Skip to main content

1943-1945 LA RESISTENZA DEGLI ITALIANI

Page 1

Alberto Zignani

... 1943- 1945 La Resistenza degli italiani


in copertina: ;.fant-i elci J 0 Rcrggruppamento Motorizzato ,-;ceuo'w il battesimo <le/fuoco f ra le rocce <ii Monte/unyo (dicembre 1943).

Dircnorc responsabile:

Giovan ni Cerbo

@2002 Proprlotll ertlotlca, lellerorte o oclonurl.. rllervate


Alberto Zignaru

1943- 1945

La Resisten za degli italiani

f


Presentazione È sempre problematico affrontare il tema

della Resistenza poiché esso individua un momento lacerante della storia vtazionale, sul quale il successivo inn.e sto di differel1ti ideologie ha comportato, per lungo tempo, la difficile condivisione di questo fondamentale periodo. La Resistenza fu - come la definisce l'autore - "un complesso movimento di opposizione, attiva e passiva, al nazifascismo" in cui confluirono culture politiche ed aspirazioni sociali estremamente diverse: l'obiettivo comune di pervenire alla liberazione del patrio suolo dalla dittatura non impedì che all'interno del movimento stesso si verifìcasse una compresenza tra le differenti visioni della società che avrebbero caratterizzato gli anni post-bellici. L'analisi e la presentazione storica dell'esperienza partigiana, adollate fino a qualche anno fa, non ~anno consentito di avere una visione completa dell'essenza e della complessità di questo uraordinario movimento,

identificato inizialmente come prerogativa di una sola parte della Nazione, sminuendo il significativo e determinante contributo delle nostre Forze Armate. Dopo le incertezze delle prime ore del fàtidico otto settembre, le Forze Armate, in particolare l'Esercito, si sentirono subito coinvolte nelle azioni di resistenza fino a divenirne, in termini


numerici, il maggiore protagonista. ht Jtalia ·e nei Balcani si susseguirono piccole e grandi gesta, condotte da singoli soldati e da interi reparti, che come unici riferimenti avevano il giuramento prestato, la Bandiera, la coscienza nazionale ed il senso dell'o110re. Gli eventi più significativi portano nomi impressi nella memoria collettiva: Cefalonia, Porta San Paolo, Montelungo. E proprio in !Lalia si verificò un'ù1tùna intesa Ira popolazione dvi/e e reparti militari, che non trova precedenti. Sul piano storico è inconsistente lc1 distinzione, imposta da alcuni studiosi, tra parligiani e militari: gli uni e gli altri furono mossi dal medesimo anelito di libertà e dallo spirito unifica111e che lega un popolo ai propri soldati in occasione dei grandi rivolgimenti storici. Un doveroso ricordo deve essere indirizzato anche ai circa seLtecentomila militari italiani deportati nei campi di concentrame11to tedeschi. Questi uomi11i, privati delle poche garanzie riconosciute ed assicurate ai prigionieri di guerra, si resero protagonisti eli una "resisten.za senz'armi", rifiutando in massa le migliori condizioni di vila a cui avrebbero potuto accedere acceuando eli collaborare: i11 cinqua111amila moriranno tra stemi e privazioni. Un ultimo cenno va anche a quanti, in quei momenti lragici, effettuarono la scelta di


schierarsi dalla parte della Repubblica Sociale. Proprio quella diversa scella, seppur operata da una parte nettamente minoritaria della popolazione, contribuì ad aliinentare, negli anni successivi, una profonda "fèrita" nella coscienza nazionale. Oggi, con assoluta serenità, si può affermare che fu certamel'zte un errore che, tutlavia, non può essere interpretato e quindi condannato "tout court" solo quale accellazione assoluta, quasi fèma.tica, dell'ideologia fascista. In conclusione, questo opuscolo, con pregevole sintesi, si prefigge l'obiettivo di fornire, soprallUtlo ai giovani ormai lomani da quei {alli e dislralti da una società che forse non concede molti spazi alla riflessione ponderata della storia d'llalia, qualche elemento storico integrativo per poter affronlare con più equilibrio e serenità lo studio della Resistenza degli italiani. La memoria di quella esperienza di popolo, testimonianza del crollo di uno Stato ma non della Patria, deve essere mantenuta viva e trasmessa alle fr,uure generazioni non solo per il rispetto di quanti, indipendentemente dallo schierame11l0, sacrifìcaron.o la vita, ma sopratlulto per il carico di significati e valori di cui è portatrice e su cui è slata costruita la nostra identità democralica, fèdelmen.te sostenuta dall'Istituzione militare.


Premessa uando si parla della Resistenza (con la erre maiuscola) si intende, normalmente, fare riferimento a un aspetto particolarmente significa tivo della 2" guerra mondiale e cioè a quell'insieme di movimenti che esercitarono opposizione attiva e passiva, sul piano militare e anche politico, contro le forze nazifasciste e contro quella parte dei poteri pubblici interni ai vari Paesi che avevano accettato di collaborare con esse. Una lotta che gli europei (norvegesi, francesi, belgi, jugoslavi, italiani, polacchi, danesi, olandesi, ecc.) scelsero senza esitazione per ribellarsi all'oppressione totalitaria e cercare di riconquistare la libertà e l'indipendenza nazionale. In ogni nazione la scintilla della rivolta scoccò nel momento in cui il tenitorio fu invaso dalle truppe nazifasciste e ogni libertà fu conculcata. In Italia quest'insurrezione ebbe inizio all'indomani dell'8 settembre 1943. Come è noto, l'Itali!'l fascista era entrata in guerra il 10 giugno 1940 al fianco della Germania. In quel momento la guerra europea sembnwa stesse per concl~dersi con una schiacciante vittoria tedesca. Cosl almeno sembrò al Capo del Governo italiano, Benito Mussolini, che, pur consapevole dell'impreparazione militare delle Forze Annate italiane - e soprattutto dell'Esercito che aveva "bruciato" i pochi materiali moderni nelle recenti campagne d'Etiopia e di Spagna - decise di far entrare l'Italia nel

