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UNA VITA SEMPRE DI CORSA 51° RADUNO DEI BERSAGLIERI

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ono stati davvero tanti, gli animosi italiani dai cappelli piumati, ritrovatisi a Cremona dal 16 al 18 maggio. La ricorrenza era davvero speciale e, come tale, è stata celebrata. Il presente fascicolo vuole essere, pertanto, un omaggio a questi nostri commilitoni in unifonne e non più in servizio. Le pagine a loro dedicate non sono tantissime, ma d'altronde per scrivere dei Bersaglieri sarebbero necessari interi volumi. Àbbiamo optato, quindi, per un contenuto che ricalcasse lo schema del prontuario, del picco/o manuale bersaglieresco, per focalizzare i ricordi e tenere a mente i riferimenti fondamentali. Con l'aggiunta,però,della cronaca del sr Raduno. Naturalmente, lutto presentato "eli corsa". La manifestazione ha originato incontri indimenticabili e il motto che si è dato, "Una vita sempre di corsa", già faceva presumere un'attesa particolare, una sentita testimonianza eli fede e di operosità civica. I Bersaglieri hanno così portato, nella città lombarda, lutto il loro entusiasmo e la loro capacità di sorridere, con schiettezza e spirito, alla vita. La loro voglia eli essere e di vedere il mondo ha quindi simpatiçamente coinvolto la bella città lombarda, riunendo in una m.irabile simbiosi iscritti, simpatizzanti e quanti altri ancora sanno abbinare i valori morali e spirituali al gusto di: stare insieme. Da sempre i Bersaglieri sanno come fare per ritrovarsi e lo sanno fare bene, in amicizia, a prescindere dalle età. Sono stati quindi numerosissimi, simpatizzanti e · curiosi, che hanno scelto eli aggregarsi per assaporare una ventata eli buoni principi, accompagnati dal tipico ottimismo e buonumore cremisi che oggi non è facile trovare. L'Associazione Nazionale Bersaglieri è un sodalizio ch'è viene da lontano e che conserva intatti, gli echi risorgimentali. Sorta a Torino nel 1886 co1ne Comizio Veterani Bersaglieri prima e come Società eli Mutuo soccorso ex Bersaglieri poi, diventa nel 1890 l'Associazione Generale ex Bersaglieri con Mutuo Soccorso e Cassa di Previdenza. Nel1889, intanto, altri sodalizi fanno la loro apparizione, dei quali il più importante è il"Luciano Manara". Questi, nel 1921, si unificano nella Federazione Nazionale Bersaglieri per costituire poi a Bologna, il 30 giugno 1924, l'Associazione Nazionale Bersaglieri. Nel 1938 è il Reggimento Bersaglieri d'Italia "Alessandro La Mannora" a costituire il riferimento della specialità. Oggi l'Associazione riunisce oltre 40 000 soci, ripartiti in 3 Presidenze fnterregionali (Nord, Centro e Sud), 18 Presidenze Regionali, 89 Presidenze Provinciali, 733 Sezioni (comprese le 20 estere). Il Medagliere Nazionale

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è ricco di decorazioni: 390 Ordini Militari d'Italia, 183 Medaglie d'Oro al Valor

Militare, 5"622 Medaglie d'Argento al Valor Militare, 10 054 Medaglie di Bron-;.o al Valor Militare, 3 000 Croci eli Guerra al Valor Militare, l Medaglia d'Oro al Valor Civile. L'Associazione si prefìgge costantemente una serie di fìnalità meritorie: vivifìcare l'amor di Patria, cus todire le tradizioni del Corpo, rafforzare il cameratismo tra Bersaglieri in congedo e in sen1izio, promuovere l'elevazione culturale e la disciplina sportiva, ritenllli indispensabili per la formazione personale, diffondere la cultura della solidarietà e del volontariato. l Bersaglieri hanno concretato questi loro principi in m olti m odi, tra cui l'assisten za ai giovani, l'inserimento per quanto possibile nel mondo de/lavoro, le tante allività culturali e artistiche, la costituzione di gruppi di donatori di sangue, il sostegno eC0/10mico ai bisognosi, i pellegrinaggi e le gite in Italia e all'estero, la partecipa-;.ione a varie organiz:azioni di Prote-;.ione Civile. Sono da notare le partecipa-;.ioni a eventi calamitosi, come è avvenuto tra l'altro nel Vajont, a Firen ze, in Friuli, in Piem onte, in l17Jinia, i11 Umbria, in Molise e ovunque richiesto. Sono apprezzate dall'intera società anche le ini-;.iative sportive, organiz-;.ate per gente di llllle le fasce anagrafiche, altinterno e all'estemo de/territorio na-;.ionale. Pure le manifèsta-;.ioni patriottiche, quelle destinate al culto dei valori na-;.ionali, vedono i Bersaglieri sempl-e in prima linea . L'organo di stanipa ufficiale, "Fiamma Cremisi", costituisce il rifèrimento pubblicistico, cui s i aflìancano varie altre testate a minore diffusione ma 11011 meno interessanti, a confènna dell'attiva fun-;.ione culturale svolta nel tempo. La Santa Patrona, la Madonna del Cammino, clal/996 è stata chiamata a gran voce a vegliare sulla "vita di corsa" dei Bersaglieri. Il 5 1o Raduno è stato w1 m eraviglioso m omento d'incontro che no11 si potrà dimelllicare. Un caro saluto da tutti i lettori di "Rivista Militare': Bersaglieri d'Italia. Colonne li

i Tricarico


bbiamo invaso fèstosamenle e pacifìcamente emana, operoso capoluogo di Provincia della mbardia e chiediamo venia per il disfllrbo che, in occasione del nostro incontro annuale, possiamo aver arrecato ai suoi abitanti. La città si è vestita a f'esta per accoglie/'e noi, testimoni ed eredi ideali d'amiche vicende, oltremodo impegnative ed eroiche.


Ogni anno c'incontriamo per affermare l'amore per la Patria e per le sue lstitu:.ioni, la nostra innata predisposiz.ione a soccorrere chi ha bisogno d'aiuto e per trasmettere, a tuili, il nostro intra mon tabile entusiasmo. lnnan:.i tutto quello dei Bersaglieri meno giovani, che meritano la nosrra infinita coi1Sidera:.ione. Abbiamo rivolto il nostro saluto ai fratelli in armi, che attualmente sono sempre più impegnar i in rischiose missioni umanitarie all'estero, volte a risrabilire la pace. Abbiamo ricordato i nostri Caduti, unitamente a coloro che hanno offerto la loro esistenza senza effettuare calcoli, tenendo alto il nome della Patria. In questo 51 ° Raduno Nazionale, ci siamo uniti tutti in un fì·aterno e forte

abbraccio a Cremona. Il suo popolo lza ospitato con amici:.ia tuili noi Bersaglieri e, per questo, voglio esprimere riconoscenza. Le donne soldato, per il secondo anno presenti al nostro raduno, hanno fortemente voluto servire la Patria in anni. Contribuiranno, insieme con tutti gli altri commilitoni, a ristabilire e consolidare la pace nel mondo. Ai Bersaglieri presenti a/nostro incontro annuale abbiamo offerto una testimonian:.a d amore, incentrala sui valori della dedizione agli ideali della Patria e della solidarietà. La nostra dedizione non ha lilniti né con{i11i. Noi abbiamo bisogno eli temprare il nostro spirito in quest'amatissima Italia. Ecco perché, ogni anno, continueremo sempre, entusiasticamente, a ritrovarci. 1


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el pedodo posL-napoleonico gli Eserciti delle principali nazion i europee denotano scarsa preparazione per operare in azioni belliche. bilizzati in concezioni tattiche stantie, appaiono più adatti alle parate, alle manovre di Piazza d'Armi che alla guerra. Anche l'Esercito Piemontese, ricco di gloriose tradizioni, manifesta lacune, soprattutto nei Quadri superiori, restii alla ineludibile necessi tà di addestrare la Fanteria al nuovo modo di combattere, impo~to dall'evoluzione delle arm i e dci mezzi. Nel contesto di programmi innovativi interviene la versatile intelligenza del Maggiore Alessandro La Marmora, il qua le dedica la sua passione per gli studi militari al miglioramento delle Fanterie ..Ha ~.!';!;JC:uu per tulla l'Europa al fine di analizzare assetti, armamenti ed addestramenti dei più celebrati - ......u stranieri. Egli, proveniendo da una famiglia di ~~ilitc .. ..; (con ben sei fratelli Ufficiali, di cui quattro raggiunsero il grado di Generale) mal sopporta lo stato di inefficienza in cui viene mantenuto il soldato piemontese, intravedendo con lungimiranza la necessità di radicali mutamenti. Nasce così l'idea di proporre la costituzione di un Corpo di Fanteda scelta , che per le caratteristiche di addestramento, annamento ed equipaggiamento "servisse a


promuovere il progresso anche delle altre Fanterie. Un nuovo soldato agile ed eflìciente, 1110ralmente e fìsicamenle integro, dotato di slancio, manovriero e capace di operare a piccoli gruppi diswccati dai rigidi schieramenti". Il \·estiario c l'equipaggiamento devono essere ispirati alle esigem~e di guerra: Il cappello, ha la tesa posteriore pitt allargata per meglio riparare la nuca dal sole e dalla pioggia. [armamento è una carabina a tiro celere (7-10 colpi in due minuti, precisa fino a 400 passi). Un •-eparto da impiegare per compagnia in avanguardia o in retroguardia, nell'inseguimento e nella ritirata. La proposta di costituzione viene avanzata da La Marmora nel 1831 ,'ma incontra grande ostilità. La sua tenacia e la sua determinazione, alla fine vincono. Nel 1835, infatti, la proposta viene riclaborata e perfezionata. Quando è presentata direttamente al Re Carlo Alberto ha un immediato uccesso . ll Regio Decreto, che istituisce il Corpo dei Bersaglieri su due compagnie, al comando di un Maggiore, coadiuvato da uno Stato Maggiore, viene emanato il 18 giugno 1836. Bersagliere sta ad indicare "un soldato che combatte spicciolato o a branchi, fuori della fronte del Ballaglione".

Il Comando del nuovo Corpo viene affidato al Maggiore La Marmora, che lo mantiene anche nei gradi di Ten. Col. e di Colonnello. Entusiasta ed intensa è l'attività S\'Oita per la fom1azione, ,l'addestramento ed il petfczionamento dci reparti, al punto che ben presto si moltiplicano a nche sotto la spinta del consenso che suscitano i giovani Bersaglieri, aitanti e superbi nella loro bella uniforme. 11 primo Comandante, 1'8 aprile 1848, a Goito, ha anche l'onore e la ventura di gu idare i suoi Fanti piumati al battesimo del fuoco. Così inizia la stol'ia dei Bersagl ieri, che il Roggiani, nella ua memorabile opera definisce: "Una insondabile epopea di eroismi e di valori".

1848 Prima Guerra di Indipendenza I moti insuiTezionali del 1848, costituiscono chiari e inequivocabili segni della volontà risorgimentale di tiscatto del popolo italiano, anelante all'indipendenza cd all'unità. Le speranze dei patrioti dell'intera peni ola sono riposte nella volontà del Piemonte di guidare la volontà unitaria nazionale. La vittotia di Pastrengo, la resistenza dei volontari napoletani e to cani a Curtatone e


Montanara sono momenti gloriosi di quella campagna. A Goito (Mantova) arride la vittoria. Già a Marcaria, sul fiume Oglio, durante un breve scontro con un reparto di retroguardia austriaco, devono subire, la perruta del Bersagliere Giuseppe Biancru, primo bersagliere e primo soldato italiano che apre i1 libro dei Caduti per l'indipendenza. Il mattino dell'8 aprile 1848, il Comandante La Marmora guida i Fanti piumati nel superamento del ponte sul fiume Mincio , a Goito, ove si sono banicati alcuni distaccamenti di Cacciatori Tirolesi, in retroguardia. La seconda Compagnia Bersaglieri, avanguardia piemontese, comandata dal Capitano Muscas, muove verso il paese. Il Colonnello La Marmora si slancia allora verso il ponte, parzialmente distrutto, ma un colpo di fucile lo colpisce alJa mascella inferiore. Caduto da cavallo sta per essere catlurato, ma reagisce con violenza ed abbatte con una sciabolata l'Ufficiale austriaco che lo minaccia. Soccorso e trascinato verso la sponda può vedere i suoi Bersaglieri, condotti dal coraggioso Capitano Saverio Griffini, proseguire il combattimento e rusperdere gli austriaci. ll Capitano Griffini riceverà per questo atto la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare della

SpecialHà. La grave ferita non impedì ce però a La Marmora di continuare a comandare i Bersaglieri, che si rustinguono in altri importanti fatti d'arme come a Governolo, alla Corona, a Monzambano, località nei pressi di Mantova, e a Villafranca (Verona). Questi fatti d'arme determinano la concessione di una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, alla prima Compagnia del l o Battag~one ed alla quarta Compagnia del 2°. La controffensiva di Radetzskj, bloccata il 30 maggio dai Bersaglieri nuovamente a Goito, sfocia nella disfatta Piemontese ·a Custoza del 23 e 25 luglio 1848. I.:armistizio, firmato dal Gen. Carlo Canera di Salasco, Capo di SM dell'esercito piemontese, il 9 agosto vanifica tutti i risultati conseguiti a costo di enormi sacrifici . Gli Austriaci rioccupano la Lombardia , riconquistano Milano e ripristinano i vecchi confini sul fiume Ticino.

