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© 2012 • Ministero della Difesa CJSM - Commissione Italiana di Storia Militare Salita S . Nicola da Tolentino, 11B - Roma quinto .segrstorico@smd.difesa.it
PREFAZIONE
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ell'ambito delle iniziative culturali della Commissione Italiana di Storia Militare (CISM), si è ritenuto valido inserire nella collana di pubblicazioni di quest'anno il testo della Dr.ssa Ada Fichera, giornalista e collaboratrice della Nostra Commissione e dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa. "La Pubblicistica della Difesa in Italia . Riviste militari di ieri e di oggi" è un excursus teso a ricostruire la storia del giornalismo militare in Italia, un ambito poco indagato e che per molto tempo non è stato valorizzato dalla cultura italiana come invece avrebbe meritato. Attraverso le vicende delle maggiori riviste militari, dal primo "Giornale di Medicina militare" fino alle pubblicazioni dei giorni nostri, il testo, pur nella sua sinteticità,fornisce, in modo fluido e scorrevole, un chiaro quadro del/' argomento, a testimonianza del profondo legame istauratosi nel tempo tra il mondo della letteratura e del giornalismo militare e quello della storia italiana. Le riviste militari sono infatti prezioso documento storico delle vicende belliche ma anche sociali del nostro Paese. Sono dunque lieto, in qualità di Presidente della CISM, di presentare questo nuovo testo che si colloca ancora come un unicum nel panorama editoriale italiano, con l'augurio di un'ampia diffusione e di ulteriori fu.turi successi per la Nostra Commissione!
Col. a . (ter.) s. SM Matteo Paesano (Presidente CISM)
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INTRODUZIONE
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ome tutti i settori culturali e di espressione dell'uomo, anche il giornalismo "si suddivide" idealmente in vari ambiti, attraverso i quali, e grazie ai quali, si costituisce il variegato universo delle grandi firme, dell'informazione e della comunicazione, tanto essenziali nella quotidianità di ogni individuo e di ogni epoca. Tra le varie branche di questo settore, ve ne sono alcune più "note" e di "comune consumo", altre che si definiscono invece "di nicchia" , ovvero destinate ad un target ben preciso di pubblico, perché più "specialistiche" e quindi maggiormente fruibili o da appassionati del settore o da operatori dello stesso. Certamente, una di queste branche del mondo dell'informazione è quella costituita dal giornalismo militare, ovvero dall'insieme di tutte le riviste e pubblicazioni di argomento militare edite dalle Forze Armate e destinate ad esser diffuse in prevalenza nell'ambito delle stesse. Si tratta di un settore poco conosciuto dall'opinione pubblica e, a dispetto della sua ricchezza, raramente studiato. Generalmente , infatti, si ha una conoscenza sommaria della pubblicistica militare, ritenendo per lo più che l'interesse per questo settore sia circoscritto ad un utente specifico, ad un target ben preciso , e quindi ristretto , di riferimento. La tematica della pubblicistica della Difesa merita invece attenzione , non solo per ciò che rappresenta nel mondo del giornalismo, ma anche per la qualità e la quantità di materiale che fornisce in termini di documentazione storica per il nostro Paese 1 • È per tale ragione che, insieme al cosiddetto "giornalismo militare" ( che ha il suo mezzo nelle riviste militari, per lo più periodici), cadono sotto la denominazione di "Pubblicistica della Difesa" anche tutte le pubblicazioni "speciali", come "numeri unici", bollettini singoli e soprattutto opuscoli, 1
Ten. Col. CERVONE Gerardo, La pubblicistica militare, da Informazioni della Difesa, periodico dello Stato Maggiore della Difesa, Roma, n. 2, 2005, p. 19.
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che custodiscono un patrimonio, culturale e storico, inestimabile, che nei secoli "ha visto la luce" grazie all'opera meritoria e appassionata di quanti (militari ma anche civili) hanno sentito il bisogno, a vario titolo, di uscire dalla condizione di oblio e di anonimato, con lo scopo di far conoscere il pensiero militare e la vita "a servizio" delle istituzioni e della Patria. Nel presente lavoro, ci occuperemo quindi di fornire una panoramica, seppur per ragioni di spazio purtroppo non capace di esaurire "in toto" la
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materia in trattazione, dei vari "settori" della pubblicistica militare, dando certo maggiore rilevanza alle riviste, ma non tralasciando comunque la possibilità di un cenno all'informazione diffusa da bollettini, rassegne ed opuscoli. Ci si chiederà magari, quale sia stata, la motivazione che ha spinto, ivi, chi scrive a prendere in esame un argomento così specifico e così poco indagato. Ve ne sono molteplici: un'antica passione per il mondo istituziona-
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le e militare, una specializzazione in "Comunicazione politica ed istituzionale" ed un'altra in "Cerimoniale nelle pubbliche relazioni" che l'hanno portata a conoscere e a lavorare nell'ambito della Difesa, attraverso uno stage a Roma presso l'Ufficio "Cerimoniale e Relazioni esterne" del "Centro Alti Studi per la Difesa" del Ministero della Difesa, in seguito il corso di formazione "COCIM" (Cooperazione Civile e Militare) seguito, nella capitale, presso lo stesso Ministero, relativo alla difesa civile, protezione civile, cooperazione civile-militare e pianificazione civile d'emergenza in ambito nazionale, ONU, NATO e UE2 , l'attuale collaborazione con la Commissione Italiana di Storia Militare (CISM), con l'Ufficio Storico e con l'Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa. La presente ricerca è articolata in cinque capitoli: il primo di questi fornirà un excursus storico sulla stampa militare in Italia, dal Risorgimento ad oggi, e sul ruolo di tale pubblicistica; il secondo capitolo proporrà un approfondimento relativo ad alcune riviste militari di ieri e di oggi (la Rivista di Fanteria, la Rivista dei Carabinieri Reali, la Rassegna dell'Esercito, la Rivista Aeronautica, la Rivista Marittima, Il Carabiniere, ...); il terzo affronterà nello specifico la storia di due fra le più antiche riviste del settore, ovvero l'ultra-centenaria "vicenda" della Rivista Marittima e gli ottant'anni della Rivista Aeronautica ; il quarto capitolo illustrerà, invece, le attuali tecniche di comunicazione e di organizzazione dell'informazione adottate verso "l'esterno" (modalità di trasmissione delle notizie, linguaggio e stile giornalistico in ambienti della Difesa e relazioni con le fonti civili e le redazioni), non mancherà l'attività relativa alle pubblicazioni odierne dello Stato Maggiore della Difesa (es. il bimestrale Informazioni della Difesa); il quinto ed ultimo capitolo concluderà la trattazione riguardo alle modalità per incrementare il dialogo tra le Forze Armate, i mass-media e l'opinione pubblica nell'Italia attuale, le strategie di comunicazione da parte della Difesa per diffondere il proprio contributo di pensiero.
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CAPITOLO I LA STAMPA MILITARE ITALIANA NELLA STORIA
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ovendo qui fornire un'analisi globale della pubblicistica delle Forze Armate, non possiamo innanzitutto non dedicarci ad un excursus che spieghi, al- ----.:---.... 1 M f f 4 ~- meno a grandi linee, la storia f'ORZE ~R\fHE e l'evoluzione di questo importante settore della stampa italiana. È già nell'epoca del Risorgimento che il giornalismo militare affonda le sue radici. I giornali militari antichi, oggi forse conservati esclusivamente presso gli archi vi militari e statali o, nei casi più "fortunati", nelle librerie di qualche appassionato, testimoniano ampiamente, infatti, le lotte risorgimentali, rappresentando la memoria di fatti, opinioni e stati d'animo di quanti hanno combattuto e hanno vissuto quegli anni. Le insurrezioni e le guerre, che furono protagoniste del percorso che portò l'Italia all'unità nazionale, furono caratterizzate da un notevole nu-
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mero di giornali militari. In questo periodo, possiamo RIVISTA \ ETEJU1AR1' ll1Ll1ARE distinguere i giornali militari _:::-.=..=..·..::..::secondo due "orientamenti": i ·-·... primi sono quelli "rivoluzionari" delle forze popolari (riviste --::.:=-=• mazziniane e garibaldine di ..-···ispirazione democratica) , i se....... \LE condi sono quelli "conservator RI\'l TA HEOIO E,,EH'-tTO ri" , espressione degli eserciti La Fantenà .. ___ _ ..y{......... --·- regolari delle monarchie re_ ... gnanti (sostenuti dai sovrani). ....... Siamo nell'epoca in cui \ l'informazione è basata sulle cronache delle truppe del--····-. - - -- - , . - ~ - - - - - - , ,. -- .-.-.-.-.- .- .- -t--,, la penisola, delle notizie dei 1111 - '!!! .,. ...cno ........~ ..corpi volontari e delle guardie nazionali, è l'epoca del più tiIl su.~.\ ______ , pico e puro "fervore patriotti=!DLUTTIII: t,1> l111 11AIl \~ . ......... co" , un sentimento che non ha -----C-=-..:-=_-.I precedenti3 • :-_::=--::I Oltre che nel Regno di I -.:J -:::r...::-.J:!1!:::4-Sardegna, la stampa militare ebbe un certo rilievo nel Regno delle Due Sicilie, la pubblicistica militare borbonica doveva servire inizialmente come aggiornamento professionale e da palestra, se non di dibattiti, almeno di esposizione di idee. Il primo - e certamente quello di maggior rilievo ed il più riuscito - fu quello di Antologia Militare, una rivista semestrale apparsa tra il 1835 ed il 1844 e di cui era magna pars Mariano d 'Ayala. I vari fascicoli che recano, fra l'altro, oltre ad articoli a firma del D 'Ayala anche articoli di Blanch e di Gerolamo Ulloa, spaziano dall'esame delle guerre in corso alle novità nel campo delle armi portatili e dell'artiglieria, alla segnalazione delle opere d'interesse militare apparse nel Regno o all'estero alla storia militare, spe-
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1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Militare in Italia, Roma, 31 maggio I 4 giugno 1977, p. 4.
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cie per quanto attiene a quella delle truppe napoletane, le cui imprese sono puntualmente narrate e rivendicate. Gli articoli sono in genere di buon livello, a volte molto buono, a testimonianza dello spessore intellettuale, se non di tutti, certo dei migliori e dei più preparati fra gli ufficiali napoletani. Le ragioni che avevano dato vita alla rivista e gli scopi che questa si proponeva sono chiaramente espressi nella prefazione apparsa sul secondo fascicolo. Con l'allontanamento dall'Esercito di Mariano D'Ayala, la rivista cessa le pubblicazioni nel 1844. Di qualità decisamente più povera è la seconda rivista. Nata sull'onda dell'entusiasmo della primavera del '48 come L 'Araldo della Guardia Nazionale e dell'Esercito. Giornale Politico-Scientifico-Letterario, cessa le pubblicazioni dopo i primi tredici numeri L salvo a riprenderle a fine giugno con un articolo giustificativo della repressione del 15 maggio, modificando poi il titolo nel 1849, e divenendo significativamente L 'Araldo. Giornale Militare-Politico-Scientifico-Letterario. Diretto da un tenente degli Ussari della Guardia Reale, L 'Araldo si sostiene economicamente grazie agli abbonimenti fatti obbligatoriamente sottoscrivere a reparti ed enti militari con ordine del giorno del 22 luglio, ciò che gli consente anche di adottare, per le copie sfuse, 2 diversi prezzi, a seconda degli acquirenti, se ufficiali o soldati. È un giornale ufficioso, con artico-
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li politici filo-governativi, che ha anche lo scopo di controbattere la stampa estera, critica verso il Regno, edita in altri Stati italiani. Si dedica soprattutto all'attualità e, oltre a riportare le disposizioni del Bollettino delle Leggi e degli Ordini del Giorno, fornisce anche molte informazioni sulla struttura dell'Esercito e sulle operazioni in Sicilia e nello Stato Pontificio. Riferisce anche notizie militari straniere, ma manca completamente degli articoli tecnici e di buon livello che avevano caratterizzato l'Antologia Militare. Una volta normalizzatasi la situazione e non avvertendosi più la necessità di una voce che diffondesse nelle file dell'esercito le idee del governo, non si procedette al rinnovo degli abbonamenti di favore e con il 1852 finiva anche L 'Araldo. Nel 1860, a spese del Ministro della Guerra che anticipa 1.000 ducati, nasce la terza pubblicazione L'Antologia Militare (ordine del giorno del 13 luglio). È un momento particolare, pur con Garibaldi in Sicilia il nuovo governo costituzionale tenta di battere una strada nuova, di ossequio ai nuovi principi, vuol raccogliere intorno alla rivista il consenso di tutte le forze militari, senza scontentare alcuna componente, né i progressisti filo-unitari né i reazionari anti-liberali. La rivista, bisettimanale, diretta dal capitano d'artiglieria Giuseppe Mori, uscirà per poco tempo, senza accontentare nessuno. Anche se nata per diffondere l'istruzione e mantenere vivo lo spirito e pur se vuole esplicitamente riallacciarsi ali'Antologia Militare, ha articoli di tono e valore assai diversi, e peggiori. Oltre ad un' esposizione neutra degli avvenimenti politico-militari di Sicilia, la rivista pubblica articoli senz'altro intonati al particolare clima del momento, ma del tutto privi d'interesse militare, dedicati soprattutto alla Guardia Nazionale ed alla storia del tricolore. Con l'arrivo a Napoli di Garibaldi il giornale muta radicalmente linea, divenendo decisamente filo-unitario e cambia la propria testata in La Guerra, con la quale prosegue le pubblicazioni ancora per pochissimo4 • Non sono state compiute molte ricerche esaurienti riguardo alla pubblicistica militare italiana, a differenza di come è stato fatto per la stampa "non militare"5 • Forse perché si tratta di un settore per "pochi adepti", forse perché molto specialistico, il mondo della stampa militare non ha goduto 4 5
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BOERI Giancarlo - CROCIANI Piero, L'Esercito Borbonico dal 1830 al 1861, Tomo I, SME - Ufficio Storico, Roma, 1997, p. 129-130. 1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Militare ... , cit., p . 3.
