edicare un fascicolo apposito all'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia è un doveroso atto di rispetto e d'omaggio per un sodalizio antico di fama e di prestigio. Per dare ulteriore risalto a quest'evento editoriale, il primo in assoluto di tale genere, si è voluto farlo coincidere con il XXTJJ Raduno, che ha rappresentato un gran mom-ento di coralità da non far cadere nell'oblio, bensì deve invece essere ricordato e proposto alle mt9ve generazioni, alle quali bisogna dare modelli positivi nei quali credere e identificarsi. Condensare, pertanto, in un solo fascicolo gli aspetti cletem1.inanti e la spiritualità degli Artiglieri, nonché l'opera svolta dal sodalizio dalle origini fino ad oggi, ha rappresentato una grande sfida. Gli Artiglieri, uomini e donne dagli altissimi valori umani e patriottici e dai valori ben marcati in fondo alloro cuore, sanno vivere, con poche parole, grandi sentimenti. Il XXIII Raduno, quindi, svoltosi a Bergamo il 15 giugno, ha rappresenta~o un indimenticabile evento. Esso ha fissato le premesse per affrontare il terzo millennio della nostra civiltà con saggia intraprendenza, con la consapevolezza di continuare a essere un importante riferimento per i commilitoni e per la società. Sono stati numerosi i soci, i famigliari, gli appassionati e i cittadini stessi della suggestiva città lombarda a ritrovarsi per la gioia di stare insieme, nell'intento di rinnovare il loro impegno di solidarietà per l'Istituzione e per l'Italia tutta. L'Associazione aveva predisposto da tempo con grande accuratezza questo sentito appuntamento e Bergamo ha risposto con slancio e collaborazione alle aspettative eli cortesia e di ospitalità. I convenuti, riconoscenti, hanno saputo ricambiare tale accoglienza con affetto, calore ed entusiasmo. Lo stile, d'altronde, è anche frutto dell'esperienza. L'Associazione è ricca di una tradizione maturata sin dagli inizi del secolo scorso. Affonda le sue radici nel lontano 23 giugno 1923, quando i reduci della Prima guerra mondiale sentono il bisogno di creare un comune cenacolo e stare insieme. Si riuniscono allora nell'Associazione che inizialmente prende il nome dall'attuale Pàtrona, Santa Barbara, prefiggendosi di dare continuità agli ideali di amor di Patria che avevano sostenuto tanti soldati nei duri combattimenti della Grande Guerra. Il sodalizio assume in seguito la denominazione di Reggimento Damiano Chiesa e, poi, quella di Associazione Arma di Artiglieria.
D
Tomati nel 1945 da tutti i fronti del Secondo conflitto mondiale e dai numerosi campi di prigionia, i veterani infondono un nuovo vigore associativo. Nel 1952 si decide per il nome che esiste tuttora. Il Decreto Presidenziale, numero 647 del 30 maggio 1953, riconosce all'Associazione la funzione di Ente Morale, garantendogli perso11alità giuridica e Statuto sociale. Quest'ultimo è poi modifica/o dal Presidente della Repubblica con i Decreti numero 335 del 19mar:o 1959 e numero 136 del 251uglio 1987, alfìne di adeguarne sapientem.ente le potenzialità. L'Associazione Nazionale Artiglieri è molto alliva nel culto dei valori wna11i e morali ed è attenta alla simbiosi tra gli iscrilli, in servizio e in congedo. Molto sentiti sono, altresì, il senso dell'amicizia e lo spirito di solidarietà. Il suo organo di stampa è il periodico "L'Artigliere", diffuso in abbonamento in Italia e all'estero. In particolare, il sodalizio si propone eli: mantenere e diffondere il culto della Patria; esaltare le glorie e le tradizioni dell'Artiglieria italiana; conservare e incrementare la fraternità ci'Anne fra tutti gli Artiglieri, in servizio e in congedo,· rappresentare, a norma di legge, i militari in congedo dell'Arma di Artiglieria, al fine di tutelame gli interessi morali e materiali; concorrere, nei limiti delle proprie possibilità, a opera:ioni eli soccorso in caso di pubblica calamità; promuovere attiviuì assisten-::.iali, formative, educative, culturali e ricreative a beneficio dei soci e delle loro famiglie. Si può notare che l'Associazione è depositaria di un vasto patrimonio umano e morale dove si può identifìcare chiurujue abbia la fortuna di credere in alti ideali. Il Medagliere è vetusto e ricco di glnria. È fregiato, in{alli, eli 16 Medaglie d'Oro (alle Unita), 298 Ordini Militari d'Italia (già di Savoia), 236 Medaglie d'Oro, 25 Medaglie d'Argento, 28 Medaglie di Bronzo, 20 Croci al Valor Militare (individuali). L'organi::azione associativa è costituita da w1a Presiden:a Nazionale, una Commissione Nazionale dei Probiviri, w1 Consiglio Nazionale, Delegazioni Regionali, 450 Sezioni Provinciali e Comunali, che riuniscono ben 25 000 soci, entusiasti eli far parte di un'organizzazione che, clal1923, sa accrescere continuamente il suo prestigio e la sua utilità tra la gente. A nome dei lettori di "Rivista Militare", sono lieto di porgere a voi tutti w1 caro e affettuoso saluto. Buona fortuna, A11iglieri d'Italia.
Colonnello
Tricarico
sprimo un ringraziamento di vero cuore a "Rivista Militare" per averci ospitato nelle sue pagine, in contemporaneità con il XXIII Raduno Nazionale, che si è svolto a Bergamo nei gi01ni 14 e 15 giugno e che ha permesso di celebrare solennemente 1'85° anniversario della "Battaglia del Solstizio" e l'80° della fondazione dell'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia. Ancora una volta, l'Associazione ha dimostrato dì porre in allo lui te le iniziative possibili per agevolare al massimo la reciproca conoscenza e fiducia ira militari in se1vizio e società civile. . In questo conlesto, le Associazioni d'Arma possono costi! uire, per il personale i11 se1vizio, w1 efficacissimo tramite per poter recepire le più avanzate e legittime istanze delle nuove generazioni. lA. nostra {unzio11e, in sintesi, si estrinseca sia sotto l'aspello promozionale nei riguardi dell'opinione pubblica sia sotto il profùo dell'i11tesa con le Istituzioni mililari. Attraverso w1 più intenso contatto tra le Associazioni e le Forze Armate, la. nostra funzione potrà essere valorizzata in una diversa prospettiva: confìgurarsi in modo nuovo più risporul.ente alle esigenze dei tempi. In particolare, senza per questo ignorare gli altri campi di ù1te1vento, che istituzionalmente ci competono, tale funzione no11 potrà essere più contenuta entro i limiti della rappresentanza intesa quale custodia di un patrimonio di tradizioni e di gloria, ma dovrà estendersi nella dinamica di un
E
cost111ttivo rappo110 co11 le Forze Armate, stimola11do l'opi11ione pubblica nella difesa e 11ella tutela degli interessi e delle aspirazioni COI11l/11i. È questo l'obiettivo cui dobbiamo tendere per dare, alla nostra opera, Wl contenuto nuovo e t/11 signifìcato più aderente alla dinamica dei tempi. Sono Le Associa~ioni Combattemisticlze e d'Anna, che rapprese111ano Wl ideale legame tra i militari alle anui e i colleghi in co11gedo, che spesso si radunano per confèrmare e raflòrzare i valori di fèdeltà alle Istituzioni, lo spirito di sacrifìcio, la generosità e la detenuina::.ione. Sono queste Associazioni che tengono vivo il senso del dovere dei cittadini e quell'amor patrio, quell'attaccamento alle Istituzioni che sono i semimenti più radicali nell'animo degli italiani. L'Italia guarda con simpatia alle Associazioni
sono chiamate ancora a fare la loro parte per il bene del Paese, prop011endosi quali appo1tatori di speranza. La necessità di riaflèn11are valori e tradizioni esalra il11ostro impegno per la loro tutela, difesa e divulga::.ione a llllto vantaggio del prestigio del lwsrro Esercito e dell'intera comunità na::.ionale, compito istiw::.ionale al quale saremo sempre fedeli. Abbiamo il dovere di difendere i nostri ideali e le tradi::.ioni dell'Anua, nello spirito della contilwità associativa, anche perché questo patrimonio, pre::.ioso retaggio dei nostri padri, è i11dispensabile alle mwve generazioni che costituiscono l'avvenire d'Italia. Diamo ai nostri giovani, quindi, la fiducia e la (017.a dei nostri ideali e delle nostre tradizioni. Mameniamone alta La fiaccola, per poter passare w1 valido testimone ai nostri eredi. Questo per La continuità della
Comballentisticlze e d'Arma che raccolgono
nostra Associazione, per il bene dell'Italia,
anche coloro che hanno Lasciato l'unifonne e che, con la Loro adesione, continuano a mantenere vivo e vitale il senso del dovere che li ha sempre animati in guerra e in pace. In questa ottica vogliamo sottolineare il significato dei nostri raduni: essi sono un richiamo che esorta a una presa di coscienza di una realtà 11ella quale le nostre Associazioni
sempre preseme nei nostri cuori e che vogliamo servire con immwato orgoglio, perché essa è la nostra Patria. Viva l'A1tiglieria! Viva l'Italia!
ell'awento delle armi da fuoco, tra il XV e il XVI secolo, alcuni storici indi viduano un fattore rivolu zionario nella conduzione della guerra c he, unitamente ad altri eventi epocali, produce il passaggio fra Medio Evo ed EtĂ Moderna. Altri, invece, a ttribuiscono questo storico evento alla riYoluzione industria le. Nella disputa, il grande medievalista Franco Cardini, nella sua opera letteraria dal titolo "Quell'antica festa crudele", media le due posizioni c osserva che il problema, certamente politico, inizia a manifestarsi e a qualificarsi nel modo di condurre la gue rra. Cardini afferma che la discesa in ltalia di Carlo VIII di Francia ha determinato uno sconvolgimento in quei principi, in quei
N
comportamenti che fino al Quaurocento hanno regolato il combattere. La guerra - fa notarediventa lo strumento primario di una lotta politica e nei conflitti , lunghi e c1·uenti, l'arma da fuoco assume enorme importanza. Le necessità militari degli Stati avviano progressivamente un notevole avanzamento tecnologico, incrementato dalla evoluzione di antichi congegni. È dimostrato che pochi decenni dopo l'awento delle artiglierie, si generalizza anche il concetto di macchina quale ordigno capace di compiere ripelitivamenle una sequenz~ lavorativa. Analizzare il '~fenomeno Artiglieria", dalle origini etimologiche alla evoluzione della struttura meccanica, dallo specifico ed esclusivo impiego ossidionale, dalla potenza di lancio e dalla capacità distruttiva, dall'arte dell'affusto a quella della fusione nel bronzo, eccede i limiti del nostro breve lavoro di sintesi storica. Tuttavia non si può prescindere dal conoscere le origini e l'uso delle artiglierie, prima di concentrare la nostra attenzione sulla storia dell'Arma di Artiglieria dell'Esercito Italiano.
Le origini Le macchine da getto, che poi rappresentano le prime artiglierie, appartengono ai primordi della civiltà. 1ì·aggono l'energia per il lancio dall'elasticità di torsione di gomene costituite da nervi o da crini animali. Plutarco, storico dell'antica Grecia, fa risalire tali macchine al IV secolo avanti Cristo e ne individua l'origine in Italia. Parliamo però di baliste e di catapulte, il cui uso praticato dai greci c dai romani dura fino al Medio Evo. Così pure le altre macchine di origi ne orientale come i mangani e i trabocchi, basati sullo sfruttamento della forza di gravità . .Limpiego di tali macchine richiede il servizio di specialisti che non fanno parte dell'Esercito, ma sono assoldati a seconda delle esigenze. Dopo un periodo di oscurantismo, le macchine da getto ricompaiono durante le Crociate nell'organizzazione delle forze combattenti, naturalmente evolute e perfezionate. Quelle usate dagli eserciti della penisola italiana sono le più progredite. Ricordiamo il cosiddetto falcone di Faenza del 1168, la vattelana di Onrieto del 1284 e la ba lista dei perugini del 1375. Tra i
mezzi bellici precursori dell'Artiglieria quando viene sfruttato anche per le occotTe annoverare anche il fuoco artiglierie pesanti. marino, consistente in una miscela Nel passato l'Artiglieria non era liquida di zolfo e calce, infiammabile al considerata un'arma da combattimento, co ntatto con l'acqua, utilizzata ma un servizio ausiliario. A partire dal soprattutto negli scontri navali. Queste XIV secolo entra a far parte degli miscele sono antesignane della polvere eserciti come indispensabile terzo da sparo, come mezzo di propulsione, elemento da battaglia, accanto alla che ha avuto conseguenze inestimabili Fanteria e alla Cavalleria. Le artiglierie nella storia dell'umanitĂ . Tale invenzione, attribuita al monaco benedettino Schwartz, trova elaborazione scientifica in Italia. Infatti, giĂ nel 1300, nei vari Stati italiani sono adoperate vere e proprie artiglierie come le bombarde e poi i cannoni. La coesistenza Da sinistra: Bartolomeo Colleoni creatore nel 1467 dell'artiglieria da delle antiche macchine campagna e Alfonso D'Este (1476 -1534) "Padre dell'Artiglieria Italiana" da getto e le prime artiglierie si protrae fino al 1886, piLL pesanti vengono usate per gli assedi quando la ricerca di esplosivi di o per il presidio di fortificazioni, maggiore potenza approda alla scoperta mentre si moltiplica l'uso delle della polvere senza fumo, la balistite. artiglierie leggere, che diventano piĂš Troviamo la prima applicazione di facilmente trasportabili e quindi questo esplosivo in Italia nel 1830, dove impiegabili sui campi di battaglia. Se veniva utilizzato per le armi portatili e ne sperimenta l'efficacia nelle guerre per le arlig1ierie leggere nel 1907, napo]eoniche.
