Skip to main content

150 ANNI DI STORIA DI RIVISTA MILITARE

Page 1

RIVISTA

MILITARE GIORX.ILE IESSILE

....•._.....,.......

....,.

TORINO, 1856

•.

ttrOGMfiA ECO~OIIICA DIRITTA DA )UEAA \'b

•n.t

P0<111, l"'lll.u• 4ttrA('ad'. fi.Jodtu~!a.n.i(•

~l

l


I'IIRIVInA miLITARE

ANNO IC • NU-..ERO QUAnAO LUGUO · AGOSTO 1t1t

\

.

·•


<<RIVISTA MILITARE>> HA 1 50 ANNI Il messaggio dell'Esercito attraverso le copertine dell'antico periodico «Rivist a Militare)) può essere considera ta un prisma che rif lette e sintetizza sull!! sue copertine singole storie che viaggiano t ra loro parallele: l'evoluzione civile e socia le del P.a~ se , i cambiamenti degli scenari interna zionali e, quindi", del concetto di difesa, le trasf ormazion i dell'Istit uzione militare e della sua capacità di comunicazione di pari .Passo ai progressi dellà tecnologia. •.

La stampa periodica è una potenza; è, anzi, la sola potenza dei tempi moderni. Lo è per i mezzi di cui dispone e per la natura stessa del suo apostolato; perché parla e insiste; unisce le virtù dei forti convincimenti a quella delle lunghe consuetudini; parla a tutti e a ciascuno, alle moltitudini come all'individuo; tocca tutte le corde che vibrano nell'anima umana; percorre rapidamente, e a ora fissa, il Paese al quale volge la sua parola; lo so/ca, lo penetra, per così dire; s'ingerisce di tutto; mette in opera tutte le facoltà; raddoppia tutte le forze; è per l'intelletto ciò che è il vapore per l'industria. È con la passione di queste parole che, nel 1836 , Giuseppe Mazzini spiegava la funzione insostituibile che l'informazione svolge nella società. Si potrebbe aggiungere, mutuando un'espressione di Arthur Miller, che la stampa è una nazione che parla a sé stessa, intendendo per quest'ultima quel legame forte e, al tempo stesso, sfuggente che contraddistingue un popolo in quanto cosciente di essere custode di un patrimonio e di un destino comuni. Lo sp irito di queste argomentazioni si rivela utile per introdurre una riflessione su una testata storica come la «Rivista Militare» che, nata in epoca risorgimentale, ha accompagnato la vita del Paese fino ai nostri giorni. Scorre re i numeri della Rivista ne l corso dei lunghi anni della sua esistenza assume una duplice valenza: da un lato pe rmette di ripercorrere le tappe più rilevanti della vita dell'Esercito e della società, di cui l'istituzione mi litare è espressione, dall'altro equivale , anche e soprattutto, ad assi stere al pe rcorso di un'intuizione che , nel corso del tempo, ha preso forma e si è evoluta pur rimanendo sempre fedele a sé stessa. In estrema sintesi , si potrebbe dire che desc rivere la storia di questa Rivista significa raccontare la storia di un'idea, quella che nel 1856 due Ufficiali dell'Esercito borbonico trapiantati in Piemonte portarono avanti spinti dall'esigenza di creare una libera palestra di

;

RIVISTA

MILITARE GIORNUE li]jSILR

. . . . . . ......

- YOLt.-8 PAI • e

TORlNO , t 8lS6 1'1POGI\.\ fiA ECOt'(O.ICA DI RITTA. OA :.4R i l\A Vb IlM~ P~, ptbue d<'II'~'«..M. f'tlodl~auu

l

.

Il primo numero di «Rivist a Militare».

opinioni, aperta alla studio e alla discussione sui temi mil itari. Uno strumento volto, quinçli , non solo a regist rare gli eventi , le evoluzion i, fe aspiraz ioni e i momenti di svolta dell'Esercito, ma anche vero e proprio campo di battaglie culturali teso a catalizzare il dibattito e le suggestion i innovative in uno spirito dialettico, nella consapevolezza che, accogliendo l'insegnamento platonico, quando du e o


più pietre si scontrano, nasce il fuoco della conoscenza. In questo senso la «Rivista Militare» nel corso degli anni ha indossato, per così dire, una duplice v este: quella di mezzo di diffusione del pensiero militare e, al tempo stesso, di formazione di un'analoga cultura. Ideata quale moderno strumento di partecipazione della base militare alle scelte del vertice , ha dispiegato nel tempo le sue potenzialità divenendo mezzo di informazione per l'aggiornamento tecnico-professionale del personale militare e tramite per sensibilizzare la società civile ai problemi della difesa. Di questa storia che attraversa per due secoli la vita italiana intendiamo, in questa sede, tracciare un'analisi che •. nel tentativo di essere originale, circoscrive il suo campo di azione a una particolare visuale: quella delle copertine della Rivista nella convinzione che, vivendo in una società sempre più dominata dalle immagini, in cui le nuove tecnologie stanno trasformando a una velocità impensata i modi di fare informazione, questa scelta possa rappresentare una stimolante chiave di interpretazione. Oggi , infatti, qualsiasi prodotto giornalistico si sforza di definire una propria identità specifica tale da renderlo riconoscibile al pubblico rispetto alle testate concorrenti. La stampa periodica quindi, tanto più se specialistica, non si limita attualmente a vei colare determinati contenuti informativi, ma è, al contempo, impegnata a costruire e proiettare un'immagine di. sé stessa. In questo senso la csopertina svolge una funzione strategica, rappresentando non solo una sorta di vetrina dei contenuti proP,osti dalla Rivista ma, soprattutto, il volto della testata. Come ha suggerito acutamen te Mario Garvia, uno dei principali studiosi di media e design dei giornali americani, i lettori non dedi cano più di dieci secondi alla prima pagina. Essa non è oggetto di studio, ma uno stimolo· a cui reagire. Alla luce di queste considerazioni si capisce come assuma rilevanza non solo il fatto che una copertina riporti deter minate notizie piuttosto che altre, ma anche la loro disposizione e la loro grafica, quali elementi in grado di portare uno.specifico effetto di sensb. Att4almente 1:ma copertina per conquistare il lettore rispetto alla concorrenza tende normalmente a creare un forte impatto visivo, che spesso poggia sull'utilizzo di una buona fotografia: la copertina·è, in effetti , la porzione del prodotto editoriale ove l'elemento ·visivo è esasperato. L'analisi qui proposta quindi si propone di studiare l'organizzazione del piano espressivo della copertina di «Rivista Militare» (vale a dire il form~o. l'impaginazione, la grafica, l'analisi plastica e i cromatismi delle imr;nagini) cercando di cogliere la funzione svolta rispetto al lettore, nonché il rapporto che crea o meno con l'organizzazione del suo contenuto. Il testo giornalistico, infatti, si configura oggi non solo come un testo sincreti-

co, che utilizza cioè due codici (verbale e visivo) in maniera talvolta complementare e talvolta parallela ma, come chiariscono analisti come Calabrese e Violi, è soprattutto un testo relazionale, una sorta di mosaico in cui sono significativi non solo i singoli elementi, ma anche le loro relazioni. Se , come rileva Susan Sontang, la memoria ricorre al fermo immagine le copertine al pari delle fotografie possono fornire, in un'epoca sovraccarica di informazioni, un modo rapido per apprendere e fissare nella memoria un particolare evento storico, un personaggio , un'epoca. In questo senso la Rivista può essere considerata una sorta di prisma che riflette e sintetizza, al tempo stesso, sulla sua copertina singole storie che viaggiano tra loro parallele: l'evoluzione civile e sociale del Paese, i cambiamenti degli scenari internazionali e, quindi, del concetto di difesa; le trasformazioni dell'Istituzione militare e del suo modo di comunicare di pari passo ai progressi della tecnologia.

