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ESERCITO MARCIAVA

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L’Esercito Marciava... Supplemento al fascicolo n. 4/2015 di “Rivista Militare”

Indice 2

Presentazione del Capo di SME

Gen. C.A. Danilo Errico

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Intervista

Al Capo del V Reparto di SME Gen. D. Giuseppenicola Tota

Il fragore dei cannoni di agosto

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Il progetto “L’Esercito marciava...”

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Le attività su tutto il territorio nazionale

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L’arrivo a Trieste: l’evento conclusivo

Un sacrificio da non dimenticare

INDIRIZZI WEB Sito Istituzionale Internet: www.esercito.difesa.it Intranet: www.sme.esercito.difesa.it abbonamenti: www.rodorigoeditore.it

A SINISTRA

IN COPERTINA

La copertina della Domenica del Corriere che ritrae l’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914. Si ringrazia la Fondazione Corriere della Sera per l’utilizzo del materiale tratto dall’Archivio Storico.

Fanti piumati del 1° rgt. bersaglieri “La Marmora” attraversano la città di Potenza.


Presentazione “L’Esercito marciava...” – l’iniziativa promossa dallo Stato Maggiore dell’Esercito nel quadro delle commemorazioni del centenario dell’inizio della Grande Guerra – diventa un’edizione speciale della “Rivista Militare”. Una Pubblicazione che ha tenuto in debito conto le linee guida emanate dal Governo, volte a rievocare gli episodi più significativi del conflitto; a richiamare alla memoria l’eroismo dei soldati e i sacrifici delle popolazioni civili; a rimarcare gli aspetti politici, culturali e sociali da cui prese avvio il processo di formazione dell’identità nazionale e di costruzione di un disegno europeo; a promuovere il recupero di fatti e luoghi rimasti abbandonati e in grado di rappresentare sentieri fecondi di conoscenza; a valorizzare il patrimonio storico di riferimento esistente nei circuiti museali e turistici e ad attivare efficaci flussi informativi per rendere riconoscibili per i cittadini tutte le iniziative legate alle rievocazioni. Entro tali orizzonti programmatici, le pagine che seguono descrivono tutti gli eventi promozionali organizzati nelle principali città della penisola che hanno visto una grande partecipazione della cittadinanza e il coinvolgimento di numerose scolaresche. Un piacevole racconto che, simulando il movimento delle truppe italiane che portarono alla liberazione di Trieste, raffigura e ravviva, con un apparato iconografico che corre parallelamente al testo, la partenza da Trapani e il viaggio a “passo di corsa” compiuto, senza soste, dalle numerose staffette militari che si sono alternate fino a giungere nella città giuliana ove, il 24 maggio u.s., si è svolto l’evento conclusivo. Un’avvincente narrazione che porta alla luce un secolo di storia patria “in marcia” verso ideali di civiltà, di democrazia, di pace e di progresso dei popoli, facendo emergere sentimenti, valori e speranze che animarono intere generazioni di giovani chiamati a prendere le armi a difesa di una ancora giovane Italia. Gran parte della pubblicistica nazionale, nell’approssimarsi della ricorrenza centenaria, ha dedicato molto spazio alle rievocazioni del conflitto, richiamandone opinioni e giudizi di protagonisti dell’epoca. A titolo paradigmatico: fu “una inutile strage” per il Papa Benedetto XV; “l’ultima tirannide della realpolitik” per il Presidente USA Wilson; “una lotta intestina al capitalismo imperialista” per il rivoluzionario Lenin. Si tratta di corrive interpretazioni che, a parere di autorevoli commentatori, sono destinate a divenire materia d’archivio, per la ragione che esse spogliano la Grande Guerra di qualunque significato storico-politico suo proprio. In questo modo – essi sostengono – si è indotti a pensare che lo scontro armato avviato nel 1914 sia un puro e semplice insieme di negatività che cancella taluni aspetti profondi da esso scaturiti, quali il senso nuovo di cittadinanza, la mobilitazione delle masse, la nascita di formidabili fermenti di idee e di progresso, la caduta delle monarchie assolute, degli Imperi centrali e dell’autocrazia zarista e il crollo degli assetti della vecchia Europa, in un certo senso legati ancora agli equilibri del Congresso di Vienna. È vero, tutte le guerre sono una inutile strage, ma si dà il caso che esse hanno sempre avuto 2

Speciale L’Esercito Marciava


la forza di cambiare il mondo. Ed è per questo – ha affermato Ernesto Galli della Loggia – che “meritano di essere ricordate e studiate da quella cosa che si chiama storia”. Senza minimamente sottovalutare le dimensioni di una catastrofe di portata mondiale, l’asprezza delle sofferenze dei soldati al fronte o la gravità degli errori commessi dai vertici militari, credo anch’io che si debba rifiutare la facile propensione a giudicare meccanicamente i fatti di ieri con il metro di valutazione di oggi: a tutti i Caduti della Grande Guerra dobbiamo almeno questa capacità di storicizzare. Sul filo di queste riflessioni, appare evidente come quella stagione di lutti debba essere non solo commemorata ma anche indagata come circostanza storica che ha avuto come effetti il compimento dei grandi ideali del Risorgimento, con la conquista delle frontiere naturali, con il ricongiungimento alla Patria comune di antiche popolazioni italiane e, soprattutto, con il conseguimento di una coesione spirituale che iniziò a dare all’identità nazionale la forza del plebiscito irrevocabile. Il 24 maggio 1915 costituisce, dunque, una pagina di storia, ricca di sacre memorie, che serve a onorare gli Italiani che donarono, in modo acerbo, la loro vita e a rendere commosse ricordanze ai milioni di giovani combattenti che trovarono proprio nell’Esercito i presupposti per l’affermazione degli ideali di libertà e di amore per la nuova Patria, in stretta unione con la parte migliore del nostro popolo. Lungo un arco di 100 anni l’Italia, attraverso alterne vicende, è diventata un grande Paese, rispettato nel concerto internazionale. Oggi contiamo nel mondo non perché siamo aggressivi, ma per la nostra cultura e la nostra modernità, che ci hanno portato a partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Siamo autorevoli in tutte le sedi per la nostra capacità di intelligenza e di lavoro, per la tradizione umanistica e civile del nostro popolo e anche per le prove di efficienza che le nostre Forze Armate hanno saputo fornire, negli ultimi tempi, nelle aree più tormentate del pianeta. Un grande dovere ci impegna, dunque, a custodire e difendere, insieme ai valori perenni della Patria, anche quelli della pace, della giustizia e della democrazia. Quegli stessi valori che animarono il comportamento di coloro che versarono sangue generoso sulle pietraie del Carso, sul Monte Grappa, nelle acque dell’Isonzo e del Piave e su tanti altri fronti e che, in gran parte, non ebbero neanche il conforto della sepoltura sotto i 22 gradoni del Sacrario di Redipuglia. Se sapremo fare tutto questo, allora ci sentiremo sicuramente degni dei nostri Caduti, quelli della Grande Guerra e quelli di tutte le guerre e di tutti i popoli, e la loro memoria, più che nei marmi e nei bronzi, vivrà nel cuore stesso della storia e in tutta la nostra vita. È proprio questo il messaggio che anima le pagine di questo pregevole fascicolo che ho il piacere di segnalare ai lettori della “Rivista Militare”. IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO Generale di Corpo d’Armata Danilo ERRICO Centenario Grande Guerra

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«L’ESERCITO MARCIAVA...» Intervista al Generale di Divisione Giuseppenicola Tota, Capo del V Reparto dello SME, ideatore del progetto Signor Generale, Lei è stato ideatore e promotore del progetto “L’Esercito marciava...” A cosa si è ispirato? Qual è l’idea di base? Nella notte tra il 23 ed il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra in un conflitto globale che, a distanza di un secolo, può senza dubbio essere definito come il primo evento collettivo del Popolo italiano. In quella data i nostri soldati, marciando verso la frontiera con l’Austria, oltrepassarono il fiume Piave: non è un caso che il progetto realizzato dall’Esercito Italiano per commemorare l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra tragga il nome proprio da un verso della celeberrima canzone “La leggenda del Piave”. Nel particolare momento storico che il Paese sta attraversando, “L’Esercito marciava...” ha voluto essere una risposta alla richiesta di una identità valoriale e di un riconoscimento culturale di cui la collettività sente fortemente il bisogno, oltre a costituire l’occasione per proseguire le numerose iniziative di collaborazione, già da tempo in essere, tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e il Ministero della Difesa, finalizzate a sensibilizzare la porzione più giovane della popolazione su un tema così toccante quale è il Centenario della Prima guerra mondiale. L’idea di base è stata quindi inserirci con un progetto multidisciplinare, che assumesse un ruolo chiave proprio sotto il profilo della significatività sociale e culturale, nell’alveo delle moltissime altre iniziative commemorative condotte dalle altre istituzioni pubbliche e private nel corso di quest’anno. “L’Esercito marciava...” si è posto quindi l’obiettivo, centrato, di costituire un momento importante di condivisione con la popolazione italiana dei valori, sentimenti e ideali dei nostri avi, che sono ancora quelli dell’Esercito di oggi. Le attività, partite lo scorso 11 mag4

gio da Trapani si sono concluse a Trieste il 24 maggio. Quali sono stati i momenti più significativi della manifestazione? Il progetto è stato caratterizzato da 3 macro momenti: una staffetta, una serie di eventi socio-promozionali e un evento conclusivo, condotto nella splendida cornice di Piazza Unità d’Italia a Trieste, proprio la sera del 24 maggio. Il primo step del progetto è stato la staffetta. Con lo scopo di rievocare idealmente il movimento di avvicinamento a Trieste dai punti più lontani del territorio italiano, avvenuto durante la grande mobilitazione per il Primo conflitto mondiale, circa 650 soldati si sono alternati senza soluzione di continuità lungo cinque itinerari, predisposti in maniera tale da attraversare tutte le regioni Italiane. Percorrendo circa 4.200 Km e partendo dalle città di Lecce, Trapani, Cagliari, Aosta e Bolzano, gli “staffettisti” hanno corso ininterrottamente lungo tutto l’arco delle 24 ore, giorno e notte, con ogni tempo, portando, alla stregua di tedofori, una bandiera Italiana, simbolo di unità

nazionale. Meta finale della corsa è stata giocoforza Trieste, la cui popolazione ha accolto l’arrivo con commovente e entusiastica partecipazione. Subito dopo l’arrivo, la Bandiera è stata issata sul pennone di Piazza Unità d’Italia, come emblema di condivisione e commemorazione del sacrificio di un popolo intero. Lungo gli itinerari, ai soldati in corsa, si sono unite personalità istituzionali, del mondo della cultura e dello spettacolo e dello sport, a testimonianza della comunione di intenti tra mondo militare e Istituzioni civili. Contemporaneamente alla staffetta e contestualmente al passaggio dei tedofori nei maggiori centri urbani, sono stai condotti degli eventi sociopromozionali, che hanno visto un forte coinvolgimento delle realtà locali e delle Istituzioni scolastiche. In questo caso, una delle importanti novità è stata la consegna degli stati di servizio di italiani che hanno partecipato alla Prima guerra mondiale a loro eredi, che ne avevano fatto richiesta. In particolare, i documenti sono stati consegnati ad alcuni alunni delle scuole che avevano precedentemente aderito all’iniziativa, su indicazione e stimolo degli Speciale L’Esercito Marciava


enti territoriali dell’Esercito, già in contatto con il mondo della scuola per altre attività istituzionali. A coronamento dell’intero progetto, il 24 maggio, in Piazza Unità d’Italia a Trieste si è svolta la giornata conclusiva di “L’Esercito marciava...” , coronata da un evento artistico e musicale. L’evento, previsto dopo l’arrivo della staffetta e la cerimonia dell’alzabandiera solenne, ha posto il sigillo di chiusura all’intero progetto commemorativo, al termine di una giornata speciale, dove la popolazione ha potuto assistere a numerose dimostrazioni di attività operative condotte da diverse specialità dell’Esercito. Lo spettacolo si è proposto di ricordare la Grande Guerra attraverso musica, prosa, poesia e “immagini”. La voce narrante del presentatore, il Prof. Umberto Broccoli, noto artista attualmente ospite fisso della trasmissione “Uno Mattina”, ha accompagnato il pubblico in un viaggio della memoria, legando gli interventi artistici e musicali della Banda dell’Esercito, dell’attore Mario Brusa, della cantante Ivana Spagna e della soprano Carmela Maffongelli che, sole o accompagnate da un coro alpino, hanno interpretato alcune popolari canzoni del periodo. Si è trattato di un’ immersione artistica e culturale nella realtà di 100 anni fa, condotta con leggerezza, ma anche con il dovuto rispetto per la drammaticità degli eventi commemorati ed è stata unanimamente apprezzata nei contenuti, come testimoniato dalla piazza gremita di spettatori in piedi, nonostante le oltre mille sedie messe a disposizione. Vorrei anche accennare brevemente ad altre attività che sono state condotte a supporto del progetto, contribuendo a dare ancora maggior risalto alle commemorazioni. Sto parlando essenzialmente di altri