L'Artiglièria italiana
successivamente in Corpo Reale di Artiglieria nel 1775. La Scuola, nel 1821 , si fonde con la Regia Accademia già esistente e assume la denominazione di Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio. Dal 1792 al1796, il Corpo Reale di Artiglieria registra la crescita dei suoi effettivi fino a 5 000 uomini. In questo periodo, il Corpo di Artiglieria Sarda partecipa al conOitto con la Francia, che, invaso il regno Sardo, incorpora la Savoia. Il 27 dicembre 1792, occupata anche Torino, requisisce un ingente quantitativo di cannoni e munizioni. Sono questi gli anni della Rivoluzione Francese, che Bandiere "Reale e di Brigata" del Corpo Reale di Artiglieria provoca in Piemonte conducenti. Attraverso varie modifiche rovine e sconvolgimenti politici e imposte dall'esperienza si giunge all6 amministrativi. aprile 1739, quando Carlo Emanuele III Occorre però sottolineare che anche concede la Bandiera di guerra sotto le insegne napoleoniche gli all'Artiglieria. Negli anni successivi, Artiglieri italiani si distinguono per dopo aver istìtuito la Reale Scuola di eroismo, per lealtà e per umanità. A Artiglieria e Fortificazioni, il Duca crea Smolensk, durante la disastrosa ritirata un Reggimento di Artiglieria (25 della Grande Armata dalla Russia, un maggio 1743), trasformato ponte sul fiume Vop cede e si spezza in L'Artiglieria italiana ha radici dirette in quella Piemontese. Il Duca di Savoia, Emanuele Filiberto, tra il 1560 ed il 1580, nell'opera di ristrutlurazione militare attuata in Piemonte, crea in Torino una fonderia di cannoni, classificando il personale in fonditori, costruttori, bom bardieri, artiglieri e
due. Il Generale Pin o, intuito il pericolo di un attacco cosacco, benché ferito, ord ina ai soldati di guadare il fiume e, sceso "dal cavallo, dà l'esempio. I soldati lo seguono al rullo dei tamburi. Molli annegano, ma la Fanteria e la Cavalleria sono salve. È poi i] turno di Gen. Giovanni Cavalli guado delle artiglìerie. U Colonnello Millo e il Capilano Ferrari spronano i cannonieri a non mollare, ma molti pezzi rimangono impantanati. Sopraggiunge la notle e il nemico è consapevole delle difficoltà in cui si trovano gli ilaliani. Messi in balleria i pochi cannoni traghettati, al mattino si apre un fuoco intenso fino all'esaurimento dei colpi, per consentire alla Fanteria e alla Cavalleria di affrontare i russi e costringerli alla fuga. In questa fase i1 Caporale Guerrini, Comandante di una piccola pattuglia, all'intimazione di resa da parte di un Ufficiale russo, si rivolge ai suoi uomini e grida: Soldati, fuoco o i
nostri compagni sono perduti. L'eroico caporale paga però con la vita la sua generosità. Con la restaurazione del Regno Sardo, nel 1814, risorge anche l'Esercito Piemontese, nel quale trova im mediato ripristino il Reale Corpo di Artiglieria, organizzato su sei (1808-1879) compagnie di linea, quattro di Artiglieria leggera e otto compagnie di Artiglieria per presidio di piazzaforte, il tutto con un organico di 2 680 uomini in pace e 7 380 in guerra. Il 23 maggi01 1831, Re Carlo Alberto attua un nuovo ordinamento dell'Artiglieria, alla luce delle esperienze e dell'evoluzione tecnica delle armi e dei propellenti. Studiosi di c hiara fama si prodigano per introdurre rirorme adeguate alle nuove concezioni belliche. Tra essi il Capitano Giovanni Cavalli, detto il padre dell'Artiglieria, che nel 1837 presenta il modello di un nuovo arfusto da campagna che accomuna, alla necessaria robustezza,
il pregio della leggerezza: il modello 1844, definito la poesia degli affusti. Proseguendo nei suoi studi, il capitano Cavalli escogita un sistema che elimina lo svantaggio della fuga di gas dall'otturatore. Inollre, tra il 1835 ed il l 846, studia e attua la rigatura delle canne e la retrocarica, sistemi che, sperimentati in Svezia e in Francia, troveranno applicazione nell'Esercito Piemontese durante gli assedi di Capua e di Gaeta, nel 1860-1861. Anche nei maletiali di costruzione dei pezzi, l'ormai Generale Cavalli impone i risultati dei suoi studi, che suggeriscono l'utilizzazione della ghisa, prodotta in grande quantità dalle fonderie di Tor:ino e di Napoli. Intanto già si preannuncia l'impiego costruttivo dell'acciaio, che, superate tutte le prove tecniche, viene usato a partire dal 1892. Le scienze balistiche e lo studio degli affusti, soprattutto per effetto del rinculo, portano alla realizzazione di gioielli di Artiglieria per tutte le esigenze di difesa e di attacco. Citiamo per esempio il 305/17 modello Garrone, il210/8 e il305/17 modello De Stefani. Alla proclamazione del Regno d'Italia, nel 1861, esattamente alla data del4
maggio che coincide con la costituzione dell'Esercito Italiano, le specialità dell'Artiglieria sono: 3 Reggimenti da piazza, 4 Reggimenti da campagna, 2 batterie a cavallo, un Reggimento Pontieri e l Reggimento di operai addetti agli arsenali e ai. polverifici. Mediante alcuni progressivi aggiustamenti, si giunge al riordinamento organico, avviato nel 1910 e completato soltanto nel 1914. Nel 1915 all'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale, l'Artiglieria conta 36 Reggimenti da campagna, l Reggimento a cavallo, 3 da montagna, 2 pesanti campali e l O da fortezza o da costa, con un totale di 2 070 bocche da f·uoco, delle quali l 500 da campagna, quali i 75/906 e 75/911. Quest'organico di pace, durante le operazioni, quasi si raddoppia. Per la disfatta di Caporetto (1917) e per il conseguente r ipiegamento sul fiume Piave, la consistenza delle bocche da fuoco si riduce a 2 059. La volontà di riscatto del popolo italiano, unita alla saggia ed esperta guida del Generale Dall'Olio, compie il miracolo della ricostruzione. Alla fine del maggio 1918, prima dell'inizio della Battaglia del Solstizio,
che è battaglia di Artiglieria, si oppongono all'avversario circa 9 000 bocche da fuoco e l'approntamento giornaliero di 88000 colpi completi, ulteriormente incrementati per l'assalto finale della Battaglia di Villorio Veneto. Tra le varie specialità dell'Artiglieria occorre ricordare il l o Reggimento di Artiglieria contraerei, costituito il 20 gennaio 1915 su tre batterie, elevate a 69 nel 1916, impiegate prima con mezzi empirici e, ben presto, con appropriate centrali di tiro. Ricordiamo anche la specialità bombardieri, artiglieria da trincea che nella lotta fianco a fianco con i Fanti scrive pagine di gloria. In una citazione del Comando Supremo è detto che: le batterie di bombarde dovrebbero essere citate una a una perché tutte seppero compiere sempre il loro dovere, con quell'ordine e con quello spirito di sacrificio che la specialità impone. Merita menzione l'Artiglieria coloniale, dislintasi per impegno e ardimento nelle guerre di Eritrea e di Libia. In quest'ultima s i dimostra
panicolarmente efficace l'Artiglieria cammellata. Per l'osservazione del tiro sul campo di battaglia, specialmente nel settore carsico e nella piana del Pi ave, appaiono imprescindibili le Unità Specialisti di Artiglieria con le loro Sezioni Aerostatiche, dotate di palloni frenati, veri precursori dell'osservazione aerea di artiglieria. A
questa speciaJità danno lustro le Medaglie d'Oro al Valor Militare Ettore Baldassarre e Carlo Ederle. Delineata in breve la vita dc11'Arliglieria, esaminiamo allora in maniera più approfondita gli episodi piC1 significativi di quella che è stata giustamente definita Arma di sacrificio e di eroismo.
L'apporto dell'Artiglieria al Risorgimento nazionale Cospirazioni e tentativi rivoluzionari si susseguono in tutta la penisola. L'ideale unitario trova seguaci ardimentosi pronti a l cimento. Il movimento s i diffonde e la Costituzione viene concessa in molti Stati. Carlo Alberto, interpreta il ruolo di vessillifero dell'Indipendenza e dell'Unità d'Italia e, il 29 marzo 1848, varca il fiume Ti cino per liberare la Lombardia e il Veneto dalla dominazione austriaca. Il 30 maggio, a Goito (Mantova), la valorosa Brigata "Aosta" sconfigge gli austriaci per il contegno determinante ed eroico dell'Artiglieria comandata dal Maggior Botti. La sua resistenza a oltranza permette alla Cavalleria di eseguire una brillante carica, che obbli ga il nemico alla
ri tirata. L'encomio rivolto al Reparto definisce il contegno delJ'Artiglieria mirabile per sangue freddo ed eroico coraggio. La Bandiera del Corpo viene decorata di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, mentre la data del 30 maggio assume il valore di data celebrativa della festa dell'Arma. Soltanto nel 1923 viene sosti tuita da quella della Battaglia del Solstizio, awenuta il 18 giugno t 9 t 8. L'incontro di Pl ombieres tra Cavour c Napoleone III sfocia nel trattato bilaterale di a ll eanza, firmato a Torino il 18 ge nn aio 1859, che stabilisce l'appoggio della Francia al Piemonte in una eventuale guerra contro l'Austria. Sono passati pochi giorni dal discorso del grido di dolore, pronunciato da Vittorio Emanuele II al Parlamento, e l'Austria, per l'atteggiamento ostile del Pi emonte, lancia l'ultimatum del disarmo. È la guerra. Il 29 aprile 1859 gli Austriaci pas ano il Ticino presso Pavia. Nella giornata di San Martino il Capitano Placido Belegno di Carpeneto, Comandante la 7-. batteria, ottiene la Medaglia d'Oro al Val or M ili tare con la seguente motivazione: benché ferito,
rimontava a cavallo e per mezz'ora, con brilla111e coraggio, dirigeva il (uoco dei suoi cannorzi. Nel 1860, anche i Mille di Giuseppe Garibaldi hanno la loro arti glieria. Con i cannoni pres i a Talamone (Grosseto), dove la piccola sped izione sosta per rifomirsi di munizioni , si costituisce una batteria comandata dal Colonnello Vincenzo Giordano Orsini, coadiuvato anche dal Te nente Oreste Baratieri, futuro dire ttore della Ri vista Militare Italia na. La piccola artiglieria dei Mille si comporta valorosamente durante la battaglia di Calatafimi (15 maggio 1860), in provincia di Trapani, opponendosi valorosamente a lle truppe borboniche comandate dal Generale von Meckel, impegnandosi nella diversione che co nsentirà al grosso dei volontali di conqui stare Pa lermo (27 maggio 1860). A concl usione della campagna (1861), l'Artiglieria è sem pre e dovunque presente, per appoggiare le oper-azioni
delle truppe piemontesi, diventando la risolutrice degli eventi che determinano la caduta di Ancona e negli assed i delle fortezze di Capua e d i Gaeta. Già a Castelfidardo (Ancona) la vittoria piemontese è frutto dell'azione congiunta dei Bersagl ie ri del 26° Reggimen to e del 5° Reggimento Artiglieria. Per lo smantellamento della Fortezza di An cona, opera in maniera determinante la Marina, ma il successo di Forte Scrima (Ancona) deve essere ascritto al comportamen to eroico del Conte Branzini Tibaldeo,
per le disposizioni impartite all'Artiglieria per l'attacco ai bastioni. Nella fortezza di Capua (Caserta) sono assediati 10000 combattenti e numerose artiglierie agl i ordini del Generale De Cornè. L'assediante, il Generale piemontese Della Rocca, ha schierato sulle alture di Sant'Angelo molteplici batterie di cannoni rigati, agli ordini del Generale Federico Menabrea, illustre studioso di balistica. Il l o novembre 1860 inizia il bombardamento della piazzaforte. La precisione del tiro e il volume di fuoco rendono vano ogni tentat ivo di resistenza. Infatti, il giorno successivo, il Generale De Cornè capi tela consegnando 20000 fucili e 290 cannoni. Ai Generali Della Rocca e Menabrea viene concessa la Medaglia d'Oro al Valer Militare, così pure all'Artigliere Poggio Giovanni, che sotto le mura di Capua rimane mutilato di entrambe le braccia. La fortezza di Gaeta, aLtaccata dalle truppe del generale Cialdini, è munita di 350 bocche da fuoco e di numerosi Reggimenti, tra i quali due di Artiglieria: 12000 uomini con 934 Ufficiali, tra i quali 17 Generali. Nella
fortezza, ultimo lembo del regno di Francesco II, si è rifugiata la famiglia reale con la regina Maria Sofia di Baviera, il Corpo Diplomat ico e tutti i Mini stri. I:assedio è caratterizzato da continu i duelli di Artiglieria senza risultati conclusivi. Alle ore 4 del 22 gennaio 1861, una bomba lanciata dalla batteria Sant'Andrea fa saltare la polveriera del Monte dci Cappuccini. Le perdite sono tante e dolorose. Cade tra i tanti il va loroso Capitano Edoardo Giovanni Savio, decorato di Medagli a d'Oro al Valer Militare. Da segnalare anche la stoica condotta del cannoniere Giacomo Grecis, che ferito gravemente a un braccio rifiutava ogni soccorso e nell'amputazione immediata del braccio dava prova di grande fermezza. Per l'intensificarsi dei bombardamenti, per lo scoppio della batteria Cappelletti e delle sue riserve e per i danni subiti dal bastione San Giacomo, Re Francesco ritenne di dover intavolare trattative per la capitolazione, che avvenne il 13 febbraio 1861. Nella fortezza ben 800 uomini giacevano in ospedale per ferite. Nella campagna del 1866, anche l'Artiglieria può vantare i suoi eroi. Il
Capitano Roberto Perrone di San Martino riceve la Medaglia d'Oro al Valor Militare per il coraggio di mostrato alla china di Belvedere, quando, rovesciatosi un pezzo, per dar tempo ai serven ii di raddrizzarlo, carica il nem ico a piedi, con pochi uomini sparando tutti i co lpi del suo revolver. Rimasto solo, s i ritira sol tanto quando riconosce perduta ogni speranza di salvare iJ pezzo. Il Capitano Gioacchino Burdese, anch'egli Medaglia d'Oro al Valor Militare, ha modo dj distinguersi perché, quantunque ferito, rimaneva al suo posto incitando i suoi uomini a co mpi ere fino all'ultimo il proprio dovere. A Bezzecca (Trento), nel brillante fatto d'arme garibaldino, il Maggiore di Artiglieria Orazio Dogli otti é decorato di Medaglia d'Oro per essersi trovato in tutti i comba ttim enti sempre alla testa dei suoi Artiglieri. Abbiamo già ricordato l'Artiglieria Coloniale, ma non possiamo sottacere il con tributo di eroismo dato dagli Artiglieri in terra d'Africa. All'Amba Alagi (monte dell'Etiopia regione del Tigrè), presente l'eroico Maggiore Pietro ToseUi, gli Artiglieri del Tenente
Manfredini, accerchi ati da una urlante massa nemica, piuttosto che cedere i cannoni li gettano in un precipizio profondo 400 metri. Nella triste giorna ta di Adua (Etiopia), il l o marzo 1896, il Maggiore Francesco Dc Rosa, di Potenza, Comandante dell'Artiglieria della Brigata "Albertoni", dopo aver diretto con efficacia il fuoco della batteria, sacrifica la sua vita e quella dei suoi uomini per r imanere a proteggere le altre truppe. Con analoga motivazione, viene concessa la· Medaglia d'Oro al Valor Militare a l Capitano Edoardo Bianchini, di Napoli. Oltre il 90% degli organici delle batteiie siciliane impegnate nella battaglia cade sul campo. Un monumento eretto a Messina ne ricorda i cadu ti. Alle operazion i in Tripolitania (Libia) partecipa un Reggim ento di Artiglieria da campagna con quattro batterie, un Reggimento di Arliglieria da montagna e due compagnie di Artiglieria da fortezza, per un totale di 48 cannoni da ca mpagna e 24 da montagna. D 23 ottobre 191 l , giornata di Sciara Sciat (presso Tripoli), l'intervento di una batteria del 75° Reggimen to arresta l'assalto nemico. Nella battaglia per ]a
conquista di Dema, nel marzo 1912, il Tenente Rodolfo Bor selli, di Modena, del l 0 Reggim ento di Artiglieria da montagna, cade eroica men te sul campo meritando la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Con lui si sacJifica il Capitano Michele D'Angelo, di Rio Nero in Vulture (Potenza), mentre intrepido e sereno dirigeva le azioni della sua Batteria a protezione degli avamposti della Fanteria e a protezione dei·pezzi stessi, minacciati a breve distanza dal nemico. È nella prima Guerra mondiale, negli anni 1915-1918, che l'Artiglieria esprime l'intera potenzialità di Arma completa, capace di assolvere in modo efficace l'onere di facilitare ai Fanti la difesa e l'offesa, collaborando con essi in strettissimi vincoli morali e materiali, per il conseguimento della vittoria. Le battaglie di quella guerra sono innumerevoli. Lo dimostrano le
tante ricompense al Valor Militare concesse alla Bandiera dell'Arma dotta, oltre a quelle dei singoli Reparti. Le diffi coltà in cui si trova 11talia, quando l'evento dell'entrata in guelTa contro l'Austria si preannuncia concretamente, sono gravi. Nel 1914 solamente 12 batterie da 7 5 millimetri e 14 batterie pesanti campali da 149 sono in servizio. Lo sforzo compiuto nei pochi mesi di neutralità hanno del prodigioso se si pensa che, a mobilitazione compiuta, l'Esercito può contare su l 989 pezzi campali e 132 da assedio.
