica dopo il 1992- richiede una singola serie di esenzioni. È probabile che la Commissione emanerà una "Comunicazio~ ne" circa il settore difensivo per il1991, che esporrà un approccio completo per un'area di competenze sovrapposte. 137
3.1.1.1. IL contesto politico del coinvolgimento della CEE La competenza della Comunità per le tecnologie legate alla difesa può essere fatta derivare da una interpretazione estensiva del titolo III dell'Atto unico europeo. L'art. 30.6 {b) dice: ·' Le Alte Parti Contraenti (gli Stati Membri) sono risolute a salvaguardare le condizioni tecnologiche e industriali necessarie alla loro sicurezza' '. Tuttavia, l'articolo prosegue in modo da chiarire ogni possibile malinteso secondo cui ciò debba (necessariamente) coinvolgere la Commissione, stabilendo che: " Essi agiranno a tale fine sia a livello nazionale sia, ove opportuno, nel contesto di istituzioni e di organjsmi competenti". Queste istituzioni " competenti" comprendono, in primo luogo, l'Unione dell'Europa Occidentale (UEO). Il collegamento tra CEE e UEO è esplicitato nel testo della Piattaforma UEO dove si dice: ''Ribadiamo il nostro impegno a costruire un'Unione europea in accordo con l'Atto unico europeo, che noi tutti abbiamo firmato come membri della Comunità europea. Siamo convinti che la costruzione di un'Europa integrata rimarrà incompleta finché non includerà la sicurezza e la difesa" . Inoltre la CPE non viene soltanto istituita ufficialmente con 1'. \ùo Unico ma è ~nche citata nel Preambolo della Piattaforma
lEO. 3.1. 1.2. Il collegamento con l'"high-tech" Le politiche di R&S "civile" della Comunità contribuiscono alla formazione di una capacità tecnologica europea, la quale. spesso, è di natura " dualuse" . Senza dubbio. gli Stati membri impegnano risorse in certi sotto-programmi di ESPRIT, RACE. BRITE/EURAM a causa del lato militare del " dual use" : intelligenza artificiale, chips ad alte prestazioni. tecnologia dei materiali , tecniche di produzione avanzate etc. Ciò è tanto più 138
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facile in quanto le tecnologie civili sono oggi spesso più avanzate di quelle militari. Il progetto pilota Brite/Euram nella R&S aeronautica è un caso particolare. Iniziato su scala modestissima nel 1989. è significativo innanzitutto per l'evidente riferimento alle necessità militari così come a quelle civili in questo settore. La base per questa iniziativa è il cosiddetto Rapporto EUROMART pubblicato nell'aprile 1988. che, su contratto della Commissione ma in gran parte a spese dell'industria, identificava i bisogni-chiave di tecnologia. I suoi autori erano le grandi "systems houses" europee, non i produttori di motori o gli specialisti di elettronica, ma il rapporto trattava anche di queste tecnologie. STUDIO EUROMART
Partecipanti
Tecnologie
Aeritalia Aérospatiale Dassault-Breguet British Aerospace CASA Domier Fokker MBB SABCA
Aerodinamica Strutture Materiali Acustica Calcolo Sistemi aerotrasportati Propulsione Tecn. di progettazione Tecn. di produzione Sistemi operativi
3.1.1.3. Il Parlamento Europeo Il Parlamento è alla ricerca di un ruolo sulle questioni della difesa (Rapporto Metten, Rapporto Menders) e tenta, in nome dell'unificazione europea, di rafforzare il ruolo della Comunità in quanto tale. Ciò non avrà verosimilmente alcun effetto pratico nel medio termine, eccetto, forse, quello di esercitare la pressione sui governi perché si dichiarino più fortemente e 139
apertamente a favore deli'UEO. Il Parlamento europeo ha proposto di formare una camera congiunta con i membri d eli ' Assemblea UEO, operazione fortemente avversata dall'UEO. Un possibile sviluppo da ~enere d'occhio, tuttavia, è il ruolo potenziale che il parlamento potrebbe assumere nella definizione di un quadro di riferimento politico per le politiche di esportazione di armamenti. La crescita nei sistemi prodotti in maniera congiunta (Tornado) lascia un vuoto per quanto riguarda il controllo politico. Mentre è difficile immaginare che il Parlamento europeo ottenga compiti formali in settori che non siano periferici (armi chimiche), esso potrebbe acquistare un ruolo morale per quanto riguarda le esportazioni di armi propriamente dette , che i governi potrebbero trovare difficile ignorare.
3.1.2. L 'UNIONE DELL'EUROPA OCCIDENTALE Nonostante le sue attuali difficoltà pratiche - ubicazione dei segretari etc. - e la sua !)resente debolezza l'UEO è il solo candidato per la formazione di un pilastro europeo. Esso ha il vantaggio di avere un trattato che è perlomeno altrettanto " automatico" di quello NATO ; e una membership gestibile. Considerata la presente situazione Est-Ovest. con i numerosi nuovi e lementi, una intesa europea su quale sarà il prossimo passo ne lla cooperazione europea sulla difesa non si avrà subito. Per almeno i prossimi cinque anni , il complesso movimento verso un nuovo ordine di sicurezza paneuropeo , e l'incusione di una Germania allargata in questo ordine, non permetterà alcun movimento che, almeno parzialmente, escluda gli USA dal concerto europeo. Anche massicci ritiri di truppe americane non cambieranno il quadro. Al contrario, il valore operativo e politico di un ridotto contingente USA può essere mantenuto soltanto all'interno di una struttura NATO integrata. Questo non significa che non vi siano interessi dell'Europa (occidentale) che non richiedano un contesto istituzionale dove possano essere concordati. 140
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L 'Eurogruppo , con i numerosi membri e l'assenza della Francia, non è che un contesto istituzionale dove costruire un consenso molto generale su come trattare con gli Stati Uniti. Il suo Defense Planning Committee non pianifica la difesa. Nel breve termine , il bisogno di definire una posizione europea per i colloqui di Ginevra sulle riduzioni di armi convenzionali obbligherà gli Europei a considerare la pianificazione della difesa nel suo insieme. I concetti di base - come l'incapacità strutturale di aggressione - devono essere espressi in termini di dotazione materiale. stabilendo le priorità di base per il mercato degli armamenti nel 1990. È qui che I'UEO può assumere un rilievo operativo ..de facto" per il futuro mercato delle armi europeo. Il processo di individuazione di una posizione europea sulle riduzioni di armamenti si realizzerà verosimilmente a tre livelli: un direttorato a tre (D. GB. F) o a quattro (I): l'UEO: l'Eurogruppo per consultare i membri non-UEO in Europa e Nord-America. È concepibile almeno che le pressioni a breve termine derivanti dai negoziati per la riduzione degli armamenti produrranno un consenso di base su una strategia sufficiente ad avere conseguenze sul tipo di pianificazione a lungo termine da cui un vero mercato europeo degli acquisti dovrebbe dipendere. Con il Consiglio dei Ministri UEO che difficilmente farà alcunché di rilievo nel prossimo futuro per formalizzare la cooperazione difensiva europea. l'Assemblea UEO si avvicina a costituire una leadership potenziale su temi quali la cooperazione difensiva europea. Mentre l'Assemblea UEO non ha un'autorità/legittimità politica verso l'elettorato (al contrario del Parlamento CEE). i suoi dele2:ati sono notoriamente parlamentari provenienti dalle Commissioni Difesa dei rispettivi parlamenti nazionali. I loro rapporti stanno cominciando ad avere incisività e chiarezza. ciò che rende l'Assemblea un interlocutore rispettabile nel dibattito interno. Il Comitato per le questioni scientifiche. tecnologiche e 141
aerospaziali è fermamente nelle mani del suo Presidente. Mr. John Wilkinson. È questo Comitato che ha più voce in capitolo sulle questioni degli acquisti europei. Il Comitato di Wilkinson persegue una linea pro-industria. sostenendo il coinvolgimento anticipato dell'industria nelle definizioni. sottolineando la necessità di un coordinamento opet·ati,·o concordato. etc. Per ora l'UEO e la sua Assemblea considerano come loro compito in materia di procurement quello di fornire una direzione politica aii'IEPG, lasciando a questo organismo l'onere di creare nell'amministrazione quotidiana un mercato europeo degli armamenti. Tuttavia, è verosimile che a) i modesti risultati ottenuti daii'IEPG; b) i suoi numerosi partecipanti; e c) le sue limitate competenze, che escludono il settore operativo, conferiranno aii'UEO un ruolo più centrale negli acquisti di armi, se e quando la bufera creata dalle superpotenze si calmerà e l'Europa farà ulteriori passi in direzione di una difesa comune. Un 'area di interesse particolare per l'Assemblea UEO è la creazione di una capacità (di sorveglianza) spaziale per l'Europa. Ciò ha il vantaggio di conciliarsi con le finalità di riduzione degli armamenti deii'UEO , fornendo altresl l'occasione di creare un "'agenzia" che sia funziona lmente limitata - e quindi non minacci la sovranità nazionale - e nondimeno costituisca una prima concreta espressione di una difesa comune europea.
3.1.3. IL GRUPPO INDIPENDENTE EUROPEO DI PROGRAMMA (IEPG) • 3.1.3.1. Storia L'IEPG fu creato nel 1976. Mentre una più stretta cooperazione europea nel settore degli acquisti militari era già da tempo nell'agenda deii'Eurogruppo NATO , la Francia si escluse da quel gruppo a causa dei suoi stretti legami con la NATO. La nuova organizzazione, con la parola " indipendente" nel proprio nome, evitò questo problema. 142
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Le competenze dell'IEPG, tuttavia, sono più limitate di quelle dell'Eurogruppo, poiché esso è limitato all'acquisizione di armi (ed è diretto dai NAD , Direttori Nazionali degli Armamenti, non dagli ambasciatori NATO). Un'attività dell'Eurogruppo legata agli acquisti, il "sotto gruppo a lungo termine", è stata sospesa soltanto nel 1989 per confluire nel Gruppo 2 dell'lEPG (vedi oltre). I numerosi partecipanti all'IEPG, da una parte, e le speranze di raggiungere un efficace movimento di "andata e ritorno" nel procurement dell'Alleanza, hanno limitato l'importanza dell'IEPG nel suo primo decennio di esistenza. Il segretariato dell'IEPG, in quel periodo, era composto da un funzionario del Ministero della Difesa della Delegazione NATO del Paese che deteneva in quel momento la presidenza. La situazione cominciò a cambiare nel 1984. Tra i motivi del maggiore interesse verso gli acquisti di armi dell'Europa si possono annoverare: - il maggiore interesse verso la cooperazione europea di difesa in generale, come evidenziato dalla contemporanea rivitalizzazione dell'VEO; - la crescente delusione nei confronti del " two-way street"; - i più rigidi controlli nei confronti dell'export di tecnologia dagli Stati Uniti; - l'annuncio da parte degli USA della SDI; - la crescente preoccupazione europea per l'autonomia e l'eccellenza tecnologica dell'Europa, come evidenziato dall'ESPRIT e più tardi dall'EUREKA; - la crescente europeizzazione dell'industria aerospaziale, nella quale la cooperazione dei programmi Airbus e ESA ne richiedeva l'estensione alla sfera militare (non ultimo per scopi di pianificazione aziendale); - l'impegno britannico alla liberalizzazione dei mercati durante il governo Thatcher. Nel 1985 la pubblicazione del Libro Bianco CEE per il completamento del Mercato Interno ha aggiunto un ulteriore motivo per creare un mercato più aperto anche per le forniture militari. 143
Nel 1984 fu insediato un gruppo di ·'Saggi'" sotto la presidenza di H enk Yredeling. II gruppo era composto da rappresentanti sia di governi che delle industrie. Questo dualismo, che riflette i processi decisionali in programmi come l'ESPRIT e nello stesso "1992", rappresenta uno stile nuovo nella politica industriale europea. Il ruolo dell'EDIG- European Defense Industriai Grouping - di azione parallela a quella deii'IEPG. rispecchia la tendenza al più stretto coinvolgimento dell'industria privata ne lle questioni di politica industriale (pubblica) europea. È nostra opinione che ora e in futuro I'EDIG avrà un importante ruolo istituzionale nei contatti con I'IEPG. Presentiamo perciò di seguito una descrizione generale di questo organismo. Altri commenti sulle indicazioni dell'EDIG nel lavoro quotidiano dell'IEPG saranno suggeriti ove opportuno nel resto del capitolo. L'EDIG (European Defense Industriai Grouping) fu rivitalizzato in risposta aii'IE PG ed è ora impegnato principalmente con i problemi relativi alle forniture difensive neli'IEPG. In quanto tale, esso segue da presso le vicende deli'IEPG, ha una struttura di commissioni simile e, nel giro di 6 mesi, sta per dotarsi di un piccolo segretariato. Questo sarà presieduto da un Segretario Generale (già selezionato) e sarà ubicato a Bruxe lles. Il segretariato comincerà a funzionare all'inizio del 1990. La composizione deii'EDIG è di tipo personale: ogni industria di difesa nazionale nomina 1-3 rappresentanti (per i paesi più grandi) . corrispondenti ai principali settori (elettronica professionale; aerospazio etc.). Tuttavia, con dispiacere di alcune imprese EDIG. i rappresentanti de ii'EDIG tendono ad essere funzionari delle direzioni aziendali con una certa anzianità , piuttosto che alti dirigenti operativi. L'EDIG perciò manca di un live llo eq uivalente a quello ministeriale deii'IEPG. Vi sono pressioni a favore della creazione di un "super-EDIG", ma con la presente atmosfera in Europa, i dirigenti (che gestiscono normalmente gruppi industriali " dual use") preferiranno mantenersi defila ti. In pratica i rappresentanti EDIG rappresentano spesso anche 144
le loro industrie nel NIAG (N.ATO lndustry Advisory Group). Non è ancora chiaro se l'ED IG verrà aperta ad (alcuni) rapp resentanti neutrali, in particolare alla Svezia (Bofors, SAAB). Alcune fi liali europee di imprese americane sono membri dei gruppi nazionali rappresentati nell'EDIG.
Il Rapporto Vredeling Il gruppo Yredeling commissionò due studi ad esperti esterni: un<? riguardante lo stato della tecnologia militare europea: l'altro sulle barriere economiche nel mercato europeo delle alte tecnologie ''dual use'· e il 1992 - rivelando così la crescente prevalenza della politica industriale sulle questioni concernenti le forniture militari. Il titolo del Rapporto Yredeling (3) (''Verso un'Europa più forte'') riflette la nuova ambiguità sulla misura della forza nel mondo attuale, in cui la tecnologia è altrettanto importante della dotazione materiale di armi vera e propria. Ciò si rivela altresì in alcune delle principali raccomandazioni del Gruppo: - la necessità di rimuovere gli ostacoli " tipo 1992" alla razionalizzazio ne del mercato nell'area fiscale. del diritto comme rciale. nella politica esterna com une (controlli all'esportazione); - la necessità di consorzi internazionali incrociati in grado di competere su singoli progetti definiti in comune; - una dotazio ne finanziaria in com une per la ricerca sul tipo di ESPRIT; - la necessità di definire una serie di progetti di sviluppo comuni sul tipo dell'ESA, in modo da allargare il "giusto ritorno" a un maggior numero di progetti; - un rafforzamento della struttura istituzionale dell'IEPG . Sono stati necessari due lunghi anni per far seguire a questo rapporto un Piano d 'azione (novembre 1988), che ha messo in pratica alcu ne, ma non tutte, le proposte Yredeling. La decisione principale è stata quella di istituire un segretariato e di aprire il mercato delle forniture nazionali ad offerte da 145
parte di altri membri IEPG. Non c'è stato accordo su una più vasta dotazione di fondi di ricerca. L'EDIG ha criticato (e continua a criticare) il Piano d'azione principalmente su due punti: - la mancanza di impegni operativamente specifici e legalmente vincolanti da parte dei governi (cfr. CEE); - il fatto che 12 mercati nazionali sono stati aperti ma non è stato creato un mercato ùnico. Per questo sarebbero state necessarie, secondo l'EDIG, alcune specifiche comuni.
3.1.3.2. L 'attuale operato dell'IEPG 3.1.3.2.1. Il Segretariato L'istituzione di un segretariato è stata una delle svolte fondamentali operate al fine di elevare l'IEPG e conferirgli un rilievo operativo. Attualmente, tuttavia, le dimensioni , la composizione, l'ubicazione e gli scopi del segretariato, quali sono stati messi finora in pratica, limitano la sua importanza pratica. Il Segretariato, che occupa un piano di un edificio del Ministero della Difesa portoghese a Lisbona , ha cominciato a lavorare nel gennaio del 1989 ed è diventato pienamente operativo nel corso di quell'anno. Il personale è composto da 5 ufficiali delegati dai ministeri della difes? nazionali, non da civili con esperienza industriale. Il Segretario è spagnolo, il suo Vice italiano; gli altri provengono dai paesi membri più piccoli. Tale composizione serve a risolvere due problemi politici: - la nomina di un funzionario proveniente da uno solo dei maggiori paesi produttori sarebbe stata impossibile; mentre la nomina di uno per ognuno dei tre avrebbe destato timori di prevaricazione; - i paesi con industrie della difesa poco sviluppate, ma anche l'Italia, temono la tendenza favorevo le al mercato aperto dell'IEPG. La loro sovra-rappresentanza nel segretariato è volta a rassicurarli. 146
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Per quanto inevitabile da un punto di vista politico, l'assenza nello staff di Gran Bretagna, Francia e Germania a livello del segretariato indebolisce il suo potenziale e lascia di fatto tutti i poteri reali alle Commissioni e ai Panels. Fino a d icembre, il Segretariato non sembrava ancora coinvolto in alcuna importante operazione finalizzata alla creazione di un mercato degli armamenti europeo. Esso agisce piuttosto come. letteralmente, una segreteria (organizzativa) per le Comm issioni IEPG. Fino a dicembre, per esempio, nessuna fornitura internazionale era stata notificata a Lisbona; Lisbona non prende parte attiva né alla standardizzazione né alla diffusione dei bandi d'appalto, etc. Il Segretariato non ha contatti con la CEE. I contatti deii'IEPG con la Comunità sono tenuti allivello politico più alto, con l'attuale presidente deli'IEPG, Sir Peter Levene. il Direttore nazionale degli armamenti britannico, in contatto con il commissario CEE a ll 'industria. Bangemann.
Presidenza La presidenza deii'IEPG cambia ogni due anni. Dopo una presidenza olandese (fino al 1986) e una spagnola (fino al 1988). la Gran Bretagna svolge il proprio turno di presidenza fino al 1990. Vi è già un accordo informate per cui la Turchia assumerà la presidenza nel 1991. Con un'organizzazione divisa tra Ankara e Lisbona. I'IEPG potrebbe diventare periferica in più di un senso. L'ubicazione del segretariato a Lisbona, tuttavia, non è permanente ed ha Roma e Bruxelles (come l'EDIG) tra le a lternative potenziali. Le decisioni che verranno prese a questo proposito daranno una buona indicazione della serietà con cui I'IEPG viene considerata dagli stati membri.
3.1.3.2.2. Organi decisionali I principali organi decisionali deii'IEPG sono gli incontri regolari dei DNA (Direttori Nazionali degli Armamenti). 147
La direzione politica al massimo livello si realizza con le riunioni ministeriali. Tali riunioni, sotto la presidenza britannica, si tengono ad un ritmo di due-tre all'anno. In quella piÚ recente, a L isbona, nel giugno 1989, la partecipazione dei tredici ministri della difesa ha sottolineato la crescente importanza dell'organizzazione. La gran parte del lavoro di routine dell'IEPG si realizza in Panels di lavoro composti da ufficiali superiori dei ministeri della difesa nazionali: Pane! l - Requisiti e Programmi Operativi Pane! 2 - Ricerca e Tecnologia Pane! 3 - Questioni economiche; realizzazione del Piano d'azione. Ciascun Pane! è appoggiato dai cosiddetti "Gruppi ", o "working parties". Essi comprendono: Gruppi di progettazione per singoli progetti del Pane! l; Un sotto-gruppo di ricerca per il Panel2; - Gruppi gi lavoro ad hoc sulla concorrenza, il giusto ritorno, il trasferimento di tecnologia e le LDDI per i ~anel3. 3. 1.3.3. L'apertura del mercato di forniture difensive L'IEPG segue tre strade per giungere all'integrazione del mercato della difesa europeo, attraverso: l'apertura delle acquisizioni correnti e programmate a offerte non-nazionali; l'esame congiunto dei requisiti operativi futuri al fine di esplorare le opportunità per lo sviluppo congiunto di sistemi e sotto-sistemi su una base nazionale pluri-nazionale, ma non europea comune; l'identificazione dei requisiti futuri per la ricerca nelle tecnologie avanzate, possibilmente come base per un programma comune. Questi tre approcci possono essere intesi come altrettanti orizzonti temporali . Politicamente, tuttavia, essi rappresentano tre ¡approcci di politica industriale verso lo scopo.d.ell'integrazio148
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ne, ognuno con le proprie componenti. Il primo ~ appalti per forniture aperti - è inr_1anzitutto l'approccio b~jtannico. L'ultimo - R&S in comune - è una priorità della Francia. L'approccio cooperativo, che è .anche il tradizionale approccio del dopoguerra per raggiungere economie di scala nella produzione di armi in Europa, è l'opzione preferita dagli stati industrialmente deboli. La Germania· fornisce un appoggio indifferenziato a tutti e tre gli approcci. I tre P.anels citati prima corrispondono in linea di massima a questri tre approcci.
I processi di acquisto
Poiché storicamente questa è la più recente tra le competenze dell'IEPG, i processi di acquisto sono trattati dal Pane! 3 (il cui scopo è , più generalmente, la supervisione del Piano d'azione dell'IEPG del dicembre 1988). Una decisione-chiave, assunta in occasione della riunione ministeriale di Lisbona dell'IEPG , è stata quella di istituire i cosiddetti "punti focali" all'interno di ciascun Ministero della Difesa nazionale. Lo scopo di ciò è: - realizzare un bollettino di contratti nazionali futuri e diffonderli agli altri punti focali ; - ricevere i bollettini dai partners e sensibilizzare le industrie nazionali sulle opportunità che si presentano; - aiutare le imprese straniere ad ottenere lo status di fornitore regolare. Riguardo ai bollettini, non vi sarà una diffusione generale e pubblica a tutti i fornitori potenzialmente interessati, come avviene negli Stati Uniti. La Gran Bretagna è un'eccezione. Essa ha incaricato l'editrice Longman di diffondere la lista delle gare d'appalto a tutti gli interessati. Altri potranno seguir questo esempio in seguito. I Governi si sono impegnati a realizzare i punti foca li e i bollettini entro gennaio 1990, ma ci si attendono dei rinvii. Alcune forze armate hanno scarse o nulle necessità di nuove 149
forniture e, perciò, le renderanno pubbtiche più raramente di altre. Le richieste contenute nei bollettini comprenderanno acquisti immediati "off-the-shelf' e componenti di sistemi complessi programmati. In q uest'ultimo caso, gli orizzonti temperati possono .e ssere simili ai progetti cooperativi considerati dal Pane! 1 (vedi oltre), anche se il controllo e il finanziamento del progetto resta puramente nazionale. D 'altra parte, includere un 'azienda estera in un programma allo stadio progettuale è quasi equivalente ad iscrivere quell'azienda nella lista dei fornitori ufficiali, che ogni Ministero della Difesa tiene per le forniture a diffusione limitata. Per le forniture civili sono stati fatti tentativi di formalizzare l'accesso a tali tiste, ad esempio attraverso criteri pubblici come lo stato finanziario , liste di adempimenti. conformità agli standard etc. Nelle forniture per la difesa i progressi in questo senso saranno lenti. La questione degli standard tecnici è un criterio di ammissione a lle liste di fornitorì: ma ciò riguarda il processo di acquisto in generale. Se gli Europei hanno standard comuni ciò è dovuto a) all 'adozione di standard americani da parte di più paesi di una data area; o b) a standard sviluppati in progetti comuni, come il Tornado. Forniture a parte. gti standard hanno un ruolo-chiave nell'inter-operatività delle forze europee, nell'integrazione logistica etc. La questione tecnica degli standard assume allora una rilevanza politica potenzialmente di grande portata, rendendo possibile l'opzione di una più stretta cooperazione operativa in Europa. ·
Componenti escluse Al fine di precisare gli impegni assunti m sede IEPG , è importante dire esplicitamente a qua li prodotti questi impegni non si applicano. Mentre le liste dei prodotti esclusi proposte dai vari governi all 'inizio del 1989 divergevano sostanzialmente per forme e contenuto, sembra esservi ora un vasto consenso su quattro aree: ISO
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cantieristica navale (solo gli scafi, ma non i motori, l'elettronica di bordo etc.) - cellule di aerei e motori, ma non i carichi utili - armi nucleari - crittografia. Inoltre ci si è accordati su una clausola di salvaguardia che concede di escludere qualsiasi prodotto, purché la DNA che la dispone fornisca una motivazione plausibile. Mentre il diritto di accesso ai mercati nazionali non ha la natura vincolante delle equivalenti direttive CEE, l'IEPG ha istituito il " diritto di protesta'· (nel Pane! 3) se un'offerta non viene presa in considerazione.