tre progetti: la mostra storica itinerante, organizzata dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, il concorso fotografico “La via della Grande Guerra”, indirizzato agli studenti e il CD Musicale “Echi di Trincea”, realizzato con la musica della Banda dell’Esercito e la partecipazione di artisti di spicco. Come hanno risposto le Istituzioni locali e la cittadinanza? Come ho già accennato, la partecipazione da parte di entrambi è stata entusiatica. Onestamente, se per quanto riguarda le Istituzioni era logico aspettarsi una risposta forte a sostegno dell’iniziativa, la presenza della popolazione è stata una sorpresa, ed è andata ben oltre le più rosee aspettative. Tutte le iniziative condotte sono state testimoniate da una fitta partecipazione di cittadini di ogni età, da zero a 90 anni! È senza dubbio questo il premio maggiore per tutti i soldati che si sono impegnati a fondo per la riuscita del progetto, spesso (se non sempre), con iniziative personali di grande generosità. Ma anche sotto il profilo istituzionale “L’Esercito marciava...” è stato un successo: in tutti gli eventi socio-promozionali condotti nelle varie tappe abbiamo sempre avuto l’onore di annoverare tra i partecipanti i rappresentanti delle realtà istituzionali locali, che hanno voluto manifestare di persona la vicinanza ideale ai principi di fondo del progetto. Inoltre, last but not least, la tappa finale della staffetta, quella che ha portato la bandiera a Trieste, è stata corsa da un terzetto d’eccezione: il Sig. Ministro della Difesa e i Capi di Stato Maggiore della Difesa e dell’Esercito, che sono stati accolti in un vero e proprio

trionfo. Il Signor Ministro ha inoltre contribuito a quello che, a mio avviso, è stato uno dei momenti più significativi: all’arrivo, prima dell’Alzabandiera solenne, il testimone tricolore che aveva attraversato tutta l’Italia è stato consegnato a un bimbo, a significare un passaggio ideale di una carica valoriale che deve essere conservata e alimentata dalle future generazioni. In un momento caratterizzato da una forte “crisi economica”, come ha fatto lo Stato Maggiore dell’Esercito a trovare le risorse finanziarie per organizzare un’attività che ha coinvolto il Paese intero? È una bella domanda.... Anche perchè ancora oggi in effetti mi stupisco di come sia stato possibile.... Scherzi a parte, la problematica delle risorse necessarie è stata oggetto di uno studio approfondito, condotto nella fase preliminare al fine di verificarne la fattibilità. Sappiamo bene che negli ultimi anni il budget a disposizione per questo genere di attività si è ridotto al lumicino e che a noi, come anche alle altre Amministrazioni dello Stato, è richiesto di esercitare tutte le possibili azioni al fine di ottimizzarne l’impiego. Bene, posso dire che siamo stati bravi e che un progetto che in altri tempi avrebbe richiesto considerevoli risorse, oggi è stato portato a termine con una spesa relativamente esigua, pur nel pieno rispetto delle norme e tenendo sempre la sicurezza del personale nella massima considerazione. Questo risultato è stato ottenuto in primo luogo grazie alla disponibilità dei soldati che hanno realizzato le varie attività, con considerevole spirito di sacrificio e dedizione, poi grazie al contributo di partner istituzionali (in testa la Regione Friuli Venezia Giulia) e di moltissimi sponsor che non hanno perso l’occasione per fornire all’Esercito un supporto sostanziale. Tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito economicamente all’iniziativa sono stati ringraziati pubblicamente in varie occasioni, ma vorrei sfruttare anche questo momento per farlo nuovamente. Senza il prezioso aiuto di molti sostenitori, in effetti, raggiungere questi risultati sarebbe stato molto più difficile. 5


L’Esercito Marciava

Il fragore dei cannoni di agosto Quel “colpo di pistola” udito in tutto il mondo manda in frantumi il fragile “concerto” europeo. La mattina del 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. Presto si udrà il tuono dei cannoni e inizierà una guerra lunga e logorante che tutto devasterà e travolgerà. Il mondo non sarà più lo stesso.

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uel “colpo di pistola”, udito in tutto il mondo, con il quale il serbo Gavrilo Princip uccide l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e la moglie Sofia, Duchessa di Hohenberg, a Sarajevo, il 28 giugno 1914, in una data decisamente simbolica – quella dell’anniversario dell’ultima, epica resistenza serba all’avanzata degli Ottomani, la battaglia del Kosovo del 28 giugno 1386 – manifesta tutta la rabbia e la disperazione che le sofisticate alchimie politiche delle relazioni internazionali non sono riuscite a governare e indirizzare. Lo studente serbo-bosniaco afferente al movimento rivoluzionario della “Giovane Bosnia” (Mlada Bosna) non immagina gli effetti devastanti del suo atto, che diviene comunque epilogo

drammatico dell’insanabile questione nazionale dell’area balcanica. Sinteticamente si può dire che la guerra che di lì a poco sarebbe scoppiata, per concludersi nel 1918, scardina completamente il “sistema” internazionale, modifica comportamenti e assetti sociali, lancia parole d’ordine di grande impatto psicologico come l’autodeterminazione dei popoli, lo Stato nazionale, la redistribuzione delle terre. La Conferenza della Pace di Versailles non rappresenta il punto finale di una crisi quanto piuttosto l’inizio di un processo di ulteriore disgregazione del

Continente europeo. Le pallottole di Sarajevo sono soltanto il casus belli, il punto di non ritorno. In quella pistola deflagrano tensioni, rivalità, aspirazioni, brame e contrasti che avevano accompagnato il Vecchio Continente per un secolo, fin dagli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna (1814-1815). In seguito a questi eventi e approfittando del cosiddetto “assegno in bianco” (così venne definito, con grande efficacia, l’assenso tedesco a ogni iniziativa di Vienna) rilasciato da Guglielmo II, l’Austria-Ungheria invia, il 23 luglio 1914, un ultimatum

La Gräf & Stift Bois De Boulogne Double Phaeton del 1911 sulla quale viaggiava l'Arciduca Francesco Ferdinando. Il foro lasciato dal proiettile che uccise Sofia è visibile sopra la ruota posteriore 6

Speciale L’Esercito Marciava


alla Serbia, concepito in modo da renderlo inaccettabile. Tra mobilitazioni e ultimatum, in pochi giorni gli avvenimenti militari prendono il sopravvento e gli schieramenti vanno rapidamente definendosi. La Gran Bretagna, che pure aveva tentato soluzioni diplomatiche, si vede costretta a intervenire a fronte dell’invasione tedesca del Belgio; l’Italia, invocando una norma precisa del trattato della Triplice Alleanza, il 3 agosto 1914 dichiara la propria neutralità. Analogo atteggiamento assumono il governo della Sublime Porta e quello degli altri Stati balcanici.

Il Ponte Latino di Sarajevo, luogo dell'attentato

Neutralità armata? Le condizioni del Regio Esercito

A

lle 11,10 del mattino del 28 luglio 1914 il Ministro degli Esteri austro-ungarico, Conte Von Berchtold, inviava al Primo Ministro serbo, nonché Ministro degli Esteri, Pashitch, il seguente telegramma: “Poiché il Reale Governo Serbo non ha risposto in maniera soddisfacente alla nota di luglio [...] l’Imperiale e Regio Governo è costretto a provvedere da solo alla salvaguardia dei suoi interessi e diritti e, con questo intento, a fare ricorso alla forza delle armi. Conseguentemente l’Austria-Ungheria si considera da questo momento in stato di guerra con la Serbia”. L’Italia scivolava nell’impasse. Nel maggio del 1882 si era alleata a GerLe bombarde di produzione francese da 240 furono disponibili solo nella seconda metà del 1915 Centenario Grande Guerra

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Trombettiere del 68° reggimento fanteria nell’uniforme grigioverde adottata nel 1908

Bersagliere dell’11° reggimento Bersaglieri

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mania e Austria-Ungheria partecipando alla costituzione della Triplice Alleanza. Ma nell’arroventata estate del 1914 la situazione era diversa da quella di trentadue anni prima. Già da un decennio i rapporti italo-francesi erano migliorati. Contestualmente le relazioni tra Italia e Austria-Ungheria si erano deteriorate e Roma era accusata di “giri di valzer” ossia di non essere puntigliosamente fedele alla Triplice e di avvicinarsi pericolosamente alle potenze antagoniste, mentre il risorgimentale sentimento irredentista italiano, mai del tutto sopito, convogliava l’opinione pubblica in posizioni nettamente anti-austriache e creava non pochi imbarazzi al governo. Nel corso del primo decennio del Novecento, Berlino era riuscita a mediare tra i due alleati, ma in prossimità del conflitto il quadro si complicava ulteriormente. Vienna riteneva che la regione balcanica rientrasse nella propria sfera di influenza, ma Roma avrebbe indubbiamente richiesto dei compensi territoriali nell’eventualità di un’espansione austro-ungarica. Nell’estate del 1914 i due Imperi Centrali tennero il Regno d’Italia all’oscuro delle proprie trame. Alla fine di luglio, non appena divenne evidente l’imminente conflagrazione continentale, Roma non escluse un’eventuale neutralità contemplata dall’articolo 4 del trattato della Triplice in cui si stabiliva che l’alleanza fosse esclusivamente difensiva e la dichiarazione di guerra di uno degli alleati a una potenza terza non costituisse casus foederis. La dichiarazione di guerra austro-ungarica alla Serbia, dunque, non obbligava l’Italia a intervenire. Il Capo del Governo, Salandra, il Ministro della Guerra, Grandi, e il Ministro degli Esteri, Di San Giuliano erano favorevoli alla momentanea neutralità, non escludendo l’ingresso in guerra soltanto nelle ultime battute al fine di ottenere compensi territoriali. Il Capo del Corpo di Stato Maggiore, Generale Luigi Cadorna, non era al corrente delle pianificazioni politiche e, ligio agli accordi militari della Triplice, proponeva a Vittorio Emanuele III di avviare la mobilitazione contro la Francia e inviare sul Reno, in appoggio alle Divisioni tedesche, tutte le forze non strettamente necessarie in Italia e Libia. Il 2 agosto il Re rispose di essere d’accordo con i concetti base espressi dal Generale, ma lo stesso giorno veniva decisa la neutralità, la cui notizia venne diramata ventiquattr’ore dopo. Nonostante il non intervento italiano, Cadorna riteneva comunque necessaria la mobilitazione dell’Esercito al fine di poter respingere prontamente evenSpeciale L’Esercito Marciava


