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L’ITALIA NELL’EUROPA DELLA SICUREZZA

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l concetto di 11sicurezza" e, più in generale, dell'Italia nell'Europa della sicurezza, fa riferimento ad un tema sicuramente complesso ed articolato. In ch iave geopolitica potJ·ebbe essere inteso come "protezione dell'identit.à".

I

In ambito internazionale, pet·ò, quando parliamo di s icurezza, dobbiamo immaginare una stt'l.tltut·a disposta su piLt livelli, che parte dalla "sicurezza interna", quella di ogni singola nazione, sino ad arrivare a quella "globale" e che garantisceovvero s i prefigge d i garantire - l'equilibrio e le proiezioni di stabilità e pace del sistema internazionale nel suo complesso. La questione della "sicurezza europea", quindi, s'innesta all'i n terno di una sca la variabile di livelli di sicurezza; concclto, questo, visto da autorevoli studiosi co me "sistema multistrato" strettamente integrato. La "sicurezza europea", dice\'0, deve essere intesa come un tassello importante della sicurezza globale c non può essere studiata come fenomeno autogeneranlesi, bensì, come pat·te dinamica che interessa cd ha sempre interessato - con rapporti causa-effetto variabili -l'intero pianeta. • È !>olo tenendo conto di questi vincoli di sistema che l'analisi della "sicurezza europea" e del contributo nazionale alla sua costituzione può esset·e sviluppata, va lutando l'in sieme delle sue caratteristiche specifiche.

È evidente che parlando di sicurezza globale non possiamo non partire da un precbo momento storico in cui i modelli di riferimento e le rclati\'e c hiavi di interpretazione sono cambiati: la fine della Guerra Fredda. La sua inaspcttatà conclusione ha, di fatto, rappresentato la 2


fin e della Grande Gu e rra Mondi a le. Molti s i sono resi conto a malape na c he tra l'ottobre del 1989 ed il dice mbre del 199 1 stava fin endo la Te rza Guerra Mondia le, ossia una guerra comba ttuta a ncora ne l ventes imo secolo, ma di versa dalle du e pre-

ced~nli .

Una guerra c he in Europa è s ta ta com battuta con le armi de lla propaganda, dell 'emba rgo econom ico e dell'eversione ideo logica, 1isulta ndo nel nostro continente la me no crue n ta de ll e guerre del seco lo, co mba ttu te, invece, con le a nn i in a ltri Paes i. Una fin e avvenuta in modo a tip ico, che ha fatto sì che nessuno sia stato in grado di capire, con esallezza, cosa sarebbe accaduto negli a nni seguenti. Du bbi ed incertezze che ha nno innuito di rettamente suJia gestione polit ico- intern azio na le di una situazio ne non prevista e di cui non era poss ibile calcolare gli svil uppi. l n u n s iffatto sce nario geos tra tegico e con tali basi politi coideologiche, l'Euro pa q uin d i si è tmvata geogt·aficamen te coinvolta qua le protagonista a tti va della propria s icurezza regionale ed anche d i quella mond ia le.

È per questo moti vo c he i Paes i europei membri della NATO hanno in tra preso, nei primi anni '90, un processo destinato a potenziare il loro cont ributo a lle missioni cd a ll e attività dell'Al leanza del Vecch io Continen te, che per mettesse loro di assumere un ruo lo di maggiore responsab ili tà in melito a ll a s icurezza e difesa com une, semp re e comunq ue espressio ne di u na solidari età "a tla ntica".

Scopo d i quest' ini z ia tiva era dota re l'Europa di una capacità mili tare "separabile m a non separata", evita ndo duplicazio ni nelle stru tture di comando, in quelle per la pia nificaz ione, nel settore dei sis tem i c delle ca pacità mili tari già d isponibili a ll'inte rno della NATO. 3


Un approccio di questo genere era rispondente alle esigenze di: • sviluppare una Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) europea; • eq uilibrare la partecipazione tra Paesi europei e nord americani (USA e Canada) membri dell'Alleanza (il già ric hiamato burden shaling). L'equilibrio appena ricordato è da intendersi anche nel senso della necessità incombente di ridur•·e iJ divatio esistente nelle capacità di difesa tra USA c Europa che vedono, a fronte di un maggior impegno europeo in termini di uomini pari a circa il 24%, una spesa milita re dci Paesi europei membri della NATO infe ri ore del 53%. Il potc nzia mc nto de ll'Ide ntità Europea in ma te ria di Sicu rezza e Di fesa (Europcan Security a ncl Defencc Ide n tit) - ESDI) è diYenuto uno dei pilastri del cambiame nto dell e s trutture poli tiche c militari de lla NATO. In ques t'otti ca, ta le ini zia ti \'a rappresentava un importa nte ele me nto dello svilupp o de ll'Un io ne E uropea (UE) e di que llo c he avre bbe dovuto essere il suo "braccio a rma to", l'U nio ne • E uro pea Occide nta le (UEO). Lo starting po int e, se voglia mo, la lcgitti mazi onc di queste due e ntità, la UE c la UEO, sono costituiti da i Tra llati dell'U nio ne Eu ropea d i Maastricht del 199 1 c di Amste t·da m del 1997. TTra ttati sono !>Lati sosta nziati c sos te nuti da lle corrisponde nti dic hia razioni de ll' UEO c da lle decis ioni assunte da ll 'Allea nza ne i sum m it tc nutis i a Londra nel 1990, a Bruxelles ne l 1994 c a Madrid nel 1997. In pa rti cola re, il Tratta to su ii'UE, firm a to a Maastric ht nel 4


dicembre del 1991 ed en trato in vigore il 1o novembre 1993, individuava, per la realizzazione dell'Unione, la materializzazione di tre "pilas tri" fondamentali: quello dell'unione economiq e mo netaria, quello di una Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), "inclusa l'eventuale creazione di una poliLica di difesa che potrebbe, al momento opportuno, condwTe ad una comune difesa". In6ne il terzo ed ultimo pilastro riguardava un sistema giudizi ario comune. Il pilastro della PESC prevedeva, tra l'altro, un preciso riferimento ali'UEO, quale parte integrante dello svi luppo dell 'UE, • nonché Ja richiesta alla stessa UEO di elaborare e mettere in atto le decisionj dell'VE attinenti al settore della difesa . E così è stato da submto: alla riunione del1'UEO, tenutasi a Maastricht nel dicembre 1991 - contemporaneamente a quell a del Consiglio europeo- gli Stati membri clell'UEO ela borarono e diffusero una dichiarazione che manifestava il comun e accordo sulla necessità di un'a utentica identità di sicurezza e di difesa eLLropea nonché su una magiPore responsabilità europea in materia di difesa.

ul CIII Ili 111111 diiiVIIDI,III

I Capi di Stato e di governo, nei corso del Vertice di Bruxelles del gennaio 1994, IOddlslaZIIae111r reatntaln 1111re espressero piena soddisfazione ut Tralllta dl.llllltcbt e11r rn- per l'entrata in vigore del Trattato di Maastricht e per VIIIIetruntoae Eui'IIIIL.D. l'avvio dell'Unione Europea indicata quale mezzo atto a potenziare il pilastro europeo dell'Alleanza, da una p arte, e ad incrementare, dall'altra, il contributo dei membri europei della NATO alla sicurezza di tutti gli Alleati.