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di grande fama né di dedizione da parte \ degli studiosi al contrario di quanto invece meritasse. Dopo il primo "esordio" in epoca risorgimentale negli ambienti borbonici (ricordiamo Il Giornale militare italiano e di varietà, La Guardia Nazionale, La Sentinella dell'Etna, Il Giornale di Medicina Militare, L'Italia militare, L'Esercito Illustrato, etc.), la stampa militare ha visto susseguirsi, in concomitanza con i vari momenti storici, diversi momenti più o meno rosei del suo percorso. Se è relativamente facile, per il ristretto numero delle testate, parlano della pubblicistica militare borbonica, risulta invece estremamente arduo trattare dei quella sviluppatasi negli altri stati della nostra penisola sin dalla primavera della guerra del 1848, con una fioritura di pubblicazioni susseguitesi fino al 1861. Di altro genere è la pubblicistica mili_, tare post-unitaria, che affronta soprattutto temi tecnici o legati alla condizione militare, pubblicistica rivolta soprattutto (ma non solo) agli appartenenti alle Forze Armate. Anche delle riviste e dei giornali apparsi in questo periodo è assai arduo tratteggiare, sia pur brevemente, il profilo. Lo spazio non lo consente. Ci limiteremo quindi ad accennare, nei capitoli successivi , alle più importanti - e più longeve - riviste d'Arma. Con la Prima Guerra Mondiale, la stampa militare si deve far carico di un nuovo compito, sino ad allora del tutto ignoto, quello della propaganda di guerra presso le truppe. Il settore si arricchisce di espressioni giornalistiche ben caratterizzate, orientate, in "'·
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particolare a trattare il tema della guerra in corso. Assumono, infatti, grande rilievo e diffusione i giornali di trincea, oggi di difficile reperibilità Non esiste ancora purtroppo una raccolta completa dei giornali di trincea italiani. A riguardo, comunque, la critica ha riscontrato nei giornali più antichi i più rari esemplari, mentre i più interessanti in quelli dopo il 1918. Risalgono proprio a questo periodo testate quali La Gazzetta del Mitragliere, Dal paese alle trincee, ... Considerevole è anche la quantità di giornali scritti in campi di concentramento, come ad esempio L 'Attesa o L 'eco del prigioniero, e i giornali di propaganda nemica imitanti giornali militari italiani, come Notizie in fascio, La lettura in trincea, Il razzo, ... 6 Fra il 1915 ed il 1918, vi è in corso una "guerra parallela" che si combatte di fianco a quella che si porta avanti con le armi, ovvero la guerra dell'informazione, fatta di battaglie apparentemente innocue, ma dannose quanto quelle "a suon di spari". Il giornalismo non è solo mezzo per informare, ma diventa soprattutto strumento di propaganda. I giornali in grado di ragguagliare il Paese rapidamente e bene sugli avvenimenti di guerra, nel 1916, sono ancora di scarsa diffusione fra le truppe al fronte, paradossalmente chi fa la guerra è il meno informato su di essa! Oltre ai pochi quotidiani (fra i quali il Corriere della Sera), arrivano al fronte tre copie per compagnia del periodico milanese Il giornale del soldato, diretto dal Colonnello Giuseppe Lo Monaco Aprile. Dopo breve tempo, però, tale testata viene ritenuta, dagli Uffici del Comando Supremo, inadatta ed insufficiente a svolgere una seria opera di propaganda presso le truppe; dunque il Colonnello Temistocle Mariotti propone al Ministro della Guerra, di dar vita ad un apposito giornale per il soldato, in analogia a quanto già in atto fra gli eserciti alleati e avversari. Emerge, sin da questa proposta, la manifesta necessità di fare propaganda sul soldato; purtroppo, apprendiamo dalle cronache del tempo, che l'idea di Mariotti viene respinta categoricamente dal Ministro, il quale, in tale circostanza, consiglia piuttosto di adeguare opportunamente il suddetto periodico milanese. Ne seguono, da parte delle Armate e dei Corpi d' Armata, tentativi diffusi di combattere "sul campo" il malessere dei soldati. Per informare le 6
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Ivi , p . 10-12.
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truppe sull'andamento delle operaziom, com.::.,;":.:':;::::• : mentano loro i bollettini _.:;-=-=--=-.::.::;..~ . di guerra, i principali avvenimenti, confutando in modo capillare le notizie catastrofiche "messe m giro" dal nemico. In altri casi, i Corpi d'Armata coinvolgono i soldati in opere di propaganda sul 7 ----:-..:.:.:: -...,,. .:::----- nemico • Non è possibile parlare della Grande Guerra t::::-,---::.:=--~ ---·~-== senza citare La Tradotta, il più diffuso e il più letto giornale di trincea, al fronte e nel Paese. Concepito dal Colonnello Ercole Smaniotto, edito dalla m Armata, si avvalse della collaborazione di grossi nomi: Sacchetti, Brunelleschi, Mazzoni, Bini, Gigante, Simoni, Rubino, Fraccaroli che, con pennello e penna, diedero vita ad articoli, strisce e personaggi insuperati. Tra i personaggi indimenticabili: il soldato Baldoria (creato da Fraccaroli), il caporale C .Piglio (ideato da Rubino), l'imboscato Apollo Mari, il fante Mattia Muscolo, il nemico Max Pataten ed il dott. Bertoldo Ciucca, nella sua eterna ma infruttuosa lotta contro gli imboscati . Il titolo La Tradotta fu scelto poiché evocativo, per il soldato in licenza, del lungo convoglio che sia pur lentamente e costringendolo in spazio ristretto per giornate intere, finisce per condurlo a casa. La Tradotta fu il settimanale del III Corpo d' Armata, ovvero il glorioso
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DELLA VOLPE Nicola, Esercito e propaganda nella Grande Guerra (1 9151918), Ufficio Storico, Stato Maggiore dell'Esercito, Roma, 1989, p. 20-22.
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corpo d'armata del Duca d'Aosta. La sede del giornale era a Mogliano Veneto; la tipografia era invece, a Venezia, poi a Verona e a Reggio Emilia. La Tradotta divenne presto popolarissima, e continuò a uscire durante l'ultimo anno della guerra, fin dopo l'armistizio e la pace. Gli ultimi numeri furono, infatti, pubblicati a Trieste. La Tradotta non poté giustificare puntualmente la sua qualifica di settimanale, perché la stampa a colori, particolarmente lenta, richiese spesso maggior tempo del previsto; ma nei grandi giorni dell'avanzata poté lanciare rapidamente supplementi in nero, che gli aeroplani portavano ai soldati8• La fase successi va al primo conflitto mondiale registra inizialmente un profondo turbamento degli animi e delle menti dei reduci. L'abbondante produzione di periodici del tempo non è infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un sintomo di ampia possibilità d'espressione, ma un'ulteriore strumentalizzazione della stampa militare per conseguire, ancora una volta, fini propagandistici. Sono di questo periodo alcune delle più importanti testate militari ( delle quali, come detto, ci occuperemo di seguito nel corso del presente lavoro): La Rassegna dell'Esercito Italiano, Esercito e Marina, La Rivista Aeronautica, La Rivista di cultura marinara, La Rivista dei Carabinieri Reali, Le Forze Armate, La Rivista di Fanteria9 • Non possiamo, inoltre, non segnalare nella storia di questo settore dell'informazione che ovviamente, negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, scompaiono i giornali di trincea, i quali muoiono "per cause naturali" tutti entro il 1919. Sopravvivono solamente alcuni fogli non strettamente legati alla guerra, come Il Giornale del Soldato ed i sopracitati Le Forze Armate ed Esercito e Marina. Tali giornali divengono così fortemente polemici, attraverso le loro pagine, nei confronti dell'atteggiamento "distratto" assunto dallo Stato verso i problemi dei soldati1°. Alcune Associazioni d'Arma decidono, allora, di essere presenti con propri fogli per tramandare tradizioni, per rivisitare storie peculiari o per rinsaldare vincoli d 'appartenenza, riuscendo a far convivere, nelle loro 8 9 10
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AA.VV., La Tradotta. Giornale della Terza Armata, Mondadori, 1919. 1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Militare ... , cit., p. 12-13. DELLA VOLPE Nicola, Esercito e propaganda fra le due Guerre ( 1919-1939), Ufficio Storico, Stato Maggiore dell'Esercito, Roma, 1992, p. 251.
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colonne, articoli di storia militare e memorialistica, polemiche ed atti di riverenza. Sono di questo periodo anche La Vedetta d'Italia e La Testa di Ferro. L'affermazione del fascismo ha infatti posto dei progressivi limiti alle testate militari (persino gli articoli scientifici subiscono l'influenza del "pensiero dominante"), motivo per cui, come dicevamo, questo particolare filone del giornalismo italiano si tramuta da stampa tecnica e di cultura in strumento di propaganda. Si pensi che, come scrive il Colonnello Nicola Della Volpe: Perfino gli articoli strettamente scientifici subirono l'influenza( ...), tanto che formule, dati e cifre furono spesso sostituite da cervellotiche disquisizioni su "ttltalica genialitĂ inventiva".
Accanto alle riviste "ufficiali" di interesse nazionale, compaiono, sin dal dopoguerra, riviste "minori", di breve vita edite da Associazioni d'Arma, da Comandi o anche da privati, come La Vecchia Guardia o Problemi d'Italia. Non mancano, infine, in questo periodo, numeri unici e inserti speciali di propaganda, diffusi dalle riviste a tiratura nazionale11. Giungiamo dunque all'epoca della Seconda Guerra Mondiale. Sia prima che durante tale conflitto, i direttori dei giornali militari, come tutti gli altri direttori di giornali italiani, ricevono ogni giorno, dall'Ufficio Centrale della Stampa (divenuto poi Ministero della Cultura Popolare), alcune "note di servizio" che impartiscono istruzioni sulle notizie da pubblicare 12. Il moltiplicarsi dei mezzi d'informazione e degli strumenti di propaganda non ha tolto il primato mediale di formazione di opinioni. Il giornalismo militare non sfugge al rigido controllo del Ministero della Cultura Popolare, nato nel 1937, sulle ceneri del Ministero della Stampa e Propaganda13 • Le direttive della censura per orientare e per manipolare l'informazione 11 12 13
Ivi, p. 252-253. 1° CONVEGNO EUROPEO DELLARIVISTAMILITARE, I..a Stampa Militare ... , cit., p . 15-16. DELLA VOLPE NICOLA, Esercito e propaganda fra le due Guerre (19401943), Ufficio Storico, Stato Maggiore dell'Esercito, Roma, 1998, p. 283.
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attraverso la stampa sono numerose; tutte le disposizioni per la "stampa civile" sono valide anche per le pubblicazioni militari. Alla censura derivante dalle direttive del Regime, si uniscono alcune norme tese a limitare la diffusione di notizie, relative alle operazioni militari in atto nei vari scacchieri. Dati e notizie riportate dai corrispondenti di guerra possono ora essere diffuse purché sotto forma di narrazione diretta del giornalista e non come testimonianze personali dei militari, in modo che si possano evitare eccessi di protagonismo, ma soprattutto perché possono essere smentiti e confutati14. È inoltre vietato, al fine di tutelare il segreto militare, di citare le località dove si tengono le feste reggimentali e la denominazione dei Corpi che festeggiano; qualsiasi dato di guerra deve essere autorizzato alla diffusione dallo Stato Maggiore o dal Comando Supremo; persino le unità partecipanti a gare sportive devono essere citate con nomi convenzionali. Fra i "giornali da campo", di cui oggi abbiamo una testimonianza purtroppo solo frammentaria, ricordiamo il Notiziario del V Corpo d'Armata, quindicinale pubblicato dallo stesso Corpo il 1° settembre 1942, e Picchia Sodo, periodico gratuito dell 'XI Corpo d'Armata, edito nel 1940, noto nei suoi primi numeri per la presenza di vignette a colori. Vi sono infatti anche dei giornali militari che, come Picchia Sodo, uniscono all'informazione di settore anche una cronaca in vena umoristica, citiamo Radio/ante (1940-1941), più "ridanciano" del primo e ricco di vignette e barzellette, ed infine L'Elmetto, pubblicato in tiratura speciale su carta di lusso per i collezionisti. Un ultimo accenno meritano i giornali dei prigionieri di guerra italiani , i quali, nonostante non possano svolgere opera di propaganda servono tuttavia a sostenere il morale dei militari italiani catturati e ad assisterli. Un esempio di questi è Tra i reticolati, settimanale pubblicato a ciclostile nel campo di Zonderwater, in Sud Africa. Sono di significativa rilevanza anche gli opuscoli dell'epoca: le radioconversazioni in più pubblicazioni, tra cui Parole di ufficiali ai soldati, e diversi fascicoletti dedicati alle canzoni, come Canzoni del tempo di guer-
14 Ibidem.
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ra e Il Canzoniere del soldato 15 • Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la stampa militare affronta una nuova crisi morale: si pubblicano pochi periodici e, dato più sconfortante, si assiste ad una sua ulteriore "settorializzazione" che la porta a rivolgersi esclusivamente ai militari, per quanto non manchino gli sforzi di questi ultimi per un suo inserimento nel più vasto contesto culturale del Paese 16 • La stampa militare degli anni Settanta e, in particolare, in seguito, quella attuale si distinguono per la presenza di una rivista per ogni singola Forza Armata (comprese inoltre le riviste appartenenti a gruppi che non propriamente appartengono alle Forze Armate, ma comunque gravitante nell'ambito della Difesa, come ad esempio Il Finanziere, delle "Fiamme Gialle")17, unitamente a varie altre riviste che affrontano la tematica della Difesa secondo varie sfere (la Tecnologia, l' Ambiente, ...) e a quelle che si costituiscono ufficiale organo dell'informazione del settore, come ad esempio Informazioni della Difesa, rivista dello Stato Maggiore della Difesa. Delle riviste odierne e del contributo di pensiero militare fornito al giornalismo del nostro secolo, ci occuperemo nei capitoli successivi.
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DELLA VOLPE NICOLA, Esercito e propaganda fra le due Guerre (1 9401943) ... , cit., p. 284-292. 1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MJLITARE, La Stampa Militare ... , cit. , p. 18. Ivi , p. 23.
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CAPITOLO Il
RIVISTE MILITARI DI IERI E DI OGGI 'I, . . . .
Rl\'ISTA ome anticipato nelle pagme precedenti, sono numerosi i giornali militari che nel tempo hanno caratterizzato la storia della nostra nazione. Alcuni sono andati persi, altri hanno visto l'epilogo della loro vicenda, altri ancora esistono attualmente vantando una tradizione ora decennale ora centenaria e si sono modificati "in corso d'opera" assumendo perfettamente le sembianze delle riviste odierne. Il periodico militare più antico ~-.-.ru d'Italia, tra quelli tuttora in vita, è il Giornale di Medicina Militare, che si qualifica inoltre come uno dei più antichi d'Europa. Proprio per la sua "multidisciplinarietà", la rivista è conosciuta non solo negli ambienti militari, ma anche in quelli scientifici e sanitari. Fondato nel 1851, esattamente un anno dopo la costituzione del Corpo Sanitario Militare, il Giornale di Medicina Militare ha cadenza trimestrale e ha visto pubblicate sulle sue pagine le principali conquiste della medicina, proponendosi, per oltre un secolo di storia, come rassegna di studi e di esperienze di medicina militare, grazie anche alla collaborazione di insigni maestri dell'arte medica.
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Di fondamentale rilevanza per il settore, è la Rivista Militare, ancora oggi esistente, che ha vissuto gli anni memorabili della nostra storia nazionale: il Risorgimento, la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale ed il periodo della ricostruzione, riorganizzazione e ristrutturazione dell'Esercito Italiano. Ha fornito un eccezionale apporto al progresso degli studi militari e svariate testimonianze dell'attività militare anche in "teatro operativo", grazie alle centinaia di collaboratori, per lo più ufficiali, che hanno impreziosito le colonne della testata e le hanno regalato prestigio. Infatti, questi ufficiali hanno iniziato a scrivere sulla Rivista Militare col grado di tenente o di capitano, continuando a fornire il loro contributo anche nei gradi di Generale e persino nel momento in cui si sono trovati a ricoprire posizioni ai vertici dello Stato Maggiore. Oltre alla fase odierna, la storia della rivista si può suddividere in altre quattro fasi: dal 1856 al 1918, ovvero dalla sua fondazione alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la rivista ha interrotto le pubblicazioni; dal 1927 al 1933, in cui si sono avvicendati diversi direttori a causa della difficoltà a manifestare liberamente il proprio pensiero; dal 1945 al 1973, quando la Rivista Militare ha seguito fedelmente la rinascita e lo sviluppo del rinnovato Esercito Italiano; dal 1974 al 1976, quando il giornale ha assunto una nuova veste editoriale esaminando problemi ed istanze che hanno fatto da corollario alla ristrutturazione dell 'Esercito 18 • La Rivista Militare costituisce una delle testimonianze fondamentali della cultura militare italiana. Già nel suo programma iniziale, è infatti possibile intravedere e ritrovare gli stessi motivi della sua longevità e della validità di una formula che, ancor oggi, pare essere fra le più equilibrate nel panorama della pubblicistica militare. Sin dal suo primo numero la rivista manifestava la piena coscienza della "necessità inevitabile" (come la definivano, sulla stessa, i fondatori, i fratelli Mezzacapo) per un esercito di disporre di una pubblicazione periodica, affinché gli ufficiali "non si astraessero dal moto degli studi e delle idee posto a fondamento della loro condizione sociale". Gli ufficiali e le "persone dotte di cose militari" vengono invitati a collaborare dai fratelli Mezzacapo, che capiscono subito, e con grande moder18
1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Milita-
re ... , cit., p . 6-7 .