Cadorna interroga soldati di fanteria all'inizio del conflitto

tuali attacchi e, nel caso, entrare in guerra in pochissimi giorni. Alla complicata situazione internazionale e alla mancanza di una proficua e sinergica collaborazione tra sfere politica e militare, si aggiungeva il grave problema delle “dotazioni di mobilitazione” ossia i materiali necessari all’Esercito come armi, carreggio ed equipaggiamento. La deficienza più grave riguardava le dotazioni individuali di vestiario ed equipaggiamento (indumenti, scarpe, gavette, zaini) massicciamente impiegati nella guerra coloniale in Libia e ancora non reintegrati nonostante lo scoppio della Grande Guerra. Il problema si aggravava nell’eventualità di una campagna invernale. Infatti i 184 battaglioni della milizia territoriale, destinati alla difesa del territorio nazionale, avevano uniformi in tela anziché di panno e non esistevano materiali per i complementi. Inoltre solo i 2/3 dei reggimenti permanenti erano dotati di equipaggiamento semi-invernale e d’alta montagna. Se l’Italia avesse Centenario Grande Guerra

voluto fare la guerra in un arco temporale compreso tra settembre e aprile – ammoniva Cadorna – sarebbe stato inevitabile colmare questa gravissima défaillance e stanziare i 46 milioni di lire preventivati per attrezzare tutti i reparti. Queste ragioni, unite alla situazione politica internazionale ancora in evoluzione e all’andamento degli scontri, indussero Salandra a scrivere al Re, per chiedere di evitare l’intervento in guerra nell’autunno-inverno. Nel settembre del 1914 la dicotomia Ministro-Capo di Stato Maggiore, venutasi a creare tra Grandi e Cadorna, venne superata con la nomina di un nuovo Ministro della Guerra, Zupelli. Le due cariche concordarono e intrapresero una vasta campagna di rafforzamento dell’Esercito che si sarebbe protratta fino all’aprile del 1915. Il piano prevedeva uno sviluppo progressivo e sistematico dell’Esercito e, tra i principali provvedimenti, la trasformazione delle batterie di artiglieria da campagna da 6 a 5 pezzi; l’incre-

mento del parco d’assedio e dell’artiglieria pesante; il ringiovanimento dell’Esercito; il reintegro delle deficienze di materiali; la rimodulazione e la sistemazione dei Quadri e infine la sostituzione dei reparti coloniali con unità di nuova formazione. In pochi mesi il piano riuscì a colmare gran parte delle mancanze e l’Esercito fu dotato di un buon approvvigionamento di materiali, di vestiario ed equipaggiamento, di servizi di ogni genere, di mezzi automobilistici e di munizioni per i fucili, ma tuttavia permasero le gravi deficienze relative al numero di uomini e alla quantità delle armi più importanti quali mitragliatrici e artiglieria. Gli uomini disponibili erano circa 275.000 con 14.000 Ufficiali. La milizia territoriale aveva in dotazione gli obsoleti fucili Vetterli-Vitali Mod. 1870/87. La situazione dell’artiglieria era critica, in particolare quella di medio e grosso calibro, sia per quanto concerneva la quantità di bocche da fuoco che le scorte di munizioni e i quadrupedi necessari al trasporto e allo spostamento delle batterie. In totale erano disponibili una cinquantina di unità tra batterie medie e mortai e una quantità simile anche di pezzi di grosso calibro che venivano surrogati da artiglieria da costa e da fortezza e altri obici, discreti ma antiquati. Le munizioni erano scarse e le granate erano ancora caricate con polvere nera. Situazione analoga per le mitragliatrici. La dotazione complessiva era di 618 mitragliatrici tipo Maxim-Vickers mod. 1911 con le quali sarebbe stato possibile allestire soltanto 309 sezioni delle 612 previste. Meno della metà dei reggimenti permanenti aveva le tre sezioni spettanti, alcuni erano dotati soltanto di una, mentre quelli di milizia mobile di nessuna. Intanto per la prima volta si studiavano i piani di aggressione nei confronti dell’Impero austro-ungarico. Cadorna diramò ai Comandi d’Armata una Memoria riassuntiva circa un’eventuale azione offensiva verso la Monarchia austroungarica. La strategia prevedeva lo sfondamento centrale poco a ovest del fiume Isonzo. L’attacco doveva essere preceduto da un intenso bombardamento dell’artiglieria sulle posizioni avversarie e doveva essere sferrato frontalmente tentando lo sfondamento tramite assalti in linee successive anziché in massa. Nei mesi seguenti questo schema sarebbe stato adottato dal Generale nelle 9


Hark! Hark! The dogs do bark! (I cani abbaiano). L’Europa alla vigilia della guerra: i cani tedeschi e austriaci abbaiano al cane francese e al bull dog britannico che, per l’occasione, corre a dar man forte all’alleato. A Est, in arrivo l’orso bianco russo. Il bersagliere italiano è perplesso, ma guarda con diffidenza l’Impero austro-ungarico. L’ottomano cerca di ancorarsi alla sponda europea per non perderla. A Nord, i Paesi scandinavi osservano e il marinaio inglese, come un burattinaio, muove le fila della flotta di Sua Maestà

undici offensive sull’Isonzo. Cadorna si allineava, in tal modo, alla concezione bellica europea tradizionale condivisa da tutti i Comandi degli Eserciti belligeranti. Questo concetto era di stampo ottocentesco: la vittoria non può prescindere dall’attacco e il conflitto deve risolversi tramite grandi scontri campali proprio come l’ultima guerra combattuta in Europa, quella franco-prussiana del 1870-1871. Era diffusa la convinzione che la durata del conflitto sarebbe stata breve, di pochi mesi o un anno al massimo, poco più di una parentesi che non avrebbe alterato il normale svolgimento della vita economica: business as usual (affari come al solito) prometteva il governo britannico agli imprenditori preoccupati dello sconvolgimento economico della guerra. In realtà le aspettative vennero presto disattese; i nuovi armamenti in corso di perfezionamento – artiglierie, mitragliatrici, carri armati, sommergibili, aerei, gas asfissianti – trasformarono il conflitto rendendolo non solo più distruttivo, ma anche più equilibrato, più difficile da risolvere secondo le tradizionali strategie offensive. Lo scontro s’impantanò in una sanguinosa guerra di posizione 10

combattuta nelle trincee, in cui diveniva arduo stanare i nemici. Nel dicembre del 1914 il Comando del Corpo di Stato Maggiore italiano ordinò la creazione di 51 reggimenti di fanteria. Il 25 dicembre del 1914 le truppe italiane sbarcarono a Valona a scopo cautelativo e in chiave antiaustriaca, mentre dal 26 dicembre, sul fronte franco-tedesco, i volontari garibaldini italiani, inquadrati nella Legione Straniera Francese, sostennero i primi combattimenti contro le Divisioni del Reich nelle Argonne. Furono tentate delle trattative con Vienna per ottenere eventuali compensi territoriali in cambio della neutralità, ma in aprile, di fronte al netto rifiuto asburgico, l’Italia si avvicinò definitivamente alle potenze dell’Intesa che promettevano ben di più di quello che potevano offrire gli Imperi Centrali. Il 26 aprile 1915 a Londra, l’ambasciatore Guglielmo Imperiali, su mandato del Ministro Sonnino, siglò un patto segreto che impegnava l’Italia a entrare in guerra nel giro di un mese in cambio di concessioni territoriali in caso di vittoria: Trentino, Tirolo meridionale, Venezia Giulia, Penisola istriana con l’esclusione

di Fiume, parte della Dalmazia, numerose isole dell’Adriatico, Valona e Saseno in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso. Il Parlamento italiano, a maggioranza neutralista, fu tenuto all’oscuro delle trattative e fu messo davanti al fatto compiuto. Dal punto di vista istituzionale, si trattava dunque di un abuso esercitato dall’Esecutivo. Il 3 maggio fu denunciata la Triplice Alleanza e si diede avvio alla mobilitazione che risultò particolarmente lenta e macchinosa a causa della difficoltà di muovere simultaneamente e in pochi giorni mezzo milione di uomini. Negli stessi giorni furono completati i provvedimenti necessari per portare l’Esercito in ordine di battaglia a 4 Armate, 14 Corpi d’Armata e 35 Divisioni per un totale di 1.339.000 uomini. Nonostante i corsi accelerati nelle scuole militari per il reclutamento degli Ufficiali di complemento, molte erano ancora le deficienze in fatto di Quadri. Numerose compagnie di fanteria avevano solo due Ufficiali, carenza cui si provvedeva con i Sottufficiali, non sempre adatti al ruolo. Infine, molti giovani Tenenti di complemento furono promossi al grado di Capitano per poter comandare le compagnie. Il 23 maggio l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria ma non ancora alla Germania con la quale voleva mantenere, per quanto possibile, discreti rapporti. Il piano strategico di Cadorna prevedeva un’azione difensiva di contenimento nel settore compreso tra Trento, il fiume Adige, il lago di Garda, Brescia e Verona e, come detto, concentrava lo sforzo offensivo poco a ovest dell’Isonzo. A breve termine era prevista la marcia su Gorizia, mentre l’ambizioso obiettivo a lungo termine – dopo la presa di Trieste – era la conquista di Vienna. Dopo le prime fucilate notturne (il primo colpo fu sparato a Visinale dello Judrio, nei pressi di Corno Rosazzo alle 23,30), alle 3,30 del mattino del 24 maggio 1915 una cannonata sparata dal forte italiano Verena, sull’Altopiano dei Sette Comuni, sancì l’inizio delle ostilità e l’apertura del nuovo fronte. I soldati italiani varcarono i confini. A Passo Zagradan cadeva l’alpino Riccardo Di Giusto. La prima vittima. Speciale L’Esercito Marciava


Le due testate giornalistiche dell’epoca

L’Entrata in guerra e l’opinione pubblica in Italia

Antonio Salandra, Presidente del Consiglio

L

’Italia entrò in guerra allorché il conflitto era già iniziato da dieci mesi, schierandosi a fianco dell’Intesa contro l’Impero austro-ungarico fino ad allora suo alleato. La scelta di interrompere l’alleanza con gli Imperi Centrali fu certamente sofferta da parte del nostro Paese, dove classe politica e opinione pubblica si spaccarono in due fronti contrapposti.

INTERVENTISTI E NEUTRALISTI Tra gli interventisti vi erano i liberal-conservatori e i conservatori – gran parte dell’ex Destra Storica post-risorgimentale – che speravano in un rafforzamento delle Istituzioni in senso autoritario (tra cui Antonio Salandra e Sidney Sonnino, Luigi Albertini e il “Corriere della Sera”). La Monarchia e gli ambienti militari, che volevano aumentare il prestigio del Regno d’Italia e dell’Esercito, gli irredentisti, i repubblicani e la maggioranza dei radicali, che vedevano la guerra come una prosecuzione del Risorgimento e delle imprese garibaldine e mazziniane, un’occasione per liberare le terre italiane irredente, rimaste in mano austriaca, ed eliminare per sempre lo scomodo vicino e nemico risorgimentale. Gli esponenti dell’interventismo di sinistra (che comprendeva alcuni socialisti riformisti e i Centenario Grande Guerra

Sidney Sonnino, Ministro degli Esteri

sindacalisti rivoluzionari) che speravano che la guerra avrebbe accelerato il compimento della rivoluzione socialista, tra cui Benito Mussolini. I nazionalisti, che esaltavano la guerra come strumento di imperialismo, per dare potenza e prestigio alla Nazione, tra cui D’Annunzio e Giovanni Verga. Infine gli industriali della produzione pesante, che avrebbero ottenuto ingenti guadagni con la produzione bellica, la massoneria, i cattolici tradizionalisti e i “futuristi”. Il leader di questi ultimi, Filippo Tommaso Marinetti, definiva “La guerra, sola igiene del mondo” considerandola un atto rivoluzionario, ardito e rigeneratore della società, che avrebbe eliminato i più deboli e le vecchie Istituzioni. Tra i neutralisti vi era la maggioranza dei cattolici, sia per i principi evangelici sia per non andare contro la cattolicissima Austria-Ungheria o perché vedevano la guerra 11


Milano, primavera del ’14. Una manifestazione interventista

come espressione di ateismo. Il pontefice Pio X, portavoce principe, morì poco dopo lo scoppio della guerra (1914). Papa Benedetto XV, nel 1917, userà il termine “inutile strage”, cercando di porre fine al conflitto con la “Lettera ai Capi dei popoli belligeranti”. Tra coloro che non avrebbero voluto la guerra vi era anche la maggioranza dei socialisti, riuniti nel PSI e tesi a proteggere gli interessi sovranazionali della Seconda Internazionale Socialista. Poi Giolitti e i liberali giolittiani – come buona parte dell’ex Sinistra Storica e i liberali di tradizione risorgimentale-cavouriana, ossia coloro che costituiranno il PLI – che ritenevano di poter ottenere comunque dall’Austria almeno una parte delle terre irredente (come il Trentino) in cambio della neutralità e della non-aggressione e che erano inoltre convinti che l’Italia non fosse pronta a una guerra rapida contro gli Imperi Centrali (fra essi vi era anche Benedetto Croce). Una parte minoritaria dei radicali, come Ettore Sacchi, che evitò di pronunciarsi a favore della guerra, rimanendo isolato nel suo gruppo, e gli industriali che producevano per l’esportazione e speravano così di poter sostituire sui mercati internazionali la Germania impegnata nella guerra. Infine alcuni pacifisti e 12

antimilitaristi per convinzione personale, sia cristiani sia laici, come ad esempio gli anarchici.