Giusto ritorno Una delle maggiori innovazioni del regime di acquisizione deli'IEPG è un meccanismo che tenta di evitare la compensazione bilaterale delle forniture sotto forma di accordi off-set. Ciò dovrà essere ottenuto attraverso compensazioni globali a medio termine. Per verificare che l'insieme delle forniture di un paese ai suoi partner sia in equilibrio con le sue vendite, al Segretariato dovranno essere notificate tutte le transizioni secondo il nuovo regime. Il Segretariato dovrà poi riferire sul suo funzionamento e identificare gli squilibri. Tuttavia, molti problemi pratici non sono stati risolti. Pertanto è difficile identificare i contenuti nazionali - cioè, ad esempio, la quota di tecnologia e di componenti USA nella maggior parte dei prodotti europei attuali. Se lo scopo dell'esercizio è di superare la nozione di offset bilaterale, i paesi LODI (Less Developed Defense Industry) continuano ad insistere sulla nozione di giusto ritorno. I paesi avanzati sono perciò invitati ad assumere decisioni di acquisto che identifichino i paesi LODI come priorità per i propri " punti focali" . Poiché i paesi LODI cercano di migliorare lo status quo, cioè di sviluppare le loro industrie della difesa e spesso le loro industrie ad alta tecnologia tout court, essi richiederanno la l Sl
compensazione anche nel campo dei trasferimenti di tecnologia. Ciò significa che la questione del giusto ritorno non è strettamente limitata al Pane! 3, ma riguarda anche gli altri due Panels (cooperazione, R&S) . Secondo fonti statunitensi degne di fede, il Ministero della Difesa britannico ha emanato una direttiva alle sue agenzie di acquisto secondo cui entro il 1990 vi dovrà essere il 20% di contenuto europeo nelle principali acquisizioni di sistemi difensivi. Ciò darebbe all 'industria britannica una buona base di partenza come esportatore, mentre il Ministero della Difesa vedrebbe accresciuta la concorrenza sul mercato interno, a cui è particolarmente sensibile.
Un ombrello MOU? Il giusto ritorno, i diritti di proprietà intellettuale e la protezione del segreto sono tra i problemi operativi che il Pane! l deve chiarire. L'EDIG. tra gli altri, sta esercitando pressioni per una versione più precisa e vincolante degli attuali impegni intergovernativi di efficacia pari al MOU tra Stati Uniti ed Europa· in materia di fornitu re reciproche - un ·'ombrello MOU" per l'IEPG. 3.1.3.4. Il Pane! l L'attuale Pane! l è il risultato della fusione di due precedenti Panels IEPG: Il Pane! l. che definiva gli .obiettivi a lungo termine e - il Panel2, che indagava sulle occasioni di collaborazione. Esso ha rilevato altresì le finalità del "sotto-gruppo a lungo termine'' dell'Eurogruppo. La precedente struttura soffriva la discrepanza tra la cosiddetta pianificazione a lungo termine - che ha prodotto un gran numero di idee (in parte irrealistiche) ma poche azioni concrete - e i progetti di acquisizione a breve termine che si definivano al 152
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di fuori deii 'IEPG, su una base " à la carte" puramente intergovernativa. Tuttavia, quindici "Outline European StaffTargets" (OEST) furono approvate con il precedente sistema, comprese: - un futuro grande aeromobile - TRIGAT (Armi guidate anti-carro della terza generazione) - MGAM (Missile terra-aria a media gittata - nel lungo periodo). La definizione di obiettivi significativi: un compito politico? Definire le specifiche di futuri sistemi è un compito che non può essere realizzato da una commissione formata sostanzialmente da Direttori degli armamenti dei Ministeri della Difesa. Costoro possono soltanto riferire sulle finalità di un lungo periodo identificate in precedenza dal personale militare nazionale e dalle burocrazie ministeriali. A questo livello non si possono discutere le progettazioni dei sistemi o le priorità strategiche dell'Europa nel suo insieme: rimane soltanto !'"armonizzazione" dei requisiti tra quegli stati membri che si trovino ad avere programmi più o meno simili, e dei tempi di acquisto. ciò che rappresenta il massimo della cooperazione europea. U na definizione congiunta di obiettivi comuni richiede un accordo a tre livelli: * Strategia di difesa di base: a quali miSSioni ci stiamo preparando? Quale posizione intendiamo assumere nei confronti del mondo esterno? * Le armi, i sistemi C3. le infrastrutture di trasporto etc. necessarie a compiere la/le missioni così identificate. * Specifiche dettagliate riguardanti le prestazioni di queste armi o sistemi, ad es. un missile per la difesa aerea, un elicottero da trasporto o sistemi di comunicazione. Il primo livello richiede un 'istituzione politica a livello ministeriale. Mentre i Ministri della Difesa dovranno assumerne la guida, anche gli Esteri e i capi di governo dovranno essere coinvolti e le decisioni-chiave prese a livello di Gabinetto (nazionale) e di Summit. A questo livello, il voto in parlamento e 153
il dibattito pubblico sono indispensabili. La questione, apparentemente tecnica , di elaborare specifiche comuni come pre-condizione per un autentico mercato europeo degli armamenti si trasforma così nella necessità di istituzioni politiche ad alto livello, che però, nelle attuali · condizioni, difficilmente potranno svilupparsi. Il Pane! 1 d_ell'IEPG può aggirare il problema limitandosi ad agire al terzo livello. Nei casi in cui due o più apparati di difesa giungano a conclusioni simili sull 'utilità di un dato sistema, ed abbiano scadenze temporali analoghe, potrà avere luogo un negoziato per armonizzare in tutto o in parte l'acquisizione di quel prodotto. Non è questa però la situazione che permette all'industria europea la pianificazione di lungo periodo, inclusa la ricerca. Una delle domande da porsi per la creazione di un autentico mercato europeo della difesa è quindi se le istituzioni politiche che dovrebbero crearne la base si svilupperanno nel prossimo decennio. Nelle presenti condizioni di minaccia .ridotta , l'interesse per la cooperazione europea nel campo della difesa sarà verosimilmente maggiore nell'area dove la rivalità tra le potenze continuerà ad esistere, quella riguardante la tecnologia. Se le motivazioni di ciò attengono in parte al settore civile , la tecnologia militare continuerà comunque ad essere importante poiché assicura la migliore tutela per il futuro: " mantenere asciutte le proprie polveri" non comporta il mantenimento di vasti apparati difensivi ma di opzioni per scenari di sicurezza in evoluzione. Il Panel2 (Euclid) può perciò diventare più importante del Panel l. Anche qui, però, il lavoro tecnico dipende da scelte politiche riguardanti le future priorità strategiche. Come si è detto , l'UEO ha delegato il lavoro pratico sulle forniture militari ali'IEPG. La sua Assemblea, tuttavia, continua ad agire come gruppo di pressione per una maggiore cooperazione europea tra difesa e industria. Nonostante la sua attuale debolezza istituzionale, I'UEO potrebbe divenire il foro per l'elaborazione di una strategia di difesa comune sufficientemente dettagliata da costituire la base di una politica commerciale 154
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comune. Politicamente. si tratta del solo foro ad alto livello che si occupa di difesa europea. Esso è tuttavia una creatura dei ministeri degli esteri. non dei professionisti della difesa. Data la considerevole energia con cui le burocrazie ministeriali difendono i loro "orticelli", un progresso efficace verso la definizione della cooperazione (commerciale) della difesa europea richiederà l'istituzione di una figura di "sherpa" legata all'ufficio di coordinamento difesa-esteri del Primo ministro. La carica di ministro con o senza portafoglio per il coordinamento delle politiche (civili) comunitarie. prevista in molti stati membri. fornisce un precedente. Al livello di definizione dei sistemi. I'IEPG potrebbe dotarsi di un organismo di programmazione costituito da militari, così come proposto dai Saggi. Benché rifiutata dai ministri, la proposta rimane all'ordine del giorno.
3. L3.5. R&S nel Pane! 2 (Euclid) Fin dal "n-orientamento'' del programma EUREKA (nato come risposta alla SDI) a fini civili, la Francia ha spinto per la creazione di un ·agenzia di tecnologia militare come risposta alla necessità di lungo termine dell'Europa. L'americana DARPA rappresenta un modello di questo tipo. Nel febbraio del 1989 il Primo ministro francese Rocard proponeva un "EUREKA militare". Egli era stato evidentemente influenzato da M. Silard, che era passato dalla posizione di rappresentante dell'EUREKA a quella attuale di responsabile delle forniture militari della Francia. Il Panel 2. presieduto dalla Francia, può essere considerato un EUREKA militare in embrione. Esso non ha una dotazione di fondi che lo possa far considerare un piccolo DARPA, anche se i Governi hanno impegnato circa 120 milioni di ECU nel piano europeo di tecnologia del Panel2, che è in via di completamento. Questo include il CEPAs (Criticai European Priority Areas), che opera suddiviso in diversi gruppi (micro-elettronica, materiali etc.) in stretta collaborazione con il Team 4 deli'EDIG. La 155
correlazione tra il lato governativo e quello industriale della programmazione europea nel settore dell'alta tecnologia può essere illustrato come segue:
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In sostanza tutti i paesi più importanti hanno formato un gruppo industriale per ogni area tecnologica. inviando due rappresentanti ai Gruppi Industriali Comuni (CIG). legati all'importante gruppo CEPA dell'IEPG. Per agevolare la co.municazione, un 'unica nazione-guida ha la presidenza in entrambi i settori. governativo (IEPG) e industriale (EDIG). Le discussioni attualmente in corso tra i due settori vertono, tra l'altro. sul numero di tecnologie critiche da identificare (9 secondo l'IEPG, 11 secondo l'EDIG , che deve forse soddisfare tutte le sue componenti industriali). Un altro punto di disaccordo riguarda l'opportunità di favorire un tipo di ricerca vicina alle esigenze di mercato ovvero una ricerca di base a più lungo termine. L'opinione de ll'EDIG (o almeno delle sue componenti che sono anche aziende "dual-use '') su ciò che si può e si deve fare in questo campo è influenzata dall'esperienza. largamente positiva. dei programmi CEE di cooperazione tecnologica civile (ed anche dall'ESA). 156
Secondo alcuni. il modello da applicare per i nuovi compiti detriEPG è quello del programma RACE. Esso comprende un accordo congiunto sulla struttura complessiva (comunicazioni): ricerche comuni e coordinate sulle tecnologie di base; definizioni di standard da parte delle autorità pubbliche e delle industrie per permettere la compatibilità immediata di sistemi, sottosistemi e componenti: obiettivi concordati di investimento a medio e lungo termine. che diano alle industrie uno stabile quadro di programmazione per il mercato europeo nel suo complesso.
3.1.4. INTEGRAZIONE DELLE FORNITURE A TTRAVERSO L'INTEGRAZIONE OPERATIVA DELLA DIFESA A livello delle forze armate, due o più forze armate possono collaborare su specifici compiti operativi senza {quasi) mettere in questione l'attuale struttura di comando della NATO. Le caratteristiche di questa collaborazione hanno conseguenze di lungo periodo sulle acquisizioni di armamenti. Anche se noi tendiamo a considerare prioritarie le istituzioni centrali per l'evoluzione della collaborazione (industriale) europea nel settore della difesa. il modello emergente di cooperazione a l livello delle forze armate sembra destinato a demolire le barriere politiche e burocratiche. serve come laboratorio {4) per l'integrazione futura ed evidenzia settori concreti dove i requisiti operativi sono identici o dove l'interoperatività è fondamentale o dove un sistema nazionale è chiaramente superiore agli altri in un identico contesto operativo. Per tutte queste ragioni tali collaborazioni bi- o trilaterali tra le forze armate possono condurre a progetti di acquisizione comuni e finanche ad acquisti "off-the-shelf' da parte del partner. U na di queste collaborazioni riguarderà le forze terrestri e nucleari di Francia e Germania. Riguardo alle forze terrestri. la militarmente inefficiente brigata franco-tedesca non ha soltanto un 'importanza simbolica 157
ma fornisce un corpo addestrato di ufficiali e soldati e rappresenta un laboratorio per - future manovre congiunte nella pianura della Germania Settentrionale (la signora Thatcher ha già chiesto alla Francia di schierare le proprie truppe ne l Northag (5) della NATO. ossia molto al di là dell'area operativa francesce nel sud della Germania): - evidenziare i problemi di inter-operatività degli equipaggiame nti. creando pressioni da parte dei militari per acquisizioni in comune: - preparare il terreno per lo schieramento avanzato degli Hades ove tale sistema (pre-strategico) non sia destinato a colpire il territorio tedesco (orientale) (6). Un secondo polo di cooperazione riguarderà le forze nucleari e navali di Francia e Gran Bretagna. Riguardo alle forze navali. la cooperazione. comprendente frequenti ma limitate manovre per la difesa dell'Atlantico e delle coste orientali. si realizza tra Comandi nazionali (ma con un ruolo importante per il C INEASTLAND della NATO) e attraverso lo scambio di servizi portuali, compresi quelli per sottomarini nucleari. Un accordo sullo schieramento e il puntamento dei sottomarini balistici nucleari verrà probabilmente raggiunto nel prossimo a nno (7). La Francia non potrà verosimilmente permettersi un successore del Mirage IV come terzo vettore nucleare de lla triade senza ricercare un prodotto in comune con la Gran Bretagna. · Il terzo polo della collaborazione operativa in Europa. potenzialmente importante ma alquanto debole, è il Mediterraneo e comprende le forze navali, l' intelligence elettronico basato a terra o sotto la superficie del mare e armi aero-navali basate a terra. Senza spingerei a parlare dei complessi rapporti tra tre paesi forti esportatori di armamenti - Italia, Francia e Spagna - la preminenza e uropea dell'Italia in settori quali le contromisure elettroniche, certi sistemi ottico-elettronici (8) e tecnologia sottomarina risulta evidentemente vulnerabile da parte della 158
concorrenza di paesi con maggiori industrie di difesa, come la Gran Bretagna. la Francia e la Germania. Una maggiore cooperazione operativa tra le marine mediterranee potrebbe offrire opportun ità di allargamento dei mercati e di economie di scala. Negli anni '90 la cooperazione navale tra i tre paesi comunitari dotati di portaerei {F, GB. I) nel Golfo e nell'Oceano Indiano, appare inevitabile, poiché tutti e tre devono fare i conti con restrizioni di bilancio insostenibili. Ad esempio, le basi francesi nel Corno d'Africa dovranno essere abbandonate ovvero inserite in un programma europeo.
3.1.5. IL CONTESTO ATLANTICO Il contesto globale del mercato degli armamenti USA-Europa è caratterizzato dalla prospettiva di brusche riduzioni di spesa da entrambe le parti. Ne conseguono difficoltà per una serie di imprese che creano opportunità per nuovi legami transatlantici. Data la scarsa probabilità di un aumento del commercio inter-atlantico in generale, gli scambi di tecnologia in un contesto del tipo casa madre-filiale divengono sempre più importanti. Il modello d'integrazione dei due mercati avverrà così attraverso la produzione decentralizzata nei paesi di entrambe le sponde, nellà speranza di ammortizzare almeno le spese di R&S. sacrificando le economie di produzione di scala. Ciò è specialmente vero per la frammentata industria e lettronica del Regno Unito. Poiché essa non potrebbe crescere con le commesse europee né integrarsi al suo interno (a causa dell'insistenza del Ministero della Difesa sulla concorrenza- ora attenuata a causa dei problemi della Ferranti). essa si è spostata verso gli Stati Uniti nonostante i '·btack programmes .. che sono fuori dalla portata degli stranieri. Una semplice equazione elaborata nei circoli industriali americani dice: Gli Stati Uniti spendono tre volte e mezzo in tecnologia a cui 159
gli Europei vorrebbero avere accesso: e il mercato americano è il più grande del mondo e gli Europei · si vogliono spostare verso di esso. Vi sono quindi scarse probabilità di un protezionismo militare da parte dell'Europa. La quota di prodotti americani nelle fornit ure europee è già diminuita bruscamente. Le seguenti cifre (arrotondate) evidenziano questa tendenza. che , secondo fonti statunitensi. riflette la scelta europea di potenziare l'alta tecnologia interna.
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Commercio di materiale di difesa USA -Europa (9) (in m iliardi di do llari)
1983 Acquisizioni tot. NATO Eu r. Di origine USA Import USA da Europa
28 8.5 l
1986 35 3 2
Al contrario di ogni altra forma di commercio intraoccidentale ed europeo. i programmi infrastrutturali NATO comprendono acquisizioni autenticamente comuni con un bilancio complessivo. Ma le forniture attuali di alta tecnologia con implicazioni strategiche e di politica industriale di lungo periodo. come quelle riguardanti le telecomunicazioni inter- ed intraforze. vengono attuate secondo i meccanismi decisiona li concepiti 40 anni fa per questioni semplici. come progetti di strade o di aeroporti. Il programma infrastrutturale NATO In Europa è tuttavia una delle grandi mete delle commesse. Al momento i prodotti più interessanti nel settore C sono largamente dominati da Hughes (10). Forse non è un caso che siano stati gli Olandesi (Philips) a sostenere. ne11988. che l'Europa avrebbe dovuto farsi carico di tutti i programmi infrastrutturale come dimostrazione di disponibilità al burden-sharing. Il risultato netto consisterebbe infatti in un mercato per le aziende elettroniche europee. la lobby politico-industriale meglio organizzata in Europa. Negli Stati Uniti i fornitori della Difesa di piccole e medie 160
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dimensioni sono piuttosto orientati verso il protezionismo. Il presidente della loro associazione (National Council for Industriai Defense) ha criticato i legami che, attraverso il MOU. gli Stati Uniti mantengono con singoli paesi europei, sostenendo che essi conferiscono un vantaggio indebito alle imprese europee. Questi stessi legami del MOU sono però profondamente apprezzati dalle grandi imprese americane. che sono preoccupate di perderli attraverso I'IEPG. Una minaccia al commercio inter-atlantico, chiaramente percepita dall'industria statunitense. è l'estensione del termine reciprocità (reso rispettabile dagli stessi Stati Un iti quando si tratta del Giappone) al settore della difesa. Un confronto tra le norme MOU e quelle del "Buy American·· daranno agli Europei un o ttimo pretesto per ridurre gli acquisti dagli Stati Uniti. Considerando insieme tutti questi elementi. la previsione è che il commercio "a doppio binario" diminuisca a livelli determinati da: necessità assoluta (ove non vi sia tecnologia disponibile internamente) ; ovvero accordi "off-set"; ovvero acquisto di componenti da parte di imprese tecnologicamente deboli anche se qui il meccanismo IEPG dovrebbe funzionare in modo da creare pressioni per la preferenza europea. Le industrie americane più grandi e sofisticate, come Hughes o Martin Marietta, si sono rese conto che possono vincere solo attraverso generosi "off-set", compresa la partecipazione di partners europei allo stadio progettuale. La tecnologia, mentre rappresenta la principale sinergia potenziale tra gli Stati Uniti e l'Europa, è anche un ostacolo alla cooperazione. Vi sono, al Pentagono, voci insistenti che mettono in guardia dal pericolo di lasciare tecnologie avanzate in mano gli Europei, sia che ciò avvenga attraverso consociate di priorità europea sia attraverso joint-venture. Ciò riflette in parte la riconsiderazione, in termini di politica industriale, della diminuzione dello stock di tecnologia negli USA, come evidenziato nel caso del caccia giapponese. Ma si 161
riferisce anche al 1992 e all'abolizione delle frontiere interne in Europa. Questo, si sostiene, indebolirà ulterioremente i controlli del Cocom {11). Alcuni osservatori statunitensi ritengono che la principale minaccia dell'IEPG agli USA non sia nell'apertura .delle procedure d'appalto ma nelle attività del Panell: "nella misura in cui gli Europei progrediscono, razionalizzando e coordinando la definizione dei sistemi, delle scadenze temporali. della progettazione e delle commesse, è allora che noi possiamo venire esclusi dal sistema" (12). Per l'industria aeronautica di tutti i paesi più piccoli (e in precedenza per la Germania), costruire sistemi americani su licenza, o componenti attraverso accordi di off-set, ha rappresen·tato la via maestra verso l'acquisizione di capacità operative in quest'area. Tuttavia. in un mercato europeo competitivo poche di queste imprese sopravviverebbero. Le domande da porsi sono dunque se: questi paesi rimarranno con amici provati (le imprese USA) tentando di usarli come " cavalli di Troia" per penetrare nel mercato difensivo europeo; diverranno partners soddisfatti e a pieno titolo delle attività non di mercato dell'IEPG: ricerca e sviluppo in comune. Si pone anche la questione se le precedenti acquisizioni di tecnologia da parte di questi paesi in presenza di una regolamentazione sui trasferimenti dagli Stati Uniti alquanto restrittiva. non impediranno la futura cooperazione europea. Essa verrebbe in tal caso limitata a quei paesi e tecnologie dove già esiste un alto livello di indipendenza. ossia ai tre paesi leader. La situazione potrà risultare ancora peggiore nel settore C31. dove tutte le imprese europee sono legate. in un modo o nell'altro. a consorzi guidati dagli Stati Uniti- ciò che rispecchia la relativa debolezza dell'Europa nella microelettronica. l LDD!s
Non è da escludere che in futuro vedremo i membri NIAG europei e l'industria della difesa americana affrontarsi in una 162
battaglia per conquistare i cuori e le menti di tre stati mediterranei emergenti, Grecia. Portogallo e Turchia. È interessante, tuttavia. che sia stato il Canada (in cui molte industrie della difesa sono consociate americane) a proporre al CNAD (come ripreso nella riunione ministeriale NATO del dicembre 1989) di incrementare i programmi di R&S e produzione comune di armamenti con " paesi dotati di minori industrie della difesa··.
CALS - Computer-aided Acquisition and Logistics Suppor! Una delle tecnologie che determineranno il futuro del mercato è quella dei network: software dedicati (e. in minor misura, hardware) che permettono alle imprese che ne sono parte di in teragire in modo decisamente più veloce e meno costoso tra di loro che con gli esterni. L'importanza di questi programmi è dimostrata nel · settore delle prenotazioni aeree (Amadeus, etc.). delle banche (SWIFT) e delle relazioni inter-industriali (programma Generai Motors-MAP: Odette). Il futuro del mercato delle commesse militari potrà essere influenzato da una decisione che gli Europei devono ancora prendere: unirsi al programma americano CALS oppure sviluppare un proprio sistema che escluderebbe dal mercato europeo i fornitori (minori) statunitensi. Il programma CALS fu deciso dal Pentagono nel 1985. Dal 1990 tutti i nuovi sistemi di armi americani saranno sviluppati attraverso il CALS. Gli scopi principali sono: -
semplificare il rapporto governo-fornitori; permettere di operare cambiamenti sul progetto da comunicarsi a tutti i fornitori in tempo reale; permettere a tutti i fornitori e sub-fornitori di lavorare insieme in tempo reale al progetto fin dallo stadio iniziale (CAD); la successiva manutenzione dei sistemi d'arma è altresì agevolata dall'uso di manuali elettronici e sistemi per l'esportazione. Gli USA tentano ora di estendere il sistema agli alleati 163
NATO (e presumibilmente al Giappone). Si sono tenute diverse riunioni dell'organismo di consulenza industriale della NATO. il NIAG. Alcuni industriali europei sono preoccupati che questo meccanismo, apparentemente tecnico, possa in futuro delimitare il vero mercato della difesa più efficacemente del MOU e deli'IEPG messi insieme. Vi sono strumenti rudimentali europei di questo tipo, che ispirarono originariamente il CALS, il gruppo Tornado da un lato e il gruppo Airbus dall'altro ; ma nessuno ha i . collegamenti sofisticati. gli accordi di proprietà intellettuale etc. del CALS americano.
3.1.6. L'INDUSTRIA EUROPEA Vi sono in superficie somiglianze tra l'aumento dell'attività di M&A ne i settori civile e militare dell'economia europea. Ma mentre nel settore civile il 1992 ha provocato un 'europeizzazione delle strategie industriali e un processo di razionalizzazione. non è stata la prospettiva di un'integrazione europea nel settore delle forniture che ha causato le attuali mosse dell'industria. È stato piuttosto il bisogno oggettivo di razionalizzazione che ha reso possibili questi cambiamenti. Un evento-chiave. la d-organizzazione dell' industria della d ifesa tedesca è stato il sottoprodotto pressocché accidentale di decisioni prese dal governo in materia politica industriale civile: I'Airbus, Ragioni civili dominarono anche il legame Siemens/ GEC - la tecnologia militare GEC non essendo che una componente accessoria di una trasfusione di tecnologia civile. Un altro catalizzatore della riorgaryizzazione europea. Ferra nti. è arrivato al mercato per un caso accidentale di frode.