Q

7


conflitto per potere sedere anch'egli, quale rappresentante di un Paese vincitore, al "tavolo della pace". Ma la previsione si dimostrò del tutto errata. No n solo la guerra non era conclusa, ma essa di lì a poco sarebbe diventata mondiale con l'entra ta in campo degli Stati Uniti e il conseguente, inesorabile rovesciamento dei rapporti d i forza: tre rumi dopo, nel 1943, le Nazioni dell'Asse erano sulla difens iva e l'Italia era allo stremo delJe forze mo ra li e materiali Mo lti italiani, consapevoli di questa drammatica realtà e de l fatto che per Mussolini sarebbe stato quasi impossibile portare l'Italia fuori da l confli tto, cominciarono allora a sperare che ciò fosse possibile al Re il quale, pur no n avendo poteri esecutivi (un po' come è oggi il Presidente della Repubblica), rappresentava pur sempt-e la massima gerarchia costituzionale della Nazione ed era l'uomo al quale le Forze Armate avevano giurato fedeltà. Il Re percepì quest'aspettativa del popolo italiano e dopo la perd ita dell'Africa decise di Liberarsi di Mussolini e del fasc is mo a lla prima favorevole occasione. Il momento gli parve giunto con l'invasio ne della Sicilia (10 luglio 1943), sì che approfi ttò del contrasto poli tico, scoppiato in seno al Gran Consiglio del Fascismo nella notte dal 24 a l 25 lugHo, per a rrestare Mussolini e costituire un nuovo governo con a capo il Marescia llo Badoglio. TJ problema da risolvere era ora quello d i negoziare la resa con gli a lleati senza c he la Germania ne venisse a conoscenza. Ciò era

8


Isola di Pantelleria, luglio 1943: soldati del Reggimento "Duca di We/lington• avanzano tra /e

rnacer·ie dei bombar·damenri aerei, mentre sullo!ifondo br·ucia ancora un deposito di

carburant·e.

ritenuto essenziale nella convinzione che Hitler non avrebbe mai consentito l'uscita dell'Italia dal conflitto. La prima dichiarazione ufficiale del Maresciallo Badoglio fu, quindi, che «la guerra continua». Ma i tedeschi non credettero a quelle parole. Oggi sappiamo che due giorni dopo, il 27 luglio, nella periodica Conferenza con i massimi responsabili militari germanici, Hitler gettò le basi di quattro operazioni: l' "Operazione Eiche" mirante a liberare Mussolini; l' "Operazione Student" tendente a occupare Roma e restaurare il fascismo; l' "Operazione ;\chse" con lo scopo di impadronirsi della flotta, nell'eventualità di un armistizio separato e l' "Operazione Schwarz" per eHminare l'Esercito italiano e mettere sotto controllo tedesco le posizioni chiave dell'Italia. Come condizione preliminare a ogni iniziativa germanica, Hitler dispose che il Gruppo d'Armate B, al comando del Feldmaresciallo Rommel, cominciasse a entrare in Italia e si tenesse pronto a procedere all'occupazione di Roma per catturare il Governo italiano e insediarvene uno favorevole ai tedeschi. Disse

9


Hitler, fra l'altro, che <d fascisti sono ormai i soli disposti a combattere al nostro fianco. Bisogna dunque restaurarli al potere. Ogni ritardo sarebbe pericoloso, correremmo il rischio di perdere l'Italia>>. Pur all'oscuro di tutto questo, ma consapevole dell'estrema pericolosità della situazione, il Governo italia no avviò frenetiche trattative con il Generale Eisenhower giungendo alla firma di un armistizio a Cassibile ai primi di settembre. La data in cui tale armistizio sarebbe stato a.n nunciato e, quindi, sarebbe entrato in vigore, era della massima importanza soprattutto per l'Italia. Per motivi di segretezza, infatti, non era ritenuto opportuno informare con largo anticipo tutte le nostre Armate, schierate sia in Italia sia all'estero, su ciò che stava per accadere. Per contro era essenziale che tutte le nostre forze fossero consapevolmente poste in condizione di far fronte a eventuali aggressioni da pa.rte dei tedeschi. I.:Italia chiese di comunicare l'armistizio il 12 settembre e il

_.,..•, _ ... ..._... .........,_ . ... r...,_ _ lt-.l ........ .... w.4 _

....... fil

.........

t'Oli,._,. rhtt,.rl leflu ...... ,,., la

~- pofftMta"'""'*rM. ,.,.UIIIIr~th•J•

-"'W...--.. ,.,..

plt) f"'rl •'-.cnrr all•t c:WHIO •• .. ,..w .- a1 ~· cwpo 4JI. ,.Òr•

.....,...,.....,.. ..,.,.,., fl

~~a-....

"'

~IINI'Wr, ...,...,..,_,.. l•

.,,. ridi,...

... ,,.,...

l ...... Wf'Oihl. ~AN,..._ ........,, qrlll .... fM • dW nNIIIN .. Jttn.

