presente fascicolo è dedicato all'Associa:ione Nazionale Alpini (ANA), in occasione della 76a adunata na:ionale. Costituisce, pertalllo, una valida oppo11tmità per ricordare una lunga tradizione di dovere, solidarietà, senso d'appartenenza, orgoglio, spirito di C01po, amicizia, dedizione alle lstittÒOI1i, continuità di valori che solo la gente di montagna sa esprimere. Questa volta è stata la ridente città di. Aosta, clze, nei. giomi IO e 11 maggio, ha racchiuso wz appuntamento di coi,alità, atteso per 12 mesi, indubbiamente da ricordare, che, oltre agli. Alpini, ha riunito pure un folto pubblico, costituito da soci, amici e sinzpati::_anti ai. quali sono uniti, di persona e idealmente, coloro i quali hanno nel proprio cuore sentimenti di {ratei/an~ e d'amor di. Patria. Sono davvero tante le benemerenze, di ieri e di oggi., clze l'Associ.a-;.ione Nazionale Alpini ha saputo acquisire nel corso della sua storia. Le origini. dell'ANA risalgono, infatti, al primo dopogue1m, quando gli Alpini, tomati dal fronte, vollero che la profonda fratellam..a instaura/asi tra i pericoli e nelle trincee della Grande Guerra 11011 scompatisse con il congedo e con la giovine-;.z.a. In questo modo, quei valorosi veterani potevano tramandare così, alle nuove generazioni, un invidiabile patrimonio di valori spirituali che ancora oggi sono vivi e operanti. L'idea d'aggrega-;.ione è tramutata in realtà 1'81uglio 1919, quando molti reduci volenteros·i fondano a Milano l'Associa-;.ione Na-;.ionale Alpini. 11 giomale "L'Alpino", il bollettino d'infonnazione delle Fiamme Verdi, che tanto merito si guadagna nel concorrere a tenere insieme soci in costante aumento, nasce poco dopo. TI pe1iodico oggi ha una tiratura di circa 400 000 copie, cui si aggiungono le quasi 100 testate edite dalle Se:ioni e dai Gntppi. L'anno successivo, sull'Ortigara, è organi-;.::.ato il Convegno Congresso Nazionale. Il luogo dell'incontro è il più evocativo. Proprio lì viene posta, solemzemente, la colonna mozza che ricorda il sacrificio delle penne nere sui fronti do\·e più si è lottato. Passa il tempo e le adunate na-;.ionali proseguono fino alla Seconda guerra mondiale. Con il fìllire del conflilto riprende, ancora più rinvigorita, l'attività associativa. Nel/947, "L'Alpino" toma a far sentire la sua \'oce alle centinaia di 111igliaia d'iscritti e ai numerosissimi appassionati. lA prima gra11de adunata del secondo dopoguen·a si svolge a Bassano del Grappa, nel/948. È arduo descrivere a parole ilmomelllo dell'incontro tra i valorosi "veci': i fedelissimi veterani di due guerre, e i "bocia", i reduci più giovani che avevano partecipato al Secondo conflitto mondiale. Tuili loro avevmw saputo compiere fìno in fondo il proprio dovere, contribuendo fàuivamente al riscatto della nostra Patria e alla nascita della denzocra:ia.
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I ranghi, intanto, si infittiscono progressivamente. Lo spirito degli associati con la penna è sempre quello dei primi padri, caratterizzato da un'inconfondibile "Alpinità", un termine che racchiude molti significati: alti ideali e profondi valori, rispetto per le Istituzioni, senso morale, culto della memoria, tutela delle tradizioni, solidarietà e rispetto dell'ambiente. Nel rispetto a un altro dei loro motti, "Onorare i morti aiutando i vivi", gli Alpini in congedo rivestono un importante ruolo nella società, in Italia e all'estero. Da soli hanno edificato, dal1992 al1993, un moderno asilo per 120 bimbi a Rossosch, proprio nella città che fu sede del Comando del Corpo d'Annata Alpino durante la Campagna di Russia. Nel2000, inoltre, l'ANA ha realizzato una scuola a Zenica (a nord di Sarajevo), per circa 800 studenti di tutte le etnie locali. La Protezione Civile è un altro settore mantenuto a livelli elevatissimi. L'Associazione, infatti, ha personale permanentemente addestrato e pronto a inte1venire, forte di ben 15 000 volontari. La gente non potrà mai dimenticare i tanti interventi in occasione dei terremoti in Friuli (1976), /rpinia (1980), Valtellina (1989), Umbria e Marche (1996), come quelli a seguito delle alluvioni in Piemonte (1994), in Versilia (1996), a Samo (1998), in Val d'Aosta (2001), in Liguria (2001 ), in Molise e in Sicilia (2002). Numerosi sono stati anche gli interventi di soccorso fuori dall'Italia, come la partecipazione alla Missione Arcobaleno in Albania, dove gli Alpini dell'Associazione hanno allestito tendopoli a Kukes, a Marini e al Campo delle regioni di Valona, per migliaia di profughi kosovari. Non ultimo, l'ospedale da campo del Gruppo inte1vento medico chirurgico, completamente autonomo, allestito e reso operativo con tempestività, si è guadagnato la benemerenza delle popolazioni di Am1enia (1989) e Albania (1999). Questi sono tutti aspetti di una realtà attiva e dinamica, che origina concretezze che si commentano da sole e sono in grado di suscitare riconoscenza e ammirazione. Durante i giorni dell'adunata, i 380 000 soci si sono riuniti sostenuti dallo spirito in cui si identificano, ce11amente accompagnati dall'affetto scaturito da tutta la penisola. Auguri, Alpini d'Italia.
ingrazio la Rivista Militare per l'iniziativa di dedicare queste pagine agli Alpini e all'Associazione Nazionale Alpini che rappresenta e raccoglie, in un'un i ca gran de famiglia, tutti coloro che hanno portato e portano il cappello con la penna. Iniziativa tanto piĂš importante in quanto si collega alla
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76a Adunata nazionale, che si è svolta il l O e li maggio in quell'Aosta che può
essere considerata la culla del Corpo degli Alpini. È stata una bella occasione per rimarcare lo stretto legame che esiste fra chi indossa l'uniforme e chi l'ha portata in gioventù e conservata nel cuore per tutta la vita. E che, proprio per questo, continua a vivere seco11do i valori appresi durante i mesi di servizio di leva: mesi duri, faticosi, vissuti e amati. Indimenticabili. Tanto da farli ritomare, dopo anni, nella caserma che li vide giovani, per incontrare i commilitoni, i comandanti; per raccontare di marce, di amicizia, di campi estivi e invemali. Tanto da impegnarsi nella vita civile con il volontariato, che non consiste solo nel dare una mano a chi ha bisogno, a chi è colpito da calamità. È un volontariato che comprende la cura delle tradizioni, il
rispetto dei Caduti, la memoria della storia degli Alpini fatta di dedizione e di servizio alla Patria, in guerra e in pace. Memoria d'un passato che si estema in opere a favore della gente in cento e cento paesi, quotidianamente, all'insegna del motto "Onorare i morti aiutando i vivi". Molti anche i momenti gioiosi, come quello della cura del canto: i cori e le fanfare sono tantissimi nell'ambito associativo, continuano ad aumentare e rivestono grande importanza e significato perché raccontano la storia del Corpo e della gente di montagna da sempre legata agli Alpini, in congedo e in armi. A questi ultimi gli Alpini in congedo sono particolarmente vicini in questo momento storico: a quanti sono in Patria e all'estero. A tutti va il nostro affettuoso saluto, la nostra solidarietà, il nostro abbraccio. Viva gli Alpini, viva l'Italia.
