Monachesimo benedellino ed Europa i è stato chiesto, e fors e non poteva essere diversamente, di tratteggiare brevemente l'apporto dato dal monachesimo al formarsi della coscienza europea ora proprio che siamo giunti all'attuazione d ella stessa coscienza, sopita per tanti secoli. ' S. Benedetto, divenuto p er la sua Regula simbolo dell' ideale monastico, già nel 1947 da Pio XII fu chiamato " Padre dell'Europa" e poi il 24 ottobre 1964, in coincidenza con la consacrazione della basilica di Montecassino, ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, da Papa Paolo VI fu proclamato proprio a Montecassino Patrono Principale di tu!ta l'Europa. E per ciò lecito chiedersi t{uali furono gli elementi fondamentali dell'esperienza benede ttina nei secoli, grazie ai quali fu possibile ai monaci diffonder e il Vangelo nelle terre d'Europa , di quell'Europa dalle molteplici culture, tradizioni e civiltà.
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Monachesimo ed origine dell'Europa Si può certamente dire che il cammino dell'Europa ha avuto inizio con l'evangelizzazione delle popolazioni europee da parte della Chiesa. La creazione di centri di vita cristiana fu il metodo della evangelizzazione dei popoli barbarici. In particolare il grande Pontefice san Gregorio Magno fu il primo ad operare per la loro conversione, inviando dei monaci tra quelle popolazioni. Celebre è l'invio in
Berna
'bNORIO
,lnghiltcna di un gruppo di monaci, il cui capo, Agostino, fu il primo At·civescovo di Cantet·bury. Successivamente l' anivo dei monaci it·la ndesi ed inglesi sul continente segn ò l' inizio della seconda fa se: innumct·cvole fu la schiera di monaci che si spat·se tt·a le tribù germanic he an cora vaga ne. Tt·a essi d cot·di amo Colomba no, Ga llo, Willibt·od e, opt·auutto,
Bonifacio. Una fitta t·ete di monasteri ed a bbazie si estese eosì in tutta l'Europa : Luxeuil, Bobbio, S. Gallo, 1\tlda, Reichcnau e migliaia di altt·e co~ truzi oni grandi c piccole. Questi monaste t·i divcnne t·o un punto di riferimento e senziale pet· tutte Le po polazioni vicine, centt·i di eva ngelizzazione e di civilizzazione. Un ' al tnt schiera di santi (Cit·illo , Metodio , Ad a lh<'t' LO , n " Strfano d 'U np;lwl"i cl Nl a llt·i ) (•ompì l' im-
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presa di e va ngelizzare i popoli scandinavi, gli slavi e gli ungad. Così, nel secolo XI , l'Europa c onsisteva in una comunità di popoli uniti dalla stessa fede e dalla stessa cultura : essenziale in quest' opera di edificazione era sta to l 'apporto dei monaci benedettini.
I monasteri com e centri di vita economica Già p er gli a ntichi il la voro riflette il profilo migliore di una società che per prosp erare deve organizzarsi sui valori della costanza , della fermezza e della p er severanza. Seneca scriveva: generosos animos lahor nutrit, e ancor prima di lui Aristotele rieonosceva il fatto che quod la bor·iosiu s acquiritur, magis diligitur. E fu proprio sulla scia di questa idea le eredità che la valor·izzazione ben edettina del l avoro , consid et·ato come mezzo di elevazione dello spirito e p erfino come strumento di crescita nell ' amor e, e p er ciò a tutti raccomandato, portò ad
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una ripresa della bonifica del su olo e del lavor o dei ca mpi, in tempi in cui gr·an parte dell 'Europa Occidentale er a incolta e sp op olata. Jl monastero , che normalmente sor geva in un luogo isolato, divenne un centro presso cui si •·adun ava no, in detenninati giorni dell'anno, le p opolazioni vicine p er scambiarsi i loro prodotti; b en p r·esto fu il luogo in eui , sotto la p•·otezione dell 'abate, poterono sor gc•·e veri e p •·opri spazi di contrattazione, di vendita, d i ac<1uisto dci prodotti della terra oltre che dcll 'a rtigi.anato. . Con il passare del tempo, per il rap ido moltipliGa •·si rlcllc don azioni, le proprietà dei monaste .-i benedettini assunscr·o vaste proporzioni. Ques to fa llo portò a llo sviluppo della innovazione tecnica: si moltiplica•·ono così nelle a bbazie i mulini ad acqua cd offi ein e di ogni genere (oleifici, concerie, tintorie , birret·ie, for·maggerie e, più tardi, stampe).