""""'·- -

JowN ..._ ............... -

, ......,...,

~'*"'

,. ""'"",.,..,_

.,.

....,..., .......,.,., ,..-•"

A sinistr·a: a Cassibile, pr·esente il Gen. Castellano (in abr'tì civili), viene firmato l'armistizio con gli anglo·amcr·icani. A destra: il messaggio di Badoglio che annuncia l'al'l1rìst;zio.

IO


Generale Castellano, Plenipotenziado italiano, rientrò da Cassibile convinto di aver concordato questa data. Ma Eisenhowe1; senza alcun preavviso, annunciò l'armistizio con l'Italia da radio Algeri alle or.e 18.30 dell'8 settembre 1943. Delle esigenze ita liane no n si volle tenere alcun conto. Eisenhower, più tardi, disse: «Scelsi la data dell'8 settembre perché a mezzanotte sarebbe comjnciato lo sbarco di Salerno», sbarco che era già stato stabilito nei mini mi particolari Ei n dal 24 agosto e del quale, evidentemente, non si voleva dare alcun sentore agli italiani. Il Maresciallo Badoglio si trovò così costretto ad annunciare, a sua volta, l'armistizio. Alle 19.45 egli comunicò via radio a tutte le Forze Annate e alla Nazione che «il Governo italiano, riconosciuta l'im possibiJità di continuare l'impari lotta contro la sove1·cruante potenza avversaria, ne!J'intento dm risparmiare ulteriori e più gravi sciagw·e alla Nazione, ha chiesto l'armistizio al Generale Eisenhower, Com andante in Capo. del1e Forze Alleate angloamericane. La ricruesta è stata accettata. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altr'd provenienza>>. Molti Comandi italiani furono colti di sorpresa. Non così fu pe1· i tedeschi che aggredirono immediatamente e ovunqueall'interno e all'esterno del territorio nazionale - le forze italiane.

Il


Brindisi, 13 ottobre 1943Badoglio legge la dichial"azione di guerra alla Gennania. Alla sua destra il Gen. Ma.twc/1 Taylor.

Considerata ormai l'impossibilità di gestire le forze di terra, il Governo valutò urgente la necessità di sott:ran·e alla cattura la Hotta, le forze aeree, il Re e lo stesso Governo. Fu così ordinato alla flotta di far rotta su Malta per consegnarsi agli Alleati e alle forze aeree di trasferire i velivoli sugli aeroporti dell'Italia "liberata" dove il Re e lo stesso Govemo si stavano dirigendo. Thtto questo avvenne il 9 settembre: la Botta salpò da La Spezia e fece rotta su Malta, molti aerei e piloti sfuggirono alla cattw·a, il Re e il Governo si trasferirono a Brindisi. Ebbe così injzio la Resistenza italiana al nazifascismo. Infatti, a segui to dell'immediata aggressione tedesca, il Comando Supremo italiano emanò, 1' l l settembre, da Brindisi, l'ordine di «Considerare i tedeschi come nemici», determmando, di fatto, un vero e pro prio rovesciamento delle a lleanze. Rovesciamento poi formalmente sancito con la dichiarazione di guerra a lla Germania che il Governo italiano ino ltrò il successivo 13 ottobre 1943. Questa nuova situazione si presentò subito

12


molto diversificata e complessa. Gli italiani si trovarono [isicamente separati in tre grandi settori -Italia occupata, Italia liberata, Bakani - ai quali se ne aggiunse ben presto un quarto: quel.lo dei cam pi d'internamento m il itare in Polonia e Germania dove venivano deportati i nostri reparti catturati dai germanici. In ciascuno di questi settori, la Resistenza ebbe caratteristiche diverse.

9settembre 1943: la nave da baNaglia ¡' Roma" colpita e qffondata da

bombe Jandat¡e da aer¡ei tcclcsclli.

Nell'Italia occupata ell'Italia centro-setttentrionale le forze tedesche erano largamente inferiori a quelle italiane per numero, ma godevano di due vantaggi decisivi. In primo luogo erano pronte a scattare con orctini chiari: ottenere il disarmo delle truppe italiane con qualsiasi mezzo (promesse, inganni, minacce, fino all'uso delle armi) e assumere rapidamente il controllo di cittĂ , vie d i comunicazione e

N

13


installazioni militari oltre che fare il maggior numero possibile di prigionieri. In secondo luogo, buona parte delle unità tedesche erano efficienti e mobili, potevano spostarsi rapidamente e contare sull'afflusso di riserve e di aerei, mentre quelle italiane erano composte quasi esclusivamente da reparti di efficienza molto scarsa (le divisioni costiere) o non idonei al combattimento (depositi, scuole, servizi, presidi, contraerea); le divisioni di

Combattimento a Porta S. Paolo (U:mpcra (U Amleto FiOJ'C).

linea disponibili erano infatti in ricostituzione, oppure in corso di rientro dalla Francia. Nonostante tutto ciò, numerosi furono i tentativi di reazione italiana, il primo e più noto dei quaH viene ricordato come "i combattimenti di Porta S. Paolo". U controllo di Roma, all'indo mani dell'armistizio, aveva una straordinaria jmportanza politica, m ilitare e propagandistica. Per questo le truppe tedesche, in attuazione dell' "Operazione Student", la mattina del 9 settembre mossero verso la Capitale. Fu così che ai pochi reparti

