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UN ESERCITO NUOVO PER UNA DIFESA INTEGRATA

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e riflessioni che mi accingo ad esporre discendono dall'esame della sempre più avvertita esigenza di sicurezza e difesa collettiva dell'Europa comunitaria, definita negli ultimi anni a livello politico, come Politica Estera e di Sic urezza Comune (PESC) e a li vello pre ttamente tecnicomilitare come Id e ntità di Sic urezza e di Di fesa Europea (ESDI). Al riguardo, innanzitutto mi preme riassumere brevemente il camm ino fin qui realizzato in ambito eu ropeo per giungere alla costruzione di un sistema di s icurezza e difesa collettivo regional e. La firma dei trattati di Roma il 25 maggio 1957 sanciva la nascita de1la Comunità Economica Europea e della Comunità Eur opea dell'Energia Atomica quale atto ufficiale del primo p asso per il processo di uni one e d integrazione e uropea che ebbe fra i suoi principali sostenitori la triade dei grandi statisti europei rappresentati da Konrad Adenauer, Alcide de Gasperi e Robert Sch uman. Processo d'integrazione che ancor prima, so tto impulso dell o stesso Schuman, ispirato da J ean Monnet, aveva visto i sei governi di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi sottoscrivere il Trattato di Parigi del 18 aprile del 1951 per la nasc ita della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, per il rilancio di un settore produttivo di importanza strategica, a quei tempi, per la dcostruzione dell'Europa uscita stremata dal secondo conflitto mondiale.

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P arallelamente a questo processo d'integrazione economica, so tto l'incombenza di garantire una difesa comune continentale con tro l'egemo nismo sovietico sempre piLt minaccioso fallito il tentativo di costituire una Comunità di Difesa Europea (CED) con un o strumento militare com une per l'oppos izione portata avanti da lla Fra ncia - si giu ngerà nel 1954, a P arigi, alla creazione dell'Unione Europea Occidentale (UEO)

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per l'ingresso dell'Italia e della Repubblica Federale della Germania nella precedente organizzazione dell'Unione Occidentale, sorta a seguìto del Trattato di Bruxell es del 1948 fra Francia, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. La ragione politica di siffatta trasformazione risiedeva nella necessità di assicurare alla comune difesa dell'Europa occidentale dalla minaccia sovietica, dopo l'abbandono del progetto della Comunità d i Difesa Europea, il necessario contributo della Germania permettendo, peraJtro, il controllo del riarmo tedesco. Tuttavia, l'accrescersi della pressione sovietica sul panorama internazionale, in uno con l'indispensabiHtà dell a presenza statunitense in Europa, rafforzò maggiormente i vincoli di mutua assistenza stabiliti dalla NATO, ma svuotò in pratica l'UEO della sostanza ereditata dalla CED. Il principio dominante era di non sottrarre all'Alleanza Atlantica risorse preziose, dedicandole a «doppioni» di dubbia utilità. L'UEO rimase così, per quasi trent'anni, una «scatola politicamente e militarmente vuota» u••• L'UEO rimase cosl, e si guadagnò il soprannome di «bella addorper quasi trent'anni, mentata». Un numero minimo di strutture geuna «Scatola stionali, sparpagliate llra Londra e Parigi, senpoliticamente e za alcun collegamento funzionale ed operativo militarmente vuota>> e con la NATO e con la sola ed un po' paradossi guadagnò Il sale competenza di mantenere il controllo sul soprannome di ccbella riarmo dei suoi membri . addormentata>>... n Occorrerà attendere l'Atto Unico europeo del febbraio 1986 per assistere ad un tentativo di rivi talizzazione del processo di cooperazione nel campo della sicurezza, quale «Contributo essenziale per lo sviluppo di un'identità politica europea». Sulla stessa linea anche il Consiglio UEO del 1987, in cui si ribadiva con maggiore chiarezza la volontà di sviluppare un distinto «pilastro europeo di difesa» e di elaborare un pensiero poli tico e strategico continentale. Una serie di rapide e successive decisioni «tecniche» portarono il Segretariato U EO da Londra a Bruxelles (genna io

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1993), per garantire la coincidenza geografica con la sede dell'All ea nza; lo stesso Segretariato fu potenziato con la costituzione di una «Cellula di pianificazione», a cui si è a ggiunto l'anno scorso un «Ce ntro di Situazione» dando vita al la creaz.i on e di un Military Staf( multinazional e sotto la guida di un Generale o Ammiraglio a tre stelle. Infine, il provvedimento forse più s ignifi ca tivo: l'apertura de ll'UEO dai 10 Paesi membri a pieno titolo a nuove categorie di membri: «Osservatori», «associati» e «partner assoc ia ti », a1-rivando ad includere ben 28 Paesi. Il r il ancio, quindi, si è materiali z zato con la fine del co nfTonto bipolare, quando divenne evidente come fosse ro completamente ca mbiali i parametri di val utazione del peso politico specifico eserc itato da c iascuna nazione n e ll'a mbito della comunità internazional e. Il primo p asso con c re to sul pian o o pera tivo s i tradusse in operazioni navali «autonome» di contro llo e s icurezza nello Stre tto di Hormuz (1987-88) c nel Golfo Persico (199 0-9 1), cioè in quelle zone geografiche «fuori area», in cui era a ncora incerta e discussa la capacità o, meglio, la volontà d'intervento della NATO. Successivamente, la nuova situazione internazionale e la riunificazi one d ella Germania condu ssero a d inten si n egoziati, c h e sfociaron o nel Trallato di Maastri c ht (l o novembre 1993), dal guale l'U EO è emersa come l'organ is m o competente p er la difesa comune dell' Europa , col lega ta, ma indi p e nd e nte dalla NATO. Inf;ne, la Dichia•·azio ne di Petersberg (giu gno 1992) e la Di c hi arazione di Kirchberg (maggio 1994) - senza dim enticare il documento di Noordwijk (nove mbre 1994)ne hanno costitu ito la base per lo svHuppo conce ttual e e d operativo. Inoltre nel Trattato di Am s terdam (2 ottobre 1997) la gradual e de finizion e di una politica di difesa comune è inclusa

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nella Politica E stera e di Sicurezza Comune (no n più a «termif) e») ed il Cons iglio Europeo può adesso autonomamente decidere di adotta re una politica di di fesa comun e; la UEO in poche parole accede ad una capacità operativa di difesa ossia miss io ni umanitari e e di sostegno della pace previste dalla citata Dichiarazione .u••• quando si parla di di Petersberg. UEO, Il punto focale del Amsterdam, so tto il profilo giuridico, problema è ha quindi incentivato la collaborazione e rappreseptato dal la cooperazione reciproca tra la UE e la rapporto tra questa UEO. organizzazione e la NATO e la conseguente E qui concludo il mio rapido excursus ccduplicità» che s torico. Ma, attualmente, qual è il punto caratterizza di s ituazione sull'integrazione europea l'organizzazione nel campo della difesa? E quale una poseuropea..." sibile futura evoluzione? Tutti converranno, ne sono certo, che quando si parla di UEO, il punto foca le del problema è rappresentato dal rapporto tra questa organizzazione e la NATO e la conseguente «duplicità» che caratterizza l'orga nizzazion e e uropea, sospesa- per cosl dire - tra fedeltà atla nti ca e necessità eli maggiore «Caratterizzazio ne» per gli aspetti di s icurezza regionale. Mentre i Traltati di Maastricht ed Ams terdam stabilisco no il lega me tra UEO ed Unione Euro pea, qu ell o tra Europa Occid entale e NATO è co ntemplato nel concetto ch e definisce I'UEO quale «pilastro europeo» dell'All eanza. Il Vertice NATO di Washington (aprile 1999) ha infatti sancile u fficialmente il recepimento della Identità di Sicurezza e di Difesa Europea nel1'ambito della policy dell'Alleanza. Ha inoltre ribadi to la specifici tà della UE, tra le varie istituzioni con le quali la NATO collabora, quale interlocutore in materia

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di difesa europea. Pe r inciso si osserva c he, se l'in tegrazione della UEO nella UE avrà seguito, si dovranno adallare e travasare alla UE gli accordi e le procedure sviluppate per la cooperazione tra NATO ed UEO. È da evidenziare che nelJe singole clausole del Comunicato Finale del Vertice di Washington, le due parti - americana ed europea- trovano ciascuna i loro punti di vantaggio. Per gli Americani, era importante salvaguardare l'impegno europeo ad agire- come riportato le tteralmente nel cornunjcato - «quando l'AUeanza nel suo insieme non è impegnata militarme nte». Nella sos tanza, tutti gli Europei (Francia inclusa) sono d'accordo: si tratta solo di vedere come sviluppare ed articolare il concetto in modo da non dare a ll a difesa europea un rilievo solo ausi liario e quasi ancillare. Inoltre gli Sta ti Uniti ritenevano essenziale la dichiarazione di un impegno europeo (nelJa prospettiva del venir meno del trait d'union costituito dall'UEO) per l'impostazione dei futuri rapporti NATO-UE, e reputavano altresì opportuno sottolineare la necessità di evitare «duplicazioni non necessarie» con la NATO, che lasciava intendere che alcune duplicazioni all'interno delle strutture UE sarebbero state inevitabili pur essendoci convergenza tra i partner UE a lirnitarle a llo stretto indispensabile, sostanzialmente configurandole nella dimensione delle attuali risorse UEO. Infine, consider avano importante avere una garanzia ili coinvolgim ento per la Turchia e gli altri Al leati europei non-UE che è stata ottenuta in termini molto chiari e forti. Da parte dell'Unione Europea, oltre a l fondamentale punto del riconoscimento politico sopra accennato, si mira ad otte-

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nere una garanzia di accesso alle risorse della NATO. Il comuni c~to affronta il pro blema parlando dì «pronto accesso», di «accesso ass icu rato » (alle capacità NATO di pianificazione op era tiva), di «presunzione di disponibilità» (per le rimanenti risorse). Una terminologia a ncora guardinga, in un contesto di collaborazione NATO-UE ancora quasi del tu tto da costruire. Ma nel comunica to viene delineato con precisione il lavoro da compiere, con un tono assai concreto e cos truttivo. Alla luce di ques ti recenti svilup pi se il braccio operativo europeo prendesse effettiva concretezza all'in terno dell'Allean za e, tramite il concetto delle capacità «Separabili», potesse esser e m ess o a dis pos izio ne dell'Unione Eur o p ea, s i potre bb e trov are una str ada che offrirebbe possibilità di futura in tegraz ion e e urop ea se n za, c om u nqu e, rinn egare i vincoli atla ntici. È peraltr o evidente, oggi, che gli USA non son o di sposti a fornire la garanzia automa tica de11a di fesa com une a membri dell'Unio ne Europea che non s iano anche inseriti nella NATO (Aus tria, Finlandia, Irlanda e Svezia). È proprio in tale quadro che possono essere risolti i diversi

problemi di coordina mento: cioè attraverso l'UEO , che, assumendo proprio la funzione di collegamento tra l'Alleanza e l'Unione Europea, s i prefi gge di agevolare e non certo os tacolare i.l processo d' integrazione politica dell'U nione s tessa. Bisogna osservare altresl ch e tale raccordo, sul piano istituziona le, è indisp ensabi le. I n fa tti, i m embr i dell'UEO fann o tutti parte dell'Alleanza, mentre tra quelli dell'Unione Europea vi sono Paesi non inseriti nella NATO, Paesi «forzatamen-

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te>> neutrali o con spiccate tradizioni di neutralità che rendono difficile un'evoluzione in tal senso, almeno nel breve-medio termine. E non dimentichiamo, tra l'altro, che i membri dell'UEO sono legati da un trattato, quello di Bruxelles modificato nel 1954, che garantisce la mutua difesa comune attraverso l'Alleanza Atlantica. È tuttavia da sottolineare la crescente accettazione da parte dei Paesi europei del concetto di una Unione Europea «unita, ma differenziata», che possa dare anche spazio, in specifiche aree e per talune Nazion i, a forme di «Solidarietà e cooperazione rafforzata».