I monasteri com e centri di vita culturale
Un altro importante con t ributo alla civiltà europea fu offerto dai monaci con la paziente trascr·izio ne di testi della tradizion e antica. Si copiava no sopr·a tLutto Ja Bibbia ed i testi dei gt·a ndi autori cristiani , ma anche storici, poeti, na tu ra listi. Autol'i di ognj gener·e del mond o anti co trovarono quindi ospitalità n elle biblioteche monastiche. Quello che iJ mo ndo modemo
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conosce della letteratura antica è dovuto in ~naniera quasi esclusiva all'opera di umili ed anoninù amanuensi: Montecassino , Bobbio, S. Gallo, Tcgerusee, Fulda, Reichenau sono stati i principali luoghi di conservazione di Le ti classici. Alcuni dei manoscritti , soprattutto la Bibbia e gli evangeliari, erano eseguiti in modo lussuoso: a volte la per gamena era tinta di porpora ed il r esto era scritto con un particolat·e inchiostro su cui si fissava dell' oro e dell'argento. Il lusso e la cura nelle decorazioni rivelano un amore per i libri che venivano accuratamente conservati: " Monasterium sinc at·mario est sicut castrum sine armementario" dir·à il proverbio.
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I monastc r·i com e centri scolastic i I libr·i r·ieopiati con cur·a ser·vivano ai mona ci per la lettura e l' insegnamen to . P er lungo tempo i mon asteri , insieme a lle chiese cattedrali, furon o l' unico luogo in cui ci si pt·eoccupava di istnùre ed in segna r e. Nel 789 Carlo Magno in un su o capitolare ordina che " in ciascuna diocesi, in ciascun monastero vengano insegnati i salmi (per· appt·endere le letture), l<' note, il canto (p er canta r·<' l' ufficio) , l ' a ritmetica, la gr·a mmatica (per saper· scl"i vere) e vi iano dei lihl"i con-etti con cura" . Ma ('r a questa un'usanza già diffu a. Le scu ole monasti che sono in primo luogo d estin a te a Ua formazione dei monaci; vi son o però dei m onas teri che mantengono dcJI ~ s~:uole che possono csscr·c freq uentate d a studenti laic:i. E il caso, ad esempio, del mo na s"téro di S. Gallo in Svizzer·a. I monastc r·i come centri di o spitalità L'alto va lo r·e che i monaci attri bui va no a U' ospitalità
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(l'ospite è "come Cristo" secondo le parole della Regola) fece sì che i monasteri divenissero un punto eli t·iferimento si.c uro p er i pellegrini o p er i vari viaggiatori ch e vi t•·ovavano aiuto e protezione. Nei loro viaggi verso la Tenasanta, verso Roma o gli altd luoghi degni dj venerazione (tra tutti ricot·diamo Santiago de Compostèla) i numerosi pellegrini sapevano di trovare n ei nmnerosi monasteri che costellavano l'Europa un ristoro alle dure fatiche del viaggio e la risposta a
qualsiasi n ecessità. Con questo lavoro immenso e minuzioso è stato offerto un prezioso contributo alla civiltà e uropea . Oggi , all'injzio di questo terzo millennio dell 'era cl'istiana , l'Europa nel gettare le fondamenta della sua unità, va anche alla ricerca della sua identità e non può dimenticare le sue radici , anche se qualcuno a cu-
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"I-', c.uropa (;' . ta mente ha scr1tto: e, un progetto, n on una nostalf,ria" .... L'Europa, a mio giudizio, sar à allora prevalentem ente " una coscienza'" , una capacità , cioè, di vivere e proporre quei principi inscritti in ogni uomo , che devono esser e alla base di ogni intesa economica, politica , militare. Certo fa male constatare l'impianto agonistico e asettico della Carta dei Diritti d'Europa: lo stesso Presidente d ella Commissione Euxopea Romano Prodi ha detto qualche giorno fa , in un' intervista, queste testuali par ole: "Tutti abbiamo un rimpianto perché non è stata fatta una m enzione specifica della r eligione come sorgente della Carta dei Diritti. Su alcuni punti sono stati n ecessari dei compromessi". Così gravi compromesso e ambiguità sono sutti anche compiuti n ella definizione della famiglia: anch e qui una invadente cultura individualistica tende a circoscriver e e confinare matrimonio e famiglia nel mondo del privato, giungendo così a riv endicare il riconosci-