L'eroismo di Luciano Manara Sulle barricate a Milano, durante le 5 giornate, giovani volontari, desiderosi di realizzare gli ideali risorgimentali, nell'ardore delJa mischia, spontaneamente formano una colonna ordinata secondo lo spirito bersaglieresco, assumendo


quindi il nome di "Bersaglieri Lombardi". Il 23 marm 1848, il Com itato Insurrezionale ordina di insegu ire gli Austriaci in ritirata cd affi dano il comando dei volontari ad un giovane nobile milanese, distintosi per coraggio e luc ida determ inazione: Luciano Ma nara. Lawersa evoluzione delle opeLuciano Manara

razioni belliche e la sconritla di Cu toza, l'armistizio fir-mato dal Generale Salasco obbligano il nuovo Reparto, ormai inserito nell'Esercito Piemontese, a passare il Ticino. Avrebbero dovuto sciogliersi, essendo volontari, ma con ferrea disciplina e rigoroso addestramen to il giovane comandante forma con loro un battaglione d i otlocento uomini, ammirato e seguito dallo stesso Carlo Alberto. Il 13 Mar-/.O l 848, rigettato l'armisti zio e riprese le ostilità, nella batlaglia di Novara, due battaglioni di Bcrsagliel'i Pi emontesi cd il so Ba tlaglione Va ltellina, si impongono a l rispetto del nem ico. Nella furibonda loua mentre la s ituazione volge al peggio per i piemontes i rifulge, ancora una volta, il valore de l Comandante del Corpo. Luciano Manara, con i suoi volontari, parte da Salò e, superando Mar·engo, Tortona (Alessandri a) e Voghera (Pavia) r·aggiunge il Ticino a Cava (Pavia), ove con estremo valo re ne difende i ponti, ritardando l'avanzata dei reparti nemici, proiellat i ad aggirare l'intera Armata Sarda. Al ricordo dell'eroico comportamento dei Bersaglieri Milanesi e del loro comandante, la local ità assume il nome di "Cava Manara". La sconfilla di Novara, l'abdicazione d i Carlo


Alberto, la sommossa di Genova inducono il Manara ad eludere lo scioglimento imposto dall'armistizio e con la complicità di La Marmora conduce, via mare, i s.uoi Bersaglieri a Roma, per di fen dere la Repubblica Romana dalle truppe francesi comandate dal Gen. Nicolas Charles Victor Oudinot, chiamati dal Papa Pio IX, fuggito a Gaeta, per la restaurazione del potere temporale nello Stato Pontificio. A Villa Spada, trasformata in estremo caposaldo difensivo, Luciano Manara, nella notte tra il 29 ed il 30 giugno 1849, viene mortalmente ferito al petto. Egli si spegne all'alba amorevolmente assistito dal dottor Agostino Bertan i, da Emilio Dandolo nobile piemontese, facente parte del Battaglione Bersaglieri Lombardi, e dallo stesso Giuseppe Garibaldi, del quale era diventato Capo di Stato Maggiore. Il 1849 si chiude con la restaurazione del potere temporale dello Stato della Chiesa, che interrompe il programma unitario risorgimentale. Intanto, nell'allesa di nuovi fermenti, l'esercito piemontese si potenzia ed aggiorna i suoi schemi organizzativi. I Bersaglieri si impongono all'attenzione ed all'amm i-

razione dei vertici militari per il loro eroismo in combattimento. Non mancano tuttavia momenti difficili, mentre si teme persino un ridimensionamento del Corpo. Il ritorno del generale Alfonso La Marmora, al Ministero della Guerra, scongiura ogni pericolo. Anzi i reparti vengono progressivamente aumentati.

La Guerra di Crimea A sei an ni di qistanza dalle ultime operazioni belliche, l'esercito Piemontese può ormai contare su dieci battaglioni di Bersaglieri già preparati per i futuri impegni. La politica estera di Cavour . mira ad inserire, in piena autonomia, il Piemonte nel consesso degli Stati E uropei ed a legittimame la tutela sulle istanze uni~rie ed indipendentistiche della Nazione italiana. Questo supremo interesse costituisce la base della partecipazione alla Guerra di Crimea negli an ni 1855-1856. L'evento, per le sue difficoltà militari e politiche, richiede l'impiego di truppe eccellenti, in grado di confrontarsi come àlleati o come awersari, con gli eserciti più potenti dell'epoca. E cco perché cinque battaglioni di Bersaglieri vengono inquadrati nel


cot·po di spedizione schierato in Cri mea. Per un conO illo scoppiato tra la Russia c la Turchia, sia l'Inghilterra che la Francia inviano la loro Ooua nei Dardanelli per difendere l'integrità dell'Impero Ollomano. Le truppe alleate barcano in Crimea e vincono i Russi ad Alma, ma si fermano di fronte all'imprend ibile roccaforte d i Sebastopoli. Il 20 gen naio 1855 il Piemonte aderisce all'alleanza francoingle e contro la Russia, intervene ndo così nella Guerra di Crimea. Il corpo di sped izione di diciollomila uomini, comprende nte i Be rsaglieri, è comandato da Alessandro La Marmora. Il 14 aprile 1855 il Re passa in rassegna il corpo di spedizione che parte il 25 aprile ed il 9 maggio giunge a Ba laklava . I Pfemontes i pongono il campo a Ka ran i, località già infettata dal colera. I Russi pongono intorno a Sebastopoli un campo trincerato contro il quale si infrange l'attacco sfetTato dalle truppe piemontesi il 22 maggio. Le truppe piemontesi intendono allora attaccare dalle a lture di Ka ma ra, nei pressi del fiume Cemaia, ma non partecipano ai combattime nti perché impegnati a lottare contro il colera. Ben

mille e duecento uomini sono ricoverati i n ospedale e tra essi il generale La Ma rmora, c he il 7 maggio muore a Kadikoi, nei pressi di Ba laklava. Egli ripo a s ull'altura Hasford (Crimea), ove le sue spoglie rimangono fino a l 18 giugno 1908, quando vengono traslate a Bie lla (Vercelli ). Il 16 agosto i Pi emontesi sono coinvolti in un combattimento di grande importanza. Tre compagnie di Ber aglieri, comandate dal Capitano G. Chiabrera, traghettano il Ccrnaia per proteggere la manovra di un reparto di zuavi fTancesi, investiti da Ufl furioso attacco russo. Al suono delle trombe i Bersagli eri vanno impetuosamente alla carica. Il capitano Chiabrera ed il suo trombettiere sono feriti, ma proseguono un as alto che uscita l'ammirazione degli alleati ed il rispetto del ne mico. In ricordo degli zuavi francesi, vie ne adottato il berretto a fez rosso con fiocco blu.

La Seconda Guerra di Indipendenza Alle grandi vittorie, ottenute dai Piemontesi e da i Francesi nel 1859 rispettivamente il 24 giugno a San Martino (Brescia) e 1'8 luglio, a Solferino (Mantova), concorrono in


modo determinante i Bersaglieri. Il 30 maggio, dopo un cruento scontro ne i pressi di Vercelli, sulla strada di Mortasa, i Bersaglieri del r Battagliòne, comandato dal Maggiore G. Chiabrera, lottando tra le risaie, ricacciano il nemico che contrasta la marcia verso la Lombardia ed entrano a Pa lestro (Pavia) . Con un attacco a sorpresa durante la notte del 31, gli austriaci tentano di riconquistare la . località, ma vengono prontamente respinti dal r Battaglione Bersaglieri, che ottiene per questo la Medaglia d'Oro a l Valor Militare. L'irruenza dei Bersaglieri suggerisce agli austriaci del generale Gyulai di retrocedere sulla sponda sinistra del Ticino nei pressi di Magenta. Napoleone III, nello stesso tempo, decide di puntare su Milano seguendo la medesima via. Il 4 giugno le due schiere si scontrano presso Magenta. Ai combattimenti partecipano i Bersaglieri, comandati dal Maggiore Angelino, i quali irrompendo di corsa e con la baionetta innestata scacciano il nemico. Milano viene liberata 1'8 giugno . L'avversario si ritira allora nel qua-· drilatero, con l'intento di riorganizzarsi e ripassare il Mincio per respingere definitivamente i piemontesi fino al

fiume Ticino. Lo stesso Imperatore Francesco Giuseppe, il 24 giugno, occupa con le sue truppe le alture di San Martino. Cinque Battaglioni vengono lanciati all'attacco e lo fanno con tale ardore da costringere il nemico ad abbandonare le posizioni. La battaglia di San Martino è vinta e altre medaglie arricchiscono i medaglieri del primo, del terzo e del decimo Battaglione. Tanto valore, tanti sacrifici, tanto sangue e poi l'avvilente risultato di Vi llafranca.

La Spedizione dei Mille e l'Unità d'Italia Verso la fine del 1859, sono ben ventisette i Battaglioni Bersaglieri. Di essi, quattro sono toscani, tre emiliani e quattro romagnoli. Si deve parlare non più di Bersaglieri Piemontesi, ma Italiani. Il cammino verso l'Unità d'Italia è inarrestabile: i plebisciti hanno determ inato l'annessione al Piemonte di Toscana, Parma e Modena. Il Partito d'Azione preme su Gadbaldi perché si ponga alla guida di un movimento rivoluzionario per la liberazione dell a Sicilia dal dominio Borbonico. Superata la iniziale titubanza di


sono le gesta eroiche c pertanto ricordiamo alcuni tra i protagonisti.

Faustino Tanara Vol ontario nei Caccia tori delle Alpi nel comba ttimen to di Seriate, guadagna la promozione a luogotenente. Co n tale gt¡ado entra nella schiera dci Mille e si comporta da va loroso 11 Magg. Pilade Bronzetti c1832_1860) a Calatafimi, ta nto da essere c itato da Garibaldi all'ordine del giorno de ll 'Esercito Meridional e. Si distingue inoltre a Pa lermo, al ponte dell'Ammiraglio Garibaldi, il 5 maggio 1860 ed a Porta Termini. Mille volontari- s'imbarcaPassato ne i ranghi no a Quarto, presso della divisione Turr, a Genova. Catania è nominato Il l o ottobre 1860, a ll e comandante di un batoperazioni sul Volturno taglione Be rsaglieri di pat¡tecipano: il Battagli one Tanara, nu ova istituzione. Sempre tra i primi facente parte della Brigata Eber inserita con il suo battaglione raggiunge il nella Divisione Turr; i Battagli oni del1a fium e Volturno, nei pressi de lla Valle di Brigata Milano; il Battaglione Farinelli Maddalo ni (Caserta), ove dimostra tutto il suo valore. Il 14 settembre 1860, della Brigata Spangaro; i Ba ttaglioni Specchi e Sgara llino della Brigata un tentativo borbonico di attaccare le A. santi; il Battaglione Menotti posizioni garibaldine a Santa Maria viene sventato dai Bersagli eri di Tanara, Garibaldi. Innumerevoli c memorabili


i quali ricacciano il nemico alla baionetta, incalzandolo fin sotto le mura della fortezza di Capua. Il primo ollobre 1860, inquadrato nella brigata Ebcr, opera sullo stradale tra Santa Maria Capua Vetere c Sant'Angelo in Formis. Nei pressi del Ponte degli Spiriti, alle falde del Tifata fronteggia un violento assalto borbonico, ma la reazione immediata e furibonda lo costringe ad una fuga disordinata. È questo uno . degli episodi che su l fronte di Sant'Angelo trasforma, mediante il saggio impiego delle riserve, l'iniziale successo delle truppe borboniche in sconfitta.

Pilade Bronzetti Il battaglione Bersaglieri comandato dal Maggiore mantovano Pilade Bronzetti, schierato sull'aguzzo monte che sovrasta Castel Morrone (Caserta) ha l'ordine di ostacolare la marcia della colonna borbonica comandata dal Colonnello Pcrronc, il quale, passato il Volturno a Limatola (Caserta), ha come obiettivo Caserta. Manovra molto pericolosa questa per i garibaldini perché, se coronata da successo, consentirebbe di portare rinforzi alle truppe del Brigatiere Generale Giovan Luca Von

Mechel, Comandante della Brigata svizzera, comprendente tre battaglioni di carabinieri esteri, che ai Ponti della Valle di Maddaloni (nei pressi di Caserta), fronteggia la divisione comandata dal Generale Nino Bixio, il secondo dei Mille. Grazie al sacrificio di Pilade Bronzetti e dei suoi uomini le sorti della battaglia volgono a favore dei garibaldini. Bronzetti ha già partecipato alla guerra del 1859 e si è distinto a San Fermo. Awenuto lo sbarco dei Mille a Marsala s i arruola volontario e segue a Palermo, il Generale Enrico Cosenz, f·uturo primo Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano. Nello scontro di Milazzo (Messina) conquis(a tre pezzi di artiglieria. È allora che riceve il comando di un battaglione di Bersaglieri e+on il quale giunge al Volturno. Il primo ottobre è posto direttamente da Garibaldi a presidiare l'altura di Castel Morron e dove con l O Ufficiali e 283 Bersaglieri blocca per ore l'avanzata di 5000 Borbonici. Sdegnosamente respinge l'offerta di resa e si sacrifica con i suoi uomini. È un massacro: 87 morti e t 03 prigionied dei quali oltre la metà feriti. Garibaldi definisce Castel Morrone "Le Termopili di Italia". A Pilade Bronzelli Vittorio


Emanuele II concederà la Medaglia d'Oro a l Valor Militare alla Memoria.

Negli Stati Pontifici Cavour invia un ultimatum al Governo pontificio intimandogli di sciogliere le tt·uppe straniere, affinché non aiutino il Regno Borbonico. L'ultimatum viene respinto e 1'11 settembre l'Esercito Piemontese, comandato dal Generale Manfredo Fanti, invade lo Stato Pontificio. Il corpo di spedizione è coslituito dal IV Corpo d'Armata comandato dal Generale Enrico Cialdini, proiettato a ll'occupazione delle Marche e dal V Corpo d:Armata, comandato dal Generale Enrico Morozzo della Rocca, che, al termine della Campagna, assume il Comando militat-e pronrisorio dell'Italia meridionale, mirante alla conquista deU'Umbria. I Bersaglieli sono presenti con sei battaglioni per ogni Corpo d'Armata. Il 14 scllcmbre viene rapidamente occupata Perugia; dal 16 al 17 settembre una considerevole forza, della quale fanno parte sette battaglioni di Bersaglieli, assalta la munita Rocca di Spoleto. Ad attaccare questo punto di capitale importanza strategica si distingue il 9°

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Battaglione Bersaglieri, il cui comandante ha la spada spezzata da un colpo di mitraglia. Dal nord il IV Cot·po, superata Cattolica, occupa Pesaro con l'azione irmente di tre battaglioni Bersaglieri, tra i quali il 7°, che entra in città c ca ttura l'intero presidio nemico. Proseguendo verso Ancona, un furioso scontro avviene il 18 settembre a Castel Fidardo, nel quale le truppe Pon tificie subiscono una cruenta sconfitta. In questa battaglia si distingue per ard imento il 26° Battaglione Bersaglieri, c he cattura tre cannoni pontifici e s ubisce la dolorosa perdita dei Capitani Gusberti, Della Casa e Nullo. La vittoria importan tissima che apre la via di Ancona è da ascrivere al valore della Brigata Regina e dei Battaglioni Bersaglieri 11°, 12° e 26°. Il 26 settembre, mediante l'azione congiunta del 6°, 7° e 12° Battaglione Bersagli eri, inizia l'assedio di Ancona. Il 29 settembre il 14° Battagli one Bersaglieri co nquista Borgo Pio (Ancona). L'Esercito Pontific io s i arrende e le Marche diventano italiane. La via per il congiung imento dell'Esercito Italiano con quelJo dci volontari galibaldini è aperta, anche se la reazione borbonica divampa un po' dovunque. Il 7 ottobre Re Vittorio


Emanuele inizia la marcia che attraverso l'Abruzzo deve condurlo nella Valle del Volturno. Ad Isernia il generale Borbonico Douglas Scotti, tenta di sollevare la. popolazione contro l'avanzata dell'Esercito Italiano. Il 18 ottobre il Generale Enrico Cialdini, informato della situazione, spinge su Isernia la sua avanguardia comandata dal Generale Saverio Griffini della quale fanno parte il 6° e il r Bersaglieri. All'alba del 20 ottobre i Borbonici attaccano le truppe del Generale Griffini le quali reagiscono con tale impeto da sbaragliare completamente il nemico. Isernia è conquistata ed il Generale Scotti, il suo Stato Maggiore, 37 ufficiali e 2000 uomini ed una Bandiera costituiscono il pregiato bottino catturato dal r Battaglione, che successivamente occupa, a Vena[To, il Ponte sul Volturno. La sconfitta di Isernia .costringe i Borbonici a schierarsi oltre il Garigliano per l'ultima difesa. Intanto il 21 e 22 ottobre un plebiscito sancisce l'accettazione della formu la politica unitaria. Il Re scendendo dall'Abruzzo entra nel territorio borbonico e muove verso Napoli. Il 29 ottobre, alla Taverna Catena, tra Vairano Caianello e Teano (Caserta), incontra

Garibaldi che lo saluta come "Primo Re d'Italia." Con tale atto l'Esercito volontario cede il passo all'Esercito Italiano. Il 29 ottobre, quattro Battaglioni Bersaglieri, (il 6°, il 7°, l'l! o ed il 12°), effettuano una ricognizione sul Garigliano ove sono schierati l O 000 Borbonici con 1300 cavalli e 46 cannoni . Subito si accende la mischia. Il r sostiene l'urto nemico. Il Maggiore, Conte Eleonoro Pietro Negri, dopo le precedenti otto ricompense al valore, conquista la Medaglia d'Oro al Valor Mil itare. Nel porre l'assedio aJ.la Fortezza dì Gaeta (Latina) il 14° Battaglione Bersaglieri conquista Mola di Gaeta. Molte e dolorose sono le perdite. Tra i caduti ci sono le Medaglie d'Oro: Capitano Grosso Campano e il Luogotenente ... Cesare Cavalli. A Gaeta, con fermezza, Re Francesco II di Borbone e la Regina Maria Sofia di fendono con onore la fortezza, che capitola il 13 febbraio 1861.