Cll'llllll lentce diii'IDDes del IIDUII18M ISifiSSirl Piena

Si riaffermò, inoltre, la centralità dell'Alleanza quale foro eli consu ltazione tra i membri per argomenti che investivano gli impegni degh AJl eati stessi sulla sicurezza e difesa, in base al Trattato di Washington. 5


In conclus io ne, nel registrare la sempre più stretta e crescente cooperazio ne tra la NATO e l'Uni one Europea Occidentale, annunciarono d'essere pronti a rendere disponibili, previa l'auto l'izzazione del Cons iglio del Nord Atlantico, il NAC, le risorse ed i mezzi dell'Allean za, a favore deii'UEO in caso di un suo intervento autonomo in operazioni di suppo rto alla pace intraprese dagli Alleati europei in applicazio ne della loro Politica Estera e di Sicurezza Co mune. T Capi di Sta to e di governo della NATO affidarono, poi, a l Consiglio del Nord Atlantico (NAC) lo studio delle modalità a ttraverso le quali le s tru tture politiche e militari potessero essere svil uppa te e adattate per conseguire i tre obiettivi seguenti: • condurre co n maggiore efficacia e Aessibilità le missio ni dell'Alleanza, in particola re quelle connesse con il mantenimen to della pace; • incrementare la cooperazione con l'UEO; • monitori zzare lo sviluppo dell'Identità di Sicurezza c Difesa Europea (European Security a nd Dcfence Identity- ESD [).

Quale pa rte d i questo processo, fu sv iluppato il concetto di Gruppi Operativi Inte rforze Multinazionali, le Combined Joint Task Force, CJTF. Que ta in iziativa è s tata adottata c sviluppata per accrescere la flessibilità c la mobilità di impi ego delle fo rze, facend o così fronte aJl'ampi a gamma delle miss ioni dell'All ea nza, nonc hé fornendo capacità mili tari "separa bili ma no n separate" utilizzabili da lla NATO ovvero a nche da ii' UEO. Nell e riunioni di Berlin o e di Bruxelles, del giugno del 1996, f1.1 deciso che l'ESDI fos c c1·e a ta a ll'interno dell'Alleanza quale pa n e e enziale dell'adatta mento in tem o dell'Alleanza s tcs a, già in corso. 6


La recente cs pcri cm :a dell 'IFOR in Bos nia - prima quale operazio ne mili tare di ges tione della cri s i c di peacc building e s uccessivame nte condo tta dalla ATO fu o d a rea - costituiva un' inso tituibile "pa lestra" o rganizza tiva cd esecutiva. Ci ò avre bbe conse ntito a tutti gli Allea ti e urope i di contribuire in ma ni era più concr eta cd effi cace alle miss ioni ed a tti vità dell'All ea nza, qua le e press io ne della lo ro partecipazione alle respo nsa bilità, co nse ntendo loro di opet·arc a utonoma mente qua nd o necessa ri o rafforzando, a l contempo, il link tra nsa tlantico.

r( vantaggio offerto dal concett o CJTF avrebbe conse ntito all'ESDI di gettare le proprie fon damenta su solidi principi, o tenu ti da un'a ppropri ata pia nificazione militare, consentendo la "ge nerazione" di forze milita rmente coerenti, effi caci c proictta bili, in grado di operare otto il co ntroll o politico e la d irezio ne stra tegica anche dell'UEO. La Confe renza intergovernati va dell'Unione Europ ea, incari ca ta del ricsamc del T1·atta to di Maastl"i cht s i concluse nel giugno del 1997 con il Trattato di Amsterdam che conteneva, tra l'altm, alcune im pli cazion i per l'ul tel"iorc svil uppo dell 'ES DI. Questo Trattato faceva s pecifico rifed mcnto a i com piti che i Pae i membri dell'U EO avevano definito di poss ibile effettu azione sotto l'auto rità dell'UEO s tessa- le cos iddellc "m ission i d i Pctersbcrg", approvate dai Minist ri dell'UEO nel co rso della riun ione tenu tas i a Petersbcrg, nei pressi d i Bonn, nel giugno del 1992. Ta li m iss io ni co nsis to no in co mpiti um a nitari di soccorso, d i manten ime nto de ll a pace c, p iù in ge nerale, in co mpiti a ·segna ti a fo rze co mba tten ti nel contesto di p at·ti colari itu azioni di cri s i, c he prevedeva no a nc he il ri s ta bilimen7


to by force della pace. Nel luglio del1997, al Vertice di Madrid, i Capi di Stato e di governo dei Paesi della NATO alla luce dei progressi dell'ESDI alJ'interno de!J'Alleanza, invitarono il NAC in sessione permanente a completar-e, quanto prima ed in cooperazione con l'UEO, il proprio lavoro in questo settore. Questo vertice ha segnato un evento di portata stodca nella vita dell'Alleanza Atlantica, in virtù della decisione dei 16 Paesi membri di rispondere positivamente al le richieste delle Nazioni del cosiddetto gruppo di Visegrad - costituilo nel 1992 su un accordo di libero scambio, comprendente Polonia, Repubbli ca Ceca, Slovacchia e Ungheri a- l'apertura dei negoziati per il loro ingresso nel Patto Atlantico. L'Italia, unitamente agli altri partner europei, è sempre stata favorevole ad un allargamento ad Est pi t:r deciso della NATO, 11'111111, 11111••••• 1111 . pur se con modalità e tempi IIUIIInBir llllllt • se• d'accesso differenziat i.