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mento pubblico per tutte le forme di convivenza realizzate p er scelta privata. Dobbiamo r ealisticamente riconoscerlo: tutto questo è una sfida che umilia la civiltà romana e cristiana, nata dal genuino concetto del diritto naturale , quando già Cicerone n el De Officiis poneva il principio "prima societas ìn ipso coniugio est" quale luogo primario di vita e di civiltà. Verranno recuperati tali valori di civiltà? Saprà l 'Europa ritrovare le proprie autentiche radici e la propria identità culturale e spirituale? È questo il mio auspicio e il mio augurio per il Bene di tutti i cittadini d ' Europa. ua Ecce l lenza Bernardo D' Onori o. al 520secolo Fabio , nato a Vero l i (Fr) agosto 1940. è
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Entra all'e t à di 13 anni nell ' Abbazia di Montecassino quale Alunno Monastico e qui compie gli studi ginnasiali, liceali e teologici presso l'Istituto Teologico dell'Abbazia. Emette i voti monastici i l 30 settembre 1962 all'età di 22 anni e riceve il sacro Ordine il 4 giugno 1966 all'età di 26 anni. Consegue il Dottorato in Utroque Iure "summa cum laude" pre s so la Pontificia Università Lateranense. Insegna Diritto Canonico nell ' Istituto Teologico del l 'Abbazia e Storia dell'Arte (di cui è profondo cultore) nell'annesso Liceo Classico. Il 25 aprile 1983 Sua Santità Giovanni Paolo II ne conferma l'elezione ad Abate Ordina ri o di Montecassino, 190 ° suc ces s ore di San Benedetto. È di diritto membro della CEI ed è Ordinario diocesano di un territorio comprendente 53 parrocchie . Attua l mente è membro della Commissione Episcopale CEI per la Liturgia . ll
In cammino verso l'Europa unita ignor Ministro, Eccellenza Reverendissima, Signor Capo di Stato Maggiore , Signori Ufficiali, allievi e signor e e signori,
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gt·azie per l'invito a dfletter e insieme, crui a Cassino, sull'Europa e sul suo futuro dinanzi alle grandi sfide di un nuovò millennio , ch e vede il mondo semp•·e più villaggio globale sotto la spinta delle grandi trasformazioni neUe forme di comunicazione multimediali: un villaggio dominato da una forte competizione per l'egemonia tra Stati Uniti, Europa e Far East. Ques!i ultimi, a loro volta, stentano a trovare intese per far fronte ai grandi temi dello sviluppo dei paesi poveri, delle migrazioni e della tutela dell'ambiente. Dentro questo villaggio si scontrano la nuova cultura tecnologica, che si presenta come la forma di occidentalizzazione del mondo, con l'inglese come sua lingua unificante, da una parte e dall'altra le tante culture e tradizioni dei paesi che resistono a questo dominio , anche se le prospettive saranno diverse quando le loro economie si avv ieranno sulla strada della t rasformazione. È in questo contesto che il vecchio continente, oggi, si trova a competere e a cooperare per dare un a sua originale d sposta alle sfide del cambiamento, in nome di cruclla sua cuJtura che, fondata sull'innesto fecondo del pensiero deU'ebr aismo cristiano di Paolo di Tarso in quello dei grandi filosofi della Grecia e di Roma , ha animato le grandi trasform azionj dell'era moderna. Ma ogni grande battaglia pacifica la si può combattere solo se gli uomini sono coscienti delle loro radici, se hanno il senso della storia , cioè del ca mmino ch e i loro padri hanno compiuto e dell'er edità che hanno lasciato
Vincenzog COTTI