Al riguardo, occorre anche considerare c he la Pa.rtnership for Peace (PFP), nel1a sua attuale dimensione scaturita dal vertice di Madrid del luglio 1997 ha ormai superato la sua fase «ecumenica» ini ziale e sta entrando decisamente in una fase di intensificate attività operative ed addestrative. H ••• La Conferenza di La Conferenza di Madrid pertanto, a cui Madrid pertanto, a cui hanno partecipato 44 Nazioni, può essere hanno partecipato 44 considerata un momento storico di assoNazioni, può fSSere luto rilievo: la posa della prima pietra delconsiderata un la nuova architettura continentale del momento storico di XXI secolo. assoluto rilievo: la posa della prima pietra della L'Alleanza ha infatti spalancato le porte nuova architettura continentale del XXl a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca; secolo..." mentre Slovenia e Romania sono in attesa di farne parte fra breve. Nessun Paese democratico dell'Europa, la cui adesione sia in linea con gli obiettivi del trattato, sarà escluso. Sono stati anche decisivi gli elementi essenziali del processo di riforma interna dell'Alleanza.

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L'ade ·io ne a ll a ATO di nuovi mem bri no n rapprese nLe rà con1u nq ue in alcun modo una minaccia pet· la Russia; s i risolverà invece con un'Eu m pa Centrale e Orienta le stabile c certa . La cooperazione s trc lla c feco nda in trau cnuta negli ultimi ci nque ann i nei Balcan i, da lla Bosnia a l Kosovo, cosli tu isce u n modello di cooperazione capace di recare u n messaggio di speranza per l'Europa intera. S ta di fallo che s i ritiene di fon damentale importanza che la sicurezza in Europa debba essere consegu ita soltanto assieme a lla Russia e non isolando questo Paese. Qu indi ad es t non c'è p iù un av\'ersario bensì un partner che è parimenti responsabile di una architellura europea di sicurezza. Tenuto conto delle diverse posizioni assunte dai vati Paesi pet· tali aspetti, è con\'enientc adollare un approccio maggiorm ente realistico, che consenta d i conseguire, comunque, il risultato di rafforzare la dimensione europea di sicurezza c di difesa, am:he se ciò potrà risultare lontano da più ambiziosi progelli SO\ ranazionali. Fermo restando che gli aggiustamenti istiluzionali potranno seguire nel tempo, al momento appare prioritalio confermare la doppia funzione dcll 'UEO, quale componente di d ifesa dell'Unione Europea c pilastro europeo della NATO. Per sodclisfm·e questa e:-.igenza. ciascuna \~azione UEO è stata i m itala a mettere a dbposizionc dell'organizzazione propri contributi di forze terrestri, marittime cd aeree c a designare propri Comandi na:tionali idonei a svolgere, in ambilo multinazionale, le funzioni di Comando tldi'Ope1·azione c di Comando della Forza in operazioni di sostegno della pace. Un passo in tal senso è il forte impulso

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che s ta dando il neo-costituito Military Sta(( della UE O per rafforzare lo scambio di inform azioni riguardo all'entità e tipologia dei Com andi, forze e risorse messe a disposizione dalle si ngole Nazioni per le For7.e Multinazionali Europee (FAWEU-Fo rces cmsl!\lerable to WEU).

Al r iguardo è opp ortu no evid enziare c he la UEO non ha a disposizione dell e forze assegnate né una propria struttura di coma ndo permane nte. Bensì le FAWEU - ovvero i comandi e le unità militari che potrebbero essere messi a di sposizione de ll a UEO di volla in volta per specifi c he operaz.ioni -sono tenute a giorno in un data-base ges tito dalla «Cellula di Pianificazione cleii'UEO» che attua lmente comprende, o ltre ad un certo num ero di formazion i terrestri, navali ed aeree su base nazionale, di verse formazioni multinazionali quali l'EURO CORPO, la Di vision e Multinazi o nale Ce nt ro, l'EUROFOR, ecc.... In ta le specifico settore, l'Italia ha di chiarato la propria di sponibilità a contribuire allo svolgimento di eventuali pperazioni umanitarie UEO, sul la base dell e decisioni assunte di volta in volta, co n «fo rmazi o ni modulari » basate su assetti te rrestri, navali ed aerei e già preclesignate per l'esigenza. Ques to pe rc hé l'Ita lia, in linea con la policy finora seguita in te m a di cooperazione internaz ionale volta a rafforzare la Id e ntità di Sicurezza e di Di fesa Europea, è favorevol e acl una aggregazione, in ambito europeo, di s trutture e forze multinazionali. Ed è quindi in tale ottica c he s i pone la cos tituzion e di una forza terres tre di pronto inte rven to quale I'EUROFOR d i specifi co i n teresse dell'Esercì t o.

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L'EUROFOR è nata da un'iniziativa politi co-mi li tare italiana lanciata a ll a fine del 1993, cost ituHa dai tre Paesi int eress ati Ital ia, Fran c ia e Spagna, ai qua li s i è aggiu nto successivam ente il Portogallo.

L'EUROFOR è nata da un'Iniziativa politico-militare italiana lanciata alla fine del1993, costituita dai tre Paesi interessati Italia, Francia e Spagna, ai quali si è aggiunto successivamente il Portogallo..." Ji•••

L'EU ROFOR si conf ig ura qual e Grand e Unità te rrestre di composizione mi s ta a quattro partner, aperta a l con tributo anche di a llre Nazioni .

Per l'EUROFOR è previs ta la disponibilità da par te della Forza Armata di un compleso di forze (unità di manovra e supporti) del l.ivc llo massim o di Bri ga ta , secondo la formula UEO on ca li, oss ia forze pro nte s u c hiamala . Le mi ss io ni «tipo)) assegnate coprono l' in t era gamma d e i possibili interventi nell'a mbito de lla n uova s tra tegia occiden ta le della ge · ti one delle cris i, dalla iluazione conniltua le in e nso classico a lla mi ss io ne umanitaria. È previsto l'impiego dcll'EUROFOR in tutli i con tes ti islitu;t.ionali (ONU, NATO, UEO), anche in tea tri re moti, fe rm o res tando ch e l'a rea di grav i taz io ne d e ll a forza è sopratlullo quella del bacino medite rraneo . Fa, altresì, parte de l req ui sito politico-mil itare la capacità di o pe rare in ambie nte interforze ed in particolare congiuntamente all'EUROMARFOR, formaz ione multinazionale in campo navale, funzion ante secondo gli tessi principi di EUROFOR.

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In sos tanza , le due curo(orze rappresentano il risultato concreto di una lunga c la boriosa attività di s ludio e di coordinamento svolla negli anni passa ti e so pratlutlo la ferma volontà di procedere ulla via della integraz io ne multinazionale delle for7.e. In aggi unta a questa iniziativa, nella consapevolezza dell'importanza c he la problematica della p red ispos izio ne delle forze per le es igenze della Difesa europea com une assumerà a breve-medio termine, desidero fare un accenno anche al co ncetto della cosiddctLa «Divis ione per I'Eumpa» sviluppato in arnbito Forza Armata. Si tratta dell'obiettivo di predispon·e un pool di Comandi e Unità- tratti dal pacchetto delle forze di proiezione/reazione della Forza Armata- che potrà, in prospettiva, essere messo a .disposizione dell'Europa, quale contributo terrestre dell'Italia alle esigenze di Difesa Comune europea. La «Divisione per l'Europa» naturalmente non è quindi l'indicazione di una grande Unità organica, ma l'espressione di un «ConceLLO» che si concretizza nella disponibilità complessiva di un insieme di forze in grado di esprimere un Contingente a lh·ello divisionale (con 2 Brigate c Unità di supporto tattico-logistico} suiTicientemente llessibilc in funzione dello scenario (l o 2 teatri con caratteristiche ambientali ed operative diffcrenl'iate) c sostenibile per periodi prolungati (capacità di rotazione delle forze), cioè in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di sicurezza fuori dai conrini nazionali, attingendo, nella situazione a regime, da un pool di risorse costituito da due Comandi Opcrath·i Intermedi, 8 Brigate ed un adegualo numero di supporti. Si tratta in SO!-itanza di un progetto perfettamente in linea con la volontà espressa dali'UEO di disporre di reparti altamente operativi in g•·ado di operare in contesti multinazionali

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ed interforze secondo il co ncetto ATO dei Gruppi Operativi Multinazionali Interforze - Combi11ed Joiut Task Forces, elaborato nel sum mit atlantico del 1994 c defi nilo nelle s ue modalità organizzativc nel vcrli ce di Berl in o del giugno 1996, vera c propria «pietra miliare» sulla via del conferime nto di effe Ltivc capacità alla difesa europea. In futuro, infatti , s i potrà disporre di una o più formazioni militari a connotazione interforze e mullinazionale, messe insi~nc c stru tlurate in vista di una finalità operativa spec ifica. Si avrà, in tal modo, la possibilità e soprallulto la capacità di affrontare una vasta gamma di comp ili potenziali, con particolare rifcdmcnto alle operazioni di sostegno della pace. Qualora sia I'UEO ad avere il mandato di condurre un'operazione, questa potrà avvalersi della sl!·utlu ra di comando della NATO, in aderenza al già citato concetto di «entità separabili ma non separate». L'esperienza in Bosnia di SFOR, in Albania di AFOR e in Kosovo di KFOR, - ovc la Forza Armala è pienamente coim·olta sia operando con proprio personale inserito in Comand i NATO sia schierando tre Comandi Brigata fì·culle\I'Ork naziona le - sta fornendo al riguardo una signi ficativa testimonianza della validità di queste scelte. Soprattutto la vicinanza geografica del nostro Paese all'arca balcanica ci impone un grande impegno u••. Soprottutto ID diplomatico e politicovicinanza geogrtdico militare allo scopo di circoscri\·ere il pitt del nostro Paese possibile la conflittualità dell'area e di rafall'areo balcanico ci freddare c, se possibile, prevenire i fenoimpone un gronde impegno diplomatico e meni di spillover dell'instabilità che finipolitico-militare... n rebbero per investire la penisola.