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llllfll.lltl 111 ESIII!a IIICI· sellelll IITI-1.

Jn particolare, oltre ad appoggiare l'ingresso della Repubblica Ceca, della Polonia e dell'Ungheria nell'All ea nza, l'Italia- come vi ho già anticipato ieri - ha sostenuto J'oppoJ·tunità di estendere l' invilo a nche a lla Slovenia ed alla Roma ni a. L'appoggio italiano nei confTo nti di queste ultime era son·etto da fo rti motivazionj geo-politiche c s trategiche.

In questo senso- c nonostante le diverse decisioni del citalo Vertice di Madrid - l' Itali a persegue la politica della opcn door. rl nostro Paese, infatti, vuole contribuire al miglioramento della situazione attuale dell'Europa meridionale cd ot·icntalemolto frammentata cd allravcrsata da focolai di tensione, nei 8


Balcani cd in Medio Oriente - tramite un maggior peso e ruolo della Reg ione Sud dell 'A ll eanza, otte nuto an che mediante l'ingresso di S lovcnia e Ro mania a l fianco d e i Paesi g ià me mbri o in proc inlo di esserlo. Il so ·tcgno italiano alla Slovenia si è sempre basato s u l fatto che, da un punto di vista strateg ico, essa garant ireb be una co ntinuità geografie<) all'Alleanza, evitand o l' isolamento dell'U ngheria tra Paesi no n ATO. Inoltre, l'in gresso di Lubi a na nella NATO ri s ultere bbe wtil e per co ntri buire alla stabi lità d ell 'a rca d ell'ex Jugos lavia e, di consegue nza, di tulla l'a rea ba lcani ca. Qu a nto alla Romania, il suo apporto strategico è indubbio. Jno ltre, a favo re della ca ndidatura di Bucarest, è da ramme ntare il forte sos teg no di cui l'integr·azio ne nella ATO gode da parte dell'opinione pubblica rum ena. D'altra parte, anche in a ltre Naz ioni s i registrano progressi interessanti. Ciò ch e avviene in Bulgaria legittima le as piraz ioni di So fia alla me mbe rs hip NATO. Lo stesso inserimento dell'Un gheria ne ll a regio ne meridion a le Europea, dato o rm a i acquis ito, raffor·za le future aspi raz ioni Slovc no-Rum ene, no nché la direttrice llaloMag iaro-Rume na per la s tabilità del Sud E l e urop eo. Tutto c iò conferma l'importa nza e la va lidità d ell a open door po li cy. A tes tim o nianza di una formula efficace sostanziata d a una seri e di cooperazion i multinazionali g ià in atto, proprio co n qu esti Paes i, nel campo d ella s icUJ·ezza c dell a difesa, che esam in eremo più avanti. 9

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Altro risultato concreto del le decisioni del vertice di Madridlo sviluppo dell'ESDI all'interno della NATO - è stato la defini-

zione delle disposizioni nel quadro dell'adattamento dell'Alleanza per prevedere tutti gli aspetti del sostegno della NATO a un'operazione a guida UEO. Ques te disposizioni prevedono l'impegno di : • tener conto delle esigenze deli'UEO nelle nuove procedure di pianificazione della di fesa adottate dalla NATO riguardo allo sviluppo d i forze e capacità. I.:UEO infatti ini ziò proprio nel 1997 a contribuire al processo di pianificazione della di fesa dell'Alleanza, fornendo un apprezzato apporto alla Direlliva Ministeriale del 1997; • introduiTe procedure per identificare risorse e capacità de lla NATO che I'UEO potrebbe richiedere co n il consenso del Cons iglio Nord Atl.a ntico; • stabilire le procedure concernenti il coma ndo multinazionale europeo all'interno della NATO, che potrebbero essere utilizza te per preparare, sostenere, dirigere e condurre un'operazione sotto il controllo politico e la direzione strategica deli'UEO. SuJia ba e d i queste procedure, il Vice Comandante supremo alleato in Europa, il vice SACEUR, ha acqu:i stato un distinto ruolo sia in tempi normali c he nel contesto di operazion i a guida UEO, per quanto concerne le forze da rendere di spon ibili per· I'U EO; • introdurre disposizioni relative alla consultazione e allo scambio d i informazion i per fornire il coordi namento necessario per tutta la durata di un'operazione a guida UEO, in trapr·esa con il sostegno della NATO; • sv iluppare la pianificaz ione e le esercitazioni militari necessarie per missioni esemplificative dcii'UEO. Nella pratica, se fosse stato dec i::;o l'intervento in una cris i a lO


guida UEO, qu es ta avrebbe ri chiesto l'uso di mezzi e capacità dell 'All eanza, includendovi poss ibilmente un quartier generale dci CJTF, per condutTC un'operazione sotto il propt·io contt·ollo c direzione. Le risorse avre bbero potuto allora essere rese disponibili per l'utilizzo deli'UEO su lla base di una valutazione "caso per ca o" da parte del Consiglio ord Atlantico. Le cond izioni per il loro trasferimento aii'UEO, come pure per il controll o del Iom utili zzo e per la loro eventuale t·estitu zione o richiamo, sare bbero s tate inserite in uno speci fico accordo tra le due organizzazioni. Ed ancora - durante l'operazio ne, la NATO avrebbe co ntrollato l'u o dei propri m ezzi comunque designandoli affinché agis ero sotto il con tmll o politico dell'UEO. L mezzi sarebbero tati restituiti alla ATO a lla fine dell'operazione o se ,-ichiesti. Per tutta l'operazione, inclusa la sua fase preparatoria, la NATO e l'UEO s i sa rebbero strettamente consultate.

r passi success ivi, in parte intrapres i e in parte sul punto di esserlo, sarebbero stati l'ulteriore sviluppo dell'ESDI all'interno dell'Alleanza, la ricerca di pervenire ad accord i che rego lamentas ero il "prestito" delle risorse NATO aii'UEO, l'effettuazione di prove e valutazioni delle procedure relati ve alla gestione delle crisi cui far seguire esercitazioni pet· Po ·ti Comando e con le Forze. Que te mi sure avrebbero contribuito allo sviluppo delle attività necessa rie a sostenere le operazioni dcii'UEO e ad assicurars i ch e esse fossero ben pre parate nel caso dovessero essere attivate. In questo contesto, Ja determinazione delle condizioni ido nee all'a sunzione di un ru olo europeo più incisivo per la sicurezza avrebbe consentito di ind ividuare l'esistenza di cris i ge tibili autonomamente daii'UEO e di svi luppare il concetto di CJTF. 11