e dalla cui piena accettazione occorre sempre ripartire. E noi questa sera per guardar e a quello che come europei ci attende in questo nuovo millennio , partit·emo proprio dal ricordo di quello che è stato il cammino che i padri fondatori dell'Unione Europea hanno compiuto per arrivare oggi a intravedere un 'Europa federale. A Mignano Montelungo, oltre cinqu anta anni fa, rinasceva l'Esercito Italiano: era il simbolo di una ritt·ovata "unità nazionale", di una volontà di ricostruzione maleriale e morale del Paese, e di una rin ascita della sua pt·esenza internazionale a fianco delle gt·a ndi democrazie moderne. Di lì a poco, i padri fondatori della Repubblica po ero nella Costituzione le fondamenta per la r ealizzazione delle aspirazioni profonde della nuova Italia. La prima parte della nostra costituzione fissa le regole volte a gar antire le libertà fondamentali ed il rispetto dei diritti inalienabili della persona e delle comunità naturali, e per preservare il Paese da ogni germe di totalitariSJ1lO. La forma della democrazia rappresentativa , che i Costituenti scelsero per il nostro paese, ha con sentito ch e, pur nelle gr andi intemperie della guerra fredda e del terr orismo, la Repubblica uscisse indenne !fa ogni tentazione autoritaria. La drammatica lezione deJla prima parte del secolo , infatti, ammoniva i cos tituenti che le democrazie del Novecento "sono due: una liberale, su base empirica, che si realizza con la limitazione del potere attraverso r egole condivise, l'altra, totalita-
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da, su base messianica, che dà valore etico al potere. Mentre la prima può essere imperfetta e quindi perfettibile, perché considera il potere un sistema pragmatico per governare la convivenza umana, la seconda è perfetta e, quindi, solo degradabile, perché attribuisce al potere il compito etico di salvare l'intera umanità. E se la democrazia liberale tiene distinti Bene e Politica, Verità e Storia, la democrazia totalitaria si fonda sulla realizzazione del Bene nella politica e della Verità nella storia. Vossessiva vocazione a realizzare il cielo sulla terra, con il risultato di perdere di vista la realtà, cioè la terra, produce il rovesciamento di prospettiva logica: il potere popolare si trasforma in dittatura totalitaria sotto la guida di un capo cui è affidato il compito di realizzare l'Idea". I Costituenti non ebbero dubbi: la democrazia liberale fu la loro scelta. n senso profondo della lezione del Novecento era racchiusa proprio in questa affermazione: l'unica arma che gli italiani avevano contro i totalitarismi era la libertà. La libertà fu la prima pietra miliare della costruzione della Repubblica. La seconda riguardava la pace, dopo due guerre mondiali combattute nel breve volgere di un trentennio da "nazioni chiuse nel loro egoismo e rivaleggianti nel potere". Per evitare una nuova guerra mondiale in Europa occorreva andare contro il corso - naturale della storia e determinare una vera frattura, invertendo il processo di frazionamento degli Stati per puntare all'unità dell'Europa. Occorreva andare oltre la stessa idea di una Europa unita perseguita con le armi, dai Romani a Carlo Magno in poi, per approdare all'idea di una Comunità
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di tati , na ta e sostenuta da un comune ideale di libct·tà c d i democt·azia. A voi giovani presen ti in questa sala , specie oggi cht> la cos tt·uzione dell1Europa è diventata una scelta condivisa da lla totalità delle forze politiche del Paese<' dalla inter a sua.opinione pubblica, l1id ea dci padri fo nd a t01·i dc l1 1E uropa appare del tutto fa cile e natut·al<', non bi sognosa di quel grande CMaggio che cbbet·o uomini solita l'i , all ot·a sicuramente in mino ran za t·ispNLo a l sentire comune dei lm·o concittadini , e che tuttavia , sficland o la slot·ia , aprirono un capitolo nuovo n~ ll a vita elci popoli Clii'Opei. Gio va sempt·e ricordar·e che quando Adc~ mnwt·, dc Gaspr t·i c ehum an pr·oposer o il tt·a u a to istilulivo dclla Comunità el ci cad)one e dell1acci aio pt>nsavano rct·ta-