Integrazione atcravéso il monopolio? Senza dubbio, più che come risposta aii'IEPG le attuali mosse dei grandi giocatori, soprattutto la creazione di holding 164
incrociate e di alleanze, possono essere viste come un sostituto deli 'IEPG: l' integrazione dal lato dell'offerta essendo un metodo più veloce e più sicuro per razionalizzare l'industria europea della difesa. che non la lenta integrazione del mercato. Alcuni osservatori considerano le holding incrociate come un tentativo per creare de facto un offerente unico per la difesa europea: monopoli nazionali. come quello recentemente acquisito dalla Daimler Benz. riportati a livello europeo. Come sappiamo dall'Airbus e dalla Daimler. tale integrazione dal lato dell'offerta non significa la fine della concorrenza. Ma la concorrenza si verifica nella fase di definizione dei sistemi ed è diretta alla massimizzazione della leadership tecnologica in un dato progetto. Tuttavia, la concorrenza attraverso i prezzi di interi sistemi va evitata (anche se si tratta di " tank di carta" o di " aerei di carta" ). Vale la pena sottolineare un punto: l'industria europea della difesa non ritiene che l'Europa possa resistere a procedure competitive come quelle americane , dove le commesse sono affidate sulla base di " dimostratori" (prototipi collaudati in condizioni simulate di battaglia). Al massimo vi può essere concorrenza tra consorzi rivali nella fase definitoria. Lo sviluppo e il collaudo di diversi prototipi è ritenuto troppo costoso. Tale modello si applica naturalmente al prossimo caccia europeo- e si può applicare se l'EFA come è concepita oggi fallisce e si fonde con il Rafale. Si può parlare di una doppia struttura di mercato in Europa * fornitori privilegiati. legati da holding, fusioni etc. o da schemi di collaborazione negoziati a livello governativo o da entrambi; * fornitori di componenti o sub-componenti, per lo più legati ai primi (a livello nazionale), ma con legami di proprietà con altre industrie non nazionali della prima categoria ed in grado di competere secondo lo chema IEPG. Una variabile strutturale nella riorganizzazione dell'industria della difesa europea è il suo grado di proprietà nazionale o pubblica. Sei dl'lle sette grandi industrie francesi della difesa sono possedute. in tutto o in parte, dal governo. Solo Dassault è privata. Ciò significa (a) che possono essere riorganizzate 165
rapidamente a livello nazionale in risposta alle nuove tecnologie e alle esigenze di mercato; (b) che le alleanze internazionali che includono un controllo di maggioranza possono realizzarsi solo in un senso: acquisti effettuati da , e non subiti da, imprese francesi. All'estremo opposto troviamo la Gran Bretagna, che ha privatizzato la propria industria della difesa ed è perciò aperta a "scalate" dall'estero. D 'altro canto le aziende britanniche hanno usato la loro libertà per comprare fornitori militari USA , nonostante l'imposizione di intermediari di nazionalità statunitense che, avendo il compito di impedire la divulgazione dei segreti delle imprese USA, rendono assai difficile la gestione unitaria delle imprese. In Italia, sorprendentemente, è il settore pubblico che prende parte come partner importante a consorzi internazionali, essendo interamente protetto dalle "scalate". Esso può, ed è ciò che fa. acquisire pacchetti di minoranza in imprese straniere. Quanto alla Germania , la creazione dì un vasto quasi-monopolio attraverso la fusione Daimler/MBB, che comprende Telefunken, Dornier e altre industrie di difesa, è un fatto ben noto. Come si è detto , ciò è derivato piuttosto da strategie nel settore civile che in quello militare. Ciò eh~ è meno conosciuto è l'effetto di questa " megafusione " sul resto dell'industria tedesca della difesa. Preoccupate dal potere di mercato della nuova super-impresa, altre imprese stanno tentando di riguadagnare un potere di mercato raggruppandosi. Si può constatare l'emergere di due gruppi, che sono a loro volta collegati tra loro: uno del nord e uno del sud, conelemento comune- partecipazioni incrociate con Rheinmetall e Diehl. Benché entrambi i gruppi siano più portati verso l'hardware terrestre (carri armati, elettronica, munizioni) , l'elemento " marina" si è rivelato molto attivo, dal momento che il disinvestimento forzato da MBB riguardava soprattutto la tecnologia della marina. l Qui, come altrove nell 'industria·europea della difesa, la crisi è appena cominciata. Un possibile annullamento del progetto Efa, in concomitanza con una favorevole conclusione dei 166
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negoziati di Ginevra, potrebbe produrre qualcosa di molto simile al panico, specialmente tra i produttori minori. Le successive mosse nel settore M&A rafforzerebbero ulteriormente le grandi imprese, cioè quelle con una solida base tecnologica e con almeno il 30-40% del loro fatturato nella difesa e settori correlati (aeronautica e telecomunicazioni/elettronica). (l) Proposta di regolamento del Consiglio che sospende temporaneamente i dazi doganali applicabili su talune armi e attrezzature di uso militare, Gazzetta Ufficiale 12.10.88. (2) L'esenzione temporanea permise alla Commissione di agire senza consultare gli stati membri, secondo l'art. 28 Trattato di Roma. (3) Pubblicato piuttosto tardi, per la fine del 1986. (4) La parola è stata usata da un rapporto di un gruppo di studio del Senato francese , diretto da Lecanuet e pubblicato all'inizio di aprile di quest'anno. (5) Gruppo dell'Esercito Setttentrionale (Northem Army Group). La Francia sembra preferire esercitazioni bilaterali ad alto profilo con le truppe tedesche. (6) Mentre la Francia potrebbe essere presto pronta ad acconsentire a tali dislocazioni avanzate, i tedeschi, che da molto lo stanno chiedendo, non possono per ora accettarlo, in quanto incrementerebbe il numero delle armi nucleari a corta gittata sul territorio tedesco. (7) Chevènement e Younger hanno raggiunto un accordo nel febbraio 1989 sullo spiegamento dei missili nucleari. (8) Secondo François Heisbourg, già della MATRA. (9) Cifre citate in nota dal dott. E. Deangle, della Hughes, nel corso di una conferenza sul IEPG a Washington , giugno 1989. (10) Nota bene, non nel C3 in generale, ma nel programma di infrastrutturecomuni. (11) " Quando quegli Europei butteranno giù le stazioni di frontiera e i camions andranno da Lisbona a Roma senza mostrare documenti, farete diventare matta un sacco di gente del CoCom". Commento fatto da un rappresentante del governo USA in una conferenza sul IEPG a Washington, giugn'o 1989. (12) Commento di un rappresentante dell'industria USA in una conferenza sul IE PG , Washington, giugno 1989.
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3.2. L'ITALIA NELLA RIORGANIZZAZIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI PER LA DIFESA SU SCALA EUROPEA
di ANDREA FORTI
3.2. L INTRODUZIONE, SOMMARIO E PRINCIPALI CONCLUSIONI Gli acquisti di armamenti e altro materiale militare vengono tradizionalmente pianificati, organizzati ed effettuati in ambito nazionale, in relazione alle esigenze dettate dalla politica di sicurezza di ciascun paese. All'origine delle decisioni di spesa dei governi è peraltro possibile rintracciare, accanto alle finalità strettamente militari, anche final ità di politica industriale non sempre subordinate alle precedenti, ma che tengono conto dell 'impatto che la spesa per la difesa può indirettamente produrre sul contenuto tecnologico di alcune produzioni civili nei settori dual-use. nonché sull'occupazione. Nel corso degli anni Ottanta, l'industria europea fornitrice della difesa è stata progressivamente sottoposta a una duplice, intensa pressione. Da un lato, l'affermarsi di un clima di distensione e il venir meno di alcuni rilevanti conflitti regionali hanno ridotto la domanda di armamenti. Dall'altro. i livelli elevati e crescenti di sofisticazione tecnologica dei sistemi d'arma e degli altri materiali di uso militare hanno enormemente dilatato le spese di ricerca e sviluppo. La consapevolezza del fatto che la tradizionale gestione della domanda pubblica in questo settore è ampiamente responsabile della frammentazione del mercato europeo, fonte di costose e ormai insostenibili inefficienze e fattore inibente della crescita e de llo sviluppo tecnologico dell'industria, ha spinto i governi verso una ridefinizione delle finalità e dei metodi delle proprie politiche di spesa. L "apertura dei mercati non poteva in questo caso avvalersi che molto parzialmente del quadro giuridico offerto dal Trattato 169
di Roma. L 'articolo 223 del Trattato prevede tra l'altro che '·a) nessuno Stato membro è tenuto a fornire informazioni la cui divulgazione sia dallo stesso considerata contraria agli interessi essenziali della propria sicurezza. b) Ogni Stato membro può adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o a l commercio di armi, munizioni e materiale bellico ... ··. Gli armamenti e gli altri beni per uso militare che. su questa base. si è convenuto di escludere dal trattamento comunitario sono elencati in un apposito allegato al Trattato di Roma (il contenuto della lista è riportato nel corso del par. 2). Ricadono invece nelle previsioni del Trattato i beni e servizi " dual-use", ai quali si applicano quindi. tra l'altro , la legislazione comunitaria sugli appalti pubblici e quella sulla salvaguardia della concorr~n za. L'Atto Unico Europeo. entrato in vigore nel 1987, non mette direttamente in discussione l'autonomia di ciascuno Stato membro in fatto di sicurezza, né, di conseguenza, l'esistenza di due inquadramenti giuridici distinti dei mercati dei beni di uso militare. Tuttavia, nella parte che istituisce la Cooperazione nel campo della politica estera, l'Atto Unico esplicita la volontà dei dodici firmatari di cooperare più strettamente negli aspetti non solo politici, ma anche economici, della sicurezza. L'art. 6 (b) dichiara, a questo proposito, che " Le Alte Parti Contraenti sono risolute a salvaguardare le condizioni tecnologiche e industriali necessarie per la loro sicurezza". Pur essendo la Cooperazione Politica uno strumento giuridico distinto dal Trattato di Roma, e pur non prevedendo essa una politica comune di difesa (la maggior parte dei paesi della CEE aderisce alla Alleanza Atlantica), non è privo di significato il fatto che i suoi firmatari siano i dodici paesi membri della CEE, e che i suoi organismi siano la Commissione e il Consiglio. Il primo atto con cui la Comunità è di fatto entrata nell'area fino ad allora riservata alle politiche nazionali è stato la presentazione nel 1988, da parte della Commissione , di una proposta di regolamento del Consiglio volta ad armonizzare le 170
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sospensioni temporanee dei dazi doganali che gli Stati membri applicano agli armamenti e ad altri materiali di uso militare (si veda il contributo lii W. Hager in altra parte di questo rapporto). La lista dei beni per cui, nel testo presentato, dovrebbe essere ammessa la sospensione temporanea dei dazi, è più ristretta di quella attualmente allegata al Trattato. La proposta implica quindi un netto ridimensionamento della lista dei prodotti esclusi dal "trattamento comunitario". Nell'area dei beni ··warlike". esclusa del trattamento comunitario. occorreva dunque individuare la sede istituzionale più idonea ad assumere la gestione del processo di apertura dei mercati, che richiede l'abbattimento delle attuali barriere e la messa in comune delle politiche di acquisto dei ministeri della difesa dei diversi paesi. Questo compito è stato affidato allo IEPG (Indipendent European Program Group), organismo che raggruppa i paesi europei membri della Nato (si veda il capitolo precedente di questa ricerca). Il Piano d'azione varato dallo IEPG nel 1988 (si veda sotto, par. 3.l. ). ed entrato in fase operativa attorno alla metà del 1989, si muove nelle tre direzioni (i) dell'introduzione di un certo grado di competizione nell'assegnazione delle commesse di armamenti, (ii) della definizione di progetti di acquisto in cooperazione fra più paesi, che assicurino un juste retour alle industrie più deboli senza rendere impossibili i necessari processi di specializzazione e di aggiustamento. (iii) dell'individuazione di aree di sviluppo tecnologico in cui svolgere in comune attività di ricerca non immediatamente finalizzata. L'attuazione del Piano procede a rilento, anche a causa della mancanza di un quadro politico e giuridico comune che imponga la necessaria disciplina e del carattere informa le dello IEPG. Queste circostanze danno spazio alle pressioni tese a sollecitare la difesa degli interessi dei produttori nazionali. Le realizzazioni riguardano finora solo l' introduzione graduale di procedure competitive nell'aggiudicazione dei contratti, mentre le altre parti del piano segnano il passo. Gli accordi di cooperazione sono ostacolati, tra l'altro, dal ritardo nella 171
definizione dei criteri con cui realizzare uno . dei cardini del Piano. il juste retour su famiglie di programmi, e non più su singoli programmi (si vedano i par. 2.1. e 2.3.). La discussione su programmi di ricerca in comune è in uno stadio assai arretrato. L 'industria italiana della difesa si presenta all'appuntamento gravata da una eccessiva frammentazione, e spiazzata dal venir meno di al~uni importanti merc~fi di sbocco nel Terzo Mondo. che la costringe a riorientarsi verso i mercati dei paesi industriali più avanzati, meno problematici sul piano politico ma più esigenti su q uello tecnologico. Nel complesso, una rilevante ristrutturazione dell'industria italiana della difesa appare inevitabile. Il sentiero lungo cui l'autorità politica si dovrà muovere è delimitato , da un lato, dall'esigenza di razionalizzare l'industria della difesa e. dall'altro, da quella di pilotare la prevedibile fuoruscita dal settore di alcune imprese. La realizzazione del Piano di azione in Italia sta muovendo qualche passo con l'avvio della pubblicazione del Bollettino degli appalti, concordato in sede IEPG per aprirli gradualmente alla concorrenza europea (si vedano i par. 2.2. e 2.4.). La pubblicazione dei bandi sarà portata gradualmente a regime, nel corso di' un periodo transitorio durante il quale sarebbe utile: a) fare una mappa dell' industria italiana della difesa , e in particolare dei comparti di cui si vuole promuovere lo sviluppo; b) individuare le aree nelle quali l'intervento pubblico dovrà accompagnare i processi di ristrutturazione e riconversione; c) aggiornare l'Albo dei fornitori della difesa (si veda il par. 2.5.), per renderlo più aderente a lla realtà e porre così le basi del mutuo riconoscimento degli albi fra i paesi dello IEPG, senza di che l'apertura del mercato delle commesse sarebbe gravemente compromessa. D 'altra parte. il futuro dell'industria della difesa in Italia è strettamente legato al modo in cui il paese parteciperà ai negoziati che stanno dando avvio ad un mercato europeo degli armamenti, quello in sede CEE sulla lista dei beni· sottratti alle norme del Trattato di Roma , e quello in seno allo IEPG sull'attuazione delle varie parti del Piano del 1988. Un punto cruciale del disegno di apertura dei mercati è rappresentato dalla definizione di specifiche tecniche comuni: 172
perché a questo si arrivi. occorre che vengano preliminarmente individuati requisiti operativi comuni a gruppi di stati membri dello IEPG. che diano luogo ad acquisti in cooperazione. Lo IEPG si propone di fornire una sede in cui il contatto e il dialogo tra paesi diversi favorisca l'individuazione delle esigenze comuni. Senza un ruolo più attivo delle parti interessate. autorità pubbliche e industria. c'è il rischio che il negoziato sia condotto all"insegna della salvaguardia dell'esistente. e che si esaurisca quindi in una logorante trattativa sul juste retour inteso in termini puramente difensivi. Più in generale. si deve osservare che i mutamenti nel contesto internazionale rendono più grave l'assenza di un luogo deputato alla definizione della politica industriale della difesa del paese. e in cui venga quindi conseguentemente formulato il mandato dei rappresentanti italiani negli organismi internazionali (si veda il par. 3). Il Comitato difesa-industria. composto da rappresentanti dei dicasteri interessati e dell'industria. si presenta come l'organismo più idoneo a svolgere un ruolo di .. istruzione·· delle decisioni. che non può che basarsi su un ·analisi e su un monitoraggio permanente dello stato dell'industria e da un censimento delle sue potenzialità produttive e tecnologiche. In vista di questi compiti. il Comitato andrebbe dotato di strutture operative adeguate. oggi mancanti. Al governo nella sua collegialità. con un ruolo preminente del Presidente del Consiglio e dei ministri più direttamente interessati. resta la responsabilità politica di definire gli obiettivi generali della politica estera. in cooperazione con gli altri paesi della Comunità, e di quella per la sicurezza. in una fase caratterizzata da drastici mutamenti nello scenario politico e strategico dell'Europa. e di assumere decisioni di politica industriale che di quegli obiettivi tengano conto.
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3.2.2. VERSO L 'APERTURA DELLE COMMESSE MILITARI ALLA CONCORRENZA EUROPEA. STATO DEI LAVORI PER LA REALIZZAZIONE DEL PIANO D'AZIONE DELLO IEPG 3.2.2. 1. Il piano d'azione IEPG del 1988 (l) Nel dicembre del 1988. in risposta alle pressioni crescenti per un'unificazione del mercato europeo degli armamenti. lo rEPG ha varato un Piano d'Azione articolato in tre punti essenziali. ciascuno dei quali è affidato all'attività di uno specifico gruppo di lavoro (pane!) in seno all"organizzazione: - apertura delle commesse nazionali ai forn itori degli altti paesi membri. in modo da introdurre un certo grado di concorrenza fra produttori (panel3). - definizione di requisiti operativi comuni per il fut uro. cui far seguire lo sviluppo congiunto di sistemi. subsistemi e componenti attraverso accordi di collaborazione fra paesi (a geometria variabile) (panel l). - individuazione di programmi di ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie avanzate, da intraprendere per mezzo di collaborazioni fra paesi (anche in questo caso. a geometria variabile) (pane12). Le passate esperienze di cooperazione fra paesi erano state gestite in base alla filosotia del .. juste retour" applicata ai singoli progetti. In altre parole. ciascun paese partecipante negoziava un ritorno, in termini di commesse affidate all'industria nazionale. da attenersi nell'ambito del progetto stesso. Questa impostazione, se da un lato soddisfaceva gli interessi di breve periodo delle industrie interessate. dall'altro aveva però l'effetto di consentire la sopravvivenza delle strutture industriali meno efficienti. che. prive di stimo li alla razionalizzazione. creavano situazioni destinate a diventare sempre più insostenibili. La rinuncia a questa (l) Per un'analisi p ili approfondita. si veda il contributo di W. Hager in questo stesso volume.
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prassi era quindi una condizione necessaria per trarre beneficio datrapertura dei mercati europei della difesa. Una delle caratteristiche più innovative del piano d'azione dello IEPG è senza dubbio quella di aver fatto propria una nozione di juste retour non più di breve periodo e caso per caso. ma di medio periodo e globale. Per ciascun paese, il ritorno sarà misurato sul saldo degli sca mbi d i ciascun paese con tutti gli altri; dal punto di vista industriale, la compensazione avverrà quindi sulla base di famig lie di progetti. e non più su singoli progetti.
È stato inoltre creato un Segretariato con una sede fissa e non più itinerante (attualmente a Lisbona) , per dare allo IEPG una struttura un po' meno informa le in vista dei suoi nuovi compiti. Il massimo livello decisionale politico è la riunione dei Ministri della difesa dei paesi aderenti. mentre il massimo organismo decisionale in sede tecnica è la riunione dei Direttori nazionali degli armamenti. Il lavoro tecnico. su cui si basa !"attività di gestione del piano. è svolto dai panels di cui sopra, composti da rappresentanti ed esperti delle amministrazioni dei vari paesi. I produttori dei paesi interessati hanno costituito I"EDIG. un organismo di interfaccia con lo IEPG. di cui ricalca la struttura organizzativa. Come è ampiamente documentato in altra parte di questo rapporto, ad o ltre un anno di distanza datradozione del Piano si sono mossi i primi passi verso il primo dei tre obiettivi indicati. l'apertura delle commesse nazionali. mentre per gli altri due i lavori procedono assai più len tamente. Questa lentezza nelle realizzazioni è da mettere anche in relazione atr informalità dello IEPG. alla sua natura di ··agreement'· non sorretto da un quadro giuridico definito e cogente.
3.2.2.2. Le iniziarit·e per /'aperwra delle commesse nazionali Condizione necessaria per aprire le commesse nazionali alla concorrenza dei fornitori di altri paesi è naturalmente la circolazione delle informazioni. Come previsto nel Piano d'azio175
ne. presso ciascun ministero della difesa è stato istituito un .. focal point". ossia una struttura incaricata: (a) di redigere. in base a determinati accordi e condizioni, un bollettino periodico degli appalti da trasmettere agli altri foca! points. e (b) di ricevere i bollettini preparati negli altri paesi. trasmettendoli ai produttori nazionali potenzialmente interessati. Quasi tutti i paesi membri dello IEPG assicurano già attualmente una larga diffusione dei propri bollettini distribuendoli in abbonamento. ma non ovunque il bollettino sembra destinato ad una diffusione ugualmente larga. I bollettini comprendono sia offerte di acquisto immediato che annunci di acquisti da effettuarsi nel medio periodo. È stato convenuto che la pubblicazione dei bollettini abbia inizio al più tardi nel gennaio del 1990. I seguenti prodotti resteranno esclusi dalle procedure di apertura degli appalti: navi (solo lo scafo: sia il payload che i motori saranno invece messi in gara) aerei (solo airframe e motore: il payload sarà messo in gara) prodotti crittografici armi nucleari. sistemi di propulsione nucleare agenti tossici e radioattivi. anche se è possibile che ulteriori negoziati modifichino la lista. È stata convenuta una clausola dì salvaguardia. che permette al Direttore nazionale degli armamenti di ciascun paese. in presenza di una situazione di effettiva emergenza (ad esempio, sul piano sociale). di riservare una data commessa. in via straordinaria e preavvisando i propri colleghi, ad un fornitore nazionale. È infine previsto che le parti che si ritenessero lese possano presentare ricorso anche se questo diritto è per ora riservato alle sole imprese nazionali. In Italia, i ricorsi potranno essere presentati sia alla Direzione generale appaltante. presso il Ministero della difesa. che alla giustizia amministrativa (tribunale amministrativo regionale).
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3.2.2.3. Lo stato dei lavori e i problemi irriso/ti Lo stato dei lavori, a livello lEPG, si può sintetizzare come segue. I focal points sono stati individuati in tutti i paesi. e la circolazione dei bollettini è iniziata. Nel frattempo. sono in corso negoziati per dirimere i non pochi problemi rimasti irrisolti. tra CUI:
come tutelare il segreto, nonché il diritto alla proprietà intellettuale nei trasferimenti di tecnologia verso i potenziali fornitori negli altri paesi dello IEPG? quale trattamento riservare ai fornitori originari di paesi non membri dello IEPG? su quali indicatori statistici basare la determinazione del juste retour, e come individuare il "contenuto locale" di un prodotto. onde tenere conto degli inputs di importazione, essenzialmente provenienti dagli Stati Uniti. incorporati in molti prodotti europei? - come organizzare la partecipazione delle industrie meno sviluppate ai progetti, o, eventualmente, in che altro modo assicurare loro il juste retour, almeno per un periodo transitorio? La soluzione di questi problemi, sotto forma di accordi precisi e vincolanti, è attesa con particolare ansia dalle imprese e da tutti gli operatori del settore. È possibile che l'insieme dei problemi sopra richiamati venga prossimamente affrontato dai compententi ministri dei paesi interessati in una sorta di memorandumquadro globale.
3.2.2.4. La pubblicazione del bollettino in !calia Il .. bollettino dei contratti", pubblicato mensilmente. a cura del ministero della difesa italiano. si compone di due parti. La prima, introduttiva. riporta istruzioni per ruso del bollettino stesso. gli estremi delle autorità nazionali appaltanti e quelli dei ··foca! points" in tutti i paesi IEPG. La seconda parte contiene l'annuncio dei contratti. nonché informazioni sulle imprese 177
coinvolte o potenzialmente interessate. ed è a sua volta suddivisa in sei sezioni. La sez. I (possibili acquisti futuri) riporta le intenzioni di acquisto dell'amministrazione nel medio periodo (cinque anni). quando non vi sono ancora le condizioni per la pubblicazione di un regolare avviso di gara o per l'assegnazione di un contratto. Lo scopo è quello di preavvisare i potenziali fornitori affinché manifestino alracquirente il loro interesse, mettendosi eventualmente in contatto con altre imprese in vista di qualche forma di cooperazione. La sez. II (ditte invitate) elenca le imprese a cui è stata inviata la documentazione di gara. comprendente le specifiche tecniche richieste. La pubblicazione di questo elenco ha luogo entro un mese dalrinvito. e il periodo utile per la presentazione delle offerte non potrà essere inferiore a tre mesi. Le imprese non invitate. che volessero manifestare il loro interesse. potranno così essere messe in condizione di partecipare alla gara: di ciò verrà dato annuncio nella sez. V. La sez. III (contratti aggiudicati su base fonte unica) contiene i contratti aggiudicati in base a trattativa privata, e permetterà ai potenziali subcontraenti di esprimere il loro interesse al main contractor. L 'incoraggiamento alla competizione tra subcontraenti è fra gli scopi dell'iniziativa. La sez. IV (contratti aggiudicati su base competitiva) elenca i contratti aggiudicati in seguito ad annuncio di offerta apparso nella sez. II. La sez. V (aggiunte e varianti) contiene rettifiche ad annunci precedenti. oltre all'indicazione delle imprese aggiunte alla gara in seguito ad annuncio nella sez. II. La sez. V I (possibilità di sub-contratti e di raggruppamenti industriali) è fortemente innovativa. Essa è dedicata alla pubblicazione di informazioni messe a disposizione da imprese che desiderino richiamare offerte competitive da parte di subfornitori. o per la formazione di consorzi, ecc .. in riferimento non solo ad appalti pubblici , ma anche ad altre esigenze industriali. Il bollettino, la cui pubblicazione è regolarmente iniziata l'l. l. 90. viene diffuso in abbonamento postale, ed è quindi ampiamente disponibile agli interessati. 178
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3.2.2.5. Altri ostacoli all'apertura dei mercati (l'albo dei fornitori del Ministero della Difesa; specifiche tecniche e qualità) L·apertura delle commesse nazionali è condizione necessaria. ma non sufficie nte . per l'unificazione del mercato e uropeo degli arma menti. Per un·impresa fornitrice, la possibilità di vedersi assegnare un contratto pubblico, a maggior ragione se si tratta di un appa lto nel settore della difesa, è subordinata a l possesso di una serie di precisi requisiti tecnici e fin anziari. In quasi tutti i paesi esiste. presso il ministero della difesa un albo dci fornitori. l'iscrizione al quale testimonia in via di principio il possesso di tale req uisiti. L'esistenza di albi diversi costituisce un ostacolo oggcnivo all'unificazione del mercato. Per avere qualche probabilità di ottenere un contratto pubblico in un paese diverso dal proprio di origine. l'impresa deve richiedere l'iscrizione all'a lbo di quel paese. il che impone ai nuovi venuti lavoro cartaceo e costi aggiuntivi. a prescindere dal rischio di possibili discriminazioni. Si pone quindi il problema del mutuo riconoscimento dei req uisiti per l'iscrizione all'albo. che è un aspetto di un più generale problema che riguarda i controlli di qualità sui prodotti. sui processi produttivi. sulle procedure di verifica della conformità ai req uisiti tecnici richiesti e sulle imprese stesse. In generale. il mutuo riconoscimento è subordinato al sussistere tra i partners di finalità comuni e di fiducia reciproca. Non necessariamente la preferenza data a produttori nazionali è espressione di una volo ntà protezionista. anche se quest'ultima non è infrequente. soprattutto in condizioni di crisi manifesta o latente. Per l'Ita lia. condizione preliminare per partecipare a questo processo è la revisione dell'albo dei fornitori della difesa. tenuto dall'Ufficio Centrale Allestimenti Militari. Da informazion i raccolte presso il Ministero della difesa, risulta che l'albo attuale include circa 6000 imprese, contro i circa 3000 dell'albo francese. Di queste imprese, solo 250 forniscono armame nti e materiale militare in senso stretto , e solo 300 vantano un fatturato superiore a un miliardo di lire. Oltre a rispecchiare la frammentazio ne dell'industria italiana della difesa, l'albo attua le non è 179
basato su di una reale conoscenza delle capacità, in particolare tecnologiche, delle ·imprese iscritte, capacità spesso più dichiarate che reali. Le attuali condizioni dell'albo non sono le più adatte a favorire il mutuo riconoscimento nei confronti degli altri paesi membri dello IEPG.