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Nei Balcani, infatti, sono auualmente presenti più di 9 000 uomini della Forza Armata c he operano nelle missioni a guida NATO di SFOR in Bosnia e di KFOR in Kosovo con appendici in Macedoni a ed Albania, co mpresi c irca 600 carab ini eri operanli n elle Mullinalioncd Specialized Unils (MSU) . Si tratta di una presenza ril evante c he ha raggiunto un te tto di c irca 11 000 u omini nel momento di massimo impegno complessivo durante la sco rsa estate. Se a ciò s i aggiungono i c.irca 250 Ufficiali e Sottuffic ia li c he opera no in va rie missioni ONU, UE e di assis te nza militare in varie aree de l mondo, si liesce a comprendere lo sforzo considerevole che la Forza Annata sta soste nendo quale con tribu to a ll a sic urezza internazio na le. Sforzo ch e appare ancora più ragguardevole se s i consid era c he l'Ese rcito dispone atlual me nte di un tota le di circa 30 000 m ili tari di truppa «professionisti » impiega bili in miss io ni uor.i dal territorio nazionale e s i ti ene co nto dell'evidente necessità eli garantire la rotazion e delle forz e su base qu(:ldrìmes trale/semestrale per a lternare periodi eli impi ego operativo a periodi di ricondizi onamento delle forze.

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Perallro, la strategia italiana per i Balcani prevede varie a ltre iniziative politico-militari che richiederanno altre r isorse di pe rsonale quali il consolidamento della Brigata multin azionale te rrestre italo-sloveno-un gherese, alla quale a bbi amo dalo vita di recente, con prospettiva eli amp li amento ne l tempo alla Romania ed a ll'Austria; un'a ttiva partecipazione a lla•costituencla Forza di Pace Mul tinaz ionale p er l'Euro pa del Sud-Es t co n contributi di Grecia, Turchia, Romania, Bulgaria , Albania e Macedonia, il cui protocollo aggiunli vo a l trattato di cos tituzione è s tato firmato d a i Mini s tri per la Difesa de i 7 Paes i ad Atene il l 2 gennai o scorso. . Non va in fi ne so ttovalutato il programma d i ass istenza tecni co- milila 1·e a favo re dell'Albania per la riorgan izzazio ne delle propr ie F orze Armate varato nel maggio

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del 1997 con u na mi ione interforze in arca tutlora in corso c quello analogo da oltre ve nt'anni in a llo a Malta. Da quanto delto nnora appare ch iaro co me le varie cris i poli tico- mi li tari succed u tes i ne ll a ex Iugos lav ia abbiano ev idenziato le debo lezze del Vecchi o Continente, grande area eco nomica com un e, ma a ncora politicamente d is unila e militarmente limitata. r connitti nell'area balcanica hanno dim ostra to co me gli e ut·opei non hanno a ncora all argato la loro visione del mondo ai nuovi tempi e che l'allealo nordamericano coslitui cc an cora partner fondamentale ed indi pcnsabile per dare sbocco definitivo a qu a ls ivoglia situazione di cris i o di eme rgenza.

••• 11 problema è quindi come far crescere Il ccpilastro europeo» nel quadro di un solido e rinnovato rapporto transatlantico fondato su una più equa ripartizione delle responsabilità..." 0

Il problema è quindi come far crescere il «pila tro e uropeo» nd quadro di un so lido e r innovato rapporto transatlan tico fondaLo u una più eq ua riparlizio ne delle resp onsabi lità, rapporto transatlantico c he r im a ne in sosl ituibil c, a mio avviso, per qualunque strategia dell a «s icurezza» in Europa, co me dimos trano le es peri enze operative maturate nei Balcani. Da parte delle Forze Armale, e deJI'Escrcilo in particolare, c is to no co munqu e la massima di s po nibilità cd impegno a s upp orta rc gli s forz i po li ti co-dip lomatici de l Paese in ta le direzione, co ì come le nos tre truppe cd i nostri Comandi, perfettamen te integrati nelle trutlure multinazionali d i SFOR c di KFOR s tanno da tempo dimostrando, ri cevendo apprezzamento per la profess io nal ità d imo s trata, non solo da parte d e i Comandanti a ll ea ti , ma anc he

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dall a popolazione c da Ll e aulorilà c iviU loca li . l n sostanza, non si può d isconoscere c he negli ultimi an n i s i è assis ti to ad una ri valut azione dello strumento militare, qua le espressione concr·eta de lla volontà dello Stato di essere partecipe a ll'ed ificazione di un progcuo europeo di s i"... l'obiettivo principale dell'Esercito curezza e d ifesa. è quello di trasformarsi Alla luce de l nuovo contesto politico-si rado strumento militare Lcg ico, l'ob iettivo principale dell'Esercito è tradizionale, quello di trasformars i da strumento m ili tare organizzato ed trad izionale, organ izza to ed addestrato per addestrato per lo la difesa contro una m idifeso contro uno miccia prcde termina ta c minaccio dire tta ai con fini nazionapredetermJnoto e li, in un ~istema dinamico, diretto al confini in g rad o di assol\il•rc le nazionali, In un sistemo missioni più divcn;ilkalc dinamico... n c complesse dei mode m i scena ri operativi. Nel mondo post-bipolm·c, i nl'alli, anche l'Esercito Italiano è destinato a svolgere un ruolo da protagonista attivo, a so~tcgno dirello della poli-


Lica di sicurezza nazionale e internazionale per il contro llo preventivo e r emoto della conflHtuaJilà, nell'am.bito delle organizzazioni di cui il Paese fa parte. E questo in teatri operativi posti quasi esclusivamente al di fuori del territorio nazionale e in contesti di impiego nuovi, normalmente interforze e multinazionali. In tale prospe ttiva l'Esercito, espressione di uno Stato situato al centro della grande area di ins tabilità balcanico-mediterranea, di più imrnediato interesse per l'Europa, solo nel lungo termine può restare un produttore di forze addestrate per la dissuasione. Tende a dive ntare invece, sul fTo nte del controllo multinazionale della conflitlualità, uno strumento in grado di esprimere con breve preavviso capa ci tà operative reaH, commisurate ad un molo dell'Italia maggiiom1ente partecipe delle decisioni nel consesso intern azionale. Tale ru olo, in campo militare, può discendere soltanto da con tributi di idee e di forze: fo r ze cred ibili per quantità, ma sopra ttu tto per qual ità, integrate in ambito in terfo rze ed integra bili in complessi di forze multinazio nali e quindi in grado di con fTo ntarsi a pi eno titolo con i maggiori Paesi Alleati. O .t.

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• 24.09.1979 • 31.12.1981: Capo della 2" Sezione dell'Ufficio Ordinamento dello SM d~[l'fsercito; . . '• 07.10.1983 • 22.04.1987: Capo Ufficio RESTAVdello SM idell'bercito; ; } .. · · ; · n.o4.198i!'iB.09.1987: Capo del l Reparto dello SM dell'Esercito; Il · • 25.10.1988 • 31.03.1990: Capo Ufftcio.'del c'apodi SM dell'Esercito; • ~ _; '· · • 01 .Ò4.1990,:- 14.0L1993: Ciipo Ufficio Generale del Capo di SM .:.•della Difes.a; · .,., r ,.. • 01.01.1994 • 19.02.1997: Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa. r Dal 20.02.1997 è Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. • l~a ricevuto nel cor~o della sua carriera le seguenti Onoriftcìenze: f.' ·Cavaliere di Gran Cr~~e dell'Ordine al Merito della Repubblica ··Italiana; . · ·

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• Medaglia Mauriziana; • Medaglia d'Argento di lungo Comando; ·Croce d'Oro per anzianità di servizio; ·Medaglia Commemorativa per partecipazione ad operazione di soccorso alle popolazioni colpite da pubbliche calamita (Friuli); · Medaglia Commemorativa per l'opera di soccorso prestata nel coM della guerra civile nei territori della ex·Jugoslavia; • Grand'Ufficiale con spade.dell'Ordine al Merito Melitense; • Commendatore con placca dell'Ordine Equestre di S. Gregorio Magno; ·Cavaliere di Gran Croce di Merito del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio; ·Ordine al Merito Militare di 1" Classe Portoghese. Èspo~alo ed ha un figlio.


ono onorato di avere l'opportunità di prendere la parola di fronte ad un uditorio cosi qualificato, per fare il punto di situazione sul processo di trasfOimazione dell'Esercito. Si tratta di un a rgòmen to di es trema a llualità del qua le guarda caso - p ossiamo parlare proprio a ll'indo mani dell'a pprovazion e de!Ja l egge ch e is tituisce il servizio militare femminile e della presentazione di u n progetto di iniziativa governativa per ]a realizzazio ne di Forze Arma te di soli professionis ti . In particolare, facendo riferimento al seu••• SI passerà, Infatti, .condo provvedimen to, s i pens i all'immenso da un «Esercito di mutam ento - anch e cu lturale- che esso popolo)) (...} ad un sollende. Si passerà, infatti , da un «Eser ci«Esercito per il to di popolo» - idea che ha accomp agnato popolo»... " il Paese durante l'intero processo di unificazio n e n az io n a le c Fino ai giorni nostti - ad Ufl « Er.~rcito p er il popolo». Esercito p er il popolo, che assolve rà il triplice importantissimo r u olo di provvedere alla sicurezza in armi della coiJettività, di fornire l'indispensabile sostegno alla politica nazionale nel quadro della risoluzio ne d ei connilti e d i contr ibuire a lla creazio ne del terzo pilas tro dell'E uropa uni ta. Qu es to per il presente, rammen ta ndo com unque che, s ino a qua ndo gli accenna ti orienta menti po litici no n s i trasformera nno in decision i, .l'obiettivo gener ale d ell'Esercito , sanci to dal Cap o di Sta to Maggio re dell a Di[esa co n il documento d i pia nifi caz ione interforzc, res ta la rea li zzaz io ne di un modello d i Esercito misto di 137 000 uomini. L'esposizione si svilupperà con il preciso int ent o di a ppro [ondi rc i co ncelli di r iferimento s uiJ a cui base abbiam o fi n qui opera to e conli nucrcmo ad opera re a nche in futuro. In La le ci rcostanza, pertan lo, non tra tterò - se no n in mi nima parte - delle modalità organi z.zatlvc c del numei'O dci ReggimcnU da sa l.-