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el 1859, con il nome di Cacciatori delle Alpi, nasce il 4o reggimento volontari garibaldini, reclutato ad Acqui su base regionale e impiegato in Valtellina. Successivamente ingloba anche i Cacciatori degli Appennini. Questo reggimento può essere considerato il·precursore delle attuali unità alpine. Solo nel 1872, però, a seguito della "riforma Ricotti" che prevedeva la riorganizzazione dell'Esercito secondo criteri più aggiornati, si riconosce ufficialmente la necessità di disporre di una componente particolarmente addestrata per la guerra in . montagna. Si propone la creazione di truppe atte a operare in aree impervie di alta montagna e forn1ate da uomini in grado, per innata capacità, di vivere e combattere in quel particolare ambiente. Sono, queste, qualità morali e fisiche che caratterizzano i primi reparti, elevati nel 1878 al rango di battaglioni e divenuti reggimenti appena quattro ann i dopo. La Grande Guerra (1915-18) vede salire a 8 i reggimenti, ma al momento dell' armistizio si contano 4 divisioni alpine (la Sa, la S2a, la 75a e l'Sa), insieme a numerosi gruppi e raggruppamenti. Terminate le ostilità e iniziata la smobilitazione, si ufficializzano le unità da montagna a livello superiore e, nel 1920, nascono le Brigate basate su 3 reggimenti di 2 o 3 battaglioni di fanteria alpina e un reggimento di
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artigl ieria da montagna. Viene confermato l'Ispettorato delle Truppe da Montagna, nato nel 1887 e ribattezzato, più tardi, Ispettorato delle Truppe Alpine. Nel 1934 è istituita la Scuola Centrale di Alpinismo. U potenziamento delle Grandi Unità Alpine continua e dalle Brigate si passa ai Comandi Superiori Alpini (1934) e, dal 1934 al 1935, alle Divisioni binarie, ciascuna contraddistinta da un nome: Taud nense (la), Tddentina (2a), Julia (3a), Cuneense (4a), Pusteda (Sa). Nel 1941 si forma la Divisione Alpi Graie (6a) nel 1941. Completerà ogni Divisione
un reggimento di artiglicda, ribattezzata per una decina d'anni "alpina" qualificazione che ne accentua la specialità- e una componente del genio a lpino, una compagn ia mista poi elevata aJ rango di battaglione. Vengono costituite prestigiose unità a lpine come il battaglione sciatori Monte Cervino e i guastatod Alpini del XXX battaglione del genio. Tra il 1946 cd il 1949 vengono ricostituiti i regg imen ti Taurinense, Triden tina, Julia, Orobica e Cadore. La riorganizzazione delle truppe a lpine si completa con la nascita dell'Il o Raggruppamento Alpini d'arresto ( 1952) e del Centro addestramento reclute
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alpino (2° reggimento Alpini, Centro addestramento reclute dal 1963). Oggi, le unità da montagna comprendono la Brigata Taurinense e la Julia, ormai professionalizzate, il Comando Truppe Alpine e le unità di supporto, il reggimento paracadutisti Monte Cervino e un reggimento d'istruzione (il 6°, nell'area addestrativa di Val Punteria), cui si aggiungono il 16° e il 18° che si occupano della formazione delle reclute. I l O reggimenti Alpini
esistenti, insieme con la Scuola di Addestramento di Aosta, restano gli attuali eredi di una tradizione più che centenaria. La Julia contri buisce alla Forza terrestre multinazionale sotto comando italiano, di cui fanno parte i battaglioni di fanteria ungherese e sloveno. Dalle rocce ai ghiacciai, surerando durissime prove, gli Alpini hanno dimostrato e dimostrano- in Italia e fuori dal territorio nazionale -le loro elevate capacità: dall'Africa Ori entale alla Campagna di Grecia, dall'Albania al Montenegro e alla · Russia, si distinguono per spirito di sacrificio, attaccamento al dovere e alla Patria, dedizione al servizio. Le truppe alpine, negli,.ultimi cinquant'anni, vengono addestrate cd equ ipaggiate per operare in tutti gli ambienti. Infatti, seppur dotate dei mezzi specifici per l'azione in montagna, le Brigate alpine sono diventate grandi unità elementari, idonee a manovrare non solo in ambiente alpino e montano, ma anche in terreni collinari e di pianura. Ciò ha comportato l'acquisto di una notevole
IL CAPO lJI:.LLO S l A l O SALU l A GLI ALI_,INI
SCHIERATI IN AFGHANISTAN
flessib ilitĂ , come dimostrano le partecipazioni a missioni all'estero, dal Mozambico alla Bosnia, dal Kosovo all'Afghanistan. Gli Alpini, uomini e donne professionisti del terzo millennio, hanno saputo fare onore aJla loro fama con il quotidiano operare, rimanendo sempre attaccati alle loro suggestive tradizioni.
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a letteratura relativa a lla prima guerra mondiale ha pressoché esaurito le fonti che l'hanno a lime ntata: le relazioni ufficiali, le analisi tecniche, i memoriali, la diaristica dotta e quella popolare. Sono state riempite intere biblioteche. Eppure la disamina di quell'eve nto epocale appare incompleta. È ma ncato l'approfondimento di un aspetto essenziale, quello che riDette la persona del combattente. Il tormentoso passare delle ore insonni nel fango della trincea, tra le tempeste di neve, tra le infuocate petraie del Carso, il pensiero della· morte sempre incombente, le lacrime versate nel turb.inio del fuoco implacab ile. Tutto questo vorticoso moto della mente e del cuore del combattente non si è disperso. È stato registrato dalle pietre a lle quali egli ha confidato le sue pene, a lle quali si è aggrappato, quasi a ce rcar conforto. Lè pietre hanno recepito queste angosce, le ha nn o idealizzate, ne sono state lo scrigno. La natura le ha preservate, le ha custodite. Esse non ha nno tradito le speranze dei combattenti. Oggi, scoperte e fatte emergere dalla passione e dalla fede di autentici missionari della memoria, li berano ed effondono i se ntim enti dei martiri che le hanno realizza te. Ecco i graffi ti , ecco le pietre che parlano, c he ci incitano a venerare i nostri eroi, a rendere loro
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eterna gratitudine e operando perché iano preservati dall'oltraggio della dimenticanza, dalla vi ltà del misconoscimento. L'em inente e pi grafista Marghe rita Guarducci, alla cui opera si deve la scoperta e l'interpretazione dei graffiti indicatori del sepolcro di San Pie t ro, nelle grotte Vaticane, definisce i graffiti come iscrizioni incise "a gra ffi o con uno strumento aguzzo". Gli Alpini gra ffi vano le rocce o il cemento con la punta della baionella, recuperando quel sicuro veicolo comun icativo del quale, sin dalla preistoria, l'u omo si è servito per lasciare tracce della propria esistenza e della propria c iviltà. Così come hanno fatto gli a ntichi abitanti dell'Asia Minore e del mo ndo Greco. Gli uomini delle trincee, nel momento in cui apparivano privati di agi e di affetti, orgogliosame nte conquistavano a lla propria entità spirituale uno spazio nella memoria stolica. I graffiti della Grande Guerra sono i segni lasciati sul campo deU'immolazione, rivelando nomi di soldati, identità dei
reparti, postazioni, osservatori, posti di Comando, camminamenti, aiutano a delineare, spesso in modo determinante, le fasi degli scontri, a captarne quasi l'inesorabile crudezza c he testimonia il sacrificio di tantissimi. Le pietre arrossate,
impregnate di lacrime, custodi di affanni, permeate di spiritualità, costituiscono un patrimonio sacro e una fonte documentale di assoluta autenticità. Una costante e.lunga ricerca ha reso possibile l'acquisizione di così vasta eredità culturale. Dall'azione meritoria di pochi eletti,sorretta da ispirata intuizione, da nobile sensibilità è scaturito un rinnovato, edificante in teresse per le vicende della Prima guerra mondiale. Interesse che soprattutto nei più giovani, stimola a integrare la conoscenza letterale con la verifica nello spazio che è stato teatro delle vicende stesse. È sorto così un vero e proprio escursionismo storico che accoppia al godimento dello spettacolo della natura, l'attrattiva della riscoperta di tanti messaggi, lasciati da uomini c he sono stati protagonisti delle operazioni belliche. Tra i precursori, realizzatori e prosecutori di tanta benemerita opera spiccano Antonio e Furio Scrimali,
padre e figlio, insieme ad altri amici, appassionati soc i del Club Alpino Italiano (CAI) di Trieste, uniti nel Gruppo Ricerche e Studi della Grande Guerra. Alla loro generosità dobbiamo la concessione delle foto documentali che corredano queste note. Essi hanno impegnato e impegnano tutto il tempo libero per cercare e scoprire frammenti di trincee, s trade militari in rovina, doline e caverne: prezi~si reperti, occultati dalla rigogliosa vegetazione. Annotare, fotografare, sistemare e restaurare le traccie lasciate, come sfida d'orgoglio e di rimembranza, da uomini pronti al sacrificio. • La messe raccolta è stata così imponente, così s ignificativa da indurre la Società Alpina delle Giulie, Sezione Club Alpino Italiano di Trieste, a promuovere la costitu zione di un "Catasto delle Iscrizioni", rilevate nei vari fronti. All'iniziativa hanno aderito molti autori di letteratura di guerra e molti
escurs ionis ti , anche austriaci e sloveni. La mole dell'opera è notevole c acqui sta ri levanza per il suo eccezio nale valore s tori co. Molte opere sono state dedicate
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all'affascinante materia. Opere concepite come gu ide storiconaturalistiche per escursionisti, capaci di nutrire rispello e pietà verso quanti hanno vissuto la tragica esperienza di una guerra crudele. Fanti, Alpini, Bersaglieri, Artiglieri, Cavalieri, tutte le specialità e Lutti i servizi dell'Esercito hanno lasciato messaggi. Ora ritrovati e
raccolti, come testi sacri, si offrono non all a curiositĂ ma alla gelosa attenzione delle generazioni attual i e future, le quali sapranno coglierne gli accenti ideali, soprattutto nei silenzi delle cime che s i confondono con il cielo. I graffiti scolpiti dagli Alpini sono presenti naturalmente sulle impervie quote delle Prealpi, su ll e Alpi Giulie, sulle Alpi Carniche e anche negli altri settori ove le Penne Nere hanno com battuto. Gli Alpini, gli uomini dei monti, amalga ma di generositĂ e di tenacia, sentinelle delle vette e delle valli, nel sil enzio delle notti gelide, nell'ululato della tormenta, nell o scon finato deserto delle nevi, nella consapevole agghiaccia nte provvisorietĂ della vita,
colmi d'angosc ia, ha nno accarezzato un pezzo di roccia, vi hanno poggiato la fronte c hanno sognato la casa, la mamm a, la sposa, i figli. Ne hanno tratto conforto c forza. Hanno reagito e co n la punta della baionetta hanno scalfito un segno, per testificare la
presenza di un uomo che nella situazione più avver a rida la precarietà per l'affermazione dell'esserci, fissandola sulla pietra. Quando si ha la ventura di scoprire un graffito, quando si percorrono celati sentieri o si superano precipizi e bu1Toni per visitarli, l'approccio induce sempre al silenzio, alla meditazione, al rispetto. I..:escursione i muta in pellegrinaggio. Sembra di veder riOessi i volti, sembra di sentire le voci di quei leggendari ragazzi d'altri tempi. Sembra di avvertire il loro alitare. Sono ancora presenti. La visione fotografica di alcuni graffiti può rendere partecipi, almeno in parte, di quell'emozione da essi effusa e che abbiamo cercato di esternare con le nostre parole. Nel delicato compito di darne emblematica conoscenza affiora la preoccupazione della scelta, perché tutti sono di pari valore, da quelli appena abbozzati a quelli che rivelano un'alta propensione artistica. Come non essere grati agli antesignani della scoperta del
misterioso mondo dei graffiti. Come non esaltare la nobile missione del Gruppo Ricerche e Studi Storici della Grande Guerra del Club Alpino Italiano di Trieste, che ha permesso di consegnare a lJa Storia e a noi la preziosa pinacoteca dei doveri c dei sentimenti, della dedizione c dell'amore per la Patria. Inoltre appare opportuno riproporre, a conclusione di questa segnalazione, il toccante pensiero di Antonio e Furio Scrimali: "Escursionista attento e sensibile, soffermati per qualche istante e riflelli, ritorna con il pensiero a quei lontani momenti ... Ogni sasso affioral7le può raccontarti qualcosa ... Ogni posto ha una voce ed un'an ima. Quando scenderai a valle ritorneranno alla tua mente le ore trascorse quassù, con loro. Sappi che per tutto il tempo cha sarai stato quassù, su i luoghi della storia, li avrai riportati per pochi a/limi in vita, là dove a molti essa è stata tolta e allora, se sarai riuscito a percepire sensazioni ed emozioni, ne discenderai diverso e più certo, ancora migliore".