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nità per l'epoca, che la rivista non deve essere scritta solo da militari, ma anche da studiosi, da redattori di professione e da "autori vari". Inoltre, secondo i suoi fondatori, tale periodico non deve essere inteso come strumento per una cerchia di ufficiali che rappresentavano il vertice dell'Esercito, ma deve essere allargato a tutti componenti di quest'ultimo. Ma chi erano i Mezzacapo? Carlo Mezzacapo, generale e patriota italiano, iniziò la sua carriera militare, come ufficiale di artiglieria, nell'Esercito delle Due Sicilie. Frequentò il Real Collegio Militare della N unziatella avendo come compagni di corso il fratello Luigi ed Enrico Cosenz. Nel 1848 fece parte del corpo di spedizione di 15 000 uomini che il governo costituzionale inviò in Lombardia, al comando di Guglielmo Pepe, in aiuto del Regno di Sardegna nella guerra contro l'Impero Austriaco. Carlo Mezzacapo svolse il suo incarico presso il quartier generale piemontese, coordinando le truppe napoletane con quelle sarde. Dopo il richiamo dell'Esercito delle Due Sicilie da parte di Ferdinando II, Carlo Mezzacapo si recò con il fratello Luigi e numerosi altri militari dell'esercito borbonico a Venezia assediata dove si distinse nella difesa della città lagunare dirigendo dapprima il forte di Marghera e successivamente quello di San Secondo; alla fine della campagna raggiunse il grado di tenente colonnello. Caduta Venezia, il 18 agosto 1849, Carlo e Luigi Mezzacapo non tornarono in patria, dove nel frattempo Ferdinando II aveva impresso una svolta reazionaria al paese; i due fratelli rimasero nel regno sabaudo, risiedendo a Genova e a Torino, dando vita alla Biblioteca militare per uso della gioventù italiana e alla Rivista militare.
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Gli unici limiti che vengono posti alla pubblicazione degli articoli sulla Rivista militare furono quelli derivanti dal rispetto dello stile e della correttezza militari, quindi rimasero escluse le questioni politiche, le polemiche infruttuose e le discussioni personali. La Rivista Militare si configura così come un potenziale strumento, prezioso ai fini della partecipazione della ''base militare' alle scelte compiute dal vertice dell'Esercito. È proprio l'equilibrio fra la parte tecnica e quella umana che caratterizza tale rivista. Accanto alle tradizionali parti dedicate alle materie tecniche e scientifiche relative al settore, vi sono qui rubriche di etica militare, storia, aforismi militari, critica retrospettiva e contemporanea, grazie alle quali il periodico riesce a spronare, in un ambiente all'epoca ri- F.:,, .. , gidamente conservatore, alla critica pubblica sulle questioni militari di maggiore interesse. < RI V I La Rivista Militare rimane ancora oggi, 1 come allora, secondo la critica, un "giornale DI ANTE RIA che deve convincere per merito proprio e non per volontà di altrf', cioè per imposizione dei comandi 19 • Nasce, invece, nel 1880 , a Roma, per ini' .... . ziativa dell, allora noto giornalista Francesco De Luigi, un altro interessante periodico: ,f.•,# : L'Esercito Italiano. A questo, si associa, l'an"~·no dopo, un settimanale domenicale illustrato, -
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RIVISTE MILITARI DI IERI E DI OGGI
La Domenica Militare, che tuttavia incontra poca fortuna e ha, per questo motivo, poca vita. Nel 1923, l'Esercito Italiano prende il titolo di Esercito e Marina e sotto questa denominazione "vive" fino al 16 aprile 1926. Altri giornali militari che hanno segnato la storia del giornalismo di settore sono il Giornale di Artiglieria e Genio, pubblicato fino al 1937 e poi fuso, dal 1938, con la Rivista di Fanteria (di cui ivi proponiamo una
copia del N.l del 1934). Insieme diventano un unico periodico, ovvero La Rassegna di Cultura Militare. Proprio la Rivista di Fante ria, che era stata pubblicata dal 1892 al 1914, trattava vari argomenti, sia morali che tattici, relativi alla Fanteria20 • Ecco, come il Gen. Ottavio Zoppi, racconta le motivazioni alla base della scelta del nome della testata e dell'importanza della Fanteria: Il Capo del Governo, Ministro della Guerra, ordinando che la nuova Rivista mensile prendesse nome dall ' Arma di Fanteria, ha teso l'indice della sua mano sicura verso una verità che fuori dell'Esercito non tutti sono forse oggi in grado di comprendere. Fanteria: è un nome che nel quadro generale della battaglia impersona lo sforzo eroico di tutte le Armi che accompagnano il fante sino alla lotta vicina, nella quale egli, già sanguinante, resta solo a combattere avendo in pugno l' onore e la sorte di tutti. Ma anche in questa fase decisiva della battaglia, le altre Armi continuano tuttavia a collaborare indirettamente con il fante ( ...). È alla luce di questa sintesi eroica che il nome di Fanteria dato alla Rivista, proclama ed esalta lo spirito di cooperazione, e afferma che non c'è problema militare il quale non debba essere osservato nel suo effetto di insieme, e studiato attraverso l' anima , le armi e l'arte del fante 21 •
Si occupa di storia generale e militare, di formazione ed impiego delle varie armi e specialità nella battaglia, di belle arti e guerra, avvenimenti politici di attualità, Esercito e Nazione, periodico mensile fondato nel marzo del 1926, che sin dal titolo esprime l'idea di fondo 20 21
lvi, p . 7-8. RASSEGNA DI STUDI MILITARI , Rivista di Fanteria, Anno I, N. 1, Roma, gennaio, 1934, p. 5.
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che ha portato alla sua nascita, quella, cioè, di stabilire un "ponte", una comunicazione permanente tra le Forze Armate e la società, la nazione secondo il linguaggio dall'epoca. Lo studio dei maggiori problemi militari nel campo storico, scientifico e tecnico è invece compito della Rassegna dell'Esercito ltaliarw, edita dal 1920 al 1925, che tratta argomenti riflettenti studi geografici, organici e statici di indole militare. Oggi, la Rassegna dell'Esercito è presente come supplemento all'attuale Rivista Militare con lo scopo di estendere e aggiornare la preparazione tecnico-professionale dei Quadri dell 'Esercito22 • La stampa della Marina Militare è, invece, limitata a poche testate, motivo per cui alla Marina è stato attribuito l'appellativo di "Arma silenziosa"; tuttavia le riviste ad essa relative sono molto prestigiose, come testimonia, ad esempio, l'ultra centenaria Rivista Marittima. Di quest'ultima, e della sua storia, ci occuperemo nel capitolo successivo, ad essa dedicato in modo specifico, insieme alla Rivista Aeronautica (dell' Aereonautica Militare Italiana), anche questa storica e prestigiosa. Vi sono comunque, accanto alla più importante e nota Rivista Marittima, altre testate della Marina Militare, quali: il RIVISTA Giornale della Marina (1861); Italia MiliDEI CARABINIERI tare e Marina (1890), sulla quale scrivono noti scrittori militari come il colto e audace REALI polemista, l'ufficiale Cristoforo Manfredi, e lo scrittore e valoroso combattente della prima guerra d'indipendenza Michele Carcani; La Marina Italiana - Giornale del Marinaio, quindicinale di otto pagine, la cui prima pubblicazione risale al 1° maggio del 1918 a Roma, è illustrato da disegni, in prevalenza caricaturali, e compilato in gran parte da giornalisti di professione; Esercito e At.alftUUA
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Rassegna dell'esercito, Supplemento al n. 1 del 2002 della Rivista Militare, Roma, 2002, Sommario.
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--.. - ...... ·--------~-Marina, periodico trisettimanale del 1923, pubblicato fino al '26; la Rivista di Cultura Marinara, illustrata, edita dal Ministero della Marina, pubblica studi tecnico-scientifici di indole marinara e saggi storico-geografici; in ultimo, ma non ultima per rilevanza, ricordiamo Italia Militare, uno dei periodici militari che hanno lasciato maggior ricordo di sé per l'autorevolezza dei direttori e per la competenza e l'efficacia con cui vennero presentati i temi militari alla pubblica opinione, il primo numero è del 1862 ed è diretto da Luigi Chiala, al quale succede Edmondo De Amicis nel 186623 • È interessante, in questo caso, sottolineare come il mondo letterario s'incrocia con quello giornalistico e militare . Il noto scrittore Edmondo De Amicis, infatti, introduce sul' Italia Militare, "con vigoroso splendore di forma" la letteratura militare24 • De Amicis, da ufficiale, ha combattuto a Custoza e, nel 1871 , si ritira dall'esercito per darsi completamente alla letteratura. Lo scrittore ha 23
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1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MJLITARE, La Stampa Militare ... , cit., p. 19-22. Ivi, p . 27.
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amato profondamente l'esercito e ne ha fatto, dunque, oggetto della sua arte2s.
È del "primo dopoguerra" la Rivista dei Carabinieri Reali ( 1934), di cui riportiamo una copia della copertina del primo numero della stessa26 • La rivista riporta il sottotitolo di "Rassegna di studi militari e tecnico professionali" ed è a cura del Comando Generale dell' Anna. L'esemplare citato riporta, fra le notizie più evidenti, un'interessante statistica commentata sui "reati contro l'ordine del lavoro" secondo una relazione del Ministro della Giustizia27 • Attualmente, la rivista ufficiale dell'Anna dei Carabinieri riporta il titolo de Il Carabiniere, di cui riportiamo la copertina del numero di gennaio 201028 • Organo istituzionale dell'Arma con cadenza mensile, Il Carabiniere ha un taglio divulgativo, rivolgendosi non necessariamente ai membri della Forza Armata in questione. Si occupa di attualità, società, cultura e intrattenimento. La testata nasce nel 1872, e nei primi decenni della sua vita subisce varie sospensioni di esercizio concomitanti con eventi bellici. Dal 1° gennaio 1948, tuttavia, è pubblicata ininterrottamente, con regolarità. Oggi è edita dall'Ente Editoriale per l'Arma dei Carabinieri, soggetto che cura tra l'altro anche la produzione del celebre Calendario storico dell'Arma dei Carabinieri. La rivista, in media di 130 pagine, consta di varie sezioni: Attualità e cronaca ("Operazioni di servizio", "Paese che vai, caserma che trovi" , "Cronache Rosso&Blu"), Società, Cultura, Umorismo, Scienza, Viaggi , Giochi e passatempi con la sottorubrica "Le inchieste del Maresciallo Rocca" (rompicapo nel solco dell'omonima fiction). La testata, da sempre, vanta la collaborazione di personalità di spicco del giornalismo e della vita pubblica in genere, fra le quali, ricordiamo almeno: Indro Montanelli, Mario Cervi, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Arrigo Petacco, Sergio Zavoli, Luciano De Crescenzo, Giobbe Covatta; Piero 25 Ivi , p. 22. 26 lvi, p. 13. 27 Rivista dei CarabinieriReali ,Anno I,N. 1, novembre-dicembre 1934-XID, Roma, 1934, p . 83-85 . 28 Il Carabiniere , mensile di attualità, cultura e informazione professionale, anno LXDI, N. 1, Roma, gennaio, 2010.
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RIVISTE MILITARI DI IERI E DI OGGI
Ostellino conduce una rubrica fissa di affari Guardia d internazionali; Roberto Gervaso contribuisce con "interviste impossibili" .. a personaggi storici del passato; Paolo Crepet ,t111t..u•~r ou.u seri ve interventi v, ,,an m,'7oaJ tn ,,u "'''""TlT'f,aJ su grandi temi di 1 ,. tnl\10,,,,1, .... ua,, psicologia; Maria ,n Grazia Cucinotta mantiene la par r\.i.. ooonarn gina "Parlando a t Giulia", dialogo ideale con i più piccoli; Melanton a rv,~TA cura pagine di saSPECIALE Sfflu'To 0100••,.co HILITUr R1PORT: ,11,wtr tira, arricchite dal1rs1200, -------...::__i le sue vignette29 • O r E SA R IVIST A l lALI A N " Citiamo infine anche alcune n v1- ste che, seppur non appartenenti alla stampa militare dipendente, in qualche modo, dal Ministero della Difesa, non sono da tralasciare. Un esempio di queste è Il Finanziere, che da novant'anni testimonia la fervida attività delle Fiamme Gialle. Fondato nel 1886, ha come finalità quella di sottoporre, all'attenzione dell'opinione pubblica e del governo, i problemi relativi all'ordinamento, allo stato giuridico, al reclutamento, al trattamento economico e ad ogni altra questione riguardante il Corpo della Guardia di Finanza30 •
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it.wikipedia.org/wiki/ll_Carabiniere_(rivista) 1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Militare ... , cit., p . 23.
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Il mensile Il Finanziere, ancora oggi esistente, continua ad essere pubblicato ogni mese ed ha la sua redazione centrale a Roma. Alle "Fiamme Gialle" fa riferimento anche il bimestrale La Rivista della Guardia di Finanza, periodico a carattere giuridico, economico e tecnico-professionale. Pubblicato attualmente, questo giornale ha la finalità di contribuire alla formazione culturale e professionale degli appartenenti al Corpo e di partecipare al dibattito dottrinale su argomenti e temi d'attualità riguardanti il servizio d'istituto della Guardia di Finanza. La Rivista della Guardia di Finanza si avvale del contributo di pensiero di docenti universitari, magistrati, appartenenti al Corpo, funzionari ed esperti nelle varie discipline31 • Di Difesa, in Italia, si occupano anche altre riviste, non necessariamente organi ufficiali di singola ForzaArmata. Un esempio é costituito dalla Rivista Italiana Difesa edita dalla Soc. Coop. Giornalistica Riviera, la cui redazione è sita a Genova. La testata si occupa di saloni "militari", novità tecniche del settore, con particolare interesse per l'ambito della Marina (tuttavia non escludendo le altre Forze Armate) 32 • Altro mensile interessante è Tecnologia&Difesa, che si occupa maggiormente di strategie, novità tecnologiche, armi, operazioni di pertinenza militare italiana ma anche di respiro internazionale. La sua redazione ha sede a Roma33 •
Rivista della Guardia Finanza , bimestrale a carattere giuridico, economico e tecnico-professionale, N.6 , Roma, novembre/dicembre 2008. 32 Rivista Italiana della Difesa, n. 12, dicembre 2009, Genova, 2009 33 Tecnologia & Difesa, mensile, n . 60, ottobre 2009, Editoriale Olimpia, Roma, 2009 31
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CAPITOLO lii LA STORIA DELLA RIVISTA MARITTIMA E DELLA RIVISTA AERONAUTICA
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ra le riviste militari, ve ne sono alcune che vantano una storia più antica e con vicissitudini più tipi~I \HITTIMA che e rilevanti rispetto ad altre. A tale gruppo appartengono, certamente, la Rivista Marittima, giornale della Marina Militare e la Rivista Aeronautica, organo d'informazione dell 'Aereonautica Militare. La Rivista Marittima, fondata il 1° Aprile 1868 a Firenze, per volontà del Ministro Contrammiraglio Augusto Riboty, rappresenta uno dei più autorevoli periodici delle Forze Armate. Riboty comprende che la pubblicazione di un periodico a contenuto culturale e professionale avrebbe contribuito al consolidamento e al progresso di una marina che ha molto cammino da compiere per conseguire unità di spirito, di pensiero e di dottrina34 • Il periodico si occupa di studi di carattere marittimo, dell'evoluzione della tecnica militare e della situazione delle Marine del mondo. Il mare è sempre il comune denominatore, ma la rivista si apre pian piano ai grandi temi della politica navale, della storiografia, delle relazioni internazionali,
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1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Milita-
re ... , cit., p. 20.