La conformazione del fronte, la sua lunghezza e le difese naturali di massicci montuosi escludono possibilità di s fondamenti a vasta azione stra tegica e impongon o il logoramento di ·una lunga guerra di posizione. Il primo balzo oltre I'Isonzo, il Monte Sei Busi, il San Michele, il Bosco Cappuccio, il Bosco Triangolare, San Martino, l'albero isola to, la Trincea delle Frasche, il SaboUno, il Podgora, Oslavia, Tolmino, Monte Nero, Calvario e numerosi altri , sono nomi che evoca no giorna te di mem ora bili atti eli gloria e di sacrificio. I bollettini , quotidianamente, segnala no la sincro nia perfetta dell'azio ne delle Fanterie con il fu oco dell e Artigli erie, condividendo gli s tessi aspri disagi. Numerosi sono gli episodi di va lo re compiuti dal Caporale Guido Pellizzari , defi nito un ese mpio di fermezza e di ardimento. Riporliamo la mo tivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare concessagli sul campo: Essendo stato incendiato, dal tiro nemico, il riparo del proprio pezzo, con pericolo di scoppio delle numerose granate contenute nella riservetta, animosamente imprendeva l'opera di estinzione e riusciva
nell'intento, nonostame la mancanza di mezzi adegu ati e il persistere del fuoco avversario. Per due volte, essendo il pezzo soggetto a tiro di smonto, ricevuto l'ordine di far riparare momentaneamen te i se1venti, chiedeva di rimanere a proseguire il tiro da solo e rimaneva impavido al proprio posto, continuando il fuoco con rapidità ed efficacia, finché colpilo da un granata nemica incontrava morte gloriosa. Sempre e dovunque, là dove la Fanteria assale, c'è l'Artiglierià a prodigarsi per concorrere al succ.e sso. Anche nel Trentino, in Carnia, in Cadore, sulle Alpi Giulie e sulle quote dei Jilievi più impend , i realizza il miracolo delle batteri e da montagna in posizio ne e.Je bombarde inerpicate sui costoni delle Dolo miti. Sul Col di Lana, per la conquista delle trincee coronanti la vetta, per due ore gli obici italia ni da 240 millimetri ba ttono incessantemen te la cima del colle e cinque batteri e da campagna martellano le linee nemiche. Cessa to il tiro, inizia, furioso, l'assalto. Il vio lento tiro dell'Artiglieria costringe il nemico a ripararsi nelle caverne. La Fanteri a, il 60° Reggimento, inerpica ndos i so tlo la cres ta, rie cc a
di truggere le ultime di fese e a piantare la Bandiera Ita lia na su quota 2464. Poi, inattesa e disastrosa, si verifica ]a rotta di Caporelto. No n tentiamo di riccrcarne le cause, in qua nto moJte ono le opere dedicate all'argomento e ancora poche le certezze. A no i pre me evidenziare il comportamento valoroso dci reparti di Artiglieria ne lla fortuna awersa e nell'a tteso giorno della riscossa. e llo schieramento posto a difesa della tratta di fronte ove, quel tragico mattino de,.l 24 ottobre 1917 awiene la disastrosa breccia, sono di slocate 451 bocche da fuoco di piccolo Cf:llibro c he si oppongono ai 466 pezzi dell'attaccante.Gruppo "Krauss". Molto s i è discusso sull'assenza dell'interve nto di contropreparazione da pa rte dell'Artiglieria, specialmente nel settore del XXVII Corpo d'Armata, comandato
dal Generale Pietro Badoglio. Per la confusione determinatasi nell e alte linee di Comando, la maggior parte de i cannoni cade nelle mani del ne mico senza aver sparato un colpo. Anche nella Relazione Ufficiale dello Stato Maggiore Esercito non si me nzionano manchevolezze dell'Artiglieria. Per
contro, testimonianze successive concordano nell'affermare che le Artiglierie, nella conca di Plezzo, fecero il loro dovere, quando non impedito dai gas. Vale, a questo punto, segnalare la faticosa, difficile e c ruenta azione compi uta oltre il Taglia~ento, da lla 3• e dalla 4• batteria del Gruppo a cavallo, per opporsi all'accerchiam ento e giungere organizzati e compatti aUa nuova linea del Piave. Il 7 novembre 1917, il Generale Armando Diaz completa l'opera di arroccamento de ll'Esercito su l Piave. Occorre ora la riscossa morale. Il successo della battaglia di arresto, la corale patriottica reazione, recepito e condiviso l'accorato appello del Re Vittorio Emanuele III: Cittadini e soldati siate un Esercito solo, il nuovo fronte dallo Stelvio al mare appare saldo e determinato. Anche la situazione dell'Artiglieria è migliorata parecchio. Con cosciente e serena responsabilità ci si prepara a fronteggiare le iniziative dell'Impero Austroungarico, costretto daJJa situazione generale a sferrare l'attacco conclusivo all'Italia. Siamo al giugno 1918, la grande offensiva è confermata.
Sul Piave si fronteggiano 49 Divisioni austroungariche con 5473 pezzi di Artiglieria e 44 Divisioru Italiane con 5 104 pezzi. Dopo un parziale progresso sul Montello, il nemico viene ricacciato sulle posizioni di partenza. A determinare il fallimento dell'offensiva è l'azione poderosa, incalzante e intensa diurna e nollurna, dell'Artiglieria che distrugge sistematicamente i traghetti, i guadi, isola le truppe dai riforrumenti. Il Generale Enrico Caviglia, nel suo libro Le tre Bauaglie del Piave, afferma che l'Artiglieria pesante non lasciò le sue posizioni sebbene fosse minacciata dall'immediata vicinanza del nemico. Alcune batterie, presso Arcade (Treviso), a poche centinaia di metri daJlc fanterie austriache, non ripiegano. Il Comandante l'Artiglieria dell'VIII Corpo d'Armata, resistendo agli ordini superiori, non le ritira. Esse battono efficacemente i ponti nemici a Falzè (Treviso) e sono determinate a continuare il fuoco su quel bersaglio, finché hanno vita e munizioni. La Baltaglia del Solstizio, terminata il 23 giugno 1918, infrange il sogno austroungarico di diJagare nella
pianura veneta e crea le premesse per il trionfo di Vittorio Veneto (Treviso). TI 24 otlobre 1918, le unità italiane attaccanti dispongono di 31 Divisioni e 4995 pezzi contro 26 Divisioru e 2484 pezzi delle Armate imperiali. Per vanificare l'azione deU'ArtigHeria avversaria, per proteggere i ponti e per consentire alle truppe italiane di resistere nelle teste di ponte sulla sponda sinistra del Piave, è di estrema importanza il tiro di controbatteria. Pertanto, tutle le batterie vengono spostate in avanti, con movimenti effcltuati di notle. Per assicurare un sufficiente munizionamento, si compiono ben 15 000 viaggi di autocarri. Dal 23 ottobre il fronte è in conti nuo movimento. Vengono realizzate due teste di ponte, ma la piena del Piave del 28 ottobre, travolge tutti i ponti. La volontà, tuttavia, supera le awersità naturali e anche la crisi. L'azione congiunta del XII Corpo di Armata e dell'VIII Armata del Generale Caviglia spezza in due lo schieramento austroungarico: è la Vittoria. AJle ore 15 del 30 oltobre gli italiani, acclamati dalla popolazione festante,
entrano in Vittorio Veneto. Contributo determinante, essenz iale per la villoria, è l'eroico comportamento dell 'Artiglieria. È questa una verità avvalora ta dalla Medaglia d'Oro al Valor Militare, co ncessa all a bandiera dell'Arma di Artiglieria: Sempre e dovunque, co11 abnegazione, prodigò iL suo valore, la sua perizia, il suo sangue agevolando alle Fanterie, in meravigliosa gara di eroismi, il travagliato cammino per la grandezza della Patria.
Gli ammaestramenti ella Grande Guerra, l'Artiglieria ilaliana ha giocato un ruolo decisivo, specie nell\ùtimo anno e precisamente nella Seconda battaglia del Piave e nell'offensiva su Vittorio Veneto. Proficu i sono stati gli ammaestramenti, sotto gli aspetti tecnico, ordinativo e d'impiego. Viste le numerose unità presenti nel momento dell'armistizio, a pochi giorni dalla fine delle ostilità s'ini zia a progettare il suo riordinamento. Si stabilisce innanzi tutto di mantenere il Gruppo su tre batterie e di aumentarne la presenza nella Divisione, portandone a due i Reggimenti, per disporre di una
massa ancor maggiore di bocche da fuoco: un Reggimento da 75 su 3 Gruppi c un secondo con un Gruppo da montagna e due pesanti campali autotrainati - uno di can noni e uno di obici da 149 - per un totale di 62 Reggimenti. Ai Corpi d'Armata, invece, si assegna un Reggimento con cannoni da 105, per un totale di 15 Reggimenti. Si preferisce dotare le 6 Brigate alpine di un gruppo da 65 millimetri per ogni battaglione (6 Reggimenti). Per l'Artigli eria pesante s i prevedono Gruppi dotati di pezzi di piccolo, medio e grosso ca libro (su tre batterie questi ultimi, su quattro gli altri). Gli ordinamenti approvati nel 1926 non si discostano molto da quanto visto sul finire del 19 18: 30 Reggim enti da ca mpagna e 15 pesanti campali. In pace, ogni gruppo è su due battetie. n presupposto è che le nostre future probabili operazioni militari saranno svolte, si pensa, in terreni montuosi. In un secondo tempo, rimessi gradualmente in ordine i pezzi austroungarici catturati , si decide di procedere al riarmo delle batterie alpine con il 75/13 di preda bellica c, date le notevoli disponibilità, di distribuire anche
all'Artiglieria da campagna un 4° gruppo someggiato con questo materiale. Negli stessi Reggimenti è inserito anche un gruppo da l 00/17 millimetri (sempre di preda bellica) inoltre, sin dalla fine degli anni Venti, s'inizia a sostituire nel terzo Gruppo del Reggimento pesante campale (i primi due sono armati col 105) che ha in linea i 149 Krupp da noi riprodotto, con l'analogo obice Skoda che ha ben 2 000 metri in più di gittata. Tutti motorizzati con trattori 4 x 4. Per l'Artiglieria d'Armata, si decide di mantenere in uso i materiali migliori: 1'obice inglese da 152 e il cannone di preda bellica da 152. Anche per i grossi calibri, si affiancheranno ai cannoni da 305 i mortai di preda bellica con affusto più moderno. L'Artiglieria a cavallo - un solo Reggimento- mantiene 2 gruppi da 75 modello 1912 ippotrainati e 2 modello 1911 autoportati. Quella da montagna è ridotta a tre Reggimenti, ciascuno su tre Gruppi. Resta qualche problema per l'Artiglieria pesante e da costa (rispettivamente 6 e 4 . Reggimenti). Essa rimane l'unica a essere equipaggiata, per mancanza di meglio, anche con ma~eriali antiquati
(cannoni da 149/35, 152/45, 210/8 ). L'Artiglieria contraerei è quella che riceve minore attenzione e resta con i materiali d.el tempo di guerra, ormai di efficacia trascurabile. Si prenderà in considerazione soltanto negli anni 1925 e 1926, ma i necessari prowedimenti di modernizzazione, nonostante un adeguato piano decennale concretato in quel periodo, andraru1o molto a rilento. Nel periodo indicato, ci si linuta a migliorare il munizionamento di tutte le artiglierie in servizio, cercando·di aumentare la gittata e di meglio . studiarne le modaHtà d'impiego. Solamente in un secondo tempo - dai · primi anni trenta - ci si orienta verso un maggior incremento delle Artiglierie someggiate çlivisionali e si conducono tinudi esperimenti di motorizzazione delle Artiglierie da campagna, mentre si mette in cantiere un nuovo obice da 7 5 millimetri. Iniziano anche gli studi per i moderni materiali destinati all'Artiglieria di Corpo d'Armata e d'Armata (in vista della realizzazione di bocche da fuoco di maggior gittata, con affusti a grandi settori laterali e verticali). Questi potranno essere adottati nel 1934-1935, ma la loro
produzione subisce grandi ritardi per i più disparati motivi. Per l'Artiglieria con traere i ini zialmente c i s i rivolge all'es tero, acquistando materiale Bofors da 80 millimetri, Vickers da 75 e mitragliere Solothurn da 20. Si preferirà poi lo studio di tipi ita lian i, ma soltanto nel 1934 sarà adottato un nuovo cannone da 75 e, per quello da 90, si dovrà attendere i] 1939. Circa le munizioni, eccettuato qualche calibro, la situazione è soddisfacente. Molto si fa anche per il progresso dei pri ncipi d'impiego, armonizzandoli con la nuova tattica de1la Fanteria, anche se le Norme del 192 1, risen tono ancora dei concetti legati .alla guerra s tabilizzata. I nuovi regolamenti però, emanati nel 1928, meglio si adatteranno alle esigenze della guerra di movi mento. Tale evoluzione troverà il suo compimento nove anni dopo, con l'Addestramento dell'Artiglieria - Impiego tallico: l'Artiglieria nel combattimento, dove non soltanto sarà codificata la cooperazione con la Fanteria, specificate le azioni di fuoco e, per la prima volta, l'impiego a favore e contro i carri armati.