recursori dell'Associazione Nazionale Alpini sono le società di Mutuo Soccorso fra Alpini in congedo, dagli scopi preminentemente assistenziali. La più antica è la Società di Mutuo Soccorso Fratellanza Alpina, costituitasi nel 1882 a Coggiola e Viera in provincia di Vercelli. U profondo significato dello spirito associativo e delle motivazioni che hanno portato all'idea di costituire l'ANA è racchiuso in queste parole scritte da uno dei. soci fondatori, il Capitano Vittorio Bosone: "Venuti gli uni dai · campi di battaglia delle nevose frontiere, gli altri dai luoghi della rude prigio11ia, ci siamo ritrovati all'indomani della vitloria, oltre alle rovine ammonticchiate, di fronte allumeggiante chiarore della compiuta realizzazione (liberazione
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delle terre redente), in un comune palpito di memorie e di speranze. E abbiamo sentito che la comunità degli sforzi, il sacrificio che ci fu eguale, la consuetudine di ww vita comune esercitata nell'affettuosità fratema attraverso i pericoli e le minacce, le sofferenze e gli ardori non debbano consentire - oggi - che ciascuno di noi riprenda il proprio posto nella vita sociale senza tener desti tutti i legami di un tempo a risuscitare, di volta in volta, il purissimo arnore che ci tenne e ci
condusse in solidarietà di sforzi fino alla meta definitiva. E ci sen'ammo perciò nuovamente e ci ripromettemnw di creare fra noi e con noi un organismo nazionale che degli Alpini serbasse le tradizioni piene, le consuetudini di forza e di tenacia". Tra i soci d.el Club Alpino Italiano, uno di essi, il Tenente Colonnello Felice Pizzigalli, Dirigente e in seguito Segretario Generale del Comune di Milano, lancia l'idea di costituire, tra i soci de.l CAI (Sezione di Mil ano), u n Gruppo riservato agli Alpini ex comballenti. Nel corso della prima riunione, ill2 giugno 1919, il Capitano Arturo Andreoletti propone, al fine di assicurare la continuità del sodalizio, di formare una grande famiglia alpina, ammettendo tra gli iscritti, oltre ai reduci, tutti quelli che hanno militato negli Alpini e che vi militeranno, vale a dire le future leve. Nelle parole del Capitano Bosone risuona "il credo" dell'Associazione Nazionale Alpini: "E sorgeremo quali siamo, facendo appello a tanti commilitoni affìnché i decimati
ballaglioni avessero nella vita civile quasi una copia di sé nell'organizzazione nostra, che serra di già nelle sue {ile la maggior parte di quegli umili, silerl'::.iosi soldati d'Italia che nella nostra specialità fìt rono le scelte pre-::.iose, le avanguardie eccelse de/nostro Esercito". Nel corso dell:Assemblea Generale dell' 8luglio 1919, si procede alla stesura dello Statuto. Il 1920 è l'anno della fioritura delle prime Sezioni: Torino, Bassano, "Verbano" a Intra, "Friulana" a Verona, Como, Udine, Trento, Padova, Venezia, Brescia, Genova e Trento (Sezione Alpini ÌITedenti). Nel 1921 si ha un'altra ondata di Sezioni. Già dalle prime riunioni si era stabilito che ogni anno gli Alpini si sarebbero ritrovali per commemorare i commilitoni caduti. Il primo di questi convegni si tiene (57 settembre 1920) sul Monte Ortigara "Calvario degli Alpini", mentre il secondo a Cortina d'Ampezzo, svolto nella zona dolomitica delle Tofane e della Marmolada, comprende l'inaugurazione del monumento in bronzo a un personaggio simbolo degli
Alpini, il Generale Antonio Cantore. Negli anni successivi l'ANA costitu isce a nord est numerose Sezioni. Già dalle prime adunate sorge il problema dell'ammissione degli artiglier:i da montagna. "I nostri cugini" o "Artiglieri Alpini", dagli appellativi apparsi in una lettera pubblicata su "LAlpino" il 5 . d ice m bre 1921, non sono ancora accettati nel sodalizio e, nel dicembre t 921, si costituisce a Genova la prima Sezione dell'Associazione Nazionale Artiglieri da Montagna. Negli anni eguenti e, soprattutto, dopo la campagna d'Etiopia, si comincia a cercare di ricomporre in un unico organismo tutti coloro che, pur appartenenti ad Armi e Specialità differenti, abbiano fatto parte, in pace o in guerra, delle Truppe Alpine.
!.:a disposizione, lungamente attesa e auspicata da tutti, viene a pprovata nel 1928 in seguito a ll o scioglimento degJi organ i elettivi deli'ANA, avvenuto con l'i ntervento della Presidenza del Cons iglio, che impone quale Com missario Straordina1io l'Avvocato Angelo Manaresi.
Il Labaro Nazionale e le sue 212 Medaglie d'Oro Il Labaro Nazionale rappresenta l'Associazione. Gli articoli l , 2 e 3 del Regolamento per l'esecuzione dello Statuto sociale dettano le norme per l'utilizzo del La baro e ne definiscono la composizione. Sul Labaro Nazionale dell'Associazione sono a ppuntate: - 191 Medaglie d'Oro al Valor Militare individuali, concesse ad Alpini inquad rati in Reparti Alpini; - 16 Medaglie d'Oro al Valor Militare, concesse a reparti Alpini; - 3 Medaglie d'Oro al Valor Militare, concesse a Reparti Alpini; - l Medaglia d'Oro al Valor Civile, concessa all'Associazione Nazionale Alpini per gli interventi nel Friuli in
conseguenza del terremoto (1976); - l Medaglia d'Oro al Merito Civi le, concessa all'ANA per gli interventi relativi alle alluvioni del Piemonte ed Emilia Romagna del novembre1994; - l Medaglia di Bronzo al Merito Civile, concessa all'ANA per gli interventi in Armenia e l'alluvione in Valtellina .
Il Medagliere Nazionale e le sue 115 Medaglie d'Oro Sul Medagliere Nazio nale sono appuntate 11 5 Medaglie d'Oro al Valor Militare, concesse ad Alpini mentre prestavano servizio fuori Corpo. Sono state inoltre concesse l 03
ricompense individuali al Valor Militare dell'Ordine Militare di Savoia (poi detto d'Italia). Inoltre all'Associazione Nazionale Alpini è stata concessa: - una Medaglia ·di Benemerenza Civica dal Comune di Milano; - un attestato con Medaglia di Bronzo di Benemerenza dal Ministero degli Interni.
l Presidenti Nazionali La storia dell'ANA va di pari passo con quella dei Presidenti Nazionali, personaggi che hanno lasciato una traccia profonda della loro personalità, attraverso le iniziative e le proposte che · hanno plasmato e costruito la struttura stessa del sodalizio dalla sua costituzione ai giorni nostri. Il Maggiore Daniele Crespi è il primo Presidente eletto nell'assemblea del 8 luglio 1919. Il Consiglio Direttivo si riunisce nella prima sede sociale: una piccola stanza situata al piano ammezzato della Galleria Vittorio Emanuele, sopra il caffè-concerto
"Grande Italia". Dopo sei mesi, in seguito alle dimissioni di Crespi per impegni parlamentari e per le condizioni di salute, subentra il Capitano Arturo Andreoletti, uno dei fondatori dell'ANA. Il "Presidentissimo" ha un curriculum d i tutto rispetto: combattente della Grande Guerra, ardito e provetto alpinista. Egli viene soprannominato "Capitano Padreterno", per la forte e autoritaria personalità, spesso in contrasto con la maggioranza dei membri del Consiglio Direttivo. Dopo la memorabile terza adunata di Trento (3-6 settembre 1922), Andreoletti deve gestire la inevitabile ... crisi determinatasi nelle file dell'ANA in seguito alla grave situazione politica e istituzionale che aveva portato alla marcia su Roma e all'awento del fascismo. Contrasti con il Consiglio direttivo costringono Andreoletti alle dimissioni. Il nuovo Consiglio direttivo, eletto nell'assemblea del 25 marzo 1923, nomina l'Awocato Angelo Cassola
già tantissime Sezioni: 10 in Lombardia, 14 in Piemonte, 23 nelle Tre Venezie, 6 in Liguria, EmiliaRomagna, Toscana e Lazio, per una forza complessiva di 53 Sezioni. La figura di Angelo Manaresi è fondamentale nella stqria dcll'ANA. Nominato Commissario straordinario il 28 giugno 1928, egli resta sulla scena come Presidente dal 1929 al 1938 c Comandante del 10°
Presidente Nazionale il quale, appena un anno dopo, il 2 dicembre 1924, presenta le dimissioni in seguito a una seconda crisi del Consiglio Direttivo. Nel 1925 si ha la breve presidenza di Giuseppe Reina, seguita da quella di Ernesto Robustelli (1926-1928). Nel 1927, l'organico deli'ANA comprende
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che diventi uno strumento di collaborazionismo. Rimane soltanto quella assistenziale, anche se in modo clandestino. Con il 25 aprile 1945 risorge anche l'ANA guidata dal Commissario straordinario Awocato Marcello Soleri, che si prodiga per la ricostruzione con nobile impegno e completa dedizione. Il suo lavoro
Reggimento Alpini fino al 1943. Durante le drammatiche vicende vissute dall' ANA tra il 25 luglio 1943 (caduta del fascismo) e il 20 ottobre 1946 (prima Assemblea Nazionale del dopoguerra) spicca la generosa figura del Capitano Giuseppe Giusti, non solamente Segretario, ma prezioso custode delle tradizioni alpine. Durante l'occupazione nazista (8 setlembre 1943- 4 giugno1944) tutte le atlivitĂ sono sospese, compresa la pubblicazione de "LAlpino", per evitare
viene interrotto dalla morte awenuta il 29 luglio ¡1945. Gli succede l'Onorevole lvanoe Bonomi. La dunione di Milano del 20 ottobre 1946 segna la data della rinascita dell'ANA e il 27 aprile 1947 vede l'uscita del primo numero del dopoguerra de "L'Alpino". Nel 1950 il Professor Mario Balestrieri succede a Bonomi e resta in carica fino al 1955.