GLI INTELLETTUALI Gli intellettuali di maggior prestigio, a parte Benedetto Croce, scelsero la linea interventista: Giovanni Gentile, Giuseppe Prezzolini, Luigi Ei-

naudi e Gaetano Salvemini. Il caso più eclatante fu quello dello scrittore Gabriele D’Annunzio, che s’improvvisò per l’occasione “capopopolo”, ricoprendo un ruolo di rilievo nelle manifestazioni di piazza a favore dell’intervento. Ma ciò che in definitiva decise l’esito dello scontro fra neutralisti e interventisti fu l’atteggiamento del Capo del governo, del Ministro degli Esteri e del Re. Salandra e Sonnino strinsero rapporti segreti con le potenze dell’Intesa e infine decisero, di comune accordo con il Re Vittorio Emanuele III e senza informare il Parlamento, di accettare le proposte anglo-russofrancesi firmando il Patto di Londra, il 26 aprile 1915. La clausola principale era che l’Italia avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Sud Tirolo fino al confine naturale del Brennero, la Venezia Giulia e l’intera penisola istriana, a parte la città di Fiume, una parte della Dalmazia e numerose isole adriatiche. Isolati e disorientati, i socialisti non riuscirono a organizzare una efficace opposizione e ribadirono la loro ostilità alla guerra e la loro fedeltà all’internazionalismo proletario. La crisi dell’intervento lasciò un segno tangibile nella vita politica e sociale italiana, mostrando tra l’altro che larga parte delle masse popolari rimaneva estranea ai valori patriottici. Il fronte della stampa si spaccò tra interventisti e neutralisti. Del primo

Patto di Londra, Istria e Dalmazia sarebbero divenute italiane

Alceste De Ambris, noto interventista

Speciale L’Esercito Marciava


gruppo fecero parte il “Corriere della Sera”, “Il Secolo”, “La Gazzetta del Popolo”, “Il Resto del Carlino”, il “Giornale d’Italia”, “Il Messaggero” e il “Roma”. Dalla parte del non intervento erano “La Stampa”, la “Tribuna”, la “Nazione” e “Il Mattino”, il quotidiano napoletano diretto dal giornalista Edoardo Scarfoglio, che solo pochi anni prima (1911-12) era stato un ultra-interventista e nazionalista nella campagna anti-turca per la conquista della Libia. Fece storia a sé l’“Avanti!”, testata del partito socialista: la parola d’ordine dei socialisti era “Guerra alla Guerra”, il loro giornale non era neutralista ma decisamente ostile all’intervento. Per l’intera durata del conflitto, il foglio socialista verrà bandito

rà l’ostilità per i giornalisti al fronte considerandoli “utili” e riuscirà a tenerli legati alla sua persona e alle sue scelte. Il Paese, come detto, fu diviso fra interventisti e neutralisti e il mondo della cultura non fu da meno: “Amiamo la guerra e assaporiamola da buongustai finchè dura” tuonò il futurista Giovanni Papini sulla “Lacerba” nell’ottobre 1914, e poi “La guerra è spaventosa e appunto perché spaventosa, tremenda e terribile e distruttrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi”. Nel 1914, durante la battaglia della Marna e in piena neutralità italiana, i futuristi organizzarono le prime dimostrazioni a favore dell’intervento contro l’Austria e vennero imprigionati. Da Milano – dove era segregato con Boccioni,

quaranta interessati di loschi interessi vorrebbero lanciare l’Italia, sarebbe ingiusta, infame, crudele”.

I REPORTER ITALIANI AL FRONTE Interventisti o neutralisti, giornali e direttori non si potevano quindi permettere di “bucare” gli avvenimenti o di concedere vantaggi alla concorrenza. Per questo i quotidiani mandarono da subito sul Fronte Orientale gli uomini migliori. Il “Corriere” aveva la squadra più numerosa e agguerrita: Luigi Barzini, Guelfo Civinini, Arnaldo Fraccaroli, Ugo Ojetti (inquadrato nell’Ufficio Stampa del Comando Supremo) e Giuseppe Antonio Borghese, per un totale di circa Quarto. D'Annunzio, rientrato dall’esilio volontario in Francia, apre la campagna interventista in occasione dell’inaugurazione del monumento in onore della spedizione garibaldina del 1860

da tutte le Province dichiarate fronte di guerra e conseguirà il primato degli articoli e delle intere pagine “imbiancate” dalla censura, senza avere la possibilità di accreditare alcun giornalista al fronte.

CADORNA E LA STAMPA Il giornalista e partigiano Paolo Murialdi affermò: “Il Comandante in capo Luigi Cadorna non ha nessuna simpatia per la stampa e per i giornalisti eccetto per quelli che ha raccolto nell’Ufficio Stampa o nel Servizio P (Propaganda per le truppe). Molti sono corrieristi e il più influente è Ugo Ojetti. Le disposizioni di Cadorna sono drastiche: nei primi mesi gli inviati speciali non possono entrare nella zona di operazioni pena l’espulsione”. In seguito Cadorna abbandoneCentenario Grande Guerra

Russolo e altri – Marinetti lanciò il manifesto “Sintesi futurista della guerra”. I futuristi, primi nelle piazze a esigere la dichiarazione di guerra, furono tra i primi sui campi di battaglia, con moltissimi morti, feriti e decorati al valore, come lo stesso Filippo Tommaso Marinetti, volontario, ferito due volte e decorato al valore, Umberto Boccioni, morto a Verona, Antonio Sant’Elia, caduto sul Carso e Carlo Erba. Dopo Caporetto i futuristi fondarono la rivista politica “Roma Futurista” diretta dal fronte. Alla corrente futurista fece da contraltare una delle più famose scrittrici dell’epoca, Matilde Serao, che il 10 novembre del 1914 su “Il Giorno” scrisse: “L’idea semplice che sgorga dalla mente chiara, dalla equa coscienza femminile è che qualsiasi guerra in cui quattro parolai dalla testa vuota o

venti giornalisti sui diversi fronti di guerra. “Il Resto del Carlino” schierava Gino Piva, “Il Messaggero”, “Il Secolo” e “Il Giornale del Mattino” inviarono Rino Alessi, “La Gazzetta del Popolo” Mario Sobrero e “Il Giornale d’Italia” Achille Benedetti. Il re della pattuglia era Luigi Barzini. Barzini possedeva una dote innata di comprendere il significato storico degli eventi di cui era testimone e il loro spessore epocale. “Questa non è guerra”, esclamò terrorizzato un Generale inglese di fronte ai massacri della gigantesca battaglia di Verdun (1916). Dopo lo scoppio delle ostilità, i giornali italiani stabilirono una linea “patriottica” e di sostegno allo sforzo bellico, ma fu determinante la censura e la propaganda delle autorità civili e militari, già il 23 maggio 1915, 13


Ugo Ojetti, inquadrato nell’ufficio stampa del Comando Supremo, con Adam e Barbarich

poche ore prima dell’entrata in guerra: un decreto vietò ai giornali di diffondere notizie che andassero al di là dei comunicati ufficiali su materie quali l’andamento delle operazioni militari, le nomine di comando, il numero di morti e feriti. Il giorno dopo venne attivato un Ufficio Stampa del Comando Militare Supremo, con sezioni distaccate in diverse città. Con poche eccezioni l’accesso ai cronisti al fronte venne vietato e in tutti i Paesi si costituirono apparati di censura e propaganda.

CENSURA POSTALE MILITARE E CIVILE Il Comando Supremo di Cadorna non amava i giornalisti, di qualunque testata e orientamento. Dopo il Regio decreto del 23 maggio 1915 – che vietava espressamente la pubblicazione delle notizie non comunicate dal governo e dai Comandi superiori dell’Esercito e della Marina relative allo stato e ai movimenti dell’Esercito e dell’Armata, ai relativi alti comandi, agli appostamenti offensivi e difensivi, e al numero dei feriti, morti e prigionieri – fu istituita un’apposita censura postale militare diretta a edulcorare le notizie che i soldati fornivano nelle lettere spedite alle famiglie e introdotta una censura postale civile per tutta la corrispondenza in uscita dalle province considerate zone di guerra, che erano tantissime. Una misura che però si sarebbe rivelata impraticabile per la mancanza di personale. Pare che nel marzo 1918 giacessero nei magazzini delle Regie poste 17 tonnellate di arretrati da recapitare. All’inizio del 1917 il Ministero dell’interno diramò riservatamente le “Norme e Istruzioni pel Funziona14

mento del Servizio Censura”. Antonio Salandra, riconoscendo la necessità della censura di guerra, affermò che essa era dannosa sia per chi la subiva sia per chi la esercitava. Il suo successore, Vittorio Emanuele Orlando, si convinse che gli interventi censori inutili e irritanti avrebbero danneggiano gli interessi dell’Italia in guerra. Barzini, nei suoi resoconti, descrive il continuo passaggio dei treni e le truppe, ferme in stazione, che aspettano l’ora della partenza, durante lunghe soste al sole. Si combatteva per la conquista di picchi sassosi, sui quali non si potevano scavare trincee. La parola Carso, per lui, significava roccia. La montagna con le sue stratificazioni calcaree, con le sue vallette verdi, con i suoi crepacci ricordava un po’ la montagna di Derna. La natura offriva alla difesa delle formidabili posizioni naturali, complete e fortificate. Il nemico si nascondeva dietro queste formazioni naturali. Se l’opinione pubblica austriaca si mostrò sorpresa dall’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, sul campo di battaglia tutto fa pensare che in realtà il governo avesse già da tempo organizzato una strategia. Dalle parole di Luigi Barzini, tratte sempre dai resoconti pubblicati nel 1915, emergono lo stile unico e la cura dei dettagli che il reporter italiano amava regalare ai propri lettori. Egli non si soffermava solamente alla cronaca dei fatti ma, con grande acutezza, interpretava le azioni dei contendenti alla luce degli eventi di politica estera, come nel caso dell’Austria. Inoltre, la grande capacità descrittiva della natura e del territorio, in cui si trovarono i soldati italiani, catapultavano milioni di lettori sul Teatro di guerra.

L’OPINIONE PUBBLICA E LA DISTORSIONE DELLA REALTÀ Se si escludono questi articoli di grande pregio, nel complesso i resoconti giornalistici sulle operazioni militari della Prima guerra mondiale erano reticenti e fuorvianti, lo stile spesso fortemente retorico, gli articoli generici e poco documentati. I contenuti finivano così col ridursi alle scarne notizie fornite dai comunicati ufficiali, alternate a descrizioni generiche o a racconti di episodi astratti. Tra le truppe al fronte si sviluppò la diffusione di “false notizie” e, parallelamente, la comparsa dei “giornali di trincea”, fogli pubblicati per iniziativa delle autorità militari che dovevano servire a tenere alto il morale delle truppe, come “La Tradotta”, “La Ghirba”, “La Trincea” e “Il Piave”. Questi giornali furono un interessante esempio di “para-giornalismo popolare”, scritto con linguaggio elementare e ricco di illustrazioni, cui collaborarono i migliori artisti italiani dell’epoca. La propaganda fu il fenomeno nuovo più evidente della Prima guerra mondiale: i mezzi di comunicazione erano ormai rivolti a grandi masse di cittadini, chiamate in prima persona a partecipare al conflitto, e divennero quindi una nuova arma a disposizione degli Stati Maggiori. Non a caso il giornalista Walter Lippmann scrisse dopo la fine del conflitto il suo celebre saggio “Public Opinion” (1922), prendendo spunto dalle manipolazioni delle verità cui egli stesso aveva assistito lavorando presso il Committee on Public Information. Speciale L’Esercito Marciava


Il Fronte italiano Il Gen. Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, in ispezione nel 1915