DAL RISORGIMENTO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE La scelta di utilizzare le copertine della Rivista come elemento cardine dell'analisi qui proposta restringe in realtà il campo di azione essenzialmente alle sue edizioni più recenti. Fino al 1974, infatti, il periodico si è presentato con una veste grafica piuttosto semplice e anonima: la sua copertina, priva di immagini, si è per lungo tempo limitata a riportare il nome della testata su di un cartoncino colorato, assolvendo quindi una funzione protettiva e al limite di presentazione, piuttosto che promozionale. Questa del imitazione, comunque, non esclude la possibilità di articolare una riflessione anche in merito ai numeri più antichi del periodico, a cominciare da quell i dell'epoca risorgimentale. Fondata a Torino, nel marzo l 856, da Luigi e Carlo Mezzacapo, «Rivista Militare» iniziò a essere pubblicata dalla tipografia Barera in volumi trimestrali, ciascuno dei quali raggruppava tre giornali mensili. L'osservazione della veste editoriale di questi primi numeri è rivelatrice delle difficoltà economiche che dovettero segnare l'esordio del periodico: il formato medio-piccolo proprio del libro (l 3x2l ), la carta modesta, la stampa in nero, i caratteri piccoli e fitti , e i piatti ricoperti di un semplice rivestimento cartaceo non sono che il segno esteriore di una tipografia di secondo ordine, come del resto dice il suo nome «Economica», riportato sul frontespizio del primo volume. L'originalità della Rivista, dunque, emerge soprattutto dall'analisi dei suoi contenuti. A questo proposito, è utile considerare le prime pagine del nascente periodico, dedicate a quelle che oggi potremmo chiamare «intenzioni programmatiche», in cui i fra-


......... -·-

. . . .-:ta

tr.JIIna .aoo ~~

IAScuoledelr~

,....,...... e l Mn'i:tJo d leva ·~-~ ·~

·--

........... ,.,..,. . . ?00 ... AeQno d

• t•

"~

fQpol

• Gnnatial11>

Nel 1974 cambia la veste grafica.

telli Mezzacapo, lamentando il ritardo del Piemonte nel possedere giornali che trattano d'arme e di scienza militare e affermando la necessità inevitabile per un Esercito di disporre di una pubblicazione periodica, affinché gli Ufficiali non si astraessero dal moto degli stud i e delle idee, invitavano gli Ufficiali di ogni arma e le persone dotte delle cose militari a dare il loro contributo per presentare esperienze e proposte di soluzione ai problemi militari, con l'unico limite delle questioni politiche, delle polemiche infruttuose e delle discussioni personali. Sarà proprio questa impostazione pluralista e moderna a determinare l'originalità della Rivista e, al tempo stesso, la sua longevità. In effetti, la carica innovativa dell'idea dei fondatori è rintracciabile nell'anticonformismo con cui i fratelli Mezzacapo intendevano indirizzare il pensiero militare italiano che, a loro giudizio, doveva intendersi non ristretto a una limitata cerchia di Ufficiali interpreti dell'ideologia del vertice, ma piuttosto dilatato a tutti i componenti dell'Esercito, quale frutto di studio e di ricerca. Attività queste pressoché sconosciute negli Eserciti del loro tempo, dove l'accento era posto più sulla pratica che sulla cultura. Un altro indizio della modernità della Rivista si può cogliere soffermandosi sull'indice posto alla fine del primo volume, caratterizzato da una molteplicità di materie suddivise in rubriche ben propor-

zionate tra scienze militari, scientifiche e umanistiche. Accanto alle tradizionali materie di aggiornamento tecnico-professionale furono previste rubriche all'avanguardia quali l'etica militare, la storia passata e contemporanea, gli aforismi militari e la critica retrospettiva e contempO(anea. Temi questi che, fin da allora, configurarono la Rivista come uno strumento rivolto non sqlo a rispondere all'esigenza di una preparazione tecnica e scientifica ma, in un ambiente rigidamente conservatore, a spronare la critica pubblica sulle questioni militari di più ri levante interesse. Un altro indirizzo indicato nel programma dei fratelli Mezzacapo destinato a sopravvivere allo scorrere del tempo fu poi l'attenzione rivolta alle esperienze militari estere e l'attualizzazionè della Rivista: ogni studio e proposta avrebbero dovuto possedere un legame con la realtà militare del momento e, proprio per questo, venne predisposta la rubrica «Cronaca militare» per sottolineare ancor più l'esigenza di un effettivo aggancio con l'attualità. Dopo il primo anno di vita la Rivista dovette sospendere le pubblicazioni per quattro mesi a causa di difficoltà finanziarie: erano stati sottoscritti appena cento abbonamenti, mentre ne sarebbero serviti almeno trecento solo per far fronte alle spese di stampa. Si trattò però solamente di una breve interruzione: nel 1857, infatti, il periodico ripre ~ e le sue pubblicazioni grazie al sostegno del giovane editore Carlo Voghera. La novità più evidente di questa seconda edizione, dal punto di vista squisitamente formale, consiste infatti nell'indicazione della rinnovata tipografia, la «G. Cassone», specializzata in pubblicazioni militari e qui.ndi più idonea a patrocinare lo sforzo dei fratelli, Mezzacapo. Fino alla vigilia della Prima guerra mondiale, a ogni modo, l'analis i grafica delle copertine del periodico non suggerisce evidenti innovazioni se non nell'edizione del 185 9, quando la testat~ assunse un'aggettivazione che, da un lato, rappresentava un auspicio e, dall'altro, sottolineava la visione nazionale con cui fin dai primi numeri erano trattati i problemi militari nazionali, divenendo «Rivista Militare Italiana». • Nel 1869 il periodico, pur restando ·proprietà dell'editore Voghera, passò sotto il controllo del Ministero della Guerra: fatto questo che, se da un lato assicurò i mezzi necessari per la redazione e la diffusione, al tempo stesso valse anche a conferirgli maggiore autorevolezza, almeno fino al fascicolo del dicembre 1918 quando, in seguito agli eventi bell ici , l'Editore fu costretto a. sospendere le pubblicazioni. Nel 1927 le pubblicazioni ripresero per decisione del Ministero della Guerra, a cura del Corpo di Stato Maggiore, il quale in un primo tempo se ne riservò la redazione e la direzione tecnico-militare e, successivamente, ne acqu isì la proprietà editoriale affi-