Il lungo elenco di Presidenti si arricchisce di nomi prestigiosi: Awocato Ettore Erizzo ( 1956-1964); Dottor Ugo Merlini (1965-1971 ); Com mendator Franco Bertagnolli (1972-1980); Awocato Vittorio Trentini (1981-1983); Dottor Leonardo Caprioli ( 1984-1997); Dottor Giuseppe Parazzini, attuale Presidente Nazionale, in carica dal1998.
Cenni sullo statuto dell'ANA Nel corso della prima assemblea della nascente Associazione Nazionale Alpini, tenutasi 1'8luglio 1919 nella sala dell'Associazione Capimastri in via Felice Cavalletti a Milano, viene approvata, dopo vivaci e bizzarre discussioni, la prima stesura dello Statuto sociale. Sono solo 8 articoli comprendenti: la "Costituzione" (possono partecipare coloro che hanno appartenuto o appartengono aJ Corpo degli Alpini); gli "Scopi", i "Soci" (fondatori, effettivi, perpetui, benemeriti); l' "Immissione dei soci" (modalitĂ di iscri zione), il "Consiglio
Direttivo" (Presidente, Vicepresidente, 5 Consiglieri, l Segretario, l Cassiere, 3 Revisori); le "Assemblee" (convocazione, scopi, le modalità di svolgimento); le "Modificazioni", lo "Scioglimento",.la "Disposizione Transitoria". L'attuale Statuto, nel deliberato dell'Assemblea Straordinaria dei Delegati, tenutasi il 13 ottobre 1985 per regolamentare la vita sociale, è composto di 46 articoli e completato da 4 allegati, che definiscono le caratteristiche del "Labaro", del "Vessillo", del Gagliardetto" e del Distintivo". Nell'articolo l "Costituzione" viene sancito che fanno parte dell'ANA tutti gli appartenenti alle Truppe Alpine: gli Alpini, gli Artiglieri da Montagna, i Genieri, i Trasmettitori, i Paracadutisti e i militari dei Corpi Logistici in organico alle Truppe Alpine. Nei successivi articoli vengono indicati gli scopi dell'ANA e si definiscono: la tipologia dei soci, la composizione e i compiti degli Organi centrali nazionali e periferici e
vengono emanate le disposizioni disciplinari e le amministrative.
Le adunate Lo scopo dei Convegni Nazionali, chiamati "Adunate", traspare dalle parole del secondo Presidente Nazionale, il Capitano Arturo Andreoletti, che così ricordava: "... già dalle nostre prime riunioni, si era stabilito che ogni anno gli Alpini si sarebbero ritrovati per celebrare con una manifestazione il sacrificio dei compagni caduti ... è oramai un bisogno, più che una consuetudine nostra, il darci convegno in montagna per raccoglierei sulle trincee dei morti per compiere un dovere nazionale di commemora4ione... ". Nel passaggio di gestione dalla presidenza Andreoletti a quella di Manaresi, si evidenzia soprattutto la diversa impostazione che si vuole dare ai convegni. 11 cambiamento radicale e sostanziale, che segna un mutamento importante nelle concezioni dell'ANA, si ha con il convegno di Roma (6-7-8 aprile 1929). Dalla semplice e solenne commemorazione in montagna sui
Presidente Nazionale:
Giuseppe PARAZZINI
Vice Presidenff Nazionali (in ordine di anzianttò): Corrado PERONA ViHorio COSTA luciano CHEROBIN Segretario del Consiglio:
Giuliano PERINI
Tesoriere e Coordinatore del CE.D. :
Edo BIONDO
Consiglieri Nazionali (in ordine alfabetico):
Silvio BOTIER Vittorio BRUNELLO Piero CAMANNI Bruno CANOVA Ivano GENTili Aldo INNOCENTE AHilio MARTINI Gian Paolo NICHELE Fabio PASINI Vito Francesco PERAGINE Adriano ROCCI Mauro ROMAGNOU Gian Carlo ROMOU Bruno SERAFIN Giorgio SONZOGNI Dante SORAVITO DE FRANCESCHI Michele TIBALDESCHI
Revisori dei Conti (in ordine alfabetico):
Arrigo CADORE Giorgio FRANCIOU Carlo FUMI Ruggero GALLER Antonio LUMELLO
Revisori dei Conti Supplenti:
Alcide BERTARINI Giancarlo VERCELLONI
DireHore Generale:
luigi Primo MARCA
Segretario:
Silverio VECCHIO
Delegato deii'ANA in Roma:
Giancarlo ZELU
DireHore di "~Alpino":
Cesare DI DATO
Responsabile Sezioni all'estero:
Vittorio BRUNELLO
Coordinatore Sezioni all'estero:
Giovanni FRANZA
l CORI ALPINI;· .. . luoghi del martirio della Grande Guerra, si passa alla vera e propria "Adunata" nazionale, con tutte le caratteristiche scenografiche che assumono gli attuali raduni nazionali.
Cori, bande, fanfare "Canta che ti passa!" era la ricetta che l'Alpino in gu erra consigli ava al commil itone triste e pensieroso. I.:effetto era quasi sempre p ositivo. Ovviamen te, si cantavano canzoni alpine. La sacralità, il m istero, le motivazioni e i valori più profondi contenuti nei cori Alpini si sinteti zza no nelle parole di Vincen zo Grasso, Tenente degli Alpini e valoroso combattente nella Grande Guerra: "...Chi sen te la montagna ha il bisogno di estendere la sua gioia quando vi si trova e quando ne ritorna. E il canto rze è la migliore espressione ... ma se cantate u na canzone alpina lenta e grave, pacata e solenne, semplice e sublime, come si sprigiona spontanea, come
Coro ANA della Sezione di Milano Coro del Gruppo di Melzo della Sezione di Milano Coro della Sezione di Ivrea Coro del Gruppo di Darfo-Boario Terme della Sezione Valle Camonica Coro Valbertina "Franco Ballabio" della Sezione di Varese Coro del Gruppo di Voghera della Sezione di Pavia Coro del Gruppo di casteggio della Sezione di Pavia Coro "Stela Alpina" del Gruppo d Bemmo di Pogno, Sezione di Omegna Coro della Sezione di Novara Coro del Gruppo di Sovere della Sezione di Bergamo Coro "Penne Nere" di Almè della Sezione di Bergamo Coro "Monte Alto" della Sezione di Bergamo Coro Cisanella della Sezione di Salò Coro "l Gravaioli" del Gruppo di Maserada deUa Sezione di Treviso Coro del Gruppo di Oderzo della Sezione di Treviso Coro del Gruppo di Precanziol della Sezione di Treviso Coro "Baita Verde" della Sezione di Verona Coro "La Preara" della Sezione di Verona Coro "San Zeno" della Sezione di Verona Coro "Tenente Santin" della Sezione di Torino Coro "S. Marelli"'Ciella Sezione di Como Coro "Brianza" del Gruppo di Missaglia della Sezione di Como Coro "Monte Sillara" della Sezione di La Spezia Coro "Grigna" della Sezione di Lecco Coro del Gruppo di Cittadella della Sezione di Padova Coro della Sezione di Vittorio Veneto Coro "Montenero" della Sezione di Alessandria Coro "Val Dolo" della Sezione di Reggio Emilia Coro "Superstiti dell'Appennino" della Sezione di Reggio Emilia Coro "Monte Rosa" del Gruppo di Busto Arsizio, Sezione di Varese Coro "Campo dei Fiori" della Sezione di Varese Coro del Gruppo di Cervere della Sezione di Cuneo Coro ''Valle Belbo" del Gruppo di Canelli della Sezione di CUneo Coro "Trta Copetti" della Sezione Carnica, Gruppo di Tolmezzo Coro del Gruppo di Lumignano della Sezione di Vicenza Coro del Gruppo di Gallarate della Sezione di Varese
Coro di Lagolo della Sezione di Trento Coro del Gruppo di Codroipo della Sezione di Udine Coro del Brianza di Monza di Saluzzo volo, Sez. di Biella Coro Sezione di Coro del Gruppo di ftiiiJIJ!Iao~ié.llli;Sezjone di Verona Coro "Val Nure" della Sezione dl .fllllpiiìà~ Coro della Sezione di Roma Coro "Penne Nere" di Zurigo Coro ANA di Codroipo Coro di Rogno.della Seziode dJ Bergamo Coro ANA Vallebelbo di Asti Coro "Monte Sillara• Coro "Edelweiss", Coro "Col di Lana" del
dialoga, come si accorda coi sentimenti e coi luoghi ... ". Tutelati dall' ANA, i cori Alpini, tuttora in attività, sono tantissimi. Quasi ogni Sezione e Gruppo ha un suo coro, banda o fanfara. A torto considerati complessi musicali "minori", le bande e le fanfare sono nate dalle vetuste fanfare di reggimento, miracolosamente scaturite dalla passione c da1Ja tenacia di alcuni volenterosi che suonavano "a orecchio", spesso utilizzando strumenti non sempre al massimo dell'efficienza. Ma la fierezza e la grinta degli Alpini facevano superare ogni difficoltà. La banda, la fanfara, doveva essere in condizioni di poter suonare per "l'entrata" in paese alla testa del reparto, per allietare i raduni, per le feste e per l'ultimo saluto al "vecio" che raggiungeva il "paradiso di
Cantore". Tra il vastissimo repertorio di canti e motivi musicali, sono degni di menzione: "Sul cappello", "Monte Grappa", "Sul ponte di Bassano", 'Tinno degli sciatori", "Il capitano della compagnia", "Le ragazze di Trieste", "O cc bil cis'ciel a Udin" (O che bello questo cielo a Udine), "La canzon dij coscrill" (La canzone del coscritto) e tanli altri. Si è riusciti a realizzare un probabile elenco anche se incompleto
di questi complessi, soltanto nell'immediato secondo dopoguerra. Tra i piĂš datati, spicca la fanfara della Sezione di Trento, attiva giĂ dal 1929 e rifondata nel 1952, a lla quale si affiancano quelle dei gruppi di Lizzana, Pieve di Bono, di Cembro e della Valle dei Laghi. Nell'ambito della Sezione di PisaLucca-Livorno, sono attive le fanfare della Garfagnana e di Valle del Serchio.