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vaguardare o da sciogliere; mi interessa, pi uttosto, che s ia chiam «l'algoritmo» che ha portato a privilegiare c scegli ere un determ inato modello organizzativo. Mi soffermerò, quindi, con maggiore dettaglio, sui provvedimenti del tullo nuovi e che ritengo meno conosciuti , ponendo l'accento- e questo sarà il nucleo centrale della conferem.a - sul Concetto Operativo dell'Esercito. QUADRO DI RIFERIMENTO Situazione generale

Prendendo L'avvio dal quadro eli situazione geostrategico, faccio osscrvm·e - come, peraltro, ritengo sia a voi tutti già noloche gli eventi verificatisi in Europa e, pil! in genera le, nel mondo, nel corso degli ultimi anni, hanno -eli fatto - sconvolto l'equilibrio de.llc relazioni internazionali e hanno imposto alle principali Nazioni ed Organizzazioni Internazionali un riesame radicale del loro sistema di sicurezza. Tale riesame costituisce un processo dinamico- soggetto a successivi adeguamenti derhranti dalla situazione internazionale e da quella socio-politica interna - e si basa su due principi fondamentali adottati da] Paese: la «prevenzione attiva » e la «sufficienza difensiva». La prima, la prevenzione attiva, è in tesa come concorso permanente dello strumento militare alla politica di sicurezza nazionale; e ciò, sia nelle diverse (asi di prevenzione/controllo/gestione delle crisi, sia nella difesa degli interessi, dell'indipendenza e della sovranità nazionale. Tale principio, peraltro, è chia ramente espresso ed è posto alla base delle note cinque missioni principali assegnate alle Forze Annate. La seconda, la sufficienza difensiva, è intesa come i] mantenimento della minima quantità di forze idonea a consentire la dissuasione e, ove questa fallisse, la difesa, ovvero l'assolvimento del complesso de11e missioni assegnate. Il ptincipio viene in-

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te1·pre tato ed applicato in prospettiva comun itaria- con riferimento al sistema di Alleanze di cui l'Italia fa parte - e non secondo un'ottica puramente nazionale. Ciò, tenendo anche ben presente che il ricorso a formazioni multinazionali rappresenta ormai una scelta obbligata, al fine di disporre di uno strun1ento militare idoneo a garan tire capacilà che non sarebbe possibile mantenere autonomamente. Al riguardo, bisogna inoltre sottolineare c he qualsiasi interve nto militare nell'arena inte rnazionale richiede un'ampia legiuimazione politica, per cui la partecipazione ad ini ziative multinazionali, vo lte a consol idare dal punto di vista militare le linee d'azione politiche, assume importan za priorita ri a. È p e rtanto possibile affermare c he, nel quadro delineato, l'Esercito si è venuto a co nfigurare essen zialme nte com e un produttore di Forze pronte, costantemente adeguate - in termini di efficienza/effic acia - a .f ronteggiare es igenze m olto più dive rsificate e me no prevedibili rispetto a l passato, in contes ti spiccatamen te interforze e prevalente mente multinaziona li. Da questi due principi, ne deriva no altri due, che, a livello concettuale, si pongono alla base di ogn i possibile p1·ocesso di trasformazione dello Strumen to: l'economicità delle forze e la loro sostenibilità, la cui sintesi concettua le è rappresenta ta dal principio d el Task oriented. In sosta nza, non avendo a disposizione il riferime nto di una minaccia ben clefi.nita e qu a ntificabile, occorre progettare lo s trum e nt o operativo seco nd o cr.i teri di modularità per creare de i u•••non avendo Q bacini di forze operadisposizione Il tive . Bac ini corrisponriferimento d/ una de nti alle funzioni opeminaccia ben definita e rative da svolgere (prequantiflcablle, occorre sen za e sorveglianza, concorso alla sicurezprogettare lo za e s tabilità inte rnazionale e partecipaziostrumento operativo ne al sistema eli sicurezza comune), da cu i secondo criteri d/ trarre i moduli n ecessari pe r assolve re la modularltà••• "

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missione assegn ata, attraverso la loro aggregazione co n moduli di Coma ndo e Controllo altrettanto necessari per soddisfare le esigenze richieste dal livello d i missione da compiere. Signori! Questo con ce llo è [oodamcn talc, esso comporla -e comporlerà sempre più - un r ileva nte salto conce llual e, un diverso modo di pensare, interamente volto alla operatività dello s trumento e completamente disin teressato a l ma ntenimento di funzioni non pii.t necessarie. Tornando al quadro di riferimento c prima di scendere pii.t nel dettaglio, circa la s ituazione atlualc c le prospellivc deJla Forza Am1ala, è nece.ssaria una riOcss ione sia sul ruolo che l'Italia s i propone di assumere in ambito intern azion ale sia sulle conseguenze che ne derivano dal punto di vista dell o strumento militare. ln a ltri termini , a livello teorico, le dimensioni reali dell'Esercito derivan o - almeno conceltualmente - dalle missioni assegnate che, a loro volta, discendono dal ruolo che il Paese in lende rivestire. Alla Bne, però, il desiderabile potrebbe n on essere sostenibi le; in ogni caso, le dimensioni finali dello strumento militare dovranno sem.pre ri sultare coerenti co n i su indi ca ti principi. ln fatl i, in pl"ima approssimazione, è possibile aiTermat·e che una riduzione che non consenta più di assolvere tulte le miss ioni assegnale, comporta - co nseguentemen te - un ridimensionamento del ruolo geos Lrategico del Paese. Mi preme a ques to punto introdurre, solo a livello indica tivo, un argomento che ci vedrà lutti interessati nel prossimo futu ro. L'ormai avviato processo di integraz ione europea avverrà sulla base di determinali parametri, denominali di convergenza, tra i quali particolare valenza assumono quelli f'ina nzi ari, destinati a rendere possibile il primo pilastro dell'Unione: cioè l'integrazione economica; quelli relativi alla sicu rezza interna, secondo pilastro; infine, ma a ltrettanto importanti, dovranno essere cons iderati quelli relativi alla sicurezza comune per conseguire il terzo ma fondamentale pilas tro. Quali siano - esallamente - i parametri di co nvergen-

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za relativi a ques to terzo aspetto, non è ancora ben definito. Certamente, tra i parametri di convergenza a cui uniformarsi, vi sa ranno la percentuale del prodotto interno lordo da devolvere alla Difesa, la capacità tecnologica, le aree di eccellenza di ogni singola nazione, ma anche le dimensioni dello Strumento militare. In tal senso, a mio awiso, le dimensioni dell'Esercito Italiano dovranno essere comparabili con quelle dei maggiori partners e uropei. Risulta pertanto evidente che, per avere la possibilità di partecipare con un ruolo significativo alla politica di sicurezza europea, lo Strumento te rrestre ita li a no dovrà necessariamente soddisfare i citati parametri. Di conseguenza, fatta sa lva l'efficienza d ello strumento, lo stesso non può scendere al di sollo di certi livelli, pena l'impossibilità di parleciu••• fotto salvo pare con un 1·uo lo Leader alle decisioni ass unl'efficienza dello te nell'ambilo delle nostre alleanze. Appare strumento, lo stesso anche chiaro che, parlando di scelte politiconon può scendere al di strategiche, le cons iderazioni sin ora espressotto di certi livelli, se riguardano essenzialmente il vertice po)jpeno l'Impossibilità di tico-strategico, a noi la responsabilità di partecipare con un ruolo leader alle fare comunque il meglio con quanto disdecls/on/ assunte ponibile. nell'ambito delle nostre alleanze..."

Impegni multinazionali dell'Esercito

Circa g li impegni multinazion a li della Forza Armata, va preliminarmente precisato che le decisioni assunte nel campo della cooperazione multinazio nale co rr ispondono ad altrettanti impegn i; le stesse definiscono le modalità per l'assolvimen to di alcu ne miss ioni interforze e, in ul -

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Lima analisi, incidono su ll e dimensioni quanlitalive e qualitative dello strumen to. In tal senso, la s ituazione generale delineala ha comportato - di fatto - una intensHicazione della partecipazione dell'Esercito ad ini ziative multinazionali di varia natura, che possono essere sinte ti camente raggruppate in iniziative NATO, in ambito UEO ed ONU, nonché in iniziative internazio na li acl hoc. Partendo dagli impegni NATO, faccio osservare che le Forze di Reazione della NATO continuano a rappresentare l'impegno quantitativo più consistente. Si tratta di impegni c he potrebbero ancora aumentare, qualora gli studi in atto- sulla costitu zione di un second o ARRC dedicato all'area euro-mediterranea dovessero prendere corpo. Inoltre, è ormai consolidata la parte c ipa z ion e della Forza Armata ad EURO FOR. L'iniziativa politicomilitare congiunta di Italia, Francia, Spagna e Portogallo, si colloca nel quadro del progetto eli sviluppo d ell'Identità Europea eli Sicurezza e Di fesa. Si tratta eli una Forza on call, eli livello massimo divisionale, impiegabile in contesti UEO, NATO o ONU/OSCE, orientata alla esecuzione di «missioni Petersb erg» che, come noto, vanno dalle azioni umanitarie, alle operazion i in s upporto della pace, alla gestione de1le crisi. Il contributo massimo della Forza Armata è attestato su una Brigata più supporti divisionali. Per inciso, si tratta - in sostanza - eli uno Stato Maggiore di pianificazione capace di assumere il controllo d elle forze assegnate, quindi Task oriented. Per quanto riguarda l'ambito UEO, l'Italia ha reso di s po nibile un Comando Divisione con s upporti, e 2 complessi eli forze a livello Brigata. Un certo numero eli unità diverse è stato altresì dato disponibile per l'eventuale cost ituzione eli una Task Force umanitaria .