14


schierati a Porta S. Paolo si unirono spontaneamente altri militari e molti civili nel tentativo di impedire l'accesso a Roma delle truppe tedesche. I combattimenti si conclusero nel pomeriggio del 10 settembre con la sconfitta italiana, pagata al prezzo di 414 caduti militari e 156 civili. Un prezzo elevato per un'impresa che apparve subito disperata. Ma anche una dimostrazione immediata di quali fossero i sentimenti che animavano molti italiani. Un episodio militarmente sfortunato ma di grande valore simbolico che viene ancora oggi ricordato e celebrato come la prima manifestazione della Resistenza italiana. Ma non tutti gli italiani avevano accolto con favore l'armistizio. Una piccola minoranza del nostro popolo lo sentÏ come un disonore e scelse di continuare la guerra dalla parte di Hitler e di Mussolini che, liberato dai tedeschi (12 settembre), costituÏ il 23 settembre un nuovo governo fascista, nell'Italia del nord, denominato Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.). In questa confusa situazione nella quale i tedeschi continuavano a combattere la loro guerra contro le forze Alleate anglo-americane e la Repubblica Sociale cercava di organizzarsi e di costituire delle proprie Forze Armate nazionali, gli italiani residenti ne!J'Italia occupata si trovarono a dover scegliere fra il "defilarsi" in attesa di tempi migliori, l'aderire alla R.S.I. o il combattere contro le forze nazifasciste. Si trattò di 15


decisioni laceranti che ogni cittadino dovette prendere di fronte alla propria coscie nza e s ulle quali inAuì non poco il contesto geografico, politico, sociale e militare nel q uale si inserivano. Il movimento partigiano si sviJuppò, quindi, lentamente a mano a mano che chi sceglieva la Resistenza trovava altri uomini cui unirsi, sfere d'azione in cui operare, armamenti, s istemi di comunicazione e, in definitiva, tutta quell'organizzazione militare che fa di un combatte nte isolato una pedina in un quadro tattico e strategico e non soltanto l'espressione di una semplice volontà di combattimento. Tutto ciò richi ese tempo ed è per questo che la guerra partigiana assunse una sua propria ben definita connotazione solo a partire dalla primavera del 1944 e cioè da quando il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI) assunse effettiva mente la direzione della Resis tenza a l no rd. Ma da que l mome nto, alla formazione de lle Br igate partigiane con16


corse una massa crescente d i c ivi li e m ili tari che, a lla me tà dell'aprine 1945 , ammontava a circa 130 m ila uom ini. La guerTa partigiana non vinse d i per sé la "guerra dei venti mesi" . Non vinse, né lo avrebbe potuto, poiché non era ovviamente nel suo potenz iale bellico conseguire questo r isultato. Ma, con la loro Resistenza, questi patrioti furono i protagon.isti di una pagina me mo ra bi le d i emancipazione della Nazione dal servaggio s traniero e dalla violenza totalitaria del nazifasc ismo che valse poi a rendere meno arduo il rientro dell'Italia nel novero delle Nazioni democratiche del mondo occide nta le. Non s i può, infi ne, chiudere questo capitolo senza far cenno a lle rapp resaglie, a l.le stragi, agli eccid i c he, più che in a ltre parti dell'E uropa occidentale , caratterizzarono l'occupazione tedesca in Italia . Le ragioni di tanti tragici eventi sono complesse. La rea! tà dell'armistizio (la reazione a l "trad imento degli itali ani") ne fu sicurame nte una componente fondamen ta le, poic hé fu causa della d if(icile convivenza che subito si creò fra le forze tedesche sparse sul territorio e la popolazione italiana. Una seconda e forse più importante circostanza derivò dalla decisione tedesca di d ifendere pal mo a pa lmo il territorio italiano che, così, fu interamen te percorso dal Centro-Sud a l Nord dalle operazioni m ilitari. Un ulteriore elemento che contribuì

17'


In fondo alla galler·ia fatta cl'ollm·e dai teclesclti inizicmo cul ciffior·ar·e le pl'ime solme dci (;{!duri delle Fosse Ardeatine.

all'inasprimento della lotta fu sicuramente l'emergere gradua le deJJ'attività partigiana c he portò a un clima di generalizzata repressione dove i tedeschi vedevano partigian i dappertutto e consideravano la popolazione dvile come cellule eli connivenza con il nemico. La memoria storica eli questi fatti è tuttora presente nel Paese a causa dell'ampia d iffus ione che il fenomeno ebbe su gran parte del territorio nazionale. Alcuni eventi (le Fosse Ardeatine, le stragi neii'area el i Monte Sole, Marzabotto, Boves) sono stati assunti a immagine simbolica della violenza nazista, ma tanti altri sono gJj episodi c he meriterebbero di essere r icordati quali, ad esempio, le stragi compiute fra Campania e Abruzzo (Acerra, Bellona, Lim mari) nell'autunno 1943 o alcune d i quelle verificatesi in Toscana (Civi tella cl.i Chiana, Fucecchio, Valla, Vinca, Sant'Anna di Stazzema) tra L'estate e l'autunno 1944. I civi li caduti nel co•·so d i eccid i, stragi e rappresagl ie dal settembre 1943 al maggio 1945 furo no

al meno lO mila. Il sacrificio di quegli innocenti appartiene a pieno titolo all'epopea della Resistenza degli italia nj. 18