dandone la stampa alla Tipografia Regionale di Roma. La veste editoriale della rinata Rivista fu semplice: formato medio (22x 16), caratteri bodoniani, carta modesta, copertina di colore grigio-verde (come la divisa dell'epoca), stampa in nero a eccezione del titolo impresso in rosso. Si trattò però di una breve esperienza, che durò appena sette anni , in cui il frequente awicendamento dei direttori rappresenta, dal punto di vista formale, il segnale più evidente delle difficoltà morali e intellettuali da cui il periodico fu investito in quegli anni. La fine della Seconda guerra mondiale ridestò lo stimolo a discutere i problemi dell'Esercito con rinnovato v:igore : ne sono testimonianza i numerosi cambiamenti che in questi anni la Rivista sperimentò nella grafica della sua copertina, che iniziò ad affiancare alla funzione tradizionalmente protettiva quella di pagina di presentazione dei suoi contenuti.

IL PERIODO BIANCO: TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE

A partire dal 1974 la «Rivista Militare» fu investita da una trasformazione della sua veste grafica così profonda da rappresentare una sorta di cesura formale rispetto al passato. A cambiare è anzitutto il suo formato: alle dimensioni medio piccole degli anni precedenti, tipiche delle riviste accademiche, venne infatti preferitq un taglio più ampio (28x2 1), proprio della maggioranza dei periodici in circolazione in Italia durante quegli anni. Formato che permise non solo di accogliere nella pagina molta informazione e di' disporla in maniera ordinata, ma anche di includervi con agio diversi elementi (testo e apparato iconografico). Già questa scelta contribuisce di per sé a creare la sensazione di una rivista nuova e meno tradizionale, che si intendeva adeguare alle esigenze. di un pubblico più moderno e informale. Anche il tipo di imp~ginazione adottato rispecchia il tentativo di offrire una moc!alità di fruizione più dinamica: il testo infatti è distribuito in maniera non uniforme, utilizzando talvolta le due colon ne, oltre le tr~ e spesso le cinque, secondo un andamento non sempre verticale. Configurazione questa che non solo attribuisce ritmo alla lettura, movimentando l'ingessatura del modello precedente mà, al tempo stesso, trasmette un effetto di senso composito clie esalta il carattere pluralista dei contenuti della Rivista che, anche visivamente, si presenta come il frutto del concorso di diversi enunciatori. Un altro elemen\0 grafico che consente di riflettere sulla volontà comune alle trasformazioni adottate in questi anni riguarda le scelte relative al carattere di stampa, il cosiddetto lettering: infatti, se da un lato si intende svecchiare la Rivista sperimentan do nei titoli degli articoli interni colori, stil i e carat-

teri innovativi e informali, dall'altro la volontà di proiettare al pubblico l'immagine di una Rivista autorevole e istituzionale emerge chiaramente dalla scelta di mantenere per il corpo del testo un formato classico, piccolo e impegnativo, che conferisce un effetto visivo complessivo di un insieme denso e poco differenziato in cui è quasi difficile per lo sguardo inserirsi. Tutti questi elementi squisitamente grafici (il formato della pagina, il numero de lle colonne, lo stile e le dimensioni dei caratteri) contribuiscono quindi a definire una nuova identità della testata che , pur mantenendo il carattere di una rivista di approfondimento tecnico in linea con la sua antica e illustre tradizione, non nasconde il desiderio di stare al passo con i tempi, come de l resto esplicitato da un editoriale del n. 6 del 1974 volto a spiegare ai lettori il significato della nuova veste graf ica. In effetti lo sforzo comune a tutti i cambiamenti introdotti in questo periodo semb ra essere quello di confezionare un prodotto in costante e ricercato equilibrio tra innovazione e tradizione. Il segnale più evidente in questo senso è offerto dalla numerazione: il primo numero del l 974, infatti , riporta sulla copertina in alto a sinistra la dicitura «Anno XCVII», sottolineando la continuità ideale della nuova serie con lo spirito risorgimentale del periodico. Il messaggio che tale scelta comporta è evidente: l'intento è quello di vivacizzare la Rivista ma non di stravolgerla. Un altro indizio in questo senso si può dedurre dalla scelta dei colori adottati per lo sfondo della copertina (il · bianco) e per il nome della testata posto in alto a destra su due righe con caratteri stondati (il nero): anche in questo caso la scelta privilegia dei toni neutri che ris pecchiano la volontà di connotare la Rivista di un carattere complessivo di sobrietà, nel rispetto di quella assoluta apoliticità e pacatezza dei toni che i fratell i Mezzacapo avevano auspicato fin dalla sua fondazione. Pe r la prima volta, inoltre, davanti al nome de lla testata vengono indicate le sue iniziali (RM), presentate in ogni numero con un colore diverso, lo stesso utilizzato per la cornice della fotografia proposta in copertina, nonché nella cornice del piatto inferiore dove le iniziali sono riproposte e posizionate al centro. Questi semplici ornamenti grafici rivelano in realtà l'eleganza del periodico e la meditazione con cui la sua copertina è stata studiata; del resto la preziosità e la ricercatezza de lla Rivista emerge anche dalla qualità lucida e consistente della carta utilizzata per i suoi interni e per la copertina stessa. Ma la novità più evident e che caratterizza la nuova veste editoriale è senza dubbio l'introduzione di un'immagine fotografica a colori sulla copertina , di cui occupa uno spazio pari a circa i suoi tre quinti. Anche questa scelta è chiaramente dettata dalla volontà di adattare la «Rivista