In ordine di anzianitĂ di costituzione, seguono: la fanfara della Sezione di Torino (1930), 1ifondata nel 1957 con il nome di "Montenero e Domodossola", la fanfara di Val Susa (1930), di Busto Arsizio (1986), denominata "Baldoria". Tra le bande si evidenz~ano quella della Sezione di Pinerolo (1966), della Sezione di Lecco, di Grics (Bolzano), la "Montegrappa" di Bassano, la biellese di Tollegno, la canavesana d i Cossano
(Torino), le comasche di Asso, Olgiate e Valle Intelvi, la bergamasca di Rogno, la "Montenero" di Alessandria, le pavesi d i Voghera e Casteggio, quelle di Crema, di Varese, del Gruppo di Borbona (Roma), e di Conegliano. La banda di Campobasso conclude questo allegro palcoscenico musicale. · A Vittorio Veneto, da anni, si svolgono i concorsi più importanti del canto alpino: - "Simposium sul canto alpino tradizionale" (6-7-8 dicembre 1979); - "Il concorso nazionale di composizione corale di ispirazione alpina" (27 -28 aprile/28 settembre 1980); - "Si mposium sul canto alpino d'autore" (6-7 giugno 1981), con la partecipazione dei maestri di cori, dei professori di conservatorio (Bruno Be ttinelli, Vicenza Carniel, Efrem Casagrande, Luciano Chailly,
Bepi De Marzi, Renato Dionisi, Flaminio Gervasi, Silvio Pedrotti, Terenzio Zardini), autori di canti e di arrangiamenti, e dei cori di Cortina d'Ampezzo, Marmolada ANA di Venezia e ANA di Vittorio Veneto.
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Il Museo Fra tutto quanto concorre a perpetuare le tradizioni alpine, va annoverato il Museo del Doss a Trento, quello ufficiale che si aggiunge ai tanti piccoli m-usei che in varie città sono curati dall'ANA: Sin dal 1939 viene costituito un comitato tecnico formato da eminenti artisti e, nonostante qualche difficoltà finanziaria, si giunge al progetto definitivo: una formidabile muraglia collegherà 17 torri per simboleggiare i reggimenti Alpini, l'artiglieria da montagna e il genio alpino (torri poi eliminate dal progetto nel novembre 1941), un enorme rettangolo, centosessantatrè metri di lunghezza per centotrenta di larghezza, con tre porte
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una Commissione di cui fanno parte gli architetti Cereghini, Libera (Presidente), Moroni, Muzio e dallo scultore Zaniboni; si prevede una spesa di 12 milioni di lire dell'epoca. I..:iniziativa non va al di là della sollecita apertura di una strada di
d'accesso, l'aurea, l'argentea c la bronzea. Sul quarto lato, si pensa a un fabbricato per tutta la lunghezza, largo una trentina di metri, per ospitare un museo. All'interno- oltre al salone- ospiterà la gabbia delle aquile, il bastione delle armi, la piazzetta degli Eroi e la piazza del battaglione. Il recinto conterrà inoltre i resti della basilica paleo-cristiana e la tom ba del legionario romano. Fuori dal recinto sono previsti parcheggi, l'abitazione del custode e il ristorante. n programma è affidato a
accesso. Per asserite difficoltà finanziarie e sebbene al momento tutte le Divisioni alpine siano impegnate in guerra (tre in Croazia e Montenegro,
col l11a or '-
più a.l tre tre in Russia), il progetto si ar·ena definitivamente il 18 giugno 1943 e ne restano soltanto il ricordo e i disegni. Eppure, nonostante la disastrosa conclusione del secondo conOitto mondiale, non si è voluto rinunciarepur ridimensionando notevolmente il contesto- a un museo che costituisca un punto di riferimento per i nuovi soldati e perpetui le memorie dei sacrifici richiesti in guerra e in pace alle nostre Truppe da Montagna. Dal 1958 esso è ospitato proprio laddove si era deciso di costruire l'Acropoli: in un fabbricato - già polveriera militare austriaca - dinanzi al quale sono s istemati quattro dei sette tipi di artiglieria impiegati dalle batterie a lpine. All'interno vi sono cimeli, documenti, gagliardetti dei Reparti Alpini, trofei di armi ed uniformi storiche. 11 Museo Nazionale Storico degli Alpini, dal 1978, è direttamente gestito dalla Difesa (attualmen te, dal Comando Reclutamento Forze di
Completamento di Trento).
La stampa alpina Con la fondazione dell'Associazione Nazionale Alpini si presenta, quasi spontanea, la necessilà di pubblicare un settimanale, anche in formato ridotto, che riporti le notizie degli avvenimenti più importanti nella vita del reparto e ne tramandi alle future generazioni la storia, le tradizioni e i fatti gloriosi. I.:idea scaturisce durante una libera uscita nelle strade di Udine, dalla mente fertile di tre giovani ufficiali" dell'8° Reggimento Alpini: ltalo Balbo, futuro trasvolatore atlantico, Aldo Lomasti ed-.Enrico Villa. La scelta del nome, "L'Alpino", è scontata. Si comincia col pubblicare alcuni articoli per ricordare i fatti di guetTa dei battaglioni "Tolmezzo", "Cividale", "Gemona", "Valle" e "Monte". La proposta viene accolta con favore dal Colonnello Cavarzerani, allora Comandante dell'8° Reggimento. ltalo
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Ba lbo ne è il direltore, Lomasti il redattore e Villa l'amministratore. Lomasti, raccolta un po' di pubblicità per la quarta pagina, prende accordi con la Prefettura e stabilisce il prezzo di stampa con l'Un ione Tipografica Udinese. Cavarzerani intuisce l'importanza del settimanale e l'estensione che avrebbe avuto tra tutti i Reggimenti. Il primo numero viene pubblicato nell'estate del 1919 e viene subito diffuso tra i soldati. Il settimanale raccoglie consensi entus iastici e, ben presto, il primo numero è esaurito. Il giornale diventa un'eco del passato per chi ha smesso
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importanti della vita associativa. Questo è il programma de "I.:Alpino", come è nato e come è rimasto tuttora. Ma per Balbo e per i suoi collaboratori giunge il momento del congedo e il giornale rischia di finire con loro. Tuttavia, "I.:Alpino" non può vivere senza l'ANA e Balbo si reca a Milano, per a[[idare all'Associazione la continuità del periodico che, nel frallempo, diventa quindicinale. La redazione de "L:Alpino" viene rilevata da AndreoJetti, secondo Presidente Nazionale, e da Maso Bisi. il 25 dicembre viene pubblicato il primo numero della nuova gestione (Anno l, n°
13), sottotitolato "Notiziario Ufficiale dell'Associazione Nazionale Alpini". Nel 1929 è imposto il trasferimento de 'TAlpino" nella sede di Roma. Durante la guerra, il giornale è il portavoce delle vicende degli Alpini, soprattutto sul fronte msso. Dopo il conflitto, 'TAlpino", a cadenza mensile, segna gli anni della rinascita e da circa sessanta anni continua a essere non solo la voce dell'ANA ma anche il fedele cro ni sta della storia civile e militare del nostro Paese. Sarebbe impresa ardua nominare tutti i collaboratori della rivista, dalla fondazione ad oggi: nomi prestigiosi,
ilp@rta
grandi firme del giornalismo e artisti di fama. È sufficiente citare i nomi dei direttori che hanno contribuito a fare non solo la storia del giornale ma anche quella deii'ANA. Nel quadro délle iniziative promosse daii'ANA, nella sede di Milano si svolge, con periodicità annuale, il Convegno della Stampa Alpina, aperto ai direttori di testata e ai corrispondenti sezionali del periodico ":LAlpino". Il primo co ngresso ha luogo a Torino il 18 dicembre 1955. Per ini ziativa delle singole Sezioni nasce "La Stampa Alpina", costituita da
~:Sezione
di Ivrea (TO), fondato nel1924; tiratura media 5000 copie ARP NE R BI : Sezione di Bergamo, fondato nel1923; tiratura media 25000 copie L ARP N V IN : Sezione di Susa (TO), fondato nel1975; tiratura media 4500 copie M :Sezione di Roma, fondato nel1953; tiratura media 2200 copie ~: Sezione di Campobasso M No vi ARo: Sezione di Mondovì (CN), fondato nel1974; tiratura media 3600 copie MONTE S E : Sezione di Salò (BS) MN :Sezione di Monza (MI), fondato nel1979; tiratura media 2000 copie NAJA CA P NA: Sezione di Padova , fondato nel1954; tiratura media 2500 ~: Sezione di Saluzzo (CN) , fondato nel1962; tiratura
7 l testate in Italia, 7 all'estero e 53 notiziari di Gruppo: complessiYamente 131 pubblicazioni c he testimoniano Io spirito e l'impegno di direttori e redattori. Altra lodevole iniziati\'a è il Concorso Nazionale della Stampa Alpina organizzato, per la p1ima volta, nel 1986 per iniziativa del Gruppo di Rode ndo Saiano (Sezione di Brescia), con il patrocinio della Regione Lombardia e del "Giornale di Brescia". La manifestazione si è sempre svolta nella suggestiva Abbazia Olivetana, gestita dal capogruppo Vittorio Piotti, scultore e artista di fama. ·