Nell'Italia liberata ell'Italia meridionale la situazione era nettamente diversa per la simultanea presenza del Governo regio e degli AJleati. Tuttavia a nche qui si ebbe una Resistenza importante e ricca di sacrifici che si espresse in primo luogo sul piano militare. All'indomani dell'armislizio e nei mesi successivi il Governo regio poteva mettere in campo circa 500 mila uomini delle sue diverse Forze Armate. Di questi circa 80 mila appartenevano alla Marina che, consegnandosi agli Alleati con quasi l 00 navi, rappresentò per loro forse il pegno mil itare più inaspettato e a nche il più rilevante che potessero attendersi. Altri 30 miJa appartenevano all'Aeronautica che, però, era riuscita a portare a l Sud soltanto 200 aerei. I rimanenti 390 mjJa uomini appartenevano all'Esercito, ma si trattava di urutà in gran parte scarsamente armate, spesso frutto di amalgama d i più reparti scioltisi. Inoltre si trattava di soldati difficilmente radunabili se si considera che, aJ gennaio 1944, circa 200 mila uomini erano ancora in Corsica e in Sardegna, dove avevano liberato d'iniziativa le due isole costringendo le truppe tedesche a trasferirsi sul continente. Ma pur in questa di ffici le situazione il Governo regio chiese immediatamente di poter partecipare a i combattimenti con proprie truppe, anche se di dimensioni ridotte. La possibilità di combattere per partecipare

N

19


a ttivamente alla liberazio ne dell'Italia centrosettentrionale e-ra an:litutto perseguita come la dimostrazione, sulla linea del fronte, di una ripresa morale altamente significativa e di una concreta volontà di recupero della dignità nazionale. Ma non si può neanche nascondere che la possibilità d i schierare pt·oprie truppe in combattimento era considet·ata molto importante anch e dal punto di vista politico e diplomatico, poiché si poteva in taJ modo sperare di superare le dure clausole dell'armistizio e di acquisire lo status di alleato degli angloamericani. I n realtà questo s tatus non ci f'lt mai concesso. Dopo la nostra d ichiarazione di guetTa a lla Germania ( 13 o tto bre), la posizione dell'Italia regia fu definita con la parola "cobelligerante", intendendo cosl che non eravamo pitl nemici degli Alleati, che combattevamo con loro, ma che non eravamo a ncora loro a lleati. Una posizione diplomaticamente ma ldefinita che stava a manifestare chiaramente la volontà degli a ngloamericani di evitare il prezw politico che l'appoggio militare ita liano avrebbe potuto

Strada SUlla/~

JJ,·imlisi· l:-asano. Il Re Vittorio EmanuC!IC! /Il

passa in rassegna

i/67" rgt.J. •~.t!gnano· primo

t/e/trasferimento dalle J>uglie alla

camrxmia.

20


Fallii del Rcggimelllo '"Legncmo"

traspor·tano munizioni ue,·so le

linee clelftroco a Monte Lungo.

comportare nel futuro, impegnando poi i vincitori al tavolo della pace. Fu qtùndi necessario un lungo e faticoso cammino per convincere gli Alleati delle genuine motivazioni italiane. ll primo successo lo si ebbe con l'autorizzazione alla costituzione del Primo raggruppamento motorizzato, forte di 5 mila uomini. E fu questa unità che, appena 3 mesi dopo l'armistizio, 1'8 dicembre 1943, ebbe il battesimo del fuoco a Monte Lungo, una delle più forti avanstrutture difensive della linea fortificata di Cassino (la "linea Gustav"). I.:attacco di quel giorno fu sfortunato ma, ripetuto 8 giorni dopo e pur al prezzo di gravissime perdite, portò finalmente alla conquista delle posizioni, dimostrando agli AJJeati sia la volontà combattiva del soldato italiano s ia la forza propria e peculiare delle istituzioni italiane nel riuscire a tenere e mantenere alle ar mi centinaia di migliaia di italiani in un momento in cui gran parte dello stato nazionale subiva al Sud un forte indebolimento dovuto proprio alla presenza egemone degli Alleati.

21


Gli alpini del battaglione •piemonte"' nell'occupazione

di 1\tfonte 1\1arronc (31 marzo 1944).

La presa d'atto di questa· realtà fece sì che nel marzo 1944 fosse autorizzata la costituzione del Corpo Italiano di Liberazione (CIL), forte di 25 mila uomini che, inquadrati nell'SA Armata britannica, risalirono l'Italia i11calzando i tedeschi dalle Mainarde al Metaw·o e parteciparono alla liberazione delJ'Abruzzo e delle Marche. !:impegno dimosu·ato dai soldati italiani del CIL e una crescente sottrazione di forze alle Armate angloamericane in Italia, a favore dell'invasione dell'Europa (sbarco in Normandia), determinarono dal luglio 1944 la costituzione di 6 gruppi di combattimento ("Legnano", "Folgore", "Fritùi", "Cremona", "Mantova" e "Piceno") forti di quasi 60 mila uomini ben armati, equipaggiati e addestrati. Queste unità furono impiegate sulla "linea Gotica" (Pisa - Pesaro) nello sforzo finale della primavera 1945. Nel contempo la Marina operava prevalentemente nella scorta a i convogli, mentre l'Aeronautica, rinforzata anche con 22


materiale alleato, operava soprattutto nei Balcani in supporto di reparti partigiani e regolari jugoslavi, a lleati e italiani. A questi reparti combattenti è doveroso poi aggiungere sia le truppe ausiliarie italiane che, alla fine della guerra, ammontavano a circa 200 mila uomini sia quelle impiegate in compiti amministrativi e di ordine pubblico che, nell'aprile 1945, erano di c irca 150 mila unità. ]] contributo che questo mezzo mil ione di uo mini seppe offrire in terra, in mare, in cielo, nelle retrovie alla causa della libertà fu notevolissimo. Un contributo di alto contenuto morale e ideologico consapevolmente offerto alla Resistenza degli italiani.