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Va comunque precisato, prima di fare dell e somme, che gli impegni connessi a lla partecipazione a tah fo rze sono sempre da cons iderare alternativi e non contemporanei. Qua nto precede, per ciò c he atliene al passato. A taJi intese, o rm a i consolidate, si sono aggiun ti di recente altri impegni multilaterali. Il primo è rappresenta to da ll a coslituzionc dell a Forza Multi nazionn le Terres tre (MLF) con Ungheria e Slovenia; formaz ione fì ·a llleiMOrk basata sul Comando Brigala Alp ina «Julia» e supporti forniti dall'Italia cd un Reggimento di fanter ia per Nazione. La firma del relalivo accordo tecnko è prevista in tempi r istretti. Un secondo impegno è dato dalla partecipazione a1la Forza Multinazionale di Pace Sud Est E uropea (MPFSEE), che raccoglie l'adesione di sette Nazion i ed è o rientata a ll 'intervento ne ll'a rea balcan ica per lo svolgime nto di m iss ion i d i solo PeCice Keeping, escl udendo quindi quelle di impos izione della pace previste dall'm·licolo 7 della. Carla delle Nazioni Unite. Un terzo impegno, ancora più recente, è il processo di adesion e a ll a UN Slanci-by Forces High Readiness Brigcule (SHIRBRIG), destinala ad operare nel quadro ONU sempre per m iss ion i di mantenimento de lla pace. Il contributo del la Forza Armala acl entrambi questi ultimi in1pegni (MPFSEE e SHIRBRIG ) è a li ve ll o d i Reggimento d i manovra {rcune111ork, rinforzato da adeguali supporti ta lli ci e logis li c i. • QUADRO NORMATIVO

Passando a i documenli cd a lle direllivc di rife rim e nto per la pian iGcaz ione gene ra le dell o s trumento, va subito precisato che ne l passato, a ll 'origi ne del processo eli pianificazio ne, si è sempre riscontrata una forte carenza di dircllive politiche; questo, a l momento, non è più completamente vero . Di recente, infalli, so no slalc emanale due direttive che rappresentano un grande passo ava nti verso l'oll im izzazione del

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processo di pian ifi cazio ne; pia ni ficazione ch e deve sempre discendet'e a cascala da precis i inlenb polilici, lrasformali dal Capo di Stato Maggiore de.lla Difesa in missioni , per giungere -infine - a lla definizione dello Strumento idoneo ad assolverle. In questo caso particolare, i riferim enU normativi a base del processo evo lutivo attua lm ente in corso sono: la «Direttiva ministeriale» e le «Linee guida p er la pianificazione interfo'rze » di SMD. La direttiva ministeriale pone in rilievo la necessità di incrementare l'integrazione Joint e Combined de ll o strumento mi.li tare, al fi ne di elevarne la capacità di con tribuire- unitamen te ai Paesi alleali ed amici - alla risoluzione di cris i e conflitti locali e, quindi, ad accrescere il live llo di s icurezza. Essa, in sostanza, recepisce e rafforza il concetto di sicurezza comune e indica la strada della coopera zione multinaziona le com e la direttrice principale da segu ire. Le linee guida p er la pianificazione inte rfo rze , peraltro recente men te approvate a livello politico, o ltre a definire le cinque m issio ni già ricord ate in precedenza, configurano (e, forse, sarebbe quasi lecito dire configuravano) un modello eli strumento militare a struttura mista (volontari e leva) della consistenza complessiva eli 230 000 uomini. In particolare, per quanto riguarda l'Eserci to, è s tato sta bilito un volume organico compl ess ivo eli 137 000 unità e vengono confermate le 13 Brigate già esis tenti eli cui 8 di Proiezione/Reazione. Sulla base dei documenti appena men zionati, lo Stato Maggiore dell'Esercito ha elaborato la propria dire ttiva- Obiettivi di pian ificazion e fino al 2005. Obie ttivi di programmaz io n e per gli anni 1999-2001 - che e nuncia il Concetto Operativo del Capo el i SME. Da esso, ultima fase, d eriva il progetto di ad eguamen to dello strumento terrestre che sarà descritto successivamente e c he si concretizza nella d efinizione degli obie ttivi da conseguire e delle r elative modalità organizzative.

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Infine, a dimostrazione dell'estrema dinamicità del processo di evoluzione dello strumento militare, occorre tenere in debito conto la recentissima iniziativa governativa sulla transizione ad un modello interamente professio nal e . Al riguardo, è bene precisare - in via preliminare- che il quadro di incertezza circa gli sviluppi futuri della situazione comporta l'aumento delle difficoltà nel campo della pianificazione generale e della programmazione diciassettennale degli investimenti. In pratica, si tratta eU pianificare uno strumento basato su dati di situazione che, con alla probabilità, sono destinali a variare a medio-lungo termine. Parlicolarmente sensibili, in qu es to momento, sono le modalità temporali d ella ''...si~ reso transizion e dal monecessario adottare un d ello misto a quello mode/lodi puramente professiopianificazione nale ed il gettito anintegrata che consenta nuo di volontati; getd/adattare tito che, tra l'altro, influirà in modo deterl'organizzazione min ante sul r aggiungimento degli obiettivi dell'Esercito alla di forza prefissati. Per ovviare a ques te insituazione contingente, certe7.ze, s i è reso necessa rio adotla rc un nel più breve tempo modello di pianificazione integrata che conpossibile..." senta di ada ttare l'organizzazione dell'Eser cito alla situazione continge nte, ne.l pi LI breve tempo possibil e, salvaguarda nd o- sopratlullo- la capacità di assolvere le mi ssioni assegna le. IL CONCETTO OPERATIVO DELL'ESERCITO

L'aspelto più importante alla base della trasformazione in atto, come accennato, è costituito dal Concetto Operativo dell 'Esercito. Le .linee d'azione sancile dall a Direttiva ministcriale e le missioni assegnate dall e linee guida per Ja pianificazione di S MD hanno confermalo la piena validità del Concetto Operativo dell'Esercito già formul ato nel 1997 c che già fissa le attività opera-

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tive di compete nza dell'Ese rcito, le forze necessarie a soddisfa-

re .gli impegn.i - all o s tato attuale 13 Briga te (1 corazzata, l esploran te, l aeromobile, 1 paracadutisti, 3 alpini e 6 meccanizzate), i Corband i Operativi Intermedi ed i necessari supporti tattici e logistici - le categorie di forze e le priorità per il loro approntamento e, in6ne, i massimi sforzi operativi sostenibili nelle varie ipotes i di impiego. Cominciando l'esame dalle attività operative, d ire ttamente discendenti da ll e note missioni interfor ze, va precisato cl1e tra esse - quelle c he rives tono maggior interesse, perché da ritenere le ph":1 probabili , sono la 2a (partecipazione a] s is tema di sicurezza comune) e la 3a (concorso alla d ifesa degh interessi es te rni ed a lla sicurezza e s tabilità internaziona le). Queste miss ion i originano un'ampia gam ma di opzioni di impiego co nn esse co n la combinazione di vari parametri, tra i quali, la tipologia d e ll e o peraz io ni c he vanno da quelle trad izionali a quelle in supporto dell a pace; jJ teatro d i operazion i c he, co m'è ormai norma, potrebbe essere dislocalo anche a l di fuor i de ll 'a rea di competenza dell 'A lleanza ALJantica; e ancora, il contes to operativo, cJ1e prevede sempre più un assetto interforze e multinazionale. Sulla base delle missioni assegnate- lenendo anche conto degh ammaestramenti tratti dalle missioni condotte - discendono le altre componenti e fasi di sviluppo del Conceuo Operativo. In primo luogo, le funzioni della Forza Armata, che, sinteticamen te, si concretizzano: • in una presen;c.a qualificata, a tli va e rassicurante sul territorio nazio nale, p er esercitare una vigilanza costante e concorrere con continuità alla sicurezza ed al bene colle ttivi; • nella proiezione di forze in aree di crisi, per concorre re, in contes ti multinazionali, a prevenire l'insorgere di conflitti (operazioni di Peace Support ed umanitarie in senso lato); • nella partecipazione, con le forze assegnate, alla difesa comune in ambi to Alleanza Atlantica.

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Come piLt volte so ttolh1eato, la vasta gamma di compiti da assolvere, nonc hé la diversi fi cazione degli scenari, richiedono forma7.ioni spec ificamente strutturate per l'esigenza da fronteggiare. Ciò significa che le unità, seppure raggruppate in formazioni s tandarcl presso le sed i slanziali per ragioni addes trative ed amministrative - de bbono essere o pportunamente selezionate ed organizzate in task force , s ull a base ed a l mom e nt o de ll'insorgere d e ll a continge nza operativa. Le predisposizioni per co nseguire ta le concetto co nseguon o dalla seco nda componente del Concelto Opera ti vo, cioè la ripartizione delle forze per categoria e stato di prontezza. Va a ggiunto che, come insegna l'esempio della Bos nia (ma cl irei anche le missioni in gen ere), le operazioni di supporto della pace ha nno spesso lunga durata. È quindi necessario prevedere il periodico awice ndamenlo delle unilà e dunque organizzare le capacità e le formazioni da proiettare su più aliqu ote. Attualmente, a causa de ll a conlingente scars ità di risorse, tale aw icendamento è basa to s u tre fasi: preparazione, impiego e •;ordino. Tale soluzione, pe raltm, è da cons iderarsi temporanea; quella final e comprenderà una quarta fase di addestramento tecni co genera le, da cu i consegue che la vita di un Reggimento - cons id et·ando un peri odo di im piego di quattro mesi- sarà calibrata su un arco di 16 mesi. La Forza Arm a la ha, quindi, fondalo la propria pianificazione operativa su l co nce tto de i Pacchetti di Capacità, intesi come serbatoi da c ui trarre le forze necessarie per l'es igenza. L'indicazione delle priorità di co mpletame nto dei vari pacchelli dcfini sce, infine, la scelta operativa dell 'Eserci to. Si avranno, in particolare, quattro pacchetti c cioè: • Forze di Pro iezione pe r le Operazio ni [uot·i a rca, costituile da Comandi cd unità proicttabil i, prontamente impi egabili, in grado di operare in contesti multinazi onali ed inte rforze ed a lime nlali con personale volo nla rio con priorità 1; • Forze di Reazione d es linale alle Forze di Reazio ne Imm e-

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diata e Rapida della NATO, per la gestione di cns1 111 aree di copt ingenza dclJ'AIIcanza, anch'e~se alimentate con pcr~onale vo lontar-io ma in priorità 2; • Fori'.e di Presenza e Sorveglianza per il conu·o ll o del territor-io, allualmente a li menta te con personale d i leva, in grado- a ll'emergenza - di concorrere a l soddisfacimento delle es igenze di s icurezza e difesa comune. Un ultimo insieme di capacità, il Pacchetto Difesa, comprendco le su·utture di Comando c Controllo cd i supporti tatlici e logistici, indispensabi li per «raccordare» cd impiegare unitariamente lo st1·umento militare nel suo complesso a difesa del territorio itali ano. J Pacchetti di Capacità, pertanto, rappresentano la soluzione al prob lema della pianil'icazione generale, nell a constatazione che, come già accen nato, non vi è più un avversario predeterm inato e, di conseguenza, le mission i operative possono essere formulate solta nto in termini generici. Lo stt·umento mi li tare non è, quindi , edifi cab ile su una spcciHca missione da assolvere, né è commisurabil e quantìtativamen te e qualitalivamen te ad uno specifi co avversario . Tale concetlo ha comportato il passaggio dal sistema di pianificazione sulla minaccia del passato, a ll'attuale di pianificazione delle capacità. Va co munque cons iderato c he, in un mome nto d i straord ina ria dinaiTtic i.tà come que llo che stiamo vivendo, sussiste l'esigenza eli perseguire soluzioni flessibili, idonee per ricevere adattam enti success ivi. In tal senso, la distinzione Lra Forze di Reaz.ionc e eli Proiezione si confi gura essenzialmente come artifizio d i pianiricazione, essenz ia lmente riferito a ll a dispon ibiliLà contingente di professionisti e di materia li modern i. Peraltro, Lale di slinzione, a partire orientativamente- claJ 2003, per molLi versi, non avrà più senso. A conclusione dell'argomento, è opportuno fare un ultimo riferimento al massimo s [orz.o operativo espri mibile e, pertanto,