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Fin qui , quello che è successo nell'ultimo decennio, e che si prevedeva succedesse fino a poco pii:t di un anno fa. Ma nel corso del '99 e dell'anno passato, in particolare, il processo di defin izione e concretizzazione di una Politica di Sicurezza e Difesa europea ha avuto una decisa accelerazione. Nello scorso mese eli novembre, infatti, lontano dalle luci e dai clamori dei grandi incontri al vertice, è na to l'embrione o quandiiiiiCIIII . . . IIIIIIIIIIrl, to meno il disegno di quelle che 1111111.11111• 11101 Ilei l l'*" le Forze Armate eurosaranno lt diiii'IDdiiiCIIbllllll'llcl,. p ee: se n'è discusso, con misura ta 1111 r111111111111 111111 1 discrezione, a Bruxelles fra milidllllll di-~~ CIII Ile tari e diploma tici. ftRIIr'IDIIIIII'IIILJ. l ministri degli Ested e della Difesa competenti hanno po i dato il via a un progetto di porta ta s torica quanto lo è sta to la "moneta unica". La discrezione, in situazioni come questa, è d'obbligo ma è evidente che l'evoluzione di questo processo è s trettamente legata a l disegno generale della costruzione e uropea, in tutti i suoi aspe tti. La "Dichiarazione d'impegno delle capacità militari" presentata e concretizzatas i in un documento approvato dai "Quindic i", appa rtiene a quella ca tegoria di atti che, pur senza avel·e una risona nza ecla ta nte, costituisco no pietre milia ri nel progresso dei popoli. [;impegno assunto con il Cons iglio di Hels inki del dicembre l999, co nsis te- come n oto- nella costituzione di una For1.a d'intervento di circa 60.000 uomini da impiegare per asso lvere le orm ai note miss io ni di Petersbcrg per la gesti one delle cri 1, sino a com prendere qu elle tese al ri sta bilimento della pace. Per po ter schi erare questi 60.000 uo mini , le nazio ni dovranno co ntribuire a costitui re u n "bacino" del l'ordine di 100.000 12


uomini dal quale prelevare le forze più idonee all'assolvimento del com pito, con un chiaro riferimento concettuale al principio della task organization.

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In particolare, il Ministro della difesa francese- ricordiamo che la Francia, quale presidenza di turno del Consiglio Europeo, ha impresso una forte accelerazione a lle attività organ izzativc per la materializzazio ne degli obiettivi d i Helsinki- durante la conferenza stam pa tenuta assieme all'Alto Rappresenta n te per la politica estera c di sicurezza comu ne e uropea, Javicr Solana ha voluto precisare che: " ... non si reali zza con questa decisione un COI·po d'Armata e uropeo integrato sul piano internazionale, ma dci contingenti nazionali che restano sotto il controllo nazio nale e sono messi a disposizione per m iss ioni decise in comune". È anche vero però che la coerenza dei contributi e degli impegni presi nei con fron ti deJI'addestramcnto e della ricerca dciJ'interoperabilità permetteranno di costiluit·c una fo rza realmente efficace che potrà rispondere alle decisioni politiche dell'V nione.

Pochi giorn i prima - sempre nello scorso novembre- era stata sancita la fine dell'awentura dell'Unione Europea Occidentale, un'organizzazione nata dal fallimento della CED, che doveva rispondere alle esigenze di d ifesa del Vecchio Continente ad occiden te della "cortina di ferro". I.:UEO, come abb iamo visto streltamentc collegata alla NATO, nonostante i m olti all argament i e rilanci, non è ma i riuscita ad assumere un ruolo operativo c di incisivo coord inamento in tema di difesa e sicurezza europea, nemmeno in occasione delle cris i balcaniche. Era, ormai con tutta evidenza, una stntllura sorpassata dagli eventi, perché concepita in epoca di Guerra Fredda. Ad iniziativa soprattutto britannica, da un paio d'anni ci si 13


era orienta ti verso una completa riconfigura zione e riqua lificazione: l'obie ttivo era quello di disporre di una nuova struttura militare, con potenzialità decisam ente operative e capace di pronti inter·venti colle gati alle crescenti responsabilità di pace del l' Unione Euro pea. Ovvia m e nte, ta le s truttura doveva disp o rre de i necessa ri ed o pportuni collegame nti fun zio nali e di coordiname nto co n la NATO, se mpre in a de renza al prin cipio de lla "no n dupli ca zio ne".

Il rinnovato attivismo de lle maggiori nazioni e uro pee nella volontà di concre tizzare le esigenze di sicurezza e di fesa, medi a nte s trutture decisio nali e forze milita ri già a llocate ed operative, è s tato seguito con inte resse e favore dagli Sta ti Uniti. L'llalia, così co me ha dichia ra to il Minis tro dell a Di fesa, contribuirà al "bacino" de lla costitu enda Fo rza di lnte1-vento europea - come vi ho a nticipa to ie ri - con un contingente di 19.800 uo mini (d i c ui 12.000 impiegab ili ), J 9 unità navali , 47 ae1·ei da combattime nto e I SO carabinieri. Per favorire la decisione c irca le forze necessari e all'assolvime nto dei compiti, è s tato a ppronta to un docume nto detto "Ca ta logo de lle Capacità", a pprova to il 23 o ttobre dell'a nn o scorso a Tolosa.' Quc to cata logo co nsente a l verti ce po litico-milita re e uro peo di individua re e scegli ere tutti gli assetti nece ari per assolvere compiuta me nte una miss ione di s upporto a ll a pace e che sono raggru ppabili , essenzia lmente, in sci categorie: fo rze terrestri, navali ed aeree, C4 l, !STAR c traspo1·to stm tegico. Per ciascuna di queste categorie, la defi ni zione dello stru14