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della strategia, del diritto marittimo, della Marina Mercantile, della pesca, e persino dell'uniformologia e della filatelia a tema navale. La Rivista Marittima ha rappresentato e rappresenta un osservatorio privilegiato per l'interpretazione del pensiero e della storia navale, delle istituzioni marittime, della tecnica e della scienz.a a bordo35 • Scrive, nel 1986, l'allora direttore del giornale: La storia della Rivista Marittima si presenta come una storia cli IDEE e di UOMINI. (...) Una delle peculiarità della Rivista è stata ( ...) quella di sapersi accattivare nel contempo il consenso degli studiosi non militari nei singoli settori cli interesse. ( ...) La Rivista è fedele a quelli che erano i suoi principi ispiratori nel lontano aprile 186836 •
Nella Regia Marina sarda l'appellativo "giornalista" ha connotazione negativa, nella R. Scuola di Marina di Genova nel 1815 "i giornali sono severamente proibiti". La stampa quotidiana è ritenuta "lettura indegna di un militare", qualche eccezione viene fatta " RIVIS T A MAR ITTIMA " ..... ......... per la stampa periodica37 • ~ ,t.,... -~::.. ............ .-Dunque per la Marina Militare italiana, il rapporto con il giornalismo non è stato dei migliori , anzi tutt' altro! Le pagine dei primi fascicoli della Rivista Marittima finiscono per riportarci alla cultura positivista che tanto va diffondendosi in quegli anni. Sono proprio le ambizioni positiviste che danno origine alla Rivista della Marina, ovvero richiamo alla concretezza, all'esperienza, al metodo scientifico basato sulla sperimentazione e catalogazione, fiducia nel mito del progresso e nell'immanente razionalità del reale38 • Il primo numero della Rivista Marittima non
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FERRANTE EZIO, La. Rivista Marittima dalla fondazione ai nostri giorni - La storia, gli autori, le idee, Rivista Marittima, Roma , 1986, p. 8. 36 lvi, p. 9 . 37 38
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Ibidem.
lvi , p . 15.
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- LA STORIA DELIA RIVISTA AERONAUTICA EDELLA RIVISTA MARITTI MA
ha però la presentazione di un programma né una nota d'introduzione; tuttavia è pur vero che le linee direttive della Rivista stessa si possono rintracciare in una circolare ministeriale apparsa sul Giornale Ufficiale della Marina del 15 marzo 1868, firmato dallo stesso Riboty che propone una scaletta di argomenti in successione: ( ...) le relazioni tecniche, i rapporti relativi ad operazioni ed esercizi di qualsiasi genere, resoconti sui principali lavori e costruzioni in progetto ed in corso di esecuzione negli arsenali marittimi dello Stato, le relazioni dei lavori, viaggi ed operazioni che hanno luogo presso le estere Marine39.
La Rivista Marittima, il cui primo direttore sembra sia il Capitano di Fregata Carlo De Amezaga, è stampata a Firenze, presso la tipografia Cotta con sede a Palazzo degli Uffizi in via della Ninna, accanto al numero 1, come fregio di copertina riporta il bottone della divisa da ufficiale. Il primo numero del giornale è composto di 108 pagine, ovvero da dieci articoli, venticinque avvisi ai naviganti e un prospetto relativo alla situazione del R. naviglio armato aggiornato al 20 marzo 1868. In un primo momento, la Rivista Marittima è di pertinenza dei soli militari, ma ben presto si allarga ai borghesi, i quali, inizialmente esclusi come "profani", in seguito iniziano a collaborare con il periodico40 • Sin dai suoi primi anni di vita, riesce ad accattivarsi il consenso degli intellettuali per la trattazione privilegiata dei problemi del mondo marittimo, iniziando a vantare collaborazioni sia tra i ranghi della stessa Armata, ad esempio ricordiamo il Luogotenente di vascello Augusto Vittorio Vecchj, sia tra i più autorevoli esponenti del mondo civile, come ad esempio il Commendatore Alessandro Cialdi, una delle figure più significati ve del mondo scientifico marittimo del tempo, ed altri personaggi di spicco del mondo dei viaggi dell'epoca, come Luigi Maria D' Albertis41 • Nel corso della sua storia, la rivista rimane più o meno orientata ad un atteggiamento specifico, che consiste nel "permettere ad ogni autore di esprimere liberamente il proprio punto di vista, ma rifuggire decisamente dalla polemica ad personam".
39 40 41
l vi, p. 18. l vi, p. 18-19. l vi, p . 21-24.
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Man mano il giornale allarga l'orizzonte culturale, dunque, dalla netta prevalenza di temi e problemi tecnici e professionali, si passa sino a comprendere i campi più svariati del sapere marittimo. Nel periodo dal 1868 al 1885, epoca in cui si parla di "prima generazione degli scrittori della Rivista Marittima", l'interesse unificatore s'identifica sotto il segno del mare42 • Andando avanti negli anni, il giornale, sempre seguendo la linea di equilibrio e di misura che l'ha tenuto a battesimo, avvia, nel settore della pubblicistica specializzata, una ripresa dei temi e dei problemi marittimi. All'indomani dell'Unità d'Italia, anche per merito della Rivista Marittima, è evidente uno spazio specifico per la questione marittima. Vecchj dà alla rivista della Marina l'appellativo di "ottima" e la definisce "pergamena di nobiltà del pensiero navale nazionale" 43 • Dopo il 1885, si può definire realmente superata la diffidenza verso "l'ufficiale che scrive" . Tra la fine del XIX sec. e gli inizi del XX sec., la rivista ha una nuova "dialettica": un rinnovato interesse per la storia, un timido approccio all'economia e persino un impulso pedagogico che risente del rinnovamento della cultura italiana operato in quegli anni dalla filosofia idealista. Ne consegue la trattazione di un'educazione marinaresca (ben distinta da quella semplice educazione militare), dell'ordinamento degli studi dell'Accademia Navale, dell'equilibrio tra cultura scientifica ed umanistica, della formazione degli insegnanti militari44 • Mediante la traduzione degli scritti dei suoi più validi collaboratori, la Rivista Marittima si guadagna persino una dimensione internazionale45 • Tra le collaborazioni singolari, citiamo un articolo di Francesco Crispi sulla difesa marittima apparso sul fascicolo di agosto-settembre 1900, dove denuncia i criteri opportunistici e la discontinuità a cui è stata improntata la discussione sulle necessità della difesa in Italia46 • Accanto alla tematica subacquea, non manca, sulle colonne della Rivista Marittima, la trattazione del rapporto tra mondo marittimo e problematica aereonautica. 42 lvi, p. 25-27. 43 lvi, p. 27-29 . 44 lvi, p. 35-38 . 45 l vi, p. 41. 46 lvi , p . 44.
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- LA STORIA DELIA RIVISTA AERONAUTICA EDELLA RIVISTA MARITTI MA 's
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Nel periodo compreso fra il 1914 ed il 1915, invece, il giornale non partecipa all'intenso dibattito sull'indirizzo della politica estera e sull'opportunità o meno di un intervento italiano nella guerra europea47 • Durante la guerra, la composizione qualitativa e quantitativa della Rivista Marittima non si distacca particolarmente rispetto a quella in tempo di pace, pur col vincolo tematico che si riferisce agli avvenimenti bellici, visti comunque da angolazioni diverse e molteplici48 • Sebbene un po' in sordina, visto il momento storico, nell'aprile del 1918, il periodico della Marina celebra il suo primo cinquantennio di esistenza, con una sobrietà capace di esprimere il carattere della rivista nella maniera più vera. L'esperienza della guerra, dopo le prime riflessioni "a caldo", costituisce uno dei punti di riferi.mento per il dibattito storico e tecnico postconfl.itto49.
47 48 49
Ivi, p. 55. Ibidem. Ivi, p. 58-59.
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Fra le due guerre mondiali, sul periodico della Marina, intercorre un momento in cui emergono le riflessioni e le puntualizzazioni sugli aspetti diversi della guerra sui mari che si è configurata negli anni 1915-1918. La cultura idealistica permeerà in profondità molti aspetti della vita della nazione e quindi della rivista; ne scaturisce una profonda interpretazione "politica" dei grandi eventi dell'attualità marittima internazionale, come le conferenze sul disarmo e la limitazione degli armamenti50 • Rimane tema centrale sulla Rivista Marittima il problema delle costruzioni navali, che di fatto permane fino agli anni Trenta, unitamente alla vita quotidiana dell 'Arma51 • La rivista, sempre improntata al suo spirito di concretezza, fa emergere anche gli argomenti dei pensatori navali che propongono, secondo un preciso richiamo alla Roma antica, di conseguire il dominio della flotta italiana nel conclamato "mare nostrum". In proposito, lo studioso Romeo Bernotti riassume i compiti della Marina in tre categorie essenziali: difesa e attacco delle comunicazioni marittime, delle spedizioni marittime, delle coste52 • Egli stesso osserva: Ogni guerra è un caso particolare. La futura guerra sarà diversa da quella di ieri, ma è certo che la possibilità di esercitare il dominio del mare avrà una grande influenza sulle sorti delle Nazioni, come in ogni epoca della Storia, e da questo deriva, in tempo di pace, l'importanza del potere marittimo come fattore politico 53 .
Gli anni Quaranta, vedono la Rivista Marittima caratterizzata da tutta una serie di interventi di commento generale alle situazioni internazionali e agli avvenimenti navali dell'epoca, anche se il riflesso delle vicende della guerra non è del tutto immediato sul giornale. Si accentuano così sulla stessa temi di maniera e convenzionali che rispecchiano i motivi della propaganda di guerra con la sua topica ed il suo formulario. Iniziano a prevalere rubriche e servizi editoriali; a titolo esemplificati50 l vi, p. 63-65. 51 /vi, p . 67-74 . 52 /vi, p.76-77. 53 Ivi, p. 79.
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vo, possiamo dire a riguardo che nel 1941 sul numero di settembre, su un fascicolo di 280 pagine, 47 di queste sono occupate da articoli originali, mentre, fra le rubriche, acquista un peso maggiore il Notiziario degli avvenimenti internazionali. Dopo le drammatiche vicissitudini della guerra, pian piano, la Rivista Marittima comincia a reinserirsi nel grande circuito intemazionale54 , tuttavia la riflessione ed il commento critico sulle vicende belliche da poco conclusesi continua a rappresentare uno dei filoni di maggiore interesse del giornale, soprattutto attraverso significativi contributi volti ad evidenziare, nel decennio dal 1948 al 1957, i molteplici aspetti del ruolo giocato dalla Marina italiana nel secondo conflitto mondiale55 • Nel primo trentennio post-bellico (1945-1975), possiamo indicare un rinnovato interesse per la storia risorgimentale, per gli studi riguardanti la tradizione delle istituzioni militari, ma anche per l' applicazione dell' energia nucleare alla propulsione navale. Si legge: 54 55
lvi , p. 82-89. Ivi, p. 93.
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( ...) quasi che gli uomini di mare, volgendosi allo studio della propria storia, vogliano riflettere sul proprio passato e sulle proprie tradizioni. Leggiamo così un profilo dell'Ufficio Storico della Marina, del Consiglio Superiore di Marina, dell'Istituto di Guerra Marittima,( ... ) dell'Istituto Idrografo della Marina, larievocazione del primo Regolamento di disciplina ( ...)56 •
Anche in tal senso, la Rivista Marittima si manifesta all' altezza dei metodi e dell' acribìa documentaria dei tempi, capace di condurre un discorso che inoltre attiri l'attenzione dello specialista pur suscitando un interesse di carattere più generale 57 • Sulle pagine del periodico, andando avanti nel tempo, compaiono tutta una serie di temi che segnano l'evoluzione tecnica dei tempi: cibernetica, applicazioni del laser, figura del manager e del management, futuro della medicina navale, dibattito sulla condi--'"""" zione militare, diritto internazionale marittimo 58 • RIVISTA Altre vicende rilevanti caratterizzano la Rivista Marittima: è il 1967 J I quando compare ivi il primo articolo, a firma del Maggiore di Porto Michele Pantano, sul corpo delle Capitanerie di Porto; è la metà degli anni Settanta quando si dà risalto al successo della "Legge Navale". Accattivandosi il favore dei vecchi collaboratori e attirando l'interesse di nuovi, ancora una volta la rivista collabora al rinnovamento del sapere marittimo nazionale59 • La cronaca odierna relativa alle vicende della Rivista Marittima riporta un'intensificazione notevole
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56 57 58 59
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l vi, p. 98-101. Ibidem. l vi, p. 105-106. Ivi, p . 108-109.
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degli studi sulle relazioni internazionali, riguardo ai quali sono di sempre maggiore prestigio ed interesse, per il ruolo della Marina Militare e per la definizione degli indirizzi operativi, gli interventi dei Capi di Stato Maggiore della Marina pronunciati in occasione di conferenze presso il CASD (Centro Alti Studi della Difesa) e scrupolosamente riportati proprio dal periodico della Marina6(). Infine, ecco alcune delle rubriche della Rivista Marittima che nel tempo hanno reso il giornale unico nel suo genere, testimone e organo di questa Forza Armata: "Cronaca", "Corrieri d'Oltremare", "Lettera al Direttore", "Bibliografia", "Vela da regata e da Diporto", "Panoramica Militare" , "Navi e uomini della Marina" ,...61 La Rivista Marittima in ben centoquarantatre anni della sua esistenza ha perseguito il suo originario obiettivo per il quale, come scritto sull'ordinamento iniziale, è stata fondata nel 1868 dal Ministero della Marina, ovvero: 60 Jvi, p.111-112. 61 l vi, p. 144-148.
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RIVISTA
MARITTIMA
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( ...) esercitare ed alimentare la coltura professionale del personale della Marina, è palestra di studi navali, tecnici e scientifici per chiunque sia in grado di contribuire con gli studi stessi all,interesse scientifico ed allo sviluppo della Marina militare e mercantile.( ...) La responsabilità degli articoli in essa pubblicati è lasciata interamente ai singoli autori ( ...) . La Rivista ha gestione autonoma e provvede ai suoi bisogni con entrate proprie. Viene tuttavia sussidiata dal Ministero con una sovvenzione annuale. ( ...) Alla direzione della Rivista è preposto con disposizione ministeriale un ufficiale superiore dello Stato Maggiore generale della Rivista Marina in attività di servizio, il quale assume il titolo di Direttore. ( ...) Il redattore capo è scelto fra il personale civile di concetto delfamministrazione centrale della Marina. ( ...) La scelta dei collaboratori e l,accettazione degli articoli sono esclusivamente devolute al direttore. ( ...) Il compenso è stabilito a giudizio del direttore e in base al pregio e all'estensione dei lavoro pubblicati. La nota dei compensi è mensilmente visitata dal Capo di Stato Maggiore della Marina.