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mente ai va ntaggi del lillcro scamhio , ma 1-1opratlullo pensava no di ap.-in• la strada aUa integrazione politica del Continenlt' nella 11spet·anza di ostacolat·<· in tal modo il fom1a1·si di gntppi di interessi nazionalistici che avrehbet·o potuto gettare nuovanwnu• h• hasi per una divisione d<•l V<·<·<·hio ContinentE' t' JH' t· nuove conflagraziom helli(·hc11 • Certamente nel periodo della dittatura fa sc·ista in Italia vi fUJ·ono uomini che nel carcer e o dall'esilio pensawno ad un a Eumpa federale, ma senza il coraggio e la determinazione dei tre statisti, indicati cori-te i padri fondatori, oggi forse non parleremmo di una Europa Unita. Essi seppc•·o guardare oltrt> la tt'ad izione, gli wnori, la <:ultur·a c la storia dei propri popoli, forzando anche l'orientamento dei rispettivi pat'lÌlÌ democratici cristiani. E c consideriamo che, ai nastri di partenza, ci furono solo sei paesi cioè la minoranza degli stati e dei popoli <'ut·o peì, si può meglio a ppn ~zzarc la hmgimiranza dei fondatori ddl'Eut·opa. Quando nel l 95 l a Pal'igi istituit·ono la CECA, la comunità del <:Hbonc c dt>U'acciai o, i pad •·i fondatori dell'Europa JWnsa •·ono sì a cr eare un blono <·conomico, ma iltraguanlo da essi intravisto ct·a quello di tma più ampia ed dfNtiva unità politica dc ll'Elll·opa. ll difficile a quel pu nto <·t·a identificare i passi da compiere dopo la creazion<· de lla CECA per arriva t·<' a questo l'isulta to. Gli ostacoli da supet·are et·ano •·a pJH·esentati dalla guena f•·edda , da lla tiepidezza degli Sta ti Uniti, dalla sprezzante opposizione degli alLI'i paesi europei, in particolat·c l'lnghilterra e dalle stessc opinioni pubbliche dei paesi che avevano dato vita a lla CECA (Italia , Francia, Gennania, Belgio, Ola nd a e
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Lussemh u r·go). Furono proprio De Gasperi , Adenauer· e Sch uman , a individua r·e nell'esercito comune d ell'Eur·opa la str·ada più efficace per costringere tutti ad approd a r·e ad istituzioni sopranazionali. Essi p ensa rono che il modo migliore per vincere gli ostacoli sopra ricordati fosse qu ello di proporre ai Parlamenti d ei sei paesi Ja ra tifica d eJ tt·a ttato istitutivo della Comunità eur·opea di difesa (la CED). La <:r eazione di un esercito comune avrebbe r-ichiesto non solo una comune poJitica di difesa dei sci paesi c quindi una politica estera comune, ma sarebbe diventata la premessa concr eta per l'obiettivo eli un 'Eur opa fed erale che si erano proposti dj raggiungcr·e. F in dalle pr·ime battute il cammin o d ella r·atifica del tratta to non si presentò facile: quasi tutti i Parlamenti si fermarono in attesa delle d ecisioni di quello fra ncese che, per impulso d ell'allora Primo Ministt·o - Pierre Mendes France- bocciando la ratifica del Trattato sulla CECA, sembrò far fallire tutto il disegno europeo. U na più .c ompita consapevolezza d elle conseguenze nega tive d ella d ecisione francese la si è avuta solta n to a dista n za di tempo. In primo luogo quando partiti della sinistra europea e in particolare il Partito Comunista ltaJian o, superando diffiden ze ed opposizi oni tradizionau , hanno fatto giustizia d elle m olte pt·even ztoni che avevano accompagnato il dibattito politico sulla CED. Ma ilt·ammarico maggior e p er la decisione politica francese lo si è avuto quando, in questi ultimi anni , di fronte a lla esplosione d ei dr·ammatici conflitti etnici nella ex-Iugoslavia, conseguenti alla dis integ r·a:~. i o n e
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FJ dcJla fcde r·azion<' c n~ ata da Tito , si è invoca ta la pn'senza dt'U1 Europa come entità poli tica e militare, a nchr se in sintonia con 11alleato amet·icano e con gli a ltr·i pac i della ATO. E oggi iJ miglior· riconoscimento postumo delle intuizioni dci padr·i dcll 1E u ropa viene daUa r·ip r·esa, sia pur·e con moda li tà diver se da quelle dell954, dell'avviata costituzione di un esercito europeo, che vede l1lta lia in pr·irna fila nella promozione e sostegno dell 1iniziativa. To r·na ndo a quel lontano 1954, i padri rleJIIEuropa non si arresero alla sconfitta e ripresero ben pr·es to la str·ada dell1integrazione europea, anch e se non si nascoser·o la gravità di cruello che era avvenuto a Parigi: ne è