Militare» alle innovazioni estetiche degli altri periodici italiani dell'epoca. A partire dal secondo dopoguerra, infatti, il fotogiornalismo ha cominciato anche nel nostro Paese a caratterizzare tutta la produzione editoriale de lla stampa periodica sulla falsa riga della rivista americana «Life» che da noi in particolare fece scuola. L'apertura e la maggiore flessibi lità dell'impaginazione, insieme all'inevitabile progredire della tecnologia fotografica e di trasmissione (si pensi alla comparsa di camere fotografiche più leggere e maneggevoli come la Leika, ma anche all'uti lizzo di macchine per stampa a rotocalco, telescriventi e te lefoto e al la comparsa della televisione), consentirono allora di ripensare spazi e pesi dell'immagine, conferendole un rilievo sempre maggiore. Divenne, allora, se mpre più evid ente la potenzialità delle immagini di formare l'opinione pubblica in maniera talvo lta più incisiva delle paro le, in virtù di alcune caratteristiche proprie del medium fotografico come l'universalità, l'immediatezza e la potenzialità simbolica. Di pari passo prese corpo in Italia il dibattito sul lin guagg io fotografico che si sviluppò all'i nterno della più ampia problematica linguistica semiologica che, a partire dagli anni Sessanta, investì anche il campo dell'immagine. ln~zialmente la discussione si incentrò sulla concezione mimetica della fotografia, cioè sulla sua capacità di riproduzione meccanica de lla realtà prodotta dalle immagini. Ben presto, però, diversi studios i misero in dubbio la presunta innocenza della camera oscura e la stessa oggettività della foto: Roland Barthes, ad esempio, pur riconoscendo il rapporto causale che lega la fotografia alla realtà, decostruì l'illusione referenziale della fotografia, sotto lineando come essa operi necessariamente una manipolazione del suo referente esterno. Queste brevi considerazioni offrono un valido ausilio nell'interpretazione delle immagini proposte sulle copertine di «Rivista Militare» a partire dal 1974. Si tratta di fotografie che si richiamano normalmente al terzo strillo riportato in coperti na, riferito alla rubrica interna «Armi e servizi» e dedicato a un'Arma o Spec ialità della Forza Armata (Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Genio e Trasmissioni). Siffatte fotografie però non mostrano un legame diretto o evidente rispetto all'evento cui sono collegate: non si tratta, cioè, di istantanee di cronaca, ma di immagini volutamente decontestuali zzate e con un pronunciato effetto artistico. Come quella che riproduce in primo piano il dettaglio di uno scarpone anfib io di un militare su di un prato verde , mentre un aereo a motori spenti si staglia sullo sfondo di un rosso tramonto. Non solo i colori innaturali, ma anche i contorni sgranati e indef initi della fotografia producono un evidente effetto evocativo piuttosto che di presen za.

Il collegamento con il Corpo dei paracadutisti viene chiarito da una didascalia esplicativa posta sul frontespizio che cita la volontà e la padronanza di sé che sono necessarie per lanciarsi col paracadute. L'abit~dine alle situazioni difficili, l'esempio dei Comandanti, il profondd\affiatamento delle unità e un'indomabile aggressività sono, poi indispensabili per condurre duri combattimenti terrestri, in prosecuzione di pericolos i trasferimenti aerei. Il testo verbale, in questo caso, · svo lge rispetto alla fotografia una doppia funzione di ancoraggio, in quanto fissa l'esatto significato che l'immagine deve trasmettere e, al tempo stesso, ne determina i percorsi di senso del messaggio. Da notare che anche la didascalia, come la fotografia, non ha un tag lio propriamente gio'rnalistico: non riporta, infatti, dove. o quando l'immagine è stata scattata, chi ne .è l'autore e il nome del soggetto ritratto, ma piuttosto descrive in termini retorici e celebrativi l'insieme dei valori di una categoria militare. Ricorrendo a una tipologia proposta recentemente da Lorusso e Violi, in un libro dedicato alla semiotica del giornalismo, si può far rientrare queste fotografie ne lla categoria delle immagini-simbolo, il cui scopo non è tanto quello di documentare quanto piuttosto di svolgere una funzione interpretativa e mitizzante. Si tratta, cioè, di immagini iconiche ,dell'universo figurativo deii'Eserdto che rimandano alla sfera degli ideali messi in gioco in questo contesto. Oltre al richiamato effetto di distanza dalla realtà si deve notare come le fotografie riportate in copertina nel 1974 ritraggano sempre e soltanto soggetti militari: espediente questo che configura il periodico come una rivista di settore rivolta a uno specifico pubblico. Ciò peraltro trova conferma nella citazione riportata sul frontespizio (che da questo momento assumeremo come elemento quali ficante della nostra analisi) rivolta a presentare la testata:

La «Rivista Militare» ha lo scopo di estendere e aggiornare la preparazione tecnico-professionale degli Ufficiali e Sottufficiali dell'Esercito. A tal fine costituisce organo di diffusione del pensiero militare e palestra di studio e di dibattito su temi inerenti alla sfera d'interesse dell'Esercito. Essa, inoltre, presenta una rassegna della più qualificata pubblicistica estera e sviluppa argomenti di attualità tecniche e scientifiche. · È evidente, quindi, come l'interesse della Rivista esuli da quello di informare il cittadino italiano sul pensiero militare e sui problemi della sicurezza, proponendosi piuttosto come uno strumento di aggiornamento scient ifico rivolto al personale militare. L'effetto complessivo che si trae da queste considerazioni sulle copertine del 1974 (nei suoi aspetti visivi e testuali) trasmette in ultima analisi l'immagine di una classe militare chiusa in sé stessa,


che, in qualche modo, rispecchia la situazio ne che l'Esercito Italiano viveva nei confronti dell'opinione pubblica a cavallo degli anni Settanta. ~origine temporale dei difficili rapporti tra Esercito e società italiana viene fatta risalire da diversi autori al collasso istituzionale e militare del 1943 e al connesso desiderio di dimenticare in fretta la sconfitta subita. Il militarismo divenne allora sinonimo di fascismo e le Forze Armate associate a concetti quali aggressione, guerra e sconfitta. Si alimentò così un diffuso sentimento antimilitarista che peraltro finiva per essere funzionale al confronto bipolare, laddove l'Esercito veniva a rappresentare una delle poche prove dell'appartenenza dell'Italia all'Alleanza Atlantica. Questo distacco tra Esercito e società civile si accentuò negli anni Sessanta e all'inizio degli anni Settanta sotto la spinta della contestazione giovanile e la cris i dei valori tradizionali; si alimentò con le notizie di presunte deviazioni attribuite ad alcuni vertici militari che misero allora in discussione lo spirito democratico delle Forze Armate; infine, si incanalò tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta nel più ampio processo di delegittimazione che investì allora tutte le istituzioni statuali. Tutti questi fattori provocarono ·un forte distacco tra Esercito e opinione pubblica che rimase a lungo incentrata sulla negazione della validità, utilità e legittimità dell'istituzione militare al punto da alimentare un endemico rigetto del servizio militare, sopportato talvolta come una vera e propria afflizione. Dall'altro canto occorre riconoscere, come sottolinea in una recente pubb licazione Leonardo Prizzi, che da parte militare mancò la prontezza di fare chiarezza: a una società presentata come ostile si rispose cioè con una pregiudiziale ostilità uguale e contraria. In realtà, un t entativo di realizzare un ampio dibattito nazionale sulle problematiche della difesa fu fatto nel 1975, in concomitanza con la decisione di dare vita a una profonda ristrutturazione delle Forze Armate . Anche «Rivista Militare» fu investita da questo dibattito, cqme testimoniano le copertine del biennio 1975-76 interamente dedicate al processo di ammodernamento e rinnovamento, dell'Esercito. A questo proposito meritano una riflessione le copertine del 1975 che, a differenza dell'anno precedente, non presentano un'immagine fotografica, ma dei disegni stile optical: in questo caso è la didascalia posta nel frontespizio a indicare i percorsi di lettura dell'immagine e facilttarne l'immediata comprensione. Forse la scelta di utilizzare delle immagini geometriche in vega all'epoca, fortemente caratterizzate dai colore e dal dinamismo, può essere collegata alla volontà di comunicare un inconsèio senso di modernità, novità ed evoluzione in linea con il progresso vissuto in quegli anni dalla struttura militare.