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( ...) Ogni anno, ( ...) la direzione compila particolareggiata relazione sull'andamento del periodico,( ...) presentata a SE. il Ministro e S. E. il Capo di Stato Maggiore della Marina62 •
La Rivista Marittima garantisce, ancora oggi, quella tradizione di serietà, equilibrio e misura che si è guadagnata nel corso del tempo, ripercorrendo il proprio passato ma a garanzia del proprio futuro63 , quel futuro che, siamo certi, sarà a lungo avvolto da immutato pregio e prestigio. Nella storia del giornalismo militare, se è rilevante la tradizione della Rivista Marittima, non lo è di meno quella della Rivista Aeronautica, ovvero il periodico dell'Aeronautica Militare Italiana. La Rivista Aeronautica ha ben ottantacinque anni di vita, un lungo arco di tempo in cui ha mantenuto il suo stile improntato alla serietà e ali' impegno professionale, riuscendo al contempo ad anticipare i temi della rapida e multiforme evoluzione dei mezzi, delle dottrine, delle modalità d'impiego dell' Aereonautica Militare, divenendo cosl un vero compendio per la formazione e la diffusione del pensiero aereonautico 64 • Il primo numero della Rivista Aeronautica risale esattamente al luglio del 1925, come racconta, su una pubblicazione speciale per il settantacinquesimo anniversario del giornale, l'allora Capo di Stato Maggiore dell' Aereonautica, Gen. Andrea Fomasiero. La Rivista Aeronautica è una pubblicazione capace di informare il pubblico su ciò che accade nel mondo aereonautico ma anche di raccogliere 62 63 64
lvi, p. 150-155. Ivi, p. 113. 1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Milita-
re ... , cit., p . 22-23.
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e porre a confronto le diverse opinioni di pionieri dell'aviazione divenendo una "palestra di confronto delle idee". Nella sua storia decennale, la rivista aggiorna più volte la sua veste grafica adattandosi alle nuove esigenze di carattere editoriale scaturite dal mutare dei tempi, ma ha mantenuto, come dicevamo, intatto lo spirito originario, ovvero l'essere veicolo d' informazione e di cultura aereonautica e, nello stesso tempo, un punto di riferimento per appassionati del settore, per lettori occasionali, per professionisti. Precisione, profondità, chiarezza dell'esposizione sono sempre i suoi punti di forza, tratti distintivi di uno strumento che è ormai motivo di legittimo orgoglio per tutti gli appartenenti a questa Forza Armata65 • La Rivista Aeronautica è specchio della vita e della storia dell'Arma, dimostrando sin dagli inizi una sua "personalità", come messo in risalto dallo sviluppo e dall'evoluzione negli anni della linea editoriale del periodico66 . Il primo numero della rivista è composto da poco più di una rassegna stampa dove compaiono articoli tecnici e storici. Le ragioni alla base dell'idea di dar vita al giornale sono varie, fra le quali non, come si è creduto a lungo, la necessità di omologarsi all'Esercì-
65 66
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RIVISTA AERONAUTICA, 75 Anni di Rivista Aeronautica, Roma, dicembre 2000, p. 1. Ivi , p . 3.
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to e alla Marina, ma il bisogno di dimostrare che "la neonata Forza Annata fosse in tutto paritetica alle altre due più antiche e blasonate". Per parlare invece di primo editoriale, si deve aspettare il gennaio del 1926, quando il direttore "pro tempore", il colonnello Manni per la prima volta scrive ai suoi lettori un invito a collaborare con il periodico affinché esso diventi "palestra" come dichiarato precedentemente. Nel primo decennio della sua storia, la Rivista Aeronautica è testimone dello sviluppo di una nuova specialità in tutti i suoi aspetti. Vi scrivono aviatori temerari e coraggiosi, ma anche studiosi di rilievo. Si sviluppa così un vero e proprio filone di pensiero che avrebbe lasciato il segno fino ai giorni nostri. Sono due i nomi di rilievo che spiccano sulla rivista: Amedeo Mecozzi e Giulio Douhet67 • Amedeo Mecozzi è da molti considerato il teorico della tattica della "blitz krieg" tedesca per il suo ipotizzare un' aereonautica perfettamente integrata nelle altre due componenti delle Forze Armate: l'Esercito e la 67
Ivi, p. 6.
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Marina. Sia Mecozzi che Douhet trovano, nella Rivista Aeronautica, il teatro per le loro dispute tra studiosi, dei quali colpisce la modernità del pensiero e l'universalità dei principi68 • Douhet fa la comparsa, sulla scena della Rivista, nel 1928, fornendole, da quel momento in poi, apprezzabili contributi ed approfondimenti. Citiamo un suo articolo pubblicato sul n. 4/1928, relativo alla Prima Guerra Mondiale: Mentre nelle guerre precedenti le forze armate erano state gli agenti della lotta, nella grande guerra gli agenti furono le nazioni e le forze armate non rappresentarono se non le armi che esse impugnarono e che rimasero salde nelle loro mani finché essi stessi rimasero saldi69 •
L'articolo in questione è una vera e propria miniera d 'informazioni ed intuizioni sorprendenti, in cui Douhet, nella disamina della guerra, riconosce il valore delle armi di distruzione di massa, ali'epoca solo armi chimiche, per fiaccare il nemico terrorizzandolo, con la loro tremenda efficacia e colpendo a fondo il morale dell'avversario. Ed ancora Douhet scrive: C'è un mezzo realmente valido per difendersi dalle offese aeree. Conquistare il dominio dell'aria, e , cioè mettersi nelle condizioni di impedire all'avversario di volare. ( ...) La conquista del dominio dell'aria sarà nelle guerre future, condizione necessaria se non, forse, sufficiente di vittoria.
L'autore evidenzia come i futuri conflitti ripeterebbero lo schema della Grande Guerra, in cui l'orografia alpina favorisce la costituzione immediata di fronti stabilizzati e difficili da cambiare. La correttezza ma, soprattutto, la modernità della teoria di Douhet, trovano testimonianza negli ottimi risultati conseguiti applicandola in due tra i conflitti più "recenti": il Golfo Persico e il Kosovo70 • Douhet muore nel 1930 e la Rivista Aeronautica gli dedica l'editoriale 68 69 70
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Ibidem. l vi, p. 8. Ibidem.
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del n.3/1930, sul quale si pubblica anche il suo ultimo, ma non ultimo per rilevanza di pensiero, scritto. "Il dominio dell' aria: un pensiero, un'espressione, un'ispirazione o, non forse, un presagio?" 71 • Il pensiero strategico aereonautico di Douhet dà l'impulso alla "costituzione" di un gruppo di altri studiosi, i "douhettiani" , i quali si dedicano ad approfondire i concetti da lui enunciati72 • Se il periodo della dittatura fascista è emerso come un periodo di oscurantismo e di conformismo, leggendo invece la Rivista Aeronautica dell'epoca, sembrerebbe esattamente il contrario. Ivi, incontriamo un'impensabile libertà d'espressione, soprattutto tenuto conto del fatto che gli studi strategici e militari si presentano di frequente come un "campo minato" dove è difficile esprimere idee particolarmente innovative ed anticonvenzionali. Nel periodo pionieristico dell'Aereonautica Militare Italiana, si evincono numerosi tentati vi di ottenere ogni tipo di primato e di battere ogni genere di record aereonautico possibile. Fra questi tentativi, ne ricordiamo due, che si tramutano in vere e proprie epopee: la Coppa Schneider e le grandi crociere aeree. La Rivista Aeronautica dà grande risalto a queste imprese, descrive , riguardo al primo evento, ogni fase della gara, spesso, come relativamente alla giornata decisi va della competizione (il 13 novembre 1926), con toni enfatici ed avvincenti. La coppa Schneider viene ripetuta regolarmente fino al 1934 e la Rivista ne riporta sempre fedelmente sia articoli di cronaca delle varie edizioni della competizione, sia articoli tecnici che illustrano i progressi compiuti dall'industria aereonautica mondiale per ottenere la vittoria. Altra epopea dell' aereonautica italiana è costituita dalle grandi crociere aeree collettive, organizzate e condotte personalmente dall'allora Ministro dell' Aereonautica, Italo Balbo73 • Due importanti articoli su queste, comparsi sulla Rivista Aeronautica: uno è una recensione al libro di Balbo, "Da Roma a Odessa", nel quale sono narrate le vicende relative all'organizzazione e all'esecuzione della Crociera aerea del Mediterraneo Orientale74 ; qualche numero più tardi 71 72 73 74
lvi,p . 9. Ivi, p . 11 . lvi , p. 12-13. Ibidem.
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incontriamo invece un "Saluto ai Transvolatori", di cui segue uno spezzone: Sono ritornati. Roma ha accolto con trionfo imperiale gli eroici alati ambasciatori del suo nome e del suo rinnovellato spirito nel mondo.( ...) La nuova Italia fascista non poteva parlare al mondo con voce più ascoltata, autorevole e affascinante.( ...) Cento uomini, cento cuori, cento volontà protese verso lo scopo con tutta l'infuocata passione della giovinezza, con la sublime impazienza delle gesta: un uomo , un cuore, una volontà sola di ferro che deve stringere, comprimere, sganciare queste molle umane verso la meta75 •
Il decennio 1925-1934 è per la Rivista Aeronautica un momento importante, in cui, oltre a consolidare la sua presenza, si fa testimone dei tempi nei quali "le idee e le realizzazioni si susseguono ad un ritmo incalzante e coinvolgente", prova che l'aviazione, nata da pochi decenni, ha raggiunto molto rapidamente una sua fisionomia ed una sua maturità76 • Una tiratura crescente e numerose adesioni rendono pian piano la Rivista Aeronautica un reale contributo di pensiero, degnamente e schiettamente italiano, nel campo delle discipline aereonautichen . Tale contributo rimane importante nel corso degli anni, fino a giungere ad un periodo più recente, ovvero quello compreso fra gli anni 1985 e 2000, in cui la Rivista Aeronautica si conferma testimone attento e preciso dei grandi fatti di questa fine di secolo e di come questi hanno influito sul sistema del nostro Paese. È importante questo periodo per la Rivista, perché è un'epoca in cui vi sono molti cambiamenti senza precedenti, fatti interni alla redazione della stessa o che hanno influito sull' Aereonautica in modo consistente. Intanto, si inizia a comprendere il bisogno di uscire dal "circolo" ristretto degli addetti ai lavori per far conoscere al pubblico più ampio la realtà del volo militare. Ci sono poi alcuni eventi storici, e tristemente noti, a infliggere anche delle battute d'arresto e dei ripensamenti profondi a questa forza anna75 76 77
46
Ivi, p . 13-16. l vi, p. 17. /vi , p . 7.
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ta, come ad esempio la tragedia di Ustica e quella di Ramstein. Ma vera novità importante, per il giornale dell' Aereonautica, è la sua uscita in edicola avvenuta nel gennaio-febbraio del 1987. L'idea di tentare l'avventura della vendita in edicola diventa nei fatti un progetto nel senso letterale del termine, perché la redazione della Rivista viene organizzata, ed in parte ristrutturata, in virtù di questo obiettivo e per registrare un relativo successo in modo da non subirne contraccolpi78 • Contemporaneamente, inizia quel processo di automazione che porterà alla fine del decennio all'impiego di sistemi di impaginazione e di trattazione immagini di tipo computerizzato. Abbiamo di fronte una redazione assolutamente "all'avanguardia". Dal punto di vista contenutistico, la Rivista Aeronautica non presenta ulteriori cambiamenti rispetto ai decenni passati, sia perché non sembra necessario dato che il contenuto culturale dottrinario è senz'altro di notevole pregio, sia perché si è convinti del ruolo di periodico reputato ormai serio ed autorevole, parte dell'insieme delle pubblicazioni di alto livello tecnico e culturale79 • La cura nella scelta degli argomenti e degli autori, negli anni, è una costante della linea editoriale della Rivista che produce di certo frutti duraturi. 78 79
lvi , p. 107-109. Ivi , p . 110.
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La Rivista Aeronautica non ha come suo scopo quello di "battere" l'attualità ad ogni costo, ma si costituisce come una pubblicazione agile ed aperta ad un pubblico meno settoriale; un periodico che esce dall'Aereonautica Militare per offrire al pubblico un opportuno e doveroso contributo sociale e culturale in un campo vitale per il paese. Il suo fine è esclusivamente "la ricerca della verità al di fuori di ogni posizione preconcetta, facendone una palestra di pensiero per militari e civili in una maggiore reciproca presa di coscienza"80 • L'edicola determinerà le sue esigenze e anche qualche cambiamento di prua che già s'intravede anche se non nel primo numero commercializzato, che al contrario presenta una copertina che, più che attirare all'acquisto, respinge davvero il lettore. S'inseriscono infatti, nei numeri successivi dell'annata, articoli di maggiore respiro, più legati all'attualità, ad esempio reportage sulle esposizioni aereo-spaziali e soprattutto si dà più spazio all' attività quotidiana delle Forze Armate e ali' Aereonautica con resoconti su esercitazioni e su operazioni in ambito NATO, ed infine a monografie più accattivanti sugli stormi. Con il tempo ci si rende conto che il vero protagonista, l'aeroplano, attrae il pubblico dei lettori, i quali "amano" vederlo ritratto 81 • Il 1987 è, in tutti i sensi, un anno di svolta per l' Aereonautica Militare Italiana, un arco di tempo in cui inizia un percorso lungo ma importante di rinnovamento, che prosegue negli anni successivi. Il 10 dicembre 1987, la ricorrenza della Madonna di Loreto, Patrona degli Aviatori viene celebrata in modo solenne, per la prima volta, intorno al Santo Padre, Giovanni Paolo Il. Vi partecipano ben diecimila uomini di ogni ordine e grado in rappresentanza dell'Arma, i quali gremiscono letteralmente la Basilica di San Pietro ed il sagrato, mentre anche il Papa assiste, dal suo balcone, allo spettacolo delle "Frecce Tricolori" che sorvolano il Vaticano e Roma. La Rivista Aeronautica dedica la copertina all'evento e, di questo numero del periodico, non possiamo non ricordare l'articolo di fondo scritto da Antonio Duma, di cui merita, di seguito, il ricordo di almeno uno stralcio dello stesso82 •
80 81 82
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Ivi, p. 115. Ibidem. Ivi , p. 116.