La Guerra totale Non si ha occasione di sperimentare le nuove ArtigHerie campali nella campagna d'Africa del 1935-1936 e nella Guerra di Spagna. In quest'ultima saranno inaugw·ate soltan to la mitragliera B1'eda da 20 millimetri (ch e si rivelerà anche un buon pezzo controcano leggeri e mezzi blindati, insieme al vecchio da 65 da montagna, ora dotato di munizionamento perforante) e a due batterie armate con il cannone contraerei da 75/46. Tali campagne, condotte contro eserciti improvvisati, migliorano in minima parte la preparazione del nostro Esercito. Non si fa tesoro nemmeno delle positive esped enze d'impiego durante la GuerTa di Spagna. Quando nell940 s i entrerà, dopo molte esitazioni , ma sempre prematuramente, in guerra, si dovrà nuovame nte combattere con materi a li antiquati, nella attesa che le industrie comincino a prodwTe quelli più moderni e in quantitativi proporzionati. NelJa Seconda Gue1Ta Mondiale si dovranno, infatti, utilizzare, per la maggior parte, obici e cannoni residuati di guerra. Anche la motori zzazione dell'Artiglieria
divisionale risentirà della scarsa produzione di trattori leggeri. Per di più, la dispersione delle forze e un'organizzazione poco efficiente, vanificano anch~ quelle modeste disponibilità di artiglierie moderne. I..:Artiglieria awersaria, motorizzata e poi anche semovente, si dimostra in genere qualitativamente superiore, pur se il nostro addestramento e la grande professionaHtà dei nostri Artiglieri riesce molto spesso a compensare il divario. La penuria di mezzi di rilevamento e di centrali di tiro penalizza notevolmente ]a nostra difesa contraerei, pur se dotata di mezzi moderni di produzione nazionale e tedesca. Nondimeno l'Arma dotta si impegna con il consueto valore: si distinguono particolarmente molti Reggimenti da campagna- dal 1935 ribattezzati Artiglieria per Divisione di Fanteria e quelli da montagna (ora Artiglieria alpina). Non sono da meno i Reggimenti di Corpo d'Armata (già Artiglieria pesante campale), mentre scarso impiego troveranno le Artiglierie d'Armata. Ricordiamo in particolare gli interventi SlÙ Eronte greco-albanese, nell'assedio di Tobruk e nell'estrema difesa della Tunisia.
Nasceranno invece nuove specialità: quella corazzata- che troverà il battesimo del fuoco presso Bir Hakeim nel 1942 -e quella controcarro, quest'ultima sia con cannoni autotrainati (dimostrerà la sua efficacia sul Eronte russo), sia con i pezzi da 90 montati su telaio di autocarro, che saranno impiegati per la prima voJta sul fronte cirenaico. La catastrofe dell'8 settembre 1943 travolgerà molti di questi Reggimenti, ma ben presto i nostri Gruppi - alcuni dei quali dotati dei più modernj · materiali italiani come il 75/18 e il 149/19 - torneranno a far sentire la lo~o voce nel nostro Corpo di Liberazione. Questo fino all'estate 1944, da quando il Com itato It'lhliano di Liberazione creerà i Gruppi di Combattimento, ciascuno con un Reggimento principalmente equipaggiato con cannoni inglesi da 88/27. Alcuni di questi si distingueranno nelle ultime fasi della Campagna d'Italia, fino al maggio 1945.
Il secondo dopoguerra Terminate le ostilità, nel quadro della ricostruzione dell'Esercì to, grande importanza è attribwta all'Artiglieria
divisionale, tornata dal 1946 a lla precedente denominazione di Artiglieria da campagna. I Gruppi di Combattimento, trasformati in Divisioni di Fanteria ternarie, riceveranno ciascuna tre Reggimenti da campagna articolati su tre gruppi da 88 millimetri, uno controcarro da 76 e uno contraerei da 40. Quelle motorizzate (binarie), ne riceveranno due. In queste ultime, a fianco dei due reggimenti da campagna (su 3 gruppi da 88 mm), vi sarà un reggimento controcarro e uno contraerei leggero da 40 mm.
Già nel 1946 sarà sanzionata la nascita di una nuova specialità, l'Artiglieria semovente, che vedrà presenti i ptimi due Gruppi nella Brigata corazzata del 1948. ell'Artiglieria alpina (un solo reggimento per brigata) sarà rispolverato il Gruppo someggiato da 75/13, po i affiancato da uno da l 00/1 7 carrellate, oltre a un terzo controcarro e un quarto contraerei. Per la specialità pesante campale (5 Reggimenti) si adotta la formazione su due Gruppi, uno con i cannoni d i modello britannico da 140/30, mentre l'altro con obice italiano da 149/19 del tempo di guerra, migliorato in fatto di mobilità. Si sperimentano, infine, le batterie su 4 e su 6 pezzi. L'adesione dell'Italia alla NATO m odificherà ben presto ta le si tu azione . Ridimensionato intanto il numero delle Grandi Unità, si passa dal calibro 88 al 105 per l'Artiglieria da campagna, pure se per un certo periodo, nelle Divisioni ternarie, i due calibri convivono. Un'altra innovazio ne è l'inserimento di un Grup po da 149/19 e di un al tro d i mor tai pesanti. Con il tempo, il Reggimento Artiglieria da campagna si stabilizzerà su tre
Bandiere di Guerra dei Reggimenti di Artiglieria
Gruppi da l 05 (tre batterie di 6 pezzi) e un quarto da 155/23. Altrettanto awerrà nelle Di visioni corazzate, grazie all'introduzione del semovente dello stesso calibro. Ulteriori ampliamenti avrà la specialità pesante campale, mentre passeranno da uno a due i Reggimenti di Artiglieria pesante. Un nuovo ordinamento sarà previsto per l'Artiglieria controcarro, dove si passerà ai sottoraggruppamenti, tre dci quali semoventi. Per l'Artiglieria contraerei, già sono stati creati 7 Reggimenti armati con il 90/53 del tempo di guerra e tre Raggruppamenti difesa aerea tenitoriale, dotati di materiale anglo-americano e mitragliere italiane da 37 miJJimetri. Con la prima ristrutturazione della metà anni 50, motivata dall'assottigliarsi delle risorse, avrà a soffrirne notevolmente l'Artiglieria, anche se inaugurerà la componente missilistica ricevendo l'Honest fohn. Questi lanciarazzi da 762 millimetri entrano a far parte, per la prima volta, nella storia dell'Artiglieria italiana (soltanto nel 1919 sono esisti ti comandi di brigata di ArtigUeria di Corpo d'Armata) di una
brigata della nuova specialità, insieme con un gruppo da 203. Assistiamo, finalmente, al rinnovo del materiale dell'Artiglieria da montagna, con la distribuzione ( 1959) del pezzo italiano da 105/14. Con l'adozione della nuova dottrina bivalente, dovuta all'introduzione dell'arma nucleare tattica e che prende il posto di quella convenzionale basata sulla Difesa ava11zata (e sulla risposta massiccia), saranno presto introdolli nuovi semoventi: I'M109 da 155 e I'MSS da 203 e, infine, l'M107 da 175 (gi.llata oltre 32 chilometri), che sarà più tardi trasformato in 203 mm. Per l'Artiglieria contraerei sarà introdotto, in aggiunta al cannone mitragliera da 40/70 modello 54 a punteri_fl asservita (Breda-Bofors), il sistema missilistico Hawk, oggi ancora in servizio in versione moderna. La seconda ristrutturazione de] 1975 vedrà l'entra ta in servizio dell' FH 70, il cannone da 155/39 e l'eliminazione, tranne che per l'Artiglieria da montagna e paracadutisti, dci calibri inferiori. Si migliora, infine, l'armamento del semovente Ml09, riarmandolo con il 155/39 (M l 09 L), tuttora in servizio. Cambia ancora la dottrina, in favore
della Risposta flessibile. Alla Brigata missili, il 762 mm è intanto sostituito con iJ missile Lance. Ma nel complesso, l'Artiglieria subisce un ulteriore tidimensionamento: da 2 000 bocche da fuoco si passerà a l 300 e le rampe Hawk sono portate a 120. Il crollo del muro di B erlino nel 1989 determinerà ancora riduzioni e scioglimenti. Oggi, l' Axtiglieria italiana è organizzata in due specialità: Artiglieria terrestre, armata còn il155/39 e il lanciaxazzi pesante MLRS; Artiglieria contraerei, dotata di
missili Ha·wk , Skyguarcl-Aspide, Stinger, materiali per la difesa di punto SHORAD (short-range air defence difesa aerea a corto raggio) e sistemi
quadxinati da 25 millimetri (semovente SIDAM). Sta inoltre per entrare in servizio, nell'Artiglieria corazzata, il semovente da 155/52 PzH 2000.
t t E'
dalla pietra e da quanto essa ricorda nelle forme o reca impresso nelle figure e nelle scritte che l'umanità riesce a risalire alle civiltà ed agli eventi storici". (da Alpi Giulie di Antonio e Furio Scrirnali) La guerra di posizione, imposta dall'aspra struttura oroidrografica del fronte itaJo-austriaco, fu logorante e tragica. Richiese sacrificio fisico e nccc sitò di ideali e di saldezza morale, coinvolgendo tulle le Armi e i Corpi mil itari, in tutti i scllori del fronte. Og1~i altura, ogni corso d'acqua, ogni zolla, ogni rudere suscitano, eccitano memorie e testimonianze. Centinaia di migli aia di solda ti
s'immolarono tutto accettando, tutto soffrendo, tullo donando, affinché l'Italia fosse libera. Chiunque si accosta a quelle contrade non può c he chinare la fronte nel ricordo e nella meditazione. Meditare su quanto ancora narrano i grafri ti, le targhe, le iscrizioni, disseminate sul vasto teatro in cui si svolsero i combatliménti. In questo teatro di pietre e di reticolati, i nostri soldati sacrificarono giovinezza e vita. Nella prccarietà della quotidianità vissuta nell'attesa dell'attacco imminente, s'inserisce sempre un raggio di spiritualità che non appanna l'eroismo, anzi lo esaJta con la forza di un'umanità particolare. Il ricordo e l'umano desiderio di testimoniare la propria presenza fisica e di tramandarla, con segn i tangibili, stimolano la voglia di comunicare. Il ricordo della casa lontana, il pensiero della famiglia e sentimenti di speranza, sogni generano il bisogno e l'intima aspirazione a incidere una parola, un disegno, un nome su di una pietra; oppure di graffire, nel cemento, lo stemma, il numero indicativo del proprio reparto, di ricordare una data,
il nome di un superiore o di un commilitone. Questo traslare nella natura i segni positivi e visibili della propria esistenza e della personale permanenza conferisce una palpabile sacralità al luogo stesso, rendendolo familiare e confidente dtmora. Il ripetersi di tali manifestazioni ne rende più percepibile il significato e lo idealizza, assurgendolo tende nza. Dal pietroso Carso, la natura, sempre provvida, ha incastonato le doline che si sono svelate, rifugi preziosi. Queste depressioni a rorma circolare, che interrompono il lineare orizzonte, sono sparse in tutta l'area. Esse sono state anche oasi, che hanno offerto ristoro e riposo agli uomini delle trincee, prima e dopo gli aspri combattimenti. Hanno offerto ricovero a soldati stremati dopo crudeli assalti. Hanno offerto il primo, w·gente soccorso ai feriti. Hanno assicurato un sorso d'acqua, un rancio ristoratore dopo immense fatiche. Hanno donato pace e sepoltura ai Caduti. In esse, punti di incrocio e di diramazione per vari camminamenti, adducenti alla prima linea, si sono avvicendati Reparti di ogni speciali tà, che hanno lasciato commoventi segni
della loro presenza. In questi angoli, nella soffocan te atmosfera della lunga giornata in trincea, le doline hanno costituito la base per fissare le emozio ni d i un'intera generazione, trasformandola- così in un'inesauribile fonte di documenti, impressi sulle rocce. Documenti che costituiscono un rilevante patrimonio cu lturale caratterizzante un'epoca lontana ma presente, che acquista rilevanza soc iologica e storia di valenza nazionale e oltre. Le relazioni tecniche degli Stati Maggiori, la narrazione storica e l'analisi dei vali fatti d'arme, la diaristica suggestiva di scrittori, di giornalisti, hanno privilegiato gli episodi, i Reparti, i mezzi tecnici, i concetti strategici, le tattiche e i soldati stessi, ma soltanto marginalmente hanno analizzato l'uomo delle trincee, il suo comportamento, la sua umanità, la sua socialità, le sue rinunce. Nel silenzio della sua solitudine, l'uomo h a graffito la roccia. Sono messaggi sempre percettibili da chi sa ascoltare il siJenzio, nel quale aleggia la presenza spirituale dell'uomo, conscio della dignità della propria persona.