3.2.3. LE PROCEDURE DECISIONALI ITALIANE E LE ESIGENZE DELLA POLITICA INDUSTRIALE NELL'AREA DELLA DIFESA. La lentezza della marcia avviata dal Piano d'azione, non deve trarre in inganno. Le circostanze che spingono verso )"unificazione dei mercati europei della difesa non sono destinate a venir meno; al contrario, esse sono rese forse più stringenti dai processi politici che stanno ridisegnando la geografia detrEuropa. Le diverse velocità con cui le varie parti del piano stanno procedendo non assicurano alle industrie della difesa globalmente meno competitive. tra cui quella italiana, di trarre il massimo beneficio dall' integrazione. I negoziati in corso nei tre panels dello IEPG. e gli impegni già assunti in fatto di apertura degli appalti. rendono ormai indifferibile l'individuazione di un luogo in cui sia delineata la politica industriale italiana della difesa, e da cui esca quindi un chiaro mandato per i rappresentanti italiani in seno allo IEPG. Attualmente, l'individuazione delle esigenze operative avviene a livello di ciascuna Forza armata; seguono contatti fra Stati maggiori per verificare l'eventuale esigenza di requisiti comuni. In prima istanza. il prodotto richiesto viene cercato sul mercato nazionale. e solo in subordine l'acquirente guarda al di là dei confini. In quest'ultimo caso, la via preferita è quella dell'accordo di cooperazione con altri paesi che sentano incidentalmente la necessità di prodotti con gli stessi requisiti. Raggiunto un accordo (per mezzo di un "memorandum of understanding'"). si procede alla distribuzione dei compiti fra imprese dei paesi interessati, così come delle subforniture. La ripartizione è effettuata in modo da assicurare un giusto ritorno a tutti i partners. 180
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Le direttive per l'attuazione dei programmi stabiliti vengono impartite dagli Stati maggiori al Segretario generale della Difesa. che ricopre dal 1978 anche l' incarico di Direttore nazionale degli Armamenti. Esso porta oggi la re~ponsabilità di rappresentare il paese ne lle sedi internazionali in cui si tratta di ricerca. sviluppo e produzione d i armamenti, di coordinare le stesse attività a livello nazionale, di proporre nelle sedi competenti le azioni necessarie per armonizzare gli obiettivi della difesa in materia di ricerca. sviluppo, produzione e approvvigionamento con la politica economico-industriale e tecnico-scientifica nazionale. Nel 1984 è stato istituito il Comitato Difesa-Industria. le cui funzioni sono quelle di consigliare il governo in materia di politica industriale della difesa, di coordinare a livello interministeriale le attività di ricerca e sviluppo, di coordinare l'industria con te Forze armate e dì favorirne la partecipazione ad iniziative d i cooperazione internazionale, di formulare proposte circa le politiche di esportazione di armamenti. Il Comitato, presieduto da un sottosegretario alla difesa, è costituito dal Segretario generale della Difesa, dal Sottocapo di Stato maggiore della d ifesa, dal Direttore generale della Produzione industriale e dal capo dell'Ispettorato coordinamento commesse e affari Patto Atlantico del Ministero dell'Industria, dai direttori generali degli affari economici dei ministeri degli Esteri e delle Partecipazioni statali. Completano il Comitato esperti e rappresentanti dei ministeri della difesa, del commercio con l'estero e della ricerca scientifica e tecnologica, nonché quattro rappresentanti dell'industria, due dei quali indicati dal ministero delrindustria e due da quello delle · partecipazioni statali. Le maggiori imprese italiane eh~ operano nel settore sono organizzate, oltre che nella Confindustria. nel RIT AD (Raggruppamento delle industrie a tecnologia avanzata per la difesa), costituito nel 1988 con funzioni di interlocutore delle autorità pubbliche. Il RITAD. dei cui organismi fa parte una rappresentanza della Confindustria. esprime anche la rappresentanza italiana, in seno aii'EDIG e al NIAG. organi che rappresentano l'industria a livello. rispettivamente, dello IEPG e della NATO. Il Comitato si riunisce una o due volte l'anno. ed è privo di 181
staff. il che gli impedisce di svolgere le funzioni di analisi e di monitoraggio che sono alla base di qualsiasi coerente orientamento politico. È ampiamente riconosciuto che il Comitato non ha svolto finora quel ruolo di orientamento della politica industria le della difesa e di integrazione di questa con la poli tica industriale e della ricerca tout court che in via di principio gli è attribuito. ln sostanza. si può affermare che il modo di operare de l Comitato riflette (i) una tradizione di politica industriale più orientata a proteggere l'esistente che a favorire i necessari aggiustamenti e razionalizzazioni. (ii) la pressione di interessi industriali talvolta ispirati da logiche difensive e di breve respiro. (iii) la fram mentarietà, sopra descritta. che ha spesso presieduto le decisioni di acquisto delle Forze atmate. Questo stato di cose. no n pienamente avvertito a ca usa della frammentazione del mercato europeo, diventerà insostenibile co l procedere dell'integrazione. Perché questa non si limiti alrapertu ra delle commesse. e perché le opportunità offerte dal Piano d'azione del 1988 siano pienamente sfruttate nel senso della qualificazione della spesa e della promozione dello sviluppo tecnologico e industriale. occorre che il periodo di transizione che precederà la piena attuazione del Piano d'azione sia utilizzato, oltre che per aggiornare l'albo dei fornitori. per costru ire una mappa analitica dell'industria italiana della difesa fo nda ta su d i un rea le censime nto delle tecnologie, per individuare le potenzialità della sua specializzazione e per approntare . su di un altro versante. gli strumen ti di intervento che si riterranno p iù idonei, nel contesto delle priorità ind icate, ad accompagnare i necessari processi di ristrutturazione e di riconversione. In q uesto senso, si deve auspicare che il Comitato DifesaIndustria sia tempestivamente dotato delle strutture operative indispensabili per consentirgli di svolgere un ruolo di .. istruzione" delle decisioni che in ultima istanza spettano alle autorità di governo per quanto a ttiene alle linee essenziali della politica estera, di quella della difesa e della politica industriale.
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4. EVOLUZIONE E RISTRUTTURAZIONE DELL'INDUSTRIA EUROPEA PER LA DIFESA E LA POSIZIONE DELL'ITALIA di G IANFRANCO VIESTI
4. 1. INTRODUZIONE Questo testo ha per obiettivo una rapida descrizione della struttura dell 'industria militare europea , ed una discussione dei principali problemi connessi alla sua evoluzione negli anni più recenti. Si farà particolare riferimento ai principali paesi europei (Francia, Regno Unito. Germania) e alla situazione italiana. L 'industria militare è sottoposta, nella sua fase attuale, a radicali mutamenti dello scenario in cui opera. Per comprendere i processi d i aggiustamento in Europa e in Italia ne vanno rapidamente ricordati alcuni. lnnanzitutto vi è lo straordinario cambiamento politico avvenuto nell'Europa dell 'Est nel 1989, i cui effetti non sono ancora pienamente valutabili a pochi mesi di distanza. ma che saranno sicuramente di importanza enorme per le questioni relative a lla difesa. Il forte raffreddamento delle tensioni internazionali , e la possibilità di relazioni completamente nuove fra O vest ed Est pongono seri interrogativi circa lo sviluppo futuro dell'industria militare, specie da un punto di vista quantitativo: probabiimente indicano un suo forte ridimensionamento. A ciò va aggiunta, sul fronte interno dei principali paesi industrializzati, una crescente pressione per la riduzione delle spese militari, nell'ambito dei più generali programmi di contenimento dei disavanzi e delle spese pubbliche: l'era del grande incremento dei budget militari, caratteristica della presidenza R eagan, è definitivamente tramontata. I bilanci della difesa nei paesi Nato andranno diminuendo anche in termini reali. Sul fronte esterno, tanto i vincoli di bilancio, quanto una riduzione 183
dei conflitti regionali hanno determinato una brusca caduta della domanda di armi nei paesi in via di sviluppo. Sotto il profilo dell'offerta internazionale, stanno emergendo nuovi paesi produttori, in grado di offrire, su di un mercato mondiale che si va restringendo, prodotti a più basso contenuto tecnologico, ma a prezzi minori rispetto ai produttori tradizionalj; le cifre del commercio internazionale mostrano chiaramente una loro crescente capacità competitiva. Brasile, Cina, Israele, le due Coree sono ormai paesi fortemente esportatori di atmi (cfr. il capitolo di M. Nones sul mercato internazionale in questo stesso rapporto). A ciò potrebbe aggiungersi un flusso di equipaggiamenti di seconda mano dai paesi Est europei verso i PVS. Vi è poi una palese sovracapacità nell' industria militare statunitense. Alcune delle principali imprese sono state costrette a ridurre i propri organici: Lockheed ha diminuito la propria occupazione di 8000 unità , Hughes Aircraft di 7000, Generai Electric e Rockwell di 4000, Grumman e Northrop di più di 2000. Alcune altre stanno uscendo dal settore militare perché giudicano negative le prospettive di mercato: ad esempio Honeywell. Sperry, Gould , Goodyear (cfr. FW 89). Sotto il profilo tecnologico, la produzione militare si è radicalmente trasformata. Sull'equipaggiamento, ha assunto un peso fortemente crescente l'elettronica, che rappresenta oggi il 40% della spesa per la difesa (contro il 34% nel 1980, stime American Electronic .Industries Association): la capacità sistemistico-informatica da un lato, e la disponibilità di componenti elettronici chiave determinano la possibilità stessa di produrre interi sistemi d'arma e sono la reale misura dell '"indipendenza" di un paese. La modificazione delle caratteristiche degli armamenti e la loro crescente sofisticazione tecnologica (es. gli aviogetti sempre più veloci e " invisibili") hanno determinato un poderoso aumento dei costi della produzione militare. L 'aumento dei costi connesso , al passaggio fra due diverse "generazioni " di sistemi d'arma, è stimabile fra il 5% e il 10% annuo in termini reali (Stefan i 88). A budget invariati, la quantità di armamenti 184
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acquistabili cala dunque drasticamente: ogni un ità detrAdvanced Tactical Fighter (ATF) statunitense costa. ad esempio. sei volte più del Phantom F4. In termini reali, con lo stesso investimento necessario per realizzare i 3300 F4 , oggi si potrebbero produrre solo 750 A TF (FW 89). Il costo di un sottomarino nucleare ''Foudroyant'' è pari alla cifra che servirebbe per acq uistare le tre reti televisive francesi. lO miliardi di franchi (Hebert 88). L 'elettro nica ha avuto un impatto opposto sui mercati civili e militari: nei primi ha progressivamente ridotto il costo dei prodotti; nei secondi ha contribuito ad accrescerli notevolmente. Sotto il profilo istituzionale, il quadro europeo sta conoscendo importanti mutamenti (cfr. il capitolo di W. Hager in questo stesso rapporto). In particolare, i progressi nell'unificazione europea, in particolare dal punto di vista economico, e l'attuarsi delle quattro libertà di movimento previste dall'Atto Unico. pongono il mercato e la produzione militare in una si tuazione singo lare, in cui la CEE non ha competenze dirette e mancano istituzioni continentali di pari importanza e potere (ad esempio per il con tro llo dei trust industriali). Questi profondi cambiamenti pongono degli interrogativi radicali sul futuro dell'industria militare europea, e, in questo quadro, dell'industria italiana. U n'ultima premessa è indispensabile. La produzione militare si caratterizza anche per la esasperata ricerca de lla segretezza per quanto attie ne a quasi tutti i propri aspetti. L 'analisi economicoindustria le è dunque difficilissima: deve basarsi su pochissime cifre e su stime. La letteratura economica disponibile sull'argomento è molto limitata e. sovente, di parte: tesa cioè a dimostrare tesi politiche pre-esistenti piuttosto che ad analizzare fatti e comportamenti. Il lavoro è organizzato nel modo seguente: nel par. 2 verranno ricordati i principali problemi detrindustria militare europea, che discendono direttamente dal suo status di industria naziona le e protetta; nel par. 3 saranno analizzati gli accordi di cooperazione fra imprese in Europa negli ultimi anni , come possibile strumento di superamento delle inefficienze nazionali , 185
mettendone in luce in particolare i problemi non ancora risolti; nel par. 4 verranno delineate le principali linee di ristrutturazione dell'industria europea, così come si stanno delineando alla fine degli anni ottanta; infine, nel par. 5 verrà affrontata la situazione italiana, descrivendone la struttura di industria quasi marginale nel panorama europeo. e delineando i gravi problemi che essa si trova ad affrontare. -l-.2. L'INDUSTRIA MILITARE EUROPEA
4.2.1. l PROBLEMI ATTUALI DELL'INDUSTRIA MILITAREEUROPEA La situazione attuale dell'industria militare europea può essere compresa solo tenendo sempre a mente il suo status di industria ''diversa·· rispetto a tutte le altre attività manifatturiere. perché considerata strategica per ogni stato nazionale. È di conseguenza un'industria a carattere prevalentemente nazionale e non continentale, in cui la domanda è il più possibile soddisfatta dalla produzione nazionale e il commercio estero ha un ruolo molto limitato. È un 'industria fortemente protetta dall'intervento pubblico. attraverso soprattutto le politiche di acquisto che ne condizionano lo sviluppo. garantendo la sopravvivenza anche di produttori inefficienti purché "nazionali". Il carattere nazionale e protetto dell'industria militare ne condiziona direttamente struttura e competitività. quasi sempre in senso negativo. La lista dei problemi attuali dell'industria militare europea è infatti assai lunga. Fra i principali. vanno brevemente esaminati i seguenti. - le industrie nazionali sono spesso inefficienti. perché hanno una dimensione troppo contenuta per poter raggiungere significative economie di scala; - è molto simi le fra diversi paesi europei. presentando evidenti duplicazioni: 186
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è molto poco concorrenziale al proprio interno. presentando diffuse posizioni di rendita delle imprese fornitrici: presenta ancora un contenuto livello di standardizzazione tecnica: è poco competitiva in molte delle sue produzioni: è fortemente dipendente dalle esportazioni su mercati terzi. Le spese per equipaggiamento militare nei paesi europei della NATO hanno una dimensione eli poco meno di un quarto che negli Stati Uniti: nel 1985 il totale per gli undici paesi europei ammontava a 17.3 miliardi di dollari. contro 68.3 milia rd i per gli USA. Nella grandissima maggioranza le spese per equipaggiamento si dirigono verso si ngoli programmi. e fornitori. nazionali. La produzione militare europea è dunque spesso tecnicamente inefficiente per le sue limitate dimensioni produttive. Anche considerando i programmi militari europei plurinazionali. sono pochi quelli che raggiungono livelli di produzione pari alla produzione minima efficiente stimata per gli USA (Freeman 87). La produzione annua stimata del Tornado è di 80 unità contro una produzione minima efficiente stimata per requivalente aereo americano F-15 pari a 120 unità. Per i carri armati Leopard 2 e Challenger le cifre sono pari rispettivamente a 350 e 70 contro una produzione minima efficiente di 720 pezzi per il carro M-l. E molte produzioni militari sono soggette a significative economie di scala: secondo uno studio del Congressional Budget Office americano su 13 casi programma. l'elasticità dei costi unitati rispetto alla produzione varia dal 7% (nel caso delraereo KC-135R) fino a valori pari al 48% per il missile MX: raddoppiando la quantità prodotta, i costi unitari diminuiscono di quasi la metà. La produzione militare europea è ricchissima di duplicazioni. essendo basata su programmi nazionali. I casi più noti e clamorosi riguardano senza dubbio i carri armati Leopard tedesco, Ledere francese e Challenger britannico. e il progettato caccia multinaziona le (Germania. Regno Unito. Italia. Spagna) EFA, che la Dassault ha fatto rifiutare dal 187
governo francese nell'interesse del proprio Rafale. Le aree di sovrapposizione coprono però quasi tutto lo spettro produttivo. Nel solo campo missilistico. in un discorso nel 1984 l'allora Ministro della Difesa britannico Heseltine enumerava: 11 imprese (di sette paesi) produttrici di missili anticarro. 18 (sette paesi) produttrici di missili terra-aria. 8 (sei paesi) di missili aria-aria e ben 16 (di sette paesi) produttrici di missili aria-terra (EDISG 89). Questa situazione è provocata dai Ministeri della Difesa dei singoli paesi europei. che vogliono mantenere una "base di mobilitazione industriale" nazionale. Ciò provoca anche una voluta mancanza di standardizzazione delle specifiche tecniche usate dai diversi produttori, e questo è ancora più paradossale essendo paesi che fanno parte della stessa alleanza militare. "We simply cannott afford to perpetuate a system which has resulted in three main battle tanks, being lined up to fight the sa me battle in the same piace on the same day _and not being able to use the same ammunition'' (Lord Carrington. 24.10.86) (cit in EDISG 89). La competitività delle industrie militari dei paesi europei è minata dall'organizzazione del mercato interno. Le politiche di acquisto dei diversi Ministeri della Difesa sono assai spesso su base non competitiva, dando luogo alla creazione di vere e proprie posizioni di rendita da parte delle imprese. La dimensione stessa dei programmi di sviluppo e di acquisto di nuovi armamenti favoriscono questa tendenza e causano progressivi aumenti di costo rispetto ai budget iniziali. Negli Stati Uniti, in cui sono comunque fortissime le accuse al Pentagono di inefficienza negli acquisti, quasi 1'80% dei contratti del D epartment of Defense è allocato su base competitiva (di cui il 20% è " follow on action"). Nel Regno Unito tale cifra si è accresciuta (" Levene Reform" ), passando intorno al 40% nella seconda metà degli anni ottanta. Negli altri paesi europei le corrispondenti cifre sono notevolmente più basse. I risparmi connessi all'aumento di concorrenza nel mercato sono impressionanti. Negli Stati Uniti viene stimato che il semplice aumento della 188
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concorrenza fra i fornitori di parti di ricambio fra il 1984 e il 1986 ha permesso di risparmiare 3,8 miliardi di dollari in due anni, pari a circa il 2% del budget totale della difesa (Freeman 87). Questo non significa che i problemi siano tutti risolti: vengono stimate inefficienze nel procurement pari a quasi il 15% del costo totale di acquisto (Hartley 88). Nel caso del Regno Unito i vantaggi dell'aumento di competizione sono indicati dallo "Statement of Defence Estimates" del 1986 nel 30% del costo totale (Hartley 88). È importante notare che la riforma del procurement britannico è stata basata sull'assunzione che i possibili risparmi connessi a ll'aumento di concorrenza nelle forniture siano addirittura superiori alle possibili economie di scala ottenibili attraverso una maggiore concentrazione dell'offerta (Walker e Gummett 89). L'ammontare totale delle spese per ricerca e sviluppo militare dei paesi CEE era nel 1984 pari a poco più di 9 miliardi di dollari, cioè poco meno di un terzo del corrispondente valore per gli USA. Ma ciò che è ancora più significativo è che se si considerano le duplicazioni di programmi di ricerca in Europa , l'esistenza di separata strutture nazionali di testing, la maggiore inefficienza della R &S europea dovuta agli aumenti di costo di molti programmi (che vengono inefficientemente prolungati nel tempo), viene stimato che l'effettivo ammontare dei programmi di ricerca europei ammonta a meno di un quinto di quelli statunitensi (Freeman 87) . . A giudizio dello IEPG, l'industria europea appare particolarmente debole, rispetto a quella statunitense, in due tecnologie chiave per la produzione militare: l'elettronica e i nuovi materialì (IEPG 86). L'industria europea è fortemente dipendente dalle esportazioni. Fra i 28 principali fornitori statunitensi del Dipartimento della Difesa nessuno ha un rapporto fra export e vendite militari nazionali superiore al 25 % ; 13 dei principali 15 fornitori britannici del Ministero della difesa hanno un rapporto fra export e fatturato superiore al 40% (Freeman 87). Il rapporto fra export e fatturato per i primi 10 esportatori 189
statunitensi è intorno al 6% : era intorno al 25 % per le imprese inglesi nel 1985-86 e pari a quasi il 40% per le imprese francesi all'inizio del decennio. Nell'elettronica il rapporto fra export e fatt urato interno è 150 per la Francia, 45 per la Germania Federale e solo LO per gli USA . L'alta propensione alle esportazioni, che in altri settori è una caratteristica senz'altro positiva, è invece nel quadro attuale un grande problema per le produzioni mi litari. Data l'esistenza di forti economie di scala. i costi unitari di programmi di armamento possono ridursi solo se alla produzione nazionale si affianca quella per l'export. Questo provoca un'esaspera ta necessità di esportare. Ma per la protezione dei fornitori nazionali, il commercio intra-NATO è piuttosto limitato. Gli unici mercati disponibili sono quelli dei paesi in via di sviluppo; e fra di essi sono particolarm ente interessanti quelli dei paesi belligeranti o potenzialmente tali. L'attività delle imprese si incrocia dunque spessissimo con la politica estera dei governi. Il più grande affare degli ultimi anni, la vendita dei Tornado dalla Gran Bretagna all'Arabia Saudita. è stato direttamente dipendente dalla volontà politica del governo britannico. suscitando critiche e riserve da parte dei partner NATO. Le regolamentazioni sull 'export di armi sono oggetto di incessanti trattative tra industrie e governi: il Parlamento Europeo sta cercando di definire normative comuni (cfr. il capitolo di W. Hager) . In misura ovviamente assai difficile da quantificare. si affiancano poi esportazioni indirette, para legali o apertamente illegali, attraverso meccanismi di triangolazione internazionale. Le forniture ai belligeranti nel conflitto Iran-Iraq sono a riguardo esemplificative. Su i mercati internazionali, le imprese europee si scontrano sempre più contro nuovi produttori, in grado di offrire prodotti di relativa sofisticazione tecnologica a prezzi competitivi. I dati SIPRI sul commercio internazionale lo mostrano chiaramente. Valga per tutti l'esempio dell'industria bellica brasiliana , che è 190
l
arrivata a contare 100.000 addetti e che esporta il 40% della propria produzione. Un ricercatore dtfficilmente accusabile di prevenzione ideologica sintetizza così una sua recente analisi: "The short, generai answer is that the European arms industries are not competitive. ( ... ) There are often one or a few relatively large suppliers ( .. ). Government create barriers to entry and exit, which means that existing firms are protected from rivalry ( .. ). Firms often receive cost-based contracts allocated on a non-competitive basis ( .. ). Governments regulations of defence profits previde firms with incentives to pursue non-profit objectives, usually, at the taxpayers' expenses" (Hartley 87). Una stima generale è che i sovracosti dell'attuale situazione detrindustria militare europea siano pari a circa il 50% del procurement totale. Attraverso la riproduzione delle duplicazioni nella R&S sarebbe possibile risparmiare circa il 12% del totale: fra il 10% e il 20% da un aumento dell'efficienza produttiva; una cifra simile dall'aumento della concorrenza fra '·prime contractors'' e ancora altrettanto da maggiore concorrenzialità fra subfornitori (Freeman 87). Il cammino dell'industria militare europea verso refficienza economica è ancora molto lungo.