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La conquista dell'aria, prima, e quella dello spazio poi, hanno dimostrato ciò che l'uomo è in grado di realizzare. Le scienze matematiche, l'astrofisica, continuano a indagare nei misteri dell'Universo e a conquistare giorno per giorno una piccola parte di verità.( ...) È il trionfo della tecnologia in ogni settore dell'attività umana.( ...) L'uomo è anzitutto intelligenza e creatività. ( ...) Lo strumento militare non deve essere visto e vissuto necessariamente come uno strumento di compressione e di distruzione, ma come mezzo di difesa della collettività; le strategie non sono più volte alla conquista del territorio nemico o al suo annientamento, ma piuttosto a scoraggiare la guerra. Il volo e la conquista del cosmo non devono essere visti e vissuti come l'atto inutile e presuntuoso dell'uomo che sfida le leggi della natura , ma come un'intelligente utiJiz:razione delle sue leggi, a vantaggio dell'umanità; non una sfida alla creazione divina ma un modo di ammirare e vivere il creato83 •
Nella varietà e nella vastità di argomenti che la Rivista Aeronautica ha affrontato, certamente questo articolo di fondo di Duma è una delle pagine più alte e profonde mai pubblicate, anche se, forse per la copertina di quel numero del periodico che metteva "fuori strada", non viene apprezzato quanto merita, facendo registrare un insuccesso di vendita imbarazzante e , per molti versi, incomprensibile84 • Ripercorrendo cronologicamente la storia della Rivista, e in fondo allo stesso tempo dell 'Aereonautica Militare italiana, sono il crollo del muro di Berlino e la guerra del Golfo a costituire uno spartiacque netto, profondo tra il vecchio ed il nuovo ordine mondiale, ancora oggi del resto in via di definizione . L'impiego dell'arma aerea, avvenuto, in quest' ultimo frangente, secondo "manuale", ne ha confermato l'importanza primaria nella soluzione dei conflitti, dimostrando inoltre che "la sua azione da sola è in grado di risolvere, pure in futuro , tensioni tipiche dell'era moderna"85 • Anche se questa teoria non si può considerare unica ed assoluta, poiché non sempre è stato così.. ..il recente caso dell'Afghanistan docet! È con il Gen. S. A. Mario Arpino Capo di Stato Maggiore dell' Aereonautica (1995-1999) che la rivista compie un ulteriore passo in avanti , 83 84 85
Ibidem. /vi ,p.117. Ivi , p . 127.
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divenendo non solo pubblicazione di cultura e informazione, ma anche di oprmone. Lo stesso Gen. Arpino affida spesso il suo pensiero alle pagine del giornale aereonautico; i suoi predecessori hanno collaborato s" alla Rivista, ma Arpino lo fa con maggiore regolarità, forse perché spinto dai fatti storici della seconda metà degli anni Novanta che si trova a fronteggiare, come ad esempio, nella regione balcanica, l'operazione "Alba" del '97, ovvero la prima missione umanitaria coordinata dall'Italia a cui la forza armata dà il suo contributo, missione testimoniata puntualmente dal periodico in questione . Nel 1998, l' Aereonautica Militare celebra i settantacinque anni dalla sua costituzione in un 'imponente manifestazione aerea nel mese di giugno a Pratica di Mare: la giornata dell'Ala. La Rivista Aeronautica pubblica per l' occasione un numero speciale che ospita autorevoli firme del giornalismo, dell'università, della scienza e testimonianze di militari che hanno contribuito nel tempo a scrivere le pagine più importanti della storia di questo giornale. L'anno 2000 è un rapido succedersi di avvenimenti: l'arruolamento femminile , importante traguardo legislativo e sociale nel campo delle "Pari Opportunità", i quarant'anni delle "Frecce Tricolori" che è un altro grande fatto aeronautico che trova spazio sulle pagine della Rivista Aeronautica, vero e proprio testimone del "turbinoso" sviluppo dell' aviazione86 •
86 l vi, p. 133-134.
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CAPITOLO IV INFOR MAZIONI DELLA DIFESA E LE STRATEGIE DEL M INISTERO "VERSO L'ESTERNO"
I
nsieme alle riviste militari, di cui abbiamo trattato nei capitoli precedenti, è di estremo rilievo, nell'ambito di questo settore del giornalismo, anche la comunicazione operata direttamente dallo Stato Maggiore della Difesa. Quest'ultimo possiede un suo specifico organo pubblicistico, ovvero il periodico Informazioni della Difesa. Fondato nel 1981 , si propone di "concorrere alla diffusione del pensiero militare e delle tematiche d'interesse della Difesa" 87 • Informazioni della Difesa si prefigge di favorire il processo di osmosi di idee ed esperienze sia fra le diverse Forze Armate sia tra mondo militare e società civile. Ampliando così la conoscenza della realtà militare anche presso ambienti estranei all'universo "con gradi e stellette", il periodico è riuscito 87
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nel tempo a sviluppare temi utili all'aggiornamento tecnico e professionale dei Quadri. Uno degli obiettivi della rivista è, infatti, quello di incentivare l'interesse dei giovani ai temi della difesa e della sicurezza. Poiché Informazioni della Difesa è un mezzo di diffusione di una maggiore conoscenza delle iniziative e delle attività in itinere dei vari settori militari all'interno degli organismi propri delle Forze Armate, la collaborazione è aperta a tutti, pur permanendo, relativamente agli articoli, la diretta responsabilità "' degli autori. La redazione di Informazioni della Difesa è inserita nella Sezione ''Mezzi di Informazione" dell'Ufficio Pubblica Informazione dell'Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa (incarico attualmente ricoperto dal Gen. Biagio Abrate) 88 • Sulla rivista stessa, è stato avviato, da tempo , un ampio dibattito riguardo al mondo della comunicazione militare ed ai suoi rapporti con l 'esterno. Un interessante esempio di ciò è costituito da alcuni articoli pubblicati sul n. 4 del Luglio-Agosto del 1995 di Informazioni della Difesa. Primo fra tutti l'intervento del Prof. Ferrante Pierantoni, dal titolo "La guerra delle informazioni". Ecco alcuni passi salienti dell'articolo: Lo sviluppo tecnologico, la nascita del villaggio globale, le nuove condizioni geopolitiche, la ( ...) dematerializzazione dell'economia e l'eccesso di capacità produttiva pongono una sfida senza precedenti a tutti coloro che operano nel settore delle 88
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Ibidem.
CAPITOLO
IV - INFORMAZION I DELIA DIFESA E LE STRAIE61EDEL MINISTIRO "VERSOL'ESTERNO"
Forze Armate dei paesi industrializzati. La diversità degli ambienti operativi, l'estrema sofisticazione degli armamenti, il valore assoluto assunto dallo scorrere del tempo e dal ritmo delle operazioni richiedono oggi, a tutti coloro che hanno posizioni di comando, di superare una vera e propria discontinuità culturale. I Comandanti debbono oggi associare un 'eccezionale capacità di adattamento alle più diverse condizioni dei teatri operativi ad una sensibilità da "showman,, nella gestione delle comunicazioni. ( ...) Il tradizionale obiettivo della distruzione del nemico e del controllo fisico del suo territorio è oggi sostituito dal controllo delle conoscenze della situazione che si vuole affrontare, ottenuta possibilmente attraverso il solo controllo della semantica. ( ...) Vobiettivo non è più il controllo dello spazio e del tempo , delle riserve di materie prime o delle fonti di energia, ma quello della semantica. Sottomettere, anche solo virtualmente, l'avversario senza l'uso della violenza sarà la tipica guerra del futuro, ma non per questo sarà più facile, anzi richiederà un enorme sforzo di evoluzione culturale perché richiederà, a tutti coloro che sono impegnati nella difesa dei singoli paesi, nuove doti di creatività unite ad un impegno ottimale delle forze di cui si dispone. ( ...) La rivoluzione informatica, l'interconnessione delle reti di trasmissione, la sempre più ampia copertura della diffusione dei sistemi di trasmissione via satellite insieme alla globalizzazione dei mercati stanno alterando non solo le modalità dei conflitti militari,( ... ) ma la stessa natura dei conflitti ( ...). I cambiamenti maggiori saranno quindi provocati dall' internazionalizzazione delle varie reti. ( ...) L' interconnessione avrà infatti un effetto di fortissima stabilizzazione geopolitica e cambierà lo stesso significato di sovranità nazionale. ( ...) La rivoluzione negli affari militari poggia infatti sui nuovi sistemi di comunicazione che permettono un' affidabile distribuzione a tutti i livelli di informazioni prodotte ( ...) ed evoluzione dei vari obiettivi ( ...). Siamo quindi in pieno nella rivoluzione della tecnologia militare. Oggi si può parlare solo di Forze Armate integrate89 •
89
PIERANfONI FERRANTE, La guerra delle informazioni, tratto da Informazioni della Difesa , bimestrale dello Stato Maggiore della Difesa, N. 4 , Roma, luglio/ agosto 1995, p. 3-8.
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È sulle stesse pagine che anche il Gen. C. A. Carlo Jean ci illustra l'evoluzione dei rapporti fra comunicazione e mondo militare. Il Gen. C. A. Jean scrive: La guerra delle informazioni è una guerra combattuta come quelle tradizionali.( ...) La guerra delle informazioni, come le altre guerre "guerreggiate", influisce indirettamente sulla decisione , paralizzando più che distruggendo la volontà nemica di continuare a combattere per opporsi ai nostri obiettivi di guerra. La recente letteratura americana considera due tipi di "guerre delle informazioni". Il primo tipo è la guerra dei sistemi C31 o C412 (aggiungendo computing e intelligence). Si deve sapere tutto e in tempo reale sul nemico, impedendo all'avversario di sapere qualcosa su di noi ( ...). Il secondo tipo di guerra delle informazioni riguarda la stretta associazione alle azioni di fuoco in profondità con incursioni di forze speciali largamente autonome, che mirano a colpire elementi del dispositivo avversario non neutralizzabili solo con il fuoco. ( ...) La rivoluzione tecnologica, così come quella sociale, demografica e politica del dopo guerra fredda, stanno modificando le modalità dell'organizzazione e dell'utilizzazione della forza militare90 •
Significativo è anche l'articolo, sullo stesso numero della rivista, dello studioso Alfredo Passarelli, intitolato "Mass-Media e Difesa", dove fermamente esprime il suo dissenso verso quelle forme di comunicazione che hanno portato purtroppo al pregiudizio di vedere le caserme come "palazzi di cristallo" e alla grave realtà di redazioni di quotidiani senza giornalisti specializzati in ambito militare. ( ...) Nel tentativo di arginare gli attacchi concentrici dei media nei confronti dell 'organizzazione militare, ( ...) si è corsi ai ripari facendo apparire però le caserme come "palazzi di cristallo". ( ...) È stato un passaggio abbastanza traumatico per le nostre Forze Armate che è coinciso anche con il progressivo impoverimento dello Stato per gli effetti della gestione politica dell'ultimo ventennio a dir poco folle. 90
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Ivi, p. 4-6.
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IV - INFORMAZION I DELIA DIFESA E LE STRAIE61EDEL MINISTIRO "VERSOL'ESTERNO"
La situazione è tale per cui nei maggiori quotidiani nazionali non esiste ormai più spazio per i giornalisti specializzati in questioni militari delle quali ci si occupa solo quando hanno attinenza con la cronaca nera. Lo stesso accade nelle radio ( ...), nelle testate televisive, dove ci occupa solo sull'onda dell'emotività delle operazioni oltremare con servizi giornalistici del tutto asettici91 •
La responsabilità, secondo Passarelli, non è solo dei civili, per così dire, ma anche delle "fonti militari" e degli addetti con le stellette alla comunicazione. Infatti lo studioso continua: Per creare un corretto rapporto con i mezzi di informazione non si possono ignorare questi elementi fondamentali necessari d'altra parte per poter affrontare il "nemico" giornalista. Ma quanti addetti stampa militari sanno quando "chiude" l' ultima edizione dei quotidiani , quali sono i tempi per l 'invio delle notizie ai giornali o di quanto tempo ha bisogno l'inviato di un giornale, di una agenzia o di una testata televisiva per elaborare il suo servizio e trasmetterlo o "riservarlo"? O sanno forse quante linee telefoniche sono necessarie per riferire le notizie relative ad una esercitazione dopo che questa si è conclusa? Quanti ufficiali addetti alle pubbliche relazioni hanno mai messo piede nella redazione di un giornale, scritto o parlato, o di un telegiornale e quanti si rendono conto delle difficoltà che i colleghi con il microfono incontrano per arrivare con il satellite senza il quale non trasmetteranno mai alcun servizio? ( ...) L'Ufficiale che segue una normale carriera e che si occupa anche di rapporti con la stampa ( ...) deve al contrario svolgere solo questo compito, uno dei più difficili, tenendo conto di come sono cambiati e di come cambieranno i suoi interlocutori92 •
In un successivo articolo a firma del Col. Patrizio Flavio Quinzio , dal titolo "Pubblicistica Militare", si ipotizza persino un unico bollettino della Difesa a scapito delle singole pubblicazioni delle varie Forze Armate ,
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l vi, p. 35-36. Ivi,p . 35-38.
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un'idea fondamentalmente non apprezzabile, perché porterebbe a far decadere l'autenticità delle stesse e, inoltre, a rinnegare secoli di storia del giornalismo e della cultura in toto. Vediamo cosa scrive Quinzio, in alcuni passi del suddetto articolo. Proporre una sola "Rivista della Difesa" stupisce non poco, perché trascura i diversi "soggetti recettori" dei messaggi della Difesa e i diversi "soggetti promotori". ( ...) Non si devono toccare pubblicazioni con più di un secolo. ( ... ) Opportuno potrebbe essere invece dare vita a un unico "Ente editoriale della difesa" e ubicare, nella sede del nuovo ente, anche tutte le redazioni e tutti gli Uffici storici coordinati nonché, infine ma non in ultimo , archivio e biblioteca centrale, cineteca, museo, eccetera. Ottimale la coesistenza, nello stesso comprensorio, con un' Accademia di difesa e sicurezza come CASO, CeMISS , ISSMI, ecc93 •
Da tutti questi interventi che abbiamo citato sin qui, emerge un concetto molto importante, che peraltro ritroviamo anche in una pubblicazione meno recente degli anni Cinquanta, "Organizzazione della Informazione Pubblica nelle Forze Armate". Le Forze Armate oggi non possono, infatti, sottrarsi alla necessità dell'organizzazione dei servizi d'informazione pubblica, solo cosi si può rispondere ad un'esigenza sociale, accentuata in regime democratico, e nell'interesse stesso delle istituzioni militari. Sono dunque essenziali i rapporti di reciproca collaborazione con le Agenzie e organi civili, italiani ed esteri, di Informazione Pubblica, approfondendo le relazioni in un clima di comprensione, di fiducia, di rispetto reciproco, di imparzialità politica. È ovviamente indispensabile, naturalmente, l'appoggio delle Autorità militari al proprio servizio di informazione pubblica, basato sulla fiducia che assicura la disponibilità del personale e dei mezzi occorrenti ed il prestigio a tutto il servizio agevolandone il funzionamento e gli sviluppi. Esiste una "formula" per esprimere la dinamica dell'informazione pubblica: "Conoscere e far conoscere" . Non vi sono infatti limiti a ciò che si dovrebbe conoscere, mentre vi sono limiti, di ogni tipo, in ciò che un uffi-
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Ivi, p . 38-39.