Tra Lequizza e Castagnevizza, il Carso di Comeno, oggi inglobato nel territorio Sloveno, rivela le sue maggiori asperità e la sua ostica struttura. Quest'angolo di frastagliata roccia lunare racchiude tante doline, ognuna con un suo nome, ognuna sacra di storie eroiche. In queste conche desolate si avverte la presenza di intense memorie. Esse cus todi scono e restituiscono, come leggeri aneli ti, sentimenti di nostalgia, di rimpianti, di solidarietà. Là, a Bosco Malo, in quello che fu un micidiale saliente austriaco · incuneato nella linea italiana, si rivelano all'appassionato escursionista - o al devoto pellegrino - alcune dQ)ine particolarmente sign ifi cative per conoscere i graffiti. Sono stati scolpiti dagli Artiglieri che vissero la crudezza della trincea. La dolina Bombarde, che rappresenta un'ulteriore ed eloquente testimonianza del ruolo svolto dall'Art igl ieria da trincea nelle battaglie combattute su questo fronte. Non lontano, sulla strada di Castagnevizza, la grande dolina Siena/ Ineffabile custodisce, tra il serto
naturale di una rigogliosa vegetazione, molti graffiti di Artiglieri. La dolina Siena era un centro di fuoco di appoggio per gli assalti al complesso trincerale di Hudi Log (Bosco Malo). Nel recente libro Carso Dimenticato, gli autori Antonio Scrimali e Nicola Persegati così
descrivono quello storico luogo: Questa batteria così avanzata costituiva u110 scomodo vicino per le posizioni asburgiche. Il terreno tormentato, alle spalle della grotta, racconta come in più di un'occasione i cannoni awersari tentarono di mettere a tacere il collega tricolore. La sua posizione in contropendenza, però, faceva sì che i colpi awersari finissero troppo lunghi al centro della grande dolina. Su una piazzola, all'ingresso di una caverna che fungeva da ricovero, troviamo il graffito realizzato dal Sergente Capo pezzo Albertinetti e dai suoi sei Artiglieri del 2° pezzo della 2" Batteria. Quando il fuoco austroungarico si faceva troppo preciso, gli Artiglieri si rifugiavano nella caverna sotto la scritta. Non a caso, una mano con la manica graduata a fianco di uno stellone, indica la bocca del ricovero, domandando retoricamente se Volete
.. la salute . Nelle vicinanze dell'emiciclo della dolina, qualche militare avente confidenza con il latino, impresse nella roccia questa scritta:
sacrificio della 16• Batteria nell'offensiva dell'agosto 1917, che permise di avanzare su Selo. Un altro emozionante document9 di pietra è stato recentemente riportato alla luce dal "ARMA FERENTE CIMBRO Gruppo Turistico Sloveno di Lokvica, REGIS HIC PRIMAE LEGIONIS che attivamente collabora con il Gruppo COHORS II DUCE CATALANO di ricerche del Club Alpino Italiano VALLA CONSTE ... .HIEMALIA (CAI) ili Trieste. Su quota 308 del Pecina, nei pressi della collina Terrore CASTRA TENUIT-1917" della Fanteria chiamata Monte Pecinka, La traduzione scelta dagli autori del si ammira il graffito a firma di Luigi libro, tra le numerose proposte, appare Oss, inciso su di un masso sul quale la più probabile: Mentre il nemico appare anche un piccolo fregio d'Artiglieria. Austriaco portava guerra qui, il secondo Battaglione del primo Reggimento della I graffiti, sfide d'orgoglio e di memoria, Brigata Re, sotto l'egida del Comandante sparsi sui campi di battaglia, rappresentano Catalano, costruì la trincea difensiva e una galleria espositiva ove non si sistemò il campo invemale 19l 7. osserva, ma_.si vive la storia. Sono tutti · Tra Jamiano e Selo, quota 235, palpabili segni, }asciali a ricordo da incrocio di tre linee difensive uomini che si sono trovati al fronte, consapevoli delle alte motivazioni che li austroungariche, divenne obiettivo di furiosi attacchi italiani. In quei pressi, animavano. alla base di una ripida scarpata, Non saranno mai esaustive troviamo la dolina Steinhof, sacralizzata l'ammirazione e la gratiludine per gli dall'azione eroica del Capitano Emilio uomini dei graffiti, che lavorando di Hensler, Comandante della 16" batteria . piccone, di baionelta o di altro ancora, bombarde e dei suoi bombardieri. Una hanno permesso di arricchire l'umanità lapide, collocata a ridosso della scarpata, dell'immenso tesoro delle pietre addita alla memoria e alla venerazione il parlanti all'animo. I.:opera di scoprire
queste rimembranze è stato un atto d'amore, dj solidarietà e d'incalcolabile valore storico e culturale. Riteruamo doveroso ricordare, in particolare, Antonio e Furio Scrimali, Orio di Brazzano e Nicola Persegati, autori di molti volumi SLùl'argomento, dai quali abbiamo attinto emozioni, immagini e notizie. Ma, in questo campo, · giganteggia la meritoria, eccezionale opera intrapresa dal "Gruppo Ricerche e Studi sulla Grande Guerra 19151918", espresso dalla Società Alpina delle Giulie, Sezione CAI di Trieste, con la creazione del Catasto dei Graffìti. Con quest'opera, che raccoglie at~ualmente oltre 700 iscdzioni, censite e traslate su schede· computerizzate, gli studiosi, gli escursionisti storici, i cultori della Storia Patria hanno a disposizione uno strumento di valore incalcolabile. Pensosi ed emozionati, consapevoli del privilegio concessoci di rievocare memorie sacre, confessiamo di averlo fatto in umiltà e con fervore di sentimenti. Citando una sincera espressione del Professar Mario Silvestri, tratta dal suo libro lsonzo, dconosciamo che il sentimento sovrastante tutti gli altri è una infinita
pietà, un infinito rispetto una infinita ammirazione per gli Ufficiali e i Soldati Italiani che seppero affrontare, con indomito coraggio, prove indicibili.
' L
Associazione Na zionale Artiglieri d 'Italia (ANArti) nasce il 23 giugno 1923 da un'idea del Tenente Genera le Lu ci.a no Bennati. La denominazione scelta è Associazione Santa Barbara, ch e accogli e tra i suoi ra nghi i reduci della Prima Guen·a Mondiale e tulli gli Arliglicri che, in pace e in guerra, hanno servito la Patria. c diviene primo Pres idente Io s tesso Generale Benna li, Soci Onorad sono il Du ca d'Aosta, il Duca delle Puglie, le Medagli e d'Oro dell'Arma di Arti gli eria, i Generali Comanda nti benemeriti , in quanto si sono dis linti per particolari merili. Il sodalizio assum e il nome di Associazione dell'Arma di Artiglieda nel 1932, quando è anche a pprova lo il relativo gag!iardetto . I soci po ono ,. indossare il fa zzoletto gia llo, il dislintivo da appli ca re al bavero dell a giacca e la bus tina grigioverde bordata di g iallo. :Lorga nigra mma prevede: Direllorc Nazionale, Delega ti Regio naJi, Commis ari Provincia li, Sezioni Provinci ali, Gruppi Comunali. È istituita la
carica di Vice Presiden te Nazionale, nominando il Colonnello Ingegnere A. Orsi. È adollato l'Inno deli'At·tigliere, con parole di G. Daci e L. Fiori, musicato da C. Lens. È il 1935. Gli Artigli eri richiamati per la Campagna Gen. Carlo d'Africa sono esenta li dalla con tribuzione delle quote sociali; il Generale Augusto De Pignier, l spellore dell'Arma di Artiglieria, entra a far parte del Dire ttorio Nazionale; il Genera le Carlo Montù pubblica la "Stor ia dell'Artiglieria Italiana" c he s i si ntetizza con questo brano:· "L'Artiglieria Itçdiana, for:a viva, operante, unisce e.d amalgama genialità di condottieri e studiosi, passione ed eroismo eli combattenti e tutti i vivi e i morti che nell'Anna servirono per la libertà e la grandezza della Patria". Si tratta di un'opera unica nel suo genere nella le tte ratura militare di tutti i paesi, considerata il vero e maggior m.onumenlo che con più duratura efficacia ricorda agli italiani ciò che fu e ciò che fece l'Artiglieria, non solo nelle sue mirabili azioni di guerra, ma in Lulli
i suoi riflessi culturali e politici. el l 936 è ideato lo Stemma Araldico ul quale è t·affigurata l'aquila rampante, sormontata dall a corona reale, poggiante su due cannoni incrocia ti , sovrastanti il fascio littorio; Montù il cartiglio riporta il motto "Sempre ed Ovu nque". I:anno dopo ono costituite le Sezion i colon ia li di Macalle' (Etiopia), Asmara (Eritrea) e Addis Abeba (Etiopia), di Ginevra (Svizzera) e Beausolei l (Francia). Per volontà del regime, nel 1938, tutte le istitu zioni, comprese le Associazioni, sono mililarizzate e l'Associazione assume la denom inazione di Raggruppamento Artiglieri d'Italia Damiano Chiesa. li prowedimento comporta l'istituzione del Comando Generale (Presidenza), de i Comandi di Zona (Regioni), dei Comandi Provincia li e dei Comitati disciplinari, mentre gli iscrilli sono costretti a sottoscrivere un atto formale di giuramento. L'uso dello Stemma Araldico, approYato tre anni prima, è concesso
ufficialmente con Decreto Regio del . 1939. Molti SoltufficiaJi in congedo entrano a far parte dell'Associazione nel 1940, portando il numero dei soci a oltre 40 000. · Per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale si sospendono i Raduni Nazionali e l'Associazione si dedica, nei limiti delle possibilità e con mezzi di fortuna, ad attività assistenziali a favore delle famiglie di Caduti, feriti e reduci. Terminata la guerra, nel 194 7 inizia la riorganizzazione. Nella sede romana di Via Aureliana 25 si ricostituisce la Presidenza Nazionale. Nei pressi di Rovereto, nel 1949, è inaugurata la Zona Sacra di Costa Violina, Mausoleo .Qssario dei Caduti. Con rogito nolarile, nel 1952 è acquisita ]a proprietà dell'immobile di Via Aureliana 25, destinato a sede permanente della Presidenza Nazionale, mentre il Decreto del Presidente della Repubblica numero 647 del 30 maggio 1953 riconosce ufficialmente la denominazione e la personalità giuridica dell'Associazione Nazionale Artiglieri di Italia.