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testimonianza la lettera che Dc Gaspcr·i serisse a Fanl'ani nell 'es tate d ell954 poco prima di morire e che cosLituisc<' quasi il testamento p ohtic-o dello statista. In q ue Ua leuer·a De Gasperi ammonisc<' i suoi amici ad andaee avanti s ulla stt·ada dell 'E ur·opa , a nche se intravedr la necessità di combatter·c con più determinazione le nuove c-hius1u·c nazionaliste in sor·tc• in Eu t·opa. [l cammino fu .-ipr·eso r-ipa r·tcnd o d a ll 'intcgt·azione c:on la pt·oposta eli d a r· vita al "mercato eommw ('Ut"OJH'0 11 ehe , amlando oltr·c• gli sc·hemi di una uniom' doga nale o di un a zona eli lihc·r·o sC'ambio, d essr vita a un a c·om1mità, con or·ga ni c·a pa <"i di at·monizzarf' lo svi lup po clc·ll<' di verse at"N' dc-i sc-i pa<'si c •·enderc in taJ mod o c•ffettiva la liber a circ·olazionc- delle persone-, d elle mer·c-i <' clc•i C'apitali. Nell 957, a tre a nni dalla sconfitta della CED, fu fir·mato , a Roma , il trattato per la creazione del Mercato Comtme Eur·oveo, riprendendo il cammino avviato con la costitu zione d ella CECA. Cammin o, che, attraver so tappe successive , r itardi e rapid e accelet·aziorù , ci ha portati all 'odie r·na Unione EueopNa con 15 stati m embri , dai sei del l 957, e alla vigilia di un ulteriore allat'gamento ai paesi d ell'Est e a quelli dd Mediterraneo e con una rrionrta unica per undici df'i quindici paesi dell'Uniom•. l trattati di Maastric' hl <'di Schengen hanno r ea lizzato un più ampio acco r·d o tt·a gli stati europei , dand o vita all'euro e all a f'igur·a d el cittadino europt"o "e hc ha un a tutela sopr· a nazional e dei suoi diritti<' il poter·e di muoversi libenarnente nei paesi dell' UniOI'H' 11 • economic ~a,
Dopo la ca duta del muro di B<.'din o lt> idee guida dei pad ri fond a Lo .-i dt'll'Eut·opa di ga r·an ti t' t' c-o ndizioni di
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pace, di libertà e di sviluppo, hanno subito pr·ofondi cambiamenti. La forza della pl'ima è scemata, legata com'è oggi al formarsi di nuovi equilibri internazionali, e non dallo stare insieme in Eur·opa. La seconda va assumendo nuovi caratteri a causa dei processi di globalizzazione, anche perché nel villaggio globale i paesi europei , pÌuttosto che coopet·are, sono ancora conllittuali: sono più t·ivali che soci nei mercati esterni all'Europa. La realtà di tutti i giorni ci mostra, anche pe,r mia esperienza diretta, che quando i governi dei singoli stati partecipano alla formazione di decisioni comuni nei vari consigli europei, emerge sempre una difesa degli interessi nazionali in contrasto con la ricerca di una più stretta cooperazione sarebbe più utile per tutti. I vecchi nazionalismi sono duri a morire e influenzano i rapporti interni ed esterni all'Unione, anche se non mancano mccliazioni politiche che r·entlono ev idente i vantaggi deJlo stare insieme. La gestione dell'euro da parte della banca centrale e la creazione del responsabile deiJ a pol·i Li ca estera e di difesa comune hanno accresciuto i centri di poter·e e di decisione dell'Unione facilitando le spinte clisgr eganti piuttosto che uniJicanti. La stessa debolezza dell'euro verso il dollaro e la djfficoltà della banca centrale a orientare le aspettative del mercato t·ischiano pat·adossalmente di togliere al trattato di Maastricht la spinta verso J' unione poJitica dell'Europa. La prospettiva dell'allargamento verso quei paesi, che le vicende del comunismo hanno tenuto fu. ori dall'Europa, ha generato a sua volta conflittualità
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tra i governi degli stati che già fanno parte dell'Unione. L'insieme di tutte queste vicende fa gravare sull'Europa , incognite le cui possibi li evoluzioni sono ancora del tutto imprevedibili.