A partire dall'ultimo numero del 1975 il processo di ristrutturazione dell'Esercito torna a essere rappresentato nella cope rtina della Rivista attraverso immagin i simbolo: per tutto il l 976 vengono, infatti, utilizzate fotografie (sgranate e, quindi, fortemente evocative) di antichi soldatini, cannoni del Settecento e simboli militari, come le Bandiere di guerra, quasi a rassicurare che i cambiamenti allora in corso erano, in ogni, caso ispirati e ancorati al rispetto del passato e delle tradizioni. Essendo evidente la mancanza di un collegamento tra le fotografie e l'eve nto, è ancora la didascalia a fissare l'esatto significato che l'immagine deve trasmettere e la cui funzione appare, quindi, essenzialmente interpretativa. Rimandando a un repertorio storico e paradigmatico della memoria esse offrono la chiave di lettura con cui leggere la notizia. Nel biennio 77-78 vengono invece riproposte immagini di giovani Ufficiali in posa e, per lo più, rip resi in primo piano: in questo caso la didascalia è rivolta a descrivere una particolare scuo la di addestramento mi litare. La novità di questi numeri risiede questa volta nel collegamento con l'indice. Infatti, la fotografia della copertina non solo fa riferimento a uno strillo ma stigmatizza un argomento che negli interni viene approfondito con due o più articoli. Un discorso a parte va invece fatto per il n. 3 del

Il primo fascicolo del 1975. Lo stile optical.

riiiRIVLnA mLITARE ..

..._

JU•cr"tlwat~

L'N-lotte eoatJ'olfMth• neta donnt~• ,....,.. t r~tJ dJ dr..capllfta noi tnOI'tdO Fr!NtCM La Brto-t.l alolne lJI Scuo&. .....,._ di odueWiooM ,, . . Aut~klin« -~~ doll"adiO!tttW di 4IQOI ... doi'IM COl\ . . .......... U YMCWJN ...,...." ~ ~ di V. , . . .


1977. Si tratta, in questo caso, di una fotografia altamente simbolica, costruita appositamente per comunicare un messaggio che si ritiene di rilevante importanza. L'immagine ritrae in primo piano sulla destra un appendiabiti su cui sono sistemati dei berretti militari di diversi Eserciti stranieri. Sulla sinistra il cappello dell'Esercito Italiano staglia su di una scrivania su cui sono disposti dive~si periodici, tra cui in evidenza «Rivista Militare». Sullo sfondo una grande vetrata fa entrare un fascio di luce. In questo caso la didascalia è risolutiva in quanto la fotografia non è collegata né a un evento facilmente identificabile né a un articolo della Rivista, bensì a un fatto di cronaca carico di significati per il pubblico del periodico: come spiega il testo didascalico, l'immagine vuole porre l'accento sul primo convegno della European Military Press Association tenutosi a Roma. L'esperimento di proporre in copertina un'immagine che non richiama espressamente un articolo degli interni ma vuole evidenziare un collegamento con l'attualità si ha nel 1979. Tutte le edizioni di quell'anno, infatti, ripropongono in copertina il modellino di un particolare sistema d'arma che, come spiega la didascalia sul frontespizio, è stato da poco adottato dall'Esercito Italiano o lo sarà presto. In questo senso la copertina vale ad esaltare il carattere specialistico del periodico quale mezzo di aggiornamento tecnico-professionale del personale militare, come del resto specifica l'editoriale comparso nel primo numero del l 980. Per capire il senso di queste copertine occorre fare un breve riferimento allo spirito di quegli anni. L'inizio degli anni Ottanta furono caratterizzati in Italia da una crescente consapevolezza della vulnerabilità dello scenario interno e internazionale: il persistere di un significativo livello di criminalità e di violenza terroristica interna, l'accentuata delegittimazione delle istituzioni, unitamente a uno scenario internazionale caratterizzato dalla caduta della fiducia dello spirito di Helsinky, e dall'espansionismo militare dell'Esercito sovietico, determinarono una netta flessione del sentimento generale di sicurezza. Così, mentre sul piano interno questi anni furono caratterizzati da una razionalizzazione della lotta alla criminalità e all'eversione terroristica, nel campo internazionale furono segnati dalla decisione del governo italiano di dislocare sul nostro territorio i missili a medio raggio NATO, i «Cruise» e i «Pershing-11», ritenuti necessari per riequilibrare il massiccio spiegamento che i sovietici avevano fatto dei loro analoghi vettori, gli «SS-20». Di pari passo si manifestò un accentuato interesse alle problematiche della politica di difesa estera. In questo senso sono significative le fotografie delle copertine dei primi due numeri di «Rivista Militare» del 1980 che ritraggono due militari, uno italiano e uno straniero, in un atteggiamento amiche-

rii R~VInA

naJITAAE •

le

~.:::::._,ello ... tç:Mt.t &lfOI)It

deCioJ ~ Rlrv(lf'na s~.ol Doncz f l)l'ooatmi m.ht•tt etoll.o t'IOStr* eooea

OQOrildooJ

I I~I Ciel goentO dal gruppo 1atuoo ~ato

Le tfGcrva ti "-llii~Ntn1o ~'#nko <MI owson•le mlll\al'• Unilcwm1 dt!t pttmo trlcaloro Repubblic• tt•Ji•~W

a.·•no ~

~·• o~,.

Il terzo fascicolo del 1977. Il Congresso EMPA.

vale e collaborativo. Anche i numeri del l 982 hanno una loro originalità essendo totalmente dedicati alla riproduzione di dipinti risorgimentali: anche in questo caso è la didascalia a offrire una.giusta interpretazione del loro significato, spiegando che il Ministro della Difesa aveva dichiarato 'il l 982 anno del Generale Giuseppe Garibaldi, occasione che «Rivista Militare» aveva colto per dedicare alle imprese e alla figura dell'eroe diversi articoli. " Ma le vere copertine innovative, e in un certo senso anticipatrici dell'immediato futuro, sono quelle degli ultimi due numeri del 1981, dedicate l'una alla collaborazione realizzata in quegli anni t ra Esercito e Ferrovie dello Stato, l'altra all9- ricorrenza del terremoto che il 23 novembre 1980 colpì la Campania e la Basilicata. Per la prima volta, infatti, le fotografie in copertina, sebbene non ancora di cronaca ma con uno spiccato valore simbolico, propongono accanto ai tradizionali stereotipi militari, anche quelli civili. Allo stesso modo il testo didascalico esalta, per la prima volta, l'azione svolta dell'Esercito a favore della collettività. Quegli anni , in effetti, segnarono un momento di svolta nei difficili rapporti tra Esercito e opinione pubblica sotto la spinta di un diffuso apprezzamento nella collettività nazionale per l'affidabilità e l'efficienza dimostrate dalle unità militari nelle numerose attività contro~ terroristiche e di soccorso alla popolazione civile.


r i iRIVInA mLITARE l

l ............