media 4500 copie N 1 A 1 : Sezione del Belgio: tiratura media 400 copie N TIZ ARI B 1 : Sezione di Marci nelle N 1 F tA: Sezione di Parigi, fondato nel1988; tiratura media 350 copie N No AP NAN RA: Sezione di Novara, fondato nel1989; tiratura media 1100 copie :>C.lU:"-"-""'-'-P..Iaml: Sezione di Brescia , fondato nel1961 ; tiratura media 13000 copie P : Sezione di lntra (NO), fondato nel1964; tiratura media 3500 copie Ll!.!l.l!!l:!.I.D.Il!l: Sezione di Parma Lli.llW!l..ll.li.DJ!l...ll.I.J.Io.li..!4.!11!olWi: Sezione di Lecco (CO), fondato nel .1953;· tiratura media 6500 copie PENN N :Sezione di Varese, fondato nel1969; tiratura media 6500 copie P A : Sezione di Asti fondato nel1970; tiratura media
SEZIONE 01
PARMA
NOTIZIARIO NO
l 70 l
SEZIONE ALPINI GORIZIA
LO SCARPONE CANAVESANO LA NOSTRA
A. N. A. - . FIRENZE
Entrambe le iniziative costituiscono occasioni preziose per un proficuo scambio di opilùoni, esperienze, idee, proposte e anche critiche costmttive, finalizzate a migliorare la diffusione tra i lettori. La stampa alpina rappresenta un
veicolo di formazione e di informazione, un vivace scambio di opinioni e un insostituibile collegamento tra le sezioni e i gruppi e tra gli stessi e i soci ANA. Tutte le pubblicazioni, delle quali si fornisce un elenco abbastanza completo, sia le più pregiate per veste grafica e sia le più artigianali o semplicemente ciclostilate, incontrano sempre terreno fertile negli animi forti e semplici di "veci" e "bocia", sempre [el ici e ansiosi d i ricevere o dare notizie degli amici sparsi in tutta Italia.
4500 copie N ENERE DEL C 1 : Sezione di Omegna (NO), fondato nel1977; tiratura media 2800 copie P1N L'ALPINO: Sezione di Gran Bretagna. fondato nel1977; tiratura media 800 copie P CHI MA BuONI: Sezione di Napoli, fondato nel1978; tiratura varia, non definita orA ZERO: Sezione di Venezia. fondato nel1965; tiratura media 5400 copie RADI scARPA: Sezione di Piacenza. fondato nel1930; tiratura media 3500 copie ARPE GRossE: Sezione Alto Adige di Bolzano, fondato nel 1952; tiratura media 4500 copie ScARPUN VALSESIAN: Sezione di Varallo Sesia (VC), fondato nel1968; tiratura media 3400 copie ICILIA ALPINA: Sezione Sicilia di Palermo, fondato nel1986; tiratura
media 1000 copie Son LE CR o : Sezione di Calalzo di Cadore (Bl) Sono IL CASTELL : Sezione di Gorizia, fondato nel1984; tiratura media 1200 copie STELLA ALPINA: Sezione di Pisa-lucca-livorno. fondato nel1960; tiratura media 4200 copie L PoNTE 01 B : Sezione di Bassano del Grappa (VI) , fondato nel 1981 ; tiratura media 20000 copie TRANTA SoLO: Sezione di Pinerolo (TO), fondato nel1965· tiratura media 5000 copie Tucc'UN: Sezione di Biella (VC), fondato nel1950; tiratura media 7000 copie VALTELLINA A N : Sezione di Sondrio, fondato nel 1985; tiratura media 6500 copie VECI EBoc1A: Sezione di Milano. fondato nel 1951; tiratura media 3000 copie
a Protezione Civile deii'ANA merita davvero un capitolo a parte, rientrando questa in uno dei compiti statutari dell'Associazione e si esplica in due momenti diversi e confluenti: il servizio di Protezione Civile vero e proprio e l'attività dei 4 200 gruppi sparsi in tutto il territorio nazionale (e nell e 36 sezioni all'estero). È in occasione del terremoto del Friuli, nel 1976, quando nessuno ancora parla di protezione civile, che gli Alpini accorrono in massa, sotto la guida del Presidente Bertagnolli . Il territorio del Friuli è suddiviso in dieci cantieri coordinati da una direzione tecnica, men tre la direzione logistica sovrintende ai materiali, ai viveri e alla distribuzione delle squadre di tecnici nei vari cantieri. Significativo l'aiuto giunto dal governo i Stati Uniti d'America: 50 miliardi di lire, nelle dell'Associazione Alpini. Non una sola lira va anzi, a questo contributo e a quello giunto ini di tutta I talia e del mondo, i volontari aggiungono migliaia di ore di lavoro costruzione di scuole, case, chiese. Vent'anni all' u nata di Udine, tutta la popolazione del erà i 400 000 Alpini con grande : ness u no ha dimenticato. Né gli Alpini ]a ni . È proprio in occasione dell'intervento che l'Associazione getta le basi per
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organizzare una propria Protezione Civile che alla metà degli anni Ottanta è una realtà già ben strutturata. Oggi è organizzata su quattro raggruppamenti, con un Centro operativo di intervento, una segreteria presso la sede nazionale di Milano, dotata di apparecchiature radio e tabulati di intervento: nulla viene lasciato al caso. I:anno scorso, a cura del Centro studi, l'ANA pubblica il "Primo Libro Verde della solidarietà". Contiene, o
meglio dovrebbe con tenere, tullo ciò che sezioni e gruppi hanno fallo nel 2001 nel campo della sol idarietà e della protezione civile. Ma poiché gli Alpini sono abituati a Fare, più c he a dire, risulta che so lo metà delle sezioni hanno risposto all'appello, eppure, da questi dati incompleti, si desum e che nel solo 200 l il corrispettivo economico di ore di lavoro, materiali, offerte e altro ancora ammonta a circa 25 miliardi di vecchie lire. Per non dire del modo con cui gli Alpini lavorano, specialmente in emergen za. È qui che viene esaltato Io spirito alpino che li distingue: perché essi si riposano se possono, mangiano se possono, dormono se possono. Lo hanno dimostrato durante il terremoto in Umbria visitando a tutte le ore chi viveva isolato e non voleva abbandonare la casa e il bestiame: gli Alpini, dopo aver lavorato fino a sera, si tassavano, comperavano ge neri alimen tari e andavano a portarli ai loro assistiti. Lo hanno dimostrato
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tante altre volte e soprattutto in Albania, durante la missione Arcobaleno, soccorrendo i profughi kosovari. A Kukes hanno allestito tre tendopoli in poche ore, lavorando giorno e nolle, prestando le prime cure a quanti fuggivano dalla guerra. A Valona, al campo delle Regioni, ogni settore aveva gli Alpini. La loro è
una solidarietà che non si manifesta solo nelle emergenze, ma anche con una presenza alliva e costante in centinaia di paesi, dove le penne nere sono un punto di riferimento. "Se serve qualcosa in paese - ha detto una domenica un parroco durante la Messa - basta dirlo agli Alpini". Non c'è paese dove gli Alpini non
abb iano fallo qualcosa: il rifacimento dell'oratorio, la ristrutturazione della casa per gli anziani, la costruz io ne del cen t ro sociale, la bonifica del greto di un torrente dopo l'alluvione, la messa in s icurezza d'un sentiero, la prevenzione d'incendi boschivi, la costruzione di un ponte di legno, l'ambulanza, i cani addestrati per i non vedenti. Molto spesso sono gli stessi Alpini a fornire anche i materiali per la realizzazione delle opere, sacrificando giorni di r iposo, di ferie . Quanto alla struttura della Protezione Civile ANA, è concepita in modo ottimale. Gli oltre 14 000 volontari sono divisi in quattro raggruppamenti . Il l o comprende i volontari di Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta ; il 2° quelli della Lombardia e dell'Emilia Romagna; il 3° gli Alpini del Triveneto e il quarto gli Alpini del Centro Sud. Tutti i raggruppamenti dispongono di materiali d'emergenza, con depositi, veicoli, attrezzature adeguate a un veloce impiego. L'ANA
è una delle 18 organizzazioni di volon tariato riconosciute di interesse nazionale dal Di partimento per la Protezione Civile. Du rante l'anno, sia a livello di
raggruppamento che di singola Sezione, i volontari svolgono attività addestrative d'intesa con Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Carabinieri, Polizia e Corpo Forestale. Queste