In sosta nza, i governi europei non hanno trovato una risposta effi cace ai cambiamenti che le vicende del post-comunismo hanno generato sui presupposti economici, socia lj e politici sui quali i padri fondatori dell'E uropa costruirono il modello dell'Europa unita. '
Sul tema della pace è fa cile comprender·e come la r·iconsidet·azione del ruolo dell'Europa, dopo la fme della cor·tina di ferro nel cuore del continente, interseca quella che r·iguar·da più in generale il futuro
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dell'Alleanza Aùantica ~ delle altre istituzioni di cooperazione e di sicurezza. E evidente che, per dipanare questo complesso di questioni, occorre attendere che si precisino gli orientamenti della nuova amministrazione Bush sui rapporti tra Stati Uniti ed E uropa. Nel contempo però è indisp ensabile che in Europa si facciano passi in avanti sul tema della Costituzione europea. Alcuni mesi fa il ministro degli esteri tedesco avanzò un insieme di proposte che al momento costituiscono l'unica manifestazione di intenti che vada oltre generiche affermazioni di rito. In Italia il Presidente Ciampi è tornato più volte a sollecitare un'iniziativa dei paesi dell'Unione per una Costituzione europea. Sul tema del ruolo economico dell'Europa nel contesto della globalizzazione dei mercati, si può facilmente convenire sul fatto che l'Europa, a quindici, abbia le stesse potenzialità degli Stati Uniti e potrebbe p erseguir e le stesse ambizioni di potenza quanto meno economica. Il problema è stato e resta sempre culturale, I paesi ch e sono riusciti a imporre un loro modello culturale al resto del mondo hanno eser citato forme intense d 'egemonia. Ciò è sempre avvenuto nel cor so della storia . "La cultura in senso ampio, più che la forza, consente l'esercizio di una egemonia sulle culture deboli. Il fenomeno si ripete in quello che viene oggi definito occidentalizzazione del mondo ed in particolare n ella new economy, ch e altro non è che l'accettazione di un modello economico e sociale propostoci dagli Stati Uniti e valutato dall'Europa come migliore del suo, in quanto più efficiente nel cr ear e reddito e posti di la voro". Si è soliti distinguere il modello culturale europeo da quello degli Stati Uniti, p er la presenza nella vita eco-
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nomica e ociale di una maggiore solida rietà tra i cittadini negli stati del vecchio continente anche se più opportuna mente sa rebbe meglio parla r e di una car a tteristica diver sa : quella del rifiuto di ogni fom1a di egemonia ottenuta con strumenti diver si d a quelli dell a cultura . Oggi sono proprio i cittadini europei a mostra•·si tiepidi nel sostenere illo r·o modello culturale, c sembra no più attratti d a quello americano t·itenuto più efficiente. Eppure l'Europa dovrebbe ritornare <:on più eonvinzione al suo modello culturale consapevole che non esiste una sola forma di capitalismo e che la sua tt·adizionc di coniuga re l'effi cienza del m er cato con la solid arietà r·esta vulida anche nel tempo della new economy a nche se le forme concrete di ta le solidar ietà potrebber o esser e differ enti . L'er a della n et-economy accent ua la competizione, sollecita una capacità innovativa più ra pida, t·ichiede una flessibilità maggiore nell'impiego dei fattori p r oduttivi e nell'or ganizzazione della vita colletti va. Ma il modello del capitalismo r enano, !ungi d al contrastare queste necessità, le rende possibili per la coesione sociale ch e esso determina. Chi vinçer à la competizione del villaggio globa le? Certamente chi sarà più r apido nel cogliet·e Je sfide dell'innovazione e nello sfruttar e tutte le poten zialità che le nu ove tecnologie della comuni.c azio ne muJtimediale offron o alle imprese, alla società e alla politica . Io c•·edo che la maggiore solidarietà che str·inge i cittadini del vecclùo continente sia un elemento di for za per questo cambiamento e non vicever sa. Occorre, quindi , ritornar e allo spirito dei p adr·i fonda tori dell 'Europa che "avevan o compreso che Ja pace