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alle opzioni di impiego previste dal Ca ncello Operati vo dell'Esercito, che sono così s intetizzabili: • nel quadro delle o perazioni d i Peace Suppor!, l'impiego in un unico Teatro di un complesso di livello divisionale (i COI di pro iezione) su due Brigate più i supporti (o\1\/ero due Brigate su Teatri distinti ). Tali forze saranno organiz7.ale come Task. Force, an c he a compos izione mullinazionaJe, proietta bile e sosteni bile s ia da l punto di vis ta logis ti co che dell 'avv icen damento dell e unità impegnate, pe r la condotta d i op erazioni pro lun gate nel tempo. Eventua li ulteriori impegni in altri Tea tri , come in allo, sono poss ibili con alcune - ma s ignificative - limitazioni, relativamente a: dimensione (r·ido tta) dell'impegno, dis tanza dalle basi eli alimentazione, dis ponibilità di forze c di adeguate capaci tà di Coma nd o e Controll o, tipolog ia dell a missio ne, sostcnibilità logisti ca. Ne consegue che, impegni superiori a quelli p r incipali non appaiono contemporaneamente sostenibili nel lungo periodo; • nel qu adro di operazioni Articolo 5 ruori dal territo rio naziona le, l'impiego d e lle forze previste dai piani NATO per le aree di contingenza. Al rigua rdo, va co nsidera to che una tale opzione è da cons idera re alt erna ti va all a precedente; • in caso di m inacc ia a l territo ri o nazio na le, l'impiego di tutte le forze a disposizione; • nel l'assolvimento di compiti conness i co n iJ contro llo del territorio, l'utilizzo prioritario delle forLe tratte dalla terza categoria. Il Con ce tt o Opera ti vo s i è tradotto nell'orm ai noto obiettivo principaJe di pianificazione a medi o termin e per le fo rze o perati ve, rondato inlegra lm cnle sul paramcL r·o organizzati vo della

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task organization, c he - giova ricorda rlo è j l p il astro o rga ni zza ti vo fo ndam e nta le dell'Eserci to del fu turo : c ioè la Divisione u ••• la Divisione per per l'Europa. l'Europa deve A tal propos ito è necessario, però, fare comprendere otto alte nz ione, in quanto la Divis ione per l'EuBrigate di vario tipo più ropa non configura una un ità organ ica, i supporti che ma solo un concetto virtuale, esprimib ile assicurino la capacità nell' ins ieme dell e forze necessarie per podi intervenire in tutti gli te1r effettuare lo sforzo principale su qualscenari esterni al siasi Teatro Operativo. Il che, in altri terterritorio nazionale..." mini , vuol dire disporre di un «mix» di unilà di varia tipologia, leggere c pesanti, corazzate e b lindate, esploranti ed acromobili. Inoltre, le forze della Divisione pct· l'Europa dovranno consentire, come visto, Ja rotazione in Tcat ro sulla base d i quattro turni. Stante, però, l'esigenza t·calc di sostenere altri teatri minori con allre forze (l'esempio degli attuali due Teatri principali e dei due contemporanei in Albania ed a Timor - anche se di minore impegno- t·cnde indisculibile il ragionamento), è necessario disporre di un altro Comando Brigata. Pertanto, la Divisione per l'Europa deve comprendere otto Brigate di vario tipo più i supporti che assicurino la capaci là di intervenire in tutti gli sccnmi esterni al territorio nazionale ipotizzabili - in prospettiva di medio termine - cd un altro Comando a livello Brigata di sola pianificazione, destinato a soddis[are missioni specifiche- del tipo di quella in Albania- avvalendosi di forze c di unità logistichc tralle dai serbatoi di capacità; ruolo, quest'ultimo, assolto dalle allre otto Brigate. Da un lato, infatti, la rotazione deve

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essere basata su un arco di qucHLro periodi, dall'altro, gli a mmaestra menti tralli dalle rece nti missioni in segnano che il settore c ritico è proprio quello dei moduli di Comando e Controllo (prima eU quelli di manovra). Natura lm e nte, il Comando e Controllo de ll a Divis ione pe r l'Europa sare bbe a rf'idato ad uno dei Com a ndi Operativi Inte rmedi. EVOLUZIONE DELLA FORZA ARMATA Presupposti della pianificazione e obiettivi del cambiamento

Passa ndo al proge tto di trasformazione, va de tto ch e le d imens ioni minime de ll'Eserci to- tra un ragiona me nto e l'a ltro possono perta nto essere defin ì Le in nove Brigate (per svo lgere co mpiti fuori da l te rritorio), p iù quelle d i presenza e sorvegli a n7.a, se si vuole manten e re la capac ità di asso lve re ta li m iss ioni. Ta le è lo s tru mento «Esercito» definito da l documento di pia nifi cazione integra to . Come già dello, esso ve rrà rea li zza to in re laz io n e a l p rogetto «P aec he lti di Capac ità» e, q uin d i, gravita ndo prima sulle forze con più a lta probabilità d i im piego, po i sul)e a ltre. Tutto and re bbe be ne se, a ll'indetermin a tezza dei [a llori esterni , non si aggiun gesse que lla dei fa tto ri interni al paese; così, ad esem pio, non è ben nota la durata de] periodo transitorio tra il mode ll o misto - sul qu a le s i sta lavor·ando- e l'altro, quello in tera mente pro fess io na le, pe raltro no n a ncora forma lm ente a pp rova lo, ma ine ludibile e sul qua le si sta lavora ndo da tempo. rn rine, as petto non trascura bile, non è sta to a ncora chi arito il probl ema dell a disponibilità di fondi per ·la tra ns izio ne. Pe nsare, quin d i, ad un o s trum e nto ido neo ad asso lvere le mi ss io ni assegn a le, ma fo nd a lo s u un a s trullura ri gida - e, quindi , difficilme nte a deguabil e a variaz ioni di situaz ione in-

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teme anche sostanziali - diventerebbe inulil e. Di conseguenza, lo Stato Maggio re dell 'Esercito s ta de finendo gli' obiettivi genera li di p ian il"i cazione nella dire tlìva: «Obiettivi di pianificazione fino al2005. Obiettivi di programmazione per gli anni 1999-2001». Si tralla, in sostanza, di appro ntare un mode ll o mi sto volo ntari-leva basato su un li vello eli Forza orga ni ca di 137 000 uomini, in grado di evolvere verso uno interamente professionale. Come si può notare, il rife rime nto temporal e a l 2005 è chiaro e casua lmente co incide con quello ipotizzato per la sospensione della leva. Tutto «lìlerebbc li scio» se venissero confermati i termini, assegnat i i fondi, falle le leggi per incentivare il volontariato, mante nuto il gettito di leva in proporzione all'immiss ione dci volontari. Difficilme nte, però, tutto a ndrà secondo i piani e, comunque, è possibile che il gettito di coscritti, stanti le a uuali leggi s ull'obiez io ne di coscienza e la li m itazione areale di impkgo dei militari di leva, si riduca ulteriormente. In definitiva, il progello d i adeguamento si propone eli pervenire ad un im piego delle riso rse c he sia co mpatibile con il modello di «piani fi cazione integrata» (sempre 137 000 uomini per il mod e llo misto) e c he permetta il passaggio al modello professionale, senza necessità eli ulteriori s tudi di progetto, ma attraverso riduzioni programmate. Un modello dentro l'altro. Viene, cioè, introdotto il concetto di modello integrato professionale minimo, da intendere com e ri sposta conce tluale cd organizzativa alle possibili riduz ioni connesse a l processo di professionaJizzazione. Un modello volto a realizzare uno s trumento com unque rispondente ai criteri precedentemente esposti. Il modello minimo - e qui sta ]'innovazione co nce ttuaJ e dovrà sicuramente essere conlenuto a pri o ri nel modell o misto, nel senso che ne costiluisce la base dalla quale (per successive aggiunle) è poi possibile pervenire «dal basso» al modello inte-

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grato a 137 000 e che, pertanto, copre ogni possibile modello intermedio. Riepilogando: le procedure di lavoro partono dal progetto minimo, vengono estese a quello massimo per aggiunte .-. di moduU, prevedo no la d e fi ni z ione di tanti mode lli intermedi qua n ti sono gli anni ch e ci separano dalia pro[ession a li zzazione, a l fine di rendere disponibili - anno per anno, appunto- forze bilanciate ed in linea con le priorità definite. Quanto precede, proprio nella cons id eraz ion e che, probabilmente, il trans itorio potrebbe essere più dirficile, "...Stiamo, insomma, in termini di risorse umane, che non il parlando di un modello final e . La caduta immanente progetto a ccscatole d e ll a leva potrebbe - cioè - provocare cinesi», coerente, una temporanea ed ulter iore riduzione flessibile, progressivo, di personale, non compensabile con la almeno parzialmente progressione di reclutamento dei volontari e richiede di conferire comunque compiuto In ogni anno credibilità alle forze disponibili. Stiadella transizione..." mo, insomma, parlando di un progetto a «scatole cinesi», coerente, llessibile, progressivo, almeno parzialmente compiuto in ogni anno della transizione, che consenta d i disporre (nel contingente) di uno Strumento in grado di assolvere almeno le missioni piCt importanti. ..--

Lo Strumento Operativo Forze Operative Con rirerimento alle aree funzionali in cui è ripartito l'Eset:cito, appare opportuno proseguire l'illustrazione con il punto di si tuazione attuale c le prospettive future delle Forze operative. Al riguardo, come anticipato precedentemente, la componente operativa viene lrasfonnata sul progetto dci «Pacchetti di Ca-

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pacità» (Proiez io ne, Reazio ne e Presen za). Le Uni là · appa rlenen li a Ile Forze di Proiezione sono già interamente c omposte da personale volontario, mentre quelle di Reazione lo s a ra nno e ntro il 2005. Avremmo potuto fare. prima, ma la carenza d i coscrilli impone d i pensare anche a ll'area del sostegno. Nel loro complesso, ta li forze assommano a nove Brigate multiarm a- anche se la «Sassari» è in configura.done ridolla - più i relativi supporti e sono destinale a costilu ire il nocciolo duro dell'Eset-cito; i noi tre, le stesse sono idonee a compotTe le dh·erse tipologic di Task Force per l'impiego in scenad esterni a l tenilorio nazionale, ipotizzabili in prospettiva di medio termine. In pratica, si tratta delle forze necessarie per realizzare la Divisione per l'Europa, in grado di operare in qualsiasi contesto operativo. Le restanti 4 Brigate, ugualmente imporlanU ed appartenenti alle Forze per la difesa del lerrilorio, sono attualmente alimentate con la leva c, qualora l'Esercito evolva verso il modello professionale, verranno progressivamen te alimentate con volontari. J.:organizzazionc di Comando e Controllo delle Forze Operative è attualmente mticolata su di un Comando (COMFOTER), istituito per preparare, approntare per l'impiego ed eventualmente gestire la globalità delle Forze Operative TetTestri, anche in contesti interforzc, qualora designato c, comunque, in Teatri a prevalenza Lerrcslre. Da esso d ipendono quattro Comandi eli Grandi Unità denominali Comandi Opcn.1Livi intermedi (COI). Le Forze Operative dipendono organicamcnle dai COI che sono responsabili, in lcmpo di pace, della loro prepamzione e del 1om approntamento primo di essi, il Comando delle Forze di Proiezione (COMFOP), è espandibile in senso interforze c multinazionale, ed è preposLo alle operazioni ollre confine quale Comando di una