attività non sono semplici esercitazioni, ma veri e propri interventi su l territorio. Per capire il grado di efficienza raggiunto, basti pensare che in Umbria, dei 18 campi di terremotati ben 12 erano gestiti dagli Alpini deli'ANA, e il grande magazzino di viveri e materiali di Foli gno era sotto la responsabilità della Protezione Civile dell'ANA. E a Nocera Umbra era allestito l'ospedale da campo deii'ANA che fungeva da ospedale di presidio, con gli ambulatori nei quali ' i medici di base svolgevano la loro attività in collaborazione con i medici del campo. Quello che caratterizza la Protezione Civile dell'ANA dagli inter·venti delle altre associazioni di volontariato è l'organizzazione capillare, di tipo militare, mirata al tipo di intervento. Precettate dalle Protezione Civile nazionale, per prime partono le squadre che dovranno preparare il terreno per tende e strutture attrezzate (con servizi
ig ienici, logist ici, radio, e a ltro a nco ra). Seguono le c uc ine da campo e via via tutto il resto, dalle te nde ai lett ini, al posto medi co avanzato per il pronto interven to d'urgenza. Fa nno parte de ll a struttura di ogni raggruppamento tecnici in grado di ges ti re l'emergenza del campo: ingegne ri , elellric ist i, muratori , c uoc hi, medici, infe rmi eri. Ma non è so lo e me rge nza . Altre volte s i tratta di in terventi di particolare valore mora le, oltre c he d i impegno, come la pa t-tec ipazione a lla raccolta d i viveri per la Fondazione Banco Alim entare e
la ricostruzione dell'istituto multietnico a Zenica, in Bosnia, che ospita studenti de lle tre etn ie. Questo is tituto - c he rientra nel progetto "Sc uole per ... l'Europa"- è s tato inaugurato nel febbraio scorso, dopo due ann i di lavoro. Gli Alpini hanno contribu ito alla ri costruzione dell'edificio, dann egg ia to durante la gue rra, all'ampliamento e ammodernamento. Oggi s tude nti serb i, ca llo lici e musu lmani, su i banchi di scuola imparano non so lo le nozioni scolastic he ma a nche la co nvivenza. La richiesta di questo
ultimo intervento è giunta dal vescovo ausiliare di Sarajevo, monsignor Pero Sudar. Con il denaro raccolto con la colletta "Pro Balcani", è stato finanziato il rifacimento e ampliamento della scuola. Oggi ospita 800 studenti. L'intervento degli Alpini a Zenica ha avuto anche un'altra, importante finalità: costruire una struttura per i giovaniatto tangibile di solidarietà- nel territorio di Sarajevo dove operano ancora oggi, apprezzati dalla popolazione, i nostri amati reggimenti Alpini in missione di pace. Queste, in sintesi, le cifre degli interventi più significativi dell'ultimo triennio.
L'alluvione in nord Italia (ottobrenovembre 2000) ha richiesto l'impegno di oltre mille Alpini della nostra Protezione Civile, che si sono avvicendati nei cantieri di lavoro in Piemonte e in Valle d'Aosta sia per interventi di p1ima emergenza che in intenrenti successivi. Complessivamente sono state effettuate 12 448 giornate lavorative, nel periodo compreso dal 15 ottobre al 26 novembre. Interventi di prevenzione (pulizia di alvei, bonifica di terreni, montani e collinari, rifacimento di muri a secco, bonifica di vegetazione spontanea) sono stati effettuati nel comune di Ceriana · (Imperia) in due momenti successivi nel 2001: dal 8 gennaio al 3 febbraio e dal 19 febbraio a l )7 marzo, per un totale di 706 giornate lavorative. Altre 2 240 giornate lavorative vanno infine aggiunte quelle eseguite in Valle d'Aosta, in aprile 2001 per la bonifica e pulizia dell'alveo dei torrenti. Gli ultimi in terventi in ordine di tempo riguardano i soccorsi dopo il terremoto nel Molise, nel novembre 2002. Nei vari campi di terremotati gl i Alpini hanno
prestato l~ loro opera per complessive 4 000 giornate lavorative (che generalmente vanno daJJ'alba al tramonto inoltrato!), allestendo le tendopoli, provvedendo alla preparazione e alla distribuzione dei pasti per centinaia di persone e mettendo in sicurezza decine di edifici pericolanti. Sempre in novembre, sul fronte del maltempo in Piemonte, Lombardia e Veneto (per alluvioni e frane) hanno
operato per un corrispettivo di mille giornate-lavoro.
L'OSPEDALE DA CAMPO L'idea nasce nel 1976, su l campo nel terremoto del Friuli, quando un Gruppo di medici e infermieri dell'Ospedale Maggiore. di Bergamo, volontari, opera sin dalle prime ore dalla catastrofe, nel territorio devastato. Non es iste una
organizzazione sanitaria adeguata alle esigenze di una grande calamità, vi è quella socio-assistenziale, che olo in piccola parte può vicariare la prima. Non esiste ancora un sistema di protezione civ ile nazionale, che proprio da quegli eventi muoverà i primi passi graz ie all e intuizioni e capacità d i colui che a buona ragione viene derin ito il padre della P rotezione Civile nazionale, l'Onorevole Giuseppe Zamberletti. È proprio a Zamberletti che il Presidente Leonardo Caprioli lancia l'idea di una struttura sanitaria campale della Associazione Nazionale Alpini, che proprio nel Friuli ha dato un'esemplare dimostrazione di efficienza e di abnegazione. L'idea viene affidata proprio a quei med ici che, operatori parte~ipi del dramma e
dell'impote.,.n za ad affrontare eventi di quélle dimensioni, si mettono al lavoro. Riunioni, programmi, progetti. Nel frattempo si aggiunge al binomio Caprioli-Zamberletti il Generale Luigi Federici: così si apre la strada alla realizzazione. Vengono messi a disposizione dalla Associazione Nazionale Alpini i primi contributi dello Stato e nel 1986, in
occasione dell'Adunata Nazionale degli Alpini a Bergamo, vengono presentate le prir:ne grandi unitĂ dell'Ospeda1c da Campo della Associazione Nazionale Alpini per la Protezione Civile. Nel 1987, avviene il primo impiego delle unitĂ mobili nelle alluvioni della Val Brembana in provincia di Bergamo e della Valtellina. Nel dicembre del 1988 l'ospedale viene impiegato in Armenia, sconvolta dal terremoto piĂš devastante del secolo: 25 000 morti e 30 000 fe riti. L'Ospedale da Campo viene inviato nel Caucaso dal Governo italiano
nell'ambito del "Villaggio Italia", e conclude nell'agosto del 1989 una complessa e gravosa operazione che lo porta alla ribalta internazionale. Due anni dopo, grazie all'esperienza e l'acquisizione di nuove tecnologie, nasce u n secondo osped ale campale sostitutivo del primo lasciato agli armeni. Il nuovo ospedale da campo, completato e implementato di servizi, con una logistica molto potenziata, rappresenta sul territorio nazionale quanto di meglio si può individuare nel settore delle grandi emergenze sanitarie. Dislocato come sede stanziale presso il 3° Reggimento di Sostegno Cavalleria Dell'Aria "Aquila" . (allora "3° Rale"), agli inizi del 1994 viene presentato alle massime autorità nazionali . In occasione della alluvione del P iemonte dello stesso anno, ad Asti e Alessandria viene inviata la Colonna Sanitaria Mobile e allestiti P osti Medici Avanzati nelle due città, operativi per oltre un mese. Nel 1997 viene stipulato il pr~mo atto di
convenzione con la Regione Lombardia, con importante sostegno economico e l'atto deliberativo per l'impiego nell'ambito del Sistema Emergenza-Urgenza in caso di catastrofi ed emergenze minori regionali. Il 26 settembre 1997, il terremoto sconvolse l'Umbria e le Marche. A distanza di poche ore dall'allarme e mobilitazione da parte del Dipartimento della Protezione Civile, la prima autocolonna sanitaria _ raggiunge Nocera Umbra (l'alba del 27). Successivamente e · progressivamente potenziato per essere in grado di tutelare la salute pubblica i~ un territorio privato per i crolli di ogni struttura sanitaria e dove il personale sanitario locale non è più in condizioni di operare, l'Ospedale da Campo non avrebbe lasciato il territorio che dopo oltre quattro mesi di impiego, nel gennaio 1998. Con il Premio Umbria d'Oro, anche una targa: "Un Grazie a Quei Meravigliosi dell' ANA, che per l 04
giorni hanno liberato i nocerini dall'emergenza sanitaria". L'attività dell'Ospedale Campale prosegue anche nell'aspetto scientifico con l'Università La Sapienza di Roma, con l'Università di Pisa sia per gli aspetti didattici che operativi e nella attività sperimentale di Telemedicina Satellitare. Il motto "Hoc opus, Hic labor" (questo è l'impegno e qui la fatica) ha
il significato di una fatica tenace che supera tutte le difficoltà; un impegno di solidarietà e professionalità nell'ambito delle grandi emergenze san itarie in protezione civile. I periodi senza interventi di rilievo vengono utilizzati per l~ costante manutenzione, per le migliorie tecniche e per il potenziamento della logistica, mantenendo con le esercitazioni la capacità di intervento.