Il brigantaggio Nell'Italia meridionale, intanto, si manifesta un movimento insurrezionale che trova terreno fecondo nella miseria delle classi rurali. Alcuni provvedi-


menti legis lativi: tassa sul macinato, leva obbligatoria, c he toglieva i giovani dalle campagne, c la distribuzione delle terre di proprietà ecclesiastica ai latifondisti, anziché ai contadini, aggravavano ulteriormente le loro condiz ioni di vita e determinano disordini che per la loro intensità ed este nsione assumono gli aspelli di una vera e propria guet-ra civil e. Il fenomeno rappresenta una minaccia per l'Uni tà Nazionale appena raggiunta. Per tale dolorosa campagna sono impiegati 19 Battaglioni d i Bersaglieri . Tra le nume ros i azioni comp iute res ta memorabile quella del l o Battaglione Ber aglieri, coma ndata dal Maggiore Enri co Franchini, c he dopo un' inseguimento pel' boscaglie e se ntieri impervi, a Tagliacozzo (l'Aquila) riesce a sgominare un repa•·to mercenario, comandaLo dal generale spagnolo Boryes, che viene fuc ilato subito dopo la cattura. Per questa azione, il maggiore Fra nchin i vie ne decorato di Medaglia d'Oro al Valer Milita•·e. In queste operazioni ce•·tame nte impopolari e malviste s i inquadra l'episodio della cattura del Ge nerale Gariba ldi sull'Aspromonte, il 29 Ago to 1862. È in atto il tentativo garibaldin o di marciare su Roma e

ragioni politiche es igono di contras tarlo. Cincarico, diffic ile per le imprevedibili conseguenze, è affidato al Colonnello Enrico Pa llavic ini di Priola (Medaglia d'Oro per la conquis ta di Civitella del Tronto, prov. di Tet·amo), egli muove contro gli in orti con due colonne che han no in avanguardia il r ed il 25° Bersaglieri. Nello scontro che ne segue, il Generale Garibaldi rimane ferito. Il decreto 24 ge nnaio 1861 , nel riordinare il Corpo, ne eleva a 36 il numero dei Battaglioni. Pe r garantire l'unitarietà de ll'indirizzo addcstrativo viene istituita nel 1862, a Livorno, una Scuola Nazionale Bersaglie ri.

La Terza Guerra di Indipendenza Il 20 giugno 1866, in Parlamento, il Re proclama il diritto ita liano su Venezia. C8 aprile 1866 i conclude l'a lleanza italo-prussiana in funzione antiaustriaca. Cltalia a · urne l'impegno di dichiarare guerra all'Austria non appena la Prussia lo farà. Il 20 giugno inizia la Te rza Guerra di Indipende nza. Il 24 giugno le nos tre Divisioni passano il fiume Mincio, occupando le medesime località ove si sono svolti i combatti-


menti del 1848. Seguono un complesso di fa tti d'arm i c he segna no l'amara sconfilla di Custoza (Verona) . I Bersaglie ri , presenti alle ope razioni con ve ntitre Ba llaglioni, si ba llono co n gra nde valore a Mo nte Ve n to c a Monte Croce, nia le sorti della ballaglia so no compromesse. La resi lenza si protrae per alcune ore, ma dopo aspri comba ttime nti , le alture di Custoza sono abba ndonate. Bell o . anc he l'esemp io d i eroismo del Maggiore dc i Be rsaglieri Lazzeri, Coma nda nte del 27° Ba ttaglione, decorato di Medagli a d'Oro a l Valor Militare per aver condotto "con 11011 comune energia e valore il proprio Battaglione all'assalto, rimanendo gravemente ferito". Ma nel Trenti no s i rin nova l'epopea gariba ld ina . Il Corpo di volontari, formato co n decre to del 6 maggio 1866, posto agli ordi ni de l gene ra le Gariba ldi , vie ne destina to ad operare sull e r ive de l Lago di Garda co n l'obie tti vo d i pene t rare fi no a Ri va ed a Tre nto. Folgoranti i success i de l 23° e 25° Ba ttaglio ne Bersaglieri a Bezzecca, in Va lsuga na, a Borgo, a Levico, a Primola no. L'Austria, in d iffi coltà è a ll a r icerca d i una soluzio ne

dell a guerra, tra mi te Napoleone III, offre la cessione de l Veneto a ll'Italia, una soluzio ne negativa rispetto a lla prospe ttiva di pote r liberare Tren to e Tri es te. Il Re a us pi ca un a ba ttaglia vittoriosa c he a nti c ipi l'eventua le arm istiz io, dunque la guerra co ntin ua, avanzando fi no al fiume Torri , quasi a Gorizia . P urtroppo la t regua di Cormo ns, il 12 agos to 1866, van ifica i ris ulta ti consegu iti sul campo ·dai solda ti di Ga riba ld i c da lle truppe regolari del Ge nerale Gi acomo Medici. L'ero ica o bbedi enza di Garibatdi resta nella storia ed il com ple ta mento . dell'Unità d'Italia nuovamente differita.

La breccia di Porta Pia Fallito a Men ta na l'ul teriore tentativo di Ga riba lclj d i li berare Roma, il periodo intercorrente t ra la fin e del 1867 ed il 1870 trasco rre fra di scussioni e tra tta tive diplom a ti c he. Un fa llo imprevis to prec ipita gli eve nti: la guerra tra la Prussia e la Fra nc ia, c he impone il riti ro dell e tru ppe francesi da Ro ma; concretatosi il 19 agos~o 1870. Su bito esplodon o dimos trazion i in tutta l'Ita li a, c he c hiedono la soluzione dell a qu estione romana . Il 16 agosto la


Camera approva lo sta nzia me nto di fo nd i per fin a nziare il dislocame nto deJie truppe ital ia ne a l con fi ne dello Stato Ponti fic io. Un passo concili a ti vo di Vittorio Ema nue le II presso il Pontefice non dà ri su lta ti positi vi. L'11 settem bre c inq ue Di vis io ni dell'Esercito Ita li ano passano il confine daii'U m bria e dall a Ca mpani a p er co nce ntrars i, agli ordin i del Gen erale Raffaele Cadorna, sotto le mura di Roma . Occupa ta Vite rbo e Civitavecchi a, il genera le Cadorna intim a, se nza ri sulta ti, la resa di Roma. Si rende necessa rio l'a ttacco. Mentre il ge ne ra le Bi xio effe ttu a una manovra di disturbo presso Porta San Pancrazio, il gene ra le Cado rn a il 20 fa aprire una brecc ia tra Po rta Pia e Porta Salaria. Il 34° Ba ttagli one Bersagli e ri irrompe nella breccia e a pochi passi da essa, il maggiore Giacomo Pagliari, Com a nda nte de l Ba ttagli one, rimane morta lm ente fe rito. Il suo valore è riconosciuto con una Medaglia d'Oro a l Valor Milita re. Ca de a nche il bersaglie re Ca rlo Bozzetti, de l 12° Battaglione, me ntre varca la breccia. Sono, dunque, i Bersaglie ri ad entrare per primi in Ro ma Capitale. A Villa

Alba ni vie ne infi ne firm a ta la resa, c he realizza la ta nto agogna ta Unità d'Ita li a. I Bersaglieri c he ha nno inizia- · to le guerre r isorgimen ta li nel 1848 sul Pon te di Go ito, le concludono con la breccia d i Por ta Pia

La riforma Ricotti Il generale d i Corp o di Arm a ta Cesare Rico tti , Mini stro de lla Gu erra ed ex comba tte nte d i tutte le campagne risorgime nta li , s i dedi ca a ll a modifica del recluta me nto cd a l rio rdina me nto dell'Esercito . La coscrizione militare d ivie ne obbliga to ria, sono costituiti alcuni re pa rti a lpini e ve ngon o ridotli i Battaglioni Be rsagli eri da quarantacinque a qua ra nta, raggruppa ndoli in dieci Reggime nti. Anc he le no rme tattiche subiscono modi fic he, in fa tti non più autono mi a di impiego, ma inquadrame nto in Regg ime nti come normali reparti di Fan teria . L'unifo rme conserva il cappello piuma to, ma con fo dera bianca, le ghe tte bi a nche ed uno sperone a l pi ede sini stro. So no a rmati di fucile Wetterly senza baione tta e di rivoltella . Nel 1882 l'E ercito è ordinato in 12 Corpi d'Arm ata, ed i Reggimenti di Bersagli e ri a ume ntano


anch'ess i a dodici, c iascuno compos to da tre Battaglioni.

Eritrea Il massacro della piccola sped izione gu idata dall'esploratore Gu ·tavo Bianchi in Da ncalia (regione etiopica), permette all'Italia di istituire in Eritrea la prima co lonia itali a na. Stipulato un accordo con I'InghilteJTa, il 27 genna io 1885 parte il piroscafo "Gottardo" con a bordo il primo Ballagliene Bersaglieri d'Africa a l comando del Colonnello Putti. Il 5 febbraio un contingente di ottocento uomini, tra cui il l o Bersaglieri, sbarca a Massaua. Il 27 dello stesso mese altri ottocento uomini sbarcano ad Assab. L'8 mar.w, un a ltro Corpo di 1600 uomini sbarca a Massaua con il compito di impossessa rsi della costa tra Arafali e Saati. el novembre 1886 diventano più minacciose le pmteste del egus, sollecitato da Ras Alula, governatore clcli'Hamasen. Questi il 25 gennaio 1887 atlacca il posto eli Saati, comandato dal Maggiore Borselli, ma senza successo. Il giorno dopo, però, nella va lle eli Dogali, una colon na di 500 uomini, comandata dal tenente colonnello Tommaso De

Cristofo•·is il quale, rimasto con una dozzin a eli uomini , ordina il presentat'arm i a i Caduti, per lanciarsi poi, con la rivoltella in pugno, contro il nemico, cadendo trafitto da numerosi colpi eli lanc ia. Sulla base del u·attato di Uccialli, stipulato con il Ras Mancascià, l'Italia ottiene il riconoscimento dell'Abissinia per l'occupazione dell'Eritrea, ufficializzanclo la çostituzione della prima colonia italiana. I.:entusiasmo colon iale eli F1·ancesco Crispi, Capo del Governo, lo induce acl acquisire alcuni territori della ·somalia, come i Sultanati di Migiurtina e quello eli Olbia ed a tentare la penetrazione in territo ri o e tiopico. Il Negus, radunati" 100 000 uomini, nel novembre 1895 muove all'auacco degli Italiani. Ad Amba Alaghil Maggiore Pietro Tosclli, con i suoi Asca ri , s i immolano in una eroica resistenza. Anche il Maggiore Giuseppe Ga lliano, a Macallè, capitola dopo una difesa strenua c c.-uenta. li Governatore dell'Eritrea, il generale Oreste Baratieri, chiede ulteriori rinforzi. 11 divario dell e forze in campo, però, è e norme ed i presagi sono preoccupanti. I Ber aglicri d'Africa, si immolano pe•- l'onore della Bandiera. Il I e Il Bersagl ieri sul monte Raiò, a Mariam


Combur, vengono massacrati. 11 l o marzo t 896 ad Adua 18 000 Ilaliani comballono contro 80 000 Abissini: la sconfilla, malgrado l'eroismo di tanti generosi Bersagl ieri è segnala. Il colonnello Compiano da terra per via delle ferite, continua a comballcrc c a incitare i suoi uomini alla lotta. Il Generale Giuseppe Arimondi, il colonnello Giovanni Romem cd il Maggiot-c Leopoldo Prato sono insigniti di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Il Maggiore Marcello Prestinari, con pochi superstiti, ritiratosi nel Forte di Adigral, mantiene la posizione Ano a maggio, quando giungono i rinforzi del Generale Antonio Baldissera, al quale non resta che ritirarsi su Massaua per difendereTEritrea. Il di astro di Adua provoca la caduta del Governo Crispi.

La bicicletta I Bersaglieri vedono evolve rsi i mezzi per il loro migliore impiego, aderente a l progresso delle dottrine Lalliche. L'ispettore dei Ber aglieri, il Generale Edoardo Testafoch i, presenta al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale Em-ico Cosenz, una relazione sull'impiego dei Bersaglieri, auspicando che i

Reggimenti iano impi egati in compi ti di cooperazione con la Cavalleria e di sostegno alla s tessa. Così s i stud ia l'adozione della bicicletta. Nel t 895, il capitano Luigi Camillo Natali addestra una compagnia di Bersaglieri ciclisti c he partecipa alle manovre del t 899. Si passò quindi alla formazione di tre compagnie ciclisti assegnate a l 3° al 4° ed al 5° Reggimento. Successivamente, nel 1905, la dodicesima compagnia di ogn i Reggimento viene sciolta e sostituita da una compagnia c icli sti con compiti di cooperazione co n la Cavalleria. Infine, nel 1907, dopo ultet·iori stud i compiuti dal maggiore Giu eppc Cantù \'iene istituito un Baltaglione provùsorio, c he dopo aver effellualo il "Giro d1talia", nel 1908, è trasformato in Battaglione effeltivo. Nel t 9 t O si giunge alla formazione di dodi-


ci Battaglioni ciclisti, uno per ogni Reggimento. Sono dotati del moschetto modello 91 e di bicicletta Bianchi, a ruota fissa, con telaio pieghevole.