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I'J e la bri u ·tizia sociale passano sia alll·aver so la creazion<' di equi libri tra gli stati e no n con 11affermar·si di egemonie degli uni sugli altr·i , sia a ttravcr·so il consolidarsi nella coscienza dci cittadini di un grado di solidarietà es cnzialc affinché il cambiamento non sia misurahilc solo in temrini di aumento dei beni pmdoLti, ma di acet·cscimento degli spazi di libertà per tutti , non quindi una società che vede crescer e il numero degli emar- ginati e degli esclusi ma un a società che diffonde il b enesset·e che produce a Lutti i suoi cittadi ni" . Il proceder e del villaggio globale ci rafforza , inoltre, nella convinzione che bisogna far crescere la determinazione necessa ri a ad andare oltt·e le scelte istituziona li decise a Nizza nello scorso dicembre dal Ve t·tice
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E uropeo. Infatti, se i mercati globali , che fanno eguito al tempo delle multinazionali, r endono sempre più deboli i poteri di regolazione dei gover·ni dei singoli stati, richiedono al tempo stesso istituzioni pubbliche sopranaziona li in grado di garantire il pieno e li bero loro funziona mento. L'Europa è una prima risposta pa r·ziale, perché di portata r egionale risp ello aJJe richieste eli istituzioni soprannazion ali richies te dal villaggio globa le, ma pur sempre positiva e necessar·ia. Queste sono le luci , le ombre e soprattutto le sfide che sono c-li fronte a lle nuove generazioni ch e si JH·cpa r·ano a divenire, con responsabilità persona li diverse, classe dir·igente di ques to p aese e d ell'Europa . Un ' analisi a ttenta della societ à italiana cond on a d cU'Eu.-ispes, e pr·esentata n el Rappo r·to Ita lia del 2000, ha messo in luce un progr essivo r·inscnarsi d r ntro se stessi dei cittadini italiani, sempre più indiffer·enti a tutto ciò che non tocca diretta mente i lo r o inter essi per sonali. In questo contes to 11 si isteri liscono progettualità e lungimiranza , ma anche le conquiste rischiano di esser e vanificate e dispe rse, proprio perché ci si illude ch e siano acquisite una volta p er sempre11 . Eppure biso{,rna tornare al progetto e a l coraggio. Bisogna cominciare dall'inizio. "E l'inizio di tutto è il coraggio. 11 coraggio è la virtù d ell'inizio, come Ja fedeltà è la virtù della continuità e il sacrificio quella dell a fine. Il coraggio non è soltanto l o spasmo dellà pr·ima decisione, ma è uno stato; un fedele cor·aggio, è una tensione che si mantiene nel tempo 11 •
Ci vuole du nque il coraggio dell'inizio, ma anche
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quella fedeltà coraggiosa che è posta sotto il sebrno della contintùtà. I padri fondatori ebbero il coraggio di cominciare, noi oggi abbiamo bisogno di una sufficiente fedeltà coraggiosa, per riprendere con forza il cammino e fare dell'Europa non il sogno di pochi ma il progetto di popoli.
L'
Onorevole, professar Vincenzo Scot ti è nato i l 16 settembre 1933 a Napo l i e risiede a Roma. È dottore in Giuri spr-udenza e professore inc aricato . È stato: Consigliere Generale della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CIS L); Consigli ere di Amministrazione de l la Società Fina nzi a ri a INSUD; membro della Commissione di Stud io presso la Comunità Economica Europea ; docente presso i l Centro di Fo rmazione e Studi della Cassa per i l Mezzogiorno; Vicepresidente dell'Istituto di Cult ura dei Lavorator i; dirigente dell'Ufficio Confederale per i l Mezzogiorno; docente presso la scuola sindaca l e di Firenze della CIS L per la preparazione dei Dirigenti; dirigente dell'Ufficio per i problemi ind ustriali; Vicesegretario generale e poi Segretario generale de l Comitato de i Ministri per i l Mezzogiorno (fu il Ministro Pastore a chiama rl o nel 1958 per far parte della Segreteria del Comitato); Vicedirettore Respo nsabile de "Il Nu ovo Osservatore". Eletto Deputato con la Democrazia Crist i ana per 6 volte, è stato: Sottosegreta ri o al Bilancio e Programmazione economica; Mi nistro del Lavoro e della Previdenza Sociale; Ministro per il Coord i name nto Interno delle Politiche Comunitarie; Mi n i stro per i Beni Cultura l i e Ambientali; Mi n i stro senza Portafoglio al Coordinamento de ll a Protezione Civ i le; Ministro de l l' I nte r no; Vicesegretario della Democrazia Cr i st i ana. I nsegna attualmente presso la "Link Campus University of Malta" i n Roma. 27