4.2.2. LA COLLABORAZIONE INTRAEUROPEA COME
STRATEGIA DI RISPOSTA L 'inefficienza della produzione militare europea non è un dato nuovo. Su di essa concordano molte delle analisi che con taglio economico-industriale o con taglio più politicoistituzionale si sono occupate della questione. Nel rapporto "Towards a stronger Europe· · dello IEPG (IEPG 86) viene chiaramente evidenziato come le radici del problema siano di natura eminentemente politica, connesse allo stadio fortemente incompleto raggiunto datrunificazione euro191
pea. e dal forte desiderio di sovranità degli stati nazionali in materia di armamenti e di difesa. Da più parti viene anche sottolineato come vi sia un complesso intreccio di legami e di interessi tra l'industria. o quantomeno parte di essa, e la burocrazia politico-militare nel mantenere l'attuale situazione di dòmanda preminentemente nazionale e di mercati protetti. La risposta principale a questi problemi è sempre stata individuata nello sviluppo di forme di cooperazione internazionale fra imprese europee. come lo strumento principale per ridurre i costi di produzione e aumentare l"efficienza delrindustria militare continentale. La cooperazione europea gioca un ruolo già quantitativamente importante sul totale dell'offerta continentale. I principali progetti di cooperazione messi in atto in Europa sono stati circa una cinquantina secondo l'ED ISG (EDISG 89). Creasey (88) stima nel l5 % il va lore delle forniture in cooperazione su l totale degli acquisti militari inglesi e nel 20% la quota sul totale degli acquisti francesi (convenzionali). Altri fornisco no stime più elevate (25% secondo EDISG 89). Tali percen tuali vanno però confrontate con la quota sul totale degli acquisti di prodotti in cooperazione con gli Stati Uniti. che è notevolmente più elevata: 49% per la Germania. 33%- per il regno Unito. 22 % per la Francia, anche se va ricordato che negli accordi con gli USA si tratta spesso di semplici acquisti di licenze. Dalle loro vicende possono essere tratte alcune considerazioni di taglio generale: se infatti essi sono la via privilegiata per il futuro dell'industria militare europea. l'esperienza passata ha comunque messo in luce alcuni importanti problemi. La prima caratteristica degli accordi intraeuropei di cooperazione nell'industria militare è che la grande maggioranza è originata da iniziative dei governi nazionali piuttosto che da decisioni di mercato delle imprese. Essi nascono cioè in connessione a grandi programmi di acquisto delle amministrazioni nazionali della difesa. o direttamente da programmi sovranaziona li : i consorzi si vengono a creare per rispondere a queste richieste. 192
Negli altri settori delreconomia gli accordi sono invece sempre originati dalle imprese: essi nascono cioè dalla volontà di cooperazione delle singole imprese, che scelgono i propri partner in base a lle effett ive complementarità di tipo tecnologico, produttivo. o commerciale che si possono rea lizzare con l'accordo. I programmi vengono decisi dalle amministrazioni della difesa: esse concorda no natura e oggetto delle produzioni da real izzare in comune: una volta definiti gl i obiettivi, il carico di lavoro viene ripartito fra forn itori nazionali dei diversi paesi partecipanti in percentuale normalmente pari all'ammontare degli acqu isti che saranno effettuati. Questo significa che le imprese vengono a costituire dei consorzi prima e prevalentemente in base al fatto di essere forni tori nazionali di una delle amministrazioni acquiren ti, piuttosto che in base all'essere in possesso di determinate capacità tecnologico-produttive. Un esempio molto chiaro di questa organ izzazione è dato dal consorzio per il Tornado. È questo il tema del cosiddetto " juste retour" : ogni sistema nazionale riceve una quota della produzione, per ogni singolo programma. in base alla propria capacità di acq uisto. Questo sistema è diretta derivazione, ancora una volta, dall'essere le industrie militari nazionali e protette. In questo modo possono essere rea lizza te tramite i consorzi economie di sca la di tipo statico, relative alla suddivisione di una produzione più ampia di quella nazionale , ma nulla è gara ntito circa il raggiungimento di economie da cooperazione: la riduzione cioè dei costi e l'aumento dell'efficienza produttiva data dalla ripartizione - che sarebbe necessariamente asim metrica- fra i partner delle differenti attività in base alle effettive capacità tecnologiche. Questo probabilmente contribuisce a spiegare perché i consorzi che si sono creati hanno mirato nella maggioranza dei casi alla rea lizzazione di uno specifico programma, raggiunto il quale. normalmente, la collaborazione si interrompe (le principali eccezioni sono stati i casi Tornado-EFA e l'intesa fra ncotedesca Euromissile) . 193
Gli accordi hanno riguardato molto più le fasi di produzione che di ricerca e sviluppo, anche se ci sono stati diverse importanti eccezioni a questa regola (es. Tornado , Jaguar, Roland, Milan , Trigat, EH101) (Creasey 88). Anche questa è una caratteristica che li differenzia molto dalle forme di cooperazione in altri settori industriali, specie a tecnologia avanzata. In alcuni casi, gli accordi hanno permesso di raggiungere significativi risultati. II più rilevante riguarda naturalmente la riduzione dei costi unitari. dovuta all'aumento della produzione totale. La loro stima è estremamente difficoltosa ; nel caso del Tornado tali risparmi vengono indicati in un ammontare compreso fra il 10% e il30% del costo totale per ciascun partecipante (Hartley 88). Nei casi in cui vi siano state anche attività di sviluppo in comune di nuovi prodotti, i vantaggi della cooperazione sono stati naturalmente sensibili. Ma la natura stessa degli accordi nell'industria militare ha portato anche a significativi sovracosti. Il primo e principale riguarda la natura della divisione del lavoro fra i partner che, essendo proporzionale alla domanda finale , non è necessariamente la più efficiente. Lo stesso Tornado, è per questo venuto a costarç significativamente più di aerei sviluppati da una singola nazione (Serfati 88). Il Tornado sintetizza gli opposti aspetti del discorso. Infatti. ha consentito un risparmio del 30% rispetto allo sviluppo di aerei da parte dei paesi partecipanti. Ma, essendo stata la produzione suddivisa in base alle capacità di acquisto dei diversi paesi. è costato molto più di quanto sarebbe avvenuto se fosse stato realizzato solo dal produttore più efficiente. Gli accordi hanno anche comportato significativi costi amministrativi e di controllo , connessi alla decisione prima e al monitoraggio poi della ripartizione dei compiti fra i partner. In fine. gli accordi non evitano comunque alcune duplicazioni. Ad esempio nella produzione aeronautica, mantenendo ciascun paese la fase di assemblaggio finale degli aerei che acquisterà. si rendono necessarie strutture nazionali di testing. È evidente come i possibili vantaggi di efficienza che possono 194
venire all'industria europea dallo sviluppo di queste forme di cooperazione sono contrastati ancora una volta al ruolo degli acquirenti e a ll a tutela ad ogn i costo della produzione nazionale. A riguardo si propone (IEPG 86) di rompere il perfetto parallelismo fra ammontare della domanda nazionale e ruolo delle imprese di quel paese negli accordi, adottando un modello a ..geometria variabi le" . Questo significa scavalcare il criterio del rigido "juste retòur" nazionale su ogni singolo progetto, attraverso una sorta di ·'cassa di compensazione" continentale. teoricamente assa i opportuna. anche se molto difficile da mettere in atto in pratica. Le questioni relative all'assetto competitivo dell'industria europea sono poi cruciali. Vi è un principale pericolo: che i consorzi europei ripeta no a scala conti nentale le situazioni di rendita quasi-monopolistica delle imprese che sono a scala nazionale una delle principali cause dei sovracosti dell 'industria militare. Non va dimenticato che nell'esperienza del passato gli accordi intraeuropei hanno teso regolarmente a sfondare i budget iniziali che erano stati loro assegnati (IEPG 86). Ciò è ancora più rilevante, essendo - nell'attuale assetto istituzionale - la produzione militare sottratta ai meccanismi comunitari di controllo del mercato, come le disposizioni a tutela della concorrenza e anti-trust (artt. 85 e 86 del trattato). P er evitare il ripetersi di situazioni di monopolio, su ciascun grande progetto è necessario prevedere la presenza di due (o più) consorzi in concorrenza fra loro. così come avvenuto in molti casi nell"esperienza del Pentagono (elicottero leggero: Beli e Mc Donne! Douglas contro Boeing e Sikorski; Advanced Tactical Aircracft: Grumman e Northrop contro Mc Donne! e Generai D ynamics: A TF: Lockheed, Generai D ynam ics e Boeing contro Northrop e Mc Donnell. FT 15. 12.87). La transizione dalla "tutela nazionale.. dell'industria alla competizione europea è molto difficile. Nel caso del radar per I'EFA vi sono effettivamente due consorzi tripartiti (Germania, Gran Bretagna, Italia) concorrenti. L 'evidenza mostra però che i governi britannico e tedesco 195
stanno cercando il più possibile di favorire il consorzio in cui l'impresa del proprio paese svolge il ruolo leader. L'impresa italiana partecipante è comunque la stessa in entrambi i consorzi. ed è immancabilmente destinata ad ottenere la propria quota di lavorazione. E così anche in altri casi: senza la rottura dei meccanismi di tutela obbligata dei singoli produttori nazionali. anche la nascita di consorzi concorrenti può rivelarsi di efficacia relativa (Hall88). In sostanza, le collaborazioni hanno finora risolto solo alcuni dei molti problemi competitivi dell'industria europea, perché hanno rappresentato più forme di collaborazione politica fra governi nelle forniture che collaborazioni tecnico-produttive fra 1m prese.
4.2.3. L'EVOLUZIONE DELLO SCENARIO EUROPEO: CONCENTRAZIONE, INTERNAZIONALIZZAZ/0NE, ALLEANZE. Il settore milita"re presenta un'ulteriore diversità rispetto alle altre produzioni manifatturiere: mentre in quasi tutti i settori industriali si sono avuti poderosi processi di ristrutturazione delle produzioni e di profondi mutamenti del quadro delle imprese concorrenti, l'industria militare ha mutato negli ultimi 15 anni molto poco nella propria struttura. È stato investita, certo, anch'essa dalla " rivoluzione" microelettronica, che ha portato a radicali innovazioni nei prodotti e alla crescente importanza delle tecnologie di sistema. Poco è mutato però tanto nei rapporti di mercato fra domanda e offerta quanto nella stessa struttura della produzione. È però opinione degli ana listi del settore che proprio negli ultimi anni si sia avviato un processo di profonda trasformazione, sotto la spinta della contrazione dei mercati e delle trasformazioni istituzionali che stanno avendo luogo in Europa. Da un lato cresce il desiderio dei governi nazionali di realizzare crescenti risparmi, sia sulle quantità assolute sia sull'efficienza nelle produzioni militari (i l "dividendo della pace" del presidente 196
Bush): dall'altro il progetto Europa 92, pur non riguardando direttamente l'industria militare, sta avendo anche su di essa potenti ripercussioni. In questo paragrafo si tenterà di esaminare queste trasformazioni strutturali esclusivamente dal lato dell'offerta, guardando cioè ai comportamenti e alle strategie degli attori industriali, rimandando ad altri capitoli di questo rapporto l'analisi più approfondite de lle dinamiche della domanda e degli assetti istituzionali. Va tenuto però presente come i cambiamenti nell'industria militare europea siano in larga misura in divenire proprio in questo periodo; se a ciò si somma la già più volte ricordata grave carenza di dati e di analisi sul settore ci si renderà conto di come sia possibile solo indicare tentativamente le principali linee di trasformazione. Nell'insieme, la velocità di cambiamento nella struttura dell'industria militare europea è stata di gran lunga superiore rispetto al cambiamento degli assetti istituziona li , specie per quanto riguarda le politiche di approvvigionamento dei Ministeri della Difesa. I principali gruppi europei attivi nelle produzioni militari, sotto la spinta delle grandi forze di cambiamento delineate in precedenza, hanno iniziato un importante processo di trasformazione dell'industria europea, ben al di là degli ancora timidi tentativi di cooperazione dei rispettivi governi nazionali. Il primo fenomeno rilevante è il forte processo di polarizzazione della produzione intorno alle principali imprese nazionali, con un connesso aumento dei livelli di concentrazione nel settore. Nel Regno Unito la principale impresa è la British Aerospace (BAe). La BAe è il principale produttore militare europeo, con 5.5 miliardi di dollari di fatturato militare nel 1988 (cfr. tav. 1). leader di mercato tanto nell'aeronautica {3 miliardi di dollari) quanto nella missilistica {1,7 miliardi di dollari) (cfr. tav. 2). Nel corso degli anni ottanta la BAe ha acquisito il controllo della Royal Ordnance factories e della Austin Rover, privatizzate dal governo, è entrata con una partecipazione di minoranza nella software house SD-Scicon, ha bene ficiato dell'impegno 197
Tav. l- Le maggiori imprese europee per fatturato militare, 1988, milioni di dollari rank Europa Mo ndo l 2 3 4 5 6 7 8 9 IO Il 12 13
6
9 14 15 24 29(a) 30 35 36(b) 39 45(c) 49(d) 50
impresa
BRITISH AEROSPACE THOMSON GEC D A IMLER AEROSPATIALE MBB DASSAULT ROLLS ROYCE PHILJPS FIAT FERRA TI PLESSEY SIEMENS
nazione
UK F UK D F D F
UK NL l UK UK D
fatturato militare
% militare su totale
5666 4693 3369 3101 2263 2058 2()4..1 1784 1748 1355 1070 1023 951
56 38 30 7 49 51 70 50 6
4 69 37 3
Fonte: Elaborazioni da Financial World 19.9.89. Note: (a) Acquisita da Daimler. 1989 (b) In via di uscita dal settore (c) Acquisita da GEC. 1990 (d) Acquisita da GEC e Siemens, 1989.
governativo nel progetto dell'European Fighter Aircraft, ha notevo lme nte aumentato le proprie esportazioni, grazie anche al già citato affare ·'Al Yamamah" con l'Arabia Saudita (Tornado). A fianco della BAe emerge significativamente la Generai Electric Corporation (GEC). specie dopo la offerta pubblica di acquisto della Plesscy, per un ammontare di 1,7 miliardi di ste rline, condotta insieme alla Siemens tedesca. e arrivata a compime nto nel settembre 1989 dopo una vicenda du rata alcu ni an ni . Il nuovo gruppo. che come fatturato milita re (dati 1988) somma ai 3.3 miliardi di dollari GEC il miliardo di dollari Plcssey, si presenta particolarmente forte nell 'e lettronica per la difesa . All'inizio del 1990 anche la Ferranti è entrata a far parte del gruppo. Nella R epubblica Federale Tedesca il processo di concentrazione è ancora più evide nte . Protagonista è il colosso Daimlcr Benz, 41.4 miliardi di dollari di fatturato complessivo nel 1988, una delle maggiori imprese industriali del mondo. 198
Tav. 2 - Le maggiori imprese europee e statunitensi e i loro fatturati in alcuni comparti dell'industria militare (imprese con un fatturato superiore al miliardo di dollari nel comparto).
Comparti/ imprese
Nazione
Fatturato
S ISTEM1 DI DIFESA GENERAL DYNAMICS THOMSON HONEYWELL GENERAL ELECTRIC
USA F USA USA
2.6 1.3 1.2 l
USA USA USA UK USA USA
2.3 2.2 2.2 1.7 1.5 l
USA USA USA USA USA UK F USA USA D
5,9
MISSILISTICA RAYTHEON LOCKHEED MARTIN MARIETTA BRITISH AEROSPACE GENERAL DYNAMICS MC DONNELL DOUGLAS AERONAUTICA MILITARE MC DONNELL DOUGLAS NO RTHROP LOCKHEED BOEING GENERAL DYNAMICS BRITISH AEROSPACE AEROSPATI ALE TRW UNITED TECHNOLOGIES MBB
4,7 4.6 4
3.2 3 2.4 1.3 1.2 1.1
Fonte: Tratto da dati contenuti in Prodi (89).
Daimler Benz ha progressivamente acquJSito, a partire dal 1985, la Dornier (aeronautica), la MTU (motori per aerei) e la AEG (elettronica militare); nel settembre 1989 ha infine ricevuto rautorizzazione da parte del Ministero dell'economia tedesco a iracquisizione del gruppo aerospaziale MesserschmittBoelkow-Biohm di Monaco di Baviera (MBB), precedentemente vietata dalla Commissione per i monopoli (Bundeskartellamt). 199
Si configura così un gruppo industriale dalle dimensioni complessive superiori agli 80 miliardi di marchi, con quasi 400.000 dipendenti. Le produzioni militari rappresentano circa il 10% del totale, con particolari punti di forza, naturalmente. nell'elettronica della AEG e nell'aerospaziale con la Deusche Aerospace (sommatoria di Dornier, MTU e MBB). In Francia. non vi sono stati processi di concentrazione di simile intensità. ma i principali poli dell'industria militare sono da tempo chiaramente distinguibili. Da un lato vi è la Thomson-Csf, seconda impresa europea nel 1988 (ora terza dopo l'operazione Daimler - MBB), con un fatturato di 4,7 miliardi di dollari e una forte posizione competitiva nel~elettronica. Thomson-Csf è il classico esempio di sistemista della difesa: impresa elettronica che ha acquisito le capacità complessive di progettazione e sviluppo di interi sistemi d'arma; non a caso è stata prime contractor nella fornitura francese di sottomarini all'Arabia Saudita, a testimonianza dell'assoluta e crescente importanza delle imprese a matrice elettronica nel panorama militare. Dall'altro I'Aerospatiale, attiva nell'aerospaziale e nell 'elicotteristica , con un fatturato di 2,2 milioni di dollari nel militare (e altrettanto nel civile) e la Avions M. Dassault Breguet, fortemente specializzata nella produzione di aviogetti militari. Accanto ai protagonisti di prima linea sono poi da ricordare imprese di dimensione più contenuta ma comunque rilevante (cfr. tav. 1), quali la SNECMA (motori d'aereo), la Matra (elettronica) e la DGA (equipaggiamento militare) in Francia; la Rolls-Royce (motori) , la Thorn-EMI, la Racal e la già citata Ferranti (elettron!ca) e la Vickers (missilistica) nel Regno Unito. In Germania, oltre alla Krauss-Maffei (carri armati), è da ricordare anche l'attività militare della Siemens, limitata rispetto al proprio fatturato complessivo (intorno al3% ), ma significativa per dimensione (quasi l miliardo di dollari) e livello tecnologico, specie dopo l'acquisizione della Plessey. Un importante corollario del processo di polarizzazione nazionale, e che ne ha resi possibili alcuni dei più importanti sviluppi, può essere ricordato in questa sede solo incidentalmen-
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te: si tratta del forte impulso alla privatizzazione delle industrie militari prima direttamente possedute dallo stato, che ha interessato in misura rilevantissima la Gran Bretagna, e, significativamente, anche la Francia. Il secondo rilevante fenomeno che sta avvenendo nell'industria militare europea è l'inizio di processi di internazionalizzazione delle imprese, attraverso investimenti diretti all'estero di contro llo, o più frequen temente, di minoranza, fenomeno molto differente rispetto alle alleanze alla creazione di consorzi , di cui si è discusso in precedenza. U n recente studio sulle acquisizioni internazionali nell'industria militare (van den Muyzenberg, Spickernell, 1989) sottolinea come fra il 1986 e il 1988 si siano registrati circa 100 casi, per un valore complessivo intorno ai 19 miliardi di dollari; a testimoniare gli sviluppi tecnologici nella produzione di armamenti, l'elettronica per la difesa e l'aerospazio sono stati i settori maggiormente interessati, con, rispettivamente, 22 e 17 casi. La grandissima maggioranza dei casi è registrata all'interno degli Stati ·U niti , e per origine di imprese statunitensi (15,2 miliardi) , come fenomeno di concentrazione dell'industria militare nazionale; ma anche le imprese europee sono state attive: le imprese britanniche hanno operato acquisizioni per un valore di oltre 2 miliardi di dollari. Delle operazioni compiute dalle imprese europee, alcune sono avven ute negli USA , come strumento, per entrare fra i forn itori del Dipartimento della Difesa: così la Plessey ha acquisito la Fisher Controls, la Electronics System Division della Singer, la Nash Engineering e la Sippican, la GEC ha acquisito la Astronics e la Rank Pullin Controls. La Ferranti si era fusa con la International Signa! and Contro! (Castagno la 89). Importante è stato l'acquisto da parte della Matra del settore difesa della Fairchild per soli 261 milioni di dollari. In Europa, sempre come acquisizioni di controllo, la BAe ha rilevato il produttore tedesco Steinheil Optronik e l'olandese Ballast Nedam (Gummett e Walker 89), e la Thomson-Csf ha acquistato tre divisioni della Philips specializzate in produzioni militari. La Philips, già nona impresa europea come fatturato 201
militare (cfr. tav. 1), sta abbandonando il settore. Va naturalmente ricordata la partecipazione Siemens nella Plessey, nonché casi fa lliti come l'offerta della MBB per l'inglese Short Brothers e della Thomson-Csf per la Wilcox dalla Northrop. Rilevanti. e di maggiore interesse in una prospettiva di ristrutturazione dell'industria europea. sono anche i casi di partecipazione azionarie di minoranza. MBB partecipa ali" l l% nel capita le del produttore aeronautico spagnolo CASA. ed è a sua volta partecipata al LO% dall'Aerospatiale. Più del LO% della Matra è controllata da investitori stranieri: la GEC britannica, la Daimler e il gruppo svedese Wallemberg. Si tratta di operazioni, per quanto ancora limitate nella loro importanza quantitativa, che però per la prtma volta mostrano processi di intemazionalizzazione intra-europei. Essendo tutte operazioni direttamente o indirettamente controllate. favorite od ostacolate dai governi nazionali. stanno a testimoniare che l'ostilità preconcetta al controllo da parte di imprese straniere di imprese fornitrici della difesa sta perdendo vigore. "The values of market competition and increasing internationalisation have increasingly been introduced into an industry that has previously been heavily cossetted and primarily nationallybased" (Harbor 89). Il terzo grande fenomeno non è in realtà ancora avvenuto a fine anni ottanta ma sembra, a giudizio di molti specialisti del settore, estremamente probabile per i primissimi anni novanta. È d'altronde la logica prosecuzione dei processi di raffor.lamento intorno a poli nazionali , di parziale privatizzazione, di iniziale · internazionalizzazio ne. Si tratta della creazione di grandi alleanze strategiche. attraverso lo scambio di partecipazioni azionarie o altre forme di impegno reciproco di lungo periodo. fra i grandi protagonisti dell 'industria europea. Si parla insistentemente di colloqui preparatori di grandi coalizioni transnazionali. Una delle più importanti sarebbe senz'altro quella fra BAe e Thomson-Csf. che legherebbe due protagonisti di primissimo piano, metterebbe in comune i 202
t
rispettivi punti di forza nell'aerònautica e nella sistem1St1ca elettronica, e soprattutto darebbe reciproco accesso alle due imprese all'importantissimo mercato nazionale del partner (Walker e Gummett 89). Dal ca-nto loro, GEC e Aerospatiale hanno raggiunto un importante accordo nella missilistica , che potrebbe preludere a forme di alleanza più generali. MBB , in questo quadro, intenderebbe fondere le proprie attività elicotteristiche con Aerospatiale e rafforzare la propria alleanza incrociata con GEC e Matra. Infine , nel panorama francese, molti danno per prossima una fusione fra Aerospatiale ancora e Dassault. ·'A tightly-knit inner circle of large defence contractors is thus taking shape. Aeroengines apart, the key players are Daimler-Benz, Aerospatiale/Dassault and Thomson, and BAe and GEC. Each currently has annua! defense sales in the region of f.2 to 3.5 billion, setting them apart from other European aerospace or defence electron ics companies, none of whose sales exceed f.l billion. As their output is on a comparable scale, they ca n thus negotiate with one another as approximate equals, while standing head and shoulders above other suppliers. One can even speculate that two major transnational and trans-sectoral axes may emerge, the one involving BAe and Thomson , the other GEC and Aerospatiale/Dassault, and both involving links with Daimler Benz (and possibly Siemens). (Walker e Gummett
89). Un dato è certo: nell' ultimissimo periodo, delle 12 principali imprese produttrici di armamenti in Europa tre sono state assorbite da imprese più grandi: MBB, Ferranti e Plessey. Il quadro che si va delineando, per quanto suscettibile ancora di profonde variazioni, sembra delineare una industria militare europea negli anni novanta chiaramente organizzata intorno ad un centro e ad una periferia, lungo tre assi principali. Da un punto di vista geografico, con la netta prevalenza dei costruttori tedeschi, britannici e francesi sugli altri, con un complesso alternarsi di alleanze e collaborazioni lungo i tre assi bipolari: la consolidata alleanza franco-tedesca, il forte asse franco-britannico (Creasey e May 88) , il crescente interesse alla 203
cooperazione fra Regno Unito e Germania (Kaiser e Roper 88). Da un punto di vista funzionale, segna la netta prevalenza dei sistemisti - assemblatori sui fornitori di componenti e subsistemi, delle imprese in grado di sviluppare il software d'insieme rispetto ai produttori principalmente interessati all'hardware. Se è vero che non c'è reale indipendenza nazionale senza la disponibilità di cruciale componentistica elettronica, è altrettanto vero che il ruolo dei vecchi produttori di mezzi militari sta rapidamente divenendo meno importante rispetto alla sistemistica elettronica di bordo che li interconnette e-li fa funzionare. Infine, sotto il punto di vista settoriale ne è diretta consenguenza che avionica ed elettronica rappresentano le industriechiave. 4.3. L ' INDUSTRIA MrLITARE ITALIANA NEL QUADRO EUROPEO 4.3.1. L'INDUSTRIA MILITARE ITALIANA L'industria militare italiana entra negli anni novanta in una situazione di duplice debolezza. Da un lato essa ritrova in sé tutti gli elementi di debolezza che sono stati evidenziati per l'industria europea, per taluni aspetti in forma anche più grave. Dall'altro, per la sua frammentazione produttiva e per la sua debolezza tecnologica appare quasi completamente tagliata fuori dai processi di ristrutturazione e di concentrazione che sono stati descritti nel paragrafo precedente. Nell'insieme, " l'espansione dell'industria italiana degli armamenti è avvenuta senza un piano organico, ed è stata caratterizzata: da estrema frammentazione della base industriale anche a livello sistemistico; da scarsa specializzazione, con particolare riferimento alla componentistica; da dipendenza' tecnologica dall'estero- soprattutto dagli USA- con l'acquisto di licenze e delle componenti più pregiate; e da accentuata dipendenza dal mercato esportativo, con conseguente sovradimensionamento 204
l
delle capacità produttive rispetto alle esigenze nazionali " (Jean 85). Prima di analizzare in maggiore dettaglio l'industria militare italiana, va ricordato come per l'Italia, ancora più che nel caso degli altri paesi europei, esistano ben pochi dati uffiCiali relativi all'industria militare, e di conseguenza ben poche analisi strutturali su di essa. Questa situazione di forte opacità tanto di alcune caratteristiche della struttura dell'offerta, quanto , soprattutto , delle relazioni che intercorrono fra domanda e offerta sicuramente riduce molto la possibilità di analisi economicoindustriali ed obbliga a generalizzazioni molto ampie. L' industria militare italiana è composta da un 'ottantina di principali imprese, con un fatturato complessivo, nelle sole produzioni militari di circa 8000 miliardi, ed una connessa occupazione di circa 55000 unità. Pur nella difficoltà di comparare dati e stime di diversa fonte, si può ricordare che nel 1984, nel corso della Conferenza Nazionale industria per la difesa, il fatturato veniva indicato in 7000 miliardi , con un'occupazione di circa 80.000 addetti. Nella seconda metà degli anni ottanta, il fatturato globale sembrerebbe essersi contratto in termini reali , restando intorno ai 7500 miliardi nominali (Rossi 88). Nel suo insieme, l'industria militare può essere divisa in cinque principali insiemi: le imprese IRI, le imprese EFIM, il gruppo Fiat, le imprese a capitale estero, le piccole imprese nazionali (cfr. tav. 3). Il gruppo IRI è senz'altro il principale protagonista, con più di un terzo del fatturato totale dell'industria, oltre 2800 miliardi (solo fatturato militare); l'occupazione, solo per produzioni per la difesa , è di oltre 19.000 unità. Le principali imprese IRI attive nel settore sono l'Aeritalia (aereonautica), la Alfa Avio (motori d'aereo) , l'E lsag (elettronica), la Fincantieri- Cantieri Navali Riuniti (mezzi navali) , l'Italtel (telecomunicazioni, per una parte molto piccola del proprio fatturato) , la Selenia (elettronica). In questo quadro non sono comprese le partecipazioni acquisite dalla Finmeccanica nelle filiali italiane del gruppo inglese Ferranti. Altro polo delle Partecipazionj Statali nel settore sono le 205
Tav. 3 - L 'industria per la difesa in Italia: principali gruppi (dati 1988, fatturato ed esportazioni, esclusivamente militari, in miliardi di lire) Addetti
Fatturato
% su tot
Export
IRI EFIM FIAT ALTRE ITALIA N E ESTERE di cui: Svizzera Regno Unito USA
19180 10420 7550 10170 6380 ( 1560) {2110) ( 740)
2810 1840 1280 1140 980 (360) (300) ( 110)
34.9 22.8 15.9 14.1 12.1 {4.5) (3,7) ( 1.4)
390 580 680 410 340 ( l lO) ( 59) ( 80)
TOTALE
53700
8050
100
2400
Fonte: Dati ed informazioni raccolti dall'a utore.