A Creta e in Cina Il 1800 si chiude con l'intervento dei Bersaglieri a Creta, ribellatasi al Governo Turco. Le potenze europee, per la pacificazione dell'isola, decidono di intervenire militarmente. I.:Italia par. tecipa alle operazioni con il XII Battaglione Bersaglieri dell'So Reggimento, i quali vengono subito apprezzati per l'efficacia della loro azione. Un reparto inglese che presidia Candia subisce, con gravi perdite, un improwiso e furioso attacco di truppe turche di iiTegolari Musulmani. Due compagnie di Bersaglieri intervengono con il consueto impeto e respingono gli assalitori. In Cina, intanto, scoppia la rivoluzione di una setta religiosa segreta i cui affiliati, i boxer, perseguitano i credenti cristiani e gli stranieri in generale. In virtù di una nuova politica di solidarietà internazionale, giapponesi, russi, inglesi, americani, francesi, austriaci, tedeschi e italiani, decidono di porre

fine a questa persecuzione. Organizzano quindi una spedizione militare, della quale sono chiamate a far parte, per l'Italia, anche quattro compagnie di Bersaglieri. La prima compagnia si distingue nell'attacco al Forte Shan hai-tuan. Tutto il Battaglione partecipa, in seguito, all'attacco ed alla conquista di Kimganysieu. Il Governo Cinese, sconfitto, è obbligato a talune concessioni teiTitoriali e all'Italia tocca parte di Tientsin, nella regione cinese dell'Hebei.

La guerra italo-turca Gli accordi nel castello di Racconigi, residenza dei Savoia in Piemonte, del: l'ottobre 1909, riconoscono all'Italia diritti su Tripoli e sulla Cirenaica, poste sotto la sovranità del Sultano di Istanbui. Giolitti, tornato al Governo, trova problemi di emigrazione e la prospettiva del possesso di nuove terre rappresenta una soluzione appetibile. Donde la guerra alla Turchia che si oppone a lla nostra invasione. È il 29 settembre 1911, Il Generale Carlo Caneva viene designato al comando delle truppe destinate alla conquista. Del Corpo di spedizione fanno parte tre


Reggimenti di Bersagli eri, 1'8°, l'l l o ed il 4°, integrato dal XXI Battaglione del 9° Reggimento e da un Batlaglione ciclisti. Il 23 ottobre 1911, l' 11 o Reggimento Bersaglieri, comandato dal Colonnello Gustavo Fara, è il primo ad e sere impegnato in uno scontro con i

Turchi , in ritirata dalla costa verso l'oasi di Sciara Sciat. I Bersaglieri, inseguendo i Turchi, lasciano alle loro spalle reparti beduini che si sono arresi. Il Reggimento perde 400 uomini e ha 200 feriti. Per la prova di "m irabile valore e di ferm ezza" viene concessa al la Bandiera la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Il 26 ottobre le truppe italiane passano all'offensiva. L'l l o Reggimento vince ad Ein Zara ed a Bir Tobras. L'8o Reggimento, rinforzato da altri reparti, occupa Barce. L'l l o si distingue pure a Zu ara ed a Zanzur. A seguito di tali avvenimenti, il Re Vitlorio Ema nuele III proclama l'annessione a ll'I talia della Tripolitania e della Cirenaica. La Turchia, però, non si an·ende. Per costringerla è necessario occupare Rodi. Il 4 maggio 1912, il 4° Reggimento sbarca nella rada di Holiten e dopo un breve scontro, occupa la c itlà di Rodi. Il 15 maggio a Kalaverde, dopo una rapid a marcia notturna, aggancia le forze turche a Psitos, le respinge su Maritz e le costringe alla re a. Il trattato di Losanna dell'ottobre 1912 conclude il conflitto con la Turchia e suggella l'acquisizione della Libia all'Italia. La pacificazione della nuova colonia


l Bersaglieri nella prima Guerra Mondiale

nella zona del Carso e dell'Isonzo il sacrificio di un numero considerevole di vite. I Bersaglieri sono protagonisti di gesta epiche. Le loro forze presenti sul teatro delle operazioni ammontano complessivamente a ben ventuno Reggimenti . Con alcuni di essi sono costituite sette Brigate, delle quali la

L'attentato di Saraievo, il 28 giugno 1914, è la scintilla dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra al fianco delle Potenze dell'Intesa. Contro le posizioni difensive nemiche, già fortemente presidiate, inizia una snervante guerra di posizione che richiederà,

prima e la seconda formano la famosa "Divisione Speciale Bersaglieri". La vastità del fronte e la complessità d elle operazioni, vedono· la valorosa partecipazione dei Bersaglieri. La seconda Armata, schierata nell'alta valle dell'Isonzo, ha tra gli altri compiti quello di occupare la conca di

richiederà lunghi anni : a presidiarla sono lasciati, tra le altre truppe tre Battaglioni di Bersaglieri, il 3°, il 15° e il 31°.


Caporetto e di assic ura rne il possesso con la conquista delle dor ali del Monte Nero, de llo Slieme c del Monte Merli. AlJ'alba del 24 maggio il 12° Bersaglieri, comandato dal colonnello Eugenio De Ross i, valica il confine ed occupa la località di Levico (Trento). Il colonnello De Rossi ha già ricevuto la comu nicazione de lla sua promozione a Generale, ma la tiene nascosta per non rinunc iare a guidare i suoi Bersaglieri nel primo assalto. 11 l 0 giugno il Reggimento s upera I'Isonzo a Caporetto e si attesta a Volarla, ai piedi del monte Merli ch e viene allaccato dal 23° e dal 26° Battaglione, spalleggiati dal comando di Reggimento, Il nemico, incalzato anche dal 32° Battaglione, retrocede· nel momento in c ui il 26° tenta di aggirarlo. Il colonnello De Ro i c he comanda la colonna viene ferito, ed il Tenente Colonnello Michele Pericle Negrotto, Comandante del 23° cade, lanciando il cappello oltre i reticolati nemici e gridando : "Bersaglieri questa è la vostra Bandiera". Gli assalti continuano e cade anche il comandante del 36°, il Maggiore Reali, c he con il uo valoroso sacrificio determina la concessione della Medaglia d'Argento a l Valor Militare alla Bandiera del

Reparto. In qualtro giorni di lotta il Reggime nto Bersaglieri perde 358 uom ini di c ui 14 sono ufficiali. In ques te az ioni il sergente maggiore Giuseppe Carli viene deco rato di medaglia d'oro al Valor Militare, la prima della Guerra 1915-1918. Più a sud, per la conqyista de l Monte San Michele, porta di Gorizia, la lotta s i fa più acca nita. ell'auacco delle posi7.ioni nem iche tra Selz e Monte Seibusi la Brigata Acqui, aprendo de i va rc hi tra i re ticolati, raggiunge la difesa avanzata de l ne mico ad est di Vermigliano e conqu ista il ciglio delle alture contese. Un contrattacco costringe la Brigata a ripiegare. AccolTe di rinforzo il 3° Battaglione ciclisti che combatte con eroica determinazione e mantiene le posizioni. In un tentativo di e te ndere la conquista fino al Valloncello di Doberdò, la lotta si svolge con es t1·ema viole nza. Interviene, con audacia inconteni bi lc, il 12° Battaglione ciclisti che, respinto il nemico, occupa altre posizioni e cattura prigionieri. Per questa azione, il Battaglione viene decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare. ei viole nti scontri , che si susseguono per la conquista del Bosco Triangolare e del Bo co Cappuccio, posizioni determi-


Enrico loti.

nanti per il possesso del Monte S. Michele, i Battaglioni ciclisti, inviati a supporto delle Divisioni di Fanteria, si battono valorosamente. L'8° Battaglione in cinquè giorni di aspra battaglia perde undici ufq.ciali e 270 uomini. Tra essi l'eroica figura dell'irredento dalmata Francesco Rispondo, il quale, arruolatosi volontario e fatto prigioniero sulla Cima Quattro del San Michele, verrà ucciso dagli austriaci nel corso di . una rivolta. Nel 1916 continuano le feroci mischie per scardinare le difese carsiche. I Battaglioni 3°, 4o e 11 o si comportano eroicamente. Enrico Toti ne costituisce l'emblema ideale, con la sua "irosa stampella", scagliata in spregio al nemico. Sull'altopiano di Asiago si abbatte la "spedizione punitiva". Per l'arresto dell'offe nsiva austriaca si prodigano il l 0 , il 2°, il S 0 , il 6° ed il r Battaglione. Il Generale Marcello Prestinari, lo stesso del Forte Adigrat di Adua, cade tra i suoi soldati. Si sacrifica anche il soReggimento, dei profughi Dalmati. Nell'autunno del1917, nei combattimenti che seguono la disfatta di Caporetto, il Sergente Sebastiano Scirè, del 63° Battaglione, viene decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare

"per la forma stupenda del suo sacrificio". Il 7 novembre 1917 il generale Cadorna emana il suo penultimo ordine del giorno che "per la salvezza dell'Esercito e della Nazione si è dovuto abbandonare un lembo del Sacro suolo della Patria". Da quel momento, però, diviene inflessibile la volontà di difendere l'Itali a. E gualmente determinante è l'azione


dci Bersaglieri ne l frustrare, nella zona una nuova Medaglia d'Oro onora i di Asiago il tentativo nemico di aggira- Bersaglieri: il So tto te ne nle Alberto Riva di Villasanta, a lla testa del plotone re le nuove linee di resistenza. In Val Miele i Bersaglieri del, 12° del 14° e del Arditi "Fi a mme Cremisi", dell'8° Reggimento Ber aglieri, cade combat20° Reggi mento fanno infrangere gli te ndo tra Ariis e Paradiso, oltre il attacch i avversari. Arriva il 1918. Le Tagliamento. Emula così l'eroismo del avvi aglie dell'imminente battaglia del padre, il Maggiore Giovanni Riva, solstizio si manifestano sul delta del Piave. Il 23° reparto d'assalto costringe caduto in altro e tto re del Fronte. Intanto i Bersaglier i della 23·' le truppe a ustriac he ad una mischia Divisione, un itame nte a quelli del 2o e furibonda, c he s i conclude con la con3° Reggimento, de lla 3' Brigata, dell'8° quista di Caposile e dell'intera area ad e 13°, della 6·' inseguono nella Pianura est del Piave. Il I gruppo Bersaglieri c iclis ti s i di stingue ne i fatti di S. Biagio Veneta il nemico in rotta. Nel pomeriggio del 3 nove mbre 1918, alle ore 16:20 di Collalta . il go reparto d'assal to conil 39° Battaglione dell' 11 o Reggimen to quista I'Asolona c Ciro Scianna si sbarca, insieme a una compagnia immola per issare lo stendardo del m itraglieri della Regia Marina, sul Bauaglione sulla vetta. Il 23 ottobre molo S. Carlo d i Tri este, che da quel 1918, un anno dopo il disastro di giorno assume il nome di Molo dei Capore tto, tra il Monte Grappa e le Grave di Papadopolo parte quell'offen- Bersaglieri. Il giorno dopo, 4 novembre, il Lenente Rossigni, del l oo siva che avrebbe concluso la gu erra. del 7° Reggimento, innalza Battaglione I vari reparti di Bersaglieri sono sulla Torre di S. Gius to il Tricolore. La sparsi su tutto il fronte, ma a Ponte di redenzione delle città separate, Trento Piave 1'8° ed il 13° Bersaglieri sono e Tries te ha luogo. I.:Unità d'Italia è citati dal Ge nerale Armando Diaz per il compiuta. loro valore. I Bersaglieri del 72° reparI Bersaglieri concorrono alla vittoria to libera no Pieve di Soligo ed entrano a Vittorio Ve ne to. Nelle ultime ore, quan- con 32 000 caduti ed oltre 50 000 m u tido sta per entrare in vigore l'armistizio, lati ed invalidi.


Le prime sostanziali riforme onostante il va lore dimostrato in quattr·o duri anni di guerra, al momento della smobilitazio ne il prc ·tigioso Corpo co rre il rischio di essere addirittura sciolto. Il pretesto è che, nella guerra futura, es ·o non troverebbe un'adeguata collocazione in quanto la mobilità dei ciclisti, nuova spec ia lità, in una guerra di posizione non avrebbe modo di mostrare app ieno le sue possibilità. Si e limin ano, inf~tti, non solo le sette Brigate e i Reggimenti di nuova costituzione, ma perfino tutti i Battaglioni c iclisti, sebbene questi s iano sta ti adattati adeguando le bici.clettc al trasporto delle mitragliatrici Fiat 9 14 c studiando addirittura l'impiego dell'arma senza smontaria dal velocipede. Spariscono quelle cinque compagn ie motomitragliatrici - sem pre co n le mitragliatrici Fiat 914, ma u motocarrelli Frera- costituite nel 19 18 e che hanno fatto in tempo a partecipare con successo alla battaglia di Vittorio Veneto. I reggimenti s i riducono organicamente a un solo Battaglione. Gradualmente, forse anche per le vive reazioni dell'opinione pubbli ca, si ritorna sulle gravi decisioni: con l'avvento del Marescia ll o Diaz al Ministero della Guerra, nel t 923, si mantengono in vita i t 2 Reggimen ti c he l'anno successivo sar·anno tuLLi cicl ist i. Nel t 926 si crea inoltre un IspeLLorato


dei Bersaglieri. Si afferma, tuttavia e nello stesso periodo, la "teoria dei ce leri", c he affianca ì Bersaglieri alla Cava ll eria e, su l finire de l dece nnio, ai ca rri veloc i.

La motorizzazione dei Bersaglieri Intanto ( 193 1), si è riscoperta la motocicletta, spec ia lmente dopo l'innovazione de l telaio e lastico, precursore dell'a ttuale e nduro e c he ne permette l'impiego fuori strada co me mezzo di trasporto e co mbattime nto. Gli inizi sono q uasi in sord ina: con disposizione mini teriale numero 256J4 del 21 ottobre 193 1, è costituilo p•·esso il 2° Regg im en to Bérsaglieri, in via te mporanea e a copo didattico, un motoreparto. Gradua lm ente s i passa ( 1935) a costituirne uno per ciascun Reggimento Ber aglieri divisionale celere, con 70 monoposto, 16 biposto, quattro mototri c icli (Guzzi) e quattro autocarri. Tutti i reparti sono dotali di mitraglia tore Breda 30, montato su canotlo

della Guzzi, qua le arma di squadra de lle compagni e. Si profila, intanto, un'altra campagna coloniale. La conqu ista dell'Impero ne l 1935- 1936, c he coinvolge a nc he i Bersaglie ri. Sarà il 3°, sostituito in Ita li a dal rinato 18°, a rappresentare il Corpo ne lla fulmin ea ca rnpagna, formando il nucl eo di una colonna, della forza di una Brigata motoblindata, c he raggiungerà Go ndar città dell'Etiopia nord-occ identale capoluogo dell'Amhara, durante l'occupazio ne ita liana ( 1936-41 ), dopo un'ep ica marcia di 500 c hilo met•·i s u terreni difficilissimi. La cam pagna etiopica segna anche il battesimo de l fuoco de lle nuove motomitragliatric i. Contemporaneame nte, in Patria, s i forma la Brigata motomecca ni zzata, della quale il so Reggimento Bersaglie ri cost ituirà l'ossa tura , unitame nte a un baLLagli e ne ca rri veloci e a un gruppo da 75/27 a traino meccan ico. Nel 1936, in concomitanza con il ce ntenario della fondazione de l Corpo,


nel piazzale antistante Porta Pia, è eretto il monumento al Bersagliere: L'Ispettorato delle Truppe Celeri, che dal 1932 ha sostituito quello dei Bersaglieri, dispone per i Reggimenti (con la Circolare 2800), la costituzione di una nuova formazione motomeccanizzata (da estendersi a tutti i 12 Reggimenti), con la quale il 3° sfilerà, la prima domenica di giugno 1936, lungo Via dell'Impero (attuale Via dei Fori Imperiali). Intanto la Seconda Guerra Mondiale è alle porte. Ormai l'impiego dei Bersaglieri è principalmente orientato a rappresentare, con un Reggimento su tre Battaglioni (uno motociclisti e due autoportati più una compagn ia di pezzi da 47 millimetri), la fanteria .delle Divis ioni corazzate e uno dei tre Reggimenti delle due Divisioni motorizzate (il 7°Trento e il 9° Trieste).Nel 1942, in Russia, la 3• Celere è trasformata in Divisione motorizzata. È composta di soli bersaglieri e affianca quindi il 6° Reggimento, che è già stato contrapposto ai guerriglieri

slavi, al leggendario 3 o del Colonnello Caretto. Altri due R eggimenti sono inquadrati nelle rimanenti Divisioni Celeri e, di quelli non inseriti in una Divisione, il rinato 18° è trasformato in Raggruppamento Esplorante Corazzato.