me nto entra nei de tta gli tecnici , fin o alla defini zione quantitaLiva e de11o stato di allerta. LI te mpo di 60 giomi c he l'Unione Europea ritie ne necessario per lo spiegame nto de lla Forza d'inte rvento, che s i prevede operativa da l 2003, costituisce una s fida piuttos to impegnativa: sarà necessario dedi care a ques to aspe tto fondam e ntale un'accura ta piani ficazio ne ed una serie progre.ssiva e c rescente, in te rmini di complessità, di atlività di s imul azion e ed escrcitative. Altre ttanto, e non maggiorm e nte, d elicata ed importante sa rà .la c reazio ne e messa a punto di una s truttura di verti ce politico-militare in grado di pre nde re decis io ni p oliti c he coordinate e di m e tte rle in pra ti ca . A questo scopo, il documento base al quale è s tata data una veste fo rm ale il 20 novembre scor o, prevede la creazione, g ià dal 200 l , di un Comita to politico e di sicurezza, di un Com itato Milita re e di uno Stato Maggiore. TI primo sa rà costituito daj Minis tri degli Es te ri e della Difesa ed avrà il compito di dare gli indirizzi politici ai quali uni formare la pianifica zio ne milita re ed il rela th·o approntamento delle unità . TI Co mita to Militare invece sarà composto da i Capi di Stato Maggiore della Difesa e si a wa1-rà dello Stato Maggiore per la pian ificazione dell'inte rvento. La costituzion e della Forza d'inte rvento europea ed il suo approntamento verso una sua conc re ta integraz io ne ed operatività richiede rà ceJ-tamente l'eliminazione di alcuni gap tecno15


logici e, conseguentemente, di maggiod risorse economiche. Sono quei setlori nei quali le nazioni europee fino ad oggi sono s tate quasi comiPietamente dipendenti dalle Forze Armate americane: l'ossetvaz ione satellitare, la s01-vcglianza strategica e la rapida allerta condotta con mezzi terres tri navali ed aerei, la capacità di tras porto s tt·ategico aereo e navale, l'acqu isizione degli obiettivi, la sorveglianza del campo di battaglia. Meno impegnative da l punto di vista finanziario aranno l'intem aziona lizzazione degli Stati Maggiori naziona li e il miglioramento delle capacità di reaz ione rapida che pure sono stati individuati tra gli obiettivi primari da raggiungere in tempi relativam ente brevi. Come s i può costatare, l'obiettivo ch e I'UE si è dato si può paragonare, per ambizione, a quello della moneta unica. D'altronde, era impcn abile che I' UE segnasse il passo nell 'acquis izione di una sua identità, oltre che politica, a nche di s icurezza e difesa, tanto più che altre nazioni già da tempo bussano a lla porta e uropea e qu indici di queste hanno addirittura offerto un contributo alla rormazione della Forza e uropea, anche se non sono a ncora membri dell'Unione.

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Per decenni, in am bito NATO, si è continuato a usare l'espt·cs ione "European Pi llar", il pilastro e uro peo co n il quale frontegg iare s ituazion i d i emet·genza nelle qu ali rosse co involta I'Eumpa, ma il progetto non ha mai raggi unto una vera concretezza. Pera ltro, fi no alla fine degli anni otta nta, era impensabile che l'Europa potesse rronteggiarc da ·ola la potenza militare del blocco soYietico. Oggi, finalmente, nel cammi no verso una maggiore- c speri amo defi niti va - stab ilità in Europa, per la pt·im a volla nella 16


storia degli eserciti si costituisce una s truttura militare con compiti di stabilità e s icurezza, e "senza nemico" dichiarato. E questo fino al verti ce di Nizza del di cembre scorso. Nel co rso del summit l'Italia ha giocato un ruolo veramente determinante per il con eguimcnto di importanti progressi sul difricile cammino deiJa costruzione comunitaria.

È s tato un vertice difficile - il più lungo della storia

dell 'U nione- scosso da forti divergenze ui principali temi "sul tappeto". Li richiamo brevemente per ben comprendere la valenza dell e decision i assunte in tema di Difesa europea. In s intesi i cosiddetti dossier chiave di Nizza sono 4 e rigu ardano: la ripo nderazione dei voti dei Paesi membri in Consiglio, la composinftnnai'ISIIDdllllllll del zio ne della Comm iss ione, l'eliminazio ne del voto a U'un animità su 29 delle 73 2001 eliDI li 1111 fina materie dei Trattati ed in fine le coopeliDI . .I'VIItl ,...... razio ni rafforzate. Si è inollre deciso IIDvd Illiri 1111'11111.11. che nel 2004 ci sarà una nuova 111 11t1 elle Illiri resllt8 di Conferenza intcrgovernativa.

auest'IDDI diii'IDDI diValltl-

rl o 1'111Vele suuaurt • Suii"'Eurodi fcsa", secondo pilastro I8SIIOH IIOIIUCtHIUIIIre ormai "gettato" dopo la moneta unica, delllllna IIISSID. le decisioru dei Quindici sono state importantiss ime. Ferma restando la da ta del 2003 entro la quale la Forza Europea di intervento rapido dovrà essere opc,-ativa, si è s ta bilito che entro l'estate d i quest'anno dovra nno diventare operative le strutture di gestione politico-mi litare della forza stessa.

Altd decisivi accordi hanno riguardato le consul tazioni da tenere tra i Comitati politico-mili tari europei e dell'Alleanza e le modalità di accesso agli asset per la pianificazione strategica della NATO. L'unico nodo, ancora parzialmente da sciogliere, riguarda il 17


problema francese e turco. La Turchia in particolare, quale membro NATO ma non UE, chiede di essere consultata ogni volta che si profili la possibilità di far intervenire la forza europea, mantenendo un diritto di veto sull'accesso ai citati assetti dell'Al leanza. La Francia, invece, gioca un ruolo molto difficile di potenziale leader, perché assente dalle strutture integrate della NATO. Sicuramente da Nizza la percezione dell'Italia, e soprattutto della difesa nazionale, esce rafforzata. Quello italiano è un disegno, a mio parere, chiaro. D rafforzamento dell'Europa corrisponde all'interesse nazionale, perché l'Italia non solo ha una consolidata tradizione europeista, ma soprattutto perché dall'Europa ha sempre tratto gli stimoli necessari al proprio ammodernamento. Voglio proseguire, partendo da un punto di riferimento fondamentale, che è anche momento di riOessione importante: il contributo lLII conutbute aazlonale 1111 nazionale alla Forza Europea di Ferii Europea dllarvelltl rapld intervento rapido ed in particolare il ed ID IIII'IICOiarl UC8DSid81'8V118 cons iderevole impegno dell'Esercito Impegno dell1serclll-ltcenle -ricordo ben 19.800 uomini di cui 12.000 prontamente impiegabili. ben 19.800 uomini 111 ca112.000

prontlmelllllmpleaabUID.