Il 3 maggio è avviata la mobilitazione e il 24 maggio Roma dichiara guerra all’Austria-Ungheria, ma non alla Germania, con cui il Presidente del Consiglio Antonio Salandra spera ancora di evitare una rottura definitiva. Chiusa la questione delle decisioni politiche e diplomatiche, va però considerata quale sia in quel momento la situazione militare del Paese, soprattutto in conseguenza di un’evidente crisi dei canali di comunicazione tra Governo e responsabili militari. Lo Stato Maggiore è infatti tenuto all’oscuro di diversi importanti passaggi e messo di fronte – ma questo già da qualche anno – a una politica estera e di difesa incerta e altalenante. Prima il Generale Tancredi Saletta, poi il suo successore Alberto Pollio, erano stati costretti negli anni precedenti a prendere in considerazione l’eventualità di un conflitto sia contro la Francia sia contro

l’Austria-Ungheria, provocando non solo una serie di incertezze operative e un aggravio della pianificazione per le due differenti e contrapposte evenienze, ma anche gravi oneri finanziari dovuti alla necessità di estesi lavori di fortificazione sia sul confine occidentale sia su quello orientale. In qualità di Capo di Stato Maggiore nel periodo 1908-1914, Pollio aveva avviato

un ampio programma di riforma dell’ordinamento e della tattica operativa dell’Esercito, così come si era intervenuti sui criteri addestrativi e sulla logistica, anche attraverso la costituzione del Corpo di amministrazione e del Servizio tecnico d’artiglieria. Sono dunque istituiti quattro Comandi designati d’Armata, assegnando loro in tempo di pace im-

Mitragliatrice Fiat mod. 14 calibro 6,5 mm. L'Esercito entrò in guerra con una dotazione di circa 600 mitragliatrici

Centenario Grande Guerra

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portanti studi relativi al miglioramento dei piani di radunata, di copertura e di preparazione del terreno nelle aree di confine di competenza. Sono inoltre riorganizzati i reparti alpini e la Cavalleria viene potenziata con la formazione di tre Comandi di Divisione e di cinque nuovi reggimenti. A questi provvedimenti si aggiunge, come detto, il programma per la costruzione di opere permanenti lungo i confini. Il lavoro di Pollio in questi anni è senza dubbio facilitato dai buoni rapporti con il Ministro della Guerra, Paolo Spingardi, con il quale Pollio intende procedere a una organica revisione dell’apparato militare, ammodernandolo e potenziandolo. Il continuo aggiornamento dei piani di guerra contro Francia e AustriaUngheria prende inoltre le mosse da un’attenta analisi delle capacità logistiche del Paese e in primo luogo dello sviluppo della rete ferroviaria e stradale nelle zone di frontiera, anche rispetto alle nuove opere di difesa lungo il confine. Nel 1909 è completato il nuovo piano contro l’Austria-Ungheria che sostituisce quello precedente preparato da Saletta, risalente al 1906. In particolare, in base ai miglioramenti appor-

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Il Gen. Alberto Pollio, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito dal 1908 al 1914

tati alle ferrovie in Veneto, Pollio ritiene di poter ridurre di due giorni il periodo di mobilitazione e radunata anche se più in generale l’impostazione operativa non varia, basandosi su una difesa del saliente trentino su due Armate (1a e 4a), assegnando ad altre due (2a e 3a) il compito di difendere in primo luogo la linea del Piave. La riserva è costituita su due Corpi d’Armata schierati nel padovano, con le Divisioni di cavalleria incaricate di garantire la coper-

tura lungo le posizioni avanzate sulla linea del Tagliamento. In questo modo si ritiene di poter lasciare il tempo necessario per terminare la mobilitazione e avanzare poi fino a occupare le posizioni di confine nelle aree montane. Nel 1912 tuttavia, Pollio decide di rivoluzionare il piano, fino a quel momento strettamente difensivo, che prendeva in considerazione – ovviamente nel caso di un limitato conflitto italo-austriaco – una netta superiorità da parte au-

Speciale L’Esercito Marciava


stro-ungarica anche a causa di uno sfavorevole andamento del confine, con il saliente trentino a minacciare il fianco sinistro italiano, incuneandosi nella pianura veneta. Le limitate capacità della rete ferroviaria avevano anch’esse consigliato un atteggiamento difensivo. I lavori alla frontiera orientale avevano però rafforzato le capacità di difesa avanzata grazie a una successione di sbarramenti lungo le principali direttrici. Di conseguenza, Pollio, proprio in considerazione dello sviluppo raggiunto dalle fortificazioni lungo l’alto corso del Piave, sul Tagliamento, in Carnia e al confine con il Trentino, decide a questo punto di assumere un atteggiamento più aggressivo, considerando limitate azioni offensive, essenzialmente di disturbo, nelle fasi iniziali della radunata. Questi piani devono però anche confrontarsi con esigenze di tipo economico. In particolare, tra il 1911 e il 1914, le spese per la guerra di Libia avevano pesato sul bilancio e sulla disponibilità di armi e materiali. L’azione congiunta di Pollio e Spingardi aveva comunque prodotto una

costante crescita del bilancio del Ministero della Guerra passando nel periodo 1908-1913 da 356 a 694 milioni di lire e registrando una flessione nell’esercizio 1913-1914, per poi risalire l’anno successivo a causa della crisi bosniaca e della guerra. Allo scoppio del conflitto l’Esercito è ancora nel pieno della riorganizzazione, con una quindicina di reggimenti di fanteria e diversi reggimenti di artiglieria ancora in fase di costituzione. In generale, gli uomini disponibili sono circa 275.000 – gli Ufficiali sono 14.000 – una forza ovviamente non sufficiente a confrontarsi con i possibili nemici, che hanno già realizzato la mobilitazione; è quindi da escludersi qualsiasi sorpresa. La morte di Pollio, il 1° luglio 1914, rappresenta un passaggio cruciale per i Comandi italiani, che per altro rimangono senza Capo di Stato Maggiore per un mese, proprio mentre si consuma la crisi bosniaca. Il suo successore Luigi Cadorna entra in carica tre giorni dopo la dichiarazione di guerra austro-ungarica alla Serbia e assume fin da subi-

to un atteggiamento triplicista, chiedendo a Vittorio Emanuele III di poter variare i piani di guerra in senso antifrancese e di inviare in aiuto dei tedeschi sul Reno tutte le forze non strettamente necessarie in Italia. Il 2 agosto il sovrano informa il Capo di Stato Maggiore di essere favorevole ai concetti espressi – il giorno stesso però in cui il governo dichiara la neutralità. Appare qui evidente la distanza tra la sfera politica e quella militare, ancora favorevole agli Imperi Centrali o quanto meno – e la cosa è ancor più grave – all’oscuro degli orientamenti del governo. Per tutto il mese di luglio Cadorna scrive al Sovrano chiedendo senza successo di acconsentire alla mobilitazione. A settembre Cadorna, ritenendo ormai passato il tempo utile alla mobilitazione, comincia a orientarsi verso una nuova strategia, che deve inevitabilmente adeguarsi al progressivo allineamento del governo all’Intesa. Nell’ottobre 1914 al Ministro della Guerra Grandi, considerato un neutralista, succede il Generale Vittorio Zupelli, nominato in accor-

Obice pesante campale da 149 A di costruzione Krupp al tiro nel 1914

Centenario Grande Guerra

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La partenza di un soldato italiano per il fronte

In basso I reticolati austriaci che costituirono il principale impedimento all'avanzata delle fanterie italiane nelle battaglie del 1915

do con Cadorna di cui era stato un subordinato e di cui condivide la generale visione politico-militare dell’Italia. Zupelli sostiene i piani di rafforzamento proposti da Cadorna, che prevedono uno sviluppo sistematico dell’Esercito e soprattutto la costituzione di tutte le unità presidiarie e di prima linea già in tempo di pace anziché al momento della mobilitazione; l’incremento del parco d’assedio e dell’artiglieria pesante; il reintegro dei materiali; la sistemazione dei Quadri inferiori. In pochi mesi si colmano alcune delle mancanze, soprattutto nell’approvvigionamento di vestiario ed equipaggiamento, di munizioni per armi leggere, pur senza riuscire a risolvere i problemi legati alle scorte per le armi pesanti. Nonostante tutto, l’Italia rimane comunque indietro nella preparazione militare rispetto alle altre potenze e si registrano deficienze significative nella disponibilità di Ufficiali, soprattutto a livello di compagnia. Il 4 maggio 1915 l’Esercito Italiano è comunque portato all’ordine di battaglia, con quattro Armate, quattordici Corpi d’Armata e trentacinque Divisioni, per un totale di 1.339.000 uomini. Il Fronte e le forze in campo Per quanto riguarda il nemico, la situazione dell’Esercito austro-ungari18

co al momento della dichiarazione di guerra dell’Italia non è certo rosea. In seguito all’esperienza maturata nei mesi precedenti erano infatti emerse diverse problematiche. La struttura stessa dell’Esercito, formato da diverse nazionalità e diviso tra reparti imperial-regi e truppe dipendenti dai governi delle due parti della monarchia – Landwehr austriaca e Honvédség ungherese – costituiva una dimostrazione dei tanti compromessi e delle difficoltà esistenti all’interno della Duplice Monarchia.

Quando nel maggio 1915, con tutte le classi abili al servizio già schierate sul fronte orientale o in Serbia, viene ordinata una mobilitazione generale, Vienna riesce a inviare sul nuovo fronte solo una minima parte delle proprie risorse. I Comandi delle truppe posizionate sul fronte dell’Isonzo – dove ci si attende l’attacco italiano – dispongono inizialmente di soli ventiquattro battaglioni e un centinaio di cannoni, mentre il Trentino è presidiato prevalentemente da truppe territoriali. Sul fronSpeciale L’Esercito Marciava


te alpino sono però schierati anche i Landesschützen e i Kaiserjäger, reparti maggiormente preparati al combattimento in quota e dal forte spirito di Corpo. In questo settore arrivano inoltre fin dal 26 maggio alcuni reparti tedeschi, che vi rimarranno fino a metà ottobre. Il comando delle forze austro-ungariche sul fronte trentino è affidato all’Arciduca Eugenio, mentre sull’Isonzo il comando è nelle mani del Generale Svetozar Boroević von Bojna, che arriva ben presto a disporre di circa 100.000 uomini. Le possibilità di difesa e attacco dei due contendenti sono fortemente condizionate dalla morfologia del territorio. Nel maggio 1915 la frontiera tra Italia e Austria-Ungheria corre lungo il tracciato del 1866; un confine prevalentemente montuoso, che nella parte occidentale corrisponde grosso modo all’attuale limite amministrativo Trentino Alto Adige, avendo come vertice meridionale un punto in corrispondenza del Lago di Garda. A ovest di questa linea si trovano vette vicine ai 4.000 mt nel massiccio dell’Ortles, mentre a est le quote sono inferiori; la Marmolada supera i 3.000 mt, ma in generale la particolare morfologia delle Dolomiti, priva di lunghe creste continue, impone al confine un andamento irregolare, caratterizzato da forti e frequenti dislivelli. Proseguendo verso est, il confine corre lungo le Alpi Carniche per poi raggiungere le Dolomiti al Passo di Monte Croce di Comelico e innalzarsi subito di quota fino alle Tre Cime di Lavaredo, dove il confine si abbassa e, attraversata la val Rimbon, lascia in territorio italiano gran parte di Monte Piana. Sceso a Carbonin, il confine risale fino alla cima di Monte Cristallo per poi ridiscendere nella valle dell’Ansiei, lasciando però il Passo Tre Croci all’Austria, per raggiungere poi, attraverso le creste del Sorapis, il fondovalle di Ampezzo, a sud di Cortina. Attraverso il Becco di Mezdì e la Croda del Lago, la frontiera, dopo il passo Giau, punta decisamente verso sud per raggiungere la Marmolada e proseguire verso il passo San Pellegrino e lungo la catena del Lagorai, arrivando alla valle dell’Adige passando per l’Ortigara, l’altopiano dei Sette Comuni e il Pasubio. A ovest del Lago di Garda, il confine Centenario Grande Guerra

prosegue verso nord toccando l’Adamello, il passo del Tonale fino al massiccio dell’Ortles-Cevedale al confine con la Svizzera. In questo difficile terreno montuoso e roccioso, le avversità climatiche e le quote avrebbero condizionato il modo di condurre le operazioni. Nel 1915 il piano di Cadorna prevede un atteggiamento difensivo nel settore trentino, per assumerne invece uno offensivo sull’Isonzo. Il 23 giugno, infatti, gli italiani lanciano un primo assalto alle postazioni fortificate austro-ungariche lungo il corso dell’Isonzo. Proprio lungo

trincerato di Tolmino, collega il ripido versante destro del fiume con quello sinistro in corrispondenza con le posizioni verso il Monte Sabotino. Dal Sabotino le trincee austro-ungariche, difendendo Gorizia, si spingono nuovamente oltre l’Isonzo per raggiungere le quattro cime del massiccio del San Michele e proseguire poi fino al mare lungo il ciglione carsico. Occupate Gradisca e Monfalcone, gli italiani si attestano a poca distanza dalle posizioni austro-ungariche. Su entrambi i lati del fronte, un ampio e complesso sistema logi-