•

Lostor·mo "Baltimol·e" oper·ò nei Balcani

a sostegno della Divisione "Gar·ibaldi" e del/efor·zc partigiane

j ugoslave.

Nei Balcani l momento dell'armistizio erano schierate nei Balcani (Jugoslavia, Albania, Grecia, Isole de ll'Egeo) 30 divisioni per un totale di circa 650 mila uomini Qui la

A

23


Resistenza si fece da sé, ma nelle condizioni obiettivamente più sfavorevoli. Lontani dalla Patria, privi di ogni direttiva, minacciati dai tedeschi che pretendevano la cessione dell'armamento pesante, i Comandanti si trovarono a dovere decidere in tempi brevissimi, a volte nel giro di poche ore, avendo come unici punti di riferimento la coscienza nazionale, il senso dell'onore militare e il grado di coesione interna dei rispettivi reparti. Accadde allora qualcosa "di assolutamente inedito, mai visto prima nelle Forze Armate italiane. Mentre i Comandi d'Armata, prevalentemente preoccupati di evitare sanguinose rappresaglie tedesche, ordinavano la cessione deiJ'ar mamento pesante, molti Comandanti ai livelli inferiori avviarono d'iniziativa un'ampia consultazione della volontà dei soldati che li indusse a respingere l'ultimatum tedesco. Fin dai primi giorni, cosi, non meno di 200 mila soldati decisero di non obbedire ai Comandi d'Annata dai quali dipendevano, scegliendo la via più difficile dell'obbedienza a un Governo lontano, di cui avvertirono subito la legittimità, e offrendo in tal modo ai tedeschi il pretesto dì considerarli "ammutinati". Le conseguenze di questa scelta di campo furono gravissime. Il éaso della d!ivisione ''Acqui" a Cefalorua ne è un esempio emblematico. Quando l'l l settembre il Comandante della Divisione, 24


Ce/afonia. A sinistro : uomini clelia Divisione f(J\cqui» in azione coutro i tcdcsclti. A dest,·a: l'eccidio dello Cosencs Rossa.

Generale Gandin, si trovò di fronte all'ultimatum tedesco («il generale deve esplicitamente optare per uno di questi tre punti: a favore dei tedeschi - contro i tedeschi -cessione delle armi. Termine della risposta ore 19 dello stesso giorno») fu subito chiaro che il primo punto costituiva una violazione dell'armistizio e, quindi, era in contrasto con il giur amento ai Re; il terzo era disonorevole; del secondo, volendolo accettare, era difficile valutare le conseguenze. Si decise così di sentire il parere d i tutti i militari della divisione (quasi 13 mila uomini). Da questo vero e proprio referendum emerse la scelta della seconda possibilità e le conseguenze, do po dieci giorni di .combattimenti (dal 13 al 23 settembre), furono il completo sterminio dell'Unità. Complessivamente caddero in combattimento 62 ufficiali e 1200 tra sottufficiali e soldati, ma nelle successive fucilazioni e massacri, compiuti su reparti ormai prigionieri, caddero circa 400 ufficiali e oltre 4000 tra sottufficiali e uomini di truppa. Circa un mese dopo morirono per naufragio, nel trasferimento sul continente quali prigionieri di guen·a, altri 3000 uomini. I superstiti furono circa

25


4000. La vicenda della divisione "Acqui" a Cefalonia resterà per lungo tempotragicamente palpitante - "nella storia d'Italia e nella memoria del mondo". Ma non vi (u soltanto Cefalonia. La Resistenza italiana nei Balcani non finì con queste prime battaglie sfortunate. Superato il momento

Ce/afonia., 1° mar·zo 2001. Il Pr·esiclente Ciampi depone una C01'01W

d'alloro al monumento in rnemo1'ia dei Ctlduti italiani in località San 1"eodor·o.

iniziale, molte delle Unità che erano riuscite a sopravvivere all'attacco tedesco, pur trovandosi dislocate fra popolazioni già nemiche e ancora diffidenti se non apertamente ostili, trovarono la risolutezza d'animo necessaria per ricercare una collaborazione con formazioni partigiane locali contro le quali spesso avevano combattuto fino al giorno dell'armistizio e che ora ambivano a una rivincita almeno morale e all'accaparramento del loro prezioso armamento. Né il Governo dell'Italia liberata era in grado di assicurare loro qualsiasi efficace protezione di diritto internazionale contro le rappresaglie tedesche o un autorevole appoggio nei conf1·onti delle

26


pretese egemoniche e talvolta persino delle violenze dei movimenti di liberazione locali. Per poter operare in questo contesto gran parte di queste Unità s i diede un'organizzazione di tipo partigiano. Solo pochi reparti conservarono la struttura militare regolare. Ma nell'un caso come nell'altro, i solda ti italia-

La Gue•·•·a è finita, l'Albania ha conquistato la libe•·tà. Gli italiani onor·ano i lo,.o

Cacluti.

ni combatterono fino alla fine della guerra sotto la banctiera italiana e al comando di ufficiaH italiani. Ciò che ottennero fu, quindi, merito esclusivamen~e della loro volontà di restare uniti e di combattere. Elencare tutti i principali episodi di valore e di martirio dei soldati italiani nella Resistenza fuori d'Italia è qui impossibile. Ma essi valsero a dimostrare che l'ItaUa era pronta a combattere non soltanto per se stessa, ma anche per contribuire allo sforzo generale, europeo della guerra anti-hHieriana. A questi uomini che volontariamente e consapevolmente scelsero di combattere e, in molti casi, di morire per tener alto l'onore della nostra

27


Patria e difendere i valori di libertà della nostra civiltà, il popolo italiano dovrà essere perennemente grato.