Le Fiamme cremisi nuovamente in guerra I B ersaglieri dell'So Reggimento sbarcano in Africa con l'Ariete nel dicembre del 1940, dopo lo sfortunato esordio della 10" Armata del Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani. Saranno · essi a contribuire a risollevare le fortune dell'Esercito Italiano in quel Teatro d'Operazioni, conquistando la stima dell'alleato german ico. I Reggimenti 5°, r, 8°, 9°, 10° e l2°saranno impiegati nei tre anni di guerra in A[Tica Settentrionale. Intanto, con una marcia rapidissima da Fiume, la Divisione corazzata Littorio, della quale fa parte il 12° Bersagli eri, come risposta al voltafaccia della Jugoslavia, passata ìmprovvi-


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sa mente in campo avverso, ha conquistato la Dalmazia e si appresta a raggiungere anch'essa il fronte dell'Africa Settentrionale, dove già opera 1'8° Battaglione Bersaglieri corazzato. I Bersaglieri del 1°, 2°, 4° e so Reggimento, inquadrati nella Divisione corazzata Centauro, hanno modo di distinguersi su l fronte greco albanese, ai quali si aggiungono i Bersaglieri del 7° Trento e del 9° Trieste. Tutte le unità avranno però occasione di lamentare la mancanza di mezzi di trasporto adatti alla cooperazione con i carri. Esse sono, infatti, dotate di comuni autocarri leggeri, Spa 38 R (4 x 2) oppure: in minima parte, di Spa 35 a tre assi (6 x 4), in versione non protetta - malgrado quanto ci si era ripromessi prima dell'entrata in guerra - e neppure dei semicingolati di modello germanico, la cu i licenza di produzione sarà concessa alla nostra Fiat troppo tardi. Faranno comunque il proprio dovere con slancio ed entusiasmo, meritando

altre otto Medaglie d'Oro alle Bandiere. I Battaglioni dei Reggimenti non indivisionati, nonostante siano stati assegnati ai settori c he richiedono truppe scelte, si sacrifi c heranno tenendo alte le loro tradizioni. I migliori risultati vengono dai Battaglioni motociclisti, impiegati da Tobruk al fronte russo e nelle ultime battaglie in Tunisia, grazie a ll'ottimo materiale ricevuto in distribuzione (Guzzi, Bianchi, Gilera, Mas e Serlum). L'armistizio dell'8 settembre 1943 travolge anche i Bersaglieri. Ma sia al nord che al sud, dopo un primo periodo di sbandamento, ritornano gli elmetti con le piume sui campi di battaglia. Dal Corpo Italiano di Liberazione (erede del l o Raggruppamento motorizzato, che con il suo 5 1 o Battaglione Bersaglieri ha segnato a Monte Lungo il riscatto dell'Esercito, dopo i tragici giorni di settembre), schierato a fianco degli angloamericani con il XXIX Battaglione del 4° Reggimento e il


XXXIII Baltaglione, rinascerĂ il ballaglione Goito del Gruppo di Comballimento Legnano, protagonista

della liberazione di Bologna. Nell'Italia settentrionale si formano un'intera Di visione di Bersaglieri, la


Italia e due Reggimenti, e redi del 3° e dell'8°. Uno dei loro Battaglioni sarà impegnato fino all'ultimo nella difesa dei confioi orientali. Innumerevoli sono gli episodi di valore che confe rmano su tutti i fronti, l'indomito spirito dei figli di La Marmora, le cu i Bandiere oggi si fregiano di l 3 Medagl ie d'Oro a l Valor Militare, l 9 d'Argento e 45 di Bronzo, in aggiunta alle 22 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia.

Una nuova rinascita Tornata fin a lm en te la pace, dal Battaglione Goito rinascerà" a Milano il glorioso "Terzo" Reggimento, poi 1'8° e il l o Reggimento, che saranno tutti inquadrati nelle ricostituite Divi ioni corazzate. Dotati in un primo tempo di mezzi sem icingolati e cingolati, residuati di guerra, diverranno dal 1960 in poi una vera e propria fanteria meccanizzata provvista di nuovi veicoli cingolati, i francesi AMX l 2 e poi degli M l l3 di modello americano. L'addestramento, anche negli anni cinqua nta, è accurato e intenso. I Bersaglieri effettuano espe-

rim enti di aviotrasporto: una compagnia del 3° Reggimento Centauro colla uda nel settembre 1952 i C-119. Intanto il cingola to M 113 è distribuito anche a tutti i battaglioni di fanteria e ad alcuni Reggimenti di Cavalleria. Intanto si cerca di trasformare il VTT M 113 in un veicolo corazzato e da combattimento, il VCC l, salvaguardando ancora una volta gli ered i di La Marmora. Con la stessa ristrutturazione i Reggimenti sono tra~formati in Battaglioni, ribaltezzati con un nome al posto del numero. Ma i VCC 1 in dotazione si dimostrano insufficienti c, in occasione della missione in Li bano (ITALCON, 19821984), il 2° Battaglione Bersaglieri Governo lo, destinato a operare fuori area, è dotato di un tipo a ncor più nuovo, il VCC. Si avvicenderanno nella missione un secondo Battaglione Bersaglieri, il Bezzecca. Peraltro, pur trattandosi di unità di formazione, i militari che le compongono si comportano con molta professionalità e il contingente ritorna in Italia con un'ottima esperienza gene rale. Il nostro Esercito è impegnato dal 1992 al 1993 in una nuova missione di mantenimento della pace: in Somalia.


Questa seconda operazione, promossa dagli americani e battezzata Restore Hope (ridare speranza) impegna le nostre Forze Armate, Bersaglieri compresi, in una operazione di imposizione di pace, che si sviluppa in un Paese dove si affron~ano ingovernabili fazioni armate. I risultati conseguiti nelle precedenti esperienze sono migliorati nelle successive missioni all'estero: in Bosnia (dal 1995), Albania (dal 1997), Macedonia e Kosovo (dal 1999), dove i reparti Bersaglieri che si sono avvicendati hanno dimostrato l'eccellente addestramento del personale volontario. Oggi i fanti piumati possono guardare al futuro con rinnovata fiducia, perché dispongono di nuovi VCC 80, che . si dimostrano all'altezza dei compiti ai quali sono destinati. Sono intanto rinati da qualche anno i Reggimenti, che conservano il nominativo assegnato nel 1975 e i numeri trad izionali l o "Ictu impetuque primus", (Primo nel colpire e nell'assalire) 2° "Nulli secundus", (A nessuno secondo) 3o "Majora viribus audere", (Osare imprese sempre maggiori) 6° " ... e vincere bisogna", go "Velox ad

impetum", (Veloce all'assalto) 11 o "Quis ultra?", (Chi oltre noi) 12° "Victoria nobis vita" (La vittoria è per noi vita) e 18° "Invitto e pronto a rinnovar le glorie". Di questi, tre fanno parte organicamente dell'8• Brigata Bersaglieri "Garibaldi." Accanto a essi, ricordiamo i Reggimenti disciolti: - 4°: "Vis, animus, impetus" (Forza, coraggio, impeto); - 5°: "Nulla via impervia" (Nessuna via è inaccessibile); - r: "Celeritate ac virtute" (Con celerità e valore); - 9°: "Invicte, acriter, celerrime" (Invincibilmente, valorosamente, celerissimamente); - l 0°: "In flammis, fiamma" (Fiamma tra le fiamme); - 13°: "In hostem acerrimus, in victoria primi$" (Senza tregua nella lotta, primo nella vittoria); - 14°: "Meum tibi nomen, usque gloria florem" (A te i1 mio nome, gloria sempre rifiorente); - 15°: " Laudem dispicio, gloriam auspicio" (Spre~zo gli onori, miro alla gloria); - 16°: "Prisca in virtute nutrior et in spe" (All'antico valor mi educo e alla speranza);


- l JC: "Nomen meum in aevum" (Non perisca mai il mio nome); - 19°: "Ex vu lnere vigor" (Da lle mie fe rite traggo nuovo vigore); - 20°: " Nitor in adversum" (Sto saldo contro il nemico); - 21°: "Extremis, non postremus" (U llimo ne l tempo ma non nel valore).

La Fanfara Nell'immaginario colle ttivo, il Bersagliere con le piume al vento è sempre di corsa, al suono della fanfara. A quest'immagine iconografica è legato l'affe tto che gli italiani portano da sempre a i fanti piumati. L'origine della fa nfara risale a subito dopo la costitu zio ne del Corpo. A dodici Bersagli eri di c iascuna compagnia è data, in dotazione, una tromba in si bemolle per i consueti segnali di comba ttimento. I trombettieri non si limitano soltanto a svolgere il loro servizio istituzionale, ma ina ugurano la consue tudine d i cade nzare, a suon di musica, il ritmo veloce delle marce. Sono appunto gli squilli delle loro trombe ad a nnunciarne, a distanza, l'arrivo a passo di carica. I Ba ttagli oni , e ntrando a far parte

de i Reggim en ti , danno a i trombettieri l'opportunità di riunirs i in un unico complesso, cos titue ndo così le fanfare reggimentali. Si è scritto che "con la Bandiera e il Colonnello", la Fanfara costituisce la "tria de" c he anima ciascuno dei ventuno reggimenti protagonisti, in pace e in gue rra, della loro storia. Con lo scioglime nto dei Reggimenti nel 1975, le rispettive fanfare vanno a far parte delle due Brigate (Goito e Garibaldi), me ntre i Battaglioni inquadrano fanfare ridotte, nella continuità delle tradizioni e delle memorie. La composizione della fanfara ha un minimo di 24 mus icanti, più il capofanfara. Si tratta di otto classi strumentali, di c ui tre (Oicornino in Mi bemolle, trombe e Oicorni soprani) che svolgono la parte de l canto, due (flicorni baritoni e te nori) il controcanto e tre (bassi in Fa, Oicorni contralti e tromboni) l'accompagnamento. Il repertorio attinge ini zialmente alla musica popolare arricchendosi, in seguito, di inni e musiche prettamente bersaglieresche, incrementate dall'esperienza e dalla professionalità dei capi fanfara, molti dei quali diplomati e ottimi mu sicis ti e compositori.


a Grande Guerra 1915-1918, sin dai primi giorni del suo inizio, si caratterizza come estenuante connitto di posizione. Le trincee oppongono la loro legge all'impeto delle fanterie. I reiterati assalti si infrangono sugli sbarramenti di ferro e di fuoco, protetti da reticolati che intrappolano gli assalitori, rendendoli facili bersagli delle armi di ogni tipo. I sentimenli che albergano nel cuore dei combattenti sono ben espressi nei versi di Giuseppe Ungaretti, allora combatlente sul Monte San Michele: "Ero solo in mezzo ad altri uo111ini soli. Di null'altro eravamo possessori, noi poveri uomini, se non della propria solitudine, ciascuno. Il Luogo era un Luogo mutato, un luogo di spavento, ma non era spaventata la nostra anima, era sola, o/resa". Eppure, in tanta ~offe­ renza, permangono sentimenti di amore e di speranza. Sgorgano quindi imperiosi, nei combattenti, richiami alla natura e desiderio di testimoniare i propri riferimenti affetlivi e sociali. Un pensiero sembra assillare quei giovani combatlenti di un tempo andato: il timore di non lasciare alcuna memoria della loro vita terrena, lo sparire senza orme. Allora l'uomo della trincea ini zia a incidere la roccia: un nome, una data, un simbolo, un fregio. Sono segni tang ibili di vite, di messaggi indelebili di uomini che sapevano di sacrificarsi. Il desiderio di tramandare la ¡loro es istenza muove la baionetta per a ltri scopi. Questa volta non per offendere, ma per fissare su lla pietra l'impronta della loro presenza, del

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loro passaggio. I resti di tr incee, d i camminamen ti, d i postazio ni, di ricoveri, le rocce coperte d i m uschio, sono oggi un p rezioso scrigno, un sacr o reliquario deJla m emoria degli uo mini de lle trincee. Dalle pietre s i ri esce a risa li re ai lon tani eventi s torici, a restitui re an tiche memori e, a na rrare even ti ormai sepolti nel tempo. È s ta to a nche asserito che se un giorno gli uomini taceranno, se l'ingratitudine soffocherà ogni ricordo, sa ra nno le pietre a parl are. Esamina ndole prend iamo atto che esse non ha nno tradito le s peranze dei co mba ttenti. Scoperte e falle emergere dalla passiçm e e dalla fede di autentici missio nari della memoria, esse rappresentan o gli ultimi senti menti dei comba ttenti che le ha nno scolpi te. Ecco i gra ffiti: pietre che ci incitano a ricordare i nos tri solda ti , a dimostrare loro eterna gratitudine e a operare fa ttiva mente per preervarli dall'obli o . I gra ffi ti del1a Grande Guerra sono segni incisi s u pietra o su cemento che, rivelando a nche nomi di soldati, identità di reparti, postazioni , osservatori , posti comando e ca mminamenti,

a iu tano a delinear e le fasi degli scontri , capta ndone quas i la loro crudezza. Le pie tre, testim oni di torme ntosi affan ni e d i spiritu ali tà, cos ti tui scono un pa trim oni o sacro e un a fonte documenta le di assoluta a ute nti c ità . Una costa nte e lunga ricerca ha reso poss ibile l'acq ui izione di così vas ta eredi tà cultura le. Da ll'azio ne meritoria d i pochi eletti, sorretta da i pi rata in tui zione e da no bile sen sibilità, è sca tu rito un rinnova to, edifi ca nte interesse pe r le vicende dell a Prima Guerra Mo ndi ale. È sorto così un vero e pr opri o escurs ionis mo s torico, che unisce a ll e bellezze paesaggis ti che, l'a ttra lliva dell a riscoperta di tanti messaggi, lasciati dai p rotagoni sti delle operazioni belliche, comprese le più sconosciute. Tra i rea li zza tori di ta nta benemerita opera spiccano Anto ni o e Furio Scrima li, padre e figli o, ins ieme ad altri a ppassio na ti soci del Club Alpino Ita lia no (CAI) di Trieste, uniti nel Gruppo Ricerche e Studi della Grande Guerra 19 14-1918. Alla loro generosità d obbia mo la concessione dell e foto documenta li che corredano queste