Kaiserjäger austro-ungarici, 1914 questo fiume si combatteranno le battaglie più dure (11 battaglie sull’Isonzo e lo sfondamento di Caporetto). Dalla Conca di Plezzo al Monte Sabotino, che domina le basse colline di fronte Gorizia, il fiume scorre tra due ripidi versanti montani, costituendo un ostacolo difficilmente valicabile. Questo tratto del fronte, meno esteso di quello alpino, assunse infatti fin dall’inizio un grande valore strategico per lo Stato Maggiore italiano, il cui piano prevede uno sfondamento delle difese austro-ungariche per aprirsi poi la strada verso il cuore dell’Austria. Per parte loro, gli austro-ungarici, che hanno abbandonato la vallata di Caporetto, fronteggiano gli italiani su una linea di cui occupano generalmente una posizione dominante che va dal Monte Rombon, passando attraverso il campo

stico è distribuito molto in profondità nel territorio, occupando vie di comunicazione, campi e boschi, città e paesi, per garantire il necessario sostegno ai due Eserciti con presidi, magazzini e ospedali. Il 24 maggio 1915 le avanguardie italiane avanzano verso il confine, varcando quasi ovunque la frontiera e occupando nuove posizioni lungo il costituendo fronte. All’inizio del conflitto Cadorna aveva immaginato di poter sfondare le difese austro-ungariche con una o più spallate decisive che aprissero la strada verso i punti nevralgici dell’Austria-Ungheria. Alla prova dei fatti, le aspettative del Comando Supremo si dimostrarono assolutamente lontane dalla realtà. L’Italia era in guerra, nella Grande Guerra, e lo sarebbe stata per quattro lunghi e sofferti anni. 19


IL PROGETTO “L’ESERCITO MARCIAVA...”

Il progetto “L’Esercito marciava…”, iniziato lo scorso 11 maggio da Trapani e conclusosi a Trieste il 24 maggio, si è sviluppato attraverso tre macro attività condotte su tutto il territorio nazionale: la staffetta sportiva, gli eventi promozionali e l’evento conclusivo. Nell’attuale momento storico, dove la richiesta d’identità valoriale e riconoscimento culturale sono fortemente sentiti dalla collettività, l’attività si è posta come un validissimo strumento di risposta. È stata l’occasione per condividere con la popolazione italiana i valori, i sentimenti, gli ideali dei nostri avi, che sono ancora oggi quelli dell’Esercito Italiano. LA STAFFETTA SPORTIVA 611 militari, di ogni ordine e grado, hanno portato il Tricolore attraverso il territorio nazionale, partendo da Trapani, Lecce, Cagliari, Aosta e Bolzano, correndo ininterrottamente lungo tutto l’arco delle 24 ore per 4.200 chilometri. I frazionisti hanno attraversato vie, borghi, paesi, sacrari e città fino a giungere, la sera del 24 maggio, a Trieste, dove è stata issata la Bandiera in Piazza Unità d’Italia. Lungo gli itinerari, ai soldati in corsa si sono unite personalità istituzionali, del mondo della cultura, dello spettacolo 20

e dello sport tra cui il Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico e gli atleti del Gruppo Sportivo Esercito Daniele Meucci, Medaglia d'Oro ai Campionati europei di atletica leggera di Zurigo nel 2014, e la trentina Irene Baldessari. La staffetta sportiva ha simbolicamente ricordato la chiamata alle armi di tutti gli italiani all’epoca abili da ogni angolo della Penisola e dall’estero; l’ineluttabile convergere verso le linee del fronte per condividere il triste evento bellico; la straordinaria partecipazione alla costruzione di una identità nazionale fino a quel momento di fatto inesistente. Oggi, forse come allora, il passaggio dei frazionisti in molte località di tutte le regioni italiane è stato accolto con un pathos inaspettato e con un entusiastico sentimento patriottico. GLI EVENTI PROMOZIONALI Nei maggiori centri urbani attraversati dalla staffetta sono stati condotti degli eventi promozionali che hanno visto la partecipazione di 223 istituti scolastici e circa 8.500 studenti. Roma, Napoli, Torino, Palermo, Milano, Firenze, Bologna, Padova e Trieste sono solo alcune delle 41 tappe dove

Il Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti, con, alla sua destra, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano e, alla sua sinistra, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata, Danilo Errico, nel corso della commemorazione finale a Trieste A destra La cartina riepilogativa del progetto “l’Esercito marciava...” con indicati gli itinerari dell’evento

sono stati posizionati i dispositivi promozionali che hanno presentato tutte le attività che l’Esercito svolge, dalla cooperazione civile e militare alle attività operative in Patria e al di fuori del territorio nazionale. La capacità “dual use” della Forza Armata è stata resa chiara e concreta dal personale impegnato nelle diverse attività informative che con disponibilità, cortesia e professionalità ha incarnato l’essenza dell’Esercito a riprova del forte legame tra Istituzione e popolo italiano. Tra le novità realizzate nei vari allestimenti promozionali, c’è stata la consegna degli stati di servizio degli italiani che hanno partecipato al Primo conflitto mondiale ai giovani eredi che ne hanno fatto richiesta. In particolare, i documenti sono stati consegnati ad alcuni alunni delle scuole che, attraverso il coinvolgimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), hanno aderito all’iniziativa con grande interesse. Speciale L’Esercito Marciava


Ulteriore testimonianza della stretta collaborazione tra il MIUR e l’Esercito è stata fornita dal successo del concorso fotografico “La via della Grande Guerra”, promosso presso tutte le scuole italiane, primarie e secondarie, con l’obiettivo di coinvolgere i giovani nel ricordo “attualizzato” della Grande Guerra. Il concorso ha avuto come oggetto le strade cittadine intitolate ad eventi e luoghi del Primo conflitto mondiale e i partecipanti hanno dato libero sfogo alla creatività realizzando scenografie ad hoc e lavorando sulla post-produzione dello scatto fotografico. Tra i 274 lavori pervenuti, realizzati da oltre 1.000 giovani, una commissione di valutazione, composta da personale dello Stato Maggiore dell’Esercito e del MIUR, ha scelto le foto maggiormente rappresentative del rapporto

Grande Guerra – Esercito e Società. La creatività dei giovani fotografi è stata premiata con la pubblicazione degli scatti sul sito di Forza Armata e con l’esposizione delle foto nella mostra fotografica itinerante che ha accompagnato gli eventi promozionali. L’EVENTO CONCLUSIVO Il progetto “L’Esercito marciava...” si è concluso il 24 maggio 2015 nella città di Trieste con una serie di attività che si sono susseguite nell’arco della giornata. Sul molo “Audace” è stato realizzato un dispositivo promozionale allestito con mezzi e materiali della Forza Armata. È stata allestita anche una mostra storica itinerante che, dopo aver percorso l’Italia, ha concluso anch’essa il suo

viaggio a Trieste. Questa è la cornice in cui si sono svolti i due momenti conclusivi dell’intero progetto: l’arrivo della staffetta sportiva e l’evento musicale in Piazza Unità d’Italia. L’ultimo frazionista a entrare nella suggestiva piazza triestina è stato il Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti, accompagnata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Claudio Graziano, e dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico, sulle note della fanfara dell’11° reggimento bersaglieri. Dopo la suggestiva consegna del “testimone” della staffetta a uno studente delle scuole primarie, a rappresentare la necessità di tramandare la memoria del terribile conflitto, il ricordo della Grande Guerra è stato rivissuto nel corso dell’evento musicale conclusivo attraverso musica, prosa, poesia e “immagini” con la voce narrante del presentatore, il Prof. Umberto Broccoli, noto storico, conduttore radiofonico e televisivo. Quest’ultima fase dell’attività celebrativa ha visto la partecipazione artistica e musicale della Banda dell’Esercito, dell’attore Mario Brusa, di Michele D’Andrea, del musicista folk ungherese Laszlo Szlama, della soprano Carmela Maffongelli, del Maestro Luca Bernardini e del coro ANA “Ardito Desio” di Palmanova. In chiusura, nella suggestiva cornice di Piazza Unità d’Italia, la cantante Ivana Spagna ha eseguito l’inno nazionale tra la commozione e il sincero coinvolgimento degli ospiti e di tutti i cittadini che, con la loro spontanea partecipazione, hanno ulteriormente arricchito il patrimonio simbolico delle commemorazioni del Centenario. Trieste ha accolto con entusiasmo la manifestazione e la presenza del pubblico nelle diverse attività è stata stimata superiore alle 10.000 unità. Infine, a fare da contorno al progetto “L’Esercito marciava...”, ma perfettamente in sistema con le commemorazioni del Centenario, in collaborazione con l’etichetta discografica Azzurra Music s.r.l. è stato realizzato il CD musicale “Echi di Trincea” con i brani più significativi del Primo conflitto mondiale. La Banda dell’Esercito, con l’entusiastica partecipazione di artisti di fama sia nazionale che internazionale come Gianluca Terranova, l’International Opera Choir, Alessandra Raponi e la stessa Ivana Spagna, ha dato vita a un’opera musicale di pregio, commovente e coinvolgente. 21


TRAPANI 11 MAGGIO INIZIO ITINERARIO “BRAVO”

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Speciale L’Esercito Marciava


IL MESSAGGIO DI SALUTO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO IN OCCASIONE DELLA PARTENZA DELLA PRIMA STAFFETTA DI “L’ESERCITO MARCIAVA…” (Trapani, 11 maggio 2015) In occasione della partenza della prima staffetta dell’iniziativa “L’Esercito marciava…”, che nasce dalla volontà di commemorare il Centenario dall’ingresso dell’Italia nella “Grande Guerra”, mi è gradito rivolgere a tutti Voi, a nome della Forza Armata e mio personale, il più cordiale saluto. Il conflitto, iniziato per l’Italia nel 1915, ebbe una portata devastante e rivelò l’intima commistione fra collettività ed Esercito in quella che, ragionevolmente, può essere definita la prima grande prova collettiva sostenuta dal popolo italiano. Il passaggio di tutta la società civile dell’epoca attraverso i ranghi dell’Esercito rappresenta una sorta di filo conduttore, un percorso umano e culturale che vogliamo ripercorrere, riportando alla luce i sentimenti e l’umanità, i valori e le speranze di quanti, senza distinzioni culturali e di ceto sociale, presero le armi a difesa di una ancora giovane Italia. Una guerra in cui l’Esercito assunse una vera e propria funzione di amalgama e di crogiuolo per tutta la popolazione e che vide i contadini siciliani, pugliesi e marchigiani unirsi ai pastori sardi e agli operai lombardi per combattere per il compimento dell’unità nazionale e la liberazione degli ultimi territori irredenti. Un impegno pagato al prezzo di 650.000 caduti, portato avanti tra indescrivibili pagine di valore fatte di sacrifici, lacrime e sangue che i nostri nonni e, per alcuni, i bisnonni versarono assieme alle loro famiglie, concludendo così il lungo e difficoltoso percorso risorgimentale iniziato circa un secolo prima. La Sicilia contribuì a questa epica impresa con oltre 44.500 Caduti, di cui più di 22.000 morti in combattimento, guadagnando con l’ardimento dei suoi figli 2 Ordini Militari di Savoia, 19 Medaglie d’Oro, 895 Medaglie d’Argento e 562 Medaglie di Bronzo al Valor Militare. I Trapanesi che si immolarono nelle trincee del Carso, sulla Bainsizza e sulle sponde dell’Isonzo e del Piave, fino alla vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto a cui seguì la liberazione di Trento e Trieste, furono 4.884. Tra questi valorosi emerge la figura del Sottotenente di Fanteria Alberto Verdinois, Medaglia d’Oro al Valor Militare, a cui questa città ha giustamente intitolato una strada, che, nell’ottobre del 1915, tra le aspre rocce dei monti del Settsass, alla testa dei suoi uomini, guidò più volte, con l’esempio e l’incitamento, il suo plotone in audaci e temerari assalti, nonostante le tre ferite riportate di cui l’ultima si rivelò fatale. E sempre da Trapani, dove era schierato in guarnigione, partì alla volta del fronte l’85° reggimento Fanteria, inquadrato nella Brigata “Verona”, che sul campo conquistò una Medaglia d’Argento al Valor Militare per l’abnegazione e il generoso tributo di sangue pagato durante gli attacchi alle linee avversarie di San Michele del Carso o in difesa delle posizioni in Vallarsa e sul Pasubio, luoghi lontani e sconosciuti a quei coraggiosi Siciliani che lì si sacrificarono affinché sventolasse alto il Tricolore al quale avevano giurato fedeltà. Per tutte queste ragioni, oggi, risulta di fondamentale importanza commemorare questo conflitto, cruciale per la storia militare e sociale del nostro Paese, oltre che per consolidare quell’ideale continuità di valori che accomunano non solo i militari italiani di ogni generazione, ma un popolo intero che, nella Prima guerra mondiale, ha scoperto il senso dell’unità e della Nazione. Il ricordo di quegli epici eventi esalta idealmente l’eredità consegnataci da quegli Italiani e testimonia gli immutati sentimenti di lealtà alle Istituzioni, spirito di sacrificio, dedizione e passione che, da sempre, rappresentano i principi ispiratori per tutti gli uomini e le donne che hanno vestito e continuano oggi a vestire l’uniforme dell’Esercito Italiano, tra i quali, ancora una volta, tantissimi Siciliani che, come dimostrato recentemente dal conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare al Caporal Maggiore Capo Andrea Adorno per l’indomito coraggio, la serena determinazione e la generosità dimostrati nel corso di uno scontro a fuoco in Afghanistan, continuano a fare onore a questa splendida regione. Con questi sentimenti, ringrazio tutti coloro che hanno contribuito e contribuiranno a celebrare in maniera degna l’epopea dell’Esercito e del popolo italiano nella “Grande Guerra”. La Forza Armata, da parte sua, rinnoverà, attraverso “L’Esercito marciava...” e le altre interessanti iniziative che si svolgeranno su tutto il territorio nazionale, questa importante memoria a tutela del passato dell’Italia e della nostra Istituzione con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione di quanti, in quei drammatici giorni, concorsero a scrivere la storia del nostro Paese! IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO Generale di Corpo d’Armata Danilo ERRICO