Nei campi di internamento ntanto oltre 650 mila militari italiani, fatti prigionieri in Italia e all'estero, erano affluiti nei campi di internamento in Germania, in Polonia, nei Balcani e in Francia. A differenza dei militari catturati di altre nazioni essi furono definiti, dal regime nazista, non come prigionieri di guerra, ma come "internati militari italianf' (Imi). La loro storia ebbe cosl caratteristiche del tutto particolari neU'ampio panorama dei prigionieri di guerra della Germania nazista. Le condizioni di vita degH Imi si delinearono subito spaventose. Esse avevano tratti comuni tra ufficiali, sottuEficiali e soldati: umiliazioni, freddo, fame, stenti, malattie ((Ta tu tte, oltre a quelle infettive, tremendamente ricorrente fu la tubercolosi) e infine, non di rado, morte. Il Governo mussoliniano pensò quindi di reclutare in quei campi gli effettivi di almeno quattro divisioni che, dando consistenza all'esercito repubblicano reclutato in patria, avrebbero conferito maggior prestigio e capacità d'iniziativa autonoma alla Repubblica Sociale. Questa, infatti, sarebbe in tal modo a pparsa non più succube della Germania hi tleriana ma a lleata e, assumendosi un maggior peso nel combattere sul suolo italiano gli <<invasori» anglossassoni,

I

28


avrebbe potu to rivendicar·e piì:1 legittimamen te il suo carattere "nazionale ". Le promesse offerte in cambio eran o allettan ti: il rimpatrio, una paga elevata, un vitto a bbondante e, infine, provvidenze per le f<tmiglie. La posta in gioco era dunque grossa e le condizioni materiali e psicologiche perché l'operazione riuscisse c'erano tutte. Ma di questi uomini,

N•lli11qbostel. opdle 1945: pr·iyionicu-i italicmi dietro il}ìlo spi11o10 del (;(1/IIJ>O eli

COI1Ce,rt,.a,ne,rto.

che erano apparsi così imbelli nei giorni dell'armistizio, solo iJ 2-3% aderì all'allettante p roposta. E ciò bench~ essa fosse reiterata sino all944, quando essi avevano già fatto l'esperienza del durissimo inverno 1943-44 nei lager, ed erano ormai be n consapevoli di essere sottoposti a una de tenzione che li esponeva alla scelta fra l'eliminazione per fame nei campi e la morte per sfruttamento per lavoro coatto e miUtarizzato a ll'interno del sistema economico di guerra della Germania nazista. li Governo fascista, passato dalle lusin ghe alle minacce fu, infine, costretto a riconoscere la propria impotenza. Il rifiuto della stragrande

29


maggioranza degli Imi ufficiali e soldati ad ader·ire a lla Repubblica Sociale, costitul- per la Germania nazista non meno che per l'Ita lia fascista - un affronto e un disconoscimento di massa di altissimo valore poHtico. Mussolini, nel settembre 1944, abbandonò definitivamente gli interna t i nelle mani dei tedeschi, privandoli della loro qualifica di militari e delle sia pur tenui garanzie che essa implicava. E i morti nei campi furono quasi cinquantamila!

Militari italiani intenurtinei campi di

concentramento tedeschi.

~

Ma con il lor·o sacri ficio, con il loro rifiuto essi convinsero sia i tedeschi sia gli Alleati dell'inconsistenza e impopolarità del Governo mussoliniano il quale, sempre più isolato, finl con l'apparire agli italiani come un regime nemico e assenrito all'occupante. All'odio per i tedeschi destato nella popolazione dalle tradotte piombate s tipate di soldati italiani c he percorsero lentamente le tet-re d'Italia verso la Germania ne i prim i giorni dopo l'armistizio, s i aggi unse, col perdurare

30


dell'alleanza, l'avversione per il fascismo, impotente o contrario a restituire alle famiglie i loro figli. Il significato morale e l'importanza politica della "Resistenza senz'armi" degli intemati militari furono perciò notevoUssimi. Una Resistenza che trovò il suo punto di forza principale nel giuramento di fedeltà a suo tempo prestato al Re, come tantissimi resoconti confermano . UJ1a Resistenza che, dopo lo sbandamento deLI'8 settembre, valse a dimostrare che il soldato italiano sapeva portare con onore l'uniforme italiana anche in prigionia, pur se al prezzo di gravissime perdite. Una Resistenza che voleva significare che, sebbene lontani dall'Italia e privi di ogni informazione, questi uomini sentivano che la loro Patria non era morta e, put· dalla p1·igionia, volevano combattere anch'essi per la sua Ubertà e indipendenza.