Non si tratta di una mera dichiarazione di intenti. Sono i fatti a garantire la nost ra offerta: nel secondo semestre del'99 abbiamo impi egato contem poraneamente fuori area oltre 1 1.000 uomini, s u due Teatri maggiori nei Balcani, con trè complessi di forze a livello Briga ta, ed in un Teatro minore a Timor Est, con forze a livell o reggimento. E questo, senza tralasciare gli a lu·i impegni ONU, tra cui quello del gruppo 16


clicolleri "ITALAl R" i n Libano. Si può tranquillamente affermare che, ne l quadro delinealo, I'Es.e rc ito è passa to da un o strume nto "statico", con funzion e prevale ntem e nte addestrativa p er un impi ego solo in conflitli armati, a produttore di forze pronte, adeguate a fronteggiare esigenze mollo più diversifica te e meno preved ibili rispetto al passato, in contes ti sp iccata mente multinazionali e prevalentemente interforze. Djl questi due principi, ne deriva no a ltri due che, a livello conce LLual e, guida no i l processo di ri co nrigurazio ne dello s trumento te rres tre. Ess i sono: l'economicità dell e Forze e la loro soste nibilità. La loro s intesi concettuale è rappresentata dal principio della task orga nization. In pratica, lo s trumen to operativo va progeltato secondo il crite.-io della modularità per creare dei "bacini" di forze o perative, non potendosi r ife rire ad una minacc ia definita e quanlificabile. I citati "bacin i" corrispondono alle funzioni operative da svo lgere - le già c itate combat, combat support, !STAR - e da ess i vanno tralli i moduli necessari per asso lvere una data missione, mediante la Iom aggregazione con i moduli di Comando e Controllo necessari per sodd isfare le esigenze contingenti. Desidero, a questo punto, soffenna rmi brc\·cmen te sul nwlo che l'Italia sta giocando, e potrà assumere nel co nsesso internazionale, e sull e co nseguenze che potrebbero derivarne dal punto di vista dello st cume nto militare. In a ltre parole, le dime ns ioni di un Esercito discendono dall e missioni assegna te, c he a loro volta derivano dal ruolo c he il Paese intende rivestire sulla scena internazionale. In questo cam po, l'ltalia ha già fatto le ·ue celte, derivanti da un accresciuto prestigio in campo internazionale, com plesso e difficile da mantenere, ma che, per certi a petti, appare 19


già consolidato. In quest'ottica va visto il contributo alla forza europea di intervento rapido. Come abbiamo avuto modo di verificare negli ultimi mesi dell'anno passato, in particolare con i vertici di Br·uxelles e di Nizza c he ho poco fa richiamato, l'ormai avviato processo d'integrazione europea, pogget·à anche nel campo della sicurezza e difesa su "parametri di convergenza", che ci sono familiari, pet·ché seguiti quando s i è trattato di consegui re l'obie ttivo della moneta unica. Indubbiamente, i parametri di convergenza per realizzare uno strumento militare integrabile ed interoperabile possono risultare di difficile comprensione per la pubblica opinione e pet· i "non addetti ai lavod" in generale. Pct·allro, anche i pat·ameu·i di convergenza finan ziaria , c he possedevano una buona dose di tcc ni cis mo econo mico, so no poi diventati di dominio pubblico, coi nvolgendo l'intera nazione in un costruttivo dibattito. Tali "parametri di convergenza" non ·ono ancora vincolanti, ma Io potrebbero diventare nel momento in cui verrà sottoposto a "valutazione" ciò c he ogni Nazione rende disponibile per le forze cumpee. Riguardano in gran parte quei settori critic i ai quali le Nazioni europee dell'Alleanza non avevano dedicato in passato l'attenzione c le risorse necessarie per la diversa situazione geostratcgica e per la disponibilità in ambìto NATO dci già citati assell i strategici messi a disposizione principalmente dall'alleato tatunitcnse. In sintesi le fon':e pet· l'Europa dovmnno essere: • proiettabili, in grado cioè di essere efficacemente impiegate anche fuori area; • sostcnibi li , per una permanenza prolungata nei Teatri opet·ativi di impiego, mediante la rotazione di forze ed assetti c 20


una adeguata capacità logistica; • interoperabili, per poter operare in formazioni multinazionali; • mobili, a Uvell o s trategico- nella interm oda lità dei tre segmenti, terrestre, navale ed aereo- e tattico; • Oessibili , per adeguarsi efficacemente e rapidamente alle diverse missioni di Petersberg, ferma restando l'indispensabilità del co mba t approach: è la cosiddetta capacità fu ll spectrum; • ad e levata capacità di sopravvivenza, per mantenere nel te mpo la propria efricienza operativa a fronte di offese differenzia te per origine ed intensità; • con reale capacità di Comando e Controllo, per pianificare e co ndurre l'ampia tipologia di possibili operazioni. È ev idente che un tale ed ambizioso obiettivo può essere conseguito solo concentrando ed ottimiz.zando le risorse umane, materi ali e finanziarie, a livello non solo naziona le, ma anche europeo.

Per concludere questo argomento, è possibile indicare il Concetto Operativo dell'Esercito in vista del f·uturo impegno europeo- concetto operativo che va inteso quale linea d'azione programmatica scelta dall'Ese•·cito per asso.lvere la missione assegnatagli dal vertice politico-militare- c he, alla luce degli attual i sviluppi in ternazional i (ESDI e NATO), prevede la partecipazione ad operazion i multin azionali di gestione dell e crisi con uno sforzo massimo previsto in: • un Teatro di operazioni maggiore, con Forze a livell o Divisione (Comando e suppo t·ti) che inquadra, tra l'altro, due Bt·igate nazionali eli manovra autosufficienti sotto il profilo del supporto tattico e di quello logistico; • due Teatri di operazioni maggiori distinti, opzione alternativa alla precedente, con due Brigate; 21