Viene ampliata la sede stanziale, si realizzano nuove unità per consentire ogni tipologia di intervento, internazionale, nazionale, regionale, provinciale. I "venti di guerra" dai Balcani, nel 1999, preludono a una nuova grande impresa: dal mese di aprile alla fine del mese di novembre, il Gruppo di Intervento Medico Chirurgico viene impegnato con compiti diversificati a Durazzo, a Comiso, a Castelnuovo di Porto e, con un importante schieramento, in Albania a Valona, dove l'ospedale degli Alpini si conquista sul campo i più alti apprezzamenti internazionali per gli interventi di assistenza generale ai profughi di guerra e per importanti emergenze che hanno messo a dura prova operatori e struttura. In questo ospedale sono nati ben 22 piccoli kosovari, dimessi in ottima salute con le loro mamme. L'ospedale viene infine donato al popolo albanese, secondo accordi stipulati fra i due governi. Le apparecchiature medico-chirurgiche
vanno all'ospedale di Valona, mentre le strutture tecniche del campo, alla nuova protezione civile in allestimento da parte del governo di Tirana. Al termine di queste operazioni, con l'inizio del 2000, si realizza il 3° Ospedale Campale, che raggiunge ora i migliori livelli internazionali e viene approntato un nuovo Posto Medico Avanzato, autonomo e indipendente dal "grande" ospedale. Il 2000 è anche l'anno del Giubileo. Per la Giornata Mondiale della Gioventù a Tor Vergata, in Roma, viene allestito un Posto Medico Avanzato còn Colonna Mobile Sanitaria sotto l'egida della Regione Lombardia. In un mese di permanenza e nelle specifiche giornate si assistono molte centinaia di giovani d'ogni parte del mondo, con momenti anche di grande tensione e impegno su più "fronti" nella circostanza dell'esodo di centinaia di migliaia di persone. Nel novembre del 2000, in seguito ad alluvione e successivo dissesto idrogeologico, Macugnaga con 7
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frazioni rimane isolata e raggiungibile solamente con elicottero. Si impone un presidio Fisso a tutela della popolazione che con l'oscurità non è evacuabile nel
caso di serie patologie. Richiesto dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Piemonte, viene installato un modulo di pronto soccorso in prefabbricato a geometria variabile, il quale opera in quella sede per 4 mesi con personal.c e dotazioni rianimatorie, cardiologiche, di traumatologia e piccola chirurgia. A seguire, in questi ultimi due anni, vengono realizzate molte allività minori di supporto sanitario e importanti e qualificate esercitazioni. L'Ospedale da Campo deJl'ANA, con i suoi operatori del Gruppo di Intervento Medico Chirurgico, ha prestato assistenza nelle diverse operazioni a decine di migliaia di pazienti, guadagnandosi sul campo numerose benemerenze nazionali e internazionali. È diretto dal Professar Lucio Losapio, Capitano medico degli Alpini, primario della divisione maxmo-facciale degli Ospedali Riuniti di Bergamo, il quale si avvale di équipe di medici, infermieri professionali e tecnici di prim'ordine.
recentocinquantamila alpini sono conOuiti ad Aosta da ogni parte d'Italia e del mondo per celebrare, il l O e 11 maggio, la loro 7 6a Adunata nazionale. Erano ottant'anni che questo non avveniva nella città valdostana considerata la culla del Corpo degli Alpini. Nel 1923 ci fu la plima e unica Adunata. La cerimonia è stata splendida. Non era mai successo che la sfilata durasse più d i dodici lunghissime, ininterrotte, meravigliose ore, lungo via Chambery, via Festaz e via Torino. L'awio delle celebrazioni è stato dato venerdì, nella suggestiva cornice dell'incipiente sera, con l'arrivo delle Bandiere di Guerra del l o Reggimento Artiglieria da Montagna e del 4° Reggimento Alpini, precedute dalla fanfara della Brigata AJpina Taurinense e scortate da due compagnie di Alpini, fino al Municipio, in piazza Chanoux, stracolma ·.
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di Alpini e semplici cilladini. Nella mattinata di sabato, in una cittĂ ormai perfettamente in clima di adunata, si sono effelluati: l'alzabandiera in piazza Chanoux, la deposizione di corone ai monumenti ai Caduti e l'incontro del Presidente Nazionale Giuseppe Parazzini con i Presidenti delle Sezioni ANA all'estero e
con le rappresentative militari aderenti all'lFMS, la Federazione Internazionale dei Soldati di Montagna. Il pomeriggio si è caratterizzato con manifestazioni minori e, quindi, la S. Messa in Cattedrale, celebrata dal Vescovo e infine il ricevimento nel Palazzo della Regione predisposto dal Presidente Roberto Louvin e dal
Sindaco Guido Grimod. Erano presenti il Presidente Nazionale dell'ANA, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente Generale Gianfranco Ottogalli, e il Comandante delle Truppe Alpine, Tenente GencraJe Bruno Iob. Nel corso della cerimonia, è stata consegnata ufficialmente all'Associazione Nazionale Alpini una Medaglia d'Oro al Merito della Croce Rossa Italiana, concessa per l'attività di soccorso e di volontariato svolta in occasione di tante calamità ed emergenze in Italia e all'estero. Da parte del Presidente Nazionale sono stati quindi consegnati contributi per 50 mila euro a tre istituti che svolgono assistenza sociale ad
Aosta: un aiuto tangibile degli Alpini alla città che li ha ospitati. È stato anche consegnalo il premio "Giornalista dell'anno", per il 2002 a ll'inviato speciale di "La Nazione" Giovanni Morandi. Concerti di cori e fanfare un po' ovunque, hanno ravvivato il sabato sera: non soltanto in Aosta ma in tutti i 57 Comuni della valle. È stata, questa, una grande festa durata fino a notte tarda. Domenica mattina è iniziata la. sfilata, dopo che il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, accompagnato dai Generali Ottogalli e Iob aveva passato in rassegna i reparti militari. PÒi, hanno iniziato la parata scaglioni e reparti militari, applauditissimi lungo
tutto il percorso dal folto pubblico che ha ritrovato i suoi alpini. Scroscianti applausi anche al passaggio del Labaro nazionale, con le sue 212 Medaglie d'Oro, che si è posizionato davanti alla tribuna d'onore. Quindi, sono sfilate le sezion i più lontane: Zara, Pola e Fiume. Poi quelle di: Australia, Argentina, Canada. E infine la Sezione Sicilia, che l'anno scorso osp itò l'Ad unata, e poi gli splendidi Alpini abruzzesi e delle altre regioni. Un a s filata che, dalla tarda matlinata, per un paio d'ore, si è svolta davanti al Mini stro della Difesa, Onorevole Antonio Martino, giunto accompagnato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Rolando Mosca Meschini. La sfilata s i è conclusa soltanto dopo le ore venti, con l'alternarsi di
centocinquanta fanfare e alla presenza di migliaia di aostani che gridavano "Viva l'Aousta!" e che sembravano non volersene tornare a casa, dopo una giornata trascorsa a batter le mani, a gridare "bravi", a guardare tutti questi Alpini con entusiasmo e .commozione in uno scenario dove si notava il tripudio tricolore e un oceano di gloriose penne nere.
an Maurizio visse nella seconda metà del III seco lo. Nato in AfTica, da genitori pagani, probabilmente nel territorio di Tebe (Maurizio s ignifica appunto africano), divenne Comandante di Legione. Dopo aver prestato servizio in Siria e in Palestina, a Gerusalemme fu conquistato dal Cristianesimo. Dapprima convertì tutti i suoi Ufficiali, in seguito tutta la Legione divenne cristiana. Nel 285 l'Imperatore Diocleziano affidò l'Occidente a Massimiano, detto Erculeo, che soffocò nel sangue le rivolte scoppiate a causa delle estreme condizioni di indigenza che costringevano i contadini a in.sorgere, arm i in pugno. La legione Tebea, facente parte del Corpo di spedizione punitiva, era a riposo ad Agauno (ora Saint Maurice, nel Vallese). Maurizio ricevette· l'ordine di persecuzione, che mascherava la causa vera delle sommosse contadine. Subito informò la sua Legione degli ordini ricevuti (partecipare ai sacrifici pagani propiziatori e poi fare strage di cristiani), ma i suoi Legionari si rifiutarono. Massimiano, secondo la tradizione, ordinò la decimazione dci Legionari: ogni dieci, uno veniva tratto fuori e decapitato. La Legione ancora si rifiutò. Maurizio inviò un messaggio di fermezza cristiana a Massimiano il quale, furente, mosse l'esercito a sterminare l'intera Legione Tebana. Cadde Maurizio tra i primi con i compagni Esperio,
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Marescia~lo
di campo, Candido, Senatore, e il veterano Vittore. La Legione e Maurizio entrarono, così, nella leggenda e nella gloria. Nel martilogio geronimiano si festeggia la morte del Santo (286) i1 22 settembre, ma non se ne conosce la data di nascita. Il culto di San Maurizio si fa risalire alla seconda metà del IV secolo, con il suo centro nella Basilica (poi Abbazia) di Saint Maurice. San Maurizio fu proclamato protettore dell'ordine cavalleresco fondato dal Duca Amedeo di Savoia (1434), fuso poi da Emanuele Filiberto con quello di San Lazzaro. Fu dichiarato Patrono degli Alpini, il 2luglio 1941, da Sua Santità Pio XII che accolse le suppliche presentate dal Cardinale Salotti. In tutti i Comandi di Unità alpine è ricordato con una formella in bronzo riproducente la sua effige. Le reliquie del Santo, sono ora custodite nella Cappella della Sacra Sindone, a Torino.