È

partita da piazza Vittorio Veneto, a Trapani, la staffetta della manifestazione “L'Esercito marciava...”. Il primo staffettista è stato il Comandante del 6° reggimento Bersaglieri di stanza a Trapani, Colonnello Antonino Poma. “Per me è un grande onore come bersagliere e trapanese inaugurare la manifestazione – ha dichiarato, prima di brandire il tricolore, testimone della staffetta. Poma ha affrontato 4 km in più, rispetto alla lunghezza stabilita per ogni tedoforo, per raggiungere Napola, paese dove è nato. L’avvio del percorso è stato celebrato dai bersaglieri di Trapani con una serie di iniziative organizzate in Piazza Vittorio Veneto e all’interno del Palazzo del Governo nel quale è stata allestita una mostra statica di veicoli, armi e materiale in dotazione all’Esercito Italiano. La Fanfara del 6° reggimento Bersaglieri ha introdotto e accompagnato il saggio ginnico diretto dal Primo Maresciallo Giacomo Bilello che ha impegnato gli atleti nel Salto della Siepe, nel Salto con capovolta nel cerchio doppio e nel Salto con capovolta nel cerchio singolo. Al termine è stata effettuata una dimostrazione del Metodo di Combattimento Militare, sistema di combattimento a distanza ravvicinata creato per colmare il gap capacitivo del combattente individuale sui campi di battaglia. Il via alla staffetta è stato dato dal Generale di Corpo d’Armata Corrado Dalzini. Centenario Grande Guerra

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PALERMO 13 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

REGGIO CALABRIA 15 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

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Speciale L’Esercito Marciava


COSENZA 16 MAGGI0 ITINERARIO “BRAVO”

POTENZA 17 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

Centenario Grande Guerra

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CAGLIARI 17 MAGGIO INIZIO ITINERARIO “CHARLIE”

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a staffetta sull’itinerario “Charlie” è partita dal campo Rossi alle 11:00. Il primo tedoforo è stato il Colonnello Enrico Rosa della Brigata “Sassari”. Hanno presenziato alla cerimonia il Comandante del Comando Militare Autonomo Sardegna e le autorità civili e militari locali, che hanno assistito al concerto della banda della Brigata “Sassari” e alla benedizione della “campana del dovere”. I suoi 10 rintocchi, simbolo dei dieci decenni trascorsi dall’inizio della Grande Guerra, hanno dato il via alla staffetta. È intervenuto anche il Presidente del comitato storico-scientifico delle commemorazioni per il Centenario, Aldo Accardo. La consegna degli stati di servizio di alcuni combattenti della Grande Guerra ai discendenti e la premiazione del concorso fotografico: “La via della Grande Guerra” sono stati altri momenti dell’evento.

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Speciale L’Esercito Marciava


LECCE 17 MAGGIO INIZIO ITINERARIO “ALFA”

È

partito il primo tedoforo dell’itinerario Alfa alle ore 11:00 da piazza Sant’Oronzo. Hanno presenziato alla partenza il Comandante della Scuola di Cavalleria e una rappresentanza delle autorità locali e delle Associazioni d’Arma. La piazza è stata allestita con moderni mezzi in dotazione, info-team promozionale e una mostra di cimeli della Grande Guerra. Sono stati consegnati gli stati di servizio di alcuni combattenti della Prima guerra mondiale ai discendenti ed è stata effettuata la premiazione del concorso fotografico: “La via della Grande Guerra”.

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AOSTA 18 MAGGIO INIZIO ITINERARIO “DELTA”

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iazza Chanoux di Aosta è stata luogo di partenza di uno dei cinque itinerari della staffetta podistica “L’Esercito marciava...” che hanno toccato tutte le regioni italiane per commemorare il Centenario della Grande Guerra. Hanno partecipato alla staffetta anche alcuni atleti valdostani del Centro Sportivo Olimpico Militare insieme ai giovani Volontari del reggimento addestrativo e atleti del Centro addestramento alpini. Il tragitto previsto, verso la tappa successiva di Torino, ha caricato di un significato particolare la manifestazione. Infatti è lo stesso percorso effettuato cento anni fa dai giovani che si recavano a Torino, da dove partiva la “tradotta” per il fronte. Questo raccordo tra presente e passato induce a un momento di riflessione su quanto hanno fatto i nostri nonni e bisnonni. Perchè non si può pensare al futuro senza dare uno sguardo al passato. 28

Speciale L’Esercito Marciava


NAPOLI 18 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

C

on l’arrivo del tedoforo allo stadio Albricci, si è compiuto il cambio di staffetta tra i maratoneti del 2° Comando Forze di Difesa e gli allievi della Scuola Militare “Nunziatella”. L’evento ha visto la partecipazione di numerose autorità civili e militari, tra cui il Generale di Brigata Antonio Raffaele e il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Una mostra di reperti storici in uso al Regio Esercito durante la Grande Guerra, allievi della “Nunziatella” in uniforme storica e un info-team dell’Esercito hanno fatto da cornice all’evento.

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BARI 18 MAGGIO ITINERARIO “ALFA”

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lle ore 10:30 si è svolta la cerimonia commemorativa nella Caserma “Domenico Picca”, dove si è proceduto alla consegna dei fogli matricolari degli avi agli studenti e sono stati premiati i vincitori del concorso fotografico nazionale “La via della Grande Guerra”. Alle 11:00, è avvenuto l’atteso passaggio della staffetta.

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Speciale L’Esercito Marciava


SALERNO 18 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

SASSARI 18 MAGGIO ITINERARIO “CHARLIE”

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FOGGIA 19 MAGGIO ITINERARIO “ALFA”

GENOVA 19 MAGGIO ITINERARIO “CHARLIE”

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ROMA 19 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

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lla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico, il tedoforo, impugnando il Tricolore, ha attraversato l’area espositiva allestita in Santa Croce in Gerusalemme dal Comando Militare della Capitale, cedendo poi il testimone a un commilitone che ha proseguito la corsa sino al Vittoriano, dove è giunto alle 11:00. Lì è stato reso omaggio ai Caduti del Primo conflitto mondiale e di tutte le guerre percorrendo la scalea dell’Altare della Patria sino al Sacello del Milite Ignoto. Anche in questa tappa sono stati consegnati gli stati di servizio ad alcuni eredi di soldati italiani che hanno preso parte alla Prima guerra mondiale. “È un modo semplice per ricordare quanti hanno sacrificato la propria giovinezza nel partecipare al Primo conflitto mondiale”, ha detto il Generale Errico al momento della consegna a una giovane alunna di una scuola di Roma di una copia dello stato di servizio del suo avo. Grande è stata l’attesa del pubblico per l’evento che si è svolto dal 16 al 19 maggio u.s. nei pressi della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme dove l’esposizione organizzatavi ha offerto gratuitamente proiezioni cinematografiche, concerti di bande e fanfare, visite all’area archeologica, dimostrazioni ginnico-militari, simulatori di guida e di volo, esposizioni di mezzi e materiali, visite ai Musei della Fanteria e dei “Granatieri di Sardegna”. L’evento, promosso dal Ministero della Difesa, nella sua tappa romana è stato organizzato dal Comando Militare della Capitale con la partecipazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dei Corpi Ausiliari della Croce Rossa Italiana, di Roma Capitale e dell’Istituto Luce Cinecittà. Centenario Grande Guerra

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TORINO 19 MAGGIO ITINERARIO “DELTA”

SIENA 20 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

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MILANO 20 MAGGIO ITINERARIO “DELTA”

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appa suggestiva, quella milanese, che ha visto come tedofora il Caporal Maggiore Scelto Federica Dal Rì, mezzofondista di punta del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, che, scortata dagli allievi della Teuliè (che portavano un grande drappo tricolore) ha ceduto il testimone all’altro staffettista, il Comandante della Scuola Militare Teuliè, Colonnello Gioacchino Violante. Tutto ciò al ritmo della “Batteria Tamburi” degli Allievi della Teuliè, in arrivo, e al suono del bersaglieresco pezzo musicale di “Flick e Flock”, che ha dato la giusta carica per la partenza. La staffetta militare è passata sotto la splendida cornice offerta dall’Arco della Pace, alla presenza di autorità istituzionali e di un folto pubblico tra cui molti studenti. Soprattutto a loro sono state dedicate alcune delle iniziative previste, come il concorso fotografico “La via della Grande Guerra”, promosso dall’Esercito e rivolto agli studenti con l’intento di coinvolgerli nel ricordo “attualizzato” della Grande Guerra. A latere della manifestazione hanno fatto bella mostra di sè i mezzi moderni dell’Esercito, tra cui il “Lince”, veicolo blindato usato soprattutto fuori area, insieme ad armi e uniformi della Prima guerra mondiale.

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PESCARA 20 MAGGIO ITINERARIO “ALFA”

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l tedoforo ha attraversato la città passando in Piazza della Rinascita. Alla manifestazione hanno partecipato diverse autorità militari e civili tra le quali il Comandante Militare dell’Esercito per l’Abruzzo. Nel corso della manifestazione, presso l’Info-team della Forza Armata, sono stati consegnati a numerosi alunni, tra gli oltre 600 tratti da 26 Istituti Scolastici regionali che hanno preso parte al progetto, 46 stati di servizio relativi ai propri avi che parteciparono alla “Grande Guerra”.

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FIRENZE 20 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

PARMA 20 MAGGIO ITINERARIO “CHARLIE”

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BOLOGNA 21 MAGGIO ITINERARIO “BRAVO”

MODENA 21 MAGGIO ITINERARIO “CHARLIE”

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BOLZANO 21 MAGGIO INIZIO 2° ITINERARIO “DELTA”

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l Comandante delle Truppe Alpine ha salutato la partenza della staffetta da Piazza IV novembre, sede del Comando Truppe Alpine. Il primo tedoforo della staffetta del Reparto Comando e Supporti Tattici “Tridentina”, dopo 65 chilometri percorsi per lo più sulle strade ciclabili della Regione nell’ambito dell’itinerario “alpino” della corsa, è giunto in serata (alle 18:00) a Trento per cedere il testimone agli alpini del 7° reggimento di Belluno, che proseguiranno fino a Padova, un traguardo intermedio prima della tappa finale di Trieste il 24 maggio.