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generica Forza di jntervento, ovvero della Divisione Italiana assegnata alle Forze di Reazione della NATO. Il Comando dell e Truppe Alpine (COMTA ), a nch'esso proiettabile ed espandibile, è in grado di avvicendare il COMFOP in caso di in terventi prolungati o di concorrere ad alìmentarlo. Due ulteriori strulture di Comando a livello intermedio, ì Comandi delle Forze Operat iv e di D ifesa (COMFOD), provvedono alle esigenze operative su] territorio nazionale. Alle dipendenze del COMFOTER, oltre ai COI menzionati ed al Comando C4-1EW, opera il Comandante per il Supporto (COMSUP), responsabile del coordinamento e contro llo dei supporti operalivi e logistici. Ta li supporti comprendono il Comando dell'Arligli eria Controaereì, il Comando dell'Aviazione dell'Esercito, i Comandi di Raggruppamento Artiglieria c Genio ed il Comando del Supporto Logistico. Questa soluzi one ordinativa, peraltro, potrà subire varianti in relazione all'esigenza di disporre di Comandi in grado di assumere la direzione eli una forza multinazionale secondo il principio del Task oriented. In altri termini, parlando a live llo di concetti, la necessità di disporre di staff idonei acl operare in Teatri esterni, in un quadro di rotazione delle forze, renderebbe opporluno svincolare alcuni Comandi a livello COI, destinati alla proiezione, da compi li connessi con la gestione ord inada delle unità. Ne discende quella che, al momento, è da cons iderare una opzione di studi o, basata su: Comando delle Forze Operative, Comandi Forze di Proiezione - per la sola pianiFicazione e condolla delle operazion i fuori dal letTitorio nazionale senza forze di manovra a ll e direlle dipendenze - Comandi di Difesa per l'approntamento delle Forze e l'impiego sul territorio nazionale, da cui dipenderanno tutte le Brigate, a loro volla unifonilemente distribuile su l territorio, oltre a i supporli. Anche il solo passaggio al modello integrato a l 37 000, comporterà, in ogni caso, significativi provved imenti di sopprcss io-

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ne o riqualificazione de lle unità. in vari sct tori. Bas li pensare all'esigenza di ridurre ben 22 000 posizi oni organiche ri spetto a lle a ttuali. Pur no n essendo questa la sede per ri epilogarlc, a livello di s intesi si tratta di: • ridislocare a lcuni Comandi Bdgata, in funzione dei bacini di disponibilitt\ di volontari; • razionali zzarc i supporti al combaltimcnto c gli organi di sostegno, segnatamcnte le unità di art iglieria c le unità logistichc, in relazione a lle priorità espresse dal Concello Operativo; • operare alcun i lrasl'erimcnli- inevitabili - di unità verso l'arca meridionale.

Organizzazione /ogistica Poch i cenn i a ll a Logistica. La struttura atluale è articolata s u due fasce di s upporto: la fascia di sostegno , di competenza dell'lspclLorc LogisLico, c la fascia d i aderenza, affidala al Comandante delle Forze Operative. La fasc ia di ~ostegno è stata strutturata su due Comandi Logistici d'Arca, pochi Enti di mantenimento c/o riforn imento - con competenza areaJe - ed a lcuni poli nazionali, responsa bili della log ist ica esecutiva per spec ifi c i s istemi. Per quanto riguarda la fasc ia eli aderenza, ro ich é al s uo in terno le un ità logistichc svo lgono attività di pari livello eli difficoltà, non risulla piC1 necessaria la presenza di organi esecuti vi ai livelli intermedi di COI e Brigala, se non come serbatoi di •·isorse da impiegare per l'adeguamento della capacità logistica di forze dcslimlle a svolgere una specifica missione. Una importante innovazione, nel settore del supporto log islico, sa rà il ricorso a prestazio ni di d ille c ivili per quanto ri guarda il servizio mensa ed il ma ntenimenlo de ll e infrastrutture e deg li automezzi. L'obiellivo è di massimizzare il rapporto costo-efficacia, svi neolancio il personale m ilitare da serv izi di routin.e e consentendo un impi ego delle risorse umane in attività strettamente operative.

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Area di sostegno generale Appare, invece, opportuno dedicare una maggiore allenzione a ll'area del sostegno generale. Nel determinare, infatti, la volontà di salvaguardare la componente operativa, l'unica produttiva, deriva la scelta convinta di semplificare, cd anche ridurre - in misura maggiore - le altre com ponenti dell'Esercito, attraverso un processo di razionalizzazione che ha, come unico parametro, l'efficienza. Qualsiasi residua ridondanza, per il sodd isfacimento di funzioni non vitali, sarà dunque eliminala. L'area di sostegno generale, che convenzionalmente chiamiamo la Sovrastruttura, è composta dall'organizzazione scolast ico-addestrat iva, da quella teiTitorialc c da quella logistica, tutte necessarie al supporto di quella operativa. Nell'ambito dell'arca di sostegno generale, l'organizzazione di vertice dell'Escicito vede allualmenlc sottoposti al Capo d i St<1lo Maggiore 3 lspctlori, con compelt.:nzc in spccirichc arce (Jspellori delle Scuole, delle Armi, Logislico) e 3 Comandanti, con compctcnZL' tra loro analoghe c ripartite territorialmcntc (Regioni Militad Nord, Centro, Sud). In questa sede non verrà approfondita l'arca del supporto logistico di ISPEL; c cio, non perché meno importante, ma· in quanto i cambiamènli nel settore corrispondono proprio alla costituzione, già attuala, dell'Jspeltorato. Appare, invece, di maggiore interesse sol'l'crmarsi sui tre progclt i di trasformazione della sovrnstrullura - in avanzata fase di elaborazione- inte:si a semp1ifkarc, nd complesso, il fum.ionamento delle attività di supporto c di formazjone deJ personale. Essi, inoltre, nell'ottica della contrazione quantitalha dello strumento, perseguono nuo\'c c piu economiche risposte organizzative. Da ultimo, preso atto dell'ormai irrcversibilc processo di professionalizzazione dell'Esercito, cd in presenza di una forte carenza di militar-i di leva, si propongono di rendere possibili ulteriori

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semplifi cazioni, quindi riduzioni, razionalizzando la linea di comando dell'Esercito. r' progetti accennati, liguardano, in particolare, la razionalizzazione dei settori della Leva, Reclutamento e Forze di Completamento, delle Infrastrutture e Demanio e della Form azione e specializzazione del personale. Essi si prefiggono, come denominatore comune, la creazione per ciascuno dei sopracitati settori - considerati come a ltrettante macrofunzioni di organizzazioni specializzate, responsabili dell'espletamento di•tutle le attività inerenti la s ingola macrofunzione sull'intero territorio nazionale. · Per quanto riguarda, in particolare, i riflessi della riorganizzazione prospettata sull'Organizzazione territoriale della Forza Armata, questa, in conseguenza dei provvedimenti sopra descritti, sarà oggetto di una profonda trasformazione. Le funzioni e i compiti ancora assicurati dall'area territoriale verranno assorbiti dagli organi delle nuove 0 ••• / ' DttUD/e strutture, m entre OrgDnizzDzione gli Enti ed i CoterritoriDie, mandi che la coimportDntlssimD nel stituiscono saranno fusi o riconfigurati pDssDto, non DppDre nell'ambito delle costituende n uove Orpiù rispondente Dlle ganizzazioni di Forza Armata. esigenze di unD ForzD La razionalizzazione sopra d elineata ArmDtD più sneiiD ed si rende necessaria in quanto l'attuale In viD di crescente Organizzazione territoriale, importa nprofesslonDiizztaione..." tissima nel passato, non appare più rispondente alle esigenze di una Forza Armata più snella ed in via di crescente professionalizzazione. In tale contesto, la soluzione individuata, riorganizzando per materia tre settori di vitale importanza nell'attuale fase di transizione, ha come risultato quelIo di creare tre leve di comando che consentano una regolazione fine dei processi necessari per rendere possibile la pro-

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fessionalizzazione in atto . Ci si r iferisce, ad esempio, al ruolo n evralgico della promozione dei reclutamenti, al fine di rendere disponibili risorse umane quantitativamen te e q ualita tivamente adeguate alle esigenze. Ci si riferisce ancora, al settore infrastrutturale; elemento critico dell'intero sistema e che, al momento, non soddisfa né le reali esigenze delle unità n é i livelli richiesti di qualità della vita del personale. Da ultimo, sempre in tm quadro esemp lificativo e non esaustivo, occorre conferire, con urgenza, carattere unitario alle organizzazioni preposte alla formazione e specializzazione del personale , in linea con quanto da tempo fatto dai maggiori Paesi occidentali. Passando ad una loro illustrazione più nel dettaglio: .u••• /1 progetto prevede di riordinare e Area scolastico-addestrativa roz/onolizzore l'areo La creazione di un TRADOC nazionascolostico-oddestrotlvo le, pur co n talune differenze dai modelli nel due settori del stranieri, rappresenta un traguardo quavertice e delle strutture lificante, di cui si parla ormai da anni e sco/ostiche, che, finalmente, appare alla portata del pervenendo olio processo di rinnovamento coraggiosacreazione di un'unico mente avviato nel orgonlzzazlone, con 1997. In sintesi, i l responsobilitt) esteso progetto prevede di o/l'Intero territorio riordinare e razionanazionale.••" lizzare l'area scolastico -addestrativa nei due settmi del vertice e delle strutture scolastiche, pervenendo a lla creazione di un'unica organizzazione, con responsabilità estesa all'intero tenitorio nazionale, al "fine di realizzare la gestione unitaria delle fìmzion:i di: • istruzione del personale; • val:idazione delle capacità operative e del livello di addestramento delle unità; • studio e sviluppo della dottrina (normativa d'impiego, pro-