• un Teatro di operazioni minore, definito ta le in relazione al tempo di permane nz:a dell'eventuale con tingente i tal iano (breve~ ma con unità a livello Brigata), ovvero in considerazione del ridotto livello organico della Forza nazionale (gruppo tattico, ma con tempi di permanenza medio-lunghi). Le prime due opzioni, alternative tra loro, sottintendono la sos ten ibilità per periodi superiori ad un anno. Ciò postula la necessità di conservare un volume di forze in grado di garantire la rotazione su base 4 delle unità impiegate f"Uori area, secondo l'ipotesi p iù onerosa. Oltre a ciò vanno con iderati -come a lternativi ai precedenti - gli impegni derivanti dalla pianificazione NATO ed il contributo nazionale ai Comandi alleati, che vedremo tra breve c ai quali si è aggiunta, recentemente, l'iniziati va nazionale di acqu isire la leadership di uno dei futuri Comandi NATO di rapido intervento. Il Concetto Operativo si traduce nell'obiettivo principale di pianificazione a medio termine per le forze operative, fondato integralmente sul parametro organizzativo della task organization, pilastro concettuale e programmatico fondamentale dell'Esercito del futuro. Pertanto, la Divisione per l'Europa deve comprendere un complesso di forze che raccoglierà le capac it à operative, a strutlura modulare, idonee a compo rre le diverse tipologie di Task Force, per l'impiego in lutti gl i scenari estern i al territorio nazionale ipotizzabili in prospettiva di medio termine. Le decisioni assunte nel campo della cooperazione multinazionale corrispondono ad altretlanli impegni in termini di disponibilità di Forze pronte e, inol tre, definiscono le modalità per l'assolvimento di alcune miss ioni intcrforzc. 22


Quindi, in ultima analisi, tali decis ioni in cidono qua ntitati vame nte c qualitativamc nte sull o strume nto . lr;t ta l ·e nso, il quadro di situazio ne prima delinea to ha comporta to un'intensificazionc della pa rtecipazione de ll 'Esercito ad ini zia ti ve multinazionali di varia na tura e che posso no essere raggruppate, secondo il criterio dell'organizzazione sopra nnazio nalc di riferime nto, in inizia tive NATO, in a mbito UE, ON U ed in iniziati ve internaziona li ad hoc. In a mbito NATO, le Forze di Reazio ne continua no a ra ppre en ta re l'impegno qua ntit'! tivo pi ù cons is te nte. Si tra tta di impegni c he potrebbcm a ncora a ume ntare qu a lora la propos ta naziona le s ulla costituzione di un secondo Corpo d'Arm a ta di Reazione Ra pida, dedicato a ll'a rea euro-medite rranea, dovesse c sere accetta ta in ambito Alleanza Atl a nti ca. a tura lmente, ricad e in questo a mbi to l'impegno nei torme nta ti Balca ni c he vede impegna ta una forza pari a circa 7.000 uo mini, tra Bos ni a- Herzegovina, Kosovo, Albania e FYROM . In ca mpo europeo, è ormai consolida ta la partecipazio ne dell a F.A. ad E UROFOR. Ques ta è un' inizia tiva p olit ico-militare congiunta di Italia, Fra ncia, Spagna e Portogallo c he s i colloca ne l quadro de l pl-ogetto di sviluppo dell 'Identità Europea di Sicurezza e Difesa. Si tra tta di una Forza, di livello massimo di visionale, impiegabile in contesti UE, NATO o ONU, OSCE, ed orie nta ta a ll'esecuzio ne delle cita te "mi ss ioni Pe tersberg" che vanno dalle azioni umanitarie, a ll e operazioni in supporto della pace, alle opera zio ni di gestione de lle crisi. In ta li casi, il contributo m assimo della F.A. è a llestato su una Briga ta più vari supporti di vis iona li. Altro impegno in a mbito europeo è costituito dalla European Community Monito r Mission, ovvero la Missione Europea di monitoraggio in ex Jugoslavia, cui l'Italia contribuisce con un 23


certo numero di o servatori e di risorse soprattutto nel settore logistico. Per quanto riguarda I'ONU, l'Esercito IlaJi ano è impegn ato in varie missioni in molte parti del mondo (quali il Sahara Occidentale, il Kosovo, il Libano, l'India cd il Pakistan, l'Iraq e l'Etiopia). Inoltre, recentemente, sono stati avviati importanti a ccordi volti alla creazione della UN Stand-by High Readiness BRIGade, Brigata ad e levata prontezza, des tinata ad operare nel quadro ONU sempre per missioni connesse con il manteni mento della pace. Il contributo della F.A. a questa brigata è de l livello di reggimento di manovra framework, del tipo ad in telaiatura nazionale con con tributi di altre nazioni, rinfot-za to da adeguati supporti tattici e log istic i. Restano ancora gli impegni internazio nali ad hoc. Ricadono in questa categoria tutte le ini ziative cui la Forza Arm a ta partecipa e c he non sono inquadrabili nell'ambito dell e tre appena illus trate. Parliamo de lla Miss ione di Assiste nza Tecnico Militare (MIATM) a favore delle Forze Armate maltcsi , della De legazione llaliana Esperti (DIE) in Albania e dell'assistenza per Jo s miname nto del territorio in Ct-oazia. Ed ancora, la partec ipazione alla Multinat iona l Peace Force for South East Europc o South E ast Eu ropc BRIGade, Forza Multinazionale di Pace Sud Est Europea o Briga la Sud Est Europea, unità del livello Briga ta c he raccogli e l'adesione di sette Nazioni partecipanti quali l'lla lia, l'Alba nia, la Bulgaria, FYROM, la Grecia, la Romania c la Turc hia c di due Nazioni in qualità di ossc tvatori, USA e Sloven ia. Qu esta F orza è orien tata all'intervento , per conto de ll 'O U o deii'OSCE , ne ll 'area s ud o ri e ntale eu ropea co n i comp iti di PSO, in c luse quelle a bassa intens ità (ri cogni zio ne e sorvegli a nza dell'AOR), di inte rposizione, di protezione c ·co rta di aiut i um a nita ri , di difesa loca le c 24


sicurezza delle lince di comunkaz ione, di tipo umanitario c di soccorso, per i quali sia conAgurabile solo un basso rischio e, co munque, senza il ri corso ad operazioni di guerra. Un ulte ri ore impeg no è quello relativo a lla costituzione della Forza Multinazionale Terrestre (MLF) con Ungheria e Slovenia, formazione framework basata, a grandi linee, sul Comando Briga ta Alpina "J ULIA" e supporti fornili dall'Italia cd un reggimento di fanteria per Nazione. Le tre nazion i partecipa nti hanno già firmato il relativo accordo tecnico. I compiti, analogamente a lla SEEBRTG ma in a mbito NATO, UE stavolta, c he questa Grande Unità potrà assolvere, sono: • ricognizione c sorveglianza; • interposizionc; • protezione c scor·ta di aiuti umanitari; • difesa loca le e sic urezza dell e linee di com uni cazione; • umanitad c di soccorso; • evacuazion e di non combattenti (NEOs - No combatant Evacuation Opcralions); • missioni difens ive. In conclusione, mi preme sottolinem·e alcuni concetti fondamentali si nora emersi. L'Italia, per mantenere il proprio li vello di coinvolgimento politico internaz iona le, sta bìlanciando - c lo dovrà Fare ancor di più nel futuro - le funzioni, accordando molta più attenzione c volontà a llo svi luppo di una seria e coerente presenza inter·nazionalc, articolata in più settori, da quello della politica di sicurezza e difesa a quello dell'iniziativa diplomatica. Ciò gli ha consentito- e gli permetterà sempre più- una 25


partecipazione attiva e responsabile ai grandi processi di integrazione e cooperazione, che in passato c i avevano spesso

visto come spettatori piuttosto che promotori .