note . Essi si sono impegnati a cercare e a scoprire frammenti di trincee, strade militari in rovina, doline e caverne, insieme ~d altri preziosi reperti spesso occultati dalla rigogliosa vegetazione. Annotare, fotografare, classificare e valorizzare le tracce lasciate da quegli uomini, costituisce il fulcro della loro azione. Le testimonianze raccolte sono state così numerose, così significative, da indurre la Società Alpina delle Giulie, Sezione CAI di Trieste, a promuovere la costituzione di un Catasto delle Iscrizioni rilevate sui vari fronti. La mole d ell'opera è notevole e acquista rilevanza per il suo eccezionale valore storico e umano. Non si può non nutrire sentimenti di rispetto e di ammirazione verso quanti, allora giovani, hanno vissuto la tragica esperienza di una guerra. · I Bersaglieri, come gli appartenenti a tutte le Specialità e i Corpi dell'Esercito, hanno lasciato commoventi messaggi, che si offrono all'attenzione delle generazioni attuali e future per apprezzarne gli alti significati umani e spiri tu ali. Durante la guerra, pur se sono stati

addestrati al movimento e alla manovra, i Bersaglieri si adeguano subi to alle particolari esigenze, combattendo tenacemente con valore tra le nevi dei monti, sulle pietraie del Carso, nel fango della pianura veneto-friulana. I graffiti da loro scolpi ti sono stati rintracciati in tutti i settori del fronte, ma soprattutto su quello isontino. R edipuglia, Monte Sei Busi, Cave di Seltz, San Michele, San Martino del Carso, la Trincea delle Frasche, Sonetti, Cima Quattro, sono nomi che rievocano aspri combattimenti. lfl quel labirinto di trincee e camminamenti, spesso separati dall'avversario per pochi metri, i Bersaglieri compiono il loro dovere in un'esistenza fatta di attese e di speranze. È qui che, consapevoli della loro missione, imprimono sulla pietra la testimonianza dei loro sentimenti. Per un momento, soffermiamoci nel ricordo di un sito emblematico. Nei pressi del monte Sei Busi, scendendo dalla rotabile per R edipuglia lungo un sentiero appena marcato, si incontrano alcuni ruderi con mura molto spesse e una caverna: è la dolina dei Bersaglieri. Un bel fre-


gio con la data del giugno 19 16 comprova la presenza del 15° Reggimento Bersaglieri. Dalla dolina si d istaccano profondi camminamenti, che si dirigono verso dov'era la vicinissima pri ma linea. In essa operava il Coma ndo del 15° Reggimento Bersaglieri, impegnato i n azioni d i guerra sul fTo n te del Monte Sei Busi, che inglobava una postazione avanzata, con posto di medicazione e ricoveri individuali, denotando l'es istenza di un modesto ospedale da campo, per il primo soccorso ai combattenti. Il seco nd o graf{ito, rinvenu to nella dolina, è certamente uno dei più importanti scoperti nella zona di Doberdò del Lago (Gorizia). Addossata alla parete si osserva un'iscrizione che, completata da alcuni frammenti recuperati nel terreno sottostan te, riporta il nome di tre Ufficiali medici, operanti certamente in quel posto di medicazione. Quando si ha la ventura di scoprire un graffito, quando si percorrono tortuosi sentieri o si supera no ampi burro ni per visitarli, l'approccio induce sempre al silenzio, alla meditazione e l'escursione si muta in pellegri naggio. Sembra di

veder riflessi i volti, di sentire le voci di quelli che allora erano ragazzi. La visione fotografica di alcuni graffiti può rendere partecipi, almeno in parte, di quelle emozioni da essi provate. Nel delicato compito di descriverli, sorge la preoccupazione della scelta, perché tutti sono di pari valore. Da quelli appena abbozzati a quelli che rivelano una certa propensione artistica. A conclusio ne di questa forse incom pleta esposizione di una gloriosa pagina di storia patria, appare importa nte riproporre l'appello di Antonio e Furio Scrima li "Escursionista allento e sensibile, so/fermati per qualche istante ... e rifletti, ritorna con il pensiero a quei lontani momenti... Ogni sasso affiorante può raccontarti qualcosa. Ogni posto ha una voce e un'anima. Quando scenderai a valle ritorneranno alla tua mente le ore trascorse quassù con loro. Sappi che per tutto il tempo che sarai stato quassù, sui luoghi della storia, li avrai riportati per pochi al tilni in vita, là dove a molti essa è stata tolta e allora, se sarai riuscito a percepire sensazioni ed emozioni, ne discenderai diverso e più certo, ancora migliore".

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primi nuclei associativi di Bersaglieri in congedo sorgono con finalità di "mutuo soccorso", basati tutti su un solido vincolo di fratellanza tra commilitoni. Il primo embrione associativo, però, si costitu isce a Torino, il 18 giugno 1886, durante la solenne celebrazione del cinquantesimo anniversario della fondazione del Corpo, avvenuta nella stessa città il 18 giugno t 836 per opera del Generale Alessandro La Marmora. Torino, la città che ha vissuto l'emozione di_ veder sfilat·c le prime due compagnie di fanti piumati, a conclusione dell'epopea dsorgimentale e dopo l'unificazione del Regno d'llalia con Roma Capitale, assiste a ll'unione dei Bersaglieri in congedo nel Comizio Veterani ex Bersaglieri. Questo sodal izio riunisce, sopratlutto, i combattenti delle Guen·e d1ndipendenza; ma l'anno successivo, il 19 maggio t 887, sempre a Torino, si costitu isce un'altra Associazione, la Società di Mutuo Soccorso ex Bersaglieri, con l'intento di assistere i commilitoni in diff"coltà. Ben presto, la sp inta ideale e patriottica che anima il movimento associativo impone di su perare ogni divisione. Infatti, il primo gennaio 1899, è decisa la costituzione della Associazione Generale ex Bersaglieri con Mutuo Soccorso e Cassa di Previdenza. Nuove modifiche apportano - nel 1906 c nel 1911 -mutamenti di denominazione. Il primo gennaio 1911' è approvato lo Statuto c il Regolamento dell'Associazione di Mutuo Soccorso tra Bersaglieri in Torino. Il nuovo Statuto prevede l'unione di tutti coloro c he appartenevano o appar·tcngono al Corpo dei Bersagli eri del Regio

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Esercito,·senza distinzione di grado. Stabilisce che i soci e le loro famiglie abbiano dirillo alla cura medica gratuita e a un sussid io nei cas i contemplati. Esclude ogni scopo a carallere politico e stabilisce che il Trofeo Sociale, simbolo di solidarietà e di fratellanza tra i Soci, fregiato del drappo tricolore, porti su appositi scudi l'effigie di Alessandro La Marmora, fondatore del Corpo e lo stemma della città di Torino. In seguito, in Lulle le principali città, sorgono sodalizi tendenti a unire i Bersaglieri in congedo per mantenere vive le tradizioni del Corpo e la memoria degli eventi che aveva caratterizzato l'Unità d'Italia. A Roma, a Milano, a a poli e a Bologna s i costituiscono gruppi che, pur nella comunanza delle finalità del mutuo soccorso, dell'amor di Patria e della tradizione bersaglieresca, si differenziano per alcu ne iniziative esclusive. A Roma, per esempio, l'Associazione interviene all a commemorazione del 20 seLLembre 1870, anniversario della breccia di Porta Pia. A Milano è istituita la Fanfara, i cui componenti hanno dirillo, come conforto e minimo compenso per la fatica, a un quarto di vi no per ogni convocazione. In quest'ambito merita

di essere menzionato, per il particolare valore storico, la fondazione a Zara, il 13 luglio 1871, della "Società del Bersagliere", avente finalità irredentis tiche. I soci indossano la divisa di Bersagliere e il cappello piumato, (detto "Vajra", dal nome del soldato che indosso la prima uniforme da bersagliere) sia pure con l'obbligo, imposto dalle Autorità di Polizia, di Lenerlo incl inato sulla si nistra a nziché sulla destra. In un'accorata lellera inviata al Presidente dell'Associazione Naziona le Bersaglieri, Giuseppe Cavalieri, l'ex Sindaco della ciLLà di Zara, Guido Galbi ani , afferma che in pieno dominio austriaco, quella divisa rappresentava un'affermazione e una sfida, la scintilla per manifestazioni di italianità, materializzazione di una speranza che tutto un popolo alimentava. Ogn i città e ogni borgo della Dalmazia ha i suoi Bersaglieri fieri e disciplinatissimi. Nel1915 il Corpo viene sciolto e i suoi membri perseguitati. Ma il 28 ottobre 191 8, ben sei giorni prima dell'armistizio e mentre tutte le autorità civili e militari a ustriache erano ancora saldamente insediate, Zara insorge ed ecco ricom parire alcuni nostri superstiti Bersaglieri, con le loro divise, miracolosamente e pericolosa-


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mente sottratte alle perquisizioni, e formare il nucleo di quella Guardia Civica che doveva assumere i poteri, nell'attesa delle b~nedette navi liberatrici. Con la fine della Prima Guerra Mondiale, a ltre Associazioni di Bersaglieri si diffondono in tutta l'Italia. Finalmente, il 4 novembre 1921, in occasione della traslazione all'Altare della Pa tria del feretro del Milite Ignoto, è decisa la costituzione della ·Federazione Nazionale Bersaglieri. A ricoprire la carica di Presidente Onorario è acclamato Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta. Vice Presidente è nominato il Generale Gaetano Giardino, mentre la Presidenza operativa è affidata al Generale Emilio Guglielmotti. In quel periodo, l'esistenza del Corpo dei Bersaglieri è minacciata da un progetto governativo di soppressione. Il pericolo Viene tuttavia evitato, per l'azione vigile e appassionata dei dirigenti della neonata Federazione. Lo scampato pericolo rafforza, comunque, il proposito di giungere all'unità associativa. Nel giugno 1922, in occasione della traslazione della salma di Enrico Toti, si tiene a Roma il l o Congresso

Nazionale della Federazione. In tale sede, è adottata la decisione di creare un organo di stampa specifico, al fine di diffondere le notizie associative e propagandare gli ideali bersagliereschi. Il 23 gennaio 1923 è pubblicato il primo numero del "Velite d'Italia", organo della Federazione Nazionale Bersaglieri. La necessità di giungere all'unificazione nazionale di tutti i sodalizi della Specialità, viene presentati al 2° Congresso tenutosi a Trieste nel giugno 1923. Nel giugno 1924, il 3° Congresso Nazionale, svoltosi a Bologna in onore dei Bersaglieri ciclisti, vede lo sciogli- . mento della Federazione e la nascita dell'Associazione Nazionale Bersaglieri, alla cui Presidenza è confermato il Generale Emilio Guglielmotti. Nel 1926 è indetto un solenne raduno a Mantova e a Goito, per celebrare l'unificazione associaliva. Sul ponte dove il giorno 8 aprile 1848 irruppe la prima compagnia piumata, aprendo una tradizione di eroismo e di gloria, è inaugurato il monumento al Bersàgliere. Nel 1927, a Bolzano, durante lo svolgimento del r Congresso, i Bersaglieri schierati al Brennero, di fronte al cippo di confine,


giurano "di difendere e mantenere inviolata la frontiera eroicamen te conquistata". Ormai l'Associazione è una fiorente realtà; con 177 Sezioni è presente in tutta Italia. Questo, comunque, è l'anno nel quale l'Associazione, riconosciuta da l Governo, su bisce imposizioni di carattere politico mai riconosciute legittime. Alla scelta elettiva delle cariche dirigenziali subentra la nomina da parte del Presidente Generale. I raduni sono chiamati adunate e i congressi, rapporti. Continui ritocchi statutari portano, nel 1938, alla trasformazione del sodali zio in Reggimento Bersaglieri d'Italia. Con l'esito disastroso della guerra, ogni attività del Reggimento cessa. Per fortuna il Museo Storico non suJ?isce gravi danni e molti documenti vengono salvati. Nel 1945, il Generale Emilio Boaro, nominato Commissario Straordinario del Museo Storico, si dedica, con lodevole impegno al riordinamento dello stesso e getta le basi per la ricostituzione dell'Associazione, riannodandosi ai mai sopiti sentimenti di amor di Patria e di passione cremisi. Costituisce un apposito Comitato e dirama una circolare nella quale delinea la fisionomia

dis tintiva della nuova Associazione: cara ttere apoli ti co, finali tà pa trio ttic he, assistenziali, cu lturali, ricreative, libera associazione di liberi cittadini a l di sopra di ogni ideologia politica e di partito, per tenere viva la fiamma bersagli eresca e c ustodire e tramandare il cu ito delle gloriose tradizioni del Corpo. I.:appello del Generale Boaro trova vasto accoglimento e, il giorno 8 maggio 1949, in un congresso preparatorio a Roma, vengono nominati i Diri genti Nazionali. Alla Pres ide nza Nazionale è chia ma to il Generale Alfredo Baccari. Il nuovo Consiglio, con un'azione determinata, prowcde a red igere il nuovo Statuto che è approvato con Decreto Preside nz iale del 9 a prile 1953. Lo stesso decreto riconosce la pe rsonalità giuridica delJ'Associazione Nazionale Bersaglieri. TI Consiglio Nazionale, convocato il 6 dicembre 1953, conferma nella carica di Presidente Nazionale il Genera le Baccari e nomina Vice Presidente il Generale Arturo Scattini. Alla morte del Ge nerale Baccari è convocato il l o Congresso della nuova Associazione, c he si svolge a Roma il 12 dicembre 1954. Per acclamazione, il Generale


Arturo Scattini è eletto P reside nte Nazionale. È l'inizio di una stagione feconda: l'Associazione si svil uppa notevolmente. Nel novembre 1959 si contano più di 700 sezioni. A Torino, nel 1961, per la celebrazione del cen ten a rio de ll'Un ità d'Italia, affluiscono 30.000 Bersaglieri, 72 Fa nfa re e i Labari d i 620 sezioni. Allualmcnte le sezioni sono 733, di cu i 20 a ll'estero, con oltre 40 000 iscrilli. La strullura organizzativa sul territorio naziona le si articola in tre Pres idenze lnterregionali (Nord, Centro e Sud), 18 Presidenze Regionali, 89 Presidenze Provincia li c 713 Sezioni. Il Medagliere Nazio nale s i fregia di 368 Ordini Militari di Savoia c d i 182 Medaglie d'Oro al Valor Militare. TI Generale Arturo Scattini regge la Presidenza fino a l 1964, quando il 4° Congre so Nazionale designa, come Presidente, il Generale Ugo Bizzarri c come Dircllore di "Fiamma Cremisi" Enzo Drago. Alla Presidenza si susseguono nomi prestigiosi come Giuseppe Cavalieri e Luigi Bonifazi nnché, per le dimissioni di quest'ultimo, nel gennaio 1977, il

Generale Corrado Corsi assume in un primo tempo la reggenza e, successivamente, la Presidenza, alla quale è eletto a conclusione dell'8° Congresso, tenutos i a Roma il 27 e 28 maggio 1978. In questo periodo, dal l o Raduno dei Corazzati svoltosi a Milano il 18 e 19 settembre 1977, deriva grande prestiIl Medagliere nazionale.