Si arriva aJ 1954 per la nomina del secondo Vke Presidente Nazionale nel Generale Giuseppe De Stefanis e la trasformazione del Comitato di disciplina in Commissione dei Probiviri, da parte del primo Consiglio
Nazionalè del dopoguerra. In seguito alla trasformazione istituzionale dello Stato, viene anche adottato il nuovo Stemma Araldico. È il1957, quando l'Associazione è riconosciuta quale Ente Morale e, il Congresso Nazionale delibera che i Raduni siano effetluati dapprima con cadenza biennale e, l'anno successivo, triennale. Nello stesso anno è inaugurato a Conegliano (Treviso) il Santuario dedicalo a Santa Barbara. Nel 1959 sì decide di celebrare solennemente, nel biennio successivo, il l o Centenario dell'Unità d'Italia. L'anno seguente l'Associazione partecipa, in Sicilia, alle numerose celebràzioni per il Centenario deQa Spedizione dei Mille e, il 2 giugno, il Meçlagliere dell'Arma di Artiglieria partecipa per la prima volta alla parata militare in Via dei Fori Imperiali. Nel 1962, in concomitanza di un grande Raduno regionale nelle Marche, si svolge ad Ancona il Consiglio Nazionale. Un altro momento da ricordare è vissuto nel 1963, quando i Consiglieri Nazionali sono ricevuti in udienza privata dal Presidente della Repubblica
Antonio Segni e 200 iscritti della Sezione del Massachusetts (Stati Uniti) giungono in visita a Roma. Nel contesto di un'intensa attività sociale, nel 1964, è rivolta al Ministero della Di fesa una mozione finalizzata a richiamare l'attenzione delle pubbliche autorità nei confronti dèlle Associazioni Combattentistiche e d'Arma. L'anno dopo, un attentato dinamitardo distrugge a Verona il Monumento al Maggiore Carlo Ederle, Medaglia d'Oro al Valor Militare nel 1917, Artigliere pluridecorato, effettivo al 32° Reggimento artiglieria da campagna, Comandante de] Gruppo Osservatori di Artiglieria della TII Armata. Il Consiglio Nazionale promuove una sottoscrizione per ricostruirlo. È riconosciuta quale zona sacra, nel 196 7, il "Complesso di Caste] Dante", che comprende un Ossario con i resti di 13 000 valorosi soldati, con la campana dei Caduti e la Strada degli Artiglieri. Il numero delle sezioni sale a 525 e gli iscritti a 60000. Nel corso del 1972 si programmano le attività celebrative del 50° anniversario dell'Associazione. Si inaugura a Milano il Monumento all'Artigliere a Cavallo e,
per iniziatìva della Delegazione Venei<a, si svolge a Gaiarine (Treviso) un grandioso Raduno regionale, che prevede, tra l'altro, l'inaugurazione del Monumento a Santa Barbara, Patrona dell'Arma di Artiglieria. Nel 1943, a Bari e a R edipuglia (Trieste), si svolgono solenni cerimonie per il rimpatrio delle urne dei nostri Caduti in Ubia. Le sezioni crescono di numero e nel 1975 sono 611, con altre 4 sezioni all'estero e 47 275 soci. Si registra un notevole incremento dell'attività. Significativo è i1 raduno dei reduci dei Reparti di Artiglieria. Tra le più significative attività sociali del 1978 si svolge il l o Raduno Interregionale, che prevede il pellegrinaggio al sacrario di El Alamein (Egitto). Nel 1980 si svolge un'intensa allività a favore delle popolazioni terremotate del centro e del sud. Nel 1981 le sezioni salgono a 630. Si invia al Prefetto di Avellino un contributo in danaro raccolto con sottoscrizione nazionale a favore delle popolazioni terremot..:'lte. I:attività della "Casa del Soldato" costituita a Melbourne (Australia) dai
soci della locale sezione, subisce un notevole incremento nel 1982 e, d'intesa con Onorcaduti, è ristrutturata la Strada degli Artiglieri a Rovereto (Trento), con la collocazione dei Cippi degli Artiglieri decorati di Medaglia d'Oro nella 2• Guerra Mondiale e nella Guerra di Liberazione. Nel 1984 si stabilisce il gemellaggio tra le Sezioni di Arcade (Treviso) e quella di Melbourne. il 1986 è un anno che vede un'intensa attività organizzativa e di consoli damento dell'Associazione, nel cui ambito si promuove la partecipazione alle attività di Protezione Civile, in collaborazione con altre Associazioni d'Arma e il Volo n tarialQ. Si inaugura nel 1988, a Nervesa della Battaglia (Treviso), il monumento all'Artigliere. Nel 1992 è celebrata con particolare solennità la festa di Santa Barbara, le cui spoglie mortali sono riportate nella chiesa di San Martino di Burano (Venezia), con cerimonie religiose celebrate dal pabiarca di Venezia e, a Roma, nella BasiUca di San Paolo, dal Cardinale Camillo Ruini. Nel corso del Raduno Interregionale
delle Delegazioni del 1993, è inaugurato a Belluno il Monumento al mulo e al suo conducente, opera dello scultore M. Facchin, che raffigura una bronzea figura di Artigliere da montagna mentTe porge da bere al mulo nel suo cappello alpino, sovrapposti a una base composta da blocchi dolomitici. A VÏttorio Veneto, nel 1994, sj svolge un grande Raduno lnterregionale, con la consegna del premio "Medaglia d'Oro Morosini" e della Bandiera Nazionale ad alcuni Istituti scolastici di Roma. In alto da sinistra a destra e accanto: le uniformi dell'Artiglieria dalla fine del '600 alla Seconda Guerra mondiale
•
li 5 luglio 1996, a La Spezia, presso la Banchina Scali nell'Arsenale Marittimo, nel contesto della cerimonia di consegna alla Marina Militare dei Pattugliat01i di Squadra, classe "Soldati", il Presidente dell'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia, Generale Vitto1io Olivieri, ha consegnato alla Nave Artigliere F582, la Bandiera di Combattimento, racchiusa in una preziosa custodia. Durante il 1997, si programmano le attivitĂ per celebrare in forma solenne il
75° anniversario del sodalizio. LAssociazione Nazionale Artiglieri d'Italia si prefigge il culto dei valori umani e morali che caratterizzano l'Arma di Artiglieria, mediante un costante connubio tra iscritti in servizio e in congedo, coltivando assiduamente l'amicizia e il senso di solidarietà . In particolare, si propone di: mantenere e diffondere il culto dell'ideale di Patria; esaltare le glorie e le tradizioni dell'Artiglieria italiana;
Il prezioso cofano porta Bandiera donato daii'ANArtl alla Nave Artigliere
consel\lare e incrementare la fraternità d'arme fra tulti gli Artiglieri, in sernzio e in congedo; rappresentare, a norma di legge, i militari in congedo dell'Arma di Artiglieria, al fine di tutelamè gli interessi moral~ e maleriali; concorrere, nei limiti delle. prç>prie possibilità a operazioni di soccorso in caso di pubblica calamilà; promuovere attività assistenziali, formative, educative, culturali e ricreative a beneficio dei soci e delle loro famiglie. La sede della Presidenza Nazionale dell'ANArti è in Via Aureliana 25, 00187 Roma. È possibile contattare il sodalizio per telefono e fax. ai numeri 06/48.14.046 e 06/47.35.55.24, oppure per posta elettronka ad associazionenazionaleart@tin.it.
Il Medagliere Nazionale
¡
Il Medagliere dell'Arma di Artiglieria, custodito dalla Presidenza Nazionale Artiglieri d'ILalia, raccoglie le decorazioni a lla Bandiera dell'Arma e le Medaglie d'Oro al Valor Militare concesse ai Reparti di Artiglieria e agli Artiglieri. RICOMPENSE AL VALOR MJLTTARE DELLA
B ANDfERA DELL'ARMA Dr ARTIGLIERIA, CUSTOD ITA DALLA SCUOLA 01 ARTIGUERlA Dl BRACCIANO:
Medaglia di Bronzo al Valor Militare: A tulla generalmente l'Artiglieria, per la bravura spiegata nel combattere. Goito, 30 maggio 1848. Medaglia d'Oro al Valor Militare: Allo Stendardo per l'ottima condotta tenuta sempre ed ovunque dall'Artiglieria. Campagna del1849. Medaglia d'Argento al Valor Militare: Per segnalati servizi resi nella Campagna del 1859. Medaglia d'Oro al Valor Militare: Per l'intrepidezza, la perizia e l'energia sempre ed ovunque spiegate dall'Anna nella Campagna di guerra in Libia, 1911-12. 'i Medaglia d'Oro a] Valor Militare: Sempre ed ovunque con abnegazione prodigò il suo valore, la sua perizia, il suo sangue agevolando alla Fanteria, in meravigliosa gara di eroismi, il travagliato cam.mino della vittoria per la grandezza della Patria, 1915-18. Ordine Militare d'Italia: In terra d'Africa, rinnovando le secolari tradizioni, dava sempre ed ovunque contributo potente alla vittoria,
della fortezza di Peschiera (1848) per il decisivo contributo fornito dall'Artigli elia dell'Esercito Sardo. Nel1923, viene scelta la data del 15 giugno, prim o giorno della Battaglia del Solstizio che, nel quadro del1a manovra generale della l o Guerra Mondiale (191518), vide la nostra Artiglieria RICOMPENSE ALLE protagonista di una U JTÀ: Il Sottotenente De Amicis, Medaglia d'Oro al Valor Mil itare "contropreparazione" che 16 Medaglie d'Oro. costituì l'indispensabile e RJCOMPE SE decisiva premessa alla l DIVJDUALI: vittoria fi nale nella battaglia 298 "Ordine Militare di Vittorio Veneto (4/11/1918). d'Itali a" (già di· Savoia); Elementi determinanti 236 Medaglie d'Oro; furono l'esattezza delle 25 Medaglie informazioni e la tutela del d'Argento; segreto, la sorpresa, la 28 Medagl ie di precisione e la potenza che Bronzo; Giovanni Bortolotto, Medaglia annullarono l'esercito 20 Croci al Valor d'Oro al Valor Militare a ustroungarico, Militare qualitativamen te e quantitativamente più armato, La festa dell'Arma di Artiglieria stroncando sul nascere e veniva celebrata inizialmente il irrimediabilmente una micidiale 30 maggio, a ricordo della • offensiva. Battaglia di Goito e della res
per tenacia, perizia e valore. Affratellata alle eroiche legioni dei Fa11ti, m.arciava alla aspra via della vittoria verso la gloria d'Italia lnzperiale. Guerra itala-etiopica, 3 ottobre 1935 5 maggio l 936.
'
/t
Sergio Bresciani, sedicenne (1942) il più giovane artigliere decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare
l Presidenti Nazionali
l Presidenti dell'Associazione dal 1923
Primo presidente e fondatore dell'Assoc iazione Santa Barbara è il Tenente Generale Luciano Bennati, eletto il 23 giugno 1923. Nel 1933 viene nominato Presidente azionale l'Onorevole Tenente Colonnello Guido Buffar ini Guidi , Sottosegretario del Ministro dell'Interno che rimane in carica fino all 'immediato dopoguerra. Nel 1946 viene eletto il Generale di Corpo di Armata Ubaldo Fautilli, al quale subentra, nel 1950, il Generale di Corpo di Armata Augusto De Pignier che rimane fino al 1955 anno della sua morte; lo sostituisce, protempore, il Vice
Presidente Nazionale, Generale O car Fiorentino. Nel lo stesso anno, viene eletto il Generale di Corpo di Armata Giuseppe De Stcfanis. Alla sua morte, nel 1965, subentra il Generale di Divisione Giovanni Campagna. Nel 1968 viene eletto la Medaglia d'Oro al Valor Militare il Generale di Corpo di Armata Gaetano Carolei. Il Vice Presidente Generale Oscar Olivetti subentra nel 1974 nella carica, in seguito all a morte del GenĂŠrale Carolei. Nello stesso anno viene.eletto il Generale di Corpo di Armata Gino Boccia che rimane in carica fino al 1977. Per naturale scadenza, nello stesso an no, il Co.Qsiglio Nazionale elegge Presidente Nazionale il Generale di Corpo di Arma ta Guido Bellagamba. Nel corso del Consiglio Nazionale, svoltosi nel 1995 a Roma nel Palazzo
•
Barberini, in seguito alle dimissioni del Generale Bellagamba, viene eletto il Generale di Corpo di Armata Vittorio Olivieri, tuttora in carica. La Presidenza Nazionale ha il suo Labaro che riproduce la Bandiera di Battaglione o "di Ordinanza" dell'Artiglieria Sarda, modello 1739 (dimensioni: cm 65x65, senza la frangia). La Presidenza azionale custodisce tra le opere della biblioteca, l'enciclopedia della "Storia della Artiglieria Italiana", suddivisa in tre grandi periodi: dalle origin i al 1815, 1815- 1914, 1914-1955. . Questo ponderoso lavoro ha inizio il 30 maggio 1923, quando alcuni ufficiali in congedo si riuniscono a Torino col proposito di realizzare qualche iniziativa idonea a solenn izzare la festa dell'Arma. Con decisione una nime prom uovo no
una sottoscrizione il cu i ricavato doveva essere devoluto per due precisi scopi: collocare una lapide commemorativa nel Castello reale di Venaria, dove ebbe origine l'Arma di Artiglieria; scrivere e pubblicare un a Storia generale dell'Artiglieria (taliana. Nel corso degli anni il progetlo iniziale subisce notevoli modifiche: la lapide di Venaria viene sostituita dal monumento che ora sorge a Torino; la stesura della Storia é sospesa per la prematura morte del suo ideatore il Generale Sachero. Nel 1930, il Genera le Carlo Montù, considerando che il progetto iniziale, risalente orma i al 1923, rischiava di essere archiviato definitivamente, decide di riprendere in esame quanto più volte raccomandato dal Generale Sachero che così annota nella premes a: ... per ciò che conceme gli scopi immediati, quelli
che ci guidano ne/nostro lavoro, riterremo di aver assolto il nostro compito se saremo riusciti, con questa Storia dell'Artiglieric1 Italiana, a comporre un'opera che interessi, non solamente l'Uflìciale, a cui ceno non apprendiamo nulla di nuovo, e non solamente il Soldato, ma il figlio, il padre, il fratello, l'amico dell'Artigliere; cioè un'opera che possa andare fra le mani di tutti e contenere, anche per le menti più umili, elementi di interesse, di curiosità e, in qualche punto, di commo:ione. Bellagio, 14 maggio 1934.
Lo Statuto Il primo Statuto azionale viene redatto nel 1931 e a pprovato con Decreto Governativo del 25 ottobre 1933. Lo Statuto Sociale viene
Composizione attuale dell 'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia (ANArtl)
Col. Ennio Annibali (amministr.) Addetti alla Presidenza Aiutanti Vito Cardaci, Adriano Toni, Salvatore Guarino, Presidenza Nazionale: Giuseppe Cantucci Presidente Nazionale Direttore di .. L'Artigliere" Gen. Vittorio Olivieri Gen. Vittorio Olivieri Presidente Nazionale Onorario Commissione dei Probiviri Gen. C.A. Guido Bellagamba Gen. lsp. Alberto Manganoni Gen. C.A. Mario Guidi Vice Presidenti Nazionali Gen. Emilio de luli o (vicario) Gen. Div. Francesco Selbman Gen. Paolo Tripodi Collegio Sindacale Segretari Cav. Lamberto Fiano Col. Sergio Tomassetti (generale) Artigliere Guerino Proietti
rielaboJ-alo nel 1950, con l'eliminazione della fi iono mia militare imposta dal regime fasc is ta. Il nuovo organigramma prevede una Preside nza Nazionale, 17 Delegazioni Regiona li , Sezioni e Sottosezio ni. Nel 198 1, il Consiglio Nazionale prende in considerazione l'opporLunità dell'aggio rnamento dello Statuto e della redazione delle "Norme di Attuazione", a pprovate con Decreto del Mini tero della Difesa il 5 -gennaio 1996. Nel co rso del 2003 è previsto l'aggiorname nto dello Statuto Sociale che prevede, tra l'altro, la costituzione delle Federazioni Provinciali. I.:attua le statuto, redatto nel 1989, comprende nove capi c 44 articoli. Il Capo !:.,c ompre nde le origini dell'Associazione e ne e le nca i motivi istituzionali.