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PESARO 21 MAGGIO ITINERARIO “ALFA”

RIMINI 21 MAGGIO ITINERARIO “ALFA”

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VERONA 21 MAGGIO ITINERARIO “DELTA”

TRENTO 21 MAGGIO ITINERARIO “DELTA”

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PADOVA 23 MAGGIO INIZIO ITINERARIO “ECHO”

TREVISO 23 MAGGIO ITINERARIO “ECHO”

VITTORIO VENETO 23 MAGGIO

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L’ARRIVO A TRIESTE: L’EVENTO CONCLUSIVO UN SACRIFICIO DA NON DIMENTICARE Trieste protagonista dell’ultima tappa de “L’Esercito marciava...”, il 24 maggio, nel centenario dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra

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n bagno di folla ha accolto l’ultima delle tappe dell’iniziativa “L’Esercito marciava...”, organizzata dallo Stato Maggiore dell’Esercito (SME) per commemorare il Centenario dall’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra. Domenica 24 maggio u.s., a 100 anni esatti da quel momento, la città di Trieste, scelta come naturale conclusione del percorso a staffetta che ha impegnato su 4.200 chilometri oltre 600 soldati utilizzati come tedofori, si è stret-

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ta attorno al ricordo del conflitto. “Queste commemorazioni non servono a ricordare la bellezza della guerra ma per dire mai più trincee”, ha sottolineato il Ministro della Difesa, Senatrice Roberta Pinotti, dopo aver percorso l’ultimo tratto di staffetta unitamente al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, e al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo D’Armata Danilo Errico per consegnare il Tricolore nelle mani di un

bambino, simbolo del futuro. A lui si sono uniti altri 12 bambini, vestiti a gruppi di quattro con magliette dei colori della bandiera nazionale quale invito a guardare avanti senza dimenticare i fatti del passato. La manifestazione, iniziata a Trapani l’11 maggio, ha inteso collegare i punti più estremi del Paese per simboleggiare la funzione di amalgama svolta dall’Esercito nel contesto della Grande Guerra, combattuta da soldati provenienti da ogni regione,

Speciale L’Esercito Marciava


senza distinzioni culturali e di ceto sociale, e conclusasi al caro prezzo di 650.000 caduti. “Pagine di valore, fatte di sacrifici, lacrime e sangue – ha scritto il Capo di SME, Generale Danilo Errico, nel messaggio di saluto in occasione della partenza della prima staffetta – che i nostri nonni e, per alcuni, i bisnonni versarono assieme alle loro famiglie, concludendo così il lungo e difficoltoso percorso risorgimentale iniziato circa un secolo prima”. Fra le righe di quelle pagine scritte per raggiungere l’unità nazionale restarono sospesi i destini di molti, fra contadini, pastori, operai. “Per tutte queste ragioni – continua il messaggio del Capo di SME – oggi risulta di fondamentale importanza commemorare questo conflitto, cruciale per la storia militare e sociale del nostro Paese, oltre che per consolidare quell’ideale continuità di valori che accomunano non solo i militari italiani di ogni generazione, ma un popolo intero che, nella Prima guerra mondiale, ha scoperto il senso dell’Unità e della Nazione”. A Trieste, l’evento conclusivo che ha chiamato a raccolta oltre al Ministro della Difesa e ai Capi di Stato

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LANCI DI PASSIONE Un sogno, quello di lanciarsi con il paracadute, divenuto realtà, per Daniela e Milena, atlete della Sezione Paracadutisti del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito. Max, cinque anni appena, lo aspettava dalla mattina, quello spettacolo. Il padre ormai si era arreso: inutili tutte le insistenze per portarlo via da Piazza Unità d’Italia di Trieste vestita a festa, domenica 24 maggio, per la tappa conclusiva della manifestazione “L’Esercito Marciava...”. Max voleva vedere a tutti i costi i paracadutisti. Una passione nata chissà come. Pochi minuti prima delle 19:00, finalmente l’evento tanto atteso. Con il naso all’insù e gli occhi pieni di ammirazione, ha assistito al lancio della squadra formata dagli atleti della Sezione Paracadutisti del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito guidata dal Tenente Colonnello Paolo Filippini e formata dal Primo Caporal Maggiore Luigi Pinchieri, dal Caporal Maggiore Scelto Luigi Conga, dal Caporal Maggiore Scelto Milena Zanotti e dal Sergente Daniela D’Angelo. Tutta l’attenzione del pubblico è stata monopolizzata dalla discesa di quei paracadute che, quasi danzando nel cielo, si sono resi sempre più visibili fino a quando gli atleti non hanno toccato il terreno. Daniela e Milena, dopo aver raggiunto con il resto della squadra Piazza Unità d’Italia per assistere all’arrivo della staffetta, hanno calamitato le attenzioni del pubblico e di piccoli fans alla ricerca di autografi. “Desideravo lanciarmi con il paracadute fin da piccola” - spiega Daniela, 30 anni, fino ad ora unica istruttrice militare donna di caduta libera. “Era un sogno. Quando insegno cerco di trasmettere quello che provo, la passione oltre alla tecnica”. Per Milena, 28 anni, la passione - “quella che hai dentro” - è la stessa. Nella scelta del percorso da intraprendere è stato determinante, per entrambe, un video dedicato alle attività dell’Esercito. “Il nostro obiettivo era prima di tutto quello di farne parte e poi di scegliere la specialità. Lanciarsi – concordano – è una emozione bellissima che non ha età. Ogni lancio è come se fosse il primo. A quella sensazione non ci si abitua mai”. Dopo aver completato l’iter addestrativo previsto per ottenere il brevetto, Daniela e Milena sono entrate nella squadra della Sezione Paracadutisti ed ora sognano di poter partecipare ai campionati mondiali di squadra con una formazione tutta al femminile. “Le gare internazionali prevedono squadre formate da almeno cinque atleti. Il numero l’abbiamo raggiunto, siamo in cinque, tutte donne. Ci stiamo allenando per arrivare a quel traguardo”. Una speranza che il Tenente Colonnello Paolo Filippini, comandante della Sezione Paracadutisti del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, ritiene “presto realizzabile”. “Un atleta è un universo fatto di tanti piccoli aspetti, un mistero unico e irripetibile. Per questo non si possono fare differenze di genere. Ognuno di noi dà il massimo. E tale è anche l’impegno affinchè il debutto della squadra femminile diventi realtà in tempi brevi”.

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Maggiore della Difesa e dell’Esercito, il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, e le principali autorità civili e militari, è stato accolto da un pubblico numeroso, attratto dagli eventi organizzati, il 23 e 24 maggio, in Piazza Unità d’Italia e sul lungomare antistante. Due giornate dedicate a cultura, musica, mostre, esibizioni di reparti speciali dell'Esercito, coronate dall’allestimento di una "cittadella" militare – Villaggio Esercito – per

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far conoscere uomini e mezzi della Forza Armata. Tanti i momenti emozionanti, dallo sbarco di lagunari e genieri, al sorvolo di aerei storici della Grande Guerra, al lancio dei parà. Tanti i bambini e i ragazzi che si sono messi alla prova nello scalare la parete di roccia allestita sul molo “Audace” e hanno partecipato al percorso military fitness fra corse, piegamenti e attività guidate dagli istruttori della “Folgore”. E tanti i vi-

LA CAMPANA Il Sig. Armando Marinelli, titolare della “Pontificia Fonderia Marinelli”, si è offerto di realizzare e donare all’Esercito una campana in bronzo in occasione delle commemorazioni relative al Centenario della Grande Guerra. La campana mostra sulle 4 facce: la Vittoria Alata; il Sacello del Milite Ignoto; il Bollettino della Vittoria n. 1268, firmato dal Generale Armando Diaz; lo stemma dell’Esercito. La campana, del peso di circa 50 kg e del diametro di circa 43 cm, è stata consegnata all’Esercito nel mese di maggio. Ha suonato il suo primo rintocco la sera del 24 maggio 2015 a Trieste, in occasione della chiusura dell’evento “L’Esercito marciava...”. Dopo la cerimonia di Trieste, la campana è stata trasportata a Roma e posizionata all’interno di Palazzo Esercito.

Speciale L’Esercito Marciava


sitatori che hanno seguito con interesse il percorso delineato dalla mostra storica dedicata alla Grande Guerra, integrato dall’esposizione di cimeli e stampe degli stati di servizio dei militari dell’epoca, organizzata nella Sala delle Colonne. Il clou della manifestazione si è svolto domenica 24. Dal mattino fino a notte, “L’Esercito marciava...” ha coinvolto, stupito, appassionato e commosso centinaia di persone. Nell’aria era palpabile la partecipazione del pubblico, attratto dalle uniformi storiche dei militari a cavallo, dai mezzi esposti, fra blindati (VLB Puma e Blindo “Centauro”), elicotteri (AB-205 e A-129), robot sminatori e dalle simulazioni di sbarco effettuate da lagunari e genieri. L’attività ha coinvolto il 9° reggimento alpini, il 186° paracadutisti “Folgore”, il reggimento lagunari “Serenissima”, il 3° genio, il reggimento “Piemonte Cavalleria” (2°), il 5° reggimento “Rigel” dell’Aviazione dell’Esercito. Mentre gli ultimi tedofori procedevano verso il traguardo, la piazza di Trieste attendeva, trepidante, il loro arrivo. I concerti itineranti intonati dalle Bande Militari di Bersaglieri, Granatieri, Alpini, hanno accompagnato i vari momenti confluiti nel grande spettacolo che dalle 21:00 ha immerso il pubblico in un viaggio della memoria, guidato dalla voce di Umberto Broccoli, fra interventi artistici e musicali oltre che da immagini inedite conservate nell’archivio storico dell’Esercito Italiano. Alle 15 il minuto di silenzio per i Ca-

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duti della Grande Guerra ha regalato alla manifestazione uno dei momenti più intensi nella condivisione del ricordo, sottolineato nuovamente, alle 17:30 dal Capo di SME nel corso della consegna delle Medaglie ricordo ai parenti di alcuni Caduti della Prima guerra mondiale. “È un modo per trasmettere i valori di quanti hanno perso la vita e non hanno vissuto la loro gioventù per consentirci di essere quello che simo oggi”, ha dichiarato il Generale Danilo Errico. "C'è sempre bisogno di amor di Patria, non finirà mai questa esigenza". Pochi minuti prima dell’arrivo della staffetta, verso le 19, il lancio degli atleti della Sezione Paracadutisti del Centro Sportivo Esercito ha fatto confluire buona parte dei partecipanti verso la Piazza, di fronte al grande palco allestito per la sera. Il pubblico, con il naso all’insù, ha assistito, ammirato, alle evolu48

zioni della squadra composta da cinque atleti. Mentre i paracaduti si rendevano sempre più visibili, fino a toccare il terreno, la Fanfara dei Bersaglieri

seguiva l’ultimo dei tedofori che ha offerto il testimone, la bandiera italiana, al Ministro della Difesa, Senatrice Roberta Pinotti. È stata lei, maratoneta per passione, a percorrere gli ultimi metri che la separavano dal traguardo, accompagnata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e ad offrire la bandiera al bambino che l’attendeva al centro della piazza. Il pubblico, in modo discreto e ordinato, si è stretto attorno a Ministro e autorità, partecipando con la stessa solennità all’Alzabandiera che, sulle note dell’Inno di Mameli, ha chiuso ufficialmente la corsa dei tedofori lungo lo stivale. Qualche ora più tardi, la cantante Ivana Spagna, ospite d’onore del grande concerto conclusivo, ha preso il microfono e intonato l’Inno. Senza musica, inizialmente, solo con la voce. Un finale ad effetto, vibrante e intenso, vissuto con la partecipazione attiva del pubblico, che ha seguito in piedi, e con la mano destra sul cuore, la fine di quella giornata così particolare. Prima di chiudere lo speciale dedicato alla manifestazione “L’Esercito marciava...”, appare opportuno evidenziare come le massime Autorità civili e militari presenti abbiano sottolineato a fattor comune, nel prendere la parola, la necessità di riflettere sull’assurdità dei conflitti, sull’importanza dei valori della pace e della convivenza civile fra i popoli. Il video dell’evento conclusivo è disponibile accedendo al seguente ink: http://www.esercito.difesa.it/storia/grandeguerra/Pagine/Video.aspx Speciale L’Esercito Marciava


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ESERCITO MARCIAVA by Biblioteca Militare - Issuu