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gio all'Associazione, dovuto all'impronta unitaria conferi tagli da ben 11 diverse Associazioni d'Arma e, soprattutto, gra-zie all'impegno organizzativo del Generale Corsi. È importante menzionare la rievocazione storica dello sbarco dei Bersaglieri a Trieste, avvenuto il 3 novembre 1918. Intanto un nuovo Statuto è proposto in occasione del Congresso Straordinario, svoltosi a Roma nel marzo 1980 e approvato, con Decreto Presidenziale numero 340 del 21 marzo 1983. Il relativo Regolamento, invece, è sanzionato dal Ministro della Difesa il 2 agosto 1984. I.:assetto organizzativo, anche se tende cos~antemente ad aggiornarsi e ad adeguarsi aì tempi, esprime leprerogative caratteriali proprie del Bersagliere: rapidità nel programmare e nell'eseguire, duttilità, gioiosità e fantas ia. I.:Associazione, attualmente guidata dal dottor Marcello Amicucci, continua a perseguire le stesse finalità che hanno animato il Corpo fin dalla fondazione, sintetizzate nei seguenti fondamentali concetti: - mantenere e propagandare l'amore per la Patria;

- custodire le tradizioni del Corpo ed esaltarne lo spirito come sti le di vita; - rafforzare i vincoli di solidarietà e di cameratismo tra i Bersaglieri in congedo e quelli alle armi; - promuovere l'elevazione spirituale e culturale abbinandola all'educazione fisico -sportiva dei Soci-; - diffondere la cultura della solidarietà, dell'assistenza e del volontarialo. Queste finalità sono perseguit.e mediante raduni, partecipazione a manifestazioni patriottiche, a gare sportive e ad attività di volontariato. La Presidenza Nazionale ha sede in Via Anicia n° 23/A, 00153 Roma. Può essere contattata al telefono numero 06/58.03 .611 , al fax 06/58.81.040, oppure collegandosi al sito internet www.bersaglieri.net.

La Stampa dei Bersaglieri In ogni associazione è sorta quasi spontanea la necessità di pubblicare un periodico, anche se in piccolo formato, finalizzato a informare i soci sugli eventi di maggior rilievo della vita associativa e a tramandare alle future generazioni la storia, le tradì-


della Sezione di Torino Nazionale Bersaglieri

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zioni e i falli riguardanti l'Arma o il Corpo di appartenenza, esigenza c he si è verificata puntualmente anche per l'Associazione Nazionale Bersaglieri. Il primo periodico "cremisi" nasce per iniziativa della sezione bersaglieri di Milano, allora "Società di Mutuo Soccorso fra Bersaglieri" c he vede la stampa nel giugno 1921. Si tratta di un "bollellino" il cui abbonamento è di li re 5 annue, dal nome "Il Bersagliere". Prim o direllore è Luigi Majocchi. Quando nel 1923 la sezione dei fanti piumati si allribu isce il nome in memoria di Luciano Manara, l'eroe delle Cinque Giornate caduto nel 1849 a Villa Spada per difendere la Repubblica Romana, il bollettino mensi le cresce in numero di pagine e assume il titolo di "La Luciano Manara", nome che inspiegabilmente perde, dal 1924 al 1927, tornando a "Il Bersagliere", per poi riacquisire defin ì-

Tra i tantissimi periodici editi vengono elencati quelli che nel tempo hanno rappresentato la colonna portante della stampa bersaglieresca:

1924 - "Il Bersagliere", Bollettino Ufficiale, con sede in Roma, via del Tritone 201; 1926 - Bollettino della Sezione di Torino, con sede in Torino, via Romani 27;

tivamente nel 1928 quello di "Luciano Manara". In quegli a nni il periodico milanese divulga cronache "cremis i", commemorazioni, annunci di veglioni e competizioni sportive. Vi collaborano Ugo Bianch i, c he poi ne diverrà il direttore, e Pri amo Fava, il quale sarà più tardi lelto con lo pseudonimo di "Favo maligno" per le sue s ferzanti ironie collocaLe in un'apposita rubrica. Segue un breve e poco felice periodo in cu i il giornale deve, per ordini superiori , denominarsi "Bollettino Circolare" fino alla cessazione delle pubblicazioni, nei primi mesi del 1943. La divulgazione del periodico, diveJ1uto bimestrale, riprende, dopo la guerra, con il nome "Luciano Manara", contempora neamen te alla ricostituzione della se~ione milanese. Indimenticabile direttore di quegli anni è Giuseppe Gani, che fra le colon-

1929 - "Il Bersagliere-Velite d'Italia", organo ufficiale dell'Associazione Nazionale Bersaglieri, con sede nel Palazzo Littorio in Roma; 1945- "Il Bersagliere", Notiziario dell'Associazione Bersaglieri " Alessandro La Marmora", con sede in Torino, piazza della Repubblica 6; 1950 - "Fiik-flok", Notiziario delle Sezioni Bersaglieri del Triveneto, con sede in Verona, vicolo Rosa 4;


ne pu nzecchia fa lli e soci co n lo pseudo nimo di "Chi cc hiric hì ". Il testimone passa quindi a l fratello Enzo Lauro, che rinnova forma to e veste grafica del period ico, lo an·icchisce di contenuti e lo dirige fin o a l 1997. Pochi mesi prima di "porta re il suo piumetto in cielo", quasi mosso da u n pre entimento, Enzo Lauro passa "la penna" all'attuale direttore Daniele Carezzi. Il "Lucia no Ma na ra", la cui redazione è u bicata ne ll a sede socia le d i Mila no, in via Bu r igozzo 4, vuole essere u n period ico sc hietto e vivace, sforza ndos i di esse1·e il gius to eq uiliblio tra passa to e p resente e p ropo nendosi l'ob ie ltivo di onorare le tradizio ni e di eu rare l'a ttua lità bersaglieresca. Le sue pagine ripo rta no eve nti s torici, a ttua lità, cronaca, fatti de lla sezione e recensioni lè ttcrarie lega te al mondo dei p ium a ti ed a i gra ndi valori d i c hi a ma l'Italia . Gli articoli sono

tenden zia lme nte brevi ma effi cac i c s i propongono di non a nno ia re il le ttore. La tiratu ra è d i 1200 co pie. Ma l'Orga no Ufficia le di sta mpa e periodico dell 'Associazio ne Nazio nale Be rsaglieri è "Fiamma Cremi s i", fo nd a to nel 195 1, come Bolle ttino Bimestra le del Museo S torico e de ll'Assoc iazio ne, ne lla ·prima sede di Porta Pia, presso il Museo Storico. La direzio ne, redazione e a mm inis trazione ha nno sede a ttualme nte in via Anicia 23/a, in Rom a . I.:a ttuale dire ttore respo nsabile è Giacom o Ma uri zio Vaccarezza. A part ire dal primo dopoguerra, numerose sono le pubbl icazion i c he, con il nome di Notizia ri , Bollettini , Gazzettini c con testate inneggia n ti a lla s imbo logia orm a i classica dei "fa nti piumati", fiorisco no per ini ziativa delle s ingole sezio ni dissem in ate su tutto il te1-ri to rio nazionale.

1958 - " La trombetta del Bersagliere" , edito dalla Sezione di Firenze, con sede in Firenze, via J. Diacceto 3/B; 1960 - " Gazzettino Cremisi", Notiziario della Presidenza Regionale Lazio; 1973 - "Fanfara Cremisi", Periodico trimestrale, organo ufficiale associativo • Regione Friuli Venezia Giulia, con sede in Pordenone, via Fontane 15. Fondato da Salvatore Cadin, direttore dal1973 al1976. Dal1977 al1982, direttore Paolo Degano.

Dal1983 al1994, anno di cessazione del periodico, direttore, ancora una volta, Salvatore Cadin; " Fiamme Cremisi" , Primo Notiziario Informativo in lingua italiana di Ottawa (Canada); Nel1995 Manlio Garofalo ha fondato nel Friuli Venezia Giulia il periodico trimestrale " l Bersaglieri"- dal1936 sempre di corsa" , vice direttore Pio Langella, con sede in Cervignano del Friuli (Udine), piazza Unità d'Italia 12.


Perché a Roma e a Porta Pia I "Fanti piumati" fanno la loro prima appali zione, a Roma, nel 1849. Al termine della Prima Guerra d'Indipendenza (1848), il Battaglione dci Bersaglieri lombardi , al comando di Luciano Manara, eroe delle 5 giornate di Milano, accorre alla difesa della Repubblica Romana. I Bersaglieri, sbarcati ad Anzio, il 27 aprile 1849, da due piroscafi, il "Giulio II" c il " uovo Colombo", en tra mbi affi tta ti dal Generale Alessandro La Marmora, entrano a Roma da Porta San Giovanni il 29 aprile. Sono subito accolti con entusiasmo dalla popolazione c, per tutta la durata della campagna, si acquartierano nel convento di Santa Francescà Romana, ai Fori Imperiali. . In città e ra no già presenli, agli ordini del Colonnello Pietro Pietramellara, i Bersaglieri del Reno, chiamati poi "roma ni". Tuttavia il Battaglione "Manara", poi elevato a Reggimento, conserva tulle le caratteristiche di reparto militaJ"e effi c ie nte~ di ciplinato. I Bersaglieri si distinguono per valore e sacrificio per tutta la durata della breve e sfortunata difesa di Roma: negli scontri a Villa Pamphili, al Casino dei Quatlro Venti, a l Vascello, a Porta San Pancrazio e nelle battaglie contro l'esercito borbonico a Palestrina e a Velletri. Tra i numerosi caduti si ricordano lo stesso Comandante, Colonnello Luciano Ma nara, Enrico Da ndolo cd Emilio Moros ini. Un buon numero di Bersaglieri fa parte di quella Legione che dopo la caduta della Repubblica romana il 2 luglio 1849, esce da Porta San Giovanni al seguito de l Ge nerale Giuseppe


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Garibaldi, per ini ziare la ritirata verso Venezia che ancora resisteva all'assalto delle truppe austro-ungariche. Ventuno anni dopo, il 20 settembre 1870, i Bersaglieri inquadrati nel giovane Esercito Italiano sono davanti alle mura di Roma e irrompono nella città eterna attraverso la breccia di Porta Pia e la Villa Bonaparte. Cade eroicamente il Maggiore Giacomo Pagliari, Medaglia d'Oro al Valor Militare, Comandante del 34° Battaglione e il Capitano Ripa che

aveva sostitui to il Maggiore Serra ferilo, al comando del 12° Battaglione. Complessivamente, cadono 47 soldati dell'Esercito Italiano, tra i quali molti Bersaglieri. Roma è finalmente capitale d'Ilalia. I Bersaglieri trovano una prima sistemazione nel Palazzo Serristori in Borgo e, quella definitiva, in Trastevere, a San Francesco a Ripa, dove rimarranno fino al 1943, assurgendo a simbolo stesso del più popolare quartiere romano. Porta Pia, però, rimane naturalmente e a pieno titolo legata all'immagine e alla storia dei Bersaglieri. Il viaggiatore che, verso la fine del sedicesimo secolo, si fosse avventurato lungo via Nomentana, proveniente dall'antica Nomentum, l'odierna Mentana, sarebbe entrato in Roma attraverso l'antica porta Nomentana, percorrendo la via Pia (attuale via XX Settembre). . Michelangelo Buonarroti, nel1561, su commissione del Papa Pio IV, realizza la Porta che prende il nome di Pia, collocandola a ridosso delle antiche Mura Aureliane (III secolo d.C.). I.:opera rimane incompiuta per la morte di Michelangelo (14/2/1564) e, dopo circa tre secoli, è restaurata e completata dall'architetto Virginjo


Vespignani, su incarico di Papa Pio IX. I numerosi colpi d'artiglieria caduti il 20 settembre 1870 sulla Porta Pia lasciano segni visibili sull'affresco, raffigurante la Vergine con il Bambinello benedicente, sostituito, nel 1936, con un mosaico, e danneggiano anche le statue, collocate nelle nicchie laterali, di Sant'Alessandro (decapitato) e di Santa Agnese (privata di un braccio), entrambe opere dello scultore Enrico Amadori, eseguite nel 1864, che prowede personalmente al restauro. Nel 1888 i due tratti delle mura, posti lateralmente alla Porta Pia, sono abbattuti dal Comune per motivi di viabilità e per consentire il transito del tram sulla via XX Settembre. Le vicende che portano all'istituzione del Museo Storico dei Bersaglieri risalgono al 1887, quando il Generale E doardo Testafochi, Ispettore dei · Bersaglieri, inizia una raccolta di cimeli e di documenti relativi al Corpo, proseguita poi dal Generale Bruto Bruti. Nel 1895, il Generale Bruti ottiene, dal Ministero della Guerra, l'autorizzazione a trasferire gli ormai numerosi cimeli e documenti presso la sede del 3° Reggimento Bersaglieri, a Roma. Dal 1902 al 1907, il Col01:mello Giovan ni

Butturini, Comandante del Reggimento, si dedica con passione al riordino di tutto il materiale, affidandone la gestione a un'idonea istituzione. Nasce così il Museo Storico dei Bersaglieri, che è inaugurato il 18 giugno del 1904 nella sede della Caserma La Marmora in Trastevere, alla presenza di Re Vittorio Emanuele III e dei Comandanti dei dodici Reggimenti Bersaglieri. Al museo sono affidate in custodia tutte le decorazioni colJettive conferite ai Reparti che, in quel periodo, erano ancora privi di Bandiera. Negli anni successivi il Museo. si arricchisce di altri cimeli donati dai reduci e loro famìlia1i, confluiti nella · Società di Mutuo Soccorso tra Bersaglieri (antesignana delJ'Associazione Nazionale Bersaglieri costituita nel 1925). Ma per il grande afflusso dei reperti pervenuti dopo la GuetTa italo-turca (1912) e, soprattutto, della Grande Guen·a (1915-1918), la sede di Trastevere non è più nelle condizioni di poter accogliere e mostrare il ·materiale raccolto e di garantire le esigenze dei numerosi visitatori. Scaturisce, pertanto, la necessità di trovare un'altra sede rispondente alle esigenze del museo, eretto con


decreto del 1921 a Ente Morale. Per insufficienza di fondi, è abbandonato il progetto di costrui re un edificio a ll'uopo qestinato sempre nella zona di Trasteve1·e, in un'area concessa dal Comune. Il Commissario Straordinario, Generale Angelo Martinengo di Villagana, propone di trasferirne la sede nei locali attigu i a Porta Pia, storicamente legata alle glorie e tradizioni del Corpo, proposta sostenuta a nche dal progetto di erigere, sul piazzale antistante, un monumento al Bersagliere. Il 18 settembre 1932, tra suoni di fanfare e l'ondeggiare di oltre cinquantamila "cappelli piumati", sono in~ugurati il monumento al Bersagliere, opera dello scultore Publjo .Morbiducci, e la nuova e definitiva sede ·del Museo Storico.