AA.-.o CIV- ..ur.!f~ &Cl

HOYEMO!te: OICtcr.-1!1•1 'lfll

i7!ZZl RIVInA

fiiiLijTARE ...........

"'" oonoodc;:NioO'

n

l r.-ppon;l lrlt ;ucm~ e politka

eEoorcM • pOQI'Oio

Evolu.d ono tecnologia Eser<:fiO • F'otr'Q\1.. fMtgje, UIQOI'I IO

rg!dltw,z.~dlJ:=cno lA bntt.-gll• di Patd.ra 1 Qltt\bolcAnl

oe<lldcnt• .. dala

C0tt10 ct'Atrlc:.

11r~ ! '-'Qill

L·&~dto portOO~

G\uMppe GèJ!lMik:ll<r~"*' dr II)OPOfO o O<.~Ofla ~

netrna•••

Il c.omPO

b4tttdo

def RIIOISJrrntlnto MIIIIOtO

d••tm~ dot'"~l.tt

u cc,pu di COmrnin:lul<uo tMIII'&...c:no

H...,. •

Y!to~Mgl't.

CN 6 Il JM~ tt'IUII""f! I ~~~J,~Qtlort

La 8tiQOlta motorlUata c.F'tiufl• .t!IA1Wt:f*J rw~e..

l.o t.milortnf OO*Io uuppo doll.'l L.ol)~t 001 18.58"' 11'.410

Sopra e a destra. La copertina del quinto fascicolo del 1981 sottolinea la proficua collaborazione instaurata tra Esercito Italiano e Ferrovie dello Stato, me11tre quella del successivo sesto numero evidenzia l'intervento della Forza Armata a favore delle popolazioni colpite dal terremoto del 1980.

Azioni queste che trovano la loro premessa nella legge 11 luglio l 978, n. 382 contenente «Norme di principio sulla disciplina militare», che definì all ora i compiti istituzionali delle Forze Armate e che affiancò al tradizionale compito della difesa della Patria anche il concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e al bene della collettività nazionale nei casi di pubbliche calamità. •

IL PERIODO GIALLO: IL DIALOGO CON LA SOCIETÀ A partire dal l 983 «Rivista Militare» è sottoposta a una nuova trasformazione della sua veste editoriale che. coinvolge, non solo l'impostazione grafica della sua copertina ma anche la selezione e l'assetto complessivo dei suoi contenuti . A differenza del 1974, l'esigenza eh ~ muove questo desiderio di rinnovamento è da identificarsi non tanto nella volontà di porre il periodico «al passo con i tempi», come era avvenuto in passato, quanto piuttosto «inserirlo nei tempi». Tutti i cambiamenti a partire da questo periodo, infatti, sembrano avere un unico denomi-

natore comune: conquistare l'interesse di un vasto pubblico, in linea con la nuova fisionomia che l'Esercito aveva assunto agli occhi della società civile. Si assiste, infatti, in quegli anni a una sorta di inversione di .immagine delle Forze Armate, che intrapresero la strada di un'apertura sempre più ampia verso il mondo civi le, nell'intento di sgombrare il campo dalle chiusure preconcette, dalle reci . proche diffidenze che avevano caratterizzato il rapporto tra pianeta militare e società civile. Questo intento è del resto esplicitato nella didascalia di definizione della testata, posta sul frontespizio, ove al tradizionale scopo di estendere e aggiornare la preparazione tecnico-professionale degli Ufficiali e Sottufficiali dell'Esercito viene significativamente aggiunto che la Rivista vuole altresì far conoscere alla pubblica opinione l'Esercito e i temi di interesse militare. Un altro elemento squisitamente grafico che testimonia il desiderio di apertura della Rivista, e quindi dell'Istituzione militare alla società civi le, è offerto senza dubbio dall'ind icazione del prezzo, che per la prima volta viene impresso su lla copertina del periodico, quale segnale della sua distribuzione nelle edicole e nelle librerie. Anche il colore scelto per lo sfondo della copertina, che dal bianco neutro passa a un giallo sgargiante, segnala il desiderio di presentare un prodotto accattivante e immediatamente riconoscibile. Interessante, a tale proposito, è notare anche la posizione riservata al nome della testata sulla copertina. Rispetto alla


precedente veste grafica, essa viene spostata dall'angolo superiore destro a una posizione sempre alta ma centrata, che privilegia il termine «Militare» posto in senso orizzontale, rispetto a quello «Rivista» che, invece, ha un andamento verticale e quindi meno evidente. Del resto il «marchio» della Rivista, valido a definire senza esitazioni la sua identità, assume in questa edizione una visibilità, discreta, ma senza precedenti: per la prima volta, infatti, il logo dell'Esercito viene posto in copertina mediante un espediente grafico che lo colloca elegantemente su di un angolo della fotografia centrale. Questo spirito di rinnovamento investe anche la grafica degli interni, ove si può notare un intervento rivolto a rendere il prodotto più omogeneo: nòn solo il testo viene sempre predisposto su tre colonne, ma anche il formato del carattere viene uniformato e ingrandito. Cambiamenti questi che consentono una lettura più distesa e facilmente fruibile. A questo proposito, peraltro, è interessante notare come a partire dal l 983 facciano il loro ingresso negli interni la pubblicità commerciale nonché immagini promozionali sulla possibilità di abbonarsi alla Rivista. Quanto all'apparato fotografico è da sottolineare come negli intern i esso assuma una veste sempre più giornalistica e di cronaca rivolta a illustrare e completare l'informazione degli articoli. Un discorso a parte merita poi la fotografia della copertina per le differenze che presenta rispetto alla precedente veste editoriale: anzitutto cambia la sua posizione, che privilegia l'andamento verticale rispetto a quello orizzontale. In seconda istanza si tratta di fotografie dai colori vivaci e dai contorni definiti, che producono già di per sé un maggiore effetto di presenza. Sensazione che si accresce ove si tengano pre senti i soggetti ripresi: fino al 1985, infatti, si tratta di primi piani di militari, che tendono a privilegiare il volto, lo sguardo, l'espressione, degli stessi. Volendo ricorrere alla tipologia già citata di Lorusso e Violi, tali fotografie possono essere inquadrate nella categoria delle immagini -emozioni il cui scopo cioè è quello di veicolare una reazione emotiva mettendo in scena le passioni dei protagonisti degli eventi, alludendo cioè alla dimensione individuale che ogni accadimento presenta. In questo caso la fotografia crea rispetto all'evento una valorizzazione sostanziale in cui si cancellano i segni della messa in forma fotografica, abolendo persino le didascalie per accrescere l'illusione dell'aderenza alla realtà. Ma l'aspetto che più di ogni altro differenzia le fotografie delle copertine di questi anni è soprattutto la rappresentazione, insieme a soggetti militari, di elementi legati all'attualità e alla società civile. Si pensi alla copertina del quinto numero del 1985, che ritrae l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e il Ministro della Difesa