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cio di informazione pubblica deve o può far conoscere94 • "Conoscere" sta per "conoscere il pensiero dei capi, la situazione dell'opinione pubblica, l'ambiente sociale cui l'informazione pubblica deve indirizzare la propria azione di massima, la tecnica dell'organizzazione pubblicistica e i programmi delle Forze Armate, carattere e scopi delle manifestazioni militari". Stiamo parlando di una vera e propria dinamica di azioni e reazioni reciproche che, se ben regolate, imprimono ai servizi di informazione pubblica una forza positiva e un movimento che assicurano risultati concreti95 • I compiti di un Ufficio Stampa del Ministero della Difesa non sono poi cambiati tanto nel tempo; fra questi i principali sono infatti da decenni: dare al Paese una più ampia e approfondita conoscenza dei ruoli , dei problemi e dell'organizzazione delle Forze Armate; contribuire allo sviluppo dei rapporti di reciproca conoscenza fra le singole Forze Armate, valorizzandone sia le tradizioni sia i fattori morali; ampliare ed approfondire i contatti con gli organi civili di informazione pubblica su un piano di collaborazione reciproca96 • Ciò che è avvenuto nelle Forze Armate, in fondo non è molto dissimile da ciò che accade in generale in tutta la nostra società e riguardo anche agli altri settori del giornalismo. Il rapido progresso tecnico-scientifico della nostra epoca ha accresciuto pure le esigenze del singolo. L'uomo moderno ha come suo desiderio primario l'essere informato al meglio e nel modo più veloce possibile, quindi il servizio della pubblica informazione militare, sensibile non meno degli altri settori all' evoluzione dei tempi e della società, si è adeguato e si adegua tutt' ora a questa esigenza. La nazione viene messa in grado di seguire l' attività ed il progresso delle sue Forze Armate e di apprezzare le ragioni per cui è tenuta a dare il suo contributo. Fondamentale in questo percorso è la riorganizzazione del servizio che 94
95 96
FIORE-VERNAZZA RINALDO , Gen. di Brigata, OrganiWJ-zione dell'informazione pubblica nelle Forze Armate , da Saggi e Studi di Pubblicistica, Istituto Italiano di Pubblicismo , Vol. l , Roma, 1952, Ministero della Difesa -Marina, 1952 , p. 6-7. l vi , p. 8. Ivi , p . 11 .
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risale al 1949 ed avviene in concomitanza di un altro evento importante , ovvero l'istituzione della "Giornata delle Forze Armate", il 4 novembre (data ancora oggi celebrata in Italia). Tale ricorrenza, insieme a quella del 2 giugno (Festa della Repubblica Italiana), è un'occasione per donare continuità ideale dei valori tradizionali dell'istituto militare; sono queste tutte occasioni di celebrazione e di vasta rassegna sulle riviste militari. Il servizio di pubblica informazione militare ha larga parte nell' organizzazione delle suddette manifestazioni. È il 1950 quando tutti i servizi stampa del Ministero della Difesa vengono unificati in un'organizzazione centrale alle dipendenze dirette del Gabinetto del Ministro. Sorge cosl l'Ufficio Stampa del Ministero della Difesa, con il ruolo di portavoce ufficiale delle iniziative del Ministro della Difesa, dello Stato Maggiore della Difesa e delle Forze Armate. L'attività dell'Ufficio Stampa della Difesa è prevalentemente di tipo informativo e formativo con azione che ha carattere nazionale territoriale e si estende fino all'opinione pubblica97 • L'Ufficio Stampa della Difesa collabora, nel settore informativo, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e con gli altri Ministeri, infine, coopera, per scambio di notizie e di materiale di documentazione, con il Comando NATO. Sul piano strettamente giornalistico, produce la rassegna giornaliera di notizie; emette comunicati stampa, notizie e informazioni varie; pubblica articoli, smentite e rettifiche; prepara interviste con personalità e organizza visite di giornalisti alle attrezzature e ai Comandi; si occupa di trasmissioni ordinarie e speciali per le Forze Armate , radio e tele-documentari , documentari sulle manifestazioni e sulle esercitazioni e su manovre militari, f omisce la consulenza per eventuali di film a soggetto atti a valorizzare l'istituto militare98 • Relativamente alla formazione personale, negli anni Cinquanta, si dispone che l'Ufficio Stampa della Difesa cooperi a tale scopo per creare gli specialisti per il disimpegno dei servizi della pubblica informazione 97 98
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SPADEA GIOVANNI, Organizzazione pubblicistica militare ad uso degli Ufficiali Frequentatori dei Corsi di Pubblicistica, Centro Alti Studi Militari, Roma, 1958, p. 7-8. Ivi , p. 9.
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(es. corsi di giornalismo militare,.... che purtroppo però non si sono più ripetuti) 99 • Concludendo questo argomento , il campo dell'informazione della Difesa "non ammette" più di affidarsi al solo estro, seppur talvolta geniale , dell'uomo. Necessita l'acquisizione e dunque la conoscenza di un metodo rigorosamente scientifico di tipo culturale in senso lato e anche tecnico100 • Tutte le informazioni del mondo militare attivate per comunicare "verso l'esterno" devono essere finalizzate a fornire alla Nazione ogni informazione sull'organizzazione militare e sui suoi scopi, ma anche essere un mezzo per la diffusione di un'immagine di prestigio della stessa a chi non ne fa parte e in particolare ai giovani. Un'immagine che anche nell'odierna realtà le è propria e che quindi è giusto che le si attribuisca 101 •
99 Ivi, p. 13. 100 lvi , p . 19. 101 Ivi , p. 24.
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SOCIETA CIVILE
L
a comunicazione, da sempre, ma oggi più che in altre epoche, è elemento indispensabile per il settore della Difesa, in quanto è, per le Forze Annate, innanzitutto il mezzo per poter dialogare con la "società civile". La stampa militare è anche uno strumento tramite il quale gli Stati Maggiori inviano i loro "messaggi" ad un pubblico di addetti ai lavori e di persone colte, sia per diffondere la conoscenza dei risvolti militari della politica internazionale sia per aggiornare chi non fa parte delle Forze Armate sugli sviluppi di settore e sulle problematiche tecniche. Uno degli errori più gravi commessi, in passato, dal giornalismo militare è stato quello di occuparsi per nulla o, comunque, poco, di contribuire a formare da sé l'opinione della società ci vile riguardo alla funzione militare , in caso contrario, quando ciò è avvenuto, ha avuto purtroppo esattamente i risultati contrari agli intendimenti e agli obiettivi inizia1i 102 • L'istituzione militare deve invece rivolgersi "al suo esterno" principalmente con l'intenzione di definire funzione e immagine di sé, prima ancora di comunicare ciò che "sta facendo"; anche perché la funzione e l'attività militare si è modificata profondamente nel corso degli anni, ma il mondo 102 VISANI PIERO, Forze Armate. Mass media e opinione pubblica nell'Italia attuale - Cause e problemi di un difficile rapporto, Centro Alti Studi per la Difesa, Roma, 1994, p. 57-58.
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militare spesso risulta deficitario, secondo numerosi studiosi, sotto il profilo della diffusione della propria reale identità ed è di frequente in difficoltà sotto quello della comunicazione. Due fattori primari definiscono la stampa militare in Italia negli anni Novanta: a) lo scarso interesse e la carente partecipazione dell'opinione pubblica; b) un profondo squilibrio che ha legittimato solo alcune visioni della Difesa e del militare 103 • Attualmente, la situazione sta cambiando e possiamo individuare, a testimonianza di una generale discrasia fra la ricettività nei confronti dei temi, delle aspettative e dei valori emergenti, un'articolazione del settore su tre livelli: 1) gli ambienti culturali e dei media, dove l'atteggiamento dominante nei confronti delle questioni inerenti alla sicurezza e alla difesa rimane in prevalenza di ispirazione a-militare e anti-militare; 2) l'opinione pubblica colta, in cui si sta manifestando una reazione contro l'accettazione acritica di un'informazione non sempre neutrale in materia militare; 3) l'opinione di massa, dove l'influenza dei media, fatta eccezione di quella radio-televisiva, è decisamente inferiore e, in modo inatteso, qui convergono le concezioni diffuse riguardo ai valoriali di tipo tradizionale, come l'amore per la patria, la fiducia nelle Forze Armate , il senso dello Stato, etc. 104 Tuttavia, l'informazione militare in Italia sta pian piano mutando e migliorando, all'insegna di un assetto meno squilibrato, così l'aspetto mediologico si svela un aspetto anche di prospettiva politica e meta-politica. In un Paese in cui il quadro della comunicazione globale è giunto a livelli di consistente complessità, l'informazione militare non è più "quell'illustre sconosciuto" di un tempo, ma combatte ormai contro un'ostilità pregiudiziale, adoperando una politica comunicativa che tenga alta l'immagine delle Forze Armate e ne veicoli i valori verso il mondo esterno ad essa, consentendo, in ultimo, quel "news management'' che nessuna istituzione pubblica può permettersi di ignorare. Tale logica pone infatti al centro un concetto, oggi molto noto: «ogni 103 l vi, p . 60. 104 Ivi , p. 62-63.
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prodotto è ricevibile se innanzitutto è ricevibile il soggetto che esprime l'offerta» . Una comunicazione di fonte militare è pienamente ricevibile, e pienamente accettato e legittimato, il soggetto, cioè l'istituzione militare stessa che esprime l'offerta105 • Questa situazione in Italia è in via di miglioramento. Ma vediamo come si mette in pratica questa teoria. Ecco cosa scrive Piero Visani, nel 1994. L'immagine delle Forze annate e la sua capacità di entrare in dialogo con la società civile possono senza dubbio essere accresciute grazie ad un'abile strategia comunicativa, ma è chiaro che questo tipo di approccio si limiterà ad una semplice manutenzione dell'immagine stessa se non sarà abbinato ad un miglioramento concreto della realtà della struttura. ( ...) L'obiettivo fondamentale della rilegittimazione funzionale può essere ottenuto anche, se non soprattutto, tramite la creazione di una cultura della comunicazione all'interno dell'ambiente militare, che solo di recente ha cominciato a mostrare un interesse autentico , nonché sempre più approfondito e diffuso, nei riguardi di tale decisivo problema 106 •
Le difficoltà della comunicazione militare possono essere risolte tramite una costante oscillazione fra il modello della cultura del silenzio, che prevede il minor trasferimento possibile di informazioni all'esterno, e quello della civilizzazione della difesa, che invece favorisce la trasmissione di identità e la veicolazione di principi e valori all 'estemo 107 • Del resto, scrive ancora lo studioso Visani, «l'esistenza di una cultura della difesa nazionale è una peculiarità di qualsiasi democrazia occidentale avanzata e non il frutto di chissà quali sindromi militariste, belliciste ed autoritarie» 108 • Le Forze Armate devono diventare produttrici di comunicazione e devono abbandonare la tradizionale linea della separatezza per assumere il ruolo di interfaccia con i grandi flussi comunicativi tipici di una società occidentale avanzata. 105 lvi, p. 66-70. 106 Ivi, p. 71. 107 /vi ,p.74-75. 108 Ivi , p. 77.
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Si deve quindi creare una cultura della comunicazione all'interno dell'ambiente militare, organizzare e varare una politica comunicativa dell'istituzione militare, allestire una struttura ad hoc in grado di sviluppare una strategia comunicati va109 • Chiarezza e trasparenza devono essere al centro di una cultura della difesa nazionale che fornisca nuova legittimazione funzionale dei militari e riesca a creare una libera e democratica circolazione delle idee in materia IDI"litare 110 .
L'istituzione militare non ha altra scelta nel nostro tempo se non quella di "comunicare per esistere". È sempre stata propria alla Forza Armata in generale la riservatezza e la separatezza a favore del "lasciar parlare i fatti", mentre invece è essenziale una politica comunicati va dell'ambito IDI"litare 111 .
L'idea delle Forze Armate come corpo sostanzialmente a sé stante rispetto alla società civile è molto antica; risale infatti a Macchiavelli che ne L'arte della Guerra lamenta già il perseverare nella coscienza collettiva dell'idea di netta incompatibilità tra vita civile e militare. Il concetto dominante deve dunque essere il "marketing sociale" delle Forze Armate, ovvero queste ultime devono acquisire consenso non su terreni qualsivoglia, ma sulla loro capacità prettamente militare' 12 • Nel tempo,i motivi di dialogo e d'integrazione tra le Forze Armate e la società civile risiedono nella scarsa conoscenza reciproca, mentre invece è da questa che si deve partire. Talvolta, i momenti di grande attenzione da parte dei media per le correnti del pacifismo hanno come conseguenza una messa in ombra dell'istituzione militare' 13 • Certamente, la presenza reiterata sui media si traduce secondo analisi classiche in familiarità, quindi il tempo ha una rilevante ricaduta sul ricordo e sulla concezione delle Forze Armate.
109 Ivi, p. 84. 110 Ivi, p . 88-89. 111 Ivi,p . 92-93. 112 Col. RONCOLATTO CLAUDINEI, La comunicazione: elemento indispensabile per aumentare il dialogo e l 'integrazione tra le Forze Armate e la Società Civile, Istituto Alti Studi Difesa, Llli Sessione, Centro Alti Studi per la Difesa, Anno accademico 2001-2002, Roma , 2002, p. 1. 113 Ivi , p. 4 .
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Ad esempio, il ricordo, più o meno positivo, dei soldati di leva rafforza o modifica alcune concezioni a riguardo 114 • Anche le scienze sociali si sono occupate di studiare la comunicazione militare sociale e formale. La comunicazione è essenziale sia all'esterno, per rinforzare i legami con il mondo civile, sia all'interno per consolidare i legami tra le gerarchie militari. Qualunque Stato è costretto ormai a prendere oggi una serie di precauzioni e di misure preventive che gli consentano di combattere i pregiudizi e le cattive convinzioni relative al mondo militare, un obiettivo raggiungibile con l'apertura e l'appoggio della stessa opinione pubblica. Nasce cosl la figura dello "stratega mediatico", ovvero di un ufficiale che conosca profondamente i problemi della comunicazione e che si occupi di dare una veste comunicativa credibile ed efficace al grande pubblico 115 • Quella dell'informazione è ormai una nuova dimensione del conflitto, dotata di regole proprie e probabilmente della stessa importanza delle operazioni militari vere e proprie. Di ancora maggiore rilevanza è la cosiddetta "comunicazione di crisi", ovvero quella necessaria in occasione di situazioni improvvise ed impreviste che suscitano risonanza nell'opinione pubblica provocando apprensione, preoccupazione o disagio, ad esempio incidenti mortali in operazioni militari, fenomeni di nonnismo, vicende giudiziarie, attentati, etc. In tali situazioni, il silenzio di un Comandante locale può essere identificato "tout court" con le Forze Armate e considerato come un comportamento stigmatizzato e identificato quale segnale di colpevole reticenza. Ecco perché serve un'apertura più consapevole verso la società, non limitata ad approcci pubblicitari ed episodici, ma un'informazione costante e responsabile 116 • È utile alla nostra trattazione, e di grande interesse in proposito, l'intervento del noto giornalista Bruno Vespa, nel corso della XLIX Sessione IASD 1997-1998 del CASO ("Centro Alti Studi per la Difesa" del Ministero della Difesa). Vespa ha tenuto una conferenza, il 23 aprile 1998, sul tema "Comunicazione radio-televisiva, opinione pubblica e Forze Armate".