Ar tigliere Pietro Lament i Brig. Gen. Luigi Ghezzi Consiglieri Onorari • Sezioni: 36 LOMBARDIA Gen. lsp. Camillo Caprio Gen. C.A. Vittorio Pizzutelli Col. Cav. Lorenzo Vezza Sezioni: 131 Gen. Div. Alberto Raimondi TRENTINO ALTO ADIGE Gen. Div. Arrigo Papini Ten. Col. Marcello Magliaretta Gen. Mario Ciutti Ten. Col. Antonio Giachi Sezioni: 6 VENETO Cap. Ing. Antonio Bottega Cav. Uff. Giuseppe Balsamo Ten. Cav. Uff. Maurizio Bertola Comm. Lucio Del Negro Sezioni: 149 FRIULI VENWA G IULIA
Delnazjoni Regjonali: PIEMONTE
-----
Cav. Salvatore Casale Sezioni: 25
- ----
Art 2: l'Associazione è apolitica, senza fini di lucro e si propone di: • mantenere e diffondere il culto dell'ideale di Patria; • esaltare le glorie e le tradizioni dell'Artiglieria llaliana; • conservare ed incrementare la fraternità d'arm i fra tulli gl i Artiglieri in ervizio ed in congedo; • rappresentare, nel quadro stabilito dalle leggi, i militari in congedo dell'Arma di Artiglieria, per tutelame gli interessi morali c matel'iali; • concorrere alla cresci ta moral e e civile del Paese, partecipando alle allivilà ociali e umanitarie, con particolare attenzione per il volo ntarialo ed il servizio di protezione civile; • promuovere auività a sistenziali, fonnative, educative, cul turali e ricrea tive a beneficio dei soci e
delle loro famiglie. Il Capo il descrive la tipologia dei soci e le relative norme di compo•·tamento; mentre il Capo ili tratta l'ord inamento dell'Associazione. Le cariche sociali e l'Assemblea dei soci vengono regolate dal Capo IV. Il Capo V è dedicato al1e norme amministralive deiJ'Associazione. I1 Capo VI fis a le nom1c disciplinari. el Capo VII \·engono descritti, anche nelle dimensioni, gli emblem i e le insegne associative: Bandiera Nazionale, Labaro Sociale, il Medaglicrc, distintivo cd emblema sociale. Il Capo VITI raccoglie le disposizioni relative all'eventuale scioglimento dell'Associazione e, infine, il Capo IX an nuncia l'esistenza di un regola mento che raccoglie le n01-me applicative dello Statuto.
TRIESTE
MARCHE
Sezioni: 10
PUGUA - BASILICATA
Gen. Comm. Riccardo Basite (Sezione Provinciale Autonoma)
Artigliere Aurelio Maccioni Sezioni: 12
SARDEGNA
Rappresentante ANArtl Cav. Giovanni Di Pino
Col. Cav. Uff. Ing. LAziO Alberto Mascia Col. Cav. Uff. Antonio Sarchioto Sezioni: 7 EMIU A ROMAGNA Gen. Div. Comm. Giuliano Busi Sezioni: 24 Sezioni 24 ABRUZZO E MOLISE Raporesentantj Col. Gianfranco Crudeli Associazione TOSCANA Sezioni: 1 Nazionale Col. Cav. Uff. Artiglieri Italiani Valentino Pinna CAMPANIA Regionali Sezioni: 11 Ten. Dott. Arturo Vitali Sezioni: 7 UMBRIA LiGURIA cap. Cav. Uff. M. De Angelis SICILIA Rappresentante ANArtl Sezioni: 4 Col. Riccardo Cumin Santagati Angelo
CALABRIA
Rappresentante ANArtl Ten. Dott. Augusto Curego
6 Sezioni all'estero: · Melbourne (Australia) - Toronto (Canada) • Anderlues (Belgio) - S. Paolo (Brasile) - Maastricht e Veenendaal (Olanda)
---- -
- --
puB B l-IC A ZIONE
LA voCE Cl TUTTI GLI ARTIGLIERI
S..d•;
c•t on Jbbor>r"t' IO pCI!O t
ME NS IL. E Ili • 7 0\
6~>000
---
PERIODICO UFFICIALE DELL"ASSOCIAZIONE NAZIONALE AR"TIGLIEPI O"I"TALIA 001 81 ROMA. -
;)u t s:on•
V • ;.. , ollaao 2S -
!el <1
.o O>
C C Po" a .e l l l ol
Abbonamento annuo L 350 ·Sostenitore L 3500 Un nu me ro L. 70 - Arretrato L 100
CENTENARI ~e\la BRECC\A Dl PDftlA P\A e ROMA CAP\lllE U' \l \
~tampa dell'Associazione NaziO~ale Artiglieri d'ltar . Il penodico dell'Ass . . ta Il 28 febbraio 1930 o_c~a~I?ne nasce dell 'Assoc· . per m iZiativa . 1azwne Piem Artiglieri d'Italia ontese mensile che ' come bollettino "S assume la tit l . a n ta Barbara" . o azwne di Patrona dell'Ar ' m onore alla Santa
La
sr::~~
Il bollettino nel 1932 l' a_ Barbara diventa ' organo d1 st ' dell'Associazione N . ampa ufficiale partire dal 1934 1.l bazillona_le e, a • o etbno 1 a nuova testata di ''L'Ar . . assume raag· t1ghere" "' m ngendo nel 1938 l . ' 50 000 copie. a trratura di Dall'agosto 1943 l . vengono sos ' e pubblicazioni pese a causa d li ellici e riprenderan . eg eventi b1948 con un n no Il 15 giugno "li umero uni . l co tl~o ~t~ . Nuovo Artigliere" semestrale e, dal19S4c~~ penodlcltà li Vice Presidente ' _lmestrale. . NaziOnale e Direttore del owrnale G Oscar p· . ~ • enerale wrentmo c , d periodico· z ' OSI efinisce il . · ·· .pa estra eli 'd glz Artiglieri che . t d L ee per tutti · zn en an d"b l11 piena serenità , o z bl attere, ' e l"b L erta p . . . ord"znat· ' ro d e,.ll Arma' tec''l.tcz, . emz d zm.piego e sociali.
.
zvz,
~
AH BARA , ··-······ ",. .... ,.,., ....... . '·l. ...... . .. • t .........u..
el 1979 si festeggia il 50° anniversario della fondazione del periodico, che, co n l'attuale denominazione di "LArtigliere", oggi conta più di l O500 abbonati e raggiunge una tiratura di circa Il 000 copie. r direttori avvicendatisi dal la fondazione del peri od ico sono: • Col. Aie andr o Orsi 1930- 1943; • Gen. Oscar Fiorentino 1954- 1956; • Gen. Mario Ravagli 1957- 1966; • Gen. Oscar Olivetti 1967- 1976; • Gen. Alberto Ra imo ndi 1977- 1990; • Gen. Vittorio Ol ivieri dal 1991.
.. , t'"'
GLIE RE
(W-!Lg?e&--·--
116.~~·-..-~ ........
tatLuale sede della Direzione e Redazione di "LArtiglicre" è in via Aureliana 25 - 00187 Roma.
Perché a Torino Il Museo Nazionale dell'Arma di Artiglieria viene fondato nel 1731. Il 18 aprile di quell'anno, infatli, Carlo Ema nuele III, Re di Sardegna, approva la proposta presentata dal Congresso d i Artiglieria. Con regolamento del l 0 dicembre 1752, è istituita la Direzione del Museo e del Laboratorio Mineralogico, della quale è incaricato il Capitano Giuseppe Silvestro Ronzini, sotto la dipendenza dell'Ispettore Generale delle Miniere, il Capitano Spilito Nicolis di Robilant. Segretario del Museo è il signor Guglielmo Francesco Grise. Durante iJ dominio francese il Museo viene soppresso ma nel 1842, su proposta del Comandante del Corpo Reale d'Artiglieria, il Maggior Generale Vincenzo· Morelli di Popolo, il Consiglio Superiore dell'Arma nedelibera la ricostituzione per collocarvi i modelli relativi alla direzione delle officine di costruzione; a!Je armi portatili nazio nali ed es ter~ alle artiglierie e alle macchine che riguardano la fonderia; i modelli relativi alla costruzione delle batterie ed ai lavori di campagna; i mater iali da ponte; agli artifizi da guerra, munizioni, attrezzi e macchine da laboratorio, bombardieri e fabbriche da polvere. La deliberazione del Consiglio ha pronta esecuzione, vendo anche avuto la fort1.ma di ritrovare una parte é:legli oggetti che figuravano nell'antico Museo. Le collcz ion i, .co~ì te,vengono accolte daJ Regio Arsenale, oggi a Scuola di Applicazione d'Arma. ominato il Capitano Annibale Quale Dire
A\·ogadro ·di Valdengo, lo stesso che il 4 agosto 1848 doveva cadere sotto le mura di Milano, mentre comandava la l·' batteria di posizione. Durante gli anni trascorsi sino al 1860, il Mu eo si arricchisce con donazioni dei Duchi di Savoia c di Genova, del Cavalier Cesare di Saluzzo, dci Generali Morelli, Sobrero, Bes c di altri Ufficiali, quali il Cucch iai, il Dabormida, il Val[Té. on mancano armi raccolte sul campo in Lombardia c in Crimea, acqui tatc all'estero dal Maggiore Marchese Alessandro della Rovere, come pure le donazioni che provengono da Ufficia li esteri e da altre per ·onalità del mondo della CLÙtura e della ·cicnza. · Tali reperti sono costituiti, nella maggior parte, da arm i portatili, artifizi da guerra, munizioni, attrezzi c macchine da laboratorio c bombardieri, che vengono sistemati in un appo ito locale. Durante la gestione del Maggiore Angelo Angelucci, che dal 1861 ricoprirà l'incarico di direttore per oltre un vcntcnnio, il Museo comincia a ingrandirsi, arricchendosi di numerose bocche da fuoco che sono di poste sotto il porticato settentrionale del grande cortile dell'Arsenale.
el 1885, pre entandosi l'esigenza di offrire una sede più ampia alla Scuola di Applicazione, vengono occupati alcuni ambienti del Museo, le cui collezion i sono provvisoriamente incassate, in attesa di poterle esporre in nuovi locali. Per tale scopo il Comune di Torino cede in comodato all'Amministrazione Militare il Mastio dell'antica Cittadella, unico elemento superstite della fo rtificazione voluta nel 1564 da Emanuele Filibetto c fatto restaurare solto la direzione dell'ingegnere Riccnrdo Brayda. Nel 1893, appena u ltimati i lavori di ristrutturazione, il nuovo Direttore France ·co Morano, succeduto al Maggiore Angelucci, inaugura la nuova-sede del Mu co Nazionale dell'Arma di Artiglieria. La ·celta di un ediricio co ·ì ricco di pa tdottiche memorie è particolarmente adatta per un museo militare. Quando il Duca Emanuele Filiberto volle mun ire Torino di imponenti difese, consultò i due celebri ingegneri milital"i Francesco l (orologi da Vicenza e Pacciollo da Urbino, ma scelse il disegno di quc t'ultimo per il progetto della Cittadella di Torino. Il Duca ne dmase così soddisfatto, da
volere di sua mano allestirne un modello in creta, che fu per lunghi anni conservato negli archjvi. E gli stesso pose la prima pie tra nel 1564 e, il J 7 maggio 1566, ultimata la costruzi one, nominò quale Comandante Giuseppe Caresana, già governatore della città. Sul portale ili ingresso campeggiava lo stemma sabaudo, realizzato in bellissima fusione in bronzo da Mario di Luigi, pemgino, pwtroppo distrutto nel 1798 durante le invasioni francesi.
Visitiamo il Museo La conoscenza delle anni e dei vari materiali da guerra usati in passato e quella delle successive loro trasformazioni è parte essenziale della cultura militare. Essa è indispensabile al militare, per rendersi ragione delle innovazioni introdotte nel modo di guerreggiare, in seguito all'adozione di nuovi strumenti bellici e lo è ugualmente per il tecnico che, dedicatosi alla ricerca del miglioramento delle anni e delle artiglierie, deve non solo sapere i mutamenti in esse avvenuti, ma anche quei tentativi, non sempre riusciti, i qllllli sovente rappresentano geniali concetti che, meglio applicati, possono condL.-e a
importanti risu lteli i. Con queste parole, il nobile Enrico Gonella, na to a Torino ne] 1843 e nomina to d irettore del Museo Nazionale d'Artiglieria nel 1907, ne tracciava le finalità e gli scopi. La quantità di mateliali riunita nel Museo è ingente. Vi si trovano più di 250 artiglierie, un migliaio di fucili, oltre a 200 pistole e a 400 modelli di ogni tipo di arma da fuoco, senza contare le armi bianche, le munizioni, gli artifizi da guerra, le bardatlire. Vi si custodiscono pure, a norma del Regio Decreto del 28 novembre 1885, le vecch ie bandiere dei reparti e, inoltre, ·vi si conservano preziosi trofei ricordanti la spedizione di Tripoli del 1825, quelle di Crimea e--di Cina, le guerre dell'indipendenza nazionale, le campagne d'Africa e la guerra libica. Un settore del Museo comprende uniformi , decorazioni, incisioni, ritratti e simili, appartenuti all'ant ico Esercito sardo, principale fautore dell'indi pendenza nazionale. Più specificamente, gli oggetti del Museo- che dal punto di vista stori militare, tecnico, e a uno speciale i n teJi-~
raccolti ovviamente in collezioni - sono suddivisi nelle seguenti sezioni: artiglierie e materiali relativi, compresi i modelJi; armi da fuoco portatili; armi bianche; armi difens ive; finimenti e bardature; wùformi; bandiere; ricordi vari. Tuuo questo matedale è stato ripartito fra il piano ten·eno, c he contiéne i pezzi più pesanti (cannoni italia ni ed esteri); i tre saloni del primo piano che os pita no fucili, uniformi e spade e la rotonda del terrazzo, opportunamente ridotta a sala dove si trovano bocche da fuoco più leggere. Nel corso degli anni il Mt,tseo s i è no tevolm en te arri cchito di nuov i materiali e, attualmente, dis pon e d i circa 11 000 rep erti, tra i quali sono visi bili armi pre is tori ch e in pi etra e cimeli di vero pregio: un'ascia bipenne r isa lente circa al 3000 avanti Cristo, un elm o appulo risalente al IV secolo avanti Cristo, un Falcone/fa (pezzo di artiglieria più piccolo del falco ne e ad esso conte mporan eo) con la gioia di bocca zoomor{a (a forma di animale) del XV secolo, un organo manesco (pezzo di artiglieria usato dal XIV al XVI secolo, formato da più
bocche da fuoco, per lo più parallele, montate su un unico affusto e dotale di un sistema di accensione simultaneo o successivo) da l 3 canne del XVII secolo, una pistola corta a fucile montata a stiletto (a pugnale), una bombardella (il primo e più anlico tipo di arma da fuoco port~tile), in ferro battuto proveniente dal Cas tell o di Morro del XIV secolo . Il mate riale sopraccitato e altro a ncora hanno reso necessari o un ampliamento dell'area espositi va. Le artiglierie dal XVI a l XVIII secolo e quasi t utti gli altri r epe rti sono c us toditi nel Mastio, ubi ca to in Corso Galileo Ferraris, m entre quelle da l XIX al XX secolo e altri pochi cimeli sono custoditi in un' infrastruttura militare dis messa, già Magazzino di ArtigUeria e Difesa Chimica, in Via Bologna al numero 190. Contestu a lmente, le poche sale del Mastio lascia te libere sono s tate desti nate a ospitare mostre te matiche . Ques ti preziosi reperti, di grande sign ificato e interesse, fanno del Museo un punto di riferimento che esa lta il valore e la genialità dell'Arma di Artiglieria.