Giovanni Spadolini durante una visita al Corpo degli alpini; o la copertina del n. 6 del l 986, che testimonia un momento della visita di Papa Giovanni Paolo Il alla Scuola Militare delle penne nere. Da notare, inòltre, come in questo periodo molte fotografie sono dedicate a soggetti femmÌ1i)ili, in linea con l'allora attuale dibattito sul servizio militare femminile previsto dal disegno di .legge del settembre 1981. A partire dal 1986, inoltre, le copertine registrano un'ulteriore novità che rispecchia ancora una volta l'esigenza sentita in quegli anni dall'Esercito di dialogaré con la società civile: da tale data, infatti, nei tre strilli posizionati al di sottç> della copertina, (spesso paralleli piuttosto che coll)plementari alla fotografia) compaiono i nomi · degli autori. Tutte firme pr~stigiose del mondo accademico, politico, letterario e giornalistico della società civile, che testimoniano non solo la maggiore attenzione prestata all'opinione pubblica, ma anche la volontà della Rivista di rappresentare uno stimolo per una consapevole partecipazione dei cittadini alle problematiche dell'Esercito. Il punto di svolta di questo rinnovato e meno conflittuale rapporto tra Esercito e società è da identificarsi senza dubbio nei consensi ricevuti in seguito all'Operazione di Sostegrw alla Pace in Libano, (numero l del 1984) il più significativo impegno mil itare italiano dopo la Liberaziol)e, a cui, non a caso, è dedicata una copertina della «Rivista Militare». Sebbene le Forze Armate repubblicane fossero state impiègate già altre volte al di fuori del territorio nazionale, la missione libanese si contraddistinse per la quantità d.elle forze e dei mezzi impiegati , per l'onerosità dei compiti assegnati e, soprattutto, rappresentò per il nostro Esercito un brillante successo riconosciuto ' anche all'estero. Dopo l'operazione in Libano ha inizio per le Forze Armate un nuovo periodo conf ras_se-gnato da una maggiore consapevolezza del ruolo esercitabile dall'Italia nel panorama inte.rnazionale, ma anche da un cresciuto senso di autostima delle Forze Armate e della società nazionale. Non a caso le copertine degli ultimi numeri di questo periodo (1993 -1 994) ·sono quasi interamente dedicate all'Operazione «Ibis», in coerent a con il mutato scenario nazionale e internazionale. Le Operazioni di sostegno alla pace caratterizzano infatti lo scenario della seconda metà del ventesimo secolo, come risposta della comunità internazionale alla conflittualità determinatasi dopo la caduta del muro di Berlino, Il loro sviluppo comporta da una parte un mutamènto del concetto di difesa e dall'altro una revisione della strateg ia militare e delle attribuzioni delle untta. Evoluzioni queste che vanno di pari passo con una nuova veste editoriale di «Rivista Militare» a partire dal 1995.


MILI

* Sopra.

GIOVANNI PAOLO Il

Vlaha alla Seuqla Militare AlpiNi

*

FRANCUCO COSSIGA

Il UM6 • nno ct.llo kl" lorn

*

OIUliO ANDREOm

Il CQnlrollo • la rfduz:Jo.M dtgll ll"mamenU

·

La visita del Santo Padre, Giovanni Paolo Il, alfa Scuola Truppe Alpine è l'evento ili rilievo del sesto fascicolo del 1986. A destra. La copertina del terzo numero del 1993 è dedicata alle operazioni per il 1J1antenimento della pace.

IL PERIODO BLU: LE SFIDE DEL NUOVO MILLENNIO

Nel l 995 la Rivista è investita da una nuova trasformazione della sua veste editoriale destinata a registrare avvenimenti epocali, . quali l'awento del nuovo millennio e l'ingresso de0'euro. Dal punto di vista formale viene mantenuto il formato, la foliazione _e la carta delle edizioni precedenti, ma si modifica la grafica della copertina: si opta per uno sfondo azzurro a linee oblique sull'andamento delle quali si staglia, in alto su due righe, il nome· dalla testata realizzato con degli spessi caratteri rossi. A sinistra vengono posizionati gli strilli, con caratteri che alternano il giallo per il titolo e il bianco per l'autore. L'intento sembra essere quello di determinare un forte impatto vistvo attraverso un accentuato utilizzo del colore. L'attenzione agli awenimenti di cronaca, che aveva caratterizzato l'impostazione dei numeri precedenti, viene mantenuta ed esaltata nella nuova edizione attraverso un'apposita rubrica «Attualità in breve»

*

UMBERTO COlOM90 Tec;no~gla

• •viluppo

n.o.i Pf"OS.IIJml anni

*

lUIGI SE:MPRINI L•..-senal• n uckl"'re po4-1 ~vJ.-tlc:o Une &cenarlo den.so dllncogn' -

*

FABRIZIO OAmSTELU l Y(IJontar1a f~Hm11 prolung1J1A. Un rltntto aoelologJco

che addirittura precede la pagina riservata all'indice. Anche le fotografie poste in copertina rispecchiano questo intento: si tratta, infatti, di immagini che ritraggono i m[litari in azione (quasi sempre si tratta di primi piani di uomini in mimetica), contestualizzati in un ambiente reale e spesso identificabile. Quasi tutte le fotografie di questi anni fanno riferimento a una particolare missione dell'Esercito: dalla Somalia alla Iugoslavia, dall'Albania alla Sicilia. Richiamando la metodologia fin qui adottata si può far ricadere tali fotografie in una categoria a cavallo tra le immagini-emozioni adottate nella precedente edizione e le immagini-documento, il cui scopo è quello di documentare un determinato awenimento fornendo la prova e l'evidenza della realtà dei fatti narrati. t.e copertine di questi anni possono essere peraltro distinte in due categorie: quelle dedicate alle missioni all'estero e quelle sul territorio nazionale. A partire dagli anni Novanta, infatti, diviene sempre più evidente l' incidenza dei risch i collegati all'immigrazione clandestina e alla criminalità organizzata su~ concetto di sicurezza, al punto di spingere il Governo a farvi fronte attraverso l'impiego delle Forze Armate, a riprova di una nuova legittimazione dell'Istituzione militare quale mezzo per salvaguardare gli interessi nazionali. È in questo contesto che prendono corpo l'Operazione «Pellicano» in Albania e, in territorio nazionale, quelle di «Fo rza Paris» · e «Vespri


Sopra.

Secondo fascicolo 1995. La nuova grafica. A destra.

La copertina dell'ultimo numero del 1999 introduce il tema del nuovo millennio.