Conclusione a Resistenza, corne s i è detto nella Premessa, è stata un complesso movimento di opposizione, attiva e passiva, al nazifascismo. Ma proprio per questo essa ha determinato, in Italia, lacerazionj sociali profonde che ancor oggi non sono del tutto rimarginate. Per comprendere il senso profondo di questi sentimenti, è necessario considerare due aspetti essenziali. Il primo ha un carattere generale e si riconduce alla contrapposizione fra tre ipotesi di civiltà (cioè dell'insieme delle regole che

L

31


governano la vita delle società) che ha car·attetizzato, in Eur·opa, il secolo scorso: la democratica, la marxista, la naz ifascis ta. Tra ttandosi di tre poli, si è verificata fra essi lUÙnevitabile a lternanza di accordi o a lleanze che, sopmttulll.o a partire dagli anni Trenta, è stata intensissima. Basti pensare all'accordo di Stresa ( 1935) fra fascis mo e democrazie occidentali, cui succede il patto d'Acciaio (1939) fra fascismo e nazismo; l'inimicizia fTa nazismo e comunismo abbandonata con il patto Molo tov-Ribbentrop (1939) e poi l'istabilita con l'alleanza fra Unione Sovietica e democrazie occidentali ( 1941 ); in fine, con la definitiva sconfiua c scomparsa di uno dei tre poli, il nazifascismo, l'inevitabile scontro fra comunismo c democrazia fi no alla dissoluzione dell'impero sovietico (1989). Ebbene la Resistenza s i sviluppò in un momento par·ticolare di questa complessa alternanza incrociata di conf:litti, talché essa, come movimento, fu certamente unita contro il nazifascismo, ma nel profondo della sua a nima non poté non essere divisa fra le a ltre due visioni di c iviltà, que lla democratica c que lla marxisla. Da qui le violente polemiche, le accuse di "Resistenza tradita" e cosl via fin da qua ndo, alla fine degli a nni Quaranta, l'Italia fece la scelta di campo occidentale entrando a far parte della NATO ( 1949). Oggi, dopo che il regime sovietico, dissolvendosi sotto le contraddizion i reali interne dell'ideologia marxista, ha definitivamente disvelato la s ua natura totalitaria, non vi è più 32


dubbio da quale parte stesse fin d'allora la giusta scelta d i civiltà. Ma la radicale contrapposi:.done fn queste due visioni, che ha segnato la vita politica italiana per quasi mezzo secolo, ha creato fratture profonde all'interno della società che tuttora non è fac ile cance.llare completamente. Il secondo aspetto che ha caratterizzato il periodo della Resistenza è costituito dalla scel-

l be,.saglieri liberano

~ /Jologna.

---ta di campo, a favore o contro il nazifascismo, che coinvolse non soltanto coloro che si schie,·arono apertamente, 'ma a nche quella parte della popolazione che li sostenne moralmente condividendone le scelte. Da qui l'altra f-rattura che si è creata all'interno della nost1·a società, ancor più profonda della pdma e di più difficile ricomposizione. È necessario subito precisare che la scelta di aderire alla Repubblica Sociale italiana ha riguardato una m inoranza della nostra popolazione che, oltretutto, è andata via via restringendosi a mano a mano che - come si è già detto - il Governo

33


30 aprile 1945.

Immagine pittorica dell'entrata in Milano dei bersaglieri del "Goito1' (optra di Amleto F'ioro). "'_..,

rn ussoliniano veniva percepito sempre più succube dei tedeschi . Ma ciò non toglie che la sola presenza al Nord di un esercitoancorché di dimensioni assai ridotte - della R.S.I. ha consentito ad alcuni stotici di arrivare a definire la Resistenza come una guerra civile. Teoria proponibiJe soltanto nell'angolo di una visuale estremamente riduttiva della lotta svoltasi nell'Italia occupata tra il movimento partigiano e la Repubblica Sociale, mentt·e la Resistenza, come s i è visto, ha avuto dimensioni ben più vaste. Purtuttavia la "ferita" provocata nella società è stata profondissima e ancor oggi stenta a ricomporsi iJ1 un sentimento di pacificazione nazionale. Ma, a distanza di o ltre mezzo secolo, non si può evitare di chiedersi che cosa spinse migliaia di ragazzi e ragazze a schierarsi dalla parte del nazifascismo, quando era ormai eviden te che tutto, da quella parte, era perduto. Non poteva essere soltanto fa natismo ideologico. Anzi, molto probabilmente, fu soprattutto amor d i patria. Un malinteso 34


senso dell'onore, che li portò a considerare un tradimento l'uscita dell'Italia dal conflitto e, quindi, a decidere di cercare di salvare l'onore della patria restando al fianco del vecchio alleato. ()n errore, certamente. Un errore, perché oggi più che mai noi possiamo apprezzare quanto fu giusta la scelta di civiltà che la coscienza nazionale istintivamente fece dalla parte dei diritti e delle libertà. Ma un etTore che molti di quei giovani pagarono con la vita. Oggi, con la sconfitta delle altre due ipotesi di civiltà che hanno caratterizzato il secolo scorso e l'affermazione incontrastata della democrazia occidentale, è tempo che le antiche fratture vengano superate, riconoscendo a tutti i combattenti la buona fede di aver combattuto per ttn'ltalia t.tnita e m igliore. Dopo aver iniziato la seconda guerra mondiale dalla parte decisamente sbagliata, la coscienza nazionale ha portato l'Italia, guerra durante, dalla parte giusta. Questo cambiamento di campo ha dato luogo alla Resistenza. Dalla Resistenza è giunta a noi una preziosa eredità: la lib.e rtà, l'indipendenza nazionale, la piena dignità di una nazione democratica, un livello di benessere addirittura inimmaginabile mezzo secolo fa. È un patrimonio che, oltre a immani sacrifici di tutto il nostro popolo, è costato, in venti mesi, la vita a oltre 87 mila militari, a quasi 25 mj]a partigiani e ad almeno lO mila civili. Un patrimonio che va difeso giorno per giorno, con l'opera e con il sacrificio personale. Affinché tutto non sia stato vano.

35


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
1943-1945 LA RESISTENZA DEGLI ITALIANI by Biblioteca Militare - Issuu