aziende del gruppo EFIM. Nell'insieme al 1988, avevano un fa tturato mili tare di quasi 1800 miliardi , con una connessa occupazione di circa 10.500 addetti. Principali imprese: il gruppo elicotteristico Augusta, la Breda Meccanica Bresciana, la Galileo, l'Oto Melara, la Sma. L e Partecipazioni Statali controllano quindi più della metà della produzione di armamenti in Italia. Terzo polo nazionale sono le aziende del gruppo Fiat: Snia-Bpd, Borletti, Fiat Avio, Iveco D vd, White head fra le principali . Nell'insieme il fattura to militare del gruppo dovrebbe aver raggiunto nel 1988 almeno i 1300 mi l i~rdj , con un 'occupazione di più di 7500 unità, per le sole lavorazioni militari. Significativa è la presenza di imprese a capitale stran iero; ne ll'insieme rappresentano più del 10% dell 'industria, sia in termini di fatturato che di occupazione. Principali paesi investitori sono Stati Uniti, Gran Bretagna e Svizzera. Principali imprese: Contraves, Face Standard, Litton, Marconi , Fiar, Microtecnica. Infine, un nutrito numero di piccole imprese nazionali (con una limitata presenza Montedison: la Intermarine), con un 'occupazione totale militare più di 10.000 addetti e un fattura to 1988 di più di 1100 miliardi. Fra di esse spiccano la Ae1macchi , la Rinado 206
Piaggio (entrambe partecipate minoritariamente da Aeritalia), e l'Elettronica. Vanno infine ricordati gli stabilimenti e gli arsenali delle FF.AA. , che assorbono fra gli 800 e i 1000 miliardi l'anno con rendimenti assai contenuti (Rossi 88). Le principali imprese produttrici di equipaggiamenti militari, come si è visto , sono circa un 'ottantina. Tale numero non sembra essere significativamente diminuito negli ultimi anni al contrario di quanto sta avvenendo negli altri principali paesi, in cui il numero dei forn itori della difesa è recentemente diminuito in modo significativo: negli Usa, il Pentagono ha ridotto del 60% il numero dei propri fornitori negli ultimi quattro anni (FW 89). Fra di esse solo una ventina (cfr. tav. 4) superano i 100 miliardi di fatturato , e tranne due eccezioni, sono tutte imprese appartenenti alle Partecipazioni Statali o alla Fiat. o facenti capo a gruppi esteri: i tre quarti delle imprese non arriva a questa soglia dimensionale. Molti fornitori sono di piccolissime dimensioni: più di venti hanno un fatturato militare inferiore ai lO miliardi d i lire, e un'altra trentina ha un fatturato compreso fra i 10 e i 50 miliardi. Esiste chiaramente un gruppo principale di fornitori: " tra la seconda metà del 1985 e la prima metà del 1988 è stato calcolato che due società, Aeritalia e Fincantieri, avevano ottenuto quasi il 40% di tutti i contratti assegnati dal Ministero della Difesa e, insieme ad altre cinque imprese, Agusta, Oto Melara , Selenia, Fiat Aviazione e Intermarine, raggiungevano una quota di quasi i due terzi" (Pianta e Perani 89). Il problema è che la ".testa•· dell 'industria militare italiana è di dimensioni, e assai spesso di capacità competitiva, inferiore ai propri concorrenti europei. Nell'aeronautica, la dimensione detrAeritalia è inferiore ad un quarto di British Aerospace e di Aerospatiale, ed è meno della metà di Rolls Royce o Snecma. Nelrelettronica. il raggruppamento Selenia-Eisag ha un fatturato che equivale a circa un sesto di quello di Thomson-Csf. e meno di un quinto di
GEC. Molti sono fornitori della difesa operano esclusivamente sul
207
Tav. 4 -Alcune principali imprese italiane operanti nel settore mili.tare (stime, 1988 miliardi di lire) impresa
gruppo
AERITALIA GRUPPO AGUSTA FIN CANTIERI SELENIA-ELSAG OTO MELARA GRUPPO SNIA BPD FIAT AVIO IVECO DVD CONTRA VES ELETTRONICA ALFA AVIO BREDA MECCANICA MARCONI ELMER MICROTECNICA fNTERMARINE OERLIKON WHITEHEAD
fanurato militare
IRI EFIM IRI IRI EFIM FlAT FIAT FIAT (CH)
1170 1035 600 890 560 540 425 350 250 200 160 160 130 125 120 100 100 100
IRI EFIM (UK) (UK) (D) MONTEDISON (CH) FIAT
Fonte: Dati ed informazioni raccolti dall'autore.
Tav. 5 - Le imprese del settore militare per fatturato militare e propensione all'export Fanurato militare < IO 10/50 Export/fatturato
o
20
<IO
50/100
100/500
l
l
2
Q,
6
10-25
l
25-50 >50
2 3
3 4 6 3
27
22
Fonte: Dati ed informazioni raccolti dall'autore.
208
>500
27
l
4
6
2
Il
13
6 4
17 13 15
5
78
t.
mercato nazionale (tav. 5): sempre su di un totale di circa ottanta impresa, ben una trentina non esporta. Fra di esse. circa la metà opera unicamente su produzioni di carattere militare: cioè realizza tutto il proprio fatturato esclusivamente con un cliente, la Difesa italiana. Nell'insieme sono solo 28 (su 78) le imprese che riescono ad esportare più di un quarto del proprio fatturato. La maggioranza delle imprese, quasi i due terzi, opera prevalentemente in campo mil itare (tav. 6). In particolare una trentina realizzano più del 90% del proprio fatturato su prodotti militari. Queste imprese hanno dunque assai limitate possibilità di compensare. almeno parzialmente. eventuali diminuzioni della domanda militare con una maggiore penetrazione in settori civili. Molte di esse operano nei settori del munizionamento. delle armi leggere. della componentistica meccanica specia lizzata. Non va dimenticato come la produzione militare occupi una quota rilevantissima del fatturato anche delle principali imprese: così Oto Melara ( 100% ). Agusta (9 L% ). Selenia-Elsag (84% ), Aeritalia (61 % ). Le due caratteristiche insieme (bassa capacità di esportazione e polarizzazione sulla produzione militare). rappresentano naturalmente un mix assai pericoloso, nel momento in cui i bilanci della difesa dovranno tendere a contrarsi e a selezionare efficientemente i propri fornitori. Già da questi primi dati appaiono evidenti alcune delle debolezze dell'industria militare italiana. La frammentazio ne della base produttiva è rimasta quasi inalterata nel tempo. Le iniziative di maggiore concentrazione avvenute in passato vengono descritte come "un processo di concentrazione finanziaria, che non ha selezionato le capocommesse con capacità a livello sistemico. né ha specializzato le industrie a livello subsistemistico e componentistico .. (Jean 85). Come a scala continentale, la risposta alla frammentazione è stata da tempo indicata nella creazione di consorzi nazionali fra produttori. Quantitativamente, le esperienze di consorzi fra produttori italiani sono state abbastanza numerose (Nones 88b). 209
Tav. 6 - Le imprese del settore militare per fatturato militare è rapporto fra fatturato militare e totale. Fatturato militare <lO 10/50 F. militare/ F. totale
<lO
7
10-5 50-90 >90
5 6
50! 100
3 3
100/500
>500
4
t 3
12 12 25 29
5
78
l
9
8 8
2 4 4
27
22
ll
7 13
Fonte: Dati ed informazioni raccolti dall'autore.
Pur trattandosi di esperienze diverse, e quindi difficili da valutare nel loro insieme, dalle loro vicende emergono alcuni elementi che ne hanno ridotto l'efficacia. Alcuni consorzi sembrano stati determinati più da una logica di ripartizione delle commesse che dall'effettivo desiderio di mettere in comune i propri punti di forza, realizzando vere sinergie fra i partecipanti. Da una logica. di mediazione degli interessi più che di proposta di nuove soluzioni tecnologiche. La maggioranza dei consorzi è sorta con motivazioni prevalentemente commerciali, su sollecitazione di un nuovo programma d 'acquisto della difesa. Si è trattato di esperienze limitate nel tempo , che hanno diretto i propri sforzi più sulla realizzazione e vendita di un solo prodotto che su un impegno di collaborazione di lungo periodo. Esempio ne è il Melara C lub , che dopo la realizzazione della fregata Lupo, non è entrato nel programma NFR 90. Importanti consorzi per lo sviluppo di nuovi prodotti sono falliti: mentre l'intesa franco-tedesca Euromissile otteneva importanti successi nella suddivisione delle spese fra i partner per la realizzazione di nuovi prodotti , il consorzio Italmissile è di fatto fallito con l'abbandono della Selenia. Il consorzio Trieste Club nel campo dei sottomarini non si è mai sviluppato. Le duplicazioni produttive sono l'aspetto più sorprendente in senso negativo dell'industria militare italiana. \
2 10
Proprio perché si tratta di un 'industria relativamente piccola e poco competitiva, il costo delle duplicazioni è assai alto. Secondo Nones (88b ), considerando le singole società produttrici, vi sono 6 produttori di sistemi d'arma, 11 di munizionamento e 19 nei sistemi elettronici principali. Ciò è ulteriormente aggravato da altre due considerazioni : le duplicazioni non sembrano avere nemmeno un positivo effetto pro-competitivo, stimolando un 'effettiva concorrenzia li tà , ma solo un effetto di frammentazio ne; le duplicazioni si registrano in misura principale all 'intero del sistema delle Partecipazioni Statali. Il sistema delle PP.SS. cioè fa concorrenza a se' stesso, disperdendo le proprie scarse risorse. L 'esempio più evidente è all'interno del comparto aeronautico , dove la presenza contemporanea deii'Agusta del gruppo Efim e dell' Aeritalia del gruppo IRI-Fi nmeccanica non trova nessuna possibile giustificazione economica. Nei motori d 'aereo l'Italia presenta ben tre diversi produttori: A lfa Avio, F iat Avio e Piaggio. D ell'ipotesi di accorpamento dei primi due si parla da tempo senza tangibili risultati, mentre potrebbe prendere addirittura corpo la comparsa di un quarto produttore (Agusta ?). Il caso più noto di spreco di risorse connesso all'esistenza di duplicazioni produttive all'interno dell'industria militare italiana è relativo agli aerei addestratori (cfr. anche Nones 88b). La Siai-Marchetti (gruppoAgusta) ha sviluppato su sollecitazione dell'esercito il veivolo S211, ottenendo anche un contributo sui fo ndi della legge 46/82. Contemporaneamente la Macchi ha sviluppato il MB339, su sollecitazione dell 'aeronautica militare, ottenendo anch 'essa fondi pubblici sulle leggi 675/77 e 38/77. 4.3.2. LA COMPETITIVITA DELLE IMPRESE
È possibile analizzare la performance dell'industria militare sulla base dell 'unico indicatore effettivamente disponibile (anche se in m isura imprecisa): il commercio con l'estero . D all'insieme dei dati emerge una valutazione complessiva: 211
l'industria m ilitare italiana è poco competitiva. Come è noto, negli anni ottanta le esportazioni militari italiane. sta ndo ai dati Sipri, hanno continuato ad essere orientate quasi totalmente verso i paesi in via di svi luppo e hanno progressivamente perso importanti quote di mercato (cfr. i capitoli di Nones, Graziala e Grimaldi in questo rapporto). Stime nazionali sull 'effettiva consistenza delle esportazion i militari nel 1988 le situano intorno ai 2300 miliardi: una cifra pari a poco meno di un terzo del fatturato militare complessivo. Il rapporto fra export e produzione nazionale si è sicuramente significativamente ridotto nel corso della seconda metà degli anni ottanta. L'export italiano totale per il 1985-86 veniva infatti indicato intorno ai 4000-4500 miliardi (Nones 88b), a fatturato q uasi simile in termini nominali. Tenendo conto delle esportazioni totali, e cioè non soltanto de i maggiori sistemi d'arma, ma di tutte le produzioni militari, inclusive di componentistica, il peso dei mercati in via di sviluppo s ul tota le dell'export italiano si .r idimensiona notevolmente. Nel 1988. la me tà delle esportazioni militari italiane si sono dirette verso Stati U niti e altri paesi Cee. La propensione alle esportazioni verso i paesi in via di sviluppo è massima nei comparti caratterizzati da relativo livello tecnologico d esportazione di prodotti fini ti. Sfiora infatti il 90% nei mezzi navali ed è intorno all'SO% nei mezzi terrestri. È molto in feriore, invece, nella componentistica, in cui le imprese italiane, tanto a capitale multinazionale quanto a capitale ital iano, forniscono in genere altre imprese europee. Naturalmente su questo influisce la partecipazione a programmi di cooperazione internazionale che frequen temente determinano l'esportazione dall'Italia di componenti e subsistemi da essere assemblati dai partner stranieri. Meno è possibile dire circa le importazioni. Dati UEO per il 1983 (Nones 88b), ponevano il rapporto import su produzione al 2L,5 % per l'Italia, contro 1'8,7% per la Germania, il3,5% per la Francia e il 3.2% per la Gran Bretagna. Ma una considerazione su l co ntributo della produzione militare alla bi lancia commerciale nazionale è possibile. Può essere infatti stimato che nel 1988 le importazioni di 2 12
t
materiali militari da parte delle sole imprese militari esportatrici non dovrebbero essere sicuramente inferiori al 40% del va lore dell'export. Per esportare, l'industria militare ha bisogno di importare parti e componenti, spesso ad alta tecnologia e di elevato valore. Il coefficiente di attivazione delle importazioni dei {_)rodotti esportati è significativamente alto. E rilevante notare che, come portato del suo stesso sviluppo storico, l'industria militare italiana è fortemente dipendente delle importazioni statunitensi; a l 1988 si può stimare che più del 55% delle importazioni totali delle imprese fornitrici della difesa provenissero dagli Stati Uniti. In prospettiva, questo pone naturalmente dubbi circa l'effettiva possibilità per le imprese italiane di partecipare ai grandi programmi di cooperazione intraeuropea, specie quando essi si dovessero porre in concorrenza commerciale con pari programmi di imprese o consorzi americani. Va anche ricordato che il 60% delle licenze di produzione acquisite dall'estero dalle imprese italiane proviene dagli Usa (Nones 88b). Si può provare ad analizzare più in dettaglio l'industria militare distinguendo sei principali raggruppamenti di imprese, a seconda delle produzioni prevalenti: armi e munizioni; componentistica meccanica; mezzi terrestri ; mezzi navali ; aeronautica; elettronicamilitare(cfr. tavv. 7,8,9e 10). Nel comparto delle arm i leggere e del munizionamento sono attive una quindicina di imprese, con un fatturato militare di 800 miliardi e una connessa occupazione di più di 5300 unità. Le esportazioni nel 19R8 sono state pari a circa 330 miliardi, equiva len ti al 40% del fatturato. Le imprese hanno una dimensione media molto contenuta (50 miliardi) , e ben 11 su 16 sono al di sotto di questa soglia. Il comparto presenta, stando a qualificate valutazioni, uno dei livelli più bassi di competitività tecnologica. È in larghissima misura fornitore solo della difesa italiana: la metà delle imprese non esporta i propri prodotti militari (che in molti casi sono gli unici dell'imprese). Le rimanenti imprese riescono ad esportare sulle fasce qualitative più basse verso i paesi in via di svi luppo; non a caso i due terzi delle esportazioni si dirigono verso paesi in via di sviluppo. 213
N ~
Tav. 7 - L 'industria per la difesa in Italia: principali comparti (1988) (tutti i dati sono relativi esclusivamente alle produzioni militari).
....
N•. princ. imprese (a)
Armamento leggero e munizioni Componentistica meccanica Mezzi terrestri Mezzi navali Mezzi aerei Ele uronica TOTALE
Dipendenti (b) %
Fauurato (c)
Export (d)
%
*
di cui: Export verso CEE-USA(e)
e/d %
Fauurato Fa11ura10/ medio(e/a) Addeuo (e/b)
Expo n/ Fau. (d/c)
16
5380
IO
800
IO
330
14
130
39
50
149
41
14
3290
6
340
4
IlO
5
100
91
24
103
33
3 6
7 7 40 29
890 710 3110 2170
Il
9 39 27
340 180 790 620
14 7 33 26
80 20 590 260
24
31
3700 3800 21710 15790
75 42
297 l18 389 70
240 187 143 137
38 26 25 28
78
53670
LOO
8020 100
2380
100
1180
50
103
149
30
8
Fonte: Dati ed informazioni raccolti dall'autore
Il
Tav. 8 - Le imprese del settore militare per comparto e dimensione Comparto l 2 Dimensione (fatt. militare. mdi)
< IO
8
6
10-50 50-100 100¡500 >500
3 2 3
7
16
14
3
4
5
4
6 9
IO l
4 2 3
6
8
7 4
31
27 22 Il 13 5 78
Fonte: D ati e info rmazio ni racco lti dall'auto re .
Tav. 9 - Le imprese del settore militare per comparto e propensione all'export Comparto l 2
o
E xport/Fatturato
8
6
4 3
l 5 2
16
14
3
4
5
6
6
"15
78
3
2
2
9 4 9 4 5
6
8
31
< IO 10-25 25-50 >50
3
27 6 17 13
Fonte : Dati e informazioni raccolti dall'autore .