Siciliani» che per, la prima volta, vedono operare l'Esercito a favore della collettività al di fuori di situazioni di pubblica calamità. Il consenso acquisito dalle Forze Armate in tali operazioni spinse il Governo ad ampliare l'utili zzo dell'Esercito nella lotta alla criminalità organizzata anche in Calabria, Campania e Puglia. L'altra categoria di copertine è, invece, dedicata alle Operazioni di sostegno alla pace in cui l'Italia si impegnò in misura crescente dopo la missione in Libano. Anche in questo caso si tratta di fotografie a forte impatto emotivo, che, ritraendo per lo più militari italiani in atteggiamenti informali e cordiali con bambini o donne della popolazione locale, tendono a esaltare l'aspetto umanitario della missione e, quindi, la legittimità dell'intervento. Ma si tratta al tempo stesso di fotografie simboliche, in quanto tendono a evidenziare particolari più o meno immediatamente collegabili agli stereotipi delle operazioni di peace-keeping e agli organismi internazionali. Un'ultima osservazione riguarda le copertine più recenti che, pur mantenendo l'im pianto fin qui descritto, presentano alcune innovazioni. A partire

dal 2003 infatti esse, pur presentando immagini di • carattere documentale, ne accentuano l'illusione di immediatezza optando per una fotografia che occupa quasi tutta la copertina, senza alcun tipo di cornice, cancellando quasi i segni della sua messa in forma fotografica. Si tratta, tuttavia, di immagini che, pur raffigurando eventi riconoscibili, necessitano di un titolo esplicativo che ,ne mette in primo piano non l'evidenza oggettiva, ma piuttosto' l'intervento dell'osservatore che definisce il reale secondo una sua ipotesi interpretativa. A ben vedere l'aspetto che accomuna entrambe le tipologie di copertine è riconducibile all'evoluzione subita, negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino, del concetto di difesa: con il superamento del confronto bipolare, infatti, il concetto di «minaccia» viene sostituito da quelro più sfumato e insidioso di «rischio», che diviene sempre più globale in quanto capace di irradiare i propri effetti destabilizzanti anche al di fuori di ogni confine territoriale. Le copertine di «Rivista Militare» testimoniano, quindi, questa graduale affermazione nel contesto italiano di un nuovo concetto di difesa, intesa come prevenzione senza limiti di spazio e di nazionalità di ogn i tipo di intimidazione, come ,contrapposizione a ogni tipo di violenza e, infine, come èonsolidamento della pace e della sicurezza interna. In questo senso è ancora una volta risolutiva la definizione della testata riportata nell'indice che, accanto al tradizionale scopo di «Rivista Militare» di estendere e aggiornare la preparazione tecnico professionale


dei Quadri, aggiunge quella di far conoscere alla pubblica opinione i temi della difesa e della sicurezza. A tal fine, essa costituisce organo di diffusione del pensiero e palestra di studio e di dibattito. l nuovi contesti in cui si svolgono oggi le operazioni, prevalentemente multinazionali e interforze, esaltando la funzione del singolo combattente, hanno determinato peraltro un ripensamento della struttura dell'Esercito proiettandolo verso una Forza Armata di professionisti. Evoluzione di cui «Rivista Militare» anticipa il dibattito con un costante richiamo negli strilli di numerose copertine aii'«Esercito. Progetto 2000». D'altro canto, gli awenimenti successivi all'l l settembre nanno animato l'interesse dell'opinione pubblica nei confronti dei temi della difesa e della sicurezza sotto la spinta di una minaccia avvertita sempre più come globale. Infatti, se verso la fine del secolo scorso ci si era convinti di poter iniziare un terzo millennio di pace, _prevedendo e gestendo anticipatamente le crisi nelle varie aree del mondo, con l'attacco alle Torri Gemelle è divenuto del tutto evidente l'azzardo di chi, come Francis Fukuyama, dopo il crollo del muro di Berlino aveva ipotizzato la fine della storia. L'inizio del nuovo millennio è così coinciso con l'apertura ·di nuove aree di instabilità, che hanno accentuato il carattere multiforme e volatile della nuova minaccia del terro rismo internazionale, in cui un bersaglio particolarmente appagante è spesso e volentieri costituito dai civili, veri e propri obiettivi pianificati per colpire e dividere l'opinione pubblica. La discontinuità di siffatti conflitti non solo postula una tra~formazione delle strutture e degli assetti dell'Esercito e, più in generale, del pensiero militare, in una nuova ottica di sine rgia con la società civile, ma genera anche un'at.tenzione sempre maggiore verso le problematiche della Difesa. Evidenza dei risultati e solidarietà, fatti ma anche dialogo e trasparenza: questo chiedono sempre più i cittadini, preoccupati per il futuro, alle loro Forze Armate, avvertite ora, a differenza del passato, non più come un'Istituzione distante e chiusa in se stessa, ma come parte integrante della s.ocietà. · È alla luce di queste considerazioni che si può interpretare la nuova veste editoriale di «Rivista Militare», quale ulteriore tentativo di accogliére le nuove ~sigenze del pubblico nei confronti di un Esercito che, da una parte viene avvertito come difesa e sviluppo di tecnologie d'eccellenza a garanzia del cittadino, dall'altra si dimostra sempre più pronto a farsi cono$cere . Mantenuti il formato e la foliazione il periodico si presenta ora nei suoi interni suddiviso in quattro nuove sezioni che, con la loro denominazione greca, richiamano il legame con la tradizione e, al tempo stesso, esaltano l'importanza data alla dialettica. Ma, ancora una volta, il

La copertina del terzo fascicolo 2003. Il valore dell'immagine fotografica prevale sull'impostazione grafica.

cambiamento . più evidente è riscon(rabile nella copertina che utilizza per la prima volta un'immagine a tutta pagina esaltando l'effetto di presenza dei soggetti ritratti. Quanto al significato della fotogra. fia scelta si può ritenere che essa racchiuda e sintetizzi, al tempo stesso, tutti i modelli della tipologia qui utilizzata (immagini-simbolo; immagini-documento, immagini-emozione; immag ine-interpretazione) puntando su un carattere eminentemente evocativo. Per evitare sovrappos izioni con una terminologia specifica che utilizza termini quali icona, indice, simbolo con significati ben precisi, ma spesso non del tutto coincidenti con l'uso comune, può essere opportuno utilizzare per queste fotografie il termine di emblema, quale figura che simboleggia un concetto. A conferma di ciò si noti come nella nuova copertina non venga più utilizzato il titolo esplicativo proprio dell'edizione precedente, ma piuttosto vengano messi in evidenza gli strilli, creando l'effetto di un equilibrio armonico tra immagine e contenuto. Un ulteriore tassello al variegato mosaico che «Rivista Militare», nell'arco della sua lunga esistenza, ha contribuito a intessere nel Paese.

Sabrina Carreras Giornalista


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
150 ANNI DI STORIA DI RIVISTA MILITARE by Biblioteca Militare - Issuu