Presidenti e Direttori del Museo Storico dei Bersaglieri Il museo è stato retto dapprima da Presidenti e, dal 1987, da Direttori. Essi si sono alternati nel tempo dedicandosi, con impegno ed entusiasmo, a lla cura e aJla tutela ili preziose testimonianze da tramandare. e forniamo l'elenco completo:

- ColonnelJo Giovanili Butturini (19031909); - Generale Ernesto Bertina lli (19091924); - Generale Eugenio De Rossi (1924); - Genera le Gae tano Zoppi ( 1924- 1929); - Commissario Straordinario Generale Giuseppe Cassiills (192.9- t 930); - Commissario Straorilinario Generale Angelo Martinengo dj ViJJagana ( 19301939); - Generale Renato Piola Caselli (19391945); -Generale Emico Boaro (1945-1950); -Generale Furio Ponticelli (1950-1967); - Generale Giovan Battista Calogero (1967-1977); - Generale Camillo Cacciò (1977-1984); - Generale Roberto Roberti ( 1984-1987); -Tenente Colonnello Giovanni Giordano (1987- 1995); - Direttore in sede vacante, Maresciallo Capo Luigi Stazzi (16/4/ 199524/9/1995); - Tenente Colonnello Romano Alessandriru (dal 1995).

Visitiamo il Museo Il motto "Alere Flammam" (tener desta la fiamma), che sintetizza il motivo isti-


tuzionalc profondamente radicato nello spirito bersaglieresco ormai da 167 ann i, è stato adottato anche dal Museo dei Bersaglieri. Nel cortile interno sono allineati i monumenti a Enrico Toti, ad Alessandro La Marmora, fondatore del Corpo, al Maggiore Giacomo Pagliari, caduto sulla breccia di Porta Pia e, sul lato opposto, i busti di Luciano Manara c Goffredo Mameli, caduti nel 1849 in difesa della Repubblica Romana Dal lato nord del cortile si accede ai locali interni del museo, dove sono esposti cronologicamente i cimeli che rappresentano le vicende storiche dei Bersaglieri. Oltre a varie migliaia di reperti quali spiccano due artistiche vetrate di eu toditi in vetrine, il museo possiede Publio Morbiducci. E se raffigurano numerosi dipinti a olio, disegni, acque- un Bersagliere e un Granatiere nelle loro antiche uniformi. All'interno sono relli, tcmpere, bozzetti, nonchÊ una notevole raccolta di fotografie. eu todite, o ltre al ritratto d'epoca del Figurano fra gli oggetti esposti molti Generale Alessandro La Marmora, la documenti originali di particolare inte- sciabola da lui impugnata il giorno del resse e valore storico. Tutto il materiale battesimo del fuoco al ponte di Goito è suddiviso nelle sa le per epoca c per (8 aprile 1848), e i facsimili delle 25 awcnimcnti. Altro notevole materiale Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare iconografico e documentario è raccolto d'Italia e delle 80 Medaglie al Valor nell'archivio storico e nella biblioteca. Militare col lettivo ottenute dai Reparti Ber aglieri dal 1848 a oggi. Da visitare, inoltre, il Sacrario nelle


ell'ampia sala antistante il Sacrario sono custoditi, in quattro vetrine, i Labari appartenu ti a i Reggimenti Bersaglied dal 1920 al 1938, le targhe con i motti dci Reggi menti esistenti rino a l 1943. Inoltre sono esposti tre quadri contenenti copia della "proposizione" originale scritta da Alessandro La Marmora per ottoporre all'approvazione del Re Cado Alberto la co tituzione del Corpo dei Bersaglieri. ello stesso locale sono raccolti i più importanti ci me li personali del Generale La marmora. Impreziosiscono la raccolta a ltri ricordi di notevole valore storico. Sono anche esposti la prima uniforme che indossò come Bersagliere il Sergente Giuseppe Vajra c he fu presentata dal fondatore Alessandro La Marmora al Re Carlo Alberto. Suscitano emozione i ricordi di Goffredo Mameli, Luciano Manara, Enrico Dandolo, Emilio Morosini, quelli delle Campagne per l'Unità d'Italia, di Crimea, Africa, Cina, Libia e della 1 e 2 Guerra Mondiale. Di notevole interesse sono gli oggetti a ppartenuti a Enrico Toti (stampella, bicicletta, diario), la mitragliatrice c he seminò la morte fra i Bersaglie ri nella località 3

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c hiamata Paradiso si no a pochi minuti prima dell'armistizio del 2 novembre 19 18, i Medaglieri degli ero i, le urne conte nenti la sabbia di El Alamcin e la terra del Don. È un sussegu irsi di cime li che evocano eve nti memorabili di ogni epoca, di ogni fronte di guerra ono rato da l valore dei ngli sp irituali di La Marmora. Il Museo Storico dei Bersagli eri nel custodire tanti ricordi di c hi ha avuto la fortuna di appartenere al Corpo, induce a tramandare gelosa me nte le gloriose tradizioni. Ques to è uno stimolo pe r tene re vivi, in tutti gli italiani, sentimenti di amor di Patria e di dedizione al dovere che, s in dai lontani giorni de l nostro Risorgime nto, hanno infiam ma to gli a nimi dei più puri. Mediante il museo si vuole infine re ndere pubblica riconoscenza agli oltre centomila bersaglieri c he, dal ponte di Goito nel 1848 alle coll ine dell'Appe nnino nel 1945, co n le antiche tuniche nere e la carabina c con le nuove uniformi e il più moderno armamento, ma sempre con il loro piume tto, si sono coperti di gloria in tutte le terre dove sono stati chiamati a difendere l'onore d'Italia.


cittadini di Cremona hanno partecipato con entusiasmo alle manifestazioni del 51 o Raduno Nazionale dei Bersaglieri in congedo. Già dal primo giorno, il Tricolore esposto alle finestre delle abitazioni, in ogni angolo della città, ha testimoniato la cordiale e partecipativa adesione alla celebrazione annuale dei fasti bersagliereschi. In ogni vetrina era esposto un cimelio, un "piumetto" oltre a nastri, coccarde e bandiere. Tanta è stata la simpatia esternata verso i radunisti, i quali hanno ammirato le molteplici opere che ornano ogni angolo della storica, fiera e laboriosa ci_ttà. Molte scolaresche hanno visitato la mostra dei cimeli della Specialità, ·che il Museo Nazionale di Porta Pia ha allestito nella prestigiosa sede del trecentesco · Palazzo del Comune.

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Al lato Da sinistra: il Presidente dell'ANP. Dottor Marcello Amicucci, il Dottor Paolo Badini, Sindaco di Cremano, il Professar Giancarlo Corado.

Sopra Da sinistra: il Consigliere Nazionale dell'ANP. Signor Gabriele Berlincioni, il Vicesindoco di Cremona, Ì'lngegner Luciano Caon, l'Assessore alla Provincia, Signor Francesco Spotti, l'Assessore al Comune di Ctemono, Signor Luigi Ba/doni.


Il Medagliet·e colmo di onorificenze, ha fat to la sua comparsa a lla stazione di Cremona a bordo di uno speciale convoglio ferroviario. Il glorioso Dra ppo, scortato dalle Forze dell'Ordine, dopo la resa degli onori da parte di una compagnia di Bersaglieri, preceduta da una fanfara reggimentale, è stato accompagnato fino alla sede del Comune da due ali di folla plaudente. Nel Palazzo di ci ttà ha avuto quindi luogo un solenne a tto di omaggio, con il quale il Presidente dell'Associazione, Dottor Marcello Amicucci, ha ceduto temporaneamente in consegna il Medagliere al Sindaco di Cremona, il Dottor Paolo Bodini. Nella Piazza del Comune, nota perché nel passato venivano prese le principali decisioni, ha avuto lu.ògo '1'alza bandiera", tituale e solenne fnizio di ogni manifestazione. Il Tricolore, il Vessillo europeo e la Croce Rossa in Campo Bianco, emblema di Cremona -che dal Medio Evo appare su] Gonfalone dell'antico Comune ghibellino- sono stati issati in un'atmosfera densa di suggestione, sugli alti pennoni. La fan fara ha suonato l'Inno di Mameli. Nello stadio cittadino si sono susseguiti il concerto di fanfare, il saggio ginnico dei Bersaglieri in armi

e la consegna di attestati ai gruppi di ciclisti e alle staffette a piedi, giunte da lontano. L'Amministrazione Comunale ha offerto una merenda rustica all'aperto alla fa nfara, che poi si è esibita in un concerto di mus iche bersaglieresche nella splendida cornice del teatro comunale "Po nchi elli". Al concerto della fanfara, svoltosi sotto il patrocinio dell'Amministrazione Comuna le e della Presidenza dell'Associazione azionale Bersaglieri, hanno assis tito esponenti dell'Associazione e dell'Amministrazione cittadina, oltre a centinaia di partecipanti. Palchi, pla tea, loggione, secondo la tipica tripartizio ne delle antiche strutture tea trali, erano completamente a ffollati da un pubblico attento, competente ed entusias ta. I concorsi, banditi per i giovani delle scuole dal Comitato Organizzatore della mani fes tazione, hanno visto una notevole affluenza. Eccellenti gli elaborati prodotti, perciò non è s tato facile individuare i migliori da premiare. Il tema era incentrato sulla figura e sull'apporto dato dai Bersaglieri alla storia e alla società . Il concorso fotografico, indetto sullo


stesso tema, ha riscosso notevole successo, anche in cons iderazione dell 'a ffluenza dei partecipanti. Intanto, Cremona subiva la pacifica invasione dei radunisti : pullman, treni, e autovetture private hanno raddoppiato in breve la popolazione cittadina. I radunisti s'incontravano ovunque, fieri c con i loro copricap i ondeggianti, dal passo ancora rapido e con la voglia di manifestare il loro a ttaccamento. La quas i totalità dei convenuti, provenienli da località lontane, ha trovato alloggio in paesi e cittadine del circondario, festosamente accolti dagli amminis tratori e dalla popolazione locale. In città era

un'apoteos i di piume, di concerti di ottoni, di fervidi viavai, di incontri e saluti festosi fino a notte alta, quando le ultime note e le ultime voci si attenuavano per poi spegnersi. Alle prime luci dell'alba, la città già sussultava per il sonoro squillo dell e fanfare che chi amavano a raccolta. Ogni quartiere, ogni via erano percorsi e inondati da allegri moti vi. Giunta finalmente la domenica della sfilata, famigliad e amici ·dei Bersaglieri hanno preso posto dietro le transenne collocate lungo il percorso, man mano che scendeva no dai numerosi pullman parcheggiati fino alla periferia dell'abitalo. I radun isti , intanto, raggiungevano il settore loro assegnato, percorrendo i viali designati per ''l'ammassamento". Il sindaco,.di Cremo na ha portato il saluto della cittadinanza, mentre il


Presidente Nazionale dell'Associazione ha rivolto alle Autorità ospitanti, ai radunisti e alle personalità presenti parole sertitc c sicuramente non di occasione. Il Sottosegretario alla Difesa, Senatore Francesco Bosi, nel suo indirizzo di saluto, ha trattato, tra l'altro, temi di attualità. Il Tenente Generale Alberto Ficucie ll o, già Comandante delle Forze Operative Terrestri, ha rappresentato il Capo di Stato Maggiore dell'Esercì t o. Erano presenti, tra gli altri, anche il Tenente Generale Fabio Mini, Comandante della Forza Multinazionale in Kosovo, decano del Corpo dei Bersaglieri e l'Onorevole Mirko Tremagl.ia, Ministro per gli Italiani nel Mondo. La lunga teoria dei Labari, Bandiere,

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fanfare e fanti piumati, provenienti dalle Sezioni di tutta Italia, si è snodata lungo i via li , salutata calorosamente dalla cittadinanza. In testa, la rappresentanza dei Bersaglieri in armi, un Reggimento di formazione con la Bandiera del 3° Reggimento Bersaglieri e la fanfara çlel r Reggimento Bersaglieri. Si sono succeduti, infine, i Gonfaloni della Regione Lombardia, delJa Provincia e del Comune di Cremona e delle cittadine limitrofe mentre, inquadrata in scaglioni regionali, è seguita la "marea cremisi" dei Bersaglieri in congedo d1talia. Che momenti indimen ticabili!


Il Decreto In esilo a quan to richi eslo dalJa P res idenza Nazionale dell'Associazione Bersaglieri e previo parere favo revole espresso dallo Stato Maggiore dell'Esercito, l'Arcive covo Ordinario Mi litare per l'Italia ha emesso, in dala 8 febbraio 1996, i] Decreto che si riporta. "Benevolmente accogliendo le ripetute istanze del Corpo dei Bersaglieri e tenuto presente il contesto nel quale vivono ed opera110, nonché l'amore a Dio e alla Parria che li conrraddistingue, ben volentieri decreriamo e dichiariamo: Madonna del Cammino (Odigitria) Patrona presso Dio del Corpo dei Bersaglieri {ìssandone la data della celebra::.ione 1'8 settembre di ogni anno. Un'immagine della Madonna Odigitria (colei che addita la via) }i t ritrovata sul corpo del Bersagliere Antonio Vincen::.o Nardi. combattente in Crimea nel 1855. · Riprodotta in un quadro, il Santo Padre l'ha dedicata all'Associazione Na::.ionale con la Sua Apostolica Benedi::.io11e, in data 8 settembre 1993, sotto la denominazione di "Madonna del Bersagliere". l Bersaglieri possano vedere.,1ell'inmwgine della Madonna Odigitria la vera guida ne/loro re/lo cam111ino di cilladini e di soldati. · L'icona di questo tipo dà un'impressione di solenne maestà, accenwara dalla posizione {ronrale delle due fìgure: la Madre rivolge gli occhi a chi si trova davanli all'icona e il Bambino (a l quale in genere i pittori danno un'espressione già di adulto) leva la m ano destra in segno di bell(fdi:iolle, mentre con l'altra tiene il rorolo delle Scrillure. La Vergine Santa aillli tuili a lrovare in Lei la "Guida della strada" che porta a Gestì". Ro111a, 8 febbraio 1996 Giuseppe Mani


Le caratteristiche iconografiche Il quadro originario, dice la tradizione, fu portato a Costantinopoli nel secolo V e lì rimase nel santuario mariano, detto appunto della Odigitria, fino al 1453, anno dell'invasione dei turchi che distrussero il santuario. Nei secoli molte repliche sono state fatte con il nome di Odigitria e portate in ogni angolo della cristianità, venerata coi titoli di "Madonna greca" e "Madonna di Costantinopoli". L'opera (bozzetto) della Madonna del Cammino, del pittore Vittorio Caroli, ispirata all'antica immagine sacra di grande valore storico e religioso, s i inserisce degnamente nel solco della tradizione cui si è fatto cenno. La sua "Madonna del Cammino" è a due terzi di busto in cui la figura appare ·i n posizione eretta. Col braccio sinis tro sorregge il Bambino, ma la destra, anziché additarlo si poggia su quella sinistra a forma di croce. Le mani incrociate, quasi a sottolineare un realismo già conosciuto nel secolo VIII, ai tempi di Papa Giovanni VII. Le brevi notizie relative alla "Madonna del Cammino" e alla sua origine innalzano il valore artistico del pittore Vittorio Caroli e rinnovano il legame affettivo alla Madonna del Bersagliere.


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