l XX: rll Raduno Nazionale è stato all'insegna del molto "Orgoglio c Memoria". Orgoglio dell'appartenenza all'Arma dotta e Memoria per gli Artiglieri che non ci sono più. Orgoglio e Memoria per la Battagl ia di Goito (30 maggio 1848) con la re a della fortezza di Peschiera c per la Batlaglia del Solstizio del 1918, d i cu i quest'anno ricotTe 1'85° anniversario e 1'80° Anniversario della Fondazione dell'Associazione. Il Raduno è stato aperto ufficialmente il 14 giugno 2003 alle 15.30. Subito il Presidente azionale, Generale Vittorio Olivieri, e l'Assessore al Comune di Bergamo, Signor GianfTanco Baraldi, hanno deposto una corona d'alloro alla Torre dei Caduti di Bergamo con l'accompagnamento di rito della Banda dell'Artigli eria e/a dell'Esercì lo, segui la dall'Alza Bandiera sul pennone della Torre. Alle ore 16,30 una commo\·cnte commemorazione al Parco delle Rim embranzc, ~n Città alta, in ricordo degli artigli eri bet·gamasch i: Cìaco111o Crecis, Giovanni Battista Salvatoni, Leonida Magnolìni, Mario Flores e Benedeuo Maffeis, decorati di Medaglia d'Oro al Valore Militare c, in onore dei Caduti e dei Defunti, il Profes ore Pietro Raffaelli ha pronunciato una particolare ed intensa commemorazione seguita dalla deposizione di omaggi norcali ai Monumenti delle varie Armi, disseminati in tullo il parco, da parte di delegazioni di
I
\_~ ~~S\~~
\..:\\~U~
Artiglieri. AJ ia presenza del Vescovo, Monsignore Roberto Ama de i, veniva officia ta, alle o re 19.00, la Santa Messa nel la Catted ral e de lla ci ttà alta. Il 15 giugno è s tato un grande gio rno per tu tti gli Artiglieri. Bergamo, caratteristica ci ttad ina lombarda, era già pronta per accogliere, con la sua r inomata ·chiettezza e tipica simpa tia, le di verse m igliaia d i iscritt i e ·im pa tizzanti , i quali , com e consue tudine o rma i consolidata, ha nno accompagnato sempre q uesto ge ne re d i mani festaz io ni . A lo ro, s i sono uniti i bergam aschi c he ha nno fa tto senti re tutto il loro calo re cd c ntu ia mo. Fin da lle prime ore del gio rno 15, la ci ttà bmlicava di radu nis ti che, provenie nti da tutto il te rrito rio nazio na le, si sono riuniti nei pressi dello s tadio dove si è fo rmalo lo schie ra me nto cui ha nno preso parte la glo riosa Bandiera dc ii'A1·ma di Artiglieria, il Medaglie re
dell'Arma di Artiglie ria, il Gonfalo ne de lla Provincia, il Gonfalo ne della città di Bergam o, i Go nfa loni dc i Co muni sedi di sezioni ANArti, la Ba nda de ll'Artiglieria contraerei dell'Esercito, tre batterie di formazio ne in a rmi, rispe ttivamente del l o Reggimen to artiglieria mo ntagna, so Reggimento a rtiglieria tenes trc "Su perga", go Reggi me nto a rtiglie ria "Pa ubio", no nc hé le Delegazio ni d i: Tries te, Sa rdegna, Sicilia, Ca labria, Lazio, Ma rche, Umbria , Tosca na, Emil ia Ro magna, Liguria , Friuli Ve nezia Giulia, Vene to, Tre ntine Alto Adige, Pi emo nte e Valle d'Aosta, Lo m ba rdia e, a c hi u ura in quanto ospitante, la Sezio ne di Bergam o. Sul palco hanno preso posto il Te nen te Ge nerale Silvio Torre, Co ma nda nte de ll a Regio ne Militare No rd , in rappresenta nza de l Capo di Sta to Maggio re de ll 'E serc ito, c he ha indiri zzato ai radunis ti il suo appa io na to m e saggio esalta nte i valo ri dell'Associazio ne, dell'E erc ito e delle Forze
Armate, con par·ticolare riferimento a lla tutela e a l mantenimento della pace. Il Pres idente Nazionale dell'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia, Generale Vittolio Olivieli, nel corso della sua allocuzione ha, tra l'altro, detto: Il XXIII Raduno Nazionale ha rinnovato le tradizioni dell'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia nella "Città dei Mille". Con il motto "01goglio e Memoria" gli anartini e le anartine provenienti in gran numero da tutte le regioni italiane, hanno sfilato a Bergamo in occasione della festa dell'Arma di Artiglieria e nella ricorrenza dell'85° anniversario della Battaglia del Solstizio e dell'80° anniversario della fondazione dell'Associazione Nazionale Artiglieri. Ancora una volta la cittadinanza, le alte Autorità civili, militari, religiose ed i radunisti si sono ritrovati, secondo quanto recita l'art. 2 dello Statuto: per mantenere e diffondere il culto e l'ideale di Patria, esaltare le glorie e le tradizioni dell'Artiglieria italiana, per conservare ed incrementare La fraternità d'armi fra tutti gli Artiglieri in servizio e in congedo. A tutti voi, qui presenti e a quanti
avrebbero voluto partecipare, il mio più caloroso grazie e, unitamente a/mio saluto, ho il piacere di anticiparvi un pregevolissimo lavoro della Rivista Militare, un fascicolo speciale dedicato esclusivamente alla storia clelia nostra Associazione, dalle origini a questo XXIII Raduno; sarà mia cura informarvi quando lo stesso sarà disponibile, nonché Le modalità per acquisirne copia. Erano presenti inoltre: il Prefetto di Bergamo, Dottore Federico Cono; il Questore di Bergamo, Dottore· Giuseppe Arcadia Baurriolo, il Presidente della Provincia, Dottore Valeria Bettoni; l'Assessore Ragioniere Gianfranco Baraldi, in rappresentanza del Sindaco, assente per improrogabili impegni, H Presidente -clella Federazione provinciale ANArti Artigliere Loredano Signorelli , organizzatore del Raduno, che teneva un breve discorso di benvenuto e ringraziamento; sul palco prendevano posto anche il Generale di Corpo d'Armata Francesco Bettin, già Ispettore dell'Arma ·di Artiglieria, il Maggiore Generale Roberto Montagna, Comandante del Reclutamento e Forze di Completamento Nord, il Maggiore Generale Carlo Tritoni, Vice Ispettore
dell'Arma di Artigl ieria e Comanda n te la Scuola di Artigli e ri a. Aveva così ini zio lo s fil a me nto dei rad unisti, in torno a lle quindi cimila u nità, c he re ndeva no o maggio alla cittadinanza, pcrcorTcndo Piazzale Obcrdan, Via Cc ·are Battisti , Via Sa n Giovanni, Via Giuseppe Verd i, Via Francesco Petrarca, sfi la ndo davan ti alle Au torità c he hanno trovato po to su lla tribuna a llesti ta in Via le Roma cd an tistante la Torre dci Cadu ti. Prendeva parte a lla sfi la ta anc he un a storica sezione de ll e Ba tterie a cavallo c, be nché in vitata priva ta mente e quind i non face nte pa rte intqgrale ed ufficia le della rila ta, la Fa nfa ra s tatu ni tense di Cl CSO UTH (Com ma nder in Chi cf Allicd Forces Southem E uropc- Coma ndo in Ca po Forze Allea te Sud Euro pa) c he, nella candida uniforme c co n il passo cade nzato di pa ra ta, intonava a lcun e appro priate ma rce; in sera ta nel Com u ne di Urgna no la Fa nfa ra americana si è esibita in u n intere sante esegui tiss imo concerto . Al termine, una batteria in a rmi rendeva gli o nori fi nali a ll a Ba ndiera, a lla più alta Autorità, a l Medagliere ed
a i Gonfaloni. L.:ammaina bandiera, a lle o re 19,30 de l 15 giugno 2003, concl udeva il XXITI Raduno degli Artigli eri. Un pa r·ticolare ringrazia mento alla s ignora Rosy Bonario, vedova Lore nzo Ba rocchetti, c he ha c urato la stesura di un inte•·essante opu colo rigua rda nte l'Associazione, Bergamo c le sezio ni be rgamasche. l messaggi augura li in via ti dal Pres idente della Repubbli ca, dal Minis tro dell a Difesa e da l Ca po di Stato Maggiore de ll'Ese rcito so no stati riporta ti integra lme nte sul numero 4 de l pe ri od ico de ll'Assoc iazione "L'Artigliere". La pa rtecipazione a l Ra duno ha ra ppresenta to per le varie ra ppresenta nze a nc he l'occasione per un a signifi ca tiva visita cultura le alla s torica c ittà di Be rgamo c, in pa rti cola re, a ll a città a nti ca, a lla Accademi a Ca rTara, a l Museo s torico, a lla Galleria d'Arte moderna, a lla ca sa na tale del mu ic ista Gae tano Donizelli , a l Mu eo Do nizettiano, a l Museo civico a rc heologico e a l Museo dedicato a Pa pa Giova nni XXIII (loca lità So tto il Mo nte, provincia di Berga mo).
~--------------------------~'--------
•
on l'uso de lle prime arm i da fuoco e adottate le polveri piric he come mezzo per lanciare proiettili, apparve sulla scena della stot·ia anche la figura del bombardiere, il quale, in cons iderazione della pericolosità del suo particolare lavoro, sentì la necessità di invocare una protezione divina , Lrovanclola in Santa Barbara che, per la storia del suo martirio, sembrava la più indicata. La notizia più antica del suo culto si trova in un'ordinanza delle mi lizie cittadine di Firenze datata 14 dicembre 1529. Una più precisa indicazione è tiportata in un libro eli istruzione di Artiglieria scritto nel 1596 dal nobile vicentino Giacomo Marzari, Capitano e Maestro dei Bombardieri della Serenissima Repubblica di Venezia. Barbara nacq ue a Nicomedia, in Bitinia, antica regione dell'Asia minore (attua le Turchia settentrionale, bagnata dal Mar Nero), al principio del III secolo dopo Cristo, da· Dioscom, ricco patrizio romano. Giovanissima, intelligen~e e sensibile, si convertì segretamente al Cristianesimo. Per la sua giovane età, l'awenenza e la cospicua agiatezza della famiglia, il padre pensò di darle marito. A nulla valsero le lusinghe, le preghiere, le minacce per otlenet·e il consenso della giova ne, che rimase irremovibi le nel suo rifiuto. Dioscoro, insospettito, la fece sorvegliare e scoprì che essa aveva rinunciato alla fede pagana per adouare quella cristiana. Indignato, tentò eli averne ragione inseguendola per percuoterla, ma essa fu salvata dall'imprO\Nisa apel"lura di una roccia che le sbatTava la fuga e che si richiuse appena dopo il s uo passaggio. Allora, per isolarla dal contatto co n gli altri cris ti an i, Dioscor'o decise di rinchiuderla i'n una torre appositamente costru ita, nella quale volle c he fossero pralicate due sole finestre, ma Barbara impose a i muratori di aprirne una Let·za. Alle t·imostranze del padre, Barbara rispose che tante
C
et·ano le \'Ìe per le quali la vera fede penetrava nello spil'ito di un buon cristiano. Furibondo, il padre la denunciò al Prefetto di Nicomedia, Marciano, che, fa ll iti tutti i tentativi di persuasione, si vide costretto a condannare Barbara al martirio. Il upplizio iniziò con dure percosse, che però non arrccamno alcun danno alla gio\'ane. Le furono strappati lembi di carne con uncini di ferro e le piaghe risanarono immediatamente. Furono allora accostate fiaccole fiammeggianti a i suoi fianchi ed esse si spensero senza farle alcun male. Fu qu ind i condotta nuda a girare, per ludibrio, nelle lJ·ade della città, ma un velo, misteriosamente portatole da un Angelo, ne protesse le bellissime fonne. AlJa fine, esasperato, Marciano la condannò alla decapitazione che Diosco•·o, per dimostrare la sua ferrea fede pagana, ottenne di esegui re personalmente. Ma egli , appena compiuto l'orribile gesto, fu incenerito da un fulmine e di lui non rimase traccia. Come si e\'ince da tale storia o leggenda, Santa Bar·bara, protetta da Dio che le aveva risparmiato la vergogna, il male delle percosse,
delle ferite e soprattutto le bruciature delle torce e per aver il fulmine incenerito il padre Dioscor·o, era particolarmente ind ica ta per proteggere coloro che per il loro mestiere avevano dimestichezza col fuoco. La venerazione per S. Barba1·a indusse i bombardieri di Castel Sant'Angelo, in Roma, a dedicarle un altare nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicina al Castello. Nel secolo XVTI il pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arp ino, lo abbellì con un pregiato d ipin to. La denominazione di Santa Barbara fu adottata per le polveriere delle fortezze terrestti, per in\'ocat·e la protezione della Santa contro i pericoli che sa•·ebbero deri,·ati dalle munizioni. Il culto ebbe il riconoscimento ufficia le il 4 dicembre 1951, quando Sua Sa ntità Pio XII, su proposta dell'a llora Ordinario Militare per l'Italia, l'Arcivescovo Monsignor Ferrero di Cavallerleone, con Breve Pontificio (documento papale scritto su pe•·gamena), proclamò ufficialmente c solennemente Santa Barba1·a di icomedia Celeste Patrona degli Artiglieri.