ul'eramallneVIrslldle recesse dllntiii'IZIOae ean111. 1'81111'1.111 daDI IDGDIII UDicll Ulrllbdll diii'IIIJ'IdJf8ll. .......... 10118 capactdi"CODiriiiDIII" llllllrcl-

tare DII ceiiii'IDIIIIII DIIDCIJID parmen occldeDIIIL».

In quest'ottica, politica interna e politica estera non rappresentano più compartimenti stagni. E l'ultimo decennio del secolo appena trascorso ha dimostrato che le forze armate costituiscono un importante strumento della politica estera.

L'oramai irreversibile processo di integrazione europea, rafforzato dalla moneta unica e soprattutto dall'eurodi(esa, impone una forte capacità "contrattuale" da esercitare nei confronti dei princ ipa li partners occidentali, in qualità di attore in grado di sostenere iniziative credibili ed autorevoli.

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Tenente Generale Francesco Cervonl. è nato a Ceprano IFRJ 1116 maggio 1938. Nominato Sottotenente di Artiglieria da montagna il1° settembre 1958. laureato in Scienze strategiche e in Sociologia Specialiuazione in Scienze Umanistiche: conosce le lingue: francese. inglese. spagnolo. Ha frequentato i seguenti corsi militari: •13° Accademia Militare 1138° CorsoJ: • Scuola di Applicazione: • 95° Corso Scuola di Guerra. Ha ricoperto i seguenti incarichi di Comando: •1960-1968: Comandante di Plotone Reclute. comandante di Sezione. Sottocomandante e Comandante di Batteria a. mon. lMontorio Veronese. Udine. Tarvisio. Tolmeuo. BellunoJ: • 01.09.1918- 03.09.1919: Comandante Gr. a. mon. "Sondrio": •15.10.1982 -09.11.1983: Vice Comandante Brigata

Alpina "Orobica": • 23.10.1981· 24.10.1988: Comandante della Brigata Alpina "Cadore": •15.01.1993 · 19.12.1993: Vice Comandante della Regione Militare centrale: Ha ricoperto i seguenti incarichi di Stato Maggiore: • 01.08.1913 • 20.08.1914: UHiciale Addetto Ufficio "l" del C.do 4° C.A. alpino: • 21.08.1914- 30.08.1918: Ufficiale Addetto alla 2" Sezione dell'Ufficio Ordinamento dello SM dell'Esercito: • 24.09.1919 • 31.12.1981: Capo della 2" SeZione deii'UHicio Ordinamento dello SM dell'Esercito: • 01.10.1983 • 22.04.1981: Capo UHiclo RESTAV dello SM dell'Esercito: • 23.04.1981· 28.09.1981: Capo del l Reparto dello SM dell'Esercito: •15.11.1988 • 31.03.1990: Capo UHicio del Capo di SM dell'Esercito:


Liberatici di quel "pr-ovincialismo", spesso autoassolutorio, che ci aveva cos tretto in passato al ruol o di "inseguitori" delle potenze più assertive, si potrà essere giusti protagonisti su ll a scena in ternazionale, affinché si concreli zzi un - per noi - più cqu'ilibrato modello di relazioni internaziona li. In questa prospetti va, anche la Difesa ita liana, ed in particolare l'Esercito, hanno co lto le sfide del cambiamento e accelerato il processo per riconfigurare lo strumento in chiave dinamica e multinazionale. Le operazion i di s upporto a ll a pace co nclollc c quell e tuttora in corso, no nché gli impegni e le ini;.iative assunte in campo "atla nti co" cd e uropeo, dimostrano chiarame nte la volontà di esprim ere uno strumento efficiente, in grado di contribui re a l rarrorzamento della pace c della sicurezza i n tcJ·nazionale. È un frutto ancora acerbo; comincia, però, a rare concretamente la sua comparsa sull'a lbero delle ruturc nuove intcgrazion i. E l'Eserci to, in questo processo, vuole essere presente.

• 01.04.1990 -14.01.1993: Capo UHiclo Generale del Capo di SM della Difesa: • 01.01.1994 -19.02.1991: Sonocapo di Stato Maggiore della Difesa. Oal20.02.1991 è Capo d.i Stato Maggiore dell'Esercito. Ha ricevuto nel corso della sua carriera le seguenti Dnorificlenze: • cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana: ·Medaglia Mauriziana: • Medaglia d'Argento di lungo Comando: • Croce d'Oro per anzianità di servizio: ·Croce CommemoratiVa per il personale panecipante alle missioni destinate al mantenimento della Pace: "Bosnia'': • Medaglia Commemorativa per oanecioazione ad operazione di soccorso alle popolazioni colPite da pubbliche calamità lfriuliJ: • Medaglia Commemorativa per l'opera di soccor-

so prestata nel corso della guerra civile nei territori della ex-IugoslaVia: • Grand'Ufficiale con spade dell'Ordine al Merito Melitense: • Commendatore con placca dell'Ordine Equestre di s. Gregorio Magno: • cavaliere di Gran Croce di Merito del Sacro Ordine Costantiniano di san Giorgio: • Ordine al Merito Militare di 1" Classe della Repubblica Ponoghese: • Grande Croce al Merìto Militare del Regno di Spagna con distintivo Bianco: • Ordine di Mavo al Merito Militare della Repubblica Argentina: • Medaglia d'Oro dell'Ordine al Merito per la Sicureua Na.zionale Coreana: • Grand'UHiciale con Placca dell'Ordine Sovrano della Corona di Ferro. Èsposato ed ha un figlio.


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