Tav. 10 - Le imprese del settore militare per comparto e peso del fatturato militare sul fatturato totale. Comparto l 2
<IO
Fatt. militare/ Fatturato totale
10-50 50-90 > 90
Legenda comparti: l 2 3 4
5 6
= = = = = =
3
4
5
6
2 6 l 7
l
7
3 4 6
2 2 3
7
2
16
14
3
6
8
Armamento leggero e munizioni Componentistica meccanica Mezzi terrestri Mezzi navali Mezzi aerei Elettronica
Il Il 31
12 12 25
29 78
215
Le principali eccezioni sono imprese del gruppo Fiat. La Snia-Bpd ha una posizione competitiva buona nei propellenti, che è dimostrata dalla sua capacità di fornire la Bundeswehr tedesca e dalla joint venture recentemente conclusa con i francesi della SNP, in teressati ai suoi prodotti. La Whitehead esporta significativamente i propri siluri e le mine marine; in particolare i siluri per acque basse sembrano essere un prodotto competitivo dell'impresa. Nella componentistica meccanica sono attive 14 imprese. con un fatturato militare di 340 miliardi e una connessa occupazione di più di 3000 unità. Le imprese hanno dimensioni piccolissime, con un fatturato medio di 24 miliardi e solo un caso in cui è superiore a 50 miliardi. Anche in questo comparto quasi la metà delle imprese non esporta, e anche qui sono relativamente rari i casi di imprese che forniscono anche mercati civili: 10 su 14 hanno un fatturato militare che pesa più della metà delle loro vendite complessive. Le esportazioni sono pari a circa LlO miliardi, cioè un terzo del fatturato militare. Molte imprese sono fornitrici di sistemisti ed assemblatori europei: difatti le esportazioni si dirigono pressocché esclusivamente (per oltre il 90%) verso altri paesi Ocse, in particolare europei. Ne i mezzi terrestri operano essenzialmente lveco e Oto Melara, (3700 dipendenti in totale legati alla produzione militare), con un fatturato complessivo pari a poco meno di 900 miliardi. Le esportazioni sono pari a circa un terzo di questa cifra. Il comparto è diversificato, e i suoi destini sembrano diversi a seconda dell'esistenza o meno di tecnologia duali e della possibilità di servire anche il mercato civile. Ad esempio, per l'Iveco-Fiat tale possibilità è naturalmente massima , essendo i mezzi che essa produce in molti importanti aspetti simili ai veicoli civili. All'opposto vi è invece la Oto-Melara, esclusivo fornitore militare, e con significative difficoltà legate tanto alla sua posizione competitiva, quanto alla mancanza di possibilità di diversificazione in un periodo di calo delle commesse militari. La situazione della cantieristica navale è grave in tutti i paesi europei, a causa della fortissima concorrenza prima giapponese e 216
t
poi coreana nel civile e del suo sovradimensionamento quantitativo rispetto alle possibili commesse militari. In Italia i principali protagonisti dell'offerta sono il gruppo Fincantieri dell'IRI , che ha complessivamente oltre 20.000 addetti, e la Intermarine del gruppo Montedison. Fincantieri è il secondo produttore militare europeo dopo la DCN francese (Prodi 88). Complessivamente, per produzioni navali militari lavorano circa 3800 persone, con un fatturato di 710 miliardi, di cui solo 180 all'esportazione, che si dirige per tre quarti verso paesi in via di svi luppo. I principali prodotti della cantieristica militare IRI sono state le fregate delle classi Lupo e Maestrale e il sommergibile Sauro. Su questa produzione vi sono state critiche da parte della stampa specializzata circa la relativa competitività dei mezzi. Fatto sta che esse hanno equipaggiato, oltre alla Marina italiana, solo le marine di alcuni paesi in via di sviluppo (Venezuela, Iraq, Perù, Nigeria), trovando ben pochi sbocchi di mercato nei paesi più avanzati. L'attività di esportazione militare del gruppo Fincantieri, sempre principalmente diretta verso i PYS, sembra oggi riguardare meno di un quinto del relativo fatturato. Più attiva sui mercati internazionali è invece la Intermarine. Come ripetutamente sottolineato, l'aeronautica è ormai uno dei principali settori di produzione militare. E, come visto , è anche un settore in cui particolarmente elevati sono i costi della · frammentazione produttiva italiana. In questo senso, la presa di partecipazioni azionarie di minoranza nella Aermacchi e nella Rinaldo Piaggio da parte detrAeritalia sembra un' iniziativa in direzione di una maggiore coordinazione. Complessivamente, su produzioni militari, nel settore lavorano circa 22.000 addetti; il fatturato militare dovrebbe aggirarsi intorno ai 3000 miliardi , di cui poco meno di 800 (27% ) all'export. Molto alta è la quota sul totale dell'export che si dirige verso Cee e Stati Uniti (i tre quarti), in connessione ai programmi cooperativi intemazionllli in cui sono impegnate imprese italiane. La posizione competitiva dell'industria italiana è articolata. Sicuramente all'Italia manca la capacità sistemica negli 217
aviogetti più grandi e importanti, mentre nel campo degli aerei da trasporto, e dei già citati addestratori, i prodotti nazionali sono ritenuti di buon livello. Va ricordato che nel civile Aeritalia, insieme ad Aerospatiale, ha sviluppato l'ATR 42: Vi sono alcuni punti di forza nella subsistemistica di bordo (la Fiat A vio nelle scatole di riduzione che fornisce per quasi tutti i motori aeronautici) e nell'avionica. Anche nel settore civile, d'altronde Aeritalia fornisce parti subassemblate alla Boeing. Molto alta è comunque la quota di importazione di componenti "nobili'' negli aerei prodotti in Italia. Nell'elicotteristica, Agusta, pur non producendo più solamente su licenza statunitense come avveniva in passato, viene giudicata da molti in posizione competitiva relativamente debole. Fra gli e lementi di debolezza vengono ad esempio individuate la tecnologia delle pale e l'uso dei compositi nelle cellule. Agusta sta comunque partecipando, su base paritaria, al progetto dell'EH 101. Sembra non esserci, nell'insieme dell'industria italiana, la capacità di sviluppare e realizzare concretamente sistemi complessivi (e la conseguente indipendenza tecnologica e negli approvvigionamenti); rilevanti sono invece le posizioni in alcuni subassiemi. Ultimo comparto da considerare è l'elettronica militare. Il fatturato 1988 del comparto può essere indicato intorno ai 2200 miliardi, di cui 620 (28% ) all'esportazione. Nel comparto, per produzioni militari, lavorano circa 16000 addetti. La frammentazione è notevole: vi sono più di trenta imprese, con una dimensione media di 70 miliardi; i due terzi fattura però meno di 50 miliardi. Solo la metà delle imprese sono significativamente attive all'esportazione. È rilevante notare che un terzo delle aziende opera pressocché esclusivamente nel settore ll}ilitare. Anche nell'elettronica militare la posizione competitiva dell'industria italiana è articolata, anche se nel suo insieme debole come nei comparti civili: le imprese, d'altra parte, sono in alcuni casi le stesse . Nella componentistica vi è un quadro di sostanziale dipendenza dall'estero; questo è l'elemento che più di ogni altro 218
impedisce di considerare autonoma l'industria nazionale. Vi sono naturalmente .eccezioni, come i microcircuiti "civili" alrarseniuro di gallio della Telettra. Anche nei sistemi la dipendenza dall'estero è forte. Storicamente l'industria militare italiana ha lavorato su tecnololgie straniere, in grande misura statunitensi, concentrandosi su di un lavoro di miglioramento e di adattamento per le esigenze della difesa. I mercati di esportazione si sono ovviamente limitati a quelli meno sofisticati e più price-sensitive. L'acronimo Aspide (missile prodotto dalla Selenia) non a caso significa Advanced Sparrow Italian Development. Vi sono aree di maggiore competitività. Nella radaristica la Selenia sviluppa prodotti originali, anche se con una quota determinata di componenti importati. Anche nella radaristica vi è comunque una duplicazione produttiva: è infatti attiva anche la Sma (Efim). Anche se non si raggiungono possibili sinergie, quantomeno la concorrenza diretta è limitata perché la Sma concentra la propria produzione nei piccoli radar (es. per fast patrol boats). Nell'ottica, tipico comparto a ''dual technology", sono attive Elsag (IRI) e Galileo (Efim). Quest'ultima è fra i pochi fornitori italiani della Bundeswehr, cui fornisce centraline di tiro. Nel campo delle contromisure elettroniche è molto attiva l'impresa privata italiana Elettronica. U na va lutazione delle capacità tecnologiche in alcuni settori dell'elettronica militare italiana di fonte industriale, definisce buone le competenze nel settore del C31 e nella missilistica di breve-media distanza e ottime nei sensori e componenti elettroottici (Gimelli 88). In ogni caso vi sono "grosse disomogeneità di livello tra area e area". Aree di relativa eccellenza sembrano essere i sistemi missilistici antiaerei. i sistemi elettronici per la marina e i sistemi di contromisura e di contro-contromisura elettronica. Le imprese del settore sono, nella generalità dei casi, in posizione di inseguimento tecnologico dei leader straneri del settore, anche attraverso la partecipazione a collaborazioni internazionali e l'importazione di tecnologie più avanzate, sotto forme di licenze. dagli USA. 219
4.3.3. l PROBLEMI NON RISOLTI La limitata competitività della produzione militare italiana e i problemi che il settore sta affrontando e affron terà sempre più in futu ro sono in gran parte dovuti alle politiche di domanda pubblica del Ministero della Difesa, alla frammentazione delle competenze e l'assenza di una politica industriale del settore. Le stesse fonti militari valutano che ·'gli interventi dello Stato sono spesso effettuati al di fuori degli interessi propri della Difesa. sono troppo dispersivi, mirano semplicemente a salvaguardare i livelli occupazionali. mantenendo il sovradimensionamento della base produttiva senza neppure tentare di modificarla. e sono talvolta finalizzati semplicemente ad interessi contingenti. ( ... ) Con interventi statali sono state sovvenzionate produzioni limitate, concorrenziali con quelle delle imprese maggiori. mantenendo artatamente il frazionamento industriale esistente. invece di promuovere concentrazioni con l'eliminazione delle industrie non competitive". (Jean 85). L 'opinione degli osservatori imputa alla politica di approvvigionamento della difesa molte gravi responsabilità: eccessivo potere delle singole forze armate e scarso coordinamento interforze. eccessivo orientamento al breve periodo. uso delle commesse ··a pioggia ... scarso stimolo delle competenze sistemiche (Rossi 88): ancora, scarsa capacità p.rogettuale da un lato e di controllo dei costi dall'altro. tendenza a privilegiare la quantità più che la qualità. ma anche a domandare sistemi d'arma ipersofisticati da usare come ··fiore all'occhiello". Il controllo di qualità sui fornitori è giudica to molto carente. Il rapporto della Commissione tecnica spesa pubblica (Falciai e Pianta 88). esaminando i bilanci del Ministero della Difesa. notava: - .. un'enorme mole di residui passivi, all'incirca pari a metà della spesa totale··: - il " moltiplicarsi dei costi di molti programmi di acquisizione di armamenti": la legge promozio nale 16.6.77 (n. 372) per l'esercito sta nziava 111 5 miliardi. divenuti. a cifre attualizzate. 220
9453.8 miliardi: il programma Tornado prevedeva un costo unitario di 17. 15 miliardi. divenuti 72,36: - la .. scarsa trasparenza delle procedure di controllo di questa spesa .. : - un livello molto basso di concorrenzialità nelle forniture. - .. una pratica che sottostima sistematicamente i costi dei programmi. in modo da farli approvare dal governo e dal parlamento. scaricando poi sui bilanci successivi gli aggravi di costi". Quest'ultimo fenomeno pare estremamente rilevante anche nell'ultimissimo periodo: in previsione di possibili contrazioni negli stanziamenti si tende a predeterminare impegni e spese future. È evidente che una siffatta politica di "procuremenf' da parte del Ministero della Difesa ha avuto un effetto estremamente grave sulla struttura e sulla competitività dell'industria militare italiana: sono state tollerate. a volte apertamente giustificate, posizioni di rendita: è stata disincentivata la competizione fra le imprese: sono state eliminate le .. regole del gioco" del libero mercato. Si tratta di un esempio da manuale di come la esasperata protezione nei confronti della concorrenza estera abbia portato a soddisfare la domanda interna anche con prodotti non competitivi, a costi sproporzionatamente alti. Da un lato vi è stato un enorme spreco di risorse; da ll'altro le imprese sono oggi- tranne qualche eccezione - non competitive su base internazionale. Al di là degli acquisti pubblici, in Italia non esiste una politica industriale del settore militare. I ministeri coinvolti nel processo di decisione politica sono molti: oltre alla Difesa, gli Esteri, l'Industria. le PP.SS e il Commercio Estero, con un teorico ruolo d i coordinamento da parte del Presidente del Consiglio e di indirizzo del Consiglio Supremo di Difesa. Ma non vi è traccia di una politica industriale. Stando a fonti industriali i rapporti fra Difesa, Industria e PP.SS. sono minati da reciproche ··gelosie" e da mancanza di coordinamento. 221
Il comitato Difesa-Industria sostanzialmente non funziona. La commissione sulla riconversione istituita presso il ministero delle PP.SS. è osteggiata nei fatti. Mentre l'industria europea si sta riorganizzando lungo i tre assi de lla polarizzazione dell'offerta nazionale, dell'internazionalizzazione, delle alleanze strategiche, l'industria italiana sembra procedere in ordine sparso e senza strategia. L 'unica · operazione rilevante è stata l'inserimento della Selenia-Elsag nel raggruppamento IRI-Finemeccanica. Esso potrebbe costituire il primo nucleo integrato di una produzione italiana almeno su alcuni comparti militari. Limitate sembrano però ancora le sinergie fra Selenia ed Aeritalia pur facendo parte entrambe di Finmeccanica. È assente dal raggruppamento, invece. la produzione militare detrltaltel. Probabilmente non è chiaro quale delle due imprese debba svolgere il ruolo di capo-raggruppamento, se la Aeritalia , come una piccola BAe, o la Selenia. come una piccola Thomson. Totalmente indefinita sembra invece la situazione delle imprese del gruppo Efim. per le quali non è assolutamente chiara la logica delle competenze relative e il disegno generale di politica industriale del gruppo. È da ricordare che. stando a fonti Sipri. più del40% del fatturato Efim è su prodotti a destinazione militare. Fatto sta che le imprese si muovono in ordine sparso, in concorrenza con le "consorelle" IRI e talora anche in concorrenza fra di esse. Sono da segnalare, a fine 1989, contatti fra Finmeccanica-IRI e Finbreda-EFIM circa possibili sinergie fra le imprese elettroniche dei due gruppi. Tali contatti sono senz'altro positivi, anche se non si può fare a meno ancora una volta di notare il lato assurdo della situazione, essendo entrambi i gruppi nelle Partecipazioni Statali. Le prospettive dell'impegno del gruppo Fiat non sono note. Dopo un ingresso piuttosto consistente nelle produzioni militari alcuni anni fa tramite l'acquisizione della Snia-Bpd e la partecipazione al capitale della Westland, l'interesse sembra essersi in qualche modo raffreddato, probabilmente in connessione con le assai negative prospettive di mercato.
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La partecipazione Westland è stata ceduta al gruppo GKN. Eventuali sviluppi potrebbero probabilmente aversi nel caso, intorno al quale vi sono solo ipotesi giornalistiche ma nessun fatto certo, di un possibile grande accordo Fiat- Daimler che probabilmente riguarderebbe, oltre ad auto e veicoli industriali, anche l'aeronautica. Altre fonti indicano un interesse Fiat per un rapporto privilegiato con la Matra (Castagnola 89). Le singole imprese vanno dunque avanti in ordine sparso. Alcune, contando anche sulla propria posizione competitiva, sembrano voler aumentare il proprio impegno nei settori civili (recenti dichiarazioni Sma e Galileo, cfr. Mondo Economico. 4. 11.89). Altre sembrano invece inchiodate alle sorti della domanda militare (Oto Melara) o più in generale alla crisi del settore (Fincantieri). Alcune stanno ricercando più solide alleanze nazionali. per rafforzarsi dimensionalmente e tecnologicamente; altre sembrano invece privilegiare nei fatti le alleanze con part ner stranieri. Il giudizio di uno dei principali industriali del settore è drastico: '·l'Italia sta andando avanti alla cieca. Non sta facendo alcuna scelta di priorità né di razionalizzazione" . Un 'opinione molto diffusa nel settore è che i responsabili della D ifesa continuino a non credere a possibili riduzioni reali dei loro bilanci. rinviando qualsiasi iniziativa di ristrutturazione della spesa e, come detto, continuando a impegnare somme non ancora ufficialmente stanziate in grandi programmi pluriennali. Le prospettive dell'industria militare italiana sono, nel suo
insieme, senz'altro oscure. Dimensionalmente troppo grande, non potrà non soffrire di cali anche sensibili della propria domanda, con conseguenti crisi occupazionali la cui soluzione, non è difficile prevedere, sarà posta a carico della collettività. Le imprese sono in molti casi ad esclusiva vocazione militare, e potrànno trovare solo con estrema difficoltà sbocchi alternativi alle proprie produzioni. Di debole collocazione competitiva, in uno scenario di domanda calante, è destinata probabilmente a perdere ulteriori posizioni sui mercati internazionali; molto difficilmente a riguadagnarne. 223
Presente in quasi tutta la gamma produttiva per garantire una possibile produzione interamente nazionale in caso di necessità. è in realtà dipendente dall'estero per una parte importante della componentistica più sofisticata, rendendo ormai !'"indipendenza militare nazionale" del tutto aleatoria. È probabile che nei prossimi tempi, con lo scenario internazionale si profila. si accresceranno notevolmente le pressioni perché la Difesa garantisca comunque commesse tali da mantenere occupazione e capacità produttiva. Come nel caso USA. in cui la Rockwell ha subfornitori in ben 48 stati delrUnione proprio per meglio difendersi politicamente da ipotesi di tagli (Financial Times, 11.12.89). Ci saranno forti resistenze a qualsiasi tentativo di utilizzare in maniera più selettiva i fondi pubblici. Per citare ancora il giudizio di un responsabile industria le: ..ci sarà la cosmesi della finta ristrutturazione con grande sprechi di denaro per studiare opzioni teoriche del tutto impraticabili'·. Dalla politica di approvvigionamento della Difesa dipenderà molto del futuro del settore. Un a questione sarà decisiva; per dirla con Lord Trefgarne, responsabile de l defence procurement btitannico ..we neecl to ask ourselves whether is sensible to remain in every area of defence technology" (Financial Times, 15.12.1987). Se cioè bisognerà continuare a spingere la domanda pubblica su tutte le aree produttive, e su tutti gli attuali fornitori. a pioggia. o se non sarà invece necessario indicare priorità e operare scelte. Bisognerà ancora proteggere imprese per cui "only sizeable Goverment subsidies and a national desire or prestige to retain an arms producing capability are the factors keeping them in business"(EDISG 89). ? Mante nimento di una vasta produzione nazionale; concentrazione delle risorse in alcuni settori; r iconversione di parte delle capacità produttive verso mercati civili: le scelte sono complesse ma ineludibili; difficili da compiere senza scontentare centri di potere politico ed economico costituito; facili da occultare dietro operazioni di facciata. 224
Ma più verranno rimandate, maggiore sarà il loro costo finale per tutti. Ma quale che sia la direzione verso cui ci si muove. appare indispensabile che tali scelte, a differenza del passato, siano compiute, in tempi rapidi ed esplicitamente da Governo e Parlamento: e che non si debba dedurle ex-post attraverso la decrittazione futura dei bilanci del Ministero della Difesa.
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5. MUTAMENTO TECNOLOGICO, RICERCA E SVILUPPO E COOPERAZIONE EUROPEA di M ICHELE N ONES
5.1. QUADRO DELLA SPESA PER R&S NEI PRINCIPALI PAESI EUROPEI
Dalla fine degli anni settanta l'attività di R&S militare nei principali paesi europei ha conosciuto un notevole impulso a causa di molteplici fattori. Innanzi tutto sono giunte a maturazione le precedenti generazioni dei più importanti sistemi d'arma e se ne sono conseguentemente messe a punto di nuove (velivolo da combattimento, carro da battaglia, sottomarino, sistemi missilistici anticarro, antiaerei, antinave, sistemi elettronici) il che ha comportato, a causa della loro complessità, un forte investimento di risorse umane e finanziarie. In secondo luogo l'aumentata tensione internazionale e la politica di confronto fra i due blocchi ha favorito la spinta verso un nuovo salto tecnologico. L'avvio di una serie di programmi di ricerca americani, e in particolare l'S. D.l., ha evidenziato questa nuova corsa tecnologica, ma, nello stesso tempo, ha assunto un inevitabile carattere di sfida e concorrenza, nei confronti degli stessi alleati europei. In terzo luogo i progressi registrati in ambito civile hanno contribuito ad avviare o potenziare gli studi in quello militare. L "interdipendenza tecnologica è andata crescendo, favorendo le ricadute da un settore all'altro, anche se su questo tema si registrano tuttora divergenti opinioni. In quarto luogo la forte crescita della domanda di armamenti sia da parte dei paesi industrializzati che di quelli in via di sviluppo, ha generato risorse finanziarie interne alle aziende che, unitamente alle risorse pubbliche, hanno permesso l'avvio di nuovi programmi di ricerca. 227
L'attività di ricerca in questa fase ha assunto come caratteristica prevalente que lla dell'internaz ionalizzazione. Nonostante l'aumento dei finanziamenti , è risultato più difficile coprire tutti i costi della ricerca sul piano nazionale. A ciò bisogna aggiungere la necessità di garantire un mercato più ampio ai prodotti sviluppati, la volontà di rispondere alle iniziative americane, gli ulteriori passi avanti verso l'unificazione del mercato europeo (per lo meno civile). Di qui una maggiore collaborazione fra i paesi europei in campo militare. L 'azione di questi fattori si è esercitata diversamente da paese a paese e il quadro complessivo che ne è emerso permane caratterizzato da una significativa differenziazione soprattutto per quanto riguarda l'importanza attribuita alla R&S militare e sulle risorse che vi sono conseguentemente destinate (Tabella 1). Le spese per R&S militare sono state, nel 1987, di 3,8 milioni. di dollari in Gran Bretagna, 3.6 in Francia, 1.1. in Germania e 0.4 in Italia. Il loro peso sui finanziamenti pubblici destinati alla R&S era pari nel 1987 a quasi la metà in Gran Bretagna, ad un terzo in Francia, ad un ottavo in Germania e a un quattordicesimo in Tab. l - Spese governative R&S militare nei principali Paesi europei. (1987) spesa R&S mil. (in milioni$) (l)
Gran Bretagna Francia Germania Occ. Italia Usa
spesa R&S m il. su totale spesa pubblica R&S {in %)
spesa R&S m il: su equipagg. (2) (in %)
3.848 3.582 1.136 371
48 36 13 7
47
39. 149
69
52
30 li
Note: (l) Tasso di cambio a parità di potere d'acquisto. (2) Secondo la definizione Nato. Fonte: Elaborazione su dati OCDE/STIID DATA BANK, Paris. February 1990. e Notizie Nato, Dicembre 1988.
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Italia. Il dato della Germania risulta però discutibile in quanto non si conosce la ripartizione delle spese di R&S dei Lander che forniscono circa un terzo dei finanziamenti pubblici (The Federai Ministry for Research 1988): se si considerano solo le spese del governo federale la quota militare è quasi il 20% . In ogni caso, è significativo il trend delle spese tedesche per R&S militare che aumentano del 50% nel quinquennio 19821986. Nel quinquennio 1983-1987 aumentano del 47% anche le spese francesi e l'incremento medio annuo del 10% risulterebbe confermato dai dati non definitivi relativi al biennio successivo (Pro jet de loi de finances pour 1990). Va, comunque, tenuto conto che Gran Bretagna e Francia sono potenze nucleari e di conseguenza destinano una parte delle loro risorse al mantenimento di questa loro capacità. Le spese nucleari dirette (armamenti e reattori nucleari per la propulsione dei sottomarini) possono essere stimate in circa il 15% deli'R&S militare (Freeman 1987). Bisogna poi considerare lo sforzo sostenuto nel campo dei vettori, soprattutto i missili , che, pur rientrando nelle spese non nucleari, ne dipendono direttamente. Pur con queste specificazioni e con l'avvertenza che sul piano statistico permangono notevoli incertezze, risulta evidente l'alto grado di disomogeneità dei partners europei. In particolare, è molto forte la differenza del rapporto fra spese R&S militari e spese per gli equipaggiamenti principali (secondo la definizione Nato): circa l a 2 per la Gran Bretagna (e probabilmente per la Francia, per la quale non è fornito il dato), l a 3 per la Germania e l a 10 per l'Italia. Il tasso di investimento in ricerca si riflette inevitabilmente sul livello tecnologico degli equipaggiamenti prodotti, creando esigenze diverse che rendono più difficoltosa la definizione di programmi comuni. A ltre difficoltà sono prodotte dalle eccessive differenze nelle disponibilità finanziarie: basti pensare che le spese italiane sono circa un decimo di quelle inglesi e che mentre in Gran Bretagna la Difesa è al primo posto fra gli organismi che finanziano la ricerca, e di secondo posto in Francia e Germania, in Italia è al quarto. · Nel loro insieme, nel 1987 i paesi europei hanno destinato alla 229
R&S militare circa un quarto delranaloga spesa americana (OCDE 1990) (che non comprende le ricerche per le armi e i reattori nucleari) con tutto ciò che implica in termini di squilibrio tecnologico. La situazione risulta aggravata dal fatto che i paesi europei partivano già da una situazione di ritardo tecnologico rispetto agli Stati Uniti che non si è, quindi, ridotta, se non in alcuni specifici segmenti del mercato militare. Nel periodo 1981-85 le risorse pubbliche investite in R&S negli Stati Uniti sono cresciute del 29 % , di cui il 27.5 % grazie al militare, mentre per la CEE l'aumento è stato del 12%, di cui solo il 3% grazie al militare (OCDE 1989). Considerando l'intera area OCDE , il 42% delle risorse pubbliche risultava assorbito nel 1985 dalla R&S militare. Nello stesso periodo, a fronte di una crescita globale del 21 % , l'attività militare risultava aver contribuito per 16 punti contro solo 5 del settore civi le. Si può quindi ritenere che lo scorso decennio , soprattutto grazie allo sforzo america no , si sia caratterizzato per l'intensa attività nel campo militare.
5 .2. I NIZIATIVE DI COLLABORAZIONE IN CORSO A LIVELLO EUROPEO
In questo contesto la collaborazione europea nella ricerca militare ha ricevuto, ne lla seconda metà degli anni ottanta, un significativo impulso. Innanzi tutto si sono intensificate le precedenti esperienze di accordi in sede governativa (soprattutto su base bi o trilaterale) o NATO. Particolarmente nei campi aerospaziale, elettronico e missilistico, lo studio e la messa a punto di nuovi equipaggiamenti sono ormai usciti definitivamente dall'ambito di programmi nazionali, con qualche sempre più rara eccezione. Le principa li tendenze emerse nel corso degli anni ottanta possono essere così schematizzare: - L 'asse franco-tedesco si è confermato come perno di alcuni 230
importanti comparti (missili controcarro, elicottero anticarro), ma non si è allargato ad altri. - La Germania ha cercato di controbilanciare il legame con la Francia proseguendo la sua autonoma attività di ricerca e utilizzando i programmi Nato (velivolo da combattimento, missili antiaerei). - La Francia ha manifestato maggiore interesse verso altri paesi, oltre cQe per la Germania, e in particolare anche per l'Italia (Family of A nti-air Missile Systems, sonar). - I tentat ivi di allargare la collaborazione a campi diversi da quelli tradizionali (missilistica, aerospaziale, avionica) sono fa lliti. Ma ad uscire rafforzati da questa fase sono stati soprattutto gli accordi multilaterali in ambito NATO o IEPG. La mancanza di un piano comune europeo si è, però, riflessa nel varo di iniziative in parte sovrapposte, se non contrapposte e, in ogni caso, in una sensibile dispersione di energie umane e fina nziarie. Fra i casi di duplicazione si possono ricordare come più rilevanti per gli sforzi nella ricerca che hanno richiesto e tuttora richiedono: reattori nucleari navali, elicotteri e velivoli da combattimento, carri da battaglia, sistemi C31 campali, sistemi di direzione del tiro, radar di sorveglianza e puntamento, missili a corta e media gittata antiaerei ed anticarro. Si può calcola·re in circa il 12% l'incremento dei costi unitari e uropei dovuto alle sole duplicazioni nella R&S militare (Freeman 1987). Non bisogna inoltre dimenticare che il mantenimento di programmi di valut:tzione e sperimentazione nazionali arriva ad assorbire in Europa fino a due terzi dei costi di ricerca, mentre negli Stati Uniti non si supera il 25 % . Altro limite dei paesi europei è stato quello di rimanere prevalentemente nel campo dello sviluppo, lasciando che le attività a monte continuassero ad essere svolte in ambito nazionale. Questa caratteristica è andata via via dimostrando tutta la sua inadeguatezza rispetto al progresso tecnologico sempre più rapido, che comporta inevitabili salti generazionali per i sistemi d'arma, oltre alla prossima realizzazione di equipaggiamenti completamente nuovi (a partire dal cannone 231
magnetico e dal laser). E tutto ciò richiede una lunga ed intensa fase di ricerca. A questo si deve aggiungere che, grazie alla nuova distensione sul piano internazionale e agli accordi per la riduzione delle fo rze convenzionali in Europa che si stanno profilando , la prospettiva è quella di una minore domanda di armamenti e, già da ora, di uno slittamento e di una diluizione temporale dei programmi militari. Per queste ragioni l'attività di ricerca sta diventando predominante. Sostanzialmente irrisolto è restato, inoltre, il problema della standardizzazione e non degli armamenti, per lo meno dei componenti e degli apparati. L'unificazione delle specifiche tecniche da parte de lle diverse forze armate è ancora lontana, così come l'adozione di standard comuni sul piano tecnico. E queste carenze rischiano di rallentare la collaborazione europea già a partire dalle fasi di definizione degli obiettivi delle ricerche e del loro svolgimento. A queste mancanze si è cominciato a porre rimedio con l'avvio, nella seconda metà degli anni ottanta, dei CTP Cooperative Technological Projects, un programma IEPG di ricerche militari che ha visto, per la prima volta, gli alleati europei impegnati in attività non direttamente legate all'acquisizione i nuovi mezzi. Ma la limitata portata e la sostanziale episodicità del programma CTP e, soprattutto, la mancanza di implicazioni sul piano istituzionale, rischiavano di non portare alcuna conseguenza sulle prospettive della collaborazione europea. Solo nel corso del 1989 si è proceduto, dopo un approfondito studio, alla riorganizzazione ed al rafforzamento deli'IEPG. Di particolare importanza la creazione di un nuovo Pane! II , presieduto dalla Francia, destinato ad impostare un piano europeo di tecnologia, denominato EUCLID - European Cooperation on the Long term In Defense, volto a sviluppare la ricerca in alcuni comparti definiti come CEPAs - Common European P riority Area (Tabella 2). 232
Tab. 2- CEPAs- Common european priority area l. Airborne Radar Technologics 2. Military Add-on Programme on Silicon Microelectronics 3. Composite Materials 4. Modular Avionics 5. Electromagnctic Gun 6. Artificial lntclligcnce 7. Signaturc Manipulation 8. Optronics 9. Surveillance Satellite IO. Underwatcr Acoustics
Gcm1ania Francia Olanda Germania Inghilterra Francia Spagna Italia Norvegia Inghilterra Olanda
Fonte: IEPG - Panclll. l989
EUCLID si presenta come una versione militare di EUREKA, ma limitata ai paesi NATO. Queste aree, riguardanti un periodo fra i cinque e i dieci anni, dovrebbero essere guidate da comitati formati dai paesi partecipanti (IEPG/PII 1989). Sulla base delle loro raccomandazioni, la commissione II deii'IEPG indicherebbe poi le nazioni di guida per i singoli RTPs - Research and Technology Projects che dovrebbero essere messi a punto in ciascuna area. Tali progetti dovrebbero tener conto della necessità di incoraggiare la partecipazione delle nazioni ODI- Developing Defence Industries. Sul piano organizzativo è prevista per ogni RTP l'individuazione di un singolo contraente che deve rappresentare tutte le industrie e i laboratori dei paesi partecipanti. Sul piano amministrativo le procedure e la normativa saranno quelle del paese guida, ma facendo riferimento al PMOU Programme MOU per salvaguardare i diritti degli altri partecipanti. Sul piano finanziario il principio è quello di una suddivisione paritaria dei costi anticipati, ma sono ammesse eccezioni per garantire la partecipazione dei paesi ODI. Una parte dei fondi dovrebbero poi essere a carico delle industrie e, a questo fine, i 233
governi dovrebbero impegnarsi a non tassare lo sfruttamento commerciale dei risultati del lavoro. In ciascun RTP l'onere di ogni partecipante dovrebbe corrispondere al lavoro che sarà svolto dalle sue industrie sulla base delle proposte selezionate. Come di consueto nei programmi di ricerca, uno dei problemi più delicati è rappresentato dai diritti di proprietà intellettuale e non a caso vi si dedica una buona parte del rapporto relativo a EUCLIO. La filosofia ispiratrice di queste norme è quella di riconoscere la proprietà dei risultati e di salvaguardare, nello stesso tempo, il diritto dei paesi partecipanti a poterli utilizzare senza oneri per scopi di difesa e con diritto di priorità per altri scopi governativi. Nello studio per l'individuazione dei CEPAs ci si è avvalsi anche contributo industriale: l'EDIG - European Defense Industriai Group ha, infatti, predisposto un elenco delle tecnologie critiche (Tabella 3). Per tecnologia critica nella difesa si intende "a technology that is necessary to provide industry with an indigenous capability for meeting the requirements of the military forces and to make it competitive with the rest of the world, and is not available from the civil technology base" (EDIG 1989). Tab. 3 - Criticai technologies l. Solid State Microwave.