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cedure ed impiego dei mezzi, dei sistemi di mezzi e materiali); •. simtùazione (ricerca e sviluppo, impiego di sistemi dedicati); • concorso allo sviluppo delle forze, dei mezzi e dei sistemi. La costituenda organizzazione unica di Forza Annata per l'area scolastico-addestrati va sarà dunque realizzata per accorpamento delle strutture facenti capo, attualmente, agli Ispettori delle Armi e delle Scuole, e risulterà costituita su 3 livelli: • Ispettorato per la Formazione e la Specializzazione, quale organo di Vertice sito in Roma; • Vice Ispettori; • Scuole , con gli Enti collegati. La realizzazione della struttura è influenzata essenzialmente d all'attuazione di provvedimenti ch e comportano interventi di tipo infrastrutturale, lo spostamento di aliquote consistenti di personale e la sanzione di p rovvedimenti ordinativi, i cui tempi di sviluppo sono spesso molto djfferenti. Saranno p ertanto necessarie più fasi di sviluppo temporale del progetto, che dovrebbero consentire - entro il marzo del 200 l - la soppressione degli attuali Ispettorati delle Scuole e delle Armi e l'istituzione dell'Ispettorato per la Formazione e la Specializzazione, retto da un Ispettore delle Scuole e Ispettore delle Armi. Settore del Reclutamento e delle Forze di Completamento Il progetto di revisione del settore prevede di attribuire le funzioni del reclutamento, del completamento delle unità e di quelle certificative e promozionali, nonché della leva - fintantoché r imarrà in vigore il servizio militare obbligatorio - ad un'unica organizzazione, con r esponsabilità estesa all'intero territorio nazionale. I..:Organizzazione di Forza Armata preposta alla Leva, Reclutamento e Forze di Completamento (RFC) sarà quindi articola-

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ta su tre livelli e costituita da Enti/Comandi ottenuti per riconfigurazione di Comandi già esistenti dell'organizzazione Territoriale. In particolare: • un Ispettorato per il Reclutamento e le Forze di Completamento, organo di Vertice, ottenuto per trasformazione di un Comando di Regione Militare; • 3 Comandi Territoriali interregionali RFC - Nord, Centro e Sud- ottenu ti per riqualificazione di altrettanti Comandi Regionali Militari; • 16 Comandi Te rritoriali Regionali RFC, basati sugli attuali/costituendi Comandi Militari Regionali. I Distretti Militari ed i connessi Organi della Leva sono destinati a fondersi e coincidere, riordinati e ridotti nel numero, con i Comandi Reclutamento e Forze di Completamento Interregionali e Regionali. Nel novembre 2000, prevedendo uno sviluppo senza scossoni del progetto e delle conseguenti attività, dovrebbe avvenire la trasformazione del Gruppo di Programmazione e Verifica, incaricato delle attività organizzative, in Nucleo di Attivazione dell'Ispettorato per il Reclutamento e le Forze di Completamento. Settore delle Infrastrutture e del Demanio

Il terzo ed ultimo progetto di revisione del settore costituisce un aspetto fondamentale del piano di sviluppo dell'Esercito. In sintesi, si vuole unificare la funzione realizzativa degli obietiivi inErastrutturali della Forza Armata e di trattazione delle problematiche del Demanio in una organizzazione dedicata, con responsab il ità estesa all'intero territorio nazionale, allo scopo di elevare l'efficienza complessiva del settore. Anche l'Organizzazione preposta alle InfTastru tture ed a] Demanio sarà articolata su tre .liveili e costituita da Comandi

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ed Enti ouenu li per riconfi gurazione di organ i dell 'organi zzazione Terrilorialc g.ià esistenti. [n parUcola rc: • un Ispettorato d e lle Infrastnttture quale organo d i Verlice; • 3 Comandi Infrastrutture d'area; • un certo numero di Reparti e Sezioni infrastrutture r egionali. t.:Organizzazione per le lnfraslrutlurc cd il Demanio dovrà quindi assicurare, in term ini generali: " la geslìonc unitaria e globale di tulli gli immobil i della Forza Armata; • le attivilà d i lavoro e qu elle sul demani o; • la produzione della «doltrin a)) dell e infrastrutture; • l' impiego del personale assegnalo, c, infine, la fornitura dci servizi agli utenti delle infrastrullure. Nel 200 l è previsto l'anrio del funzionamento della nuova stntllura, con assun zione progressiva della responsabilità e contestuale disaltiva:r.ione della vecch ia strullura connessa con l'orga nizzazio ne terri tori al e.

Organizzazione C2 Il sistema d i Com ando e Controllo d ella Forza Arm ata depoter soddisfare esigen ze r-iferite alla condo tta delle operazioni ad essa assegnate, all'approntamento de llo strumento ed al suo su pporto generale. A partire dal t 997, è s tato individuato un certo numero di «figure-chiave)), responsa bili per c iasc una delle co mponenti del la Forza Armata. Jn particolare, da l Capo di Stato Maggiore del l 'Esercito dipendono direllamcnte so lo o tto figure chiave invece delle 22 della precedente sln.Jllura, ma l'organizzazio ne territoriale (basata su lle R egion i ve, in sintesi,

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Militari) dispone ancora, come visto, di una organizzazione operante per funzioni. Al termine della ris trutturazione in atto, il Capo di SME potrà contare sul supporto di una specie di «COnsiglio di amministrazione», compos to da un numero limitato di Ufficiali Generali, responsabili - ri spettivamente - degli aspetti opera li vi (il Comandante delle Forze Operative Terrestri), della formazione di base e della specializzazione (l'Ispettore delle Armi e Scuole), del sostegno (l'Ispettore Logistico) del reclutamento e del completamento (l'Ispettor e RFC ) e d egli aspelli in frastru t tuu ••• L'obiettivo finale è rai i (l'Ispettore delquello di tendere a soli le Infrastrutture). tre Comandi alle L'obiettivo finale, comunque, è qu ello di dipendenze del Vertice tendere a soli tre Comandi alle dipen dell'Esercito: Il denze del Vertice dell'Esercì to: il ComanComando delle Forze do delle Forze Operative; l'Ispettorato Operative; l'Ispettorato Logistico, l'Ispettorato per la Normativa Logistico, l'Ispettorato e la Formazione. per la Normativa e la Il disegno finale si po trà reali zzare, in un Formazione•••" periodo tra ns itorio a bbas tanza lungo, a ltraverso la cr eazione di a lcuni Orga ni s pecia li stici, destina li a ges tire aree specifiche nel m omento diffi cile del ca mbia mento e ad assicu rare la necessa ri a gradu alità ad un pi ano decisam ente rivoluzio nari o, per poi co nfluire con i compiti assegnali nei tre Comandi pr incipali indicati. CONCLUSIONI

A conclu sione d ell a presen te esp osizion e, cosl com e è s ta to accenna to all 'ini 7.io, ricord o che lo scopo della s tessa, tenen do anch e conto del livell o dell'udi torio, era quell o di espli care i contenuti co ncettua li d el progetto Esercito. Non a b bia-

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mo ancora battezzato ufficialmente il progetto; potrebbe esser,e : l'Esercito p er il 2005. Vedremo. Si è quindi evitato l'enunciazione pedissequa dei provvedimenti ordinativi, magari di più diretto interesse dei singoli, ma che possono essere solo capiti comprendendo le ragioni del cambiamento. Anche perché, i riferimenti attuali per il probabile passaggio al professionale sono sufficienti per pianificare, ma del tutto inadeguati per offrire certezze. Allo stesso modo, per ragioni di tempo, non sono stati trattati altri argomenti vitali, quali, acl esempio: la possibilità di reclutare volontari sufficienti per alimentare le forze e dei connessi provvedimenti legislativi, necessari per i ncentivarne il reclutamento. . Si vuole dire che, in questo settore, come in tutti gli altri di interesse dell'Esercito, saranno prospettati -con serenità e senso di responsabilità - difficoltà e problemi, verranno proposte le più opportune soluzioni tecniche, per poi fare - con senso del dovere- il meglio possibile con le risorse assegnate. Si sappia, però, che l'Esercito è comunque pronto aJ cam biamento, con studi, progetti ed attività già avviate. Ad esempio, è stata recentemente approvata ed introdotta la figura del Volontario a Ferm a Annuale (VFA) - proposto ed elaborato dallo Stato Maggiore dell'Esercito - quale provvedimento transitorio per. compensare la carenza di militari di leva (segna tamente nelle regioni del Nord Est), contribuendo allo stesso tempo a rendere disponibili forze per operare, magari in contesti di non altissima valenza operativa, fuori dal territorio nazionale. Il VFA è, in sostanza, un giovane di leva, disponibile aprestare servizio per 12 mesi, senza limitazioni di destinazione e d'imp iego e che riceve - e non è poco per due mesi eli servizio in piLl - un trattamento economiCo pari a l 50% di quello destinato a i Volontari in F erma Breve (VFB).

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Altre ancora, questa volta nel lungo periodo (più di dieci anni), sono le trasformazioni possibili od immaginabili. Si pensi so lo all'edificazione del pilastro de lla sicurezza europea ed all 'evoluzione tecnologica; [allori c he addirìllura potrebbero portare ad un modo del tutto nuovo di concep ire c s trutturare le forze. Nel futuro, ma c i si riferisce a quello - tutto sommato - dietro l'angolo, le Brigate potre bbe ro essere del tutto diverse dalle alluali. In un quadro così dinamico, si riafferma dunque la centralità dei principi is pirato ri, che, lo si ripete, per la Forza Arma ta sono essenzia lm ente di natura operativa c vo lti all 'eff; cienza. Gli Eserciti, però, a nzi le Forze Armate, sono fatte prima di tutto di uomini, di sentimenti. In questo amb ito, è lecito c hiedere a tulli consapevele spirito di servizio e partecipazjone pe r realizzare gli scopi propos ti; partec ipazione, soprattutto, che nasce dalla conoscenza. Allo s tesso modo occorre fa re tulto il poss ibile per sos ten e re il persona le, dal punto di vista moral e e tTHltcria le, in un periodo di tras formazi on e c he n on sarà esente da disagi e sacrifici.


Se non si riuscirà in quello che ci siamo proposti, sarà Lullo l'Eserc ito a fallire. E non sarebbe giusto. Perché già oggi, e graz ie in larga parte alle decis ioni adollale n egli ullimi anni, l'Eserc ì Lo rappresenta un a forza credibile ed efficace in grado d i esprime re e di sos te nere, contemporaneam ente, quattro missioni opeu•••grazie In larga rative fuori dai confini. parte alle decisioni adottate negli ultimi E ciò, sen za- owiamente- b loccare la anni, l'Esercito macchina, continuando e perseverando, rappresenta una forza in vece, nel cont inuo, progressivo e cocredibile ed efficace in stante mi glioramento delle sue compogrado di esprimere e di n ent i. Di quesostenere, s to, come re contemporaneamente, spo nsabile de lquattro missioni lo Stato Ma goperative fuori dai giore dell'Eserconfini... n c ito, sono orgogli oso e ringraz io Lulli gli uomini dell'Esercito (Ufficiali, Sottufficia li e truppa) di quanto e per quanto fanno lutti i giorni. O


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