114 Ivi, p . 8. 115 l vi, p. 12-14. 116 /vi,p. 16-19.
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Ne citiamo un passo, uno dei più significativi perché esprime il punto di vista di chi opera nel settore dell 'infonnazione. Le gerarchie non esistono davanti ad un televisore, non conta il numero di stellette, ciò che conta è la credibilità della persona, che è stata protagonista di quell'episodio e che in quel momento rappresenta non solo la sua Arma ma le Forze Armate intere 117 •
Ed ancora: Ci sono, in altre parole, dei momenti in cui bisogna intervenire perché se non si interviene, e non si interviene in maniera chiara e pesante, l'istituzione viene travolta nella sciagura comunicativa, io arrivai a dire una cosa molto traumatica, forse utopistica, ma della quale sono profondamente convinto: che ormai il rapporto con l'opinione pubblica è diventato, a torto o a ragione, così importante che, quando uno di voi viene nominato ai vertici di un'Arma, deve sapere che, pur avendo doverosamente impostato tutta la propria carriera su meriti professionali, rischia di mettere in gioco il proprio posto su elementi comunicativi. ( ...) dire o non dire certe cose può compromettere in maniera irreversibile il prestigio dell'istituzione che gli è affidata 118 •
Ai nostri giorni, la comunicazione militare ha la necessità di prestare particolare attenzione ai riflessi mediatici che influenzano, e spesso condizionano, il variegato universo dell'opinione pubblica. Le Forze Armate devono calibrare la necessità dell'informazione con il rispetto di quella riservatezza che la natura degli argomenti trattati impone 119 . Seri ve il Gen. Michele Torres, Capo del V Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell'Esercito: La professionalità e la motivazione dei nostri militari sono 117 VESPA BRUNO, Comunicazione radiotelevisiva, opinione pubblica e Forze Armate, Conferenza del 23 aprile 1998, XLIX SESSIONE IASD 1997-1998, Centro Alti Studi della Difesa, p. 7. 118 lvi, p. 9. 119 Gen. di Divisione TORRES MICHELE, Capo del V Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell'Esercito, La comunicazione militare , tratto da Rivista Militare, periodico dell'Esercito, n. 3 , anno 2008, Logos, n° ro, Roma, 2008, p. ro.
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diventati oggi i canali preferenziali (operatori ed erogatori dicomunicazione) per trasmettere i valori che le Forze Armate esprimono nella società italiana e nei contesti internazionali dove sono frequentemente chiamate ad operare. ( ...) Vuomo con l'uniforme diventa il «responsabile della comunicazione». Il suo comportamento e il suo rigore( ...) producono il primo impatto sulle regole che governano gli assetti mediatici e che regolano i meccanismi di consenso120•
Se in passato la valenza dei processi comunicativi è stata affidata quasi interamente ai produttori di notizie, secondo il processo di formazione delle notizie più noto come "newsmaking", oggi l'ingresso delle Forze Armate nel settore della pubblica informazione contribuisce ad accrescere un comune patrimonio culturale, condiviso e apprezzato. L'istituzione militare rimane pur sempre un'organizzazione complessa che deve conciliare i valori forti della tradizione con quelli della modernità, al fine di comunicare nel contesto socio-politico del Paese. La pubblicistica della Difesa misura, infatti, la sua valenza anche con l'attualità dei progetti culturali; deve infatti intensificare le relazioni esterne dai mass-media al mondo accademico 121 • A partire degli anni Novanta, in tutte le organizutzioni pubbliche e private, si sta affermando l'importanza della funzione comunicativa, ormai divenuta una vera e propria chiave di volta del cambiamento organizzativo 122 .
I messaggi che oggi le Forze Armate devono diffondere, e allo stesso tempo difendere in quanto caratterizzanti della loro identità e della tradizionale attività, sono dunque: - l'ambizione, come desiderio di affermazione, sintesi di desideri dell' uomo che cerca di vivere la sua vita nel miglior modo possibile (produrre , distinguersi, guadagnare, superare gli ostacoli, ...); - l'imitazione, che conduce l'uomo a crearsi dei modelli e su essi plasmarsi; 120 l vi, p. 61. 121 l vi, p. 62-63. 122 Rivista Aeronautica, periodico dell' Aereonautica Militare, N° 1 - 2010, Roma, gennaio 2010, p. 5-6.
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- la distinzione sociale, per differenziarsi nella società, per emergere secondo specifici valori; - l'amore per il nuovo, che si esplica nella possibilità di viaggiare per il mondo, di conoscere, essendo al contempo ben remunerati; - la socievolezza, poiché ad esempio l'arruolamento militare è noto anche per le modalità attraverso le quali riunisce in gruppi omogenei molti giovani, permettendo loro di essere accomunati materialmente dalla vita d'istituto e spiritualmente dalla stessa età e dall'analogia di aspirazioni; - la gioia di produrre, dato che il servizio sarà compatibile, sin dall'inizio, con le attitudini psico-fisiche dei giovani militari; - il conforto e l'assistenza, che gli allievi militari vivono in locali moderni e confortevoli sotto ogni aspetto, sia logistico sia didattico; - lo sport, che i giovani potranno praticare, in base alla propria specializzazione, in campi ben attrezzati e nelle palestre delle stesse scuole, avendo anche la possibilità, qualora si manifestassero particolarmente capaci, di partecipare ad importanti competizioni agonistiche; - la sicurezza e le prospettive future, che, nei fatti, si tradurrà in stabilità nella posizione lavorativa ed economica, nella possibilità di conseguimento di un titolo di specializzazione ufficialmente riconosciuto e di adeguata considerazione sia militare che civile123 • Infine, è interessante citare una parte di un dettagliato articolo scritto, il 17 giugno del 2006, da Guido Maurino, giornalista praticante dell'Istituto per la formazione di Giornalismo di Urbino ed aspirante reporter di guerra, dal titolo "Adesso non siamo più quelli di Ustica", nel quale, oltre a mostrare come nell'ambito della comunicazione nel settore militare permanga l'organizzazione piramidale, spiega le strategie d'informazione fra i militari italiani nell'era di Internet e soprattutto durante le missioni all'estero. Nello stesso articolo, Maurino illustra non solo la comunicazione nelle Forze Armate e le sue funzioni, ma anche l'organizzazione di queste ultime nei relativi uffici d'informazione. Vediamo cosa scrive in proposito. La comunicazione nelle forze armate. Tecnicamente gli uffici di comunicazione delle forze armate si presentano come una piramide. Si scalano i gradini: dalle caserme ai vertici e, risalen-
123 SPADEA GIOVANNI, Organizzazione pubblicistica militare ..., cit., p. 48-52.
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do, lo Stato maggiore della singola arma (Aeronautica, Carabinieri, Esercito e Marina), lo Stato Maggiore della Difesa fino al ministero della Difesa. Nel caso di missioni all'estero delle Forze Armate italiane, poi, vengono create presso ciascun contingente delle cellule, dette "Public lnformation Office" (PJ.O). Si tratta di un ambito unificato dove ogni arma fornisce i propri esperti in comunicazione ed è coordinato dallo Stato Maggiore della Difesa. Sopra questa struttura, infine, ci sono i vertici delle Forze Multinazionali. Cosa a parte sono i "Media Combat Team", nati fra qualche polemica per la produzione di immagini sul campo, ma che in realtà servono soprattutto per l' addestramento e l' archivio dei militari e non necessariamente per la pubblica informazione. Un giornalista può entrare a qualsiasi livello della piramide per richiedere le informazioni che gli sono necessarie. A rispondere ci sono 150-200 militari, fra uffici centrali e periferici delle varie Forze Armate, che gestiscono la sua richiesta. Un esempio? "Se si verifica un incidente in cui muore un militare italiano la notizia risale fino ai vertici dell 'uffìcio comunicazione della Difesa", sottolinea Giancarlo Rossi, Capo del servizio di Pubblica Informazione del Ministero della Difesa, "in altri casi può fermarsi e venire trattato a livello locale". "Noi - aggiunge Rossi - lavoriamo perché ci sia il massimo feedback verso l'alto" . Cosa si può chiedere a un ufficio comunicazione? "Tutto. Sulla linea di comando, poi, si stabilisce cosa dire. Chiaramente, ad esempio, non si può parlare di atti secretati" 124 •
Riguardo ali' organizzazione delle Forze Armate, Maurino continua: L'organizzazione delle Forze Armate. Fatte salvo le forme di cooperazione internazionale e la collaborazione InterForze, per quanto riguarda l'organizzazione interna, ogni Forza Armata è libera di organizzarsi in modo autonomo. I Carabinieri, ad esempio, hanno dedicato un Comando, il quinto, all'informazione e alla comunicazione istituzionale. Il Comando è diviso in vari uffici, fra cui l' ufficio di pubblica informazione che al suo interno presenta quattro sezioni: la prima dedicata a agenzie, quotidiani e periodici, la seconda, a radio e televisione, la terza al web e la quarta all' analisi dell'informaz10ne.
124 www.uniurbit
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Nell'Aeronautica e nella Marina, l'ufficio di pubblica informazione dipende direttamente dall'ufficio generale del capo di stato maggiore dell'arma. Nell'Esercito,infine, c'è un ufficio stampa che coordina l'ufficio di pubblica informazione e l'ufficio risorse organizzative e di comunicazione. Spesso il personale che lavora in queste strutture è un giornalista a tutti gli effetti. Non è possibile per un militare essere iscritto ali' ordine dei giornalisti professionisti, ma molti sono pubblicisti. Insomma, colleghi di quegli operatori di stampa e radiotelevisione con cui hanno a che fare quotidianamente. Con un obiettivo importante: "Il nostro rapporto è con il giornalista - sottolinea l'ufficio stampa dell'Aeronautica - ma, in realtà, il nostro sforzo punta a comunicare con il cittadino contribuente che ha diritto a sapere cosa facciamo e come impieghiamo i suoi soldi" 125 •
125 Ibidem.
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CONCLUSIONI
CONCLUSIONI
I
n Italia, è sempre esistita, in pace e in guerra, una stampa delle Forze Armate, caratterizzata da una sua specifica individualità per l'appartenenza dei vari scrittori ad una comune tradizione culturale e per l'insieme dei temi trattati. L'informazione militare ha svolto un ruolo importante nel campo della pubblica informazione. Si tratta di un settore di estremo interesse ed allo stesso tempo di notevole importanza, anche più di quanto possiamo immagmare. La pubblicistica della Difesa non rappresenta solo memoria di fatti, opinioni e stati d'animo, ma soprattutto mezzo per trarre delle indicazioni valide, riguardo ai compiti delle Forze Armate. Nel tempo , il numero e la tiratura complessiva dei giornali militari sono andati progressivamente diminuendo nel corso del secolo, mentre i giornali civili hanno avuto un costante sviluppo ed una notevole crescita. Questo fenomeno ha comportato delle conseguenze: la stampa militare ha sublto un'emarginazione inevitabile, dunque è rimasta confinata nel cosmo delle caserme e dei circoli chiusi scarsamente comunicanti con l'esterno. Negli anni Settanta, è poi da sottolineare la scomparsa del "giornalista militare", figura che, pur non riconosciuta da specifici provvedimenti ordinativi, ha rappresentato un elemento importante fino a quell'epoca. Ultimo ostacolo, ma non ultimo per rilevanza, risiede spesso nell' assenza di una reale preparazione giornalistica fra i direttori, i redattori ed i collaboratori dei giornali delle Forze Armate, i quali di frequente ricoprono l'incarico contando solo sul proprio senso del dovere e sulla passione personale 126 • Inoltre, serve continuità per specializzare il personale nel settore, in-
126 1° CONVEGNO EUROPEO DELLA RIVISTA MILITARE, La Stampa Militare ... , cit., p. 28-29.
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vece spesso il problema è costituito da un avvicendamento troppo veloce degli incarichi all'interno delle redazioni dei giornali militari. Sono tutti elementi su cui riflettere, sui quali si potrebbe iniziare ad investire per favorire una diffusione maggiore delle riviste militari fra la "società civile". Certamente, è una strada che le Forze Armate hanno iniziato ad intraprendere di recente e, dalla quale, questa affascinante branca dell'informazione potrà attingere al fine di dar vita ad una pubblicistica migliore, degna della sua storia e della sua autenticità.
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RUGGERI GIORGIO, Comunicare L'Esercito - Problemi e Prospettive, tratto da Rivista Militare, N. 5/96, Roma , 1996 Tecnologia & Difesa, mensile, n. 60, ottobre 2009, Editoriale Olimpia, Roma, 2009
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SITOGRAFIA it.wikipedia.org/wiki/Il_ Carabiniere_(rivista) www.casd.difesaJt www.difesaJt www.uniurb.it
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RINGRAZIAMENTI Si ringrazia sentitamente il CASD - Centro Alti Studi per la Difesa del Ministero della Difesa (Roma) per la cordialità e la collaborazione dimostrate durante la mia ricerca di studio per una migliore accessibilità alle fonti.
NOTA Le foto qui riportate sono relative alle copertine delle antiche e delle attuali riviste militari più importanti e che sono state trattate nel corso del presente lavoro. Il materiale ivi inserito, come del resto tutto quello utilizuito per lo studio della tematica in trattazione e per la presente stesura, è stato reperito presso le maggiori biblioteche militari italiane (la Biblioteca del CASD Centro Alti Studi per la Difesa- di Palazzo Salviati a Roma, la Biblioteca Centrale Militare sita a Palazzo Esercito a Roma) e istituzionali (la Biblioteca "Giovanni Spadolini " del Senato della Repubblica e la Biblioteca della Camera dei Deputati, ambedue site nella capitale).
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BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Ada Fichera è giornalista pubblicista. Presso il Ministero della Difesa, collabora con la Commissione Italiana di Storia Militare (CISM), con l'Ufficio Storico e con l'Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa. È laureata in Filosofia Etico-teoretica, in Lettere Moderne per le Arti e lo Spettacolo e in Scienze della Comunicazione per i Beni Culturali. Ha conseguito a Milano i Master in "Giornalismo, Comunicazione e New Media", in "Teoria e tecnica della Comunicazione Politica e Istituzionale" e in "Marketing e comunicazione digitale" a Roma, dove si è anche specializzata in "Sceneggiatura e cinema corto", in "Scrittura narrativa", in "Cerimoniale nelle Pubbliche Relazioni" e "Cerimoniali Specializzati ed Internazionali". Presso il Centro Alti Studi per la Difesa (CASO), ha frequentato il Corso di Cooperazione Civile Militare (COCIM) e il Corso IASD di "Comunicazione e negoziazione della Difesa". Presso il Senato della Repubblica, ha seguito i seminari specialistici in "Ricerca d'attualità", "Ricerca negli Atti Parlamentari" e "Ricerca bibliografica". Ha collaborato con diversi settimanali, è stata responsabile dell'Ufficio Stampa di vari eventi culturali e, attualmente, è anche addetto stampa del S.B.V., Sindacato siciliano di Sanità. È vincitrice di numerosi premi nazionali e internazionali, fra i quali il secondo posto nella sezione "Mediterraneo" al Concorso Internazionale "Giornalisti del Mediterraneo 2009", il "Premio Nabokov 2010 per la Saggistica", il Premio Letterario Nazionale "Creativa 201 O". Ha già pubblicato Dialogando con Agnes (A&B, 2004) e, per i tipi di Bonanno Editore, La Terza Pagina (2007), Archi d'amore (2008) e Al di là del Silenzio (2010).
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SOM MARIO
PREFAZIONE
pag.
3
INTRODUZIONE
pag.
5
CAPITOLO I LA STAMPA MILITARE ITALIANA NELLA STORIA
pag.
9
CAPITOLO II RIVISTE MILITARI DI IERI E DI OGGI
pag.
21
CAPITOLO III LA STORIA DELLA RIVISTA MARITTIMA E DELLA RIVISTAAEREONAUTICA
pag.
31
CAPITOLO IV INFORMAZIONI DELIA DIFESA E LE STRATEGIE DEL MINISTERO ''VERSO L'ESTERNO"
pag.
51
CAPITOLO V LA COMUNICAZIONE: DIALOGOTRAFORZEARMATEESOCIETA CIVILE
pag.
61
CONCLUSIONI
pag.
71
BIBLIOGRAFIA
pag.
73
RIVISTE E ARTICOLI
pag.
74
SITOGRAFIA
pag.
75
RINGRAZIAMENTI
pag.
76
NOTA
pag.
76
BIOGRAFIA DELL' AUTORE
pag.
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