2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. IO. 11. 12. 13.
Optronics. Military Components for Digitai Elctronics. Data Proccssing Architectures and Software. Guidancc and Contro l Technology. Human Engineering. Simulation. Materials and Structures. High Power. Aerodynamics. Thermodynamics. Detonics. Underwater Acoustics.
Fonte: ED1G- Team 4, 1989.
234
Le tecnologie critiche sono presenti diversamente nei sistemi utilizzati dalle forze armate per far fronte ai loro compiti (Tabella 4). Questi ultimi possono essere raggruppati schematicamente in cinque aree (EDIG 1989): sorveglianza, comprendente tutti gli sforzi per scoprire e identificare ogni possibile bersaglio; comando, controllo, comunicazioni e informazioni, inclusa la crittografia; Tab. 4.
TECHNOLOGY TASKS & SYSTEMS
Reconnaissancc
Command & Contro!
Mobility &
Transport
Radar Opto-el. sensors ESM Other
x
x x x x x x x x
Comunic. Encryption Data Handling
x
x x x x
x x
x x x x x x
x
Survivability Enhancement
Ballistic NBC Medicai
x
x
x
x x x x x x x x x x x x
Land vehicle Sca vehicle Airvebicle Space vehicle Engines
KE Missiles Ballistic Bea m ECM
x
x x
x
x
x
x
x x
x x
HE Weapon employment & effects
x
x x x x
X
X
X ¡X
X
x x x x x x
x x x x x
x x x x x x x x x x x x
x x
x x
Fonte: EDIG - Team 4, 1989
235
-
mobilità e trasporto, comprendente le piattaforme terrestri, navali, aeree e spaziali, guidate dall'uomo e automatiche, e i propulsori; utilizzo degli armamenti e relativi effetti, comprendente armi, . missili , raggi laser, contromisure elettroniche; - miglioramento della sopravvivenza, rispetto alla balistica e alle armi NBC. J.n questo lavoro ci si è basati su ~lcuni principi che risultano di grande interesse nella misura in cui esprimono il punto di vista industriale sui problemi della ricerca militare.
I progetti dovrebbero garantire: a) Una specifica applicazione nel campo della difesa; gli sforzi non dovrebbero includere aree dove sono in corso ricerche civili, mentre potrebbero essere sviluppati programmi aggiuntivi per utilizzare risultati ottenuti. b) La competitività europea, favorendo quelle tecnologie in cui si registrano ritardi. c) La prospettiva di trovare impiego su sistemi che saranno realizzati fra i 7 e i 15 anni con l'esclusione, quindi , della ricerca di base e dello sviluppo; questo consentirebbe di lavorare su tre stadi della ricerca· (conceptual stage, proof of feasibility and technology demonstrator). d) La riduzione dei rischi industriali poiché molte tecnologie richiedono forti investimenti da parte delle imprese ptima che sia dimostrata la possibilità del loro utilizzo; di qui la loro riluttanza ad investire a causa degli alti costi o del troppo lungo tempo per i ritorni finanziari. e) Lo sviluppo omogeneo e bilanciato delle varie componenti militari, lasciando ai responsabili politici e militari il compito di fissare diverse priorità. f) Una dimensione finanziaria adeguata considerando la loro natura multinazionale: indicativamente 20 milioni di ECU per un progetto di tre anni, mentre per i dimostratori è richiesto un investimento maggiore in termini di tempo e denaro. Pur nella limitatezza dei fondi disponibili, è preferibile scegliere pochi 236
t.
Tab. 5- EUCLID - European Cooperation on the Long term In Defense.
Francia Germania l nghilterra Italia Spagna Olanda Belgio Norvegia Totale
Stanziamento (m di ECU)
CEPAs
Criticai Technologies EDIG
40
2-6 1-4 5-10* 8 8 3-10· 9 Il
l 3-6 l 2 3 4 6 8-3 4 8 9-13 2 l 7 8 IO 3 l 2 3 4 7
25 20 14 IO 5 3 3 120
7
Note: • Congiuntamente, ma con responsabilità inglese. Fonte: IEPG • Panelll, 1989.
programmi ragionevolmente larghi che finanziare a pioggia molti piccoli progetti. g) Il rispetto di criteri selettivi basati sul significato strategico delle tecnologie ricercate, sull'interesse plurinazionale al loro sviluppo, sulle dimensioni dello sforzo necessario e sui vantaggi di un'azione comune per un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili. Le tecnologie critiche indicate dall'EDIG sono riconducibili a diversi CEPAs, a parte l'addestramento tramite simulatori per il quale è stata aggiunta un'undicesima area e le tecnologie relative a guida e controllo che non compaiono (Tabella 5). Il finanziamento dei CEPAs nel primo anno di attività è previsto in 120 milioni di ECUs (circa 136 milioni di dGilari) di cui 33.3. % dalla Francia, 21% dalla Germania, 17% dalla Gran Bretagna, 12% dall'Italia, 8% dalla Spagna e il resto da Olanda, Belgio, Norvegia. Nelle iniziali dieci aree il ruolo di nazione guida è attribuito a Francia, Germania e Gran Bretagna in due aree ciascuna, a Italia, Spagna, Olanda e Norvegia in un 'area ciascuna delle rimanenti quattro. 237
Complessivamente il programma EUCLID sembra possa rappresentare una valida base di partenza per l'avvio di una politica di collaborazione europea nel campo della ricerca militare. Si possono rilevare, però, tre limiti che dovranno quanto prima essere affrontati: - inadeguatezza delle attuali dimensioni finanziarie; - interesse quasi esclusivo per l'elettronica e i nuovi materiali che, pur importanti , non esauriscono il campo di interesse per la ricerca militare; assenza di una struttura istituzionale che, per lo meno in prospettiva, garantisca il coordinamento e la continuità delle iniziative, così come prefigurato dal rapporto preparato nel 1986 dal gruppo di studio dell'IEPG (IEPG - Independent Study Team 1987). A parte queste considerazioni , EUCLID rappresenta un indubbio passo avanti sul piano politico-militare e tecnologico.
5.3. IMPLICAZIONI DEl PROGRAMMI EUROPEI DI R&S CIVILE Lo stretto legame civile-militare nelle alte tecnologie comporta crescenti esigenze di coordinamento fra le due attività, ma questo problema no n ha ancora trovato soluzione sul piano europeo. Vi si oppongono innanzi tutto vincoli istituzionali, come nel caso della CEE e dell'ESA. Nel primo caso il problema è in parte affrontato diluendo la caratterizzazione militare di alcune ricerche nel più generale ambito civile (elettron ica, nuovi materiali e, in futuro, probabilmente anche aeronautica). Alcune tecnologie critiche possono, ad esempio, avvantaggiarsi dei risultati ottenuti grazie alle iniziative CEE: così è per i componenti mi litari per l'elettronica digitale e il programma ESPRIT, per le strutture e i materiali compositi e il programma BRITE- EURAM. Le maggiori ricadute si hanno nell'elettronica sia per la maggiore elasticità tecnologica del comparto sia perché ESPRIT 238
assorbe i maggiori finanziamenti in ambito CEE; non a caso dopo ESPRIT L si è già quasi concluso anche ESPRIT 2 (1.600 milioni di ECU dal 1987 al 1991) e si preannuncia la possibilità di una terza fase. Vi è poi il programma RACE per le telecomunicazioni, anch'esso giunto alla fase due. Nell'insieme è previsto che informatica. microelettronica e telecomunicazioni assorbano, nel periodo 1990-94, 2.2 miliardi di ECU sui 5.7 complessivi destinati ad incentivare la R&S europea (con l'abituale formula che prevede il 50% a carico della CEE e il 50% delle aziende coinvolte) (MURST 1989). Nel secondo caso, l'ESA. i limiti sono invece rispettati. anche se non si deve dimenticare che la Francia, che ha il maggiore peso in ESA, è anche l'unico paese europeo a mantenere autonomamente un'aggiornata tecnologia missilistica legata al suo status di potenza atomica. Vi sono, in ogni caso, inevitabili ricadute nel campo dei satelliti per telecomunicazione dove, a prescindere dalla necessità di garantire una maggiore riservatezza ed impermeabilità ad eventuali azioni di disturbo, non vi sono sostanziali differenze. Analoghe considerazioni valgono per i satelliti per telerilevamento, anche se ai fini militari servono immagini più dettagliate. Più in generale si può ritenere che, nel prossimo futuro, la maggiore attenzione per i problemi inerenti la sorveglianza e il controllo porterà gli europei ad accentuare lo sforzo in questo specifico segmento spaziale che è rimasto fino ad ora dominio quasi incontrastato degli americani. Per quanto riguarda il programma EUREKA, vi sono indubbiamente alcuni progetti, come il convertiplano EUROFAR, l'aereo anfibio AAA o i robot semoventi terrestre AMR e subacqueo AUR, di diretta valenza anche militare, mentre altri, analogamente ai programmi CEE, potranno esercitare un'influenza indiretta in termini di progressi tecnologici complessivi. Le aree di maggiore interesse dal punto di vista militare sono: telecomunicazioni, informatica, laser, nuovi materiali, robotica, trasporti. Di particolare importanza è il programma JESSI per la microelettronica, destinato a ricevere finanziamenti per 3.8 miliardi di ECU in otto anni. 239
Pur mancando ogni collegamento fra programmi di ricerca civili e militari, è indubbio che la compresenza di quasi tutti i gruppi industriali medio grandi su ambedue i settori di attività faccia sì che a live llo industriale si possano registrare più facilmente reciproche ricadute tecnologiche. A questo si devono aggiungere le inevitabili conseguenze del sostegno finanziario: il fi nanziamento pubblico, anche se limitato alle sole attività civili, finisce col liberare risorse interne che possono essere eventualmente destinate a quelle militari. Si può, infine, ricordare come l'obbiettivo dell'unificazione del mercato europeo sia associato con quello di un forte impulso alla collaborazione ne lla ricerca non solo sul piano scien tifico, ma anche su quello industriale. Secondo le modifiche introdotte dall'Atto Unico Europeo del 1986 nel Trattato CEE, la "Comunità si propone l'obiettivo di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell 'industria europea e di favorire lo svi luppo della sua competitività internazionale" (Trattati 1987). E ancora: "A tal fine, essa incoraggia le imprese ... i centri di ricerca e le università nei loro sforzi di ricerca j;! di sviluppo tecnologico; essa sostiene i loro sforzi di cooperazione, mirando soprattutto a permettere a lle imprese di sfruttare appieno le potenzialità del mercato interno della Comunità grazie, in particolare, all'apertura degli appalti pubblici nazionali , alla definizione di norme comuni ed all'eliminazione degli ostacoli giuridici e fiscali a detta coot'erazione". E evidente che queste ultime considerazioni mantengono intatta la loro validità se applicate al campo militare, anche se per i limiti politici della CEE non viene fatto, né in questa né in altre occasioni , a lcun preciso riferimento.
5.4. QUADRO ITALIANO E RIFLESSI DELL'EVOLUZIONE DEL QUADRO EUROPEO SULL'I TALIA
Nel contesto delle iniziative europee l'I talia si trova in una posizione particolarmente delicata per almeno tre ordini di motivi: 240
l
a) Il livello tecnologico medio della produzione è sensibilmente inferiore a quello dei principali paesi europei. Ciò è particolarmente vero a livello di sistemi d'arma, mentre in alcuni segmenti, soprattutto dell'elettronica, le industrie italiane possono vantare un 'eccellenza tecnologica (radar terrestri e navali, apparati per la guerra elettronica, sensori, centrali di tiro navali, sistemi di guida). Molto buone sono le capacità sistemistiche nei settori in cui si è presenti, ma si deve scontare una forte dipendenza diretta o indiretta dall'estero per molti equipaggiamenti. b) Il processo di concentrazione è notevolmente arretrato e, di conseguenza, le risorse aziendali interne sono più ridotte. Nel 1986 il fatturato Aeritalia, settima società aerospaziale europea, era un quinto di quello della prima, la francese Aerospatiale; quello di Selenia-Elsag, nona società elettronica europea (ma si tratta di un raggruppamento e non di un'unica impresa), era meno di un decimo di quello della prima, l'inglese GEC (Nones 1988). Questo aspetto sembra giocare un certo ruolo nella mancata o limitata partecipazione italiana ad alcune ricerche di particolare importanza, soprattutto in campo missilistico. c) Manca un'organizzazione statale, che guidi e coordini l'attività di ricerca, garantendone un'impostazione interforze e uno stretto collegamento con la ricerca civile ed internazionale. La ·ricerca militare è svolta in buona parte all'interno delle industrie sulla base di programmi di forza armata. Alla Difesa manca la capacità, in termini di competenza istituzionale e di esperti, per avere costantemente un tempestivo quadro d'insieme delle iniziative in corso, delle attività svolte in ambito civile e in quello internazionale. Ancora irrisolto resta lo stesso problema di evitare sovrapposizioni fra i finanziamenti della Difesa e quelli provenienti da altri organismi pubblici (Ministero dell'Industria e IMI). Analoga situazione vi è a livello normativa dove la legge 770 dell'l l novembre 1986 sulla disciplina delle procedure contrattuali dello stato per l'esecuzione di programmi di ricerca e per l'acquisizione di prodotti ad alta tecnologia, a più di tre anni di distanza, non ha ancora trovato una sua effettiva applicazione. 241
Un esame più specifico merita la partecipazione italiana a EUCLID attraverso cui, come si è visto, dovrebbe svilupparsi l'attività europea di ricerca in campo militare. Un primo aspetto riguarda l'attribuzione della responsabilità di guida in una sola area, l'optronica, a differenza degli altre tre maggiori paesi europei. È questo il risultato di un minore impegno finanziario o, insieme, anche di una valutazione sullo stato della nostra tecnologia? Oltre tutto l'optronica è, con i materiali compositi ed eventualmente con l'addestramento tramite simulatori, un'area che non coinvolge altre tecnologie critiche e, quindi. più isolata nel quadro generale. Ciò nonostante resta di grande importanza, anche per i prevedibili sviluppi della sensoristica in rapporto alle nuove esigenze di sorveglianza e controllo nel quadro degli accordi di riduzione degli armamenti. Un secondo aspetto riguarda lo stato della tecnologia optronica italiana. Già in ambito CTP l'industria italiana, soprattutto grazie a Selenia e Fiar, aveva manifestato il suo interesse per quest'area (Technology Area - 24 Signa! processing by opto electronic technology, TA-li Image processing). Altre aziende attive in questo campo, nell'ambito di programmi nazionali, sono Aeritalia, Agusta/OMI e Officine Galileo. All'interno di EUCLID i progetti optronici di maggiore interesse dovrebbero riguardare sensori avanzati multispettrali, sorgenti laser multispettrali e ad alta potenza, elaborazione di immagini ottiche, trattamento di segnali opto-elettronici, reti a fibre ottiche. L 'interesse italiano è rivolto, però, anche ad altri CEPAs. Utili indicazioni possono venire dall'esame dei progetti CTP sui quali si è concentrata la nostra attenzione. che possono essere così raggruppati: tecnologie radar aerei (TA-23 Laser radar), microelettronica (TA-l Microelectronic components), nuovi materiali (TA-14 Compound materials for ballistic protection. TA-21 High strenght light weight materials), intelligenza artifi242
t.
ciale (T A-8 Computer vision for robot application, TA-IO Advanced information processing for multisensor systems). riduzione della segnatura (TA-3 Absorbing materials, clectromagnetic energy, Radar Cross Section/Stealth), Torpedo electrical propulsion, (TA-9 Convenzionai warhead design, TA- t2 Low propellants, T A-25 Production of insensitive secondary explosive components by reaction in jection moulding, TA-29 Underwater warhead design), software (TA-13 D evelopment of an integrated software programme support environment), aerodinamica (TA15 Computational methods in aerodynamics). Questi gruppi corrispondono rispettivamente ai CEPAs numero l, 2, 3, 6, 7, con l'esclusione degli ultimi tre che non vengono invece ripresi nel programma EUCLID. Le altre aree in cui è prevedibile si realizzi una più forte partecipazione sono l'avionica (numero 4) e i satelliti di sorveglianza (numero 9). P ur con i limiti che sono stati indicati, si può ritenere che la partecipazione italiana ai programmi europei di ricerca militare sia destinata ad esercitare una positiva int1uenza sulla nostra struttura industriale e sulla nostra organizzazione militare. Per quanto riguarda la scala dei tempi, è ormai un 'esperie,nza acquisita quella che vede il nostro paese marciare più rapidamente e uniformemente quando impegnato in attività internazionali. Questo e lemento acquista un particolare valore nel caso di programmi d i vaste dimensioni che richiedono consistenti finanziamenti. Sul piano tecnologico la collaborazione con paesi più avanzati dovrebbe consentire quel salto di qualità da molti e da molto tempo auspicato, ma non ancora riscontrato. Sul piano industriale la collaborazione internazionale con molti grandi gruppi europei dovrebbe contribuire a far sciogliere il nodo della bassa concentrazione delle capacità produttive e di ,. ricerca. Su l piano gestionale ed organizzativo l'esperienza acquisibile in un contesto sovranazionale può forn ire utilissime indicazioni per por mano alla riorganizzazione della struttura pubblica 243
preposta alla definizione, al finanziamento e alla guida della politica della ricerca militare. Q uesto quadro tendenzialmente favorevo le potrebbe , però, essere messo in discussione da due fattori su cui, in conclusione. sembra opportuno richiamare l'attenzione: Insufficiente sostegno politico e finanziario alle iniziative europee di ricerca militare al fi ne di far fron te a più immediati problemi. Di fronte ai mutamen ti in corso e alla diffusa incertezza sulle prospettive, il rischio è quello di far slittare ne l tempo decisioni che devono essere p rese tempestivamente, a nche in considerazione dell'arco temporale su cui si estendono. Dispersione delle risorse umane e finanziarie disponibili al di fuori di una politica della ricerca che riesca a selezionare le iniziative in rapporto alle attività civili e alle reali capacità de ll 'industria italiana. Indispensabile, da questo punto di vista, acquisire una capacità di scelta e, soprattutto , dimostrare una precisa volontà di agire in que lla direzione affrontandone consapevolmente le conseguenze.
Fonti: EDlG -Team 4, First Report 011 Critica/ Technologies fora European TecJmology Pian, July2lst. 1989. Freeman. K. Defence Procureme/11 Policy in Europe: Competition , Industria/ Policy and R estructuring, Defence Studies, Occember, 1987, p. 25 l EPG- lndependent Study Team, Towards a Scroger Europe, 1987. IE PG/Pll- Subgroup o n Funding and Panification , Proposed Principies [or Funding and Managing the EUCLID . Madrid, 7-8 Dccember. 1989. MURST - Ministero dell 'Università c della Ricerca Scienti fica e Tecnologica, Ufficio Relazioni Industriali. lnfo , n. 12. 18 dicembre 1989. Nones. M. , I11dustria per la difesa e Atto U11ico europeo: realtà e prospeuive, Conferenza all'lstrid. Roma, 15 dicembre 1988. OCDE, Rapporr de I'OCDE sur /es indicateurs de la scie11ceet de la recJmologie. n. 3 R-D. Production e t diffusion de la technologie, Paris. 1989. p. 47. OCDE/STIIO DATA BANK, Paris, February 1990. ~ Projet de loi de ji11ances pour 1990. Rappon annexe sur /'etat de la recherche et du developmem rechno/ogique. Acrivites en 1988 et 1989. Perspectives 1990, Paris. Impri meric Nationale, 1989. p. 17. The Federai Ministry for Research and Technology. Reporr of the Federa/ Govemmem on research 1988. Abridged Version. Bonn. 1988. p. 68.
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Collana del «Centro Militare di Studi Strategici» l. «Il reclutamento in Italia»
di Amori vari
2. «Storia del servizio militare in Italia di Virgilio Ilari dal 1506 al 1870, Vol. I 3. dal 1871 al 1918, Vol. Il 4. dal 1919 al 1943, Vol. III 5. dal 1943 al 1989, Vol. IV 6. «Soppressione della leva e costitu- di Paolo Bellucci - Areno Gori zione di Forze Armate volontarie» 6a. «Riflessioni sociologiche sul servi- di M. Marotta - S. Labonia zio di leva e volontariato» 7. «L'importanza militare dello di Carlo Bongiorno - Stefano Abbà spazio» Giuseppe Maoli - Abelardo Mei Michele Nones · Stefano Orlando Franco Pacione - Filippo Stefani 8. «le idee di "difesa alternativa" ed il di Francesco Calogero ruolo dell'Italia» Marco De Andreis · Gianluca Devoto Paolo Farinella 9. «La " policy scie nce" nel controllo di Pierangelo Isernia - Paolo Bellucci degli armamenti» Luciano Bouo - Marco Carnovale Maurizio Coccia - Pierluigi Crescenzi Carlo Pelanda IO. «<l futuro della dissuasione nuclea- di Stefano Silvestri re in Europa» Il. «l movimenti pacifisti ed antinu- di Francesco Battistelli
cleari in Italia. 1980-1988»
Pierangelo Isernia • Pierluigi Crescenzi Antonietta Graziani Angelo Montebovi - Giulia Ombuen Serafina $caparra - Carlo Presciuttini
12. «L'organizzazione della Ricerca e di Paolo Bisogno - Carlo Pelanda Sviluppo nell1ambito della Oif~a» Michele Nones • Sergio Rossi Vincenzo Oderda
13. «Sistema di Pianificazione Generale di Giuseppe Mayer - Carlo Bellinzona e-Finanziaria ed ottimazione delle Nicola Galippi - Paolo Mearini risorse nell'ambito Difesa» Pietro Menna 14. «L'industria italiana degli ar- di Fabio Gobbo - Patrizio Bianchi mamenti» Nicola Bellini - Ga~riella Utili 15. «La strategia sovietica nel Medi· di Luigi Caligaris - Kenneth S. Brower temneo» Giuseppe Cornacchia - Chris Donnelly Jarnes Sherr - Andrea Tani Pietro Pozzi 16. <<Proftli di carriera e remunerazioni di Domenico Tria - Tonino Longhi nell'ambito dell'amministrazione Anuro Cerilli - Andrea Gagnoni dello Stato» Pietro Menna 17. <<Conversione dell'industria degli di Sergio Rossi - Secondo Rolfo armamenti» Nicola Bellini 18. «Il trasferimento di tecnologie stra- di Sergio Rossi - Fulceri Bruni Roccia tegicamente critiche» Alessandro Politi - Sergio Gallucci 19. «Nuove possibili concezioni del mo- di Stefano Silvestri - Virgilio Ilari dello difensivo» Davide Gallino - Alessandro Politi Maurizio Cremasco 20. «Wàlfare simulation nel teatro me- di Maurizio Coccia ditemneo» 21. «La formazione degli Ufficiali dei di Antonio Paoletti - Arnoldo D'Amico ·Corpi Tecnici» Aldo Tucciarone 22. «<SLAM: Problemi e prospettive di Roberto Aliboni - Fausto Bacchetti politiche per l'occidente» Laura Guazzone Valeria Fiorani Piacentini Bianca Maria Scarcia Amoretti 23. «Effetti sull'economia italiana della di Antonio Pedone - Maurizio Grassini spesa della Difesa» 24. <<Atto Unico Europeo e industria di F. Onida - M. Nones - G. Graziola italiana per la Difesa» G.L. Grimaldi - W. Hager - A. Forti G. Viesti 25. «Disarmo, sviluppo e debito»
di C. Pelanda
26. <<Yugoslavia: reallà e prospettive»
di C. Pelanda - G. Meyr - R. Lizzi A. Truzzi - D. Ungaro - T. Moro
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